Wikisource itwikisource https://it.wikisource.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.47.0-wmf.2 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikisource Discussioni Wikisource File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Autore Discussioni autore Progetto Discussioni progetto Portale Discussioni portale Pagina Discussioni pagina Indice Discussioni indice Opera Discussioni opera TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Discussione:Trattatello in laude di Dante 1 13707 3836491 2356417 2026-05-18T09:05:59Z Zagoury 29443 /* Datazione della redazione qui pubblicata */ nuova sezione 3836491 wikitext text/x-wiki {{Infotesto | Progetto= letteratura | Edizione = "Trattatello in laude di Dante" <br />di Giovanni Boccaccio.<br />Ed. Garzanti, collana<br />"I grandi libri Garzanti" n. 586.<br />Finito di stampare il 18 ottobre 1995. | Fonte = [https://www.liberliber.it/online/autori/autori-b/giovanni-boccaccio/trattatello-in-laude-di-dante/ www.liberliber.it] | Eventuale nome del traduttore = | Nome del primo contributore =[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] | Note = Indice di affidabilità di liberliber = 1 | Nome del rilettore = }} == Datazione della redazione qui pubblicata == Sotto il testo pubblicato qui appare la data '1362'. Invece il testo del Trattatello che si legge qui consiste nella redazione databile intorno agli anni 1351-55. Del Trattatello in laude di Dante del Boccaccio si conoscono tre redazioni diverse, tra cui due sono pervenute in manoscritti autografi di Boccaccio stesso e per questo ragione considerate più autorevoli: - una redazione databile intorno al 1351-55, contenuta nel manoscritto 104 6 della Biblioteca Capitular di Toledo (detta "I redazione" negli studi) - una redazione databile alla prima metà degli anni '60 (1360-65 circa), contenuta nel codice Chigiano L V 176 della Biblioteca Apostolica Vaticana (detta "II redazione" negli studi) La prima redazione del 1351-55 consiste in un testo più ampio e ardito rispetto alla seconda redazione del 1361-3, che risulta più breve e cauto nel suo contenuto. Qui Wikisource ci da il testo della I redazione. (Per esempio, l'ultima frase del primo paragrafo del testo, "e se per sciagura si peccasse in amendue, quasi certo aveva quella non potere stare in alcun modo", è assente nella II redazione). [[User:Zagoury|Zagoury]] ([[User talk:Zagoury|disc.]]) 11:05, 18 mag 2026 (CEST) l4lxtkeereaxf198424pe92o5rmrian 3836492 3836491 2026-05-18T09:06:11Z Zagoury 29443 /* Datazione della redazione qui pubblicata */ Risposta 3836492 wikitext text/x-wiki {{Infotesto | Progetto= letteratura | Edizione = "Trattatello in laude di Dante" <br />di Giovanni Boccaccio.<br />Ed. Garzanti, collana<br />"I grandi libri Garzanti" n. 586.<br />Finito di stampare il 18 ottobre 1995. | Fonte = [https://www.liberliber.it/online/autori/autori-b/giovanni-boccaccio/trattatello-in-laude-di-dante/ www.liberliber.it] | Eventuale nome del traduttore = | Nome del primo contributore =[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] | Note = Indice di affidabilità di liberliber = 1 | Nome del rilettore = }} == Datazione della redazione qui pubblicata == Sotto il testo pubblicato qui appare la data '1362'. Invece il testo del Trattatello che si legge qui consiste nella redazione databile intorno agli anni 1351-55. Del Trattatello in laude di Dante del Boccaccio si conoscono tre redazioni diverse, tra cui due sono pervenute in manoscritti autografi di Boccaccio stesso e per questo ragione considerate più autorevoli: - una redazione databile intorno al 1351-55, contenuta nel manoscritto 104 6 della Biblioteca Capitular di Toledo (detta "I redazione" negli studi) - una redazione databile alla prima metà degli anni '60 (1360-65 circa), contenuta nel codice Chigiano L V 176 della Biblioteca Apostolica Vaticana (detta "II redazione" negli studi) La prima redazione del 1351-55 consiste in un testo più ampio e ardito rispetto alla seconda redazione del 1361-3, che risulta più breve e cauto nel suo contenuto. Qui Wikisource ci da il testo della I redazione. (Per esempio, l'ultima frase del primo paragrafo del testo, "e se per sciagura si peccasse in amendue, quasi certo aveva quella non potere stare in alcun modo", è assente nella II redazione). [[User:Zagoury|Zagoury]] ([[User talk:Zagoury|disc.]]) 11:05, 18 mag 2026 (CEST) :La nuova (2017) edizione critica curata da Monica Berté e Maurizio Fiorilla, che contiene sia la I redazione che la II redazione, è scaricabile liberamente sul sito della Fondazione Ente Nazionale Giovanni Boccaccio, al link: https://www.enteboccaccio.it/s/ente-boccaccio/item/10201 (consultato il 18 maggio 2026) :Per ulteriori informazioni si può anche leggere: :- Monica Berté e Maurizio Fiorilla, "Il Trattatello in lode di Dante", in: Boccaccio editore e interprete di Dante. Atti del Convegno internazionale di Roma 28-30 ottobre 2013, a cura di Luca Azzetta e Andrea Mazzucchi, Roma, Salerno, 2014, pp. 41 ff, in particolare pp. 41-42 (disponibile su https://www.academia.edu/20156957/Il_Trattatello_in_laude_di_Dante_in_Boccaccio_editore_e_interprete_di_Dante_Atti_del_Convegno_Internazionale_organizzato_dal_Centro_Pio_Rajna_Roma_28_30_ottobre_2013_Roma_Salerno_Editrice_pp_41_72 (consultato il 18 maggio 2026)) :- Maurizio Fiorilla, "Tracce petrarchesche nella biografia dantesca di Giovanni Boccaccio", L'Ellisse: 12/1, 2018, pp. 41-60 (disponibile su https://www.ellisseonline.net/wp-content/uploads/2020/11/Ellisse_XII_1_2017_Fiorilla.pdf (consultato il 18 maggio 2026)) [[User:Zagoury|Zagoury]] ([[User talk:Zagoury|disc.]]) 11:06, 18 mag 2026 (CEST) 5xtqidv33q24rbdglej55xop8omlqus 3836511 3836492 2026-05-18T09:41:51Z Paperoastro 3695 /* Datazione della redazione qui pubblicata */ Risposta 3836511 wikitext text/x-wiki {{Infotesto | Progetto= letteratura | Edizione = "Trattatello in laude di Dante" <br />di Giovanni Boccaccio.<br />Ed. Garzanti, collana<br />"I grandi libri Garzanti" n. 586.<br />Finito di stampare il 18 ottobre 1995. | Fonte = [https://www.liberliber.it/online/autori/autori-b/giovanni-boccaccio/trattatello-in-laude-di-dante/ www.liberliber.it] | Eventuale nome del traduttore = | Nome del primo contributore =[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] | Note = Indice di affidabilità di liberliber = 1 | Nome del rilettore = }} == Datazione della redazione qui pubblicata == Sotto il testo pubblicato qui appare la data '1362'. Invece il testo del Trattatello che si legge qui consiste nella redazione databile intorno agli anni 1351-55. Del Trattatello in laude di Dante del Boccaccio si conoscono tre redazioni diverse, tra cui due sono pervenute in manoscritti autografi di Boccaccio stesso e per questo ragione considerate più autorevoli: - una redazione databile intorno al 1351-55, contenuta nel manoscritto 104 6 della Biblioteca Capitular di Toledo (detta "I redazione" negli studi) - una redazione databile alla prima metà degli anni '60 (1360-65 circa), contenuta nel codice Chigiano L V 176 della Biblioteca Apostolica Vaticana (detta "II redazione" negli studi) La prima redazione del 1351-55 consiste in un testo più ampio e ardito rispetto alla seconda redazione del 1361-3, che risulta più breve e cauto nel suo contenuto. Qui Wikisource ci da il testo della I redazione. (Per esempio, l'ultima frase del primo paragrafo del testo, "e se per sciagura si peccasse in amendue, quasi certo aveva quella non potere stare in alcun modo", è assente nella II redazione). [[User:Zagoury|Zagoury]] ([[User talk:Zagoury|disc.]]) 11:05, 18 mag 2026 (CEST) :La nuova (2017) edizione critica curata da Monica Berté e Maurizio Fiorilla, che contiene sia la I redazione che la II redazione, è scaricabile liberamente sul sito della Fondazione Ente Nazionale Giovanni Boccaccio, al link: https://www.enteboccaccio.it/s/ente-boccaccio/item/10201 (consultato il 18 maggio 2026) :Per ulteriori informazioni si può anche leggere: :- Monica Berté e Maurizio Fiorilla, "Il Trattatello in lode di Dante", in: Boccaccio editore e interprete di Dante. Atti del Convegno internazionale di Roma 28-30 ottobre 2013, a cura di Luca Azzetta e Andrea Mazzucchi, Roma, Salerno, 2014, pp. 41 ff, in particolare pp. 41-42 (disponibile su https://www.academia.edu/20156957/Il_Trattatello_in_laude_di_Dante_in_Boccaccio_editore_e_interprete_di_Dante_Atti_del_Convegno_Internazionale_organizzato_dal_Centro_Pio_Rajna_Roma_28_30_ottobre_2013_Roma_Salerno_Editrice_pp_41_72 (consultato il 18 maggio 2026)) :- Maurizio Fiorilla, "Tracce petrarchesche nella biografia dantesca di Giovanni Boccaccio", L'Ellisse: 12/1, 2018, pp. 41-60 (disponibile su https://www.ellisseonline.net/wp-content/uploads/2020/11/Ellisse_XII_1_2017_Fiorilla.pdf (consultato il 18 maggio 2026)) [[User:Zagoury|Zagoury]] ([[User talk:Zagoury|disc.]]) 11:06, 18 mag 2026 (CEST) ::Gentile @[[Utente:Zagoury|Zagoury]] grazie della segnalazione. Il testo presente qui su Wikisource proviene da una edizione del 1995, come scritto qui sopra. Sarebbe interessante poter mettere quella più recente, che hai segnalato, tuttavia nei link che hai fornito si legge che ''Il testo, liberamente scaricabile e interrogabile''. Questo non vuole dire automaticamente che possa stare qui su Wikisource. Infatti i contributi di questo progetto prevedono la possibilità di modifiche e la redistribuzione da parte di tutti (vedi [[Aiuto:Copyright|qui]]). Per qualunque chiarimento, contattami pure nella mia pagina discussione, oppure se, rispondi qui di seguito, pingami, altrimenti rischio di non vedere la tua risposta. --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 11:41, 18 mag 2026 (CEST) fzui6nzpw4s7k2tss8y709c2xyfwnf6 Dialoghi marini/2 0 39815 3836541 3685256 2026-05-18T11:46:04Z Candalua 1675 3836541 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=6 dicembre 2024|arg=Letteratura}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=2. 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ma non durevole. Il colerico con la malinconia nessuna rispondenza, ma affanni. Il colerico con la flemmatica corrispondenza mezzana fra le loro vite, e nella prole sanguigno con colerica, corrispondenza alternata di rissa e di pace. Sanguigno con sanguigna perpetuo e non misero nodo. Sanguigno con flemmatica, corrispondenza buona, ma non durevole. Malinconico con malinconica di rado si legano, e legati mai si sciolgono. Malinconico con flemmatica, corrispondenza mala. Flemmatico con colerica, nissuna corrispondenza riceverà. Flemmatico con sanguigna, corrispondenza o niuna o poca„. E passiamo ad altri, chè queste citazioni sono più che sufficienti per dare un concetto dell’opera del {{AutoreCitato|Cornelio Ghirardelli|Gherardelli}}. 3. — {{Sc|Claramonte}} Scipione, col ''De coniectandis cuisque moribus et latitantibus animi affectibus'' (Venezia MDCXXV), studia i temperamenti, la conformazione delle parti e il movimento del corpo. Lo {{Sc|Spontoni}}, che abbiamo già citato per la parte astrologica contenuta nella sua operetta, non aggiunse nulla di nuovo a quanto fecero gli imitatori del Della Porta. {{nop}}<noinclude><references/></noinclude> k6m72tcm228k7v76ltrnktolwmg90x4 Le confessioni 0 295944 3836545 3721004 2026-05-18T11:48:27Z Candalua 1675 3836545 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=9 marzo 2013|arg=saggi}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore =Lev Tolstoj | Titolo =Le confessioni | Anno di pubblicazione =1882 | Lingua originale del testo =russo | Nome e cognome del traduttore =Anonimo | Anno di traduzione =1913 | Progetto =Letteratura | Argomento =autobiografie | URL della versione cartacea a fronte =Indice:Le confessioni di Lev Tolstoj.djvu }} <pages index="Le confessioni di Lev Tolstoj.djvu" from=3 to=3 /> == Indice == *{{Testo|/Prefazione}} *{{Testo|/I}} *{{Testo|/II}} *{{Testo|/III}} *{{Testo|/IV}} *{{Testo|/V}} *{{Testo|/VI}} *{{Testo|/VII}} *{{Testo|/VIII}} *{{Testo|/IX}} *{{Testo|/X}} *{{Testo|/XI}} *{{Testo|/XII}} *{{Testo|/XIII}} *{{Testo|/XIV}} *{{Testo|/XV}} *{{Testo|/XVI}} 309dk6v43m7ym5nizv5lppe1m0hg582 Pagina:Le opere di Galileo Galilei VIII.djvu/66 108 328090 3836484 3298321 2026-05-18T08:07:26Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 75% */ 3836484 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|68|{{sc|discorsi e dimostrazioni matematiche}}|}}</noinclude><nowiki /> {{Sc|Salv}}. Altrimenti che? Orsù, già che si è messo mano a i paradossi, veggiamo se in qualche maniera si potesse dimostrare, come in una continua estensione finita non repugni il potersi ritrovar infiniti vacui; e nell’istesso tempo ci verrà, se non altro, almeno arrecata una soluzione del più ammirabil problema che sia da {{Wl|Q868|Aristotele}} messo tra quelli che esso medesimo addimanda ammirandi<ref>''medesimo dimanda ammirandi''</ref>, dico tra le questioni mecaniche; e la soluzione potrebbe esser per avventura non meno esplicante e concludente di quella che egli medesimo ne arreca, e diversa anco da quello che molto acutamente vi considera il dottissimo Monsig. {{Wl|Q21547175|di Guevara}}. Ma bisogna prima dichiarare una proposizione non toccata da altri, dalla quale depende lo scioglimento della questione, che poi, s’io non m’inganno, si tira dietro altre notizie nuove ed ammirande: per intelligenza di che, accuratamente descriveremo la figura. {{FI |file = Galilei - Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze - 1638 (page 31 crop).png | tsize = 100% | float = center }} Però intendiamo un poligono equilatero ed equiangolo, di quanti lati esser si voglia<ref>''lati si voglia''</ref>, descritto intorno a questo centro G, e sia per ora un esagono ABCDEF; simile al quale, e ad esso concentrico, ne descriveremo un altro minore, quale noteremo HIKLMN: e del maggiore si prolunghi un lato AB indeterminatamente verso S, e del minore il rispondente lato HI sia verso la medesima parte similmente prodotto, segnando la linea HT parallela all’AS, e per il centro passi l’altra, alle medesime equidistante, GV. Fatto<noinclude></noinclude> o3359kqqhp7an2d691lw33324jyc48i Pagina:Busto Arsizio notizie storico statistiche.djvu/155 108 349653 3836563 2383132 2026-05-18T11:55:36Z Candalua 1675 3836563 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Yiyi" />{{RigaIntestazione|||139}}</noinclude>{{smaller|San Michele per retta e diuturna amministrazione, morì nel 1845 ottuagenario.}} '''Mazenta'''. — {{smaller|Questi compajono fra le famiglie nobili milanesi fin dai primordj del secolo XV, epoca in cui avevano stanza in Busto.}} '''Milani'''. — {{smaller|Anticamente essi chiamavansi Mirani, infatti in una pergamena del 1264 si trova menzione di un Allegranza Mirano di Busto. In appresso furono chiamati Milano: possedevano fondi nel territorio, e si occupavano in varj mestieri, massime nel lavoro della bambagia. Nel 1700 Luigi Milano era il primo de'due proveditori del Commune.}} ''Mizzaferro'''. — {{smaller|Famiglia che per la sua agiatezza ed influenza diede il nome ad una delle parti del borgo, allorchè venne diviso come in cinque Communi. Soltanto tre cascine sorgevano nel territorio di Busto nel 1652, delle quali una apparteneva ai signori Mizzaferro. Estinta.}} '''Olgiati''' — {{smaller|Provenienti dal vicino paese di tal nome, e che fin dal secolo XIV avevano il loro domicilio in Busto.}} '''Ottolini'''. — {{smaller|Varj membri di questa famiglia avevano possessi nel territorio circa tre secoli fa, ed alcuni altri si occuparono nel commercio del cotone, tra cui era segnalata per l'importanza de'manofatti la ditta di Carlo, ora Pozzi Pasquale. Carlo morendo donò d'un generoso legato l'ospedale del borgo. V'è pure una ditta ''Giacomo Ottolini'' negoziante di cotonerie.}} '''Pagani'''. — {{smaller|Si stabilirono in Busto fin dal secolo XVI, e vi tenevano or sono pochi anni, una farmacia.}} '''Pasquale'''. — {{smaller|Famiglia che per la sua preponderanza diede il nome ad una parte del borgo che fu chiamata Commune.}} '''Pariani'''. — {{smaller|I primi cenni di essi incontrarsi nell'esordir del secolo XVII.}} '''Pessina'''. — {{smaller|Nel ruolo più volte citato, sin dal 1776, si raccoglie che un Francesco figlio di Ambrogio era speziale in Busto.}} '''Petazza'''. — {{smaller|Non si scoprirono notizie di questa famiglia, anteriormente al secolo XVII. Aveva notabili possessi nel territorio di Busto. Un Francesco nato nel 1700 fu trent'anni dopo canonico della collegiata; ed in appresso un altro Petazza ne fu}}<noinclude> <references/></noinclude> kxmubfydezwk42mgqfzmk5r99ni6pdx Dalle dita al calcolatore/II/4 0 372187 3836540 3682102 2026-05-18T11:43:59Z Candalua 1675 3836540 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=4 aprile 2015|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=4. L’invenzione dei numeri|prec=../3|succ=../5}} <pages index="Dalle dita al calcolatore.djvu" from=57 to=61 fromsection=s2 tosection=s1 /> qmij1r41kz0a0ykfp5dzvfhibyqfrpt Pagina:Monterin - Il clima sulle Alpi.djvu/48 108 374191 3836530 3170311 2026-05-18T10:18:26Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3836530 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||— 48 —|}}</noinclude>{{Pt|seguenza|conseguenza}} contemporaneamente alla nuova sommersione della costa partenopea. Per quanto l’ipotesi dei bradisismi si presenti molto semplice, ad ogni modo questo continuo ''movimento ad altalena'' ci sembra un po’ troppo comodo per spiegare un fenomeno avente dei caratteri di così regolare andamento. La spiegazione che se ne può dare in base alle oscillazioni di livello del mare per effetto delle variazioni periodiche dei ghiacciai, appare non solo più persuasiva, ma anche più fondata. Dico «fondata» perchè le variazioni di livello del mare sono state talmente ''proporzionali'' a quelle dello sviluppo dei ghiacciai che la relativa concordanza non potrebbe in verità essere più perfetta. Vediamo infatti che: ''a'') al più elevato livello del mare del periodo anteriore al XVI secolo corrispose il minimo sviluppo dei ghiacciai; ''b'') al più basso livello del mare della fine del XVIII secolo, corrispose il maggiore sviluppo dei ghiacciai; ''c'') all’attuale livello del mare intermedio fra i due precedenti, ma più prossimo al minimo della fine del XVIII secolo, corrisponde pure uno sviluppo glaciale intermedio, però più prossimo a quello del principio del XIX secolo. Ammessa quindi che esista una corrispondenza fra le oscillazioni glaciali e le variazioni di livello del mare, la sopracitata sommersione delle colonne del Serapeo durante il Medio-evo sarebbe non solo una nuova prova ma, diremo quasi, la conferma più sicura della grande riduzione delle masse glaciali delle Alpi anteriormente al XVI secolo<ref>Non è da escludersi che le malsane condizioni di vita di cui tratta il prof. {{Sc|{{Wl|Q97065505|Gellio Cassi}}}} nella sua opera «''{{TestoAssente|Terraferma, lagune ed isole venete nell’Alto Medioevo}}''» (vedasi la recensione nel Bollettino della Reale Società Geografica Italiana, n. 9, 1936) siano state una conseguenza dell’innalzamento del livello del mare per effetto della diminuzione delle masse glaciali, tantopiù essendosi quelle iniziate verso il XIII secolo e perdurando ancora nel XVI come avvenne per Aquileia. «Del resto la più superficiale osservazione al complesso delle isole venete ci mostra che anche oggidì all’evidenza come alcune di esse, che un tempo godettero fama e splendore, ora sono quasi del tutto abbandonate, e taluna è anche od in tutto od in parte, scomparsa. Nel tempo stesso non può colpire il fenomeno, svoltosi in un lungo periodo di tempo, quello cioè dell’accentramento di gran parte della popolazione lagunare a Rialto, ossia nei punto di mezzo della Laguna, in uno spazio relativamente ristretto: fenomeno che muta radicalmente il sistema economico-portuale dell’età romana, che consisteva nel distribuire le attività in un numero grandissimo di centri commerciali, sparsi sulle rive del mare o lungo i fiumi più navigabili, e non come avvenne nel Medio-Evo, nel concentrare i traffici, insieme alla vita politica in un unico luogo» probabilmente perchè più rilevata. Altre attestazioni in proposito permettono di concludere «che quel complesso di fenomeni fisici che si abbatterono sulla terraferma, specialmente sulla parte vicina al mare, venne successivamente a colpire anche le isole particolarmente quelle prossime alla zona marittima-terrestre, della quale finirono col dividere la triste sorte».</ref>. Un’altra considerazione credo ancora opportuno di dover fare. È bensì vero che principalmente nell’ultimo cinquantennio, per quanto i ghiacciai siano andati arretrandosi, si è verificato un enorme abbassamento del limite altimetrico delle abitazioni permanenti per un fenomeno complesso {{Pt|colle-}}<noinclude>{{Rule|6em|l=6em}}</noinclude> 3hg7lvano6tppkuyycwi0w1nsz6flcv Indice:Naufraghi in porto.djvu 110 381756 3836565 2894889 2026-05-18T11:56:39Z Candalua 1675 3836565 proofread-index text/x-wiki {{:MediaWiki:Proofreadpage_index_template |Autore=Grazia Deledda |NomePagina=Naufraghi in porto |Titolo= |TitoloOriginale= |Sottotitolo= |LinguaOriginale= |Lingua= |Traduttore= |Illustratore= |Curatore= |Editore=Fratelli Treves Editori |Città=Milano |Anno=1920 |Fonte={{Sardegna Digital Library|220433}} |Immagine=1 |Progetto=Letteratura |Argomento= |Qualità=100% |Pagine=<pagelist 1to6=roman 7=1 /> |Sommario={{Indice sommario|nome=Naufraghi in porto|titolo=Naufraghi in porto|from=5|delta=v}} {{Indice sommario|nome=Naufraghi in porto/Capitolo I|titolo=Capitolo I|from=7|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Naufraghi in porto/Capitolo II|titolo=Capitolo II|from=22|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Naufraghi in porto/Capitolo III|titolo=Capitolo III|from=35|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Naufraghi in porto/Capitolo IV|titolo=Capitolo IV|from=48|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Naufraghi in porto/Capitolo V|titolo=Capitolo V|from=57|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Naufraghi in porto/Capitolo VI|titolo=Capitolo VI|from=62|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Naufraghi in porto/Capitolo VII|titolo=Capitolo VII|from=81|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Naufraghi in porto/Capitolo VIII|titolo=Capitolo VIII|from=100|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Naufraghi in porto/Capitolo IX|titolo=Capitolo IX|from=128|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Naufraghi in porto/Capitolo X|titolo=Capitolo X|from=141|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Naufraghi in porto/Capitolo XI|titolo=Capitolo XI|from=155|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Naufraghi in porto/Capitolo XII|titolo=Capitolo XII|from=171|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Naufraghi in porto/Capitolo XIII|titolo=Capitolo XIII|from=190|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Naufraghi in porto/Capitolo XIV|titolo=Capitolo XIV|from=203|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Naufraghi in porto/Capitolo XV|titolo=Capitolo XV|from=215|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Naufraghi in porto/Capitolo XVI|titolo=Capitolo XVI|from=228|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Naufraghi in porto/Capitolo XVII|titolo=Capitolo XVII|from=241|delta=6}} |Volumi= |Note=Nota: la numerazione dei capitoli dal XV in poi '''è errata sul testo''' (XVI,XVI,XV,XVI) |Css= }} 06txc8p87uxbhns7sh1ii9ctyvi4f4t Pagina:Schiaparelli - Scritti sulla storia della astronomia antica, II, 1926.djvu/39 108 402089 3836514 3133043 2026-05-18T09:47:17Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3836514 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|28|{{Sc|le sfere omocentriche}}|}}</noinclude>{{nop}} Un altro documento ci prova che l’idea di un moto del Sole in latitudine era divulgata in Grecia non solo prima di Eudosso, ma anche dopo di lui, e dietro l’autorità di lui. Nel primo libro della sua ''Introduzione ai fenomeni d’Arato'', Ipparco cita il seguente passo del Commentario, che, verso il principio del secondo secolo prima di Cristo, {{Wl|Q757894|Attalo Rodio}} aveva scritto sul poema Arateo: «Gli Astronomi ''sogliono dare'' ai tropici, all’equatore ed all’eclittica una certa larghezza; e dicono, la conversione del Sole non farsi sempre nel medesimo circolo, ma ora più a settentrione, ora più a mezzodì. Il che conferma Eudosso colle seguenti parole, che si leggono nell’''Enoptro'': «sembra che il Sole ''anch’egli'' mostri qualche differenza nei luoghi delle sue conversioni, ma ''molto meno manifesta'', ed affatto piccola»<ref>...λέγεται γ´ οὖν ἐν τῷ Ἐνόπτρῳ οὕτως. φαίνεται δὲ διαφορὰν τῶν κατὰ τροπὰς τόπων καὶ ὁ ἥλιος ποιούμενος· ἀδηλοτέραν δὲ πολλῷ καὶ παντελῶς ὀλίγην.{{Sc|Hipparchi}} ''in Phœnomena Arati'' nell’''Uranologio'' del P. {{AutoreCitato|Denis Pétau|Petavio}}, p. 198. L’''Enoptro'' di Eudosso era, al pari de’ suoi ''{{TestoAssente|Fenomeni}}'', un trattato d’astrognosia, dove insieme colla descrizione delle costellazioni, delle coincidenze del loro levare e tramontare, si tratta dei principali circoli della sfera. L’uno e l’altro hanno formato la base principale del notissimo poema d’Arato.</ref>. Noi avevamo già appreso da Aristotele, che nella mente d’Eudosso le digressioni del Sole in latitudine erano minori che quelle della Luna; la frase precedente tratta dall’''Enoptro'' mostra, che esse erano da lui ritenute come piccolissime, e come appena sensibili all’osservazione. Le espressioni comparative contenute in questa frase si riferiscono senza dubbio alla Luna, di cui Eudosso aveva ragionato prima. Quale fosse veramente l’inclinazione, che all’orbe solare Eudosso attribuiva, non è più possibile indagare; nulla del pari si può sapere intorno al periodo delle rivoluzioni dei nodi dell’orbe solare sull’eclittica<ref>Da un luogo di {{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}} (''Hist''. II, 47) si potrebbe forse argomentare, che il moto dei nodi si facesse in un periodo quadriennale: ''Omnium quidem (si libeat observare minimos ambitus) redire easdem vices quadriennio exacto Eudoxus putat, non ventorum modo, verum et reliquarum tempestatum magna ex parte. Et est principium lustri ejus semper intercalario anno caniculcæ ortu''.</ref>, e della posizione che a questi nodi si attribuiva in un dato tempo. Fra gli astronomi, dei quali Attalo dice, che ammettevano la nutazione dell’orbe solare, noi possiamo mettere in prima linea Callippo, il quale, come vedremo, attribuì al corso del<noinclude> <references/> [[Categoria:Pagine con testo greco]]</noinclude> 32nb0z6h81uikrhxi430u41lr8lh6gx Pagina:Annali overo Croniche di Trento.djvu/89 108 512728 3836522 2742180 2026-05-18T10:07:16Z Cruccone 53 3836522 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|{{x-larger|62}}|{{x-larger|Delle Croniche di Trento}}}}</noinclude>con le Reliquie de SS. Martiri, per il che morse, lasciando di se grande desiderio al Popolo Trentino, nel cui luogo fù sostituito Daniele, à questo successe Hemperto, ad Hemperto,{{Annotazione a lato|''Daniele Ves. 44.{{pt||<br>}} Hemperto Ves. 45.{{pt||<br>}} Odescalco Vesc. 46.{{pt||<br>}} Adelgisio Ves. 47.{{pt||<br>}} Trideberto Ves. 48.{{pt||<br>}} Gisulfo Ves. 49.{{pt||<br>}} Bertaldo Vesc.{{pt||<br>}} Giacob Ves. 51.{{pt||<br>}} Conrado 1. Vesc. 52.{{pt||<br>}} Giovanni 2. Vesc. 53.{{pt||<br>}} Bernardo 1. Vesc. 54.{{pt||<br>}} Manasse 2. Vesc. 55.{{pt||<br>}} Lantramino Vesc. 56.{{pt||<br>}} Arnoldo 1. Vesc. 57.{{pt||<br>}} Rainoardo Vesc. 58.{{pt||<br>}} Uldarico 1. Ves. 59.{{pt||<br>}} Uldarico 2. Vesc. 60.}} Odeschalco l’anno 864. di questo vien fatta mentione in un antichissimo volume, qual habbiam inteso ritrovarsi nella Chiesa di Blez, Pieve della Giudicaria. Doppò questo seguirono nel Pontificato Trentino Adelgisio, Trideberto, Gisulfo, Bertaldo, Giacomo, Conrado primo, Giovanni secondo, Bernardo primo, Manasse secondo; per gli soli nomi questi, come altri molti, ci sono noti, questo seguitò Lantrameno, del quale si ritrova esserne stata lasciata memoria da {{AutoreCitato|Giovanni Hinderbach|Hiriderbachio Senono}} al suo tempo si ritrovavano Nobili di Tremeno, dimandati Latremeni, oltre che anco à nostri tempi corre fama esservi un Podere, quale da Paesani è chiamato il Maso de Lartrameni. Ciò ci fà buona congietura, & tutti si persuadeno haver havuta indi la sua origine il Vescovo Lantraminio, resta però incerto se questo Pastore havesse il nome da quel luogo, o pure il luogo havesse sortito dall’antica Famiglia de Lantrameni il nome hora, corotto dicesi Termeno. Giace Tremeno Villa di Longoladice, alla riva dell’Adice, famoso per la nobiltà del Vino, discosto dalla Città di Trento verso Bolgiano venti miglia. Morto Lantrameno, ricevettero la carica Pastorale Arnoldo, Rainoardo, Uldarico primo, Uldarico secondo, questo resse il Vescovato con grande prudenza, pietà, & santità di vita. Edificò il luogo à volto sotteraneo, hora detto la Capella di Santa Massenza, nella Chiesa di San Vigilio, & l’Altare maggiore più eminente, & alto, riparò tutta la Chiesa, & la ridusse à più bel modello. In questo tempo governava con ogni integrità la Chiesa Augustana S. Uldarico l’anno 1022. Habbiam ritrovato in certo tal Auttore, che Corrado secondo di questo nome, & quartodecimo, Alemano Imperatore, qual risedeva, & haveva la Corte Cesarea in Limburgo, donasse alla Chiesa Trentina, sotto il governo di Uldarico secondo, Vescovo di Trento, il Contado Trentino l’anno 1027. l’anno seguente, la Valle communemente detta di Venost: & parimente gli restituisce Bolgiano, tutte queste cose, afferma il predetto Auttore, esser chiare, & autenticate con lettere del medemo Imperatore, quali afferma haver havute in mano, & con proprij occhi lette. E fama esser stato Uldarico huomo dotato d’ammirabil facondia: hà ciò del verisimile. Vien anco auttorizato da quello che si legge nelle Croniche Mantovane. Regnando Henrico secondo<noinclude>{{PieDiPagina|||Imperatore,{{spazi|5}}}}</noinclude> l41wn1yontf4ednv03kbnxes2k8uo8g Autore:Fanny Vanzi Mussini 102 616949 3836537 3782322 2026-05-18T11:04:44Z Pic57 12729 /* Opere */ 3836537 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Fanny | Cognome = Vanzi Mussini | Attività = scrittrice | Nazionalità = italiana | Professione e nazionalità = }} ==Opere== * Zingaresca (1894) [https://archive.org/details/zingaresca00mussini IA] * {{Testo|Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._3/Bacio_vivo }} ({{smaller|Testo della canzone)}} lhr5908c190wojxgxcvwnygbc76yq6n Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. II, 1977 – BEIC 1871053.djvu/16 108 691130 3836407 3506073 2026-05-18T04:42:27Z OrbiliusMagister 129 /* new eis level4 */ 3836407 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|10|{{Sc|la fuga}}|}}</noinclude><poem> {{Ottava|23}} Va il cieco Error per l’aria cieca a volo, spiando il tutto vigila il Sospetto, sta in disparte il Pensier tacito e solo con gli occhi bassi e con la barba al petto, l’unghie si rode, e ’l proprio cor per duolo l’Invidia in divorar sfoga il dispetto, e di nascosto con occulte frodi 10 Scandalo fellon semina chiodi. {{Ottava|24}} L’Odio con lingua amara e labro sozzo di sputar fiele ad or ad or non cessa. La Desperazïon si stringe il gozzo con una fune, e si sospende ad essa. La Follia trae de’ sassi, e dentro un pozzo ratto a precipitar corre se stessa. Bestemmia il Pentimento, e per angoscia si percotc con man la destra coscia. {{Ottava|25}} La Miseria sospira a tutte l’ore, rotta la gonna, e lacera il mantello. Tiene il Travaglio un avoltoio al core, una lima inquïeta, ed un martello. Trangugia coloquintida il Dolore, e bee cicuta, aconito, e napello. Il Pianto in su la man la guancia appoggia, e stilla i lumi in lagrimosa pioggia. {{Ottava|26}} Questa de l’empia Vecchia è la famiglia, di lei ben degna, a lei conforme anch’ella. Da l’Herebo la rea l’origin piglia, de l’Eumenidi Dee quarta sorella. Del Tiranno de l’alme antica figlia, nacque col mondo, e Gelosia s’appella. Non so come tal nome avesse in sorte, devendosi chiamar più tosto Morte. </poem><noinclude><references/></div></noinclude> 6h1ky07uxzjsnsvz3sva1zlj1czqymh Indice:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu 110 697606 3836020 2689578 2026-05-17T18:27:15Z Alex brollo 1615 3836020 proofread-index text/x-wiki {{:MediaWiki:Proofreadpage_index_template |Autore= |NomePagina=Biografie dei consiglieri comunali di Roma |Titolo=Biografie dei consiglieri comunali di Roma |TitoloOriginale= |Sottotitolo= |LinguaOriginale= |Lingua=italiano |Traduttore= |Illustratore= |Curatore=Riccardo Fait |Editore=Tipografia Cuggiani, Santini e c. |Città=Roma |Anno=1873 |Fonte={{IA|biografiedeiconsigliericomunalidiro}} |Immagine=7 |Progetto= |Argomento=Roma/storia |Qualità=75% |Pagine=<pagelist /> |Sommario=Biografie dei consiglieri comunali di Roma Prefazione Prefazione 9 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Luigi Alibrandi Luigi Alibrandi 13 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Giovanni Angelini Giovanni Angelini 18 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Augusto Armellini Augusto Armellini 23 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Giacomo Astengo Giacomo Astengo 30 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Giacomo Balestra Giacomo Balestra 35 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Pietro Bompiani Pietro Bompiani 39 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Andrea Bracci Andrea Bracci 41 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Alessandro Calandrelli Alessandro Calandrelli 43 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Guido Orazio di Carpegna Falconieri Guido Orazio di Carpegna Falconieri 60 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Augusto Castellani Augusto Castellani 65 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Ignazio Ciampi Ignazio Ciampi 71 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Marcantonio Colonna Marcantonio Colonna 75 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Stanislao Corsetti Stanislao Corsetti 79 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Giovanni Costa Giovanni Costa 83 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Alceo Feliciani Alceo Feliciani 87 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Felice Ferri Felice Ferri 93 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Marco Boncompagni Ludovisi Ottoboni Marco, duca di Fiano 99 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Gaspare Finali Gaspare Finali 103 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Luigi Gabet Luigi Gabet 111 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Vincenzo Galletti Vincenzo Galletti 115 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Achille Gori Mazzoleni Achille Gori Mazzoleni 125 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Augusto Lorenzini Augusto Lorenzini 129 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Giacomo Lovatelli Giacomo Lovatelli 133 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Remigio Manassei Remigio Manassei 137 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Giuseppe Marchetti Giuseppe Marchetti 141 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Raffaele Marchetti Raffaele Marchetti 145 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Mario Massimo Mario Massimo 149 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Giuseppe Mazzoni Giuseppe Mazzoni 155 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Filippo Orsini Filippo Orsini 159 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Felice Ostini Felice Ostini 163 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Luigi Pianciani Luigi Pianciani 167 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Giuseppe Pocaterra Giuseppe Pocaterra 177 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Pietro Poggioli Pietro Poggioli 181 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Alessandro Ramelli Alessandro Ramelli 185 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Camillo Ravioli Camillo Ravioli 189 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Emidio Renazzi Emidio Renazzi 193 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Pietro Rosa Pietro Rosa 203 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Emanuele Ruspoli Emanuele Ruspoli 211 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Odoardo Sansoni Odoardo Sansoni 215 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Achille Savorelli Achille Savorelli 219 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Quintino Sella Quintino Sella 223 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Francesco Sforza Cesarini Francesco Sforza Cesarini 231 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Giovanni Silenzi Giovanni Silenzi 235 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Luigi Simonetti Luigi Simonetti 243 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Giuseppe Troiani Giuseppe Troiani 247 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Giovanni Venanzi Giovanni Venanzi 253 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Pietro Venturi Pietro Venturi 265 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Pietro Balestra Pietro Balestra 269 0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma Alessandro Bencivenga Barbaro Alessandro Bencivenga Barbaro 273 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2026-05-17T19:32:13Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/27]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/29]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2528774 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Carlomorino" /></noinclude><noinclude></noinclude> mme9j8g28d0h1opu9q3370juyfcnruv Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/30 108 697956 3836395 3371491 2026-05-17T19:32:11Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/28]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/30]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3371491 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /></noinclude>{{nop}} [[File:Giacomo Astengo - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 28 crop).jpg|300px|center]] <noinclude>{{Centrato|COMM<sup>{{sc|e}}</sup> GIACOMO ASTENGO {{Sc|consigliere comunale}} ''R. Fait Editore.''}}</noinclude><noinclude></noinclude> 7ii1vagbwhixitudd98sypuhy7vxpo1 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/59 108 697957 3836366 2528778 2026-05-17T19:30:50Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/57]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/59]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2528778 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Carlomorino" /></noinclude><noinclude></noinclude> mme9j8g28d0h1opu9q3370juyfcnruv Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/60 108 697958 3836365 3371492 2026-05-17T19:30:48Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/58]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/60]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3371492 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marcotk" /></noinclude>{{nop}} [[File:Guido Orazio Di Carpegna Falconieri - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 58 crop).jpg|300px|centre]] <noinclude> {{Ct|w=8.0px|v=1|CONTE GUIDO DI CARPEGNA }} {{Ct|w=8.0px|{{Sc|assessore comunale}}}} {{Centrato|''R. Fait. Editore''}} </noinclude><noinclude></noinclude> 29qb96cu14gswkrkkwmat4s6w5tyfua Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/28 108 697967 3836397 3493898 2026-05-17T19:32:15Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/26]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/28]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3493898 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|armellini cav. augusto}} |riga=a}}</noinclude> Singolare cosa! nel mentre i vantaggi della importata libertà si magnificavano, e coloro che in dolcissimo ozio affaticando l’avevano attesa, e sè quali grandi fattori di essa ambivano apparire; coloro che dal caduto governo onori e lucri avevano ricevuto, e dopo il 20 settembre si vantavano della sacerdotale signoria astiosi e nemici e cospiratori, siccome prima si erano vantati ossequenti e devoti; coloro che le forme di governo valutano sui listini di borsa, e senza riguardo alle buone od alle tristi da ciascheduna procurano trarne profitto; tutti questi del vivere politico ignari, dei doveri di una città capitale a modo proprio sentenziatoli, misero a romore il campo delle consigliari discussioni, quale volendo che Roma dal sotto in sopra si mutasse, e quale sostenendo che l’economia e l’archeologia impedivano che alla città si desse un novello aspetto. — La libertà non sempre è vergine pudica che fra i veli asconde le bellezze sue, e sta sollevata per non macularsi nei bassi interessi, ma spesso è femmina vendereccia, e a cui piace prodiga di vezzi. — Due progetti stavano di fronte, l’uno di costruzioni all’Esquilino dove molti privati interessi hanno radice perchè sorga il quartiere dell’alta borghesia, e l’altro di costruzioni ai {{Wl|Q1666696|Prati di Castello}} per disfogo naturale della crescente popolazione, e dove a miglior agio può vivere la media borghesia e la classe operaia. — Molto si disse e molto si fece: v’era impegnato il vecchio ed il nuovo elemento, la speculazione conseguita e quella da farsi, l’estetica e la comodità, il principio tecnico ed il finanziario: agita il vaglio, gira e rigira, urta, cansa, frastaglia, taglia, finalmente il progettò della Giunta municipale fatta forte per le manifestazioni della pubblica opinione ebbe trionfo, e ne gode l’animo in trovare fra i votanti favorevoli il nome di {{Wl|Q16529883|Augusto Armellini}}. — L’avere con il suo voto appoggiato e favorito il Piano che ammette le costruzioni nei Prati di Castello, fu atto quanto savio altrettanto meritevole di venire considerato in chi per esso manifestavasi indipendente, non di opposizione al bene generale, non disdegnoso di tenere a calcolo la pubblica opinione. — In anni ne’ quali l’indipendenza è una parola, prestandosi tutti generalmente a mire secondarie di personale interesse, materiale o morale ch’esso sia, è giustizia il distinguere chi lo è di fatto, e questo giudicare per un retto rappresentante la popolazione. Ma chi mette mano all’aratro e non volge la faccia indietro, questi secondo la biblica espressione è degno di lode: l’Armellini Augusto può quindi pensare a ciò che fare gli rimanga per essere di qualche vantaggio alla nuova Roma. — Si possono ad un individuo perdonare ed i passati errori, e l’indifferenza per gli avvenimenti della sua terra, quando un giorno il tempo perduto sappia e voglia riguadagnare con retto pensiero e costante volere. {{Rule|6em}}<noinclude></noinclude> am70o55rijgndkwdmrom2yybg0v4wh8 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/31 108 697971 3836394 3422963 2026-05-17T19:32:09Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/29]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/31]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3422963 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|biografie dei consiglieri comunali di roma}} |riga=s}}</noinclude> {{Ct|f=1.7em|ASTENGO COMM. GIACOMO }} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} <div class="testi">{{capolettera|[[file:Capolettera C - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 29 crop).jpg|50px|C]]| |-30px}}on il nome di {{Wl|Q3761979|Astengo avvocato Giacomo}} venne nelle elezioni amministrative del 1873 portata in Campidoglio a Consigliere comunale una persona nata e vissuta lontano da Roma. - Chi era?... In Savona capoluogo della divisione e provincia del suo omonimo negli antichi Stati Sardi, città che si distende lungo il Mediterraneo, nacque Astengo Giacomo nel dì 17 febbraio dell’anno 1814. I Padri delle Scuole Pie godendo colà fama di savi e distinti maestri, tenevano un pubblico collegio frequentato dai giovani non solo del luogo ma eziandio delle provincie limitrofe. L’Astengo ebbe presso tali Padri a percorrere i suoi studî, e da loro venne portato sulla porta della Università di Genova, ove nell’anno 1836 prese la solita laurea ''in utroque''. Avvocatò per qualche tempo, fino a che il re di Piemonte con suo decreto 19 marzo dell’anno 1849 nominollo Provveditore per gli studi nella provincia di Savona. Nel giugno 1852 i Savonesi per dar prova che lo conoscevano se lo elessero a deputato, ed in tre legislature successive a lui vollero affidato l’incarico di rappresentarli in Parlamento. Intruppossi fra ''{{TestoCitato|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|color che son sospesi}}'', e se il suo scanno al centro non fu come la trutina nella bilancia parlamentare, ciò nemmeno tolse che quale essere pensante l’ago di sue opinioni piegasse a destra segnando gradi tanti e tanti nel partito politico capitanato dal {{AutoreCitato|Camillo Benso, conte di Cavour|conte di Cavour}}. Parecchie volte la Camera ebbe ad ascoltare la sua relazione discutendosi i bilanci del ministero di Grazia e Giustizia, ma la parte principale sostenne esso quando fu relatore della Commissione sul progetto di legge per l’ordinamento giudiziario e per la istituzione dei Giurati. — Ad ogni tratto il nome<noinclude></noinclude> t7axrrwcgjoei3mh19tln7sj5ldab6r Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/32 108 697974 3836393 3422965 2026-05-17T19:32:07Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/30]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/32]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3422965 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|astengo comm. giacomo}} |riga=1}}</noinclude>di Astengo figura nelle Commissioni governative per i vari progetti di legge, così nel 1859 lavorò alla compilazione del codice di procedura civile; nel 1861 studiò sul miglior sistema da adottarsi per la procedura giudiziaria del regno, quindi con il Pescatore e l’Aloisio ebbe incarico di compilare un nuovo Codice che non potè venir presentato, e discusso per il mutamento di ministero, tale essendo la condizione d’Italia che a lei si possa applicare il detto di {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}} a Firenze nel {{TestoCitato|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VI|canto VI del Purgatorio}}, poichè chiunque monta seggio e s’incappella ministro, il fatto da altri per buono che sia cangia e distrugge tanto da mostrare che per qualche cosa i gabinetti si mutano. — Parve che l’Astengo fosse condannato alla pena di studiare e compilare codici, vera fatica da Danaidi; forse ciò sarà avvenuto per la intelligenza e pratica che in esso stimavasi grandissima, ma il merito di un onorevole giudizio non iscema però la briga ed il fastidio. Anche il ministero {{AutoreCitato|Marco Minghetti|Minghetti}} legollo alla macina di un nuovo codice civile, poi alla compilazione di un progetto di legge sul sistema ipotecario e sulla trascrizione; quindi il {{AutoreCitato|Alfonso La Marmora|La Marmora}} nel novembre 1861 lo caricò dei codici di Commercio perchè ne compilasse uno adatto all’Italia; nell’aprile 1865 lo fece membro della Commissione incaricata a redigere i codici e relativi regolamenti, e quando i fati ebbero pietà dell’onorevole rappresentante di Savona, con la commenda dei santi Maurizio e Lazzaro entrò nell’ottobre 1865 in Senato, dove potè ripetere con i colleghi il ''Deus nobis haec otia fecit'' di {{AutoreCitato|Publio Virgilio Marone|Virgilio}}. Finalmente nel 1866 venne nominato membro e vice-presidente del Consiglio di amministrazione del fondo per il culto, ufficio nel quale ad ogni scadenza di tempo venne rieletto con la puntualità di una cambiale che si rinnovi. In questi cenni sta tutta la vita civile e politica dell’avvocato Giacomo Astengo. Nel 1871 passò a stabilire sua dimora in Roma, quando il {{Wl|Q1755046|palazzo}} che Catterina de’ Medici, poi regina di Francia, aveva fatto costruire ove stavano le sontuose terme di Nerone, e che da tribunale, ''sic'' come avealo ridotto fu {{AutoreCitato|Papa Benedetto XIV|Benedetto XIV}}, e poi da ministero delle finanze pontificie, fu tramutato in Senato. — Fino al settembre 1870 sul grande balcone che prospetta la piazza Madama facevasi la estrazione del lotto: oggi da quello spiega superbo i suoi colori all’aure il vessillo dell’Italia ''libera'': — un dì sotto a quello si adunavano le femminette ansiose sull’esito della ruota della fortuna; oggi coloro che braveggiano da politici guardano quel palazzo e fanno loro vaticinî e commenti su quanto colà entro si discute dai Senatori. Mutazioni dei tempi!.... A parte i meriti personali dell’individuo, Giacomo Astengo era un nome grosso; come tale fu portato candidato nelle liste amministrative del 1873, e vi riuscì. Una quistione gravissima erasi sollevata d’incontro alle urne amministrative. — Chiamata Roma ad essere la capitale del regno d’Italia veniva ad accogliere in se quanto havvi nella penisola di singolare, di disparato, di strano pei diversi climi, nature e costumanze delle popolazioni. Il Piemonte da piccolo regno fatto asilo di<noinclude></noinclude> jmx6zs7cvc1kb2pbnx4gmjhycjnixh9 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/33 108 697976 3836392 3422966 2026-05-17T19:32:05Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/31]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/33]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3422966 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|astengo comm. giacomo}} |riga=1}}</noinclude>quanti per le vicende del 1848 erano stati messi al bando dai governi restaurati, rifugio di molti i quali prese in uggia le signorie straniere volevano respirare all’ombra del vessillo tricolore, se ristretto nei confini si fece grande nelle attribuzioni, e passo passo che venne la bandiera piantando oltre il Ticino, insediando nelle pubbliche amministrazioni i fedeli suoi, fece disparire le multiformi favelle, ed in ogni ufficio alto e basso non risuonò altro idioma che quello della Dora. Qualche mordace disse che l’Italia era fatta paese di conquista, ma le erano calunnie cotesto, che l’avere il Piemonte fatto occupare da suoi i più alti e bassi impieghi, e nei medi per bisogno di pane avendo i servi dei caduti governi accettato, non voleva esprimere conquista, ma la idea savissima sempre di educare i popoli a libero vivere siccome liberissimi si chiamavano i pubblici funzionari da qualunque basso stato fossero sorti. Moltissimi fra coloro che la Storia di Roma e d’Italia non appresero sui testi delle scuole albertine ma per istudî serî e fondati criterî e pratica nel leggere i monumenti, pensavano che Roma capitale del regno dovesse essere il compimento di una idea non da ogni mente possibile a concepirsi. - Roma! questa grande regina che ha per corona venticinque secoli di gloria, che fece di sò parlare perchè essa era l’Italia e l’Italia era Roma; cosmopolita che abbracciò nei secoli gli uomini di tutte le famiglie senza distinzione di razze, di zone, di lingue; vera madre della umanità, vera maestra delle scienze più ardue, delle arti più belle, delle virtù più generose, delle più antiche tradizioni dalle prime leggi dei re all’ultima bolla del papa; che mostra ancora orgogliosa i monumenti di tutte le sue epoche, le memorie di tutti i suoi fasti, solenne vassallaggio del mondo a lei captivo; Roma, co’ suoi archi trionfali, con i suoi palazzi cesarii, con i suoi obelischi tolti all’Egitto, con le sue statue rapite alla Grecia, con quella di Pompeo ancora rosseggiante del sangue di Cesare; Roma, dove ogni atomo di terra parla di una gloria, dove vedesi ancora il selciato con il solco dei carri trionfali che si trascinavano dietro incatenati i re di tutto il mondo; Roma, con il colle dove tracollò la bilancia al peso della spada di Brenno, dove stà ancora arido il campo di Tarquinio ultimo re; Roma, dove il Colosseo parla di tre milioni di gagliardi che lottarono con i leoni, e morirono straziati per trovar nella religione quella libertà che i Cesari tiranni rapivano; Roma, dove sei generazioni si scavarono sotterra in una notte eterna un’altra Roma più grande e più meravigliosa di quella che stava di sopra; Roma, che non rivide i re entro le sue mura che supplichevoli nella polvere delle basiliche o reggenti la staffa sotto ai piedi dei pontefici; Roma, dall’alto de’ suoi colli guardava sdegnosa, ripetendo «è impossibile che la mia gloria da nuova libertà si menomi e distrugga.» Quell’esercito di statue di uomini veramente grandi in ogni tempo, pareva dovesse dire come nelle arti e nelle scienze, nelle anni e nella toga nulla da altri avesse Roma da imparare. - Ma così essere non doveva; e conquistata Roma, quale ultima fra le più piccole terre giudicata, predicòssele per sommo bene che gli uomini di altrove {{Pt|do-|}}<noinclude></noinclude> 5jdukg8g5qatxhq5anwtl67zsnih9g2 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/34 108 697977 3836391 3422967 2026-05-17T19:32:01Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/32]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/34]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3422967 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|astengo comm. giacomo}} |riga=1}}</noinclude>{{Pt|vesse|dovesse}} essa liberamente chiamare perchè nella municipale amministrazione consigliassero, e meglio ancora se quella reggessero. Poteva il principio essere buono per dare prova di una unificazione che non ingrettisce nel municipalismo; questo chiamare in Campidoglio gli uomini di ogni plaga poteva rimostrare come Roma sia, siccome fu, l’Italia; ma a ciò non bastava che la reggia, il Senato, la Camera elettiva, i ministeri s’empissero di persone d’ogni idioma da convertir Roma in Babele con la vera confusione delle lingue? - Il Campidoglio doveva essere come una famiglia inaccessibile e rispettata dagli occupanti la città; l’ufficialismo governativo non avrebbe dovuto salire la rocca, che il solo desiderarlo era poca cortesia verso gli ospitanti riguardandoli per gentarella troppo semplice che il ''grande'' vivere ignorasse e gli affari propri male avesse saputo tenere. - Brutta cosa la è sempre ingerirsi negli altrui fatti, e poco al bene corrispondente, perchè gli uomini d’importazione al Campidoglio avrebbero più facilmente spropositato per dar segno di vita, anzichè recato quel lume e vantaggio che solo può venire da chi conosce i bisogni ed ha dovere ed interesse a provvedervi. - Poteva ancora l’importazione fare apparire che come il politico ed il civile ordinamento, così il municipale eziandio si volesse regolamentare secondo le massime del governo ed incorporare il Comune nello Stato. Scrivendo dell’Astengo nato nelle provincie degli antichi Stati Sardi, e poi portato a consigliere municipale in Campidoglio era in noi necessità esprimere questo concetto, non perchè giudichiamo sole ottime le piante che crescono sui colli di Roma, nè perchè l’erba del di fuori spregiamo, ma perchè la tutela del Comune in tempi di promessa libertà essere dovrebbe siccome sacra ed inviolabile solo ai cittadini del luogo lasciata. - E l’Astengo tale verità riconobbe, e nello accettare l’onorevolissimo incarico venutogli dai voti di coloro che per i nuovi uffizi presero stanza in Roma, volle darsi con intelligenza e coscienza a tenere il posto nel Consiglio municipale, che se sul ''Piano regolatore'' disputando non compose alla nomèa goduta, ciò è prova che mal di Roma può trattare, chi di Roma non conosce i veri bisogni. Auguriamoci che l’Astengo possa volere che gl’interessi veri del Comune prosperino senza riguardo a famiglie, a caste, a partiti, e così diverrà cittadino romano per la stima degli amministrati, non già per la accidentalità di un soggiorno, o per i voti di coloro che ebbero con esso lui comuni la culla e la vita. {{nop}}<noinclude></noinclude> dvn65jd7vixtbdg69mn6ogk54em418l Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/35 108 697978 3836390 3423007 2026-05-17T19:31:52Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/33]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/35]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3423007 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|biografie dei consiglieri comunali di roma}} |riga=s}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|BALESTRA AVVOCATO GIACOMO}} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{capolettera|[[file:Capolettera D - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (crop).jpg|45px|D]]| |-40px}}innanzi alla Nazione noi assumemmo il compito di scolpire, sulla tavola dell’istoria, con la penna del biografo, i nomi di quegli uomini, che dopo il 20 Settembre 1870, l’uffizio sostennero di Consiglieri sopra gli onorati scanni sedendo de’ padri nostri nell’aula del Campidoglio.</p> E con ciò non la vita di cittadini defunti, ma di quelli viventi prendemmo a scrivere, chè crediamo essere utilissima cosa lodare durante la vita piuttostochè dopo la morte, e tanto più quando trattasi di far conoscere uomini, da cui molto la patria aspetta, e che con la potenza dell’ingegno e con le belle doti del cuore possono alla di lei felicità efficacemente concorrere. Per verità è doloroso veder sovente tributarsi l’onore della parola quando scendono nel sepolcro cittadini di forte intelletto e di grandi virtù, che avrian potuto arrecar giovamento alla patria, ma noi poterono perchè o travagliati dalla fortuna nemica, o calpestati dalla ignavia dorata e dalla ignoranza illustre, o dallo scuoramento abbattuti, o dalle umane ingratitudini dimenticati, onde pietosamente la morte li conduce alla eterna dimora, innanzi che giunga a sera la di loro giornata. E tosto sulla fredda lapide si spargono i postumi fiori ed il nome dell’estinto è ripetuto come gloria nazionale, e si erigono monumenti, e non si ascolta una voce, che grida dalla tomba „Voi mi uccideste„ grido che uccider dovria di rimordimento talune anime prave, che pur troppo anche oggi all’ingegno e alla virtù fanno guerra e la luce temono della istruzione, perocchè, lo spirito dei gufi possedendo, brilla la di loro esistenza in mezzo al tenebrore, nel quale vorrian ravvolte anche le menti del popolo; ma ''un immenso esercito è il popolo'', dice il {{AutoreCitato|Francesco Domenico Guerrazzi|Guerrazzi}}, ''ove le fila non si stringono mai, perchè un soldato nuovo esce dalla terra a prendere il luogo del caduto, esercito paziente, esercito pertinace e indomato, cui la disfatta non isgomenta, la fatica non ispossa, il secolo non logora, la morte non menoma; — esercito sempre''<noinclude></noinclude> 2zm6w2dnxxc0a8zivhnxeyl4p4z2n4d Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/36 108 697979 3836389 3422969 2026-05-17T19:31:44Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/34]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/36]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3422969 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|balestra avvocato giacomo }} |riga=s}}</noinclude>''giovane, sempre fidente, che Dio creò solo capace a combattere le battaglie della umanità, e quella quando che sia a vincere''.„ La penna adunque noi stringiamo nella mano per scrivere la vita di cittadini viventi, affinchè la causa della patria e del popolo vieppiù sempre meglio sostengano, e la di loro potente opera a stabilire la felicità della Nazione diriggano. E dopo ciò entriamo a distendere la biografia dell’Avvocato {{Wl|Q3761986|Giacomo Balestra}}. Diremo dapprima come Carlo suo padre nato nella villa di Valorio, terra di Piemonte in sul confine della Liguria, non appena quindicenne di quivi si partisse con umile patrimonio paterno e a Roma portasse la sua dimora, vago di aprirsi nelle risorse commerciali della Capitale una fortuna migliore. — E difatti intelligente, operosissimo ed onesto uomo, come egli fu, seppe, col distringersi nelle economie e nelle privazioni, i pochi suoi beni far prosperare per modo, che nel giro di molti anni divenne un agiato e ricco proprietario. — Tolta moglie fu consolato di prole numerosa, perocchè s’ebbe quattro figliuoli Francesco, {{AutoreCitato|Pietro Balestra|Pietro}}, Giacomo e Giuseppe. Padre affettuosissimo nulla risparmiò per l’educazione dei figli, e la gioia più bella della sua vita fu quella di vederli crescere nell’amore degli studî, e le loro menti svolgersi nel campo della istruzione. Giacomo non aveva ancora l’età di 17 anni quando compiva il corso degli studî letterari nel Collegio Nazzareno, ed ammesso nell’Università Romana, si applicò quindi alle scienze legali, nelle quali dipoi si laureava. — Egli studente non solo si distinse per la svegliatezza dell’ingegno, ma sì pure per i patriottici sentimenti, che sebben giovanissimo tutto gli infiammavano il cuore, e mal potè raffrenare quanto gli tumultuava nell’anima, perocchè sin d’allora egli conosceva non essere la missione di un papa quella di occuparsi dei beni temporali, e la tiara del Vicario di Dio confondere con la corona di Re, onde nel 1859 quando era già suonata l’ora delle battaglie per la liberazione d’Italia, fu desso tra quegli studenti, che per le scuole universitarie fecero diramare una circolare contro un clericale indirizzo di sudditanza al Papa Re. — Caldamente favoreggiò tutte le liberali dimostrazioni, e la storia gli svelò sempre meglio la verità, di quanto disse il grande cittadino Livornese, che cioè, ''dapertutto sorsero sempre tiranni, e da per tutto generosi che convertirono le catene in brandi e in pugnali, da pertutto il prete tenne ferma la vittima perchè la sgozzasse il tiranno, e il tiranno agguantò la vittima, affinchè la scannasse il prete''. {{nop}}<noinclude></noinclude> sumyyd60ot9om37rv29xd6cgcutmm0m Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/37 108 697980 3836388 3422970 2026-05-17T19:31:34Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/35]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/37]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3422970 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|balestra avvocato giacomo }} |riga=s}}</noinclude> Si diè infrattanto il Balestra anche alla pratica forense presso l’illustre giureconsulto Avvocato Augusto Cataldi, e nel medesimo tempo il fervidissimo ingegno esercitò scrivendo corrispondenze in più giornali d’Italia, e dandosi quindi alla collaborazione di un giornale intitolato — Il Tevere — che clandestinamente si pubblicava in Roma, banditore dei più santi principî di libertà, indipendenza e unità della patria. Però là dove la sua mente sfolgoreggiò di maraviglioso splendore, fu quando conseguito il titolo di Avvocato si slanciò, tuttochè giovanissimo degli anni, nell’agone del foro, e con inusitato ardimento assunse il patrocinio di cause di supremo interesse, sfidando il valore di avvocati provetti, chiarissimi per celebrità di nome ed onoranze della Curia di Roma. — E fu qui che si rivelò la intelligenza altissima del Balestra, e il criterio legale, e la facile intuizione, e la robustezza dell’argomentare, e la bella ed insinuante parola, e la vigoria dello stile, e la profondità degli studî e il saettare delle ragioni, onde ne seguì che la carriera d’avvocato esordisse con i più splendidi ed inaspettati trionfi, e s’ebbe gli applausi meritati, e la stima si guadagnò e l’affetto dei suoi colleghi. Se non che come al sole s’oppongon le tenebre, così alla virtù illustre son nemiche le nere anime ròse dalla invidia e dalla malignità, epperò qualche invido e qualche maligno tentò mordere con dente velenoso il Balestra per le onorate vittorie da lui riportate, ma la forza venne manco ed il morso andò a vuoto, e dovettero piuttosto quegli stessi nemici inchinarsi al merito. Avendo il Balestra predilezione grandissima per lo studio di Economia Politica, a questa si applicò di tutta lena, ed anco in questa scienza ha la sua mente d’infinite cognizioni approfondito. In mezzo agli studi, in mezzo alle cure d’avvocato non dimenticò egli un momento la patria, che anzi fece parte di molti comitati liberali e dopo il 1867 appartenne anche alla Commissione, che avea per iscopo di apprestare soccorsi ai carcerati politici. Il {{Wl|Q187336|sommo italiano}} disse — ''Non vi è che una Italia, e Roma è la sua Metropoli'', — ed il Balestra vide il 20 Settembre 1870 come la realtà che succede ad un sogno lunghissimo ed il suo cuore di cittadino romano fu pieno di voluttà immensamente felice — Roma era rivendicata all’Italia. Circondato di stima e di affetto fu dai propri concittadini di subito portato in più liste elettorali, e nella ultima elezione uscì dalle urne Consigliere Comunale. La fermezza ed integrità di carattere, la intelligenza elettissima, le immense cognizioni, l’onestà delicata, lo fanno uno degli uomini più valenti nel<noinclude></noinclude> b43lneezkewc18t7pda7ugwja17xc6s Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/38 108 697981 3836387 3422971 2026-05-17T19:31:32Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/36]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/38]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3422971 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|balestra avvocato giacomo }}|riga=s}}</noinclude>trattamento degli affari comunali, il perchè fu prescelto nella qualità di Delegato del Comune di Roma nella Commissione Municipale per la revisione dei reclami sull’imposta di ricchezza mobile e dei fabbricati, e di poi incaricato dal Governo a reggerne la Presidenza. Non risparmiò tempo e sollecitudini, fatiche e amore nel soddisfare al delicato ed arduo compito, ed in ciò si fecero sempre meglio palesi i meriti del Balestra, chè gl’interessi dei cittadini seppe con giustizia sostenere. — Nè taceremo come in ciò si debba pure la lode agli altri membri della Commissione, che energia e indipendenza dispiegando, concorsero con assennate deliberazioni a moderare la odiosa fiscalità, che di sovente l’Agenzia delle Imposte usava nelle esazioni. La Camera Commerciale di Roma conoscendo le distinte virtù del Balestra lo nominava giudice del tribunale di Commercio, in cui puranco tanta estimazione seppe riscuotere, che era egli sovente incaricato a sostenere le veci del Presidente. Di presente riveste anche la qualità di Capitano Relatore del 3.° Battaglione, 4.ª Legione della Guardia Nazionale. Per la felicità della Nazione e del Comune occorrono ''uomini non sottomessi all’impero di vecchie abitudini e di antichi sistemi, vergini d’anima e d’interessi, potenti d’ira e d’amore'', uomini che alla virtù dell’ingegno congiungano le doti dell’animo, e che il benessere del popolo abbiano a cuore e con tutta lor possa il difendano. Ed il Balestra è del bel numer uno. E quì ci corre debito accennare come anche gli altri fratelli di lui vadan distinti per tutte le più belle virtù, e come il Dottore Pietro Balestra degnamente sostenga la carica di Consigliere Provinciale. Prima di chiudere queste brevi pagine diremo ancora essere Giacomo Balestra non solo pregiato per le sue virtù, di che discorremmo, ma anche per la squisita gentilezza, e per quella distinta cortesia che ti affeziona il cuore. ''A Voi, uomini nati in Italia, Dio assegnava quasi predileggendovi, la patria meglio definita d’Europa'', — così esclamava il Grande Cittadino di Genova nell’incitare gl’italiani ad operare per la salute e felicità del Paese, ed il Balestra è di quegli uomini che sentono altamente questa verità, e alla grandezza della Nazione e alla fortuna del popolo egli di certo sarà per concorrere più sempre con tutte le sue forze. {{nop}}<noinclude></noinclude> l1db8xs8akncypo2pug04plrpn5mwhx Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/66 108 697987 3836359 2528940 2026-05-17T19:30:36Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/64]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/66]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2528940 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Carlomorino" /></noinclude><noinclude></noinclude> mme9j8g28d0h1opu9q3370juyfcnruv Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/65 108 697988 3836360 3371493 2026-05-17T19:30:38Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/63]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/65]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3371493 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /></noinclude>{{nop}} [[file:Augusto Castellani - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 63 crop).jpg|300px|centre]] <noinclude> {{Centrato|CAV<sup>{{Sc|r}}</sup> AUGUSTO CASTELLANI {{Sc|consigliere comunale}}}} {{Centrato|<small>''R. Fait Editore.''</small>}} </noinclude><noinclude></noinclude> fxz5vjtg19szz0gb04ew23xmpktleip Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/94 108 697989 3836331 2528944 2026-05-17T19:29:39Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/92]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/94]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2528944 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Carlomorino" /></noinclude><noinclude></noinclude> mme9j8g28d0h1opu9q3370juyfcnruv Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/93 108 697990 3836332 3371499 2026-05-17T19:29:42Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/91]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/93]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3371499 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /></noinclude>{{nop}} [[file:Felice Ferri - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 91 crop).jpg|300px|centre]] <noinclude>{{Centrato|FELICE FERRI {{Sc|consigliere comunale}}}} {{Centrato|''R. Fait. Editore.''}} <!-- R. Pistoni dis. Lit. Tiberina. --> </noinclude><noinclude></noinclude> tb5zlpfbh9btdnfnxigg34718lojgnf Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/115 108 698007 3836310 3371495 2026-05-17T19:28:20Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/113]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/115]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3371495 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /></noinclude>{{nop}} [[file:Vincenzo Galletti - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 113 crop).jpg|300px|centre]] <noinclude>{{Centrato|VINCENZO GALLETTI {{Sc|assessore comunale}} ''R. Fait Editore.''}} </noinclude><noinclude></noinclude> pz9sz3n0ocv4ud3vh2fidgm726ocn2x Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/327 108 698008 3836094 2529022 2026-05-17T19:20:17Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/325]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/327]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2529022 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Carlomorino" /></noinclude><noinclude></noinclude> mme9j8g28d0h1opu9q3370juyfcnruv Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/328 108 698009 3836093 2529023 2026-05-17T19:20:15Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/326]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/328]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2529023 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Carlomorino" /></noinclude><noinclude></noinclude> mme9j8g28d0h1opu9q3370juyfcnruv Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/329 108 698010 3836092 2529024 2026-05-17T19:20:13Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/327]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/329]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2529024 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Carlomorino" /></noinclude><noinclude></noinclude> mme9j8g28d0h1opu9q3370juyfcnruv Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/330 108 698011 3836091 2529025 2026-05-17T19:20:11Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/328]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/330]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2529025 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Carlomorino" /></noinclude><noinclude></noinclude> mme9j8g28d0h1opu9q3370juyfcnruv Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/116 108 698276 3836309 2529592 2026-05-17T19:28:17Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/114]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/116]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2529592 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Carlomorino" /></noinclude><noinclude></noinclude> mme9j8g28d0h1opu9q3370juyfcnruv Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/167 108 698277 3836258 3371496 2026-05-17T19:25:39Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/165]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/167]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3371496 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /></noinclude>{{nop}} [[File:Luigi Pianciani - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 165 crop).jpg|300px|center]] <noinclude>{{Centrato|CONTE LUIGI PIANCIANI {{Sc|sindaco di roma}}}} <small>''R Fait Editore''</small></noinclude><noinclude></noinclude> quynu0pp2unmlv9b4ylikiimbz5psvl Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/168 108 698278 3836257 2529614 2026-05-17T19:25:37Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/166]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/168]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2529614 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Carlomorino" /></noinclude><noinclude></noinclude> mme9j8g28d0h1opu9q3370juyfcnruv Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/173 108 698279 3836252 2534512 2026-05-17T19:25:27Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/171]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/173]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534512 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|pianciani conte luigi}}|riga=55}}</noinclude>Nella storia di Roma trovasi sotto ai re un popolo che si unisce, si ordina, e pare si disponga ad acquistare e possedere que’ vantaggi che il libero reggimento dà anche senza trono: nella repubblica, guerriero e legislatore percorre il mondo, strugge la barbarie, e con il fuoco della latina civiltà scalda le genti più riottose che strisciavano come serpi sulle arene dell’Africa, o come orsi si rintanavano fra le roccie più silvestri del Settentrione; poi come oppresso per troppo peso di allori si piega, si lascia cadere per istanchezza, si fa letto delle spoglie nemiche, si abbandona nelle voluttà, le canzoni di amore sostituisce agli inni di guerra, rinnega Pallade e Minerva per Venere, si ubbriaca fra le finzioni, e segna la curva cadente della propria parabola nel primo secolo dell’impero. Dalla fiacchezza va alla corruzione, dalla corruzione alla ferocia; quindi si pasce di sangue nei Circhi siccome prima lo aveva aspirato dai nemici nelle più lontane regioni; mollezza nella famiglia, immoralità nello Stato; cadono le ultime foglie della virtù, di grande non rimangono che le tombe. Il cristianesimo rianima l’ignavia e l’egoismo; scende nelle tane dove le femmine erano sacre alla prostituzione, e gli uomini alla morte per dare spettacolo ai ricchi; chiama tutti figli di un padre, eguali in un diritto, fratelli in una fede, in un amore; purifica; dall’orrido sensibile solleva verso un insensibile che affascina ed attrae; rompe le ali all’aquila, pianta la croce. - Passano quindici secoli: feste e ribellioni rompono appena la’ monotonia degli anni che si succedono e si imitano; si distrugge e si rifabbrica; pare che ogni generazione vivente odi la passata, e che ogni memoria di quella voglia cancellare; non si vive ma si vegeta; i ricchi oziano, i poveri elemosinano: sotto all’impero v’era la tessera per la quotidiana distribuzione di pane e carne, sotto al papato vi sono trecento conventi che aprono ogni giorno la porta a migliaia di pitoccanti. Il cannone del 20 settembre atterra tutto un mondo: fra l’immense rovine stà il Campidoglio. Il Campidoglio!..... Il nuovo governo presso i discendenti di {{Wl|Q713855|Pier Capponi}} affondò siccome in letto bene sprimacciato; presso i discendenti di {{Wl|Q433189|Cola da Rienzi}} sentì il rimbalzo. Il nome solo di Roma era una splendida epopea: anche fra un popolo di dormienti viveva lo spirito delle tre grandi civiltà di che fu sede. Dal Campidoglio però doveasi ad altra cosa mirare. Gli avanzi di dieci colossei, di venti archi, di cento colonne storiche, di trecento templi, tutti questi splendidi ricordi del passato, potevano essere di compenso ai più costretti di mendicare loro vita a frusto a frusto? Quello inesprimibile diletto che inebbria pel riaffacciarsi che fa alla mento a somiglianza di vaga fantasmagoria il ricordo di venticinque secoli, poteva lasciar contenti gli uomini della pubblica cosa, senza un pensiero serio e vivo di materiale miglioramento?..... A tutto ciò avrà forse posto mente il Pianciani nello entrare in Campidoglio, mentre il voto universale designavalo a Sindaco. - Repubblicano, siccome erasi per lo<noinclude></noinclude> tkvdyil3ivck3f6ve6yszcbkxsj88i9 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/193 108 698280 3836231 3371497 2026-05-17T19:24:47Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/191]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/193]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3371497 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /></noinclude>{{nop}} [[File:Emidio Renazzi - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 191 crop).jpg|300px|center]] <noinclude>{{Ct|L=1.3px|v=1|CAV<sup>{{Sc|re}}</sup> EMIDIO RENAZZI}} {{Ct|L=1.3px|{{Sc| assessore comunale}}}} {{Ct|f=.8em|''R. Fait. Editore''.}}</noinclude><noinclude></noinclude> 6j28ph6vljdv16vrxhfbzqi3j0ry3ld Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/194 108 698281 3836230 2529617 2026-05-17T19:24:45Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/192]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/194]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2529617 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Carlomorino" /></noinclude><noinclude></noinclude> mme9j8g28d0h1opu9q3370juyfcnruv Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/242 108 698282 3836180 2535187 2026-05-17T19:23:08Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/240]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/242]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535187 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|silenzi dott. cav. giovanni}}|riga=a}}</noinclude>molteplici occupazioni gli hanno impedito proseguire, e noi ci auguriamo possa egli condurre a termine per onore della scienza, e per il bene della umanità concorrendo con lui tutti gli scienziati. A delinear poi l’aspetto morale del Silenzi apertamente affermiamo essere uomo che credendo in Dio vuole una religione spoglia d’ogni ipocrisia, d’ogni superstizione, d’ogni fisima, di che purtroppo è tuttavia in parte circondata. - Che suo primo amore è la libertà del pensiero e della coscienza; che il suo affetto alla patria è senza confine santissimo e caro, e come segui Pio IX quando il pontificato esordi col programma nazionale, così lo abbandonò alloraquando disertò la causa italiana. Egli crede sopratutto doversi provvedere al sentimento religioso, imperocchè non dissente dalla dottrina di {{Wl|Q57511|Gall}}, {{Wl|Q66522|Spurzekein}}, {{Wl|Q55901012|Fossati}} ed altri frenologi, che hanno ravvisato esistere in tutti l’organo della venerazione, e per conseguenza non potersi lasciare senza educazione. Quindi questo vuoto, egli dice, deve essere riempito da sommi filosofi, che speriamo veder presto sorgere in Italia, onde non ne patisca detrimento la pubblica morale. – Delineando l’aspetto politico del Silenzi diremo che ha convinzione essere la Monarchia costituzionale l’unica forma di governo possibile, almeno per diverse generazioni. - Riconosce l’urgenza di grandi riforme amministrative, e la necessità di un Codice unico in tutte materie, che corrisponda alle singole città e quindi a tutta la nazione, e così all’unità della patria si adatti e la medesima rappresenti. Delle convinzioni economiche finalmente del Silenzi diremo essere egli per il libero scambio, e questo principio propugnò sempre anche di fronte a coloro, che lo avversarono. — Sostiene che l’avvenire economico d’Italia è principalmente riposto nell’agricoltura, imperciocchè il commercio marittimo e l’industrie manifatturiere in genere non possono avere che un posto secondario e assai modesto. E dalla produzione della terra che si deve trarre la ricchezza nazionale e da questa il benessere del popolo, d’onde deriva anche il migliore ordinamento dello Stato. Con l’aver pertanto scolpito in brevi tratti il Silenzi ne’ suoi meriti scientfici, morali, politici, amministrativi abbiamo presentato un cittadino onestissimo, un italiano amante della patria, un uomo per ingegno e per dottrina chiarissimo, e nell’amministrazione pubblica e privata eccellente. siffatti che la Patria aspetta salute e felicità, ed il Silenzi starà forte alla sua opera per concorrere insieme ad altri sapienti uomini a quella splendida meta. — {{Rule|14em}} {{Ct|f=.75em|Tip. Tiberina Piazza Borghese}}<noinclude></noinclude> s1113upsusf4o8nv6mvuwgwrftndbsb Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/248 108 698283 3836173 2529619 2026-05-17T19:22:56Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/246]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/248]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2529619 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Carlomorino" /></noinclude><noinclude></noinclude> mme9j8g28d0h1opu9q3370juyfcnruv Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/247 108 698284 3836174 3371498 2026-05-17T19:22:58Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/245]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/247]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3371498 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /></noinclude>{{nop}} [[File:Giuseppe Troiani - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 245 crop).jpg|300px|center]] <noinclude> {{Centrato|CAV<sup>{{Sc|re}}</sup> GIUSEPPE TROJANI {{Sc|assessore comunale}} <small>Colonnello Comandante la 4ª Legione della G.N. di Roma</small> <small>R. Fait. Editore. </small>}}</noinclude><noinclude></noinclude> cq01ducz9k9bpvcvtube6b0m5671ihh Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/290 108 698285 3836131 2535598 2026-05-17T19:21:32Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/288]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/290]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535598 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| capri avv. alessandro }}|riga=x}}</noinclude> fossero condotte e la comunale e la governativa, la felicità della patria, il benessere del popolo sarebbe assicurato. Ed è perciò che noi nell’albo istorico, con la penna del biografo, ci piace delineare la vita dei Consiglieri Provinciale di Roma, affinchè nell’esporre il quadro di loro virtù, servi di esempio ai giovani della crescente generazione, e incuori nell’istesso tempo quei cittadini a rendersi semprepiù benemeriti del proprio paese; nè certamente comprendono l’altezza dei tempi coloro, che affermano non essere opera di storica penna occuparsi d’uomini, che non sostengono ufficî supremi di Stato, o non si sollevano sovra le ali d’altissimo genio, che anzi dalla ordinata rotazione di minori uffici sostenuti da sapienti uomini, da cittadini onesti deriva quella generale armonia, che partir deve appunto dall’accordo di tutte le parti, epperò lo scrittore, che vive la vita della civiltà e del progresso, sente la missione, che ci deve compiere, di celebrare cioè ogni grado di cittadini, che cuoprono cariche, dall’esercizio delle quali dimana l’utilità pubblica e privata, e tradurli alla presenza della sociale famiglia, a fine la di loro memoria sia feconda di esempio. E ben umile debbono aver la coscienza di se stessi coloro, che a queste onorate pubblicazioni vorrebbero contradire, imperocchè ogni animo nobile, ogni mente eletta, ognuno, che non sia ravvolto nel fango della putrida materia, sente anzi il desiderio gentile di essere raccomandato dallo scrittore dei suoi tempi. Dell’egregio avvocato Alessandro Capri pertanto prendiamo oggi a scrivere una biografica memoria. In Marino, città di piacevole soggiorno, appartenente alla provincia romana, nasceva egli nell’anno 1831 da onoratissimi e civili parenti. Crebbe nell’amore degli studi, vivacissimo dimostrando l’ingegno, e mentre i primi studî compiva al collegio de’ Dottrinari nella sua terra nativa, di poi, trasferitosi a Roma, davasi alle scienze legali nella Romana Università, d’onde uscia riportandone la laurea. Sceso nella palestra del foro diè subitamente prova di una bella intelligenza, di una mente robusta e facile nelle argomentazioni giuridiche, e di un criterio legale perfettissimo, onde ben presto acquistavasi nome distinto. La sua fede politica fu sempre quella del cittadino amante sincero della patria, dell’italiano, che desidera vedere felice il popolo, e progredire la nazione nel cammino della più prospera grandezza civile, morale, materiale e politica. Nel 1849, nel volgere delle politiche vicende resse egli la segreteria del Comune di Marino con rara abilità, con {{Pt|parti-|}}<noinclude></noinclude> imqy9q8shfen0fkw7y08zjkwf712u4o Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/292 108 698286 3836129 2535642 2026-05-17T19:21:28Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/290]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/292]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535642 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| capri avv. alessandro }}|riga=x}}</noinclude>Nel provinciale Consiglio è uno dei più solerti, dei più operosi cittadini, chè egli ha a cuore il buon andamento degli affari della Provincia, la prosecuzione di una amministrazione bene ordinata, epperò si è reso degno della pubblica benemerenza, e fa onore ai suoi avi, perocchè vi fu alcuno che sostenne degnamente in Marino la carica di Gonfaloniere, e suo padre Francesco Capri, che fu quanti altri mai onesto e virtuoso, appartenne al Comitato Municipale nei rivolgimenti del 1849, in che si scorse l’animo di lui schiettamente liberale. Potremmo ancora di altri pregi discorrere, che adornano l’avv. Alessandro Capri, ma è bastevole già quanto esponemmo a presentarlo siccome cittadino, di cui può onorarsi la patria, nè aggiugeremo come abbia modi squisitamente gentili, cortesia prontissima, onde è facile ad acquistarsi di subito l’affetto di chiunque per la prima volta il conosca, nè diremo di altre belle qualità, affermeremo sì bene essere degnissimo del biografico ricordo come benemerito cittadino. {{Rule|6em}} {{Rule|24em|000|h=1px}} {{Centrato|<small>{{Sc|R. Fait}}-Editore - Roma, febbraio 1875 — Tip. del Popolo Romano.</small>}}<noinclude></noinclude> cdacpsku21itw6lce82ozw0a99dnakn Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Giacomo Astengo 0 698315 3836032 3795833 2026-05-17T19:12:53Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836032 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=13 novembre 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Giacomo Astengo|prec=../Augusto Armellini|succ=../Giacomo Balestra}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=30 to=34 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Astengo, Giacomo]] 9tfjg6nzb5iaxvrcruu7u01mtiim1i8 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/39 108 698420 3836386 3423009 2026-05-17T19:31:30Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/37]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/39]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3423009 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|biografie dei consiglieri municipali di roma}}|riga=s}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|BOMPIANI AVV. CAV. PIETRO}} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{Capolettera|[[File:Capolettera I - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 37 crop).jpg|40px]]| |-45px}}l progresso e la civiltà con tacito passo corrono il tempo, e i virtuosi cittadini in mezzo alla luce del secolo amano circondare di onorato splendore la vita, nè temono che di un biografico quadro sia onorato il nome, che anzi a coloro, cui coscienza parla senza ombre, fu grata cosa avere una pagina ricordevole delle di loro virtù nei giorni, in che durarono nel mondo. — E noi scrivendo le biografiche memorie di quei cittadini, che ascesero al Campidoglio per assidersi nell’ufficio di Consiglieri comunali, non solo avemmo in mira di dirne le virtù, ma sì bene di lasciarne ricordo, siccome in cronaca dei nostri tempi, e imparziali nel lodarne i pregi anco modesti fummo con coloro, che accolsero benevolmente queste memorie, come lo saremo con quelli, che non si sa se per amore di opposisizione, o per alcun altro sentimento, non fecero alle medesime buon viso, certo perù che mostrarono non trovarsi all’altezza dei tempi. — E dopo ciò entriamo a discorrere dell’Avv. Pietro Bompiani. — </p> Sortiva egli i natali in Roma nell’anno 1824 da civile famiglia. — Fu educato agli studî, ed applicatosi di poi alle scienze legali ne uscì laureato, ed è oggi iscritto nell’albo degli Avvocati. — Nel 1848 si mostrò liberale e fece la campagna di guerra per la indipendenza e la libertà della patria. — Il precipitare degli avvenimenti politici, che si compievano col ritorno del {{AutoreCitato|Papa Pio IX|papa Pio IX}} sul trono pontificio, e coll’intervento straniero, perocchè l’armata francese, che avea spenta la Romana Ropubblica, erasi poi fatta<noinclude></noinclude> 3hz7zf7iafg3f4j6vgv2gdpvbdrnift Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/40 108 698421 3836385 3433023 2026-05-17T19:31:28Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/38]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/40]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3433023 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|bompiani avv. cav. pietro}}|riga=s}}</noinclude>puntello della temporale signoria del Papato, rendeva vani i supremi sforzi di tutti i liberali d’Italia, i quali ritraevansi quindi in aspettazione di più solenne risveglio, e attendendo che il destino segnasse l’ultima ora di un servaggio di secoli. — Però la polizia papale prese di subito a perseguitare coloro, che eransi dimostrati amanti del proprio paese, e fra questi fu noverato anco Pietro Bompiani, il quale poscia esulò. — In Firenze fu egli addetto al Ministero dell’Interno, e qualunque ufficio assumesse, spiegò zelo e intelligenza. — A coronare il nazionale edificio mancava Roma. — Il Sire di Francia e il papa Pio IX erano le barriere, che si opponevano alla gloriosa meta, al fine supremo, per cui tante vite eransi spente, tanti dolori sofferti. — Ma dinanzi al carro dei liberi tempi nulla s’arresta, e tostochè l’ora predestinata sia giunta, ogni fatto dee consumarsi. — E di vero i fati di Francia mutatisi e Napoleone III miseramente travolto nella polvere, Italia sgombrava il passo e s’abbracciava alla sua Roma. — Era il 20 Settembre 1870. — Non mai giorno più glorioso registrò la storia, non mai più forti commovimenti strinsero il cuore degl’italiani, non mai gioia più bella inondò l’anima di tutti i liberali. — Gli esuli di Roma rientravano nella terra natale con la festa più splendida della loro vita, tra gli abbracciamenti più sospirati di cari parenti, di amici diletti. — Il Bompiani è fatto membro della Giunta di Governo, e di poi sostiene il Ministero di Grazia e Giustizia fino a che il governo italiano s’asside con stabile ordinamento nella capitale d’Italia. — La cittadinanza romana alle prime elezioni lo mandava poi al seggio di Consigliere Comunale in Campidoglio. — Egli è molto versato nelle economiche discipline, e nelle materie amministrative, epperò fu in appresso nominato segretario dell’Amministrazione Provinciale, nella quale carica di presente si trova, e alla medesima attende con zelo ed interesse. Non mancò di cadere anche sopra lui la solita decorazione de’ Ss. Maurizio e Lazzaro. Brevi parole a brevi virtù, ma lode sempre a chi il proprio paese anche di un lievissimo raggio d’intelligenza giovò, e a cui presta opera in uffici distinti, epperò meritevole noi crediamo il Bompiani di questo biografico ricordo —<noinclude>{{Centrato|<small>''Roma. — Ottobre 1874''</small>}}</noinclude> 25ukjz3z8yncvfk5znuawmuerijzi0o Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/41 108 698422 3836384 3423010 2026-05-17T19:31:26Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/39]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/41]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3423010 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|biografie dei consiglieri municipali di roma}}|riga=s}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|L=2px|BRACCI ANDREA }} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}} }} {{Capolettera|[[File:Capolettera I - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 37 crop).jpg|40px|I]]| |-45px}}l ricordo del nome e della vita sol non apprezza chi innanzi a se non vede la bella aurora dell’età nostra, chi in petto non sente un’anima a egregie cose anelante, chi ha la coscienza in negre ombre ravvolta, e sopratutto chi fu educato nelle tenebre dello oscurantismo, onde lo stringe timore, come se lo colpisse l’anatema, nel vedersi da biografica penna su breve pagina delineato, e la vana parola ripete di coloro, che, stazionarî sempre, esclamano: la biografia deve scriversi dopo la morte e sol per gli uomini illustri. — Povere menti di tempi oscuri! — Povere intelligenze, che il sole non veggono del progresso! — Ma noi proseguiremo, con costante animo e con libera penna, a tramandare alla luce in biografiche memorie le virtù sopratutto dei benemeriti cittadini, che s’ebbero l’onore di assidersi in Campidoglio al comunale consiglio, cui incombe l’ardua missione di curare la fortuna della propria città. — E tra questi essendo l’egregio cittadino, quale è l’Ingegnere Andrea Bracci, prendiamo quindi a delinearne la vita. — </p> Nel maggio dell’anno 1828 nasceva egli in Roma da onesti e civili parenti, i quali ebbero a cuore di vederlo crescere informato ad una compita educazione, e delle più elette qualità della mente e dell’animo adornato. — E per verità le sollecitudini e le speranze dei genitori non andarono perdute, chè Andrea Bracci d’indole dolcissima, di cuore gentile, di sensi nobili, d’intelligenza svegliata, sviluppava negli anni, rivelando i più bei pregi, che impromettono immanchevole il frutto desiderato, che è quello di un uomo {{Pt|ma-|}}<noinclude></noinclude> pglwqgw68vimbw4kpmrl2r414l2olda Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/42 108 698452 3836383 3433024 2026-05-17T19:31:24Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/40]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/42]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3433024 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|bracci andrea}}|riga=s}}</noinclude>{{Pt|turo|maturo}} nelle più elette discipline, e capace di essere giovevole a se, alla famiglia, alla patria. — Amante degli studî tutti li percorse, e la naturale inclinazione lo trasse principalmente ad approfondire sue cognizioni nella ingegneria, nella quale di fatti fece grandi progressi, e nella medesima di poi si sollevò così, che s’aprì anche la strada a cospicui guadagni, a molte clientele, ed è venuto semprepiù in bella reputazione. — E la nobile professione d’ingegnere esercitando, non tralasciò di applicarsi anche alla scienza economica, e si mostrò desideroso sempre di conoscere perfettamente l’arte del bene amministrare. — Epperò noi lo vediamo gl’interessi della famiglia con tanto sapere economico ed amministrativo trattare, che il proprio patrimonio ne va ognora più prosperando, e la domestica fortuna si mantiene. — E poichè a curare gl’interessi comunali v’ha d’uopo d’uomini, che non solo abbiano una eletta intelligenza, ma sì anco siano corredati di amministrative ed economiche cognizioni, e sentano amore del proprio paese, della terra dove son nati, del popolo, che richiede la loro opera per raggiungere una esistenza prospera, serena, tranquilla, così la cittadinanza romana fidente trasse al Campidoglio, siccome Consiglieri comunali, cittadini, dai quali s’attendeva l’utile derivarne dell’amministrazione e della finanza municipale. — Noi non diremo come a tanta aspettazione si corrispose, chè già la libera stampa e il lamento della città fecero palese la piaga, ond’era afflitto il Municipio, e con le nuove elezioni, con la composizione d’una nuova Giunta, alla salute della municipale fortuna si sperò provvedere. — E noi abbiamo convincimento che sapranno gli uomini attuali al desiderio comune soddisfare, ed apportare alla città quel bene e quella prosperità, che fino ad ora fu vanamente sospirata. — Ed è conforto che tutti gareggieranno per giungere all’ardua meta, e sentiranno i cittadini mandati al Campidoglio la dignità del proprio ufficio, e come a loro sia volto lo sguardo del popolo. — ''E per verità'', dice il {{AutoreIgnoto|Palmieri}}, ''la vera virtù solo sta nelle cose, che con fatica si fanno per salute di molti''. — E l’Ingegnere Andrea Bracci ben fa sicurtà di se medesimo, perocchè è un integro cittadino, ornato delle doti più elette della mente e del cuore, e amante del bene del popolo. — E queste pagine non solo saranno un caro ricordo al cittadino e alla patria, ma ai figli che ne avranno incitamento a seguire le orme paterne, e a più grandemente operare.<noinclude> {{Rule|4em}} {{Centrato|<small>''Roma — Ottobre 1874.''</small>}}</noinclude> om7lgirtmgvpwaqjqk2um2eoifxjgx2 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/43 108 698453 3836382 3423346 2026-05-17T19:31:22Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/41]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/43]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3423346 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|biografie dei consiglieri municipali di roma}}|riga=s}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|CALANDRELLI ALESSANDRO}} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{Capolettera|[[File:Capolettera I - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 37 crop).jpg|40px]]| |-45px}}l 20 Settembre 1870 stà scolpito sulla bellissima fronte d’Italia, sulle eterne sembianze di Roma ad imperituro ricordo del più glorioso e solenne avvenimento, che stette nel desiderio di lunghissimi secoli, e che si compieva dopo avere attraversato una via inondata da supremi e disperati dolori, da un mare di lagrime, da immensi fiumi di sangue. — </p> Roma capitale d’Italia! — Fu il sospiro de’ padri nostri, l’aspirazione divina de’ nostri martiri, l’anelito più grande degl’italiani. — Un nuovo sole di felicità dovea diffondersi da quel dì su tutta la nazione, e il popolo benedirlo come segno di pace, di prosperità, di grandezza. — Gli uomini reggitori della cosa pubblica da quel giorno nella loro sapienza dovevano risplendere di novello splendore e con più lena operare al benessere della patria. — Noi non diremo se ciò si è realizzato, chè la voce e l’aspetto della nazione parla aperto — Nostro còmpito è quello di far conoscere le virtù di quei cittadini, che dopo il 20 Settembre 1870 siederono Consiglieri in Campidoglio, e tesserne una pagina biografica a ricordazione di loro, e della nostra età, nè ci rimarremo dal segnar nota di biasimo sopra quei che demeritarono del distinto ufficio, e dei quali siccome già accennammo in altre nostre pubblicazioni parleremo in appresso. Intanto noi crediamo presentare quegli uomini che per opere illustri maggiormente si distinsero, e che come soli risplendono tra altre stelle minori, che sino ad ora furono oggetto delle nostre biografiche esposizioni, checchè dican taluni messeri, i quali tengon per lo capo che soltanto gli uomini dalle grandi virtù, non dai pregi modesti debbono essere argomento dello scrittore. — E senz’altro noi entriamo a discorrere la vita di quell’esimio cittadino, che è {{Wl|Q3609889|Alessandro Calandrelli}}. — Nelle libere aure non contaminate dal vento delle città, nella serena solitudine della villa, da gente agricola in lontani tempi ebbe origine la famiglia Calandrelli, chè da Zagarolo trapiantassi in Roma, ove nel giorno 8 ottobre dell’anno 1808 nasceva Alessandro.<noinclude></noinclude> 65ca7q9ejyxksna128o8uk8vlwp4at5 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/44 108 698454 3836381 3423347 2026-05-17T19:31:20Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/42]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/44]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3423347 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|calandrelli alessandro}}|riga=s}}</noinclude> Giovanni suo padre salì in alta celebrità nell’arte della incisione in gemme, la quale apprese dai celebri Pliker Luigi e Giovanni e si meritò la fama di avere emulato i maestri. I mirabili suoi lavori ad imitazione dell’arte greca e romana sono tenuti di pregio antico nei principali musei di Europa. — Gli altri lavori moderni distinguonsi pel corretto disegno e per un tocco franco e finissimo. {{Wl|Q37134|Federico Guglielmo III}} re di Prussia lo chiamò a Berlino nel 1832 colla carica di maestro nell’Istituto d’arti. — Ebbe poscia da {{Wl|Q57180|Federico Guglielmo IV}} molte commissioni ed onorificenze. — Quasi tutti i principali ed insigni personaggi d’Europa incominciando dal papa {{Wl|Q124754|Pio VII}} vollero che egli eseguisse il loro ritratto, e la sua morte avvenuta il 31 gennajo 1854 fu lagrimata da quanti lo conobbero, e lasciò il nome bellissimo in mezzo allo splendore della gloria artistica. — Da tal genitore ben derivarono degnissimi figli, chè Alessandro e il proprio fratello Ludovico giovinetti tenerissimi rivelavano già negli studî vivacissimo l’ingegno e ben facevano presagire quanto più tardi di loro si verificò. — Di fatti Alessandro sentendosi inclinato alle lettere, ma sopratutto alle scienze naturali, e al disegno, in siffatti studî si raccolse e nel Collegio dapprima, e nell’Università Romana di poi e sotto l’insegnamento anche d’eccellenti maestri privati, e così fè rapido progresso in tali materie, che gli stessi precettori ammiravano in lui felicità d’intelletto, vivacità d’ingegno ed una maravigliosa facilità d’intuizione, onde giovanissimo degli anni s’ebbe l’onore di esser nominato professore supplente alla cattedra di mineralogia nella Università Romana. E poichè il prete di Roma desiderava guadagnare a se i giovani che rivelavano prestanza d’ingegno così i Cardinali Zurla, Mai ed altri chiesastici personaggi volevano far di lui un distinto levita, ma Alessandro a tutt’altro era chiamato che ad indossare la stola o la cocolla, e negli studî ascetici e teologici ingolfare sua mente, il perchè ricusò sempre e soltanto della religione di Cristo si mostrò ammiratore ed osservatore costante, imperocchè egli stesso diceva un giorno: ''io sono cristiano, e se nol fossi, tale mi renderei, perchè i miei studî mi hanno fatto conoscere l’essenza divina del cristianesimo, e niente di più grande e di più filosofico può stare a confronto di esso; la sola virtù naturale non è sufficiente a condurre un popolo''. E di vero noi udimmo anche il grande repubblicano esclamare — ''le religioni governano il mondo... senza cielo, senza concetto religioso, la vita rimane in balia degl’istinti, delle passioni, degl’interessi''. Sul vangelo, sui martiri, sulle vite di {{AutoreCitato|Plutarco|Plutarco}}, sugli annali di {{AutoreCitato|Publio Cornelio Tacito|Tacito}} informarono i genitori il cuore di Alessandro, e dalla sua madre Maria {{Pt|Bo-|}}<noinclude></noinclude> mnc5rny9lrwl3ztxd348jih0qh6exbp Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/45 108 698455 3836380 3423348 2026-05-17T19:31:18Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/43]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/45]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3423348 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|calandrelli alessandro}}|riga=s}}</noinclude>{{Pt|relli,|Borelli,}} che fu donna ornata di tutte virtù, pronipote degnissima di quel {{Wl|Q20816909|Borelli}} avvocato dottissimo, che grandemente si distinse nella costituzione napolitana del 1821 venne educato a sensi gentili. — Fu desso un vero angiolo di famiglia e da lei apprese Alessandro a compatire gli uomini, ad amare la patria, e per essa a soffrir tutto con muto dolore. — Fu una madre che perfettamente compose e indirizzò l’anima dei figli. — Alessandro sui volumi meditando della storia d’Italia sentì semprepiù accendersi il petto di patrio amore, e vagheggiò sebbene egli fosse nell’alba della vita farsi anche valente nelle armi, e si diè all’opera. — Era il 4 marzo 1818 quando egli per la precoce sua intelligenza era ammesso siccome cadetto di artiglieria, e si diè agli studi militari con interessamento supremo. Per ben 30 anni, in che egli prestò suoi servigi al governo della Chiesa rivelò l’alte sue virtù nelle militari discipline. — Di vero così fu riconosciuto il suo merito, che fu quindi delegato delle azienda dell’armi nell’Armeria Vaticana e a quella del materiale di guerra, e poscia nel 1832 dalla Segreteria di Stato fu eletto aiutante all’illustre Gandolfi per la proposta di una nuova ordinanza da attuarsi per il miglioramento amministrativo delle milizie pontificie. — E fra le salutari riforme che propose fu quella di migliorare la foggia del vestimento militare mettendo in uso la tunica e l’elmo, di apportare anche un miglior trattamento di vitto col somministrare due ordinarî al giorno, e finalmente d’istituire un sistema di elezione per gli officiali del genio e d’artiglieria in luogo dei cadetti, da farsi tra giovani che maggiormente si sarebber distinti nella Università Romana, ma in alternativa sempre con i sotto-ufficiali da istruirsi in una scuola speciale militare. — E questo progetto fu dal Card. Bernetti allora Segretario di Stato di subito adottato. — Il Pontefice {{AutoreCitato|Papa Gregorio XVI|Gregorio XVI}} lo spedì in commissione straordinaria a Civitavecchia, a fine di provvedere allo ingrandimento della città e rendere più agevoli le abitazioni specialmente alla classe più umile del popolo. Ed il Calandrelli spiegando tutta la più premurosa sollecitudine si rese utilissimo, e sua mercè si devenne anche alla coltivazione del raggio miliaro secondo le leggi romane, colla ripristinazione delle famose {{Wl|Q3984387|Terme Taurine}}. — Tornato a Roma propose la istituzione di una scuola militare per i cadetti del genio ed artiglieria, che eransi ricostituiti dappresso ordinanza del Gandolfi, e la sua proposta fu immediatamente accolta. — È fu in questa scuola che uscirono quei valorosi uffiziali che nel 1848-49 seppero perfino l’ammirazione acquistarsi della gallica superbia quando sulle mura di Roma venne a combattere la libertà della patria. — Bellissime e splendide sono le due orazioni che sulla utilità di detta scuola lesse il Calandrelli, come anco<noinclude></noinclude> 1fm3xn8a3drosjz3a71htdpx60are0w Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/46 108 698456 3836379 3423349 2026-05-17T19:31:16Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/44]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/46]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3423349 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|calandrelli alessandro}}|riga=s}}</noinclude>altra orazione, da lui dettata, rifulse per i sentimenti pietosi e gentili e altamente magnanimi, imperocchè aveva per iscopo di soccorrere gli orfani e le vedove dei poveri militari, la quale orazione fu letta nella Pia Società Mariana di Castel s. Angelo presieduta dalla benemerita principessa Acton. — Volgeva l’anno 1837. — Il morbo colerico introdottosi in Roma, menava stragi crudelissime, e dappertutto era squallore, desolazione, lutto. — Il Calandrelli con animo acceso di carità cittadina disprezzando ogni pericolo si diè ad apprestar suo soccorso ai vivi, e a dare l’estrema onoranza ai morti facendo dar loro sepoltura e allontanandoli immediatamente dalle case, ove la di loro morte era seguita. — E tanto si rese in azione così altamente umanitaria benemerito, che lo vollero eletto siccome uno dei membri primarî della società degli orfani del colera, ufficio che esercitò con grandissimo zelo, con supremo interessamento, e con soddisfazione generale. — E in quell’opera fu coadiuvato da elettissimi uomini, che mostrarono abnegazione e sollecitudine infinita. — Nell’anno 1843 era desso in commissione straordinaria inviato a Civitavecchia, per soprassiedere alle nuove fortificazioni e restauramenti che ordinavansi in previsione degli avvenimenti politici, che più tardi dovevano erompere. — E fu allora che egli tentò l’apertura di un pozzo artesiano, pel quale molte difficoltà erano ad incontrarsi, ma qui si parve apertissima la perizia di lui e nelle cose artistico-meccaniche, e nelle scienze naturali, imperciocchè era già arrivato all’effettuazione dell’opera mediante un congegno meccanico, di cui avvenuta la rottura per ostacoli incontrati nel fondo della roccia, fu necessità il sospendere, siccome s’apprende dall’Album di Roma, in cui tutte sono dispiegate le operazioni dal Calandrelli eseguite, e di lui si presenta bellissimo l’encomio. — E in Civitavecchia dimorando, ornò l’androne del palazzo governativo componendovi un museo degli avanzi antichi, che egli rinvenne nella fossa delle nuove fortificazioni, e nelle vicinanze della città, e il fece a proprie spese, chè amore ha grandissimo di vedere in bello ordine raccolte le cose antiche. — Correva l’anno 1847. — Il Pontificato di {{AutoreCitato|Papa Pio IX|Pio IX}} parea annunziasse esser prossima l’aurora di libertà sospirata dalle genti italiane. Il Calandrelli era incaricato dell’armamento delle milizie civiche e della compilazione del relativo regolamento. — E a ciò attese con ispeciale premura, con abilità rarissima, e con generoso disinteresse, imperocchè non fu mai desso un mercenario, ma ambì sempre la ricompensa del merito e della probità — l’onore. — E fu perciò che di lui la pubblica stampa parlò sempre con splendida lode, ed i Papi l’onorarono persino di decorazione, perciocchè avevasi da {{Pt|Grego-|}}<noinclude></noinclude> jyut1n28dc1rdpt047rcsit57sexy7i Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/47 108 698457 3836378 3423350 2026-05-17T19:31:14Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/45]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/47]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3423350 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|calandrelli alessandro}}|riga=s}}</noinclude>{{Pt|rio|{{AutoreCitato|Papa Gregorio XVI|Gregorio XVI}}}} due medaglie in argento di benemerenza, e da Pio IX l’ordine cavalleresco di s. Silvestro, già decretatogli dal papa Gregorio per i lavori che eseguì in Civitavecchia, e poscia dall’istesso Pio IX eragli conferita la medaglia d’oro accompagnata da onorificentissima lettera per l’armamento della guardia civica e compilazione del relativo regolamento. — Il Calandrelli aveva raggiunto il grado di capitano. — Era il 16 novembre 1848, allorquando il pontefice Pio IX dopo aver dato eccitamento e benedetta la riscossa del popolo italiano per la liberazione d’Italia dal dominio straniero, e mentre fatti gloriosi si compievano, revocava l’alto mandato di riscattare interamente la patria, onde l’ira popolare contro di se scatenava. — Fu perciò che egli dal Vaticano al palazzo del Quirinale trasferitosi erano le artiglierie sulla piazza di Monte Cavallo piantate in direzione della sua nuova dimora, e la sua esistenza stava nell’imminente pericolo, quando il Calandrelli esponendo la propria vita e ponendosi di contro al cannone scongiurava i popolani furibondi a desistere da eccessi indegni d’anime italiane. — E le artiglierie non tuonarono — il cannone su Monte Cavallo non esplose. — Calandrelli era già innanzi al popolo nello splendore di stimato cittadino, epperò la sua voce fu udita, il suo volere rispettato, e la vita del pontefice uscì di pericolo. — Eppure vi ha taluno che di quella grande azione del Calandrelli volea farsi merito suo proprio, ma stanno a smentirlo e l’Angelini e il Galvagni, e il Tittoni, e il Giovagnoli, e tanti altri valorosi che erano al fianco di lui, e, cosa incredibile! quegli stesso che tanto merito voleva a se attribuire, si tacque, allorachè per quel fatto la testa del Calandrelli correva pericolo, imperciocchè la inquisizione papale gli attribuì di poi a colpa quell’atto generoso, che fece salva la terra di Roma da più funesta sventura. — Il Papa fuggissi a Gaeta. — Creatosi il Governo Provvisorio era il Calandrelli promosso al grado di maggiore per diritto di anzianità. — Fu egli anco nominato giudice del tribunale di pubblica sicurezza, e intervenne nella causa di ammutinamento avvenuto nel {{Wl|Q56550271|quartiere di Cimarra}} con pretesto di liberare il generale {{Wl|Q102394288|Zamboni}}, ma in sostanza coll’empio scopo di accendere la guerra civile. — Sottoposti i rei alla solennità di un pubblico giudizio, i due principali autori erano condannati alla pena di morte. — Ma il Calandrelli dopo avere adempito alla legge come giudice, spogliatosi della veste del magistrato assumeva quella di libero cittadino a sentimenti di umanità e di civiltà ispirato, e indirizzava alla giustizia del popolo un commovente discorso, in cui propugnava l’abolizione della pena di morte per l’onore degli uomini per rispetto alla divinità, e nel mentre dichiarava che la crudeltà della legge si era dovuta applicare cingendo<noinclude></noinclude> r5p6t1shep42che89m8donn9had0z8e Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/48 108 698458 3836377 3423351 2026-05-17T19:31:12Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/46]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/48]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3423351 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|calandrelli alessandro}}|riga=s}}</noinclude>la toga, ora confidava che dinanzi al tribunale del popolo solo competente a portarsi appello, avrebbe trionfato la causa del progresso e dei tempi civili, e i principi del {{AutoreCitato|Cesare Beccaria|Beccaria}} sarebbero stati finalmente osservati. — Il popolo plaudì alla splendida orazione del Calandrelli, cui il colonnello Ruvinetti Presidente della Commissione avendo fatta degna risposta, dalla coscienza popolare pronunciavasi quindi la sentenza che la umanità e la civiltà reclamava, poichè unanime e solenne fa il grido che mentre con i più fervidi evviva acclamava la Commissione chiedeva grazia per i condannati a morte, e grazia fu fatta. — Nel 2 maggio successivo fu nominato Presidente della Commissione con pieni poteri per giudicare le requisizioni illegali e punirne severamente i colpevoli, chè i sanfedisti ed altra gente di siffatta risma commettevano simili operazioni in nome del governo della Repubblica allo scopo appunto di sparger l’odio contro il governo medesimo. — I cittadini romani, facendo onore alle alte virtù del Calandrelli, lo vollero eletto siccome rappresentante del popolo. — Fu poscia sostituto, e quindi prescelto a reggere il Ministero della guerra e marina, e in questa carica essendo, egli proponevasi ricondurre le milizie allo splendore, in che le portarono gli avi nostri, convertendole in una scuola di virtù e a questo fine intesero tutti gli ordini di lui. — Di vero propose egli di obbligare alle armi tutti i cittadini dagli anni 18 a 36 — chi volesse andarne esente, soggiacesse ad una tassa proporzionata alle sue facoltà, e questa esser fonte al Governo di danaro per istituire altrettanti ingaggi, cui fosse stato allettamento anche un’interesse maggiore dell’ordinario. — Propose, a fine di evitare che gl’ingaggi si componessero dei vagabondi e dei rifiuti della città, di ripartirne il numero nel contingente da darsi da ogni parrocchia, avendo in mira di trarre bravi elementi di milizia specialmente dalle campagne; — propose, onde avvivare la disciplina delle truppe, che ciaschedun soldato il quale si era mostrato subordinato e meritava lode, dopo compiuta la guerra della nazionale indipendenza s’avesse la retribuzione di un nibbio di terreno di media feracità, ovvero la equivalente somma di scudi sessanta; — proponeva, allo scopo di ampliare le fonti dell’esercito, e allo effetto di educare la nazione alle armi, che si decretasse non potersi ottare agl’impieghi civili da chi non presentasse fra gli altri documenti quello di essere stato iscritto per un triennio nei ruoli della linea, fatta eccezione soltanto per coloro che avevano deformità di corpo, e per quei che dimostrassero una straordinaria potenza d’ingegno da meritare un riguardo dal governo per coltivare le sovrane virtù della mente; — tutte queste ed altre proposte provano già nel Calandrelli l’altissimo accorgimento, e la grande attitudine alle cose di stato. — All’apprestamento delle artiglierie, come forza vitale d’un esercito<noinclude></noinclude> f1e6y62qqjcab2zo6zc3b4ik2h9qvv7 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/49 108 698459 3836376 3423352 2026-05-17T19:31:10Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/47]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/49]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3423352 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|calandrelli alessandro}}|riga=s}}</noinclude>virilmente provvide; all’interna fortificazione di Roma diresse i suoi stadi, e a tal uopo divisò mobilizzare le guardie nazionali e organizzare i corpi volontari; e dispose promuovere tutti i materiali dell’interna difesa, sia col munirne i confini dello stato, sia col munirne le principali diramazioni, e l’essenziali località dell’Umbria e di Roma rendere ben guarnite, a fine di star parati anche al più tremendo conflitto. — Ordinò egli tre grandi magazzini da corredo, uno in Roma, l’altro in Bologna, e il terzo in Ancona, a fine di aver sempre pronto e perenne qualunque fornimento militare. — Divisò stabilire in Roma una fabbrica d’armi, e impose ai più rinomati carradori romani la costruzione delle casse, carretti, cassoni, carri a ridoli, fucine, attrezzi e tutto quanto era occorrente all’armamento di altre venti bocche da fuoco; — provvide alla cavalleria in mezzo a molti ostacoli; — seppe prevenire, provvedere, ordinare; — spedì commissari in Francia, nel Belgio, in Inghilterra, per acquisto di polvere, archibugi, cannoni e macchine, e persino in Grecia per aprire gli arruolamenti per 4000 bersaglieri; e fornì Roma di vettovaglie, onde la Repubblica nel giorno dell’assedio si trovò d’ogni cosa fornita. — Ampie vedute di strategia aveva il Calandrelli, e quando non si volle attendere il suo progetto di piombare su Napoli, perchè i diritti della proclamata Repubblica si rafforzassero, e la causa d’Italia più facilmente trionfasse ei si dimise. — Sarebbe stato certo ventura se al ministero di guerra fosse il Calandrelli rimasto, perciocchè per fermo nella sua energia e nel suo pronto consiglio non sarebbesi omesso di far trasportare a Roma tutto il materiale d’assedio che trovavasi a Civitavecchia e Ancona, e costretti a combattere con le sole artiglierie da campo, e qualche pezzo malconcio da 36. — Gli avvenimenti di Roma incalzavano; — dal suolo di Francia si spingeva contro la Repubblica romana densissimo un nembo. — Gli uomini di più forte sapere, di provato patriottismo, di azione più pronta, erano chiamati al sommo delle cose, e tra questi era il Calandrelli. — La sua valentia nella scienza militare, e i miracoli del suo valore ben lo provarono i suoi cannoni quando respinse coi medesimi l’ala sinistra dei nemici, che scendevano per la valle cosidetta dell’Inferno, nel mentre il {{AutoreCitato|Giuseppe Garibaldi|Generale Garibaldi}} distruggeva la destra dei Francesi che muovea verso la {{Wl|Q2000448|Porta S. Pancrazio}}, e Ludovico Calandrelli fratello di Alessandro facea tuonare le artiglierie nel centro con strage delle schiere nemiche. — Era il 30 aprile. — Alessandro per le virtù che lo distinguevano e per l’opera cbe avea compiuto era di subito fatto Colonnello, e conferivaglisi l’onore di benemerenza, decorandolo di una medaglia d’oro. — Durante la campagna di Velletri, in assenza del {{Wl|Q3388185|Generale Rosselli}} assumeva egli il comando della guarnigione di Roma. — Le forze francesi {{Pt|accre-|}}<noinclude></noinclude> a5deciskmyl1xjegjfpyqt247vjjsmj Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/50 108 698460 3836375 3423353 2026-05-17T19:31:08Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/48]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/50]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3423353 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|calandrelli alessandro}}|riga=s}}</noinclude>{{Pt|sciutesi|accresciutesi}} disponevansi intanto all’ultimo assalto, epperò apparecchiavansi le truppe italiane a sostenere estremi e disperati combattimenti a difesa della Repubblica e della città eterna. — La storia della rivoluzione di Roma segnò su gloriosa pagina i prodigi di valore, compiuti dagl’italiani contro i soperchianti nemici, e la eroica difesa opposta alla prepotenza straniera, alla violazione del diritto di tutte le genti, e notò immortalmente i nomi dei valorosi, e di quei che piò eminentemente si distinsero e tra questi è Alessandro Calandrelli. — Della di lui fede politica parlando, noi diremo come questa vada di conserva con la sua fede religiosa, di che già facemmo menzione, imperciocchè egli afferma che siccome la riforma de’ costumi è opera lenta del tempo, così anche la religione ha bisogno del tempo per riformarsi e raggiungere gli alti suoi fini, chè impossibile cosa è a tali riforme venire d’un tratto, siccome avria voluto Catone. — Epperò il Calandrelli conclude esser d’uopo pria riformare il Governo, e siffatta riforma in qualunque modo avvenisse, egli è d’avviso dovesse comprender tre cose. — Primieramente piena libertà ai Comuni d’amministrare da per se stessi, e che l’amministrazione di essi fosse base a quella governativa. — Secondariamente che la milizia stesse sotto i tribunali ordinarî per tutto ciò che riguarda pene afflittive. — Infine che al Re e al potere esecutivo non si desse facoltà di accordare grandi dignità, emolumenti, ed onori neanche agli estinti, senza l’appoggio della Camera e previo un processo che ne accerti il merito, e che i Deputati in ogni anno fossero riconfermati dai rispettivi collegi. — Appresso egli dichiara che se il suo principio religioso fosse osservato, a nulla varrebbe se una piuttostochè altra fosse la forma di governo, perocchè nessuno potrebbe mai tiranneggiare e despotizzare. — Mentre Roma mal poteva resistere nella lotta ineguale, e mentre taluni ardenti patrioti davan consiglio, perchè si desse fine al dramma politico con atti di ultimo terrore, il triumvirato dimettevasi, ed al medesimo sostituivasi quello composto del Calandrelli, del {{Wl|Q3629828|Saliceti}}, del {{Wl|Q3835625|Mariani}}. — E poichè alla sopraffazione della forza nemica d’armi e di numero maggiore, veniva manco ed era tutta esaurita la difesa armata della Repubblica gloriosamente protestando sul sangue dei martiri, sulla santità e giustizia della causa italiana, e l’ordine contenendo nel mentre che ogni autorità discioglievasi, e quando tutta la vendetta poteva cadere sugl’interni nemici, le porte di Roma dischiudevansi e le bajonette straniere riconducevano sul trono il papa fuggiasco. — Il Calandrelli insieme ai colleghi rassegnava il potere con fronte onorata, con la coscienza di aver compiuto il dovere di sincero italiano, di cittadino romano, dalla nobile ambizione sospinto di esser utile alla patria, non dalla {{Pt|cu-|}}<noinclude></noinclude> jjuhilusa3qlx8dh167vgpfjhnf90zz Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/51 108 698461 3836374 3423354 2026-05-17T19:31:06Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/49]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/51]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3423354 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|calandrelli alessandro}}|riga=s}}</noinclude>{{Pt|pidigia,|cupidigia,}} che trascina i più, di accumulare ricchezze, chè nelle casse il pubblico tesoro fu lasciato intatto. — L’onore italiano eglino seppero tenere alto, perciocchè con l’inimico non scesero a capitolazione, non vollero patto, e merita esser notato come egli ed il proprio fratello Ludovico alla interpellanza del {{Wl|Q262812|generale Oudinot}} se volessero venire in servizio della Francia con alta fronte rispondessero «''noi seguiremo la sorte dei nostri compagni''». Nuovi dolori e nuovi lutti dovevano affliggere il cuore della patria. — La prigione, il patibolo, l’esilio era il premio riserbato ai patrioti. — Di vero non appena restauravasi il papale dominio, i partigiani dell’oscurantismo aprivano persecuzione fierissima contro il Calandrella e menatasi a braccio la calunnia, anelavano oscurare un nome intemerato, un cittadino distinto, una individualità spettabilissima. — E fuvvi taluno che l’accusò aver trattato a prezzo di danaro con {{Wl|Q1425551|Torlonia}} la conservazione del {{Wl|Q3516772|Teatro Apollo}}, che era destinato alla demolizione, ma sorse chi sulla pagina del Giornale di Roma del 14 Luglio 1849 pubblicamente la nerissima e falsa imputazione smentiva. — Fuvvi altro che osò addebitarlo di appropriazione di materiali provenienti dalle requisizioni, e taluno giunse scelleratamente a gettare su quella fronte onorata persino l’accusa di furto d’armi, di libri e di altri oggetti. — Ma mentre dapprima il Calandrelli col dispregio sperava attutir la calunnia, stando tranquillo sotto l’usbergo del sentirsi puro, di poi stimò a sicurezza del proprio onore ricorrere al Prefetto di Polizia francese Rouxeau. — La Commissione militare delegata da Oudinot informando respinse l’accusa siccome atrocissima e falsa. — Ciò valse ad eccitare i nemici a guerra più feroce contro il Calandrelli ed in speciale modo un triumvirato cardinalizio costituivasi ad inveire contro i liberali, onde e il Rouxeau e il De Corcelles porsero al Calandrelli consiglio di sottrarsi alle inique persecuzioni esulando, e gli offerirono il passaporto ed i mezzi per correre di subito a Civitavecchia e di là imbarcarsi per straniere regioni. — Però nel mentre andava nel pensiero meditando se a quel partito dovesse apprendersi, gli sgherri pontifici furongli addosso traendolo in uno squallido carcere segreto di Castel S. Angelo. — Era il 2 Novembre 1849. — Nel giorno 16 anniversario dei fatti di Monte Cavallo, in cui il Calandrelli impedì che il cannone tuonasse contro il quirinale e la vita del pontefice corresse pericolo, egli era sottoposto ad interrogatorio. — Furono i suoi giudici processanti Lorenzo Manzoni, e tal Mori, che lasciarono di se stessi maledetta memoria, perocchè costui fosse un vilissimo istromento del fisco miserabile schiuma di gente perversa, ed il primo barattiere diffamatissimo e nell’arte del delatore nefastamente celebre. — Rinchiuso nel<noinclude></noinclude> kw80qedutwhvrjgk87ms15z4dm6xdmx Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/52 108 698462 3836373 3423355 2026-05-17T19:31:04Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/50]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/52]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3423355 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|calandrelli alessandro}}|riga=s}}</noinclude>15 decembre 1850 entro il carcere di S. Michele fu per lui conforto dolcissimo di vedere il carabiniere Pietro Delars soprachiamato Delajo, svizzero, interessarsi per lui, ed esprimergli ardentissimo il desiderio di salvarlo. — Era quegli un antico soldato delle guerre d’Italia. — Però venuto in sospetto e tenuto in vista fu sorpreso con un compromittente viglietto indosso, onde i manigoldi pontificî trattolo in oscura prigione lo percossero di bastone, mentr’egli si sforzava sottrarre a loro quel viglietto e sottoposto a giudizio fu espulso dal corpo, e condannato a tre anni di reclusione. — Ciò pervenuto a notizia del Calandrelli n’ebbe cordoglio amarissimo, chè per l’amore di lui il Delars a tanta sventura soggiacque. — Il Tribunale così detto della S. Consulta del quale era presidente Monsignor Matteucci nel giorno 24 giugno 1851 pronunciava giudizio. — Era difensore delegato di ufficio l’avv.° Gui. — Sosteneva le parti del fisco il Pasqualoni, per il quale aveva il Calandrelli nel consiglio dei Ministri dato voto contrario, perocchè ebbe quegli la impudenza di promuover domanda onde esser nominato Sostituto nel Ministero di Grazia e Giustizia. — Due giorni durò il dibattimento della causa. — E mentre i giudici satelliti della teocrazia unanimi dichiaravano il Calandrelli reo di alto tradimento, la maggioranza però escludeva l’addebito dei reati comuni. — Cadeva la sera del 6 settembre 1851. — Tutto era sepolto nei silenzi della notte. — Il Calandrelli tradotto in una camera del carcere di S. Michele si trovò in mezzo ad una turba di gendarmi e d’altra gente civilmente vestita. — Eragli data lettura dal notaio Felci della sentenza, che lo condannava a 3 anni di opera pubblica; a 15 di galera; alla morte ignominiosa. — Ma tostochò tale sentenza fu letta, da tutti gli astanti, che forse a tale uopo furon fatti convenire, un grido si levò unanime, ''grazia, grazia. — E la grazia è fatta'', riprese il Felci con voce stentorea, e alzatosi in piè lesse: «''il Santo Padre ha commutato tutte queste pene a soli venti anni di galera da scontarsi in un bagno''.» e quelle parole «''a soli venti anni''» accentò con tale un suono di sarcasmo accompagnato da mefistofelico riso, che il Calandrelli uomo di forte e profondo sentire e di leggieri suscettibile divampando d’ira dimandato che gli fosse consegnata la sentenza, appena l’ebbe disdegnosamente la lacerò dinanzi a tutti, e fu breve furore di anima romana, del quale noi crediamo avesse poi il Calandrelli stesso pentimento, perciocchè sebbene fosse tratto da sdegno magnanimo, pure era in quel momento imprudente cosa, chè non giovando a se stesso gli altri condannati poteva pregiudicare nelle concessioni di grazia. — E per quell’atto fu tosto il Calandrelli caricato di ferri e gettato in più<noinclude></noinclude> cv8wg46h1biio7osh7cly5b2a9k2bz1 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/53 108 698463 3836372 3423356 2026-05-17T19:31:02Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/51]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/53]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3423356 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|calandrelli alessandro}}|riga=s}}</noinclude>angusto ed orrido carcere sino a che nell’alba del sopravegnente giorno insieme al D.<sup>r</sup> Pietro Ripari condannato a venti anni di galera per illecita corrispondenza, e a due poveri popolani fu tradotto al forte d’Ancona. — Noi non diremo con quanta efferità fosse egli trattato, quanto raffinamento di carceraria tortura si adoperasse contro di lui, basti accennare come egli fosse rinchiuso in una ristrettissima cella a piano terreno esposta a tramontana corrispondente in un cortile detto ''la pergoletta'', a piè del monte in riva al mare, nel quale carcere le acque penetrando, producevano umidore, ed era un tempo cemetero del bagno e camera de’ morti, poi luogo di penitenza pe’ condannati incorregibili. S’aggiunga il più povero cibo, e la mancanza persino del vestimento, e s’immagini ciascuno qual vita conducesse lo sventurato Calandrelli colà dentro. — Eppure egli si mantenne sempre calmo e dignitoso in mezzo a quelle angoscie, a quei patimenti, a quella orrenda gemonia. — Chi avrìa mai creduto che per Calandrelli splendeva benigna una stella in cielo straniero? Chi mai pensato avria che quella potenza, la quale fè doma la superbia francese, sarebbe stata la liberatrice di lui? — Noi accennammo già come il padre di Alessandro si trovasse alla Corte di Berlino chiamatovi dalla sua artistica celebrità, e nelle grazie essendo di tutti, e la particolare benevolenza avendo di {{Wl|Q57180|Federico Guglielmo IV}}, gli fu agevole cosa alla sorte del figlio provvedere. — E difatti Federico fece dapprima scrivere al De Reamont, poi all’Usedon affinchè adoperassero loro offici presso il governo del pontefice a prè di Alessandro Calandrelli. — Ma poichè ogni pratica riusciva inutile, ed infrattanto nella tormentosa prigionia s’andava la vita del Calandrelli logorando, il Re incaricava l’egregio Schultze Cancelliere della Legazione di Prussia in Roma, perchè del di lui miserevole stato si fosse accertato e quindi riferisse. — E fatto presente al Re il quadro purtroppo vero delle atrocissime sofferenze del Calandrelli, un autografo regio diretto al Papa ne chiedeva la liberazione. — Ed il Papa Pio IX ordinava immediatamente che la pena del Calandrelli fosse commutata nell’esilio perpetuo da tutta Italia. — Era la sera del 22 giugno 1854 quando Mons. Amici con imponente apparato fatto innanzi a se venire il Calandrelli la grazia del pontefice comunicavagli. — Ed egli accettavala a patto che innanzi fosse ogni ombra di reato comune tolta da lui, epperò richiedeva che il processo pubblicamente si rivedesse davanti ai tribunali ordinarî nel confronto dei testimoni e degli accusatori, e dimostravasi grato per la grazia in quanto concerneva il reato politico. — Però Mons. Amici con quel fine sorriso ed in quella mansueta attitudine, che distingue tutti coloro che l’aure teocratiche respirano, e vivono nell’atmosfera del Vaticano, si espresse: — ''Quod autem hi tituli? — nisi arcus {{Pt|co-|}}''<noinclude></noinclude> b3olzfiyps2oca25ay9khq134hnnzu2 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/54 108 698464 3836371 3423357 2026-05-17T19:31:00Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/52]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/54]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3423357 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|calandrelli alessandro}}|riga=s}}</noinclude>''{{Pt|loratus|coloratus}} et vapor ad modicum parens; — oh! sono cose che svaporano'', soggiunse, ''sono cose bancarie che voi l’avete volute incontrare, ma che niuno le crede. — Io sarò il primo ad invitarvi a pranzo. — Ma che speriate adesso che il governo acconsenta a quello che dimandate, scusate, nè io, nè voi lo permetteremmo se fossimo lui. — Pensateci bene; io vi credeva uomo d’altro spirito''. — Trascorsero altri giorni, quando la mattina del 18 luglio 1854 era tratto dal carcere e per un breve uscio corrispondente sul mare, posto in uno schifo che costeggiava il di fuori del porto, fu condotto alla nave a vapore e consegnato ai consoli d’Austria e di Prussia. — A noi piace qui riportare le parole che egli scriveva nel giorno stesso della partenza alla amatissima sua sorella Elisa: «''Io sono al giorno della partenza; tra pochi momenti salirò sul battello a vapore, pensa tu come sto. L’atroce dolore che soffrii per la morte di mia madre e di tanti prodi uomini, è nulla in proporzione di quello che sento in dover lasciare la mia terra natale. — Solo conforto mi resta il sapere di non averle fatto disonore, e la speranza di rivederla felice. — Addio''.» E di vero una cupa e dolorosa mestizia lo assalse, allorchè vide scomparire dinanzi ai suoi sguardi le coste d’Italia, e lo soccorse, unico sfogo nei momenti tristamente infelici — un lagrimare dirotto. — Giunto a Vienna ebbe gentili accoglienze dal Direttore di Polizia, il quale gli espresse dispiacimento di non potergli accordare il passaporto per Dresda, ma invece glielo diè per {{Wl|Q14960|Brün}} in Moravia, da ove gli si presentò alla vista l’infausto {{Wl|Q118256|Spielberg}}, e tutta gli ricorse alla mente la storia sventurata del povero {{AutoreCitato|Silvio Pellico|Silvio Pellico}}. — Di là poi per la Slesia arrivò a Berlino. — Le commozioni di un padre e di un figlio, che si riveggono dopo 22 anni di lontananza, nè la parola, nè la penna può ridire. — L’uno cadde nelle braccia dell’altro, si strinsero al cuore, si baciarono, piansero, erano felici. — E a quella felicità compartecipava pure il fratello Ludovico, col quale in fraterna tenerezza pur disfogavasi. — Nè certo di lui può rimanersi nostra penna dallo scrivere in questa biografica memoria una parola onorata. — Fu d’ingegno svegliatissimo o nelle matematiche profondo. — Giovane degli anni si rivelò nella carriera militare un genio di guerra. — Di vero lo vedemmo nello campagne del 1848 contro gli austriaci combattere con eroismo senza pari, e con coraggio inaudito si diè a demolire la fortezza di Comacchio in presenza delle stesse forze nemiche; compiè prodigi di valore a Piave, a Vicenza, a Velletri, a Roma e nelle artiglierie peritissimo contro la francese tracotanza, dai bastioni del Vaticano diè prove della sua virtù militare, che invitava ad ammirarlo. — E fu nel 20 giugno 1849, che nel postare un cannone, una palla nemica di<noinclude></noinclude> 6bc6j9mwlsncx0gjyglf0tqlmtd5qlo Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/55 108 698465 3836370 3423358 2026-05-17T19:30:58Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/53]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/55]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3423358 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|calandrelli alessandro}}|riga=s}}</noinclude>grosso calibro colpiva la ruota dell’affusto e ne sbalzava via alcune piastre, una delle quali colpendolo al petto stramazzavalo al suolo privo di sensi, sicchè fu creduto spento — Raggravasene il campo francese, ma fu breve la insana allegrezza, perocchè riavutosi Ludovico Calandrelli, dalle mura di Roma con le sue artiglierie menava strage grandissima degli inimici, e fino all’ultimo istante della disperata battaglia dimostrò quanto fosse nella vita militare esperto, nell’animo coraggioso, nell’arte di puntare insuperabile. — Ma poichè furono i fati contrari alla salute di Roma e d’Italia, il Calandrelli migrò e trasferissi a Berlino presso suo padre. — Se non che indi a non guari sollevatasi la questione d’Oriente, ei corse a Parigi, ed avute splendide raccomandazioni dal Vaillant, che altamente lo estimava avendone conosciute ed ammirate in Roma le distinte virtù, sopra di un legno da guerra facealo trasportare a Costantinopoli, ove era immediatamente dal Sultano nominato colonnello d’artiglieria addetto allo stato maggiore d’{{Wl|Q159378|Ismäël Pacha}} generale dell’esercito d’Asia, col quale recavasi tosto a {{Wl|Q127063|Kars}}, e ad {{Wl|Q122803|Erxerum}}, e in questa città davasi a fortificare la piazza con ammirazione del generale inglese Williams e del generale ottomano. — Però sotto il peso delle immense fatiche assalito dal tifo sventuratamente moriva il 2 settembre 1855, mentre l’aureola della gloria di già irraggiava sua fronte. — Fu la sua morte considerata siccome una sventura pubblica e nella solennità del funebre accompagnamento prese parte non solo tutto il corpo diplomatico, ma anche la guarnigione turca di 8,000 uomini che volle — esempio unico nella storia dei musulmani! — assumere il lutto. — Tanta era la stima, tanto l’affetto che aveva già saputo guadagnarsi Ludovico! — Egli lasciò in lingua tedesca una storia circostanziata di tutte le guerre del 1848 e 1849 e una relazione in italiano della spedizione romana nel Veneto. — Sul feretro di lui furono pronunciate parole che ti stringono il cuore. — Ad Alessandro che nell’anno precedente avea raccolto l’ultimo sospiro del padre suo giungeva di trafiggimento atrocissimo la notizia che avea perduto per sempre anche il suo Ludovico, il fratello carissimo, che durando nella vita sarebbe stato certamente una delle più belle glorie della patria. — Alessandro Calandrelli in Berlino dimorando fu universalmente onorato e stimato, e avuto nel favore del Re, al quale poichè espresse sua gratitudine per la conseguita grazia, il Re stesso gli espresse l’alto pregio in che avealo, anche in una dimostrazione che merita ricordare. — E questa fu che trattosi presso di un verone e toccando della mano un cristallo disse: — ''Vedi se un lieve appannamento pur vi fosse stato io non mi sarei preso impegno alcuno'' — volendo significare appunto che se non lo avesse creduto degno di<noinclude></noinclude> 154xzrseqy474z03jnqxvmtx7fugymy Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/56 108 698466 3836369 3423359 2026-05-17T19:30:56Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/54]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/56]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3423359 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|calandrelli alessandro}}|riga=s}}</noinclude>tutti i riguardi non avrebbe a di lui prò interessato il suo regio potere. — Il Calandrelli si diè intanto a coltivare semprepiù gli studî, e da questi trasse i mezzi del vivere durante l’esilio, perciocchè prese ad insegnare particolarmente letteratura italiana. — Seppe poi acquistarsi l’amicizia e l’affetto degli uomini più celebri tra i quali basti noverare il grande {{Wl|Q6694|Humboldt}}. — Ed in Berlino tolse per moglie, e fece sua una ornatissima e gentilissima donna, quale è Emilia Reinike, che lo ha fatto padre di tre cari figliuoli, Lodovica, Elisa e Giovanni, i quali sono la sua consolazione più bella, la speranza più cara del cuore suo. La libertà e la indipendenza d’Italia, egli sopratutto desiderando, dalla terra straniera esultò ogni volta che nello svolgersi degli avvenimenti politici dopo il 1859 a lui giungevano fauste nuove sui trionfi della causa italiana. Però malgrado le insistenti eccitazioni avutesi per mezzo dell’ambasciatore Delunay dallo inallora governo Sardo perch’egli prendesse servizio nell’armata, ricusò, e solo allora che seppe liberata la sua Roma mosse di ritorno alla terra, che lo vide nascere, e che racchiudeva per lui supreme memorie. — Vi giungeva il 2 ottobre giorno del plebiscito romano, cui egli però non volle prender parte, perciocchè sconsigliato riconobbe il modo con che facevasi, per favoreggiare una gente, cui certo non può saper grado. — Riabbracciò la diletta sorella Elisa vedova del consorte Gaetano Maffei, che la sacerdotale ferocia carcerò esiliò e perseguitò incolpandolo di essere stato portatore ''di saluti ai sediziosi''. Anche in quel momento nella gioja di stringere al seno una cara persona, sentì la trafittura per la morte di quell’uomo egregio. — I propri concittadini lo salutarono con effondimento d’affetto, e lo vollero subitamente all’ufficio di Consigliere comunale in Campidoglio. Però stimò quindi dimettersi, perocchè vedeva l’amministrazione municipale compagna a quella governativa correre a precipitosa rovina, ed anco per ragione del piano regolatore di Roma, intorno al quale mentre egli parlò nella Commissione con sano consiglio, e faceva conoscere i riguardi dovuti alla igiene e alla topografia tradizionale, era impudentemente avversato. — E di vero egli osservava che la città dovea avere la sua principal giacitura verso ponente come conduce l’istinto di tutto ciò, che ha vita, e al di là del Tevere occupasse quindi il Trastevere esente dalle alluvioni, e al di quà non si estendesse oltre il recinto di Servio, cioè che il caseggiato secondando l’andamento delle colline stesse ad anfiteatro nel versante del Campo Marzio, e che le nuove costruzioni fossero principalmente destinate a beneficio economico della classe più umile del popolo, incominciando dal centro e tirando mano mano verso la periferia. Sedendo egli Consigliere fu membro della commissione edilizia, di quella dei Musei e dell’altra per riconoscere i nomi dei Romani caduti nelle patrie<noinclude></noinclude> 4flhjrssogsl3vg9o5d19qfm071r28c Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/57 108 698467 3836368 3423360 2026-05-17T19:30:54Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/55]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/57]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3423360 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|calandrelli alessandro}}|riga=s}}</noinclude>battaglie, nomi che si vogliono scolpiti su tavole di marmo da collocarsi sotto i portici del Campidoglio, ma che giacciono ancora in terra. — A quest’ultima commissione fu scelto dal comunale consiglio nella seduta del 28 febbrajo 1871, e riconfermato dalla Giunta nel congresso del 6 marzo 1872. Nel decembre 1870 era nominato Ispettore edilizio, e in questo ufficio egli essendo molti progetti ch’ei fece furono accolti, altri di maggiore utilità o non curati o dimentichi. — Di vero v’ha il progetto di un regolamento sul carreggio in Roma, per impedir la rovina delle strade e il maltrattamento della bestie; v’ha il progetto di pubblico ornato col fornire tutte le case di cornicione con incanalamento interno per l’esito delle acque; v’ha il progetto della festa agricola da celebrarsi il 21 aprile anniversario della fondazione di Roma, secondo il quale verrebbe a promuoversi incoraggiamento all’agricoltura, con ricompense ed onori da distribuirsi in quel giorno a tutti coloro che avranno presentato i migliori prodotti dei campi e della pastorizia, i più acconci istrumenti per agevolare la coltura dei terreni, sia nella aratura, {{ec|eche nell|che nella}} seminazione. — Nè uomo v’ha certo siccome il Calandrelli d’ogni materia studiosissimo. — Fu egli raccoglitore solerte degli avanzi di tutti gli esseri organici, che attestano le varie epoche della terra, e ne aveva formato la più bella collezione composta di più che 300 specie di conchiglie del Monte Mario, di altrettante che trovansi nella pietra Macco di Civitavecchia, non che di più migliaja d’Italia ed esotiche. — Ma questa preziosa raccolta fu scelleratamente manomessa dalla polizia papale nella perquisizione, in cui s’impossessò anche di molti preziosissimi oggetti antichi e di pregiati volumi. — Gli avanzi di quella raccolta di 1320 specie sopra 5000 esemplari furono acquistati dall’università Romana, siccome apprendesi dall’annuario della medesima del 1872. — Fu raccoglitore anche delle ossa fossili fra le quali rinvenne anche quelle dell’elefante africano, che dapprima si credeva abitatore soltanto della Sicilia, mentre con tale scoperta si veniva ora a provare aver vissuto anche nel Lazio insieme coll’elefante primo genio, antico e meridionale. — Dette ossa consistono in due denti molari con rispettive mandibole, che nel 1829 trovò tra i depositi fluviali del Pincio, e il celebre prof. Luigi Metaxà constatò il fatto e classificò la specie in illustre memoria. — Eppure vi è stato chi di questa scoperta voleva farsi pregio e torre il merito al Calandrelli. — Fu egli che devenne eziandio al discovrimento del verme vivo dentro il bianco di un uovo fresco, giudicato dal Dr. {{Wl|Q23887211|Telemaco Metaxà}} nelle sue Memorie Zoologico-Mediche per una femmina dell’''{{Wl|Q310838|ascaris vescicularis}}'', e ciò valse a sgombrare ogni dubbio lasciato dal {{Wl|Q2662898|Vallismieri}}, se cioè veramente anche nelle uova fresche col guscio possa racchiudersi il vermine. — {{nop}}<noinclude></noinclude> reag2zlkxlnynuq1wxtzk29lrhql9ve Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/58 108 698468 3836367 3423361 2026-05-17T19:30:52Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/56]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/58]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3423361 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|calandrelli alessandro}}|riga=s}}</noinclude> Come scrittore pregiati sono i suoi lavori intorno la Conchiologia fossile, di che fa pur menzione Angelo Conti nella sua opera intitolata il Monte Mario e suoi fossili. — Scrisse più memorie su diverse materie, e in più giornali pubblicò articoli, e la sua penna fu avuta in pregio. — Nel gennaio 1871 furono pubblicate due lettere, l’una indirizzata ai Deputati romani, l’altra all’esimio avvocato Stefanucci-Ala, riguardanti la questione sul trasferimento della capitale, in cui stigmatizzava specialmente gli uomini di stato nell’indugio a stabilire gli ufficî in Roma, e rendere alla medesima l’aspetto e l’ufficio di capitale, siccome ne era degna. — Le quali lettere forte entusiasmarono fruttavangli popolare onoranza, onde s’ebbero l’onore di una disamina persino da quelle teste de’ Gesuiti, scrittori della {{Wl|Q2066344|Civiltà Cattolica}}. Nel giornale letterario intitolato «''La vita nuova''» scrisse articoli sulla {{Wl|Q133132|Comune di Parigi}} non già per giustificarne gli eccessi, ma per dimostrare come non fossero i medesimi che uno sfogo irrefrenato della oltraggiata umanità, e le ultime conseguenze cui traggono il popolo le dispotiche voglie di tiranni governi, e la mala condotta degli uomini di stato. — Scrisse poi una pregevole e bella memoria con tavola d’illustrazione sopra una ferrovia, che potrebbe stabilirsi dal Tirreno all’Adriatico per le valli del Tevere, Velino e Tronto, e ne dimostra i vantaggi grandissimi. — Alessandro Calandrelli noi quindi lo vediamo nel campo politico valentissimo, nell’arte militare sapiente, della patria amante sincero, promotore di tutto quanto può condurre al prosperamento di Roma, al benessere della nazione, cultore delle scienze, scrittore stimatissimo di utili cose, di forte e nobile tempra, d’integro carattere, della vera religione sociale difenditore, di sensi gentili e cortesi, d’animo aperto, consigliere dottissimo, non ambire emolumenti, ma i consigli dei sapienti antichi seguendo svolgere tutta la sua operosità, tutto il suo ingegno ad onore di sè e della famiglia, e ad utilità e gloria della patria. — Di Alessandro Calandrelli splendidamente parlarono e il {{AutoreCitato|Luigi Carlo Farini|Farini}} e il {{Wl|Q3742661|Ranalli}}, e il Miraglia, e il {{Wl|Q55227895|Gabussi}} e il {{AutoreCitato|Luigi Pianciani|Pianciani}} delle di lui virtù potremmo ancora più diffusamente parlare e di altri suoi celebri antenati discorrere, quali furono il sacerdote D. {{Wl|Q3770197|Giuseppe Calandrelli}}, che salì in grande celebrità di astronomo e fu nelle matematiche eccellente, il quale fè salvo il Museo Kircherkno nella prima invasione francese; — ed {{Wl|Q25745267|Ignazio Calandrelli}} che s’ebbe splendida fama di professore d’ottica e di astronomia e fu reggitore della Specola Romana; — ma noi crediamo conchiudere questa biografica memoria col presentare il Calandrelli siccome uno degli uomini più insigni e nella carica d’Ispettore edilizio, di che la Giunta volle meritamente onorarlo niun altro certo quanto egli e per il suo sapere e per la sua operosità, e per l’altezza de’ suoi consigli, potrà al maggior lustro di Roma concorrere e al municipale splendore. {{nop}}<noinclude></noinclude> jmemg428m29lsavlhhk1lq77qh977d2 Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Alessandro Calandrelli 0 698469 3836036 3795822 2026-05-17T19:13:04Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836036 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=14 novembre 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Alessandro Calandrelli|prec=../Andrea Bracci|succ=../Guido Orazio di Carpegna Falconieri}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=43 to=58 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Calandrelli, Alessandro]] 65oh0i3qszayt4pnq4odao82rajfhgv Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/61 108 698574 3836364 3430817 2026-05-17T19:30:46Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/59]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/61]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3430817 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|biografie dei consiglieri comunali di roma}} |riga=a}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|GUIDO CONTE DI CARPEGNA }} {{Ct|f=1.2em|{{Sc|Assessore Municipale}} }} {{capolettera|[[File:Capolettera M - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 25 crop).jpg|50px|M]] | |-26px}}olte opere si pubblicarono nello intendimento di far conoscere quali sieno veramente le famiglie illustri in Italia, e moltissime si pubblicarono allo scopo di far comparire illustri famiglie che per nulla lo sono. — Noi non facciamo nè i cantori di vecchie celebrità, nè i rapsodi delle moderne ambizioni: deliniamo a larghi tratti alcuni uomini, i quali per la loro vita pubblica dopo il 20 settembre 1870 occupano più o meno meritamente una pagina nella storia del Campidoglio. I Carpegna sono di antica ed illustre prosapia: il {{AutoreCitato|Pompeo Litta Biumi|Litta}} s’è dato briga di rintracciarne l’origine e tesserne la storia, e così per parte di donna li trovò derivare dall’antica famiglia Feltresca, divisa poi in tre rami, i conti di Montefeltro, i conti di Carpigna de’ quali fa cenno {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}}, ed i Faggiuolani da cui l’Uguccione interpretato da molti nel ''Veltro'', pure di Dante. — Dai Montefeltro, vennero i duchi di Urbino, e lo stemma di questi è eguale a quello degli attuali conti di Carpegna che posseggono tuttora il castello sugli Apennini. — Chi amasse saperne di più, legga il Litta; chè noi scriviamo dell’Assessore non della famiglia. — Si dissero sempre Ghibellini, non sappiamo però se così amino essere tenuti secondo la etimologia della parola dal castello germanico di dove sorsero nel medio evo, o se piuttosto intendano dirsi Ghibellini perchè imperialisti ed oppositori al Papato. Rappresentante attuale del ramo primogenito della famiglia è il conte Luigi, con il nome di Orazio Falconieri per eredità ricevuta, ed ha due figli: Filippo che milita fino dal 1864 nell’esercito italiano, e {{Wl|Q3779407|Guido}} attuale assessore in Campidoglio. Ebbe questi a maestri i padri Gesuiti del Collegio romano, fu licenziato in legge<noinclude></noinclude> s3j4z1004dc6jurgdu680y9d5gr2tdy Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/67 108 698575 3836358 3430823 2026-05-17T19:30:34Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/65]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/67]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3430823 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|biografie dei consiglieri comunali di roma}} |riga=ce}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|CASTELLANI CAV. AUGUSTO}} {{Ct|f=1.2em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{Capolettera|[[File:Capolettera L - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 9 crop).jpg|40px]] | |-35px}}a famiglia Castellani ebbe culla e storia in Ancona: in sullo scorcio del secolo decimottavo passò in Roma, e quivi nel dì 10 gennaio dell’anno 1829 nacque {{AutoreCitato|Augusto Castellani|Castellani Augusto}}. Sortì da natura mente svegliata, carattere fermo, cuore aperto al bello ed al buono; quanto è necessario per formare un distinto artista ed un ottimo cittadino. — Giovanetto ancora condotto dai parenti per i musei e per le gallerie, l’occhio avvezzava alle tele stupende, alle statue greche, agli affreschi meravigliosi che fregiano, adornano, arricchiscono i palazzi dei grandi patrizi con gl’incredibili tesori di ogni arte bella antica e moderna. I forastieri che calano dai paesi tramontani o vengono per mare, balzati d’improvviso in Roma e sorpresi di tante cose che in assai minor numero possono vedere nelle reggie stesse dei loro monarchi, se ne vanno gironzolando per le vie, per le piazze, per le gallerie divorando con l’occhio monumenti, statue, busti, dipinture, quasichè il tutto animato minacci fuggir loro dinnanzi. E quanto più in Roma soggiornano, e tanto più si beano in quelle inestimabili accolte di ogni bellezza di arte e di materia, e sempre trovano un che di ammirabile, di stupendo, e sempre hanno nuove esclamazioni per esprimerne il contento ed il gusto. Ma tutto ciò che i forastieri vengono una volta o qualche più ad ammirare nel corso di loro vita, e molti di quei luoghi ed oggetti antichi che manco s’aprono al pubblico, i Romani li vedono fino da bambini portativi dalle madri, e fatti grandicelli condottivi dai padri e maestri, così che le impressioni rimangono indelebili nell’animo, e nella gioventù e virilità rinfrescano, e nella vecchiaia ricordano e rigustano. — Quà poi la vista del<noinclude></noinclude> lmwjdp50khiy34runjumbp4q8sg5je1 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/68 108 698576 3836357 3430824 2026-05-17T19:30:32Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/66]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/68]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3430824 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|castellani cav. augusto}}|}}</noinclude>Pantheon, del Colosseo, della colonna Traiana, educa ed inorgoglisce, e pare che quelle moli immense sfidino i secoli per avvezzare quasi il Romano sino da fanciullo a tenere alta la testa, e lo spirito dei sotterrati pare ribolla, rompa la zolla od apra il monumento ed aleggi su tutto, e la brezza stessa che susurra dal Tevere stendendosi all’intorno pare che dica «quì non può vivere che l’uomo artista.» Augusto Castellani aveva inteso questa voce risuonargli nel fondo dell’anima fin da fanciullo, l’ascoltò e divenne vero artista. Il museo Gregoriano è la più meravigliosa raccolta di orerie etrusche dissotterrate a Volterra, Populonia, Rosella, Chiusi, Cosa, Sarteano, Ardea, Tuscolo, Porto d’Anzio, sulle rive della Cecina e della Cornia. Ammiravasi ancora in Roma il museo Campana, acquistato dalla Francia per 4,800,000 lire, del quale scrisse il {{Wl|Q312416|padre Secchi}} che «mostrate le orerie ai più valenti orefici di Roma, hanno per meraviglia sfidato la loro industria, scoraggiato il loro lungo esercizio, rapita la loro spontanea confessione che il lavoro è inimitabile, e che dinnanzi ad esso cadevano loro di mano gli strumenti dell’arte.» Raccontasi che {{Wl|Q125984|Anastasio il Bibliotecario}} trasse dagli archivi del Vaticano il catalogo degli arredi regalati da Costantino alla basilica di san Giovanni Laterano, stupendi per ricchezza e lavoro, fra quali altamente ammiravansi oggetti speciali di oreficeria, in calici, coppe, candelabri, incensieri, urne. Ed i papi ebbero cura grandissima che l’oreficeria mentre in sommo onore era tenuta specialmente dalla Veneta Repubblica, non perdesse di merito in Roma, sede di ogni arte bella, ed ordinarono lavori, e vollero che gli artisti godessero rinomanza e ricompensa, così che narrasi Pacifico vescovo di Verona essere stato come orafo valentissimo, e le cronache del tempo lo chiamano «''quidquid auro rei argento..... nullus unquam sic peritus in tantis operibus''.» E nell’istoria di quest’arte erasi il Castellani profondamente addottrinato, e le opere più stimate conosceva secondo il loro progredire secolo per secolo, e la vita degli artisti ripassava nella sua mente, e da tutto traeva l’inspirazione al bello, ed il coraggio per rispondere al giudizio del p. Secchi, che ad un cittadino di Roma non potevano i lavori degli antichi far cadere gli strumenti di mano. — Nulla eragli sconosciuto dagli oggetti antichissimi degli etruschi agli ultimi dell’età nostra: non ignorava alcuno dei grandi precettori dell’arte, e ricordava {{Wl|Q220813|Cennino Cennini}}, l’Aretini, il Cione, il {{Wl|Q318640|Pollaiuolo}}, l’Ugolino di maestro Pieri, il Roscietto, il Verrocchio, il padre del Ghirlandaio che vendeva dei belli fiori di argento e d’oro alle donne di Firenze sul Ponte Vecchio, quindi tutta la grande scuola del Cellini. — Con istudio profondo, con costante pazienza riuscì il Castellani a rendere le oreficerie di Roma sopra le altre celebratissime. Le specialità dei suoi lavori etruschi, de’ quali trovonne la tradizione in sant’Angelo in Vado, tra Urbino e Borgo san Sepolcro, ove le vaghe fanciulle dell’Umbria si adornano di collane e spilloni ed orecchini detti navicelle con<noinclude></noinclude> i64z1c7k8ryeyydkncqhwsvgvik85kf Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/69 108 698577 3836356 3430825 2026-05-17T19:30:30Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/67]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/69]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3430825 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|castellani cav. augusto }}|riga=ce}}</noinclude>il gusto e metodo antico, resero il nome del Castellani siffattamente stimato, da non esservi casa principesca che non possegga qualcuno delle sue mirabili opere. In questa cerchia si può dire sbozzata la vita di Augusto Castellani come artista. — Cittadino poi la libertà della sua terra desiderando, sbrandellata siccome la vedeva fra tante straniere signorie, abbandonossi fiducioso nei sogni dorati del 1846, quando per la elezione di {{AutoreCitato|Papa Pio IX|Pio IX}} alla sedia pontificia pretendevasi da molti che dal trono papale potesse bandirsi la guerra allo straniero, e le sparse membra d’Italia raccogliersi, e ritornarla corpo unito e risanguarla e rimpolparla e rianimarla perchè sedesse reina in Europa con l’elmo in testa e la lancia in mano. — Siffatti desideri in buona o mala fede che dai più siano stati concepiti, si risolsero nei farneticamenti di che sono piene le pagine del 1848: gli amatori veraci d’Italia non si smarrirono però, nè cercarono la grandezza della patria oziando o guerreggiando sui campi di Bacco e Venere, ma in sul serio la riscossa volendo, la quiete della famiglia e gli agi della società lasciando, imbracciata un’arma diedero guerra allo straniero. — Augusto Castellani si ascrisse fra gli artiglieri, e raccontano i compagni d’armi che i suoi colpi non davano in fallo, tanto era preciso di occhio e franco tiratore. — Le sorti volsero alla peggio per gli assediati entro Roma, e quando la bandiera francese sventolò in segno di conquista sul maschio di sant’Angelo, ritiratosi a tranquillo vivere, tutto dedicossi allo studio ed al culto dell’arte dell’orafo. Da una sua relazione pubblicata per le stampe, apprendesi con quanto impegno siasi dato ad acquistarsi celebre nome nella oreficeria. — Il suo laboratorio era stazione di pellegrinaggio per ogni più distinto visitatore di Roma, i suoi lavori lodati, compri e dapertutto ricerchi. Le case regnanti gli diedero distinte provo di ammirazione e stima, e la medesima casa di Savoja che per tanta fortuna di eventi venne ad acquistare dominio su tutta Italia ed a porre sua principale residenza in Roma, credette bene seguire le nobili costumanze dei grandi principi comperando alcuni lavori del Castellani per farne doni nelle corti straniere, caricandolo poi del tanto comune titolo di cavaliere nell’ordine della così detta Corona d’Italia, quindi nominandolo nello stesso ordine uffiziale, e finalmente dandogli un simile titolo e grado nella sterminata falange cavalleresca dei santi Maurizio e Lazzaro. Se a questa splendidissima prova di munificenza sovrana si arrestasse la reale Casa di Savoja, lo ignoriamo: il cittadino ritornato artista, onora sempre la patria sua. — E perchè tale altamente lo stimavano i Romani, fu chiamato a far parte della Giunta di Governo, e nelle prime elezioni portato in Campidoglio. Per più volte venne invitato ad entrare nella Giunta municipale, che come uomo intelligentissimo ed operoso, e del bene e decoro di Roma appassionato, ciascuno sapeva quanto vantaggio vi avrebbe recato; ma esso il nobile incarico sempre rifiutò, non perchè difficile, bensì per aver rettamente giudicato che sonza omogeneità di pensamenti sarà arduo il far camminare con ordine la pubblica cosa. — Assiduo alle<noinclude></noinclude> hwbz2f8ui1nndrwpk3adu0l2578oyvb Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/70 108 698578 3836355 3433026 2026-05-17T19:30:28Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/68]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/70]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3433026 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|castellani cav. augusto}}|}}</noinclude>sedute consigliari vi porta sempre largo corredo di savi giudizî, e mostrasi buon cittadino. — Di cotali, Roma ne ha grande bisogno; poichè se per parecchi riesce facile l’arrampicarsi sulla scala della pubblica opinione, e costruirsi da sè riputazioni per le quali manca alcuna volta perfino la mente da concepirle, per altri riesce poi penoso il desiderare ed il non poter fare, ond’è che le cose vanno spesso a balzelloni, e dove il pensiero non trova l’azione, dove l’azione si accerchia, s’immiserisce e rannicchia come il lombrico nel guscio. — Roma ha bisogno di chi le tenga con cura la corona sul capo, come reina eterna delle arti belle, che troppi sono coloro i quali per pazzo o stolto spirito d’innovazione rovinano e distruggono quanto può interessare la tradizione, la storia, la scienza, l’arto; come per altro canto abbisogna di uomini serî e positivi i quali le necessità conoscendo e studiando di provvedere, non facciano troppo spiritualismo dell’arte. — L’antico impone, ma il presente soddisfa: il Colosseo stupisce, ma le comodità del vivere felicitano: ecco perchè uomini si richiedono che il bello amino ma che la prosperità promuovano: artisti per mente, cittadini per cuore. Il cav. Augusto Castellani ha dinnanzi a sè in Campidoglio questo còmpito gravissimo: difendere e proteggere l’arte perchè non imbarberisca, o per un culto male inteso in chi l’arte mette fra le morse fiscali siccome cosa di demanio o roba che stretta in torchio goccia denaro, o per una mania oltre ogni dire esagerata che fa riporre ogni cura nelle pietre e lascia perire di fame le umane creature. — Ma l’arte in siffatto modo difendendo, non può nè deve impedirgli lo studiare eziandio i mezzi più equi e meglio adatti affinchè ed artisti e cittadini tutti riescano a gustare dei reali vantaggi, e non sciaguratamente fittizî siccome quelli insino ad oggi vagheggiati. Nella edilizia il genio, nella finanza il diritto alla vita, nella istruzione la morale, nella beneficenza la dignità del povero, tali sono i massimi consigli che un romano dell’arte e della patria benemerito può propugnare, sostenere e far trionfare in Campidoglio. Il nome di Augusto Castellani di ciò è arra sicura.<noinclude> {{Rule|4em}} {{Centrato|<small>Roma 1873. Tip. Caggiani, Santini e C.</small>}}</noinclude> 0y3d3xhdxsekp0nelellnuurp79pv2e Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/71 108 698579 3836354 3430827 2026-05-17T19:30:26Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/69]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/71]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3430827 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri comunali di roma }}|riga=ce}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|CIAMPI CAV. IGNAZIO}} {{Ct|f=1.2em|{{Sc|Consigliere Municipale}} }} {{capolettera|[[File:Capolettera N - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 19 crop).jpg|50px|N]]| |-35px}}on abbiamo dinnanzi una lunga genealogia, nè una estesa araldica, ma un nome semplice, modesto e noto nel campo letterario. {{AutoreCitato|Ignazio Ciampi|Ciampi Ignazio}} in oggi cavaliere fra la schiera sterminata degli ascritti alle onorifiche confraternite dei soliti Santi Maurizio e Lazzaro, e della Corona d’Italia, e Consigliere Comunale, ebbe i natali in Roma nel 1826 da famiglia proba e di conveniente fortuna provveduta perchè data al commercio. — La prima gioventù fugli funestata da grave sciagura domestica, avendogli morte crudelissima rapita con il colèra-morbus la sorella Regina nel 1887, della quale amante appassionato più che il vincolo di sangue o l’età tenerella importassero, patì molto per l’amara dipartita, nè valsero a confortarlo i molti elogi che poeti e prosatori fecero della defunta celebrata per bellezza e peregrina virtù. — Studiò il Ciampi nel Collegio Romano, e laureossi alla Università di Roma nel 1846: dedicossi a studiare storia e letteratura sotto la direzione del professore abate Rezzi, e parve sotto a questi di voler darsi tutto in braccio alle Muse, siccome quelle che lo avrebbero illuso ma non deluso. L’entusiasmo che infiammò i Romani nel primo tempo del pontificato di {{AutoreCitato|Papa Pio IX|Pio IX}}, i rivolgimenti politici che successero a quell’epoca di viva gioia o di tripudio, attrassero ed avvolsero nelle loro spire vertiginose lo stesso Ciampi, e quantunque giovanissimo fu segretario del Circolo Romano; però non andò più in là, e Marte non giunse a trascinarlo sui campi insanguinati della Lombardia, della Venezia e poi di Roma. Anzichè in lorica si mise in toga, quale uditore della Consulta di Stato; nel marzo 1849 fu addetto al ministero di Grazia e Giustizia, ma appresso alla restaurazione licenziossi, e lasciata Roma andò peregrinando di città in città raccogliendo cronache e documenti per pubblicare poi alcune sue opere.<noinclude></noinclude> polmpt8pwjb385eqifu33664zvujrvv Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/72 108 698580 3836353 3430828 2026-05-17T19:30:24Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/70]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/72]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3430828 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| ciampi cav. ignazio }}|riga=a}}</noinclude> Raccolse in nota stampata ciò che scrisse e pubblicò, ma in tempo nel quale qualunque studentino l’arieggia da letterato, e mille giornali e diecimila opuscoli mostrano come si possa stampare anche senza saper scrivere, e come sia facile darsi nome in pubblico spropositando cinquanta linee sovra un periodico, certo appare almeno per leggiera ambizione l’aver sognato in istampa anche gli articoli pubblicati su qualche periodico. — Lavori buoni però ne ha il Ciampi, ed una stampa seria e severa fece cenno dei migliori con vera imparzialità di giudizio. Fra questi ne piace rammentare le ''Cronache e Statuti della città di Viterbo'', di che il Ciampi ebbe larga soddisfazione nello elogio tributatogli sulla ''Gazzetta Universale di Augusta'' dal distinto storico {{AutoreCitato|Ferdinand Gregorovius|Gregorovius}}. — Non minore in merito è la ''Storia di Demetrio'', dell’''Agrippina del Nord'', e la ''Città Etrusca'', ove ricordò il più memorabile. Nè rammentiamo gli altri, che troppo il parlarne dall’assunto nostro ci allontanerebbe; basti il far sapere che quando uno scrittore fra i suoi critici ha i nomi di {{AutoreCitato|Niccolò Tommaseo|Tommaseo}}, {{AutoreCitato|Vittorio Bersezio|Bersezio}}, {{AutoreCitato|Atto Vannucci|Atto Vannucci}} e gli scrittori della ''Civiltà Cattolica'', può essere contento siccome per segno che le sue pagine non furono giudicate foglia leggiera che il vento in ventiquattr’ore travolge e disperde, ma che furono raccolte e lette, e stimate meritevoli di una parola che ne rammentasse la esistenza. E con ciò abbiamo detto quanto basta del Ciampi come letterato. Più difficile riesce forse il discorrerne come di uomo politico, dappoichè appresso alla restauraziono del governo pontifìcio nel 1849 non diessi vivo ad alcun partito, chè quà pareagli il sacerdotale troppo in opposizione alle generali aspirazioni del tempo, là il repubblicano troppo spigliato ed audace nel dare guerra a tutto ed a tutti, quindi il monarchico-unitario essere un composito di sangue di drago e di grani d’incenso, un po’ di bonetto frigio sormontato dalla croce, un po’ di croce ridotta a spada, e le vecchie leggi e costumanze e massime conservatrici fatte fodero di quella spada che poteva un dì sfoderarsi da un re, ma passare poi in mano di un ardito o di un despota. L’unificazione d’Italia, se pure il Ciampi la intravedeva, atterrivalo, quasi per esso impresa perigliosa e compromettente; ed i monarchici savoiardi che le repubbliche di Venezia e di Roma tentavano far dimenticare perchè dai popoli si celebrassero solo le gesta dei conti di Morienna ora con Dio ed ora contro la disciplina della sua Chiesa, dinnanzi al nostro Consigliere apparivano per quella turba che {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}} chiamò vissuta ''{{TestoCitato|Divina Commedia/Inferno/Canto III|senza infamia e senza lod}}o'', appunto perchè senza una fede viva, determinata, sicura. — Fu prudenza o fu tema? fu rotto consiglio o fiacchezza d’animo? — Noi nol diremo, le vicende politiche di questi tempi ci hanno avvezzato a giudicare mala cosa il non avere una fede determinata; chè l’altalena è brutto giuoco, e meglio fa un nemico franco e leale, che non sia un uomo senza colore e senza spirito. Nello avvicendarsi poi della vita politica gli atti tutti del passato si chiamano ad esame, e chi non ha azioni e bandiera riesce in dubbio, e raro è che acquisti la importanza e la forza donata all’uomo che francamente ha militato; amico o nemico<noinclude></noinclude> 7esvqo4i5hggfv1v5wxptl9y8eu3nwd Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/73 108 698581 3836352 3430829 2026-05-17T19:30:22Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/71]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/73]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3430829 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| ciampi cav. ignazio }}|riga=ce}}</noinclude>di chi ha vinto, ciò non monta, chè anzi il più spesso avviene che il nemico audace prenda per sè la parto migliore nel bottino di sua sconfitta, e si presenti reciso con il dire: «ciò voglio e tengo perchè oggi mi unisco al vincitore.» E gli amici si trovano di sovente a serenare la notte, dopo che la casa propria hanno perduta sperando riaverla migliore nella patria una e libera. Il commento fa al caso, e ci trarrebbe a lavorar di forbice: lasciamo quindi anche il panno della politica, e riparliamo solo dell’uomo Ignazio Ciampi. Vestì la toga nel Tribunale della Rota di dove uscì avvocato nel 1855, e volendo esercitare anche nella parte penale, mentre i civilisti del tempo vi si sdegnavano, dedicossi con impegno sommo in difese, dove all’intelletto richiedevasi molto cuore, e fra queste trattò quella per la sommossa di Trastevere e per il seguito eccidio in casa Aiani, causa che se fu prima per la importanza, fu seconda nel suo esercizio, perchè di altra sommossa trasteverina egli aveva gl’imputati difesi ed in parte salvati. — Le difficili cure del foro divise con i più cari lavori della penna, e poetò e scrisse commedie e racconti, e le vite di vecchi uomini commentò, e così isfuggendo la politica, nè per quanto avveniva molto interessandosi, giunse tranquillo al settembre 1870. L’aver esso avuta parte in parecchi processi politici, fu ragione perchè dal nuovo governo ricevesse l’incarico di rivedere le buccie a quelli che si erano fatti dal governo pontificio specialmente negli ultimi tempi. — L’incarico poteva essere bene affidato per la intelligenza e la integrità di carattere nel Ciampi, ma quale campo spinoso non gli si dava mai a districare? — La è storia in tutti i governi che ne’ Tribunali la passione politica spesso predomini sulla vera giustizia, senza osservare poi la giustizia stessa essere parola, e molte volte senza correlativo. Raro avviene che chi signoreggia non abbia ragione in Tribunale, e che giudici, per quanto si vantino integerrimi ed indipendenti, dacchè il dirlo costa poco, non subiscano l’influsso generale della forma di governo predominante. La giustizia vera è dunque un accidente, che ove così non fosse, non si vedrebbe un Tribunale dar contro alla sentenza dell’altro, e chiamarsi sempre giusto ciò che l’ultimo ha sentenziato; e quando il governo cambia, quei giudici stesssi giudicare per intimo e retto ed indipendente convincimento, reità ciò che sotto il governo, che ebbero appena cessato di servire, giudicavano devozione e buon rispettò alla sacra legge, e per contrario plaudire alle manifestazioni verso il nuovo regime, mentre poco tempo innanzi le aveano condannate. — E solo chi si desse briga di porre a fianco dei nomi dei giudici ciò che molti fra essi sentenziarono allorchè stavano al soldo del Pontefice, dell’Austria, del Borbone, severemente condannando in nome della giustizia e per la propria intemerata coscienza, chi avesse fatto un viva all’Italia e per la sua unificazione cospirato, con ciò che in oggi sentenziano contro chi fa voti per qualcuno dei caduti sovrani, vi sarebbe materia di che lungamente ridere, se a paro con il riso non sorgesse amara la domanda, dove sia la giustizia, quale sentenziamento per coscienza sia attendibile, e se nello giudicare<noinclude></noinclude> ozvxk5l1kfv01eeh4j5f6cy0ca0q4e1 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/74 108 698582 3836351 3433027 2026-05-17T19:30:20Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/72]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/74]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3433027 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| ciampi cav. ignazio }}|riga=a}}</noinclude>dell’onore e della vita dei cittadini sia inspiratore non il retto giudizio ma l’interesse del posto. Che se siffatti pensieri nascono dinnanzi ai processi politici, quanti ancora e più gravi non ve ne hanno in ciò che può riguardare i delitti comuni? Quanti onesti condannati in odio alla opinione politica per ladri e peggio! e su quanti bari ed infami non si sarà passata la fede di benemerenza politica, assoluti ed onorati come cittadini malvagiamente imputati, e come patriotti virtuosissimi, o martiri politici messi all’onoranza!.... — Brutta merce aveva dunque il Ciampi, non per il fatto di Roma, ma perchè in ciò chiudevasi un principio supremo. — Che abbia il Ciampi fatto lo ignoriamo; in tali casi gli errori non vengono dagli uomini ma dai costumi, e dalla stessa società che poggia tutta sull’opinione e sulla giustizia fittizia della fortuna del giorno. Nelle prime elezioni il nome d’Ignazio Ciampi uscì dalle urne amministrative: salì la dolce erta del Campidoglio, e mostrassi siccome assiduo di presenza, così pieno d’interesse per ogni cittadina quistione. — Fece parte di parecchie Commissioni, ed onorifica fu da esso stimata quella di rappresentaro il Municipio di Roma ai solenni funerali con che Milano diede l’estremo vale ad {{AutoreCitato|Alessandro Manzoni|Alessandro Manzoni}}. — Non ricorderemo l’insegnamento di Storia dato dal Ciampi nella Romana Università; ora è vice-presidente del Tribunale Civile e Correzionale, e dove il cavalierato al ministero Menabrea sotto al quale si presero in considerazione i suoi lavori storici e letterarî. Diede consigli per quanto riguarda la pubblica istruzione e vuolsi che bene ne sarebbe a questa venuto se in gran parte le idee del Ciampi fossero state seguite: malanno solito che l’ambizione in chi sta al potere o l’antagonismo mestierante lasci il buono per aver quasi l’obbligo di riconoscerlo in altrui. Nel Consiglio Comunale il cav. Ignazio Ciampi potrà ben fare se vincendo il naturale riguardo che di sovente portano le gare personali di chi sta al fianco, porterà con franca parola le idee di un progresso, che non s’inspira al grettissimo locale, ma spazia sublime al vero bene intellettuale e morale di una popolazione. Al Campidoglio sentesi ancora troppo del macigno sul quale è costrutto, e v’ha la lotta del vecchio con il nuovo, del passato con l’avvenire, si fa della politica nella amministrazione, si mette l’individualismo sulla generalità: ciò tutto porta all’equivoco, da che nasce il caos nel pensiero e nell’azione. Rompere questa catena di pregiudizio pare opera difficile, ma lo sarà per i caratteri fiacchi. Pensi il Ciampi che il Comune è termine medio fra lo Stato e la Famiglia; voglia il bene, e sarà certo di concorrere in opera coronata sempre dalla coscienza del giusto e dalla universale estimazione.<noinclude> {{Rule|12em}} {{Centrato|<small>Roma 1873. Tip. Cuggiani, Santini e C.</small>}}</noinclude> cjaqgk5eywylg7jlqm1xe4u4cwni0tl Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/75 108 698583 3836350 3430833 2026-05-17T19:30:18Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/73]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/75]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3430833 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri municipali di roma }}|riga=ce}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.7em|COLONNA PRINCIPE D. MARCANTONIO }} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{capolettera|[[file:Capolettera L - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 73 crop).jpg|50px|L]]| |-40px}}a più splendida gemma che sul fronte brilla d’Italia è Roma. — E da Roma disse un italiano illustre dovrà uscire unità d’incivilimento, e l’armonia che stringerà tutte le genti in un patto di amore, onde la fraternità dei popoli ne dimanerà come sorgente di felicità umana, e il sole del progresso procederà quindi in suo glorioso cammino. Roma è la terra predestinata dalla eternità dei secoli alle cose grandi, e sotto questo cielo pieno d’''una luce, che ha il raggio dell’anima'', come si esprime un chiarissimo scrittore italiano, ''luce di orizzonti senza termine e di una vita che non conosce l’occaso, su questo suolo che vi ragiona di estinti come fossero vivi, le cui tombe equivalgono ad altari, e dove la stessa caducità non si manifesta col vestigio della morte innanzi alla maestà del Campidoglio, all’augusta maraviglia del Vaticano, all’arcano e sublime terrore che parte dal Colosseo, ognuno scorge un infinito di memorie e di speranze'', un passato ed un avvenire che la gloriosa immortalità di Roma presentano, onde lo stesso {{AutoreCitato|Johann Wolfgang von Goethe|Goethe}} il poeta filosofo dell’Alemagna venuto in Roma esclamava; «''io mi trovo con gioja e rapimento sul suolo classico dove il passato e il presente mi parlano con forte voce e seduttrice''.» E svolgendo gli storici volumi della città eterna veggiamo essere anche stata sempre la culla d’uomini che non solo ebbero grandezza di natali, ma potenza di genio, splendore supremo di virtù, e le orme di se medesimi lasciarono immortali. — Ed è appunto per le glorie antiche e nuove di Roma, per i raggi che dalla medesima si dispandono al mondo, per l’aureola che la circonda siccome {{Pt|Capi-|}}<noinclude></noinclude> f0vcufa7vlgfhjai18qdsk190xcnq8y Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/76 108 698584 3836349 3430834 2026-05-17T19:30:16Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/74]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/76]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3430834 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| colonna principe d. marcantonio }}|riga=a}}</noinclude>{{Pt|tale|Capitale}} d’Italia, che noi a perpetua ricordazione i nomi di coloro che al seggio de’ padri nostri in Campidoglio furono fatti assidere dai propri concittadini, in biografiche memorie raccomandiamo. — E ciò facendo non solo ci è grata cosa di compiere uno storico ufficio, ma si anco un onorato ricordo specialmente degli uomini, che meritarono la stima e la lode, e che o per le grandi opere, o per le modeste virtù si distinsero. — Se v’ha famiglia in Roma che da lunghi secoli conti la stirpe nobilissima, ed abbia avuto uomini celebrati per virtù civili o politiche, per opere di guerra, e d’ingegno questa è la famiglia de’ Principi Colonna, e notissime sono le istorie, che presentano i fatti egregi, le imprese valenti, i meriti illustri onde rifulsero mai sempre. E noi oggi con grata soddisfazione dell’animo scriveremo la biografica memoria del Principe D. {{Wl|Q18341047|Marcantonio Colonna}}, imperocchè presentiamo in lui un giovane che lo splendore del casato illustra con la modestia delle virtù, con i pregi più gentili della mente e del cuore. — Nell’anno 1844 il giorno 8 Aprile nasceva egli in Roma. — Suo padre il principe D. {{Wl|Q18418145|Gio: Andrea Colonna}}, uomo di forte intelletto, di carattere leale, di costumi integerrimo, desideroso che al lustro del casato {{ec|corcorrisponda|corrisponda}} sempre lo splendore delle opere, lo educò in tutte le più nobili e rare discipline, e lo crebbe nell’amor degli studî. — E Marcantonio Colonna sortito avendo da natura un’indole dolcissima, un’anima soavemente mite, un cuore vago soltanto del bello, del buono del giusto, era un fiore che cresceva gentile, e il profumo tramandava delle più elette virtù. — Studiosissimo essendo, beveva dai volumi della storia l’aura del sapere, e la sua mente faceva corredo di sempre varie cognizioni. — E mentre negli studî alimentava l’ingegno, lo spirito veniva guidato dalla propria madre, che fu la principessa Donna Isabella Alvarez de Toledo, la quale d’ogni più bella dote adornata fu una vera stella domestica, un angiolo carissimo della famiglia, un fiore spagnuolo, puro, gentile, modesto, trapiantato su questa terra italiana. — E la prematura morte di questa virtuosissima donna lasciò nella famiglia un solco di dolore incancellabile, un lutto perpetuo nel cuore di chi la conobbe. Quindi quella serenità di sentimento, quella dolcezza di carattere, quel velo gentilissimo di modestia, che tanto distinguono il Principe D. Marcantonio Colonna, s’ebbe principalmente dalla madre, che ne informò il cuore. — Maturando negli anni ed applicandosi con predilezione grandissima alla italiana letteratura, ne gustava le bellezze, ed il suo studio portandosi specialmente sull’arte drammatica comprese esser questa cooperatrice efficacissima alla civiltà e al progresso, imperocchè per mezzo di essa si trasfonde al {{Pt|po-|}}<noinclude></noinclude> jy3rx8ayg6et5298x9smkx6kgmo0nu0 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/77 108 698585 3836348 3430835 2026-05-17T19:30:14Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/75]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/77]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3430835 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| colonna principe d. marcantonio }}|riga=ce}}</noinclude>{{Pt|polo|popolo}} l’amore delle più grandi virtù, e il cuore s’ingentilisce, e il pensiero nobilmente si educa; e comprese eziandio essere opera di chiunque sente affetto alla patria il concorrere alla perfezione di quest’arte. — E di fatti istituitasi l’Accademia Filodrammatica Romana, egli fu eletto Presidente, e agli esercizi drammatici applicandosi, ha dato pubblicamente prova di riuscire valentissimo, e con indefessa sollecitudine, e con particolare amore, al prosperamento dell’Accademia, e alla cognizione dell’arte drammatica intende, siccome fonte, d’onde deriva istruzione e diletto, civiltà, e progresso. — E qui a noi giovi notare come tutti coloro che sortirono grandezza di fortuna ne dovriano seguire l’esempio, perocchè nell’esercizio delle nobili virtù, non negli ozi dorati e nella inerzia illustre si mantiene lo splendore del casato e la gloria del censo. — Il Principe D. Marcantonio Colonna sebbene giovane di età, chè non raggiunse ancora il trentesimo anno, pure avendo bellissimo il nome per i suoi pregi della mente e del cuore, essendo noto com’egli all’opera intenda del progredire dei liberi tempi e della civiltà, e come sia amante di tutto ciò che corrisponde all’onestà, alla giustizia, e al benessere del popolo, era dai propri concittadini, eletto Consigliere in Campidoglio, sicuri che in lui avrebber trovato un sostenitore dei comunali interessi. — E per fermo anche a quell’uffizio egli adempie con tutto lo zelo, e con tutto l’amore che richiede l’interesse comune. — Egli è stato pur prescelto dalla Giunta Municipale siccome uno dei Membri che fa parte della Commissione del Museo Artistico applicato all’industria, istituzione che onora grandemente Roma e le arti. — Il Colonna appartiene pure al corpo della Guardia Nazionale a cavallo, che predilige grandemente, e a provare sempre meglio quanto modesto egli sia, giovi notare come il grado soltanto di caporale si contenti occupare. — I di lui principî sono quelli dell’uomo che ha in rispetto non solo la giustizia, e l’onestà, ma la legalità e tutto quanto giova allo sviluppo del vero progresso, ed è soprattutto desideroso della felicità della patria e del benessere del popolo. — Possedendo un anima sensibilissima per la sventura, un cuore solo capace d’affetti gentili sente amore per le classi indigenti, e soccorrevole è la sua mano, nè manchevole mai è il suo concorso dapertutto ove si tratta di giovare all’umanità. — Lontano dal seguire l’esempio di taluni privilegiati dalla fortuna, è lo studio delle italiane lettere, è l’amore delle arti belle, cui con infinita passione si dedica, imperocchè è per tal modo che la mente ed il cuore ottengono quel compimento che formano il perfetto cittadino, l’uomo cui premono i migliori destini della patria e i trionfi supremi della civiltà. — {{nop}}<noinclude></noinclude> hep0ox0gzyllnhw60xth25lnkxvg8gv Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/78 108 698586 3836347 3433028 2026-05-17T19:30:12Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/76]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/78]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3433028 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| colonna principe d. marcantonio }}|riga=a}}</noinclude>E poichè causa d’insegnamento perenne, è il teatro, come di lunga meditazione, e l’effetto desiderato essendo di ritrarne la rigenerazione morale, d’onde dimanar deve la prosperità dell’umana famiglia, così nella palestra drammatica il Colonna esercitandosi, stamperà certo vastamente sue orme, e farà opera degna dell’illustre casato, conveniente ai pregi che lo distinguono, concorrendo alla perfezione di un arte, che nel cammino dei tempi civili e di progresso sospinge la generazione degli uomini. — E ben disse il sommo Livornese; — ''presso noi il teatro assumendo le parti di educatore deve provvedere al massimo nostro bisogno: bisogno supremo nostro non istà nello ingannare gli avari, i tutori gelosi, sbertare arcifanfani, e via discorrendo, i vizi che debbonsi combattere sono la ipocrisia, la viltà, la frivolezza, la ignoranza, la turpe gara dei debiti e dei fallimenti con la ostentazione del lusso corruttore di ogni buono ordinamento, vuoi domestico, o vuoi pubblico, e tutte le tristizie che vanno serpendo per l’umano consorzio''. — Noi non esporremo come l’accademia filodrammatica, di cui è Presidente il Colonna abbia pur soccorso famiglie lottanti nelle più amare distrette della vita facendo recite di beneficenza, diremo altresì che và semprepiù fiorendo e i giovani artisti danno sicurtà di sè stessi, che saranno per riuscire eccellenti, e il Colonna già pubblica n’ebbe la lode. — In questa biografica ricordazione pertanto abbiamo presentato non altro che la pura, modesta e serena figura di un giovane principe, che per le doti egregie della mente e del cuore onora la famiglia e la patria, e ci è cosa gratissima poterlo specialmente additare siccome modello a coloro che sortirono splendidezza di natali, e già disegnarlo siccome uno degli uomini che alla nazione saranno utilissimi. — Noi avremmo potuto molte pagine occupare in scrivendo di lui, chè la gloria avita e le sue virtù ne darebber materia, ma poichè niuno havvi cui siano sconosciute abbiamo stimato perciò la nostra pubblicazione onorare con questa menzione che al volo della cronaca della nostra età corrisponde. —<noinclude> {{PieDiPagina|<small>Tip. Tiberina Piazza Borghese.</small>||<small>Riccardo Fait — Editore</small>}}</noinclude> abgp0maxmw6uq8tsx96wcgl4x5ek1wm Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/79 108 698587 3836346 3433018 2026-05-17T19:30:10Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/77]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/79]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3433018 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri municipali di roma }}|riga=ce}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|CORSETTI STANISLAO}} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{Capolettera|[[file:Capolettera G - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (crop).jpg|40px|G]]| |-35px}}li uomini, che videro svolgersi i tempi della schiavitù d’Italia, che udirono i gemiti di un popolo, cui o in nome di Dio la volontà e la libertà era tolta, o nell’autorità di straniere dinastie, o nella selvaggia prepotenza di chi il caso facea dispotico della forza, o nelle barbare invasioni di Teutoni, di Galli, e d’Ispani, o nel tirannico assolutismo del prete; — gli uomini che contemplarono la patria nel tempestoso mare delle politiche rivoluzioni, travolta sovente dalle onde sanguinose, e nel suo naufragio essere abbandonata alla morte; gli uomini che le tenebre della ignoranza e della viltà videro sollevarsi d’intorno per coprire la luce della civiltà, che la caduta segnava dei despoti, e la trama svelava di chi un regno desiderava eterno nel mondo, facendosi sgabello della vana superstizione, delle chimere della fantasia umana, del sentimento di una religione piena di misteriose paure; quegli uomini, che tanta nequizia, e tanta jattura sulla patria videro pesare, mandarono un grido, per iscuotere i petti italiani, e incitarli alla lotta del progresso, alle battaglie mortali contro il demone sterminatore d’ogni più bella, più grande, più sublime opera, che l’ordine dei tempi civili reclamasse — il risorgimento degli oppressi fratelli dal fatale letargo di inazione politica, morale, civile. — E questo grido raccolsero nobilissimi cuori, anime grandemente italiane, e colla face ardente della libertà, unità, e indipendenza del proprio paese gli occhi dischiusero del popolo addormentato e sulla terra italiana incominciò la battaglia tra l’oppressore e l’oppresso, tra il padrone e lo schiavo, tra la vita e la morte. — E coloro che a queste lotte,<noinclude></noinclude> ts6o3e4123z9adrceuzi0rzc4wipz88 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/80 108 698588 3836345 3433019 2026-05-17T19:30:08Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/78]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/80]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3433019 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| corsetti stanislao }}|riga=a}}</noinclude>presero parte, ben meritano che una parola di storia li scolpisca, e duole che molti rimangansi ignorati, perocchè mancò l’occasione onde una penna patriottica parlasse di loro. — E noi scrivendo di quei cittadini, che al comunale Consiglio di Roma appartengono, ci adopriamo a questo vuoto riparare, presentando cioè queglino, che acquistarono appunto per le opere loro una parola di storia. — E tra questi oggi notiamo Stanislao Corsetti, di che diremo in brevissimi tratti la vita. — Nasceva egli in Roma nell’ottobre dell’anno 1806. Suo padre Giovanni fu uomo saggio, onesto, e della famiglia amantissimo, onde volle il proprio figlio istrutto in tutte quelle virtù, che adornano il cuore dell’uomo. — Epperò Stanislao Corsetti non solo bevve al fonte di una perfetta educazione i precetti del buono ed onesto vivere, ma sì anco la mente rafforzò negli studî, e nel cuore ripose il germe di ogni nobile e retto sentire — I tempi volgevano gravi, pesanti, e muti d’ogni luce serena, e d’ogni raggio, che la patria allegrasse, quando per la morte di {{AutoreCitato|papa Gregorio XVI|Gregorio XVI}} saliva al trono pontificale {{AutoreCitato|Papa Pio IX|Papa Pio IX}}, e fu come ad una notte tenebrosa succedesse il più bello e limpido giorno, imperciocchè il novello Papa si pronunciò di subito per la causa della civiltà e del progresso, e rivelando sentimenti liberali faceva intendere essere in cima de’ suoi desiderî la liberazione d’Italia dallo straniero dominio, e la prima gemma che egli poneva nella sua tiara, era l’amnistia dei proscritti politici, e la promulgazione di molte istituzioni liberali, onde fu che il Generale {{AutoreCitato|Giuseppe Garibaldi|Garibaldi}} da Montevideo diriggeva al Nunzio pontificio queste parole — «''Dal momento in cui ci giunsero le prime muove dell’esaltazione al trono del sovrano pontefice Pio IX, e dell’amnistia, che concedeva ai poveri proscritti, con una simpatia ed un interesse sempre crescente, noi contammo i passi che il capo supremo della Chiesa ha fatto sulla via della gloria e della libertà. Le lodi, il cui eco era giunto fino a noi dall’altra parte dei mari, il fremito col quale l’Italia accoglie la convocazione dei Deputati, e vi applaude, le saggie concessioni accordate alla stampa, l’istituzione della guardia civica, l’impulso dato all’istruzione popolare ed all’industria, senza contare le innumerevoli cure, tutte dirette al miglioramento, al benessere delle classi povere, ed alla formazione di una nuova amministrazione, tutto infine ci convinse esser finalmente uscito dalla nostra patria l’uomo, il quale comprendendo i bisogni del suo secolo, aveva sapuio, giusta i dettami della nostra augusta religione, sempre nuovi, sempre immortali, e senza derogare alla loro autorità, piegarsi all’esigenza dei tempi''.» — Ed il Corsetti nel bollore dei suoi giovani anni, nell’ardore de’ suoi sentimenti liberali plaudiva al pontificato di Pio IX, confidando, che dischiudesse<noinclude></noinclude> qro3toncfyx2hvk7i5dt9zjmjuh5ovv Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/81 108 698589 3836344 3433020 2026-05-17T19:30:06Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/79]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/81]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3433020 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| corsetti stanislao }}|riga=ce}}</noinclude>le vie della gloria e della felicità della patria, ed assumeva quindi il comando del 7.° Battaglione della guardia civica, in cui grandemente si distinse e seppe il cuore de’ suoi militi affezionarsi. — Però nel mentre parea che le cose d’ltalia volgessero a migliore destino, Pio IX circondato dalla perversa setta dei gesuiti, e dei retrogradi, che amavano pascere i di loro malvagi istinti sulla mansuetudine e sulla ignoranza de’ popoli, revocava l’alta missione data agl’italiani di liberare il proprio paese, e fuggitosi a Gaeta, di colà invocava sopra Italia la barbara invasione di soldatesche straniere. — Sorgeva impertanto la Romana Repubblica, e la causa italiana fieramente sostenendo, faceva appello a tutti i cittadini, perchè concorressero al trionfo della libertà sopra la schiavitù, della civiltà sopra l’oscurantismo. — E di vero tutti gli animi dei patriotti infiammavansi, e all’ultima prova si apparecchiavano del sacrificio e della suprema vendetta. — La soperchiante forza dell’armi francesi venne minacciosa contro Roma — e l’ora successe in cui italiani e francesi si misurarono con le armi, e di sangue fu ampiamente bagnata la terra antica degli eroi, il suolo dei Bruti, dei Gracchi, degli Scipioni. — Il battaglione comandato dal Corsetti fè prodigi di valore, ed egli fu sempre primo nelle file ad incuoramento de’ suoi militi, che per verità si mostrarono degni del nome italiano, e rivelarono come nel loro petto non sia morta l’antica virtù. — Fu perciò che il Corsetti quale Comandante, rilasciò quindi certificato a tutti quei valorosi, che si erano distinti nel combattimento, e a richiesta del {{AutoreCitato|Felice Cleter|Generale Cleter}}, consegnò pur nota di coloro, che sopratutti si erano anco maggiormente distinti. — E dappresso a tali dichiarazioni del Comandante, s’ebbero quei prodi la medaglia per i benemeriti della liberazione di Roma. — Le bajonette straniere, per maggioranza di numero, avendo trafitto a morte la Romana Repubblica, schiudevano a Pio IX il cammino, pel suo ritorno a Roma, e una catena di lunghi dolori stringeva nuovamente i patrioti italiani. — Per il Corsetti incominciò una vita di persecuzioni, di vessamenti, d’affanni. — Imperocchè la polizia papale non solo lo teneva incessantemente d’occhio, ma lo perseguia con domiciliari perquisizioni, e aveagli perfino interdetto l’uscita dalle mura della città, e siccome uno de’ più grandi nemici del pontificio regime lo riguardava, onde stavan sempre sulle orme di lui gli sgherani del Papa-Re, i satelliti di una polizia composta d’uomini corrotti e venduti. — In quella condizione di esistenza durando, quanto abbia il Corsetti dovuto soffrire è agevole il comprendersi. — Il sole del 20 settembre 1870 disgombrò anche a lui la tenebra del lungo travaglio, e Roma capitale d’Italia fu salutata come il termine di lunghi martirî, come il compimento dell’unita, e indipendenza della patria. — Il Comandante del 7.° Battaglione della guardia civica, che nel 1848-49<noinclude></noinclude> ptm9nmx5bte8z9sjtapd8q2o3wx901c Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/82 108 698591 3836343 3433021 2026-05-17T19:30:04Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/80]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/82]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3433021 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| corsetti stanislao }}|riga=a}}</noinclude>avea combattuto per la difesa di Roma, che aveva rilasciato quindi brevetti di valore ai suoi militi, il cittadino onesto e sinceramente liberale, l’uomo che ha fermezza di carattere, nobiltà di sentimento, ed una rara intelligenza, il Corsetti era immediatamente dai proprî concittadini, alla trattazione delle cose comunali destinato, eleggendolo Consigliere comunale. — Ed egli ben risponde a questa prova di stima e di affetto, chè assiduo è sempre alle comunali sedute, e prende interesse sommo e cura precipua in tutto quanto riguarda il bene della città, in tutto ciò che si riferisce al prosperamento del proprio paese — Al Corsetti furon conferite le medaglie al valor militare, e bench’egli, modesto com’è, soltanto trovi compenso nell’aver combattuto per la difesa di Roma, per aver oprato a prò della patria, nulladimeno noi spesso osservando alcuni ''{{TestoCitato|Versi editi ed inediti di Giuseppe Giusti/I Brindisi|crociferi babbei}}'', a chiamarli col {{AutoreCitato|Giuseppe Giusti|Giusti}}, tra noi stessi diciamo: dunque le illustri decorazioni di collari e commende, i titoli insigni sono riserbati per coloro soltanto, che si curvano nella polvere delle corti, e si strisciano a piedi delle nullità altolocate, o vanno distinti per meriti guadagnati all’ombra di personaggi chiarissimi, che fortuna trae per i capegli, e sono gloriosi per splendore di caste e per vacuità di mente e di cuore? — non piuttosto esser debbono rare distinzioni, e sol concesse a coloro, che in alcuna degna opera le meritarono? — ma cui giova lo entrare in questo argomento, che oggi darebbe materia ai più lieti epigrammi, alle più saporite satire? — Noi questo accennammo per dire come siffatte onoranze vadano oggi cadendo abbasso. — Il Corsetti pago di poter tributare la modesta sua opera alla patria, come può, vive nella quiete serena della famiglia. Egli si serbò sempre marito affettuoso di quella gentildonna, che fu la signora Donatilla Lezzani, ed è padre amorosissimo di un figlio virtuoso, e di una ornatissima figlia. — Noi potremmo anche con maggior diffusione parlar del Corsetti, siccome discendente da antenati illustri, che in più parti della penisola in fatti d’armi si distinsero, onde anche il patriziato fiorentino ne ottennero, ma allo scopo di questa biografica pubblicazione, giovi aver notato lo Stanislao Corsetti come italiano schiettamente liberale, come cittadino ornato di bei pregi e degno perciò di essere raccomandato alla memoria postera e contemporanea. —<noinclude>{{PieDiPagina|<small>Tip. Tiberina Piazza Borghese.</small>||<small>Riccardo Fait — Editore.</small>}}</noinclude> 5vxuog8mkdtj6yyxkimalbcb0awxfac Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/83 108 698593 3836342 3433313 2026-05-17T19:30:02Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/81]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/83]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3433313 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri municipali di roma }}|riga=ce}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|COSTA GIOVANNI}} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{capolettera|[[File:Capolettera S - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (crop).jpg|40px|S]]| |-40px}}e insino dai più lontani tempi noi percorriamo la via della storia italiana, la troviamo sparsa dei fiori del martirio e delle spine della schiavitù, dei trionfi delle rivoluzioni, e delle cadute del popolo, del fumo delle battaglie, e del sangue dei valorosi, dei gemiti dell’oppresso, e delle grida selvaggie dell’oppressore, e vediamo l’albero della libertà sollevarsi gigante in mezzo alle più desolanti ruine, tra gli scogli del despotismo e della tirannide, e i rami dispandere e di fronde rinnovellarsi ed il frutto maturare, che alla vita della patria infelice ridona salute. — E a corre quel frutto, ahi quante vite furono spente, quante lagrime versate, quanti dolori sofferti, quante lotte durate! Esilio e patiboli, le carceri e la morte, le lunghe congiure, e le guerre inumane furon la scala per cui salirono infinite schiere di patriotti, onde arrivare alla meta sospirata da lunghissimi secoli — a far cioè Italia una, libera, forte. — E ai nostri tempi venendo ci allegra il cuore il vedere cittadini egregî, che lavorarono con tutte le forze dell’ingegno, con tutta la potenza dell’anima, alla nazionalità della patria, e la di loro opera durare continua, alla prosperità e felicità del proprio paese. — E nel tramandare in questa nostra pubblicazione al pensiero dei presenti e dei nepoti, il nome di coloro, che dappresso alla redenzione di Roma ascesero agli uffizî di Consiglieri comunali in Campidoglio ci è sopratutto di forte compiacenza all’animo, lorquando ci occorre far nota d’uomini, che per verità benemeritarono d’Italia e di Roma. — E tra questi ci corre debito oggi segnalare alla pubblica ed onorata menzione {{Ac|Giovanni Costa|Giovanni Costa}}, di cui tracciamo in brevi linee la vita. — {{nop}}<noinclude></noinclude> a0jopcudo1u0wsvsmv5aw5nwp09iko4 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/84 108 698594 3836341 3433319 2026-05-17T19:30:00Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/82]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/84]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3433319 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| costa giovanni }}|riga=a}}</noinclude> Nasceva egli in Roma nell’Ottobre dell’anno 1826 da onoratissimi e civili parenti. — Negli studî fece maturo l’ingegno, e per entro alla sua mente brillò il genio dell’arte, onde alla pittura s’applicò, coltivandola con infinito trasporto. — E poichè alla fervidezza della fantasia congiungeva bello ed ardentissimo il cuore, così fu preso d’amore grandissimo per Italia, che sulle pagine della storia e nelle tele vide scolpita nella immensità de’ suoi lunghi dolori. — Avvenne quindi, che non appena una voce da Roma bandiva guerra allo straniero, che superbo e tiranno signore correa per le terre italiane, egli marciava insieme ad eletta e valorosa gioventù a combattere le patrie battaglie, e nello campagne del Veneto splendidamente si distinse, e a Cornuda e a Vicenza tutto il fiero valore di petto italiano dimostrò. — Se non che quella voce stessa, che dal seggio dei papi avea spinto tante giovani vite a morire sui campi italiani per amore della patria, revocava gli altissimi accenti, e ravvoltosi nella veste del tradimento fuggiasi di Roma, onde ne seguiva immediatamente la proclamazione della Repubblica. — Però nel mentre cercavasi consolidare il governo repubblicano, l’astio maligno e l’invidia di Francia rivelandosi nella sua più nera grandezza, venia con le armi a riporre sul trono il papa fuggiasco e rinuegatore dei più santi e nazionali principî. — Ma fu forza dapprima che provasse come negl’italici petti, sebbene fosser minore di numero, l’antico valore non fosse ancor spento. — Il Costa notissimo essendo per la sua eletta intelligenza, e per il suo patriottismo, fu destinato siccome uno di coloro, che alla composizione del Comune attendesse, e venne della qualità di Consigliere rivestito. — Ed egli si adoperò sempre con la più grande energia, con la più mirabile attività, ed appena alla difesa di Roma si dovè provvedere, si diè cura e moto por istabilire e formare nuove fortificazioni. — E poichè venne l’ora della ineguale lotta contro i francesi egli si distinse nelle milizie del Generale {{AutoreCitato|Giuseppe Garibaldi|Garibaldi}} tra i più valorosi, e la gloria italiana sostenne, soltanto ad una forza maggiore soggiacendo. Seguita la restaurazione della papale signoria, fu il Costa fatto segno alle più tiranniche persecuzioni, avvegnachè raccoltosi nel santuario della famiglia, al culto dell’arte si dedicasse. — Attese paziente il giorno dell’estrema riscossa. — Ed appena il nuovo sole si levò sull’orizzonte d’Italia, che annunziava nel 1859 il risollevarsi del popolo italiano, egli arruolatosi nei cavalleggeri d’Aosta, corse sui campi della Lombardia a combattere per la unità e indipendenza della patria. — E tostochè quella campagna ebbe fine, ridottosi a Firenze, si diè nuovamente a coltivare la pittura, nella quale si rivelò paesista eccellente. — E in cima del pensiero e del cuore tenendo la sua Roma, aspettava che gl’italici destini fosser maturi per liberarla dal dominio del prete,<noinclude></noinclude> 0ckjha7rpmn6945bpotj638khrxlwti Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/85 108 698595 3836340 3433318 2026-05-17T19:29:58Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/83]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/85]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3433318 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| costa giovanni }}|riga=ce}}</noinclude>e sgombrarla del fango straniero, ed intanto non cessava insieme a tutti i patriotti e agli esuli romani di oprare al sollecito compimento del voto di tutti gl’Italiani. — Venutosi in sospetto che il comitato nazionale si macchiasse di tradimento con osteggiare piuttostochè favoreggiare la causa di Roma, a lui fu affidata la delicata missione di procedere in proposito alle più scrupolose investigazioni, alle più esatte verifiche. — E dappoichè ebbe ad iscoprire che i sospetti avevano il loro fondamento, fece costituire in Roma il centro d’insurrezione, per giungere coll’opera dei generosi e forti patriotti alla sollecita liberazione della capitale d’Italia, insorgendo concordi alla difesa del diritto santissimo delle genti romane. — E nel petto dei valorosi divampò l’ardentissima fiamma, e duce quel grande, che vivrà eterno nel cuore del popolo, alla nobile insurrezione muovevano, che venia di poi soffocata dalle armi francesi e dalle papali masnade, nel sangue che corse per i campi di Mentana, sopra i quali il Costa contro quelle galliche tigri e quegli sgherani pontificî combattè con l’usato valore e gagliardia di propositi. — La storia stigmatizzò già coloro che quel moto italiano tradirono, e li consegnò anche al severo giudizio della posterità. — Giovanni Costa quindi tornossi a Firenze, ove datosi nuovamente a coltivare la bella arte della pittura, fu in aspettazione che l’ordine dei civili e liberi tempi, e la suprema volontà del popolo italiano un dì si compiesse, chè Italia senza Roma era un corpo tronco del capo. — All’Aquila di Francia venian tarpate le ali dai ferri Prussiani, e in brevi dì perduto il volo, cadea sanguinosa e vinta sopra le proprie rovine. — E fu allora che il governo italiano, secondando i voleri di tutti i liberali d’Italia, salendo la breccia di Porta Pia, scendeva alla occupazione di Roma capitale d’Italia. — Era il 20 settembre 1870. — E primo tra i valorosi, che poneva il piede, dopo un lungo esilio, sulla diletta terra romana, era il Costa, che appena fu nella piazza Colonna Trajana, trovossi di fronte ad un pugno di zuavi pontifici, che d’un tratto disperdeva e poneva in fuga. — E fu desso che formò anche parte di quel triumvirato, che nel giorno solenne dell’ingresso s’impossessò del Campidoglio, resse Roma, e decretò la liberazione dei detenuti politici — Successe poi la nomina della Giunta di governo, ed in seguito il Costa era dai propri concittadini, ad unanimità di voti, eletto all’uffizio di Consigliere comunale. — E in tale carica essendo gl’interessi curò del proprio paese, e uomo di fermi principî, di carattere leale, di bella intelligenza, di sentimenti altamente patriottici, credè dimettersi insieme ad altri Consiglieri, allorquando la Giunta voleva sopra di loro imporsi con atto, che sapeva di assolutismo e di dispotico. — Il Costa prontissimo ovunque si tratti di operare ad utilità de’ proprî {{Pt|con-|}}<noinclude></noinclude> rxos35ask0irwdr6zbwyc3xb783idn8 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/86 108 698596 3836339 3433317 2026-05-17T19:29:56Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/84]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/86]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3433317 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| costa giovanni }}|riga=a}}</noinclude>{{Pt|cittadini,|concittadini,}} a vantaggio del proprio paese, fu perciò che nell’ottobre 1870, Roma essendo afflitta dall’orrendo disastro dell’inondazione del Tevere, egli si diè a spiegare tutta sua cura, tutta sollecitudine e per i danneggiati costituì un comitato di soccorso, e specialmente a tante famiglie, che nei rioni di Trastevere avevano maggiormente sofferto, apportò consolazioni ed aiuti. — Fu di poi eletto membro di una Commissione artistica incaricata di riordinare i Musei Capitolini, ed anche in ciò, per le sue distinte cognizioni in arte, per lo interessamento grande, con che vi attese, riuscì utilissimo. — Giovanni Costa siccome artista, ha levato di se bellissimo il nome a Parigi, a Londra, in Germania, ed onora Italia, e noi vorremmo che il Municipio di Roma facendo onore a chi nel campo dell’arte di bello italiano splendore rifulge, del Costa si valesse nelle commissioni artistiche, chè in ciò il il suo genio, la sua virtù in tutta grandezza emerge. — Il Costa fa parte della Congregazione di Carità, e pur quivi sparge sue sollecitudini, e in tutti gli affari comunali ha portato sue premure, suo zelo ed il suo voto è sempre quale si aspetta da un cittadino, che alle più belle virtù della mente congiunge le più rari doti dell’animo, e che sopratutto desidera veder prosperare il Comune e la Nazione. — Ma lo spettacolo purtroppo ci si presenta dinnanzi, di una difettosa amministrazione comunale e nazionale, onde la pubblica e privata prosperità si rende manchevole, e il popolo manda dal petto il gemito di un lungo lamento. È nella elezione degli uomini destinati al governo della cosa del Comune e dello Stato, che sta riposto il benessere particolare e generale, imperocchè sono essi come padri di una famiglia, i quali se inetti a bene amministrare o noncuranti e facili a dissipare, in rovina di leggieri conducono il loro patrimonio, e nella miseria travolgono i figli. — Stimiamo quindi opportuna cosa in queste nostre biografiche esposizioni presentare nel loro morale, civile e politico aspetto quei cittadini che a Consiglieri comunali furon prescelti, affinchè siano nelle nuove elezioni tenuti in quella considerazione, che i loro meriti importano, ed è desiderevole che uomini, come il Costa, siano per comporre il Comunale consiglio, imperciocchè abbiamo in lui un cittadino onestissimo, un uomo di elette cognizioni, un italiano schiettamente liberale, un artista eccellente, che il bene di Roma desidera, e ama che Italia si renda una Nazione sempre più grande, libera, forte, felice, gloriosa. — {{nop}}<noinclude>{{PieDiPagina|<small>Tip. Tiberina Piazza Borghese.</small>||<small>Riccardo Fait — Editore.</small>}}</noinclude> p0m0hbza7eeajzdbw83ea34qtktcm31 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/87 108 698597 3836338 3433321 2026-05-17T19:29:54Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/85]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/87]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3433321 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri municipali di roma }}|riga=ce}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|FELICIANI PROF. ALCEO }} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{Capolettera|[[file:Capolettera S - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (crop).jpg|45px|S]]| |-40px}}crivere le vite degli uomini ancor viventi, celebrandone largamente le virtù, sembra a taluni non convenevole cosa, imperocchè se imparzialità di giudizio ricercasi, se tributo d’onoranza render deesi al cittadino defunto, è ufficio, dicon essi, da compiersi sul freddo marmo che ne ricopre la salma; severità di giustizia portar sui vivi, scevra perfino d’ogni ombra d’adulazione non è per verità sì agevole ad ottenere. Altri poi son d’avviso che ad uomini, che picciol grido levarono di se stessi per difetto di doti peregrine d’animo o d’ingegno, l’onor non si addica d’una pagina biografica. — Altri finalmente si danno a credere miglior consiglio, in mezzo allo sterile e ghiacciato positivismo del secolo, essere il silenzio degli scrittori, lasciando che vada a perdersi ogni virtù cittadina nel grande oceano della indifferenza e dell’oblio. — Errori tutti son codesti di coscienze, che troppo bassamente sentendo di se medesime, amano meglio circondarsi d’una tranquilla oscurità, o che son rôse dall’invidia perchè altri splendono di luce più sfolgorante, o che intorpidiscono nella materialità della vita, profane ad ogni senso del bello, del buono, del grande, del sublime. — Noi riteniamo per l’opposto esser còmpito dello scrittore il porre innanzi agli occhi della crescente generazione, non solo le virtù splendide e i fatti egregi d’uomini onorandi, ma eziandio le patriottiche, sebbene modeste virtù cittadine, a tarpar le ali al tarlo egoistico, che corrompe i nostri animi, e minaccia di distruggervi ogni buon germe dalla radice. — Il che avverandosi fatalmente ripiomberebbe l’umanità in fondo ai secoli della barbarie, e {{Pt|ri-|}}<noinclude></noinclude> ger91yxp1sjzcjanzzgzvwgcrvgrey1 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/88 108 698598 3836337 3433322 2026-05-17T19:29:52Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/86]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/88]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3433322 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| feliciani prof. alceo }}|riga=a}}</noinclude>{{Pt|suonar|risuonar}} da ogni canto udremmo il grido che mandò il {{AutoreCitato|George Gordon Byron|Byron}}: «''il mondo è deserto; l’umanità è condannata a travolgersi nel fango, il dolore è la legge dell’Universo''.» — E però noi, bramosi quanto altri mai di portar la nostra pietra all’innalzamento dell’edificio incivilitore, prendemmo a tessere in queste carte la vita di quei cittadini, che dopo la liberazione di Roma nel 1870, salirono in Campidoglio alla dignità di Consiglieri Comunali. — E ciò nella speranza che alle nostre fatiche facesser buon viso non solo uomini distinti per dottrina e per ingegno, ma la pubblica stampa, e che ci avrebbero dato animo nel proseguire l’opera nostra per il decoro di Roma e della patria italiana, e per l’onore di quelli che gli ufficî loro affidati sì degnamente sostennero. — Fra i benemeriti cittadini romani cbe per virtù di animo e di cuore, per isvegliatezza e coltura d’intelletto giovarono non poco in questi ultimi tempi alla terra ove nacquero, è a noverarsi certamente il Prof.<sup>re</sup> {{AutoreCitato|Alceo Feliciani|Alceo Feliciani}}; e noi ora porremo in rilievo ne’ seguenti cenni biografici i punti principali onde ebbe a distinguersi nella scientifica, sociale e politica palestra. — In Roma sortiva egli i natali nel 1810 da civili ed onoratissimi genitori. — Fin dalla prima giovinezza potevasi scorgere in lui carattere vivace, memoria felicissima, attitudine non comune all’apprendere. — Nè dai genitori fu punto trascurata la di lui educazione; ma incaminatolo nel sentiero degli studî letterari e filosofici, applicossi egli a questi con tale ardore, e vi fece sì rapidi progressi da far concepire di se le più belle speranze. — E di fatti crescendo nell’età sentì destarsi nel petto trasporto vivissimo per le scienze naturali, e in particolar modo per la chirurgia, nella quale riuscì assai valente, riportandone nella Romana Università molti premi, non che la laurea d’onore; e nel pratico esercizio cui dedicossi, compiuto il corso degli studî universitarî, levò ben presto di se chiarissima rinomanza. — Primordi sì lusinghieri nella chirurgica carriera, arra sicura eran pel Feliciani, e per quanti ne apprezzavano l’ingegno ed il sapere, di distinzioni e di meritate onorificenze. — L’aver egli peraltro manifestato assai per tempo principî eminentemente liberali e patriottici sotto un governo, quale fu sempre il clericale, ma sopratutto dal 1831, sospettoso e tirannico, fu la colpa per la quale gli fu preclusa la via per sempre non solo al primariato degli ospedali e all’insegnamento nella Università Romana, ma che gli impedì perfino l’accesso negli ospedali stessi, e di poter concorrere alle condotte chirurgiche dello Stato. — Conforto pur nondimeno a tante privazioni fu pel Feliciani la relazione che ei fece col Baroni nella chirurgica scienza, e sopratutto nella specialità<noinclude></noinclude> g2lfzii9npafrphxvpg6so202qahuv0 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/89 108 698599 3836336 3433323 2026-05-17T19:29:50Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/87]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/89]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3433323 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| feliciani prof. alceo }}|riga=ce}}</noinclude>operativa celebratissimo, il quale, fattolo suo aiuto nell’esercizio pratico della medesima, ne allargava la sfera delle cognizioni mercè il corredo delle ultime invenzioni nostrane e oltramontane da lui introdotte in Roma, e ne stabiliva in cotal guisa sopra più solida base l’avvenire. — Volgeva l’anno 1848. — Il nuovo Pontefice {{AutoreCitato|Papa Pio IX|Pio IX}}, dapprima coll’amnistia concessa a’ prigionieri e agli esuli per delitti di stato, quindi col bandir guerra allo straniero, apriva l’èra di nuovi avvenimenti politici. — I quali, succedendosi con incredibile rapidità non solo in Italia, ma in gran parte di Europa, riempirono ovunque d’entusiasmo e di speranze i petti avidi di libertà, e travolsero di poi in una serie di sventure la povera Italia, e l’Europa stessa per lo inaspettato cangiar di politica del Pontefice, e l’infuriare della reazione, che strettasi d’intorno a lui, prese a governarne le azioni e la mente. — La Repubblica Romana del 1849, conseguenza inevitabile del retrocedere di Pio IX dalla via delle riforme, onde aveva inaugurato il suo regno, cagionò negli animi di tutto il partito liberale una vera rivoluzione, e fecevi rigermogliare i semi di quelle antiche speranze, che fruttarono agli Italiani il sommo dei beni per un popolo incivilito in mezzo a sofferenze di secolari oppressioni, l’indipendenza, vogliara dire, e l’unità nazionale — Sul cadere del 1848 il consiglio dei ministri, presieduto dal {{AutoreCitato|Terenzio Mamiani|Mamiani}}, avendo decretata la creazione d’una commissione medico-chirurgica che intendesse «ai mezzi più efficaci per rendere migliori i metodi presenti dell’istruzione dei medici e dei chirurghi», nominò il Feliciani fra i membri che dovevano comporla. — Il Governo poi della Repubblica<ref>Vedi Storia e Atti ufficiali della Repubblica Romana.</ref> tenendo conto degli uomini più distinti per senno e provato patriottismo incaricollo, quale inviato, d’una missione presso il governo subalpino, ove rimase fino alla catastrofe di Novara, dopo di che rimpatriato, venne eletto a voto di popolo membro del Consiglio Comunale, e da questo fu subito dopo scelto a far parte della Romana Magistratura, con incarico di presiedere alla sanità, nel quale ufficio istituì fin dai primi assalti de’ Francesi cinque case municipali di soccorso pei feriti, prestando a questi ogni sorta di cure e di assistenza, anche durante i lunghi giorni dell’assedio. Per lo che fu rimunerato dal governo Con medaglia d’argento al merito civile. Allorquando però non ostante le mirabili prove di valore date dai difensori del Gianicolo, venne a sentenza dello stesso {{AutoreCitato|Giuseppe Garibaldi|Garibaldi}}, riconosciuta infruttuosa ogni ulteriore resistenza, il Consiglio Comunale (la sola autorità che<noinclude></noinclude> 9skktlv2bee1lmj42ae06r956un5rsd Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/90 108 698600 3836335 3433324 2026-05-17T19:29:48Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/88]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/90]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3433324 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| feliciani prof. alceo }}|riga=a}}</noinclude>a quei giorni esistesse in Roma) spedì al campo una deputazione di cittadini romani, di cui fece parte il nostro consigliere, per trattare col vincitore una convenzione mercè la quale men dure pesassero sulla città le condizioni del vinto. E sebbene la convenzione proposta dall’Oudinot fosse respinta, perchè umiliante, dai negoziatori municipali, tuttavia la presenza loro al quartier generale, piena di calma e di dignità, fece tal colpo nella mente del generale francese, che entrato in Roma, invocò ripetutamente la cooperazione della magistratura civica in que’ giorni d’interinale regime che scorsero fra l’occupazione della città e la proclamazione del restaurato governo pontificio. E perciò Roma, se non fù immune del tutto, nei primi giorni segnatamente dell’invasione, dalle tristi conseguenze della militare baldanza d’un nemico entrato per la breccia, fu salvata così da quel cumulo di maggiori sventure, che in simili casi ebbero a soffrire molte altre città. Ristabilitosi indi a non molto il governo clericale, rientrò il Feliciani nella vita privata; ma non bastava tal suo divisamento per sottrarlo a quello spirito di reazione che, ripreso maggior vigore, travolgea seco ogni dì novelle vittime, e fù fatto segno per più anni alla poliziesca sorveglianza, sorveglianza che a più ragione potea dirsi una incessante persecuzione. Imperocchè più volte ebbe a patire domiciliari perquisizioni; e sottoposto a precetto rigoroso per circa due anni soggiacque nelle ore più avanzate della notte alla visita del gendarme, che aveva per ufficio di constatarne la presenza; finchè in una di tali visite, come se il resto fosse poco, venne tradotto in prigione. Tutto questo peraltro non distoglieva il Feliciani dal proseguire alacremente i suoi studi scientifici, e di attendere al pratico esercizio della chirurgia, pel quale sempre più scelta, e numerosa addiveniva la sua clientela, con incremento notevole della sua riputazione. Apriva in sua casa un rifugio alla umanità sofferente, prodigando consultazioni e cure gratuite ai malevisi dalla fortuna, e fornendo talvolta ai più poveri soccorsi d’ogni maniera. Filantropia che onora grandemente chi ha cuore per praticarla in secolo, quale è il nostro, egoista per eccellenza. Il maggior compenso che ei ne ritrasse fù la coscienza di compier per sua parte il più sacro dei doveri rispetto ai propri simili, e di meritare le benedizioni di coloro, ai quali l’opera sua restituiva il più prezioso dei beni, la salute. Sorgeva frattanto il 20 Settembre 1870, e Roma elevavasi all’altezza politico-sociale, che a lei si conveniva, quella di divenire finalmente capitale d’Italia. Il nuovo governo elesse il Feliciani a membro d’una Commissione istituita allo scopo di riconoscere lo stato de’ luoghi di pena, e delle carceri di Roma; e la romana cittadinanza, che già avevalo in concetto di patriotta<noinclude></noinclude> cqac3r6lqnt3s1mwunm3g5uzx2udwmw Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/91 108 698601 3836334 3433325 2026-05-17T19:29:46Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/89]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/91]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3433325 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| feliciani prof. alceo }}|riga=ce}}</noinclude>sincero, alle prime elezioni amministrative mandavalo al seggio di Consigliere Comunale in Campidoglio. Il 29 poi del successivo Novembre nella composizione della prima Giunta il Consiglio annoveravalo fra gli assessori supplenti; e finalmente nel Marzo 1871 alla formazione della nuova Giunta veniva nominato assessore effettivo. Poco dopo il Consiglio stesso confermagli altra nomina, quella di membro della commissione sanitaria municipale. Quanto zelo, interesse ed operosità ponesse egli nella trattazione degli affari municipali è cosa notissima. Fra i più importanti lavori cui diè mano furono la proposta, fatta accettare dal Consiglio, di accrescere le Guardie di città da 196 fino a 400, e la compilazione d’un regolamento organico-disciplinare, pel quale il corpo suddetto avrebbe dovuto conseguire stabile norma ed esistenza proficua ai crescenti bisogni della città. Fù del pari il Feliciani che propose di migliorare la condizione dei vigili, facendone elevare la retribuzione mensile da Lire 25 a lire 40, di ordinarne il corpo militarmente, dandogli forma meglio corrispondente al carattere, e alle attribuzioni del medesimo. Nell’intento poi di procurare economia alla comunale amministrazione, progettò di sopprimere l’ufficio d’armamento della Guardia Nazionale; di sostituire per sede del comando generale al palazzo Buonaccorsi quello del Casalini alla Mercede; di procedere alla trasformazione del concerto della medesima; per le quali riforme si ottenne una riduzione di spese superiore a Lire 30000<ref>Vedi Appendice al Rendiconto morale dell’amministrazione comunale di Roma.</ref>. Nè si ristette giammai dal consigliare ordine rigoroso, parsimonia di dispendiosi provvedimenti a prò dell’amministrazione stessa; dacchè pel prosperamento del patrimonio comunale prosperano pur essi gl’interessi del popolo, che son la fonte del benessere della vita materiale. Tralasciando di esporre altri fatti di minore interesse, che trovansi particolareggiati nell’appendice al rendiconto morale dell’amministrazione del Comune, non ometteremo la proposta, per la quale il Feliciani ottenne che il Consiglio decretasse una somma per fare omaggio meritato alla famiglia medica italiana, che apriva in Roma nell’Ottobre 1871 la serie dei congressi scientifici. Nella susseguente sessione autunnale si dimise co’ suoi colleghi della Giunta, rimanendo consigliere tutto l’anno appresso, finchè la sortizione fece sì che d’ogni impegno comunale disciolto si desse di nuovo all’esercizio interrotto dell’arte chirurgica. Modesto per indole il Prof. Feliciani, affabile con ogni classe di persone non fece pompa giammai di quelle vacue onorificenze, che si dispensano in<noinclude></noinclude> nps9ngkf20ftz0v96o20dbuxib6xumj Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/92 108 698602 3836333 3433326 2026-05-17T19:29:44Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/90]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/92]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3433326 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| feliciani prof. alceo }}|riga=a}}</noinclude>oggi a larga mano; ma tennesi onorato che molte accademie di scienze ed arti d’Italia lo annoverassero fra loro soci, rimettendogliene i diplomi. I suoi desiderî, la sua ambizione furono volti di nuovo al bene della sua patria italiana, e di Roma in particolare; a quella loro prosperità che, sciaguratamente per noi, non isplende tuttavia che in un lontano orizzonte. Varcheremmo di troppo i confini da noi impostici in queste nostre biografie, se la storia far qui volessimo delle operazioni chirurgiche col più felice successo condotte a fine dal Feliciani, e passare a rassegna i di lui scritti pubblicati col proprio nome o senza. — Dispensar peraltro non ci possiamo dal far parola come egli, amantissimo, siccome è noto, della scienza medico-chirurgica, con sempre eguale ardore da lui professata, si facesse al tempo stesso raccoglitore instancabile di libri in tal materia da formarne una ricchissima e quasi completa biblioteca, che, a quanto affermano i suoi amici, sarebbe suo vivissimo desiderio facesse parte un giorno della biblioteca comunale. — Raccogliendo ora le vele al nostro dire, crediamo aver delineata la figura del benemerito ex-Consigliere Municipale Prof.<sup>r</sup> Feliciani, le cui virtù, l’ingegno, e le prove tante di patriottismo, degnissimo il resero di ricordanza presso i nostri concittadini, non che fra tutti quelli che hanno mente e cuore italiano. — {{Rule|4em}}<noinclude>{{PieDiPagina|<small>Tip. Tiberina — Agosto 1874.</small>||<small>Riccardo Fait — Editore.</small>}}</noinclude> j9o6ypkxuyjmdi7ffisyqb3hwghdns1 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/95 108 698603 3836330 3433328 2026-05-17T19:29:36Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/93]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/95]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3433328 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| {{Sc|biografie dei consiglieri comunali di roma}} |riga=1}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|FERRI FELICE}} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{Capolettera|[[File:Capolettera T - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (crop).jpg|40px|T]]| |-40px}}re partiti si vennero in Roma contrastando il potere: — il clericale, per tradizione e quasi per prescrizione di signoria, — il repubblicano, per il diritto che dà la coscienza del pubblico bene, — il monarchico costituzionale, per la forza delle cose ed opportunità di circostanze. — Il primo rappresentava l’autocrazia, il secondo il governo popolare, ed il terzo, secondo il detto di {{AutoreCitato|Niccolò Machiavelli|Macchiavelli}}, la transazione fra il primo ed il secondo. — Se si chiedesse ad un popolo, quale sia il miglior governo e quale esso preferisca, risponderebbe sempre «quello che al vivere offre migliori condizioni.» E tale risposta tanto è vera, che all’attuale capo dello Stato si fece un giorno leggere dinanzi alla Camera dei Deputati «i popoli amano le istituzioni in ragione dei vantaggi che queste loro apportano.» — Il popolo difatti, o quella massa che costituisce una nazione, se ha il concetto di una patria, se a questo associa ancora l’idea di una bandiera, di un governo proprio, raro e che più oltre proceda; chè quanto poi riguarda la forma e l’interno ordinamento esso stima e valuta secondo i materiali benefizi che ne ritrae. — L’aristocrazia quindi, o quella parte che per tradizione di sangue trovasi fra le altre precellente, attaccasi sempre alla forma più assoluta di governo, siccome quella che meglio può soddisfare alle esigenze del privilegio a cui essa naturalmente tende; la borghesia, o quella parte che per il denaro sforzasi del continuo di salire in alto, tende sempre alla forma di governo temperato, poichè partecipando questa del privilegio del nobile e del suffragio del {{Pt|popo-|}}<noinclude></noinclude> 8kxd3ayb7qr3k4ocnivbb2e4ypyz01u Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/96 108 698604 3836329 3433329 2026-05-17T19:29:34Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/94]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/96]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3433329 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|felice ferri}}|riga=7}}</noinclude>{{Pt|lano,|popolano,}} dell’uno e dell’altro bisognosa, così con ambedue largheggia, ma la massa nè sa nè può di molto sollevare, e così la strada è aperta alla borghesia la quale vanitosa ed altera spera sempre di sollevarsi fino alla aristocrazia, e tenersi alta tanto da distinguersi e segnare una differenza pressochè assoluta con la classe popolana. — Ed in ogni tempo e luogo, la borghesia apparve e sempre la più infelice nello recare il vero vantaggio alla libertà; che la libertà per essa fu sempre mezzo a montare su, per quanto grande essere dovesse la fatica, affine di ottenere senza merito di tradizione ciò che l’aristocrazia ebbe a conservare per diritto di eredità. Non è senza ragione che siffatte idee desideriamo spiegate, a luce maggiori di altre che verremo esponendo nello scrivere di uomini i quali per voto popolare furono dopo il 20 settembre 1870 portati in Campidoglio. In sino ad ora ci troviamo con uomini nel maggior numero devoti allo ordinamento monarchico-costituzionale, forse per intima convinzione o per causa speciale di politica opportunità. — Adesso ci troviamo invece con uno di quelli uomini liberali, i quali anche per poco studiati è impossibile si lascino piegare alle facili lusinghe di beni effimeri, e di fugaci promesse. {{Wl|Q63803225|Ferri Felice}} da ricchi genitori nasceva in Frascati nel dì 8 marzo 1828, e passata la famiglia in Roma, quivi compiva i propri studî. — Di spiriti bollenti, la libertà intendendo sotto la sua più esplicita forma, tenne fede nei destini della propria terra, e quanto a buon cittadino conviensi praticando, venne cacciato nel 1860 da Roma; in Napoli rappresentò il Comitato nazionale fino alla catastrofe di Aspromonte, poi in privato vivere al proprio stato provvedendo giunse fino al 20 settembre 1870, e quindi fu eletto membro della Giunta per la città di Roma. — Il miglior quadro che far si possa della sua pubblica vita è l’enumerazione delle sue proposte validamente e con coscienza sostenute. Così quando il nuovo governo intendeva imporre la seguente formola: «Colla certezza che il Governo Italiano assicurasse l’indipendenza della Autorità spirituale del Papa dichiariamo la nostra unione al Regno d’Italia sotto il Governo Monarchico Costituzionale del Magnanimo Vittorio Emanuele II e dei suoi Reali discendenti:» esso vi si oppose, ed invece appoggiò l’altra, la quale conservando la sostanza appariva più libera: «Il popolo romano dichiara di volersi unire all’Italia sotto la monarchia costituzionale di Vittorio Emanuele e suoi legittimi discendenti, conforme alle aspirazioni nazionali ed ai voti del Parlamento.» Su ciò che riguardava un veramente libero ordinamento, ecco le varie proposte del Ferri: «La Giunta per la città di Roma decreta soppressi tutti indistintamente gli ordini religiosi ed incamerati i loro beni: con ulteriori decreti si destinerà<noinclude></noinclude> hbbnsl5vbur9zsq5p6h7wd3g8b2ffls Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/97 108 698606 3836328 3433330 2026-05-17T19:29:30Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/95]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/97]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3433330 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| ferri felice }}|riga=1}}</noinclude>l’uso a cui saranno destinati: con apposito regolamento si provvederà all’esecuzione del presente decreto. — ''Firmati'': {{Sc|B. Odescalchi — V. Ottoni — F. Sforza — P. De Angelis — Felice Ferri.}}» Fra libero popolo stimando che libera dovesse essere la parola, propose: «La stampa è libera, tutte le leggi e le disposizioni speciali esistenti sono abolite, ed i reati che potranno essere commessi sono sottoposti al diritto comune.» Interessando a tutti il concorso nelle elezioni, voleva si dichiarasse: 1.° «Sono Elettori politici ed amministrativi tutti i nati o aventi legale domicilio non minore di un anno nel territorio delle Provincie Romane, i quali abbiano compiuto il diciottesimo anno. — 2.° «Sono del pari Elettori politici ed amministrativi tutti coloro che hanno ricevuto il diritto di cittadinanza dai Governi Nazionali. — 3.° Sono esclusi dall’essere Elettori politici ed amministrativi, tutti coloro, che hanno perduto per legge i diritti civili, meno per imputazioni politiche e religiose.» L’istruzione era parte principalissima fra le sue idee, quindi proponeva: 1.° «Sono istituite sei scuole elementari per ciascun Rione della città di Roma, delle quali due dovranno essere per l’educazione e l’istruzione femminile, ed una serale per gli adulti. — 2.° Le leggi e i regolamenti saranno quelli che governano l’istruzione primaria del Regno d’Italia. — 3.° Tutti coloro i quali vorranno insegnare in queste scuole, dovranno presentare non più tardi del 15 ottobre, i documenti che provino la loro idoneità all’insegnamento elementare. — 4.° Questi documenti saranno esaminati da una commissione nominata appositamente dalla Giunta della città di Roma. — 5.° Per coloro ai quali mancassero i documenti che provano l’idoneità all’insegnamento sarà aperta una prima sessione di esami, che avrà principio ai 20 di ottobre. — 6.° Le scuole elementari della città di Roma saranno aperte ai 15 novembre.» 1.° «È istituito un Ginnasio e Liceo di studî classici secondarî, che porterà il nome di {{Wl|Q214115|Lorenzo Valla}}. — 2.° Le leggi e i regolamenti sono quelli che governano l’insegnamento secondario del Regno d’Italia. — 3.° A coloro i quali aspirano all’ufficio di Professore è aperto un concorso per titoli, o per esame ai 15 ottobre. — 4.° Sono nominate due commissioni composte ciascuna di tre Professori delle Università del Regno per presiedere al concorso, e riferirne alla Giunta municipale, la quale nominerà definitivameute gli insegnanti. — 5.° È pure istituito un convitto per gli interni che frequenteranno il Ginnasio e Liceo Valla. — 6.° Il convitto e le scuole saranno aperte ai 15 novembre.» 1.° «È istituita una scuola tecnica e commerciale che porterà il nome di Marco Polo. — 2.° Saranno insegnate tutte le discipline, che si connettono con questo ramo d’insegnamento secondario, e le lingue Europee ed Asiatiche {{Pt|vi-|}}<noinclude></noinclude> sk5irdqwm8ixamu6sy83catvbsetlav Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/98 108 698608 3836327 3433331 2026-05-17T19:29:27Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/96]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/98]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3433331 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|felice ferri}}|riga=7}}</noinclude>{{Pt|venti|viventi}} che saranno reputate indispensabili pel commercio italiano. — 3.° Il programma degli studî e del concorso sarà formulato da una commissione di uomini autorevoli e competenti, i quali saranno pure incaricati di presiedere al concorso e riferirne alla Giunta della città di Roma.» Abborriva l’assassinio legale e proponeva che anche da Roma partisse la condanna del patibolo, siccome prima parecchie città italiane avevano manifestato il voto su questo atto importantissimo di civiltà: «La pena di morte è abolita. È sostituita alla medesima la pena della galera perpetua.» In tutti voleva libera la manifestazione del pensiero entro i limiti legali: «Il diritto delle associazioni e di riunioni pubbliche senz’armi è riconosciuto.» Desiderava escluso qualunque privilegio anche se dilicato di credenze: «Tutti i culti sono eguali avanti la legge.» Finalmente voleva che realmente il cittadino si riconoscesse libero: 1.° «Le persone e il domicilio sono inviolabili. — 2.° Il potere giudiziario potrà solo nei modi e termini stabiliti dalla legge fare eccezione a questa regola generale. — 3.° Nei casi di flagranza, l’autorità politica potrà solo assicurarsi dell’individuo, il quale sarà immediatamente deferito alla autorità giudiziaria.» Dopo tale pubblicazione torna inutile qualunque parola del biografo. Il Consigliere Comunale si è scolpito da sè, e nulla più resta ad augurarsi se non che in Campidoglio vi sieno uomini indipendenti come il Ferri, e che com’esso sappiano dimettersi quando credono illusoria la libertà che esiste, perchè..... è scolpita sullo stemma della città di Bologna. — Facile riesce per molti lo aspirare a posti di onoranza, non a tutti poi riesce facile il sapersi in quelli sostenere senza venir meno alle promesse, o lasciarsi accecare dalla ambizione. — Il Ferri un dì rassegnò il proprio mandato per non transigere con la propria coscienza, e di ciò va lodato, mentre si ebbe premio nello avergli gli elettori addossata la rappresentanza presso il Consiglio Provinciale — Intelligente, assiduo, è l’''intransigente'' che sa meritarsi fiducia e stima. Noi desideriamo che l’opera sua si manifesti sul campo pratico dell’amministrazione, nel quale stanno veramente in germe le speranze di Roma. {{Rule|4em}}<noinclude></noinclude> j89da35mqg2o0f9myf5dyiru9i85j4q Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/195 108 698609 3836229 2534811 2026-05-17T19:24:43Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/193]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/195]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534811 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|biografie dei consiglieri comunali di roma}}|riga=a}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|RENAZZI CAV. EMIDIO}} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Assessore Municipale}}}} {{capolettera|[[file:Capolettera S - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 167 crop).jpg|45px|S]]| |-30px}}{{Sc|e}} antichità valesse ad indicare celebrità, celebratissimo essere dovrebbe il nome di Renazzi, poiché fino dal sesto secolo trovasi ricordato in Roma, e prima di quell’epoca in Bologna. - Noi non andremo peregrinando per le biblioteche o fra i monumenti affine di iscoprirne la prima origine, che anzi stimando poca virtù e pericoli molti venire dallo essere uno chiamato a continuare un nome, così i secoli sorvolando ci accontenteremo di ricordare che nella protomoteca del Campidoglio esiste l’erma di {{AutoreCitato|Filippo Maria Renazzi|Filippo}} avolo di {{AutoreCitato|Emidio Renazzi|Emidio Renazzi}}, colà collocata per voto unanime del Collegio degli Avvocati con la pompa e solennità prescritta dagli Statuti, siccome altissima onoranza resa a giureconsulto stimato insigne, ed uomo meritissimo per cittadina virtù. Nel dì 2 Novembre del 1826 nasceva in Frosinone Emidio Renazzi, e per essersi la famiglia sua ricondotta in Roma prese stanza in questa città. - Giovinetto, ebbe un pio sacerdote torinese ad istruttore ed educatore, il quale non pago di condurlo per i campi fioritissimi della greca e latina letteratura, addolcendogli con raro sapere le pedantesche severità del grammaticismo, allettollo siffattamente allo studio dei classici italiani, da fargli suggere con quello non tanto il bello letterario, quanto l’amore alla terra che fu l’antica maestra di sapienza e valore. E passo passo il buon sacerdote vedendo nell’Emidio Renazzi e mente svegliata e spiriti bollenti ed una volontà tenace, si pensò che un cittadino ne avrebbe fatto, con la inspirazione ai più gloriosi ricordi, e con l’ardore verso un avvenire ch’era ancora utopia vagheggiare. - Nel 1847 addottoravasi in giurisprudenza, impiegandosi poi quale segretario aggiunto nella Presidenza di Roma e Comarca.. {{nop}}<noinclude></noinclude> ksqpry5797qb7ocfoq2cswk6nfovzvi Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Giacomo Balestra 0 698676 3836033 3795834 2026-05-17T19:12:56Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836033 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=13 novembre 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Giacomo Balestra|prec=../Giacomo Astengo|succ=../Pietro Bompiani}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=35 to=38 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma]] sydta1k19jxxl5fx2zdlzom52ftajrk Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Pietro Bompiani 0 698677 3836034 3795842 2026-05-17T19:12:58Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836034 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=13 novembre 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Pietro Bompiani|prec=../Giacomo Balestra|succ=../Andrea Bracci}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=39 to=40 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma]] g88jzel6lp63dbte8us10ri5a46yd80 Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Andrea Bracci 0 698678 3836035 3795823 2026-05-17T19:13:01Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836035 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=13 novembre 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Andrea Bracci|prec=../Pietro Bompiani|succ=../Alessandro Calandrelli}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=41 to=42 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Bracci, Andrea]] 9ira0pgh5r9tw1umrj1gl39l867e731 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/62 108 698681 3836363 3430818 2026-05-17T19:30:44Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/60]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/62]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3430818 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|guido conte di carpegna}} |}}</noinclude>nella romana università, e sarebbesi fregiato ancora del sacro alloro di Temi se Pallade gelosa non lo avesse distolto con gli avvenimenti politici del 1859. — Non ci è noto che il conte Guido siasi gittate nei ludi di Marte: volse anch’esso le spalle all’Italia il cui bel cielo era annuvolato dal fumo dei cannoni, peregrinò in Oriente, quindi cacciossi in Russia, la percorse in sei mesi, e scrisse nell’ozio il proprio giornale, ma modestia lo trattenne dallo gittare quelle pagine al pubblico pasto della critica. — Educato a buoni studî avrebbe forse potuto rendere un servigio alla storia scrivendo per veduta di costumi e di fatti come moltissimi scrivono per udita. La musa Clio non lusingollo con la sua corona di lauro, la tromba che tiene nella destra mano ed il grosso volume nella sinistra lo intimorirono, così amò meglio ricordi, pensieri e giudizî tenere presso di sè ed al pubblico ignorati. Ma le Muse sono una famiglia di gelose, presentossigli Erato seducente coronata di mirto, di rose e con la dolce lira; sussurragli il nome di Dante cui la suora Calliope aveva rammentato un nome degli antenati di Carpegna, e parvegli fosse debito di gratitudine celebrare il divino Poeta nell’occasione delle feste centenarie celebratesi a Firenze nel maggio 1865: perciò affidò ai torchi un volumetto di poesie, ma guardossi bene dallo apporvi il nome, perchè vivendo in Roma, e del fiero Ghibellino contro i Guelfi poetando, temeva gliene potesse incogliere malanno. — Ebbe lettere da alcuni distinti letterati quali erano il Maffei, il {{AutoreCitato|Niccolò Tommaseo|Tommaseo}}, il {{AutoreCitato|Terenzio Mamiani|Mamiani}}, l’{{AutoreCitato|Aleardo Aleardi|Aleardi}}: accogliendo in sua casa la più eletta parte della gioventù patrizia e borghese, stimando ciò mezzo utilissimo ad avvicinare le caste ed a disperdere il riguardo per il quale l’aristocratico viveva disgiunto da chi non faceva vanto di stemma, in istudî ed in sociali trattenimenti molto tempo impiegando, il fatto a’ discorsi e la realtà alle idee amando di veder seguire, dièssi con grande cura alla nobile istituzione degli ''Asili d’infanzia'', e tanto vi resse, fino a che non potendo opporsi che le maestre monacali alle laiche si sostituissero venuto in sospetto di troppo ardente ghibellinismo, ritirassi a più privato vivere. Nel febbraio 1866 dalla vetta dei classici colli scorgevansi già grossi nuvoloni addensarsi, aggrupparsi e minacciar tempesta sul Tedesco possessore della Venezia: rotte l’ugne all’aquila austriaca, dicevasi da alcuni che la Vittoria inorgoglita sarebbe volata sul Tevere. — Negli anni che corsero dal 1846 ad oggi, in varie guise si solse patriotteggiare, che chi non aveva l’animo audace e forte per correre l’aspra ventura delle battaglie, vivendo in famiglia e mordendo silenziosamente il freno del governo dominante, apriva alcuna volta il labbro a voti ed a proteste, che se le parole convertite si fossero in proiettili, ogni più sicura fortezza non che vinta avrebbero distrutta. — Non eguali in ogni tempo sono i luoghi di cospirazione: le notti scure e procellose, le volte sotterranee, i cunicoli e le arcate cadenti, i segreti ritrovi in stanze remotissime, sono per leggende e per romanzieri, chè ormai per molti cospirare è sfringuellare in piena luce di sole; e come un dì dinnanzi al {{Pt|cada-|}}<noinclude></noinclude> 31265ffj13npew5e29b0tifalobnv0d Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/63 108 698682 3836362 3430819 2026-05-17T19:30:42Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/61]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/63]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3430819 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|guido conte di carpegna}} |}}</noinclude>{{Pt|vere|cadavere}} di chi avea tradito il segreto, e ne’ crani tracannavasi il vino mescolato al sangue per rendere forti i congiurati, così in appresso dinnanzi altri cadaveri ed in tersi bicchieri e con vini generosi si venne brindiseggiando, chiamandosi anche ciò ardita cospirazione. — Havvi in Roma un luogo di gaio ritrovo per i ricchi, dove più volte convennero a banchetto coloro che preferivano far ''viva all’Italia'' entro una stanza, che gridare il ''Savoia'' caricando lo straniero alla baionetta. — Costumanze dei tempi, e modi diversi di combattere per la italiana unificazione! — Nel febbraio del 1866 anche il conte Guido di Carpegna banchettando in una delle sale Spillmann propinava all’Italia ed al re. Il fatto venne riferito alla Polizia pontificia, ed il Carpegna patendo la molestia di qualche interrogatorio abbandonò Roma. Non militò contro l’Austria nel fatale quadrilatero, non salì le balze del Tirolo con i vittoriosi di Garibaldi, non solcò l’ampia marina che fu tomba gloriosa a tanti prodi presso Lissa; visse esule, frequentando le Università di Pisa e di Napoli, quindi conquistando anzichè una bandiera allo straniero, il cuore della signorina de’ Gori, figlia al de {{Wl|Q27986880|Gori}} senatore del regno, e questa nel 1868 faceva sua sposa dinnanzi all’altare; quindi per intromessa del di lei zio ch’era principe assistente al Soglio Pontificio, ritornava in Roma, e davasi tutto alla costituzione di una Società agricola, senza riguardo a cure ed a sacrifizî. Il Tempo batteva intanto l’ora del 20 settembre 1870, ed il conte Guido di Carpegna veniva nominato Commissario municipale dalla Giunta di Governo. — In meno di quindici giorni instituì il corpo delle Guardie di città, e nutrendo fede vivissima nei futuri destini di Roma, facendo parte della Giunta provvisoria nominata dal {{AutoreCitato|Alfonso La Marmora|La Marmora}} propose un prestito di cento milioni. — Il Carpegna pel breve tempo vissuto nelle fortunate provincie del regno italiano aveva appreso prestiti e debiti di centinaia milioni essere affari i più naturali del mondo; però a Roma cosiffatti ordinamenti amministrativi, e tali fonti di risorsa e prosperità economica erano sconosciute; i più guardarono quindi in faccia il Carpegna siccome trasognati, e molti ancora gli sorrisero per compassione. Occorreva che il tempo facesse a que’ schernitori comprendere ciò che importi l’essere Roma capitale di un regno. — Caduta la Giunta venne il Carpegna riportato con buon numero di voti Consigliere in Campidoglio, e nel novembre 1871 rimesso nella Giunta. — Delegato Assessore di Statistica si vide stretto da ire e da stolte gelosie; attese al gravissimo lavoro del censimento generale; nel novembre 1872 venne dal {{Wl|Q16590554|Venturi}} delegato Assessore alla Pubblica Istruzione, ed uscitovi per sorte, nell’agosto 1873 venne per istima dei propri colleghi riammesso. — Conversò con gli altri membri della Commissione per il ''bonificamento dell’Agro Romano'', ma di tali conversazioni niuno conosce il risultato; rappresentò il Comizio agrario di Roma al Congresso degli Agrofili in Vicenza, perchè fino dall’ottobre 1870 è membro del Consiglio superiore di agricoltura. — Non per tutto questo il Conte Guido di Carpegna si è assicurata una rinomanza.<noinclude></noinclude> 3g6yvm0elq3h7o8fterf16hr7k3ican Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/64 108 698683 3836361 3433025 2026-05-17T19:30:40Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/62]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/64]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3433025 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|guido conte di carpegna}}|}}</noinclude> Un titolo vero di stima e riconoscenza meritossi per lo spirito con che riguardò l’istruzione ch’esso dirige. — Non gittossi nelle facili utopie che si risolvono in futili declamazioni; guardò la casa, la piazza, la scuola, e fermò di ridurre la gioventù buona nella fainiglia ed onesta sulla piazza per mezzo della scuola. — Se giammai fuvvi tempo noi quale apparisse vera la dipintura che {{AutoreCitato|Quinto Orazio Flacco|Orazio}} fece del vecchio ''lodatore del passato'', certo lo è questo, dappoichè con chiunque parlisi, ed ovunqne si giri, dapertutto suona eterna la cantilena «a’ nostr’anni la non era così.» Eppure in ogni tempo fuvvi acutezza d’ingegno, rettitudine d’animo, vigorìa di spirito; e burbanza nel vanto, ferocità nell’ingiuria, astutezza ne’ stratagemmi: — geni di nobiltà, di grandezza, di patria, senso del bollo, culto della giustizia, riverenza per i padri, fede nella virtù; e scene sanguinose e sacrilegî e voti bugiardi e tradimenti e ribellioni. Nè i tempi, nè gli uomini sono dunque mutati; solo s’è fatto più sensibile e grave il bisogno di aver cittadini al lavoro, non inquilini nelle carceri. E Roma per le mutate condizioni politiche, per la gente molta calatavi, per le delusioni nella sognata prosperità patite, e per una libertà in falso modo interpretata, più particolarmente venne dopo il 1870 a dimostrare la necessità che la scuola sia il centro massimo della istruzione e della educazione. — Non poteva quindi bastare al Carpegna che sulle tavole di statistica si aumentassero le cifre materiali delle scuole, ma doveva assaissimo importargli che moralmente si addimostrassero di queste i vantaggi. — Esso vedeva genitori tristissimi che dopo avere senza alcuna previdenza popolato il mondo d’infelici, oziosi, infingardi, sdegnando la fatica ed il lavoro, speculavano sui figli, anzichè di questi avere la cura che in onesti si addice: vedeva le madri girare per le piazze, per i caffè, per le bettole, trascinandosi le figliuoletto dietro, a tutto disposte dall’accattonaggio al furto, dalla miseria alla prostituzione. — Un fatto così grave e tristissimo colpiva la mente ed il cuore del Carpegna; così fu sua cura precipua trarre dall’abisso del male tanta parte di esseri che vegetavano fra la bruttura e pullulavano nel vizio, ed introdurli nella scuola dove l’animo si ammoda, s’ingentilisce e s’inspira al concetto del bene. — Riuscì nel nobile divisamento? — Chiunque guardando alla superficie, e di Roma conoscendo quanto havvi fra il Quirinale ed il Campidoglio, giudica bello e grande e buono l’operatosi dopo il settembre 1870, certo magnificando l’arduo lavoro del Carpegna, stimerà che Roma pitocca, ignorante e zoticona in prima, abbia in adesso tocco l’apice di ogni virtù e grandezza... — Noi il merito del Carpegna non isconosceremo, ma manco il fattosi celebreremo siccome opera sopra ogni altra perfetta, chè perfetto non è a dirsi il pensiero e lo sforzo di una istituzione, ma il fine che questa raggiunge: ed è appunto dal fine che ancora ci troviamo discosti. — Il Carpegna è riuscito a moltiplicare i mezzi d’istruzione: riuscirà ad ottenere quelli di educazione? È questo un quesito al quale non può il biografo rispondere.<noinclude> {{Rule|16em|h=2px}} {{Centrato|<small>Roma 1873. Tip. Caggiani, Santini e C.</small>}}</noinclude> of05ohn9e01yhcyf3tablzxieceyw9s Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Guido Orazio di Carpegna Falconieri 0 698993 3836037 3795837 2026-05-17T19:13:06Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836037 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=28 novembre 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Guido Orazio di Carpegna Falconieri|prec=../Alessandro Calandrelli|succ=../Augusto Castellani}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=60 to=64 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Di Carpegna]] sdtqqjg85ppwz4uqln8so7wtmayt3il Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Augusto Castellani 0 699063 3836038 3675045 2026-05-17T19:13:09Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836038 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=28 novembre 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Augusto Castellani|prec=../Guido Orazio di Carpegna Falconieri|succ=../Ignazio Ciampi}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=65 to=70 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Castellani, Augusto]] qgut1oiherbt4hgh45qer96yy9gdzwz Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/99 108 699107 3836326 2534217 2026-05-17T19:29:25Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/97]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/99]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534217 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri municipali di roma }}|riga=1}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|DI FIANO DUCA MARCO }} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}} }} {{Capolettera|[[file:Capolettera L - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 97 crop).jpg|40px|L]]| |-35px}}a ricordanza gentile appresso i contemporanei ed i posteri, il nome scolpito dalla penna del biografo nell’albo istorico degli uomini egregi, l’onoranza di una pagina, che tenga viva la fama in mezzo alla famiglia, in mezzo alla patria, il suono della lode anche di pregi modesti, più che di altissime e peregrine virtù, sono cose, che apportano al cuore dell’uomo onesto e sapiente, del cittadino benemerito compiacenza dolcissima, e lo spronano a stabilire sempre più sul piedistallo delle onorate memorie la propria figura, anche ad esempio altrui, e a soddisfacimento della propria incontaminata coscienza. — E tanto più debbe essere circondato della luce di pubblica ricordazione colui, che dall’ordine di magnanimi avi discendendo, con le più elette doti della mente e con le più egregie qualità dell’animo fa onore alla chiarezza dello stipite, al lustro degli antenati, allo splendore della terra natale, alla grandezza della propria patria, imperocchè si dimostra per tal modo come nelle agiatezze della fortuna e tra gli splendori dell’oro crescono cittadini informati a civili e morali virtù, ai desideri di opere grandi, che valgono a produrre il bene del popolo, l’utile della città, la felicità della nazione — E in queste nostre pubblicazioni al fine intendendo di lasciare, siccome in un quadro d’onore, la memoria di cittadini distinti, ne andiamo perciò delincando la parte della vita più eletta, cioè quella delle virtù, {{Pt|af-|}}<noinclude></noinclude> 4cv7985pqku9p74fhn0vriti7bcgjqw Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/100 108 699108 3836325 2532950 2026-05-17T19:29:22Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/98]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/100]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2532950 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| di fiano duca marco }}|riga=7}}</noinclude>{{Pt|finchè|affinchè}} rimanga nella cronaca dei nostri tempi una traccia luminosa degli uomini, che si acquistarono benemerenza, e che ad alcun pubblico ufficio salirono tratti dalla universale estimazione, e dall’affetto dei buoni. Nè ci riterremo dal ripetere, come i trionfi della civiltà e del progresso abbiano anche innalzata semprepiù la missione dello scrittore, per modo che in mezzo allo splendore dei nostri tempi è desso, che crea la vita scientifica, morale, materiale, civile e politica, è desso, che presenta ai popoli la suprema maestra del vivere umano, cioè la storia, su cui scolpisce i fasti di tutte le età, perchè vi meditino le generazioni future, è lo scrittore, che conduce i popoli ad onorare i sapienti uomini e i virtuosi cittadini, è desso il fattore supremo del progressivo benessere della umanità e delle nazioni, e dinanzi alla sua penna cadono gli avanzi delle lunghe ignavie, e delle durate ignoranze, e disgombrandosi le nubi, appare il sole della verità, della libertà, della grandezza, e i popoli si stringono in fraternità di amore e di pace. E questo veniamo dicendo, perchè si apprenda come noi sentendo il dovere che ci preme, di tutta lena ci adoperiamo per concorrere colla nostra penna, qual ch’ella sia, a far più splendidi gli edifici della storia, e sopratutto ad ornare il nome di preclari cittadini di quell’aureola, della quale è degno per le loro opere, e per le loro più elette doti della mente e dell’animo. E dopo ciò la nostra libera penna, con lo stile del biografo, incide sulla tavola istorica il nome di quell’egregio cittadino, che è il Duca {{Wl|Q3845964|Marco di Fiano}} discorrendone in brevi tratti la vita. Noi non ci faremo ad esporre per cronologica narrazione la discendenza illustre, le glorie degli avi, i fasci della famiglia, chè negli storici volumi s’apprende come dallo stipite dei Duca di Fiano vennero uomini distintissimi nelle virtù dell’ingegno, come nelle opere della guerra, e in ogni tempo rifulsero i discendenti nepoti, che sulle orme camminarono dei virtuosi loro antenati.— Noi non ricorreremo nella lontananza dei secoli per insegnarne il primo germe, diremo soltanto che la famiglia dei Duchi di Fiano viene per antichissimi tempi chiarissima e nobile. — E dalla medesima discende Marco Duca di Fiano, il quale nasceva in Roma nell’anno 1820. I suoi genitori curarono d’istruirlo in ogni più eletta disciplina, ed egli rivelando vivacità d’intelligenza, nobiltà e bellezza di animo crebbe adornata di peregrino doti la mente, di egregie qualità il cuore, e va certamente distinto nel patriziato romano tra gli uomini di più scelta coltura. — E questo è il<noinclude></noinclude> k2m69g5qveq2zkzs2g8fl54ptaictm3 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/101 108 699109 3836324 2532951 2026-05-17T19:29:18Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/99]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/101]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2532951 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| di fiano duca marco }}|riga=1}}</noinclude>pregio più bello, è il più fulgido onore, perocchè avvenga purtroppo che chi sortì una culla dorata e crebbe ili mezzo alla fortuna degli agi, non curi di comporre ad isl razione la mente, e d’informare a gentilezza il cuore. Il Duca Marco di Fiano fu vago mai sempre di estendere il corredo delle sue cognizioni, epperò si mostrò desideroso di trarre lezioni di umana sapienza anche dalla scuola pratica della vita, che è la scuola dove tutto si svolge l’immenso campo del vero, del buono, del bello, e da cui si beve quel sapere, che forma il cittadino utile, onesto,-integerrimo. — Ed amando istudiare nuovi uomini e nuove cose, si die paranco il Duca di Fiano al diletto del viaggiare, e dappertutto raccolse il fiore della sapienza, il frutto di cittadine c morali virtù, ed è riuscito uno di quegli uomini, che abbisognano negli alti uffici del Comune per la trattazione delle cose della propria città, per il bene del popolo, per la fortuna della patria. Il Duca di Fiano non fu di queglino, che nelle ebollizioni politiche scendono in sulle piazze, e si danno a sbraitare, ad agitarsi, a commuovere, no, egli è un cittadino di liberi sensi, ma onesto, integro, di fermo carattere; che desiderò veder la patria sorgere nazione, e a questo intese colla forza del suo ingegno, colla potenza della sua fortuna, che esultò di gioia più bella il giorno, in cui vide la sua Roma cingere la fronte del diadema di capitale d’Italia, e da quel giorno portò fede che i tempi sarebbero corsi verso un avvenire migliore, nè per fermo fia manchevole, perocchè il cammino del progresso sociale, della perfetta civiltà, dei liberi tempi volge tacito, ma con rapido passo. Il Duca di Fiano possiede pur cognizioni nelle economiche ed amministrative discipline, e sà perciò quanto v’ha d’uopo per dar vita sana e feconda alle pubbliche e private amministrazioni, e ravvisa appunto la fortuna del proprio paese, la felicità del popolo nella buona amministrazione sia del Comune, sia della Provincia, sia dello Stato. La cittadinanza romana apprezzando le altissime doti, che onorano il Duca Marco di Fiano, finalmente lo voleva alla trattazione degl’interessi di Roma, riconoscendolo attissimo e degno di assidersi in Campidoglio tra i Consiglieri del Comune. E di fatti nelle ultime elezioni amministrative al distinto ufficio eleggevalo, ed era tempo che un nobile ed onoratissimo cittadino alla vita pubblica fosse condotto, imperciocchè noi crediamo che quando uomini, i quali alla chiarezza del casato e alla ricchezza di fortuna<noinclude></noinclude> dwx6ehyhnurefs32p3zskgv8unuz5u0 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/102 108 699110 3836323 2532955 2026-05-17T19:29:15Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/100]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/102]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2532955 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| di fiano duca marco }}|riga=7}}</noinclude>congiungono nobiltà d’animo, e integrità di carattere, e ricchezza di morali e civili virtù, e forza di indipendenza, si danno alla cura degl’interessi comuni, non può non derivarne quella prosperità, quella pace, quel benessere, che dà moto e sviluppo al commercio e all’industria, e circonda di una felice giocondità la famiglia, la città, la patria. Il Duca Marco di Fiano è un nobile romano, che salendo la vetta del Campidoglio si rivela in tutta la più splendida figura di cittadino degno di siedere nel seggio degli antichi padri di quei nobili romani, che un tempo fecero di Roma la più bella, la più grande, la più gloriosa terra del mondo, e di una maestà, che durerà eterna, la circondarono. Sì, noi lo vedremo operoso ed energico sempre portare al comunale edificio la pietra della sua intelligenza, e curare che la amministrazione e la finanza municipale si riassettino, per modo che un fonte di beni e di ricchezza ne derivi alla città. Potremmo noi con più larga parola odi molti altri pregi, che adornano il Duca di Fiano discorrere, ma tutti riassumendosi nell’essere un cittadino saggio, virtuoso, onesto, liberale, d’animo nobilissimo, gentile, cortese, che all’utile di Roma, al bene della patria con tutte le forze della mente e del cuore coopera, noi stimiamo adempiere all’ufficio di scrittore imparziale consegnando il Duca Marco di Fiano alla perpetua c gentile memoria degna degli uomini benemeriti, imperocchè fa sicurtà l’altezza del carattere di lui, i sensi elettissimi, la operosità sua, perchè un giorno in più distinti uffici salendo di più bella e nuova luce risplenda. {{Rule|8em| h =2px}} {{Rule|24em}} {{Centrato|{{Sc|{{type|f=0.7em|l=1.7px|R. Fait}}}} — {{type|f=0.7em|Editore — Roma. febbraio 1875 — Tip. del Popolo Romano.}}}}<noinclude></noinclude> q2w364oa125wmoinwr4ucwzi8v1as6t Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Ignazio Ciampi 0 699141 3836039 3795838 2026-05-17T19:13:11Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836039 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=28 novembre 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Ignazio Ciampi|prec=../Augusto Castellani|succ=../Marcantonio Colonna}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=71 to=74 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Ciampi, Ignazio]] ett1gcvv7gx9socogi233n91sf9t6vc Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Marcantonio Colonna 0 699142 3836040 3795840 2026-05-17T19:13:13Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836040 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=28 novembre 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Marcantonio Colonna|prec=../Ignazio Ciampi|succ=../Stanislao Corsetti}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=75 to=78 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Colonna, Marcantonio]] 02uczdmt42ibq1zgfi8ghz5bsg6o858 Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Stanislao Corsetti 0 699143 3836041 3675093 2026-05-17T19:13:16Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836041 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=4 dicembre 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Stanislao Corsetti|prec=../Marcantonio Colonna|succ=../Giovanni Costa}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=79 to=82 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Corsetti, S]] pwm1j69hpx6524vqa4matb4isumq2d8 Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Giovanni Costa 0 699144 3836042 3795836 2026-05-17T19:13:18Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836042 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=5 dicembre 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Giovanni Costa|prec=../Stanislao Corsetti|succ=../Alceo Feliciani}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=83 to=86 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Costa, G]] cv7mox3z9ua240qj3m1gsxonqdgum7l Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Alceo Feliciani 0 699145 3836043 3675036 2026-05-17T19:13:20Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836043 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=5 dicembre 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Alceo Feliciani|prec=../Giovanni Costa|succ=../Felice Ferri}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=87 to=92 /> {{Sezione note}} [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Feliciani, A]] bnnitfzheaj0scmob9v22bh2elmalp4 Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Felice Ferri 0 699184 3836044 3795830 2026-05-17T19:13:23Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836044 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=5 dicembre 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Felice Ferri|prec=../Alceo Feliciani|succ=../Marco Boncompagni Ludovisi Ottoboni}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=93 to=98 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Ferri]] 4bfqldcawkn3m903n80t0lr7kgd2vvy Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Marco Boncompagni Ludovisi Ottoboni 0 699210 3836045 3675081 2026-05-17T19:13:25Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836045 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=8 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Marco, duca di Fiano|prec=../Felice Ferri|succ=../Gaspare Finali}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=99 to=102 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Fiano]] q0a07ef35anjyubkldhcl19otnaagk2 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/103 108 699211 3836322 2534216 2026-05-17T19:29:11Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/101]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/103]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534216 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri municipali di roma }}|riga=1}}</noinclude>{{nop}} {{ct|f=1.8em|FINALI COMMEND. GASPARE}} {{ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{capolettera|[[file:Capolettera I - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 37 crop).jpg|45px|I]]| |-40px}}talia e Roma! — Son due nomi che fanno palpitare di palpito eterno il cuore, e dinanzi al pensiero presentano una lunga di stesa di secoli sparsa di gloriosi ricordi, e di storie di sangue, per entro cui risuonano i singulti dei popoli e gli urli dei tiranni, i rombi delle guerre, e gl’inni delle vittorie. — Italia e Roma! — qual v’ha petto italiano, cui non s’apprenda al suon di quei nomi la fiamma delle antiche virtù, che a grandi cose è sprone? — Italia! la culla del genio, il terreno più gentile di quanti scalda il sole, la patria degli eroi, il suolo più hello che mai allegrasse il sorriso di Dio, fu l’anelito più ardente degli stranieri, fu pomo d’invidia tra potentati, e lungamente si contesero questa divina bellezza e le squarciarono il seno con lunghe ferite, e tutta la cinsero di triboli e di catene. — Roma! — è la eterna città che racchiude le immortali memorie dei vincitori del mondo, è la terra dei grandi destini, è la capitale d’Italia, d’onde alle libere genti deve discendere sempre più splendido il raggio della civiltà e del progresso, il verbo della scienza, lo insegnamento alla patria della via, che conduce alla felicità del popolo; — da Roma soltanto deve dispandersi lo spirito, che faccia sempre più sana e forte la vita della nazione. — È all’amore d’Italia, è alla grandezza quindi di Roma, che debbono ispirarsi gli nomini di Stato per operare unicamente il bene del proprio paese. — E a noi è satisfazione gratissima in questa biografica esposizione discorrere oggi di un cittadino, che alle più alte cariche venne per i distinti suoi meriti, vogliam dire del Commend. {{Wl|Q663457|Gaspare Finali}} attuale Ministro<noinclude></noinclude> rfe2rg5o5zk5qq8prez3ufsep96yna2 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/104 108 699219 3836321 2533313 2026-05-17T19:29:05Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/102]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/104]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2533313 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| finali commend. gaspare }}|riga=7}}</noinclude>di Agricoltura, Industria e Commercio, e che all’ufficio di Consigliere comunale in Campidoglio fu puranco degnamente eletto. — In Cesena ebbe egli i natali nel 20 maggio dell’anno 1829 da Giovanni Finali e Maria Zamboni. — Suo padre fu uomo avuto in grande estimazione e l’ufficio di notajo archivista sostenne nella sua terra nativa; — Maria Zamboni è una virtuosissima donna di sensi miti e gentili, cui, vedovata del consorte, è rimasta la gioia dolcissima di vivere al fianco del suo amatissimo figlio. — {{AutoreCitato|Gaspare Finali|Gaspare Finali}} insino dalla prima giovinezza si mostrò amantissimo dello studio, e il proprio genitore lo volle quindi educato nelle più elette discipline, e nei forti e severi studi istruito. — Di aperta intelligenza, d’ingegno robusto, di leggieri nella istruzione progredì, e alle belle lettere ebbe sempre inclinazione grandissima, cbè nel suo petto pur ferve nobilissima anima di poeta. — Se non che mandato nell’anno 1846 agli studi nell’Università, romana, si diede alle scienze legali, nelle quali poscia all’Università di Bologna laureavasi nell’anno 1850, non avendolo potuto nell’Università di Roma nel precedente anno 1849 per gli avvenimenti politici che vi si svolsero. — E poichè il Finali, tuttochè giovanissimo degli anni, forte sentì l’anima sua ardere di patrio amore, tanta fu l’alta fiducia che in altrui di se medesimo in sui primordi della sua carriera politica di già esprimeva, che nel 1848 era eletto Presidente del Comitato Universitario, e poscia nel 1849 venia prescelto Segretario del Circolo popolare in Cesena — Sperò egli, come tutti gli altri patrioti, che gli avvenimenti del 1848-49 conducessero al compimento dell’unità e indipendenza d’Italia, che era il sospiro di lunghissimi secoli, l’ideale vagheggiato da tanti martiri, da tanti uomini illustri, da tanti geni italiani, che la mano inesorabile’ del destino aveva fatti scomparire dal mondo mentre era desiderata immortale la di loro esistenza. — Ahi! fu visto in un abisso di sangue tramontare il breve sole di libertà, che era spuntato nel cielo d’Italia, e i tiranni tornar di nuovo a lacerare la patria nostra, e a dividersi le vestiraenta e le carni. — Ma i liberali nella coscienza del santo diritto di liberare un giorno il proprio paese dalla straniera dominazione, e dalla cancrenosa piaga del papato temporale, non cessavano dal cospirare per giungere al conseguimento di quell’altissimo fine. — E tra quei liberali era Gaspare Finali. — Volgeva l’anno 1855. — Il bicipite degli Asburgo svolazzava per le terre venete e lombarde e dell’Emilia, e tentava stringere nei suoi artigli tutti i più distinti patrioti, e farne suo pasto miserando. — Il Finali quindi per involarsi ad una sorte funesta emigrò in Piemonte, perocchè gli austriaci avevano già contro di lui aperto un processo politico, e con giudizio stata-<noinclude></noinclude> co64jw16gw3snxowi3bpi3c7q9m7yrt Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/105 108 699226 3836320 2533320 2026-05-17T19:29:00Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/103]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/105]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2533320 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| finali commend. gaspare }}|riga=1}}</noinclude>anche Amilcare Finali fratello di Gaspare, giovane carissimo, che i pregi più belli della mente e del cuore facevano distinto, che possedeva anima d’eroe, fosse pur condannato per il medesimo titolo e con la sentenza medesima all’estremo supplizio, e come negli anni successivi, mentre sui campi delle patrie battaglie valorosamente combattendo sfuggiva alla morte, questa poscia incontrava in Magliano in Sabina, nell’autunno dell’anno 1867, essendo capitano nell’8.° Reggimento Granatieri. — Il morbo colerico spietatamente, recise quella preziosa e giovane vita, e fu trafittura crudelissima al seno della madre e al cuore di Gaspare fratello amorosissimo, cui era riserbato più tardi un novello dolore, perciocché in Cesena nello scorso anno 1873 anche l’altro fratello Francesco cadeva per malattia sotto la falce di morte, ed era giovane ornato di ogni più. rara virtù, che nel 1866 come capitano nel corpo dei volontari comandato dal Generale {{AutoreCitato|Giuseppe Garibaldi|Garibaldi}} combattè da prode per la causa d’Italia e quel grado s’ebbe dappresso una splendida attestazione del Generale {{Wl|Q697867|Cialdini}}, che ne dimostrava i meriti avendolo avuto sotto i suoi ordini siccome capitano in un Corpo di guardia nazionale mobilizzata. — In tanta angoscia, che gli affannava il petto, restò al Gaspare una madre, che egli ama di amore santissimo, la quale in lui unico figlio superstite rivede i figliuoli perduti e si sente felice nell’affetto di lui. — E giova qui pur ricordare come la morte di Amilcare anco fosse amaramente lamentata dal Generale {{Wl|Q699354|Nino Bizio}}, da quel cittadino illustre, del quale gl’italiani non ha guari piansero dolorosamente la perdita. — Egli scriveva a Gaspare Finali queste parole «''ho appreso la vostra disgrazia, che è anche una disgrazia della patria. Vostro fratello era un Bagordo, ma un Bajardo della libertà; gli è mancato solo la vita per esser glorioso''» Dopo gli avvenimenti del 1849 l’atmosfera politico d’Italia si era fatto grave, pesante, tetramente nebuloso, e nell’esilio andavano penosamente vagando i patrioti italiani, e con essi quindi anche Gaspare Finali. — Però nell’anno 1854 con feste solenni inaugurandosi in Pesaro l’innalzamento delle statue al {{AutoreCitato|Gioachino Rossini|Rossini}} e al Perticari, e con pubblica letteraria accademia pur porgendosi onore a quei grandi, il Finali con nobile e giovanile ardimento, con la ispirazione della italiana sua musa v’accorreva, e nonostantechè dinanzi al suo sguardo s’offerisse una triade in quei tempi paurosa cioè — l’austriaca prepotenza rappresentata da un Colonnello austriaco, la truculenta inquisizione del S. Uffizio personificata in un reverendo domenicano, e la polizia papale rappresentata dal Delegato apostolico Monsignor Badia, nulladimeno con lo slancio d’un cuore ardente di patrio amore, e con franca e sicura voce declamò una<noinclude></noinclude> 0j8gb4hu6lcc96hhufua5a5uimgpc9y Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/106 108 699233 3836319 2533327 2026-05-17T19:28:57Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/104]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/106]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2533327 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| finali commend. gaspare }}|riga=7}}</noinclude>patriottica poesia, che alle letterarie bellezze congiungeva lo splendore di nobili ed altissimi sensi. — Onde fa che mentre apportavagli onoranza e gli animi entusiasmò, per guisa che di subito corse manoscritta per le terre d’Italia, d’altra parte gli fruttò la persecuzione del papale governo e del partito oscurantista, cui però seppe isfuggire. — E a saggio della bellissima poesia e a rivelare l’anima gentile e squisitamente italiana del Finali basti riferirne la prima ed ultima strofa, che noi ricordiamo sempre con emozione dolcissima. — {{blocco centrato| <poem> ''Lo splendido azzurro — le notti stellate.'' ''Le verdi campagne — di fiori ingemmate,'' ''I laghi d‘argento — le apriche colline.'' ''La neve dell'alpi — la luce del sol'' ''Fan bella l’Italia — soggiorno ridente'' ''Di grazie, d'amori — di fervida gente.'' ''Cui vita è la gloria — dal tempo scolpita'' ''Negli archi e le mura — dell’italo suol.'' . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ''In fin che ne’ spazi — se curi del vero'' ''Si librano l'ale — del nostro pensiero;'' ''Infin che la face — del genio s’innova'' ''Che al mondo tre volte — diè norma di se;'' ''In fin che nei cieli — sta provvido Iddio'' ''E splende la luce — del sole natio;'' ''Finché stanno l'alpi — finché rugge l’onda'' ''La speme d'Italia — perduta non è.'' </poem>}} ''La Poesia passeggia coi secoli e colle vicende, la poesia è vita, moto, foco d’azione, stella, che illumina il cammino dell’avvenire. — La Poesia è immortale: immortale come la memoria e il desiderio, due facoltà inseparabili dell’umana natura, ed elementi eterni di poesia. — Oh! riponete in trono la Poesia! Adorate l’entusiasmo! Spandetelo su tutte le cose! riconciliate il mondo poetico col terrestre! Non brilla su tutte cose il raggio del Sole?'' Queste erano le parole che pochi anni or sono uscivano dal petto di un sommo italiano, e per fermo noi troviamo nella storia dei secoli che la divina arte della poesia fu quella che preparò l’èra della civiltà e nell’animo degli uomini suscitò lo slancio a grandi cose, e si fè strada anche nel cuore<noinclude></noinclude> 94ojzafjg6lfoyxac70x2nbgh0g1bow Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/107 108 699237 3836318 2533331 2026-05-17T19:28:53Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/105]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/107]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2533331 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| finali commend. gaspare }}|riga=1}}</noinclude>del popolo e lo commosse, e lo trasse ad azioni magnanimo, e lo incitò sai campi delle battaglie a combattere per un santo principio — la libertà della patria — e per la patria il petto s’accese di amore, e per essa pronto fu sempre a consumare sacrifici snpremi. — E noi vorremmo che anco in mezzo a tanta luce di secolo, in mezzo al freddo positivismo, che minaccia di assiderare le membra sociali, e di far signore del mondo lo sterile egoismo, il sole della poesia venisse a dispandere la celeste sua fiamma e alle grandi virtù gli uomini eccitando, l’umanità tutta sorgesse e si affratellasse in un’armonia serena d’amore. Il Finali rivolse suoi studi anche sopra materie scientifiche, economiche, industriali e commerciali, quasi presago che un giorno sarebbe all’alto ufficio di Stato venuto, in cui era necessario portare ampio corredo di cognizioni siffatte, e nel 1855 pubblicava una lodata memoria sulla strada che doveva congiungere le Romagne alla Toscana. — Fu desso segretario contabile di una società commerciale, e nell’anno 1856 recatosi in Sardegna diè seraprepiù ad istruirsi nelle amministrative discipline; ma soffrendo nella salute faceva ritorno nel 1858 in Torino, non cessando dal darsi agli studi ed a vita attivissima e laboriosissima, chè egli senti stare la soddisfazione più bella e più grande del vivere umano negli studi e nel lavoro, donde la social convivenza ne ritrae prosperamento e felicità. — Correva l’anno 1859, e la lunga speranza della patria compievasi, chè il popolo italiano sorgeva a rivendicare i propri diritti di unità, di libertà d’indipendenza nazionale, e stanno aperte ad eternità di glorioso ricordo le pagine della storia, che ci rivelano le combattute battaglie, e i miracoli delle forze italiane concordemente unite. — Ed il Finali essendo in Torino curò gli arruolamenti dei volontari, chè d’ogni parte, e più specialmente dalle Romagne a lui si rivolgevano — Fu desso uno dei membri della Costituente di Bologna, che proclamò la decadenza del papato temporale. — E poichè nel compiersi la liberazione delle Romagne costituivasi tosto la Giunta provvisoria di Governo, così veniva di subito il Finali in prova della bella reputazione, che s’aveva, sebbene giovane degli anni, di già acquistata, eletto Segretario presso la Giunta medesima, e quindi destinato alla Intendenza di Cesena, ma da tali uffici declinava perocchè successa immediatamente la fusione dei ducati di Parma e Modena con Bologna era dapprima prescelto capo del Gabinetto Cipriani Governatore delle Romagne, e poscia, sotto la dittatura del Farini, era egli nominato Capo del Gabinetto presso il Ministero dell'Interno — E perocchè i propri concittadini desideravano dargli pubblica attestazione di affetto e di stima, gli affidavano il mandato di rappresentarli siccome deputato al Parlamento {{Pt|na-|}}<noinclude></noinclude> th0ignklekxz5qo87uge6hdj7n2j2o1 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/108 108 699238 3836317 2533332 2026-05-17T19:28:51Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/106]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/108]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2533332 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| finali commend. gaspare }}|riga=7}}</noinclude>{{Pt|zionale.|nazionale.}} — Salito il {{AutoreCitato|Luigi Carlo Farini|Farini}} al Ministero dell’Interno, e conoscendo le belle virtù del Finali lo volle chiamare alla vita amministrativa e lo nominò Segretario al Consiglio di Stato, quindi Consigliere di Governo. — Svolgevasi la rivoluzione nelle Marche e nel mentre vi andava siccome Regio Commissario {{Wl|Q3259510|Lorenzo Valerio}}, nella qualità di Vice-Commissario generale era destinato il Finali. Fu poscia sino al 1862 capo divisione nel Ministero dell’Interno sostenuto dapprima dal {{AutoreCitato|Marco Minghetti|Minghetti}}, che lo elesse anche Ispettore generale, e di poi dal {{AutoreCitato|Bettino Ricasoli|Ricasoli}}, e alla caduta di questo passò nel Ministero delle finanze siccome Capo-Divisione essendo ministro il {{AutoreCitato|Quintino Sella|Sella}}, che poscia lo eleggeva Segretario generale — In tali cariche essendo, il Finali diè semprepih splendida prova della eletta sua intelligenza politica, civile, amministrativa. — E perocchè a tali uffici attendendo il mandato di Deputato al Parlamento aveva rassegnato, vollero i propri concittadini a più solenne dimostrazione di onore affidargli nell’anno 1865 di nuovo l’istesso mandato. Ed egli accettatolo fu allora che dinanzi al Parlamento fè udire la bella ed eloquente parola, e presentò anco due relazioni l’una sulla legge di conquaglio, e l’altra su quella di ricchezza mobile. — Ma nelle cariche dello stato proseguendo, dall’ufficio di Segretario generale presso il Ministero delle finanze, retto dallo {{AutoreCitato|Antonio Scialoja|Scialoja}}, era poscia nell’anno 1867 nominato Direttore generale del Demanio e Tasse, e in sul fine del medesimo anno venia nuovamente chiamato come Segretario generale al Ministero delle Finanze essendo ministro {{Wl|Q939702|Cambray-Digny}}. — Il Finali era ognora più così, salito in bella nominanza che anche il collegio di Belluno nell’anno 1868 lo volle eletto suo rappresentante al Parlamento. Nell’anno 1869 era nominato Consigliere della Corte dei Conti. — I fati di Roma si maturavano e l’anno 1870 doveva segnare il più glorioso avvenimento che in nota di secoli sia registrato sulla storia d’Italia. — Il 20 settembre sarà un’eterna data, che i presenti ed i posteri avranno cara siccome quella che fissò l’ultimo passaggio delle tenebre alla luce, della prepotenza al diritto. — Roma fu tolta all’oscuro reggimento temporale dei papi e cinse il diadema di capitale della nazione, e maestra esser debbe di civiltà e di progresso, di sapienza morale, civile e politica, e come dal seno di una madre da lei sola diffondersi il nutrimento di salute alla patria; — e come una madre debb’essere perciò riguardata ed aver trattamento dagli uomini che stanno al governo dello Stato, ai quali perciò incombe non solo avere affetto di figli, ma la mente ed il cuore d’ogni utile cognizione fornita, la loro età da lunghe prove e da esperienze d’ogni guisa visitata, intemerata la coscienza, / .- - ..-<noinclude></noinclude> tegx8tnjn033e50j9f33v6jdd0wdeq7 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/109 108 699241 3836316 2533336 2026-05-17T19:28:49Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/107]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/109]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2533336 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| finali commend. gaspare }}|riga=1}}</noinclude>e prevedimelo sagace ai bisogni del popolo, dal di cui benessere dipende la tranquillità e la felicità della nazione. — Non è nostro còmpito oggi dare giudizio degli uomini che sino ad ora governarono Italia, a noi è debito in scrivendo questa biografica memoria, del Finali parlare. — E di lui diremo come dopo la rivendicazione di Roma degnamente l’onore del seggio s’avesse in Senato, perocchè sebbene la verde sua età non fece ancora per canizie venerando il suo crine, pure la sua mente ha maturità di consiglio, profondità di studi, vastità d’esperienza, e splendido corredo di prattiche cognizioni. — Volgeva l’anno 1873, ed egli recatosi alla Esposizione di Vienna colà nelle sue dilettoso osservazioni intrattenevasi quando giungevagli partecipazione essere stato prescelto alla suprema carica di Ministro di Agricoltura, Industria e Commercio, e dalla cittadinanza di Roma eletto Consigliere Comunale. — E siffatti onori tanto maggiormente lo fanno risplendere quanto meno li ricercò pur meritandoli, chè si guardò sempre dal farsi sgabello di mestatori e d’intriganti. — E quantunque taluni barbassori si piaccian ripetere le vecchie frasi che dopo la morte si debbon scrivere le biografie e le lodi, mentre durante la vita hanno suono d’incensamenti e d’adulazioni, noi crediamo invece esser ciò dettato da rodimento d’invidia, perocchè gli uomini debbono essere anzi posti a giudizio viventi e la lode deve coronare i loro ineriti siano grandi o piccoli, perchè li conforti a sempre più grandemente operare, e stiano esempio alla generazione crescente. Non istaremo ad enumerare le molte decorazioni, di cui va fregiato il Finali, e che s’ebbe anche da regnanti stranieri, diremo soltanto che ‘se fosser conferite a tutti coloro che le meritano, siccome lui, noi plaudiremmo assai di buon grado a siffatte onorificenze. — Non istaremo neppure a dire quanta modestia alberghi nell’animo, perocchè sia noto non avere egli mai ambito cariche ed onori, e ben sappiamo come egli persino sia schivo dal pubblicare alcuni pregiati suoi scritti scientifici e letterari; — non accenneremo neppure a quella cortesia e gentilezza, che tanto squisitamente l’adorna, e che induce di subito a benevolenza chiunque per la prima volta il conosca. — A noi basta avere in brevi tratti presentata la illustre e schietta figura di lui, siccome quella di un italiano insigne per le virtù dell’ingegno, come per le doti del cuore, di un cittadino che onora la patria degnamente sostenendo cariche supreme, e che all’unico fine intende di essere utile alla nazione, di un uomo che alla integrità di carattere congiunge bellezza e nobiltà di animo. — {{nop}}<noinclude></noinclude> ce89l14biueesdwxcsenz3hdq9vwo2t Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/110 108 699244 3836315 3495517 2026-05-17T19:28:46Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/108]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/110]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3495517 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| finali commend. gaspare }}|riga=7}}</noinclude>E innanzi di chiudere questa biografica memoria, aggiungeremo come nel proseguire nostre pubblicazioni, quasi in brevissimo quadro la vita consegnando di tutti coloro, che dopo la risurrezione dell’Italia nostra, dopo la redenzione dell’eterna Roma agli alti uffici furon chiamati, e il distinto seggio occuparono in Campidoglio, dove un giorno i nostri padri, attendendo al governo della cosa comunale, facevano felice il popolo, non altro fine ci proponemmo che di scrivere, giusta i dettati dell’illustre Palmieri, per utilità di chi desidera vivere seconda le virtù, e sopra gli altri uomini farsi degna. — E per vero le greche, le latine, ed anche le barbare istorie son piene di memorie, in cui sono celebrati quei cittadini che viventi si distinguevano nella grandezza delle opere, e al bene della patria supremamente anelavano, e affanni, e disagi, e fatiche sofferendo, cosicché al dire di un chiarissimo istorico: — ogni loro gloria era posta in più eccellentemente fare, e sopra gli altri apparire in virtù, non altra meta eglino avendo, che il bene comune. E questo noi diciamo perchè s’abbiano i benemeriti cittadini in reverenza, e taluni, cui forse preme l’oblio, non isdegnino essere iscritti nelle biografiche memorie, le quali noi proseguiremo con lena paziente, imperciocché ci conforta la coscienza di compiere un’opera che la luce gloriosa di Roma, la storia del Campidoglio richiede, e il pensiero ci consiglia di lasciare così un ricordo dei tempi che furono, e degli uomini che s’ebber l’onore di trattare gl’interessi del popolo nelle capitoline assemblee. — {{Rule|4em|h=2px}}<noinclude><small> {{PieDiPagina|Tip. Tiberina Piazza Borghese. ||Riccardo Fait — Editore. }}</small></noinclude> jjwxfionbazzscbtzrxede1ybct32su Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Gaspare Finali 0 699247 3836046 3795832 2026-05-17T19:13:28Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836046 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=8 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Gaspare Finali|prec=../Marco Boncompagni Ludovisi Ottoboni|succ=../Luigi Gabet}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=103 to=110 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Finali]] 7i6uw4wdqhmoxovur4z5efower62tm0 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/111 108 699252 3836314 2534214 2026-05-17T19:28:42Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/109]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/111]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534214 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri municipali di roma }}|riga=1}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|GABET COMM.<sup>E</sup> LUIGI }} {{Ct|f=1.1em|Consigliere Municipale}} {{capolettera|[[file:Capolettera O - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 109 crop).jpg|45px|O]]| |-40px}}ggi che la luce della civiltà e del progresso irraggia il secolo, oggi che d’ogni cittadino più. che in ogni altro tempo si scruta la vita e si ha vaghezza di conoscerne i meriti, oggi che v’ha d’uopo di mostrare quegli uomini che per elette virtù si distinguono, ha lo scrittore onesto e amante della patria santo dovere di scriverne un biografico ricordo, e illustrarlo principalmente della parte più fulgida che onora l’uomo, di cui si parla la vita, perocchè portando dinanzi alla mente della gioventù lo splendore delle virtù, queste s’imprimono più di leggieri nel cuore, e l’animo si dispone ad accoglierle ed a seguirle, e per tal modo nel mentre i benemeriti cittadini vengono semprepiù in reverenza e in onore, nei giovani si stabilisce l’esempio. Ed ecco il perchè nelle nostre pubblicazioni largheggiammo di elogio là dove il merito veramente esiste, e le onorate opere, e i pregi dell’ingegno, e le qualità del cuore emergono. E proseguendo noi a scrivere degli uomini che vivono la vita pubblica, e che seggono in cariche non ci allontaneremo giammai dal nostro proposito di dirne la lode quando è meritata, perchè a loro sia conforto dolcissimo, ai giovani esempio perenne. — E dopo ciò entriamo a discorrere la vita del chiarissimo cittadino {{Wl|Q55227885|Luigi Gabet}}. — Nell’anno 1823 avveniva sua nascita in Roma da onorata e civile famiglia. — Crebbe studioso, e nella Romana Università maturava l’ingegno, ed usciane nel 1846 con la fama di giovane, che aveva saputo raccoglierne larghissimo frutto. — E di vero in quello stesso anno sì rapidamente si sollevava sua reputazione di valente ingegnere che il governo pontificio lo<noinclude></noinclude> 4x714802b4kavm9njpr2vp3y8ndg6sz Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/112 108 699257 3836313 2686652 2026-05-17T19:28:34Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/110]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/112]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2686652 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| gabet comm. luigi }}|riga=7}}</noinclude>incaricava di stabilire la confinazione dello stato papale col regno di Napoli. — Appena poi cominciano i moti politici del 1848, e s’istituisce l’Artiglieria civica romana, egli concorre alla medesima, e il risultato de’ suoi esami è quello di essere nominato di subito Sottotenente, e scoppiato essendo l’incendio di guerra per la indipendenza della patria, egli parte con l’animo pieno di patriottico ardore. — In mezzo al fuoco nemico, nel fervore delle battaglie si mostrò valoroso, per modo che il generale Durando l’onorava di decorazione e lo promuoveva al grado di primo tenente. — Desideroso di entrare nell’artiglieria di linea torna a Roma, e dappresso concorso ottiene esservi nominato ufficiale. — I politici avvenimenti ebollivano. — Il Papa fugge di Roma. — Al Gabet vien dato l’incarico d’istruttore e con speciale ordine del giorno gli è conferita la promozione a primo tenente. — Quanto egli emergesse, come salisse sempre più in distinto onore e si facessero sempre meglio palesi i suoi meriti lo prova la di lui nomina siccome membro della Commissione militare durante il governo provvisorio, volgendo il gennaio 1849, e quanto di lui appresso diremo. — Le aquile francesi minacciando piombare su Roma, tutte le forze italiane erano dirette a riunirsi, onde opporre barriera alla gallica tracotanza, e disponevansi ai primi gradi gli uomini di provata fede, di sperimentato valore, e di maggiore scienza militare. — Il Gabet era quindi dal ministro {{Wl|Q322041|Avezzana}} prescelto Ufficiale di Stato maggiore generale alla 3.ª Sezione Artiglieria. — L’armata di Francia veniasi appressando con l’anelito di spegnere la proclamata Repubblica, e di suggere al petto d’Italia il sangue migliore. — S’ingaggiarono finalmente le battaglie, e il 30 aprile 1849 fu registrato nella storia solennemente glorioso, perocchè stettero le truppe italiane contro l’esercito francese come torri incrollabili, d’onde partivano fulmini di morte. — Ed il Gabet per la sua bravura s’ebbe non solo la medaglia d’argento, ma fu anco promosso capitano. — Successe quindi la tregua delle armi richiesta dal {{Wl|Q209169|Lesseps}}. Infrattanto da Napoli il re Borbone muoveva con le sue truppe a combattere la Repubblica per aprire il varco a ricondurre sul trono il papa, che starasi rifugiato a Gaeta. — Però anche l’esercito borbonico provò quanto valga un popolo, che combatte per una càusa giusta, e s’ebbe la peggio. — A Velletri fu battuto e sconfitto con grandissima strage. — Il Gabet era stato assunto al comando dell’artiglieria, che seppe con molta perizia diriggere, onde affrettò l’eccidio e la fuga delle truppe del despota di Napoli. — Avea giurato la francese repubblica di uccidere la repubblica romana, e questa dopo aver durato una lotta disperata con eroismo di gigante cadeva trafitta, e sul cadavere di lei s’inalzava di nuovo il trono papale. — {{nop}}<noinclude></noinclude> 2yp9azuw4bm0ua5n5t3xbcx6vifo1lm Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/113 108 699290 3836312 2534144 2026-05-17T19:28:32Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/111]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/113]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534144 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| gabet comm. luigi }}|riga=1}}</noinclude> Il Gabet appartenendo ad nn corpo di truppa regolare chiedeva perciò il congedo, ma eragli diniegato, e poco di poi la cosidetta Censura pontificia, di feroce memoria, lo destituiva. — Ritornava quindi ai prediletti suoi studi e all’esercizio della sua professione di architetto ingegnere, e così trascorrendo sua vita era nella aspettazione di tempi nuovi e più maturi, nè cessò mai dal concorrere al trionfo della causa liberale, epperò per essa non fu mai ritroso dal disporre anche delle proprie fortune. Quell’illustre uomo, che fu il Duca {{Wl|Q55836828|Mario Massimo}} nominato Commissario per le ferrovie chiamò appresso se il Gabet, e lui prescelse quale Ingegnere controllo accordandogli piene facoltà, chè grandissima era la stima che a lui lo stringeva, perocché ne aveva ammirate le virtù del sapere, e le belle doti del cuore, ed il Gabet degnamente sempre corrispose all’alta estimazione, che di lui s’aveva, nè tralascieremo di notare come egli sia anche uno dei membri dell’accademia di S. Luca. — Rassegnatosi dal Duca Massimo la carica di Commissario, ed incorporatosi questo ufficio al Ministero dei Lavori pubblici era il Gabet destinato al corpo d’acque e strade sotto il Ministro Baldini, dal quale s’ebbe distinti e gelosi incarichi. E di questi basti il noverare quello di presentare il progetto della stazione centrale di Roma, in cui rivelò tanta sapienza d’arte e altezza di concetto, che fu onorato eziandio della decorazione Piana, siccome lo fu di quella Gregoriana per i lavori della ferrovia di Civitavecchia. — E a dimostrare la distinta considerazione, in che è riguardato il Gabet giovi pur notare come alloraquando venne in Roma l’imperatore Massimiliano d’infelice memoria, a lui fu dato l’onore di accompagnarlo, e l’imperatore a provargli come ne avesse alto soddisfacimento conferivagli la commenda dell’ordine della Guadalupa. Roma finalmente è redenta e la sua fronte si cinge del diadema di capitale d’Italia. — Il governo nazionale eleggeva di subito Luigi Gabet per i grandi lavori del trasferimento della capitale, nel che egli pose immenso interessamento e seppe tutto condurre con ordine mirabile, e con quella abilità sol propria della sua valentia. A lui fu dato eseguire i lavori per la sistemazione del Ginnasio Ennio Quirino Visconti, i laboratori di Chimica, di fisiologia patologica, e di Chimica chirurgica, ed eseguì anco l’aula pel Senato del Regno e la riduzione dei locali annessi, e la sua opera fu quella che ridusse eziandio il locale per uso del ministero dei lavori pubblici, e s’ebbe molti altri incarichi, e dappertutto<noinclude></noinclude> j9bsucgetonkxrfh61g6ark4qx4a56d Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/114 108 699291 3836311 3495523 2026-05-17T19:28:22Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/112]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/114]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3495523 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| gabet comm. luigi }}|riga=7}}</noinclude>lasciò l’orma di un eccellente architetto ed ingegnere. — E fu perciò che dapprima venne fregiato della Corona d’Italia, e di poi fu promosso ufficiale nello stesso ordine e nominato Ingegnere capo del Genio civile. — Fece egli parte della Commissione per l’esame del piano regolatore di Roma, e la cittadinanza romana nelle elezioni del 1873 lo volle al seggio dei consiglieri comunali al Campidoglio. — E in tale ufficio egli sempre ha combattuto e combatte schierandosi dalla parte dell’opposizione per allontanare e distruggere il fatale nemico della municipale finanza e della amministrazione — il dissipamento e lo spreco del danaro pubblico — e il suo scopo è quello soltanto di veder riordinato il Comune, non solo per l’onore e per il decoro di Roma, ma s1 anco per il bene del popolo, chè quando le fortune del Comune e dello Stato sono in rovina non può a manco non prodursi anche la rovina privata, e commercio e industria e tutto subirne estrema jattura. — Il Gabet ha propugnato e propugna sempre anco la regolarità dei lavori, epperò desidera che il municipale consesso con le cure di un padre di famiglia il tutto consideri e vegga se le forze del patrimonio comunale permettono lo accrescersi del materiale edificio, e quali opere siano sopratutto utili e necessarie a compiersi. — Noi confidiamo che gli uomini, i quali di presente stanno alla trattazione delle cose comunali sapranno apportare quel riordinamento, che purtroppo in addietro spostossi nella municipale amministrazione, e sarà risollevata la pubblica e privata fortuna. — Abbiamo pertanto in brevi tratti delineata la figura del Gabet siccome quella di un uomo, che alla sapienza dell’arte, alla vastità delle cognizioni, al pregio dell’onestà congiunge patriottismo sincero, desiderio incessante di veder migliorare la esistenza del popolo, accrescersi il comunale tesoro, prosperare le industrie e il commercio, e la sua Roma farsi sempre più degna capitale d’Italia nel suo materiale, morale, civile ed economico aspetto, Roma che egli ama con tutta la passione dell’anima, e che per non abbandonarla ha preferito ritrarsi dal servizio del governo, e prestare invece suoi servigi siccome Ingegnere capo della Provincia, nel quale ufficio di bella luce risplende. Noi non diremo dei suoi tratti nobili, gentili, cortesi, dell’affetto di marito e di padre, che porta ad amatissima e gentilissima sposa e a tre diletti figliuoli, conchiuderemo sì bene affermando essere un benemerito cittadino degno di lodata memoria.<noinclude><small>{{PieDiPagina|Tip. Tiberina — Settembre 1874.||Riccardo Rait — Editore}}</small></noinclude> fh0r5vq036w7i08h4s9zh0w93wjpkdt Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/117 108 699394 3836308 2534213 2026-05-17T19:28:12Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/115]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/117]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534213 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|biografie dei consiglieri comunali di roma}} |riga=1}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|VINCENZO GALLETTI }} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Assessore Municipale}} }} {{capolettera|[[file:Capolettera C - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 29 crop).jpg|45px|C]] | |-40px}}elebre per antichità, per blasone, per censo è la famiglia Galletti, la quale sorta in Pisa, male sofferendo le guerre che straziavano la repubblica emigrò in Sicilia, ove ai pubblici e privati negozi con onore e gloria attendendo, guadagnossi nei rappresentanti i titoli di principe di Fiume Salato e duca di San Cataldo. - In Sicilia continua la casa con titolo principesco. {{Wl|Q72849554|Vincenzo Galletti}} nel dì 1° ottobre dell’anno 1810 nasceva in Milazzo, città antichissima della Sicilia. La casa Galletti esercitava da tempo lontano il commercio, ritraendo quel decoro e quella ricchezza che resero tanto celebri i più dei casati fiorentini. Giacomo Galletti però, padre di Vincenzo, pareva disposto a sospendere nel figlio questa ereditaria professione, mostrandosi a quella vece desideroso che avesse a dedicarsi alla avvocatura. Ma l’uomo propone e natura dispone, poiché per i molti rapporti commerciali che il Giacomo Galletti teneva in Roma, inviatovi nel 1827 il figlio Vincenzo, lo ebbe oltre ogni aspettazione vantaggiosissimo nel disbrigo delle principali faccende, siccome giovane intelligente ed operoso. Il padre smise per allora ogni pensiero di vedere il figlio in toga, e pensò che al banco di commercio avrebbe assai bene potuto distinguersi e guadagnarsi in appresso con bel nome anche un ricco patrimonio. Rimandollo quindi negli anni successivi a Roma, finché il giovane Vincenzo nel 1833 attratto dalla grandezza del nome, delle memorie, delle speranze della città eterna, vi si stabilì, fondando una casa di commercio che venne ascritta nella classe dei Mercanti Ripali. {{nop}}<noinclude></noinclude> 2ut9cxdro1blnnzltr2gyho19fyqaic Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Luigi Gabet 0 699410 3836047 3675077 2026-05-17T19:13:30Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836047 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=10 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Luigi Gabet|prec=../Gaspare Finali|succ=../Vincenzo Galletti}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=111 to=114 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Gabet, L]] l43zazb5pnc9sxzsi8fjhcgyp0q3e4i Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/118 108 699411 3836307 2533842 2026-05-17T19:28:09Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/116]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/118]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2533842 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|vincenzo galletti}} |riga=7}}</noinclude>Nel 1835 dava in Roma mano di sposo a Concetta Catterina Bernini che facevalo padre di cinque figliuoli. Ma la sventura parve assidersi ferocissima sul limitare della sua casa, funestandogli gli anni più belli della vita, ed ora per il ritorno dai Borboni impedendogli di abbracciare i morenti genitori, ora immaturamente troncando le esistenze dei figli sui quali formava ogni più lieta speranza, poi rapendogli l’amata consorte, e finalmente nella primavera 1867 auche l’ultimo figliuolo, per le ferite riportate a Custoza. Tanti e così gravissimi dolori lo visitarono, mentre in Roma e con la parola e con gli scritti propugnava e validamente sosteneva la libertà di commercio in tempi ne’quali ai più pareva utopia o demenza pensare alle comunali franchigie. Membro nel 1844 della Camera di commercio di Roma, quindi giudice nello stesso anno del Tribunale di commercio, e nel 1846 presidente, trovò nella fiducia dei colleghi ogni prova di estimazione e dalla Camera stessa fu fregiato poi con medaglie d’oro. Spuntavano intanto i giorni procellosi del 1848, e {{Wl|Q332756|Ruggiero Settimo}} lo nominava agente consolare della Sicilia in Roma, dopo che dal balcone del Quirinale il pontefice aveva benedetta l’Italia. I tempi non furono certo dei più felici per disimpegnare funzioni che collidevano gl’interessi di due paesi agitati dalla rivoluzione, ma il marchese di Torrearsa che allora n’era ministro altamente commendollo. La restaurazione borbonica nella Sicilia gli chiuse il ritorno alla patria terra. Appresso alla restaurazione pontificia venne segnato nelle liste di proscrizione, e ne dovette grazia ad un amico del Prefetto di polizia francose lo sfuggire il bando. Non più potè in allora godere la fiducia del pontificio Governo, che questi sapendolo anzi tendente a massime liberali, più volte lo fece in casa perquisire, senza che nulla vi si trovasse per giudicarlo ribelle alle leggi dello Stato. Viveasene Vincenzo Galletti per lo più ritirato, e solitario nella casa sua divenuta un santuario di ricordi per i molti dolori patiti, quando gli avvenimenti del settembre 1870 lo riscossero, e vennero a trarlo dalla solitudine per portarlo sul Campidoglio. Eletto membro della Commissione che doveva recare a Vittorio Emanuele il risultato del plebiscito con che Roma veniva annessa alla famiglia italiana, sommettendosi alla dinastia Sabauda, segnò con ciò il primo atto pubblico di sua vita politica: nel 1871 venne nominato reggente della Banca Romana, quindi fra i ventuno membri della Camera elettiva d’industria e Commercio di Roma. In questo tempo rinunziava la nomina governativa di giudice del Tribunale di Commercio, e la nomina a reggente della Banca Nazionale sede di Roma. Nel 1872 pubblicò cinque lettere sui provvedimenti finanziari dell’onor. {{AutoreCitato|Quintino Sella|Sella}} allora ministro, quindi con 4782 voti venne eletto a Consigliere Comunale. Fu in quell’anno che dimessasi la Giunta Municipale venne nominato Assessore anziano, affidandogli la direzione del III° Ufficio «la Finanza». I lunghi studi, la pratica degli affari, avrebbero potuto servirgli a norma nella<noinclude></noinclude> 4r6g2dqfflts27ej26g91tcb0kdjtob Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/119 108 699412 3836306 2533846 2026-05-17T19:28:06Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/117]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/119]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2533846 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|vincenzo galletti}} |riga=7}}</noinclude>amministrazione dilicata e difficoltosa del proprio ufficio, ma ostacoli gravissimi gli si elevavano dinnanzi, e con esso lui a chiunque si fosse sobbarcato nella impresa. Due - fatti principalmente venivano a contrastare l’immediato buon successo: 1° Roma città nuovissima agli aggravi ed alla pubblica amministrazione; 2° lo sbilancio grave fra il consumo ed i prodotti, e fra le classi medesime che venivano a costituire quasi una nuova popolazione, ed a sovrapporsi all’elemento puro romano. — In Roma con l’ultimo soffio delle guerre cittadine combattuto da famiglie più che da popolo, ora per il papato, ora per la supremazia di potere in Castel Sant’Angelo, e nei principali monumenti convertiti in bastite e luoghi di difesa, erasi spenta qualunque idea di Comune: nel 1848 e 49 fu sì breve e confuso il tratto, da non potersi annoverare fra i ricordi di una vera pubblica amministrazione. — Il Governo nominava pro forma alcuni distinti cittadini, i quali però erano dispensati da qualsifosse fatica di mente e materiale occupazione: dovevano apporre il proprio nome a quanto il Governo trovava vantaggioso, quindi far comparsa in ispeciali circostanze. Il governo clerocratico unendo in sè i due poteri «spirituale e temporale» importava che il cardinale Vicario avesse un vero ufficio con cui governava le famiglie, il ministero dirigeva in ogni cosa il Comune; nulla idea quindi di quanto anche le straniere signorie facevano nel resto d’Italia. Ignota la leva militare, ciascuno viveva e moriva come piaciuto gli fosse fra le pareti domestiche: scarsi i pubblici bisogni, e per lo più provveduti con parte delle risorse che venivano dal mondo cattolico, così non gravose le imposte, e sconosciuto ogni principio burocratico e fiscale. Che fosse questo il miglior vivere del mondo, non ispetta a noi il giudicarlo, nè il farvi quivi quistione, bastandoci per lo scopo del nostro scrivere rilevare come al settembre 1870 mancasse del tutto l’idea della comunale amministrazione. Ma il formarsi Roma capitale di un regno importava nuova gente e nuove massime; con il cannone si era potuto aprire le mura, non così facilmente il cervello a molti, e persuaderli al nuovo ordine di cose. I potentati decaduti alzarono barriere che furono ostacolo qua per la opposizione, là per la inazione; i nuovi venuti trovarono un terreno ora intralciato di rovine e di triboli, ora deserto, arido, sterile; il governo prima che le buoue leggi portò le imposte, mentre per ogni porta di Roma entravano a conto a mille i sognatori della polvere d’oro: pareva un popolo che in massa avesse emigrato e- che venisse ad occupare od una città di nuovo fabbricata o per morte universale deserta. Credevasi dai più che la città della Repubblica, dei Cesari, dei Papi nella pubblica cosa inselvatichita e nella privata imbarbarita, si aspettasse per rara provvidenza che il sapere, la civiltà, la ricchezza venissero quivi a segnare il principio di una nuova èra. Non è dunque a maravigliarsi se preste e molteplici furono le delusioni, dappoiché da’ parecchi che s’erano fatti promettitori di grandissime cose tappezzando i<noinclude></noinclude> 3l7k24qg7awm4o2xon6bdcyfotu20sa Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/120 108 699413 3836305 2533847 2026-05-17T19:27:54Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/118]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/120]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2533847 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|vincenzo galletti}}|riga=7}}</noinclude>muri delle case con le scritte di grossi capitali, agli ultimi avventurieri smaniosi di subiti guadagni, quale più quale meno trovossi in brutta pania, mentre gran parte della ''romulea gens'' anzichè rimanere spennata scodava senza certo scrupolo alla politica, chè quando s’affaccia l’interesse è costumanza generale mettere il bavaglino anche alla coscienza. Ciò tutto però portava un guaio gravissimo più che non si potesse credere nella amministrazione della pubblica cosa: quà le esigenze del governo, le fiscalità, gli aggravi enormi suscitavano il malcontento, infermavano lo sviluppo economico ai primi passi; là i bisogni cresciuti, le imperiosità di tempi, di circostanze, di persone rendevano necessari i sacrifizi, ma spesso inefficaci al conseguimento del pubblico e privato bene. Vincenzo Galletti assumendo nel 1872 la direzione dell’ufficio 3° municipale, trovossi dinnanzi alla sfinge ed al cerbero finanziario. Nel luglio 1873 esso presentava la propria relazione sulla situazione finanziaria del Comune di Roma, severa, arcigna come può essere un calcolo matematico dal quale fatto e rifatto si ritrae sempre nella somma che leggerezza ed imprevidenza sarebbero cattive consigliere in ogni circostanza, pessime poi quando s’abbia siccome in Roma sbilancio assoluto nelle classi sulle quali più accuratamente deve invigilare l’occhio del pubblico amministrare. Il Galletti addimostrossi in questa penosa situazione uomo almeno di coscienza con il franco dire, siccome ne fa fede qualche periodo che stralciamo da tale relazione.... «Non ho bisogno, onorevoli Colleghi, rammentare che senza la buona finanza regolata dal principio dell’equilibrio fra l’entrata e l’uscita, il disordine e la rovina nell’economia Comunale ne sarebbero la conseguenza. Il Comune è una grande famiglia, all’amministrazione della quale noi siamo preposti; il suo stato economico attira tutti i nostri studi onde essò proceda ordinatamente, e senza quei disturbi e quelle scosse a cui purtroppo si alligano gl’interessi ed il benessere degl’amministrati, e Voi Signori, non occorre dirlo, siete stati sempre premurosi onde col vostro lavoro questo scopo sia raggiunto. » È doloroso per un Assessore della Finanza lo additarvi soltanto che nuovi gravami quanto prima devono pesare sui contribuenti. Egli non avrebbe avuto il coraggio di pronunziare questa ingrata parola, se il dovere del suo officio non glielo avesse imposto. Ma, o Signori, lo scopo di questa esposizione sullo stato finanziario del Comune non è soltanto rivolto a dimostrarvi l’attuate sua situazione, la quale mercè i nuovi rincari delle tasse potrebbe mantenersi in equilibrio, ma esso tende sopratutto all’avvenire. L’attuale Assessore della finanza Comunale è amico, o Signori, dei grandi nuovi lavori in progetto, onde Roma sia degna Capitale d’Italia; ma crede nel tempo stesso suo dovere di presentarvi francamente e lealmente quale futura posizione si farebbe alla nostra finanza. Si decretino pure nuovi e grandi<noinclude></noinclude> gvpplz656t3u0wlg32bld4om3em6nz8 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/121 108 699414 3836304 2533849 2026-05-17T19:27:52Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/119]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/121]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2533849 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|vincenzo galletti}}|riga=7}}</noinclude>lavori, e si spendano dei nuovi milioni. Si lasci alle generazioni future il peso ed il pensiero di ammortare la sorte principale, esse ne avranno i mezzi quando lo sviluppo della Città sarà nella via del suo completamento, ma gl’interessi e gli accessori per questi nuovi milioni da spendere, spetta a noi di pagarli, ed è quindi nostro dovere prima di spenderli, studiare con mente calma, ove e come questi interessi ed accessori che graveranno il bilancio ordinario annuale si potranno trovare». L’assessore Galletti non dimenticò il cittadino che aveva sempre propugnata la libertà di commercio e la tutela di ogni diritto. Che se costretto a confessioni le quali maggiormente rivelano lo stato d’imbarazzo da cui difficilmente vale a districarsene una svegliata intelligenza, un cuore retto ed un carattere franco, o non volle o non seppe toccar coraggioso quei punti che da soli avrebbero bastato a raffermare le sode speranze sopra un migliore avvenire economico. Il Galletti per il tempo lunghissimo passato in Roma, per l’avere atteso senza ingerenza e briga politica solo agli affari commerciali, avrebbe potuto bene studiare e conoscere la gravissima quistione dell’Agro romano, alla quale stà legata l’igiene, e la prosperità economica e finanziaria di tutta la provincia. Limitare le osservazioni ai semplici cespiti produttivi siccome acconsentiti dalle leggi generali, quali sono imposte, sovra imposte, centesimi addizionali ed altro, è troppo poco; il finanziere deve spingere lo sguardo, l’esame, l’azione più lontano, e trarre da tutto il criterio che valga a migliorare lo stato dei consumatori con i massimi elementi di produzione. Il prestito è parola presto detta, ma il Galletti medesimo ne conobbe la insufficienza; esso poteva portare il Comune a serie pratiche con il governo, e se v’ha il diritto di espropriazione per metter al sole quattro mura vecchie, ben più poteva darsi tale diritto per distruggere quella cintura di morte che pare circondi Roma, semenzaio di malattie, sterminata carnaia dei poveri lavoratori che per ironia coltivano pochi ettari. Sovra questi terreni destinati a ricchezza grandissima, fondato un prestito di 100 o 200 milioni con emissione di carta legale perchè sul serio garantita, ciò avrebbe aperto un largo orizzonte alle finanze municipali, e procurato un benefizio a tutta Italia; nè al 3° anno si dovrebbe lamentare il disavanzo con opere debolissime, bensì troverebbesi un vantaggio con opere veramente serie e di generale utilità. Per tale modo noi crediamo che la quistione economica non batterebbe Oggi alle porte di Roma, che il malcontento non serpeggierebbe cupo ma generale, che l’avvenire non sarebbe tenebroso, che la finanza non sarebbesi intralciata fra le spine della politica, chè è duopo convenire il più delle genti misurare le condizioni e le forme dei governi dai vantaggi che ne ritraggono. Forse ciò che non si è fatto si farà: al tempo perduto potrà rimediarvi la solerzia e l’ardimento: Vincenzo Galletti ha mente per abbracciare un vasto orizzonte, e sarà con siffatta opera che potrà maggiormente assicurarsi quella stima ed affetto che {{Pt|for-|}}<noinclude></noinclude> c709dme16vy1e19m1gvo50tpu53pqg4 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/122 108 699415 3836303 2533850 2026-05-17T19:27:50Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/120]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/122]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2533850 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|vincenzo galletti}}|riga=7}}</noinclude>{{Pt|mano|formano}} il compenso ad ogni fatica, e la compiacenza fra i triboli che stanno sulla via di chiunque veste un pubblico carattere, difficilissimo poi ai contentamenti siccome è l’amministrazione finanziaria nel Comune di Roma. A noi per verità sembra impossibile che il Galletti non possa aver studiato quel grande quesito che si chiama «Agro romano:» ci sembra impossibile che nel mentre i suoi connazionali, e molti fra suoi concittadini avventuravano la vita fra le cospirazioni o nei combattimenti per la italiana indipendenza, non abbia esso rivolto un pensiero a ciò che fare si potrebbe per redimere tanta parte morta di Roma e convertirla a fonte di ricchezza. L’Agro Romano ha una storia: parecchi libri si sono scritti. - Molti popoli siccome i romani furono battaglieri, vittoriosi, conquistatori, ma nessuno al pari di loro seppe appropriarsi con il sudore della fronte il suolo dei vinti, e meritarsi per la seconda volta con l’aratro ciò che con la spada aveva guadagnato. - Uno dei primi atti della repubblica fu quello di ricondursi alla costituzione di Servio, che l’ultimo Tarquinio aveva tentato di abolire; le terre furono divise fra i cittadini in ragione di sette iugori per ogni capo, ed il diritto di godere l'''Ager publicus'' che dapprima era privilegio dei patrizi fu esteso anche ai plebei. I terreni parte venivano destinati al popolo, parte a speciale coltura, e questi si affittavano per grossi lotti; i terreni incolti finalmente venivano acquistati per occupazione da chiunque v’intraprendesse il dissodamento, con il che non acquistavasi la proprietà, sibbene un diritto temporario di usufrutto sopra il. pagamento allo Stato del decimo dei frutti. Le conquiste, le ricchezze importate in Roma svezzarono dalla agricoltura che fu affidata agli schiavi; alla divisione della proprietà successe il latifondo; nel popolo venne la brama di correr il mondo rapinando per acquistare in un giorno quanto avrebbesi dovuto guadagnare con il sudore di anni; scemò la libera e laboriosa popolazione, i campi rimasero inabitati, e l’Agro Romano divenne squallido e deserto. Alcuni pontefici ricordando l’antica ricchezza, pensarono a provvedimenti, i quali però fallirono alio scopo. Papa Zaccaria per lo spaventevole deserto che si era fatto intorno a Roma ordinò si fondassero tre villaggi detti domoculte. Adriano tentò la colonizzazione perchè la continuata sterilità rendeva spesse le carestie, a cui non sapeasi provvedere che con i magazzini annonari: poi fino a Pio VI pare che tutti rimanessero spaventati, e fu questi che ordinò si mettesse a seminato circa un sesto dell’Agro, premiando chiunque piantasse un albero di ulivo, ma i rivolgimenti politici lo distrassero dallo accettare il progetto che nel 1785 aveva presentato il prete Cacherano di Bicherasio per colonizzare tutta la parte settentrionale dell’Agro. Pio VII promise che, qualora la coltivazione riuscisse ad estendersi per quattro miglia fuori dell’abitato, il Governo con il prodotto della sovrimposta di migliorazione avrebbe fatto costruire i pubblici edifici per i nuovi villaggi, e proporzionò premi per chi avesse costrutto capanne, scavati pozzi, fornito di alberi {{Pt|uti-|}}<noinclude></noinclude> 2h4n93ti7314bz6qpdv9qffsocrrzod Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/123 108 699416 3836302 2533852 2026-05-17T19:27:47Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/121]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/123]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2533852 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|vincenzo galletti}}|riga=7}}</noinclude>{{Pt|lissimi|utilissimi}} l’Agro. Pio VIII, Gregorio XVI, Pio IX, tutti si adoperarono per il risorgimento dell’Agro, e sempre fu studiata la colonizzazione, ma sempre invano. Il prof. {{AutoreCitato|Luigi Cardona|Luigi Cardona}} nelle sue considerazioni storiche ed economiche sull’Agro romano, confutò ed oppose fatti per ribattere coloro cho elevavano obiezioni ora sul clima, ora sulle difficoltà per il risultato, ora per la poca attrattiva dei contadini verso l’Agro romano. Un principe, il Torlonia, potè porsi solo a quell’audacissima impresa che fu il prosciugamento del lago Fucino, richiamando la vita su 14,000 ettari. Un rubbio di terra ch’è di quasi un chilometro suolsi affittarlo per scudi romani 5, cioè per sole lire 26, 75, mentre un rubbio di sementa darebbe il decuplo di raccolto. Non tocca a noi, nè qui, sbozzare il progetto; ma perchè non istudiarlo il Galletti, e superate le pur vane difficoltà, perchè non propone e tentare di convertire l’Agro in una parte grandissima di produzione anche per lo finanze comunali? Tutte le idee economiche del cittadino, tutto gli studi finanziari dell’assessore, si direbbero distillati dal Galletti nella sua relazione, e le seguenti parole, se lo mostrano previdente e dilicato, non possono però scusarlo nell’aver solo superficialmente analizzato la situazione, senza suggerire quei rimedi che realmente l’avrebbero migliorata: «Ora io mi faccio una domanda; quest’entrata ordinaria come si potrà procurare? Creare nuovi debiti, pagare nuovi interessi per estinguere gl’interessi vecchi, cumulare interessi sopra interessi, mi sembra essere lo stesso che mettersi sulla via che in brevi anni condurrebbe la finanza Comunale al precipizio. Scartate vi prego, o Signori, questo metodo tanto pernicioso, e già d’infelice esperimento in altro luogo, e procurate di attenervi ai mezzi delle nostre proprie risorse. «Queste risorse potrebbero consistere nello sviluppo del movimento della Città e nel rincaro delle tasse. In quanto allo sviluppo io non credo che per ora e forse per diversi anni si debba far calcolo di reddito disponibile; intendo di reddito sul quale si potesse contare nel caso nostro. Lo sviluppo della Città crea nuovi bisogni e nuove esigenze, e quindi maggiori e nuove spese, ed il maggior prodotto probabile che potrà ottenersi dallo sviluppo della Città sarà assorbito dalle maggiori e nuove spese ordinarie. Questa però non è che un’appreziazione mia propria, un’incognita, e sull’ignoto i numeri che hanno, come già dissi un còmpito inesorabile, non si possono appoggiare». Le parole sono serie, ma sono parole. Il Galletti trovossi certo dinnanzi a difficoltà gravissime, ma esso corse sempre sopra terra, nè gli resse l’animo di rompere questo suolo, e tentare il tesoro nascostovi. — Le conseguenze della guerra franco-prussiana si mostrarono anche in Italia con la esportazione; da ciò nuovo spostamento economico nella vita domestica che andò a riversarsi sul generale; lo scarso raccolto, l’incetta di grani per l’estero, la speculazione spinta alla frenesia rincarirono in modo esorbitante i grani: il Galletti anziché gittarsi nella quistione dell’abolizione del {{Pt|dazio-|}}<noinclude></noinclude> d08n2s4spe38q8pu207tkd56dlzdf03 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/124 108 699417 3836301 2533854 2026-05-17T19:27:44Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/122]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/124]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2533854 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|vincenzo galletti}}|riga=7}}</noinclude>{{Pt|consumo,|dazioconsumo,}} seguendo il progresso di altre città, fu costretto a rimpiangere di trovarsi necessitato a limitarne i prodotti per le eccezionali condizioni di alcuni generi: e così la finanza comunale procedette cieca, incerta, povera di consiglio, senza coraggio per l’avvenire, brancicando a stento nei soliti sistemi di tasse: togliere senza provvedere, fiscaleggiare senza sostituire una produzione, avvizzire il corpo senza rinsanguarlo e rimpolparlo per poterlo aver poscia operativo e quindi maggiormente produttivo. Le condizioni specialissime di Roma certo devono stringere penosamente anche il Galletti; però non gli fanno difetto intelligenza, esperienza, attività. — Sappia esso inspirarsi ai retti principi economici: che se saviamente rammentò ai propri colleghi nella sua relazione come imprudentissima cosa sia spendere 100 possedendo 10, può esso studiare ed efficacemente promuovere nuovi cespiti di produzione: Roma capitale del regno avrà i pesi a ciò inerenti, ma i vantaggi saranno fittizi: Torino risorse economicamente dopo scapitalizzata, perché gittossi ardita nell’industria. Pagare a caro prezzo l’onore di far da ospite a principi nostrali e forestieri non è assicurare la vita tranquilla e prospera di una popolazione: porti il Galletti in un suo progetto finanziario il risorgimento di Roma agricola, ed avrà bene meritato di tutta Italia. {{Rule|4em}} {{Ct|f=0.7em|Roma 1873. Tip. Cuggiani, Santini e C.}}<noinclude></noinclude> benx5w6qlnphhfcyw8x143sxv0esv7z Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Vincenzo Galletti 0 699418 3836048 3675094 2026-05-17T19:13:33Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836048 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=10 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Vincenzo Galletti|prec=../Luigi Gabet|succ=../Achille Gori Mazzoleni}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=115 to=124 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Galletti, V]] 07ua6doh8atmakd3h794w94ba6kpg40 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/125 108 699420 3836300 2653401 2026-05-17T19:27:41Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/123]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/125]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2653401 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|biografie dei consiglieri municipali di roma }}|riga=7}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|ACHILLE GORI MAZZOLENI }} {{Ct|f=1.2em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{Capolettera|[[file:Capolettera L - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 73 crop).jpg|45px|L]]| |-40px}}a modestia del nome racchiude sovente grandezza di virtù cittadine e uomini degni di lode distinta per i pregi chiarissimi della mente e del cuore. Ma come raggio di sole fa apparire più bella e più scintillante una gemma in solitario luogo riposta, così rifulgon meglio coloro, che non nella superbia di un nome, ma nella altezza delle opere ogni loro più cara soddisfazione ripongono. Sorge non lungi dal {{Wl|Q546600|Teverone}} una città denominata Subiaco, ed è celebre per i resti del palazzo di Nerone, per il ricco convento di S. Benedetto, la di cui chiesa è stata adornata dai lavori dei più valenti artisti, e per la stampa quivi eseguitasi dei classici più rari e della prima edizione di Lattanzio capolavoro della tipografia del Secolo XV. In questa città nel 28 Gennaio 1824 nasceva {{Wl|Q63676768|Achille Gori-Mazzoleni}}, del quale in queste brevi pagine narriamo la vita. Vincenzo suo padre fu uomo di costumi integro, di onestà modello, e come gli altri suoi antenati liberale sincero, onde nel 1821 le persecuzioni della polizia papale patì e in grave sospetto lo ebbe, chè la libertà del pensiero e l’amore della patria furon sempre delitti atrocissimi per i governi tiranni, onde la ghigliottina e la forca, i più spietati supplizi e le fucilazioni adoperarono i despoti della terra per puntellare i loro troni con i corpi delle vittime, e di catene caricarono il popolo, perchè il suo braccio onnipotente non li strappasse dal soglio e non li schiacciasse e disperdesse nella giustizia dell’ira. Vincenzo Gori-Mazzoleni comprese le sante parole di quel Grande di Genova, che assai meditò sopra Italia — ''Amate la patria — La''<noinclude></noinclude> iqj2nici986stwp0273vyzvki0junb4 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/126 108 699421 3836299 2533916 2026-05-17T19:27:37Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/124]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/126]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2533916 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|achille gori mazzoleni }}|riga=7}}</noinclude>''patria è la terra ove dormono i vostri parenti, ove si parla la favella, nella quale la donna del vostro core vi mormorava arrossendo la prima parola d’amore, è la casa che Dio v’ha data, è il vostro nome, la vostra gloria, il vostro segno fra i popoli. — Date il pensiero, il consiglio, il sangue per essa. — Edificatela bella e grande come i nostri sommi la presentivano''. Conobbe il Mazzoleni che nella generazione crescente era riposta la salute e la felicità della patria, epperò il proprio figlio educò nell’affetto all’Italia, negli studi lo istrusse, e sin dall’infanzia lo fece amantissimo dell’agricoltura, chè ben s’avvisava il progresso di questa segnare il progresso dei tempi, essendoché dalla medesima scaturiscano i fonti della nazionale ricchezza, e le industrie e i commerci si avvantaggino, e la prosperità pubblica e privata ne derivi, e il benessere quindi e la felicità del popolo. E Achille crebbe nella materia agricola peritissimo, e nell’amministrazione delle proprie fortune saggio ed esperto. — E se oggi egli si vede in possesso di un patrimonio cospicuo, se le sue terre son fatte ubertose, se la ricchezza lo va ogni dì più. accarezzando, è alla istancabile sua operosità, è alla sua faticosa sollecitudine, è alle cognizioni agrarie che lo debbo. E qui cade in acconcio tributargli particolare la lode, come quegli che ha pur dato la iniziativa al progresso dell’agricoltura nell’Agro Romano, nel che perdura con amore incessante, con diuturne fatiche, e malgrado il pericolo che corse della vita nell’ottobre 1873 quando reduce della campagna fu da scellerati malfattori tentato l’assassinio di lui, cui potò sfuggire e per il coraggio prontissimo, e per aver spronati alla corsa i cavalli, che lo traevano in legno. Dice {{AutoreCitato|Niccolò Machiavelli|Machiavelli}} che ''la sicurezza pubblica e la protezione sono il nervo dell’agricoltura e del commercio: perciò deve il principe animare i sudditi a potere quietamente esercitare gli esercizi loro e nella mercanzia, e nell’agricoltura e in ogni altro esercizio degli uomini''. Ma pur troppo corrono oggi diversamente le cose, chè i nostri governanti di gabelle supremamente s’interessano, e trascurano la sicurezza pubblica nelle campagne, negano la protezione all’agricoltura, causa di emigrazione di tanti campagnuoli per le Colonie Americane, e chiudono quindi la via allo sviluppo e prosperità commerciale. E ben qui giova riferire una massima del Quesnay, che dice: — ''Il Sovrano e la nazione non dimentichino che la terra è unico fonte delle ricchezze, e l’agricoltura le moltiplica. L’aumento delle ricchezze assicura quello della popolazione, uomini e ricchezze fanno prosperare l’agricoltura, estendono il commercio, animano l’industria, accrescono e perpetuano le ricchezze''. {{nop}}<noinclude></noinclude> 610psh142mjhibesw9wbge1z076bpqn Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/127 108 699422 3836298 2533917 2026-05-17T19:27:32Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/125]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/127]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2533917 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|achille gori mazzoleni }}|riga=7}}</noinclude>''L’imposta non sia distruttiva o sproporzionata al cumulo delle entrate della nazione, aumenti a proporzione dì queste, e sia stabilita sul prodotto netto dei fondi, e non sul salario degli uomini e sulle derrate, ove moltiplicherebbe la spesa di percezione, pregiudicherebbe al commercio, e annualmente distruggerebbe una parte delle ricchezze della Nazione. — Neppur si prenda sopra le ricchezze de’ fittaiuoli, poiché le anticipazioni dell’agricoltura d’un regno debbono considerarsi come un immobile da conservare preziosamente, acciocché produca l’imposta, l’entrata, la sussistenza di tutte le classi dei cittadini, altrimenti l’imposta degenera in spogliamento, e cagiona decadenza rovinosa allo Stato.'' „ Meditino sopra queste parole i nostri grandi nomini, che ci governano. Di sopprassello con dolore veggiamo la giustizia essere inetta a snidare i tristi, nè valse ancora a raggiungere lo scoprimento degli assassini, che congiurarono la morte del Gori-Mazzoleni. Noi facciamo voto perchè i rappresentanti della Nazione provvedano una volta, affinchè le cause siano rimosse, che la buona amministrazione, il retto ordinamento della cosa pubblica, e la sapienza delle leggi contrariano, onde il malcontento si genera e giù per la china dello Stato minaccia di correre a immanchevole rovina la patria. Ma ripigliando a parlare del Gori-Mazzoleni diremo coni’ egli in mezzo alla trattazione de’propri affari, in mezzo alle cure agricole, in mezzo alle gravissime occupazioni amministrative, non omise di compiere i doveri di liberale italiano, chè pur egli desiderò vedere Italia una, libera, indipendente, ed al coronamento di questa opera concorse con tutti i mezzi, che per lui furon possibili, onde si meritò, tostochè Roma fu fatta capitale d’Italia, essere eletto Membro della Giunta di Governo. Ed è così d’amore e di stima universalmente circondato, che alle prime elezioni fu nominato Consigliere in Campidoglio, nella quale carica uomini tutti com’egli, distinti per intelligenza, e nell’amministrazione valentissimi, sarebbero stati necessari, chè di certo allora non si vedrebbe la cosa comunale tanto a ritroso procedere. Splendidamente sostenne l’ufficio di Consigliere Provinciale, dal quale ritiratosi veniva poi rieletto con oltre 5000 voti, testimonianza bellissima della grande estimazione, in che egli è riguardato. Fu pur prescelto Deputato alla Camera Commerciale, ed anche a questo ufficio adempì con rara abilità e zelo. Il Circolo Bernini poi, composto della più eletta società della Borghesia Romana, lo volle suo Presidente, e in tale carica perdurò dal 1871 al 1873,<noinclude></noinclude> pyoyjggdg2w75vidrztlhon8ro941rf Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/128 108 699423 3836297 2533918 2026-05-17T19:27:26Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/126]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/128]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2533918 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|achille gori mazzoleni }}|riga=7}}</noinclude>con la più grata soddisfazione di tutti, e volontariamente dimettendosi per la moltiplicità degli affari, tanta fu la stima, tanto il desiderio lasciato di se, che s’ebbe reiterate preghiere, insistenti sollecitudini, ripetuti eccitamenti, affinchè alla Presidenza del Circolo ritornasse. E per verità basta conoscerlo una volta per giudicare dalle sue maniere piene di gentilezza e di cortesia, dalla sua franca parola, dalla schiettezza dell’animo suo essere egli uomo che le più. elette virtù della mente e del cuore possiede, che alberga nel petto un’anima ardente di amore patrio, che desidera sopratutto il bene del popolo, perciocchè conviene pur egli con i sapienti nomini, che scontentate le masse popolari non può non andare incontro a funesti mali la Società, epperò altro rimedio non esservi che un più ordinato modo di amministrare nel Governo, una migliore provvidenza di leggi, e principalmente lo avere uomini che sappiano condurre il timone dello Stato e non siano di quelli a dirla con Dante, a mal più che a ben usi. Cittadino integerrimo, padre e marito affettuoso, intelligenza elettissima, della patria amante sincero, onesto e valente amministratore, che al progresso dell’agricoltura intende come supremo fonte di ricchezza, come primo elemento di vita commerciale, come cagione di guadagni cospicui all’operaio della campagna — ecco chi è Achille Gori-Mazzoleni — e questo basta perchè il suo nome risplenda di pubblica luce, perchè sia proclamato esempio ad altrui, e additato siccome uno degli uomini, che molto potrà giovare all’amministrazione comunale, al bene della patria, nel che ci auguriamo che egli con tutte le sue forze cooperi. {{Rule|14em}} {{Ct|f=0.8em|Tip. Tiberina Piazza Borghese.}}<noinclude></noinclude> t80o9gjah1haiypuhm38s3aerbq17ph Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Achille Gori Mazzoleni 0 699424 3836049 3675033 2026-05-17T19:13:36Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836049 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=10 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Achille Gori Mazzoleni|prec=../Vincenzo Galletti|succ=../Augusto Lorenzini}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=125 to=128 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Gori Mazzoleni]] 16hr1wjnqwlkk0plz5j6dq4dtleqiet Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/129 108 699425 3836296 2536030 2026-05-17T19:27:24Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/127]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/129]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2536030 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri municipali di roma }}|riga=7}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|LORENZINI CAV. AUGUSTO}} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{capolettera|[[file:Capolettera N - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 317 crop).jpg|45px|N]]| |-40px}}''on gare d’individui o di nuclei, non astio di parti, non acerbità di polemiche inutili. Dimenticate, schiacciate l’io: in voi non deve vivere che l’anima d’Italia''. — ''Non guerra di classi, non ostilità alle ricchezze acquistate, non violazioni improvvide e ingiuste di proprietà, ma tendenza continua al miglioramento materiale dei meno favoriti dalla fortuna — '' Ecco quanto predicava agli italiani tanti anni or sono un illustre italiano, che la patria adorò con la piò santa religione del cuore. — E ben dovriansi quelle parole raccogliere e farle vivere nei fatti, chè questa Italia tanto bella è pure ancora tanto infelice, imperciocché se il flagellamento degli stranieri cessò, che la piagarono a morte, se oggi è libera ed una, par durare però, dentro il suo seno una tisi, che la. divori, e tragga a sofferenze sempre nuove e crudeli il popolo, cui è leggiera cosa, se il disperamento gli preme il cuore, mutarsi in una mostruosa belva sitibonda di sangue e di preda. — Ond’è che occorre grande sapienza di uomini, perchè le cose della Nazione e del Comune procedano prosperamente, e l’amministrazione corra libera, onesta, spedita, e regolata dalle leggi dell’economia pubblica e privata, e perchè da gravezze troppo enormi non siano oppresse le classi dei cittadini, specialmente le più umili. — E noi nello scrivere le biografiche memorie dei Consiglieri comunali, che dal giorno della redenzione di Roma ascesero al Campidoglio a trattare le cose del Comune, ci proponemmo consegnare non solo alla storia, ma alla osservazione pubblica coloro, che l’alto uffizio sostennero, onde ai cittadini sia<noinclude></noinclude> gru9q45pv9gek8sp95ngc0n2c9uy21q Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/130 108 699426 3836295 2533915 2026-05-17T19:27:21Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/128]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/130]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2533915 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lorenzini cav. augusto }}|riga=7}}</noinclude>data ragione di confermare chi benemeriti), e rimuovere chi demeritò mentre stette nel seggio de’ padri nostri. E poichè a noi è dolcissima cosa discorrere dapprima dei benemeriti uomini, così lascieremo fra gli ultimi, che saranno argomento delle nostre pubblicazioni coloro, sopra i quali invocheremo il giusto giudizio ed aperto. Impertanto di un ottimo cittadino, qual’è {{Wl|Q22069459|Augusto Lorenzini}}, oggi ragioneremo brevemente la vita. — In Roma nell’anno 1826 nacque egli da Pietro Lorenzini e Angela Selvaggi. - Suo padre è un onesto proprietario, di carattere integro. — Sua madre gentilissima ed ornatissima donna. — Augusto crebbe educato negli studi, e in tutte quelle discipline che mente e cuore perfezionano. — E tostochè all’ardenza dei giovanili anni si accompagnava maturità di intelligenza, e al fonte beveva delle patrie storie, amore d’Italia lo prese sì forte, che a lei consacrava l’ingegno e la vita. — Di fatti appena cominciarono i moti del 1848, egli sebbene giovanissimo, era già nelle file politiche, e con la febbrile ansia dei valorosi prendeva le armi, e correva a combattere le battaglie contro lo straniero. — Non è a dirsi, con quanta angoscia nell’anima, con quanta amara disillusione egli vedesse il Papa Pio IX farsi traditore della patria, chè abbassando quella stessa bandiera, che tra gli evviva e le benedizioni di tutti gl’italiani aveva innalzata, ritrattava i più santi principi, e abbandonava la causa più giusta, più santa, più divina — la libertà e la indipendenza del proprio paese. — Il Lorenzini faceva pur parte del comitato politico costituitosi sotto gli auspici di quel grande uomo, che fu Giuseppe Mazzini, ed alloracliè, volgendo l’anno 1849, proclamossi la romana Repubblica, ei fatto ritorno a Roma, confidava che la stella della patria sorgesse più bella, in mezzo a più sereni splendori. — Ma ahi! fu un triste fato d’Italia, che quella stella rifulgesse di luce brevissima, e tramontasse dal cielo di Roma coperta di nubi sanguigne. — E di vero la gallica invidia mossa guerra alla Repubblica romana, questa avvegnachè sostenuta dal fiore dei valorosi, o dagl’ingegni più forti, dovè giacere oppressa, non vinta, dal maggior numero d’armi e d’armati. — E alla difesa di Roma, tra i giovani eroi noi vedemmo il Lorenzini, che la sua terra natalo, il suolo degli antichi guerrieri, la capitale d’Italia, la città eterna difendeva con amore appassionato di figlio, con il sacro furore d’anima italiana. — Ma il Papato ravvolgendosi sempre in novelle vergogne, affidavasi alle forze straniere, e tornato sul trono si dava ad infierire contro i patrioti con efferità immane, con la più feroce voluttà di carnefice, beandosi nella vista della ghigliottina, che troncava teste italiane, e nello squallore segreto del carcere, che racchiudeva tanti cittadini, cui facevasi delitto l’amore della patria. Ed il Lorenzini dalla polizia papale, che componeasi di {{Pt|rin-|}}<noinclude></noinclude> 5aap9kfe8be1a4yaqu2b5je2bm73can Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/131 108 699427 3836294 2619508 2026-05-17T19:27:19Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/129]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/131]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2619508 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| lorenzini cav. augusto }}|riga=7}}</noinclude>{{Pt|negati,|rinnegati,}} di traditori, di uomini anima e corpo venduti alla nequizia del prete, era fatto segno a persecuzioni continue, a vessazioni diuturne. — A lui non solo era ingiunto il così detto precetto politico, col quale faceaglisi ingiunzione di ritrarsi in sua abitazione non appena veniva la sera, e non uscirne se non dopo che era sorto il giorno, ma era pur colpito dalla sedicente Censura e destituito quindi dell’impiego ch’egli occupava nell’amministrazione delle Poste. — Ma non perciò la gagliarda anima del Lorenzini si scosse, e la forte tempra venne manco, che anzi di novella forza, di lena maggiore si invigorì, onde non cessò egli dalla congiurazione contro la mala signoria del prete, contro il papato temporale, contro la straniera prepotenza. — Il perchè correndo l’anno 1853 era egli imprigionato siccome reo di cospirazione politica, ed era quindi dalla così detta S. Consulta condannato a venti anni di carcere duro. — Aveva già scontato tre anni di quella pena, allorachè eragli questa commutata con f esilio perpetuo, e al risvegliarsi poscia del popolo italiano alla suprema riscossa del 1859, potè così prender parte ed operare pur egli al conseguimento del fine lungamente sospirato — là libertà, unità e indipendenza di Italia. — Però fremeva nel petto per la liberazione di Roma, chè senza questa parsagli malaugurosa la compiuta rivendicazione delle altre terre italiane. — Quindi fu che insieme agli esuli romani, e a tutti i patrioti la magnanima insurrezione si meditò, che portasse Roma sul capo d’Italia, posciachè il governo italiano non s’accingeva all’opera reclamata dal diritto del popolo romano, dalla unità e indipendenza della patria. — E postosi a capo il condottiero dei valorosi, il mito delle battaglie, il Generale {{AutoreCitato|Giuseppe Garibaldi|Garibaldi}}, al grido, o Roma, o Morte, la pih balda gioventù, i più ardenti patrioti correvano alla gloriosa conquista. E tra questi si distinse ancho il Lorenzini, che contro le bajonette francesi, e i satelliti del Papa sui campi di Mentana, strenuamente combattendo, cadeva ferito. — Ma era destino che l’astro della libertà non dovesse ancor sorgere ad irraggiare la capitale d’Italia. — Non lungi da Rieti stà un castello denominato {{Wl|Q224109|Contigliano}}, nel quale dimorava il Lorenzini innanzi di partire alla spedizione di Roma, e quivi lasciò la sua sposa dilettissima Angelica, sorella di quel {{Wl|Q3852306|Mattia Montecchi}}, che ha pur gloriosa la pagina sulla storia d’Italia — Quella donna, che al nome ben rispondeva con le opere veramente di angiolo, nel mentre sentiasi felice che il proprio sposo combattesse per la libertà della patria, che pur ella amava tanto, provava nondimeno un senso d’indefinita angoscia, di affanno incompreso. — Era forse un funesto presentimento del suo cuore. — Difatti appena in sull’uscio della casa le si offerse allo sguardo lo sposo, malreggentesi sulla persona, e pallido nel volto per la recente ferita, tanta era la piena {{Pt|dell’af-|}}<noinclude></noinclude> npbq7ew1gym1azri2wr18q9cw7d8sgw Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/132 108 699428 3836293 2960673 2026-05-17T19:27:17Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/130]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/132]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2960673 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lorenzini cav. augusto }}|riga=7}}</noinclude>{{Pt|fetto,|dell’affetto,}} che per lui nutriva nel seno, tanto fu il dolore che la vinse, che cadde repente come corpo morto, e sollevatala non era più che una infelice colpita d’apoplessia, onde s’incamminava ormai verso l’eternità del sepolcro. — Più sanguinosa della ferita fisica, fu la ferita morale, che per tanta disavventura trafisse il cuore del Lorenzini, nè per volger di tempo e di circostanze potrà rimarginare più mai. — A lui trema sul ciglio la lagrima, e parte affannoso il sospiro dal petto, allorquando della donna che ha perduto ricorda il caso pietoso, e nel santuario dell’anima sua l’adora sempre come un angelica creatura, che troppo presto si dipartì dal suo fiancò lasciandolo nel più desolante cordoglio. — Il 20 settembre 1870 giungeva come il giorno della lunga aspettazione, come un sorriso di Dio, come la gioia più cara di tutta Italia. — Roma era redenta, nè il veto del terzo Napoleone era a temersi, chè una severa giustizia del fato lo trascinava lontano dal soglio sotto i piedi dello scettrato di Prussia. — Gli esuli romani quindi tornavano a Roma siccome al seno di una madre, ed il Lorenzini, che bellissima aveva la fama di patriotta, chiarissimo il nome per la intelligenza elettissima, ed essendo nelle cose d’amministrazione versato era dai propri concittadini scelto Consigliere comunale in Campidoglio. — Ma poiché vedeva non proceder bene la trattazione degli affari comuuali, stimò conveniente insieme ad altri dimettersi. — Egli fè parte della deputazione de’ pubblici spettacoli, ed è Sotto-Capo dello Stato Maggiore della guardia nazionale, e a questo ufficio intende con ogni interessamento e sollecitudine. — Con ispecial cura poi si dedica all’amministrazione delle proprie fortune, e si tiene pronto, ovunque lo chiami il bene del proprio paese. — Il Lorenzini fu onerato delle medaglie commemorative le patrie battaglie, e delle decorazioni dei s.<sup>ti</sup> Maurizio e Lazzaro, e della Corona d’Italia, e noi vorremmo certamente che soltanto così degni petti adornassero. — Potremmo ancor ragionare delle virtù che distinguono il Lorenzini, ma noi le compendieremo nel dire, essere egli cittadino onestissimo, liberale sincero, amministratore eccellente, e d’ogni più bella dote della mente e del cuore adorno, e compiamo nostro ufficio storico, raccomandandolo alla perpetua memoria, e presentandolo come uno degli uomini, della cui opera potrà averne utilità grandissima, ed il Comune e la Nazione. —<noinclude>{{PieDiPagina|{{smaller|Tip. Tiberina Piazza Borghese.}}||{{smaller|Riccardo Fait — Editore.}}}}</noinclude> prfw6b10zk3wve06jl2kesh95uo2ug9 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/133 108 699429 3836292 2536031 2026-05-17T19:27:15Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/131]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/133]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2536031 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri municipali di roma }}|riga=7}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|LOVATELLI CONTE GIACOMO}} {{Ct|f=1.1em|Consigliere Municipale}} {{capolettera|[[file:Capolettera N - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 317 crop).jpg|45px|N]]| |-40px}}iun’altra cosa è più utile ad ispirare virtù nell’animo della gioventù e ad incamminare sulle orme della vita onorata là crescente generazione, quanto porre in rilievo le doti, sì della mente che del cuore, di quei cittadini, che risplendono per se stessi di luce bellissima, e che, alcuno officio sostenendo, pongono semprepiù in splendido aspetto le loro più elette qualità. — E noi che in mezzo alla luce di Roma, in mezzo agli splendori dell’Italia nostra, andiamo in queste nostre pubblicazioni dimostrando quegli uomini, che sedendo al Consiglio del Comune o della Romana Provincia onorano non solo sè stessi, ma il proprio paese, ci è grata cosa con la nostra libera penna particolarmente scriver di queglino, che alle più distinte doti dell’animo e al sapere congiungono altezza d’ingegno e nome onorando, e di questi è l’egregio cittadino conte {{Wl|Q63878697|Giacomo Lovatelli}}, di cui oggi prendiamo a esporre in breve quadro la vita. — Sortiva egli i natali in Ravenna da nobile ed antica famiglia. — Suo padre {{Wl|Q84765518|Francesco}} fu uomo di integro carattere, di sensi altamente liberali, e martire della sua fede politica. — E di vero prese parte attivissima nel 1831 ai moti politici della Romagna e fu nominato Capo Battaglione della Guardia Nazionale Mobile. — Occupata dagli austriaci Bologna, si ritirò in Ancona, ove si era portata la sede del Governo Provvisorio. — Dopo la capitolazione di Ancona, emigrò a Corfù in Grecia con la schiera eletta dei primi emigrati italiani. — Ed essendo esso congiunto in matrimonio con una Principessa Chigi-Albani di Roma, correndo meno difficili i tempi del governo pontificio, era ritornato in patria da alcun tempo, quando ricercato di nuovo dall’odio del {{Pt|go-|}}<noinclude></noinclude> iya6r78o6k5o5j9gou3t4tp2ha8cul3 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/134 108 699430 3836291 2802070 2026-05-17T19:27:13Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/132]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/134]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2802070 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lovatelli conte giacomo }}|riga=7}}</noinclude>{{Pt|verno,|governo,}} dovette parimenti neil’8 agosto 1843 per sottrarsi alla persecuzione papale emigrare con {{Wl|Q729032|Carlo Luigi Farini}} e suoi numerosi amici. — Allora si riparò in Toscana, ma poiché quel governo cedeva alla pressione pontificia ed austriaca, fu obbligato a lasciare Firenze, ove consegnava all’illustre {{Wl|Q3821629|Raffaele Lambruschini}}, morto senatore del Regno italiano, la educazione di un suo fanciullo, che è appunto quello, di cui oggi noi tessiamo la biografica memoria. — Recatosi a Parigi il Conte Francesco Lovatelli, ebbe colà più intime relazioni cogli emigrati eminenti italiani e con gli uomini di lettere francesi. — Poscia dovendo preferire terreno più libero, si recò nel Belgio, da dove nell’autunno 1845 si condusse in Africa e stabilì la sua dimora in Algeri, ove il suo nome già cognito ebbe accoglienza benevola, e fu nominato Vice-Presidente dell’Istituto d’Africa. — Nel giugno del 1846, chiamato nominativamente dall’amnistia di Pio IX, venne in patria, e poco dopo, essendo egli l’idolo di tutto il suo paese fu nominato Comandante la Guardia civica. — Indi fu eletto Deputato, e il giorno stesso, in cui accadea la sua elezione, gli giunse la nomina di Senatore. — Alla improvvisa partenza del Card. Ferretti Legato di Ravenna fu nominato Pro-Legato di quella città e Provincia. — Durante quel tempo o sia circa l’aprile 1848 ebbe dal ministero secolare straordinarie missioni. — Nel luglio 1848 fu traslocato Pro-Legato in Ferrara, e molto fu ivi amato da quei cittadini por la sua equità, per il suo molto ingegno e per la energica condotta tenuta davanti alla burbanza austriaca, quando quelle orde invasero la città. — La gratitudine dei Ferraresi per lui non fu di quelle, che presto sì scordano, giaccchè nel 1870 affidavano al suo figlio, di cui oggi discorriamo la vita, il mandato cittadino di loro deputato al Parlamento. — Nel 17 agosto 1847 ebbe nomina sovrana del Pio IX riformatore, che lo chiamava al portafoglio delle Armi, al quale onore rinunciò. — La fuga del papa da Roma, la caduta del Ministero, il giuramento dato al governo costituzionale, gli fecero lasciare Ferrara, credendo di non potersi uniformare alla opinione repubblicana. — Fallite le speranze della restaurazione costituzionale si ritirò in Toscana, ove dimorò alcun tempo e dove lasciò il proprio figlio Giacomo a formarsi negli studi universitari — Ritornato a vita domestica volle essere estraneo ad ogni partito. — Un velo misterioso copre gli ultimi giorni della sua vita, la quale fu spenta la notte del 29 novembre 1850 da una mano omicida. — Pertanto la prima gioventù di Giacomo Lovatelli fu quella dell’emigrato, e crebbe negli anni all’amore degli studi, e rivelò bellezza d’ingegno, e gentilezza di cuore. — {{nop}}<noinclude></noinclude> p5w635ubfagnyu7ntaqfhwwc5fq8n26 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/135 108 699431 3836290 2533930 2026-05-17T19:27:03Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/133]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/135]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2533930 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| lovatelli conte giacomo }}|riga=7}}</noinclude> Dallo studio delle leggi, su cui lungamente meditò, e dalla paterna origine, era trasfuso nell’anima di lui l’amore di patria, cui ha consacrato l’ingegno e l’opera. — Nel 1850 egli escì dal collegio essendo già Italia in piena restaurazione, e si laureò per amore di studi in due diverse università italiane. — La morte violenta del proprio genitore gli fecero abbandonare il paese nativo, non già i propri principi liberali, cui restò sempre immutabilmente fedele. — E a provare la fermezza de’ suoi principi, giovi notare, com’egli essendo stretto in parentela al {{Wl|Q969336|Duca Sermoneta}} per avere condotta in isposa {{Wl|Q1361810|la di lui figlia}}, giovane ornata di bello ingegno e di forti studi, onde è nota nella repubblica letteraria, avvenne che resosi vacante il posto di Colonnello dei Vigili per la rinuncia del Duca medesimo, fu a lui proposto succedervi, e chiamato dinanzi al pontefice, questi gli fece intendere, che ad occupare quella carica era necessario si fosse pronunciato nella sua religione politica. — Il Lovatelli accomiatatosi dal papa si fece sollecito emettere dichiarazione di non potere accettare l’offertogli ufficio, perochè non avrebbe rinnegato giammai la fede e i principi del padre suo, i suoi sentimenti liberali. — E di fatti noi lo vediamo in ogni istante della sua vita operare sempre da sincero patriota, da cittadino integerrimo, da uomo onestissimo, ed acquistarsi universalmente stima ed affetto, e il suo nome essere circondato di luce limpidamente serena. — E il suo nome acquistò sempre più rinomanza quando Roma fu congiunta ai destini d’Italia, essendo tosto chiamato dai suffragi popolari a Colonnello della Guardia Nazionale, quindi deputato al Parlamento della città di Ferrara, poscia Consigliere Comunale in Roma con 4864 voti, il che per vero non poteva avvenire che a favore di chi era antico commilitone del partito della libertà. — E in fatti quando si fece da tutti i Circoli romani la primitiva nota dei 60 Consiglieri Comunali, che dovevano sedere per primi nelle aule capitoline, la nota unica, in cui si fusero tutti i Circoli romani, propose alla Roma redenta 61 nomi invece di 60, volendo lasciar libero al suffragio popolare la scelta fra il nome di Sermoneta e Lovatelli, non potendo a un tempo siedere suocero e genero nel comunale consiglio. — E quando il Circolo Cavour giungeva all’ultima fase della sua politica esistenza, una commissione di distinti cittadini rivolse il pensiero al nome illibato del nostro deputato al Parlamento, per invitarlo ad assumere la presidenza del Circolo medesimo. — E di fatti quantunque egli fosse uno dei soci, che mai aveva in quel circolo insino allora posto piede, nondimeno accettò, e la bandiera che egli tenne alzata fu quella dell’uomo di forte concordia, di schietto patriotta, del cittadino di carattere nobilissimo, e fermo. — Ma in<noinclude></noinclude> fyon2bnt96szbmqtl56zdfca7ex2dma Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/136 108 699432 3836289 2533936 2026-05-17T19:27:01Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/134]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/136]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2533936 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lovatelli conte giacomo }}|riga=7}}</noinclude>breve il Circolo dissolvevasi, chè sembrava il medesimo non poter corrispondere alla missione, che si era assunta, di mantener vive lo idee liberali, curare il bene comune, e sostenere le istituzioni costituzionali. — Il Lovatelli ama Roma come la sua vera e nuova patria — in essa se non ebbe i natali, vi trascorse tutta la sua vita virile — figlio di una romana, marito di una romana e stretto consanguineo in questa città a numerosi parenti, in essa si stabiliva per censo, perocché qui una parte delle sue proprietà terrene ed urbane possiede; — in essa un domicilio lungo e non interrotto da gran tempo gli accordava quei diritti civili, che gli confermava il voto capitolino, che diede la cittadinanza romana ai deputati, i quali votarono l’annessione di Roma all’Italia; e gl’incarichi pubblici, che da questa cittadinanza ricevette, lo confermarono rappresentante di Roma. — Ma dove egli di presente occupa tutta la potenza del suo ingegno, tutta la sua sollecitudine, tutte le sue cure, è nell’Ospizio di S. Michele, di cui è meritamente Presidente. — E di vero egli intende, insieme ad una Commissione, di cui uguali e concordi sono gl’intenti ed il valore dell’opera, ad una nuova e più perfetta organizzazione dell’Ospizio medesimo, allo scopo che da esso escano cittadini non solo negli studi professionali largamente istruiti, ma principalmonte nelle arti. Epperò questa Commissione da lui presieduta, è riuscita a sciogliere l’arduo problema di coordinare le due cose suddette, per guisa che i giovani orfani reclusi, nel mentre si danno agli studi elementari, si esercitano eziandio nelle officine delle arti, dappoiché se un tempo fiorì il S. Michele nelle arti, però allora fu per studi abbietto, e nei tempi recenti essendosi in esso voluto ristabilire gli studi, ne furono quasi ridotte al silenzio le armoniose officine dell’operaio. Una scuola dunque professionale per le arti belle di 2.ª classe e per la arti meccaniche esiste finalmente oggi nell’{{Wl|Q54863580|ospizio di S. Michele}}, unica in Italia e con lustro non indegno al certo dell’eterna città di Roma. Noi pertanto segnalando queste opere del conte Giacomo Lovatelli crediamo avere adempiuto al debito dello scrittore, presentando in questa istorica memoria un cittadino già noto per i suoi fatti, per i suoi fermi principi e non per vane o compre parole. — {{Rule|4em}} {{Ct|f=0.8em|Roma — Gennaro 1875 }}<noinclude></noinclude> ilue4iketk7f7mkgxa9dfj9lw4jb99e Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Augusto Lorenzini 0 699440 3836050 3795827 2026-05-17T19:13:39Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836050 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=10 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Augusto Lorenzini|prec=../Achille Gori Mazzoleni|succ=../Giacomo Lovatelli}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=129 to=132 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Lorenzini, Augusto]] s4m5etf1nosxmwzx7yz9uusmm9tb9e7 Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Giacomo Lovatelli 0 699441 3836051 3675062 2026-05-17T19:13:42Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836051 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=10 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Giacomo Lovatelli|prec=../Augusto Lorenzini|succ=../Remigio Manassei}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=133 to=136 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Lovatelli, Giacomo]] 6vhmvz2f4ihmyv2q79qxzf0gwjdli04 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/137 108 699464 3836288 2534209 2026-05-17T19:26:59Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/135]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/137]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534209 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri municipali di roma }}|riga=7}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|MANASSEI CAV. REMIGIO }} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{Capolettera|[[File:Capolettera S - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (crop).jpg|45px|S]]| |-40px}}ono ormai tre lustri, dacché la gente italiana, dopo tanti sagrifici d’oro e di sangue, vide la patria risorta a libera vita, e portava fede che lo sviluppo civile e politico sarebbe seguito da quello economico, e che i reggitori dello Stato nello amministrare il patrimonio della Nazione si sarebbero rivelati profondi conoscitori della scienza economica e prattici amministratori, onde le tassazioni e. le gabelle moderando avrebbero schiuso alla industria e al commercio più prospero e libero cammino, nè sarebbesi un depauperamento pubblico e privato prodotto, chè, non giova dissimularlo, un immane mostro si solleva gigante innanzi alla Nazione e al Comune — la Miseria. — E per fermo la piaga della mala governativa amministrazione anche a quella municipale si comunica, chè sta tra di loro comunanza di vincolo, epperò non ristaremo noi dal gridare in queste nostre pubblicazioni, che a fine di provvedere agli interessi nazionali e comunali è necessario iscegliere non solo uomini d’intemerata coscienza e di provata onestà, ma nell’arte del ben governare peritissimi e nelle discipline economiche sapientemente e pratticamente eccellenti. — E dei cittadini che al Comunale consiglio di Roma furono scelti, noi presentiamo oggi {{Wl|Q84822469|Remigio Manassei}} distintissimo nelle legali ed amministrative discipline, e degno quindi di stare alla trattazione degli affari comunali. — Nacque egli nel 1817 in Civitavecchia da Vittorio Manassei e da Anna Assanti. — Suo padre fu uomo profondo nella scienza di economia e riuscì nell’arte dell’amministrare eccellente. — Nell’anno 1826 con la propria famiglia si trasferì in Roma e vi stabilì sua dimora. — E poiché era preceduto da splendida fama e per la integrità del carattere e per la intemerata onestà e per la sua virtù nelle amministrative discipline, venne perciò immediatamente prescelto siccome agente generale delle proprie fortune da quell’ottimo uomo, che<noinclude></noinclude> 8hq1z9zzalghhygv7rb1j7li8p7j2rj Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/138 108 699466 3836287 2534088 2026-05-17T19:26:57Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/136]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/138]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534088 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| manassei cav. remigio }}|riga=7}}</noinclude>fu Gio: Tommaso Silvestrelli, ricco ed onesto proprietario e nella negoziatura abilissimo. — Rifulgendo il Manassei, siccome amministratore, semprepiù di luce bellissima, a lui volle affidata la trattazione dei propri interessi anche il chiarissimo Principe D. Filippo Andrea Doria Pamphili, cui attese con ispeciale sollecitudine e con soddisfacimento gratissimo. — Egli moriva nel giorno 30 aprile del corrente anno 1874, lasciando alla famiglia la più bella eredità che possa desiderarsi nel mondo, qual’è quella di un nome immacolato, e di avere impressa di se memoria carissima in quanti lo conobbero. — Da tal padre ben discese degnissimo figlio, chè in Remigio furono le virtù paterne trasfuse, e mentre negli studi perfezionò la mente, ebbe il cuore educato a nobili e gentili sensi dalla sua madre, che fu donna virtuosissima, ed il figlio amò con tenera predilezione. — Remigio Manassei, d’intelligenza acutissima e di felice ingegno, si diè alle scienze legali, e così in quelle emerse, che nel 1838 era nominato procuratore Innocenziano. E tostocbè tale nomina fu a lui conferita, venne dal Silvestrelli, di cui era agente generale il padre, assunto ad assisterlo in tutti gli affari siccome procuratore. — E poiché nel 1846 il proprio genitore recavasi nel principato di Melfi a trattare gl’interessi del Principe Doria, il perchè oragli impossibile occuparsi degli affari del Silvestrelli, questi eleggeva Remigio a surrogarlo nell’amministrazione, chè pur desso erasi, sull’esempio del padre, anche nella economica scienza e nella pratica amministrativa versato. — E così seppe l’amministrazione disimpegnare, che entrò semprepiù nella stima e nella affezione del Silvestrelli, il quale, venuto a morte nell’anno 1853, volle che fra gli amministratori del suo patrimonio e contutori de’ suoi figli fosse puranco il Manassei. — Volgeva l’anno 1860, quando Luigi il figlio primogenito dell’estinto Silvestrelli, giovane di eletto ingegno e di altissimi sensi, era dal papale governo cacciato in esilio, perciocché amante del proprio paese si era dimostrato apertamente liberale, e patriota ardentissimo. — Esule stabilì sua dimora in Toscana, ove s’ebbe l’onore di essere eletto Deputato al Parlamento nazionale. — Correva l’anno 1867, quando il Silvestrelli assalito da grave malattia, fu il Manassei che ebbe ad assisterlo, e raccolse con immenso dolore l’ultimo sospiro di lui, chè era egli l’amico suo più caro e più intimo, e nell’esilio si parve sempre meglio la corrispondenza che passava fra loro e per patriottici sensi, e per affetti gentili, onde di Roma più volte il Manassei si partiva per recarsi a trovare l’esule amico. — E qui giova notare come per siffatta intimità ed amicizia, e perchè il Manassei non parteggiò mai per<noinclude></noinclude> rbhsddturyn5fu8i7j6y95vq8954xwt Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/139 108 699467 3836286 2534090 2026-05-17T19:26:54Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/137]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/139]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534090 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| manassei cav. remigio }}|riga=7}}</noinclude>l’oscurantismo, fosse nel 1863 dalla polizia papale fatto segno a persecuzioni e a prigionia. — Imperocché mentre nell’aprile di quell’anno perquisivasi la sua casa, e quella di {{Wl|Q61947581|Augusto Silvestrelli}} fratello di Luigi, non che le abitazioni di Giuseppe Rossi, degli avvocati Filippo Ricci e {{Wl|Q63975494|Vincenzo Tancredi}}, che credevansi in intelligenza di cospirazione politica, il solo Manassei era tratto prigione e racchiuso nelle segrete delle così dette Carceri nuove, famose per essere stata quivi detenuta la Beatrice Cenci di pietosa ed infelice memoria. — Però nel mentre l’arbitrio e la violenza consuraavasi da una polizia reazionaria e fanatica, nulla raccoglievasi contro il Manassei, che anzi per le sue virtù, per i suoi nobili ed ornati costumi, personaggi cospicui e d’ogni partito sorgevano a difesa di lui, e decorsi appena otto giorni di dolorosa prigionia procedeva allo scarceramento, e non restava che il vituperio di memoria sopra di una autorità trascinata a consumare arbitrii e vessazioni dal cieco fanatismo di tiranneggiare. — Nel 20 Settembre 1870 Roma coronavasi capitale d’Italia e compiutosi il Plebiscito, fu dalla cittadinanza romana al seggio degli avi nostri mandato in Campidoglio anche Remigio Manassei, chè la distinta sua reputazione ne facevano degno. — E di vero in quell’ufficio egli essendo, alla utilità del Comune di proposito attese, e fu sempre sua aspirazione vedere soddisfatti i popolari bisogni e la prosperità pubblica e privata vantaggiarsi. — Nel volgere dell’anno 1870 era colpita Roma da grave sciagura. — Le acque del Tevere inondavano spaventosamente la città. — Istituivasi tosto una Commissione di soccorso, e di questa fu pur chiamato a farparte il Manassei, che di poi ne era anche nominato cassiere. — Non diremo quante fatiche sostenne, quante sollecitudini adoperò, quante premure dimostrò in sollevare le famiglie, che maggiormente dalla inondazione erano state danneggiate, diremo sibbene come egli redigesse quindi e desse alla pubblica luce in grande volume un esatto rendiconto e delle somme raccolte, e dei sussidi apprestati, e con bella e diffusa relazione il rendiconto medesimo accompagnasse. — Fu egli nel comunale consiglio propugnatore fortissimo degli interessi degl’impiegati municipali, e a lui debbesi la definita pendenza sulle pensioni e giubilazioni, che per lunga serie di anni era rimasta in sospeso, e così la sorte avvenire di quegl’impiegati fu migliorata, e nel 1873 ottenne eziandio, dappresso sua ragionata relazione, che andassero tutti gl’impiegati esenti dal pagamento dei rilasci per pensione decorsi a tutto decembre 1869, che avrebbero importato una somma di L. 80792. 10. La Giunta poi ad attestargli la stima in che lo aveva, lo incaricò di compilare in proposito un regolamento, il quale eseguito, fu dal Consiglio approvato. — {{nop}}<noinclude></noinclude> 4k8ou7lo2rw729iqgh57okz5op2lplx Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/140 108 699468 3836285 3495530 2026-05-17T19:26:51Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/138]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/140]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3495530 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| manassei cav. remigio }}|riga=7}}</noinclude>S’istituì in Roma nel 1870 il Circolo legale, ed il Manassei fu meritamente eletto Vice-Presidente, ed in tale carica tutt’ora risiede con generale soddisfazione. Con regio decreto fu nominato siccome uno dei cinque membri della Camera di disciplina dei procuratori, e ne è stato quindi eletto Vice-Presidente. — Il governo lo volle poi destinato a far parte della Commissione di stralcio, e poichè in tale ufficio assai benemeritò, così nel 1872 allo sciogliersi di quella Commissione, sulla proposta del Ministro delle Finanze eragli conferita la decorazione della corona d’Italia, che fregiando il suo petto, vorremmo siffatti onori veramente sempre si offrissero a cittadini siccome lui benemeriti. — Avvegnachè stretto egli sia stato sempre dalle cure amministrative, pure non mai abbandonò la sua professione di procuratore legale, che anzi nel 1848 era egli iscritto nell’albo dei procuratori rotali, imperocchè venne ognorapiò in onoranza, avendo sostenuto con felicità di successo anche questioni gravissime in materia di procedura. E poichè sin dal decembre 1871 si riprodusse innanzi al Parlamento nazionale dal Ministero di Grazia e Giustizia il progetto di legge, con cui si voleva sanzionata la cumulativa delle due professioni, cioè di avvocato e di procuratore, così il Manassei in dotte e splendide relazioni lette ed approvate dal Circolo legale, l’una nell’adunanza del 23 gennaio 1872 e l’altra in quella del 6 novembre dell’istesso anno, confuta e rigetta le ragioni, che si allegavano a sostegno di quel progetto, e prova assai bene che nelle provincie romane la incompatibilità delle due professioni, ammessa da lunghissimo tempo, aveva prodotto in ambedue i migliori effetti. E sebbene i due rami del Parlamento abbiano piuttosto creduto di dare in quest’anno alla Italia le istituzioni, che aveva il solo Ducato di Modena, ammettendo la cumulativa delle due professioni anche nella stessa causa, pure questa risoluzione sarà sempre un paradosso perchè le due professioni furono dichiarate distinte, e offenderebbe ancora tutti i procuratori del Regno e specialmente il ceto dei procuratori romani, se fu presa sul falso supposto che la professione del procuratore sia più meccanica che scientifica. Il Manassei cuopre di presente anche la carica di Segretario legale presso l’eccellentissimo Principe Doria Pamphili, e ne cura con abilità amministrativa gl’interessi. — Come consigliere comunale egli deplora tutto quanto può essere contrario allo sviluppo del benessere del popolo, e a far prosperare le condizioni dei propri concittadini — Lo spettro delle grandi passività nelle finanze del Comune vorrebbe allontanato, e da una regolare e prudente amministrazione amerebbe derivasse il mantenimento del patrimonio comunale, e ne scaturisse la comune fortuna. —<noinclude>{{PieDiPagina|<small>Tip. Tiberina Piazza Borghese.</small>|| <small>Riccardo Fait — Editore</small> }}</noinclude> 7j00cz1spqnnhbm8msxmtz9qtm6gh1m Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/141 108 699469 3836284 2534208 2026-05-17T19:26:49Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/139]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/141]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534208 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri municipali di roma }}|riga=7}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|MARCHETTI AVV. CAV. GIUSEPPE }} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{capolettera|[[file:Capolettera S - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (crop).jpg|45px|S]]| |-35px}}copo solenne di queste nostre pubblicazioni, è alla presente e alla tarda età consegnare nella luce serena di un biografico ricordo quei cittadini, che dopo la gloria più bella d’Italia — il riscatto di Roma — furono stimati degni di salire al Campidoglio, a far corona del Comunale Consiglio, e notar quindi siccome in pagine imperiture di storia i nomi di tutti loro, siano essi discendenti da nobiltà di stirpe, o da modestia di natali, siano in maggior lustro venuti per potenza d’ingegno e grandezza di opere, o circoscritti in più breve confine, od abbiano altezza di meriti, od umiltà di virtù. — E certamente noi segnaleremo un giorno alla pubblica menzione coloro, avvegnaché ne sia lievissimo il numero, che in tanta luce di secolo, credono deturpare il patrizio blasone, o lo splendore di una fama cospicua, e di merito illustre, notati essendo nelle biografiche memorie di cittadini, che se la nascita ebbero modesta e modeste le virtù, l’onore sostennero d’un medesimo uffizio, e molti, più che la fortuna di un nobile casato e la vanità altissima, posseggono la nobiltà dei sentimenti, e l’altezza dei fatti, e la bellezza e grandezza dell’ingegno. Ma su ciò per ora tirando un velo, noi seguiamo nostro cammino, scrivendo la vita degli egregi e virtuosi uomini, presentandoli scolpiti dalla mano del biografo. — Nell’anno 1815, nella città di Spoleto, che un tempo fu capitale dell’Umbria, nasceva da onorata e civile famiglia l’Avvocato Giuseppe Marchetti. — Gli anni cresceva, coltivando negli studi la mente, e ai più nobili e gentili sensi informando il cuore. — Venuto in Roma si applicò alle scienze legali,<noinclude></noinclude> nkryoyk2oh1hu0wo4emad8e4gp5ldzg Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/142 108 699470 3836283 2534095 2026-05-17T19:26:47Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/140]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/142]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534095 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| marchetti avv. cav. giuseppe }}|riga=7}}</noinclude>e la robustezza dell’ingegno si rivelò nel suo più eletto splendore chè la laurea conseguita, ottenne di poi anche il titolo di Avvocato, e si diè ad esercitare nella palestra del foro, dove raccolse sempre le più distinte onoranze, e venne in bellissima fama, ed avuto in altissima stima. — E di vero la reputazione chiarissima di lui fece sì che anche nei tempi del papale regime, fosse desiderato e cercato, affinchè sua opera facesse valere nella magistratura giudiziaria, ma egli oppose sempre ricusa, chè non era ne’ suoi sentimenti prestare a quel governo servigi. — Però appena nell’anno 1849 i tempi mutavano, e la Romana Repubblica era proclamata, egli venia di subito alla carica di giudice del Tribunale di appello in Roma destinato, facendolo i suoi meriti in tali uffici attissimo imperciocché è egli uomo che alla integrità del carattere, alla grande onestà congiunge amore della giustizia, e questa perciò fu da lui rettamente esercitata, anche per la sua vasta dottrina in materia legale. — E così andò sempre più levando di se universale la stima, che era di poi prescelto dal Commissario francese Avv. {{Wl|Q3771215|Giuseppe Piacentini-Rinaldi}} a far parte della Cassazione Romana, la quale però ebbe durata brevissima, chè il restaurato pontificio regime ne faceva abolizione. — Il Marchetti sapiente e dotto quale egli è, condivide la opinione dell’illustre cittadino di Livorno, che cioè: la legge importa che sia educatrice per eccellenza, corregga i costumi rei, non attenda i buoni costumi a correggersi, e norma di vita ella si presenti agli occhi di tutti, come un Cristo sul colle a predicare alle turbe i precetti dell’onesto vivere. — Amante dell’Italia, egli desidera che si faccia sempre più grande e rispettata Nazione, e che le forze di tutti cospirino alla felicità del popolo, poiché nel popolo, conviene egli col Vico, risiedono le potenze creatrici del lavoro, dell’industria, del genio, e della civilizzazione, ed il popolo, dice uno scrittore sommo, ha diritto ad un libero progressivo sviluppo morale, ha diritto all’educazione, ha diritto di conoscere come proceda il maneggio degli affari, che lo riguardano, ha diritto a partecipare, quanto è possibile, direttamente o indirettamente, in quel maneggio; e per conoscere sempre meglio i propri doveri ha d’uopo d’interrogare la tradizione dell’umanità, il consiglio de’ propri fratelli, non nel cerchio ristretto d’un secolo e d’una setta, ma in tutti i secoli e nella maggiorità degli uomini passati e presenti. — La città di Roma i pregi della mente e dell’animo del Marchetti conoscendo, lo eleggeva poscia Consigliere in Campidoglio, d’onde uscito, veniva rieletto con circa cinquemila voti. — {{nop}}<noinclude></noinclude> t6733zaeqlbh9d5cjr11c2qu72jrlbh Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/143 108 699472 3836282 2534097 2026-05-17T19:26:30Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/141]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/143]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534097 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|marchetti avv. cav. giuseppe}}|riga=7}}</noinclude> Però i propri affari non permettendogli una larga ingerenza degli uffici municipali ha fatto sempre parte della Giunta come Assessore supplente, ed ha atteso anche all’ufficio dell’istruzione pubblica. — Avvenuta la morte dell’Avvocato Bruni primo presidente del Circolo legale, fu eletto, come degno successore, il Marchetti, nella quale carica per quattro anni fu con unanimità di suffragi riconfermato, ed in tale ufficio essendo, veniva pure decorato dell’ordine della Corona d’Italia. — E noi segnaliamo anco alla pubblica riconoscenza il Marchetti, siccome benemerito della scienza, della civiltà, della nazione, della umanità, imperocchè è stato egli il fondatore dei congressi giuridici in Italia, e con quanta tenacità di propositi, con quante faticose sollecitudini, con quanta abnegazione noi non diremo, ma accenneremo si bene come al nobile intento giungesse attraverso grandi ostacoli, e mercè il concorso d’uomini illustri, mentre sarebbe del Governo cura suprema lo intervenire in appoggio di siffatti congressi avuti oggi presso tutte le più civili nazioni in sommo riguardo, chè sono fecondi, del più grande dei risultamenti umani, quale è quello di soccorrere il legislatore a gettare le fondamenta incrollabili, su cui deve posare la Società, e derivarne quella giustizia legale che il progredire dei liberi tempi e il pubblico e privato interesse di ogni cittadino richiede. — Il Marchetti intanto nel novembre dell’anno 1872, inaugurava in Campidoglio l’apertura del primo congresso giuridico, cui intervennero i più distinti giureconsulti, e spargevansi i primi semi delle legali riforme, e raccoglievansi nel campo delle scienze le opinioui dei dotti. — Ed in commemorazione di quel primo congresso fu coniata una bella e splendida medaglia. — Di presente il Marchetti si sta oc cupando del nuovo congresso giuridico, che avrà effetto in Torino nell’ottobre prossimo. — Egli è perciò in corrispondenza con i più dotti scienziati d’Italia e fuori, ed ogni sua premura intende a rendere questo congresso non solo sempre più degno di una grande e civile nazione, ma sopratutto proficuo ed apportatore di più retti miglioramenti, delle più urgenti riforme che la moderna legislatura reclama e la sociale convivenza comanda. — Quindi gli uomini che stanno al governo dello Stato, hanno sacro dovere di cooperare al più splendido successo di questo congresso giuridico e raccogliere la mente dei sapienti giureconsulti, non solo per l’onore del proprio paese e perchè non si affermi, che il Governo d’Italia è da meno dei Governi più civili e più progressivi, ma per il maggior bene della nazionale famiglia. — E notiamo con vera soddisfazione dell’animo, come quell’illustre uomo, che è il conte {{Wl|Q3067950|Federico Sclopis}}, abbia assunto la Presidenza del Comitato d’organizzazione del congresso in Torino, e come ciò sia arra dell’alto successo<noinclude></noinclude> f1u4p4e37ep9k8icntjnoqe6gxij884 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/144 108 699474 3836281 3495521 2026-05-17T19:26:27Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/142]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/144]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3495521 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| marchetti avv. cav. giuseppe }}|riga=7}}</noinclude>che si meritano i nobilissimi sforzi del Marchetti amante della patria, della scienza, e del progredire della civiltà. — ''E poichè'', come disse uno scrittore illustre, ''l’esistenza attuale è gradino alla futura, la terra il luogo di prove dove combattendo il male, e promovendo il bene, dobbiamo meritare di salire; dovere di tutti e di ciascuno, è di lavorare a santificarla, affine di procedere col moto uniformemente accelerato, alla civiltà, all’unione dei popoli, alla felicita della generazione umana''. — Ed il Marchetti sompre operando, e come cittadino, e come uomo della scienza legale di presente all’ufficio intende, non solo di Presidente della Camera di disciplina degli Avvocati, ma è pur membro del patrocinio gratuito presso la Corte d’Appello di Roma, e fa parte di varie commissioni di beneficenza, come degli Orfani di S. Maria in Aquiro e Santi Quattro Coronati, della Divina Provvidenza, delle Pericolanti, dell’Annuunziata e della Carità; e in siffatte attribuzioni, si rende utilissimo e col consiglio e coll’opera, e mantiene di se soddisfazione in tutti, e al suo nome apporta sempre più bella aureola di stima e di onore. — Ed il governo ad attestargli la particolare considerazione in che lo riguarda, lo ha nominato siccome uno degli Avvocati in Roma, che rappresentano il Pubblico Erario. — Il Marchetti possiede poi lo più belle qualità dell’animo, poichè ha le maniere gentili, cortese l’espressione, e nobilissimo il cuore e delle azioni magnanimo e generose si compiace ineffabilmente. Nel conchiudere pertanto questa biografica ricordazione noi sentiamo dolcezza grandissima con aver presentato nell’Avvocato Giuseppe Marchetti, un cittadino integerrimo, un uomo dottissimo, nelle scienze legali ed amministrative eccellente, che al bene della patria, e alla felicità della famiglia umana applica mai sempre sua opera e la pubblica benemerenza quindi più sempre meglio si acquista. —<noinclude>{{PieDiPagina|<small>Tip. Tiberina Piazza Borghese.</small> ||<small>Riccardo Fait — Editore.</small> }}</noinclude> 4t4e44pzzhjljwdpzfh1bpmpg2jdxpn Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/145 108 699475 3836280 2534207 2026-05-17T19:26:25Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/143]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/145]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534207 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|biografie dei consiglieri municipali di roma }}|riga=7}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|MARCHETTI AVV. RAFFAELE }} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{Capolettera|[[File:Capolettera C - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 143 crop).jpg|40px|C]]| |-35px}}hi vide la luce della vita in sui primordi del secolo che volge, gl’incombeva destino d’esser quindi testimone delle atroci lotte politiche interne ed esterne, delle battaglie tra la luce del progresso e le tenebre della ignoranza, di star presente al truculento spettacolo di dilaceratoci signorie, di immani carneficine, di lutti disperati, onde il bel seno d’Italia dai dominatori stranieri era travagliato. — E arroge il Papato, che all’ombra della religione consumava simonie, erigeva patiboli, immolava vittime, e all’eccidio estremo della patria perfidamente congiurava i popoli immergendo nella buia notte di un oscurantismo profondo. — Però in mezzo ai tetri conflitti tra il bene ed il male, in mezzo alle densissime tenebre, onde avvolgevasi la terra italiana, crescevano uomini che la face della scienza, e il fuoco sacro della libertà alimentavano. — E a noi piace sopratutto nelle nostre biografiche pubblicazioni segnalare non solo quei cittadini, che hanno consacrato gli affetti alla patria, ma sì pure coloro, che la illustrarono nel campo della scienza e della dottrina, e la onorarono difendendo i caduti o gli innocenti, nel tempio della giustizia, dove di leggieri s’insinua, come la chiama {{AutoreCitato|George Gordon Byron|Byron}}, la spumante calunnia, od il livore di parte, o la insipienza del magistrato. — Scriviamo quindi oggi la vita dell’Avv.<sup>to</sup> {{Wl|Q63967987|Raffaele Marchetti}} per sentimenti liberali distinto, e nella giurisprudenza dottissimo. — Nel 1818 del mese di Luglio da onesti e civili parenti nacque egli in Bolognola di Camerino, e gli anni cresceva educato agli studi, dei quali {{Pt|com-|}}<noinclude></noinclude> qe34xp07b7kig6x0u1fxxn37sazlty3 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/146 108 699478 3836279 2828709 2026-05-17T19:26:23Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/144]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/146]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2828709 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| avv. raffaele marchetti }}|riga=7}}</noinclude>{{Pt|piva|compiva}} il corso nella città stessa di Camerino. — Nel Novembre 1839 entrava nella Romana Università, ed applicavasi alle legali discipline. Nella scienza del Giure fece profonda sua mente, e nell’anno 1843 ne riportava la laurea. — Ad acquistar poi la prattica forense, si diè a frequentar lo studio dell’Avv. Pasqualoni, che godeva fama di liberale, onde i sospetti della polizia papale caddero di buon’ora anche sopra il Marchetti, il quale era sì cupamente preso di mira, e tanto dette di se a temere che non solo di continuo si lasciavano andare sulle di lui pòste i levrieri pontifici, ma si giungeva persino a sottoporlo a rigorosa perquisizione nella persona e nella casa di sua dimora. — Nè ciò fu bastevole, imperciocchè Mons. Zacchia allora Governatore di Roma senza motivazione di sentenza, lo condannava all’espiazione di dieci giorni di esercizi spirituali nel convento di S. Eusebio. — Esercizi spirituali! — Era questa una pena di rigoroso ritiro in un convento, nel quale era tormentato il recluso con ogni guisa di privazioni e nutrito di giaculatorie, o di prediche, perocchè agli orrori del Sant’Uffizio si tentava supplire con la vaniloquenza piena di arcane paure, e con il fantasma d’un eternità di dolori dopo la morte, formando di Dio un amalgama di contradizioni e d’infamia. — Ma il Marchetti stette saldo nella sua fede di cittadino liberale, e la indipendenza, e la unità e la libertà della patria sempre più desiderò. — Resasi vacante nell’ottobre 1846 la Cattedra di diritto criminale, concorse alla medesima, e così sopra tutti si distinse, che fu onorato della nomina di Uditore presso la S. Consulta, e al succedere degli avvenimenti che l’ascensione di Pio Nono al Papato glorificavano, era promosso quale Capo della Divisione al Ministero della Giustizia, ove la sua opera esercitò anche durante la rivoluziono politica del 1849, in cui seppe pure acquistarsi la stima dei sommi uomini di quei tempi. — Caduta la Romana Repubblica e restauratosi colle bajonette straniere il governo papale, costituivasi la cosidetta Censura politica, la quale decretava la immediata destituzione del Marchetti per — (sono le testuali parole) ''il suo fanatismo verso la cosidetta Repubblica''. — E qui giova notare come egli non fosse partigiano del governo repubblicano, ma sibbene appartenesse alla schiera dei moderati, onde s’ebbe la intimità ed amicizia di un Farini, di un Perfetti, e fu ammiratore caldissimo di quel {{Wl|Q673256|Pellegrino Rossi}}, che cadde trafitto dal pugnale del sicario allorquando saliva le scale del Palazzo della Cancelleria. — Destituito dell’impiego, davasi il Marchetti all’Avvocatura, e nel 1852 dappresso concorso, il titolo d’Avvocato dalla S. Rota otteneva, e venne in<noinclude></noinclude> l2t5mb62uadc189n6clm8bw4n584mlj Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/147 108 699479 3836278 2828711 2026-05-17T19:26:19Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/145]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/147]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2828711 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| avv. raffaele marchetti }}|riga=7}}</noinclude>sì lodata rinomanza che nel 1855 il Ministro Mertel lo nominava Aggiunto alla Procura dei Poveri, e nell’anno 1866 era promosso alla nomina effettiva di Procuratore dei Poveri. — Di splendido ingegno e di vasta dottrina, siccome egli è, raccoglieva trionfi nel Foro penale, in cui la sua voce tuonava con sceltissimo eloquio, con robustezza di stile, e le sue orazioni sapea all’uopo con attico sale condire, e la mordacità della parola, che anco nello scritto adoperava, pungeva a guaio, e sovente giovava a strappare il filo della condanna, che pendeva sul capo dell’accusato. — E fu perciò che s’ebbe ammonizioni e sospensioni in molte difese di cause criminali. — E di fatti, alloraquando la famosa causa difese del Marchese {{Wl|Q442379|Giampietro Campana}}, il quale era sotto l’accusa di peculato per la somma di scudi 900,000 commesso nel S. Monte di Pietà di Roma, il Marchetti per l’acre causticità dello sue difensive orazioni, n’ebbe dal Tribunale una sospensione all’esercizio d’avvocato per tre mesi, come’altra sospensione fu contro di lui pronunciata dalla Congregazione dei Vescovi e Regolari per la difesa di un prete. — Correva l’anno 1868. — Nel fondo delle prigioni politiche di Roma giacevano onorandi patriotti, e cittadini che nella insurrezione del 1867 tentarono la liberazione di Roma da un governo, che si reggeva sulla punta delle baionette straniere, e sulla ferocia brutale di pochi sgherani venuti d’oltremonte e d’oltremare. — Tra quei detenuti stavano {{Wl|Q3771038|Giuseppe Monti}} e {{Wl|Q3757141|Gaetano Tognetti}} imputati d’aver dato fuoco alla mina, che fece crollare una parte della {{Wl|Q20631323|Caserma di Serristori}} nel momento che doveva scoppiare la interna ed esterna insurrezione, per rivendicare Roma a libertà. — Ma è nota la storia dei dolorosi avvenimenti, che si compierono a Monterondo, a Mentana, a Villa Glori. Noi ci affrettiamo a dire che la difesa del Monti fu affidata al Marchetti, il quale adoperò tutti gli sforzi dell’ingegno e dell’eloquenza, e tentò suscitare nel cuore dei Giudici il commovimento degli affetti per involare almeno all’estremo supplizio quell’anima italiana. — Ma indarno! — I Magistrati della Consulta sotto l’incubo papale, sordi ad ogni più potente ragione, ad ogni affetto gentile, ad ogni umana pietà, decretarono la morte del povero Monti. — E la bipenne troncò la sua testa e quella dell’infelico compagno Tognetti, e il sangue degli uccisi sprizzò sul capo del Papa, e la faccia di Dio, di cui si vuol chiamare Vicario, s’oscurava di certo, perocchè Dio è banditore del perdono, onde anche ai colpevoli, anche a chi l’uccideva perdonava. — La decapitazione di quegli infelici è stato l’ultimo legale assassinio, l’estremo inumano spettacolo della pena di morte offertosi al guardo dei Romani. — {{nop}}<noinclude></noinclude> 12fzjyv8gxfi0egd33f7g3hox6eftol Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/148 108 699480 3836277 3495529 2026-05-17T19:26:17Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/146]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/148]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3495529 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| avv. raffaele marchetti }}|riga=7}}</noinclude>E noi facciam plauso a coloro, che comprendendo la civiltà dei tempi, propugnano l’abolizione di quella pena, imperocchè ben disse l’illustre letterato e giureconsulto {{AutoreCitato|Francesco Domenico Guerrazzi|Guerrazzi}}, che il legislatore non con l’estremo supplizio, ma ha mestieri „ ''con le leggi fecondare non solo, bensì creare senso morale, coscienza pubblica, amore della virtù, costumi buoni, santità di vincoli, gentilezza di uffici, e tutto insomma . che volendo torre via dagli animi la ferocia, onde altri desume la necessità di conservare la pena di morte, bisogna per lo appunto come esempio supremo di educazione, abolirla, e con essa removere dalla mente del popolo lo spettacolo di iniquità e di contradizione, pèl quale il magistrato, che ordina la morte dell’uomo, si pretende onorato, e il boja che mette a compimento il comando, si dà in balia alla pubblica esecrazione.'' „ I principi del Beccaria dovranno trionfare. — A provare la pubblica e privata estimazione, che gode l’Avvocato Raffaele Marchetti basterà pur notare come nel Settembre dell’anno 1870, appena Roma era rivendicata a Italia fu eletto Membro della Giunta Politica, e nel 2 Ottobre successivo formò parte della Deputazione incaricata di presentare al Re in Firenze il Plebiscito dei Romani. — Nelle prime elezioni fu poi mandato al seggio di Consigliere in Campidoglio, ed appresso a splendida testimonianza della stima universale, ond’è onorato, venne dal 3.° Collegio di Roma eletto Deputato al Parlamento Nazionale. E quella elezione essendo stata annullata perchè la qualità di impiegato rivestiva, a questa avendo rinunciato, tosto veniva rieletto. — Nella Camera dei Deputati fu egli sempre addetto alla Presidenza come Segretario, e le sue note virtù, e gl’illustri suoi pregi lo fanno riguardare come uno degli uomini, che al bene unicamente intende della Nazione. — E sì che è tempo, gli ottimi e i più sapienti, doversi di tutta lena adoperare per il migliore ordine dello Stato, per la buona amministrazione, per le provvide leggi, e per tutto quanto condur deve a far felice questa Italia, che sofferse tanto, e a sollevare questo popolo, che pur troppo va semprepiù immiserendo. —<noinclude>{{PieDiPagina|<small>Tip. Tiberina Piazza Borghese.</small> ||<small>Riccardo Fait — Editore.</small> }}</noinclude> 08hybi5mwi40c2lppipctsvqr892x36 Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Remigio Manassei 0 699481 3836052 3675092 2026-05-17T19:13:44Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836052 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=11 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Remigio Manassei|prec=../Giacomo Lovatelli|succ=../Giuseppe Marchetti}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=137 to=140 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Manassei, Remigio ]] dq0uxdgert5xsh3s5dwiudbzjtvriek Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Giuseppe Marchetti 0 699482 3836053 3675070 2026-05-17T19:13:46Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836053 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=11 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Giuseppe Marchetti|prec=../Remigio Manassei|succ=../Raffaele Marchetti}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=141 to=144 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Marchetti, G]] j4j1mk8i0o4y8yy2axaurpp98soid5d Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Raffaele Marchetti 0 699483 3836054 3675091 2026-05-17T19:13:49Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836054 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=11 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Raffaele Marchetti|prec=../Giuseppe Marchetti|succ=../Mario Massimo}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=145 to=148 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Marchetti, Raffaele]] je9ol7gvrh6o9g13e8g070nh7qav15b Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/149 108 699484 3836276 2534206 2026-05-17T19:26:15Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/147]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/149]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534206 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri municipali di roma }}|riga=7}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|MASSIMO DUCA MARIO }} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{capolettera|[[file:È capolettera - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 147 crop).jpg|48px|È]]| |-40px}} religione d’amore, è dovere di superstiti, è santo volere della patria che la memoria d’illustri defunti sia con istorica penna sulla tavola del tempo scolpita in cospetto della umanità, affinchè la ruota eterna dei secoli anche ai tardi nepoti la consegni, e le generazioni presenti e future v’apprendano le più nobili e civili virtù. — Bella è sempre la lode anche ai vivi quando s’innalzano dalla comune schiera del volgo, o per altezza di alcuna opera o per eccellenza di ufficio vengono in nominanza, ma più bella e splendida è quella che si sparge, siccome un fiore purissimo caduto dai cieli, sul sepolcro dei trapassati, che stamparono di se medesimi orme grandissime sulla terra, e il nome lasciarono onorato e caro. — Appena un insigne nomo è sceso nel sepolcro, da lui fugge la nera calunnia, il livido malignare, la critica feroce ed assurda, le invidie rabbiose, che i di lui giorni anelavano ecclissare, perchè di una luce troppo serena splendevano, e il giusto giudicio si fa aperto e la fama si purifica, e il nome rimane perpetuamente in onore. — È perciò che fu detto «post mortem lauda» chè purtroppo la tristizia degli uomini il più spesso fa guerra a coloro, che viventi la vita illustrano con altezza di opere, ed è non rara cagione perchè la di loro esistenza innanzi sera sia spenta, ed allora la guerra cessando, il merito perseguitato in tutta la sua grandezza si rivela. — E dopoché dei cittadini viventi sino ad ora nelle nostre biografiche pubblicazioni discorremmo, siccome quelli che all’ufficio di Consiglieri comunali furono eletti, oggi per la prima volta ci corre debito scrivere di un uomo {{Pt|il-|}}<noinclude></noinclude> 5ha7zgt4uk3n1np9pg26im40d5n3ky7 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/150 108 699485 3836275 2534138 2026-05-17T19:26:13Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/148]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/150]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534138 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| massimo duca mario }}|riga=7}}</noinclude>lustre, che quell’ufficio anco sostenne, e che la morte, questa tiranna imperatrice del mondo, involava alla vita nel comune compianto. — Il Duca {{Ac| Mario Massimo|Mario Massimo}} nasceva da nobilissima stirpe nel giorno 5 giugno 1808. — Coloro ai quali sorrise fortuna di nascere iu mezzo alle ricchezze ed agli agi, il più di sovente al diletto dogli ozi si abbandonano, e in piume dorate si giacciono, nè il cuore educano a teneri sensi e gentili, nè la mente a forti e severi studi, onde passano sopra la terra come aride fronde d’albero inutile, e cadono senza profumo e senza frutto nel mare eterno della oscura oblivione. — Ma il Duca Massimo dello ricchezze si giovò per salire in onore facendosi sgabello delle più elette virtù. — E di vero dell’età giovanissimo rivelò precocità d’ingegno, e forte amore agli studi, e si diè perciò di tutta lena ad istruire sua mente e a comporre il suo cuore ad altissimi sensi. — Alle scienze filosofiche e matematiche egli sentì inclinazione grandissima, e nelle medesime riuscì eccellente, chè nel disputare di filosofia fu insuperabile, e in ogni soluzione matematica pronto e nelle teoriche disquisizioni senza pari. — Nella Romana Università egli studiando, era non solo dai professori insegnanti, ma dai suoi compagni con distiuta estimazione riguardato, chè il suo nome suonava splendidissimo per le virtù dell’ingegno come per la compitezza dell’animo. — E di fatti, cosa rarissima in uomini che sortirono nobiltà e ricchezze, riportava egli in quelle scienze la laurea ad honorem, il che prova quanto egli fosse nelle medesime in eccellenza. — Fu ricercato quindi da personaggi dottissimi, che secolui trovavano pascolo dilettoso alle scientifiche elucubrazioni. — Lo prese di poi vaghezza di conoscere astronomia e a quello studio con particolare affezione si dedicò, onde stabilì eziandio un osservatorio nel suo {{Wl|Q56235574|palazzo all’Ara-Coeli}}, e la profondità, la immensità e la bellezza di quella scienza così lo trasportava che pareagli vivere una vita di cielo, una vita che lo avvicinava al fattore supremo dell’universo, al creatore di quelle meraviglie, cui ogni mortale riguarda con attonito sguardo, e sente che nel mistero di tutte quelle cose bolle sta un’arcana onnipotenza, ed è costretto adorarla. — La severità degli studi non mitigava in lui la giovialità dell’animo, chè come era grave, acuto e profondo negli scientifici ragionari, così era lieto, piacevole e di un tratto gentile ed affabilissimo nei conversari. — Il cuore ebbe educato ad elevato sentire, ed arse del vero amore di patria, del bene della umanità. — Mentre la notte del sepolcro copriva il pontificato di Gregorio XVI, sorgeva raggiante di novella luce il papa Pio IX, al quale inneggiavano tutte<noinclude></noinclude> 86shhj2y10hvifyq0dzu5kwrihxg4h3 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/151 108 699487 3836274 2534140 2026-05-17T19:26:11Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/149]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/151]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534140 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| massimo duca mario }}|riga=7}}</noinclude>le genti italiane, imperocché era salutato il redentore d’Italia, il Sacerdote Sommo cui le veci di Dio erano degnamente affidate, l’Uomo che era nella aspettazione dei secoli per consolazione e felicità dei popoli. — Benedice egli alla bandiera della nazione, e la santa sua voce manda il grido di liberare la patria, e a quel grido rispondono tutti i valorosi d’Italia, tutti gli antichi soldati delle antiche battaglie, tutti i giovani della nuova generazione, e corrono all’armi. Lo straniero abbandona già il suolo italiano, e volge in fuga. — La guerra contro di lui bandita è santa, è religiosa, è solenne, perchè è il Vicario di Dio, è Pio IX che la vuole per la libertà e indipendenza del proprio paese. — Ma era altrimenti fisso nei destini d’Italia, chè gli avvenimenti mutaronsi, e la prova di nuove sventure doveva sostenere la patria. — Pio Nono ritrae il mandato di guerra; il popolo fremente d’ira non s’arresta, e come rombo di mare tempestoso minaccia travolgere tutto in estremo naufragio — In mezzo a tanto tumulto di passione politica, fuggitosi Pio Nono a Gaeta, noi vediamo il Duca Massimo intender sempre al bene di Roma, alla felicità della patria — E come uomo di profondo accorgimento, di gran tatto politico, e di alta intelligenza ascende ai supremi uffici dello Stato dapprima siccome Ministro dell’Interno poi delle Finanze, o quivi si parve in bella evidenza la sua attitudine al governo della cosa pubblica, e tutti pose in opra i suoi sforzi a conservare l’ordine, la tranquillità, la prosperità cittadina, e a condurre il popolo a quella calma, senza la quale il riordinamento dello Stato è impossibile — Ma nuovi perturbamenti succedevansi e nel palazzo della Cancelleria compievasi la funesta tragedia di Pellegrino Rossi. — Il Duca Massimo, che era di quel grand’uomo amicissimo appena seppe che il pugnale dell’assassino aveva spenta la nobile e preziosa vita, stretto da immenso dolore e nell’istesso tempo condotto da magnanima ira, abbandonava il suolo di Roma, chè credè essere indegna cosa di spirito generoso rimanersi sovra un teatro di tradigioni, e d’insani tumulti, e doversi esecrare con eternità di odio ogni misfatto politico che spegnendo una vita non apporta la salute della patria. — E che la uccisione miseranda del {{Wl|Q673256|Rossi}} non apportasse la salvezza della patria, ma piuttosto ne affrettasse la rovina non è qui a dimostrarsi, chè stà aperta la storia, la quale chiaramente lo svela. Il Duca Massimo fu Presidente di tutte le commissioni, e Generale della Guardia Civica, che fortemente prediligeva. — In ogni carica, in ogni ufficio, che sostenne spiegò tutta sua cura, tutta sua energia, e meritò onori. — Partitosi di Roma stabilì sua dimora in Parigi, ove fu vago di studiare nuovi uomini e nuove cose. — {{nop}}<noinclude></noinclude> 1yxakxz3tc282m2ucnpvgudfv8xx5on Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/152 108 699488 3836273 2534148 2026-05-17T19:26:09Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/150]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/152]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534148 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| massimo duca mario }}|riga=7}}</noinclude>Nella sua Roma intanto proclamatosi il governo della Repubblica gli avvenimenti precipitavano giù per la loro china fatale e coll’intervento francese e col ritorno di Pio IX sul seggio pontificio, chiudevasi il dramma politico. E poichè l’amore del luogo natio spronava il Duca Massimo e la dolcezza di ritrovarsi nei patrii lari e di rivedere persone care, insieme alla dilettissima sua sposa Maria Ippolita nata Boncompagni-Ludovisi Principessa di Piombino, donna pia, gentile, affettuosissima, ornata di ogni più bella virtù della monte e del cuore, che gli fu sempre fi la ed amorosa compagna, si decise a far ritorno in Roma — Epperò accogliendo l’amnistia del pontefice rientrava nella sua terra natale con la più bella festa dell’anima, con la più soave compiacenza di quanti il conoscevano, chè se taluno faccagli colpa del suo ritorno a Roma accettando la grazia del Papa, noi crediamo invece andare grandemente errati coloro, i quali misurano a falsa stregua l’onesto e sapiente cittadino, l’uomo che unicamente al suolo che lo vide nascere, e alla patria che gli diede Iddio l’ingegno consacra, c sua opera rendo utile. — E di vero taluni alla larva di liberale riguardano, e soltanto applaudono a quelli che sanno meglio sostener le apparenze, e lo simulazioni politiche adoperare, e col vacuo suono della voce, piuttostochò colla potenza dell’azione, con hi grandezza dell’ingegno, con le illustri virtù esercitarsi. — No, non fu il Duca Massimo uno di quei liberali, di che il nostro {{AutoreCitato|Giuseppe Giusti|Giusti}} con il linguaggio di una satira eterna parla nel {{TestoCitato|Il Brindisi di Girella|brindisi di Girella}}, no, non fu di quelli che dicono {| align=center style=" font-style: italic;" |Io nelle scosse ||Da dieci o dodici ||Rubando lampade, |- |Delle sommosse, ||Coccarde in tasca. ||Cristi e pianete, |- |Tenni, per ancora ||Se cadde il prete ||Case e poderi |- |D’ogni burrasca. ||Io feci l'ateo. ||Di Monasteri. |} Egli non si diè a sbraitare vanamente, ad indossare la veste politica a più colori, ad inchinarsi dinanzi a taluni burbanzosi, che poverissimi della mento avean fatto sgabello di ogni vituperio, di ogni più brutta vergogna per salir sublime. — Noi vediamo il Duca Massimo tornato in Roma non ad altro dedicarsi clic all’amministrazione pubblica, imperocchè uomo di grandi cognizioni o di lunga sperienza ben sapeva che la felicità di uno Stato dipende dal prosperamento delle finanze, dalla buona amministrazione, dall’onesto ordinamento della cosa pubblica, e che a questo edificio l’onesto e sapiente uomo amante del proprio paese dee portare la pietra della sua intelligenza. — Ogni partito, ogni classe di cittadini, lo ebbe in grandissima stima e fece reverenza al suo ingegno e andò da tutti lodato per la rara abilità amministrativa e per la onestà senza pari, che egli rivelò nei diversi incarichi, cui fu chiamato. — {{nop}}<noinclude></noinclude> 6b41tq6vj7au2tnx8g8wr0xv7emfhlp Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/153 108 699493 3836272 2534159 2026-05-17T19:26:07Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/151]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/153]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534159 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| massimo duca mario }}|riga=7}}</noinclude>Appena col 20 settembre 1870 si stabiliva in Roma un nuovo ordine di cose dal governo italiano, il Duca Massimo era dai propri concittadini mandato al seggio dei Consiglieri comunali in Campidoglio. — E qui si parve sempre meglio il di lui amore al proprio paese, la di lui eccellenza nell’arte amministrativa, il di lui profondo sapere. — Imperocchè nel Consigliò erano i suoi discorsi in materia di finanze e di amministrazione ascoltati religiosamente per il mirabile svolgimento, con chiarezza di sceltissimo eloquio, di tutto quanto condur doveva a conservare il comunale tesoro e nell’istesso tempo a contentare le masse popolari, e utilissima fu sua opra nel far parte di tutte le Commissioni per la revisione dei bilanci, e nell’essere uno dei membri della deputazione provinciale e di quella dei pubblici spettacoli. E quando siccome Commissario delle ferrovie romane, fu inviato a Parigi pronunciò quivi sopra quel ramo un discorso, che rivelò sempre meglio le sue cognizioni in ogni materia, onde suonò altissima, e pubblica la lode anche presso straniera nazione. — Fu egli Direttore della Cassa di Risparmio, e in questo nobilissimo Istituto fu di tanta utilità che ne rimase perpetuamente caro il ricordo, e l’ordine, la regolarità e l’esattezza dell’amministrazione, che vi stabilì, era cosa mirabilissima, e seppe quindi la prosperità procurarne, per il che fonte divenne di belle fortune economiche, e di splendidissimi interessi sì pubblici che privati. — E poichè di tutto proposito vi si applicò e vi pose tutti gli sforzi della mente e del cuore, tutte le immense cognizioni che possedeva, tutta la cura più assidua, così si debbe saper mercè all’illustre estinto se quella istituzione sviluppò con largo ed eminente progresso, su incrollabili e nuove fondamenta. — È però che noi lo vedemmo circondato sempre di grata benevolenza, e da molti richiesto ne’ suoi consigli, chè uomo non era- in Roma quanto e più che lui nelle cose amministrative perito, su tutto valevole a dare giudizi, ed apprezzabile sempre ne’ suoi giusti criteri, nelle sue ragionate esposizioni. — «''Niuna cosa'', disse il Palmieri, ''sarà mai più degna fra gli uomini che la virtù di chi si esercita per la pubblica e privata utilità''.» — E questa virtù seguì sempre il Duca Mario Massimo, chè e nella pubblica e nella privata vita lasciò traccio onorate di se medesimo, perocchè sempre la pubblica e privata utilità ricercò e per essa si esercitò, onde l’amore, la stima, la gloria s’acquistò, e la immatura di lui morte fu cagione di pubblico e privato lutto. — Ei predicò sempre il precetto di un antico filosofo «sia la nostra cura non di vivere, ma di bene ed onestamente vivere. — ''Sia posto nella vita qualche certo fine, al quale si dirizzino tutti i nostri andamenti. — Ogni nostro errore viene perchè viviamo senza proposto fine, onde i nostri processi sono tenebrosi ed oscuri, non elevati per lucente calle da noi preveduto e certo'';<noinclude></noinclude> cgccimakdql0hwk8b6f9ho3ihfaur0j Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/154 108 699494 3836271 2534160 2026-05-17T19:26:05Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/152]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/154]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534160 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| massimo duca mario }}|riga=7}}</noinclude>''anzi piuttosto ci andiamo avvolgendo per vie torte e incerte per modo che spesse volte smarriti, dove sieno diritti i nostri passi ridire non sappiamo''» — Ma il Duca Massimo quel precetto avendo di continuo presente, sempre ad un fine dirizzò la sua monte ed il cuore — al pubblico e al privato bene. — Fu pur vigoroso ed erudito scrittore, e su materie di economia, di astronomia, di filosofia, e sopra altri argomenti molti opuscoli egli scrisse, e furono avuti in pregio, e vi lasciò scolpito l’eletto ingegno, l’altissima intelligenza, il tesoro d’infinite cognizioni tratte dai viaggi e dalle quotidiane sperienze della vita. — Non fu egli mai signoreggiato da vanitose ambizioni, nè cercò mai decorazioni ed onorificenze, che anzi eccitato dal governo ad accettare la nomina di Sindaco ei ricusò sempre, e dalla carica eziandio di Assessore declinò, perciocchè egli diceva importare tali uffici dedicarvisi a tutt’uomo e di tutta lena, onde compiere perfettamente il proprio dovere, e al bene comunale saggiamente provvedere. — La religione dei suoi padri ebbe in venerazione, non fu mai rinnegatore de’suoi principi, amò gli uomini onesti e sapienti, e fu nemico dei bugiardi ed ipocriti e d’ogni buona virtù manchevoli. — Nostra penna distendere ancor più si potria in discorrendo dei pregi chiarissimi, e della mente e dell’animo, che tanto distinsero in vita il Duca Mario Massimo, ma basti notare a dimostrare gli alti suoi meriti, come la sua morte quasi repentinamente avvenuta nel maggio del 1873 fu sentita siccome una sventura pubblica, e l’accompagnò al sepolcro l’universale compianto, e la lode che sorge purissima e vera sulle tombe lagrimate coronò la di lui preziosa memoria. — E noi in questa biografica pubblicazione credemmo di porgere un tributo di onoranza all’estinto illustre, nel mentre adempimmo al dovere di presentarne in brevi tratti la vita splendidissima, ahi! troppo presto rapita, ed or sull’avello di lui vorremmo scolpito: — ''Il Duca Mario Massimo fu dotto, fu onesto, fu seguace della religione degli avi, esempio a coloro che immiseriscono nell’oro l’intelletto ed il cuore, e sono seguaci della religione del blasone, perchè dinanzi alla medesima il più spesso s’inchina la ignavia degli uomini''. — {{Rule|10em}} {{Centrato|<small>Roma — Novembre 1874.</small>}}<noinclude></noinclude> muua9llsvx1v5e2gekfsry6g1raw1s8 Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Mario Massimo 0 699500 3836055 3675082 2026-05-17T19:13:51Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836055 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=11 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Mario Massimo|prec=../Raffaele Marchetti|succ=../Giuseppe Mazzoni}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=149 to=154 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Massimo, Mario]] 02l82b2m9e7dmylhduri8hsio7qcn9f Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/155 108 699517 3836270 2534242 2026-05-17T19:26:04Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/153]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/155]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534242 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri comunali di roma }}|riga=7}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|MAZZONI GIUSEPPE }} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}} }} {{capolettera|[[file:Capolettera L - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 153 crop).jpg|50px|L']]| |-38px}}''Italia non può vivere se non grande'' — disse quel Sommo, che nell’universale compianto lasciò in Pisa il sospiro di morte, ma la di cui anima correrà eterna sulla terra del genio. — E disse vero, perciocchè il popolo italiano ha la coscienza de’ propri fati, della propria potenza, ed una voce gli grida continuo, che non si ristia, che proceda concorde, unanime, forte, che vada innanzi gigante e nelle onnipotenti sue braccia costringa la patria diletta, affichè stia salda ''come torre, che non crolla per furiar de’ venti'', sì che chiunque contro lei attentasse ne porti rotta la fronte. — ''L’Italia non può vivere se non grande!'' E fu quella coscienza che ha il popolo, e fu quella voce, che, quando diviso e schiavo talora si giacque, lo richiamava, ond’egli rialzatosi in fraterno abbraccio riunito, dalla smarrita via si ritraeva sotto la luce della civiltà e del progresso, che andava diradando la notte della viltà e della ignoranza, e s’incamminava per il sentiero, che conduce ai liberi tempi, ma il cammino fu lungo e segnato ahi troppo! di lagrime e di sangue. Il piede straniero s’aggravò più fiate sul collo della patria, c il Sire delle coscienze umane, non si scosse ai gemiti della povera schiava e vide un mare di sangue scorrere sul suolo italiano, ed il suo cuore non si spetrò; ed oggi ancora maledice alla libertà, alla uniti, alla indipendenza d’Italia, e sopra i cittadini, che fecero sacrificio della vita e delle sostanze sparge l’anatema, spauracchio di barbari tempi. Ma santa e bella cosa è a quei cittadini, morti o vivi, tributare una pagina per i supremi sacrifici compiuti e dirne aperta la vita, chè per cotal guisa ai giovani si porge esempio di forte operare, e al patriotta vivente soddisfazione di adempiuto dovere. E dei patriotti viventi noi oggi presentiamo Giuseppe Mazzoni, di cui discorreremo brevemente la vita. Nacque egli in Roma nell’anno 1819, il dì 19 del mese di marzo. {{nop}}<noinclude></noinclude> ctgf4uuwijrfi8k33nw292exsbe6vh1 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/156 108 699518 3836269 2534243 2026-05-17T19:26:02Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/154]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/156]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534243 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| mazzoni giuseppe }}|riga=7}}</noinclude>''Onorato'' fu il nome di suo padre, e per verità a tal nome corrisposero i fatti, chè fu uomo integro e amante di educare la prole in tutte le più elette e civili virtù, e sostenne con zelo e con onestà impareggiabile la carica di Capo Sezione della Direzione Generale delle Dogane. Giuseppe si applicò con amore agli studi, ed aspirando ad una professione indipendente fece un corso di Ingegneria ed ottenuto il diploma di perito agronomo, di subito cominciò ad esercitare, e mercè la sua abilità ed onestà si trova oggi di avere acquistato una numerosissima clientela sin anco nel patriziato romano. Era giovane, era studente, e nel suo petto ardeva già forte l’amore di patria, e amava trasfonderlo anche negli amici e nei compagni, onde fu che al succedere degli avvenimenti politici nel 1848 la sua anima ebbe bisogno di erompere nei caldi effondimenti patriottici. Si distinse quindi per tutte le più be Ile virtù della mente e del cuore, per i suoi principii altamente liberali, - per la generosità del suo animo, per la gentilezza delle sue maniere e per quella bontà, che è propria di ogni vero patriotta. — Gli vennero perciò in quel tempo conferiti diversi incarichi. — Fu Commissario della Costituente, fu Membro della Commissione del prestito forzoso, fu Consigliere Municipale, fu Membro della Commissione di approvigionamento e fn eletto anche primo Tenente nella Guardia Civica, e a tutti questi uffici soddisfece con la più mirabile energia ed intelligenza. Un negro velo però già si distendeva per il cielo di Roma, chè l’aquila di Francia muoveva il funereo suo volo contro la Romana Repubblica. La città eterna si poneva in sulle difese. Il Generale {{AutoreCitato|Giuseppe Garibaldi|Garibaldi}} adunava i suoi valorosi e li preparava alla resistenza estrema. — E fra quei valorosi fu pure Giuseppe Mazzoni. Suonò l’ora della battaglia, e fu combattuto un combattimento disperato, ma gl’italiani soggiacquero oppressi non vinti dalle forze straniere maggiori per numero e per armi, e la storia segnò sul capo della Francia anche allora un marchio d’infamia. Il Mazzoni per il valore spiegato nell’eroica difesa di Roma fu decorato di due medaglie. Vedeva egli ristorarsi il papale dominio, ma non pertanto sentiva nel cuore una voce, che gli diceva non essere ancora pienamente maturi i tempi, ma che immanchevole sarebbe arrivato il giorno dell’ira, il giorno in cui si sarebbe fatto giudizio della prepotenza straniera e del dispotismo teocratico. Volgevano gli anni e la congiurazione contro lo straniero e le segrete preparazioni degli uomini, cui in cima del pensiero e nel mezzo del cuore stava la patria, affrettarono il trionfo della lungamente sospirata libertà, unità ed<noinclude></noinclude> sortjxtxoiyrz1l3jkb48z35r8lsoyu Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/157 108 699519 3836268 2534244 2026-05-17T19:25:59Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/155]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/157]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534244 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| mazzoni giuseppe }}|riga=7}}</noinclude>indipendenza d’Italia, e il distenebramento della buia notte, che copria la luce della civiltà e del progresso. Correva l’anno 1853 e Giuseppe Mazzoni era imprigionato, chè il papale governo lo credette ravvolto nelle cospirazioni del 15 agosto di quell’anno, le quali avrebbero avuto a loro meta la sovversione del pontificio regime e la liberazione d’Italia dal servaggio straniero. Fu rinchiuso nel duro carcere denominato di S. Michele, e malgrado i trattamenti crudeli e la selvaggia fierezza contro di lui adoperata, vi si mantenne calmo e dignitoso, e il martirio di quella prigionia sopportò per un anno e mezzo. Non per questo cessò egli dall’azione di patriotta, chè anzi quel carcere aveva temprato la sua anima a più forti propositi. Nulladimeno si mantenne più cauto, e nel mentre ai doveri di liberale adempiva si occupava anco dei suoi studi di agronomia, ed in ispecial modo si applicò alla viticultura, e rese un suo possedimento, situato in Monte Mario poco lungi della {{Wl|Q3908682|Porta Angelica}}, modello splendidissimo della più perfetta coltivazione, nel che profuse ingentissima somma. E di vero è una meraviglia, e gli amatori di agraria nel mentre vi apprendono la vasta di lui cognizione in materia agricola, ne traggono insegnamento a progredire in quest’arte, che ben praticata la più larga fonte di ricchezze aprirebbe all’Italia. — E in tanta estimazione egli è venuto, e così chiaro nome siccome agronomo ha levato di sè che una Società estera lo incaricò di scrivere un progetto per migliorare le condizioni dell’Agro Romano, e gli fece patto di non pubblicarlo. — Ma noi confidiamo che questo progetto sarà di poi dalla stessa Società estera dato alla luce della stampa, e quivi si parrà sempre meglio la profondità e la grandezza del Mazzoni nelle cognizioni di agronomia. I tempi veniansi maturando, e nel 1859 la nuova èra d’Italia incominciava. Giuseppe Mazzoni stava sempre in Roma, ed ogni passo, che sul suolo italiano si facea per la unità e indipendenza della patria era una festa per la sua anima, ed aspettava con ansia febbrile l’ora, in cui l’astro della libertà risplendesse dai Sette Colli. — Ed in Roma egli essendo non venia manco sua opera a pro del paese, chè egli fu prodigo di sue sostanze per la causa della libertà, e la emigrazione soccorse con generosità senza pari, e la terra della città eterna insieme ad altri patriotti apparecchiava col senno e col denaro alla suprema liberazione. Correva l’anno 1867. — Parea che i fati a quel tempo segnassero, perchè al Condottiero dei valorosi fosse concesso veder di nuovo rifulgere sul suo capo quel sole di Roma, che amaramente vide tramontare nel 48. Seguito da giovani forti e ardenti, da esuli romani, che lungamente sospiravano riabbracciare i<noinclude></noinclude> 838r5af4la2avy7ztk7ylobpnst82e8 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/158 108 699520 3836267 2534245 2026-05-17T19:25:58Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/156]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/158]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534245 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| mazzoni giuseppe }}|riga=7}}</noinclude>loro cari, e la terra natale far libera, accompagnato da uomini di lunga prova politica, muoveva alla occupazione di Roma, per porla sul capo d Italia come la più bella e più splendida gemma. — Ma anche allora la prepotenza francese fatta puntello del Papato soffocava con la maggioranza del numero e delle armi la nobile insurrezione, e l’Uomo delle gloriose imprese, pieno di triste dolore, dovette ritirarsi nella diletta solitudine di Caprera. La vendetta dei cieli cadde finalmente sopra la Francia, e nel giro di brevi giorni giacea sanguinosa, invilita e vinta dall’Aquila Prussiana. — Era l’anno 1870, e il sole del 20 settembre sfolgorò su Roma raggiante di libertà e d’amore. — Fu giorno di commovimento solenne e tutti i patriotti si abbracciarono in amplesso di fratellanza e d’affetto. — Roma era capitale d Italia. — Un’èra più bella s’aspettava principiasse da quel giorno per il bel paese, e il benessere di tutti gl’italiani s’avverasse, e l’amministrazione del governo fosse più retta più ordinata, e Y onore della Nazione sostenuto sempre più meglio, e l’idra clericale distrutta, e la pubblica e privata prosperità più progrediente. — Avvenne tutto ciò? — Noi noi diciamo, chè amara traboccherebbe la parola fuori dei moderati confini. — Ma proseguendo a parlare del Mazzoni diremo che alle prime elezioni egli fu dai propri concittadini mandato Consigliere in Campidoglio. — E se siasi trovato a lato d’uomini, com’egli, liberali ed intelligenti e che la buona trattazione della cosa comunale curassero, noi neppure accenneremo, chè i fatti han dimostrato il contrario. — Il Mazzoni ha adempito sempre agli uffici di Consigliere con sollecitudine e con amore, siccome conviensi a cittadino di bella intelligenza ed onesto, a provato patriotta che il bene d’Italia e di Roma sopratutto desidera. Da cinque anni è pur Presidente del Circolo Filodrammatico Romano. — Operosissimo ed onestissimo sempre è dalla sua professione che oggi trae i mezzi di un agiato vivere. — Egli è marito affettuosissimo, tenerissimo padre, ed ai figli segna la via da lui corsa, perchè si facciali degni di lui, degni d’Italia. E conchiuderemo dicendo, che dall’esempio di benemeriti Cittadini, de’ sinceri patriotti ne avverrà, come si espresse quella grande anima del {{AutoreCitato|Francesco Domenico Guerrazzi|Guerrazzi}} — ''di stringerci sempre più col vincolo di fratellanza tra noi, confermando il patto di adoperare tutte le forze della vii a nostra ad educare il popolo per palesarsi qual’è padrone della terra, che Dio gli diede ad abitare, ed arbitro dell’anima, che pure Dio gli concesse per vivere libero e contento finchè duri lontano da Lui.'' {{Rule|12em}} {{Centrato|<small>Tip. Letteraria, via Ripetta.</small>}}<noinclude></noinclude> lnhlcaavtt8xtwyon5sla4f6o5ete3m Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/159 108 699521 3836266 2534413 2026-05-17T19:25:56Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/157]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/159]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534413 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri comunali di roma }}|riga=7}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|PRINCIPE DON FILIPPO ORSINI }} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Comunale}} }} {{capolettera|[[File:Capolettera L - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 97 crop).jpg|40px|L]]| |-32px}}a nobiltà del casato, la grandezza della fortuna, l’altezza della social condizione esser dovriano sprone a coloro, cui fu data tanta avventura nel mondo, d’inalzarsi sopra la comune schiera del volgo, di correre sulla via delle più splendide virtù, di seguire le orme onorate, che stamparono sopra la terra gli avi nostri, e con l’ingegno e con le opere rendersi cittadini utili a sè medesimi, alla propria città, alla nazione. — E di vero tale hanno un prestigio dinanzi al popolo, tale mandano una luce abbagliante coloro, i quali la sorte collocò negli agi beati, e nella abbondanza di ogni dovizia, che alla di loro voce di leggieri si porge più ascolto, al di loro cospetto si sente un’arcana reverenza, onde l’uomo par sia costretto talvolta da un misterioso potere ad inchinarsi alla ricchezza. — Egli è perciò che a quei cittadini, cui la sorte sorrise di un sorriso felice, circondandoli dei beni materiali della terra, più che ad ogni altro incombe dovere di esercitarsi nelle virtù, di operare al bene del proprio paese, e alla felicità del popolo. E noi crediamo che se uomini di alta fortuna, ornati dei pregi più eletti della mente e del cuore, di sensi onesti, gentili, magnanimi, e di forti e generosi propositi, salissero in dignità alla trattazione delle cose di Stato, o gl’interessi della città curassero, la pubblica e privata prosperità andrebbe ognora più progredendo, e nel benessere del popolo riposerebbe tranquilla e serena tutta la nazionale famiglia. Quindi a noi conforta il cuore, allorché vediamo nobili e doviziosi cittadini a supremi uffici chiamati, perocché se ai pregi della fortuna si congiungono quelli dell’ingegno e dell’animo, e sentono per entro sé stessi quel desiderio,<noinclude></noinclude> lskieipex0adcik462g7lyow95m3g1i Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/160 108 699554 3836265 2534483 2026-05-17T19:25:53Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/158]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/160]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534483 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| principe don filippo orsini }}|riga=7}}</noinclude>come dice un chiarissimo scrittore, quasi pronosticativo de’ futuri secoli, il quale ci stringe a desiderare la nostra perpetua gloria, il felicissimo stato della nostra, patria, e la continua salute di quelli, che nasceranno da noi, non può di certo esser manchevole rutilità generale derivante dalla di loro opera. E poichè nelle nostre biografiche pubblicazioni ci fu grata cosa parlare di quei cittadini, che al Consiglio del Comune salirono in Campidoglio, e dirne, senza la vana ombra della adulazione, la lode, ove il merito veramente risplende, così oggi con compiacente animo al debito dello scrittor adempiamo delineando in brevi tratti la vita del Principe D Filippo Orsini, che la cittadinanza romana, nelle ultime elezioni amministrative, mandò al seggio dei Consiglieri comunali, perchè si avvantaggiasse la municipale amministrazione, abbisognevole di nuovi uomini sapienti ed onesti. Svolgendo la storia, noi veggiamo fin da lunghi secoli la famiglia Orsini aver vita, e quindi un lungo ordine di antenati succedersi, i quali si distinsero alcuni nei parteggiamenti guelfi, altri in quelli ghibellini, e in mezzo ai tempi di tenebrosa caligine ravvolti, e fra le lotte civili, morali, religiose è politiche, tutti emersero per diverse imprese, e per cariche diverse, e sulle pagine degli storici volumi lasciarono perpetuata la memoria. Nelle tempeste degli avvenimenti, nelle tumultuose vicende di casi fortunosi, i rami della famiglia Orsini si divisero alcuni in Francia, altri in Germania, ed altri in Roma, e da questi discende il Principe D. Filippo Orsini, che in Roma sortiva i natali nel 1813. Suo padre D. {{Wl|Q84921662|Domenico principe Orsini}}, fu uomo di nobili sensi, integerrimo sempre, e dagli avi suoi raccolse l’eredità religiosa di assistente al soglio dei Pontefici, cui adempì senza bacchettonerie e senza confondere con quella carica il sentimento politico. Don Filippo Orsini, che sin da giovinetto dimostrò vivacità d’ingegno, e bellezza di animo, crebbe informato ad una educazione la più nobile e più delicata, e ad una istruzione, che perfezionò la sua mente ed il cuore, o lo rese uro dei più colti principi romani. — Ed è questa certamente l’onoranza più bella in chi s’ebbe da fortuna agi e ricchezze, perocchè il più spesso tra gli ozi dorati, e le voluttuose mollezze, trascorro la vita il godente epulone, il ricco neghittoso. Don Filippo Orsini ebbe desiderio mai sempre di acquistare nuove cognizioni, e trarre lezioni di umano sapere dalla scuola della vita, che è appunto la scuola ove s’apprendono le pratiche discipline, rutile filosofia, la scienza di tutte co e, ed è riuscito cittadino di alta estimazione<noinclude></noinclude> hwrgjlrmuhchb4e90jf4nvi94uxpx0l Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/161 108 699556 3836264 2534403 2026-05-17T19:25:52Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/159]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/161]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534403 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| principe don filippo orsini }}|riga=7}}</noinclude>Fu anche vago del viaggiare per istudiare nuovi uomini e nuovo cose, e dappertutto raccolse il germe di più vasta sapienza, che in lui è fecondo dei frutti più belli di civili e morali virtù. — Egli è pur versato nella economia pubblica e privata, e sa quindi quanto v’ha d’uopo per trasfondere il sangue alle amministrazioni, rude abbiano vita vigorosa e sanissima. — Si mostrò sempre amante del proprio paese, sempre desideroso di giovare il popolo, sempre anelante a quel progresso e a quella civiltà, che condurre devono il popolo alla meta sospirata, cioè a quella felicità, a quel generale benessere, in seno del quale le scienze, le lettere, le arti, le industrie e i commerci potranno liberamente svolgersi, ed apportare anche alle future generazioni tesori di bene. Il principe D. Filippo Orsini non scese giammai sulle piazze a fare il liberale, non si gettò certamente in mezzo ai vortici delle ebollizioni politiche, ma cittadino onestissimo, di fermo ed integro carattere, stette in cospetto dei tempi con la fede dell’uomo, che crede in un avvenire migliore, in un progresso sociale, in una patria, in una civiltà promettitrice di grandi fortune alla umanità. La cittadinanza romana conosceva appieno le belle doti, che onorano D. Filippo Orsini, e finalmente designavalo siccome l’uomo degno di salirvi al Campidoglio, e di assidersi tra i Consiglieri del Comune a trattare gl’interessi della città e il bene del popolo. — E di fatti nelle ultime elezioni amministrative, con voti 2419, era eletto Consigliere Municipale. — Noi francamente facciata plauso a quella stampa, che siffatta elezione lodò, ed era tempo che un nobile e virtuoso cittadino uscisse dalla troppo lunga solitudine, e fosse tradotto in mezzo alla vita pubblica. — Uomini, che alla nobiltà del casato e alla ricca fortuna uniscono nobiltà d’animo e di carattere, ricchezza di virtù cittadine e morali, uomini fieri della loro indipendenza, cittadini onestissimi son necessari perche sia udita la lor voce nelle aule del Campidoglio, perchè gl’interessi del popolo sian con tutta cura trattati, perchè l’amministrazione municipale si riordini e prosperi, perchè la città tranquillamente respiri, e non la stringa V incubo dello gravi imposizioni e di maggiori sofferenze. — Un principe romano, che ascenda alla vetta, dove furono un tempo e i Bruti e i Camilli, e i Tulli e gli Scipioni, e tanti altri illustri cittadini, che siede nel seggio degli antichi padri della patria, deve finalmente fare udire la sua voce, la voce dell’uomo onesto, la voce dell’uomo<noinclude></noinclude> o8wlex1jfj6d6ez5z1pr48goq403l91 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/162 108 699557 3836263 2535524 2026-05-17T19:25:50Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/160]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/162]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535524 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| principe don filippo orsini }}|riga=7}}</noinclude>incapace di tradire la fiducia de’ suoi cittadini, del suo paese. — E il principe D. Filippo Orsini noi lo udremo nei comunali consigli, noi lo vedremo solerte, attivissimo, energico, perchè l’amministrazione e la finanza municipale abbiano vita rigogliosa, egli si mostrerà uomo di liberi tempi, che adempie agli obblighi, che deve sentire ogni buon cittadino, le sue virtù rifulgeranno di più bello splendore, e nella storia della sua famiglia sarà gloriosamente notato siccome il primo dello illustre stipite Orsini che essendo Roma capitale d’Italia, voto sospirato da lunghissimi secoli, abbia il distinto ufficio sostenuto di Consigliere del Municipio di Roma. E nel conchiudere questa biografica memoria, nella quale abbiamo esposto in brevi linee la vita del principe D. Filippo Orsini ci, piace anco segnalarlo siccome uomo d’animo gentilissimo e squisitamente cortese, come cittadino sul quale può sicuramente confidare il paese e che perciò si renderà sempre più degno di benemerenza e dell’onore di perenne ricordo. {{Rule|8em|000|h=1px}} {{Rule|26em}} {{Centrato|<small>R. {{type|l=1.4px|{{Sc|Fait}}}} — Editore — Roma, Gennaio 1875 — Tip. del Popolo Romano</small>}}<noinclude></noinclude> ml5ucftouyh4tgibxqiddvk04lzhfju Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/163 108 699558 3836262 2534406 2026-05-17T19:25:47Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/161]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/163]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534406 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri municipali di roma }}|riga=7}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|OSTINI AVV. FELICE }} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}} }} {{capolettera|[[file:Capolettera U - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (crop).jpg|45px|U]]| |-40px}}fficio supremo dello scrittore è di raccomandare alla ricordanza dei contemporanei e dei futuri non solo uomini, che per celebrità di nome, per isplendore di genio, per fortuna di casi vennero in onore, ma sì pure coloro che per modesto ed inclite virtù, per altezza di opere, per affetto alla patria, per gradi sostenuti nella cosa pubblica, ebbero distinzione. — E a questo còmpito importa attendere, chè la civiltà dei tempi, il corso del progresso, la nuova luce dell’istruzione il richiede, e la cronaca della propria età, e l’onore di un ricordo per gli uomini che lo meritarono, per tal modo alla posterità si presenta; nè vuolsi tacere come vi ha taluno, cui a questa menzione vorrebbe di leggieri togliersi, o un modesto sentimento talvolta esprimendo, che però non sente nel fondo del cuore, o facendo intravedere sfiduciamento segreto di se medesimo, od amore di far guerra a tutti i più gentili e più nobili intenti. — Ma di ciò avremo tempo in altre nostre pubblicazioni a diffusamente ragionarne, e fare scoperti coloro, che insanamente avversano illustrazioni di cose e di uomini, e a cui ben potrebbersi ripetere lo parole di uno scrittore illustre: — ''dacchè voi dunque siete disperati di meritare onore, o mentre il serpente della perversa natura nel vostro seno tien covo, e per l’anima vi corrono ignobili sentimenti, operate a che l’universa famiglia di Adamo al pari di voi diventi contennenda e vile?'' — Però ci conforta il vedere come di cosìfatti uomini sia brevissimo il numero, come in queste biografiche pubblicazioni i più distinti cittadini ci porgono incoraggiamento splendidissimo, e come anche la stampa italiana abbia fatto plauso<noinclude></noinclude> koflv92s5vrumtwej0278csi0hnbkbs Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/164 108 699559 3836261 2646921 2026-05-17T19:25:46Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/162]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/164]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2646921 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| ostini avv. felice }}|riga=7}}</noinclude>alla nostra opera, che tramanda a ricordo presente e avvenire il nome di coloro, che nell’albo dei Consiglieri Comunali in Campidoglio dopo il 20 Settembre 1870 furon segnati. — Ed oggi ci piace lo scrivere la biografica memoria di un cittadino egregio, quale è l’Avv. Felice Ostini. — Nasceva egli in Roma nel novembre dell’anno 1815. — Giuseppe suo padre fu capo della Tesoreria Generale, e di lui rimase bellissimo il nome, e la ricordanza onorata. — Ma la famiglia Ostini andava già illustre per antenati chiarissimi e insigni, imperocchè il suo bisavolo Pietro fu un architetto di alto valore, che lasciò di sè splendido il nome, e ne’ suoi tempi fu perciò avuto in pregio e grandemente stimato dai sommi artisti. Ebbe pure un altro {{Wl|Q951189|Pietro}} e questi fu Cardinale dottissimo. Felice Ostini crebbe quindi all’ombra delle domestiche virtù in ogni più nobile disciplina educato e negli studi istruito, ai quali portò amore, e sentendosi inclinato alle scienze legali, alle medesime di preferenza si applicò nella’ Romana Università, e per provare il forte ingegno di lui, basti far menzione, come non solo raccogliesse sopra tutti distinta la lode, ma ne riportasse quindi la laurea ad honorem. E in così bella riputazione egli venne, e in tanto riguardo tenuto che fu Segreto della Romana Rota, dal 1839 al 1842, ed ebbe di poi il titolo d’Avvocato. — Nè senza nota passeremo, come egli facesse prattica forense presso quell’illustre {{AutoreCitato|Carlo Armellini|Armellini}}, che fu Triumviro della Romana Repubblica, e come anche delle teoriche disquisizioni legali con lui trattasse, il che pur prova in quanta stima quel chiarissimo uomo il tenesse. — Sebbene durasse la notte politica de’ tempi servili, e si trovasse l’Ostini in cospetto di una teocratica signoria, che il germe d’ogni libero senso tentava, specialmente nelle anime giovanili, distruggere; sebbene il cerchio d’una forza brutale e selvaggia tutta Italia stringesse e i popoli fosser trattati siccome giumenti vilissimi; sebbene una lunga atonia parea pesasse su tutti gli animi italiani, pur nondimeno Felice Ostini, che studiosissimo fu pure delle patrie storie, aveva il cuore informato a sentimenti liberali, e le atroci agonie, le torture infinite, le disperazioni crudeli della sua patria avendo appreso dai grandi volumi, suscitò dentro il petto di lui magnanimo lo sdegno, ardentissimo il desiderio, perchè fosse sciolta dalle straniere catene. — Epperò nei moti del 48-49 in tutti quegli avvenimenti politici, ei non solo sentì nell’animo brillare la speranza che il giorno dell’ira fosse arrivato, che finalmente l’unità, la libertà e la indipendenza d’Italia si verificasse, ma non mancò<noinclude></noinclude> il224zm5tqd43k3avfxhzeh6oe3semg Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/165 108 699562 3836260 2534410 2026-05-17T19:25:43Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/163]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/165]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534410 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| ostini avv. felice }}|riga=yeah}}</noinclude>a questo fine supremo cooperare per quanto potè, onde formò parte dei comitati liberali, e favoreggiò caldamente la causa italiana. — Quando la gloriosa epopea incominciava nel 1859, che poscia ha condotto Italia ad esser nazione, Felice Ostini sentì rinascere nell’animo suo il fulgido raggio delle patrie speranze, e insieme ai patrioti di Roma e d’Italia tutta il voto di lunghi secoli desiderò veder compiuto, e vi concorse come potè coll’opera. Dapertutto stimato, era egli eletto gonfaloniere in Genzano, e colà trovavasi quando la generosa insurrezione avveniva, che aspirava al possesso di Roma, ma gli fu allora forza attendere ad impedire la guerra di morte che minacciava il colera in Genzano, perocchè aveva già attaccato i circonvicini, paesi, e di tutta lena si adoperò dispiegando sollecitudini e cure, e fu veramente esempio di abnegazione, di zelo, di uomo che seppe prevedere e provvedere alla riparazione dello spaventoso infortunio. — E poichè l’Ostini dal ufficio di gonfaloniere si ritirava, nel mentre da quella cittadinanza aveva dimostrazione di affetto gratissimo, gli era pur espresso dolente rammarico di non averlo più a capo di quel Comune. — Tornato a Roma, e fattasi maggiore la fortuna del suo patrimonio, si diè di proposito alle cure amministrative de’ suoi beni, e ad attendere per tal guisa alla prosperità della propria famiglia. Un sommo italiano profetava or non ha molti anni, che da Roma soltanto può muovere la parola dell’unità moderna, che da Roma solo uscir deve unità d’incivilimento, accettata dal libero consenso dei popoli all’umanità. — E il 20 Settembre 1870 Roma era redenta all’Italia, e in Roma oggi deve svolgersi tutta l’azione politica, sociale, umanitaria, perchè il vaticinio si avveri, perchè si raggiunga il patto felice dell’alleanza dei popoli. — Arduo còmpito è questo, in cui altisssimo genio d’uomini, vera sapienza politica, amore dell’umanità si richiede. — Tra i cittadini, quegli che ebbero la maggiorità dei voti nelle elezioni dei Consiglieri Comunali in Campidoglio, fu Felice Ostini, il che prova come egli sia nel cuore dei propri concittadini, come le sue virtù siano universalmente riconosciute, e quanta fiducia egli goda. — Fu poi due volte eletto membro della Giunta Municipale, ma la prima volta per particolari motivi diede rinuncia, e la seconda per cagione di malattia. Però a far manifesti sempre meglio i meriti sì della mente, che del cuore dell’Avv. Felice Ostini, noi noteremo come egli fosse portato eziandio alla candidatura di deputato al Parlamento Nazionale nel 2.° Collegio di Roma, e come venuto in ballottaggio con il Prof.<sup>r</sup> Cerroti questi rimanesse eletto per il lievissimo numero di nove voti. —<noinclude></noinclude> 9w42ed8sx43cus1t4rwca48831vxb2y Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/166 108 699563 3836259 3495514 2026-05-17T19:25:41Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/164]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/166]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3495514 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| ostini avv. felice }}|riga=yeah}}</noinclude>Abbiamo pertanto nello scrivere questa biografica ricordazione dell’Ostini presentato un cittadino che all’integrità di carattere congiunge sentimenti liberali, e và ornato di ogni più bella virtù, e pieno di cognizioni scientifiche ed amministrative. — E ci gode l’animo allorquando scriviamo queste pubblicazioni, poter segnalare a degnissima nota il nome di quei cittadini, che possono efficacemente sostenere la causa del popolo, la causa dell’umanità. — ''L’umanità'', disse un illustre scrittore, ''è l’associazione delle Patrie, l’umanità è l’alleanza delle Nazioni per compire in pace ed amore la loro missione sulla terra; l’ordinamento dei Popoli, liberi ed eguali, per muovere senza inciampi, porgendosi ajuto reciproco e giovandosi ciascuno del favore degli altri, allo sviluppo progressivo di quella linea del pensiero di Dio, cti egli scrisse sulla loro culla nel loro passato, nei loro idiomi nazionali e sul loro volto''. — E noi confidiamo in un avvenire così sublimemente felice, cui certo il terreno dispongono, e le sementa fecondatrici vi spargono i sapienti uomini, gli ottimi e virtuosi cittadini. — Nè possiamo a manco di conchiudere col far voto, perchè l’avvocato Felice Ostini rinvigorendo nella salute, per cagion della quale dovè ritirarsi dal Municipale Consiglio possa col senno, e con l’opera e con tutte quelle virtù, che lo adornano, più validamente concorrere al bene comune, e gl’interessi della patria sempre meglio sostenere. — {{Rule|4em}}<noinclude>{{PieDiPagina|<small>Tip. Tiberina Piazza Borghese.</small>||<small>Riccardo Fait — Editore.</small>}}</noinclude> ofgikx82yz4f02ptnh52v3dzdas8nrq Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/169 108 699564 3836256 2534507 2026-05-17T19:25:35Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/167]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/169]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534507 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|biografie dei consiglieri comunali di roma}}|riga=Da}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|PIANCIANI CONTE LUIGI}} {{Ct|f=1.1em|SINDACO DI ROMA}} {{Capolettera|[[file:Capolettera S - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 167 crop).jpg|50px|S]]| |-40px}}e scrivendo dei Consiglieri Comunali di Roma dopo il Settembre 1870 ci avesse preso vaghezza di fare con ciò una illustrazione ad alcune famiglie, la briga ch’avremmo dovuto prenderci d’ispolverare stemmi e pergamene ci avrebbe dato un compenso più lusinghiero forse, che quello non sia di analizzare dei semplici uomini. E posciachè molti la nullità propari amerebbero coprire con le gesta degli avi, ed altri ambirebbero che da lontani tempi il proprio nome si ripetesse, così negli anni che corrono facile cosa riescirebbe allo storico senza coscienza incastellare genealogie ed avvenimenti; e come i lacrimatoi, i lucernari, le medaglie, e cento altri ninnoli di antichità, si falsano, e si spacciano siccome preziosità archeologiche, così le glorie, le virtù, le rare doti, quasi patrimonio preziosissimo si potrebbero asseverare trasmesse da lontanissime generazioni, chè il popolo ornai beve grosso, nè riflette che intelligenza, valore, virtù, sono qualità che passano con l’individuo, e che il successore può ereditare il nome ed il censo, ma gli atti giammai. In tanta copia poi di nomi, quali latini puro sangue, e quali greci, o delle cento razze che vissero nella Roma pagana; nei mille e mille importati dall’imperio o sorti con il papato, ed elevati a titolo principesco; quindi nei mille altri di capitani di ventura calati spesso a strazio d’Italia e divenuti celebri per censo senza scrupoli acquistato, sarebbe riescito facilissimo ancora appiccicare a qualche moderno<noinclude></noinclude> o5ylpbnzv28yu875j1we3ilghfabncq Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/170 108 699568 3836255 2534509 2026-05-17T19:25:33Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/168]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/170]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534509 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|pianciani conte luigi}} |riga=Da}}</noinclude>ambizioso un nome, e fare scopo di ridicola passione ciò che in altri avrebbe valso ad eccitamento di un forte sentire; tale essendo la condizione del secolo nostro, che le nullità amano rigonfiarsi e si fanno chiamar grandi se il vento degli stolti le pallonzola alquanto, mentre chi ha vero merito per mente e per cuore deve il più spesso vivere all’oscuro, disdegnando il contatto con le prime. Ma da tali pericoli possiamo tenerci immuni, dacché degli uomini in Campidoglio non delle loro famiglie ci siamo proposti di scrivere. E ben facemmo, chè storia spiacentissima di contraddizioni veniamo così ad evitare; perchè di sovente accade che chi sorse con la libertà, questa postergando, fautore caldissimo divenga di potere assoluto; e chi ebbe vita nel guelfismo, per amore di novità, non per convincimento, qualche volta per interesse siasi fatto ghibellino, pronto a ritornar guelfo alla prima favorevole occasione. Misteri, potrebbero questi chiamarsi del cuore umano, se per essere troppo comuni dir non si dovessero condizioni di natura. {{Rule|10em|000|h=2px}} Havvi un’epoca nella storia d’Italia bellissima e gloriosa più che altra mai; l’epoca dei Comuni. Di sotto alla maggiore oppressione del feudalismo, i vescovi ed i conti s’erano andati elevando. in potere, padroneggiando nelle terre fortificate, ma a poco a poco Sotto l’impero le città impresero a fare da sé, il cittadino divenne soldato, e la propria forza sulla debolezza dei vescovi e dei conti costituendo, poterono le città medesime allargar le proprie franchigie, si restrinse l’idea di patria, perchè limitata alla cerchia della torre natia, ma brillò la splendida libertà del Municipio. In questa epoca parlasi della famiglia Pianciani di Spoleto; e che due sieno stati senatori di Roma parteggiando pei ghibellini, che un altro dal Barbarossa abbia avuti incarichi dilicati, ne discorre il Leo con altri storici. - Di ciò solo volemmo dar cenno, come a ricordo che nella famiglia Pianciani le tradizioni liberali dovrebbero essere vivissime, se la origine in buona epoca per alcun che potesse influire. {{AutoreCitato|Luigi Pianciani|Pianciani conte Luigi}}, nacque in Roma nell’agosto del 1810. Giovane ancora, compìti gli studi legali, pe’ quali aveva mostrato particolare inclinazione, ottenne la laurea, e poco appresso ebbe nomina di avvocato nel Tribunale della Rota. Negli ultimi anni del pontificato pare a Gregorio XVI poco piacesse che il Pianciani si facesse gratuito difensore di loro che come ribelli alle leggi dello Stato doveano subire severa condanna, così che nominollo direttore generale delle Dogane, e tosto lo promosse ad Ispettore generale. Strana forma di esprimere i propri divisamenti che si aveva così papa Gregorio! Era una ricompensa per il Pianciani, siccome dottissimo in quella parte d’amministrazione? Era un torsi dinnanzi l’avvocato che pronunziava qualche frase impropria per quel tempo? Il Pianciani lasciò la toga<noinclude></noinclude> n2ixcoezppn7n1u63iqtiyskjfddptx Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/171 108 699570 3836254 2534510 2026-05-17T19:25:32Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/169]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/171]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534510 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|pianciani conte luigi}}|riga=55}}</noinclude>per le dogane. - Eccoci all’epoca dei nomi. - Nel 1847 i cittadini di Spoleto votando con grande maggioranza il nome di Luigi Pianciani, venne desso indicato per Gonfaloniere sotto il ministero Mamiani: il tempo precipitava, chi voleva un nome doveva farsi innanzi, e Pianciani lasciato il posto di Gonfaloniere si fece soldato; eletto maggiore nello Stato maggiore del {{Wl|Q2939273|generale Zucchi}}, rinunziò, per partire alla difesa di Venezia in qualità di capitano. Ritornò ad aver nomina di maggiore nel 3° reggimento dei volontari, poi divenne colonnello del medesimo, fu posto al comando del distretto di Badia nel Veneto, quindi passò a Venezia. Ma le sorti della guerra volgevano funeste; il Veneto fu abbandonato, Venezia sola rimase ardita sfidando il fuoco dello straniero, la fame, la peste; e mentre su di ogni altro punto d’Italia ripiegavasi il tricolore, a Roma doveva sventolare ancora per poco. Il Pianciani lasciato il comando delle truppe, dopo aver stornata in Urbino una rivolta che la reazione aveva preparata, venne a Roma quale deputato all’Assemblea Costituente. In Ancona pare venisse fatto segno ad un attentato, dai più attribuito a vecchie ruggini che qualche doganiere verso di lui aveva tenuto, attentato però che non ebbe conseguenza alcuna per la intromissione di personaggi influenti. Raccontasi poi che mentre Roma dibattevasi fra le orride strette dell’assalto, e delle risoluzioni per una disperata resistenza, il Pianciani uscendo di Roma cadesse in una imboscata, e fatto prigioniero dai francesi, da costoro patisse villania ed ingiuria. - Caduta la Repubblica romana il Pianciani emigrava in Francia, forse per avere colà quella soddisfazione che non era riuscito a conseguire sotto le mura di Roma. - Quale fu la di lui vita a Parigi? - Essa era rientrata nella cerchia privata, e come tale non ispetta a noi l’evocarla, qualunque sia il giudizio che amici o malevoli possano trarre sopra il Pianciani in quell’epoca. Da Parigi passato in Londra conobbe {{AutoreCitato|Giuseppe Mazzini|Mazzini}}, e nella emigrazione mostrossigli amico: se reduce in patria, e venuto in Campidoglio, la devozione e l’affetto verso l’esule abbia modificato, e morto, non più abbia trovato in sè le ragioni per prestare quella onoranza che tributavagli Italia, noi diremo; bastando che i Romani rammentino ciò che avvenne in Campidoglio nello anniversario, per una semplice corona che da alcuni sarebbesi voluto deporre nella protomoteca. Il processo politico che nel 1852 fece compiere il governo ponteficio, comprendeva ancora nella sentenza di condanna il Pianciani, in uno al Mazzini ed a molti dei principali attori del 1848 e 1849. A Londra intanto aveva il Pianciani stretta relazione con alcuni dei più celebri emigrati, e più che con altri costumò con {{AutoreCitato|Aurelio Saffi|A. Saffi}}, {{AutoreCitato|Louis Blanc|Louis Blanc}}, {{AutoreCitato|Victor Hugo|Victor Hugo}}, Herden; il tempo occupava in istudi sociali, e la voglia di discorrere disfogava spesso nei funerali, perchè per poco che di una persona si sapesse, non mancava il Pianciani di encomiare sulla fossa o la solita virtù cittadina od il tanto elastico amore di<noinclude></noinclude> 753tcc3txuno8wr1muh515ac3kw66dz Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/172 108 699576 3836253 2534511 2026-05-17T19:25:29Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/170]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/172]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534511 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|pianciani conte luigi}}|riga=55}}</noinclude>patria, chè nelle emigrazioni od in ispeciali circostanze politiche nulla riesce più facile dello avere amici che morti vi piangano e la terra quasi abbrunino per la perdita amarissima, e vi erigano un monumento di elogi per virtù e per atti che forse non passarono manco per il pensiero, ma che sopra una bara si devono dire, non istimandosi buono che chi muore in certi tempi, non dev’essere stato e grande e virtuoso e magnanimo. È vero che di sovente si fanno servire di pretesto i morti perchè dei vivi si discorra; comunque sia, una finzione più, una meno, ciò non altera il carattere del nostro secolo che vive di fittizio, di esterno, di accidentale. A Jersk pubblicavasi un giornale repubblicano ''L’hom'', ed il Pianciani che il repubblicanismo aspirava per tutti i pori della pelle, in quello collaborava, e le idee ora sotto la forma poetica, entusiasta, propria dell’Italia, ora sotto quella matematica, calcolatrice dell’Inghilterra, esponeva, ritraendo fama di colto e simpatico scrittore. A Londra finalmente quale membro con il {{Wl|Q3852306|Montecchi}} di una associazione per aiuto degli emigrati, potè a parecchi essere di giovamento. Ma nel 1857 saputo come il padre suo fosse a fine di vita, desideroso di rivederlo e di chiudergli gli occhi in pace, venne in Italia, e dal Piemonte domandò al governo ponteficio il libero passo per Roma. - Non potè ottenerlo. - Strinse relazione con {{AutoreCitato|Giuseppe Garibaldi|Garibaldi}}, passò nel Belgio, in Isvizzera, e ricomparve nel 1860, disposto a formare un corpo di cinque colonne per favorire un moto garibaldino sul territorio romano. Nel 1863 fu fra i promotori della associazione elettorale italiana: nel 1865 eletto in vari collegi a primo scrutinio optò per Spoleto, entrò in Parlamento, e sedette alla estrema sinistra, dove ancora rimane: nel 1866 arruolossi guida nello Stato maggiore di Garibaldi; venne aggiunto al Comando, aggregato alla brigata Haug, e per i combattimenti d’Ampola e Bezzecca fu insignito dell’ordine militare di Savoia. - Dopo la campagna del 1866, Spoleto lo abbandonava per il Campello; Bozzolo lo chiamava a sè, lo faceva suo rappresentante. Nel 1867 messosi a disposizione di Garibaldi, avuto il comando di un corpo, ebbe parte nella presa di Monte Rotondo, poi entrò a Tivoli per congiungorsi con le colonne Nicotera, Salomone. - E dopo Tivoli appese la camicia rossa, ritornando alla Camera per sostenere l’abolizione del privilegio dei chierici nella leva militare, e per combattere Macinato e Regìa. Propugnò il decentramento amministrativo; parlò sempre per la occupazione più sollecita ed incondizionata di Roma, adoperossi a che venissero impedite le esecuzioni capitali di Luzzi ed Aiani, finalmente nel 1870 inviò a Roma armi e danaro per la.insurrezione. Dopo il 20 Settembre 1870, ecco il Pianciani in Roma, fondare con Montecchi il {{Wl|Q84944372|Circolo Romano}}, i Comitati romani per il plebiscito, e nelle prime elezioni amministrative venire portato in Campidoglio. Il Campidoglio!..... Al conte Luigi Pianciani doveasi fino d’allora aprire dinnanzi l’immenso quadro della Roma che fu, o di quella che essere dovrebbe. {{nop}}<noinclude></noinclude> bnieyt53li2cg12pjptyv2b3f8dt5pg Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/174 108 699577 3836251 2534513 2026-05-17T19:25:25Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/172]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/174]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534513 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|pianciani conte luigi}}|riga=5}}</noinclude>addietro addimostrato, doveva certo pensare alle fondamentali riforme che si sarebbero dovute introdurre per dare alla popolazione un indirizzo che corrispondesse nella dignità all’antico ''civis romanus'', e che per iscopo tendesse a portare quei benefizi che una retta e disinteressata economia può sola arrecare: democratico, quale era apparso dai suoi atti antecedenti, doveva conoscere i bisogni delle singole classi, e provvedere perchè il lusso smodato non offendesse la nobile severità della miseria, nè questa ricevesse ingiuria con soccorso che non fosse frutto di lavoro: cittadino romano doveva sentirsi stringere l’anima al confronto delle superbe basiliche, degli immensi monasteri, dei vastissimi palazzi, con vicolettacci stretti, umidi, scuri, dove in vere tane nascono, vegetano e muoiono i successori dei Quiriti, di dove sfugge alla mattina e torna a stagnare ogni notte il torrente umano, mescolanza di uomini, di donne, di bestie, di cose, di età, di sessi, di salute, di malattie, fra un’aria ch’è fumo, vapore, la nebbia incoerente dell’incubo, tenebra di sogni, abbarbagliamento di luci, di figure, fra cui perdesi financo il concetto di quella triste commedia che la fede e l’indifferentismo, la beneficenza e l’oziosità, la ricchezza e la miseria rappresentano sciaguramente nella grande città dei sotte colli. Quali idee portava il Pianciani in Campidoglio?..... In sul principio lasciò molto a desiderare, e quando gli si domandava una parola, un atto che fosse segno di vita, i suoi amici rispondevano «pazienza! deve raggiungere una meta, acquistarsi la fiducia, e poi Roma ne avrà vantaggio ed onore.» Egli è quivi dovere di giustizia accennare come moltissimi ostacoli gli si sieno elevati contro, per non volersi dare a Roma un Sindaco che nel Parlamento sedesse sui banchi della sinistra. Ma quando da ogni canto sorsero le domande che almeno per titolo di saggio, l’intelligenza, il cuore, la esperienza del Pianciani si mettessero alle prove, in allora più accaniti e più studiati furono i mezzi per avversarlo; senza che quelli si sieno risparmiati del ridicolo ghignante sopra una congiurata impotenza. Il buon volere ed il coraggio non parvero venirgli meno, ma bastavano?..... Il Pianciani fungendo le funzioni di Sindaco aveva dinnanzi a sè l’avvenire, e stava ad esso il modellarlo secondo le idee proprie. Il Pianciani vedeva il deserto cingere la città di Roma come una fascia mortuaria; non agricoltura, non industria, non commercio; ma una popolazione avvezza fin dal tempo più remoto a vivere sul forestiere, o sul Vaticano: vedeva il governo fare suo pro di Roma come in città di conquista, nè punto curarsi come le grandi masse vivessero, alloggiassero, cibassero: vedeva migliaia di famiglie bisognose della emozione della osteria, si finisca pure con il coltello o nella prigione o nel cimitero, perchè male può vivere, o semplicemente respirare il lavoratore nei covili che si chiamano abitazioni per i poveri: vedeva i figli abbonanti le domestiche stamberghe inondare ancor tenerelli le vie, e perduto ogni profumo d’innocenza, ogni sentimento di pudore, annegare nella morta gora dell’ozio e del vizio. Questo quadro lercioso ma vero, ributtante ma bisognevole troppo di<noinclude></noinclude> 1f24y81iiidvm4iifgeh11s8xdpke4a Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/175 108 699578 3836250 2534514 2026-05-17T19:25:23Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/173]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/175]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534514 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|pianciani conte luigi}}|riga=5}}</noinclude>provvedimenti, avrebbe dovuto animare il Piancani per un efficace rimedio. Se l’uomo può respirare un’aria non avvelenata in famiglia, non più sente impetuosissimo il bisogno del divagamento nella osteria; se la donna può raccogliere intorno a sè i figli, sono allontanati i maggiori pericoli della prostituzione; se nasce il desiderio al lavoro, e se questo è pronto per ogni richiedente, si moralizza, si educa, si migliora economicamente, scompare la miseria, la pitoccheria speculativa, si formano gli operai e gl’industriali. Ha pensato a ciò il Pianciani? Forse che il provvedere a tali classi era appalesarsi per un socialista?.... Non intendiamo con ciò di muovere biasimo troppo severo alla amministrazione del conte Luigi Pianciani: da un voto generale era salutato il solo uomo possibile; con grande aspettazione fu studiata l’opera sua: in oggi?.. molti sono i desideri che rimangono insoddisfatti. Forse chi sale in alto vede le cose con diversa misura di chi rimane al basso; ma spesso v’è il capogiro; la mente s’annebbia, i colori si confondono, si sta in alto perchè aggrappati, guai abbandonarsi! il corpo precipita. Forse le difficoltà s’aumentano da ambizioni e da interessi che chi opera con giustizia non sempre può soddisfare; e poi v’ha il dente dell’invidia e l’ira di partito e l’astio di casta; ma sovTa tutto v’ha la pubblica coscienza che non s’inganna, e chq le azioni perscrutando, gli uomini giudica in rapporto ai doveri assunti ed al bene operato. La fede politica del Pianciani, avealo fatto supporre uomo superiore alle debolezze di chi passa la vita sbadigliando fra i saloni delle corti: i molti anni passati all’estero davano lusinga che uomo uso fosse di larghe vedute, sì che in breve un nuovo impulso economico si sarebbe dato alla città: il suo carattere indipendente e fermo prometteva ancora che impavido avrebbe guardato oppositori ed avversari per attendere franco al benessere che con tanta fiducia da esso solo speratasi. - Diremo noi che tali aspettazioni sieno rimaste deluse? Errori il Pianciani ne commise; ma poichè la sua nomina definitiva di Sindaco non data che dal 24 luglio 1873, così possiamo anche dire ch’esso trovasi sul principio della via, e che stà alla mente ed al cuore suo il rendersi benemerito di Roma e della civiltà. Se esso crede che a Roma il carattere di Sindaco importi l’essere politico di un ordine piuttostochè d’un altro; oppositore di quanto ai partiti estremi talentasse, distruttore di tradizioni e di memorie, innovatore minuzioso di quanto spetta al più semplice edile; creda il conte Luigi Pianciani che tale non sarebbe il Sindaco voluto da Roma. Il Campidoglio non ha altare per adorazioni politiche, è un campo aperto dove si dissoda il terreno dell’avvenire: agricoltura, industria e commercio sono i tre primi punti dell’azione; miglioramento delle classi laboriose, affratellamento con la troppo elevata; moralità e prosperità nella famiglia, indipendenza dallo Stato se invadente, nodo fra quella e questo se retto; ecco per quale via può il Sindaco mostrare ai cittadini di corrispondere alla generale fiducia; il che per<noinclude></noinclude> p7nuch0m67vquwxgzft1215ilfy32qf Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/176 108 699579 3836249 2534729 2026-05-17T19:25:21Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/174]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/176]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534729 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|pianciani conte luigi}}|riga=5}}</noinclude>nulla è impossibile o difficile ad un uomo che come il conte Luigi Pianciani all’ardito pensiero sappia e voglia unire la fermezza e la costanza dei propositi. Un ultima parola ci rimarrebbe a scrivere come commento alle opere pubblicate dal Pianciani; ma queste si risolvono per il più in alcune manifestazioni di idee politiche amministrative. Degno di qualche riflesso sarebbe il suo studio sulla ''Riforma delle prigioni nello Stato Romano''; meno critico nel lato storico riesce l’altro lavoro pubblicato a Londra nel 1859 la ''Roma dei papi'': confondibile con cento mille opuscoli che fanno più rumore in tipografia che in sulla piazza, è quello pubblicato in Milano nel 1860 sull’''andamento delle cose in Italia'': le sue confutazioni ai discorsi di Cambray-digny e di {{AutoreCitato|Quintino Sella|Sella}} ritraggono il deputato di sinistra; migliore fra tutti è forse il volume sul ''discentramento amministrativo'', e di massimo interesse per Roma, non che di vantaggio ove seriamente venisse applicato, è l’opuscolo-progetto sulle ''opere di Beneficenza'', ch’esso vorrebbe partite in grandi quadri con efficaci provvedimenti, nella lusinga che per tale via si potesse e la miseria cronica correggere, ed il vagabondaggio speculativo distruggere, e la pubblica carità ridurre seriamente attiva secondo lo scopo della sua origine per una parte, secondo i bisogni e le esigenze dei tempi per un’altra. Non ripeteremo che lo stile sia l’uomo, poiché da quello non sapremmo ben conoscere il Pianciani; mentre malgrado le debolezze del carattere, gli errori spesso necessari, e le difficoltà che gli resero in fino ad ora faticoso il procedere, amiamo giudicarlo uomo che sappia volere, e che volendo possa portare in Campidoglio non la grettezza di comuni passioni, ma l’idea del vero e solo bene amministrativo. {{Rule|10em|000|h=1px}} {{Centrato|<small>Roma 1873. Tip. Caggiani, Santini & C.</small>}}<noinclude></noinclude> moefppbtvegugeb54p3xi9jc9fdtei0 Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Luigi Pianciani 0 699580 3836059 3675078 2026-05-17T19:14:00Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836059 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=12 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Luigi Pianciani|prec=../Felice Ostini|succ=../Giuseppe Pocaterra}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=167 to=176 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Pianciani, Luigi]] kp9tehhn8k6viubi01ghlgti23wa94k Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Giuseppe Mazzoni 0 699581 3836056 3675071 2026-05-17T19:13:53Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836056 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=12 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Giuseppe Mazzoni|prec=../Mario Massimo|succ=../Filippo Orsini}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=155 to=158 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Mazzoni, Giuseppe]] 0k2zxx2dersjb9izlbhid970w3hcpsp Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Filippo Orsini 0 699582 3836057 3675057 2026-05-17T19:13:56Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836057 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=12 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Filippo Orsini|prec=../Giuseppe Mazzoni|succ=../Felice Ostini}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=159 to=162 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Orsini, Filippo]] gz5rrtqhu939ejk71eyawu69ovcj1rk Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Felice Ostini 0 699583 3836058 3795831 2026-05-17T19:13:58Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836058 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=12 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Felice Ostini|prec=../Filippo Orsini|succ=../Luigi Pianciani}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=163 to=166 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Ostini, Felice]] ixnucyopgb1v1wigvtb6mp37l5is57u Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/177 108 699584 3836248 2534506 2026-05-17T19:25:19Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/175]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/177]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534506 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri comunali di roma }}|riga=y}}</noinclude> {{ct|f=1.8em|GIUSEPPE POCATERRA}} {{ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{capolettera|[[file:Capolettera M - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 175 crop).jpg|50px|M]]| |-32px}}olti vanno ripetendo con il poeta: ''nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria'', perciò o le avite glorie rammentando ne ritraggono tale amarezza da rimanersene scorati e nulli per ogni atto che valesse a farli risorgere dalle bassure ove approfondolli la mala sorte, o siffattamente inorgogliscono da stimarsi molto e da molto pretendere perchè i loro antenati ebbero un dì fama per nobiltà e censo. — E nell’una e nell’altra di queste vie procedono sempre le anime o fiacche o grette, chè le magnanime e generose non conoscono disperazione per colpi di avversa fortuna, nè la grandezza ripongono nella fatuità di un nome, ma con le opere proprie piuttosto sanno ed il passato rivendicare, o sè dal nulla per vero merito in alto riporre. L’epoca nostra è sciaguratissima per ogni sorta di cotali esempi: se quindi spesso avviene che si lamentino mali ordinamenti nelle famiglie, nei Comuni, negli Stati, ciò è da attribuirsi al modo con che gli uomini e quelle e questi costituiscono, ricercandosi la personale eminenza e non il bene generale; le forme accidentali di una gloria legata esclusivamente al nome, e non la gloria vera che sta nelle azioni della persona e nelle istituzioni di una società. E quando lo storico s’incontra in qualcuno di quelli individui che dalla cerchia comune per merito proprio si elevano, trovasi quasi costretto a tributargli uno speciale onore, non perchè intrinsecamente ed assolutamente glielo si deva, dacché il bene è premio a se stesso, nè ha bisogno di trascinarsi<noinclude></noinclude> i1wxolqo2vqjun069bzlcgoz3pph601 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/178 108 699585 3836247 2534527 2026-05-17T19:25:17Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/176]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/178]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534527 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri comunali di roma }}|riga=y}}</noinclude>carpone a piedi degli adulatori, ma perchè tale bene è raro e perciò maggiormente in istima e valore tenuto. — Turbinati del continuo nel vortice di delusioni sugli uomini e sulle cose, rotta dì per dì la catena degli affetti e della fede, distrutti quei vincoli che ci legavano ad un passato di ordine lo fosse pure di servitù, mentre lo scetticismo ci si serra addosso, provasi il bisogno istintivo di cercare e di trovare alcun che di bene, di nobile, di giusto; nè hassi coraggio a gittare cori dispetto il sacco delle prime credenze, a distruggere ogni idea di virtù e di merito: sentesi la necessità di trovare qualche persona, qualche cosa sulla terra che ancora faccia credere, mentre il tutto non è che finzione, ipocrisia, menzogna. — E pur troppo tali ricerche convien farle dal mezzo della scala sociale in basso, nè più sopra, nè più sotto; perchè nel fondo fermenta l’ignoranza e la brutalità dell’egoismo, al di sopra vi sta l’ambizione e l’interesse, giammai l’indipendenza da queste passioni, c la volontà ferma di fare da sè senza riguardo a ricordi od a speranze. Con tali riflessi ci portiamo a scrivere di ''Pocaterra Giuseppe'', attuale Consigliere Comunale. La famiglia è di Cesena, e v’hanno tradizioni e ricordi ch’essa un dì fosse distinta per censo e qualità. — La instabile e cieca fortuna siccome tutto muta, così anche nella famiglia dei Pocaterra avvolse nel suo giro patrimoni e dignità, lasciandovi a sola grazia il nome, ora segnato nei pubblici atti, ora in semplice ricordo fra i cittadini. Per quali vicende ed in quanto tempo, non è da qui il rammentarlo: passò e basta. {{Wl|Q84950577|Pocaterra Giuseppe}} nasceva in Roma nel dì 16 aprile 1829 di madre romana, e di padre ravennate. — Dopo i rovesci della fortuna i Pocaterra stabilitisi in Roma, si dedicavano al commercio, e vi destinavano pure il figliuolo, il quale nel 1836 andava a studio nelle scuole tenute dai fratelli della Dottrina Cristiana, e nel 1839 passò ad apprendere l’arte dell’orafo. Ma per l’arte non neglesse lo studio, e quando da quella in alcune ore del giorno trovavasi libero frequentava la pubblica scuola, dando larga speranza di ottimo profitto presso il sacerdote Romanini che gli era istitutore. Nel 1848 arruolavasi il Pocaterra nella legione romana allorquando dopo la capitolazione di Vicenza faceva ritorno in Roma, quindi uni vasi alla difesa della città contro l’esercito francese calato in Italia per ricondurre sul trono papale Pio IX che viveva esule in Gaeta. Nel combattimento del 30 aprile, il Pocaterra seppe distinguersi così per coraggio e cuore da meritarsi speciali encomi, essendo riuscito a far deporre le armi al 20° reggimento di fanteria francese. — Nel dì 19 maggio combattè pure da forte a Velletri, dove i borbonici furono costretti a subire una disfatta; però appresso alla restaurazione compitasi in Roma, ritornò il Pocaterra alla tranquillità del lavoro. {{nop}}<noinclude></noinclude> 7xinfghs2ebcxtve6aieo5p8j6l1vjm Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/179 108 699586 3836246 2534521 2026-05-17T19:25:16Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/177]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/179]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534521 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri comunali di roma }}|riga=y}}</noinclude>Ed il nobile carattere del Pocaterra allora manifestassi più chiaramente, e sè fece prova della massima che volere è potere, poichè nè la fatica disdegnando, nè la assiduità in quella negligendo, fisso al banco per quindici ore e nove sole concedendone alla distrazione ed al riposo, venne creandosi uno stato che lo pose in onoranza fra gli orafi di Roma. — Nè a tale punto si ristette, o giudicò venuto il tempo di mettersi in quella quiete che ai laboriosi è diritto, ed ai bene provveduti è abitudine quantunque sfiacchi ed indebolisca carattere e fisico, ma dièssi a prediligere il disegno e la lettura, che la mente sempre educa ed al cuore è conforto ed all’animo inspirazione di nobili sentimenti. — Per tali doti aumentandoglisi sempre la stima dei propri concittadini, e fra tutti degli operai, nelle elezioni amministrative del 1872 venne da questi proposto e raccomandato quale Consigliere Comunale; nè l’ambizione lo ventilava con le sue ali di pavone, chè anzi riguardavasi dallo accettare l’incarico offertogli, quando dignità gl’impose di rompere gli ostacoli intendendo di essere da alcuni avversato come cittadino della patria e del pubblico bene indifferente. Ed i voti di quanti lo stimavano intelligente e probo lo portarono in Campidoglio, ed assiduo attese quivi alle consigliari adunanze, e trattò gl’interessi con la coscienza dell’uomo che può dire fate come ho fatto io, ed alla classe laboriosa particolarmente sforzossi di recare vantaggio, vincendo la opposizione di coloro che male conoscono e peggio quindi giudicano dei bisogni e dei provvedimenti dovuti nelle società, perchè, moralmente o materialmente che intendere si voglia, è vero sempre il detto che «corpo satollo non crede al digiuno.» — Il Pocaterra fa parte di due commissioni amministrative di due pii luoghi avvocati al Comune, tiene alla carità vera più che alla filantropia superficiale, e per tale guisa aspira non alla pubblica ammirazione, ma allo plauso della propria coscienza. Nè di Giuseppe Pocaterra noi vorremmo più oltre dire per ciò che alla sua vita di cittadino ha relazione, bensì il campo avremmo aperto a molti riflessi, i quali se ascoltati porterebbero quel vantaggio che a parole suona grandissimo, ma che nei fatti a poco si risolve. Scrivemmo parecchie volte, ora questo ed ora quello Consigliere biografando, come il benessere di una famiglia, di un Comune, di uno Stato deva misurarsi non dalle esteriori appariscenze di una fittizia prosperità, ma dalla sostanza reale di un vivere se non agiato, certo il meno infelice. — Le piazze, i pubblici giardini, i luoghi di ameno ritrovo accolgono i ricchi, gli soddisfatti, ma spesso ancora coloro che non hanno un tetto sotto cui passare meno disgraziatamente la vita, una famiglia nel cui seno riposarsi senza le ambascie tristisssime della miseria. Accanto al ricco passeggerà negli ufficiali tripudi<noinclude></noinclude> q6md4xqzmxsfmn3vs1ieutx1yxu5kt7 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/180 108 699587 3836245 2534522 2026-05-17T19:25:13Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/178]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/180]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534522 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri comunali di roma }}|riga=y}}</noinclude>anche il povero, la bettola sarà spesso più frequentata del caffè aristocratico, le feste saranno clamorose; ma e che per ciò? I Monti di Pietà fanno fede della pubblica prosperità, come gli uffici dei notai e le carceri danno testimonianza di tanti che per crearsi una vita fittizia di godimento, immiseriscono ogni dì più finché la società filantropica offre a loro ultima risorsa un letto allo spedale, od il vitto e l’alloggio nelle prigioni. — L’apparenza inganna, e n’hanno certo colpa gravissima coloro che preposti alla pubblica cosa attendono a tener vivo l’inganno sullo stato vero di una popolazione, e stimano che ogni dovere sia compito perchè fanno belli i luoghi dove oziano i ricchi, e rendono ventilati ed imbiancate le mura degli ospedali e delle carceri dove colanotanti infelici. — I misteri delle soffitte, delle camere modeste, raramente si conoscono; l’occhio dell’uomo che modera la pubblica cosa si posa all’esteriore: il pubblico ride e folleggia, dunque è contento, e se ò contento è prova che non ha o non sente i bisogni. Così dai più si ragiona, e perciò si trascurano quei provvedimenti sostanziali che dovrebbero recare il vero bene ai poveri, e tutti migliorare nella vita morale e materiale. Il nobile, il ricco che non ha faccenda se non con il ministro di casa per ritirare senza un pensiero al mondo ciò che gli occorre per i quotidiani piaceri, questi non può conoscere nè dove si trovino realmente i bisogni, nè con quale intensità gravitino, nè se naturali come vadino soddisfatti, se fittizi ’come vadino moderati. La rivoluzione francese del 1879 ha abbattuto la nobiltà, ma ha innalzato la borghesia, e questa a sua volta è divenuta altera e boriosa come quella: la nobiltà presentava una giustizia a modo proprio per diritto ereditario, la borghesia amministra a modo proprio la giustizia per diritto acquisito nell’uso sociale e nei posti che tiene: la prima era fiera ma aveva la generosità del sangue, la seconda è violenta, e per tema di perdere i diritti di recente data si accerchia nell’egoismo; quella poteva camminare o cedere alle esigenze del progresso, questa vi resiste tenacemente e lo vuole a sè soggetto: chi intanto ne va di mezzo è la massa che brulica nel fondo, che vegeta come pianta parassita perchè non potendo sviluppare la propria vita lavorando, vive consumando; quindi il disordine e lo squilibrio perenne fra produttoori e consumatori. Noi scrivendo di un popolano non intendiamo cogliere la circostanza per levar bizza contro la borghesia: no, ma desideriamo rilevare il male che ancora esiste nelle costituzioni, perchè possano tutti aver presente che la vera nobiltà ha un valore, che la classe diseredata è una materia, e che la borghesia come è oggi non è nè moderazione della prima, nè benefizio della seconda. {{Rule|4em}}<noinclude></noinclude> bagfw6ff3nqgqs2hmcbfi2tc2dwyhur Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Giuseppe Pocaterra 0 699588 3836060 3675072 2026-05-17T19:14:03Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836060 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=12 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Giuseppe Pocaterra|prec=../Luigi Pianciani|succ=../Pietro Poggioli}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=177 to=180 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Pocaterra, Giuseppe]] icrrgl6kjjt0u5oh7axenaa976qgrtw Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/181 108 699589 3836244 2534545 2026-05-17T19:25:11Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/179]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/181]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534545 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri comunali di roma }}|riga=y}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|POGGIOLI PIETRO}} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{capolettera|[[file:Capolettera A - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 179 crop).jpg|45px|A]]| |-38px}}''mate la patria'', disse l’illustre Barbieri, ''e fatela grande; — non vegliate o ignavi nell’ozio, o perduti nelle dissolutezze consumare que’ giorni, che dati vi furono per essere l’apparecchio di ma vita operosa e profittevole a voi non meno che agli altri''. <br/> ''La patria, di cui siete figli, a pieno diritto esige, che non abbiate, quasi piante disutili, ad ingombrare di vana ombra il terreno, e suggere il nutrimento alle altre piante dovuto. Ella vi aspetta ne’ banchi, ne' fori, ne’ tribunali, ne’ campi, ne’ gabinetti, ne’ magisteri, ne’ tempi, negli spedali, a satisfare ciascuno a quelle parti, e compiere quasi membro, quelli uffici, di che la salute e la prosperità si compone di tutto il corpo sociale. Ben altro d vuole che rimenarsi per bocca il dolcissimo nome di patria, e starsene intanto con le mani penzolate a logorare i giorni e le notti in visite, in giuochi, in tresche, in tripudi, nella mollezza, nella sciagurataggine, e nella dissipazione. La patria vuol essere da tutti, conforme allo stato ed alle abitudini di da schedano, servita, difesa, illustrata con belle opere e belli costumi, chè questi sono gli obblighi sacrosanti del buon cittadino, a’ quali non pure l’umana, sì anche la divina legge ha posto suggello''. — Ed un altro sommo scrittore disse agl’italiani; «''la patria s’incarni in ciascuno di voi. Ciascuno di voi si senta, si faccia mallevadore de’ suoi fratelli; ciascuno di voi impari a far sì che in lui sia rispettata ed amata la patria: ciascuno di voi stilli ne’ giovani cuori odio contro gli oppressori, energia di proposito contro l’oppressione''. — {{nop}}<noinclude></noinclude> lzunm7ho8d0n486efts4osmmvpmr9g6 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/182 108 699590 3836243 2534546 2026-05-17T19:25:09Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/180]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/182]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534546 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| poggioli pietro }}|riga=y}}</noinclude>E a noi occorrendo in questi biografici ricordi discorrere di uomini, che dierono prora di patrio amore, che la loro opera si mantiene utile a vantaggio del proprio paese, a pro de’ propri fratelli, ci sentiamo aprire il cuore alla speranza di più bello avvenire, di più splendidi e gloriosi destini per la patria. — E oggi di Pietro Poggioli tenendo proposito in queste pagine di biografia, ci è soddisfacevole poterlo presentare, siccome italiano altamente liberale, siccome cittadino per la sua opera utilissimo. — In Roma nell’anno 1824, aveva egli vita da onorati parenti, quali furono Serafino Poggioli e Catterina Folchi. — Suo padre uomo che all’onestà congiunse operosità grandissima, si esercitò nelle negoziazioni di campagna, ed il figlio desiderò di educare negli studi, e di farlo un giorno buono ed utile cittadino. — E Pietro Poggioli di vero, ad istudiare si diè con ispeciale amore nel Collegio Romano presso i gesuiti, ove con profitto compì il corso dei primi studi, nè rimase sopraffatto dalle nere mene gesuitiche, che volevano la mente ed il cuore del fanciullo ravvolgere in fosche nubi, onde nè in altezza d’ingegno venisse, nè per la patria sentisse mai amore. Sentì il Poggioli sin dai primi anni della sua età, istintivamente nel petto accendersi il patrio affetto, e la voce della storia dicendogli le grandi sventure d’Italia, e la parola elettrica dei più ardenti patriotti correndo nella sua anima, crebbe nella schiera di coloro che ebbero un culto sincero per la repubblica, e come il migliore dei governi la vagheggiarono sempre, e fu quale faro all’umanità additato dal grande maestro, cui costò il lungo martirio dell’anima, che lo trasse quindi nei riposi del sepolcro, di se lasciando eternità di illustre e compianta memoria. — Proseguendo il Poggioli negli studi, entrò nella Romana Università, e diè sempre prova d’ingegno robusto, onde in agronomia di poi otteneva la matricola, e si. diè ad esercitare, con successo degno de’ suoi meriti. — Se non che appena sull’orizzonte d’Italia, nel 1848, apparve il segno di guerra, che bandiva allo straniero il capo della Chiesa, il quale oggi sta trincierato nella rinnegazioue di quei santi principi, che il primo tempo del suo pontificato facevano glorioso, appena la squilla s’udì, che invitava a marciare contro i prepotenti, che padroneggiavano sulla altrui terra, il Poggioli arruolossi nella 1.ª Legione Romana, e partì per le patrie battaglie. — E fu desso uno dei prodi ehe più si distinse nei fervori della mischia, nei furori del combattimento, nè mai per un momento scorossi, che anzi noi lo vediamo dopo i fatti di Cornuda, rimanersi in Treviso tra i Corpi Franchi, e prender parte insieme ai valorosi Guidotti e Bassi alle improvvise sortite contro il nemico, e quindi<noinclude></noinclude> rfpzesa6ucig1bunbaiwykgadbvs2lp Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/183 108 699591 3836242 2534547 2026-05-17T19:25:07Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/181]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/183]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534547 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| poggioli pietro }}|riga=y}}</noinclude>alla battaglia del Silo insieme al prode Antonini, e benchè in mezzo allo splendore delle armi italiane incominci ad agitarsi una nube avversa, che si parte dal Vaticano, purtuttavia il Poggioli torna alla l.ª Legione, e combatte una feroce battaglia a Vicenza. — Sorge la Romana Repubblica, e gli animi dei patriotti ardono viepiù sempre per la libertà della patria. — Il Poggioli è promosso al grado di ufficiale nella stessa Legione. — A Torre del Greco è fatto dai soldati del Borbone prigioniero insieme ad Amedei, ma indi tornato libero, corre a combattere nella memoranda giornata del 30 Aprile 1849 sotto Roma, e presso Velletri. — Lo scettrato di Napoli, a rovina della patria, e a puntello del papato temporale, manda le sue milizie italiane a combattere i fratelli italiani, e il sangue corse a larga vena sulle pianure romane. — Il Poggioli avendo di sè levato bellissimo il nome, e per il valore spiegato nelle battaglie, e per le sue cognizioni anche nell’ingegneria, fu trasferito ufficiale nel Corpo del Genio e Zappatori, e si diè tosto ad occuparsi della difesa di Roma, fra il 3.° Bastione e {{Wl|Q2000448|Porta S. Pancrazio}}, chè verso Roma drizzava sue ali l’avoltoio francese, per aggredirla co’ suoi artigli e farne quindi teocratico pasto. — E la nefasta ora sorvenne. — E la istoria scrisse a caratteri di sangue l’alto vituperio di Francia, e di Colui, che rappresentando Iddio, s’assideva sul trono bagnato d’umano sangue, e il sacro piede ponea sul corpo de’ cadaveri italiani. — Restauratosi il papale dominio, davasi il Poggioli ad esercitare di nuovo agronomia, e attendeva dalla maturità dei tempi il trionfo della causa italiana. — Fermo nella fede di sincero repubblicano, credè ai suoi principi non venir manco, accettando la fusione del suo partito con quello Monarchico costituzionale piemontese, allo scopo di costituire l’unità d’Italia, e sottrarla al giogo straniero. — E di vero stretto sempre alle proprie convinzioni, per quel fine supremo agì sempre in accordo, e vide arrivare il 20 Settembre 1870, come il giorno preparato dal sangue dei martiri, aspettato con lungo sospiro dagli italiani, affrettato dal popolo con le sue rivoluzioni. — Ma noi domanderemo con Vico, e che ottenne il popolo colle sue vittorie? — ''Emancipazione — Egli non è più nè muto nè cieco; ha occhi per vedere i suoi cenci, la voce per protestare la sua miseria; egli ha infranta la sm catena, ma è ancora nella sua prigione, è ancora inviluppato nel vecchio sistema della forza; la Società è organizzata a profitto degli antichi padroni: ai poveri il lavoro, ai ricchi i piaceri; al popolo il genio, al proprietario il comando: al popolo l’industria, al capitalista i frutti. La plebe geme ancora sotto il feudalismo della proprietà, essa è serva ancora nelle fabbriche, come lo era sulla gleba''. — {{nop}}<noinclude></noinclude> jtwctsmrlb8ztohbvrr53a4nzc4secz Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/184 108 699592 3836241 3495526 2026-05-17T19:25:05Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/182]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/184]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3495526 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| poggioli pietro }}|riga=y}}</noinclude>''Quante capacità perdute per mancanza di mezzi! Quanti mezzi disastrosamente inerti, perchè affidati dalla fortuna a mani incapaci! Il danno, che ne soffre la Società, è enorme''. — ''La dissoluzione ha guadagnato la nostra Società egoista; noi ci agitiamo nell’urto di una crisi vasta, profonda, che inviluppa tutta la civilizzazione, dopo la crisi attuale sorgerà quell’avvenire, che offrirà unità potente d’interessi, di simpatie, d’istituzioni''. — E che così avvenga, noi rispondiamo, essere speranza, chè ben quello parole di {{AutoreCitato|Giambattista Vico|Gio: Battista Vico}} ai moderni tempi si attagliano. — Pietro Poggioli fece parte del Comitato, che al Plebiscito di Roma con patriottica sollecitudine attese. — I propri concittadini lo vollero quindi in Campidoglio, all’uffizio di Consigliere Comunale, che ben conoscendone le virtù, e quanto egli valga nella buona amministrazione, portavano sicurezza, che egli avrebbe gli interessi e il bene della città sopratutto curato. — Ed il Poggioli si diè all’opera, ma il guasto vcggendo della municipale amministrazione, nè potendo riparare al medesimo la forte e buona volontà di pochi, stimò meglio dimettersi. — Però la cittadinanza romana grandemente stimandolo, lo volle rieletto, ed egli alla attestazione di tanta fiducia corrispose di tutto proposito e a tutt’ uomo applicandosi al bene comunale. — Fu egli membro di più commissioni, fra le quali quella per la nomina degl’impiegati municipali, ed il suo consiglio, e la sna azione diresse sempre a raggiungere l’utilità pubblica e privata, e a portare la sua pietra all’edifizio della civiltà e del progresso. — Il suo avviso fu sempre di regolare l’amministrazione comunale con la più possibile economia, per non far cadere sul popolo una maggiore gravezza di imposte, di cui và enormemente già carico per le esigenze governative. — 11 Poggioli pertanto è uno degli uomini, che per i sentimenti d’indipendenza e di progresso, per le sue larghe cognizioni amministrative, per le sue elette virtù, molto può giovare al Comune ed alla Nazione. — Egli di presente siccome membro della Commissione Ospitaliera, presta anco sua opera nell’amministrazione dell’{{Wl|Q3886636|Ospedale di S. Gallicano}}, e la conduce con vera sapienza economica amministrativa. — E poiché la piaga, che mortalmente affligge il corpo della patria, è la mala amministrazione, così nel mentre portiamo biografica nota di quei cittadini, che all’uffizio di Consiglieri Comunali furon chiamati, raccomandiamo in ispecial modo coloro, che nel campo amministrativo combattendo, possono il più bello dei trionfi conquistare — il benessere del popolo, e una vita sana alla nazione. —<noinclude>{{PieDiPagina|<small>Tip. Tiberina Piazza Borghese.</small>||<small>Riccardo Fait — Editore</small>}}</noinclude> 52ycbtxiliua2659j65y7027swcoh8x Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/185 108 699633 3836240 2829831 2026-05-17T19:25:03Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/183]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/185]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2829831 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri comunali di roma }}|riga=y}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|RAMELLI ALESSANDRO}} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}} }} {{Capolettera|[[File:Capolettera N - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 183 crop).jpg|45px|N]]| |-39px}}el febbraio dell’anno 1826 sortiva i natali in Roma {{Wl|Q108634812|Alessandro Ramelli}}. — I tempi volgevano miseramente luttuosi per la povera Italia, e la teocrazia stendeva le nere sue ali e volea che la tenebra dell’oscurantismo si spargesse sopra la terra, perchè i popoli dormissero il sonno dei vili e la mente restasse chiusa alla luce della scienza, della civiltà, del progresso. Giuseppe Ramelli, padre di Alessandro, datosi alla vita commerciale salì in bella fortuna, chè uomo egli fu attivissimo ed operosissimo ed onesto quanti altri mai. — Ei volle il proprio figlio educato agli studi e a tutte quelle nobili discipline, che formano la mente ed il cuore dell’uomo, ed Alessandro, ventenne, appena laureavasi in legge nella Romana Università correndo l’anno 1846; e non solo dimostrava saggia la mente, ma sì anco bellissimo il cuore, chè per la patria di fervente amore era preso, onde fu che alloraquando successe il fatale ma grande nostro 48, come lo chiama il Balbo, emerse tra i giovani d’animo liberale, e fece parte del Circolo Romano, ove gli si porse occasione di far conoscenza con alcuni degli uomini più illustri di quel tempo. Seguace fedele della religione de’ padri suoi, plaudì con tutta la effusione dell’anima alla voce solenne del Papa Pio IX, allorché, benedicendo il Vessillo della nazionale indipendenza, animava gl’italiani alla santa battaglia contro lo straniero, e dava effetto a riforme che il progresso dei tempi reclamava. — Ahi umana contradizione! Ed oggi quel Papa medesimo invoca sulla patria diletta la invasione straniera, e fa preci perchè gli sia concesso vedere ancora miserandi lutti italiani. Dopo che il pugnale dell’assassino trafisse a morte {{Wl|Q673256|Pellegrino Rossi}}, e seguì la rivoluzione del 16 novembre 48, il Ramelli partitosi di Roma si trasferì nei suoi possedimenti presso Civita Castellana, chè prevedeva nuove sciagure e nuovi disastri dover piombare sulla infortunata Italia. — E in Civita Castellana egli fece dimora sino al luglio 1850, e tenne quivi il comando di una frazione di guardia nazionale a cavallo. {{nop}}<noinclude></noinclude> 43bgwn497c2jc4lttpn1pn1hemvx4cm Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/186 108 699636 3836239 2534714 2026-05-17T19:25:01Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/184]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/186]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534714 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| ramelli alessandro }}|riga=y}}</noinclude>Della di lui fede politica parlando diremo, appartenere egli alla schiera dei così detti moderati, perocché sebbene un tempo credesse che il Papato, spoglio della potestà temporale, meglio si conciliasse con la Repubblica, e più indipendente si mantenesse nel suo spirituale dominio, pure oggi tiene opinione contraria, e porta convinzione che solo con la moderazione, ed accettando la Monarchia può sostenersi l’unità ed indipendenza d’Italia, può conciliarsi il Papato, e farsi sempre più grande la Nazione, mentre, secondo sua sentenza, non è ammissibile la Repubblica stante il disordinamento di principii, e l’attuale corruttela sociale. — Se in ciò ben si apponga il Ramelli, o vada grandemente errato, non è a discutersi nel breve tramite di questa biografia. — Basti solo aver quanto sopra notato per porre in rilievo la di lui opinione politica. Volgeva l’anno 1850 e il Ramelli toglieva in moglie la Isabella Graziosi figlia di quel distinto agronomo, che ha lasciato di sè nominanza altissima. — Se con lei s’ebbe tutte quelle divine voluttà, che solo con gentilissima e virtuosissima donna possono aversi, gli mancarono però le gioie della figliuolanza che forse lo avrebbero distolto dal dedicarsi a tutt’uomo all’agricoltura, siccome fece dal 1850 al 1860 sulla scorta delle nozioni imparate dal suocero. E ad acquistare più vasta istruzione su tale materia intraprese lunghi viaggi. — Fu in Francia, nel Belgio, in Inghilterra e dappertutto fece tesoro di nuove, svariate ed infinite cognizioni agrarie, per guisa che tornato in Roma fu invitato a far parte di una Commissione creata dalla Università dei commercianti, allo scopo di prescrivere le norme atte a migliorare la coltura nell’Agro Romano. — Ma poiché gli altri Membri della Commissione oppugnavano il sistema dell’enfiteusi dei beni di Mano-Morta, che egli sosteneva come il mezzo più facile a raggiungere il fine di una progressiva coltivazione, il che sostiene tuttavia anche contro coloro, che di quei beni preferiscono la vendita, nè potendo venire in accordo con la maggioranza, stimò meglio ritirarsi. Correva l’autunno del 1860 e una sequela di fatti si svolgevano nuovi nella storia dell’italico risorgimento — La gloriosa impresa dei Mille, i miracoli di Garibaldi, di questo genio onnipotente del popolo, che nella famosa battaglia del Volturno contro i nemici ruotando la fulminea sua spada, gridava ai suoi valorosi con la voce d’un dio: — ''Miei cari se oggi non vinciamo, si piangerà molto in Italia'' — e si vinse; — il trionfante ingresso di lui in Napoli, la sua dittatura, la sua sublime abnegazione nel rassegnare i poteri, il suo ritiro a Caprera, la battaglia di Castelfidardo, la convocazione del Parlamento Nazionale, il plebiscito, l’anatema del Papa, la occupazione delle Marche e dell’Umbria, e il sospingersi delle regie truppe in Montefiascone, Viterbo e Civita Castellana, tuttociò avveniva in quel breve autunno. E allorché le regie truppe entrate in Civita Castellana ne ripartivano pel<noinclude></noinclude> 5v9saf4kd7gbmijln10u1s0kn5e64eh Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/187 108 699637 3836238 2534716 2026-05-17T19:24:59Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/185]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/187]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534716 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri comunali di roma }}|riga=y}}</noinclude>sopraggiungere dell’esercito francese, il Ramelli postosi a capo d’un drappello di cittadini mantenne l’ordine pubblico e la sicurezza nel Forte, ove erano rinchiusi molti condannati. E fu desso che fece sventolare e rispettare in quella città la nazionale bandiera ed ai soldati francesi, tostochè procedettero alla occupazione, disse queste parole: — ''Pensate che questa bandiera sventolò allato di quella francese a Solferino, epperò rispettatela e custoditela con amore''. Il Ramelli era di poi nel 1862 sottoposto a processo politico per l’azione, che egli prese nel 1860 in Civita Castellana. — Però le stesse autorità locali deponevano a favore di lui, e desistevasi quindi da ogni ulteriore procedura. Roma, la città della immortale grandezza, la gemma più bella d’Italia era sospirata da quanti nel petto sentivano amor di patria, chè ben disse il divino {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Alighieri}} ''tutti gl’italiani dover prediligere il capo del Lazio siccome principio comune della civiltà loro'', e {{AutoreCitato|Vincenzo Gioberti|Gioberti}} ''essere Roma e Italia due cose indivise come la testa e le membra, l’anima e il corpo, il mezzo e la circonferenza, e il loro divorzio esser l’esizio della nazionalità loro''. Molti cittadini romani, esuli da lunghi anni, fremevano nel core per strappare al dominio del Papa-Re quella Roma, che racchiudeva le più dolci memorie , che formava il palpito più caro dell’anima, che esser doveva la capitale d’Italia, e strettisi tutti in un patto con i più ardenti patriotti, duce il Leone di Caprera, muovevano al riscatto della città eterna. Era l’anno 1867. Ahi! una pagina d’infamia e di sangue vergò la storia, chè gli sgherani del Papa coadiuvati dai soldati di Francia soffocavano, con la forza maggiore delle armi, la insurrezione di un popolo, che non altro dimandava se non che il nazionale compimento con Roma capitale! — Le zolle di Mentana e di Villagloria fumano ancora del sangue di un Cairoli e di tanti altri fratelli italiani, dal ferro di masnadieri vilissimi e dal piombo francese miseramente trucidati. Ed in quell’anno Alessandro Ramelli, tornato da Parigi, si trovò in Civita Castellana, allora quando le truppe papali abbandonavano quella città ritirandosi sopra Roma. E fu in quella occasione che egli prestò pure sua opera nell’organizzare uno stuolo di cittadini per la pubblica e privata sicurezza, sino a che giunse un corpo d’esercito regio comandato dal Generale Ricotti, cui fu fatta consegna della Città o del Forte. E qui cade in acconcio il dire come il Ramelli anche nella sua tenuta denominata di {{Wl|Q18455388|Borghetto}}, raccogliendosi una moltitudine di volontari italiani, che recavasi sotto gli ordini del {{Wl|Q984504|generale Fabrizi}}, prontamente s’adoperasse affinchè nulla ai medesimi fosse manchevole e di vettovaglie e di alloggiamenti, e tutto procedesse ordinato, in che gli fu pur prodigo di aiuto il maggiore Pianca, che dal Generale Garibaldi era stato destinato a guardia della<noinclude></noinclude> 52ldqdp7ds1bhcbl7gbx61xjm7qufix Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/188 108 699638 3836236 2534717 2026-05-17T19:24:57Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/186]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/188]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534717 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| ramelli alessandro }}|riga=y}}</noinclude>stazione ferroviaria, che esiste in quella stessa tenuta, e curasse di regolare In marcia dei battaglioni de’ volontari, che l’uno all’altro succedevansi. Sopiti gli avvenimenti politici, fu il Ramelli dal Municipio di Civita Castellana in benemerenza dei servigi prestati insignito del titolo di Patrizio, e nel successivo anno 1869 venne eletto Consigliere Provinciale, quale carica accettò di buon grado, perocché essendo puramente amministrativa lo manteneva ne’ suoi principii politici indipendente. Finalmente l’alba aspettata sorgeva, e il sole di Roma distenebrava la notte profonda del papale reggimento. — Era il 20 settembre dell’anno 1870. — I fati di Francia mutavano, e Napoleone III veniva ramosamente travolto in una guerra fatale. — Fu allora che il Governo italiano dapprima esitante e pauroso, poi sospinto da irresistibile onda popolare, salendo la breccia di Porta Pia, faceva ingresso in Roma, e Roma salutata capitale d’Italia diffondeva come astro maggiore i divini suoi raggi. In quello stesso anno Alessandro Ramelli era nominato Consigliere Comunale alle prime elezioni, e in quell’ufficio perdurò sino al maggio 1871, in cui, insieme ad altri Consiglieri, si dimise stante la mala amministrazione del Comune e la mancanza persino del Bilancio preventivo. — Però nell’agosto dell’istesso anno venne rieletto, e fece parte di molte Commissioni, tra le quali quella d’inchiesta sulla istruzione pubblica, e l’altra sulle gaurdie daziarie, e fu sempre modello d’assiduità nelle comunali sedute. Nelle nuove elezioni del luglio 1873 fu egli riconfermato Consigliere Comunale con 2900 voti, e in ciò ebbe compiacenza grandissima, perocché tale riconferma ritenne come espressione di stima e di affetto de’ propri concittadini E per verità va distinto per integrità di carattere, per onestà di cittadino e agl’incarichi conferitigli scrupolosamente e delicatamente adempì. Appartenne egli per sei anni al Consiglio Direttivo della Cassa di Risparmio ed oggi è in virtù di Regio Decreto e per nomina del Comunale Consigli, Presidente di due Commissioni amministrative di opere pie cioè del Conservatorio di S. Eufemia e di quello della Croce, ed ultimamente la Giunta Municipale lo ha onorato della nomina di Rappresentante il Comune nel Legato Faccioli sulla pubblica istruzione. Alessandro Ramelli è di animo aperto e seguendo i dettami de’ suoi principii, e di sua coscienza, opra secondo quelli, e si contenta rimanersi tranquillo sotto l’''usbergo del sentirsi puro'', nè può dirsi certo esser desso di quegli uomini, che tengon la celata nel viso, e i quali, o s’infinge non conoscere, o sono dell’altrui luce rivestiti. {{Rule|12em|000|h=1px}} {{Centrato|<small>Tip. Letteraria, via Ripetta, 46</small>}}<noinclude></noinclude> p097f3318m9pbum802gt4a5u58ucrxh Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/189 108 699640 3836235 2534722 2026-05-17T19:24:55Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/187]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/189]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534722 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri comunali di roma }}|riga=y}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|RAVIOLI CAV. CAMILLO}} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{capolettera|[[file:Capolettera Q - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 187 crop).jpg|50px|Q]]| |-40px}}uindici pagine in foglio, e con carattere minutissimo per trarre la biografia di un Consigliere che va a sedersi qualche ora in Campidoglio! - Ma questo è un vero letto di Procuste ed a doppio uso; por lo scrittore che deve allungarsi così da giungere fino al fondo della lettura se la pazienza di tanto lo sorregge, e per l’individuo che deve essere stretto ed accorciato di tanto da essere contenuto in quattro pagine di stampa. - Se scrivendo dei Consiglieri Comunali a Roma dopo il settembre 1870 si dovesse di chi appagare la personale ambizione, di altri magnificare virtù e talenti e qualità che stanno in desiderio, di altri ancora ciò che fare dovrebbero come già fatto raccontare ed elogiare, certo è che lo scrittore troverebbesi a mal agio, poichè la lena verrebbe meno in esso prima che in altrui il desiderio di vederlo il nome e le opere sotto di ogni forma ripetutamente descrivere. Ed accingendoci noi a scrivere di coloro che vennero dal popolo Romano mandati al Campidoglio, perchè gl’interessi dei cittadini in armonia con quelli della Famiglia e dello Stato lassù trattassero, ben fino dal principio riconoscemmo ardua fatica, non per la materialità di sbozzare una figura, ritrarne bene l’effigie - sempre con la pubblica veste - e poi metterla innanzi ai curiosi ed ai critici, ma perchè sapevamo come nè gli amici si sarebbero appagati, nè gli avversari avrebbero avuto stoffa bastevole fra mano per tagliare un nuovo abito alla critica. - Non puossi ammettere che l’uomo perchè ha un carattere pubblico cessi d’esser uomo, chè anzi lo è due, cinque, dieci volte tanto quante sono le passioni ora nobili e generose, ora<noinclude></noinclude> pk99qeculg4156cv5divnep9kt84of0 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/190 108 699641 3836234 2534724 2026-05-17T19:24:53Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/188]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/190]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534724 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| ravioli cav. camillo }}|riga=y}}</noinclude>vane od interessate, che lo modificano in ragione di tempo e di luogo. - Che il lettore non formi giudizi temerari credendo che a Tizio od a Caio intendiamo applicare il fin qui scritto: nè, lo dichiariamo franchi; lasciammo correr libera la penna poichè provavamo il bisogno di dire alcune verità che ci serrano il collo; e detto ciò scriviamo di {{AutoreCitato|Camillo Ravioli|Camillo Ravioli}}, che insino a qui tenne alzata la portiera per lasciarci entrare a discorrere. Camillo, Luigi, Michele Ravioli - tre nomi ed una persona sola - nasceva in Roma nel dì 4 Dicembre 1818. - Vanta una origine antica ed illustre per parentela paterna con i Rovero d’Asti, e con i marchesi Marini per parte di madre. Il Ravioli è buon cristiano, e rammenta sempre con santa affezione di gioia il dì 11 Luglio 1826 quando il principe Girolamo Bonaparte rappresentato dal conte Pompeo Azzolini di Fermo, gli fu padrino nel sagramento della Cresima. - Ebbe ad istitutore il sacerdote don Cristoforo Rossini, ma dopo le noie delle grammatiche lo si voleva dal padre avviato negli studi di filosofia e medicina, quando rimasto orfano, per cura dello zio Marini ammesso presso l’ingegnere Paolo Provinciali, comandante il Gonio militare romano, dodicossi tutto all’arte architettonica, quindi passato nelle scuole militari di castel sant’Angolo fu inscritto nel 1839 quale foriere in una compagnia di Pionieri del Genio, e poi noi comando del Corpo. Nel 1840, nominato segretario di Stato maggiore per la spedizione in Egitto con incarico di visitare i monumenti, complire il viceré Mehemet-Alì, e caricare gli alabastri regalati a papa Gregorio XVI, passava in Oriente, e nel ritorno vedevasi fregiato della medaglia d’oro benemerenti, rammentata dal {{AutoreCitato|Gaetano Moroni|Moroni}} alla parola Egitto nel suo ''{{Wl|Q302523|Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica}}''. - Non seguiremo il Ravioli nei molti lavori compiuti, nelle varie missioni avute, nei gradi e cariche occupate, nelle relazioni strette con persone ragguardevolissime per lignaggio e per sociale posizione, chè mano mano ci condurebbero alla solita pagina dell’epopea del 1848, nella quale occupò il Ravioli buona parte con i combattimenti nel Veneto, con la strenua difesa di Vicenza, e finalmente con la resistenza di Roma. Ciò che torna a grande onore del Ravioli si è, che dopo cessata la guerra nel 1849 dovette darsi a fare il maestro di lingua specialmente ad inglesi che venivano a svernare in Roma, e ciò per procurarsi con il lavoro le soddisfazioni ai bisogni della vita, che altri avendo meno fatto e più assai guadagnato non trovavano necessario. - E nel quieto vivere dello studio e del lavoro scampò per vario tempo le molestie nelle quali era facile cadere sotto una polizia vigilante e sospettosa appresso alla restaurazione, ma la stretta amicizia contratta con il Lipari guadagnogli il carcere prima, poi il bando. - Studioso ma senza genio, scrittore ma senza eleganza, erudito ma senza molto elevarsi pubblicò parecchi lavori, i quali fra i contemporanei gli meritarono pure elogi siccome ad uomo che sapeva distinguersi nella grande schiera di quanti vivono la vita accidentale del giorno. Scrisse sull’arte civile e militare,<noinclude></noinclude> c3asp4rhthyyadtucp26oikib501u0w Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/191 108 699642 3836233 2534725 2026-05-17T19:24:51Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/189]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/191]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534725 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| ravioli cav. camillo }}|riga=y}}</noinclude>e meglio d’archeologia, ma del tutto riportiamo le parole testuali da una autibiografia, per le quali rilevasi più particolarmente come fino dal 1847 avesse trattato il quesito dell’uso delle ferrovie nei trasporti militari, ed eccole: «''I capitani si porranno a tavolino.... non per trovar miglior modo d’invadere; poiché modo l’avranno facile con lo studio che faranno su poche rotaie di ferro''; il che si operò l’anno appresso, quando nella campagna del Veneto Durando si servì della ferrovia come mezzo di guerra, e il {{Wl|Q69452|Rustow}} nella «''Guerre de 1866 en Allemagne et en Italie'', pag. 106» dice: Chacun des partis a le plus grand interêt à enlever à l’autre les avantages que pourrait lui procurer une pareille ligne comme base des opérations. Aussi ces lignes de chemins de fer doivent-elles être l’objets d’attaques sérieuses». Nello stesso anno pubblicò pure nella Locomotiva (n. 16, pag. 123 e seg.) le ''Riflessioni Strategiche'' da considerarsi nella costruzione delle strade ferrate negli stati pontificii; in esse a pag. 131 si leggo: ''La capitale è quella che deve primamente e fortemente coprirsi e difendersi'' - e questa Capitale era ed è Roma. Nel ''Contemporaneo'' (n. 7, 17 novembre 1847) trattò in un lungo articolo dell’''Artiglieria da campo a darsi ai Corpi civici'' in caso di guerra; e nell’aprile 1848 la civica romana e bolognese ebbe la sua artiglieria, che si segnalò a Vicenza. Nel 1S58 pubblicò un ''Discorso'' della vita e delle opere del marchese Luigi Marini con dedica (ediz. in folio) alla Memoria di re Carlo Alberto, e ne mandò alcuni esemplari alla R. Militare Accademia di Torino; e il generale Pettinengo, come Governatore di quella, col 14 febbraio 1859, nel fare all’autore i ringraziamenti d’uso, v’aggiunse il ricordo, che il Marini ebbe donato una preziosa raccolta di libri e codici militari all’Accademia suddetta, e che l’opera del Ravioli sarebbe ''nella stessa sala'' Mariniana ''conservata''. Nel 1863 dette alle stampe le ''Notizie'' sui lavori di architettura militare ecc. dei nove da Sangallo, le quali incontrarono il favore dei dotti. Tra questi il più dotto e il più celebre tra gli architetti, {{AutoreCitato|Carlo Promis|Carlo Promis}}, di cui l’Italia or piange la morte avvenuta il 20 maggio di quest’anno, parlò di quel lavoro nell’opera - gl'''Ingegneri e gli scrittori militari Bolognesi del XV e XVI secolo''». Nel 1863 mosso dal fratello recavasi a Parigi per veder modo di ottenere un compenso dall’imperatore Napoleone sui danni patiti dal padre del Ravioli stesso ch’era stato avvocato e rappresentante la famiglia imperiale negli affari più particolarmente riguardanti la successione di donna Paolina Borghese nata Bonaparte. L’esito non corrispose alla aspettativa, ed il Ravioli ritornossene in Piemonte dove ai legami di parenti, altri ne teneva con gli uomini politici del giorno, sospirando sempre alla sua Roma, nella quale dopo il 20 settembre 1870 calorosamente adoperassi e per la istituzione della Guardia Nazionale, e per l’interno ordinamento, ricevendo tosto il brevetto per la medaglia commemorativa, venendo eletto Consigliere ordinario del Consiglio sanitario provinciale, e finalmente intruppato nella schiera dei cavalieri della corona d’Italia. {{nop}}<noinclude></noinclude> 1c0vtgjf63eon4sdsmwk98jy3652wwd Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/192 108 699644 3836232 2534730 2026-05-17T19:24:49Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/190]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/192]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534730 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| ravioli cav. camillo }}|riga=y}}</noinclude>Ma nel dì 4 agosto 1872 otteneva la maggior prova di simpatia e fiducia dai propri concittadini con 4512 voti che Io portavano in Campidoglio. E nel Consiglio Comunale di Roma entrato poco parlò, quantunque del morale o materiale progresso della città interessatissimo. Discutendosi nel dì 10 ottobre 1873 il Piano regolatore, il Ravioli non seppe, nè valse più a contenersi: ''sudavit et alsit'' come l’uomo di Orazio per apparecchiare uno di quei discorsi detti franciosamente ''a sensation'', che secondo esso avrebbe dovuto produrre un effetto, ma sciaguratamente il destino non lo volle favorito, e la stampa cittadina quale tacque, quale compatendo la vana fatica accennonne i difetti più che i pregi, e quale biasimollo perchè per il troppo culto all’antico i veri ed assoluti bisogni del presente pareva volesse dimenticare. Idolatreggiare i ruderi che fanno la bella industria di lavoratori, e di ammiratori stranieri, non è da noi, siccome in altre occasioni esponemmo, il censurare; ma non per questo ammettiamo che tutto l’antico deva rompersi sotto la picca dei moderni. - Roma difatti presenta bisogni tali che dovrebbero seriamente preoccupare i Consiglieri comunali, nè permettere che per generale difetto del meglio, anche il bene necessario si trascuri. - Spesso avviene che l’uno il massimo desiderando, il mediocre negliga, e così non raggiungesi per anco il minimo. - Ognuno può stimare lo idee proprie migliori e sostenerle, ma deve ancora metterle a prova sulla bilancia del pubblico interesse, e come su questa rispondono, mettervi più o meno di valore nella cura perchè vengano attuate. - Faccia altrettanto il Ravioli: pesi là la sua scienza archeologica, quà i bisogni di una popolazione; osservi se più a quella la popolazione pensi, od ai mezzi per questi appagare, e vedrà come in Roma più particolarmente che altrove si richiegga dai Consiglieri intelligenza e cuore per apportare quei vantaggi economici che soli danno la soddisfazione per un dato ordinamento. - Ma insino a che avremo campagne incolte, ed emigrazione e malanni igienici; fino a che avremo spostamento d’interessi più che d’ideo, perchè di sovente queste vanno a paro con quelli; fino a che non sarà provveduto a che la famiglia proceda prosperosa, nè lo stato la immiserisca, avremo speciosità di parole ma vanità di fatti, idolatrie di forme ma vuoto assoluto di sostanza. Ponga dunque il Ravioli a contribuzione la propria esperienza e sarà giudice valido a sostenere ed a conseguire ciò che noi desideriamo - la materiale prosperità, senza cui ogni istituzione cade tristamente con danno degli individui e delle nazioni. {{Rule|16em|000|h=1px}} {{Centrato|<small>Roma 1873. Tip. Caggiani, Santini & C.</small>}}<noinclude></noinclude> akq0g2gu6qqdapcc0emm4xgpa3r7x3o Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Camillo Ravioli 0 699645 3836063 3795828 2026-05-17T19:14:27Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836063 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=13 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Camillo Ravioli|prec=../Alessandro Ramelli|succ=../Emidio Renazzi}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=189 to=192 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Ravioli, Camillo]] borti53ayjte8ztt04hvhbbsdymldkn Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Alessandro Ramelli 0 699646 3836062 3675040 2026-05-17T19:14:25Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836062 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=13 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Alessandro Ramelli|prec=../Pietro Poggioli|succ=../Camillo Ravioli}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=185 to=188 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Ramelli, Alessandro]] 9810t8zulyj9dwjkrysvj7pphhnv9kv Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Pietro Poggioli 0 699647 3836061 3795843 2026-05-17T19:14:05Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836061 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=13 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Pietro Poggioli|prec=../Giuseppe Pocaterra|succ=../Alessandro Ramelli}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=181 to=184 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Poggioli, Pietro]] lskbmqduxoggeu5yqstt7709p3vv2z4 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/196 108 699679 3836228 2534812 2026-05-17T19:24:41Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/194]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/196]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534812 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|renazzi cav. emidio }}|riga=a}}</noinclude>La campana del Campidoglio suonando a distesa nei giorni delle grandi commozioni del 1848, i fatti compiutisi entro Roma, l’esaltazione delle menti accese nella guerra specialmente che combattevasi oltre il Po, la cacciata dei principali signori dai loro Stati, tutto ciò addimostrò al Renazzi non essere state parole gittate, quelle di {{AutoreCitato|Vincenzo da Filicaja|Filicaia}}, di {{AutoreCitato|Giuseppe Giusti|Giusti}} e {{AutoreCitato|Giovanni Berchet|Berchet}} che tanto lo avevano commosso. - Per il che detto vale alla terra natia, ascrittosi nel numero dei volontari a cavallo volse verso la Venezia, ed in alcuni combattimenti avendo parte, provò la voluttà della polvere di cannone; appresso però al riconquisto delle principali città della Venezia, fece ritorno in Roma, dove a poco a poco si spense l’ultima scintilla del governo repubblicano. - Una notte cupa seguì i giorni dell’aspra lotta contro le invadenti armi della Francia; il Renazzi pure aveva combattuto, e fu forse per tale colpa, che nel 1850 vide dalla Commissione di censura cassarsi il suo nome dai ruoli degli impiegati governativi. - Non se ne dolse per cotesto il Renazzi, ma poco dopo, nel 1851, avendo trovato grazia presso il principe Giuseppe M. Bonaparte che fino da giovanetto avealo tenuto fra tutti carissimo, viaggiò con esso lui la Francia e quindi l’Europa, descrivendone gli usi, i costumi, i monumenti; opera che, se fatta con istudio di storia, e con coscienza di chi non mestierizza l’arte dello scrivere, pubblicata si fosse, potrebbe servire a lume e guida per imparare cose che dai più si ignorano. - A Parigi fu invitato a prender parte alle adunanze patriottiche tenute dal Masi, dal {{AutoreCitato|Giuseppe Montanelli|Montanelli}}, dal Dragonetti e da altri distinti esuli, e continuando sempre a godere la benemerenza del Principe Bonaparte, di questo si valse come a mezzo potente per salvare dal patibolo o dal carcere perpetuo parecchi cittadini» facendo commutare nell’esilio la pena capitale o la prigionia a vita a cui per fellonia erano stati condannati. Nel 1856 raccolse ed ordinò le memorie politiche e militari di Giuseppe Bonaparte già re di Napoli e di Spagna, opera che in dieci volumi pubblicatasi a Parigi, acquistò il merito di decorare uno scaffale nelle biblioteche, dove non facendolo, sarebbesi stimato di mancare ad un dovere di rispetto verso la signoreggiante dinastia, nel ricordo del I Napoleone che i vecchi re avea balzati dal trono e fatti correre raminghi l’Europa, mentre le corone era andato posando sulle teste dei propri parenti che dalla natia scurità si trovavano di balzo signori di uomini e di Stati. Allo scoppiare della guerra nel 1859 era a Torino, ma lo spirito battagliero dell’epoca non arse nel Renazzi, che a più miti sensi tendendo dedicossi tutto al Comitato di soccorso per i feriti, nella quale opera con cuore ed abnegazione somma essendosi prestato, ebbe dal conte di Cavour lettera di specialissimo encomio e rendimento di grazie. - Cavour era uomo che dove toccava accendeva; ed il Renazzi provonne l’effetto, perchè appresso alla lettera del ministro piemontese cominciò a respirar largo intorno all’albero genealogico di casa Savoia, e d’uno in altro ramo<noinclude></noinclude> 0c483tr2l5glc188ytwrv3hvvrikbjk Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/197 108 699680 3836227 2534813 2026-05-17T19:24:39Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/195]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/197]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534813 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|renazzi cav. emidio }}|riga=a}}</noinclude>saltellando, senza posarvisi sopra a lungo per ben conoscere e studiarne la storia, ideò scrivere della casa un ''breve compendio'', «redatto, leggesi nel frontespizio, colla scorta dei più accurati storici» mentre più semplicemente avrebbesi dovuto chiamarlo - riassunto del Cibrario. - Il Renazzi chiamò però questo suo compendio che dedicò agli Italiani «strenna,» e ben fece, perchè se visse, la fama durò quanto una strenna. - Il che tanto più francamente è a dirsi, posciachè se il celare la verità nella storia, o l’alterarne i criteri con i giudizi è male, pessimo è poi per omaggio a casati ammannire una storia che di vero non ha che appena i nomi e le epoche. Il Renazzi con la sua strenna avrà benemeritato di casa Savoia, non già della italiana storia, e se quel libro fosse giunto a tanto da farsi conoscere, che avrebbero detto gli storici veri e coscienziosi leggendo di Vittorio Amedeo II la vita e la fine? Quando la verità veste il bruno, la si lascia, chè non è lecito vestirla in corsetto e guarnello perchè quasi procace forosetta civetti co’ grandi per guadagnar sorrisi al padre putativo. Il governo pontificio sia che il propaginatore della storia nel Renazzi volesse punito, o che un satellite in esso vedesse aggirantesi nell’orbita della sabauda monarchia, fatto è che preselo sotto vari titoli ad invigilare; ma le noie di tale vivere vennero al lodatore di casa Savoia allietate dalla croce dell’ordine Mauriziano. Quella croce parve lo spingesse a più magnanime cose, sì che arruollavasi nei pacifici e tanto comuni Comitati patriottici. - Morte crudelissima rapivagli intanto il principe Bonaparte, il quale del sommo affetto e della stima profonda che al Renazzi aveva professata, lasciogli prova splendidissima creandolo proprio erede assoluto ed universale. - H Renazzi entrò in possesso della eredità che sovranamente era ricchissima, ma poscia, per atto che parve di singolarissima generosità, ne fece rinunzia dichiarandosi semplicemente esecutore testamentario . - Fosse allora che qualche interno affanno lo cuocesse, o che smaniasse per ammirare e respirare la stupenda poesia dell’Oriente, nel dì 28 agosto del 1867 preso commiato dagli amici, detto addio a Roma, montò un vagone di ferrovia, e viaggiando Italia, Francia, Baviera, Austria, Ungheria, dal Danubio entrato nel Mar Nero, passò a Costantinopoli. Romeo del secolo XIX, dalle incantevoli rive del Bosforo passa a Smime, a Efeso, a Damasco, vede Sidone e Tiro, sale il Carmelo, visita Gerusalemme, adora il gran sepolcro, ed in ogni luogo descritto sul vangelo, dal melanconico lago di Genesareth ai boschetto degli ulivi, dalla vetta del Taborre al tetro bacino del Mar morto, dal Golgota a Betlem, da Gerico ai balzi di Moab, dapertutto sente aprirsigli l’anima a gioie incomprese, ad emozioni vivissime; i secoli gli sfilano dinnanzi; i potenti Faraoni quasi giganti di un mondo finito; gli Ebrei ora piagnucolosi sulle rovine del tempio, ed ora tristissimi che libertà pospongono all'''olla putrida'' d’Egitto; Geremia che plora, Ezecchiello che minaccia, Isaia che spera; Dario ed i Romani; Gesù dolcissimo che ammaestra, consola, risana; Tito che acquista nome di pio e clemente sovra<noinclude></noinclude> 7vlu38b9j3wfoiana5hey0tsob2rkzf Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/198 108 699681 3836226 2534815 2026-05-17T19:24:37Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/196]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/198]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534815 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|renazzi cav. emidio }}|riga=a}}</noinclude>i cadaveri di 60 mila giudei; i padri della Chiesa ed i cenobiti, gli eretici ed i vescovi nei Concili ecumenici, Maometto ed i greci imperatori, i Crociati ed il leone di san Marco, la Mezzaluna, la barbarie, il paradiso epicureo. - Sei mesi passò il Renazzi in Oriente, tutto vide, molto ammirò, poco descrisse; e le memorie del suo viaggio sotto il titolo modesto di giornale di un vagabondo, rimangono prive di storico interesse, non commuovono, e perdono fino dalle prime pagine quel carattere solenne che è diritto il chiedere a chiunque visita quei luoghi, e vuole della veduta lasciarne memoria. - Chi ha letto solo {{AutoreCitato|François-René de Chateaubriand|Chateaubriand}} o {{AutoreCitato|Alphonse de Lamartine|Lamartine}}, non può toccare il ''giornale di un vagabondo'', che ne ritrarrebbe sconforto grandissimo. - Il Renazzi è vero che scritte dì per dì quelle memorie che avranno il pregio della più granfio verità, e pubblicatene poche copie per gli amici non ebbe mai intendimento di fare un lavoro soggetto alla critica; ma il libro è stampato, e tutti potrebbero giudicarlo. - Lo scrivere non è la migliore impresa pel Renazzi; il pensiero gocciola quà e là a stento come per fatica stiacciato in un pressoio; lo stile tiene troppo del semplice , perchè confidenziale, casereccio, senza la proprietà della parola e quella leggiadria di forma che fa chiamare bel dire la più comune narrazione. - Nel 1868 ebbe una seconda croce, quella della Corona d’Italia: non crediamo però che gli sia stata elargita per i suoi meriti letterari. Il bello nelle lettere e nelle arti parve fosse dal Renazzi sentito nello accogliere in sua casa l’eletta di ogni ingegno, sì che nel 1869 e 1870 poteva dirsi che la di lui abitazione fosse una accademia, e fra letterati, scienziati ed artisti, bene accolti ed onorati erano in ispecial modo coloro che nei rivolgimenti d’Italia s’erano acquistati fama di patriottismo. - Nell’ottobre 1870 fece parte della prima commissione municipale, e nel 1871 eletto Consigliere, fu dal Consiglio con voto di alta estimazione messo nell’Assessorato, e creato supremo edile. Edile! nella Roma che doveva vestirsi a nuovo, perchè scoronata dalla signoria pontificia potesse mostrarsi al mondo ammiratore quale il secolo vuole le città terse e linde di ogni vecchiume, v’era da impensierirsi molto ma da gioire eziandio. Il buon Romeo nel suo cristiano pellegrinaggio in Terra Santa aveva potuto apprendere di molte cose, ed instituire dei raffronti fra nazione e nazione in ordine agli antichi e moderni monumenti, il cristiano principio dal pagano sceverare, lasciare od accrescere nelle chiese la superba poesia dei secoli,e gl’immensi ruderi dell’età della romana repubblica e dei Cesari scovrire se sepolti, riabbellire e rendere meglio imponenti se dissotterrati a gloria dei moderni rivendicatori dell’antica grandezza nelle pietre. Il Renazzi fornito peraltro di bella mente, ed il sentire avendo educato nei lunghi viaggi e nel conversare co’ più distinti personaggi, conobbe come agli anni che corrono più dell’antico, più di ciò che è bello e che si ammira, si cerchi con avidità il comodo, lo spazioso, il semplice. Il secolo è più prosaico, e lascia il {{Pt|pas-|}}<noinclude></noinclude> ft2q5srf556ebs1fnpysutmz0g9zqp3 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/199 108 699683 3836225 2534817 2026-05-17T19:24:35Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/197]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/199]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534817 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|renazzi cav. emidio }}|riga=a}}</noinclude>{{Pt|sato|passato}} per il presente, perchè la vita con i suoi bisogni, e le esigenze sue attira con sempre maggior forza mano mano che la civiltà rende difficoltoso il soddisfare le necessità naturali non che le fittizie. Ciascuno adesso, quale più quale meno preferisce la strada, la casa, la stanza vasta e baciata dal sole e dall’aria, a quei severi monumenti che sono miracoli di arte, servono a tutti di ammirazione, ai alcuno di uso e vantaggio. - Le basiliche, gli archi, le colonne sono mute di affetto dinnanzi allo stomaco vuoto. Una volta si costruivano que’ palazzi, e quei templi e quella selva di cattedrali che pareano Titani spingentisi verso il cielo, ma v’erano poi le vie oscure, tetre, tortuose, immagini del tempo, perchè in allora le città si compendiavano nella chiesa, nel palazzo, nella piazza, sembrando che si temesse il largo, quasi che le idee per allargarsi potessero trovare contrasto nelle mura fra le quali nascevano. Difetti e molti avrà pure il nostro tempo, però qualche cosa in più si fa per rendere meno disagiata la esistenza. Allora v’erano campanili che parea forassero le nuvole, ma non canali sotto terra per le acque, e per raccogliere e far trasportare lontano le immondezze: v’erano nei palazzi sale vaste quanto non potrebbero in oggi misurare le piazze, ma ripiene di cortigiani e valletti che attestavano la grandezza del signore, giammai i retti provvedimenti. Le meraviglie il secolo oggi le fa più per il traforo del Moncenisio che per la mole di san Pietro, per il canale di Suez anziché per l’Escuriale. Il Renazzi tutte siffatte cose sapeva, e nel proprio uffizio assai adoperossi perchè potessero ridursi in atto le idee tendenti al miglioramento nelle condizioni del vivere. - Ma ecco sorgere la idolatria archeologica, e dai ruderi colossali dell’anfiteatro Flavio fino ai più piccoli frammenti di colonne che si discovrivano ad ogni smoversi di terra l’amore all’antico si ridesta, si rinfiamma, e prima di ridurre Roma una città di comoda abitazione per i vivi, la si vuole un grande museo per gloria dei morti. - Da ogni punto d’Italia irrompono a torme a torme i novelli abitatori, e ciascheduno loda e celebra ed esalta il luogo lasciato; chi rimpiange le fabbriche di Torino, dove non si avvertono le abitazioni dei poveri relegati nelle soffiette; chi risogna la politezza di Milano, chi domanda le piazze fiorite di Firenze, e quale rammenta la ridente marina di Napoli, e per poco non si vorrebbe che Roma perchè capitale riunisse i ghiacciai del Moncenisio ed il cono fumante del Vesuvio. E fra l’universale gridìo, ecco lamentanze per il caro vivere e perchè le pigioni sono a prezzi di favola, e perchè mancano le case a seconda delle classi; posciachè Roma in passato le famiglie religiose albergando, ed i ricchi abitatori di oltr’alpe e di oltre mare accogliendo, siccome quelli che nel verno quivi accorrevano a godere il dolce clima ed a molto spendere, a tali costumanze di vita aveva provveduto, non già a quelle classi e di poveri impiegatelli che lo stipendio appena sfama nella mattinata, e di quelli tanti che entrarono nella capitale ricchi di sogni ma sprovvisti<noinclude></noinclude> 348pf8xe62ea281p2cmgrer2yp2s772 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/200 108 699684 3836224 2534818 2026-05-17T19:24:33Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/198]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/200]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534818 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|renazzi cav. emidio }}|riga=a}}</noinclude>di fortuna. Non fa dunque meraviglia se nei bisogni reali molto v’entrasse la esagerazione, che non v’ha peggior censore di chi nella penuria invidia il molto da altri posseduto, e si querela perchè soli il cielo e la terra gli prodighino letto e tetto, ma non gli uomini e meno ancora chi sta nell’alto della pubblica cosa. - Le comodità del,vivere certo tornano gradite a chi può goderle, ma balza nel mezzo una nuova quistione la economica. Per offerire belle piazze, e vie selciate, e fontane, e giardini, e candelabri, convien dar fondo ad ogni comunale risorsa; conviene poi far riversare sui cittadini le spese del fatto ed i guadagni degli speculatori, e stringere intorno ai contribuenti quella catena di tasse la quale peggio che Prometeo sul Caucaso li lega, sì che l’avvoltoio possa far l’ufficio suo divorando il cuore di ogni produzione mano mano che questo cresce. E da ciò querimonie in chi è ricco, e caritatevole trasmissione dei pesi su chi gli sta sotto; questi che trova scarso il salario mormora e ne domanda l’aumento, quindi ''sulle belle piazze e sulle vie bene selciate e fra i pubblici giardini ed alla luce dei molti candelabri'' si tengono le adunanze, e le domande si stabiliscono perchè il ventre non soffra quando l’occhio venne soddisfatto. Di queste e di altre penose condizioni conviene al certo tenerne memoria, quando il fatto ed il da farsi a considerare si venga in chi sta preposto alla edilizia. - Errore però gravissimo si fu quello di premettere il lusso al necessario, e molto consumare perchè si dicesse che Roma capitale nel pubblico vivere allo altre città non voleva rimanere seconda; e seconda non rimase poi alle città sorelle manco nel debito, senza che per questo il vivere privato delle classi media e bassa punto migliorasse. Il Renazzi non divise dapprima con gl’idolatri dei classici ruderi l’idea di rimetterli al sole fino all’ultima pietra, e molti studi e molta fatica consacrò a quella vece nella attuazione di un piano che gl’interessi edilizi ed economici della città conciliare potesse. - Esso forse saviamente pensò che siccome epoca per epoca nei suoi monumenti sta scritta la grande e veramente gloriosa vita di Roma, così che chiunque la visita vi legge la repubblica nei fori, l’impero nei teatri e nelle terme, il cristianesimo nei templi, si dovesse pure con nuovi monumenti mostrare la Roma dell’Italia, ma in fabbriche le quali segnassero il progresso economico a cui la città si giudicherebbe fosse chiamata. - E gittata l’idea di questo riordinamento materiale, ecco gl’ingegni partirsi in due campi, e ciascuno accesamente fare studi e progetti, quali per la redenzione degli storici ruderi, quali per la redenzione delle classi che infino ad oggi abitavano luoghi non propri a cittadini, che liberalissimamente vengono ammessi a godere le frequenti feste sulle piazze apprestate. - Aprire difatti l’animo a tanta giocondità, folleggiare per le vie quasi Saturno avesse ricondotto la età felice cantata da Virgilio, unirsi, mescolarsi, confondersi con coloro cui il sorriso è una abitudine del vivere, e poi rientrare in povere stanze aperte a tutte le ingiurie delle stagioni, doveva necessariamente condurre gl’infelici od alla tristezza nel confronto di<noinclude></noinclude> gn2ncx5zeiaej20jc0y1flg43vdev9q Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/201 108 699685 3836223 2534819 2026-05-17T19:24:31Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/199]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/201]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534819 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|renazzi cav. emidio }}|riga=a}}</noinclude>quanto mal gitto si fa del pubblico denaro con il poco che basterebbe a sopperire ai naturali e più urgenti bisogni, od alla spensieratezza. - Il cattivo alloggio influisce pur troppo gravemente sulla moralità di una popolazione: l’uomo, anche se laborioso, quando si riduce in casa, se questa è peggio che povera, triste e malsana, prova irresistibile il bisogno di divagarsi, di seppellire nel vino gli spiaceri che lo angustiano, dal vino nasce l’allettativa del giuoco, dal giuoco la rissa, e quindi quello sciagurato contingente alle carceri, dove si educa la mente ed il cuore al delitto. La donna prova pure irresistibile il bisogno di respirare un’aria più pura, ma il tempo che passa fuori delle pareti domestiche la rende disamorata della casa, nella educazione dei figliuoli negletta, inchinevole alla parola della seduzione, e zitella o maritata cade facilmente nella prostituzione. I figli fanno vita per le strade, e crescono oziosi e sviati da ogni principio di soggezione e di morale, oggi marmagliume brulicante sulle pubbliche vie, domani praticanti di delitti, massa sè movente che va quindi a colare negli spedali e nelle carceri. A chi stà alla direzione della pubblica cosa, cotesti fatti non possono sfuggire, ma con mente e cuore retto deve seriamente ponderarli per il provvedimento. - La casa è il tempio, dove si presta il culto alla virtù; dove i genitori, sacerdoti del dovere, formano i cittadini dell’avvenire, e, grama quelle società che le esteriori magnificenze prepone al favorire con ogni mezzo la buona educazione! Istruire è bene, la scuola materiale forma la mente, ma il cuore si apre ed assorbe i principi nella famiglia, e questi come il sangue per il corpo trasmette poi nella vita sociale. - Conviene adoperarsi perchè lo straniero visitando Roma contempli pure gli avanzi dell’antichità, ma perchè il monumento più bello della civiltà moderna esso ammiri e stimi «la famiglia onesta, e le carceri sparite». Nello estenderci in siffatte riflessioni di pubblico ordine, crediamo fermamente di avere interpretate le idee eziandio del Renazzi, il quale nel materiale riordinamento della città, ebbe in mira il fatto morale di migliorare il vivere stesso del cittadino a qualsiasi classe appartenga, fino all’infima. E se a ciò fosse riescito, o rannerbando il volere vi giungesse, è certo che ad opera oltre ogni dire bellissima legherebbe il suo nome, e senza il vanto puerile di ingingillarsi il petto in vita, e di assicurarsi appresso morte una epigrafe ed una statua, avrebbe nella propria coscienza la convinzione ed il compiacimento di essere stato fra i pochissimi, che la nuova vita politica di Roma volle, seppe e potè volgere a qualche cosa di seriamente vantaggioso. Di Emidio Renazzi assessore non puossi peraltro insino ad ora scrivere se non il concetto dell’avvenire, poichè poco havvi che entri noi novero dei fatti. Intenzioni belle e molte nel Renazzi convien riconoscere; idee inspirate al grande ed all’utile, per lo studio ch’esso fece dei bisogni della sua terra con tutto ciò che potè ammirare ed imparare peregrinando per l’Europa; il nome suo nel Municipio è promessa e pegno di bene. Che se anche il Renazzi cade nel culto alquanto {{Pt|esage-|}}<noinclude></noinclude> itbyjchkb133a027riveg1pgh863eny Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/202 108 699686 3836222 2534820 2026-05-17T19:24:29Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/200]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/202]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534820 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|renazzi cav. emidio }}|riga=a}}</noinclude>{{Pt|rato|esagerato}} per le antichità, e nella brama vivace troppo di rendere più bello il moderno, non vorremo muovergliene censura, poiché nell’ufficio suo diveniva impossibile l’una dall’altra cosa disgiungere, e per promuovere il benessere materiale offerendo buone abitazioni su vie spaziose, conveniva di necessità passare con rispetto dinnanzi ai monumenti, gli antichi preservando dalle ingiurie degli uomini e del tempo, i secondi di maggior decoro circondando. - Che se errore in ciò vi potè essere, e se strano parve che studio e denaro e tempo si gittasse senza soddisfacenti risultati per qualche grandioso progetto, fallito prima che attuato, vi stanno poi a compenso altre opere conunendevoli, delle quali non ultima merita ricordanza il Pincio. - Il Renazzi riconobbe che il Pincio di Roma poco lasciava invidiare alle più leggiadre località da esso visitate, poiché se altrove la vastità e la leggiadria possono opporsi a questo monte, esso qui elevasi bello ma di quel bello che attrae ed incanta, e lo rende uno dei punti più interessanti di Roma. Papa Pio VII, nello ritornarsene in Vaticano, dopo la prigionia e le somme ingiurie patite, nello affidare al celebre architetto {{Wl|Q959688|Valadier}} l’incarico di ridurre il Pincio ad ameno ritrovo e passeggio, certo non previde che prima dello spirare del secolo, sovra questo monte godrebbero dell’opera sua coloro che in ogni guisa si adoperarono per la caduta della temporale signoria dei Sommi Pontefici. È dal Pincio, dove la Roma antica, mitica, indefinibile ed indefinita vi si distende dinanzi come un fantasma di luce: il cumulo delle sue memorie, l’imponenza delle sue grandezze, si serrano e rammucchiano, sorgono, e mostrano venticinque secoli che pare l’un l’altro si guardino, quasi meravigliati della loro storia comune. - Il Renazzi riconobbe questa grandezza, e pensò a migliorarlo, ed a meglio renderlo caro per ogni ordine di cittadini e per ogni età. - Quando avrà compita l’opera nel piano regolatore, dal Pincio potrà il Renazzi contemplare il molto che ha fatto e ripetersi senza tema di smentita «ho amato Roma, e la ho con opera di buon cittadino onorata.» {{Rule|8em|000|h=1px}} {{Centrato|<small>Roma 1873. Tip. Caggiani, Santini e C.</small>}}<noinclude></noinclude> fwho5v83egaayj1ppzmcw7obx8k08ge Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Emidio Renazzi 0 699687 3836064 3675049 2026-05-17T19:14:30Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836064 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=13 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Emidio Renazzi|prec=../Camillo Ravioli|succ=../Pietro Rosa}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=193 to=202 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Renazzi, Emidio]] lyasskyyvwll2yu1ajsmezb1gpylsih Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/203 108 699688 3836221 2534826 2026-05-17T19:24:27Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/201]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/203]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534826 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|biografie dei consiglieri municipali di roma }}|riga=a}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|ROSA COMMEND. PIETRO}} {{Ct|f=1.1em|L=1.5px|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{capolettera|[[File:Capolettera G - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (crop).jpg|45px]]| |-35px}}li uomini che affaticano la mente e l’anima nel penetrare addendi tro dei secoli, ed iscrutando le storie, e ricercando le orme degli antichi padri, e le traccio gloriose degli eroi, e le prische reliquie delle opere grandi, tesori di memorie discoprono, che le virtù degli avi fanno manifeste nei prodigi dell’arte, nelle imprese della guerra, nella solenne maestà del foro, nelle magnificenze dei monumenti; gli uomini che conducono i presenti a rivivere coi trapassati per entro la lunghezza del tempo, là dove un giorno si videro valorose schiere di armati riportare i trofei delle illustri vittorie e gl’imperatori sotto gli archi trionfali trascorrere tra le plaudenti moltitudini, siccome vincitori del mondo, e i Bruti, i Gracchi, gli Scipioni, gli Orazi, i Metelli, i Gallieni, i Severi, e tutti i grandi romani stampare di se medesimi orme immortali; — gli uomini che le passate età risvegliando , le presentano innanzi agli sguardi e alla mente dei contemporanei, sono certamente degni di essere consegnati alla presente e posterà ricordanza, siccome benemeriti delle patrie glorie, delle avite grandezze, come uomini che illustrano sempre più la Nazione, e ai nepoti presenti e futuri dischiudono tutta la sublimità delle antiche memorie, che sono di guida dolcissima a conoscere le azioni grandi degli antenati nostri, e tutta disnudano nella sua vetusta nudità la Roma antica, la Roma maestra di civiltà e di progresso, e che un giorno a tutte le genti la sua forte dominazione estendeva. — Di un insigne cittadino, quale è il Comm. {{Wl|Q3904217|Pietro Rosa}}, è dato quindi alla nostra penna con alto soddisfacimento scrivere oggi la vita, siccome quegli che all’ingegno<noinclude></noinclude> ny447jsb47199855rtifnvmr2xw322u Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/204 108 699689 3836220 2534829 2026-05-17T19:24:25Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/202]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/204]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534829 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|rosa commend. pietro }}|riga=a}}</noinclude>felice, alle belle doti dell’animo, congiunse profondità di studi di archeologia, per i quali Roma e Italia devono sapergliene grado. — Nel 10 novembre 1810 sortiva egli i natali in Roma, e basta allo splendore della sua famiglia, accennare essere discendente da quell’illustre letterato, che fu {{Wl|Q359421|Salvator Rosa}}, il quale con la penna intinta nel nobile e acre inchiostro della satira, seppe, a dirla con Dante, pungere a guajo, e inalzarsi sopra la comune schiera del volgo. — La Nazione lo ha notato siccome una delle sue più belle glorio letterarie. — Luigi padre di Pietro fu uomo onestissimo e d’integro carattere, e il delicato ufficio sostenne di Ispettore generale della Tesoreria romana. — A lui piacque educare il proprio figlio in tutte quelle elette virtù, che conducono a comporre la mente ed il cuore dell’uomo. — E Pietro Rosa che sino da fanciullo dimostrò svegliatezza d’intelligenza, felicità d’ingegno, e volontà fortissima di apprendere, si diede a coltivare gli studi, e negli anni crescendo, sentì desiderio grandissimo di applicarsi alla ingegneria, ed ebbe sempre inclinazione ad imparare l’arte del disegno. — E in tali studi di fatti così progredì che meritò la lode dei più distinti maestri, e nell’{{Wl|Q338523|Accademia di S. Luca}}, dove ebbe a perfezionarsi nell’arte del disegno, stanno tuttora le molte sue opere e i suoi pregiati lavori, che messi al concorso, s’ebbero l’onore del premio. — E poichè bellissimo già suonava il suo nome, così a quell’insigne uomo che fu il {{Wl|Q1041712|Canina}}, fu grata cosa averlo al suo studio, e destinarlo quindi siccome suo ajutante nella trattazione degli affari presso la famiglia del Principe Borghese, la quale poscia apprezzando maggiormente le virtù del Rosa, lo eleggeva suo architetto, e direttore dei musei e delle gallorie, che tutte riordinò nelle più esatte collezioni, che divise per epoche. — E mentre a siffatte cure attendeva e nei prediletti studi si esercitava, salito al trono pontificale il papa Pio IX, che era salutato messia dell’Italia, volgendo l’anno 1847, propostasi l’istituzione della guardia civica, era il Rosa ad iniziativa del Principe Borghese incaricato della formazione del Battaglione di Guardia civica del rione Campo Marzio, che sulla piazza del popolo nel giorno 8 settembre di quello stesso anno faceva gli onori al papa Pio IX, che era fatto sogno alle più grandi dimostrazioni piene di affetto, perocchè le genti italiane lo riguardavano già siccome il vero sacerdote della Chiesa, e padre della patria, cui avrebbe apportato nazionalità e indipendenza. — Ma gli avvenimenti del 1848-49 portarono le più amare disillusioni, ed il Papato perdeva la divina aureola, che tutto lo irraggiava dopochè abbandonava la santa crociata, che aveva mossa alla liberazione d’Italia. E poichè il Rosa, alloraquando la Romana Repubblica alla difesa di Roma contro l’armata di Francia si preparò, fu incaricato di molti lavori di fortificazione, ebbe<noinclude></noinclude> flydyjmk7y28mpnczb8f1gcy2e7xcsn Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/205 108 699690 3836219 2534830 2026-05-17T19:24:23Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/203]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/205]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534830 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| rosa commend. pietro }}|riga=a}}</noinclude>principalissima cura affinchè gli oggetti d’arte non subissero danneggiamenti, o a lui fu dovuta la conservazione dei medesimi, nel mentre che ad un tempo combatteva con le armi sulle mura di Roma. — Caduta però la Repubblica, e restauratosi il papale governo, separavasi il Rosa dalla famiglia Borghese, chè il Principe essendo di principi chiesastici non potevano quindi con quelli di lui conciliare. — E pertanto tutti quelli che avevano prese le anni a difesa della Republica colpiti essendo dalla cosidetta Censura pontificia e trovandosi il Rosa nel numero di cotestoro stimò prudente cosa allontanarsi da Roma, ritirandosi in una vigna posta in sulla Via Appia poco lungi dalla basilica di s. Sebastiano. — In questo deserto popolato dalle più sacre memorie degli antichi eroi, ebbe cominciamento la vita archeologica del Rosa, chè col metro alla mano e facendo nota di ogni cosa si diè a percorrere tutto il tratto della Via Appia fra Roma ed Albano rilevandone un’accurata pianta, guidato dalle auguste ombre dei Geta, dei Metelli, dei Camilli, degli Scipioni, dai quali sperava trattamento assai migliore di quello che poco cavallerescamente ricevuto avea dal pronipote di Paolo V. — Ecco infatti in men che non si dica tutte le tombe degli antichi romani riprendere il loro posto ed il loro nome e presentarsi siccome un vero museo storico-archeologico siccome la più grande delle necropoli. — Questi studi essendo stati di subito pubblicati negli annali dell’istituto di corrispondenza Archeologico Prussiano, che ne pone in chiaro la somma importanza, costrinsero il governo papale ad uscir fuori dell’abituale indifferentismo, e degli studi medesimi impossessandosi diede principio allo scoprimento di questa regina delle vie antiche, tenendo il Rosa lontano da qualunque direzione, mentre a lui era dovuta la faticosa ricerca, che a tali risultati condussero. — A tal modo di procedere non ristette il giovane archeologo, che anzi con più forte lena e coraggio estese i suoi studi e le sue ricerche nella periferia del monte Albano, e primo fra tutti sottopose alle sue investigazioni l’Albano di Pompeo indi dei Cesari, grandissima e maestosa villa alla sinistra della via Appia, i di cui superbi avanzi fanno ognora palese quanta era la potenza e la ricchezza del suo signore. — L’insieme tutto del palazzo, il grande peristilio, i portici, le ajc, le stalle, le abitazioni degli schiavi, gli orti, il pendio propriamente detto, e le altre cose tutte che formavano la delizia ed agiatezza della vita romana vennero dal Rosa mirabilmente riconosciute e distinte od insieme collegato da {{Pt|corrispon-|}}<noinclude></noinclude> fiikbtnv94437rvx2m87g93p4iq1btc Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/206 108 699691 3836218 2534832 2026-05-17T19:24:21Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/204]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/206]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534832 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|rosa commend. pietro }}|riga=a}}</noinclude>{{Pt|dere|corrispondere}} perfettamente alle descrizioni, che di tali ville a noi tramandarono e Varrone e {{AutoreCitato|Lucio Giunio Moderato Columella|Columella}} ed altri scrittori. — A questo fece seguito il rilevamento della {{Wl|Q4012729|Villa di Domiziano}} sul bordo del cratere Albano risultante dall’assieme delle ville di Pompeo o di Clodio, ove il lussureggiante Augusto amò stabilir la sua dimora erigendovi un nuovo palazzo, terme sontuose, un anfiteatro, ed in fine un vasto campo trincerato per i soldati pretoriani addetti alla custodia della sua persona, che continuò ad esistere fino allo scioglimento di quella milizia avvenuto per fatto di Costantino. — Nè passarono inosservati al valente scrutatore i vari ninfei, che circondano le sponde del lago Albano, nelle di cui nicchie le ninfe ripresero la custodia delle acque, nè il tempio di Giove Laziale sul monte Cavo, e l’asilo di Diana nel bosco Nemorense, al quale nuovamente può discendersi per il tanto cantato clivo d’Ippolito Virbio. In una splendida memoria pubblicata dal Monitore Universale, il chiarissimo Des Jardin scrivendo del Rosa, le preclare virtù con le più elette ed ornate parole ne descrive, ed enumera con lode bellissima i discoprimenti fatti da lui delle prische opere romane. — Le ali infaticate del genio e la paziente esercitazione dell’arte traggono il Rosa ad inoltrarsi semprepiù nelle occulte ricerche delle antiche memorie, che ad ogni piè sospinto vengon coronate da splendidi risultamenti. — Fu allora che egli si accinse ad imprendere quel lavoro che dir si puote unico e mondiale, quale è la grande carta fisico-archeologica del territorio Laziale. Esso volle rilevare e delineare una carta, che servir potesse di sicura guida a tutti coloro, che per diletto o per istudio vanno in traccia di tutte quelle antiche vestigia esistenti nella romana campagna, e poiché ebbe visto col progredir de’ suoi studi l’insufficienza di tutte le carte fino allora a tale scopo scientifico pubblicate per la mancanza di conoscenza della fisica configurazione del suolo romano, ponendo da un lato tutti i lavori che da altri erano stati eseguiti e solo allo studio degli antichi classici affidandosi, ed alle iscrizioni tutte che potevano dargli sicuro indizio dei luoghi si pose ad esplorare la campagna rintracciando le antiche vie, che lo conducevano a scoprire ville e città e monumenti, quali seppe distinguere e classificare con maravigliosa maestria. — E poiché per i duplici risultati ottenuti «on la carta fisico archeologica della campagna romana, ne risultò una più chiara luce sulla interpretazione dei classici, venendosi a restituire quell’autorità, che per certi sistemi era stata allontanata, così il Rosa, onde consolidarla e giustificarla, aprì un corso di pubbliche passeggiate sopra i luoghi stessi,<noinclude></noinclude> ntqgdh25s6gqf081f5tuph7ef9924ww Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/207 108 699692 3836217 3572806 2026-05-17T19:24:19Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/205]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/207]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3572806 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| rosa commend. pietro }}|riga=a}}</noinclude>ed invitò quivi a libera discussione gli uomini della scienza. — La esattezza degli storici e dei classici ha egli dimostrata intorno alle battaglie avvenute sulla sinistra del Tevere lungo la via Salaria da Roma all’agro Crastumino ed Eretum, perocché lo prova la configurazione del suolo, ed ispecialmente del luogo in cui avvenne la terribile battaglia dell’Allia, ove pur si rilevano gl’impedimenti tutti, per i quali fu impossibile all’esercito romano ritirarsi su Roma. — È dalle investigazioni del Rosa la scoperta della via, che da Roma conduce a Vej, della posizione di Collatia, dell’estensione del lago Regillo, della postura del Corbium, per cui procederono le marcie degli eserciti romani e delle armate nemiche comandate da Annibale. — È dagli studi, è dallo scrutare incessante del Rosa, la scoperta di tutta la rete delle vie, che nel Lazio dovevano trovarsi, o svilupparsi fra la via Collatina ed Ostiense. — Nè lasceremo al certo qui inosservata trascorrere la scoperta che il Rosa fece della postura della villa di Orazio sul monte Lucretile nel territorio di Roccagiovine presso il rivo Digenzia, scoperta che riportando il plauso del mondo scientifico venne a cura degli editori Fermin Didot di Parigi pubblicata, non che il discoprimento delle due basiliche della prima èra cristiana di S. Stefano e S. Alessandro, che additando la semplicità della vera religione di Cristo vennero dal fanatismo clericale sottratte alla vista del curioso ed allo studio dei dotti. E poiché la di lui opera utilissima ogni di piò andavasi rivelando nella scoperta di nuove cose, con ammirazione di tutti gli scienziati italiani e stranieri, così i dotti di Francia eccitarono Napoleone, perchè dei lavori del Rosa si intraprendesse uua regolare pubblicazione, epperò a lui facevasene proposta per mezzo dell’ambasciata francese, e del chiarissimo Des Verges dichiarandosi che la pubblicazione stessa sarebbe stata eseguita a spese della Francia, appoggiandola alla spedizione di Roma, allo scopo non solo di portar giovamento alla scienza ma di porsi nella perfetta conoscenza del paese, che occupava. — Ma il patriottismo del Rosa nobilmente respingeva le larghe e dignitose proposte, chè non voleva la sua opera associata a quella spedizione, contro la quale aveva combattuto ed esposta la vita. — E fu rispettato il delicato sentimento del Rosa e fatto onore al suo principio. L’imperatore Napoleone pertanto, ad attestare la grande estimazione in che aveva il Rosa, lo pregava perchè insieme ad altri uomini della scienza, avesse preso parte in tutti quei lavori topografici, che riteneva necessari ai suoi studi intorno la vita di Giulio Cesare, che in mezzo alle cure dell’impero scriveva. — Ed il Rosa il compiacque, e dei suoi pregiati lavori fu fatta onorata esposizione nella pubblicazione di quella vita. — Volgeva l’anno 1861, e mutatosi l’indirizzo politico della Francia,<noinclude></noinclude> ptedlczhbuu1qmu325j63tyu408ay7z Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/208 108 699693 3836216 2534837 2026-05-17T19:24:17Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/206]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/208]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534837 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|rosa commend. pietro }}|riga=a}}</noinclude>e l’imperatore Napoleone fatto acquisto degli {{Wl|Q49536186|orti Farnesi}}, volle affidata al Rosa la cura dello scuoprimento di quegli avanzi gloriosi. — E come tale incarico, che accettava nello interesse della scienza, e ad onore del proprio paese, abbia egli adempiuto, non v’ha d’uopo che sia iu questa biografica memoria sviluppato, imperocchè qualunque italiano, o straniero convenga in Roma, con il più solenne commovimento dell’anima egli si reca a visitare quelle escavazioni, che per opera del Rosa, hanno discoperto monumenti e memorie, tanto che non più nella presente età, ma par di trovarsi ne’remoti secoli e vivere con gli antichi di Roma. — E di vero agli studiosi della romana istoria, agli uomini cui diletta nelle antiche memorie con fascino irresistibile inabissare la loro mente, e la vita dell’oggi trasformare in quella dei secoli, che sovra la perpetua ruota del tempo trapassarono; coloro che vogliono sul suolo eterno di Roma veder redivivere Cicerone e udirne la faconda e sovrumana parola, queglino che anelano tutti vedere i grandi romani che e nell’ingegno si distinsero, e nell’opere della guerra, tengan dietro ai discoprimenti antichi operati dal Rosa, ed il miracolo più grande, che nei nostri tempi compievasi, apparirà ai loro sguardi — il diseppellimento dalla nera e muta oblivione dei secoli che s’inseguono, e la risurrezione della vita antica. — Scendano nei sotterranei, percorrino le ampie contrade, s’arrestino dinanzi a monumenti, interroghino le ceneri, leggano gli sculti caratteri, fissino le ritrovate immagini, meditino sulle auguste sebbene corrose sembianze, tutto tutto osservino il suolo romano ove passò la mente e la mano discovritrice del Rosa, e la Roma guerriera, la Roma legislativa, la Roma maestra di civiltà e di sapienza, la Roma dominatrice del mondo si mostra in tutta la sua prisca bellezza, in tutta la sua vetusta grandezza, e i nostri padri si affacciano dalla eternità e con loro parliamo un linguaggio, che discorre nell’anima, e tutti i grandi antichi che nella città eterna vissero e morirono noi salutiamo con venerazione solenne, e da quelle memorie si solleva una fede santissima che Roma sarà perpetuamente serbata a grandi destini, e che da Roma soltanto sarà per sorgere la luce della felicità alla nazione. — Il 20 Settembre 1870 segnava la redenzione di Roma. Soppresso il Commissariato delle antichità venne istituita la R. sopraintendenza agli scavi e monumenti a seconda delle altre provincie d’Italia, non comportando il nuovo regime che le glorie avite dei padri nostri, le quali c’insegnarono la via del progresso e della libertà, restassero più a lungo sepolte nella oblivione e nell’abbandono, siccome le tenne sempre il teocratico dominio. All’onore di tal carica venne il Rosa prescelto e con quanto impegno con quanta virtù di sapere lo scopo ne raggiunse parlano aperto agli occhi<noinclude></noinclude> e7x4gwmfy5reqrb3mos2e72xdsunbe7 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/209 108 699694 3836215 2534841 2026-05-17T19:24:15Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/207]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/209]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534841 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| rosa commend. pietro }}|riga=a}}</noinclude>dell’intelligente visitatore i nuovi scavi, che sotto la sna valente direzione si eseguiscono nel Foro Romano, nel Palatino, Ostia, Villa Adriana e nel restante tutto della provincia nostra, i quali spaziando nella grandezza dell’arte si riposano in bene ordinati monumenti. — E ben dice il {{Wl|Q2745819|Des Jardin}}: «''chi v’ha che non s’interessi di Virgilio, di Tito Livio, di Lucano? — chi si rimarrà freddo alla sola vista del Tevere? Chi udendo i nomi di Cecilia Metella, Scipione, Ortensio, Catone non gusterà lo spirito elegante di Orazio, di quel poeta il meno invecchiato dopo che Omero si addormentò sulle rive dello Jonio? — Bisogna avere il culto di questi ricordi per comprendere Boma, e specialmente le mine delle sue campagne, bisogna amare Lucano, Dionisio e Tacito e Cincinnato come li ama teneramente il Rosa''.» — E fu al fonte di questi autori che il Rosa bevendo la scienza delle cose antiche, lo prese amore fortissimo di trarre sua vita nelle segrete ricerche per istrappare alla notte del tempo le età, che dormivano il sonno dell’oblio, epperò non cura disagi, e a tutti gli elementi par mandi una sfida, dappoichè agli ardentissimi raggi del sole, al furiare delle tempeste, alla crudezza del verno resiste, e procede innanzi come un nume creatore di un mondo. — Onde a ragione esclama il Des Jardin: «''È bello di vederlo percorrere i campi, che ora gli sono famigliari, con la carta ed il suo metro alla mano, lo sguardo fisso al suolo, la fronte bruna — egli è il vero geografo''.» —Ed aggiunge: «''Pietro Rosa da un pavimento di una strada sà trarre il partito di ritrovare quindi una città, ma bisogna possedere la sua riflessione per giungere ad una tale scoperta, sono veramente le strade che gli indicano il movimento politico e commerciale. A questo primo dato stabilito con l’esame del suolo vi si aggiunge l’altro scientifico, che viene a corroborare il primo ottenuto dalla costituzione fisica e geologica del suolo, il sollevamento vulcanico, formando dei colli e delle valli, ci mostra il punto centrale della difesa delle città e della probabile loro estensione. — Nessuno prima di Rosa aveva riflettuto a queste verità fondamentali, che formando uh sol corpo di dottrina geografica hanno acquistato per l’applicazione il valore di un metodo. — Grazie a ciò e per questi principi fedelmente eseguiti dall’infaticabile esploratore, ogni città venne ritrovata c posta sulla carta con il suo relativo territorio, le sue strade, che legano le città vicine, i suoi acquedotti; vengono in somma à rivivere tutte con le loro abitudini ed i loro usi poco cambiati dall’epoca primitiva di Roma''.» — Ed il Rosa in mezzo alle cure gravissime degli studi, delle ricerche, delle faticose escursioni, vedeva pur crescere a suo conforto dolcissimo una cara famiglia, perocchè sebbene nell’anno 1859 perdesse la consorte dilettissima {{Pt|Teo-|}}<noinclude></noinclude> pyuffqiaa8fenhd1u69oo62sqn674cy Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/210 108 699695 3836214 3495528 2026-05-17T19:24:13Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/208]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/210]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3495528 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|rosa commend. pietro }}|riga=a}}</noinclude>{{Pt|dosia,|Teodosia,}} che fa donna virtuosa e gentile, questa lo lasciò padre di tre amatissimi figli, il primo dei quali è Rosalbo, l’altro Salvatore, cui il nome dell’avo illustre degnamente s’impose, e l’ultimo Vittoria, e tutti intorno al genitore sono elettissimi fiori, che la di lui vita allietano, dappoiché alla compitezza di una elettissima educazione congiungono tutte le più belle qualità della mente e del cuore. — Quanta fosse la stima ed onoranza, che appresso i suoi concittadini si acquistò, ben lo prova la sua elezione a Consigliere Comunale primo fra tutti e con ragguardevolissima maggioranza di voti portato a sedere in Campidoglio. Ad una vita intera spesa a profitto della scienza non poteva per fermo essere immanchevole il plauso generale degli uomini dotti delle estere nazioni, che chiamarono il Rosa a far parte dei consessi delle loro accademie ed instituti scientifici, ed i sovrani tutti di ogni nazione gareggiarono nel decorare quel petto quanto onorato altrettanto modesto di molteplici e distintissime cavalleresche onorificenze, prove irrefragabili del merito grandissimo raccolto nel dominio della scienza archeologica. Venne quindi onorato dell’alto seggio nel Senato del Regno, ed ormai è stabilito il piedestallo di sua fama illustre, nè la penna del biografo potrebbe altro aggiungere se non che far voto perchè siffatti cittadini nella vita lunghissima abbiano a coronare la loro opera col trasfondere in altrui la loro operosità, la loro altissima intelligenza, un raggio immortale della loro sapienza. — {{Rule|14em|000|h=1px}}<noinclude>{{PieDiPagina|<small>Tip. Tiberina Piazza Borghese.</small>||<small>Riccardo Fait — Editore</small>}}</noinclude> sa2ymfpjqymd75yl47as7qhqgvl2ong Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Pietro Rosa 0 699696 3836065 3675087 2026-05-17T19:14:32Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836065 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=13 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Pietro Rosa|prec=../Emidio Renazzi|succ=../Emanuele Ruspoli}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=203 to=210 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Rosa, Pietro]] tq8etfn33sogo5nms6dqnlshisfoogf Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/211 108 699699 3836213 2534851 2026-05-17T19:24:11Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/209]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/211]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534851 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri comunali di roma }}|riga=a}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|D. EMANUELE DEI PRINCIPI RUSPOLI}} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}} }} {{capolettera|[[file:Capolettera U - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 209 crop).jpg|50px|U]]| |-30px}}na delle più illustri famiglie che brillano nella romana aristocrazia è quella dei Principi Ruspoli. - Tradizioni chiarissime, genealogia, censo, tutto concorre a renderla fra le meglio distinte. Ed a questa appartiene Don Emanuele, attuale Consigliere Comunale. - Non faremo per esso eccezione al sistema propostoci di scrivere poco della famiglia, per trattare dell’individuo, chè la gloria del casato per noi non dà splendore alla persona, come la modesta origine non porta ad essa umiliazione. {{Wl|Q3723992|Don Emanuele dei Principi Ruspoli}} nacque in Roma nel dicembre 1837. - Il padre suo Bartolomeo, siccome uomo di bella mente e di alti sensi fornito, ebbe onori e cariche sotto al pontificato di Gregorio XVI, e questo ebbe a vedersi non solo continuato ma accresciuto quando fatto Papa Mastai-Ferretti con il nome di Pio IX, ai primi moti della rivoluzione cedendo nello intendimento di assecondare i desideri che i popoli siccome stretti bisogni addimostravano, determinossi a secolarizzare in gran parte il proprio governo, quasi che la veste e non l’uomo importasse cambiare nella pubblica amministrazione. Egli è errore sempre stato quello di considerare gli uomini nell’abito e non nella natura, e così avvenne che si applaudirono individui perchè schiericarono, quantunque nella mente e nel cuore fermi alle abitudini delle primitive credenze in loro connaturalizzate; si applaudirono individui che disertarono ora bandiere ed ora uffici, ma con coscienza sì vaga e con iscopi tali d’interesse da renderli prontissimi a qualunque nuova mutazione; si applaudirono individui che cambiato il collare della<noinclude></noinclude> tsvtsyz2nv5wnmfjqcq5t8byt6dtmlr Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/212 108 699701 3836212 2866241 2026-05-17T19:24:09Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/210]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/212]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2866241 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| d. emanuele dei principi ruspoli }}|riga=a}}</noinclude>toga sentenziarono in obbedienza all’armonia del novello ordinamento, chiamandosi integerrimi e giusti siccome si erano vantati sotto agli altri regimi, pronti a tradire, oggi siccome ieri gli altri tradirono: di questi e simili fatti è ripiena la storia degli ultimi politici rivolgimenti, storia non nuova però, ch’ella è vecchia quanto vecchio è l’egoismo, l’interesse, il calcolo sul proprio bene, non già sul generale principio della morale assoluta. - Ma a che fare quistione di ciò? Vano sarebbe il voler scrivere in sul serio: il mondo va preso come da secoli tanti corre: l’individuo vede secondo il colore della lente chi gli sta davanti agli occhi, e la società stima od avversa secondo la fortuna che ad uno sorride. - Questa agglomerazione di esseri che per istolta pretesa chiamasi società, non è elio un composito di antitesi: conviene guardarla sempre con il cannocchiale a rovescio, chè gramo chi volendo fare il serio la esaminasse con lenti di giusta portata, e peggio se si lasciasse cogliere dal capriccio di osservarla come fa il microscopista coi corpi atomizzabili. Lasciamo le riflessioni, e ritorniamo al Ruspoli. - Bartolomeo padre di Emanuele non fu uomo che il vivere misurasse dalle accidentalità di una posizione, chè quando intese nell’anima una voce più forte che quella della grandezza dello stato esterno materiale, rinunziato il quieto e lieto vivere, volte le spalle a ciò che di più caro aveva, valichi monti e fiumi, gittossi in campo a combattere i tedeschi ch’erano ricalati per riconquistare le provincie della Lombardia e della Venezia, di dove audacissima la rivoluzione del marzo 1848 aveali cacciati. Le cose però non volgeano a bene, e se facile fu l’accompagnare gli austriaci capitani con loro truppe all’Isonzo, non così fu facile il tenerneli; chè al volgere del terzo mese molti luoghi aveano ripresi, e già assediavano il monte Berico per guadagnarne le alture, e di là grandinare sulla sottoposta Vicenza le pagine ardenti della voluta capitolazione. - Una battaglia vivissima e feroce difatti colà si accese; non ardimento e valore nei manipoli italiani, non disciplina ed abnegazione nelle schiere tedesche mancarono; rintronarono per lunghissima ora i monti per il fulminare delle artiglierie, rosseggiarono per larghissimo spazio le erbe dei prati e dei campi che fanno tappeto alla bella patria del Palladio; finalmente il tricolore dovette piegarsi dinnanzi all’aquila, e convenne trattare della resa. Bartolomeo dei Principi Ruspoli aveva combattuto con cuore e da semplice soldato, pure abbenchè schivo di gradi o missioni venne a somma istanza dei propri commilitoni delegato a trattare la resa della città di Vicenza con il generale austriaco D’Aspre. - E dopo quel triste giorno ritornossene a Roma, dove tenne il comando del battaglione Universitario che tanta ed ardita e gloriosa parte ebbe nello difendere la città romulea contro le invasioni degli alleati. - Finita la guerra, vide il Bartolomeo Ruspoli ogni suo impiego occupato; nè di ciò rammaricossi, nè della popolarità che altissima godeva abusossene un istante, chè anzi parecchie volte dal Pontefice pregato a farsi paciere con i Borghigiani, esso, che per i fatti compiuti<noinclude></noinclude> gchi30b1eazzhhxlsd9xuh5m4u4h9c5 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/213 108 699702 3836211 2534857 2026-05-17T19:24:07Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/211]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/213]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534857 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| d. emanuele dei principi ruspoli }}|riga=a}}</noinclude>era festeggiatissimo ed altamente stimato, recossi a lieta ventura il farlo, e spesso fu contento di avere raggiunto lo scopo che ogni buono cittadino può desiderare - l’ordine senza il disordine. A questa scuola nobilissima veniva educato Don Emanuele dei Principi Ruspoli, mentre istruivasi nella Romana Università, e laureavasi nel 1S56. - Nel 1859 emigrava in Piemonte, arruolandosi semplice cannoniere nell’esercito che protetto dai Galli passava il Ticino e conquistava la Lombardia. Nel 1861 era di già capitano nel 9° reggimento di artiglieria, stimato perchè intelligente nell’arma e coraggioso sul campo. - Poco tempo dopo svestì la divisa militare e sposossi alla principessa Conacchi Vagorites Rumena, donna per virtù e per sapere distintissima. - Ebbe da essa cinque figli, ma nel 1870 dovette piangerne l’amarissima perdita. Nel 1866 era stato aiutante di campo del principe di Carignano, e ne lasciò il posto nel 1868 rinunziando al soldo che gli avrebbe spettato. Nel 1867 inviò lire mille al Comitato per l’insurrezione romana; ma Roma esso non rivide che pochi giorni dopo il 20 settembre 1870, e fu tosto chiamato a far parte della Giunta di Governo. Propugnò calorosamente il diritto degli abitanti della città Leonina perchè entrassero nella famiglia italiana, e protestò, dichiarandosi pronto a dimettersi, ove il gabinetto di Firenze avesse persistito a sostenere la divisione della città per la pontificale supremazia e riconoscimento di una temporale potestà. - Nelle elezioni amministrative riuscì Consigliere, e nelle politiche Deputato di Fabriano, che prescelse sopra un collegio di Roma che lo aveva portato. - Nel Parlamento fu assiduo, spesso parlò felice, ed avrebbe lasciato il suo nome legato alla storia parlamentare con la solenne invettiva dei pretoriani slanciata sotto al ministero Lanza, se più frettoloso che sollecito non avesse nel dì seguente con il fatto smentita la parola pronunziata. Nel Consiglio Comunale, governando il Grispigni, l’Emanuole Ruspoli fu di coloro che non gli lasciarono requie; lo si disse oppositore sistematico, ma esso aveva piuttosto l’intelligenza e la coscienza che gli chiarivano come con un mezzo uomo fosse impossibile portar vantaggio vero alla città, e ristorare le finanze mentre trasformavasi Roma, e raffermare le istituzioni, quando da chi sta in carica o per insipienza o per imprudente condotta si lasciano dagli arbitri infermare, e dai cittadini cadere in discredito. - Certo fu strano in prima, ma sciaguratamente doloroso poscia, il vedere la città detta in redenzione, fatta palestra di alti pugillatori e di bassi giocolieri, e quale dell’altro più audace o più fortunato sovraimporsi, ed il libito far licito, e tenere ad ultimo pensiero il pubblico bene, insino a che, non dai più elevati reggitori politici, nè dai troppo compiacenti o servi amministrati ponendosi rimedio, vennero in siffatta rotta le pubbliche cose da far dimenticare in Roma e le stoltizie dell’antico consolato e le lusinghe fittizie dei moderni restauratori. Il Ruspoli in questo mentre attendeva a due fatti che non poterono svolgersi<noinclude></noinclude> 14ofviixnqgw4h7q72nhbmfhn8m3hx0 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/214 108 699704 3836210 2534859 2026-05-17T19:24:05Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/212]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/214]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2534859 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| d. emanuele dei principi ruspoli }}|riga=a}}</noinclude>fino a che le sedie curuli del Campidoglio non tennero altrimenti occupate. - Appresso alla morte del Lipari, venne il Ruspoli nominato Generale della Guardia Nazionale in Roma: corpo di lontana speranza ma di presente irrisione, male corrispondendo nella dipendenza dagli uffici di Prefettura e di Questura, e con il ridicolo armamento ai bisogni del tempo ed alla serietà che si pretenderebbe annessa alla istituzione. - Riescirà il Ruspoli a fare per la Guardia Nazionale qualche cosa di vantaggioso? Anche se sì, ciò riguarderà sempre il Generale più che il Consigliere. Un còmpito altissimo ha piuttosto il Ruspoli dinnanzi. - Chiunque meglio dalla sorte abbia sortito talento e buon cuore, vedesi circondato e stretto da bisogni sommi, da idee bollenti, da esigenze che i tempi ed i modi del vivere giustificano. - E chi porta un nome che è pegno di operosità per le tradizioni, e promettitore di fatti che s’accordino con l’epoca, questi anche se trovasi a disagio ha più stretto il dovere di procurare il bene, chè il bene è ancora desiderio, non potendosi chiamar bene le parvenze con che si vanno coprendo i molti difetti delle istituzioni. - Beneficenza, istruzione, lavoro, ecco la triade di quel risorgimento morale ed economico intorno al quale deve lavorare il Ruspoli, se vuole realmente che il nome nobilissimo della famiglia venga con plauso salutato da chiunque la grandezza del nome misura dalle azioni. {{Rule|18em|000|h=1px}} {{Centrato|<small>Roma 1873. Tip. Cuggiani, Santini e C.</small>}}<noinclude></noinclude> s9jkdpdrmt5ubxk9yn6k0lzo2gkjyy7 Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Emanuele Ruspoli 0 699705 3836066 3675048 2026-05-17T19:14:35Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836066 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=13 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Emanuele Ruspoli|prec=../Pietro Rosa|succ=../Odoardo Sansoni}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=211 to=214 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Ruspoli, Emanuele]] 75g2orus2blqcc1xakezfw5cih4o670 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/223 108 699706 3836200 3371444 2026-05-17T19:23:46Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/221]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/223]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3371444 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione||{{Sc|biografie dei consiglieri municipali di roma}}|riga=x}}</noinclude>{{nop}} {{ct|f=1.8em|SELLA CAV. QUINTINO}} {{ct|f=1.1em|L=1.3px|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{capolettera|[[file:È capolettera - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 147 crop).jpg|48px|È]]| |-40px}} negl’istinti nobilissimi della umana natura, è nei più cari e gentili desiderî dell’uomo virtuoso, è, dice il {{AutoreCitato|Niccolò Machiavelli|Macchiavelli}}, tra le più elette ambizioni dei sapienti cittadini, tra i voti più diletti del cuore — il perpetuare la memoria di se medesimi e degli antenati, e siccome fiore non mai perituro coltivarne nel mezzo dei secoli la eterna fragranza. — E per vero se v’ha premio condegno alle opere illustri, al distinto sapere, alla insigne dottrina, è appunto quello di consegnare gli uomini, che ne sono adornati, al volume della istoria, e registrarne il nome in pagina d’onore a perpetuità di ricordo appresso ai contemporanei ed ai posteri, ed a luce d’esempio. — E sebbene di siffatto onore sia meritevole anco il cittadino, che alcuna pubblica dignità sostenendo, di modeste virtù risplende, chè basti dalla di lui opera apprendersi l’intendimento di rendersi più che a se stesso, utile alla città, alla famiglia, alla patria, pure è debito dello scrittore segnalare sopratutto alla pubblica e privata onoranza quei cittadini, che non solo per i pregi della mente e del cuore si mostrano eccellenti, ma che già benemeritarono del proprio paese per avere anco adempiuto a uffici supremi di stato con quella sapienza morale, civile e politica, che crea i buoni ordinamenti, e avvia a felicità la nazione. — E poichè ci proponemmo in queste nostre pubblicazioni scolpire con la penna del biografo, in mezzo alla eterna luce di Roma, tra i gloriosi splendori d’Italia, i nomi di benemeriti cittadini, e consegnarli così al ricordo della nostra e ventura età, ci è perciò oggi gratissima cosa ragionare la splendida vita di quell’uomo insigne, di quell’illustre cittadino, che è {{AutoreCitato|Quintino Sella|Quintino Sella}}. —<noinclude></noinclude> 4fjhk5hczg7g7c3bpa3w9v9tavkpnb3 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/231 108 699707 3836191 2536032 2026-05-17T19:23:30Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/229]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/231]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2536032 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|biografie dei consiglieri municipali di roma}}|riga=x}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|DUCA SFORZA CESARINI D. FRANCESCO}} {{Ct|f=1.08em|L=1.5px|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{capolettera|[[File:Capolettera N - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 317 crop).jpg|45px|N]]| |-42px}}arrano le storie che un Attendolo ingaggiato soldato al servizio di Filippo Maria Visconti nel 1533 tali prodigi di valore operasse, che di subito si meritò esser distinto col nome di Sforza. — Da costui discesero nepoti non degeneri, perocchè vanno celebrati per opere d’ingegno e di guerra, e si racconta di un {{Wl|Q310536|Francesco Sforza}}, cui il Re Ladislao diè sette-castelli del patrimonio di S. Pietro, e lo fè connestabile del Regno, e di altri, che tenner le signorie in diverse castella e città d’Italia, e il prestigio del nome e le virtù guerresche conservarono. Le glorie degli avi sono raggi ardentissimi di luce immortale, che scendon sul capo dei posteri figli e a grandi cose il loro animo accendono, e non che agguagliare a superare lo splendore degli antenati son loro di sprone. E noi del Duca D. {{Wl|Q3750659|Francesco Sforza Cesarini}} discorrendo brevemente la vita, vedremo di leggieri come egli sia degno del glorioso stipite degli Sforza, imperocchè s’argomenti dalle di lui opere, tuttochè giovane ancora degli anni, quanta speranza in lui confidi la patria. In Genzano, provincia romana, nasceva esso nel 16 novembre 1840 dal {{Wl|Q5192864|Duca Lorenzo}} e Donna {{Wl|Q5045219|Carolina Shirley}} dei Conti Ferrers, e tennelo al fonte del battesimo {{Wl|Q352200|Carlo Ludovico di Borbone}} allora Duca di Lucca, il quale alla famiglia Sforza legavano antichi rapporti di amicizia. Insino dall’infanzia mostrò vivace l’ingegno, e non aveva ancora raggiunto il tredicesimo anno di età, che nella italiana e latina favella, nella inglese,<noinclude></noinclude> c4iz0qe96m33ifuan5j8izaeakbwr8w Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/235 108 699708 3836187 2535474 2026-05-17T19:23:22Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/233]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/235]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535474 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||biografie dei consiglieri municipali di roma|riga=x}}</noinclude>{{nop}} {{ct|f=1.8em|SILENZI DOTT. CAV. GIOVANNI}} {{ct|f=1.1em|L=1.5px|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{capolettera|[[File:Capolettera I - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 37 crop).jpg|45px]]| |-50px}}talia! è splendido nome di eterna bellezza, è la terra del genio sotto il più puro dei cieli; — è il suolo ove in ogni secolo stamparono orme vastissime nomini grandi nelle opere della guerra e nelle virtù dell’ingegno. — Italia, è una storia lunghissima di schiavi e di liberi, d’oppressori e di oppressi, di scettri infranti, di aquile uccise, e di tiare d’umano sangue grondanti. — Italia è oggi sorta Nazione, e la via ricorre delle glorie antiche, e all’ultima meta sospira — la felicità dei popoli fecondata dalla luce della perfetta civiltà, dal vero progresso di tempi incorrotti. — Ma il cammino è ancor lungo, e necessaria cosa è chè venga in soccorso sapienza d’uomini tratti dal fonte incontaminato di tutte le virtù civili, politiche, amministrative. — Epperò stimiamo ottimo ufficio quello di scrivere la vita di cittadini viventi, ad alti gradi assunti, e porne in rilievo i meriti, per i quali alla patria possono tornare utili e cooperare alla gloria e benessere della Nazione. — Del Dott. {{AutoreCitato|Giovanni Silenzi|Giovanni Silenzi}} prendiamo quindi oggi a parlare la vita. — Nasceva egli in Roma nell’anno 1822 il 25 del mese di gennajo. Pietro padre di lui da Bolognola di Camerino, sua terra nativa, erasi trasferito a Roma in tenerissima età, ed ebbe a genitori Lorenzo Silenzi ed Angela Venanzi, zia dell’egregio Cav. {{Wl|Q72582194|Giovanni Venanzi}}, attuale Segretario della Commissione Archeologica Municipale di Roma, la di cui biografia in breve faremo di pubblica luce, chè il suo nome è pur notato nei fasti politici per la redenzione di Roma. — {{nop}}<noinclude></noinclude> 82uiar9gta0b4w8f2jbh585h8g7joqf Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/243 108 699709 3836179 2535213 2026-05-17T19:23:06Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/241]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/243]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535213 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||biografie dei consiglieri municipali di roma|riga=x}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|SIMONETTI CAV. LUIGI}} {{Ct|f=1.1em|L=1.2px|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{capolettera|[[File:Capolettera U - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (crop).jpg|45px]]| |-40px}}na profonda tabe economica travaglia la Nazione e il Comune, e il popolo vede sotto i suoi piè aprirsi un abisso, cui per fermo virtù di sapienti ed onesti cittadini, non infinti amatori della patria e nella vita amministrativa fortissimi ed eccellenti non soccorre, ampia, orrenda, miseranda mina sovrasta. — E non è questo un ululo d’augurio sinistro, non il vano lamento d’anima esaltata, non il grido del visionario, ma è la parola che erompe dal cuore di chi medita sulla condizione deplorevolissima della pubblica e privata economia, onde è afflitto lo Stato e il Municipio, il proletario e la classe media dei cittadini; — è la voce del nostro paese, che manda perpetui lai di malcontento e di disperanza, cosicché veggiamo sinanco far di già capolino la questione regionalistica. — L’illustre Palmieri della vita civile discorrendo dice: «''chi siede al reggimento della cosa pubblica, innanzi ad ogni cosa conosca essere spogliato della propria persona, e ritenere la pubblica persona di tutto il corpo civile, dovere sostenere e difendere la dignità e il sommo onore della patria, servare le leggi, di buoni ordini provvedere, tutta la città conservare e continuamente ricordarsi, la moltitudine che è governata avere ogni cosa rimessa nella sua fede''.» — Per questo è preclaro il detto di Biante filosofo, cioè «l’ufficio dimostra l’uomo virtuoso, perchè nell’ufficio s’ha a fare quello che è utile agli altri, e chi non per, se, ma per altri virtuosamente si esercita, è ottimo; chi al contrario opera, è pessimo.» — Ed altrove il chiarissimo Palmieri si esprime: «''come un sano, potente e ben disposto corpo a tempo sopporta molti disordini, perchè la valente natura regge agl’incarichi datigli poi, pure vinta dal troppo, non potendo resistere, cade in infermità che ’l purga, e se per l’avvenire non si corregge, ricade a morte. Così le nazioni a tempo sopportano i disordinati governi, ma in breve tempo è necessario si purghino e quando il disordine è troppo valido, ruinano in irreparabile morte''.» — {{nop}}<noinclude></noinclude> mx1bnkllfxh0j5y61s45b1eehh2yw6p Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/249 108 699710 3836172 2535215 2026-05-17T19:22:54Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/247]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/249]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535215 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|biografie dei consiglieri municipali di roma}}|riga=x}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|TROIANI CAV. GIUSEPPE}} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Assessore Municipale}}}} {{Capolettera |[[file:Capolettera P - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 247 crop).jpg|48px|P]]| |-40px}}{{Sc|eriodo}} solenne della patria storia è l’ultima lotta combattuta fra gli Angioini e la casa Sveva, che finì poi con il dramma sulla piazza del Mercato in Napoli ove sovra il patibolo lasciò la vita Corradino. - Un Troiani, raccontano le cronache di famiglia, fu capitano alla battaglia di Tagliacozzo; come abbia seguite le sorti della casa sventurata, se sulla piazza del Mercato sia stato fra coloro che raccolsero il guanto gittate dall’illustre giovane, se poscia siasi adoperato per vendicarlo, tutto ciò ignoriamo, le cronache sono mute. Narrasi bensì che il capitano Troiani siasi ridotto a vivere nascosto in {{Wl|Q3901055|Petrella}}, villaggio della {{Wl|Q23455602|valle di Nerfa}}, e di qua pare che per magnanimo ordine, del paese conservando i beni, abbia continuato la famiglia, fin che intorno al 1800 prese stanza in Roma. {{Wl|Q16561079|Giuseppe Troiani}}, attuale Assessore nel Municipio di Roma, smesse le idee che potevano aver indotti gli antenati a combattere in favore della casa Sveva, mutate col tempo massime e principi, mostrossi proclive al guelfismo, e sia che entrasse nella sua intima fede la supremazia della S. Sede, sia a questa fosse riconoscente per benefizi goduti dalla famiglia nello soggiornare in Roma, certo è che fino al 1869 Giuseppe Troiani appartenne a quelli che dal trono del Pontefice attendevano la quiete e la prosperità sociale. - E posciachè la reale casa di Napoli appresso alle vicende politiche che la posero in esilio, aveva stabilita sua sede in Roma, sperando che di quà potesse aprirsi la via alla restaurazione, così il Troiani che con rispetto di cattolico venerava la potestà del Pontefice, con l’affetto che si gode tributare ai<noinclude></noinclude> kku2knlc24pbgyrym2vcmyvxb32rjd4 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/250 108 699711 3836171 2535216 2026-05-17T19:22:52Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/248]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/250]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535216 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|troiani cav. giuseppe}}|riga=x}}</noinclude>grandi sventurati onorava pure la casa dei reali di Napoli, specialmente per essere stato guardia nobile del re Ferdinando II. Le credenze politiche e religiose, quantunque regolate dalla più dilicata prudenza, non impedirono però che Giuseppe Troiani attendesse a tutte quelle opere che ogni cittadino, quando abbia un animo al bene inclinato, può fare nel miglioramento anzi della società, chè gran parte dell’ordine e della pubblica tranquillità riposa appunto sul migliore ordinamento economico delle singolo classi. Una delle ottime istituzioni del nostro secolo parve al Troiani che quella fosse degli Asili d’infanzia, e perchè provvedevano ad un bisogno gravissimo nelle famiglie povere che strette dal bisogno del lavoro non potevano attendere alle prime cure dei loro figli, e perchè venivasi così preparando al bene i genitori con la riconoscenza, i figli con la prima educazione. Nel 1866 il Troiani davasi quindi con molto impegno a questa istituzione, e fu segretario di direzione della Società, che anzi assicurasi a lui doversi che gli Asili d’infanzia si siano retti in Roma, dove non trovavano nel governo il favore che si sarebbe voluto. E dallo impiegarsi e dedicarsi con zelo instancabile, parve attingesse forza per superare altri ostacoli che gli si elevavano dinnanzi alla idea di una sempre proficua istituzione. - Era generale lamento che nello Stato pontificio la scienza economica poco procedesse; che nella pratica poi i cittadini si partissero in due categorie, traendosi in ciascheduna la vita dell’oggi, senza riguardo a ciò che avveniva al di là della barriera doganale, od un riflesso all’avvenire. - Questo stato potevasi in parte attribuire al buon vivere che dispensava i cittadini dallo lambicarsi il cervello per la dimane; le famiglie principesche tuttoché lasciassero il più di loro terre in maggese possedevano tanto da ecclissare per ricchezza e splendore qualunque corte europea; il medio ceto viveva agiatamente o dell’arte o del commercio che portavano con la venuta d’innumerevoli forastieri grossissimi guadagni, o se servi della gleba passavano contenti nella dipendenza di umani e poco esigenti padroni gli anni, che adesso non bastano con fortissimi stenti a provvedere del necessario. - Ciò nulla meno il Troiani pensò ancora alla agricoltura unendosi al conte {{Wl|Q3779407|Guido di Carpegna}} per istudiare e provvedere i mezzi di un serio miglioramento. - L’inazione in mezzo ai più grandi rivolgimenti politici; quella vita fredda e pressoché muta mentre tanta parte eletta di cittadini passava audace dalle congreghe di cospirazione alle venture delle battaglie; quel passato ricordo senza emozioni sulla reale casa di Napoli per la quale ogni dì più si andavano ingigantendo le probabilità di un perpetuo esilio, l’indebolimento quotidiano della Santa Sede stretta in ogni parte dalla rivoluzione; tutto ciò induceva forse il Troiani a procurarsi anche fuori della politica, anche lontano dal turbinio delle idee che mutarono faccia all’Italia, una occupazione di mente e di cuore che lo persuadesse trovarsi fra i viventi. - Vagheggiò quindi un vasto miglioramento agricolo, per ciò con il Carpegna adoperossi alla istituzione di<noinclude></noinclude> s3ranp3of62jofo5xxfp55a5agyzhmy Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/215 108 699759 3836209 2535012 2026-05-17T19:24:03Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/213]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/215]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535012 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|biografie dei consiglieri municipali di roma }}|riga=a}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|ODOARDO SANSONI}} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{Capolettera |[[File:Capolettera C - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 143 crop).jpg|45px|C]] | |-40px}}on una serie di fatti d’uomini, che dall’umile stato salirono in splendida fortuna dimostrò il {{AutoreCitato|Michele Lessona|Lessona}} che ''volere è potere''. — E per fermo quando ad una forte intelligenza si congiunge tenacità di propositi, quando ad una operosità senza confine và unita una onestà immacolata, quando le forze di una famiglia si legano in vincolo di comune interesse, e tutte cospirano con una sola volontà ad una meta — ''il meglio'', non può certo venir manco il sorriso del più bello avvenire, e piuttosto che esser la cieca divinità, che fu appellata fortuna, quella che conduce gli uomini, se ben addentro ci portiamo a considerare noi vediamo aperto che nella volontà di ciascuno stà la potenza del proprio benessere. E noi oggi ne presentiamo un esempio, scrivendo in queste pagine la vita di Odoardo Sansoni. Nel 14 Giugno 1812 nasceva egli in Roma da parenti onestissimi di stirpe romana. Vincenzo suo padre si diè alla professione del fabbricar cuoi, dalla quale trasse i mezzi per condurre innanzi la propria famiglia, che amò di educare nelle più nobili ed elette virtù. Fu desso uomo che alla onoratezza congiunse un’operosità instancabile. — Il di lui figlio Odoardo crebbe nell’amore degli studi, e predilesse grandemente istruirsi nella storia patria, e nella letteratura, e di apprendere le lingue moderne. — E in tali studi maturò quindi l’ingegno bellissimo, ed ebbe pur vaghezza di applicarsi al Commercio, che sin dai primi anni giovanili egli ben conoscea esser questa la via, per la quale {{Pt|incammi-|}}<noinclude></noinclude> nh0vo7wqaczaf7wize8dpaedmqgv1mr Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/216 108 699760 3836208 2535013 2026-05-17T19:24:01Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/214]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/216]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535013 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|odoardo sansoni }}|riga=a}}</noinclude>{{Pt|nandosi|incamminandosi}} poteva un giorno addivenire nell’amministrazione valentissimo, e quindi aver sempre meglio amica la fortuna, onde fu che dall’età di anni 13 insino ai 23 si diè pure all’istruzione commerciale siccome Commesso presso di un negoziante romano. Venutogli a mancare il padre seppe grado alle cognizioni commerciali acquistate se gli affari della famiglia progredirono, ma più lo debbe alla forza della sua volontà, all’onestà ed operosità sua instanchevole, e a quella mirabile concordia (purtroppo in ogni tempo rarissima) che lo lega in amore e negli interessi al proprio fratello Attilio, pur distinto per i pregi della mente e del cuore. — E così andavasi sempre più avvantaggiando e facendo florida la propria condizione che nel 1835 s’istituiva tra i fratelli una Società Commerciale, la quale perdura tuttavia, ognorapiù prosperando e apportando per tal modo la onorata ricchezza nella onorata famiglia. Odoardo Sansoni avea svolti i grandi volumi della patria storia, e la sua anima romana si era profondamente commossa nell’apprendere i lunghi patimenti e le lunghe croci della povera Italia, per la quale fù perciò fortemente preso d’amore. Saliva sul trono pontificale il Papa Pio IX, e parea che un’èra gloriosa incominciasse, e le sorti della patria mutassero, le catene d’un secolare servaggio spezzando. — Correva l’anno 1847. Costituitasi la guardia cittadina era nella medesima il Sansoni nominato Tenente, e allorachè nel Marzo 1848 il Papa benediceva al Nazionale Vessillo e alle Armate italiane, che andavano a cacciar d’Italia i prepotenti stranieri, trovavasi Odoardo colla stessa qualità di Tenente nella l.ª Legione Romana, e partiva a combattere le supreme battaglie. Durante la marcia non solo egli dimostrò come in petto albergasse un cuore romanamente grande di patriotta, perocchè volle condividere con i semplici soldati tutti i disagi e le fatiche, ma diè anche prova di una rara abilità amministrativa, il perchè giunto a Bologna era nominato Capitano. Sempre primo nel pericolo incuorava i soldati, per modo che sebbene avvenissero a Mestre molte diserzioni nella Legione, pure egli efficacemente coadiuvò il Comando Generale nel riorganizzarla, e con la sua Compagnia valorosamente sostenne la difesa alla sinistra di Porta Padova a Vicenza, strenuamente combattendo, perocchè fu quello il punto con più nerbo di forze attaccato dalle truppe austriache. — Ma pesava ancora il destino di sventura su Italia, e tante vite spente tanti sacrifici compiuti non bastavano a liberarla; la mano dei tiranni s’aggravava ancora una volta sovr’essa. {{nop}}<noinclude></noinclude> 9xipmazbdbshugsi9bja4ohtnn0igvy Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/217 108 699761 3836207 2535014 2026-05-17T19:23:59Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/215]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/217]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535014 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|odoardo sansoni}}|riga=a}}</noinclude>Odoardo Sansoni fu nella battaglia di Vicenza creato Maggiore Comandante, e tuttochè di tal grado investito, nulladimeno alla testa dei suoi soldati fece ritorno a Roma, compagno sempre di loro anche nell’aspro viaggio a piedi e in tutte le faticose sofferenze. Disse quel Grande di Genova, di cui la memoria vivrà eterna nel cuore italiano — ''che ogni signoria ingiusta, ogni violenza, ogni atto d’egoismo esercitato a danno d’un popolo è violazione della libertà, dell’eguaglianza e della fratellanza dei popoli, che v ha bisogno d’uomini che predichino l’amore e amino, la virtù e la pratichino, l’azione e siano presti a congiungersi in essa col popolo, il regno dell’associazione e si associno, la necessità di combattere la tirannide e l’ingiustizia e combattano'' „ e di questi principi forte anche Odoardo Sansoni è perciò che lo vediamo in tutta la fierezza dell’ardente animo suo formar parte delle spedizioni di Terracina e Vellctri nella qualità di Maggiore Onorario ed Ufficiale di Ordinanza del Colonnello Galletti, e poscia comandare la difesa della linea delle mura così detta del Pomerio interno da Porta Portese a Porta S. Pancrazio combattendo contro l’esercito francese, che venia a far puntello al trono papale e a demolire la Romana Repubblica, che era stata dal popolo proclamata. Fu una guorrra di estrema disperazione, perchè la salvezza pubblica è la suprema delle leggi, ma l’astro della libertà era fato che in mezzo ad una luce di sangue, e al suono funereo di novelle e più dure catene tramontasse ancora una volta, e Roma da straniera catena avvinta giacesse sotto il piede retrogrado del potere temporale di un Papa, che rinnegava d’un tratto i principi da lui stesso poco innanzi banditi di rivendicare a libertà la terra italiana da servitù forestiera soggiogata, e dimostrava chiaro non essere egli il sostenitore della legge di Cristo, e di quella religione, che esser dovria tutta pace ed amore. — Volgeva l’anno 1848 — e appena le truppe di Francia procedevano all’occupazione, faceasi rigoroso precetto al Sansoni — ''partire di Roma nel termine di ore otto'' — per il che esulò in Svizzera, d’onde dopo alcun tempo fece ritorno alla terra natale, stante l’amnistia politica concessa dal Papa, la quale non avrebbe di certo accettata se gli urgenti affari di famiglia non lo avessero richiamato. Attese quindi all’amministrazione de’ propri beni e al prosperamento della Società commerciale stabilita insieme al fratello Attilio, e visse lontano da ogni rumore e da ogni pubblico divertimento, perocchè avea pieno di lutto il cuore vedendo la patria miseramente schiava. Intanto maturavano i tempi e nel 1859 apparve l’alba della suprema riscossa — L’anima di Odoardo Sansoni trasse un respiro più libero, e con la febbre del cittadino amante della patria desiderò che la sua Roma<noinclude></noinclude> d2dh5onfrjg9iyh85h3a5z8s1wvx7lg Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/218 108 699762 3836206 2535015 2026-05-17T19:23:57Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/216]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/218]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535015 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|odoardo sansoni }}|riga=a}}</noinclude>pur finalmente fosse redenta dai ceppi francesi e dal clericale servaggio, imperciocchè era fatta verità manifesta quanto ben cinque secoli innanzi cantava {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}} nel suo divino poema {{Centrato|<poem> ''Di oggimai che la Chiesa di Roma'' {{spazi|18}}''Per confondere in se due reggimenti'' {{spazi|18}}''Cade nel fango e sè brutta e la soma.'' </poem>}} E il giorno venne — E Roma fu libera. Correva il 20 Settembre 1870 — Avvenimento più solenne non mai registrò la storia — Roma, la città che racchiude sublimità di memorie e sublimità di speranze, che come disse un illustre letterato, ''ha un non so che di universalmente manifesto e profondamente incomprensibile, che ha un clima diverso dagli altri climi, una razza diversa dall’altre razze, una terra diversa dalle altre terre; — perocchè è il clima dei sette colli, è la razza romulea, è la terra che accoglie la patria delle patrie'' — Roma la eternamente grande sorgeva alla libera vita e gl’italiani confidavano che di là finalmente splendesse il sole della felicità del popolo. Odoardo Sansoni fu alle prime elezioni dai propri concittadini mandato consigliere in Campidoglio, chè ben lo sapevano cittadino onesto, patriotta sincero, intelligenza svegliatissima, nell’amministrazione eccellente. E il Sansoni ha bene meritato del mandato affidatogli, perocchè mostrò assiduità nelle comunali sedute ed il suo consiglio fu sempre sapientissimo, ed ebbe solo in mira i comunali interessi e il bene della patria. — Non mai pieghevole nella coscienza, integro di carattere stà forte ai più sani dettami della ragione, ai più santi principi del dovere; ha l’animo, gentilissimo, i modi cortesi. — È desso uno di quegli uomini, del di cui stampo esser dovriano tutti coloro, che siedono ai supremi uffizi, ed allora le cose della Raziono e del Comune vedremmo in migliore guisa procedere — Nè la stampa partigiana, o quella meretrice, potrà giammai adombrare il nome di Odoardo Sansoni, perocchè è il nome di un cittadino intemerato, di un italiano liberale, di un uomo onestissimo, che a lato d’uomini onesti e intelligenti molto potrà giovare, perchè la trattazione degli affari comunali proceda retta e s’abbia il frutto desiderato — il bene generale. {{Rule|14em}} {{Centrato|<small>Tip. Tiberina Piazza Borghese.</small>}}<noinclude></noinclude> ip7cg5kns7y3wkd9nu7b9jpbi1gj4uh Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/219 108 699765 3836205 2535024 2026-05-17T19:23:55Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/217]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/219]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535024 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|biografie dei consiglieri municipali di roma }}|riga=a}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|SAVORELLI MARCHESE ACHILLE }} {{Ct|f=1.1em|L=2px|{{Sc|Assessore Municipale}}}} {{capolettera|[[File:Capolettera S - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (crop).jpg|45px|S]]| |-40px}}e iscrutar vorremmo le istorie di molte città d’Italia, e le memorie racchiuse negli archivi de’ Comuni, e le popolari tradizioni consegnate anche alla penna di eletti scrittori, noi apprenderemmo la illustre stirpe di taluni cittadini avere avuto origine sino da lungo secolo, o da grandezza di virtù cittadine, o da opere d’altissimo ingegno, o da isplendore di genio, o da fatti gloriosi in guerra, o da somma valentia nelle scienze, nelle arti, nelle lettere. — E coloro, cui toccò la bella fortuna di sì onorata prosapia, preme, più che a ogni altro, il dovere di inalzarsi dalla sfera del volgo, e camminare sulle orme segnate dagli antenati chiarissimi, onde la propria fronte cingere di una fronda non caduca di meritata onoranza. — E per vero, allorquando in scrivendo la vita di cittadini viventi, ci occorron di quelli, i quali con le belle qualità della mente e del cuore, e con tutte le più egregie virtù cittadine, corrispondono alla luce, che dimana dallo splendor della stirpe, ci fanno ben lieto l’animo, e desiderosamente ne lasciamo ricordo in questi nostri biografici volumi. — Chiunque avrà svolto le storie, e rintracciato le memorie di lunghissimi tempi, saprà di leggieri come una famiglia Savorelli in Forlì avesse origine insigne, e come dalla medesima discendessero uomini preclari e in tutte le valorose e più eminenti opere distinti, e come questa famiglia siasi di poi trapiantata in Roma, e dall’illustre seme sia uscito sempre elettissimo il fiore. Noi non tesseremo la esposizione dei fatti di questa famiglia, perocchè a chi è pur profano di storia, son noti, ma del marchese {{Wl|Q72838064|Achille Savorelli}} oggi {{Pt|discorre-|}}<noinclude></noinclude> q15bczuxgoxm87wm1fv46z1k4w7q1uf Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/220 108 699767 3836204 2535026 2026-05-17T19:23:53Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/218]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/220]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535026 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| savorelli marchese achille }}|riga=a}}</noinclude>{{Pt|remo|discorreremo}} in queste brevi pagine la vita, siccome del numero di coloro, che dopo la redenzione di Roma fu assunto all’ufficio di Consigliere comunale. — Discendente adunque dai Savorelli di Forlì, nasceva egli in Roma nell’anno 1829, e crebbe sotto la scorta di virtuosissimi genitori, nella più alta educazione compito, dello studio amantissimo, e sin dai primi suoi anni dimostrò perspicace l’ingegno, e il cuore bellissimo e gentile. — Alla Romana Università si perfezionò negli studi, e vago fu sempre di attingere sua mente alle fonti del sapere, e di rendersi un giorno utile alla patria, che vedeva sventurata e schiava, e per la quale sentì sempre vera passione d’amore. — Disse {{AutoreCitato|Silvio Pellico|Pellico}} «''per amare la Patria con vero allo sentimento, dobbiamo cominciare dal darle in noi medesimi tali cittadini, di cui non abbia ad arrossire, di cui abbia anzi ad onorarsi''.» Ed il Savorelli informato appunto a questo sentimento, in tutte le sue opere, il fine ebbe sempre di tornare d’onore a se stesso e alla patria. — Egli udì gli altissimi accenti, che mandava agl’italiani un illlustre patriota; «''stringetevi tutti in un vincolo di fratellanza: senza libertà voi non potete compire alcuno dei vostri doveri. — Voi avete dunque diritto alla libertà e dovere di conquistarla in ogni modo, contro qualunque potere la neghi... Siate liberi, come l’aria delle vostre Alpi; liberi, come le brezze dei vostri mari; liberi, per seguire i capi, i quali osino e sappian guidarvi... la gloria dei giovani sta nel grido che i loro padri bandirono al mondo: libettà e pace ai popoli''.» — Epperò appena nel 1848-49 divampò l’incendio di guerra, che aveva per iscopo la cacciata degli stranieri dal suolo italiano, sentì fortemente ebollire il sangue nelle vene, nè si ristette dal prender le armi, e fu uno dei giovani combattenti, che foce parte del Battaglione Universitario. — Ma son sempre aperte quelle pagine di storia sanguinosa, che ci svelano le teocratiche vergogne, e le galliche tracotanze e vituperazioni, onde Italia dovè nuovamente piombare nella gogna del servaggio, e aspettare ancora lunghi anni che il corso trionfale della civiltà e del progresso la togliesse agli affanni durati, e il popolo italiano, smembrato e tradito, si riunisse e affratellasse, e redimendo la patria, la facesse libera ed una. — Il Savorelli aspettò con desiderio d’anima italiana i giorni della suprema riscossa, e allorquando i fati d’Italia la traevano sulla via della libertà, e finalmente la coronavano con Roma capitale, egli stese l’abbraccio dell’anima a tutti i patrioti, e da quel momento l’idea di vedere il proprio paese al seggio di grande nazione, gli raddoppiò lena per guadagnarsi coll’ingegno e coll’oprare, onoranza sempre più bella tornando di utilità alla patria in tutto quanto per lui fosse possibile. — {{nop}}<noinclude></noinclude> fy9vxsnfc28dx9gazcsuzyry29f5sov Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/221 108 699768 3836203 2535027 2026-05-17T19:23:51Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/219]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/221]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535027 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| savorelli marchese achille }}|riga=a}}</noinclude>Il Campidoglio splendeva di novella luce e per entro il medesimo dovevano quindi accogliersi uomini nuovi, che per elevatezza d’ingegno, per virtù dilunga sperienza, per profondità e vastità di cognizioni, e specialmente per sapienza di cose economiche ed amministrative alla trattazione degli interessi comunali fossero atti, e portassero quindi all’altezza dei nuovi tempi le municipali istituzioni, e l’amministrazione avviassero a migliori fortune, onde la prosperità pubblica e privata derivandone, Roma acquistando bellezza apparisse anche sempre meglio nella sua prisca grandezza, e il popolo romano nella libera vita trovasse la felicità di sua esistenza. — Noi non diremo se questo si ottenne, e se dopochè Roma fu fatta capitale d’Italia, siasi coperto il suolo di fiori o non piuttosto di spine, chè in altre nostre pubblicazioni ne terremo proposito — Ma proseguendo a parlare del marchese Savorelli diremo che conosciuto essendo dai propri concittadini, siccome uomo di fermo carettere, di una integrità la più rara, saggio, onesto, e veracemente liberale, e attissimo quindi alle pubbliche faccende, fu perciò nelle elezioni del 1871 eletto Consigliere Comunale, nel quale uffizio così seppe emergere, e far sempre più aperti i suoi meriti, che indi a breve tempo era nominato Assessore Supplente, e poco appresso, per la malattia dell’egregio Avvocato Felice Ostini, nominato Assessore dell’Ufficio secondo. — E in queste funzioni egli essendo, noi non enuncieremo, come a tutto uomo s’adoperi e con quanta sapienza, con"quanto amore, con quanta cura tratti gli affari del Comune a lui affidati, diremo sì bene essere egli venuto sempre più in pregio, e la stima essersi di tutti acquistata, e che con gli egregi fatti risponde all’onore del casato. — Ma se dilungar ci vorremmo nello esporre tutte le più belle ed elette virtù, che ornano l’animo e la mente del marchese Savorelli, non certo bastevoli sariano queste brevi pagine, nelle quali lo abbiamo semplicemente delineato, affinchè nella cronaca de’ nostri tempi, rimanga siccome lodata memoria d’uomini, che degnamente occuparono il posto de’ padri della patria in Campidoglio. — Però aggiungeremo, a prova della estimazione grandissima, ch’ei sà meritarsi, come faccia parte della Congregazione di Carità, di questo Istituto che la religione degli avi consacrò, siccome fonte, d’onde derivano conforti e soccorsi all’umanità orfana e sofferente, ed il Savorelli con la pietà dell’animo gentilissimo, con le sue cognizioni altamente amministrative, con la operosa sua sollecitudine anche in questo Istituto porta la sua azione utilissima. — E come padre di famiglia, diremo essere sculto nella sua anima quanto disse un sommo italiano, che cioè «''la famiglia è la patria del core, la famiglia ha in se un elemento di bene raro a trovarsi altrove, la durata. Gli ''<noinclude></noinclude> b6r1wxk0nscevy2zwkdnjs9dvab56rk Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/222 108 699771 3836202 3495513 2026-05-17T19:23:48Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/220]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/222]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3495513 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| savorelli marchese achille }}|riga=a}}</noinclude>''affetti in essa, vi si stendono intorno lenti, inavvertiti, ma tenaci e durevoli, siccome l’ellera intorno alla pianta: vi seguono d’ora in ora, s’immedesimano taciti colla vostra vita. La famiglia durerà quanto l’uomo, essa è la culla dell’umanità. — L’angelo della famiglia è la donna. — Amate i figli che la provvidenza vi manda, ma amateli di vero, profondo, severo amore, non dell’amore snervato, irragionevole cioè, ch’è egoismo per voi, rovina per essi. — Imparino dal vostro labbro, come sia bello il seguire le vie della virtù, come sia grande il piantarsi Apostoli della verità, come sia santo il sacrificarsi, occorrendo, pei propri fratelli. — Santificate nell’unità dell’amore. — Fatene come un tempio, dal quale possiate, congiunti, sacrificare alla patria''.» — Sposatosi il Savorelli a quella ornatissima donna che è la Serafina Ricci, lo fece padre di nove figliuoli, ed egli all’affetto dolcissimo di marito, all’amore santissimo di padre corrispose mai sempre, epperò vede riverberarsi sopra la sua famiglia i raggi della sua bell’anima, della saggia sua mente. — E noi conchiudiamo, coll’augurare alla patria, da simili padri prole numerosa, affinchè la generazione d’Italia in ogni tempo si rinnovelli di novello fronde. {{Rule|14em|000|h=1px}}<noinclude>{{PieDiPagina|{{spazi|6}}<small>Tip. Tiberina — Luglio 1874. </small>||<small>Riccardo Fait — Editore.</small>{{spazi|6}}}}</noinclude> 0ukpey497ab6n4v3rdyqt9oipon3tt2 Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Odoardo Sansoni 0 699772 3836067 3675083 2026-05-17T19:14:37Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836067 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=14 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Odoardo Sansoni|prec=../Emanuele Ruspoli|succ=../Achille Savorelli}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=215 to=218 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Sansoni, Odoardo]] 26rjiwdu7orylbvi77j16d6gahtcsb1 Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Achille Savorelli 0 699773 3836068 3675034 2026-05-17T19:14:39Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836068 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=14 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Achille Savorelli|prec=../Odoardo Sansoni|succ=../Quintino Sella}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=219 to=222 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Savorelli, Achille]] mxfie2rjwppzyquglqknb569rxnasaq Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/224 108 699774 3836199 3371450 2026-05-17T19:23:44Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/222]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/224]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3371450 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione||{{Sc| sella cav. quintino }}|riga=a}}</noinclude> Nel comune di Mosso Vallesuperiore presso Biella, provincia di Novara, sortiva egli i natali nel 7 Luglio 1827 da civile ed onorata famiglia, la quale se salì in splendida fortuna lo fu per la distinta perizia nelle economiche ed amministrative discipline, e per quella onestà, che osservò sempre nelle negoziazioni commerciali e nella industria, onestà tanto intemerata, che forma il suo vanto più bello. — E di vero della famiglia Sella parlando noi crediamo opportuno qui riferire quanto nota il {{AutoreCitato|Michele Lessona|Lessona}} nel suo libro — Volere ò potere. «Quegli che produsse una vera rivoluzione nella industria biellese e trasformò in pochi anni le condizioni economiche di quel circondario fu {{Wl|Q107618997|Pietro Sella}}, prozio di Quintino fratello di Gio. Battista Sella, oggi Senatore del Regno. Pietro Sella era uomo di molto ingegno, tanto operoso che in quel paese operosissimo lo tacciavano d’irrequieto; egli volle viaggiare e vedere co’ propri occhi a qual punto fosse l’industria dei pannilani all’estero. Non ebbe pace finchè non riuscì ad introdurre nel Biellese le macchine da lui osservate e studiate fuori d’Italia, e finchè non si mise in relazione diretta coi principali mercati dell’estero. Le macchine furono accolte dapprima colla incredulità, quindi coi tumulti. Secondo il solito si temeva che gli operai rimanessero senza lavoro. Ma Pietro Sella seppe vincere le ostilità come aveva vinto l’inerzia e l’indipendenza. Le macchine furono messe su ed incominciarono ad operare. Tutto ciò ben inteso, senza che il Governo c’entrasse per nulla, senza nemmeno pur una parola d’incoraggiamento». — «Poco a poco, ma ci vollero parecchi anni, l’esempio del Sella fu seguito anco dagli altri industriali». — «E se perciò si erigesse una statua a Pietro Sella si farebbe poco». — Quintino Sella insino da fanciullo rivelò bellezza d’ingegno, eletta intelligenza, intuizione vivissima e pronta, e della mente acume rarissimo, e di leggieri quindi progredì negli studi, cui si diè con amore grandissimo, per modo che anco nella italiana e latina letteratura chiaramente si distinse e fu dai professori e dai propri condiscepoli riguardato come un vero prodigio d’ingegno. E qui cade acconcio notare come ''all’età di 14 anni non solo recitasse a memoria quaranta e più canti della Divina Commedia, ma sapesse commentarli e interpretarli per guisa che destava maraviglia altissima in quanti lo udivano'', il che scriveva quel chiarissimo di lui maestro Gioacchino De-Agostini poco dopo il 1840 nel ''Messaggiere Torinese'' uno dei pochissimi giornali allora pubblicati in Piemonte ed il solo liberale. — Ed egli, che fu cultore amantissimo della materna lingua latina, combatteva perciò più tardi il decreto del {{AutoreCitato|Luigi Carlo Farini|Farini}}, con cui avrebbe voluto portare l’abolizione di quella lingua in tutte le scuole del regno. — E poichè il Sella avea bevuto al fonte dei buoni studî {{Pt|let-|}}<noinclude></noinclude> ede5tcvrlaco95g822xj6t2a48flvfv Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/225 108 699775 3836198 3371454 2026-05-17T19:23:42Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/223]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/225]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3371454 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione||{{Sc| sella cav. quintino }}|riga=a}}</noinclude>{{Pt|terari,|letterari,}} noi lo vediamo, allorchè appresso entrò nella vita politica, vestire i suoi pensieri e i suoi ragionari, con veste forbita, e avere pronta, facile, robusta la favella. — Egli fu messo dal padre a studiare matematiche, onde potesse meglio dirigere e far prosperare l’opificio paterno; ma egli si segnalò in modo così straordinario in quegli studî, che i di lui grandi maestri Giulio e Plana ne fecero altissimo encomio, e non ancora laureato, il Ministro {{Wl|Q1054198|Des-Ambrois}} gli offerse di mandarlo all’estero per gli studi delle miniere. — Egli aveva avuto poco prima la sventura di perdere suo padre, onde si consultò co’ suoi zii. — Questi furono unanimi nel rispondergli, che l’uomo il quale ha una occupazione indipendente in casa ''è ben pazzo se va a farsi dipendente in un impiego''. — Erano dell’istesso parere i fratelli e la madre, ma egli desideroso di proseguire negli studî, in cui doveva tanto emergere, e di vedere nuove genti e nuovi luoghi, tanto fece che la madre e i fratelli si piegarono, non però gli zii. Ma un tal giorno, narra il Lessona, uno di questi zii incontrò il nipote ministro, mentre d’ogni parte gli si porgeva reverenza ed onore. — Il nipote gli corse incontro ad abbracciarlo, ed egli guardatolo un poco, scrollò il capo, e sorridendo disse — ''Peccato! Saresti diventato un così buon fabbricante di panni!'' — Applicassi egli più facilmente all’ingegneria, e in siffatta scienza desiderando perfezionarsi, andò a compierne gli studî a Parigi, ed emerse tra i giovani più distinti. La famiglia Sella fu sempre desiderosa mantenersi indipendente e sciolta da ogni vincolo, che potesse costringere la individuale libertà, e quindi fu vaga sempre di spiegare sue libere forze nel campo fertilissimo delle industrie e dei commerci. — Ma Quintino Sella nell’essersi sottratto a questa legge di famiglia è rimasto però un punto luminoso di gloria italiana, che onora il suo stipite e sparge luce serena sulla propria famiglia. — Dedicossi quindi alla mineralogia, e in questa materia scrisse pregiate memorie, che meritarono esser tradotte in più lingue straniere, onde giovanissimo degli anni raccolse già bellissima fama in Germania, in Francia, in Inghilterra, ed onorava per tal modo la patria sin dai primordî dell’età sua. E qui stimiamo acconcio far menzione come nel maggio 1871, in una splendida relazione alla commissione d’inchiesta, Quintino Sella ragionasse sulle condizioni dell’industrie minerarie nell’isola di Sardegna, e ne redigesse un atlante bellissimo, onde s’ebbe il plauso e la lode di tutti. — Lo vollero pertanto iscritto membro in più accademie scientifiche, e s’acquistò di subito estimazione universale. — Di mente robusta e di forte ingegno, com’è, coltivò anche la scienza economica e politica, verso cui pur sentî grande {{Pt|dispo-|}}<noinclude></noinclude> k1z2h8gxrzn89jk3li2xw0iptu958pk Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/226 108 699776 3836197 3371456 2026-05-17T19:23:40Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/224]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/226]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3371456 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione||{{Sc| sella cav. quintino }}|riga=a}}</noinclude>{{Pt|sizione,|disposizione,}} e di fatti in breve rivelò possedere egli le doti atte a formare un uomo di stato. — Fu quindi avuto in onore e tenuto in pregio distinto da uomini insigni, tra i quali giovi notare quel grande, che fu il {{AutoreCitato|Camillo Benso, conte di Cavour|Conte di Cavour}}, l’uomo che preparò i destini della patria nostra, che desiderò di compierli, ma che la morte sventuratamente trasse innanzi sera nei riposi del sepolcro. Però qualche anno prima di morire trasse il Sella nella vita politica, e pochi mesi prima del giorno del suo decesso offriva un portafoglio al Sella, che, reputandosi troppo inesperto ancora di cose parlamentari, ricusava. — Italia gemeva in braccio a più tiranni nelle distrette di una schiavitù crudelissima, e nel Piemonte ardeva il fuoco sacro della libertà, quel fuoco che più tardi doveva scoppiare in incendio, e apprendersi a tutta la nazione, e farla risorgere alla vita nuova, alla vita sospirata da secoli e fecondata dal sangue di tanti martiri, alla vita difesa dalla più leale, dalla più grande dinastia di Re, che è quella della Casa Savoia. — Ed era in quel tempo che nel Parlamento Subalpino rappresentavasi Italia, ed illustri cittadini facean suonare la libera parola. — E tra questi era Quintino Sella, che i propri concittadini avevano eletto deputato. — E poichè emergeva per le più peregrine qualità della mente e dell’animo, e per l’ampio possesso di cognizioni scientifiche, economiche, amministrative e politiche, così entrò semprepiù nella stima e nell’affetto anche del Conte di Cavour, del quale avvenuta la morte e devenutosi di poi alla composizione del nuovo Ministero, fu il Sella eletto Ministro delle Finanze. — Volgeva l’anno 1862. — I tempi erano difficilissimi, chè Italia, sebbene avesse proceduto con piè trionfale alla liberazione di molte sue terre, pure trovavasi ancora nelle convulsioni di guerra, e nelle ansie di giungere alla suprema conquista della sua perfetta unità, del nazionale suo compimento. — Quintino Sella sostenne l’arduo officio con quella onestà, con quella abilità, con quella potenza di mente, con quell’energia più unica che rara, che anche in mezzo a lotte parlamentari, si dovè riconoscere, e noi con franca parola affermiamo essersi sempre rivelato nel Sella l’uomo amante sincero del proprio paese, il cittadino che tutte le forze dell’ingegno e dell’anima dispone per la fortuna del popolo, il sapiente che attitudine, e zelo, ed operosità e dottrina dimostra nella trattazione degli affari di Stato, che comprende non potersi provvedere alla difesa della patria, agl’innumerevoli bisogni, che derivano dall’odierna civiltà, se non chiamando a largo contributo tutti i cittadini in ragione dei loro molti o pochi averi. E se i bisogni erano grandi in tutte le nazioni, in Italia erano grandissimi, perocchè i precedenti governi poco o nulla avean fatto per il progresso, e la sicurezza affidavano<noinclude></noinclude> 6mbzn8vg8wxmp65pqrlkj5d7ibdquoq Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/227 108 699777 3836196 3371457 2026-05-17T19:23:38Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/225]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/227]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3371457 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione||{{Sc| sella cav. quintino }}|riga=a}}</noinclude>al bastone straniero. — Ed il Sella per più anni durando nell’ufficio difficilissimo di sostenere il Ministero delle finanze, ben si parve la di lui eccellenza nella scienza economica, e nelle amministrative discipline, chè a curare la vita della nazione, inferma dai travagli sofferti sotto signorie straniere, dagli strazi di spendiosissime guerre, ei non risparmiò di trarre sangue per ridonare salute, imponendo cioè quei tributi che ravvisava necessarî a ristorare il credito dello Stato. — E attraverso ad ogni ostacolo, noi lo vediamo forte della sua coscienza e delle sue virtù proseguire quella diritta via, che egli crede debba condurre un giorno alla felicità della nazione, e avvenga che può, respinge da se le insane contese, e gl’inutili sarcasmi, e le ire partigiane, e sta saldo nelle sue opinioni di {{Ec|liberalo|liberale}} moderato, ne’ suoi principî d’italiano amante sincero del proprio paese, ed opera da sapiente cittadino, intendendo all’unica meta sospirata dalla nazione — il generale benessere. — E di vero quando vollero i fati d’Italia che Roma fosse redenta, e il diadema cingesse di capitale della nazione, Quintino Sella fu tra coloro che quell’avvenimento più desiderasse, e concorse per quanto potè ad affrettarlo. E per verità dopo gli avvenimenti di Mentana fu desso che volle riconfermato dinanzi al Parlamento il voto, che dichiarava Roma Capitale d’Italia, e quando scoppiata la guerra tra la Francia e la Germania pendeva incerta Italia se dovesse portare ad alcuna di quelle nazioni ajuto, il Sella, riflettendo che entrambi avevano favoreggiata la causa italiana, ricorrendogli alla memoria quanto già con altri giovani patrioti aveva pensato nell’età dello studente, che cioè Italia e Germania erano due nazioni sorelle, le quali potevano essere libere ed integre, non solo senza danno o pericolo, ma con grande utile reciproco, male apponendosi chi pensava che il Reno si difendesse sul Po e che l’integrità della Germania si mantenesse calpestando l’Italia, non seppe, posciachè era ministro, combattere le aspirazioni dello studente, e diede il suo voto in favore della neutralità. — E intanto giungeva il 20 Settembre 1870, il quale fu scolpito sul volume della storia, con i caratteri di un dio, dal genio della gloria italiana, — S’aprirono le aule del Parlamento, e la voce dei Rappresentanti della Nazione dai sette colli annunziavano al mondo che l’eterna Roma tornava maestra di sapienza civile, morale e politica, e risorgeva nella sua antica grandezza, bella di nuova gloria, e un’èra nuova incominciava. — Quintino Sella i supremi ufficî sostenendo quale Ministro delle Finanze, noi lo vediamo in Roma nel volgere ormai di un lustro, avvegnachè di tutta lena intendesse all’assetto delle finanze, al buon ordinamento della amministrazione, essere spesso combattuto, talvolta avversato, dalla maggioranza però del Parlamento sempre sorretto, e nell’ultima crisi, che colla passata estate attraversò il {{Pt|mi-|}}<noinclude></noinclude> mq04xp0qjimjcdyffx5264y70frje72 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/228 108 699778 3836194 3371458 2026-05-17T19:23:36Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/226]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/228]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3371458 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione||{{Sc| sella cav. quintino }}|riga=a}}</noinclude>{{Pt|nistero,|ministero,}} fu forza al Sella rassegnare il grave incarico, e se in appresso s’avranno migliori provvedimenti, e la fortuna dello Stato raggiungerà quella perfetta prosperità tanto desiderata, certo sarà conforto supremo alla patria, la quale non pertanto disconoscerà i meriti di un cittadino, quale è Quintino Sella, che sempre operò per il conseguimento del pubblico e privato bene, di un uomo distintissimo, quale egli è, nella sapienza economica, amministrativa, civile e politica, e che nella trattazione della cosa pubblica si acquistò benemerenza ed onore, di un uomo, cui certo il paese riguarderà con particolare estimazione, essendochè di lui potrà sempre giovarsi e trarne utilità. — A provar poi in quanto pregio sia pur riguardato da Roma, giovi notare, come nelle ultime elezioni amministrative dalla romana cittadinanza fosse mandato in Campidoglio ad assidersi nel seggio consiliare degli antichi padri della patria, perocchè gl’interessi del Comune reclamino uomini nelle economiche ed amministrative discipline eccellenti, cittadini, che sappiano col consiglio e coll’opera concorrere all’assetto delle finanze municipali, al buono ordinamento della amministrazione, al prosperamento della pubblica cosa. — Ed il Sella può certo menar vanto di sì bella attestazione di stima e di affetto, presentatagli dai cittadini romani, i quali con ciò han mostrato di sapore rendere onore agli uomini, che posseggono le più elette virtù civili, morali e politiche, e che hanno benemeritato della patria. Sì, Roma, riconosce nel Sella l’uomo eminentemente dotto, l’italiano, che ama sinceramente il proprio paese, il cittadino, che volle Roma capitale d’Italia, ed appena lo fu vi trasportò i suoi lari, e vi stabilì sua famiglia siccome in terra nativa, in terra caramente diletta. — Quintino Sella è stato quegli che ha istituito il ''Club'' Alpino, alla scopo bellissimo e nobilissimo di muovere il popolo e ogni gente colta a peregrinazioni dilettevoli ed istruttive, e là sul dorso dei petrosi monti, sulla vetta delle nevose alpi intrattenere ognuno a contemplare i miracoli della natura, e studiarne l’arcana onnipotenza. — Basti leggere — ''{{TestoCitato|Una salita al Monviso|Una salita al Monviso}}'' — lettera del Sella indirizzata al chiarissimo Gastaldi Segretario della scuola per gl’ingegneri, per invogliare chiunque all’ascensione delle Alpi, onde ammirarne le stupende bellezze, ed accrescere l’amore allo studio delle scienze naturali. — Bellissimo è anche il suo discorso pronunziato, come Presidente del Club Alpino all’apertura del VII congresso, e il Brindisi detto al banchetto del Club medesimo, in cui molto a proposito nel parlare dei sentimenti, che si svolgono in sulle vette delle alpi si esprime «''Fra le tribolazioni della vita vi sono talvolta momenti di sconforto e di sfiducia. Fate una buona salita alpina e giunti su quelle vette esclamerete col poeta:'' {{nop}}<noinclude></noinclude> hz3mr0s6cg30n8iyl1k98976s889dcn Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/229 108 699779 3836193 3371459 2026-05-17T19:23:34Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/227]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/229]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3371459 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione||{{Sc| sella cav. quintino }}|riga=a}}</noinclude>{{blocco centrato| <poem> ''Quali i fioretti dal notturno gelo'' ''Chinati e chiusi, poichè il Sol gli imbianca'' ''Si drizzan tutti aperti in loro stelo,'' ''Tal mi fec’io di mia virtute stanca.'' </poem>}} ''Correte dunque alle Alpi animosi giovani, chè esse hanno grande valore educativo sotto ogni punto di vista''.» Quintino Sella è stato anche degnamente eletto Presidente dell’Accademia de’ Lincei in Roma, Accademia che vanta le sue origini da un {{AutoreCitato|Federico Cesi|Cesi}}, da un {{Wl|Q334154|Porta}}, da un {{AutoreCitato|Galileo Galilei|Galileo}}, Accademia, cui intende il Sella con tutto l’ingegno, con tutta sua sollecitudine, per inalzarla sempre più in estimazione, e farla feconda di frutti scientifici, e renderla una delle più belle glorie di Roma. — Nelle ultime elezioni politiche per la ricomposizione della Camera dei Deputati, il Sella è stato eletto dal Collegio di Cossato, e il suo discorso, che indirizzò agli elettori, non solo rivela il prestante ingegno, ma è il più schietto suo programma politico, è l’esposizione più limpida della sua vita ministeriale, è il contenuto de’ suoi più forti principî, de’ suoi più ardenti voti, de’ suoi più sapienti consigli, e bene egli esclama: — ''non si fonda, non si mantiene la libertà e la grandezza de’ popoli senza molta virtù, senza molto amore di patria, senza grande sacrificio ed abnegazione dell’individuo, sacrifici ed abnegazioni, che non sono senza compenso, giacchè se io non erro, la maggior stima è dalla parte della maggiore virtù. — Se passioni, ambizioni, o peggio, interessi personali, e non il solo utile della nazione influiscono sulla condotta dei legislatori, se non vi ha tra loro spirito di disciplina e di conciliazione, si cade nell’anarchia, ed allora ricordo collo storico romano:'' '''{{type|f=1.02em|Concordia res parvae crescunt, discordia vel maxime delabuntur.}}''' — Auree parole sono coteste, che dovriano essere scolpite al sommo della porta del Parlamento, affinchè coloro, cui la Nazione affidò l’alta missione di essere suoi rappresentanti, e di curarne gl’interessi e la fortuna, non ire di parte, o moti insani di stolta ambizione sospinga, ma si stringano in fraterna concordia, in armonia di principî e d’affetto e tutti cospirino alla felicità di questa Italia tanto bella e tanto invidiata, entro cui congiurano le male arti di una setta nera — ''a Dio spiacente ed a’ nemici sui'' — della quale setta parlando il Sella, si esprime in queste parole: — ''è evidente che vi ha in Italia una setta, che cerca la rovina della nostra unità e della nostra libertà, e per giungere a questo intento parricida non esita a fare quanto per lei si possa, onde da un lato affilare a danno nostro armi straniere, e dall’altro preparare nel paese quanto possa ad essa recare vittoria. — Io ho molta speranza,''<noinclude></noinclude> 4qab4gh1uxpx3idl7b1y0fazwmba10l Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/230 108 699780 3836192 3371460 2026-05-17T19:23:32Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/228]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/230]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3371460 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione||{{Sc| sella cav. quintino }}|riga=a}}</noinclude>''che questi propositi non riesciranno. — Fortunatamente la setta, che vuole la morte della unità italiana, necessariamente deve combattere altrove le conquiste della odierna civiltà, e nel nostro paese sarà difficile far credere che si stesse proprio meglio, quando si stava peggio''. — Ma intanto la Nazione è bene che ascolti la voce dei sapienti cittadini, che la pone in guardia contro le scellerate mene d’uomini, a dirla con Dante — ''a mal più che a ben usi'' — Nel suo splendido discorso il Sella conchiude: — ''il passato e il {{Ec|preseate|presente}} ci ponno essere lieto pronostico per l’avvenire. — La nostra prudente fermezza ci conciliò ormai l’animo di tutti coloro, che in Europa credono nel progresso della umanità. — Perseveriamo fidenti, chè la ragione è dalla parte nostra. — E quando taluni malanni c’inquietano, giovi talvolta guardare indietro e riconoscere il progresso immenso che si è fatto''. — E a questo appunto dovriano pensare tutti gl’italiani, e considerare che la patria nostra è giunta ormai al compimento de’ suoi destini con sacrificî sì, ma con la guida d’uomini sapienti, cui deve saper grado, e tra questi certo debbe segnalarsi Quintino Sella, il quale in tutti gli atti della sua vita non altro si vede che l’uomo dotto, onesto, politico, il cittadino, che ad altro non anela che alla felicità della patria, al benessere del popolo, sì il cittadino, che si ha guadagnato il diritto alla pubblica e privata benemerenza, il cittadino, che con la potenza del suo ingegno, delle sue cognizioni, del suo sapere, potrà essere un sostegno sempre maggiore al nazionale edificio. — Non ispirito di parte, non ombra di adulazione trascina noi a porgere in queste nostre pubblicazione un tributo di lode a Quintino Sella, ma è imparzialità di giudizio, è la giusta ragione, che ci presenta in lui un italiano sincero, un cittadino sapiente, un uomo su cui può riposare la patria, e noi non esitiamo a consegnarlo in queste nostre biografiche memorie, siccome in cronaca dei nostri tempi, a perpetuità di ricordo e a splendore d’esempio bellissimo. — {{Rule|t=5|14em}} {{Ct|f=80%|t=0.5|v=2|Roma — Marzo 1875 Editore Riccardo Fait.}}<noinclude></noinclude> t8b4y2aqiairys9lyzsyooe66bt5tdt Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/232 108 699784 3836190 2535075 2026-05-17T19:23:28Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/230]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/232]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535075 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| duca sforza cesarini d. francesco }}|riga=a}}</noinclude>lingua di sua madre, e nella tedesca era già istrutto, onde al Collegio Tolomei in Siena fu mandato a studiar belle lettere e filosofia. Nell’anno 1856 felicemente sostenne gli esami per l’ammissione all’Accademia militare di Torino, d’onde uscì nel 1859 eletto ufficiale nel Reggimento Dragoni Vittorio Emanuele, che sfavasi allora formando nell’Emilia. Ma indi a non guari il Ministero della Guerra lo destinava cigli studi di perfezionamento nella scuola di Cavalleria in Pinerolo, d’onde venia promosso a Luogotenente nei Lancieri di Montebello, quindi trasferito al Reggimento Lancieri di Novara ed appresso prescelto aiutante di campo del Generale Durando Comandante il Dipartimento militare in Milano. Volgeva. l’anno 1864. — Un’accozzaglia di gente perduta, miserabili avanzi di soldatesche sconfitte, uomini brutti d’ogni scelleraggini, organizzatisi in brigantaggio spargevano il terrore e la strage nella provincia di Salerno e di Basilicata. — 11 duca D. Francesco Sforza nominato Capitano fu colà spedito col suo squadrone, e si diò di tutta lena a disperdere quelle orde di masnadieri, a perseguitarli sino alle loro tane e a ristorare così la pubblica e privata sicurezza in quelle contrade. — E pensare che le scelleratezze do’ grandi malfattori, che i ladroneggi e gli assassini e tutti i più inauditi misfatti erano fomentati da uomini che tennero ingiusta signoria sulla terra italiana volendola divisa, onde seguitare a suggere come tanti vampiri il sangue del popolo; e pensare che anche in nome di colui, che vantasi vicario di Dio, si consumarono stupri e omicidi, rapine e incendi e atrocità senza fine orrende, e che tuttora con la più tiranna voluttà aspira alla rovina della patria, è cosa che mette raccapriccio, e fa dubitare se v’ha una religione, se veramente l’umanità è progressiva. Correva intanto l’aprile del 1866 quando lo Sforza veniva eletto ufficiale d’ordinanza del Re. Rottasi poco di poi la guerra contro l’Austria ei valorosamente combattè e gloriosamente si distinse nella famosa giornata del 24 giugno, onde si meritò la decorazione della Medaglia al valor militare. Trovavasi tuttavia al servizio nell’esercito regio allorché nel 1867 andavasi formando una crociata di volontari italiani per la liberazione di Roma. Ne era il condottiero quell’uomo, cui tutto il mondo s’inchina — il Generale Garibaldi. Plaudiva lo Sforza a quella magnanima insurrezione, chò Roma era anche il sospiro dell’anima sua e pur egli credeva che il grande dovere d’italiani era quello d’impiantare sulle rovine del papato temporale la bandiera della libertà, della inviolabilità del pensiero e della libertà di {{Pt|coscien-|}}<noinclude></noinclude> qyj9tkuyvyse7uzy5ugsrq5nolu28ib Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/233 108 699803 3836189 2535107 2026-05-17T19:23:26Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/231]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/233]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535107 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| duca sforza cesarini d. francesco }}|riga=a}}</noinclude>{{Pt|za.|coscienza.}} — Quindi quella spedizione favoreggiò con tutte le aderenze che aveva, con tutti i mezzi, che gli furono possibili. Ma era destino che quella nobile impresa finisse colle stragi di Mentana, e la tiara si macchiasse di sangue, e le armi francesi codardamente si prostituissero al despotismo. La famiglia Sforza per i suoi principi altamente liberali, per i sentimenti di vero patriottismo, per l’amore grandissimo, che sempre nutrì per Italia, e per l’ardente desiderio di veder risplendere il sole della civiltà e del progresso, era venuta in odio del tenebroso governo teotratico, il quale perciò la dannava all’esilio, mentre un’orda di mercenari satelliti, e di famosi ladroni poneva a ruba e a saccheggio le sue possessioni, il suo magnifico castello di Genzano. Ritiratosi lo Sforza dal militare servizio facea seguire ai ludi di Marte le serene dolcezze dell’Imeneo, chè nel novembre di quello stesso anno 1867 disposavasi alla chiarissima Donna Vittoria dei Principi Colonna. Conduceva riposata e tranquilla la vita dapprima in Firenze, appresso in Napoli, di poi nel suo loco natio, ove giungeagli notizia che le regie truppe muovevano alla liberazione di Roma, per il che pieno il cuore di patriottica esultanza si fece loro d’incontro, chè all’avvenimento più solenne della patria volea pur egli di persona concorrere. Era il settembre del 1870. — Il Comando della spedizione lo accolse con immenso compiacimento e tosto lo inviava Presidente d’una Giunta distrettuale per la Comarca. Le truppe italiane procedevano innanzi e il giorno 20 sormontando la breccia di Porta Pia redimevano Roma dal servaggio temporale dei Papi, la purgavano delle venali e codarde soldatesche, sentina di tutto le immondizie quivi convenuta da tutte le parti del mondo, e l’eterna città splendeva in tutta la pompa delle sue libere vesti, in tutta la luce che dimanava dal sole della civiltà e del progresso dei tempi. Il Duca D. Francesco Sforza era chiamato a formar parte della Giunta di Governo di subito costituitasi, e in quello ufficio sempre meglio dimostrò come avesse l’animo pieno di nobile fierezza, perchè il decoro di Roma e l’onore d’Italia si sostenesse. E fu perciò il primo e più caldo oppositore alla formola del Plebiscito dal Governo proposta, nella quale avrebbesi voluto appoggiata al voto solenne del popolo la famosa conciliazione col Papa, il che faceva aperta l’altissima mente dei nostri grandi uomini di Stato — E lo Sforza benemeritò della patria, perocchè scongiurò per tal modo che un atto contrario alla coscienza della Nazione contaminasse il voto popolare. {{nop}}<noinclude></noinclude> 3tpn88aprjzhpu4rbuztbt26d05pcxd Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/234 108 699805 3836188 2535135 2026-05-17T19:23:24Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/232]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/234]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535135 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc| duca sforza cesarini d. francesco }}|riga=a}}</noinclude>Nel decembre dello stesso anno 1870 la 3.ª a Legione della Guardia Nazionale lo acclamò suo Colonnello, e in tale carica stette con generale soddisfazione sino all’agosto 1873, in che volontariamente si dimise. Di presente è Ajutante di Campo onorario del Re. L’amore e la stima, di che è circondato, fece si che fosse mandato Consigliere in Campidoglio. Ha i modi cortesi, l’animo nobilissimo, gentilissimo il cuore. Egli vive nel desiderio di vedere Italia farsi sempre piò grande e rispettata Nazione e per lei farebbe delle proprie fortune e della propria vita sacrificio. — Noi crediamo con questi brevi cenni della vita del Duca D. Francesco Sforza Cesarini aver dimostrato com’egli, a trentatre anni appena di età, siasi reso già degno del glorioso suo stipite, e portiamo fede che sarà uno dei figli, che onorerà vie più sempre meglio la Patria. {{Rule|4em|000|h=1px}} {{Rule|14em}} {{Ct|f=.75em|Tip. Tiberina Piazza Borghese}}<noinclude></noinclude> kaqump76ty6oqgmnr3pmbuz6tn6m74g Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/236 108 699811 3836186 2535164 2026-05-17T19:23:20Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/234]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/236]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535164 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|silenzi dott. cav. giovanni}} |riga=a}}</noinclude>La famiglia Silenzi, donde discese Lorenzo trasse origine in Macerata, e ne uscirono uomini distinti nella scienza medica, e nelle lettere, di che si trova onorata memoria nella storia di quel Municipio. Pietro Silenzi ebbe quattro figliuoli, e Giovanni, ultimo di essi, vide la luce allorquando il proprio genitore onestissimo ed operosissimo uomo, come egli fu, e a tutti accettissimo, mercè l’industria ed il commercio era salito in bella fortuna, la quale dapprima era venuta meno per la prematura morte del padre suo, da cui era lasciato nell’infanzia. — Giovanni insieme ai suoi fratelli s’ebbe una eletta educazione e crebbe nell’amor degli studi, nei quali rapidamente egli progredì, chè svegliatezza d’ingegno e bellezza di cuore sin dai primi anni rivelava. Dopo i politici rivolgimenti del 1831, aggiogata di nuovo Italia alla schiavitù forastiera, in Roma tra i ministri del santuario eran taluni, cui troppo zelo premendo non si ristavano dall’intromettersi anche nei penetrali delle domestiche pareti, ove specialmente giovani di svegliata niente trovavansi, e suggestioni sconsigliate, e qualunque mezzo, purché si giungesse al fine, adoperando, sulle menti e sulle coscienze dei genitori volevano imporsi, affinchè i figliuoli al servizio della religione avviassero, la loro indole, e le loro inclinazioni combattendo. — Si tentò quindi far di Giovanni Silenzi una vittima di quel sentimento religioso, che purtroppo diè luogo a tanti pentimenti, a scandali funosti, a spettacoli nefandi, e con quanto danno della religione inutile è a dire. Ma seppe il Silenzi i propri genitori persuadere, chè i loro cuori gentili, le loro anime pie, i loro costumi integerrimi, e la patriarcale loro buona fede avean soggiaciuto a sinistra influenza, e li fece convinti che non dovea essere allontanato da quella via, nella quale sentivasi chiamato ad esercitare l’ingegno e gli affetti. — E di vero negli studi proseguendo, i più splendidi frutti ne coglieva, onde era speranza dolcissima per l’avvenire di se, de’ suoi, e della patria. — I primi elementi delle Matematiche e della Filosofia apprese da quel chiarissimo Professore che fu Matteo Martini, al quale venne di poi meritamente conferita la cattedra di Fisica nella Università di Perugia. Ed essendo ottimo cittadino, italiano schiettamente liberale ispirò anche nell’animo bellissimo del giovane studente amore della patria e sentimenti ardentissimi di libertà, e per lo svolgersi dell’eletto ingegno gli porse consiglio, perchè, a conseguire i gradi Accademici e la Laurea in filosofia, lo avesse in quella Università seguito. — E di fatti non solo gli onori in quelle scienze riportò il Silenzi, ma sì anco si diè nei due anni che in Perugia rimase, a studiar medicina e a tener dietro alle lezioni del Prof. {{Wl|Q3953782|Sebastiano Purgotti}} in Chimica, e a quelle di {{Wl|Q17279919|Domenico Bruschi}}<noinclude></noinclude> o5bp9xct86vmq5bwzwnkwd6jkwbwikj Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/237 108 699812 3836185 2535165 2026-05-17T19:23:18Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/235]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/237]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535165 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|silenzi dott. cav. giovanni}} |riga=a}}</noinclude>in Botanica, e tanto fu il suo progresso in quelle scienze, che nella Chimica si distinse per guisa da meritare al concorso l’onore della Medaglia. — E mentre a siffatti studi attendeva intervenne pure alle ripetizioni di Fisica del Martini non solo, ma si applicò eziandio a prendere cognizione della Lingua Greca sotto l’insegnamento dell’esimio Professore {{AutoreCitato|Antonio Mezzanotte|Antonio Mezzanotte}}. I genitori si consolavano nel vedere il proprio figliuolo, giovanissimo degli anni, di bella luce risplendere nel campo delle scienze, e pria di ricondurlo a Roma lo fecero viaggiare insieme a loro nella Toscana, in che provò il Silenzi soddisfazione grandissima, chè il suono della purissima lingua v’intese, e gli parve incontrarsi con l’anima del divino Alighieri. — Volgeva il 1846, quando iscrivevasi studente di secondo anno nella Università Romana. — Memorando è quel tempo, perocché salito Pio Nono sul trono dei papi, quanto entusiasmo destasse, quanto commovimento nei cuori italiani, quanto dolce delirio nell’anime dei giovani, ce lo rivelan tuttavia le istorie. Il Silenzi fece parte del Battaglione Universitario, e fu di coloro che avean fede nei migliori destini della patria mercè quel papa, che esordiva il suo regno con le più splendide prove di sentimento liberale, che però indi a breve tempo smentiva con dolore di tutti i buoni italiani. — In mezzo a quegli entusiasmi, a quelle feste, a quei tripudi fragorosi il Silenzi ebbe in cuore di cogliere il frutto de’ suoi studi e gli esami felicemente sostenne, onde i gradi accademici ottenea, e la Laurea in Medicina. — Ciò basta a dimostrare il bello ingegno di lui senza che ricorriamo a tessere la nota de’ premi e decorazioni di medaglie, che nelle altre scuole egli riportò sempre per concorso. — Applicavasi intanto alla Clinica, allorachè tutti si svolgevano quegli avvenimenti politici, che si chiusero colla proclamazione della Romana Repubblica, e quindi con le estreme battaglie, che combattevano gl’Italiani contro l’armata francese, la quale in onta al diritto di tutte le genti veniva a distruggere con la prepotente forza la volontà nazionale, e a stringer di più duri ceppi la patria. — Il Silenzi nominato Ufficiale Sanitario, era tra i combattenti là dove stava più aperto il pericolo per soccorrere prontamente i feriti. — Entrate le truppe francesi cadde nelle di loro mani prigione, mentre trovavasi nel Palazzo di Venezia con l’ambulanza centrale, cui era addetto. Oh qual cuore fu il suo quando da una delle finestre di quello storico Palazzo s’offerse al suo sguardo nella sottoposta via del Corso il generai Garibaldi, l’eroe più grande in atto di leone ferito, ma sempre valorosamente fiero nelle sembianze, seguito dalla sua Anita piena di dolorosa mestizia, dal suo ''Ugo''<noinclude></noinclude> 53qltpnb0crh3puebfc4isz8f4t6nr2 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/238 108 699813 3836184 2535166 2026-05-17T19:23:16Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/236]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/238]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535166 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|silenzi dott. cav. giovanni}} |riga=a}}</noinclude>''Bassi'', dai ''Manara'', dal ''Zannucchi'', dal ''Marcheselli'', e da tutti gli altri suoi prodi, che dai nemici sopraffatti col fremito della forte e sdegnosa anima erano obbligati a ripiegare sulla città, e ad allontanarsi dal suolo di Roma bagnato del sangue de’ loro fratelli! — Quanta disperata angoscia dovette premere il petto del Silenzi, allorachè vide tosto sopraggiungere le truppe francesi e baldanzosamente percorrere quella medesima via! — Successero giorni di cupo squallore, di amara tristezza, giorni che pesavano sul cuore del cittadino amante della patria come tanti rimorsi, giorni, di cui Roma avrà sempre lugùbre ricordo, e sul capo della Francia segneranno eternità di vituperi. — Molti italiani feriti erano da patriottiche famiglie tenuti nascosti, ed il Silenzi prodigava loro cure e soccorso. — Riprendea di poi i diletti suoi studi, e sotto il governo pontificio, dappresso grandi difficoltà di ordine, ebbe finalmente facoltà di esercitar medicina. — Valente anche nella penna, è autore di pregiati lavori scientifici, e di varie memorie, che in molti periodici, e nella Corrispondenza Scientifica videro la luce. Nell’anno 1853 concorreva alla scuola di perfezionamento pratico, che si denominava Assistentato presso l’Ospedale di S. Spirito, e sopra ventiquattro concorrenti, meritò il secondo posto. — La sua professione quindi esercitò nel corso di tre anni in tutti gli Ospedali di Roma, e la sua mente facea più sempre corredo di pratiche cognizioni. — Per ben tredici mesi fu Medico Assistente alla Scuola Clinica condotta dagli illustri Professori Viale e De Crollis, e n’ebbe lodi distinte. — Nè in ciò solo aveva onoranza, ma era pur decorato della medaglia d’argento per i saggi sulla Statistica Medica, che compose in soli tre mesi di esercizio, e’alla Commissione degli Ospedali di Roma li offeriva, accompagnandoli con una lettera critica sullo schema del subbietto e sul modo prattico, con cui poteva condursi quello studio, in che sempre meglio rivelava le sue cognizioni scientifiche. — Correva l’anno 1854.— Roma era invasa dal Colera, che menava stragi spietate. — Il Silenzi Medico Assistente alla Scuola Clinica era prescelto -dalla Commissione Superiore di Sanità qual Vice-Direttore del Lazzaretto costrutto presso il maggiore Ospedale. — Non risparmiò travagliose sollecitudini, e ajuti prontissimi, o a lui sepper grado molti che scamparono da morte, e per la opera altamente umanitaria apprestata, eragli conferita una medaglia. — E qui cade in acconcio notare come in quel tempo il Silenzi sorpreso da una visita del Papa Pio Nono, che per uno slancio di cuore volle accorrere al letto de’ colerosi, per lunga ora l’intrattenne in piacevole colloquio e con tanto affetto e tanta confidenza lo riguardò, che scherzosamente gli disse „ Voi sarete<noinclude></noinclude> oiu1op2y3c8vqdhb740chfgq4slljob Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/239 108 699814 3836183 2535465 2026-05-17T19:23:14Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/237]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/239]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535465 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|silenzi dott. cav. giovanni}} |riga=a}}</noinclude>il mio Cicerone „ e del locale e dello stato degli infermi, dal medesimo accompagnato, volle prendere esatta notizia. — Socio nell’istituto di Mutuo-Soccorso fra. Medici e Chirurghi, sostenne uffizi amministrativi, e per due anni disimpegnò la carica di Segretario con soddisfazione di tutti, e fu obbligato rinunciare, perocchè eragli manchevole il tempo per dedicarsi ad altre occupazioni, specialmente sanitarie. E tanta è la estimazione procacciatasi dal Silenzi, che lo vollero eletto Medico in più Ospedali privati e nelle perizie fiscali assunto a dare suoi giudizi. Però non mancarono a lui trafitture e persecuzioni, chè le autorità del caduto governo non ostante gli avesser promesso dargli prova di riconoscenza per i servigi prestati nella fatale circostanza del morbo colerico, pur gli vietarono di concorrere per difetto di forma al posto di Medico Primario negli Ospedali, e di poi era posposto in un concorso di cattedra alla Università, che sol per prova potea ottenersi, e vide la forza prepotente dell’intrigo o della protezione trionfare. Ben si spiegavano queste avversioni al Silenzi, perocchè egli cittadino benemerito si dimostrò nei fatti politici di Roma e l’amore del proprio paese e il bene de’ suoi concittadini ebbe sempre in cima del pensiero e del cuore. — Quindi l’anima sua gentilissima crucciossi dal vedere compagni di studio ed amici carissimi allontanati in esiglio, e dall’odio di un governo reazionario perseguitati. Il perchè vagheggiò pur egli andare emigrato in terra straniera, e la Germania fu il punto desiderato fino a che si fossero fatti maturi i destini d’Italia. — Allo studio pertanto della inglese e della tedesca favella si applicò, ma ai suoi divisamenti si frapposero disavventure domestiche, imperciocchè veniagli a mancare una madre carissima, che amò dopo Dio prima, e fu veramente l’angiolo della famiglia; e indi a non guari il proprio genitore era colpito di apoplessia, che lo rendeva impedito agli usati uffici della vita, onde di tutta la assistenza di tutte le cure ebbe d’uopo. — Ciò accadeva nel febbrajo dell’anno 1854, e allora il Silenzi prese il partito di mettersi in sulla via commerciale, e di attendere al prosperamento dei propri interessi. — Se non che a consolazione di se, e a sostegno migliore dell’infermo suo padre, si decise di torre moglie e fece sua sposa la egregia donna Virginia Lang romana, ornata di elette virtù, la quale lo ha fatto padre di sei figliuoli, Tito, Eugenio, Silvio, Aurelia, Clelia e Cesare, tutti viventi, che ama d’amor tenerissimo e intende a educarli in tutte le migliori discipline. — Nel mentre a un tempo non tralasciava egli di seguire i progressi della scienza medica in tutte le parti dello scibile, avea pur cura precipua approfondirsi nello studio di Economia Politica, e prendere cognizione delle<noinclude></noinclude> r3oa91cf0zt4m7nie3wttcujqm3i75i Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/240 108 699815 3836182 2535170 2026-05-17T19:23:12Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/238]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/240]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535170 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|silenzi dott. cav. giovanni}}|riga=a}}</noinclude>leggi commerciali disaminando il Codice di Commercio. — E qui cade opportuno il far menzione come non solo alcuna cosa medica in quel tempo pubblicasse, ma sì anco desse alla luce un opuscolo riguardante materia economica intitolato: ''{{TestoCitato|Il sistema della tariffa annonaria sul pane in Roma|Del sistema della Tariffa annonaria del pane in Roma}}'', il quale opuscolo (di opportunità) stigmatizzando il sistema protezionista del passato governo e gli uomini che ne erano vergognosamente esecutori, fu anonimamente fatto stampare in Firenze e quindi diramato nascostamente in Roma produsse la desiderata rivoluzione in quella materia, ravvisando la giustizia, e la verità delle massime nell’opuscolo sviluppate con profonda cognizione di economia, e con i criteri di una consumata esperienza commerciale. — Fu riconosciuto l’autore di quell’opuscolo ed il Silenzi salì in più bella reputazione, e si fece sempre più strada presso uomini di grande intelligenza, e di stima elevata. Per modo che nell’anno 1868 era chiamato alla Camera Commerciale nella qualità di Consigliere e poscia nominato al posto di giudice del Tribunale di Commercio reso vacante dalla morte del Presidente Giuseppe Grifò. E in questo ufficio fu riconfermato nell’anno 1869, chò i meriti del Silenzi essendo da tutti apprezzati, ad unanimi voti si volle della magistratura investito. — Nel 1870 era nominato Presidente nell’istesso Tribunale. Avvenute le nuove elezioni dei Consiglieri della Camera Commerciale uscì eletto per primo. — Il caduto regime non accettò questa elezione, chè gli uomini di merito illustre, e di sentimenti liberali ebbero purtroppo ad essere avversati sempre. — Quindi rassegnò alla Camera le dimissioni da Presidente del Tribunale. — La Camera fece allora intendere che avrebbe dato lo proprie dimissioni in massa se la elezione del Silenzi non fosse dal Governo sanzionata, per il che il Principe D. Marcantonio Borghese Presidente della Camera fu incaricato di farne relazione. Difatti la elezione venne confermata, e l’ufficio di Presidente riassunse. Sorgeva il 20 settembre 1870 e dai sette colli l’aura spirava della novella libertà. — Roma era finalmente di fatto la Capitale d’Italia. Avvenimento solenne, glorioso, coronava il nazionale edificio. — Al nome del Papa Pio IX succedeva nel temporale dominio quello del Re Vittorio Emanuele. — E in nome di Vittorio Emanuele II Re d’Italia il Silenzi, come Presidente, nel Tribunale di Commercio pronunziava la prima sentenza; — e il primo indirizzo di felicitazione, che da Roma fu spedito al Governo italiano partiva dalla Camera Commerciale, di cui il Silenzi pur facea parte, ed esultava nell’animo con tutti gl’italiani avendo fede nell’avvenire felice della Nazione. I propri concittadini conoscendo le preclare virtù del Silenzi, alle prime elezioni lo mandarono Consigliere in Campidoglio, e il Comunale Consiglio di poi lo eleggeva fra gli assessori, cui affidava l’uffizio di Sanità. Ma avendo nel<noinclude></noinclude> jtzr7f7r34xecrnmwkzed9gu61amh52 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/241 108 699816 3836181 2535179 2026-05-17T19:23:10Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/239]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/241]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535179 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|silenzi dott. cav. giovanni}}|riga=a}}</noinclude>Marzo 1871 date la Giunta le proprie dimissioni, stimò conveniente seguirla, e si restrinse quindi nell’incarico di Consigliere. — Volgeva l’anno 1870. Roma era colpita dallo spaventoso disastro della inondazione del Tevere. — E qui si pare sempre meglio l’opera pronta energica, efficace dell’assessore Silenzi, che seppe prevenire, ed impedire coi suoi colleghi più luttuosi avvenimenti in quella sciagura pubblica e privata, onde benemerita di Roma e della umanità, e nell’Appendice al Rendiconto morale dell’Amministrazione Comunale di Roma non solo per l’azione spiegata durante la inondazione, ma sibbene e per i miglioramenti apportati dal Silenzi all’ornato pubblico e allo splendido abbellimento del Pincio e di altre vie pur destinate ai deliziosi passeggi; e per i provvedimenti "igienici apprestati come addetto all’ufficio di Sanità, e per altre sue provvide operazioni, meritò esser notato con ispeciale laudazione e con splendidissime parole, che altamente lo onorano. — E poichè nella fatale circostanza della inondazione venne il Re per la prima volta in Roma, fu al Silenzi insieme al Principe Doria, all’Assessore Alatri e al Consigliere Angelini dato incarico di andare ad incontrarlo alla Stazione, e toccò al Silenzi l’onore di accompagnarlo nella visita dei Musei e stargli a lato, allorachè dalla Loggia del Campidoglio si mostrava al popolo, che dimontico della sventura ond’era afflitto, prorompeva in entusiastiche acclamazioni di evviva. — Il Silenzi fu pure onorato della decorazione di Cavaliere della Corona d’Italia. — Fra i vari aneddoti della sua vita non è senza interesse storico il notare come egli amico sino alla confidenza del Card. {{Wl|Q1326407|Girolamo D’Andrea}}, di purtroppo dolorosa e compianta memoria, gli fu dato raccogliere il sospiro estremo di morte, chè sul di lui petto poggiando il capo spirava — A segnalare viepiù sempre i meriti del Silenzi, noi diremo come appena entrato in Campidoglio propose i funeri civili, e l’assistenza sanitaria nel territorio comunale quale mezzo del miglioramento agronomico del territorio romano, come abbia fatto parte della prima Congregazione di Carità, della Commissione sulle Scuole Municipali, di cui fu relatore; di una Commissione igienica per i Stabilimenti di Termini, e di varie altre; — come sia stato por quattro anni Ufficiale di Stato Civile e membro della Commissione Municipale per l’imposta diretta per parte dell’Intendenza delle Finanze. — Accenneremo poi come fra i molti pregiati lavori scientifici da lui pubblicati vada distinto per varie storie di fulminazione umana, sopra le quali ha portato studi nuovi, investigazioni accurate, e profondità di disamine, ma che le<noinclude></noinclude> t6awva18ut5ghj0sozo41cptlrnzu7v Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Quintino Sella 0 699817 3836069 3675090 2026-05-17T19:14:42Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836069 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=23 giugno 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Quintino Sella|prec=../Achille Savorelli|succ=../Francesco Sforza Cesarini}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=223 to=230 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Sella, Quintino]] 9e0ty2zpn24o336hvliq4t7axeeaelt Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Francesco Sforza Cesarini 0 699818 3836070 3675058 2026-05-17T19:14:44Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836070 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=15 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Francesco Sforza Cesarini|prec=../Quintino Sella|succ=../Giovanni Silenzi}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=231 to=234 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Sforza Cesarini, Francesco]] 08wpe8p4r3wes79ylkhcym27sx6vj1p Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Giovanni Silenzi 0 699819 3836071 3675067 2026-05-17T19:14:46Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836071 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=15 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Giovanni Silenzi|prec=../Francesco Sforza Cesarini|succ=../Luigi Simonetti}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=235 to=242 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Silenzi, Giovanni]] lhrg51gmjjyl17o8oejvsri3b2f7rtw Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/244 108 699820 3836178 2535205 2026-05-17T19:23:04Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/242]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/244]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535205 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|simonetti cav. luigi }}|riga=a}}</noinclude>Tolga il cielo che l’Italia nostra nella distretta prosiegua di una vita misera e inferma. — S’appressa l’apertura delle urne, e da quivi noi confidiamo che il buon senso degl’italiani, che il patriotismo di elettissimi cittadini, saprà trarre finalmente quegli uomini che la nazionale e comunale famiglia sollevino in più prospera e più fortunata esistenza, che le finanze governative e municipali riordinino, perocchè c’insegnino i sommi scrittori di cose politiche, civili e amministrative, che la dissoluzione del patrimonio dello Stato e del Comune alla rovina morale, civile e politica irreparabilmente conduce. — E queste cose noi veniamo dicendo, dappoichè nello scrivere degli uomini che siedono al Consiglio del Comune di Roma crediamo dovere di utile cittadino far presenti i mali e i rimedi, che devono considerarsi per il bene della patria per la comune felicità — E dopo ciò la nostra biografica penna con compiacente animo prende a scrivere la vita di quell’egregio consigliere comunale che è {{Wl|Q63949114|Luigi Simonetti}}. — Nel settembre dell’anno 1826 nasceva egli in Roma. — Dai suoi ottimi genitori s’ebbe una educazione elettissima, e compì con amore il corso degli studi. Però assai giovane degli anni venne iniziato nella via del commercio siccome quella che principalmente conduce a far dell’uomo un amministratore accorto, un economista valente, un cittadino utile alla trattazione delle proprie e delle altrui fortune. — Si applicò quindi alle economiche ed amministrative discipline, e crebbe nella vita commerciale, onde oggi è desso uno dei più eccellenti uomini nelle negoziazioni esperto, e nella scienza economica ed amministrativa profondo, per il che ad uno splendido prosperamento del suo patrimonio non solo egli concorre, ma le sue cognizioni lo fanno essere un cittadino utilissimo nelle pubbliche bisogna. — Per integrità di carattere, per onestà, per altezza di sentimenti egli distinguesi, ed ebbe sempre grandissimo amore di vedere il proprio paese e la sua terra nativa prosperare, e il popolo farsi felice. — L’affetto e la stima pubblica seppe acquistarsi, e dai propri concittadini fu sempre riguardato con particolare considerazione, con grande benevolenza. — Nel 1848 appena istituivasi la guardia civica egli ebbe la prima prova di stima dai suoi concittadini, che lo elessero ufficiale. — Allo svolgersi poi degli avvenimenti politici nel 1848-49 desiderò vedere il trionfo del progresso e della libertà, e la patria avviarsi alla meta del benessere generale, che forma la felicità e la fortuna degli Stati. — Ed allorquando vide purtroppo oscurarsi l’astro fulgidissimo, che parea dovesse splendere perpetuamente su Italia e su Roma, egli confidò nell’ordine e nel corso dei civili tempi avvenire. — Intanto operoso, attivissimo sempre, maturavasi nella vita del commercio e della<noinclude></noinclude> e5jx47crbr4sk63tb76x9re7boa0y13 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/245 108 699821 3836176 2535206 2026-05-17T19:23:02Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/243]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/245]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535206 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|simonetti cav. luigi }}|riga=a}}</noinclude>industria, e faceva ampio corredo di quelle cognizioni, che piti tardi dovevano formare di lui un abile e raro amministratore, e nella negoziazione eccellentissimo. — Volgevano gli anni, e Italia costituitasi nazione, aspirava alla suprema conquista di Roma siccome sua capitale. — Il 20 settembre 1870 l’ardentissimo voto, la lunga aspirazione compievasi. — E tostochè questo avveniva era egli eletto membro della Giunta provvisoria di Governo, il che significava già la bella riputazione onde era circondato il suo nome. — Però tale ufficio rassegnava, dappoichè amava egli piuttosto vedere aperta la volontà del popolo in siffatta elezione, ma la delicatezza dei suoi sentimenti, la modestia squisita di se medesimo non facendogli ravvisare nella destinazione a quell’ufficio l’espressione popolare, ne declinava l’accettazione. — Non pertanto i propri concittadini, che grandemente lo amavano e la avevano in onoranza, vollero al seggio di Consigliere comunale mandarlo in Campidoglio, chè la di lui intelligenza, la di lui abilità amministrativa faceva ad essi sicurtà dell’utile che avrebbe apportato alla propria città nella trattazione degli interessi municipali. — E giovi a porre in rilievo, com’egli era già in chiarissima rinomanza venuto, anco il fatto, che nel gennaio 1871 appena la Banca nazionale aveva sede in Roma, era desso eletto tra i reggenti. — Era di poi nel 10 aprile 1871 nominato giudice del Tribunale di Commercio, il che è pure una prova del suo bel nome, dell’altissima estimazione, universalmente guadagnata, ma egli stretto da molteplici incarichi municipali, anche a quello onorificentissimo ufficio rinunciava. — Nella carica di Consigliere comunale essendo, dimostrò sempre zelo, premura, interessamento supremo, e il bene comune ebbe sempre in vista. — Nell’ottobre 1871 venne eletto Assessore supplente, e confermato a tutt’oggi in ciascuna votazione. — Noi non diremo le molte e varie commissioni, gl’incarichi diversi avuti in Campidoglio, diremo sibbene come egli al tutto adempia con mirabile sollecitudine, con abilità rarissima, con lode e soddisfazione generale. — Ed allorquando l’egregio Aw. {{Wl|Q16590554|Pietro Venturi}} sosteneva le funzioni di Sindaco, vedemmo il Simonetti reggere le finanze municipali, le quali procedevano floridamente, e lasciò il comunale tesoro in prosperissime condizioni, chè il di lui accorgimento, la di lui sapienza amministrativa quivi si parvero mirabilmente. — Ed oggi nell’assenza del Cav. Galletti assessore delle finanze municipali, è desso chiamato quale Assessore a rappresentarlo, ed ahi! in quale stato rivegga la finanza ed amministrazione municipale noi non esprimeremo, chè purtroppo è cosa manifesta, ed al riassetto della medesima con<noinclude></noinclude> pkixb6s47y4bidtrqu7iesori7fdbh7 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/246 108 699822 3836175 3495524 2026-05-17T19:23:00Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/244]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/246]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3495524 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|simonetti cav. luigi }}|riga=a}}</noinclude>sommo interessamento ed alacrità sta provvedendo, imperocchè difettevole ed inordinato ravvisò il sistema, con cui era stata condotta, e a migliore indirizzo è ora ravviata. — E a conseguire il buono ordinamento della cosa comunale sopratutto necessaria cosa è che tra il Sindaco e coloro che seggono al comunale consiglio stia unione ed accordo, imperciocchè impossibile cosa sia il capo aver vita ed operare senza il concorso e l’armonia di tutti gli altri membri, e di tutti gli altri organi del corpo. — È dalla apertura quindi delle nuove urne, noi lo ripetiamo, che debbon sorgere uomini nuovi, i quali in ispecial modo alla condizione finanziaria del Comune provveggano, che al buon governo della comunale amministrazione attendano, e siffatti uomini appoggiati da coloro che nelle pratiche amministrative discipline sono valentissimi siccome il Simonetti, non potrà certo esser manchevole quell’assetto d’interessi comunali, che è reclamato d’urgenza, e senza il quale la rovina pubblica e privata ne deriva. — Al Simonetti fu meritamente di moto proprio del Re conferita la decorazione della corona d’Italia e per fermo, avvegnachè, siccome già dicemmo in altre nostre pubblicazioni, di siffatte onorificenze si faccia purtroppo spreco, noi plaudiamo quando un petto onorato e degno ne vediamo fregiato. — Nella formazione della guardia nazionale fu il Simonetti eletto capitano. — Egli è anco sopraintendente scolastico ed altri offici sostiene, cui adempie con quella saviezza, con quell’energia, con quella accurata sollecitudine, che tanto lo distinguono. — Noi non parleremo dei suoi modi gentili, dell’animo suo cortesissimo, chè sono qualità notissime in lui e che splendidamente coronano i pregi della mente ed ogni altra sua più bella virtù. — A noi piace segnalare il Simonetti come uno degli uomini, che onorano il comunale consiglio e che al bene della patria, e all’utilità del Comune concorrono, e siam certi che quando la maggioranza dei consiglieri municipali saranno a quell’altezza di cognizioni a quel grado di scrupolosità, a quella forza di attività che possiede il Simonetti, allora solo dal Campidoglio disgombrerà ogni nube, e una luce ne dimanerà pura, bella, serena, che segnerà una vita nuova, un nuovo ordine amministrativo che a Roma, alla nazione, al popolo apporterà nuova salute, un avvenire felice. —<noinclude>{{PieDiPagina|{{spazi|6}}<small>Tip. Tiberina — Luglio 1874. </small>||<small>Riccardo Fait — Editore.</small>{{spazi|6}}}}</noinclude> saml86yjd37bsqvu41bq3k1u67fro8k Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Luigi Simonetti 0 699823 3836072 3675079 2026-05-17T19:14:49Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836072 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=15 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Luigi Simonetti|prec=../Giovanni Silenzi|succ=../Giuseppe Troiani}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=243 to=246 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Simonetti, Luigi]] 516d4xbpl4574o5sfye3tm9mmnfnmg3 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/251 108 699824 3836170 2535217 2026-05-17T19:22:50Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/249]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/251]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535217 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|troiani cav. giuseppe}}|riga=x}}</noinclude>una Società chiamata d’incoraggiamento per l’agricoltura, Società che venne poscia sotto il nuovo ordine di cose a trasformarsi in Comizio agrario. Appresso al 20 Settembre 1870 venne portato nella Giunta provvisoria comunale ove rimase fino alla venuta del generale Lamarmora. - Nel quale tempo essendosi il Troiani meritata la pubblica estimazione siccome uomo che s’era posto con larghe vedute nel nobile intendimento di migliorare il più che fosse possibile il vivere materiale e morale di moltissimi cittadini, così a niuno parve convenienza o giustizia il domandarsi come potesse il Troiani dar fede di libero cittadino ad un governo con il quale per lo innanzi non si era addimostrato entusiasta, perchè, dicevasi, non consentaneo alle proprie opinioni, ma si attese, chè come la causa dei Borboni e del Papa era stata schiacciata dalla rivoluzione, ed a questa per quanto la mente e le forze gli concedessero, si era il Troiani consecrato, così volevasi vederlo all’opera. Che se ogni uomo avesse una stella per guidarlo nella vita, sarebbe ben singolare capriccio di quella che parve dilettarsi e portar sempre il Troiani nelle cariche di segretario. - Eccolo difatti nel 1871 segretario capo della Commissione de’ sussidi, ove non è a dirsi quanto abbia dovuto sostenere di noia e di fatiche nel penoso incarico, fino a che sciolta la Commissione governativa de’ sussidi, venne nominato deputato nella Congregazione di Carità, del quale istituto è vera carità tacere dopo le vicende del 1870. Che v’abbia fatto in essa il Troiani, non s’ignora: ma il buon volere e la operosità spesso non valgono, dal che avvenne poco aver potuto fare, e poichè avrà usato alquanto di pietà verso i poveri, e forse per alcuni si sarà adoperato; certo è che il Consiglio Comunale quando inteso le dimissioni dei singoli membri della Congregazione di Carità, rielesse il Troiani, il quale se non accettò lo fu per solidarietà con gli altri. - Nel Luglio poi 1871 dalle urne amministrative uscì come Consigliere Comunale il nome di Troiani, e nel dì 14 Ottobre, fu dal Consiglio portato alla sedia curule con l’incarico di assumere l’ufficio di Polizia Municipale, ufficio di che per lo innanzi non eravi conoscenza. - Il Troiani addimostrossi uomo di larghe vedute e di tenace volontà, poichè ebbe a lottare con di moltissimi ostacoli fattigli insorgere dalla novità delle cose e dalla singolarità delle istituzioni; pure riesci ad ordinare un lodevole servizio con dieci Sezioni, delle quali cinque per le Regioni esterne. - Fu desso che potè ordinare il corpo delle Guardie di città, elevandolo in breve tempo alla pubblica e generale soddisfazione per la moltiplicità dei servigi con gran bene dei cittadini da questo recati, superando le avversioni che naturali sorgevano da’ pregiudizi popolari, da abitudini contrariate; perchè se arduo è per tutti il portare innovazioni specialmente colà dove più l’autorità si respinge più mancando la educazione, difficilissimo riesce poi l’introdurre e sostenere tali innovazioni, quando molti richiedenti d’impiego non potendo venire appagati si convertono in avversari, ed i riottosi ad ogni freno imbizziscono a qualunque parola di legge,<noinclude></noinclude> 81ljh6g0p1uchsz7jfqeoqhx2yywkv7 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/252 108 699826 3836169 2535250 2026-05-17T19:22:48Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/250]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/252]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535250 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|troiani cav. giuseppe}}|riga=x}}</noinclude>e dove il dileggio, dove la indisciplina da molti si oppongono a danno della legge. Savissimo provvedimento del Troiani fu un’altra istituzione, non nuova, ma in Roma difficoltata dalle circostanze, quella cioè della guardia a cavallo per meglio tutelare le persone e le proprietà fuori delle mura - Lucifero della città redenta, accrebbe l’interna illuminazione con 2350 fanali: interessandosi per quanto può riguardare il pubblico decoro, attese con cura speciale alla nettezza, sì che può dirsi senza cortigianeria che per retti intendimenti ed operosità, fu il Troiani insino ad ora uno di coloro che meglio in Campidoglio tennero il posto a cui vennero portati dalla pubblica fiducia. Chiunque però in alto sale, sia per giuoco di fortuna o per diritto di merito, e raro che non trovi di coloro che vivono per intralciare i passi altrui, e dove ciò non possono si disfogano in censurare ciò che spesso non veggono, ed in consigliare ciò che non comprendono. — Quando al Municipio parve si volessero ripetere i tempi del romano impero, tutti aspirando alla suprema dignità di ff. di Sindaco, anche al Troiani toccò di salire il monto con la sua croce di FF. sulle spalle, ma poco oltre al mese ne fece irrevocabile rinunzia, meglio amando attendere agli uffizi in prima affidatigli, dai quali vedeva dei vantaggi, anziché tenersi in posto, dove la censura mette più acuti e velenosi i denti. - Il Troiani è colonnello della Guardia Nazionale, e quantunque si avvegga di comandare un corpo di semplici comparse, non avendo nè rogolare armamento, nè attribuzioni se quella si tolga delle solenni parate, e di far la guardia ai palazzi reali, pure tione caro l’onore, sperando forse di aver un giorno dei veri soldati in quei cittadini. Se potrà per altro il Troiani riescire a meglio riordinare la illuminazione, moltiplicando le fiamme; a render forte il servizio delle guardie a cavallo e tale da essere veramente vantaggioso nella tutela dello persone e della proprietà quando arriderà il giorno nel quale Roma si vedrà cangiato in campagna ubertosa il deserto che ora la circonda; a stabilire una nettezza che nulla lasci ad invidiare alle altre città d’Italia; se questo potrà il Troiani raggiungere, sarà certo di aver molto fatto, e di aversi creato un giusto titolo alla universale benemerenza. - Il Troiani non potrà portare in Campidoglio un lume di altissima intelligenza, potrà però molto e bene fare per cuore retto e per costanza di operosità. {{Rule|6em}} {{Centrato|<small>Roma 1873. Tip. Cuggiani, Santini e C.</small>}}<noinclude></noinclude> jrf08bjm1if3qyy30tjmgg149swszet Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/253 108 699827 3836168 2535251 2026-05-17T19:22:46Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/251]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/253]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535251 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|biografie dei consiglieri municipali di roma}}|riga=x}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|VENANZI CAV. GIOVANNI}} {{Ct|f=1.1em|Consigliere Municipale}} {{Capolettera |[[File:Capolettera L - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 73 crop).jpg|45px|L]]| |-40px}}e cronache degli antichi tempi avean pur lo scopo di consegnare _ alla perpetuità della memoria i fatti degli uomini egregi, e sebbene viventi ne discorrevano quindi la vita, e le virtù illustri, e le valorose opere ad esempio dei posteri e dei presenti tramandavano, nè certo quegli uomini temevano la luce delle pubblicazioni, siccome v’hanno oggidì taluni; nia era bastevole aver seduto nel seggio dei padri coscritti, o nelle cariche dello Stato, od in qualunque altro pubblico uffizio, perchè la ricordanza di loro fosse anche in pregio, e nei volumi degli’ Storici si racchiudesse. — E noi al medesimo fine diriggendo le biografiche pubblicazioni ci proponemmo consegnare alla eternità della storia gli uomini che siederono Consiglieri in Campidoglio, dopo il più glorioso avvenimento, che abbian mai segnato gli annali d’Italia — la rivendicazione di Roma alla libera vita. — E scrivendo di questi cittadini, ci confortò il pensiero esservene alcuni, di cui la storia già raccolse il nome, e che per la grandezza delle opere giova ricordare alla gente futura ed ai presenti. — E noi discorrendo oggi di quel patriotta illustre, di quell’egregio, che è {{Wl|Q72582194|Giovanni Venanzi}}, ci palpita il cuore nel petto e la mano corre desiosa a vergare la pagina, che ne dice la vita. — Nel 23 Giugno 1816 nacque egli in Roma, allorquando il proprio genitore cittadino d’altissimi sentimenti liberali, uomo di grande onestà, di profondo accorgimento e di una operosità impareggiabile, alla famiglia procurava agi e ricchezza. Nell’anno 1825 al Collegio Romano mandava il figliuolo per istruirlo negli studi elementari, mentre egli nel vergine cuore gli trasfondeva l’affetto all’Italia. — E Giovanni bello e vivace l’ingegno rivelando, fervido<noinclude></noinclude> l6czkf8w3k6valf7ymni0yl9665jajf Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/254 108 699829 3836167 2535255 2026-05-17T19:22:44Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/252]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/254]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535255 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|venanzi cav. giovanni }}|riga=x}}</noinclude>e pieno di nobili sensi il cuore, non soltanto progrediva negli studi, ma l’amore della patria a lui tramandato dal petto paterno, forte gl’incendiava l’anima, cosicchè e ne’suoi componimenti poetici, e ne’ brani che dai classici toglieva, e con bandieruole tricolori e trofei militari, che disegnava sopra lo Screvelio, ed altri libri di scuola, faceva aperto già il germe fecondo di liberi sensi, che nutriva nel petto, e nei compagni amava trasfonderlo. — Fu perciò che sin dall’età giovanissima venne in odio alla setta nera, „''a Dio spiacente ed ai nemici sui''„ a quei Gesuiti, che scorgendo negli scritti, nei discorsi, e in tutti gli atti di lui, un fiore tenero, che sbocciando mandava già profumi di liberalismo, vennero prima alle inquisizioni e alle minaccie, poi all’artefizio, alla preghiera, agli scongiuramenti, per convertirlo e trarlo dalla distorta via, chè la via da loro insegnata è quella della ignoranza, dell’abbrutimento del cuore, e dell’avversione alla patria, epperò furon sempre di quei „''che vivon con infamia, e senza lodo''.„ Ma il Venanzi di tempra gagliarda punto non si commosse, alloraquando il suo rugiadoso precettor Lojolita gittatoglisi a piedi e stringendoglisi alle ginocchia, lo supplicava con voce lagrimosa a seguire altro sentiero. E poichè a nulla riusciva, esclamò: „ Oh quando si è messa indosso questa pece non si stacca mai più! „ E disse vero, chè l’amore di patria è per loro pece che li scotta. — Il padre del Venanzi intanto stimò meglio ritrarre il figlio da quelle scuole gesuitiche, e porlo sotto l’insegnamento di un dotto sacerdote Toscano, che aveva anche sensi di liberale, e da questi apprese letteratura italiana, filosofia, ed economia politica. — Si esercitò di poi anche nel disegno, per il quale sentiva trasporto grandissimo, e studiò dapprima in casa sotto la scorta di valente disegnatore, e di poi nell’{{Wl|Q338523|Accademia di S. Luca}}, d’onde dopo un saggio che riportò l’onoro del premio, e per cura del professore Silvagni, che volealo tosto iniziare alla pittura, passava nelle vacanze al Museo Capitolino per ritrarre i capolavori ivi esistenti, e quindi alla scuola del nudo in Campidoglio. — E qui giova notare come da suo padre, che fu amico di grandi scienziati e di celebri artisti, gli fu stillato nell’anima, sin da giovinetto, amore eziandio alle arti. — Correva l’anno 1837, quando rapito da morte il genitore carissimo, rimaneva affidato alle cure di un padrino, che lo volle avviare nel trattamento degli affari, per il che gli fu forza abbandonare la prediletta arte del disegno, e gli studi dolcissimi della italica letteratura. — Sopraggiunta poco stante anche la morte del padrino, si trovò solo, e dovette attendere al riordinamento del suo patrimonio, che trovò in gravi dissesti, perocchè aveva pur subito fortunose vicende. — {{nop}}<noinclude></noinclude> 7qufsvlylzykyij5mdsfici5es9pir5 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/255 108 699830 3836166 2535258 2026-05-17T19:22:42Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/253]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/255]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535258 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|venanzi cav. giovanni }}|riga=x}}</noinclude>Accomodate le sue cose, si abbandonò di nuovo agli studi, gli piacque anche istruirsi nella bella arte della musica vocale, ma principalmente si dedicò di tutta lena e a tutt’uomo alla politica, sentendo nell’animo suo, come la suprema delle sue aspirazioni fosse quella di veder redenta la patria miseramente in mille brani lacerata. — Di spirito indipendente, per carattere schietto e leale egli non volle giammai soggiacere a vincoli di sette politiche, ma diè fede che egli non avrebbe mancato all’appello nell’ora dell’azione, e che sostanze e vita disponeva per la liberazione d’Italia. E di vero come fosse parato a far di se olocausto alla patria valga a dimostrarlo il seguente aneddoto della sua prima giovinezza. — Viaggiava una volta per diletto ed erudizione insieme ad un suo amico già compagno di scuola, ed erano ad Alba Fucense allorquando per gli irrefrenati effondimenti dell’animo suo patriottico scampati prodigiosamente dagli artigli della polizia borbonica, l’amico che oggi è Professore di letteratura greca in una delle primarie Università d’Italia, gli domandò come in atto di maraviglia, se gagliardamente amasse la patria, cui avendo risposto con risolutezza prontissima affermativamente, quegli soggiunse; quando è così conviene prepararsi a soffrir molto — ed egli „ ''e sia; l’amerò per questo di più''. „ Giungeva il 16 Giugno 1846. Il Pontificato di Pio Nono parea segnasse l’aurora aspettata dalle genti italiane. — Il Venanzi si entusiasma; partecipa alla fondazione del circolo popolare, e ponendo in non cale ogni suo privato interesse, cinge le armi, e con la 1.ª Legione Romana va a combattere le battaglie della patria. — Fà la campagna del Veneto. — A Vicenza combattendo presso porta Padova, cade ferito da un colpo d’artiglieria insieme a Ghinassi di Foligno, ed Albertini di Fano. — Si rialzano, ma per le riportate ferite il Ghinassi ed Albertini ricadono sul suolo, e spirano. — La Legione torna in Roma, si rafforza d’armi e d’armati, ed il Venanzi da semplice gregario è promosso al grado di ufficiale. — Egli riparte con la Legione medesima, ed è accantonato per ogni eventualità a Cesena, e ad Ancona. — Succede la proclamazione della Romana Repubblica e si trasferisco alle frontiere Napolitano, chè il despota Borbonico pur sollevava contro Italia le armi. — Il Venanzi è incaricato di varie fazioni militari, e funziona in qualità di ufficiale d’ordinanza presso il comando della piazza di Terracina. — Gli avvenimenti di Roma incalzano. — L’Aquila di Francia muovo il volo nemico contro la Repubblica Romana; le armate francesi scendono già sulla terra, che un dì calpestarono i dominatori del mondo. — Roma si atteggia a disperata difesa, e colà è chiamata anche la 1.ª Legione. {{nop}}<noinclude></noinclude> j5xo0pt8x2z31xnpedulp6oz0xodfw7 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/256 108 699831 3836165 2535456 2026-05-17T19:22:40Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/254]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/256]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535456 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|venanzi cav. giovanni }}|riga=x}}</noinclude>Correva il 30 Aprile. — Il Venanzi comandando un distaccamento della sua compagnia, traversa Villa Giraud, dando battaglia ed inseguendo alla baionetta il nemico, nel che interviene il prode Masina, il quale dà splendide prove di eroismo, che sempre più incuora. — Alla vigna Tallongo si scontra col grosso dei Francesi, che erano stati tagliati fuori, li circonda, e molti di essi si rendono prigionieri. — A Velletri la compagnia, di cui egli fà parte, riceve l’onore di esser comandata dal Generale Garibaldi in persona, il quale la slancia all’assalto del monte dei Cappuccini sotto il fuoco delle artiglierie borboniche. — Si fanno prodigi di valore, e si riesce a cacciare i nemici, e a stabilire su quella posizione i cannoni. — Proseguono i disperati combattimenti, ed il 3 Giugno ed il 2 Luglio vanno ricordati per le battaglie date sui monti Parioli, alle galliche schiere nemiche d’Italia. — Tramontava dai sette colli il sole della libertà, e la notte della schiavitù si stendeva di nuovo sopra le terre italiane. — I tiranni, sanguinanti le mani, stringevan lo scettro dei despoti, e siedevano tremebondi nell’anima sopra i troni tarlati. — Era nel suo corso l’anno 1850, quando i patriotti si stringevano in segreta intelligenza per giungere di nuovo alla sospirata conquista della libertà e indipendenza della patria. — Il Venanzi fu tra gli organizzatori dell’associazione Nazionale, costituita su libere basi, ed al punto di raccogliere la generalità delle masse. Non curando egli le forme, ma avendo per meta l’unità ed indipendenza Nazionale, si schierò fra coloro che fecero sacramento di seguire la bandiera che prima s’innalzasse, per giungere al conseguimento di quel bene supremo. — Però è noto, come di taluni idealisti la tenacità e la intolleranza, la esagerazione delle passioni, e la discordia degli animi, facessero crollare una immensa mole di difesa, che un popolo vinto ma non domato, avea saputo creare, e come facesse abortire l’opera di un rivolgimento, da cui la salute della patria sarebbe derivata. — Le persecuzioni quindi del papale governo si fecero efferate, crudeli, continue, ed il Venanzi principalmente ne fu preso di mira, per modo che voleanlo anche di tutte le sostanze privare, onde contro una commissione pontificia a tale effetto incaricata, dovette egli anche dinnanzi ai Tribunali combattere, sostenuto da quel valentissimo avvocato che fu Altobrando Viviani, e dal chiarissimo procuratore Augusto Zuccarelli. — E nonostante gli strani soprusi, le vigliacche cavillazioni, e gli atti frodolenti da quella commissione adoperati, in accordo col retrogrado e servile Municipio di quel tempo, riportò il Venanzi trionfo, che fu grandissimo per l’interesse morale, e politico, sebbene umile per l’interesse materiale, giacchè la sua proprietà si era di molto<noinclude></noinclude> 9qayhm8zos26sqdia58yx4izqycszfx Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/257 108 699832 3836164 2535265 2026-05-17T19:22:38Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/255]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/257]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535265 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|venanzi cav. giovanni }}|riga=x}}</noinclude>assottigliata, onde gli fu duopo rivolgere i suoi capitali al commercio, per provvedere anche ai bisogni di una madre infelico, che alla gravezza degli anni, univa la piti grande delle umane sventure — la cecità della vista. — Successe il Congresso di Parigi, dove una voce si fè udire che protestava avere Italia diritto di Nazione, e Roma essere la capitale, e sin d’allora l’anima dei patriotti si riapriva ad un sorriso di più bella speranza. — Fu perciò che una deputazione di cittadini romani, tra i quali era il Venanzi, fecero pervenire per mezzo del marchese Migliorati Ambasciatore Sardo un indirizzo al Conte di Cavour, e una medaglia d’oro coniata in suo omaggio a nome di Roma. — I tempi maturavano. — L’anno 1859 và celebrato per la nuova riscossa italiana, d’onde derivar dovea la uuità, libertà e indipendenza della patria. — E alle prime battaglie accorsero volontari nelle fila dell’esercito tremila Romani, mentre i patriotti che ne curavano l’arruolamento e rimanevano in Roma a combattere il nemico più fiero, quale era il prete, non solo concorrevano alle spese di guerra, ma a tutte le più splendide dimostrazioni, e alla novella dei gloriosi trionfi inviavano due preziose spade, una al Re Vittorio Emanuele, e l’altra a Napoleone III, e di poi facean coprire da diecimila firme un indirizzo, che esprimeva il Plebiscito di Roma di volere riacquistare la nazionalità, tenendosi sotto lo scettro del Re Vittorio Emanuele. — In tutti questi fatti tra i principali promotori fu sempre il Venanzi. — E quanto in quei tempi difficili per la ferocia papale, compiesse il Comitato Nazionale romano, a cui egli apparteneva, basti leggere la storia diplomatica della questione romana di Celestino Bianchi dove si trova in onorata menzione tra i primi cittadini il nome dell’istesso Venanzi. Avvenuta la morte del Conte di Cavour, una nuova dimostrazione compievasi dai Romani, perciocchè versavasi nella banca di Torino, una somma cospicua per l’erezione del monumento ad eternità di ricordo di quel grande uomo di Stato, e fu il Venanzi quegli che ebbe le attribuzioni di tener la scrittura. Ricorreva il carnevale dell’anno 1862. — Solenne, grave, ammiranda dimostrazione offerivano i Romani al teocratico governo, imperciocchè le usate feste abbandonando, il corso di Roma rendevano squallido, deserto, malinconioso, con rabbia estrema dei birri e zuavi pontifici, e con immenso fremito d’ira di tutta la corte papale, che avria voluto far credere al mondo, come nel beatissimo regno il popolo è felice. - In quella vece, dappresso invito dei capi del partito Nazionale, tra i quali era il Venanzi, che al personale sopraintendeva, più che 20,000 persone si radunarono nel Foro Romano, luogo designato a dilettoso ritrovo, e intrattenevansi in ordinato passeggio, sopra gli<noinclude></noinclude> edic8kn81u9ce51qrwv13arxl0tovqo Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/258 108 699833 3836163 2535266 2026-05-17T19:22:36Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/256]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/258]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535266 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|venanzi cav. giovanni }}|riga=x}}</noinclude>avanzi angusti delle glorie antiche meditando, e dimostrando essere in aspettazione dei liberi tempi. — E fu la sera del 25 febbrajo di quell’anno, che dal sommo del Campidoglio il Venanzi contemplava con la più grande emozione dell’anima quella moltitudine sfilare ordinata e tranquilla, siccome in atto di trionfo, siccome in segno di impavida sfida ai manigoldi teocratici. — E in quella sera gli sgherri del Papa-Re lo traevano nel fondo di un carcere. La casa del Venanzi era perquisita. — Si sequestrarono carte, di non grave rilievo, ma cui pur si volle dare un’importanza seriamente politica, per fabbricare sopra le medesime la rovina di lui e del partito liberale. — Ma erano sforzi di mente esagitata, di un’anima piena di clericale fanatismo, quale è quella del {{Wl|Q643364|Demerode}}, da cui l’ordine di cattura e di perquisizione fu emanato. — Lo zelo imprudente di un cittadino liberale, sollecitò un soldato pontificio alla diserzione, promettendogli l’appoggio del Venanzi per essere quindi ammesso nell’esercito Italiano. — E poiché il soldato tornato in caserma fè confidenza della cosa ad altri commilitoni, se ne venne così dal Ministro delle armi pontificie Demerode allo scuoprimento, il perchè lo imprigionamento immediato del Venanzi, e la rigorosa perquisizione ordinava. — Si macchinarono perfidie, si crearono esecrazioni di vituperi e d’infamia, e nel partito liberale volea involversi la vecchia burocrazia pontificia, che era in sospetto del Demerode ricordevole dei fatti del 1848, e nemica alle nequitose brame di taluni rinnegati profughi delle Romagne e dell’Umbria, capitanati dal famoso Giudice processante Collemasi, che il processo politico contro il Venanzi istruiva. — E poiché le fondamenta del processo mancavano, si ricorse alla più vile, alla più iniqua, alla più nefanda opera. — Una donna volgare chiamata Costanza Diotallevi fu assunta quale eroina degli atti processuali, e ne è rimasta celebre per esecrazione di memoria. — A costei si dà la qualifica di confidente del Comitato Nazionale, si fà figurare impunitaria, e dalla di lei bocca e per di lei mezzo si immagina raccogliere gli elementi per iscoprire colpevoli. — Ad oscurare il partito liberale, si ravvolge nel processo medesimo un Fausti di contrari principi, e un tessuto di nere calunnie, di accuse scelleratamente bugiarde, di scritti malvagiamente falsi, su tutte le tavole processuali si distende. — È una storia di raffinata clericale nequizia, è un quadro di congiurazioni maligne contro chi consacrava alla patria i beni e la vita. — ''Le rivelazioni immunitarie di Costanza Vaccari-Diotallevi nella causa Venanzi-Fausti'' — è un opuscolo pubblicato nel 1863 dal Comitato Nazionale Romano, e in quello si fanno manifeste le oscurissime trame, dopoché parte<noinclude></noinclude> ji098nb4hs3jdlhbhpwzqg0ayh8zfl1 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/259 108 699834 3836162 2535268 2026-05-17T19:22:34Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/257]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/259]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535268 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|venanzi cav. giovanni }}|riga=x}}</noinclude>del processo potè essere involato al pontificio dominio, e venire in possesso del partito liberale. — Non pertanto dal Tribunale della S. Consulta si dichiarava constare di corrispondenza all’estero ed all’interno tendente a turbare l’ordine pubblico, e il Venanzi era condannato alla pena di venti anni di carcere duro. — Noi non diremo con quanta ferocia fosse nelle prigioni trattato, e come sovr’esso tutta la più brutale tirannia il famigerato custode Fontana spiegasse. — Non diremo come nonostante le crudeli sevizie, e le rigorose cautele contro di lui adoperate, avesse modo di porsi in corrispondenza esterna con il suo nipote Luigi Boccafogli, con Bompiani, con Vincenzo Maggiorani, ed altri cittadini liberali. Ma crediamo di grandissima importanza storica i seguenti fatti rilevare. Gli amici per lettera stimolavano il Venanzi alla fuga, ed egli ricusava per non privare primieramente la detenzione ed il partito di un mezzo utilissimo di corrispondenza, che si manteneva coll’aver guadagnato a suo favore un guardiano carcerario, che di già erasi offerto pronto ad evader con lui; secondariamente per non esser cagione di più duri trattamenti agli altri detenuti. — Ma erano appena decorsi quattro mesi allorchè accortosi che il processo era nella camera di istruzione entro lo stabilimento carcerario, e che del medesimo poteva di subito impossessarsi, scrive agli amici in questo tenore „ ''il processo è qui: se credete che aggiungendo al primo progetto . . . quest’altra parte ... ne possa tornare utilità al principio politico e ai compagni di causa, io non sarei più renitente allo evadere''. „ Il Maggiorani esultante nell’animo rispose accingersi all’opera e fu destinato il giorno, in cui l’evasione dal carcere e l’asportazione dello incarto dovea compiersi. — Spuntò l’alba. — Il Venanzi tenevasi già pronto — Udì il segnale; udì il rumore che faceasi nel trascinare il sacco delle carte processuali. — Attese che la porta del carcere si dischiudesse. — Indarno. — Un guardiano carcerario erasi desto e poichè aveva udito alcun rumore ed era entrato in alcun sospetto, si tenne quindi vigilante, onde fu che l’altro guardiano non potendo sottrarsi alla presenza del medesimo fu costretto porsi in salvo; e una carrozza sopra la quale era un amico del Venanzi in abito di cocchiere attese vanamente per lunga ora. Il Venanzi intanto persuaso esser l’operazione del tutto andata a vuoto, dovè sopportare, simulando, inscienza, le crudeli e furibonde disposizioni che di poi furono prese. — Se non che dopo la pronunciata condanna ossia il giorno 13 Giugno 1863, in cui fu trasferito al carcere largo di S. Michele, apprese dai suoi compagni di causa, che lo carte processuali erano state felicemente trasportate — E<noinclude></noinclude> p0idom5w3ltvsn9c8cr9kcg6agw9s2x Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/260 108 699835 3836161 2770811 2026-05-17T19:22:32Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/258]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/260]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2770811 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|venanzi cav. giovanni }}|riga=x}}</noinclude>poichè omai era forza all’espiazione della pena sommettersi, si diè insieme ai compagni d’infortunio con affetto indicibile a stabilire tra i detenuti la concordia, la fraternità e la pace, e ciò si conseguì col distruggere le ruggini dei partiti, col consigliare il rispetto alle individuali opinioni, coll’insinuare aborrimento all’ozio, alla ciarla, alle ubie carcerarie, coll’istituire il mutuo insegnamento e coll’organizzare all’esterno un sicuro mezzo di sussidi. — Mentre così trascorrevano d’alcun dolce aspersi gli amari anni del carcere, e la consolazione avea avuta grandissima nel vedere molti compagni di causa restituiti a libertà per diminuzione di pena, il 23 Giugno 1866 in odio del bene promosso nella detenzione, fu barbaramente strappato da quei detenuti, con i quali era già nato un legame di affetto come di famiglia, e gettato di nuovo nel carcere detto S. Micheletto tra le branche crudeli del custode Fontana, ove nel più atroce isolamento rimase tre anni interi. — Però la di lui salute era in sì grave stato ridotta, che per consiglio ed insistenza dei medici, eragli la pena del carcere, che aveva già sofferto per il ben lungo periodo di otto anni, commutata nell’esilio perpetuo. — E di fatti dopo averlo ancor travagliato con nuovi e più fieri maltrattamenti, era finalmente da due birri accompagnato al confine. — Il suo nipote Luigi Boccafogli, che fuggito di Roma erasi rifugiato in Foligno, lo accolse con immensa consolazione, con affetto tenerissimo che lo costringeva alle lagrime. — Convissero insieme. — E fu in Foligno che festeggiandosi il 30 Aprile a glorioso ricordo delle battaglie combattuto dal Generale Garibaldi insieme a tanti prodi italiani, il Venanzi dettò un proclama altamente patriottico e commoventissimo, onde particolari attestazioni d’onore n’ebbe anche dalle autorità governative e applaudimento universale. — E noi siam certi di far cosa grata ai lettori riportandolo qui per intero, chè vedranno anche sovr’esso tutta riversata l’anima del patriotta. — «Folignati! — Il nome di GIUSEPPE GARIBALDI rappresenta le aspirazioni più schiette e gagliarde del Popolo italiano. Compendia in sè i dolori, le gioie, gli slanci, le lotte della Nazione che spezzando le secolari catene, è sorta a nuova vita. Porta sculta l’idea del puro amor patrio, del disinteresse, del sagrificio personale, del valore magnanimo, della generosità, — in una parola — della Virtù. Fiaccola inestinguibile del dritto di Roma e d’Italia, propugnato già sul Gianicolo nel 1849; folgore nelle nazionali battaglie, promosso da poi — con giusta e naturale egemonia — dalla Casa Sabauda e dal magnanimo Re guerriero; meteora prodigiosa che sfolgora ed abbatte la più poderosa tirannide<noinclude></noinclude> taf6nuxc15onyrhycibpgecizewdtmc Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/261 108 699836 3836160 2535454 2026-05-17T19:22:30Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/259]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/261]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535454 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|venanzi cav. giovanni }}|riga=x}}</noinclude>d’Italia, facendosi strumento potentissimo dell’Unità della Penisola, sotto la Monarchia costituzionale di Vittorio Emanuele II; luce tranquilla e modesta, che dal ritiro di un’isola appartata, ci ricorda le primitive virtù de’ nostri padri; vampa irrefrenabile di patria carità, che mal compressa dalle diplomatiche ambagi, tenta talora rompere gl’indugi dell’inesorabile politica; sincera e franca espressione insomma del cuore della Nazione, quel nome è tutto uno splendore a cui riguardano quanti attendono con Roma il compimento d’Italia, giusta la magnanima parola del Re, e il voto solenne emesso dal Parlamento il 27 Marzo 1861. In sequela di ciò, è naturale-che se la ricorrenza onomastica di qualunque uomo volgare è comunemente una festa di famiglia, quella di Giuseppe Garibaldi sia una festa di tutta la grande famiglia italiana. Ma perchè festeggiare un onomastico che sa di sagrestia? — dice la Società dei Reduci delle Patrie Battaglie in Terni. — Non è meglio festeggiare il 30 Aprile, perchè ricorda una vittoria su quelle armi, che oggi ci contrastano la nostra Capitale? — Sì! festeggiate il 30 Aprile — risponde l’illustre Generale il 24 Marzo 1870 da Caprera — Esso è un giorno glorioso per le armi italiane. — Ed in vero: associare il nome dell’Eroe de’ due mondi al battesimo della sua prima battaglia nazionale, piuttosto che al battesimo del curato, per noi che vogliamo occuparci un poco degli affari di questa terra, è cosa che ci va alquanto più a grado. Quanta eloquenza poi in quel giorno! In esso il grande Capitano, come qui innanzi accennammo, segnalò con una memoranda vittoria le sue prime gesta a pro della propria terra; In esso effondendosi insieme al sangue romano quello degli Italiani tutti accorsi da più parti della penisola, s’intraprese a segnare l’ultima pagina di quel gran moto italico, che Roma, la quale avealo iniziato, quando fece l’ultima prova dell’incompatibilità del Papato con la civiltà, protrasse poi gloriosamente; preludiando così alla futura riscossa d’indipendenza, e costituendosi fin da quel punto centro e capo della italica unità; In esso il popolo romano affermò solennemente e liberamente i suoi dritti, la sua autonomia, la sua volontà nazionale contro le usurpazioni papali, sorgendo tutto in armi, e sconfiggendo i Francesi repubblicani, ipocritamente fatti leviti; In esso finalmente ebbe vita la protesta inoppugnabile di questo Popolo, che — se una volta varrà il dritto e non la forza brutale — contribuirà certo a rendere sgombro il suo territorio dalle armi straniere; a far vergognare gli stati civili di trescare con chierici nelle ombre del regresso; ad {{Pt|in-|}}<noinclude></noinclude> tmn5tvv3dfqjosrmvlbfqam5m9dnz97 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/262 108 699838 3836159 2535272 2026-05-17T19:22:28Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/260]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/262]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535272 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|venanzi cav. giovanni }}|riga=x}}</noinclude>{{Pt|segnar|insegnar}} loro, e per loro stesso vantaggio, la ispirata formola italiana: Libera Chiesa in libero Stato; a rendere finalmente Roma all’Italia. Folignati! — I Reduci delle patrie battaglie di questa Città, v’invitano ad ascrivere un tal giorno tra le feste nazionali, ed a solennizzarlo con gioia; ma con calma ed ordine. L’ordine è ciò che sgomenta il nemico d’Italia: le turbolenze sono la sua letizia, la sua speranza. Non un moto dunque, non un grido che possa dar pretesto ai nemici d’Italia, che la libertà ci uccide, che noi ci demoliamo da noi stessi. Noi dobbiamo gioire di quanto abbiamo conseguito; dobbiamo aprire il cuore all’amore, alla fraternità, alla concordia, con ogni classe cittadina, con ogni gradazione di partito che con l’ordine costituito intende al compimento de’ nazionali voti. Noi dobbiamo chiuderlo invece alle divisioni, al malcontento, ai rancori, agli odi, alle violenze contro chicchessia. Noi nel nome di Garibaldi che racchiude la più viva espressione di unità patria, dobbiamo rinvigorire nel nostro cuore quei legami che valsero ad edificare in 10 anni, con stupore di tutte le nazioni, questo sospirato regno d’Italia, sofferente in qualche parte ancora, ma libero, rigoglioso di nuova vita, e prossimo a godere appieno tutti i boneficj della civiltà, della sua fortunata postura, e delle sue libere istituzioni. In questa guisa saremo noi che compatti con l’ordine costituito, assisteremo alla dissoluzione in cui già versa la più brutta emanazione del dispotismo, la Teocrazia; la quale, sfuggendolo oramai ogni sostegno, invano cerca in sè stessa un soffio di vita, un elemento di forza; e quindi disperata e folle rivolge già l’unghie in sè stessa. Folignati! — Se un grido ci ha da uscire dal petto, in aggiunta a quelli co’ quali il popolo italiano salutò il costituirsi della sua nazionalità, sia d’ora in poi — Viva il 30 Aprile! —» E presentendo la liberazione di Roma, egli nel 30 Giugno 1870, in un indirizzo al Sotto-Prefetto Cav. Millo il glorioso avvenimento prediceva. — Giunse il 20 Settembre 1870. — Palpitò il cuore del Venanzi il palpito desiderato, la sua anima come quella di tutti gli esuli romani traboccava di gioia, l’annunzio che Roma finalmente era rivendicata all’Italia, così profondamente il commosse, che dovette prorompere in un pianto felice. — Il giorno appresso era egli nella città eterna, nella sua dolce terra natale. — Noto per le sue distinte virtù, era di subito nel 23 Settembre dal Comando della città di Roma e Provincia, nominato Membro della Commissione incaricata di rivedere<noinclude></noinclude> 5fiv5fnxf9oq6o0ppoq826zoyv3xsaf Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/263 108 699839 3836158 2535273 2026-05-17T19:22:26Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/261]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/263]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535273 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|venanzi cav. giovanni }}|riga=x}}</noinclude>i processi di titolo misto politico-comune. — Il 26 la Giunta Provvisoria di Governo, lo eleggeva Commissario per la Delegazione di Roma e Comarca, cui rinunciava per attendere di proposito al primitivo e geloso incarico. — Il 29 dall’istesso Comando della Città di Roma e Provincia, erano conferite alla sopradetta Commissione maggiori attribuzioni, incaricandola di riferire circa molti individui, che giacevano nelle carceri senza aver subito regolare processo, o condanna. — E così fu tale incarico eseguito, che il procuratore del Re n’ebbe ad esprimere a ciascun membro della Commissione la piena soddisfazione ed aggradimento del Ministro. — Il 13 Novembre 1870, i propri concittadini lo eleggevano unanimi Consigliere Comunale, e in tale carica essendo, lorchè si trattò di innalzare una lapide commemorativa a tutti quei prodi, che perirono per la patria, propose di nominare una Commissione di persone estranee anche al Consiglio per poter scegliere cittadini più atti a somministrare le notizie, e specialmente fra i capi di corpi, che hanno combattuto le battaglie nazionali, i quali sono meglio in grado di fornirne; — e alloraquando si trattò di imporre la tassa sui servi, fu accolta unanimemente la sua proposta che ne fossero per sentimento umanitario esonerati coloro, che l’opera prestavano a persone affette da infermità, o cieche della vista; egli fece interpellanza al Consiglio, affinchè degnamente si provvedesse alle feste per l’ingresso del Re in Roma; — ed allorchè si trattò della sistemazione del quartiere del Celio fece udir la sua parola, perchè si fosse dato maggioro spazio all’area esterna del Colosseo; e presentò un ordine del giorno, con cui dichiarava che il busto del Conte Cavour fosse ad alta onoranza collocato nel posto più insigne del Campidoglio, il quale ordiue del giorno fu alla unanimità adottato. — Li 8 Giugno 1871 era onorato del grado di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia. — In quel medesimo giorno fu nominato Membro della Commissione di soccorso agl’inondati. — Il 24 dello stesso mese era delegato ad esercitare le funzioni di Ufficiale dello Stato civile. — 11 16 Maggio la Intendenza di Finanza in Roma, lo nominava Delegato effettivo nella Commissione Comunale per l’applicazione dell’imposta sulla ricchezza mobile. — Li 6 Agosto il Consiglio Comunale lo eleggeva Membro della Giunta di Statistica. — Il 24, La Giunta Comunale lo nominava Membro della Commissione di arruolamento delle Guardie di città. — {{nop}}<noinclude></noinclude> dfezx8xf797be31who45whkw7nzynsi Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/264 108 699840 3836157 3495518 2026-05-17T19:22:24Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/262]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/264]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3495518 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|venanzi cav. giovanni }}|riga=x}}</noinclude>Li 11 Novembre, il Consiglio Comunale lo destinava a far parte della Commissione visitatrice delle Carceri giudiziarie. — Nel Decembre 1871 al Gennajo 1872, presiedeva al censimento della popolazione, nei rioni Ripa e Trastevere. — Il 31 Maggio, era nominato Membro per l’esame delle istanze di concorso ai vacanti impieghi Municipali. — Li 8 Agosto, fu dalla Giunta Municipale incaricato dell’ordinamento dell’Ufficio per la Commissione Archeologica, cui attese con ispeciale interessamento. — 11 15 Settembre 1873, era confermato Membro della Commissione visitatrice delle carceri. — H 20 dello stesso mese, dal Ministro d’Agricoltura, Industria, e Commercio, era decorato della medaglia d’argento per il buon esito del censimento. — Nel mentre in si diversi uffici con amore e sollecitudine si occupava, nel mentre il suo cuore si riposava dalle corse sventure, un colpo di supremo dolore trafiggeva la sua anima. — L’avvocato Luigi Boccafogli, quel suo nipote affezionato, che giovinetto aveva pur al di lui fianco combattuto le patrie battaglie, e riportato onorate ferite, che ebbe compagno nell’esilio, era da crudelissimo morbo immaturamente rapito alla vita, e lui seguiva nel sepolcro, indi a non guari, la propria madre sorella del Venanzi, e poco appresso, anche il vedovo marito il padre infortunato. — Queste perdite di cari parenti hanno aperto nel cuore del Venanzi sì larga ferita, che nel volgere de’ suoi giorni non potrà essere più rimarginata e un lutto perpetuo gli preme il petto nobilissimo. — Ritiratosi dall’ufficio di Consigliere Comunale, ha accettato il grado ad unanimità conferitogli di Segretario per la parte amministrativa, presso la Commissione Archeologica, chè per il culto santissimo, che egli sente verso la patria, gli è caro consacrarsi alla conservazione delle antiche memorie, che al lustro non solo giovano della Nazione, ma sì bene a dimostrarne la passata gloria e a prenderne esempio per la grandezza avvenire. — In queste pagine abbiamo pertanto con grata soddisfazione dell’animo, presentata la figura splendida, pura, serena di un cittadino, che tutto sè stesso consacrò all’amore d’Italia, di un uomo, che i pregi della mente e del cuore fanno caro e stimato universalmente. — E noi ci auguriamo che sulle orme d’uomini così fatti cresca la generazione italiana. —<noinclude>{{PieDiPagina|{{spazi|6}}<small>Tip. Tiberina — Luglio 1874. </small>||<small>Riccardo Fait — Editore.</small>{{spazi|6}}}}</noinclude> ctsg9nocjp20o3n05zbgn0xp5lx3y5r Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/265 108 699842 3836156 2535277 2026-05-17T19:22:22Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/263]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/265]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535277 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|biografie dei consiglieri comunali di roma }}|riga=x}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|CAV. VENTURI PIETRO}} {{Ct|f=1.1em|L=1.5px|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{Capolettera |[[file:Capolettera R - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 263 crop).jpg|45px|R]]| |-38px }}oma — è nome di grandezza eterna, è monumento di vetuste glorie, è la ''città'', il ''mondo'', il ''compendio del mondo''. Roma! ha un suono che sveglia nell’anima il fremito delle battaglie, e la calma di una pace serena, gl’inni del trionfo, e la gaja canzone dell’allegro popolano e t’insegna che questa è una terra calpestata dagli eroi, che un dì tenner l’impero di tutte le genti. — E bene a ragione un illustre uomo di lettere e togato disse: ''Roma è tale un portento, tale una forza che a modo dei portenti e delle grandi forze della natura giace nel mistero''. E {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}} ebbe ad esclamare: ''Certo sono di ferma opinione che le pietre che nelle mura sua stanno sieno degne di reverenzia, e il suolo dov’ella siede sia degno oltre quello che per gli uomini è predicato e provato''. Roma starà — e da essa partir debbe la luce divina della vera civiltà del vero progresso. — Ed è perciò che gli uomini i quali alla vita pubblica si espongono, e i supremi uffizi in Roma capitale dell’Italia sostengono, sono destinati più che altri a subire giudizio solenne delle di loro opre dinanzi alla Nazione. Scriver quindi dei cittadini, che dopo il glorioso avvenimento del 20 settembre 1870 siederono in Campidoglio, non solo è a stimarsi laudabile cosa ma sì anco necessaria ed illustre opera, perciocchè siano di tal modo come in splendida galleria ischierati i nomi di coloro, che dai propri concittadini per la trattazione della cosa pubblica furono fatti assidere al seggio antico dei padri della patria. Nè certo alcuno di quegli uomini, vuoi per modestia del proprio sentire, vuoi per altra qual si sia ragione, debbe aver caro a questa menzione sottrarsi, perocchè basta la luce di Roma, basta lo aver sieduto Consigliere nell’aula del Campidoglio, ove par di udire ancora la voce de’padri antichi, per meritare ama nota di storia, un biografico cenno. E dopo ciò in queste brevi pagine imprendiamo a discorrere la vita di {{Wl|Q16590554|Pietro Venturi}}. {{nop}}<noinclude></noinclude> aontsao532j0pnfqr745utzcpau2nbw Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/266 108 699868 3836155 2646923 2026-05-17T19:22:20Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/264]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/266]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2646923 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|venturi pietro }}|riga=x}}</noinclude>Nasceva egli in Campagnano, provincia romana, nel settembre dell’anno 1824. Suo padre Francesco, ricco proprietario, fu onestissimo uomo ed ebbe grandemente a cuore la educazione del proprio figliuolo, di guisa che insin dall’infanzia lo fece crescere nell’amore degli studi, ponendolo sotto la cura di un precettore di famiglia. — Fu di poi mandato al Collegio di Segni ed appresso in quello di Ronciglione, ove die’ compimento al corso di filosofia. — Dieciottenne appena entrò nella Università Romana, e alle scienze legali dedicatosi in quelle laureavasi correndo il giorno 23 agosto 1847. — E qui cade in acconcio riferire come in quel tempo raggiasse bellissimo il sole italiano sul fronte del Papa Pio IX, chè era creduto il Messia d’Italia, epperò ovunque egli si presentasse era riguardato come l’apparizione di un angiolo, ed era salutato come il promesso redentore delle italiche genti. Oh mutabilità della mente umana! oh mistero dell’umano cuore! ed è quel Papa stesso che oggi rinnega i santi principii, che furono da lui un giorno proclamati a pro della patria! — Ma tornando a dire di ciò che si riferisce al Venturi notiamo come nel momento, in che egli vedeva coronato il frutto de’ suoi studi facesse ingresso il Papa nella Sala Universitaria e da lui quindi s’avesse l’onore della laurea ''ad praemium'' .— E questa laurea s’ebbe pure in quella circostanza medesima quell’''{{AutoreCitato|Carlo Armellini|Armellini}}''; che poscia fu triumviro nella Romana Repubblica. Pietro Venturi nelle agiatezze di una bella fortuna non essendogli d’uopo per vivere di esercitare l’avvocatura, diedesi a trattare gli affari della famiglia curando sempre meglio la prosperità del patrimonio. — E di fatti venutogli a mancare il padre abilissimamente egli condusse l’amministrazione de’ propri beni. Non era il Venturi di quei ricchi ''cui si fa notte innanzi sera'', e che nelle oziose piume, e nelle dorate mollizie, e nel non far mai nulla di buono trascorron la vita, ma in quella vece fu del sapere desiderosissimo, e amantissimo del viaggiare, come mezzo a più vasta istruzione. Tutta intiera percorse l’Europa studiando uomini e cose, per il che la mente corredò d’immense cognizioni e si perfezionò per tal guisa alla scuola della vita pratica. Ed era intanto venuto così in onoranza, e godeva talmente universale la stima, che nel 1865 chiamato alla Camera Commerciale fu nominato Giudice del Tribunale di Commercio e subito dopo Presidente, ed in questo ufficio perdurava anche allora che Roma era fatta capitale d’Italia; se non che per i distinti suoi meriti era dalla Giunta di Roma nel settembre 1870 eletto Giudice togato nel Tribunale medesimo. Ma soli due mesi stette egli in questa carica, chè a maggiori uffici era assunto e di più alto rilievo, che l’interesse materiale e politico della città riguardavano. Il Venturi è liberale schiettissimo, amante della libertà, unità e {{Pt|indipen-|}}<noinclude></noinclude> jimdcbre9jrhhvvl7uw355yh17coked Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/267 108 699870 3836154 2535355 2026-05-17T19:22:18Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/265]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/267]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535355 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|venturi pietro }}|riga=x}}</noinclude>{{Pt|denza|indipendenza}} della patria e desideroso di vedere i tempi correre sulla via della civiltà e del progresso. Nel 48 formò parte della Legione Romana, e marciò a combattere le battaglie contro lo straniero. La liberazione di Roma sospirò con l’ansia del vero patriotta, onde fu che egli nei giorni solenni della redenzione di Roma trovandosi a lato del Re sulla Piazza del Campidoglio ebbe a dirgli: ''Sire, la Stella di Savoia oggi brilla su Roma, su Italia''. E così bella nominanza correva di lui anche fuori che nelle prime elezioni fu portato alla candidatura di deputato al Parlamento Nazionale nel {{Wl|Q48802045|Collegio di Civitavecchia}}, ma venuto in ballottaggio con l’altro candidato {{Wl|Q41568770|Cerroti}}, e per il ritiro di questi di poi con il nuovo candidato {{Wl|Q63713669|Lesen}} restava costui per brevissimi voti eletto. Era in appresso proposto alla candidatura di deputato nel 3.° Collegio di Roma. — Però a dimostrare come nel suo petto non albergasse vanità ed ambizione, tostochè dal Circolo Bernini fu pregato a porger rinuncia a quella candidatura, per far posto alla candidatura del Sella, cui volevasi fare onore in quel tempo, non esitò un momento. — Gli elettori non vollero saperne del Sella, ed avuto effetto la votazione, il Venturi venne in ballottaggio con l’avvocato {{Wl|Q63967987|Raffaelle Marchetti}}, che riusciva eletto. Ma un uomo stimato com’era il Venturi, non poteva rimanere nella vita privata, epperciò dai propri concittadini fu mandato Consigliere in Campidoglio, chè eran certi avrebb’egli curato i comunali interessi. E di vero per la eletta intelligenza, e per le cognizioni amministrative, di che era fornito, venne tosto prescelto quale assessore provveditore dell’annona e grascia, poi sostituì Alatri come assessore delle Finanze Municipali, e quindi caduto infermo il ff. di Sindaco Comm. Grispigni, a lui, benché non fosse assessore anziano, si volle affidare l’altissimo ufficio. Che cosa facesse, come procedessero le cose comunali mentre il Venturi era nelle funzioni di Sindaco, ben lo dimostrano le molte proposte di utilità pubblica e privata da lui fatte, e che furono approvate; ma la più bella prova si ha nella floridezza delle Finanze Municipali, ch’egli seppe conservare con mirabile accorgimento e con rara abilità amministrativa. Volgean più mesi, dacché egli sosteneva tale carica, quando la Giunta date le proprie dimissioni pur’egli stimò conveniente dimettersi, e a lui succedeva l’odierno Sindaco {{AutoreCitato|Luigi Pianciani|Luigi Conte Pianciani}}. Il Venturi si dipartiva dall’illustre seggio e discendeva il Campidoglio con la coscienza di aver compiuto suoi doveri, e con la dolce compiacenza di aver lasciato in buono assetto le cose comunali. — E questo era il più bel<noinclude></noinclude> tahaweqkrndqj0d3nl2tw21endocnw1 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/268 108 699871 3836153 2536094 2026-05-17T19:22:16Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/266]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/268]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2536094 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|venturi pietro }}|riga=x}}</noinclude>premio che desiderar potesse un’anima come quella del Venturi. — Ma noi forte ci meravigliammo come a lui solo il Governo non offerisse un segno di distinzione, secondochè aveva usato con altri non appena rassegnarono quel medesimo ufficio, o tostochè vi erano entrati. Veniagli peraltro indirizzata dalla Prefettura di Roma una lettera di ringraziamento e di encomio per la sapienza, con che aveva retto l’amministrazione municipale, e gliene era anche a nome del Governo espressa riconoscenza. Ed avvegnachè non fossero a lui conferite Commende e Collari, pure non mancò ad esser condito delle solite salse della Corona d’Italia e dei SS. Maurizio e Lazzaro. A noi prenderebbe vaghezza lungamente discorrere di cosifatte decorazioni e vorremmo possedere la penna del Giusti per tessere i quadri di certe dilettevoli istorie, e trarne dal fondo del cuore dei nostri lettori il più piacevole riso, ma nè l’acuto stile possedendo, nè permettendolo i brevi confini di questo biografico scritto, ci restringeremo nel dire che di quelle decorazioni, che vorrebbersi fossero segno di meriti illustri, si fa miserabile spreco, e ormai n’è adorno il petto anche d’ogni villan, che parteggiando viene. Ma tornando a parlare del Venturi diremo che la più bella di ogni decorazione egli l’ha nella stima universale, di che è circondato, e nella coscienza di sue morali e civili virtù. Avendo stampato di sè orma bellissima in Campidoglio veniva rieletto Assessore Municipale, cui però rinunciava, sia per ragione di salute, sia perchè desiderava che uomini nuovi avessero emerso nell’amministrazione della cosa pubblicali Venturi è decorato della medaglia di 1.ª classe d’argento per i lavori di censimento del 1871, di che si occupò oon ispecial sollecitudine come Presidente della Commissione. Di presente è Consigliere Comunale. — Di molte e svariate Commissioni tenne e tiene la Presidenza. Integro di carattere, della sua individuale indipendenza amantissimo si guardò dai salemelecchi e dalle reverenze simulate, ha l’animo gentilissimo cortese, benefico, e lo adornano i più bei pregi della mente e del cuore. E conchiudendo noi crediamo venire nel voto di tutti affermando, che uomini come il Venturi son necessari perchè prosperi il bene di Roma, il bene d’Italia, nè vedremmo così, a dirla col {{AutoreCitato|Giuseppe Giusti|Giusti}}, lo spettacolo {{blocco centrato| <poem> Di certi gonfianuvoli Che tirano al comando; Di certa gente in auge Che arruffa dipanando. </poem> }} {{Rule|14em}} {{Centrato|<small>Tip. Letteraria, via Ripetta, 46.</small>}}<noinclude></noinclude> kc0qjax3dak5eutjx2scvdmkdvtgw2r Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/269 108 699872 3836152 2535358 2026-05-17T19:22:14Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/267]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/269]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535358 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|biografie dei consiglieri provinciali di roma}}|riga=x}}</noinclude>{{Nop}} {{Ct|f=1.8em|BALESTRA DOTT. PIETRO}} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Provinciale}}}} {{capolettera|[[file:Capolettera R - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 267 crop).jpg |45px|R]]| |-40px}}acchiudendo nel breve quadro di una biografica memoria qualunque cittadino, che cinga una pubblica veste sia negli uffici della Provincia, o del Comune, o nelle cariche dello Stato, noi crediamo fare opera non solo degna della civiltà dei tempi, ma utilissima e pregevole, perocché lascia un’orma onorata in mezzo alla patria, in mezzo alla famiglia. La scritta pagina fà rivivere un uomo anche nei tempi lontani, chò i nepoti apprenderanno chi s’ebbe dai propri concittadini considerazione, e varrà a suscitare anche in loro desiderio di bell’oprare, affinchè una lodata menzione, sebbene modesta, rimanga di se medesimi. — E di vero se gli storici volumi andiamo iscrutando e tutti gli scrittori di cronache dell’età più antiche consultiamo, noi v’apprendiamo come anche nei più oscuri tempi eran fatti degni di pubblica nota tutti coloro, che a pubblici uffici ascendevano per trattare gli affari della Provincia o gl’interessi della patria. E tanto più noi stimiamo di siffatto ricordo esser meritevoli coloro, che al consiglio della Romana Provincia siederono, in quanto che sono essi, che sostengono pur l’ardua missione di curare gl’interessi del popolo, il bene delle città e la provinciale amministrazione. — Nè per ciò soltanto crediamo esser degni di biografica memoria, ma sì anco per la luce, che dimana dall’eterna Roma maestra un tempo di sapienza civile e politica, sul di cui suolo lasciarono traccie gloriose e i Bruti, e i Cesari, e i Camilli, e i Tulli, e i Marcelli, e un Catone, e i Gracchi, e gli Scipioni, ed altri, il di cui splendore pur si riverbera sui nepoti incitandoli al bene operare e a far tutto quanto giova a<noinclude></noinclude> 84u1i3pzz2x6bt8otq9qdyw8gwg8h0h Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/270 108 699874 3836151 3396728 2026-05-17T19:22:12Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/268]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/270]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3396728 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|balestra dott. pietro}}|riga=x}}</noinclude>stampare sulla patria diletta una spendida orma e a meritare una pagina di ricordo. — E per fermo dice il Bianchi essere il premio più bello per i benemeriti cittadini, per gli uomini virtuosi, per tutti coloro, che s’interessano in prò del proprio paese e per la fortuna del popolo, quello di esser notati su tavola istorica, che anzi afferma farsi per tal premio più diligenti e virtuosi i cittadini, e suscitarsi nei medesimi utilissima gara per superarsi nell’opera del pubblico bene. — Nè il progredire del nostro secolo permette che soltanto a coloro, i quali s’ebbero il dono d’altissimo genio e il volo spiccarono sublime sopra il volgo degli uomini, sia dovuto dallo scrittore l’onore di una biografia, e piuttostochè in vita appresso alla morte dirne la lode, ma vuole altresì che nella presenza di liberi e civili tempi suoni gentile e grande la memoria di quei cittadini, secondo chò o per grandezza d’ingegno, od anche per modesti pregi si distinsero. — E noi con compiacente animo in questa nostra {{Ec|pnbblicazione|pubblicazione}} presentiamo oggi in brevi tratti la vita di quell’illustre cittadino, che è il D.<sup>re</sup> {{AutoreCitato|Pietro Balestra|Pietro Balestra}}. Sortiva egli i natali in Roma da onorata e civile famiglia. — Suo padre Carlo fu uomo onestissimo e virtuosissimo, ed operoso tanto che seppe da modesta condizione innalzarsi a cospicua fortuna, ed ebbe la consolazione di lasciare in agiatezza la propria famiglia, e nello scorso giugno all’età di 96 anni scendeva nei riposi del sepolcro, benedicendo ai diletti figliuoli, che gli facevan corona. — Pietro Balestra insino dalla fanciullezza dimostrò bello e robusto l’ingegno, nobile e gentile il cuore. — Amante degli studi, nei medesimi fece progresso rapidissimo, e sentendosi inclinato alla Scienza Medico-Chirurgica vi attese per guisa, che emerse tra i giovani più distinti e nella Romana Universrtà ne colse la laurea. — Poscia viaggiò in Italia e all’estero, e fra le altre città dimorò lungo tempo a Parigi e a Londra, ove si perfezionò in questi studi. Tornato in Roma per sofferenze di salute non si potè abbandonare all’esercizio della medicina, quanto egli avrebbe desiderato, ma si diò a coltivarla in scientifici lavori. — Però era già salito in splendida fama e al Congresso internazionale medico tenuto in Firenze nell’anno 1868 tanta luce di se sparse, che andò dai più celebri scienziati lodato. — E fu allora che vide la luce quel suo lavoro intitolato: «''Ricerche ed esperimenti sulla natura e genesi del miasma palustre''.» Tutti i giornali italiani ed esteri, tanto scientifici quanto politici, ne menarono lode distinta, e fra gli altri nel giornale il Debats v’ha un lungo resoconto dell’Accademia delle scienze di Parigi, in cui è tributato elogio bellissimo al Balestra per il merito di quella sua onorata fatica, che arricchiva la scienza di una nuova ed {{Pt|impor-|}}<noinclude></noinclude> eq8yc8y865jhx7wpgzccajh1mlfe04y Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/271 108 699875 3836150 2535363 2026-05-17T19:22:10Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/269]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/271]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535363 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|balestra dott. pietro}}|riga=x}}</noinclude>tante scoperta. — E per vero compiendo quel suo lavoro, non poche fatiche e sofferenze ebbe a patire, che molto influirono anche sulla cagionevolezza di sua salute, perocchè nelle ricerche e negli esperimenti tutte le sue forze fisiche e morali occupò, e nel percorrere i luoghi paludosi infesti dalla malaria per raccogliervi buona messe di osservazioni, e nel fare le indagini sulle acque fetenti palustri, che avea sempre tra le mani, fu preso dalle febbri periodiche. Nè questo male rattennè il Balestra a continuare in simili ricerche, alle quali è tutta raccolta la sua mente; i suoi studi, i suoi sperimenti tutti tendono a salvare l’umanità dalla malaria e dalle febbri, e a procacciare il risanamento dell’Agro Romano. E su questi soggetti scrisse già altri pregiati lavori, fra i quali ricorderò i seguenti: «Le febbre remittente miasmatica. Della iniezione sottecutanea dei preparati di Chinina. Poche parole sul risanamento dell’aria nell’Agro Romano» Anche ad altro lavoro di piò forte lena sta ora attendendo, che riguarda appunto l’igiene, che noi confidiamo vedrà in breve la luce. — Il Dott. Balestra è anche letterato, ed i suoi lavori summentovati sono svolti con stile chiaro e forbito, raro pregio degli scritti scientifici. — Dopo ciò se da un lato il Balestra al prattico esercizio della medicina non può abbandonarsi per ragioni accennate, d’altra parte il frutto del suo ingegno, dei suoi studi, delle sue ricerche, dei suoi esperimenti, delle sue vaste e svariate cognizioni vengono a produrre più largo bene umanitario trattando una materia che supremamente interessa Roma e l’Agro Romano, dove la malaria purtroppo in tutti gli anni miete vittime. — Egli è valentissimo anche nella Chimica, nella Microscopia e nella Clinica, e articoli avuti in pregio distinto scrisse e furono in giornali scientifici pubblicati. — Pietro Balestra è nei più alti rapporti con Medici stranieri, il che dimostra in quanta bella reputazione nella repubblica scientifica egli sia salito, e per verità noi sappiamo essere egli visitato sovente da scienziati illustri, da Medici di grande celebrità. — Desso fa parte delle Società Mediche di Berlino, è Membro del Consiglio Sanitario Provinciale di Roma, del Consiglio municipale di Sanità, fa anche parte del Consiglio Comunale di Statistica, e nel primo censimento, ch’ebbe luogo in Roma, fu Presidente della sezione del Rione Campo Marzio, e fu decorato della medaglia d’argento; è membro di molte associazioni mediche e società scientifiche, e fa pur parte di molte e varie Commissioni, e dappertutto lascia di se orme onorate e distinte. — Giovane ancora degli anni, siccome è, potrà certamente essere semprepiù di utilità con le sue opere alla umanità non solo, ma più specialmente alla propria città. — E qui giova notare come egli per spirito soltanto di filantropia ed {{Pt|umanita-|}}<noinclude></noinclude> a4cff40mv0yieeg26463m1g5j0315jw Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/273 108 699876 3836148 2973784 2026-05-17T19:22:06Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/271]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/273]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2973784 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione||{{sc|biografie dei consiglieri provinciali di roma}}|riga=x}}</noinclude> {{Ct|t=2|f=1.4em|ALESSANDRO Avv. BENCIVENGA-BARBARO}} {{Ct|t=1|v=3|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Provinciale}}}} {{Capolettera |[[file:Capolettera B - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 271 crop).jpg|40px|B]]| |-35px}} ella è la lode quando risponde al merito del cittadino, ed è feconda d’incuoramento a più grandemente operare, e di esempio alla crescente generazione, epperò nelle nostre pubblicazioni ci piace trattare dei benemeriti uomini, ed oggi ci è grato con la nostra libera penna ragionare la vita di quell’esimio consigliere provinciale, che è l’Avvocato Alessandro Bencivenga-Barbaro. Nel decembre dell’anno 1821 sortiva egli i natali in Roma da Isidoro Bencivenga, possidente di Vallinfreda, domiciliato in Roma, uomo onesto e di sensi altamente liberali, per modo che soffrì persecuzioni dal governo teocratico, e benchè settuagenario fu stretto da rigoroso precetto politico, dal quale non potè disvilupparsi insino a che la morte nol trasse nei riposi del sepolcro. — E i due fratelli di Alessandro, cioè Carlo e Prospero, sono pure distinti cittadini di provato patriottismo, e figli degnissimi di un padre, che sostenne la dignità d’italiano, il carattere di liberale. — Carlo è di presente Sindaco di Vallinfreda, và ornato di ogni più eletta virtù, e della italiana letteratura è anco egregio cultore. — Prospero esercita l’arte medica nella città di Magliano in Sabina, ed ha una reputazione chiarissima. — Nel 1860 dai confini del governo papale egli rese importanti servigi di corrispondenze politiche, per favoreggiare la causa d’Italia e di Roma, e n’ebbe prigionia e processura, e finalmente una condanna di cinque anni di carcere, che gli fu in parte condonata, e potè perciò trasferir sua dimora in Firenze, ove s’acquistò estimazione distinta. — Nel 1867 egli fu fra i generosi esuli romani, che insorgevano per rivendicare la terra natale, ma la forza brutale di un’armata straniera, e di un pugno di sgherani del papa, la nobile insurrezione soffocavano sui campi di Mentana. — Adelaide Bracci madre di Alessandro fu donna ornata di tutte virtù, nata da famiglia ben nota per illustri scultori ed architetti. — S’ebbe inoltre il Bencivenga avi illustri per guisa, che un Teodosio, di cui fà<noinclude></noinclude> 57ny0uueerxd9gkesyqzhleslj4bl3x Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/272 108 699877 3836149 2535366 2026-05-17T19:22:08Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/270]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/272]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535366 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|balestra dott. pietro}}|riga=x}}</noinclude>{{Pt|rio,|umanitario,}} e senza trarne interesse alcuno, sia largo di sua visita e di suo soccorso a qualche amico infermo, e ad altri, che si trovano nella distretta dell’indigenza, ed in queste cure ebbe numerosi e splendidi risultati, che gli accrebbero il nome non solo di scienziato ma di valente clinico. — Della sua fede politica parlando, diremo essere egli un cittadino di liberi sensi, che ama sinceramente il proprio paese, e che desiderò sempre e concorse per quanto potè ad affrettare la unità, libertà e indipendenza d’Italia, onde fu che, allorquando egli trova vasi per i suoi studi nell’Ospedale di S. Spirito, subi persecuzioni dalla polizia pontificia, ed in un tempo essendosi per suo diletto recato a Napoli, al ritorno fu dal governo papale rigorosamente perquisito; ma su di lui non poterono attaccare gli artigli, chè seppe sempre certi prudenza operare. Di sensi altamente liberali sono anco tutti gli altri suoi fratelli, e noi noteremo di particolare menzione quell’insigne cittadino, che è l’avvocato {{Wl|Q3761986|Giacomo Balestra}}, che fu non ha guari eletto Assessore Municipale, ed è zelantissimo della buona amministrazione comunale e del decoro di Roma. Succeduto l’avvenimento più solenne, di esser fatta Roma Capitale d’Italia, Pietro Balestra fu eletto Consigliere Provinciale del Mandamento di Roma, e in quell’ufficio intese sempre a comporre con gli altri consiglieri quel bell’edificio della provinciale amministrazione, che per verità onora il paese e gli nomini, che fanno parte del Provinciale Consiglio. Più potremmo dire del D.<sup>re</sup> Pietro Balestra, ma tutto riassumendosi nell’essere un uomo scienziato, onesto, di carattere serio e nobilissimo, che di bellissima luce risplende nella repubblica dei dotti; un cittadino amante della patria, amante della sua Roma, cui anela sopratutto con i lavori anche del suo ingegno essere utile, stimiamo debito dello scrittore consegnarlo alla perpetuità del ricordo, e allo splendor dell’esempio, chè a uomini di belle virtù ornati debbe informarsi la gioventù crescente, per trarne semprepiù grandi e utili cittadini. — {{Rule|14em|000|h=1px}} {{Rule|14em}} {{Centrato|<small>Roma — Gennaro 1873</small>}}<noinclude></noinclude> p5tgn45y38iu26b6oef0ymfskhjlcr6 Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Pietro Balestra 0 699880 3836076 3795841 2026-05-17T19:15:00Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836076 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=15 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Pietro Balestra|prec=../Pietro Venturi|succ=../Alessandro Bencivenga Barbaro}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=269 to=272 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Balestra, Pietro]] iuh4iybz837lk6jcxk4mpvg2k9ygoh5 Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Giuseppe Troiani 0 699921 3836073 3675073 2026-05-17T19:14:51Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836073 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=16 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Giuseppe Troiani|prec=../Luigi Simonetti|succ=../Giovanni Venanzi}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=247 to=252 /> [[categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Troiani, Giuseppe]] dos68nflnuq4wyw8vom6xun9tew4fj5 Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Giovanni Venanzi 0 699922 3836074 3675068 2026-05-17T19:14:54Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836074 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=16 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Giovanni Venanzi|prec=../Giuseppe Troiani|succ=../Pietro Venturi}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=253 to=264 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Venanzi, Giovanni]] shvra6ljtxhdsdu26rs7ky7f1tsw9zv Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Pietro Venturi 0 699923 3836075 3675088 2026-05-17T19:14:57Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836075 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=16 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Pietro Venturi|prec=../Giovanni Venanzi|succ=../Pietro Balestra}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=265 to=268 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Venturi, Pietro]] s0fdrlo9ti9let4a3rcl6ppq4i2i392 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/274 108 699933 3836147 2535499 2026-05-17T19:22:04Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/272]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/274]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535499 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| alessandro avv. bencivenga-barbaro}}|riga=x}}</noinclude>menzione anche il Savigny, fu professore di splendida fama nella Romana Università e il mandato gli fu anco conferito di trattare affari di Stato. — All’amore degli studi crebbe intanto Alessandro, e disvelò ardenza di fantasia o bellezza d’ingegno, onde si diè ad istruirsi nella italiana letteratura dapprima, e di poi s’applicò alle scienze legali, nelle quali riportava laurea nella Romana università volgendo l’anno 1843. Successero gli avvenimenti del 1848 e il Bencivenga, cui da paterno sangue erano stati trasfusi patriottici sensi, fece aperto l’immenso suo amore di patria, per modo che neppure l’italiana sua musa potè rimanersi dall’erompere dal suo petto liberi canti. — Aveva anch’egli meditato sui volumi della storia le lunghe sventure d’Italia, e gemendo nel cuore portava fede che finalmente il giorno della di lei liberazione giungesse. — Nello svolgersi pertanto delle politiche vicende tostochè nella provincia romana proclamavasi il governo provvisorio, imperocchè il pontefice ritraendosi dal sostenere la causa italiana abbandonava Roma, era il Bencivenga inviato a Viterbo nella qualità di segretario generale, e colà, preceduto da splendore di nome, s’acquistò sempre meglio estimazione distinta, dappoichè procurò d’impedire il male e far sì che niun disordine accadesse, niun sinistro avvenimento sorgesse, e giunse a mantener la calma in ogni partito, onde fu che avvenuta successivamente la occupazione francese, egli nel dimettersi ricevesse non solo attestazioni dall’autorità francese per la sua abilità nell’aver saputo prestar suo sostegno in mezzo alla difficoltà dei tempi, ma i cittadini tutti di Viterbo nel tributargli splendidissimo elogio, esprimevano desiderio di vederlo conservato tra loro. Egli però tornava a Roma, che vedea di nuovo stretta dalle catene del servaggio. — Nondimeno sperò che i destini della patria si sarebbero un giorno compiuti, e stette saldo nella sua fede politica. — Si diè all’esercizio dell’avvocatura, ed emerse tra i più chiari giureconsulti romani, e non solo nella trattazione delle cause dimostrò il suo grande valore, ma sì anco nello scrivere di cose legali dapprima, collaborando nel sputatissimo Giornale del Foro volgendo gli anni 1845 e 1846, di poi nella Rivista di giurisprudenza, di cui fu per vario tempo direttore, e pubblicando pregevolissimi e lodati articoli sulla stessa materia in più giornali giuridici. — Ed oggi è uno degli avvocati, che più onorano il Foro Romano, e il suo nome è di bella luce circondato. Nel congresso giuridico, che ebbe luogo in Roma correndo l’anno 1872, fu il Bencivenga uno dei giureconsulti relatori, e la sua dotta relazione fu in apposito volume pubblicata. — Nella difesa delle cause egli si rivela non 6olo uomo dottissimo, ma cittadino di onesta coscienza, di fermo carattere, di integrità inalterabile. — {{nop}}<noinclude></noinclude> j0tqxrgienbt64it5z0y2jurrmi7k1z Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/275 108 699934 3836146 2535501 2026-05-17T19:22:02Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/273]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/275]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535501 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| alessandro avv. bencivenga-barbaro}}|riga=x}}</noinclude>Soggiacendo Roma alla signoria teocratica era il Bencivenga di continuo dalla polizia papale tenuto in vista. — E non solo con vessazioni molestato, ma fa anco a perquisizioni sottoposto e nel 1852, dappresso sequestro di carte, che si credevano compromittenti, fu sostenuto due mesi in carcere, e di poi soggetto alla sorveglianza politica, ond’era costretto a subire nella notte frequentissime le visite del gendarme. Fu d’uopo perciò che il Bencivenga usasse di tutta la circospezione per non cadere in sventure gravissime, non cessando peraltro dal concorrere come patriotta in tutto ciò che conduceva ad affrettare il compimento del voto dei secoli — la liberazione d’Italia e di Roma. — Noi non descriveremo qui l’esultanza del popolo romano appena il raggio della’libertà vide risplendere sulla terra in tetra caligine per lungo secolo ravvolta, diremo sì bene come Roma si diè pensiero di comporre sua fortuna iscegliendo uomini, che i suoi interessi morali, civili, materiali e politici curassero. — Noi non esporremo se in ciò riuscì sino ad ora e se n’ebbe buona ventura, affermeremo peraltro che quei cittadini, i quali furono destinati al consiglio della romana provincia seppero la provinciale amministrazione comporre, ed è oggi nella più. prospera vita. — E tra quei cittadini fu eletto anche il Bencivenga, il quale con il corredo delle sue cognizioni, chè anche nelle economiche discipline è versato, ha saputo e sà certamente cooperare al felice proseguimento di quell’amministrazione, cui se con pari armonia rispondessero e quella municipale e quella governativa, per verità in più floride fortune si troverebbe oggi Italia, e il popolo assai più soddisfatto. Il Bencivenga non appena fu eletto Consigliere era onorato della nomina di Segretario del Provinciale Consiglio, officio a cui intende con grande cura. — Fu giudice nel Tribunale di appello innanzi che s’istituisse la Corte di appello secondo le nuove leggi, e l’alto ufficio sostenne con isplendida lode. Egli è uno dei quindici giureconsulti componenti il Consiglio d’ordine tra gli avvocati. È membro di molte commissioni, e di talune è anche Presidente, e dappertutto lascia le traccie di quel nome distinto, di quella eletta reputazione, che si è guadagnata con le più belle virtù della mente e del cuore, con la instancabile sua operosità, con la vastità delle sue cognizioni. — Noi dicemmo già come egli sia uno dei più dotti giureconsulti, accennammo come egli fosse studioso di materie storiche ed archeologiche, e della italiana letteratura, cultore diligentissimo, e riferimmo come il suo petto ardente d’amore patrio si disfogasse in liberi canti. — Ora aggiungeremo come egli fu uno dei più diletti ed onorati discepoli del Prof. {{AutoreCitato|Luigi Maria Rezzi|Luigi Maria Rezzi}}, che alzò fama illustre d’uomo dottissimo e di letterato insigne,<noinclude></noinclude> 8adx9tlo2f3wuzo8ct2cjd148c0bx4n Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/276 108 699936 3836145 2535508 2026-05-17T19:22:00Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/274]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/276]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535508 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| alessandro avv. bencivenga-barbaro}}|riga=x}}</noinclude>e perchè sia fatto palese come in mezzo alle discipline forensi, in mezzo a molteplici e gravi cure, anche la penna del letterato sappia trattare quando amor di patria lo ispira, noi diremo aver egli per l’ingresso del Ite in Roma dettata una libera e bella canzone, di cui valga a saggio riportare le due seguenti strofe, nelle quali parla rivolto a Roma: {{blocco centrato| <poem> ''Ben a ragion or che l’Italia è desta ''{{spazi|5}}E le divise genti unite e forti.'' ''{{spazi|5}}In questo lieto dì ti muovi a festa,'' ''{{spazi|5}}Che alfin la patria è nostra.'' ''{{spazi|5}}Nè più terra de’ morti'' ''{{spazi|5}}Fia che l’appelli lo stranier beffardo.'' ''{{spazi|5}}Deh volgi, Roma mia, volgi lo sguardo.'' ''{{spazi|5}}Mira il secol presente e quel di prima.'' ''{{spazi|5}}Mira, come ognor prostra'' ''{{spazi|5}}Iddio l’orgoglio e la virtù sublima. —'' ''In tua novella gloria'' ''{{spazi|5}}Deh! non ti assider vana e neghittosa,'' ''{{spazi|5}}Ma di tua servitù, sì lunga e dura.'' ''{{spazi|5}}Ti stringa la memoria'' {{spazi|5}}Perchè saggia ti serbi e valorosa, ''{{spazi|5}}Tal che ogni gente dica.'' ''{{spazi|5}}Che meglio, ritemprata alla sventura.'' ''{{spazi|5}}In te risurse la virtude antica.'' </poem>}} Noi potremmo parlare di altri pregiati lavori letterari del Bencivenga, chè anche nel tradurre è valentissimo, ma basterà quanto fu accennato perchè sien fatte manifeste anche per questa parte le doti della sua mente, e discorrere anche davvantaggio potremmo di sue virtù, che è pur marito affettuoso, e amorosissimo padre, il quale intende ad educare i figli per la patria, ma avendo delineato in brevi tratti la sua figura siccome quella di un cittadino onesto, dotto, liberale, di un giureconsulto valente nelle legali ed economiche discipline noi iscrivendolo nel volume delle biografiche memorie, il compito dello scrittore adempiamo consegnandolo per tal guisa nel novero di coloro, che hanno diritto a distinta benemerenza, e alla ricordanza perenne, e ad esser presentati d’esempio alla generazione crescente. — {{Rule|4em}} {{Centrato|<small>Roma — Decembre 1874.</small>}} {{nop}}<noinclude></noinclude> b2mt0qopbnaqdkl6p2qu6gxa9lyvilp Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/277 108 699937 3836144 2535513 2026-05-17T19:21:58Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/275]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/277]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535513 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|biografie dei consiglieri provinciali di roma}}|riga=x}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|BENNICELLI CONTE FILIPPO }} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Provinciale}}}} {{Capolettera |[[File:Capolettera V - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 275 crop).jpg|45px|V]]| |-38px}}{{Sc|olere è potere}} — e sì che svolgendo le storie noi vi apprendiamo uomini, che dalle più umili fortune sorsero alla più alta condizione sociale senz’altro mezzo che quello di una potente volontà, sostenuta da una eletta intelligenza, da una vita onorata. — E di vero, venendo ai tempi nostri, anche le pagine scritte da quel distinto ingegno, che è {{AutoreCitato|Michele Lessona|Michele Lessona}}, ci rivelano cittadini, che volendo poterono, e la via si dischiusero a salire negli agi e negli onori, e all’ingegno unendo l’operosità onesta, l’attiva sollecitudine, al prosperamento intesero del loro patrimonio, al decoro e al bene della loro famiglia, e ad acquistarsi la universale estimazione, attraverso anco alle insidie ed alle malignità, che purtroppo in mezzo alla società umana il più spesso perseguono l’uomo, che con le sue virtù sà innalzarsi ad una migliore sfera sociale. — E se in queste nostre pubblicazioni noi prendemmo a ragionare la vita di quei cittadini, che compongono il Consiglio della Romana Provincia, e ci proponemmo circondarli della luce di una biografica memoria, fu appunto per presentarli nell’aspetto delle loro virtù, che valsero e valgono al buono ordinamento e alla feconda prosperità della provinciale amministrazione, e per trarne la forza dell’esempio nella generazione crescente, e sopratutto ci è di compiacenza grandissima presentare alcuno di quegli uomini, che sostenendo oggi quel distinto ufficio seppero anche da<noinclude></noinclude> 28epfwr238j4hulv39gdsa4jaqi11w2 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/278 108 699938 3836143 2535516 2026-05-17T19:21:56Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/276]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/278]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535516 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| bennicelli conte filippo }}|riga=x}}</noinclude>una modesta fortuna giungere semprepiù a ricchezza o ad onore, e la propria famiglia situare in un sereno splendore sociale. E di questi ò l’egregio Consigliere Provinciale Conte Filippo Bennicelli, di cui oggi esprimiamo in queste pagine la vita. Nell’anno 1814 nasceva egli in Roma da onorata famiglia. Insin da fanciullo dimostrò un ingegno e una intelligenza rarissima, e crescendo negli anni si sentì inclinato alla vita commerciale. Di fatti fu vago di istruirsi nelle economiche ed amministrative discipline, e di per se stesso si diò al applicarsi alle medesime, e tutto ponendo in opra la sua volontà, riuscì ad avviare le sue modeste fortune a prosperità e a grandezza, e desideroso di vedere un giorno sè medesimo e la propria famiglia in una bolla posizione sociale, a ciò intese sempre di tutta lena, e alla sua volontà, alla sua onestà, alla sua energica operosità debbo se il voto del suo cuore, se la sua aspirazione vide compiuta. E per fermo seppe egli così avvantaggiare il suo patrimonio, che oggi è uno dei più ricchi proprietari, dei maggiori contribuenti di Roma e della provincia. Dopo avere perduto una consorte carissima, che fu una gentil donna della famiglia Garettieri, e averlo fatto padre della figliuola Giacinta, che oggi è una giovane ornata di ogni più bella virtù, disposavasi egli ad Emilia figlia del generale Barbieri, che fu veramente un angiolo di bontà e di bellezza, la quale lo fece padre di più figliuoli. Le virtù di quella donna, i pregi più eletti, ond’era fornita, valsero a sostener sempre meglio il di lei consorte nel giungere alla meta che si era prefissa, cioè d’innalzare non solo nella agiatezza la propria famiglia, ma di vederla onorata e accettevole iu ogni grado della società. E quella sposa affettuosa, quella madre dei figli amorosissima sapeva circondarsi di una luce così bella e gentile, che era l’ammirazione di chiunque la conobbe, e riscuoteva la estimazione distinta in ogni classe sociale. Ma questa adorabile donna, che era il sorriso e la benedizione della famiglia, fu da morte immaturamente strappata alle braccia di affettuoso marito, all’amplesso di figli carissimi, che ne ricordano sempre con infinito dolore la dipartenza estrema, nè v’ha rimedio a sanare l’acerba trafittura, che ha lasciato quella morte nel cuore di loro. Filippo Bennicelli s’era intanto guadagnato nome chiarissimo di abile amministratore, di uomo valente nelle economiche discipline, epperò noi lo {{Pt|ve-|}}<noinclude></noinclude> ih6uj44w3s8ujca221e45agdrbl1hk7 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/279 108 699939 3836142 2535519 2026-05-17T19:21:54Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/277]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/279]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535519 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| bennicelli conte filippo }}|riga=x}}</noinclude>{{Pt|diamo|vediamo}} essere assunto a pubblici uffici come Consigliere Comunale e Provinciale, e avvegnaché corressero tempi difficili, nulladimeno egli seppe mantenersi in una mirabile indipendenza, e fu di quelli che desiderarono sempre il trionfo della giustizia distributiva, e il rispetto ai diritti della borghesia, onde fu che egli venisse in uggia di coloro, che volevano inceppato mente e cuore, e non ammettevano indipendenza neppure nella trattazione della cosa pubblica, neppure nei pubblici interessi. Succeduto in Roma il governo italiano, e riformatosi il Consiglio della Provincia, gli elettori dei Mandamenti riuniti di Sutri e Nepi, eleggevano Filippo Bennicelli, che ben conoscevano la sua onestà e la sua virtù nella materia economica ed amministrativa, ed erano perciò sicuri di mandarla Consiglio un uomo, che avrebbe saputo curare gl’interessi della Provincia, e rendersi di grande utilità nella provinciale amministrazione. E di vero in tanta estimazione egli ò riguardato e in così fatto pregio tenuto, che i più importanti e gelosi incarichi gli furono affidati, come sindacazioni ed inchieste, e s’ebbe nel novero dei più distinti Consiglieri Provinciali, perocché alla sua missione adempì sempre con zelo, con abilità, onestà ed energia. Volgeva l’anno 1872 quando avveniva la morte di quell’illustre cittadino, che fu il Duca {{AutoreCitato|Mario Massimo|Mario Massimo}}, la di cui memoria sarà sempre onorata e cara, e l’uomo stimato degno di succedergli nel posto, che copriva nella Deputazione Provinciale, fu il Bennicelli, il quale all’onorevole carica di fatti prescelto, con tutta alacrità, con tutta sollecitudine e con costanza rarissima alla medesima attende. Noi quindi vediamo nel Conte Filippo Bennicelli un uomo, che ha diritto alla pubblica e privata benemerenza, perocché nella trattazione degli affari della Provincia si rese e si rende utilissimo, ed è tra coloro, che sono di maggiore sostegno nel bellissimo edificio della provinciale amministrazione, che va sempre più prosperando; noi vediamo un uomo, che per virtù della sua eletta intelligenza, de’ suoi forti propositi si è formato eccellente nello materie ecconomiche ed amministrative, noi ammiriamo un cittadino, elio per la forza della volontà o dell’onestà seppe innalzarsi a grande fortuna e creare un patrimonio cospicuo, e porre la famiglia nella più bella condizione di stima, di rispetto, di onore. — Sì, volontà ed onestà, sono i fattori del materiale benessere, dello individuale miglioramento, né Timo può essere disgiunto dall’altro, perocché senza l’onestà non sono possibili le grandi {{Pt|for-|}}<noinclude></noinclude> kn85vtrcomqmdd32dpzwzi3pxrq6rok Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/280 108 699940 3836141 2535526 2026-05-17T19:21:52Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/278]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/280]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535526 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| bennicelli conte filippo }}|riga=x}}</noinclude>{{Pt|tune,|fortune,}} o se sono possibili hanno breve durata, chè gli onesti inalzamenti di ricchezza soltanto si reggono, s’accrescono, prosperano. Noi dobbiamo inoltre segnalare il Bennicelli come padre affettuosissimo, che intese sempre ad educare i propri figli in tutte le più nobili discipline, e ad istruirli nelle materie economiche ed amministrative, per renderli utili cittadini, imperocchè in tutti i tempi abbisognano sopra ogni altro uomini valenti nell’arte del bene amministrare, da cui deriva la fortuna a sè, alla famiglia, alla patria. Ed è certamente per lui consolazione grandissima vedersi circondato da figli amatissimi, che alle paterne cure corrispondono in tutte le più distinte virtù esercitandosi, e nelle cognizioni amministrative e nella scienza economica amando di approfondire. Conchiudendo pertanto questa biografica memoria, noi adempiamo al compito dello scrittore, consegnando il Conte Filippo Bennicelli alla luce dell’esempio, al ricordo perenne. {{Rule|6em|000|h=1px}} {{Rule|26em}} {{Centrato|<small>R. {{type|l=1.4px|{{Sc|Fait}}}} — Editore — Roma, febbraio 1875 — Tip. del Popolo Romano</small>}} {{nop}}<noinclude></noinclude> az460kltxx7tu0vskx5ywapecf7np64 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/281 108 699941 3836140 2535527 2026-05-17T19:21:50Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/279]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/281]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535527 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|biografie dei consiglieri provinciali di roma}}|riga=x}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|BERARDI COMM. FILIPPO}} {{Ct|f=1.1em|L=1px|{{Sc|Consigliere Provinciale}}}} {{Capolettera|[[File:Capolettera L - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 97 crop).jpg|45px|L]]| |-38px}}a più grande, la più santa, la più solenne missione dello scrittore è quella di consegnare alle pagine della storia i virtuosi cittadini, e noi, nello scrivere le biografiche memorie dei Consiglieri Provinciali di Roma, a siffatta missione adempiamo, e ci è grata cosa oggi ragionare la vita di quell’egregio Consigliere, che è il Comm. {{Wl|Q3745114|Filippo Berardi}}. In Ceccano, nel 2 marzo dell’anno 1830, sortiva egli i natali da Vincenzo Berardi e da Anna-Maria Bruni, che furono genitori onestissimi e virtuosissimi. Le più antiche cronache raccontano come la contea di Ceccano appartenesse, per lunghe epoche, alla famiglia Berardi, nella quale si ebbero a noverare anche uomini in ogni disciplina distinti, in chiarissime virtù eccellenti, e che molto operarono al bene e alla fortuna di quella città. Quindi lo stipite dei Berardi fu già notato siccome illustre nelle pagine della storia. Però in questa biografica memoria noi ci proponemmo porre in rilievo le virtù di Filippo Berardi, dalle quali si parrà aperto come egli faccia onore non solo allo splendore degli avi e della famiglia, ma come sia venuto in prestanza maggiore per tutte le più belle doti della mente e dell’animo. Filippo Berardi insino dagli anni più teneri rivelò robustezza d’ingegno, svegliatezza di mente, indole dolcissima, gentilezza di cuore. — Nel distinto Collegio Ghislieri ebbe egli istruzione dei primi studi, e ne uscì con il più alto corredo di cognizioni e di sapienza, chè in quel collegio ogni mente eletta era facile venire in eccellenza, e basti noverare tra gli insigni uomini, che da quivi uscirono, quell’illustre filosofo e poeta, quel grande cittadino, che è {{AutoreCitato|Terenzio Mamiani|Terenzio Mamiani}}. — Il Berardi applicavasi quindi alle scienze legali, e nel 2 aprile 1852 riportava l’onor della laurea. Nelle materie economiche ed amministrative era anco versato, e presso<noinclude></noinclude> gyzzbm5xc1qieq62u2gumtqrytz08im Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/282 108 699944 3836139 2535536 2026-05-17T19:21:48Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/280]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/282]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535536 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| berardi comm. filippo }}|riga=x}}</noinclude>il Ministero degli affari interni veniva assunto al delicato officio amministrativo, nel quale emergeva per zelo, per ingegno, per cognizioni, e per assidua sollecitudine, e la sua opera era utilissima, quando la guerra della invidia e della malignità, che purtroppo accade sovente tra gli uomini, il fece declinare dall’onorevole officio, e per ragioni, che vanamente qui sariano a dirsi, nobilmente ritraevasi da persone, che egli riconobbe nemiche. Resosi per tal modo indipendente, a più utile e più solenne meta, a più grandi opere si diè di tutta lena. — E di vero, noi lo vediamo promuovere egli la intrapresa della costruzione della ferrovia da Roma al confine napopoletano, e traversando innumerevoli difficoltà, ostacoli, che credevansi insormontabili, e tutto mettendo in effetto il valore dell’ingegno, e la potenza della sua energica operosità, al desiderato fine giungeva. E poichè voleva che la ferrovia traversasse anche la città di Ceccano, chiamati a consiglio i propri concittadini, otteneva che alla espropriazione si devenisse di subito, accettando gli obblighi della Società e della legge, e ad agevolare il consentimento di tutti esempio unico più che raro, compensavali anche largamente del proprio. Pertanto, a dimostrare con quanta attività egli operasse, giovi notare come i primi venti chilometri della Ferrovia Roma-Ceprano, fossero, sua mercè, costrutti nel brevissimo tempo di appena sessanta giorni da {{Wl|Q50197|Ferentino}} a {{Wl|Q117178|Pofi}}. Ma i miracoli della sua grande operosità, della sua alta intelligenza, del suo amore ad ogni cosa che arrechi il pubblico bene, che apporti vantaggio comune, noi li veliamo anche allora che egli, esponendo le proprie fortune, concorre con altri capitalisti alla costruzione, senza garanzia governativa, della linea da Civitavecchia al Chiarone, e autista giungenti capitali di fronte alla difficoltosissima posizione economica, in cui trovavasi la Società delle Ferrovie Romane, e quel che più s’accinge alla grandiosa intrapresa della costruzione della Stazione di Roma, la quale è riuscita la più vasta di quante ve ne hanno in Italia, e degna della eterna città. Ed avvegnachè fosse ancora incompleta, fu per il suo ingegno che potè fare un servizio alle difficoltosissime esigenze del trasporto della Capitale. Per tutto ciò il Berardi s acquistò non solo sempre più distinta e chiara, nominanza, ma fu riconosciuto nell’ardue imprese il più potente ausiliare, e il distruggitore di ogni difficoltà, onde venne nominato e confermato quale agente generale della Società, senza che egli per siffatto incarico accettasse<noinclude></noinclude> meq804clj882ubo4928lso95ay5fdfv Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/283 108 699945 3836138 2535537 2026-05-17T19:21:46Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/281]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/283]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535537 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| berardi comm. filippo }}|riga=x}}</noinclude>onorario o ricompensa veruna; nè v’ha in Roma impresa industriale e commerciale, la quale onestamente siasi eretta e viva in Roma, cui egli non abbia prestato il concorso de’ suoi capitali, e tralasciando di tutte noverarle, ci piace notare il grandioso opificio, che col suo appoggio, e col suo interessamento si è eretto, sotto la Ditta Pierantoni e Compagni, per le costruzioni in legno in prossimità di S. Pietro in Vincoli, che è il primo stabilimento di questo genere erettosi in Roma, e ricordiamo con vera emozione dell’animo come anche da casi infortunati, e da amaritudini, che hanno pur turbato sua vita, egli ha saputo trarre un fonte di bene eziandio per la classe indigente. — E di vero sa ognuno come egli per vari anni sostenesse lite civile, a causa del taglio della macchia denominata Faito, da cui erano pur derivati immensi vantaggi al proprio-paese; sa ognuno come egli finalmente riportasse il trionfo, e s’avvedessero poi e facessero pentimento anche i suoi avversari; è noto come dalla vittoria riportata a lui fosse dovuto indennizzo de’ danni e rifazione di spese; ebbene egli nulla trae a sè, e vuole che tutto si sparga in opere di beneficenza, ed è pago riceverne benedizioni ed amore dalla moltitudine sofferente. — Nè qui si rimane la generosità del suo cuore, che a quel Comune stesso, il quale avevagli mosso lite, che lo aveva colmato di amarezza, stende egli nuovamente la mano, e gli offre il suo aiuto, il suo appoggio in ogni bisogna. Questi fatti bastonano già di per se stessi a porre il Berardi sul piedistallo dei benemeriti cittadini, nel raro novero di coloro, che alla potenza dell’oro fanno seguire la grandezza dell’opera; ma nuove e splendide opere di lui, noi abbiamo debito di portare nella luce di questo biografico ricordo. — E principalmente notiamo, niuno esservi che ignori quanto egli abbia fatto per la sua terra nativa — È a lui che si deve se la città di Ceccano è resa un invidiato soggiorno, un luogo dilettoso. Noi non esporremo qui tutto quanto dovette superare, tutte quante le difficoltà, che gli si pararono dinanzi, per migliorare la igiene, e le condizioni commerciali di Ceccano, diremo sì bene come non badò a sacrifici, corno si compiacque soltanto di vedere il luogo, dove ebbe i natali, fatto degno del gusto moderno, della moderna civiltà,— Nè Ceccano solamente risentì gli effetti della generosità del suo cuore, del suo amore patrio, ma pur Frosinone, città capoluogo, si ebbe i vantaggi della operosità del Berardi, del concorso dei suoi capitali, del valore del suo ingegno, della potenza delle sue cognizioni economiche<noinclude></noinclude> 24lpp0a6ksd19ou4otz8uuuok50vo3y Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/284 108 699946 3836137 2535538 2026-05-17T19:21:44Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/282]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/284]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535538 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| berardi comm. filippo }}|riga=x}}</noinclude>ed amministrative, e sursero fabbricati ed opere pubbliche, e fu la città resa anche degno soggiorno per pubblici funzionari, che debbono avervi stanza nel nuovo organismo giudiziario ed amministrativo del Regno. Noi non saremo qui a descrivere e le strade, e il cimitero, e le scuole, e l’ospedale, ed altri stabilimenti d’igiene, che sursero maravigliosamente, allorquando il Berardi era capo del Municipio di Ceccano, noteremo sì bene come le principali città della provincia romana — quali sono Frosinone, Alatri, Patrica — per la loro elevata e montuosa posizione essendo prive del beneficio di acque potabili, con danno gravissimo degli abitanti, venissero delle medesime provvedute, sostenendo grandi sacrifici e passività ancora insolute, tranne la città di Anagni, cui accorse la munificenza del pontefice Pio IX, e la sola Ceccano s’ebbe un generoso cittadino, un figlio carissimo, che, a proprie spese, con la più portentosa celerità, fece sgorgare improvvisamente la copia di ben sessanta oncie di acqua purissima, con la gioia più grande e con la più grata riconoscenza di tutti i cittadini. E questi fu Filippo Berardi, cui certo più che ad ogni altro doveva rivolgersi il voto generale, per affidargli l’onorevole e delicato mandato di rappresentante del collegio di Frosinone, per tutelarne e migliorarne gl’interessi, per apportare la pubblica e privata fortuna e far soddisfatti i bisogni delle popolazioni. E più che niun altro lo meritava. — E per fermo, se la sociale convivenza, se la nazionale famiglia fosse regolata e governata da uomini saggi, virtuosi, onesti, come il Berardi, noi vedremmo la cosa pubblica e privata procedere in più splendido e progressivo cammino, le popolazioni riposare in una prosperità più fortunata. Filippo Berardi è uno dei più distinti uomini, che compongono il Provinciale Consiglio, cui fu eletto dal voto quasi unanime di tutti i suoi concittadini e dei vicini paesi, e per ben tre volte nel nobile ufficio confermato, e sempre ha lasciato traccia luminosissima del suo sapere, delle sue virtù. Egli meritò anche decorazioni distinte. — Più potrebbe dirsi di lui, ma quanto esponemmo basta già a rivelarne la splendida figura di uomo onesto, saggio, virtuoso, di citta lino di nobili e gentili sensi, d’animo bello e generoso, e stimiamo adempiere al compito dello scrittore, consegnandolo alla perpetuità del ricordo e alla pubblicità dell’esempio. {{Rule|20em|000|h=1.2px}} {{Centrato|<small>Roma, Gennaio 1875 — Tip. del Popolo Romano.</small>}}<noinclude></noinclude> iyvxski9hf9d12ccv2ot9ipanj42t2p Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Alessandro Bencivenga Barbaro 0 699947 3836077 3675037 2026-05-17T19:15:02Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836077 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=16 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Alessandro Bencivenga Barbaro|prec=../Pietro Balestra|succ=../Filippo Bennicelli}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=273 to=276 /> [[categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Bencivenga Barbaro, Alessandro]] fzmqj07ansn5jrs5w8p9wsnwffpiayg Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Filippo Bennicelli 0 699948 3836078 3675055 2026-05-17T19:15:05Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836078 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=16 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Filippo Bennicelli|prec=../Alessandro Bencivenga Barbaro|succ=../Filippo Berardi}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=277 to=280 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Bennicelli, Filippo]] 576k7zle78oikyqlw6xkos6d84vtcnb Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Filippo Berardi 0 699949 3836079 3675056 2026-05-17T19:15:07Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836079 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=16 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Filippo Berardi|prec=../Filippo Bennicelli|succ=../Giovanni Battista Camuccini}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=281 to=284 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Berardi, Filippo]] pnayy5n4jzko3ymcz85o242u609qtu8 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/285 108 699950 3836136 2535862 2026-05-17T19:21:42Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/283]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/285]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535862 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|biografie dei consiglieri provinciali di roma}}|riga=x}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|CAMUCCINI BARONE GIO. BATT. }} {{Ct|f=1.1em|L=1.8px|{{Sc|Consigliere Provinciale}}}} {{Capolettera|[[File:Capolettera L - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 97 crop).jpg|45px|L]]| |-38px}}e glorie degli avi, le virtù dei dolci parenti, sono il retaggio più bello, sono i tesori più cari, che e i nepoti ed i figli raccolgono, e mentre sul capo di loro ne piove una luce divina, che a grandemente operare li sospinge, sulla memoria degl’illustri estinti discende un raggio più splendido del sole eterno della immortalità. E noi in discorrendo, nei biografici volumi, la vita di quegli uomini, che sedendo al Consiglio della Romana Provincia, rifulsero per ogni più bella qualità della mente e del cuore, oggi, per la prima volta, con compiacente animo, ci accingiamo a ragionare di un cittadino, circondato non solo dalla corona delle proprie virtù, ma dal sereno splendore della gloria del proprio padre. {{Wl|Q21464703|Giovanni Battista Camuccini}} nasceva in Roma, da distinta famiglia, nel 25 aprile dell’anno 1821. Suo padre, {{Wl|Q718795|Vincenzo}}, fu quell’illustre uomo, che meritamente il Giordani chiamò — ''lume principale e chiarissimo della pittura italiana nel nostro secolo''. — E di vero egli fu di coloro, che a buona scuola ravviarono l’arte, e sul piedestallo della storia egli siede nel fulgore di un grande. I suoi lavori furono l’ammirazione universale, e restano siccome gloria italiana, siccome artistico libro ai giovani pittori, che amano sorgere in quell’arte bella a sommo grado. — Il cav. {{Wl|Q15840531|Pietro Ercole Visconti}}, Emanuele Papero Siciliano, Tito Barberi, il Kotzebue, e i più illustri autori sì italiani, che stranieri, della sua vita discorsero e delle sue opere, con degna e valorosa penna, e noi non possiamo aggiungere che le parole di<noinclude></noinclude> n4xslrjd80m4oohp95jntswnxckbeyr Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/286 108 699968 3836135 2535594 2026-05-17T19:21:40Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/284]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/286]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535594 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| camuccini barone gio. batt. }}|riga=x}}</noinclude>{{Wl|Q1092339|Pietro Giordani}}, in sul fine di un suo discorso, che fece per un dipinto del Camuccini e del Landi, in cui così conclude: «''Come sviscerato e pertinacissimo nell’amore dell’Italia, vi ringrazio per lo splendore, di che la comune patria carissima illustrate! vi ringrazio per quello che dai dotti di queste cose intendo, che quest’arte vostra divina voi la conservate dalle oltramontane affetlazioìii, pura, italiana! Questo mi fa riverente e divoto a voi: questo mi fece animoso di invitare la nostra gioventù a studiare nelle vostre opere le ragioni e quella che oggi chiamano filosofia delle arti; ad apprendere che non dobbiamo nelle condizioni de’ tempi cercare scusa ai difetti, quando voi gloriosamente provate che la nostra età può ancora in Italia produrre pitture eccellenti, pitture non degeneranti dalla dignità antica e schiettamente italiane''.» Sotto i rai paterni cresceva Giovanni Battista Camuccini, il quale fin dalla più tenera età rivelava robustezza d’ingegno, ed animo gentilissimo. Amò gli studi ed alla latina ed italiana letteratura s’informò. Ma nel suo cuore ardeva anche il desiderio d’apprendere l’arte del dipingere, nella sua mente brillava un lampo del genio di suo padre. — Egli sentì sopratutto inclinazione alla pittura di paesaggio, e a lui fu maestro quel {{Wl|Q1522219|Giovanni Battista Bassi}} di Bologna, distintissimo pittore di paese. — Con grande passione quell’arte il Camuccini studiando, in breve fece aperto come nella medesima era per inalzarsi. E di vero, quantunque egli abbia un sentire oltremisura modesto, quantunque sia d’animo schivo dal dimostrare l’onorato valore di sue opere, purnondimeno crediamo debito della nostra libera penna segnalare il inerito di lui, particolarmente nella pittura di paese e far manifesto come molti suoi lavori vadano ammirati dai dotti dell’arte, e rivelino l’eccellenza dell’autore, avvegnachè abbia poi dovuto quell’arte alquanto abbandonare per darsi alle cure di famiglia, che reclamarono la maggiore di lui sollecitudine. Egli fu pure studioso di storia, sopra la quale piacqucgli meditare con mente di filosofo, e si applicò eziandio agli studi di archeologia e di numismatica e s’ebbe a maestri l’illustre Antonio Nibbia e il chiarissimo Melchiorre Misserini, e nell’archeologia e nella numismatica anche di presente con ispeciale interessamento si occupa, e in tali materie è uno degli uomini più distinti, e venuti in bella nominanza. — Pregiate e ricche collezioni egli va formando di armi, di quadri, di medaglie, di monete, ed ha composto di<noinclude></noinclude> f1subis4nukcmy74bfbn2h2bpvdsgct Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/287 108 699969 3836134 2535595 2026-05-17T19:21:38Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/285]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/287]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535595 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| camuccini barone gio. batt. }}|riga=x}}</noinclude>già un museo splendidissimo, che certamente pone in più grande aspetto la sua bella mente, vaga di spaziarsi nelle più antiche regioni dell’arte e di lasciare ai figli un campo d’ispirazione e d’istruzione. Nelle economiche ei amministrative discipline versato, al prosperamento del proprio patrimonio, al progressivo benessere della propria famiglia ha inteso e intende di continuo, ed anco per questa parte è uno degli uomini avuto in grande reputazione e in sommo riguardo. — Ed è dagli uomini, che al corredo di molte e varie cognizioni, aggiungono la scienza del bene amministrare, che devonsi trarre i cittadini, i quali al governo della cosa comunale, o provinciale, o governativa provvedano. E di fatti noi vediamo la romana provinciale amministrazione prosperare e procedere in così bello sviluppo, che veramente dalla medesima si argomenta la sapienza, l’onestà, il zelo di coloro, che compongono il provinciale Consiglio. Giovanni Battista Camuccini, amante sincero dei proprio paese, noto per i distinti suoi meriti, per la integrità del suo carattere, cittadino avuto universalmente in stima grandissima, era eletto Consigliere provinciale, e all’onorevole officio adempiè con tutto zelo, con tutta sua potenza d’ingegno, e s’acquistò semprepiù bella reputazione, e s’ebbe anco incarico di reggere la presidenza del Consiglio. Ma ragioni di salute, e gravi e supreme cure di famiglia il costrinsero a rassegnare di poi la distinta carica, e ritrarsi a vita privata, chè egli sentiva pure essere suprema missione di un padre, educare i figli alla patria, e alla prosperità del patrimonio sempre meglio provvedere. Ed eccolo marito affettuoso di sposa gentilissima e virtuosissima, genitore di cinque diletti figliuoli, nel santuario domestico spargere la feconda sua opra d’istruzione, di educazione, di continua attività per la buona amministrazione della sua fortuna, di incessante sua sollecitudine per tutte cose belle, che alle archeologiche e numismatiche materie sopratutto appartengono, e, come un cielo sereno di carissime gioie, riguarda l’arte, la famiglia, la patria. A provare di quanta luce risplenda il suo nome, giovi pur notare come in tutta la Sabina e nel Circondario di Poggio-Mirteto, ove anco molte proprietà egli tiene, facessero gara per vederlo eletto deputato al Parlamento, ma egli che, come dicemmo, ha modestissimo sentire di sè stesso, egli che nel sostenere un ufficio ne misura tutti i doveri da compiersi, egli<noinclude></noinclude> c3cr08r06bltxydxgdb2m2dq96h2h3d Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/288 108 699970 3836133 2535596 2026-05-17T19:21:36Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/286]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/288]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535596 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| camuccini barone gio. batt. }}|riga=x}}</noinclude>che in assumendo una carica desidera alla medesima dedicarsi a tutt’uomo e di tutta lena, sconsigliò coloro che gli facevan pressa ad accettare, e porse piuttosto consiglio di rivolgere a cittadino degnissimo loro pensieri, e di portare lor voti per altro uomo, che avesse saputo i comuni interessi sostenere, e al bene della patria cooperare. — E noi, allora che sapemmo questo suo declinare da uffici supremi, nel mentre ammirammo i modesti e gentili suoi sensi, avemmo a rammaricarci, perocché noi vediamo purtroppo come si abbia d’uopo sempre più d’uomini, che a rappresentar la nazione non la vana o gonfia parola emettan dal petto, ma si stringano in concordia dazione, in armonia di propositi, in potenza di volere, e alla prosperità e alla felicità della nazione provveggano. E per fermo chiunque sà apprezzare le belle qualità ai della mente, che dell’animo del Camuccini, non può certo disconoscere che in lui si troverebbe il cittadino saggio, onesto, amante del benessere nazionale, l’uomo, che con il corredo delle sue cognizioni, grandissima utilità potrebbe apportare alla propria città, al proprio paese, in più alti seggi. Ma la sua azione di operoso cittadino, di ottimo padre, che intende al bene della famiglia, e alla educazione dei figli, di uomo, che alla vasta erudizione congiunge il campo pratico, ove raccoglie tutto il bello antico e nella archeologia e nella numismatica, di artista, che già in dipinture di paesaggio venne in eccellenza, è sempre fonte di utilità pubblica e privata, epperò è desso già degno della pubblica e privata benemerenza, e noi sentiamo il dovere, che deve guidare ogni scrittore, di segnalare i cittadini virtuosi, e quindi ci affrettiamo a consegnare Giovanni Battista Camuccini alla perennità del ricordo e allo splendore dell’esempio. {{Rule|6em}} {{Rule|20em|000|h=1px}} {{Centrato|<small>Roma, Gennaio 1875 — Tip. del Popolo Romano.</small>}}<noinclude></noinclude> oxpu26qxaohz46o1gx2r0mz32vlxw38 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/289 108 699971 3836132 2535597 2026-05-17T19:21:34Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/287]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/289]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535597 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|biografie dei consiglieri provinciali di roma}}|riga=x}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|CAPRI AVV. ALESSANDRO}} {{Ct|f=1.1em|L=1.5px|{{Sc|Consigliere Provinciale}}}} {{Capolettera |[[file:Capolettera R - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 287 crop).jpg|45px|R]]| |-40px}}oma ha tale una luce nel mondo, tale un fascino di grandezza e di revereuza, tale un suono nell’auima, che ben ti rivela esser questa la terra dei grandi destini, esser qui la sede della sapienza civile e politica, esser questo il suolo sacro agli eroi, esser dessa la città eterna, d’onde il sole della civiltà e del progresso dovrà diffondere sulle libere genti il raggio divino dell’amore o della felicità; — è da Roma che sarà bandita la parola fecondatrice del bello, del buono, del grande — la parola della scienza antica e nuova; è da Roma che tutte le altre città d’Italia apprenderanno come debbono sostenersi le civili istituzioni, come il fuoco sacro della cara libertà debba alimentarsi, come gli uomini che vennero in distinti uffici e in alte dignità sanno adempiere al loro mandato, e insegnare in qual modo le pubbliche amministrazioni possano condursi in florido prosperamento e il bene privato e l’utilità comune derivarne, si è da Roma che la pubblica e privata fortuna dovrà discendere su tutta la nazione. E in tanta luce di secolo noi crediamo obbligo dello scrittore consegnare nel cospetto dei tempi, alle cronache cittadine, coloro, che meritarono l’onore di alcun pubblico grado, e sopratutto queglino, che, sedendo al consiglio della Romana Provincia, quella amministrazione seppero felicemente condurre, per modo che può segnalarsi siccome modello delle amministrazioni, nè cesseremo dal ripetere che se pari ad essa<noinclude></noinclude> 5lgli0ii2sx32bvkdse4npoy98i3bp3 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/291 108 699972 3836130 2535599 2026-05-17T19:21:30Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/289]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/291]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535599 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| capri avv. alessandro }}|riga=x}}</noinclude>{{Pt|colare|particolare}} interessamento. Giovane di sensi ardentissimi, si mostrò quindi desideroso di entrare nell’armata, e concorse al grado di cadetto, soggiacendo ad esame, in cui riportò lode distinta. Ed era già stato eletto quando gli avvenimenti politici precipitando, la Romana Repubblica spegnevasi con le armi di Francia, epperò egli ritraevasi dalla vita militare, cui aveva anelato, e vide dolorosamente scendere di nuovo su Roma la nube dell’oscurantismo, e cingerla la catena del lungo servaggio. Alessandro Capri, dandosi all’esercizio dell’avvocatura, veniva semprepiù in bella fama, e numerose clientele si guadagnava dappresso anche i trionfanti successi, che riportava nella trattazione delle cause, ed oggi è uno dei giovani avvocati più eletti del Foro Romano. Ed è principalmente in mezzo alla giovine ed eletta schiera, che debbono prosciegliersi i cittadini da rendersi semprepiù utili alla patria, imperocchè assuefatti alla vita pubblica ed assunti a sostenere distinte cariche non solo si coltivano nel di loro animo le nobilissime ambizioni, le aspirazioni più solenni, i desideri più nobili ed onesti, ma F ingegno si sublima, la mente si perfeziona nelle sue cognizioni, e alla scuola pratica del vivere umano, e nell’arena delle grandi opere, e in trattando la cosa pubblica, e in molteplici uffici esercitandosi si raggiunge quel compimento di pensiero o di azione, di eletto sapere e di sperimentale insegnamento, che forma le insigni individualità, gli uomini più atti al governo della cosa pubblica, al buono amministrare del Comune o della Provincia. Epperò è sommamente confortevole quando si veggono giovani intelligenze assumersi in alti uffici, e quivi emergere per belle virtù impromittenti il frutto più desiderato, di avere cioè cittadini, che saranno di grande onore e di grande utilità al proprio paese. Alessandro Capri noto essendo per le chiari doti della mente e del cuore, per la integrità e fermezza del suo carattere, per le molte cognizioni di cui è corredato anche in economiche ed amministrative discipline, era prescelto siccome Consigliere Provinciale per il Mandamento di Marino e Frascati, e in quella dignità essendo, fece sempre meglio palesi i pregi, di che era ornato, e fu membro della Commissione di beneficenza e d’istruzione, fu Deputato supplente provinciale, e venne anco.destinato all’ufficio di Consigliere di Leva, o dappertutto spiegò interessamento grandissimo, adoprò zelo e sollecitudine, e si procacciò sempre meglio quella estimazione, che tanto lo onora. {{nop}}<noinclude></noinclude> bgvrppmh38afi3t60259efg83v80h60 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/293 108 699978 3836128 2535780 2026-05-17T19:21:26Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/291]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/293]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535780 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|biografie dei consiglieri provinciali di roma}}|riga=x}}</noinclude> {{Ct|f=1.8em|CENCELLI AVV. CAV. GIUSEPPE}} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Presidente del Consiglio Provinciale di Roma}}}} {{Capolettera|[[File:Capolettera L - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 73 crop).jpg|45px]]| |-40px}}a luce del secolo, il trionfo della civiltà, il progresso dei tempi, vogliono che lo scrittore tributi agli uomini benemeriti una pagina, ricordevole di loro anche nelle future età, e sulla tavola istorica scolpisca principalmente il nome di quei cittadini, che in mezzo allo splendore dell’eterna Roma, su questo suolo dei grandi, alcun ufficio sostennero, che le insigni virtù ne posero in rilievo. — Nè certo alcuna pubblica dignità havvi, che sostenuta, non meriti esser degno di memoria colui, che alla medesima fece onore, e sol quegli, che povero della mente e del cuore, e d’ogni bella opera nemico disdegna intorno a se il raggio della virtù, e il suono elettissimo di nominanza distinta, può desiderare il tenebrore della sua vita come la notte della sua coscienza. — Noi pertanto, ad onore degli uomini e del paese, e a porgere l’esempio, e ad incuorare i sapienti, ci proponemmo consegnare alle cronache dell’età nostra quei cittadini, che siederono al Consiglio della Romana Provincia, e della loro opera benemeritarono, e nell’aprire la pubblicazione delle biografiche memorie ci è grata cosa presentare, innanzi ad ogni altra, quella di un illustre cittadino, quale è l’avv. {{Wl|Q1114232|Giuseppe Cencelli}} degnamente eletto alla carica di Presidente del Consiglio Provinciale. Nell’anniversario della redenzione di Roma, in quel giorno, in cui la storia d’Italia consegnò ai secoli l’avvenimento più glorioso, che stette nei lunghi sospiri d’un popolo, ricorre l’anniversario della nascita di Giuseppe Cencelli. Nel 20 Settembre 1823 in Fabrica, circondario di Viterbo, nasceva egli da nobile e distinta famiglia. — Suo padre Carlo Cencelli de’ Conti Perti fu {{Pt|Pa-|}}<noinclude></noinclude> eavvjr5qvv5yefisxtncescighjtik7 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/294 108 700013 3836127 2535783 2026-05-17T19:21:24Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/292]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/294]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535783 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| cencelli avv. giuseppe }}|riga=x}}</noinclude>trizio Viterbese, uomo di eletti sensi, di integro carattere, di ogni più chiara virtù ornato. — Giuseppe Cencelli crebbe unico figlio ai genitori diletto. — Giovanissimo degli anni dimostrò svegliata la mente, robusto l’ingegno, e dei buoni studi amantissimo. — Allo scienze legali quindi s’applicò, e volgendo l’anno 1843, nella Romana Università, in quelle laureavasi. — Sceso nella palestra del Foro, emerse per la forte intelligenza, per il profondo sapere, per il criterio giuridico, o raccolse onori, e andò lodato e applaudito dai più sapienti. La sua giovano anima era presa di fervente amore per la patria, chè aveva appreso anche dalle storie quanto Italia fosse bella ed infelice. — L’aurora politica del 1848 parca impromettitrice di sospirata fortuna, perocchè era il papa Pio IX che bandiva guerra allo straniero, despota signore delle terre italiane, e benediceva alle giovani vite, che correvano a sacrificarsi per l’unità, e indipendenza del proprio paese. — E noi vedemmo di subito il Cencelli correre tra i volontari con il grado di sotto-tenente di Cavalleria civica, comandante il gruppo do’ Cavalieri civici destinati alla scorta dei due cannoni, regalati dalla patriottica Torino, ai quali erasi dato il nome di S. Pietro, e Pio IX, e spiegando tutto il valore di un petto italiano preso parto a tutti i fatti d’arme nella campagna del Veneto, e là gettavasi dove più ferveva la mischia, e con giovanile impeto e con baldanza di prode al pericolo della prò-, pria vita non badava. — Ed eccolo, nonostantechè Pio IX scagliasse un’enciclica rinnegatrice dei più santi principi, con la quale revocava ogni mandato di guerra per la liberazione della patria, eccolo — il Cencelli — traversare i confini al di là del Po, e con la virtù de’ forti, con il cuore strenuamente gagliardo, contro lo straniero cambattendo, cadere leggermente ferito a Treviso, e poscia di grave ferita in Vicenza mentre, siccome ajutante di campo del generale {{AutoreCitato|Massimo d'Azeglio|Massimo d’Azeglio}}, al di lui fianco procedeva in mezzo al fuoco nemico. I fati d’Italia non erano anco maturi, e le vittime immolate sui campi di battaglia erano olocausto di più tarda vendetta. — Pio IX, spergiurando, abbandonava Roma, e stretto al seno del Borbone refugiavasi a Gaeta. — Il popolo italiano fremeva, e l’opera della grande redenzione volea si compiesse nella eterna città dei grandi destini. — Il Cencelli tornava a Roma, e sotto il vessillo della Romana Repubblica proseguia la carriera dei valorosi. — Entrato nei corpi regolari di cavalleria è subitamente nominato Tenente nel secondo Reggimento Dragoni, e quindi 1.° Tenente nel primo Reggimento. A lui si affidano importanti commissioni, ed è spedito al confine napoletano. Il suo patriottismo, l’abilità anche nelle cose di guerra,<noinclude></noinclude> kme0bio2jr2jdl0f6btmv56p2n4qsjb Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/295 108 700014 3836126 2535784 2026-05-17T19:21:22Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/293]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/295]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535784 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| cencelli avv. giuseppe }}|riga=x}}</noinclude>la stima, che erasi meritata, inducono il Governo della Repubblica a promuoverlo capitano. Comandò due squadroni di cavalleria assumendo le veci di grosso Maggiore a Frosinone, e intervenendo in tutte le fazioni militari del 1849, sino a che tutte le forze italiane ebbero a concentrarsi in Roma, minacciata d’assedio dalle armi di Francia. — L’eroismo degl’italiani in quel supremo momento, la difesa opposta all’offesa nemica, le ultime disperate lotte contro una forza di gran lunga maggiore, tutto, ad immortalità del valore italiano, è scolpito nei volumi della storia. — Giuseppe Cencelli cinse le armi, e fu tra i più valorosi combattenti, fino a che la sventura della patria volle che su questa terra diletta ricadesse la notte del duro servaggio. Tostochè i soldati di Francia occuparono Roma, egli dimandò il congedo al Generale Audinot, il quale dapprima ricusatolo, di poi l’accordò, e si ritrasse nel suo luogo natio, ove si diè alle cure del suo patrimonio, esercitandosi per tal modo nelle economiche ed amministrative discipline, ed amando anche impossessarsi di agricole cognizioni non si ristette dalla coltura dei campi, provando così come l’uomo in tutte cose debba raccogliere il frutto del sapere, per essere utile cittadino. Era l’anno 1859 quando l’ora suonò della nuova e suprema riscossa, e Italia surse a battaglia, e la via dei trionfi le si dischiuse dinanzi. — Giuseppe Cencelli trasse affannoso il sospiro, perocchè, costretto da malattia, non gli era possibile questa volta andare a combattere le battaglie della patria. — Pure si confortò alle fauste notizie delle liberate città italiane. — Intanto, ristabilitosi nella salute, volle la cittadinanza che dell’amministrazione del suo Comune si occupasse, epperò fu subito eletto capo della medesima, e nell’istesso tempo nominato Consigliere Provinciale. ’— Ed egli a tali uffici attese con ispeciale interessamento, con instancabile operosità, con tutte le forze della sua intelligenza, del suo ingegno, e s’acquistò semprepiù bella reputazione e benevolenza. Arrivò il 20 settembre 1S70, e Roma splendeva sul fronte d’Italia come capitale della nazione. Il Cencelli dalla cittadinanza viterbese era tosto incaricato, insieme ad altri cittadini, di straordinaria missione presso il Governo italiano, a fine di trattare cosa d’interesse locale. — Poscia ad attestazione di altissima stima, e del grandissimo pregio in che è riguardato, era, nelle generali elezioni politiche dell’istesso anno, dal Collegio di Viterbo eletto Deputato al Parlamento nazionale, e riconfermato Consigliere nella nuova Provincia Romana. E agli ardui uffici soddisfece con rara abilità, con il carattere di cittadino saggio, onesto, liberale, e la sua parola tuonò nel Parlamento sempre per la difesa della giustizia, per sostenere i diritti della sua provincia, per stimatizzare le<noinclude></noinclude> euuhvr173lldkmf774ziyv5flkl9o09 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/296 108 700015 3836125 2535785 2026-05-17T19:21:20Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/294]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/296]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535785 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| cencelli avv. giuseppe }}|riga=x}}</noinclude>gravi imposizioni, per appoggiare la causa del popolo, e curare la felicità e il benessere della patria. — E in tutte le successive legislature fu mantenuto dal Collegio di Viterbo al seggio dei rappresentanti della Nazione in Parlamento, e noi vorremmo che tutti adempiessero come il Cencelli al mandato affidato loro dagli elettori, e nelle prossime generali elezioni vedremo certo l’altissimo ufficio al Cencelli confermato, chè il buon senso, e il patriottico amore, che la cittadinanza viterbese tanto distingue, ne affida. — E per fermo, d’uomini, quali il Cencelli, abbisognano, perchè la Nazione respiri dal grave affanno che la opprime, in veggendo l’amministrazione governativa precipitare giù per una china fatale, e il popolo gemere nelle gravi distrette. Noi portiamo fede che l’aurora di un più prospero avvenire alla patria sia per sorridere. Quando la maggioranza dei rappresentanti la Naziono sarà composta di uomini come il Cencelli, non potrà essere manchevole quell’assetto,- che richiede il patrimonio dello stato, quell’amministrazione, da cui derivar deve la pubblica e privata fortuna, quello sviluppo generale d’industria e di commerci, che varrà a fare sempre più ricca, più forte, ’più grande, più felice la nazione. Volgeva l’anno 1873 quando per le belle doti, che tanto adornano la mente e l’animo del Cencelli, era eletto Presidente del Consiglio Provinciale di Roma, alla quale carica veniva nell’agosto del corrente anno 1874 riconfermato, perocchè sopra ogni altro ne fu creduto degno. — E di vero con tutta premura, con tutto interessamento, con tutta lena concorre a quella amministrazione provinciale, che procede con ordine, e con prosperità, e rivela la sapienza, l’onestà, e l’attitudine di quegli uomini, che compongono il Provinciale Consiglio. — Meritò decorazioni distinte. Aggiungeremo come dal Comune di Fabrica sia sempre nel grado di Assessore Municipale confermato, chè gli è caro e grandemente utile un uomo per tutte virtù distinto e avuto in onoranza. — Potremmo anche dire come egli abbia bello e gentile il cuore, e di una rara cortesia e delle maniere veramente da gentiluomo risplenda, ma la delineata sua figura è bastevole già a rivelarlo cittadino degno di pubblica e privata benemerenza, cittadino dotto, onesto, liberale, meritevole di sedere nel seggio del Deputato al Parlamento nazionale, essendo abilissimo nel trattare e nel sostenere gl’interessi dello stato, e della provincia, nel curare il bene del popolo, la fortuna del proprio paese. — Noi quindi conchiudendo questo biografico ricordo stimiamo nostro debito consegnarlo alla perpetuità del nome, e all’onore di un cittadino, che seppe e saprà ognora più benemeritare della propria città, della provincia, della patria. — {{Rule|14em}} {{Centrato|<small>Roma. — Ottobre 1874.</small>}}<noinclude></noinclude> 5p4n8wwdnsznlo34sfcl7zp1iu9pbzq Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/297 108 700016 3836124 2535870 2026-05-17T19:21:18Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/295]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/297]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535870 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|biografie dei consiglieri provinciali di roma}}|riga=x}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|FRASCHETTI AVV. CAV. GIOVANNI}} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Provinciale}}}} {{Capolettera| [[File:Capolettera I - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 37 crop).jpg|45px]]| |-65px}} liberi tempi, trascinati nel perpetuo corso dal carro della civiltà e del progresso, allora risplenderanno di luce più bella, allora i popoli a felicità giungeranno, allora la patria riposerà sui guanciali della prosperità e della pace, quando gli uomini che stanno al reggimento de’nazionali destini, quando coloro, che tengono il governo delle municipali amministrazioni, quando i cittadini, che al consiglio della Provincia seggono per trattare i comuni interessi, saranno circondati dell’aureola di una onestà immacolata, di una virtù splendidissima, e al bene universale con lena infaticata coopereranno. — E sì che dice Pellico non esservi buon patriota se non l’uomo virtuoso, non esservi altro sapiente più utile alla patria che l’onesto cittadino. — E dalle romane istorie apprendiamo come Marco Bruto sentenziasse, non altro monumento avere i nostri progenitori bramato, se non la fama delle opere oneste e virtuose trasmettere ai posteri più remoti, perocchè la sola virtù, la sola onestà resiste alle vicende della fortuna, e il tempo agguaglia le moli superbe agli umili tuguri. — E un illustre scrittore raccomanda doversi presentare di continuo innanzi alla mente della crescente generazione le virtù di quegli uomini, che sono venuti in dignità, e che alcuno uffizio pubblico sostengono, imperocchè per tal guisa la gioventù s’incammina sulle orme onorate, e il secolo s’andrà popolando di cittadini, che la suprema salute, e la perfetta felicità della patria cureranno. — E l’insigne Palmieri esclama: — ''la vita nostra è senza riparo in breve tempo mortale, ma la fama delle opere oneste e virtuose la estende con gloria immortale, e {{Pt|rinno-|}}''<noinclude></noinclude> 8kqcldjj33chhwyo03pjgk2qp1p2272 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/298 108 700018 3836123 2535790 2026-05-17T19:21:16Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/296]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/298]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535790 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| fraschetti cav. avv. giovanni }}|riga=x}}</noinclude>''{{Pt|vella|rinnovella}} di novelle fronde la presente e la futura generazione''. — Ed è perciò che noi scrivendo di quei cittadini che seggono al consiglio della romana Provincia ne disveliamo le preclare virtù, affinchè su quelle l’onorato cammino percorra la gioventù italiana, e la patria di civili ed oneste forze si sostenga, e il nome di coloro, che meritarono benemerenza, giunga caro anche ai tardi nepoti, veggendolo scolpito dalla penna del biografo sulle tavole istoriche. — Ed oggi ci è grata cosa usar della penna per delineare in brevi tratti la vita di quel distinto consigliere provinciale, che è l’Avvocato Giovanni Fraschetti, e presentarlo in questa pagina biografica a perenne e gentile ricordo, a splendido esempio. — Da Vincenzo Fraschetti, che fu uomo virtuosissimo ed onestissimo, e da Chiara Paris, che fu ornatissima e gentilissima donna, aveva egli nascimento in Roma nell’anno 1824. Crebbe al raggio di una compita educazione, e negli studi formò sua mente e rese forte l’ingegno. — Alle scienze legali applicatosi colse la laurea nella Romana Università. — Si fè quindi istrutto nelle prattiche discipline forensi, le quali apprese da quella insigne notabilità, onore del Foro Romano, che è l’illustre Avvocato Giuseppe Piacentini, il quale oggi meritamente siede nell’alto consesso dei Senatori del Regno, e di cui poi il Fraschetti addivenne genero, sposandosi alla virtuosissima e gentilissima giovane Augusta Piacentini. — Sceso quindi il Fraschetti nell’agone del foro, emerse per la eletta intelligenza, per le vaste cognizioni, per la eleganza e robustezza del dire e dell’argomentare, onde s’acquistò clientele numerose, chè in lui trovavano il patrocinatore abile, onesto, sollecito. — Non staremo qui a noverare gli splendidi successi, che ottenne nella forense palestra dall’anno 1859 al 1869, in che egli perdurò nella trattazione delle cose legali, ma basterà accennare come nell’esercizio del nobile ufficio con tanto zelo ed elevatezza d’animo vi s’impegnasse, che non solo tutte le facoltà della mente spiegasse, ma così pure le forze fisiche consumasse, per modo che la di lui salute ne fu scossa gravemente, e fatta cagionevole, onde gli fu necessario cessare dall’esercizio del l’avvocatura, nella quale era salito a splendida rinomanza, e molto distinta riputazione. Giovanni Fraschetti uomo d’integro carattere, di una onestà la più delicata, d’animo squisitamente nobile, amò sempre la patria dell’amore del vero patriota, ed i suoi liberi sensi fece aperti anche nei tempi del papale regime, nè si rimase dal disvelarli eziandio di fronte ad autorità pontificie, allorchè alla di lui difesa affidavansi cittadini patriotti, e a quei suoi sentimenti espressi con la franchezza dell’uomo onesto e virtuoso inchinavansi anche i nemici, onde la stima pubblica e privata non gli venne mai manco. — Egli va {{Pt|anno-|}}<noinclude></noinclude> fhpvt7dm7i3334y35phjdwfg9e0h7vp Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/299 108 700019 3836122 2535791 2026-05-17T19:21:14Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/297]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/299]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535791 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| fraschetti cav. avv. giovanni }}|riga=x}}</noinclude>{{Pt|verato|annoverato}} fra quei rari, che la virtù sieguono perchè è virtù, che adempiono ai doveri perchè è dovere, senza mire ambiziose, e senza scopi secondari nè interessati, e cercano sacrificarsi per il bene altrui, senza pretendere che gli altri si sacrifichino a loro vantaggio. Fortunato quel paese, ove la grande maggioranza de’ cittadini è costituita da uomini di sì fatto carattere! Il tempo correva nella eterna sua ruota, e l’ora aspettata dai secoli suonava come la voce di Dio, che benedice alle genti. — La storia segnò il 20 Settembre 1870 nel suo più glorioso volume. — Roma capitale d’Italia! — Fu questo il suggello, che esprimeva al mondo non esser più gl’italiani un gregge sbrancato, un popolo diviso ed aggiogato al carro di straniere signorie, ma una nazione, una potenza. E da quel momento s’aspettava che una più bella fortuna sarebbe derivata alla patria, che la prosperità pubblica e privata avrebbe progredito, che gl’italiani avrebbero raggiunto il bene civile, politico, morale, e materiale. — Non è assunto nostro dire oggi se questo si ottenne. — Diremo peraltro che il benessere di uno stato dipende dagli uomini, che ne reggono il governo, i quali non solo debbono essere sapienti, ma grandemente onesti e supremamente virtuosi. — E ciò debbe dirsi si anco di coloro, che o al reggimento del Comune, o al consiglio della Provincia seggono, e prestano loro opera per l’utile pubblico, e privato. — Giovanni Fraschetti, che di bella luce risplende per tutte le più elette virtù, e della generale estimazione è circondato, era di subito eletto Consigliere provinciale per il Mandamento di Tivoli, e nel distinto ufficio è uno degli uomini più chiari e più benemeriti, onde avviene che la provinciale amministrazione sorretta da un consiglio di cittadini non solo saggi, ma onesti e virtuosi, procede ordinata, e va prosperando mirabilmente. — Il Fraschetti inoltre fu giudice del Tribunale di appello innanzi che la Corte di appello s’istituisse in Roma, volgendo Tanno 1870, e di presente forma parte della Deputazione provinciale, della Commissione di sorveglianza per la vendita de’ beni demaniali ed è membro della Commissione Provinciale d’appello per i reclami sulle imposte dirette; e dappertutto porta il lume delle sue cognizioni, della sua intelligenza, della sua sollecitudine e zelo, e pone sempre meglio in rilievo i suoi meriti. — Il Re lo ha onorato della decorazione di Cavaliere della Corona d’Italia, e noi francamente affermiamo esserne quel petto degnissimo, e vorremmo appunto che più raro, ma sempre in uomini degni di tale benemerenza, siffatto onore scendesse. — {{nop}}<noinclude></noinclude> 8l6ymdkdn63jl8ewicto6h5ooe7g8b8 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/300 108 700020 3836121 2535792 2026-05-17T19:21:12Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/298]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/300]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535792 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| fraschetti cav. avv. giovanni }}|riga=x}}</noinclude>Dilungar ci potremmo ancor davvantaggio nel discorrere la vita di lui, ma quanto esponemmo è bastevole già a far palesi le belle doti della mente e del cuore, che tanto lo adornano, nè aggiungeremo, come abbia l’animo bello e gentile, e squisitamente cortese, ma nel chiudere questa biografica memoria ci è debito segnalarlo alla ricordanza perenne, all’esempio dei giovani, per le sue civili e morali virtù, alla imparzialità di una pagina storica come benemerito cittadino. — {{Rule|16em}} {{Rule|12em}} {{Centrato|<small>Roma. — Ottobre 1874.</small>}}<noinclude></noinclude> jryx2cf7gndfnjaumcokh72k9j0gusa Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/301 108 700021 3836120 2535793 2026-05-17T19:21:10Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/299]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/301]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535793 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|biografie dei consiglieri provinciali di roma}}|riga=x}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|GIAMMARIOLI AVV. FELICE}} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Provinciale}}}} {{capolettera |[[File:È capolettera - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 147 crop).jpg|45px]]| |-53px}} còmpito dello scrittore di liberi e civili tempi porgere il tributo di lodata memoria ai virtuosi cittadini e ragionarne la vita menc tre sono viventi, per soddisfazione di loro, per ammirazione dei contemporanei e dei posteri, epperò con compiacente animo in questa nostra pubblicazione presentiamo oggi in brevi tratti la vita di quel distinto cittadino, che è l’avvocato Felice Giammarioli. In Frascati, città di delizioso soggiorno, appartenente alla provincia romana nasceva egli da onorati e civili parenti nel 31 Febbrajo dell’anno 1839. — Insin da fanciullo dimostrò intelligenza vivissima, e bellezza d’ingegno, per la qual cosa i preti, che erano all’insegnamento nel Seminario di Frascati, volevano soffocare in lui il germe dell’eletto sapere, e poiché ben comprendevano che non era egli stoffa per loro, s’adoperavano ad umiliarlo col farlo credere da meno degli altri discepoli, i quali traevano dalla loro parte e rendevano devoti alla loro casta. — Però finalmente fu buona ventura per il Giammarioli, che in quel seminario venisse a maestro di belle lettere, uno di quei sacerdoti, che nella sacra dignità del loro carattere conservano i sentimenti di cittadino liberale, di italiano che ama il proprio paese, e fu sotto tal precettore che l’ingegno del Giammarioli si rivelò in tutto lo splendore, e si mostrò superiore in tutta la scolaresca, e nella poesia sopramodo si distinse, chè fervidezza di anima e bellezza di fantasia possedeva. — Apprese pure da quel precettore patriottici sensi, e crebbe unendo all’amore degli studi l’amore della patria. Applicavasi di poi alle scienze legali nella Università di Roma. — Volgeva l’anno 1860. — Il nazionale edificio andavasi in Italia compiendo, e Roma, che doveva essere la sua capitale, attendeva con ansia febbrile il giorno dei suoi destini. — Il Giammarioli, che avea appreso anche dai volumi della storia i lungi;i dolori d’Italia, e che comprendeva quanto cara dovesse essere la libertà e la indipendenza del proprio paese, un cuore nobile e ardente albergando in petto si accese sempre più di liberi sensi. — Però la polizia papale, che eseguiva il mandato di distruggere, se fosse stato possibile, nella {{Pt|per-|}}<noinclude></noinclude> gu136g8foez2pkrbkcmt4oh50a7udpq Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/302 108 700022 3836119 2535794 2026-05-17T19:21:08Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/300]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/302]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535794 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| giammarioli avv. felice }}|riga=x}}</noinclude>{{Pt|secuzione|persecuzione}} l’ingegno e l’amore di patria, prendeva di mira il Giammarioli siccome uno dei capo-complotti politici dell’Università e insieme al Colantoni studente d’ingegneria, e al Piazza studente di medicina, ritenuti parimenti siccome capi di fazione politica, se ne ordhiava il bando da Roma. — Ma innanzi tutto era il Giammarioli perquisito dai gendarmi pontifici nella casa e nella persona, quindi sostenuto nelle prigioni per oltre un mese, e finalmente dal famoso Rossi capo della polizia eragli letta una sentenza, con la quale venia relegato in Frascati sua terra natale, con precetto di non allontanarsene e di non porre più piede in Roma sotto pena del carcere. — Era accompagnato quindi dai satelliti della polizia papale a Frascati, ove, sempre ardente di affetto alla patria, non cessò dall’operare come sincero patriota, come italiano liberale. — E di fatti il Comitato nazionale, che conosceva i sentimenti del Giammarioli, e ne apprezzava le chiare virtù, a lui affidava la cura di comporre i sotto-comitati per sollevare non solo in Frascati, ma in tutti i vicini castelli, e nelle altre città, lo spirito nazionale. — Ed il Giammarioli, che risplendeva già per bella nominanza, e s’aveva guadagnata stima grandissima, seppe gli animi trarre a se, e accenderli semprepiù della fiamma del patrio amore. — Però anche in Frascati cominciavano contro di lui più fiere le persecuzioni della polizia pontificia, ove fu per ben due volte sottoposto a rigorose perquisizioni, onde fu costretto esulare. — All’Università di Pisa compiea quindi gli studi legali, ed usciane nel 1872 laureato. — E qui giova notare come in quella Università egli essendo, trovossi in un sistema d’insegnamento totalmente diverso da quello dell’Università Romana, come diverso era il modo di trattare le svariate materie. — Quindi fu forza di una mente profonda, di un ingegno pronto e robusto, per poter compiere l’anno che mancava a conseguire la laurea, e di fatti il Giammarioli, sostenuto l’esame, la ottenne, e fu il solo egli, tra gli esuli romani studenti, che al pari di lui erano nella stessa condizione di studi. — Correva in quel tempo il primo anniversario della morte del {{AutoreCitato|Camillo Benso, conte di Cavour|Conte Cavour}}, e il Giammarioli era uno dei principali promotori di solenne dimostrazione, perchè del grand’uomo si onorasse con funebre pompa la ricordanza dolorosa. — Eppure a questa sua patriottica proposta si sollevavano contro taluni, che col nome della repubblica in sulle labbra tutt’altro divisamente hanno nel cuore, e tutt’altra opinione nella mente, ma son vaghi soltanto di suscitare tumulti, e sospingere ad avvenimenti di sangue. — E vi fu l’inizio d’uua lotta, ma il sentimento dei veri liberali trionfò, e la dimostrazione ebbe luogo in mezzo alle più dolci commozioni, perocchè si vedeva sventolare nella mesta cerimonia la gloriosa bandiera di Curtatona. — {{nop}}<noinclude></noinclude> jfbfosy61v4eb3igfusy6h5r93rniy3 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/303 108 700025 3836118 2535832 2026-05-17T19:21:06Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/301]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/303]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535832 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| giammarioli avv. felice }}|riga=x}}</noinclude>Il Giammariuoli si scontrò più volte co’ propri nemici, i quali mandavano provocazioni al suo indirizzo, e poiché egli in passando per via udiva una sera mormorare parole contro il Re e le istituzioni liberali, nel prenderne difesa, fu costretto reagire, e li disperse. — Però avevano giurato la morte di lui, ed in altra sera nel caffè, che usava di frequente, il Giammarioli, d’onde era da brevi istanti uscito, veniva proditoriamente ucciso un onesto e buon giovane di sensi liberali, tal Guidotti, che con il Giammarioli avevano scambiato. — Tanta nequizia e tanta viltà no non poteva essere in petto di schietti republicani. — Eglino non crediamo sariansi macchiati dell’assassinio e del tradimento. — Felice Giammarioli trasferivasi di poi in Milano a far prattica di avvocato. — E pur quivi saliva in reputazione distinta per le belle doti della mente e del cuore, ed era onorato siccome emigrato del decreto di cittadinanza e di suddito italiano. — La stima e l’affetto egli seppe subitamente aversi di tutti coloro, che lo conobbero, e la sua amicizia era caramente desiderata. — Apparteneva alla Società democratica, nella quale era accolto con particolare considerazione, ed in occasione che egli quivi pronunciò discorsi patriottici, fu applauditissimo e lodato. — Di carattere integro, d’animo gentile, di maniere cortesi accolse in Milano anche molti emigrati di Frascati, che per provato patriottismo conosceva, e a loro la di lui dimora fu sempre aperta, ed apprestò sussidi, e fece tutto quel bene, che poteva, anche a costo di sacrifici e di privazioni. — Innanzi alla Corte d’Appello di Brescia conseguì egli il titolo di avvocato, e nel decreto di abilitazione era fatto onore alla distinta di lui capacità, e all’eletto ingegno. — Non tralascieremo poi dal far menzione come il Giammarioli, allorquando era in Milano a fare prattica di avvocatura, si ritraesse nella villa Merate Brianza, ove passava la stagione invernale ed anche una parte dell’estate, e nel mentre si occupava degli studi, la vita ritirata e modesta eragli anco cagione di economico profitto, il che rivela quanto egli fosse di già aggiustato eziandio nel modo di vivere. — Noi lo vediamo poscia correre volontario sotto le armi, e far la campagna del 1866 dispiegando tutto il valore di un italiano. — E quando, correndo l’anno 1867, gli esuli romani e tutti i patriotti d’Italia, anelando Roma, vagheggiavano una nobile insurrezione, egli pure s’adoperò, e con quel {{Wl|Q3852306|Mattia Montecchi}}, patriota d’onorata memoria, stette nel Sotto-Comitato di azione e quivi spiegò tutta sua sollecitudine ed operosità, perchè le cose della patria alla meta desiderata giungessero. — Fu anche nel Comitato di beneficenza<noinclude></noinclude> 3jk0yv54navkzqavp3d8zpqrfvy00av Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/304 108 700026 3836117 2535833 2026-05-17T19:21:04Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/302]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/304]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535833 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| giammarioli avv. felice }}|riga=x}}</noinclude>della Lombardia, in cui seppe pur rivelarsi liberale sincero, cittadino integerrimo, e condurre ordinata l’amministrazione e le somme raccolte disporre con soddisfazione di tutti. — Si sposò di poi a bella e virtuosa giovane di Milano, e questa lo rese per quattro anni sposo felice e padre di due diletti figliuoli. — Nel volgere però dell’anno 1870 la morte gl’invidiò quel tesoro d’amore, quella vita fortunata, e la sposa giovanissima ed adorata perdeva per crudelissimo morbo. — Noi non diremo quanta trafittura provasse nel cuore Felice Giammarioli, e quanto affanno gli premesse il petto, diremo sì bene elio quantunque la vista dei figli potesse portare alcun lenimento al suo immenso dolore, pure tanta era l’ambascia che lo stringeva, che divisò, per distrarre, se fosse stato possibile, il suo pensiero dall’angoscia profonda, di recarsi in Napoli, e nel muovere a quella volta ottenne dalla polizia pontificia che potesse rientrare in Frascati, e rimanersi cinque giorni soltanto in seno della propria famiglia. — Volgeva allora il mese di settembre 1870, e s’appressava il giorno, in cui Roma redenta doveva cinger sua fronte della pili gloriosa corona, siccome capitale d’Italia. — Il Giammarioli, accolto nella sua terra nativa con esultanza generale, davasi tosto a preparare la città alla conquista suprema della sospirata libertà, e aveva compagni nell’opera quegli egregi cittadini, che sono {{Wl|Q63803225|Felice Ferri}} ed {{Wl|Q71402862|Angelo Tittoni}}. — La sera pertanto del 17 settembre il consiglio comunale pontificio era invitata a rassegnare i poteri, e saliva alla carica di Presidente della nuova Giunta il Giammarioli, che in nome del Re Vittorio Emanuele assumeva le funzioni. — Attivo, pronto, intelligente, energico, egli condusse quel rivolgimento con plauso di tutti, e seppe quell’ufficio non solo sostenere, ma al còmpito attese anche di pretore, e cooperò di tutta lena perchè il Plebiscito riuscisse quindi degno di una città libera e patriottica. — Successe quindi il finale trionfo con l’occupazione di Roma, e Italia trasse il sospiro dei secoli. — Il Giammarioli stabiliva quindi sua dimora nella capitale della Nazione; ed oggi è desso uno dei più chiari giovani avvocati, ornamento del Foro Romano, uno dei più distinti consiglieri provinciali che rifulge per la bella intelligenza, e per le immense cognizioni che non solamente nelle legali ma nelle economiche e amministrative discipline possiede. — In Felice Giammarioli noi quindi vediamo uua giovane figura splendida per tutte le più belle qualità della mente e dell’animo, che non esitiamo raccomandare alla onoranza di perenne ricordo, di benemerito cittadino. — {{Rule|14em}} {{Centrato|<small>Roma — Decembre 1874.</small>}}<noinclude></noinclude> jpnca2g5gf4b9saix0ab7ha7zk9ldr0 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/305 108 700027 3836116 2535835 2026-05-17T19:21:02Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/303]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/305]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535835 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|biografie dei consiglieri provinciali di roma}}|riga=x}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|GIULIANI CAV. ANTONIO}} {{Ct|f=1.1em|L=1.1px|{{Sc|Consigliere Provinciale}}}} {{Capolettera |[[File:Capolettera L - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 73 crop).jpg|45px|L]]| |-50px}} o scopo solenne di queste biografiche pubblicazioni è quello di presentare il cittadino nell’aspetto delle virtù, ond’è adornato, piuttostochè sottoporlo a censure, usando lo stile della critica giornalistica, chè l’utile da raccogliersi debbo esser quello di ispirare l’animo della crescente generazione al bene operare, e di porgere perciò la lode, ed esaltare e magnificare più specialmente quegli uomini, che acquistarono diritto alla pubblica e privata benemerenza, e sopratutto coloro, che nella teocratica oppressione, dinanzi ad un assolutismo tirannico, seppero tenere alta la bandiera della patria, la dignità d’uomo libero e onesto, il dovere di cittadino, e che rispondendo al palpito dei fratelli delle altre terre d’Italia concorsero al grande lavoro della unità, libertà e indipendenza del proprio paese con l’ingegno e con l’opera, con il sacrifizio e con la parola. E tra questi a noi piace oggi segnalare con libera penna quell’egregio Consigliere provinciale, che è il Cav. Antonio Giuliani, quel cittadino, che in mezzo alle teocratiche oppressioni si propose il còmpito di recare anch’esso al sublime edificio nazionale la sua scheggia di sasso. Nell’anno 1808, da parenti onestissimi, sortiva egli i natali in {{Wl|Q242779|Lugnano}}, piccola borgata costrutta sul luogo del secondo Labico, che perciò è detta Labicano. — Insino dalla più tenera età avendo rivelato svegliatezza d’ingegno, ed animo bello di nobili sensi, ebbe il proprio geuitore sollecita cura di educarlo in ogni più eletta disciplina e d’istruirlo nei buoni studi in Roma. — Di fatti egli ben corrispose all’amore paterno, chè negli anni crescendo si fece tutta manifesta la di lui mente robusta e la pronta intelligenza, cui s’aggiungeva ardenza e gentilezza di cuore. — Nè valsero le mene dell’oscurantismo<noinclude></noinclude> oerq6umv53eh2klnvxrivvyj41tnpya Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/306 108 700028 3836115 2535836 2026-05-17T19:21:00Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/304]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/306]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535836 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| giuliani cav. antonio }}|riga=x}}</noinclude>a soffocare in lui il germe di liberi sensi, a distruggere la scintilla dell’ingegno, ad annientare l’animo d’italiano. — Egli si formò giovane saggio, patriota fervidissimo, e cittadino nelle economiche e amministrative materie istrutto. — Per le sue belle virtù quindi entrò anche nella stima e nell’affetto del reduce capitano della grande armata Filippo Attiani di Valmontone, cittadino di alta reputazione, il quale tanto si strinse a lui in amicizia e lo ebbe caro, che con la più dolce soddisfazione dell’animo consentì che si sposasse all’unica sua figliuola Vittoria Attiani, giovane, che alla fisica bellezza univa tutte le morali virtù, tutte le doti di ornatissima donna. — Ma Antonio Giuliani all’immenso amore di sposo intrecciava anche l’amore della patria, chè pur dalle storie apprendeva i dolori d’Italia, serva di mille tiranni, e mal conteneva nel petto l’ira magnanima e i sentimenti ardentissimi, il perchè fra i coetanei delle circonvicine città sceltasi l’amicizia dei migliori, si era inteso con essi ed aveva anco da loro ricevuto confidenze di politici intendimenti, e al fuoco patrio che tutte gl’infiammava le vene s’aggiungeva la fiamma d’amore italiano, che pur derivavagli da quell’uomo egregio, che fu il capitano Attiani. — Se non che venne in breve preso d’occhio dalla polizia pontificia, che dappertutto sguinzagliava i suoi sgherani per perseguitare coloro, cui faceva delitto l’amoro di patria, e la libertà del pensiero. Antonio Giuliani era quindi notato nel libro nero, che si chiamava dei ''pregiudicati per opinioni politiche'', e incominciarono contro lui le vessazioni, le inquietudini, le amarezze, i travagli. — Noi non esporremo qui la condizione dolorosa, in che era il sorvegliato politico sotto il pontificato di Gregorio XVI; noi non diremo come si desse interpetrazione di fellonia ad ogni atto di onesto cittadino, che fosse in sospetto di tener fede e amore al proprio paese; noi non riferiremo come si desse effetto a personali e domiciliari perquisizioni e si traesse pretesto ad imprigionamento da una lettera, da una poesia patriottica, da un emblema politico, da una stampa clandestina, non descriveremo i misteriosi processi e le condanne pronunciate sul capo di tanti cittadini, quali alla reclusione nel carcere di Pagliano o di S. Leo, quali ai ferri in vita; diremo sì bone come sul capo anche di Antonio Giuliani, il quale era pur divenuto padre di numerosa figliuolanza, rumoreggiasse vicina qualche sventura politica, la quale fu scongiurata per la morte del papa Gregorio, che lasciava le terre, soggette alla teocratica signoria, bagnate di lagrime e di sangue, e scendeva nell’eterno tramonto del sepolcro ravvolto nelle nere pagine della storia. Sorgeva raggiante di luce il papa Pio IX, che esordiva il suo regno con l’amnistia ai politici, e con la manifestazione di sentimenti liberali, che più<noinclude></noinclude> 7ml6mf0xjyvk7fr2bhv1cw8du1ps5zq Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/307 108 700029 3836114 2535877 2026-05-17T19:20:58Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/305]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/307]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535877 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| giuliani cav. antonio }}|riga=x}}</noinclude>tardi però rinnegava. Antonio Giuliani di subito nominato capitano della Guardia civica, ed onorato di molti incarichi, gettossi con esultante animo in mezzo a quelle fiduciose dimostrazioni d’Italia e di Roma, suscitate dal credersi che Pio IX era veramente il messia d’Italia. — Ma l’enciclica del 29 aprile piombava quale rimprovero sul cuore dei neo-guelfi, ed è registrata nei volumi della storia di quei giorni come il malauguroso preludio dei susseguiti nazionali disastri. — Scomparse le illusioni e succeduti i disinganni, Antonio Giuliani fu dei primi a riaversi dallo abbattimento e indirizzare l’animo a più concludenti propositi. Si strinse egli quindi in intimi rapporti con molti dei ragguardevoli personaggi, che figurarono nella gloriosa guerra di Roma, e senza dilungarci in enumerare largamente gli egregi fatti, diremo come il Giuliani uomo dedito alle negoziazioni e speculazioni di campagna, rifuggiva, in quella condizione di tempi, non solo da ogni guadagno, ma, attraversati con molto pericolo gl’impedimenti dello assedio, introdusse una quantità di pingui buoi della propria masseria in Roma, e ne fè dono a quei prodi, che la bandiera della Repubblica e l’onor nazionale difendevano dall’oltraggio straniero. Ed in quei medesimi giorni in Lugnano porgeva ospitale accoglienza ad officiali e militi volontari, il perchè meritò che il Generale Garibaldi l’onorasse di grata amicizia e si mostrasse riconoscente per aver fornito gratuitamente di cavalcatura anco un ufficiale, che il proprio cavallo preso d’idrofobia avea dovuto uccidere. Fra i valorosi, che alle battaglie di Yelletri restarono feriti, vive ancora taluno, e tra gli altri notiamo tal Pirola orologiaio di Milano, che per lungo tempo ospitato dal Giuliani trovò nella di lui casa le cure e l’assistenza della famiglia, e riacquistò la primiera salute. Cadde la Romana Repubblica, ed ai compromessi politici rimanevano le persecuzioni delle cosidette ''Commissioni di Censura''. In un mattino pertanto d’ottobre dell’anno 1852 la casa del Giuliani era circondata da gendarmi pontifici, che lo traevano quindi prigione. Non v’ha parola che possa descrivere la desolazione, il dolore, l’affanno della infortunata sua sposa, che pur trovavasi incinta; non v’è immagine che possa esprimere il pianto de’ suoi cari figliuoli; la costernazione de’ suoi parenti: non v’è idea che possa ridire il dolore, che premeva il petto del Giuliani. Per fermo nessuna storia è più lugubre, e più macchiata di scellerate memorie, quanto quella del governo del prete. — Certo che la giustizia di Dio dovria pesare sulla teocratica setta come un marchio di maledizione, come un rimorso di Caino! {{nop}}<noinclude></noinclude> o27rhdqpnfpj08ntlwx0t463yvwon1y Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/308 108 700031 3836113 2535843 2026-05-17T19:20:56Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/306]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/308]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535843 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| giuliani cav. antonio }}|riga=x}}</noinclude>Antonio Giuliani sopra di una indecente vettura fu trasportato alle carceri di Roma, ove si trovò racchiuso insieme a vari spettabilissimi cittadini. Si fece quindi il processo nelle tenebre della inquisizione, e finalmente si pronunziò sentenza, con cui il Giuliani era condannato a dieci anni di carcere da scontarsi nella fortezza di Ancona. — Quel processo fu intitolato «Cospirazione Veliterna» e tra gli accusati, che vi eran ravvolti noi noteremo a cagione d’onore il Dott. Desantis e il sacerdote D. Camillo Meda defunti, {{Wl|Q79338187|Luigi Galletti}}, Antonio Novelli, Filippo Fortuna, Antonio Blasi, Giuseppe Sciotti, Cesare Spontoni, Dott. Luigi Corsi, il Sacerdote D. Francesco Raimondi, Mario Mazzoni, Carnevali ed altri, ai quali tutti, dopo alcun tempo, per avvenuta revisione di processo toccò la buona ventura di una minorazione di pena. — Antonio Giuliani nel ritorno al domestico tetto era atteso da novelle sventure, da nuovi e più crudeli dolori. — La famiglia erasi separata dagli altri parenti, perocchè la persecuzione del papale dominio in tanta nequitosa finezza, in tanta esecrata voluttà consisteva, che si piaceva tormentare anche tutti coloro, che si trovavano nella casa del detenuto politico. — La sposa del Giuliani, avvegnachè fosse di forte tempra, d’animo coraggioso, e possedesse un’eletta intelligenza, nondimeno priva la casa di colui, che ne doveva condurre e regolare gl’interessi, mal poteva sostenere il grave peso, e in breve succedeva il dissestamento e la depauperazione del patrimonio, e quel che più affievolivasi la salute della infelice donna e dei cari figliuoli. — Il passionato riabbracciarsi del marito alla sposa, del padre ai figli, dopo l’amarezza di una lontananza fatale, il commovimento di queste anime affettuose, non è la parola che può ridire, non è la penna che può descrivere, ognuno può immaginarlo, ogni anima, che l’ha provato, comprendere! — Antonio Giuliani pronto, energico, attivo, operoso, s’adopera con le forze anche della sua intelligenza, del suo sapere economico ed amministrativo a ristorare la domestica fortuna, e volere è potere. — Sì, con la sua forte volontà egli può — e il suo patrimonio s’accresce e la sua condizione risorge nell’agiatezza. — Però la diletta consorte, quella donna, esempio di cittadine e morali virtù, quella madre affettuosissima, quell’angiolo della famiglia era per abbandonare la terra. — I segreti dolori avevano portato lo schianto del suo cuore, nè aveva potuto fare impeto il fiore della giovinezza. — Essa moriva, e alle lagrime dello sposo, dei figli, dei parenti rispondeva universale il compianto, e nel pensiero e nel desiderio di tutti è rimasta come una santa e gentile memoria, come una immagine di cielo. — {{nop}}<noinclude></noinclude> nqdwmyg8sy8d41ws8de5fg96snk1ymm Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/309 108 700036 3836112 2535848 2026-05-17T19:20:54Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/307]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/309]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535848 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| giuliani cav. antonio }}|riga=x}}</noinclude>Da quel giorno nel cuore di Antonio Giuliani s’aprì una crudele ferita, che non potrà essere rimarginata più mai. Egli sopravvisse all’amore dei figli, all’amore della patria. Di fatti noi lo vediamo nel 1867, quando scoppiar doveva l’insurrezione per rivendicare a libertà le romane provincie, prender parte attivissima nella provincia di Yelletri insieme ai propri figliuoli, che educò agli stessi principi, e costituire di subito ovunque un governo provvisorio, e proclamare con regolare plebiscito l’annessione all’Italia una e indipendente sotto lo scèttro costituzionale del Re Vittorio Emanuele con Roma capitale. — Ma il libero destino della Romana Provincia non era anco fissato, ed il Giuliani lo vediamo pur questa volta, ma insieme ai suoi figli, perseguitato e fuggiasco e costretto a lasciare in abbandono anche i suoi materiali interessi. — Una legge del pontificio Ministro {{Wl|Q85423716|De-Witten}} ordinava tosto la confisca dei beni degli emigrati politici, ed il governatore di Valmontone si accingeva a prendere l’assegna del bestiame nella tenuta del Giuliani, detta Marcelliana, e con beffarda gioia scherniva gli operai del Giuliani stesso, che lavoravano ad una sua fabbrica, quando un rozzo massaro gl’indirizzò queste parole: «''Eppure il sig. Antonio prima dipartire se n’è venuto qui a precisare il posto, dove egli pianterà tra breve la bandiera a tre colori!''» al che il Governatore voltosi ai suoi compagni degnissimi, sciamava: «''Pare incredibile! questo framassone ha guasti persino i suoi villani''.» — Ma quella legge di confisca rimaneva senza effetto, perocché la diplomazia straniera impedì si eseguisse. — Il giorno aspettato dai secoli finalmente venne. — Sulla modesta casa di campagna del Giuliani si vedea sventolare il tricolore vessillo la mattina del 20 settembre 1870. — Roma era fatta capitale d’Italia, tutta la romana provincia liberata dal teocratico e tenebroso dominio. — Quel giorno notò il più glorioso, il più solenne, il più grande avvenimento sulle pagine della storia. — Antonio Giuliani apparve quindi nella sua figura di patriotta, che aveva tanto sofferto, di cittadino onesto e avuto in estimazione universale. — Ei si studiò ed ottenne che la sua campagna fosse campo militare, e nel 1872 vi accolse con gioia immensa il 62.° Reggimento Fanteria, senza che perciò percepisse alcun compenso dal governo, che anzi egli rinunciò a qualunque indennità per i danni causati dalla truppa. E a tanta cortesia, e a tanta gentilezza ben corrispose l’affetto di tutti i militi, alcuni dei quali vollero porgergli un attestato di stima e di riconoscenza, anche con la pubblica stampa, inserendo articoli in più giornali, e {{Pt|spe-|}}<noinclude></noinclude> bupy2i7ijgmn5m1i38byciq3pmopmo7 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/310 108 700037 3836111 2535849 2026-05-17T19:20:52Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/308]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/310]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535849 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| giuliani cav. antonio }}|riga=x}}</noinclude>{{Pt|cialmente|specialmente}} nel {{Wl|Q3792672|Fanfulla}}, in cui furono espressi i più fervidi sentimenti di ringraziamento. — Il governo del Re decorò quel petto degnissimo della croce di Cavaliere, perocchè tutta la sua vita non è altro che azione di patriota, virtù di cittadino, opere d’uomo onesto, e ben debbonsi siffatti uomini remunerare anche con ispeciali onorificenze. — Egli è Sindaco di Lugnano, e in tale onorevolissima carica con soddisfazione di tutti è stato già per la terza volta confermato, ed ultimamente con Regio Decreto dell’11 Settembre 1874. Alle prime elezioni fu mandato a sedere nel Consiglio della Romana Provincia qual Consigliere del Mandamento di Valmontone, e venne confermato nel distinto seggio con proclamazione del 24 Settembre 1874 pel secondo quinquennio, chè è desso uno dei più distinti consiglieri. Antonio Giuliani è una di quelle splendide individualità, che onorano se stesse, la famiglia, la patria, e che stanno a luce bellissima dinanzi la generazione crescente. — In lui rifulgo l’uomo di forti e liberi sensi, il cittadino virtuoso, il gentiluomo dai modi cortesi, dalla fisonomia schiettissima e franca, l’abile amministratore e nelle materie economiche eccellente, il padre, che educò i figli alle più elette discipline e all’amore del proprio paese, e intese a farli utili cittadini. — Noi quindi adempiamo al còmpito dello scrittore consegnando il nome di Antonio Giuliani alla perpetuità del ricordo, alla pubblica e privata benemerenza, all’onore dell’esempio. — {{Rule|10em|000|h=1px}} {{Rule|10em}} {{Centrato|<small>Roma · Gennaro 1875</small>}}<noinclude></noinclude> 0p74gyl4gtol6b593wrsmn6tox0ywxg Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/311 108 700038 3836110 2535850 2026-05-17T19:20:50Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/309]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/311]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535850 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|biografie dei consiglieri provinciali di roma}}|riga=x}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|MARTORELLI CAV. ENRICO}} {{Ct|f=1.1em|L=1.1px|{{Sc|Consigliere Provinciale}}}} {{Capolettera|[[File:Capolettera L - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 73 crop).jpg|45px|L]]| |-45px}}a missione più bella, più grande, più nobile per l’uomo, che bevve al fonte degli studi l’eletto sapere, che crebbe all’amore della patria, che ornò la mente ed il cuore d’ogni gentile costume, che meditò sui bisogni del popolo, sulle condizioni delle città, che della face splendidissima di peregrine cognizioni illuminò l’ingegno, si è principalmente di rendersi utile al proprio paese, di concorrere con l’opera a consolidare l’immenso edificio della pubblica e privata fortuna, di porgere il tributo della intelligenza e della esperienza al miglioramento e prosperamento delle pubbliche amministrazioni, dalle quali discende la sanità della vita sociale, la felicità dei cittadini, e il riposo tranquillo e sereno della nazione. — Ed è per fermo che d’uomini saggi, virtuosi, onesti abbisogna sempre più la patria, perchè il governo della medesima di perpetue forze si sostenga, e i tempi corrano fecondi di un avvenire ognorapiù fortunato, e il popolo tragga i suoi giorni non nel travaglio e nelle distrette, ma in mezzo allo sviluppo progressivo del bene morale, civile, materiale e politico. E noi avvisiamo non esservi certo più efficace mezzo per conquistare il bene pubblico e privato, quanto incitare gli uomini sapienti ad operare di continuo con lena incessante, e sull’esempio di loro formarsi uomini nuovi, che nuovi beni apportino sul campo della civiltà e del progresso, dove la nazionale famiglia il frutto raccolga di una esistenza riposata e pienamente felice. — E poichè ci proponemmo di trarre bellissima luce dagli uomini, che compongono il Consiglio della romana provincia, siccome queglino che per verità corrisposero {{Pt|al-|}}<noinclude></noinclude> pjz2xhvtk4ts7frkfbrgn2yc6kkwr6f Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/312 108 700039 3836109 2535854 2026-05-17T19:20:48Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/310]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/312]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535854 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| martorelli cav. enrico }}|riga=x}}</noinclude>{{Pt|l’altezza|all’altezza}} dei tempi nel saper condurre la provinciale amministrazione, così, proseguendo a discorrere la vita di loro, porgiamo gli esempi di quelle virtù, cittadine, die debbono seguirsi per conseguire l’utilità comune, il benessere generale. — E dopo ciò entriamo a discorrere la vita di quell’esimio Consigliere provinciale, che è Martorelli Enrico. Da onesti e civili parenti nasceva egli in Ceprano, provincia romana, nell’anno 1828. Amante degli studi e di fervido ingegno, dapprima si diè ad istruirsi nel Collegio Tulliano di Arpino, che era uno de’ più accreditati, e compiuto il corso di filosofia, trasferissi a Roma, ove si diè a studiar legge nella Romana Università, volgendo l’anno 1845. Succedevano gli entusiasmi politici, e la storia è tuttavia aperta e c’insegna come nel 1848 e 1849 un papa, che poteva d’un tratto la propria tiara circondare di raggio più bello, sedotto da arti scellerate, una santa causa abbandonasse, la causa della patria;; come una repubblica l’altra trucidasse, quella cioè di Francia le armi immergendo nel cuore della Romana Repubblica. E fu in quel tempo che Emilio Martorelli, i liberi sensi spiegando dell’animo suo ardente dell’amore di patria, dalla teocratica polizia preso di mira, tanta nequizia di persecuzione lo strinse, che gli fu persino impedito di torre nella Romana Università la laurea, essendogli negato l’accesso alla Università medesima. — Quando Pio IX il vessillo brandì della libertà e benedì alla indipendenza della patria, onde a lui tutta la gente italiana innalzava il canto dell’amore e della fede, il Martorelli fu eletto Tenente della Guardia civica, ed era in cara amicizia con i più distinti liberali italiani, con un Moger, con il Colonnello Masi, con Sterbini, e tanti altri, e sostenne particolari uffici, cui soddisfece con zelo, con energia, con disinteresse, e ne riportò lode onorata. — Dal 1850 al 1859-60 fu desso in intima corrispondenza politica con le primarie autorità italiane, dai confini dello inallora stato pontificio, e rese importanti servigi, e giova notare come con l’egregio Comm. Berti oggi Prefetto di Girgenti fosse in stretta relazione, mentre questo era Sotto-Prefetto di Sora, e la causa d’Italia favoreggiasse, e come a questo scopo stesse anco d’avviso con il delegato di Pubblica Sicurezza Federico Montani, onde si parve il cuore del Martorelli sempre appassionato per la conquista suprema della unità, libertà e indipendenza della patria. I trionfi della causa italiana procedevano e il bel paese tutto riscuotevasi dell’ultima e finale riscossa. — Se non che l’ultimo anelito era Roma; Roma la città eterna, la città degli eterni e più grandi destini. — Volgeva l’anno 1867 — tutti i patrioti, e gli esuli romani bramosamente s’accingevano all’opera di<noinclude></noinclude> 8oq1r6cqqugnzxs8z7tebb7g57djr62 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/313 108 700040 3836108 2535856 2026-05-17T19:20:46Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/311]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/313]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535856 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| martorelli cav. enrico }}|riga=x}}</noinclude>una nobile insurrezione, onde istrappare di mano alla teocratica e straniera signoria la gemma più bella d’Italia. — Quindi molte città della romana provincia, prese di patriottico entusiasmo, abbatterono il sacerdotale dominio, e proclamarono il nuovo governo. E tra queste fu anco Ceprano, che alla formazione della nuova Giunta di Governo chiamò a farne parte, siccome uno dei più distinti e benemeriti cittadini, Enrico Martorelli. Ma non era maturo il fato, e ripiombando la città sotto il dominio pontificio fu il Martorelli costretto esulare nelle meridionali provincie. Però era fisso che in breve il voto degli italiani s’avverasse, che il vaticinio dei nostri grandi si compiesse, che il sangue di tanti martiri fruttasse il fiore eterno della unità della patria coronata con Roma capitale d’Italia. — E il giorno venne. — E tutto il mondo stette attonito al miracolo, che compievasi nella terra degli eroi, nel suolo, che costò tante lagrime, tante sventure, tante stragi, tante guerre. Roma capitale d’Italia! — Al compimento di questo fatto esultarono le ossa dei padri nostri, i quali si affacciarono plaudendo dai loro sepolcri. — Volgeva il 1870. Enrico Martorelli era prescelto presidente della Giunta distrettuale, e bene il distinto ufficio gli convenne, chè uomo quanto lui niun’altro per fermo v’era che il meritasse, e lo sostenne da cittadino intelligente, operoso, e curante il bene del popolo, gl’interessi della città, e il plebiscito regolò per guisa, che riuscì degno di un popolo libero, di una città italiana di altissimi sensi. — E poichè i meriti sì della mente, che dell’animo di Enrico Martorelli erano emersi per modo, che la estimazione generale erasi guadagnata, si volle destinato al Consiglio Provinciale di Roma per il mandamento di Ceprano, e in esso si fecero sempre più manifesti i pregi chiarissimi del Martorelli, la di cui opera fu sempre intesa alla buona amministrazioue, al benessere comune, e al supremo interesse della provincia, il perchè degno si rese pur’egli della pubblica e privata benemerenza. Ma è purtroppo vero che il merito trovò sempre tra gli uomini gara d’invidia e di malignità, epperò anche il Martorelli da invida e maligna rabbia fu preso di mira, onde erasi proposto ritrarsi nella serena dignità del silenzio e abbandonarsi a vita privata, sino a che non avrebbe il paese richiesto nuovamente sua opera, ma fu tetragono ai colpi dei maligni e degl’invidiosi, e restò fermo e dignitoso sotto l’usbergo del sentirsi puro, disposto sempre a giovare della sua azione la città, la provincia, la patria. E perchè viepiù apparisca in quanta stima, e in quanto riguardo sia tenuto il Martorelli, diremo come fu dai propri concittadini eletto Consigliere Comunale, e poscia nominato Sindaco, nel quale ufficio durò dal 1871 al 1873,<noinclude></noinclude> 1bziu66dq4kgqft80a2xoayfxh4kkt7 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/314 108 700041 3836107 2535857 2026-05-17T19:20:44Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/312]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/314]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535857 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| martorelli cav. enrico }}|riga=x}}</noinclude>con soddisfazione di tutta la cittadinanza, e lasciando di se fulgidissima traccia. Fu anco Presidente del Consorzio Razionalo, Presidente de’ Condomini, e Direttore del Teatro Filodrammatico di Ceprano, e dappertutto si rese utilissimo, s’acquistò onore e benevolenza, e pose ognora più in luce le sue doti rarissime. — Noi lo udimmo nel 1871 nella Piazza di Ceprano, alloraquando fu solennizzata la prima festa dello Statuto nella Romana Provincia, e in cui prestò giuramento la Guardia Nazionale, arringare il popolo e con bella ed eletta parola tutti svelare i patriottici sensi e portare l’entusiasmo in tutti gli animi. — E nel giorno della premiazione degli alunni e delle alunne delle scuole elementari, con acconcio parole ragionò sull’insegnamento e sui fecondi risultamenti della istruzione, e fece sempre meglio aperto il suo bello ingegno, e le virtù del suo cuore. — Fu egli meritamente onorato della Croce di Cavaliere della Corona d’Italia, e s’aveva di poi con Decreto del Re menzione splendidissima per l’esattezza, con cui era stata compilata la Statistica del Comune di Ceprano. — Con maggior diffusione potriasi ancor ragionare di Enrico Martorelli, ma i tratti di sua vita, in queste pagine delineati bastano, a presentarlo nel suo vero splendore, e a farlo degno di gentile ricordo, chè certamente soltanto coloro, cui l’ombra di una corrotta coscienza, la nullità di vacua mente, la povertà delle opere, o l’essere nemici d’ogni cosa bella, può non essere accettevole la memoria storica di se medesimi. — Noi pertanto iscriviamo sulla tavola biografica il nome di Enrico Martorelli, siccome quello di un patriota sincero, di un benemerito cittadino, di un uomo sapiente, che anela di vedere felice e grande la propria Nazione. — {{Rule|12em}} {{Rule|12em}} {{Centrato|<small>Roma — Decembre 1874</small>}}<noinclude></noinclude> 9me1fw4iuctbbj0g8zmkhx9la97ez9g Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Giovanni Battista Camuccini 0 700042 3836080 3675064 2026-05-17T19:15:09Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836080 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=17 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Giovanni Battista Camuccini|prec=../Filippo Berardi|succ=../Alessandro Capri}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=285 to=288 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Camuccini, Giovanni Battista]] ftu5flivhrh4pew8k63iewie8lha0b5 Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Alessandro Capri 0 700043 3836081 3675039 2026-05-17T19:15:12Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836081 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=17 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Alessandro Capri|prec=../Giovanni Battista Camuccini|succ=../Giuseppe Cencelli}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=289 to=292 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Capri, Alessandro]] ak16zhy4p52vp9ihfn4c3r5lf7abhgg Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Giuseppe Cencelli 0 700044 3836082 3675069 2026-05-17T19:15:14Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836082 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=17 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Giuseppe Cencelli|prec=../Alessandro Capri|succ=../Giovanni Fraschetti}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=293 to=296 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Cencelli, Giuseppe]] fgz7mowl2hrqwk0i9cu4q6hplqr7wts Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Giovanni Fraschetti 0 700045 3836083 3675066 2026-05-17T19:15:16Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836083 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=17 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Giovanni Fraschetti|prec=../Giuseppe Cencelli|succ=../Felice Giammarioli}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=297 to=300 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Fraschetti, Giovanni]] 6bd5yr4yd30xmaxcuo77fdiww34ol1s Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Felice Giammarioli 0 700046 3836084 3675053 2026-05-17T19:15:19Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836084 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=17 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Felice Giammarioli|prec=../Giovanni Fraschetti|succ=../Antonio Giuliani}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=301 to=304 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Giammarioli, Felice]] 5ggaayxehvb21ye73b8u12710mzytge Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Antonio Giuliani 0 700047 3836085 3795825 2026-05-17T19:15:21Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836085 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=17 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Antonio Giuliani|prec=../Felice Giammarioli|succ=../Enrico Martorelli}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=305 to=310 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Giuliani, Antonio]] p8018jaew4945t35ptcprnl7ycyhza9 Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Enrico Martorelli 0 700048 3836086 3675050 2026-05-17T19:15:24Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836086 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=17 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Enrico Martorelli|prec=../Antonio Giuliani|succ=../Ettore Novelli}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=311 to=314 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Martorelli, Enrico]] po4884mpky6z0n7kiv0xjr793rn8ya2 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/315 108 700051 3836106 2535966 2026-05-17T19:20:42Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/313]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/315]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535966 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|biografie dei consiglieri provinciali di roma}}|riga=x}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|NOVELLI COMMEND. ETTORE }} {{Ct|f=1.1em|L=1.1px|{{Sc|Consigliere Provinciale}}}} {{Capolettera|[[File:Capolettera I - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 37 crop).jpg|I]]| |-45px}}talia! — è nome bello di un’eterna bellezza, è la terra del genio sotto un cielo il più puro, il più splendido; è il suolo, ove in ogni secolo stamparono orme vastissime uomini grandi nelle opere della guerra e nella virtù dell’ingegno. — Italia! — è una storia lunghissima di dolori e di gioje, di vita e di morte, di luce e di tenebre, d’odio e d’amore. — Italia! surse oggi nazione e la via ricorre delle glorie antiche, e all’ultima meta sospira — la felicità de’ popoli fecondata dalla luce della perfetta civiltà, dal vero progresso di tempi incorrotti, dall’affratellamento di libere genti. — Ma il cammino è ancor lungo, e necessaria cosa è che venga in soccorso sapienza d’uomini, tratti dal fonte incontaminato di tutte le virtù morali, civili e politiche, potenza di cittadini, che rifulgano per i pregi più eletti della mente e del cuore, e che la gloria di se stessi e della patria, e il benessere del popolo abbiano nell’animo. — Stimiamo pertanto ottimo ufficio dello scrittore, quello di scrivere la vita di cittadini viventi, che di luce bellissima circondano se medesimi, e che ad alte dignità assunti fecero i propri meriti ognora più manifesti, e possono segnalarsi siccome uomini, che acquistarono una pubblica e privata benemerenza, e che alla felicità del proprio paese operano di continuo con tutte le forze dell’ingegno, con tutto l’affetto dell’anima. — E sì che di siffatti cittadini ragionando, nel mentre si porge altrui l’esempio, si dà incuoramento a più grandemente operare, perocché l’onoranza del nome sospinge ad opere più grandi per la utilità della patria, a fatti più egregi per lo splendore di se stessi. — E con compiacente animo ci accingiamo oggi a discorrere in brevi tratti la vita di quell’illustre cittadino, che è il Comm. {{Ac|Ettore Novelli|Ettore Novelli}}. — Nasceva egli da agiati ed onesti parenti sul finire dell’anno 1821, quando cominciava l’italiano risorgimento. — Nel seminario di Velletri, sua terra natale, fece egli i primi studi, e sin da giovinetto dimostrò bello, vivace, robusto l’ingegno, gentilissimo il cuore. — Alla Romana Università perfezionando i suoi studi si diè di preferenza a quelli letterari, chè verso i medesimi sentiva<noinclude></noinclude> 9zhxeppllrshr0vzfpds00n6zydh9yr Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/316 108 700052 3836105 2535965 2026-05-17T19:20:40Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/314]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/316]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535965 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| novelli commend. ettore }}|riga=x}}</noinclude>trasporto grandissimo, epperò frequentò anche le lezioni di quel {{Wl|Q3839841|Luigi-Maria Rezzi}}, che quantunque vagheggiasse troppo le pastoie di certe regole aristoteliche, pure non impastoiò mai nessun ingegno. — Il Novelli si rivelò quindi siccome una mente eletta, siccome un’anima bellissima e fervida, e fu da professori, da amici, da compagni di scuola avuto in grande onore e in grande estimazione. — Vennero i giorni degli entusiasmi politici, in cui una nuova aurora di felicità parea sorgesse per Italia. — Le aperte pagine della storia tutti ci presentano i fatti, che si svolsero nel 1848 e 1849. — Il Novelli sebbene in giovanissima età, pur dimostrò maturità di consiglio, e le sue distinte virtù, che già risplendevano, lo fecero degno di essere eletto nella Prefettura di Velletri qual consigliere delegato, e quivi si parve suo valore morale, civile è politico, perocchè in mezzo alla difficoltà dei tempi, tra le mene di un clero fanatico e le invasioni dei borbonici e degli spagnuoli, seppe alla reputazione di quella provincia e alla propria ben provvedere, onde sino da allora divenne egli l’anima di quei luoghi, e meritò che la storia imparziale, e specialmente quella del Rusconi riferisce anco documenti dettati da lui. — Tostochè le armi di Francia trafissero a morte la Romana Repubblica, ristorato il governo papale, il Novelli corse pericolo di esser cacciato in esilio, e visse alcun tempo nascosto, ma poscia e in Boma, e nella sua terra natia egli continuò a spiegare sua azione patriottica, e si diè a quel lavorio non mai interrotto, che lento sì, ma saldo e costante per tutta Italia, preparò il 1849, e proseguito nei luoghi rimasti alla soggezione teocratica condusse al settembre del 1870. — Ed il Novelli seppe sempre con tanto accorgimento, con tanta abilità operare, che non cadde mai nei lacci del prete, tesi con l’orditura di molti processi politici, che anzi levata di se fama bellissima per lo splendor dell’ingegno, perocchè e nello scrivere di prosa e di verso erasi guadagnato reverenza ed onore, è a credersi che anco il clericale governo lo avesse in rispetto. — E di vero a lui non esitava di offrire cariche ed offici, cui però il Novelli dignitosamente rifiutava, e solo accettò di esser consigliere comunale in Velletri e deputato provinciale, giacchè la nomina gli veniva da una specie di pubblico suffragio, secondo le leggi di quei dì. Come consigliere comunale coraggiosamente e costantemente si oppose alla rovina economica della sua città, giovò e si fece padre a tutta la gioventù, impiantando scuole elementari e tecniche, in quel tempo quasi vietate, migliorando il ginnasio e il liceo Veliterno, e tutto dirigendo per dodici anni con amore infinito, con gratuita fatica, con sapienza rarissima. Come deputato e amministratore provinciale, meritò di essere il primo che fosse destituito per aver voluto l’annessione<noinclude></noinclude> 57htlqelpbnkxxrzzfsb3cxwbargw32 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/317 108 700077 3836104 2535979 2026-05-17T19:20:38Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/315]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/317]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535979 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| novelli commend. ettore }}|riga=x}}</noinclude>al Regno d’Italia nel 1867, quando Nicotera co’ suoi garibaldini chiamò a libertà la provincia di Campagna e Marittima. Apparve finalmente il giorno, che era nel sospiro dei secoli, nel voto d’Italia, nel cuore di tutti i patriotti, nell’anima gloriosa di tutti i martiri. — Il 20 Settembre 1870. — Roma coronavasi capitale d’Italia, e una nuova èra incominciava — Uomini, che per lo passato erano vissuti nella tenebra dell’oscurantismo, e nel mistero dei chierci, uomini che non avevano mai seminato, pur si fecero innanzi per mietere, gridando {| align=center style="text-align:left; font-style:italic;" |- |Viva arlecchini, ||E guelfi e maschere |- |E burattini, ||D’ogni paese; |- |E Ghibellini, ||Evviva chi salì, viva chi scese. |} e molti raccolsero il frutto, che era serbato a chi operò per la patria, e fu vista una gente attaccarsi all’albero del nuovo governo, come verme roditore, e i buoni gemerono. — Il Novelli fu nauseato da quelle vergogne, e mentre rifuggiva dall’accogliere qualunque ufficio, pure accettò di subito quello di Commissario della pubblica istruzione per tutta la provincia, allo scopo di portar giovamento alla gioventù crescente. — Tratto dall’amore del proprio paese, desideroso di vedere tutto avviarsi nel cammino del progresso e della civiltà, del benessere e della felicità del popolo, accettava di poi la carica di Consigliere della nuova Provincia di Roma e faceva parte della prima Deputazione. — Per incarico avutone dalla Luogotenenza e mosso dal solo pubblico bene istituì in tutto il circondario di Velletri in quei primi mesi tra il 1870 e il 1871 tutte le scuole elementari maschili e femminili, e cooperò caldamente alla fondazione dell’Istituto Tecnico Provinciale. — In appresso fece parte del Consiglio Scolastico Provinciale, del Consiglio Direttivo dei Sordo-Muti, e delle Commissioni di altri Istituti, e ne fa parte tuttora, lasciando dappertutto traccia del suo eletto sapere. A provar poi quanto egli sia nella stima e nell’affetto della cittadinanza di Velletri, giovi notare come egli fosse candidato nel suo collegio la prima volta che mandò il rappresentante al Parlamento Nazionale, e fu certamente sventura che egli non uscisse vincitore nella lotta di ballottaggio, molto onorevolmente sostenuta contro il {{Wl|Q1113476|Principe di Teano}}, che egli aveva vinto di gran lunga nella prima votazione. — E per fermo il bello ingegno, la vastità delle cognizioni, le rare doti dell’animo, l’operosità instancabile, e tutte le più gentili e forti virtù, che lo adornano, ben lo rendevano degno dell’altissimo officio, al quale noi confidiamo sarà mandato nelle prossime elezioni politiche, chè la patria abbisogna d’uomini nuovi, sapienti, onesti, operosi, i quali quella prosperità e quella felicità le apportino, che è tanto sospirata. — Ed il Novelli è del bel numero uno. — {{nop}}<noinclude></noinclude> kt17aj1tjmrpdbgfua26068tus4kymf Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/318 108 700078 3836103 2535991 2026-05-17T19:20:35Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/316]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/318]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2535991 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| novelli commend. ettore }}|riga=x}}</noinclude>Volgendo l’anno 1873 fu desso Commissario nei circondari di Velletri, Viterbo, Civitavecchia e Frosinone, per impedire, nella soppressione delle corporazioni religiose, la dispersione delle biblioteche, dei gabinetti scientifici, degli oggetti di antichità e belle arti, che erano ancora nei conventi. Operò con prontezza, con energia, con disinteresse; — salvò con tutta legalità quegli oggetti, che non eran stati portati via, e recuperò quadri, oggetti preziosi, e molti volumi, che erano stati trafugati, non altro mezzo adoperando che quella buona grazia, quel fare dolce, insinuante, che in lui è naturale, e che perciò più seduce il cuore. — Alle molteplici cure, che lo stringono, congiunge di presente anche quella di essere bibliotecario dell’Angelica, in cui va tutto riordinando, e l’altra di presiedere la Commissione creata dalla Giunta Liquidatrice per la conservazione di tutte le biblioteche monastiche soppresse di Roma, e pel loro trasporto e riordinamento nelle biblioteche governative, pei gabinetti scientifici, musei, antichità ed altro, e alla delicatezza di siffatto lavoro si unisce anche una faticosa attenzione, una paziento sollecitudine, ed il Novelli al tutto adempio con soddisfazione e con lode. — E di vero la sua attività, la sua energia, il suo pronto operare è pari all’ingegno, pari al fuoco della sua anima, che divampa sovente nei liberi canti della italiana sua musa. — Il Novelli è uno dei più distinti letterati contemporanei, ed il suo nome suona onoratissimo e in grande reverenza nella repubblica letteraria. Molti pregiati lavori egli pubblicò, che gli procacciarono sempre più alta la fama. — I versi per il trasporto della salma del ''Foscolo, le Tre Margherite, un canto a Carlo Alberto per lo statuto'', la traduzione di Ero e Leandro dal greco di Museo e il Centenario del {{AutoreCitato|Francesco Petrarca|Petrarca}} sono lavori, che rivelano una mente di alti concepimenti, un’anima ardentissima di vate, un ingegno elettissimo. — Nel Consiglio Provinciale di Roma per il mandamento di Velletri è desso uno dei più distinti Consiglieri, cooperatori di quella amministrazione provinciale, che può presentarsi a modello. — Ei fu il primo ad esser decorato per suoi meriti della Commenda della Corona d’Italia. — Più potrebbe dirsi di lui, ma a noi basta aver delineata la sua figura, come quella di un cittadino liberale, onesto, sapiente, letterato, che molto onora la patria, all’amore della quale ha consacrato la vita, di un cittadino, che la forza dell’ingegno dispone per il bene della propria città, per la fortuna della Provincia, per la felicità della Nazione, nè esitiamo di consegnarlo in isterico volume a perpetuità di sua fama illustre, ad esempio della generazione crescente. {{Rule|14em}} {{Centrato|<small>Roma. — Ottobre 1874.</small>}}<noinclude></noinclude> bye0tbx0yzjnfire4a2g55mauzyrxym Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Ettore Novelli 0 700080 3836087 3795829 2026-05-17T19:15:26Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836087 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=18 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Ettore Novelli|prec=../Enrico Martorelli|succ=../Antonio Spaziani}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=315 to=318 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Novelli, Ettore]] hi7cant9oo4g5i569kv1f5e4uyj1oxn Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/319 108 700087 3836102 2536014 2026-05-17T19:20:33Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/317]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/319]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2536014 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|biografie dei consiglieri provinciali di roma}}|riga=x}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|SPAZIANI AVV. ANTONIO}} {{Ct|f=1.1em|L=1.1px|{{Sc|Consigliere Provinciale}}}} {{Capolettera|[[file:Capolettera N - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 317 crop).jpg|N]]| |-42px}}obile, gentile, solenne è l’ufficio dello scrittore, quando le virtù descrivendo di benemeriti cittadini, le presenta nel cospetto della crescente generazione, affinchè siano raccolte come seme fecondo di utili frutti alla famiglia, alla città, alla provincia, alla patria. — In mezzo allo splendore della civiltà e del progresso, onde si illumina il secolo, è bello sopratutto circondare di luce serena quegli uomini, che rivelano la forte potenza dell’ingegno e le più elette doti dell’animo, onde incuorarli ad opere grandi, e trarli nel campo dell’azione, per la fortuna del popolo, per la felicità del proprio paese. — Noi affermiamo essere utilissima cosa lodare durante la vita, piuttostochè dopo la morte, specialmente quando trattasi di far conoscere peregrine intelligenze, giovani ingegni, cittadini per ogni più virtuosa qualità distinti; imperciocchè non avvi tributo più caro, non premio più diletto, non gloria più desiderata, che l’onoranza del nome guadagnarsi e meritare una pagina di storia, o una parola di laudazione in presenza dei liberi tempi, dinanzi alla propria nazione. — Con ciò si dà sprone a più grandemente operare non solo, ma la gioventù cresce fiera e superba di apprendere le morali e civili virtù, onde si creano i più utili cittadini, e si prepara un avvenire più splendido, un èra nuova di progressiva grandezza, di pace feconda, di universale benessere. — E noi consegnando in queste biografiche pubblicazioni la memoria di coloro, che il Consiglio della Romana Provincia componendo, per tutte le più egregie virtù della mente e del cuore si distinguono, abbiamo la coscienza di onorare non solo i cittadini che {{Pt|s’acqui-|}}<noinclude></noinclude> ev0pugdu7yerkr5vt9tkxxsj9ctktaq Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/320 108 700088 3836101 2536018 2026-05-17T19:20:31Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/318]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/320]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2536018 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| spaziani avv. antonio }}|riga=x}}</noinclude>{{Pt|starono|s’acquistarono}} estimazione e benemerenza, ma di spargere nel seno della patria i fiori più gentili e più belli, che ogni scrittore nella sua suprema missione dovrebbe curare, per diffondere quel divino profumo di morali, civili e politiche virtù, che formano l’eden della nazionale famiglia. — E dopo ciò ci è grata cosa oggi ragionare in brevi linee la vita di quel chiarissimo cittadino, che è l’avvocato Antonio Spaziani. — In Genazzano, borgata di piacevole soggiorno della provincia romana, nasceva egli da civile famiglia, da onoratissimi genitori, quali sono Bartolomeo Spaziani ed Albina Moraschi-Mastricola, l’uno uomo d’integro carattere, di sensi nobilissimi, l’altra donna ornata di tutte virtù e amorosissima madre. — Antonio Spaziani sin da fanciullo rivelò un’eletta intelligenza, un ingegno fervido, un cuore bello e gentile. — I genitori curarono di educarlo e di istruirlo nelle più distinte discipline, ed egli crebbe amante degli studi e passionato cultore della scienza, per il che partitosi di Genazzano trasferivasi a Roma, onde applicarsi allo studio della giurisprudenza, verso cui sentiva trasporto grandissimo.. — E di fatti così progredì in siffatta scienza, che volgendo l’anno 1857 era nella Romana Università laureato. —Davasi di poi alla prattica forense e desideroso di riuscire anche eccellente nelle economiche ed amministrative discipline, abbandonavasi anche alla prattica di quello. — Sebbene giovane degli anni, il suo nome venia salendo in bella reputazione, in onoranza distinta, o nel 1860 meritava di essere iscritto nell’albo degli Avvocati romani. — Sceso nella palestra del foro emerse tosto per l’altezza dell’intelligenza, per la vigoria dell’ingegno, per il corredo di scienza, per la vastità delle cognizioni, e lodi e applausi e onori riportava nella difensione delle cause, il perchè si guadagnò estimazione grandissima. — E in tali curo in tali trattazioni legali perdurava fino al 1870. — Nel volgere di quel decennio, cioè dal 1860 al 1870, nel mentre allo studio del diritto attendeva e alla difesa delle cause, traeva profitto dei mesi così detti feriali, in che i tribunali prendevan riposo, per ritrarsi nella sua terra natale in seno alla quiete serena della sua famiglia, e quivi non già abbandonavasi alla dolcezza degli ozi, che pur sariangli stati necessari per rinvigorire la salute alquanto scossa dai continuati lavori, ma dedicavasi di tutta lena agli studi di economia politica e di diritto commerciale, per supplire da solo al difetto dell’insegnamento di tali materie, che in quell’epoca lamentavasi nell’Università di Roma. — Correva l’anno 1864 quando egli pubblicava per la stampa alcuni cenni sul potere del Senato Romano considerato in rapporto agli antichi statuti di Roma ed alla legge comunale allora vigente. — Siffatto lavoro oltre {{Pt|all’es-|}}<noinclude></noinclude> 7yg43yn7ero3ocxy0nwv9uxkq99m1ts Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/321 108 700091 3836100 2536023 2026-05-17T19:20:29Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/319]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/321]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2536023 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| spaziani avv. antonio }}|riga=x}}</noinclude>{{Pt|sere|all’essere}} scritto con istile elettissimo rivela una mente erudita, e presentatolo nel concorso, che avea luogo per il posto vacante di primo Segretario del Municipio di Roma, l’onore fruttavagli di una splendida votazione per parte dei Consiglieri Comunali, i quali in attestazione di stima particolare e a dimostrazione delle apprezzate virtù lo vollero iscritto nell’albo della cittadinanza romana. — Studiosissimo sempre e nelle scientifiche elaborazioni trascorrendo sua vita, durante l’anno 1865 inseriva nel Dizionario di legislazione e giurisprudenza compilato dall’egregio professore {{Wl|Q3724168|Pacifici-Mazzoni}} un ampio commento sulla ''lettera di cambio'', che gli valso l’elogio di tutta la stampa legale, e tra gli altri periodici noteremo la Giurisprudenza italiana, la quale al volume 17.° dispensa 8.ª parlando di tale commento, in queste parole conclude: — «''Le più difficili questioni in materia, che tante ne offre, vi si veggono formulate con brevità e chiarezza, con le varie soluzioni proposte dagli autori più riputati dallo Stracca al Parodi, ed adottate dal foro nostrale e straniero''.» — Ed un altro giornale italiano dell’epoca, intitolato — ''La sentinella delle Alpi'' — al n. 48 si espresse: — «''Ci crediamo autorizzati ad affermare che sarà forse il lavoro più perfetto che siasi scritto intorno a tale argomento''.» — La sola citazione di questi splendidi giudizi della stampa scientifica legale basta già a porre in rilievo i meriti distinti dell’avvocato Antonio Spaziani, o a consegnarlo nel novero di quei dotti, che onorano se medesimi, e il proprio paese, e la cui opera non può non concorrere efficacemente e con immensa utilità in qualunque ufficio, in qualunque dignità venga assunto. — Compiutosi net 20 Settembre 1870 l’avvenimento più solenne dell’italico risorgimento coll’esser fatta Roma capitale d’Italia, l’avv. Antonio Spaziani chiarissimo per onoranza di nome, per isplendidezza di meriti, era dal governo chiamato a cinger la toga di giudico, e da quel tempo siedo magistrato nel Tribunale di Roma, dovo si parve sempre meglio la sua dottrina, il corredo di sue cognizioni, e degnamente compie alla missione più sacra nel mondo, quale è quella di amministrare la umana giustizia. — Avvenute le prime elezioni amministrative nella Provincia Romana, era scelto consigliere provinciale pel mandamento di Genazzano, e all’onorevole mandato adempie con zelo, con assiduità, con tutte lo forze dell’ingegno, con tutta la potenza del suo sapere, ed è uno dei più distinti consiglieri, che al buon andamento coopera della amministrazione della Provincia Romana, e concorre a farla sempre più prosperare, e ad esser feconda di utilità pubblica e privata. — L’avvocato Antonio Spaziani è una di quelle giovani e schiette figure che<noinclude></noinclude> fxzhilr5wr7759tcn0fe2d5p9ap3wct Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/322 108 700092 3836099 2536024 2026-05-17T19:20:27Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/320]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/322]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2536024 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| spaziani avv. antonio }}|riga=x}}</noinclude>alla gentilezza dei modi, e alle cortesi accoglienze rivela anche un’anima bellissima. — Di lui potremmo ancor ragionare con più larga parola di lode, ma crediamo già con quanto esponemmo aver posto in rilievo le doti peregrine del suo ingegno, e le elette virtù del suo cuore, e all’ufficio dello scrittore adempiamo segnalandolo siccome benemerito cittadino, siccome giovane della cui opera molto potrà ancor giovarsi la città, la provincia, la patria, chè uomini non solamente onesti e sapienti, ma sempre più maturi in ogni dottrina e più specialmente nelle economiche e amministrative discipline abbisognano alla Nazione, perchè raggiunga l’ultimo fine, la suprema aspirazione, quale è quella della comune fortuna, del generale benessere, in cui tutto si svolga con mirabile armonia il progresso morale, civile, materiale e politico, e ne dimani lo sviluppo fecondo delle arti, delle scienze, delle lettere, delle industrie, dei commerci, del viver quieto e sereno. L’avvocato Antonio Spaziani noi finalmente stimiamo degno di esser presentato a perpetuità di ricordo e a bellezza d’esempio alla gioventù crescente, chè egli ancor giovane d’anni si trova per gli insigni suoi pregi di già salito in elettissima fama, e come cittadino dotto ed onesto meritamente occupa il seggio del giudice nel Tribunale, e quello di Consigliere della Romana Provincia, e dappertutto sparge la luce delle sue virtù. — {{Rule|14em|000|h=1px}} {{Centrato|<small>Roma — Decembre 1874.</small>}}<noinclude></noinclude> hyzum2rd3apgq9xxayk4btjig9m9cb0 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/323 108 700095 3836098 3396688 2026-05-17T19:20:25Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/321]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/323]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 3396688 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc|biografie dei consiglieri provinciali di roma}}|riga=x}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|TRITONI AVV. CAV. ACHILLE }} {{Ct|f=1.1em|L=1.1px|{{Sc|Consigliere Provinciale}}}} {{Capolettera|[[file:Capolettera B - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 321 crop).jpg|B]]| |-42px}}ella è la lode quando le virtù di un cittadino esaltandone porge incuoramento a seguirsi, e siano pur grandi o modesto le doti della mente e le qualità dell’animo, dispieghi altissimo il volo del genio, o inalzi ad altezza brevissima la eletta intelligenza, è sempre degno della penna dello scrittore, che ne accoglie la memoria, quell’uomo che intende ad essere utile a sè stesso, alla famiglia, alla patria, e porta la pietra del suo ingegno all’edificio dell’umanità, al benessere del proprio paese, alla felicità comune. Nè certamente havvi più caro tributo, remunerazione più diletta per l’uomo virtuoso, che l’essere raccomandato vivamento al gentile ricordo dei contemporanei e dei posteri, all’affettuoso pensiero de’ nepoti, e lasciare così sopra la terra un’orma onorata. — E mentre taluni, o per troppo umile sentire, o per povertà di coscienza, si fanno ad esclamare essere soltanto gli uomini, che sorgono a grande celebrità sopra il comune volgo degli uomini, di biografica memoria degni, vanno non solo errati, ma contro la luce dei nuovi tempi, contro il raggio divino della vera civiltà, del vero progresso, contro lo splendore del bello, dei buono, del grande, chè per fermo consegnare in una pagina d’onore un benemerito cittadino è opera utilissima per l’esempio, è premio il più desideroso per la virtù, è gloria modesta, che a più eccellentemente operare sospinge. — E se il presentare le opere egregie degli onesti uomini, so il dimostrare i pregi di coloro, che per le virtù dell’ingegno, e per la coltura di ogni più eletta disciplina vennero in bella nominanza e in fortuna, è cosa che onora anche la penna del biografo, d’altra<noinclude></noinclude> p5o2v5i2n0m3ewq1bq0gacii5khx1g6 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/324 108 700096 3836097 2536033 2026-05-17T19:20:23Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/322]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/324]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2536033 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| tritoni avv. cav. achille }}|riga=x}}</noinclude>parte raggiunge la meta principale, lo scopo di ogni storica memoria, di ogni biografica pubblicazione, di trarre cioè gli altri sul cammino della virtù e crearsi così utilissimi cittadini. E con compiacente animo dopo ciò prendiamo a scrivere la vita di quel distinto Consigliere Provinciale, che è l’avvocato Achille Tritoni. Nel 22 decembre dell’anno 1822 nasceva egli in Bacuco, appartenente alla romana provincia, da Luigi Tritoni oriundo di Torrice, e da Teresa Cinti, che furono genitori onestissimi e ornati di ogni più eletta virtù, ma troppo presto rapiti al figliuolo diletto. — Di fatti ancora bambino perdeva la madre, e appena l’età di otto anni raggiungeva, restava orfano anche del genitore. Trovarsi in quella età solo senza sostegno di persone care, senza una madre, che vegli diligente sul capo adorato del figlio, senza un padre, che lo tragga per mano sulla via delle civili e morali virtù, era cosa da disperare. Eppure il Tritoni, così giovinetto, rivelò i più gentili sentimenti, l’indole dolcissima, e intelligenza superiore all’età, e crebbe desideroso di acquistare una compita educazione una istruzione perfetta. Di fatti nel Seminario di Veroli percorrendo egli tutto il corso dei primi studi, dimostrò vigoria d’ingegno, vivacità d’intelligenza, fervidezza di animo, e diè di sè speranze bellissime. — Vagheggiando di poi darsi alle scienze legali, alienava il suo patrimonio, che era modestissimo, e, volgendo l’anno 1842, trasferiva la sua dimora in Roma per istudiare nella Romana Università, ove di fatti così splendidamente emerse, che nell’anno 1816 ottenne la laurea ad ''praemium''. Compiuta poscia la pratica forense, meritava, correndo l’anno 1851, di essere iscritto nell’albo degli avvocati. Era già sceso nella più modesta fortuna, quando datosi ad esercitare l’avvocatura, saliva in tanta nominanza, in così bella reputazione, che acquistavasi di subito numerose clientele, e cominciava a ristorare la sua condizione finanziaria, e con la sua onestà, con la sua rara abilità, con l’operosità grandissima diessi a comporre un patrimonio, che di poi rose semprepiù prospero, ed oggi trovasi nella più florida agiatezza. Ed è uno dei casi questo in cui veramente può dirsi che ''volere è potere'', perocchè il Tritoni con le forze dell’ingegno, con le virtù dell’animo, con il frutto degli studi, con la scienza -economica ed amministrativa, che aveva pur coltivato, volle e potè. E le sue fortune quindi fattesi maggiori, desiderò alla sua vita una {{Pt|com-|}}<noinclude></noinclude> 76tjf856b5dduifrmmksji6wxyobz9a Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/325 108 700098 3836096 2536036 2026-05-17T19:20:21Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/323]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/325]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2536036 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| tritoni avv. cav. achille }}|riga=x}}</noinclude>{{Pt|pagna,|compagna,}} e tolse in isposa una virtuosa e gentilissima giovane — Anna Carminati figlia di quel Carlo Carminati, che fu onesto e ricco commerciante. — E da siffatto connubio ne è disesa una numerosa figliolanza, che è egli padre di quattro care fanciulle, e di cinque figli maschi, cui intende a dare quella educazione ed istruzione, che forma l’ornamento più bello, e che produce alla patria utili cittadini. Nell’esercizio dell’avvocatura e alle cure della famiglia tutto inteso non si gettò giammai in mezzo ai politici ebolimenti, ma si mantenne uomo di integro carattere, onestissimo sempre e desideroso che i tempi si facessero maturi nel campo della civiltà e del progresso. La generale estimazione guadagnavasi e il suo nome circondato sempropiù di bellissima luce, era nel febbraio dell’anno 1868 nominato Consigliere provinciale per il mandamento di S. Giovanni di Frosinone, e nel maggio successivo eletto, presso il Ministero dell’Interno, Commissario di stralcio delle spese del casermaggio estero, e a tali incarichi soddisfece con quella abilità, onestà, ed operosità, che lo rese distinto e stimato dall’universale. I fati d’Italia incalzavano — Roma finalmente era fatta capitale della nazione — un’era nuova incominciava. Noi apprendiamo dall’istorie come nell’ordine remoto di lontani secoli, in mezzo al tenebrore degl’incolti popoli, la luce della civiltà e del progresso si spingesse con tacito e misterioso cammino, e per entro le età dell’ignoranza e dell’ignavia, il divino suo raggio cominciasse a diradare le monti umane, c le genti si risvegliassero ad una vita nuova, e sopra le ceneri della barbarie e della tirannide spargessero il fiore della istruzione, e da questa s’aprissero più rapidamente la via Civiltà e Progresso, e quantunque attraversare dovessero fiumi di lagrime e di sangue, puro procederono innanzi, ed oggi Civiltà e Progresso additano non lontano il tempo profetato della fratellanza e dell’amore, in cui i popoli, all’ombra della Scienza e del Lavoro, troveranno la felicità desiderata, e gli uomini virtuosi verranno in maggiore onoranza. L’avvocato Achille Tritoni, che aveva già stabilita sua fama per il suo eletto sapere, per la sua onestà, per la integrità e fermezza del suo carattere, per la sua attività, per le sue ampie cognizioni economiche ed amministrative, era nell’anno 1871 nominato Consigliere della Provincia Romana, e nel 1872 eletto quindi deputato provinciale, e in tale ufficio è stato {{Pt|con-|}}<noinclude></noinclude> qtxglh8op2gdeo1jqknpgsm1mkl30u5 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/326 108 700099 3836095 2536040 2026-05-17T19:20:19Z BrolloBot 24674 BrolloBot ha spostato la pagina [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/324]] a [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/326]] senza lasciare redirect: Spostamento interno pagine 2536040 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{sc| tritoni avv. cav. achille }}|riga=x}}</noinclude>fermato nell’agosto dell’anno 1874. — Il Re lo volle decorato dell’ordine della Corona d’Italia. Ed è mercè uomini come il Tritoni che l’amministrazione provinciale sorreggendo si và ognora più facendo prospera e florida, e alla provincia è feconda di quella utilità, che scaturir dovria anco dall’amministrazione governativa e da quella comunale, onde allora per fermo la felicità della nazione sariasi formata. L’avvocato Achille Tritoni è quindi degno siccome benemerito cittadino di esser consegnato in queste nostre biografiche pubblicazioni a perpetuità di ricordo, e ad esempio di cittadine e morali virtù. E più potremmo dire in ragionando di lui, ma tutto riassumendosi nell’essere egli un uomo dotto, onesto, integerrimo, operoso, eccellentissimo nelle economiche ed amministrative discipline, un cittadino amante del bene del popolo, della fortuna della nazione, un marito affettuoso, un padre amorosissimo, che i figliuoli educa ed istruisce per la patria, noi conchiudiamo questa biografica memoria segnalando l’Avv. Achille Tritoni siccome uomo, che potrà colla sua opera molto ancora giovare alla città, alla provincia, alla patria. {{Rule|8em}} {{Rule|24em|000|h=1px}} {{Centrato|<small>{{Sc|R. Fait}}—Editore — Roma, Gennaio 1875 — Tip. del Popolo Romano.</small>}}<noinclude></noinclude> p0q0cljaf5794hhy6tdttk3ylnwevh7 Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Antonio Spaziani 0 700101 3836088 3675043 2026-05-17T19:15:29Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836088 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=18 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Antonio Spaziani|prec=../Ettore Novelli|succ=../Achille Tritoni}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=319 to=322 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Spaziani, Antonio]] 8nwyy4xt2ikfi68lpvfep0sskfyp7em Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Achille Tritoni 0 700102 3836089 3675035 2026-05-17T19:15:31Z BrolloBot 24674 Pywikibot 11.0.0 3836089 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=18 febbraio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Achille Tritoni|prec=../Antonio Spaziani|succ=}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=323 to=326 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Tritoni, Achille]] rp3yfa9bobbjgcuin8vslxd9hhfrk6r Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/189 108 704095 3836556 2594816 2026-05-18T11:54:00Z Candalua 1675 3836556 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||183}}</noinclude>{{ts|lower-alpha}} {{Ct|t=1|v=1|f=150%|L=3px|''LA JALOUSIE D’ARLEQUIN.''}} {{Ct|f=120%|v=1|L=2px|{{Sc|Canevas Italien en trois actes}} <ref>Questo riassunto della commedia goldoniana, eseguita a Parigi, da cui il Goldoni stesso ricavò poi la Gelosia di Lindoro, è riprodotto fedelmente dal t. VII della ''Histoire anecdotique et raisonnée du Théâtre'' par Des Boulmiers (Paris, Lacombe, 1769).</ref>}} {{ct|v=2|f=120%|{{Sc|15 Novembre 1764}}<ref group="lower-alpha">''La scène se passe à Venise, et le théâtre représente une chambre de Pantalon, dans laquelle il y a des tables et des sièges.''</ref>.}} {{Capolettera|C}}AMILLE occupée à raccommoder du linge et Arlequin à raper du tabac, ne se disent mot. Camille se plaint la première du silence d’Arlequin, qui lui répond assez brusquement qu’il n’a rien à lui dire. Camille lui rappelle leurs peines passées et leur bonheur présent; mais Arlequin lui avoue qu’il a une épine dans le cœur, qui ne cesse de le déchirer. Il convient que sans cesser de l’estimer, il ne peut la voir dans cette maison entourée de trois personnes qui l’ont aimée. Camille l’engage à vaincre cette faiblesse, et lui fait observer l’intérêt qu’ils ont de rester avec le sieur Pantalon, qui a promis de leur laisser de quoi vivre. Cette raison détermine Arlequin à rester, mais il a beaucoup de peine de laisser sa femme seule avec Scapin, qui vien lui dire que leur Maître le demande. Aussitôt qu’il est parti, Scapin dit à Camille qu’ il a un secret à lui confier, et celle-ci lui répond qu’il pourrait le dire devant son mari. Scapin après s’être assuré de sa parole d’honneur, lui apprend que Célio est éperduement amoureux d’Angelique, Cantatrice, et il craint qu’il ne l’épouse. 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LA GINESTRA}}|}}</noinclude> <poem>{{R|225}}E infranse e ricoperse In pochi istanti: onde su quelle or pasce La capra, e città nove Sorgon dall’altra banda, a cui sgabello Son le sepolte, e ie prostrate mura {{R|230}}L’arduo monte al suo piè quasi calpesta. Non ha natura al seme Dell’uom più stima o cura Che alla formica: e se più rara in quello Che nell’altra è la strage, {{R|235}}Non avvien ciò d’altronde Fuor che l'uom sue prosapie ha men feconde. : Ben mille ed ottocento Anni varcàr poi che spariro, oppressi Dall’ignea forza, i popolati seggi, {{R|240}}E il villanello intento Ai vigneti, che a stento n questi campi Nutre la morta zolla e incenerita, Ancor leva lo sguardo Sospettoso alla vetta {{R|245}}Fatal, che nulla mai fatta più mite Ancor siede tremenda, ancor minaccia A lui strage ed ai figli ed agli averi Lor poverelli. E spesso Il meschino in sul tetto {{R|250}}Dell ostel villereccio, alla vagante Aura giacendo tutta notte insonne, E balzando più volte, esplora il corso Del temuto bollor, che si riversa Dall’inesausto grembo {{R|255}}Su l'arenoso dorso, a cui riluce Di Capri la marina E di Napoli il porto e Mergellina. </poem><noinclude><references/></noinclude> h4zm02n0jr6ypac5agq34liipth1qqd Pagina:Canti (Leopardi-Moroncini) II.djvu/299 108 756913 3835995 2694814 2026-05-17T12:30:14Z Lanhiaze 14074 /* Da trascrivere */ 3835995 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Mimidellaboheme" /></noinclude>NOTA al v. 51.* Parole di un moderno, al quale è dovuta tutta la loro ele- ganza. Questa noticina allasiva al Mamiani à l'ultima delle note apposte dall' A. ai Canti. Essa legge in Ne, scritta di maso del Ranierie natur lmente comparve solo nell'ediz. ranierians del '45, a pag. 141, col richiamo della Pag. 120. (12)<noinclude><references/></noinclude> 7zw4hs9ika9y6krepww53li1v7kpdpm Indice:Il Governo Pontificio o la Quistione Romana Di Edmond About.djvu 110 757682 3835997 2798282 2026-05-17T14:14:47Z Dr Zimbu 1553 fix delta 3835997 proofread-index text/x-wiki {{:MediaWiki:Proofreadpage_index_template |Autore=Edmond About |NomePagina=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana |Titolo=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana |TitoloOriginale=Versione libera consentita dall'autore |Sottotitolo= |LinguaOriginale=italiano |Lingua= |Traduttore= |Illustratore= |Curatore= |Editore=Tipografia del vulcano |Città=Italia |Anno=1859 |Fonte={{GB|4GDhQ1c0AsMC}} |Immagine=8 |Progetto= |Argomento= |Qualità=75% |Pagine=<pagelist 1to5="-" 6="C" 7=- 8="F" 9to10=- 11=4 11to11=roman 12=1 232to237="-" /> |Sommario={{Indice sommario|nome=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana|titolo=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana|from=8|delta=frontespizio}} {{Indice sommario|nome=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana/Prefazione|titolo=Prefazione|from=11|delta=iv}} {{Indice sommario|nome=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana/Capitolo 1|titolo=Capitolo 1|from=12|delta=11}} {{Indice sommario|nome=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana/Capitolo 2|titolo=Capitolo 2|from=21|delta=11}} {{Indice sommario|nome=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana/Capitolo 3|titolo=Capitolo 3|from=26|delta=11}} {{Indice sommario|nome=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana/Capitolo 4 |titolo=Capitolo 4 |from=34|delta=11}} {{Indice sommario|nome=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana/Capitolo 5 |titolo=Capitolo 5 |from=44|delta=11}} {{Indice sommario|nome=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana/Capitolo 6 |titolo=Capitolo 6 |from=56|delta=11}} {{Indice sommario|nome=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana/Capitolo 7|titolo=Capitolo 7|from=69|delta=11}} {{Indice sommario|nome=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana/Capitolo 8|titolo=Capitolo 8|from=85|delta=11}} {{Indice sommario|nome=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana/Capitolo 9|titolo=Capitolo 9|from=101|delta=11}} {{Indice sommario|nome=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana/Capitolo 10|titolo=Capitolo 10|from=110|delta=11}} {{Indice sommario|nome=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana/Capitolo 11|titolo=Capitolo 11|from=116|delta=11}} {{Indice sommario|nome=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana/Capitolo 12|titolo=Capitolo 12|from=128|delta=11}} {{Indice sommario|nome=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana/Capitolo 13|titolo=Capitolo 13|from=136|delta=11}} {{Indice sommario|nome=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana/Capitolo 14|titolo=Capitolo 14|from=143|delta=11}} {{Indice sommario|nome=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana/Capitolo 15|titolo=Capitolo 15|from=158|delta=11}} {{Indice sommario|nome=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana/Capitolo 16|titolo=Capitolo 16|from=168|delta=11}} {{Indice sommario|nome=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana/Capitolo 18|titolo=Capitolo 18|from=182|delta=11}} {{Indice sommario|nome=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana/Capitolo 19|titolo=Capitolo 19|from=196|delta=11}} {{Indice sommario|nome=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana/Capitolo 20|titolo=Capitolo 20|from=215|delta=11}} {{Indice sommario|nome=Il Governo Pontificio o la Quistione Romana/Conclusione|titolo=Conclusione|from=227|delta=11}} |Volumi= |Note= |Css= }} ewlarq1qunkf8m4jtbkg8w5z1iv7234 Pagina:Il Governo Pontificio o la Quistione Romana Di Edmond About.djvu/6 108 757683 3835998 2783157 2026-05-17T14:16:29Z Dr Zimbu 1553 3835998 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="MARIO ZANELLO" /></noinclude>{{Ct|f=120%|v=1|t=5|'''IL GOVERNO PONTIFICIO'''}} {{Ct|f=90%|v=1|O LA}} {{Ct|f=140%|v=2|'''QUISTIONE ROMANA'''}} {{Ct|f=90%|v=2|DI}} {{Ct|f=120%|EDMONDO ABOUT}}<noinclude><references/></noinclude> osav06q52vbfmhzgbe53f8u450z1z79 Pagina:Il Governo Pontificio o la Quistione Romana Di Edmond About.djvu/8 108 757685 3835999 2806673 2026-05-17T14:18:40Z Dr Zimbu 1553 3835999 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="MARIO ZANELLO" /></noinclude>{{Ct|f=120%|v=1|t=5|'''IL GOVERNO PONTIFICIO'''}} {{Ct|f=90%|v=1|O LA}} {{Ct|f=160%|v=2|'''QUISTIONE ROMANA'''}} {{Ct|f=90%|v=2|DI}} {{Ct|f=120%|v=6|EDMONDO ABOUT}} {{Ct|v=0.5|Versione libera}} {{ct|v=6|{{sc|consentita dall’autore}}}} {{Ct|f=120%|v=1|ITALIA}} {{Ct|v=1|A SPESE DELL’EDITORE}} {{Ct|f=120%|1859}}<noinclude><references/></noinclude> 9lhe9ttlylk2odqytkua2g23cl0ggrl Osservazioni di Giovanni Lovrich/Del Corso della Cettina, il Tilurus, o Nastus degli antichi 0 757798 3836450 3821083 2026-05-18T06:39:29Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3836450 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=18 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Del Corso della Cettina, il Tilurus, o Nastus degli antichi|prec=../Prefazione|succ=../Del Corso della Cettina, il Tilurus, o Nastus degli antichi/§. 1. Esame se vi è stata mai Città col nome di Cettina, ed etimologia di questo nome}} <pages index="Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu" from="15" to="15" /> 1k5gd1gxh42kbrz359xmich1wwxvwym Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/48 108 758403 3836415 2700120 2026-05-18T06:20:34Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836415 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|42|DEL CORSO|}}</noinclude>{{Ct|v=1.2|§. VII.}} {{Ct|v=1.2|''Delle Colline Vulcaniche, e de’ Laghi di Krign.''}} {{Noindent}}{{capolettera|P}}Artendo dalla Città di ''Æquum'', o Troian-Grad, o servendoli del termine più comune da Krign, al fianco di esso, passato un piccolo rivoletto, vi è subito una collina di ragionevole altezza, che domina la bella Campagna all’intorno, e sotto cui alla parte Occidentale, sono i due Laghi. Questa collina, come l’altra, che l’è dappresso chiamo Vulcaniche, perchè il {{Sc|Fortis}} le chiamò tali, ma io considererò in esse tutto altro. Sopra una di esse apparisce un picciolo Tempio ora distrutto, e sembra sia stato innalzato sopra le rovine di un Tempio pagano. Il gusto dell’Architettura è quello de’ Calogeri presenti, e lo è per conseguenza di que’ de’ primi tempi della Chiesa, giacchè i Calogeri non alterarono mai il gusto delle fabbriche antiche. Egli è un monumento, che potrebbe provare in parte, che i primi Cristiani, che arrivarono in Dalmazia dalle parti Settentrionali, e que’ dell’Oceano glaciale, furono del rito Greco. Ò udito taluni disputare su questo punto, ma basta esaminare qual Religione dominasse fra gl’Imperatori di Oriente ne’ primi Secoli della Chiesa, e la questione è finita. Quivi dicono i Morlacchi, che S. Giorgio fece quel prodigio di ammazzar il drago, che sorgeva da uno de’ Laghi, e già già si preparava a trangugiar la Figlia del Re, a cui era toccata la sorte di esponersegli. Chi esamina bene la Storia, vedrà che ai tempi di S. Giorgio non vi erano altri Re, che comandassero in Dalmazia, che gl’Imperatori Romani, e che il suddetto prodigio è<noinclude><references/></noinclude> a7a2p3oqs4hoi0f0wqtx297r476ruco Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/49 108 758407 3836416 2700129 2026-05-18T06:20:50Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836416 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DELLA CETTINA|43}}</noinclude>succeduto altrove, oppure ch’ella è una mera favola, inventata dal fanatismo, e conservata dalla ignoranza. In fatti ai più svegliati de’ Morlacchi il racconto sembra più religioso, che vero. Sopra l’altra collinetta alla prima quasi contigua non vi furono fabbriche di sorte alcuna, ma fra gli Alberi e sotto una grotta di Gesso si asconde un Laghetto, in cui si trovano delle testugini acquatiche. Gli altri due Laghi, che sono dalla parte opposta della collina, divisi da un’istmo, per di sotto a cui comunicano, abbondano di Tinche di color, che trae molto al nericcio, e piene di lische. Queste lische, che in ''Islavo'' si chiaman ''dlacche'' àn fatto dire dal {{Sc|Fortis}}, che gli abitanti pretendono, che vi sien pesci di una specie irsuta; ma egli non era in dovere di saper che ''dlacche'' in lingua nostra significa egualmente peli, e lische di pesce. Con la stessa precisione ci scrive, che i Laghi di Krign sono situati nella Prateria di ''Margude'', qual nome appartiene ad una collina più in su sopra Caracascizca, per altro non meritava il suo ingegno di badar a tali minuzie.<includeonly></div></includeonly> Gli abitanti della Villa Caracascizca, poco distante da Krign, sono quasi tutti Zingari. Conservasi fra Morlacchi una pia memoria, che questa razza di gente, diversa da essi loro per lo taglio di viso, per la nerezza della cute, e per malizie le più sottili, sia l’avvanzo de’ seguaci di Faraone, a’ quali riuscì di liberarsi dalle acque di Egitto sopra alcune casse de’ Tamburi, che battean per mestiere, loro proprio fra noi anche oggi giorno, quando i Territoriali si mettono alle armi, ed in tutte le pubbliche funzioni. Io non mi sono prefisso di esaminare questo racconto, ma uno de’ più accreditati Autori è di parere, „che i ressidui di quegli antichi vagabondi, che si<noinclude><references/></noinclude> egs1fpwpjulc07u9hve0op69r7duhvz Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/50 108 758408 3836417 2700121 2026-05-18T06:21:16Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836417 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|44|DEL CORSO|}}</noinclude>chiaman Zingari, sono gli avvanzi degli Egizj“ che in Francia esso crede, che l’àn presi per Boemi, e s’è vero, che ciò sia in Francia, essi si ànno appropriata la lingua Boema, come la nostra Slava, che le somiglia affatto, si appropriarono questi Zingari di Caracascizca, non essendovi altra differenza, che il modo Zingaresco di pronunciare un po’ nel naso, diverso dal nostro. Essi deggiono molto al {{Sc|Fortis}}, che disse, che „quì si occupano pacificamente del lavoro della terra, e più comunemente delle manifatture di ferro, arte che sembra loro propria, e in cui riescono a meraviglia, se si guardi alla semplicità degli stromenti, che adoprano.“ Poche parole bastano per esprimere la indole di questa feccia infesta: Rubare, ingannare, e far i birboni sono le lor arti principali. Io ne porterò un esempio, che potrà valer per cento. Filippo Nasich, Zingaro di nascita si mise in capo di vivere a forza d’inganni, e sottigliezze; ma per far la sua fortuna stimò bene di allontanarsi dalla Patria. La prima volta se ne andò in Turchia, e dopo aversi ammogliato, e fatto circoncidere, rubando certe carte ad un Turco di qualità, passò nello Stato Austriaco, spacciandosi per uno de’ Signori della Bosnia, che rinunciava alla Fede Maomettana. In guiderdone di ciò, egli ebbe l’onore, come si narra, di aver per Compare S. A. I. Giuseppe Secondo, e gli fu dato un impiego da poter vivere con decoro. E mentre vivea con somma tranquillità, contento di essere passato dal miserabil essere di scozzone a quello di Comandante, gli si avvicinò un Padre Zoccolante della Dalmazia, facendogli capire di conoscerlo. Lo Zingaro avaro per natura non mancò di mostrarsi generoso col suo conoscente, quale sendosi reso importuno colle sue esorbitan-<noinclude><references/></noinclude> ske3ckhsoqal5xts7fx7l3rfowje9rn Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/51 108 758409 3836418 2700123 2026-05-18T06:21:32Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3836418 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DELLA CETTINA|45}}</noinclude>ti ricerche fu causa, che il povero Nasich sene fuggì in fretta dagli Stati Austriaci. Ritornatosene in Turchia per colorare vieppiù la sua impostura, si cominciò spacciar per Medico, il che gli giovò per alquanto tempo. Ma temendo sempre di essere scoperto, si trasferì a Venezia, e da di là a Padova, già quattro anni, ove io mi trovava, come al presente pure, allo studio. Esso faceva credere a tutti di essere Maomettano, e che illuminato da una Potenza sopranaturale andava a ricever il Battesimo a Roma, e non con somma difficoltà gli riuscì di vender lucciole per lanterne. Mi fu fatto credere, che allora qualche divoto di Padova in benemerenza della conversione alla nostra Fede, gli volesse assegnare il mantenimento per tutto il corso della sua vita, purchè si fermasse seco lui, ma esso giudicò più opportuno dopo il cumulo di qualche dozina di Zechini di partirsene per Roma, avendosi anche accorto, che io lo conosceva. Vi fu un importuno, ed imprudente Prete, che voleva, io facessi una giurata fede di conoscerlo, nè so a qual fine, non ebbe però il piacere di ottenere il suo intento. Filippo Nasich a Roma fece buona giornata, e fu compatito, per quanto si udiva dire, da sua Santità {{AutoreCitato|Papa Clemente XIV|Clemente Decimoquarto}}, allora Regnante. Da Roma passò a Napoli, ove si vuol, che sia presentemente in figura di custode alle porte di un Prencipe Napolitano. Non è pregio dell’opera il riferir degli altri inganni di questo Zingaro: Basta sapere, che di ugual pasta sono tutti i suoi Nazionali. Non è già per questo, ch’essi non si occupino qualche poco anche del lavoro della terra, e delle manifatture di ferro, che ordinariamente consistono in ferri, e chiodi da cavallo. I Fabri Morlacchi pell’orrore, che ànno per questa<noinclude><references/></noinclude> jbryatu9ytptqa1ypferlc98borf9xr Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/52 108 758410 3836419 2700126 2026-05-18T06:21:35Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836419 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|46|DEL CORSO|}}</noinclude><section begin="s1" />Nazione, non usan mai di farne, sicchè il far chiodi, e ferri da cavallo è mestiere fra noi de’ soli Zingari, che vi riescono bene.<section end="s1" /> <section begin="s2" />{{Ct|v=1.2|§. VIII.}} {{Ct|v=1.2|''Dell’acqua di Sutina, e luoghi aggiacenti.''}} {{Noindent}}{{capolettera|V}}’È un piccolo rivolo, non perenne in tutte le stagioni dell’anno, che attravversa Caracascizca, da cui prende il nome, e di verno diventa un torrente considerabile. Ora lungo le rive, ed ora sopra il letto di esso, io, mi posi a camminare non già per esaminare, se i suoi colli situati più addentro sieno di Natura Vulcanica, o s’ei conduce lave ferruginose, nere, ed altre pietre ora grigie, ora rossiccie della istessa Natura, come osservò il {{Sc|Fortis}}, ma solamente per vedere d’onde trae la sua origine, e fui chiarito, che l’acqua di Sutina, e Caracascizca sono due nomi, ed un’acqua sola. Il Torrente di Sutina non à una sorgente precisa, bensì viene formato dalle acque eventuali de’ Monti, e da taluni piccioli rusceletti, e fonti, che in lui perdonsi, tra’ quali non si lascia di numerare il torrente detto ''Gipalovo Urilo'', ch’è nella Valle di ''Luçane'', posto a Tramontana riguardo a Sutina. E lasciando da parte la quantità degli strati, in cui si trovano de’ Corpi marini, io volli far replicate osservazioni sopra l’albero anti-Diluviano, se così è lecito chiamarlo, che il {{Sc|Fortis}} lascia decidere a chi ne sa più di lui da qual antica accetta ci sia stato tagliato. Io per me direi, che basta un uomo non prevenuto per isciogliere tal difficoltà. La ragione, che il {{Sc|Fortis}} adduce per provar la sua antica verità è, che il tronco dell’albero era mezzo<section end="s2" /><noinclude><references/></noinclude> ddm0jc37h5gw3i6o7p2w0zjfh6ri0tq Osservazioni di Giovanni Lovrich/Del Corso della Cettina, il Tilurus, o Nastus degli antichi/§. 7. Delle Colline Vulcaniche, e de' Laghi di Krign 0 758411 3836421 3821087 2026-05-18T06:21:47Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3836421 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=18 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=§. 7. Delle Colline Vulcaniche, e de' Laghi di Krign|prec=../§. 6. Rovine della Città Æquum|succ=../§. 8. Dell'acqua di Sutina, e luoghi aggiacenti}} <pages index="Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu" from="48" to="52" tosection="s1" /> dy06ycx6swsplrcoolrokupqhcl8acq Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/53 108 758758 3836420 2702894 2026-05-18T06:21:37Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836420 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DELLA CETTINA|47}}</noinclude>sotterrato, allor quando ei colle proprie mani cavando la terra, lo à messo a netto. Ma doveva egli ancora riflettere, che {{Ec|questa|quella|Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/269}} terra potea cader dall’alto, giacchè il tronco era posto in un sito, molto atto a trattenerla. E poi se il tronco dovesse vantar grande antichità, perchè non gli è succeduta qualche incrostazione da tempi così rimoti ai nostri? Io però con tutta modestia venero la opinione del {{Sc|Fortis}}, come la più comunemente abbracciata. Ma non so comprendere qual utile si possa cavare dal carbon fossile, e dalla terra ampelitica, che suggerisce il {{Sc|Fortis}}, come cosa proficua al risparmio de’ gran boschi del littorale per la destillazione dell’acqua vite. Da un simil suggerimento dedurebbe taluno, che vi sia per la estensione di qualche miglio di questo carbon fossile. Ella non è così. Avrei sommo rimorso di assicurare così in su due piedi, che il carbon fossile si estendesse più di cento passi Geometrici. Le pareti del Vallone, per cui passa l’acqua di ''Gipalovo Urilo'', sono solamente composte di tanti strati di carbone. Internandosi nel Monte, egli sparisce. Di gran profitto in vero egli è questo ritrovato agli abitanti delle marine per la conservazione degli alberi! ''Credat Judæus Apella''. Ma seguitando a camminare sopra il letto del Torrente Sutina poco all’insu sopra ''Gipalovo-urilo'', si comincia entrare in un Vallone, che si estende per tre miglia in circa, per cui scorre quasi perennemente l’acqua, e deve attraer a se qualunque Storico Naturale, cui porgerebbe occasione di far delle utili osservazioni. I due Monti, che formano questo Vallone sono altissimi, e molto alpestri, ma decorati dagli alberi in modo, che fanno dimenticare buona parte della orridezza, propria della loro situazione. L’acqua di Sutina avanti di metter ca-<noinclude><references/></noinclude> ke95mmucgg0k3dij9ll82y27vlnpopl Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/54 108 758759 3836422 2700673 2026-05-18T06:23:18Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836422 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|48|DEL CORSO|}}</noinclude>po in Cettina sotto ''Æquum'' dalla parte superiore ove fu la Città, corre lo spazio di otto miglia in circa, ed arrivando a Caracascizca prende il nome di quella Villetta lasciando il primiero. Questa mutazione de’ nomi fece credere al {{Sc|Fortis}}, ed anche assegnare nella sua carta Topografica, che Cararascizca, e Sutina sieno due acque diverse: ei peraltro {{ec|e|è}} molto scusabile, che non avea bene osservato il loro corso lungo le rive. Che se ciò fatto avesse, io mi persuado, neppur avrebbe scritto, che la Campagna di Sign „è resa insalubre dall’acqua di Sutina, che vi si perde impaludando,„ ma di ciò torneremo a dire.<includeonly></div></includeonly> Oltrepassata Sutina, si entra nella Campagna di ''Much'', che si estende per tre miglia, e più in lunghezza, ma ella è poco larga. Questa Campagna è celebre per la distinta, e buona qualità di formento, che produce. „La più osservabile cosa, dice il {{Sc|Fortis}}, che io abbia colà veduto, furono de’ gran massi di Breccia macchiata di pagonazzo, e di altri belissimi colori. Superbe Colonne, e magnifici monumenti potrebbonsene lavorare, se il luogo fosse meno lontano dal mare, o più praticabili le strade intermedie.„ Io me ne intendo poco per parlar con ischiettezza di questa Breccia, di cui il {{Sc|Fortis}} farebbe tanti bei lavori; ma se la esperienza puote insegnar qualche cosa, si sa, che si potrebbe eseguire un qualche pezzo d’imbusto, e cose simili, non essendo costante la Breccia stessa ne’ suoi colori. Anche io avea portato meco dalla Dalmazia un superbo pezzo di di marmo, e mostratolo ad un Professore, mi disse. „Il marmo sarebbe bello, se le stratificazioni del Monte, ov’è trovato, corrispondessero a questo pocolino,„ che non corrispondevano. Se io mi avessi dilettato di ciarlataneria, avrei fatto in-<noinclude><references/></noinclude> 7hkpdblp26ti5e0jrfsa8saiuyjafen Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/55 108 758760 3836423 3104736 2026-05-18T06:24:48Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836423 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DELLA CETTINA|49}}</noinclude>traprendere un viaggio inutilmente a qualche intendente di questa materia, dandogli ad intendere, che vi avrebbe trovato il proprio conto. Ma il Cielo mi guardi da sì fatte imposture! Verso il Monte a Tramontana si osservan delle rovine, ricoperte di terra, e di erba, di un qualche stabilimento Romano, e non oserei decidere, se {{Ec|quì|colà|Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/269}} veramente vi fosse mai stata una Città, o no. Fra quelle rovine, vicino ad un acqua detta ''Stobrez'' si trovò, cinque anni fà, la seguente Iscrizione, che prometteva tesoro alla gente superstiziosa, ed ignorante {{blocco centrato|style=letter-spacing:0.3em| <poem> M. VALERIO {{spazi|5}}DONICO NATUS DOMO CELEIA. E. .7. CHOR. III. ALPINORUM. FECIT. HERENNIA PUDEN. . {{sc|ii}}ΠΛ {{ruleLeft|10em}}{{sc|i}} Π CONIUGI BENE MERENTI.</poem>}} Io fui a visitare tutt’all’intorno la Chiesa di S. Pietro Situata su di una picciola collinetta, per veder se vi fosse qualche Iscrizione, ma indarno. Mi fu detta una cosa, che veramente fa compassione, che questa Chiesa, che avrebbe bisogno di essere dilatata per lo accrescimento della popolazione, che si fa di anno in anno, non la vogliono disfare alcuni Villici, perchè la tradizionale ignoranza à conservato loro, ch’ella è la prima di tutte le Chiese Cristiane, fabbricate in Dalmazia. In fatti è degno di essere lasciato ai posteri un sì prezioso monumento {{Pt|dell’|}}<noinclude><references/> [[Categoria:Pagine con testo greco]]</noinclude> 7ckl5c61vjbprfnbg8mrv038ltu48f3 Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/56 108 758761 3836424 2700750 2026-05-18T06:25:47Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836424 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|50|DEL CORSO|}}</noinclude>{{pt|antichità|dell’antichità}}. Io non consiglierei però un Antiquario di muover un passo per vederlo. Il pio Parocco di S. Pietro, avendo intese le mie premure, s’inviò meco per un miglio di strada ad una Chiesa, dedicata alla B. Vergine, ove in un angolo esterno di un altare fuori della Chiesa mi fece leggere la Iscrizione, che siegue. {{ct|style=letter-spacing:0.2em|<poem> CASTORI ET POLLUCI SACERUM FABERICIA PIERIS V. S. L. M. </poem>}} E per secondare vieppiù il mio intento, mi condusse all’altro Parocco della Madonna, perchè mi dasse qualche lume migliore, se ne avesse. Qual diversità! In tuono grave il vecchio Zoccolante, che si apparava a celebrar la messa, e che non avea, ancora bene spogliati i pregiudizj della fanciullezza, (quai consistono in creder gli Storici Naturali pazzi, e gli antiquarj scava-tesori) mi disse, che „questo è un operare contro le Leggi del Principato l’andar per le Ville a legger le Iscrizioni per iscavar de’ Tesori.„ Ma Padre, io gli dissi, sapete voi a qual uso sieno fatte tutte le Iscrizioni? Eh! rispose, siete giovine per volerla impor a me. Era in mia compagnia il ragguardevole Signor Co: ''Giuseppe Osner'', che a cagion di onore mi giova nominarlo, per le singolari qualità, che lo distinguono, il quale abbandonate le delizie dell’Italia se ne venia meco per questi luoghi alpestri, amando meglio di osservar quì le prodezze della Natura, che altrove le finezze dell’arte. In presenza dunque di questo rinomato Soggetto forestieere mi spiaceva, che il mio Zoccolante Nazionale balbettasse<noinclude><references/></noinclude> en9jqj6uvgswda8o98wahz5rp43su3k Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/57 108 758762 3836425 2700667 2026-05-18T06:26:03Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836425 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DELLA CETTINA|51}}</noinclude>in Italiano le suriferite pazzie. Gli dissi in Illirico, ch’è vergogna il dimostrarsi così scemo di cervello appo un Forestiere, ed egl’inconsideratamente tornò a confermar la propria opinione, ed impaziente mi chiedea cosa volesse significare la Iscrizione, incastrata nella rozza muraglia dell’altare. Allora io, quasi sdegnato, gli dissi, facendo un misto di lingua Illirica, ed Italiana; Padre, la Iscrizione, che si legge nella muraglia del vostro altare è un voto, dedicato a Castore, e Polluce, ch’erano del numero degli Dei de’ Romani, e somiglia a que’ voti, che i Morlacchi giornalmente vi lasciano in Chiesa, colla differenza, che i Romani offrivano i voti alle false Deità, e li scolpivano ne’ sassi, perchè restassero memorie eterne, ed i Morlacchi gli offrono al vero Dio, ed a’ suoi Santi in lamette di argento, che non vi sarà già pericolo, che voi le lasciate a’ posteri. Il Frate non voleva intender ragione, ed io era più pazzo a contrastar con esso lui, e prendendo finalmente il congedo me ne andai in santa pace. Si dice, che all’intorno delle Montagne di Much vi sieno delle miniere di rame, e di ferro. Ciò si potrebbe dare, ma io non le ò vedute, nè voglio contar su le voci popolari. Ghisdavaz, e Prugovo, che sono in qualche modo dalla parte dell’ostro rispetto alla Campagna di Much, sono due ingrate Valli, che richiedesi la schiena degli abitanti, che per dura necessità si degnano trattar la zappa, per ricavar qualche utilità dal prodotto de’ grani. Ma quel, ch’è peggio la Valle di Prugovo si converte di Verno in un profondissimo Lago, e non vi si ponno per conseguenza seminar i grani i più utili. „Il Fiume di Salona, dice il {{Sc|Fortis}}, ch’esce già formato dalle radici del Monte, e quello de’ mulini di Traù devono probabilmente<noinclude><references/></noinclude> 1oihmpqwkd36clqguzidzjnueqgpo7v Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/58 108 758763 3836426 2700670 2026-05-18T06:26:34Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836426 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|52|DEL CORSO|}}</noinclude>l’origine, e gli accrescimenti loro alle acque, che si sprofondano da questa, e simili Valli sotterra.“<ref>{{TestoCitato|Viaggio in Dalmazia/De' Costumi de' Morlacchi/5. Virtù morali, e domestiche dei Morlacchi|''Vol.'' 2. p. 56}}.</ref> Si può dare, che l’acqua de’ mulini di Traù nasca dalle acque sotterranee della Valle di Prugovo, ma il fiume Salona si à osservato, che à dell’analogìa più tosto colla Cettina. Ò udito dire, che una volta si provò gettare varj sacchi di paglia in una delle voragini di Prugovo, e fu osservato, che questa paglia si trovò in un’acqua dolce ne’ scogli di Sibenico. Ma creda chi vuole a questa favola, io no. Ai tre di Luglio l’anno scorso in Dalmazia si sentì un fracasso di tuono a Ciel sereno. È cosa da ridere il sentire alcune opinioni Fisico-volgari fra noi su questo punto. Dicevano taluni di aver veduta una testa, che gettava fuoco da tutte le parti, e che in un batter di ciglio passò dall’Occidente all’Oriente. Ò sentito io pure il romore, ma non vidi testa di sorte alcuna, che butasse, fuoco, che che con prestezza mi sia posto ad osservare. Alcuni altri si mettevano in costernazione, che non dovesse predir qualche funesto accidente questo fenomeno inusitato. Diversi Morlacchi dicevano poi, che la causa dello strepito fosse stato un foco violento, escito delle viscere della terra ne’ contorni di Prugovo, nel luogo, detto, ''Zcerniçin Lugh''. Questi ultimi ragionavano meglio degli altri, ma la maggior parte degli abitanti di que’ contorni mi assicurò, che ciò non è punto vero, io però non ebbi l’agio di esaminar personalmente la verità.<noinclude><references/></noinclude> ekge9w6wxh9n3xellvf9us9pc9ulhde 3836441 3836426 2026-05-18T06:36:16Z Dr Zimbu 1553 3836441 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|52|DEL CORSO|}}</noinclude>l’origine, e gli accrescimenti loro alle acque, che si sprofondano da questa, e simili Valli sotterra.“<ref>{{TestoCitato|Viaggio in Dalmazia/Del Contado di Spalatro/6. Della Montagna Sutina, e luoghi aggiacenti|''Vol.'' 2. p. 56}}.</ref> Si può dare, che l’acqua de’ mulini di Traù nasca dalle acque sotterranee della Valle di Prugovo, ma il fiume Salona si à osservato, che à dell’analogìa più tosto colla Cettina. Ò udito dire, che una volta si provò gettare varj sacchi di paglia in una delle voragini di Prugovo, e fu osservato, che questa paglia si trovò in un’acqua dolce ne’ scogli di Sibenico. Ma creda chi vuole a questa favola, io no. Ai tre di Luglio l’anno scorso in Dalmazia si sentì un fracasso di tuono a Ciel sereno. È cosa da ridere il sentire alcune opinioni Fisico-volgari fra noi su questo punto. Dicevano taluni di aver veduta una testa, che gettava fuoco da tutte le parti, e che in un batter di ciglio passò dall’Occidente all’Oriente. Ò sentito io pure il romore, ma non vidi testa di sorte alcuna, che butasse, fuoco, che che con prestezza mi sia posto ad osservare. Alcuni altri si mettevano in costernazione, che non dovesse predir qualche funesto accidente questo fenomeno inusitato. Diversi Morlacchi dicevano poi, che la causa dello strepito fosse stato un foco violento, escito delle viscere della terra ne’ contorni di Prugovo, nel luogo, detto, ''Zcerniçin Lugh''. Questi ultimi ragionavano meglio degli altri, ma la maggior parte degli abitanti di que’ contorni mi assicurò, che ciò non è punto vero, io però non ebbi l’agio di esaminar personalmente la verità.<noinclude><references/></noinclude> 72uulqhv3emye1hcykdua5dagnhgxs8 Osservazioni di Giovanni Lovrich/Del Corso della Cettina, il Tilurus, o Nastus degli antichi/§. 8. Dell'acqua di Sutina, e luoghi aggiacenti 0 758764 3836428 3821088 2026-05-18T06:27:03Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3836428 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=18 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=§. 8. Dell'acqua di Sutina, e luoghi aggiacenti|prec=../§. 7. Delle Colline Vulcaniche, e de' Laghi di Krign|succ=../§. 9. Della Fortezza di Sign; e della fonte salsa di Glavizce}} <pages index="Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu" from="52" to="58" fromsection="s2" /> {{sezione note}} 1kwlwexbuphe7ax1d1afo8qyfr782sp Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/59 108 758769 3836427 2700712 2026-05-18T06:26:41Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836427 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DELLA CETTINA|53}}</noinclude>{{Ct|v=1.2|§. IX.}} {{Ct|v=1.2|''Della Fortezza di Sign; e della fonte salsa di Glavizce.''}} {{Noindent}}{{capolettera|L}}A Fortezza di Sign, che in molte carte Geografiche viene chiamata col nome di ''Ssynga'', avanti l’uso del cannone, e qualche anno addietro poteva ben dirsi forte, che che non vi si veda in essa principio di buon gusto di Architettura militare. Questa (dopo essere stata picciola parte del Regno de’ Dalmatini antichi, governata dagli avidi Romani, oppressi in seguito dalla incursione degli Slavi, ed altri Popoli Settentrionali di simile lingua, e costumi, che per la dissensione de’ loro Bani, e Re, che uniti potevan servir di terrore a qualunque Nazione, restarono preda de’ Turchi) del 1686. è passata alla obbedienza della ''Serenissima Republica di Venezia'', che colle armi alla mano ebbe a fare la conquista, e ne gode al presente il giusto, e legitimo possesso. Forse quì anticamente vi sarà stato qualche Castello, ma s’inganna, chi vuole, che questo sia ''Aleta'', se dobbiamo credere a Tolomeo, citato da Carlo Steffano, che la ripone nel luogo, che a’ suoi tempi si diceva ''Most'', Ponte, ed ignoto mi resta dov’ei sia, se non fosse il ''Mostar'', che per l’antichità certamente fu così proclamato, cioè ''Ponte Vecchio.''<ref>''Mostar'' è quaranta miglia all’incirca sopra Imoschi. Ivi esiste un superbissimo ponte, monumento dell’antichità, degno di essere molto ammirato, e che attraerebbe a se molti Forestieri, se non fosse in mano degli ombrosi Maomettani.</ref> Dalla parte Occi-<noinclude><references/></noinclude> egr64i37eo2csv7t77x3htki9fyj3cx Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/60 108 758770 3836429 2702897 2026-05-18T06:27:45Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836429 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|54|DEL CORSO|}}</noinclude>dentale della Fortezza entro un Vallone sorgeva anticamente uno stabilimento Romano. Il sito non è delizioso al par di quello degli abitanti presenti dalla parte opposta, ma sembra, che maggior cura de’ Romani fosse stata di situarsi, ove potessero aver dell’acqua di buona qualità, che ove potessero goder una dilettevole veduta. È ragionevole ch’essi abbiano avuto poco buon genio anche per l’Agricoltura. L’ampia, ed ubertosa Campagna di questo paese, che sino al principio di questo Secolo non era altro, che folto bosco, e perciò un nido di Lupi, ed Orsi, lo dimostra quanto basta. Mi si potrebbe opporre, che dai tempi de’ Romani potevano succedere mutazioni considerabili, ed io non vi contradico. Ma se i Romani fossero stati Agricoltori, non avrebbono lasciato il Fiume Cettina in abbandono a se stesso senz’argini, e senza ripari di sorte alcuna. Sembra, che il {{Sc|Fortis}} a torto penda a dar merito al Municipio Equense, ch’essendo situato poco lungi dalle sponde di questo Fiume, non lo avrà dic’egli, lasciato in abbandono a se medesimo. Non v’è avvanzo immaginabile lungo le rive della Cettina, che ci possa far credere, che una volta ella fosse arginata. E poi non è naturale, che un Popolo depredatore, e conquistatore, come lo erano i Romani, possi aver gran cura di coltivar i campi. Chi à da vivere con quel degli altri, non egli passa mai per la mente di darsi ad una vita laboriosa, e stentata<ref>Il Prencipe della Politica, voglio dire il grande {{AutoreCitato|Publio Cornelio Tacito|Tacito}} a questo proposito ne’ costumi de’ Germani dice: ''pigrum quinimmo, & {{Ec|inters|iners|Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/269}} videtur sudore acquirere, quod possis sanguine parare''.</ref> In fatti il travaglio della<noinclude><references/></noinclude> mlc7ox1cpdxahd4xr57wecwqtxl117p Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/61 108 758771 3836430 2701670 2026-05-18T06:28:00Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836430 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DELLA CETTINA|55}}</noinclude>Terra, sotto gl’Imperatori, era divenuto un uffizio servile. Che se i Romani mandavano delle Colonie quì, e per tutta la Dalmazia, questo era più per tener oppressi i Popoli stranieri, che per la coltura delle terre. La magnificenza delle Fabbriche, delle strade pubbliche, e degli acquedotti, di cui restan poche vestigia, e meno memorie, erano i pregi de’ Romani. Dalla facilità delle strade, allora praticabili, si può congetturar, che ai tempi loro il commercio in Dalmazia fosse più florido, nè pensavano essi, che la orridezza, e i dirupi potessero essere d’ostacolo alle incursioni de’ nemici, sapendo bene, che i guastatori in poco tempo per ogni sentiero il più difficile potevano agevolar il passaggio a qualunque corpo di Esercito. Avvanzi di antichità Romane più non si trovano sopra terra, fuorchè una capella intagliata nel sasso vivo di una collinetta; e non andrà molto, che anche questa resterà coperta di terra. È probabile, ch’essa capella servisse di Tempietto a’ Romani, ed in qualche occasione servì di Tempio, e domicilio anche a’ Cattolici. Vicino a questo Tempio susiste qualche pezzo di fondamento di mura, ora distrutte. Si conservano ancora le vestigia di un picciolo acquedotto, che quì portava l’acqua da un Monte vicino per un miglio in circa. Convien credere, e la esperienza lo dimostra, che quell’acqua fosse la miglior di que’ contorni, perchè altrimenti si avrebbono, credo io, i Romani servito delle acque vicine, che loro erano per così dire a mano. Quì si trovarono alcuni pezzi di Colonne di marmo, e già non molti anni tre pezzi di una lapida sepolcrale, in uno de’ quali v’è una corona, distintivo, come ognun sa, che davano i Soldati ai Comandanti delle Legioni, cui erano ben affetti. L’altro pezzo, su cui vi era scritto, fu con-<noinclude><references/></noinclude> izvnk03fso134sdv6y7xoyzqp31arr7 Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/62 108 758772 3836431 2701671 2026-05-18T06:30:42Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836431 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|56|DEL CORSO|}}</noinclude>vertito in una muraglia di casa. Il terzo, oltre i fasci consolari, contiene una Iscrizione, che gli Antiquarj credono alquanto mancante. Eccola.<includeonly></div></includeonly> {{blocco centrato|<poem> SEX. IV ANI. SILVA SUMMUS. C. SUFFRAGIO LEG. VII. C. P. F. AED. ORDINE PRIMUS :IIII VIR. I. D. PONT. ::IN ACCEP. :H. S. H. </poem>}} Non è già questa trovata nel luogo detto le ''Fontane'', come dice il {{Sc|Fortis}}, ov’esisteva, quando ei la vide, ed aggiugne, che parecchie cose antiche ivi si trovarono. È vero che la distanza dal luogo, ove si trovò la Iscrizione, al luogo, ove la si trova, è picciola. Ma nella istessa maniera, che da una picciola distanza fu trasportata quì, lo poteva essere anche da venti miglia. Come dunque credere al {{Sc|Fortis}} quando ci parla di cose molto lontane, e che poco, o niente le à esaminate, se in una informazione di così lieve rimarco, conserva tanto poco di esatezza? L’altra Iscrizione, ben conservata in marmo Greco, che accenna il {{Sc|Fortis}} è la seguente. {{blocco centrato|<poem> LIBERO AUG. :SACRUM L. AEBUTIUS L. F. ::SER. CELER AED. II VIR. I. D. E. V. P. </poem>}}<noinclude><references/></noinclude> si0zcs49osv1oohw5g15tpbbhe9mt0p Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/63 108 759031 3836432 2701643 2026-05-18T06:31:25Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836432 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DELLA CETTINA|57}}</noinclude> Ella certamente secondo le relazioni, lasciate da alcuni vecchi, fu portata dalla Città di ''Æquum'' quattro buone miglia distante da Sign. Molte altre Iscrizioni furono trovate a Sign, che s’impiegarono nelle fabbriche delle Case. Ci rimane qualche frammento, che non val la pena di trascriverlo, nulla ostante il seguente, benchè sien poche parole, egli è intelligibile, e non voglio ommetterlo. <poem style=margin-left:6em> DIVA MAT ---- DIVI HA ---- </poem> {{no rientro}}Dopo essere partito da Sign, mi fu scritto, che si trovò un altro pezzo corrispondente a questo frammento di Lapida. Io non so cosa possa esservi scritto, ma probabilmente alle quattro parole DIVA MA-- DIVI HA -- vi saranno unite delle altre, che vorranno dire ''Diva Matidia Divi Hadriani.'' Gli amatori della sacra antichità troverebbono da soddisfarsi molto qui nel veder la bella Pittura della B. Vergine, di cui l’Autore piamente si crede S. Luca Evangelista, e da questi divoti popoli viene tenuta in somma considerazione, e pregio. La suddetta immagine, osservata da varj punti di vista, pare che cangi colore, cosa che fa credere alla cominciata ragione, ch’ella lo cangi da vero. È miracolosa poi all’eccesso, e la infinità de’ miracoli fanno ridir ai curiosi i RR. PP. di questo Convento, nelle cui mani ella esiste. I voti, e l’elemosine inviate a questa Madonna nel tempo, che la peste dominava nello stato Ottomano da Cristiani della Turchia, ed anche da’ Turchi, furono immensi. Sarebbe necessario perchè si conservassero, che vi fosse la scuola della Madonna, che sarebbe la più ricca di tutte le altre della Dalmazia. Il concorso del popolo nel giorno della sua As-<noinclude><references/></noinclude> 9wtoiytznk0syti554ynexkkane7iqh Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/64 108 759033 3836433 2701646 2026-05-18T06:31:42Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836433 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|58|DEL CORSO|}}</noinclude>sunzione una volta ascendeva forse a più di dieci mila Persone, numero considerabile, se si osservi la piccolezza del paese. Ma i Curati della Turchia (e forse anche alcuni Parocchi delle nostre Ville) perchè non si estragga la elemosina dalle loro Parocchie, danno penitenze all’usanza dell’antica Chiesa a chiunque va alla Fiera di Sign, e queste consistono in por loro in bocca un osso di cane, od altro, e farli star inginocchiati in tale positura per diverse ore. Questa è la ragione, che di anno in anno si va scemando il numero de’ concorrenti, che oggimai arriva appena ai quattro, o cinque mila. Nulla ostante però l’elemosina, che si fa in questo giorno, non è spregiabile. Gli uomini, e le Donne, frammischiate, come pecore, vanno facendo molti giri a ginocchia nude attorno l’altare dell’immacolata Vergine. Queste devozioni in alcuni luoghi passerebbono per profanazioni reali, ma l’innocenza dell’uso quivi le approva. Gli abitanti di Sign sono posti al presente in più deliziosa situazione, come di sopra rimarcammo, che i miserabili rimasugli delle antichità Romane. Saper leggere, scrivere, ed unir a questo qualche tintura di aritmetica è lo studio di questo paese, e chi ne sa di più, viene riputato, specialmente dagli Ecclesiastici, Eretico. Gli Ecclesiastici, sono tutti Zoccolanti, oggimai ridotti al numero di venti in circa. La scienza di questi consiste nel ricopiar, alterar istroppiar la Filosofia Aristotelica, e darsi delle bastonate Filosofiche divotamente all’oscuro. Parlo de’ più eruditi. L’aria di Sign è sana, e pura, se si eccettui il principio di State, quando le acque di Cettina, che inondano la vasta Campagna, cominciano a ritirarsi; ma se queste si ritirano prima, che si fac-<noinclude><references/></noinclude> 6qfjzpn57ta9nfx9le6koxm50yl23l3 Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/65 108 759038 3836434 2701664 2026-05-18T06:31:52Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836434 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DELLA CETTINA|59}}</noinclude>cia sentire il caldo, lascian l’aria nella sua naturale purità. Sì di Verno, che di State dominano molto quì i venti Boreali, ed alle volte una continua scambievole successione: di questi ai venti Sirrocali produce molte pleuritidi, ed angine. Ma ciò, che più nuoce alla sanità di questo paese, e che meno si considera è il gran numero delle sepolture, che l’una presso l’altra si vedono in Chiesa. Basterebbe il caldo naturale di State, e l’abbondante numero di Persove divote, che vanno in Chiesa, per far nascer del male a qualcuno. Si aggiungano le pestifere esalazioni de’ Morti, che passano per i fori delle sepolture, mal otturate, e si concepirà tosto quanto male àn da produrre, e se quel celebre Medico proclamò certe febbri de prigionieri ''febres Carcerum'', con più ragione forse molte malattie Epidemiche, che quì succedono, potrebbono dirsi Epidemie sepolcrali. E perchè il vaso della Chiesa non può concepire maggior numero di sepolture, si cominciano a scavare in un Cimiterio in faccia, acciò anche colà le possano nuocere alli mal avveduti abitanti. L’interesse, e ’l pregiudizio sono due motivi principali, che i morti non si seppelliscano in una situazione, che non possano nuocer ai viventi. Ma convien metterli al coperto perchè le loro ossa non si bagnino: Così ragionano i superstiziosi. Che che ne sia, mi sembrerebbe una salutar provvidenza l’abolire un uso, che giornalmente si rende sempre più pregiudizievole alla salute. Non so qual Santo dica, e dice bene, che ogni Città (e molto più ogni Chiesa) dev’essere il domicilio de’ vivi, e non de’ morti. A piedi del Casale di ''Glavizce''<ref>''Glavizce'' è un Casale, così detto da varie collinette, che lo adornano.</ref>, poco lungi<noinclude><references/></noinclude> bbcpewr340vk9nmefkff9kk1fqgggi2 Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/66 108 759039 3836436 2701666 2026-05-18T06:32:55Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836436 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|60|DEL CORSO|}}</noinclude>dal Fiume Cettina, vi è una fonte di acqua, detta da’ Morlacchi ''Slano-Vrilo'', cioè sorgente salsa.<ref>Questo luogo dice il {{Sc|Fortis}}, che i Morlacchi chiamano ''Slane-Stine'', cioè pietre salse, ma ''Slane-Stine'' è nomato quel luogo, ove il {{Sc|Fortis}} parla del gesso di Sign, e se colà taluno andasse in traccia della fonte salsa, la cercherebbe in vano.</ref> Quest’acqua bevuta coladdove scaturisce, non dà verun indizio di contener altra materia, che il solito delle acque comuni, ma da che la si è tenuta un poco in bocca, lascia un’amarezza molto disgustante al palato. Dopo ch’ella è stata ne’ vasi per diversi giorni, eccita un ingrato odore, simile a quello delle ova putride, il che mi fece comprendere, che la contiene del fegato di zolfo, e questa è la ragione, che riempie i luoghi circonvicini di un disaggradevole puzzo. Privo di tutti i requisiti necessarj per far qualche analisi Chimica, io feci solamente bollire qualche libbra di quest’acqua, che ridotta alla quantità di una tazza da caffè, pizziccava di somma salsedine, ed amarezza, oltre che avea un color gialliccio. Ella somiglia di molto all’acqua sulfurea di un rivolo, che scorre appiè delle mura della Città di Spalato, ma non contiene quella quantità di sal marino. I Pastori con quest’acqua si dissettano spesse fiate, e giova molto alla purgazion del ventre. Io mi persuado, ch’ella si potrebbe anche adoprare per la cura de’ varj mali, e se l’acqua di Verlika<ref name="pag66">L’acqua di Verlika è molto giovevole per la espulsione de’ mali Celtici inveterati. Di sovente caccia il male verso la cute, e ne nasce una eflorescenza cutanea, ch’è indizio certo</ref> produce de’ buoni: eftetti in alcuni, che la bevono<noinclude><references/></noinclude> 5d3qa84l0r2nyrrktt322bm7j3miol2 Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/67 108 759040 3836437 2701676 2026-05-18T06:33:45Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836437 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DELLA CETTINA|61}}</noinclude><section begin="s1" />per medicina, questa ne dovrebbe produr de’ migliori. <ref follow="pag66">di salute. Quell’acqua non si corrompe ne’ vasi, come questa di ''Slano-Vrilo'', e chi procurò di far l’analisi Chimica, non vi trovò veruna particella salina. Ma per far un’analisi esatta, si dovrebbe, quando pur si sa, farla alla fonte, ove l’acqua scaturisce. L’acqua di un fonte a Sign, detto ''Stuparussa'' produce de’ simili effetti a quella di Verlika, cacciando il male alla cute.</ref><section end="s1" /> <section begin="s2" />{{Ct|v=1.2|§. X.}} {{Ct|v=1.2|''Della Campagna di Sign.''}} {{Noindent|{{capolettera|A}}Ll’Oriente della Fortezza di Sign è situata la deliziosa Campagna. Il Fiume Cettina, che in distanza sembra bagnar le radici del Monte Prologh, con somma nobiltà se ne va scorrendo ai confini di essa. Una quantità di collinette, sparse con maestrevole armonia dalla Natura, le fan cerchio all’intorno, ed invitano qualunque occhio a goder di una veduta così teatrale. Ma qual oggetto di compassione non è quello il veder una Campagna, così pingue, e così abbondante di terreno, totalmente abbandonata all’eventualità, e di cui di giorno in giorno vassi diminuendo il pregio pella rozzezza degli Agricoltori? Si può ben dire senza esagerazione alcuna con {{AutoreCitato|Publio Ovidio Nasone|Ovidio}} di buoni pezzi di essa.}} {{ct|t=0.5|''Aspiceres nudos sine fronde, sine arbore campos.''}} Basta giugnere quì, per capire, come si sprezzano<section end="s2" /><noinclude><references/></noinclude> gu3vu3y4sd93vvjfaag9f8lcbslkibs Osservazioni di Giovanni Lovrich/Del Corso della Cettina, il Tilurus, o Nastus degli antichi/§. 9. Della Fortezza di Sign; e della fonte salsa di Glavizce 0 759041 3836449 3821089 2026-05-18T06:39:20Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3836449 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=18 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=§. 9. Della Fortezza di Sign; e della fonte salsa di Glavizce|prec=../§. 8. Dell'acqua di Sutina, e luoghi aggiacenti|succ=../§. 10. Della Campagna di Sign}} <pages index="Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu" from="59" to="67" tosection="s1" /> {{sezione note}} 24q5rv3q43n28m30d0nep8qlyilw6ob Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/68 108 759042 3836438 2701672 2026-05-18T06:34:35Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836438 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|62|DEL CORSO|}}</noinclude>i preziosi doni della Natura. L’ampiezza di questa Campagna comprende nel suo giro più di quindici miglia, e non si mette in coltura la terza parte per le Vernali inondazioni, che lasciano il terreno in qualche parte paludoso per sempre. Non è già, che a molti non sia venuto in capo di porvi rimedio, ma egli non può essere, che ''Regis opus'' l’ovviar a simil disordine. O tempi felici, in cui si porrà esclamar con {{AutoreCitato|Quinto Orazio Flacco|Orazio}}! :::. . . . . . . ''sterilisque diu palus, aptaque remis;'' ::''Vicinas Urbes alit, & grave sentit aratrum.'' Quanti vantaggi non risulterebbono per l’arte veterinaria! I Bovi, le pecore, ed altri animali di questo genere, di quanto non si aumenterebbono, che non lo possono per la mancanza de’ fieni, e l’annua spropositata summa di dennaro, che passa nello stato Ottomano per la provista de’ Bovi stessi, di quanto non si diminuirebbe! Ma è superfluo ormai il dimostrar la utilità di una cosa, da lungo tempo già cognita, e la facilità, con cui ella si eseguirebbe, è grandissima. Il fiume Cettina dalle sue sorgenti insino alla Campagna di Sign corre in modo, che à bisogno di piccioli ripari per non escir del proprio letto, tuttochè moltissimi capi di acqua in lui si perdono. La maggior difficoltà, ch’è picciola in se, sarebbe quella di arginarlo dal passo di ''An'' insino a ''Trigl'' per lo spazio di sette miglia in circa. L’impaludamento della Campagna nasce specialmente dal ritardo, che fanno alle acque l’innalzamento, e le tortuose angustie dell’alveo di ''Trigl'', verità dimostrata dalla esperienza, allorchè l’''Eccellenss. Signor Proveditor General Carlo Contarini'' fece colà allargarlo, e ne provò la Campagna stessa un sommo benefizio per i primi anni, ma il tempo ridusse le cose allo stato di pri-<noinclude><references/></noinclude> 5k7g73y4y93e6ixvj7jmvy0iily9di7 Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/69 108 759043 3836439 2701675 2026-05-18T06:35:14Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836439 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DELLA CETTINA|63}}</noinclude><section begin="s1" />ma. Dal che ne apparisce più che certo, che facendo un profondo, e ritto canale per un miglio in circa verso ''Trigl'', l’acqua arrivando colà senza trovar ostacoli con impeto, e copia, ne andrebbe a suo piacere precipitando di balza in balza con poco disturbo delle Campagne, che lascia addietro. I due Fiumi Grab, e Ruda, che si uniscono sopra ''Trigl'' colla Cettina, concorrono molto all’accrescimento di essa, e perciò alla inondazione della Campagna di Sign, ma io non ò mai saputo, nè veduto, ch’„ella è anche resa insalubre dall’acqua di Sutina, che vi si perde impaludando, e che forse die’ motivo a’ Geografi, di creare un Lago in quel luogo.“ Ciò non è certamente permesso di dire, che al solo {{Sc|Fortis}}.<ref>Fort. {{TestoCitato|Viaggio in Dalmazia/Del Corso della Cettina, il Tilurus degli Antichi/6. Della Fortezza di Scign, e della Campagna vicina|Vol. 2. p. 83}}.</ref> L’acqua di Sutina, che, come abbiamo veduto altrove, perde il suo nome arrivando a Caracascizca, potrebbe causare la inondazione di quella Campagna attorno i Laghi di Krign. Il torrente ''Goruchizca'', che à le sue sorgenti à Ponente rispetto a Sign, di verno diventa un piccolo Fiumicello e disperdendosi per la Campagna vicina, potrebbe causargli de’ ristagni, ma di nessuna conseguenza sarebbon questi, se non vi fossero acque maggiori; che da tutte le parti montuose vengono a scaricarsi nella Cettina.<section end="s1" /> <section begin="s2" />{{Ct|v=1.2|§. XI.}} {{Ct|v=1.2|''Delle Rovine di Gardun.''}} {{Noindent}}{{capolettera|U}}N miglio all’incirca sopra Trigil, era situata una Città, che ora è la Villa di ''Gardun'', di cui si perdette il nome, e quasi quasi le rovine insieme. Prescindendo dalla purità dell’aria, che quì è poco sana, io trovo poche Città ne’ luoghi montuosi,<section end="s2" /><noinclude><references/></noinclude> c0nl1rq3e4joqr0uyi65bj6uz9rs11g Osservazioni di Giovanni Lovrich/Del Corso della Cettina, il Tilurus, o Nastus degli antichi/§. 10. Della Campagna di Sign 0 759044 3836447 3736958 2026-05-18T06:39:00Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3836447 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=18 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=§. 10. Della Campagna di Sign|prec=../§. 9. Della Fortezza di Sign; e della fonte salsa di Glavizce|succ=../§. 11. Delle Rovine di Gardun}} <pages index="Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu" from="67" to="69" fromsection="s2" tosection="s1" /> {{sezione note}} bo51q3nmw5b35srr5klpkhgcfpyvqsl Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/70 108 759054 3836442 2701716 2026-05-18T06:36:25Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836442 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|64|DEL CORSO|}}</noinclude>che potessero situarsi in un sito più ameno di questo. Chi la osserva dal basso, pare che la sia posta sopra la vetta di un monte, e quando si arriva alla cima, all’improvviso si presenta un bel colpo di occhio di una spaziosa, e dilettevole campagna, su cui stando si gode la veduta del corso della Cettina. Le rovine dimostrano, che questa Città sia stata molto estesa, e convien ella fosse in somma considerazione a’ tempi de’ Romani, giacchè in poca distanza vi sono alcuni avvanzatizj di un Ponte, che passava sopra il Fiume, e le vestigia di una strada, che forse conduceva alla Città stessa. Non si à la consolazione di veder fra queste rovine, che un sotterraneo condotto, di cui la bocca sussiste ancora nel suo stato primiero, che molto addentro internasi nella Città, e comparisce essere stato un ricettacolo per iscolar le acque, o le immondizie. Alcuni basso-rilievi furono quì trovati, non à molto, che dimostrano più tosto di essere maltrattati dalle ingiurie del tempo, che di essere lavorati di gusto cattivo. Molte cose di pregio, a mio credere, si potrebbon trovare scavando. Delle innumerabili Iscrizioni, che quivi si disotterrarono, appena ebbi la sorte di trovar la seguente, mal conservata, e mancante, incassata nelle muraglie di una casa.<includeonly></div></includeonly><noinclude><references/></noinclude> b5e4y5mgp5y1hjknesctyeowsrdh8h9 Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/71 108 759057 3836443 2701721 2026-05-18T06:37:08Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836443 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DELLA CETTINA|65}}</noinclude>{{blocco centrato|<poem> ::I. O. M. ET GENIO MI P. P. I. M. P. STIL. BENEVENTO VITALI. 7. COH. — — — — {{spazi|1}} — V. L. P. IMP DN. _ _ _ _ _ _ ET. TITIANO COS. III NON IANUA SIG. EQUIT. </poem>}} Tutte le altre Lapide, secondo la usanza comune della barbarie Religiosa, servirono alla fabbrica della Chiesa di S. Michele di Trigl, ultimamente fatta. Il {{Sc|Fortis}} dice, che una volta in questi contorni forse sorgeva ''Tilurium''. Io non ò ragione per poter abbracciar, o rigettar simil supposizione. Ma sembrerebbe, che ''Tilurium'' fosse stata quella Città, che fu poi chiamata Cettina, per la somiglianza, che à col nome di ''Tilurus.'' E se potessimo credere, che il Fiume abbia preso la denominazione dalla Città, come ''Tilurus'' Fiume si convertì in Cettina Fiume, così anche sarebbe ragionevole, che ''Tilurium'' Città si fosse convertita in Cettina Città, di cui è difficile negar la esistenza, come vedemmo da principio. Poco sotto alla Villa di Gardun eravi una volta la Fortezza di ''Nutiak'', ora distrutta, che il P. Coronelli, citato dal {{Sc|Fortis}}, stropiando il vero nome la chiama ''Nojac'', segnando ch’ella fu presa a’ Turchi dal Generale Valiero del 1685, ma malamente la ripone nel luogo, ove sono adesso le rovine di ''Æquum''.<noinclude><references/></noinclude> 336dfbirwj7exd2mlmz1yjjcobcdyt6 3836445 3836443 2026-05-18T06:38:18Z Dr Zimbu 1553 3836445 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DELLA CETTINA|65}}</noinclude>{{blocco centrato|<poem> ::I. O. M. ET GENIO MI P. P. I. M. P. STIL. BENEVENTO VITALI. 7. COH. VIII. V. OL - . . . . — — — — {{spazi|1}} — V. L. P. IMP DN. _ _ _ _ _ _ ET. TITIANO COS. III NON IANUA SIG. EQUIT. </poem>}} Tutte le altre Lapide, secondo la usanza comune della barbarie Religiosa, servirono alla fabbrica della Chiesa di S. Michele di Trigl, ultimamente fatta. Il {{Sc|Fortis}} dice, che una volta in questi contorni forse sorgeva ''Tilurium''. Io non ò ragione per poter abbracciar, o rigettar simil supposizione. Ma sembrerebbe, che ''Tilurium'' fosse stata quella Città, che fu poi chiamata Cettina, per la somiglianza, che à col nome di ''Tilurus.'' E se potessimo credere, che il Fiume abbia preso la denominazione dalla Città, come ''Tilurus'' Fiume si convertì in Cettina Fiume, così anche sarebbe ragionevole, che ''Tilurium'' Città si fosse convertita in Cettina Città, di cui è difficile negar la esistenza, come vedemmo da principio. Poco sotto alla Villa di Gardun eravi una volta la Fortezza di ''Nutiak'', ora distrutta, che il P. Coronelli, citato dal {{Sc|Fortis}}, stropiando il vero nome la chiama ''Nojac'', segnando ch’ella fu presa a’ Turchi dal Generale Valiero del 1685, ma malamente la ripone nel luogo, ove sono adesso le rovine di ''Æquum''.<noinclude><references/></noinclude> irsxrluzmf8m6wd2r5y43lsw6ism5ft Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/72 108 759059 3836446 2701726 2026-05-18T06:38:27Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836446 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|66|DEL CORSO|}}</noinclude> Fin quì si estendeva una volta il Contado della Cettina, cominciando dalle sue sorgenti. Io quì fisso i limiti delle mie osservazioni, nè la brevità del tempo, anche volendo, mi avrebbe permesso di andar innanzi. Frattanto passerò a parlare de’ costumi de’ Morlacchi. {{FI |file = Osservazioni di Giovanni Lovrich (page 72 crop).jpg |width = 50% |caption = }}<noinclude><references/></noinclude> a64oszrir7t98tc0y63ekczmwjbry82 Osservazioni di Giovanni Lovrich/Del Corso della Cettina, il Tilurus, o Nastus degli antichi/§. 11. Delle Rovine di Gardun 0 759060 3836448 3821085 2026-05-18T06:39:02Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3836448 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=18 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=§. 11. Delle Rovine di Gardun|prec=../§. 10. Della Campagna di Sign|succ=../../De' Costumi de' Morlacchi}} <pages index="Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu" from="69" to="72" fromsection="s2" /> pouohpe5m3u7xbcdhev10ce0x4j1mr7 Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. II, 1966 – BEIC 9707880.djvu/397 108 772472 3836549 2741810 2026-05-18T11:50:41Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836549 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|le rime}}|391}}</noinclude>{{nop}} 6. {{Sc|G. Carducci}}, ''La poesia barbara italiana nei sec. XV e XVI,'' Bologna, 1881, pp. 3-4, gli esametri ''Dite, o mortali, che sì fulgente corona''. 7. {{Sc|G. Mancini}}, ''Vita di L. B. Alberti'', Firenze, 1882, p. 232, gli esametri ''Dite, o mortali, che sì fulgente corona'', e a p. 268, il madrigale ''Le chiome ch’io adorai nel santo lauro''. 8. {{Sc|G. Mancini}}, ''Opera inedita L. B. Alberti'', Firenze, 1890: pp. 19-29, 297-304, la frottola ''Venite in danza''; p. 30, il madrigale ''Le chiome ch’io adorai nel santo lauro''; pp. 236-37, gli esametri ''Dite, o mortali, che sì fulgente corona''. 9. {{Sc|G. Carducci}}, ''Antica lirica italiana'', Firenze, 1907, col. 400, il son. ''Io vidi già seder nell’arme irato''. 10. {{Sc|G. Mancini}}, ''Giorgio Vasari, Vite cinque'', Firenze, 1917, pp. 205-209, le sestine: ''Io miro ancor la terra, e i fiumi, e l’onde''; ''Quegli occhi ornati di mestitia e riso''; * ''Forza d’erbe, di pietre et di parole''; il sonetto ''Per li pungenti spin, per gli aspri istecchi''. 11. {{Sc|C. Grayson}}, «Italian Studies», XI, 1956, pp. 21-24, l’egloga ''Tyrsis''. 12. {{Sc|G. Ponte}},'' Il petrarchismo di L. B. A.'', in «La Rass. d. lett. ital.», LXII, 1958, pp. 216-22 (con indicazioni bibliografiche sulle rime); a p. 219, il madrigale ''Le chiome ch’io adorai nel santo lauro''; a p. 220, la sestina ''Nessun pianeta che possega il cielo''; a p. 222, il son. ''Io vidi già seder nell’arme irato''. 13. {{Sc|C. Grayson}}, ''Note sulle rime dell’Alberti'', ivi, LXIII, 1959, pp. 76-78 (con altre indicazioni bibliografiche); a p. 77, il madrigale ''Le chiome ch’io adorai nel santo lauro'', e il son. ''Io vidi già seder nell’arme irato''. {{Ct|f=100%|v=1|t=3|L=0px|''B'') RIME ERRONEAMENTE ATTRIBUITE ALL’ALBERTI}} Delle rime attribuite all’Alberti dai codici e dalle stampe alcune (che sono segnate con asterisco se figurano tra le testimonianze descritte sopra) non gli appartengono. Meritano qui un discorso a parte.<noinclude></noinclude> frpsz287c5xf6v2n5cyg27dbqp4t15m Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. II, 1966 – BEIC 9707880.djvu/398 108 772481 3836550 2741827 2026-05-18T11:51:09Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836550 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|392|{{Sc|nota sul testo}}|}}</noinclude> 1. ''Acciò il voto cucchiaio non imbocchi'', sonetto di risposta a quello del Burchiello: ''Non posso più che l’ira non trabocchi''. È dato come dell’A. dai codici seguenti: Magl. VII. 118, c. 50''r''; Magl. VII. 1168, c. 46''r''; Laur. XC. Sup. 103, c. 156''r'', e XL. 48, n. 209; Genova Berio II. 1. 11, n. 86; e da varie edizioni dei sonetti del Burchiello: Firenze, 1481, 1490, 1495, Venezia, 1492, 1495. Il cod. Magl. XXI. 87, c. 60''r'' lo attribuisce invece ad {{Wl|Q17166727|Antonio di Meglio}}, mentre altre antiche stampe lo dànno ad un ‘araldo’ (Bologna, 1475; Venezia, 1477, 1483; Roma, 1481) o ad {{Wl|Q55226243|Anselmo Calderoni}} (Firenze, Cr. Arnoldo, s. a.), a cui lo attribuisce l’ed. londinese (1737) dei sonetti del Burchiello, del Bellincioni ecc., p. 238. Il Bonucci lo stampò tra le ''Opere volgari'' dell’A., ed. cit., V, p. 353, e l’attribuzione venne pure accolta dal {{Sc|Flamini}}, ''Lirica toscana del Rinascimento,'' Pisa, 1891, pp. 97-99, e 761 (ivi altre indicazioni di stampe). Mentre il maggior numero delle testimonianze parla in favore dell’attribuzione all’A., non credo che il sonetto possa essere suo per il fatto che una parte del contenuto non quadra con l’esperienza della sua vita. Ecco il testo dei versi 9-12: {{blocco centrato|<poem> Sicché tu puoi far noto a quei cotali, per cui tu scrivi, non isperin mai mentre che vivon fra gli uomin mortali veder il fonte, ov’io mi battezzai. </poem>}} {{no rientro}}È difficile che uno nato (e battezzato) fuori di Firenze come l’A. abbia potuto scrivere questi versi. Per questa ragione escludo il sonetto dalle opere dell’Alberti, e lascio aperta la questione dell’attribuzione al di Meglio o al Calderoni<ref>Ringrazio vivamente l’amico Michele Messina che mi ha aiutato con informazioni e consigli a risolvere il problema di questo e di altri sonetti burchielleschi. I riferimenti a codici e stampe si potrebbero moltiplicare, ma non credo che possano cambiare in questo caso la nostra conclusione.</ref>. 2. ''Ben se’ gagliardo fante in sul garrire'', sonetto contro il Burchiello, dato all’A. dal cod. Vat. Barb. Lat. 3917; ma una ventina di altri codici e diverse antiche stampe lo attribuiscono al Calderoni o al Roselli<ref>Non elenco qui i codici e le stampe, di cui mi ha dato generosamente notizia il Messina. Speriamo di vederli presto elencati in qualche sua futura pubblicazione di materiale burchiellesco.</ref>. È infatti certamente del Calderoni «invece di ms. Rosello», che da una<noinclude></noinclude> bqr5awbdx9pp75pjlnbj5qggk1kqbgj Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. II, 1966 – BEIC 9707880.djvu/399 108 772482 3836552 2741828 2026-05-18T11:51:33Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836552 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|le rime}}|393}}</noinclude>tenzone col Burchiello era uscito malconcio. Vedi pure {{Sc|Flamini}}, ''op. cit.'', p. 658, il quale lo attribuisce al Calderoni in base all’ed. londinese, cit. sopra, dei sonetti del Burchiello e di altri. 3. ''Antichi e buoni della buona e bella'', capitolo in terza rima, dato all’A. dal cod. fiorentino II. IV. 250; ma il primo verso è sbagliato, e la composizione, che comincia: ''Antichi amanti della buona e bella'', è sicuramente di {{Wl|Q1984751|Niccolò da Uzzano}}, a cui è attribuita da vari codici (cfr. {{Sc|Flamini}}, ''op. cit.,'' p. 753). 4. ''Biondo, se amor non è altro che fede'', sonetto, attribuito all’A. («B. de Albertis ad Blondum») dal cod. Marc. Ital. IX. 204, c. 46''v''; ma lo stesso sonetto, diretto ad un Giorgio e non al Biondo, figura tra le rime di {{AutoreCitato|Giusto de' Conti|Giusto de’ Conti}}. Cfr. {{Sc|Flamini}}, ''op. cit.'', p. 635, e l’ediz. del Canzoniere di Giusto dovuta a {{Sc|L. Vitelli}}, Lanciano, 1918, I, p. 75 e n. 1. Curioso, nondimeno, il cambiamento del nome del destinatario e la diversa attribuzione: piccolo problema che richiederebbe un riesame dei codici delle rime di Giusto. 5. ''Cruda selvaggia fuggitiva e fiera'', canzone, anonima nel Magl. VI. 200 (dove figura subito dopo l’''Ecatonfila'' dell’A.), ma attribuita all’A. nel cod. 7 della Bibl. Comunale di Forlì. Essa risale invece al Trecento, e fu composta da {{Wl|Q98603402|Bartolomeo da Castel della Pieve}}, a cui la dànno una ventina di codici (cfr. F. {{Sc|Novati}}, in «Giorn. stor. d. lett. ital.», XII, 1888, p. 211). 6. ''Forze d’erbe di pietre e di parole''. 7. ''S’i’ ritornassi al desiato loco''. Queste due sestine sono attribuite all’A. dal cod. Magl. VII. 1145, e la prima pure dal Vat. Lat. 3213. Il Bonucci le stampò dal cod. fiorentino tra le opere volgari dell’A. (ed. cit., V, 356-359). Il Flamini invece (''op. cit.'', pp. 635-6, 728) le attribuì a Rosello Roselli, tra le cui rime, trascritte pure da sua mano, figurano nel cod. Riccard. 1098, cc. 149''v'' e 174''r''. Questa attribuzione fu accettata anche da {{Sc|E. Bruti}} nel suo studio sul canzoniere del Roselli in «Atti dell’Accad. degli Agiati», s. IV, vol. 7, 1925, pp. 81-199 (e soprattutto pp. 130-31, 174-75), malgrado le osservazioni contrarie fatte dal Mancini nell’Appendice alla sua ed. del Vasari, ''Vite cinque'', cit. sopra, pp. 204-5. Per il Flamini come poi per il Bruti l’autografia del cod. Ricc. era la prova assoluta<noinclude></noinclude> jum0dnl6u05mi38rsk669pngqnsyx7u Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. II, 1966 – BEIC 9707880.djvu/400 108 772483 3836553 2741829 2026-05-18T11:52:09Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836553 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|394|{{Sc|nota sul testo}}|}}</noinclude>della paternità roselliana di tutt’e due le sestine, ma il Mancini vide bene che la situazione della prima (''Forza d’erbe'') in quel cod. era diversa. Mentre l’altra sestina si trova in mezzo a sonetti e canzoni certamente del Roselli, questa invece è trascritta all’inizio delle composizioni roselliane, subito dopo una copia del Canzoniere petrarchesco fatta dalla stessa mano. Ivi ''Forza d’erbe'' è intitolata semplicemente ''Sestina'', accanto a cui un’altra mano aggiunse poi ''Rosellus''. Forte anche dell’autorità del Vat. 3213 e della trascrizione secondo lui più corretta di questo cod. e del Magliabechiano, il Mancini sostenne l’attribuzione di ''Forza d’erbe'' all’A. e la ristampò come sua (ed. cit. p. 208). Il Bruti accennò, senza discuterla, alla attribuzione all’A. di questi codici, confessò che «la chiusa della sestina come è in questo ms. (il Magl. VII. 1145) è assai più chiara che nel Riccardiano», e perciò accettò la lezione degli ultimi versi del cod. che la dà all’A., anziché l’autografo del Roselli stesso<ref>Ecco gli ultimi tre versi secondo il cod. Ricc.: {{blocco centrato|<poem> Per le false parole et aspro nodo d’Amore, e tanta guerra mi fa ’l cielo, chiamo Morte ogni giorno per mia donna. </poem>}} e secondo il Magl. e il Vat.: {{blocco centrato|<poem> Le parole d’amore e l’aspro nodo e la guerra del cielo e di mia donna mi fa chiamar la morte notte e giorno. </poem>}}<br> {{gap|1.5em}}Si noti il cambiamento delle parole-rima e il fatto che il primo verso del congedo in tutt’e due le redazioni non riprende la parola-rima dell’ultimo verso della stanza precedente (che sarebbe ‘parole’). Nelle sestine dell’A. quest’uso è invece normale.</ref>. Le ragioni per cui escludo le due sestine sono perciò diverse. La posizione di ''S’i’ ritornassi'' nell’autografo del Roselli mi pare che confermi l’attribuzione a lui contro la testimonianza del Magliabechiano. Per ''Forza d’erbe'', contro le giuste osservazioni del Mancini bisogna dire che pesano altre considerazioni di ordine interno. Prima di tutto, il Ricc. porta correzioni del Roselli, il quale ha raschiato qua e là qualche parola o frase e sostituito altre lezioni sue che non figurano negli altri codici<ref>Do qualche esempio. Al v. 24: «Ella si fugge e a me s’oscura el cielo» ''a me'' è scritto sopra raschiatura (probabilmente di poi che è lezione degli altri due codici); al v. 27: «né che udite sieno mie parole», scritto sopra raschiatura (gli altri codd.: «e che non sieno udite mie parole»); al v. 29: «che po più che non po homo né donna», scritto sopra raschiatura (gli altri codd.: «che ha possanza più ch’ogni altra donna»). Per altre varianti cfr. l’ed. cit. del Mancini.</ref>. È difficile credere che abbia voluto far questo su un testo non<noinclude></noinclude> az6t7gd7p87ex95mjglwt2atzhdcjaj 3836554 3836553 2026-05-18T11:52:22Z Dr Zimbu 1553 3836554 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|394|{{Sc|nota sul testo}}|}}</noinclude>della paternità roselliana di tutt’e due le sestine, ma il Mancini vide bene che la situazione della prima (''Forza d’erbe'') in quel cod. era diversa. Mentre l’altra sestina si trova in mezzo a sonetti e canzoni certamente del Roselli, questa invece è trascritta all’inizio delle composizioni roselliane, subito dopo una copia del Canzoniere petrarchesco fatta dalla stessa mano. Ivi ''Forza d’erbe'' è intitolata semplicemente ''Sestina'', accanto a cui un’altra mano aggiunse poi ''Rosellus''. Forte anche dell’autorità del Vat. 3213 e della trascrizione secondo lui più corretta di questo cod. e del Magliabechiano, il Mancini sostenne l’attribuzione di ''Forza d’erbe'' all’A. e la ristampò come sua (ed. cit. p. 208). Il Bruti accennò, senza discuterla, alla attribuzione all’A. di questi codici, confessò che «la chiusa della sestina come è in questo ms. (il Magl. VII. 1145) è assai più chiara che nel Riccardiano», e perciò accettò la lezione degli ultimi versi del cod. che la dà all’A., anziché l’autografo del Roselli stesso<ref>Ecco gli ultimi tre versi secondo il cod. Ricc.: {{blocco centrato|<poem> Per le false parole et aspro nodo d’Amore, e tanta guerra mi fa ’l cielo, chiamo Morte ogni giorno per mia donna. </poem>}} e secondo il Magl. e il Vat.: {{blocco centrato|<poem> Le parole d’amore e l’aspro nodo e la guerra del cielo e di mia donna mi fa chiamar la morte notte e giorno. </poem>}} {{gap|1.5em}}Si noti il cambiamento delle parole-rima e il fatto che il primo verso del congedo in tutt’e due le redazioni non riprende la parola-rima dell’ultimo verso della stanza precedente (che sarebbe ‘parole’). Nelle sestine dell’A. quest’uso è invece normale.</ref>. Le ragioni per cui escludo le due sestine sono perciò diverse. La posizione di ''S’i’ ritornassi'' nell’autografo del Roselli mi pare che confermi l’attribuzione a lui contro la testimonianza del Magliabechiano. Per ''Forza d’erbe'', contro le giuste osservazioni del Mancini bisogna dire che pesano altre considerazioni di ordine interno. Prima di tutto, il Ricc. porta correzioni del Roselli, il quale ha raschiato qua e là qualche parola o frase e sostituito altre lezioni sue che non figurano negli altri codici<ref>Do qualche esempio. Al v. 24: «Ella si fugge e a me s’oscura el cielo» ''a me'' è scritto sopra raschiatura (probabilmente di poi che è lezione degli altri due codici); al v. 27: «né che udite sieno mie parole», scritto sopra raschiatura (gli altri codd.: «e che non sieno udite mie parole»); al v. 29: «che po più che non po homo né donna», scritto sopra raschiatura (gli altri codd.: «che ha possanza più ch’ogni altra donna»). Per altre varianti cfr. l’ed. cit. del Mancini.</ref>. È difficile credere che abbia voluto far questo su un testo non<noinclude></noinclude> a75nw797k0887vtguzc192dc2msqwsn Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. II, 1966 – BEIC 9707880.djvu/401 108 772487 3836560 2741834 2026-05-18T11:54:55Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836560 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|le rime}}|395}}</noinclude>suo. Inoltre, contro alla «grandissima somiglianza coi versi unanimemente riconosciuti di Battista» affermata dal Mancini, va rilevato il fatto che il riferimento nella terza stanza alla lunga durata di questo amore (‘Già dodeci anni son visso in tal guerra’) non trova riscontro nelle altre rime dell’A., mentre esso è caratteristico delle rime del Roselli (cfr. {{Sc|E. Bruti}}, ''op. cit''., p. 116). 8. ''Se io, donne, per voi m’affaticai'', sonetto, si legge nel cod. II. IV. 38 della Bibl. Naz., Firenze ('''F'''<sup>1</sup>) a c. 167''r'' in fondo all’''Amiria'' di Carlo Alberti fratello di Battista. Il Bonucci ha voluto attribuire ''Amiria'' e sonetto all’A. 9. ''Ippolito e Dianora'', poemetto in ottava rima, attribuito dal Bonucci all’A. Rimandiamo la discussione alla [[Opere volgari (Alberti)/Nota sul testo (volume III)/Istorietta amorosa|Nota sulla novella (in prosa) di Ippolito e Lionora]] (nel vol. III di questa edizione). {{Ct|f=100%|v=2|t=3|L=0px|''C'') RIME PERDUTE}} Le seguenti poesie dell’Alberti rimangono introvabili: 1. Nel lib. III ''Profugiorum ab ærumna'' l’A. fa dire ad Agnolo Pandolfini: «Sono versi qui di Battista in suoi poemi toscani in quali imitò Virgilio: {{blocco centrato|<poem> Grave più cose già soffrimmo altrove, e darà el tempo a queste ancor suo fine»<ref>Vedi p. {{pg|174}} di questo volume.</ref>. </poem>}} I versi citati corrispondono all’''Eneide'', I, 198-99. 2. Nella sua ''Vita'' di L. B. Alberti il Vasari scrive che l’A. «fu il primo che tentasse di ridurre i versi volgari alla misura de’ latini, come si vede in quella sua epistola: {{blocco centrato|<poem> Questa per estrema miserabile pistola mando a te, che spregi miseramente noi»<ref name=p401>Cito il passo dall’edizione del {{Sc|Mancini}}, ''Vite cinque'' cit., pp. 28-29 e n. 1. In una nota sulla prosodia albertiana preparata dal dott. {{Sc|Mario Geymonat}} e gentilmente prestatami dall’autore tramite il prof. Gianfranco Folena, si rileva che lo stesso distico fu citato dal padre {{Sc|Giulio Negri S. J.}} nella sua ''Istoria degli scrittori fiorentini'', Ferrara, 1722, p. 350, «che {{Pt|pre-|}}</ref>. </poem>}}<noinclude></noinclude> px0e4327wc9605nevvjoseyyrr6x9pl Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. II, 1966 – BEIC 9707880.djvu/402 108 772491 3836564 2741839 2026-05-18T11:55:43Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836564 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|396|{{Sc|nota sul testo}}|}}</noinclude>{{nop}} 3. Cristoforo Landino accenna nella ''Xandra'' a certe querele sul passero scritte da Battista, ma non si sa quale forma avessero né se fossero volgari o latine<ref>{{Sc|C. Landino}}, ''Carmina Omnia'', a cura di {{Sc|A. Perosa}}, Firenze, 1939, A. XIII, vv. 29 sgg., p. 15 (cfr. anche {{Sc|Mancini}}, ''Vita di L. B. A.'', 2<sup>a</sup> ed., Firenze, 1911, p. 82).</ref>. A queste precise indicazioni vanno aggiunte le testimonianze quattrocentesche della ''Vita anonima'': «Scripsit... et versu elegias, eclogasque atque cantiones et eiuscemodi amatoria»; e del Landino «quando cominciò a leggere in studio i sonetti del Petrarca»: «ha scritto Batista Alberti egloghe ed elegie tali, che in quelle molto bene osserva e pasturali costumi; et in queste è maraviglioso in exprimere, anzi quasi dipigniere tutti gli affetti e perturbazioni amatorie»<ref>La ''Vita anonima'' si legge in {{Sc|Muratori}}, ''Rer. Itat. Script''., XXV, 1731, pp. 296 sgg., e in {{Sc|Bonucci}}, ''Op. volg''. cit., I, pp. {{Sc|lxxxix}} sgg.; correggo però ''cantiones'' (non ''contiones'') secondo il cod. G. IV. 29 della Bibl. Univ. di Genova. L’orazione del Landino si trova nella ''Misc. di cose inedite e rare'', Firenze, 1853, di {{Sc|F. Corazzini}}, pp. 125 sgg. Vedi anche {{Sc|Landino}}, ''Carmina'', ed. cit., B. XXVII, p. 144.</ref>. Per le egloghe dell’A. si veda anche la testimonianza di ''Sofrona'' (nel vol. III di questa edizione). {{Ct|f=100%|v=2|t=3|L=0px|''D'') LA PRESENTE EDIZIONE}} {{no rientro}}1. ''Io vidi già seder nell’arme irato'' (sonetto). Cod. unico: II. IV. 250, Bibl. Naz. Firenze ('''F'''<sup>14</sup>), che riproduco con pochi cambiamenti della grafia: scrivo ''occhi'' non ''ochi'', ''troppo'' non ''tropo'' (tre casi hanno il doppio); ''ceda'' e ''veloce'', non ''cieda'' e ''velocie''; ''summerse'' non ''summersse''; ''corrisponde'', ''immisse'', non ''conrisponde'', ''inmisse''; ''e'' non ''et''. Ho corretto l’ipermetria dei vv. 1 6, 7, 8, 9, 12, 14, dove il cod. legge rispettivamente: ''sedere, lagrimare, pure, alcuno, volare, essere, volere''; e al v. 14 ho emendato ''mal'' su ''mai'' del codice. <ref follow=p401 >{{Pt|cisa|precisa}} che il distico farebbe parte di un ''Liber epistularum ad Carolum fratrem'', e che ce lo tramanda nella forma seguente: {{blocco centrato|<poem> Questa per estrema, miserabile epistola, mando a te, che sprezzi rusticamente noi». </poem>}} Come nota il Geymonat, la variante ''rusticamente'' non solo dà miglior senso ma risulta metricamente più corretta. Gli esprimo qui la mia gratitudine per la visione della sua nota ancora inedita. Vedi anche più avanti a p. {{pg|403}}, nota.</ref><noinclude></noinclude> blttg1el1zx1i5u0yxm631wgyfi4xwl Pagina:La fine di un regno (Napoli e Sicilia) I.djvu/227 108 772505 3836561 2782953 2026-05-18T11:54:58Z Candalua 1675 3836561 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— 211 —|}}</noinclude>dava sul giardino. Il tempo si era turbato e venne giù un acquazzone con lampi. Il padre Cutinelli pregò il Re di ritirarsi da quel posto pericoloso, ma il Re gli disse: “''Padre Cutine’, io tengo no capillo della Madonna, e non aggio paura dei tuoni''.„<ref>Padre Cutinelli, io ho un capello della Madonna e non ho paura dei tuoni.</ref> E restò presso l’inferriata, e quando la pioggia cessò volle accompagnare padre Cutinelli sino alla porta, gli ribaciò la mano e gliela ribaciarono la Regina e i principi. Il guaglione, come l’aveva chiamato il Re, ebbe più tardi vita avventurosa. Fece ascensioni in pallone, girò l’Europa per Congressi, fu pompiere in Roma e intimo di Vittorio Emanuele, andò in Egitto nella polizia d’Ismail; e tornato di là, povero come Giobbe, lavora, conservando tutto il suo spirito. È {{Wl|Q106728341|Rinaldo de Sterlich}}, figlio di {{Wl|Q63681653|Alessandro}}, il quale nel 1848 era uffiziale di carico al ministero di agricoltura, venne destituito per ragioni politiche, e poi fu deputato al Parlamento ed economo generale a Napoli dei benefizi vacanti. Altra nota caratteristica di Ferdinando II, nella sua gioventù, furono gli scherzi, e anche qui si rivelava l’indole tutta napoletana di lui. Scherzi non degni di qualunque persona educata, ma di moda nell’alta società di allora. Una vittima di essi era stato don Raffaele Caracciolo di Castelluccio, che morì vecchio verso il 1850, e fu per tanti anni parassita e zimbello della Corte. Molte sono le baie, che si narra essere state fatte al vecchio gentiluomo, il quale portava la parrucca ed era appassionatissimo di cavalli e di equipaggi. Da una cronaca inedita di un reputato scrittore napoletano, riferentesi al matrimonio del Re con Maria Cristina di Savoia, tolgo questo aneddoto: {{smaller|Il Re prima che risposasse ebbe una scommessa di trecento ducati col neo cavaliere capitano Statella, dicendo costui che il Re si sarebbe sposato in quest’anno, e il Re negandolo. Il Re avendo perduta la scommessa, pagò i trecento ducati. Molti rimproverarono Statella d'averli ricevuti. Onde costui, per dar fine a’ rimproveri, invitò il Re con tutta la famiglia reale, e così dame e gentiluomini di quelli che circondano la famiglia reale, ad un pranzo a Posillipo, e propriamente nel casino di Barbaja, antico luogo di abitazione del nostro Sannazaro. Questo pranzo doveva aver luogo tre o quattro giorni fa, ma perchè non era ancor giunto di Francia il ministro delle finanze, principe di Cassaro, fratello del capitano Statella con un servizio di tavola per quaranta persone, di argento dorato di quella maniera}}<noinclude></noinclude> qk3lpfuyvsk4dp9y6bp9bz8w1cos241 Pagina:La fine di un regno (Napoli e Sicilia) I.djvu/228 108 772506 3836562 2782960 2026-05-18T11:55:08Z Candalua 1675 3836562 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— 212 —|}}</noinclude>{{Smaller|detta ''vermeille'', che è in grandissima moda, così non ha avuto luogo prima di questa mattina. Il Re e i principi reali ci sono intervenuti da semplici ufficiali, senz’ordini. Il pranzo è stato brillantissimo, ed il Re ha fatto mostra di una grandissima allegria: ha tolto di testa al cavalier Raffaele Caracciolo la parrucca, e l’ha gettata via: ed avendo nascosto il cappello del duca di San Cesario, indispettito che l’architetto signor Bianchi (il quale vi si trovava per l’architettura del pranzo ed ogni altro necessario divertimento) trovatolo, l’aveva dato al duca, glielo ha tolto di mano e posto nel foco di un braciere; e come gli altri s’ingegnavano a salvare il cappello, egli con una paletta più l’introduceva nel foco, sicchè per infine del tutto è rimasto bruciato. Dopo il pranzo, in un teatro fatto per questa occasione nel giardino del palazzo, vi è stata la recita di una commedia in dialetto napoletano rappresentata dagli attori di San Carlino, perchè la regina sposa avesse cognizione delle grazie di queste nostre commedie. Ed infine due primarie ballerine del teatro di San Carlo, hanno fatto la danza nazionale detta la tarantella. Questo pranzo ha costato al signor Statella più migliaia, ed ora è sicuro che non gli si dirà che per avarizia ricevette dal Re i trecento ducati.}} Nè finirono qui gli scherzi. Un giorno che il Caracciolo era con altri amici convitato a pranzo presso una nobile famiglia napoletana, il Re saputolo gli mandò un suo messo, e nel punto in cui il pranzo cominciava, fece chiamare di urgenza a Palazzo don Raffaele. Questi immediatamente vi accorse. Il Re lo lasciò sino alla mezzanotte in anticamera, e quando uscì fuori, ridendo a crepapelle, gli disse:„''Don Rafè, ai fatto ’u chiuove alla madonna''„,<ref>Frase dialettale, che vuol dire: hai fatto un fioretto alla Madonna.</ref> e lo congedò. Un altro giorno seppe il Re che la sua vittima andava con alcuni amici a Sorrento. Fece circondare la carrozza da guardie di polizia, che intimarono a tutti l’arresto per ragioni politiche. Ebbero a morirne. Gli altri vennero poco tempo dopo rilasciati, ma don Raffaele fu tenuto due giorni in custodia, e nel terzo giorno il Re gli fece dire: "''Don Rafè, isciatienne, ’o Rè t’ha voluto grazià'''„.<ref>Don Raffaele, esci, il Re ti ha voluto graziare.</ref> Don Raffaele questa volta perdette le staffe, e disse ai due ufficiali ch’erano andati a liberarlo: "''Chisse se chiama prurito de c...''„, Il Re lo seppe, e don Raffaele ne perdette la grazia. Negli ultimi tempi gli scherzi si limitarono a risposte argute, ad osservazioni e ammonizioni offensive per chi le riceveva, ma<noinclude></noinclude> erpn69ge9slf1rrdw0ux4zm89do62jx Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu/115 108 774647 3836408 3771522 2026-05-18T05:33:29Z Alex brollo 1615 3836408 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="DLamba" /></noinclude> {{ct|t=5|v=1.5|L=2px|AVVERTENZA}} {{rule|v=2|1em}} I nomi proprii persiani che s’incontrano nel poema, sono scritti e notati d’accento in modo da andar d’accordo col verso italiano. Nel precedente sunto, invece, trattandosi di prosa, si è tenuta per essi una trascrizione alquanto più precisa e scientifica.<noinclude></noinclude> cyxa1y3ea6yvn88tqyzf36w527u5iro Pagina:La fine di un regno, parte I, 1909.djvu/224 108 785171 3836547 2782374 2026-05-18T11:50:00Z Candalua 1675 3836547 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— 202 —|}}</noinclude>a carico del soldato {{Wl|Q3606511|Agesilao Milano}}, reo dell’esecrando reato da lui commesso contro la persona del Re, nostro Augusto Signore, lo condannò ieri alla pena di morte col quarto grado di pubblico esempio. La qual sentenza è stata eseguita questa mattina alle dieci e mezza, dopo la degradazione militare, nel largo del Cavalcatolo, fuori Porta Capuana. Il reo, che ha ricevuto a lungo tutti i conforti della nostra sacrosanta religione si è mostrato compunto. L’ordine pubblico è stato perfettamente osservato, e la generale esecrazione ha seguito il colpevole fino al suo estremo respiro„. Ecco l’alfa e l’omega di quello strano avvenimento. La stessa onda di degradazione, che si levò nel Regno fra il 1849 e il 1850 per chiedere al Re l’abolizione dello Statuto, si levò dopo quel fatto. È carità di patria non attingere dagli archivii ricordi poco eroici, e non esumare gl’indirizzi magniloquenti, nè ricordare le tante deputazioni, le quali sfidando i disagi di un viaggio lungo e di una stagione cruda, si recarono a presentare al Sovrano i rallegramenti per lo scampato pericolo. Quante ''giamberghe'' furono sbattute dalla tramontana innanzi alla Reggia di Caserta, dove la Corte andò poco tempo dopo ! La rettorica dell’alto clero, ma più quella dei gesuiti, fu spesa a magnificare il miracolo fatto dalla Concezione, di cui, l’otto dicembre giorno dell’attentato, ricorreva la festa. Si tennero nei seminarli e nei collegi molte accademie, con musiche e componimenti; ci furono luminarie, tridui di grazia alla Vergine e ''Te Deum'' in ogni chiesa del Regno. Primo a darne l’esempio fu l’arcivescovo di Napoli, che con pastorale apposita prescrisse un triduo in tutte le chiese della diocesi. Se Ferdinando II fosse stato il principe più amato dai suoi popoli, non avrebbe raccolto tante dimostrazioni, quante ne raccolse allora. Ma la nota grottesca venne raggiunta dal comune di {{Wl|Q53956|San Benedetto Ullano}}, patria di Agesilao Milano, che spedi al Re il seguente indirizzo: :::{{Smaller|Sire,}} {{Smaller|Massimo fu l'orrore quando seppe la rea notizia del nefando attentato del sacrilego Agesilao Milano.}} {{Smaller|Immenso giubilo provò, ed infiniti ringraziamenti rese all'Altissimo nel Sacro Tempio, dove si celebrò messa solenne coll'esposizione del Santissimo, col canto dell'Inno Ambrosiano e colla processione del Santissimo per l'intero abitato, per la conservata preziosa vita della Maestà Sua, {{Pt|ri-}}}}<noinclude></noinclude> s8oiicnnh2fdjavucoybucgtcyyw8yi Pagina:La fine di un regno, parte I, 1909.djvu/225 108 785172 3836548 2782344 2026-05-18T11:50:22Z Candalua 1675 3836548 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— 203 —|}}</noinclude>{{Smaller|{{Pt|tenendosi|ritenendosi}} come soprannaturale essere evidentemente protetto da Dio e dalla Beatissima Vergine.}} {{Smaller|Lontano trecento miglia da Napoli in una recondita giogaia delle calabre montagne, il comune di San Benedetto Ullano, divenuto oggetto di triste celebrità per aver dato i natali ad un mostro di esecranda memoria, ne rinnega tale infausta relazione, e ripudia ogn’idea di comunione col medesimo. L'empio sacrilego che osa attentare ai preziosi giorni di un Sovrano così pietoso, delizia dei suoi sudditi, non ha patria, ed in ogni angolo della terra sarà straniero abborrito; l’umanità intera abbomina di averlo nel suo numero.}} {{Smaller|L'intera popolazione umilmente prostrata ai piedi della Sacra M. S. osa implorare la Sovrana clemenza a pro di essa, assicurando la lodata M. S. dell'attaccamento e divozione verso la Sacra Real Corona.}} {{Wl|Q3606511|Agesilao Milano}} era dunque nato a {{Wl|Q53956|San Benedetto Ullano}}, in provincia di Cosenza; aveva ventisei anni ed apparteneva ad una di quelle famiglie Epirote, calate nel Regno nelle diverse trasmigrazioni, le prime delle quali, nel 1448 e nel 1461, avevano avuto per duci Demetrio Perez e {{Wl|Q160614|Giorgio Scanderberg}}. Questi discese in Puglia con la sua gente, per difendere Ferdinando d’Aragona dai baroni ribelli, secondo afferma {{AutoreCitato|Lorenzo Giustiniani|Lorenzo Giustiniani}}<ref>Vol. III, documenti.</ref>, e ne avrebbe avuto in compenso il ducato della Ferrandina e il marchesato della Tripalda. Vennero dunque chiamati dai re di Napoli e dai vicerè, di accordo sempre, anche quando non erano chiamati. L’ultima discesa si compì sotto Ferdinando IV nei primi anni del secolo XVIII, a Brindisi, e quei duce si chiamava Panagiota Cacclamani, soprannominato "Phantasia„ caffettiere, ma valente nel greco e nell’erudizione, secondo il Giustiniani. Quelle immigrazioni occuparono varie contrade di Calabria, di Puglia, di Abruzzo, di Basilicata e di Sicilia, ma soprattutto di Calabria, fondando comuni o frazioni di comuni nelle province di Cosenza e Catanzaro, ma più di Cosenza, dove gli albanesi trovarono condizioni morali più adatte alle loro tradizioni e tendenze. Molto di comune vi era difatti tra la razza sopravvenuta e l’indigena: l’una e l’altra tenaci negli odii, punto espansive, inclinate alle avventure, di rado misuranti i mezzi al fine, convinte che la vendetta non si prescrive, e che tanto è più legittima, in quanto si compie con le proprie mani; l’una e l’altra covanti nell’animo un sentimento di ribellione contro tutto ciò che avesse aria di prepotenza o d’ingiustizia. {{nop}}<noinclude></noinclude> m0doz1rmn0nw64gsr67y47xk2cryue4 Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. III, 1973 – BEIC 1724974.djvu/405 108 785237 3836557 3622875 2026-05-18T11:54:23Z Dr Zimbu 1553 3836557 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /></noinclude> {{Ct|f=120%|v=1|t=3|L=0px|IX}} {{Ct|f=120%|v=2|lh=1.1|ISTORIETTA AMOROSA FRA LEONORA DE’ BARDI<br>E IPPOLITO BONDELMONTI}} {{Ct|f=100%|v=1|L=0px|''A'') TESTIMONIANZE}} {{Ct|f=100%|v=1|L=0px|{{Sc|manoscritti}}}} {{no rientro}}{{Sc|Cambridge}} (Mass.) {{no rientro}}''Harvard College Library'' {{no rientro}}1. ''Cod. Typ. 24'' ('''H'''<sup>1</sup>). Membr. sec. XV, copiato da Felice Feliciano (c. 1470). Per la descrizione e bibliografia vedi vol. II, p. {{pg|387||alberti2}}, e l’edizione cit. qui sotto al numero 15. A cc. 1''r''-12''v'': ''Opera amorosa nella quale Hippolyto e Lionora inamorati l’uno de l’altro pervenne a pericolo de la vita e dopo questa fortuna Amore li aparechio la gratia''. Manca il nome dell’autore. {{no rientro}}2. ''Cod. Typ. 157'' ('''H'''<sup>2</sup>). Membr. sec. XV, copiato da Felice Feliciano. A cc. 65''v''-88''r'', senza nome d’autore: ''Incominza l’amorosa historia de Hippolyto et Lionora come doppo uma adversa fortuna Amore li apparechio la gratia''. Cfr. {{Sc|Faye & Bond}}, Supplement to {{Sc|De Ricci & Wilson}}, ''Census of Medieval and Renaissance mss in the U. S. and Canada'', cit., p. 265.<noinclude></noinclude> my9qklbcoig9f7dx1olkzbcfa8mlqdh Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. III, 1973 – BEIC 1724974.djvu/406 108 785250 3836559 3622876 2026-05-18T11:54:45Z Dr Zimbu 1553 3836559 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|402|{{Sc|nota sul testo}}}}</noinclude> {{no rientro}}{{Sc|Firenze}} {{no rientro}}''Biblioteca Nazionale'' {{no rientro}}3. ''Cod. Magl. VI. 200'' ('''F'''<sup>13</sup>). Cart. sec. XV, copiato da Felice Feliciano. Cfr. {{Sc|Mazzatinti}}, ''Inventari'' cit., XII, p. 162, e vedi sopra a p. {{Pg|366}}, e vol. II, p. {{pg|385||alberti2}}. A cc. 2-17, senza nome d’autore: ''Incominza l’amorosa opera de Hippolyto e Lionora come dopo un strano caso Amore li apparechio la gratia''. A c. 1: ''Ut ut vidi ut credidi'' (sic). {{no rientro}}4. ''Cod. Magl. XXV. 626'' ('''F'''<sup>17</sup>). Misc. cart. sec. XV; cc. 142 scritte a Napoli tutte dalla stessa mano, probabilmente quella di Angelo Manetti, nel 1467, e in parte dopo il 1471. Contiene, a cc. 100-109, la novella di Ippolito e Lionora, senza nome d’autore, copiata tra febb. e ott. 1467 (a giudicare dalle indicazioni cronologiche alle cc. 50''r''-''v'', 110''r'' e 142''v''). A cc. 76-80 ''Fazio Fabula vel Facetia'' (cfr. F<sup>18</sup> e F<sup>20</sup>). {{no rientro}}5. ''Cod. Pal. 1105'' ('''F'''<sup>18</sup>). Mise. cart. sec. XV; cc. 61. Oltre al ''De origine belli inter Gallos et Britannos historia'' di B. Fazio, e il ''Tractato di Nobilità'' di Bonaccorso da Montemagno, contiene a cc. 51''v''-64''r'', adesp., la ''Novella di Ipolito di Messer Buondelmonte et di Lionora di Messere Amerigo de’ Bardi et di loro amore casi et fortune''. Cfr. ''Indici e cataloghi'', IV, ''I mss Palatini della B.N.F.'', vol. III, fasc. 3, pp. 161-62. Questo cod. fu adoperato per l’ed. cit. qui sotto al n. 13. {{no rientro}}''Biblioteca Laurenziana'' {{no rientro}}6. ''Cod. Ashb. 1257'' ('''F'''<sup>19</sup>). Misc. cart. sec. XV; cc. scritte 106. Contiene a cc. 1''r''-97''r'' la ''Fiammetta'' del Boccaccio, e a cc. 98''r''-106''v'', adesp. e anepigr. la novella di Ippolito e Lionora. Il cod. fu già posseduto da S. W. Singer, che l’adoperò per le sue edizioni citt. qui sotto ai numeri 9-10. Cfr. anche {{Sc|V. Pernicone}}, ''Nota'', p. 234, alla sua ed. della ''Fiammetta'', Bari (Scrittori d’Italia), 1939.<noinclude></noinclude> 0q6ymjppnxk84pd6coo744p2x8bksii Pagina:Vico, Giambattista – Il diritto universale, Vol. II, 1936 – BEIC 1961223.djvu/69 108 797374 3836017 2830549 2026-05-17T18:10:55Z Cruccone 53 typo 3836017 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="BrolloBot" />{{RigaIntestazione||{{Sc|de pudore}}|327}}</noinclude>{{Allineatore|la}}<!--{{Iwpage|la}}, 164460, 3--> {{Ct|c=t1|Dei Optimi Maximi in suis explicandis consiliis <br>admiranda simplicitas...}} [15] Atque ita Deus Optimus Maximus, per unam naturalem et simplicissimam viam, nempe pudoris, qui ex temperatura corporis animique humani conflatur, quo primi parentis peccatum plexit, eo, inquam, pudore omne ius naturale continuit; et per natam ex pudore vim animi, quae mentem et corpus regeret, bonas artes omnes in homine lapso eduxit, per quas naturaliter sociatos sustinuit ac servavit. {{Ct|c=t1|..... et providentia.}} [16] Hunc ubique gentium sibi constantem simplicissimum ordinem, qui per ea ipsa, per quae genus humanum in sui exitium erat ruiturum, tot vitae socialis commodis quot fruimur, ditavit et auxit, ut omni ratione naturaliter conservaret, impii negent, si possint, et divinam providentiam sustulerint. Et tot, tanta et tam varia humanae vitae commoda, quae, immenso terrarum ac marium spatio dissita, ingentibus navigantium sudoribus periculisque in unum emporium convecta, innumerum industria artificum elaborata, alienis utilitatibus prostant, a quonam prostent dicat {{Wl|Q43216|Epicurus}}, {{Wl|Q1399|Macchiavellus}}, {{Wl|Q37621|Hobbesius}}, {{Wl|Q35802|Spinosa}} {{Wl|Q214816|Baylaeusque}}: ab ilio vel ilio homine, qui ut fera bestia suae unius utilitati studet? {{Ct|c=t1|Invicta, contra Casus vel Necessitatis philosophos, divinae<br>providentiae demonstratio.}} [17] At enim quid boni in commune cuiusque suum ferae bestiae unquam contulerunt? Ab homine autem certe prostant; sed qui, ut non ille aut ille, ita certe homo est: neque enim ille aut ille contulit omnia, neque meus intelligendi modus eam expromtam peperit copiam; neque inane, seu nihil, ullam ulli unquam unam minimam rem, nedum tot, tantas, tam varias commodavit. Homo igitur est, qui nec ille neque ille sit, neque modus sit, neque nihil sit. Haec hominis natura est, quae non ut illum aut illum hominem homini lupum facit,<noinclude></noinclude> 3mofyk3o3yasksepqpgmif3nfvo5egx Pagina:Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu/89 108 806053 3836452 2851124 2026-05-18T06:41:46Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836452 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|di vittorio alfieri}}|61|riga=si}}</noinclude> <section begin="1" /> {{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|XLV [{{Sc|lxii}}].<ref>Nel ms.: «22 giugno. Andando a San Michele in Bosco».</ref>}} {{ct|f=110%|v=2|'''Anela il termine delle sofferenze sue e della sua donna.'''}} <poem> :Deh! quando fia quel dí bramato tanto, Che al lungo errare,<ref>2. '''Al lungo errare,''' all’andar continuamente vagando, separati uno dall’altra.</ref> all’incertezza, al fero Timor perenne, allo sperar leggiero<ref>3. '''Lo sperar leggiero,''' lo sperare senza serio fondamento, e però di breve durata.</ref> {{R|4}}Dia fine, e al nostro omai bilustre<ref>4. '''Bilustre,''' decenne: in verità, l’A. conosceva ed amava la {{Wl|Q63057|Contessa}} da sei anni soltanto.</ref> pianto? :Quando l’un l’altro in dolce pace accanto, Tranquillamente assisi il giorno intero Al mormorío d’un rivo lusinghiero, {{R|8}}L’amor nostro appellar potrem noi santo?<ref>8. Che l’A. accenni qui all’intenzione di sposare la Contessa, quando fosse rimasta vedova, (il che avvenne nel febbraio del 1788) non credo; vuol dire semplicemente: quando potremo amarci senza tenerlo celato altrui, come una colpa?</ref> :E, posta in bando ogni nojosa cura,<ref>9. Il {{AutoreCitato|Torquato Tasso|{{Sc|Tasso}}}} ({{TestoCitato|Opera:Gerusalemme liberata|''Gerus. lib.''}}, VII, 10): ::E questa greggia e l’orticel dispensa ::Cibi non compri a la mia parca mensa. Questa breve rappresentazione di vita arcadica mi pare alquanto manierata né credo rispondesse a un vero sentimento dell’animo dell’A.</ref> Frutti non compri, in praticel giocondo, {{R|11}}Far nostro cibo, e ber dell’onda pura? :E, rïassunto<ref>12. '''Riassunto,''' ricuperato.</ref> il cor semplice e mondo, Seguir virtude; e l’anima secura {{R|14}}Non volger mai ver<ref>14. '''Ver,''' verso.</ref> l’ammorbato mondo? </poem><section end="1" /> <section begin="2" /> {{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|XLVI [{{Sc|xliii}}] e XLVII [{{Sc|lxiv}}].<ref>Questi due sonetti, il primo dei quali fu composto, come si rileva dal ms., il 2 luglio 1783 fra Zurlesco, Lodi e Marignano, sono intimamente collegati per il senso e per la disposizione delle rime; il secondo infatti prosegue e compie il pensiero del primo, e le rime delle sue terzine e delle sue quartine riprendono rispettivamente le quartine e le terzine del primo.</ref>}} {{ct|f=110%|v=2|lh=1.4|'''Vorrebbe che la Natura gli fosse compagna nel dolore; ma, se potrà vivere con la sua donna, essa gli sembrerà più bella.'''}} <poem> :Ad ogni colle che passando io miro,<ref name="p61">1-4. Il {{AutoreCitato|Francesco Petrarca|{{Sc|Petrarca}}}}, ({{TestoCitato|Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta)|''Rime''}}, XXXVII): :::{{TestoCitato|Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta)/Sí è debile il filo a cui s'attene|Ogni loco m’attrista, ov’io non veggio}} ::Quei begli occhi soavi ::Che portaron le chiavi ::De’ dolci miei pensier, mentro a Dio piacque... — '''Allegra,''' che dà allegria: con ragione il {{AutoreCitato|Emilio De Benedetti|{{Sc|De Benedetti}}}} (''op. cit.'', 56) ricorda</ref> Cui pingue ulivo, o allegra vite adorni, </poem><section end="2" /><noinclude><br clear="all" /> <references/></noinclude> 51s70qt6vhwdavetndza57w0tpmayok Pagina:Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu/90 108 806082 3836453 2851168 2026-05-18T06:43:40Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836453 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|62|{{Sc|rime varie}}||riga=si}}</noinclude> <poem> Dico fra me: Beati almi soggiorni, {{R|4}}S’ella qui fosse! e in cosí dir, sospiro. :Se in ubertoso pian poscia mi aggiro, Fra limpid’acque, ombrosi cerri, ed orni, Forza è che invano a dir lo stesso io torni: {{R|8}}Ma, del non esser seco, al fin mi adiro. :Poggi, valli, onde chiare, erbose piagge, Che ardir fia il vostro di abbellirvi, or quando {{R|11}}La mia donna nel pianto il viver tragge? :Pace e letizia son dal mondo in bando; Contrade siete inospite selvagge, {{R|14}}Fin ch’io da lei sto lungi lagrimando.<ref>8-14. Non è certo casuale l’analogia fra il pensiero espresso in queste terzine e quello contenuto nelle due seguenti del {{AutoreCitato|Francesco Petrarca|{{Sc|Petrarca}}}} ({{TestoCitato|Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta)|''Rime''}}, CCCX), che tengon dietro ad una superba descrizione del ritorno della primavera: :::{{TestoCitato|Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta)/Zephiro torna, e 'l bel tempo rimena|Ma per me, lasso!, tornano i piú gravi}} ::Sospiri, che del cor profondo tragge ::Quella ch’al ciel se ne portò le chiavi; :::E cantare augelletti, e fiorir piagge ::E ’n belle donne oneste atti soavi ::Sono un deserto, e fere aspre e selvagge.</ref> </poem> <poem> :Ma, se un dí mai, quella in cui vivo amando, Di sue pupille a un tempo ardenti e sagge Avvien che il cor mio solitario irragge;<ref>3. '''Irragge,''' irradii, illumini.</ref> {{R|4}}Oh giorno a me vitale e memorando! :Come il sublime rapido comando, Del creator dal nulla il tutto estragge, E di tenebre rie luce ritragge, {{R|8}}L’orbo ingrato universo illuminando:<ref>5-8. Il '''fiat lux''' della Bibbia. Piú brevemente e piú efficacemente dell’A. il {{AutoreCitato|Vincenzo Monti|{{Sc|Monti}}}} nella ''{{TestoCitato|Opera:La Bellezza dell'Universo|Bellezza dell’universo}}'' (25 e segg.): :::Dalle cupe del nulla ombre ritrose ::L’onnipossente creator comando ::Uscir fe’ tutte le mondane cose...</ref> :Cosí tu, donna, ove il tuo Sol raggiorni,<ref>9. '''Raggiorni,''' torni a risplendere: {{AutoreCitato|Dante Alighieri|{{Sc|Dante}}}} ({{TestoCitato|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|''Purg.'', XII}}, 84): ::Pensa che questo di mai non raggiorna; ma il pensiero di tutte e due le terzine è indubbiamente ispirato a’ seguenti versi del {{Sc|Petrarca}} ({{TestoCitato|Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta)|''Rime''}}, XLII), che descrivono la letizia del creato all’avvicinarsi di Laura, come nel sonetto antecedente il Poeta ne aveva descritta la desolazione per l’allontanarsi di lei: :::Dal lito accidental si move un fiato ::Che fa securo il navigar senza arte ::E desta i fior tra l’erba in ciascun prato. :::Stelle noiose fuggon d’ogni parte, ::Disperse dal bel viso innamorato ::Per cui lagrime molte son già sparte.</ref> Ecco, è muto all’istante ogni martíro {{R|11}}Ecco natura e il mondo rïadorni. :Rida ogni prato allor; puro zaffiro Sia il cielo; e in doppia aurata luce aggiorni: {{R|14}}L’angoscia e il pianto al tuo apparir spariro. </poem><ref follow="p61">a questo punto i ''{{TestoCitato|Opera:Dei Sepolcri|colli per vendemmia festanti}}'' del {{AutoreCitato|Ugo Foscolo|{{Sc|Foscolo}}}}.</ref><noinclude><br clear="all" /> <references/></noinclude> o8mtx25p5y9jjupsn333fkz68d19vnd Rime varie (Alfieri, 1912)/XLV. Anela il termine delle sofferenze sue e della sua donna 0 806087 3836455 3754982 2026-05-18T06:43:53Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3836455 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=18 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=XLV. Anela il termine delle sofferenze sue e della sua donna|prec=../XLIV. Vorrebbe ritrarsi dal mondo, ma non può, finché resti la sua donna in mezzo alle pene|succ=../XLVI e XLVII. Vorrebbe che la Natura gli fosse compagna nel dolore; ma, se potrà vivere con la sua donna, essa gli sembrerà più bella}} <pages index="Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu" from="89" to="89" fromsection="1" tosection="1" /> {{Sezione note}} [[Categoria:Sonetti|Deh quando fia quel dì bramato tanto]] {{AltraVersione|Rime varie (Alfieri, 1903)/LXXI. Deh quando fia quel dì bramato tanto|ed. 1903}} 674vlm83ky5h88ucpdx18kwcn5ply8p Rime varie (Alfieri, 1912)/XLVI e XLVII. Vorrebbe che la Natura gli fosse compagna nel dolore; ma, se potrà vivere con la sua donna, essa gli sembrerà più bella 0 806101 3836456 3825517 2026-05-18T06:43:56Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3836456 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=18 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=XLVI e XLVII. Vorrebbe che la Natura gli fosse compagna nel dolore; ma, se potrà vivere con la sua donna, essa gli sembrerà più bella|prec=../XLV. Anela il termine delle sofferenze sue e della sua donna|succ=../XLVIII. Alla malinconia}} <pages index="Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu" from="89" to="90" fromsection="2" /> {{Sezione note}} [[Categoria:Sonetti|Ad ogni colle che passando io miro]] {{AltraVersione|Rime varie (Alfieri, 1903)/LXXII. Ad ogni colle che passando io miro|Ad ogni colle che (...) - ed. 1903}} {{AltraVersione|Rime varie (Alfieri, 1903)/LXXIII. Ma se un dì mai quella in cui vivo amando|Ma, se un dì mai (...) - ed. 1903}} r4wfcc7zp3yd95yh55og2cpc0ex6zr3 Pagina:Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu/91 108 806929 3836457 2853532 2026-05-18T06:45:02Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3836457 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|di vittorio alfieri}}|63|riga=si}}</noinclude> <section begin="1" /> {{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|XLVIII [{{Sc|lxv}}].<ref>Nel ms.: «Milano, a dí 6 luglio 1783».<br/> Della malinconia fu, dal piú al meno, come il {{AutoreCitato|Francesco Petrarca|Petrarca}}, sempre schiavo l’A.; lo disse infinite volte nell’{{TestoCitato|Vita (Alfieri, 1804)|''Aut.''}}, lo ripeté, nel 1786, nel sonetto {{TestoCitato|Opera:Sublime specchio di veraci detti (Alfieri)|''Sublime specchio di veraci detti''}} e nel 1798, con accento, direi, {{AutoreCitato|Ippolito Pindemonte|pindemontiano}}, scriveva: :::Malinconia dolcissima, che ognora ::Fida vieni e invisibile al mio fianco,... :::Ben tutto io deggio ai tuoi divini incanti, ::Che spesso gli occhi a me primier fan molli, ::Perch’io poi mieta a forza gli altrui pianti. (Intorno a questa caratteristica dell’animo e della poesia del Nostro, vegg. {{AutoreCitato|Giuseppe Andrea Fabris|{{Sc|Fabris}}}}, ''Studii alfieriani'', (Firenze, Paggi, 1895, 87 segg.)</ref>}} {{ct|f=110%|v=2|L=1px|'''Alla malinconia.'''}} <poem> :Malinconía, perché un tuo solo seggio Questo mio core misero ti fai?<ref>1-2. Vuol dire: Perché, malinconia, fai del mio cuore la sola tua dimora?</ref> Supplichevol, tremante ancor tel chieggio; {{R|4}}Deh! quando tregua al mio pianger darai? :L’atra pompa del tuo feral<ref>5. '''Feral,''' funesto.</ref> corteggio Ben tutta in me tu dispiegasti omai: Infra larve di morte, or di’, mi deggio {{R|8}}Viver morendo ognor, né morir mai? :Malinconía, che vuoi? ch’io ponga fine A questa lunga insopportabil noja, {{R|11}}Pria che il dolor giunga a imbiancarmi il crine? :Dunque ogni speme di futura gioja, Che Amor mi mostra in due luci divine, {{R|14}}Caccia; e fa, ch’una intera volta io muoja.<ref>14. Fa che io muoia una volta interamente.</ref> </poem><section end="1" /> <section begin="2" /> {{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|XLIX [{{Sc|xlvi}}].<ref>Nel ms.: «Milano, a dí 6 luglio» [1783].</ref>}} {{ct|f=110%|v=2|L=1px|lh=1.4|'''La sua donna è di nobile sangue, ma piú brilla per le proprie virtú.'''}} <poem> :Alta è la fiamma che il mio cuor consuma;<ref>1. La mia donna, intendasi, è di illustre lignaggio; essa infatti nacque da {{Wl|Q3121082|Adolfo, principe di Stolberg-Gedern}}, e da una {{Wl|Q60843948|principessa della casa di Hornes}}.</ref> Ma chiarità di sangue non è sola<ref name="p63">2. '''Chiarità di sangue,''' limpidezza, purità: l’A., nonostante il suo disprezzo giovanile per la nobiltà, all’essere nobile annetteva grande importanza; nel 1796, scriveva al Marchese Alberto Alfieri di Sostegno: «Non ho mai né amata, {{Ec|ne|né}} stimata la nobiltà del sangue, quanto da che sono convinto dai fatti ch’ella è un ottimo distintivo per farsi conoscere diversi realmente dagli altri, e massimamente nell’oppressione e {{Pt|con-|}}</ref> </poem><section end="2" /><noinclude><br clear="all" /> <references/></noinclude> dcw4itnt19804bvzbrelztzze2zodcy Pagina:Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu/92 108 806941 3836458 2853564 2026-05-18T06:46:17Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836458 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|64|{{Sc|rime varie}}||riga=si}}</noinclude> <section begin="1" /><poem> Cagion, per cui con sí robusta piuma {{R|4}}Donna su l’altre come aquila vola.<ref>4. {{AutoreCitato|Dante Alighieri|{{Sc|Dante}}}}, {{TestoCitato|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|''Inf.'', IV}}, 96.</ref> :Di propria luce in suo chiaror si alluma<ref>5. '''S’alluma,''' s’illumina, risplende.</ref> Questa mia stella, e non d’altrui l’invola:<ref>6. '''E non d’altrui l’invola,''' e non prende luce da altri pianeti.</ref> E par quanto piú splende e men presuma, {{R|8}}Tale a beltà fa di modestia stola.<ref>7-8. Intendasi: e par che quanto piú essa risplende tanto meno presuma di sé, tal riparo fa alla bellezza con la sua modestia.</ref> :Semplice e piana,<ref>9. '''Semplice e piana:''' ricorda il dantesco ({{TestoCitato|Divina Commedia/Inferno/Canto II|''Inf.'', II}}, 56): «soave e piana».</ref> d’onestà s’infiora; Suo dolce dir, senz’arte è lusinghiero; {{R|11}}Fra il labro e il cor piena concordia ognora: :E quel suo, di lei sola, umile-altero Atto, che alletta, affrena ed innamora.... {{R|14}}E ne son io diviso?.... Ed io non pero? </poem><ref follow="p63">{{Pt|trarietà|contrarietà}} di fortuna»: al principio della satira {{TestoCitato|Opera:Satire (Alfieri)/Satira seconda. I grandi|''I Grandi''}} scriveva ancóra: :::— Vano è il vanto degli Avi. In zero il nulla ::Torni; e sia grande chi alte cose ha fatte, ::Non chi succhiò gli ozi arroganti in culla. :::— Ma, se prod’uom, di prodi figlio, intatte ::Le avite glorie, anzi accresciute, manda ::Ai figli suoi; questo è splendor che abbatte :::L’oscuro volgo, e tacito comanda ::Ch’altri dia loco al doppio merto, e ceda, ::Ch’ivi fia il contrastare, opra nefanda. E vegg. anche l’introduzione dell’{{TestoCitato|Vita (Alfieri, 1804)|''Autobiografia''}}.</ref><section end="1" /> <section begin="2" /> {{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|L [{{Sc|xlviii}}].<ref>Nel ms.: «Milano, in Duomo, 23 luglio, [1783]».</ref>}} {{ct|f=110%|v=2|L=1px|'''È privo di notizie della sua donna, e se ne dispera.'''}} <poem> :Che mai sarà? quel solo mio conforto Di tue angeliche note in breve foglio, Ch’io sempre aspetto, e ognor ricever soglio {{R|4}}Oggi non giunge, e il dí secondo è sorto. :A che piú tardo omai? che piú sopporto L’orrida vita in sí mortal cordoglio? Tre soli giorni ancor sospender voglio;<ref>7. Attendere prima di darmi la morte.</ref> {{R|8}}E poi saprai che il viver tuo mi ha morto.<ref>8. '''Morto,''' ucciso.</ref> :Che mai sarà? forse al dolor vorace Che stempra<ref>10. '''Stempra,''' distrugge.</ref> il viver nostro a lento foco, {{R|11}}Egro il tuo fianco in letto rio soggiace? :Oh, quanti dubbi! Oh quai terrori han loco Nel cor, donde già in bando era ogni pace! {{R|14}}Se son veri, or mi avanza a temer poco.<ref>14. Se i miei dubbi han fondamento di verità, poco mi resta di vita.</ref> </poem><section end="2" /><noinclude><br clear="all" /> <references/></noinclude> ki2b0xafxakpurtla23fxork6b5wkcf Rime varie (Alfieri, 1912)/XLVIII. Alla malinconia 0 806942 3836460 3754983 2026-05-18T06:46:30Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3836460 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=18 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=XLVIII. Alla malinconia|prec=../XLVI e XLVII. Vorrebbe che la Natura gli fosse compagna nel dolore; ma, se potrà vivere con la sua donna, essa gli sembrerà più bella|succ=../XLIX. La sua donna è di nobile sangue, ma più brilla per le proprie virtù}} <pages index="Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu" from="91" to="91" fromsection="1" tosection="1" /> {{Sezione note}} [[Categoria:Sonetti|Malinconia perchè un tuo solo seggio]] {{AltraVersione|Rime varie (Alfieri, 1903)/LXXIV. Malinconia perchè un tuo solo seggio|ed. 1903}} pyt08yiwvdub6ro5ex4pigtmtj408x5 Rime varie (Alfieri, 1912)/XLIX. La sua donna è di nobile sangue, ma più brilla per le proprie virtù 0 806944 3836461 3754981 2026-05-18T06:46:33Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3836461 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=18 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=XLIX. La sua donna è di nobile sangue, ma più brilla per le proprie virtù|prec=../XLVIII. Alla malinconia|succ=../L. È privo di notizie della sua donna, e se ne dispera}} <pages index="Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu" from="91" to="92" fromsection="2" tosection="1" /> {{Sezione note}} [[Categoria:Sonetti|Alta è la fiamma che il mio cuor consuma]] {{AltraVersione|Rime varie (Alfieri, 1903)/LXXV. Alta è la fiamma che il mio cuor consuma|ed. 1903}} dc2mssib5qurjgk1m1bouvvz41dngjg Rime varie (Alfieri, 1912)/L. È privo di notizie della sua donna, e se ne dispera 0 806946 3836462 3754922 2026-05-18T06:46:35Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3836462 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=18 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=L. È privo di notizie della sua donna, e se ne dispera|prec=../XLIX. La sua donna è di nobile sangue, ma più brilla per le proprie virtù|succ=../LI. Chiede a sé come possa aver vòlto il pensiero ad altra donna}} <pages index="Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu" from="92" to="92" fromsection="2" tosection="2" /> {{Sezione note}} [[Categoria:Sonetti|Che mai sarà quel solo mio conforto]] {{AltraVersione|Rime varie (Alfieri, 1903)/LXXVII. Che mai sarà quel solo mio conforto|ed. 1903}} 9plakkhxr868gxj06oever6erp9upmo Pagina:Chi l'ha detto.djvu/792 108 807928 3836489 3378719 2026-05-18T08:47:47Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3836489 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|760|''Chi l’ha detto''|[2138]|riga=si}}</noinclude> ''Après cela il faut tirer l’échelle!'' {{Cld|2138|{{Spazi|10}}Il vezzoso terremoto.}} {{No rientro}}L’ab. {{Wl|Q17354956|Vanneschi}} di Firenze, autore di certi drammi per musica, roba proprio da chiodi, ne aveva fatto rappresentare uno al teatro del Cocomero, oggi Niccolini; e poichè vi aveva introdotto una arietta che cominciava: ''Il Leone che scherza e ride,'' {{AutoreCitato|Tommaso Crudeli|{{Sc|Tommaso Crudeli}}}}, di Poppi nel Casentino (1703-1745), bello e vivace ingegno, e poeta non spregevole, che assai odiava il Vanneschi, nel sentir cantare quell’arietta, improvvisò tre epigrammi, dei quali non rimase celebre che un verso solo: <poem> L’elefante innamorato Con maniera — non più fiera, Ma gentile, ma vezzosa, La proboscide amorosa Spinge in seno al caro ben. Graziosetta oltre l’usato, E nel volto più serena Va per l’onde la balena, Vezzeggiando, saltellando Quando amor le punge il sen. ''Il vezzoso terremoto'' Va ingoiando le città, Ed il fulmine giulivo, Non lasciando un uomo vivo Va scherzando in qua e in là.</poem> {{No rientro}}Il terzo di questi epigrammi fu da altri attribuito, ma a torto, ad {{Sc|{{AutoreIgnoto|Antonio Valentini}}}}, di Lecce, strambo poeta, lo stesso che per dimostrare il suo sviscerato amore ad una donna, le diceva: ''Donna, ti amo sino al pugnale,'' e che li avrebbe scritti dopo il terremoto, tutt’altro che innocuo, del dicembre 1857, nell’ex-regno di Napoli. E citano i versi medesimi in quest’altra forma: <poem> Il gentile terremoto, Con l’amabile suo moto Smantellava le città, Mentre il fulmine giulivo, Che non lascia un uomo vivo, Saltellava qua e là.</poem><noinclude><references/></noinclude> jisnnh2o7to14p85alg8ks8vbghpz79 Pagina:Sonetti romaneschi I.djvu/128 108 853589 3836463 3072542 2026-05-18T06:48:55Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836463 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|{{rl|116}}|''Glossario-indice''|}}</noinclude> {{Colonna|em=-1}} Sprègheno, IV, {{Pg|104|104|bIV}}. Sprego, III, {{Pg|304|304|bIII}}. Sprennore, IV, {{pg|110||bIV}}. Sprofonnassi, IV, {{Pg|289|289|bIV}}. Sproloquio, IV, {{Pg|65|65|bIV}}. Spropio, IV, {{Pg|177|177|bIV}}. Sproscedato, VI, {{Pg|144|144|bVI}}. Spubbricato, III, {{Pg|27|27|bIII}}. Spunterbo -i, II, {{Pg|336|336|bII}}; VI, {{Pg|62|62|bVI}}. Spurcià, IV, {{Pg|230|230|bIV}}. Sputa, II, {{Pg|28|28|bII}}. Sputasse, III, {{Pg|82|82|bIII}}. Sputativo, VI, {{Pg|120|120|bVI}}. Sputatte, I, {{Pg|84|84|bI}}. Spuzzetta, II, {{Pg|60|60|bII}}; V, {{Pg|391|391|bV}}. Squacqueraquàjjasquicquera, IV, {{Pg|332|332|bIV}}. Squadrata, V, {{Pg|170|170|bV}}. Squajja, IV, {{Pg|111|111|bIV}}. Squajjà, V, {{Pg|327|327|bV}}. Squartrina, VI, {{Pg|162|162|bVI}}. Squatrassciati, V, {{Pg|28|28|bV}}. Squinterna, V, {{Pg|340|340|bV}}. Squinzia, V, {{Pg|262|262|bV}}. {{spazi|5}}Squinzia (Madama), VI, {{Pg|33|33|bVI}}. Ssaette in pollacchina, IV, {{Pg|184|184|bIV}}. Ssagrata — V. ''Sagrata''. Ssalame, VI, {{Pg|168|168|bVI}}. Ssalamone, III, {{Pg|399|399|bIII}}. Ssanbruto ''e'' ssan-brutto, III, {{Pg|297|297|bIII}}; VI, {{Pg|104|104|bVI}}. Ssangue (A), IV, {{Pg|184|184|bIV}}. Ssangue d’un dua, V, {{Pg|261|261|bV}}. Ssanguinaccio, VI, {{Pg|168|168|bVI}}. Ssan Marco — V. ''Sammarco''. Ssaspirito-in-Zassi, VI, {{Pg|231|231|bVI}}. Ssanta-Santòro — V. ''Santa-Santòro''. Ssanto-grosso, VI, {{Pg|340|340|bVI}}. Ssanto (Trova cuarche), II, {{Pg|72|72|bII}}. Ssappi, III, {{Pg|87|87|bIII}}. Ssaputi, II, {{Pg|235|235|bII}}. Ssarciccia — V. ''Sarciccia''. Ssardà, II, {{Pg|367|367|bII}}. Ssardo — V. ''Sardo''. Ssartate, III, {{Pg|185|185|bIII}}. Ssarvacce, III, {{Pg|109|109|bIII}}. Ssarvasse, I, {{Pg|187|187|bI}}. Sscéggne ''e'' sscégne, II, {{Pg|40|40|bII}}; III, {{Pg|56|56|bIII}}; {{pg|223|223|bIII}}; IV, {{Pg|74|74|bIV}}. Sscégni, III, {{Pg|51|51|bIII}}. Scejjo, III, {{Pg|429|429|bIII}}. Sscénta — V. ''Scénta''. Sscénto, IV, {{Pg|160|160|bIV}}. Sscerne, II, {{Pg|304|304|bII}}; VI, {{Pg|53|53|bVI}}. {{AltraColonna|em=-1}} Sscèrnele, III, {{Pg|406|406|bIII}}. Sscérta, I, {{Pg|171|171|bI}}. Sscervellatte, III, {{Pg|229|229|bIII}}. Sscervellava, I, {{Pg|154|154|bI}}. Sscese de capo, V, {{Pg|72|72|bV}}. Ssciabbola -e, II, {{Pg|7|7|bII}}; IV, {{Pg|291|291|bIV}}. Ssciabbolotta, V, {{Pg|225|225|bV}}. Ssciacquapiatti — V. ''Sciacquapiatti''. Ssciacquetta, III, {{Pg|377|377|bIII}}; V, {{Pg|391|391|bV}}. Ssciacquettalli, V, {{Pg|321|321|bV}}. Ssciala, III, {{Pg|37|37|bIII}}. Sscialacore, V, {{Pg|224|224|bV}}. Sscialate (E), VI, {{Pg|252|252|bVI}}. Ssciali, V, {{Pg|46|46|bV}}. Ssciamanno -i, II, {{Pg|253|253|bII}}; IV, {{Pg|90|90|bIV}}. Sscianchi (Te), II, {{Pg|181|181|bII}}. Ssciapa, I, {{Pg|218|218|bI}}. Ssciaparìe, III, {{Pg|397|397|bIII}}. {{ec|Sciapinato|Ssciapinato}}, V, {{Pg|106|106|bV}}. Ssciarbonèa, V, {{Pg|324|324|bV}}. Ssciarmante, II, {{Pg|389|389|bII}}. Ssciarpella (A), IV, {{Pg|75|75|bIV}}. Ssciattino, II, {{Pg|85|85|bII}}. Ssciatto, III, {{Pg|430|430|bIII}}. Sscimme scimme, IV, {{Pg|303|303|bIV}}. {{spazi|5}}Sscimmesscimme-cose-mosce, VI, {{Pg|70|70|bVI}}. {{spazi|5}}Sscimme scimme e ccosi tonni, IV, {{Pg|303|303|bIV}}, n. 11. Sscimmia, II, {{Pg|87|87|bII}}. Sscioccajie, I, {{Pg|71|71|bI}}. Ssciòjje, III, {{Pg|21|21|bII}}. {{spazi|5}}Ssciòjje (Je se), V, {{Pg|45|45|bV}}. Ssciórno, I, {{Pg|197|197|bI}}. Ssciòrto (Che vve s’è), I, {{pg|193||bI}}. Ssciòto -a -i, II, {{Pg|221|221|bII}}; {{pg|232|232|bII}}; VI, {{Pg|21|21|bVI}}. {{spazi|5}}Ssciòto bbalordo, V, {{Pg|326|326|bV}}. Ssciroppa, III, {{Pg|234|234|bIII}}. Ssciroppo, V, {{Pg|335|335|bV}}. Ssciuèrta, V, {{Pg|230|230|bV}}. Ssciupa, II, {{Pg|278|278|bII}}. Ssciùria, III, {{Pg|234|234|bIII}}. Ssciuscella -e, I, {{Pg|21|21|bI}}; II, {{Pg|85|85|bII}}. Ssciusciòrno, IV, {{Pg|161|161|bIV}}. Sscivola, III, {{Pg|51|51|bIII}}. Sscivolà, II, {{Pg|130|130|bII}}. Ssedia papale, I, {{Pg|226|226|bI}}. Ssediola, II, {{Pg|380|380|bII}}. Ssedisciora, III, {{Pg|268|268|bIII}}. Sseme de patata — V. ''Patata''... Ssemprevivo, I, {{Pg|109|109|bI}}. Ssemprigrazzia — V. ''Semprigrazzia''.<noinclude></noinclude> bsh82s8nx4nzlkfc3cva669lslrpczw Pagina:Sonetti romaneschi I.djvu/129 108 853590 3836466 3073308 2026-05-18T06:50:36Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3836466 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||''Glossario-indice''|{{rl|117}}}}</noinclude> {{Colonna|em=-1}} Ssèntime, IV, {{Pg|282|282|bIV}}. Ssèntisce, III, {{Pg|10|10|bIII}}. Ssentissi — V. ''Sentissi''. Ssentissimo — V. ''Sentìssimo''. Ssepportura, VI, {{Pg|170|170|bVI}}. Ssetaccia, I, {{Pg|153|153|bI}}. Sseta-moneta, VI, {{Pg|24|24|bVI}}. Sséte — V. ''Séte''. Ssi — V. ''Si''. Ssibbè — V. ''Sibbè''. Ssiggillato, I, {{Pg|162|162|bI}}. Ssii, III, {{Pg|419|419|bIII}}. Ssinnò — V. ''Sinnò''. Ssippuro — V. ''Sippuro''. Ssisi (A), III, {{Pg|100|100|bIII}}. Ssolenne, IV, {{Pg|52|52|bIV}}. Ssolo, 1, 129. Ssolòfro, III, {{Pg|135|135|bIII}}. Ssonajja — V. ''Sonajja''. Ssorbettiere, III, {{Pg|177|177|bIII}}. Ssorella — V. ''Sorella''. Ssotto (Dà), II, {{Pg|283|283|bII}}. Ssottocoppa, III, {{Pg|177|177|bIII}}. Ssottogamma, II, {{Pg|258|258|bII}}. Ssotto (Je se fa), I, {{Pg|130|130|bI}}. Ssuàrfa, V, {{Pg|104|104|bV}}. Ssubbito che — V. ''Subbito che''. Ssuccede, III, {{Pg|412|412|bIII}}. Ssuccesso, VI, {{Pg|329|329|bVI}}. Ssuono — V. ''Suono''. Ssuperazione, III, {{Pg|373|373|bIII}}. Stà, III, {{Pg|87|87|bIII}}. Stabbia, I, {{Pg|132|132|bI}}. Stacca, VI, {{Pg|15|15|bVI}}. Staccammo, III, {{Pg|55|55|bIII}}. Stacce, I, {{Pg|204|204|bI}}. Stacco, III, {{Pg|194|194|bIII}}. Stàcolo, I, {{pg|131||bI}}. Staffetta, II, {{Pg|5|5|bII}}. Stajole, II, {{Pg|46|46|bII}}. Stalla, III, {{Pg|137|137|bIII}}; {{pg|235|235|bIII}}. Stàmio, II, {{Pg|33|33|bII}}. Stampa, III, {{Pg|269|269|bIII}}. {{spazi|5}}Stampa (Se), III, {{Pg|144|144|bIII}}. Stampelle, I, {{Pg|198|198|bI}}. Stampijja, III, {{Pg|268|268|bIII}}. Stancheggia, II, {{Pg|347|347|bII}}. Stanca, II, {{Pg|273|273|bII}}. Stanislavo, IV, {{Pg|145|145|bIV}}. Stanno, II, {{Pg|318|318|bII}}. Stantiva, V, {{Pg|123|123|bV}}. Stanziolino, II, {{Pg|249|249|bII}}. Staréssimo, IV, {{Pg|72|72|bIV}}. Starotte, I, {{Pg|42|42|bI}}. Stassi, I, {{Pg|27|27|bI}}. {{AltraColonna|em=-1}} Stàssino, IV, {{Pg|417|417|bIV}}. Stàtichi, IV, {{Pg|261|261|bIV}}. Stàttene, I, {{Pg|189|189|bI}}. Statua de scera (Fà ’na), I, {{Pg|164|164|bI}}. Sta’ zitto, V, {{Pg|432|432|bV}}, n. 1. Stèfino, VI, {{Pg|185|185|bVI}}. Stelocanna, I, {{Pg|25|25|bI}}. Stèmio, VI, {{Pg|262|262|bVI}}. Stenéteve, II, {{Pg|250|250|bII}}. Stennardino, II, {{Pg|364|364|bII}}. Stennardo, IV, {{Pg|236|236|bIV}}. Stennarello, VI, {{Pg|168|168|bVI}}. Stenne, III, {{Pg|80|80|bIII}}. Sticcaleggna, VI, {{Pg|86|86|bVI}}. Stiéde, I, {{Pg|54||bI}}. Stiggnerebbe, IV, {{Pg|421|421|bIV}}. Stillata, VI, {{Pg|48|48|bVI}}. Stilli, III, {{Pg|347|347|bIII}}. Stima, III, {{Pg|303|303|bIII}}. Stìmite, II, {{Pg|31|31|bII}}; III, {{Pg|305|305|bIII}}. Stivale, II, {{Pg|112|112|bII}}. Sto -a -e, I, {{Pg|37|37|bI}}; {{pg|74|74|bI}}; II, {{pg|116||bII}}. Stoccafisso, VI, {{Pg|143|143|bVI}}. Stoccate, II, {{Pg|288|288|bII}}. Stocchi, III, {{Pg|355|355|bIII}}. Stole, I, {{Pg|174|174|bI}}. Stommico, II, {{Pg|414|414|bII}}; III, {{Pg|412|412|bIII}}. Stommicosa, V, {{Pg|236|236|bV}}. Stoppa (Fà bbarba de), III, {{Pg|234|234|bIII}}. Stora -e, I, {{pg|194||bI}}; {{pg|203||bI}}. Storce, III, {{Pg|432|432|bIII}}. Stòrcio, VI, {{Pg|179|179|bVI}}. Stordì, IV, {{Pg|268|268|bIV}}. Storsione, III, {{Pg|167|167|bIII}}. Stortiggnana, V, {{Pg|262|262|bV}}. Storto -i -e, I, {{Pg|69|69|bI}}; II, {{Pg|114|114|bII}}; III, {{pg|7||bIII}}. Stracci ferracci chiò scherpacci, I, {{Pg|40|40|bI}}. Stracciarolo, IV, {{Pg|218|218|bIV}}. Stracotto, VI, {{Pg|206|206|bVI}}. Straformate, II, {{Pg|408|408|bII}}. Strafórmeno, III, {{Pg|184|184|bIII}}. Stragge, IV, {{Pg|272|272|bIV}}. Stramazzànnosce, VI, {{Pg|76|76|bVI}}. Stramonni, I, {{Pg|83|83|bI}}. Stramutassi, IV, {{Pg|178|178|bIV}}. Stranuto, III, {{Pg|302|302|bIII}}. Strapazzi, IV, {{Pg|125|125|bIV}}: V, {{Pg|353|353|bV}}. Strapazzo, III, {{Pg|154|154|bIII}}. Straportacce, IV, {{Pg|206|206|bIV}}. Straportazzione, III, {{Pg|244|244|bIII}}. Straporti, VI, {{Pg|312|312|bVI}}. Straporto, I, {{Pg|75|75|bI}}.<noinclude></noinclude> 1e1lqk025utuiua324mianyz444ocz7 Pagina:Lezioni di analisi matematica.pdf/274 108 857729 3836567 3068080 2026-05-18T11:58:21Z Candalua 1675 3836567 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Teretru83" />{{rigaIntestazione|258|{{Sc|capitolo xii}} — § 77}|}} ----</noinclude>di una funzione razionale della <matH>z</math>: integrale che quindi sappiamo calcolare. {{sc|Oss.}} Il caso di una funzione <math>f</math> razionale nella <math>x</math>, <math>\sqrt[p]{bx+c}</math>, <math>\sqrt[q]{bx+c}</math>, <math>[r]{bx+c}</math>, .....(<math>p</math>, <math>q</math>, <math>r</math>, ..... interi positivi) si riduce subito al precedente, assumendo per <math>m</math> il minimo comune multiplo di <math>p</math>, <math>q</math>, <math>r</math>, ..... <math>\epsilon</math>) Calcoliamo l'integrale <math>\int f(x, \sqrt{ax+b}, \sqrt{cx+d})dx (a, b, c, d=\text{cost.})\, (a\not=0)</math> di una funzione razionale <math>f</math> di <math>x, \sqrt{ax+b}, \sqrt{cx+d}</math>. Posto <math>z=\sqrt{ax+b}</math> e quindi <math>x=\frac{z^2-b}{a}</math>, <math>dx=\frac{2}{a} zdz</math>, questo integrale diventa <math>\frac{2}{a} \int \left(\frac{z^2-b}{a}, z, \sqrt{\frac{c}{a}z^2+\frac{(da-cb)}{a}}\right)zdz</math>, che è l'integrale di una funzione razionale di <matH>z</math> e di <matH>\sqrt{\frac{c}{a}z^2+\left(d-\frac{cb}{a}\right)}</math>, cioè un integrale del tipo che noi abbiamo già imparato a calcolare in <math>\gamma</math>). {{smaller|<math>\zeta</math>) '''Integrali binomii,''' — Si voglia calcolare l'integrale <math>\int x^m(ax^n+b)^pdx</math> ove <math>a</math>, <math>b</math> sono costanti ed <math>m</math>, <math>n</math>, <matH>p</math> numeri razionali.}} {{smaller|<math>A</math>) Se <math>p</math> è ''intero'', si ponga <math>x=z^s</math>, indicando con <math>s</math> il minimo comune multiplo dei denominatori di <math>m</math>, <math>n</math>, che per ipotesi sono numeri tratti (cfr, <math>\delta</math>), e ci si riduce al solito caso dell'integrale di una funzione razionale.}} {{smaller|<math>B</math>) Se <math>p</math> è una funzione <math>\frac{r}{s}</math> (con <math>r</math>, <math>s</math> interi), posto}} {{centrato|{{smaller|<math>t=(ax^n+b)^{\frac{1}{s}}, x=\left(\frac{t^s-b}{a}\right)^{\frac{1}{n}}, dx=\frac{s}{na}\left(\frac{t^s-b}{a}\right)^{\frac{1}{n}-1} t^{s-1}dt</math>,}}}} {{smaller|il nostro integrale diventa:}} {{centrato|{{smaller|<math>\frac{s}{na^{\frac{1+m}{n}}} \int t^{r+s+1}(t^r-b)^{\frac{m+1}{n}-1}dt</math>,}}}} {{smaller|che è l'integrale di una funzione razionale, e noi sappiamo calcolare, se <math>\frac{m+1}{n}</math> ''è intero''.}} {{smaller|Possiamo trovare un altro caso, in cui possiamo calcolare il nostro integrale. Basti osservare che, posto <math>x=\frac{1}{y}</math>, esso diventa}} {{centrato|{{smaller|<math>-\int y^{\mu}(a+by^n)^p dy</math> con <math>\mu=-(m+2+np)</math>}}}} {{smaller|che, per quanto dicemmo in <math>B</math> sappiamo calcolare se <math>\frac{\mu+1}{n}</math> è intero cioè se <math>\frac{-m-1-np}{n}</math> è intero, cioè se <math>\frac{m+1}{n}+p</math> ''è intero''.}} {{smaller|In conclusione sappiamo ''calcolare il precedente integrale, riducendolo al calcolo di una funzione razionale, quando è intero uno dei tre numeri <math>\mathrm{p}</math>, oppure <math>\mathrm{\frac{m+1}{n}}</math>, oppure <math>\mathrm{\frac{m+1}{n}+p}</math>.}} Oltre al quadro del § 74, <math>\zeta</math>, pag. 244, noi ne daremo qui un altro che riassume i più importanti risultati ottenuti fin qui.<noinclude><references/></noinclude> 92zkggu4u3ysjbee5m9bupoovzbl9ip Pagina:Lezioni di analisi matematica.pdf/275 108 857730 3836568 3068081 2026-05-18T11:58:42Z Candalua 1675 3836568 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Teretru83" />{{rigaIntestazione||{{sc|integrali}}|259}} ----</noinclude>{{nop}} '''QUADRO DEI METODI DI INTEGRAZIONE''' (cfr. pag. 244 e 190). <math>\int (u+v)dx= \int udx+ \int vdx+\text{cost.}</math> (integrazione per somma) <math>\int f(x) dx=\int f[x(z)]x'(z)dz+</math> cost. (integrazione per sostituzione) <math>\int u'vdx=uv-\int uv'dx+</math> cost. (integrazione per parti). Se <math>f</math> indica nei singoli casi una funzione razionale della variabile, o delle variabili da cui dipende {| class="wikitable" |- | {{centrato|<math>\int f(x)dx</math>}} || Si calcola scomponendo <math>f(x)</math> nella somma di frazioni semplici di un polinomio, e di una derivata. || |- | {{centrato|<math>f(\text{sen}\, x, \text{cos}\, x)dx</math>}} || Si calcola introducendo come nuova variabile di integrazione || <math>z=tg\frac{x}{2}</math>. Si può anche porre <math>z=tg\, x</math>, se in <math>f</math> entrano solo <math>t g x</math> e potenze ad esponenti pari di <matH>\text{sen}\, x</math>, <math>\text{cos}\, x</math>. |- | {{centrato|<math>\int f(x, \sqrt[m]{ax+b}dx</math>, <math>a, b= \text{cost.}</math>; <math>a\not=0</math>, (<math>m</math> intero positivo)}} || Si calcola introducendo come nuova variabile di integrazione || {{centrato|<math>z=\sqrt[m]{ax+b}</math><ref>Se capitano parecchi radicali <matH>z=\sqrt[\mu]{ax+b}</math>, <math>z=\sqrt[v]{ax+b}</math>, ecc. si porrà <math>z=\sqrt[m]{ax+b}</math>, dove <math>m</math> è il minimo comune multiplo degli indici <math>\mu</math>, <math>v</math>, ecc.</ref>}} |- | {{centrato|<math>\int f(x, \sqrt{ax^2+bx+c}dc</math> <math>a</math>, <math>b</math>, <math>c=</math> cost.}} || Si calcola, assumendo a variabile <matH>z</math> di integrazione quella definita dalla || <math>\sqrt{ax^2+bx+c}=\sqrt{a}(x+z)</math> se <math>a>0</math> <math>z^2=x-\alpha \choose \beta-x</math> se <math>a>0</math>, ed <math>\alpha</math>, <math>\beta</math> sono le radici di <math>ax^2+bx+c=0</math>. |- | {{centrato|<math>\int f(x, \sqrt{ax+b}, \sqrt{cx+d}dx</math> <math>a, b, c, d=\text{cost.}</math>; <math>a, c\not=0</math>}} || Si riduce al caso precedente assumendo a variabile di integrazione || {{centrato|<math>z=\sqrt{ax+b}</math>}} |- | {{centrato|<math>\int f(e^x)dz</math>}} || Si calcola assumendo a variabile di integrazione || {{centrato|<math>z=e^x</math>}} |- |{{centrato|Integrali binomii}} || || {{centrato|cfr. pag. 258.}} |}<noinclude><references/></noinclude> 0orehp64ttuq9jg7gwu4mav2e6gow9d Pagina:Lezioni di analisi matematica.pdf/322 108 858712 3836555 3104979 2026-05-18T11:52:35Z Candalua 1675 3836555 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Teretru83" />{{rigaIntestazione|306|{{Sc|capitolo xiv}} — § 92-93|riga=si}}</noinclude><section begin="1" />Come nel problema precedente si dimostra che queste condizioni sono sufficienti almeno per il caso che il campo di variabilità per le <math>M, N, P</math> sia un parallelepipedo con gli spigoli paralleli agli assi coordinati, ed anche in casi assai più generali.<section end="1" /> <section begin="2" />{{ct|class=t3|{{§|par93|§ 93. — '''Cenno di un problema analogo ai precedenti.'''}}}} Un problema analogo è quello di determinare una funzione <math>\iota(x, y)</math> che soddisfi alla <math>\frac{\partial^2 x}{\partial x \partial y}=P(x, y)</math>, dove <math>P(x, y)</math> è una funzione data ''a priori'' finita e continua in un rettangolo, avente i lati paralleli agli assi coordinati; e siano <math>a, b</math>, p. es., le coordinate di quel vertice, che ha la minima ascissa e la minima ordinata. La nostra equazione si può scrivere: {{centrato|<math>\frac{\partial}{\partial x}\left(\frac{\partial z}{\partial y}\right)=P(x, y)</math>}} donde {{centrato|<math>\frac{\partial z}{\partial y}=\int_a^x P(x, y)dx+\gamma</math>,}} dove <math>\gamma</math> è una costante rispetto alla <math>x</math>, ed è quindi una qualsiasi funzione della <math>y</math> (''continua'', perchè in questi studi ci occupiamo solamente di funzioni continue). Sarà perciò: {{spazi|15}}<math>z=\int_b^y\left[\int_a^xP(x, y)dx\right]dy+\varphi(y)+f(x)</math>{{spazi|10}}(1) dove <math>\varphi(y)</math> è l'integrale di <math>\gamma</math>; cioè, essendo <math>\gamma</math> una funzione arbitraria, <math>\varphi(y)</math> è una funzione arbitraria della <math>y</math> (a derivata continua). Nella (1) compare anche <math>f(x)</math>, funzione arbitraria di <math>x</math>, perchè si è integrato rispetto a <math>y</math>, e quindi l'integrale resta determinato a meno d'una costante (rispetto ad <math>y</math> che può essere una funzione affatto qualunque di <math>x</math>, ma che supporremo derivabile, volendo che esista <math>z'_z</math>. {{smaller|Se nella (1) poniamo ora l'ipotesi che <math>P8x, y)</math> sia costantemente zero, e quindi}} {{centrato|{{smaller|<math>\int_b^ydy\left[\int_a^xP(x, y)dx\right]=0</math>,}}}} {{smaller|troviamo che la funzione più generale <math>z(x, y)</math>; che ha la derivata mista di secondo ordine uguale a zero, è somma di due funzioni, l'una di <math>x</math> e l'altra di <math>y</math> affatto arbitrarie (ma derivabili), e cioè}} {{spazi|30}}<math>z=\varphi(y)+f(x)</math>.{{spazi|50}}(2)<section end="2" /><noinclude><references/></noinclude> rd493tdi1af8tfdt89zy5zsljb9evzc Pagina:Jessie White La miseria di Napoli.djvu/169 108 861160 3836525 3085672 2026-05-18T10:11:28Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 75% */ 3836525 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||{{Sc|proposte fatte per le condizioni di napoli.}}|155}}</noinclude>in ciò: che ogni Opera Pia è stata dall’Autore visitata, onde il libro in certo modo compie quello compilato a spese del Consiglio provinciale intorno alle ''Istituzioni Pie della Provincia di Napoli''. ''{{TestoAssente|I Brefotrofii}}'', di {{Wl|Q55226917|Nicola De Crescenzio}}, sembrami un capolavoro, perchè egli ci dà agio di confrontare le varie istituzioni e i varii sistemi in Italia e altrove; e i suoi suggerimenti procedono tutti in compagnia delle ragioni e dei criterii che lo condussero a questo o a quell’altro proponimento; sicchè il lettore, quand’anche non s’accordi colle sue proposte, sentesi lieto di esser padrone delle armi dell’avversario. ''{{TestoAssente|Le forze produttive della Provincia di Napoli}}'', per {{AutoreCitato|Alessandro Betocchi|Alessandro Betocchi}}, è libro che dà un quadro compiuto delle produzioni del credito e delle industrie della Provincia, industrie estrattive, alimentari, chi miche, tessili, ec. ec., e del movimento commerciale, e l’inventario di ciò che Napoli e le Provincie posseggono. Il libro: ''{{TestoAssente|Provincie Napoletane}}'', del {{AutoreCitato|Leopoldo Franchetti|Franchetti}}, mi ha fatto profonda impressione, benchè letto dopo il mio ritorno da Napoli, mentre faceva varie escursioni nella Campagna Romana per vedere i Calabresi e gli Abruzzesi, di cui egli parlava, nell’atto di lavorare quell’infelice e malsana terra. A questo libro andrebbe bene aggiunto il capitolo fornitomi da un ingegnere, che visse molto tempo in Benevento, che io pubblico, tacendo il nome dell’Autore, che così ei m’impose per modestia. Questo libro (come i due grossi volumi intitolati: ''{{TestoAssente|I Contadini in Sicilia}}'', per {{AutoreCitato|Sidney Sonnino|Sidney Sonnino}}; ''Condizioni''<noinclude></noinclude> 0pl9vjxqtg9v7qxeqe4woglx7gkwuw0 Il mago di Oz 0 896464 3836551 3706802 2026-05-18T11:51:29Z Candalua 1675 3836551 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=16 settembre 2023|arg=Da definire}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Lyman Frank Baum | Nome e cognome del curatore = Tipografia Pia Società San Paolo | Titolo =Il mago di Oz | Eventuale sottotitolo = Edizione Cinelibro | Anno di pubblicazione = | Lingua originale del testo =inglese | Nome e cognome del traduttore = Maria Luisa Agosti Castellani | Anno di traduzione = | Progetto = Letteratura | Argomento = | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Baum - Il mago di Oz (Edizione Cinelibro) - 1950.pdf }} == Indice == * {{testo|/Prefazione}} * {{testo|/Il ciclone}} * {{testo|/A colloquio coi Succhialimoni}} * ''Come Dorothy salvò lo Spaventapasseri'' * ''Il sentiero nel bosco'' * ''Come fu salvato il Boscaiolo di Stagno'' * ''Il Leone Codardo'' * ''Il viaggio alla Città degli Smeraldi'' * ''Il Campo dei Papaveri'' * ''La Regina dei Topi di Campo'' * ''Il Guardiano della Città'' * ''La meravigliosa Città del Mago'' * ''Alla ricerca della Perfida Strega'' * ''Alla riscossa'' * ''Le Scimmie Volanti'' * ''Rivelazione di Oz il Terribile'' * ''Le arti magiche del Grande Ciarlatano'' * ''Il volo in pallone'' * ''In cammino verso il Sud'' * ''La lotta contro gli Alberi Viventi'' * ''Il Paese della Porcellana'' * ''Il Leone diventa il Re degli Animali'' * ''Nel Regno dei Gingillini'' * ''La Fata esaudisce il desiderio di Dorothy'' * ''Di ritorno a casa'' * {{testo|/Indice}} 1f852jx9rx9lhso1okwo9au4wec71cv Discussioni pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/25 109 945314 3836018 3835670 2026-05-17T18:23:46Z Alex brollo 1615 /* */ Risposta 3836018 wikitext text/x-wiki {{ping|Carlomorino}} Qui c'è un problema: questa pagina finisce a metà di una parola mentre la successiva inizia con un nuovo paragrafo. Non mi è chiaro se sia saltata una riga oppure una pagina intera (l'assenza dei numeri di pagina non aiuta). Per adesso lascio la pagina ns0 al 75%--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 08:31, 13 nov 2024 (CET) @[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ok. Io vedo tre possibilità: lo "scannatore" ha saltato la pagina oppure l'ha saltata o il tipografo o il rilegatore. Vedo se riesco a trovare il testo in qualche biblioteca. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 10:23, 13 nov 2024 (CET) :{{ping|Carlomorino}} Hai poi avuto modo di controllare?--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 08:43, 8 mag 2026 (CEST) @[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] Completamente passato di mente. Ora vedo dove lo posso trovare. Sta a piazza dell'orologio. Non è chiaro se sopra o sotto. Spero riusci' ad annnacce marte. Se nun do segni de vita famme 'n fischio. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:15, 8 mag 2026 (CEST) @[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] so' 'nnato a l'archivio capitolini, ndove ho trovate che de paggine ne mancheno parecchie. L'ho immortalate tutte. Mo' famo lavorà quercheduno pe' ficcalle 'ndove vanno messe, ar bare. (trad. pagine mancanti trovate. Prosegue al Bar). --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:28, 12 mag 2026 (CEST) @[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] esimissimo dottore, ho chiesto aiuto al bar, ma sembra che non ci sia risposta. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:52, 15 mag 2026 (CEST) :{{ping|Carlomorino}} Se mi mandi le pagine posso provare a metterci le mani io, ma non garantisco un risultato--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 18:02, 15 mag 2026 (CEST) @[[Utente:Dr Zimbu|Zimbu]] Una volta lo fece @[[User:Alex brollo]]. Possiamo sentire se gli va di farlo. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 19:20, 15 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Volentieri, se avete difficoltà. Avvisatemi se/come/quando me le mendate. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:50, 15 mag 2026 (CEST) ::@[[User:Alex brollo]] va bene per mail? --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 20:37, 15 mag 2026 (CEST) :::Certo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:02, 16 mag 2026 (CEST) ::::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Sono leggermente azzoppato con la connessione, ma vado avanti. Sarà abbastanza faticosa la correzione di tutti i pages nelle singole sottopagine, vediamo se riesco a inventarmi qualcosa. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:23, 17 mag 2026 (CEST) deg3lnb1ezq2qqb78tae37htja09l56 3836177 3836018 2026-05-17T19:23:03Z Alex brollo 1615 /* */ Risposta 3836177 wikitext text/x-wiki {{ping|Carlomorino}} Qui c'è un problema: questa pagina finisce a metà di una parola mentre la successiva inizia con un nuovo paragrafo. Non mi è chiaro se sia saltata una riga oppure una pagina intera (l'assenza dei numeri di pagina non aiuta). Per adesso lascio la pagina ns0 al 75%--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 08:31, 13 nov 2024 (CET) @[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ok. Io vedo tre possibilità: lo "scannatore" ha saltato la pagina oppure l'ha saltata o il tipografo o il rilegatore. Vedo se riesco a trovare il testo in qualche biblioteca. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 10:23, 13 nov 2024 (CET) :{{ping|Carlomorino}} Hai poi avuto modo di controllare?--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 08:43, 8 mag 2026 (CEST) @[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] Completamente passato di mente. Ora vedo dove lo posso trovare. Sta a piazza dell'orologio. Non è chiaro se sopra o sotto. Spero riusci' ad annnacce marte. Se nun do segni de vita famme 'n fischio. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:15, 8 mag 2026 (CEST) @[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] so' 'nnato a l'archivio capitolini, ndove ho trovate che de paggine ne mancheno parecchie. L'ho immortalate tutte. Mo' famo lavorà quercheduno pe' ficcalle 'ndove vanno messe, ar bare. (trad. pagine mancanti trovate. 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[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:50, 15 mag 2026 (CEST) ::@[[User:Alex brollo]] va bene per mail? --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 20:37, 15 mag 2026 (CEST) :::Certo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:02, 16 mag 2026 (CEST) ::::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Sono leggermente azzoppato con la connessione, ma vado avanti. Sarà abbastanza faticosa la correzione di tutti i pages nelle singole sottopagine, vediamo se riesco a inventarmi qualcosa. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:23, 17 mag 2026 (CEST) :::::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Sembra che tutto si stia sistemando... maledetto temporale che mi ha fulminato il modem! in corso lo spostamento delle pagine; tag pages in ns0 sistemati via bot. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:23, 17 mag 2026 (CEST) nl41xyzxarpto9s5gnan44zurpg637r 3836400 3836177 2026-05-17T19:39:55Z Alex brollo 1615 /* */ Risposta 3836400 wikitext text/x-wiki {{ping|Carlomorino}} Qui c'è un problema: questa pagina finisce a metà di una parola mentre la successiva inizia con un nuovo paragrafo. Non mi è chiaro se sia saltata una riga oppure una pagina intera (l'assenza dei numeri di pagina non aiuta). Per adesso lascio la pagina ns0 al 75%--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 08:31, 13 nov 2024 (CET) @[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ok. Io vedo tre possibilità: lo "scannatore" ha saltato la pagina oppure l'ha saltata o il tipografo o il rilegatore. Vedo se riesco a trovare il testo in qualche biblioteca. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 10:23, 13 nov 2024 (CET) :{{ping|Carlomorino}} Hai poi avuto modo di controllare?--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 08:43, 8 mag 2026 (CEST) @[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] Completamente passato di mente. Ora vedo dove lo posso trovare. Sta a piazza dell'orologio. Non è chiaro se sopra o sotto. Spero riusci' ad annnacce marte. Se nun do segni de vita famme 'n fischio. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:15, 8 mag 2026 (CEST) @[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] so' 'nnato a l'archivio capitolini, ndove ho trovate che de paggine ne mancheno parecchie. L'ho immortalate tutte. Mo' famo lavorà quercheduno pe' ficcalle 'ndove vanno messe, ar bare. (trad. pagine mancanti trovate. 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[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:50, 15 mag 2026 (CEST) ::@[[User:Alex brollo]] va bene per mail? --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 20:37, 15 mag 2026 (CEST) :::Certo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:02, 16 mag 2026 (CEST) ::::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Sono leggermente azzoppato con la connessione, ma vado avanti. Sarà abbastanza faticosa la correzione di tutti i pages nelle singole sottopagine, vediamo se riesco a inventarmi qualcosa. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:23, 17 mag 2026 (CEST) :::::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Sembra che tutto si stia sistemando... maledetto temporale che mi ha fulminato il modem! in corso lo spostamento delle pagine; tag pages in ns0 sistemati via bot. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:23, 17 mag 2026 (CEST) ::::::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]] A posto, adesso bisogna solo "bliuzzare" le pagine 26 e 27. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:39, 17 mag 2026 (CEST) l80i66aho7kl58dkn3l7iaei387aj2x 3836406 3836400 2026-05-17T21:12:07Z Carlomorino 42 3836406 wikitext text/x-wiki {{ping|Carlomorino}} Qui c'è un problema: questa pagina finisce a metà di una parola mentre la successiva inizia con un nuovo paragrafo. Non mi è chiaro se sia saltata una riga oppure una pagina intera (l'assenza dei numeri di pagina non aiuta). Per adesso lascio la pagina ns0 al 75%--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 08:31, 13 nov 2024 (CET) @[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ok. Io vedo tre possibilità: lo "scannatore" ha saltato la pagina oppure l'ha saltata o il tipografo o il rilegatore. Vedo se riesco a trovare il testo in qualche biblioteca. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 10:23, 13 nov 2024 (CET) :{{ping|Carlomorino}} Hai poi avuto modo di controllare?--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 08:43, 8 mag 2026 (CEST) @[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] Completamente passato di mente. Ora vedo dove lo posso trovare. Sta a piazza dell'orologio. Non è chiaro se sopra o sotto. Spero riusci' ad annnacce marte. Se nun do segni de vita famme 'n fischio. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:15, 8 mag 2026 (CEST) @[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] so' 'nnato a l'archivio capitolini, ndove ho trovate che de paggine ne mancheno parecchie. L'ho immortalate tutte. Mo' famo lavorà quercheduno pe' ficcalle 'ndove vanno messe, ar bare. (trad. pagine mancanti trovate. 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[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:50, 15 mag 2026 (CEST) ::@[[User:Alex brollo]] va bene per mail? --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 20:37, 15 mag 2026 (CEST) :::Certo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:02, 16 mag 2026 (CEST) ::::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Sono leggermente azzoppato con la connessione, ma vado avanti. Sarà abbastanza faticosa la correzione di tutti i pages nelle singole sottopagine, vediamo se riesco a inventarmi qualcosa. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:23, 17 mag 2026 (CEST) :::::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Sembra che tutto si stia sistemando... maledetto temporale che mi ha fulminato il modem! in corso lo spostamento delle pagine; tag pages in ns0 sistemati via bot. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:23, 17 mag 2026 (CEST) ::::::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]] A posto, adesso bisogna solo "bliuzzare" le pagine 26 e 27. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:39, 17 mag 2026 (CEST) ::@[[User:Alex brollo]] grazie. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 23:12, 17 mag 2026 (CEST) cfsrq6uul2nosjnb02fh7z9z0oam3aq 3836414 3836406 2026-05-18T06:16:36Z Dr Zimbu 1553 3836414 wikitext text/x-wiki {{ping|Carlomorino}} Qui c'è un problema: questa pagina finisce a metà di una parola mentre la successiva inizia con un nuovo paragrafo. Non mi è chiaro se sia saltata una riga oppure una pagina intera (l'assenza dei numeri di pagina non aiuta). Per adesso lascio la pagina ns0 al 75%--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 08:31, 13 nov 2024 (CET) @[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ok. Io vedo tre possibilità: lo "scannatore" ha saltato la pagina oppure l'ha saltata o il tipografo o il rilegatore. Vedo se riesco a trovare il testo in qualche biblioteca. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 10:23, 13 nov 2024 (CET) :{{ping|Carlomorino}} Hai poi avuto modo di controllare?--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 08:43, 8 mag 2026 (CEST) @[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] Completamente passato di mente. Ora vedo dove lo posso trovare. Sta a piazza dell'orologio. Non è chiaro se sopra o sotto. Spero riusci' ad annnacce marte. Se nun do segni de vita famme 'n fischio. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:15, 8 mag 2026 (CEST) @[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] so' 'nnato a l'archivio capitolini, ndove ho trovate che de paggine ne mancheno parecchie. L'ho immortalate tutte. Mo' famo lavorà quercheduno pe' ficcalle 'ndove vanno messe, ar bare. 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[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:50, 15 mag 2026 (CEST) ::@[[User:Alex brollo]] va bene per mail? --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 20:37, 15 mag 2026 (CEST) :::Certo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:02, 16 mag 2026 (CEST) ::::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Sono leggermente azzoppato con la connessione, ma vado avanti. Sarà abbastanza faticosa la correzione di tutti i pages nelle singole sottopagine, vediamo se riesco a inventarmi qualcosa. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:23, 17 mag 2026 (CEST) :::::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Sembra che tutto si stia sistemando... maledetto temporale che mi ha fulminato il modem! in corso lo spostamento delle pagine; tag pages in ns0 sistemati via bot. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:23, 17 mag 2026 (CEST) ::::::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]] A posto, adesso bisogna solo "bliuzzare" le pagine 26 e 27. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:39, 17 mag 2026 (CEST) ::@[[User:Alex brollo]] grazie. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 23:12, 17 mag 2026 (CEST) :::{{ping|Alex brollo}} Grazie. :::{{ping|Carlomorino}} Grazie: erano solo queste due che mancavano? E non ho capito perché hai lasciato [[Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/26|questa]] al 50%... :::Metto il libro nella coda di quelli da rileggere--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 08:16, 18 mag 2026 (CEST) 0hm6qmtacwrbn5sxswzpkpjvopfci7z Pagina:Giuseppe Fraccaroli - L'Isola dei ciechi, Milano, Arnaldo De Mohr e C., 1907.pdf/20 108 966188 3836483 3488004 2026-05-18T08:06:42Z Candalua 1675 3836483 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" /></noinclude>d’altra parte leggendo le corrispondenze intorno alla guerra giapponese, io andavo ripetendo tra me: quelli sono uomini! quelli sono uomini! — Tirate via, tirate via. — Ora io mi ci affezionai tanto a quelli uomini, che divisai d’andare al Giappone. Deve sapere che vicino al Ponte delle Navi una volta vi erano sempre tre o quattro barche grosse, anni addietro, prima delle ferrovie: adesso se ne vede appena qualcuna di tanto in tanto. Ebbene, come ne capitò una, la noleggiai; e poichè al Giappone ci si va in barca, decisi di andare. — Tirate via, tirate via, borbottò impazientito il commissario. — Ebbene ho navigato mesi e mesi, e finalmente eccomi qui. Non è il Giappone questo paese? — Che Giappone d’Egitto? gridò il commissario. Stiamo a questo mondo. Ai bambini della scuola sarete solito forse di contar fiabe di paesi fantastici; qui dovete smettere questa abitudine: qui, sapete, è cosa seria. Stiamo a questo mondo, vi ho detto, e badate ai casi vostri. Il tono era risoluto, ma io non capivo che cosa quello volesse dire. O che il Giappone per lui era forse nel mondo della luna?<noinclude><references/></noinclude> tiwaghta5jmg7zib5vpy55jtncrhp03 Pagina:Giuseppe Fraccaroli - L'Isola dei ciechi, Milano, Arnaldo De Mohr e C., 1907.pdf/26 108 966194 3836486 3488011 2026-05-18T08:14:37Z Candalua 1675 3836486 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" /></noinclude>{{nop}} — Se non faccio una domanda indiscreta, dissi io finalmente, signor Agatone, avrebbe la bontà di far portare una lucerna. Io non ho pratica di mangiare al buio, e ho paura di rovesciare qualche cosa. — Una lucerna? cos’è una lucerna? forse è un vocabolo che io non conosco. — Una lucerna è, o può essere... tutto ciò che serve a far luce. — Luce? luce? esclamò tutta anelante la signorina. Ma la luce non è lo stesso che il sole? Anch’io adoro il sole. Io rimasi interdetto e perplesso. Che sia matta? Il babbo suo infatti mi aveva raccomandato di non contraddirla. Bisognava dunque voltare il discorso, e fortunatamente mi venne un’idea. — Signor Agatone, se ha la bontà di indicarmi dove è stata riposta la mia valigia, ci ho dentro dei cerini e delle candele, e se mi permette, mi servo di quelle. — Imelda, bimba mia, fa un piacere, disse il padre, tu che sai dove l’hai riposta, va a prendere la valigia del signore e portala qui. Io ardevo veramente dal desiderio di vedere in faccia i miei ospiti. Ero stato in mezzo a tanta gente quella notte, ma di che colore fossero, non l’avrei saputo ancora dire: sopra tutto<noinclude><references/></noinclude> 23k6ulji57ahavnqv24iezopse5rbva Pagina:Giuseppe Fraccaroli - L'Isola dei ciechi, Milano, Arnaldo De Mohr e C., 1907.pdf/59 108 966272 3836487 3488355 2026-05-18T08:31:38Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3836487 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" /></noinclude>tano. Voglio esser sicura. Ella mi ha detto fin da ieri che mi ha veduta qui dalla finestra; ed io vorrei crederlo, ma potrebbe invece avermi sentita; Ella mi ha descritto le cose circostanti, ma poteva essersene informato prima. Scusi, sa, signor Agatocle, non è che non creda: sì, sì, credo, credo, ma vorrei essere confermata ancora in questa mia fede, vorrei avere una di quelle prove che sono al di là di ogni dubbio, contro le quali non ci sia che ribattere. Me la dia questa prova, signor Agatocle. — Facciamo così; mi leghi qui su questa panca e poi vada laggiù in fondo al giardino: io Le saprò dire, stando qui, tutti i Suoi movimenti e i Suoi gesti. Si trasse un grembiulino leggiero, e mi legò con esso alla spalliera del sedile; poi corse al luogo che le avevo detto. E allora io cominciai: — Ecco, ecco, Imelda ha colto una rosa, un altra rosa una se l’appunta sul seno, l’altra la intreccia nei capelli: ecco, si rassetta le treccie. Ecco, ecco, corre a me con le braccia aperte. Oh cattiva, adesso le ha chiuse, e sta lì ritrosa e scontrosa. — Signor Agatocle, — disse Imelda, come mi ebbe disciolto e mi si fu seduta vicina, — mentre che Lei mi parlava, io non credo che fossero le parole, perchè parole da lontano ne sento<noinclude><references/></noinclude> jc0naxlfpor3ciu0otql8a581dxyy7z Pagina:Villani - Cronica, Tomo III, 1823.djvu/5 108 969849 3836485 3499488 2026-05-18T08:08:35Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3836485 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" /></noinclude>{{Ct|f=200%|v=1|t=6|CRONICA }} {{Ct|f=100%|v=1|{{Sc|di}}}} {{Ct|f=100%|v=6|L=2px|GIOVANNI VILLANI}}<noinclude></noinclude> tqfhvohrzd39nqzdr2sigd7uiggvqk9 Pagina:Aristofane - Commedie, Venezia 1545.djvu/31 108 975356 3836479 3525561 2026-05-18T07:52:53Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3836479 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.5em|IL PLUTO}}|}}</noinclude>{{poem t|c=ac|{{Pt|capo ne danno gran noia, risvegliandone, e dicendone, tu morirai di fame, hor lievati.|Ch.+ Non mi poi dare nulla di buono, eccetto che vesiche di bagno. fai venir a’l mondo fanciulli, che muoiono di fame, ne dai un tumulto di vecchie, un numero di pedochij, cimici, pulici, e zanciale (non dico quanti) che risonanti circa ’l capo ne danno gran noia, risvegliandone, e dicendone, tu morirai di fame, hor lievati.}} apreso per una bella veste, ne dai la strazzata, che non si tien insieme pur mica: per il letto, un mattarazzo di giunchi pieno di pulici, e cimici, che i dormienti fa risvegliare: per il tapete una stuora marza: per il cossino, una gran pietra: per il pane rami di malva: per un marzapane, ò per una fugazza, foglie de rafani: per il scanno, la testa d’un’olla spezzata: per il mortaio, un’ascia d’una botta rotta. ecco dunque che sei causa à gli huomini d’ogni bene. Po.+ Non mi hai recitata la vita mia, ma quella de i miseri mendici. Ch.+ Diremo adunque che la povertà è sorella della mendicità. Po.+ O voi che dicete che Dionisio è simile à Trasibulo, la vita mia veramente non patisce questo, non per Giove, ne mai è per patire. la vita de’l mendico, qual mi dici, è non haver niente: de’l povero poi, è vivere parcamente, et attendere a’l lavoro: et egli nulla s’avanza, e niente gli manca. Ch.+ O Cerere che vita beata d’un’huomo: egli si sparmierà, et affaticherà, e mai potrà lasciare nanche da sepelirsi.}} <noinclude>{{poem t|c=ac|Po.+ Mi prezzi, e mi butti in occhio, come che io non facia un ben a’l mondo: non sai tu che io}}</noinclude><noinclude>{{PieDiPagina|||''faccio''{{spazi|5}}}}</noinclude> 721bfz7ubads8gmbnijbvbx5ddo1l25 Pagina:Savinio - Narrate, uomini, la vostra storia, Bompiani, 1944.pdf/23 108 979370 3836526 3537044 2026-05-18T10:15:09Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3836526 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" /></noinclude>cuore di poeta è sbocciato all’amore, sale a Ghevio ove :::''racchiusa di nubi in un velo,'' {{no rientro}}ritrova :::''la diva bionda vestita di cielo.'' Ma ecco il ’59. Cavallotti vuole brandire la carabina, ma gli addetti all’arruolamento dell’esercito piemontese gli rispondono: ''trop cit''. Chi non ricorda la tempesta del 9 giugno 1860, tra la Liguria e Cagliari? Il ''Giorgio Washington'', che batteva bandiera degli Stati Uniti, ballava sul mare con tutto il suo carico di gioventú, taluni con l’occhio acceso da eroiche immaginazioni, altri con l’occhio di merluzzo e sulle gote i livori del travaglio di stomaco. Se un fumo spuntava all’orizzonte, gli ardenti e i vomitanti rotolavano come barili nella stiva; poi risalivano in coperta scomparso il pericolo, e facevano crocchio intorno a uno dai capelli al vento e dai gesti da semaforo, che in mezzo alla bufera parlava di libertà e di democrazia, dell’uomo e dei suoi diritti. Doppiato il Capo Spartivento la tempesta scemò, brillarono le stelle sul mare placato. Colui si addormentò col cielo per soffitto, la bocca brulicante di parole ancora non nate al suono. E quando il sole l’indomani brillò sul mare e globi di fumo bianco annunciarono la vicinanza di un vulcano, l’oratore si levò non piú semplice tribuno ma bardo, e cantò: <poem> ''Oh, salve dell’Etna — gloriosa contrada'' ''Che il giogo rompesti — brandisti la spada!'' ''Fratelli noi siamo — del grande Nizzardo,'' ''Corremmo alla voce — che guerra tonò!''</poem> Al ritorno dalla Sicilia Cavallotti si ferma a Napoli, si reca a Castel dell’Ovo in una splendida villa che spie-<noinclude><references/></noinclude> 7mwbfvlobjoctnvmahkgb18q5f8h7w0 Pagina:Pitteri - In campagna, Gradisca, Antonio Bello, 1881.pdf/21 108 992345 3836480 3592367 2026-05-18T07:56:15Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3836480 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" /></noinclude> {{Centrato|{{X-larger|Nell’erba.}}}} {{rule|2em}} {{Blocco centrato|<poem> {{X-larger|T}}ra i fili d’erba s’agita un gran mondo Di piccioletti popoli vivaci, E, come noi, quello sciame è fecondo Di lotte, di dolor, d’ire e di baci. Danza nel sol l’esercito errabondo Dei diafani moschini e le voraci Zanzare e i lenti bruchi e giù nel fondo Le operose formiche pertinaci. E in una zolla tutta questa vita Si move e passa; il becco d’un uccello, Una stilla di pioggia, un’appassita Fronda che cade, un sasso, un zolfanello Sono per quel brev’atomo di terra Vulcani, incendi, inondazioni e guerra. </poem>}}<noinclude><references/></noinclude> i63pq2tqlopwqxt1xjmemtwk6fvoa0a In campagna (Pitteri)/Nell'erba 0 992346 3836481 3809066 2026-05-18T07:56:27Z Cruccone 53 Porto il SAL a SAL 100% 3836481 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=18 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Nell'erba|prec=../Soldati|succ=../Piove}} <pages index="Pitteri - In campagna, Gradisca, Antonio Bello, 1881.pdf" from="21" to="21" /> 4qgsyv4yhfg4pqjngbdkgqh08epuovm Pagina:Verga - Drammi intimi, Firenze, Quattrini, 1914.pdf/5 108 1007273 3836517 3643840 2026-05-18T09:50:25Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3836517 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" /></noinclude>{{Ct|f=140%|L=0.1em|DRAMMI INTIMI}}<noinclude><references/></noinclude> 4ne289choj1edplcwlxqo06sceou3a8 Pagina:Pellicano - San Paolo a Reggio, Reggio Cal., 1855.djvu/4 108 1011537 3836531 3658392 2026-05-18T10:20:35Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3836531 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" /></noinclude>{{Ct|t=1|v=1.5|w=0.3em|f=250%|'''S. PAOLO A REGGIO'''}} {{Ct|v=1.5|f=120%|'''DISSERTAZIONE'''}} {{Ct|style=font-family:sans-serif|v=1.5|'''DEL'''}} {{Ct|v=2|style=font-family:sans-serif|w=0.4em|f=140%|'''CANONICO PELLICANO'''}} {{Indentatura|1.5em}}{{Sc|dottore di ambi le leggi, socio corrispondente della reale imperiale accademia di arezzo, della florimontana vibonese, della cosentina, degli affaticati di tropea, dei zelanti di aci-reale, dei pellegrini di castro-reale, del gabinetto letterario di messina, della societa economica di calabria ultra prima ec.}}</div> {{FI |file = Pellicano - San Paolo a Reggio, Reggio Cal., 1855 (page 4 crop).jpg |width = 30% |margin-top = 4em |margin-bottom = 3em }} {{Ct|v=0.5|w=0.5em|{{Sc|reggio di calabria}}}} {{Ct|v=0.5|f=90%|Pe’ Tipi del Reale Orfanotrofio (Siclari Direttore)}} {{Rule|v=0.4|3em}} {{Ct|1855}}<noinclude><references/></noinclude> 9bj5b6c1vrf5npjsnnywrxeek313obp Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/6 108 1012385 3836542 3662216 2026-05-18T11:46:55Z Alex brollo 1615 3836542 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="BrolloBot" /></noinclude> {{ct|f=180%|t=1|v=0|w=2px|L=3px|{{Sc|FIRDUSI}}}} {{Rule|t=1.5|v=0.5|4em}} {{ct|f=400%|t=4|v=1|w=0px|L=0px|{{Sc|IL LIBRO DEI RE}}}} {{ct|f=130%|t=1.5|v=1|w=2px|L=2px|{{Sc|POEMA EPICO}}}} {{ct|f=90%|t=2|v=1|w=5px|L=1px|{{Sc|RECATO DAL PERSIANO IN VERSI ITALIANI}}}} {{ct|f=70%|t=1.5|v=0|w=0px|L=0px|{{Sc|DA}}}} {{ct|f=170%|t=1.5|v=1|w=5px|L=5px|{{Sc|ITALO PIZZI}}}} {{smaller block|<poem>{{Blocco a destra|larghezza=70%|{{Indent|1|L’epopea persiana, nel suo insieme, produce l’impressione dell’incommensurabile, simile alla vista del cielo stellato, che riunisce nei suoi fulgidi sistemi di stelle l’infinita pluralità dei mondi.}}}}{{Blocco a destra|margine=20px|{{Sc|{{AutoreCitato|Adolf Friedrich von Schack|Schack}}.}}}} </poem>}} {{Rule|t=3|v=0.5|4em}} {{ct|f=100%|t=1|v=0|w=1px|L=1px|{{Sc|VOLUME SECONDO}}}} {{Rule|t=1|v=0.5|4em}} {{ct|f=90%|t=8|v=0|w=0px|L=0px|{{Sc|TORINO}}}} {{ct|f=100%|t=1|v=0|w=5px|L=5px|{{Sc|VINCENZO BONA}}}} {{ct|f=80%|t=1|v=0|w=2px|L=0px|Tipografo di S. M.}} {{Rule|t=0.7|v=0.5|1em}} {{ct|f=120%|t=0.5|v=1|w=0px|L=5px|{{Sc|1886}}}}<noinclude></noinclude> 8n1sdjvorepc5rbhq0ixh5s78sqqu43 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/393 108 1012773 3836015 3835895 2026-05-17T15:50:48Z Alex brollo 1615 3836015 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 390 —|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|XIV. Deliberazione di Siyâvish.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 418-425).}} <poem> :E due, fra gli altri valorosi, al suo Cospetto ei fe’ venir per tal secreto, Behràm e Zèngheh, nobile rampollo Di Shaveràn. Sgombrò la stanza, e questi Innanzi fe’ seder, che poi che lungi Rùstem andava da le accolte squadre, A questi due soltanto il suo secreto Era in comune. E favellò in tal guisa: :Per sorte avversa incolgonmi pur sempre Novelli mali. Era per me l’amante Cor del mio re qual arbore fiorente Con foglie e frutti. Ma ingannò quel core Sudàbeh trista, e tu diresti infetta D’atro veleno struggitor la bella Pianta di pria. Del gineceo le stanze Carcer per me son fatte, e già la dolce Sorte che m’arridea, fiacca discende. Tale sul capo mio destin volgea, Che accanto all’amor suo frutto recommi Un fuoco vorator, sì che anteposi L’armi a le feste inonorate, lungi Pur ch"io mi fossi dall’artiglio aguzzo Di fero alligatore. Ampio uno stuolo Teneasi in Balkh, e n’era duce il prode Garsivèz animoso, e in Soghd alpestre Afrasyàb rimanea, prence, nel core Pieno di vampo, con ben centomila Eroi di spade armati. E noi venimmo Come nembo improvviso e indugio mai Non femmo a contrastar. Ma poi che il loco </poem><noinclude></noinclude> 7t6jzn9kgfd54gzb6ljqh8eeo7mqurj Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/395 108 1012775 3836003 3661907 2026-05-17T15:07:26Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836003 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 392 —|}}</noinclude> <poem> Giuramento per Dio. Se da giustizia Volgo a dietro la mente e in ogni parte Mancamento parrà della mia fede. Se noto al mondo fia quale gittai Al turanio signor parola amica, Tutti la lingua, e in ogni parte, al biasmo Scioglieran contro a me, veracemente Come d’uopo sarà!... Forse che all’armi Ritornerò, di Dio la santa legge Vïolerò, dal ciel mi dilungando Per questa terra?... Ma l’Eterno oh! come Gradir potrà quest’opra mia, e dove Approderà mutar della fortuna? Or io di qui ne andrò, cercherò loco Per l’ampia terra, ove nascosto il mio Nome a Kàvus rimanga. Il fato allora Volga sereno, in guisa ch’è conforme A comando di Dio. Ma tu frattanto, Figlio di Shaveràn, Zèngheh preclaro, A malagevol’opra il core appresta. Non t’indugiar, non reclinar la fronte A’ lievi sonni, va fino alla reggia Di principe Afrasyàb. I regi ostaggi E i ricchi doni e quanto è qui di regi Scanni e di serti e di monete, a lui Riporta e rendi; tu fedel gli narra Quanta sventura mi colpìa dall’alto. :Comando ei fe’ a Behràm, di Gùderz figlio: in nostra terra celebrato e chiaro Fra gli altri prodi, questi padiglioni Con gli elefanti ed i timballi affido Alla tua man. Qui sta, fin che ne venga Principe Tus. E gli darai tu allora Coteste schiere ed i tesori, e tutto L’ordine mostrerai del nostro campo. Ragion gli renderai pur d’ogni cosa </poem><noinclude></noinclude> sg2uxw8bwslbaswp8il9hv3fkx09139 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/396 108 1012777 3836004 3661909 2026-05-17T15:10:31Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836004 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 393 —|}}</noinclude> <poem> Che qui rinviensi, dei reali scanni, Della corona e del real tesoro. :Tosto che udì Behràm le sue parole, Quel suo cor si crucciò, lagrime sparse Zèngheh di Shaveràn, maledicendo Al loco infausto d’Hamayàr. Sedeano Mesti ambedue, dolenti erano l’alme Di Siyavìsh pei detti estremi. Primo Behràm così parlò: Retto consiglio, Siyavìsh, non è il tuo; lungi dal padre Loco per te non è quaggiù. Deh! scrivi, Scrivi un foglio al tuo prence e gli dimanda Rùstem ancor. S’egli t’impon la guerra, La guerra fa. Presta si fa ogni cosa, Se non s’indugia; e se quietar tu vuoi, Rancura non è in ciò. Chieder perdono Al padre, onta non è. Se tu gli ostaggi Gl’invìi che chiede, in sorriso di gioia Quel cor, quell’alma corrucciata e fosca Si disciorranno. Che se il tuo bel core Si fe’ cruccioso per gli accolti ostaggi, Tu liberi li fa, che te non lega Pegno nessuno. Chiedesi la guerra Nel regal foglio sola; e non accade Cosa mai cui difesa anche non sia. Di prence Kàvus per comando, noi L’armi ripiglierem, faremo angusta Ai nemici la terra. E tu, signore, Questi pensieri inopportuni a lungo In cor non albergar; novellamente Con detti accorti e lusinghieri il padre Piglia ne’ lacci tuoi, non far dolente La sorte nostra, poi che già vicino È a recar frutti l’albero fiorente Di tua grandezza; non gonfiar di pianto Gli occhi sì come fai, non far sì tristi </poem><noinclude></noinclude> 8iy291mof1f1b290vorrmckl78oou6k Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/397 108 1012778 3836005 3661910 2026-05-17T15:13:04Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836005 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 394 —|}}</noinclude> <poem> La tua corona e il seggio, e la regale Pianta non voler tu che alla radice Inaridisca. Senza te, non lieto È il trono e il serto e de’ forti lo stuolo, I recinti e la reggia. Ardon la mente E il cor del re quale del fuoco è un’ara, Ma nulla val la sua contesa e l’ira E il rïottoso foglio suo. Se poi Altro secreto è su nel ciel, che vale Inutilmente dilungar sermone? :Ma dei due saggi Siyavìsh non volle Consiglio onesto accogliere, che il cielo, Quest’alto ciel, disegno avea diverso In suo secreto. Egli rispose: Il cenno Del mio prence e signor più in alto credo Di questo sole e della bianca luna. Ma di Dio contro al cenno, ardimentoso Niun può restar, dalla ignobil festuca All’elefante, al leon bieco in giostra. Quei che fuggì di Dio comando, è folle, Sè medesmo non trova... Or io la mano Al sangue stenderò? moverò primo Fra due genti la guerra? Oh! ma pur sempre Si cruccierà per gl’invïati ostaggi Prence Afrasyàb, richiederà quel suo Patto perduto. E s’io ritorno al padre Da questo campo di battaglie e nulla Con l’armi oprato avrò, novellamente Ei desterà quell’ira sua, per tale Dolor si struggerà della persona; E parole dirà d’ogni maniera Con me, le antiche e le recenti cose Mi ricordando. Che se tristo è il core In voi per l’opra mia, se dal mio dire Vostra mente rifugge, io sarò messo E guida insiem; nel contrastato campo </poem><noinclude></noinclude> dpzfdd5q1np3asmw9m8fzi7mjbecrn5 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/398 108 1012779 3836006 3661911 2026-05-17T15:30:12Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836006 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 395 —|}}</noinclude> <poem> Questi recinti lascierò. Chi nullo Tesoro ebbe da me, come dovrìa Prendersi in core il mio dolor?... Gli ostaggi E questi doni recherò, correndo Pel lungo calle, ad Afrasyàb io stesso. :Poi che in tal guisa, diè risposta, l’alma Dei due gagliardi da l’eretta fronte Ratto mancò. Piangean elli per tema Di sua partita, ardean elli di doglia Come in rapido incendio. E de la sorte L’occhio infido vedea quale del sire Esito fosse ancor nascosto. Ancora Di rivederlo non v’è speme, e gli occhi Per cotesto piangean, nel miserando Stato di lui. Zèngheh dicea: Siam servi, Per te pieno d’amor rechiamo il core. In riscatto ti sian per tua salvezza Nostr’alma e il corpo! Così ferma resti, Sino alla morte, nostra fè non dubbia! :Come toccò quell’uom di cor gentile Questa risposta, a Zèngheh così disse Il vigile signor: Va, mio fedele. Narra al signor della turania gente Qual mi sorvenne tristo caso. In questa Pace tra noi fermata aspra una guerra Fu la mia parte. Ei ne côrrà del miele, Io veleno e dolor. Già non voll’io Dal suo patto fuggir, s’anche m’è tolto Di mia grandezza il trono. È Iddio regnante Rifugio a me, trono la terra, e serto Questo rotante ciel. Ch’io mai non volli, Questo ancor tu dirai, rendermi al prence D’Irania (e nol potoa), non eseguiti I suoi precetti, stoltamente... Intanto M’apri una via, turanio re; ch’io venga Là ’ve di pace Iddio m’addita un loco, </poem><noinclude></noinclude> h1ow5z8c8lxflzmmozka68vaiigdzyw Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/399 108 1012780 3836007 3661912 2026-05-17T15:32:25Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836007 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 396 —|}}</noinclude> <poem> Là ’ve parola non udrò più mai Che di Kàvus rammenti il reo costume, E da sua guerra mi riposi alfine! :Zèngheh allor si partì con centomila Incliti in guerra e trasse fuor gli ostaggi Dalla regal dimora. Egli portava I ricchi doni e quante cose in pria Addusse Garsivèz. Quand’egli giunse Del re turanio alla città, il torriere Dall’alto il vide, e n’andò voce. Incontro Mossegli un prode celebrato in armi; N’era il nome Tevùrg. Poi che giugnea Zèngheh, di Shaveràn inclito figlio, Appo il turanio re, sorse dal trono D’eroi quel duce e il strinse forte al petto L’accarezzando assai, quindi al suo fianco Il fe’ seder con molta pompa e onore. Zèngheh si assise e porse ratto il foglio Al turanio signor, gl’intravvenuti Casi narrò. Per la regale epistola Ben si dolse Afrasyàb; quella sua mente D’ansia fu piena, e di corruccio e affanno Fu pieno quel suo cor. Cenno fe’ poi Che a Zèngheh messaggiero altri apprestasse Eletto un loco, le accoglienze sue Degne di luì facesse. Ecco, veloce, Qual di fumo è un gran nembo, il re sovrano Il suo duce chiamò. Rapido venne In sua presenza il duce, ed ei sgombrava La stanza allor, Piran entrato, e poi Col glorïoso eroe parole molte Avea di Kàvus, de’ suoi detti acerbi, Dì sua natura tracotante e rea, Di suo stolto consiglio. Anche narrava, E in volto si mutò, si fe’ più tristo, Di Siyavìsh, il cor pieno d’affanno; </poem><noinclude></noinclude> 5h8c7i7jvnzzbuzg46abywfjdfs0205 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/400 108 1012781 3836008 3661913 2026-05-17T15:34:55Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836008 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 397 —|}}</noinclude> <poem> L’invio di Zèngheh ricordava ancora E i casi tutti intravvenuti, e poi, Qual difesa farò, chiedea pensoso, Per cotesto? e per tal chiedermi accesso Qual patto adoprerò, qual legge o norma? :Vivi lieto, signor, Pìran dicea, Fin che tempo sarà! Tu di noi tutti Più sapïente in ogni cosa, tu Più possente di noi per adunate Ricchezze e per valor. Niuno al tuo loco Salir potrà per sapïenza od alto Consiglio, per saggezza o nobil core, Che son tuoi pregi. Ma se l’uom potere Ha di giovar per via secreta o aperta Ad altri in terra, gli ampi suoi tesori E quanto è d’uopo, del donar per certo Non sarìa schivo a lui, figlio di regi, Stenti e fatiche tollerando ancora. Fra i prenci tutti bene udii che pari Egli in terra non ha, non per l’aspetto O la statura o il far cortese e bello, Non per saggezza o nobile consiglio, Non per costume. Superano i pregi Il nascimento suo, nè da terrena Madre mai più nascea figlio di prenci A lui simìle. Ma con gli occhi nostri Vederlo qui più che ascoltarne i merti Bello estimo per noi. Davver! che grande Esser debbe costui, di re progenie, E valoroso! Ma se questa sola Opra egregia di lui fosse davvero, Esser pel sangue degli ostaggi illustri Nell’ira incorso dell’ingiusto padre, E abbandonando il regal serto e il trono, Affidatili a un servo, a questo calle Supplicando venir, ciò non è forse </poem><noinclude></noinclude> edtuak0cghzshk92sjnr57jhyv2e2qw Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/401 108 1012782 3836009 3661914 2026-05-17T15:37:20Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836009 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 398 —|}}</noinclude> <poem> Nobile un core dimostrar per via D’alto sentire, ond’ei per questa terra Lascia un illustre suol? Di questo ancora Fammi ragion, toccar già la vecchiezza Kàvus regnante e già venir quel tempo Ch’ei scenderà dal trono suo. Nel fiore È Siyavìsh degli anni; ha di regnante La gloria, e del suo trono la grandezza Lui solo attende. Il lasci tu? Gran biasmo A te verrà da’ prenci tutti, ed egli Di grave duol carco ne andrà. Tu adunque, Se il pensier mio nell’alto tuo consiglio, Signor, ben vedi, scrivi al giovinetto Con eletti pensieri e con acconcie Parole un foglio; e come suole un padre Accôrre i figli suoi con molta gioia. Il garzoncello e saggio e valoroso Così tu accogli. In questa terra un loco Gli assegna ad abitar, tu lo conforta, Qual si conviene. Una tua propria figlia Anche dargli puoi tu conforme al rito, Onorarlo così, di molto amore Con prove manifeste. E s’egli teco Nella tua reggia a dimorar si adduce, Di sua pace la terra avventurosa Farà il tuo regno; ove tornar gli piaccia All’iranio signor, forza più grande Avrai tu dal favor della fortuna. Pegno di grazia ei ti sarà daccanto Della terra al signor, benediranno I prenci tutti, e poseran dall’armi Due popoli così. Forse per questo Iddio qui l’inviò; davver! che degna Opra di Dio sarà che alfine alfine Per quest’opra il destin si posi e acqueti! :Il regnante Afrasyàb, que’ detti accorti </poem><noinclude></noinclude> 7xg8yfydtwcfkcytugqvsqe86ymf5yx Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/402 108 1012784 3836010 3661916 2026-05-17T15:39:38Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836010 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 399 —|}}</noinclude> <poem> Di Pìran come udì, vide che tali Esser cose dovean; del pro, del contro Pensando ei fe’ ragion per alcun tempo, Indi rispose al vecchio saggio: A questo Mio cor gradito ogni tuo detto! In terra Fra tanti duci in molte cose esperti Non è chi egual ti sia. Ma d’un’antica Sentenza il detto udii, quale s’accorda A questo tuo pensier. Dicono i saggi Che ove a nutrir ti provi un leoncello, Aspro compenso avrai quando la punta Fuor metterà de’ primi denti; e quando Si leverà col suo robusto artiglio, Con la sua forza, assalirà l’incauto Che l’allevò. — Pìran gli disse allora: :De’ gagliardi il signor per sua saggezza Pensi ancor che del padre ove qualcuno Il reo costume non si prenda o il tristo Ingegno mai, come potrìa da lui Opra malvagia uscir? Forse non vedi Kàvus che vecchio diventò? non vedi Che in sua vecchiezza di partir gli è forza Da questa terra? Siyavìsh allora L’ampio regno si avrà co’ suoi tesori Senza travaglio tramandati, e quella Dimora sua di re. Due regni intanto Con la corona e l’alto seggio avrai. Tal dono chi ebbe mai, fuor di colui Che ha la fortuna protettrice amica? :Prence Afrasyàb, come ascoltò que’ detti, Consiglio incominciò con sapïenza. Esperto ei si chiamò nel suo cospetto Un regio scriba e la lingua disciolse E molto seco fe’ parole. Ratto Quei diè all’opra la mano, e primamente, Sommersa in ambra al calamo la punta, </poem><noinclude></noinclude> r0ful5o1nf4zubenrtsvm2duzvqvq1z Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/403 108 1012785 3836011 3661917 2026-05-17T15:41:49Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836011 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 400 —|}}</noinclude> <poem> Iddio lodava, la grandezza e l’alto Saper ne dimostrando. A tempo e loco Ei sovrasta maggior; come potrìa De’ suoi servi il pensier giungere a lui? Ma per lui che ha saper, scïenza e spirto, Che al saggio rende sua giustizia in terra E la mantiene, al giovinetto sire Venga un saluto, a quei che ha ferro e clava E fulgid’elmo, verecondia ancora Ebbesi e Iddio temè, pura da tristo Oprar la mano tenne e il cor... Quel tuo Messaggio tutto udii partitamente Da Zèngheh, a Shaveràn figlio avveduto, E il cor mio si crucciò perchè si fece Cruccioso e fosco inverso a te del mondo Nascostamente il re. Ma forse in terra Quale altra cosa fuor che trono e serto L’uom saggio disïò, cui ride amica Vigile sorte?... Ond’è che qui, nel mio Tetto ospitale, ogni perduta cosa Già si appresta per te; poter di prence E tesori son qui. Faranti omaggio Le turanie città, già nel mio core Alto un desìo dell’amor tuo mi sento. Di figlio in loco qui sarai, di padre Io sarò in loco, ma di cotal padre Ch’è accinto a ogni voler del figlio suo Con dolce cura. Sappi omai che in questa Guisa ver te non spianò mai la fronte Kàvus con amor vero; ed io le braccia T’apro e i tesori e il cor; l’alto mio seggio, Il seggio mio, ti cedo. Io come un figlio Senza molestia tua qui t’avrò caro, Erede mio qui tu sarai. Se voglia Poi ti prendesse di passar più oltre Questa mia terra abbandonando, amari </poem><noinclude></noinclude> 5jq276jd4ycbwumx8vsb4ex604gvv08 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/404 108 1012786 3836012 3661918 2026-05-17T15:44:18Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836012 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 401 —|}}</noinclude> <poem> N’avrei rabbuffi da principi e servi, Arduo se bene troveresti e angusto Il passaggio di là, quando del cielo Poter non ti aiutasse o sapïenza. Terra di là per quella via deserta Non troveresti, che del mar di Cina L’onde dovresti superar. Ma in questa Necessità se Iddio non ti condusse, Qui rimani con me, con me ti posa In dolce quiete, che i tesori miei, L’oro, i miei prodi e le città munite, Cose tutte son tue, sì che ragione Al tuo partir non cercherai. Se pace Brami col genitor, corona e seggio E cinto ti darò, perchè in Irania Entrar tu possa con drappel di forti. Compagno ti sarò nell’aspra via Con l’angoscia nel cor. Ma già non dee Lunga durar per te guerra col padre. Che vecchio egli è, s’anche non sazia è forse D’armi la voglia sua. Che se di vita Ardor sentesi ancor dopo sessanta Anni e cinque, è l’ardor da quella tarda Vecchiezza spento. Ma l’irania terra, Ma i tesori e lo stuol de’ suoi guerrieri A te verranno, e tu con la corona Imperïal da questa a quella amena Region passerai. Questo comando Io mi prendo da Dio, perchè con l’alma, Col corpo ancor, per lo tuo ben m’adopri. Al male oprar la mano mia non stenda Nò l’ingiunga ad altrui, nè volga il core Ad opra rea per un pensier maligno. :Poi che al suggello sottopose il foglio, Sire Afrasyàb, che Zèngheh amico e buono Rapido si accingesse alla partita, </poem><noinclude></noinclude> t9vldokqxcg4nuf1t9e6g5ja3buiqje Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/405 108 1012787 3836013 3661919 2026-05-17T15:49:37Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836013 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 402 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Fece comando. Diègli argento ed oro, Regi doni in gran copia, un palafreno Con auree briglie di valor. Correndo Zèngiieh di Shaveràn sen venne allora. Di Siyavìsh come daccanto al seggio Ascese, quel che dissero in Turania E ciò che disse egli medesmo e vide, Ratto gli espose. Allor, per una parte Siyavìsh giubilò, si fe’ dolente Per altra parte e si crucciò, che amico Il suo nemico ei far doveva. Oh! come Da fuoco vorator spirar potria Un’aura fresca? Da nemica gente Opre nemiche vengono soltanto. Anche se inverso a lei bene tu adopri. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XV. Siyàvish alla corte di Afràsyàb.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 425-430).}} <poem> :I casi rammentando intravvenuti Ad uno ad un partìtamente, un foglio Al padre ei scrisse: A’ giovani anni miei Senno trovai; sempre fuggii dall’opre Malvagie e ree. Ma del signor del mondo Per ira e vampo questo cor si strusse Nel suo secreto. Il gineceo del sire Fu mio primo dolor, sì che più volte Bagnar convenne di pianto le gote. Passar convenne tra le fiamme, e piansero Nel deserto le fiere. E poi che uscito Da tal’onta e vergogna, all’armi io corsi E qui men venni baldanzoso in guerra Contro un’orrida belva, or che già in pace Viver liete parean due regioni. </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> s5otcxo4pzevc0wqbueftb7v7r487xo 3836413 3836013 2026-05-18T06:05:34Z Alex brollo 1615 3836413 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 402 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Fece comando. Diègli argento ed oro, Regi doni in gran copia, un palafreno Con auree briglie di valor. Correndo Zèngiieh di Shaveràn sen venne allora. Di Siyavìsh come daccanto al seggio Ascese, quel che dissero in Turania E ciò che disse egli medesmo e vide, Ratto gli espose. Allor, per una parte Siyavìsh giubilò, si fe’ dolente Per altra parte e si crucciò, che amico Il suo nemico ei far doveva. Oh! come Da fuoco vorator spirar potria Un’aura fresca? Da nemica gente Opre nemiche vengono soltanto. Anche se inverso a lei bene tu adopri. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XV. Siyâvish alla corte di Afrâsyâb.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 425-430).}} <poem> :I casi rammentando intravvenuti Ad uno ad un partìtamente, un foglio Al padre ei scrisse: A’ giovani anni miei Senno trovai; sempre fuggii dall’opre Malvagie e ree. Ma del signor del mondo Per ira e vampo questo cor si strusse Nel suo secreto. Il gineceo del sire Fu mio primo dolor, sì che più volte Bagnar convenne di pianto le gote. Passar convenne tra le fiamme, e piansero Nel deserto le fiere. E poi che uscito Da tal’onta e vergogna, all’armi io corsi E qui men venni baldanzoso in guerra Contro un’orrida belva, or che già in pace Viver liete parean due regioni. </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> rfy1uhzgymrkt5d2dowe0vmm3pmoz49 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/406 108 1012788 3836410 3661920 2026-05-18T06:01:06Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836410 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 403 —|}}</noinclude> <poem> Il cor del mio signor fu quale acciaro A me di contro. Nessuna opra mia Giusta gli venne, sia che stringa o sciolga. Ma perchè gli occhi suoi di mia presenza Stanchi son fatti, già non vo’ a chi è stanco Troppo ardito venir. Da vera gioia Mai non si sciolga quel suo core. Intanto, Io, per dolor, d’un serpe entro a le fauci Mi vo a gittar. Quest’alto ciel rotante Se guerra o amore in suo consiglio arcano Serbisi a me per ciò, nè so, nè curo. :Indi a Behràm fe’ tal precetto: Al mondo Tu mia fama rinfresca. A te la ricca Preda consegno ed i recinti e tutti I ricolmi tesori, il seggio, il mio Eletto loco, gli elefanti e i concavi Timballi, i cavalieri e il mio vessillo. Quando Tus qui verrà, tu gli abbandona Quel che avesti da me, poi, con propizia Sorte e vigile cor, resta alla vita. :E scelse allor trecento cavalieri, Degni dell’armi e valorosi. Argento Ei prese ed or, quanto era d’uopo, e gemme Degne di prence. I palafreni eletti Eran ben cento e avean dorate briglie, E cento giovinetti al suo servigio Con aurei cinti. Comandò che l’armi Gli recassero al piè, che numerate Fosser tutte co’ muli e co’ giumenti, Con le cinture. Convocava poi Tutti gli eroi, così, con questi acconci Detti, lor si volgea: Dalla turania Gente Pìran verrà. Consiglio ei reca, Reca un messaggio a me del prence suo. Ad incontrarlo io già m’affretto, e voi, Amici miei, qui vi restate; al prode </poem><noinclude></noinclude> hr3963fwxlik86pdovv3xjn45q6ckf4 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/407 108 1012789 3836411 3661921 2026-05-18T06:03:38Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836411 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 404 —|}}</noinclude> <poem> Behràm ch’è qui, volgete intento il volto, Non ritraete il cor dal suo precetto. :Tutti gli eroi baciarono la terra Obbedïenti al duce e con parole Di benedizione; e allor che il fulgido Sole partì, quando fu l’etra fosca E la terra si fe’ deserta e infida, Siyavìsh trasse i prodi amici suoi Del Gihùn alle sponde, e le sue gote Di pianto si velar. Quand’egli giunse Ai campi di Tirmìdh, qual primavera Ogni casa era adorna, ogni castello, Ogni via, di fragranze e di colori; Fino a Ciaci era egual, città opulenta, La regal pompa, e detto avresti incedere Giovane sposa con armille e serto. In ogni stazion cibi apprestati Erano in copia, e fulgidi tappeti Distesi sul terren. Così sen venne Il giovinetto a Kaciar-bàshi, e quivi Discese e qui fe’ sosta. Allor che giunse Di lui novella certa, ecco, si mossero Ad incontrarlo di quel loco i prenci, Vennero tutti con timballi; e tosto Mille Pìran scegliea de’ suoi cognati Movendo incontro a lui, con gemme ed oro Da profondergli al piè. Quattro elefanti. Candidi e belli, egli apprestò; la lieta Novella ei diede fra i suoi prodi, e intanto Collocò un trono di turchesi ad una Belva sul dorso, ed eragli da sezzo Come albero un vessillo; era la punta Una luna dorata e vïoletto Del drappo era il color, tutto trapunto D’oro lucente su lucente seta. Tre seggi in oro con sedil dipinto </poem><noinclude></noinclude> sh5qqtuws6u7jtgetowz5qzdx09ffd7 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/408 108 1012790 3836435 3661922 2026-05-18T06:32:34Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836435 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 405 —|}}</noinclude> <poem> D’aureo color, di fulgidi broccati In ogni parte ricoperti al dorso Dell’altre belve. Cento palafreni Di gran valor con selle aurifulgenti E con gemme sull’or seguìan pomposi, E di forti uno stuol. Detto tu avresti Che con amore il ciel la terra ornava. :Che di Turania già venian le schiere, Udì Siyàvish; a incontrarle, ratto Ei prese la sua via. Quando il vessillo Scorse di Pìran condottiero e lungi Udì barrito d’elefanti ed alto Di cavalli nitrir, venne più ratto E strinse al petto il vecchio duce e poi D’Afrasyàb, delle sue città superbe Il dimandò. Signor di forti, ei disse, A che per l’aspra via tanta molestia Recasti all’alma tua? Questo era il primo Pensiero del mio cor, che gli occhi miei Ti vedesser così, bello, aitante. :Pìran quel volto gli baciò sì bello, Il capo gli baciò, baciògli il piede, E disse a Dio signor: Tu che le arcane Cose conosci e le palesi, in sogno Se svelata m’avessi alma sì bella, Davver! che vecchio capo a giovinezza Ritornato saria! Grazie qui rendo Primieramente a Dio, poi che ti vidi Sì vago e forte ed aitante. Un padre Afrasyàb ti sarà, del regal fiume Da questa riva in là servi i magnati Saranno a te. Scevro di voglie il core, Non ti doler, ch’uomini e donne addetti A te saranno. Più che mille sono I miei congiunti, e son di te gli schiavi, Con orecchini. E se me pure accogli, </poem><noinclude></noinclude> of992vuuemzk7zwxs4s09e61elmas2k Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/409 108 1012791 3836440 3661923 2026-05-18T06:35:24Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836440 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 406 —|}}</noinclude> <poem> Ben che sì vecchio, ad ogni cenno tuo Cingerò i fianchi, ad eseguir già pronto. :Così venner gioiosi ambo gli eroi, Di cose varie favellando. Al suono Di liuti e ribebe in ogni parte De la città, destavasi ai dormenti Dai sonni il capo; e molle era di muschio La terra bruna, e gli arabi cavalli Parean l’ali spiegar. Ma giù dagli occhi Siyavìsh, che vedea, scender fe’ un pianto Furtivamente e per tristo pensiero Venne in corruccio, che le cene allegre Tornârgli a mente del Zabùl, protratte Del Kabùl fino ai campi, allor che scese Ospite a Rùstem, quando i prenci a gara S’adunavan per lui, gemme in gran copia Spargeangli ed oro al piè, muschio gittavano Con ambra pura. Le città d’Irania Venìangli in mente, ed ei traea dal petto Grave un sospiro. Anche il suo cor pensava A Irania bella e si struggea; s’accesero Come di vampa le sue gote. Allora A Pìran si celò, volgendo il viso In altra parte. Ma il turanio duce Della sua angoscia, del suo duol si avvide, Qual ricordanza allor l’assalse, intese, E si turbò; si morse il labbro e tacque. :In Kaciar-bàshi discendean; sedettero Per alcun tempo a riposar. Ma il vago Aspetto a contemplar del giovin prence Pìran si stette, e la cervice e l’ampie Spalle e il petto robusto; ei le parole Ammiravane ancor. Quegli occhi suoi Confondersi parean, sì che ogni istante Il nome dell’Eterno egli invocava. Prence illustre, ei dicea, ben tu l’erede </poem><noinclude></noinclude> 6f9xiovivehkawng1kkyvyqjtnvdp14 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/410 108 1012792 3836444 3661924 2026-05-18T06:38:02Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836444 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 407 —|}}</noinclude> <poem> Sei de’ regnanti della terra. In te Sono tre cose, quali in niun de’ figli Sono d’antichi re; prima è che seme Sei di Kobàd, sì che da te discendere Tutti sembrano i prenci. Anche favelli Assennato e prudente e al ver conforme; Dal tuo bel viso piove amor, diresti, Su questa terra; a Garsivèz congiunta È la tua illustre genitrice, e viene Da Irania e da Turania a te la stirpe. :E Siyavìsh a lui: Saggio vegliardo Che il ver favelli, o per amor, per fede Celebrato quaggiù, dalle malvagie Arti lontano d’Ahrimàn, lontano Da ogni opra rea, s’egli è pur ver che meco Tu fermi un patto ed io saprò che meco Unqua non romperai la data fede, Qui, di Turania nella terra, il mio Soggiorno fermerò per l’amor tuo, Amico illustre, e per la fè. Se bello Il soggiornar qui mi sarà, lagnarmi Più non dovrò dell’opra mia. Se tanto Non s’avvera per me, tu, generoso, Fa ch’io parta di qui, la via m’addita Ad altra regìon. — Pìran gli disse: :Cotesto non pensar. Poi che d’Irania Qui se’ venuto, dall’amor del sire Afrasyàb il cor tuo non dilungare, Non aver del partirti alcun desìo. Tristo si sparse per la terra il nome D’Afrasyàb; ma davver ch’egli è ben altro! Un uomo egli è di Dio. Consiglio eletto E prudenza e virtude egli possiede, Nè del periglio per la via s’affretta Senza ragion precipitoso. Antico Vincol di sangue egli ha con meco; io sono </poem><noinclude></noinclude> pv2zyavqodmrble50cos8enlwcpzlg6 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/411 108 1012793 3836451 3661925 2026-05-18T06:40:43Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836451 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 408 —|}}</noinclude> <poem> Suo duce e consigiier, chè a lui daccanto Grado mi afforza con onor, tesori Molti posseggo e real trono e genti. Qui poi son cavalieri, a centomila, Devoti al cenno mio. Dodicimila Sono gli affini miei, la notte e il giorno In piedi innanzi a me. Campi fiorenti E mandre mi posseggo e palafreni E lacci e arnesi ed archi, onde franchigia V’è per me contro a tutti. Anche ho qui molte Ricchezze alto celate. Ogni mia cosa Sia per francarti da ogni tema, allora Che lieto qui tra noi fara’ soggiorno. Con saggio cor, con illibata fede, Da Dio t’accolgo fra mie braccia; incarco Di servirti con l’alma e la persona Da Dio santo ricevo. Io, che alcun danno Dal mal tu tocchi in alcun loco mai, Non lascierò, ben che nessun conosca Del ciel profondo ogni secreto. Quando Per tua cagion nelle turanie ville Tumulto si levasse, oh! ben del fato Sapresti conciliar l’amaro e il dolce! :E Siyavìsh gioì, brillò nel volto A quegh accenti e d’ogni suo pensiero Andò disciolto. L’un dell’altro al fianco Sedeano a mensa poi. Figlio divenne Siyavìsh veramente, un amoroso Padre il turanio. E vennero festosi E sorridenti, nè per l’aspra via Posero indugi, fin che alle superbe Mura di Gang furon vicini. Ameno Quello era il loco d’Afrasyàb. La terra Tutta si vide ornata a festa, quale Tempio cinese pien di elette cose. :Ratto che giunse ad Afrasyàb novella </poem><noinclude></noinclude> 3vc1u2gcfsegg9gfp2k4p2q3bmkrkyd Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/412 108 1012794 3836454 3661926 2026-05-18T06:43:45Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836454 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 409 —|}}</noinclude> <poem> Venirne prence Siyavìsh in tutta Sua nobil dignità, discese a piedi Giù nella via dal regio albergo, ai fianchi Cinte le vesti, frettoloso. Il vide A piedi Siyavìsh e ratto scese Dal palafreno e corse a lui. Si strinsero Commossi al petto e si baciâr negli occhi E nella fronte più e più volte, e poi Fe’ Afrasyàb questi detti: Or sì nel mondo Cadde in letargo ogni opra rea! Tumulti Non sorgeran da questo giorno in poi, Non triste guerre, e ad un medesmo rio Verranno il pardo e il cervo. Ecco, a scompiglio Ed a tumulto andava il mondo un tempo. Colpa di Tur audace; or stanca è questa Terra e d’armi e di pugne. Erano un giorno Sempre di turbamenti e di rapine Piene due terre, e della gente il core Dalla pace fuggìa. Ma per te solo Torna a quietar la sorte e si riposa Da tanto sangue e tanta guerra. Tue Le turanie città, schiave al tuo cenno, Che già per te pieno è d’amore in seno A tutti il cor. Tutti di me qui sono Corpo ed alma per te, devota ancora Di Pìran condottier, qual d’un congiunto, T’è la persona. Amor veracemente Qui di padre ti reco e il volto ancora, Sorridente per te. Ma i miei tesori, Senza tua pena, sono a te dinanzi Tutti qui, sì che in te cresce la gioia Che per poco sparì. — Molte gli fece Siyavìsh lodi prontamente, e disse: :Propizia sorte non si parta mai Dalla tua stirpe, o re! Grazia gli è questa Di Dio, dell’alme creator, da cui </poem><noinclude></noinclude> jmwabjqji6maojidbmmbhkazmxpb9jl Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/413 108 1012795 3836459 3661927 2026-05-18T06:46:19Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836459 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 410 —|}}</noinclude> <poem> Scende la pace e la guerra discende E nell’armi la foga, or che festoso E lieto in cor ti vidi, alfin disciolto Dai duri lacci de le acerbe cure. :Nella sua man strinse la mano allora Di Sivavìsh il re, con lui sen venne E si posò sul regal seggio. E tosto A contemplar del giovinetto sire Ei stette il volto, e si dicea: Costui Pari al mondo non ha. Son ben cotali Gli uomini in terra, con tal volto e tanto Alta statura e maestà di prenci! :Anche a Pìran si volse e fe’ tal detti Il nobil sire: Vecchio e di ben poca Mente è Kàvus davver, che da se lungi Cotal figlio soffrì, di tal statura, Di tale altezza e di tal pregio. Aspetto Ne vide appena l’occhio mio, e tosto Il cor meravigliò che alla terrena Possanza intenda avidamente il guardo Quegli ch’ebbe dal ciel figlio cotale. :Scelse nobil dimora, ed i tappeti Intesti d’or distese ovunque. Un trono Dorato ei collocar, di teste a foggia Di bufali che avea quattro sostegni Ai quattro lati. L’adornâr con drappi Di cinese tessuto e molte elette Suppellettili ancor vi procacciarono. Ma invito fece il re, perchè ne andasse A tal dimora il prence, ivi posasse A suo grand’agio e stesse. Ed ei v’entrava, E sembrò che toccasse alto le stelle Del palagio la volta. Egli si assise In aureo seggio, e l’alma accorta avvinse Ne’ suoi pensieri. Del gran re la mensa Apprestaron gli scalchi, e molti a quella </poem><noinclude></noinclude> 6e37jywgky36yuhmenq4mm7hvm0vfou Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/414 108 1012796 3836464 3661928 2026-05-18T06:49:10Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836464 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 411 —|}}</noinclude> <poem> Furon richiesti nobili famigli; A Siyavìsh uno correa. Chiamavanlo Alla mensa regale e feano assidere Ad un seggio dorato. Ivi andar molte Parole seco, e dier principio intanto A vera gioia; e come tutti assursero Dalla mensa regal, loco apprestaronsi Al ber propizio, e là s’accolser ratto Con musici e cantori, e con gagliardo Vino i prenci posâr. L’anima intanto Abbandonava al giovinetto e il core Afrasyàb regnator, sì che del dolce Sonno per lui nessun pensier gli venne. A ber del vin giocondo ei si restava Fin che la terra intenebrossi e vinta Dal fumoso licor di chi bevea, Andò la mente. Fe’ ritorno allora Siyavìsh giovinetto al dato ostello, Lieto di tal favor, nè per l’ebbrezza Vennegli in mente ricordanza certa Del dolce iranio suol. Ma in quella notte Alto comando ai prodi suoi, che esperti Eran dell’armi, fece il re. Si volse A Shèdah e disse: Allor che dal suo dolce Sonno l’iranio sorgerà, con prodi Congiunti miei, con ogni più prestante Della mia gente, all’apparir dell’alba, A Siyavìsh tu andrai con doni eletti, Con nobili fanciulli e palafreni Di gran valor, dall’auree briglie; e intanto Dell’esercito ognun con gemme regie, Con nummi da gittar, venga con toco. Questi rechinsi a lui doni reali, Con modestia e prudenza e umìl sembiante. :Molte cose inv’iò l’inclito sire, E sette giorni ancor così passarono. </poem><noinclude></noinclude> agmjp6ikkr8qmfwkz18hgyt2zil3ats Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/415 108 1012797 3836467 3661929 2026-05-18T06:52:40Z Alex brollo 1615 /* new eis level1 */ 3836467 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="BrolloBot" />{{RigaIntestazione||— 412 —|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|XVI. Prodezze di Siyàvish<br>alla corte di Afràsyàb.}} {{Ct|c=t2|/Ed. Calc. p. 430-434).}} <poem> :Dimani all’alba, così disse il prence Di Turania una sera al giovinetto, Ci appresterem noi due. A lanciar globi, A vibrar mazze giù nella palestra Discenderemo; correrem lo spazio Per alcun tempo e riderem. La tua Mazza gli eroi, ciò bene udii, non osano Guardar nella palestra. — E quei rispose: Vivi lieto, signor; sempre del male Lungi ti sia la man! L’opre leggiadre Di verace valor tutti i regnanti Apprendono da te. Ma l’opre tue Chi potrìa superar? M’è il dì sereno Pel tuo sembiante; ed io del ben, del male Il fatai dono da te cerco. Onore Tu se’ del tuo vessillo, e dell’eccelso Trono sei degno; la corona sei D’ogni possente, a’ prodi tuoi sostegno. Così sorgean coll’alba e la palestra Peano apprestar. Colà, tutto quel giorno. Fieri corser gli eroi, con sorridente Volto, per la palestra. Indi il turanio Sire così parlò: Scegliam compagni, Globi a lanciar volanti. A questa parte Tu sta, di là son io. Così l’eletta Compagnia si divida in parti avverse. E Siyavisli al re, Come potrìa. Sommesso rispondea, la man, la clava Giusto all’uopo venir? Deh! ch’io non oso </poem><noinclude></noinclude> 9dxo4p7pdmz7id4z5n9wgjgykvfjr23 3836490 3836467 2026-05-18T09:05:56Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836490 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 412 —|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|XVI. Prodezze di Siyâvish<br>alla corte di Afrâsyâb.}} {{Ct|c=t2|/Ed. Calc. p. 430-434).}} <poem> :Dimani all’alba, così disse il prence Di Turania una sera al giovinetto, Ci appresterem noi due. A lanciar globi, A vibrar mazze giù nella palestra Discenderemo; correrem lo spazio Per alcun tempo e riderem. La tua Mazza gli eroi, ciò bene udii, non osano Guardar nella palestra. — E quei rispose: :Vivi lieto, signor; sempre del male Lungi ti sia la man! L’opre leggiadre Di verace valor tutti i regnanti Apprendono da te. Ma l’opre tue Chi potrìa superar? M’è il dì sereno Pel tuo sembiante; ed io del ben, del male Il fatal dono da te cerco. Onore Tu se’ del tuo vessillo, e dell’eccelso Trono sei degno; la corona sei D’ogni possente, a’ prodi tuoi sostegno. :Così sorgean coll’alba e la palestra Feano apprestar. Colà, tutto quel giorno, Fieri corser gli eroi, con sorridente Volto, per la palestra. Indi il turanio Sire così parlò: Scegliam compagni, Globi a lanciar volanti. A questa parte Tu sta, di là son io. Così l’eletta Compagnia si divida in parti avverse. :E Siyavìsh al re, Come potrìa, Sommesso rispondea, la man, la clava Giusto all’uopo venir? Deh! ch’io non oso </poem><noinclude></noinclude> 6561wexmpjhl53omuged0k1pfswahk1 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/416 108 1012798 3836494 3661930 2026-05-18T09:08:28Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836494 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 413 —|}}</noinclude> <poem> Lanciar globi con te; cercati un altro Carapion nella palestra. Io vo’ compagno Esserti e amico e cavaliero tuo Nel vasto campo. — S’allegrò il turanio Prence di sua risposta; i detti altrui Andavano dispersi. Oh! per la testa Di re Kàvus, gridò, per l’alma sua, Rivale a me tu sii, degno avversaro! Tu fa palese a questi cavalieri La tua virtù, sì che nessun poi dirne Osi che male io scelsi. I prodi miei Faccian tue lodi, e il volto mio ridente S’apra alla gioia! — E quei rispose: Tuo Gli è il comandar. Son cosa tua la clava E la vasta palestra e i cavalieri. :Scelse Kelbàd il re, Gihn battagliero, Pulàd e Garsivèz, Pìran illustre, Di pugne amante Nestihèn e il prode Humàn che a colpi di sonante clava Alto solea globo levar, dall’acque Via portato (ardua prova!), e al giovinetto Ruyìn mandò compagno e Shèdah illustre, Enderimàn gagliardo cavaliero, Ekhvàst, leone ardito, altero e forte Vincitor di leoni. Inclito sire, SiYavìsh disse allor, di questi eroi Al globo tuo chi verrà contro? Amici Del re son essi, ed io qui solo, i colpi A ributtar delle lor clave. Intanto, Se il mio signor concederà, d’Irania Nella palestra alcuni cavalieri Menerò a contrastar. Proprii compagni Nel lanciar globi ei mi saranno, e quale È del gioco la norma, in due partita De’ contendenti sia la schiera. — Udìa Il regnante Afrasyàb quelle parole, </poem><noinclude></noinclude> 6ufh6sq82zv0fyopls4a6cq7burfyu0 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/417 108 1012799 3836495 3661931 2026-05-18T09:10:25Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836495 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 414 —|}}</noinclude> <poem> E a quel dimando acconsenti. Scegliea, Atti alle pugne fra gl’Irani suoi, Sette gagliardi Siyavìsh. Allora Di timpani un rumor levossi in alto E fino al ciel salì la polve. Al suono Di timpani, al clangor di trombe e corni, Parve il suolo ondeggiar. Là si gittava Rotante un globo alla palestra in mezzo A piè del sire, e volarono al cielo Fiere voci d’eroi. Ma il re frattanto Dalla palestra levò il globo e in alto Tra le nubi vaganti andava quello, Come dovea. Spronò quel suo destriero Di pugne amante il giovinetto allora, E tosto che discese il roteante Globo del suo signor, l’adusta polve Toccar già non lasciò, ma su levollo Mentre a cader venia nella palestra, E quello sparve agli occhi altrui. Un altro Globo Afrasyàb richiese allora e porgere A Siyavìsh il fe’. Sovra quel globo Impresse un bacio il giovinetto, e tosto Sonar trombe e timballi. Ad un novello Destrier balzò sul dorso il valoroso Figlio di Kàvus. Con un colpo lieve Quel globo egli di man sfuggir lasciossi E con la clava il palleggiò. Fu allora Ch’ebbe aspetto di luna il globo fulgido, E quello sparve al prepotente colpo Della mazza, e sembrò che nello spazio Absorto il ciel l’avesse. In quell’istante, Nell’arduo arringo, niun trovossi eguale A quel prode in valor, niun, cui ridente Fosse il volto così. Ridea del globo Afrasyàb, e gli eroi, cui da torpore Il capo si scotea. Niun cavaliero, </poem><noinclude></noinclude> mit73r9wa840lmkifrt0acer18mdktu Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/418 108 1012800 3836496 3661932 2026-05-18T09:13:05Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836496 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 415 —|}}</noinclude> <poem> A una voce gridar, mai non vedemmo Sì glorïoso in su gii arcioni! — E l’inclito Sire Afrasyàb dicea: Tale è colui Che vien di Dio con maestà. Pel suo Aspetto e la virtù, pel suo bel volto Con dignità, vegg’io ch’è miglior cosa Il contemplarlo dell’udirne annunzio. :Posero un trono su l’estremo lembo Dell’arduo campo allora; e andò a sedervi Il turanio signor; sedeagli accanto Sovra quel trono Siyavìsh, e il prence Molto godea del contemplarlo. A voi, Disse a le genti sue l’inclito sire, Ecco si lascian la palestra e i globi. :Aspra contesa suscitâr le avverse Schiere de’ prodi, e ne salì la negra Polvere fino al sol. Con grida alterne Da questa e quella parte, il globo or questa Schiera a quella rapiva, or quella a questa; E come con più ardor vennero innanzi I Turani e già già stavansi il globo A toccar, lo rapiano i forti irani Con arte innanzi a lor. Restâr dolenti I Turani dall’opra, e si crucciava Siyavìsh anche de’ suoi prodi. In lingua Pehlèvica lor disse: E che? di giuoco di rissa per voi loco gli è questo. Mentre tali per voi, per me, si volgono I destini su in ciel?... Giunto al suo fine Appena sia tal giuoco, e voi da questo Campo vi ritraete. Il tolto globo Ai Turani per voi rendasi intanto. :Rallentarno le briglie a quegli accenti D’Irania intimoriti i cavalieri, Nè dopo ancor pel contrastato campo I destrieri incitâr, mentre i Turani </poem><noinclude></noinclude> rk88vtsi5vgtt2zrw6kyul3giq5mtts Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/419 108 1012801 3836497 3661933 2026-05-18T09:15:09Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836497 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 416 —|}}</noinclude> <poem> Globo avventar novello, al fiero colpo Alta la fronte rilevando. Udìa Del prode giovinetto i gravi accenti De’ Turani il signor, che fosse intese Il pehlèvico motto, e a lui si volse E fe’ tai detti: Un dolce amico mio Mi disse già che in tutta l’ampia terra Nessun ti uguaglia in trattar l’arco incurvo, In gittar freccie, in dispiegar valore Di petto e braccia e d’omeri gagliardi. :Trasse dall’ampia teca il valoroso. Come del prence udì que’ detti, il suo Arco reale; e de’ Turani il sire Per rimirarlo il chiese. In suo pensiero Qualcun cercò che il secondasse. Intanto Stupìa l’arco in mirar, benedicendo Con preghiere di re. Porselo alfine A Garsivèz, di spada gran maestro, E disse: Piega tu l’arco regale. Tendi la corda. — A tendere la corda Provò dell’arco Garsivèz allora, Ma l’arco non piegò, sì ch’ei traea Ingelosito in altra parte. Il prence Di man l’arco gli tolse, indi si pose, Piegate le ginocchia, e con la destra L’arco incurvando ne tendea la corda, Ridente in volto. Re Afrasyàb dicea: :Fino al ciel della luna alcun potria Con quest’arco avventar le freccie sue! Anch’io ne’ giorni miei di giovinezza Ebbi un arco simìl. Tempo diverso Ora è per me. Ben so che in tutta Irania Ed in Turania tal non è che un arco Osi impugnar, qual è cotesto, all’ora Della battaglia, fuor che Rùstem prode Fortissimo guerrier, quale discende </poem><noinclude></noinclude> p1tfxgyg9klgqpo1ytvmcnq68fk4vd1 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/420 108 1012802 3836498 3661934 2026-05-18T09:17:39Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836498 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 417 —|}}</noinclude> <poem> Con Ahrimàne a contrastar. Ma in sella Siyavìsh, con tal petto e braccio e spalle, Altr’arma non desia fuor di quest’arco. :Un segno allora in fondo alla palestra Fu collocato, nè di ciò fe’ motto Siyavìsh. Ratto quale un Devo, in groppa Al veloce destrier montò d’un salto, Serrò le cosce, e grido sorse intorno. Il giovinetto eroe, mentre su lui Gli occhi avea posti ogni guerrier più illustre, Alato un dardo dell’opposto segno Nel mezzo conficcò; poscia, di quattro Candide piume ornato, un altro ei pose Strale sull’arco dilatando il petto. Così, due volte, in una stessa corsa, Il segno egli colpì, lo capovolse Col gittar di sue freccie, indi le briglie Volgendo a destra, un’altra volta ancora Colpì diritto, al suo desìo conforme. L’arco alfin per la corda al braccio appese, Ritornossi appo il re, con lieve salto Al suol discese dall’arcion. Levossi In pie il sire e gii disse: È in testimonio Il tuo valor dell’alta indole tua. :Lieti e beati all’inclita dimora Si tornâr da quel loco; ivi sedettero E la mensa apprestâr del vin giocondo, Musici dimandâr quali addiceansi Alla festa d’un re. Bevver del vino E letiziâr, gridaron propinando Di Siyavìsh al nome. E il re, dinanzi Alla mensa regal, volle che un regio Dono si preparasse, un palafreno Vi si menasse e briglie artificiose, Un trono e un elmo ed un’intatta tunica Quale in terra giammai nato mortale </poem><noinclude></noinclude> bpcd069hs4r6jq4drqxldchfnngqc88 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/421 108 1012803 3836499 3661935 2026-05-18T09:20:00Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836499 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 418 —|}}</noinclude> <poem> Mirato avea, monete d’or, sportelle D’argentei nummi e rubini e turchesi In più ed in meno, e paggi alquanti e ancelle, E di rubini rilucenti un nappo, Ei comandò che tutti annoverati Fossero i doni, alla dimora poi Di Siyavìsh addotti. A’ suoi cognati, Quanti avean sede nel turanio suolo, Che portavangli amore e più d’assai, Comandò che recassero imbandite A Siyavìsh le mense e i doni ancora, E disse a’ prodi suoi: Dinanzi a lui Siate voi tutti insiem quale una greggia. :De’ prenci al figlio disse il re: Con meco Vieni un giorno alla caccia, e il nostro core S’allegri alfin; deh! liberiam quest’alma Da ogni dolore in fragorosa caccia. :Io si verrò, quando t’aggrada, al loco Dove il tuo cor ti guiderà, rispose. :Vennero un giorno in lochi alpestri; innanzi Iva il signor con veltri e falchi, e stuolo Andò con lui di varie genti; ratto Moveano al loco della caccia irani Prenci e turani. Alla pianura in mezzo Branco d’onagri discoverse primo Il giovinetto eroe. Fuori ei gittossi, Fuor della schiera, come turbo, e via Furon sciolte le briglie al palafreno E più gravi le staffe. E quei veloce Correa per valli e collicelli, ed una Delle fiere spartì col ferro in due. La sollevò, quasi bilancie fossero Quelle sue mani e la trafitta belva L’argento da pesar. D’una sol dramma Delle due parti questa o quella al peso Non fu più grave. Ad ammirar, la schiera </poem><noinclude></noinclude> pw9ukabxg76aicx4vda401h8vbhpeek Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/422 108 1012804 3836500 3661936 2026-05-18T09:23:21Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836500 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 419 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Tutta si mosse ed anco il re v’accorse, E dicean tutti ad una voce: Un prode Ecco davvero! un vibrator di spada! — Ma poi l’un l’altro si dicean sommessi: :Gran mal ne viene da l’Irania! Intanto Onta ne tocca a’ prenci nostri; e meglio Sarìa far guerra degl’Irani al prence. :Siyavìsh degli ònàgri andava in caccia, Scompigliava il deserto. Ogni pianura Corse, ogni monte, ogni selvaggio speco, E con l’asta e col brando e con le freccia Molto operò, dovunque, in ogni loco. D’uccise fiere sollevando i cumuli, Sì che in quel giorno ei fe’ posar la gente Da l’assiduo cacciar. Tornaron poi Tutti dal loco al regio ostello, tutti Preser la via con giubilante il core. :Ma il re turanio da quel giorno in poi Or lieto or tristo si mostrò, nè stette, Fuor che col garzoncello, intimamente Con altri mai, nè del cor suo l’arcano Ad altri disvelò, qualunque ei fosse, O Gihn o Garsivèz, nè fu mai lieto; Ma notte e dì con Siyavìsh mai sempre S’intrattenea, per lui schiudea soltanto A un sorriso le labbra. In questa guisa Passaron egli un anno; ebbero insieme Del cor la gioia, ebbero insiem l’affanno. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XVII. Nozze di Siyâvish con Gerîreh.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 434-435).}} <poem> :Pìran e Siyavìsh, un giorno, insieme Sedeano a favellar di varie cose, E quello a questo così disse: Tale </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> iqw6ty7siswmco670e52c6sdee7q9lf Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/423 108 1012805 3836501 3661937 2026-05-18T09:25:49Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836501 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 420 —|}}</noinclude> <poem> In Turania sei tu, che ogn’altro omai Superi e avanzi. Per cotesto amore Che per te sente il nostro re, nel tuo Nome la notte ei s’addormenta al loco Del suo riposo. Pensa omai che ad esso Tu se’ qual gaia primavera; il primo Idol gli sei, del duol consolatore. Tu se’ principe e grande, e figlio illustre Di re Kàvus tu sei; levi la fronte All’alto ciel per tue molte virtudi. Ma il padre è vecchio omai, tu giovinetto Sei di tenero cor; vedi che danno Mai non t’incolga per quella ch’é tua Corona imperïal. Prence tu sei E in Irania e in Turania, almo ricordo, Pien di valor, d’antichi regi. Eppure Congiunto a te per vincolo di sangue Nessun qui veggo, tal, che molto amore Abbia per te. Qui non veggo in Turania Compagno alcun degno di te, non fida Scorta d’amico. Qui non hai fratello. Non sorella, non donna, e solitario Vivi qual ramo di fiorente rosa Nell’angol d’un giardin. Ti scegli omai Donna degna di te, d’Irania il duolo Deponi e il rio pensier. Dopo la morte Di Kàvus re, l’Irania è tua, de’ forti E il seggio e la corona a te verranno. Di re Afrasyàb da sezzo a le cortine Son tre fanciulle tutte adorne e vaghe, Celate a tutti. Se la bianca luna In suo vïaggio gli occhi avesse mai, Gli occhi da lor non leveria la luna. Garsivèz pur n’ha tre nel gineceo, Di nobil nascimento, illustre e grande, Per madre e padre. Di Fredùn son esse </poem><noinclude></noinclude> 64o4ncf7zcoqiwkhe9342zbayw56063 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/424 108 1012806 3836502 3661938 2026-05-18T09:28:49Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836502 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 421 —|}}</noinclude> <poem> Nepoti, ai re congiunte, ed han corona E regal seggio. A queste gli occhi tuoi Volgi, e ti guidi il cor; fa che per sangue Tu sii congiunto ad Afrasyàb. Ma dietro Alle cortine mie quattro fanciulle Ho veramente, se perciò, t’è d’uopo Che altri i tuoi servi annoveri. È la prima Gerireh all’altre per l’età, nè alcuna Ella ha pari in beltà fra l’altre belle. Schiava ella è tua, se ciò t’è caro; al tuo Cospetto ella sarà qual fida ancella. :E Siyavìsh a lui: Grazie ti rendo; E tu qual figlio tuo mi riconosci Da questo giorno. Ben mi si conviene Gerìreh tua fra l’altre belle, e pregio Ha per me più d’ogni altro andar congiunto Alla tua casa. All’alma, al corpo mio Dolce conforto ella sarà; lei sola Fra l’altre tutte io vo’. Debito grande È questo che m’imponi, e fin ch’io vivo Mai non sarà che tua ragion calpesti. :Piran, da lui come san venne, corse Sollecito a Gulshèhr, inclita sposa, Che il dimandò: Per qual cagion sì allegro, Tu, di gloria bramoso? Oh! dillo, oh! dillo. :O saggia donna, ei rispondea, la fronte In alto sollevai fra gli altri prenci Di questa terra. E perchè mai felici Oggi non sarem noi, se pur diventa Genero nostro di Kobàd antico Il nobile nipote?... Ecco, soggiunse. Cose tu appresta di Gerireh, acconcie Di Siyavìsh illustre a dignitate. :Gulshèhr menò la figlia sua; le pose Un diadema in su la fronte, e poi Con drappi ed or, con fulgide monete, </poem><noinclude></noinclude> jts21lseapo1n79ksai9akdzk9xl6cr Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/425 108 1012807 3836503 3661939 2026-05-18T09:31:20Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836503 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 422 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Con fragranze e colori e mille vari Fregi l’ornò qual gaia primavera, E nella notte al giovinetto sire L’inviò. Così fu che al re novello Pìran la congiungea; come novella Candida luna ei fe’ sederla in trono. De’ suoi tesori alcun non conoscea, Non de’ seggi reali a gemme, in oro Sculti, la copia tanto grande; e allora Che di Gerireh il verecondo viso Siyavìsh contemplò, ben se ne piacque E sorrise e gioì. Sempre con lei Lieto ei restò la notte e il giorno, e nullo Gli rinacque nel cor tristo ricordo Di Kàvus re. Così, per lungo tempo. Anche si volse il ciel; cospicua parte Siyavìsh ebbe d’ogni bene in tutte L’opere sue, che d’Afrasyàb regnante Ei nel cospetto dignità maggiore Sempre acquistava e onor con nobil grado. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XVIII. Proposte di Pirân.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 436-439).}} <poem> :Piran un di così a parlar si fea Cauto e sommesso: O giovin sire, vedi Che il turanio signor più assai di questa Volta serena del profondo cielo Leva la sua corona. E tu, signore, La notte e il chiaro dì l’anima sua Sei veramente, il senno e il poter suo, Il suo cor, la sua mente. Oh! se potessi Per vincolo di sangue andar congiunto A lui pur anco, maggior grado assai </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> lm1bppyrbte5zvs9y8vfdvq3i0lb3x3 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/426 108 1012808 3836558 3661940 2026-05-18T11:54:27Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836558 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 423 —|}}</noinclude> <poem> In ogni tempo avresti! E se tua donna È la mia figlia, è mia d’ogni tua cosa, Grave o lieve che sia, tutta la cura. Gerireh bella è tua, la disïata Fra l’altre tutte; ma più bello e grande Sarà per te se alcuna gemma in grembo Ad Afrasyàb raccoglierai. Fra tutte Le giovinette sue più bella e vaga È Ferenghìs, nè volto egual, ne uguali Chiome in terra vedrai. L’agil cipresso È vinto da costei nella leggiadra Gentil persona, e il nerissimo crine Le fa corona al capo. Oh! le sue gote A intatta luna esser potrìan simìli Veracemente, se l’intatta luna, Come costei, due treccie brune avesse! E pregi sono in lei e sapïenza Che ne vincon l’aspetto; intelligenza Ha compagna ed ancella. Inclita sposa Degna di te non è in Turania, sola Se togli questa; una compagna eletta. Più di cotesta, non è qui. Ma intanto Se Afrasyàb ne dimandi, e ciò fia bello, E ciò fia degno. Una sì vaga donna In Kabùl, in Kashmìr dove si cela? Così avverrà che tuo congiunto sia Un prence illustre, e la tua gloria e il seggio Ne acquistino splendor. Che se precetto Men fai, un motto gli dirò, cercando Qualche segno d’onore appo il mio sire. :In fronte gli levò lo sguardo incerto Siyavìsh a quel dir. Voler di Dio, Disse, celar non dobbiam noi. Se tale È consiglio del ciel, di contro al cielo Niuno resister può. Ma con Gerireh Più lieta è l’alma, nè vogl’io diversa </poem><noinclude></noinclude> fp6s4l4vikohzh50u7btyb5x2mwdeoy Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/427 108 1012809 3836566 3661941 2026-05-18T11:56:46Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3836566 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 424 —|}}</noinclude> <poem> Da lei la donna mia. De l’alma avvinto Non sono al trono o d’onore al desìo, Nè vo’ luce di sol, nè vo’ splendore D’una corona; ma nel mal, nel bene, Io e Gerireh adopreremci, e niuna Altra sposa vogl’io, mal me ne tocchi. :E Pìran gli dicea: Deh! nobil prence, Io di Gerìreh farò l’opra acconcia, Tu ne lascia la cura. Assenzïente Gerìreh a ciò farò; col mio precetto Ne volgerò la mente. Ivi è la tua Buona fortuna, contro al voler tuo. Danno e duolo io n’avrò, ma la novella Felicità tutta è per te. — Se questa, Saggio vegliardo, è inevitabil cosa, Quei rispose, il saprai. Ciò che t’aggrada, Tu fa per me, poi che di te si piace Rotante il ciel. Che se d’Irania al suolo Mai più non tornerò, se il volto amato Più non vedrò del genitor, se il vecchio Zal che balio mi fu, se Rùstem prode, Primavera gioconda agli anni miei, Se Behràm battagliero e quell’illustre Zèngheh di Shaveràn lasciar degg’io, Con altri illustri e valorosi, e in questa Turania terra forza è a me per sempre La dimora cercar, tu insisti, o prode, In quel che chiedi, tu per me componi Questo connubio. Ma di ciò alla terra, Fuor che in secreto, non dirai parola. :Disse, e le ciglia sue riempi di lagrime, Egli là sospirava. Alla fortuna, Pìran dicea, l’uom che acquistò prudenza, Sempre s’acconcia. Dal rotante cielo Scampo tu non avrai, che vien dal cielo Amor, guerra e mercede. E se in Irania </poem><noinclude></noinclude> nhg7efsf3192rzfn68vnauzso7i14q8 Pagina:Statistica elezioni 1909 legislatura 23.djvu/104 108 1017114 3836535 3835800 2026-05-18T11:00:59Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3836535 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|''Pisa—Porto Maurizio—Potenza''.|— 70 —|}}</noinclude>{{Pt|{{Elezioni 1909 1}}}} |- { |colspan=11 class=t02 | {{§|Volterra}} <br/> {{Wl|Q48803048|Collegio di Volterra}} (popolazione 73,970). |- class=r1 |6156||4826|| '''Ginori-Conti Piero''' || ||{{sans-serif|'''2712'''}}||6943||5268|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3903260|Ginori-Conti Piero}} '''}} || ||'''{{sans-serif|2796}}'''|| {{sans-serif|'''21, 22 (U)'''}} |- class=r1 | || || ''Niccolini Ferruccio'' || ||1877|| || || ''Niccolini Ferruccio'' || ||2265|| |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q3616887|Battelli Angelo}} '' || ||66|| || || || || || |- |colspan=11 class=t01|<br/> '''{{sans-serif|PROVINCIA DI PORTO MAURIZIO.}}''' |- |colspan=11 class=t02| {{§|Porto Maurizio}} <br/> {{Wl|Q48803297|Collegio di Porto Maurizio}} (popolazione 41,628). |- class=r1 |6806||4797|| '''Nuvoloni Domenico''' || ||{{sans-serif|'''2999'''}}||7969||4620|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q21832958|Nuvoloni Domenico}} '''}} || ||'''{{sans-serif|2843}}'''|| {{sans-serif|'''21, 22 (U)'''}} |- class=r1 | || || ''Rossi Francesco'' || ||1657|| || || ''Airenti Filippo'' || ||1603|| |- class=r1 | || || || || ||colspan=4 {{cs|L}}|<br/> <small>Il numero degli elettori iscritti riguarda l’intero collegio; il numero dei votanti, quello dei voti conseguiti dai candidati non comprendono invece i risultati della votazione avvenuta nelle sezioni Dolcedo e Pietrabruna, le quali contano complessivamente 695 elettori.</small> || || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Oneglia}} <br/> {{Wl|Q48802912|Collegio di Oneglia}} (popolazione 42,618). |- class=r1 |5950||3949|| {{Wl|Q61943154|Berio Giuseppe}} || ||2072||7721||5133|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3761963|Agnesi Giacomo}} '''}} || ||'''{{sans-serif|2905}}'''|| {{sans-serif|'''22 (U)'''}} |- class=r1 | || || ''Gandolfo Ennio'' || ||1755|| || || ''Gandolfo Ennio'' || ||2182|| (22) |- class=r1 | || || <br/> Elezione suppletiva del 22 aprile 1906 in seguito a decesso dell'eletto. {{Rule|4em|000|t=1|v=1}}|| || || || || || || || |- class=r1 |6370||4599|| Gandolfo Ennio || <small>1º scrut.</small> ||1518|| || || || || || |- class=r1 | ||<small>1º scrut.</small> || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||2051|| || || || || || |- class=r1 | ||4478|| || || || || || || || || |- class=r1 | || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} || {{sans-serif|''' {{Wl|Q3761963|Agnesi Giacomo}} '''}} || <small>1º scrut.</small> ||1583|| || || || || || |- class=r1 | || || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||{{sans-serif|'''2321'''}}|| || || || || || |- class=r1 | || || ''Novaro Giacomo'' || <small>1º scrut.</small> ||1349|| || || || || || |- class=r1 | || || <br/> <small>La Camera con deliberazione del 19 giugno 1906 annullò l’elezione dell'on. Gandolfo e proclamò invece a secondo scrutinio l'on. Agnesi.</small> || || || || || || || || |- |colspan=11 class=t02| {{§|San Remo}} <br/> {{Wl|Q48803092|Collegio di San Remo}} (popolazione 60,358). |- class=r1 |6679||4538|| {{Wl|Q3770120|Biancheri Giuseppe}} || ||2972||7560||5287|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q21587762|Marsaglia Ernesto}} '''}} || ||'''{{sans-serif|3540}}'''|| {{sans-serif|'''22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q138330338|Mombello Augusto}} '' || ||1506|| || || '' {{Wl|Q3884926|Raimondo Orazio}} '' || ||1634|| |- class=r1 | || || <br/> Elezione suppletiva del 29 novembre 1908 in seguito a decesso dell'eletto. {{Rule|4em|000|t=1|v=1}}|| || || || || || || || |- class=r1 |7562||6025|| '''Marsaglia Ernesto''' || ||{{sans-serif|'''3304'''}}|| || || || || || |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q3884926|Raimondo Orazio}} '' || ||2700|| || || || || || |- |colspan=11 class=t01|<br/> '''{{sans-serif|PROVINCIA DI PORTO POTENZA.}}''' |- |colspan=11 class=t02| {{§|Potenza}} <br/> {{Wl|Q48803386|Collegio di Potenza}} (popolazione 42,084). |- class=r1 |2343||1703|| '''Grippo Pasquale''' || ||{{sans-serif|'''951'''}}||2607||1564|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3897064|Grippo Pasquale}} '''}} || ||'''{{sans-serif|1196}}'''|| {{nowrap| da {{sans-serif|'''17'''}} a {{sans-serif|'''21, 22 (U)'''}} }} <!--a Tamburrini Nicola 686 Bissolati-Bergamaschi Leonida 213 (19), 20 a 22(U) --> |- <noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude> dt3i91xoh5spx27fqabegvz9txb00q1 3836536 3836535 2026-05-18T11:04:37Z Carlomorino 42 /* new eis level3 */ 3836536 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|''Pisa—Porto Maurizio—Potenza''.|— 70 —|}}</noinclude>{{Pt|{{Elezioni 1909 1}}}} |- { |colspan=11 class=t02 | {{§|Volterra}} <br/> {{Wl|Q48803048|Collegio di Volterra}} (popolazione 73,970). |- class=r1 |6156||4826|| '''Ginori-Conti Piero''' || ||{{sans-serif|'''2712'''}}||6943||5268|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3903260|Ginori-Conti Piero}} '''}} || ||'''{{sans-serif|2796}}'''|| {{sans-serif|'''21, 22 (U)'''}} |- class=r1 | || || ''Niccolini Ferruccio'' || ||1877|| || || ''Niccolini Ferruccio'' || ||2265|| |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q3616887|Battelli Angelo}} '' || ||66|| || || || || || |- |colspan=11 class=t01|<br/> '''{{sans-serif|PROVINCIA DI PORTO MAURIZIO.}}''' |- |colspan=11 class=t02| {{§|Porto Maurizio}} <br/> {{Wl|Q48803297|Collegio di Porto Maurizio}} (popolazione 41,628). |- class=r1 |6806||4797|| '''Nuvoloni Domenico''' || ||{{sans-serif|'''2999'''}}||7969||4620|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q21832958|Nuvoloni Domenico}} '''}} || ||'''{{sans-serif|2843}}'''|| {{sans-serif|'''21, 22 (U)'''}} |- class=r1 | || || ''Rossi Francesco'' || ||1657|| || || ''Airenti Filippo'' || ||1603|| |- class=r1 | || || || || ||colspan=4 {{cs|L}}|<br/> <small>Il numero degli elettori iscritti riguarda l’intero collegio; il numero dei votanti, quello dei voti conseguiti dai candidati non comprendono invece i risultati della votazione avvenuta nelle sezioni Dolcedo e Pietrabruna, le quali contano complessivamente 695 elettori.</small> || || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Oneglia}} <br/> {{Wl|Q48802912|Collegio di Oneglia}} (popolazione 42,618). |- class=r1 |5950||3949|| {{Wl|Q61943154|Berio Giuseppe}} || ||2072||7721||5133|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3761963|Agnesi Giacomo}} '''}} || ||'''{{sans-serif|2905}}'''|| {{sans-serif|'''22 (U)'''}} |- class=r1 | || || ''Gandolfo Ennio'' || ||1755|| || || ''Gandolfo Ennio'' || ||2182|| (22) |- class=r1 | || || <br/> Elezione suppletiva del 22 aprile 1906 in seguito a decesso dell'eletto. {{Rule|4em|000|t=1|v=1}}|| || || || || || || || |- class=r1 |6370||4599|| Gandolfo Ennio || <small>1º scrut.</small> ||1518|| || || || || || |- class=r1 | ||<small>1º scrut.</small> || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||2051|| || || || || || |- class=r1 | ||4478|| || || || || || || || || |- class=r1 | || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} || {{sans-serif|''' {{Wl|Q3761963|Agnesi Giacomo}} '''}} || <small>1º scrut.</small> ||1583|| || || || || || |- class=r1 | || || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||{{sans-serif|'''2321'''}}|| || || || || || |- class=r1 | || || ''Novaro Giacomo'' || <small>1º scrut.</small> ||1349|| || || || || || |- class=r1 | || || <br/> <small>La Camera con deliberazione del 19 giugno 1906 annullò l’elezione dell'on. Gandolfo e proclamò invece a secondo scrutinio l'on. Agnesi.</small> || || || || || || || || |- |colspan=11 class=t02| {{§|San Remo}} <br/> {{Wl|Q48803092|Collegio di San Remo}} (popolazione 60,358). |- class=r1 |6679||4538|| {{Wl|Q3770120|Biancheri Giuseppe}} || ||2972||7560||5287|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q21587762|Marsaglia Ernesto}} '''}} || ||'''{{sans-serif|3540}}'''|| {{sans-serif|'''22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q138330338|Mombello Augusto}} '' || ||1506|| || || '' {{Wl|Q3884926|Raimondo Orazio}} '' || ||1634|| |- class=r1 | || || <br/> Elezione suppletiva del 29 novembre 1908 in seguito a decesso dell'eletto. {{Rule|4em|000|t=1|v=1}}|| || || || || || || || |- class=r1 |7562||6025|| '''Marsaglia Ernesto''' || ||{{sans-serif|'''3304'''}}|| || || || || || |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q3884926|Raimondo Orazio}} '' || ||2700|| || || || || || |- |colspan=11 class=t01|<br/> '''{{sans-serif|PROVINCIA DI POTENZA.}}''' |- |colspan=11 class=t02| {{§|Potenza}} <br/> {{Wl|Q48803386|Collegio di Potenza}} (popolazione 42,084). |- class=r1 |2343||1703|| '''Grippo Pasquale''' || ||{{sans-serif|'''951'''}}||2607||1564|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3897064|Grippo Pasquale}} '''}} || ||'''{{sans-serif|1196}}'''|| {{nowrap| da {{sans-serif|'''17'''}} a {{sans-serif|'''21, 22 (U)'''}} }} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63956387|Tamburrini Nicola}} '' || ||636|| || || '' {{Wl|Q1726211|Bissolati-Bergamaschi Leonida}} '' '''<big>{{larger|¤}}</big>'''|| ||216||(19), 20 a 22 (U) |- <noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude> f4zswe7q27tyeniszmutog1ml87gsxe Pagina:Statistica elezioni 1909 legislatura 23.djvu/105 108 1017115 3836546 3835816 2026-05-18T11:49:49Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3836546 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— 71 —|''Potenza''}}</noinclude>{{Pt|{{Elezioni 1909 1}}}} |- { |colspan=11 class=t02| {{§|Acerenza}} <br/> {{Wl|Q28031479|Collegio di Acerenza}} (popolazione 50,974). |- class=r1 |2892||1740|| {{Wl|Q3724702|Gianturco Emanuele}} || <small>1º scrut.</small> ||451||3076||2068|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q63968760|Santoliquido Rocco}} '''}} || ||{{sans-serif|'''1369'''}}|| {{sans-serif|'''22 (U)'''}} |- class=r1 | ||<small>1º scrut.</small> || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||1057|| || || || || || |- class=r1 | ||1770|| || || || || || ''Gianturco Emanuele'' (juniore) || ||680|| |- class=r1 | || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} || '' Severini Decio '' || <small>1º scrut.</small> ||448|| || || || || || |- class=r1 | || || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||673|| || || || || || |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63968760|Santoliquido Rocco}} '' || <small>1º scrut.</small> ||416|| || ||rowspan=2 | <small>Il numero dei votanti fa comunicato dal Prefetto di Potenza.</small> || || |- class=r1 | || || '' De Cesare Giuseppe '' || <small>1º scrut.</small> ||301|| || ||{{cs|r}}| || |- class=r1 | || || '' De Bonis Umberto '' || <small>1º scrut.</small> ||132|| || || || || || |- class=r1 | || || <br/> Elezione suppletiva del 7 maggio 1905, in seguito ad opzione dell’eletto per il collegio di Napoli I. {{Rule|4em}} || || || || || || || || <!--a 1855 Santoliquido Rocco 1270 Severini Decio 339 Coviello Leonardo 244 {{nowrap|<small>1º scrut.</small>}} '''<big>{{larger|¤}}</big>''' '''<big>•</big>''' |- class=r1 | || || <br/> <small>L'On. AAA non posò la candidatura nelle elezioni generali del 1909.</small> || || || || || || || || |- | ||colspan=4 {{cs|Ll}} |<br/> aaaaaaa || style="border-left:3px double;" | || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || {{Wl|Q48802441|Collegio di Brienza}} (popolazione 37,659). 2263||1329 Dagosto Francesco| |rt| 545||2652||1243 Dagosto Francesco 1172 22 (U) I scrot. eset 791 1311 2 ser Rossi Alfredo seat 851 i 2 serut 520 Perrone Franceseo 1 serat 261 Racioppi Francesco sent 158 {{Wl|Q48802564|Collegio di Chiaromonte}} (popolazione 48,610). 2785||2022 Mendaia Vineenzo 1014||3292||1917 Mendala Vincenzo 1878 (U) Donnaperna Cesare 789 Elezione suppletiva del 29 dicembre 1907, in seguito a dimissioni dell’eletto. 3187||2181 Mendaia Vincenzo 1243 Donnaperna Cesare 803 {{Wl|Q48802607|Collegio di Corleto Perticara}} (popolazione 42,468). 1968||1062 Lacava Pietro 1004 2219||1330 Lacava Pietro 1285 da 10 a 22 (U) Il numero degli elettori iscritti e quello dei votanti furono comunicati dal Prefetto di Potenza. {{Wl|Q48803254|Collegio di Lagonegro}} (popolazione 50,435). 2993||1653 Mango Camillo 1476 2917||1621 Mango Camillo 1555 21, 22 (U) Ciccotti Ettore 146 {{Wl|Q48802794|Collegio di Matera}} (popolazione 61,173). 3961||2103 Torraca Michele 1828||3879||2381 Ridola Domenico 2218 22 (U) Ferri Enrico 190 Elezione suppletiva del 30 settembre 1906, in seguito a decesso dell’eletto. 3411||2534 Ridola Domenico 1420 De Ruggieri Nicola 1014 Ferri Enrico 66 --> |- <noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude> rr9v7n8wypke05ger19hueo829w3aon Wikisource:Bar/Archivio/2026.05 4 1017337 3835996 3835848 2026-05-17T12:50:48Z Myron Aub 24422 /* Categoria Testi in cui è citato */ Risposta 3835996 wikitext text/x-wiki {{Bar}} == WikiOscar 2026 == Ciao! Anche quest'anno nei '''[https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026 Wikioscar]''' che si tengono su Wikipedia in lingua italiana è presente un [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026#Wikirilettore premio] per l'utente che ha sempre la testa nei libri. Potete votare il vostro utente preferito dal 1° al 7 maggio! [[User:Atlante|Atlante]] ([[User talk:Atlante|disc.]]) 10:33, 1 mag 2026 (CEST) == Discussione in Commons su CropTool == Qui: [[:c:Commons:Village_pump/Proposals#Cropping_with_"book"_template]] una discussione propositiva sui problemi di CropTool. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:10, 2 mag 2026 (CEST) == DPL == Ricevo e condivido questo messaggio riguardo DPL (DynamicPageList): : Ciao, ho per caso incrociato la tua [https://it.wikinews.org/wiki/Wikinotizie:Bar/DynamicPageList richiesta] di 16 anni fa a proposito di DPL. Non so se poi l'hai usata qui, ma sembra che l’estensione verrà disattivata con la chiusura di Wikinews. Se ne fate uso, ''sapevatelo''! --[[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 20:40, 3 mag 2026 (CEST) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:22, 4 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:Infosfera|Infosfera]], posso chiederti dove hai visto che DPL verrà disattivato? Qui non lo usiamo moltissimo, ma è comunque una funzione che personalmente mi è utile e mi dispiacerebbe perdere. Quindi volevo capire se è già una decisione presa ben più in alto di noi, o se c'è ancora margine per salvarlo. Grazie! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:44, 8 mag 2026 (CEST) ::Ciao @[[Utente:Candalua|Candalua]]. Potrebbe essere una mia interpretazione eccessivamente pessimistica ed estensiva, ma considerato che mediawiki.org/wiki/Extension:DynamicPageList qui si dice che è stata sviluppata essenzialmente per WNews, e che su tutte le wikinews è stata sostituita con liste statiche nell'ambito della chiusura delle wiki, il rischio che sia deprecato, non più supportato e prima o poi globalmente rimosso mi sembra da non escludere, anche tenuto conto che si parla di problemi prestazionali e del fatto che a questo punto non ci sono più wiki che ne hanno "necessità strutturale". ::Stando così le cose, finchè lo si usa per task personali non prioritari nessun problema, ma fossi in te non mi fiderei troppo a costruirci sopra funzionalità essenziali complesse. Per info più affidabili forse puoi rivolgerti a meta.wikimedia.org/wiki/User:Ladsgroup ha curato la rimozione da tutte le wikinews. ::(ps: colgo l'occasione per [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026#c-ZandDev-20260508000200-%C3%80ncilu-20260501053200 congratularmi per il wikioscar]) -- [[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 17:00, 8 mag 2026 (CEST) :::(scusa i link monchi ma si vede che c'è un filtro per "giovani" che mi impedisce di metterli funzionanti) [[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 17:01, 8 mag 2026 (CEST) == <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-19</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="technews-2026-W19"/><div class="plainlinks"> Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/19|Translations]] are available. '''Weekly highlight''' * The [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance|Article guidance]] team invites experienced editors of [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance/Pilot wikis and collaborators|pilot Wikipedias]]—Arabic, Bangla, Japanese, Portuguese, Persian, Turkish, Simple English, Spanish, and French—to help translate and adapt [https://b24e11a4f1.catalyst.wmcloud.org/wiki/Category:Pages_using_article_guidance sample outlines]. These outlines will guide editors in creating clear, well-structured, and policy-compliant articles when using [https://b24e11a4f1.catalyst.wmcloud.org/wiki/Special:NewArticle the feature] once it is launched in May 2026. [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance#Adapting a sample outline in a Wikipedia|Simple instructions]] on how to translate and adapt the outlines are available. '''Updates for editors''' * The [[:m:Special:MyLanguage/Product and Technology Advisory Council|Product and Technology Advisory Council]] has published [[:m:Special:MyLanguage/Product and Technology Advisory Council/May 2026 draft PTAC recommendation for feedback|draft recommendations]] on a model that affiliates can follow when contributing to the technical space. Community members are invited to provide feedback on the recommendation until May 8th [[:m:Talk:Product and Technology Advisory Council/May 2026 draft PTAC recommendation for feedback|on the talk page]]. * The number of available thumbnail size preferences in MediaWiki is being reduced to three standardized options—Small (180px), Regular (250px), and Large (400px), as part of ongoing efforts to improve performance and reduce strain on thumbnail services. As a result, existing preferences will be mapped to the nearest new size (for example, smaller selections like 120px or 150px will render at 180px, while larger ones like 300px or 360px will render at 400px). The preferences interface will soon be updated to reflect these changes, and users who wish to opt out or provide feedback can do so. [https://phabricator.wikimedia.org/T424909] * From now on, even when a permission expires automatically, users will receive an Echo notification similar to the standard notification for permission changes. There is a difference between this and [[m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]] in that the latter reminds users a week ''before'' the rights are due to expire, so that they can renew the rights. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:32}} community-submitted {{PLURAL:32|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, the problem where the ULS language selector in [[m:Special:Translate|Special:Translate]] would scroll vertically when it shouldn't, has been resolved. Previously, when users opened the "Translate to English" dropdown and typed certain inputs, the dialog would scroll vertically by a few pixels even when there was enough space to display all results. The dropdown no longer shifts unnecessarily when filtering languages. [https://phabricator.wikimedia.org/T358864] * The [[m:Special:GlobalWatchlist|Global Watchlist]], which lets you view your watchlists from multiple wikis on a single page, continues to improve. For example, watchlists for Wikibase sites such as [[:d:|Wikidata]] now support [[mw:Special:MyLanguage/Extension:EntitySchema|EntitySchema]] elements for better tracking. The Live Updates mode now refreshes the special page every 60 seconds to comply with the updated [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits|global API rate limits]] for improved real-time responsiveness. Additionally, a directionality bug that displayed links as "changes 3" instead of "3 changes" in mixed-direction lists has been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T415450][https://phabricator.wikimedia.org/T424422][https://phabricator.wikimedia.org/T418091] '''Updates for technical contributors''' * The second phase of [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits|global API rate limits]] has been rolled out to reduce the [[diffblog:2026/03/26/quo-vadis-crawlers-progress-and-whats-next-on-safeguarding-our-infrastructure/|impact of AI crawlers]] and ensure fair, sustainable access to Wikimedia resources, prioritising human and mission-aligned traffic. [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits#Limits|Limits]] have been shifted from per-hour to per-minute, producing smoother traffic patterns and more predictable API load. Community users are not expected to be affected, and no action is required. Early indications show some User-Agent-based requestors are adjusting behaviour, and around 64% of automated API traffic has been identified. Monitoring continues, and Wikimedia Enterprise remains available for commercial support. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.46/wmf.27|MediaWiki]] '''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/19|Translate]]&nbsp;• [[m:Tech|Get help]]&nbsp;• [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]]&nbsp;• [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].'' </div><section end="technews-2026-W19"/> </div> <bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 22:43, 4 mag 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30498077 --> == QUO VADIS == Buon giorno a tutti Ho visto che ''Quo vadis'' manca qui su Wikisource e non ho trovato una versione italiana ''in giro'' su Internet Archive o altri siti simili. Hp trovato però che è presente su [https://liberliber.it/autori/autori-s/henryk-sienkiewicz/quo-vadis/ liber liber], basata su una traduzione del 1915 di {{AutoreCitato|Paolo Valera|Paolo Valera}}. Mi domando, quindi, se è possibile trascriverla anche qui su Wikisource. In caso affermativo, devo procedere in maniera standard (cioè download del pdf - salvataggio in Commons - creazione pagina per pagina ... ) oppure fare cut&paste direttamente capitolo per capitolo? Ho notato che in alcuni casi manca la fonte a fianco della pagina. Grazie [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 12:59, 5 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:BuzzerLone|BuzzerLone]] Nei suoi primi anni Wikisource spesso faceva "trascrizioni di trascrizioni". Oggi mi risulta che questa pratica (almeno per i testi "nati solo cartacei", e dunque precedenti l'era digitale in cui di solito le prime edizioni cartacee escono in contemporanea a quelle digitali) non sia più accettata in quanto fa aumentare probabilità di refusi. Per i testi nativi digitali inoltre non si può parlare di "testi rileggibili" proprio per assenza di testo cartaceo a fronte. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 13:22, 5 mag 2026 (CEST) ::In realtà un divieto esplicito non è mai stato introdotto; è una pratica sconsigliata, ma non vietata se non è possibile trovare una fonte cartacea. Diciamo che l'invito in generale è quello di dedicarsi ad attività ad alto valore aggiunto, come le trascrizioni dalle scansioni, ed evitare il semplice "copia e incolla" del lavoro già fatto da altri. Poi anche il copia-incolla può avere la sua utilità (per esempio radunare su questo sito tutti i testi di un certo autore, altrimenti sparsi ovunque; oppure correggere qualche refuso che su liberliber o altri siti non è semplice segnalare e correggere). Nel caso, la procedura da seguire non è quella normale, ma appunto un semplice copia-incolla capitolo per capitolo, compilando poi la pagina Discussione con il template Infotesto. Se un giorno saranno disponibili delle scansioni, adegueremo il testo alla procedura proofread, come già fatto per molti altri. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:29, 5 mag 2026 (CEST) Nella pagina di [[Autore:Henryk Sienkiewicz]] ho messo l'opera con il link a LiberLiber e la lasciamo così. [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 15:48, 5 mag 2026 (CEST) == Attivazione sportello counseling di Wikimedia Italia == Ciao. Sono felice di comunicarvi che da oggi è attivo un nuovo servizio di Wikimedia Italia, richiesto dagli utenti in diverse occasioni, anche nella fase di consultazione per la stesura della [[:meta:Wikimedia Italia/Strategia 2026-2030|strategia 2026-2030 di Wikimedia Italia]]. Si tratta di uno '''sportello di counseling gratuito''', che consente ai volontari di potersi rivolgere a un counselor professionista per affrontare difficoltà relazionali, situazioni di tensione o conflitti legati all’attività sui progetti Wikimedia.<br/> Questo sportello offre uno spazio sicuro di ascolto e confronto e prevede percorsi individuali gratuiti fino a un massimo di 5 colloqui online per persona. Trovate tutte le informazioni relative allo sportello counseling in questa pagina: '''[[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Sportello counseling]]'''. Ne approfitto per ricordarvi che è sempre attivo anche lo [[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Supporto legale|sportello di supporto legale gratuito]]. Per qualsiasi domanda o osservazione, non esitate a contattarmi rispondendo a questo messaggio (vi chiedo cortesemente di pingarmi) o tramite [[Speciale:InviaEmail/Dario_Crespi_(WMIT)|email]]. [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[User talk:Dario Crespi (WMIT)|disc.]]) 14:58, 7 mag 2026 (CEST) == Proposta Babelsource == Raccomanderei a tutti di aggiungere, sulla pripria pagina utente, alcuni template {{tl|Babelsource-X}} riguardanti la propria conoscenza delle ''lingue''... informatiche: HTML, CSS, Javascript in particolare, ma non solo. Non so nemmeno se questi template esistano (adesso li cerco).... ma se non esistono, penso che non sarebbe una cattiva idea scriverli. Sarebbe più facile sia aiutare, che cercare aiuto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:08, 8 mag 2026 (CEST) == <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-20</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="technews-2026-W20"/><div class="plainlinks"> Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/20|Translations]] are available. '''Weekly highlight''' * Community Tech has published [[m:Special:MyLanguage/Community Wishlist/How to write a good wish|new guidance]] explaining how wishes on Community Wishlist are triaged and prioritized. The documentation is intended to help contributors write stronger proposals by clarifying the factors that influence prioritization decisions. Beyond vote counts, the guidance highlights considerations such as potential impact on the community when determining which wishes move forward. '''Updates for editors''' * The Reader Growth team is launching an experiment to test a new [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader_Growth/Share_Card|Share Card feature]] that allows readers to create visually engaging cards from Wikipedia articles or selected article sections and share them online, with each card linking back to the original article to help expand readership and article discovery. The mobile-only A/B test will be available to a portion of readers on Arabic, Chinese, French, Vietnamese, and English Wikipedia to better understand reading and sharing habits, and is scheduled to begin the week of May 18 and run for four weeks. * The Android and iOS Wikipedia apps recently released the [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia_Apps/Team/25th_Birthday_Reading_Challenge|25-day reading challenge]] into Beta, as part of efforts to drive reader engagement by encouraging users to complete reading milestones. To track their reading streak during the challenge, App users can add a widget featuring Baby Globe to their home screen. The challenge officially begins May 11. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:17}} community-submitted {{PLURAL:17|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where the global preference for enabling syntax highlighting in wikitext could unexpectedly disable itself after being turned on, has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T425286] '''Updates for technical contributors''' * [[File:Octicons-tools.svg|12px|link=|alt=|Advanced item]] The ResourceLoader module <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>mediawiki.ui.input</nowiki></code></bdi>, deprecated since [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2023/39|September 2023]], will be removed this week. There is a [[mw:Special:MyLanguage/Codex/Migrating_from_MediaWiki_UI|guide for migrating from MediaWiki UI to Codex]] for any tools that use it. [https://phabricator.wikimedia.org/T420125] * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.2|MediaWiki]] '''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/20|Translate]]&nbsp;• [[m:Tech|Get help]]&nbsp;• [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]]&nbsp;• [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].'' </div><section end="technews-2026-W20"/> </div> <bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 21:20, 11 mag 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30524429 --> == Biografie consiglieri capitolini == su [[Discussioni pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/25]] @[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] notava che c'era un problema (mancano una o più pagine). Stamani all'archivio storico capitolino ho fotografato le pagine mancanti. Credo che dovrebbero essere inserite nel file. Ma ovviamente non sono capace. Cercasi volontario per fare operazione. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:33, 12 mag 2026 (CEST) == Categoria Testi in cui è citato == Qualche tempo fa si discuteva se la Categoria "Testi in cui è citato..." doveva essere dedicata solo ad altri scrittori oppure in generale a personaggi storici anche se non hanno scritto nulla di rilevante (ad esempio politici o sovrani che hanno scritto solo pochi discorsi pubblici o anche persone di cui non rimane nessuno suo scritto diretto come ad esempio Socrate). Io sarei per la seconda posizione in quanto avere dati statistici in più è sempre meglio che averne di meno (in molti libri cartacei è spesso presente un indice analitico dei personaggi citati). Poi ci sono i casi di personaggi al limite tra storia e leggenda (re Artù, Achille, Mosè...) di cui abbiamo fonti solo risalenti a moltissimi anni dopo l'epoca della presunta esistenza di questi personaggi. In tal caso preferirei non aggiungerli. Non so se voi siete d'accordo. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 08:18, 13 mag 2026 (CEST) :Io mi userei {{tl|AutoreCitato}} e farei la pagina Autore solo per quelli che sono effettivamente citati per le opere che hanno scritto (quindi scrittori, scienziati, giuristi ecc.). Metterei i sovrani solo se abbiamo leggi, editti o documenti emessi in loro nome. Per gli altri personaggi storici in generale userei il link a Wikidata o Wikipedia, e non starei a creare qui una pagina solo per avere un "segnaposto" col nome di qualcuno. Sicuramente non andrebbero create pagine per personaggi mitologici, e neanche per autori contemporanei di cui non potremo avere testi per molti anni. :Per fare un bilancio, oggi abbiamo ben [[:Categoria:Autori|16.244 autori]], di cui solo [[:Categoria:Autori con opere su Wikisource|3.467]] hanno delle opere su Wikisource. Quelli "citati" sono [[:Categoria:Autori citati in opere pubblicate|14.122]], includendo quelli semplicemente "menzionati" in quanto "hanno fatto qualcosa", anche se non hanno mai scritto niente (per esempio ci sono tanti pittori), e [[Speciale:PagineOrfane|450]] sono addirittura "orfani", cioè nemmeno citati o linkati da altre pagine (quindi perché è stata creata una pagina, se poi non serve nemmeno ad avere un link?). :Io vi chiederei di cercare di limitare il numero di nuove pagine Autore che vengono create. Può sembrare che creare una pagina sia "gratis", ma non è proprio così, avere molte pagine rende comunque un filino più complicata la gestione del sito (anche solo una piccola modifica ad un template può avere ripercussioni su molte pagine). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:23, 13 mag 2026 (CEST) ::Il mondo wiki ha ignorato a lungo i principi della gestione dei dati, che sono i fondamenti dei database, uno dei quali è "se ti stai ripetendo, stai sbagliando". Poi, finalmente, è arrivata la rivoluzione di wikidata, ma ci vorrà ancora molto tempo per implementarla a fondo: vecchie abitudini sono dure a svanire. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:41, 14 mag 2026 (CEST) :::Se trovo una persona citata tendo ad usare {{Tl|Wl}} o {{Tl|AutoreCitato}} se la pagina esiste, evitando come la peste di lasciarlo rosso. Tendo a togliere tutti i template {{tl|W}} e, peggio ancora, i link diretti ad altri progetti, basta uno spostamento e si rompono. --[[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 09:49, 14 mag 2026 (CEST) :::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] @[[Utente:Cruccone|Cruccone]] Aggiungo che questi discorsi fatti per "autore citato" valgono anche per "opera citata" (ad esempio ci sono pagine come "Categoria:Testi in cui è citato il testo Divina Commedia" e simili). Da notare che anche le opere letterarie come la Divina Commedia hanno un loro posto in wikidata... [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 14:50, 17 mag 2026 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] creo spesso pagine autore di musicisti in cui includere poi le loro composizioni. E fin qui mi sembra tutto ok. Ma se uso il template WI (e non AC) per un pittore, ad es., poi posso richiamare tutte le pagine in cui è citato? E in che modo? Perché credo che questo fosse il vantaggio di usare AC: avere una pagina in cui si richiama quell'autore (anche se è un pittore). Ma se c'è un modo di farlo usando WI, allora - in questo caso - credo che AC non vada usato. [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 20:16, 15 mag 2026 (CEST) == Musica nel wikiverso 2026.5 == Consueto '''aggiornamento lilypondiano''' di metà mese # Ad oggi,15.5.26, abbiamo 115 ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (su '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''' in tempo reale). Il numero si è incrementato di molto nell'ultimo mese grazie al completamento della trascrizione delle 64 {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci}}. Si potrebbe cominciare a pensare ad una suddivisione per genere musicale. Ho fatto una prova (a manina) sulla mia pagina dei contributi: ecco [[https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Pic57|ecco cosa ne è venuto fuori]] # Faccio un breve cenno al modo in cui lavoro: magari può essere d'ispirazione a qualcuno o - viceversa - qualcuno potrebbe ispirare me con qualche consiglio: ## Attualmente uso l'editor Lilypond ''[https://github.com/frescobaldi/frescobaldi/releases/tag/v4.0.6 Frescobaldi 4.0.6]'', che ho installato sia su Linux (portatile) che su Windows (desktop). Così posso essere sempre operativo ## Per la trascrizione di partiture brevi e non troppo complesse — come ad es. quelle di {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci}} — uso anche [http://Hacklily.org Hacklily.org], un ottimo editor Lilypond on line. # Ho chiesto a Gemini: "Puoi farmi una panoramica della pubblicazione di partiture su wikisource di lingua italiana, francese, tedesca e inglese?" Risposta in sintesi: ''Se cerchi la tecnologia e l'eleganza, la versione francese è il modello da seguire. Se cerchi trattati e inni, quella inglese e tedesca offrono di più. L'italiana è una risorsa eccellente per il legame tra letteratura, librettistica e musica popolare.'' Sto studiando la versione francese: bella, ma non vedo codice, solo MIDI... indago meglio e ne riparliamo '''Ottimizzazioni''' (e qui mi rivolgo a@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] o @[[Utente:Candalua|Candalua]]: * Esportando le partiture in pdf, il salto pagina è problematico. Prendiamo ad es. [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._9/Intermezzo-Valse|''questa partitura'']]. In particolare: a. Esiste su wikisource un codice css per evitare che alcune parti siano stampate nel pdf? b. E' possibile escludere dalla stampa il lettore midi a fine pagina (lasciandola nella pagina wiki, ovviamente)? Probablmente occorrerebe un foglio di stiule per le partiture; così mi pare che facciano su en.WS ecc... Infine: * Invito chi volesse rileggere le partiture — in particolare quelle complesse - e si trovasse nei guai perché non riesce a risolvere un errore — a segnalarmelo (pingandomi please!) nella pagina di discussione della partitura in cui lo ha rilevato (le battute sono numerate nella pagina), in modo che possa correggerlo (se ci riesco:-)). @[[Utente:Cruccone|Cruccone]] ad es. lo ha fatto. E lo ringrazio. E' un grande aiuto per me. Alla prossima [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 20:31, 15 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:Pic57|Pic57]] Mi spiace, al momento non ho esperienza del css usato per manipolare la stampa su pdf. E' un tema che mi interessa molto ma per ora sono a conoscenza zero... :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:51, 16 mag 2026 (CEST) 1trm4ltigqmhqlrfwfxl4lq7jtevr5x 3836001 3835996 2026-05-17T14:55:10Z Cruccone 53 /* Categoria Testi in cui è citato */ 3836001 wikitext text/x-wiki {{Bar}} == WikiOscar 2026 == Ciao! Anche quest'anno nei '''[https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026 Wikioscar]''' che si tengono su Wikipedia in lingua italiana è presente un [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026#Wikirilettore premio] per l'utente che ha sempre la testa nei libri. Potete votare il vostro utente preferito dal 1° al 7 maggio! [[User:Atlante|Atlante]] ([[User talk:Atlante|disc.]]) 10:33, 1 mag 2026 (CEST) == Discussione in Commons su CropTool == Qui: [[:c:Commons:Village_pump/Proposals#Cropping_with_"book"_template]] una discussione propositiva sui problemi di CropTool. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:10, 2 mag 2026 (CEST) == DPL == Ricevo e condivido questo messaggio riguardo DPL (DynamicPageList): : Ciao, ho per caso incrociato la tua [https://it.wikinews.org/wiki/Wikinotizie:Bar/DynamicPageList richiesta] di 16 anni fa a proposito di DPL. Non so se poi l'hai usata qui, ma sembra che l’estensione verrà disattivata con la chiusura di Wikinews. Se ne fate uso, ''sapevatelo''! --[[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 20:40, 3 mag 2026 (CEST) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:22, 4 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:Infosfera|Infosfera]], posso chiederti dove hai visto che DPL verrà disattivato? Qui non lo usiamo moltissimo, ma è comunque una funzione che personalmente mi è utile e mi dispiacerebbe perdere. Quindi volevo capire se è già una decisione presa ben più in alto di noi, o se c'è ancora margine per salvarlo. Grazie! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:44, 8 mag 2026 (CEST) ::Ciao @[[Utente:Candalua|Candalua]]. Potrebbe essere una mia interpretazione eccessivamente pessimistica ed estensiva, ma considerato che mediawiki.org/wiki/Extension:DynamicPageList qui si dice che è stata sviluppata essenzialmente per WNews, e che su tutte le wikinews è stata sostituita con liste statiche nell'ambito della chiusura delle wiki, il rischio che sia deprecato, non più supportato e prima o poi globalmente rimosso mi sembra da non escludere, anche tenuto conto che si parla di problemi prestazionali e del fatto che a questo punto non ci sono più wiki che ne hanno "necessità strutturale". ::Stando così le cose, finchè lo si usa per task personali non prioritari nessun problema, ma fossi in te non mi fiderei troppo a costruirci sopra funzionalità essenziali complesse. Per info più affidabili forse puoi rivolgerti a meta.wikimedia.org/wiki/User:Ladsgroup ha curato la rimozione da tutte le wikinews. ::(ps: colgo l'occasione per [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026#c-ZandDev-20260508000200-%C3%80ncilu-20260501053200 congratularmi per il wikioscar]) -- [[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 17:00, 8 mag 2026 (CEST) :::(scusa i link monchi ma si vede che c'è un filtro per "giovani" che mi impedisce di metterli funzionanti) [[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 17:01, 8 mag 2026 (CEST) == <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-19</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="technews-2026-W19"/><div class="plainlinks"> Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/19|Translations]] are available. '''Weekly highlight''' * The [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance|Article guidance]] team invites experienced editors of [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance/Pilot wikis and collaborators|pilot Wikipedias]]—Arabic, Bangla, Japanese, Portuguese, Persian, Turkish, Simple English, Spanish, and French—to help translate and adapt [https://b24e11a4f1.catalyst.wmcloud.org/wiki/Category:Pages_using_article_guidance sample outlines]. These outlines will guide editors in creating clear, well-structured, and policy-compliant articles when using [https://b24e11a4f1.catalyst.wmcloud.org/wiki/Special:NewArticle the feature] once it is launched in May 2026. [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance#Adapting a sample outline in a Wikipedia|Simple instructions]] on how to translate and adapt the outlines are available. '''Updates for editors''' * The [[:m:Special:MyLanguage/Product and Technology Advisory Council|Product and Technology Advisory Council]] has published [[:m:Special:MyLanguage/Product and Technology Advisory Council/May 2026 draft PTAC recommendation for feedback|draft recommendations]] on a model that affiliates can follow when contributing to the technical space. Community members are invited to provide feedback on the recommendation until May 8th [[:m:Talk:Product and Technology Advisory Council/May 2026 draft PTAC recommendation for feedback|on the talk page]]. * The number of available thumbnail size preferences in MediaWiki is being reduced to three standardized options—Small (180px), Regular (250px), and Large (400px), as part of ongoing efforts to improve performance and reduce strain on thumbnail services. As a result, existing preferences will be mapped to the nearest new size (for example, smaller selections like 120px or 150px will render at 180px, while larger ones like 300px or 360px will render at 400px). The preferences interface will soon be updated to reflect these changes, and users who wish to opt out or provide feedback can do so. [https://phabricator.wikimedia.org/T424909] * From now on, even when a permission expires automatically, users will receive an Echo notification similar to the standard notification for permission changes. There is a difference between this and [[m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]] in that the latter reminds users a week ''before'' the rights are due to expire, so that they can renew the rights. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:32}} community-submitted {{PLURAL:32|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, the problem where the ULS language selector in [[m:Special:Translate|Special:Translate]] would scroll vertically when it shouldn't, has been resolved. Previously, when users opened the "Translate to English" dropdown and typed certain inputs, the dialog would scroll vertically by a few pixels even when there was enough space to display all results. The dropdown no longer shifts unnecessarily when filtering languages. [https://phabricator.wikimedia.org/T358864] * The [[m:Special:GlobalWatchlist|Global Watchlist]], which lets you view your watchlists from multiple wikis on a single page, continues to improve. For example, watchlists for Wikibase sites such as [[:d:|Wikidata]] now support [[mw:Special:MyLanguage/Extension:EntitySchema|EntitySchema]] elements for better tracking. The Live Updates mode now refreshes the special page every 60 seconds to comply with the updated [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits|global API rate limits]] for improved real-time responsiveness. Additionally, a directionality bug that displayed links as "changes 3" instead of "3 changes" in mixed-direction lists has been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T415450][https://phabricator.wikimedia.org/T424422][https://phabricator.wikimedia.org/T418091] '''Updates for technical contributors''' * The second phase of [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits|global API rate limits]] has been rolled out to reduce the [[diffblog:2026/03/26/quo-vadis-crawlers-progress-and-whats-next-on-safeguarding-our-infrastructure/|impact of AI crawlers]] and ensure fair, sustainable access to Wikimedia resources, prioritising human and mission-aligned traffic. [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits#Limits|Limits]] have been shifted from per-hour to per-minute, producing smoother traffic patterns and more predictable API load. Community users are not expected to be affected, and no action is required. Early indications show some User-Agent-based requestors are adjusting behaviour, and around 64% of automated API traffic has been identified. Monitoring continues, and Wikimedia Enterprise remains available for commercial support. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.46/wmf.27|MediaWiki]] '''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/19|Translate]]&nbsp;• [[m:Tech|Get help]]&nbsp;• [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]]&nbsp;• [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].'' </div><section end="technews-2026-W19"/> </div> <bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 22:43, 4 mag 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30498077 --> == QUO VADIS == Buon giorno a tutti Ho visto che ''Quo vadis'' manca qui su Wikisource e non ho trovato una versione italiana ''in giro'' su Internet Archive o altri siti simili. Hp trovato però che è presente su [https://liberliber.it/autori/autori-s/henryk-sienkiewicz/quo-vadis/ liber liber], basata su una traduzione del 1915 di {{AutoreCitato|Paolo Valera|Paolo Valera}}. Mi domando, quindi, se è possibile trascriverla anche qui su Wikisource. In caso affermativo, devo procedere in maniera standard (cioè download del pdf - salvataggio in Commons - creazione pagina per pagina ... ) oppure fare cut&paste direttamente capitolo per capitolo? Ho notato che in alcuni casi manca la fonte a fianco della pagina. Grazie [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 12:59, 5 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:BuzzerLone|BuzzerLone]] Nei suoi primi anni Wikisource spesso faceva "trascrizioni di trascrizioni". Oggi mi risulta che questa pratica (almeno per i testi "nati solo cartacei", e dunque precedenti l'era digitale in cui di solito le prime edizioni cartacee escono in contemporanea a quelle digitali) non sia più accettata in quanto fa aumentare probabilità di refusi. Per i testi nativi digitali inoltre non si può parlare di "testi rileggibili" proprio per assenza di testo cartaceo a fronte. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 13:22, 5 mag 2026 (CEST) ::In realtà un divieto esplicito non è mai stato introdotto; è una pratica sconsigliata, ma non vietata se non è possibile trovare una fonte cartacea. Diciamo che l'invito in generale è quello di dedicarsi ad attività ad alto valore aggiunto, come le trascrizioni dalle scansioni, ed evitare il semplice "copia e incolla" del lavoro già fatto da altri. Poi anche il copia-incolla può avere la sua utilità (per esempio radunare su questo sito tutti i testi di un certo autore, altrimenti sparsi ovunque; oppure correggere qualche refuso che su liberliber o altri siti non è semplice segnalare e correggere). Nel caso, la procedura da seguire non è quella normale, ma appunto un semplice copia-incolla capitolo per capitolo, compilando poi la pagina Discussione con il template Infotesto. Se un giorno saranno disponibili delle scansioni, adegueremo il testo alla procedura proofread, come già fatto per molti altri. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:29, 5 mag 2026 (CEST) Nella pagina di [[Autore:Henryk Sienkiewicz]] ho messo l'opera con il link a LiberLiber e la lasciamo così. [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 15:48, 5 mag 2026 (CEST) == Attivazione sportello counseling di Wikimedia Italia == Ciao. Sono felice di comunicarvi che da oggi è attivo un nuovo servizio di Wikimedia Italia, richiesto dagli utenti in diverse occasioni, anche nella fase di consultazione per la stesura della [[:meta:Wikimedia Italia/Strategia 2026-2030|strategia 2026-2030 di Wikimedia Italia]]. Si tratta di uno '''sportello di counseling gratuito''', che consente ai volontari di potersi rivolgere a un counselor professionista per affrontare difficoltà relazionali, situazioni di tensione o conflitti legati all’attività sui progetti Wikimedia.<br/> Questo sportello offre uno spazio sicuro di ascolto e confronto e prevede percorsi individuali gratuiti fino a un massimo di 5 colloqui online per persona. Trovate tutte le informazioni relative allo sportello counseling in questa pagina: '''[[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Sportello counseling]]'''. Ne approfitto per ricordarvi che è sempre attivo anche lo [[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Supporto legale|sportello di supporto legale gratuito]]. Per qualsiasi domanda o osservazione, non esitate a contattarmi rispondendo a questo messaggio (vi chiedo cortesemente di pingarmi) o tramite [[Speciale:InviaEmail/Dario_Crespi_(WMIT)|email]]. [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[User talk:Dario Crespi (WMIT)|disc.]]) 14:58, 7 mag 2026 (CEST) == Proposta Babelsource == Raccomanderei a tutti di aggiungere, sulla pripria pagina utente, alcuni template {{tl|Babelsource-X}} riguardanti la propria conoscenza delle ''lingue''... informatiche: HTML, CSS, Javascript in particolare, ma non solo. Non so nemmeno se questi template esistano (adesso li cerco).... ma se non esistono, penso che non sarebbe una cattiva idea scriverli. Sarebbe più facile sia aiutare, che cercare aiuto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:08, 8 mag 2026 (CEST) == <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-20</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="technews-2026-W20"/><div class="plainlinks"> Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/20|Translations]] are available. '''Weekly highlight''' * Community Tech has published [[m:Special:MyLanguage/Community Wishlist/How to write a good wish|new guidance]] explaining how wishes on Community Wishlist are triaged and prioritized. The documentation is intended to help contributors write stronger proposals by clarifying the factors that influence prioritization decisions. Beyond vote counts, the guidance highlights considerations such as potential impact on the community when determining which wishes move forward. '''Updates for editors''' * The Reader Growth team is launching an experiment to test a new [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader_Growth/Share_Card|Share Card feature]] that allows readers to create visually engaging cards from Wikipedia articles or selected article sections and share them online, with each card linking back to the original article to help expand readership and article discovery. The mobile-only A/B test will be available to a portion of readers on Arabic, Chinese, French, Vietnamese, and English Wikipedia to better understand reading and sharing habits, and is scheduled to begin the week of May 18 and run for four weeks. * The Android and iOS Wikipedia apps recently released the [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia_Apps/Team/25th_Birthday_Reading_Challenge|25-day reading challenge]] into Beta, as part of efforts to drive reader engagement by encouraging users to complete reading milestones. To track their reading streak during the challenge, App users can add a widget featuring Baby Globe to their home screen. The challenge officially begins May 11. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:17}} community-submitted {{PLURAL:17|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where the global preference for enabling syntax highlighting in wikitext could unexpectedly disable itself after being turned on, has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T425286] '''Updates for technical contributors''' * [[File:Octicons-tools.svg|12px|link=|alt=|Advanced item]] The ResourceLoader module <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>mediawiki.ui.input</nowiki></code></bdi>, deprecated since [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2023/39|September 2023]], will be removed this week. There is a [[mw:Special:MyLanguage/Codex/Migrating_from_MediaWiki_UI|guide for migrating from MediaWiki UI to Codex]] for any tools that use it. [https://phabricator.wikimedia.org/T420125] * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.2|MediaWiki]] '''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/20|Translate]]&nbsp;• [[m:Tech|Get help]]&nbsp;• [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]]&nbsp;• [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].'' </div><section end="technews-2026-W20"/> </div> <bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 21:20, 11 mag 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30524429 --> == Biografie consiglieri capitolini == su [[Discussioni pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/25]] @[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] notava che c'era un problema (mancano una o più pagine). Stamani all'archivio storico capitolino ho fotografato le pagine mancanti. Credo che dovrebbero essere inserite nel file. Ma ovviamente non sono capace. Cercasi volontario per fare operazione. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:33, 12 mag 2026 (CEST) == Categoria Testi in cui è citato == Qualche tempo fa si discuteva se la Categoria "Testi in cui è citato..." doveva essere dedicata solo ad altri scrittori oppure in generale a personaggi storici anche se non hanno scritto nulla di rilevante (ad esempio politici o sovrani che hanno scritto solo pochi discorsi pubblici o anche persone di cui non rimane nessuno suo scritto diretto come ad esempio Socrate). Io sarei per la seconda posizione in quanto avere dati statistici in più è sempre meglio che averne di meno (in molti libri cartacei è spesso presente un indice analitico dei personaggi citati). Poi ci sono i casi di personaggi al limite tra storia e leggenda (re Artù, Achille, Mosè...) di cui abbiamo fonti solo risalenti a moltissimi anni dopo l'epoca della presunta esistenza di questi personaggi. In tal caso preferirei non aggiungerli. Non so se voi siete d'accordo. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 08:18, 13 mag 2026 (CEST) :Io mi userei {{tl|AutoreCitato}} e farei la pagina Autore solo per quelli che sono effettivamente citati per le opere che hanno scritto (quindi scrittori, scienziati, giuristi ecc.). Metterei i sovrani solo se abbiamo leggi, editti o documenti emessi in loro nome. Per gli altri personaggi storici in generale userei il link a Wikidata o Wikipedia, e non starei a creare qui una pagina solo per avere un "segnaposto" col nome di qualcuno. Sicuramente non andrebbero create pagine per personaggi mitologici, e neanche per autori contemporanei di cui non potremo avere testi per molti anni. :Per fare un bilancio, oggi abbiamo ben [[:Categoria:Autori|16.244 autori]], di cui solo [[:Categoria:Autori con opere su Wikisource|3.467]] hanno delle opere su Wikisource. Quelli "citati" sono [[:Categoria:Autori citati in opere pubblicate|14.122]], includendo quelli semplicemente "menzionati" in quanto "hanno fatto qualcosa", anche se non hanno mai scritto niente (per esempio ci sono tanti pittori), e [[Speciale:PagineOrfane|450]] sono addirittura "orfani", cioè nemmeno citati o linkati da altre pagine (quindi perché è stata creata una pagina, se poi non serve nemmeno ad avere un link?). :Io vi chiederei di cercare di limitare il numero di nuove pagine Autore che vengono create. Può sembrare che creare una pagina sia "gratis", ma non è proprio così, avere molte pagine rende comunque un filino più complicata la gestione del sito (anche solo una piccola modifica ad un template può avere ripercussioni su molte pagine). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:23, 13 mag 2026 (CEST) ::Il mondo wiki ha ignorato a lungo i principi della gestione dei dati, che sono i fondamenti dei database, uno dei quali è "se ti stai ripetendo, stai sbagliando". Poi, finalmente, è arrivata la rivoluzione di wikidata, ma ci vorrà ancora molto tempo per implementarla a fondo: vecchie abitudini sono dure a svanire. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:41, 14 mag 2026 (CEST) :::Se trovo una persona citata tendo ad usare {{Tl|Wl}} o {{Tl|AutoreCitato}} se la pagina esiste, evitando come la peste di lasciarlo rosso. Tendo a togliere tutti i template {{tl|W}} e, peggio ancora, i link diretti ad altri progetti, basta uno spostamento e si rompono. --[[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 09:49, 14 mag 2026 (CEST) :::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] @[[Utente:Cruccone|Cruccone]] Aggiungo che questi discorsi fatti per "autore citato" valgono anche per "opera citata" (ad esempio ci sono pagine come "Categoria:Testi in cui è citato il testo Divina Commedia" e simili). Da notare che anche le opere letterarie come la Divina Commedia hanno un loro posto in wikidata... [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 14:50, 17 mag 2026 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] creo spesso pagine autore di musicisti in cui includere poi le loro composizioni. E fin qui mi sembra tutto ok. Ma se uso il template WI (e non AC) per un pittore, ad es., poi posso richiamare tutte le pagine in cui è citato? E in che modo? Perché credo che questo fosse il vantaggio di usare AC: avere una pagina in cui si richiama quell'autore (anche se è un pittore). Ma se c'è un modo di farlo usando WI, allora - in questo caso - credo che AC non vada usato. [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 20:16, 15 mag 2026 (CEST) :::TestoCitato è un caso un po' diverso e più complesso, perché le opere possono avere più edizioni (con titoli anche leggermente diversi) e con citazioni che possono riferirsi all'opera o all'edizione (ad esempio potrebbe citare una traduzione specifica). Wl se la pagina autore esiste si comporta come AutoreCitato (con lo svantaggio di fare un passaggio in più che un po' pesa). Se la pagina autore non esiste tutto il gioco delle categorie non si attiva, e questa potrebbe essere una motivazione per creare la pagina autore anche per chi non ha mai scritto nulla. Poi uno potrebbe anche stare a discutere sulla differenza tra nominare e citare, anche se l'utilità pratica è discutibile. [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 16:55, 17 mag 2026 (CEST) == Musica nel wikiverso 2026.5 == Consueto '''aggiornamento lilypondiano''' di metà mese # Ad oggi,15.5.26, abbiamo 115 ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (su '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''' in tempo reale). Il numero si è incrementato di molto nell'ultimo mese grazie al completamento della trascrizione delle 64 {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci}}. Si potrebbe cominciare a pensare ad una suddivisione per genere musicale. Ho fatto una prova (a manina) sulla mia pagina dei contributi: ecco [[https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Pic57|ecco cosa ne è venuto fuori]] # Faccio un breve cenno al modo in cui lavoro: magari può essere d'ispirazione a qualcuno o - viceversa - qualcuno potrebbe ispirare me con qualche consiglio: ## Attualmente uso l'editor Lilypond ''[https://github.com/frescobaldi/frescobaldi/releases/tag/v4.0.6 Frescobaldi 4.0.6]'', che ho installato sia su Linux (portatile) che su Windows (desktop). Così posso essere sempre operativo ## Per la trascrizione di partiture brevi e non troppo complesse — come ad es. quelle di {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci}} — uso anche [http://Hacklily.org Hacklily.org], un ottimo editor Lilypond on line. # Ho chiesto a Gemini: "Puoi farmi una panoramica della pubblicazione di partiture su wikisource di lingua italiana, francese, tedesca e inglese?" Risposta in sintesi: ''Se cerchi la tecnologia e l'eleganza, la versione francese è il modello da seguire. Se cerchi trattati e inni, quella inglese e tedesca offrono di più. L'italiana è una risorsa eccellente per il legame tra letteratura, librettistica e musica popolare.'' Sto studiando la versione francese: bella, ma non vedo codice, solo MIDI... indago meglio e ne riparliamo '''Ottimizzazioni''' (e qui mi rivolgo a@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] o @[[Utente:Candalua|Candalua]]: * Esportando le partiture in pdf, il salto pagina è problematico. Prendiamo ad es. [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._9/Intermezzo-Valse|''questa partitura'']]. In particolare: a. Esiste su wikisource un codice css per evitare che alcune parti siano stampate nel pdf? b. E' possibile escludere dalla stampa il lettore midi a fine pagina (lasciandola nella pagina wiki, ovviamente)? Probablmente occorrerebe un foglio di stiule per le partiture; così mi pare che facciano su en.WS ecc... Infine: * Invito chi volesse rileggere le partiture — in particolare quelle complesse - e si trovasse nei guai perché non riesce a risolvere un errore — a segnalarmelo (pingandomi please!) nella pagina di discussione della partitura in cui lo ha rilevato (le battute sono numerate nella pagina), in modo che possa correggerlo (se ci riesco:-)). @[[Utente:Cruccone|Cruccone]] ad es. lo ha fatto. E lo ringrazio. E' un grande aiuto per me. Alla prossima [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 20:31, 15 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:Pic57|Pic57]] Mi spiace, al momento non ho esperienza del css usato per manipolare la stampa su pdf. E' un tema che mi interessa molto ma per ora sono a conoscenza zero... :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:51, 16 mag 2026 (CEST) 894vbesroywycy5k9ebxj2dt3nu83hv 3836002 3836001 2026-05-17T15:03:23Z Alex brollo 1615 /* Categoria Testi in cui è citato */ Risposta 3836002 wikitext text/x-wiki {{Bar}} == WikiOscar 2026 == Ciao! Anche quest'anno nei '''[https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026 Wikioscar]''' che si tengono su Wikipedia in lingua italiana è presente un [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026#Wikirilettore premio] per l'utente che ha sempre la testa nei libri. Potete votare il vostro utente preferito dal 1° al 7 maggio! [[User:Atlante|Atlante]] ([[User talk:Atlante|disc.]]) 10:33, 1 mag 2026 (CEST) == Discussione in Commons su CropTool == Qui: [[:c:Commons:Village_pump/Proposals#Cropping_with_"book"_template]] una discussione propositiva sui problemi di CropTool. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:10, 2 mag 2026 (CEST) == DPL == Ricevo e condivido questo messaggio riguardo DPL (DynamicPageList): : Ciao, ho per caso incrociato la tua [https://it.wikinews.org/wiki/Wikinotizie:Bar/DynamicPageList richiesta] di 16 anni fa a proposito di DPL. Non so se poi l'hai usata qui, ma sembra che l’estensione verrà disattivata con la chiusura di Wikinews. Se ne fate uso, ''sapevatelo''! --[[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 20:40, 3 mag 2026 (CEST) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:22, 4 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:Infosfera|Infosfera]], posso chiederti dove hai visto che DPL verrà disattivato? Qui non lo usiamo moltissimo, ma è comunque una funzione che personalmente mi è utile e mi dispiacerebbe perdere. Quindi volevo capire se è già una decisione presa ben più in alto di noi, o se c'è ancora margine per salvarlo. Grazie! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:44, 8 mag 2026 (CEST) ::Ciao @[[Utente:Candalua|Candalua]]. Potrebbe essere una mia interpretazione eccessivamente pessimistica ed estensiva, ma considerato che mediawiki.org/wiki/Extension:DynamicPageList qui si dice che è stata sviluppata essenzialmente per WNews, e che su tutte le wikinews è stata sostituita con liste statiche nell'ambito della chiusura delle wiki, il rischio che sia deprecato, non più supportato e prima o poi globalmente rimosso mi sembra da non escludere, anche tenuto conto che si parla di problemi prestazionali e del fatto che a questo punto non ci sono più wiki che ne hanno "necessità strutturale". ::Stando così le cose, finchè lo si usa per task personali non prioritari nessun problema, ma fossi in te non mi fiderei troppo a costruirci sopra funzionalità essenziali complesse. Per info più affidabili forse puoi rivolgerti a meta.wikimedia.org/wiki/User:Ladsgroup ha curato la rimozione da tutte le wikinews. ::(ps: colgo l'occasione per [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026#c-ZandDev-20260508000200-%C3%80ncilu-20260501053200 congratularmi per il wikioscar]) -- [[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 17:00, 8 mag 2026 (CEST) :::(scusa i link monchi ma si vede che c'è un filtro per "giovani" che mi impedisce di metterli funzionanti) [[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 17:01, 8 mag 2026 (CEST) == <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-19</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="technews-2026-W19"/><div class="plainlinks"> Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/19|Translations]] are available. '''Weekly highlight''' * The [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance|Article guidance]] team invites experienced editors of [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance/Pilot wikis and collaborators|pilot Wikipedias]]—Arabic, Bangla, Japanese, Portuguese, Persian, Turkish, Simple English, Spanish, and French—to help translate and adapt [https://b24e11a4f1.catalyst.wmcloud.org/wiki/Category:Pages_using_article_guidance sample outlines]. These outlines will guide editors in creating clear, well-structured, and policy-compliant articles when using [https://b24e11a4f1.catalyst.wmcloud.org/wiki/Special:NewArticle the feature] once it is launched in May 2026. [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance#Adapting a sample outline in a Wikipedia|Simple instructions]] on how to translate and adapt the outlines are available. '''Updates for editors''' * The [[:m:Special:MyLanguage/Product and Technology Advisory Council|Product and Technology Advisory Council]] has published [[:m:Special:MyLanguage/Product and Technology Advisory Council/May 2026 draft PTAC recommendation for feedback|draft recommendations]] on a model that affiliates can follow when contributing to the technical space. Community members are invited to provide feedback on the recommendation until May 8th [[:m:Talk:Product and Technology Advisory Council/May 2026 draft PTAC recommendation for feedback|on the talk page]]. * The number of available thumbnail size preferences in MediaWiki is being reduced to three standardized options—Small (180px), Regular (250px), and Large (400px), as part of ongoing efforts to improve performance and reduce strain on thumbnail services. As a result, existing preferences will be mapped to the nearest new size (for example, smaller selections like 120px or 150px will render at 180px, while larger ones like 300px or 360px will render at 400px). The preferences interface will soon be updated to reflect these changes, and users who wish to opt out or provide feedback can do so. [https://phabricator.wikimedia.org/T424909] * From now on, even when a permission expires automatically, users will receive an Echo notification similar to the standard notification for permission changes. There is a difference between this and [[m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]] in that the latter reminds users a week ''before'' the rights are due to expire, so that they can renew the rights. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:32}} community-submitted {{PLURAL:32|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, the problem where the ULS language selector in [[m:Special:Translate|Special:Translate]] would scroll vertically when it shouldn't, has been resolved. Previously, when users opened the "Translate to English" dropdown and typed certain inputs, the dialog would scroll vertically by a few pixels even when there was enough space to display all results. The dropdown no longer shifts unnecessarily when filtering languages. [https://phabricator.wikimedia.org/T358864] * The [[m:Special:GlobalWatchlist|Global Watchlist]], which lets you view your watchlists from multiple wikis on a single page, continues to improve. For example, watchlists for Wikibase sites such as [[:d:|Wikidata]] now support [[mw:Special:MyLanguage/Extension:EntitySchema|EntitySchema]] elements for better tracking. The Live Updates mode now refreshes the special page every 60 seconds to comply with the updated [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits|global API rate limits]] for improved real-time responsiveness. Additionally, a directionality bug that displayed links as "changes 3" instead of "3 changes" in mixed-direction lists has been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T415450][https://phabricator.wikimedia.org/T424422][https://phabricator.wikimedia.org/T418091] '''Updates for technical contributors''' * The second phase of [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits|global API rate limits]] has been rolled out to reduce the [[diffblog:2026/03/26/quo-vadis-crawlers-progress-and-whats-next-on-safeguarding-our-infrastructure/|impact of AI crawlers]] and ensure fair, sustainable access to Wikimedia resources, prioritising human and mission-aligned traffic. [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits#Limits|Limits]] have been shifted from per-hour to per-minute, producing smoother traffic patterns and more predictable API load. Community users are not expected to be affected, and no action is required. Early indications show some User-Agent-based requestors are adjusting behaviour, and around 64% of automated API traffic has been identified. Monitoring continues, and Wikimedia Enterprise remains available for commercial support. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.46/wmf.27|MediaWiki]] '''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/19|Translate]]&nbsp;• [[m:Tech|Get help]]&nbsp;• [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]]&nbsp;• [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].'' </div><section end="technews-2026-W19"/> </div> <bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 22:43, 4 mag 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30498077 --> == QUO VADIS == Buon giorno a tutti Ho visto che ''Quo vadis'' manca qui su Wikisource e non ho trovato una versione italiana ''in giro'' su Internet Archive o altri siti simili. Hp trovato però che è presente su [https://liberliber.it/autori/autori-s/henryk-sienkiewicz/quo-vadis/ liber liber], basata su una traduzione del 1915 di {{AutoreCitato|Paolo Valera|Paolo Valera}}. Mi domando, quindi, se è possibile trascriverla anche qui su Wikisource. In caso affermativo, devo procedere in maniera standard (cioè download del pdf - salvataggio in Commons - creazione pagina per pagina ... ) oppure fare cut&paste direttamente capitolo per capitolo? Ho notato che in alcuni casi manca la fonte a fianco della pagina. Grazie [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 12:59, 5 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:BuzzerLone|BuzzerLone]] Nei suoi primi anni Wikisource spesso faceva "trascrizioni di trascrizioni". Oggi mi risulta che questa pratica (almeno per i testi "nati solo cartacei", e dunque precedenti l'era digitale in cui di solito le prime edizioni cartacee escono in contemporanea a quelle digitali) non sia più accettata in quanto fa aumentare probabilità di refusi. Per i testi nativi digitali inoltre non si può parlare di "testi rileggibili" proprio per assenza di testo cartaceo a fronte. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 13:22, 5 mag 2026 (CEST) ::In realtà un divieto esplicito non è mai stato introdotto; è una pratica sconsigliata, ma non vietata se non è possibile trovare una fonte cartacea. Diciamo che l'invito in generale è quello di dedicarsi ad attività ad alto valore aggiunto, come le trascrizioni dalle scansioni, ed evitare il semplice "copia e incolla" del lavoro già fatto da altri. Poi anche il copia-incolla può avere la sua utilità (per esempio radunare su questo sito tutti i testi di un certo autore, altrimenti sparsi ovunque; oppure correggere qualche refuso che su liberliber o altri siti non è semplice segnalare e correggere). Nel caso, la procedura da seguire non è quella normale, ma appunto un semplice copia-incolla capitolo per capitolo, compilando poi la pagina Discussione con il template Infotesto. Se un giorno saranno disponibili delle scansioni, adegueremo il testo alla procedura proofread, come già fatto per molti altri. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:29, 5 mag 2026 (CEST) Nella pagina di [[Autore:Henryk Sienkiewicz]] ho messo l'opera con il link a LiberLiber e la lasciamo così. [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 15:48, 5 mag 2026 (CEST) == Attivazione sportello counseling di Wikimedia Italia == Ciao. Sono felice di comunicarvi che da oggi è attivo un nuovo servizio di Wikimedia Italia, richiesto dagli utenti in diverse occasioni, anche nella fase di consultazione per la stesura della [[:meta:Wikimedia Italia/Strategia 2026-2030|strategia 2026-2030 di Wikimedia Italia]]. Si tratta di uno '''sportello di counseling gratuito''', che consente ai volontari di potersi rivolgere a un counselor professionista per affrontare difficoltà relazionali, situazioni di tensione o conflitti legati all’attività sui progetti Wikimedia.<br/> Questo sportello offre uno spazio sicuro di ascolto e confronto e prevede percorsi individuali gratuiti fino a un massimo di 5 colloqui online per persona. Trovate tutte le informazioni relative allo sportello counseling in questa pagina: '''[[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Sportello counseling]]'''. Ne approfitto per ricordarvi che è sempre attivo anche lo [[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Supporto legale|sportello di supporto legale gratuito]]. Per qualsiasi domanda o osservazione, non esitate a contattarmi rispondendo a questo messaggio (vi chiedo cortesemente di pingarmi) o tramite [[Speciale:InviaEmail/Dario_Crespi_(WMIT)|email]]. [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[User talk:Dario Crespi (WMIT)|disc.]]) 14:58, 7 mag 2026 (CEST) == Proposta Babelsource == Raccomanderei a tutti di aggiungere, sulla pripria pagina utente, alcuni template {{tl|Babelsource-X}} riguardanti la propria conoscenza delle ''lingue''... informatiche: HTML, CSS, Javascript in particolare, ma non solo. Non so nemmeno se questi template esistano (adesso li cerco).... ma se non esistono, penso che non sarebbe una cattiva idea scriverli. Sarebbe più facile sia aiutare, che cercare aiuto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:08, 8 mag 2026 (CEST) == <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-20</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="technews-2026-W20"/><div class="plainlinks"> Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/20|Translations]] are available. '''Weekly highlight''' * Community Tech has published [[m:Special:MyLanguage/Community Wishlist/How to write a good wish|new guidance]] explaining how wishes on Community Wishlist are triaged and prioritized. The documentation is intended to help contributors write stronger proposals by clarifying the factors that influence prioritization decisions. Beyond vote counts, the guidance highlights considerations such as potential impact on the community when determining which wishes move forward. '''Updates for editors''' * The Reader Growth team is launching an experiment to test a new [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader_Growth/Share_Card|Share Card feature]] that allows readers to create visually engaging cards from Wikipedia articles or selected article sections and share them online, with each card linking back to the original article to help expand readership and article discovery. The mobile-only A/B test will be available to a portion of readers on Arabic, Chinese, French, Vietnamese, and English Wikipedia to better understand reading and sharing habits, and is scheduled to begin the week of May 18 and run for four weeks. * The Android and iOS Wikipedia apps recently released the [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia_Apps/Team/25th_Birthday_Reading_Challenge|25-day reading challenge]] into Beta, as part of efforts to drive reader engagement by encouraging users to complete reading milestones. To track their reading streak during the challenge, App users can add a widget featuring Baby Globe to their home screen. The challenge officially begins May 11. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:17}} community-submitted {{PLURAL:17|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where the global preference for enabling syntax highlighting in wikitext could unexpectedly disable itself after being turned on, has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T425286] '''Updates for technical contributors''' * [[File:Octicons-tools.svg|12px|link=|alt=|Advanced item]] The ResourceLoader module <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>mediawiki.ui.input</nowiki></code></bdi>, deprecated since [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2023/39|September 2023]], will be removed this week. There is a [[mw:Special:MyLanguage/Codex/Migrating_from_MediaWiki_UI|guide for migrating from MediaWiki UI to Codex]] for any tools that use it. [https://phabricator.wikimedia.org/T420125] * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.2|MediaWiki]] '''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/20|Translate]]&nbsp;• [[m:Tech|Get help]]&nbsp;• [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]]&nbsp;• [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].'' </div><section end="technews-2026-W20"/> </div> <bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 21:20, 11 mag 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30524429 --> == Biografie consiglieri capitolini == su [[Discussioni pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/25]] @[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] notava che c'era un problema (mancano una o più pagine). Stamani all'archivio storico capitolino ho fotografato le pagine mancanti. Credo che dovrebbero essere inserite nel file. Ma ovviamente non sono capace. Cercasi volontario per fare operazione. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:33, 12 mag 2026 (CEST) == Categoria Testi in cui è citato == Qualche tempo fa si discuteva se la Categoria "Testi in cui è citato..." doveva essere dedicata solo ad altri scrittori oppure in generale a personaggi storici anche se non hanno scritto nulla di rilevante (ad esempio politici o sovrani che hanno scritto solo pochi discorsi pubblici o anche persone di cui non rimane nessuno suo scritto diretto come ad esempio Socrate). Io sarei per la seconda posizione in quanto avere dati statistici in più è sempre meglio che averne di meno (in molti libri cartacei è spesso presente un indice analitico dei personaggi citati). Poi ci sono i casi di personaggi al limite tra storia e leggenda (re Artù, Achille, Mosè...) di cui abbiamo fonti solo risalenti a moltissimi anni dopo l'epoca della presunta esistenza di questi personaggi. In tal caso preferirei non aggiungerli. Non so se voi siete d'accordo. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 08:18, 13 mag 2026 (CEST) :Io mi userei {{tl|AutoreCitato}} e farei la pagina Autore solo per quelli che sono effettivamente citati per le opere che hanno scritto (quindi scrittori, scienziati, giuristi ecc.). Metterei i sovrani solo se abbiamo leggi, editti o documenti emessi in loro nome. Per gli altri personaggi storici in generale userei il link a Wikidata o Wikipedia, e non starei a creare qui una pagina solo per avere un "segnaposto" col nome di qualcuno. Sicuramente non andrebbero create pagine per personaggi mitologici, e neanche per autori contemporanei di cui non potremo avere testi per molti anni. :Per fare un bilancio, oggi abbiamo ben [[:Categoria:Autori|16.244 autori]], di cui solo [[:Categoria:Autori con opere su Wikisource|3.467]] hanno delle opere su Wikisource. Quelli "citati" sono [[:Categoria:Autori citati in opere pubblicate|14.122]], includendo quelli semplicemente "menzionati" in quanto "hanno fatto qualcosa", anche se non hanno mai scritto niente (per esempio ci sono tanti pittori), e [[Speciale:PagineOrfane|450]] sono addirittura "orfani", cioè nemmeno citati o linkati da altre pagine (quindi perché è stata creata una pagina, se poi non serve nemmeno ad avere un link?). :Io vi chiederei di cercare di limitare il numero di nuove pagine Autore che vengono create. Può sembrare che creare una pagina sia "gratis", ma non è proprio così, avere molte pagine rende comunque un filino più complicata la gestione del sito (anche solo una piccola modifica ad un template può avere ripercussioni su molte pagine). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:23, 13 mag 2026 (CEST) ::Il mondo wiki ha ignorato a lungo i principi della gestione dei dati, che sono i fondamenti dei database, uno dei quali è "se ti stai ripetendo, stai sbagliando". Poi, finalmente, è arrivata la rivoluzione di wikidata, ma ci vorrà ancora molto tempo per implementarla a fondo: vecchie abitudini sono dure a svanire. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:41, 14 mag 2026 (CEST) :::Se trovo una persona citata tendo ad usare {{Tl|Wl}} o {{Tl|AutoreCitato}} se la pagina esiste, evitando come la peste di lasciarlo rosso. Tendo a togliere tutti i template {{tl|W}} e, peggio ancora, i link diretti ad altri progetti, basta uno spostamento e si rompono. --[[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 09:49, 14 mag 2026 (CEST) :::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] @[[Utente:Cruccone|Cruccone]] Aggiungo che questi discorsi fatti per "autore citato" valgono anche per "opera citata" (ad esempio ci sono pagine come "Categoria:Testi in cui è citato il testo Divina Commedia" e simili). Da notare che anche le opere letterarie come la Divina Commedia hanno un loro posto in wikidata... [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 14:50, 17 mag 2026 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] creo spesso pagine autore di musicisti in cui includere poi le loro composizioni. E fin qui mi sembra tutto ok. Ma se uso il template WI (e non AC) per un pittore, ad es., poi posso richiamare tutte le pagine in cui è citato? E in che modo? Perché credo che questo fosse il vantaggio di usare AC: avere una pagina in cui si richiama quell'autore (anche se è un pittore). Ma se c'è un modo di farlo usando WI, allora - in questo caso - credo che AC non vada usato. [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 20:16, 15 mag 2026 (CEST) :::TestoCitato è un caso un po' diverso e più complesso, perché le opere possono avere più edizioni (con titoli anche leggermente diversi) e con citazioni che possono riferirsi all'opera o all'edizione (ad esempio potrebbe citare una traduzione specifica). Wl se la pagina autore esiste si comporta come AutoreCitato (con lo svantaggio di fare un passaggio in più che un po' pesa). Se la pagina autore non esiste tutto il gioco delle categorie non si attiva, e questa potrebbe essere una motivazione per creare la pagina autore anche per chi non ha mai scritto nulla. Poi uno potrebbe anche stare a discutere sulla differenza tra nominare e citare, anche se l'utilità pratica è discutibile. [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 16:55, 17 mag 2026 (CEST) :::@[[Utente:Pic57|Pic57]] Prova a fare la ricerca di Wl|Q37621 in nsPagina. Risultano 4 pagine nsPagina e 1 pagina ns0. Sono tutte? Chi lo sa? Ma è interessante che trovino Hobbes, comunque il nome dell'autore sia stato scritto. Di certo Wl non produce nulla nella categoria [[:Categoria:Testi in cui è citato Thomas Hobbes]]. Almeno, credo... Ho l'impressione che per la vera integrazione fra progetti vari e wikidata siamo "a metà del guado". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:03, 17 mag 2026 (CEST) == Musica nel wikiverso 2026.5 == Consueto '''aggiornamento lilypondiano''' di metà mese # Ad oggi,15.5.26, abbiamo 115 ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (su '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''' in tempo reale). Il numero si è incrementato di molto nell'ultimo mese grazie al completamento della trascrizione delle 64 {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci}}. Si potrebbe cominciare a pensare ad una suddivisione per genere musicale. Ho fatto una prova (a manina) sulla mia pagina dei contributi: ecco [[https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Pic57|ecco cosa ne è venuto fuori]] # Faccio un breve cenno al modo in cui lavoro: magari può essere d'ispirazione a qualcuno o - viceversa - qualcuno potrebbe ispirare me con qualche consiglio: ## Attualmente uso l'editor Lilypond ''[https://github.com/frescobaldi/frescobaldi/releases/tag/v4.0.6 Frescobaldi 4.0.6]'', che ho installato sia su Linux (portatile) che su Windows (desktop). Così posso essere sempre operativo ## Per la trascrizione di partiture brevi e non troppo complesse — come ad es. quelle di {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci}} — uso anche [http://Hacklily.org Hacklily.org], un ottimo editor Lilypond on line. # Ho chiesto a Gemini: "Puoi farmi una panoramica della pubblicazione di partiture su wikisource di lingua italiana, francese, tedesca e inglese?" Risposta in sintesi: ''Se cerchi la tecnologia e l'eleganza, la versione francese è il modello da seguire. Se cerchi trattati e inni, quella inglese e tedesca offrono di più. L'italiana è una risorsa eccellente per il legame tra letteratura, librettistica e musica popolare.'' Sto studiando la versione francese: bella, ma non vedo codice, solo MIDI... indago meglio e ne riparliamo '''Ottimizzazioni''' (e qui mi rivolgo a@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] o @[[Utente:Candalua|Candalua]]: * Esportando le partiture in pdf, il salto pagina è problematico. Prendiamo ad es. [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._9/Intermezzo-Valse|''questa partitura'']]. In particolare: a. Esiste su wikisource un codice css per evitare che alcune parti siano stampate nel pdf? b. E' possibile escludere dalla stampa il lettore midi a fine pagina (lasciandola nella pagina wiki, ovviamente)? Probablmente occorrerebe un foglio di stiule per le partiture; così mi pare che facciano su en.WS ecc... Infine: * Invito chi volesse rileggere le partiture — in particolare quelle complesse - e si trovasse nei guai perché non riesce a risolvere un errore — a segnalarmelo (pingandomi please!) nella pagina di discussione della partitura in cui lo ha rilevato (le battute sono numerate nella pagina), in modo che possa correggerlo (se ci riesco:-)). @[[Utente:Cruccone|Cruccone]] ad es. lo ha fatto. E lo ringrazio. E' un grande aiuto per me. Alla prossima [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 20:31, 15 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:Pic57|Pic57]] Mi spiace, al momento non ho esperienza del css usato per manipolare la stampa su pdf. E' un tema che mi interessa molto ma per ora sono a conoscenza zero... :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:51, 16 mag 2026 (CEST) kgrbh55j0de3r1trqv5aouhhmv6c75t 3836019 3836002 2026-05-17T18:24:02Z Cruccone 53 /* Categoria Testi in cui è citato */ 3836019 wikitext text/x-wiki {{Bar}} == WikiOscar 2026 == Ciao! Anche quest'anno nei '''[https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026 Wikioscar]''' che si tengono su Wikipedia in lingua italiana è presente un [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026#Wikirilettore premio] per l'utente che ha sempre la testa nei libri. Potete votare il vostro utente preferito dal 1° al 7 maggio! [[User:Atlante|Atlante]] ([[User talk:Atlante|disc.]]) 10:33, 1 mag 2026 (CEST) == Discussione in Commons su CropTool == Qui: [[:c:Commons:Village_pump/Proposals#Cropping_with_"book"_template]] una discussione propositiva sui problemi di CropTool. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:10, 2 mag 2026 (CEST) == DPL == Ricevo e condivido questo messaggio riguardo DPL (DynamicPageList): : Ciao, ho per caso incrociato la tua [https://it.wikinews.org/wiki/Wikinotizie:Bar/DynamicPageList richiesta] di 16 anni fa a proposito di DPL. Non so se poi l'hai usata qui, ma sembra che l’estensione verrà disattivata con la chiusura di Wikinews. Se ne fate uso, ''sapevatelo''! --[[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 20:40, 3 mag 2026 (CEST) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:22, 4 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:Infosfera|Infosfera]], posso chiederti dove hai visto che DPL verrà disattivato? Qui non lo usiamo moltissimo, ma è comunque una funzione che personalmente mi è utile e mi dispiacerebbe perdere. Quindi volevo capire se è già una decisione presa ben più in alto di noi, o se c'è ancora margine per salvarlo. Grazie! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:44, 8 mag 2026 (CEST) ::Ciao @[[Utente:Candalua|Candalua]]. Potrebbe essere una mia interpretazione eccessivamente pessimistica ed estensiva, ma considerato che mediawiki.org/wiki/Extension:DynamicPageList qui si dice che è stata sviluppata essenzialmente per WNews, e che su tutte le wikinews è stata sostituita con liste statiche nell'ambito della chiusura delle wiki, il rischio che sia deprecato, non più supportato e prima o poi globalmente rimosso mi sembra da non escludere, anche tenuto conto che si parla di problemi prestazionali e del fatto che a questo punto non ci sono più wiki che ne hanno "necessità strutturale". ::Stando così le cose, finchè lo si usa per task personali non prioritari nessun problema, ma fossi in te non mi fiderei troppo a costruirci sopra funzionalità essenziali complesse. Per info più affidabili forse puoi rivolgerti a meta.wikimedia.org/wiki/User:Ladsgroup ha curato la rimozione da tutte le wikinews. ::(ps: colgo l'occasione per [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026#c-ZandDev-20260508000200-%C3%80ncilu-20260501053200 congratularmi per il wikioscar]) -- [[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 17:00, 8 mag 2026 (CEST) :::(scusa i link monchi ma si vede che c'è un filtro per "giovani" che mi impedisce di metterli funzionanti) [[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 17:01, 8 mag 2026 (CEST) == <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-19</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="technews-2026-W19"/><div class="plainlinks"> Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/19|Translations]] are available. '''Weekly highlight''' * The [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance|Article guidance]] team invites experienced editors of [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance/Pilot wikis and collaborators|pilot Wikipedias]]—Arabic, Bangla, Japanese, Portuguese, Persian, Turkish, Simple English, Spanish, and French—to help translate and adapt [https://b24e11a4f1.catalyst.wmcloud.org/wiki/Category:Pages_using_article_guidance sample outlines]. These outlines will guide editors in creating clear, well-structured, and policy-compliant articles when using [https://b24e11a4f1.catalyst.wmcloud.org/wiki/Special:NewArticle the feature] once it is launched in May 2026. [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance#Adapting a sample outline in a Wikipedia|Simple instructions]] on how to translate and adapt the outlines are available. '''Updates for editors''' * The [[:m:Special:MyLanguage/Product and Technology Advisory Council|Product and Technology Advisory Council]] has published [[:m:Special:MyLanguage/Product and Technology Advisory Council/May 2026 draft PTAC recommendation for feedback|draft recommendations]] on a model that affiliates can follow when contributing to the technical space. Community members are invited to provide feedback on the recommendation until May 8th [[:m:Talk:Product and Technology Advisory Council/May 2026 draft PTAC recommendation for feedback|on the talk page]]. * The number of available thumbnail size preferences in MediaWiki is being reduced to three standardized options—Small (180px), Regular (250px), and Large (400px), as part of ongoing efforts to improve performance and reduce strain on thumbnail services. As a result, existing preferences will be mapped to the nearest new size (for example, smaller selections like 120px or 150px will render at 180px, while larger ones like 300px or 360px will render at 400px). The preferences interface will soon be updated to reflect these changes, and users who wish to opt out or provide feedback can do so. [https://phabricator.wikimedia.org/T424909] * From now on, even when a permission expires automatically, users will receive an Echo notification similar to the standard notification for permission changes. There is a difference between this and [[m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]] in that the latter reminds users a week ''before'' the rights are due to expire, so that they can renew the rights. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:32}} community-submitted {{PLURAL:32|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, the problem where the ULS language selector in [[m:Special:Translate|Special:Translate]] would scroll vertically when it shouldn't, has been resolved. Previously, when users opened the "Translate to English" dropdown and typed certain inputs, the dialog would scroll vertically by a few pixels even when there was enough space to display all results. The dropdown no longer shifts unnecessarily when filtering languages. [https://phabricator.wikimedia.org/T358864] * The [[m:Special:GlobalWatchlist|Global Watchlist]], which lets you view your watchlists from multiple wikis on a single page, continues to improve. For example, watchlists for Wikibase sites such as [[:d:|Wikidata]] now support [[mw:Special:MyLanguage/Extension:EntitySchema|EntitySchema]] elements for better tracking. The Live Updates mode now refreshes the special page every 60 seconds to comply with the updated [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits|global API rate limits]] for improved real-time responsiveness. Additionally, a directionality bug that displayed links as "changes 3" instead of "3 changes" in mixed-direction lists has been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T415450][https://phabricator.wikimedia.org/T424422][https://phabricator.wikimedia.org/T418091] '''Updates for technical contributors''' * The second phase of [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits|global API rate limits]] has been rolled out to reduce the [[diffblog:2026/03/26/quo-vadis-crawlers-progress-and-whats-next-on-safeguarding-our-infrastructure/|impact of AI crawlers]] and ensure fair, sustainable access to Wikimedia resources, prioritising human and mission-aligned traffic. [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits#Limits|Limits]] have been shifted from per-hour to per-minute, producing smoother traffic patterns and more predictable API load. Community users are not expected to be affected, and no action is required. Early indications show some User-Agent-based requestors are adjusting behaviour, and around 64% of automated API traffic has been identified. Monitoring continues, and Wikimedia Enterprise remains available for commercial support. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.46/wmf.27|MediaWiki]] '''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/19|Translate]]&nbsp;• [[m:Tech|Get help]]&nbsp;• [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]]&nbsp;• [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].'' </div><section end="technews-2026-W19"/> </div> <bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 22:43, 4 mag 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30498077 --> == QUO VADIS == Buon giorno a tutti Ho visto che ''Quo vadis'' manca qui su Wikisource e non ho trovato una versione italiana ''in giro'' su Internet Archive o altri siti simili. Hp trovato però che è presente su [https://liberliber.it/autori/autori-s/henryk-sienkiewicz/quo-vadis/ liber liber], basata su una traduzione del 1915 di {{AutoreCitato|Paolo Valera|Paolo Valera}}. Mi domando, quindi, se è possibile trascriverla anche qui su Wikisource. In caso affermativo, devo procedere in maniera standard (cioè download del pdf - salvataggio in Commons - creazione pagina per pagina ... ) oppure fare cut&paste direttamente capitolo per capitolo? Ho notato che in alcuni casi manca la fonte a fianco della pagina. Grazie [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 12:59, 5 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:BuzzerLone|BuzzerLone]] Nei suoi primi anni Wikisource spesso faceva "trascrizioni di trascrizioni". Oggi mi risulta che questa pratica (almeno per i testi "nati solo cartacei", e dunque precedenti l'era digitale in cui di solito le prime edizioni cartacee escono in contemporanea a quelle digitali) non sia più accettata in quanto fa aumentare probabilità di refusi. Per i testi nativi digitali inoltre non si può parlare di "testi rileggibili" proprio per assenza di testo cartaceo a fronte. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 13:22, 5 mag 2026 (CEST) ::In realtà un divieto esplicito non è mai stato introdotto; è una pratica sconsigliata, ma non vietata se non è possibile trovare una fonte cartacea. Diciamo che l'invito in generale è quello di dedicarsi ad attività ad alto valore aggiunto, come le trascrizioni dalle scansioni, ed evitare il semplice "copia e incolla" del lavoro già fatto da altri. Poi anche il copia-incolla può avere la sua utilità (per esempio radunare su questo sito tutti i testi di un certo autore, altrimenti sparsi ovunque; oppure correggere qualche refuso che su liberliber o altri siti non è semplice segnalare e correggere). Nel caso, la procedura da seguire non è quella normale, ma appunto un semplice copia-incolla capitolo per capitolo, compilando poi la pagina Discussione con il template Infotesto. Se un giorno saranno disponibili delle scansioni, adegueremo il testo alla procedura proofread, come già fatto per molti altri. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:29, 5 mag 2026 (CEST) Nella pagina di [[Autore:Henryk Sienkiewicz]] ho messo l'opera con il link a LiberLiber e la lasciamo così. [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 15:48, 5 mag 2026 (CEST) == Attivazione sportello counseling di Wikimedia Italia == Ciao. Sono felice di comunicarvi che da oggi è attivo un nuovo servizio di Wikimedia Italia, richiesto dagli utenti in diverse occasioni, anche nella fase di consultazione per la stesura della [[:meta:Wikimedia Italia/Strategia 2026-2030|strategia 2026-2030 di Wikimedia Italia]]. Si tratta di uno '''sportello di counseling gratuito''', che consente ai volontari di potersi rivolgere a un counselor professionista per affrontare difficoltà relazionali, situazioni di tensione o conflitti legati all’attività sui progetti Wikimedia.<br/> Questo sportello offre uno spazio sicuro di ascolto e confronto e prevede percorsi individuali gratuiti fino a un massimo di 5 colloqui online per persona. Trovate tutte le informazioni relative allo sportello counseling in questa pagina: '''[[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Sportello counseling]]'''. Ne approfitto per ricordarvi che è sempre attivo anche lo [[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Supporto legale|sportello di supporto legale gratuito]]. Per qualsiasi domanda o osservazione, non esitate a contattarmi rispondendo a questo messaggio (vi chiedo cortesemente di pingarmi) o tramite [[Speciale:InviaEmail/Dario_Crespi_(WMIT)|email]]. [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[User talk:Dario Crespi (WMIT)|disc.]]) 14:58, 7 mag 2026 (CEST) == Proposta Babelsource == Raccomanderei a tutti di aggiungere, sulla pripria pagina utente, alcuni template {{tl|Babelsource-X}} riguardanti la propria conoscenza delle ''lingue''... informatiche: HTML, CSS, Javascript in particolare, ma non solo. Non so nemmeno se questi template esistano (adesso li cerco).... ma se non esistono, penso che non sarebbe una cattiva idea scriverli. Sarebbe più facile sia aiutare, che cercare aiuto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:08, 8 mag 2026 (CEST) == <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-20</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="technews-2026-W20"/><div class="plainlinks"> Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/20|Translations]] are available. '''Weekly highlight''' * Community Tech has published [[m:Special:MyLanguage/Community Wishlist/How to write a good wish|new guidance]] explaining how wishes on Community Wishlist are triaged and prioritized. The documentation is intended to help contributors write stronger proposals by clarifying the factors that influence prioritization decisions. Beyond vote counts, the guidance highlights considerations such as potential impact on the community when determining which wishes move forward. '''Updates for editors''' * The Reader Growth team is launching an experiment to test a new [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader_Growth/Share_Card|Share Card feature]] that allows readers to create visually engaging cards from Wikipedia articles or selected article sections and share them online, with each card linking back to the original article to help expand readership and article discovery. The mobile-only A/B test will be available to a portion of readers on Arabic, Chinese, French, Vietnamese, and English Wikipedia to better understand reading and sharing habits, and is scheduled to begin the week of May 18 and run for four weeks. * The Android and iOS Wikipedia apps recently released the [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia_Apps/Team/25th_Birthday_Reading_Challenge|25-day reading challenge]] into Beta, as part of efforts to drive reader engagement by encouraging users to complete reading milestones. To track their reading streak during the challenge, App users can add a widget featuring Baby Globe to their home screen. The challenge officially begins May 11. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:17}} community-submitted {{PLURAL:17|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where the global preference for enabling syntax highlighting in wikitext could unexpectedly disable itself after being turned on, has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T425286] '''Updates for technical contributors''' * [[File:Octicons-tools.svg|12px|link=|alt=|Advanced item]] The ResourceLoader module <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>mediawiki.ui.input</nowiki></code></bdi>, deprecated since [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2023/39|September 2023]], will be removed this week. There is a [[mw:Special:MyLanguage/Codex/Migrating_from_MediaWiki_UI|guide for migrating from MediaWiki UI to Codex]] for any tools that use it. [https://phabricator.wikimedia.org/T420125] * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.2|MediaWiki]] '''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/20|Translate]]&nbsp;• [[m:Tech|Get help]]&nbsp;• [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]]&nbsp;• [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].'' </div><section end="technews-2026-W20"/> </div> <bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 21:20, 11 mag 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30524429 --> == Biografie consiglieri capitolini == su [[Discussioni pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/25]] @[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] notava che c'era un problema (mancano una o più pagine). Stamani all'archivio storico capitolino ho fotografato le pagine mancanti. Credo che dovrebbero essere inserite nel file. Ma ovviamente non sono capace. Cercasi volontario per fare operazione. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:33, 12 mag 2026 (CEST) == Categoria Testi in cui è citato == Qualche tempo fa si discuteva se la Categoria "Testi in cui è citato..." doveva essere dedicata solo ad altri scrittori oppure in generale a personaggi storici anche se non hanno scritto nulla di rilevante (ad esempio politici o sovrani che hanno scritto solo pochi discorsi pubblici o anche persone di cui non rimane nessuno suo scritto diretto come ad esempio Socrate). Io sarei per la seconda posizione in quanto avere dati statistici in più è sempre meglio che averne di meno (in molti libri cartacei è spesso presente un indice analitico dei personaggi citati). Poi ci sono i casi di personaggi al limite tra storia e leggenda (re Artù, Achille, Mosè...) di cui abbiamo fonti solo risalenti a moltissimi anni dopo l'epoca della presunta esistenza di questi personaggi. In tal caso preferirei non aggiungerli. Non so se voi siete d'accordo. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 08:18, 13 mag 2026 (CEST) :Io mi userei {{tl|AutoreCitato}} e farei la pagina Autore solo per quelli che sono effettivamente citati per le opere che hanno scritto (quindi scrittori, scienziati, giuristi ecc.). Metterei i sovrani solo se abbiamo leggi, editti o documenti emessi in loro nome. Per gli altri personaggi storici in generale userei il link a Wikidata o Wikipedia, e non starei a creare qui una pagina solo per avere un "segnaposto" col nome di qualcuno. Sicuramente non andrebbero create pagine per personaggi mitologici, e neanche per autori contemporanei di cui non potremo avere testi per molti anni. :Per fare un bilancio, oggi abbiamo ben [[:Categoria:Autori|16.244 autori]], di cui solo [[:Categoria:Autori con opere su Wikisource|3.467]] hanno delle opere su Wikisource. Quelli "citati" sono [[:Categoria:Autori citati in opere pubblicate|14.122]], includendo quelli semplicemente "menzionati" in quanto "hanno fatto qualcosa", anche se non hanno mai scritto niente (per esempio ci sono tanti pittori), e [[Speciale:PagineOrfane|450]] sono addirittura "orfani", cioè nemmeno citati o linkati da altre pagine (quindi perché è stata creata una pagina, se poi non serve nemmeno ad avere un link?). :Io vi chiederei di cercare di limitare il numero di nuove pagine Autore che vengono create. Può sembrare che creare una pagina sia "gratis", ma non è proprio così, avere molte pagine rende comunque un filino più complicata la gestione del sito (anche solo una piccola modifica ad un template può avere ripercussioni su molte pagine). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:23, 13 mag 2026 (CEST) ::Il mondo wiki ha ignorato a lungo i principi della gestione dei dati, che sono i fondamenti dei database, uno dei quali è "se ti stai ripetendo, stai sbagliando". Poi, finalmente, è arrivata la rivoluzione di wikidata, ma ci vorrà ancora molto tempo per implementarla a fondo: vecchie abitudini sono dure a svanire. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:41, 14 mag 2026 (CEST) :::Se trovo una persona citata tendo ad usare {{Tl|Wl}} o {{Tl|AutoreCitato}} se la pagina esiste, evitando come la peste di lasciarlo rosso. Tendo a togliere tutti i template {{tl|W}} e, peggio ancora, i link diretti ad altri progetti, basta uno spostamento e si rompono. --[[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 09:49, 14 mag 2026 (CEST) :::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] @[[Utente:Cruccone|Cruccone]] Aggiungo che questi discorsi fatti per "autore citato" valgono anche per "opera citata" (ad esempio ci sono pagine come "Categoria:Testi in cui è citato il testo Divina Commedia" e simili). Da notare che anche le opere letterarie come la Divina Commedia hanno un loro posto in wikidata... [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 14:50, 17 mag 2026 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] creo spesso pagine autore di musicisti in cui includere poi le loro composizioni. E fin qui mi sembra tutto ok. Ma se uso il template WI (e non AC) per un pittore, ad es., poi posso richiamare tutte le pagine in cui è citato? E in che modo? Perché credo che questo fosse il vantaggio di usare AC: avere una pagina in cui si richiama quell'autore (anche se è un pittore). Ma se c'è un modo di farlo usando WI, allora - in questo caso - credo che AC non vada usato. [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 20:16, 15 mag 2026 (CEST) :::TestoCitato è un caso un po' diverso e più complesso, perché le opere possono avere più edizioni (con titoli anche leggermente diversi) e con citazioni che possono riferirsi all'opera o all'edizione (ad esempio potrebbe citare una traduzione specifica). Wl se la pagina autore esiste si comporta come AutoreCitato (con lo svantaggio di fare un passaggio in più che un po' pesa). Se la pagina autore non esiste tutto il gioco delle categorie non si attiva, e questa potrebbe essere una motivazione per creare la pagina autore anche per chi non ha mai scritto nulla. Poi uno potrebbe anche stare a discutere sulla differenza tra nominare e citare, anche se l'utilità pratica è discutibile. [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 16:55, 17 mag 2026 (CEST) :::@[[Utente:Pic57|Pic57]] Prova a fare la ricerca di Wl|Q37621 in nsPagina. Risultano 4 pagine nsPagina e 1 pagina ns0. Sono tutte? Chi lo sa? Ma è interessante che trovino Hobbes, comunque il nome dell'autore sia stato scritto. Di certo Wl non produce nulla nella categoria [[:Categoria:Testi in cui è citato Thomas Hobbes]]. Almeno, credo... Ho l'impressione che per la vera integrazione fra progetti vari e wikidata siamo "a metà del guado". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:03, 17 mag 2026 (CEST) ::::Io le vedo categorizzate... [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 20:24, 17 mag 2026 (CEST) == Musica nel wikiverso 2026.5 == Consueto '''aggiornamento lilypondiano''' di metà mese # Ad oggi,15.5.26, abbiamo 115 ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (su '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''' in tempo reale). Il numero si è incrementato di molto nell'ultimo mese grazie al completamento della trascrizione delle 64 {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci}}. Si potrebbe cominciare a pensare ad una suddivisione per genere musicale. Ho fatto una prova (a manina) sulla mia pagina dei contributi: ecco [[https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Pic57|ecco cosa ne è venuto fuori]] # Faccio un breve cenno al modo in cui lavoro: magari può essere d'ispirazione a qualcuno o - viceversa - qualcuno potrebbe ispirare me con qualche consiglio: ## Attualmente uso l'editor Lilypond ''[https://github.com/frescobaldi/frescobaldi/releases/tag/v4.0.6 Frescobaldi 4.0.6]'', che ho installato sia su Linux (portatile) che su Windows (desktop). Così posso essere sempre operativo ## Per la trascrizione di partiture brevi e non troppo complesse — come ad es. quelle di {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci}} — uso anche [http://Hacklily.org Hacklily.org], un ottimo editor Lilypond on line. # Ho chiesto a Gemini: "Puoi farmi una panoramica della pubblicazione di partiture su wikisource di lingua italiana, francese, tedesca e inglese?" Risposta in sintesi: ''Se cerchi la tecnologia e l'eleganza, la versione francese è il modello da seguire. Se cerchi trattati e inni, quella inglese e tedesca offrono di più. L'italiana è una risorsa eccellente per il legame tra letteratura, librettistica e musica popolare.'' Sto studiando la versione francese: bella, ma non vedo codice, solo MIDI... indago meglio e ne riparliamo '''Ottimizzazioni''' (e qui mi rivolgo a@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] o @[[Utente:Candalua|Candalua]]: * Esportando le partiture in pdf, il salto pagina è problematico. Prendiamo ad es. [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._9/Intermezzo-Valse|''questa partitura'']]. In particolare: a. Esiste su wikisource un codice css per evitare che alcune parti siano stampate nel pdf? b. E' possibile escludere dalla stampa il lettore midi a fine pagina (lasciandola nella pagina wiki, ovviamente)? Probablmente occorrerebe un foglio di stiule per le partiture; così mi pare che facciano su en.WS ecc... Infine: * Invito chi volesse rileggere le partiture — in particolare quelle complesse - e si trovasse nei guai perché non riesce a risolvere un errore — a segnalarmelo (pingandomi please!) nella pagina di discussione della partitura in cui lo ha rilevato (le battute sono numerate nella pagina), in modo che possa correggerlo (se ci riesco:-)). @[[Utente:Cruccone|Cruccone]] ad es. lo ha fatto. E lo ringrazio. E' un grande aiuto per me. Alla prossima [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 20:31, 15 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:Pic57|Pic57]] Mi spiace, al momento non ho esperienza del css usato per manipolare la stampa su pdf. E' un tema che mi interessa molto ma per ora sono a conoscenza zero... :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:51, 16 mag 2026 (CEST) nqnkz7ixvn42y9xrbp4lnl4h1itusrb 3836402 3836019 2026-05-17T19:58:35Z Alex brollo 1615 /* Categoria Testi in cui è citato */ Risposta 3836402 wikitext text/x-wiki {{Bar}} == WikiOscar 2026 == Ciao! Anche quest'anno nei '''[https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026 Wikioscar]''' che si tengono su Wikipedia in lingua italiana è presente un [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026#Wikirilettore premio] per l'utente che ha sempre la testa nei libri. Potete votare il vostro utente preferito dal 1° al 7 maggio! [[User:Atlante|Atlante]] ([[User talk:Atlante|disc.]]) 10:33, 1 mag 2026 (CEST) == Discussione in Commons su CropTool == Qui: [[:c:Commons:Village_pump/Proposals#Cropping_with_"book"_template]] una discussione propositiva sui problemi di CropTool. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:10, 2 mag 2026 (CEST) == DPL == Ricevo e condivido questo messaggio riguardo DPL (DynamicPageList): : Ciao, ho per caso incrociato la tua [https://it.wikinews.org/wiki/Wikinotizie:Bar/DynamicPageList richiesta] di 16 anni fa a proposito di DPL. Non so se poi l'hai usata qui, ma sembra che l’estensione verrà disattivata con la chiusura di Wikinews. Se ne fate uso, ''sapevatelo''! --[[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 20:40, 3 mag 2026 (CEST) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:22, 4 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:Infosfera|Infosfera]], posso chiederti dove hai visto che DPL verrà disattivato? Qui non lo usiamo moltissimo, ma è comunque una funzione che personalmente mi è utile e mi dispiacerebbe perdere. Quindi volevo capire se è già una decisione presa ben più in alto di noi, o se c'è ancora margine per salvarlo. Grazie! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:44, 8 mag 2026 (CEST) ::Ciao @[[Utente:Candalua|Candalua]]. Potrebbe essere una mia interpretazione eccessivamente pessimistica ed estensiva, ma considerato che mediawiki.org/wiki/Extension:DynamicPageList qui si dice che è stata sviluppata essenzialmente per WNews, e che su tutte le wikinews è stata sostituita con liste statiche nell'ambito della chiusura delle wiki, il rischio che sia deprecato, non più supportato e prima o poi globalmente rimosso mi sembra da non escludere, anche tenuto conto che si parla di problemi prestazionali e del fatto che a questo punto non ci sono più wiki che ne hanno "necessità strutturale". ::Stando così le cose, finchè lo si usa per task personali non prioritari nessun problema, ma fossi in te non mi fiderei troppo a costruirci sopra funzionalità essenziali complesse. Per info più affidabili forse puoi rivolgerti a meta.wikimedia.org/wiki/User:Ladsgroup ha curato la rimozione da tutte le wikinews. ::(ps: colgo l'occasione per [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026#c-ZandDev-20260508000200-%C3%80ncilu-20260501053200 congratularmi per il wikioscar]) -- [[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 17:00, 8 mag 2026 (CEST) :::(scusa i link monchi ma si vede che c'è un filtro per "giovani" che mi impedisce di metterli funzionanti) [[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 17:01, 8 mag 2026 (CEST) == <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-19</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="technews-2026-W19"/><div class="plainlinks"> Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/19|Translations]] are available. '''Weekly highlight''' * The [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance|Article guidance]] team invites experienced editors of [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance/Pilot wikis and collaborators|pilot Wikipedias]]—Arabic, Bangla, Japanese, Portuguese, Persian, Turkish, Simple English, Spanish, and French—to help translate and adapt [https://b24e11a4f1.catalyst.wmcloud.org/wiki/Category:Pages_using_article_guidance sample outlines]. These outlines will guide editors in creating clear, well-structured, and policy-compliant articles when using [https://b24e11a4f1.catalyst.wmcloud.org/wiki/Special:NewArticle the feature] once it is launched in May 2026. [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance#Adapting a sample outline in a Wikipedia|Simple instructions]] on how to translate and adapt the outlines are available. '''Updates for editors''' * The [[:m:Special:MyLanguage/Product and Technology Advisory Council|Product and Technology Advisory Council]] has published [[:m:Special:MyLanguage/Product and Technology Advisory Council/May 2026 draft PTAC recommendation for feedback|draft recommendations]] on a model that affiliates can follow when contributing to the technical space. Community members are invited to provide feedback on the recommendation until May 8th [[:m:Talk:Product and Technology Advisory Council/May 2026 draft PTAC recommendation for feedback|on the talk page]]. * The number of available thumbnail size preferences in MediaWiki is being reduced to three standardized options—Small (180px), Regular (250px), and Large (400px), as part of ongoing efforts to improve performance and reduce strain on thumbnail services. As a result, existing preferences will be mapped to the nearest new size (for example, smaller selections like 120px or 150px will render at 180px, while larger ones like 300px or 360px will render at 400px). The preferences interface will soon be updated to reflect these changes, and users who wish to opt out or provide feedback can do so. [https://phabricator.wikimedia.org/T424909] * From now on, even when a permission expires automatically, users will receive an Echo notification similar to the standard notification for permission changes. There is a difference between this and [[m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]] in that the latter reminds users a week ''before'' the rights are due to expire, so that they can renew the rights. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:32}} community-submitted {{PLURAL:32|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, the problem where the ULS language selector in [[m:Special:Translate|Special:Translate]] would scroll vertically when it shouldn't, has been resolved. Previously, when users opened the "Translate to English" dropdown and typed certain inputs, the dialog would scroll vertically by a few pixels even when there was enough space to display all results. The dropdown no longer shifts unnecessarily when filtering languages. [https://phabricator.wikimedia.org/T358864] * The [[m:Special:GlobalWatchlist|Global Watchlist]], which lets you view your watchlists from multiple wikis on a single page, continues to improve. For example, watchlists for Wikibase sites such as [[:d:|Wikidata]] now support [[mw:Special:MyLanguage/Extension:EntitySchema|EntitySchema]] elements for better tracking. The Live Updates mode now refreshes the special page every 60 seconds to comply with the updated [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits|global API rate limits]] for improved real-time responsiveness. Additionally, a directionality bug that displayed links as "changes 3" instead of "3 changes" in mixed-direction lists has been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T415450][https://phabricator.wikimedia.org/T424422][https://phabricator.wikimedia.org/T418091] '''Updates for technical contributors''' * The second phase of [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits|global API rate limits]] has been rolled out to reduce the [[diffblog:2026/03/26/quo-vadis-crawlers-progress-and-whats-next-on-safeguarding-our-infrastructure/|impact of AI crawlers]] and ensure fair, sustainable access to Wikimedia resources, prioritising human and mission-aligned traffic. [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits#Limits|Limits]] have been shifted from per-hour to per-minute, producing smoother traffic patterns and more predictable API load. Community users are not expected to be affected, and no action is required. Early indications show some User-Agent-based requestors are adjusting behaviour, and around 64% of automated API traffic has been identified. Monitoring continues, and Wikimedia Enterprise remains available for commercial support. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.46/wmf.27|MediaWiki]] '''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/19|Translate]]&nbsp;• [[m:Tech|Get help]]&nbsp;• [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]]&nbsp;• [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].'' </div><section end="technews-2026-W19"/> </div> <bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 22:43, 4 mag 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30498077 --> == QUO VADIS == Buon giorno a tutti Ho visto che ''Quo vadis'' manca qui su Wikisource e non ho trovato una versione italiana ''in giro'' su Internet Archive o altri siti simili. Hp trovato però che è presente su [https://liberliber.it/autori/autori-s/henryk-sienkiewicz/quo-vadis/ liber liber], basata su una traduzione del 1915 di {{AutoreCitato|Paolo Valera|Paolo Valera}}. Mi domando, quindi, se è possibile trascriverla anche qui su Wikisource. In caso affermativo, devo procedere in maniera standard (cioè download del pdf - salvataggio in Commons - creazione pagina per pagina ... ) oppure fare cut&paste direttamente capitolo per capitolo? Ho notato che in alcuni casi manca la fonte a fianco della pagina. Grazie [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 12:59, 5 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:BuzzerLone|BuzzerLone]] Nei suoi primi anni Wikisource spesso faceva "trascrizioni di trascrizioni". Oggi mi risulta che questa pratica (almeno per i testi "nati solo cartacei", e dunque precedenti l'era digitale in cui di solito le prime edizioni cartacee escono in contemporanea a quelle digitali) non sia più accettata in quanto fa aumentare probabilità di refusi. Per i testi nativi digitali inoltre non si può parlare di "testi rileggibili" proprio per assenza di testo cartaceo a fronte. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 13:22, 5 mag 2026 (CEST) ::In realtà un divieto esplicito non è mai stato introdotto; è una pratica sconsigliata, ma non vietata se non è possibile trovare una fonte cartacea. Diciamo che l'invito in generale è quello di dedicarsi ad attività ad alto valore aggiunto, come le trascrizioni dalle scansioni, ed evitare il semplice "copia e incolla" del lavoro già fatto da altri. Poi anche il copia-incolla può avere la sua utilità (per esempio radunare su questo sito tutti i testi di un certo autore, altrimenti sparsi ovunque; oppure correggere qualche refuso che su liberliber o altri siti non è semplice segnalare e correggere). Nel caso, la procedura da seguire non è quella normale, ma appunto un semplice copia-incolla capitolo per capitolo, compilando poi la pagina Discussione con il template Infotesto. Se un giorno saranno disponibili delle scansioni, adegueremo il testo alla procedura proofread, come già fatto per molti altri. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:29, 5 mag 2026 (CEST) Nella pagina di [[Autore:Henryk Sienkiewicz]] ho messo l'opera con il link a LiberLiber e la lasciamo così. [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 15:48, 5 mag 2026 (CEST) == Attivazione sportello counseling di Wikimedia Italia == Ciao. Sono felice di comunicarvi che da oggi è attivo un nuovo servizio di Wikimedia Italia, richiesto dagli utenti in diverse occasioni, anche nella fase di consultazione per la stesura della [[:meta:Wikimedia Italia/Strategia 2026-2030|strategia 2026-2030 di Wikimedia Italia]]. Si tratta di uno '''sportello di counseling gratuito''', che consente ai volontari di potersi rivolgere a un counselor professionista per affrontare difficoltà relazionali, situazioni di tensione o conflitti legati all’attività sui progetti Wikimedia.<br/> Questo sportello offre uno spazio sicuro di ascolto e confronto e prevede percorsi individuali gratuiti fino a un massimo di 5 colloqui online per persona. Trovate tutte le informazioni relative allo sportello counseling in questa pagina: '''[[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Sportello counseling]]'''. Ne approfitto per ricordarvi che è sempre attivo anche lo [[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Supporto legale|sportello di supporto legale gratuito]]. Per qualsiasi domanda o osservazione, non esitate a contattarmi rispondendo a questo messaggio (vi chiedo cortesemente di pingarmi) o tramite [[Speciale:InviaEmail/Dario_Crespi_(WMIT)|email]]. [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[User talk:Dario Crespi (WMIT)|disc.]]) 14:58, 7 mag 2026 (CEST) == Proposta Babelsource == Raccomanderei a tutti di aggiungere, sulla pripria pagina utente, alcuni template {{tl|Babelsource-X}} riguardanti la propria conoscenza delle ''lingue''... informatiche: HTML, CSS, Javascript in particolare, ma non solo. Non so nemmeno se questi template esistano (adesso li cerco).... ma se non esistono, penso che non sarebbe una cattiva idea scriverli. Sarebbe più facile sia aiutare, che cercare aiuto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:08, 8 mag 2026 (CEST) == <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-20</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="technews-2026-W20"/><div class="plainlinks"> Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/20|Translations]] are available. '''Weekly highlight''' * Community Tech has published [[m:Special:MyLanguage/Community Wishlist/How to write a good wish|new guidance]] explaining how wishes on Community Wishlist are triaged and prioritized. The documentation is intended to help contributors write stronger proposals by clarifying the factors that influence prioritization decisions. Beyond vote counts, the guidance highlights considerations such as potential impact on the community when determining which wishes move forward. '''Updates for editors''' * The Reader Growth team is launching an experiment to test a new [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader_Growth/Share_Card|Share Card feature]] that allows readers to create visually engaging cards from Wikipedia articles or selected article sections and share them online, with each card linking back to the original article to help expand readership and article discovery. The mobile-only A/B test will be available to a portion of readers on Arabic, Chinese, French, Vietnamese, and English Wikipedia to better understand reading and sharing habits, and is scheduled to begin the week of May 18 and run for four weeks. * The Android and iOS Wikipedia apps recently released the [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia_Apps/Team/25th_Birthday_Reading_Challenge|25-day reading challenge]] into Beta, as part of efforts to drive reader engagement by encouraging users to complete reading milestones. To track their reading streak during the challenge, App users can add a widget featuring Baby Globe to their home screen. The challenge officially begins May 11. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:17}} community-submitted {{PLURAL:17|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where the global preference for enabling syntax highlighting in wikitext could unexpectedly disable itself after being turned on, has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T425286] '''Updates for technical contributors''' * [[File:Octicons-tools.svg|12px|link=|alt=|Advanced item]] The ResourceLoader module <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>mediawiki.ui.input</nowiki></code></bdi>, deprecated since [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2023/39|September 2023]], will be removed this week. There is a [[mw:Special:MyLanguage/Codex/Migrating_from_MediaWiki_UI|guide for migrating from MediaWiki UI to Codex]] for any tools that use it. [https://phabricator.wikimedia.org/T420125] * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.2|MediaWiki]] '''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/20|Translate]]&nbsp;• [[m:Tech|Get help]]&nbsp;• [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]]&nbsp;• [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].'' </div><section end="technews-2026-W20"/> </div> <bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 21:20, 11 mag 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30524429 --> == Biografie consiglieri capitolini == su [[Discussioni pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/25]] @[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] notava che c'era un problema (mancano una o più pagine). Stamani all'archivio storico capitolino ho fotografato le pagine mancanti. Credo che dovrebbero essere inserite nel file. Ma ovviamente non sono capace. Cercasi volontario per fare operazione. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:33, 12 mag 2026 (CEST) == Categoria Testi in cui è citato == Qualche tempo fa si discuteva se la Categoria "Testi in cui è citato..." doveva essere dedicata solo ad altri scrittori oppure in generale a personaggi storici anche se non hanno scritto nulla di rilevante (ad esempio politici o sovrani che hanno scritto solo pochi discorsi pubblici o anche persone di cui non rimane nessuno suo scritto diretto come ad esempio Socrate). Io sarei per la seconda posizione in quanto avere dati statistici in più è sempre meglio che averne di meno (in molti libri cartacei è spesso presente un indice analitico dei personaggi citati). Poi ci sono i casi di personaggi al limite tra storia e leggenda (re Artù, Achille, Mosè...) di cui abbiamo fonti solo risalenti a moltissimi anni dopo l'epoca della presunta esistenza di questi personaggi. In tal caso preferirei non aggiungerli. Non so se voi siete d'accordo. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 08:18, 13 mag 2026 (CEST) :Io mi userei {{tl|AutoreCitato}} e farei la pagina Autore solo per quelli che sono effettivamente citati per le opere che hanno scritto (quindi scrittori, scienziati, giuristi ecc.). Metterei i sovrani solo se abbiamo leggi, editti o documenti emessi in loro nome. Per gli altri personaggi storici in generale userei il link a Wikidata o Wikipedia, e non starei a creare qui una pagina solo per avere un "segnaposto" col nome di qualcuno. Sicuramente non andrebbero create pagine per personaggi mitologici, e neanche per autori contemporanei di cui non potremo avere testi per molti anni. :Per fare un bilancio, oggi abbiamo ben [[:Categoria:Autori|16.244 autori]], di cui solo [[:Categoria:Autori con opere su Wikisource|3.467]] hanno delle opere su Wikisource. Quelli "citati" sono [[:Categoria:Autori citati in opere pubblicate|14.122]], includendo quelli semplicemente "menzionati" in quanto "hanno fatto qualcosa", anche se non hanno mai scritto niente (per esempio ci sono tanti pittori), e [[Speciale:PagineOrfane|450]] sono addirittura "orfani", cioè nemmeno citati o linkati da altre pagine (quindi perché è stata creata una pagina, se poi non serve nemmeno ad avere un link?). :Io vi chiederei di cercare di limitare il numero di nuove pagine Autore che vengono create. Può sembrare che creare una pagina sia "gratis", ma non è proprio così, avere molte pagine rende comunque un filino più complicata la gestione del sito (anche solo una piccola modifica ad un template può avere ripercussioni su molte pagine). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:23, 13 mag 2026 (CEST) ::Il mondo wiki ha ignorato a lungo i principi della gestione dei dati, che sono i fondamenti dei database, uno dei quali è "se ti stai ripetendo, stai sbagliando". Poi, finalmente, è arrivata la rivoluzione di wikidata, ma ci vorrà ancora molto tempo per implementarla a fondo: vecchie abitudini sono dure a svanire. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:41, 14 mag 2026 (CEST) :::Se trovo una persona citata tendo ad usare {{Tl|Wl}} o {{Tl|AutoreCitato}} se la pagina esiste, evitando come la peste di lasciarlo rosso. Tendo a togliere tutti i template {{tl|W}} e, peggio ancora, i link diretti ad altri progetti, basta uno spostamento e si rompono. --[[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 09:49, 14 mag 2026 (CEST) :::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] @[[Utente:Cruccone|Cruccone]] Aggiungo che questi discorsi fatti per "autore citato" valgono anche per "opera citata" (ad esempio ci sono pagine come "Categoria:Testi in cui è citato il testo Divina Commedia" e simili). Da notare che anche le opere letterarie come la Divina Commedia hanno un loro posto in wikidata... [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 14:50, 17 mag 2026 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] creo spesso pagine autore di musicisti in cui includere poi le loro composizioni. E fin qui mi sembra tutto ok. Ma se uso il template WI (e non AC) per un pittore, ad es., poi posso richiamare tutte le pagine in cui è citato? E in che modo? Perché credo che questo fosse il vantaggio di usare AC: avere una pagina in cui si richiama quell'autore (anche se è un pittore). Ma se c'è un modo di farlo usando WI, allora - in questo caso - credo che AC non vada usato. [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 20:16, 15 mag 2026 (CEST) :::TestoCitato è un caso un po' diverso e più complesso, perché le opere possono avere più edizioni (con titoli anche leggermente diversi) e con citazioni che possono riferirsi all'opera o all'edizione (ad esempio potrebbe citare una traduzione specifica). Wl se la pagina autore esiste si comporta come AutoreCitato (con lo svantaggio di fare un passaggio in più che un po' pesa). Se la pagina autore non esiste tutto il gioco delle categorie non si attiva, e questa potrebbe essere una motivazione per creare la pagina autore anche per chi non ha mai scritto nulla. Poi uno potrebbe anche stare a discutere sulla differenza tra nominare e citare, anche se l'utilità pratica è discutibile. [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 16:55, 17 mag 2026 (CEST) :::@[[Utente:Pic57|Pic57]] Prova a fare la ricerca di Wl|Q37621 in nsPagina. Risultano 4 pagine nsPagina e 1 pagina ns0. Sono tutte? Chi lo sa? Ma è interessante che trovino Hobbes, comunque il nome dell'autore sia stato scritto. Di certo Wl non produce nulla nella categoria [[:Categoria:Testi in cui è citato Thomas Hobbes]]. Almeno, credo... Ho l'impressione che per la vera integrazione fra progetti vari e wikidata siamo "a metà del guado". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:03, 17 mag 2026 (CEST) ::::Io le vedo categorizzate... [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 20:24, 17 mag 2026 (CEST) :::::@[[Utente:Cruccone|Cruccone]] Dopo un momento di profondo smarrimento informatico, ho guardato il codice del template Wl. Hai ragione. In effetti, se c'è una pagina Autore, ''Wl apre un tl AutoreCitato!'' E lui categorizza... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:58, 17 mag 2026 (CEST) == Musica nel wikiverso 2026.5 == Consueto '''aggiornamento lilypondiano''' di metà mese # Ad oggi,15.5.26, abbiamo 115 ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (su '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''' in tempo reale). Il numero si è incrementato di molto nell'ultimo mese grazie al completamento della trascrizione delle 64 {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci}}. Si potrebbe cominciare a pensare ad una suddivisione per genere musicale. Ho fatto una prova (a manina) sulla mia pagina dei contributi: ecco [[https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Pic57|ecco cosa ne è venuto fuori]] # Faccio un breve cenno al modo in cui lavoro: magari può essere d'ispirazione a qualcuno o - viceversa - qualcuno potrebbe ispirare me con qualche consiglio: ## Attualmente uso l'editor Lilypond ''[https://github.com/frescobaldi/frescobaldi/releases/tag/v4.0.6 Frescobaldi 4.0.6]'', che ho installato sia su Linux (portatile) che su Windows (desktop). Così posso essere sempre operativo ## Per la trascrizione di partiture brevi e non troppo complesse — come ad es. quelle di {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci}} — uso anche [http://Hacklily.org Hacklily.org], un ottimo editor Lilypond on line. # Ho chiesto a Gemini: "Puoi farmi una panoramica della pubblicazione di partiture su wikisource di lingua italiana, francese, tedesca e inglese?" Risposta in sintesi: ''Se cerchi la tecnologia e l'eleganza, la versione francese è il modello da seguire. Se cerchi trattati e inni, quella inglese e tedesca offrono di più. L'italiana è una risorsa eccellente per il legame tra letteratura, librettistica e musica popolare.'' Sto studiando la versione francese: bella, ma non vedo codice, solo MIDI... indago meglio e ne riparliamo '''Ottimizzazioni''' (e qui mi rivolgo a@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] o @[[Utente:Candalua|Candalua]]: * Esportando le partiture in pdf, il salto pagina è problematico. Prendiamo ad es. [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._9/Intermezzo-Valse|''questa partitura'']]. In particolare: a. Esiste su wikisource un codice css per evitare che alcune parti siano stampate nel pdf? b. E' possibile escludere dalla stampa il lettore midi a fine pagina (lasciandola nella pagina wiki, ovviamente)? Probablmente occorrerebe un foglio di stiule per le partiture; così mi pare che facciano su en.WS ecc... Infine: * Invito chi volesse rileggere le partiture — in particolare quelle complesse - e si trovasse nei guai perché non riesce a risolvere un errore — a segnalarmelo (pingandomi please!) nella pagina di discussione della partitura in cui lo ha rilevato (le battute sono numerate nella pagina), in modo che possa correggerlo (se ci riesco:-)). @[[Utente:Cruccone|Cruccone]] ad es. lo ha fatto. E lo ringrazio. E' un grande aiuto per me. Alla prossima [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 20:31, 15 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:Pic57|Pic57]] Mi spiace, al momento non ho esperienza del css usato per manipolare la stampa su pdf. E' un tema che mi interessa molto ma per ora sono a conoscenza zero... :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:51, 16 mag 2026 (CEST) 7k1tejvbd4gwb9y454z25tyfbty0231 Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/V 0 1017990 3836507 3835050 2026-05-18T09:39:32Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3836507 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=18 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - V. - Abboccamento di Siyâvish con Sûdâbeh|prec=../IV|succ=../VI}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="334" to="340" tosection="s1" /> h1p1x7d25c8ko68my7qoi8uu6mjoifs Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/VI 0 1018017 3836508 3835186 2026-05-18T09:39:49Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3836508 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=18 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - VI. - Inganni di Sûdâbeh|prec=../V|succ=../VII}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="340" to="346" fromsection="s2" tosection="s1" /> 1zzd49xxn86cr9j4rs00gc0ajdtujo4 Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/IX 0 1018022 3836509 3835251 2026-05-18T09:40:07Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3836509 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=18 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - IX. - Partenza di Siyâvish|prec=../VIII|succ=../X}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="358" to="364" /> krex66fgebq5v3f8ix39eme4k5mnm3g Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/XI 0 1018078 3836510 3835533 2026-05-18T09:40:25Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3836510 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=18 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - XI. - Sogno di Afryâsâb|prec=../X|succ=../XII}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="369" to="377" tosection="s1" /> 9ut0cfgovw8iwlh4ylh0klhlh27ikdl Autore:Ercole Metalli 102 1018109 3836524 3835614 2026-05-18T10:09:06Z Paperoastro 3695 standardizzo professione 3836524 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Ercole | Cognome = Metalli | Attività = agricoltore/etnografo/scrittore/poeta | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} == Opere == * ''Usi e costumi della Campagna Romana'', Roma, 1903. * ''Usi e costumi della Campagna Romana'', 2ª ed. ampliata e illustrata, Roma, 1924. {{GB|DdQ9AAAAYAAJ}} {{Sezione note}} 87tebjd75elbmgff23tf21a3to56qkr Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/10 108 1018177 3836031 3835875 2026-05-17T19:11:13Z Panz Panz 3665 3836031 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>::{{x-larger|'''Gli inizi della critica wagneriana in Italia'''}} Di {{AutoreCitato|Richard Wagner|Richard Wagner}} si cominciò a parlare, in Italia, intorno al 1850: qualche notizia, qualche riecheggiamento delle polemiche che andavan sorgendo sull’arte wagneriana, fra noi ancora sconosciuta. Non erano però del tutto sconosciuti gli scritti teorici di Wagner, studiati con molto interesse da quanti avevan occhi per vedere che il costume teatrale italiano andava rapidamente decadendo. In Italia, in quegli anni, la critica del teatro d’opera era più frequente, e la necessità di riforme più sentita di quanto comunemente non si creda. Non è certo necessario ricordare le parole di {{AutoreCitato|Giuseppe Mazzini|Giuseppe Mazzini}}, e possiamo anche esimerci dal citare il severo programma di lavoro ed i risultati raggiunti dalla ''Gazzetta Musicale'' di ''Milano'' nei suoi primi anni di vita. Nomineremo invece alla svelta il «Circolo dei Trascendentali» di Napoli, che nel 1844 pubblicò una «Sentenza» con la quale si chiedeva, fra l’altro, maggior dignità dei libretti e più decorose esecuzioni, e specialmente la rivista ''L’Armonia'', «giornale della riforma musicale in Italia», pubblicata a Firenze, che espose per tempo ai suoi lettori le teorie di Wagner: ed è da ricordare che lo stesso Wagner, traendo occasione da un articolo del direttore {{AutoreCitato|Abramo Basevi|Abramo Basevi}} (''La riforma musicale in Germania''), inviò alla rivista, da Zurigo, in data 30 marzo 1856, una garbata letterina,<ref>Il fac-simile di questa interessantissima lettera è riprodotta in: A. Damerini, ''Il Conservatorio L. Cherubini'', Firenze, 1941.</ref> nella quale, insieme con un mucchio di complimenti, precisava alcune delle sue idee, e consigliava la lettura di ''Opera e Dramma''. Non possiamo qui dilungarci sull’argomento, che andrebbe studiato a parte. Sarà però necessario tener presente che la critica wagneriana, sorta intorno al ’70, sboccò fuori da un movimento di idee, molto attivo seppur non molto vasto, che aveva agitato il problema della riforma del melodramma fin dal 1840. Questa lunga preparazione spiega il carattere particolare che, come vedremo, la critica wagneriana assunse nel primo periodo, quando Wagner non venne considerato per quel che era come artista, ma per l’effetto che le sue dottrine avrebbero potuto produrre sulla musica italiana. Prima di affrontare il nostro tema, però, vedremo ancora rapidamente come si pervenne alle frenetiche discussioni del decennio ’70-’80. Le notizie riguardanti Wagner si infittirono rapidamente, nelle gazzette, mentre cresceva la fama europea del Maestro: notizie ancora<noinclude><references/> {{PieDiPagina||2|}}</noinclude> e7g819d8u06d6gz06pk2tt7ebiblkc3 Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/18 108 1018200 3836027 3835870 2026-05-17T19:07:56Z Panz Panz 3665 3836027 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude> Il Filippi cerca di mantenersi sulle generali: aveva già detto in precedenza, e ribadisce la convinzione che {{AutoreCitato|Richard Wagner|Wagner}} abbia applicato il suo sistema con troppo rigore; elogia senza riserve i brani sinfonici, e per il resto tentenna. Più tardi, al tempo della ''tournée'' Neumann, il Filippi difenderà la ''Tetralogia'' con calore, ma più per spirito di contraddizione che per vero approfondimento di pensiero.<ref>Nel Filippi si trova anche un tentativo di compromesso, che venne ripreso da alcuni critici minori: la musica della ''Tetralogia'' sarebbe l’espressione musicale dell’essenza del mito nibelungico. Non era però questo un motivo critico nuovo, ma una sopravvivenza del vecchio concetto di «musica storica», presente nella critica italiana tra il ’50 e il ’65, e rivelatosi insufficiente a spiegare l’evoluzione del melodramma dopo Meyerbeer (Gli articoli del Filippi su Wagner furono raccolti nei volumi ''Musica e Musicisti'', Milano, 1876, e ''Secondo viaggio nelle regioni dell’avvenire'', Milano, 1881).</ref> Più a fondo si impegna il {{AutoreCitato|Enrico Panzacchi|Panzacchi}}, con il suo prediletto metodo psicologico: {{Smaller block}} «Irritato, infastidito per la guerra, sempre aspra e non sempre ragionevole che gli muovevano, [Wagner] pensò di prendere una rivincita trionfale facendo tutto l’opposto di ciò che i critici e il pubblico gli domandavano. Si allontanò sempre più dalle vie piane e battute, e una volta preso l’abbrivio, inebriato dalla propria audacia, si spinse fin dove probabilmente non avrebbe mai pensato di arrivare».</div> Giusto o sbagliato che sia tutto ciò, non ha a che fare con la ''Tetralogia'', e lo scrittore si rende conto che sarebbe pericoloso emettere subito la sentenza, «giudicare il merito intrinseco d’un lavoro gigantesco, ove il puro elemento musicale e il poetico si connettono così intimamente colle forme e il fine teatrale». Ma non sa trattenersi, e dopo molti rigiri che non toccano il nocciolo del problema, conclude: {{Smaller block}} «...non nego che il musicista abbia progredito; ammetto anzi volentieri che abbia toccato più d’una volta il sublime. Ma credo che egli siasi anche discostato troppo dal tipo e dall’ufficio di ogni opera drammatica. Per aver voluto ampliare ed innalzare oltre misura il melodramma, temo che Wagner gli abbia fatto violenza e ne abbia sfasciato il vero e genuino organismo».</div> I critici più anziani non si scostarono da questa linea di condotta, che portò la critica italiana, rispetto al ''Tristano'' e alla ''Tetralogia'', su queste posizioni: Wagner esige dagli spettatori una continuità di attenzione che lo spettacolo teatrale non può consentire (Biaggi, D’Arcais); spezzando le convenzioni teatrali fondamentali si è rivolto a una ristretta cerchia di ascoltatori preparatissimi (Panzacchi, Filippi); non è musicista popolare, ma accademico, aristocratico (Tari). A far cadere le due prime affermazioni bastarono le rappresentazioni bolognesi del ''Tristano'' (’88) e torinesi della ''Walchiria'' (’91); l’inconsistenza dell’ultima venne dimostrata solo nel ’96, quando il Torchi e il Giani, sotto l’influsso dell’estetica sociologica e dopo i clamori de ''Il caso Wagner'', la discussero in una combattuta polemica. Ma, per ritornare al nostro assunto, la posizione della critica italiana si spiega in parte interpretandola sotto il segno generale del pro-<noinclude><references/> {{PieDiPagina||10|}}</noinclude> n1m3ib8wjpo04wt873lms8jbyveo3yx Musica d'oggi, 1962/N. 1/Gli inizi della critica wagneriana in Italia 0 1018201 3836028 3835876 2026-05-17T19:08:12Z Panz Panz 3665 Porto il SAL a SAL 75% 3836028 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=17 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|autore=Piero Rattalino|prec=../Sommario|succ=../Il balletto russo}} <pages index="Musica d'Oggi, 1962.djvu" from="10" to="20" /> {{Sezione note}} tv5xge8euoy50olbcfzhr84whjqq7b5 Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/XIV 0 1018206 3836014 3835889 2026-05-17T15:50:20Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3836014 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=17 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - XIV. - Deliberazione di Siyâvish|prec=../XIII|succ=../XV}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="393" to="405" tosection="s1" /> std9j0l2cqq8pwm0iyxgdkxelic2k6l Pagina:Alpi e Appenini.djvu/281 108 1018213 3836000 2026-05-17T14:39:06Z Cruccone 53 /* new eis level3 */ 3836000 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||— 271 —|riga=si|}}</noinclude>generarono in veri disastri, provando con questa esperienza che a siffatte altezze, con tali nevi e geli l’unico mezzo di locomozione jemale è la slitta, malgrado i suoi inconvenienti. Oggi lassù tutto è quiete, è morte, fatta eccezione dei mesi estivi, durante i quali molti viandanti e toristi vi si recano per escursioni o per soggiorno nei tre buoni alberghi del''l’Ospizio'', della ''Grande Croix'' e ''della Posta''. Da Susa a Modane corrono 60 chilometri, 34 dei quali son richiesti per il vero valico da Susa a Lansebourg ed in questo tratto s’incontrano 23 case cantoniere, indispensabili nella mala stagione per l’infuriar delle procelle, capaci di rovesciare qualunque carro. Da Susa (500 m.) si sale per la grande strada nazionale, lasciando a destra le rovine della ''Brunetta'', meraviglia dell’arte fortilizia, costruita da {{Wl|Q312670|Carlo Emanuele III}} nel 1735 e demolita dai francesi nel Ì796 senza che un sol fatto d’armi l’avesse illustrata; a sinistra si hanno le pendici ubertose di Chiomonte, note pel buon vino al pari di ''Giaglione'', (766 m.) primo paese che troviamo sulla nostra via, il cui territorio deve la sua fertilità ad un canale, derivato entro la viva roccia dell’orrido vallone della ''Clarea'' fin dal medio-evo. Continuando la salita, si entra nella valle della Cenisia, tenendo la sinistra pendice, mentre sull’opposta è praticata tutt’ora l’antica via che per ''Venaus'', o l’antica ''Venatio'' (caccia) la ''Novalesa'' già celebre per la ricca abazia, ora trasformata in ottimo stabilimento idropatico, e ''Ferriera Cenisio'', raggiunge la grande strada poco avanti il piano dell’Ospizio: quest’ultimo villaggio trae il nome da ''ferre'' (portare), perchè i suoi abitanti furono sempre robustissimi portatori o mulattieri ed oggi divennero cantonieri oltre ogni dire coraggiosi. La vecchia strada però nella parte elevata è troppo sassosa e disagevole: proseguendo sulla napolenica, passiamo per una galleria scavata nella roccia e tocchiamo il villaggo di ''Mollaretto'' (1163); da questo al piano di S. Nicola e della ''Grande Croise'' (1850 m.) la salita è ripida, fiancheggiata da frane e dirupi, con frequenti case di rifugio, pilastri e pali per segnar la via durante gli ammassi di neve; anzi una galleria in muratura fu abbandonata per tener più in alto la strada. Grandioso, veramente alpino è il paesaggio laddove la Cenisia si precipita dall’alto del valico sul piano dei bellissimi laghi; di questi il più grande è lungo 2 chilometri e largo uno, contiene una graziosa isoletta ed è ricco di eccellenti pesci. L’ospizio è presso la sponda orientale a 1940 m. sul mare, 22 chilom. da Susa, diviso in due dalla cappella; la parte a Sud è l’ospizio propriamente detto, in quella a nord, più vasta, son alloggiati i carabinieri e le truppe di passaggio. Non è più visibile traccia alcuna del bel palazzo ivi eretto da {{Wl|Q318091|Carlo Emanuele 1º}} nel 1619 per gli sponsali del proprio figlio {{Wl|Q356145|Vittorio Amedeo}} con {{Wl|Q1083398|Cristina}}, figlia di {{Wl|Q936976|Enrico IV}} re di Francia, nella qual occasione lassù celebraronsi splendide feste e tornei. Ben diverso fu il soggiorno di {{Wl|Q175250|Vittorio Emanuele 1º}}, allora Duca d’Aosta, allorquando nei rigidi inverni del 1794 e 1796 le milizie piemontesi vi sostennero gli assalti di quelle francesi. Vengono mostrate ai forestieri le camere in cui alloggiarono {{AutoreCitato|Napoleone Bonaparte|Napoleone 1º}} ed il papa {{AutoreCitato|Papa Pio VII|Pio VII}}, prigioniero di chi era stato da lui incoronato imperatore. Assai ricche di varietà e d’interesse sono le produzioni botaniche e mineralogiche di questa regione alpina: si trovano lassù marmo, gesso, calce, lignite porosa, che serve da combustibile, ed, unico avanzo delle foreste d’altri secoli, un piccolo gruppo di betulle, piante che segnano il limite della vegetazione arborea; estese ed ottime praterie sulla riva occidentale del lago danno alimento succoso nell’estate a molto bestiame. Ai forti alpinisti raccomandiamo la faticosa ascensione al ''Signal du Grand Mont Cenis'', punto trigonometrico che si erge a 3375 m. verso Nord Ovest e quella della ''Ronche'' (3620 m.), che si eleva gigante al ''Nord'' presso il giogo; il suo panorama da taluni è giudicato più<noinclude></noinclude> j7lzsucsynznmfszsz3i9i9yzzej2jo Pagina:Alpi e Appenini.djvu/282 108 1018214 3836016 2026-05-17T18:08:15Z Cruccone 53 /* new eis level3 */ 3836016 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||— 272 —||riga=si}}</noinclude>grandioso di quello della notissima Rocciamelone (3430 m.), che sta sopra Bussoleno e la Novalesa ed è meta frequentatissima del pellegrinaggio al Santuario detto la ''Cà d’Asti'' (2868 m.); dalla ''Ronche'' però non si vede la pianura subalpina. Al di là dell’Ospizio la via costeggia il lago, passa alle ''Tavernettes'', dove sorge l’''Albergo della Posta'', e conduce in breve al sommo del giogo (2098 m.), presso la 18ª cantoniera. Vicino a questa v’ha un piccolo albergo, ''la Ramasse'', così detto dal modo con cui di là anticamente si scendeva d’inverno a precipizio, in 9 minuti, a Lanslebourg su fragile slitta, guidata da un uomo, il che si chiamava ''se faire ramasser''. In questo punto soffiano violentissimi il vento da Levante, detto la ''Lombarda'', e quello di Ponente, chiamato la ''Vanoise'' dal nome d’una giogaja vicina elevatissima (3890 m.) a Nord-Ovest; se insieme a questi spira il vento da Sud-Ovest del P.º M. Cenisio, si leva una tormenta da cui difficilmente può scampare un viandante. La strada scende a Lans-le-Bourg per sei ampie giravolte, che il pedone può evitare prendendo alla cantoniera 20ª a sinistra il sentiero detto ''Chemin des Canons''. Arrivati in fondo alla valle dell’Arc, lo si valica, si passa vicino ad una gran caserma fortificata, eretta sotto il primo impero, e si entra nel Comune di Lans-le-Bourg, (1400 m.), silenzioso come un cimitero dopo l’apertura del Gran Tunnel, malgrado i suoi 1300 abitanti. Questi poi nel 1794 furono internati in un paese sull’Isère dai francesi per castigo della accanita resistenza loro opposta: qui in basso il freddo è più intenso che all’Ospizio. La via ci guida a ''Termignon'' (1280 m.) centro di belle escursioni per la ''Vanoise'' e la Tarantasia; indi a ''Bramans'', dominato dal forte di ''Lesseillon''; esso fu eretto nel 1815 dal re di Sardegna su dirupi selvaggi, ed era composto di 4 ridotti validissimi, di cui un solo, il ''Vittorio Emanuele'' è presidiato, mentre gli altri dopo il 1859 rovinarono per opera delle mine francesi o per abbandono, senza mai aver avuto l’onore d’un fatto d’armi. Da ''Bramans'' (chilom. 49 da Susa) si scende prima tra foreste d’abeti e poi tra belle campagne ad ''Avrieux'', ove morì avvelenato nel 877 {{Wl|Q71231|Carlo il Calvo}}, indi a ''Villarondin, Bourget'' e ''Modane'' (1105 m.), ove ha termine la nostra escursione. {{A destra|E. P.{{spazi|5}}}} {{rule|8em}}<noinclude></noinclude> idev4jmxmfgkydiscw43dsw3almb6eg Pagina:L'illustratore fiorentino 1908.djvu/104 108 1018215 3836022 2026-05-17T18:29:56Z Paperoastro 3695 /* new eis level3 */ 3836022 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione|{{smaller|90}}|{{Sc|l’illustratore fiorentino}}}}</noinclude>blica ebbe cura di mantenerlo e di tenervi a guardia i suoi soldati. {{FI |file = L'illustratore fiorentino 1908 (page 104 crop).png | tsize = 400px | float = center | caption = Castello e Gualchiere di Remote }}<noinclude></noinclude> 8k069m14i02ko5mk6r2i3jod31gfi9a Pagina:L'illustratore fiorentino 1908.djvu/105 108 1018216 3836023 2026-05-17T18:30:38Z Paperoastro 3695 /* new eis level3 */ 3836023 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione||{{Sc|l’illustratore fiorentino}}|91}}</noinclude><nowiki/> Dalle monache di S. Ellero il possesso del castello pervenne in diverse famiglie fiorentine fra le quali i Donati, i Compiobbesi, gli Albizzi, gli Alessandri, i Rucellai e nel tempo in cui era fio rentissimo a Firenze il lavorìo delle stoffe di lana l’ampio edilìzio venne ridotto ad uso di Gualchiere per la lavatura e la battitura delle lane. Certo in quell’epoca le Gualchiere di Remole dovevano avere un’importanza ed un’attività grandissima, perchè al lavoro di migliaia e migliaia di pezze di lana dovevano attender numerosi artefici, tanto che a difesa delle persone e delle mercanzie non si trascurò di mantenere in buone condizioni le opere di difesa, cioè le mura, i fossati, le torri e le porte. L’Arte della Lana, per poter meglio contribuire alla prosperità di quel commercio che aveva fatto la ricchezza di Firenze, acquistava nel 1540 tutte le proprietà dei privati e da quel tempo fino a che quell’industria non venne a mancar quasi affatto di vitalità, esercitò per proprio conto le Gualchiere di Remole. Alla soppressione delle arti, l’edifizio fu assegnato alla Camera di Commercio che tuttora ne è in possesso; ma dell’opificio che per tanti anni aveva avuto vita prospera e rigogliosa non resta ora che la memoria. Poche pile di gualchiere sussistono tuttora e le altre vennero ridotte a mulini. Nel tempo più florido delle gualchiere, gli operai che vi erano addetti e che erano esenti da<noinclude></noinclude> puk4qvii37u5d3ca6360ikjhcyupsmg Pagina:L'illustratore fiorentino 1908.djvu/106 108 1018217 3836024 2026-05-17T18:54:31Z Paperoastro 3695 /* new eis level3 */ 3836024 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione|{{smaller|90}}|{{Sc|l’illustratore fiorentino}}}}</noinclude>tasse, si trovarono gravati da un balzello e ricorsero al Granduca per esserne esentati. La loro istanza fu presentata e raccomandata dai ''Nove Conservatori'' del Dominio e della Giurisdizione fiorentina, ma non ebbe favorevole accoglienza dal Granduca. Ecco intanto, a titolo di curiosità V istanza in parola ed il testo del rescritto. {{Smaller|Li gualchierai di Remole supplicano che fino dall’anno 1540 l’Arte della Lana comperò le Gualchiere di Remole e che p parola di S. A. S. fu ordinato che li gualchierai che vi stessino fossino esenti da tutte le gravezze di X Ma e teste e così è stato loro osservato insino al presente e che oggi sono molestati dal Rettore di quel popolo p. conto della deoimina et però supplicano che sia loro raffermato la medesima grazia et esentione, sopra di che e’ è fatto fede del provv. re di d. a Arte della Lana che si ottenne la d a esenzione a requisizione e benefìzio di d a Arte perchè non si trovava altrimenti chi volessi esercitare quelle gualchiere, ma che non ne apparisce altra memoria, salvo per il fatto stesso che vi pruova che più rettori stati in d.* popolo dal 1540 e più volte per ciascuno che non hanno mai riscosso da detti gualchierai gravezza alouna di X ma e teste dal che pure si inferisce la esenzione di che di sopra, perchè altrimenti non ne sarieno stati lassati in drieto tanti anni: et senza dirne altro preghiamo.}} {{Smaller|Di Firenze, 23 marzo 1570}} {{Smaller|Riebbesi il 26 d.°}} {{Smaller|Non si producendo Pesentione in scriptis non è da ammetterla<ref>''Archivio di Stato''. — Archivio dei Conservatori del Dominio e della Giurisdizione Fiorentina, filza dell’anno 1570.</ref>.}}<noinclude></noinclude> r4odqciw68dlixoealywx31mih6wthq Pagina:L'illustratore fiorentino 1908.djvu/107 108 1018218 3836025 2026-05-17T18:57:41Z Paperoastro 3695 /* new eis level3 */ 3836025 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione||{{Sc|l’illustratore fiorentino}}|93}}</noinclude><nowiki/> Come si vede, in ogni tempo le tasse sono state sempre cagione di contestazioni e di liti fra chi cercava di sottrarsi a cotesta gravezza ed il fisco che le voleva esigere ad ogni costo! {{Ct|c=t2|Le Schiave a Firenze.}} A Firenze, come in altre città d’Italia, alcune famiglie tenevano a loro servizio delle schiave le quali dovevano essere state acquistate dai mercanti che per ragioni di commercio si recavano in Oriente. Di questi resti di schiavitù le ultime tracce si trovano nella prima metà del XV secolo e precisamente in alcune denunzie al Catasto, nelle quali le schiave figuravano insieme alle sostanze ed ai crediti. Nel Catasto del Gonfalone Scala del 1427 Piero e Giachinotto dei Bardi denunziano prima «una mula per cavalcare stimata f.<sup>ni</sup> 6» ed» una schiava vecchia e pazza stimata f.<sup>ni</sup>30». Anche Giovanni di Tommaso Corbinelli denunziava in quello stesso catasto (gonfalone Nicchio) il possesso di «una schiava vecchia». {{Rule|4em|t=2}}<noinclude></noinclude> 6z70emctxwwv47bo0wkafguauq86dnj L'illustratore fiorentino 1908/Notizie del mese di giugno 0 1018219 3836026 2026-05-17T18:58:51Z Paperoastro 3695 Porto il SAL a SAL 75% 3836026 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=17 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Notizie del mese di giugno|prec=../Notizie del mese di maggio|succ=../Notizie del mese di luglio}} <pages index="L'illustratore fiorentino 1908.djvu" from="92" to="107" /> {{Sezione note}} ms7290xon6komi55r8lcscn71ccru3s Autore:Piero Rattalino 102 1018220 3836029 2026-05-17T19:10:20Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Piero | Cognome = Rattalino | Attività = musicologo/pianista/critico musicale | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} ==Opere== *{{Testo|Musica d'oggi, 1962/N. 1/Gli inizi della critica wagneriana in Italia}} 3836029 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Piero | Cognome = Rattalino | Attività = musicologo/pianista/critico musicale | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} ==Opere== *{{Testo|Musica d'oggi, 1962/N. 1/Gli inizi della critica wagneriana in Italia}} qw7ebxm3xvn77o4dcapxpjzzlukqej3 Categoria:Testi di Piero Rattalino 14 1018221 3836030 2026-05-17T19:11:00Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Piero Rattalino}} [[Categoria:Testi per autore|Rattalino, Piero]] 3836030 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Piero Rattalino}} [[Categoria:Testi per autore|Rattalino, Piero]] iuw8a2f9x5g8l5sa70jmqvj4szlvg1v Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/21 108 1018222 3836090 2026-05-17T19:16:24Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3836090 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />{{A destra|'''Stili e vicende del balletto contemporaneo'''}} {{Centrato|{{x-larger|'''Il balletto russo'''}}}} Quel movimento artistico e culturale che va sotto la denominazione di Balletto Russo e che caratterizzò la vita teatrale in modo così definito e definitivo al principio del secolo va inteso solo come evoluzione dell’arte della danza o anche delie arti dello spettacolo in genere, della «decorazione» teatrale e della musica? Una delle principali caratteristiche di questo movimento è per l’appunto quella di aver dato alle arti cosiddette sorelle una più stretta collaborazione, un’unione più intima («''Tous les arts se tiennent par la main...''» disse {{AutoreCitato|Jean-Georges Noverre|Noverre}}, e Lifar, quasi un’eco alle parole del grande teorico francese, pose «''Tersicore nel corteo delle Arti''»). Dunque, non fu solo evoluzione del balletto come pura rappresentazione, ma specificatamente della musica in funzione di una prestabilita azione coreografica, della pittura in relazione al contributo scenografico indispensabile in un’opera ballettistica. Ed è questo il punto interessante della questione. Del resto, in un’epoca come la nostra così incline al piacere dello spettacolo e della vista, organo, si è detto, più sensibile e ritentivo dell’udito, se un teatro musicale esiste (e pur se l’opera, particolarmente da noi, ne è sempre l’incontestata beniamina) il balletto, per la sua congenialità al nostro spirito di moderni, va riguardato con particolare attenzione. Lungi dall’asservire la musica alla danza (semmai sarà bene insistere ancora una volta sul processo associativo che avviene ogni volta che una musica si adegua ad una rappresentazione danzata o viceversa), è importante stabilire come l’intuito, la scelta, il gusto di un Diaghilev imposero al mondo coreografico del nostro secolo una fisionomia che è la stessa alla quale si rifà tanta parte del teatro di danza contemporaneo. Stravinski, su commissione, compone ''L’Uccello di fuoco, Petruska, La Sagra della primavera'' per la compagnia dei Balletti Russi. Quelle opere, in nuove vesti orchestrali e coreografiche, sono rimaste e rimarranno perchè valide, ispirate, belle sia ai fini della pura audizione come a quelli della visività (direi anzi che troppo si abusa, per ovvia comodità, delle suites orchestrali, a tutto discapito dell’esecuzione teatrale per la quale furono create). Oggi si assiste ancora al caso frequente di altrettanto illustri commissioni: Luigi Daliapiccola compone per Milloss il ''Marsia'' e Hans Werner Henze ''Ondine'' per il Royal Ballet. Altre volte una partitura offre lo spunto, il pretesto per un balletto, come Diaghilev si servì di musiche non scritte espressamente per la danza e che si rivelarono adatte in modo sorprendente all’uso <section end="s1" /><noinclude><references/> {{PieDiPagina||13|}}</noinclude> qrtqwvs0vfpw08cwtbip66n9ap29t5d Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/22 108 1018223 3836195 2026-05-17T19:23:37Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3836195 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />che egli ne fece o meglio che ne fecero i suoi coreografi. Bisogna ricordare a questo proposito che già {{AutoreCitato|Isadora Duncan|Isadora Duncan}} adoperò isolatamente celebri composizioni del passato per le sue visioni danzate. L’esempio così romanticamente esaltante della Duncan, con tutto il decadentismo che comportava, non passò senza lasciare traccia. Il dubbio mondo greco che ella volle risuscitare lo rianimò pure Fokine, in altra maniera, con ''Dafni e Cloe'' ed egli confessò quel movente ispiratore. Nulla avviene a caso in arte, senza preparazione; vi è sempre il frutto di un divenire, di un processo evolutivo, di assimilazioni vicine o lontane che si perdono e che solo vagamente si riescono individuare. Diaghilev sentì che bisognava rompere definitivamente con il balletto logoro e stanco del tardo romanticismo, con tutto il suo bagaglio stereotipato nella mimica, nella figurazione danzata, nelle scene e nei costumi; non fece una rivoluzione come erroneamente è stato detto e come si è ancora indotti a pensare. È una evoluzione naturale e diretta che si ripercuoterà persino nella moda (le acconciature bakstiane di ''Shéhérazade'' non sono forse nelle fogge e nello stile di tanta parte della moda 1910? L’orientalismo o il bizantinismo tanto in voga allora, non si rifletterono negli atteggiamenti di tanta letteratura e di tanto cinema, e Ida Rubinstein, creatura {{AutoreCitato|Gabriele D'Annunzio|dannunziana}}, non ne fu il riflesso più lampante?). I principali lavori musicali (quelli di Stravinski e {{AutoreCitato|Sergei Prokofiev|Prokofiev}}) presentano quel mondo policromo. ''L’Uccello di fuoco'' e ''Chout'' sono vivide favole che dell’Oriente recano tutto il colore e il preziosismo affascinante come di una stoffa arabescata o di un sottile profumo. Si sa, le fasi in cui si svolse il Balletto Russo furono due: il primo precedente la prima guerra mondiale, e l’altro del dopoguerra (un terzo periodo, che chiamerei di ripresa, è quello affidato, scomparso Diaghilev, alle amorevoli cure del colonnello De Basil). Un gusto più propriamente francese o parigino e più direttamente a contatto con certe tendenze di ''music-hall'' (in cui la pantomima si sposò al circo e la danza diviene alleata dell’acrobatismo: vere e proprie contaminazioni) si farà strada in quell’epoca satura di esperimenti e di espedienti, di tentativi e, per queste stesse nature, fatalmente caduchi. Riprendere oggi come spettacolo ''Parade'' di Satie pare impresa difficile se non disperata. Riascoltata in concerto, senza il sussidio del celebre ''décor'' di Picasso e della coreografia di Massine, esso perde le sue più autentiche significazioni e non resta che il brusio di una boutade sonora, mentre ''Le Sacre'', s’è visto, anche se il modello massiniano pare insuperato, per la straordinaria aderenza al testo musicale e didascalico, ha ancora nuovi interpreti e Béjart ne è uno. Questa vicenda che ha il nome del Balletto Russo è una superba lezione di gusto, di intuizione, di capacità realizzatrici, dopo esser stata un atto di coraggio e di fede quale è difficile riscontrare l’eguale nella storia del teatro e dell’arte. Diaghilev sentì che il teatro di danza non poteva continuare nel virtuosismo esteriore e macchinoso nel quale l’ultimo Ottocento lo aveva gettato e gli oppose qualcosa di nuovo, di<section end="s1" /><noinclude><references/> {{PieDiPagina||14|}}</noinclude> 46xd9qupuf2u03gwym2uysyuajse9p3 Categoria:Pagine in cui è citato Isadora Duncan 14 1018224 3836201 2026-05-17T19:23:47Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Isadora Duncan}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Duncan, Isadora]] 3836201 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Isadora Duncan}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Duncan, Isadora]] 6g16mra9ewfkihpokhpch4gv8wnkd07 Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/23 108 1018225 3836398 2026-05-17T19:33:26Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3836398 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>vivo, di significante. Anche il melodramma se ne avvantaggiò. Gli occidentali conobbero finalmente il ''Boris Godunov'' grafze a Rimski-Korsakov che lo strumentò e le danze poloveziane del ''Principe Igor'' passarono come un’orda barbarica sulle scene dello Chàlet parigino. Oggi non si è saputo trovare di meglio alla coreografia originale di Fokine, e Massine opera in quella luce, in quei contorni figurativi che gli furono cari già ai tempi di ''Soleil de nuit'' con le assonanze mistico-religiose provenienti da una prima visione del mondo iconografico russo nella incompiuta ''Liturgie in unione'' alla Gontcharova. Balanchine, fedele al suo neoromanticismo, riprende ''Cotillon e Concurrence'' e ci dà ''La Valse'' e ''Liebesliedervalzer''. I semi di quel frutto generoso sono sparsi in tutto il mondo: in Francia come in Inghilterra e in America. Ex danzatrici ora maestre di ballo (Karsavina, Nikitina), coreografi (Dolin, Lichine) e direttrici di complesso (Bronislava Nijinska, Ninette de Valois), forti di quell’esperienza, eredi di un patrimonio culturale, operano in quella direzione. Non occorre leggere le ''Chroniques de ma vie'' per comprendere quanto Stravinski debba a Diaghilev (i suoi più autentici capolavori sono dedicati al balletto) e {{AutoreCitato|Sergei Prokofiev|Prokofiev}}, che diede con ''Chout'' e ''Figliai'' prodigò due fortissime opere, non dimenticò la parola data alla danza; Falla resta vivo oggi giazie a due capolavori ballettistici; tutto il movimento francese dei ''Sei'' e di quelli che, facenti parte del gruppo, se ne staccarono, da Poulenc a Milhaud da Sauguet a Auric, non è rimasto indifferente ai canoni di quell’estetica. Tutto questo limitatamente alla musica; ma se il nostro discorso dovesse spostarsi ed investire i problemi delle arti figurative e della scenografìa teatrale in particolare, noi troveremmo, in un ventennio scarso dal 1909 al 1929, i più grandi nomi che si siano associati in un teatro musicale: Picasso con Falla e Massine (''Tricorno'', 1919), Bakst con Ravel e Fokine (''Dafni et Cloe'', 1912), Bauchant con Stravinski e Balanchine (''Apollon musagète'', 1928), Alessandro Benois con Stravinski e Fokine (''Petruska'', 1911), Braque con Auric e Bronislava Nijinska (''Les Fâcheux'', 1924), De Chirico con Rieti e Balanchine (''Le Bai'', librettista Boris Kochno, 1929), Derain con Respighi e Massine (''La Boutique fantasque'', 1919), Gabo (in collaborazione con Pevsner) con Sauguet e Balanchine (''La Chatte'', 1927), Gontcharova con Stravinski e Nijinska (''Les Noces'', 1923), Iaculov con Prokofiev e Massine (''Le Pas d’acier'', 1927), Larionov con Stravinski e Lifar (''Renard'', 1929), Marie Laurencin con Poulenc e Nijinska (''Les Biches'', 1924), Matisse con Stravinski e Massine (''Chant du rossignol'', 1920), Roerich con Stravinski e Nijinski (''Le Sacre du printemps'', 1913) e Massime per l’edizione del 1920, Rouault con Prokofiev e Balanchine (''Le Fils prodigue'', 1929), José Maria Sert con R. Strauss e Fokine (''Josephlegende'', 1914), Soudeikine con Florent Schmitt e Romanov (''La Tragédie de Salomé'', 1913), Chelichev con Nabokov e Massine (''Ode'', 1928), Utrillo con Rieti e Balanchine (Barabau, 1926). Non è un elenco. Se così fosse potrebbe apparire insufficiente. È piuttosto una costatazione della grande fioritura e fortuna di una sta-<noinclude><references/> {{PieDiPagina||15|}}</noinclude> pxgulmfdyz9u04606khnbbr9b867zc0 3836399 3836398 2026-05-17T19:36:25Z Panz Panz 3665 3836399 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />vivo, di significante. Anche il melodramma se ne avvantaggiò. Gli occidentali conobbero finalmente il ''Boris Godunov'' grafze a Rimski-Korsakov che lo strumentò e le danze poloveziane del ''Principe Igor'' passarono come un’orda barbarica sulle scene dello Chàlet parigino. Oggi non si è saputo trovare di meglio alla coreografia originale di Fokine, e Massine opera in quella luce, in quei contorni figurativi che gli furono cari già ai tempi di ''Soleil de nuit'' con le assonanze mistico-religiose provenienti da una prima visione del mondo iconografico russo nella incompiuta ''Liturgie in unione'' alla Gontcharova. Balanchine, fedele al suo neoromanticismo, riprende ''Cotillon e Concurrence'' e ci dà ''La Valse'' e ''Liebesliedervalzer''. I semi di quel frutto generoso sono sparsi in tutto il mondo: in Francia come in Inghilterra e in America. Ex danzatrici ora maestre di ballo (Karsavina, Nikitina), coreografi (Dolin, Lichine) e direttrici di complesso (Bronislava Nijinska, Ninette de Valois), forti di quell’esperienza, eredi di un patrimonio culturale, operano in quella direzione. Non occorre leggere le ''Chroniques de ma vie'' per comprendere quanto Stravinski debba a Diaghilev (i suoi più autentici capolavori sono dedicati al balletto) e {{AutoreCitato|Sergei Prokofiev|Prokofiev}}, che diede con ''Chout'' e ''Figliai'' prodigò due fortissime opere, non dimenticò la parola data alla danza; Falla resta vivo oggi giazie a due capolavori ballettistici; tutto il movimento francese dei ''Sei'' e di quelli che, facenti parte del gruppo, se ne staccarono, da Poulenc a Milhaud da Sauguet a Auric, non è rimasto indifferente ai canoni di quell’estetica. Tutto questo limitatamente alla musica; ma se il nostro discorso dovesse spostarsi ed investire i problemi delle arti figurative e della scenografìa teatrale in particolare, noi troveremmo, in un ventennio scarso dal 1909 al 1929, i più grandi nomi che si siano associati in un teatro musicale: Picasso con Falla e Massine (''Tricorno'', 1919), Bakst con Ravel e Fokine (''Dafni et Cloe'', 1912), Bauchant con Stravinski e Balanchine (''Apollon musagète'', 1928), Alessandro Benois con Stravinski e Fokine (''Petruska'', 1911), Braque con Auric e Bronislava Nijinska (''Les Fâcheux'', 1924), De Chirico con Rieti e Balanchine (''Le Bai'', librettista Boris Kochno, 1929), Derain con Respighi e Massine (''La Boutique fantasque'', 1919), Gabo (in collaborazione con Pevsner) con Sauguet e Balanchine (''La Chatte'', 1927), Gontcharova con Stravinski e Nijinska (''Les Noces'', 1923), Iaculov con Prokofiev e Massine (''Le Pas d’acier'', 1927), Larionov con Stravinski e Lifar (''Renard'', 1929), Marie Laurencin con Poulenc e Nijinska (''Les Biches'', 1924), Matisse con Stravinski e Massine (''Chant du rossignol'', 1920), Roerich con Stravinski e Nijinski (''Le Sacre du printemps'', 1913) e Massime per l’edizione del 1920, Rouault con Prokofiev e Balanchine (''Le Fils prodigue'', 1929), José Maria Sert con R. Strauss e Fokine (''Josephlegende'', 1914), Soudeikine con Florent Schmitt e Romanov (''La Tragédie de Salomé'', 1913), Chelichev con Nabokov e Massine (''Ode'', 1928), Utrillo con Rieti e Balanchine (Barabau, 1926). Non è un elenco. Se così fosse potrebbe apparire insufficiente. È piuttosto una costatazione della grande fioritura e fortuna di una sta-<section end="" /><noinclude><references/> {{PieDiPagina||15|}}</noinclude> 81gj7cnl2ceggy40cg6muahlkccql6i Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/27 108 1018226 3836403 2026-05-17T19:59:11Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3836403 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>(Vasilenko), da ''Fiamme di Parigi'' (Asafìev), a ''Giselle, Raimonda, Cenerentola''. Si direbbe che la riforma diaghileviana non sia avvenuta, non li abbia toccati, difatti non la riconoscono. Agli occidentali toccò in sorte l’eredità di quello straordinario rinnovamento spirituale e artistico che fu russo perchè partì dalla Russia con artisti russi di nascita e di formazione, ma che finì per investire ogni angolo e ogni aspetto della vita occidentale (i testi di Renard e di Noces dovuti a Ramuz mescolano l’''esprit de finesse'' tipicamente francese allo spirito popolare e fiabesco dei russi). Tecnicamente formidabile, il balletto sovietico di oggi ignora il Balletto Russo di ieri e rimane sulle posizioni di un intransigente tradizionalismo. Tale gusto involve tutto quanto a cominciare dalla stessa tecnica accademica che è spettacolosa ma che non conosce gli acquisti di quella moderna per giungere alla composizione coreografica che segue i grandi, illustri modelli del passato; così la scenografia che allontana ogni vero pittore, come fece tanta parte dell’Ottocento, ritornando alla cartapesta e ad un assurdo verismo scenico. Il rinnovamento di Diaghilev è servito al balletto dei nostri giorni come l’espressione di danza Centro-Europa, con le ben combattute battaglie degli assertori della ''danza libera'', è servito da Laban alla Wigman, da Jooss alla Graham all’espansione della ''danza moderna''. Balletto e modem dance spesso si sono presi a braccetto: George Balanchine fraternizza con Martha Graham ed insieme compongono ''Episodes'' sulla musica scabra, asciutta di Webern. E per l’appunto c’è un modo, ci sono altri modi di intendere un teatro moderno di danza, forse più spoglio, più essenziale di quello del balletto comunemente inteso classico-accademico, narrativo o astratto. Questa ventura ce la offre il grande momento del balletto americano. {{A destra|{{Sc|alberto testa}}}}<noinclude><references/> {{PieDiPagina||17|}}</noinclude> 4qwm7ah5fs557j6koybno7k818hee8b Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/26 108 1018227 3836404 2026-05-17T20:58:44Z Carlomorino 42 /* Problematica */ Gadget AutoreCitato 3836404 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="2" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|armellini cav. augusto}}|}}</noinclude>tuta: Radetzky nel fatto del 6 maggio a santa Lucia aveva vinto, e la battaglia del 25 luglio a Custoza tornògli pure favorevole. - Sulle alte creste del Cadore, sui colli di Vicenza, noi piani ridenti della Marca trivigiana, con sommo valore erasi combattuto: ma la Lombardia e la Venezia ritornavano sotto il tedesco dominio; in ogni stato la rivoluzione mandava gli ultimi guizzi; la sua gloria si andava così spegnendo. La storia dei secoli, la missione dei popoli, la vita degli uomini, ciò tutto non forma che il grande anello della ragione e del diritto che nel mezzo racchiude il motto - pensiero ed azione. - L’affermazione della Patria giammai venne meno, poiché siccome di secolo in secolo percorse i gradi dell’umano progresso, cosi l’uomo ne segui sempre l’impulso; genio ed arma che rimise la teoria al suo posto, a destra l’esame, dinnanzi l’esperienza.: In mezzo all’epopea del 1848 trovossi {{Wl|Q16529883|Augusto Armellini}}. Parve nei primi anni cho il sacro fuoco di Marte lo invadesse, percid erasi dato allo studio delle matematiche per meglio poter percorrere la militare carriera. Fra i volontari nel 1848 e semplice artigliere meritò nella difesa di Vicenza di venir ricordato in un ordine del giorno, e quindi nominato uffiziale nell’artiglieria regolare. - Ma la guerra della italiana indipendenza mandava ancora due scintille: - Venezia e Roma che si erano dichiarate repubbliche. - {{Wl|Q187336|Mazzini}}, {{AutoreCitato|Aurelio Saffi|Saffi}} ed {{AutoreCitato|Carlo Armellini|Armellini}}, il padre dell’Augusto del quale ora scriviamo la biografia, formavano in Roma il triumvirato nel libero reggimento della città per tanti secoli sede di pontefici; e {{AutoreCitato|Giuseppe Garibaldi|Garibaldi}}, ''uomo leggendario, lottando disperatamente per rendere pil malagevole e penosa la conquista che l’esercito francese si andava preparando, dalle alture del Gianicolo molestava gli assedianti, le opere fatte struggeva, e di morti e feriti seminava il campo nemico, per quanto anche i nemici recassero stragea gli assediati nella città eterna - Colà combatté l'ultima battaglia l’Augusto Armellini, mentre nel dì 3 luglio 1849 il triumvirato, vista vana ogni ulteriore resistenza, convenuta la capitolazione, si allontanava da Roma prendendo la via dell’esilio. - Nel dì 25 agosto 1849, anche Venezia, flagellata dal fuoco, messa in istento dalla fame e dalla pestilenza venne occupata dall’austriaco. Uno storico di Germania scrisse queste memorande parole: «sebbene gl’italiani debbano ascrivere in parte a sé medesimi il cattivo esito della loro rivoluzione, una gloria non può essere loro negata - l’onore della nazione fu salvo. - Gl’italiani per cosi lungo tempo vilipesi dagli altri popoli, provarono di saper tenere ancora le armi in pugno: se questa volta soccombettero, non tanto per i propri errori, quanto per la prevalenza militare del nemico, spunterà anche per loro il giorno della unità nazionale e della legittima libertà.» Lo parole dello storico di Germania appagarono l’Armellini che saputo salvo l’onore della nazione, è persuaso di avere per parte propria compiuto al dovere di<noinclude></noinclude> 9dqanz7exlr504hv2o9f8mpfv7lky5s 3836473 3836404 2026-05-18T07:07:50Z Carlomorino 42 /* new eis level3 */ 3836473 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|armellini cav. augusto}}|}}</noinclude>tuta: {{Wl|Q153500|Radetzky}} nel fatto del 6 maggio a santa Lucia aveva vinto, e la battaglia del 25 luglio a Custoza tornògli pure favorevole. - Sulle alte creste del Cadore, sui colli di Vicenza, nei piani ridenti della Marca trivigiana, con sommo valore erasi combattuto: ma la Lombardia e la Venezia ritornavano sotto il tedesco dominio; in ogni stato la rivoluzione mandava gli ultimi guizzi; la sua gloria si andava così spegnendo. La storia dei secoli, la missione dei popoli, la vita degli uomini, ciò tutto non forma che il grande anello della ragione e del diritto che nel mezzo racchiude il motto - ''pensiero ed azione''. - L’affermazione della Patria giammai venne meno, poichè siccome di secolo in secolo percorse i gradi dell’umano progresso, cosi l’uomo ne seguì sempre l’impulso; genio ed arma che rimise la teoria al suo posto, a destra l’esame, dinnanzi l’esperienza. In mezzo all’epopea del 1848 trovossi {{Wl|Q16529883|Augusto Armellini}}. Parve nei primi anni che il sacro fuoco di Marte lo invadesse, perciò erasi dato allo studio delle matematiche per meglio poter percorrere la militare carriera. Fra i volontari nel 1848 e semplice artigliere meritò nella difesa di Vicenza di venir ricordato in un ordine del giorno, e quindi nominato uffiziale nell’artiglieria regolare. - Ma la guerra della italiana indipendenza mandava ancora due scintille: - Venezia e Roma che si erano dichiarate repubbliche. - {{Wl|Q187336|Mazzini}}, {{AutoreCitato|Aurelio Saffi|Saffi}} ed {{AutoreCitato|Carlo Armellini|Armellini}}, il padre dell’Augusto del quale ora scriviamo la biografia, formavano in Roma il triumvirato nel libero reggimento della città per tanti secoli sede di pontefici; e {{AutoreCitato|Giuseppe Garibaldi|Garibaldi}}, l’uomo leggendario, lottando disperatamente per rendere più malagevole e penosa la conquista che l’esercito francese si andava preparando, dalle alture del Gianicolo molestava gli assedianti, le opere fatte struggeva, e di morti e feriti seminava il campo nemico, per quanto anche i nemici recassero stragea gli assediati nella città eterna - Colà combattè l’ultima battaglia l’Augusto Armellini, mentre nel dì 3 luglio 1849 il triumvirato, vista vana ogni ulteriore resistenza, convenuta la capitolazione, si allontanava da Roma prendendo la via dell’esilio. - Nel dì 25 agosto 1849, anche Venezia, flagellata dal fuoco, messa in istento dalla fame e dalla pestilenza venne occupata dall’austriaco. Uno storico di Germania scrisse queste memorande parole: «sebbene gl’italiani debbano ascrivere in parte a sè medesimi il cattivo esito della loro rivoluzione, una gloria non può essere loro negata - l’onore della nazione fu salvo. - Gl’italiani per cosi lungo tempo vilipesi dagli altri popoli, provarono di saper tenere ancora le armi in pugno: se questa volta soccombettero, non tanto per i propri errori, quanto per la prevalenza militare del nemico, spunterà anche per loro il giorno della unità nazionale e della legittima libertà.» Lo parole dello storico di Germania appagarono l’Armellini che saputo salvo l’onore della nazione, è persuaso di avere per parte propria compiuto al dovere di<noinclude></noinclude> boxv5ho7is748qoyjnnouuzyq3otd1b 3836474 3836473 2026-05-18T07:09:01Z Carlomorino 42 /* new eis level3 */ 3836474 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|armellini cav. augusto}}|riga=s}}</noinclude>tuta: {{Wl|Q153500|Radetzky}} nel fatto del 6 maggio a santa Lucia aveva vinto, e la battaglia del 25 luglio a Custoza tornògli pure favorevole. - Sulle alte creste del Cadore, sui colli di Vicenza, nei piani ridenti della Marca trivigiana, con sommo valore erasi combattuto: ma la Lombardia e la Venezia ritornavano sotto il tedesco dominio; in ogni stato la rivoluzione mandava gli ultimi guizzi; la sua gloria si andava così spegnendo. La storia dei secoli, la missione dei popoli, la vita degli uomini, ciò tutto non forma che il grande anello della ragione e del diritto che nel mezzo racchiude il motto - ''pensiero ed azione''. - L’affermazione della Patria giammai venne meno, poichè siccome di secolo in secolo percorse i gradi dell’umano progresso, cosi l’uomo ne seguì sempre l’impulso; genio ed arma che rimise la teoria al suo posto, a destra l’esame, dinnanzi l’esperienza. In mezzo all’epopea del 1848 trovossi {{Wl|Q16529883|Augusto Armellini}}. Parve nei primi anni che il sacro fuoco di Marte lo invadesse, perciò erasi dato allo studio delle matematiche per meglio poter percorrere la militare carriera. Fra i volontari nel 1848 e semplice artigliere meritò nella difesa di Vicenza di venir ricordato in un ordine del giorno, e quindi nominato uffiziale nell’artiglieria regolare. - Ma la guerra della italiana indipendenza mandava ancora due scintille: - Venezia e Roma che si erano dichiarate repubbliche. - {{Wl|Q187336|Mazzini}}, {{AutoreCitato|Aurelio Saffi|Saffi}} ed {{AutoreCitato|Carlo Armellini|Armellini}}, il padre dell’Augusto del quale ora scriviamo la biografia, formavano in Roma il triumvirato nel libero reggimento della città per tanti secoli sede di pontefici; e {{AutoreCitato|Giuseppe Garibaldi|Garibaldi}}, l’uomo leggendario, lottando disperatamente per rendere più malagevole e penosa la conquista che l’esercito francese si andava preparando, dalle alture del Gianicolo molestava gli assedianti, le opere fatte struggeva, e di morti e feriti seminava il campo nemico, per quanto anche i nemici recassero stragea gli assediati nella città eterna - Colà combattè l’ultima battaglia l’Augusto Armellini, mentre nel dì 3 luglio 1849 il triumvirato, vista vana ogni ulteriore resistenza, convenuta la capitolazione, si allontanava da Roma prendendo la via dell’esilio. - Nel dì 25 agosto 1849, anche Venezia, flagellata dal fuoco, messa in istento dalla fame e dalla pestilenza venne occupata dall’austriaco. Uno storico di Germania scrisse queste memorande parole: «sebbene gl’italiani debbano ascrivere in parte a sè medesimi il cattivo esito della loro rivoluzione, una gloria non può essere loro negata - l’onore della nazione fu salvo. - Gl’italiani per cosi lungo tempo vilipesi dagli altri popoli, provarono di saper tenere ancora le armi in pugno: se questa volta soccombettero, non tanto per i propri errori, quanto per la prevalenza militare del nemico, spunterà anche per loro il giorno della unità nazionale e della legittima libertà.» Lo parole dello storico di Germania appagarono l’Armellini che saputo salvo l’onore della nazione, è persuaso di avere per parte propria compiuto al dovere di<noinclude></noinclude> r9q4gx23wjs7dkbkf1pkcjtkgcl2l7n Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/27 108 1018228 3836405 2026-05-17T21:10:52Z Carlomorino 42 /* Trascritta */ 3836405 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|armellini cav. augusto}}|riga=si}}</noinclude>cittadino, ritirossi a vivere tranquillo, mentre il governo pontificio restaurate dalle armi straniero riversava sul figlio Angusto parte di quella responsabilità addebitata, al padre quale Triumviro della Romana Repubblica, ed al fratello ch’era stato rappresentante alla Costituonte. I beni della famiglia Armollini dovevano cadere nel decreto di confisca, e Augusto ne dovetts la salvezza o la restituzione all’appoggio dol governo francese. - Smessa in allora ogni idea di politica consacrossi tutto all’industria, e specialmente alla intrapresa por le Miniere di forro reggendone per vari anni l’amministrazione. ~ Il romore delle grandi battaglie del 1859 non lo scosse; i troni che in quell’epoca e nel 1860 si sfasciarono intorno a Roma non richiamarono la sua attenzione; la guerra del 1866 che portò l’indipendenza della Venezia non lo tolse dalle tranquille abitudini; il tricolore spiegato nell’ottobre 1867 a due chilometri da Roma non lo ventilò: solo dopo il 20 settembre 1870 nella frenesia della redenzione i ricordi del 1848 lo rianimarono, e si lasciò piegare assumendo l’incarico di Commissario governativo per l’amministrazione delle carceri. - Uomo di cuore attese con coscienza e pietà all’ufficio, o se molto non poté fare in pro di tanti sciagurati, adoperossi però vivamente perché la reclusione o preventiva o punitiva non fosse tortura. Di stipendio non volle saperne, e se l’essere agiato davagli poco merito in tale disinteresse, la costumanza di avidità e speculazione nel tempo nostro lo faceva distinguere e giustamente ammirare. - Due anni appresso cessava da quell’uffizio, compiute le fastidiose brighe della liquidazione, versando nelle casse dello Stato un risparmio di oltre 30 mila lire. - Se tale risparmio sia provenuto da rettissima amministrazione senza detrimento dei carcerati, o se i carcerati con troppo comuni privazioni abbiano contribuito al vantaggio dello Stato, noi nol diremo, solo accenniamo il grado di uffiziale nell’ordine cavalleresco della Corona d’Italia avuto in quella occasione. - Messo sulla via degli onori eccolo eletto a comandante di un battaglione nella Guardia Nazionale, Marte gli ricinse la spada, ma per bella mostra nelle riviste e sul portone del Quirinale convertito in residenza della corte italiana in pochi mesi dell’anno. - Dalle urne amministrative del 1872 usciva eletto Consigliere. Quali idee portava l’Augusto Armellini nel Consiglio Comunale?.. - Uomo che dopo il 1848, visitate le principali città di Europa e studiatine i costumi, visse ritiratissimo fra le mura domestiche, che non si commosso per le tante vicende che sconvolsero la penisola e l’Europa, pareva che avesse dovuto presentarsi con le idee grette e meschine di tanti che appena come il lombrico misero la testa fuori dal guscio, ma solo per vedere qualo tempo facesse. - L’emigrazione, l’esilio, la vita politica, il conversare co’ stranieri, l’apprendere le altrui costumanze, tutto ciò forma quella educazione che dà il criterio rotto nella pubblica cosa. - L’Armellini di ciò mancava, eppure si mostrò uomo di senno specialmente nella discussione sul ''Piano Regolatore'' per la città di Roma. {{nop}}<noinclude></noinclude> 6d4gsbbhmis0z2899h6mt21h91ny3d8 3836475 3836405 2026-05-18T07:10:04Z Carlomorino 42 /* new eis level3 */ 3836475 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|armellini cav. augusto}}|riga=si}}</noinclude>cittadino, ritirossi a vivere tranquillo, mentre il governo pontificio restaurate dalle armi straniero riversava sul figlio Augusto parte di quella responsabilità addebitata, al padre quale Triumviro della Romana Repubblica, ed al fratello ch’era stato rappresentante alla Costituonte. 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Di stipendio non volle saperne, e se l’essere agiato davagli poco merito in tale disinteresse, la costumanza di avidità e speculazione nel tempo nostro lo faceva distinguere e giustamente ammirare. - Due anni appresso cessava da quell’uffizio, compiute le fastidiose brighe della liquidazione, versando nelle casse dello Stato un risparmio di oltre 30 mila lire. - Se tale risparmio sia provenuto da rettissima amministrazione senza detrimento dei carcerati, o se i carcerati con troppo comuni privazioni abbiano contribuito al vantaggio dello Stato, noi nol diremo, solo accenniamo il grado di uffiziale nell’ordine cavalleresco della Corona d’Italia avuto in quella occasione. - Messo sulla via degli onori eccolo eletto a comandante di un battaglione nella Guardia Nazionale, Marte gli ricinse la spada, ma per bella mostra nelle riviste e sul portone del Quirinale convertito in residenza della corte italiana in pochi mesi dell’anno. - Dalle urne amministrative del 1872 usciva eletto Consigliere. Quali idee portava l’Augusto Armellini nel Consiglio Comunale?.. - Uomo che dopo il 1848, visitate le principali città di Europa e studiatine i costumi, visse ritiratissimo fra le mura domestiche, che non si commosso per le tante vicende che sconvolsero la penisola e l’Europa, pareva che avesse dovuto presentarsi con le idee grette e meschine di tanti che appena come il lombrico misero la testa fuori dal guscio, ma solo per vedere qualo tempo facesse. - L’emigrazione, l’esilio, la vita politica, il conversare co’ stranieri, l’apprendere le altrui costumanze, tutto ciò forma quella educazione che dà il criterio rotto nella pubblica cosa. - L’Armellini di ciò mancava, eppure si mostrò uomo di senno specialmente nella discussione sul ''Piano Regolatore'' per la città di Roma. {{nop}}<noinclude></noinclude> 8q5vdooc7wrg7lw428juo5vwhoeaizg 3836477 3836475 2026-05-18T07:13:10Z Carlomorino 42 /* new eis level3 */ 3836477 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|armellini cav. augusto}}|riga=si}}</noinclude>cittadino, ritirossi a vivere tranquillo, mentre il governo pontificio restaurate dalle armi straniero riversava sul figlio Augusto parte di quella responsabilità addebitata, al padre quale Triumviro della Romana Repubblica, ed al fratello ch’era stato rappresentante alla Costituonte. 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Di stipendio non volle saperne, e se l’essere agiato davagli poco merito in tale disinteresse, la costumanza di avidità e speculazione nel tempo nostro lo faceva distinguere e giustamente ammirare. - Due anni appresso cessava da quell’uffizio, compiute le fastidiose brighe della liquidazione, versando nelle casse dello Stato un risparmio di oltre 30 mila lire. - Se tale risparmio sia provenuto da rettissima amministrazione senza detrimento dei carcerati, o se i carcerati con troppo comuni privazioni abbiano contribuito al vantaggio dello Stato, noi nol diremo, solo accenniamo il grado di uffiziale nell’ordine cavalleresco della Corona d’Italia avuto in quella occasione. - Messo sulla via degli onori eccolo eletto a comandante di un battaglione nella Guardia Nazionale, Marte gli ricinse la spada, ma per bella mostra nelle riviste e sul portone del Quirinale convertito in residenza della corte italiana in pochi mesi dell’anno. - Dalle urne amministrative del 1872 usciva eletto Consigliere. Quali idee portava l’Augusto Armellini nel Consiglio Comunale?.. - Uomo che dopo il 1848, visitate le principali città di Europa e studiatine i costumi, visse ritiratissimo fra le mura domestiche, che non si commosso per le tante vicende che sconvolsero la penisola e l’Europa, pareva che avesse dovuto presentarsi con le idee grette e meschine di tanti che appena come il lombrico misero la testa fuori dal guscio, ma solo per vedere qualo tempo facesse. - L’emigrazione, l’esilio, la vita politica, il conversare co’ stranieri, l’apprendere le altrui costumanze, tutto ciò forma quella educazione che dà il criterio rotto nella pubblica cosa. - L’Armellini di ciò mancava, eppure si mostrò uomo di senno specialmente nella discussione sul ''Piano Regolatore'' per la città di Roma. {{nop}}<noinclude></noinclude> 14sc3m266room9jkqq78siau4gzeayf Pagina:L'illustratore fiorentino 1908.djvu/108 108 1018229 3836409 2026-05-18T05:48:02Z Paperoastro 3695 /* new eis level3 */ 3836409 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione|{{smaller|92}}|{{Sc|l’illustratore fiorentino}}|nascondi=si}}</noinclude> {{Ct|c=t1|NOTIZIE DEL MESE DI LUGLIO}} {{Rule|6em}} {{ct|c=t2|Cenni topografici di Firenze Romana.}} {{Ct|II.}} {{Ct|c=t3|Gli edifizi.}} Nel 1875 scavando per il fognone in Via dei Gondi, furono trovati i resti di un teatro posto per la massima parte sotto il Palazzo Vecchio con la scena a levante, lunga presso a poco quanto la Via dei Leoni cui sta presso. I muri sostenenti le volte convergono ad un centro, verso l’angolo del Palazzo Vecchio tra le vie dei Gondi e dei Leoni; la loro grossezza decresce neiravvicinarsi al centro medesimo. Le volte vi son disposte sopra, in linea inclinata cosi da sostenere le gradinate. La costruzione è simile a quella del teatro di Fiesole e vi si trova pure il pozzo.<noinclude></noinclude> sm81a031711bafcsohyj472bafk06j5 Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/XV 0 1018230 3836412 2026-05-18T06:04:39Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3836412 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=18 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - XV. - Siyâvish alla corte di Afrâsyâb|prec=../XIV|succ=../XVI}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="405" to="414" fromsection="s2" /> 3nayrs8knj0fnat1za9cluqlo4eymzx 3836465 3836412 2026-05-18T06:49:28Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3836465 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=18 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - XV. - Siyâvish alla corte di Afrâsyâb|prec=../XIV|succ=../XVI}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="405" to="414" fromsection="s2" /> 58j4jvlfvum1ss084uesl4zherppbe2 Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/XVI 0 1018231 3836468 2026-05-18T06:53:26Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3836468 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=18 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - 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XVII. - Nozze di Siyâvish con Gerîreh|prec=../XVI|succ=../XVIII}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="422" to="425" fromsection="s2" tosection="s1" /> al6xqy7bhunvuato7dusiz9agg5454q Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/XVIII 0 1018234 3836506 2026-05-18T09:39:13Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3836506 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=18 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - XVIII. - Proposte di Pîrân|prec=../XVII|succ=../XIX}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="425" to="431" fromsection="s2" /> afhrhgtpen9tl66u9y7k71sqok7vitg Discussioni utente:Zagoury 3 1018235 3836512 2026-05-18T09:42:25Z Paperoastro 3695 /* Benvenuto */ nuova sezione 3836512 wikitext text/x-wiki == Benvenuto == {{Benvenuto|firma=--[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 11:42, 18 mag 2026 (CEST)}} aovj0uywns92g4sa5vwmfwvzhfo5bhw Discussioni utente:Вечный подмастерье 3 1018236 3836513 2026-05-18T09:43:49Z Paperoastro 3695 /* Welcome */ nuova sezione 3836513 wikitext text/x-wiki == Welcome == {{Welcome|firma=--[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 11:43, 18 mag 2026 (CEST)}} [[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 11:43, 18 mag 2026 (CEST) h6qpp0i046fdqewhdq6jpvicng0zxa8 Pagina:L'illustratore fiorentino 1908.djvu/109 108 1018237 3836515 2026-05-18T09:47:55Z Paperoastro 3695 /* new eis level3 */ 3836515 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione||{{Sc|l’illustratore fiorentino}}|95}}</noinclude><nowiki/> Potè essere un avanzo del detto teatro il Guardingo esistente già presso la porta settentrionale del Palazzo Vecchio, di cui dice il {{Wl|Q704179|Villani}}: «Guardingo fu poi nomato l’anticaglia «dei muri e delle volte che rimasono disfatte «dopo la distruzione di Totile». Il suo nome vien da ''guardare'' o custodire ed era probabilmente un rudero ridotto a fortilizio per difesa della città da quella parte. Nella continuazione poi del menzionato fognone in Piazza della Signoria si scopersero presso la statua di Cosimo le vestigia di una doppia porta romana nella dirittura di Via Borgognona per cui una strada dovea sboccare nell’Anfiteatro rasentando il teatro e il tempio di Iside. E lungo il tracciato di quella strada eransi trovati nel 1872 a metri 4,50 di profondità frammenti di statue, epigrafi, urne ed altri oggetti dell’epoca romana così da farla credere fiancheggiata dai sepolcri. A tal proposito accenneremo che cippi ed epigrafi sepolcrali, ritenuti dal {{Wl|Q3734363|Gamurrini}} di coloni Augustei, furono scoperti nel 1873 tra i due argini della ferrovia presso la fortezza, allo sbocco del Viale in Curva, lungo il percorso dell’antica via Cassia. De’ tempi romani un altro sepolcreto fu trovato presso la Pieve di S. Stefano in Pane ed un altro con tombe cristiane del IV secolo sotto la piazza e la chiesa di S. Felicita oltr’Arno.<noinclude></noinclude> dn2twcv987k3nwr6wdnm1m4lgb1yox3 Pagina:L'illustratore fiorentino 1908.djvu/110 108 1018238 3836516 2026-05-18T09:49:40Z Paperoastro 3695 /* new eis level3 */ 3836516 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione|{{smaller|96}}|{{Sc|l’illustratore fiorentino}}}}</noinclude><nowiki/> Il tempio d’Iside sorgeva ove fu poi V Oratorio di S. Firenze, adesso aula del Tribunale. Nel 1772 fondando la chiesa si trovaron molte epigrafi e basamenti di colonne; altre se ne rinvennero nel 1884 scavando il fognone in Borgo dei Greci, in cui furon pure ritrovati tanti pregevoli avanzi traversando coi lavori l’area dell’anfiteatro. Sul muro esterno di questo ultimo monumento costruito di bozze ’ di pietra forte, sorgono le case che tondeggiano da Piazza dei Peruzzi per Via Bentaccordi e Via Torta. La area che poteva contenere ben quindicimila spettatori è traversata dal Borgo dei Greci e dalla Via dell’Anguillara. Era di forma ellittica e delle sue pietre fu costruita l’antica facciata di S. Iacopo tra’ fossi che ancora si vede in Via delle Brache. Dopo che esso fu rovinato, le burelle (bucherelle) specie d’antri formati dai muri concentrici che sostenevan le gradinate, serviron di prigioni e di lupanari. Il nome di Parlaselo o Parlagio, scritto in latino barbaro ''perilasium'', dato nei bassi tempi ai teatri ed anfiteatri, credesi derivato dal greco a significare circuito o recinto. In Piazza S. Giovanni nel 1887 e nel 1895 apparve ad ovest, dietro la tribuna, ove fu già l’atrio, una costruzione tondeggiante a riseghe di pietra forte che può credersi la costruzione dell’antico tempio di Marte. Più ad ovest ancora,<noinclude></noinclude> 6jm27p5kyxmpsx9aia9ozaspb6zn99x Pagina:L'illustratore fiorentino 1908.djvu/111 108 1018239 3836518 2026-05-18T09:51:16Z Paperoastro 3695 /* new eis level3 */ 3836518 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione||{{Sc|l’illustratore fiorentino}}|97}}</noinclude>sotto l’Arcivescovado, si scoperse un gran pavimento marmoreo; e a nord i resti d’una casa romana con l’''impluvium'', estendentesi in parte sotto il Battistero. Tra Fattuale Via delle Terme ed il vicolo di Capaccio fu già un cospicuo edifizio dei tempi romani di cui il Manni descrisse gli avanzi creduti di terme, sebbene niun rudero apparisse di forni né di suspensarae. Vi fu probabilmente il ''Caput aquae'' o Termine dell’acquedotto di cui dicemmo nell’articolo precedente, del quale vedevansi alcune arcate in Via Faenza, presso lo sbocco di Via Panicale, e che proseguendo in dirittura per le Vie Zannetti e dei Vecchietti alimentava le terme veramente ritrovate fra quest’ultima strada e quella dei Pescioni, nell’area ove sorge la locanda d’Elvezia. Nell’angolo che facevano i lati di tramontana e di ponente della città romana nel quadrato oggi compreso fra le Vie dei Tosinghi, dei Vecchietti e degli Strozzi ed il lato occidentale della Piazza Vittorio Emanuele era la rocca o Campidoglio cosi chiamato a imitazione di quello di Roma. Nelle demolizioni del 1891 sono apparse le sue grosse ed estese muraglie rivestite di pietra ed i suoi giganteschi e durissimi smalti; i ruderi dei suoi templi rialzati di circa quattro metri sul livello del Fóro che gli stava dinanzi e dove furon poi la Piazza di Mercato Vecchio<noinclude>{{PieDiPagina|{{x-smaller|7}}||}}</noinclude> jfgk0p1699ea9h169kbcwfvvdm0nhit Pagina:L'illustratore fiorentino 1908.djvu/112 108 1018240 3836519 2026-05-18T09:53:52Z Paperoastro 3695 /* new eis level3 */ 3836519 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione|{{smaller|96}}|{{Sc|l’illustratore fiorentino}}}}</noinclude>e il Ghetto Nuovo. Sull’area di quest’ultimo, ove sorge ora il Palazzo della Fondiaria, apparve una bellissima e ben conservata costruzione da cui una volta rampante volgeva al Campidoglio a sostegno d’una marmorea gradinata d’accesso. E di marmo era pure lastricato il piano del Fôro ove nel crocicchio tra il ''cardo'' e il ''decumano'', presso al luogo ove sorse nel 1431 la Colonna di Mercato, si scopersero gli avanzi d’un piccolo edifizio, probabilmente ad uso di portico pubblico. Concludendo diremo, come mentre gli edifìzì demoliti eran già guasti e trasformati talché ben pochi li stimavan degni di qualche riguardo, sono usciti alla luce per la loro demolizione importantissimi avanzi etruschi, romani e medioevali che adesso ognuno può studiare nel Museo archeologico ed in Quello di S. Marco. Ivi stanno sotto l’amorevole custodia di due benemeriti delle antichità nostre, il Prof. {{AutoreIgnoto|Luigi Milani}} ed il Cav. {{Wl|Q3779219|Guido Carocci}} che insieme al Prof. {{AutoreIgnoto|Corinti}} seppero difenderli dalla incuria del Municipio e dalla vandalica furia degli accollatari. Di Firenze vediamo nel cortile del Museo archeologico e nelle sale che gli stanno a levante, i resti del tempio d’Iside, dell’anfiteatro, delle terme Capitoline, del fontanile e della torre di mattoni trovati presso la porta setten-<noinclude></noinclude> hgr54zsvnuq8tm7ojzu22afyb0nfhgm 3836520 3836519 2026-05-18T09:54:06Z Paperoastro 3695 /* new eis level3 */ 3836520 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione|{{smaller|98}}|{{Sc|l’illustratore fiorentino}}}}</noinclude>e il Ghetto Nuovo. Sull’area di quest’ultimo, ove sorge ora il Palazzo della Fondiaria, apparve una bellissima e ben conservata costruzione da cui una volta rampante volgeva al Campidoglio a sostegno d’una marmorea gradinata d’accesso. E di marmo era pure lastricato il piano del Fôro ove nel crocicchio tra il ''cardo'' e il ''decumano'', presso al luogo ove sorse nel 1431 la Colonna di Mercato, si scopersero gli avanzi d’un piccolo edifizio, probabilmente ad uso di portico pubblico. Concludendo diremo, come mentre gli edifìzì demoliti eran già guasti e trasformati talché ben pochi li stimavan degni di qualche riguardo, sono usciti alla luce per la loro demolizione importantissimi avanzi etruschi, romani e medioevali che adesso ognuno può studiare nel Museo archeologico ed in Quello di S. Marco. Ivi stanno sotto l’amorevole custodia di due benemeriti delle antichità nostre, il Prof. {{AutoreIgnoto|Luigi Milani}} ed il Cav. {{Wl|Q3779219|Guido Carocci}} che insieme al Prof. {{AutoreIgnoto|Corinti}} seppero difenderli dalla incuria del Municipio e dalla vandalica furia degli accollatari. Di Firenze vediamo nel cortile del Museo archeologico e nelle sale che gli stanno a levante, i resti del tempio d’Iside, dell’anfiteatro, delle terme Capitoline, del fontanile e della torre di mattoni trovati presso la porta setten-<noinclude></noinclude> 1hev6ude8sqyabgxugulore3ddwta0c Categoria:Testi in cui è citato Fanny Vanzi Mussini 14 1018241 3836538 2026-05-18T11:05:00Z Pic57 12729 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Fanny Vanzi Mussini}} [[Categoria:Testi per autore citato|Mussini, Fanny Vanzi]] 3836538 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Fanny Vanzi Mussini}} [[Categoria:Testi per autore citato|Mussini, Fanny Vanzi]] 13kl8foarqei8nhz8j3i9kxw9ggcaaq Categoria:Testi in cui è citato Mario Canavari 14 1018242 3836539 2026-05-18T11:05:04Z Carlomorino 42 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Mario Canavari}} [[Categoria:Testi per autore citato|Canavari, Mario]] 3836539 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Mario Canavari}} [[Categoria:Testi per autore citato|Canavari, Mario]] l2cxqjrbgsnffppv396zn06agchuv0n