Wikisource itwikisource https://it.wikisource.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.47.0-wmf.3 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikisource Discussioni Wikisource File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Autore Discussioni autore Progetto Discussioni progetto Portale Discussioni portale Pagina Discussioni pagina Indice Discussioni indice Opera Discussioni opera TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Discussioni utente:OrbiliusMagister 3 4473 3838812 3773467 2026-05-20T17:16:53Z MediaWiki message delivery 17789 /* Potresti avere diritto di voto alle elezioni dell'U4C. */ nuova sezione 3838812 wikitext text/x-wiki {| id="pd" style="width:80%; margin: 0 auto; border:2px solid #FFD595; padding:5px; background-color: #FFF0D9;" cellpadding="4" cellspacing="4" |align=center| '''{{PAGENAME}}''' è in '''''[[w:Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikipause|Wikisinghiozzo permanente]]''''' per motivi di famiglia e lavoro...<br />chiedete pure, ma non abbiate troppa fretta di ricevere risposta. |} {| |+'''Archivi:''' | {{#switch:{{NumeroCasuale|4}} |1=[[File:PetoLetterRack.jpeg|180px|left]] |2=[[File:Edward Collier's trompe l'oeil painting.jpg|180px|left]] |3=[[File:Edward Collier - Letter rack - Google Art Project.jpg|180px|left]] |4=[[File:Cornelis Norbertus Gysbrechts - Quodlibet.jpg|180px|left]] }} |valign=top| [[Speciale:LinkPermanente/152928|Dall'iscrizione al 07/11/07...]][[Speciale:LinkPermanente/246069|...a maggio 2008...]] [[Speciale:LinkPermanente/303880|...a novembre 2008...]] [[Speciale:LinkPermanente/360542|...ad aprile 2009...]] [[Speciale:LinkPermanente/458719|...a novembre 2009...]] [[Speciale:LinkPermanente/567920|...al 15 maggio 2010...]] [[Speciale:LinkPermanente/704062|...al 3 novembre 2010...]] [[Speciale:LinkPermanente/895631|...al 26 maggio 2011...]] [[Speciale:LinkPermanente/991414|...al 5 novembre 2011...]] [[Speciale:LinkPermanente/1122515|...al 1° maggio 2012...]] [[Speciale:LinkPermanente/1199679|...al 9 novembre 2012...]] [[Speciale:LinkPermanente/1273566|...al 6 maggio 2013...]] [[Speciale:LinkPermanente/1365201|...a fine 2013...]] [[Speciale:LinkPermanente/1493410|...a fine 2014...]] [[Speciale:LinkPermanente/1658055|...a fine 2015]] [[Speciale:LinkPermanente/1832149|...a fine 2016]] [[Speciale:LinkPermanente/2018765|...a fine 2017]] [[Speciale:LinkPermanente/2240786|...a fine 2018]] [[Speciale:LinkPermanente/2517103|...a fine 2019]] [[Speciale:LinkPermanente/2716652|...a fine 2020]] [[Speciale:LinkPermanente/2877568|...a fine 2021]] [[Speciale:LinkPermanente/3083818|...a fine 2022]] [[Speciale:LinkPermanente/3286899|...a fine 2023]] [[Speciale:LinkPermanente/3422698|...a fine 2024]] [[Speciale:LinkPermanente/3594096|...a fine 2025]] {{Smaller|Questi archivi sono "link permanenti". 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Io lo trovo MOLTO comodo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:03, 8 gen 2026 (CET) == Esimio professore == [[Pagina:Monografia della citta di Roma e della Campagna Romana - presentata all'Esposizione Universale di Parigi del 1878 (IA monografiadellac02ital 0).pdf/47|Questa pagina]] mi crea due problemi: Il primo è di ordine storico: non sono sicuro che il Plinio citato sia il Vecchio. Il secondo è che non ho proprio idea di che testo possa essere "Dig. Ab." <small>Merito un 4? Certamente sì, ma vista l'età non credo sia il caso di chiamare i genitori a scuola. ANche perché non verrebbero :-)</small> [[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 11:26, 11 gen 2026 (CET) :Caro @'''[[Utente:Carlomorino|Zi' Carlo]]''', sei sempre perdonato, anche perché non eri presente a ItWikiCon a Como, patria di [[Autore:Gaio Plinio Cecilio Secondo|Plinio il giovane]], contemporaneo e corrispondente epistolare di Traiano. Quanto al secondo link, trattasi del ''Digestum Iustiniani'', il cui testo interessato nel saggio è leggibile [https://droitromain.univ-grenoble-alpes.fr/Corpus/d-34.htm#34.1.14.1 qui]. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 12:33, 11 gen 2026 (CET) ::Grazzie pe' la corezzione. Er ''Digestum Iustiniani'' a scola nun me pare d'avello nemmeno sentito nominà'. Avemo fatto praticamente solo gli autori der periodo classico o poco de più. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 12:50, 11 gen 2026 (CET) == Next == Scommetto che l'avrai indovinato: già penso alla prossima impresa, la [[Gerusalemme liberata (1930)|Liberata di Scrittori d'Italia]]. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:18, 7 feb 2026 (CET) :@Caro [[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], :Evviva il Canone della letteratura italiana! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 19:20, 7 feb 2026 (CET) == Testo a fronte == Ciao Orbilius, Ho visto che hai trascritto [[Pagina:Tacito - La Germania, versione di F. T. Marinetti, 1928.djvu/26|questa pagina]] dell'edizione con testo latino a fronte della Germania di Tacito. Le altre pagine in latino rimangono link rossi. Vorrei portare il libro al 100% ma non capisco che cosa dovremmo fare con il testo latino. Lo trascriviamo tutto ma senza transcluderlo? E lo lasciamo su it.wikisource? Oppure è necessario creare una pagina indice su Wikisource in latino e trascrivere lì tutte le pagine in latino? Per poi metterle in SAL 0% con il template {{tl|Iwpage}}? Il problema qui è che Wikisource in latino ha già il [[:la:De origine et situ Germanorum (Germania)|testo senza fonte]] ma probabilmente più preciso perché preso da un'edizione critica più recente, quindi non me la sentirei di sostituirlo con questo testo del 1928. Lo mettiamo su Wikisource in latino senza transclusione? Oppure è meglio avere entrambi i testi, creando una pagina "Opera" con questa edizione e in più l'altro testo con ''fons incognitus''? [[User:Lombres|Lombres]] ([[User talk:Lombres|disc.]]) 00:22, 11 mar 2026 (CET) :Caro [[Utente:Lombres|Lombres]], in effetti :*il luogo più adatto per il testo latino è la.source :*Un testo senza fonte è un testo ''sbagliato''. :*non ricordo perché ho trascritto quella pagina, probabilmente per un momento di frustrazione. :insomma, propendo per la sostituzione del testo "migliore ma senza fonte" con il nostro, su la.source. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 06:38, 11 mar 2026 (CET) ::visto che il problema riguarda anche gli elementi Wikidata pingo qui anche {{ping|Epìdosis}}, che mi diceva che il testo su la.wikisource sembra provenire da [https://www.thelatinlibrary.com/tacitus/tac.ger.shtml qui], testo che a sua volta, come scritto [https://www.thelatinlibrary.com/cred.html qui] deriva da D. R. Stuart, ''The Germania'' (New York 1916). Quindi un testo ancora più vecchio di quello in questione. ::A questo punto quel testo lo consideriamo comunque "senza fonte" o basta un link? Se lo teniamo con il link si crea la pagina "opera" e si aggiunge anche l'edizione del 1928. ::Se è senza fonte e va tolto, siamo sicuri che serva sostituirlo "solo" con il nostro del 1928? Non capisco come funzioni il copyright con le edizioni di testi antichi: non possiamo avere testi tratti da edizioni critiche più moderne soltanto perché non possiamo avere le scansioni? In questo caso l'edizione critica di riferimento sarebbe Gerhard Perl, ''Tacitus. Germania. Lateinisch und deutsch'', Berlin, Akademie-Verlag, 1990. ::riguardo a Wikidata: l'[[:d:Q110624219|elemento]] sull'edizione senza fonte in Wikisource è da cancellare se la togliamo, e va creato un elemento sull'edizione in latino e italiano del 1928. Se invece si tiene vanno aggiunti a quell'elemento i dati dell'edizione del 1916? O non si può senza avere le scansioni? --[[User:Lombres|Lombres]] ([[User talk:Lombres|disc.]]) 22:31, 11 mar 2026 (CET) :::Sì è vero, nella pagina avevo letto la riga ''Agricola'' anziché la riga ''Germania'', quindi se il testo proviene da The Latin Library proviene dall'ed. Stuart 1916; per verificare la coincidenza ho provato a chiedere a ChatGPT (il metodo più veloce al quale ho pensato), che effettivamente ne ha elencate pochissime (LL vs WS): :::* I: ''inmensa'' - ''immensa'' :::* I: ''pluris'' populos - ''plures'' populos :::* II: ''inmensus'' - ''immensus'' :::* III: ''Adfectatur'' - ''Affectatur'' :::* VI: ''inmensum'' - ''immensum'' :::* XXXIV: ''inmensos'' lacus - ''immensos'' lacus :::* XXXV: ''inmensum'' terrarum - ''immensum'' terrarum :::* XLV: ''inmotum'' - ''immotum'' :::A questo punto, fatte queste modifiche, proporrei di mantenere l'ed. attuale, aggiungendo i metadati in Wikidata, di aggiungere anche l'ed. del 1928 e di creare in Wikisource la pagina dell'opera, legandola all'elemento Wikidata dell'opera. :::Per quanto riguarda il copyright delle edizioni critiche: sulla legge italiana consiglio un articolo che mi è stato recentemente consigliato dall'autrice, Valentina Nieri: [https://www.academia.edu/121073514/ ''Dal «Corpus OVI» a una biblioteca digitale dell'italiano antico, «Bollettino dell'Opera del Vocabolario Italiano»'']; per la legge italiana (cf. p. 364 e seguenti) il diritto d'autore dell'editore critico dura "venti anni a partire dalla prima lecita pubblicazione". A quanto vedo da una veloce ricerca in Internet, una norma del genere non esiste negli USA. Quindi probabilmente non ci sarebbero problemi a inserire un testo critico più recente. Segnalo in https://latin.packhum.org/loc/1351/2/0 il testo dell'ed. Anderson 1939. Idealmente sì sarebbe utile l'ed. Perl 1990. Buona notte, [[Utente:Epìdosis|'''Epì''']][[Discussioni utente:Epìdosis|<span style="color:green">'''dosis'''</span>]] 00:04, 12 mar 2026 (CET) == Suggerimento letterario == Come avrai visto, mi sono trovato - per caso - a lavorare su [[Opere poetiche (Grossi)]], e ho attaccato [[Ulrico e Lida]]. Ti chiedo: merita, secondo te, che completi la rilettura dell'intera pagina Indice, o basta così? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:25, 20 mar 2026 (CET) :Caro @[[User:Alex brollo|Alex brollo]], :Sento come una specie di ''preghiera implicita'', e non è il caso che resti inascoltata: piuttosto che tu perda il gusto di trascrivere lascia pure incompleto l'indice. alla ''Fuggitiva'' posso pensare io, mentre per le varie operette in milanese direi che potremmo chiedere una mano ai lombardofoni e in particolare a @[[Utente:Sciking|Sciking]], dato che con tutte le pagine da te già trascritte si ha già un'idea chiara di come formattare quelle ancora da trascrivere. :Semmai torna a qualche testo che ti possa interessare, che so... qualche altro testo trascritto a metà, qualche M&S da portare al 75% o qualche testo del [[Wikisource:Canone|canone]]. ::Grossi scivola un pochino sul patetico, ma preferisco di gran lunga il patetico all'eroico stile ''Conquistata'' (i miei gusti letterari sono elementari...), che è stata una specie di incubo (per fortuna metabolizzato con la ''Liberata''). A me non dispiace trascriverlo, mi domandavo solo se ne valesse la pena; e la tua ''risposta implicita'' è sì, ne vale la pena. :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:27, 20 mar 2026 (CET) :::@[[User:Alex brollo|Alex brollo]], certo, se mi chiedi se valga la pena, non ho dubbi: Tommaso Grossi ci fa immaginare nella sua scrittura molto di quello che Alessandro Manzoni nella sua proverbiale riservatezza non diceva o prima scriveva e poi cancellava: i due erano amici quasi fraterni e proprio nei Promessi Sposi appare tra i più antichi casi di ''trailer'' letterario, quando Manzoni [[Pagina:I_promessi_sposi_(1840).djvu/233|cita un verso in anteprima dei ''Lombardi alla prima crociata'']] preannunciando poi per l'opera dell'amico il successo che essa avrebbe conseguito poi nella versione melodrammatica musicata da Verdi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 01:03, 21 mar 2026 (CET) ::::Grazie della consulenza. Procedo, sempre stando attento a eventuali richieste di aiuto che considero una "ricreazione" :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 05:58, 21 mar 2026 (CET) :::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Grossi è andato. Da Grossi a Porta il passo è breve: vedo che anni fa ho messo le mani su [[Indice:Porta - Poesie milanesi.djvu]] (e chi se ne ricordava?) e ci faccio un pensierino, dopo aver cercato di capirne la struttura. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:12, 24 mar 2026 (CET) == Ping su [[Indice:Porta - Poesie milanesi.djvu]] == Ti ho pingato nella pagina di discussione di Porta per sottoporti un'ipotesi di ristrutturazione secondo i nuovi principi (primo verso come titolo; ogni opera su una pagina principale ns0). Comincio a raccolgiere i dati necessari ma non eseguo ancora gli spostamenti: prima voglio completare la sistemazione delle note separate. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:34, 26 mar 2026 (CET) :Sono soddisfatto, formattazione e profonda ristrutturazione della transclusione ok. Manca ''solo'' la rilettura :-); non ancora applicati tutti i tuoi suggerimenti per i nomi pagina, nelle note dell'Indice un accenno ai casi da rivedere (prevedo uno spostamento ai titoli originali, ma conservando il primo verso come redirect) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:20, 31 mar 2026 (CEST) ::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Ci siamo! Anche [[Poesie milanesi]] è andato a SAL 75%. Ho trovato il milanese ancora più duro del romanesco, chissà quanti errori ci sono ancora, ci penserà qualcun'altro. Non ho recuperato i titoli originali dei sonetti come nome pagina ns0, per ora tutti hanno come nome pagina ''il primo verso''; nè ho seguito il tuo suggerimento sui redirect per i versi che contengono il carattere <code>œ</code>; inoltre c'è il problema, per me insolubile, del malfunzionamento di tl|Pg nei casi che la stessa nsPagina contenga più di una sezione transclusa separatamente in ns0. Per i primi problemi mi sto organizzando; per l'ultimo, provo a sottoporlo a Candalua. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:02, 16 apr 2026 (CEST) :::PS: ti segnalo che ho linkato i cinque sonetti polemici contro [[Autore:Pietro Giordani|Pietro Giordani]] nella pagina dell'autore malmenato da Porta :-). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:05, 16 apr 2026 (CEST) == You may be an eligible candidate for the U4C election == <div lang="en" dir="ltr" class="mw-content-ltr"> Greetings, The [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee|Universal Code of Conduct Coordinating Committee (U4C)]] seeks candidates for the 2026 election. The U4C is the global committee responsible for overseeing enforcement of the [[foundation:Special:MyLanguage/Policy:Universal Code of Conduct|Universal Code of Conduct]]. Elections are held annually, if elected a committee member serves for two years. This year the U4C requires candidates to hold administrator rights on at least one wiki, which is why you are being contacted as you appear to hold this right. There are other requirements, such as candidates must be at least 18 years old and may not be employed by the Wikimedia Foundation or other related chapters and affiliates. You can find more information in the [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026#Call_for_Candidates|call for candidates on Meta-wiki]]. Additionally, the committee's working language is English; some ability to communicate in English is required. The election opens on 18 May, if you are eligible and interested you have until 10 May to submit your candidacy. There will week between for candidates to answer questions from the community. Voting takes place privately in [[m:Special:MyLanguage/SecurePoll|SecurePoll]], successful candidates must receive at least 60% support. More information is available on [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026|the 2026 Elections page]], including timelines and other candidacy information. If you read over the material and consider yourself qualified, please consider submitting your name to run for the committee. If you think someone else in your community might be interested and qualified, please encourage them to run. In partnership with the U4C -- [[m:User:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User_talk:Keegan (WMF)|talk]]) 20:33, 28 apr 2026 (CEST) </div> <!-- Messaggio inviato da User:Keegan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Keegan_(WMF)/test&oldid=30471754 --> == Potresti avere diritto di voto alle elezioni dell'U4C. == <section begin="announcement-content" /> Ti contatto perché in passato hai votato alle elezioni relative al Comitato di coordinamento del Codice di condotta universale (U4C). Potresti avere diritto di voto alle attuali elezioni dell'U4C, che sono aperte e si chiuderanno il 2 giugno 2026. Puoi trovare maggiori informazioni sui candidati e sulle elezioni nella pagina dedicata su Meta, e da lì puoi accedere alla votazione. La tua partecipazione a queste elezioni è importante per la governance delle comunità Wikimedia e apprezziamo il tempo che dedichi a informarti sui candidati e a votare. -- In collaborazione con l'U4C, [[m:User:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User talk:Keegan (WMF)|talk]])<section end="announcement-content" /> [[m:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User_talk:Keegan (WMF)|talk]]) 19:16, 20 mag 2026 (CEST) <!-- Messaggio inviato da User:Keegan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Keegan_(WMF)/test&oldid=30569826 --> f5ywhgsh1m1rtsc455qgok0cl1n8zkx Compendio della dottrina cristiana/Catechismo maggiore/Parte quarta/Capo VI 0 5143 3838968 3679726 2026-05-21T07:46:31Z Candalua 1675 3838968 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=10 settembre 2024|arg=Cristianesimo}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../../|Catechismo maggiore]] - [[../|Parte quarta]] - Capo VI|prec=../Capo V|succ=../Capo VII}} <pages index="Compendio della dottrina cristiana, Roma, 1905.djvu" from="231" to="259" tosection="s1" /> 8aqjtiwdaftawbetu1xzkcch8jlrzhj Compendio della dottrina cristiana/Catechismo maggiore/Parte quinta/Capo IV 0 5261 3838964 3679733 2026-05-21T07:42:01Z Candalua 1675 3838964 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=16 settembre 2024|arg=Cristianesimo}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../../|Catechismo maggiore]] - [[../|Parte quinta]] - Capo IV|prec=../Capo III|succ=../Capo V}} <pages index="Compendio della dottrina cristiana, Roma, 1905.djvu" from="288" to="289" tosection="s1" /> hjn335w1h3bhzfsh9ye16jp2c8w679u Compendio della dottrina cristiana/Istruzione sopra le feste del Signore della B. Vergine e dei Santi/Parte prima/Capo X 0 5669 3838970 3797479 2026-05-21T07:49:33Z Candalua 1675 3838970 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=26 maggio 2024|arg=Cristianesimo}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../../|Istruzione sopra le feste del Signore, della B. 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Danesi}} m7psqjafxlico4v7wse0vvff68t6z57 Frammenti (Saffo - Bustelli)/Dieci Epigrammi dell'Antologia Greca per Saffo/X 0 38785 3839176 3693922 2026-05-21T10:07:19Z Candalua 1675 3839176 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=1 gennaio 2012|arg=Poesie}}{{IncludiIntestazione | Argomento=Poesie | sottotitolo = X. D’Antipatro di Tessaglia | prec = ../IX | succ = ../ }} <pages index="Frammenti (Saffo - Bustelli).djvu" from=101 to=102 fromsection=X /> kz23y5yvdwg3lepzgftjo4uzt0x3hzs Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/11 108 43490 3838974 2396320 2026-05-21T07:59:12Z Candalua 1675 3838974 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="IPork" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|3}}</noinclude>Parlò più da poeta che da istorico ed anche da oratore il Guglielmini, quando disse che al principio del secolo {{Sc|xiii}} le scienze matematiche erano ancora ignote in Europa, o vi eran perite sette secoli prima con {{Ac|Anicio Manlio Torquato Severino Boezio|Boezio}}<ref>Guglielmini. Elogio di Lionardo Pisano. Bologna 1813, Lucchesini. n. 7 pag. 11.</ref>. Non crebbero, è vero, quelle scienze dopo Boezio: ma lungi dal perire con lui, gli sopravvissero per opera in gran parte di lui medesimo; perchè nei suoi scritti corsero ad attingerle i posteri. Avendo egli diviso in quattro rami le matematiche, secondo il diverso rispetto in che esse riguardano la quantità, venne così a determinare quel ''quadrivio'' che per tutto il Medio Evo costituì il corso superiore degli studj per chi ambiva fama di dotto, nè ottener la poteva se non apprendendo Aritmetica, Geometria, Musica e Astronomia <ref name="pag3">Prendo da uno scritto, che per mio piacere feci intorno a {{Ac|Anicio Manlio Torquato Severino Boezio|Boezio}}, e starà forse inedito sempre, ciò che ivi desunsi dalla sua Aritmetica, in ordine alla distinzione di que’ quattro rami delle Matematiche, giusta le idee di lui. = La quantità discreta o è considerata ''per se'', come 2, 3 o qualsivoglia altro numero; ovvero non può stare da se, ma deve essere ''riferita ad altro'', come il ''doppio'', la ''metà''. La quantità continua poi o è ''ferma e priva di moto'', ovvero è ''mossa da incessante rotazione''. E questi sono gli oggetti di quattro scienze: l’''Aritmetica'' che specula la quantità discreta stante ''per se;'' la ''Musica'' che tratta della quantità discreta ''riferita ad altro''; la ''Geometria'' che si occupa delle grandezze ''immobili''; e l’''Astronomia'', che si rivendica la scienza della grandezza ''mobile''. Delle quali quattro parti chi sia mancante, egli non può trovare il vero: e senza tale speculazione della verità nessuno può essere sapiente. E chi le sprezza, cioè dispregia queste ''quattro strade'' della sapienza, io gli denunzio che non può rettamente filosofare. Imperocchè Filosofia è Amor di Sapienza, </ref>. Alle quali non si perveniva senza aver prima<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> 806e16n6ce870skhb2y0rtioyjt0x58 Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/12 108 43507 3838975 2396331 2026-05-21T08:00:40Z Candalua 1675 3838975 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="IPork" />{{RigaIntestazione|||}}4</noinclude>passate altre tre strade, ciò erano la Grammatica, la Rettorica e la Dialettica, delle quali componevasi il ''trivio''. E chi questi due corsi del trivio e del quadrivio aveva compito, non sarà stato invero nè un {{Ac|Galileo Galilei|Galilei}}, nè un Newton (ma a far questi più che il vantaggio dell’istruzione che si riceva, si vuole il dono naturale d’un ingegno straordinario); ma non era per certo sì ignorante da non mantener vivi con li rudimenti e colla tradizione della scienza, la fiaccola del sapere, <ref follow="pag3">e questa disprezzò chi disprezzò quelle........ E questo è quel ''quadrivio'' pel quale deve far viaggio colui il cui animo precellente, sorpassando i sensi, si conduce alle verità che alla intelligenza si appalesano. — Così Boezio, le cui parole ho voluto recare, perchè quelle ''quattro strade'' sono appunto il ''quadrivio'', di che fa menzione l’{{Ac|Dante Alighieri|Allighieri}}. = <br />{{nbsp|5}} Diversamente spiega questo ''quadrivio'' il Facciolati: "hac tamen voce (''Grammatica'') ars et facultas omnis dicendi ac disputandi interdum significabatur, hoc est Rhetorica quoque, et Dialectica, idque ''Trivium'' appellabant. Accessit postmodum Arithmetica, quam ''Computatoriam'' vocabant, et ad vanum quendam divinandi usum, qui mentes hominum occupaverat, etiam Astrologia; tum religionis gratia ea Musicae pars, quae in canendis divinis laudibus adhibebatur. Nec defuere, qui triplici huic studiorum generi Geometriam quoque adjicerent: atque ii quidem inter doctissimos habiti ''Quadrivium'' tenere dicebantur." (Facciolati, Fasti Gymn. Patav. Part. I. pag. {{Sc|x, xi}}). Non vorrò negare al Facciolati che il detto suo possa contenere qualche locale verità. Ma in genere è falso che il quadrivio contenesse e il Canto, ossia la musica pratica, e l’arte di far conti. Chè l’Aritmetica era la Scienza della quantità discreta, e o presupponeva o trascurava la computazione. E la Musica era tutta cosa teorica di calcolo. ''Musicorum et Cantorum magna est distantia: Isti dicunt illi sciunt quae componit Musica etc''. Così un antico trattatello di Musica, che si conserva nell’Ambrosiana. Il {{Ac|Ludovico Antonio Muratori|Muratori}} pubblicò questo frammento nella Dissert. 43 sopra le Antichità italiane.</ref><noinclude></noinclude> lubd1fdr82z13jmcrxqaxa8wofwxh6v Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/13 108 43508 3838977 2396333 2026-05-21T08:03:46Z Candalua 1675 3838977 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="IPork" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|5}}</noinclude>sicchè questa potesse poi rifulgere a tempo opportuno di rinnovellato ed accresciuto splendore. Ancora aggiungasi che ne’ tempi della più profonda ignoranza, non lasciò mai d’essere sentita la necessità di far conti, di misurare e dividere terreni, di ergere edifizj, di regolare il corso delle acque<ref>I più cospicui lavori idraulici del Medio evo, come il Naviglio di Milano, sono alquanto posteriori al tempo di che ora parlo. Ma a questo bene si riferiscono i canali e le grandi fosse di scolo dell’Agro modenese. "È noto (scrive il {{Ac|Girolamo Tiraboschi|Tiraboschi}}) che Modena è fondata sopra molti canali.... Quando essi fossero scavati è ignoto; nè le carte di ciò fanno menzione, trattone di alcuni pochi meno antichi; indicio, che la lor formazione precede l’epoca delle carte, cioè il secolo {{Sc|viii}}. E par verosimile, che la funesta sperienza, che ebbero i modenesi, allorquando videro la lor città circa il principio del settimo secolo quasi interamente rovinata dalle acque, li determinasse a scavare questi canali, acciocchè esse racchiuse ne’ loro letti non potessero più innondare con tanto danno la loro patria." (Diz. Topografico-Storico degli Stati Estensi, Opera postuma del cav. ab. Girolamo Tiraboschi. Modena 1824 Tip. Camer. Tom. {{Sc|i}} pag. 167 ). Di alcune ''fosse'' poi, o cavi per impedire lo stagnamento delle acque e l’impaludarsi delle nostre pianure, si trova menzione in carte anche del secolo {{Sc|viii}}. (Ivi. Tom. {{Sc|i}} pag. 308, 309, 310.). Anche il nostro ''Canal Naviglio'', sebbene manchi la memoria della sua prima escavazione, pare doversi avere per anteriore al 1000. (Tiraboschi l. c. Tom. {{Sc|ii}} pag. 174. D’altro canale navigabile appellato ''Navigatura'' Vedi pag. 139).</ref>: aggiungasi la necessità di regolare il Calendario per gli usi civili e più per la celebrazione della Pasqua, e ognuno agevolmente si persuaderà non essere potute perire del tutto nè l’Aritmetica, nè la Geometria, nè l’Astronomia;<ref name="pag5">«Mentre la più funesta concatenazione di cause rapidamente traeva all’ultimo decadimento le greche e le romane scienze, a </ref> che doveano insomma aver qualche vita le<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> 4ybuno0tqixhvsd1ciqawdbrj9qunu6 Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/14 108 43576 3838978 2396334 2026-05-21T08:04:17Z Candalua 1675 3838978 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="IPork" />{{RigaIntestazione|||}}6</noinclude>Matematiche pure, finchè se ne facevano applicazioni pratiche. È bensì vero che per alcuni secoli è costretta a tacere la storia delle scienze, perchè non incontra opere e nomi da trar dall’obblio; e ben presto fede al {{AutoreCitato|Girolamo Tiraboschi|Tiraboschi}} quando egli dice: «Io certo, per quanto abbia in ogni parte diligentemente fiutato, per così dire, ricercando di alcun filosofo di questi tempi, non ho potuto scoprire il menomo vestigio di un solo»<ref>Stor. della Letter. ital. Tomo {{Sc|iii}} Lib. {{Sc|ii}} Cap. 4 n. 1.</ref>; e che, se in qualche cronica si vedono nominati de’ filosofi, «è assai probabile che questi fossero finalmente uomini che sapessero in qualche modo scriver latino, e far de’ versi, ch’era, per così dire la più alta cima di letteraria lode a cui allor si giungesse»<ref>Ivi lib. {{Sc|iii}}. Cap. 4 n. 1</ref>. Ma intendo che si dia il debito peso alle altre parole dello storico medesimo: «il conservarsi e il moltiplicarsi delle copie degli antichi autori che in essi (monasteri) facevasi, contribuì non poco a fare che le filosofiche cognizioni se venivano trascurate ''non perissero interamente''; e che quando sorsero all’Italia tempi più lieti, potessero gli amatori delle scienze aver fonti a cui attingere, e {{Pt|mo-|monumenti}} <ref follow="pag5">sostenere l’Astronomia, che per la stessa nobiltà sua e grandezza sarebbe stata la prima a soccombere, sorse opportunamente tra’ sacri Pastori della Chiesa la celebratissima questione intorno al tempo preciso della celebrazion della Pasqua, la quale vivo mantenne presso gli Ecclesiastici lo studio di questa scienza, nè permise che andassero affatto in dimenticanza le preziose cognizioni raccolte da {{AutoreCitato|Eratostene|Eratostene}}, da Aristarco e da Tolomeo.» Fabriani. Sopra i beneficj recati dagli ecclesiastici alle scienze. 5.<small><sup>a</sup></small> ediz. Modena 1845. Cappelli. cap. 5. pag. 54.</ref><noinclude> <references/></noinclude> iufcjhjajiowpeqjmod8wt98srdy3py Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/18 108 43583 3839056 2396338 2026-05-21T08:48:45Z Candalua 1675 3839056 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="IPork" />{{RigaIntestazione|||}}10</noinclude>viennese di Gerberto <ref>«Nella Matematica erano con gran fatica e sollecitudine addottrinati (da Gerberto) solamente i più capaci. L’{{§|Aritmetica2|Aritmetica}} precedeva. Una gran tavola da conteggiare ''in cui per la prima volta appariva il sistema delle cifre arabiche'', insegnava agli attoniti popoli d’occidente le librettine.» (C. F. Hock. Gerberto e il suo secolo, Milano, 1846, Resnati). Anche Guglielmo di Malmesbury (citato da M. Chasles) avea scritto parlando di Gerberto: ''Abacum certe primus a Saracenis rapiens, regulas dedit quae a sudantibus Abacistis vix intelliguntur''. (De gestis Regum Anglorum Lib. {{Sc|v}}. V. L. {{Sc|ii}}. pag. 64) (Comptes-Rendus.... de l’Acad. des Sciences Tom. {{Sc|xvi}}. 1843 pag. 156.)<br />{{nbsp|5}}Il {{AutoreCitato|Ludovico Antonio Muratori|Muratori}} (Diss. 44) indica conservarsi manoscritto nella Biblioteca Ottoboniana un Trattato di Gerberto ''de Abaco''. Per le varianti solite a trovarsi negli antichi codici, sarebbe forse non male spesa la fatica di chi, potendo, confrontasse quel testo con l’altro pubblicato ed illustrato da M. Chasles.</ref>. Ed invero si mostra assai bene fondata l’opinione di M. Filarete Chasles, dell’Istituto di Francia, che il Trattato di Gerberto non sia punto d’origine araba, ma invece si riferisca al sistema di numerazione che a lui sembra d’aver trovato in {{AutoreCitato|Anicio Manlio Torquato Severino Boezio|Boezio}}, e che certamente poi era adoprato in Francia innanzi a Gerberto, come egli bene dimostra <ref>Nel luogo citato nella nota precedente.</ref>. Ma se non appartiene a Gerberto il merito della introduzione dell’aritmetica indiana in Europa (merito il cui pregio massimo consiste poi nell’uso che i posteri hanno saputo farne, approfittandosi della comodità sua; perchè anche senza di esso furono massimi matematici {{AutoreCitato|Eratostene|Eratostene}}, {{AutoreCitato|Archimede|Archimede}} e gli altri famosi antichi), altri meriti veramente suoi proprj debbono essere in lui riconosciuti ed ammirati. E qui vorrei anche tacere del tutto la benefica influenza esercitata fra’ suoi contemporanei, infervorandoli allo studio coll’esempio, {{Pt|coll’esor-|}}<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> 0vxkaq0v18t3idfsb2fobo6f067u7qi Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/19 108 43584 3838979 2396339 2026-05-21T08:05:29Z Candalua 1675 3838979 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="IPork" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|11}}</noinclude>tazioni, e con gli scritti; ed a favore de’ posteri, raccogliendo libri, componendo macchine e strumenti scientifici. Ma perchè non può tacerne affatto uno storico commentario, mi contenterò d’avere ciò accennato di volo; e dirò essere merito dell’ingegno suo parecchie invenzioni e scoperte, che a più moderni sono state attribuite in appresso. Così fu egli che fece il primo passo per ottenere la somma di una serie; cosa che dal Libri è attribuita a {{Ac|Leonardo Fibonacci|Leonardo Pisano}} <ref name="pag11">Riferisco in prova di questa mia asserzione un tratto dell’inedito mio lavoro, già da me accennato, intorno all’Aritmetica di {{Ac|Anicio Manlio Torquato Severino Boezio|Boezio}}.<br /> {{Nbsp|5}}=In questa materia delle progressioni, chi ponga mente a ciò che manca nelle dottrine di Boezio, non può non vedere non essere stato fatto insino a lui nessun tentativo per ottenere la somma di una serie. Guglielmo Libri attribuisce a {{Ac|Leonardo Fibonacci|Leonardo Fibonacci}} la prima investigazione di questa somma nella serie de’ numeri naturali, e de’ numeri quadrati. Ma l’onore de’ primi passi per questa via pare debba essere dato piuttosto a Gerberto (papa Silvestro II) che ne trattò nel Capo 85 della sua ''Geometria''. „Ex adunatione omnium numerorum secundum ordinem naturalem prolatorum si vis scire quanta profunditas crescat, haec tibi regula sufficiat, si tantum coadunatio illa ab unitate incipiat, et sic per regulas et per ordinem continuatim procedat. Si par numerus coacervabitur, per medium ultimi sequens multiplicabitur. V. G. 1 2 3 4 5 6. Vel scire, quot sint, per senarii medietatem subsequens, id est septenarius multiplicetur, et fient 21, quam summam similiter reddet supradicta coadunatio. Si autem impar numerus numerorum aggregabitur, per majorem sui partem ultimus aggregatus multiplicabitur; ut est 1 2 3 4 5 6 7. Multiplica septenarium per maximam sui partem, id est per 4. Quater 7 fiunt 28, qui omnes suprascriptos numeros claudunt. Si solummodo par, ut est 2 4 6 8 ducatur medietas ultimi aggregati per illum, qui sequitur ipsam (''La metà di'' 8 ''è'' 4, ''il numero che tien dietro al'' 4 ''è'' 5, ''si faccia dunque''</ref>: vide {{Pt|possi-|possibile,}}<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> ii7vwsvslsouh5xam7dl9suyz76rldb 3838981 3838979 2026-05-21T08:07:45Z Candalua 1675 3838981 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="IPork" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|11}}</noinclude>tazioni, e con gli scritti; ed a favore de’ posteri, raccogliendo libri, componendo macchine e strumenti scientifici. Ma perchè non può tacerne affatto uno storico commentario, mi contenterò d’avere ciò accennato di volo; e dirò essere merito dell’ingegno suo parecchie invenzioni e scoperte, che a più moderni sono state attribuite in appresso. Così fu egli che fece il primo passo per ottenere la somma di una serie; cosa che dal Libri è attribuita a {{Ac|Leonardo Fibonacci|Leonardo Pisano}} <ref name="pag11">Riferisco in prova di questa mia asserzione un tratto dell’inedito mio lavoro, già da me accennato, intorno all’Aritmetica di {{Ac|Anicio Manlio Torquato Severino Boezio|Boezio}}.<br /> {{Nbsp|5}}=In questa materia delle progressioni, chi ponga mente a ciò che manca nelle dottrine di Boezio, non può non vedere non essere stato fatto insino a lui nessun tentativo per ottenere la somma di una serie. Guglielmo Libri attribuisce a {{Ac|Leonardo Fibonacci|Leonardo Fibonacci}} la prima investigazione di questa somma nella serie de’ numeri naturali, e de’ numeri quadrati. Ma l’onore de’ primi passi per questa via pare debba essere dato piuttosto a Gerberto (papa Silvestro II) che ne trattò nel Capo 85 della sua ''Geometria''. „Ex adunatione omnium numerorum secundum ordinem naturalem prolatorum si vis scire quanta profunditas crescat, haec tibi regula sufficiat, si tantum coadunatio illa ab unitate incipiat, et sic per regulas et per ordinem continuatim procedat. Si par numerus coacervabitur, per medium ultimi sequens multiplicabitur. V. G. 1 2 3 4 5 6. Vel scire, quot sint, per senarii medietatem subsequens, id est septenarius multiplicetur, et fient 21, quam summam similiter reddet supradicta coadunatio. Si autem impar numerus numerorum aggregabitur, per majorem sui partem ultimus aggregatus multiplicabitur; ut est 1 2 3 4 5 6 7. Multiplica septenarium per maximam sui partem, id est per 4. Quater 7 fiunt 28, qui omnes suprascriptos numeros claudunt. Si solummodo par, ut est 2 4 6 8 ducatur medietas ultimi aggregati per illum, qui sequitur ipsam (''La metà di'' 8 ''è'' 4, ''il numero che tien dietro al'' 4 ''è'' 5, ''si faccia dunque''</ref>: vide possi-<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> 579uiijtddmnjrj3bh8yxis4dzoqkvt 3839057 3838981 2026-05-21T08:48:56Z Candalua 1675 3839057 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="IPork" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|11}}</noinclude>{{Pt|tazioni|coll’esortazioni}}, e con gli scritti; ed a favore de’ posteri, raccogliendo libri, componendo macchine e strumenti scientifici. Ma perchè non può tacerne affatto uno storico commentario, mi contenterò d’avere ciò accennato di volo; e dirò essere merito dell’ingegno suo parecchie invenzioni e scoperte, che a più moderni sono state attribuite in appresso. Così fu egli che fece il primo passo per ottenere la somma di una serie; cosa che dal Libri è attribuita a {{Ac|Leonardo Fibonacci|Leonardo Pisano}} <ref name="pag11">Riferisco in prova di questa mia asserzione un tratto dell’inedito mio lavoro, già da me accennato, intorno all’Aritmetica di {{Ac|Anicio Manlio Torquato Severino Boezio|Boezio}}.<br /> {{Nbsp|5}}=In questa materia delle progressioni, chi ponga mente a ciò che manca nelle dottrine di Boezio, non può non vedere non essere stato fatto insino a lui nessun tentativo per ottenere la somma di una serie. Guglielmo Libri attribuisce a {{Ac|Leonardo Fibonacci|Leonardo Fibonacci}} la prima investigazione di questa somma nella serie de’ numeri naturali, e de’ numeri quadrati. Ma l’onore de’ primi passi per questa via pare debba essere dato piuttosto a Gerberto (papa Silvestro II) che ne trattò nel Capo 85 della sua ''Geometria''. „Ex adunatione omnium numerorum secundum ordinem naturalem prolatorum si vis scire quanta profunditas crescat, haec tibi regula sufficiat, si tantum coadunatio illa ab unitate incipiat, et sic per regulas et per ordinem continuatim procedat. Si par numerus coacervabitur, per medium ultimi sequens multiplicabitur. V. G. 1 2 3 4 5 6. Vel scire, quot sint, per senarii medietatem subsequens, id est septenarius multiplicetur, et fient 21, quam summam similiter reddet supradicta coadunatio. Si autem impar numerus numerorum aggregabitur, per majorem sui partem ultimus aggregatus multiplicabitur; ut est 1 2 3 4 5 6 7. Multiplica septenarium per maximam sui partem, id est per 4. Quater 7 fiunt 28, qui omnes suprascriptos numeros claudunt. Si solummodo par, ut est 2 4 6 8 ducatur medietas ultimi aggregati per illum, qui sequitur ipsam (''La metà di'' 8 ''è'' 4, ''il numero che tien dietro al'' 4 ''è'' 5, ''si faccia dunque''</ref>: vide possi-<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> e49sh96k1up5b0pnn2ardzc65qfjtt5 Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/20 108 43585 3838980 3138970 2026-05-21T08:07:17Z Candalua 1675 3838980 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="IPork" />{{RigaIntestazione|||}}12</noinclude>bile, in alcuni casi per lo meno, di rilevare l’area d’un triangolo, conoscendo soltanto la lunghezza de’ suoi tre lati <ref>La nota che quì dovrei porre è troppo lunga. La darò in ultimo come {{Pt|[[Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/109|Appendice]]|[[De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa/Appendice/2|Appendice]]}}.</ref>: insegnò operazioni che dagli eruditi sono state ascritte ad autori più recenti <ref>Guglielmo Libri, parlando del ''Liber Embadorum'' tradotto per Platone da Tivoli dal testo ebraico del Giudeo {{AutoreCitato|Abraham bar Hiyya|Savasorda}}, scrive così: "L’ ouvrage de Savasorda contient quelques faits dignes d’ une mention particulière. On y employe le miroir pour mesurer les hauteurs par reflexion avec l’Astrolabe. = ''Si per Speculum aut per concham plenam aque queris scire altitudinem turrium vel montium'' = Mss. de la bibl. du Roi. Suppl. latin n.° 774. f. 42 et 46."<br /> Lo stesso insegnamento si trova nella Geometria di Gerberto, al capo 37, che incomincia per l’appunto con le identiche parole trovate dal Libri, nella traduzione del Savasorda. Fu essa una giunta che Platone facesse al Savasorda, inserendovi un tratto di Gerberto? o Gerberto conosceva l’opera originale del geometra ebreo? o entrambi attinsero a più antica sorgente ora incognita?</ref>. <ref follow="pag11">4×5, ''e si avrà'' 20'', che è la somma della serie data''): et si impar, ut 1 3 5 7 9 major pars ultimi in se ducatur (9=5+4, 5×5=25 ''che è la somma della serie'').„ (Pez, Thesaur. Anecd. noviss. T. {{Sc|iii}}. part. 2 col. 78). =<br /> {{Nbsp|5}}Scrive il Libri (Hist. des Sciences Mathématiques en Italie Tom. {{Sc|ii}}. pag. 41.): «Pour indiquer quelques-unes des recherches originales de Fibonacci, nous dirons qu’ il donna la somme de la série des nombres naturels et des nombres carrés....» e cita ''Ghaligai'', Pratica d’ aritmetica f. 60 Lib. {{Sc|viii}} §. 28-50. Paciolo, summa de Arithmetica et Geometria Tom. {{Sc|i}} f. 37 39 Dist. {{Sc|ii}} tr. {{Sc|v}}.<br /> {{Nbsp|5}}Fra Luca Pacioli per altro attribuisce soltanto le regole per la somma de’ quadrati a Leonardo Pisano, ch’ ei cita per le iniziali L. P., ma per ciò che sia della somma dei numeri naturali egli cita in genere ''li antichi'' per le regole che in sostanza sono quelle accennate da Gerberto.<br /> {{Nbsp|5}}Il Galigai poi non parla che della somma de’ quadrati. </ref><noinclude> <references/></noinclude> 3ssba1sp8dvxw4mrae5uwazi129mik9 Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/21 108 43586 3838985 2396342 2026-05-21T08:09:03Z Candalua 1675 3838985 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="IPork" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|13}}</noinclude>{{Nop}} I tempi correvano troppo avversi alle scienze perchè l’esempio di Gerberto nella non brevissima sua vita, e l’impulso dato da lui nel breve suo Pontificato, potessero produrre tutti quegli effetti che in altre condizioni se ne sarebbe dovuto aspettare. Nulladimeno non andarono al tutto perduti: e già assai pochi anni dopo di lui troviamo fiorente e famosa la scuola di Parma, nella quale, insegnandovisi il ''trivio'' e il ''quadrivio'', non mancava agli studiosi l’addottrinamento nelle scienze della quantità discreta e della continua<ref>«S. Pier Damiani studiò a Parma nel 1025, ove allora era una celebre scuola secondo il monaco Benedetto di Chiusi, che circa il 1028 scriveva di lei, che qual ''fonte di sapienza vantavisi in questa parte''; e sino al 1115 Donizzone chiamolla ''Emporio delle Sette Arti''» (cioè il ''Trivio'' e il ''Quadrivio''). {{Ac|Saverio Bettinelli|Bettinelli}}, Del Risorgimento d’ Italia negli studj, nelle Arti e ne’ Costumi dopo il Mille. Part. {{Sc|i}}. cap. 2 pag. 49. — e V. Tiraboschi St. della Letter. Ital. Tom. {{Sc|iii}}. Lib. {{Sc|iv}} cap. {{Sc|i}}. n. 11.</ref>. Da questa scuola, e dalle altre che meno vantate si trovavano in altre città<ref>Tiraboschi ivi n. 9. e seq.</ref>, è da credere che apprendessero tanta scienza di calcolo e di geometria, quanta era necessaria all’uopo dell’{{§|Architettura1|arti da loro professate}}, il nostro Lanfranco <ref name="pag13">''Nostro'' dico Lanfranco, perché egli fu certamente l’architetto del Duomo di Modena. Ma non posso negare essere buona assai la ragione di dubitare che egli non fosse modenese addotta dal ch. Marchese Giuseppe Campori (''Gli Artisti Italiani e Stranieri negli Stati Estensi''. Modena 1855 pag. 278) ed approvata dal ch. March. Amico Ricci nella dotta sua ''Storia dell’Architettura in Italia dal Secolo {{Sc|iv}} al {{Sc|xviii}}''. (Modena 1857 Tom. {{Sc|i}} pag. 609 nota 32), cioè che altrimenti non avrebbero i modenesi ascritto quasi a miracolo d’aver potuto trovare uomo capace di tanto lavoro. Ma ciò prova solo che Lanfranco, se avea il merito non aveva </ref> e gli altri architetti de’ quali la Gran<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> dvowdbutwe0f0mq84v958alnbl7ka0n Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/22 108 43587 3838992 3138971 2026-05-21T08:10:08Z Candalua 1675 3838992 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}14</noinclude>Contessa Matilde, e minori signori, e le città italiane si giovarono per le ragguardevoli costruzioni di tempj e di castelli, non ancora distrutti dal tempo, o del tutto guastati dagli uomini. Ma di autori che nel secolo {{Sc|xi}} abbiano scritto di matematica forse solo è da nominare il monaco cassinese Pandolfo da Capua, del quale veggasi il {{Ac|Girolamo Tiraboschi|Tiraboschi}} <ref>Ivi cap. 5 n. 11.</ref> e l’{{Pt|[[Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/97|appendice a questo mio scritto]]|[[De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa/Appendice|appendice a questo mio scritto]]}}; al quale è da aggiungere, non come scrittore, ma come scienziato quello Strozzo Strozzi, astronomo e capitano che pare fosse autore di un antico segno solstiziale estivo di S. Giovanni di Firenze <ref>Ivi, e Ximenes l. c. pag. {{Sc|xvii}}. e seg.</ref>. Sicchè mi è pur necessario di stare in sulle generali, e contentarmi di ripetere col Tiraboschi medesimo. «... In Italia non fu la filosofia e la matematica interamente dimenticata. Certo in Bologna, prima ancora che lo studio delle leggi vi s’introducesse, era già introdotto quello della filosofia e della matematica.... In Parma ancora doveano tali studj essere in qualche pregio; perchè S. Pier Damiano racconta che un certo Ugone cherico di quella chiesa congiungendo l’ambizione allo studio, erasi provveduto d’un astrolabio di fino argento: dal che veggiamo che l’astronomia ancora coltivavasi allora almeno da alcuni. <ref>Tiraboschi l. c.</ref>» <ref follow="pag13">allora la dovutagli celebrità: che altrimenti gran miracolo non sarebbe l’essere indirizzato ad uomo famoso. Del resto, se gli antichi nostri concittadini non erano gran fatto diversi da’ moderni, non era piccola grazia di Dio che si fossero accorti d’avere in patria un uomo di somma abilità; essendo soliti i modenesi, in generale, ad accorgersi a pena del pregio de’ loro concittadini, quando con loro meraviglia se li sentono decantare da una fama costante che venga loro ben di lontano all’orecchie.</ref><noinclude> <references/></noinclude> 13ny6js1ruakrai39q1gx17geqptl0g Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/27 108 43592 3838993 2396348 2026-05-21T08:12:32Z Candalua 1675 3838993 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>greco: perchè nel dedicare ch’ ei fa a ''Giovanni David suo serenissimo amico e peritissimo nelle quattro discipline matematiche'', la traduzione dall’arabo del Trattato d’{{§|Abualcasin2|Abualcasin}} figlio di Asafar sopra l’astrolabio, scrive così: «''Cum.... post longam et assiduam observationem, nec apud'' Graecos, ''nec apud arabes, nec etiam apud latinos tam subtile, tam artificiosum, tamque perutile, licet mechanicum, invenissem instrumentum, ut est astrolapsus'' <ref>Questo ''Astrolapsus'' può ben essere un errore dell’amanuense; ma potrebbe essere ancora uno di que’ cangiamenti che quasi naturalmente si fanno per motivi eufonici nelle lingue che accolgono un vocabolo straniero. Me ne fa dubitare il vedere anche nel libro di Ermanno Contratto ''de mensura Astrolabii'', e ''de utilitalibus Astrolabii'', usata con certa frequenza la parola ''Astrolapsus'' per Astrolabio, per es. Cap. {{Sc|xxi}}. ''De inveniendis in dorso Astrolabii horis'' — ''Quando vis scire in dorso Astrolapsus horas, imprintis scias etc''. — Anche nella Geometria di Gerberto, cap. 22, ''Sumetur astrolapsus''...</ref> ...... " {{nbsp|5}}Potrei spendere meno parole intorno a Gherardo Cremonese, altro benemerito traduttore del secolo {{Sc|xii}}, non perchè meno meritevole egli sia, ma perchè più e meglio conosciuto. Ed invero essendosi disputato assai della patria sua, volendolo altri Spagnuolo e dicendolo nato a {{W|Carmona_(Spagna)|Carmona nell’Andalusia}}, altri Italiano e nativo di Cremona, il Tiraboschi discusse con critico senno la quistione, e pesando le ragioni d’ambo le parti, lo rivendicò all’Italia, ed accennò i meriti di lui <ref>Stor. della Letter. Ital. Tomo {{Sc|iii}}. Lib. {{Sc|iv}}. cap. 5 n. 9.</ref>. Ma luce più splendida hanno recato le diligenti ricerche del {{Ac|Baldassarre Boncompagni|Princ. Boncompagni}} <ref name="pag19">Della vita e delle opere di Gherardo Cremonese, traduttore del sec. {{Sc|xii}}, e di Gherardo da Sabbioneta astronomo del sec. {{Sc|xiii}}, Notizie raccolte da Baldassarre Boncompagni. Roma. 1851. Tip. </ref>. Un’antica iscrizione in lode di<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> 8dye49gv65l4c883poyprufjf9fjyie Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/28 108 43593 3838994 2396349 2026-05-21T08:13:01Z Candalua 1675 3838994 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>Gherardo trovata in un Codice Vaticano, malamente letta, avea fatto sostenere agli scrittori del ''Giornale de’ Letterati d’Italia'', di Venezia, che egli fosse spagnuolo; e il Tiraboschi non dubitando della lezione, si restrinse a far vedere che si dovea diversamente interpretarla. Ma ora meglio osservata, e recata in un esatto fac simile, quella iscrizione conferma ben chiaramente che Gherardo fu di Cremona, leggendovisi {{Centrato}}''Hunc sine consimili genuisse Cremona superbit'',</div> e non già, come era stato letto, {{Centrato}}''Hunc sine consilio genuisse Cremona superbit''.</div> Questo Gherardo ebbe vita abbastanza lunga, essendo morto di 73 anni nel 1187, ovvero nel 1184, secondo che si voglia tenere per giusta la diversa indicazione che in due diversi Codici Vaticani s’incontra. Ma la data del 1187 pare la più probabile, perchè anche nella Cronaca di {{AutoreCitato|Francesco Pipino|Francesco Pipino}}, domenicano, si trova scritto che ''Gerardus Lombardus, natione Cremonensis, magnus linguae arabicae translator, imperante Friderico, anno scilicet Domini {{Sc|mclxxxvii}}, qui fuit Imperii ejusdem Friderici {{Sc|xxxiv}}, vita defungitur''. Fu uomo di molto studio, e di molta virtù, costante nella prospera e nell’avversa fortuna. Datosi da’ primi anni alla filosofia, ed appreso quanto potè dai libri allora conosciuti presso i latini, desiderò conoscere ancora l’Almagesto. E recatosi nelle Spagne a Toledo ove colle scienze loro fiorivano gli arabi, ne apprese la lingua, e si addentrò nello studio delle opere loro scientifiche. Ma più che il proprio gusto nell’imparare, cercò ed amò l’utilità degli studiosi, e tutto si consacrò a tradurre libri di scienza. Umile tanto e sprezzante della propria gloria, <ref follow="pag19">delle Belle Arti (Dagli Atti della Accad. Pont. de’ Nuovi Lincei Anno {{Sc|iv}}. Sessione {{Sc|vii}} del 27 giugno 1851.)</ref><noinclude> <references/></noinclude> dl20lx38doifed22hg2ot0cya5reihs Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/37 108 43602 3838995 2396357 2026-05-21T08:14:11Z Candalua 1675 3838995 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|29}}</noinclude>supposte ingiurie, ed essendo poi stato al servigio del Comune di Firenze, come Astrologo, sarebbesi riconciliato co’ fiorentini: eppure rimane pubblico documento in che intervenne Guido come testimone e si dichiara ivi stesso di Forlì. Ma checchè sia di ciò, non è questo il caso che più città si quistionino dell’onore d’essere la patria d’{{AutoreCitato|Omero|Omero}} o del {{AutoreCitato|Torquato Tasso|Tasso}}. E chi se lo vuole se lo pigli. Cristianamente è da sperare che Guido morisse pentito delle sue colpe: ma letterariamente parlando, resti pure fra gli uomini, per la celebrità che ottennero, ''degni di nota'', ma dove {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}} lo pose <ref><poem>«Ma dimmi della gente che precede Se tu ne vedi alcun degno di nota. . . . . . . . . . . . . . . Vedi Guido Bonatti. . . . . . . ''Inf. {{Sc|xx}}. v.''[[Divina Commedia/Inferno/Canto XX#103|103]]</poem></ref>. Ed eccoci ad altro ma ben diverso uomo, la cui fama purissima non è macchiata da verun tristo fatto o dalla menoma vergogna. Eccoci a Leonardo di Bonaccio Bigoli da Pisa, appellato comunemente ''{{AutoreCitato|Leonardo Fibonacci|Fibonacci}}'' <ref name="pag29">Il Guglielmini fu d’avviso che non si conosca punto il cognome di Leonardo, e nè manco che ''Bonaccio'' si appellasse il di lui padre. Egli suppone che per istrazio ed ispregio fosse chiamato ''Bigollone'', ossia ''Scipito'', ''come per tale passava a’ que’ giorni l’oro solo non appetiva''; che poi i pisani, vergognandosi di maltrattare così una loro gloria, tolsero l’ultima sillaba ''ne'', e restò la parola ''Bigollo'', che fu poi convertita in ''Bonaccio''; e ciò nel corso ''certamente'' di pochi anni (Elogio pag. 36 e 37 e nota ''mmm'' pag. 224). Viva la fervida immaginazione! Il Libri, cui nella sua storia piaceva di giudicar tutti dall’alto al basso, e che non lascia passare occasione, propizia o no, di battere la sferza a diritta e a sinistra, non si lasciò sfuggire siffatta storiella. Ma checchè fosse della stima o disistima che da principio mostrassero per Leonardo i suoi concittadini, è ben chiaro che se l’intitolazione de’ suoi libri fu fatta da lui, egli non si sarà data da se un qualifica odiosa e balorda: se poi quell’intitolazione </ref>.<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> qo41733lla03qrf3fdbkj23j4uf3lms Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/38 108 43603 3838996 2396358 2026-05-21T08:14:50Z Candalua 1675 3838996 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}30</noinclude>La fama sua, che dopo parecchie generazioni parve oscurata dal vivissimo ed abbagliante splendore della scienza moderna, è tornata a rilucere bella e gradita ne’ tempi a noi più prossimi; e i meriti di lui forse non apprezzati abbastanza degnamente ne’ tempi che tenner dietro da presso a quello in che visse,<ref>«Pare che.... il libro di lui (di Leonardo) fosse divenuto raro, e andato in disuso; poichè anche il {{Ac|Niccolò Tartaglia|Tartaglia}} sul principio del suo gran trattato accenna di Leonardo i viaggi, il libro, il trasporto dell’aritmetica, dell’algebra, della geometria dall’Arabia in Italia; ma dice tutto ciò essergli stato da altri riferito, siccome pure aver Fra Luca de’ fiori del libro di Leonardo tessuto la ''Somma'' sua.» Cossali. Origine, trasporto in Italia, primi progressi in essa dell’Algebra. Vol. I c. 1 pag. 19. Parma 1797.</ref> <ref follow="pag29">venne dagli altri amanuensi, è ben probabile che le opere di Leonardo non saranno state copiate, e fatte copiare, se non da chi avendone molto buon concetto, e intendendosi della loro materia, non potea pur pensare ad offendere in alcun modo il nome del loro Autore. <br> Ma quel rispettabilissimo bolognese pare aver avuto idee molto particolari intorno a’ cognomi ed all’uso loro. Cosi nella nota ''r'' (pag. 78) scrive: «Frate Luca fa menzione del {{AutoreCitato|Biagio Pelacani|Pelacani}}, ma lo chiama Biagio da Parma, ''forse perché il cognome gli parve disdicevole e non gentilizio''. Lasciò però di chiamar ''Ermorario'' (''sic'') il Giordano, e ''{{§|Beldimando|Beldimando}}'' il Prosdocimo: ma non è per questo che fosse negligente nel cercare e far noti i veri Cognomi; e dove li tacque, giova pensare che gl’ignorasse.» Ma più tosto era da ricordare che gli antichi nostri apprezzavano ben più di noi i nomi proprj degl’individui, che non i cognomi comuni a tutta una famiglia; e preferivano quasi sempre per se e per gli altri l’indicazione del nome e della patria a quella del cognome, ed in ispecie per gli uomini illustri e famosi. Cosi {{Ac|Raffaello Sanzio|Raffaello d’Urbino}}, il Correggio, il Cardinale di Mantova ecc. Che più? persino negl’indici de’ libri antichi gli autori si trovano sovente registrati ove per ragion d’alfabeto cade il nome loro di battesimo. Anzi anche gl’indici e repertori antichi d’alcuni uffizj ed archivj pubblici sono fatti per nomi e non per cognomi.</ref><noinclude> <references/></noinclude> hwlzx2qq7s4oaz3h3mu44bz3br6tlg5 Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/45 108 43611 3839058 2396366 2026-05-21T08:50:29Z Candalua 1675 3839058 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|37}}</noinclude>degl’indiani, da lui appreso nelle coste d’Affrica, è cosa incontrastabile e perchè egli medesimo lo racconta e perchè lo mostra la maniera con che spiega le regole della numerazione. Imperocchè, assumendo come cognita a tutti la notazione dei numeri colle lettere romane, si vale del confronto di queste per ispiegare la diversa notazione colle cifre che egli adoprava, e voleva comunicare agli europei<ref>Ecco un tratto della spiegazione che dà Leonardo circa l’uso delle cifre. <big>=</big> Et ut hoc quod dictum est lucidius declarescat, ipsum cum ''figuris'' (''le cifre'') ostendatur.... Si ''figura'' quaternarii fuerit in primo (gradu), et unitatis in secundo sic 14, nimirum .{{Sc|xiiij}}. denotabunt; vel si figura unitatis fuerit in primo, et quaternarij in secundo sic 41, denotabunt {{Sc|x}}l{{Sc|i}}..... Cum quattuor namque (figuris) a mille usque in decem milia, ut in sequenti cum figuris ''numeris super notatis'' ostenditur. [[File:Veratti-tabella.jpg|center|375px]]([[:la:Liber abbaci - Capitulum I - Incipit primum capitulum|Liber Abaci. Cap. 1]] pag. 3) <p>È ben notevole che Leonardo tenga la parola ''numeri'' per denotare le quantità significate colle lettere romane, chiamando ''figure'' le quantità medesime significate colle nuove cifre, le quali così non formavano il numero, ma lo rappresentavano o figuravano. — Se negli altri esempj non si vede adoprata la notazione romana per far capire al lettore il valore delle combinazioni di cifre 37 e 73 ed altre, ciò forse è da attribuire all’amanuense che ricopiava il Codice quando l’uso delle cifre non era più una novità. Ma Leonardo, in questo capitolo, avrà sempre spiegato l’ignoto che volea insegnare con quella notazione che era già cognita a’ suoi lettori. Appunto come ora, cangiate le sorti, si fa capire la notazione romana contrapponendole l’equivalente nelle cifre notissime.</p></ref> affinchè ''la gente latina non ne rimanesse più priva siccome era fino allora''.<ref name="pag37">".... Ut... [[:la:Liber abbaci - Prologus#Hanc|hanc scientiam appetentes instruantur]], et gens </ref><noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> nc0nn0fm3yl35pvwhs393mxti6qpcn4 Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/46 108 43612 3839059 2396367 2026-05-21T08:51:19Z Candalua 1675 3839059 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}38</noinclude>{{Nop}} Le Opere di Leonardo sono le seguenti, giusta le accurate indagini del Principe Boncompagni, a cui di tanto è debitrice la fama di quell’uomo benemerito. «1. Un trattato d’aritmetica e d’algebra intitolato ''Liber Abbaci'' ed anche ''Liber Numeri'', pubblicato nel 1202, e con nuove cure dell’Autore ripubblicato nel 1228 dedicandolo a {{AutoreCitato|Duns Scoto|Michele Scoto}} cui appella filosofo sommo.<ref>Si conserva nella Biblioteca Ambrosiana Msto ''Liber particularis Michaelis Scoti Astrologi Domini Frederici Romanorum imperatoris et semper Augusti, quem secundo loco compilavit ad ejus preces''. Ivi si tratta di astronomia, fisica e fisonomia.» ({{AutoreCitato|Ludovico Antonio Muratori|Muratori}}, Diss. 44 pag. 40, 41).</ref> 2. Un trattato di geometria teorica e pratica intitolato ''Practica geometriae'', composto nel 1220 o nel 1221. 3. Un trattato de’ numeri quadrati intitolato ''Liber quadratorum'', composto nel 1225. 4. Un’opera intitolata ''Flos super solutionibus quarundam quaestionum ad numerum et ad geometriam vel ad utrumque pertinentium'', composto quasi nello stesso tempo di quello de’ numeri quadrati, perchè vi accenna d’avere incominciato libellum quem libellum quadratorum intitulavi in quo continebuntur rationes etc''. 5. Un opuscolo ''De modo solvendi quaestiones avium et similium''. 6. Un comento sul decimo libro degli {{TestoCitato|Elementi}} d’{{AutoreCitato|Euclide|Euclide}}, citato da Leonardo nel ''Flos''. <ref follow="pag37">latina de cetero, sicut hactenus, absque illa minime inveniatur." Il [[:la:Liber abbaci|''Liber Abbaci'' di Leonardo Pisano pubblicato secondo la lezione del Codice Magliabechiano]]..... da {{AutoreCitato|Baldassarre Boncompagni|Baldassarre Boncompagni}}.... Roma, 1857. Tip. delle scienze matematiche e fisiche, in 4.<sup>o</sup> di pag. 460. V. pag. 4.</ref><noinclude> <references/></noinclude> og86qmkmksbeo501s58ilhk4rcxu031 Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/47 108 43613 3839061 2396368 2026-05-21T08:52:42Z Candalua 1675 3839061 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cinnamologus" />{{RigaIntestazione|||}}{{A_destra|39}}</noinclude>{{Nop}} 7. Un’opera intitolata ''Libro di mercatanti detto di minor guisa''.»<ref>Intorno ad alcune opere di Leonardo Pisano Matematico del secolo {{Sc|xiii}} Notizie raccolte da Baldassare Boncompagni socio ordinario dell’Accad. Pontif. de’ Nuovi Lincei. Roma, 1854. Tip. delle Belle Arti, pag. 247, 248. - La cognizione degli anni in che Leonardo compose le opere sue è dovuta alle ricerche e agli studj del Principe medesimo. Basta poi questa verificata cognizione di date a distruggere in gran parte molte cose francamente asserite dal Guglielmini, che troppo libero volo accordò alla fantasia ed alle conghietture.</ref> Di queste opere la terza, la quarta, e la quinta furono pubblicate per la prima volta nel 1854, e di nuovo nel 1856, a Firenze, dal {{Ac|Baldassarre Boncompagni|Princ. Boncompagni}}<ref>Opuscoli di Leonardo Pisano pubblicati da Baldassarre Boncompagni secondo la lezione di un Codice della Biblioteca Ambrosiana di Milano. 2.<sup>a</sup> ed. Firenze. Tip. Galileiana di M. Cellini e C. 1856, in 8.<sup><small>O</small></sup> di pag. {{Sc|xxviii}}, 128.</ref>; e la prima dal medesimo in Roma nel 1857. <ref>Scritti di Leonardo Pisano Matematico del secolo {{Sc|xiii}}, pubblicati da Baldassarre Boncompagni... Volume I. (''Leonardi Pisani, Liber Abbaci'') Roma, Tip. delle scienze Matematiche e Fisiche, 1857, in 4.<sup><small>O</small></sup> di pag. 460.</ref> E portando questa edizione in un primo frontispicio l’indicazione d’essere il primo volume degli scritti di Leonardo Pisano, si vede essere intenzione dell’illustre e benemerito scienziato di fare che tutte le opere che ci rimangono di Leonardo vengano finalmente alla luce a decoro dell’Italia, e a vantaggio degli studiosi. Il nobile editore ha già manifestata la sua intenzione di rifondere e coordinare in più ampio lavoro da intitolare ''Della Vita, e delle Opere di Leonardo Pisano'', tutte le notizie già da lui fatte pubbliche, altre aggiun-<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> 06974hzu26cef1fr44x04a96881th10 Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/48 108 43615 3839062 2396369 2026-05-21T08:52:44Z Candalua 1675 3839062 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cinnamologus" />{{RigaIntestazione|||}}40</noinclude>gendone che in seguito ha raccolte.<ref>Intorno ad alcune Opere di Leonardo Pisano... Roma 1854 pag. {{Sc|iii}} e {{Sc|iv}}. Precedentemente nel 1851 altre ricerche del Boncompagni intorno al medesimo subbietto erano state da lui pubblicate negli Atti de’ Nuovi Lincei.</ref> E tale è la copia e l’importanza delle cose già da lui colle estese sue investigazioni trovate e pubblicate, che soltanto da lui è possibile sperare che sia per ottenere l’Italia notizie ulteriori. Certo che se dopo tante e tali ricerche rimangono nascosti documenti e scritti di Leonardo, è ben possibile che siano poi rinvenuti per beneficio di sorte, ma non che siano scoperti per diligenza d’uomo. Io non mi tratterrò a discorrere de’ meriti matematici di Leonardo quanto sarebbe pur loro dovuto, perchè non voglio escire dai confini di un breve e rapido commentario. Ma giovi almeno accennare colle gravi parole d’un dotto critico, che «Leonardo Fibonacci da Pisa non solo a’ suoi tempi ebbe fama di valentissimo matematico, ma per quasi tre secoli dopo non trovò a chi lo superasse, e anche ai dì nostri, dopo tanto progredire che han fatto le teorie del calcolo, riscuote a buon dritto dai dotti ammirazione e gratitudine, sia per la parte principalissima ch’egli ebbe nel trapiantare in Europa la scienza d’Euclide e di Diofanto campata per man degli Arabi dal naufragio della barbarie, come pei molti e bei trovati ond’egli l’arricchì, la dilatò, la crebbe e le diè il primo slancio di vita.»<ref>''Civ. Cattol.'' Ser. 2 Vol. XI pag. 457. La menzione qui fatta di Diofanto, è da prendere in senso più tosto oratorio che storico: sembrando assai concludenti le ragioni per le quali il Cossali fu d’avviso non avere Leonardo conosciuta l’opera di Diofanto (V. la sua Storia Critica dell’origine, trasporto in Italia e primi progressi in essa dell’Algebra, Tom. {{Sc|i}} p. 167 e seg.).</ref><noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> gtfttu7av4wkjaztgyouicurzzwjnda Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/49 108 43617 3839067 2396370 2026-05-21T08:55:03Z Candalua 1675 3839067 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|41}}</noinclude>{{Nop}} Il {{Ac|Giovanni Targioni Tozzetti|Targioni Tozzetti}} avea esaminato troppo leggermente il Codice del ''Liber Abbaci'', e per ciò scrisse trovarvisi fatto uso non sol del nome ma dei ''segni'' e delle regole dell’Algebra. <ref>Targioni Tozzetti. Viaggi per la Toscana Tom. {{Sc|ii}} pag. 62</ref>Il comodo della notazione algebrica è assai posteriore: «ma a dire ingenuo le lettere non sono ivi solitarie ed in quel senso astratto nel quale noi le adoperiamo, ma riferite ed annesse alle linee.... Si può dire il metodo di Leonardo una sorta di ''analisi speciosa lineare'', e se resta ne’ pregi e ne’ vantaggi inferiore alla ''speciosa analisi letterale'' odierna, riesce certamente superiore di molto ad una semplice ''analisi numerica'', prestando ajuto alla fantasia, spargendo lume sul computo e dandogli una certa generalità. Le rappresentazioni delle note ed ignote quantità per linee sono simboli indeterminati, il calcolo su di essi guidato partecipa della indeterminata estension loro...... Se non è generale il processo, ne è generale lo spirito; se si particolarizza l’atto, non lascia d’esserne assoluta la virtù.»<ref>Cossali, Origine ecc. Tom. {{Sc|i}} pag. 37 e 38.</ref> Ma qui è da notare che il Guglielmini dissente dal Cossali, e lo censura di troppo favoreggiare [[Autore:Luca Pacioli|Fra Luca Pacioli]]: «il che, soggiunge, non avrebbe fatto, se avesse avuto comodo e tempo da leggere in Firenze (quando visitò la {{W|Biblioteca Magliabechiana|Magliabechiana Biblioteca}}) la Geometria di Lionardo: poichè avrebbe in questa trovato, come Lionardo tratta la Geometria d’Euclide ''analiticamente'' (cosa da Pacioli omessa affatto); e come vi espone l’''analisi letterale Vietea'', cui Fr. Luca strozzò, e trasferì nell’Aritmetica; perlocchè è accaduto che il Prof. Cossali doni a Paciolì la prima lode d’inventore della ''Letterale analisi'' negando di<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> j5om7y4vpcbiqtyl3tvfgapa1ivggfq 3839068 3839067 2026-05-21T08:55:23Z Candalua 1675 3839068 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|41}}</noinclude>{{Nop}} Il {{Ac|Giovanni Targioni Tozzetti|Targioni Tozzetti}} avea esaminato troppo leggermente il Codice del ''Liber Abbaci'', e per ciò scrisse trovarvisi fatto uso non sol del nome ma dei ''segni'' e delle regole dell’Algebra.<ref>Targioni Tozzetti. Viaggi per la Toscana Tom. {{Sc|ii}} pag. 62</ref> Il comodo della notazione algebrica è assai posteriore: «ma a dire ingenuo le lettere non sono ivi solitarie ed in quel senso astratto nel quale noi le adoperiamo, ma riferite ed annesse alle linee.... Si può dire il metodo di Leonardo una sorta di ''analisi speciosa lineare'', e se resta ne’ pregi e ne’ vantaggi inferiore alla ''speciosa analisi letterale'' odierna, riesce certamente superiore di molto ad una semplice ''analisi numerica'', prestando ajuto alla fantasia, spargendo lume sul computo e dandogli una certa generalità. Le rappresentazioni delle note ed ignote quantità per linee sono simboli indeterminati, il calcolo su di essi guidato partecipa della indeterminata estension loro...... Se non è generale il processo, ne è generale lo spirito; se si particolarizza l’atto, non lascia d’esserne assoluta la virtù.»<ref>Cossali, Origine ecc. Tom. {{Sc|i}} pag. 37 e 38.</ref> Ma qui è da notare che il Guglielmini dissente dal Cossali, e lo censura di troppo favoreggiare [[Autore:Luca Pacioli|Fra Luca Pacioli]]: «il che, soggiunge, non avrebbe fatto, se avesse avuto comodo e tempo da leggere in Firenze (quando visitò la {{W|Biblioteca Magliabechiana|Magliabechiana Biblioteca}}) la Geometria di Lionardo: poichè avrebbe in questa trovato, come Lionardo tratta la Geometria d’Euclide ''analiticamente'' (cosa da Pacioli omessa affatto); e come vi espone l’''analisi letterale Vietea'', cui Fr. Luca strozzò, e trasferì nell’Aritmetica; perlocchè è accaduto che il Prof. Cossali doni a Paciolì la prima lode d’inventore della ''Letterale analisi'' negando di<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> 5c2fgp7xpd1odriq0pj029prxdiso0f 3839069 3839068 2026-05-21T08:55:47Z Candalua 1675 3839069 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|41}}</noinclude>{{Nop}} Il {{Ac|Giovanni Targioni Tozzetti|Targioni Tozzetti}} avea esaminato troppo leggermente il Codice del ''Liber Abbaci'', e per ciò scrisse trovarvisi fatto uso non sol del nome ma dei ''segni'' e delle regole dell’Algebra.<ref>Targioni Tozzetti. Viaggi per la Toscana Tom. {{Sc|ii}} pag. 62</ref> Il comodo della notazione algebrica è assai posteriore: «ma a dire ingenuo le lettere non sono ivi solitarie ed in quel senso astratto nel quale noi le adoperiamo, ma riferite ed annesse alle linee.... Si può dire il metodo di Leonardo una sorta di ''analisi speciosa lineare'', e se resta ne’ pregi e ne’ vantaggi inferiore alla ''speciosa analisi letterale'' odierna, riesce certamente superiore di molto ad una semplice ''analisi numerica'', prestando ajuto alla fantasia, spargendo lume sul computo e dandogli una certa generalità. Le rappresentazioni delle note ed ignote quantità per linee sono simboli indeterminati, il calcolo su di essi guidato partecipa della indeterminata estension loro...... Se non è generale il processo, ne è generale lo spirito; se si particolarizza l’atto, non lascia d’esserne assoluta la virtù.»<ref>Cossali, Origine ecc. Tom. {{Sc|i}} pag. 37 e 38.</ref> Ma qui è da notare che il Guglielmini dissente dal Cossali, e lo censura di troppo favoreggiare {{Ac|Luca Pacioli|Fra Luca Pacioli}}: «il che, soggiunge, non avrebbe fatto, se avesse avuto comodo e tempo da leggere in Firenze (quando visitò la {{W|Biblioteca Magliabechiana|Magliabechiana Biblioteca}}) la Geometria di Lionardo: poichè avrebbe in questa trovato, come Lionardo tratta la Geometria d’Euclide ''analiticamente'' (cosa da Pacioli omessa affatto); e come vi espone l’''analisi letterale Vietea'', cui Fr. Luca strozzò, e trasferì nell’Aritmetica; perlocchè è accaduto che il Prof. Cossali doni a Paciolì la prima lode d’inventore della ''Letterale analisi'' negando di<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> bu9am7jmd64hz3ke6uri76j4rft2zh8 Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/50 108 43618 3839007 2396372 2026-05-21T08:19:24Z Candalua 1675 3839007 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}42</noinclude>parteciparvi a Lionardo, a cui è dovuta per intero.»<ref>Guglielmini nota n pag. 473, 174. V. anche le note ''ddd'' pag. 194 e seg. ''fff'' pag. 207 e ''rrr'' n.<sup>{{Sc|o}}</sup> 3 pag. 237. E nell’Elogio al n.<sup>{{Sc|o}}</sup> 28 pag. 32.</ref> Leonardo recò in Europa l’Aritmetica e l’Algebra; e questi furono due gran benefizj fatti alla scienza. Ma le recò non ne’ primi loro elementi, sibbene già sviluppate; ed egli medesimo le ampliò <ref>«Se Leonardo non fu il primo che rivelasse all’Europa questa scienza [l'Algebra] (ciò che fece il Cremonese) egli ne fu nondimeno il più gran promotore, e fu il primo tra gli europei che l’arricchisse di scoperte proprie superando i suoi maestri greci ed arabi e antivenendo di più secoli non poche tra le belle speculazioni del [[Autore:Niccolò Tartaglia|Tartaglia]], del [[Autore:Girolamo Cardano|Cardano]], del Viète, del Fermat e d’altri algebristi. Anzi l’Algebra di Leonardo sovraneggiò nelle scuole fino verso il cinquecento senza quasi progredire d’un passo oltre a quel punto a cui egli recolla, cosicchè la cognizione delle sue opere ci fa conoscere ad un tratto lo stato della scienza per tutto quel tempo.» (Civ. Catt. l. c. p. 458) «... Egli (Leonardo) ci dà pel primo la vera interpretazione delle ''soluzioni negative'' e mostra con ciò sì giusto concetto della quantità negativa che forse più non è lecito l’annoverare col Cossali (Vol. I. p. 283) tal concetto tra i progressi che fece l’analisi da Leonardo a Frate Luca Pacioli.» (Civ. Catt. l. c. p. 462) «.... Essi [il Chasles, il Woepke e il Genocchi] concordano nel levare a cielo l’ingegno, la profondità e l’originalità del matematico pisano, il quale messosi nel difficile campo dell’analisi indeterminata di 2<sup>{{Sc|o}}</sup> grado, non si tenne già pago a calcare le orme o de’ suoi maestri greci Diofanto ed Euclide o dell’arabo Alkarkhi, le cui opere sembra ch’egli conoscesse, o degl’Algebristi indiani che forse gli furono del tutto ignoti, ma con ricerche e con dimostrazioni per lo più tutte nuove e tutte sue dilatò d’assai i confini dell’Algebra e stabilì e divinò parecchi secoli innanzi molti bei teoremi onde poi s’illustrarono il Bachet, il Frénicle, il Fermat e il grande Eulero." (ivi pag. 463, 464).</ref>. Questo è vera-<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> syeupaiv5kmnpx0rhj01xk9ye9bynkn 3839070 3839007 2026-05-21T08:59:21Z Candalua 1675 3839070 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}42</noinclude>parteciparvi a Lionardo, a cui è dovuta per intero.»<ref>Guglielmini nota n pag. 473, 174. V. anche le note ''ddd'' pag. 194 e seg. ''fff'' pag. 207 e ''rrr'' n.<sup>{{Sc|o}}</sup> 3 pag. 237. E nell’Elogio al n.<sup>{{Sc|o}}</sup> 28 pag. 32.</ref> Leonardo recò in Europa l’Aritmetica e l’Algebra; e questi furono due gran benefizj fatti alla scienza. Ma le recò non ne’ primi loro elementi, sibbene già sviluppate; ed egli medesimo le ampliò <ref>«Se Leonardo non fu il primo che rivelasse all’Europa questa scienza [l'Algebra] (ciò che fece il Cremonese) egli ne fu nondimeno il più gran promotore, e fu il primo tra gli europei che l’arricchisse di scoperte proprie superando i suoi maestri greci ed arabi e antivenendo di più secoli non poche tra le belle speculazioni del {{Ac|Niccolò Tartaglia|Tartaglia}}, del {{Ac|Girolamo Cardano|Cardano}}, del {{Ac|François Viète|Viète}}, del {{Ac|Pierre de Fermat|Fermat}} e d’altri algebristi. Anzi l’Algebra di Leonardo sovraneggiò nelle scuole fino verso il cinquecento senza quasi progredire d’un passo oltre a quel punto a cui egli recolla, cosicchè la cognizione delle sue opere ci fa conoscere ad un tratto lo stato della scienza per tutto quel tempo.» (Civ. Catt. l. c. p. 458) «... Egli (Leonardo) ci dà pel primo la vera interpretazione delle ''soluzioni negative'' e mostra con ciò sì giusto concetto della quantità negativa che forse più non è lecito l’annoverare col Cossali (Vol. I. p. 283) tal concetto tra i progressi che fece l’analisi da Leonardo a Frate Luca Pacioli.» (Civ. Catt. l. c. p. 462) «.... Essi [il Chasles, il Woepke e il Genocchi] concordano nel levare a cielo l’ingegno, la profondità e l’originalità del matematico pisano, il quale messosi nel difficile campo dell’analisi indeterminata di 2<sup>{{Sc|o}}</sup> grado, non si tenne già pago a calcare le orme o de’ suoi maestri greci Diofanto ed Euclide o dell’arabo Alkarkhi, le cui opere sembra ch’egli conoscesse, o degl’Algebristi indiani che forse gli furono del tutto ignoti, ma con ricerche e con dimostrazioni per lo più tutte nuove e tutte sue dilatò d’assai i confini dell’Algebra e stabilì e divinò parecchi secoli innanzi molti bei teoremi onde poi s’illustrarono il Bachet, il Frénicle, il Fermat e il grande Eulero." (ivi pag. 463, 464).</ref>. Questo è vera-<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> exkrgx8gb345n7obaixe7ljwk0km2sd Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/51 108 43619 3839008 3138974 2026-05-21T08:19:34Z Candalua 1675 3839008 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>mente il merito suo grandissimo; e se non perfezionò egli lo strumento quasi meccanico del calcolo, ciò tornar deve a maggior lode dell’ingegno suo presso ogni giusto estimatore. Perchè tanto più d’acume di mente si richiede ad ottenere con istrumento imperfetto grandi effetti, che non a conseguirli con istrumento perfettissimo; chè in quest’ultimo caso quanto maggiore è l’ajuto che nello strumento si ha, tanto minore è la fatica ed il merito di chi lo adopra. Ma distacchiamoci da Leonardo per dire alcuna cosa della sua scuola. Chè non perirono con lui le scienze ch’egli avea trapiantate in Italia, ma amorevolmente dopo lui coltivate, vi si mantennero, finchè poi ingigantirono, ed ampiamente si diffusero per Europa. La nuova Aritmetica, e con essa l’Algebra, che quasi suo più elevato sviluppamento da principio non ne andava distinta, attecchirono massimamente in Toscana. Altrove, ed in ispecie a Venezia, si continuò a lungo ad adoprare il metodo più antico <ref>”Dico che Leonardo Pisano fu uomo sottilissimo in tutte dispute, et secondo che si truova lui fu il primo, che ridusse al lume questa pratica in Toscana che ''allora s’andava per vie molte estrane'', nientedimeno d’assai tempo inanzi a lui in questa nostra città furono scuole d’Abaco...... E ancora come si vede lo ’nsegnare loro era ''a modo antichi'', ''et quasi al modo che osservano di presente e’ vinitiani''....“ Questo tratto è levato da un ''Trattato di pratica d’Arismetica, e pubblicato dal {{Ac|Baldassarre Boncompagni|Princ. Boncompagni}} nelle citate sue Notizie. Roma, 1854, pag. 251.</ref>. Sicchè il moderno ebbe ad essere appellato quasi per antonomasia ''modo ed uso fiorentino'' <ref name="pag43">”Noi perché naturati siamo in Firenze diremo ''del modo et uso fiorentino''.” (Da un ''Libro di pratica d’Arismetrica'': Boncompagni op. cit. pag. 178.) Vero è peraltro che i fiorentini per certo orgoglio od amor patrio continuarono ad accennare </ref>. Volendo ora dir qualche<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> 5ym6ffo08dm404fq6m9gugtpwkbnate 3839009 3839008 2026-05-21T08:20:32Z Candalua 1675 3839009 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>mente il merito suo grandissimo; e se non perfezionò egli lo strumento quasi meccanico del calcolo, ciò tornar deve a maggior lode dell’ingegno suo presso ogni giusto estimatore. Perchè tanto più d’acume di mente si richiede ad ottenere con istrumento imperfetto grandi effetti, che non a conseguirli con istrumento perfettissimo; chè in quest’ultimo caso quanto maggiore è l’ajuto che nello strumento si ha, tanto minore è la fatica ed il merito di chi lo adopra. Ma distacchiamoci da Leonardo per dire alcuna cosa della sua scuola. Chè non perirono con lui le scienze ch’egli avea trapiantate in Italia, ma amorevolmente dopo lui coltivate, vi si mantennero, finchè poi ingigantirono, ed ampiamente si diffusero per Europa. La nuova Aritmetica, e con essa l’Algebra, che quasi suo più elevato sviluppamento da principio non ne andava distinta, attecchirono massimamente in Toscana. Altrove, ed in ispecie a Venezia, si continuò a lungo ad adoprare il metodo più antico <ref>”Dico che Leonardo Pisano fu uomo sottilissimo in tutte dispute, et secondo che si truova lui fu il primo, che ridusse al lume questa pratica in Toscana che ''allora s’andava per vie molte estrane'', nientedimeno d’assai tempo inanzi a lui in questa nostra città furono scuole d’Abaco...... E ancora come si vede lo ’nsegnare loro era ''a modo antichi'', ''et quasi al modo che osservano di presente e’ vinitiani''....“ Questo tratto è levato da un ''Trattato di pratica d’Arismetica, e pubblicato dal {{Ac|Baldassarre Boncompagni|Princ. Boncompagni}} nelle citate sue Notizie. Roma, 1854, pag. 251.</ref>. Sicchè il moderno ebbe ad essere appellato quasi per antonomasia ''modo ed uso fiorentino'' <ref name="pag43">”Noi perché naturati siamo in Firenze diremo ''del modo et uso fiorentino''.” (Da un ''Libro di pratica d’Arismetrica'': Boncompagni op. cit. pag. 178.) Vero è peraltro che i fiorentini per certo orgoglio od amor patrio continuarono ad accennare {{Pt|nell’arit-}}</ref>. Volendo ora dir qualche<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> hdjzdg5q2lnr9faoum3fekvw1xxa7rm Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/52 108 43620 3839011 3138975 2026-05-21T08:21:35Z Candalua 1675 3839011 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>cosa della scuola aritmetica ed analitica fi{{Pt||o}}rentina, io non intendo tessere il catalogo de’ professori e maestri suoi, ma semplicemente di accennare i nomi de’ principali di loro, di che sia rimasta memoria. E una sommaria menzione ne trovo in un tratto d’un Codice della I. R. Biblioteca Palatina riferito dal {{AutoreCitato|Baldassarre Boncompagni|Princ. Boncompagni}}; ove si legge: «... E acciò che intenda gli Autori, e quali io chiamo da essere riputati; sono {{AutoreCitato|Euclide|Euclide}}, {{AutoreCitato|Anicio Manlio Torquato Severino Boezio|Boezio}}, Jordano; e de’ nostri toscani, {{AutoreCitato|Leonardo Fibonacci|Lionardo pisano}}, Massolo da Perugia, frate Lionardo da Pistoja, Maestro Pagolo le cui ossa sono in Santa Trinita, Maestro Antonio Mazinghi, Maestro Giovanni, e in alcune cose Maestro Luca, non lasciando Maestro Grazia frate dell’ordine di Santo Agostino»<ref>Boncompagni, op. cit. pag. 275. Essendo quest’opera più estesa delle Memorie precedenti, sarò più minuto nelle citazioni, a comodo di chi volesse cercarvi i luoghi da me citati. Per amore di brevità qualunque volta nel seguito di questa trattazione delle scuole toscane apporrò citazioni di pagine, senza nessun’altra indicazione, s’intendano citate le ''Notizie intorno ad alcune opere di Leonardo pisano'', stampate a Roma nel 1854.</ref>. Massolo da Perugia, dall’antico autore di un ''Trattato di pratica di Geometria'', è detto ''uomo assai esperto in queste scienze''<ref>Pag. 342.</ref>. E ciò soltanto posso dire intorno a lui: perchè nessun’altra notizia ne ho, e nè tampoco <ref follow="pag43">{{Pt|metica|nell’aritmetica}} il loro ''stile'', anche dopo che se ne era fatta generale la pratica: e forse di poi non altro intesero più se non di significare ch’essi applicavano alla moneta, a’ pesi ed alle misure fiorentine le regole e gli esempj che altrove erano applicati dagli aritmetici alla moneta, alle misure sed ai pesi de’ varj luoghi. Così Filippo Calandri dichiara di procedere ''con exempli di monete, pesi et misure fiorentine'', dopo che nella dedicatoria a Giuliano de’ Medici aveva detto di trattare l’aritmetica ''secondo lo stile fiorentino''.</ref><noinclude> <references/></noinclude> a299pdct6c7tuch66135si5srmpzm9y Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/54 108 43622 3839013 2396375 2026-05-21T08:22:57Z Candalua 1675 3839013 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}46</noinclude>''Paolo dell’Abaco'', ed anche ''Paolo Geometra'' <ref>E non già dall’''aver {{Sc|forse}} illustrato l’Abacus'' di Gerberto, come immaginò il {{Ac|Saverio Bettinelli|Bettinelli}} (Risorgimento, Part. {{Sc|i}} cap. {{Sc|i}} a pag. 24 e 25 in nota). E nè anche ''perchè fu riputato l’inventore'' dell’Abaco come dimentico della prima ipotesi, o pentitone, scrisse altrove (ivi cap. 5 pag. 204).<br /> {{nbsp|5}}Come ora per alti fatti guerreschi la Russia e la Francia accordano ai loro Generali titoli e nomi che ricordino le loro vittorie, così gli antichi si compiacevano dare ai dotti soprannomi significativi del loro merito. E così la nobile famiglia Dondi di Padova ottenne l’appellazione ''Dall’Orologio'', e nel regno di Portogallo un Giureconsulto boemo che vi salì a grandi onori, acquistò l’ appellativo ''delle Regole''.</ref>, e fu uno de’ Priori di Firenze pel quartiere di Santo Spirito ne’ mesi di Maggio e Giugno del 1363<ref>Pag. 322.</ref>. Tenne scuola in Firenze; e fu celebre e pel numero degli scolari<ref>In un sonetto in lode di lui conservato in alcuni Codici leggesi, ponendo in bocca sua il proprio elogio,<poem> {{nbsp|5}}''I’ fu’ lo specchio della Astrologia,'' {{nbsp|5}}''Pagol chiamato: e non trovai ma’ pari,'' {{nbsp|5}}''Ch’ho fatto già {{Sc|diecimila}} Scolari'' {{nbsp|5}}''Ottimi e buoni nella geometria.''</poem></ref>, e per la scienza sua: per la quale vivente meritò l’amicizia e le lodi del {{§|Boccaccio1|Boccaccio}}; e morto ebbe l’onore di un mausoleo nella {{W|Basilica di Santa Trinita|Chiesa di Santa Trinita}}, e che Filippo Villani ne scrivesse la vita fra quelle degl’illustri fiorentini. Egli dice: ''Hic geometra maximus atque peritissimus Arithmeticae fuit, et ea propter in adaeequationibus Astronomicis antiquos et modernos ceteros antecessit''<ref name="pag46">Il {{Ac|Girolamo Tiraboschi|Tiraboschi}} recando, nella traduzione pubblicata dal Mazzucchelli, questo ed altri tratti della vita di Paolo scritta dal Villani, nota che lo Ximenes non ha trovato nel testo le parole </ref>. Ebbe grande abilità nell’adoprare gli<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> axy7f22h6cikd34cmehhax92pjfaksz Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/55 108 43623 3839014 2396376 2026-05-21T08:23:32Z Candalua 1675 3839014 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|47}}</noinclude>strumenti astronomici allora conosciuti. E aggiunge il suo biografo che scoprì errori nelle {{W|Tavole alfonsine|Tavole di Toledo, o Alfonsine}}, ed essere quindi ingannevole l’astrolabio misurato secondo quelle Tavole. Gli dà anche lode d’essere stato il primo a comporre Almanacchi: ''Hic nostrorum temporum primus Tacuinum composuit''. Il Dagomari si dilettò talvolta di scrivere in versi: e, per ragione del tempo in che visse, gode l’onore d’avere il nome suo registrato ne’ Testi di Lingua. Se ne hanno alle stampe un Sonetto a {{Ac|Jacopo Alighieri|Jacopo}} figlio di {{Ac|Dante Alighieri|Dante Allighieri}}, e tre altri d’argomento astrologico e una Canzone<ref>Di tutte le edizioni fattene, e di tutti i Codici che contengono questi versi o altri lavori editi e inediti del Dagomari, ragiona colla solita sua squisita esattezza il {{Ac|Baldassarre Boncompagni|Princ. Boncompagni}} in apposita Appendice (op. cit. pag. 354-396 ).</ref>: ed altri due ne ha trovati e pubblicati il lodato Princ. Boncompagni. In fatto di scienza scrisse certamente intorno alle ''quantità continue'', perché siffatto suo libro è citato da scrittori {{Pt|contempo-|contemporanei}} <ref follow="pag46">''adequazioni astronomiche'', ma solo ha veduto in generale nominate le equazioni, e perciò crede non improbabile che si debban qui intendere le ''equazioni'' algebraiche delle quali Paolo cominciasse in qualche modo a far uso (Stor. d. Lett. Ital. Tom. {{Sc|v}}. Lib. {{Sc|ii}} cap. 2 n. 23 e V. Ximenes Introd. al Gnom. Fiorent. pag. {{Sc|lxii}}.) E così opina ancora il Cossali, che ne concluse essere errata la traduzione (Origin. trasporto ecc. Tom {{Sc|i}} pag. 10). <br> Ma se la parola ''astronomicis'' non si legge nel Codice Mediceo-Laurenziano osservato dallo Ximenes, si trova bene in altro Codice della Barberina di Roma. Sicchè deve rimanere per lo meno assai dubbio se sia da seguire la sentenza dei due dottissimi Ximenes e Cossali. La vita del Dagomari scritta da Filippo Villani è stata pubblicata, in entrambe le due diverse lezioni de’ Codici sopradetti, dal Princ. Boncompagni (op. cit. Tom. pag. 299 e pag. 353).</ref><noinclude> <references/></noinclude> ertwp8m1ckyyl8ozrkcllh60mh7t7nk 3839015 3839014 2026-05-21T08:24:15Z Candalua 1675 3839015 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|47}}</noinclude>strumenti astronomici allora conosciuti. E aggiunge il suo biografo che scoprì errori nelle {{W|Tavole alfonsine|Tavole di Toledo, o Alfonsine}}, ed essere quindi ingannevole l’astrolabio misurato secondo quelle Tavole. Gli dà anche lode d’essere stato il primo a comporre Almanacchi: ''Hic nostrorum temporum primus Tacuinum composuit''. Il Dagomari si dilettò talvolta di scrivere in versi: e, per ragione del tempo in che visse, gode l’onore d’avere il nome suo registrato ne’ Testi di Lingua. Se ne hanno alle stampe un Sonetto a {{Ac|Jacopo Alighieri|Jacopo}} figlio di {{Ac|Dante Alighieri|Dante Allighieri}}, e tre altri d’argomento astrologico e una Canzone<ref>Di tutte le edizioni fattene, e di tutti i Codici che contengono questi versi o altri lavori editi e inediti del Dagomari, ragiona colla solita sua squisita esattezza il {{Ac|Baldassarre Boncompagni|Princ. Boncompagni}} in apposita Appendice (op. cit. pag. 354-396 ).</ref>: ed altri due ne ha trovati e pubblicati il lodato Princ. Boncompagni. In fatto di scienza scrisse certamente intorno alle ''quantità continue'', perché siffatto suo libro è citato da scrittori {{Pt|contempo-|}} <ref follow="pag46">''adequazioni astronomiche'', ma solo ha veduto in generale nominate le equazioni, e perciò crede non improbabile che si debban qui intendere le ''equazioni'' algebraiche delle quali Paolo cominciasse in qualche modo a far uso (Stor. d. Lett. Ital. Tom. {{Sc|v}}. Lib. {{Sc|ii}} cap. 2 n. 23 e V. Ximenes Introd. al Gnom. Fiorent. pag. {{Sc|lxii}}.) E così opina ancora il Cossali, che ne concluse essere errata la traduzione (Origin. trasporto ecc. Tom {{Sc|i}} pag. 10). <br> Ma se la parola ''astronomicis'' non si legge nel Codice Mediceo-Laurenziano osservato dallo Ximenes, si trova bene in altro Codice della Barberina di Roma. Sicchè deve rimanere per lo meno assai dubbio se sia da seguire la sentenza dei due dottissimi Ximenes e Cossali. La vita del Dagomari scritta da Filippo Villani è stata pubblicata, in entrambe le due diverse lezioni de’ Codici sopradetti, dal Princ. Boncompagni (op. cit. Tom. pag. 299 e pag. 353).</ref><noinclude> <references/></noinclude> h4mvbe5nv04dm8reebpxt97j5ocxswu Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/56 108 43624 3839017 3088225 2026-05-21T08:24:56Z Candalua 1675 3839017 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}48</noinclude>{{Pt|ranei|contemporanei}}<ref>L’autore del ''Trattato di pratica d’aritmetica'' scrive: «E Maestro paholo dicie nella sechonda parte del ''Trattato delle quantità continue'' che ecc.» (Boncompagni pag. 275).</ref>. S’hanno di lui ''Tabulae planetarum ad annum'' 1366, e parecchi trattatelli astronomici ed aritmetici conservati in diverse Biblioteche. De’ quali Guglielmo Libri pubblicò pel primo le ''Regoluzze''; sebbene poi si mostrasse dubbioso se opera fossero del Dagomari, ovvero d’altro Paolo; ma il dubbio non sembra abbastanza fondato<ref>Il Libri attribuì autore di queste ''Regoluzze'' la lode d’aver pel primo adoprata la virgola per dividere grandi numeri in gruppi di tre cifre, facilitandone così la lettura. Ma, nota il Boncompagni, ciò si trova fatto anche da Giovanni di Sacrobosco, matematico e astronomo inglese morto nel 1244, o nel 1256. Ed anche {{Ac|Leonardo Fibonacci|Leonardo da Pisa}} avea suggerito lo stesso spediente: «Unde si contingerit quod aliquem numerum multarum figurarmi propter multitudinem figurarum quis legere vel intelligere nequeat, qualiter legere vel intelligere debeat, ostendere procurabo....... Et sic semper per hos tres numeros, scilicet per millenos, et decem millenos et centum millenos et ''adcentando'' millenos in inferiori parte, et centum millenos in superiori, usque ad ultimum gradum numeri studeat ''adcentare''. Et inde incipiat legere numerum ab ultimo grado ipsius per ''accenta'' predicta etc.» ''[[:la:Liber abaci|Liber Abbaci]]'' pag. 3, 4.</ref>. Paolo dell’Abaco morì nel 1373, o nel 1374 <ref name="pag48">«Fu coetaneo di Paolo de’ Dagomari messer Giovanni da Lignano conoscitore de’ moti celesti. Di lui abbiamo una particolarissima memoria, cioè un Tipo della congiunzione di Saturno e di Giove nello Scorpione. ..... Questi pure era un astrologo, che si abusava dalla cognizione de’ moti celesti per predire gli avvenimenti che certo co’ moti delle stelle non hanno la minima connessione.» Ximenes, Introd. al Gnom. Fiorent. part. {{Sc|ii}} §. 7 pag. LXVII. Anche è da riferire a questi tempi Giovanni de’ Danti Aretino </ref>, e<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> dwcljnndk78xj881pk1g7t3kw694pjl Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/57 108 43625 3839018 2396378 2026-05-21T08:25:26Z Candalua 1675 3839018 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|49}}</noinclude>nel suo testamento lasciò una prova solenne dell’amore e della solerzia con che avea coltivato le scienze e del desiderio suo di giovare agli studiosi. Imperocchè trovandosi possedere molti libri e strumenti astronomici, ordinò che fossero chiusi a doppia chiave in una cassa, e così depositati nel Monastero di S. Trinita vi si conservassero fino a che venisse qualche astronomo fiorentino, la cui valentia fosse riconosciuta ed approvata da quattro Maestri, o come ora diremmo professori. Il Tiraboschi fa menzione di un tal lascito, ma non parla del suo eseguimento. Ben ne tenne memoria chi compilò in antico un ''Libro di pratica d’arismetrica'', e parlando di Maestro Antonio de’ Mazzinghi, da Peretola, scrisse così. «Il quale (M.<sup>{{Sc|o}}</sup> Antonio de’ Mazzinghi) tenne al suo tempo scuola di rimpetto a Santa Trinita. E come vuole Maestro Giovanni, e’ fu di tanta scienza ch’ e’ libri lasciati da M.<sup>{{Sc|o}}</sup> Pagolo dopo la sua morte in questo modo che chi si trovasse essere più dotto in Firenze quelli avesse: e dopo molto tempo disputatosi gli furono mandati colle trombe circa a 800 volumi a casa sua»<ref>Dal Codice Ottoboniano della Biblioteca vaticana n. 3307. Boncompagni. Op. cit. p. 132.</ref>. Ma per tempo assai breve potè goder di que’ libri il Mazzinghi, che a’ suoi 30 anni di età venne a morte. Del suo sapere ragionano con molta stima gli antichi, colle parole de’ quali panni bene di dirne qui alcuna cosa. Ecco dunque le parole dell’Autore di un ''Trattato di pratica d’arismetrica tratto de’ libri di Lionardo'' <ref follow="pag48">che circa al 1370 tradusse in latino la Geometria di Magrobuono Arabo. (Targioni Tozzetti. Notizie sulla Storia delle scienze fisiche in Toscana, Firenze 1852, pag. 98, 99 ).</ref><noinclude> <references/></noinclude> jc3haxjp2allbj1et2f05x7jsbc6x49 Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/60 108 43749 3838972 3660900 2026-05-21T07:53:53Z Candalua 1675 3838972 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>molti volumi <ref>Il testo ''Vilumi''.</ref> di geometria e d’arismetrica, ma la più alta fu quella che ''de’ Fioretti'' è titolata»<ref>Dal Codice ''L. {{Sc|iv}}'' 21 della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena. (Boncompagni, Op. cit. pag. 139 e 140).</ref>. L’anonimo citato poco sopra dice poi: "E trovasi molti volumi de’ suoi e’ quali in particularità sono mandati a certi Maestri che allora insegnavano, riprendendogli della loro poca scienza»<ref>Op. cit. pag. 132.</ref>. Il Mazzinghi coltivò altresì in qualche modo le lettere; fu amico di {{AutoreCitato|Franco Sacchetti|Franco Sacchetti}} cui diresse un sonetto, pel quale trovasi messo nella Tavola degli autori citati dalla Crusca, col titolo di Maestro Antonio Arismetra e Astrologo<ref name="pag52">«Posteriore agli Astronomi sopradetti (Paolo de’ Dagomari, Domenico d’Arezzo e Maestro Antonio Fiorentino) mettesi un altro Paolo, il quale secondo l’opinione del Verini, o almeno di Carlo Strozzi, fu della famiglia ''del Garbo''. Egli fu delle Matematiche speculatore sottilissimo, onde per essere totalmente agli studj di quelle applicato, era per soprannome da tutta la città il ''Matematico'' nominato, e per tal nome solamente inteso. Fu di Paolo de’ Dagomari pertinace emulatore. Fu egli filosofo, Medico, Aritmetico, Geometra, ed Astronomo. Fu intendentissimo della Geodesia: onde nella misura de’ paesi e delle provincie fu eccellente. Non meno spiccò nel misurare i moti de’ cieli e delle stelle. Gli annali de’ suoi tempi ci dicono, che egli non avesse pari nell’arte della Medicina. Dette fuori un libro di Prospettiva. Il Cinelli a lui applica que’ versi del Verino;<poem> Quid Paulum memorem, terram qui norat et astra, Qui Perspectivae libros descripsit, et arte Egregius Medica, multos a morte seduxit.</poem> Accanto a’ citati versi il senator Carlo Strozzi nell’Edizion Fiorentina fece aggiugnere la seguente annotazione: ''Paolo del Garbo:''</ref>.<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> g5b40nsr45lh93po0atqighiq88xlgz Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/61 108 43750 3838973 2396383 2026-05-21T07:54:36Z Candalua 1675 3838973 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|53}}</noinclude>{{Nop}} La scuola d’Antonio de’ Mazzinghi era bene la più celebrata di que’ dì in Firenze, ma non era la sola. I suoi colleghi, da lui ripresi di ''loro poca scienza'', sperarono forse che la sua morte fruttar dovesse onore e concorso alle scuole loro. Ma si trovarono ingannati nelle loro speranze. Fra i discepoli di lui v’era un giovinetto, di nome Giovanni, figliuolo d’un muratore, che pe’ conforti degli amici si risolvette di continuare la scuola del suo morto maestro. Ma giovi narrare il fatto colle ingenue e semplici parole di quel buon antico che ne fece il racconto. Se la cognizione di tali casi non importa nulla alla storia della scienza, vale per altro ad onesta ricreazione dello studioso lettore. Ecco ciò ch’egli narra. «Maestro Giovanni di Bartolo incominciò a insegnare circa 1390, e, così come il suo maestro morì giovane, ancora lui giovane cominciò in questo modo. Morto il suo maestro Antonio, persuaso ed ajutato da certi amici di M.<sup>o</sup> Antonio, ed ancora da’ suoi, <ref follow="pag52">''Fiorì nel'' 1410. ''Questo fu quello che dette l’avvertimento a’ Fiorentini, ed egli fe collocare su la ringhiera del Palazzo della Signoria il Lione impresa della nostra città, la cui testa guarda Milano. Onde ebber quest’ubbia molti creduti, che molto giovasse alla nostra città contro la possanza de’ Visconti allora nemici de’ Fiorentini, ed alla nostra Repubblica formidabili''. Ma io dubito assaissimo, che questo Paolo del Garbo non sia nato che nella fantasia del Cinelli, e di altri scrittori. I versi del Verino possono assai bene applicarsi a Paolo Toscanelli di cui a suo luogo dirassi. Ragione di dubitare mi somministra la mancanza d’ogni documento sopra questo Paolo. Nell’albero della famiglia del Garbo non trovasi alcun Paolo. Ma lascio esaminar questo articolo alle persone, che avranno più agio di me di poterlo fare."<br /> {{nbsp|5}}Ximenes, Introd. al Gnom. fior. part. {{Sc|ii}} pag. {{Sc|lxxi}} §. 10</ref><noinclude></noinclude> myxuoqkzhxaaom8iwcbtxijuxzf17ie Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/66 108 43771 3839071 3499367 2026-05-21T09:00:05Z Candalua 1675 3839071 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}58</noinclude>più tosto in altro trattato del medesimo anonimo autore: «E ancora de’ casi di Maestro Grazia perfetto Arismetrico non scriverò, riserbando quelli all’opera geometricale»<ref>Cod. dell’I. R. Bibl. Palatina di Firenze segnato ''E''. 5, 5, 14 intitolato ''Trattato di pratica d’Arismetrica''.</ref>. E ciò basti di questi buoni vecchi: chè se era giusto rammentarne i nomi ed i meriti, non sarebbe poi bene spendere qui intorno ad essi troppo tempo nè troppe parole. Perchè alla fine se furono persone utilissime a’ giorni loro per conservare la scienza, essi peraltro non le fecero fare passi notevoli, anzi non arrivarono nemmeno all’altezza a che l’avea condotta Leonardo da Pisa. Ma un altro fiorentino vuol qui essere nominato con onore, ed è Giovanni del Sodo, «cui i fiorentini dovrebbevo porre in maggior fama» a sentenza del Guglielmini <ref>Elogio ecc. nota ''ii'' n.<sup>o</sup> 10 pag. 129.</ref>, che gli attribuisce la Risoluzione generale delle equazioni ''derivate'' di secondo grado<ref>Ivi nota ''oo'' n.<sup>o</sup> 2 pag. 157.</ref>, e del quale alcune belle e importanti invenzioni sono riferite dal Galigai che ne fu discepolo<ref>Ivi nota ''kk'' nn. 2, 3 pag. 136, 137, 138.</ref>, e che ci ha conservato ancora i segni o ''figure'' colle quali Giovanni del Sodo rappresentava, a comodo e servigio del calcolo, le potenze dei numeri<ref>Pratica d’Arithmetica di Francesco Ghaligai fiorentino, nuovamente rivista et con somma diligenza ristampata. In Firenze appresso i Giunti, {{Sc|mdlii}}. vedi pag. 71, 72.</ref>. E qui mi sia lecito addurre altro nome ricordato con onore dal Galigai, dicendo: «Porrò alquanti casi sottili propostimi da ''Maestro Agnolo del Carmine Maestro Eccessivo {{Pt|Geo-|}}''<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> ohbqicbkia0ptpxqctxyw6bhpjrexvj Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/67 108 43772 3839072 2396389 2026-05-21T09:00:39Z Candalua 1675 3839072 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|59}}</noinclude>''{{Pt|metro|Geometro}}'', e le risposte da me fattegli»<ref>Ivi pag. 21.</ref>. Ed anche altri due nomi ricorderò, non bene sapendo a qual tempo s’abbia con verità a riferirli, e sono Guglielmo de Lunis, e Raffaele Canacci; intorno a’ quali trovo scritto dal Cossali che il Cav. G. B. Nelli gli «mostrò un ''Ragionamento d’Algebra di Raffaele Canacci'', aritmetico e geometra fiorentino, scritto a giudizio degl’intelligenti nel secolo {{Sc|xiv}}. Ecco uno de’ coltivalori dell’Algebra; ed un altro egli ne loda a se anteriore nominando Guglielmo de Lunis... ponendo: ''la regola dell’argibra, la quale regola Ghuglielmo di Lunis la traslatò d’arabica a nostra lingua''»<ref>Storia Critica dell’Algebra in Italia Tom. {{Sc|i}} pag. 7.</ref>. Osserva il Cossali che se quella traduzione fu ''in nostra'' lingua non poteva essere anteriore a Leonardo da Pisa, perchè solo più tardi s’incominciò a scrivere in prosa volgare. Ed egli crede il Canacci contemporaneo forse a Paolo de’ Dagomari<ref>Ivi pag. 9.</ref>. A me fa gran caso il non vedere nominato quel Raffaele fra gli altri ''Maestri'' citati nelle Pratiche d’Aritmetica di sopra riferite; e inoltre osservo che pressochè le identiche parole, addotte dal Cossali come scritte dal Canacci, si trovano nel Galilai attribuite al {{§|Benedetto|Maestro Benedetto}}, scrivendo quegli così: ''Dice Benedecto la Regola dell’Arcibra, quale Guglielmo de Lunis la traslatò d’Arabo a nostra lengua''.<ref>Galigai L. c. Lib. {{Sc|x}} pag. 71.</ref> Comunque sia, si ponga pure il Canacci nel secolo {{Sc|xiv}}, se ciò vuole il giudizio di persone perite che abbiano esaminato quel Codice. Chè alla fine, in questo Commentario io non mi sono proposto d’attenermi stret-<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> qk7pvkzoig7k7s7x5citn1wefchbyi3 Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/68 108 43773 3839073 2396390 2026-05-21T09:00:49Z Candalua 1675 3839073 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Marco Plassio" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>tamente all’ordine cronologico, e più m’è piaciuto di non separare la connessione delle cose e delle persone. Il maggior merito di avere ripreso il cammino e d’essere gito avanti, e molto avanti, fu di Fra {{Ac|Luca Pacioli|Luca Pacioli}}. Se non che vissuto fra il <small>XV</small> e il <small>XVI</small> secolo, e fiorito essendo quando s’era già diffusa l’invenzione della stampa, e avendo avuto l’onore d’essere il primo, o almeno l’unico aritmetico degno di fama, che le opere sue mandasse alla pubblica luce <ref>"... Ma il primo libro pubblicato dopo l’invenzione della stampa in Europa in materia d’Aritmetica, è quello di Luca Pacioli nativo di Borgo del S. Sepolcro in Toscana, minore dell’ordine di S. Francesco." Nuovo corso di Aritmetica Analitica di Camillo Pagliani e Cesare Arnò, Parte I.... preceduta dalla Storia di questa scienza. Modena 1842, Tipografia Camerale, pag. <small>XLIX</small>. La prima edizione della ''Somma'' del Pacioli è di Venezia del 1494. ma innanzi erano pure stampate, se non altri libri, per lo meno le Aritmetiche del veneziano Pietro Borgi, e del firentino Filippo Calandri pubblicate entrambe nel 1491, quella in Venezia per ''Nicolò de li Ferrari de Pralormo piemontese'', e questa in Firenze ''per Lorenzo de Morgiani et Giovanni Thedesco di Maganza'' (sic).</ref>, egli perciò più tosto che l’ultimo in ordine d’anni appartenente al tempo di che mi sono messo a scrivere, è da guardare siccome il primo del tempo che a quello succede. Per la qual cosa di lui non debbo io parlare: ed anche assai poco ve ne sarebbe d’uopo, perchè non gli fu ingrata la posterità; chè anzi allo splendore della sua fama è in gran parte da attribuire l’ingiusta dimenticanza dalla quale sì lungamente sono stati coperti i meriti di Leonardo.<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> q5spbjwgyuj4ltf71l6ahc4ez1r1eq8 Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/72 108 43775 3839020 2396393 2026-05-21T08:26:07Z Candalua 1675 3839020 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}64</noinclude>nella matematica, non sapesse distinguere il meridiano di Marsiglia da quel di Genova: quasi che nell’età di Andalò di Negro, in cui tanto si studiavano i moti delle stelle, e tanto si navigava, e viaggiavasi, potesse un {{Ac|Dante Alighieri|Dante}} ignorare quello, che noto era ad ogni vil mozzo di nave; ed ignorarlo in un luogo, ove usa di una perifrasi a mostrare le sue cognizioni geografiche. Ben so che si poteva errare di molti minuti nelle contrade più note, e forse di un grado o due, trattandosi di regioni meno frequentate; ma che nel mediterraneo, ove Bugea, Marsiglia e Genova erano visitate da’ naviganti, non si sapesse che la prima è quasi rimpetto alla seconda; e che Genova ne è discosta di non pochi gradi, questo è vituperare l’autore della divina commedia.»<ref>Spotorno. Stor. Letter. della Liguria Tomo {{Sc|ii}} pag. 155.</ref> Voglio nominare pur anco gli altri due lumi delle lettere italiane nel secolo {{Sc|xiv}} il {{Ac|Francesco Petrarca|Petrarca}} e il {{Ac|Giovanni Boccaccio|Boccaccio}}: imperocchè nella vastissima loro dottrina non rimasero loro al tutto estranie le scienze collegate colle Matematiche. Ed invero il Petrarca fu grande amatore della Geografia, e «con ogni ardore ne illustrò e promosse lo studio. Apparisce in effetto da un’epistola aver tentato ogni sforzo per stabilire con certezza ove fosse l’isola Tile, non di rado menzionata dagli antichi. Fa mostra del vasto sapere geografico il suo ''Itinerario Siriaco''..... primo modello d’illustrazione geografica, che vanti la moderna letteratura. Oltre l’antica promosse ancora la moderna geografia...... Non visitò con disagio le remote contrade, ma nella sua biblioteca le scorse sulle carte e sui libri; e la raccolta ch’ei fece di carte eccellenti ed esatte ap-<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> 4scdp9xun5ji715xnvhvqj5qklsj8ea Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/73 108 43776 3839021 2396394 2026-05-21T08:26:16Z Candalua 1675 3839021 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|65}}</noinclude>parisce da una Epistola del Codice Riccardiano. Non dimenticando giammai la patria ne’ suoi studj, fece delineare insieme col Re Roberto un’esatta carta d’Italia...." <ref>{{§|117}}Baldelli. Del Petrarca e delle sue opere. Libri quattro. Firenze, 1797, Cambiagi. Lib. {{Sc|iv}} n. {{Sc|ix}} pag. 131 e 132.</ref>. E a ciò si aggiunga trovarsi un Codice Palatino di Firenze di mano del Petrarca, e in esso parecchie figure di matematica, geografia, cosmografia, ch’egli eseguì bene e avvisatamente qua e là nei margini, fan chiaro di essere addottrinato in simili scienze.... E il Petrarca, solo a leggere le sue rime, non mostrasi egli intendente e pratico in queste scienze? Ed ei già scriveva al {{§|Boccaccio2|Boccaccio}} di averci atteso (''Tomasini'' pag. 14), e Leonardo Aretino lo rammentava (''Vita Petrarchae'').»<ref>{{§|118}}Palermo. Appendice al libro intitolato Rime di Dante Alighieri e di Giannozzo Sacchetti, sull’autenticità di esse Rime e sul Codice {{Sc|clxxx}} Palatino scoperto autografo del {{Ac|Francesco Petrarca|Petrarca}}. Firenze, 1858, Tip. Galileiana. pag. 178 e pag. 246.</ref> Ma in ispecial modo voglio menzionato il {{Ac|Giovanni Boccaccio|Boccaccio}}, che destinato dal padre suo alla mercatura, imparò sin da fanciullo in Firenze l’aritmetica, in tempi che per l’indirizzo datole da Leonardo pisano l’aritmetica non era una semplice arte computatoria, ma la vera scienza analitica. E poi la perizia da lui adulto mostrata negli studj cronologici, l’amicizia mantenuta con Paolo Dagomari, e il professare di riconoscere ìn proprio maestro Andalone del Negro, mi sembrano fatti bastevoli perchè si annoveri il Boccaccio fra i conoscitori delle matematiche.<ref name="pag65">{{§|119}}Di Paolo Dagomari scrive così il Boccaccio nel lib. {{Sc|xv}} cap. {{Sc|vi}} del suo Trattato ''De Genealogia Deorum'', al Re di Cipro: ''Similiter et Paulum Geometram, concivem meum, quem tibi, </ref><noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> 9nc4lf9afvwjdpmoaut3dtq46xs5svc 3839024 3839021 2026-05-21T08:27:00Z Candalua 1675 3839024 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|65}}</noinclude>parisce da una Epistola del Codice Riccardiano. Non dimenticando giammai la patria ne’ suoi studj, fece delineare insieme col Re Roberto un’esatta carta d’Italia...." <ref>{{§|117}}Baldelli. Del Petrarca e delle sue opere. Libri quattro. Firenze, 1797, Cambiagi. Lib. {{Sc|iv}} n. {{Sc|ix}} pag. 131 e 132.</ref>. E a ciò si aggiunga trovarsi un Codice Palatino di Firenze di mano del Petrarca, e in esso parecchie figure di matematica, geografia, cosmografia, ch’egli eseguì bene e avvisatamente qua e là nei margini, fan chiaro di essere addottrinato in simili scienze.... E il Petrarca, solo a leggere le sue rime, non mostrasi egli intendente e pratico in queste scienze? Ed ei già scriveva al {{§|Boccaccio2|Boccaccio}} di averci atteso (''Tomasini'' pag. 14), e Leonardo Aretino lo rammentava (''Vita Petrarchae'').»<ref>{{§|118}}Palermo. Appendice al libro intitolato Rime di Dante Alighieri e di Giannozzo Sacchetti, sull’autenticità di esse Rime e sul Codice {{Sc|clxxx}} Palatino scoperto autografo del {{Ac|Francesco Petrarca|Petrarca}}. Firenze, 1858, Tip. Galileiana. pag. 178 e pag. 246.</ref> Ma in ispecial modo voglio menzionato il {{Ac|Giovanni Boccaccio|Boccaccio}}, che destinato dal padre suo alla mercatura, imparò sin da fanciullo in Firenze l’aritmetica, in tempi che per l’indirizzo datole da Leonardo pisano l’aritmetica non era una semplice arte computatoria, ma la vera scienza analitica. E poi la perizia da lui adulto mostrata negli studj cronologici, l’amicizia mantenuta con Paolo Dagomari, e il professare di riconoscere ìn proprio maestro Andalone del Negro, mi sembrano fatti bastevoli perchè si annoveri il Boccaccio fra i conoscitori delle matematiche.<ref name="pag65">{{§|119}}Di Paolo Dagomari scrive così il Boccaccio nel lib. {{Sc|xv}} cap. {{Sc|vi}} del suo Trattato ''De Genealogia Deorum'', al Re di Cipro: ''Similiter et Paulum Geometram, concivem meum, quem tibi,'' </ref><noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> s9pvmcnp49lli5hpd20ezrt5l0tft50 Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/74 108 43846 3839023 2396395 2026-05-21T08:26:51Z Candalua 1675 3839023 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}66</noinclude>{{Nop}} E nominato avendo Andalone del Negro genovese, dirò di lui ciò che il {{Ac|Giovanni Boccaccio|Boccaccio}} ne scrisse: e ciò valga ad onore d’entrambi, e lo dirò colle parole del {{Ac|Girolamo Tiraboschi|Tiraboschi}} che stimò opportuno di volgarizzare i periodi del Certaldese. «= Io ho spesso citato il nobile e venerabil vecchio Andalone del Nero, genovese, ''mio venerabil maestro'' di cui ben ti è nota, o ottimo re, la prudenza, la gravità de’ costumi e la cognizione ch’egli avea delle stelle. Tu stesso hai potuto vedere ch’egli non solo apprese a conoscerne i movimenti a colle regole tramandateci da’ maggiori, ''come noi usiamo comunemente''; ma che avendo viaggiato per per quasi tutto il mondo, ci giunse a conoscere colla sperienza de’ proprj occhi ciò che noi sappiamo solo <ref follow="pag65">''Rex inclyte, fama notissimum scio, ad haec assumendum aliquando ratus sum, eo quod noverim nulli usquam alteri, tempestate hac, adeo sinum Arithmeticam, Geometriam et Astrologiam aperuisse omnem, uti huic aperuere, in tantum ut nil arbitrer apud illas illi fuisse incognitum, et quod mirabile dictu etiam et visu longe magis quicquid de syderibus aut caelo loquitur. Confestim propriis manibus instrumentis in hoc confectis oculata fide demonstrat spectare volentibus etc.'' — Ed altrove (Lib. {{Sc|viii}} cap. 2). ''Senex autem venerabilis'' Andalo, ''et'' Paulus ''geometra Florentinus astrologi ambo insignes''....... Questi due tratti sono recati, quali si leggono ne’ mss., dal Principe Boncompagni nelle ''Notizie intorno ad alcune opere di Leonardo Pisano''. Roma, 1854, pag. 305.<br /> {{nbsp|5}}«Giannozzo Manetti letterato fiorentino del secolo {{Sc|xv}}, scrivendo la vita del Boccaccio, dice che questi ascoltò per alcuni anni le lezioni di Andalò, il miglior matematico di que’ tempi ''in mathematicis quippe sub Andalone quodam Januensi, viro ejus temporis omnium ira illis artibus peritissimo, {{Sc|aliquot annos}} audivit''». Spotorno, Storia letter. della Liguria. Tom. {{Sc|ii}} pag. 149. Genova 1824, Ponthenier.</ref><noinclude> <references/></noinclude> cxv6hvwl9boqo0i4jxm8s7dyd13jhrr Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/75 108 43847 3839035 2666103 2026-05-21T08:38:00Z Candalua 1675 3839035 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|67}}</noinclude>per udito. Quindi, benchè nelle altre cose ancora io il creda degno di fede, in ciò nondimeno che appartiene alle stelle, parmi ch’ei debba avere quella autorità medesima che ha Cicerone nell’eloquenza e Virgilio nella poesia. Abbiamo inoltre alcune opere da lui scritte intorno il movimento delle stelle e del cielo, le quali ben mostrano quanto ei fosse in questa scienza eccellente. = E una di tali opere, intitolata ''de compositione Astrolabii'' è stata pubblicata in Ferrara l’anno 1475.»<ref>Storia della Letteratura italiana Tom. {{Sc|v}}, Lib. {{Sc|ii}} cap. 2 n. 19. Altre opere d’Andalone sono annoverate dallo Spotorno, l. c. pag. 151 e seg.</ref> D’un altro discepolo di Andalone è rimasta memoria, cioè Corrado che fu poi Vescovo di Fiesole, ed astronomo; d’una cui opera fece menzione lo Ximenes<ref>Del Gnomone Fiorent. Introd. pag. 41. Tiraboschi l. c.</ref>. «Dopo Paolo Dagomari fiorirono in Toscana due altri Astronomi, o almeno Cosmologi, cioè Maestro {{AutoreCitato|Domenico Bandini|Domenico d’Arezzo}} e Maestro Antonio Fiorentino. Del primo abbiamo un ottimo Codice della Gaddiana, in foglio, numerato {{Sc|dcxxviii}} scritto in cartapecora assai elegantemente. ''Liber de Mundo editus a Magistro Dominico de Aretio ad nobilem virum, decusque insigne militiae Dominum Rinaldum de Gianfigliazzis de Florentia''. Questo Codice è scritto verso la fine del secolo {{Sc|xiv}}. Maestro Domenico d’Arezzo fiorì verso il 1380... " <ref name="pag67">Ximenes. Del Gnom. Fiorent. Introd. pag. {{Sc|ii}} §. 9 pag. {{Sc|lxxi}}. Ma di questo Domenico d’Arezzo giovi dire un po’ più, adducendo qui in nota le parole del Targioni-Tozzetti nelle postume sue ''Notizie sulla Storia delle scienze fisiche in Toscana'' (Firenze, 1852, pag. 183). "Sorpassò di gran lunga (egli dice) il merito di tutti </ref> Il Maestro Antonio Fiorentino è<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> kagrfcgif953eri07n1tccsf737hvnk Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/76 108 43848 3839036 2730766 2026-05-21T08:38:29Z Candalua 1675 3839036 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}68</noinclude>poi quell’Antonio de’ Mazzinghi del quale abbiam ragionato più sopra discorrendo della scuola di Leonardo da Pisa.<ref>Boncompagni Notizie ecc. pag. 153 e seg.<br> Un certo Giovanni di Dante Aretino circa il 1370 tradusse in latino la Geometria di Magrobuono Arabo ({{AutoreCitato|Lorenzo Mehus|Mehus}} p. 155) — Targioni-Tozzetti Not. sulla St. delle Sc. fisiche in Toscana lib. {{Sc|ii}} Cap. 7 pag. 98 99.</ref> Non cessò nella Toscana il fervore per l’astronomia anche nel seguente secolo {{Sc|xv}}; che anzi "niuna provincia sì ardentemente si volse a coltivar tali studj, quanto la Toscana"<ref>{{AutoreCitato|Girolamo Tiraboschi|Tiraboschi}}, St. della lett. ital. Tom. {{Sc|vi}} Lib. {{Sc|ii}} Cap. 2 n. 56.</ref>. I nomi di quegli astronomi, fra’ quali vanno purtroppo frammisti non pochi astrologi, ed anzi alcuni apologisti di questa vana e folle disciplina, si può vederli nello {{AutoreCitato|Leonardo Ximenes|Ximenes}}<ref>Introd. al Gnom. Fiorent. Ivi inoltre si trova l’indicazione di parecchie opere anonime di questi tempi. (Ivi pag. c. e seg.)</ref>: il Tiraboschi ne annoverò i più cospicui, e presso <ref follow="pag67">gli altri Filosofi Toscani di quei tempi, mercè le sue dottissime opere, Maestro Domenico d’Arezzo, cioè Domenico figlio di Maestro Bandino precettore accreditato di grammatica, ossia del Trivio, in Arezzo sua patria, ove morì di peste nel 1348. Domenico adunque nato in Arezzo nel 1340 fece grandi e veloci progressi negli studj, sicchè giunse ad essere precettore di grammatica e di rettorica nella medesima sua patria; ma essendo ella infetta di peste nel 1374 se ne andò a Bologna, dove insegnò pubblicamente la rettorica sopra quella di Cicerone, che per que’ tempi fu novità importantissima. Di poi se n’andò a Padova presso Francesco da Carrara, ed ivi strinse amicizia con Francesco Petrarca, e vi morì intorno al 1415. Ei compose ...... una vastissima opera che può dirsi meritamente enciclopedica intitolata ''Fons memorabilium Universi'', la quale con vergogna del paese mai è stata pubblicata colle stampe e forse mai lo sarà.»</ref><noinclude> <references/></noinclude> isjjw5qlsj4fntbz451dy30gqa49q2x Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/77 108 43849 3839037 2666099 2026-05-21T08:38:53Z Candalua 1675 3839037 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|69}}</noinclude>di lui, chi vuole, li cerchi <ref>Tiraboschi l. c. n. 36 e 37.</ref>. Ma ragion vuole che si dica pur anche come in Toscana trovò oppugnatori il delirio astrologico<ref>«Fra gli oppugnatori della superstizione astrologica presso di noi va enumerato in primo e distinto luogo il P. Francesco Fiorentino, minor conventuale, detto per soprannome il Padovano, che fu Decano dell’Università Teologica fiorentina nel 1441.» Targioni-Tozzetti. Not. sulla St. delle Scienze Fisiche in Toscana. Cap. 6 pag. 91.</ref>. Ma lasciamo da parte l’astrologia. Meglio è riportare il nome insigne di Paolo Toscanelli «detto ancor Paolo Medico e Paolo Fisico, nato del 1397, e famoso in Firenze sua patria ed altrove principalmente per aver eretto colà il Gnomone o sia Meridiana nel 1468, la prima che noi abbiamo, e illustrata... dal P. Ximenes, e con ammirazione ricordata da M. de la Condamine, poi per aver dato spinta al Colombo per la sua grande impresa. Egli era l’amico e l’oracolo de’ più dotti toscani, e italiani, quai furono {{AutoreCitato|Ambrogio Traversari|Ambrogio Camaldolese}}, Niccolò Nicoli, che il fa ''degli esecutori del suo testamento nel'' 1428 ''con Cosmo e Lorenzo figli del quondam Giovanni de’ Medici'', ed altri chiarissimi letterati. E come Firenze era emporio di tutte le genti, così per suo studio consultava gli Asiatici, affin di conoscere il globo, ed i climi, come fu testimonio d’udito il Landino, già suo discepolo con altri dottissimi quali furono Goro di Staggio,<ref name="pag69">«Verso il medesimo tempo, cioè verso il 1460, fiorì in Firenze Goro di Staggio Dati cittadino fiorentino il quale con la dolcezza della poesia prese a trattare le cose celesti, componendo un’opera in ottava rima intitolata ''Sphaera Mundi''.... Fu stampata in Firenze nel 1482, e poi nel 1513 a petizione ''di Ser Piero Pacini da Pescia'', indi ancora in Venezia fu ristampata nel </ref> Guglielmo<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> pjb7385fi9bzbebe4hu1leh0w5tcaq9 Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/78 108 43850 3839038 2396399 2026-05-21T08:39:23Z Candalua 1675 3839038 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{§|Becchi|Becchi}} Vescovo Fiesolano, che dedicò un’opera ''de Cometa'' a Pietro de’ Medici nel 1456, e quanti allora e poi furono gloria e splendor di Toscana per quelle scienze, di cui sempre mostrossi ricchissima in ogni maniera. Quindi i loro navigatori furono molti, sinchè il Vespucci meritò di lasciar il suo nome al nuovo emisfero, come gli altri italiani per ogni parte furono primi ad aprir quella strada.»<ref>Bettinelli. Risorgimento ecc. part. {{Sc|i}} cap. 6 pag. 309 310.</ref> Il Toscanelli morì a’ 15 di maggio del 1482.<ref>Tiraboschi l. c. n. 38. Della vita del Toscanelli ragiona distesamente lo Ximenes, il quale inoltre ha illustrato da pari suo le lettere che rimangono del Toscanelli. (V. Introd. al Gnom. Fior. pag. {{Sc|lxxiii}} - {{Sc|xcix}}). Paolo che da prima s’era dato alla Medicina invogliò della Gramatica e delle Matematiche per opera del famoso Filippo Brunelleschi (ivi).</ref> Circa a questo tempo morì ancora Pietro della Francesca, di Borgo S. Sepolcro, pittore che nella prima sua giovinezza, e poi, perduta la vista, di nuovo nella vecchiaja, fu grande coltivatore delle matematiche e lasciò parecchie scritture di geometria e di prospettiva, che diconsi trasportate dopo la sua morte nella biblioteca vaticana. Il {{AutoreCitato|Giorgio Vasari|Vasari}} accusò Fra Luca Pacioli d’essersi appropriati alcuni manoscritti di Pietro, del quale fu discepolo, e d’essersene spacciato per autore. Della quale accusa il Tiraboschi lo assolve<ref>Ved. Stor. della lett. ital. Tom. VI lib. 3 cap. 7 n. 22 e Tom. VII lib. 2 cap. 2 n. 36, e la Biografia Universale.</ref>. E trovandoci così di nuovo pervenuti alla fine di quel periodo di tempi, di che ho assunto di parlare, uscirò ormai di Toscana per discorrere delle altre parti d’Italia. <ref follow="pag69">1534." (Ximenes l. e. pag. {{Sc|xcix}}). — Coetaneo al Toscanelli pare essere stato ancora Andrea Sommario, citato dal Pico (ivi pag. {{Sc|lxxvii}}).</ref><noinclude> <references/></noinclude> grtk4bpb8xbi7kkkmrx4e6lcdxl2zbt Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/87 108 43859 3839039 2396409 2026-05-21T08:39:58Z Candalua 1675 3839039 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|79}}</noinclude>{{Nop}} Nè punto più in pregio, che anzi piuttosto maggiormente trascurate si hanno da dire le Matematiche in Pisa ne’ tempi appunto che l’algebra aveva tanti cultori a Firenze. Imperocchè allo studio pisano non fu dato luogo nè manco all’astrologia, sotto il qual nome o la genuina astronomia si denotava, o questa per lo meno a quella si associava, se non se nell’anno 1484, nel quale a Domenico Pagagnotto, professore di teologia fu dato il carico d’insegnare astrologia<ref>«Difficile est reperire quid de illius aetatis mathematicis dicas... Qui hanc profitebantur scientiam, nullum aliud praeceptum artis esse putabant, quam quod in Euclide continetur. Si quid vero majus aliquid pollicebantur, id spectabat unice ad fallendos homines, non secus ac si artem tenerent cognoscentem, videntem, et praevidentem futura... Cum primum restaurata fuit Academia Per Laurentium Mediceum, minime provisum fuit, ut haberent discipuli unde haec discerent. Id vehementer ipsi semel iterumque petierunt, atque propterea an. 1484 Dominico Pagagnotto... theologiae Doctori superadditum munus fuit docendae Astrologiae.» Fabroni. Historiae Academiae Pisanae Vol. {{Sc|i}} Cap. {{Sc|viii}} pag. 326-327.</ref>. E soltanto nel 1500 si cominciò ad insegnarvi Geometria.<ref>«Decorum sane fuit Academiae, quod non omni tempore defuerunt, qui eruditum Geometrarum pulverem discipulos tractare docuerit. Id primum oneris commissum fuit an. 1500 Minoritae Lucae Paciolio in S. Sepulcri Burgo nato, qui multum ingerii habebat ad mathematicas disciplinas....» ibi, pag. 327.</ref> Come a Bologna ed a Padova e a Pisa, così pure altrove era l’ordinamento degli studj; e le scienze esatte erano lasciate fuori dalla cerchia delle materie Pubblicamente insegnate, o per noncuranza, o perchè, ne’ loro elementi almeno, presupposte in chi attender volesse alla scienza degli astri<ref name="pag79">Uno Statuto di Modena del 1328, riportato dal {{Ac|Ludovico Antonio Muratori|Muratori}}, contiene ne la determinazione di chiamare ''unum bonum Legistam'' </ref>. Perciò vediamo<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> f9byk5185fcwfwe5jbx76epikwvv7uq Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/88 108 43860 3839040 2396410 2026-05-21T08:40:31Z Candalua 1675 3839040 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}80</noinclude>che nello studio di Padova non si cominciò ad insegnare da se la geometria, e forse l’algebra, che alla metà del secolo scorso<ref>«Schola haec (''Geometriae''), quam decem ante annis Senatus instituendam censuit, anno demum {{Sc|mdccli}} aperta est... Euclidis Elementa pensi loco assignata sunt quorum interpretationem singulis annis absolvere teneretur; ne, qui ad graviora Universitatis studia contenderent, diutius quam par est, in Geometricis {{Pt||{{#section:Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/89|note1}}}}</ref>. Per lo innanzi ivi non era <ref follow="pag79">''sive Doctorem forensem ad legendum Leges in ipsa Civitate ad salarium centum quinquaginta Librarum Mutinensium pro quolibet anno. Et unum Doctorem sive Lectorem terrigenam conventatum in Artibus ad legendum Medicinam ad salarium centum Librarum Mutinensium. Et unum Lectorem forensem ad legendum Summam Notariae, et Institutam ad salarium quinquaginta Librarum Mutinensium''. (Dissert. sopra le Antichità Ital. compendiate dall’ Autore. Tom. {{Sc|iii}} Diss. 44 pag. 15).<br /> {{nbsp|5}}Uno Statuto di Vercelli del 1341 riferito dal ch. cav. Vittorio Mandelli, volendo ''quod in civitate Vercell. quae inter caeteras civitates Italiae studiis scientiarum et artium praedictarum est laudibus ipsarum et privilegiis preconia praedotata, in qua etiam ab antiquo studium esse consuevit, sit et esse debeat semper et in perpetuum studium generale''; commette al Podestà di far sì ''quod sint et esse debeant ad salarium dictae civitatis in ipsa civitate qui continue in eadem civitate legant in ipsis scientiis duo doctores ordinarii in legibus et qui legant ordinarie, et unus tertius qui legat extraordinarie in legibus scilicet Digestum novum et Infortiatum, et quartus qui legat Volumen, et in jure Canonico duo, unus quorum legat Decretales, alter Decretum, et sit etiam unus qui legat in Arte Medicinae; et similiter unus Stazonerius, qui habeat et teneat continue in sua stazone pecias bene correctas in omnibus scientiis et facultatibus suprascriptis ad praestandum et comodandum pro competenti remuneracione omnibus scribere et exemplare volentibus....» (Studii Storici sul Comune di Vercelli nel Medio Evo. Libr. {{Sc|iii}} Cap. 5 §. 3 n.<sup>o</sup> 412 in nota).</ref><noinclude> <references/></noinclude> 9dlxblxvz34iyj3pyxwz92741my9brb 3839042 3839040 2026-05-21T08:41:25Z Candalua 1675 3839042 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}80</noinclude>che nello studio di Padova non si cominciò ad insegnare da se la geometria, e forse l’algebra, che alla metà del secolo scorso<ref name="pag80">«Schola haec (''Geometriae''), quam decem ante annis Senatus instituendam censuit, anno demum {{Sc|mdccli}} aperta est... Euclidis Elementa pensi loco assignata sunt quorum interpretationem singulis annis absolvere teneretur; ne, qui ad graviora Universitatis studia contenderent, diutius quam par est, in Geometricis </ref>. Per lo innanzi ivi non era <ref follow="pag79">''sive Doctorem forensem ad legendum Leges in ipsa Civitate ad salarium centum quinquaginta Librarum Mutinensium pro quolibet anno. Et unum Doctorem sive Lectorem terrigenam conventatum in Artibus ad legendum Medicinam ad salarium centum Librarum Mutinensium. Et unum Lectorem forensem ad legendum Summam Notariae, et Institutam ad salarium quinquaginta Librarum Mutinensium''. (Dissert. sopra le Antichità Ital. compendiate dall’ Autore. Tom. {{Sc|iii}} Diss. 44 pag. 15).<br /> {{nbsp|5}}Uno Statuto di Vercelli del 1341 riferito dal ch. cav. Vittorio Mandelli, volendo ''quod in civitate Vercell. quae inter caeteras civitates Italiae studiis scientiarum et artium praedictarum est laudibus ipsarum et privilegiis preconia praedotata, in qua etiam ab antiquo studium esse consuevit, sit et esse debeat semper et in perpetuum studium generale''; commette al Podestà di far sì ''quod sint et esse debeant ad salarium dictae civitatis in ipsa civitate qui continue in eadem civitate legant in ipsis scientiis duo doctores ordinarii in legibus et qui legant ordinarie, et unus tertius qui legat extraordinarie in legibus scilicet Digestum novum et Infortiatum, et quartus qui legat Volumen, et in jure Canonico duo, unus quorum legat Decretales, alter Decretum, et sit etiam unus qui legat in Arte Medicinae; et similiter unus Stazonerius, qui habeat et teneat continue in sua stazone pecias bene correctas in omnibus scientiis et facultatibus suprascriptis ad praestandum et comodandum pro competenti remuneracione omnibus scribere et exemplare volentibus....» (Studii Storici sul Comune di Vercelli nel Medio Evo. Libr. {{Sc|iii}} Cap. 5 §. 3 n.<sup>o</sup> 412 in nota).</ref><noinclude> <references/></noinclude> gdkdrst3shyb8qmgwb4lgncpryrjoys Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/89 108 43861 3839043 2396411 2026-05-21T08:42:28Z Candalua 1675 3839043 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|81}}</noinclude>che un solo professore ''d’Astronomia e di Meteore''<ref>«{{Sc|mdccxl. xiii}} Kal. oct. ''Lodovicus Ripa'' Venetus, ''Astronomiae et Meteororum'' professor, Syndicus. Excitato per haec tempora, ut sua sunt cuique litterarum generi fata, vehemente quodam Mathematicae disciplinae studio, Magistratus censuit, professorem unum diebus vacantibus docentem, nec iis ipsis omnibus, minime sufficere. Itaque ad Senatum retulit anno sequenti de nova aperiendo schola, in qua diebus ordinariis Euclidis Elementa traderentur. Senatus probavit, jussitque {{Sc|vi}} Kal. maj. virum idoneum conquiri, et cetera fieri, quae ad rem pertinerent. Post decennium constituta schola est, eique locus in Gymnasio datus.» Facciolati l. c. pag. 247, 248.</ref> detto altresì di ''Matematica ed Astronomia''<ref>«Sub finem saeculi hujus ({{Sc|xiv}}) scholam ''Federicus Chrysogonus'' Jadertinus.... Sed jam schola haec (''Astrologiae'') a divinandi studio discesserat, et ''Astronomiae'' nomen sumpserat; tum autem totam Mathesim complexa titulo quoque nobiliori in Rotulis uti coepit, ''de Mathematica et Astronomia''... Decreto autem {{Sc|iii}} kal. jul. {{Sc|mdvi}} cautum est, ne duae istae facultates in posterum separarentur...» Facciolati l. c. pag. 117-118.</ref>. Ma se in tal modo non rigurgitavano le aule delle università di torme di studenti, che aspirassero al pomposo titolo d’Ingegneri <ref name="pag81">''Pomposo'' appello il titolo d’Ingegnere per riguardo a ciò che si suppone comunemente sia per esso significato, cioè un vero e buon matematico. Ma in origine tanto era dire ''Ingegnere'', quanto ora ''Macchinista'', e ingegnere si dicea perchè fabbricatore di ''ingegni'', o come ora diremmo volgarmente di ''congegni''. Nella Cronica parmense (citata di sopra) si parla dell’alzamento del Campanile di S. Pietro, e vi si legge «... ''vere nescitum fuit cujus expensa fieret. Sed quidam nomine Magister Thebaldus''</ref>, non erano perciò le scienze {{Pt|matema-|matematiche}} <ref follow="pag80">rudimentis haererent: ''Credibile autem est'', ipsa quoque Analyseos principia et elementa hoc nomine Magistratum comprehendi voluisse.» J. Facciolati. Fasti Gyinnasii Patavini. Patavii, 1757, Manfrè. Part. {{Sc|iii}} pag. 329.</ref><noinclude> <references/></noinclude> bcxhtut5ymztmav16ty5c22mxb17ogf 3839044 3839043 2026-05-21T08:42:51Z Candalua 1675 3839044 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|81}}</noinclude>che un solo professore ''d’Astronomia e di Meteore''<ref>«{{Sc|mdccxl. xiii}} Kal. oct. ''Lodovicus Ripa'' Venetus, ''Astronomiae et Meteororum'' professor, Syndicus. Excitato per haec tempora, ut sua sunt cuique litterarum generi fata, vehemente quodam Mathematicae disciplinae studio, Magistratus censuit, professorem unum diebus vacantibus docentem, nec iis ipsis omnibus, minime sufficere. Itaque ad Senatum retulit anno sequenti de nova aperiendo schola, in qua diebus ordinariis Euclidis Elementa traderentur. Senatus probavit, jussitque {{Sc|vi}} Kal. maj. virum idoneum conquiri, et cetera fieri, quae ad rem pertinerent. Post decennium constituta schola est, eique locus in Gymnasio datus.» Facciolati l. c. pag. 247, 248.</ref> detto altresì di ''Matematica ed Astronomia''<ref>«Sub finem saeculi hujus ({{Sc|xiv}}) scholam ''Federicus Chrysogonus'' Jadertinus.... Sed jam schola haec (''Astrologiae'') a divinandi studio discesserat, et ''Astronomiae'' nomen sumpserat; tum autem totam Mathesim complexa titulo quoque nobiliori in Rotulis uti coepit, ''de Mathematica et Astronomia''... Decreto autem {{Sc|iii}} kal. jul. {{Sc|mdvi}} cautum est, ne duae istae facultates in posterum separarentur...» Facciolati l. c. pag. 117-118.</ref>. Ma se in tal modo non rigurgitavano le aule delle università di torme di studenti, che aspirassero al pomposo titolo d’Ingegneri <ref name="pag81">''Pomposo'' appello il titolo d’Ingegnere per riguardo a ciò che si suppone comunemente sia per esso significato, cioè un vero e buon matematico. Ma in origine tanto era dire ''Ingegnere'', quanto ora ''Macchinista'', e ingegnere si dicea perchè fabbricatore di ''ingegni'', o come ora diremmo volgarmente di ''congegni''. Nella Cronica parmense (citata di sopra) si parla dell’alzamento del Campanile di S. Pietro, e vi si legge «... ''vere nescitum fuit cujus expensa fieret. Sed quidam nomine Magister Thebaldus''</ref>, non erano perciò le scienze {{Pt|matema-|}} <ref follow="pag80">rudimentis haererent: ''Credibile autem est'', ipsa quoque Analyseos principia et elementa hoc nomine Magistratum comprehendi voluisse.» J. Facciolati. Fasti Gyinnasii Patavini. Patavii, 1757, Manfrè. Part. {{Sc|iii}} pag. 329.</ref><noinclude> <references/></noinclude> k0d2l5drmac1zkxxzpt0kdykesyoyx9 Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/90 108 43862 3839045 3138978 2026-05-21T08:43:34Z Candalua 1675 3839045 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}82</noinclude>{{Pt|tiche|matematiche}} tanto povere di cultori, quanto altri potrebbe dedurre dal non essere pubblicamente insegnate negli Studj più celebri. Ed invero, per tacere degli astrologi che pure conseguiron l’onore d’essere chiamati in Francia<ref>{{Ac|Girolamo Tiraboschi|Tiraboschi}}, St. della Letter. ital. Tom. {{Sc|v}} Lib. {{Sc|ii}} cap. 2 n. 22.</ref>, Padova nel secolo {{Sc|xiv}} avea di che insuperbire pe’ suoi Dondi, a’ quali il cognome aggiunto ''dall’Orologio'' conservava memoria d’una delle più belle invenzioni meccaniche che sieno state mai ideate, e che fu eseguita, e descritta da Giovanni Dondi professore d’astronomia in Padova nel 1352, e poi di medicina in Firenze nel 1368, ed amicissimo del {{Ac|Francesco Petrarca|Petrarca}}. Il volgo appellava Orologio quella macchina insigne la quale ''Planetario'' fu nominata dall’autore, che tutti vi avea combinati i movimenti de’ corpi celesti<ref>Ivi. n. 31 e seg. Ved. le note aggiunte nella seconda edizione al n. 33.</ref>. E il fratello di lui, Gabriele, non può essere passato sotto silenzio, chè sebbene siano forse smarrite le opere da lui composte e come medico e come astronomo (in quella famiglia pare andasse congiunto l’amore a queste due scienze), rimane per altro memoria di Tavole {{Pt|astrono-|}} <ref follow="pag81">''Miliolus, magister campanarum et lignaminis et muri, valde bonus magister et'' inzignerius ''superstetit ad dictum laborerium fieri faciendum''.» pag. 287.<br /> {{nbsp|5}}Anche in inglese ''Engineer'' viene da ''Engine'', Macchina, ordigno, ingegno.<br /> {{nbsp|5}}Vero è per altro che assai antico in Lombardia è l’uso di chiamare ''ingegneri'' gli esperti in Idraulica; ed in un tratto del Ghirardacci, recato dal Tiraboschi, trovo che nel 1289 Obizzo Signore di Ferrara e di Modena, e i due Comuni di Bologna e di Modena stabilirono di ''cavare il Panaro fiume cominciando di sotto nelle Valli, facendo la sgherbata, dove meglio giudicheranno gli'' Ingegneri.» Diz. Tipogr. Tom. {{Sc|ii}} pag. 175.</ref><noinclude> <references/></noinclude> 76kv20ahatja79xi1m5kbr1m1gms3dy Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/91 108 43863 3839046 3138979 2026-05-21T08:43:51Z Candalua 1675 3839046 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|83}}</noinclude>{{Pt|miche|astronomiche}} da lui fatte per sopperire ai difetti e alle inesattezze delle famose Tavole Alfonsine.<ref>Ivi n. 34.</ref> Altri matematici non trovo di questo secolo, fuori di Toscana: intendo uomini che alle matematiche pure o applicate dedicassero la loro vita. Ma i lavori architettonici, ed idraulici di questi tempi fan vedere assai chiaro che non potevano essere bambine la geometria ed il calcolo. Ma giusto è ancora tenere memoria di chi, datosi ad ad altri studj, seppe trovar tempo di rivolgersi pur anco alle matematiche, e lasciò ne’ suoi scritti saggio del suo valore. Per quanto adunque possa parere strano che nel novero de’ matematici italiani sia registrato il nome dell’oracolo più famoso, per molti secoli, nelle scuole della Giurisprudenza, io nominerò qui {{§|Bartolo|Bartolo da Sassoferrato}}. E non mi voglio contentare di ripetere soltanto le parole del Tiraboschi: «Il breve corso di vita ch’egli ebbe ci rende ancor più degno di maraviglia l’ingegno e il sapere di Bartolo che in sì pochi anni tanto imparò e tanto scrisse. Nè egli si stette racchiuso entro i soli studj legali, ma sul finir della vita si volse ancora allo studio ''della geometria'', e perfino della lingua ebraica, come pruovano il Panciroli, e il Co. Mazzuchelli.»<ref>Ivi cap. 4 n. 24. Il Co. Gio. Battista Corniani aggiunge che nello studio della geometria Bartolo ebbe a maestro ''fra Guido di Perugia'' (I Secoli della Letter. Ital. Brescia, 1818, {{AutoreCitato|Nicolò Bettoni|N. Bettoni}} Vol. {{Sc|i}} pag. 365). Anche di questo matematico perugino non ho trovato il nome nell’Opera del {{AutoreCitato|Giovan Battista Vermiglioli|Vermiglioli}} intorno agli scrittori perugini.</ref> Ma dirò che si guardi a’ due suoi trattati ''de Fluminibus'', e ''de Insula'', e si vedrà come Bartolo avea messo in pratica il suo<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> rvahxhi9oile5opv3wrvzgck2msvpu1 Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/92 108 43864 3839047 2396414 2026-05-21T08:44:31Z Candalua 1675 3839047 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}84</noinclude>principio che le scienze tutte doveano servire, quasi ancelle, alla Giurisprudenza; e come erano a lui famigliari la verità e le nozioni geometriche, agli altri giurisperiti sconosciute in allora.<ref>«Quia circa divisiones eorum, quae per alluvionem adjiciuntur, quaestiones plures vidi, quarum doctrinam dare impossibile arbitror, nisi res inspectione oculorum inspiciatur; ideo figuras ad oculum demonstrantes inserui, per quas illa sola docere intendo, ''quae communiter ignorantur:'' et in hoc utar aliquibus conclusionibus geometricis. Nec hoc quis arbitretur incongruum: ''quia omnis scientia ancillatur huic; est enim haec Architectita de aliis cunctis disponens.''» Bart. Tract. ''de Flumin''. nell’edizione di Torino, 1574, per Nic. Bevilacqua: ''Consilia Quaestiones et Tractatus Bartoli a Saxoferrato''. cart. 137.</ref> Nel secolo seguente {{Sc|xv}} altri nomi illustri presenta la storia, e per tacere qui del {{AutoreCitato|Biagio Pelacani|Pelacani}}, e di Vittorino, che più sopra ci son venuti sotto la penna, nominerò il bolognese {{§|Bianchini|Giovanni Bianchini}}, «che fu uomo in astronomia dottissimo; e ne son prova le Tavole de’ movimenti de’ Pianeti stampate più volte anche nel secol seguente; e per le quali egli ottenne dall’imperator Federico a se e a suoi agnati il privilegio di aggiungere alla propria divisa l’aquila imperiale.»<ref>{{AutoreCitato|Girolamo Tiraboschi|Tiraboschi}}, {{TestoCitato|Storia della letteratura italiana (Tiraboschi)|Stor. della Letter. Ital.}} Tom. {{Sc|vi}} Lib. {{Sc|ii}} cap. 2 n. 33. Ivi sono indicati due opuscoli inediti del Bianchini; ed è discussa la quistione se veramente Bolognese o Ferrarese egli fosse per nascita.</ref> Nominerò ancora, ad alto e bello onore, quel Domenico Maria Novara, ferrarese,<ref name="pag84">''Navarra'' e non ''Novara'' lo chiama il Corniani (Vol. 3 pag. 161). Ma ciò non può essere che un errore di stampa o di penna: imperocchè il cognome di questo Astronomo nasceva dalla sua patria d’origine che fu per appunto Novara. "Il primo de’ suoi </ref> cui toccò la sorte e<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> myqylmc2m4zxijnd36j14yyh6ibxwdi Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/93 108 43865 3839048 3479537 2026-05-21T08:44:58Z Candalua 1675 3839048 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|85}}</noinclude>la gloria d’avere avuto a scolaro ed a compagno nelle astronomiche osservazioni il {{Ac|Niccolò Copernico|Copernico}}. Il quale, se è vero che da alcuno abbia ricevuta la prima idea del sistema o ipotesi che ha reso immortale il suo nome, è assai probabile che la ricevesse dal Novara «uomo d’ingegno ardito e nulla schiavo de’ pregiudizj.»<ref>{{AutoreCitato|Girolamo Tiraboschi|Tiraboschi}}, l. c. n. 34.</ref> Ma non voglio tacere altro uomo di sì straordinario ingegno, e di estesissima fama, che morto conservò il titolo dato a lui vivente, di Fenice degl’ingegni. Nello sterminato suo sapere egli non dimenticò le matematiche; molte tesi ne incluse in quelle novecento di teologia, e d’ogni genere di filosofia, che si offeriva, a 23 anni d’età, di sostenere pubblicamente in Roma disputandone contro chiunque volesse opporgli. E inoltre scrisse «dodici libri contro l’astrologia giudiziaria, in a cui con ragioni comunemente assai sode e con molta erudizione combatte le follie di quella pretesa scienza.» Io godo d’aver potuto annoverare in questo scritto {{Ac|Giovanni Pico della Mirandola|Giovanni Pico}}, perchè, oltre la fama ed i pregi straordinarj dell’ingegno suo, fu altresì di sincera e non comune pietà, sicchè le sue ''rare virtù'', per dirlo colle parole del {{AutoreCitato|Girolamo Tiraboschi|Tiraboschi}}, ''del più dotto uomo di quell’età formarono ancora il più amabile e il più saggio''.<ref>Ivi n. 22, 23, 24.</ref> <ref follow="pag84">che venne a Ferrara, e vi mise casa, fu Bertolino, persona, dice il Pigna, ''di buona famiglia e di molta stima'' invitato dal Marchese Nicolò II al suo servigio colla carica d’ingegnere. Più fabbriche disegnò, e fra le altre il Castello di maravigliosa struttura, il quale fu cominciato nel settembre del 1385.... L’uso di chiamarlo Bertolino di Novara cambiò a lui e a’ suoi discendenti in quello di Novara il cognome gentilizio di ''Ploti''.» {{§|Barotti|Barotti}}, Mem. istoriche di letterati ferraresi Vol. {{Sc|ii}} pag. 26-27, Ferrara, 1793.</ref><noinclude> <references/></noinclude> r6ggnb38pwlouayofspyhanlvqfet8g Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/98 108 43872 3839049 3473714 2026-05-21T08:45:28Z Candalua 1675 3839049 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|90||}}</noinclude>{{Nop}} Ma questa distinzione fra l’aritmetica semplicemente pratica e mercantile, e la teorica congiunta con l’analisi se potè trovar luogo fra la gente volgare intenta solo al guadagno, non poteva essere accolta dal senno della Veneta Repubblica, la quale prima di qualunque altro governo ne istituì pubbliche cattedre.<ref>«... Il non aversi sentore di scuole fondate (in Venezia) a beneficio della scienza legale, convince che i Padri inclinarono più tosto a indirizzare le persone verso que’ studj, l’uso de’ quali era più famigliare, e quasi richiesto dalle nostre costituzioni. Manifesto esempio di ciò apparve nella Filosofia, i cui professori non tardarono a frammischiarvi anche l’algebra, ossia l’Aritmetica universale, tosto che in Italia si conobbe: e ciò per essere facoltà bisognevole ai negozianti: ''nè sappiamo che altrove se ne sia tenuta così tosto pubblica lettura''. Della Letteratura Veneziana. Libri otto di Marco Foscarini. Vol. {{Sc|i}} Padova, 1752. pag. 82.</ref> E bella lode delle scuole matematiche di Venezia si è che ad esse sotto al magistero di Messer Domenico Bragadino si formasse quel Fra Luca Pacioli, che, siccome ho già detto, segna quell’estremo confine che non intendo travalicare in questo scritto. I nomi di chi innanzi al Bragadino abbia professato e coltivato le matematiche in Venezia, non sono a noi pervenuti: e sebbene sia verisimile per le parole del Foscarini, che i professori di filosofia insegnassero ancora l’Aritmetica e l’Algebra<ref>De’ contemporanei di Fra Luca parecchi sono conosciuti perchè da lui nominati nelle sue opere; come ''Marco Sanudo'', dal quale fu eccitato a pubblicare l’opera sua, e che egli appella astronomo consumato, eminente nell’aritmetica, eccellentissimo nella geometria; ed ''Antonio Cornaro'' suo condiscepolo sotto la dottrina del Bragadino; ed ''Isidoro Bagnuoli'' pievano di Santo Apostolo in Venezia, dal quale, come dal Sannuto, dichiara aver ricevuto favore ed ajuto nella pubblicazione dell’opera sua. Ma non occorre, in questo luogo, trar fuori tutti i nomi proprj menzionati da Fra Luca.</ref>, non conviene {{Pt|alte-|}}<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> 7oajge872rx9o6655l9j35wuuk87fa3 Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/99 108 43873 3839050 2396421 2026-05-21T08:46:02Z Candalua 1675 3839050 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|91}}</noinclude>{{Pt|rare|alterare}} la schietta e nuda verità storica spaziando con congetture pei troppo vasti campi del probabile. Ed anche non havvene uopo alcuno: troppo insigne documento storico pur rimanendoci della perizia de’ veneziani in fatto di Matematiche, in ciò che si conosce de’ progressi per loro fatti nella nautica. E tali sono l’applicazione dell’Astrolabio e della Trigonometria alla navigazione. So bene che lo Spotorno, tenero quanto altri mai della fama di {{AutoreCitato|Cristoforo Colombo|Cristoforo Colombo}}, si sforza di attribuire a quest’uomo grande il merito d’avere pel primo adoprato l’astrolabio in mare; e giunge a paragonare il pregio di tale pratico uso a quello della scoperta del nuovo mondo.<ref>«Egli (il Colombo) misurava il suo cammino (in mare) per mezzo delle Stelle: ciò vuol dire, ch’egli applicava l’uso dell’astrolabio alla navigazione: la qual lode è pur confermata al Colombo dallo storico spagnuolo Oviedo. Or la navigazione non sarebbe mai stata perfetta senza l’uso dell’astrolabio e senza la cognizione della varietà nella direzione dell’ago calamitato. Poteva il caso o l’ardimento d’un uomo spingere a’ lidi ignoti del nuovo Mondo un naviglio: ma l’applicare alla navigazione il magnetismo e l’astronomia sono effetto della scienza e non del caso: e scoperte non meno pregevoli all’occhio del filosofo, che quella stessa dell’ignoto emisfero.» Spotorno, Storia letter. della Liguria. Tom. {{Sc|i}} pag. 294.</ref> Ma essendo certo che ciò già facevano i Veneziani <ref name="pag91">«Nella Carta de’ Zeni i gradi (di latitudine) non vi mancano, donde ne deduco che i Veneziani sapessero anche far uso in mare dell’Astrolabio, e levare le altezze dalla tramontana o col sole.» Formaleoni. Saggio sulla Nautica antica de’ Veneziani. Venezia, 1785. pag. 26.<br />{{nbsp|5}}«Prima di lui (del Colombo) il nostro Cadamosto non levò forse l’altezza delle spiaggie d’Africa fino al grado 11.<sup>o</sup>? .... E </ref>, parmi che il troppo zelo dello Spotorno<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> 1nq9ya3limldteq8ks3i56inq4ym4zf Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/100 108 43874 3839051 3138968 2026-05-21T08:46:28Z Candalua 1675 3839051 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}92</noinclude>più tosto che crescere una foglia alla corona del Colombo, ne sfrondi quella che generalmente era da accordare ai navigatori genovesi. Perché mi sa probabile, che il Colombo seguisse una pratica già usata presso i suoi concittadini. Sicchè potrà lasciarsi dubbio quale delle due marittime città italiane precedesse l’altra in quest’uso: ma che in una sola, quasi come suo privato monopolio, si costringesse l’uso dell’astrolabio, non mi sembra probabile. <ref>Veggasi il Card. Zurla nelle Dissertazioni sopra Marco Polo ed altri viaggiatori Veneziani Vol.{{Sc|1}} pag. 341 in nota. — Ho detto come probabile che nell’uso dell’astrolabio i Genovesi avessero seguito l’esempio e la pratica de’ Veneziani; nè veggo ragione di modificare il mio detto. È per altro riflessibile l’osservazione del Card. Zurla circa uno sbaglio nella computazione de’ gradi commesso dal Colombo nella relazione di un suo viaggio alle terre australi nel 1477; «io ne deduco (così egli) che a quell’epoca non ancora egli possedesse l’arte di levar le altezze coll’Astrolabio, come poi fece ne’ suoi viaggi famosi al nuovo mondo dopo tre lustri.» (Vol. {{Sc|i}} pag. 27 in nota).</ref> Ma la prova più bella della valentia de’ veneti nelle matematiche si ha nell’applicazione da essi fatta della <ref follow="pag91">prima ancora del Cadamosto aveano i Zeni rilevate le altezze delle terre e isole artiche da essi scoperte ... (ivi pag. 55).<br /> {{nbsp|5}}«Quel suo portolano (dell’anconitano Benincasa) del 1471 è il primo certamente in cui si veggano segnati distintamente i gradi di latitudine. Vi sono segnati dall’11 fino al 64 ad uno ad uno .... Può essere, che Colombo fosse il primo che insegnasse agli Spagnuoli l’uso dell’Astrolabio in mare, come pare che inclini a credere l’Oviedo; ma non fu già egli il primo a porlo in opera.... Altrimenti come poteva il Benincasa segnare tanto esattamente le latitudini di luoghi collocati nell’Oceano?...» Formaleoni. Illustrazione di due Carte antiche della Biblioteca di S. Marco. pag. 45 e 46.</ref><noinclude> <references/></noinclude> eoclmlij0x1uneyj9vyulk70rjc5nii Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/101 108 43875 3839052 2396311 2026-05-21T08:46:55Z Candalua 1675 3839052 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|93}}</noinclude>Trigonometria alla Nautica, e nell’averla agevolata con l’uso del calcolo decimale. Il che non deve essere inteso quasi che pienamente sviluppato essi abbiano questo calcolo; il quale, anzi, parrebbe doversi meravigliare che mentre è sì naturalmente connesso col sistema dell’aritmetica moderna, abbia tanto tardato a ricevere l’incremento e la diffusione recatagli soltanto in queste ultime e a noi prossime generazioni. Ma dico in ogni cosa essere i primi passi, come i più difficili ed importanti, così i più degni di lode, e di riconoscenza, o se tanto non vuolsi, degnissimi d’essere ricordati. Ora le regole pratiche insegnate agli antichi piloti veneziani per calcolare a mente i viaggi marittimi erano tutte fondate sopra principj scientifici di trigonometria, e i numeri sopra de’ quali operavano erano presi dalla divisione del raggio in cento parti, tenendo calcolo (per usare le parole moderne) delle due prime cifre, e trascurando le successive di decrescente valore. Giuseppe Toaldo che pel primo osservò ed illustrò un’antica ''Rason del Martologio, per la qual rason se puol navegare a mente''<ref name="pag95">Per ''Martologio'' dubitava il Toaldo si dovesse leggere ''Marilogio'', ''Regola del Mare'', il che (dic’egli) pare ragionevole. Non parve molto ragionevole al Formaleoni che fosse vocabolo misto di veneziano e di greco, «perchè questo strano innesto è senza esempio nella lingua veneziana» (pag. 29). E ne consultò il dotto e celebre Abate Morelli, che gli rispose: «Pare a me che la voce veneziana ''Martolojo'' adoperata nella carta nautica d’Andrea Bianco o ''Martologio'' (è peraltro stampato anche qui ''Martelojo'' senza differenza alcuna) come nel codice illustrato dal sig. prof. Toaldo, tragga la sua origine dal greco donde molte parole veneziane è già noto che sono derivate; e la desinenza della voce ce lo dà anche a conoscere. Conghietturo che provenga, benché corrottamente, dalla voce greca </ref>, fu d’avviso che autore<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> 5ryrfzb1a2rjvvp7cw8pxem3bxqw7oo Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/102 108 43876 3839053 3660901 2026-05-21T08:47:18Z Candalua 1675 3839053 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}94</noinclude>di quella regola fosse Giovanni Muller di Königsberg, noto sotto il nome latinizzato di Regiomontano, al quale è attribuita la lode d’aver introdotte nell’aritmetica le frazioni decimali<ref>«Egli (il Regiomontano) introdusse un miglioramento di grande rilievo nella aritmetica vale a dire le frazioni decimali...» Pagliani. Storia dell’Aritm. pag. {{Sc|xlix}}</ref>, e che nel 1462 diede in Padova pubbliche lezioni, e nel 1463 passò a Venezia per conferire col {{§|Bessarione|Cardinal Bessarione}} circa la correzione del Calendario. «In questi anni dunque (dice il Toaldo) è probabile che o in Padova dove concorrevano molti giovani Patrizj allo Studio, o in Venezia, dove i forestieri sono sempre bene accolti e le belle dottrine applaudite, conversando comunicasse a’ Veneziani questa regola di navigare, o piuttosto che occasionalmente la inventasse, voglio dire, che pensasse di applicare la Trigonometria alla Navigazione.»<ref>Saggi di Studi Veneti ... di Giuseppe Toaldo professore di Padova. Venezia, 1782, per Gaspare Storti. pag. 60.</ref> Ma Vincenzo Formaleoni avendo trovato in alcune carte idrografiche disegnate nel 1436 da {{§|Bianco1|Andrea Bianco di Venezia}} quella medesima regola, ivi detta ''Amaistramento de navegar per la raxon de Marteloio'', pose in chiaro che non poteva essere stata inventata nè suggerita dal Regiomontano; e non senza apparenza di probabilità potè congetturare che più tosto di lì cavasse il {{Pt|mate-|}} <ref follow="pag95">ὁμαρτολογιον, ''Homartologium'', che è quanto dire Trattato o discorso che accompagna, dal verbo ὁμαρτέω che viene adoperato in senso d’accompagnare anche da Omero ''Iliad.'' ω v.38, e da Esiodo ''Opera et dies'' lib. {{Sc|ii}}, e in oltre dalla voce λογος, la quale è manifesto che significa Trattato, discorso o cose simili. Trattandosi di uno scritto che serve di guida a navigare, e insegna a far ciò a mente ossia a conto; non veggo altra significazione di quella voce che sia adattata.»</ref><noinclude> <references/>[[Categoria:Pagine con testo greco]]</noinclude> dutdx0h3f6kse4lzwrnnucby3e858kb Pagina:De' matematici italiani anteriori all'invenzione della stampa.djvu/103 108 43877 3839054 2396313 2026-05-21T08:47:38Z Candalua 1675 3839054 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}{{A destra|95}}</noinclude>{{Pt|matico|matematico}} allemanno l’idea di applicare i decimali alla Trigonometria dividendo, com’egli fece, il raggio in dieci milioni di parti<ref>«Proverò che i primi furono anche (i Veneziani) ad introdurre nella trigonometria l’uso del raggio diviso in decimali, e le tangenti stesse... Questa bella invenzione ingiustamente attribuita a quel tedesco, dotto invero e benemerito (Regiomontano), è d’un uso immemorabile presso di noi; nè so perchè dall’ingiusta posterità ne sia attribuito l’onore ad un alemanno che l’apprese certamente da noi, allorchè fu in Venezia nel 1463.» Formaleoni. Saggio sulla Nautica antica de’ Veneziani. Venezia, 1785. pag. 9.<br /> {{nbsp|5}}«Propriamente parlando in tutta questa Regola e in questi calcoli la dottrina del raggio diviso in decimali non è direttamente adoperata. Qui non si tratta che de’ lati de’ triangoli, dove non è determinato qual serva di raggio, il che poco importava ai marinaj, che lasciavano agli astronomi questi nomi a loro forestieri. Ma siccome ognun de’ lati d’un triangolo può prendersi per raggio d’un circolo, questi lati divisi in parti decimali contengono realmente i fondamenti della invenzione attribuita finora al Regiomontano, che pose a profitto le cognizioni de’ nostri antichi applicandole facilmente all’astronomia.» Formaleoni l. c. pag. 36.<br /> {{nbsp|5}}Avea scritto il Toaldo: «Fu il Regiomontano quel benemerito tedesco discepolo del Peurbacchio, e con esso ristoratore dell’Astronomia, quello che ridusse il Raggio del cerchio a decimali, valutandolo 10 milioni, cosa che porta un’infinitamente maggiore esattezza e comodo nel calcolare......; e fu il primo il Regiomontano ad introdurre nella trigonometria le ''tangenti''. Or, nella nostra Regola (del Martelogio) ritrovasi tanto l’uso delle decimali pel Raggio, quanto quello delle Tangenti: ''dunque la regola proviene del Regiomontano''. (pag. 60).<br /> {{nbsp|5}}Il raziocinio che conduce a questo ''dunque'' non ha la sicurezza delle dimostrazioni matematiche, e svanisce a fronte della comprovata anteriorità delle regole de’ piloti veneziani.</ref>. Perchè poi quell’Andrea<noinclude> <br /><br /> ---- <br /><references/></noinclude> 0r8r3n37f27diogy9zz97fw9lrjmfvg Discussioni utente:Xavier121 3 53560 3838813 3773470 2026-05-20T17:20:12Z MediaWiki message delivery 17789 /* Potresti avere diritto di voto alle elezioni dell'U4C. */ nuova sezione 3838813 wikitext text/x-wiki {{Utente:Xavier121/Intestazione}} {{Discussioni utente:Xavier121/Archivio}} * '''Discussioni''', dal ''10 novembre 2007'' al 24 dicembre 2007'' '''(18''' messaggi''')''' * '''Discussioni''', dal ''08 gennaio 2008'' al 30 dicembre 2008'' '''(68''' messaggi''')''' * '''Discussioni''', dal ''02 gennaio 2009'' al 25 dicembre 2009'' '''(128''' messaggi''')''' * '''Discussioni''', dal ''05 gennaio 2010'' al 30 dicembre 2010'' '''(79''' messaggi''')''' * '''Discussioni''', dal ''13 gennaio 2011'' al 30 dicembre 2011'' '''(35''' messaggi''')''' * '''Discussioni''', dal ''05 gennaio 2012'' al 17 dicembre 2012'' '''(38''' messaggi''')''' * '''Discussioni''', dal ''02 gennaio 2013'' al 24 novembre 2013'' '''(34''' messaggi''')''' * '''Discussioni''', dal ''08 febbraio 2014'' al 27 dicembre 2014'' '''(24''' messaggi''')''' * '''Discussioni''', dal ''25 gennaio 2015'' al 12 dicembre 2015'' '''(17''' messaggi''')''' * '''Discussioni''', dal ''19 gennaio 2016'' al 29 dicembre 2016'' '''(23'' messaggi''')''' * '''Discussioni''', dal ''09 gennaio 2017'' al 11 dicembre 2017'' '''(19'' messaggi''')''' * '''Discussioni''', dal ''03 gennaio 2018'' al 05 settembre 2018'' '''(15'' messaggi''')''' </div> <br /><div align="center">'''<span class="plainlinks">[http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Xavier121&action=edit&section=new Premi qui per lasciarmi un messaggio]</span>'''</div> == [[Indice:Leopardi - Canzone, Bologna, 1820.djvu]] == Ciao buon anno eccetera. sto girellando e sono capitato su questo breve lavoro che hai portato avanti tempo fa. Potrei anche finire, (è breve e semplice) però non ricordo come si fa a inserire quel disegnino nella pagina in alto. se ne metti almeno uno poi io copio incollo e verdizzo il tutto. Bye! --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 20:27, 2 gen 2019 : {{ping|Silvio Gallio}} Crop tool, qui un [[Pagina:Leopardi_-_Canzone,_Bologna,_1820.djvu/5|esempio]], buon anno anche a te :) --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 14:48, 4 gen 2019 (CET) ::Danke, pian poiano lo finisco. Ciao! --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 09:08, 5 gen 2019 (CET) ::::Hep! Ecco fatto. Però. Però ti chiedo la cortesia di controllare (sono molto arrugginito sulle politiche interne). Nell'ultima pagina si parla di un certo Vittorio che non so chi sia ed eventualmente linkare. Inoltre alcuni numeri di verso sono proprio attaccati al verso stesso e anche qui non so se lasciare o cambiare e se si, come. Sorry. Per il resto, che abbia visto io, in tutto mancava solo una virgola! complimenti. ciao --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 18:49, 6 gen 2019 (CET) == Tiraboschi == Ho le versioni "photo" dei primi 4 volumi di Tiraboschi, ma recenti sviluppi software mi suggeriscono di ripassare l'OCR; è importante verificare che FineReader non "fonda" i testi delle note laterali con il testo principale, ma le ignori del tutto opèpure le consideri "blocchi separati", il che implica un controllo pre-OCR pagina per pagina. Puoi farlo anche sui volumi che tratti tu? Grazie! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 15:00, 12 feb 2019 (CET) : Volumi I e II "ripassati", aspetto solo un'indicazione del nome definitivo e ricarico. Confermo, il "peso" dei djvu qualità photo (livelli disabilitati, qualità orioginale) si aggira sui 100 Mby. Eliminate le note laterali, che inquinavano parecchio l'OCR, il testo è buono ed è almeno discreto nelle aree a caratteri più piccoli (note a piè di pagina). Non vedo l'ora di vedere un tuo "prodotto" :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 00:04, 13 feb 2019 (CET) :: {{ping|Alex brollo}} sciogliamo anche ''parte'', mi pare ci sia il consenso della comunità: es. <code>Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo VI, parte 3, Classici italiani, 1824, IX</code>. In serata vedo di caricare il volume V: sono un po' in ritardo perché sto sfruttando questa breve pausa per aiutare anche un altro contributore, ma tranquillo che sono sul pezzo :P --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 09:24, 13 feb 2019 (CET) ::: Affare fatto, procedo con il confezionamento del template e il renaming dei file già caricati. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 10:48, 13 feb 2019 (CET) :::: {{Fatto}}. Se ce la fai, controlla il template {{tl|Tiraboschi 1822}}, e se non ci sono sviste, possiamo utilizzarlo come guida per i nomi dei file da caricare. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 12:40, 13 feb 2019 (CET) ::::: {{ping|Alex brollo}} [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Tiraboschi_-_Storia_della_letteratura_italiana,_Tomo_V,_parte_1,_Classici_Italiani,1823,_V.djvu caricata prima parte del tomo v], fammi sapere. --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 21:43, 13 feb 2019 (CET) :::::: Immagini ottime, OCR buono nel testo principale.... ma sono rimaste le "monnezze OCR" delle note laterali, forse non mi sono spiegatro bene sulla tecnica di eliminarle. Hai conservato il file Finereader per ripetere l'OCR? Sai come escludere le note laterali dall'interpretazione. Intanto io ho ricaricato il Volume 1 in modalità non compressa e con ripulitura (faticosa!) dell'OCR e si sta caricando il Volume II. :::::: Crea pure l'Indice! Se ricaricheremo il file le cose si sistemeranno da sè. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 00:03, 14 feb 2019 (CET) ::::::: {{ping|Alex brollo }}Ripulito OCR e ricaricato il volume V. '''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 22:04, 14 feb 2019 (CET) :::::::: Bene grazie! Ho rinominato il file per aggiungere uno spazio dopo una virgola. L'Indice è creato e viene agganciato dal template di navigazione. C'è una difformità in un singolo carattere rispetto allo schema standard (Classici Italiani invece di Classici italiani) ma io direi... pazienza! [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 00:20, 15 feb 2019 (CET) == Prima versione di superSplit == Al momento la prima versione di '''Split ultrarapido''' funzia così: # attivazione: scrivere nel proprio common.js il codice <code>importScript("Utente:Alex brollo/Split.js");</code>; # normalmente in visualizzazione pagina compare una linguella split se nella pagina esistono codici split (<nowiki>==[[Pagina:....]]==</nowiki>); in modifica la linguella non appare. una volta attivato lo script invece compare una linguella identica ''in edit'', sempre (anche quando la pagina NON contiene codici split); # cliccando la linguella split in una pagina in edit dove NON ci sono codici split si produce un alert di errore; # cliccandola in una pagina dove ci sono codici split, ''immediatamente'' lo split viene eseguito e tutti i testi split vengono cancellati; viene conservata solo l'eventuale testo precedente il primo split. Lo split, oltre che essere rapidissimo, è "distruttivo", in quanto sovrascrive pagine eventualmente esistenti. # nota: non serve che la pagina sia esistente; il tool legge direttamente il contenuto del box di edit così com'è (si può creare una pagina, copiaincollare nel box di edit il testo con codici split, lanciare lo split e uscire senza salvare la pagina). Per ora è una bozza, certamente ''per esperti'' perchè questo messaggio è l'unica documentazione esistente :-). Col tempo lo miglioreremo; mi raccomando, massima attenzione all'esattezza dei codici split, e in particolare al nome della pagina, perchè lui esegue brutalmente e ciecamente, veloce come un lampo. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 23:18, 22 feb 2019 (CET) :{{+1}} la buona novella :) --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 23:52, 22 feb 2019 (CET) ::{{+1}} WOW! - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 08:44, 23 feb 2019 (CET) : {{ping|OrbiliusMagister}} Per la tua proposta di "match and split" offline: con superSplit il cerchio si chiude. Con '''Match and fix''' si produce ''offline'' un testo ''completo dei codici split''; lo si corregge e "raffina" quanto si vuole con un buon editor testi esterno (mi raccomando, che codifichi il testo in '''utf-8'''; il mio preferito in Windows è Notepad++, in Linux è perfetto l'editor testi di default, un Mac ''nescio'' :-( ). Finita la raffinatura, si copiaincolla e si lancia superSplit, finito. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 09:54, 23 feb 2019 (CET) :::Il supersplit non può funzionare anche in modifica senza salvare? Creo la mia pagina di lancio, copio il miglior OCR possibile ricavato dalle fonti, lancio un ''supermatch'' per costruire la mia rete di ''nspagina'', copioincollo momentaneamente su Notepad++, rifinisco il più possibile, ricopiaincollo sulla mia pagina, lancio il supersplit, esco e non salvo nulla, spazio risparmiato sul server ecc. :) --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 12:26, 23 feb 2019 (CET) :::: Esatto, vedi punto 5 delle "istruzioni" (ma forse non era spiegato chiaramente). Ma adesso che mi dici così, penso che sarebbe bello poter fare, prima del lancio, un'anteprima: attivo anche in anteprima :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 15:44, 23 feb 2019 (CET) ::::: Curioso: adesso in anteprima compaiono DUE split.... il vecchio e il nuovo. Per evitare la confusione, il nuovo split si presenta, nella linguella, come "split!!". :::::: {{ping|Alex brollo}} Sto per provarlo su un nuovo testo, ti saprò dire :) '''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 20:03, 23 feb 2019 (CET) ::::::: {{ping|Alex brollo}} per fare il match devo comunque salvare, almeno la prima volta '''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 18:02, 24 feb 2019 (CET) {{rientro}} Sì; vediamo se riuscirò a farti provare Match and Fix, che produce un codice "pronto" per lo split in un file txt offline. Purtroppo, un conto è far girare una propria "creatura", un altro è rendera così docile da poter essere lanciata in modo semplice da qualsiasi utente, da qualsiasi sistema operativo ecc.... Tu sei mai riuscito a far girare un mioo script python sul tuo pc? {{x-smaller|SI, :) --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 18:33, 24 feb 2019 (CET)}} : Bene! Ti carico in una cartella dropbox la verione di Match and Fix che non richiede bot; oltre a Python2.7 occorre che sia installata e raggiungibile da qualsiasi cartella DjvuLibre, altro al momento non serve, in futuro saranno necessari i tool xpdb, anch'essi raggiungibili da qualsiasi cartella. C'è anche un programma odt2txt che converte gli odt di LiberLiber in testo e lo fa meglio dell'esportazoione del testo fatta da LibreOffice. Non ho ancora provato cosa fa word al momento non uso Office. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 09:26, 26 feb 2019 (CET) Tiraboschi: quali volumi considero "prenotati" da te? : {{x-smaller|{{ping|Alex brollo}} VI-VII-VIII '''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 18:33, 24 feb 2019 (CET)}} --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 18:26, 24 feb 2019 (CET) :: OK! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 09:18, 26 feb 2019 (CET) == Tiraboschi == Ce la fai a dare un colpetto ai volumi mancanti di Tiraboschi? In realtà non c'è alcuna fretta, è un lavoro che durerà anni (se mai riusciremo a concluderlo...), ma mi piacerebbe eliminare quei tre link rossi che compaiono in ognuna delle pagine Indice. Nel frattempo io ho cominciato a sgrezzare il "mattone" più pesante, il volume XVI; l'impianto generale dell'opera mi sembra funzioni, ma ho parecchie incertezze. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 07:44, 18 mar 2019 (CET) : Sto terminando (è stata durissima!) la trascrizione del Tomo IX - Volume XVI di Tiraboschi. A quel punto, sarebbe necessario completare il caricamento dei tre volumi mancanti, per verificare che tutti i link funzionino. Ce la fai? Hai già cominciato a lavorare su qualcuno o sono ancora intonsi? L'importante è non fare in due lo stesso lavoro.... Ti propongo di coordinarci volume per volume. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 00:18, 5 apr 2019 (CEST) :: {{ping|Alex brollo}} Non riesco :( --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 21:40, 5 apr 2019 (CEST) ::: No problem. Senza fretta, e cercando di rispettare lo "stile Xavier", me ne occuperò io. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 21:52, 5 apr 2019 (CEST) == Dubbio sul Rodio == Ciao. Ho un dubbio su [[Indice:Apollonio Rodio - Gli Argonauti, Le Monnier, 1873.djvu|Gli Argonauti (1873)]], che mi rendo conto sarebbe dovuto sorgermi prima di trascrivere il primo libro ahimé: è necessario distinguere tra l'introduzione del curatore e il testo de Le Argonautiche creando nell'indice quattro sottons0 per i libri? E se sì, come chiamare il testo, "Argonautica" come [[Pagina:Apollonio Rodio - Gli Argonauti, Le Monnier, 1873.djvu/27|da titoletto]] del Bellotti o "Le Argonautiche"? --[[User:DLamba|DLamba]] ([[User talk:DLamba|disc.]]) 23:18, 3 apr 2019 (CEST) :Scusate se mi intrometto... la mia umile opinione sarebbe: :*La precedenza assoluta va accordata al frontespizio: titolo generale in ns0 sarà [[Gli Argonauti]] (con [[Argonautiche]] o ''Argonautica'' che rinvierà ad esso) :*Le sottopagine non varieranno titolo rispetto a quello generale qui sopra. Il titolo ''Argonautica'' è la traslitterazione dell'originale greco, ma non vedo la necessità di accordare ad esso una validità che non è data nemmeno nella prefazione, dove l'opera è sempre chiamata ''gli Argonauti''. Se non ci sono obiezioni domani eseguirò lo spostamento. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 01:38, 4 apr 2019 (CEST) {{+1}} --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 21:41, 5 apr 2019 (CEST) == Formattazione teatro == Mi dai qualche anticipazione (un cenno all'idea)? Potrei fermarmi e aspettare (il lavoro non manca: devo caricare varie decine di immagini solo per Goldoni già in opera...) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 14:22, 26 giu 2019 (CEST) : '''Sollecito!''' Con particolare urgenza per ''i testi teatrali in versi'', dal volume XI di Goldoni diventano frequenti! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 15:51, 25 lug 2019 (CEST) :: {{ping|Alex brollo}} Semplice: offrire al lettore un ''testo'' moderno nella formattazione senza rinunciare al rigore filologico. Tutti si rifanno alla nazionale con variazioni non significative sulle convenzioni ortografiche, ma rilevanti sulla collocazione delle annotazioni di scena riguardo azioni del personaggio: uscita/entrata in scena, gesti da compiere, movimenti vari sul palco, pensieri o commenti a parte, più o meno didascalici ecc. Un esempio a caso tratto da ''[[Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1914, XIX.djvu/78|Le smanie per la villeggiatura]]'': {|width=100% ! Edizione nazionale !! Edizione moderna (Ricciardi) |- |valign=top width=50%| {{Indentatura}} {{Sc|Leonardo.}} Portami dell’acqua. {{Sc|Cecco.}} Da lavar le mani? <span style="color:red;">{{Sc|Leonardo.}} Un bicchier d’acqua, che tu sia maladetto. ''(s’alza''</span> {{Sc|Cecco.}} Subito. (Non si va più in campagna). ''(parte'' {{Sc|Leonardo.}} Ma come mai quel vecchio, quel maladetto vecchio, ha potuto ingannarmi? L’avranno ingannato. Ma se mi ha detto che Filippo ha con esso lui degli affari, in virtù dei quali non lo poteva ingannare; dunque il male viene da lui; ma non può venire da lui. Verrà da lei, da lei; ma non può venire nemmeno da lei. Sarà stato il padre; ma se il padre ha promesso! Sarà stata la figlia; ma se la figlia dipende! Sarà dunque stato Fulgenzio; ma per qual ragione mi ha da tradire Fulgenzio? Non so niente, son io la bestia, il pazzo, l’ignorante.... {{Sc|Cecco.}} ''(Viene coll’acqua.'' <span style="color:red;">{{Sc|Leonardo.}} Sì, pazzo, bestia. ''(da sé, non vedendo Cecco''</span> {{Sc|Cecco.}} Ma! perchè bestia? <span style="color:red;">{{Sc|Leonardo.}} Sì, bestia, bestia. ''(prendendo l’acqua''</span> {{Sc|Cecco.}} Signore, io non sono una bestia. <span style="color:red;">{{Sc|Leonardo.}} Io, io sono una bestia, io. ''(beve l’acqua''</span> {{Sc|Cecco.}} (Infatti le bestie bevono l’acqua, ed io bevo il vino). {{Sc|Leonardo.}} Va subito dal signor Fulgenzio. Guarda s’è in casa. Digli che favorisca venir da me, o che io andrò da lui. {{Sc|Cecco.}} Dal signor Fulgenzio, qui dirimpetto? {{Sc|Leonardo.}} Sì, asino, da chi dunque? {{Sc|Cecco.}} Ha detto a me? {{Sc|Leonardo.}} A te. {{Sc|Cecco.}} (Asino, bestia, mi pare che sia tutt’uno). ''(parte'' |width=50%| {{Indentatura}} {{Sc|Leo.}} Portami dell’acqua. {{Sc|Cec.}} Da lavar le mani? {{Sc|Leo.}} ''(s’alza)'' Un bicchier d’acqua, che tu sia maladetto. {{Sc|Cec.}} Subito. (Non si va più in campagna). ''(parte)'' {{Sc|Leo.}} Ma come mai quel vecchio, quel maladetto vecchio, ha potuto ingannarmi? L’avranno ingannato. Ma se mi ha detto che Filippo ha con esso lui degli affari, in virtù dei quali non lo poteva ingannare; dunque il male viene da lui; ma non può venire da lui. Verrà da lei, da lei; ma non può venire nemmeno da lei. Sarà stato il padre; ma se il padre ha promesso! Sarà stata la figlia; ma se la figlia dipende! Sarà dunque stato Fulgenzio; ma per qual ragione mi ha da tradire Fulgenzio? Non so niente, son io la bestia, il pazzo, l’ignorante... {{Sc|Cec.}} ''(Viene coll’acqua)'' {{Sc|Leo.}} ''(da sé, non vedendo Cecco)'' Sì, pazzo, bestia. {{Sc|Cec.}} Ma! perchè bestia? {{Sc|Leo.}} ''(prendendo l’acqua)'' Sì, bestia, bestia. {{Sc|Cec.}} Signore, io non sono una bestia. {{Sc|Leo.}} ''(beve l’acqua)'' Io, io sono una bestia, io. {{Sc|Cec.}} (Infatti le bestie bevono l’acqua, ed io bevo il vino). {{Sc|Leo.}} Va subito dal signor Fulgenzio. Guarda s’è in casa. Digli che favorisca venir da me, o che io andrò da lui. {{Sc|Cec.}} Dal signor Fulgenzio, qui dirimpetto? {{Sc|Leo.}} Sì, asino, da chi dunque? {{Sc|Cec.}} Ha detto a me? {{Sc|Leo.}} A te. {{Sc|Cec.}} (Asino, bestia, mi pare che sia tutt’uno). ''(parte)'' |} Se escludiamo la scelta del nome abbreviato (''sempre da sciogliere''), la punteggiatura è identica, ma '''cambia''', come evidenziato in rosso, la posizione dell'indicazione di scena e con essa tutto il senso finale dell'azione! --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 17:57, 28 lug 2019 (CEST) :{{ping|Xavier121}} Quindi il problema riguarda solo le indicazioni si scena, meno male :-) :Premesso che capisco pochissimo di teatro, c'è qualcosa che mi lascia perplesso. Seguire fedelmente l'edizione nazionale è facile e non arbitrario; spostare le indicazioni di scena in base alla sequenza presunta azione-battuta richiede invece una valutazione "specialistica", una vera interpretazione. Che ne so io se la convenzione della Nazionale indica che Leonardo s'alza prima o dopo della battuta? E se beve l'acqua prima o dopo della battuta? Tieni conto che ci sono anche (rare) indicazioni di scena intercalate in una lunga battuta. Le dovrei "scalare"? : Vorrei inoltre che completassi il confronto nazionale/moderna con un esempio per i testi in versi, in cui i problemi derivanti da un eventuale spostamento degli Ids sono ancora più rilevanti (si perderebbe l'allineamento visivo dei versi). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 21:07, 28 lug 2019 (CEST) ::{{ping|Alex brollo}} Le indicazioni seguite dalle moderne non sono casuali c'è un '''metodo''' e si evince dall'esempio: azioni che prevedono abbandono della scena tipo ''parte'' e simili, sempre alla fine; azioni che precedono un'esclamazione '''!''', un ''pensiero'' riferito al contesto, le conseguenze di azioni di scena tra personaggi (''viene coll'acqua / prende l'acqua / beve l'acqua'') sempre all'inizio della battuta. Non ho esteso ancora l'indagine ad altri testi, specialmente quelli in versi, quindi per adesso ''sospendo'' il giudizio, lascia tutto come sta. '''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 11:24, 29 lug 2019 (CEST) ::: OK, eventualmente poi inventeremo un "gadget sposta-Ids" :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 15:29, 29 lug 2019 (CEST) == Formattazione teatro == Forse sono sulla buona strada per semplificare il codice per i testi teatrali (in versi) e nello stesso tempo ottenere una buona aderenza alla formattazione dell'edizione originale. Guarda [[Oreste (Alfieri, 1946)]] e poi una pagina qualsiasi. Come vedi la formattazione è essenziale, in pratica tutto il lavoro per i personaggi è fatto dal canonico <code>;</code>; anche i titoli di scene e atti sono molto semplici (Ct senza altri parametri con una classe). I trucchi sono due: # il parametro s=si in RigaIntestazione; # il codice <code>StileTeatro:teatro6</code> nel campo Note dell'Indice. Avviene questo: # esiste un [[Template:StileTeatro/teatro6.css]], che funziona con templatestyles, che definisce il css delle classi, del poem, del <code>;</code> e del <code>:</code>; # RigaIntestazione, per la presenza di s=si, legge (via Lua) l'indicazione in Indice e richiama il css di [[Template:StileTeatro/teatro6.css]]. # in ns0 il css viene richiamato esplicitamente con <code><nowiki>{{StileTeatro|teatro6}}</nowiki></code>. L'automazione potrebbe essere molto più spinta, ma per ora basta così. Naturalmente, modificando [[Template:StileTeatro/teatro6.css]], tutta la formattazione di tutte le pagine ns0 e nsPagina si adegua. Che ne dici? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 15:24, 14 ott 2019 (CEST) {{+1}} Ottimo, sembra promettente, ci gioco un po' e ti lascio feedback più dettagliato :) '''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 07:31, 15 ott 2019 (CEST) : Ci sono piccole modifiche, ho "spostato" tl|StileTeatro in tl|TemplateStyle per estendere il suo uso anche a opere non teatrali. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 10:23, 12 nov 2019 (CET) == Goldoni == Dopo una pausa Alfieri, sono tornato a Goldoni e sto finendo la trascrizione del Volume I, con le sue interessanti Prefazioni. Nella marea di commedie disponibili, ho iniziato con quelle esistenti, da trasformare in proofread, poi mi sono dedicato a aspetti "tecnici", molto interessanti (per me...), e adesso si tratta di fare una lista di proprità fra le moltissime disponibili. Se hai dei suggerimenti di priorità, li seguirò ben volentieri. Altrimenti procederei in modo "sistematico", con lultima del Volume I, per poi attaccare quelle del Volume II. Grazie! PS: sono molto scontento dell'output di Intestazione per il Progetto:Teatro, per l'ambiguità fra ''data di pubblicazione'' e ''data di prima rappresentazione''; al momento NON attribuisco le commedie al progetto Teatro, per evitare il fastidio di un output fuorviante. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 10:21, 12 nov 2019 (CET) : Intanto attacco la "trilogia della villeggiatura", nel volume XIX. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 20:09, 14 nov 2019 (CET) ==Italia - 10 giugno 1940, Annuncio della dichiarazione di guerra== Ciao, sono un utente di Wikipedia e sono capitato sulla voce [[Italia - 10 giugno 1940, Annuncio della dichiarazione di guerra]], di cui noto richiesta di cancellazione per mancanza di fonti. Trovo la richiesta alquanto bizzarra, dato che una fonte in merito è facilmente reperibile. La inserirei io stesso ma non dispongo dei permessi necessari, e non ho confidenza con wikisource, per cui ti chiederei se possibile di aggiungere tu le fonti da questi articoli: * "La dichiarazione di guerra all'Inghilterra e alla Francia", "La Stampa" 11/6/1940 * "Folgorante annunzio del Duce", "Corriere della Sera" 11/6/1940. Vorrei inserire i link ma mi dà errore Entrambi gli articoli riportano il testo del discorso. --[[User:Moxmarco|Moxmarco]] ([[User talk:Moxmarco|disc.]]) 12:34, 25 nov 2020 (CET) :Provo a inviare i link così: * http : // www. archiviolastampa. it /component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,1125_01_1940_0140_0001_23198955/ * http : // archivio. corriere. it /Archivio/interface/view.shtml#!/NjovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MzL0AzMTU3Ng%3D%3D (SOLO SU ABBONAMENTO) --[[User:Moxmarco|Moxmarco]] ([[User talk:Moxmarco|disc.]]) 12:35, 25 nov 2020 (CET) == Opere minori approvate di Giacomo Leopardi == eccole! [https://books.google.it/books?id=XIgXAAAAMAAJ vol. 1][https://books.google.it/books?id=-4kXAAAAMAAJ vol. 2] --[[User:Divudi85|divudi]] ([[User talk:Divudi85|disc.]]) 14:11, 6 gen 2021 (CET) == How we will see unregistered users == <section begin=content/> Ciao! Ti è arrivato questo messaggio perché hai i diritti di amministratore su un wiki di Wikimedia. Quando qualcuno modifica un wiki di Wikimedia senza effettuare prima l'accesso, il suo indirizzo IP diventa visibile pubblicamente. Come forse già sai, presto ciò non sarà più così. Il dipartimento legale di Wikimedia Foundation ha preso questa decisione alla luce del fatto che le normative sulla privacy online sono ormai cambiate. Un'identità mascherata sarà mostrata al posto degli IP, ma gli amministratori '''avranno ancora accesso a questa informazione'''. Sarà anche introdotto un nuovo diritto utente per gli utenti non amministratori che hanno bisogno di conoscere gli IP degli anonimi per combattere il vandalismo, le molestie e lo spam. Senza questo diritto, i patroller potranno comunque visualizzare un segmento dell'IP. Altri [[m:IP Editing: Privacy Enhancement and Abuse Mitigation/Improving tools|nuovi strumenti]] sono in fase di progettazione per ridurre l'impatto di questo cambiamento. Se la notizia ti è nuova, puoi leggere [[m:IP Editing: Privacy Enhancement and Abuse Mitigation|maggiori informazioni su Meta]]. Esiste anche un [[m:Tech/News|bollettino tecnico settimanale]] a cui è possibile [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|iscriversi]] per non perdere nessuna novità sui cambiamenti tecnici dei wiki di Wikimedia. Quanto al come saranno implementate le identità mascherate, sono state avanzate [[m:IP Editing: Privacy Enhancement and Abuse Mitigation#IP Masking Implementation Approaches (FAQ)|due proposte]]. '''Gradiremmo un tuo commento''' sulla proposta che ritieni migliore per te e per il tuo wiki. Scrivi pure il commento nella lingua che preferisci [[m:Talk:IP Editing: Privacy Enhancement and Abuse Mitigation|sulla pagina di discussione]]. Le proposte sono state pubblicate a ottobre e la migliore sarà scelta dopo il 17 gennaio. Grazie. /[[m:User:Johan (WMF)|Johan (WMF)]]<section end=content/> 19:17, 4 gen 2022 (CET) <!-- Messaggio inviato da User:Johan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Johan_(WMF)/Target_lists/Admins2022(5)&oldid=22532651 --> == Idilli da completare == Ciao, noto solo ora che gli Idilli sono stati portati al 100% ma ci sono delle pagine rosse da creare [[Idilli (Leopardi) - Versione diplomatica|qui]], [[Idilli (Leopardi) - Versione critica|qui]] e [[Idilli (Leopardi) - Versione originale|qui]]. Puoi pensarci tu? Io non saprei dove mettere la mani. Grazie, ciao, --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 11:51, 26 gen 2022 (CET) :{{ping|Accurimbono}} grazie, Curi, per avermelo ricordato, ma l'interruzione è più dovuta a dubbi filologici (che spero di aver risolto) che a stanchezza del testo ecc. Mi ci rimetto allargando e completando il discorso, perché in questa pausa ho raccolto tutti i manoscritti disponibili dei ''Canti''. A breve, completo l'inserimento delle versioni mancanti e aggiorno del piano dell'opera nella pagina autore. '''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 17:13, 30 gen 2022 (CET) :: Grande, dai, sta venendo fuori un bel lavoro, complimenti! --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 09:24, 31 gen 2022 (CET) == Progetto GLAM == Ciao [[Utente:Xavier121|Xavier121]]! Ti chiedo scusa per il disturbo. Ti scrivo in riferimento al progetto GLAM di cui parlare sul Bar di WikiSource un po' di tempo fa (era questo: https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2022.04#Presentazione_progetto_GLAM). Posso accettare la tua gentile offerta di aiuto? Vorremmo procedere caricando simultaneamente su Internet Archive e su WikiSource, è possibile? Grazie mille! [[User:Isabelawliet|Isabelawliet]] ([[User talk:Isabelawliet|disc.]]) 14:38, 18 lug 2022 (CEST) : Ciao Isabel, per caricamento IA ti consiglio di estendere la tua richiesta anche ad {{ping|Alex brollo}}, che si è già occupato di queste cose tempo fa per conto del progetto OPAL dell'Università degli studi di Torino. Per Wikisource nessun problema, ma sarebbe preferibile sfruttare il mese di agosto. :) '''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 21:07, 18 lug 2022 (CEST) == Ultimi arrivi == Ciao, scusa il disturbo. Volevo solo sapere come mai, nella sezione "Ultimi arrivi" in home page hai inserito il tuo testo di Leopardi in fondo cancellando quello che avevo inserito io in cima il giorno prima, invece di usare il solito sistema di cancellare l'ultimo in fondo (che erano le "Odi navali" di D'Annunzio) e inserire i nuovi testi in cima. Ciao, [[Utente:Cinnamologus|<span style="font-family: Georgia, serif; font-size: 14px; color: #26619C;">Cinnamologus</span>]] [[Discussioni utente:Cinnamologus|<span style="font-family: Georgia, serif; font-size: 14px; color: #6ba3db;">(disc.)</span>]] 12:13, 8 ago 2022 (CEST) : {{ping|Cinnamologus}} ho semplicemente ''invertito'' il sistema: ricordavo male l'ordine perché era da un po' che non inserivo qualcosa :) '''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 15:17, 8 ago 2022 (CEST) == Ti schiodo un WIP == Caro Xavier121, mi sono accorto che avevi iniziato tu un anno e mezzo fa l'accoppiamento di [[Indice:Dino Campana - Canti Orfici, Ravagli, Marradi 1914.djvu]] e [[Canti Orfici]]... per poi mollarlo in favore di Leopardi. Vabbè, vedo di completare io il lavoro, ma almeno senti l'obbligo morale di validare il testo una volta terminato l'accoppiamento ;-) '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 10:58, 26 set 2022 (CEST) Non abbandonato, solo ''sospeso'': contaci :) '''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 11:58, 2 ott 2022 (CEST) == Vita nuova == Ciao, [[Pagina:Vita nuova.djvu/49|qui]] (ma anche nelle altre pagine analoghe) avevo usato una tabella perché usando {{tl|ct}} e {{tl|gap}} la visualizzazione cambia a seconda delle impostazioni del lettore e della larghezza dello schermo: con uno schermo più largo il numero non risulta al margine ma rientrato. Senza contare che i diversi titoli avrebbero bisogno di spazi bianchi di lunghezza diversa, e diventa pressoché impossibile allinearli tra loro... [[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 13:55, 12 mar 2023 (CET) ::La tabella non permette il rientro del capoverso. Con ct puoi stabilire le dimensioni dello spazio centrato, dimensioni che non dipendono dalla risoluzione dello schermo. :'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 09:28, 13 mar 2023 (CET) :::Il capoverso non rientra in nsPagina, ma lo fa in ns0: vedi ad esempio [[Pagina:Vita nuova.djvu/52]] vs [[Vita_nuova/II_-_Manoscritti#pagename52]]. :::La soluzione con gli spazi fa dipendere tutto dalla risoluzione: con lo schermo che sto usando adesso, ad esempio, il "(V)" va a capo, e il "30." è posizionato verticalmente a livello della parola "codice" nella riga inferiore--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:39, 13 mar 2023 (CET) ::::E lo schema [[Pagina:Vita nuova.djvu/49|Vi + Sd]]? Sto provando a semplificare... '''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 10:08, 13 mar 2023 (CET) :::::Mi sembra che abbia rimanga poco spazio in verticale prima del titolo ([[Vita_nuova/II_-_Manoscritti#pagename49|vedi ns0]]). Lo spazio bianco col mio schermo attuale andrebbe anche bene, ma quasi sicuramente con altre impostazioni risulta sbagliato; senza contare che andrebbe poi calcolato separatamente titolo per titolo (e controllato separatamente a diverse risoluzioni titolo per titolo). E il codice coi due template non mi sembra neanche molto trasparente da leggere - onestamente mi sembra più semplice usare una tabella--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 10:44, 13 mar 2023 (CET) == Leopardi in nsOpera == Caro Xavier121, ti vedo all'opera con Leopardi: data la enorme probabilità di citazione sia di opere intere che di singoli componimenti anche dal'esterno, sarebbe opportuno, se non proprio necessario, creare elementi in nsOpera/Wikidata quantomeno per tutti quei componimenti che sai bene essere presenti in edizioni multiple (ricordi il caso limite dell’''Infinito''). Dall'[[Wikisource:Bar/Archivio/2023.02#Ancora_su_ns_Opera|ultima discussione]] è emerso di considerare le pagine nsOpera come ''contenitori di edizioni'' che possono riportare anche la storia editoriale di raccolte, sia istanze multiple di un medesimo elemento (nel caso dei canti di Leopardi i singoli componimenti). Intanto se puoi comincia: sei l'utente giusto per questo tipo di lavoro, inoltre se si presentano problemi specifici li possiamo discutere uno per uno. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 09:29, 12 apr 2023 (CEST) == Epistolario == Sto ancora testando varie soluzioni di formattazione, vedo che hai già iniziato a documentare, qualcosa potrebbe cambiare. Ti segnalo due trucchetti memoRegex (se ce la fai vedi il codice in Discussioni indice): d+spazio a inizio riga data formatta la data; f+spazio a inizio riga firma formatta una la prima riga della firma; inoltre la riga numero lettera è automaticamente riconosciuta e formattata da memoRegex e quindi da postOCR. Quindi, avendo l'OCR grezzo, le operazioni da fare sono: # alt+5 per eliminare la prima riga se contiene pezzi di ciò che fa in header; # aggiunta d+spazio davanti alla riga data; # aggiunta f+spazio davanti alla prima riga firma, ma prima riunire le varie righe sottostanti nella prima riga, separandole con tag <nowiki><br></nowiki>; # alt+7 (o postOCR) a questo punto fa un sacco di roba; # alt+8 per unire le righe; # aggiunta section (il testo di ogni lettera, in ogni pagina, deve essere contenuta in una section di nome s+numero lettera per usare in pages l'utilissimo parametro onlysection, che permette di semplificare il tag pages in transclusione, e probabilmente automatizzare del tutto la compilazione della pagina ns0) Continuo a tempo perso a formattare alcune lettere per vedere se tutto funzia. Gibbon si lamenta un po' di essere trascurato. :-) Un bel po' di roba, se si parte dall'OCR grezzo; mi piacerebbe che la preformattazione offline permettesse di saltare qualche passaggio, ma non so se ce la faccio. In questo caso la sequenza delle cose da fare potrebbe abbreviarsi parecchio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:00, 15 mar 2024 (CET) :{{ping|Alex brollo}} Sequenza comandi perfetta, solo che provando [[Pagina:Leopardi - Epistolario, Bollati Boringhieri, Torino 1998, II.djvu/203|qui]] non funziona il ''blocco''. --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 13:12, 15 mar 2024 (CET) ::@[[Utente:Xavier121|Xavier121]] Mi hai fatto venire un colpo, ho modificato il tl|Blocco a destra con fatica e temevo di aver fatto un pasticcio... invece stavi lavorando sul volume II, che non aveva nè la pagina styles.css nè la pagina Discussioni indice (con il suo memoRegex) :-). Adesso ci sono e anche il ''blocco ''funzia regolarmente. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:39, 15 mar 2024 (CET) :::Sono pronto al caricamento di tutte le pagine del volume I; è stata introdotta parecchia formattazione, non tutta perchè certi elementi sono difficili da riconoscere via regex. Una raccomandazione: i codici css sono preparati in modo da rendere inutile l'inserimento di righe bianche, con spaziature verticali (modeste, simili all'originale) nel codice css di styles.css. Righe bianche servono solo per la suddivisione dei paragrafi nel testo. Se le spaziature ti sembrano insufficienti, sarebbe meglio modificare il css, piuttosto che aggiungere righe bianche fra i vari elementi (mittente, data, firma...). Incrocio le dita e parto con il caricamento massivo. In caso di disastri... avvisami e cercherò di rimediare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:15, 17 mar 2024 (CET) ::::Pronto (quasi) anche il caricamento preformattato del volume II. Cerco di scovare ancora qualche "scanno" ricorrente. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:48, 18 mar 2024 (CET) == Ricordiamo di votare ora per selezionare i membri del primo U4C == <section begin="announcement-content" /> :''[[m:Special:MyLanguage/Universal Code of Conduct/Coordinating Committee/Election/2024/Announcement – vote reminder|Puoi trovare questo messaggio tradotto in altre lingue su Meta-wiki.]] [https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Special:Translate&group=page-{{urlencode:Universal Code of Conduct/Coordinating Committee/Election/2024/Announcement – vote reminder}}&language=&action=page&filter= {{int:please-translate}}]'' Car* Wikimedian*, ricevi questo messaggio perché hai precedentemente partecipato al processo UCoC. Ti ricordiamo che il periodo di votazione per il Comitato di coordinamento del Codice universale di condotta (U4C) termina il 9 maggio 2024. Leggi le informazioni sulla [[m:Codice universale di condotta/Comitato di coordinamento/Elezioni/2024|pagina di votazione su Meta-wiki]] per saperne di più sul voto e sull'idoneità al voto. Il Comitato di coordinamento del Codice universale di condotta (U4C) è un gruppo globale dedicato all'attuazione equa e coerente dello UCoC. I membri della comunità sono stati invitati a presentare le loro candidature per l'U4C. Per maggiori informazioni e per le responsabilità dell'U4C, si prega di [[m:Codice universale di condotta/Comitato di coordinamento/Carta|rivedere la carta dell'U4C]]. Ti preghiamo di condividere questo messaggio con i membri della tua comunità affinché anche loro possano partecipare. A nome del Team del progetto UCoC,<section end="announcement-content" /> [[m:User:RamzyM (WMF)|RamzyM (WMF)]] 01:11, 3 mag 2024 (CEST) <!-- Messaggio inviato da User:RamzyM (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2024/Previous_voters_list_2&oldid=26721207 --> == Pompeo in Egitto (1884) == Vedo che a suo tempo hai lavorato su [[Pompeo in Egitto (1884)]]. Ci sto mettendo le mani, semplificando al massimo delle mie possibilità il codice. Se passi a dare un'occhiata e mi dici cosa ne pensi mi farebbe piacere. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 01:33, 12 dic 2025 (CET) == You may be an eligible candidate for the U4C election == <div lang="en" dir="ltr" class="mw-content-ltr"> Greetings, The [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee|Universal Code of Conduct Coordinating Committee (U4C)]] seeks candidates for the 2026 election. The U4C is the global committee responsible for overseeing enforcement of the [[foundation:Special:MyLanguage/Policy:Universal Code of Conduct|Universal Code of Conduct]]. Elections are held annually, if elected a committee member serves for two years. This year the U4C requires candidates to hold administrator rights on at least one wiki, which is why you are being contacted as you appear to hold this right. There are other requirements, such as candidates must be at least 18 years old and may not be employed by the Wikimedia Foundation or other related chapters and affiliates. You can find more information in the [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026#Call_for_Candidates|call for candidates on Meta-wiki]]. Additionally, the committee's working language is English; some ability to communicate in English is required. The election opens on 18 May, if you are eligible and interested you have until 10 May to submit your candidacy. There will week between for candidates to answer questions from the community. Voting takes place privately in [[m:Special:MyLanguage/SecurePoll|SecurePoll]], successful candidates must receive at least 60% support. More information is available on [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026|the 2026 Elections page]], including timelines and other candidacy information. If you read over the material and consider yourself qualified, please consider submitting your name to run for the committee. If you think someone else in your community might be interested and qualified, please encourage them to run. In partnership with the U4C -- [[m:User:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User_talk:Keegan (WMF)|talk]]) 20:34, 28 apr 2026 (CEST) </div> <!-- Messaggio inviato da User:Keegan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Keegan_(WMF)/test&oldid=30471754 --> == Potresti avere diritto di voto alle elezioni dell'U4C. == <section begin="announcement-content" /> Ti contatto perché in passato hai votato alle elezioni relative al Comitato di coordinamento del Codice di condotta universale (U4C). Potresti avere diritto di voto alle attuali elezioni dell'U4C, che sono aperte e si chiuderanno il 2 giugno 2026. Puoi trovare maggiori informazioni sui candidati e sulle elezioni nella pagina dedicata su Meta, e da lì puoi accedere alla votazione. La tua partecipazione a queste elezioni è importante per la governance delle comunità Wikimedia e apprezziamo il tempo che dedichi a informarti sui candidati e a votare. -- In collaborazione con l'U4C, [[m:User:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User talk:Keegan (WMF)|talk]])<section end="announcement-content" /> [[m:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User_talk:Keegan (WMF)|talk]]) 19:20, 20 mag 2026 (CEST) <!-- Messaggio inviato da User:Keegan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Keegan_(WMF)/test&oldid=30569831 --> ag2p5gycb8ksts0eg3fyvaf1j6meeic Lettera al Duca di Ferrara (I) 0 65286 3839133 3816065 2026-05-21T09:40:58Z Candalua 1675 3839133 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=4 giugno 2016|arg=Lettere}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore =Sant'Ignazio di Loyola | Titolo =Lettera al Duca di Ferrara | Anno di pubblicazione =1550 | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto =letteratura | Argomento =Lettere | URL della versione cartacea a fronte =Indice:AAVV - Lettere inedite di santi, papi, principi, illustri guerrieri e letterati, 1861.djvu }} {{Raccolta|Lettere inedite di santi, papi, principi, illustri guerrieri e letterati}} <pages index="AAVV - Lettere inedite di santi, papi, principi, illustri guerrieri e letterati, 1861.djvu" from="19" to="20" /> {{Sezione note}} iotufp7nv1oe8eq62xvz6j45f3k1bmi Alessandro Manzoni - studio biografico/Capitolo X 0 88763 3838958 3794508 2026-05-21T07:37:13Z Candalua 1675 3838958 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=9 novembre 2013|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Carme autobiografico.|prec=../Capitolo IX|succ=../Capitolo XI}} <pages index="Manzoni.djvu" from=69 to=89 /> {{Sezione note}} <references group="n"/> ciw8seoiggiqc37yf4nsehw6519b4wf La tempesta (Shakespeare-Angeli)/Note 0 101870 3839129 3813456 2026-05-21T09:37:37Z Candalua 1675 3839129 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=9 febbraio 2023|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione |sottotitolo=Note alla ''Tempesta'' di Shakespeare |prec= |succ=}} <pages index="Tempesta.djvu" from=181 to=189 /> kjeb3u60gyf6u28aqk2p5feddx4dbuv Il Re prega/XIV 0 120628 3839171 3702582 2026-05-21T10:05:39Z Candalua 1675 3839171 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=10 agosto 2009|arg=romanzi}} {{IncludiIntestazione|sottotitolo=XIV. E come si diviene galeotto|prec=../XIII|succ=../XV}} <pages index="Petruccelli Della Gattina - Il Re prega, Milano, Treves, 1874.djvu" from=221 to=244 /> 8cgpag5sr5pxapa2dcl540f7utt6ef3 Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/28 108 202903 3839005 2950457 2026-05-21T08:17:48Z Carlomorino 42 3839005 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|12|{{Sc|francesco gnecchi}}||riga=si}}</noinclude> Ora che, in seguito al rapido e continuo moltiplicarsi delle pubblicazioni, i pezzi nuovi e importanti si vanno facendo ogni giorno più preziosi e quasi irreperibili, l’imbattersi in uno di essi è la più grande fortuna del numismatico; e, se è giusto attestare viva riconoscenza a chi vi procura tale felice incontro, ciò è doppiamente doveroso quando chi vi cede l’onore e il piacere d’una nuova pubblicazione è così competente in materia, che avrebbe potuto assai facilmente assumersene l’incarico egli stesso. Il Medaglione venne trovato alcuni anni sono da un contadino, arando il suo terreno a circa 12 chilometri da Padova e venne acquistato al Museo Bottacin dal suo attuale Conservatore. Eccone la descrizione: {{Indentatura|1em}} :''D/'' — {{sans-serif|'''HADRIANVS AVGVSTVS P P'''}} (o {{sans-serif|'''AVG COS III P P.'''}} La seconda parte della leggenda è assai poco visibile).<br/>Testa laureata a destra. :''R/'' — Anepigrafo.<br/>Uomo seminudo (Trajano? rappresentato come Giove) seduto di fronte colla destra alzata e la sinistra a riposo sulla coscia, circondato dai dodici segni dello Zodiaco. :La rappresentazione è racchiusa da un semplice ma elegantissimo cerchio a guisa di cornice, il tutto formando un solo pezzo di metallo. Il taglio esterno è sagomato al tornio. :Diam. mill. 56 col cerchio e mill. 33 senza. — Peso grammi 99,000.</div> Incominciando dalla denominazione, io ho chiamato il bronzo, Medaglione senz’altro; ma {{AutoreCitato|Henry Cohen|Cohen}} probabilmente l’avrebbe classificato tra i ''G. B. senza S. C.'', come classificò parecchi altri bronzi d’Adriano, i quali, quantunque sprovvisti del segno dell’autorità senatoriale, non superano la grandezza e talvolta anche il rilievo di un comune gran bronzo.<noinclude> <references/></noinclude> kwom3p5iakmc13zrwy1iveiqi8fxu1n Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/34 108 202906 3839006 2950456 2026-05-21T08:19:05Z Carlomorino 42 3839006 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|18|{{Sc|francesco gnecchi}}||riga=si}}</noinclude>le apparenze di Giove. La posa si spiega così molto più naturalmente e aggiungerò ancora che, per quanto si può giudicare dal bronzo, nella faccia non mi sembra vedere alcuna traccia di barba. I segni dello Zodiaco disposti all’ingiro a guisa d’aureola intorno alla figura principale, quantunque per la finezza dell’incisione e pel poco rilievo si trovino in uno stato deplorevole di conservazione, si discernono però in modo indubitabile. Quelli che rimangono problematici sono alcuni altri piccoli segni, che pare esistessero nel campo tra la figura centrale e lo Zodiaco e mi conviene rinunciare ad ogni spiegazione, se pure ce ne potrebbe essere una. Lo Zodiaco o parte di esso appare ripetutamente sulle monete romane, ma è sotto Adriano che fa la sua prima apparizione, cosicchè il nostro medaglione si può considerare come il prototipo di questa rappresentazione. Ho accennato a un possibile riscontro in un aureo dello stesso Adriano, e si tratta di quello riportato al N. 471 di {{AutoreCitato|Henry Cohen|Cohen}}, e così descritto: {{Indentatura|1em}} :''R/'' - '''{{sans-serif|SAEC AVR}}''' (all’esergo) '''{{sans-serif|P M TR P COS III}}''' (in giro). <br/>Uomo seminudo (Trajano cogli attributi dell’Eternità?) a destra in un’aureola ovale, con una fenice sopra un globo. </div> Gli editori della 2ª Edizione del Cohen, dando il medesimo aureo al N. 1321, mutarono, e credo a torto, il nome di Trajano in quello d’Adriano. Nell’esemplare citato, appartenente al Gabinetto di Francia non si fa alcuna menzione dei segni dello Zodiaco. Ma un altro esemplare esisteva nel Gabinetto Pembroke, venduto a Londra nel 1848, e nella tavola 17 di quel catalogo una rozza incisione rappresenta alcuni segni dello Zodiaco nella parte sinistra<noinclude> <references/></noinclude> rlaqsp7g9zm17bzf043mg32dl1w7znm Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/60 108 202925 3839012 2470072 2026-05-21T08:22:57Z Carlomorino 42 3839012 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alebot" />{{RigaIntestazione|44|{{Sc|luigi a. milani}}|}}</noinclude>al Tirolo<ref>Cfr. l’asse rinvenuto a Nicotera in Calabria (Notizie degli scavi, 1882, p. 285; {{Sc|{{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}}}, tav. LXX, 2); ed i quattro pezzi di questa serie trovati sul Dos Trento: un triente, un quadrante, un sestante, un’oncia. (V. {{AutoreCitato|Paolo Orsi|Orsi}}, ''Un gruppo di aes grave trovati a Trento''; nell’''Arch. storico di Trieste'', 1882, I, fasc. IV). {{Sc|{{AutoreCitato|Giuseppe Marchi|Marchi}}}} e {{Sc|{{AutoreCitato|Pietro Tessieri|Tessieri}}}}, ''{{TestoCitato|L'aes grave del Museo Kircheriano|L'aes grave}}'', p. [[Pagina:L'aes grave del Museo Kircheriano.djvu/77|61]], avvertivano dal loro canto vagamente che: «questa serie veniva dalle vicinanze di Roma e più da quelle che toccano il mare». I ripostigli di Monte Mario e di Amelia diedero ciascuno un esemplare (asse e triente). La stipe di Vicarello diede, secondo {{Sc|{{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}}} (op. cit., p. 18), 112 pezzi di questa serie (assi 14, semissi 2, trienti 10, quadr. 14, sestanti 9, oncie 78); il lago Fucino: 39 assi, 1 semisse, 4 trienti, 7 quadr., 14 sestanti, 12 oncie; Tarquinia: assi 8; Cervetri, assi 1; Sarzano presso Capua diede 17 quadranti; Agnone nel Sannio: 2 assi (cfr. {{Sc|{{AutoreCitato|Theodor Mommsen|Mommsen}}-Blacas}}, I, p. 186); ora la Bruna presso Spoleto ci esibisce 6 assi. Nel Museo di Firenze esistono, provenienti probabilmente dall’ Etruria o dall’Umbria, i seguenti pezzi: 5 semissi (gr. 167, 152, 142, 186); 2 trienti (gr. 116, 107); 4 quadr. (gr. 83, 80, 79, 66); 2 sestanti (gr. 65, 56); 2 once (gr. 29, 21).</ref>, e comprende anche l’Umbria, ciò solo si può concludere, che così questa serie, come quella a testa giovanile di Giano, pure rappresentata nel nostro ripostiglio<ref>{{§|nota10|}}Vicarello secondo {{Sc|{{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}}}, pag. 20 ''a'', diede più di 1109 pezzi di questa serie: 16 assi, 4 semissi, trienti ?, quadr. 58, sest. 95, oncie 581, semoncie 361. Ostia offrì un ripostiglio tutto composto di assi di questa serie (Marchi, Aes grave, p. [[Pagina:L'aes grave del Museo Kircheriano.djvu/64|48]]); parecchi assi diede il deposito di Monte Mario; 3 assi quello di Amelia; 4 assi e 8 trienti quello di Cervetri {{Sc|({{AutoreCitato|Pierre Philippe Bourlier|D’Ailly}}}}, ''Recherches'', etc, I, p. 56, n. 1). Secondo {{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}, Genzano presso Civita Lavinia ci offrì 2 semissi; e Tarquinia, 1 triente. A Musarna presso Viterbo si rinvenne 1 semisse (''Bull. Inst.'', 1850, p. 43); e sul Dos Trento, oltre il triente, il quadr. e l’oncia descritti da {{Sc|{{AutoreCitato|Benedetto Giovanelli|Giovannelli}}}}, (''Dei Rezi'', p. 81), si rinvennero: 1 triente, 2 quadr., 2 sest, 4 oncie e 4 semoncie nel ripostiglio descritto dall’{{Sc|Orsi}}, loc. cit. Secondo {{Sc|{{AutoreCitato|Giuseppe Fiorelli|Fiorelli}}}} (''Monete rare'', 1843, p. 12), le più piccole frazioni di questa serie, dal triente in giù, si trovano anche nell’Apulia. Nel Museo di Firenze di questa serie esistono soltanto un asse (gr. 335, mal conservato) e un semisse (gr. 113,8), da me acquistati nel 1885 come provenienti dalla Maremma toscana. Con ciò credo che la statistica di questa serie, a cui ora si aggiunge la Bruna (2 assi), sia tutt’altro che completa.</ref>, venivano accettate con particolare favore in tutta Italia. Circa alla lettera '''{{sans-serif|S}}''' sull’asse a testa d’Apollo dell’esemplare del Museo Kircheriano, la spiegazione<noinclude> <references/></noinclude> tq3g351yijfeyo62fn2lv0hec6jqz0b Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/62 108 202926 3839019 2470094 2026-05-21T08:25:35Z Carlomorino 42 3839019 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|46|{{Sc|luigi a. milani}}|}}</noinclude>spoglia nemea, anch’essa di origine ellenistica ionico-attica, e specificamente macedonica, degli assi di Luceria. La testa di Apollo di stile italico dell’asse, tav. XIV, 1, come è dimostrato dal peso e dalle osservazioni fatte di sopra (pag. 25, 26), è posteriore, e non anteriore, al tipo prettamente ellenistico; ed è appunto notevole, che come in questo, così generalmente in tutti i pezzi di aes grave italico, là dove il carattere dell’arte italica è più accentuato, tanto più tarda è l’epoca rispettiva dei medesimi, in confronto coi pezzi di aes grave simili di accentuato carattere greco. Naturalmente, nell’Italia dei Romani, il prototipo si prendeva sempre dal mondo greco, per quanto era pratico e possibile; indi via via assumeva forma e carattere nazionale. Tanto la testa di Apollo coi capelli fluenti, quanto quella di Ercole giovanile coperta dalla spoglia nemea, sono comuni, e strettamente legati alle prime monete d’argento che i generali romani, in virtù dell’''imperium militare''. batterono sotto la loro autorità e col loro nome nazionale '''{{sans-serif|ROMANO}}'''<ref>ROMANO, ortografia con ''anusvara'' per ROMANOM (cfr. {{Sc|{{AutoreCitato|Adrien Prévost de Longpérier|Longpérier}}}}, ''Rev. Num''., 1864, p. 888, 66). {{Sc|no}} e {{Sc|nom}} sono desinenze certe del genitivo latino arcaico ({{AutoreCitato|Franz Bücheler|Bücheler}}). </ref> in Campania, allorché questa provincia cominciò a subire il loro giogo (a. 338-318 a. C.; {{AutoreCitato|Barclay Vincent Head|Head}}, ''Hist Num''., p. 28)<ref>Intorno alla storia della Campania vedasi il buon lavoro di {{Sc|{{AutoreCitato|Karl Julius Beloch|Beloch}}}}, ''Kampanien'', Breslau, 1890.</ref> (XX). Anche il pegaso volante, tipo del semisse della serie <ref follow=pagina61>{{Pt|tornata|contornata}} tutto in giro dai raggi solari ({{Sc|{{AutoreCitato|Barclay Vincent Head|Head}}}}, ''Hist Num''. p. 466, fig. 281). Nell’asse a testa di Apollo di Pesaro ({{Sc|{{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}}}, tav. XXXIII, 8) sono aggiunti da una parte perfino i raggi solari. Il simbolo poi del grappolo d’uva, da cui è contraddistinto l’esemplare di Pesaro, lo collega con l’esemplare rinvenuto in Calabria (Garrucci, tav. LXX, 2), e lo designa come appartenente ad una emissione posteriore (cfr. anche i pesi).</ref><noinclude> <references/></noinclude> 6y6tz0dlt08azzd6eyift7dpqww7z5n Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/68 108 202930 3839026 2470101 2026-05-21T08:28:54Z Carlomorino 42 3839026 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|52|{{Sc|luigi a. milani}}|}}</noinclude>Eccoci all’esame della serie di aes grave a testa di Giano giovanile, pure rappresentata nel nostro ripostiglio e stata dal {{AutoreCitato|Theodor Mommsen|Mommsen}} attribuita ad Ardea, {''Hist. de la Monn''. I, p. 185), e dal {{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}} (tavola XXXVI, VII, p. 19) ai Sabini. Essa si compone dei seguenti tipi : :{| |''As''||''D/''||Bifronte imberbe, ||''R/''||testa di Mercurio |- |''Semis'' |align=center| " |testa di Minerva, |align=center| " |testa muliebre |- |''Triens'' |align=center| " |folgore, |align=center| " |delfino |- |''Quadrans'' |align=center| " | mano aperta, |align=center| " | due grani |- |''Sextans'' |align=center| " | conchiglia (''pecten'') |align=center| " | caduceo |- |''Uncia'' |align=center| " | astragalo, |align=center| " |segno dell’oncia • |- |''Semuncia'' |align=center| " | ghianda, |align=center| " | segno [[File:Greek Sigma 05.svg|10px]] (semoncia). |} Il segno del falcetto (''runco'') aggiunto sopra una emissione di questa serie, mette fuori d’ogni controversia la sua composizione. Osserviamo : che, se da un lato questa serie per i due tipi principali dell’asse: ''D/'' testa di Giano imberbe, ''R/'' testa di Mercurio, si allaccia all’antichissima religione specificamente romana; dall’altro, nei tipi secondari (semisse, triente, quadr., sestante, oncia), s’immedesima coi tipi della monetazione d’argento e d’oro romano-campana (338-218 a. C). La testa di Giano imberbe, desunta tipologicamente dai Bifronti antichissimi delle monete di Atene, Tenedo, Lampsaco, e Siracusa in ispecie<ref>Cfr. {{Sc|{{AutoreCitato|Barclay Vincent Head|Head}}}}, ''Ancients coins'', tavv. 2, 18, 19; 18, 20, 21; ''Coinage of Syracuse'', tav. VI, 15, del tempo di Timoleonte 345 a. C.</ref>, è sostanzialmente quella medesima del primo nummus romano d’argento, battuto, secondo io credo, simultaneamente in Roma ed a Capua con la iscrizione {{sans-serif|'''ROMA'''}}: incusa, in Roma; a rilievo, in Capua. Ho spazieggiato queste parole, perchè, con cotale<noinclude> <references/></noinclude> bmrkx0qkjbpn9u11qlx6209jp7n987u Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/72 108 202936 3839027 2470106 2026-05-21T08:29:40Z Carlomorino 42 3839027 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|56|{{Sc|luigi a. milani}}|}}</noinclude>emissioni ben distinte: una più pesante, senza segni ({{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}, tav. XXXVII); ed una più debole, col segno del falcetto. Nel rovescio dell’asse a testa di Giano giovanile vediamo la testa di Mercurio, una divinità etrusco-romana (etr. Turmus) che si identifica col Turnus laziale Vergiliano<ref>A rischio non di esser creduto per ora, devo accennare anche a questo probabile e recondito risaltato de’ miei studi sulle divinità degli Etruschi; v. nota 27.</ref>, il cui culto in Roma rimonta al tempo dei Tarquini ({{AutoreCitato|Ludwig Preller|Preller}}-Jordan, II, p. 230). La testa di Mercurio, ''Deus magnus, Caelestis, Aeternus, Felix, Nuntius pacis,'' è il tipo ordinario dell’oncia urbana, e si connette tanto col Mercurio dei quinarii e sestanti di Populonia (Garrucci, tavola LXXiII, 13-15 e tav. LXXIV, 8-9), quanto con il tipo delle monete di argento di Segni (Garrucci, tav. LXXXII, 20-21) e di Alba Fucense (Garrucci, tav. LXXXII, 17). Il caduceo — attributo di Mercurio — del sestante, sta in relazione palese con la testa dell’asse. Sul diritto del semisse vediamo la testa di Minerva Roma con galea corinzia crestata, desunta tipologica mente forse dalla Pallade attica di Eraclea (Gardner. ''The types'', XI, 13; Garrucci, tav. CI, n. 6-9 e GII, 1-3) ma corrispondente col tipo divenuto specifico di Cales con le dilitre romano-campane iscritte '''{{sans-serif|ROMANO}}''' e '''{{sans-serif|ROMA}}''', col triente dell’aes grave urbano e col dupondio urbano trientale (Garrucci, tav. XXXI, 2). La galea corinzia crestata che copre questa testa, e l’espressione medesima del viso alzato, non ci lascia il più lontano dubbio che cosi nell’aes grave urbano, della nostra serie, di aes grave come nell’altra serie, Garrucci, tav. XXXVIII, di cui diremo più innanzi, e nelle monete coniate romano-campane, sia ritratta a disegno<noinclude> <references/></noinclude> 0hzs4ov1nbitzmg3m4a4594lzb8l9my Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/65 108 202941 3839022 3139616 2026-05-21T08:26:24Z Carlomorino 42 3839022 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|aes rude, signatum e grave, ecc.}}|49}}</noinclude>iscrizione latina, '''{{sans-serif|SVESANO}}''', secondo il sistema romano-campano (didrammi attici), e fu la principale, se non l’unica, zecca romano-campana avanti la conquista di Capua; né cessò di battere moneta d’argento e di bronzo se non al tempo dell’asse sestantale, come è dimostrato dal bronzo coniato<ref>La prima emissione dell’argento di Suessa-Aurunca reca la semplice iscrizione latina SVESANO (= SVESANOM). L’argento e il bronzo con le iscrizioni: SVESANO e {{nowrap|[[File:Archaic Pi.svg|12px]]ROBOM}}, {{nowrap|[[File:Archaic Pi.svg|12px]]RBOM}}, {{nowrap|[[File:Archaic Pi.svg|12px]]RBOVM}} e {{nowrap|[[File:Archaic Pi.svg|12px]]ROBVM}}, appartengono ad un’emissione assai più tarda (epoca trientale e sestentale), quando, sotto l’inflaenza osca, fa combinata la lega monetaria fra Suessa, Aquino, Cales, Teano, Calvi (Calatia), Caiazzo (Caiatia), Napoli e Benevento, adottando per emblema comune il gallo sormontato dall’astro solare, congiunto, o alla testa d’Apollo di Saessa, o a quella di Minerva di Cales. La voce ΠROBVM, che troviamo anche a Benevento ({{Sc|{{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}}}, XC, 16, ΠROΠOM), quasi abbreviatura di PROBATOM o PROBATVM, io la metto in relazione col PROB e PRO delle contromarche latine del tempo imperiale romano. Si veda la legge puteolana citata da {{Sc|Garrucci}} (''Syll''., 927, v. 51-53) e le mie osservazioni sulle contromarche repubblicane nel ''Mus. Ital'', II: ''Di alcuni ripostigli''. ecc., p. 909 e segg.</ref>. I suoi tipi monetari specifici sono improntati al culto solare Apollineo (l’Apollo o Febo degli Ausonii; cfr. {{AutoreCitato|Publio Virgilio Marone|Vergilio}}, lib. VI e VII), ed al giuoco del cavallo dei ''desultores'' (ἀναβάται dei Greci. {{AutoreCitato|Pausania|Paus.}}, V, 9, 2), di cui vantava l’origine insieme con Taranto (Liv., XXXV, 28): da una parte la testa laureata di Apollo con capelli fluenti ({{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}, tav. LXXXII, 33-34; {{AutoreCitato|Barclay Vincent Head|Head}}, ''Ancient coins'', tav. 44, 10), stile preciso dell’asse fuso che noi le attribuiamo; al rovescio il desultore con i due cavalli e la palma della vittoria. Il pegaso del semisse ed il cavallo del triente stanno in relazione col culto solare (Bellerofonte) e col desultore; mentre la testa duplicata di Vulcano dell’oncia, allude bene alla rocca Monfina, di natura vulcanica, in corrispondenza col '''VOLCANOM''' di Aesernia e col prototipo di Lemno e di Lampsaco, rappresentato,<noinclude> <references/></noinclude> bvmwicvsobbb7jkluqwjv8p8rz4konx 3839025 3839022 2026-05-21T08:27:03Z Carlomorino 42 3839025 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|aes rude, signatum e grave, ecc.}}|49}}</noinclude>iscrizione latina, '''{{sans-serif|SVESANO}}''', secondo il sistema romano-campano (didrammi attici), e fu la principale, se non l’unica, zecca romano-campana avanti la conquista di Capua; né cessò di battere moneta d’argento e di bronzo se non al tempo dell’asse sestantale, come è dimostrato dal bronzo coniato<ref>La prima emissione dell’argento di Suessa-Aurunca reca la semplice iscrizione latina SVESANO (= SVESANOM). L’argento e il bronzo con le iscrizioni: SVESANO e {{nowrap|[[File:Archaic Pi.svg|12px]]ROBOM}}, {{nowrap|[[File:Archaic Pi.svg|12px]]RBOM}}, {{nowrap|[[File:Archaic Pi.svg|12px]]RBOVM}} e {{nowrap|[[File:Archaic Pi.svg|12px]]ROBVM}}, appartengono ad un’emissione assai più tarda (epoca trientale e sestentale), quando, sotto l’inflaenza osca, fa combinata la lega monetaria fra Suessa, Aquino, Cales, Teano, Calvi (Calatia), Caiazzo (Caiatia), Napoli e Benevento, adottando per emblema comune il gallo sormontato dall’astro solare, congiunto, o alla testa d’Apollo di Saessa, o a quella di Minerva di Cales. La voce ΠROBVM, che troviamo anche a Benevento ({{Sc|{{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}}}, XC, 16, ΠROΠOM), quasi abbreviatura di PROBATOM o PROBATVM, io la metto in relazione col PROB e PRO delle contromarche latine del tempo imperiale romano. Si veda la legge puteolana citata da {{Sc|Garrucci}} (''Syll''., 927, v. 51-53) e le mie osservazioni sulle contromarche repubblicane nel ''Mus. Ital'', II: ''Di alcuni ripostigli''. ecc., p. 909 e segg.</ref>. I suoi tipi monetari specifici sono improntati al culto solare Apollineo (l’Apollo o Febo degli Ausonii; cfr. {{AutoreCitato|Publio Virgilio Marone|Vergilio}}, lib. VI e VII), ed al giuoco del cavallo dei ''desultores'' (ἀναβάται dei Greci. {{AutoreCitato|Pausania|Paus.}}, V, 9, 2), di cui vantava l’origine insieme con Taranto (Liv., XXXV, 28): da una parte la testa laureata di Apollo con capelli fluenti ({{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}, tav. LXXXII, 33-34; {{AutoreCitato|Barclay Vincent Head|Head}}, ''Ancient coins'', tav. 44, 10), stile preciso dell’asse fuso che noi le attribuiamo; al rovescio il desultore con i due cavalli e la palma della vittoria. Il pegaso del semisse ed il cavallo del triente stanno in relazione col culto solare (Bellerofonte) e col desultore; mentre la testa duplicata di Vulcano dell’oncia, allude bene alla rocca Monfina, di natura vulcanica, in corrispondenza col '''{{sans-serif|VOLCANOM}}''' di Aesernia e col prototipo di Lemno e di Lampsaco, rappresentato,<noinclude> <references/></noinclude> tg47iz0cfdut25c4vik5xkztmd5ub0c Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/51 108 203380 3839010 2469977 2026-05-21T08:20:52Z Carlomorino 42 3839010 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alebot" />{{RigaIntestazione||{{Sc|aes rude, signatum e grave, ecc.}}|35}}</noinclude> Si badi che, in tutti e tre i nostri esemplari, l’àncora ha l’estremità inferiore piana e non tonda come apparisce nell’unico esemplare intero di questo tipo conosciuto e pubblicato: Mus. Brit., pr. Genzano, di gr. 1494,53 ({{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}, tav. XV; {{AutoreCitato|Theodor Mommsen|Mommsen}}-Blacas, IV, tav. I-II). <div class="indent">'''5'''. — Tav. VI-VII. — Quadrilatero con ambe le facce piane e bava nitida rettilinea. </div> :''D/'' — Aquila di fronte e testa a destra, con ali spiegate e la folgore negli artigli. :''R/'' — Pegaso veloce a sinistra e sotto: '''{{sans-serif|ROMANOM}}'''. Conservazione mediocre; però il pegaso bello e abbastanza fresco. Esemplare corroso e deficiente al bordo inferiore; rotto e mancante all’estremità dell’ala sinistra dell’aquila; guasto, dall’acqua o dall’uso, dalla parte dell’aquila, dove sono quasi svanite le ali e la folgore. Perciò il peso originale doveva essere sensibilmente maggiore dell’attuale. Lung. 0,165; larg. 0,099. Peso gr. 1396. Patina velata dalla crosta verde del tartaro il quale, in qualche punto, specialmente dalla parte dell’aquila, è d’un bell’azzurro cupo. Del codolo appena si scorge la traccia presso la coda del pegaso. L’esemplare nostro sta per peso e tipo in istretto rapporto coi seguenti esemplari: :''a'') Museo Britannico, già Guadagni (Garrucci, tav. XXIV), peso gr. 1391. :''b'') Esemplare ignoto ed inedito, da me veduto presso Lady Hudson in Firenze, il quale ha patina brunastra, è molto corroso dall’acqua, e pesa gr. 1420. Il più pesante esemplare di questo tipo, è quello del Museo Kircheriano (''c''), proveniente da Velletri, di gr. 1696,35 (Garrucci, tav. XXIII). {{nop}}<noinclude> <references/></noinclude> ncaincsoulcidskmgvqe8lc7m2fk1y2 Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/63 108 203390 3839016 2470096 2026-05-21T08:24:29Z Carlomorino 42 3839016 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alebot" />{{RigaIntestazione||{{Sc|aes rude, signatum e grave, ecc.}}|47}}</noinclude>a testa d’Apollo, ed il cavallo galoppante, sormontato dall’astro solare, tipo di un molto discusso e raro asse a iscrizione latina arcaica, trovato nelle terre di Luceria ed attribuito a tale città ({{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}, tav, LXIII, 3; cfr. p. 34 e 41), li abbiamo nelle dette monete romano-campane: il cavallo in quelle più antiche (338-318 a. C), inscritte '''{{sans-serif|ROMANO}}'''<ref>Il cavallo sormontato dall’astro solare vedesi anche nelle monete di Arpi riferibili al tempo dell’alleanza con Roma (326 a. C. {{Sc|Head}}, ''Hist. Num''., p. 37; {{Sc|{{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}}}, tav. XCIII, 1).</ref>; il pegaso. in quelle poco posteriori (318-268 a. C), inscritte '''{{sans-serif|ROMA}}''' (cfr. Garrucci, tav. LXXVI, 12, 19; 4-8). I tipi poi si intrecciano e si allacciano cosi, che le monete romano-campane col pegaso (didrammi e dramme) offrono al diritto la testa di Ercole; quelle col cavallo, la testa di Apollo laureato (Garrucci, tav. LXIII, 3), o diademato (Garrucci, p. 41), coi capelli fluenti: inversamente di quel che succede nell’aes grave di Luceria e nella serie a doppia testa di Apollo. Dicasi altrettanto della protome di cavallo brigliato o frenato, propria dell’asse di Luceria, come della protome di cavallo libero (pegaso) del triente della serie a doppia testa di Apollo, che pure abbiamo nelle più antiche monete romano-campane (Garrucci, tav. LXXVII, 20-22). Quanto al cignale corrente del quadrante della nostra serie, l’abbiamo più tardi nelle monete di bronzo coniate a iscrizione osca di Capua (Garrucci, tav. LXXXVII, 13-14); la testa di Vulcano (non Dioscuro, v. più oltre p. 49 e seg.) con pileo e capelli fluenti, l’abbiamo tal quale nelle dramme di Aisernia nel Sannio (262 a. C, Garrucci, tav. XC, 21-22), desunto dalle monete di Lemno e di Lampsaco ({{AutoreCitato|Barclay Vincent Head|Head}}, p. 466, fig. 280); i grani d’orzo o di frumento dell’oncia, propri anche della serie di Luceria (Garrucci, tav. LXIV, 7, il tipo più comune<noinclude> <references/></noinclude> cq44x1r2ap5swlqf4hemyymwj4xyide Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/81 108 203509 3839028 2470116 2026-05-21T08:30:37Z Carlomorino 42 3839028 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|aes rude, signatum e grave, ecc.}}|65}}</noinclude><section begin="1" />Minerva-Roma con galea corinzia crestata, adottata anche nella monetazione dell’argento con l’iscrizione '''{{sans-serif|CALENO}}'''<ref>Vedi le monete, {{Sc| {{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}}}, tav. LXXXIII, 18-17, {{Sc|{{AutoreCitato|Francesco Carelli|Carelli}}}} tav. LXVII, in confronto colla testa di Roma ''augurium capiens'' del citato denaro repubblicano ({{Sc|Babelon}}, I, p. 72). — Cfr. nota 88.</ref>. È altresì notevole al postutto, che, mentre queste due serie e quelle di seconda emissione da noi assegnate a Suessa Aurunca ed a Capua, si collegano metrologicamente alla serie romana urbana più antica, le serie di prima emissione di Suessa e di Capua, corrispondono metrologicamente alla serie di Luceria di Apulia<ref>Vedi gli ''Annexes'' G, H, in {{AutoreCitato|Theodor Mommsen|Mommsen}}-Blacas, I.</ref>, città fondata dai Romani soltanto nel 314 a. C, la quale emise l’aes grave sul piede della mina attico-campana di 16 once (gr. 436). Principalmente, e direi anzi unicamente per questa ragione metrologica, il Soutzo, nei suoi studi sulla prima monetazione italica<ref>''Introduction à l’étude des monnaies romaines de l’Italie antique''. Paris, 1890, parte II, p. 22 e seg. Gli studi del Soutzo sono scritti senza sfoggio di erudizione, ma con retti e sani criteri metrologici.</ref>, espresse l’opinione, che le serie del cosiddetto gruppo laziale dovessero riferirsi ai generali romani che coniarono le monete romano-campane. Come credo di avere, in parte, dimostrato, e come proverò anche meglio nel cap. III, nell’opinione del Soutzo si nascondeva in parte la verità. Tuttavia egli doveva distinguere fra serie e serie laziale, e doveva tener conto del concetto fondamentale romano di lasciare alle città alleate o confederate ed alle colonie il diritto di battere moneta a scopo <ref follow=note80><noinclude>fico </noinclude>di Arezzo e delle celebri fabbriche aretine (''aretina vasa'') nell’aes grave proprio di tale città ({{Sc|{{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}}}, tav. LI, 2). — La presenza del cratere di tipo caleno mi fa assegnare a Cales anche il quadrante, {{Sc|Garrucci}}, tav. XLIII, 4, esibente dall’altra parte la galea di Minerva-Roma, ed il semisse, {{Sc|Garrucci}}, XLIII, 2, con l’''aper'' campaniano. </ref><noinclude> <references/></noinclude> pjdna9ifgiw3fo8pprnn1g3dufv9ouu Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/83 108 203510 3839029 2470117 2026-05-21T08:31:30Z Carlomorino 42 3839029 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|aes rude, signatum e grave, ecc.}}|67}}</noinclude>Aurunca, Capua, Cales, non che per la conferma delle nostre spiegazioni tipologiche, ed a riprova di quanto abbiamo esposto fin qui, è importantissimo che il lettore ci segua nell’analisi dell’aes signatum quadrilatero, che abbiamo trovato nel nostro ripostiglio, congiunto con gli assi assegnati a Suessa-Aurunca ed a Capua. Apparisce a prima giunta notevole la presenza nel nostro ripostiglio dell’aes signatum n. 5 recante il nome dei Romani: {{Centrato|'''{{sans-serif|ROMANOM}}'''}} Il quadrilatero n. 5 (tav. VI- VII) è un pezzo di pretto carattere e tipo romano-campano. Da una parte presenta l’aquila con la folgore negli artigli, e dall’altra, il pegaso veloce. L’aquila con l’ali spiegate recante la folgore (già l’accennammo a [[Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/75|p. 59]]) è l’uccello di Giove, che domina dalla vetta del Campidoglio, anzi dal fastigio e dagli angoli del tempio di Giove Capitolino<ref>Le aquile Capitoline di legno nominate da {{Sc|{{AutoreCitato|Publio Cornelio Tacito|Tacito}}}} (''{{TestoCitato|Storie (Tacito)|Hist.}}'', III, 71) sono rappresentate nei denari di Petilio Capitolino, {{Sc|Babelon}}, I p. 292; vedasi l’ingrandimento del tipo monetario offerto dal {{Sc|{{AutoreCitato|Bernhard Karl von Koehne|Köhne}}}}, 11. cc. nella nota 83 – {{Sc|{{AutoreCitato|Charles Victor Daremberg|Daremberg}}}} e {{Sc|{{AutoreCitato|Edmond Saglio|Saglio}}}}, ''Dictionn. des Antiq.'', art. ''Capitolium'', II p. 902, fig. 1147. Si confrontino particolarmente le mie osservazioni pubblicate nel ''Museo Italiano di Ant. class.'', di {{AutoreCitato|Domenico Comparetti|Comparetti}}, vol. I (1884): ''I Frontoni,'' ecc., p. 90. — Le citate monete di Petilio Capitolino offrono nel diritto appunto una delle aquile Capitoline, con la folgore negli artigli e testa a destra.</ref>, presago dei destini di Roma e vindice implacabile dei nemici dei Romani; è il simbolo della suprema potestà divina<ref>Cfr. l’aquila di Giove Olimpico delle monete di Elide ({{Sc|{{AutoreCitato|Barclay Vincent Head|Head}}}}, ''Hist. Num.'', p. 353 e seg.), da cui è <span style="letter-spacing:.1em;">religiosamente </span> e tipologicamente desunta.</ref> e della suprema forza<noinclude> <references/></noinclude> 8goqweo942mjnbr3p1873ynq2q3ywig Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/108 108 203879 3839030 2469562 2026-05-21T08:33:13Z Carlomorino 42 3839030 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|92|{{Sc|luigi a. milani}}|}} ----</noinclude><noinclude>fettamente </noinclude>d’accordo con la data cui ci troviamo obbligati a riportare questi quadrilateri; nè tale data potrebbe invero determinarsi con maggiore sicurtà e precisione, ove si ricorra all’analisi tipologica. Il tipo, certamente desunto dalle ovvie arcaiche monete greche di Posidonia e Sibari, ha esatto riscontro con quello del bronzo coniato di Capua a iscrizione osca ({{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}, tav. LXXXVII, 10), spettante alla dominazione romana ed al periodo dell’asse trientale. Col toro dei quadrilateri ha pure riscontro tipico e religioso il toro a testa umana (toro ἀνδροπρόσωπος = Διόνυσος = Ζεὺς Γενέθλιος, Γαμήλιος, Πατρῷος, ecc.), tipo comune e generale di quasi tutte le monete di argento e bronzo emesse in Campania, in diverse città, con iscrizioni miste greche, osche e latine, alla fine della seconda guerra Sannitica, dopo la vittoria del Vadimone (283), la cacciata di Pirro (274), la presa di Taranto (272 a. C.), e mentre si prepara in Sicilia la prima guerra punica. Allorchè i Romani emettono i quincussi col toro soffermo, i Lucerini, <span style="letter-spacing:2px;">dietro ordine espresso di Roma</span>, emettono gli assi di sistema librale romano di pieno peso e ridotto (10-9 once), esibenti nel diritto la testa di Minerva-Roma, di faccia, munita di galea dalla triplice cresta (τριλοφία), e nel rovescio appunto il toro soffermo respiciente con la coda arricciata, anzichè distesa, e all’esergo l’iscr. '''{{sans-serif|ROMA}}''' esplicativa dei tipi ({{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}, tav. XXXII, 4, 5; {{AutoreCitato|Pierre Philippe Bourlier|d'Ailly}}, ''Recherches'', I, tav. XLVIII, 1-3; Babelon, I, p. 16-17, gr. 327). Il toro di questi assi è desunto dalle monete autonome di Turio e corrisponde a capello col tipo del rovescio del grande e magnifico bronzo coniato di tale città ({{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}, tav. CVII, 1), cui è contrapposta l’insigne e significativa attica testa di Athena ''Skyletria''. La testa di Minerva-Roma, che qui per la prima<noinclude> <references/></noinclude> 2ruy8fthxovkqg0dwnk1jex5dfwsm8n Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/110 108 203880 3839032 2469565 2026-05-21T08:35:31Z Carlomorino 42 3839032 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alebot" />{{RigaIntestazione|94|{{Sc|luigi a. milani}}|}}</noinclude> Il lieto annuncio della pace interiore assicurata, Roma diffuse per tutta Italia con una reiterata abbondante emissione urbana dei quincussi col caduceo e tridente, rappresentata anche nel nostro ripostiglio, n. 7, tav. X-XI. Il caduceo ''lemniscato'' dava segno ai vari popoli italici che Roma tranquilla e sicura contava sulla loro pacificazione; il tridente ''lemniscato'' dimostrava che essa ormai rivolgeva gli occhi più lungi, guardava più in là — al dominio sul mare. I lemnischi del caduceo del tridente non sono oziosi ornamenti; ma simboli di significato politico, altrettanto chiaro quanto sicuro ed eloquente. Sono i lemnischi della Vittoria del popolo romano; i lemnischi che la Vittoria romana appende ed annoda alla palma nelle monete con l’iscrizione '''{{sans-serif|ROMANO}}''' ({{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}, tav. LXXVII, 16; {{AutoreCitato|Barclay Vincent Head|Head}}, ''H. N.'' p. 28, fig. 10) e nelle simili monete di Ascoli, celebranti, come ha perfettamente veduto il {{AutoreCitato|Celestino Cavedoni|Cavedoni}}<ref>''V. Bull. Arch. Napoletano'', T. II, p. 117 e T. V, p. 72.</ref>, la grande battaglia ascolana del 279 a. C. ed insieme l’arguto proverbio nato in quell’occasione: ''Osculana pugna qua significatur victos vincere''<ref>{{Sc|{{AutoreCitato|Sesto Pompeo Festo|Festo}}}}, ed. {{Sc|Müller}}, p. 197, e {{Sc|{{AutoreCitato|Floro|Floro}}}}, I, 18, 9.</ref> ed il nome stesso degli Ascolani ΑΥ[[File:Greek Eta tack.svg|12px]]Υ[[File:Greek Sigma 05.svg|12px]]ΚΛΙ, che comprende nella sua postuma etimologia (ΑΥ[[File:Greek Eta tack.svg|12px]]Υ[[File:Greek Sigma 05.svg|12px]]ΚΛΙ<ref>Intorno alla leggenda greco-osca ΑΥ[[File:Greek Eta tack.svg|12px]]ΥΣΚΛΙ (– Auhuskli – Osculani – Asculani) ed alla sua postuma etimologia, provocata dalla famosa battaglia del 279 vedasi, oltre {{Sc|{{AutoreCitato|Celestino Cavedoni|Cavedoni}}}}, ''Bull Nap.'', T. V, p. 72, {{Sc|{{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}}}, ''Isernia'' p. 188, e ''Monete Italia'', p. 110. Quivi Garrucci determina meglio il senso del ''victos vincere'', appoggiandosi a {{Sc|{{AutoreCitato|Dionigi di Alicarnasso|Dionisio}}}}, XX, 1-8, ossia al fatto dei Dauni che decisero dell’esito incerto della battaglia, per loro cagione divenuta più favorevole ai Romani (''victos'') che a Pirro (''victor''), donde anche il celebre detto di Pirro: Ἄν ἔτι μίαν μάχην Ῥωμαίους νικήσωμεν, ἀπολούμεθα παντελῶς ({{Sc|{{AutoreCitato|Plutarco|Plut.}}}}, ''Pyrrh.'', 21).</ref> = αὐ ὕσκλοι = di nuovo i cappi del lemnisco) l’allusione ai nodi ed ai cappi che tengono vincolata la Vittoria ed i suoi simboli: ''{{Pt|lem-|lemniscus, }}''<noinclude> <references/></noinclude> lko1aey5njk6uc63y4z6rj5kv6ufhxj Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/112 108 203881 3839033 2469567 2026-05-21T08:36:26Z Carlomorino 42 3839033 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|96|{{Sc|luigi a. milani}}|}}</noinclude>esempio dalla maggiore o minore sveltezza ed altezza del caduceo e del tridente<ref>Nell’esemplare di Parigi (''b'') il lemnisco legato a s., invece che a d., se non dipende da una semplice differenza officinale, accennerebbe ad una diversa emissione.</ref>. L’anello di congiunzione fra i quadrilateri con i polli augurali ed i rostri, e i quadrilateri col tridente, rammentiamo essere rappresentato dal più volte ricordato frammento di Vulci ({{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}, tav. XXI, 3), il quale sembra legare altresì coi quadrilateri col tridente ''R/'' folgore, visti dal {{AutoreCitato|Bartolomeo Borghesi|Borghesi}} (v. sopra, [[Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/51|p. 35]]), trovati a Tarquinia, e di peso ignoto. La prima emissione dei quadrilateri col caduceo e tridente deve coincidere con l’emissione straordinaria del citato asse inscritto '''{{sans-serif|ROMA}}''', col toro campano, apulo e lucano sormontato dalla iniziale di Luceria ([[file:Archaic L.svg|12px]]) o dal caduceo, e di pieno peso librale romano. Probabilmente viene subito appresso all’emissione dei quadrilateri con l’elefante, e si connette con la presa di Taranto, la soggezione dei Lucani, Brezzii e Regini e la susseguente generale pacificazione dell’Italia meridionale (272-270 a. C.). Invece la seconda emissione, rappresentata dal nostro quadrilatero di peso ridotto sulle 9 once, è indubbiamente posteriore: è posteriore, lo dicono i pesi, ai quincussi coi polli augurali e col toro, e va insieme con l’asse inscritto '''ROMA''' col caduceo, di peso ridotto, e con gli assi che noi mettemmo in rapporto con l’assoggettamento dei Perugini (v. nota 70), e che {{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}} assegnò all’officina di Preneste (tav.XLI), riunendovi altri pezzi di aes grave di almeno due emissioni (cfr. i pesi), sui quali vedesi espresso lo stesso simbolo pacifico del caduceo (Garr. tav. XLI, numeri 2, 4, 5.)<ref>Cfr. il caduceo e la testa di Mercurio, comunemente adottati come simboli appunto di pace e dell’avviato commercio, nelle stesse monete di argento campane, riferibili circa al medesimo tempo.</ref>.<noinclude> <references/></noinclude> ef8dck3yo2xlk7qyef5l746e38tkoo8 3839041 3839033 2026-05-21T08:41:00Z Carlomorino 42 3839041 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|96|{{Sc|luigi a. milani}}|}}</noinclude>esempio dalla maggiore o minore sveltezza ed altezza del caduceo e del tridente<ref>Nell’esemplare di Parigi (''b'') il lemnisco legato a s., invece che a d., se non dipende da una semplice differenza officinale, accennerebbe ad una diversa emissione.</ref>. L’anello di congiunzione fra i quadrilateri con i polli augurali ed i rostri, e i quadrilateri col tridente, rammentiamo essere rappresentato dal più volte ricordato frammento di Vulci ({{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}, tav. XXI, 3), il quale sembra legare altresì coi quadrilateri col tridente ''R/'' folgore, visti dal {{AutoreCitato|Bartolomeo Borghesi|Borghesi}} (v. sopra, [[Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/51|p. 35]]), trovati a Tarquinia, e di peso ignoto. La prima emissione dei quadrilateri col caduceo e tridente deve coincidere con l’emissione straordinaria del citato asse inscritto '''{{sans-serif|ROMA}}''', col toro campano, apulo e lucano sormontato dalla iniziale di Luceria ([[file:Archaic L.svg|12px]]) o dal caduceo, e di pieno peso librale romano. Probabilmente viene subito appresso all’emissione dei quadrilateri con l’elefante, e si connette con la presa di Taranto, la soggezione dei Lucani, Brezzii e Regini e la susseguente generale pacificazione dell’Italia meridionale (272-270 a. C.). Invece la seconda emissione, rappresentata dal nostro quadrilatero di peso ridotto sulle 9 once, è indubbiamente posteriore: è posteriore, lo dicono i pesi, ai quincussi coi polli augurali e col toro, e va insieme con l’asse inscritto '''{{sans-serif|ROMA}}''' col caduceo, di peso ridotto, e con gli assi che noi mettemmo in rapporto con l’assoggettamento dei Perugini (v. nota 70), e che {{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}} assegnò all’officina di Preneste (tav.XLI), riunendovi altri pezzi di aes grave di almeno due emissioni (cfr. i pesi), sui quali vedesi espresso lo stesso simbolo pacifico del caduceo (Garr. tav. XLI, numeri 2, 4, 5.)<ref>Cfr. il caduceo e la testa di Mercurio, comunemente adottati come simboli appunto di pace e dell’avviato commercio, nelle stesse monete di argento campane, riferibili circa al medesimo tempo.</ref>.<noinclude> <references/></noinclude> 79buw0nojz52jtzcj60nxcgt8y0sf4d Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/114 108 203882 3839138 2469569 2026-05-21T09:45:17Z Carlomorino 42 3839138 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|98|{{Sc|luigi a. milani}}|}}</noinclude><noinclude>niese </noinclude>fattaci conoscere dal {{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}, tav. XXV-XXVI, la quale esibisce i simboli specificamente etruschi delle lunule e dell’astro solare, il ramo d’olivo, simbolo di pace equivalente al caduceo, ed i segni del valore ('''>{{sans-serif|IIII}}<''' = ''asses'' '''{{sans-serif|IIII}}'''): quadrassi di peso trientale, corrispondenti ai quadrassi col duplice toro. Fra la 1<sup>a</sup> emissione dei quincussi col caduceo, la l’emissione col toro, la 2<sup>a</sup> col caduceo, e l’emissione dell’ultimo aes signatum quadrilatero recante i segni del valore — quadrassi e non più quincussi — sta esattamente in perfetto accordo la molteplice larghissima emissione di aes grave tondo, fatta agli ordini di Roma sul piede dell’asse romano, ridotto gradualmente a once 11, 10, 9, 8, 6, nel Lazio (Aricia, Ardea?, Preneste ?), nell’Etruria meridionale (Tarquinia, Cere) nell’ Umbria inferiore (Todi), nella Campania (Capua, Cales), nell’Apulia (Luceria), nel Piceno (Fermo), con tipi quasi tutti nuovi e speciali, i quali hanno aperta relazione con la pace campestre, con l’agricoltura, la pastorizia, gli avviati commerci di terra e di mare, la caccia, la pesca, i giuochi atletici, e via dicendo. Per non dilungarmi troppo, dopo tutto quello che ho detto, non darò la spiegazione precisa di tutti questi tipi, non ne studierò l’intimo nesso e la esatta cronologia, offertaci dai loro pesi, che devono essere ancora verificati e messi in rapporto con lo stato di conservazione dei singoli pezzi; solo mi limiterò a citare, a guisa di corollario, siccome esempi concreti, alcuni tipi più significativi ed eloquenti. Vedasi dunque: <p style="text-indent:0em">nell’ aes grave da noi assegnato ai Rutuli (v. [[Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/79|p. 63]]):</p> :Garrucci, tav. XXXIII, 1 — aquila piscaria<ref name=pagina114>Codesto asse ({{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}, tav. XXXIII, 1), particolarmente interessante per la grandezza (il peso fa trascurato dal Garrucci) per lo stile, per i tipi e le iscrizioni che reca, mi sembra campionario, e contrapposto a quello col toro soffermo (v. sopra p. 92). — Da una parte </ref>;<noinclude> <references/></noinclude> ouhjj2lfkyqbb74nhgn5mufutrj5i7v Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/109 108 204003 3839031 3082611 2026-05-21T08:34:21Z Carlomorino 42 3839031 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|aes rude, signatum e grave, ecc.}}|93}}</noinclude>volta apparisce fornita di galea triplicemente crestata, sta in rapporto sicuro con la presa di Taranto e col culto, che l’Athena τριλοφία, onorata anche in Peonia, ebbe in questa città negli ultimi tempi<ref>Le monete di Audoleonte re di Peonia, anteriori al 286 a. C., sono le più antiche di questo tipo, ({{Sc|{{AutoreCitato|Barclay Vincent Head|Head}}}}, ''Hist. Num.'' p. 208). Per le monete di Taranto con la testa di Athena τριλοφία ({{Sc|{{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}}}, tav. XCIX, 19, 44), e per la loro cronologia, vedasi la importante monografia di {{Sc|Evans}}, ''Horsemen of Tarentum'' nella ''Num. Chron.'', 1889. Le monete di Metaponto col medesimo tipo sono quasi contemporanee.</ref>; il toro accenna all’acquisto di Turio ed alla pacificazione dell’Italia meridionale, la quale segui effettivamente la memorabile resa dei Tarantini (272 a. C). Che il significato del tipo del toro tranquillo, soffermo, respiciente, sia assolutamente quello pacifico da noi detto, è dimostrato all’evidenza dai detti assi inscritti '''{{sans-serif|ROMA}}''' e privi della [[file:Archaic L.svg|10px]], iniziale della officina di Luceria. Al posto di quella lettera officinale, alcuni di questi assi ({{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}, tav. XXXII, 4; Babelon, I, p. 17), quasi campionari, epperò forse Capuani, presentano sopra il dorso del toro il caduceo, simbolo e pegno della pace campestre e commerciale, che Roma ormai patrocinava, garantiva ed imponeva all’Italia da lei unificata (272-262 a. C.). Nell’esemplare del Kircheriano (10 a 9 once) la testa di Roma presenta inoltre il vezzo di perle intorno al collo, e quel che più conta, gli orecchini in forma di grappolo d’uva, in relazione coi tipi campestri ed agricoli di cui diciamo più innanzi (p. 74)<ref>Si vedano i tori aggiogati all’aratro nel gruppo etrusco del Kircheriano, {{Sc|{{AutoreCitato|Giuseppe Micali|Micali}}}}, ''Storia d’Italia'', tav. CXIV, e si confronti il bronzo semissale inscritto BOMA ({{Sc|{{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}}}, tav. LXXVIII, 8, 4; Babelon, I, p. 18-19), il quale lega con questi assi, ed esibisce il toro cornupete di Turio scherzante col draco: Ζεὺς Πατρῷος identificato col Ταῦρος δράκοντος καὶ ταύρου δράκων πάτηρ del noto verso citato troppo a proposito dell’{{AutoreCitato|Joseph Hilarius Eckhel|Eckhel}}, ''D. N.'', I, p. 138.</ref>.<noinclude> <references/> [[Categoria:Pagine con testo greco]]</noinclude> 4to7ie92jd0kggsvmcu979fig4g8ve5 Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/113 108 204005 3839034 2469568 2026-05-21T08:37:15Z Carlomorino 42 3839034 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|aes rude, signatum e grave, ecc.}}|97}}</noinclude> Contemporanea all’emissione campana dei quincussi col toro soffermo deve essere l’emissione, di peso e tipo corrispondente, fatta a Todi<ref>Per la relazione amichevole fra Roma, Gubbio e Todi, vedi {{Sc|{{AutoreCitato|Theodor Mommsen|Mommsen}}-Blacas}}, in, p. 198, 206.</ref>, secondo lo stile e la tecnica locale umbra. A questa emissione Todina appartiene il quadrilatero, {{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}, tav. XVII, 1 (dato abbellito dal {{AutoreCitato|Francesco Carelli|Carelli}}, tav. XLI, 1), di gr. 1436, il quale esibisce da una parte il medesimo identico tipo di bove o toro soffermo respiciente, e dall’ altro la spina di pesce, tipo caratteristico dell’ antichissimo aes signatum, specificamente umbro (v. cap. IV, p. 112). Un altro quincusse affatto simile, ma di minor peso (due libbre e dieci denari), del quale ci diede notizia il {{AutoreCitato|Bartolomeo Borghesi|Borghesi}} (''Oeuvres'', VI, p. 307), pure rinvenuto nei pressi di Todi, sembrerebbe invece posteriore alla 2* emissione dei quincussi col caduceo<ref>Vedi intorno a questi quadrilateri le osservazioni di {{Sc|{{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}}}, p. 9 e seg. Il quadrilatero con la clava ''R.'' spina di pesce ({{Sc|Garrucci}}, tav. XI, 2, di gr. 1509,38), appartiene, secondo ogni probabilità, ad una emissione Todina anteriore.</ref>. Ad una ulteriore emissione pacifica, e, come credo, all’ultima emissione dell’aes signatum quadrilatero devono assegnarsi, secondo me, i quadrussi campaniani col segno del valore — quattro lineette ('''{{sans-serif|IIII}}''') o quattro globuli (?) — esibenti di nuovo il tipo del toro gradiente ({{AutoreCitato|Gennaro Riccio|Riccio}}, [[Le monete delle antiche famiglie di Roma|tav. LXVIII]], 1), però con testa di profilo (prospiciente) e del peso di tredici once, quindi corrispondenti ormai (salvo lo stato di conservazione) al peso trientale<ref>Questi quadrussi (v. {{Sc|{{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}}}, p. 11) io non credo che sieno da espungersi: l’accordo del {{AutoreCitato|Giovan Battista Passeri|Passeri}} col {{AutoreCitato|Gennaro Riccio|Riccio}} è notevole: forse i quattro globuli del Passeri erano effettivamente quattro linee non bene chiare.</ref>. A codest’ultima emissione dell’aes signatum quadrilatero, già trientale, e, per poco, quadrantale, fa riscontro la notevole emissione quadrilatera {{Pt |Tarqui- |Tarquiniese }}<noinclude> <references/></noinclude> d5vxuc7cn44iazjd4shzx4gluv9qwbu Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/120 108 204027 3839150 1792212 2026-05-21T09:49:43Z Carlomorino 42 3839150 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|104|{{Sc|luigi a. milani}}|}}</noinclude>268-268, è quello dei Dioscuri; e che anche questo tipo si connette, in modo per me evidente, con la soggezione dei Locresi e dei Regini, avvenuta qualche anno prima (272-271 a. C.). I Dioscuri, espressi sul primo denaro romano propriamente detto, non mancano di avere la loro significazione religiosa e politica, in accordo persino con i due astri, propri loro simboli, de’ quincussi coi polli augurali (v. sopra [[Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/98|p. 82]]). Vedansi gli astri introdotti nel bronzo coniato di Capua a iscrizione osca, anche quando i tipi monetari non hanno coi Dioscuri nessun vicino rapporto, {{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}, tavola LXXXVI, 33, 34; LXXXVII, 1, 2, 3, 19. Fu certamente l’acquisto delle due ultime città dei Brezzi ('''{{sans-serif|ΒΡΕΤΤΙΩΝ}}'''), la prima dedizione dei Locresi ('''{{sans-serif|ΛΟΚΡΩΝ}}'''), avvenuta nel 277<ref>La prima dedizione dei Locresi è celebrata dal noto statere, {{Sc|{{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}}}, tav. CXII, 31-32 (cfr. {{Sc|{{AutoreCitato|Barclay Vincent Head|Head}}}}, p. 88), il quale nel diritto esibisce la testa di Giove laur. (Giove Capitolino), e nel rovescio la Fede dei Locresi (iscr. {{nowrap|[[File:Greek Pi archaic.svg|12px]]ΙΣΤΙΣ}} ΛΟΚΡΩΝ) che incorona Roma (iscr. ΡΩΜΑ), seduta sopra lo scado gallico. Intorno a questo tipo cfr. sopra note 83 e 72.</ref>, ed in ispecie l’assoggettamento definitivo di Locri e di Regio (271 a. C.), che indussero i Romani a rinnovare il culto dei Dioscuri, identificandoli ai Cabiri (''Dei magni'') ed ai ''Penates''<ref>Intorno ai Penati v. il più recente scritto di {{Sc|{{AutoreCitato|Georg Wissowa|Wissowa}}}}, nell’''Hermes'', 1887: ''Ueberlieferung über die röm. Penaten''.</ref>. I Dioscuri che salvarono prodigiosamente i Locresi a Sagra nel sec. VI a. C, e che nel medesimo modo leggendario (loro epiphania) avevano salvato i Romani sul lago Regillo (496 a. C, cfr. {{Ac|Ludwig Preller|Ludwig Preller|Preller}}-Jordan, II, p. 301), si erano mostrati migliori patroni e salvatori dei Romani che dei Brezzi, Locresi e Regini. Si confrontino le monete coi Dioscuri<noinclude> <references/> [[Categoria:Pagine con testo greco]]</noinclude> 5b2mlvmtdga6qsskq8trlzm0lvg97kt Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/117 108 204030 3839144 2469572 2026-05-21T09:48:01Z Carlomorino 42 3839144 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|aes rude, signatum e grave, ecc.}}|101}}</noinclude>in tacere ed inosservata; ma quando il tesoro si trovò obbligato a ridurre d’un tratto il peso dell’asse a quattro once, si dovette ricorrere ad una disposizione di legge o ad un plebiscito, e la cosa dovette annunciarsi ufficialmente, come in realtà fu fatto. La riduzione ufficiale trientale è dimostrata anzitutto dal magnifico ''decussis'' del Kircheriano, {{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}, tav. XXX — Babelon, I, p. 42-43, il quale pesa gr. 1091, cioè dieci assi trientali precisi, e porta il segno del valore '''{{sans-serif|X}}''', oramai divenuto necessario, dacché il valore intrinseco del bronzo non stava più in rapporto col valore attribuitogli e si faceva corrispondere col denaro romano da 1/72 alla libbra, coniato nel 269-268 a. C. col medesimo segno di valore '''{{sans-serif|X}}'''<ref>Vedasi anche il ''decussis'' di Torino inscritto ROMA, con la Vittoria in biga di gr. 1037, dato dall’{{Sc|{{AutoreCitato|Onorio Arrigoni|Arigoni}}}}, III, tav. 23-24, e dal {{Sc|{{AutoreCitato|Pierre Philippe Bourlier|D’Ailly}}}}, I, tav. XXII, messo in dubbio da questi; ma, secondo me, archeologicamente giustificabile (cfr. nota 120), quindi per lo meno desunto da un antico originale autentico. Un decusse inedito, simile a quello del Museo Kircheriano, ma di riduzione quadrantale come il noto esemplare Olivieri ({{Sc|{{AutoreCitato|Theodor Mommsen|Mommsen}}-Blacas}}, III, p. 860), è posseduto dai signori Gnocchi e sarà pubblicato nella presente ''Rivista''.</ref>. La detta ufficiale e legale riduzione dell’asse sul piede di 4 once è parimenti dimostrata: dai tripondi e dupondi urbani di peso trientale ({{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}, tav. XXXI, 1, 2; Babelon, I, p. 41; Garrucci, tav. XXIX, 6), anch’essi fomiti dei segni di valore {{sans-serif|'''III''', '''II'''}}; dalle nuove emissioni di aes grave trientale delle colonie romane del mezzogiorno (Luceria, Venusia, Teate); e dalle monete romano-campane di bronzo, coniate esse pure sul piede trientale. Generalmente si fa coincidere la riduzione trientale con la prima emissione romana dell’argento, (''denarii, quinarii, sestertii''), la quale, a testimonianza di {{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}} (XXXIII, 13, 44), sarebbe avvenuta nel<noinclude> <references/></noinclude> e96a9ze1zjj70tj367l8mrfa0xk9oze Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/119 108 204031 3839147 2469574 2026-05-21T09:48:44Z Carlomorino 42 3839147 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|aes rude, signatum e grave, ecc.}}|103}}</noinclude>{{Pt|genti|urgenti}} (cfr. {{AutoreCitato|Theodor Mommsen|Mommsen}}, ''Röm. Gesch.'', 6 ed., I, p. 519). Fu allora, io credo, che si addivenne a questa prima riduzione ufficiale, da Roma comandata ed estesa alle città soggette di Todi, Tarquinia, Capua, Luceria, Venusia, Teate, Ascoli<ref>Anche Gubbio emise allora il tripondio trientale ({{Sc|{{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}}}, tav. LVI, 14; cfr. 428), e l’Etruria deve avere anch’essa imitato Roma, riducendo le proprie serie sai peso trientale. — A Tarquinia appartiene l’aes quadrilatero trientale ({{Sc|Garrucci}}, tav. XXVI) e a qualche altra città etrusca romanizzata (Cere?) deve spettare la serie di aes grave ovale con la clava (Garrucci, tav. XXVII), trovata, a detta del Garrucci, p. 13, nel ripostiglio di Vuloi insieme con l’aes signatum, e fusa ancor essa sul piede trientale. Dell’aes grave etrusco dirò più estesamente iii altra occasione.</ref>. Si noti che l’emissione di aes grave di Fermo, dai Romani autorizzata in quella loro colonia del 264 a. C., è ancora di peso librale leggermente ridotto (cfr. i pesi dei pochi pezzi conosciuti col nome di questa città '''{{sans-serif|FIR}}''' {{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}, tav. LX); abbiasi presenta quale immensa copia di oro, argento e bronzo abbia fruttato ai Romani la vittoria di Milazzo (iscr. Duilia, ''C. I. L.'', I, 195); e si rammenti l’osservazione fatta di sopra circa l’aes grave urbano con la prora di nave armata del ''rostrum-tridens'', che pure corrisponde alla riduzione graduale della libbra dalle 10 oncie in giù. Si badi inoltre che la riduzione trientale rappresentava una semplificazione, e fors’anco una unificazione monetaria, imperocché l’Etruria già da vario tempo aveva ridotto il suo aes grave e la propria libbra al peso della mina sicula (v. sopra [[Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/89|p. 73)]], e l’asse trientale veniva quindi a corrispondere alla metà precisa della libbra etrusca e della mina sicula di otto once (gr. 218). Finalmente, si noti che il tipo del primo denaro romano da 1/72 alla libbra (gr. 4,54), che la concorde testimonianza degli antichi scrittori riporta agli anni<noinclude> <references/></noinclude> pv8e7lyzuricoioyn4e39uiptjupg3v Pagina:Rivista italiana di numismatica 1891.djvu/121 108 204032 3839157 2469576 2026-05-21T09:56:18Z Carlomorino 42 3839157 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|aes rude, signatum e grave, ecc.}}|105}}</noinclude>inscritte: '''{{sans-serif|ΒΡΕΤΤΙΩΝ}}''', Garrucci, CXXIV, 12 = {{AutoreCitato|Barclay Vincent Head|Head}}, ''H. N.'', p. 77; '''{{sans-serif|ΛΟΚΡΩΝ}}''', {{AutoreCitato|Raffaele Garrucci|Garrucci}}, CXIII, 13; '''{{sans-serif|ΡΗΓΙΝΩΝ}}''', Garr., CXV, 10, 11; non che le monete anepigrafi di Squillace (Scylacium), Garrucci, tav. CXIII, 25-27. I Dioscuri, fidi patroni e custodi della cavalleria romana (''Equites'') ma patroni nel tempo stesso di Locri, di Regio, e della vicina Tindari in Sicilia, dove avevano il loro principale tempio e culto (vedi le monete dei Tindaridi '''{{sans-serif|ΤΙΝΔΑΡΙΤΑΝ}}''', Head, p. 166 e seg.), avevano preso decisamente la parte dei Romani, facendo loro guadagnare le città ch’essi proteggevano ed aprendo loro la via della Sicilia. — Agli occhi dei Romani, i Dioscuri furono i veri loro salvatori (Σωτῆρες) quando, passati in Sicilia, per la prima volta si trovarono a combattere in mare, e vinsero, fra Milazzo e Tindari, la prima battaglia navale (260 a. C.). L’occupazione romana di Tindari cade tre anni dopo (257 a. C.). I Dioscuri, detti dai Romani ''Castores'' o ''Polluces'', identificati al grande e vecchio Cabiro del tempio di Giove Capitolino (''Volcanus'' = Hephaistos di Lemno, V. nota n. 20), identificati ai Cabiri di Samotracia ed ai Penati recati da Enea, quali dei, per eccellenza, del mare e della navigazione, diventarono i naturali rappresentanti del nuovo orizzonte politico romano; e si capisce perfettamente, come, dopo l’acquisto dell’estrema punta d’Italia e la pacificazione e unificazione generale dei vari popoli italici (269-68 a. C.), essi dovessero a buon diritto sostituire il Giove Fulguratore Capitolino, che i Romani avevano espresso sui vecchi quadrigati campaniani, finché esso li aveva guidati alla conquista ed alla unificazione dell’Italia. Il Giano bifronte del bronzo capuano e dei quadrigati, imposto come simbolo dell’unità e confederazione italica perfino ai Regini assoggettati ed unificati ({{Pt |Gar|Garrucci, }}<noinclude> <references/></noinclude> ppgj5w4tnwwbkgv6rasksw7lmmml5mm Pagina:Testounico.djvu/1 108 205922 3838778 3838696 2026-05-20T13:34:32Z Gatto bianco 43648 3838778 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" /></noinclude>{{Ct|f=130%|v=1|MINISTERO DELL’INTERNO}} {{rule}} {{Ct|f=200%|t=4|v=2|'''TESTO UNICO'''}} {{Ct|f=60%|v=1|DELLA}} {{Ct|f=160%|v=1.5|LEGGE COMUNALE E PROVINCIALE}} {{Ct|f=80%|v=1|({{Sc|Regio decreto 3 marzo 1934, n. 383;<br><br>Legge 10 giugno 1937, n. 1402}})}} {{Ct|f=60%|v=1|ED}} {{Ct|f=160%|v=1|ISTRUZIONI MINISTERIALI}} {{Ct|f=80%|v=15|2ª EDIZIONE AGGIORNATA E COORDINATA}} {{Ct|f=80%|v=.5|ROMA}} {{Ct|f=80%|v=.5|{{Sc|Istituto Poligrafico dello Stato}}}} {{Ct|f=80%|v=.5|{{Sc|Libreria}}}} {{Ct|f=80%|v=.5|{{Sc|Gennaio 1938 - Anno XVI}}}}<noinclude> <references/></noinclude> q9tl58q8ga6slbnno8081suzj6d2j6r 3838782 3838778 2026-05-20T15:02:34Z Gatto bianco 43648 3838782 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" /></noinclude>{{Ct|f=130%|v=1|L=.3em|MINISTERO DELL’INTERNO}} {{rule}} {{Ct|f=200%|t=4|v=2|L=.2em|'''TESTO UNICO'''}} {{Ct|f=60%|v=1|DELLA}} {{Ct|f=160%|v=1.5|LEGGE COMUNALE E PROVINCIALE}} {{Ct|f=80%|v=1|({{Sc|Regio decreto 3 marzo 1934, n. 383;<br><br>Legge 10 giugno 1937, n. 1402}})}} {{Ct|f=60%|v=1|ED}} {{Ct|f=160%|v=1|ISTRUZIONI MINISTERIALI}} {{Ct|f=80%|v=15|2ª EDIZIONE AGGIORNATA E COORDINATA}} {{Ct|f=80%|v=.5|ROMA}} {{Ct|f=80%|v=.5|{{Sc|Istituto Poligrafico dello Stato}}}} {{Ct|f=80%|v=.5|{{Sc|Libreria}}}} {{Ct|f=80%|v=.5|{{Sc|Gennaio 1938 - Anno XVI}}}}<noinclude> <references/></noinclude> c7jantaco884ubfdgj9cvv5xhfueu4d Di una strada ferrata da Lucca a Reggio di Modena/Sviluppo Planimetrico della Linea 0 219272 3839166 3685106 2026-05-21T10:02:44Z Candalua 1675 3839166 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 aprile 2011|arg=Ferrovie}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Sviluppo Planimetrico della Linea.|prec=../Quadro d'insieme|succ=../Rilievi generali e particolari sul Profilo longitudinale}} <pages index="Di una strada ferrata da Lucca a Reggio di Modena.djvu" from=4 to=8 fromsection=3 /> {{Sezione note}} 9s0ltouw969y84l3kp4ras4g3uj0be0 Template:Nota separata/doc 10 250513 3839135 3247353 2026-05-21T09:42:19Z Candalua 1675 /* Approfondimento */ 3839135 wikitext text/x-wiki {{Documentazione sottopagina}} <!-- INSERIRE LE CATEGORIE E GLI INTERWIKI IN CALCE ALLA PAGINA, I TEMPLATE "Template complesso" E "Template protetto" QUI SOPRA DENTRO "includeonly" --> __NOTOC__ == Descrizione == Richiama una nota il cui testo è contenuto in una pagina diversa. 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Nel frattempo ''non fare nulla'', vale a dire, non unire gli account Lagrande, non entrare in Wikivoyage con l'account Lagrande, non entrare in Wikisource con l'account Semiramide fino a un mio aggiornamento. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 23:13, 23 gen 2013 (CET) ===Aggiornamento e istruzioni=== Eccomi di ritorno ed ecco le istruzioni, da seguire scrupolosamente. Tu vuoi *Rinunciare al nome utente Semiramide da te registrato in vari wiki, *utilizzare come tua su tutti i progetti esclusivamente l'utenza ''Lagrande'' e *attribuire a tale utenza le modifiche finora compiute dalle utenze Semiramide da te registrate, giusto? Allora: ;Premessa: *[http://toolserver.org/~quentinv57/sulinfo/Semiramide Queste sono le utenze Semiramide], di cui **una (quella su es.wiki) non sei tu, **su it.wiki e su commons non hai effettuato modifiche. *[http://toolserver.org/~quentinv57/sulinfo/Lagrande Queste sono le utenze Lagrande] che sono tutte riconducibili a te. ;Procedura: #Occorre spostare le tue utenze "Semiramide" a Lagrande. #*'''Su meta''' effettua il login come utente Semiramide e chiedi [[m:Meta:Changing username|presso questa pagina]] (seguendo attentamente le istruzioni) di cambiare nome utente da Semiramide a Lagrande #*'''Su commons''' entra come utente Semiramide e chiedi [[commons:Commons:Changing username|presso questa pagina]] (seguendo attentamente le istruzioni) di cambiare nome utente da Semiramide a Lagrande #*'''Su it.wikivoyage''' entra come utente Semiramide e chiedi a un burocrate (ad esempio a [[voy:Utente:Civvì|questo]], di rinominarti da Semiramide a Lagrande: questo è il punto che ti interessa. #*'''Su it.wikipedia'''' hai registrato ambo le utenze e questo potrebbe creare problemi, ma come Semiramide non hai effettuato modifiche: tecnicamente le possiedi entrambe, ma se non esegui alcuna modofica con tale utenza e continui ad usare solo l'utenza Lagrande non combinerai pasticci: se qualcun altro vorrà appropriarsi del nome utente "Semiramide" (che ne sappiamo, ad esempio [[:es:Special:Contributions/Semiramide|l'utente spagnolo attivo nel 2007]]), se l'utenza Semiramide di it.wiki non ha contributi potrà essere "[[w:Wikipedia:Cambiare il nome utente/Riassegnazione|usurpata]]" legittimamente. In pratica ''abbandona e dimentica l'utenza Semiramide''. #SOLO ''''dopo che tutte le rinominazioni saranno state effettuate''' potrai unificare tutte le utenze Lagrande tramite la pagina [[Speciale:UnificaUtenze]]. #*N.B. L'unificazione delle utenze rende impossibile per altri registrare il nome utente Lagrande o spostare altre utenze al nome Lagrande, e ti permetterà di registrare automaticamente tale nome quando passerai da un progetto a un altro. Proprio l'impossibilità di spostare il nome "XY" a "Lagrande" dopo l'unificazione richiede che l'unificazione avvenga '''dopo''' tutti gli spostamenti descritti sopra, dunque mi raccomando sii scrupolosa nella sequenza di azioni ed attendi che tutte le utenze Semiramide siano spostate a Lagrande prima di effettuare l'unificazione di Lagrande. #*Per verificare l'avvenuta rinominazione (se i burocrati non te lo comunicano in pagina di discussione), dopo la richiesta visita queste pagine [http://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Special%3ALog&type=renameuser&user=&page=User%3ASemiramide&year=&month=-1&tagfilter= su meta], [http://commons.wikimedia.org/w/index.php?title=Special%3ALog&type=renameuser&user=&page=User%3ASemiramide&year=&month=-1&tagfilter= su commons], [http://it.wikivoyage.org/w/index.php?title=Speciale%3ARegistri&type=renameuser&user=&page=User%3ASemiramide&year=&month=-1&tagfilter= su it.wikivoyage]. Spero di aver chiarito tutto. Se ti servisse altra informazione domanda. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 12:17, 24 gen 2013 (CET) ===Secondo aggiornamento=== Questa mi mancava: una utenza ''Lagrande'' su sv.wiki non sei tu. Uffa. Procediamo con ordine: su commons hanno le loro ragioni, cioè *vogliono essere sicuri che tu e Semiramide siate la stesas utenza *ti chiedono di rivolgerti tu a sv.wiki per ''usurpare'' il preesistente nome Lagrande (cioè far spostare il nome Lagrande presente là da loro a un nome come "Lagrande (riassegnato)" e creare dunque lo spazio per il tuo nome utente). Per il primo punto è sufficiente che QUI tu metta nella tua pagina utente un avviso in inglese come <div class="usermessage" style="text-align:center;" >I'm migrating my edits as User:Semiramide to this account. Bureaucrats, please take notice!</div> Per il secondo punto si tratta di un processo un po' laborioso. Fortunatamente l'utente Lagrande svedese ha [[:sv:w:Special:Bidrag/Lagrande|solo due edit ed è inattivo da quasi cinque anni]], dunque l'operazione non è impossibile. Puoi rivolgerti là in inglese (come Semiramide) presso [[:sv:w:Wikipedia:Byte_av_användarnamn]] adducendo i passi già svolti e l'avviso di cui ho appena scritto. Una volta ottenuta l'usurpazione torna su commons e una volta ottenuto lo spostamento dell'account, se non abbiamo ulteriori ostacoli, solo allora potrai unificare il tuo account Lagrande. Prima di effettuare l'unificazione per favore avvertimi. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 18:19, 28 gen 2013 (CET) :Ah, vedo che hai già richiesto in sv.wiki. Secondo me avresti fatto meglio a ignorare Commons e unificare le utenze subito. Comunque vedo che sv.wiki è particolarmente disponibile (di solito queste richieste sono rifiutate), quindi se hai pazienza... [[Utente:Nemo_bis|Nemo]] 19:32, 29 gen 2013 (CET) ===Terzo aggiornamento=== Le acque si sono mosse. *{{fatto}} [https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Special%3ALog&type=renameuser&user=&page=User%3ASemiramide&year=&month=-1 su meta] *{{fatto}} [https://it.wikivoyage.org/w/index.php?title=Speciale%3ARegistri&type=renameuser&user=&page=User%3ASemiramide&year=&month=-1 su wikivoyage] *{{fatto}} [[:sv:w:Wikipedia:Byte_av_användarnamn#Lagrande|su sv.wiki]] hai ora lo spazio libero per usurpare il nome Lagrande. Manca solo commons dove ho [[commons:Commons:Changing_username/Current_requests#Semiramide_.E2.86.92_Lagrande|lasciato un sollecito]]. Coraggio siamo quasi alla fine. Credo che su commons non abbiano più motivo di rimandare la rinominazione. Eseguito quell'ultima rinominazione potrai unire i tuoi account Lagrande in tutti i progetti. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 19:08, 6 mar 2013 (CET) ===Quarto aggiornamento=== Onestamente mi sembra di vivere una surreale commedia dell'assurdo. In pratica il burocrate di Commons chiede prova del fatto che sei tu a controllare i tuoi account ''Lagrande'' nei progetti in cui lo hai registrato, specificando in essi che stai chiedendo la rinominazione su commons. Modifica le tue pagine utente "Lagrande" nei progetti dove sei registrata e non rinominata (dunque [[:w:Utente:Lagrande|it.wiki]], [[wikt:Utente:Lagrande|it.wikizionario]], [[q:Utente:Lagrande|it.wikiquote]] e [[:fr:w:Utilisateur:Lagrande|fr.wiki]]) scrivi questo messaggio: <pre><div class="usermessage">I am requesting a rename on Commons. My current Commons name is [[commons:Changing_username#Semiramide_.E2.86.92_Lagrande|Semiramide]]. ~~~~</div></pre> Effettuati questi quattro edit penserò io a rinnovare il sollecito su commons: onestamente sono giunto anch'io al limite della pazienza, e al posto tuo avrei già unificato gli account Lagrande, ma fatto trenta facciamo trentuno, sperando che sia la volta buona. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 23:10, 15 mar 2013 (CET) :Ooops, dalla cronologia delle registrazioni di account pensavo che quello su fr.source [[:fr:w:Spécial:Journal/Lagrande|lo avessi creato tu nel 2006]]. Non è tuo? Allora va usurpato. Fortunatamente non ha alcun edit dunque risutla inattivo da oltre sei anni, inoltre i burocrati di fr.wiki sono molto più rapidi ad eseguire le richieste. Allora segui attentamente queste istruzioni: *Qui nella tua pagina di discussione scrivi un messaggio il cui oggetto sia <samp>SUL</samp> e che contenga una frase come <samp>Il s'agit d'une demande de renommage de compte utilisateur sur fr.wiki.</samp> o simile in cui domandi l'usurpazione del preesistente nome Lagrande su fr.wiki *vai su fr. wiki alla pagina [[:fr:w:Wikipédia:Demande de renommage de compte utilisateur/Usurpation]] o creando prima un'utenza "fantoccio" tipo <samp>Lagrande1</samp> o come utente anonimo, '''(non entrare come ''Semiramide'' né come Lagrande''' <small>(in teoria come Lagrande non potresti dato che l'account Lagrande registrato là non è tuo</small>''')'''. *seguendo le istruzioni che trovi su quella pagina scrivi <pre>{{subst:Usurp|Lagrande|it:s}} ~~~~</pre> *Salva e sei a posto. Attendi che un burocrate rinomini l'utenza preesistente. *A quel punto potrai confermare la richiesta di rinominazione <samp>Semiramide-->Lagrande</samp> nella pagina di discussione anche di fr.wiki. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 08:33, 17 mar 2013 (CET) ===Quinto e ultimo aggiornamento=== EVVIVA! su commons [[Commons:Changing_username/Archive18#Semiramide_.E2.86.92_Lagrande|la tua richiesta è stata finalmente evasa!]]. ora puoi premere il benedetto pulsante di '''[[Speciale:UnificaUtenze|unificazione dei tuoi account in tutti i wiki della WMF]]''' e il nome Lagrande sarà inestricabilmente collegato alla tua utenza. È stata lunga ma ci siamo arrivati. Effettuata tale operazione puoi togliere i messaggi di annuncio rinominazione che hai lasciato in giro. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 18:27, 20 mar 2013 (CET) == Confirmation request == Hello Lagrande! Regarding your request on svwp, it will be possible for us to move the account out of the way for you, but the user has one month to select a new name before we do so. I also need confirmation that it was indeed you who [http://sv.wikipedia.org/w/index.php?title=Anv%C3%A4ndardiskussion%3ANjaelkies_Lea&diff=19131370&oldid=19124271 contacted me]. Please respond here. [[User:Njaelkies Lea|Njaelkies Lea]] ([[User talk:Njaelkies Lea|disc.]]) 17:15, 29 gen 2013 (CET) :Nevermind on the confirmation, I can read the above. ;) [[User:Njaelkies Lea|Njaelkies Lea]] ([[User talk:Njaelkies Lea|disc.]]) 17:18, 29 gen 2013 (CET) ==Grazie== Devo ancora fare per la seconda volta l'[[w:Ablazione transcatetere|ablazione cardiaca]] che ormai per i cardiochirurghi è diventata una pratica di routine . Speriamo che questa volta risolva i problemi. Seguire i progetti wikimedia è una valvola di sfogo per distrarmi. Come hai capito bene io so fare solo il copia-incolla. Sto cercando di capire come fare per ottenere i risultati con il minimo sforzo. Il tema del D. lsg. sulle patenti l'ho scelto perché di estrema attualità di larga presa. Sono passato poi al codice della strada. Ho seguito la falsariga della voce già esistente con il testo originale. Sarà perchè non ho la mania della perfezione, ma mi sembra che la nuova voce abbia un livello passabile, raggiunto senza troppa fatica. Se qualcuno vuole migliorala, ben venga. Il passo successivo (e molto semplice da realizzare è l' .epub) Quello ancora dopo è il ''Libro delle norme della strada'' raccogliendo i diversi D. lsg. leggi circolari ecc.. Di temi come questi ce ne sono tantissimi: speriamo che dopo i primi esempi si riescano a coinvolgere altri contributori.[[User:Mizardellorsa|Mizar (ζ Ursae Maioris)]] ([[User talk:Mizardellorsa|disc.]]) 15:30, 1 feb 2013 (CET) == Cercasi cavia.... :-) == Cara Lagrande, sei la persona ideale per guidarmi nei passi successivi dell'editor "parola per parola". Sei riouscito a atticarlo con il bottone? Comunque, creerò un sistema di attivazione che non richieda nessun altro gadget attivo. Non essere timida nelle proposte! Posso fare qualsiasi cosa, anche far sparire tutto dallo schermo lasciando solo quello che serve per l'editor. Aspetto solo suggerimenti. Per ora mi basta sapere se tu sei in grado di accedere. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 12:21, 8 feb 2013 (CET) == Indice delle novellette == Cara Lagrande, [[Pagina:Novellette e racconti.djvu/276|eccoti la pagina d'esempio]]. Il codice magico è <pre>{{RigaIndice|align=left/left/right|NUMERO ROMANO.|''TITOLO''| » #PAG.|puntini=si}}</pre> Buona compilazione. Io mi sno aiutato molto con il cerca e sostituisci :-) P.S. Ancora qualche giorno e su sv.wiki si ricorderanno di te... - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 12:34, 26 feb 2013 (CET) == SUL == Il s'agit d'une demande de renommage de compte utilisateur sur fr.wiki. [[User:Lagrande|Lagrande]] ([[User talk:Lagrande|disc.]]) 07:53, 18 mar 2013 (CET) == Blocco == [[Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) I.djvu/42|Leva tutto]]... :) --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 19:11, 26 mar 2013 (CET) == Belli == Ho sistemato gran parte dei sonetti di Belli non allineati, adesso gli errori dovrebbero essere veramente pochi. Sto facendo ancora delle verifiche, ma sono soddisfatto. Se vuoi provare di nuovo a pigiare qualche Match... ne trovi parecchi dal volume IV. Oppure puoi pigiare gli split.... Fammi comunque sapere se c'è qualcosa che non va. Finite le verifiche, mi dedicherò a un tool per aiutare gli utenti nella correzione e aggiunta note. Tu usi "spostamento note"? --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 08:13, 1 apr 2013 (CEST) : Mi hai frustrato con la tua indifferenza ai tool :-P, allora, se mpre su Belli, ti propongo un'altra cosa, in cui l'unica cosa che serve è la pazienza e la accuratezza. Si tratta degli indici di Belli, al momento sto lavorando sui ''Nomi propri e cose notabili di tutti i Sonetti'', a partire da pag. [[Pagina:Sonetti romaneschi I.djvu/13]]. Il lavoro si fa in due fasi: prima si aggiusta il puro testo (con estrema attenzione a cifre, virgole, punti e virgola), poi, via bot, si dà "il colpo di grazia" trasformando il testo in link attivi. Nel primo passo basta che tutti i caratteri siano esattamente uguali a quelli originali; non serve altro. Lavoro un po' sulla pagina [[Pagina:Sonetti romaneschi I.djvu/20]] per farti vedere cosa intendo per "aggiustare il puro testo". Se hai cose più urgenti e più interessanti da fare, lascia perdere. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 16:31, 4 apr 2013 (CEST) == Wiki Loves Monuments == Ottimo! Questi sono i documenti che puoi proporgli: http://www.wikilovesmonuments.it/monumenti/segnala/ Se hai bisogno, passami pure il contatto che lo mando a Emma, la nostra project manager. --[[Utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >Aubrey</span>]] [[Discussioni_utente:Aubrey|<span style= "font-family:Palatino Linotype, serif" >McFato</span>]] 12:18, 24 apr 2013 (CEST) == Wikisource User Group == Wikisource, la biblioteca digitale libera, sta avanzando velocemente verso un modo di gestione dei libri migliore e più semplice, sia per quanto riguarda la la rilettura che per il caricamento. Tutte le comunità linguistiche sono molto importanti in Wikisource. Noi vogliamo proporvi la creazione di un [[m:Wikisource User Group|Wikisource User Group]], un gruppo libero e informale di volontari che faciliterà il dialogo e la cooperazione fra comunità, associazioni e organizzazioni, assieme all'attenzione all'innovazione tecnologica. Ogni aiuto è benvenuto. Questo ci darà un mezzo per condividere e migliorare gli strumenti nelle Wikisource locali. Siete tutti invitati ad iscrivervi alla mailing list '[https://lists.wikimedia.org/mailman/listinfo/wikisource-l wikisource-l]' (in inglese), o il canale IRC [http://webchat.freenode.net/?channels=#wikisource #wikisource], potete seguire anche la [https://www.facebook.com/Wikisource pagina Facebook] e a seguire il profilo [https://twitter.com/wikisource Wikisource twitter]. Ci sono inoltre 4 progetti legati a Wikisource, nella ''Google Summer of Code'' del 2013. Per ottenere risultati migliori, è importante la vostra opinione e il vostro feedback. I progetti sono descritti nella pagina "[[m:Wikisource across projects|Wikisource across projects]]". Potente infine trovare il report del progetto (''midpoint report'') IEG su Wikisource [[m:Grants:IEG/Elaborate Wikisource strategic vision/Midpoint|qui]]. [[m:Global message delivery|Global message delivery]], 02:50, 25 lug 2013 (CEST) <!-- EdwardsBot 0542 --> == Bottoncini == Ti ho montato "tutto"; ma c'è una cosa che non posso fare io: se sono abilitati, disabilita, in Preferenze->Accessori, "Strumenti per la rilettura", "bottoniera" e "raccolta dei giocattoli". Quando "vedi qualcosa", avvisami per favore. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 20:23, 20 ott 2013 (CEST) == Vincitori del concorso per il Compleanno di Wikisource == Carissimo {{PAGENAME}}, grazie per il tuo contributo a Wikisource. Grazie al tuo lavoro e a quello di tutti gli altri partecipanti, abbiamo riletto 4228 pagine in soli 7 giorni: la comunità ci mette solitamente 7 mesi a rileggere quel numero di pagine! La vostra presenza ha reso questo compleanno di Wikisource una festa fantastica, e speriamo che anche tu ti sia divertito. Grazie anche per aver pazientemente aspettato l'annuncio dei vincitori: è finalmente giunto il momento tanto atteso :-) Vai [[Wikisource:Decimo_compleanno_di_Wikisource|qui per sapere chi ha vinto]]! Ma vogliamo ricordarti che Wikisource non finisce qui: il progetto di una biblioteca digitale libera e collaborativa si nutre di contributi quotidiani, di utenti generosi come te. Per cui sei ufficialmente invitato a rimanere, e a collaborare con noi, quanto vuoi, quando vuoi; non c'è nessun obbligo. Puoi sempre scrivere al [[Wikisource:Bar|Bar]], quando hai un dubbio, o a uno di noi utenti. Infine, ci piacerebbe sapere la tua opinione sul concorso: ti è piaciuto? E' stato semplice partecipare? Pensi verrai su Wikisource a contribuire, di tanto in tanto? Ti piacerebbe se rifacessimo un concorso del genere? Scrivici pure quello che vuoi (critiche e suggerimenti) [[Wikisource:Decimo_compleanno_di_Wikisource/Feedback|qui sotto]]. A presto, e grazie ancora di aver festeggiato con noi! [[Utente:Aubrey|Aubrey]] ([[Discussioni utente:Aubrey|talk]]) 12:31, 15 dic 2013 (CET) <!-- Messaggio inviato da User:Aubrey@itwikisource usando l'elenco su http://it.wikisource.org/w/index.php?title=Wikisource:Decimo_compleanno_di_Wikisource/Lista&oldid=1357296 --> == Una (non così) piccola richiesta == Cara Lagrande, scusa se ti rompo, ma penso di poterlo fare senza troppi problemi: al limite ignorami :D Come scrissi [[Discussioni_Wikisource:Rilettura_del_mese#Anno_nuovo_libro_nuovo|una settimana fa]], a causa di inattività pensavo di archiviare il libretto di numismatica in rilettura prima del suo completamento (cosa che faccio sempre a malincuore), e nell'arco di mezza giornata sono emersi un paio di rilettori a contraddirmi — tra essi tu —. Mi sono accorto che lo scoglio è il latino, di cui sono intessute alcune pagine. Se a te il latino non crea troppo problema vorresti concentrare la tua rilettura sul libretto in questione in modo da poterlo archiviare terminato? Già bollono in pentola le lettere autografe di Cristoforo Colombo per la prossima rilettura... Ti ringrazio anticipatamente per la collaborazione. Come scritto sopra ignorami se ti disturbo. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 11:31, 6 gen 2014 (CET) == Siamo a buon punto... == ... io avrei finito! Il libro è tutto tuo... --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 11:22, 26 mar 2014 (CET) == Incontro di Wikisource == Ciao, al Bar stiamo pensando ad organizzare [[Wikisource:Bar#Incontro_nazionale_di_Wikisource|un incontro nazionale di Wikisource]]. Ti va di partecipare alla discussione? --[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]] ([[User talk:MediaWiki message delivery|disc.]]) 12:02, 16 ott 2016 (CEST) <!-- Messaggio inviato da User:Aubrey@itwikisource usando l'elenco su //it.wikisource.org/wiki/Categoria:Utenti_it --> == Risultati del concorso per il 15º compleanno di Wikisource == <div style="background: #{{Colore portale sfondo barre 3}}; background: box-shadow: 0 0 .3em; border:2px solid #A7D7F9; border-radius: .2em; margin: 1em 0 2em 0; padding: 1em;"> [[File:Nuvola_wikisource_icon_IT.png|120px|right]] Carissimo {{PAGENAME}}, '''Grazie''' per il tuo contributo a Wikisource. Grazie alla tua opera e a quella di tutti gli altri partecipanti, abbiamo riletto ben 4937 pagine in soli 14 giorni: la comunità solitamente impiega mesi a rileggere quel numero di pagine! La tua presenza ha reso questo compleanno di Wikisource una festa fantastica, e speriamo che anche tu ti sia divertito. Grazie anche per aver pazientemente aspettato l'annuncio dei vincitori: è finalmente giunto il momento tanto atteso :-) '''Vai [[Wikisource:Quindicesimo_compleanno_di_Wikisource|a questa pagina per sapere chi ha vinto]]!''' Ma vogliamo ricordarti che Wikisource non finisce qui: il progetto di una biblioteca digitale libera e collaborativa si nutre di contributi quotidiani, di utenti generosi come te. Per cui sei ufficialmente invitato a rimanere e a collaborare con noi, quanto vuoi, quando vuoi; non c'è nessun obbligo. Quando hai un dubbio puoi sempre scrivere al [[Wikisource:Bar|Bar]] o a uno di noi utenti. Infine ci piacerebbe sapere la tua opinione sul concorso: ti è piaciuto? Hai idee per migliorarlo? E' stato semplice partecipare? Scrivici pure quello che vuoi (critiche e suggerimenti) [[Wikisource:Quindicesimo_compleanno_di_Wikisource/Feedback|a questa pagina]]. A presto, e grazie ancora di aver festeggiato con noi! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''', 01:55, 26 dic 2018 (CET) </div> <!-- Messaggio inviato da User:OrbiliusMagister@itwikisource usando l'elenco su https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Wikisource:Quindicesimo_compleanno_di_Wikisource/Lista&oldid=2240287 --> == Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane == Eliminata la l di troppo.... e deciso per i djvu caricati ex novo, per ora due: [[Indice:Pitrè - Canti popolari siciliani I, 1891.djvu]] e [[Indice:Pitrè - Canti popolari siciliani I, 1891.djvu]]. Torno a Folengo. Usa pure la pagina [[Discussioni indice:Pitrè - Canti popolari siciliani I, 1891.djvu]] per qualsiasi problema relativo al volume, ma ti raccomando di ''pingarmi''. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:43, 20 mag 2022 (CEST) == Ricordiamo di votare ora per selezionare i membri del primo U4C == <section begin="announcement-content" /> :''[[m:Special:MyLanguage/Universal Code of Conduct/Coordinating Committee/Election/2024/Announcement – vote reminder|Puoi trovare questo messaggio tradotto in altre lingue su Meta-wiki.]] [https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Special:Translate&group=page-{{urlencode:Universal Code of Conduct/Coordinating Committee/Election/2024/Announcement – vote reminder}}&language=&action=page&filter= {{int:please-translate}}]'' Car* Wikimedian*, ricevi questo messaggio perché hai precedentemente partecipato al processo UCoC. Ti ricordiamo che il periodo di votazione per il Comitato di coordinamento del Codice universale di condotta (U4C) termina il 9 maggio 2024. Leggi le informazioni sulla [[m:Codice universale di condotta/Comitato di coordinamento/Elezioni/2024|pagina di votazione su Meta-wiki]] per saperne di più sul voto e sull'idoneità al voto. Il Comitato di coordinamento del Codice universale di condotta (U4C) è un gruppo globale dedicato all'attuazione equa e coerente dello UCoC. I membri della comunità sono stati invitati a presentare le loro candidature per l'U4C. Per maggiori informazioni e per le responsabilità dell'U4C, si prega di [[m:Codice universale di condotta/Comitato di coordinamento/Carta|rivedere la carta dell'U4C]]. Ti preghiamo di condividere questo messaggio con i membri della tua comunità affinché anche loro possano partecipare. A nome del Team del progetto UCoC,<section end="announcement-content" /> [[m:User:RamzyM (WMF)|RamzyM (WMF)]] 01:11, 3 mag 2024 (CEST) <!-- Messaggio inviato da User:RamzyM (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2024/Previous_voters_list_2&oldid=26721207 --> == Potresti avere diritto di voto alle elezioni dell'U4C. == <section begin="announcement-content" /> Ti contatto perché in passato hai votato alle elezioni relative al Comitato di coordinamento del Codice di condotta universale (U4C). Potresti avere diritto di voto alle attuali elezioni dell'U4C, che sono aperte e si chiuderanno il 2 giugno 2026. Puoi trovare maggiori informazioni sui candidati e sulle elezioni nella pagina dedicata su Meta, e da lì puoi accedere alla votazione. La tua partecipazione a queste elezioni è importante per la governance delle comunità Wikimedia e apprezziamo il tempo che dedichi a informarti sui candidati e a votare. -- In collaborazione con l'U4C, [[m:User:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User talk:Keegan (WMF)|talk]])<section end="announcement-content" /> [[m:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User_talk:Keegan (WMF)|talk]]) 19:16, 20 mag 2026 (CEST) <!-- Messaggio inviato da User:Keegan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Keegan_(WMF)/test&oldid=30569826 --> 1ta35xdliyc9m2ve0sbcewb6p2pi4de Pagina:Scali. Viaggi di solo ritorno.pdf/3 108 270345 3839205 2473439 2026-05-21T11:11:48Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3839205 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>Posti al limite dell’ospitale, costosi, meno umani e allettanti. Ho indugiato sulle porte con i portachiavi appesi, i mobili vuoti, la carta da lettere, qualche bruciatura di sigaretta sul tavolo. Il letto sa di lavanderia e il bagno profuma di pulito, di chimico mughetto, i lampadari emettono una luce giallastra che tutte le volte, mi sembra di essere più stanco di quello che sono. Spesso i muri esprimono zanzare colpite dal sonno e un rivestimento in legno mi ha saputo dare il giusto conforto del livore. Di solito le sedie hanno una collocazione forzata, stanno sempre nei punti cardinale per appoggiare gli abiti, quelli sbagliati. Ho la sensazione del provvisorio definito come il non aver pace nel silenzio della piccola stanza. La luce s’infila sotto la porta e descrive lo stesso trapezio sul pavimento dove si affollano le ombre della notte. Bianco o giallo. Al momento non ho memoria dei rumori dei vicini di camera, confesso che a volte mi sarebbe piaciuto sentire voci estranee parlare d’amore, ma lo “scalo” si sa è “merci” e gli altri sono come me, soli da lavoro. Sul portiere si può scrivere tutto ciò che non si vuole, spesso si mostra gentile, credo lo sia veramente, ho l’incertezza di credere che il suo cassetto sia colmo di versi romantici. Può avere i baffi, comunista da sempre, può avere amici pittori che lo vanno a trovare anche di giorno. I nomi dei clienti li scrive a matita per poi cancellarli così la carta si strappa sull’ultima "a" dell’ultima donna perduta, perciò ritrovata. {{nop}}<noinclude> {{A destra|continua}} {{PieDiPagina|2||}}</noinclude> dx44hkvek9ob6ph0x8x54auarffwfxc Egloghe (Chiabrera 1608)/VI 0 327752 3839148 3687994 2026-05-21T09:48:53Z Candalua 1675 3839148 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=4 marzo 2015|arg=poesie}} {{IncludiIntestazione|sottotitolo=Egloga VI|prec=../V|succ=../VII}} <pages index="Chiabrera - Meganira e Egloghe.djvu" from="61" to="62" fromsection="egloga6" /> fddr9ycimuzkn8fua6y24z5wg3gmj9k Istoria delle guerre persiane/Libro secondo/Capo XX 0 374477 3839089 3809561 2026-05-21T09:14:31Z Candalua 1675 3839089 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=2 gennaio 2023|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capo XX|prec=../Capo XIX|succ=../Capo XXI}} <pages index="Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu" from=247 to=252 fromsection=s2 /> {{sezione note}} eabfh7xtvh6i2rqojwy1dhys4zya6mh Pagina:Polo - Il milione, Pagani, Firenze 1827, I.djvu/11 108 406477 3839218 3446330 2026-05-21T11:47:12Z Utoutouto 16823 /* Trascritta */ 3839218 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Utoutouto" /></noinclude>{{Centrato| {{xx-larger|IL MILIONE}} {{xx-larger|DI MARCO POLO}} {{larger|''TESTO DI LINGUA''}} {{larger|''DEL SECOLO DECIMO TERZO''}} ORA PER LA PRIMA VOLTA PUBBLICATO ED ILLUSTRATO {{smaller|DAL CONTE}} GIO. BATT. BALDELLI BONI. {{Sc|''Tomo Primo''}} FIRENZE {{smaller|DA’ TORCHI DI GIUSEPPE PAGANI}} {{smaller|''MDCCCXXVII.''}} {{x-smaller|{{Sc|''con approv. e privilegio''}}}} }}<noinclude> <references/></noinclude> kj48fvj09u7n2de1sinjqqmbvu5yid2 Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/260 108 416258 3838792 2491747 2026-05-20T16:27:34Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3838792 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|254||}}</noinclude>ma la sua parola sarà, perchè essa è la verità.» — Il tono della sua voce era oltremodo solenne e il suo dire conciso. La sua voce che mi parlò sulla sponda del lago, disse: — «Benedetto sei tu, figlio di Mizraim! La Redenzione verrà. Con due altre persone provenienti da diverse parti del mondo, tu vedrai il Salvatore.» — Io ho veduto il Salvatore, ma la prima parte della promessa non si è ancora avverata. Comprendi ora? Se il Bambino è morto, la Redenzione non può avvenire, la promessa è vana, e Dio... no, io non oso pensarlo!» — Sollevò le mani raccapricciando. — «La Redenzione è il compito per cui nacque il {{Ec|Banbino|Bambino}}; e finchè dura la promessa nemmeno la morte può frapporsi e dividerlo dal suo lavoro, finchè non è terminato. Questa è la ragione della mia fede.» — Il buon uomo fece una pausa. — «Non vuoi bere? Il vino è qui, guarda,» — disse Ilderim rispettosamente. Balthasar accostò le labbra alla coppa, poi continuò. — «Il Salvatore, ch’io vidi era nato dal grembo di una donna, ed era soggetto come noi a tutte le malattie della carne, anche alla morte. Considera ora il compito che lo attendeva: non è questa un’opera che richiede un uomo, un uomo nel pieno vigore delle sue forze, saggio, fermo, discreto? Per diventar tale Egli, doveva crescere come cresciamo noi. Rifletti quanti pericoli correva l’intervallo fra la sua infanzia e la sua maturità: Erode gli era nemico; non meno nemica gli sarebbe stata Roma; e quanto ad Israele, l’affetto, e la fede del popolo in lui, sarebbe stata una ragione di più perchè i tiranni lo avessero ad uccidere. Tu vedi dunque, che il miglior mezzo per proteggere i deboli anni della sua adolescenza si era quello di tenerlo celato nell’oscurità. Quindi io dico a me ed alla mia fede ch’Egli non è morto, ma solo perduto, e ch’Egli verrà ancora, perchè il suo compito lo richiede. Queste sono le mie ragioni. Non sono esse buone?» — I piccoli occhi neri di Ilderim scintillarono d’intelligenza, e Ben Hur, sollevato dal suo abbattimento, disse con fermezza e cordialità: — «Io almeno non le combatterò. Continua, ti prego.» — — «Bene,» — continuò in tono più calmo l’Egiziano, — «vedendo che il Bambino viveva e che era la manifesta volontà di Dio che Egli fosse ritrovato, mi armai di<noinclude><references/></noinclude> tghaen9owgy57ojbwj0sez4zsffuyk0 Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/285 108 416899 3838797 3834240 2026-05-20T16:30:13Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3838797 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|||279}}</noinclude>Poichè siamo stati in Egitto, andiamo ora al boschetto di Dafne.» — — «Senza un canto che ci allieti la via?» — egli supplicò. — «Dimmi qualche cosa intorno al Romano dal quale oggi ci salvasti la vita.» — essa chiese. La domanda sembrò spiacevole a Ben Hur. — «Vorrei che questo fosse il Nilo» — egli disse, eludendo la domanda. — «I Re e le Regine, dopo aver dormito tanti anni, potrebbero uscire dalle loro tombe e viaggiare con noi.» — «Appartenevano alla razza dei colossi e avrebbero affondata la barca. Preferirei dei pigmei. Ma parlami del Romano. Egli è molto cattivo, nevvero?» — — «Non lo so.» — — «È di nobile famiglia? È ricco?» — — «Non posso parlare delle sue ricchezze.» — — «Come erano belli i suoi cavalli! E il suo cocchio era d’oro, e le ruote d’avorio. E quale audacia! Gli spettatori risero quand’egli partì, — essi che per poco non sarebbero stati travolti sotto le zampe dei suoi cavalli!» Essa rise al ricordo. — «Era plebaglia» — disse Ben Hur con amarezza. — «Egli deve essere uno di quei mostri che si dice crescano oggi in Roma, Apolli voraci come Cerberi. Vive in Antiochia?» — — «Nell’Oriente.» — — «L’Egitto gli converrebbe di più.» — — «Ne dubito. Cleopatra è morta. In quell’istante apparvero le lampade che ardevano davanti ai padiglioni di Ilderim. — «Il dovar» — essa mormorò. — «Ah, dunque noi siamo andati in Egitto. Non ho veduto Karnac, Pile od Abido. Questo non è il Nilo. Ho udito un canto dell’India, e il viaggio è stato un sogno.» — — «Pile — Karnac! Piuttosto ti dolga di non aver veduto i Ramessidi di Simbele, che ti fanno pensare a Dio creatore del cielo e della terra. O piuttosto perchè dolertene affatto? Andiamo sul fiume, e se non potrò cantare» — essa rise — «perchè ho detto che non vorrei cantare, ti posso però raccontare storie dell’Egitto» — — «Continua! Sì, fino che spunta il mattino, e ritornerà la sera e sorga il sole di un altro giorno:» — egli soggiunse con calore.<noinclude><references/></noinclude> 50k30hvd4d0hgwjyyxu1q1q2jmielvi Ben Hur/Libro Quinto/Capitolo IV 0 416917 3838906 3795714 2026-05-21T05:02:20Z BuzzerLone 78037 Porto il SAL a SAL 100% 3838906 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=21 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capitolo IV|prec=../Capitolo III|succ=../Capitolo V}} <pages index="Wallace - Ben Hur, 1900.djvu" from=291 to=292 fromsection=s2 /> h3xn9xdzn11qflyugxdgbow5j0wqqc5 Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/303 108 417037 3838793 3835287 2026-05-20T16:27:53Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3838793 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|||297}}</noinclude>con enfasi solenne le parole, come per imprimergli bene in mente tutto il significato dell’apostrofe — «La pace del Signore Iddio, dei nostri padri sia con te. Prendila da parte mia e dei miei.» — Il vecchio sedeva nella sua poltrona. Era la stessa testa regale, il volto pallido, l’aria imperiosa, sotto l’influenza della quale i visitatori dimenticavano le sue membra deformi. I bianchi occhi neri brillavano sopra le bianche sopracciglia. Un momento rimase così, poi incrociò le braccia sul petto. L’atto, messo in rapporto col saluto, non poteva essere frainteso, e non lo fu. — «Simonide» — rispose Ben Hur, commosso — «la pace che tu offri, io l’accetto. Come figlio a padre te la ritorno: soltanto {{Ec|intendiomoci|intendiamoci}} chiaramente fra di noi.» — Così, delicatamente, egli cercò di eludere la sottomissione del negoziante, ed invece della relazione fra padrone e schiavo, volle sostituire un vincolo più elevato e più santo. Simonide lasciò cadere le mani, e volgendosi ad Ester disse: — «Una sedia per il padrone, o figlia.» — Essa si affrettò a portargli una sedia, e rimase in piedi, con le gote coperte di rossore, guardando ora all’uno, ora all’altro, da Ben Hur a Simonide, da Simonide a Ben Hur. Dopo una breve pausa Ben Hur prese la sedia dalle sue mani e l’avvicinò alla poltrona del negoziante. — «Io siederò qui,» — egli disse. I suoi occhi incontrarono quelli di lei, per un istante solo, ma egli ed Ester si sentirono migliori per quello sguardo. Simonide si inchinò e disse con un sospiro di sollievo: — «Ester, mia figlia, portami le carte.» — Essa andò ad un tavolato nella parete, lo aperse e ne estrasse un rotolo di papiri che porse al padre. — «Tu dicesti bene, figlio di Hur» — cominciò Simonide, spiegando i fogli — «intendiamoci chiaramente. In anticipazione della richiesta — che io avrei offerto spontaneamente se tu l’avessi rifiutata io ho preparato alcune note che lumeggiano la situazione. Due sono i punti che hanno bisogno di essere spiegati — la proprietà dapprima, e poi i nostri rapporti. L’esposizione è chiara riguardo ad entrambi. Vuoi leggerla?» — Ben Hur prese le carte, ma diede uno sguardo ad Ilderim. — «No» — disse Simonide — «la presenza dello sceicco non ti impedisca di leggere; il conto che troverai<noinclude><references/></noinclude> tnx80owmerrd8e6hjaylkcltrncmid1 Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/314 108 417051 3838795 3836919 2026-05-20T16:29:25Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3838795 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|308||}}</noinclude>uomini d’arme d’Israele, dividendoli in deche e in centene, scegliendo capitani ed esercitandoli nelle armi, che io ti manderò e che saranno nascoste in luoghi segreti. Partendo dalla Perea, andrai fra i Galilei, e quindi a Gerusalemme. Nella Perea avrai alle tue spalle il deserto con Ilderim e i suoi cavalieri. Egli proteggerà le retrovie e ti sarà utile in molte guise. Nessuno saprà nulla di nulla finchè il disegno non è maturo. Ho già parlato ad Ilderim. Che te ne pare?» — Ben Hur guardò lo sceicco. — «Le cose stanno com’egli dice, figlio di Hur,» — rispose l’Arabo. — «Io gli ho dato la mia parola, ed egli si è dichiarato soddisfatto; ma tu avrai il mio giuramento e quello di tutte le lancie della mia tribù.» — Tutti e tre — Simonide, — Ilderin — Ester — fissarono Ben Hur. — «Ogni uomo» — egli rispose lentamente — «in un momento o l’altro della sua vita, appressa alle sue labbra la coppa del piacere e ne assaggia il liquido delizioso, ogni uomo tranne me. Io vedo, Simonide, e tu, generoso sceicco, a che cosa tendono le vostre proposte. Se io le accetto ed intrapprendo questo compito, addio pace e belle speranze di una vita tranquilla! Le porte che ora m’invitano si chiuderanno dietro di me per non riaprirsi più mai, perchè Roma ne tiene tutte le chiavi; il suo bando mi seguirà ovunque. Fuggendo i suo segugi, le tombe e le caverne saranno la mia dimora, ultimo asilo il deserto.» — Un singhiozzo interruppe le sue parole. Tutti si voltarono verso Ester, che celò il volto sul petto del padre. — «Io non l’avrei creduto di te, Ester» — disse Simonide con dolcezza, commosso egli medesimo. — «Sta bene, Simonide» — disse Ben Hur. — «La sentenza sembra men dura al condannato quando vede la compassione che piange.» — — «Io stavo dicendo» — egli continuò, — «che non mi rimane altra scelta che di accettare la parte che voi mi destinate. E siccome, fermandomi qui, io mi esporrei ad una morte ignobile, imprenderò subito il lavoro.» — — «Dobbiamo mettere in iscritto il nostro accordo?» — chiese Simonide, mosso dalle abitudini commerciali. — «Mi basta la tua parola» — disse Ben Hur. — «Ed anche a me» — Ilderim rispose. Così, semplicemente, fu conchiuso il contratto che doveva mutare la vita di Ben Hur.<noinclude><references/></noinclude> ps3zkjih2zwavkm663q9wgq4yro9j6e Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/316 108 417054 3838844 2491804 2026-05-20T19:18:31Z BuzzerLone 78037 3838844 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|310||}}</noinclude>ufficio, nel quale, all’ultimo momento, avrebbe consegnato al capitano del vascello l’ordine di procedere direttamente fino al Porto d’Ostia, sbarcarvi un passeggero, e continuare, con suo comodo, per Valenza, sulla costa di Spagna. Il passeggero è un agente di Simonide e si reca a Roma per vendere i fondi lasciati dal duumviro Arrio. Quando la nave avrà levata l’ancora, e la sua prua sarà vòlta ad occidente, Ben Hur sarà irrevocabilmente astretto all’impresa di cui si è parlato la notte prima. Se egli vuol mutare pensiero, se egli si pente dell’accordo conchiuso con Ilderim, egli è ancora in tempo di revocarlo. Egli è il padrone, e non ha che a dire una parola. Tali erano i suoi pensieri mentre dall’alto della terrazza, con le braccia incrociate, guardava fisso dinanzi a sè, come un uomo agitato dal dubbio. Giovine, bello, ricco, abituato ai circoli più aristocratici di Roma, con quante voci eloquenti le tentazioni del mondo gli lanciavano i loro appelli seducenti! Come gravosa doveva sembrargli la vita di sacrifici e di pericoli ch’egli stava per abbracciare! Possiamo immaginare anche gli argomenti che lo incalzavano: {{Ec|L|l}}’impresa disperata di una lotta con Cesare, l’incertezza che velava la venuta del Re, e tutto ciò che a lui si riferiva; gli agi, gli onori, l’autorità, che le ricchezze gli potevano procurare; e sopra tutto la vita tranquilla fra i nuovi amici che egli aveva trovato. Soltanto coloro che per anni hanno pellegrinato soli e desolati di paese in paese, possono apprezzare la forza di questo ultimo appello. Aggiungiamo a questi argomenti la voce del mondo, astuta, carezzevole, che sempre mormora al debole: — «Fermati: non ti muovere da dove stai bene» — presentando sempre i lati più attraenti della vita, la voce del mondo era in questo caso aiutata da quella d’una donna. — «Sei mai stata a Roma?» — egli chiese alla sua compagna. — «No» — rispose Ester. — «Ti piacerebbe andarvi?» — — «Non credo.» — — «Perchè?» — — «Ho paura di Roma.» — Essa disse, con un lieve tremore nella voce. Egli guardò la piccola figura di bimba al suo lato. Nella penombra non poteva discernere il suo volto; le sue stesse forme erano indistinte. L’immagine di Tirzah gli si ripresentò alla mente, e una grande tenerezza lo prese.<noinclude><references/></noinclude> 13lrf90rz9ktrp28k0u62ij80obcidj 3838847 3838844 2026-05-20T19:20:35Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3838847 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|310||}}</noinclude>ufficio, nel quale, all’ultimo momento, avrebbe consegnato al capitano del vascello l’ordine di procedere direttamente fino al Porto d’Ostia, sbarcarvi un passeggero, e continuare, con suo comodo, per Valenza, sulla costa di Spagna. Il passeggero è un agente di Simonide e si reca a Roma per vendere i fondi lasciati dal duumviro Arrio. Quando la nave avrà levata l’ancora, e la sua prua sarà vòlta ad occidente, Ben Hur sarà irrevocabilmente astretto all’impresa di cui si è parlato la notte prima. Se egli vuol mutare pensiero, se egli si pente dell’accordo conchiuso con Ilderim, egli è ancora in tempo di revocarlo. 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Aggiungiamo a questi argomenti la voce del mondo, astuta, carezzevole, che sempre mormora al debole: — «Fermati: non ti muovere da dove stai bene» — presentando sempre i lati più attraenti della vita, la voce del mondo era in questo caso aiutata da quella d’una donna. — «Sei mai stata a Roma?» — egli chiese alla sua compagna. — «No» — rispose Ester. — «Ti piacerebbe andarvi?» — — «Non credo.» — — «Perchè?» — — «Ho paura di Roma.» — Essa disse, con un lieve tremore nella voce. Egli guardò la piccola figura di bimba al suo lato. Nella penombra non poteva discernere il suo volto; le sue stesse forme erano indistinte. 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Egli non avrebbe mai potuto considerarla come sua schiava, e, se lo era legalmente, questo lo avrebbe anzi spronato ad usarle la massima cortesia e rispetto. — «Io non posso pensare a Roma» — essa esclamò con voce calma, e parlando con quel suo dolce fare di donna — «Io non posso pensare a Roma come una città di templi e palazzi, affollata di abitanti; per me essa è un mostro che stende le sue spire in tutte le terre, che affascina gli uomini col magico splendore dei suoi occhi verdi e cattivi, e li trae alia loro rovina, un mostro non mai sazio di sangue. Perchè....» — Essa esitò, abbassò gli occhi, e si fermò. — «Continua» — disse Ben Hur, rassicurandola. Essa si fece più presso a lui e alzò il viso verso il suo. — «Perchè vuoi fartene una nemica? Perchè non rimanere in pace con essa e vivere tranquillo? Tu hai avuto molti dolori; hai sopravvissuto alle insidie dei tuoi avversari; hai penato tutta la tua gioventù; perchè non dare al piacere gli anni che ti rimangono?» — Il volto della fanciulla gli sembrava diventar più pallido e avvicinarsi sempre più, mentre la sua preghiera lo incalzava. Egli si chinò sopra di lei e chiese, sommessamente: — Che cosa vorresti ch’io facessi, Ester?» — Essa ebbe un momento di esitazione, e poi chiese a sua volta: — «E’ molto bella la tua villa presso Roma?» — — «E’ bellissima, un palazzo in mezzo a giardini e boschi, con fontane, statue, colline coperte di vigneti; in vista del Vesuvio e di Napoli, col suo mare azzurro popolato da bianche vele irrequiete. Cesare possiede una villa lì vicino, ma a Roma dicono che la vecchia villa di Arrio è più bella.» — — «E la vita vi è tranquilla?» — — «Mai giorno d’estate o notte di plenilunio era più tranquillo del soggiorno in essa, tranne quando venivano visite. Ora che il vecchio padrone è morto, e la proprietà è mia, non v’è nulla che ne interrompa il silenzio, se non il mormorio dei ruscelli, e delle fontane o il canto degli uccelli. Giorno succede a giorno. I fiori sbocciano, sfoggiano al sole i loro mille colori, poi avvizziscono e danno luogo a<noinclude><references/></noinclude> t5booe5xts6fh4q3austih6d1cfonoy 3838850 3838849 2026-05-20T19:21:45Z BuzzerLone 78037 Annullata la modifica [[Special:Diff/3838849|3838849]] di [[Special:Contributions/BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|discussione]]) 3838850 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||311}}</noinclude>Così la sorellina perduta stava con lui sopra il tetto della casa, quella mattina fatale dell’accidente di Grato. Povera Tirzah! Dov’era essa? Ester gli diventò quasi santa a quel mesto ricordo. 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Tu hai avuto molti dolori; hai sopravvissuto alle insidie dei tuoi avversari; hai penato tutta la tua gioventù; perchè non dare al piacere gli anni che ti rimangono?» — Il volto della fanciulla gli sembrava diventar più pallido e avvicinarsi sempre più, mentre la sua preghiera lo incalzava. Egli si chinò sopra di lei e chiese, sommessamente: — Che cosa vorresti ch’io facessi, Ester?» — Essa ebbe un momento di esitazione, e poi chiese a sua volta: — «E’ molto bella la tua villa presso Roma?» — — «E’ bellissima, un palazzo in mezzo a giardini e boschi, con fontane, statue, colline coperte di vigneti; in vista del Vesuvio e di Napoli, col suo mare azzurro popolato da bianche vele irrequiete. Cesare possiede una villa lì vicino, ma a Roma dicono che la vecchia villa di Arrio è più bella.» — — «E la vita vi è tranquilla?» — — «Mai giorno d’estate o notte di plenilunio era più tranquillo del soggiorno in essa, tranne quando venivano visite. 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Egli non avrebbe mai potuto considerarla come sua schiava, e, se lo era legalmente, questo lo avrebbe anzi spronato ad usarle la massima cortesia e rispetto. — «Io non posso pensare a Roma» — essa esclamò con voce calma, e parlando con quel suo dolce fare di donna — «Io non posso pensare a Roma come una città di templi e palazzi, affollata di abitanti; per me essa è un mostro che stende le sue spire in tutte le terre, che affascina gli uomini col magico splendore dei suoi occhi verdi e cattivi, e li trae alia loro rovina, un mostro non mai sazio di sangue. Perchè....» — Essa esitò, abbassò gli occhi, e si fermò. — «Continua» — disse Ben Hur, rassicurandola. Essa si fece più presso a lui e alzò il viso verso il suo. — «Perchè vuoi fartene una nemica? Perchè non rimanere in pace con essa e vivere tranquillo? Tu hai avuto molti dolori; hai sopravvissuto alle insidie dei tuoi avversari; hai penato tutta la tua gioventù; perchè non dare al piacere gli anni che ti rimangono?» — Il volto della fanciulla gli sembrava diventar più pallido e avvicinarsi sempre più, mentre la sua preghiera lo incalzava. Egli si chinò sopra di lei e chiese, sommessamente: — Che cosa vorresti ch’io facessi, Ester?» — Essa ebbe un momento di esitazione, e poi chiese a sua volta: — «E’ molto bella la tua villa presso Roma?» — — «E’ bellissima, un palazzo in mezzo a giardini e boschi, con fontane, statue, colline coperte di vigneti; in vista del Vesuvio e di Napoli, col suo mare azzurro popolato da bianche vele irrequiete. Cesare possiede una villa lì vicino, ma a Roma dicono che la vecchia villa di Arrio è più bella.» — — «E la vita vi è tranquilla?» — — «Mai giorno d’estate o notte di plenilunio era più tranquillo del soggiorno in essa, tranne quando venivano visite. Ora che il vecchio padrone è morto, e la proprietà è mia, non v’è nulla che ne interrompa il silenzio, se non il mormorio dei ruscelli, e delle fontane o il canto degli uccelli. Giorno succede a giorno. I fiori sbocciano, sfoggiano al sole i loro mille colori, poi avvizziscono e danno luogo a<noinclude><references/></noinclude> ft90pksx190nb3i4o0c8snulsz7vde5 Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/318 108 417059 3838859 3241300 2026-05-20T19:28:51Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3838859 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|312||}}</noinclude>nuovi bocci e a frutti. Il cielo è sempre eguale, sereno, interrotto qua e là da qualche cirro candido, passeggero. Era una vita troppo calma, Ester; che mi rendeva inquieto, collerico, persuadendomi in un sentimento della mia inutilità ed infingardaggine, — a me, che tanto aveva da fare! — Essa guardò lontano sul fiume. — «Perchè hai chiesto?» — egli domandò. — «Mio buon padrone....» — — «No, Ester; non così. Chiamami amico, fratello, se vuoi: io non sono il tuo padrone, e non voglio esserlo; Chiamami fratello,» — Egli non potè vedere il rossore che le tinse le guancie e il lampo di gioia che le brillò negli occhi. — «Io non posso comprendere» — essa continuò — «come tu possa preferire una vita come questa, una....» — — «Una vita di violenza e forse di sangue» egli rispose completando il periodo. — «Sì, preferire una tal vita alla lieta esistenza in quella bellissima villa.» — — «Ester, tu sbagli. Non si tratta di preferenza. Ahimè! Il Romano non mi lascia la scelta. Io vado perchè è necessario; s’io resto mi aspetta la morte nel pugnale di un sicario, in una tazza avvelenata, nella sentenza di un magistrato corrotto e comprato. Messala e il procuratore Valerio Grato, sono ricchi col bottino dei miei beni paterni, e la paura di perdere i loro guadagni li spingerà ad ogni eccesso. Un accordo pacifico con essi è impossibile, e anche se potessi comperare la loro amicizia, Ester, non so se lo farei. Io non sono nato per la pace, e l’irrequietezza ch’io provava sotto gli archi marmorei della mia villa mi perseguiterebbe dappertutto. Eppoi, non ho io il sacro compito di cercare i miei cari? Se li trovo, non è mio dovere vendicarmi sopra coloro che li hanno fatti soffrire; se sono morti, devo lasciar fuggire i loro assassini? No, il più santo affetto non potrebbe conciliarmi il sonno della pace, quando la mia coscienza mi pungesse col rimorso di aver mancato al mio dovere.» — — «Dunque tutto, tutto è invano?» — essa chiese con voce querula. Ben Hur prese la sua mano. — «La mia felicità ti è dunque di tanto momento?» — — «Sì» — essa rispose semplicemente. La mano era tiepida e piccola, e tremava nella sua palma. Allora l’immagine dell’Egiziana gli balenò davanti; così<noinclude><references/></noinclude> qu426iaz10ytbttmzopmommppf4i6r2 Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/319 108 417065 3838864 1934457 2026-05-20T19:31:47Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3838864 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|||313}}</noinclude><section begin="s1" />slanciata, così audace, con la sua adulazione sagace, il suo spirito pronto, con la sua meravigliosa bellezza. Egli portò la mano alle sue labbra e disse: — «Tu sarai una seconda Tirzah per me, Ester.» — — «Chi è Tirzah?» — — «La sorellina che il predone Romano mi rubò e che io devo ritrovare.» — In quella un fascio di luce si proiettò sul terrazzo. Si voltarono, e videro Simonide avvicinarsi nella sua poltrona, spinta da un domestico. Dalla porta aperta si scorgeva la stanza illuminata. Allo stesso tempo la galera nel fiume alzò le ancore, girò su sè stessa, e fra un lungo urlo dei marinai e un confuso agitarsi di torce, si avviò verso l’alto mare — lasciando Ben Hur avvinto alla causa del Re che doveva venire. <section end="s1" /><section begin="s2" />{{Centrato|'''CAPITOLO X.'''}} Il giorno prima dei giuochi, durante il pomeriggio, tutti i beni mobili di Ilderim furono trasportati in città e depositati in un Khan vicino al Circo. I suoi servitori, vassalli armati, cavalli, buoi, pecore, cammelli formavano una lunga processione pittoresca e rumorosa, che destò l’ilarità di quante persone la incontrarono per via. D’altra parte lo sceicco, di solito così irascibile, accoglieva queste dimostrazioni con la massima equanimità e buon umore. Egli pensava infatti, che se, come aveva ragione di credere, egli si trovasse sotto sorveglianza, le spie Romane avrebbero descritto alle autorità, la pompa semi-barbarica con cui era venuto alle corse. I Romani avrebbero riso, la città si sarebbe divertita, e i sospetti si sarebbero acquetati. Il giorno dopo, tutta questa moltitudine di uomini e di animali si troverebbe sulla via del deserto, non lasciando indietro che il solo necessario per il buon esito della gara. Ilderim, con altre parole, stava per partire; le sue tende erano piegate, il dovar era sciolto; in dodici ore ogni cosa poteva mettersi in salvo. Così il vecchio Arabo preparavasi ad un eventuale colpo da parte di Messala. Nè Ben Hur da parte sua deprezzava l’influenza del suo nemico, quantunque fosse d’opinione che nessun atto d’{{Pt|o-|}}<section end="s2" /><noinclude><references/></noinclude> f4zt18jgq4kw7lyvq607r57sjhvcfmj Ben Hur/Libro Quinto/Capitolo IX 0 417066 3838865 3674755 2026-05-20T19:32:20Z BuzzerLone 78037 Porto il SAL a SAL 100% 3838865 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=20 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capitolo IX|prec=../Capitolo VIII|succ=../Capitolo X}} <pages index="Wallace - Ben Hur, 1900.djvu" from=315 to=319 fromsection=s2 tosection=s1 /> pap0a55lch6pn1x5esnhhklwp4vuw6y Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/320 108 417249 3838884 2491807 2026-05-20T19:49:00Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3838884 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|314||}}</noinclude>{{Pt|stilità|ostilità}} sarebbe avvenuto prima del giorno delle corse. Se Messala vi rimanesse sconfitto, allora c’era d’aspettarsi il peggio. Probabilmente non avrebbe neppure atteso le istruzioni di Grato. Preparati ad ogni evento, cavalcavano l’uno di fianco all’altro sulla strada per Antiochia. Per via incontrarono Malluch, il quale nè con un segno nè con una parola diede a vedere di conoscere le nuove relazioni sorte fra Simonide e Ben Hur, e dell’accordo fra questi due ed Ilderim. Scambiati i saluti d’uso, estrasse una carta, dicendo allo sceicco: — «Ecco il programma delle corse, appena uscito; troverai i tuoi cavalli e l’ordine della partenza. Senza attendere, io mi congratulo, ottimo sceicco, della tua vittoria.» — Volgendosi poi a Ben Hur. — «Anche a te figlio di Arrio le mie congratulazioni. Tutti i preliminari sono stati osservati, ed ora nulla ti impedisce di misurarti con Messala.» — — «Io ti ringrazio Malluch» — disse Ben Hur. Malluch continuò: — «II tuo colore è bianco, quello di Messala porpora ed oro. I ragazzi li vendono nelle strade, e domani ogni Arabo ed ogni Ebreo porterà il tuo distintivo. Vedrai che nel Circo il bianco ed il rosso si divideranno la gradinata» — — «La gradinata — ma non la tribuna sulla Porta Pompae.» — — «No; lo scarlatto ed il rosso vi domineranno. Ma se noi vinciamo» — Malluch si struggeva tutto dalla gioia — «se vinciamo, come tremeranno quei signori! Essi scommetteranno tutti per Messala naturalmente, e nel loro disprezzo per tutto ciò che non è Romano, lo quoteranno a due, a tre, a cinque, perchè egli è uno di loro.» — Abbassando la voce continuò. — «Non è bene che un Ebreo di buona fama nel Tempio prenda parte alle scommesse; ma, in confidenza, io avrò, un amico dietro il posto del console, il quale accetterà le loro offerte a due, a cinque, a dieci — la loro pazzia potrà salire fino a questo. Ho messo a sua disposizione seimila sicli.» — — «No. Malluch» — disse Ben Hur. — «Un Romano non scommette che nella sua moneta. Se trovi il tuo amico questa sera, metti a suo credito quanti sesterzi vuoi. E bada, Malluch — digli di concludere scommesse con Messala ed i suoi amici. I quattro di Ilderim, contro quelli di Messala.» —<noinclude><references/></noinclude> 4utpq21xpixop6vecfslet8l1vs6hru Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/321 108 417250 3838885 2491808 2026-05-20T19:49:32Z BuzzerLone 78037 3838885 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||315}}</noinclude>{{nop}} Malluch pensò un momento. — «Il risultato sarà di concentrare tutto l’interesse della corsa sopra voi due.» — — «E’ proprio quello che desidero, Malluch.» — — «Vedo, vedo.» — — «Sì, Malluch, se vuoi aiutarmi, cerca di fissare l’attenzione del pubblico sulla nostra corsa — quella di Messala e la mia.» — — «C’è un modo» disse Malluch con vivacità. — «Sia fatto» rispose Ben Hur. — «Somme enormi offerte in scommesse contro di lui richiamerebbero l’attenzione di tutta la città. Se sono accettate tanto meglio.» — Così dicendo Malluch scrutò attentamente il volto di Ben Hur. — «Non dovrei io ricuperare parte dei beni di cui mi spogliarono?» — disse Ben Hur quasi fra sè. — «Forse un’altra occasione non si presenterà. E se potessi infrangere il suo orgoglio e rovinarlo nella fortuna, il nostro padre Giacobbe potrebbe aversene a male?» — Un fermo proposito si disegnò nei suoi maschi lineamenti, e accentuando le parole, continuò: — «Sì, Malluch. Sia così. Non rinculare da qualunque offerta. Se non bastano i sestersi, talenti. Cinque, dieci, venti talenti, se trovi chi li accetta; anche cinquanta, purchè la scommessa sia con Messala.» — — «E’ una somma ingente» — disse Malluch — «Devo avere garanzia.» — — «L’avrai. Va da Simonide, e digli che voglio si faccia così, che voglio rovinare il mio nemico, e che una simile occasione non potrà forse offrirsi mai più. — Va, Malluch. Il Signore dei nostri padri è con noi.» — E Malluch, felicissimo, dopo averlo salutato, fece per andarsene, ma, poi, ravvedendosi, tornò indietro. — Un’altra cosa volevo dirti, figlio di Arrio. Io non ho potuto avvicinarmi in persona al cocchio di Messala, ma lo ho fatto misurare da un altro. Il mozzo della ruota è un palmo più alto da terra che non il tuo.» — — «Un palmo! Tanto?» — gridò Ben Hur con gioia. Poi si chinò verso Malluch. — «Se tu sei figlio di Giuda, Malluch, e fedele alla tua gente, prendi posto nella gradinata sopra la Porta del Trionfo, di faccia ai pilastri, e osserva bene quando facciamo le voltate; osserva bene, perchè se la fortuna mi favorisce, io — No, Malluch, è meglio non parlarne! Soltanto assicurati un posto, e sta attento.» — {{Nop}}<noinclude><references/></noinclude> quos3s0k307gq0x3dsnexpmke1k1ui4 3838901 3838885 2026-05-21T04:50:37Z BuzzerLone 78037 3838901 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||315}}</noinclude>{{nop}} Malluch pensò un momento. — «Il risultato sarà di concentrare tutto l’interesse della corsa sopra voi due.» — — «E’ proprio quello che desidero, Malluch.» — — «Vedo, vedo.» — — «Sì, Malluch, se vuoi aiutarmi, cerca di fissare l’attenzione del pubblico sulla nostra corsa — quella di Messala e la mia.» — — «C’è un modo» disse Malluch con vivacità. — «Sia fatto» rispose Ben Hur. — «Somme enormi offerte in scommesse contro di lui richiamerebbero l’attenzione di tutta la città. Se sono accettate tanto meglio.» — Così dicendo Malluch scrutò attentamente il volto di Ben Hur. — «Non dovrei io ricuperare parte dei beni di cui mi spogliarono?» — disse Ben Hur quasi fra sè. — «Forse un’altra occasione non si presenterà. E se potessi infrangere il suo orgoglio e rovinarlo nella fortuna, il nostro padre Giacobbe potrebbe aversene a male?» — Un fermo proposito si disegnò nei suoi maschi lineamenti, e accentuando le parole, continuò: — «Sì, Malluch. Sia così. Non rinculare da qualunque offerta. Se non bastano i sestersi, talenti. Cinque, dieci, venti talenti, se trovi chi li accetta; anche cinquanta, purchè la scommessa sia con Messala.» — — «E’ una somma ingente» — disse Malluch — «Devo avere garanzia.» — — «L’avrai. Va da Simonide, e digli che voglio si faccia così, che voglio rovinare il mio nemico, e che una simile occasione non potrà forse offrirsi mai più. — Va, Malluch. Il Signore dei nostri padri è con noi.» — E Malluch, felicissimo, dopo averlo salutato, fece per andarsene, ma, poi, ravvedendosi, tornò indietro. — Un’altra cosa volevo dirti, figlio di Arrio. Io non ho potuto avvicinarmi in persona al cocchio di Messala, ma lo ho fatto misurare da un altro. Il mozzo della ruota è un palmo più alto da terra che non il tuo.» — — «Un palmo! Tanto?» — gridò Ben Hur con gioia. Poi si chinò verso Malluch. — «Se tu sei figlio di Giuda, Malluch, e fedele alla tua gente, prendi posto nella gradinata sopra la Porta del Trionfo, di faccia ai pilastri, e osserva bene quando facciamo le voltate; osserva bene, perchè se la fortuna mi favorisce, io — No, Malluch, è meglio non parlarne! 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Se sono accettate tanto meglio.» — Così dicendo Malluch scrutò attentamente il volto di Ben Hur. — «Non dovrei io ricuperare parte dei beni di cui mi spogliarono?» — disse Ben Hur quasi fra sè. — «Forse un’altra occasione non si presenterà. E se potessi infrangere il suo orgoglio e rovinarlo nella fortuna, il nostro padre Giacobbe potrebbe aversene a male?» — Un fermo proposito si disegnò nei suoi maschi lineamenti, e accentuando le parole, continuò: — «Sì, Malluch. Sia così. Non rinculare da qualunque offerta. Se non bastano i sestersi, talenti. Cinque, dieci, venti talenti, se trovi chi li accetta; anche cinquanta, purchè la scommessa sia con Messala.» — — «E’ una somma ingente» — disse Malluch — «Devo avere garanzia.» — — «L’avrai. Va da Simonide, e digli che voglio si faccia così, che voglio rovinare il mio nemico, e che una simile occasione non potrà forse offrirsi mai più. — Va, Malluch. Il Signore dei nostri padri è con noi.» — E Malluch, felicissimo, dopo averlo salutato, fece per andarsene, ma, poi, ravvedendosi, tornò indietro. — Un’altra cosa volevo dirti, figlio di Arrio. Io non ho potuto avvicinarmi in persona al cocchio di Messala, ma lo ho fatto misurare da un altro. Il mozzo della ruota è un palmo più alto da terra che non il tuo.» — — «Un palmo! Tanto?» — gridò Ben Hur con gioia. Poi si chinò verso Malluch. — «Se tu sei figlio di Giuda, Malluch, e fedele alla tua gente, prendi posto nella gradinata sopra la Porta del Trionfo, di faccia ai pilastri, e osserva bene quando facciamo le voltate; osserva bene, perchè se la fortuna mi favorisce, io — No, Malluch, è meglio non parlarne! 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Se sono accettate tanto meglio.» — Così dicendo Malluch scrutò attentamente il volto di Ben Hur. — «Non dovrei io ricuperare parte dei beni di cui mi spogliarono?» — disse Ben Hur quasi fra sè. — «Forse un’altra occasione non si presenterà. E se potessi infrangere il suo orgoglio e rovinarlo nella fortuna, il nostro padre Giacobbe potrebbe aversene a male?» — Un fermo proposito si disegnò nei suoi maschi lineamenti, e accentuando le parole, continuò: — «Sì, Malluch. Sia così. Non rinculare da qualunque offerta. Se non bastano i {{Ec|sestersi|sesterzi}}, talenti. Cinque, dieci, venti talenti, se trovi chi li accetta; anche cinquanta, purchè la scommessa sia con Messala.» — — «E’ una somma ingente» — disse Malluch — «Devo avere garanzia.» — — «L’avrai. Va da Simonide, e digli che voglio si faccia così, che voglio rovinare il mio nemico, e che una simile occasione non potrà forse offrirsi mai più. — Va, Malluch. Il Signore dei nostri padri è con noi.» — E Malluch, felicissimo, dopo averlo salutato, fece per andarsene, ma, poi, ravvedendosi, tornò indietro. — Un’altra cosa volevo dirti, figlio di Arrio. Io non ho potuto avvicinarmi in persona al cocchio di Messala, ma lo ho fatto misurare da un altro. Il mozzo della ruota è un palmo più alto da terra che non il tuo.» — — «Un palmo! Tanto?» — gridò Ben Hur con gioia. Poi si chinò verso Malluch. — «Se tu sei figlio di Giuda, Malluch, e fedele alla tua gente, prendi posto nella gradinata sopra la Porta del Trionfo, di faccia ai pilastri, e osserva bene quando facciamo le voltate; osserva bene, perchè se la fortuna mi favorisce, io — No, Malluch, è meglio non parlarne! 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Questi erano vistosi e scritti in grandi lettere illuminate, testimoniando il tempo trascorso e i costumi mutati da quando la semplice corona di alloro o di pino, bastava al vincitore, assetato più di gloria che di ricchezze. Su questa parte del programma Ben Hur sorvolò rapidamente finchè arrivò all’annuncio della corsa. Lesse con attenzione. Il colto pubblico era informato che Antiochia avrebbe allestito uno spettacolo non mai uguagliato nella storia. Le feste erano date in onore del Console. Centomila sesterzii e una corona d’alloro formavano il premio. Poi seguivano i particolari. I competitori erano sei, tutte quadrighe, e dovevan partire contemporaneamente. Eccone la descrizione: {{smaller block|{{indentatura}} I. Una quadriglia di Lisippo di Corinto — due grigi, un bajo, un morello. Iscritti l’anno precedente in Alessandria e Corinto, entrambe le volte vincitori. Auriga, Lisippo. Colore, giallo. II. Una quadriglia di Messala di Roma — due bianchi, due morelli; vincitori del Premio Circense nel Circo Massimo. Auriga, Messala. Colore, scarlatto ed oro. III. Una quadriglia di Cleante Ateniese — tre grigi, un bajo; vincitori nei giuochi Istmici l’anno precedente. Cleante, auriga. Colore, verde. IV. Una quadriglia di Diceo Bizantino, due morelli, un grigio, un bianco; vincitori l’anno scorso a Bisanzio. Auriga, Diceo. Colore nero. V. Una quadriglia di Admeto da Sidone — tutti grigi. Tre volte vincitori nello stadio di Cesarea. Admeto, auriga. Colore, azzurro. VI. Una quadriglia di Ilderim, sceicco del deserto — Tutti baj; prima corsa. Ben Hur, Ebreo, auriga. Colore, bianco. </div>}} ''Ben Hur, Ebreo, auriga!'' Perchè quel nome invece di Arrio? Ben Hur alzò gli occhi a quelli di Ilderim. Era stata questa la causa dell’esclamazione dell’Arabo. La medesima idea balenò al cervello di entrambi. Quella era la mano di Messala!<noinclude></noinclude> 9ju6vujd3g0gin1tz0898lgrngev317 Ben Hur/Libro Quinto/Capitolo X 0 417252 3838905 3795718 2026-05-21T05:00:07Z BuzzerLone 78037 Porto il SAL a SAL 100% 3838905 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=21 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capitolo X|prec=../Capitolo IX|succ=../Capitolo XI}} <pages index="Wallace - Ben Hur, 1900.djvu" from=319 to=322 fromsection=s2 /> iq7qopd1ik53bjmdbgl8xtooggnkwu8 Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/323 108 417256 3838907 2491809 2026-05-21T05:08:59Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3838907 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|||317}}</noinclude> {{Centrato|'''CAPITOLO XI.'''}} Non era quasi caduta la sera, che già l’Omfalo, il centro della città, rigurgitava di una folla clamorosa e festante, che si versava in due correnti, al Ninfeo, ad Oriente, e lungo i colonnati di Erode verso Occidente. Nessuna cornice più grandiosa e più adatta a questo gaio e spensierato spettacolo poteva immaginarsi, di queste meravigliose strade fiancheggiate da porticati marmorei, doni di Principi e Re, alla città regina d’Oriente. L’oscurità era bandita come la malinconia. Fiaccole e bracieri illuminavano la massa ondeggiante del popolo, che, cantando, ridendo, e gridando si abbandonava ai piaceri di Apollo e di Bacco. Le molte nazionalità rappresentate, se avrebbero stupito un forestiero, non erano cosa nuova per Antiochia. Una delle missioni del grande Impero sembra esser stata la fusione degli uomini e il ravvicinamento dei popoli lontani. E dove era un centro d’autorità Romana, come a Roma affluivano i rappresentanti dei diversi paesi, con le loro divinità e con le loro costumanze. Un particolare però non avrebbe potuto sfuggire all’osservatore quella sera in Antiochia. Quasi ogni persona portava i colori di una delle quadrighe annunciate nelle corse di domani. Ora era un nastro, ora un distintivo, uno scialle, una piuma, significanti la preferenza e spesso la nazionalità del portatore: così il verde indicava gli amici di Cleante, l’Ateniese, il nero quelli del Bizantino. Costume questo antichissimo, che datava probabilmente fin dalle prime gare ai tempi di Oreste, e proficuo tema di studio a chi voglia indagare fino a qual punto di follia gli uomini possono lasciarsi trascinare. Un esame superficiale avrebbe dimostrato che i colori predominanti erano tre — verde, bianco, e misto porpora ed oro. Ma abbandoniamo la via e rechiamoci nel palazzo sopra l’isola. I cinque grandi candelabri della gran sala sono accesi di fresco. La compagnia è quella identica a cui abbiamo già presentato il lettore. Il divano geme sotto il solito peso dei dormienti e di vestaglie gettatevi alla rinfusa, e dai tavoli sorge il medesimo rumore di dadi.<noinclude><references/></noinclude> ckd3vh5s6gnmgdipr26755yon0qaxyg Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/324 108 417258 3838908 3241301 2026-05-21T05:09:47Z BuzzerLone 78037 3838908 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|318||}}</noinclude>{{nop}} Ma questa volta la maggioranza non è occupata al giuoco. I giovani passeggiano in su e in giù, a due, a tre, o si fermano in crocchi a discorrere. Molti sbadigliano; gli argomenti sono futili: Che tempo farà domani? I preparativi pei giuochi sono terminati? Le leggi del Circo di Antiochia sono come quelle di Roma? A dire il vero, i giovani patrizi soffrono di una noia terribile. Il gravoso lavoro della giornata è finito; vale a dire, se potessimo dare un’occhiata alle loro tavolette, le vedremmo coperte di annotazioni e di scommesse, — scommesse su tutti i capi del programma, sulle corse pedestri, la lotta, il pugilato, — tutto, tranne sulla corsa dei cocchi. E perchè non su quella? Buon lettore, essi non possono trovare un’anima che voglia arrischiare un denario contro Messala. Nella sala non vi sono altri colori dei suoi. Nessuno pensa alla sua sconfitta. La sua abilità e destrezza non sono esse conosciute? Non fu egli educato da un ''lanista'' Imperiale? I suoi cavalli non vinsero il Gran Premio nel Circo Massimo? E poi — ah sì! non è egli Romano? In un angolo, adagiato comodamente sopra il divano, sta Messala medesimo. Intorno a lui, in piedi o seduti, i suoi cortigiani lo tempestano di domande. Naturalmente l’argomento è uno solo. Entrano Cecilo e Druso. — «Ah!» — esclama il giovine principe, lasciandosi cadere sul divano ai piedi di Messala: — «Ah, per Bacco, sono stanco!» — — «Dove sei stato?» — chiede Messala. — Nelle vie, fino all’Omfalo, e più in là. Fiumi di gente, ti dico. La città non è mai stata così affollata. Dicono che tutto il mondo sarà domani nel Circo.» — Messala rise con disprezzo. — «Idioti! Non hanno mai veduto i giuochi Circensi, sotto la direzione di Cesare medesimo. Ma dimmi, mio Druso, che cosa hai trovato?» — — «Nulla» — — «Cioè — Non ti ricordi?» — disse Cecilio. — «Che cosa?» — fece Druso. — «La processione di bianchi.» — — «Meraviglioso!» — esclamò Druso. — «Abbiamo incontrato un gruppo di bianchi, con uno stendardo. Ma — ah, ah, ah!» —<noinclude><references/></noinclude> t9n2k92vbc1o40j46i5512xbfrb0h85 Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/345 108 417508 3838796 2650651 2026-05-20T16:29:49Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3838796 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||339}}</noinclude>Malluch nella tribuna sopra la Porta del Trionfo potè a stento frenare le sue lacrime. Egli aveva fatto tesoro della allusione di Ben Hur, secondo la quale «qualche cosa» doveva avvenire allo svolto delle colonne occidentali. Era il quinto giro, il qualche cosa non era ancora avvenuto; ed egli s’era detto fra sè: — «Aspettiamo il sesto.» — Il sesto era venuto e Ben Hur galoppava in coda al cocchio nemico. Nella tribuna orientale, la compagnia di Simonide taceva. La testa del negoziante era chinata sul petto. Ilderim si tirava la barba, e corrugava le ciglia quasi a coprirne gli occhi. Ester respirava appena. Solo Iras sembrava contenta. Per la penultima volta i cocchi facevano il giro dell’arena. — Messala alla testa, dietro di lui Ben Hur. Era la vecchia corsa di {{AutoreCitato|Omero|Omero}}: {{smaller block|<poem> Innanzi a tutti Le puledre volavano veloci Del Fereziade Eumelo; e dopo queste, Ma di poco intervallo, i corridori Di Troe, guidati dal Titide, e tanto Imminenti che ognor parean sul carro Montar d’Eumelo, a cui coi flati ardenti Già scaldano le spalle, e già le toccano Colle fervide teste.</poem>}} Così arrivarono alla prima mèta e la girarono. Messala, temendo di perdere il vantaggio conseguito, andò rasente al muro, sino quasi a toccarlo; un palmo più a sinistra e cocchio ed arriga sarebbero stati travolti; pure, quando la voltata fu fatta, nessuno, osservando le carreggiate dei due cocchi, avrebbe potuto dire: — «qui passò Messala, qui l’Ebreo.» — Uno solo era il solco lasciato dai due. Ester vide di nuovo il volto di Ben Hur, e le parve più pallido di prima. Simonide, più acuto osservatore di Ester, sussurrò nell’orecchio di Ilderim: — «Sceicco, io non sono buon giudice, ma credo che Ben Hur covi un progetto nella sua mente. Il suo viso me lo dice.» — Al che Ilderim rispose: — «Hai veduto come i cavalli erano freschi e lucidi? Per lo splendore di Dio, amico, non sembra che abbiano corso! Ma ora, attento!» — Una sola sfera e un solo delfino rimanevano; e tutto il popolo respirò, sapendo che il principio della fine era giunto. Il Sidonio lasciò cadere le correggie del suo flagello sulla<noinclude><references/></noinclude> hpwcjstwk9zpme1uxoaaz93v05aeu0e Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/346 108 417509 3838794 2491831 2026-05-20T16:28:59Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3838794 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|340||}}</noinclude>schiena dei suoi cavalli, e, quasi pazzi dal dolore e dalla paura, i nobili animali si slanciarono innanzi disperatamente, minacciando di prendere il primo posto. Ma lo sforzo si esaurì nella promessa. Il Bizantino ed il Corinzio fecero il medesimo tentativo, con lo stesso risultato, e d’allora in poi essi si poterono considerare fuori giuoco. Con una prontezza facilmente spiegabile; tutte le fazioni meno la Romana accentrarono i loro voti su Ben Hur, animandolo con grida selvagge. — «Ben Hur! Ben Hur!» — urlarono, e il rombo di’ migliaia di voci arrivò come un’onda sino alla tribuna consolare. — «Avanti, Ebreo!» — — «Al muro, al muro!» — — «Forza, Arabi! Frusta e redini!» — — «Ora o mai!» — Sull’orlo della balconata si piegavano mille corpi, tendendo le mani verso di lui. Forse non udì, forse non potè far di più; in ogni modo l’ultimo giro era mezzo percorso senza che fosse avvenuto alcun mutamento! Ed ora per fare l’ultima voltata. Messala cominciò a raccogliere le redini dei cavalli di sinistra, movimento che necessariamente rallentò la sua velocità. Il suo cuore batteva in anticipazione della vicina vittoria. Più d’un altare avevano arricchito i suoi doni. Il genio Romano doveva prevalere. Sui tre pilastri, a seicento piedi di distanza, erano fama, fortuna, onori, e un trionfo che l’odio rendeva ineffabilmente dolce. Tutto ciò l’attendeva! In quell’istante Malluch, dalla gradinata, vide Ben Hur piegarsi innanzi sull’orlo del cocchio, e rallentare le redini sulla schiena dei suoi Arabi. Le cinghie del flagello si snodarono nell’aria, con un lungo sibilo di serpenti. Non caddero, ma la minaccia di quel suono, sortì il medesimo effetto. Nel passare dalla sua posizione, rigida e calma, a questa rapidità di azione, il volto dell’uomo si imporporò, gli occhi scintillarono; sembrava che la sua volontà, correndo lungo le redini, si comunicasse ai cavalli, i quali, come animati dal medesimo impulso, risposero con uno scatto che li portò al fianco del carro Romano. Messala, presso alla perigliosa voltata della mèta, udì, ma non osò volgere la testa. Dal pubblico non ricevette alcun avvertimento. Nel profondo silenzio dell’arena non si udivano che il rumore dei cocchi e la voce di Ben Hur, che, in pura lingua Amarica, come lo sceicco medesimo, parlava ai cavalli. {{Nop}}<noinclude><references/></noinclude> rng8wytqc9p7addhducz2fekrtlpack Scritti sulla storia della astronomia antica - Volume II/XI. - Origine del sistema planetario eliocentrico presso i Greci 0 427504 3839185 3826627 2026-05-21T10:11:57Z Candalua 1675 3839185 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=29 dicembre 2015|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=XI. - Origine del sistema planetario eliocentrico presso i Greci|prec=../X. Le sfere omocentriche di Eudosso di Callippo e di Aristotele/Appendice II. - Estratto dal Commentario di Simplicio al Libro II di Aristotele, De Cælo|succ=../XI. - Origine del sistema planetario eliocentrico presso i Greci/I. - Eraclide Pontico, ed il corso dei pianeti inferiori}} <pages index="Schiaparelli - Scritti sulla storia della astronomia antica, II, 1926.djvu" from=124 to=125 /> *{{testo|#Introduzione|Introduzione}} *{{testo|/I. - Eraclide Pontico, ed il corso dei pianeti inferiori}} *{{testo|/II. - Il corso dei pianeti superiori}} *{{testo|/III. - Epicicli ed eccentri mobili}} *{{testo|/IV. - Antiche notizie sugli eccentri mobili}} *{{testo|/V. - Origine degli eccentri e degi epicicli}} *{{testo|/VI. - Il sistema planetario eliocentrico considerato come ipotesi geometrica possibile}} *{{testo|/VII. - Il sistema planetario eliocentrico considerato come ipotesi fisica probabile}} *{{testo|/VIII. - Riassunto delle conclusioni principali}} *{{testo|/Appendice - Estratto da Simplicio, Commentario alla Fisica d'Aristotele}} <pages index="Schiaparelli - Scritti sulla storia della astronomia antica, II, 1926.djvu" from=126 to=128 tosection=s1 /> b9nx08t11kqhua8o8bkwpjlh35xb8as Il libro dell'arte/Capitolo LXII 0 442443 3838949 3706671 2026-05-21T07:32:41Z Candalua 1675 3838949 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=18 maggio 2023|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capitolo LXII|prec=../Capitolo LXI|succ=../Capitolo LXIII}} <pages index="Cennini - Il libro dell'arte, 1859.djvu" from=77 to=80 fromsection="62" /> 0k39o1553q24b1rzeba5cv2816j5dc2 Il libro dell'arte/Capitolo LXXII 0 442605 3838950 3706681 2026-05-21T07:32:55Z Candalua 1675 3838950 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=19 maggio 2023|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capitolo LXXII|prec=../Capitolo LXXI|succ=../Capitolo LXXIII}} <pages index="Cennini - Il libro dell'arte, 1859.djvu" from=92 to=94 fromsection="72" /> dnurefbzxx7ht1axxxsivg1bnc5ci8k Il libro dell'arte/Capitolo LXXXIII 0 442917 3838951 3706692 2026-05-21T07:33:06Z Candalua 1675 3838951 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=19 maggio 2023|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capitolo LXXXIII|prec=../Capitolo LXXXII|succ=../Capitolo LXXXIV}} <pages index="Cennini - Il libro dell'arte, 1859.djvu" from=97 to=98 fromsection="83" /> {{sezione note}} phuo692o65fimn7rjrtswk3bh2rc23c Il libro dell'arte/Capitolo CXLIII 0 444015 3838952 3706623 2026-05-21T07:34:54Z Candalua 1675 3838952 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=27 maggio 2023|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capitolo CXLIII|prec=../Capitolo CXLII|succ=../Capitolo CXLIV}} <pages index="Cennini - Il libro dell'arte, 1859.djvu" from=135 to=136 fromsection="143" /> 9j27mhtqewkiebj29gpze0m077au8sq Il libro dell'arte/Capitolo CLXXXIX 0 444069 3838953 3706605 2026-05-21T07:35:08Z Candalua 1675 3838953 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=29 maggio 2023|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capitolo CLXXXIX|prec=../Capitolo CLXXXVIII|succ=../Tavola delle voci attenenti all'arte}} <pages index="Cennini - Il libro dell'arte, 1859.djvu" from=182 to=183 fromsection="189" /> {{sezione note}} dr4r6pyqigm1byn45nwyuzac0xbe0ka Trattato di architettura civile e militare I/Trattato/Libro 2/Capo 3 0 473802 3838959 3765831 2026-05-21T07:38:57Z Candalua 1675 3838959 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=14 aprile 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Trattato - Libro 2 - Capo 3|prec=../Capo 2|succ=../Capo 4}} <pages index="Martini - Trattato di architettura civile e militare, 1841, I.djvu" from=181 to=186 fromsection="3" tosection="3" /> {{sezione note}} nxfba5u06uxioeg1xtiyinhiab1d8kk Osservazioni sulla morale cattolica/Capitolo XIII 0 478376 3838954 3737008 2026-05-21T07:35:54Z Candalua 1675 3838954 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=15 settembre 2016|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../Capitolo XII|succ=../Capitolo XIV}} <pages index="Opere varie (Manzoni).djvu" from="508" to="513" fromsection="s2" /> {{Sezione note}} o0wtlvnke9v81gzjx57ue0rafqrvjg3 Opere (Lorenzo de' Medici)/XVII. Rime varie o di dubbia autenticitá/II. Capitoli/Capitolo I. 0 484860 3838967 3735488 2026-05-21T07:44:51Z Candalua 1675 3838967 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=1 dicembre 2023|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=I. [La reietta.]|prec=Opere (Lorenzo de' Medici)/XVII. Rime varie o di dubbia autenticitá/II. Capitoli|succ=../Capitolo II.}} <pages index="Lorenzo de' Medici - Opere, vol.2, Laterza, 1914.djvu" from=269 to=272 fromsection="2" /> p6zd5i88ynhrgqy0olmsmw2saitf7i7 Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio. Tomo III/Capitolo quindicesimo 0 516160 3838956 3807216 2026-05-21T07:36:43Z Candalua 1675 3838956 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=11 giugno 2017|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capitolo quindicesimo|prec=../Allegorie del quattordicesimo capitolo|succ=../Capitolo sedicesimo}} <pages index="Boccaccio - Il comento sopra la Commedia di Dante Alighieri di Giovanni Boccaccio nuovamente corretto sopra un testo a penna. Tomo III, 1832.djvu" from=207 to=235 /> 63dq3lphr7kq6rw3z7iki3f95jbum5k Pagina:Danzi - Poesie scelte in dialetto potentino.djvu/47 108 518778 3839159 2617924 2026-05-21T09:57:45Z Candalua 1675 3839159 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Antonia Lacerenza" />{{RigaIntestazione||— 43 —|}}</noinclude><section begin="s1" /><poem> « Ma {{Nota separata|Pagina:Danzi - Poesie scelte in dialetto potentino.djvu/48|19}} Jedde ha l’avucate ca lu defenne, E pare ch’avesse tutta la ragione, Si vene nat’avucato, (''se vole mpenne'') Se fà la causa, e senza quistione.» « E pure io te l’accordo statu verse, (Gne desse Giese Crist’) e pure aspette; Ma pò te pozze di ch’è tempe perse, Ca s’è sfigghià da vero mo lu curpette « Basta... Ca sia fernura. lo pure t’accordo Lu tempe figne ca vene nat’aucate. Da mo da nante non faccio chiù lu sordo, So io l’infallibile, e nisciun’ate.» Frattante ca fascienne stu cungestora, Trasènne tutte l’anime mparavise, Li statue di Pasquino e de Marfora, Pure Ju priesce lore gn’avienne mise, San Giuvanne, ascè tutto presciare, San Pietro muzzacava lu fasulo: «La nfallibilità m’ha arruvenare! E tutte chi gne colpa?.. queddu mulo! Aggio passa cchiù mbonna la iumara {{Nota separata|Pagina:Danzi - Poesie scelte in dialetto potentino.djvu/48|20}} E mo i m’aggia sperd’inta la fodda: Già e bella mo è fatta la pensara, Ca de dascià stu poste nun me ncodda. Drete a la porta metto na traversa, E digge ca m’hanne poste carcerato: Si mo se fa la causa, è bella e persa, Nu cuorne tras’ in cielo nat’avucato!» {{smaller|Potenza, 1870.}} </poem><section end="s1" /> <section begin="1" />lu zerlùso: il bistetico, il burbero che si inquieta per niente: tale è la qualità che i contadini attribuiscono a S. Pietro<section end="1" /> (2) <section begin="2" />stu stravise: questo errore.<section end="2" /> (3) <section begin="3" />lu attare: buca fatta nelle porte per lasciare l'entrata al gatto.<section end="3" /> (4) <section begin="4" />è evidente che allude a Napoleone III: non si comprende <section end="4" /><noinclude><references/></noinclude> k8nfcaav8aooe4omxx0027ch3dsnv8d Pagina:Danzi - Poesie scelte in dialetto potentino.djvu/49 108 518794 3839164 2617925 2026-05-21T10:01:07Z Candalua 1675 3839164 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Antonia Lacerenza" />{{RigaIntestazione||— 45 —|}}</noinclude><section begin="s1" /><poem> Pacïenza, pacïenza, Desse lu monaco a la vagnarda Doppe fatta la mustarda Ca de fumé era piglià. <ref>la mustarda ecc...: quando si accorse che... la pietanza non era riuscita come era suo desiderio.</ref> Si parlamme avemme tuorte; So fannonie li ragioni Quanne se sà ca li patroni Sempe prima hanne da magnà. Pò se ne vene la camorra De li servi e cammarieri, Li criati, e li cucchieri Li famigli e li lacchè. Me descire: ma so tant’anne Ca se’ rrèmena sta nsalata, Quanne lu verme de la Ncurnata Li fernisce de fa affuà? A chi è fàveze pò digg’io Che, crerire ca so nosce! So li boni ca figne a osce Nun ne fanne gi a urbeà. Ma si magnano li patrone Pure pe noi hanne da pensare, Che, ve fùsceve scurdare Li piatte ca n’hanne mannà? Ne mannarene li ricchezze Mobili e smobile ncrusciare, Lu cuntarore, lu mascenare; Che ne fanne desirerà? Li nemici ne descienne: — Mo se dieva lu mascenare. — Cu lu fatte s’è duvare D’osse ne resta a mascenà.</poem><section end="s1" /> (1) <section begin="1" />Aggio truvà stu chiantalere: ho trovato un così profondo stato di miseria e di depressione.<section end="1" /> (2) <section begin="2" />tallirà: il boccone saporito.<section end="2" /> (3) <section begin="3" />Figne a tante ecc.: fino a che non ci abitueremo a star digiuni, chè allora andremo a ''sternegghiarci'' al camposanto (zi Rocche ne era il custode).<section end="3" /><noinclude><references/></noinclude> m1xbdqbex4obltz42dm9xtl46rkmd9r Pagina:Ojetti - Mio figlio ferroviere.djvu/89 108 558692 3838858 2010932 2026-05-20T19:28:30Z Federicor 9718 /* Trascritta */ 3838858 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" /></noinclude><nowiki/> L’eco del pranzo, anzi, come dicevano i maligni, del banchetto fu infinita. Più se lo inventavano abbondante e costoso, più la mia casetta assumeva pei borghesi spaventati l’aria d’una nuova reggia, intendo della reggia pei nuovi re. E mia moglie si pavoneggiava, e Nestore dominava, e io ridevo. Quest’altro capitolo delle mie memorie sono stamane venuto a scriverlo nel mio podere di Poreta che è a due miglia dalla città. Quindici anni fa ho adattato due stanzette di questa casa colonica ad uso padronale. Ma mia moglie di rado v’è rimasta per più di due o tre giorni, al tempo della vendemmia. La casa resta isolata sopra un poggetto al margine della pianura (Poreta, dal latino porrecta) e, per trovare la domenica una chiesa e la messa, Giacinta aveva da fare più di due miglia a piedi, perchè il cavallo dovevo tenerlo io per le mie visite. Da questa finestra non vedo, per fortuna, che l’orto. Dico per fortuna perchè a me non piace essere umiliato e vuotato dalle vaste<noinclude> <references/></noinclude> fq0gs7vsnh57j0x7fyf8kjivmwirvia Pagina:Ojetti - Mio figlio ferroviere.djvu/90 108 558693 3838862 2010933 2026-05-20T19:29:31Z Federicor 9718 /* Trascritta */ 3838862 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|78|{{Sc|mio figlio ferroviere}}||riga=si}}</noinclude>vedute e dagli sterminati orizzonti; e, per esempio, detesto il mare e non capisco che gusto provino tante migliaja di persone ad andarselo ogni estate beate a guardare, e a restar lì per settimane ad udire quel suo eterno russare di gigante dormiglione e buono a nulla. Di qui, ripeto, non vedo che l’orto perchè la finestra guarda a monte un vialetto erboso tra due siepi di rose d’ogni mese, con due cipressi neri al principio e due alla fine, proprio come nella vita poichè nascere è già morire un poco. Di là, i campi in pendìo, grano a destra, granturco a sinistra. Poi comincia la costa che sale alle cave di pietra, tutta d’olivi, tanto folti e tanto chiari che verso sera, a guardarli, hanno il colore stesso del cielo, più pallido. Ma appena mi sporgo dalla finestra, vedo il cielo vero più in alto oltre i monti turchini, e puro e bianco e fondo così che la terra sembra finire là dietro, in un precipizio: un piccolo mondo mio, insomma, del quale conosco ogni sentiero, ogni pietra, ogni albero, ogni essere, e che è ignoto ai più, anche ai miei amici. Margherita che, adesso vedova, è a capo della mia famigliola colonica, quindici o vent’anni fa era tanto bella e assomigliava tanto alla Madonna della Seggiola che (mi si perdoni l’irriverenza) gliene comprai per tre lire una grande oleografia e gliela feci appendere a capo del letto incorniciata da una bacchettina dorata. Avevo anch’io allora, si sa, quindici o vent’anni di meno. Ma, per la verità, Margherita ha sempre saputo onestamente distinguere tra i miei capricci d’uomo<noinclude> <references/></noinclude> 1d99tfil3x4q5woy2ecv1o535w1wa3d Pagina:Ojetti - Mio figlio ferroviere.djvu/92 108 558695 3838863 2010935 2026-05-20T19:31:00Z Federicor 9718 /* Trascritta */ 3838863 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|80|{{Sc|mio figlio ferroviere}}||riga=si}}</noinclude>avrai su me morto la facile superiorità d’essere vivo. Devo dunque descriverti anche il luogo da dove ti preparo queste pagine, e lo stato d’animo in cui mi trovo per confidarti che quel famosissimo pranzo meglio mi convinse, tra il bene e il male che ci ha dato la guerra, un fatto intanto essere certo: che essa ha moltiplicato la vanità universale. Dall’agosto del 1914, la vanità ha attaccato tutto e tutti come un incendio, e gli sterpi hanno lanciato più fiamme degli alberi. D’un tratto, in pochi giorni o in poche settimane non c’è stato, credo, italiano che non si sia creduto degno d’un monumento in bronzo o d’un patrimonio di venti milioni, capace di capitanare la guerra o, a scelta, la rivoluzione. I più modesti s’accontentavano d’essere chiamati eroi. L’aggettivo ''eroico'', a un certo punto ho creduto che si sarebbe adoperato negli indirizzi delle lettere, correntemente, come si scrive ''pregiatissimo'' o ''illustrissimo''. Non c’era più nessuno che volesse fare da anonimo spettatore alla grandezza e al genio degli altri. – Tutti in prima linea, – si gridava nei comizii, e se là per là credetti che quel grido volesse dire nella linea dei fanti in trincea, primi davanti al nemico, presto capii che significava tutti alla ribalta. Chi applaudiva stasera, domani reclamava il suo turno per essere applaudito. Donne, uomini e ragazzi (esploratori). Prima ci fu la neutralità. E per la mostra c’era spazio in ogni villaggio su due palchi: quello degl’interventisti e quello dei neutralisti.<noinclude> <references/></noinclude> 9qspbvejl1meaz9udhrn96m6b2g4w7c Pagina:Ojetti - Mio figlio ferroviere.djvu/93 108 558696 3838866 2010936 2026-05-20T19:32:45Z Federicor 9718 /* Trascritta */ Gadget AutoreCitato 3838866 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||''Giorni storici''|81|riga=si}}</noinclude>Poi, l’intervento: e cominciarono i nastrini, bianchi, rossi, verdi, azzurri, e, nei militari, le promozioni e, nei borghesi, le cariche. Poi, i nuovi ricchi: l’automobile più grossa, l’amante o la moglie più ingiojellata, il palazzo più storico, il quadro più di {{AutoreCitato|Raffaello Sanzio|Raffaello}}, i tacchi più alti, il confessore (a costo anche d’una rapida abjura) più rinomato, le camicie (per le donne) più corte. Poi, la beneficenza: presidenti e presidentesse, capolista nelle sottoscrizioni, concerti negli ospedali, bandiere e gagliardetti pei reggimenti, due o tre feriti in automobile fasciati di fresco e molto fasciati, balli pro mutilati alle gambe: uno ''chèque'', insomma, con la firma ben visibile deposto ai piedi di Gesù crocifisso, anzi infilato allo stesso chiodo insanguinato che gli trapassa i piedi. Poi, le elezioni: comitati, discorsi, i nomi sui muri, il voto di preferenza. Io, io, io! Un principio di salvezza è stato più tardi l’agente delle tasse, incomparabile maestro di modestia. Sì, la vanità è stata sempre una legge fondamentale della vita umana più potente della fame e dell’amore. Gli stessi santi, per essere umili, hanno sperato sempre d’essere i più umili; e anche fra loro le medaglie d’argento hanno sempre un po’ sofferto di non essere medaglie d’oro, tanto che lo stesso Giobbe, nel fondo dell’umiliazione, gridava che a lui solo, a lui solo, Dio doveva ormai apparire e parlare senza veli. Se credessi negli spiriti, giurerei che le ombre dei morti sono le prime a rileggersi e a godersi ogni notte i loro veridici epitaffi, con eterna soddisfazione.<noinclude> <references/></noinclude> 022msqly3dh4td6on6i6zuz254pz5pj Pagina:Ojetti - Mio figlio ferroviere.djvu/94 108 558697 3838867 2010937 2026-05-20T19:33:28Z Federicor 9718 /* Trascritta */ 3838867 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|82|{{Sc|mio figlio ferroviere}}||riga=si}}</noinclude><nowiki/> Ma questa guerra che ci ha messi tutti a nudo, non avrei mai creduto che avesse da rivelare così brutalmente questo nostro scheletro di vanità, sotto le tante vesti del viver sociale e la tanta carne dei personali interessi. Per me, dopo i primi mesi, è stata un’ossessione. Vanità, vanità, vanità: la vedevo da per tutto, e i diavolini intorno ai quali la mia povera vecchia moglie ogni sera s’avvolge sulla fronte i capelli per ritrovarseli ricci l’indomani, a vedermeli così sul guanciale vicino, ogni notte, m’apparivano come l’emblema del mondo. Vanità, vanità. Anche l’amor di patria, questo volerla bella forte vasta giusta amata, e temuta per giunta, questo affannarci con tutti i sofismi e con tutti gl’inni a trasformarne i difetti in virtù, non è anche questo, povero me, vanità? Mi consolavo e mi consolo pensando che tra tutti i miraggi che ci fanno sospirare, penare ed agire, se proprio non volevo mettermi a ridere come un pazzo e così ridendo svanire, dovevo e devo pure, per via di ragione, provarmi a stabilire dei gradi di durata; e quei miraggi che illudono più uomini e durano più a lungo, sforzarmi a rispettarli e anche a venerarli, – la patria, la giustizia, Dio, la bellezza. Solo Margherita coi suoi occhi tondi, i suoi denti bianchi e la sua lenta parlata, e questo rifugio col viale di rose breve tra quattro cipressi, mi rasserenavano. Remoto ed ignoto, esso era fuori dei paragoni e contrasti della vanità. Ma a dire rifugio, si dice fuga. Dopo<noinclude> <references/></noinclude> o5m0r49zbofvc9r1qgeofdnf5t7r6hc Pagina:Ojetti - Mio figlio ferroviere.djvu/95 108 558698 3838868 2010939 2026-05-20T19:34:21Z Federicor 9718 /* Trascritta */ 3838868 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||''Giorni storici''|83|riga=si}}</noinclude>poche ore, così rasserenato, riprendevo coraggio e ridiscendevo in città, pur ammonendo me stesso: – Ora, in silenzio, tu te ne torni contento tra i tuoi simili per giudicarli. E anche questa è vanità. Ho detto della vanità ma non devo dimenticar la paura. Quando c’era la guerra, anche la paura si vestiva da coraggio, con tanto di pennacchio e di spadone, ovverosia fiamme e pugnale; ma allora, almeno noi vecchi rimasti quaggiù a casa, non avevamo il tempo d’andare a cercarla tra la folla, la voglia di smascherarla, chè di animi leali e di fegati sani ce n’erano molti in Italia: e s’è veduto. Ma dopo la guerra la proporzione si rovesciò, e su cento italiani che incontravi, novanta battevano i denti e tiravano a nascondersi: e chi aveva paura del fisco e chi dei ladri, chi della serva e chi del curato, chi degli scioperi e chi dei bottegaj, chi degli alleati e chi dei nemici, chi della guardia regia e chi dei comunisti, chi dei fascisti e chi dei carabinieri. Sul tricolore aveva stinto il verde: cominciando dal tricolore che nei giorni di festa, quando cioè i ministeri sono vuoti, sventola sui ministeri romani. I giorni gloriosi per questa paura sono stati, due anni fa, i giorni dei saccheggi al quali per cortesia ai gentili saccomanni la storia ha dato il nome legale di giorni delle requisizioni. Tornavo a piedi una mattina di luglio da un giro di visite di là dal torrente, quando a Porta Romana quelli del dazio m’annunciarono che a<noinclude> <references/></noinclude> 03ex3ae4in8dg7uw162439k993rgar8 Pagina:Ojetti - Mio figlio ferroviere.djvu/96 108 558699 3838869 2010940 2026-05-20T19:35:10Z Federicor 9718 /* Trascritta */ 3838869 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|84|{{Sc|mio figlio ferroviere}}||riga=si}}</noinclude>Fiori, un paesotto lontano da qui cinque miglia, la cui popolazione per l’apertura d’una cava di lignite lì vicino, s’era triplicata durante la guerra, erano state assaltate due osterie, la drogheria, qualche cascinale più ricco. Danni alle persone, dicevano, nessuno, salvo qualche bastonata che di questi tempi non conta; ma il vino, l’olio, i polli, i prosciutti, la farina, il formaggio, tutto era scomparso in un attimo ed era stato portato, dicevano, alla Camera del Lavoro, sano e salvo meno una coniglia che s’era messa a far figli per la strada: colpa sua. Capo ufficio del Dazio lì a Porta Romana è il povero Santi, malato di cuore; e sebbene egli avesse da temere saccheggi meno di chiunque altro, pure s’era messo fuori del suo ufficio accanto alla basculla, e terreo, gli occhi fuori dell’orbita, ordinava ''coram populo'' a uno dei dazieri di portare di corsa l’incasso della giornata su in Comune, e a un altro di volare a casa a dire alla signora Santi di non uscire, per carità di Dio. La gente l’ascoltava, e quelli più vicini sgranavano gli occhi e ripetevano le notizie a quelli più indietro, e questi partivano su per la via di Borgo e, abbottonandosi la giacca, prima sottovoce poi ad alta voce, annunciavano ai bottegaj i fatti di Fiori. Mentre salivo verso casa, non vidi così che padroni e garzoni affannati a sbarrare vetrine, porte e portoni. Perfino le erbivendole in piazza, diventate per miracolo silenziose, non badavano che ad ammainare le tende, a chiudere le ombrelle, a ricaricare sui carretti le ceste, in fretta e furia, come se la rivoluzione<noinclude> <references/></noinclude> csyqcpnkchnuc06nh44vqkbmoz1w8nj Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/109 108 603019 3838871 2133131 2026-05-20T19:38:48Z Federicor 9718 /* Trascritta */ 3838871 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 109 —|}}</noinclude>attendendo al riparo dei verdi ombrelloni di cotone, che le ragazze sfilassero a due, a tre, a cinque, pari a mandre di giovenche uscenti dal chiuso e sfoggiatiti con placido orgoglio l’ampiezza dei fianchi e la gaia biondezza del vello. Balbina chiuse con raccoglimento la grossa ''{{TestoCitato|Filotea}}'' rilegata in pelle nera, si segnò devotamente a più riprese, si alzò dall’inginocchiatoio, si collocò modesta a lato di sua madre e, giunta nel fondo della navata, si fermò vicino all’acquasantiera, v’intinse le dita e, con sorriso fra timido e fiducioso, offerse l’acqua benedetta alla signora Rosemberg, la quale, dopo avere ringraziato con fare materno, si unì ai Tebaldi e uscì con essi dalla chiesa, credendo opportuno troncare ogni indugio e sancire così pubblicamente le voci, ancora vaghe, circolanti sul matrimonio fra Balbina e suo nipote. Durante la messa la signora Rosemberg aveva osservato con attenzione la ragazza e, nel vederla così quieta e pia, così intenta nella preghiera, così linda e semplice nelle vesti, così compunta nell’atteggiamento e compresa della santità del culto, la buona signora aveva pensato che il male non viene sempre per nuocere e che Balbina sarebbe stata per Germano una moglie saggia e sottomessa, attiva ed accorta, quale ella stessa aveva sempre sognato e gli aveva sempre augurato. A maggiore esaltazione del contegno irreprensibile di Balbina, stava il contegno irrequieto di Flora, la quale, in piedi al lato opposto della chiesa, stringeva nelle piccole mani convulse un rosario dagli acini di madreperla, e volgeva di continuo il capo verso il fondo della navata,<noinclude> <references/></noinclude> r9jn7spenntnl5lneu10tx8zvw9neyu Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/110 108 603020 3838873 2133132 2026-05-20T19:40:58Z Federicor 9718 /* Trascritta */ 3838873 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 110 —|}}</noinclude>quasi nell’attesa angosciosa di qualcheduno che non veniva. Di solito Germano non mancava mai di domenica alla messa del mezzogiorno, nella chiesa parrocchiale; ed erano poi per i due innamorati argomento d’infiniti discorsi certi minuscoli episodi, di cui essi ingigantivano la portata. Talvolta Germano si arrabbiava perchè Flora, al momento dell’elevazione, non aveva rivolto un pochino il viso dalla sua parte; talvolta era Flora che teneva il broncio a Germano, perchè, a un determinato momento, egli si era distratto e aveva guardato in alto invece di tenere lo sguardo fisso sopra di lei. Una domenica si erano promessi a vicenda di contare mentalmente, ciascuno per proprio conto, fino a mille, durante la spiegazione dell’Evangelo, per vedere chi di loro finisse prima. Come segnale del principio e della fine, Germano doveva stropicciare i piedi, e Flora doveva spiegazzare il fazzolettino bianco. Erano poi state risatine, rimbrotti, ire fugaci, proteste, giuramenti, spiegazioni da non si dire, quando Germano aveva dovuto confessare che non aveva trovato la pazienza di contare oltre il centinaio. Ma quella domenica Germano non si era visto, e Flora, a ogni nuova e inutile interrogazione dello sguardo verso la porta, sentiva aumentare il senso di acuta desolazione, che da cinque giorni la stringeva, l’assiderava, le impediva di trovar requie e la sospingeva a vagare per la campagna a guisa di anima condannata ad aggirarsi disperatamente per luoghi testimoni di qual che antico delitto. Il martedì precedente Germano aveva trascorso<noinclude> <references/></noinclude> gdn8cwajk1d1or0s76bqrj6aa1sly2q Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/111 108 603021 3838877 2133133 2026-05-20T19:42:50Z Federicor 9718 /* Trascritta */ 3838877 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 111 —|}}</noinclude>insieme a Flora l’intiero pomeriggio, chiacchierando con tenero abbandono di quei centomila nonnulla, onde essi decoravano, da artisti fantasiosi, il castello in aria del loro avvenire. Sul punto di separarsi, Germano aveva voluto che la fanciulla baciasse due volte ''Flock'' tra un occhio e l’altro, acciocchè la sera, prima di coricarsi, il giovane potesse ritrovare quei baci sul muso della bestia fedele. Flora aveva acconsentito con fulgido riso di felicità, ed era rimasta alla finestra per vedere Germano allontanarsi nel viale. Giunto alla strada maestra, Germano aveva spa rato in aria il fucile, come faceva sovente per darle in lontananza l’ultimo saluto, e Flora aveva battuto le mani con gioia infantile, mentre giungevano a lei l’allegra voce di Germano e i latrati giulivi di ''Flock''. Da allora il Rosenrberg non si era più fatto vivo. Non una visita, non un’ambasciata, non una lettera. Nulla, assolutamente nulla; il silenzio misterioso e snervante, intorno a cui la fantasia intesse dolorosamente la tela di ragno sottile e viscida dai mille fili che legano il pensiero, lo attorcigliano, lo tengono sospeso, ottenebrano il bagliore delle memorie e appannano la luce rosea dei sogni; il silenzio terribile, nella cui cerchia tenebrosa l’anima smarrita brancola, ora supponendo smisurati i confini della oscura landa e correndo avanti avanti, senza scorgere il più fioco segno di luce, senza udire il più lieve soffio di vita; ora restringendosi in sè, senza osare di muoversi per paura di precipitare nel fondo di un abisso e dar di cozzo in qualche ostacolo irto di punte. Durante il primo ed il secondo giorno Flora<noinclude> <references/></noinclude> 1crdhm367tkmrcczbdk82dh9pnat8zm Pagina:Tartufari - Roveto ardente, Roma, Roux, 1905.djvu/112 108 603022 3838879 2133134 2026-05-20T19:44:33Z Federicor 9718 /* Trascritta */ 3838879 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 112 —|}}</noinclude>aveva formato mille progetti di vendetta. All’apparire di Germano ella si sarebbe rifugiata presso il nonno e non avrebbe aperto bocca; non avrebbe alzato ciglio, sarebbe rimasta fredda, rigida, impassibile, senza una parola, senza una lacrima; anzi avrebbe fatto di meglio: all’apparire di Germano sarebbe corsa a chiudersi nella propria stanza e non ne sarebbe uscita a nessun costo. Ma le ore del terzo giorno erano trascorse in preda a quell’ansia febbrile che fa dare un balzo ad ogni minuto, che acuisce i sensi e li rende dolorosamente vigili a percepire l’impercettibile, che accende nel cuore un tale incombustibile rogo di ambascia per cui la notizia di una catastrofe verrebbe accolta con un grido di sollievo. Nel pomeriggio del sabato, Flora, dopo avere inutilmente camminato ore ed ore sotto la tediosa pioggia di novembre ed essersi avvicinata furtiva al cancello della villa Rosemberg, aveva incontrato il giardiniere di Germano e, quantunque abitualmente timida e schiva, aveva trovato il coraggio d’interrogarlo: — Stanno tutti bene alla villa? — aveva chiesto, celando a stento l’orgasmo. — Benissimo, benissimo tutti — aveva risposto il giardiniere senza fermarsi, giacchè egli, conoscendo le simpatie del padroncino e i progetti della padrona, non voleva mettersi fra l’uscio e il muro. Flora, ricevuta tale risposta, si era data a correre all’impazzata verso la casa bianca, incurante della pioggia, non sentendo la debolezza che le stroncava le gambe. Poichè Germano stava benissimo, egli certamente doveva aspettarla. Ma certo,<noinclude> <references/></noinclude> qgk6zimliygmw84fojgj8b2p6zogqsd Pagina:Neera - Il romanzo della fortuna.djvu/152 108 604038 3838845 2134684 2026-05-20T19:19:22Z Federicor 9718 /* Trascritta */ 3838845 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 144 —|}}</noinclude>e una volta inaugurato l’andazzo non si trattava più che di seguirlo. Era un concorso da fiera, qualche cosa di sbalorditivo. Coricandosi alla sera Chiarina aveva le ossa rotte e la testa intontita. — Mio Dio! — pensava qualche volta — quanto danaro! e consegnava attonita l’incasso a Giovanni, il quale invece non si meravigliava mai di nulla. Giovanni diventava cittadino molto più rapidamente di Chiarina; egli aveva già un modo di pettinarsi e di portare la cravatta che non era affatto quello del suo paese. Non bello proprio, ma lo sguardo vivace, i piccoli baffi arditamente rialzati, una facilità di parlare, di muoversi, di intendere le cose a volo lo rendevano simpatico. Nulla gli sfuggiva di ciò che potesse tornargli utile e utile nel suo intendimento era tutto ciò che gli faceva fare un progresso, di qualsiasi genere. La sua attività arrivava a tutto; al denaro e alle persone, agli affari e alla coltura, al negozio e alla strada, spinto dalla facoltà rara di educarsi da sè, di tendere continuamente al proprio miglioramento. C’era nel suo essere morale la forza occulta di una leva che agisce in silenzio con precisione matematica.<noinclude> <references/></noinclude> tku3ih3bvu8zj5mplfu9kydw0ji240k Pagina:Neera - Il romanzo della fortuna.djvu/153 108 604039 3838846 2134685 2026-05-20T19:20:19Z Federicor 9718 /* Trascritta */ 3838846 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 145 —|}}</noinclude><nowiki /> Aveva per vicini, da una parte un polentaio, dall’altra una insegna di tabacchino che serviva da pretesto a uno spaccio di liquori. Il polentaio, che vendeva anche frutta, merluzzo e patate, divenne subito suo fornitore in titolo; ma per non far torto al liquorista, dal quale non comperava nulla, gli augurava il buon giorno con particolare cordialità e mandava Chiarina a provvedere il sale ed i fiammiferi. Noi siamo nuovi qui — pensava Giovanni: — dobbiamo farci degli amici e non dei nemici». Giovanni era la forza attiva e creatrice; Chiarina il suo collaboratore fedele. Alla vendita minuta Giovanni si annoiava; ma in quei primi giorni di avviamento la sua presenza era necessaria e si sottoponeva a misurare stoffe e ad accartocciare pacchi, nello stesso modo che l’alpinista attraversa una pianura colla mente fissa alla vetta. Alla sera nessuno lo vedeva, nè dal liquorista, nè altrove; egli ne ap-profittava per tirare le somme della giornata e se gli avanzava tempo studiava. Studiava senz’ordine, naturalmente, alla sorte dei libri che poteva trovare, ma intanto la sua mente si dirozzava avvezzandosi al cozzo delle idee e alla ginnastica della lingua.<noinclude> <references/></noinclude> 4rxaf45juzkt66b1q3my2egt45j8y45 Pagina:Neera - Il romanzo della fortuna.djvu/154 108 604040 3838848 2134686 2026-05-20T19:21:14Z Federicor 9718 /* Trascritta */ 3838848 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 146 —|}}</noinclude><nowiki /> Spettatrice attenta ed amorosa, Chiarina era fiera di questi progressi. Non aveva mai dubitato del suo Giovannino, ma il vederlo riuscire così bene le colmava il cuore di una gioia tranquilla. Ella non osò lagnarsi quando la prima domenica di sole, avendogli proposto di andare a trovare i signori Firmiani, egli le rispose che non aveva tempo e che aspettasse colla primavera il ritorno delle giornate lunghe per fare quella passeggiata. Chiarina si armò di pazienza. Una volta però una donna venuta per comperare del velluto di cotone che in bottega non c’era fece mostra di un grande rammarico esclamando: «Pensare che sono venuta così da lontano, nientemeno che da via Gesù!...» e Chiarina trasalì come se l’avessero punta con uno spillo. In via del Gesù abitavano i signori Firmiani. Che effetto le fece udire quel nome!... Ella tentò di sapere per mezzo della donna dove fosse questa via, ma fu impossibile spiegarglielo a parole. — Sa dov’è piazza del Duomo? — No. — Via Torino? — Nemmeno.<noinclude> <references/></noinclude> mzjmzih4qnpn5dqtsx7oczauw6bpn9j Pagina:Neera - Il romanzo della fortuna.djvu/155 108 604041 3838852 2134836 2026-05-20T19:23:26Z Federicor 9718 /* Trascritta */ 3838852 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 147 —|}}</noinclude><nowiki /> — Le colonne di S. Lorenzo? — No — dovette rispondere ancora Chiarina a gran malincuore. — Allora non conosce Milano! E se non lo conosce come faccio a dirle dove è la via del Gesù? — È vero — mormorò Chiarina abbassando il capo: — domandavo così... per sapere se è lontano. — Sì, sì, lontano. Anche a prendere il tram è lontano. La donna si mosse frettolosamente, ma Chiarina andò sulla soglia per accompagnarla più a lungo che potè collo sguardo carico di tutti i doni della sua tenerezza, laggiù, verso la via dal dolce nome. {{Rule|t=4|v=2|6em}}<noinclude></noinclude> 5angm5h5wt6vgdzfh9n617i5ep069y8 3838853 3838852 2026-05-20T19:23:42Z Federicor 9718 3838853 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 147 —|}}</noinclude><nowiki /> — Le colonne di S. Lorenzo? — No — dovette rispondere ancora Chiarina a gran malincuore. — Allora non conosce Milano! E se non lo conosce come faccio a dirle dove è la via del Gesù? — È vero — mormorò Chiarina abbassando il capo: — domandavo così... per sapere se è lontano. — Sì, sì, lontano. Anche a prendere il tram è lontano. La donna si mosse frettolosamente, ma Chiarina andò sulla soglia per accompagnarla più a lungo che potè collo sguardo carico di tutti i doni della sua tenerezza, laggiù, verso la via dal dolce nome. {{Rule|t=4|v=2|6em}}<noinclude></noinclude> egyxib08j9v6k0hso0imw2nzsvfj5wb Il romanzo della fortuna/IX 0 604181 3838855 3808600 2026-05-20T19:24:55Z Federicor 9718 Porto il SAL a SAL 75% 3838855 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=20 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Due anni dopo|prec=../VIII|succ=../X}} <pages index="Neera - Il romanzo della fortuna.djvu" from=129 to=142 /> mvwjx02jpxpofyjgosjbgvr22zc8mtt Il romanzo della fortuna/X 0 604182 3838854 3808605 2026-05-20T19:24:33Z Federicor 9718 Porto il SAL a SAL 75% 3838854 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=20 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=A Milano|prec=../IX|succ=../XI}} <pages index="Neera - Il romanzo della fortuna.djvu" from=143 to=155 /> ggl2ntcmh5d0at7w5krrj27rdtuima1 Pagina:Salgari - La Costa d'Avorio.djvu/132 108 608426 3838799 2903120 2026-05-20T16:39:23Z BuzzerLone 78037 3838799 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|112|{{smaller|''Capitolo sedicesimo''}}||riga=si}}</noinclude>non lasciare tempo ai ladri di dileguarsi dopo di essersi sbarazzati del bottino, si avventurò sulla cenere ancora calda che copriva la pianura, ma i tre negri, che erano scalzi, furono ben presto costretti a salire sui cavalli per non guastarsi le piante dei piedi. La traversata si compì senza incidenti e mezz’ora dopo i cinque uomini ed i due animali si trovavano sulla riva sinistra del Volta. Questo fiume, che è uno dei più grandi che solcano le regioni della Costa d’Avorio, quantunque bagni il possedimento inglese, è ancora oggidì poco conosciuto e non si sa quale sia la lunghezza del suo corso, nè si conosce precisamente dove abbia le sue sorgenti. Pare però che venga formato da due considerevoli corsi d’acqua ai quali furono ultimamente imposti i nomi tedeschi di Schwarger e di Weisser e che avrebbero le loro sorgenti l’uno nella regione di Tiebas, verso il 12° di lat. N e 13° di long. E e l’altro sulla regione dei Gurunssi verso il 13° di lat. ed il 16° di long. Si sa che si apre il passo attraverso le regioni dei Dafina, dei Mandinghi e dei Gamman, che poi piega verso l’est scorrendo lungo la frontiera degli Ascianti per scaricarsi in mare per un largo estuario, nei dintorni della cittadella di Ada, una delle più piccole del possedimento inglese della Costa d’Avorio. Là dove era giunta la piccola carovana, il fiume aveva una larghezza considerevole, superiore ai quattrocento metri, ma l’acqua era bassa e poteva permettere il guado, senza il pericolo di un assalto da parte dei coccodrilli che sono numerosi su quel corso d’acqua. — Il passaggio sarà facile, — disse Asseybo, che era sceso sulla sponda per misurare la profondità della corrente. — Se i ladri lo hanno attraversato, noi possiamo fare altrettanto. — Credi che siano passati di qui? — chiese Alfredo. — Sì, padrone, poichè laggiù vedo che il fiume si restringe e l’acqua sarà tanto alta da affogare un cavallo grande quanto un elefante. — I due europei si spogliarono non conservando che le maglie, poi tenendo nella sinistra le carabine, scesero nel fiume dietro ad Asseybo, seguìto dai due schiavi che conducevano i cavalli. Sott’acqua ad una profondità di un metro, pareva che si<noinclude><references/></div></noinclude> i7b1ugun3vpymayx60filn863k9c5md 3838801 3838799 2026-05-20T16:40:14Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3838801 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|112|{{smaller|''Capitolo sedicesimo''}}||riga=si}}</noinclude>non lasciare tempo ai ladri di dileguarsi dopo di essersi sbarazzati del bottino, si avventurò sulla cenere ancora calda che copriva la pianura, ma i tre negri, che erano scalzi, furono ben presto costretti a salire sui cavalli per non guastarsi le piante dei piedi. La traversata si compì senza incidenti e mezz’ora dopo i cinque uomini ed i due animali si trovavano sulla riva sinistra del Volta. Questo fiume, che è uno dei più grandi che solcano le regioni della Costa d’Avorio, quantunque bagni il possedimento inglese, è ancora oggidì poco conosciuto e non si sa quale sia la lunghezza del suo corso, nè si conosce precisamente dove abbia le sue sorgenti. Pare però che venga formato da due considerevoli corsi d’acqua ai quali furono ultimamente imposti i nomi tedeschi di Schwarger e di Weisser e che avrebbero le loro sorgenti l’uno nella regione di Tiebas, verso il 12° di lat. N e 13° di long. E e l’altro sulla regione dei Gurunssi verso il 13° di lat. ed il 16° di long. Si sa che si apre il passo attraverso le regioni dei Dafina, dei Mandinghi e dei Gamman, che poi piega verso l’est scorrendo lungo la frontiera degli Ascianti per scaricarsi in mare per un largo estuario, nei dintorni della cittadella di Ada, una delle più piccole del possedimento inglese della Costa d’Avorio. Là dove era giunta la piccola carovana, il fiume aveva una larghezza considerevole, superiore ai quattrocento metri, ma l’acqua era bassa e poteva permettere il guado, senza il pericolo di un assalto da parte dei coccodrilli che sono numerosi su quel corso d’acqua. — Il passaggio sarà facile, — disse Asseybo, che era sceso sulla sponda per misurare la profondità della corrente. — Se i ladri lo hanno attraversato, noi possiamo fare altrettanto. — Credi che siano passati di qui? — chiese Alfredo. — Sì, padrone, poichè laggiù vedo che il fiume si restringe e l’acqua sarà tanto alta da affogare un cavallo grande quanto un elefante. — I due europei si spogliarono non conservando che le maglie, poi tenendo nella sinistra le carabine scesero nel fiume dietro ad Asseybo, seguìti dai due schiavi che conducevano i cavalli. Sott’acqua. ad una profondità di un metro, pareva che si<noinclude><references/></div></noinclude> ovo0jxkjdl8nuksn5yajt7a0z6hg8m2 3838802 3838801 2026-05-20T16:41:14Z BuzzerLone 78037 3838802 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|112|{{smaller|''Capitolo sedicesimo''}}||riga=si}}</noinclude>non lasciare tempo ai ladri di dileguarsi dopo di essersi sbarazzati del bottino, si avventurò sulla cenere ancora calda che copriva la pianura, ma i tre negri, che erano scalzi, furono ben presto costretti a salire sui cavalli per non guastarsi le piante dei piedi. La traversata si compì senza incidenti e mezz’ora dopo i cinque uomini ed i due animali si trovavano sulla riva sinistra del Volta. Questo fiume, che è uno dei più grandi che solcano le regioni della Costa d’Avorio, quantunque bagni il possedimento inglese, è ancora oggidì poco conosciuto e non si sa quale sia la lunghezza del suo corso, nè si conosce precisamente dove abbia le sue sorgenti. Pare però che venga formato da due considerevoli corsi d’acqua ai quali furono ultimamente imposti i nomi tedeschi di Schwarger e di Weisser e che avrebbero le loro sorgenti l’uno nella regione di Tiebas, verso il 12° di lat. N e 13° di long. E e l’altro sulla regione dei Gurunssi verso il 13° di lat. ed il 16° di long. Si sa che si apre il passo attraverso le regioni dei Dafina, dei Mandinghi e dei Gamman, che poi piega verso l’est scorrendo lungo la frontiera degli Ascianti per scaricarsi in mare per un largo estuario, nei dintorni della cittadella di Ada, una delle più piccole del possedimento inglese della Costa d’Avorio. Là dove era giunta la piccola carovana, il fiume aveva una larghezza considerevole, superiore ai quattrocento metri, ma l’acqua era bassa e poteva permettere il guado, senza il pericolo di un assalto da parte dei coccodrilli che sono numerosi su quel corso d’acqua. — Il passaggio sarà facile, — disse Asseybo, che era sceso sulla sponda per misurare la profondità della corrente. — Se i ladri lo hanno attraversato, noi possiamo fare altrettanto. — Credi che siano passati di qui? — chiese Alfredo. — Sì, padrone, poichè laggiù vedo che il fiume si restringe e l’acqua sarà tanto alta da affogare un cavallo grande quanto un elefante. — I due europei si spogliarono non conservando che le maglie, poi tenendo nella sinistra le carabine scesero nel fiume dietro ad Asseybo, seguìti dai due schiavi che conducevano i cavalli. 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Quelle precauzioni gli salvarono la vita, giacchè nel momento che stava per varcare un canaletto aperto nel banco di sabbia, mise i piedi su di una massa ruvida che subito gli sfuggì, facendogli quasi perdere l’equilibrio. Immaginandosi di che cosa si trattava, fu pronto a retrocedere e fu una vera fortuna per lui, perchè tutto d’un tratto una coda mostruosa, armata di grosse scaglie ossee, emerse sferzando l’acqua a destra ed a sinistra, col fragore del tuono. — Morte di Urano! — gridò Antao. — Un ippopotamo?... — Un coccodrillo! — gridò Alfredo. — Fermi tutti!... — Il mostro, che forse sonnecchiava in fondo al fiume, sentendosi disturbare, aveva avventato quel poderoso colpo di coda sperando di abbattere l’importuno; vedendo però che nessuno era caduto sul banco, cacciò fuori la sua orribile testa, mostrando la sua enorme gola e battendo le potenti mascelle armate di lunghi denti. Comprese senza dubbio con quali nemici aveva da fare, perchè subito s’immerse e, contrariamente a quanto si aspettava il portoghese, s’affrettò ad allontanarsi. — Ecco un coccodrillo pauroso, — disse Antao, che aveva armata la carabina. — Mi avevano detto che erano formidabili, ma sembra che questo non lo fosse affatto. — Che i coccodrilli siano realmente terribili predatori è vero, sono però anche eccessivamente prudenti, — rispose Alfredo. — Se ti hanno narrato che assalgono sempre quando si vedono delle persone vicine, hanno mentito. — L’avevo anche letto sui libri di molti viaggiatori. — Fole, Antao. Questi sauriani si tengono quasi sempre lontani dagli uomini e si guardano bene dall’assalirli. Non dico però che se tu cadessi in un fiume popolato da quei bestioni ti lascerebbero raggiungere tranquillamente la sponda.<noinclude><references/></noinclude> 61vuzrxxum4995rsko8308ogdol423a Pagina:Salgari - La Costa d'Avorio.djvu/136 108 608531 3839187 2903128 2026-05-21T10:13:40Z Sentrac98 29209 /* Riletta */ 3839187 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Sentrac98" />{{RigaIntestazione|114|{{smaller|''Capitolo sedicesimo''}}||riga=si}}</noinclude><nowiki/> — Si dice che è pericoloso attingere acqua nei fiumi da essi abitati. — È vero, per le donne che sono inermi. Quei mostri le attendono nascosti presso le rive e quando quelle disgraziate si curvano per riempire i loro vasi, con un salto le afferrano e le trascinano in fondo al fiume. Del resto sono così diffidenti, che basta la vista di un battello qualunque per metterli in fuga. Se sono molti si lasciano talvolta anche avvicinare; se sono pochi prendono il largo e difficilmente si lasciano uccidere. — Ed il coccodrillo che abbiamo fatto fuggire non verrà nuotando sott’acqua, a tagliarci le gambe? — Non crederlo. Basterà che Asseybo batta l’acqua col suo bastone per farlo fuggire. — Il negro, passato il primo istante di sorpresa, si era rimesso in cammino continuando a frugare il fondo per accertarsi della sua solidità e per non mettere i piedi su un secondo rettile che poteva ammazzarlo con un solo colpo di coda. Il banco fortunatamente si prolungava attraverso a tutto il fiume e mantenendosi sempre compatto, sicchè la piccola carovana potè, dopo venti minuti, giungere felicemente alla riva opposta, la quale era coperta da alberi altissimi e frondosi. Asseybo stava per salire il pendìo, quando mostrò ai due europei un banco mezzo nascosto da un gruppo di rocce, sul quale stavano raggruppati dodici o quindici coccodrilli fra grandi e piccoli, scaldantisi ai torridi raggi del sole. — Che magnifica collezione! — esclamò Antao. — Mi sentirei tentato di sparare qualche palla contro quei mostruosi animali. — Sarebbe polvere sprecata, — rispose Alfredo. — Le loro scaglie sono così dure, da far rimbalzar la palla della tua carabina. I soli punti vulnerabili sono le ascelle e la gola, ma da rettili che ci tengono alla loro pelle, non mostrano nè le prime, nè la seconda. — Ma... guarda, Alfredo!... — esclamò il portoghese, stupito. — Non vedi tu degli uccelli entrare nelle gole aperte di quei mostri?... — Sì, — rispose il cacciatore sorridendo. — E non chiudono le bocche per mangiarli?... È vero che mi sembrano piccoli. — Sono gli amici dei coccodrilli.<noinclude><references/></noinclude> p2120735wbtxlb6ff08tlwaa33uuuf4 Cenni statistico-storici della Valle Vigezzo/Parte 1/XII. Stabilimenti Pubblici 0 632420 3839179 3677405 2026-05-21T10:08:49Z Candalua 1675 3839179 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=28 dicembre 2018|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=XII. Stabilimenti Pubblici.|prec=../XI. Regime ecclesiastico-Parrocchie-Chiese|succ=../XIII. Palazzi e Piazze}} <pages index="Cavalli - Cenni statistico-storici della Valle Vigezzo I.djvu" from=87 to=91 fromsection="12" tosection="12" /> p9n2afkyadnctj1uww2ksdz20xxtnle Autore:Carlo Gianola 102 637204 3839098 3780139 2026-05-21T09:17:39Z Spinoziano (BEIC) 60217 typo, fix link 3839098 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Carlo | Cognome = Gianola | Attività = presbitero/storico | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} == Opere == * ''Memorie storico-religiose della Valsassina'', Milano, 1895 ({{BEIC|IE55542}}) {{sezione note}} edlsyih0cupdhqmea9klad65d20bwt6 Pagina:Tiraboschi - Storia della letteratura italiana, Tomo V, parte 1, Classici Italiani, 1823, V.djvu/460 108 649659 3838961 2278666 2026-05-21T07:41:27Z Candalua 1675 /* Pagine SAL 25% */ 3838961 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Candalua" /></noinclude><section begin="s1" />che solo nel xv secolo si cominciassero a vedere in Italia gli originali greci, e a lavorarsi sopra essi le versioni latine (*).<section end="s1" /> <section begin="s2" />Capo IV. Giurisprudenza civile. I. Gli onori che ne’ due secoli precedenti furono cintine a larga mano profusi sopra i giureconsulti, e le ricchezze per mezzo del lor sapere da molti di sto secolo, essi ammassate, avean conciliata autorità e stima sì grande alla giurisprudenza, ch’ella regnava in certo modo nelle pubbliche scuole, e non vi era scienza a cui non pretendesse di precedere e di soprastare. Quindi era infinito il numero di coloro che mettevansi per questa via; e collo studio della giurisprudenza si addestravano o a professarla nelle università, o ad esercitarla ne’ tribunali. Essa, a dir vero, andavasi (*) Moltissime traduzioni di diversi opuscoli di Galeno, fatte da Niccolò da Reggio tra:1 1317 e ’l i345, veggonsi ne’ primi due tomi dell’edizione latina delle Opere di esso fatte in tre tomi da Pierantonio Rustico piacentino professore dell’università di Pavia, e stampata nella stessa città , parte nel i5i5 e parte nel 151 li. E tra essi è degna di riflessione la dedica di Niccolò al re Roberto di Napoli del libro di Galeno , intitolato De passione uniuscujusque particulae corpo ris , nella quale dice che P imperador de* Greci Andronico avendo udito per fama il gran saper di Roberto, e il desiderio eh* egli avea di posseder certe opere di Galeno, che non erano state ancora recate in latino, alcune gliene avea tosto mandate.<section end="s2" /><noinclude></noinclude> rcj0mdlac65impdlece09insi4so1qq Cinesi, scuola e matematica/Numeri, numerali e tecniche di calcolo/Simbologia, superstizioni ed omofonie 0 685801 3839165 3678322 2026-05-21T10:02:02Z Candalua 1675 3839165 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=4 ottobre 2019|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Simbologia, superstizioni ed omofonie|prec=../La lingua cinese, i classificatori e le quantità|succ=../../L’insegnamento della matematica in Cina}} <pages index="Cinesi, scuola e matematica.pdf" from=100 to=101 fromsection="s2" /> nu6m9bf5p3ghb1ly3w86zm5xs3q1hjh Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. II, 1977 – BEIC 1871053.djvu/21 108 691136 3838960 2499661 2026-05-21T07:39:54Z OrbiliusMagister 129 /* new eis level3 */ 3838960 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione||{{Sc|canto duodecimo}}|15}}</noinclude><poem> {{Ottava|43}}Lampeggia sangue, e d’un pallore oscuro tinto lo scudo, smisurata mole, vibra balen, che torbido ed impuro le stelle attrista e discolora il Sole. Guernito il busto ha pur di ferro duro, e preme il carro in cui combatter suole; e duo corsieri e duo, legati al paro, tirano il carro, ch’è di terso acciaro. {{Ottava|44}}Viensene accompagnato il fiero Auriga da trombe infauste e da funeste squille. Macchia il suolo in passando, e sparge e riga tutto il sentier di sanguinose stille. Rossa vie più che fiamma è la quadriga, e da le nari ognor spira faville, e pieno il carro tutto è di sculture animate di nobili figure. {{Ottava|45}}Opre ancor non seguite, istorie e cose non avenute, e di non nate genti, ch’or sono in quest’età le più famose, èranvi incise allor, come presenti. E l’indovino Artefice vi pose note assai note, e ben intesi accenti, che scritti conteneano i nomi eterni de’ maggior Duci antichi, e de’ moderni. {{Ottava|46}}Non so in qual sacro fonte immerse il labro, o in qual libro divin gli annali lesse, si che ’l fato precorse il dotto fabro quando il futuro in vivo intaglio espresse. Imprese varie nel metallo scabro molt’anni pria che fussero successe finte avea con tant’arte e magistero, che gli occhi dubitavano del vero. </poem><noinclude><references/></div></noinclude> 12ep73k72okpesslcx94rwg441y1vcl Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. II, 1977 – BEIC 1871053.djvu/22 108 691137 3838962 3576168 2026-05-21T07:41:37Z OrbiliusMagister 129 /* new eis level3 */ 3838962 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|16|{{Sc|la fuga}}|}}</noinclude><poem> {{Ottava|47}}Havvi Alessandro, che d’allòr la chioma circonda intorno, e Cesare e Pompeo, ed Annibàl, che l’Alpi espugna e doma, e Scipio che gli toglie ogni trofeo, Muzio, Orazio, Marcello, e qual mai Roma celebra Eroe più chiaro, o Semideo; indi i più degni de’ più degni inchiostri Capitani e Guerrier de’ tempi nostri. {{Ottava|48}}{{Spaziato|{{Sc|Enrico}}}} il grande in prima èvvi scolpito, che da fanciul s’avezza a’ gravi incarchi, e ’n ben cento giornate a pugna uscito, sempre palme n’ottiene, e statue, ed archi. V’è Carlo Emanuel non meno ardito, che non è Rege ed emula i Monarchi: solo in guerra possente a sostenere pria le Galliche forze, e poi l’Ibere. {{Ottava|49}}V’è il Farnese Alessandro, il qual di Gigli fregia l’insegna, e pur i Gigli assale, né tra’ suoi più pregiati antichi figli può ’l Tebro annoverarne un altro tale. Far poi Durenza e Lisara vermigli con fortuna al valor scòrgesi eguale Francesco Bona, il Marescial di Francia, de la gloria Francese e scudo, e lancia. {{Ottava|50}}Animoso Garzon poscia si vede a le Tartare squadre il petto opporre, e le sbaraglia: ed ha tai lettre al piede, «Gismondo invitto, il Transilvano Hettorre». Segue un Eroe che la Cesarea sede difende al Turco e l’Ungheria soccorre, e «’l gran Giovanni Medici» di sotto, «Novo Achille d’Hetruria», espone il motto. </poem><noinclude><references/></div></noinclude> jk3mb5o7i8xfj5bjriql8hblhrhrr95 Memorie di Carlo Goldoni/Parte seconda/V 0 693912 3839143 3817931 2026-05-21T09:47:25Z Candalua 1675 3839143 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=29 novembre 2019|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=V|prec=../IV|succ=../VI}} <pages index="Goldoni - Memorie, Sonzogno, 1888.djvu" from=160 to=161 tosection="s1" /> hemzyj2myapl56u41mklubge0m4bdym Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/11 108 728625 3838915 3085239 2026-05-21T06:20:06Z Dr Zimbu 1553 3838915 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude> {{Ct|f=100%|v=1|t=4|lh=1.5|VIAGGIO SENTIMENTALE<ref>Ed è definito dall’autore cosí. «Viaggio riposatissimo è questo mio: viaggio del cuore in traccia della natura e di tutti que’ sentimenti soavi che da lei sola germogliano». Cap. {{Sc|xlvi}} [F.].</ref> DI YORICK}} {{Ct|f=90%|v=1|lh=1.5|LUNGO LA FRANCIA E L’ITALIA}} {{Ct|f=100%|v=1|lh=1.5|I}} — A questo in Francia si provvede meglio — diss’io. — Ma, e vi fu Ella? — mi disse quel gentiluomo; e mi si volse incontro prontissimo, e trionfò urbanissimamente di me. — Poffare! — diss’io, ventilando fra me la questione; — adunque ventun miglio di navigazione — da Douvre a Calais non ci corre né piú né meno — conferiranno sí fatti diritti! Vo’ esaminarli. — E, lasciando andare il discorso, m’avvio diritto a casa: mi piglio mezza dozzina di camicie e un paio di brache di seta nera. — L’abito che ho indosso — diss’io, dando un’occhiata alla manica — mi fará. — Mi collocai nella vettura di Douvre: il navicello veleggiò alle nove del dí seguente: e per le tre mi trovai addosso a un pollo ''fricassé''<ref>Questo e parecchi altri vocaboli e modi francesi si sono serbati nella versione, perché furono dall’autore industriosamente inseriti e distinti nel testo [F.].</ref> a desinare in Francia, e sí indubitabilmente, che, se mai quella notte mi fossi morto d’indigestione, tutto il genere umano non avrebbe impetrato che le mie<noinclude></noinclude> n4sap9wqmq5k5ndqibawfoky6bbvlpt Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/12 108 728626 3838909 2978334 2026-05-21T06:17:43Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3838909 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|6|{{Sc|vii - viaggio sentimentale di yorick}}|}}</noinclude><section begin="s1" /> camicie, le mie brache di seta nera, la mia valigia e ogni cosa non andassero pel ''droit d’aubain''<ref>Gli averi del forestiero, che moriva in Francia, s’incameravano [A.].</ref> in ereditá al re di Francia: anche la miniatura ch’io porto meco da tanto tempo, e che io tante volte, o Elisa<ref>Elisabetta Drapper, a cui l’autore quasi morente scriveva lettere d’amore spirituali, stampate sovente, e talvolta con quelle d’Elisa: ed Elisa scriveva piú affettuosamente e piú candidamente d’Yorick. Morí giovine. Vedine l’elogio nella ''Storia filosofica'' di {{Sc|{{Wl|Q727782|Raynal}}}}, lib. {{Sc|iii}}, § 15 [F.].</ref>, ti dissi ch’io porterei meco nella mia fossa, mi verrebbe strappata dal collo. Vedi scortesia! E questo manomettere i naufragi di un passeggiere disavveduto, che i vostri sudditi allettano a’ loro lidi, per Dio! Sire, non è ben fatto: e si che mi rincresce d’avere che dire col monarca di un popolo tutto cuore e sí incivilito e cortese e sí rinomato per la gentilezza de’ sentimenti. Ma tocco appena i vostri domini<ref>{{Wl|Q965811|Rogero Ascham}}, uomo eruditissimo e precettore della regina Elisabetta, viaggiò intorno al 1580 in Italia, e, tornato in Inghilterra, stampò in certo suo libro intitolato ''Il maestro di scuola'': «Iddio sia ringraziato ch’io non feci dimora per piú d’otto giorni in Italia, perché in quegli otto giorni fui testimonio d’infinite scelleraggini, ch’io non ne vidi, né udii, né lessi tante in nove anni da che vivo in Londra». Le opere dell’eruditissimo Ascham furono ristampate in Londra nel 1760 sí pel merito della loro erudizione, sí perché insegnano a percorrere gli altrui domini, e, toccatili appena, come vuol far intendere Yorick, a biasimarne gli usi e le leggi: metodo speditissimo di cui molti viaggiatori hanno profittato a’ miei giorni. Vedi {{Wl|Q57242|{{Sc|Kotzebue}}}}, ''Souvenirs'' [F.].</ref>. <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|f=100%|v=1|t=2|lh=1.5|II}} {{Ct|f=120%|v=2|lh=1.5|CALAIS}} Finito ch’ebbi di desinare, compiacqui all’animo mio, facendo un brindisi al re di Francia (e non che gli serbassi rancore, io l’onorava anzi altamente per l’umanitá della sua indole), e per questa riconciliazione mi rizzai ingrandito di un pollice. — No — diss’io,— i Borboni non sono razza crudele: saranno forse traviati come tanti altri; ma sono pur nati con la <section end="s2" /><noinclude></noinclude> mm1wk1it7uhfs82btutfz0m6mo17838 Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/13 108 728627 3838910 2978335 2026-05-21T06:18:45Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3838910 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lungo la francia e l'italia}}|7}}</noinclude> dolcezza nel sangue<ref>Tolto forse da {{Wl|Q213355|Dryden}}, che chiama «dolcezza di sangue» l’indole di chi noti ha forza di fare il male. Vedi ''Spettatore'', vol. {{Sc|ii}}, disc. 48 [F.].</ref>. — E quanto io me ne persuadeva, tanto piú mi sentiva su per le guance gratissima una specie di suffusione; né il vino di Borgogna (da due lire almen la bottiglia, come io ne avea bevuto) potea produrla sí calda e sí propizia al mortale. — Bontá divina! — esclamai, sgombrandomi dinanzi d’un calcio la mia valigia — questi beni di quaggiú son poi tali da inasprire gli animi nostri, e ridurre tanti e tanti cordiali fratelli a infellonire e insidiarci, come purtroppo facciamo, incontrandoci nel viaggio brevissimo della vita? Ove l’uomo sia in pace con l’uomo, oh come il gravissimo de’ metalli gli vola quasi di mano! Traesi la borsa, e, sospendendola con due dita, guarda intorno a chi darne almen la metá. — Frattanto io mi sentiva le vene dilatarmisi per la vita; le mie arterie battevano in armonia; e tutte le mie potenze vitali adempivano a’ loro uffici con attrito cosí soave, che io avrei confuso la piú saccente fisichessa di Francia<ref>Il testo: «''the most physical prècieuse in France''». Le parigine allora studiavano fisica: oggi, chimica [F.].</ref>: appena, con tutto il suo materialismo, si sarebbe attentata di chiamarmi una macchina. — Mi torrei l’impresa — diss’io — di mandarle sossopra il suo ''Credo''<ref>«''I should have overset her creed''»; e questa voce suona solitamente «credenza», «opinione». «sistema»: ma qui, come presso {{AutoreCitato|William Shakespeare|Shakespeare}}, citato dal Johnson, pare che significhi «la serie degli articoli formali co’ quali ciascheduno fa professione solenne della propria religione o irreligione» [F.].</ref>. — Nell’armarmi di questa fiducia, la Natura si esaltò in me quanto mai poteva esaltarsi. Io era dianzi in pace col mondo; ma cosí conclusi la pace con me medesimo. — Or — esclamai — foss’io re di Francia! or sí che un orfano dovrebbe ridomandare a me la valigia del suo povero padre. —<noinclude></noinclude> 6mu6nkyjksa04qv3ofkz9yiklni4awu Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/14 108 728628 3838911 2978499 2026-05-21T06:19:03Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3838911 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|8|{{Sc|vii - viaggio sentimentale di yorick}}|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|III}} {{Ct|c=t2|IL FRATE}} {{Ct|c=t3|CALAIS}} Com’io finiva la parola, un povero frate di san Francesco entrò in camera a questuare pel suo convento. Nessuno vuol essere virtuoso a beneplacito delle contingenze; oppure uno è generoso come un altro è potente: ''sed non, quoad hanc'' — e sia che può — da che non si può logicamente discorrere sul flusso e riflusso de’ nostri umori, il quale, a quanto io so, obbedirá alle medesime cause influenti nelle maree; ipotesi che ci tornerebbe spesso a men biasimo: e, per dir di me solo, son certo che in piú incontri mi loderei assaissimo del mio prossimo, se dicesse che io me la intendo con la luna, e mi governo con essa (e non avrei colpa in ciò né vergogna), anziché col mio proprio atto e consenso (e ogni colpa e vergogna sarebbe mia). Ma sia che può. Dal punto che io posai l’occhio sul frate, io aveva prestabilito di non dargli un unico soldo: e consentaneamente mi riposi la borsa dentro al taschino, lo abbottonai, mi misi alquanto in sussiego, e me gli feci incontro con gravitá; e temo d’averlo guardato in guisa da non dargli molta fiducia. L’immagine di lui mi torna or agli occhi, e vedo ch’ei meritava ben altre accoglienze. Il frate, com’io giudicai dal calvo della sua tonsura e da’ pochi crini bianchi, che soli gli rimanevano diradati intorno alle tempie, poteva avere da settant’anni. Se non che le sue pupille spiravano di un cotal fuoco, rattemprato, a quanto pareva, piú dalla gentilezza che dall’etá, che tu gliene avresti dato appena sessanta. Il vero è forse fra’ due. Certo egli n’aveva sessantacinque; e tutto insieme il suo aspetto, quantunque paresse che qualche cosa vi avesse solcate le rughe anzi tempo, torna bene col conto.<noinclude></noinclude> dixkahzv1as9s5lggsj57ff0r91t12v Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/15 108 728629 3838912 2978362 2026-05-21T06:19:15Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3838912 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lungo la francia e l'italia}}|9}}</noinclude><section begin="s1" /> Era una testa di quelle dipinte spesso da Guido: dolce, pallida, penetrante, disinvolta da tutte le trivialissime idee della crassa e paga ignoranza, china sempre con gli occhi a terra: guardava diritto, ma come per mirare a cosa di lá dal mondo. Come mai uno di quell’ordine conseguisse sí fatta testa, sappialo il cielo, che di lassú la lasciò cascare fra le spalle di un frate! Ma avria quadrato a un bramino; e, s’io l’avessi incontrata sulle pianure dell’Indostano, l’avrei venerata. Il rimanente della sua figura può darsi, e da chiunque, in due tratti: era e non era elegante; tuttavia secondava il carattere e l’espressione: svelto, esile, di statura un po’ piú che ordinaria, sebbene quel piú si smarrisse per l’inclinazione della persona, ma era l’atteggiamento della supplicazione; e quale mi sta ora davanti al pensiero, ci guadagna piú che non perde. Inoltratosi tre passi nella mia stanza, ristette; e, ponendosi la palma sinistra sul petto (tenea nella destra un bastoncello bianco con che camminava), quand’io gli fui presso, mi s’introdusse con la storiella delle necessitá del suo convento e della povertá del suo ordine, e con grazia sí schietta, e con tal atto di preghiera negli sguardi ed in tutta la persona... Io era ammaliato, non essendone stato commosso. Ragione migliore si è ch’io aveva prestabilito di non dargli neppure un soldo. <section end="s1" /><section begin="s2" />{{Ct|c=t1|IV}} {{Ct|c=t2|IL FRATE}} {{Ct|c=t3|CALAIS}} — Ben è vero — diss’io, rispondendo all’alzata d’occhi con che conchiuse la sua domanda — ben è vero; e Dio non abbandoni mai chi non ha altro rifugio fuorché la caritá del mondo, la quale temo non abbia assai capitale che basti a tante grandi pretese e perpetue. —<section end="s2" /><noinclude></noinclude> ghojs987a62d7ne5bdgvlynj8dlnw67 Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/16 108 728630 3838913 2978369 2026-05-21T06:19:33Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3838913 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|10|{{Sc|vii - viaggio sentimentale di yorick}}|}}</noinclude> Mentr’io proferiva le parole «grandi pretese», ei lasciò correre l’occhio sopra la manica della sua tonaca. Sentii tutto il significato di quel richiamo. — Lo so — diss’io, — una ruvida vesta, e ad ogni terz’anno, con una magra dieta, non è gran cosa. E appunto rincresce alla vera pietá, che, potendosi sí poca cosa guadagnar con poco sudore e con pochissima industria sopra la terra, il vostro ordine brami piuttosto di procacciarsela instando per quel capitale, che è l’unico avere del zoppo, del cieco, del decrepito e dell’infermo. Lo schiavo, che coricandosi va piú e piú sempre numerando i giorni delle sue tribolazioni, si strugge anch’egli per la sua parte; e se voi, anziché di san Francesco, foste nell’ordine del Riscatto<ref>Ordine regolare agostiniano, istituito a’ tempi delle crociate per redimere con l’elemosine de’ fedeli gli schiavi dalle mani de’ barbari [F.].</ref>, povero com’io pur sono — continuai accennando la mia valigia, — la vi sarebbe di lietissimo animo aperta per la redenzione dell’infelice. — Il frate mi s’inchinò. — Ma piú d’ogni altro — io soggiunsi — l’infelice della nostra patria ha certamente i primi diritti; ed io ne ho lasciati a migliaia nella miseria su per le spiagge ov’io nacqui. — Il frate crollò affettuosamente il capo, volendo dire: — Purtroppo! la miseria è in tutti gli angoli della terra, come nel nostro convento. — Ma noi distinguiamo — diss’io, posando la mano su la manica della sua tonaca, in risposta al richiamo, — noi distinguiamo, mio buon padre, que’ tanti che bramerebbero di sostentarsi col solo pane del proprio sudore, da tanti che si vogliono sempre satollar dell’altrui; e non hanno per istituto di vita, fuorché di passarsela nel non fare e nel non saper nulla «per l’amore di Dio». — Il povero francescano non aprí labbro: le guance gli sfavillarono d’una striscia di fuoco<ref>Il testo: «''a hectic of a moment''»-, ora «''hectic''» presso tutti gli autori citati da’ vocabolari inglesi significa «stato d’etisia», «calore morboso», «febbre etica»: però si è tradotto congetturando [F.].</ref>, che non poté rimanervi, e<noinclude></noinclude> 5bz6kq2kfbka5zxhiez8fz9yqdnol7z Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/17 108 728631 3838914 2978502 2026-05-21T06:19:49Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3838914 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lungo la francia e l'italia}}|11}}</noinclude><section begin="s1" /> in un minimo punto di tempo svaní: avresti detto che tutti i risentimenti della natura si fossero esauriti in quel vecchio; non ne mostrò; ma, lasciando cadere il suo bastoncello fra le due braccia, si strinse con rassegnazione le palme una sovra l’altra sul petto, e si ritirò. {{Ct|c=t1|V}} {{Ct|c=t2|IL FRATE}} {{Ct|c=t3|CALAIS}} Mi palpitò il cuore nel punto che egli serrava la porta. — Freddure! — diss’io, affettando di non curarmene; — freddure! — e lo ridissi tre volte, ma senza pro: ed ogni sillaba discortese da me pronunziata mi ripiombava su l’anima. — Or sia che tu avessi diritto di non esaudire quel povero francescano; non era ella forse pena bastante a confonderlo, senza la giunta d’amare parole? — E considerava i suoi crini canuti; e mi pareva che quella figura sua liberale rientrasse, e m’interrogasse cortesemente che ingiuria m’avesse mai fatto, e perché mai l’avessi trattato a quel modo. Avrei dato venti lire per un avvocato. — Ti sei portato pur male! — dissi a me stesso; — ma esco appena a fare i miei viaggi; imparerò modi migliori andando innanzi. — <section end="s1" /><section begin="s2" />{{Ct|c=t1|VI}} {{Ct|c=t2|LA ''DÉSOBLIGEANTE''<ref>Calesse chiuso, capace d’una sola persona [A.]. Nel testo inglese: «''The Disobligeant''» [F.].</ref>}} {{Ct|c=t3|CALAIS}} Per altro l’uomo malcontento di sé comincia a sentirsi ottimamente disposto a un contratto; e questo è pure un compenso. Or il viaggio lungo la Francia e l’Italia sottintende di necessitá <section end="s2" /><noinclude></noinclude> ey94t339clw32aha91fqvuu76gqzyn8 Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/18 108 728632 3838919 2978473 2026-05-21T06:23:12Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3838919 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|12|{{Sc|vii - viaggio sentimentale di yorick}}|}}</noinclude><section begin="s1" /> la carrozza; onde io, poiché la natura suole spronare i suoi figliuoli che si provvedano, me ne andava alla volta della rimessa a comperarmi o noleggiare ciò che mi potesse fare a proposito; quando in un cantuccio di quel cortile una vecchia ''désobligeante'' mi die’ nell’occhio alla prima, e senza star a pensare v’entrai: né la mia parea dissonante da’ miei desidèri; e dissi al ragazzo che mi chiamasse ''monsieur Dessein''. Ma ''monsieur Dessein'', padrone dell’''hôtel'', era a’ vespri: e, perché d’altra parte non mi giovava d’affacciarmi al mio frate, ch’io nell’opposto canto adocchiava molto alle strette con una signora smontata allora all’albergo, tirai tra me e loro le tendine di taffettá; e siccome io aveva decretato di scrivere il mio itinerario, mi cavai di tasca il calamaio e la penna, e scrissi il proemio nella ''désobligeante''. <section end="s1" /><section begin="s2" />{{Ct|c=t1|VII}} {{Ct|c=t2|PROEMIO NELLA ''DÉSOBLIGEANTE''}} E’ fu, senza dubbio, da molti filosofi peripatetici giá notato che di propria irrepugnabile autoritá la Natura piantò termini ed argini certi onde circoscrivere l’umana incontentabilitá: il che le venne fatto col tacito e sicuro espediente di obbligare il mortale ai doveri quasi indispensabili di apparecchiarsi il proprio riposo, e di patire i travagli suoi dove è nato, e dove soltanto fu da lei provveduto di oggetti piú atti a partecipare della sua felicitá, e a reggere una parte di quella soma che in ogni terra ed etá fu sempre assai troppa per un solo paio di spalle. Vero è che noi siamo dotati di tal quale imperfetto potere di propagare alle volte la nostra felicitá oltre que’ termini; cosí nondimeno che il difetto d’idiomi, di aderenze e di dipendenze, e la diversitá d’educazione, usi e costumi attraversino tanti inciampi alla comunione de’ nostri affetti fuori della nostra sfera natia, che per lo piú sí fatto potere risolvesi in una espressa impossibilitá.<section end="s2" /><noinclude></noinclude> opql8zwxxr2kipus93ys0pdxn6y0yo7 Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/19 108 728633 3838920 2978476 2026-05-21T06:23:42Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3838920 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lungo la francia e l'italia}}|13}}</noinclude> E però la bilancia del sentimentale commercio prepondererá sempre e poi sempre in discapito dello spatriato venturiere. Poiché, dovendo a stima altrui comperare ciò che men gli bisogna, né potendo forse mai permutare senza larghissimo sconto la propria con l’altrui conversazione, ed essendo quindi perpetuamente costretto a raccomandarsi di mano in mano a’ men indiscreti sensali di societá che gli verrá fatto di ritrovare, si può senza grande profetica ispirazione pronosticargli il suo estremo rifugio<ref>E’ vuol dire che quei del paese daranno ad intendere al viaggiatore tutto quello che essi vorranno, ma non crederanno a tutto quello ch’egli dirá; e però, per conversare con men diffidenza, egli si andrá ricovrando nella compagnia de’ viaggiatori suoi concittadini [F.].</ref>. Qui sta il nodo del mio discorso; e le sue fila mi guidano a dirittura (ove il su e giú di questa ''désobligeante'' mi lasci tirare innanzi) sí alle efficienti che alle finali cause de’ viaggi. Gli scioperati vostri si svogliano del loro fuoco paterno, e ne vanno lontani per alcuna ragione o ragioni derivanti per avventura da una di queste cause generali: <poem> ::infermitá di corpo, ::imbecillitá di mente, ::inevitabile necessitá. </poem> Quanti per terra o per acqua viaggiano, travagliandosi d’orgoglio, di curiositá, d’albagia, d’ipocondria, suddivisi e combinati ''in infinitum'', sono tutti mossi dalle prime due cause. Alla terza causa soggiace tutto quanto l’esercito de’ pellegrini martiri, specialmente chiunque si mette in cammino col «benefizio del clero»<ref>Privilegio antico, pel quale ad ogni ecclesiastico, e poscia ad ogni uomo che sapeva leggere, era per qualunque delitto commutata la pena di morte nella carcere o nell’esilio. Da Giorgio I in qua le ragioni di questo privilegio sono in parte mutate: taluni ad ogni modo possono allegarlo; e, dove questi per legge meritassero il marchio o altre pene d’infamia, sono invece, col «benefizio del clero», confinati per anni sette [F.].</ref>; come a dire delinquenti dati in custodia ad alcuni pedagoghi eletti dai magistrati, o giovani gentiluomini esiliati<noinclude></noinclude> 219a5k1laguatxt3bq4sajjeqmrrt66 3838921 3838920 2026-05-21T06:23:59Z Dr Zimbu 1553 3838921 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lungo la francia e l'italia}}|13}}</noinclude> E però la bilancia del sentimentale commercio prepondererá sempre e poi sempre in discapito dello spatriato venturiere. Poiché, dovendo a stima altrui comperare ciò che men gli bisogna, né potendo forse mai permutare senza larghissimo sconto la propria con l’altrui conversazione, ed essendo quindi perpetuamente costretto a raccomandarsi di mano in mano a’ men indiscreti sensali di societá che gli verrá fatto di ritrovare, si può senza grande profetica ispirazione pronosticargli il suo estremo rifugio<ref>E’ vuol dire che quei del paese daranno ad intendere al viaggiatore tutto quello che essi vorranno, ma non crederanno a tutto quello ch’egli dirá; e però, per conversare con men diffidenza, egli si andrá ricovrando nella compagnia de’ viaggiatori suoi concittadini [F.].</ref>. Qui sta il nodo del mio discorso; e le sue fila mi guidano a dirittura (ove il su e giú di questa ''désobligeante'' mi lasci tirare innanzi) sí alle efficienti che alle finali cause de’ viaggi. Gli scioperati vostri si svogliano del loro fuoco paterno, e ne vanno lontani per alcuna ragione o ragioni derivanti per avventura da una di queste cause generali: <poem> infermitá di corpo, imbecillitá di mente, inevitabile necessitá. </poem> Quanti per terra o per acqua viaggiano, travagliandosi d’orgoglio, di curiositá, d’albagia, d’ipocondria, suddivisi e combinati ''in infinitum'', sono tutti mossi dalle prime due cause. Alla terza causa soggiace tutto quanto l’esercito de’ pellegrini martiri, specialmente chiunque si mette in cammino col «benefizio del clero»<ref>Privilegio antico, pel quale ad ogni ecclesiastico, e poscia ad ogni uomo che sapeva leggere, era per qualunque delitto commutata la pena di morte nella carcere o nell’esilio. Da Giorgio I in qua le ragioni di questo privilegio sono in parte mutate: taluni ad ogni modo possono allegarlo; e, dove questi per legge meritassero il marchio o altre pene d’infamia, sono invece, col «benefizio del clero», confinati per anni sette [F.].</ref>; come a dire delinquenti dati in custodia ad alcuni pedagoghi eletti dai magistrati, o giovani gentiluomini esiliati<noinclude></noinclude> e55dy6ap82lort90q3xofxg1vkrjepq Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/20 108 728634 3838922 2978478 2026-05-21T06:24:06Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3838922 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|14|{{Sc|vii - viaggio sentimentale di yorick}}|}}</noinclude> dalla crudeltá de’ congiunti o de’ tutori, e custoditi da alcuni pedagoghi d’Oxford, d’Aberdeen e di Glascovia<ref>Tre universitá, dalle quali si eleggono solitamente que’ Mentori che accompagnano i giovani gentiluomini, affinché si divezzino da’ vizi inglesi ed imparino tutti gli altri vizi nobili d’Europa [F.].</ref>. Havvi un’altra classe, né forse merita distinzione, tanto è scarsa di numero, se in opera come la mia non fosse d’assoluta necessitá d’osservare quanto piú rigorosamente ogni precisione, a scansare la confusione de’ caratteri. Vo’ dire degli uomini che traversano i mari e si domiciliano e vivono da forestieri, con intento di economia, per vari motivi e sotto vari colori; ma, poiché, risparmiando i danari a casa loro, potrebbero risparmiare a se medesimi e agli altri molte inutili noie; e d’altra parte i loro motivi d’andare attorno non sono poi cosí complicati quanto quelli delle altre classi pellegrinanti, noi distingueremo questi signori col nome di <poem> semplici viaggiatori. </poem> Laonde l’universalitá de’ viaggiatori può ripartirsi per capi, cosí: <poem> viaggiatori scioperati, viaggiatori curiosi, viaggiatori bugiardi, viaggiatori orgogliosi, viaggiatori vani, viaggiatori ipocondriaci. </poem> Seguono i viaggiatori per necessitá: <poem> il viaggiatore delinquente e il fellone, il viaggiatore disgraziato e l’innocente, il viaggiatore semplice. </poem> Ultimo (se vi contentate): <poem> il viaggiatore sentimentale. </poem> E qui intendo di me; e però mi sto qui ora seduto a darvi ragguaglio del mio viaggio; viaggio fatto di necessitá e ''pour besoin de voyager'', quanto ogni altro di questa classe.<noinclude></noinclude> rmvctmc8qezjd0jfqx6q9nmn6tbwmgj Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/21 108 728635 3838923 2978482 2026-05-21T06:24:38Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3838923 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lungo la francia e l'italia}}|15}}</noinclude> Non giá ch’io non mi sappia che in grazia dei miei viaggi e delle mie osservazioni, poiché le sono tutte di stampa affatto diversa da quelle de’ miei precursori, potrei aggiudicarmi una nicchia tutta mia propria; se non che romperei forse i confini sulla giurisdizione del «viaggiatore vano», presumendo di farmi guardare dal popolo prima ch’io almeno non abbia alcun merito alquanto migliore della novitá della mia vettura<ref>Il testo: «''than the mere noveliy of my vehicle''». Altri tradurrebbe forse: «la novitá de’ miei motivi», da che Johnson interpreta cosí nel suo ''Vocabolario'' la voce «''vehicle''»; ma gl’inglesi intendono comunemente con questa voce ogni cosa «che serve a trasportare», e l’autore inoltre la contrassegnò nella stampa: onde a me pare che alluda a taluno di que’ tanti viaggiatori che con fogge stranissime ambiscono di farsi guardare. Vero è che quella ''désobligeante'' non era cosa nuova a que’ tempi; ma era pur nuovo che un viaggiatore, anziché «obbligarsi» tutti gli altri suoi concittadini, che fecero e scrissero viaggi, scrivesse appunto in una ''désobligeante'' un sermone contro chiunque viaggiava. E Yorick si diletta di sí fatti frizzi ed equivochi; cosí, al principio di questo proemio, nominando i «peripatetici», allude agli uomini che vanno attorno perpetuamente. Ma, perché a me queste freddure non piacciono, e all’autore piace che chi legge le indovini da sé, io le tradurrò a mio potere senza far troppe chiose sovr’esse [F.].</ref>. Per ora il lettore mio si contenti, se da quanto potrá qui discernere e meditare s’abiliterá ad assegnarsi (s’ei fu mai viaggiatore) il luogo e il grado che piú in questo catalogo gli si adatta. E’ sará cosí men lontano di un passo dalla cognizione di se medesimo; da che si potrebbe giurare che tutto ciò, che egli aveva giá inviscerato nell’anima, l’accompagnò in tutti i suoi viaggi, né si sará poscia sí fattamente alterato ch’ei non possa tuttavia ravvisarlo. Colui che primo trapiantava la vite di Borgogna al Capo di Buona Speranza (nota che era olandese) non sognò mai di bere in Affrica di quel vino stesso spremuto su’ colli francesi da quella vite (non sono sogni da uomo flemmatico questi), ma fuor di dubbio aspettavasi di bere un liquore vinoso: se poi squisito, scipito o tollerabile, quel buon uomo non era sí nuovo de’ fatti di questo mondo da non sapere ch’ei non ci aveva che fare; ma che il successo pendeva tutto da quell’arbitro che comunemente chiamasi «Caso». Ad ogni modo,<noinclude></noinclude> 3dttwu41krpzg2exlrqtiknfv5061gw Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/22 108 728636 3838924 2978483 2026-05-21T06:25:20Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3838924 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|16|{{Sc|vii - viaggio sentimentale di yorick}}|}}</noinclude> sperava; e cosí sperando, ''Mynheer''<ref>«''Mynheer''»; come «''Mister''» a un inglese, «''Monsieur''» a un francese, ecc. [F.].</ref>, per una presuntuosa fiducia nell’acume del proprio cervello e nella sagacitá del suo accorgimento, arrischiava di capitombolare e con la sagacitá e con l’acume nella sua nuova vigna, e, denudando le sue vergogne, farsi favola del paese<ref>«''Et piantavit vineam... et nudatus est in tabernaculo suo. Quod cum vidisset Cham... verenda scilicet patris sui esse nudata, nuntiavit duobus fratribus suis foras''» ''Gen''., {{Sc|ix}} [F.].</ref>. Cosí va per l’appunto pel povero viaggiatore navigante e posteggiante<ref>Il testo: «''sailing and posting''» [F.].</ref> lungo i reami piú colti del globo a caccia di cognizioni e incrementi. Cognizioni e incrementi s’acquisteranno, nol niego, navigando e posteggiando per essi; ma se utili cognizioni, e incrementi da farne poi capitale, qui tu getti le sorti: e bada che, ove tu sia avventuroso, poco frutto o nessuno ti daranno poi quegli acquisti, se tu non gli adoperi con sobrietá ed avvertenza. Ma, perché le sorti corrono a dismisura contrarie sí all’acquisto che all’uso, parmi che farebbe da savio chiunque impetrasse da se medesimo di viversi pago senza cognizioni e incrementi d’altri paesi, massimamente ove egli abbia una patria che non n’ha penuria assoluta; e davvero, e’ mi è piú e piú volte costato de’ gran crepacuori, considerando quanti mali passi misura il viaggiatore curioso di ammirare spettacoli e d’investigare scoperte: cose tutte ch’egli, come Sancio consigliava tempo fa a {{TestoCitato|Don Chisciotte della Mancia|don Chisciotte}}, potrebbe a piè asciutto vedere nella propria contrada. È secolo questo sí ridondante di luce, che tu non trovi, non che paese, ma né cantuccio forse d’Europa, ove i raggi non s’incrocicchino e vicendevolmente non si permutino. Il sapere, in molte sue derivazioni e in piú incontri, è come la musica per le vie dell’Italia, ove può goderne chi nulla paga. Ma non v’è terra illuminata dal sole (Dio m’ascolta, al cui tribunale dovrò un dí comparire a dar conto di questo libro: non parlo<noinclude></noinclude> bx809z5jrlf3jvzima0e06m69byz46g Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/23 108 728637 3838925 2978486 2026-05-21T06:25:59Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3838925 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lungo la francia e l'italia}}|17}}</noinclude> io no per millanteria), ma non v’è terra illuminata dal sole, ove abbondi piú moltiplicitá di sapere, ove le scienze abbiano piú diligenti cultori o rendano frutti piú certi che qui<ref>«Qui»; ma non in Francia dove scriveva; bensí in Inghilterra dove avrebbe pubblicato, siccome poi fece, questo itinerario [F].</ref>, ove le arti siano piú favorite e promettano di salire a tant’altezza sí presto, ove la Natura (giudicatela in complesso) meriti d’essere meno incolpata, ove in somma si trovi piú ingegno e maggior varietá di caratteri, che ti sveglino l’intelletto. — Or, o miei diletti compatrioti, ove andate voi dunque? — Stiam qui solamente — mi dissero — guardando questo calesse<ref>Le parole, che l’amore, come tutti gli autori, scriveva predicando da sé, furono frantese da due inglesi che andavano nel cortile considerando quell’inquieto calesse [F.].</ref>. — Padroni miei riveriti — diss’io, uscendo d’un salto e salutandoli di cappello. — E’ ci dava assai da pensare — mi disse l’uno, ch’io conobbi per «viaggiatore curioso», — da che mai provenisse quel moto. — Dall’agitazione — risposi freddissimamente — di chi scrive un proemio. — Non ho udito mai — disse l’altro, che era un «viaggiatore semplice» — di proemio scritto in una ''désobligeante''. — Sarebbe riescito migliore — risposi — in un ''vis-à-vis''<ref>Carrozza chiusa, e da due sole persone, una a rincontro dell’altra. A’ tempi di {{AutoreCitato|William Shakespeare|Shakespeare}} gli Adoni inglesi si chiamavano «viaggiatori in gondola» (commedia ''{{TestoCitato|Come vi piace|As you like it}}'', atto IV, sc. I), perché Venezia allora era la Sibari dell’Europa; ma pare che Venere mezzo secolo fa, quando Yorick scriveva, avesse traslocata la sua sede, e si compiacesse piú de’ ''vis-à-vis'' che delle gondole. A’ dí nostri la diva crede inutili i nascondigli [F.].</ref>. — Siccome un inglese non viaggia per vedere inglesi, io m’avviai alla mia camera.<noinclude></noinclude> b7d0bahjar5c6o4esla56sg1nww4snu Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/24 108 728638 3838928 2978487 2026-05-21T06:28:30Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3838928 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|18|{{Sc|vii - viaggio sentimentale di yorick}}|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|VIII}} {{Ct|c=t2|CALAIS}} M’accorsi ch’io solo non poteva ombrare tanto quel corridoio donde io passava tornandomi alla mia camera: ed era di fatti ''monsieur Dessein'', padrone dell’''hôtel'', tornato appunto da’ vespri, che, col suo cappello sotto l’ascella, mi veniva dietro officioso per farmi risovvenire del mio bisogno. Io aveva giá bell’e cancellata dal mio libro quella ''désobligeante''; e ''monsieur Dessein'', parlandone, si ristrinse nelle spalle, come se non la facesse per me: e però mi si piantò subito nel cervello che quella derelitta spettasse a qualche viaggiatore innocente, il quale, tornando al paese, l’avesse rimessa nell’onestá di ''monsieur Dessein'' che le trovasse padrone alla meglio. Quattro mesi erano scorsi da che era venuta a riposarsi nel cantuccio di quel cortile da tutto il suo giro d’Europa; giro a cui s’era accinta giá benemerita e raffazzonata; e fu inoltre svitata due volte sul Moncenisio; né avresti detto che tante vicende l’avessero ridotta men misera, ma peggio che peggio standosi nel fondo del cortile di ''monsieur Dessein'' per tutti quei mesi incompianta. Veramente non si poteva dire gran che in suo favore (alcun che ad ogni modo); e, quando poche parole possono scampare la miseria dalla desolazione, io maledico chi n’è spilorcio. — Or, foss’io padrone di questo ''hôtel''! — dissi posando la punta del mio indice sul petto a ''monsieur Dessein'' — mi piccherei di tôrmi a ogni costo di dosso questa malaugurata ''désobligeante'', la quale sta dondolandovi de’ rimbrotti quante volte voi le passate davanti. — ''Mon Dieu!'' — disse ''monsieur Dessein'' — io non ci ho interesse. — Lasciamo star l’interesse — diss’io, — che le anime di certa tempra, ''monsieur Dessein'', sogliono connumerare fra’ loro affetti: sono persuaso che, mettendovi, come uomo, negli altrui panni, voi ad ogni notte piovosa, volere e non volere, vi<noinclude></noinclude> 8o3nft809yic9cck71sk0726hwiavgi Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/25 108 728639 3838929 2978488 2026-05-21T06:28:48Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3838929 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lungo la francia e l'italia}}|19}}</noinclude><section begin="s1" /> sentirete cascare il cuore; voi, ''monsieur Dessein'', ci patite quanto la macchina. — Ho sempre notato che, ove il complimento abbia del dolce e del brusco, un inglese sta in sempiterno sospeso s’ei lo piglia o lo lascia. Un francese non mai: ''monsieur Dessein'' mi fece un inchino. E rispose: — ''C’est bien vrai''; ma io baratterei affanno per affanno, e giuntandoci. La si figuri, signor mio caro, s’io le vendessi un calesse che si sfasciasse prima ch’Ella fosse a mezza via di Parigi; la si figuri come mi starebbe il cuore, sapendo d’aver dato sí tristo saggio de’ fatti miei ad un uomo d’onore, e senza scampo vedendomi a discrezione d’''un homme d’esprit''. — La dose era condizionata a puntino secondo la mia ricetta; me la sono dunque sorbita; e, poi ch’ebbi restituito l’inchino a ''monsieur Dessein'', ci siamo, senza altre sofisticherie di coscienza<ref>Il testo: «''without more casuistry''». Spiego a discrezione questo vocabolo, che propriamente significa la «scienza di un teologo casista» [F.].</ref>, incamminati verso la rimessa a dare un’occhiata al magazzino de’ suoi calessi. <section end="s1" /><section begin="s2" />{{Ct|c=t1|IX}} {{Ct|c=t2|SU LA VIA}} {{Ct|c=t3|CALAIS}} E’ pare che questo sia naturalmente un mondo tutto guerra; da che il compratore (foss’anche d’una meschina sedia da posta) non può muoversi fuor della porta per venire a un accordo col venditore, e non mirarlo subitamente con quell’occhio e con quella disposizione d’animo, con cui andrebbe seco ad eleggere il campo ne l’''Hyde-park''<ref>Parco presso le porte di Londra [F.].</ref> a duellare. Quanto a me, spadaccino dappoco, né da stare a petto a ''monsieur Dessein'', io <section end="s2" /><noinclude></noinclude> su4hec5on4zqab7zdhwf750kvwkj5vy Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/26 108 728640 3838930 2978489 2026-05-21T06:28:57Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3838930 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|20|{{Sc|vii - viaggio sentimentale di yorick}}|}}</noinclude> mi sentiva ne’ precordi tutta la rotazione de’ moti propri alla congiuntura; io passava con gli occhi da parte a parte ''monsieur Dessein'': ei camminava; ed io lo considerava di profilo, poi di prospetto: avrei giurato ch’egli avesse faccia d’ebreo, anzi di turco; lo malcdiva con tutti i miei dèi<ref>«''Et maledixit Philistaeus David in diis suis''». ''Reg''., {{Sc|i}}, 17. Yorick, come protestante e filosofo, non professava la religione di ''monsieur Dessein'', ch’era cattolico ed oste [F.].</ref>, e lo raccomandava al demonio. Adunque una miseria di tre o quattro ''louis d’or'' (ed era quel piú ch’ei mi poteva frodare) attizzerá cosí il nostro cuore? — Bassa passione! — esclamai, voltandomi naturalmente come chi in un subito si ravvede; — bassa, villana passione! la tua mano sta contro d’ogni uomo, e la mano d’ogni uomo contro di te. — Dio ne guardi! — disse ella, coprendosi d’una mano la fronte, perch’io m’era voltato a occhio a occhio incontro alla gentildonna da me poc’anzi veduta in ragionamenti col frate; e ci seguitò inosservata. — Certo, donna gentile — diss’io, — Dio ne guardi! — e le offersi la mano. Ella portava de’ guanti neri aperti soltanto nel pollice e nelle due prime dita; onde accettò senza ritrosia; ed io la guidai alla porta della rimessa. Cinquanta e piú diavoli aveva ''monsieur Dessein'' chiamati addosso alla chiave<ref>Letteralmente: «''monsieur Dessein'' aveva {{spaziato|diablata}} la chiave», ecc. Dalla esclamazione francese «''diable''» (di cui Yorick ti parlerá fra non molto) derivò qui il verbo «''diabled''» [F.].</ref> prima d’accorgersi che la non era quella della rimessa; e a noi pure pareva mill’anni di vedere aperto: sicché, standoci attenti all’ostinazione di quella chiave, io teneva la signora per mano quasi senza saperlo, quando ''monsieur Dessein'' ci lasciò con le mani cosí congiunte e co’ visi rivolti alla porta della rimessa. — Torno fra cinque minuti — diss’egli. Or un colloquio di cinque minuti equivale ad uno di cinque secoli co’ visi verso la strada: in questo caso tu devi attingerlo<noinclude></noinclude> 6xsz91wo4mdio5tz8mok9khbdau40sv Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/27 108 728641 3838931 2978490 2026-05-21T06:29:10Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3838931 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lungo la francia e l'italia}}|21}}</noinclude><section begin="s1" /> dalle occasioni e dagii oggetti esteriori; ma, cogli occhi confinati ad una parete, tu lo attingi tutto quanto da te. Un solo attimo di silenzio, dopo partito ''monsieur Dessein'', sarebbe stato micidiale alla congiuntura: non v’ha dubbio, la signora si sarebbe rivoltata; onde avviai immediatamente la conversazione. Ma quali si fossero allora le mie tentazioni (perch’io scrivo non l’apologia, ma la storia delle fralezze del mio cuore lungo il mio viaggio) si vedranno descritte qui con quella naturalezza con cui le provai. <section end="s1" /><section begin="s2" />{{Ct|c=t1|X}} {{Ct|c=t2|LA PORTA DELLA RIMESSA}} {{Ct|c=t3|CALAIS}} Allorché dissi al lettore che non mi giovava d’uscire della ''désobligeante'' perch’io vidi il frate alle strette con una signora smontata in quel punto all’albergo, io gli dissi il vero, ma non tutto il vero: perch’io mi sentiva piú che mai allettato dalla sembianza avvenente della signora; e intanto il sospetto mi martellava, dicendo: — Vedi che il frate le narra ogni cosa di te. — In questa mia perplessitá, mi sarebbe piaciuto che il frate fosse nella sua cella. Ove il cuore precorra l’intelletto, libera sempre da mille travagli il giudizio; ed io mi persuasi subito che quella donna fosse una delle creature predilette dalla Natura: tuttavia non ci pensai piú, e attesi a scrivere il mio proemio. Nel nostro incontro in mezzo alla via l’impressione tornò: e la vereconda franchezza, con che mi porse la mano, fu indizio per me del buon senso e dell’ottima educazione di quella dama; e nel guidarla io sentiva intorno alla sua persona tale voluttuosa arrendevolezza, che confortò di dolcissima calma tutti i miei spiriti. — Dio mio! oh come un uomo condurrebbe sí fatta creatura intorno il globo con sé! —<section end="s2" /><noinclude></noinclude> 297f30vwa85bwulrrlyp4f09se57hhw Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/28 108 728642 3838932 2978512 2026-05-21T06:30:25Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3838932 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|22|{{Sc|vii - viaggio sentimentale di yorick}}|}}</noinclude> Io non aveva ancor veduto il suo volto, e non mi premeva: l’effigie fu presto dipinta; ed assai prima che noi fossimo all’uscio della rimessa, la fantasia aveva bella e pennelleggiata tutta la testa, e si compiaceva dell’adottata sua diva, quanto se si fosse tuffata per essa nel Tevere<ref>A chi per propria discolpa taccia di licenziosa la fantasia del povero Yorick, parrá qui ch’ei mirasse la sua nuova diva senz’alcun velo, come Pallade e Diana furono giá vedute dalle fantasie de’ poeti ne’ lavacri de’ fiumi. Ma i lettori casti crederanno, anzi, ch’egli piú veramente alluda alle fantasie innocenti degli antiquari, i quali assegnano un nome d’eroina o di diva a ciascheduna di quelle statue sommerse dall’ignoranza de’ barbari e dallo zelo de’cristiani nel Tevere, e dissotterrate a’ dí nostri [F.].</ref>. Pur tu se’ una sedotta e seducente mariuola; e sebbene ci frodi sette volte al giorno con le pitture e con le immagini tue, tu hai sí dolci malíe, e tu abbellisci le immagini tue delle fattezze di altrettanti angeli di luce, ch’ei saria gran peccato a inimicarsi con te. Quando fummo alla porta della rimessa, la signora abbassò dalla fronte la mano, e mi lasciò vedere l’originale: un volto di forse ventisei anni, d’un trasparente bruno vaghissimo, schiettamente adornato senza cipria né ''rouge''; e non era regolarmente bello; ma spirava un non so che, che nel mio stato d’allora m’attraeva che nulla piú, mi toccava il cuore; ed immaginai che vestisse i caratteri d’un sembiante vedovile, e che il cordoglio, avendo giá superati i primi due parossismi, si trovasse allora in declinazione, e andasse adagio adagio rassegnandosi alla sua perdita; se non che mille disgrazie diverse poteano avere dipinto di tant’afflizione quel volto; ed io mi struggea di saperlo; e se ''le bon ton'' della conversazione me l’avesse consentito come a’ dí d’Esdra, l’avrei interrogata senz’altro: — E che mai ti tormenta? e perché se’ tu inquieta? e perché è sí turbato l’animo tuo?<ref>«''Quid tibi est? et quare conturbatus est intellectus tuus, et sensus cordis tui? et quare conturbaris?''». ''Esdr''., {{Sc|iv}}, 10, 31. Ma qui e altrove s’è letteralmente tradotta la Bibbia inglese, di cui pare che l’autore siasi sempre valuto [F.].</ref> — Insomma io mi sentiva della benevolenza per lei; e disegnai, s’io non poteva la mia servitú, d’offerirle, non foss’altro, com’io poteva, il mio obolo di cortesia.<noinclude></noinclude> c0w041iphg52l3cyl7r48993n2ca7ql Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/29 108 728643 3838933 2978514 2026-05-21T06:30:46Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3838933 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lungo la francia e l'italia}}|23}}</noinclude><section begin="s1" /> Sí fatte erano le mie tentazioni, e cosí l’anima mia le ascoltava, quand’io rimasi solo con la signora, e con la sua mano nella mia, e co’ visi rivolti all’uscio della rimessa; e piú presso di quello che fosse essenzialmente necessario. <section end="s1" /><section begin="s2" />{{Ct|c=t1|XI}} {{Ct|c=t2|LA PORTA DELLA RIMESSA}} {{Ct|c=t3|CALAIS}} — Certo, donna gentile — diss’io sollevandole alquanto la mano, — e questo è pure uno de’ tanti capricci della fortuna: ecco come ha congiunte due mani di persone ignote fra loro, diverse di sesso e forse di diversi canti del globo; e congiunte in un attimo, e in sí cordiale attitudine, che né pur l’amicizia, se ci avesse pensato da un mese, avrebbe forse saputo far tanto. — E’ si vede dalla vostra riflessione, ''monsieur'', che la fortuna v’imbroglia non poco co’ suoi capricci. — Ove la congiuntura ti giovi, oh quanto importunamente vai stuzzicando il perché e il come è avvenuta! — Voi ringraziate la fortuna — continuò la signora, — e cosí andava fatto: il cuore sapeva ogni cosa, e n’era contento; ma chi mai, fuorché un filosofo inglese, n’avrebbe mandate novelle al giudizio, perché annullasse la sentenza del cuore? E, parlando, liberò la sua mano con un’occhiata, che mi fu chiosa bastante a quel testo. È pur deplorabile la pittura ch’io paleserò qui del mio fievole cuore! Confesso dunque ch’ei fu straziato da tanta pena, che piú degne occasioni non avrebbero potuto infliggergli mai. Io era mortificato d’avere perduta quella mano; e il modo, ond’io l’aveva perduta, non recava né olio né vino su la ferita: né mai, da che vivo, ho sí miseramente provato la confusione d’una sguaiata inferioritá.<section end="s2" /><noinclude></noinclude> 5bwy1yow8e9rx83ivlrg9gjs2eie7ln Pagina:Rimatori siculo-toscani del Dugento.djvu/145 108 740535 3839108 2646970 2026-05-21T09:23:30Z Candalua 1675 3839108 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Alex brollo" /></noinclude><section begin="s1" />{{Ct|f=100%|v=1|t=3|L=0px|I}} {{Ct|f=120%|v=1|L=0px|GALLO o GALLETTO}}<section end="s1" /> {{Ct|f=100%|v=1|t=3|L=0px|I}} {{Ct|f=90%|v=2|lh=1.3|L=0px|Ha ricevuto da madonna una rosa e molto spera<br>per questo lusinghiero principio.}} {{Ms|7}}<poem> In alta donna ho miso mia ’ntendanza, in quella e’ ha ’n bailia gioi’ e solazzo e tutto insegnamento. Lo meo core in altezza s’inavanza; {{R|5}}piò che io non solia, conforteraggio lo mio ’ntendimento. Che ben conosco e aggiolo provato che ogne bon servire è meritato, chi serve a bon signore a piagimento. {{R|10}}A piagimento, con fina leanza, lo mio cor s’umelia, e servo là ’v’è tutto addornamento. Li amadori lo sacciano ’n certanza ch’i’ ho ciò ch’e’ golia; ch’io servo l’alta donna a suo talento. {{R|15}}A dirlome mandao per suo celato, ch’ogni meo bon servir li è tanto in grato, ch’a prò d’essa verrand’a perdimento. </poem><noinclude><references/></noinclude> lyawebuqlh1rdhzecwjq6pnd54n7ytm Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli (1920)/XXI. Ser Marino Ceccoli 0 746258 3839169 3827117 2026-05-21T10:04:01Z Candalua 1675 3839169 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=30 luglio 2020|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=XXI. Ser Marino Ceccoli|prec=../XX. Messer Niccolò Rosso|succ=}} <pages index="AA. VV. – Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli, Vol. I, 1920 – BEIC 1928288.djvu" from="241" to="254" /> l136yk0lvij1v6uvl15jiqpit7xcmd5 Pagina:Cuoco, Vincenzo – Scritti vari- Periodo napoletano, 1924 – BEIC 1796200.djvu/9 108 748016 3839109 2666388 2026-05-21T09:24:20Z Candalua 1675 /* Pagine SAL 25% */ 3839109 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Candalua" /></noinclude><section begin="s1" /> {{Ct|f=100%|t=2|v=1|I}} {{Ct|f=100%|v=1|RAPPORTO AL RE GIOACCHINO MURAT}} {{Ct|f=100%|v=1|E PROGETTO DI DECRETO PER L’ORGANIZZAZIONE}} {{Ct|f=100%|t=2|v=1|DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE}} {{Ct|f=90%|(1809)}}<section end="s1" /> {{Ct|f=100%|t=2|v=1|PRINCIPI GENERALI.}} Sacra Reai Maestá, Il Regno, di cui il vostro valore vi ha dato il governo, o Sire, è stato grande una volta. Ha cessato di esserlo quando, corrotti per la barbarie de’ secoli gli ordini pubblici ed abbandonata ogni istruzione, la naturai fertilitá del suolo divenne fomento d’indolenza, e la naturale energia degli abitanti cagione di passioni feroci e distruttive. Può ritornar grande, perché i doni della natura sussistono ancora: basterá rendergli gli ordini e le scienze; e Vostra Maestá, nel tempo istesso che ricompone gli ordini, ha cura di ristabilire la pubblica istruzione. Senza l’istruzione, le migliori leggi restano inutili: esse potranno essere scritte; ma la sola istruzione può imprimerle nel cuore de’ cittadini. La sola istruzione può far diventare volontá ciò che è dovere. La sola istruzione può renderci l’antica grandezza e l’antica gloria. La natura ci ha dati tutt’ i capitali; non ci manca che l’industria, cioè il sapergli conoscere ed adoperare; e questo non può darcelo che l’istruzione. Ma l’istruzione, perché sia utile, deve essere: 1. universale; 2. deve esser pubblica; 3. deve esser uniforme.<noinclude></noinclude> 4bf70d9wwz44d7splkpwgenbgv14zvx Template:PAGES NOT PROOFREAD 10 753893 3838945 3838597 2026-05-21T06:58:04Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3838945 wikitext text/x-wiki 96185 5tu2npi0f9q95r52d7noqn69annhg2x Template:ALL PAGES 10 753894 3838946 3838598 2026-05-21T06:58:14Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3838946 wikitext text/x-wiki 624890 fauy5xlb2jggot3fc59arn4gsb8jxff Template:PR TEXTS 10 753895 3838947 3838601 2026-05-21T06:58:24Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3838947 wikitext text/x-wiki 84399 oz6cpsf82yojem9ztgqnk2jun4exxjw Template:ALL TEXTS 10 753896 3838948 3838602 2026-05-21T06:58:34Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3838948 wikitext text/x-wiki 106190 7wzod9dgph88y4ren7mss6ukdohr95x Del veltro allegorico di Dante/XVIII. 0 768043 3839181 3683412 2026-05-21T10:09:59Z Candalua 1675 3839181 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=15 gennaio 2021|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=XVIII.|prec=../XVII.|succ=../XIX.}} <pages index="Troya, Carlo – Del veltro allegorico di Dante e altri saggi storici, 1932 – BEIC 1955469.djvu" from="42" to="42" onlysection="s2" /> 2yl32oyowc1g5qf7vrwlfnpoadsmfmn Üna cuorta chanzunetta 0 781643 3839158 3770127 2026-05-21T09:56:52Z Candalua 1675 3839158 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=31 marzo 2021|arg=Da definire}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = | Titolo =Üna cuorta chanzunetta | Anno di pubblicazione = 1908 | Lingua originale del testo = romancio | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = | Argomento = | URL della versione cartacea a fronte =Indice:Decurtins - Rätoromanische chrestomathie, IX.djvu | prec = Ils peschs aint in l'aua san saimper noudar | succ = Or dal cor la cumpagnia }} {{Raccolta|Rätoromanische chrestomathie}} {{testo|Volkslieder|Volkslieder}} <pages index="Decurtins - Rätoromanische chrestomathie, IX.djvu" from=246 to=247 tosection="s1" /> mm632ulq38qwenagkemlkybk3yf07ud Storia del reame di Napoli dal 1734 sino al 1825/Libro I/Capo IV 0 790818 3839188 3761257 2026-05-21T10:17:05Z Candalua 1675 3839188 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=29 giugno 2021|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capo IV|prec=../Capo III|succ=../../Libro II}} <pages index="Storia del reame di Napoli dal 1734 sino al 1825 I.pdf" from="81" to="95" fromsection="s2" /> 0tre94kla48xlh7ygjmgi2e7z9o8x2j Pagina:LadonnafiorentinaDel Lungo.djvu/30 108 795845 3839123 2820398 2026-05-21T09:32:48Z Candalua 1675 3839123 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{RigaIntestazione|{{smaller|14}}|{{smaller|{{Sc|nei primi secoli del comune}}}}|riga=si}}</noinclude>sìmbolo, li divorava senza pietà. Altre madri sulle vie di Firenze imitarono quella d’Orlanduccio del Leone, ma esse chiedevano pietà agli uomini, e agli uomini di parte! «Deh quanto fu la dolorosa madre de’ due figliuoli ingannata!» (una madre di Guelfi Bianchi de’ tempi di Dante) che con abbondanza di lagrime, scapigliata, in mezzo «della via, ginocchione si gittò in terra innanzi a messer Andrea da Cerreto giudice, pregandolo, con le braccia in croce, per Dio s’aoperasse nello scampo de’ suoi figliuoli. 11 quale rispose, che però andava a palazzo: e di ciò fu mentitore, perchè andò per farli morire»{{Nota separata|Pagina:LadonnafiorentinaDel Lungo.djvu/73|21}}. Oh se nell’attraversare oggi quel tetro maestoso cortile, nel salire le lunghe erte scale di quel Palazzo del Podestà, studiosi e commossi visitatori delle reliquie del nostro passato, pensassimo di quanto sangue furono bagnate quelle pietre più che sei volte secolari, dovremmo dire che a cancellarne la traccia, non ci voleva meno delle lacrime tante che quel sangue è costato! {{ct|t=1|v=1|III.}} Tutta ravvolta in questi foschi vapori di scellerato odio fraterno, attraversa la donna fiorentina il secolo XIII compagna de’ forti mercatanti ed artefici che lavorando e combattendosi, non meno alacremente l’una cosa che l’altra; e senza tuttavia rimanere insufficienti ad altre faccende, — soggiogare i magnati, osteggiare i Comuni vicini, resistere all’Impero, tenere in rispetto la Curia Romana; — fondano la guelfa, democrazia. Arti e mestieri, nonostante la intestina guerra, fioriscono; e con essi, i commerci e le industrie: la ricchezza muta i sentimenti e i costumi; l’arte del bello, figurato e scritto, comincia<noinclude></noinclude> aueqfq3f12pgx7j1iplkgv84kg2lkp3 De universi iuris uno principio et fine uno/Liber unus/Capita CC-CCXXII 0 796425 3838971 3682657 2026-05-21T07:50:17Z Candalua 1675 3838971 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=18 settembre 2021|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capita CC-CCXXII|prec=../Capita CL-CLXXXXIX|succ=../Conclusio}} <pages index="Vico, Giambattista – Il diritto universale, Vol. I, 1936 – BEIC 1960672.djvu" from=241 to=268 tosection="s1"/> 0s5uge0dd4oz6egiyr2oai58nix72rj Pagina:LadonnafiorentinaDel Lungo.djvu/111 108 797330 3839107 2819567 2026-05-21T09:22:41Z Candalua 1675 3839107 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Giaccai" /></noinclude>{{ct|t=4|v=3|f=120%|NOTE}} 1 <section begin="1" />Augusto Alfani.<section end="1" /> 2 <section begin="2" />''La Donna fiorentina nei primi secoli del Comune.''<section end="2" /> 3 «.... choi’da qui semper oberrat eadem» Ep. ad Pisonea, v. 356. * /storie fiorentine, proemio. E il Gioberti, Rinnovamento, II, 462-63: «Il vivo della storia versando nei particolari, e solo da questi po«tendosi raccòrre la notizia fruttuosa delle leggi che girano le vi«cende umane, i racconti speciali sono i soli die giovano; laddove «le storie universali, pogniamo che rechino istruzione speculativa «e piacere, sono di poco o nessun profìtto per la pratica». 5 Purg. XXIV, 49-51; II, 91-111. Sul «dolce stil novo *, e la sua storia, si vedano specialmente i belli studi di Giulio Salvadoki {La poesia e la Canzone drniore di Guido Cavalcanti; Roma, Soc. ed. Dante Alighieri, 1895: Sulla vita giovanile di Dante; Roma, Soc. ed. D. A., 1901), e quello recente {/l dolce stil n«ot*o / Palermo, Reber, 1903) di Liborio AZZOLINA. «Tommaseo, Il Duca d’Atene,- Firenze, 1879; pag. 58: «A te, gentile «atomo della terrena polvere, popolato d’anime e di memorie im«mortali, conservatore d’un’immortale parola....» " Vita JVuova, § VI. * Vedi l’uno e l’altro nel Commento del D’Ancona alla Vita Nuova >r~ (Pisa, 1881), 1. e, pag. 45 segg.» G. Villani, VII, lxxxix. Dino, I, xxii, 5. ’" Rime, ediz. Fraticelli, pag. 74. — Vanna (Giovanna) con Guido, Lagia (Adelasia) con Lapo, e Bice con Dante, secondo la volgata di quel Sonetto, il quale non è tra le Rime di Vita [Nuova. Ma sulla traccia dei manoscritti si fa strada un ragionevole dubbio, che non Bice, ma un’altra donna gentile, forse la prima «dello schermo» di Vita Nuova, sia l’una delle tre fantasticate per l’amorosa comitiva. Vedi Un Sonetto e una Ballata d’amore dal Canzoniere di iJanle, per cura di M. Barbi; Firenze, 1897,»’ Rime, pag. 186. ’- Rime, pag. 123. ’=* Parad. XXX, 28-29. ’* §§ II (cfr. ediz. D’Ancona, p. 6-7), III, V, XIV. 1^ §§ XVI, XVIII. ’«Purg. XXX, 127-128.<noinclude><references/></noinclude> hn95pkzzefztagtvxk5zieycg3zywe0 Pagina:LadonnafiorentinaDel Lungo.djvu/31 108 797686 3839125 3230702 2026-05-21T09:33:37Z Candalua 1675 3839125 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione||{{Sc|nei primi secoli del comune}}|{{smaller|15}}|riga=si}}</noinclude>ad ingentilirli. Bensì lentamente. Siamo al primo di quegli ordinamenti popolari, a quello che fu chiamato «il primo popolo» o «popolo vecchio», del 1250; e la cronica{{Nota separata|Pagina:LadonnafiorentinaDel Lungo.djvu/73|25}} nota «che al tempo del detto popolo, e in prima e poi a grande tempo, i cittadini di Fiorenza viveano sobrii e di grosse vivande, e con piccole spese, e di molti costumi e leggiadrie grossi e ruddi; e di grossi drappi vestieno loro e le loro donne, e molti portavano le pelli scoperte senza panno, e colle berrette in capo, e tutti con gli usatti in piede, e le donne fiorentine co' calzari senza ornamento; e passavansi, le maggiori, d'una gonnella assai stretta di grosso scarlatto d'Ipro o di Camo, cinta ivi su d'uno scaggiale all'antica, e uno mantello foderato di vaio col tassello sopra, e portavanlo in capo ; e le comuni donne vestite d'uno grosso verde di Cambragio «per lo simile modo. E lire cento era comune dota di «moglie, e lire dugento o trecento era a quegli tempi tenuta isfolgorata ; e le più delle pulcelle aveano venti e «più anni anzi ch'andassono a marito ». ~6 Ma soggiun- gendosi poi che «di sì fatto abito e di grossi costumi erano «allora i Fiorentini, ma erano di buona fé' e leali tra loro «e al loro Comune », — il che quanto a «lealtà tra loro » cioè concordia cittadina, non poteva dopo il 1215 dirsi più, — mostra che molto della descrizione appartiene di più stretto diritto ai tempi anteriori, dai quali il cronista stesso ha dichiarato di muoverla. È insomma la descrizione d'una età di passaggio, dove, da un canto, le «pelli scoperte » e gli usatti ci ricordano i contemporanei di Cacciaguida {{ct|t=1|v=1|{{smaller|andar contenti alla pelle scoperta;}}}} mentre i nomi di que' panni francesi e inghilesi delle gonnelle fiorentine, lo scarlatto d'Ypres o di Cam, il panno<noinclude></noinclude> sbgp7im4k46xfscthqmzk4juflariv7 Pagina:Corrado Ricci, L'arte dei bambini.djvu/40 108 800415 3839152 2888219 2026-05-21T09:52:36Z Candalua 1675 3839152 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Shinitas" />{{RigaIntestazione|{{smaller|30}}|{{smaller|{{Sc|l'arte dei bambini}}}}|}}</noinclude><section begin="s1" />sulla costa asiatica del golfo di Giaun, toccata dalla Vega, che sono grandemente simili alle crete modellate dai nostri bimbi (''fig, 40 e 41'') {{Nota separata|Pagina:Corrado Ricci, L'arte dei bambini.djvu/93|6|Pagina:Corrado Ricci, L'arte dei bambini.djvu/94|6}}. Anch'essi fanno le ''ocarine'' senz'ali e senza piedi e con gli occhi forati, e, in legno, le faccie umane piatte per ottenere la sporgenza del naso, uguali in tutto ciò alle tribù africane di Dor, Neam-Nam, di Krumen e di molte altre (''fig, 42 e 43'') {{Nota separata|Pagina:Corrado Ricci, L'arte dei bambini.djvu/94|7}}. <section end="s1" /> <section begin="s2" />{{ct|t=2|v=2|f=120%|IX. }} Con l'arte della massima decadenza medioevale i punti di contatto sono minori. Non si può negare aver l'arte delle civiltà trascorse, lasciate delle traccie le quali perdurano a mitigare l'asprezza dei secoli di mezzo: e questa benefica influenza, debole se vuolsi, ma pur sempre sensibile, si può paragonare alla luce languida d'un astro già estinto, ma che arriva agli occhi dei mortali a traverso i secoli e lo spazio. L'arte <section end="s2" /><noinclude></noinclude> 4c8m2by00c4l1ijxexdfvmzmeqdz9y0 Pagina:Corrado Ricci, L'arte dei bambini.djvu/94 108 800429 3839161 3383395 2026-05-21T09:59:09Z Candalua 1675 3839161 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|84|{{Sc|note}}|}}</noinclude><section begin="6" />''barone'' {{Sc|{{AutoreCitato|Adolf Erik Nordenskiöld|A. E. Nordenskjold}}}}. Milano, Treves, 1882. Vol. II; p. 101, 105, 117.<section end="6" /> (7)<section begin="7" /> ''«The Natural Hystory of Man... by the Rev.'' {{Sc|{{AutoreCitato|John George Wood|I. G. Wood}}}}. ''London, George Rontledge 1884''. Vedi a p. 500, 615 ecc. (8)<section begin="8" /> «''Le porte del Paradiso'' di {{Sc|{{AutoreCitato|Giovan Battista Toschi|G. B. Toschi}}}} — ''Nuova antologia''. Vol. XV (1879) p. 458. (9)<section begin="9" /> «''L’evoluzione storica del senso cromatico pel dottor'' {{Sc|{{AutoreIgnoto|G. B. Bono}}}} — ''Gazzetta delle cliniche'' (Torino, 1884) Vol. XX. V. a p. 19. (10)<section begin="10" /> Scrivendo queste parole ricordava Furio, forse la più bella cosa di {{AutoreCitato|Edmondo De Amicis|Edmondo De Amicis}}. (11) <section begin="11" />«''L’Education dès le berceau. Essai de {{Ec|pedogogie|pédagogie}} experimentale par'' {{Sc|{{Ec|Berard|Bernard}} {{AutoreCitato|Bernard Pérez|Perez}}}}. ''Paris, libr. Germen Bailliere et C. 1880'' — III, 77. (12) <section begin="12" />«''Fisonomia e mimica di'' {{Sc|{{AutoreCitato|Paolo Mantegazza|Paolo Mantegazza}}}}. Milano, Dumolard, 1881. — Cap. IX, 115. (13) <section begin="13" />«''L’origine dell’uomo e la scelta in rapporto col sesso'' di {{Sc|{{AutoreCitato|Charles Darwin|Carlo Darwin}}}}. Torino, Unione tip. 1871 — Cap. II, 51. (14)<section begin="14" /> {{Sc|Perez}}, ''Op. cit.'' 122. (15)<section begin="15" /> «''{{TestoCitato|Sessanta novelle popolari montalesi|Sessanta Novelle Popolari Montalesi}}'' (circondario di Pistoia) ''raccolte da'' {{Sc|{{Ec|Gherardo|Gerardo}} {{AutoreCitato|Gherardo Nerucci|Nerucci}}}}. Firenze, Le Monnier 1880. {{rule|4em|t=1|v=1}} Le incisioni di questo opuscolo furono dall’egregio giovine Giulio Garagnani eseguite scrupolosamente sugli autografi dei bambini da me posseduti.<noinclude></noinclude> hlljpl7rqgm0sefk3e2xa2k6y6u53mp 3839163 3839161 2026-05-21T10:00:31Z Candalua 1675 3839163 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|84|{{Sc|note}}|}}</noinclude><section begin="6" />''barone'' {{Sc|{{AutoreCitato|Adolf Erik Nordenskiöld|A. E. Nordenskjold}}}}. Milano, Treves, 1882. Vol. II; p. 101, 105, 117.<section end="6" /> (7)<section begin="7" /> ''«The Natural Hystory of Man... by the Rev.'' {{Sc|{{AutoreCitato|John George Wood|I. G. Wood}}}}. ''London, George Rontledge 1884''. Vedi a p. 500, 615 ecc.<section end="7" /> (8)<section begin="8" /> «''Le porte del Paradiso'' di {{Sc|{{AutoreCitato|Giovan Battista Toschi|G. B. Toschi}}}} — ''Nuova antologia''. Vol. XV (1879) p. 458.<section end="8" /> (9)<section begin="9" /> «''L’evoluzione storica del senso cromatico pel dottor'' {{Sc|{{AutoreIgnoto|G. B. Bono}}}} — ''Gazzetta delle cliniche'' (Torino, 1884) Vol. XX. V. a p. 19.<section end="9" /> (10)<section begin="10" /> Scrivendo queste parole ricordava Furio, forse la più bella cosa di {{AutoreCitato|Edmondo De Amicis|Edmondo De Amicis}}.<section end="10" /> (11) <section begin="11" />«''L’Education dès le berceau. Essai de {{Ec|pedogogie|pédagogie}} experimentale par'' {{Sc|{{Ec|Berard|Bernard}} {{AutoreCitato|Bernard Pérez|Perez}}}}. ''Paris, libr. Germen Bailliere et C. 1880'' — III, 77.<section end="11" /> (12) <section begin="12" />«''Fisonomia e mimica di'' {{Sc|{{AutoreCitato|Paolo Mantegazza|Paolo Mantegazza}}}}. Milano, Dumolard, 1881. — Cap. IX, 115.<section end="12" /> (13) <section begin="13" />«''L’origine dell’uomo e la scelta in rapporto col sesso'' di {{Sc|{{AutoreCitato|Charles Darwin|Carlo Darwin}}}}. Torino, Unione tip. 1871 — Cap. II, 51.<section end="13" /> (14)<section begin="14" /> {{Sc|Perez}}, ''Op. cit.'' 122.<section end="14" /> (15)<section begin="15" /> «''{{TestoCitato|Sessanta novelle popolari montalesi|Sessanta Novelle Popolari Montalesi}}'' (circondario di Pistoia) ''raccolte da'' {{Sc|{{Ec|Gherardo|Gerardo}} {{AutoreCitato|Gherardo Nerucci|Nerucci}}}}. Firenze, Le Monnier 1880.<section end="15" /> {{rule|4em|t=1|v=1}} Le incisioni di questo opuscolo furono dall’egregio giovine Giulio Garagnani eseguite scrupolosamente sugli autografi dei bambini da me posseduti.<noinclude></noinclude> 6d0vhfhzwomq2uc3rgdrwvpw2c5gqvj Istoria delle guerre gottiche/Libro primo/Capo XI 0 806800 3839080 3710232 2026-05-21T09:10:53Z Candalua 1675 3839080 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=20 maggio 2022|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../Capo X|succ=../Capo XII}} <pages index="Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu" from=66 to=71 tosection=s1 /> {{Sezione note}} ltlkp4bd2o6rfvrg5n15lm4iryi6qil Istoria delle guerre gottiche/Libro primo/Capo XIV 0 806804 3839082 3710235 2026-05-21T09:11:15Z Candalua 1675 3839082 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=12 giugno 2022|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../Capo XIII|succ=../Capo XV}} <pages index="Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu" 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32io18c4hsy42t56ocdmz6lvz4s9suk Istoria delle guerre gottiche/Libro secondo/Capo XXIII 0 806925 3839090 3710310 2026-05-21T09:14:58Z Candalua 1675 3839090 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=25 marzo 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../Capo XXII|succ=../Capo XXIV}} <pages index="Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu" from=244 to=249 tosection=s1 /> {{Sezione note}} m2pfdhnp271ln53xriradsmfo9bsj29 Istoria delle guerre gottiche/Libro secondo/Capo XXVI 0 806928 3839094 3710314 2026-05-21T09:16:11Z Candalua 1675 3839094 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=25 marzo 2024|arg=}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../Capo XXV|succ=../Capo XXVII}} <pages index="Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu" from=257 to=261 tosection=s1 /> r7dezlqwvgwaoiqf8tl3z5opr6sqo7f Istoria delle guerre gottiche/Libro secondo/Capo XXV 0 806936 3839093 3710313 2026-05-21T09:15:47Z Candalua 1675 3839093 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=25 marzo 2024|arg=}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../Capo XXIV|succ=../Capo XXVI}} <pages index="Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu" from=253 to=256 /> lb2xsa9hn7hemhhw3k58t3c4ducgolv Istoria delle guerre gottiche/Libro secondo/Capo XXIV 0 806938 3839091 3710311 2026-05-21T09:15:17Z Candalua 1675 3839091 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=25 marzo 2024|arg=}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../Capo XXIII|succ=../Capo XXV}} <pages index="Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu" from=249 to=252 fromsection=s2 /> 7vvhot3yripwfkuvqy06vhop4xfvnob Istoria delle guerre gottiche/Libro terzo/Capo IX 0 807595 3839077 3710323 2026-05-21T09:09:48Z Candalua 1675 3839077 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=26 marzo 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|prec=../Capo VIII|succ=../Capo X}} <pages index="Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu" from=315 to=318 fromsection=s2 /> 9lavl5d20gm5ecpwbnwa8f1768gveyt Istoria delle guerre gottiche/Libro 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varie}}||riga=si}}</noinclude> {{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|LXIII [{{Sc|lxxxix}}] e LXIV [{{Sc|xc}}].<ref>Nel ms. il primo sonetto ha la postilla: «Tra Grenoble e la Certosa, 2 novembre [1783]»; il secondo manca di indicazioni, ma l’uniformità del soggetto fa credere che sia stato composto il giorno stesso o il dí dopo.</ref>}} {{ct|f=110%|v=2|L=1px|'''Presso l’abbadia di Grenoble.'''}} <poem> :Là, dove muta solitaria dura Piacque al gran Bruno institüir la vita,<ref>1-2. {{Wl|Q312314|Brunone}} nacque nel 1038 dalla famiglia Hartenfault a Colonia lesse teologia all’Università di Parigi, e nel 1084 fondò l’ordine dei Certosini, che ebbero sede a Grenoble. Morí nel 1111, secondo il suo panegirista {{AutoreCitato|Ercole Maria Zanotti|Ercole Maria Zanotti}} (Bologna, MDCCXLI), secondo altri nel 1112, e fu santificato. — '''Muta,''' perché i Certosini debbono osservare scrupolosamente il silenzio, eccetto nelle funzioni religiose; '''solitaria,''' poiché vivono separaci dal mondo e ciascuno, meditando e pregando, entro la sua celletta; '''dura,''' per la quantità e qualità del cibo (non possono mangiar carne neppur in caso di malattia mortale) per le veglie, per le torture a cui sottomettono il loro corpo. — '''{{Ec|Iustituir|Instituir}} la vita,''' stabilire una regola.</ref> A passo lento, per irta salita, {{R|4}}Mesto vo; la mestizia è in me natura.<ref>4. '''La mestizia è in me natura:''' vegg. la nota introduttiva al {{TestoCitato|Opera:Malinconia, perché un tuo solo seggio (Alfieri)|son. XLVIII|Rime varie (Alfieri, 1912)/XLVIII. Alla malinconia}}. Opportunamente il {{AutoreCitato|Giuseppe Andrea Fabris|{{Sc|Fabris}}}} (''Studi alfieriani'', ''cit.'', 89) avvicina a questi versi dell’A. questi altri, bellissimi del {{AutoreCitato|Ugo Foscolo|Foscolo}}: :::{{TestoCitato|Opera:Meritamente, però ch'io potei|Sperai che il tempo e i duri casi e queste}} ::Rupi ch’io varco anelando, e l’eterne ::Ov’io qual fiera dormo alte foreste ::Sarien ristoro al mio cor sanguinente.</ref> :Ma vi si aggiunge un’amorosa cura, Che mi tien l’alma in pianto seppellita, Sí che non trovo io mai piaggia romita {{R|8}}Quanto il vorrebbe la mia mente oscura.<ref>8. '''Oscura,''' ottenebrata dal dolore; {{AutoreCitato|Guido Falorsi|{{Sc|Guido Falorsi}}}}, ''Tragedie e liriche'' di V. A. (Firenze, Barbèra, 1890) richiama a questo punto i versi del {{AutoreCitato|Francesco Petrarca|Petrarca }}({{TestoCitato|Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta)|''Rime''}}, XXXV): ::{{TestoCitato|Opera:Solo et pensoso i più deserti campi|Gli occhi porto per fuggire intenti}} ::Dove vestigio uman l’arena stampi... ::Ma pur sí aspre vie né sí selvagge ::Cercar non so....</ref> :Pur questi orridi massi, e queste nere Selve, e i lor cupi abissi, e le sonanti {{R|11}}Acque or mi fan con piú sapor dolere.<ref>11. Mi fanno sentire con maggior forza il mio dolore.</ref> :Non d’intender tai gioje ogni uom si vanti: Le mie angosce sol creder potran vere {{R|14}}Gli ardenti vati, e gl’infelici amanti. </poem> <poem> :Se all’eterno fattor creder potessi Cosa esser grata un vile ozio devoto, O se finger di crederlo sapessi, {{R|4}}Giurerei forse oggi di Bruno il voto.<ref name="p74">1-4. Poco amò l’A. frati di tutte le specie: è suo l’epigramma: :::{{TestoCitato|Opera:Sia pace ai frati (Alfieri)|Sia pace ai frati}} :::Purché sfratati.<br/></ref> </poem><noinclude><br clear="all" /> <references/></noinclude> 9ash0b6pzcen8s59fvwl2vne71wcop9 Pagina:Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu/103 108 809423 3838941 2860580 2026-05-21T06:37:37Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3838941 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|di vittorio alfieri}}|75|riga=si}}</noinclude> <section begin="1" /><poem> :Dell’ampio mondo traditore il vuoto, I casi varj e sempre pur gli stessi, E l’aspra noja, e il rio languor mi è noto; {{R|8}}Né piú vedrei, se in lui mill’anni io stessi.<ref>8. E non potrei vedere nulla di peggio, campassi mille anni.</ref> :Parte di me miglior, mia donna, m’odi:<ref>9. Altrove: ''Donna, dell’alma mia parte piú cara''.</ref> O insieme in solitudine rimota {{R|11}}Vivremo un giorno in dolci e lieti nodi; :O ch’io, vivo sepolto in terra ignota, Sempre piangendo, cantando tue lodi, {{R|14}}Sospirerò che morte mi percuota. </poem><ref follow="p74">né devesi dare soverchia importanza alle seguenti parole che nel 1790 scriveva alla madre sua: «Sono stato anche alla Trappa, famoso convento di Solitari, in cui sono stato edificato veramente e compunto della sublime pietà di quei Religiosi»: a temperare e a chiarire il significato delle quali scriveva pure alla madre il 13 dicembre dello stesso anno: «Vedo... dalla sua ch’ella si felicita in sé stessa che la vista dei frati Trappisti mi abbia compunto il cuore di ammirazione devota; onde le voglio dire per sua consolazione ch’io sono assai meno mondano di quel ch’ella mi crede; ch’io vivo in questa città [Parigi] una vita ritiratissima, andando a letto ogni sera alle cinque o le sei; studiando tutta la mattina fino alle due; e stimando che si possa servire a piacere a Dio in ogni stato». — '''Vile ozio,''' ozio, cioè, che sottrae alle lotte e alle responsabilità della vita.</ref><section end="1" /> <section begin="2" /> {{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|LXV [{{Sc|xciii}}] e LXVI [{{Sc|xciv}}].<ref>Il primo di questi due sonetti ha nel ms. la data: «Lione, 9 novembre [1783]», il secondo: «Tra Lione e {{Wl|Q683037|Tarare}}, 6 novembre»: sicché dovrebbero, secondo la cronologia, essere disposti nell’ordine contrario a quello che io ho loro assegnato; ma il secondo compie il pensiero del primo, onde ho creduto, per questa volta, di non rispettare la cronologia e disporre i due componimenti cosí come fece anche l’A. nell’edizione di Kehl.</ref>}} {{ct|f=110%|v=2|L=1px|'''Che cosa ormai lo tenga in vita.'''}} <poem> :Io vo piangendo, e nel pianger mi assale Sí fera voglia di finir per morte L’aspre vicende d’insoffribil sorte, {{R|4}}Che in me per poco omai ragion prevale.<ref>4. Che la ragione ha ormai in me scarso sopravvento.</ref> :Dico talora: il piú indugiar che vale? Mai non verrà quel dí, che ti conforte; Le tue dubbie speranze puoi dir morte: {{R|8}}Vive sien anco; il ben qui, agguaglia il male? :Orma quaggiú lasciar che tu se’ stato, Perché<ref>10. '''Perché,''' per quanto.</ref> piú tempo aspetti, non potrai, {{R|11}}Se il coturno<ref>11. '''Il coturno,''' la produzione tragica.</ref> non t’ha fama acquistato. </poem><section end="2" /><noinclude><br clear="all" /> <references/></noinclude> r0lp3h9rry28udi5dnf5pdlfnyve30h Rime varie (Alfieri, 1912)/LXIII e LXIV. Presso l'abbadia di Grenoble 0 809424 3838942 3825513 2026-05-21T06:37:51Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3838942 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=21 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=LXIII e LXIV. Presso l'abbadia di Grenoble|prec=../LXII. Effetti d'amore collocato in degna persona|succ=../LXV e LXVI. Che cosa ormai lo tenga in vita}} <pages index="Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu" from="102" to="103" tosection="1" /> {{Sezione note}} [[Categoria:Sonetti|Là dove muta solitaria dura]] {{AltraVersione|Rime varie (Alfieri, 1903)/XCVIII. Là dove muta solitaria dura|Là, dove muta solitaria (...) - ed. 1903}} {{AltraVersione|Rime varie (Alfieri, 1903)/XCIX. Se all'eterno fattor creder potessi|Se all'eterno fattor (...) - ed. 1903}} 6bq41zz749bzopi6yc62d0rn7ta5o8e Pagina:Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu/104 108 809501 3838943 2861355 2026-05-21T06:40:21Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3838943 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|76|{{Sc|rime varie}}||riga=si}}</noinclude> <section begin="1" /><poem> :Ma poi ripenso, infra che orrendi guai, Fora il mio ben, s’io pero, abbandonato. — {{R|14}}Com’io viva, e perché, donna, tu il sai. </poem> <poem> :Tu il sai, donna mia vera, e il sai tu sola, Com’io viva, e perché viver consenta: E un sol pensier dell’esser<ref>3. '''Dell’esser,''' del vivere.</ref> mi consola; {{R|4}}Che s’io cessassi, la tua vita è<ref>4. '''È,''' sarebbe; ma il presente torna in questo capo piú efficace del condizionale.</ref> spenta. :Invan colei, che ai martir lunghi invola,<ref>5. La morte.</ref> Il suo feroce acciaro or mi appresenta: Da tergo odo una tua flebil parola, {{R|8}}Che grida: e me tu lassi a morte lenta? :Misero me, cui rio destino implíca<ref>9. '''Implíca,''' avvolge, circonda.</ref> D’inestricabil non frangibil nodo! {{R|11}}Né so, s’io vivo o morto omai mi dica.<ref>11. {{AutoreCitato|Dante Alighieri|{{Sc|Dante}}}} ({{TestoCitato|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIV|''Inf.'', XXXIV}}, 25): ::Io non morí, e non rimasi vivo.</ref> :Pur poiché da un sol filo, e non ben sodo, Pendon due vite, o mia verace amica, {{R|14}}Io di serbar la tua stentando,<ref>14. '''Stentando,''' anche stentando.</ref> godo. </poem><section end="1" /> <section begin="2" /> {{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|LXVII [{{Sc|xcvii}}].<ref name="p76">Il 3 di giugno del 1783 {{Wl|Q193751|Giuseppe Michele e Stefano Montgolfier}} riuscirono a far sollevare un pallone di tela assai leggiera, foderato di carta e gonfiato con aria calda. Il prof. Charles e i fratelli Robert sostituirono poi all’aria calda del gaz idrogeno e opposero alla sua possibile fuga del taffettà spalmato di gomma elastica. Il 21 ottobre del 1783 si sollevarono nel migliorato apparecchio Pilatre de Roziers, che doveva due anni dopo miseramente perire in una nuova ascensione, e l’amico suo marchese d’Arlandes. Non c’è bisogno di dire come, dinanzi a’ nuovi prodigi, poeti di tutte le specie, grandi, piccoli, minimi, serii, burleschi, desser la via alle rime: il {{AutoreCitato|Vincenzo Monti|Monti}} scriveva nel 1784 la celebre {{TestoCitato|Al signor di Montgolfier|ode al signor di Montgolfier}}, il {{AutoreCitato|Giuseppe Parini|Parini}}, {{TestoAssente|un sonetto}}, allorché in Lombardia {{Wl|Q3893705|Don Paolo Andreani}} tentava anch’egli dei fulmini «l’inviolato impero»; {{AutoreCitato|Giambattista Roberti|Giuseppe Roberti}} scriveva de’ globi areostatici nel poemetto ''{{TestoAssente|La moda}}'', {{AutoreCitato|Paolina Secco Suardo|Lesbia Cidonia}} univa la sua voce a quella estatica di tutta l’Europa, {{AutoreCitato|Gaspare Cassola|Gaspare Cassola}}, l’abate {{Wl|Q2939197|Durini}}, il {{AutoreCitato|Saverio Bettinelli|Bettinelli}}, il {{AutoreCitato|Giovanni Fantoni|Fantoni}} cantavano palloni areostatici e volatori. (Vegg. {{AutoreCitato|Emilio Bertana|{{Sc|Em. Bertana}}}}, ''Intorno al sonetto del Parini «Per la macchina'' {{Pt|''areosta-''|}}</ref>}} {{ct|f=110%|v=2|L=1px|'''Il globo areostatico.'''}} <poem> :D’Arte a Natura ecco ammirabil guerra; Quasi infuocato razzo a vol lanciarsi Un globo immenso, e nell’aere librarsi, {{R|4}}Portando al ciel due figli della terra. </poem><section end="2" /><noinclude><br clear="all" /> <references/></noinclude> 5o5179d4jgn4akv4svfh7dxgz9rsmnl Rime varie (Alfieri, 1912)/LXV e LXVI. Che cosa ormai lo tenga in vita 0 809540 3838944 3754937 2026-05-21T06:40:32Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3838944 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=21 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=LXV e LXVI. Che cosa ormai lo tenga in vita|prec=../LXIII e LXIV. Presso l'abbadia di Grenoble|succ=../LXVII. Il globo areostatico}} <pages index="Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu" from="103" to="104" fromsection="2" tosection="1" /> {{Sezione note}} [[Categoria:Sonetti|Io vo piangendo e nel pianger mi assale]] {{AltraVersione|Rime varie (Alfieri, 1903)/CII. Io vo piangendo e nel pianger mi assale|Io vo piangendo (...) - ed. 1903}} {{AltraVersione|Rime varie (Alfieri, 1903)/CIII. Tu il sai donna mia vera, e il sai tu sola|Tu il sai, donna mia (...) - ed. 1903}} i7ony0yxj1mkmmr4walpz9sae81n4ke Pagina:Castiglione - Il libro del Cortegiano.djvu/31 108 809609 3839127 3396839 2026-05-21T09:35:46Z Candalua 1675 3839127 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Adert" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro primo.}}|15}}</noinclude><section begin="s1" /> madonna Costanza Fregosa, per esser in ordine vicina, che seguitasse: la qual già s’apparecchiava a dire; ma la signora {{Sc|Duchessa}} subito disse: Poichè madonna Emilia non vuole affaticarsi in trovar gioco alcuno, sarebbe pur ragione che l’altre donne participassino di questa commodità, ed esse ancor fossino esente di tal fatica per questa sera, essendoci massimamente tanti uomini, che non è pericolo che manchin giochi. — Così faremo, — rispose la signora {{Sc|Emilia}}; ed imponendo silenzio a madonna Costanza, si volse a messer {{Sc|Cesare Gonzaga}} che le sedeva a canto, e gli comandò che parlasse; ed esso così cominciò: <section end="s1" /><section begin="s2" />{{§|VIII|VIII}}. Chi vuol con diligenza considerar tutte le nostre azioni, trova sempre in esse varii difetti; e ciò procede perchè la natura, così in questo come nell’altre cose varia, ad uno ha dato lume di ragione in una cosa, ad un altro in un’altra: però interviene, che sapendo l’un quello che l’altro non sa, ed essendo ignorante di quello che l’altro intende, ciascun conosce facilmente l’error del compagno e non il suo, ed a tutti ci par esser molto savii, e forse più in quello in che più siamo pazzi; per la qual cosa abbiam veduto in questa casa esser occorso, che molti i quali al principio sono stati reputati saviissimi, con processo di tempo si son conosciuti pazzissimi: il che d’altro non è proceduto, che dalla nostra diligenza. Chè, come si dice che in Puglia circa gli atarantati s’adoprano molti instrumenti di musica{{Nota separata|Pagina:Castiglione - Il libro del Cortegiano.djvu/343|4}}, e con varii suoni si va investigando, fin che quello umore che fa la infirmità, per una certa convenienza ch’egli ha con alcuno di quei suoni, sentendolo, subito si move, e tanto agita lo infermo, che per quella agitazion si riduce a sanità: così noi, quando abbiamo sentito qualche nascosa virtù di pazzia, tanto sottilmente e con tante varie persuasioni l’abbiamo stimolata e con sì diversi modi, che pur al fine inteso abbiamo dove tendeva; poi, conosciuto lo umore, così ben l’abbiam agitato, che sempre s’è ridutto a perfezion di publica pazzia; e chi è riuscito pazzo in versi, chi in musica, chi in amore, chi in danzare, chi in far moresche, chi in cavalcare, chi in giocar di spada, ciascun secondo la miniera del suo metallo; onde poi, come sapete, si sono avuti {{Pt|mara-|}}<section end="s2" /><noinclude></noinclude> jutuknurllqv8qliqnuhao9j10eec5y Pagina:Castiglione - Il libro del Cortegiano.djvu/182 108 809760 3839126 3397053 2026-05-21T09:34:59Z Candalua 1675 3839126 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Adert" />{{RigaIntestazione|166|{{Sc|il cortegiano}}|}}</noinclude><section begin="s1" /> {{Pt|sparo,|Gasparo,}} convinto, confessar il suo e ’l vostro errore, e domandar quel perdono, che noi non gli vorremo concedere. Allora la signora {{Sc|Dochessa}}: Per esser l’ora molto tarda, voglio, disse, che differiamo il tutto a domani; tanto più perchè mi par ben fatto pigliar il consiglio del signor Magnifico: cioè che, prima che si venga a questa disputa, così si formi una Donna di Palazzo con tutte le perfezioni, come hanno formato questi signori il perfetto Cortegiano. — Signora, disse allor la signora Emira, Dio voglia che noi non ci abbattiamo a dar questa impresa a qualche congiurato col signor Gasparo, che ci formi una Cortegiana{{nota separata|Pagina:Castiglione - Il libro del Cortegiano.djvu/351|78}} che non sappia far altro che la cucina e filare. — Disse il {{Sc|Frigio}}: Ben è questo il suo proprio officio. — Allor la signora {{Sc|Duchessa}}, Io voglio, disse, confidarmi del signor Magnifico, il qual, per esser di quello ingegno e giudicio che son certa, imaginerà quella perfezion maggiore che desiderar si può in donna, ed esprimeralla ancor ben con le parole, e così averemo che opporre alle false calunnie del signor Gasparo. <section end="s1" /><section begin="s2" />{{§|C|C}}. Signora mia, rispose il {{Sc|Magnifico}}, io non so come buon consiglio sia il vostro, impormi impresa di tanta importanza, ch’io in vero non mi vi sento{{nota separata|Pagina:Castiglione - Il libro del Cortegiano.djvu/351|79}} sufficiente; nè sono io come il Conte e messer Federico, i quali con la eloquenza sua hanno formato un Cortegiano che mai non fu nè forse può essere. Pur se a voi piace ch’io abbia questo carico, sia almen con quei patti che hanno avuti quest’altri signori; cioè che ognun possa dove gli parerà contradirmi, ch’io questo estimarò non contradizione, ma ajuto; e forse col correggere gli errori miei, scoprirassi quella perfezion della Donna di Palazzo, che si cerca. — Io spero, rispose la signora {{Sc|Duchessa}}, che ’l vostro ragionamento sarà tale, che poco vi si potrà contradire. Sicchè, mettete pur l’animo a questo sol pensiero, e formateci una tal donna, che questi nostri avversarii si vergognino a dir ch’ella non sia pari di virtù al Cortegiano: del quale ben sarà che messer Federico non ragioni più, chè pur troppo l’ha adornato, avendogli massimamente da esser dato paragone d’una donna. — A me, Signora, disse allor messer {{Sc|Federico}}, ormai poco o niente avanza che dir sopra il Cortegiano; e quello che {{Pt|pen-|}}<section end="s2" /><noinclude></noinclude> bi2nxqcseihgkdg1g761o7mucalyal0 Pagina:Castiglione - Il libro del Cortegiano.djvu/351 108 809966 3839128 3397679 2026-05-21T09:36:46Z Candalua 1675 3839128 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Adert" />{{RigaIntestazione||{{Sc|annotazioni.}}|335}}</noinclude> ''Pag. {{Pg|160}}, lin. 19, 20''. — <section begin="74" />Frase alquanto intricata; più chiaro escirebbe il senso mutando l’ordine delle parole: ''poiché non m’obligano con lo amarmi ad amar loro''.<section end="74" /> ''Pag. {{Pg|160}}, lin. 30, 31; pag. 161, lin. 12, 18, 23.'' — <section begin="75" />In questo luogo nelle Aldine, e quindi nelle altre edizioni, è scritto ''Boadiglia'' e ''Cariglio'', secondo la pronunzia spagnuola; sopra a pag. {{pg|145}}, lin. 19, 23; pag. {{pg|147}}, lin. 22, ''Boadilla'' e ''Carillo'', secondo l’ortografia; e questa forma abbiamo preferto, attenendoci alla consuetudine dell’autore.<section end="75" /> ''Pag. {{Pg|164}}, lin. 16.'' — <section begin="76" /> ''bracciesca''. Così le Aldine del 1533, del 1543, e l’edizione originale o del 1528, ma questa con lettera majuscola ''Bracciesca''; quelle del 1538, del 1541 e del 1547, hanno ''bracesca''.<section end="76" /> ''Pag. {{Pg|165}}, lin. 36.'' — <section begin="77" />''quello di che io''. Male le Aldine degli anni 1538, 1511 e 1547, ''quello che io''<section end="77" />. ''Pag. {{Pg|166}}, lin. 11.''— <section begin="78" />''Cortegiana''. S’astiene l’autore di chiamare la Dama di Corte con questo nome, chiamandola in vece ''Donna di Palazzo''; perché ''Cortegiana'' per lo più è preso in cattivo significato. Fra le Orazioni del nostro {{AutoreCitato|Sperone Speroni|M. Sperone Speroni}} ve n’ha una scritta ne’ giorni santi alle Cortegiane, per rimuoverle dalla pessima lor consuetudine. Alle volte però il Castiglione è pur caduto in ciò che non volea, chiamandola con un tal nome, come a carte 166 e 172, e forse in qualche altro luogo. {{Sc|Gaetano Volpi}}. Il Castiglione fa uso parimente di questa voce nella Lettera 8 fra le Famigliari: ''Io mi parlo assai accarezzato dalla Illustrissima Signora, che mi ha onorato ed accarezzato assaissimo più che non merito, e ’l medesimo tutte quest’altre Donne Cortegiane e non Cortegiane''.<section end="78" /> ''Pag. {{Pg|166}}, lin. 21.'' — <section begin="79" />''non mi vi sento''. Meno bene le Aldine degli anni 1538, 1541, 1547, ''non mi sento''.<section end="79" /> {{Ct|f=120%|v=1|t=1|L=0px|LIBRO TERZO.}} ''Pag. {{Pg|168}}, lin. 1.'' — <section begin="1" />Preso da Aulo Gellio, lib. I, cap. 1.<section end="1" /> ''Pag. {{Pg|169}}, lin. 23.'' — <section begin="2" />''Essendosi''. Meno bene le Aldine degli anni 1538, 1541, 1547, ''Essendo''. <section end="2" /> Pag. {{Pg|170}}, lin. 8, 9. — <section begin="3" />''di chiarir''. Forse non male le Aldine degli anni 1541 e 1547, ''dichiarir''.<section end="3" /> ''Pag. {{Pg|170}}, lin. 30.'' — <section begin="4" />''più s’appressano''. Così le Aldine e tutte le edizioni anteriori al Dolce; onde non osai ammettere la lezione da questo introdotta, e conservatasi in tutte le edizioni posteriori, ''più si apprezzano''.<section end="4" /><noinclude></noinclude> 1m3kcuxzxajuaifts1gjkpxrkaajltf Istoria delle guerre gottiche/Libro terzo/Capo VII 0 812456 3839078 3710326 2026-05-21T09:10:07Z Candalua 1675 3839078 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=26 marzo 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|prec=../Capo VI|succ=../Capo VIII}} <pages index="Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu" from=308 to=311 fromsection=s2 /> n37wdz9rri5if9qwyz062lor50f21b3 Istoria delle guerre gottiche/Libro terzo/Capo XIV 0 812457 3839083 3710332 2026-05-21T09:11:37Z Candalua 1675 3839083 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=27 marzo 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../Capo XIII|succ=../Capo XV}} <pages index="Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu" from=334 to=339 fromsection=s2 /> o2bmle5a6484ye8de4wfpriw6n3u37f Istoria delle guerre gottiche/Libro terzo/Capo IV 0 812460 3839075 3710322 2026-05-21T09:08:46Z Candalua 1675 3839075 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=26 marzo 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|prec=../Capo III|succ=../Capo V}} <pages index="Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu" from=297 to=301 /> 1u33tsjquji1kgagnqgutda19b8451k Istoria delle guerre gottiche/Libro terzo/Capo III 0 812465 3839076 3710321 2026-05-21T09:09:27Z Candalua 1675 3839076 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=22 giugno 2022|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|prec=../Capo II|succ=../Capo IV}} <pages index="Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu" from=293 to=296 fromsection=s2 /> {{Sezione note}} ax58g112pe01cqtk7i2d7r9j63cswd0 Istoria delle guerre gottiche/Libro terzo/Capo XXXIV 0 818271 3839097 3710353 2026-05-21T09:17:34Z Candalua 1675 3839097 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=30 marzo 2024|arg=Da 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Questi racconcia Roma, e fonda il regno. Assedia, non potendo ottener pace da Giustiniano, Cemtumcelle ed il castello Regino. Occupa Taranto ed Arimini. — Instabilità d’Augusto. Strage di Vero.''}} I. Totila di novello avea spedito ambasceria al re de’ Franchi addomandandogli la figlia in isposa, ma quegli vi si ricusò protestando che non era, nè più sarebbe monarca d’Italia chi pigliata Roma non seppe conservarla, e distruttane parte abbandonò il resto ai nemici. Allora il Gotto pose ogni diligenza nell’introdurre vittuaglla nella città, e fece comando che si ristaurassero prestamente i luoghi malconci dal ferro e dal fuoco. Richiamò parimente gli abitatori di lei, senza eccezione di ordine, banditi nella Campania, ed intervenuto ai giuochi equestri rassegnò tutto l’esercito macchinando la guerra siciliana. Allestì in pari tempo quattrocento piccole navi, mentendosi voglioso di certame navale, ed una forte armata di mare composta di legni maggiori pervenuti dall’oriente nel corso di quella guerra, e caduti colle truppe e coi carichi nelle mani dei suoi. Mandò poscia Stefano originario di Roma a Cesare chiedendogli pace e lega co’ Gotti, dalle armi dei quali e’ riceverebbe aiuto ove si facesse ad assalire altri nemici; ma Giustiniano Augusto disdegnò porgere orecchio all’ambasciadore ad accordare qualche considerazione alle reali proposte. Totila, uditone, {{Pt|appre-|}}<noinclude><references/></noinclude> stdnatdfnd9215jywy1zj00fbjgvwt7 Istoria delle guerre gottiche/Libro terzo/Capo XXXVIII 0 828080 3839105 3710358 2026-05-21T09:20:15Z Candalua 1675 3839105 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=30 marzo 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../Capo XXXVII|succ=../Capo XXXIX}} <pages index="Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu" from=429 to=431 /> {{Sezione note}} o86v9sf6rmlru69jei91bi1iob833lo Istoria delle guerre gottiche/Libro terzo/Capo XXXIX 0 828097 3839099 3710354 2026-05-21T09:18:07Z Candalua 1675 3839099 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=30 marzo 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../Capo XXXVIII|succ=../Capo XL}} <pages index="Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu" from=432 to=435 /> {{sezione note}} 0swibfp26ap8hv43s15tle5suegt0ja Viaggio sentimentale di Yorick (Laterza, 1920)/I. 0 833018 3838916 3830976 2026-05-21T06:20:15Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3838916 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=21 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=I.|prec=../Didimo Chierico a' lettori salute|succ=../II. 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Rimase separata la Borgogna Transiuranica fino al 933 nel quale anno i due regni furono riuniti, e formarono il novello regno di Arles. L’ultimo re di questo, {{Wl|Q504792|Rodolfo III}}, chiamò nel 1032 a suoi eredi i re di Germania, i quali mantennero a lungo su quelle provincie, attualmente francesi, e più a lungo ancora sulla Svizzera, la supremazia politica. Sebbene passasse allora la Provenza a far parte del regno di Borgogna, continuarono però a {{ec|Governarla|governarla}} suoi conti nazionali, in qualità di vassalli del regno e dell’impero. Dall’anno 900 in poi, presero stanza in Arles e finirono per ridurre la loro signoria ereditaria pressochè indipendente, mentre sorgevano pure i conti nazionali nella Linguadoca, e vi fondavano la famiglia illustre dei conti Raimondo di Tolosa. Avignone appartenne al regno di Arles, ma oltre i conti di Provenza, possedevano diritti pure sulla città quelli di Tolosa, e quelli ancora di Forcalquier, in guisa che, prima di diventare possessione dei Papi, ebbe per lungo spazio di tempo tre signori, stando inoltre, soggetta ancora all’imperatore di Germania, strana ed assurda combinazione, che solo il feudalismo, è l’intricato suo sistema di diritto pubblico possono spiegare. Nell’epoca avventurata, in cui principiarono a svilupparsi ed a fiorire le libertà municipali, Avignone pure ottenne la propria autonomia, come la avevano ottenuta Marsiglia ed Arles. Furono governate da consoli, e da podestà, ad imitazione delle repubbliche italiane, con effettiva partecipazione del vescovo al reggimento municipale. Il grande imperatore {{Wl|Q79789|Barbarossa}}, confermò nel 1137 gli statuti di Avignone, ed allora quella fiorente citta prese pure il nome di repubblica imperiale. Poco tempo dopo fu coinvolta nella grande agitazione, nel grande rivolgimento che tolse il nome degli Albigesi.<noinclude><references/></noinclude> nt1rmdsl52yj0bkqi89ssasz3x6uzqj Template:Nsb/doc 10 854160 3839134 3608637 2026-05-21T09:42:04Z Candalua 1675 3839134 wikitext text/x-wiki {{Documentazione sottopagina}} <!-- INSERIRE LE CATEGORIE E GLI INTERWIKI IN CALCE ALLA PAGINA, I TEMPLATE "Template complesso" E "Template protetto" QUI SOPRA DENTRO "includeonly" --> __NOTOC__ == Descrizione == Template ideato inizialmente per la serie [[Indice:Sonetti romaneschi I.djvu]] e seguenti (da cui la sigla Nsb = Nota separata Belli), è attualmente utilizzabile ''per qualunque altro indice''. Il template, racchiuso in tra tag &lt;ref>...</ref> transclude una nota, o un frammento di nota, collocato in pagina diversa da quella del rimando nota. L'effetto è analogo a quello di {{Tl|Nota separata}}, ma non usa il tl Pagina. {{Uso del template | Descrizione variabile 1 = sigla base pagina (vedi codice del template) | Descrizione variabile 2 = pagina | Descrizione variabile 3 = sezione | Nota = }} N.B. Se una nota è spezzata su più pagine occorrerà usare una istanza del template per ciascun pezzo di nota. == Approfondimento == Il template transclude semplicemente un frammento di testo presente in una pagina diversa all'interno di un normale tag ref. Ad esempio, nel caso in cui sia prevista l'abbreviazione <code>re</code> per <code>Pagina:AA. VV. - Il rapimento d'Elena e altre opere.djvu/</code>, le due sintassi seguenti, allì'interno di un tag ref. sono perfettamente identiche nel risultato: * <nowiki>{{nsb|re|148|nota2}}</nowiki> * <nowiki>{{#section:Pagina:AA. VV. - Il rapimento d'Elena e altre opere.djvu/148|nota2}}</nowiki> IL vantaggio della prima sintassi è la sua brevità, che rende più facile la rilettura. *Vedi anche [[Template:Nota separata]] *Vedi anche [[Template:Ns]] == Codice alternativo == In alternativa al template, si può usare un codice esplicito di transclusione (tag #section o tag #lst) all'interno del tag #ref che visualizza la nota separata. Esempio, da [[Pagina:Tragedie, inni sacri e odi.djvu/196|questa pagina]]: * il codice con il template Nsb: <code><nowiki>{{#tag:ref|{{nsb|tio|207|1}}|group=lower-alpha}}</nowiki></code> * il codice con #section: <code><nowiki>{{#tag:ref|{{#section:Pagina:Tragedie, inni sacri e odi.djvu/207|1}}|group=lower-alpha}}</nowiki></code> La sola differenza è la ''lunghezza in caratteri del codice'', determinata dalla lunghezza del nome di nsPagina; nei casi in cui la lunghezza del nome nsPagina è notevole, questa lunghezza può infastidire durante la rilettura/correzione del testo. ===Testo di prova=== Dal volume I dei ''Sonetti romaneschi'' {| !codice!!effetto |- |<nowiki> <ref>{{nsb|I|323|3}} {{nsb|I|323|4}}</ref></nowiki> |<ref>{{nsb|I|323|3}} {{nsb|I|323|4}}</ref> |} <references /> <includeonly><!-- ++++ INSERIRE LE CATEGORIE E GLI INTERWIKI QUI SOTTO, GRAZIE --> [[Categoria:Template di prova|{{PAGENAME}}]] </includeonly> 0mrzkpq1ob6kkd3e52ihxvxdeapvj4j Sonetti romaneschi/Glossario-indice/V 0 858356 3838939 3759867 2026-05-21T06:35:13Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3838939 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=21 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Glossario-indice]] - V|prec=../U|succ=../Z}} <pages index="Sonetti romaneschi I.djvu" from="133" to="135" fromsection="s3" tosection="s1" /> i1yfz1dfre9ldj8uuybbr9848qrmtej Pagina:Sonetti romaneschi I.djvu/134 108 858397 3838936 3073311 2026-05-21T06:33:21Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3838936 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|{{rl|122}}|''Glossario-indice''|}}</noinclude> {{Colonna|em=-1}} Vaglioli, IV, {{Pg|86|86|bIV}}. Vago -a (-hi), I, {{Pg|223|223|bI}}; II, {{Pg|385|385|bII}}; IV, {{Pg|223|223|bIV}}; {{pg|350|350|bIV}} Vai, III, {{Pg|79|79|bIII}}. Vall’a indovina, III, {{Pg|82|82|bIII}}. Valisce, II, {{Pg|114|114|bII}}. Valle (La), III, {{Pg|423|423|bIII}}. Vangelio, IV, {{Pg|373|373|bIV}}. Vanosa, II, {{Pg|61|61|bII}}. Vappo, I, {{Pg|94|94|bI}}; IV, {{Pg|135|135|bIV}}. Varda, I, {{Pg|41|41|bI}}; II, {{Pg|3|3|bII}}. Vardrappa, IV, {{Pg|152|152|bIV}}. Varpelosa, VI, {{Pg|170|170|bVI}}. VasceIlari, I, {{Pg|210|210|bI}}. Vaschetta, VI, {{Pg|170|170|bVI}}. Vassallo -i, I, {{Pg|210|210|bI}}; II, {{Pg|49|49|bII}}. Vassallona, IV, {{Pg|433|433|bIV}}. Vassallume, V, {{Pg|107|107|bV}}. Vatt’-a-ccerca-chi-tt’-ha-ddato, I, {{Pg|29|29|bI}}. Vatt’a ffà bbuggiarà, I, {{Pg|215|215|bI}}. Vatte a fà óggne, VI, {{Pg|66|66|bVI}}. Vattel’a mmagna, V, {{Pg|262|262|bV}}. Va uno scudo che....?, I, {{Pg|40|40|bI}}, n. 13. {{spazi|5}}Va uno scudo che tu nun ciazzécchi, II, {{Pg|63|63|bII}}, n. 6. Va’ vva’ vva’, I, {{Pg|179|179|bI}}. Ve, I, {{Pg|37|37|bI}}; {{pg|193|193|bI}}. Vedde, I, {{Pg|19|19|bI}}; {{pg|81|81|bI}}. Vede, I, {{Pg|198|198|bI}}. Vedé, IV, {{Pg|201|201|bIV}}. Vedènnove, I, {{Pg|23|23|bI}}. Véderle, I, {{Pg|174|174|bI}}. Vedérno, I, {{Pg|81|81|bI}}. Vedessi, III, {{Pg|239||bIII}}. Vedéssivo, III, {{Pg|2|2|bIII}}. Vedi, I, {{Pg|179|179|bI}}; II, {{Pg|11|11|bII}}. Vela (De), V, {{Pg|429|429|bV}}. {{spazi|5}}Vela (Semo de), I, {{Pg|90|90|bI}}. Velàpro, II, {{Pg|31|31|bII}}. Vemmaria, III, {{Pg|214|214|bIII}}. {{spazi|5}}Vemmaria (’Na), II, {{Pg|118|118|bII}}. Vemmarïette, I, {{Pg|191|191|bI}}. Vendembiava, I, {{Pg|175|175|bI}}. Venne, I, {{Pg|61|61|bI}}; {{pg|200|200|bI}}. Vennécce, II, {{Pg|127|127|bII}}. Vennéi, II, {{Pg|374|374|bII}}. Venne in galera, I, {{Pg|37|37|bI}}. Vennémo, V, {{Pg|7|7|bV}}. Vennetta, IV, {{Pg|244|244|bIV}}. Vénnevè, II, {{Pg|49|49|bII}}. Venno, III, {{Pg|87|87|bIII}}; {{pg|204|204|bIII}}. Ventotto de vino, VI, {{Pg|200|200|bVI}}. Ventresca, I, {{Pg|154|154|bI}}. Ventricolo, II, {{Pg|123|123|bII}}. {{AltraColonna|em=-1}} ''Verba vola'', IV, {{Pg|289|289|bIV}}. Verbo, V, {{Pg|103|103|bV}}. Verbuncaro, I, {{Pg|42|42|bI}}. ''Verbus-verbo'', II, {{Pg|333|333|bII}}. Verdacchia, VI, {{Pg|200|200|bVI}}. {{spazi|5}}Verdacchia (Èsse a la), VI, {{Pg|54|54|bVI}}. Verd’aspetta, II, {{Pg|399|399|bII}}. Vèrde, IV, {{Pg|182|182|bIV}}. Verdùchi, III, {{Pg|347|347|bIII}}. Vèrgna, II, {{Pg|216|216|bII}}; V, {{Pg|245|245|bV}}. Vertécchio, I, {{Pg|44|44|bI}}; II, {{Pg|67|67|bII}}. {{spazi|5}}Vertécchio (A ttempo der), II, {{Pg|97|97|bII}}. Verza (La), I, {{Pg|126||bI}}. Vescovo dell’acqua de Cològgna, V, {{Pg|131|131|bV}}. Vespa d’Olanna, II, {{Pg|358|358|bII}}. Vescigon, III, {{Pg|416|416|bIII}}. Vesta -i, IV, {{Pg|363|363|bIV}}; V, {{Pg|129|129|bV}}. Vèstete, III, {{Pg|263|263|bIII}}. Vestì, IV, {{Pg|172|172|bIV}}. Viacrusce, I, {{Pg|134|134|bI}}. Viàggia, I, {{Pg|202|202|bI}}. Viaggià, I, {{Pg|192|192|bI}}. Vicoletto, IV, {{Pg|428|428|bIV}}. Vicolo der Bove (Abbitàssivo ar), VI, {{Pg|95|95|bVI}}. {{spazi|5}}Vicolo (Svortà), V 35. Vidente, IV, {{Pg|401|401|bIV}}. Viè, III, {{Pg|230|230|bIII}}. Vièngheno a ddì (Ccusì), II, {{Pg|295|295|bII}}. {{spazi|5}}Vièngheno a stà, I, {{Pg|216|216|bI}}. Viènghi, I, {{Pg|68|68|bI}}. Vienicce, I, {{Pg|19|19|bI}}. Vienisse, VI, {{Pg|332|332|bVI}}. Vienissene, III, {{Pg|122|122|bIII}}. Vienissi, I, {{Pg|91|91|bI}}. Vienissimo, IV, {{Pg|5|5|bIV}}. Vieranno, VI, {{Pg|330|330|bVI}}. Vieréssimo, IV, {{Pg|23|23|bIV}}. Vierìa, III, {{Pg|157|157|bIII}}. Viètte, II, {{Pg|225|225|bII}}. Vin asciutto, I, {{Pg|150|150|bI}}. Vintootto, V, {{Pg|186|186|bV}}. Viola (E ttocca la), I, {{Pg|99|99|bI}}. Viscereggente, I, {{Pg|241|241|bI}}. Viscido, VI, {{Pg|66|66|bVI}}. Visità, IV, {{Pg|119|119|bIV}}. Visitòne, I, {{Pg|83|83|bI}}. Vittina, III, {{Pg|51|51|bIII}}. Vittura, II, {{Pg|344|344|bII}}. Vivi, II, {{Pg|117|117|bII}}; IV, {{Pg|398|398|bIV}}. Vivolaccio, III, {{Pg|51|51|bIII}}. Vivoli, V, {{Pg|363|363|bV}}. Vizzio -i, III, {{Pg|337|337|bIII}}; V, {{Pg|287|287|bV}}. Vò, I, {{Pg|37|37|bI}}; II, {{Pg|169|169|bII}}.<noinclude></noinclude> cb1yr3dgd9mup5eewehki5opylq17te Pagina:Sonetti romaneschi I.djvu/135 108 858398 3838937 3073312 2026-05-21T06:34:39Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3838937 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||''Glossario-indice''|{{rl|123}}}}</noinclude><section begin="s1"/> {{Colonna|em=-1}} Voàntri, II, {{Pg|379|379|bII}}. Vòi, I, {{Pg|68|68|bI}}; {{pg|195|195|bI}}; III, {{Pg|102|102|bIII}}. Vojji, III, {{Pg|151|151|bIII}}. Vojjino, VI, {{Pg|263|263|bVI}}. Volate, II, {{Pg|400|400|bII}}: III, {{Pg|305|305|bIII}}. Volàtico -hi, IV, {{Pg|261|261|bIV}}: VI, {{Pg|236|236|bVI}}. Volé, II, {{Pg|398|398|bII}}. Volévio, IV, {{Pg|305|305|bIV}}. Vommitate, I, {{Pg|90|90|bI}}. Vommitativi, II, {{Pg|325|325|bII}}. Vommitòrno, II, {{Pg|124|124|bII}}. Vònno, I, {{Pg|132|132|bI}}. Vorebbe — V. ''Vorrebbe''. Voressi, III, {{Pg|29|29|bIII}}. Voréssivo, II, {{Pg|386|386|bII}}. Vorìa, I, {{Pg|27|27|bI}}; {{pg|37|37|bI}}. Vorìano, III, {{Pg|14|14|bIII}}. Vormijjóni, I, {{Pg|21|21|bI}}; II, {{Pg|372|372|bII}}. Vorrebbe. II, {{Pg|190|190|bII}}; III, {{Pg|22|22|bIII}}. {{spazi|5}}Vorrebbe dì, I, {{Pg|71|71|bI}}. Vorria — V. ''Vorìa''. Vorta -e, I, {{Pg|94|94|bI}}; IV, {{Pg|260|260|bIV}}. Vortasse, I, {{Pg|239|239|bI}}. Vortastòmmico, IV, {{Pg|107|107|bIV}}. Vortàttesce, V, {{Pg|94|94|bV}}. Vòrtela, II, {{Pg|284|284|bII}}. Vòrti, I, {{Pg|97|97|bI}}. Vorticàmo, I, {{Pg|41|41|bI}}. Vòrze, I, {{Pg|8|8|bI}}; II, {{Pg|201|201|bII}}. Vòrzi, I, {{Pg|35|35|bI}}. Vòrzimo, I, {{Pg|96|96|bI}}. Vorzùto -a, I, {{Pg|74|74|bI}}; {{pg|113|113|bI}}; {{pg|116|116|bI}}. Vostròdine, II, {{Pg|326|326|bII}}, n. 1. Vvacce, III, {{Pg|285|285|bIII}}. Vva che, II, {{Pg|219|219|bII}}. Vvadi — V. ''Vadi''. Vvaga (-hi) — V. ''Vago''. Vvarda — V. ''Varda''. Vvariasse, IV, {{Pg|348|348|bIV}}. Vve — V. ''Ve''. Vvecchia cucca, IV, {{Pg|263|263|bIV}}. Vvedde — V. ''Vedde''. Vvedi — V. ''Vedi''. Vvenne — V. ''Venne''. Vvenneva, IV, {{Pg|120|120|bIV}}. Vvenno — V. ''Venno''. Vvermiscelli, II, {{Pg|412|412|bII}}. Vvicarri, III, {{Pg|415|415|bIII}}. Vvièngheno — V. ''Vièngheno''. Vvienissimo, III, {{Pg|239|239|bI}}. Vvierà, I, {{Pg|189|189|bI}}. Vvinchi, IV, {{Pg|172|172|bIV}}. Vviscinato, VI, {{Pg|188|188|bVI}}. Vvita mozza (Piaggne a), I, {{Pg|154|154|bI}}; II, {{Pg|48||bII}}. {{AltraColonna|em=-1}} Vviveno, II, {{Pg|385|385|bII}}. Vvivi — V. ''Vivi''. Vvò — V. ''Vò''. Vvòi — V. ''Vòi''. Vvoiàntre, V, {{Pg|431|431|bV}}. Vvolate — V. ''Volate''. Vvormijjóni — V. ''Vormijjóni''. Vvorrebbe — V. ''Vorrebbe''. Vvorzùto — V. ''Vorzùto''. Vvurva, VI, {{Pg|170|170|bVI}}. <section end="s1"/><section begin="s2"/><includeonly>{{indentatura}}</includeonly>{{Ct|f=120%|v=1|t=2|Z.}} Zabbajja, IV, {{Pg|111|111|bIV}}. Zabbijjè, II, {{Pg|317|317|bII}}. Zabbujjone, III, {{Pg|320|320|bIII}}. Zàcchere, III, {{Pg|419|419|bIII}}. Zacco, IV, {{Pg|383|383|bIV}}. Zacconaccio, VI, {{Pg|118|118|bVI}}. Zagristìa, IV, {{Pg|195|195|bIV}}. Zai, III, {{Pg|198|198|bIII}}. Zalame de la prudenza, III, {{Pg|26|26|bIII}}. Zale, I, {{Pg|65|65|bI}}. Zalisscéggne, II, {{Pg|360|360|bII}}. Zampa, II, {{Pg|1|1|bII}}. Zampane, I, {{Pg|163|163|bI}}; V, {{Pg|308|308|bV}}. Zampietrino, VI, {{Pg|226|226|bVI}}. Zampo, II, {{Pg|144|144|bII}}. Zanatòto, II, {{Pg|240|240|bII}}. Zangózzo, VI, {{Pg|120|120|bVI}}. Zanguellatte, VI, {{Pg|290|290|bVI}}. Zanguinaccio, I, {{Pg|213|213|bI}}; IV, {{Pg|12|12|bIV}}. Zantàro, III, {{Pg|268|268|bIII}}. Zanti, V, {{Pg|171|171|bV}}. Zàntolo, I, {{Pg|80|80|bI}}. Zapé, IV, {{Pg|325|325|bIV}}. Zaperìa, IV, {{Pg|344|344|bIV}}. Zaponaro, V, {{Pg|113|113|bV}}. Zaraca, II, {{Pg|220|220|bII}}. Zartapicchio, I, {{Pg|80|80|bI}}. Zarvatore, V, {{Pg|86|86|bV}}. Zassatone, IV, {{Pg|260|260|bIV}}. Zassi, III, {{Pg|77|77|bIII}}. Ze, I, {{Pg|63|63|bI}}. Zeccata, I, {{Pg|11|11|bI}}. Zecchio, II, {{Pg|146|146|bII}}. Zecco (Ar), VI, {{Pg|54|54|bVI}}. Zecolaro, III, {{Pg|155|155|bIII}}. Zegatore, II, {{Pg|148|148|bII}}. Zeggno, I, {{Pg|3|3|bI}}. Zego, IV, {{Pg|393|393|bIV}}. Zeimilanni, III, {{Pg|191|191|bIII}}. Zèlla -e, I, {{Pg|48|48|bI}}; IV, {{Pg|3|3|bIV}}. Zeminario, VI, {{Pg|113|113|bVI}}. <section end="s2"/><noinclude></noinclude> 4iy8bakjjmncoihmmaiqsffx9mpsbpq 3838938 3838937 2026-05-21T06:35:05Z Dr Zimbu 1553 3838938 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||''Glossario-indice''|{{rl|123}}}}</noinclude><section begin="s1"/> {{Colonna|em=-1}} Voàntri, II, {{Pg|379|379|bII}}. Vòi, I, {{Pg|68|68|bI}}; {{pg|195|195|bI}}; III, {{Pg|102|102|bIII}}. Vojji, III, {{Pg|151|151|bIII}}. Vojjino, VI, {{Pg|263|263|bVI}}. Volate, II, {{Pg|400|400|bII}}: III, {{Pg|305|305|bIII}}. Volàtico -hi, IV, {{Pg|261|261|bIV}}: VI, {{Pg|236|236|bVI}}. Volé, II, {{Pg|398|398|bII}}. Volévio, IV, {{Pg|305|305|bIV}}. Vommitate, I, {{Pg|90|90|bI}}. Vommitativi, II, {{Pg|325|325|bII}}. Vommitòrno, II, {{Pg|124|124|bII}}. Vònno, I, {{Pg|132|132|bI}}. Vorebbe — V. ''Vorrebbe''. Voressi, III, {{Pg|29|29|bIII}}. Voréssivo, II, {{Pg|386|386|bII}}. Vorìa, I, {{Pg|27|27|bI}}; {{pg|37|37|bI}}. Vorìano, III, {{Pg|14|14|bIII}}. Vormijjóni, I, {{Pg|21|21|bI}}; II, {{Pg|372|372|bII}}. Vorrebbe, II, {{Pg|190|190|bII}}; III, {{Pg|22|22|bIII}}. {{spazi|5}}Vorrebbe dì, I, {{Pg|71|71|bI}}. Vorria — V. ''Vorìa''. Vorta -e, I, {{Pg|94|94|bI}}; IV, {{Pg|260|260|bIV}}. Vortasse, I, {{Pg|239|239|bI}}. Vortastòmmico, IV, {{Pg|107|107|bIV}}. Vortàttesce, V, {{Pg|94|94|bV}}. Vòrtela, II, {{Pg|284|284|bII}}. Vòrti, I, {{Pg|97|97|bI}}. Vorticàmo, I, {{Pg|41|41|bI}}. Vòrze, I, {{Pg|8|8|bI}}; II, {{Pg|201|201|bII}}. Vòrzi, I, {{Pg|35|35|bI}}. Vòrzimo, I, {{Pg|96|96|bI}}. Vorzùto -a, I, {{Pg|74|74|bI}}; {{pg|113|113|bI}}; {{pg|116|116|bI}}. Vostròdine, II, {{Pg|326|326|bII}}, n. 1. Vvacce, III, {{Pg|285|285|bIII}}. Vva che, II, {{Pg|219|219|bII}}. Vvadi — V. ''Vadi''. Vvaga (-hi) — V. ''Vago''. Vvarda — V. ''Varda''. Vvariasse, IV, {{Pg|348|348|bIV}}. Vve — V. ''Ve''. Vvecchia cucca, IV, {{Pg|263|263|bIV}}. Vvedde — V. ''Vedde''. Vvedi — V. ''Vedi''. Vvenne — V. ''Venne''. Vvenneva, IV, {{Pg|120|120|bIV}}. Vvenno — V. ''Venno''. Vvermiscelli, II, {{Pg|412|412|bII}}. Vvicarri, III, {{Pg|415|415|bIII}}. Vvièngheno — V. ''Vièngheno''. Vvienissimo, III, {{Pg|239|239|bI}}. Vvierà, I, {{Pg|189|189|bI}}. Vvinchi, IV, {{Pg|172|172|bIV}}. Vviscinato, VI, {{Pg|188|188|bVI}}. Vvita mozza (Piaggne a), I, {{Pg|154|154|bI}}; II, {{Pg|48||bII}}. {{AltraColonna|em=-1}} Vviveno, II, {{Pg|385|385|bII}}. Vvivi — V. ''Vivi''. Vvò — V. ''Vò''. Vvòi — V. ''Vòi''. Vvoiàntre, V, {{Pg|431|431|bV}}. Vvolate — V. ''Volate''. Vvormijjóni — V. ''Vormijjóni''. Vvorrebbe — V. ''Vorrebbe''. Vvorzùto — V. ''Vorzùto''. Vvurva, VI, {{Pg|170|170|bVI}}. <section end="s1"/><section begin="s2"/><includeonly>{{indentatura}}</includeonly>{{Ct|f=120%|v=1|t=2|Z.}} Zabbajja, IV, {{Pg|111|111|bIV}}. Zabbijjè, II, {{Pg|317|317|bII}}. Zabbujjone, III, {{Pg|320|320|bIII}}. Zàcchere, III, {{Pg|419|419|bIII}}. Zacco, IV, {{Pg|383|383|bIV}}. Zacconaccio, VI, {{Pg|118|118|bVI}}. Zagristìa, IV, {{Pg|195|195|bIV}}. Zai, III, {{Pg|198|198|bIII}}. Zalame de la prudenza, III, {{Pg|26|26|bIII}}. Zale, I, {{Pg|65|65|bI}}. Zalisscéggne, II, {{Pg|360|360|bII}}. Zampa, II, {{Pg|1|1|bII}}. Zampane, I, {{Pg|163|163|bI}}; V, {{Pg|308|308|bV}}. Zampietrino, VI, {{Pg|226|226|bVI}}. Zampo, II, {{Pg|144|144|bII}}. Zanatòto, II, {{Pg|240|240|bII}}. Zangózzo, VI, {{Pg|120|120|bVI}}. Zanguellatte, VI, {{Pg|290|290|bVI}}. Zanguinaccio, I, {{Pg|213|213|bI}}; IV, {{Pg|12|12|bIV}}. Zantàro, III, {{Pg|268|268|bIII}}. Zanti, V, {{Pg|171|171|bV}}. Zàntolo, I, {{Pg|80|80|bI}}. Zapé, IV, {{Pg|325|325|bIV}}. Zaperìa, IV, {{Pg|344|344|bIV}}. Zaponaro, V, {{Pg|113|113|bV}}. Zaraca, II, {{Pg|220|220|bII}}. Zartapicchio, I, {{Pg|80|80|bI}}. Zarvatore, V, {{Pg|86|86|bV}}. Zassatone, IV, {{Pg|260|260|bIV}}. Zassi, III, {{Pg|77|77|bIII}}. Ze, I, {{Pg|63|63|bI}}. Zeccata, I, {{Pg|11|11|bI}}. Zecchio, II, {{Pg|146|146|bII}}. Zecco (Ar), VI, {{Pg|54|54|bVI}}. Zecolaro, III, {{Pg|155|155|bIII}}. Zegatore, II, {{Pg|148|148|bII}}. Zeggno, I, {{Pg|3|3|bI}}. Zego, IV, {{Pg|393|393|bIV}}. Zeimilanni, III, {{Pg|191|191|bIII}}. Zèlla -e, I, {{Pg|48|48|bI}}; IV, {{Pg|3|3|bIV}}. Zeminario, VI, {{Pg|113|113|bVI}}. <section end="s2"/><noinclude></noinclude> nx5ultmgbcm9sj9qygk29qz63pkqild Notizie storiche delle maioliche di Castelli e dei pittori che le illustrarono/Documenti/H 0 870072 3839111 3732659 2026-05-21T09:25:57Z Candalua 1675 3839111 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=19 febbraio 2023|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Documenti - H|prec=../G|succ=../I}} <pages index="Notizie storiche delle maioliche di Castelli e dei pittori che le illustrarono.djvu" from="139" to="140" fromsection="H" /> 3ba5pugy6lsv3fwat3mok34jeo2nxa4 Vita nuova/IX 0 870591 3839113 3135131 2026-05-21T09:27:39Z Candalua 1675 3839113 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=25 febbraio 2023|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=IX|prec=../VIII|succ=../X}} <pages index="Vita nuova.djvu" from=325 to=328 onlysection="s9" /> == Commento == <pages index="Vita nuova.djvu" from=325 to=327 onlysection="c9" /> {{Sezione note}} 3ykjwyr8zd0lfmdmveh7jzvjun18fcl Storia della letteratura italiana (De Sanctis 1912)/VIII. Il Canzoniere 0 901012 3839184 3827737 2026-05-21T10:11:18Z Candalua 1675 3839184 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=10 ottobre 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=VIII. Il Canzoniere|prec=../VII. La Commedia/VIII|succ=../IX. Il Decamerone}} <pages index="De Sanctis, Francesco – Storia della letteratura italiana, Vol. I, 1912 – BEIC 1806199.djvu" from="251" to="274" /> pqj8y2j56jqq284ytv4n97hes2de9f8 Storia della letteratura italiana (De Sanctis 1912)/X. L'ultimo trecentista 0 901014 3839174 3827738 2026-05-21T10:06:53Z Candalua 1675 3839174 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=3 novembre 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=X. L'ultimo trecentista|prec=../IX. Il Decamerone|succ=../XI. Le Stanze}} <pages index="De Sanctis, Francesco – Storia della letteratura italiana, Vol. I, 1912 – BEIC 1806199.djvu" from="337" to="344" /> gj1u91ufbyibpc7ao30guiwnlpzlju9 Storia della letteratura italiana (De Sanctis 1912)/XI. Le Stanze 0 901015 3839177 3827739 2026-05-21T10:07:39Z Candalua 1675 3839177 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=11 novembre 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=XI. Le Stanze|prec=../X. L'ultimo trecentista|succ=../XII. Il Cinquecento}} <pages index="De Sanctis, Francesco – Storia della letteratura italiana, Vol. I, 1912 – BEIC 1806199.djvu" from="345" to="392" /> tqwp3i66z3nv62ifrb1aypwip29xkp2 Storia della letteratura italiana (De Sanctis 1912)/XII. Il Cinquecento 0 901016 3839173 3827740 2026-05-21T10:06:05Z Candalua 1675 3839173 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=17 novembre 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=XII. Il Cinquecento|prec=../XI. Le Stanze|succ=../XIII. L'Orlando furioso}} <pages index="De Sanctis, Francesco – Storia della letteratura italiana, Vol. I, 1912 – BEIC 1806199.djvu" from="393" to="430" /> khb7pphdbdqc36oaizglhfwf2zdznp7 Giro del mondo del dottor d. Gio. Francesco Gemelli Careri - Vol. VI/Libro III/IV 0 901397 3839116 3803506 2026-05-21T09:29:44Z Candalua 1675 3839116 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=30 ottobre 2023|arg=storia}}{{NMIS}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Libro III]] - Cap. IV|prec=../III|succ=../V}} <pages index="Giro del mondo del dottor d. Gio. Francesco Gemelli Careri - Vol. VI.djvu" from="289" to="322" tosection="s1" /> [[Categoria:Messico]] ibv22fmjpuiu26isnxtdts3e8zsel84 Pagina:Mantegazza - Elogio della vecchiaia.djvu/284 108 903557 3839137 3420471 2026-05-21T09:44:34Z Candalua 1675 3839137 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Accolturato" />{{RigaIntestazione|260|{{Sc|dialogo intorno alla vecchiezza}}|riga=si}}</noinclude><section begin="s1" /> L’altro, perché è accompagnata dalle fisiche infermità; Il terzo, perché lo priva presso che d’ogni voluttà; Finalmente, perché confina da vicino con la morte. Esaminiamo dunque ad una ad una queste accuse per giudicarne la verità.<section end="s1" /> <section begin="s2" />VI. — (''La vecchiezza non distoglie l’uomo dai gravi affari''.) — Il vecchio è dunque distolto dall’incumbere agli affari? Ma da quali per Dio? forse da quelli che hanno bisogno di gioventù e fisico vigore. Ma le forze dei vecchi non sono mai ridotte a tale nullità, che essi non possano supplire con la mente nel governo delle cose, quando le infermità del corpo hanno affievolita la loro energia. Era dunque assolutamente inetto quel Quinto Massimo? Inetto, Lucio Paolo tuo genitore, o Scipione, il quale fu suocero altresi di mio figliuolo, egregia persona? E gli altri vecchi, Fabrizio, Curio, Coruncanio prestando alla Repubblica l’appoggio del loro autorevole consiglio, forse che erano buoni da nulla? Ed Appio Claudio che non solamente era vecchio, ma cieco, quando il Senato mostrossi propenso alla pace ed all’alleanza con Re Pirro, rimase egli un istante perplesso a biasimarlo con i detti, che Ennio riferisce ne’ seguenti versi: <poem> Senatori, dov’è l’usato senno? Giudiziosi una volta, or deliranti, </poem> e con altre rampogne dello stesso peso? - A voi quel carme non è cosa nuova. Esiste pure il discorso dello stesso Appio, da lui {{Pt|de-|}}<section end="s2" /><noinclude></noinclude> 3o2c28wsuvbjqwivfslmcvzct3ciyyq Ogni uccello trova il suo nido bello 0 932540 3839131 3820224 2026-05-21T09:39:37Z Candalua 1675 3839131 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=9 gennaio 2026|arg=Da definire}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Ludovic Sarlat | Nome e cognome del curatore = | Titolo =Ogni uccello trova il suo nido bello | Anno di pubblicazione = 1890 | Lingua originale del testo = occitano | Nome e cognome del traduttore = Emanuele Portal | Anno di traduzione = 1911 | Progetto = Letteratura | Argomento = poesie | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Antologia provenzale, Hoepli, 1911.djvu | prec = La canzone dell'Englantina | succ= Nulla è durevole }} {{Raccolta|Antologia provenzale/Limosino e Perigord}} <pages index="Antologia provenzale, Hoepli, 1911.djvu" from="573" to="573" onlysection="s2" /> {{Rule|v=2|t=2}} <pages index="Antologia provenzale, Hoepli, 1911.djvu" from="573" to="573" onlysection="s1" /> jdxi703le6u7dg53qqhstwljd86otts Dell'uso e dell'attività dell'arco conduttore nelle contrazioni de' muscoli/VI 0 965680 3839182 3799097 2026-05-21T10:10:52Z Candalua 1675 3839182 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=10 marzo 2025|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capo VI - Dell’attività dell’arco interrotto|prec=../V|succ=../VII}} <pages index="Galvani - Opere edite ed inedite, 1841.djvu" from="306" to="314" tosection="6" /> {{sezione note}} <references group="lower-alpha"/> mahq5gmedtxct93708v4nehc504kd82 Pagina:Kant critica ragione pura 1820 tomo 1.djvu/3 108 969087 3838976 3497113 2026-05-21T08:03:16Z Gatto bianco 43648 /* Trascritta */ 3838976 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Gatto bianco" /></noinclude>{{Ct|v=1|t=6|f=300%|CRITICA}} {{Ct|v=1|f=150%|DELLA RAGIONE PURA}} {{Ct|v=1|f=0.7|DI}} {{Ct|v=1|f=150%|L=2.5px|MANUELE KANT}} {{Ct|v=10|f=100%|{{Sc|traduzione dal tedesco}}}} {{Rule|v=.8|4em}} {{Ct|v=.8|{{Sc|Tom. I.}}}} {{Rule|v=10|4em}} {{Ct|v=.6|f=100%|PAVIA}} {{Ct|v=.3|f=100%|{{Sc|Presso i Collettori}}}} {{Ct|v=.3|f=100%|{{Sc|Coi Tipi di Pietro Bizzoni}}}} {{Ct|v=.3|f=100%|{{Sc|successore di Bolzani}}}} {{Ct|v=2|f=100%|1820.}}<noinclude><references/></noinclude> 0l48ea6t1awlxhiuhd5ya0uidoyf7qa Le lettere di S. Caterina da Siena/CLXXVIII 0 969619 3838965 3721622 2026-05-21T07:42:49Z Candalua 1675 3838965 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=6 aprile 2025|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=CLXXVIII. - A Neri di Landoccio|prec=../CLXXVII|succ=../CLXXIX}} <pages index="Lettere - Santa Caterina, volume III, 1913.djvu" from="129" to="131" fromsection="s2" /> {{Sezione note}} k5q7fs2euhytch8dkuc0ihcrzp7bc2z Pagina:Ballatore - La quarta dimensione o l'iperspazio, 1908.djvu/21 108 969701 3839225 3498735 2026-05-21T11:58:11Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3839225 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||{{sc|c. ballatore}}|19}}</noinclude> Regola generale: Il numero dei lati o spigoli di una figura di qualsiasi dimensione è uguale al doppio dei lati, o spigoli della figura precedente, più altrettanti lati o spigoli quanti sono gli angoli pure della figura precedente. Calcoliamo le superficie: La fig. 1ª non ne ha; la fig. 2ª ne ha una, ossia tante quante sono le rette della figura precedente d’origine; la fig. 3ª ne ha sei; cioè: tante quante sono le rette, o lati, del quadrato, più il doppio del numero delle superficie della figura precedente, d’origine; ossia: 4 + 2 = 6. La figura di quarta dimensione quante ne dovrà avere? Per saperlo applicheremo la medesima norma, ossia: La figura di quarta dimensione dovrà avere tante superficie, o faccie, quante sono le rette o spigoli del cubo, più il doppio delle superficie o faccie della figura precedente. Le rette, o spigoli, del cubo essendo 12 e le superficie o faccie della figura precedente, ossia del cubo, essendo 6, si avrà che il numero delle superficie o faccie della figura di quarta dimensione, successiva al cubo, sarà rappresentata da 12 + (6 × 2) = 24. Regola generale: Il numero della superficie, o faccie di una figura di qualsiasi dimensione è uguale al numero delle rette, lati o spigoli della figura precedente più il doppio del numero delle superficie o faccie, pure della figura precedente. Pongasi mente che le figure 1ª, 2ª, 3ª, hanno rispettivamente per limite il punto, la linea, la superficie; ossia: ogni figura ha per limite la figura della precedente dimensione, dunque, per analogia, la figura di quarta dimensione dovrà avere per limite un solido; e nel caso nostro il cubo. Si domanda ora il numero dei cubi di cui consterà la sospirata figura. È facile venirne a conoscenza applicando analogamente la regola già applicata innanzi. Tanti cubi quante sono le faccie della figura precedente, più il doppio della figura stessa generatrice, (il cubo) ossia: 6 + 2 = 8. La qual cosa ci appare ancora evidente pensando come alla stessa guisa che una retta ha generata una superficie (quadrato) e questa un cubo, a sua volta ogni faccia del cubo ottenuto genererà un cubo; ossia: in tutto sei cubi ai quali, a seconda della regola trovata, è d’uopo aggiungerne altri due, per portare a compimento la nuova figura, che venne battezzata da {{Wl|Q1064912|Hinton}} col nome<noinclude>{{PieDiPagina|{{smaller|2*}}||}}</noinclude> qn2wu8nqzb0r8gw5vt4y81f8t1bp11g Ricordi storici: i fatti delle Calabrie nel Luglio ed Agosto 1860/XV 0 984612 3839170 3824456 2026-05-21T10:04:24Z Candalua 1675 3839170 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=1 settembre 2025|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=XV|prec=../XIV|succ=../XVI}} <pages index="C. Morisani - Ricordi storici, Reggio C., Ceruso, 1872.djvu" from="67" to="72" tosection="s1" /> dxgngq3ahyohz4rpuudgolu9rnu1z72 Ricordi storici: i fatti delle Calabrie nel Luglio ed Agosto 1860/XXV 0 984738 3839167 3750670 2026-05-21T10:03:32Z Candalua 1675 3839167 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=3 settembre 2025|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=XXV|prec=../XXIV|succ=../XXVI}} <pages index="C. Morisani - Ricordi storici, Reggio C., Ceruso, 1872.djvu" from="118" to="124" fromsection="s2" tosection="s2" /> a3frsd5j5tm2d2vk8fujvd9mznxt3r6 Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/102 108 990400 3838798 3834430 2026-05-20T16:31:35Z Panz Panz 3665 3838798 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />{{Colonna}}«Simpatica, simpatica: una vera friulana» possiamo dire con il proposito, il quale preposito ha avuto da Leo Pudis una bonaria e intelligente caratterizzazione. Altrettanto possiamo dire di Rodolfo Moraro, che ha interpretato con bella signorilità la parte del dottore, dimostrando voce sempre limpida e bene accentata. Ottime promesse <noinclude>quel-</noinclude>{{AltraColonna}}{{Pt|le|quelle}} di Aldo Bottion e Marisa Salimbeni, giovani allievi del Centro lirico di Venezia: e innamorati di gradevole e schietta semplicità. Per l’autore e per tutti gli esecutori il pubblico ha avuto caldi e affettuosi applausi. Numerose le chiamate al proscenio che hanno contrassegnato il festoso battesimo della nuova opera. {{A destra|<nowiki>*</nowiki>}}{{FineColonne}}<section end="s1" /> <section begin="s2" />{{no rientro}}'''Il Dibuk di L. Rocca al Teatro Comunale di Firenze''' ''Nel corso della Stagione lirica invernale al Teatro Comunale, il 21 gennaio 1962 è andata in scena — novità per Firenze — l’opera in un prologo e 3 atti'' Il Dibuk ''di Lodovico Rocca. Sulle calorose accoglienze tributate dal pubblico fiorentino all’opera e al compositore così ha scritto il critico della'' Nazione ''(22 gennaio 1962)'': {{Colonne}}''Il Dibuk'' di Lodovico Rocca, andato in scena ieri sera al Comunale, è avvenimento di rilevante importanza, perchè, dopo la fortuna raggiunta dall’opera in ogni parte del mondo, ci meravigliavamo come finora non fosse stata rappresentata nel nostro massimo teatro. La cura con cui è stata inscenata e il successo che ne è meritatamente derivato è stato riconoscimento del valore di un musicista di tanto merito, come è il maestro Rocca, uno dei più forti e originali, specialmente nel campo teatrale. ''Il Dibuk'' è la sintesi delle migliori qualità compositive del maestro torinese, mostrando chiara fusione tra natura ispirativa umana e forma musicale concreta. Ciò avviene senza sconvolgere la costruzione teatrale, che, nella sua sostanza, si mantiene fedele ai modelli più eccelsi del passato, non si avventura in ricerche extra-musicali, e pure raggiunge una tale personale forma di dramma musicale e una originalità di invenzione e di colorazione, da meritare di essere segnalato, Rocca, in tal campo, in una posizione eminente. L’opera è viva rappresentazione di un ambiente singolare, quello ebraico, ma essa non deve <noinclude>conside-</noinclude>{{AltraColonna}}{{Pt|rarsi|considerarsi}} — come purtroppo così è stata considerata a suo danno nel tempo fascista durante la campagna famosa — come opera ebraica: è soltanto un’opera, in cui si agita una folla giudaica, si fa tesoro di costumanze e ideologie ebraiche, essa ha insomma per sfondo ambientale il mondo ebraico. Questo mondo è scolpito con potenza rappresentativa e vissuto in tutti i suoi particolari, pur senza valersi di temi e di ritmi presi a prestito da fonti autentiche ebraiche, ma inventando con la fantasia temi e danze evocanti il preciso ambiente. E poi, su questa viva rappresentazione, domina il sentimento dell’amore umano, vissuto nella lotta contro le potenze del male e culminante nella unione eterna al di là della morte. L’elemento della volontà del Destino o del Cielo che si sostituisce alla volontà personale dei due amanti, allarga, sublima e universalizza la vicenda elevandola altresì in una atmosfera di alta poesia. Vorremmo citare i momenti più felici (quelli più deboli sono rarissimi), ma ricordiamo soltanto i cori del Prologo e quelli delle preghiere ebraiche e quelli stupendi del finale dell’opera. Di una originalità e sicura ef-{{FineColonne}}<section end="s2" /><noinclude><references/> {{PieDiPagina||76|}}</noinclude> eq6cho670otiwj8pbqznktifanez7n6 Viaggi per Europa/Lettera XXVII 0 998466 3839117 3768674 2026-05-21T09:30:16Z Candalua 1675 3839117 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=5 gennaio 2026|arg=Da definire}}{{NMIS}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Lettera XXVII|prec=../Lettera XXVI|succ=../Lettera XXVIII}} <pages index="Gemelli Careri - Viaggi per Europa, Vol. I, Napoli, Roselli, 1701.djvu" from="476" to="485" fromsection="s1" tosection="s1" /> {{Sezione note}} sjx0vyutuecu9tthdzc79xf66z0kjsg Libro della divina dottrina (Caterina da Siena - Fiorilli)/Tractato dell'orazione/Capitolo CXVII 0 998867 3838966 3816825 2026-05-21T07:44:24Z Candalua 1675 3838966 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=21 gennaio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Tractato dell'orazione]] - Capitolo CXVII|prec=../Capitolo CXVI|succ=../Capitolo CXVIII}} <pages index="Caterina da Siena – Libro della divina dottrina, 1912 – BEIC 1785736.djvu" from="238" to="239" /> nb6hvdgodxo1jrtsj7djfkuyd4i20ld Non cerchiam piú se Ligurino è sordo 0 1000568 3839120 3818914 2026-05-21T09:30:42Z Candalua 1675 3839120 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=8 marzo 2026|arg=Da definire}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Francesco Beccuti | Nome e cognome del curatore = Ezio Chiorboli | Titolo =Non cerchiam piú se Ligurino è sordo | Anno di pubblicazione = | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = Letteratura | Argomento = sonetti caudati | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu | prec = Cecco, perch'io giá fui persino agli occhi | succ = Benché sul carro trionfante io vegna }} {{Raccolta|Rime (Beccuti)/Rime satiriche e burlesche|Rime satiriche e burlesche}} <pages index="Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu" from="298" to="298" /> owa796g38xdmvhmf5jgp3lcrydylj4y Pagina:Statistica elezioni 1909 legislatura 23.djvu/110 108 1000819 3838803 3838617 2026-05-20T16:42:09Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3838803 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|''Roma''.|— 76 —|}}</noinclude>{{pt|{{Elezioni 1909 1}}}} |- { |colspan=11 class=t02| {{§|Albano Laziale}} <br/> {{Wl|Q48802008|Collegio di Albano Laziale}} (popolazione 80,832). |- class=r1 |8064||5742|| '''Borghese Scipione''' || ||{{sans-serif|'''2964'''}}||9046||6760|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q1131481|Borghese Scipione}} '''}} '''<big>•</big>''' || ||'''{{sans-serif|3691}}'''|| {{sans-serif|'''22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q3779426|Podrecca Guido}} '' || ||1559|| || || '' {{Wl|Q21833070|Valenzani Domenico}} ''|| ||2656|| |- class=r1 | || || ''Pagliaro Francesco'' || ||861|| || || || || || |- class=r1 | || || || || ||colspan=4 {{cs|L}}| <small>Il numero degli elettori iscritti riguarda l’intero collegio; il numero dei votanti e quello dei voti conseguiti dai candidati non comprendono invece i risultati della votazione avvenuta nelle sezioni 9ª e 10ª del comune di Frascati, le quali contano complessivamente 1195 elettori. Il numero dei votanti fu comunicato dal Prefetto di Roma. </small>|| || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Subiaco}} <br/> {{Wl|Q48802069|Collegio di Subiaco}} (popolazione 60,348). |- class=r1 |4218||2827|| ''' {{Wl|Q21587891|Scaramella-Manetti Augusto}} ''' || ||{{sans-serif|'''1508'''}}||4530||3836|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q21833075|Venzi Giulio}} '''}} || ||'''{{sans-serif|2127}}'''|| |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q1236827|Garibaldi Ricciotti}} '' || ||1202|| || || '' {{Wl|Q21832767|Baccelli Pietro}} ''|| ||1584|| |- class=r1 | || || <br/> <small> Il numero dogli elettori iscritti riguarda l'intero collegio; il numero dei votanti e quello dei voti conseguiti dai candidati non comprendono invece 1 risultati della votazione nella sezione di Cave, ls quale contava 564 elettori.<br/> {{spazi|4}}L'On. Scaramella-Manetti nelle elezioni generali del 1909 non posò la candidatura in questo collegio, ma la posò in {{Wl|Q48802952|quello di Pescina}} (Aquila). </small> || || || || || || || || <!--a {{nowrap|<small>1º scrut.</small>}} '''<big>{{larger|¤}}</big>''' '''<big>•</big>''' |- class=r1 | || || <br/> <small> L'On. AAA non posò la candidatura nelle elezioni generali del 1909. </small> || || || || || || || || |- | ||colspan=4 {{cs|Ll}} |<br/> aaaaaaa || style="border-left:3px double;" | || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || {{Wl|Q48802045|Collegio di Civitavecchia}} (popolazione 89,626). 7569||5386 Galluppi Enrico 3113 8592||6779 Callese Carlo 4288 Colli Luigi 1988 Volpi Giulio 2102 Agricola Nicola 64 Petrucci Nicola 222 L’On. Galluppi non posò la candidatura nelle elezioni generali del 1909. {{Wl|Q48801897|Collegio di Frosinone}} (popolazione 65,529). 2766||1953 Maraini Clemente 1288 3401||2553 Carboni Vincenzo 1277 Maraini Clemente 1218 22 (U) Il numero degli elettori iscritti riguarda l'intero collegio; il numero dei votanti e quello dei voti conseguiti dall’eletto non comprendono invece i risultati della votazione nella sezione di Monte San Giovanni Campano e nella prima sezione di Veroli, le quali contavano complessivamente 600 elettori. {{Wl|Q48802011|Collegio di Anagni}} (popolazione 59,014). 3642||2582 {{Wl|Q3894492|Spingardi Paolo}} 1813 4574||3024 {{Wl|Q63681964|Millelire-Albini Alessandro}} 1588 Clementi Giulio 718 Fortunati Alfredo 1866 22 (U) Elezione Suppletiva del 20 maggio 1906, in seguito a decadenza dell'eletto per promozione. Il numero degli elettori iscritti riguarda l'intero collegio; i1 numero dei votanti e quello dei voti conseguiti dal candidati non comprendono invece i risultati della votazione avvenuta nella 2ª sezione di Alatri, la quale conta 600 elettori, secondo i dati comunicati dal Sindaco di quel comune. 3709 2244 Zegretti Raffaele 2 119 Elezione suppletiva del 6 gennaio 1907, in seguito ad annullamento dell’elezione precedente per ineleggibilità dell’eletto (Capo divisione). 3570 2789 Fortunati Alfredo 1290 Zegretti Raffaele. 2119 --> |- <noinclude>|}</noinclude><noinclude><references/></noinclude> dblwrh2vllbs6cv25m70z9iebugg5mf 3838805 3838803 2026-05-20T16:55:18Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3838805 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|''Roma''.|— 76 —|}}</noinclude>{{pt|{{Elezioni 1909 1}}}} |- { |colspan=11 class=t02| {{§|Albano Laziale}} <br/> {{Wl|Q48802008|Collegio di Albano Laziale}} (popolazione 80,832). |- class=r1 |8064||5742|| '''Borghese Scipione''' || ||{{sans-serif|'''2964'''}}||9046||6760|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q1131481|Borghese Scipione}} '''}} '''<big>•</big>''' || ||'''{{sans-serif|3691}}'''|| {{sans-serif|'''22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q3779426|Podrecca Guido}} '' || ||1559|| || || '' {{Wl|Q21833070|Valenzani Domenico}} ''|| ||2656|| |- class=r1 | || || ''Pagliaro Francesco'' || ||861|| || || || || || |- class=r1 | || || || || ||colspan=4 {{cs|L}}| <small>Il numero degli elettori iscritti riguarda l’intero collegio; il numero dei votanti e quello dei voti conseguiti dai candidati non comprendono invece i risultati della votazione avvenuta nelle sezioni 9ª e 10ª del comune di Frascati, le quali contano complessivamente 1195 elettori. 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Scaramella-Manetti nelle elezioni generali del 1909 non posò la candidatura in questo collegio, ma la posò in {{Wl|Q48802952|quello di Pescina}} (Aquila). </small> || || || || || || || || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Civitavecchia}} <br/> {{Wl|Q48802045|Collegio di Civitavecchia}} (popolazione 89,626). |- class=r1 |7569||5386|| ''' {{Wl|Q16552104|Galluppi Enrico}} ''' || ||{{sans-serif|'''3113'''}}||8592||6779|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q21832787|Calisse Carlo}} '''}} || ||'''{{sans-serif|4288}}'''|| |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q86826047|Colli Luigi}} '' || ||1988|| || || '' {{Wl|Q50975766|Volpi Giulio}} ''|| ||2102|| |- class=r1 | || || '' Agricola Nicola '' || ||64|| || || ''Petrucci Nicola''|| ||222|| |- class=r1 | || || <br/> <small> L'On. 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Umani fa proclamato eletto dalla Giunta delle elezioni.</small> || || || || || || || || |- <noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude> 0yx8gult8o98p364e2ak0b3d5xsjx0v Pagina:Statistica elezioni 1909 legislatura 23.djvu/43 108 1004870 3839222 3646948 2026-05-21T11:56:08Z Carlomorino 42 3839222 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— 9 —|''Aquila-Arezzo''}}</noinclude>{{pt|{{Elezioni 1909 1}}}} |- { |colspan=11 class=t02| {{§|Sulmona}} <br/> {{Wl|Q48803318|Collegio di Sulmona}} (popolazione 62,368). |- class=r1 |4101||2594|| '''De Amicis Mansueto''' || ||{{sans-serif|'''1769'''}}||4518||3048|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q21832836|De Amicis Mansueto}} '''}} || ||'''{{sans-serif|1483}}'''||{{nowrap|da 18 a {{sans-serif|'''22 (U)'''}} }} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q106975273|Marcone Giuseppe}} '' || ||511|| || || '' {{Wl|Q63872691|Sardi Gennaro}} '' || ||1345|| 16, 17 |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63724386|Lucci Arnaldo}} '' || ||250|| || || '' {{Wl|Q3749792|Ciccotti Francesco}} '' '''<big>•</big>'''|| ||86|| |- class=r1 | || || || || || colspan= 4 {{cs|L}}|<small>I dati furono comunicati dal Sottoprefetto di Sulmona.<br/>L'On. De Amicis fu proclamato eletto dalla Giunta delle elezioni.</small> || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Popoli}} <br/> {{Wl|Q48802975|Collegio di Popoli}} (popolazione 57,273). |- class=r1 |3171||2170|| ''' {{Wl|Q63929617|Fusco Ludovico}} ''' || ||{{sans-serif|'''1484'''}}||3514||2413|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3651482|Corradini Camillo}} '''}} || ||'''{{sans-serif|1571}}'''|| |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q4002449|Comandini Ubaldo}} '' || ||586|| || || '' {{Wl|Q106232453|Marinucci Berardino}} '' || ||779|| |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63724386|Lucci Arnaldo}} '' || ||53|| || || || || || |- class=r1 | || || <br/> <small>L'On. Fusco non posò la candidatura nelle elezioni generali del 1909.</small> || || || || || || || || |- |colspan=11 class=t01|<br/> '''{{sans-serif|PROVINCIA DI AREZZO.}}''' |- |colspan=11 class=t02| {{§|Arezzo}} <br/> {{Wl|Q48803201|Collegio di Arezzo}} (popolazione 67,791). |- class=r1 |7018||4327|| '''Landucci Lando''' || ||{{sans-serif|'''2166'''}}||7621||5116|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3826770|Landucci Lando}} '''}} || ||'''{{sans-serif|2655}}'''||{{sans-serif|'''21, 22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q56856608|Duranti Guglielmo}} '' || ||1157|| || || '' {{Wl|Q63975017|Caratti Umberto}} '' || ||2196||21 |- class=r1 | || || '' Bardi Luigi '' || ||786|| || || || || || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Montevarchi}} <br/> {{Wl|Q48802869|Collegio di Montevarchi}} (popolazione 71,310). |- class=r1 |6481||4488|| '''Luzzatto Arturo''' || ||{{sans-serif|'''2811'''}}||6821||5665|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q63724535|Luzzatto Arturo}} '''}} || ||'''{{sans-serif|2962}}'''||{{sans-serif|'''21, 22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63793772|Modigliani Ernesto}} '' || ||651|| || || ''Nigra Guido'' || ||2073|| |- class=r1 | || || ''Massa Luigi'' || ||560|| || || ''Romualdi Giuseppe'' || ||395|| |- |colspan=11 class=t02| {{§|Cortona}} <br/> {{Wl|Q48802617|Collegio di Cortona}} (popolazione 65,375). |- class=r1 |5995||3949|| '''Cesaroni Ferdinando''' || ||{{sans-serif|'''2015'''}}||6501||4343|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q18417894|Cesaroni Ferdinando}} '''}} || ||'''{{sans-serif|2432}}'''||{{sans-serif|'''21, 22 (U)'''}} |- class=r1 | || || ''Reattelli Ferdinando'' || ||874|| || || ''Lapegna Alberto'' || ||899|| |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q137665430|Azzerboni Eugenio}} '' || ||649|| || || ''Bartoli Cesare'' || ||579|| |- |colspan=11 class=t02| {{§|Cortona}} <br/> {{Wl|Q48802387|Collegio di Bibbiena}} (popolazione 71,112). |- class=r1 |4931||3011|| '''Sanarelli Giuseppe''' || ||{{sans-serif|'''2435'''}}||5047||3498|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3108137|Sanarelli Giuseppe}} '''}} || ||'''{{sans-serif|2895}}'''||{{sans-serif|'''21, 22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63298390|Garoglio Diego}} '' || ||455|| || || ''Ceramicola Felice'' || ||527|| |- <noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude> 6hpa4b4gnlh0t4fw5z221bvokrya0gs 3839223 3839222 2026-05-21T11:56:59Z Carlomorino 42 3839223 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— 9 —|''Aquila-Arezzo''}}</noinclude>{{pt|{{Elezioni 1909 1}}}} |- { |colspan=11 class=t02| {{§|Sulmona}} <br/> {{Wl|Q48803318|Collegio di Sulmona}} (popolazione 62,368). |- class=r1 |4101||2594|| '''De Amicis Mansueto''' || ||{{sans-serif|'''1769'''}}||4518||3048|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q21832836|De Amicis Mansueto}} '''}} || ||'''{{sans-serif|1483}}'''||{{nowrap|da 18 a {{sans-serif|'''22 (U)'''}} }} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q106975273|Marcone Giuseppe}} '' || ||511|| || || '' {{Wl|Q63872691|Sardi Gennaro}} '' || ||1345|| 16, 17 |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63724386|Lucci Arnaldo}} '' || ||250|| || || '' {{Wl|Q3749792|Ciccotti Francesco}} '' '''<big>•</big>'''|| ||86|| |- class=r1 | || || || || || colspan= 4 {{cs|L}}|<br/><small>I dati furono comunicati dal Sottoprefetto di Sulmona.<br/>{{spazi|4}}L'On. De Amicis fu proclamato eletto dalla Giunta delle elezioni.</small> || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Popoli}} <br/> {{Wl|Q48802975|Collegio di Popoli}} (popolazione 57,273). |- class=r1 |3171||2170|| ''' {{Wl|Q63929617|Fusco Ludovico}} ''' || ||{{sans-serif|'''1484'''}}||3514||2413|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3651482|Corradini Camillo}} '''}} || ||'''{{sans-serif|1571}}'''|| |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q4002449|Comandini Ubaldo}} '' || ||586|| || || '' {{Wl|Q106232453|Marinucci Berardino}} '' || ||779|| |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63724386|Lucci Arnaldo}} '' || ||53|| || || || || || |- class=r1 | || || <br/> <small>L'On. Fusco non posò la candidatura nelle elezioni generali del 1909.</small> || || || || || || || || |- |colspan=11 class=t01|<br/> '''{{sans-serif|PROVINCIA DI AREZZO.}}''' |- |colspan=11 class=t02| {{§|Arezzo}} <br/> {{Wl|Q48803201|Collegio di Arezzo}} (popolazione 67,791). |- class=r1 |7018||4327|| '''Landucci Lando''' || ||{{sans-serif|'''2166'''}}||7621||5116|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3826770|Landucci Lando}} '''}} || ||'''{{sans-serif|2655}}'''||{{sans-serif|'''21, 22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q56856608|Duranti Guglielmo}} '' || ||1157|| || || '' {{Wl|Q63975017|Caratti Umberto}} '' || ||2196||21 |- class=r1 | || || '' Bardi Luigi '' || ||786|| || || || || || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Montevarchi}} <br/> {{Wl|Q48802869|Collegio di Montevarchi}} (popolazione 71,310). |- class=r1 |6481||4488|| '''Luzzatto Arturo''' || ||{{sans-serif|'''2811'''}}||6821||5665|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q63724535|Luzzatto Arturo}} '''}} || ||'''{{sans-serif|2962}}'''||{{sans-serif|'''21, 22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63793772|Modigliani Ernesto}} '' || ||651|| || || ''Nigra Guido'' || ||2073|| |- class=r1 | || || ''Massa Luigi'' || ||560|| || || ''Romualdi Giuseppe'' || ||395|| |- |colspan=11 class=t02| {{§|Cortona}} <br/> {{Wl|Q48802617|Collegio di Cortona}} (popolazione 65,375). |- class=r1 |5995||3949|| '''Cesaroni Ferdinando''' || ||{{sans-serif|'''2015'''}}||6501||4343|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q18417894|Cesaroni Ferdinando}} '''}} || ||'''{{sans-serif|2432}}'''||{{sans-serif|'''21, 22 (U)'''}} |- class=r1 | || || ''Reattelli Ferdinando'' || ||874|| || || ''Lapegna Alberto'' || ||899|| |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q137665430|Azzerboni Eugenio}} '' || ||649|| || || ''Bartoli Cesare'' || ||579|| |- |colspan=11 class=t02| {{§|Cortona}} <br/> {{Wl|Q48802387|Collegio di Bibbiena}} (popolazione 71,112). |- class=r1 |4931||3011|| '''Sanarelli Giuseppe''' || ||{{sans-serif|'''2435'''}}||5047||3498|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3108137|Sanarelli Giuseppe}} '''}} || ||'''{{sans-serif|2895}}'''||{{sans-serif|'''21, 22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63298390|Garoglio Diego}} '' || ||455|| || || ''Ceramicola Felice'' || ||527|| |- <noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude> tnqzlfpfh6mxms57ana6ur7cwb3lajh 3839224 3839223 2026-05-21T11:57:48Z Carlomorino 42 /* new eis level3 */ 3839224 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— 9 —|''Aquila-Arezzo''}}</noinclude>{{pt|{{Elezioni 1909 1}}}} |- { |colspan=11 class=t02| {{§|Sulmona}} <br/> {{Wl|Q48803318|Collegio di Sulmona}} (popolazione 62,368). |- class=r1 |4101||2594|| '''De Amicis Mansueto''' || ||{{sans-serif|'''1769'''}}||4518||3048|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q21832836|De Amicis Mansueto}} '''}} || ||'''{{sans-serif|1483}}'''||{{nowrap|da 18 a {{sans-serif|'''22 (U)'''}} }} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q106975273|Marcone Giuseppe}} '' || ||511|| || || '' {{Wl|Q63872691|Sardi Gennaro}} '' || ||1345|| 16, 17 |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63724386|Lucci Arnaldo}} '' || ||250|| || || '' {{Wl|Q3749792|Ciccotti Francesco}} '' '''<big>•</big>'''|| ||86|| |- class=r1 | || || || || || colspan= 4 {{cs|L}}|<br/><small>I dati furono comunicati dal Sottoprefetto di Sulmona.<br/>L'On. De Amicis fu proclamato eletto dalla Giunta delle elezioni.</small> || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Popoli}} <br/> {{Wl|Q48802975|Collegio di Popoli}} (popolazione 57,273). |- class=r1 |3171||2170|| ''' {{Wl|Q63929617|Fusco Ludovico}} ''' || ||{{sans-serif|'''1484'''}}||3514||2413|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3651482|Corradini Camillo}} '''}} || ||'''{{sans-serif|1571}}'''|| |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q4002449|Comandini Ubaldo}} '' || ||586|| || || '' {{Wl|Q106232453|Marinucci Berardino}} '' || ||779|| |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63724386|Lucci Arnaldo}} '' || ||53|| || || || || || |- class=r1 | || || <br/> <small>L'On. Fusco non posò la candidatura nelle elezioni generali del 1909.</small> || || || || || || || || |- |colspan=11 class=t01|<br/> '''{{sans-serif|PROVINCIA DI AREZZO.}}''' |- |colspan=11 class=t02| {{§|Arezzo}} <br/> {{Wl|Q48803201|Collegio di Arezzo}} (popolazione 67,791). |- class=r1 |7018||4327|| '''Landucci Lando''' || ||{{sans-serif|'''2166'''}}||7621||5116|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3826770|Landucci Lando}} '''}} || ||'''{{sans-serif|2655}}'''||{{sans-serif|'''21, 22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q56856608|Duranti Guglielmo}} '' || ||1157|| || || '' {{Wl|Q63975017|Caratti Umberto}} '' || ||2196||21 |- class=r1 | || || '' Bardi Luigi '' || ||786|| || || || || || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Montevarchi}} <br/> {{Wl|Q48802869|Collegio di Montevarchi}} (popolazione 71,310). |- class=r1 |6481||4488|| '''Luzzatto Arturo''' || ||{{sans-serif|'''2811'''}}||6821||5665|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q63724535|Luzzatto Arturo}} '''}} || ||'''{{sans-serif|2962}}'''||{{sans-serif|'''21, 22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63793772|Modigliani Ernesto}} '' || ||651|| || || ''Nigra Guido'' || ||2073|| |- class=r1 | || || ''Massa Luigi'' || ||560|| || || ''Romualdi Giuseppe'' || ||395|| |- |colspan=11 class=t02| {{§|Cortona}} <br/> {{Wl|Q48802617|Collegio di Cortona}} (popolazione 65,375). |- class=r1 |5995||3949|| '''Cesaroni Ferdinando''' || ||{{sans-serif|'''2015'''}}||6501||4343|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q18417894|Cesaroni Ferdinando}} '''}} || ||'''{{sans-serif|2432}}'''||{{sans-serif|'''21, 22 (U)'''}} |- class=r1 | || || ''Reattelli Ferdinando'' || ||874|| || || ''Lapegna Alberto'' || ||899|| |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q137665430|Azzerboni Eugenio}} '' || ||649|| || || ''Bartoli Cesare'' || ||579|| |- |colspan=11 class=t02| {{§|Cortona}} <br/> {{Wl|Q48802387|Collegio di Bibbiena}} (popolazione 71,112). |- class=r1 |4931||3011|| '''Sanarelli Giuseppe''' || ||{{sans-serif|'''2435'''}}||5047||3498|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3108137|Sanarelli Giuseppe}} '''}} || ||'''{{sans-serif|2895}}'''||{{sans-serif|'''21, 22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63298390|Garoglio Diego}} '' || ||455|| || || ''Ceramicola Felice'' || ||527|| |- <noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude> ce1jkws7q1m3kq7iqt1mnjkkc7l1n37 Pagina:Saadi - Il Roseto, II.pdf/51 108 1010857 3839092 3655679 2026-05-21T09:15:35Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3839092 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" /></noinclude><section begin="s1" />{{Ct|f=120%|11. ASTROLOGO DA NULLA}} Un astrologo, rientrando un giorno in casa, vi scorse là seduto uno sconosciuto e la sua moglie con lui. Si siede a imprecare e a ingiuriare, si che ne nacque scompiglio e baruffa. Un uom di senno quand'ebbe inteso tutto ciò, disse: <poem> "Come saper puoi tu che rechi mai del ciel la volta se nulla sai di ciò che in casa tua avvien talvolta?" </poem> <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|f=120%|12. DANNO DELL'ADULAZIONE}} Un predicatore che aveva voce sgradevole, si pensava di averla assai buona, e però, senza utilità alcuna dei fedeli, andava sbraitando in pubblico. Nella modulazione dei suoi canti<ref>Recitando ad alta voce il Corano.</ref> c'era ''il gracchiare dei corvi dell'abbandono;''<ref>Modo di dire arabo, provenuto dal fatto, osservato di frequente in Arabia, dall'appollaiarsi dei corvi che vi stanno a gracchiace, tra le case o negli accampamenti di fresco abbandonati</ref> anzi, dal suo modo di cantare, si conosceva che ''veramente la voce piú sgradevole è quella dell'asino.''<ref>Sentenza del ''Corano,'' XXXI, 18.</ref> <poem> ''Quando Abu 'l favaris<ref>Soprannome acabo dell'asino (vuol dire: ''il padre dei cavalieri'' con allusione, forse, a qualche personaggio a noi sconosciuto).</ref> predicatore'' ''a ragliar si mettea,'' ''tale una voce avea'' ''che in Persia le città ne aveano orrore.'' </poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||47|}}</noinclude> a76ec2anj9cqov87j74e81hpvv9oipe Pagina:Saadi - Il Roseto, II.pdf/52 108 1010858 3839151 3655665 2026-05-21T09:52:25Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3839151 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|48|IL ROSETO|}}</noinclude>La gente del borgo, a cagione dell'alta dignità sua, tolleravano quella noia e pensavano esser miglior consiglio non disturbarlo, finché un altro predicatore, di quelle parti che aveva dell'inimicizia con lui, venne da lui, un giorno, a fargli visita. "Ho avuto," gli disse, "un sogno. Possa esso riuscire a bene!" "E che hai tu veduto in sogno?" domandò il predicatore. "Ho sognato," rispose l'altro, "che tu avevi una bella voce e che la gente andava in visibilio pel tuo modo di cantare." Il predicatore stette alquanto pensoso e poi soggiunse: "Oh! benedetto sogno che tu hai avuto! È un sogno col quale tu mi hai fatto conoscere il difetto mio. Ho compreso ora che io non ho bella voce e che la gente si annoia col canto mio. Ma io ne farò la penitenza e d'ora in poi non canterò se non a bassa voce." <poem> Io son stanco di questa compagnia d'amici, ch'essi ogni mancanza mia dicon pregio e virtú. Stiman perfezïone ed ornamento quanto in me non è bello. Ogni mio spino è rosa o gelsomino. Oh! dove son quei nemici sfrontati, sfacciati, che a me svelin chiaro e aperto ogni difetto certo? </poem> <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|f=120%|13. BEL MODO DI ALLONTANARE UN}} {{Ct|f=120%|IMPORTUNO}} Nella moschea di Singiar<ref>Cioè, fondata dal Sultano Singiar della dinastia dei Selgiuqi, signore della Persia e del Khorassan nel XII sec. d. C.</ref> un tale, per atto di devozione, bandiva le preghiere con voce tanto sgarbata che chi l'udiva fuggiva lontano. Era capo di quella<noinclude><references/></noinclude> 4ywk6zv51covhpj7qfnbnfxzre5mhb9 3839155 3839151 2026-05-21T09:54:28Z Francyskus 76680 3839155 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|48|IL ROSETO|}}</noinclude><section begin="s1" />La gente del borgo, a cagione dell'alta dignità sua, tolleravano quella noia e pensavano esser miglior consiglio non disturbarlo, finché un altro predicatore, di quelle parti che aveva dell'inimicizia con lui, venne da lui, un giorno, a fargli visita. "Ho avuto," gli disse, "un sogno. Possa esso riuscire a bene!" "E che hai tu veduto in sogno?" domandò il predicatore. "Ho sognato," rispose l'altro, "che tu avevi una bella voce e che la gente andava in visibilio pel tuo modo di cantare." Il predicatore stette alquanto pensoso e poi soggiunse: "Oh! benedetto sogno che tu hai avuto! È un sogno col quale tu mi hai fatto conoscere il difetto mio. Ho compreso ora che io non ho bella voce e che la gente si annoia col canto mio. Ma io ne farò la penitenza e d'ora in poi non canterò se non a bassa voce." <poem> Io son stanco di questa compagnia d'amici, ch'essi ogni mancanza mia dicon pregio e virtú. Stiman perfezïone ed ornamento quanto in me non è bello. Ogni mio spino è rosa o gelsomino. Oh! dove son quei nemici sfrontati, sfacciati, che a me svelin chiaro e aperto ogni difetto certo? </poem> <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|f=120%|13. BEL MODO DI ALLONTANARE UN}} {{Ct|f=120%|IMPORTUNO}} Nella moschea di Singiar<ref>Cioè, fondata dal Sultano Singiar della dinastia dei Selgiuqi, signore della Persia e del Khorassan nel XII sec. d. C.</ref> un tale, per atto di devozione, bandiva le preghiere con voce tanto sgarbata che chi l'udiva fuggiva lontano. Era capo di quella<noinclude><references/></noinclude> kt7e5yw1pl3rua7xmwae5orfbes8is2 Pagina:Saadi - Il Roseto, II.pdf/53 108 1010859 3839160 3655666 2026-05-21T09:57:59Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3839160 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||IL ROSETO|49}}</noinclude><section begin="s1" />moschea un uom giusto e di buon cuore, che, non volendo offendere in alcun modo l'amor proprio di colui, un giorno gli disse: "Caro mio, questa moschea ha banditori già innanzi negli anni che hanno cinque denari di salario per ciascuno. Se tu te ne vai altrove, te ne darò dieci." Cosí fu fatto l'accordo, e quello se ne andò. Dopo qualche tempo ritornò dal capo della moschea e gli disse: "Mi hai fatto torto, o signore! mandandomi via per dieci denari da questo paese. Là dove sono andato, me ne daranno venti se io me ne andrò in altro paese. Ma io non intendo di accettare." Il superiore della moschea sorrise un poco e disse: "Guàrdati bene dal prenderli perché saranno contenti di dartene anche cinquanta purché tu vada!" <poem> Tanto non raschia alcun da roccia o pietra via col ferro l'argilla quanto il core laceri tu alla gente con quella voce tua dura e strìdente! </poem> <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|f=120%|14. LO STESSO ARGOMENTO}} Un tale che aveva sgradevole voce recitava ad alta voce il Corano. Un uom di senno passandogli daccanto, gli disse: "Che salario hai tu al mese?" "Nessun salario," rispose. "Allora" ripigliò il savio "a che t'imponi questa fatica?" "Per l'amor di Dio!" rispose. "Oh! per l'amor di Dio," soggiunse l'altro, "non recitare!" <poem> Se in tal guisa tu reciti il Corano, mandi in malora l'onor musulmano. </poem><noinclude><references/></noinclude> ht41kpmn4tnjncafp5xoum5e0rvsyjx Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/509 108 1012891 3838726 3662026 2026-05-20T12:00:02Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838726 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 506 —|}}</noinclude> <poem> Tristamente famoso. E vituperio Di te sarà fin che tu vivi, sede L’ombra infernal dopo la vita. Oh! ancora Se quest’anima mia vuol render lieta Il mio signor, la desolata donna Alle mie case d’invïar gli piaccia. Che se d’alcun pensier pel nascituro Figlio ei si cruccia, lieve affanno e lieve Cura sarà. Tu attendi, o re, che tratto Ei sia dall’alvo, e a te addurrollo io stesso. Aspro governo ne farai tu allora. :Come parli, tu fa, quegli rispose. Del sangue di colei tu mi rendesti Non bisognoso inver! — Gioì di tanto Pìran duce d’eroi, fu il cor da trista Cura disciolto. Ei ritornò, la vaga Donna a sè trasse, a’ manigoldi assai Imprecando di male. Oh! l’infelice Senza stento e dolor fino ai castelli Di Khotèn egli addusse, e la regale Dimora e i circostanti un lieto grido Levâr, quand’ei partì. Giunto alla soglia, Là, del castello, Qui si celi, ei disse A Gulshèhr, questa donna inclita e vaga; Sarai tu innanzi a lei quale devota E fida ancella, vedi intanto quale Gioco prepari questa sorte in cielo. :Stagion non lunga trapassò; la bella Ferenghìs più si fea di giorno in giorno Pel vicino suo parto e lenta e grave. :In tetra notte (ascosa era la luna. Fiere ed augelli addormentati), il duce Pìran vide sognando una lucente Lampa che s’accendea nel vivo sole; E Siyavìsh vedea che in trono assiso, Una spada nel pugno, alto gridava: </poem><noinclude></noinclude> dkn4emg233zvr4xtyxjisf7cnmcslyg Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/510 108 1012892 3838728 3662027 2026-05-20T12:02:57Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838728 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 507 —|}}</noinclude> <poem> «Ora non lice riposar. Dal dolce Sonno ti scuoti, e pensa ai già vicini Eventi della terra. È questo giorno Di novello costume, ed è novella Festa che vien. La notte è ben cotesta Che principe Khusrèv nasce alla vita». :Dal dolce sonno si riscosse il duce, E Gulshèhr si destò, bella qual sole. Ti leva, donna mia, Piran le disse; Corri avveduta a Ferenghis, che in questo Medesmo istante ben vid’io nel sonno Siyavìsh duce, più lucente assai Del sol fiammante e di quest’alma luna. Disse: «Tu dormi ancor? Non indugiarti, Ma di prence Khusrèv corri alla festa». Corse Gulshèhr appo la bella e vide Che dal grembo di lei, vaga qual luna, Il regio infanto già era nato. Il vide, E ritornò con lieto cor, veloce, E di sue grida si riempîr le stanze Del nobile Castel. Venne all’antico Duce Pìran, e disse: Ecco! diresti Che re novello s’accompagna a lei, Bella qual luna. Entra da lei per poco, E meraviglia vedi, e la grandezza Ammira dell’Eterno e il suo consiglio! E dirai tu che di regal corona Degno soltanto è il pargoletto, degno D’una corazza e d’una ferrea clava E di tumulti e di scompigli in guerra. :Corse festoso al pargoletto sire Il prence e il contemplò; sorrise alquanto, Copia di cose prezïose e belle Attorno gli gittò. Tale l’altezza, E la persona, tale il capo eretto, Che detto avresti esser trascorso a lui </poem><noinclude></noinclude> covzoo7rf1omsl0vgxw6f4pm4se3pv5 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/511 108 1012893 3838730 3662028 2026-05-20T12:05:36Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838730 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 508 —|}}</noinclude> <poem> Un anno integro. Ma con gli occhi in pianto Per Siyavìsli tradito, il vecchio duce Maledisse Afrasyàb. Dinanzi a tutta La nobile assemblea. S’anche dovesse Perdersi, disse, il dolce viver mio Per questa cura, che su lui la mano Stenda prence Afrasyàb non fia ch’io lasci, S’anche alla strozza abbandonarmi in preda D’un fero alligatore egli volesse. :E nell’ora che il sol tutti i suoi raggi Mostrava, quando già scendean le fosche Ombre ad occaso, del turanio esercito Venne correndo il maggior duce al sire, Pieno di tema e di speranza il core. Egli restò fin che libero il loco Fu da ogni estrano, indi a quel seggio illustre Compunto si accostò, fe’ questi detti: :Sire che splendi come sol, di questa Terra sovrano, vigilante e fiero Di tua magica possa, ecco, la notte. La notte che passò, per la tua sorte, Il novero crescea de’ servi tuoi. Ben tu diresti che donò all’infante Antico senno questo cielo. A niuno Quaggiù ei somiglia per beltà; diresti Ch’egli somiglia a questa luna intatta Nella sua cuna. Che se a Tur antico Ritornassero i dì del viver suo, Di suo aspetto ammirare in lui verrebbe Alto e fiero desìo. Egli è (tu affermi) Fredùn, illustre battaglier; gli è pari In maestà, nel volto e nella mano E’ nel piede pur anco. Immagin tale Da nessuno si ammira alle dimore De’ mortali quaggiù. Si rinnovella Così per lui del nobil mio signore </poem><noinclude></noinclude> 25nzps2ylvw5clc9c9bhbqe1lzg7pwx Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/512 108 1012894 3838734 3662029 2026-05-20T12:08:08Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838734 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 509 —|}}</noinclude> <poem> La maestà... Tu libera, tu sciogli Da ogni tristo pensier l’ansio tuo core, Rendi al tuo serto il tuo splendor, solleva, Adergi l’alma tua! — Sì volle Iddio Che ogni pensier di vïolenza e d’odio E d’ingiustizia in quell’istante fosse Lungi dal core d’Afrasyàb. Quell’alma Si dolse allor dell’opre sue compiute, Con molto affanno, ed un sospiro ei trasse Dal profondo del cor. Di ciò ch’ei fece, Or si pentìa, gemea pensoso e mesto; Però fu pentimento alle sue offese Amaro frutto, nè difesa alcuna Ebbe tanto dolor. Rispose alfine: :Molto mal già m’incoglie, ed io da ognuno Vaticinarlo udii. Ma questo tempo Gravido è ancor di tumulto di guerra; E mi ricordo che un antico saggio Diceami un dì, dalla congiunta stirpe Di Tur e di Kobàd nobile un prence Esser destin che si levasse. In tutti Desìo verrà dell’amor suo; omaggio Gli presteranno e la turania terra E Irania ancora. Ed or, se qual dovea Tutto si compie, il mio dolor, l’angoscia In diuturno pensar non han difesa. Di Siyavìsh pel sangue, e notte e giorno E sempre d’Afrasyàb lungi dall’alma Andò il sonno disperso. E non è bello Che ancor, pel sangue di cotesto pargolo, L’alma si affligga e gema il cor. Se affanno Crescer pur debbe in me per questo infante, Tutto è perduto, e ciò che era destino, Ratto si compie... Ora mi fo di Dio, Dator di grazie, mia difesa, e forse Non sarà trista e rea la mia fortuna. </poem><noinclude></noinclude> gblbc0outvpsf7ni9jz4vbj2ane7p9l Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/513 108 1012895 3838736 3662030 2026-05-20T12:10:58Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838736 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 510 —|}}</noinclude> <poem> Ma voi, fra l’altra gente, il piccioletto Non lasciate frattanto; alle montagne. Là, fra i pastori, l’inviate. Ignori Chi mi son io davver, per qual cagione A’ suoi pastori l’affidai. Da niuno, Del nascer suo con la notizia, apprenda Senno e virtù, nè vengagli di tanti Intravvenuti casi alcun sentore. :Di cotesto argomento ancora ei disse Ciò che in mente gli venne. Oh! il fato antico, La vita di quaggiù credea novelli! Che fai tu, se in tua mano arte o potere Non è? Lontana possa è invero il fato, E ne’ tuoi lacci ed in tue apposte reti Ei non cadrà. Che se tocchi sventura Dalla fortuna tua, la tua fortuna Anche al ben far t’era maestra e guida. :Gioiosamente entrò la reggia il duce, E buona in cor gli era la speme. Intanto, Come toccò la sua dimora, pieno Era nel core d’un pensier, qual grazia Uscir dovrìa dal piccioletto infante. A Dio fe’ laudi, al pargoletto sire Adorazione. Oh! chi sapea che un giorno Per lui data egli avria la cara vita? Dalla semenza ch’ei gittava eletta, Male gl’incolse. Del ben la semenza Gittò nel campo, ma sterile e nuda Era la terra; una profonda fossa Fu il loco suo! Cada su nostra infida Sorte lo spregio! L’intimo suo arcano Peggiore è assai di suo giocondo aspetto. </poem> {{Rule|8em|t=1|v=1}}<noinclude></noinclude> mx9rcsh2jqdcl13h1m2i1yvr8t3oyyi Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/514 108 1012896 3838757 3662031 2026-05-20T13:01:17Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838757 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 511 —|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|XXIX. Khusrev tra i pastori.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 481-48G).}} <poem> Pìran allor del Kalv, aereo monte, I pastori chiamò. Parole ei fece Di quel figlio di re, lor l’affidava Sì diletto e gagliardo, atto a cercarsi Dominio in terra. Egli era gli occhi suoi, Era il suo cor. Voi custodite, ei disse. Questo fanciullo come l’alma vostra Eletta e pura; non l’offenda mai Aura importuna, non volante polve. Ogni sua brama con amor per voi Compiasi intanto; e voi servite a lui Sì come schiavi a lui devoti, e angustia Mai non l’incolga dalla sorte avversa, Anche s’ei vi chiedesse e gli occhi e il core. :E quelli promettean la man recando Agli occhi, al capo, e recavano al monte Il piccioìetto re. Di cose assai Pìran donolli e cenno fe’ che andasse Una nutrice con l’infante. Lunga Stagion del cielo non passò frattanto, E il cielo, per amor, vago e sereno Mostravasi a Khusrèv. Ma quando il settimo Anno toccò quel giovinetto eroe Che alta reggea la fronte, in lui convennero A disvelarsi nascimento illustre E nobile virtù. Si fe’ di legno Un arco e di minugie di capretti Formò la corda, e quella corda acconcia‐ mente annodò d’ambe le parti. Allora Senza punta così, senza volanti </poem><noinclude></noinclude> t1amgr7xjqwythli00xiv5e43d0hu1y Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/515 108 1012897 3838758 3662032 2026-05-20T13:03:41Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838758 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 512 —|}}</noinclude> <poem> Penne, una freccia ei si compose, e volle Nella campagna le selvaggie fiere Improvviso assalir. Quando fûr dieci Gli anni, più forte il garzoncello eroe Divenne e scese coi cinghiali in giostra, Coi lupi in guerra. Così fu che tempo Ancor si volse, ed al precetto ei venne Di tal ch’era maestro; indi i leoni, I pardi egli assaltò; legno ricurvo Arma gli era di guerra. E quel pastore Venne dai monti e da’ suoi verdi campi; Gemente e costernato ei nel cospetto Di Pìran s’introdusse. Ecco, dicea, Per quel lïon disciolto e generoso Qui men venni, o signor, con pianti e lagni. Ei le damme cacciò primieramente. Nè l’assalto cercò dei leopardi, Nè del leon la via. Ma de’ furenti Leoni la battaglia ora gli è uguale Delle damme alla caccia. Oh! non sia mai Che periglio lo tocchi! Il grave caso Per me ripensi il nobile signore. :Pìran udì, sorrise alquanto, e disse: Alto valor con nascimento illustre Mai celar non si può. — Salì sul dorso D’un placido corsier, venne a quel forte Che aspetto avea di sol. Nell’ora istessa Mossegli incontro il giovinetto, e l’alta Statura ne ammirò l’antico sire. Egli correa, quel di monarchi figlio, Sì come vento impetüoso, e innanzi Ratto venia per ricoprir di baci La destra dell’eroe. Quando quel volto Pìran così mirò, del bel sembiante La maestà, di lagrime le gote Gli si coprir d’un tratto e fu d’amore </poem><noinclude></noinclude> n254ypzxpb1t9z31mbetbhdt99ouyaq Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/516 108 1012898 3838759 3662033 2026-05-20T13:05:48Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838759 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 513 —|}}</noinclude> <poem> Tutto pieno quel cor. Strins’egli al petto Il garzoncello lungamente e a Dio Secreta fe’ salir dal cor profondo Una preghiera. Ma Khusrèv, Signore D’intatta fè, gli disse, inclita sempre Turania per te sia, che sol col nome Di generoso ti designa e appella Chi ti conosce. Ma tu stringi al petto Un figlio di pastor, nè ti vergogni? :S’accese il cor del nobile vegliardo Per lui, sì che infiammaronsi le gote Come di fuoco. O di monarchi erede. Diletto al ciel, sclamò, del mondo ancora Inesperto, non é del sangue tuo Alcun pastor quaggiù. La lunga istoria Ben io guardo appo me. — Pel giovinetto Un arabo destriero egli cercava, Regia una vesta racconciar gli fea, E seco fe’ ritorno al suo castello Con fiero incesso, ma con l’alma afflitta Per Siyavìsh tradito. Ei nel suo grembo Allevò il garzoncello e fu per lui Lieto e beato di sua sorte. Lungi Pensier di cibo o di riposo sempre di sonno da lui, per ira antica Verso Afrasyàb, del giovinetto prence Per caldo amor. Si volse il ciel frattanto Per alcun tempo; amor sincero e pace Guardar pareva in sè. Ma in un’oscura Notte, nell’ora al riposar propizia, Propizia a’ dolci sonni, ecco venirne Un messo d’Afrasyàb. L’inclito sire L’eroe chiamava a sè. Tutti con lui Rammentò i casi intravvenuti e disse: :Per un tristo pensier questo mio core Sempre si cruccia, e via sbandir l’angoscia </poem><noinclude></noinclude> sxxr49bkvqkuhe1z66i08pmn6zy4dhx Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/517 108 1012899 3838760 3662034 2026-05-20T13:08:06Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838760 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 514 —|}}</noinclude> <poem> Dal core non poss’io. Per quest’infante Che venne a noi da Siyavìsh, diresti Che sparve il dì dagli occhi miei. Oh! come Sarà conforme a nobile consiglio Che ignobile pastor si allevi accanto Regal nipote di Fredùn? Se in cielo E scritto che per lui danno m’incolga, Per cura o attenzïon non si allontana Da noi sventura, che da Dio ci viene. Che se i casi trascorsi il giovinetto Non sa, viva beato e noi beati Possiam viver così! Ma se maligna Sì manifesta in lui natura, il capo Troncargli è d’uopo, come al padre suo. :E Pìran disse: re, d’alcun maestro Bisogno non hai tu; ma giovinetto Di poca mente e di più tardo ingegno Come potria de’ già trascorsi eventi Indizio posseder? Quei che allevato Fu da un pastor su l’ispide montagne Ed è qual fiera indomita, ragione Come conoscerà? Tu non pensarne, Non crucciarti però. Che disse mai Quel saggio antico di gran mente e senno? Disse ch’è più d’assai potente e forte Educator che non il padre, tutto Nella madre amorosa esser riposto Della vita il secreto. Or, se fa cenno Il mio prence e signor, quel si famoso Garzon qui gli addurrò subitamente. Ma tu d’una impromessa il cor mi allieta. Ricordando il terribil sacramento Quale è dei re. Per la corona e il trono, Per la celata re Fredùn giurando Il ver guardava, e Tur che avea sovrana Fortuna e trono, pel Signor del mondo </poem><noinclude></noinclude> okssuy9933utccamsnlin2arjzopsuo Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/518 108 1012900 3838762 3662035 2026-05-20T13:10:56Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838762 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 515 —|}}</noinclude> <poem> Oiurar solea. Per la regal sua benda, Pel suo poter, per l’eterno Signore Di Saturno e di Marte e del fiammante Sole, Zadshèm, quell’avo tuo, giurava. :Quando Afrasyàb quelle parole accorte Di Pìran ascoltò, dell’uom rissoso E battaglier cadde nel sonno il capo. Terribil sacramento ei pronunciava Degno di re. Pel chiaro giorno, ei disse, E per la notte fosca e paventosa, Per Dio signor che la terra creava, Il ciel, le belve e gli animanti ancora E l’alme nostre, giuro sì che alcuna Vïolenza da me su quel fanciullo Non verrà, che parola acerba e dura Mai non dirò contro di lui! — La terra Pìran baciò, poi disse: Inclito sire, Dispensator di tua giustizia e al giusto Congiunto sempre, non è prence al mondo Che a te sia pari, nè v’è intatta luna Pel ciel che uguagli il tuo bel volto. Al bene Ragion ti guidi, e questa terra e il fato. Sgabello a’ piedi tuoi, ti sian supposti. :A Khusròv ritornò velocemente. Rosse le gote e lieto il cor. Gli disse: :Scaccia il senno dal cor. S’ei ti propone La guerra, festa gli rispondi. A lui Tu non andrai fuor che zotico e vile, Fuor che da stolto a favellar la lingua Non muoverai. Conforme al senno tuo Non comportarti, fin che passi almeno Questo giorno per te. — Così gli pose Un regal serto su la fronte e ai fianchi Strinsegli attorno un regal cinto. Allora Un veloce corsier con un dolce atto Quei domandava, e ratto vi salìa, </poem><noinclude></noinclude> 1ti51i6tjyj1t3g979mrhhy8t5fngcx Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/519 108 1012901 3838765 3662036 2026-05-20T13:13:40Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838765 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 516 —|}}</noinclude> <poem> Egli, l’eroo di mente integra. Trassero Verso la reggia d’Afrasyàb, e gli occhi Gonfi di pianto ebbe la gente. Un grido Levossi innanzi a lui: La via sgombrate! Viene il giovane eroe che cerca un serto! :Così sen venne del gagliardo sire Là, nel cospetto, e innanzi gliel’addusse Pìran, di forti condottier. Ma intanto Ch’ei s’accostava ad Afrasyàb, l’antico Avo di pianto ebbe molli le gote Per la vergogna. Ei riguardò alcun tempo E il garzoncello contemplò; fu allora Che sparve bel color dalle sue guancie. Là, là tremava come salce al vento Di duce Pìran la persona; tutta Di Khusrèv per la vita in quell’istante La speme egli perdea. Ma il garzoncello Stette il turanio a contemplar pensoso, E attonito restò; pur, richiamava Ratto sua fè, sbandia l’oltraggio, e intanto Egli ammirava la regal persona E le mani possenti e il grave incesso, La maestà del giovinetto sire E il portamento. Lungo tempo ei stette Così pensoso, e la crucciata fronte Spianando egli venia, fin che nel core Affetto gl’inspirò per lui la sorte. :Giovinetto pastor, dissegli alfine, Quale del dì ben certa conoscenza, Qual de la notte hai tu? Che festi adunque Tra le pecore tue? le capre e gl’irchi A numerar come provasti? — Ratto Khusrèv gli rispondea: Fiere non sono Da cacciar là da noi; nè freccie ed arco Io posseggo nè corde all’arco mio. :E Afrasyàb: In Irania andrestù mai Di qui? de’ forti al maggior prence andresti? </poem><noinclude></noinclude> a5buip0xx77s0ybkiqs1z2x13k2ub0l Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/520 108 1012902 3838766 3662037 2026-05-20T13:16:30Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838766 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 517 —|}}</noinclude> <poem> :Rispose: Un cavalier passava ratto L’altra notte da me per monti e piani. :Del padre suo, della sua madre allora L’interrogò; d’Irania il dimandava, Delle città, della gioconda pace. De’ placidi riposi in quella terra. :In loco, ei rispondea, dove ha soggiorno Il leopardo, anche dell’uom valente Si spezza il core per timor. — L’inchiese Del suo maestro ancor, del ben, del male Nel mutar di fortuna. E Khusrèv disse: :Un cane battaglier leon feroce Non atterrò giammai. — Rise e nel volto S’accese come rosa porporina Il turanio signor, poi, con soave Atto e dolce parlar. Dunque, dicea, L’arte de’ segni e de le cifre ancora Apprendere non vuoi? De’ tuoi nemici Non piglierai vendetta allegra? — Oh!, disse, Crema non è nel nostro latte! Io voglio Dai campi discacciar tutti i pastori. :Rise a que’ detti il re; si volse al duce Di sue falangi e disse: Al loco suo Costui non ha la mente. Ecco! del capo Io lo dimando, egli del piè risponde. Male da lui non verrà mai, non bene, Ch’io ne son certo, nè di tal costume È quei che cerca sua vendetta... Or vanne, Pìran diletto, e con amor lo rendi A quella madre sua, d’un uom prudente Per la mano l’affida. Anche alle mura, Là, di Siyavìsh-ghird potrai condurlo. Ma non far che s’aggiri a lui dintorno Tal che gli apprenda arti malvagie. Ancora Ciò che più è d’uopo gli darai, tesori, Auree monete, palafreni e servi. </poem><noinclude></noinclude> ahn6a0j1ov9myjznr685ihqqoqj79ae Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/521 108 1012903 3838767 3662038 2026-05-20T13:19:10Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838767 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 518 —|}}</noinclude> <poem> Ed altre cose in meno e in più. — Si volse Al giovinetto il vecchio duce. Alquanto T’affretta, ei disse; e fuor l’addusse ratto Dalla presenza d’Afrasyàb. Con l’alma Che pel giubilo ardea, poi che deluso Ebbe l’occhio del mal, veloce ei venne Alle sue case. Disse allor: Per grazia Di Dio, signor di nostra sorte, al mondo Frutti recò l’arbor novello! — Ratto Schiuse i tesori da gran tempo ascosi, E al giovane signor molte e diverse Cose apprestò, monete e gemme e perle, E broccati e cavalli, armi guerriere, Corone e cinti, regal seggio e molte Di monete sportello, e strati fulgidi E cose elette in meno e in più. Que’ doni Tutti ei fece recar subitamente A re Khusrèv; benaugurosi voti Anco v’aggiunse con giustizia e amore. :Accomiatando Ferenghìs allora E Khusrèv giovinetto, ei li inviava Alla città, che loco da quel tempo Di cardi e spine erasi fatto. E allora Che re Khusrèv con Ferenghìs vi giunse. Gente mostrossi in ogni parte. Andando Incontro a lui, tratto correan di terra, Di laudi piena in le città ogni lingua. Ecco, dicean, dalla fonda radice Del bell’arbor divelto un rigoglioso Rampollo il fato suscitò. Lontano Occhio maligno dal signor del mondo Resti mai sempre, e piena sia di luce L’alma di Siyavìsh! — Così di quella Città superba gli spinosi rami In bossi alteri si voltâr, negli orti Mutaronsi in cipressi agili e snelli </poem><noinclude></noinclude> jvr6969x0lr2ucuplt6lng1rury2jd5 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/522 108 1012904 3838770 3662039 2026-05-20T13:22:10Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838770 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 519 —|}}</noinclude> <poem> L’erbe selvaggie; e là dal suol che bevve Di Siyavìsh tradito il caldo sangue, Nacque e le nubi a rasentar vicino Giunse un ramo virente. Oh sì! spuntava Un albero di là, dal sangue sparso Di Siyavìsh regnante, e in su le foglie Ne recava distinta e ben notata L’immagine soave. Una fragranza Di puro muschio, per amor di lui, Lungi moveva; e l’arbore leggiadro Di Dey nel mese come a primavera Era vago e fiorente. Ivi era il loco Ove a pregar venìan meste le genti. :Tale è costume dell’antico cielo. Toglier le mamme ad un poppante!... Voi Non accogliete in cor per questa vita Confidente un pensier, che peggior male Ella serba in secreto. Allor che al mondo Avvinto sta per inconsulto affetto Un uman core, giù l’atterra il fato All’improvviso. Ma tu, saggio e accorto, Nulla cercar per la terrena via Fuor che piacer; del mondo entro al giardino Non odorar le foglie che del duolo Reca la pianta. Sia che t’abbi un serto, Sia meschino un calzar, non vedrai lunga Stagione in terra. Non crucciar tu adunque L’anima tua, chè non è tua la terra E nessun loco è tuo, fuor che l’angusta Arca tua funeral. Ricchezze molte Radunar perchè mai?... T’assidi e godi, Dei tesoro di Dio nella speranza! Oh! nel mondo quaggiù son molte gioie. Ben che amore ad alcuno unqua non serbi Il mondo. Fino al cielsolleva il fato Di tal la fronte, in tenebroso abisso </poem><noinclude></noinclude> 555olhbnjjmgb8rwleypr9po22dbpax Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/523 108 1012905 3838772 3662040 2026-05-20T13:24:25Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838772 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 520 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Il precipita poi. Del ciel superno Cotal la legge; e questi avanza quello Talor, quello talor quest’altro avanza. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XXX. Lamento di Firdusi.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 486).}} <poem> :Di Siyavìsh così dal sangue sparso Alla vendetta e alla partenza giunsi Di re Khusrèv dalla turania terra. Ma quello di cui vennero già gli anni A trenta e trenta, tolga via la speme Dal mondo omai. Quando vicino al capo Giunge la spada degli anni sessanta, Non date vino, che degli anni suoi Ebbro è il vegliardo. Delle briglie in loco, Posemi il tempo nella man che trema, Un baston lento; e la ricchezza avita È dispersa, e passò tempo felice. Quale vedetta alla montagna in cima, Che infinito uno stuol di prorompenti Nemici non vedea, nè sa le redini Torcer per via fuggir, ben che vicine Già sian le fulgid’aste agli occhi suoi, Tal mi son io. Già le montagne brune Son di nevi coperte, e il re s’incolpa Dalla sua gente. Vengano frattanto Altri due messi rapidi e veloci Del tempo, e me faranno prigioniero I sessanta nemici. È stanco omai Di frastuono il poeta, e songli eguali Ruggir di belve e d’usignuol gorgheggio. Oh! dove siete voi de’ miei trent’anni Vivide rose e muschi intatti e vaghe </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> eiu2fmyacqim8m90lyz0klmqt9r5q7z Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/524 108 1012906 3838773 3662041 2026-05-20T13:26:35Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838773 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 521 —|}}</noinclude> <poem> Candide perle, e dove sei, possente Lingua di Persia, qual tagliente brando Stretto in questa mia man? Gli augei del cielo Più non vanno a posar su rose pallide, Ma ramo di cipresso e bei bocciuoli Aman dì rose fresche e porporine. Io, che già il nappo d’otto delibai E cinquant’anni, entro la mente mia Solo accolgo un pensier, d’un’arca angusta E d’un campo il pensier. Ma chieggo intanto A Dio giudicator che da fortuna Tanta i’ mi tocchi sicurezza ch’io Lasci quaggiù di me ricordo in questo Antico libro illustre, onde colui Che rende a ben parlar giustizia vera, Di me soltanto si ricordi in bene. Nel mondo ch’è di là, tal m’è serbato Proteggitor che ha spada in mano e trono Sacerdotal. Son io l’umile servo Di quella casa del Profeta, e il capo A piè del giusto nella polve atterro Che ricevea da lui l’alta parola. :Di Siyavìsh poi che qui giunse al termine L’antica istoria, narrerem frattanto Di re Khusrèv; dirò ciò che pur fece In turanico suol Rùstem, gagliardo Pari a leone, vendicando il fato Di Siyavìsh tradito. — Or ti ritorna Del borgomastro alla parola. Attendi Ciò che narra quell’uom dal dolce canto! </poem> {{Rule|8em|t=1|v=1}}<noinclude></noinclude> 2el258lhvg22feviowgurthxazupwif Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/525 108 1012907 3838817 3838316 2026-05-20T17:37:14Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838817 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 522 —|n=s}}</noinclude><section begin="s1" /> {{Ct|c=t01|6. Invasione di Rustem.}} {{Rule|2em|t=1|v=3}}<section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|I. Venuta di Rustem.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 487-489).}} <poem> :Ratto che venne a Kàvus re l’annunzio Di Siyavìsh la giornata infelice Andarne spenta, avergli il crudo sire Del popol fero, come ad un implume Augel, tronca la testa, e già le fiere Pianger per l’innocente afflitte e meste In ogni monte, pianger gli usignuoli De’ cipressi dai rami e le colombe Sotto a le rose co’ fagiani in lugubre Suon lamentarsi, la turania terra Piena d’affanno e di dolor, negli orti Dai rami de’ granati impallidendo Cader le foglie, e come una dorata Conca Gùrvi apponesse e in giù piegando All’infelice, quale a zeba, il volto, Tronca gli avesse la regal sua testa Dalla persona là ’ve il suo lamento Nessuno udiva, intercessor per lui Era nessuno; allor che tale annunzio Kàvus udì, giù reclinò dall’alto Del seggio suo l’inclita fronte, e attorno Tutte le vesti si squarciò, le gote </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> ru7kho0f8mzsewvalxdpupv4k2bdhmv Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/526 108 1012908 3838818 3662043 2026-05-20T17:40:58Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838818 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 523 —|}}</noinclude> <poem> Si percosse e dal trono alto in che assise, Precipitò sul suol. Vennero allora Con lamenti gl’Irani; i cavalieri Vennero tutti con succinte vesti Nel lutto grave, con pallide gote, Con occhi lagrimosi. E fea la lingua Per Siyavìsh ciascun di detti piena, Gùderz e Tus e Ghev di nobil core E Shapùr e Ferhàd, Berhàm leone, Zèngheh di Shaveràn, Kharràd, Berzinne, Gli altri forti, e Ruhàm, Eshkès valente, Pari a leon, Gurghìn, Shedùsh gagliardo, Pugnace cavalier. Brune ed azzurre Avean tutti le vesti, aveano tutti Polve sul capo di corone in loco; E re Kàvus ancor spargea d’immonda Polvere il serto, fatta in pria cadersi La veste imperïal divelta a brani. :Anche al Nimrùz giunse novella poi, Appo a quel prence ch’era al mondo luce, Dalle iranie città dolente un grido Levarsi omai, tutta a tumulto andarne La terra ancora per l’acerbo fato Di Siyavìsh tradito. Ohi quel gagliardo Figlio di Zal, sì rea novella udendo. Il suo senno smarrì. Levossi un pianto Dolente dal Zabùl. Danno a le gote Zal con l’ugne si fea, sulla corona, Sulla cervice ei si spargea la polve, E Zevàreh squarciavasi la vesta Tutta al collare; onta si fece al seno Con le percosse Feramùrz. Un prence, Rùstem gridava, come te, famoso Figlio di regi, non vedea quest’alto Ciel che si volge. Oh! sventurata quella Irania terra di te priva, in alto </poem><noinclude></noinclude> p20u16gfsb266zetjmrh2ttwwvkrvc2 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/527 108 1012909 3838819 3662044 2026-05-20T17:43:54Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838819 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 524 —|}}</noinclude> <poem> Dolor venuta e desolata e affranta! Oimè, che gioia ebbe il nemico tuo! Oimò, che il faticar, la lunga cura Di me sen va dispersa! — Egli in tal guisa Per sette giorni fu dolente e mesto In lutto grave. Ma di trombe un suono Al dì ottavo sorgea. Tutti adunaronsi Dal Kashmìr, dal Kabùl, sovra le porte Del fortissimo prence i suoi gagliardi, E con occhi piangenti, avido il core Di vendetta, egli volse alla dimora Di Kàvus re la fronte. E allor ch’ei giunse D’Irania alle città, la sua guerresca Tunica si squarciò, per Dio signore Fe’ sacramento e disse: Io senza guerra. Io senz’armi giammai non resterommi, Da la polve che il copre, il volto mio Non monderò. Forse che n’è concesso Non dolenti restar? Fin che vendetta Pigliata avrò del giovinetto sire. Fin che dentro alla force il capo abietto Colto avrò del nemico, il serto mio L’elmo sarà, di colmo nappo in loco Sarà la spada nella man, l’attorto Laccio al cubito sempre. E suol turanio Intatto ancor non lascierò, non certo Afrasyàb regnator, ch’io per il sangue Tutte in correnti le turanie ville Convertirò, fino a che la dovuta Pena pel sire giovinetto a lui, Turanio vil d’anima fosca, io stesso Non avrò chiesta. Alla dimane, allora Che alto spunterà il sole, accinti e pronti Sarem noi tutti, io primo e la mia clava, E la palestra ed Atrasyàb. Quel capo Gioiosamente tempestar vogl’io </poem><noinclude></noinclude> osagvb2diced4slg1v3h3wjm0bt6w7r Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/528 108 1012910 3838820 3662045 2026-05-20T17:46:33Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838820 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 525 —|}}</noinclude> <poem> Con questa mazza, come i fabbri industri Su l’incudine lor batton l’acciaro. :Così, mentre in Irania ei discendea, Al re de’ forti ne venia novella. Dicean: S’avanza come fosca nube Il fortissimo eroe, nè su la fronte Ei reca un elmo, nè sul petto quella Spoglia di tigre. Lagrimoso il volto Di Siyavìsh egli ha per fiera doglia, E scendongli due rivi per le gote Di lagrime fiorenti. — I prenci allora Vennergli incontro a piè; senza timballi Senza collane e timpani venièno. Tutti piangean dolenti e lagrimosa Avean la faccia, e parlava del sire Ogni lingua frattanto e dimandava Ogni spirto il suo re. Ma com’ei videro Rùstem guerriero da lontano, detto Tu avresti allor che si levasse un gemito Dal mondo intero. Fra lamenti e lai, Fra l’angoscia e il dolor, tutti que’ forti A un loco s’incontrâr dell’aspra via Con Rùstem battaglier. Questi da quello Chiedea novelle, e di dolor ciascuno, Per Siyavìsh tradito, il core avea Pieno di duolo. Il fortissimo eroe Gemendo disse: O prence, o generoso, O signor di gagliardi, o re disceso Da’ regi prischi, imperador sovrano E del mondo signor, valente e prode, Di te pel duolo piange il sol, s’accende Torva la luna per la notte. Oh! dove, Dov’è quel tuo gran cor, dove la forza D’elefante guerrier? Già le correnti Inaridìan de’ fiumi al dolor tuo. Oh! beati que’ dì che trascorremmo </poem><noinclude></noinclude> cv7hm4i5q196pyu52pl5200t0e1fn7d Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/529 108 1012911 3838821 3662046 2026-05-20T17:49:29Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838821 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 526 —|}}</noinclude> <poem> Del Zabùl ne’ giardini ed ai banchetti Sedemmo di Destàn, prence animoso! :Così piangendo e lagrimando ei venne Fin che discese all’inclita dimora De’ Kay regnanti. E come più vicino Ei si fe’ al trono di re Kàvus (lurida Polve sul capo avea, lurida polve Al piede), incominciò, rivolto a lui: :Un tristo grano seminasti, o sire, E il seme tuo fruttificò. L’amore Di Sudàbeh e la tua natura trista Il serto imperïal già t’han rapito Dalla tua fronte. Or tu vedrai ben chiaro Che ti posi d’un mar tranquillamente Su l’onde infide... Oh! dunque per la voglia, E per l’indole rea di tracotante Prence, incogliea sì grave e manifesto Danno all’irania terra! Oh! le funeree Bende migliori assai di genti a un duce Son del voler di donna! E fu per l’opra Di donna inver che Siyavìsh perìa! Benedetta la donna che non nacque Mai dalla madre sua!... Ma tra i regnanti Eguale a Siyavìsh non fu nessuno, Nessuno come lui nobile e saggio E mansüeto! Oimè! quelle sue gote, La persona e la forza e quel bel volto Gioia de’ prenci! Oh! sventurato sire, Inclito e grande! Come te nessuno Vedranno i dì futuri... Allor ch’egli era Su regal seggio, primavera dolce Era davver, corona de’ regnanti Era al banchetto, e forte era in battaglia Leone e leopardo, era selvaggia Tigre disciolta. Così adunco artiglio Nessun mai vide! Or io, fin che alla terra </poem><noinclude></noinclude> dv9bafvgapg898sbu91wxgcr0xze807 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/530 108 1012912 3838822 3662047 2026-05-20T17:52:06Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838822 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 527 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Vivo sarò, la mente e il cor d’un fiero Di vendetta desìo pieni mi reco Per Siyavìsh tradito. Ogni battaglia Farò con occhi lagrimosi, e il mondo Arder farò di duol com’arde il core. :Kàvus intanto il rimirava in fronte, Le lagrime vedea sanguigne, ardenti, La foga del guerrier, nè gli rispose Per la vergogna; tacito e pensoso Versò dagli occhi lagrime cocenti. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|II. Punizióne di Sûdâbeh.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 489-490).}} <poem> :Si dilungò dal regal seggio allora Il fortissimo eroe, volse la fronte Di Sudàbeh all’ostel. Quivi pel crine Trasse fuor dalle stanze e da’ suoi veli La sciagurata; nel sangue ei la trasse Dall’illustre suo trono, e con la spada Il seno le squarciò, là sul cammino Pubblico e aperto, nè su l’alto seggio Principe Kàvus vacillò. Allora, Poi che Rùstem gagliardo ebbe la fiera Opra compiuta, per intensa doglia Il suo cor più s’afflisse. Egli tornava Con molto duol, con molto affanno in petto Alla reggia, ed avea gonfi di pianto Gli occhi e smorte le gote. Eran dolenti D’Irania le città; vennero tutti I cittadini desolati e mesti Accanto a Rùstem, e per sette giorni Ei sedette in quell’aula, una grand’ira Covando in core, costernato e afflitto, </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> ez0v8rg5ya486peq5kn5st3uj7x678j Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/531 108 1012913 3838826 3662048 2026-05-20T17:56:20Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838826 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 528 —|}}</noinclude> <poem> Fra lagrime e sospiri. Al giorno ottavo Fe’ le trombe squillar di bronzo eletto E battere i timballi, e a quel regale Ostello s’adunar Gùderz antico, Tus, Ferhàd e Shedùsh, Kharràd valente, Ghev, Gurgbin e Ruhàm, Shapùr e il figlio Di Kàvus, Feribùrz, Bebràm leone E Guràzeh che drago era di guerra, Di magnanimo cor, Zèngbeh, rampollo Di Shaveràn, e Gustehèmme e il forte Eshkès fra gli altri valorosi, e il figlio Di Rùstem prode, Feramùrz, e il sire Di molti eroi, Zevàreh battagliero. :Così a lor favellò Rùstem gagliardo: Il cor, l’anima mia, la mia persona Io consacro a vendetta. In terra mai Non sarà cavalier, non uom famoso Nella battaglia, che si vesta l’armi Qual Siyavìsh. Deh! non stimate lieve, O prodi miei, la gran faccenda; lieve Stimar già non si può la doverosa Vendetta che cerchiam. Via discacciate Dal core ogni timor, la terra tutta Pel molto sangue del Gihùn rendete Pari all’ampie correnti. Ed io qui giuro, Giuro per Dio che fin che vivo in terra Sarò, questo mio cor colmo di doglia Per Siyavìsh andrà. Sovra quel campo Arido e tristo ove spargeane il sangue Gùrvi malvagio e stolto, io vo’ quest’occhi, Questa fronte atterrar; forse che l’aspra Doglia più lieve si farà nel core. Com’io qui son, legate in pria le mani, Appeso al collo un rio capestro, al suolo M’atterri, come zeba, il mio nemico In turpe foggia, ambe le man costrette </poem><noinclude></noinclude> g9okulh5ev47wu3vgz9mr3wsvs6ysz7 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/532 108 1012914 3838827 3662049 2026-05-20T17:59:03Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838827 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 529 —|}}</noinclude> <poem> Del laccio entro le spire. Ov’ei nol faccia, Con la mia clava, col mio ferro acuto, Orribile tumulto entro la terra Susciterò. Nulla vedran quest’occhi Fuor che la polve della pugna. Omai Son viete cose all’alma mia le coppe Colme di vino in genïal banchetto. :Quanti eroi, quanti prenci erano quivi. Di Rùstem come udîr quelle parole, Mandaron fiere voci, e detto avresti Che Irania tutta in orrido tumulto Iva rapita. Oh sì!, fino alle nubi Salì da Irania un grido tumultuante; Che fosse covo di leoni biechi Quell’ampia terra, detto avresti. Allora, Sul dorso agli elefanti in un vasello Globi accolti fùr scossi, e l’ampio esercito Vindice il brando trasse fuor d’un moto Dalla guaina. Si levò un orrendo Clangor di tube, un suon di bronzei corni, E un fremer di timballi. E già la terra Piena era tutta d’un odio feroce Contro Afrasyàb; diresti che nel mare Turbinavano l’onde. Ogni passaggio, Ogni varco era tolto agli animanti, E dell’aure lo spiro iva inceppato Dall’aste molte. Già parean nel cielo Pugnar le stelle avverse, ed a novelli Mali la terra prepararsi e il fato. :Ma l’armi intanto si cingean gli eroi Tutti d’Irania, e precedeali il sacro Vessil di Kàveh. Di Kabùl scegliea Rùstem, signore di Zabùl, ben molti Forti avvezzi a vibrar spade lucenti, E centomila eroi si radunarono D’Irania e di Narvèn dalla foresta. </poem><noinclude></noinclude> nmxs8v2g1u8wetok7cdm4ralhg5zht5 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/533 108 1012915 3838828 3662050 2026-05-20T18:01:24Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838828 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 530 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Feramùrz, che del prence era bennato Figlio e novello condottier, fu il duce Dell’avanguardia di tal schiera. Ei venne E di Turania già il confin toccava, Quando dall’alto il videro i torrieri. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|III. Battaglia di Ferâmurz con Verâzâd.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 491-492).}} <poem> :Verazàd, fra gli eroi come una perla Di bel color, di Sipengiàb remota Era sovrano. Come un suon di trombe E di corni e di crotali indïani Di lui gli orecchi penetrò, fe’ i timpani Di fieri colpi tempestar, condusse Alla pianura i suoi gagliardi tutti, Dalla pianura in un gran mar di sangue Trarli dovè dipoi. Schiera fu quella Di trentamila eroi, vibranti spade, Atti alla pugna. Verazàd balzava Dal medio loco allor del suo drappello E ratto sen venia nella presenza Di Feramùrz. L’inchiese e disse: Or dimmi Qual uom sei tu. Perchè ti volgi a questa Di Turania frontiera? per comando Venisti certo del tuo prence, ovvero Da parte dell’eroe qui se’ venuto Ch’è duce a’ prodi suoi?... Novella forse D’Afrasyàb non hai tu, del trono suo, Del suo poter, della corona fulgida Di sua grandezza?... Ben sarà che il tuo Nome tu dica a me, che qui vedrai Dell’opre tue ben certo fine. E senza Il nome tuo, bello non è che fuori </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 599x3k1odiuld5t5ld7g1qdfi85mpab Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/534 108 1012916 3838831 3662051 2026-05-20T18:25:31Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838831 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 531 —|}}</noinclude> <poem> Da codesto tuo corpo tenebroso Esca per mano mia l’anima tua. O sciagurato, Feramùrz gli disse, Frutto son io di quell’eroica pianta Onde l’anima lor pèrdono in giostra I leoni e si cruccian gli elefanti, Se muove l’ira sua. Ma perchè mai Parlar teco dovrei, figlio di Devi, Del come e del perchè, malnato eroe? Rìistem possente co’ gagliardi suoi È dietro a me, vendicator nel mondo Egli è d’assai. Per vendicar la morte Di Siyavìsh, a’ fianchi egli serrava La sua cintura, e venne qual leone Nel furor suo. Dal tuo confin che nullo Ha valor, desterà vasto un incendio. Ma dietro a lui disperder la volante Polve non oserà vento importuno. Nè intatti ei lascierà quanti ha guerrieri Afrasyàh, non lui stesso, e non i suoi Campi e la terra e le sue limpid’acque. :Verazàd che ascoltò quelle parole, Conobbe che a smaltir grave si fea Davver l’impresa sua. Si volse ai prodi Con tal precetto: Date dentro omai E le corde apponete agli archi vostri Tutti d’un moto! — Così d’ambo i lati Ambe le schiere s’ordinâr; ferrati Elmi sul capo si ponean gli eroi. :Levossi allor per questa parte e quella Da tanti armati un urlo fiero, e all’alto De’ timballi fragor stordìan gli orecchi. Quando così di timpani e di trombe Aspro concento si levò, nel petto A Feramùrz balzava il cor. Sen venne Come elefante ardimentoso e fiero, </poem><noinclude></noinclude> 9uv87xds2p5elngbwtc5ta4l2qw6rn0 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/535 108 1012917 3838832 3662052 2026-05-20T18:27:52Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838832 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 532 —|}}</noinclude> <poem> Con l’arco al braccio e la cintura agli alti Fianchi serrata, e nell’impeto primo Mille prodi atterrò. Da quell’assalto Indietro allora si ritrasse, e poi, Con l’asta in pugno ritornando, il piede Per trarsi a dietro a Verazàd fe’ avvinto. Mille e dugento fecero prigioni, E l’esercito suo tutto a una voce A Verazàd gridò: Non soffermarti! Che questo è il dì che ci amministra Iddio Alto castigo. Ricompensa al male È mal che vien da Dio! — Così, quell’ampio Esercito d’eroi, que’ cavalieri, Nella pugna stordìan. Ma il duce iranio Che Verazàd potè mirar di fronte, Levò dal mezzo de’ suoi prodi accolti Un grido fiero ed incitò il cavallo, Bruno qual notte, dal suo loco. Strinse L’asta nel pugno; con quell’asta al cinto Di Verazàd menò un gran colpo e tutta Ne squarciò la corazza ed i gheroni Sciolse ed infranse. E il levò di tal guisa Da la sua sella di compatto legno, Che detto avresti nella man reggesse Un picciol bruco. L’atterrò d’un colpo, Di sella si gittò, benedicendo Di Siyavìsh al nome, e quella testa Inclita un dì, la tunica macchiata Di caldo sangue, ne spiccò dal corpo. :Son queste, ei disse allor, della vendetta Le primizie davver! Sparso fu il seme E dalla terra germogliò. — Per l’ampia Terra di Verazàd fûr suscitati In ogni loco incendi, e all’alto cielo Il negro fumo ne salì. Ma scrisse Un foglio Feramurz al padre suo, </poem><noinclude></noinclude> 71cixneish2jzw351vydcmfs087u9oz Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/536 108 1012918 3838833 3662053 2026-05-20T18:31:51Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838833 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 533 —|}}</noinclude> <poem> Di Verazàd che disïò la pugna, L’impresa a raccontar. Della vendetta, Della guerra la porta, egli scrivea, Io disserrai. Lui tolsi da la sella Di ben compatto legno, indi la testa Dal corpo gli troncai per la vendetta Di Siyavìsh, e dentro alla sua terra Incendio suscitai rapido e vasto. :Di là sen venne rapido correndo Un messo per la via, venne al signore Della turania gente. Ecco!, gli disse. Qui venne a vendicar le colpe antiche Rùstem guerrier. Si radunâr con lui D’Irania i prenci, e Feramùrz pel primo S’avanzò nella via, cinto dell’armi, A punir tutta la turania gente. A Verazàd miseramente il capo Hanno reciso, devastato hann’essi Il turanio confine. Ei scompigliarono Di Verazàd le genti tutte, e poi Gl’incendi suscitâr di lui ne’ campi. :Afrasyàb che ascoltò quelle parole. Molto si dolse per l’antico detto Vaticinato a lui, quale dal labbro D’astrologi, di saggi e di ministri Udìa del cielo. Tutti i prenci suoi Convocò dalla terra e diè monete. Tesori dispensando alto riposti Da lungo tempo, nè lasciò destrieri Sciolti ne’ paschi lor, ma i lor custodi Ne trassero le mandre alla palestra Dell’inclito signor. De’ suoi tesori Che spade contenean, gualdrappe e clave, Saette, archi d’eroi, di quelli ancora Che contenean monete e gemme ed oro E corone e cinture aurifulgenti </poem><noinclude></noinclude> 34e09il0hbc5gfagvidfis973ph1ous Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/537 108 1012919 3838834 3662054 2026-05-20T18:34:23Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838834 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 534 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> E monili, recar da’ tesorieri, Da’ consiglieri suoi, si fe’ la chiave, E per l’albergo suo real, per tutta L’ampia palestra, dispensò monete. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|IV. Venuta di Surkheh figlio di Afrâsyâb.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 493-496).}} <poem> :Apparecchiata come fu la schiera Di Turania così, spartita in pria Fra tanti eroi l’ampia ricchezza, i timpani Di bronzo, d’India i crotali, di fieri Colpi ei fe’ risuonar. Tutti apprestaronsi I cavalieri alla battaglia, e allora Che fuor di Gang l’esercito infinito Trasse il prence turanio e alla pianura Il menò da que’ lochi angusti e brevi, Parve un ondoso mar quella gran gente, E quale alligator dentro a quell’onde Stette Afràsyàb. Di tanti eroi chiamava Surkhèh dinanzi a sè. Molte parole Fe’ di Rùstem, e disse: Ecco, tu adduci Per guerra fare trentamila eroi, Spade vibranti. Come nembo adunque Discendi in Sipengiàb, lascia pensiero Di letizia e di pace. È co’ suoi prodi Feramùrz in quel loco, e la sua testa Inviarmi dèi tu. Ma la tua vita Tu custodisci dal figliuol malvagio Di Zal, che, tolto lui, nessuno in guerra È pari a te. Tu figlio mio, tu amico, A’ prodi miei sostegno, e come intatta Luna al mio cor. Se vigile ti mostri, Se cerchi accorto la tua via, chi mai </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> hb5g3oqodof0hd2es54fotepejgo066 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/538 108 1012920 3838870 3662055 2026-05-20T19:38:03Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838870 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 535 —|}}</noinclude> <poem> Oserà contro a te volger la fronte? Duce adunque tu sii, vigile sempre, Da Rùstem battaglier guarda l’esercito. :Surkhèh gli disse: O re, la dolce vita Di Rùstem spegnerò; le man da tergo Legate a Feramùrz con fermo nodo, Sospesogli un capestro alla cervice, D’Afrasyàb nella reggia, alta levando Più di quest’almo sol la fulgid’asta, Il recherò. Là ’ve l’assalto agogna Il leopardo, un cane battagliero Nella pugna che val? — Così rispose Il signor de’ Turani: O di famosi Inclito figlio che desii la pugna. Storia d’antichi tempi io ben conosco, E sempre in mente l’ho. «Vigile e sperto Il can raggiunge il leopardo, e fugge Alla volpe dinanzi un lïoncello Che battaglie non vide». È nobil figlio Del gran vassallo dell’iranio impero Feramùrz di gran cor, vigile, accorto E semenza di prodi, e non t’è dato Di lui fra l’armi crederti sicuro, Ch’ei senza indugio a macchinar farassi Inganni e frodi. Tu fa cor, la pugna Al nemico prepara, e di lor opre Non dirti in niuna guisa e sciolto e franco. :Poi che rivolti questi detti il sire Ebbe a quel figlio suo, tutte raccolse Le provvigioni e pose in via l’esercito. La presenza lasciò del genitore Surkhèh, il vessillo e l’esercito intero Fuor trasse alla campagna. Ei, come nembo. Ratto discese in Sipengiàb, nè in core Vennegli alcun pensier che di battaglia Pensier non fosse. Le vedette, allora </poem><noinclude></noinclude> 4dhopatd2g4cs89lcrktjnrskvobsgu Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/539 108 1012921 3838872 3662056 2026-05-20T19:40:21Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838872 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 536 —|}}</noinclude> <poem> Che di sua schiera videro la polvere, Andâr correndo; a Feramùrz venièno Rapide e pronte. Dall’irania gente Suon di timballi si levò; la terra Come d’ebano scheggia intenebrava Di tante schiere all’alta polve, e intanto Gridavano riscossi i cavalieri. L’agglomerata polve dell’esercito Tetro fe’ il mondo come notte, allora Che la luna sparì. Brillavan ferri Di luce adamantina ed aste intrise Nel caldo sangue; oh sì!, detto tu avresti Che dal mondo saliva acre un vapore, Igneo vapor della battaglia. Sparse In ogni parte degli uccisi prenci Eran le teste; ne sorgeano i cumuli Da confine a confin pel vasto campo. Come conserta la battaglia vide Surkhèh in tal foggia e discoverse l’asta Di prence Feramùrz, le briglie sciolse Al suo destrier dall’eretta cervice, Gittò l’arco a le spalle e innanzi venne Con la lancia nel pugno. Il medio loco Delle sue schiere Feramùrz lasciava E con l’asta venìa contro al nemico, Disïando la pugna. Oh!, disse allora, Turanio che avversa hai la fortuna, In questo istante d’una soma al legno Ti avvincerò. Versasti per l’arena Di Siyavìsh tradito il caldo sangue. Nè temi Iddio, nè ti penètra il core Sgomento o affanno. In questo campo vasto Qual nome rechi? In questo campo il volo Spiegò la morte contro a te! — Non questo, Non questo dirai tu, Surkhèh rispose. Che sai tu di che mena all’uomo in terra </poem><noinclude></noinclude> a0yc94z75yui7lc7qqapro2tm8wn3uy Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/540 108 1012922 3838878 3662057 2026-05-20T19:44:03Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838878 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 537 —|}}</noinclude> <poem> Mutabile la sorte!... Io del regnante Afrasyàb son del seme, io qui mi chiamo Surkhèh. Per tema ch’han di me, nell’acque Treman gli alligatori. Ecco!, men venni Teco a giostrar per scioglierti dal corpo La fosca anima tua. — Disse, ed un colpo Drizzò dell’asta alla cintura. Un crollo Non diè in arcioni il cavalier famoso, Ma rise e disse: Vedrai tu vigore Degli elefanti, sì che il mondo intero Parrassi agli occhi tuoi muoversi quale È corrente di Nilo. — Un colpo allora Vibrò dell’asta e parve fuoco rapido D’Azergashàspe. Trasselo dal culmo Dell’ardua sella e fea toccargli il crine Del palafren. Ma l’urto impetüoso De’ cavalli e quel colpo violento Rupper la lancia a Feramùrz. Accorsero Prenci turani contro a lui; rigonfi D’odio venìan, chiedendo aspro un assalto. :Surkhèh ben vide che poter nessuno Col suo nemico avea; ne fu dolente E la fronte voltò; ma poi rincorse, Come elefante in suo furor, con l’indica Spada nel pugno, Feramùrz. Allora, Come Devi disciolti, i cavalieri Tutti d’Irania corser dietro a lui Alto gridando. Feramùrz che ratto Prence Surkhèh arrivò, stese la mano, Qual leopardo che s’avventa, e al nodo Della cintura l’afferrò. Di sella Tolselo e rovinollo al suol calpesto Con repentino colpo, indi, spingendolo In turpe guisa e a piè, dal loco infesto Della battaglia al campo suo lo trasse. :In quell’istante dalla via mostrossi </poem><noinclude></noinclude> amv9oqy4kjsjw8iyho15r2ompa49elm Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/541 108 1012923 3838880 3662058 2026-05-20T19:46:40Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838880 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 538 —|}}</noinclude> <poem> Di Rùstem il vessil, de’ prodi suoi Si udir le voci ed il barrito fiero Degli elefanti. Feramùrz, qual turbine Di polvere che vola, al padre suo, Con la vittoria, di quel primo assalto Per la fortuna, corse allor. Dinanzi Con avvinte le man Surkhèh venia, E là di Verazàd giacean le sjparse Membra per terra. Ogni montana falda, Ogni campo all’intorno era d’uccisi Ingombro e pieno, e dalla pugna omai La mente rifuggìa de’ prenci avversi. Ma l’iranico stuol benediceva Il giovane guerrier, famoso in armi, E Rùstem anche il benedisse; molte Elette cose ei dispensò cortese Alla misera gente. Ei contemplava Feramùrz, e il vedea qual fero- drago Rosso di sangue al capo ed all’artiglio, Sì che in tal guisa sentenziando disse: :Chi brama sollevar fra gli altri tutti La fronte sua, saggezza, inclita stirpe Vanti, prudenza amica, e intendimento Quale maestro suo. S’ei reca innanzi Queste che quattro son, doti preclare, Tutta sotto al suo piè quest’ampia terra Doma vedrà dal suo valor. Del fuoco Altro non vedi che baglior, ma sente Ciascun l’intenso arder quando s’accosta. Feramùrz, ben che grande, il valor suo Spiegato ancora non avea; ma il ferro Ha pieno il cor d’un fuoco vivo, e allora Ch’esso viene a toccar, qual per contrasto, Un durissimo selce, il vivo ardore Del suo cor manifesta ascoso in pria. :Guardò poscia a Surkhèh l’eroe fortissimo. </poem><noinclude></noinclude> 55vblgle9ojmh3xazt3klznbvybowk6 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/542 108 1012924 3838883 3662059 2026-05-20T19:48:31Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838883 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 539 —|}}</noinclude> <poem> Era costui qual agile cipresso In un giardin; le gote eran fiorenti Qual primavera, il nerissimo crine Si disegnava su le rose intatte Di quel bel volto; di leone il petto Ampio e robusto. Comandò che tosto Foss’ei recato nel deserto, e un ferro L’accompagnasse ed una conca insieme Ai manigoldi. Gli avvincesser quivi. Disse, le mani con un laccio attorto, Sul duro suol, qual dispregiata zeba, Stendesserlo, e dipoi, sì come un giorno A Siyavìsh, la testa gli troncassero Dalla persona. Agli avoltoi la cura Della sua veste funeral. Si mosse, Appena intese, de’ gagliardi il sire, Tus animoso, ed a versar quel sangue Subitamente s’apprestò. Ma in questi Detti Surkhèh si volse a lui: Deh! sire, Che alta rechi la fronte, oh! perchè mai Uccider vuoi quest’innocente? Amico E coetaneo mio fu veramente Siyavìsh, e per lui l’anima mia Piena è d’affanno e di dolor. Quest’occhi Il pianser poi la notte e il giorno, ed io Sempre le labbra a biasimar disciolsi Quei che recise al giovinetto il capo, E colui che afferrò l’acuta spada E l’aurea conca. Abbi pietà, signore. De’ giovani anni miei, di questo mio Braccio regal! — S’impietosiva forte Di Tus il cor pel giovinetto, un giorno Inclito, ed or caduto in basso. Ei venne A Rùstem, e ridisse le parole Che dette avea quell’infelice, figlio D’antichi prenci. Se cotanto duolo, </poem><noinclude></noinclude> s4aexnn33rn4cytb54i2d5d35asiir6 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/543 108 1012925 3838886 3662061 2026-05-20T19:51:06Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838886 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 540 —|}}</noinclude> <poem> Rùstem gli rispondea, se tanto affanno Ha in core il nostro re, sazi mai sempre D’affanno e di dolor l’anima e il core Sian d’Afrasyàb, gonfi di pianto gli occhi. Fanciullo che venia dal seme abietto Di quel malvagio, d’altre astuzie e d’altre Frodi la trama appresterà. Gittato Fu Siyavìsh al suol, del sangue suo Fu il crin bagnato e la cervice e il petto Miseramente... Oh! per la testa e l’alma Dell’iranio signor, Kàvus, che eretta Porta la fronte, benedetto sempre, Giuro che fino al dì che vivo in terra Sarò, a qualunque de’ Turani, o prence O servo ei sia, ch’io tragga in mio potere Vivo, la testa troncherò dal busto, Qui, sul confine, e dentro al popol suo! :Allor, come leon, volse uno sguardo A Zevàreh, e fe’ cenno onde quel sangue Ch’evitar non potea, ratto ei versasse. E Zevàreh, una conca ed una spada Recate in pria, quel giovinetto sire Ai manigoldi abbandonò. Recisero Miseramente allor col ferro acuto La testa all’infelice; oh sì!, egli pianse Alquanto in pria, ma ratto si compiea L’opra crudel. — De’ tuoi alunni, o vita, Che far vuoi tu? Deh! quali alunni! Ei recano Segno di doglia in cor! — Così la testa Rùstem dal corpo fea spiccar, configgerla A un alto legno, i piedi appo la testa Locar, col tronco volto in giù. Di polve Un pugno egli gittò su quell’ucciso. Di vendetta per segno, e gli altri eroi Ne lacerar co’ ferri il corpo ignudo. :Ratto che, sanguinosi la persona </poem><noinclude></noinclude> c6h6m2p505luo87j4mhe26hif40moly Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/544 108 1012926 3838889 3662062 2026-05-20T19:53:46Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838889 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 541 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> E polverosi il crin, giunser dal campo Della tenzone di Turania i forti, Disser tutti così: Fu trucidato L’inclito eroe! Velocemente, o sire, La fortuna passò del giovinetto, E Rùstem ne fe’ in giù chinar la testa Recisa, e il corpo suo tinto di sangue Sospese a un legno, Le città d’Irania Si armaron tutte, per desìo che il core Fiede a ciascun di vendicar la morte Di Siyavìsh. — Allor giù si chinavano Il capo e il serto d’Afrasyàb. Le chiome Ei si divelse; lagrime dolenti Egli versò, la regal veste a brani Tutta cader si fe’, di polve il crine, Alto piangendo, si cosparse, e disse: :O forte, grande, o valoroso, o prence D’incliti in guerra, o regal figlio, o prode, Oh! la tua gota porporina, bella Sì come luna in cielo! Oh! quel tuo petto E la persona tua, la tua presenza Di prence e di signor!... Ma il padre tuo, Fuor che del bianco suo destrier la sella, Niun loco a riposar cercasi intanto! </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|V. Riscossa di Afràsyàb.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 496-500).}} <poem> :Afràsyàb così disse a’ prodi suoi: Cessarono per noi l’ore del sonno E de’ conviti. Le pupille fiere Fate lucenti in la novella brama Di vendetta, e d’arnesi e di corazze Indumento vi fate. — Allor che un suono </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> f3dd73wwktciy2rp4g35obtvd1m4x56 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/545 108 1012927 3838892 3662063 2026-05-20T19:58:10Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838892 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 542 —|}}</noinclude> <poem> Dalle sue porte si levò di timpani Alto percossi, tutti i prodi suoi Le corazze vestîr. Corni di bronzo Squillâr sul dorso agli elefanti allora, E quella terra per la schiera ingente Quale un mar s’agitò dall’onde azzurre. Oh si! quando Afrasyàb sugli elefanti I timballi avvincea, parve che il cielo Con questa terra combaciasse. Ai prodi Una voce mandò: Famosi in guerra, Eroi prestanti, quando s’alza un fremito D’ambe le parti di timballi, indugio Uom di guerra non cerca. E noi frattanto, Per l’assalto vicino, il cor d’un fiero Desìo tutti colmiamo. Ai giavellotti Facciam vagina de’ nemici il corpo. :Disse, e fe’ cenno onde tutte squillassero Le trombe e di sonagli e d’indiani Crotali si levasse alto un concento. Un grido si levò, squillaron trombe E corni e tibie, e timpani di bronzo Alti mandaron fremiti. La terra Scoteasi tutta sotto a le ferrate Zampe de’ palafreni e dell’esercito Fino alle nubi in ciel salìan le voci. :Quando la polve si levò nel campo Dall’ampio stuol, sen venne ratto alcuno A Rùstem battaglier. Giunse, gli disse, Duce di principi Afrasyàb. L’esercito Corre e s’avanza come sovra l’onde Rapida nave. Alla battaglia accinti, Alla vendetta ei sono tutti, e al sangue Stendon l’avida mano. — Allor che intese II fortissimo eroe, duce di forti, Già mostrarsi e venir quel di Turania Sire famoso, l’aria tutta oscura </poem><noinclude></noinclude> f3vbinjia4lvtvrivjc1hdlo2go6bv1 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/546 108 1012928 3838893 3662064 2026-05-20T20:01:08Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838893 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 543 —|}}</noinclude> <poem> Si fe’ d’un tratto per le molte spade De’ suoi valenti. S’avanzaron tutti Gol vessillo di Kàveh, e un grido allora D’ambe le parti si levò. Quel loco D’armigeri fu pieno, e ben tu avresti Detto allor che discernersi la notte Dal dì non si potea, celato il sole Che illumina la terra, anzi ravvolta Giù nell’ombre col sol la bianca luna E del drago celeste entro la strozza Perduti gli astri. Di Turania il sire Fiero un assalto preparava allora, E i prodi suoi le clave e i giavellotti Strinsero in pugno. Venne da man destra Barmàn con uno stuol rapido e presto Di turani guerrieri, e da sinistra Kuhrèm si collocò di spada armato, E là in mezzo de’ suoi fermo si tenne Il sire. Di rincontro i combattenti Rùstem fuori traea; sparve la terra Per la polve de’ prodi. Ecco!, da manca Gùderz ei pose, di Keshvàd rampollo, Hegir vi pose ed altri eroi gagliardi In un sol gruppo. Ghev e Tus dal destro Lato egli mise e cavalieri accorti Con timpani e con trombe. In mezzo all’ampia Schiera si tenne Feribùrz, ed era, Impazïente di battaglia, il prode Rùstem con lui, stretta una lancia in pugno. Così adunque apprestava orrido assalto Rùstem guerrier, così quel cor dolente Ei levava al desìo della vendetta. Fe’ il loco suo, già vel dicea, nel mezzo Dell’ampio stuol, Zevàreh dietro a lui E Feramùrz innanzi. Or, quella terra De’ palafreni sotto a l’unghie un bigio </poem><noinclude></noinclude> chr4hbtz932srta6dmaypdamajq35ff Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/547 108 1012929 3838894 3662065 2026-05-20T20:04:27Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838894 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 544 —|}}</noinclude> <poem> Color prendea come di pietra, e l’aria Tutta splendea per l’aste sollevate Come la pelle indanaiata splende Sul dorso a’ leopardi. Ambe le schiere Così stannosi omai, non è sgomento In quella parte, non audacia in questa, Non tracotanza. Ma de’ ferri azzurri Il scintillar, le lancio e gli stendardi Rasentano le nubi; oh! detto avresti Ch’era un monte di ferro in quell’immenso Vuoto dell’aer, che di corazze e d’elmi Tutto era ingombro il vertice del monte. :Venne, col volto corrucciato e pieno Di sdegno il cor, nel mezzo dell’esercito Pilsèm e disse di Turania al prence: :Inclito re pieno di senno, questo Se di me non t’è grave, oggi col mio Destrier, con l’elmo e la corazza e il brando, Assalto a Rùstem recherò, di lui Tutta la gloria spegnerò nell’onta. A te dinanzi recheronne io stesso La testa col suo Rakhsh, con la sua clava E con quel ferro che dispensa i regni. :L’anima d’Afrasyàb gioì per lui. Dell’asta ei sollevò più assai del sole La punta e disse: O celebrato eroe, Davver! che sotto al piè fia che ti calchi L’orrida fiera. Ma l’eroe fortissimo Se in poter tuo trarrai, cesserà il fato Da’ turbamenti suoi. Per grado e onore Uom non sarà nella turania terra A te simìl, non per eccelso trono O per suggello o per lucente spada O per elmetto. Fino al ciel rotante Esalterai la fronte mia... Frattanto Una mia figlia e la corona ancora i </poem><noinclude></noinclude> 3bvu6gkfwhtxku5px8u0a24e2b713h8 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/548 108 1012930 3838895 3662066 2026-05-20T20:07:33Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838895 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 545 —|}}</noinclude> <poem> Ti darò, saran tue del suol d’Irania E di Turauia ben due parti, e molte Città munite, con tesori e gemme. :Pìran che udì, si crucciò forte allora E venne al suo signor, cui la fortuna Della vittoria sorridea. Costui Troppo è garzone, egli gridò; ben sembra Ch’egli abbia in odio la sua vita. Ei cadde Del proprio nome in soverchio concetto, Nè vede quale il suo desìo, nè il fine A che discende. Già non suol venirne Alla chiostra infernal co’ piedi suoi Un uom, nè già si gitta entro a le fauci D’un dragon fero stoltamente. Scenda, Scenda a pugnar con Rùstem valoroso Costui; ma là sotterra il proprio capo Ei fa cader. Vergogna al signor mio Per cotesto verrà, sarà prostrato Il cor de’ forti nella pugna. Ancora Sai tu che ove minor fratello sia, È più grande ver lui senso d’amore Del maggior frate. — Ma Pilsèm rispose A Pìran di tal guisa: Io non ho il core, Per quest’eroe, pien di sgomento. Ov’io A un fero alligator portassi guerra, Per la fortuna tua onta al mio sire Unqua non recherei. Già tu vedesti Inclite prove, innanzi agli occhi tuoi, Del valor mio nell’ostinata pugna De’ quattro incliti eroi. Ma la mia possa Or sì davver che più grande si fece, Nè romper ti si addice impeto ardente Di questo cor. Si compirà l’impresa Per questa man; tu della sorte avversa Non accostarti alla nefasta soglia. Queste parole udite appena, il sire </poem><noinclude></noinclude> ar9wqxecb5wi0t2l6ggt6v8u1mk2nlv Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/549 108 1012931 3838896 3662067 2026-05-20T20:11:20Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838896 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 546 —|}}</noinclude> <poem> Palafren gli donò quale per l’aspro Assalto eragli d’uopo. Anche una spada, Una mazza gli diè grave e nodosa, Una corazza, una gualdrappa e un elmo. :Così adunque Pilsèm già s’apprestava A quella pugna e innanzi ne venia Come leon, pomposo e altero. In pugno L’asta egli avea, lo scudo alle robuste Spalle di sopra, come un elefante Nell’ira sua fremendo e mugolando. Nella lizza egli entrò, sì come nembo Precipitoso, e mandò fiero grido Come tuon risonante. Oh! dove mai? Rùstem dov’è? gridò agli Irani. Affermano Che in dì di pugna egli è un serpente. Or voi Ditegli che a giostrar meco egli venga, Chè per giostrar con lui le mie robuste Mani addestrai. — Balzava, udite appena Quelle parole, Ghev. Stese la mano E il brando sguainò. Rùstem, rispose, Con un solo turanio alcuna pugna Non fece mai; vergogna egli ne avrìa. S’avventarono allor l’uno su l’altro I due guerrieri, Ghev impetüoso, Figlio di Gùderz, e Pilsèm. Con l’asta A Ghev tal colpo dirizzò costui, Che gli uscirono i piè d’ambe le staffe Per gran temenza. Feramùrz che vide, Aita gli recò; d’un alleato D’uopo era là davver! La spada acuta Ei dirizzava di Pilsèmme all’asta E quell’asta s’infranse al poderoso Calar del brando. Una seconda volta Drizzò alla testa del turanio prode Il ferro, ma si ruppe il ferro allora, Avido di battaglie. Allor che volse </poem><noinclude></noinclude> gvafa3t3u93lj6wjmfw5s5ytg9sl6nw Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/550 108 1012932 3838897 3662068 2026-05-20T20:14:06Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838897 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 547 —|}}</noinclude> <poem> Rùstem dal mezzo della sua falange Lo sguardo attorno, ambo gli eroi scoverse, Animosi e prestanti, in ostinata Pugna avvinghiati col turanio, pari A selvaggio leon (mossa dal vento Alle nubi salìa la negra polve), E pensò: Tanto vampo e tanta audacia, Fuor di Pilsèmme, niun turanio ha in core. — Ei però, da indovini e sacerdoti Canuti il crin, da sapïenti, un giorno. Udito avea narrar del mal, del bene Che mandan gli astri a noi, mentre a sinistra E a dritta ei percorrea quest’ampia terra; E allor detto gli fu: «Se alla nemica Sorte sfugge Pilsèmme e d’un maestro Giunge il volto a mirar, campion nel mondo Da confine a confin, non in Turania, Non in Irania, come lui nessuno L’armi si cingerà». Così pensava Rùstem, e disse: Veramente è giunta Ora fatal di lui, s’ei qui ne venne Da me, correndo, a ricercar la pugna. :E disse a’ prodi suoi: Dal vostro loco Fuor non recate il piè, ch’io la persona Di Pilsèm vo a tastar. Veder vogl’io Qual possiede vigor, forza e superbia. :Una lancia afferrò grave, robusta. Strinse le cosce e l’elmo in su la fronte Si rassettò. Giù s’aggravâr le staffe Al grave peso, sciolte fûr le redini. Ed ei piantò quell’asta rilucente Dell’arcion ne la ghiera. Ei così venne, La schiuma al labbro, e fuor balzò dal mezzo Dell’esercito suo dinanzi all’ampie File ordinate. Disse allor: Pilsèmme D’inclito nome, dimandar mi festi </poem><noinclude></noinclude> twbbz4x8fyyfi0d7j6hs00sniq8uc0z Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/551 108 1012933 3838898 3662069 2026-05-20T20:16:59Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3838898 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 548 —|}}</noinclude> <poem> Per ardermi qui forse con lo spiro Del tuo furor. Men venni, onde tu vegga La mia persona e me per avversare Scelga fra gli altri prenci. Ora vedrai D’un fero alligator colpi tremendi, Sì che alla pugna da tal giorno in poi Non volgerai mai più le briglie tue. :S’avventarono allor l’uno su l’altro I due campioni, Rùstem valoroso E Pilsèm. Per lung’ora ei contrastaronsi Nell’aspro assalto, e volarono in pezzi E clave e spade; oh sì!, pei furiosi Moti d’ambo gli eroi nel disputato Campo dell’armi, come notte oscura Si fe’ il loco dell’armi angusto e tetro! Davver! che di Turania un cavaliere Mai non vid’io, Rùstem dicea, con tale Arder di pugna! Ben sarà che drago O leopardo ei sia, se a me dinanzi Così, come egli fa, resiste e tiene. :Disse, e dal loco suo spronò il veloce Suo palafren, gittossi nell’assalto Rapido sì, come quest’alto cielo Ne’ moti suoi. Dell’asta un fatal colpo Al cinto egli sferrò dell’avversaro E di sella il rapì, come volante Globo levato da la mazza. Allora Ei si gittò della turania schiera Nel mezzo, e là, del vasto campo in mezzo, Miseramente il fe’ cader. Vestitelo, Gridò, di panni fulgidi. Alla polvere Ei si fe’ bigio. — Sì dicendo, volse Ratto le briglie e da quel loco d’armi Tornò correndo a’ prodi suoi nel mezzo. :Lagrime di dolor versò dal ciglio Pìran allor, che di Pilsèm la spoglia </poem><noinclude></noinclude> fkun1m1jsf6b7hoxnefuswdjsufq3b2 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/552 108 1012934 3839139 3662070 2026-05-21T09:45:34Z Candalua 1675 3839139 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="BrolloBot" />{{RigaIntestazione||— 549 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Di medie’ arte era più in là. Levossi Feroce un urlo d’ambedue le schiere, Dalli! piglia!, dicean gli eroi pugnaci, E de’ timballi, in sulle schiene apposti Degli elefanti, si stendea per molte Miglia un frastuono in ogni parte. Il suolo Sotto a le zampe de’ cavalli è oppresso E mutasi pel sangue in lago il monte E per gli uccisi levasi e ammonticchia L’orrido piano. Anche a scompiglio il cielo Vassene al grido de’ pugnanti, all’alto Delle trombe squillar. Tinte di rosso Le pietre vanno e tutto il suolo è a sangue, Che a molti prenci cadde umiliata La testa e tronca. Gombatteansi a gara Alquanti eroi d’ambe le schiere , e un ampio Mare il suolo parea, levarsi in monte La campagna sembrò. Detto tu avresti Che sangue giù dall’alto il ciel piovea, Che in petto non avea loco all’amore Il genitor pel figlio suo. Ma poi, Da quel campo dell’armi, impetuoso Un vento si levò, che d’atra polve L’aria serena rivesti. Due genti Così venìan l’una dell’altra incontro In quel loco, ne questa si potea Da quella sceverar. S’intenebrava Qual fosca notte il mondo, e già vicino La notte era a toccar quel dì funesto.</poem><section end="s1" /> <section begin="s2" />VI. Battaglia e fuga di Afràsyàb. (Ed. Calc. p. 500-503). Afràsyàb così disse a’ prodi suoi: Cadde nel sonno, o prodi miei, la sorte </poem> <section end="s2" /><noinclude></noinclude> th83svxbjr1764m7h9ekyuv9854bd7r Pagina:Statistica elezioni 1909 legislatura 23.djvu/109 108 1017122 3838779 3838669 2026-05-20T13:36:31Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3838779 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— 75 —|''Roma.''}}</noinclude>{{Elezioni 1909 1}} |- { |colspan=11 class=t01|<br/> '''{{sans-serif|PROVINCIA DI ROMA.}}''' |- |colspan=11 class=t02| {{§|Roma I}} <br/> {{Wl|Q48801893|Collegio elettorale di Roma I}} (popolazione 57,403). |- class=r1 |4064||2081||Mazza Pilade|| <small>1º scrut.</small> ||953||5071||3221|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q21542363|Mazza Pilade}} '''}} || || {{sans-serif|'''1713'''}} || {{nowrap| da {{sans-serif|'''19'''}} a {{sans-serif|'''21 (22)'''}} }} |- class=r1 | ||<small>1º scrut.</small> || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||1284|| || || || || || |- class=r1 | ||2642|| || || || || || '' Tenerani Carlo '' || ||1034 || |- class=r1 | || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} || ''' {{AutoreCitato|Raffaello Giovagnoli|Giovagnoli Raffaello}} ''' || <small>1º scrut.</small> ||849|| || || ''Penso Raffaele'' || ||405|| |- class=r1 | || || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||{{sans-serif|'''1228'''}}|| || || || || || |- class=r1 | || || ''Cova Rodolfo'' || <small>1º scrut.</small> ||181|| || || || || || |- | ||colspan=4 {{cs|Ll}} |<br/> <small>La Camera con deliberazione del 7 aprile 1905 annullò l'elezione dell’On. Mazza e proclamò invece a secondo scrutinio l'On. Giovagnoli con voti 1301, contro 1267 assegnati all'On. Mazza <br/>L'On. Giovagnoli non posò la candidatura nelle elezioni generali del 1909. </small> || style="border-left:3px double;" | || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Roma II}} <br/> {{Wl|Q48802057|Collegio elettorale di Roma II}} (popolazione 165,811). <!--a 7189||3677 Santini Felice scr 1504||9165||5014 {{AutoreCitato|Leonida Bissolati|Bissolati-Bergamaschi Leonida}} '''<big>{{larger|¤}}</big>''' 2850 {{sans-serif|'''(19), 20 a 22 (U)'''}} scr 2396 4997 scr Ferri Enrico scr 709 Santini Felice 2090 da 19 a 22 (U) scr 1687 Montenovesi Vincenzo scr 618 Ranzi Fabio scr 343 {{nowrap|<small>1º scrut.</small>}} '''<big>{{larger|¤}}</big>''' '''<big>•</big>''' |- class=r1 | || || <br/> <small> L'On. 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Non vi fu proclamazione da parte dell’assemblea del presidenti; la Giunta delle elezioni proclamò il ballottaggio fra i due primi candidati.<br/> Il numero degli elettori iscritti riguarda l’intero collegio; il numero dei votanti e quello dei voti conseguiti dal candidati non comprendono invece i risultati della votazione avvenuta nella 5° sezione, la quale conta 560 elettori. I dati furono comunicati dal Prefetto di Roma. {{Wl|Q48802065|Collegio di Roma V}} (popolazione 92,817). 4104||2005 Barzilai Salvatore 1135 5516||2322 Barzilai Salvatore 2293 da I7 a 22 (U) Vinai Vittorio 692 Cecchetti Antonio 225 {{Wl|Q48802072|Collegio di Tivoli}} (popolazione 67,082). 4478||3540 Baccelli Alfredo 2323 5429||4299 {{AutoreCitato|Alfredo Baccelli|Baccelli Alfredo}} 3071 da 19 a 22 (U) Vitali Lorenzo 693 Ranzi Fabio 784 Colini Enrico 360 Sirolli Mario 378 Premuti Costanzo 172 --> |- <noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude> 653ij47q594eunjtdnwrtataj4e9j6e 3838780 3838779 2026-05-20T14:08:02Z Carlomorino 42 /* new eis level1 */ 3838780 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— 75 —|''Roma.''}}</noinclude>{{Elezioni 1909 1}} |- { |colspan=11 class=t01|<br/> '''{{sans-serif|PROVINCIA DI ROMA.}}''' |- |colspan=11 class=t02| {{§|Roma I}} <br/> {{Wl|Q48801893|Collegio elettorale di Roma I}} (popolazione 57,403). |- class=r1 |4064||2081||Mazza Pilade|| <small>1º scrut.</small> ||953||5071||3221|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q21542363|Mazza Pilade}} '''}} || || {{sans-serif|'''1713'''}} || {{nowrap| da {{sans-serif|'''19'''}} a {{sans-serif|'''21 (22)'''}} }} |- class=r1 | ||<small>1º scrut.</small> || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||1284|| || || || || || |- class=r1 | ||2642|| || || || || || '' Tenerani Carlo '' || ||1034 || |- class=r1 | || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} || ''' {{AutoreCitato|Raffaello Giovagnoli|Giovagnoli Raffaello}} ''' || <small>1º scrut.</small> ||849|| || || ''Penso Raffaele'' || ||405|| |- class=r1 | || || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||{{sans-serif|'''1228'''}}|| || || || || || |- class=r1 | || || ''Cova Rodolfo'' || <small>1º scrut.</small> ||181|| || || || || || |- | ||colspan=4 {{cs|Ll}} |<br/> <small>La Camera con deliberazione del 7 aprile 1905 annullò l'elezione dell’On. 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AAA non posò la candidatura nelle elezioni generali del 1909. </small> || || || || || || || || |- | ||colspan=4 {{cs|Ll}} |<br/> aaaaaaa || style="border-left:3px double;" | || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || {{Wl|Q48802060|Collegio di Roma III}} (popolazione 55,196). 4986||2006 Baccelli Guido 1679 5279||1455 {{AutoreCitato|Guido Baccelli|Baccelli Guido}} 1384 da 12 a 22 (U) {{AutoreCitato|Guido Podrecca|Podrecca Guido}} 199 Brignardelli Domenico 57 {{Wl|Q48802063|Collegio di Roma IV}} (popolazione 53,666). 4269||2163 Torlonia Leopoldo 1095 4923||2659 Gabrielli Annibale 595 Caetani Leone 870 Zuccari Federico 687 {{AutoreCitato|Leonida Bissolati|Bissolati-Bergamaschi Leonida}} 252 Zuccari Federico 310 (18) L’On. Torlonia non posò ia candidatura .. Non vi fu proclamazione da parte dell’assemblea del presidenti; la Giunta delle elezioni proclamò il ballottaggio fra i due primi candidati.<br/> Il numero degli elettori iscritti riguarda l’intero collegio; il numero dei votanti e quello dei voti conseguiti dal candidati non comprendono invece i risultati della votazione avvenuta nella 5° sezione, la quale conta 560 elettori. I dati furono comunicati dal Prefetto di Roma. {{Wl|Q48802065|Collegio di Roma V}} (popolazione 92,817). 4104||2005 Barzilai Salvatore 1135 5516||2322 Barzilai Salvatore 2293 da I7 a 22 (U) Vinai Vittorio 692 Cecchetti Antonio 225 {{Wl|Q48802072|Collegio di Tivoli}} (popolazione 67,082). 4478||3540 Baccelli Alfredo 2323 5429||4299 {{AutoreCitato|Alfredo Baccelli|Baccelli Alfredo}} 3071 da 19 a 22 (U) Vitali Lorenzo 693 Ranzi Fabio 784 Colini Enrico 360 Sirolli Mario 378 Premuti Costanzo 172 --> |- <noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude> raj37b662omkdc3en0o4rotychry646 3838783 3838781 2026-05-20T15:21:23Z Carlomorino 42 /* new eis level3 */ 3838783 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— 75 —|''Roma.''}}</noinclude>{{Elezioni 1909 1}} |- { |colspan=11 class=t01|<br/> '''{{sans-serif|PROVINCIA DI ROMA.}}''' |- |colspan=11 class=t02| {{§|Roma I}} <br/> {{Wl|Q48801893|Collegio elettorale di Roma I}} (popolazione 57,403). |- class=r1 |4064||2081||Mazza Pilade|| <small>1º scrut.</small> ||953||5071||3221|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q21542363|Mazza Pilade}} '''}} || || {{sans-serif|'''1713'''}} || {{nowrap| da {{sans-serif|'''19'''}} a {{sans-serif|'''21 (22)'''}} }} |- class=r1 | ||<small>1º scrut.</small> || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||1284|| || || || || || |- class=r1 | ||2642|| || || || || || '' Tenerani Carlo '' || ||1034 || |- class=r1 | || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} || ''' {{AutoreCitato|Raffaello Giovagnoli|Giovagnoli Raffaello}} ''' || <small>1º scrut.</small> ||849|| || || ''Penso Raffaele'' || ||405|| |- class=r1 | || || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||{{sans-serif|'''1228'''}}|| || || || || || |- class=r1 | || || ''Cova Rodolfo'' || <small>1º scrut.</small> ||181|| || || || || || |- | ||colspan=4 {{cs|Ll}} |<br/> <small>La Camera con deliberazione del 7 aprile 1905 annullò l'elezione dell’On. Mazza e proclamò invece a secondo scrutinio l'On. Giovagnoli con voti 1301, contro 1267 assegnati all'On. Mazza <br/>L'On. Giovagnoli non posò la candidatura nelle elezioni generali del 1909. </small> || style="border-left:3px double;" | || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Roma II}} <br/> {{Wl|Q48802057|Collegio elettorale di Roma II}} (popolazione 165,811). |- class=r1 |7189||3677|| ''' {{Wl|Q21914925|Santini Felice}} ''' || <small>1º scrut.</small> ||1504||9165||5014|| {{sans-serif|''' {{AutoreCitato|Leonida Bissolati|Bissolati-Bergamaschi Leonida}} '''}} '''<big>{{larger|¤}}</big>''' || ||{{sans-serif|'''2850'''}}|| {{nowrap| {{sans-serif|'''(19), 20'''}} a {{sans-serif|'''22 (U)'''}} }} |- class=r1 | ||<small>1º scrut.</small> || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||{{sans-serif|'''2396'''}}|| || || || || || |- class=r1 | ||4227|| || || || || || '' Santini Felice '' || ||2090 ||da 19 a 22 (U) |- class=r1 | || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} || '' {{AutoreCitato|Enrico Ferri|Ferri Enrico}} '' || <small>1º scrut.</small> ||709|| || || || || || |- class=r1 | || || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||1687|| || || || || || |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63975401|Montenovesi Vincenzo}} '' || <small>1º scrut.</small> ||618|| || || || || || |- class=r1 | || || '' Ranzi Fabio '' || <small>1º scrut.</small> ||343|| || || || || || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Roma III}} <br/> {{Wl|Q48802060|Collegio di Roma III}} (popolazione 55,196). |- class=r1 |4986||2006|| '''Baccelli Guido''' || ||{{sans-serif|'''1679'''}}||5279||1455|| {{sans-serif|''' {{AutoreCitato|Guido Baccelli|Baccelli Guido}} '''}} || ||{{sans-serif|'''1384'''}}|| da {{sans-serif|'''12'''}} a {{sans-serif|'''22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' {{AutoreCitato|Guido Podrecca|Podrecca Guido}} '' || ||199|| || || || || || |- class=r1 | || || '' Brignardelli Domenico '' || ||57|| || || || || || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Roma IV}} <br/> {{Wl|Q48802063|Collegio di Roma IV}} (popolazione 53,666). |- class=r1 |4269||2163|| ''' {{Wl|Q3830723|Torlonia Leopoldo}} ''' || ||{{sans-serif|'''1095'''}}||4923||2659|| ''{{Wl|Q15217366|Gabrielli Annibale}}'' || || ''895'' || |- class=r1 | || || '' {{Wl|Q63802018|Zuccari Federico}} '' || ||687|| || || '' {{Wl|Q1373674|Caetani Leone}} '' || ||''871'' || |- class=r1 | || || '' {{AutoreCitato|Leonida Bissolati|Bissolati-Bergamaschi Leonida}} '' || ||252|| || || '' {{Wl|Q63802018|Zuccari Federico}} '' || ||810 || (19) |- class=r1 | || || <br/> <small> L'On. Torlonia non posò la candidatura nelle elezioni generali del 1909. </small> || || ||colspan=4 {{cs|L}}| <br/> <small> Non vi fu proclamazione da parte dell’assemblea del presidenti; la Giunta delle elezioni proclamò il ballottaggio fra i due primi candidati.<br/>Il numero degli elettori iscritti riguarda l’intero collegio; il numero dei votanti e quello dei voti conseguiti dal candidati non comprendono invece i risultati della votazione avvenuta nella 5° sezione, la quale conta 560 elettori. I dati furono comunicati dal Prefetto di Roma. </small> || || || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Roma V}} <br/> {{Wl|Q48802065|Collegio di Roma V}} (popolazione 92,867). |- class=r1 |4104||2005|| ''' Barzilai Salvatore ''' || ||{{sans-serif|'''1135'''}}||5516||2322|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3945954|Barzilai Salvatore}} '''}} || || {{sans-serif|'''2293'''}} || da {{sans-serif|'''17'''}} a {{sans-serif|'''22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' Vinai Vittorio '' || ||692|| || || || || || |- class=r1 | || || '' Cecchetti Antonio '' || ||225|| || || || || || |- |colspan=11 class=t02| {{§|Tivoli}} <br/> {{Wl|Q48802072|Collegio di Tivoli}} (popolazione 67,082). |- class=r1 |4478||3540|| ''' Baccelli Alfredo ''' || ||{{sans-serif|'''2323'''}}||5429||4299|| {{sans-serif|''' {{Ac|Alfredo Baccelli|Baccelli Alfredo}} '''}} || ||{{sans-serif|'''3071'''}}|| da {{sans-serif|'''19'''}} a {{sans-serif|'''22 (U)'''}} |- class=r1 | || || '' Vitali Lorenzo'' || ||593|| || || '' Ranzi Fabio '' || ||784|| |- class=r1 | || || ''Colini Enrico'' || ||360|| || || ''Sirolli Mario'' || ||378|| |- class=r1 | || || ''Premuti Costanzo'' || ||172|| || || || || || |- <noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude> 19o59kp8gqvvu178970nd1vnuch71b2 3838784 3838783 2026-05-20T15:23:08Z Carlomorino 42 /* new eis level3 */ 3838784 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— 75 —|''Roma.''}}</noinclude>{{Elezioni 1909 1}} |- { |colspan=11 class=t01|<br/> '''{{sans-serif|PROVINCIA DI ROMA.}}''' |- |colspan=11 class=t02| {{§|Roma I}} <br/> {{Wl|Q48801893|Collegio elettorale di Roma I}} (popolazione 57,403). |- class=r1 |4064||2081||Mazza Pilade|| <small>1º scrut.</small> ||953||5071||3221|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q21542363|Mazza Pilade}} '''}} || || {{sans-serif|'''1713'''}} || {{nowrap| da {{sans-serif|'''19'''}} a {{sans-serif|'''21 (22)'''}} }} |- class=r1 | ||<small>1º scrut.</small> || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||1284|| || || || || || |- class=r1 | ||2642|| || || || || || '' Tenerani Carlo '' || ||1034 || |- class=r1 | || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} || ''' {{AutoreCitato|Raffaello Giovagnoli|Giovagnoli Raffaello}} ''' || <small>1º scrut.</small> ||849|| || || ''Penso Raffaele'' || ||405|| |- class=r1 | || || || {{nowrap|<small>2º scrut.</small>}} ||{{sans-serif|'''1228'''}}|| || || || || || |- class=r1 | || || ''Cova Rodolfo'' || <small>1º scrut.</small> ||181|| || || || || || |- | ||colspan=4 {{cs|Ll}} |<br/> <small>La Camera con deliberazione del 7 aprile 1905 annullò l'elezione dell’On. Mazza e proclamò invece a secondo scrutinio l'On. Giovagnoli con voti 1301, contro 1267 assegnati all'On. Mazza <br/>{{spazi|4}} L'On. 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Anche quest'anno nei '''[https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026 Wikioscar]''' che si tengono su Wikipedia in lingua italiana è presente un [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026#Wikirilettore premio] per l'utente che ha sempre la testa nei libri. Potete votare il vostro utente preferito dal 1° al 7 maggio! [[User:Atlante|Atlante]] ([[User talk:Atlante|disc.]]) 10:33, 1 mag 2026 (CEST) == Discussione in Commons su CropTool == Qui: [[:c:Commons:Village_pump/Proposals#Cropping_with_"book"_template]] una discussione propositiva sui problemi di CropTool. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:10, 2 mag 2026 (CEST) == DPL == Ricevo e condivido questo messaggio riguardo DPL (DynamicPageList): : Ciao, ho per caso incrociato la tua [https://it.wikinews.org/wiki/Wikinotizie:Bar/DynamicPageList richiesta] di 16 anni fa a proposito di DPL. Non so se poi l'hai usata qui, ma sembra che l’estensione verrà disattivata con la chiusura di Wikinews. Se ne fate uso, ''sapevatelo''! --[[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 20:40, 3 mag 2026 (CEST) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:22, 4 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:Infosfera|Infosfera]], posso chiederti dove hai visto che DPL verrà disattivato? Qui non lo usiamo moltissimo, ma è comunque una funzione che personalmente mi è utile e mi dispiacerebbe perdere. Quindi volevo capire se è già una decisione presa ben più in alto di noi, o se c'è ancora margine per salvarlo. Grazie! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:44, 8 mag 2026 (CEST) ::Ciao @[[Utente:Candalua|Candalua]]. Potrebbe essere una mia interpretazione eccessivamente pessimistica ed estensiva, ma considerato che mediawiki.org/wiki/Extension:DynamicPageList qui si dice che è stata sviluppata essenzialmente per WNews, e che su tutte le wikinews è stata sostituita con liste statiche nell'ambito della chiusura delle wiki, il rischio che sia deprecato, non più supportato e prima o poi globalmente rimosso mi sembra da non escludere, anche tenuto conto che si parla di problemi prestazionali e del fatto che a questo punto non ci sono più wiki che ne hanno "necessità strutturale". ::Stando così le cose, finchè lo si usa per task personali non prioritari nessun problema, ma fossi in te non mi fiderei troppo a costruirci sopra funzionalità essenziali complesse. Per info più affidabili forse puoi rivolgerti a meta.wikimedia.org/wiki/User:Ladsgroup ha curato la rimozione da tutte le wikinews. ::(ps: colgo l'occasione per [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026#c-ZandDev-20260508000200-%C3%80ncilu-20260501053200 congratularmi per il wikioscar]) -- [[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 17:00, 8 mag 2026 (CEST) :::(scusa i link monchi ma si vede che c'è un filtro per "giovani" che mi impedisce di metterli funzionanti) [[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 17:01, 8 mag 2026 (CEST) == <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-19</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="technews-2026-W19"/><div class="plainlinks"> Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/19|Translations]] are available. '''Weekly highlight''' * The [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance|Article guidance]] team invites experienced editors of [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance/Pilot wikis and collaborators|pilot Wikipedias]]—Arabic, Bangla, Japanese, Portuguese, Persian, Turkish, Simple English, Spanish, and French—to help translate and adapt [https://b24e11a4f1.catalyst.wmcloud.org/wiki/Category:Pages_using_article_guidance sample outlines]. These outlines will guide editors in creating clear, well-structured, and policy-compliant articles when using [https://b24e11a4f1.catalyst.wmcloud.org/wiki/Special:NewArticle the feature] once it is launched in May 2026. [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance#Adapting a sample outline in a Wikipedia|Simple instructions]] on how to translate and adapt the outlines are available. '''Updates for editors''' * The [[:m:Special:MyLanguage/Product and Technology Advisory Council|Product and Technology Advisory Council]] has published [[:m:Special:MyLanguage/Product and Technology Advisory Council/May 2026 draft PTAC recommendation for feedback|draft recommendations]] on a model that affiliates can follow when contributing to the technical space. Community members are invited to provide feedback on the recommendation until May 8th [[:m:Talk:Product and Technology Advisory Council/May 2026 draft PTAC recommendation for feedback|on the talk page]]. * The number of available thumbnail size preferences in MediaWiki is being reduced to three standardized options—Small (180px), Regular (250px), and Large (400px), as part of ongoing efforts to improve performance and reduce strain on thumbnail services. As a result, existing preferences will be mapped to the nearest new size (for example, smaller selections like 120px or 150px will render at 180px, while larger ones like 300px or 360px will render at 400px). The preferences interface will soon be updated to reflect these changes, and users who wish to opt out or provide feedback can do so. [https://phabricator.wikimedia.org/T424909] * From now on, even when a permission expires automatically, users will receive an Echo notification similar to the standard notification for permission changes. There is a difference between this and [[m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]] in that the latter reminds users a week ''before'' the rights are due to expire, so that they can renew the rights. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:32}} community-submitted {{PLURAL:32|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, the problem where the ULS language selector in [[m:Special:Translate|Special:Translate]] would scroll vertically when it shouldn't, has been resolved. Previously, when users opened the "Translate to English" dropdown and typed certain inputs, the dialog would scroll vertically by a few pixels even when there was enough space to display all results. The dropdown no longer shifts unnecessarily when filtering languages. [https://phabricator.wikimedia.org/T358864] * The [[m:Special:GlobalWatchlist|Global Watchlist]], which lets you view your watchlists from multiple wikis on a single page, continues to improve. For example, watchlists for Wikibase sites such as [[:d:|Wikidata]] now support [[mw:Special:MyLanguage/Extension:EntitySchema|EntitySchema]] elements for better tracking. The Live Updates mode now refreshes the special page every 60 seconds to comply with the updated [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits|global API rate limits]] for improved real-time responsiveness. Additionally, a directionality bug that displayed links as "changes 3" instead of "3 changes" in mixed-direction lists has been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T415450][https://phabricator.wikimedia.org/T424422][https://phabricator.wikimedia.org/T418091] '''Updates for technical contributors''' * The second phase of [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits|global API rate limits]] has been rolled out to reduce the [[diffblog:2026/03/26/quo-vadis-crawlers-progress-and-whats-next-on-safeguarding-our-infrastructure/|impact of AI crawlers]] and ensure fair, sustainable access to Wikimedia resources, prioritising human and mission-aligned traffic. [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits#Limits|Limits]] have been shifted from per-hour to per-minute, producing smoother traffic patterns and more predictable API load. Community users are not expected to be affected, and no action is required. Early indications show some User-Agent-based requestors are adjusting behaviour, and around 64% of automated API traffic has been identified. Monitoring continues, and Wikimedia Enterprise remains available for commercial support. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.46/wmf.27|MediaWiki]] '''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/19|Translate]]&nbsp;• [[m:Tech|Get help]]&nbsp;• [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]]&nbsp;• [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].'' </div><section end="technews-2026-W19"/> </div> <bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 22:43, 4 mag 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30498077 --> == QUO VADIS == Buon giorno a tutti Ho visto che ''Quo vadis'' manca qui su Wikisource e non ho trovato una versione italiana ''in giro'' su Internet Archive o altri siti simili. Hp trovato però che è presente su [https://liberliber.it/autori/autori-s/henryk-sienkiewicz/quo-vadis/ liber liber], basata su una traduzione del 1915 di {{AutoreCitato|Paolo Valera|Paolo Valera}}. Mi domando, quindi, se è possibile trascriverla anche qui su Wikisource. In caso affermativo, devo procedere in maniera standard (cioè download del pdf - salvataggio in Commons - creazione pagina per pagina ... ) oppure fare cut&paste direttamente capitolo per capitolo? Ho notato che in alcuni casi manca la fonte a fianco della pagina. Grazie [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 12:59, 5 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:BuzzerLone|BuzzerLone]] Nei suoi primi anni Wikisource spesso faceva "trascrizioni di trascrizioni". Oggi mi risulta che questa pratica (almeno per i testi "nati solo cartacei", e dunque precedenti l'era digitale in cui di solito le prime edizioni cartacee escono in contemporanea a quelle digitali) non sia più accettata in quanto fa aumentare probabilità di refusi. Per i testi nativi digitali inoltre non si può parlare di "testi rileggibili" proprio per assenza di testo cartaceo a fronte. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 13:22, 5 mag 2026 (CEST) ::In realtà un divieto esplicito non è mai stato introdotto; è una pratica sconsigliata, ma non vietata se non è possibile trovare una fonte cartacea. Diciamo che l'invito in generale è quello di dedicarsi ad attività ad alto valore aggiunto, come le trascrizioni dalle scansioni, ed evitare il semplice "copia e incolla" del lavoro già fatto da altri. Poi anche il copia-incolla può avere la sua utilità (per esempio radunare su questo sito tutti i testi di un certo autore, altrimenti sparsi ovunque; oppure correggere qualche refuso che su liberliber o altri siti non è semplice segnalare e correggere). Nel caso, la procedura da seguire non è quella normale, ma appunto un semplice copia-incolla capitolo per capitolo, compilando poi la pagina Discussione con il template Infotesto. Se un giorno saranno disponibili delle scansioni, adegueremo il testo alla procedura proofread, come già fatto per molti altri. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:29, 5 mag 2026 (CEST) Nella pagina di [[Autore:Henryk Sienkiewicz]] ho messo l'opera con il link a LiberLiber e la lasciamo così. [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 15:48, 5 mag 2026 (CEST) == Attivazione sportello counseling di Wikimedia Italia == Ciao. Sono felice di comunicarvi che da oggi è attivo un nuovo servizio di Wikimedia Italia, richiesto dagli utenti in diverse occasioni, anche nella fase di consultazione per la stesura della [[:meta:Wikimedia Italia/Strategia 2026-2030|strategia 2026-2030 di Wikimedia Italia]]. Si tratta di uno '''sportello di counseling gratuito''', che consente ai volontari di potersi rivolgere a un counselor professionista per affrontare difficoltà relazionali, situazioni di tensione o conflitti legati all’attività sui progetti Wikimedia.<br/> Questo sportello offre uno spazio sicuro di ascolto e confronto e prevede percorsi individuali gratuiti fino a un massimo di 5 colloqui online per persona. Trovate tutte le informazioni relative allo sportello counseling in questa pagina: '''[[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Sportello counseling]]'''. Ne approfitto per ricordarvi che è sempre attivo anche lo [[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Supporto legale|sportello di supporto legale gratuito]]. Per qualsiasi domanda o osservazione, non esitate a contattarmi rispondendo a questo messaggio (vi chiedo cortesemente di pingarmi) o tramite [[Speciale:InviaEmail/Dario_Crespi_(WMIT)|email]]. [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[User talk:Dario Crespi (WMIT)|disc.]]) 14:58, 7 mag 2026 (CEST) == Proposta Babelsource == Raccomanderei a tutti di aggiungere, sulla pripria pagina utente, alcuni template {{tl|Babelsource-X}} riguardanti la propria conoscenza delle ''lingue''... informatiche: HTML, CSS, Javascript in particolare, ma non solo. Non so nemmeno se questi template esistano (adesso li cerco).... ma se non esistono, penso che non sarebbe una cattiva idea scriverli. Sarebbe più facile sia aiutare, che cercare aiuto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:08, 8 mag 2026 (CEST) == <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-20</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="technews-2026-W20"/><div class="plainlinks"> Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/20|Translations]] are available. '''Weekly highlight''' * Community Tech has published [[m:Special:MyLanguage/Community Wishlist/How to write a good wish|new guidance]] explaining how wishes on Community Wishlist are triaged and prioritized. The documentation is intended to help contributors write stronger proposals by clarifying the factors that influence prioritization decisions. Beyond vote counts, the guidance highlights considerations such as potential impact on the community when determining which wishes move forward. '''Updates for editors''' * The Reader Growth team is launching an experiment to test a new [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader_Growth/Share_Card|Share Card feature]] that allows readers to create visually engaging cards from Wikipedia articles or selected article sections and share them online, with each card linking back to the original article to help expand readership and article discovery. The mobile-only A/B test will be available to a portion of readers on Arabic, Chinese, French, Vietnamese, and English Wikipedia to better understand reading and sharing habits, and is scheduled to begin the week of May 18 and run for four weeks. * The Android and iOS Wikipedia apps recently released the [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia_Apps/Team/25th_Birthday_Reading_Challenge|25-day reading challenge]] into Beta, as part of efforts to drive reader engagement by encouraging users to complete reading milestones. To track their reading streak during the challenge, App users can add a widget featuring Baby Globe to their home screen. The challenge officially begins May 11. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:17}} community-submitted {{PLURAL:17|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where the global preference for enabling syntax highlighting in wikitext could unexpectedly disable itself after being turned on, has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T425286] '''Updates for technical contributors''' * [[File:Octicons-tools.svg|12px|link=|alt=|Advanced item]] The ResourceLoader module <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>mediawiki.ui.input</nowiki></code></bdi>, deprecated since [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2023/39|September 2023]], will be removed this week. There is a [[mw:Special:MyLanguage/Codex/Migrating_from_MediaWiki_UI|guide for migrating from MediaWiki UI to Codex]] for any tools that use it. [https://phabricator.wikimedia.org/T420125] * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.2|MediaWiki]] '''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/20|Translate]]&nbsp;• [[m:Tech|Get help]]&nbsp;• [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]]&nbsp;• [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].'' </div><section end="technews-2026-W20"/> </div> <bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 21:20, 11 mag 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30524429 --> == Biografie consiglieri capitolini == su [[Discussioni pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/25]] @[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] notava che c'era un problema (mancano una o più pagine). Stamani all'archivio storico capitolino ho fotografato le pagine mancanti. Credo che dovrebbero essere inserite nel file. Ma ovviamente non sono capace. Cercasi volontario per fare operazione. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:33, 12 mag 2026 (CEST) == Categoria Testi in cui è citato == Qualche tempo fa si discuteva se la Categoria "Testi in cui è citato..." doveva essere dedicata solo ad altri scrittori oppure in generale a personaggi storici anche se non hanno scritto nulla di rilevante (ad esempio politici o sovrani che hanno scritto solo pochi discorsi pubblici o anche persone di cui non rimane nessuno suo scritto diretto come ad esempio Socrate). Io sarei per la seconda posizione in quanto avere dati statistici in più è sempre meglio che averne di meno (in molti libri cartacei è spesso presente un indice analitico dei personaggi citati). Poi ci sono i casi di personaggi al limite tra storia e leggenda (re Artù, Achille, Mosè...) di cui abbiamo fonti solo risalenti a moltissimi anni dopo l'epoca della presunta esistenza di questi personaggi. In tal caso preferirei non aggiungerli. Non so se voi siete d'accordo. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 08:18, 13 mag 2026 (CEST) :Io mi userei {{tl|AutoreCitato}} e farei la pagina Autore solo per quelli che sono effettivamente citati per le opere che hanno scritto (quindi scrittori, scienziati, giuristi ecc.). Metterei i sovrani solo se abbiamo leggi, editti o documenti emessi in loro nome. Per gli altri personaggi storici in generale userei il link a Wikidata o Wikipedia, e non starei a creare qui una pagina solo per avere un "segnaposto" col nome di qualcuno. Sicuramente non andrebbero create pagine per personaggi mitologici, e neanche per autori contemporanei di cui non potremo avere testi per molti anni. :Per fare un bilancio, oggi abbiamo ben [[:Categoria:Autori|16.244 autori]], di cui solo [[:Categoria:Autori con opere su Wikisource|3.467]] hanno delle opere su Wikisource. Quelli "citati" sono [[:Categoria:Autori citati in opere pubblicate|14.122]], includendo quelli semplicemente "menzionati" in quanto "hanno fatto qualcosa", anche se non hanno mai scritto niente (per esempio ci sono tanti pittori), e [[Speciale:PagineOrfane|450]] sono addirittura "orfani", cioè nemmeno citati o linkati da altre pagine (quindi perché è stata creata una pagina, se poi non serve nemmeno ad avere un link?). :Io vi chiederei di cercare di limitare il numero di nuove pagine Autore che vengono create. Può sembrare che creare una pagina sia "gratis", ma non è proprio così, avere molte pagine rende comunque un filino più complicata la gestione del sito (anche solo una piccola modifica ad un template può avere ripercussioni su molte pagine). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:23, 13 mag 2026 (CEST) ::Il mondo wiki ha ignorato a lungo i principi della gestione dei dati, che sono i fondamenti dei database, uno dei quali è "se ti stai ripetendo, stai sbagliando". Poi, finalmente, è arrivata la rivoluzione di wikidata, ma ci vorrà ancora molto tempo per implementarla a fondo: vecchie abitudini sono dure a svanire. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:41, 14 mag 2026 (CEST) :::Se trovo una persona citata tendo ad usare {{Tl|Wl}} o {{Tl|AutoreCitato}} se la pagina esiste, evitando come la peste di lasciarlo rosso. Tendo a togliere tutti i template {{tl|W}} e, peggio ancora, i link diretti ad altri progetti, basta uno spostamento e si rompono. --[[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 09:49, 14 mag 2026 (CEST) :::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] @[[Utente:Cruccone|Cruccone]] Aggiungo che questi discorsi fatti per "autore citato" valgono anche per "opera citata" (ad esempio ci sono pagine come "Categoria:Testi in cui è citato il testo Divina Commedia" e simili). Da notare che anche le opere letterarie come la Divina Commedia hanno un loro posto in wikidata... [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 14:50, 17 mag 2026 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] creo spesso pagine autore di musicisti in cui includere poi le loro composizioni. E fin qui mi sembra tutto ok. Ma se uso il template WI (e non AC) per un pittore, ad es., poi posso richiamare tutte le pagine in cui è citato? E in che modo? Perché credo che questo fosse il vantaggio di usare AC: avere una pagina in cui si richiama quell'autore (anche se è un pittore). Ma se c'è un modo di farlo usando WI, allora - in questo caso - credo che AC non vada usato. [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 20:16, 15 mag 2026 (CEST) :::TestoCitato è un caso un po' diverso e più complesso, perché le opere possono avere più edizioni (con titoli anche leggermente diversi) e con citazioni che possono riferirsi all'opera o all'edizione (ad esempio potrebbe citare una traduzione specifica). Wl se la pagina autore esiste si comporta come AutoreCitato (con lo svantaggio di fare un passaggio in più che un po' pesa). Se la pagina autore non esiste tutto il gioco delle categorie non si attiva, e questa potrebbe essere una motivazione per creare la pagina autore anche per chi non ha mai scritto nulla. Poi uno potrebbe anche stare a discutere sulla differenza tra nominare e citare, anche se l'utilità pratica è discutibile. [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 16:55, 17 mag 2026 (CEST) :::@[[Utente:Pic57|Pic57]] Prova a fare la ricerca di Wl|Q37621 in nsPagina. Risultano 4 pagine nsPagina e 1 pagina ns0. Sono tutte? Chi lo sa? Ma è interessante che trovino Hobbes, comunque il nome dell'autore sia stato scritto. Di certo Wl non produce nulla nella categoria [[:Categoria:Testi in cui è citato Thomas Hobbes]]. Almeno, credo... Ho l'impressione che per la vera integrazione fra progetti vari e wikidata siamo "a metà del guado". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:03, 17 mag 2026 (CEST) ::::Io le vedo categorizzate... [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 20:24, 17 mag 2026 (CEST) :::::@[[Utente:Cruccone|Cruccone]] Dopo un momento di profondo smarrimento informatico, ho guardato il codice del template Wl. Hai ragione. In effetti, se c'è una pagina Autore, ''Wl apre un tl AutoreCitato!'' E lui categorizza... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:58, 17 mag 2026 (CEST) == Musica nel wikiverso 2026.5 == Consueto '''aggiornamento lilypondiano''' di metà mese # Ad oggi,15.5.26, abbiamo 115 ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (su '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''' in tempo reale). Il numero si è incrementato di molto nell'ultimo mese grazie al completamento della trascrizione delle 64 {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci}}. Si potrebbe cominciare a pensare ad una suddivisione per genere musicale. Ho fatto una prova (a manina) sulla mia pagina dei contributi: ecco [[https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Pic57|ecco cosa ne è venuto fuori]] # Faccio un breve cenno al modo in cui lavoro: magari può essere d'ispirazione a qualcuno o - viceversa - qualcuno potrebbe ispirare me con qualche consiglio: ## Attualmente uso l'editor Lilypond ''[https://github.com/frescobaldi/frescobaldi/releases/tag/v4.0.6 Frescobaldi 4.0.6]'', che ho installato sia su Linux (portatile) che su Windows (desktop). Così posso essere sempre operativo ## Per la trascrizione di partiture brevi e non troppo complesse — come ad es. quelle di {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci}} — uso anche [http://Hacklily.org Hacklily.org], un ottimo editor Lilypond on line. # Ho chiesto a Gemini: "Puoi farmi una panoramica della pubblicazione di partiture su wikisource di lingua italiana, francese, tedesca e inglese?" Risposta in sintesi: ''Se cerchi la tecnologia e l'eleganza, la versione francese è il modello da seguire. Se cerchi trattati e inni, quella inglese e tedesca offrono di più. L'italiana è una risorsa eccellente per il legame tra letteratura, librettistica e musica popolare.'' Sto studiando la versione francese: bella, ma non vedo codice, solo MIDI... indago meglio e ne riparliamo '''Ottimizzazioni''' (e qui mi rivolgo a@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] o @[[Utente:Candalua|Candalua]]: * Esportando le partiture in pdf, il salto pagina è problematico. Prendiamo ad es. [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._9/Intermezzo-Valse|''questa partitura'']]. In particolare: a. Esiste su wikisource un codice css per evitare che alcune parti siano stampate nel pdf? b. E' possibile escludere dalla stampa il lettore midi a fine pagina (lasciandola nella pagina wiki, ovviamente)? Probablmente occorrerebe un foglio di stiule per le partiture; così mi pare che facciano su en.WS ecc... Infine: * Invito chi volesse rileggere le partiture — in particolare quelle complesse - e si trovasse nei guai perché non riesce a risolvere un errore — a segnalarmelo (pingandomi please!) nella pagina di discussione della partitura in cui lo ha rilevato (le battute sono numerate nella pagina), in modo che possa correggerlo (se ci riesco:-)). @[[Utente:Cruccone|Cruccone]] ad es. lo ha fatto. E lo ringrazio. E' un grande aiuto per me. Alla prossima [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 20:31, 15 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:Pic57|Pic57]] Mi spiace, al momento non ho esperienza del css usato per manipolare la stampa su pdf. E' un tema che mi interessa molto ma per ora sono a conoscenza zero... :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:51, 16 mag 2026 (CEST) == <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-21</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="technews-2026-W21"/><div class="plainlinks"> Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/21|Translations]] are available. '''Weekly highlight''' * The Abstract Wikipedia team has identified five potential pilot wikis to assess their interest in adopting abstract articles on their wikis. The pilots are Malayalam, Bengali, Dagbani, Arabic, and Indonesian Wikipedia. The feedback period will be open until May 22. If your community is interested in becoming a pilot, [[m:Talk:Abstract Wikipedia|let us know on Meta]]. '''Updates for editors''' * An experiment to show [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader Experience/Reading lists|Reading Lists]] to logged-out readers on mobile web will launch on May 18 across German, Spanish, Italian, Portuguese, Polish, Dutch, Turkish, and Urdu Wikipedias, and will run for one month. The effort supports broader goals of helping readers save and organize articles for later reading, while encouraging habits that could lead to future Wikipedia contributions. * To support a bookmark button in the Reading List beta feature, the "Tools > Action" menu has been updated to display icons, including the watch star indicator that helps editors identify temporarily watched articles. The icons now also match those used on mobile, improving consistency across platforms. The change is currently limited to the actions menu and mainly affects editors with privileged user rights. [https://phabricator.wikimedia.org/T426008] * [[mw:Special:MyLanguage/VisualEditor/Suggestion Mode|Suggestion Mode]] was released as an [[w:en:A/B test|A/B test]] for newcomer editors on the mobile website at [[phab:T421189|~15 Wikipedias]]. The experiment will measure the impact that Suggestion Mode has on the proportion of newcomer mobile web edit sessions that result in constructive (un-reverted) article edits. The experiment will also evaluate the feature's impact on editor retention, and monitor changes in revert and block rates. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:27}} community-submitted {{PLURAL:27|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue in the Wikipedia Android app where images could sometimes fail to load after opening a recommended reading list notification, has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T418231] '''Updates for technical contributors''' * The [[mw:Special:MyLanguage/Wikidata Platform|Wikidata Platform team]] has published its [[d:Special:MyLanguage/Wikidata:SPARQL query service/WDQS backend update/Backend Replacement|backend replacement recommendation]] and accompanying [[wikitech:Wikidata Query Service/WDQS Architecture re-design|technical architecture]] for the migration of the Wikidata Query Service (WDQS) away from Blazegraph. Feedback is invited until May 25th 2026, especially on potential gaps and impacts on advanced use cases. Wikidata community members and WDQS users are also encouraged to help identify high-impact tools and workflows that may need attention on [[d:Wikidata:SPARQL query service/WDQS backend update/High-Impact Use Cases|this page]]. Feedback can be shared on the [[d:Wikidata talk:SPARQL query service/WDQS backend update|Migration talk page]] or during the [[d:Special:MyLanguage/Wikidata:Blazegraph Migration Office Hours|next office hour]]. See the [[d:Special:MyLanguage/Wikidata:Wikidata Platform team/Newsletter|WDP team newsletter]] for more details. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.3|MediaWiki]] '''In depth''' * On English, French, Japanese, and a few other Wikipedias, there was a [[diffblog:2025/09/02/better-detecting-bots-and-replacing-our-captcha/|trial of hCaptcha]], a third-party bot detection service. The trial showed that hCaptcha effectively detects and deters some bad-faith automated activity, on its own and by giving [[w:en:Wikipedia:Village pump (technical)/Archive 225#Introducing SuggestedInvestigations|checkusers and stewards]] signals to look into. Because the results were positive, hCaptcha will be rolled out across all wikis over the next few weeks. [[mw:Special:MyLanguage/Product Safety and Integrity/Anti-abuse signals/hCaptcha|See the hCaptcha project page]] for technical information about the implementation and privacy protections. [[diffblog:2026/05/04/better-detecting-bots-and-replacing-our-captcha-part-2/|Learn more]]. * The latest Community Tech update is now available, with progress across several Community Wishlist initiatives, including Reading Lists expansion from the mobile app to the website, new language support for "Who Wrote That" and the Personal Dashboard, improvements to 3D rendering and Charts, and upcoming work on talk page sorting, audio playback, and editing workflows. The update also shares current priorities, wishlist status trends, and opportunities for community feedback on future focus areas and the Wikimedia Foundation’s 2026–2027 Annual Plan. [[m:Special:MyLanguage/Community Wishlist/Updates#May 13, 2026: Latest updates from the Community Tech team|Read the full newsletter for details]]. '''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/21|Translate]]&nbsp;• [[m:Tech|Get help]]&nbsp;• [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]]&nbsp;• [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].'' </div><section end="technews-2026-W21"/> </div> <bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 22:21, 18 mag 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30539262 --> == Apertura delle pre-iscrizioni itWikiCon 2026 == Questa settimana è iniziato il periodo ufficiale delle pre-iscrizioni. Come saprete già, dal '''6 all'8 novembre 2026''' a [[:w:it:Vezia|Vezia]] ([[:w:it:Lugano|Lugano]]) si apriranno le porte della [[:w:it:Villa Negroni|Villa Negroni]] per '''[[m:ItWikiCon/2026|itWikiCon 2026]]'''. Questo convegno unisce ispirazione, innovazione e scambio di idee in un evento di tre giorni. Le '''[[m:ItWikiCon/2026/Partecipanti|pre-iscrizioni]]''' sono disponibili da subito ed è il primo passo per manifestare il vostro interesse a partecipare. Inoltre, in questo modo darete un contributo fondamentale al team organizzativo nella pianificazione logistica dell’evento. Per qualsiasi domanda o suggerimento, non esitare a scrivere un messaggio sulla [[:meta:Talk:ItWikiCon/2026|pagina di discussione dell’evento]] o di contattarci a info@itwikicon.org. Non vediamo l'ora di accogliervi a Vezia! A presto, il team organizzativo di itWikiCon 2026: [[Utente:Vallema|Vallema]], [[Utente:cassinam|Cassinam]], [[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]], [[Utente:Dorine Barth (WMCH)|Dorine Barth (WMCH)]] [[User:Vallema|Vallema]] ([[User talk:Vallema|disc.]]) 12:03, 19 mag 2026 (CEST) == Testamenti == Abbiamo testamenti tra i testi? Ho la scansione di un testamento che è stato pubblicato a stampa nell'800. Potrei anche caricarlo su commons. Vorrei sapere se ci sono controindicazioni. @[[Utente:Ruthven]] ne sa qualcosa? --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 13:22, 21 mag 2026 (CEST) 0u9btatzwsak7psdoipwp8e2vdffsbw Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5 0 1017481 3838776 3835534 2026-05-20T13:27:41Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3838776 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=20 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Il re Kâvus]] - 5. - Leggenda di Siyâvish|prec=../4/XIX|succ=../5/I}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="314" to="314" tosection="s1" /> === Indice === * {{testo|/I|I. - Principio del racconto}} * {{testo|/II|II. - Caccia di Tûs e di Ghêv}} * {{testo|/III|III. - Nascita di Siyâvish e sua educazione}} * {{testo|/IV|IV. - Amore di Sûdâbeh}} * {{testo|/V|V. - Abboccamento di Siyâvish con Sûdâbeh}} * {{testo|/VI|VI. - Inganni di Sûdâbeh}} * {{testo|/VII|VII. - Consiglio degl'indovini}} * {{testo|/VIII|VIII. - La prova del fuoco}} * {{testo|/IX|IX. - Partenza di Siyâvish}} * {{testo|/X|X. - Lettere di Siyâvish e di re Kâvus}} * {{testo|/XI|XI. - Sogno di Afrâsyâb}} * {{testo|/XII|XII. - Messaggio di Garsîvez}} * {{testo|/XIII|XIII. - Messaggio di Rustem al re Kâvus}} * {{testo|/XIV|XIV. - Deliberazione di Siyâvish}} * {{testo|/XV|XV. - Siyâvish alla corte di Afrâsyâb}} * {{testo|/XVI|XVI. - Prodezze di Siyâvish alla corte di Afrâsyâb}} * {{testo|/XVII|XVII. - Nozze di Siyâvish con Gerîreh}} * {{testo|/XVIII|XVIII. - Proposte di Pîrân}} * {{testo|/XIX|XIX. - Nozze di Siyâvish e di Ferenghîs}} * {{testo|/XX|XX. - Fondazione di Kang-Dizh}} * {{testo|/XXI|XXI. - Messaggi di Afrâsyâb}} * {{testo|/XXII|XXII. - Andata di Garsîvez}} * {{testo|/XXIII|XXIII. - Ritorno di Garsîvez}} * {{testo|/XXIV|XXIV. - Richiamo di Siyâvish}} * {{testo|/XXV|XXV. - Sogno di Siyâvish}} * {{testo|/XXVI|XXVI. - Cattura di Siyâvish}} * {{testo|/XXVII|XXVII. - Morte di Siyâvish}} * {{testo|/XXVIII|XXVIII. - Nascita di Khusrev}} * {{testo|/XXIX|XXIX. - Khusrev tra i pastori}} * {{testo|/XXX|XXX. - Lamento di Firdusi}} 9oz2rrsjldfns12w5u5g85gv0bax4es Autore:Giovanni Carli Ballola 102 1018087 3838786 3835562 2026-05-20T16:10:24Z Panz Panz 3665 3838786 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Giovanni | Cognome = Carli Ballola | Attività = critico musicale/musicologo | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} ==Opere== *{{Testo|Musica d'oggi, 1962/N. 1/Teatri e concerti/La stagione lirica alla Scala}} *{{Testo|Musica d'oggi, 1962/N. 3/Edizioni musicali}} gpo327n5zf6sahoi62sfw4bk2jvrpu9 Musica d'oggi, 1962/N. 1/Teatri e concerti 0 1018262 3838840 3836897 2026-05-20T18:50:21Z Panz Panz 3665 Porto il SAL a SAL 75% 3838840 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=20 maggio 2026|arg=Musica}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../Un dibattito sui programmi di insegnamento della musica nelle scuole medie inferiori|succ=../Teatri e concerti/La stagione lirica alla Scala}} ==Indice== *{{Testo|/La stagione lirica alla Scala}} *{{Testo|/Il calzare d'argento}} *{{Testo|/L'unicorno, la gorgona e la mantìcora}} hwmp31vljxp76xdsq9p40qmycnao0i8 Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/85 108 1018278 3838729 3838665 2026-05-20T12:05:10Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3838729 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|61}}</noinclude>via. Sono tutti vestiti della lunga tunica bianca ad ampie maniche che ha quasi universalmente rimpiazzato l'antico abito fatto con striscie di corteccia di una particolare specie di fico, battute finchè diventano molli e pieghevoli, e molto maestrevolmente cucite assieme. La Domenica, nelle ampie cattedrali {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 -pagina 61 - nidi d'uccelli appesi alle fronde d'un palmizio..jpg |width = 65% | float = right | margin-left = 3% |caption = {{smaller|Nidi d'uccelli appesi alle fronde d'un palmizio.}} }}di Mengo, capaci di più migliaia di fedeli, adulti e bambini pregano con un fervore ed un contegno esemplare. Per altra parte, non si può disconoscere che l'Islamismo ha avuto anch'esso una influenza importante e benefica nel trarre il paese dal suo stato di barbarie. In molti distretti i maomettani sono ancor oggi in numero preponderante. La Spedizione italiana si fermò ad Entebbe dal 7 al 15 Maggio, preparando in tutti i suoi particolari l'organizzazione della carovana. Frattanto, per mala sorte, il Comandante {{AutoreCitato|Umberto Cagni|Cagni}} cadeva vittima del clima insalubre, ammalando di febbri l'8 Maggio. Queste persistettero malgrado<noinclude><references/></noinclude> htzfxwe7ol8fvwgmgcb0yogp2fxbuh9 Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/86 108 1018279 3838733 3838664 2026-05-20T12:07:44Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3838733 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|62|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude>le iniezioni di chinino, complicandosi con infiammazione intestinale, tanto che dopo qualche giorno si dovette trasportarlo all'ospedale, situato in posizione più salubre, e dov' erano maggiori comodità di cura. Così {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R. il Duca degli Abruzzi}} perdeva l'aiuto più prezioso, in un momento in cui il lavoro era più difficile e complicato. Il bagaglio della Spedizione, sbarcato dal «Winifred», {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 62 - una strada dell'Uganda.jpg |width = 80% |caption = {{smaller|Una strada dell'Uganda.}} }} era stato trasferito dai portatori nel cortile dell'Equatorial Hôtel, fra nuvoli di bambini e di adulti curiosi, tolto dalle casse, verificati e contati tutti i carichi. L'intiero materiale da campo: tende, letti, sacco-letti, sedie, tavoli, bagni, stoviglie; le casse chiuse ermeticamente contenenti il vestiario, il materiale fotografico e quello per le raccolte zoologiche, botaniche e mineralogiche; le armi da caccia e le munizioni, formavano assieme 114 colli del peso di 23 chilogrammi ciascuno, numerati e contrassegnati per modo da esser subito riconosciuti.<noinclude><references/></noinclude> ldn7g2h2620hgp35zp0pwju1hmvbfzk Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/87 108 1018280 3838735 3838670 2026-05-20T12:09:28Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3838735 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|63}}</noinclude> La provvista dei viveri si era fatta in base alla previsione di un soggiorno di 40 giorni nell'alta montagna, al disopra del limite delle nevi, e di un periodo ugualmente lungo occupato dal viaggio fra Entebbe ed i monti, compreso il ritorno. Formava 80 carichi, dello stesso peso {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 63 - capanna indigena.jpg |width = 80% |caption = {{smaller|Capanna indigena.}} }} dei precedenti, ognuno dei quali conteneva il necessario per sostentare dodici persone per un giorno, entro scatole di latta chiuse con saldatura e rivestite di sottili assicelle. La sola differenza fra le razioni d'alta montagna e quelle della zona bassa, era che queste ultime non contenevano carne conservata in scatola, perchè era facile trovar carne fresca in tutta la regione abitata. Bisognavano quindi 194 portatori per trasportare l'intiero equipaggiamento. Aggiungendo a questi i capi ca-<noinclude><references/></noinclude> 1cngb1ljklawh4tixijs8h567ov8boa Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/88 108 1018281 3838740 3838678 2026-05-20T12:13:52Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3838740 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|64|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude>rovana, i servitori personali (''boys''), coi loro propri portatori, i neri addetti alla cura dei cavalli e dei muletti, e che durante la marcia dovevano aiutare a spingere innanzi i buoi, le capre, le pecore, provvista viva pel sostentamento della carovana, ed altri con minori attribuzioni, si arrivava ad un totale di oltre 300 persone. Il Sig. J. Martin, Collector<ref>Il «''Collector''» è il primo funzionario amministrativo di un distretto.</ref>, persona specialmente {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 64 - la via attraverso i colli fra Entebbe e Fort Portal.jpg |width = 80% |caption = {{smaller|La via attraverso i colli fra Entebbe e Fort Portal.}} }} competente nell'organizzare carovane e viaggi, aveva fatto scegliere e raccogliere insieme tutta questa gente dal Sig. Bulli, già impiegato della Società Coloniale Italiana, nei mesi precedenti all'arrivo di {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} Il Bulli doveva altresì accompagnare la spedizione come capocarovana. Erano stati acquistati tre cavalli e tre muletti per alleviare la fatica delle marcie, e due «''rickshaws''», leggiere carrettelle a due ruote, da contenere una o due persone, tirate e spinte da indigeni, per attraversare senza fatica i tratti relativamente piani della via.<noinclude><references/></noinclude> 6ym170ft18ljdl7g09f3tigrgucuaw9 Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/89 108 1018282 3838743 3838681 2026-05-20T12:21:30Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3838743 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|65}}</noinclude> Tutto era pronto il 12 Maggio. Ma {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} volle indugiarsi per altri tre giorni, mal potendosi indurre a lasciare indietro il {{AutoreCitato|Umberto Cagni|Cagni}}. Bisognò pur decidersi a partire senza di lui. La durata della sua malattia era troppo incerta, e ritardando ancora si correva rischio di lasciar passare la stagione più favorevole per l'esplorazione dei monti, senza dire del pericolo che s'ammalasse qualcun {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 65 - la via attraverso una palude.jpg |width = 80% |caption = {{smaller|La via attraverso una palude.}} }} altro, compromettendo l'esito di tutta la campagna. Non rimaneva che affidarsi alla speranza che il Cagni, grazie alle cure devote dell'ottimo dottor Hodges, potesse guarire presto, e raggiungere la Spedizione in tempo utile. Si lasciava perciò ad Entebbe tutto il necessario equipaggiamento, per permettergli di mettersi in viaggio appena gli fosse possibile. Il 14 Maggio S. A. R. ed i compagni prendevano congedo dalle ospitali persone di Entebbe, che tanto si erano adoperate per far loro trascorrere nel modo più piacevole quella settimana di soggiorno. Il Collector Martin<noinclude><references/></noinclude> m3nzd8rds7x9b21tt8rkxlfhw1ryn60 Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/90 108 1018283 3838746 3838693 2026-05-20T12:26:35Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3838746 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|66|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude>accompagnava la spedizione fino ai confini del Regno d'Uganda, come rappresentante del Governo della Colonia; con una scorta di 26 ascari e 67 portatori. Il mattino del 15, per tempo, tutti i portatori, coi loro capi carovana, i ''boys'' ed i soldati, si riunivano nel cortile dell'Albergo Berti, dove erano disposti ed allineati i carichi, {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 66 - papirie nintee.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Papirie nintee.}} }} mentre S. A. R. ed i compagni si accomiatavano con parole di speranza e di augurio dal {{AutoreCitato|Umberto Cagni|Cagni}}. Alle 8,30, i portatori, con grida assordanti, si avviavano in lunga fila, coi carichi sul capo, sull'ampia e piana via di Kampala. La testa della carovana, forte di quasi 400 persone, era quasi fuori di vista, quando {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} e gli altri membri della spedizione alla loro volta si mettevano per via.<noinclude><references/></noinclude> 1ipzz2ltttd0viettsltxyhk2ucmtpp Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/91 108 1018284 3838748 3838694 2026-05-20T12:33:12Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3838748 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|67}}</noinclude> A breve distanza da Entebbe, la strada s'inoltra sotto le maestose volte di fogliame di una foresta tropicale. La distanza fra Entebbe e Fort Portal è di circa 290 chilometri, con una differenza di livello di circa 355 metri, ripartita fra quattro balze, che separano tre distinti bacini idrografici. Il primo di questi raccoglie le acque che scendono verso mezzogiorno nel fiume Katongo e fluiscono nel lago Vittoria. Ne fa parte il lago Isolt. Nel secondo e nel terzo altipiano scorrono gli affluenti del Misisi, il quale va a gettarsi a settentrione nel lago Alberto. L'ultimo dei quattro scaglioni porta allo spartiacque fra i tributari del lago Alberto Edoardo e quelli del lago Alberto. Questa disposizione è chiaramente dimostrata dal profilo altimetrico disegnato nella Tavola annessa. Tutta questa vasta regione, che forma come un solo altipiano fra i tre laghi, è intersecata in tutte le direzioni da creste collive, meno distinte e più ravvicinate nella parte orientale, maggiormente pronunciate e meglio individuate nella occidentale. Il terreno è dappertutto color rosso mattone. La vegetazione è distribuita a seconda delle accidentalità del suolo. Le parti più elevate, i pendii ed il sommo dei colli sono ricoperti di erba alta, con appena qualche albero isolato, o gruppi di poche piante attorniate al piede da cespugli; nel fondo degli avvallamenti, dove l'acqua è corrente, crescono rigogliose foreste; dove essa ristagna, sono vasti tratti paludosi interamente coperti di altissimi papiri, sotto i quali prospera una ricca flora acquatica. Dal sommo delle alture maggiori, il piano appare tutto ondeggiante di dossi arrotondati, fin dove giunge la vista, coperti dall'alta erba gialla; e fra essi spiccano le folte macchie d'alberi color verde scuro.<noinclude><references/></noinclude> cv7nk04wbaol5me3iauekqnrkm8prkr Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/92 108 1018285 3838751 3838695 2026-05-20T12:43:08Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3838751 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|68|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude> La parola ''erba'' non è veramente molto appropriata per una vegetazione che cresce alta dai tre ai sei metri, così fitta che è quasi impossibile scostarsi dal sentiero, piuttosto denso canneto che prateria. Gli Inglesi la chiamano «''elephant grass''» ed è invero pascolo proporzionato a simil mandra. In qualche tratto l’''elephant grass'' cede il posto ad una vegetazione erbacea di dimensioni più modeste, alta al più un metro, che si adorna di innumerevoli fiori. {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 68 - elephant grass.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|«Elephant grass».}} }} Gli indigeni sogliono dar fuoco alle erbe nella stagione secca; ed è possibile che i vasti incendi, propagandosi specialmente nel terreno più alto, dove il suolo è più asciutto e li alimenta il vento, distruggano le piante giovani, e non permettano lo svilupparsi di foreste se non negli avvallamenti riparati, dove corre l'acqua. Infatti, di regola, gli alberi che sorgono qua e là tra le erbe, e dànno alla campagna il caratteristico aspetto di un parco, sono<noinclude><references/></noinclude> t09rvzvsap946tbt71pk41lbggwd9pq Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/94 108 1018286 3838753 3838697 2026-05-20T12:50:33Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3838753 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 pagina 70 - paesaggio tra Entebbe e Fort Portal, veduta presa da un colle sopra il Campo Bweya.jpg |caption = {{pt|{{smaller|Paesaggio fra Entebbe e Fort Portal - Veduta}}}} }}<noinclude></noinclude> h5zb20wgv2audmo60iysrnatwxmkmyr Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/95 108 1018287 3838752 3838700 2026-05-20T12:47:11Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3838752 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 pagina 71 - paesaggio tra Entebbe e Fort Portal, veduta presa da un colle sopra il Campo Bweya.jpg |caption = {{smaller|Paesaggio tra Entebbe e Fort Portal, veduta presa da un colle sopra il Campo Bweya}} }}<noinclude></noinclude> iq956ehohk8nmekk48g6aoo06sjaqwe 3838754 3838752 2026-05-20T12:52:18Z Spinoziano (BEIC) 60217 3838754 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 pagina 71 - paesaggio tra Entebbe e Fort Portal, veduta presa da un colle sopra il Campo Bweya.jpg |caption = {{smaller|Paesaggio fra Entebbe e Fort Portal - Veduta presa da un colle sopra il Campo Bweya}} }}<noinclude></noinclude> 78lkic6dpb3kmukzae9qcfssw0867mg Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/97 108 1018288 3838755 3838703 2026-05-20T12:59:22Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3838755 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|69}}</noinclude>tutti di dimensione considerevole. Sono acacie, mimose, euforbie, eritrine e spatodee dai fiori rosso-scarlatti, candidi gelsomini, acanti rosa, vilucchi viola. Al loro piede, fra il fogliame dei cespugli più bassi, si trova quasi sempre una di quelle curiose costruzioni coniche che sono i nidi delle termiti, caratteristica fattezza di tutti i paesaggi dell'Africa centrale; e sembra che si {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 69 - traversando un dosso.jpg |width = 90% |caption = {{smaller|Traversando un dosso.}} }} debba ammettere una ragion d'essere in questo aggruppamento. È possibile che le termiti, raccogliendo la terra in un punto, favoriscano lo sviluppo di una vegetazione che principia con una macchia di arbusti e piante rampicanti, la quale a sua volta protegge il primo crescere di qualche albero d'alto fusto, acacia, fico, od euforbia, finchè abbia preso radice. Le zone di foresta, in fondo agli avvallamenti percorsi da qualche torrentello, sono vere oasi di foresta vergine, con alberi rigogliosi alti trenta o quaranta metri, varie<noinclude><references/></noinclude> s7p9m713h9lxqtt0quhaao60u5ewa8x Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/98 108 1018289 3838756 3838711 2026-05-20T13:00:48Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3838756 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|70|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude>qualità di acacie, di palme maestose (Borassus e Raphia), alberi di cassia, dracene, tutti coperti di piante rampicanti, ed allacciati da lunghissime liane. Non è raro vedervi branchi di scimmie, generalmente colobi dalla coda bianca, balzare agilmente di ramo in ramo con acute grida. Il suolo della foresta, anche nelle giornate di sole cocente, è sempre umido ed elastico. Fuori del sentiero è tutto un tappeto di muschio. L'alternarsi dei tratti scoperti dà un fascino sempre nuovo alle foreste, ogni volta che, dopo aver percorso un pendìo arso dal sole, ci si immerge nella loro ombra profonda, piena del profumo delle acacie, delle mimose e dei gelsomini. La regione è abbastanza popolata, ma le abitazioni sono così ben nascoste nelle piantagioni di banani e fra l'erba alta, che è facile passare vicinissimo ai villaggi senza accorgersene. Sono gruppi di capanne, situati generalmente a metà costa dei poggi, in mezzo a boschetti di banani, a piccoli campi coltivi attorniati da qualche pianta d'alto fusto. Le abitazioni sono del solito tipo conico, col tetto di paglia d'erba, costruito con grande arte, regolarmente rotondo, che arriva fino a terra eccetto all'entrata, dove è tagliato a mo' d'una bassa e stretta tettoia. Lo spazio interno è ingombro di numerosi pali e di pilastri che reggono il pesante tetto. Sono spesso circondate da recinti, talora multipli, per modo che si debbono traversare tre, quattro e più cortili per arrivare alla casa. Il terreno attorno alle capanne è coltivato solo per breve spazio. Come in quasi tutti i paesi tropicali, l'indolenza della gente limita la produzione della terra allo stretto necessario pel suo sostentamento. Non v'è nessuna traccia di cooperazione. Ogni famiglia ha la sua capanna<noinclude><references/></noinclude> c9ko7rs9aqt0czpdc6man3adv22d9or Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/99 108 1018290 3838761 3838714 2026-05-20T13:08:28Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3838761 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|71}}</noinclude>ed il suo campo che coltiva per sè sola. Il lavoro agricolo è interamente affidato alle donne. Coltivano banani, colocasie, patate, ignami, fagiuoli, granturco, dura, sesamo, cotone e canna di zucchero. Un frutto delizioso, sempre fresco e dissetante, è la papaia.{{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 71 - foresta tropicale.jpg |width = 65% | float = right | margin-left = 3% |caption = {{smaller|Foresta tropicale.}} }} Il banano però è il sostentamento principale di tutta la popolazione. Ve ne sono molte sorta. Oltre a quello dalla polpa dolce, che si mangia maturo e crudo, v'è un banano che si coglie immaturo e si mangia cotto. Colla polpa di un'altra varietà fanno una sorta di pane. Il succo spremuto dal banano maturo forma una bevanda dissetante e fresca, detta Mbisi, la quale diventa alcoolica ed inebriante quando si lascia fermentare (Mwenge). Infine utilizzano le foglie e gli steli, per gli usi più svariati. L'origine del banano coltivato è incerta; botanicamente è molto differente dal banano selvatico indigeno, ed è dubbio se si possa far derivare da esso.<noinclude><references/></noinclude> 6j26jzn9n2ky5pkl3prsm4dwmvn8pz3 Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/100 108 1018291 3838763 3838724 2026-05-20T13:11:32Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3838763 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|72|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude> La via, ora sentiero incassato come forra profonda fra le alte erbe, ora strada abbastanza ampia nei tratti pianeggianti, procede diritta come una strada romana, scavalca i colli, o ne segue per un tratto le creste, e scende nelle valli addentrandosi nelle foreste, od attraversando {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 72 - fra gli alti papiri.jpg |width = 80% |caption = {{smaller|Fra gli alti papiri.}} }} estesi acquitrini paludosi dov'è formata ad argine. Questo vien costruito dagli indigeni abbattendo attraverso la via papiri e canne dai due lati, e formando così uno spesso strato sul quale sabbia e terriccio battuto completano il sentiero, rafforzato ancora sui fianchi da pali confitti profondamente nel fango. Essa è l'antica strada della regione, che esisteva prima dell'occupazione inglese. È mantenuta con gran cura da<noinclude><references/></noinclude> nzmywgdociovwn3b2vyl36rsjapbuvs Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/101 108 1018292 3838727 3837167 2026-05-20T12:00:59Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3838727 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 -pagina 73 - La via attraverso una bassura imboscata fra Entebbe e Fort Portal.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|''La via attraverso una bassura imboscata fra Entebbe e Fort Portal''}} }}<noinclude><references/></noinclude> hw8j38qxjcvs8a5nq5xl9pv7i3eso8z 3838764 3838727 2026-05-20T13:13:26Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3838764 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 -pagina 73 - La via attraverso una bassura imboscata fra Entebbe e Fort Portal.jpg |caption = {{smaller|''La via attraverso una bassura imboscata fra Entebbe e Fort Portal''}} }}<noinclude></noinclude> hn0s4hzg6cd6usavucrye320gtzpqg3 Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/103 108 1018293 3838731 3837178 2026-05-20T12:05:41Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3838731 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /> {{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|73}}</noinclude>frotte di donne, giovani e vecchie, seminude, che lavorano a strappar l'erba ed a rassestare il suolo colle piccole zappe indigene. Nella prima parte della via, dove le colline sono più ravvicinate, è un continuo saliscendi per pendii ripidi. Dopo il lago Isolt i pendii si fanno più dolci, con intervalli di tratti piani, ed il cammino diventa meno faticoso. Anche {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 73 - piantagione di banani.jpg |width = 80% |caption = {{smaller|Piantagione di banani.}} }} le paludi diminuiscono man mano che ci si avvicina a Fort Portal, ed il paese prende un aspetto più salubre. La temperatura, piacevole al mattino, verso la metà della giornata diventa caldissima, ed anche soffocante, sebbene, nelle ore più calde, per una provvidenziale disposizione meteorologica, il cielo sia quasi sempre coperto da nubi più o meno spesse, ma sufficienti a velare gli spietati raggi solari. Quasi ogni giorno poi, o di notte, v'è un violento temporale, accompagnato da vento impetuoso, con tuoni, lampi e folgori, e da rovesci d'acqua generalmente di breve durata. Per buona sorte sua, la ca-<noinclude>{{RigaIntestazione|||{{x-smaller|10}}}</noinclude> gcampqpc30eb2vh3tn6z90v0ktwec3s 3838732 3838731 2026-05-20T12:06:38Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3838732 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /> {{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|73}}</noinclude>frotte di donne, giovani e vecchie, seminude, che lavorano a strappar l'erba ed a rassestare il suolo colle piccole zappe indigene. Nella prima parte della via, dove le colline sono più ravvicinate, è un continuo saliscendi per pendii ripidi. Dopo il lago Isolt i pendii si fanno più dolci, con intervalli di tratti piani, ed il cammino diventa meno faticoso. Anche {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 73 - piantagione di banani.jpg |width = 80% |caption = {{smaller|Piantagione di banani.}} }} le paludi diminuiscono man mano che ci si avvicina a Fort Portal, ed il paese prende un aspetto più salubre. La temperatura, piacevole al mattino, verso la metà della giornata diventa caldissima, ed anche soffocante, sebbene, nelle ore più calde, per una provvidenziale disposizione meteorologica, il cielo sia quasi sempre coperto da nubi più o meno spesse, ma sufficienti a velare gli spietati raggi solari. Quasi ogni giorno poi, o di notte, v'è un violento temporale, accompagnato da vento impetuoso, con tuoni, lampi e folgori, e da rovesci d'acqua generalmente di breve durata. Per buona sorte sua, la ca-<noinclude>{{RigaIntestazione|||{{x-smaller|10}}}}</noinclude> 9kaetw10lbwmux45maqriwwnml9itry 3838768 3838732 2026-05-20T13:19:17Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3838768 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /> {{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|73}}</noinclude>frotte di donne, giovani e vecchie, seminude, che lavorano a strappar l'erba ed a rassestare il suolo colle piccole zappe indigene. Nella prima parte della via, dove le colline sono più ravvicinate, è un continuo saliscendi per pendii ripidi. Dopo il lago Isolt i pendii si fanno più dolci, con intervalli di tratti piani, ed il cammino diventa meno faticoso. Anche {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 73 - piantagione di banani.jpg |width = 80% |caption = {{smaller|Piantagione di banani.}} }} le paludi diminuiscono man mano che ci si avvicina a Fort Portal, ed il paese prende un aspetto più salubre. La temperatura, piacevole al mattino, verso la metà della giornata diventa caldissima, ed anche soffocante, sebbene, nelle ore più calde, per una provvidenziale disposizione meteorologica, il cielo sia quasi sempre coperto da nubi più o meno spesse, ma sufficienti a velare gli spietati raggi solari. Quasi ogni giorno poi, o di notte, v'è un violento temporale, accompagnato da vento impetuoso, con tuoni, lampi e folgori, e da rovesci d'acqua generalmente di breve durata. Per buona sorte sua, la ca-<noinclude>{{RigaIntestazione|||{{x-smaller|10}}}}</noinclude> j8lu6pf3av6jh9nm93s7mnf3jrylcyu Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/104 108 1018294 3838739 3837190 2026-05-20T12:12:27Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3838739 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|74|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude>rovana di {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} non ebbe a sperimentare i peggiori uragani, trombe d'acqua e di vento, che divelgono, distruggono ed inondano tutto sul loro cammino, accompagnate da pericolose scariche elettriche, che, a detta degli scrittori, non sono rari nell'Uganda.{{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 74 - donne Baganda.jpg |width = 65% | float = left | margin-right = 3% |caption = {{smaller|Donne Baganda.}} }}Il tempo cambia generalmente in modo subitaneo. In pochi minuti il cielo sereno od appena velato diventa nero come la notte, minacciosissimo; e colla stessa rapidità, dopo brevissima pioggia, si dileguano i nembi spessi e pesanti e risplende di nuovo il sole ardente. La durata delle marcie varia da tre a sei ore, nelle quali si percorrono dai 15 ai 30 chilometri. I portatori, di regola, camminano svelti, in qualche tratto quasi di corsa. Si parte all'alba, verso le 5,30, e prima delle 12 la tappa è percorsa, per modo da riposare nelle ore più calde della giornata. Per via, la carovana si stende<noinclude><references/></noinclude> 98zh730xx4732q40q6nyax0fo1s9v4y 3838742 3838739 2026-05-20T12:20:22Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3838742 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|74|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude>rovana di {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} non ebbe a sperimentare i peggiori uragani, trombe d'acqua e di vento, che divelgono, distruggono ed inondano tutto sul loro cammino, accompagnate da pericolose scariche elettriche, che, a detta degli scrittori, non sono rari nell'Uganda.{{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 74 - donne Baganda.jpg |width = 65% | float = left | margin-right = 3% |caption = {{smaller|Donne Baganda.}} }} Il tempo cambia generalmente in modo subitaneo. In pochi minuti il cielo sereno od appena velato diventa nero come la notte, minacciosissimo; e colla stessa rapidità, dopo brevissima pioggia, si dileguano i nembi spessi e pesanti e risplende di nuovo il sole ardente. La durata delle marcie varia da tre a sei ore, nelle quali si percorrono dai 15 ai 30 chilometri. I portatori, di regola, camminano svelti, in qualche tratto quasi di corsa. Si parte all'alba, verso le 5,30, e prima delle 12 la tappa è percorsa, per modo da riposare nelle ore più calde della giornata. Per via, la carovana si stende<noinclude><references/></noinclude> eqwhpe5mcmh6se6phyu6750m9mo4ba6 3838769 3838742 2026-05-20T13:21:30Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3838769 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|74|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude>rovana di {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} non ebbe a sperimentare i peggiori uragani, trombe d'acqua e di vento, che divelgono, distruggono ed inondano tutto sul loro cammino, accompagnate da pericolose scariche elettriche, che, a detta degli scrittori, non sono rari nell'Uganda.{{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 74 - donne Baganda.jpg |width = 65% | float = left | margin-right = 3% |caption = {{smaller|Donne Baganda.}} }} Il tempo cambia generalmente in modo subitaneo. In pochi minuti il cielo sereno od appena velato diventa nero come la notte, minacciosissimo; e colla stessa rapidità, dopo brevissima pioggia, si dileguano i nembi spessi e pesanti e risplende di nuovo il sole ardente. La durata delle marcie varia da tre a sei ore, nelle quali si percorrono dai 15 ai 30 chilometri. I portatori, di regola, camminano svelti, in qualche tratto quasi di corsa. Si parte all'alba, verso le 5,30, e prima delle 12 la tappa è percorsa, per modo da riposare nelle ore più calde della giornata. Per via, la carovana si stende<noinclude><references/></noinclude> 9ov4prefq9r9z1aj99dyfv76l7cih6j Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/105 108 1018295 3838741 3837205 2026-05-20T12:19:58Z Marcella Medici (BEIC) 22982 Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3838741 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|75}}</noinclude>su quasi mezzo chilometro di strada, con un rumore continuo di voci, di risa e di grida che si calma un po' solo nei tratti più faticosi, quando un'erta salita fa ansimare anche le persone non cariche. Dai paesetti vicini alla strada accorrono indigeni curiosi dello spettacolo, coi quali i portatori scambiano motteggi e risa. {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 75 - Baganda.jpg |width = 55% | float = right | margin-left = 3% |caption = {{smaller|Baganda.}} }}Talora si incrocia qualche carovana recante sale dalle saline di Toro, od avorio dal Congo, od anche un commerciante bianco, che viaggia colla propria scorta. Gli ascari mantengono una certa disciplina nella numerosa comitiva, ed intervengono spesso a sedare liti e risse, generalmente provocate dai portatori che, per alleviare il lavoro, amano requisire a forza gli indigeni incontrati per via. I neri del resto sono Baganda come i bambini, buoni e miti, o cattivi e feroci, a seconda di chi li maneggia; con un po' di tatto e di benevolenza, non scongiunta da una certa fermezza, è facile dirigere al bene la loro indole impetuosa. La carovana è composta in grande maggioranza di Baganda, la vera razza indigena dell'Uganda, che ha però caratteri antropologici vari, così da sembrare il prodotto di un miscuglio di diversi elementi. Hanno alcuni tratti<noinclude><references/></noinclude> dm4rlo83gzj3tazh7zfgmdht2rqe7xs 3838744 3838741 2026-05-20T12:23:08Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3838744 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|75}}</noinclude>su quasi mezzo chilometro di strada, con un rumore continuo di voci, di risa e di grida che si calma un po' solo nei tratti più faticosi, quando un'erta salita fa ansimare anche le persone non cariche. Dai paesetti vicini alla strada accorrono indigeni curiosi dello spettacolo, coi quali i portatori scambiano motteggi e risa. {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 75 - Baganda.jpg |width = 55% | float = right | margin-left = 3% |caption = {{smaller|Baganda.}} }}Talora si incrocia qualche carovana recante sale dalle saline di Toro, od avorio dal Congo, od anche un commerciante bianco, che viaggia colla propria scorta. Gli ascari mantengono una certa disciplina nella numerosa comitiva, ed intervengono spesso a sedare liti e risse, generalmente provocate dai portatori che, per alleviare il lavoro, amano requisire a forza gli indigeni incontrati per via. I neri del resto sono come i bambini, buoni e miti, o cattivi e feroci, a seconda di chi li maneggia; con un po' di tatto e di benevolenza, non scongiunta da una certa fermezza, è facile dirigere al bene la loro indole impetuosa. La carovana è composta in grande maggioranza di Baganda, la vera razza indigena dell'Uganda, che ha però caratteri antropologici vari, così da sembrare il prodotto di un miscuglio di diversi elementi. Hanno alcuni tratti<noinclude><references/></noinclude> pblngugx8o0qkaa16g1vhkw4vqvq573 3838745 3838744 2026-05-20T12:25:56Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Da trascrivere */ 3838745 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|75}}</noinclude>su quasi mezzo chilometro di strada, con un rumore continuo di voci, di risa e di grida che si calma un po' solo nei tratti più faticosi, quando un'erta salita fa ansimare anche le persone non cariche. Dai paesetti vicini alla strada accorrono indigeni curiosi dello spettacolo, coi quali i portatori scambiano motteggi e risa. {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 75 - Baganda.jpg |width = 55% | float = right | margin-left = 3% |caption = {{smaller|Baganda.}} }}Talora si incrocia qualche carovana recante sale dalle saline di Toro, od avorio dal Congo, od anche un commerciante bianco, che viaggia colla propria scorta. Gli ascari mantengono una certa disciplina nella numerosa comitiva, ed intervengono spesso a sedare liti e risse, generalmente provocate dai portatori che, per alleviare il lavoro, amano requisire a forza gli indigeni incontrati per via. I neri del resto sono come i bambini, buoni e miti, o cattivi e feroci, a seconda di chi li maneggia; con un po' di tatto e di benevolenza, non scongiunta da una certa fermezza, è facile dirigere al bene la loro indole impetuosa. La carovana è composta in grande maggioranza di Baganda, la vera razza indigena dell'Uganda, che ha però caratteri antropologici vari, così da sembrare il prodotto di un miscuglio di diversi elementi. Hanno alcuni tratti<noinclude><references/></noinclude> 8yoocbdghdqty5e97vyuhadh67sf9ry 3838749 3838745 2026-05-20T12:34:31Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3838749 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|75}}</noinclude>su quasi mezzo chilometro di strada, con un rumore continuo di voci, di risa e di grida che si calma un po' solo nei tratti più faticosi, quando un'erta salita fa ansimare anche le persone non cariche. Dai paesetti vicini alla strada accorrono indigeni curiosi dello spettacolo, coi quali i portatori scambiano motteggi e risa. {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 75 - Baganda.jpg |width = 55% | float = right | margin-left = 3% |caption = {{smaller|Baganda.}} }}Talora si incrocia qualche carovana recante sale dalle saline di Toro, od avorio dal Congo, od anche un commerciante bianco, che viaggia colla propria scorta. Gli ascari mantengono una certa disciplina nella numerosa comitiva, ed intervengono spesso a sedare liti e risse, generalmente provocate dai portatori che, per alleviare il lavoro, amano requisire a forza gli indigeni incontrati per via. I neri del resto sono come i bambini, buoni e miti, o cattivi e feroci, a seconda di chi li maneggia; con un po' di tatto e di benevolenza, non scongiunta da una certa fermezza, è facile dirigere al bene la loro indole impetuosa. La carovana è composta in grande maggioranza di Baganda, la vera razza indigena dell'Uganda, che ha però caratteri antropologici vari, così da sembrare il prodotto di un miscuglio di diversi elementi. Hanno alcuni tratti<noinclude><references/></noinclude> pblngugx8o0qkaa16g1vhkw4vqvq573 3838771 3838749 2026-05-20T13:23:17Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3838771 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|75}}</noinclude>su quasi mezzo chilometro di strada, con un rumore continuo di voci, di risa e di grida che si calma un po' solo nei tratti più faticosi, quando un'erta salita fa ansimare anche le persone non cariche. Dai paesetti vicini alla strada accorrono indigeni curiosi dello spettacolo, coi quali i portatori scambiano motteggi e risa. {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 75 - Baganda.jpg |width = 55% | float = right | margin-left = 3% |caption = {{smaller|Baganda.}} }}Talora si incrocia qualche carovana recante sale dalle saline di Toro, od avorio dal Congo, od anche un commerciante bianco, che viaggia colla propria scorta. Gli ascari mantengono una certa disciplina nella numerosa comitiva, ed intervengono spesso a sedare liti e risse, generalmente provocate dai portatori che, per alleviare il lavoro, amano requisire a forza gli indigeni incontrati per via. I neri del resto sono come i bambini, buoni e miti, o cattivi e feroci, a seconda di chi li maneggia; con un po' di tatto e di benevolenza, non scongiunta da una certa fermezza, è facile dirigere al bene la loro indole impetuosa. La carovana è composta in grande maggioranza di Baganda, la vera razza indigena dell'Uganda, che ha però caratteri antropologici vari, così da sembrare il prodotto di un miscuglio di diversi elementi. Hanno alcuni tratti<noinclude><references/></noinclude> 0gkspqanijj4zhc3rlp7mtpgygmk3lm Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/106 108 1018296 3838747 3837214 2026-05-20T12:30:21Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3838747 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>76 CAPITOLO TERZO prettamente negroidi, come i capelli crespi, nerissimi, il naso infossato alla radice, schiacciato e largo, le grosse labbra sporgenti e le orecchie ad ansa; ma il prognatismo è poco pronunciato e la fronte è ampia e non sfuggente. Sono generalmente magri, con muscoli poco pronunciati, Donne Baganda. e l'aspetto non è di gente robusta. Pei costumi, appaiono più progrediti di molte altre popolazioni africane. Non si tingono, non si ungono la pelle, non si deformano col tatuaggio, nè con cicatrici ornamentali, e, salvo i bambini e qualche donna, non si caricano di collane e di braccialetti. Più di un viaggiatore è rimasto stupito del loro complesso ordinamento sociale, vera costituzione feudale, ed in certe leggende e tradizioni loro, nei disegni delle suppellettili domestiche fatte con erbe intrecciate, nella forma di certi strumenti musicali a corda, nei simboli astronomici intagliati su corni d'animali, ed in certi riti di sepoltura, si sono voluti vedere segni di relazioni e di contatti coll'antico Egitto. I Baganda hanno conservato per pura tradizione verbale la storia della loro dinastia. Essa consta di trentasei nomi di re, e deve risalire al XIV od al XV secolo!<noinclude><references/></noinclude> rboxbhvv3yoz7vvffqd4xskdq2b0qgf 3838750 3838747 2026-05-20T12:42:43Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3838750 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|76|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude>prettamente negroidi, come i capelli crespi, nerissimi, il naso infossato alla radice, schiacciato e largo, le grosse labbra sporgenti e le orecchie ad ansa; ma il prognatismo è poco pronunciato e la fronte è ampia e non sfuggente. Sono generalmente magri, con muscoli poco pronunciati, e l'aspetto non è di gente robusta.{{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 76 - donne Baganda.jpg | width = 55% | float = left | margin-right = 3% | caption = {{smaller|Donne Baganda.}} }} Pei costumi, appaiono più progrediti di molte altre popolazioni africane. Non si tingono, non si ungono la pelle, non si deformano col tatuaggio, nè con cicatrici ornamentali, e, salvo i bambini e qualche donna, non si caricano di collane e di braccialetti. Più di un viaggiatore è rimasto stupito del loro complesso ordinamento sociale, vera costituzione feudale, ed in certe leggende e tradizioni loro, nei disegni delle suppellettili domestiche fatte con erbe intrecciate, nella forma di certi strumenti musicali a corda, nei simboli astronomici intagliati su corni d'animali, ed in certi riti di sepoltura, si sono voluti vedere segni di relazioni e di contatti coll'antico Egitto. I Baganda hanno conservato per pura tradizione verbale la storia della loro dinastia. Essa consta di trentasei nomi di re, e deve risalire al XIV od al XV secolo!<noinclude><references/></noinclude> 9z337l150dc46t7sgc7pmi97e8mcaze 3838777 3838750 2026-05-20T13:30:34Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3838777 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|76|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude>prettamente negroidi, come i capelli crespi, nerissimi, il naso infossato alla radice, schiacciato e largo, le grosse labbra sporgenti e le orecchie ad ansa; ma il prognatismo è poco pronunciato e la fronte è ampia e non sfuggente. Sono generalmente magri, con muscoli poco pronunciati, e l'aspetto non è di gente robusta.{{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 76 - donne Baganda.jpg | width = 55% | float = left | margin-right = 3% | caption = {{smaller|Donne Baganda.}} }} Pei costumi, appaiono più progrediti di molte altre popolazioni africane. Non si tingono, non si ungono la pelle, non si deformano col tatuaggio, nè con cicatrici ornamentali, e, salvo i bambini e qualche donna, non si caricano di collane e di braccialetti. Più di un viaggiatore è rimasto stupito del loro complesso ordinamento sociale, vera costituzione feudale, ed in certe leggende e tradizioni loro, nei disegni delle suppellettili domestiche fatte con erbe intrecciate, nella forma di certi strumenti musicali a corda, nei simboli astronomici intagliati su corni d'animali, ed in certi riti di sepoltura, si sono voluti vedere segni di relazioni e di contatti coll'antico Egitto. I Baganda hanno conservato per pura tradizione verbale la storia della loro dinastia. Essa consta di trentasei nomi di re, e deve risalire al XIV od al XV secolo!<noinclude><references/></noinclude> 4bv8kepod2dfn4xo8w9mrl29m94tnic Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/107 108 1018297 3838957 3837224 2026-05-21T07:36:51Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3838957 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|77}}</noinclude> In numero minore sono i portatori Suahili, incrocio d'Arabi e di neri Bantù, provenienti dalla costa, che si sono sparsi in tutta l'Africa Centrale. I campi venivano messi sempre lontano dai villaggi, in località prestabilite ed appositamente preparate. V'era generalmente un grande capannone dove i bianchi prendevano i pasti, {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 77 - albero di papaia.jpg |width = 55% | float = right | margin-left = 3% |caption = {{smaller|Albero di papaia.}} }} ed una o più tettoie per riporvi il materiale a riparo dalle intemperie. Attorno a queste si disponevano le tende per i bianchi. Il Sig. Martin formava un secondo campo, più piccolo, separato da quello di {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}}. Su l'uno e su l'altro sventolavano le bandiere italiana ed inglese. Le tende erano circondate da una zeriba, o chiudenda di cannuccie intrecciate, la quale, più che a difesa, serviva a dividere il campo dei bianchi da quello dei portatori. La turba dei neri giungeva alla tappa di corsa, cantando e vociando, deponeva i carichi in gran fretta nel luogo stabilito, e procedeva subito a costruirsi le capanne pel proprio ricovero. Queste sorgevano con straordinaria rapidità tutto attorno. La costruzione, molto ingegnosa, consiste d'una serie di bacchette o cannuccie flessibili, piantate in circolo nel<noinclude><references/></noinclude> abn4m0i8qumu8grehsckyzld1t05cqg 3839060 3838957 2026-05-21T08:51:33Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3839060 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|77}}</noinclude> In numero minore sono i portatori Suahili, incrocio d'Arabi e di neri Bantù, provenienti dalla costa, che si sono sparsi in tutta l'Africa Centrale. I campi venivano messi sempre lontano dai villaggi, in località prestabilite ed appositamente preparate. V'era generalmente un grande capannone dove i bianchi prendevano i pasti, {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 77 - albero di papaia.jpg |width = 55% | float = right | margin-left = 3% |caption = {{smaller|Albero di papaia.}} }} ed una o più tettoie per riporvi il materiale a riparo dalle intemperie. Attorno a queste si disponevano le tende per i bianchi. Il Sig. Martin formava un secondo campo, più piccolo, separato da quello di {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}}. Su l'uno e su l'altro sventolavano le bandiere italiana ed inglese. Le tende erano circondate da una zeriba, o chiudenda di cannuccie intrecciate, la quale, più che a difesa, serviva a dividere il campo dei bianchi da quello dei portatori. La turba dei neri giungeva alla tappa di corsa, cantando e vociando, deponeva i carichi in gran fretta nel luogo stabilito, e procedeva subito a costruirsi le capanne pel proprio ricovero. Queste sorgevano con straordinaria rapidità tutto attorno. La costruzione, molto ingegnosa, consiste d'una serie di bacchette o cannuccie flessibili, piantate in circolo nel<noinclude><references/></noinclude> 2to47o5h0asvx6wjvf0a95pyx0k5lai Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/108 108 1018298 3838963 3837241 2026-05-21T07:41:54Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3838963 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|78|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude>suolo, le cui estremità libere, ripiegate verso il centro ed intrecciate fra di loro, formano una cupola rotonda sulla quale si dispongono i fasci d'erba liscia, lasciando una stretta apertura per l'entrata. In meno d'un quarto d'ora una vasta spianata erbosa si trasforma in un grande villaggio. Mentre ferve il lavoro, arrivano al campo dai paesi vicini lunghe file di donne e di vecchi, recanti sul capo {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 78 - le capanne dei portatori.jpg |width = 90% |caption = {{smaller|Le capanne dei portatori.}} }} involti di foglie di banani pieni di frutta e di patate dolci. Uno sciame di bambini nudi li accompagnano; i più piccoli portati sul dorso dalle madri, in una piega dell'abito. La carovana è così interamente provveduta di viveri dalle popolazioni delle regioni attraversate. Frattanto {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} riceveva la visita di ossequio di qualche Capo, il quale giungeva all'accampamento con quella pompa che gli era consentita dalla sua importanza, preceduto ed annunciato da parecchi messaggeri, generalmente vestito con un'ampia tunica bianca, o con un manto di stoffa più o meno ricca, con sandali ai piedi, accom-<noinclude><references/></noinclude> knmk1hyxgcgye8wwrqi2rxuah55ecpq 3839110 3838963 2026-05-21T09:25:24Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3839110 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|78|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude>suolo, le cui estremità libere, ripiegate verso il centro ed intrecciate fra di loro, formano una cupola rotonda sulla quale si dispongono i fasci d'erba liscia, lasciando una stretta apertura per l'entrata. In meno d'un quarto d'ora una vasta spianata erbosa si trasforma in un grande villaggio. 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Veniva poi una folla di indigeni che spingevano innanzi i doni di capre, di pecore, talora di vitelli e di tori, e portavano canestri pieni di galline, d'uova, di banane, di {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 79 - costruzione di una capanna.jpg |width = 90% |caption = {{smaller|Costruzione di una capanna.}} }} tutti i prodotti della regione. Una rumorosa banda musicale con tamburi, pifferi, corni e flauti seguiva o precedeva la coorte. Altre volte i Capi, con lo stesso apparato, venivano incontro alla Spedizione al confine dei loro distretti, e si univano ad essa fino alla tappa. Quanto ai suonatori, essi accompagnavano spesso la carovana per parecchi giorni di seguito, facendole onore con la musica, ferocemente insistente.<noinclude><references/></noinclude> nwgghcuvwewa7gbkaitqw480zuix9u9 3839114 3838969 2026-05-21T09:27:44Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3839114 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|79}}</noinclude>pagnato da servi recanti le insegne del potere, l'ombrello e la sedia, seguito da un corteo di ministri e da una guardia armata di lancie e di bastoni. Veniva poi una folla di indigeni che spingevano innanzi i doni di capre, di pecore, talora di vitelli e di tori, e portavano canestri pieni di galline, d'uova, di banane, di {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 79 - costruzione di una capanna.jpg |width = 90% |caption = {{smaller|Costruzione di una capanna.}} }} tutti i prodotti della regione. Una rumorosa banda musicale con tamburi, pifferi, corni e flauti seguiva o precedeva la coorte. Altre volte i Capi, con lo stesso apparato, venivano incontro alla Spedizione al confine dei loro distretti, e si univano ad essa fino alla tappa. Quanto ai suonatori, essi accompagnavano spesso la carovana per parecchi giorni di seguito, facendole onore con la musica, ferocemente insistente.<noinclude><references/></noinclude> 6wn3u1dm4wp03pk88qnebd5wveyykg5 Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/110 108 1018300 3838982 3837260 2026-05-21T08:08:35Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3838982 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|80|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude> {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}}, o qualcun altro della Spedizione, ufficialmente delegato, restituiva poi la visita al Capo, ricambiando i doni con un compenso che di regola è mitissimo. Le abitazioni dei Capi sono case circolari, con pareti di canne intrecciate, col solito tetto indigeno. Lo spazio interno è diviso in vari reparti da tende; le pareti sono decorate con immagini di periodici illustrati, sul suolo sono stuoie e pelli di animali, vè generalmente un discreto corredo {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 80 - visita di un Capo colla sua corte, recante doni.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Visita di un Capo colla sua corte, recante doni.}} }} di sedie e di cuscini, e tutto è pulito e ben ordinato. Attorno alla casa sono più zeribe, e nello spazio fra l'una e l'altra sono capanne per le donne, i servi, gli ascari, ecc. Nei primi giorni di marcia, la necessità di occuparsi di innumerevoli particolari per disporre ogni cosa nel modo più acconcio, e per ordinare armonicamente il lavoro di ognuno, lasciava poco tempo per godere di tutto il lato pittoresco ed avventuroso della vita nomade. Ma poi, man mano che ciascuno si abituava alle sue attribuzioni, ogni ora era sorgente di un nuovo godimento. Lo spettacolo più straordinario e più svariato era pur<noinclude><references/></noinclude> sandhhouag5f0t7nq7mytjwygbdzzep 3839118 3838982 2026-05-21T09:30:19Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3839118 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|80|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude> {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}}, o qualcun altro della Spedizione, ufficialmente delegato, restituiva poi la visita al Capo, ricambiando i doni con un compenso che di regola è mitissimo. Le abitazioni dei Capi sono case circolari, con pareti di canne intrecciate, col solito tetto indigeno. Lo spazio interno è diviso in vari reparti da tende; le pareti sono decorate con immagini di periodici illustrati, sul suolo sono stuoie e pelli di animali, vè generalmente un discreto corredo {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 80 - visita di un Capo colla sua corte, recante doni.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Visita di un Capo colla sua corte, recante doni.}} }} di sedie e di cuscini, e tutto è pulito e ben ordinato. Attorno alla casa sono più zeribe, e nello spazio fra l'una e l'altra sono capanne per le donne, i servi, gli ascari, ecc. Nei primi giorni di marcia, la necessità di occuparsi di innumerevoli particolari per disporre ogni cosa nel modo più acconcio, e per ordinare armonicamente il lavoro di ognuno, lasciava poco tempo per godere di tutto il lato pittoresco ed avventuroso della vita nomade. Ma poi, man mano che ciascuno si abituava alle sue attribuzioni, ogni ora era sorgente di un nuovo godimento. Lo spettacolo più straordinario e più svariato era pur<noinclude><references/></noinclude> 7hp6x9bkaa3zjr8r5divnnlbefo5d7m Musica d'oggi, 1962/N. 1/Teatri e concerti/La stagione lirica alla Scala 0 1018343 3838785 3838508 2026-05-20T16:10:03Z Panz Panz 3665 3838785 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=19 maggio 2026|arg=Musica}}{{IncludiIntestazione|autore=Eugenio Montale/Giovanni Carli Ballola|prec=../|succ=../Il calzare d'argento}} <pages index="Musica d'Oggi, 1962.djvu" from="32" to="35" /> <pages index="Musica d'Oggi, 1962.djvu" from="43" to="43" /> soih9xxyrflvrd94x49qteob27qzfym Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/XXVIII 0 1018372 3838737 3838718 2026-05-20T12:11:10Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3838737 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=20 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - XXVIII. - Nascita di Khusrev|prec=../XXVII|succ=../XXIX}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="507" to="513" /> 2z3sk6x9677qlha7h92pz5sp2nb1q9y Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/XXIX 0 1018375 3838738 2026-05-20T12:11:55Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3838738 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=20 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - XXIX. - Khusrev tra i pastori|prec=../XXVIII|succ=../XXX}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="514" to="523" tosection="s1" /> nqdgxfypbwalo6pe1u4hsl0ey8uz1jb 3838774 3838738 2026-05-20T13:26:46Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3838774 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=20 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - XXIX. - Khusrev tra i pastori|prec=../XXVIII|succ=../XXX}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="514" to="523" tosection="s1" /> ijxh2dnxj2kx6u9duxiehrojynpyrxm Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/XXX 0 1018376 3838775 2026-05-20T13:27:22Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3838775 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=20 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - XXX. - Lamento di Firdusi|prec=../XXIX|succ=../../Il re Kâvus/6}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="523" to="524" fromsection="s2" /> m2xqu9qso2j5ainfwj1npbperm0vprr Categoria:Testi di Giovanni Carli Ballola 14 1018377 3838787 2026-05-20T16:10:30Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Giovanni Carli Ballola}} [[Categoria:Testi per autore|Ballola, Giovanni Carli]] 3838787 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Giovanni Carli Ballola}} [[Categoria:Testi per autore|Ballola, Giovanni Carli]] h0hf0h7azmtwahwbdv4y9v5v488b5rv Categoria:Testi in cui è citato Stefano Ussi 14 1018378 3838788 2026-05-20T16:10:55Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Stefano Ussi}} [[Categoria:Testi per autore citato|Ussi, Stefano]] 3838788 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Stefano Ussi}} [[Categoria:Testi per autore citato|Ussi, Stefano]] b9xyr0h97097xhlzx4rwztoa0zxf92f Categoria:Testi in cui è citato Gino Roncaglia 14 1018379 3838789 2026-05-20T16:11:05Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Gino Roncaglia}} [[Categoria:Testi per autore citato|Roncaglia, Gino]] 3838789 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Gino Roncaglia}} [[Categoria:Testi per autore citato|Roncaglia, Gino]] 3ot5aed3i0uc8kjtctas8mv32y041yx Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/36 108 1018380 3838790 2026-05-20T16:19:28Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3838790 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>'''Il Calzare d’argento di Pizzetti al San Carlo''' {{no rientro}}''Il'' Calzare d’argento ''di Ildebrando Pizzetti su libretto di {{AutoreCitato|Riccardo Bacchelli|Riccardo Bacchelli}} ha rinnovato al teatro San Carlo di Napoli il successo ottenuto dieci mesi prima alla Scala. Sull’opera e sull’esecuzione riportimo l’articolo apparso sul'' Mattino ''di Napoli il 21 gennaio 1962.'' {{Colonna}}Nel riassunto del libretto del ''Calzare d’argento'', era chiaramente ricordato che Ildebrando Pizzetti nella richiesta del testo formulata a Riccardo Bacchelli, si era preoccupato di ben precisare essere sua aspirazione, musicare non una farsa o un’opera buffa, ma una commedia «venata di patetico e d’appassionato». Valga la ripetizione a far ricredere coloro che pensarono, quando si cominciò a parlare del nuovo spartito, che il Maestro, seguendo l’esempio del {{AutoreCitato|Giuseppe Verdi|verdiano}} ''Falstaff'', stesse lavorando intorno ad una opera comica. Forse questo potrà anche accadere in seguito, per il magnifico vigore giovanile che continua a dimostrare l’illustre compositore, ma per quello che si riferisce a ''Il calzare d’argento'', pur rispondendo il soggetto alla commedia come il Maestro la desiderava, niente vi si riscontra di comico. Forse, e solo per quanto riguarda la figura del protagonista, e quella della donna da lui amata, non manca un certo senso di profondo romanticismo, tutt’altro che frequente nella musica pizzettiana. È una quasi innovazione bene accetta, che delicatamente traduce in melodiose note l’umanità e la potenza degli effetti, così efficacemente fissati nell’ottimo libretto di Riccardo Bacchelli, poeta, scrittore e uomo di teatro contemporaneo, certamente tra i più rappresentativi non solo in patria, ma anche all’estero. Citiamo ad esempio l’appassionata dichiarazione che Giuliano fa all’amata Metarosa: «...non so fare altro che cantare — e da che ho visto voi, cantar{{AltraColonna}}d’amore!». Per il resto, rifulge anche come in tutta la vasta produzione pizzettiana, ''in Il calzare d’argento'', la concezione unita e complessa di un’azione fremente, come sempre l’ha sentita ed espressa il musicista, in un prezioso ed efficace linguaggio, che in maniera mirabile fonde il movimento sinfonico e drammatico, in una forza di nobile e sincera espressione, che avvince e commuove. Ma vette addirittura sublimi ha saputo questa volta raggiungere Ildebrando Pizzetti nella pagina che conclude ''Il Calzare d’argento'', pagina d’una travolgente, immensa grandiosità, nella quale vibrano i mistici, caldi sentimenti di tutto un popolo, che solenni si elevano fino al cielo, in un inno di gloria alla prodigiosa effige del Volto Santo di Cristo, perchè accompagni nelle sue peregrinazioni attraverso il mondo, il miracolato giullare Giuliano della Viola. È un lirismo ad ampio respiro che solo un Pizzetti poteva offrirci, e che ieri sera meritatamente ha fatto scattare l’uditorio in una acclamazione unanime, che sembrava non dovesse avere mai termine. Ma tanti e tanti altri sono gl’indiscutibili pregi del ''Calzare d’argento'', che l’Ente Autonomo del San Carlo con la sua squisita sensibilità artistica, ha voluto far conoscere al pubblico napoletano, subito dopo la sua prima fortunata rappresentazione scaligera. Lo spettacolo è stato curato con quella scrupolosità e quella ricchezza di mezzi richieste sia dalla nobile opera d’arte, che dal rispet-{{FineColonna}}<noinclude><references/> {{PieDiPagina||26|}}</noinclude> oywqh3r6q0epl2ihgmpwl1o2gj1dugl 3838837 3838790 2026-05-20T18:47:23Z Panz Panz 3665 3838837 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>{{no rientro}}'''Il Calzare d’argento di Pizzetti al San Carlo''' {{no rientro}}''Il'' Calzare d’argento ''di Ildebrando Pizzetti su libretto di {{AutoreCitato|Riccardo Bacchelli|Riccardo Bacchelli}} ha rinnovato al teatro San Carlo di Napoli il successo ottenuto dieci mesi prima alla Scala. Sull’opera e sull’esecuzione riportimo l’articolo apparso sul'' Mattino ''di Napoli il 21 gennaio 1962.'' {{Colonna}}Nel riassunto del libretto del ''Calzare d’argento'', era chiaramente ricordato che Ildebrando Pizzetti nella richiesta del testo formulata a Riccardo Bacchelli, si era preoccupato di ben precisare essere sua aspirazione, musicare non una farsa o un’opera buffa, ma una commedia «venata di patetico e d’appassionato». Valga la ripetizione a far ricredere coloro che pensarono, quando si cominciò a parlare del nuovo spartito, che il Maestro, seguendo l’esempio del {{AutoreCitato|Giuseppe Verdi|verdiano}} ''Falstaff'', stesse lavorando intorno ad una opera comica. Forse questo potrà anche accadere in seguito, per il magnifico vigore giovanile che continua a dimostrare l’illustre compositore, ma per quello che si riferisce a ''Il calzare d’argento'', pur rispondendo il soggetto alla commedia come il Maestro la desiderava, niente vi si riscontra di comico. Forse, e solo per quanto riguarda la figura del protagonista, e quella della donna da lui amata, non manca un certo senso di profondo romanticismo, tutt’altro che frequente nella musica pizzettiana. È una quasi innovazione bene accetta, che delicatamente traduce in melodiose note l’umanità e la potenza degli effetti, così efficacemente fissati nell’ottimo libretto di Riccardo Bacchelli, poeta, scrittore e uomo di teatro contemporaneo, certamente tra i più rappresentativi non solo in patria, ma anche all’estero. Citiamo ad esempio l’appassionata dichiarazione che Giuliano fa all’amata Metarosa: «...non so fare altro che cantare — e da che ho visto voi, cantar{{AltraColonna}}d’amore!». Per il resto, rifulge anche come in tutta la vasta produzione pizzettiana, ''in Il calzare d’argento'', la concezione unita e complessa di un’azione fremente, come sempre l’ha sentita ed espressa il musicista, in un prezioso ed efficace linguaggio, che in maniera mirabile fonde il movimento sinfonico e drammatico, in una forza di nobile e sincera espressione, che avvince e commuove. Ma vette addirittura sublimi ha saputo questa volta raggiungere Ildebrando Pizzetti nella pagina che conclude ''Il Calzare d’argento'', pagina d’una travolgente, immensa grandiosità, nella quale vibrano i mistici, caldi sentimenti di tutto un popolo, che solenni si elevano fino al cielo, in un inno di gloria alla prodigiosa effige del Volto Santo di Cristo, perchè accompagni nelle sue peregrinazioni attraverso il mondo, il miracolato giullare Giuliano della Viola. È un lirismo ad ampio respiro che solo un Pizzetti poteva offrirci, e che ieri sera meritatamente ha fatto scattare l’uditorio in una acclamazione unanime, che sembrava non dovesse avere mai termine. Ma tanti e tanti altri sono gl’indiscutibili pregi del ''Calzare d’argento'', che l’Ente Autonomo del San Carlo con la sua squisita sensibilità artistica, ha voluto far conoscere al pubblico napoletano, subito dopo la sua prima fortunata rappresentazione scaligera. Lo spettacolo è stato curato con quella scrupolosità e quella ricchezza di mezzi richieste sia dalla nobile opera d’arte, che dal rispet-{{FineColonna}}<noinclude><references/> {{PieDiPagina||26|}}</noinclude> i4281hiowryvad5334yyrgkbvxrfud6 Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/37 108 1018381 3838791 2026-05-20T16:25:25Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3838791 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>{{Colonna}}to per il compositore ed il librettista, ed a voler ricercare qualche neo si peccherebbe di presunzione e di pignoleria. D’altra parte le accoglienze dell’imponente uditorio sono state così sincere ed entusiastiche, da non lasciare dubbi su quelli che sono gli innegabili valori della nuova opera pizzettiana, di una teatralità che tiene sempre avvinta l’attenzione di chi ascolta. Protagonista del ''Calzare d’argento'' è stato il tenore Giuseppe Di Stefano, che creò il personaggio di Giuliano della Viola alla Scala. Meraviglioso, incomparabile cantante ed interprete, tra i più elevati sul piano artistico, per la potenza e lo splendore di una voce di timbro duttile e melodiosa. L’interpretazione di Di Stefano può ben considerarsi come una rara lezione di bel canto, e perciò più che meritate sono state le cordialissime feste alle quali il pubblico l’ha fatto segno, anche a scena aperta. Un vero e significativo trionfo. Ben degna di stare di fronte al Di Stefano Mietta Sighele, che per la prima volta si presentava al nostro pubblico, ma che è riuscita subito a conquistarne tutte le simpatie. Mezzi vocali limpidi, buona scuola e sicurezza assoluta. Gl’interpreti del ''Calzare d’argento'' sono numerosi, e pertanto sarebbe non facile soffermarsi sulle doti di ognuno di essi. Basterà dire che hanno tutti, in una gara che ad essi fa onore, recato il loro positivo contributo ai risultati raggiunti, e quindi sarà sufficiente segnare solo i loro nomi, tanto più che diversi di essi non sono nuovi alle affermazioni sancarliane: Anna Maria Canali, Marco Stefanoni, Renato Cesari, Saturno Meletti, Sergio Tedesco, Jole De Maria, Anna Di Stasio, Paolo Mazzetta, Mario Rinaudo, Arturo La Porta e Umberto Rinaldi. L’attributo di perfezione ben si <noinclude>ad-</noinclude>{{AltraColonna}}{{Pt|dice|addice}} alla concertazione e direzione del maestro Oliviero De Fabritiis, che ha saputo ancora una volta impeccabile animatore di tutto lo spettacolo, attraverso una cura del affermare le sue dominanti doti di dettaglio portato fino alla minuzia, nella salda unità tra palcoscenico e orchestra. La quale è stata stupendamente all’altezza del proprio compito. I cori hanno anche nel ''Calzare d’argento'' un posto di primo piano. Grazie alla guida magistrale di Michele Lauro sotto ogni punto di vista si sono imposti in una bravura degna di ogni elogio. Aldo Vassallo Mirabella dà sempre nuove evidenti prove della sua assoluta padronanza di palcoscenico, del suo buon gusto e della sua sensibilità. In un lavoro così complesso e di tante esigenze, specie per i movimenti delle masse, tutto ha saputo disciplinare in modo esemplare ottenendo effetti sorprendenti. Da accettarsi come notevoli opere d’arte i bozzetti di Attilio Colonnello, che hanno trovato in Adriana Mujo e Alfonso La Fera, gli esecutori che ne hanno saputo sapientemente far risultare ogni pregio scenico, anche per il montaggio realizzato sotto la direzione di Federico Curcio. Costruzioni impostesi come una palpitante realtà. Per la funzionalità va ricordato il capomacchinista Mario Di Scala, e per la graduazione delle luci Emilio Marino. I cambiamenti a vista sincronizzati a perfezione. Maestoso e assai suggestivo l’interno del Duomo di Lucca. Stilizzatissimi i costumi, su figurini pure dovuti al prof. Colonnello. La cronaca della serata è delle più liete. Le chiamate ad ogni fine d’atto sono state tante che sarebbe quasi impossibile numerarle. Giuseppe Di Stefano e gli altri principali interpreti sono stati chiamati al proscenio col maestro De Fabri-{{FineColonna}}<noinclude><references/> {{PieDiPagina||27|}}</noinclude> qdv7dup3ljcldeko9k0zj3rd0tf2tsn Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/38 108 1018382 3838800 2026-05-20T16:39:52Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3838800 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />{{Colonna}}tiis, col maestro Lauro ed il regista Vassallo Mirabella. S’immaginino le manifestazioni di cordiale entusiasmo tributate a Ildebrando Pizzetti e a {{AutoreCitato|Riccardo Bacchelli|Riccardo Bacchelli}}, che il pubblico ha voluto anche soli alla <noinclude>ri-</noinclude>{{AltraColonna}}{{Pt|balta|ribalta}}, specie al termine dello spettacolo. Un altro successo che va segnato nel libro d’oro degli oltre duecento anni di vita gloriosa del nostro massimo teatro. {{A destra|{{Sc|l. d. l.}}}}{{FineColonna}}<section end="s1" /> <section begin="s2" />{{no rientro}}'''L’Unicorno, la Gorgona e la Mantìcora di Menotti all’Angelicum''' ''In uno spettacolo di balletti comprendente anche'' Renard ''di Stravinski e un gruppo di'' spirituals ''il 20 e 21 gennaio 1962 è stata allestita all’Angelicum di Milano la favola madrigalesca'' L’Unicorno, la Gorgona e la Mantìcora ''di Giancarlo Menotti. Al vivo consenso del pubblico ha fatto eco la lietissima accoglienza della critica che ha rilevato l’eleganza e felicità inventiva della partitura. Ripubblichiamo qui da'' Gente ''(2 febbraio 1962) la cronaca musicale di Giovanni Carli Ballola.'' {{Colonna}}Che proprio Giancarlo Menotti, il beniamino della ''café society'' internazionale dovesse essere l’autore di una pungente satira contro quel mondo che l’ha tenuto a balia, è una delle tante contraddizioni in cui si è sempre dibattuto il simpatico musicista italo americano. Contraddizioni, si badi bene, del tutto apparenti e non prive di un briciolo di scaltra civetteria; questo costante atteggiamento spirituale menottiano, oscillante tra compiaciuto decadentismo e aristocratica ironia, va tenuto presente per rettamente giudicare nel suo contenuto ideologico e satirico, nei suoi pregi e nei suoi limiti, la «favola madrigalesca» intitolata ''L’Unicorno, la gorgona e la mantìcora'', composta da Menotti nel 1956, rappresentata per la prima volta al Coolidge Auditorium di Washington, e allestita in questi giorni a Milano sulle scene del teatrino dell’Angelicum con grande successo. Anche il testo della favola è opera del compositore, secondo una consuetudine alla quale Menotti non è mai venuto meno. Un Poeta trascorre i suoi giorni in solitudine tra le mura di un grande castello. I notabili{{AltraColonna}}e la «gente bene» lo considerano la pecora nera della città, e quando l’enigmatico personaggio fa le sue rare apparizioni al passeggio domenicale non gli risparmiano le frecciate più malevoli. Un giorno quest’uomo «dallo strambo cervello» (come il Poeta è chiamato da tutti) esce a passeggiare sul lungomare tenendo a guinzaglio un animale mai veduto: un candido unicorno che segue scalpitando e fremendo il suo strano padrone, tra lo sbalordimento della gente perbene, che per assistere allo straordinario spettacolo sospende per un istante i pettegolezzi e le maldicenze reciproche di cui è imbastita la sua conversazione. Dopo aver lungamente commentato la nuova stramberia del Poeta, ciascuno se ne torna a casa: ma quella sera in ogni famiglia rispettabile della cittadina c’è aria di guerra. Sì, perchè la contessa, la moglie del dottore, quella del podestà e tutte le altre signore più in vista, da quando hanno visto lo snello unicorno del Poeta non hanno pace e perseguitano i loro mariti per avere, anche loro, un candido cavallo dall’unico, affusolato corno sulla fronte da portare a passeggio legato a un elegante guinzaglio.{{FineColonna}}<section end="s2" /><noinclude><references/> {{PieDiPagina||28|}}</noinclude> mjgtzu824kaqxb7xzjxig1r505xzbir Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/39 108 1018383 3838804 2026-05-20T16:45:51Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3838804 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>{{Colonna}} Ben presto, dietro l’esempio della contessa, che in fatto di mode è sempre stata all’avanguardia, tutte le signore «bene» della città se ne vanno a spasso seguite dal loro bravo unicorno. Ma la loro felicità dura poco. L’inquietante Poeta ha già escogitato un’altra trovata per turbare il riposante conformismo dei suoi concittadini: e la domenica eccolo apparire al passeggio trascinandosi appresso un mostro tutto rilucente di scaglie come un drago, con grosse zanne da cinghiale, le ali da pipistrello e adunche mani umane: una gorgona. Tutti fuggono inorriditi: ma quella sera le signore «bene» ripensandoci, si convincono che in fondo una gorgona è una «fuoriserie» del mondo animale molto più originale dell’ormai abusato unicorno e decidono, dopo la solita accesa discussione con i refrattari consorti, di sbarazzarsi del povero cavallo cornuto e di procurarsi, tutte quante, una bella gorgona nuova fiammante. Quella notte, in ogni casa della cittadina, avviene una strage di unicorni; e la mattina dopo ogni signora che si rispetti se ne va a far compere seguita dalla sua gorgona. La pace sembra ritornata nello spirito fatuo e crudele delle belle signore ''snob'', ma ecco un nuovo subbuglio. Naturalmente, è il solito maledetto Poeta che questa volta scende per la passeggiata con un animale nuovo: un mostro spaventevole che sembra rigurgitato dagli abissi infernali, con volto umano munito di una triplice fila di denti, occhi che gettano fuoco, corpo di leone e coda simile all’aculeo dello scorpione: una mantìcora. La mantìcora, dunque, è l’ultimo grido della moda; tanto basta perchè tutte le signore, quella sera stessa, uccidano le povere gorgone declassate (del resto, commenta la contessa, se ne vedevano in giro ormai a dozzine, e il loro prezzo era diminuito della metà) e si diano da fare{{AltraColonna}}per procurarsi anche loro l’orrenda bestia «inaugurata» dal Poeta. Passano due mesi. Il solitario abitatore del castello da un pezzo non si vede più e in città si fanno le più strane congetture sulla sua sorte. Alla fine una delegazione di notabili decide di salire al castello per vedere che cosa sia accaduto. Sfondata la porta della torre più alta vi trovano il Poeta: egli giace sul letto, morente, circondato dall’unicorno, dalla gorgona e dalla mantìcora; i tre mostri lo fissano con struggente affetto, mentre grosse lacrime scendono dai loro occhi di fuoco. Sono i sogni del Poeta, le chimere (e chi non sa che la chimera fu, per gli antichi, una favolosa creatura alata, simbolo delle creature, alate e irreali, della fantasia umana?) che lo hanno accompagnato per tutta la vita e che la «stolta gente, che finge solo quello che altri sente» ha cercato di possedere ma, non essendone degna, ha poi cinicamente distrutto. «Ma tu, snello unicorno, tu, mia dolce gorgona e tu, mantìcora gentile» mormora il Poeta accarezzando con il suo ultimo sguardo le creature della sua fantasia «vivrete in eterno, dopo avere additato il vero cammino, quello dell’Arte, al mio cuore inquieto: e non mi duole il morire, se muoio in mezzo a voi». In questo epilogo patetico, in cui si annodano le fila della vicenda fiabesca, sta il succo dell’apologo menottiano che ripropone il motivo, non nuovo perchè di tutti i tempi (basti ricordare l’{{AutoreCitato|Quinto Orazio Flacco|oraziano}} «{{TestoCitato|Le odi di Orazio/Libro terzo/I|Odi profanum vulgus et arceo}}»: disprezzo e mi tengo lontano dal volgo profano) della solitudine dell’artista, chiuso nel suo mondo interiore (il castello del Poeta della favola) e spiritualmente isolato tra un’umanità ostile e refrattaria. V’è, in più, tutta la cornice illustrativa, il fatuo cicaleccio e le leziosaggini della «gente bene» che hanno stimolato quella vena bonariamente satirica e giocosa che{{FineColonna}}<noinclude><references/> {{PieDiPagina||29|}}</noinclude> d1qhgahmmukaw2zhfy7ot1ccn0ol1fw Pagina:L'illustratore fiorentino 1908.djvu/121 108 1018384 3838806 2026-05-20T17:06:05Z Paperoastro 3695 /* new eis level3 */ 3838806 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione||{{Sc|l’illustratore fiorentino}}|107|nascondi=si}}</noinclude> {{Ct|c=t1|NOTIZIE DEL MESE DI AGOSTO}} {{Rule|6em}} {{ct|c=t2|La Battaglia di Marciano.}} {{No rientro}}(2 Agosto 1554). Con {{Wl|Q581799|Ferruccio a Gavinana}}, era ornai caduta per sempre la Fiorentina Repubblica, e ad {{Wl|Q378232|Alessandro de’ Medici}}, primo duca di Firenze trafitto da Lorenzino e da Scoronconcolo, era succeduto in giovanissima età Cosimo figlio di Giovanni delle Bande Nere. Questi, nominato Duca dal Senato dei Quarantotto, desiderava ardentemente di aggiungere al dominio di Firenze quello di Siena, la quale allora era sotto la protezione di Francia. Pertanto all’acquisto di Siena egli rivolse ogni suo studio, non senza il consenso dell’Imperatore {{Wl|Q32500|Carlo V}}, da cui ebbe Tedeschi e Spagnuoli, onde potè formare un poderoso esercito, che<noinclude></noinclude> tghukxqze0j1wm7xf5mgon9a2nvbtjm Pagina:L'illustratore fiorentino 1908.djvu/122 108 1018385 3838807 2026-05-20T17:08:22Z Paperoastro 3695 /* new eis level3 */ 3838807 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione|{{smaller|108}}|{{Sc|l’illustratore fiorentino}}}}</noinclude>affidò al Marchese di Malignano, cioè a {{AutoreIgnoto|Gian Iacopo de’ Medici}}, capitano di ventura nominato da Carlo V Marchese di Malignano pei servigj resi all’impero. Costui a dì 27 Gennaio 1553 si recò a Siena e tentò d’impadronirsi del bastione fuori la porta di Camollia. Se non che {{Wl|Q110223845|Piero Strozzi}}, fuoruscito fiorentino, che rappresentava le ultime reliquie del partito repubblicano, gli resistè gagliardamente e lo costrinse ad abbandonar l’impresa. 1 Senesi conobbero allora quali fossero le mire di Cosimo, e reputarono opportuno di non starsene colle mani a cintola. Nominarono lo Strozzi capitano generale; ed egli fortificò la città, mentre il Marignano la stringeva d’assedio. La resistenza dei Senesi fu meravigliosa. Le donne istesse fecero prodigj di valore. Infatti, esse formarono tre schiere composte di mille donne, guidate ciascuna da nobili donzelle, cioè da Laudomia Forteguerri, Livia Fausti e Fausta Piccolomini. Quelle valorose innalzarono colle proprie mani, dirimpetto al colle dell’Osservanza un terrapieno a difesa della loro città, per la quale si esposero ad ogni pericolo. Piero intanto, soccorso da {{Wl|Q132545|Enrico II}} re di Francia, fece delle provvisioni, e procurò a tutto potere di tener lontano dalla città il Marchese di Marignano. Quindi è che egli portò la battaglia nella Val di Chiana, dove a lui sembrava di poter combattere con grande vantaggio,<noinclude></noinclude> elo9zdxu7jh1eyu0ctjyp1xbj54feoj Pagina:L'illustratore fiorentino 1908.djvu/123 108 1018386 3838808 2026-05-20T17:09:24Z Paperoastro 3695 /* new eis level3 */ 3838808 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione||{{Sc|l’illustratore fiorentino}}|109}}</noinclude>Era poi suo disegno impadronirsi di Arezzo ed introducendosi nel Valdarno recare grave imbarazzo al Duca. Dopo alcune scaramucce avvenute in diversi luoghi, fatto passare all’esercito il ponte della Chiana, facendo per via stragi e devastazioni ed incendiando ogni cosa giunse in vicinanza d’Arezzo. Anche qui avvennero alcune scaramucce senza che lo Strozzi ne avesse quel vantaggio che ne aspettava: di guisachè egli reputò opportuno di tornare al ponte della Chiana; quivi fu raggiunto dal Marchese di Marignano che per ordine di Cosimo gli teneva sempre dietro. Il Marchese aspettava il momento di potere esser sicuro della vittoria ond’è che scansava il combattimento. L’esercito francese assediò Foiano e l’espugnò. Il Marignano si volse all’assedio di Marciano. Avvennero come per lo passato alcune scaramucce, finché il Marignano in seguito agli ordini del Duca che non voleva che lo Strozzi continuasse a fare scorrerie per il suo stato decise di venire a una battaglia decisiva. Il Marignano aveva 12000 fanti, 1200 cavalli e 200 uomini d’arme. Lo Strozzi era più debole in ordine alla cavalleria. Ora avvenne che i due eserciti camminando sulla cresta delle colline giunsero al termine di una valle dove le due opposte catene di colli sui quali passavano erano tra loro vicinissime. Pertanto gli eserciti scesero nella valle divenuta angustissima e<noinclude></noinclude> mrarg6apql42k8hz6nreo6pn317u2vd Pagina:L'illustratore fiorentino 1908.djvu/124 108 1018387 3838809 2026-05-20T17:10:21Z Paperoastro 3695 /* new eis level3 */ 3838809 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione|{{smaller|108}}|{{Sc|l’illustratore fiorentino}}}}</noinclude>s’azzuffarono. Essi non eran divisi che da un piccolo torrente. Quel luogo appellavasi Scannagallo. Era il 2 d’Agosto, giorno sacro alla festa di S. Stefano Papa e martire. La pugna durò tutta la giornata e d’ambedue le parti grande si palesò il valore dei combattenti. Se nonché a un certo punto la cavalleria che difendeva la soldatesca di Piero si dette a precipitosa fuga. Era l’opera del tradimento. Imperocché Lodovico Borgonovo comandante della cavalle* ria era stato comprato con Toro del nemico* Infatti poco tempo innanzi, per mezzo di un contadino gli erano stati inviati dodici fiaschi di stagno che si erano creduti pieni di trebbiano ed invece erano ripieni di scudi d’oro. Costui adunque non ebbe rossore di abbandonare l’esercito di Piero che rimasto privo della cavalleria, non potè resistere altrimenti agli assalti dell’avversario. La strage fu grandissima. I morti furono 4000, e quanti caddero nelle mani dei soldati di Cosimo, furono trucidati senz’altro. Ond’è che si reputò fatale il nome, che già era stato dato a quel luogo, di Scannagallo. Nella funestissima pugna lo stesso Piero rimase gravemente ferito; e fu gran fatto, se con alcuni dei suoi si potè salvare a Montalcino. Il Settimanni a dì 2 Agosto 1554, giovedì, scrive: «Nel luogo dove fu fatta la giornata Piero Strozzi aveva per fronte Marciano, Lu-<noinclude></noinclude> 5pndtq2kclwkpt1spd0t5srisut0ca9 Pagina:L'illustratore fiorentino 1908.djvu/125 108 1018388 3838810 2026-05-20T17:13:01Z Paperoastro 3695 /* new eis level1 */ 3838810 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione||{{Sc|l’illustratore fiorentino}}|111}}</noinclude>cignano per ispalle, e Foiano per fianco, a man dritta luoghi presidiati da esso». Della riportata vittoria immediatamente fu dato avviso a Cosimo, il quale, quando ne ricevette l’annunzio, trovavasi presso Santa Trinità, e precisamente nel luogo dove poi fu innalzata la colonna di granito coll’iscrizione: {{Ct|lh=1.5|COSMUS MED. MAGN.<br/>DUX ETRURTAE</br>AN. M.D.LXX}} Cosimo si recò subito alla Chiesa della Santissima Annunziata e a quei frati fece cantare il Te Deum in ringraziamento per la vittoria. In Firenze poi per tre giorni di seguito si fecero grandi feste. Cento bandiere prese al nemico furono esposte volte air ingiù in Palazzo Vecchio. Narra il Settimanni che il segretario del Marchese di Marignano, venuto apposta ad informare anche vie meglio il Duca intorno a quello che era avvenuto sul campo di Scannagallo, raccontò che raccogliendo il bottino di guerra, era stata trovata l’argenteria dello Strozzi ed un piccolo tamburo dove era la sua scrivania col sigillo e cifre e la patente di capitano generale, scritta in francese. Cosimo fino a quell’ora aveva ignorato affatto che Piero fosse capitano generale in Italia pel re di Francia. Molte cose furon fatte a ricordare la vittoria. Fu istituita la religione dei Cavalieri di Santo<noinclude></noinclude> b975scb79vuobd29iiwpq6d6qxscjcv Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/40 108 1018389 3838814 2026-05-20T17:25:08Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3838814 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>{{Colonna}}è una delle componenti più genuine della personalità del Menotti. ''L’Unicorno, la gorgona e la mantìcora'' consta di dodici «madrigali», brani per piccolo coro che raccontano la vicenda, alternati ad altrettanti episodi strumentali, mentre un’azione coreografica sul palcoscenico illustra la parte narrativa. Per quanto riguarda il valore musicale di questa «favola madrigalesca» ci troviamo di fronte ad una delle cose più belle che Menotti abbia mai scritto: forse, a tutt’oggi, si può considerare il suo capolavoro. L’autore del ''Console'', della ''Santa di Bleecker Street'', di ''Maria Golovin'' qui pare aver ritrovato la pura sorgente di quel «neomadrigalismo» che da più parti è stato indicato come uno dei filoni più fecondi della musica italiana contemporanea e che da Pizzetti, attraverso Petrassi, Dallapiccola fino al recentissimo «caso» Nono, ha generato una serie di opere insigni. Naturalmente, in Menotti, tutto è più facile, evidente, casalingo: i volti di Orazio Vecchi, Adriano Banchieri, Giovanni Croce e degli altri santi padri del madrigale drammatico amorosamente studiati e imitati da Giancarlo, fanno spesso e volentieri capolino tra il <noinclude>cicalec-</noinclude>{{AltraColonna}}{{Pt|cio|cicaleccio}} contrappuntistico della sua favola ed anche i deliziosi interludi strumentali sono pensati con un orecchio alle antiche «intavolature» cinquecentesche e un altro agli aciduli impasti stravinskiani. Ma non vi è ombra di pedanteria erudita nella deliziosa freschezza di questa musica, nella sua moderna spregiudicatezza e nella sua evidenza narrativa e drammatica: la partitura non perderebbe nulla del suo intrinseco valore musicale anche se eseguita in una sala da concerto, senza scene e ballerini. All’Angelicum le scene e i ballerini c’erano, ed hanno figurato degnamente in quello che ricorderemo tra i migliori spettacoli musicali di questa stagione: Giancarlo Vantaggio, bravissimo nelle vesti del Poeta, Giuseppe Carbone, Enrico Sportiello. Hanno collaborato con Lee Becker (ad un tempo coreografa e danzatrice nella parte della contessa) i membri del balletto di Susanna Egri, affiancati dal coro polifonico di Torino diretto da Giulio Bertola e da un gruppo di scelti strumentisti e cantanti solisti. La riuscita della serata, sotto la direzione musicale di Carlo Felice Cillario, è stata perfetta. {{A destra|{{Sc|giovanni carli ballola}}}}{{FineColonna}}<noinclude><references/> {{PieDiPagina||30|}}</noinclude> qllefb71v7c8cvifdmpq32rfjm80ean Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/44 108 1018390 3838815 2026-05-20T17:35:02Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3838815 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>{{File|Musica d'Oggi, 1962 (page 44 - crop1).jpg|60|center}} {{Centrato|'''''L’Unicorno, la Gorgona e la Manticora''''' di G. C. 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III. - Battaglia di Ferâmurz con Verâzâd|prec=../II|succ=../IV}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="533" to="537" fromsection="s2" tosection="s1" /> 34ypmcnwgc0yz35jjo614sj8wiqoh3x 3838835 3838830 2026-05-20T18:34:41Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3838835 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=20 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|6]] - III. - Battaglia di Ferâmurz con Verâzâd|prec=../II|succ=../IV}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="533" to="537" fromsection="s2" tosection="s1" /> fm8ol7oesyk69v93ng2ea38rkpnwr57 Il Libro dei Re/Il re Kâvus/6/IV 0 1018394 3838836 2026-05-20T18:35:14Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3838836 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=20 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|6]] - IV. - Venuta di Surkheh figlio di Afrâsyâb|prec=../III|succ=../V}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="537" to="544" fromsection="s2" tosection="s1" /> 62we07qppptu8tq5an9tari1lqm9fxy 3838890 3838836 2026-05-20T19:54:03Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3838890 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=20 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|6]] - 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Ambrogio}} il Comune di Milano ha assegnato anche quest’anno medaglie d’oro a cittadini benemeriti. Tra essi figurano i maestri Franco Abbiati, Renzo Bianchi e Giulio Gonfalonieri. <nowiki>*</nowiki> All’Opera di Aversa lo scorso mese di ottobre è stata allestita in versione fiamminga l’opera ''Dialogues des Carmélites'' di Poulenc. Lo spettacolo ha riscosso ottimo successo di pubblico e di critica, grazie alla stupenda messa in scena e all’eccellente cast di interpreti guidati dal M° Fritz Celis. <nowiki>*</nowiki> Il 16 dicembre u.s. con un concerto dedicato a Respighi nel venticinquennio della morte, ha avuto luogo a Palermo l’inaugurazione dell’annuale Stagione Sinfonica dell’Ente Orchestra Sinfonica Siciliana. Sotto la direzione del M° Ottavio Ziino sono stati eseguiti l’ouverture dell’opera ''Belfagor'', il ''Concerto gregoriano'' per violino e orchestra, la suite ''Gli Uccelli'' e il poema sinfonico ''Feste romane''. Qualche giorno più tardi lo stesso M° Ziino ha tenuto a Catania, con l’Orchestra del Teatro {{AutoreCitato|Vincenzo Bellini|Bellini}}, un secondo concerto in commemorazione del musicista bolognese con un programma analogo. <nowiki>*</nowiki> Il primo premio al Concorso Internazionale di Composizione Regina Elisabetta del Belgio, svoltosi a Bruxelles, è stato assegnato al compositore italiano Giorgio Cambissa. {{AltraColonna}} <nowiki>*</nowiki> Il M° Aladar Janes è stato recentemente nominato direttore del Liceo Musicale Pareggiato J. Tomadini di Udine. <nowiki>*</nowiki> Il 16 novembre u.s. all’Ambrosianeum di Milano ha avuto luogo un concerto commemorativo dedicato a Franco Alfano. Il programma, che comprendeva liriche su versi di {{AutoreCitato|Rabindranath Tagore|Tagore}} e di Bona e la ''Sonata in re maggiore'' per violino e pianoforte, è stato realizzato dalla cantante Maria Valeria Zazo, dal violinista Sergio Mazzi e dai pianisti Miriam Donadoni e Efrem Casagrande. In precedenza Giulio Gonfalonieri aveva rievocato l’arte del compositore napoletano. <nowiki>*</nowiki> A Bari, per iniziativa della locale Accademia Polifonica, è stato commemorato {{AutoreCitato|Marco Enrico Bossi|M.E. Bossi}} nel centenario della nascita. Dopo una rievocazione del compositore pronunciata dal figlio M° Renzo Bossi, il soprano Tina Toscano, la violinista Nilde Pignatelli e il pianista Bruno Canino hanno riprodotto la ''Sonata in mi minore'' per violino e pianoforte, 5 ''Pezzi da concerto'' per pianoforte e un ciclo di ''Canti lirici'' ottenendo ampi consensi.{{FineColonna}}<noinclude><references/> {{PieDiPagina||31|}}</noinclude> 0ogsyvy121bbiok41bdvxrwyydiokwu 3838842 3838841 2026-05-20T18:58:00Z Panz Panz 3665 3838842 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />::{{x-larger|Notizie in breve}} {{Colonna}}<nowiki>*</nowiki> La durata di protezione del diritto d’autore prevista dalla legge 19 dicembre 1956 è stata prorogata con la legge n. 1337 del 27 dicembre 1961, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 30 dicembre 1961 n. 322. <nowiki>*</nowiki> In occasione della ricorrenza di {{AutoreCitato|Sant'Ambrogio|S. 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Calorosa accoglienza ha pure ottenuto a Torino il ''Divertimento concertante'' per tromba e orchestra d’archi dello stesso compositore. <nowiki>*</nowiki> Il 7 dicembre u.s. il M° Ottavio Ziino ha presentato alla Radiotelevisione belga, nel corso di un concerto sinfonico pubblico, la propria ''Piccola sinfonia concertante''. <nowiki>*</nowiki> Nel corso di un concerto sinfonico diretto dal M° Silvano De Francesco al Teatro Comunale di Firenze il 12 novembre 1961 è stato eseguito il Largo di Vito Frazzi. <nowiki>*</nowiki> Il 17 dicembre u.s. ha avuto luogo al Teatro Nazionale di Mannheim la prima rappresentazione assoluta dell’opera in 1 atto ''Das lange Weihnachtsmahl'' di Paul Hindemith, su testo di Thornton Wilder. L’opera è stata diretta dallo stesso autore, il quale ha pure presentato, nella medesima serata, i balletti ''Hérodiade'' e ''Nobilissima visione''. <nowiki>*</nowikI> L’Associazione lirica e concertistica Italiana ha organizzato dal 4 al 10 dicembre u.s. l’8 Festival dell’Opera Italiano al Théâtre du Capitole di Tolosa. Sotto la direzione del M° Franco Patané furono rappresentate le opere ''Andrea Chénier'' di {{AutoreCitato|Umberto Giordano|Giordano}} e ''Nabucco'' di {{AutoreCitato|Giuseppe Verdi|Verdi}}, interpretate dai cantanti italiani Luisa Maragliano, Simona Dall’Argine, Armanda Bonato, Wanda Madonna, Luigi Ottolini, Augusto Vicentini, Rinaldo Rola, Felice Schiavi, Giovanni Antonini, Lorenzo Gaetani e Igino Ricco. Alla rappresentazione delle due opere ha fatto seguito la tradizionale serata dedicata al Bel Canto Italiano. {{AltraColonna}} <nowiki>*</nowiki> Dal 25 al 29 aprile 1962 si terrà a Loreto la 2<sup>a</sup> Rassegna Internazionale di Cappelle Musicali, indetta dall’Ente Rassegne Musicali N.S. di Loreto. Alla manifestazione, che si propone di contribuire all’incremento della musica sacra e alla rinascita delle cappelle musicali, hanno aderito numerose cappelle musicali tedesche, svizzere, spagnole, francesi, olandesi e italiane che eseguiranno composizioni d’obbligo e di libera scelta. Nel quadro della Rassegna sono in programma concerti straordinari della Cappella Sistina e dell’Oosterhoutse Nachtegalen, concerti d’organo, mostre di edizioni musicali e di strumenti musicali da chiesa. <nowiki>*</nowiki> La Library of Congress di Washington ha acquistato un’importante collezione comprendente le minute di 94 lettere, sino ad ora sconosciute, indirizzate da Nicolò Paganini ed amici e colleghi; tra questi ultimi figurano Meyerbeer, Moscheles, {{AutoreCitato|Gioachino Rossini|Rossini}} e {{AutoreCitato|Gaspare Spontini|Spontini}}. <nowiki>*</nowiki> La Fondazione Ford di New York promuoverà una serie di finanziamenti a favore di direttori di complessi corali, di solisti che non abbiano ancora raggiunto la notorietà e di giovani cantanti lirici. La iniziativa precede l’elargizione di fondi ai direttori di cori al duplice scopo di poter scritturare cantanti celebri e di incrementare la propria attività, mentre ai cantanti consentirà, grazie ad appositi sussidi, di seguire corsi di perfezionamento. <nowiki>*</nowiki> Negli Stati Uniti la formazione culturale mediante la televisione si va diffondendo sempre più rapidamente. Nell’ultimo decennio infatti il numero dei giovani americani che{{FineColonna}}<section end="s1" /><noinclude><references/> {{PieDiPagina||32|}}</noinclude> o2j3c7y1rf4vcio0fmckmibz5wfjt72 3838860 3838843 2026-05-20T19:29:04Z Panz Panz 3665 3838860 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" /> {{Colonna}} <nowiki>*</nowiki> All’Angelicum di Milano è stato presentato con vivo successo il ''Concerto per orchestra'' del compositore genovese Giorgio Ferrari. 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Altri 530.000 allievi di sei Stati del Middle West hanno partecipato nello scorso mese di settembre a uno speciale programma basato sull’impiego di trasmissioni televisive diffuse su una vastissima aerea per mezzo di aeroplani. <nowiki>*</nowiki> La 5<sup>a</sup> Rassegna Nazionale Pianistica organizzata dalla Scuola comunale di Musica A. Torelli di Carpi in occasione del 150° anniversario della nascita di {{AutoreCitato|Franz Liszt|Liszt}} ed effettuatasi lo scorso mese di novembre (presiedeva la commissione giudicatrice il M° Pietro Montani), si è conclusa con i seguenti risultati: Corso medio: ''anno VI'': 1° Aldo Bocca di Parma; 2° Dario Poto di Torino; 3° (''ex aequo'') Nicoletta Mantegazzi di Biella e Olga Totaro di Napoli; 4° Nicoletta Gerlo di Vigevano; ''anno VII'': 1° Loretta Turci di Carpi; 2° Roberta Lantieri di Trieste; 3° Maria Grazia Filippi di Lugo; 4° Paola Provera di Biella; 5° Laura Mantegazzi di Biella; ''anno VIII'': 1° non assegnato; 2° Antonio Bocchelli di Livorno; 3° Giovanni Neri di Bologna; 4° Rita Piro di Napoli; Corso superiore: ''anno IX'': 1° (''ex aequo'') M. Grazia Sabini di Lugo e Giuseppe Maffei di Arezzo; 2° Fausto Berio di Genova; 3° (''ex aequo'') Lorenzo Baldini di Trieste e Fabrizio Garilli di Piacenza; 4° (''ex aequo'') Nunziatina Cosentino di Catania e Francesca Cernichiari di Pescara; 5° Antonio Bùhne di Napoli; ''anno X'': 1° Eugenia Gimmelli di Napoli; 2° Simonetta Ventura di Bologna; 3° Giuseppe Villani di Ferrara; 4° Primo Scafassi di Genova; 5° Rita Burò di Torino. {{AltraColonna}} <nowiki>*</nowiki> È attualmente in corso la radiodiffusione dei Concerti Ricordi Rai 1961. Al concerto inaugurale, effettuatosi il 26 novembre 1961 sotto la direzione del M° Massimo Freccia e dedicato a musiche di Respighi (''Ouverture'' dell’opera ''Belfagor''; ''Impressioni brasiliane''; «Qual potenza ora mi cinge» dalla ''Maria Egiziaca''; ''Fontane di Roma''), ha fatto seguito un concerto diretto dal M° Alfredo Simonetto (17 dicembre 1961) comprendente composizioni di Kubik (''Symphony concertante''), Nussio (''Kotor Tanze''), Montani (''La Primavera'' per oboe d’amore e archi), {{AutoreCitato|Saverio Bettinelli|Bettinelli}} (''Preludio elegiaco'') e {{AutoreCitato|Giuseppe Verdi|Verdi}} (''Sinfonia'' dalla ''Forza del destino''). Il 7 gennaio 1962 è andato in onda un concerto diretto dal M° Gianfranco Rivoli, il quale ha presentato l’''Ouverture'' per il ''Mercante di Venezia'' di Castelnuovo-Tedesco, la ''Sonatina tritematica n. 9'' di Chailly, balletti dal ''Campiello'' di Wolf Ferrari, 4 ''Invenzioni'' di Chiaramello, l’''Ouverture'' dalla ''Scala di seta'' di {{AutoreCitato|Gioachino Rossini|Rossini}}. Nel concerto successivo (28 gennaio) il M° Umberto Gattini ha diretto musiche di Rossellini (2 ''Intermezzi'' da ''Il Vortice''), Vogel (''Interludio lirico''), Desderi (3 ''Intermezzi'' dall’''Antigone''), Testi (2 ''Pezzi per orchestra''), {{AutoreCitato|Domenico Cimarosa|Cimarosa}}-Respighi (''Sinfonia dalle Astuzie femminili''). Gli altri due concerti del ciclo sono stati affidati alla direzione del M° Fulvio Vernizzi e dal M° Ennio Gerelli. Nel programma del primo di essi (25 febbraio) figuravano il ''Concerto'' per archi di Margola, {{Ec|L|l}}’''Intermezzo delle rose'' dal ''Carillon magico'' di Pick Mangiagalli, la fantasia sinfonica ''Kaléidoscope'' di Pierre Mercure, la ''Suite adriatica'' di Lualdi e la ''Sinfonia'' dalla ''Battaglia di Legnano'' di {{AutoreCitato|Giuseppe Verdi|Verdi}}; nel secondo (18 marzo) la ''Sinfonia breve'' di Julian Bautista, il ''Concerto'' per pianoforte e orchestra d’archi di G. Gonfalonieri, ''Danze e finale'' da ''Sakuntala'' di Alfano e la ''Sinfonia del Signor Bruschino'' di Rossini.{{FineColonna}}<section end="s1" /><noinclude><references/> {{PieDiPagina||33|}}</noinclude> d66mj0ipw0m4wyrsrnyj7e110ct7eqt Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/46 108 1018400 3838857 2026-05-20T19:27:04Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3838857 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />{{Colonna}} {{no rientro}}'''Necrologi''' <nowiki>*</nowiki> Il 2 ottobre u.s. è deceduto a Roma il compositore Nino Cattozzo autore di musiche teatrali (si ricordano fra le altre il trittico drammatico ''Misteri gaudiosi'', ''Misteri dolorosi'' e ''Misteri gloriosi'') sinfoniche e cameristiche. Nato ad Adria nel 1886, aveva studiato musica al Liceo {{AutoreCitato|Benedetto Marcello|B. Marcello}} di Venezia e legge{{AltraColonna}}all’Università di Padova. Era stato segretario artistico della Scala, sovrintendente della Fenice di Venezia e direttore del Liceo Musicale di Verona. <nowiki>*</nowiki> Il 17 dicembre u.s. è morto a Milano il tenore Giuseppe Nessi, che per circa un quarantennio cantò stabilmente alla Scala distinguendosi nelle parti di carattere. Era nato a Bologna nel 1887.{{FineColonna}}<section end="s1" /><noinclude><references/> {{PieDiPagina||34|}}</noinclude> pwvtxkw75rusxxxa7521rziwypi0bew Musica d'oggi, 1962/N. 1/Notizie in breve - Necrologi 0 1018401 3838861 2026-05-20T19:29:16Z Panz Panz 3665 Porto il SAL a SAL 75% 3838861 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=20 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../Teatri e concerti/L'unicorno, la gorgona e la mantìcora|succ=../Libri}} <pages index="Musica d'Oggi, 1962.djvu" from="41" to="46" onlysection="s1" /> 73s0sktay3yi25bfg0hg9yrbcjll5zp Autore:Massimo Mila 102 1018402 3838874 2026-05-20T19:41:27Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Massimo | Cognome = Mila | Attività = musicologo/critico musicale | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} 3838874 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Massimo | Cognome = Mila | Attività = musicologo/critico musicale | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} gnrmuie5y168pbk2uq0cpd7557k2oy1 Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/47 108 1018403 3838875 2026-05-20T19:42:24Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3838875 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>::{{x-larger|'''Libri'''}} {{no rientro}}'''Jaime Pahissa.''' '''''Manuel de Falla.''''' Traduzione dall’originale spagnuolo di Ottavio Tiby. Milano, Ricordi, 1961 («Le Vite»). Il nome di Manuel de Falla sta ritornando alla ribalta dell’attenzione del mondo musicale con una frequenza che gli ultimi anni non avevano visto così costante. La produzione di Falla — quella conosciuta, che arriva alle soglie de ''L’Atlantida'' — aveva trovato, nelle vicende della musica contemporanea, una sua propria strada, intuita dal compositore nella discrezione e nella ricerca interiore di nuove espressioni: ricerca che aveva avuto la sua prova pratica nella composizione di ''El Retablo de Maese Pedro'' e nel ''Concerto'' per clavicembalo, flauto, oboe, clarinetto, violino e violoncello. Ma fu proprio la spiccata originalità del compositore spagnolo a tenerlo, almeno nel corso delle battaglie polemiche, al di fuori della mischia, combattuta, sui vari fronti, tra neoclassicismo ed espressionismo, tonalismo e atonalismo, realismo e astrattismo. Questa neutralità ha impedito alla musica di Falla di poter venire classificata in uno specifico settore della produzione musicale contemporanea, sì che egli ritorna, oggi che tutti si occupano di lui e della sua ''Atlantida'', come un autore nuovo, da riscoprire. E infatti l’esecuzione dell’ultimo lavoro di Falla, recentemente tenutasi in forma di concerto al Teatro Liceo di Barcellona (in attesa che la Scala ne dia la rappresentazione scenica prevista per il prossimo giugno) ha riportato in primo piano l’interesse per la musica di Falla; a proposito considerato, come scrive {{AutoreCitato|Massimo Mila|Mila}}, «uno dei maggiori musicisti europei di quella generazione che ha praticamente creato l’aspetto dell’arte moderna». Al rinnovato interesse per la personalità musicale di Falla offre ben accertate documentazioni biografiche il compendio storico-critico di Jaime Pahissa, amico intimo del compositore e attento testimone — data la sua qualifica di compositore, di direttore d’orchestra e di critico musicale — della fatica musicale di Falla. Sulla vita del quale il libro di Pahissa fornisce, insieme con i dati di fatto conosciuti da tutta la cultura europea, particolari biografici del tutto nuovi e tali da illuminare compiutamente l’attività artistica del compositore e l’ambiente entro il quale essa si svolse: quello «provinciale» della Spagna dapprima, e quello «europeo» della Parigi di {{AutoreCitato|Claude Debussy|Debussy}}, di Ravel e di Stravinski, poi. Quasi del tutto sconosciuta era l’attività musicale di Falla in Spagna, quando «''fu spinto a cercar fortuna sui teatri con la zarzuela''». In quell’occasione egli s’impegnò di malavoglia a tentare le vie della notorietà con un genere, quello della musica zarzuelistica, che rappresentava il campo d’azione abituale dei compositori spagnoli a tutt’oggi nell’America latina la ''zarzuela'' costituisce uno dei settori musicali tenuti in grande considerazione da un pubblico che, disdegnando l’opera, le preferisce i trattenimenti meno impegnativi del genere operettistico) ma che costituiva, per il povero Falla, un ripiego su posizioni musicali troppo mediocri per chi aveva qualcosa di importante da dire. Dalla mediocrità costituzionale della musica zarzuelistica, Falla si salvò con la composizione di ''La Vita breve'' e con la decisione di raggiungere Parigi («''Pubblicare in Spagna è peggio di non pubblicare; è come gettare la musica in un pozzo''», egli affermava). A Parigi, l’amicizia con Dukas, Albeniz, Debussy, Ravel gli guadagnò i primi<noinclude><references/></noinclude> q81f5m80n53l0vex8g4ibdvzbqwtbtb Categoria:Pagine in cui è citato Massimo Mila 14 1018404 3838876 2026-05-20T19:42:31Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Massimo Mila}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Mila, Massimo]] 3838876 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Massimo Mila}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Mila, Massimo]] fz3spmhe43gswp5pxivo40gvrwawc80 Categoria:Testi in cui è citato Fryderyk Chopin 14 1018405 3838881 2026-05-20T19:47:18Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Fryderyk Chopin}} [[Categoria:Testi per autore citato|Chopin, Fryderyk]] 3838881 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Fryderyk Chopin}} [[Categoria:Testi per autore citato|Chopin, Fryderyk]] i1aidjpi7jgsoqy8v5c78ruw8qrdfpk Categoria:Testi di Fryderyk Chopin 14 1018406 3838882 2026-05-20T19:47:33Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Fryderyk Chopin}} [[Categoria:Testi per autore|Chopin, Fryderyk]] 3838882 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Fryderyk Chopin}} [[Categoria:Testi per autore|Chopin, Fryderyk]] p53njftb02cam8g8zsvlewmecch4ylt Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/48 108 1018407 3838887 2026-05-20T19:52:02Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3838887 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>autorevoli consensi per ''La Vita breve'', la consapevolezza del proprio talento (l’opera di Falla «''fu ascoltata da cima a fondo e alla fine elogiata''» da {{AutoreCitato|Claude Debussy|Claude Debussy}}, come del resto dagli altri compositori che ne ascoltarono l’audizione per mano del compositore), l’appoggio di un editore (l’Eschig, che volle subito per la sua casa la ''Vida breve'' e ''Noches en los jardines de Espana'', nonché «''tutto quello che l’artista comporrà durante la durata del contratto»'') e l’esecuzione pubblica del suo lavoro teatrale. ''La Vida breve'' fu, secondo quanto ne scrive il Pahissa, «''molto ben accolta ed eseguita per parecchie sere sino alla fine della stagione''» al Casino di Nizza, e con incondizionati elogi all’Opéra Comique; e infatti in quell’occasione Pierre Lalo, figlio del compositore francese, scrisse che «la partitura ha qualità preziose e incantevoli ed è una delle cose più piacevoli che l’Opéra comique ci abbia fatto ascoltare da molti anni a questa parte». Del resto, la ''Vida breve'', pur essendo il lavoro di un musicista appena liberatosi dalle commerciali mediocrità della ''zarzuela'', rappresenta tuttoggi, nella produzione di Falla, un prodotto nientaffatto trascurabile, nel quale appare ben evidente «''il proponimento... di scrivere uan musica che esprima tutta la Spagna''» attraverso «''il dominio della tecnica di tipo universale''». Il che non impedì alla musica di Falla di trovarsi, in quest’occasione, e poi nello stesso ''Retablo'', condizionata da un tipo di declamato vocale incapace di reagire alle prepotenti suggestioni del melodramma francese tardoromantico e dell’opera italiana dopo {{AutoreCitato|Giuseppe Verdi|Verdi}}; condizionamento che costituisce, d’altronde, per quel che riguarda la insufficienza del recitativo, lo stato di depressione comune a tutta l’esperienza melodrammatica dell’epoca. Ma per trarre conclusioni definitive sull’argomento, bisognerà attendere di vedere alla prova le strutture vocali dell’''Atlantida''. Il soggiorno parigino e l’esecuzione delle sue musiche (oltre alla ''Vida breve'', le ''Tre melodie'' su versi di {{AutoreCitato|Théophile Gautier|Théophile Gautier}}, i ''Notturni'' e le ''Sette canzoni spagnole'') acquistarono al nome di Falla risonanza europea e — il che costituiva allora un’impresa ben più difficile — gli aprirono le porte del Teatro della Zarzuela di Madrid, del Teatro di Saragozza (dove l’opera fu sonoramente fischiata perchè evidentemente suonava troppo difficile alle orecchie degli appassionati di musica zarzuelistica), e successivamente di molti altri organismi teatrali. Falla se ne sentì incoraggiato a nuove imprese musicali. L’opera successiva fu ''El Amor brujo'' che, rappresentata a Madrid il 15 aprile del 1915, cadde miseramente. Più che al pubblico, dal quale non si poteva pretendere troppo dopo anni di ''zarzuele'', la condanna dell’opera è da attribuirsi agli intellettuali e alla critica: ai quali, oltre a tutto, «''sembrava che l’opera più si rivolgesse''». Eppure furono quelli «''che meno l’apprezzarono e la compresero''». Ma, per fortuna, non v’era cecità di presunti intellettuali che potesse ormai fermare il cammino di Falla, avviato con la composizione di ''Noches en los jardines de Espana, El Sombrero de très picos'' e della ''Fantasia baética'' («''bellissima e poco eseguita''», scriveva Casella) verso un traguardo musicale troppo consistente per poter essere demolito dalle presunzioni intellettualistiche dei suoi detrattori. Neppure il tempo perso per la disgraziata impresa di ''Fuego fatuo'', curioso tentativo di mettere insieme un’opera lirica con parti recitate e brani musicali su temi di {{AutoreCitato|Fryderyk Chopin|Chopin}}, riuscì a fermare l’operoso cammino del musicista spagnolo. Con l’avventura di ''Fuego fatuo'', egli arrivò soltanto a favorire Stravinski; infatti, al compositore russo, secondo quanto ne scrive il Pahissa, furono passate da Diaghilev le musiche di {{AutoreCitato|Giovanni Battista Pergolesi|Pergolesi}} per il balletto ''Pulcinella'', musiche che sulle prime dovevano essere affidate a Falla. Nonostante ogni contrarietà, nel 1919 Falla è di nuovo all’opera con un lavoro che sarà tra i migliori della sua produzione: ''El Retablo de Maese Pedro''.<noinclude><references/> {{PieDiPagina||36|}}</noinclude> ozutbtf0vzxnai4rcfgv2e6x4ayz2tb Categoria:Pagine in cui è citato Fryderyk Chopin 14 1018408 3838888 2026-05-20T19:52:11Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Fryderyk Chopin}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Chopin, Fryderyk]] 3838888 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Fryderyk Chopin}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Chopin, Fryderyk]] homo0xynykmx3i07wsbcqos6c8ww2ro Il Libro dei Re/Il re Kâvus/6/V 0 1018409 3838891 2026-05-20T19:54:43Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3838891 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=20 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|6]] - V. - Riscossa di Afrâsyâb|prec=../IV|succ=../VI}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="544" to="552" fromsection="s2" tosection="s1" /> fg1b5330cpcbbfg07sscjmqng1kavup Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/46 108 1018410 3838899 2026-05-20T20:39:17Z Pic57 12729 /* Trascritta */ 3838899 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 44 —|}}</noinclude>contatto, acquistato carattere nazionale; io al con- trario trovo tale una ricchezza musicale etnica preistorica o naturale, in tutto il Belgio, da farmi forte sospettare essere questa che trapelando a traverso le sovrapposizioni musicali storiche (o politiche o brigantesche?) straniere, conferisce un carattere fondamentale unico a tutta la musica del popolo belga. È anzi, secondo il mio debole giudizio, la musica preistorica belga che allarga la sua periferia oltre i confini ora assegnati alla nazione e s'impaluda e muore da un lato in terra francese e dall'altro in terra tedesca dalle quali a sua volta prese. esteriori colori, quella permeabilità a ricevere canti storici, anche medioevali, che profondamente s'innestano e frondeggiano nell'attuale canzone popolaresca. Del resto la nazione è troppo da lungo tempo musicalmente civilizzata per conservare nella musica caratteri essenzialmente popolari. {{Centrato|⁂}} Per i Paesi Bassi, per l'Olanda, il fatto storico si accentua essendo che, pur tanto piccola, è, si può dire, la nazione che dette relativamente il più gran numero di gloriosi tecnici della musica dotta, la schiera che da Dufay ad Orlando di Lasso conta ben oltre cento musicisti famosi per la elaborata polifonia. Il che aggiunto alla<noinclude><references/></noinclude> kyrnhef62opk6hd06zbspas35644g86 Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/47 108 1018411 3838900 2026-05-20T20:49:20Z Pic57 12729 /* Trascritta */ Gadget Pt 3838900 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 45 —|}}</noinclude>natura tedesca della nazione e quindi anche alla povertà di spontanietà melodica fa sì che il canto del popolo caratteri preistorici non abbia e quelli etnico-storici siano tedeschi. E non per nulla da {{AutoreCitato|Orlando di Lasso|Orlando di Lasso}}, che in Italia stette parecchio e a cui deve la ispirazione e fluidità delle parti, si corre in diretissimo fino a {{AutoreCitato|Richard Wagner|Wagner}} come da {{AutoreCitato|Johannes Ockeghem |Okeghen}} a {{AutoreCitato|Richard Strauss|Riccardo Strauss}}. Così è che anche i temi popolari su cui si basano le composizioni di musici olandesi del 1400 al 1500 hanno tutti i caratteri etnici, naturali e storici, della musica tedesca. Del resto, anche nelle carte geografiche l'Olanda e parte del Belgio sono etnograficamente segnati come germanici. I canti dell'Olanda in particolare però prendono colori o gradazioni di colori assolutamente originali dovuti al particolare etnos paesano. Riflettono la placida grazia e la calma del paesaggio e degli abitanti che senza arrivare all'esasperante lentezza dei comici Quiquendonesi hanno però andamenti quasi sonnolenti di ninne-nanne, di graziosi e pudibondi minuetti, del pa-ziente e largo lavoro che c'è voluto a porre un argine alle acque invadenti. {{Centrato|⁂}} Gli stati balcanici, Rumania, Serbia, Bulgaria, Montenegro, Turchia, Grecia, sono scrigno che contiene troppe preziosissime gioie e per {{Pt|pu-|}}<noinclude><references/></noinclude> o2rk4pv0azxexjattcqzjh4lb8hefz3 Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/111 108 1018412 3838983 2026-05-21T08:08:49Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: Palude coperta di papiri fra Entebbe e Fort Portal 3838983 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>Palude coperta di papiri fra Entebbe e Fort Portal<noinclude><references/></noinclude> r3lu3dzbx40rmzs3m2jrpdutyzu3mmt 3839088 3838983 2026-05-21T09:13:38Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3839088 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615-pagina 81 - palude coperta di papiri fra Entebbe e Fort Portal.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|''Palude coperta di papiri fra Entebbe e Fort Portal''}} }}<noinclude><references/></noinclude> gfcudz3zp7f0qwf9klmri2mv3erjxri 3839132 3839088 2026-05-21T09:39:58Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3839132 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615-pagina 81 - palude coperta di papiri fra Entebbe e Fort Portal.jpg |caption = {{smaller|''Palude coperta di papiri fra Entebbe e Fort Portal''}} }}<noinclude></noinclude> dbzp2fm43vbzy5setynv90ur7lk5vx4 Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/113 108 1018413 3838984 2026-05-21T08:08:57Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: IL RUWENZORI 81 sempre il campo dei neri, brulicante di gente, pieno d'un vociferio e d'una agitazione indescrivibili, dominati dal rullo incessante dei tamburi, e dai suoni meno armonici degli strani strumenti musicali, fra lo starnazzare dei polli, i belati ed i muggiti delle bestie. Qua e là gruppi ani- mati e rumorosi attorniano danzatori e lottatori. Le donne che avevano portato il cibo alla carovana, i bimbi e gli... 3838984 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>IL RUWENZORI 81 sempre il campo dei neri, brulicante di gente, pieno d'un vociferio e d'una agitazione indescrivibili, dominati dal rullo incessante dei tamburi, e dai suoni meno armonici degli strani strumenti musicali, fra lo starnazzare dei polli, i belati ed i muggiti delle bestie. Qua e là gruppi ani- mati e rumorosi attorniano danzatori e lottatori. Le donne che avevano portato il cibo alla carovana, i bimbi e gli Scene al Campo - La danza. uomini dei villaggi vicini si indugiano nel campo, crescendo la folla e la confusione. Gruppi di cristiani, in strano contrasto con quell'am- biente pagano, pregano ad alta voce o recitano il rosario. Portano al collo, oltre il rosario, croci, medaglie e scapo- lari. Alle ore rituali, qualche maomettano dice le sue preci su un pezzo di stuoia. In disparte, manovrano e fanno evoluzioni gli ascari di scorta. Man mano che scende la sera il campo s'accende tutto di centinaia di fuochi, innanzi ai quali si indugiano i portatori fino a notte tarda, a fare abbrustolire le patate II<noinclude><references/></noinclude> 4x7lsf7teqgufa9xstatwmnvbhtca5w 3839102 3838984 2026-05-21T09:19:09Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3839102 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|81}}</noinclude>sempre il campo dei neri, brulicante di gente, pieno d'un vociferio e d'una agitazione indescrivibili, dominati dal rullo incessante dei tamburi, e dai suoni meno armonici degli strani strumenti musicali, fra lo starnazzare dei polli, i belati ed i muggiti delle bestie. Qua e là gruppi animati e rumorosi attorniano danzatori e lottatori. Le donne che avevano portato il cibo alla carovana, i bimbi e gli {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 81 - scene al campo, la danza.jpg |width = 90% |caption = {{smaller|Scene al Campo — La danza.}} }} uomini dei villaggi vicini si indugiano nel campo, crescendo la folla e la confusione. Gruppi di cristiani, in strano contrasto con quell'ambiente pagano, pregano ad alta voce o recitano il rosario. Portano al collo, oltre il rosario, croci, medaglie e scapolari. Alle ore rituali, qualche maomettano dice le sue preci su un pezzo di stuoia. In disparte, manovrano e fanno evoluzioni gli ascari di scorta. Man mano che scende la sera il campo s'accende tutto di centinaia di fuochi, innanzi ai quali si indugiano i portatori fino a notte tarda, a fare abbrustolire le patate<noinclude>{{RigaIntestazione|||{{x-smaller|11}}}}</noinclude> 8eb92mbmru01km5wr3j9lf5dp1nez99 3839140 3839102 2026-05-21T09:45:38Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3839140 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|81}}</noinclude>sempre il campo dei neri, brulicante di gente, pieno d'un vociferio e d'una agitazione indescrivibili, dominati dal rullo incessante dei tamburi, e dai suoni meno armonici degli strani strumenti musicali, fra lo starnazzare dei polli, i belati ed i muggiti delle bestie. Qua e là gruppi animati e rumorosi attorniano danzatori e lottatori. Le donne che avevano portato il cibo alla carovana, i bimbi e gli {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 81 - scene al campo, la danza.jpg |width = 90% |caption = {{smaller|Scene al Campo — La danza.}} }} uomini dei villaggi vicini si indugiano nel campo, crescendo la folla e la confusione. Gruppi di cristiani, in strano contrasto con quell'ambiente pagano, pregano ad alta voce o recitano il rosario. Portano al collo, oltre il rosario, croci, medaglie e scapolari. Alle ore rituali, qualche maomettano dice le sue preci su un pezzo di stuoia. In disparte, manovrano e fanno evoluzioni gli ascari di scorta. Man mano che scende la sera il campo s'accende tutto di centinaia di fuochi, innanzi ai quali si indugiano i portatori fino a notte tarda, a fare abbrustolire le patate<noinclude>{{RigaIntestazione|||{{x-smaller|11}}}}</noinclude> rq2xhtmr4qbmxhaum8hdltp7nvgramq Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/114 108 1018414 3838986 2026-05-21T08:09:04Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 82 CAPITOLO TERZO dolci, od a cuocere i banani, che costituiscono il loro cibo quasi esclusivo, cui si aggiunge talvolta del pesce secco. Dopo una marcia fin di cinque o sei ore, su terreno spesso faticoso, portando sul capo carichi abbastanza pe- santi, il frugalissimo ed unico pasto serale bastava a sod- disfarli. Il vino di banani è lusso raro, e l'acqua, salvo rare eccezioni, è dovunque scarsa e sporca, con odore e g... 3838986 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>82 CAPITOLO TERZO dolci, od a cuocere i banani, che costituiscono il loro cibo quasi esclusivo, cui si aggiunge talvolta del pesce secco. Dopo una marcia fin di cinque o sei ore, su terreno spesso faticoso, portando sul capo carichi abbastanza pe- santi, il frugalissimo ed unico pasto serale bastava a sod- disfarli. Il vino di banani è lusso raro, e l'acqua, salvo rare eccezioni, è dovunque scarsa e sporca, con odore e gusto disgustosi, anche dopo bollita. Le ore trascorrono per tutti rapidissime, e pare che la mente, soverchiata da tante immagini nuove, fatichi a tener presente la preoccupazione maggiore, che è di pro- cedere verso la meta quanto più rapidamente è possibile. Del resto la necessità del lavoro continuo lascia poco tempo per divagarsi. S. A. R. si occupa sempre personalmente di riordi- nare e di verificare il materiale d'equipaggiamento, e delle osservazioni meteorologiche con gli strumenti disposti nel piccolo osservatorio da campo, eretto nel luogo più ac- concio, coll'aggiunta delle osservazioni di longitudine e di latitudine. Il Dott. Cavalli è sempre attorniato da uno stuolo numeroso di indigeni malati, e v'è ogni giorno qualche por- tatore da curare o da medicare. Il Sella, oltre alle cure fotografiche, passa gran parte dei pomeriggi a percorrere il paese attorno ai campi col Roccati e col Cavalli, per far raccolte botaniche e zoolo- giche. Contro l'aspettativa, le minute forme animali sono scarse, forse sopraffatte dalle termiti, che invadono e distrug- gono tutto. Spesso i neri d'attorno, bambini ed uomini, si uniscono volenterosamente nella. ricerca, divertiti di vedere il Roccati far tesoro di qualche minuto insetto o ragno o scorpione, e riporre con gran cura una lucertola od un camaleonte.<noinclude><references/></noinclude> 7i26fu7p15iyss5xf3ugi39kt8spbkz 3839106 3838986 2026-05-21T09:22:36Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3839106 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|82|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude>dolci, od a cuocere i banani, che costituiscono il loro cibo quasi esclusivo, cui si aggiunge talvolta del pesce secco. Dopo una marcia fin di cinque o sei ore, su terreno spesso faticoso, portando sul capo carichi abbastanza pesanti, il frugalissimo ed unico pasto serale bastava a soddisfarli. Il vino di banani è lusso raro, e l'acqua, salvo rare eccezioni, è dovunque scarsa e sporca, con odore e gusto disgustosi, anche dopo bollita. Le ore trascorrono per tutti rapidissime, e pare che la mente, soverchiata da tante immagini nuove, fatichi a tener presente la preoccupazione maggiore, che è di procedere verso la meta quanto più rapidamente è possibile. Del resto la necessità del lavoro continuo lascia poco tempo per divagarsi. {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} si occupa sempre personalmente di riordinare e di verificare il materiale d'equipaggiamento, e delle osservazioni meteorologiche con gli strumenti disposti nel piccolo osservatorio da campo, eretto nel luogo più acconcio, coll'aggiunta delle osservazioni di longitudine e di latitudine. Il Dott. Cavalli è sempre attorniato da uno stuolo numeroso di indigeni malati, e v'è ogni giorno qualche portatore da curare o da medicare. Il {{Wl|Q1339199|Sella}}, oltre alle cure fotografiche, passa gran parte dei pomeriggi a percorrere il paese attorno ai campi col Roccati e col Cavalli, per far raccolte botaniche e zoologiche. Contro l'aspettativa, le minute forme animali sono scarse, forse sopraffatte dalle termiti, che invadono e distruggono tutto. Spesso i neri d'attorno, bambini ed uomini, si uniscono volenterosamente nella ricerca, divertiti di vedere il Roccati far tesoro di qualche minuto insetto o ragno o scorpione, e riporre con gran cura una lucertola od un camaleonte.<noinclude><references/></noinclude> aus0fop6pa81uy2259zqt5xiwd85ym3 3839154 3839106 2026-05-21T09:54:00Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3839154 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|82|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude>dolci, od a cuocere i banani, che costituiscono il loro cibo quasi esclusivo, cui si aggiunge talvolta del pesce secco. Dopo una marcia fin di cinque o sei ore, su terreno spesso faticoso, portando sul capo carichi abbastanza pesanti, il frugalissimo ed unico pasto serale bastava a soddisfarli. Il vino di banani è lusso raro, e l'acqua, salvo rare eccezioni, è dovunque scarsa e sporca, con odore e gusto disgustosi, anche dopo bollita. Le ore trascorrono per tutti rapidissime, e pare che la mente, soverchiata da tante immagini nuove, fatichi a tener presente la preoccupazione maggiore, che è di procedere verso la meta quanto più rapidamente è possibile. Del resto la necessità del lavoro continuo lascia poco tempo per divagarsi. {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} si occupa sempre personalmente di riordinare e di verificare il materiale d'equipaggiamento, e delle osservazioni meteorologiche con gli strumenti disposti nel piccolo osservatorio da campo, eretto nel luogo più acconcio, coll'aggiunta delle osservazioni di longitudine e di latitudine. Il Dott. {{wl|Q105489052|Cavalli}} è sempre attorniato da uno stuolo numeroso di indigeni malati, e v'è ogni giorno qualche portatore da curare o da medicare. Il {{Wl|Q1339199|Sella}}, oltre alle cure fotografiche, passa gran parte dei pomeriggi a percorrere il paese attorno ai campi col {{wl|Q108779662|Roccati}} e col Cavalli, per far raccolte botaniche e zoologiche. Contro l'aspettativa, le minute forme animali sono scarse, forse sopraffatte dalle termiti, che invadono e distruggono tutto. Spesso i neri d'attorno, bambini ed uomini, si uniscono volenterosamente nella ricerca, divertiti di vedere il Roccati far tesoro di qualche minuto insetto o ragno o scorpione, e riporre con gran cura una lucertola od un camaleonte.<noinclude><references/></noinclude> pontdv1682mwjqfp6lwz8rnes50fw48 Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/115 108 1018415 3838987 2026-05-21T08:09:12Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: IL RUWENZORI 83 Di tanto in tanto si faceva anche qualche escursione col fucile da caccia. Galline faraone e tortore abbondano nelle piantagioni presso gli accampamenti. In tutta la regione vi sono elefanti, zebre, antilopi e numerosi leoni e leopardi. Ma queste sono caccie che devono essere appositamente al- lestite, e non sono compatibili con una marcia rapida in ca- rovana intesa a tutt'altro scopo; per cui non si riu... 3838987 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>IL RUWENZORI 83 Di tanto in tanto si faceva anche qualche escursione col fucile da caccia. Galline faraone e tortore abbondano nelle piantagioni presso gli accampamenti. In tutta la regione vi sono elefanti, zebre, antilopi e numerosi leoni e leopardi. Ma queste sono caccie che devono essere appositamente al- lestite, e non sono compatibili con una marcia rapida in ca- rovana intesa a tutt'altro scopo; per cui non si riuscì che di raro a scorgere da lontano qualche antilope in fuga. La lotta. Il tempo rinfrescava verso sera, ed a pranzo finito, i bianchi si riunivano attorno ad una grande fiammata, che, oltre al calore, non sgradevole, dava protezione contro i minuscoli nemici, pericoloso veicolo della febbre malarica. Le zanzare erano difatti innumerevoli; di notte diventavano un vero tormento, e per lunghe ore, nella veglia fastidiosa, si ascoltava il grido delle sentinelle ed il trillo singolare del buga-buga, un piccolo uccellino che nidifica attorno ai campi. Fra le tre e le quattro del mattino, una fanfara di trombe suonava la sveglia, e tutto il campo era subito a rumore. In poco più d'un'ora il campo era levato. I por-<noinclude><references/></noinclude> idchgne5p91f48g9rn22qoj5i15f3is 3839112 3838987 2026-05-21T09:26:01Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3839112 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|83}}</noinclude> Di tanto in tanto si faceva anche qualche escursione col fucile da caccia. Galline faraone e tortore abbondano nelle piantagioni presso gli accampamenti. In tutta la regione vi sono elefanti, zebre, antilopi e numerosi leoni e leopardi. Ma queste sono caccie che devono essere appositamente allestite, e non sono compatibili con una marcia rapida in carovana intesa a tutt'altro scopo; per cui non si riuscì che di raro a scorgere da lontano qualche antilope in fuga. {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 83 - la lotta.jpg |width = 85% |caption = {{smaller|La lotta.}} }} Il tempo rinfrescava verso sera, ed a pranzo finito, i bianchi si riunivano attorno ad una grande fiammata, che, oltre al calore, non sgradevole, dava protezione contro i minuscoli nemici, pericoloso veicolo della febbre malarica. Le zanzare erano difatti innumerevoli; di notte diventavano un vero tormento, e per lunghe ore, nella veglia fastidiosa, si ascoltava il grido delle sentinelle ed il trillo singolare del ''buga-buga'', un piccolo uccellino che nidifica attorno ai campi. Fra le tre e le quattro del mattino, una fanfara di trombe suonava la sveglia, e tutto il campo era subito a rumore. In poco più d'un'ora il campo era levato. I por-<noinclude><references/></noinclude> 2w5fhfzvo8nuxdeoxovy155fkvfn2i0 3839162 3839112 2026-05-21T09:59:53Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3839162 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|83}}</noinclude> Di tanto in tanto si faceva anche qualche escursione col fucile da caccia. Galline faraone e tortore abbondano nelle piantagioni presso gli accampamenti. In tutta la regione vi sono elefanti, zebre, antilopi e numerosi leoni e leopardi. Ma queste sono caccie che devono essere appositamente allestite, e non sono compatibili con una marcia rapida in carovana intesa a tutt'altro scopo; per cui non si riuscì che di raro a scorgere da lontano qualche antilope in fuga. {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 83 - la lotta.jpg |width = 85% |caption = {{smaller|La lotta.}} }} Il tempo rinfrescava verso sera, ed a pranzo finito, i bianchi si riunivano attorno ad una grande fiammata, che, oltre al calore, non sgradevole, dava protezione contro i minuscoli nemici, pericoloso veicolo della febbre malarica. Le zanzare erano difatti innumerevoli; di notte diventavano un vero tormento, e per lunghe ore, nella veglia fastidiosa, si ascoltava il grido delle sentinelle ed il trillo singolare del ''buga-buga'', un piccolo uccellino che nidifica attorno ai campi. Fra le tre e le quattro del mattino, una fanfara di trombe suonava la sveglia, e tutto il campo era subito a rumore. In poco più d'un'ora il campo era levato. 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La Spedizione impiegò 15 giorni a percorrere la di- stanza fra Entebbe e Fort Portal. Il 18 Maggio si accampava a Mitiana, in vicinanza di una sezione della Missione cattolica francese, e dinanzi ad un poggio coronato da un piccolo santuario. Si scam- Una banda musicale. biarono visite coi Padri Missionari, che avevano inviato doni di ottimi legumi europei e di frutta. L'indomani sera si arrivava a Bujongolo, in vista del lago Isolt, ricco di pesci e seminato di isole boschive. Questo ed i campi suc- cessivi sono protetti da robuste siepi e da palizzate, perchè i dintorni sono infestati da leoni, tanto che gli indigeni non s'arrischiano a percorrere la regione di notte. Il 25 Maggio si passava il confine fra la provincia d'Uganda e la provincia Occidentale (Western Province), comprendente i distretti di Toro, di Unyoro e di Ankole.<noinclude><references/></noinclude> 38259165t0ak3gaa0954lhlvh48xnyz 3839119 3838988 2026-05-21T09:30:26Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3839119 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|84|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude>tatori si precipitavano sui carichi pronti, e partivano colle solite grida acutissime. La Spedizione impiegò 15 giorni a percorrere la distanza fra Entebbe e Fort Portal. Il 18 Maggio si accampava a Mitiana, in vicinanza di una sezione della Missione cattolica francese, e dinanzi ad un poggio coronato da un piccolo santuario. Si scambiarono {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 84- una banda musicale.jpg |width = 90% |caption = {{smaller|Una banda musicale.}} }} visite coi Padri Missionari, che avevano inviato doni di ottimi legumi europei e di frutta. L'indomani sera si arrivava a Bujongolo, in vista del lago Isolt, ricco di pesci e seminato di isole boschive. Questo ed i campi successivi sono protetti da robuste siepi e da palizzate, perchè i dintorni sono infestati da leoni, tanto che gli indigeni non s'arrischiano a percorrere la regione di notte. Il 25 Maggio si passava il confine fra la provincia d'Uganda e la provincia Occidentale (Western Province), comprendente i distretti di Toro, di Unyoro e di Ankole.<noinclude><references/></noinclude> hcwlx4o3gr03jxkxp63tl1c422e21zs 3839172 3839119 2026-05-21T10:05:49Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3839172 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|84|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude>tatori si precipitavano sui carichi pronti, e partivano colle solite grida acutissime. La Spedizione impiegò 15 giorni a percorrere la distanza fra Entebbe e Fort Portal. Il 18 Maggio si accampava a Mitiana, in vicinanza di una sezione della Missione cattolica francese, e dinanzi ad un poggio coronato da un piccolo santuario. Si scambiarono {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 84- una banda musicale.jpg |width = 90% |caption = {{smaller|Una banda musicale.}} }} visite coi Padri Missionari, che avevano inviato doni di ottimi legumi europei e di frutta. L'indomani sera si arrivava a Bujongolo, in vista del lago Isolt, ricco di pesci e seminato di isole boschive. Questo ed i campi successivi sono protetti da robuste siepi e da palizzate, perchè i dintorni sono infestati da leoni, tanto che gli indigeni non s'arrischiano a percorrere la regione di notte. Il 25 Maggio si passava il confine fra la provincia d'Uganda e la provincia Occidentale (Western Province), comprendente i distretti di Toro, di Unyoro e di Ankole.<noinclude><references/></noinclude> 8v3st3w67a3n8zuke5a93qxwolxjmx9 Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/117 108 1018417 3838989 2026-05-21T08:09:30Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: F: PORTAL 1532 1100 metri 1475 1376 1302 1365 1313 1313 1290 1261 1100 metri 5125 Margherita 3798 2652 1920 1683 1586 1532 1384 1396 DA FORT PORTAL A PROFILO ALTINETRICO Scala per le altezze BUJONGOLO {distanze 1:1.000.000 Le altezze di F Portal e di Entebbe sono quelle dei barometri sistemati nel giardino botanico di Entebbe e presso l'abitazione del collettore di FPortal 1191 DA ENTEBBE A FORT PORTAL PROFILO ALTIMETRIC... 3838989 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>F: PORTAL 1532 1100 metri 1475 1376 1302 1365 1313 1313 1290 1261 1100 metri 5125 Margherita 3798 2652 1920 1683 1586 1532 1384 1396 DA FORT PORTAL A PROFILO ALTINETRICO Scala per le altezze BUJONGOLO {distanze 1:1.000.000 Le altezze di F Portal e di Entebbe sono quelle dei barometri sistemati nel giardino botanico di Entebbe e presso l'abitazione del collettore di FPortal 1191 DA ENTEBBE A FORT PORTAL PROFILO ALTIMETRICO altezze 1:5.000 Scala per le distanze 1:100.000 Le altezze di F Portal e di Entebbe sono quelle dei barometri sistemati nel giardino botanico di Entebbe e presso l'abitazione del collettore di F.Portal 1236 1237 1231 1177 L. VITTORIA 1136<noinclude><references/></noinclude> 1obfmagzwupayrdugbugr6q486t8450 3839121 3838989 2026-05-21T09:31:17Z Marcella Medici (BEIC) 22982 Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3839121 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 (page 117 crop).jpg |width = 100% |caption = }}<noinclude><references/></noinclude> nw919p73tvh7sy7aeuzftqhu6ig9oq7 3839122 3839121 2026-05-21T09:31:27Z Marcella Medici (BEIC) 22982 Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3839122 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude><noinclude><references/></noinclude> dft1b6m1744kv9lxxd3rtbgn2o48ryt 3839124 3839122 2026-05-21T09:33:25Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3839124 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615- pagina 85.jpg |width = 100% }}<noinclude><references/></noinclude> dlogkvt844306nrwuapjwu41h95ubi7 3839175 3839124 2026-05-21T10:07:12Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3839175 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615- pagina 85.jpg }}<noinclude></noinclude> qxqwa5w2d2263ng3su0z2kwhxfbdwmt Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/119 108 1018418 3838990 2026-05-21T08:09:39Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: IL RUWENZORI 85 Oltre a diversi Capi indigeni della nuova regione accom- pagnati dalle loro Corti, s'era qui recato ad incontrare S. A. R. il Sub-Commissioner della provincia, il signor A. F. Knowles, il quale doveva accompagnare la Spedi- zione nel territorio della sua giurisdizione, mentre il signor Martin faceva ritorno ad Entebbe con la sua scorta. D'ora in poi la sveglia non è più data a suon di tromba, ma col rullo... 3838990 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>IL RUWENZORI 85 Oltre a diversi Capi indigeni della nuova regione accom- pagnati dalle loro Corti, s'era qui recato ad incontrare S. A. R. il Sub-Commissioner della provincia, il signor A. F. Knowles, il quale doveva accompagnare la Spedi- zione nel territorio della sua giurisdizione, mentre il signor Martin faceva ritorno ad Entebbe con la sua scorta. D'ora in poi la sveglia non è più data a suon di tromba, ma col rullo del tamburo unyorese. Sembra che Fra Entebbe e Fort Portal. la selvaggina sia più abbondante: profonde e numerose traccie d'elefanti attraversano qua e là il sentiero, e si scorgono più frequentemente branchi d' antilopi in lonta- nanza. Avoltoi, falchi ed altri uccellacci torneano nel cielo. Nuova fattezza del paesaggio sono dossi arrotondati di granito a grossa grana, affioranti qua e là sul terreno; che ricordano le rocce moutonnées delle regioni che hanno attraversato un'epoca glaciale. L'erba è meno alta, gli al- beri più numerosi misti a vaghi cespugli fioriti. Fra i massi vi sono spazi di terreno quasi nudo, coperto d'una gra- migna giallo-rossiccia, mescolata ad una specie di felce<noinclude><references/></noinclude> pp92f5juyifazc9t0kg3h5ewvvo8919 3839130 3838990 2026-05-21T09:39:05Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3839130 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|85}}</noinclude>Oltre a diversi Capi indigeni della nuova regione accompagnati dalle loro Corti, s'era qui recato ad incontrare {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} il Sub-Commissioner della provincia, il signor A. F. Knowles, il quale doveva accompagnare la Spedizione nel territorio della sua giurisdizione, mentre il signor Martin faceva ritorno ad Entebbe con la sua scorta. D'ora in poi la sveglia non è più data a suon di tromba, ma col rullo del tamburo unyorese. Sembra che {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 85- fra Entebbe e Fort Portal.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Fra Entebbe e Fort Portal.}} }} la selvaggina sia più abbondante: profonde e numerose traccie d'elefanti attraversano qua e là il sentiero, e si scorgono più frequentemente branchi d'antilopi in lontananza. Avoltoi, falchi ed altri uccellacci torneano nel cielo. Nuova fattezza del paesaggio sono dossi arrotondati di granito a grossa grana, affioranti qua e là sul terreno; che ricordano le rocce ''moutonnées'' delle regioni che hanno attraversato un'epoca glaciale. L'erba è meno alta, gli alberi più numerosi misti a vaghi cespugli fioriti. Fra i massi vi sono spazi di terreno quasi nudo, coperto d'una gramigna giallo-rossiccia, mescolata ad una specie di felce<noinclude><references/></noinclude> 6p7tgoo65n4vcy5fdybsujc7uoi3yc7 3839191 3839130 2026-05-21T10:28:25Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3839191 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|85}}</noinclude>Oltre a diversi Capi indigeni della nuova regione accompagnati dalle loro Corti, s'era qui recato ad incontrare {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} il Sub-Commissioner della provincia, il signor A. F. Knowles, il quale doveva accompagnare la Spedizione nel territorio della sua giurisdizione, mentre il signor Martin faceva ritorno ad Entebbe con la sua scorta. D'ora in poi la sveglia non è più data a suon di tromba, ma col rullo del tamburo unyorese. Sembra che {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 85- fra Entebbe e Fort Portal.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Fra Entebbe e Fort Portal.}} }} la selvaggina sia più abbondante: profonde e numerose traccie d'elefanti attraversano qua e là il sentiero, e si scorgono più frequentemente branchi d'antilopi in lontananza. Avoltoi, falchi ed altri uccellacci torneano nel cielo. Nuova fattezza del paesaggio sono dossi arrotondati di granito a grossa grana, affioranti qua e là sul terreno; che ricordano le rocce ''moutonnées'' delle regioni che hanno attraversato un'epoca glaciale. L'erba è meno alta, gli alberi più numerosi misti a vaghi cespugli fioriti. Fra i massi vi sono spazi di terreno quasi nudo, coperto d'una gramigna giallo-rossiccia, mescolata ad una specie di felce<noinclude><references/></noinclude> tb95wu8aulgv1jtnko38tr1ta3ajaf0 Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/120 108 1018419 3838991 2026-05-21T08:09:47Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 86 CAPITOLO TERZO alta un metro. Le piantagioni di banani sono meno estese, in gran parte rimpiazzate da patate dolci e fagiuoli; il paese è meno popoloso. In qualche tratto la via è molto dura e faticosa; il tempo è peggiorato, e la pioggia frequente fa il sentiero fangoso e sdrucciolevole. Man mano che la spedizione si andava avvicinando Campo a Bujongo. ai laghi Alberto e Alberto Edoardo, era cresciuta l'aspet- tazion... 3838991 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>86 CAPITOLO TERZO alta un metro. Le piantagioni di banani sono meno estese, in gran parte rimpiazzate da patate dolci e fagiuoli; il paese è meno popoloso. In qualche tratto la via è molto dura e faticosa; il tempo è peggiorato, e la pioggia frequente fa il sentiero fangoso e sdrucciolevole. Man mano che la spedizione si andava avvicinando Campo a Bujongo. ai laghi Alberto e Alberto Edoardo, era cresciuta l'aspet- tazione di vedere la catena del Ruwenzori; e dopo che si era entrati nel distretto di Toro, l'attenzione e gli sguardi di tutti erano continuamente rivolti ad occidente, sopra- tutto quando il sentiero conduceva al sommo di un colle un po' elevato sulla pianura. Due volte, trepidanti, avevano creduto di scorgere i monti, ma era un'illusione creata da nuvole bianche all'orizzonte. Finalmente, il mattino del 28 Maggio, da certe col- line a settentrione di Kaibo, che fanno parte dello spar-<noinclude><references/></noinclude> iwpr4nweimjufyo0vqksys8gw4a3m74 3839136 3838991 2026-05-21T09:42:41Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3839136 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|86|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude>alta un metro. Le piantagioni di banani sono meno estese, in gran parte rimpiazzate da patate dolci e fagiuoli; il paese è meno popoloso. In qualche tratto la via è molto dura e faticosa; il tempo è peggiorato, e la pioggia frequente fa il sentiero fangoso e sdrucciolevole. Man mano che la spedizione si andava avvicinando {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 86 - campo a Bujongo.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Campo a Bujongo.}} }} ai laghi Alberto e Alberto Edoardo, era cresciuta l'aspettazione di vedere la catena del Ruwenzori; e dopo che si era entrati nel distretto di Toro, l'attenzione e gli sguardi di tutti erano continuamente rivolti ad occidente, sopratutto quando il sentiero conduceva al sommo di un colle un po' elevato sulla pianura. Due volte, trepidanti, avevano creduto di scorgere i monti, ma era un'illusione creata da nuvole bianche all'orizzonte. Finalmente, il mattino del 28 Maggio, da certe colline a settentrione di Kaibo, che fanno parte dello spar-<noinclude><references/></noinclude> d95yvpwlgsnbquomwqgdznam8h9mj9n 3839192 3839136 2026-05-21T10:31:27Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3839192 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|86|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude>alta un metro. Le piantagioni di banani sono meno estese, in gran parte rimpiazzate da patate dolci e fagiuoli; il paese è meno popoloso. In qualche tratto la via è molto dura e faticosa; il tempo è peggiorato, e la pioggia frequente fa il sentiero fangoso e sdrucciolevole. Man mano che la spedizione si andava avvicinando {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 86 - campo a Bujongo.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Campo a Bujongo.}} }} ai laghi Alberto e Alberto Edoardo, era cresciuta l'aspettazione di vedere la catena del Ruwenzori; e dopo che si era entrati nel distretto di Toro, l'attenzione e gli sguardi di tutti erano continuamente rivolti ad occidente, sopratutto quando il sentiero conduceva al sommo di un colle un po' elevato sulla pianura. Due volte, trepidanti, avevano creduto di scorgere i monti, ma era un'illusione creata da nuvole bianche all'orizzonte. Finalmente, il mattino del 28 Maggio, da certe colline a settentrione di Kaibo, che fanno parte dello spar-<noinclude><references/></noinclude> fm8l1a1si313hpplftcfct5o5kdhem7 Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/121 108 1018420 3838997 2026-05-21T08:15:56Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: IL RUWENZORI 87 tiacque fra il lago Alberto Edoardo ed il lago Alberto, con tempo coperto, ma atmosfera chiara, apparvero ad un tratto ad occidente, altissime nel cielo, le vette ghiacciate della grande catena. Erano distanti all'incirca una settan- tina di chilometri, ed apparivano come sospese nell'aria, fra le nebbie che velavano tutta la base della catena, ed Campo a Katende. il bigio strato di nubi che gravava il ci... 3838997 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>IL RUWENZORI 87 tiacque fra il lago Alberto Edoardo ed il lago Alberto, con tempo coperto, ma atmosfera chiara, apparvero ad un tratto ad occidente, altissime nel cielo, le vette ghiacciate della grande catena. Erano distanti all'incirca una settan- tina di chilometri, ed apparivano come sospese nell'aria, fra le nebbie che velavano tutta la base della catena, ed Campo a Katende. il bigio strato di nubi che gravava il cielo sopra le vette, fin quasi a toccarle. Da questo punto i monti appaiono divisi in tre gruppi principali. Quello centrale è dominato da una caratteri- stica vetta nevosa bicuspide che appare la più alta di tutte, ed è separato dal meridionale per un profondo in- taglio; il terzo è a settentrione od a Nord-Est del mas- siccio centrale. Dalle alte creste scendono ghiacciai, la cui base è nascosta dai contrafforti avanzati della catena. Il giorno stesso si metteva il campo a Butiti, dove<noinclude><references/></noinclude> rmzugv6c21kzgfw7clzx9gv6kmv1l9c 3839141 3838997 2026-05-21T09:46:39Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3839141 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|87}}</noinclude>tiacque fra il lago Alberto Edoardo ed il lago Alberto, con tempo coperto, ma atmosfera chiara, apparvero ad un tratto ad occidente, altissime nel cielo, le vette ghiacciate della grande catena. Erano distanti all'incirca una settantina di chilometri, ed apparivano come sospese nell'aria, fra le nebbie che velavano tutta la base della catena, ed {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 87 - campo a Katende.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Campo a Katende.}} }} il bigio strato di nubi che gravava il cielo sopra le vette, fin quasi a toccarle. Da questo punto i monti appaiono divisi in tre gruppi principali. Quello centrale è dominato da una caratteristica vetta nevosa bicuspide che appare la più alta di tutte, ed è separato dal meridionale per un profondo intaglio; il terzo è a settentrione od a Nord-Est del massiccio centrale. Dalle alte creste scendono ghiacciai, la cui base è nascosta dai contrafforti avanzati della catena. Il giorno stesso si metteva il campo a Butiti, dove<noinclude><references/></noinclude> qs86zbnwxvcuefd0ni3drbw6gmxnt1a 3839193 3839141 2026-05-21T10:34:44Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3839193 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|87}}</noinclude>tiacque fra il lago Alberto Edoardo ed il lago Alberto, con tempo coperto, ma atmosfera chiara, apparvero ad un tratto ad occidente, altissime nel cielo, le vette ghiacciate della grande catena. Erano distanti all'incirca una settantina di chilometri, ed apparivano come sospese nell'aria, fra le nebbie che velavano tutta la base della catena, ed {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 87 - campo a Katende.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Campo a Katende.}} }} il bigio strato di nubi che gravava il cielo sopra le vette, fin quasi a toccarle. Da questo punto i monti appaiono divisi in tre gruppi principali. Quello centrale è dominato da una caratteristica vetta nevosa bicuspide che appare la più alta di tutte, ed è separato dal meridionale per un profondo intaglio; il terzo è a settentrione od a Nord-Est del massiccio centrale. Dalle alte creste scendono ghiacciai, la cui base è nascosta dai contrafforti avanzati della catena. Il giorno stesso si metteva il campo a Butiti, dove<noinclude><references/></noinclude> fmiiqlo2yso045nsidcpwj2glfnz05m Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/122 108 1018421 3838998 2026-05-21T08:16:04Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 88 CAPITOLO TERZO sono altre Missioni evangeliche e cattolico-romane, che fu- rono larghe di cortesie alla Spedizione. Il campo è difeso da una forte palizzata, guardato da sentinelle, e s'accen- dono grandi fuochi all'intorno. Qualche ruggito, inteso di- stintamente nel silenzio della notte, dimostra che le pre- cauzioni non sono superflue. Due settimane dopo, a Mi- songo, non molto distante da Butiti, un leone si intro... 3838998 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>88 CAPITOLO TERZO sono altre Missioni evangeliche e cattolico-romane, che fu- rono larghe di cortesie alla Spedizione. Il campo è difeso da una forte palizzata, guardato da sentinelle, e s'accen- dono grandi fuochi all'intorno. Qualche ruggito, inteso di- stintamente nel silenzio della notte, dimostra che le pre- cauzioni non sono superflue. Due settimane dopo, a Mi- songo, non molto distante da Butiti, un leone si introdu- Il Ruwenzori visto da Butiti. - Telefotografia. ceva nel campo del Cagni, e poteva fuggirne incolume grazie all'oscurità della notte. L'indomani mattina, 29 Maggio, a circa un'ora e mezzo da Butiti, S. A. R. ed i compagni salirono su di un poggio presso il sentiero per osservare di nuovo il Ru- wenzori, che si mostrava in tutto il suo splendore. La ca- rovana era proceduta verso Nord-Ovest, per cui il gruppo settentrionale della catena appariva più ravvicinato al cen- trale, il quale, anche da questo punto, sembrava il più elevato, e coperto da ghiacciai più estesi.<noinclude><references/></noinclude> b9x8pc2t66e2omc91egmpdfrydrhfnf 3839153 3838998 2026-05-21T09:53:19Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3839153 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|88|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude>sono altre Missioni evangeliche e cattolico-romane, che furono larghe di cortesie alla Spedizione. Il campo è difeso da una forte palizzata, guardato da sentinelle, e s'accendono grandi fuochi all'intorno. Qualche ruggito, inteso distintamente nel silenzio della notte, dimostra che le precauzioni non sono superflue. Due settimane dopo, a Misongo, non molto distante da Butiti, un leone si introduceva {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 88 - il Ruwenzori visto da Butiti.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Il Ruwenzori visto da Butiti. - Telefotografia.}} }} nel campo del {{AutoreCitato|Umberto Cagni|Cagni}}, e poteva fuggirne incolume grazie all'oscurità della notte. L'indomani mattina, 29 Maggio, a circa un'ora e mezzo da Butiti, {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} ed i compagni salirono su di un poggio presso il sentiero per osservare di nuovo il Ruwenzori, che si mostrava in tutto il suo splendore. La carovana era proceduta verso Nord-Ovest, per cui il gruppo settentrionale della catena appariva più ravvicinato al centrale, il quale, anche da questo punto, sembrava il più elevato, e coperto da ghiacciai più estesi.<noinclude><references/></noinclude> t5ecgjnbsb7c2zygx7s1hkl8ih3b1kx 3839194 3839153 2026-05-21T10:40:59Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3839194 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|88|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude>sono altre Missioni evangeliche e cattolico-romane, che furono larghe di cortesie alla Spedizione. Il campo è difeso da una forte palizzata, guardato da sentinelle, e s'accendono grandi fuochi all'intorno. Qualche ruggito, inteso distintamente nel silenzio della notte, dimostra che le precauzioni non sono superflue. Due settimane dopo, a Misongo, non molto distante da Butiti, un leone si introduceva {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 88 - il Ruwenzori visto da Butiti.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Il Ruwenzori visto da Butiti. — Telefotografia.}} }} nel campo del {{AutoreCitato|Umberto Cagni|Cagni}}, e poteva fuggirne incolume grazie all'oscurità della notte. L'indomani mattina, 29 Maggio, a circa un'ora e mezzo da Butiti, {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} ed i compagni salirono su di un poggio presso il sentiero per osservare di nuovo il Ruwenzori, che si mostrava in tutto il suo splendore. La carovana era proceduta verso Nord-Ovest, per cui il gruppo settentrionale della catena appariva più ravvicinato al centrale, il quale, anche da questo punto, sembrava il più elevato, e coperto da ghiacciai più estesi.<noinclude><references/></noinclude> 6tu4e6asdubjrkm6z7u9x5exbcjr8mp Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/123 108 1018422 3838999 2026-05-21T08:16:14Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: Baker Stanley Speke Telefotografia Ruwensori visto da un colle presso Raibo 3838999 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>Baker Stanley Speke Telefotografia Ruwensori visto da un colle presso Raibo<noinclude><references/></noinclude> 4axvspo5ucaekuhopejrju4qvynfsmj 3839156 3838999 2026-05-21T09:56:03Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3839156 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 89 - il Ruwenzori visto da un colle presso Kaibo.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|''Il Ruwenzori visto da un colle presso Kaibo''}} }}<noinclude><references/></noinclude> g3pmqou0hrfjfev4vn367voknu9ay66 3839196 3839156 2026-05-21T10:44:22Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3839196 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 89 - il Ruwenzori visto da un colle presso Kaibo.jpg |caption = {{smaller|''Il Ruwenzori visto da un colle presso Kaibo''}} }}<noinclude></noinclude> maddos77h70vnvo375ra3lvp6q6few4 Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/125 108 1018423 3839000 2026-05-21T08:16:23Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: IL RUWENZORI 89 Il cielo, sereno sui monti verso Ovest, era buio e tempestoso ad oriente. Tutto attorno si stendeva il piano ondulato con bassi colli dalle sommità arrotondate, di color rossiccio o giallo-terroso, cosparsi di macchie verde-scuro formate dalle euforbie e dal fogliame leggiero e frasta- gliato delle acacie. Il paesaggio si confondeva gradata- La campagna presso a Butiti 11 Ruwenzori in lontananza. mente pi... 3839000 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>IL RUWENZORI 89 Il cielo, sereno sui monti verso Ovest, era buio e tempestoso ad oriente. Tutto attorno si stendeva il piano ondulato con bassi colli dalle sommità arrotondate, di color rossiccio o giallo-terroso, cosparsi di macchie verde-scuro formate dalle euforbie e dal fogliame leggiero e frasta- gliato delle acacie. Il paesaggio si confondeva gradata- La campagna presso a Butiti 11 Ruwenzori in lontananza. mente più lontano nella atmosfera vaporosa, perdendosi al piede dei potenti contrafforti della catena. Al Moore il paese ha ricordato le vedute delle Alpi che si hanno dalla pianura piemontese o lombarda, ma il confronto non regge. La differenza si sente profonda, senza poterla analizzare. Vero è che le lontane chine coperte di « elephant grass » e le paludi nascoste dai papiri hanno quasi l'apparenza delle nostre colline e delle valli colti- vate; e nessun segno rende manifesto che elefanti, bufali, antilopi e fiere si nascondano in quei campi lontani, che 12<noinclude><references/></noinclude> g6sevz03ubalmizmc3hlww09xll8y5i 3839168 3839000 2026-05-21T10:03:58Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3839168 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|89}}</noinclude> Il cielo, sereno sui monti verso Ovest, era buio e tempestoso ad oriente. Tutto attorno si stendeva il piano ondulato con bassi colli dalle sommità arrotondate, di color rossiccio o giallo-terroso, cosparsi di macchie verde-scuro formate dalle euforbie e dal fogliame leggiero e frastagliato delle acacie. Il paesaggio si confondeva gradatamente {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 89 - la campagna presso a Butiti — Il Ruwenzori in lontananza..jpg |width = 100% |caption = {{smaller|La campagna presso a Butiti — Il Ruwenzori in lontananza.}} }} più lontano nella atmosfera vaporosa, perdendosi al piede dei potenti contrafforti della catena. Al Moore il paese ha ricordato le vedute delle Alpi che si hanno dalla pianura piemontese o lombarda, ma il confronto non regge. La differenza si sente profonda, senza poterla analizzare. Vero è che le lontane chine coperte di «''elephant grass''» e le paludi nascoste dai papiri hanno quasi l'apparenza delle nostre colline e delle valli coltivate; e nessun segno rende manifesto che elefanti, bufali, antilopi e fiere si nascondano in quei campi lontani, che<noinclude>{{RigaIntestazione|||{{x-smaller|12}}}}</noinclude> 3wxyowc799r2nyyxgbnwjenh4zd5euf 3839197 3839168 2026-05-21T10:58:43Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3839197 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il ruwenzori}}|89}}</noinclude> Il cielo, sereno sui monti verso Ovest, era buio e tempestoso ad oriente. Tutto attorno si stendeva il piano ondulato con bassi colli dalle sommità arrotondate, di color rossiccio o giallo-terroso, cosparsi di macchie verde-scuro formate dalle euforbie e dal fogliame leggiero e frastagliato delle acacie. Il paesaggio si confondeva gradatamente {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 89 - la campagna presso a Butiti — Il Ruwenzori in lontananza..jpg |width = 100% |caption = {{smaller|La campagna presso a Butiti — Il Ruwenzori in lontananza.}} }} più lontano nella atmosfera vaporosa, perdendosi al piede dei potenti contrafforti della catena. Al {{wl|Q15995317|Moore}} il paese ha ricordato le vedute delle Alpi che si hanno dalla pianura piemontese o lombarda, ma il confronto non regge. La differenza si sente profonda, senza poterla analizzare. Vero è che le lontane chine coperte di «''elephant grass''» e le paludi nascoste dai papiri hanno quasi l'apparenza delle nostre colline e delle valli coltivate; e nessun segno rende manifesto che elefanti, bufali, antilopi e fiere si nascondano in quei campi lontani, che<noinclude>{{RigaIntestazione|||{{x-smaller|12}}}}</noinclude> 7yk0r3felk72qee1l4mrkn04prsm6eq Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/126 108 1018424 3839001 2026-05-21T08:16:31Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 90 CAPITOLO TERZO sembrano prati, od appezzamenti coltivati a grano, od a gran- turco, o frutteti. Ma il quadro è altrimenti severo e so- lenne; tolte le lontane apparenze, piuttosto frutto d'un raf- fronto mentale che vera impressione diretta, manca qua- lunque segno dell'opera dell' uomo. Le capanne dei neri ed i campi di banani e di altre colture indigene si intrav- vedono a stento, cercandoli; essi si fondono complet... 3839001 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>90 CAPITOLO TERZO sembrano prati, od appezzamenti coltivati a grano, od a gran- turco, o frutteti. Ma il quadro è altrimenti severo e so- lenne; tolte le lontane apparenze, piuttosto frutto d'un raf- fronto mentale che vera impressione diretta, manca qua- lunque segno dell'opera dell' uomo. Le capanne dei neri ed i campi di banani e di altre colture indigene si intrav- vedono a stento, cercandoli; essi si fondono completamente col paesaggio naturale e non ne alterano in nessun modo l'aspetto vergine ed intatto. Procedendo innanzi, la Spedizione attraversava un'ul- tima foresta, la più bella di quelle incontrate per via, po- polata di numerose scimmie, e, dopo una lunga marcia di sette ore, giungeva quello stesso giorno a Fort Portal. Avvicinandosi al paese, S. A. R. è ricevuto dal Re di Toro, Kasagama, un bell' uomo, di statura sopra alla normale, con fisonomia aperta ed intelligente, accompa- gnato da numeroso corteo, il quale reca molti doni. Attra- versata la zona coltivata attorno alla città, si entra nel- l'ampia e pulita via di Toro, riarsa dal sole. Fanno ala i Capi della regione venuti a ricevere la Spedizione coi loro seguiti; la via è affollata di gente, e specialmente di bam- bini chiassosi. Fort Portal fu costrutto nel 1891 dal Lugard, quan- d'ebbe spodestato Kabarega, alleato di Mwanga nella ri- volta, ed insediato re al suo posto Kasagama, mettendo fine ad un'êra di terribili persecuzioni e di razzie, che ave- vano quasi spopolato il paese. È situato in posizione assai salubre, a 1535 metri sul mare, entro una conca contornata ad occidente dalla catena del Ruwenzori, la quale scende con una lunga pro- paggine verso il lago Alberto e, ad oriente, dalle colline che separano il bacino del lago Alberto Edoardo da quello del lago Alberto. Della catena si intravvedono appena,<noinclude><references/></noinclude> aj88cd941q6aydwincf76devqy7t8jz 3839190 3839001 2026-05-21T10:23:18Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3839190 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|90|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude>sembrano prati, od appezzamenti coltivati a grano, od a granturco, o frutteti. Ma il quadro è altrimenti severo e solenne; tolte le lontane apparenze, piuttosto frutto d'un raffronto mentale che vera impressione diretta, manca qualunque segno dell'opera dell'uomo. Le capanne dei neri ed i campi di banani e di altre colture indigene si intravvedono a stento, cercandoli; essi si fondono completamente col paesaggio naturale e non ne alterano in nessun modo l'aspetto vergine ed intatto. Procedendo innanzi, la Spedizione attraversava un'ultima foresta, la più bella di quelle incontrate per via, popolata di numerose scimmie, e, dopo una lunga marcia di sette ore, giungeva quello stesso giorno a Fort Portal. Avvicinandosi al paese, {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} è ricevuto dal Re di Toro, Kasagama, un bell'uomo, di statura sopra alla normale, con fisonomia aperta ed intelligente, accompagnato da numeroso corteo, il quale reca molti doni. Attraversata la zona coltivata attorno alla città, si entra nell'ampia e pulita via di Toro, riarsa dal sole. Fanno ala i Capi della regione venuti a ricevere la Spedizione coi loro seguiti; la via è affollata di gente, e specialmente di bambini chiassosi. Fort Portal fu costrutto nel 1891 dal Lugard, quand'ebbe spodestato Kabarega, alleato di Mwanga nella rivolta, ed insediato re al suo posto Kasagama, mettendo fine ad un'êra di terribili persecuzioni e di razzie, che avevano quasi spopolato il paese. È situato in posizione assai salubre, a 1535 metri sul mare, entro una conca contornata ad occidente dalla catena del Ruwenzori, la quale scende con una lunga propaggine verso il lago Alberto e, ad oriente, dalle colline che separano il bacino del lago Alberto Edoardo da quello del lago Alberto. Della catena si intravvedono appena,<noinclude><references/></noinclude> 8w7n931sbeh24uhvheoyhg1id2tb808 3839198 3839190 2026-05-21T11:04:53Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3839198 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|90|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude>sembrano prati, od appezzamenti coltivati a grano, od a granturco, o frutteti. Ma il quadro è altrimenti severo e solenne; tolte le lontane apparenze, piuttosto frutto d'un raffronto mentale che vera impressione diretta, manca qualunque segno dell'opera dell'uomo. Le capanne dei neri ed i campi di banani e di altre colture indigene si intravvedono a stento, cercandoli; essi si fondono completamente col paesaggio naturale e non ne alterano in nessun modo l'aspetto vergine ed intatto. Procedendo innanzi, la Spedizione attraversava un'ultima foresta, la più bella di quelle incontrate per via, popolata di numerose scimmie, e, dopo una lunga marcia di sette ore, giungeva quello stesso giorno a Fort Portal. Avvicinandosi al paese, {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} è ricevuto dal Re di Toro, Kasagama, un bell'uomo, di statura sopra alla normale, con fisonomia aperta ed intelligente, accompagnato da numeroso corteo, il quale reca molti doni. Attraversata la zona coltivata attorno alla città, si entra nell'ampia e pulita via di Toro, riarsa dal sole. Fanno ala i Capi della regione venuti a ricevere la Spedizione coi loro seguiti; la via è affollata di gente, e specialmente di bambini chiassosi. Fort Portal fu costrutto nel 1891 dal {{wl|Q336027|Lugard}}, quand'ebbe spodestato Kabarega, alleato di Mwanga nella rivolta, ed insediato re al suo posto Kasagama, mettendo fine ad un'êra di terribili persecuzioni e di razzie, che avevano quasi spopolato il paese. È situato in posizione assai salubre, a 1535 metri sul mare, entro una conca contornata ad occidente dalla catena del Ruwenzori, la quale scende con una lunga propaggine verso il lago Alberto e, ad oriente, dalle colline che separano il bacino del lago Alberto Edoardo da quello del lago Alberto. Della catena si intravvedono appena,<noinclude><references/></noinclude> 61bmq3ynopxilvjj9dpuhn14to859zk Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/127 108 1018425 3839002 2026-05-21T08:16:43Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: Foresta tropicale presso Fort Portal 3839002 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>Foresta tropicale presso Fort Portal<noinclude><references/></noinclude> 4mt1c6b3jonppkjp2wljz03r3n5e6qc Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/129 108 1018426 3839003 2026-05-21T08:16:54Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: IL RUWENZORI 91 quando per eccezione non sono coperte da nubi, le vette più alte, che fanno capolino dietro un contrafforte avan- zato, detto dei Picchi Portal. Verso Nord-Ovest, ai piedi dei monti, spic- cano alcuni co- ni e poggi vul- canici fra i quali sono numerosi laghetti-crateri. Gli Euro- pei residenti a Fort Portal, comprese le si- gnore, non sommano a quindici; il Sub- Commissioner, il Collector, il Comandante... 3839003 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>IL RUWENZORI 91 quando per eccezione non sono coperte da nubi, le vette più alte, che fanno capolino dietro un contrafforte avan- zato, detto dei Picchi Portal. Verso Nord-Ovest, ai piedi dei monti, spic- cano alcuni co- ni e poggi vul- canici fra i quali sono numerosi laghetti-crateri. Gli Euro- pei residenti a Fort Portal, comprese le si- gnore, non sommano a quindici; il Sub- Commissioner, il Collector, il Comandante delle truppe, ed i Missionari cattolici e pro- testanti. Le a- bitazioni dei funzionari in- glesi sono su di un colle; fra esse spicca il Foresta fra Butiti e Fort Portal. palazzo del Sub-Commissioner, cinto da un fosso e da una palizzata; sui colli vicini hanno sede le Missioni e l'Ospe- dale; su un poggio a Sud-Est, tutto vestito da estese pian- tag'oni di banani, sono le case del Re di Toro. Al basso, fra i colli, a fianco d'una strada alberata, sono allineate le<noinclude><references/></noinclude> 1isl88xb58zii2ewr41ktb0oukekqsz Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/130 108 1018427 3839004 2026-05-21T08:17:04Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 92 CAPITOLO TERZO botteghe, in tutto simili a quelle di Kampala. V'è ancora una caserma pei soldati indigeni ed il solito mercato. A Fort Portal si vedono molti indigeni della razza Bahima. È una bella gente d'origine etiopica, di statura alta, corpo snello, arti bene proporzionati, di colorito più chiaro dei Baganda, con tratti regolari che rassomigliano a quelli del bianco. Sono tutti pastori, vestono un manto di pelle... 3839004 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>92 CAPITOLO TERZO botteghe, in tutto simili a quelle di Kampala. V'è ancora una caserma pei soldati indigeni ed il solito mercato. A Fort Portal si vedono molti indigeni della razza Bahima. È una bella gente d'origine etiopica, di statura alta, corpo snello, arti bene proporzionati, di colorito più chiaro dei Baganda, con tratti regolari che rassomigliano a quelli del bianco. Sono tutti pastori, vestono un manto di pelle ed hanno un linguaggio proprio. I tipi puri si vanno facendo più rari per gli incroci colla razza Baganda. La spedizione è ospitata a Fort Portal nella casa del Sig. J. O. Haldane, Collector; i portatori sono accampati nella pianura sottostante. La carovana in marcia.<noinclude><references/></noinclude> ixnzld182s5l4on4xhh1oxshke7qcpy Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/133 108 1018428 3839063 2026-05-21T08:54:15Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: IL RUWENZORI 95 Semliki, dove era incerto se le risorse locali sarebbero state sufficienti ad alimentare la numerosa carovana, ed incertissime le disposizioni degli indigeni del versante con- golese, spesso ostili e turbolenti. Delle due vie, la seconda conteneva certamente le in- cognite più gravi. S. A. R. decise perciò di seguire la più diretta e più breve, risalendo la valle Mobuku, per arrivare Sulla Piazza di Fort... 3839063 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>IL RUWENZORI 95 Semliki, dove era incerto se le risorse locali sarebbero state sufficienti ad alimentare la numerosa carovana, ed incertissime le disposizioni degli indigeni del versante con- golese, spesso ostili e turbolenti. Delle due vie, la seconda conteneva certamente le in- cognite più gravi. S. A. R. decise perciò di seguire la più diretta e più breve, risalendo la valle Mobuku, per arrivare Sulla Piazza di Fort Portal. al più presto fra i monti, dove si sarebbero potuti racco- gliere gli elementi per giudicare della via migliore. I due giorni di fermata a Fort Portal erano stati giorni d'ozio per la carovana indigena, ed erano bastati per guastarne la compattezza e per disavvezzarli dalla di- sciplina imparata nelle due settimane di lavoro precedenti. Cosicchè, quando il tamburo e le trombe suonarono la sveglia alle 4,30 ant. del 1° Giugno, nessuno si mosse. Boys e portatori arrivarono in ritardo ed alla spicciolata,<noinclude><references/></noinclude> 2ynquc3db6flaigf7m5nrrpiklfansy Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/134 108 1018429 3839064 2026-05-21T08:54:29Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 96 CAPITOLO QUARTO e fu solo dopo più di due ore che la carovana potè met- tersi in marcia, avviandosi colle solite grida, preceduta dalle bandiere inglese ed italiana. Il bagaglio, già diminuito per il consumo dei viveri nei quindici giorni trascorsi, s'era ancora ridotto di tutti gli effetti di corredo personale lasciati indietro a Fort Portal. Perciò s'era congedato un certo numero di portatori, sce- gliendo gli altri... 3839064 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>96 CAPITOLO QUARTO e fu solo dopo più di due ore che la carovana potè met- tersi in marcia, avviandosi colle solite grida, preceduta dalle bandiere inglese ed italiana. Il bagaglio, già diminuito per il consumo dei viveri nei quindici giorni trascorsi, s'era ancora ridotto di tutti gli effetti di corredo personale lasciati indietro a Fort Portal. Perciò s'era congedato un certo numero di portatori, sce- gliendo gli altri fra i più forti ed i più sani. Capanna indigena. Accompagnavano S. A. R. alla partenza da Fort Portal il Sig. Knowles, il Collector Sig. Haldane ed il Dott. Wol- laston, il quale andava a raggiungere la Spedizione del British Museum nella valle Nyamwamba. Completava la carovana una scorta di venti ascari. Le loro donne erano venute a salutarli alla partenza. La forma del commiato non potrebbe essere più costumata e modesta: la donna s'inginocchia dinanzi al marito, che le impone una mano cul capo. Come s'è detto, Fort Portal è situato sulle alture che<noinclude><references/></noinclude> 9o8nkfiq1h6czi0i2uyeh3xooduyzej Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/135 108 1018430 3839065 2026-05-21T08:54:40Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: Campo α Nakitawa 3839065 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>Campo α Nakitawa<noinclude><references/></noinclude> a2ncyq67hjk9w4la60htwkhnzuddbo6 Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/137 108 1018431 3839066 2026-05-21T08:54:58Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: IL RUWENZORI 97 separano il bacino del lago Alberto da quello dell'Alberto Edoardo. Quest'ultimo è collegato per mezzo d'uno stretto e breve canale al lago Dueru o Ruisamba, quale si stende nella depressione detta « Albertine Valley », ai piedi dei pendii orientali del Ruwenzori, raccogliendo tutte le acque che ne fluiscono. Per giungere alla valle Mobuku, si contorna il bacino del lago Ruisamba, senza scendere in esso,... 3839066 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>IL RUWENZORI 97 separano il bacino del lago Alberto da quello dell'Alberto Edoardo. Quest'ultimo è collegato per mezzo d'uno stretto e breve canale al lago Dueru o Ruisamba, quale si stende nella depressione detta « Albertine Valley », ai piedi dei pendii orientali del Ruwenzori, raccogliendo tutte le acque che ne fluiscono. Per giungere alla valle Mobuku, si contorna il bacino del lago Ruisamba, senza scendere in esso, dap- prima sui colli spartiacque, poi costeggiando la base orientale Mercato a Fort Portal. della catena da Nord a Sud, ed attraversando al piede le valli ed i torrenti che ne discendono. La contrada, sebbene fertilissima, e ricca di acque irrigue, è poco coltivata, salvo nelle vicinanze di Fort Portal; ed è popolata da gente miserevole e di aspetto malaticcio. La via, ora sentiero, ora piuttosto ampia, è in gran parte vera strada di montagna, e sarebbe faticosissima ed anche difficile, se non fosse mantenuta con gran cura. S'incon- trano ad ogni passo indigeni, specialmente donne e vecchi, che la raggiustano e la ripuliscono delle erbe. Come di 13<noinclude><references/></noinclude> 6znysvdf1uwbh1doi7v514rqfl83kjt Autore:Antonio Montanari (giurista) 102 1018432 3839074 2026-05-21T09:04:32Z Spinoziano (BEIC) 60217 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Antonio | Cognome = Montanari | Disambigua = (giurista) | Attività = giurista | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} == Opere == * ''La necessità della pena di morte nella criminal legislazione'', Verona, 1770 ({{BEIC|IE716320}}, {{GB|z5pBAAAAcAAJ}}) {{sezione note}} 3839074 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Antonio | Cognome = Montanari | Disambigua = (giurista) | Attività = giurista | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} == Opere == * ''La necessità della pena di morte nella criminal legislazione'', Verona, 1770 ({{BEIC|IE716320}}, {{GB|z5pBAAAAcAAJ}}) {{sezione note}} e3jbtuu5rn00zdiqlwrqllwbcve03cc Pagina:Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615.djvu/138 108 1018433 3839081 2026-05-21T09:11:03Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3839081 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|98|{{Sc|capitolo terzo}}|}}</noinclude>solito, molte donne portano sul dorso od hanno al seno i loro piccini, tenendosi vicini i più grandicelli; bimbi ed adulti sono interamente nudi o coperti con qualche cencio o d'una pelle attorno ai lombi. Le donne s'ornano di braccialetti, e, in mancanza d'altro, cingono braccia e gambe con anelli di foglie di banano attorcigliate. La via tra Fort Portal e la valle Mobuku fu percorsa {{FI |file = Il Ruwenzori, 1908 - BEIC IE7203615 - pagina 98 - a Fort Portal.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|A Fort Portal.}} }} in tre tappe. Dalla Stazione europea si scese dapprima per l'ampia strada nella valle Mpango, attraversando il fiume su d'un ponte di legno; poi si salì al colle reale, dove il Re Kasagama attendeva {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} in mezzo a tutta la sua corte. Si fece un'altra breve sosta a Notre Dame de la Neige, per prender commiato dai cortesi Padri della Missione Francese. La via è fiancheggiata da alte siepi, dietro le quali sono numerose capanne indigene, sparse nei campi coltivati a piselli, miglio, patate dolci, tabacco, con molte piantagioni di banani.<noinclude><references/></noinclude> 6fgupcz4jzmuad2t4le84s4l1a1m356 Pagina:Saadi - Il Roseto, II.pdf/55 108 1018434 3839183 2026-05-21T10:11:16Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3839183 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" /></noinclude><section begin="s1" />{{Ct|f=150%|CAPITOLO QUINTO}} {{Ct|f=130%|DEGLI AMORI E DELL'ETÀ GIOVANE}} <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|f=120%|1. CIÒ CHE PIACE È ANCHE BELLO}} Taluni dissero un giorno a Hasan Maymendi:<ref>Ministro del sultano Mahmud, della casa de Ghaznevidi, già ricordato altrove.</ref> "Il sultano Mahmud ha tanti paggi bellissimi, ciascuno dei quali è una meraviglia e un fiore. Come va ch'egli non ha inclinazione alcuna né sente affetto per alcuno di essi se non per Ayaz, di cui, insomma, non è poi tanto grande la bellezza?" "Tutto ciò" rispose "che penetra nel cuore, agli occhi appare sempre bello." <poem> Di tal, chiunque ei sia per cui risente affetto un re, ciò ch'ei farà di male, sempre sarà ben fatto. Ma per tal che da sé lungi discaccia un re, niun della greggia cortigiana ha mai gentile il tratto. Chi con occhio riguarda dispettoso, brutta giudicherà della bellezza anche in Yusùf l'impronta ed il suggello.<ref>Giuseppe (Yusuf), figlio di Giacobbe, tipo della bellezza nella tradizione musulmana. </ref> Ma se con occhio guarda compiacente a un dèmone, parràgli angiol di luce cherubica negli occhi adorno e bello. </poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||51|}}</noinclude> dargm8n8gjq60d7nzdj6a902ligw9c2 Pagina:Saadi - Il Roseto, II.pdf/56 108 1018435 3839189 2026-05-21T10:21:31Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3839189 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" /></noinclude><section begin="s1" />{{Ct|f=120%|2. NON DATE CONFIDENZA AI GIOVANI PAGGI}} Si racconta che un mercante aveva un paggio di singolar bellezza al quale egli riguardava con intenso affetto. Un giorno, ad un suo amico, egli diceva: "Oimé! se questo mio paggio, con tanta sua avvenenza e belle qualità, non fosse linguacciuto e ineducato, quanto sarebbe caro!" E l'altro gli rispose: "O fratello, da che tu gli hai attestato l'amicizia tua, non t'aspettar da lui obbedienza nessuna, poiché, quando c'entra in mezzo l'affezione, spariscono d'un tratto signoria e servitú!" <poem> Se a ridere e a scherzar scende il padrone con un paggio avvenente, qual meraviglia se padron s'è reso il paggio immantinente, e quel di lui porta qual schiavo delle scede il peso? Vuolsi che l'acqua attinga e dei mattoni stempri la creta giovinetto schiavo, ché si fa vïolento e scapestrato paggio cui vizïâr miti i padroni. </poem> <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|f=120%|3. PREPOTENZA DELLA PASSIONE}} Io conobbi già un uom saggio che s'era preso di tale affetto per una persona da perdere ogni pazienza e da non osare pur di parlarne. Per quanto altri lo consigliasse e l'ammonisse, non poteva liberarsi da cotesta sua affezione.<noinclude><references/>{{PieDiPagina||52|}}</noinclude> aa4jif6jrvy7847xvgjip9cyjtkse0o 3839212 3839189 2026-05-21T11:37:36Z Francyskus 76680 3839212 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" /></noinclude><section begin="s1" />{{Ct|f=120%|2. NON DATE CONFIDENZA AI GIOVANI PAGGI}} Si racconta che un mercante aveva un paggio di singolar bellezza al quale egli riguardava con intenso affetto. Un giorno, ad un suo amico, egli diceva: "Oimé! se questo mio paggio, con tanta sua avvenenza e belle qualità, non fosse linguacciuto e ineducato, quanto sarebbe caro!" E l'altro gli rispose: "O fratello, da che tu gli hai attestato l'amicizia tua, non t'aspettar da lui obbedienza nessuna, poiché, quando c'entra in mezzo l'affezione, spariscono d'un tratto signoria e servitú!" <poem> Se a ridere e a scherzar scende il padrone con un paggio avvenente, qual meraviglia se padron s'è reso il paggio immantinente, e quel di lui porta qual schiavo delle scede il peso? Vuolsi che l'acqua attinga e dei mattoni stempri la creta giovinetto schiavo, ché si fa vïolento e scapestrato paggio cui vizïâr miti i padroni. </poem> <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|f=120%|3. PREPOTENZA DELLA PASSIONE}} Io conobbi già un uom saggio che s'era preso di tale affetto per una persona da perdere ogni pazienza e da non osare pur di parlarne. Per quanto altri lo consigliasse e l'ammonisse, non poteva liberarsi da cotesta sua affezione.<noinclude><references/>{{PieDiPagina||52|}}</noinclude> me26xnq3u9r4reg2rdo671ma7utaq2g 3839214 3839212 2026-05-21T11:38:36Z Francyskus 76680 3839214 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" /></noinclude><section begin="s1" />{{Ct|f=120%|2. NON DATE CONFIDENZA AI GIOVANI PAGGI}} Si racconta che un mercante aveva un paggio di singolar bellezza al quale egli riguardava con intenso affetto. Un giorno, ad un suo amico, egli diceva: "Oimé! se questo mio paggio, con tanta sua avvenenza e belle qualità, non fosse linguacciuto e ineducato, quanto sarebbe caro!" E l'altro gli rispose: "O fratello, da che tu gli hai attestato l'amicizia tua, non t'aspettar da lui obbedienza nessuna, poiché, quando c'entra in mezzo l'affezione, spariscono d'un tratto signoria e servitú!" <poem> Se a ridere e a scherzar scende il padrone con un paggio avvenente, qual meraviglia se padron s'è reso il paggio immantinente, e quel di lui porta qual schiavo delle scede il peso? Vuolsi che l'acqua attinga e dei mattoni stempri la creta giovinetto schiavo, ché si fa vïolento e scapestrato paggio cui vizïâr miti i padroni. </poem> <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|f=120%|3. PREPOTENZA DELLA PASSIONE}} Io conobbi già un uom saggio che s'era preso di tale affetto per una persona da perdere ogni pazienza e da non osare pur di parlarne. Per quanto altri lo consigliasse e l'ammonisse, non poteva liberarsi da cotesta sua affezione.<noinclude><references/>{{PieDiPagina||52|}}</noinclude> 452px2ivn0p5hhi8qmcbtc5gmuyc1gt Pagina:Saadi - Il Roseto, II.pdf/57 108 1018436 3839195 2026-05-21T10:42:14Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3839195 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||IL ROSETO|53}}</noinclude><section begin="s1" /><poem> Non io dal lembo tuo questa mia mano, s'anche di spada mi ferisci acuta, a dietro ritrarrò. Oltre di te non è rifugio alcuno, ricovero non è. S'io fuggir debbo. presso a te fuggirò. </poem> Un giorno, come per ammonirlo, gli dissi: "Che è avvenuto del tuo alto senno da che un basso affetto lo ha vinto?" Stette alquanto sopra pensiero, poi disse: <poem> "Oh, non rimane ov'entra il re d'amore loco nessuno alla virtú che il braccio arma ai pensieri eletti! L'infelice che giú, fino alla gola, nella melma cadea, come potria panni aver puri e netti?" </poem> <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|f=120%|4. APPARIZIONE DELL'OGGETTO AMATO}} Mi ricordo che, una notte, il dolce oggetto dell'amor mio entrò per la mia porta. Senza che io me ne avvedessi, con tanto precipizio mi levai dal luogo mio che la lucerna, all'urto del lembo della veste si spense. <poem> ''Venne e apparí l'immagine di tale'' ''per cui si schiara, al suo venir, la notte,'' ''e guida per la notte a me si rese.'' ''Oh gioia! oh festa! oh giubilo! diss'io,'' ''è franchigia per me questa ch'io bramo'' ''quando il vespro al crepuscolo s'accese.'' Stupor mi venne della sorte mia! questa fortuna donde a me venía? </poem><noinclude><references/></noinclude> t5lnephr821kujiwuuce9dmihka55y6 3839204 3839195 2026-05-21T11:10:26Z Francyskus 76680 3839204 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||IL ROSETO|53}}</noinclude><section begin="s1" /><poem> Non io dal lembo tuo questa mia mano, s'anche di spada mi ferisci acuta, a dietro ritrarrò. Oltre di te non è rifugio alcuno, ricovero non è. S'io fuggir debbo. presso a te fuggirò. </poem> Un giorno, come per ammonirlo, gli dissi: "Che è avvenuto del tuo alto senno da che un basso affetto lo ha vinto?" Stette alquanto sopra pensiero, poi disse: <poem> "Oh, non rimane ov'entra il re d'amore loco nessuno alla virtú che il braccio arma ai pensieri eletti! L'infelice che giú, fino alla gola, nella melma cadea, come potria panni aver puri e netti?" </poem> <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|f=120%|4. APPARIZIONE DELL'OGGETTO AMATO}} Mi ricordo che, una notte, il dolce oggetto dell'amor mio entrò per la mia porta. Senza che io me ne avvedessi, con tanto precipizio mi levai dal luogo mio che la lucerna, all'urto del lembo della veste si spense. <poem> ''Venne e apparí l'immagine di tale'' ''per cui si schiara, al suo venir, la notte,'' ''e guida per la notte a me si rese.'' ''Oh gioia! oh festa! oh giubilo! diss'io,'' ''è franchigia per me questa ch'io bramo'' ''quando il vespro al crepuscolo s'accese.'' Stupor mi venne della sorte mia! questa fortuna donde a me venía? </poem><noinclude><references/></noinclude> 1ds5dkajzwm2549jozkuatmay4ky8jm Autore:Frederick Lugard, I barone di Lugard 102 1018437 3839199 2026-05-21T11:07:02Z Spinoziano (BEIC) 60217 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Frederick | Cognome = Lugard, I barone di Lugard | Attività = militare/esploratore | Nazionalità = britannico | Professione e nazionalità = }} 3839199 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Frederick | Cognome = Lugard, I barone di Lugard | Attività = militare/esploratore | Nazionalità = britannico | Professione e nazionalità = }} dpfracol4vvc89bc5efprjd9dytal63 Pagina:Saadi - Il Roseto, II.pdf/58 108 1018438 3839200 2026-05-21T11:08:11Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3839200 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|54|IL ROSETO|}}</noinclude><section begin="s1" /> Si sedette e prese a rimproverarmi dicendo: "E perché, al momento di vedermi, hai tu spento la lucerna?" "Io mi pensai" risposi, "che il sole fosse entrato da me, perché la gente d'ingegno sottile ha detto: <poem> "Se un gaglioffo si apposta innanzi al cero, su su! lo scanna in mezzo agli altri a forza. Ma, se persona è bella ed avvenente, l'afferra al lembo e la lucerna smorza." </poem> <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|f=120%|5. VISITA RARA, MA GRADITA}} Un tale non aveva piú veduto un amico suo da lungo tempo. Quando finalmente lo rivide, disse: "Dove sei stato, o io t'ho desiderato tanto?" "Il desiderio" rispose "è migliore della noia." <poem> Tardi venisti a me, caldo d'amore! Non io però sí presta torrò la mano mia dalla tua vesta.<ref>Cioè ti abbandonerò.</ref> Di chi per sua venuta alcun si sazi, piú ci ritorna a grado gente diletta che vediam di rado. </poem> Persona piacente che viene presso i suoi amici, viene per suscitarvi qualche malanno, da che non può evitare da parte loro gelosie e gare. <poem> ''Se venuto sei tu per visitarmi'' ''nell'amico tuo affetto,'' ''quand'anche tu a me venga per la pace,'' ''guerra da te m'aspetto.'' Per un istante solo in che fra gli altri vada l'amica mia, </poem><noinclude><references/></noinclude> 4nvr5zi0gzzai7fckvfj0011m7mvu6l Categoria:Pagine in cui è citato Frederick Lugard, I barone di Lugard 14 1018439 3839201 2026-05-21T11:08:21Z Spinoziano (BEIC) 60217 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Frederick Lugard, I barone di Lugard}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Lugard, Frederick I barone di]] 3839201 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Frederick Lugard, I barone di Lugard}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Lugard, Frederick I barone di]] k9o9der8madbvnzeherkudmbi247n95 Categoria:Testi in cui è citato Frederick Lugard, I barone di Lugard 14 1018440 3839202 2026-05-21T11:08:59Z Spinoziano (BEIC) 60217 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Frederick Lugard, I barone di Lugard}} [[Categoria:Testi per autore citato|Lugard, Frederick I barone di]] 3839202 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Frederick Lugard, I barone di Lugard}} [[Categoria:Testi per autore citato|Lugard, Frederick I barone di]] h5st6adowcj6tsld6al3q7wzmdoxc88 Il Roseto/Capitolo quinto - Degli amori e dell'età giovane/4. Apparizione dell'oggetto amato 0 1018441 3839203 2026-05-21T11:10:01Z Francyskus 76680 Porto il SAL a SAL 75% 3839203 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=21 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Capitolo quinto - Degli amori e dell'età giovane]] - 4. Apparizione dell'oggetto amato|prec=../3. Prepotenza della passione|succ=../5. Vista rara, ma gradita}} <pages index="Saadi - Il Roseto, II.pdf" from="57" to="58" fromsection="s2" tosection="s1" /> 99jiv5mu11aftukwj5t7impowt2icpz Pagina:Saadi - Il Roseto, II.pdf/59 108 1018442 3839207 2026-05-21T11:22:53Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3839207 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||IL ROSETO|55}}</noinclude><section begin="s1" /><poem> manca assai poco perché non mi uccida tosto la gelosia. Ella ridendo dice: Io son la lampa in questa compagnia. Qual colpa è in me se la farfalla in questa mia fiamma si moría?<ref>La farfalla che si getta nella flamma e vi muore, è leggiadra immagine orientale dell'anima amante che si perde nell'oggetto dell'amor suo.</ref> </poem> <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|f=120%|6. GELOSIA DI AMICI INSEPARABILI}} Mi ricordo che nei giorni della mia giovinezza, io e un amico mio eravamo indivisi come due midolli dentro lo stesso involucro, quand'ecoo, tutto ad un tratto, capitò che io dovetti partire. Quando, trascorso certo tempo, fui di ritorno, l'amico prese a rimbrottarmi dicendo: "E perché, in tutto questo tempo, non mi hai inviato un tuo messaggio?" "Mi sarebbe spiaciuto" io risposi, "che l'occhio del messaggero s'illuminasse alla tua luce e io ne rimanessi privo!" <poem> Antico amico mio, con la tua lingua non consigliarmi, sai? Nemmen per forza penitenza vo' farti. Gelosia vienmi perché alcun riguardi sazio al tno viso. Oh no! sazio nessuno esser dee del mirarti.<ref>Nessuno, fuor di me, deve godere del tuo aspetto e rendersene ebbro a saziarsene</ref> </poem> <section end="s2" /><section begin="s3" /> {{Ct|f=120%|7. AMORE IMPERTERRITO}} Io ho conosciuto già un tale, persona saggia, che, preso di certo amore e divulgatosene il segreto, doveva sopportar mille rimprocci e tollerar mille biasimi. Un<noinclude><references/></noinclude> 5rl7209oqnbcnnypzpm8bv4tfz56so9 Pagina:Saadi - Il Roseto, II.pdf/60 108 1018443 3839208 2026-05-21T11:35:36Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3839208 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|56|IL ROSETO|}}</noinclude><section begin="s1" />giorno io gli dissi: "Io so bene che in cotesta affezione tua trovasi onesta cagione e che il principio dell'amor tuo non ha alcun che di men degno. E però, pur con tal motivo, non è conveniente alla dignità d'uom savio dar sospetto di se stesso e tollerare i motteggi della gente ineducata!" "Amico mio" rispose, "lascia cotesti tuoi rimproveri, perché anch'io piú volte ho pensato a questo tuo buono espediente che tu avvisi! Ma a me riesce più facile tollerare l'ingiuria degli altri che il non veder piú quella persona; e i savi sogliono dire: Piú facile esporre il cuore alla tortura che ritrarre gli occhi dalla persona che si ama contemplare." <poem> Chiunque ha il cor soggetto ad un amante, gli è come aver la barba entro la mano d'altra persona,<ref>Imagine triviale che, con quanto dopo si legge, fa dubitare dell'autenticità del racconto.</ref> e damma che un capestro al collo reca, non può mai di sua voglia muovere il piè. Chi senza il suo amor viver non può, di lui l'ingiuria portar debbe e l'offesa. "All'amor tuo," gli dissi un dí, "pietà domanda!" Ed ei: "Molti già sono i dí ch'io" mi rispose, "chieggo perdono a Dio. No! non domanda grazia l'amico dall'amico suo, ond'io del core a quello mi acconciai che all'amor mio passa pel capo, sia ch'ei grazïoso appo di lui mi chiami, sia che con ira (egli lo sa!) mi scacci!" </poem> <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|f=120%|8. GUARDARSI DAI SOSPETTI}} Ad un sapiente fu fatta, un giorno, questa domanda: "Un tale trovasi da solo con l'oggetto dell'amor suo, mentre son chiuse le porte, e i sorveglianti sonnecchiano,<noinclude><references/></noinclude> 83w4g6aok3myuqij540nl43yjcjbtsh Il Roseto/Capitolo quinto - Degli amori e dell'età giovane 0 1018444 3839209 2026-05-21T11:36:20Z Francyskus 76680 Porto il SAL a SAL 75% 3839209 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=21 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capitolo quinto - Degli amori e dell'età giovane|prec=../Capitolo quarto - Dei pregi del silenzio/14. Lo stesso argomento|succ=../Capitolo quinto - Degli amori e dell'età giovane/1. Ciò che piace è anche bello}} <pages index="Saadi - Il Roseto, II.pdf" from="55" to="55" fromsection="s1" tosection="s1" /> iqak95qnii4bobqwpqhd0464j8d3gn1 Il Roseto/Capitolo quinto - Degli amori e dell'età giovane/1. Ciò che piace è anche bello 0 1018445 3839210 2026-05-21T11:36:46Z Francyskus 76680 Porto il SAL a SAL 75% 3839210 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=21 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Capitolo quinto - Degli amori e dell'età giovane]] - 1. Ciò che piace è anche bello|prec=../../Capitolo quinto - Degli amori e dell'età giovane|succ=../2. Non date confidenza ai giovani paggi}} <pages index="Saadi - Il Roseto, II.pdf" from="55" to="55" fromsection="s2" /> j0wyj34c0cz9eimt04uvnbnq0fywk44 Il Roseto/Capitolo quinto - Degli amori e dell'età giovane/2. Non date confidenza ai giovani paggi 0 1018446 3839211 2026-05-21T11:37:09Z Francyskus 76680 Porto il SAL a SAL 75% 3839211 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=21 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Capitolo quinto - Degli amori e dell'età giovane]] - 2. Non date confidenza ai giovani paggi|prec=../1. Ciò che piace è anche bello|succ=../3. Prepotenza della passione}} <pages index="Saadi - Il Roseto, II.pdf" from="56" to="56" fromsection="s1" tosection="s1" /> 36xwaaabhflpj8k8fi5jjxvh6lmepjr Il Roseto/Capitolo quinto - Degli amori e dell'età giovane/3. Prepotenza della passione 0 1018447 3839213 2026-05-21T11:38:15Z Francyskus 76680 Porto il SAL a SAL 75% 3839213 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=21 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Capitolo quinto - Degli amori e dell'età giovane]] - 3. Prepotenza della passione|prec=../2. Non date confidenza ai giovani paggi|succ=../4. Apparizione dell'oggetto amato}} <pages index="Saadi - Il Roseto, II.pdf" from="56" to="57" fromsection="s2" tosection="s1" /> t3y6mlpesrhp2ubr0ftaw3o9k9z8wb9 Il Roseto/Capitolo quinto - Degli amori e dell'età giovane/5. Vista rara, ma gradita 0 1018448 3839215 2026-05-21T11:39:27Z Francyskus 76680 Porto il SAL a SAL 75% 3839215 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=21 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Capitolo quinto - Degli amori e dell'età giovane]] - 5. Vista rara, ma gradita|prec=../4. Apparizione dell'oggetto amato|succ=../6. Gelosia di amici inseparabili}} <pages index="Saadi - Il Roseto, II.pdf" from="58" to="59" fromsection="s2" tosection="s1" /> ihmpjmsxik7esedrd7ib80mzxf3w5lh Il Roseto/Capitolo quinto - Degli amori e dell'età giovane/6. Gelosia di amici inseparabili 0 1018449 3839216 2026-05-21T11:39:59Z Francyskus 76680 Porto il SAL a SAL 75% 3839216 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=21 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Capitolo quinto - Degli amori e dell'età giovane]] - 6. Gelosia di amici inseparabili|prec=../5. Vista rara, ma gradita|succ=../7. Amore imperterrito}} <pages index="Saadi - Il Roseto, II.pdf" from="59" to="59" fromsection="s2" tosection="s2" /> ga09xub8i9jwnv523ug6xvsaocq1in4 Il Roseto/Capitolo quinto - Degli amori e dell'età giovane/7. Amore imperterrito 0 1018450 3839217 2026-05-21T11:40:16Z Francyskus 76680 Porto il SAL a SAL 75% 3839217 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=21 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Capitolo quinto - Degli amori e dell'età giovane]] - 7. Amore imperterrito|prec=../6. Gelosia di amici inseparabili|succ=../8. Guardarsi dai sospetti}} <pages index="Saadi - Il Roseto, II.pdf" from="59" to="60" fromsection="s3" tosection="s1" /> fhwnsrhk248ddz6a1bnsjsv3vvf59n1 Pagina:Cesare Guasti - Il sacco di Prato.djvu/76 108 1018451 3839219 2026-05-21T11:53:49Z Utoutouto 16823 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: — 24 — Entrando in Prato el sacro Pastor degno, Sente per tutto un feroce lamento; E ’1 me’ che può di salvar fa disegno Le donne, e quelle fa rinchiuder drento. Era d’un tal dolore el suo cor pregno Per la piata di si crudel tormento, Che U propio sangue volentier darebbe; Tanto del suo bel Prato allor gl’increbbe. Ma non era possibil por riparo In su quel punto a quella gente atroce. Però questo boccon fu tanto ama... 3839219 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>— 24 — Entrando in Prato el sacro Pastor degno, Sente per tutto un feroce lamento; E ’1 me’ che può di salvar fa disegno Le donne, e quelle fa rinchiuder drento. Era d’un tal dolore el suo cor pregno Per la piata di si crudel tormento, Che U propio sangue volentier darebbe; Tanto del suo bel Prato allor gl’increbbe. Ma non era possibil por riparo In su quel punto a quella gente atroce. Però questo boccon fu tanto amaro, Che quanto più ci pensa, più gli quoce. O dolce Pastor mio benigno e caro, S’udita fussi stata la tuo voce, Non era Prato in sì penosa gabbia. Ma che può fare un sol fra tanta rabbia? Are’ voluto la sua vita mettere Questo Pastor per conservar la greggie; Ma giovar più non può bando né lettere: Che chi non teme Iddio, mal si correggie. Non vai lusinghe o gran cosa promettere, Che rotto ha la piata tutte le leggie. Pensi ogni un se ’1 dolor l’affligge o tiene! Ma dove manca Iddio, manca ogni bene.<noinclude><references/></noinclude> 0eeel21644mot09pdtqo5cee649vug3