Wikisource itwikisource https://it.wikisource.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.47.0-wmf.4 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikisource Discussioni Wikisource File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Autore Discussioni autore Progetto Discussioni progetto Portale Discussioni portale Pagina Discussioni pagina Indice Discussioni indice Opera Discussioni opera TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Carlo Darwin/I 0 122381 3842939 3677033 2026-06-01T06:30:15Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3842939 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=1 giugno 2026|arg=biografie}} {{IncludiIntestazione|sottotitolo=I.|prec=../Introduzione|succ=../II}} <pages index="Morselli - Carlo Darwin, Milano-Torino 1882.djvu" from=5 to=10 fromsection=s2 tosection="s1" /> {{Sezione note}} 08eevusnp8bhjp4ziwi3e12qw9j56iq Carlo Darwin/II 0 122382 3842940 3677034 2026-06-01T06:30:18Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3842940 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=1 giugno 2026|arg=biografie}} {{IncludiIntestazione|sottotitolo=II.|prec=../I|succ=../III}} <pages index="Morselli - Carlo Darwin, Milano-Torino 1882.djvu" from=10 to=15 fromsection=s2 tosection="s1" /> 8f35vif7277fcgzmsdrbpyhpkcbphvi Carlo Darwin/III 0 122383 3842941 3677035 2026-06-01T06:30:22Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3842941 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=1 giugno 2026|arg=biografie}} {{IncludiIntestazione|sottotitolo=III.|prec=../II|succ=../IV}} <pages index="Morselli - Carlo Darwin, Milano-Torino 1882.djvu" from=15 to=25 fromsection=s2 tosection="s1" /> tvnm5j7ga339vxr50ad5sdhr7yzcfag I rossi e i neri/Primo volume 0 123455 3842942 3805108 2026-06-01T06:31:12Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 25% 3842942 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=1 giugno 2026|arg=romanzi}} {{IncludiIntestazione|sottotitolo=Parte prima|prec=../|succ=../Primo volume/I}} <pages index="Barrili - I rossi e i neri Vol.1, Milano, Treves, 1906.djvu" from="3" to="3" /> ==Indice== * {{Testo|/I|I. Nel quale si discorre del bel tempo e si fa la conoscenza di qualche personaggio}} * {{Testo|/II|II. Nel quale si dimostra come da buona pianta abbia a venir sempre buon frutto}} * {{Testo|/III|III. Nel quale si racconta di un uomo di capelli rossigni, e di una spasimata voglia che aveva di scendere in campo per la sua dama}} * {{Testo|/IV|IV. Qui si mostra con la prova in mano come gli angeli non siano poi tutti in paradiso}} * {{Testo|/V|V. Come la vicinanza del Paradiso non togliesse a due amici di trovarsi in Purgatorio}} * {{Testo|/VI|VI. Nel quale si dimostra che l'Enfisema non è un personaggio greco}} * {{Testo|/VII|VII. Di un'alzata d'ingegno che fece l'uomo dai capelli rossigni, e di quello che poscia ne avvenne}} * {{Testo|/VIII|VIII. Dove si legge vita e miracoli della signora che aveva scritto la lettera}} * {{Testo|/IX|IX. Come Ercole filasse alla conocchia di Onfale, e come tutti gli uomini possono somigliare ad Ercole}} * {{Testo|/X|X. Di un ghiotto discorso che facevano insieme Aloise di Montalto e il Pietrasanta, innanzi di mettersi in carrozza}} * {{Testo|/XI|XI. Dove si viene in chiaro del segreto di Aloise}} * {{Testo|/XII|XII. Di un vecchio che voleva vivere e non voleva fare testamento}} * {{Testo|/XIII|XIII. Di una gita che fece il dottor Collini nel vicolo di Mezza Galera}} * {{Testo|/XIV|XIV. Nel quale si comincia a sapere chi fosse e che cosa facesse l'uomo vestito di nero}} * {{Testo|/XV|XV. Qui si racconta come il padre Bonaventura sapesse sfruttare le ribalderie de' suoi simili}} * {{Testo|/XVI|XVI. Dove si chiariscono gli effetti della contromina}} * {{Testo|/XVII|XVII. Di un Don Giovanni da dozzina e delle pretensioni che aveva}} * {{Testo|/XVIII|XVIII. Una corona di spine}} * {{Testo|/XIX|XIX. Nel quale si fa la spiegazione del proverbio "chi cerca trova"}} * {{Testo|/XX|XX. All'insegna degli Amici, buon vino.... e grama Compagnia}} * {{Testo|/XXI|XXI. La dimani d'una brutta giornata}} * {{Testo|/XXII|XXII. Degli apparecchi che fece la contessa Cisneri per andare ad una festa da ballo}} * {{Testo|/XXIII|XXIII. Nel quale si racconta come una gentildonna congedasse un innamorato che l'aveva seccata}} * {{Testo|/XXIV|XXIV. Nel quale si parla di molte stelle del cielo Ligustico}} * {{Testo|/XXV|XXV. La bella Ginevra dagli occhi verdi}} * {{Testo|/XXVI|XXVI. Come Aloise di Montalto si avvicinasse per la prima volta alla bella Ginevra}} * {{Testo|/XXVII|XXVII. Come la bella Ginevra non avesse ad essere molto contenta dei fatti di Aloise di Montalto}} * {{Testo|/XXVIII|XXVIII. Nel quale si conosce il buon cuore di Enrico Pietrasanta, e della marchesa Maddalena}} * {{Testo|/XXIX|XXIX. Nel quale si comincia a conoscere che uomo fosse il marchese Antoniotto}} * {{Testo|/XXX|XXX. Della relazione che c'era tra le opere di Sant'Agostino e la "Società del Parafulmine"}} * {{Testo|/XXXI|XXXI. Nel quale si racconta dell'uomo vestito di nero e degli apprestamenti che fece per una giornata campale}} * {{Testo|/XXXII|XXXII. Nel quale i lettori non genovesi impareranno chi fossero Barudda e Pippía}} * {{Testo|/XXXIII|XXXIII. Nel quale è dimostrato che una ne pensa il ghiotto e un'altra il tavernaio}} * {{Testo|/XXXIV|XXXIV. Dove si fa un brutto viaggio, ma parecchio Istruttivo}} * {{Testo|/XXXV|XXXV. Come un gladiatore moderno si disponesse all'ultima Pugna}} * {{Testo|/XXXVI|XXXVI. Nel quale una cassettina d'ebano dischiude alla perfine i suoi ventenni segreti}} * {{Testo|/XXXVII|XXXVII. Come Lorenzo andasse in traccia di Niso e dovesse far capo ad Eurialo}} * {{Testo|/XXXVIII|XXXVIII. "Amor che a nullo amato amar perdona"}} 1bshho1e80xq8mxgmjijlkbk0qg5jsl I rossi e i neri/Secondo volume 0 123507 3842945 3805126 2026-06-01T06:31:49Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 25% 3842945 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=1 giugno 2026|arg=romanzi}} {{IncludiIntestazione|sottotitolo=Parte seconda|prec=../Primo volume/XXXVIII|succ=/I}} <pages index="Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu" from="3" to="3" /> ==Indice== * {{Testo|/I|I. Di ciò che avvenne e di ciò che non avvenne la notte del 29 giugno}} * {{Testo|/II|II. Dove si legge come andasse a finire l'impresa di Lorenzo Salvani}} * {{Testo|/III|III. Di una corte d'amore, la quale fu tenuta nel secolo decimonono}} * {{Testo|/IV|IV. Qui si racconta di Goffredo Rudel, come per amor si morisse}} * {{Testo|/V|V. L'uomo propone e la donna dispone}} * {{Testo|/VI|VI. Dove si legge di tre naviganti che avevano perduta la bussola}} * {{Testo|/VII|VII. Nel quale si racconta chi fossero i Templarii}} * {{Testo|/VIII|VIII. Nel quale si disputa lungamente intorno all'origine della donna}} * {{Testo|/IX|IX. Dove si chiarisce la bontà del metodo induttivo}} * {{Testo|/X|X. Qui si dimostra che, per far la guerra a modo, ci vogliono alleati}} * {{Testo|/XI|XI. "Tra male gatte era venuto il sorco."}} * {{Testo|/XII|XII. Il quale par fatto a posta per servire d'intramessa}} * {{Testo|/XIII|XIII. "Se Messenia piange, Sparta non ride."}} * {{Testo|/XIV|XIV. Intimazione di resa}} * {{Testo|/XV|XV. Nel quale è detto perchè la signora Marianna sapesse di tabacco}} * {{Testo|/XVI|XVI. Di una finestra che fece aprire una porta}} * {{Testo|/XVII|XVII. Nel quale si dimostra fin dove giungesse la scaltrezza d'un gobbo}} * {{Testo|/XVIII|XVIII. Come qualmente mastro Pasquale perdesse il Pentolino}} * {{Testo|/XIX|XIX. Come una buona azione ricevesse il suo premio}} * {{Testo|/XX|XX. Nel quale si fa la conoscenza d'un nuovo personaggio, che non giungeva altrimenti nuovo al Giuliani}} * {{Testo|/XXI|XXI. Dove si vede come si possa avere un amico, senza sapere il suo nome}} * {{Testo|/XXII|XXII. Qui si conta del Giuliani, come sapesse afferrar l'occasione pel ciuffo}} * {{Testo|/XXIII|XXIII. I presentimenti della vigilia}} * {{Testo|/XXIV|XXIV. Che potrebbe, in via di metafora, intitolarsi "La prima ai Corinzii"}} * {{Testo|/XXV|XXV. Nel quale i lettori più scarsi d'ermeneutica avranno la spiegazione della "Prima dei Corinzii"}} * {{Testo|/XXVI|XXVI. Come Bonaventura trovasse impedimento tra l'uovo e il sale}} * {{Testo|/XXVII|XXVII. Occhio per occhio, dente per dente}} * {{Testo|/XXVIII|XXVIII. Che le signore donne sono pregate a non leggere}} * {{Testo|/XXIX|XXIX. Nè vivere, nè morire}} * {{Testo|/XXX|XXX. Come le armi di Bonaventura servissero al duca di Feira}} * {{Testo|/XXXI|XXXI. Donna senza cuore, rosa senza odore}} * {{Testo|/XXXII|XXXII. Veteris vestigia flammae}} * {{Testo|/XXXIII|XXXIII. Una sola, e per sempre}} * {{Testo|/XXXIV|XXXIV. Post nubila Phoebus}} * {{Testo|/XXXV|XXXV. Dal campo dell'Iliade alla patria di Omero}} * {{Testo|/XXXVI|XXXVI. Come fosse guarito Aloise di Montalto della sua pena di cuore}} * {{Testo|/XXXVII|XXXVII. Tardi ma in tempo....}} rjn0y0ki7t5ogaxotgml4i4lc1fhxyl I rossi e i neri/Secondo volume/VI 0 123515 3842943 3699812 2026-06-01T06:31:42Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 75% 3842943 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=1 giugno 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=VI|prec=../V|succ=../VII}} <pages index="Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu" from=58 to=67 fromsection="s2" tosection="s1" /> 0pwt3mhspo9dj13e0z9wsacncxi7yyf I rossi e i neri/Secondo volume/VII 0 123516 3842944 3805131 2026-06-01T06:31:46Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 75% 3842944 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=1 giugno 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=VII|prec=../VI|succ=../VIII}} <pages index="Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu" from=67 to=73 fromsection="s2" /> l78oldyczaafzmwqj16df4fdsvojwel Progetto:Trascrizioni/Match and split 104 175366 3842954 3631493 2026-06-01T08:21:06Z OrbiliusMagister 129 Ritrovamento di testo abbandonato da dieci anni 3842954 wikitext text/x-wiki {{Ambox | tipo = importante | stile = font-size:larger | testo = '''Avviso''' - Durante il mese di aprile 2024 il tool Match and split ha smesso di funzionare. Per procedimenti alternativi lasciare un messaggio in bar. }} {{Intestazione indice progetto |Titolo pagina=Match and split |Nome categoria= |Nome progetto=Trascrizioni |Titolo livello 1=Match & Split |Link livello 1=../Match and split |Titolo livello 2= |Link livello 2= }} Dal 5 ottobre 2010 il tool '''Match and split''' è installato e funzionante. Grazie anche alla [[Aiuto:Match and Split|pagina di aiuto]], questo tool permetterà di allineare it.source alle "sorelle maggiori" che da tempo hanno focalizzato il lavoro sulla procedura di trascrizione collaborativa (''proofread''). Questa pagina serve a monitorare i lavori completati, quelli in corso e quelli da iniziare. La sua [[Discussioni progetto:Trascrizioni/Match and split|pagina di discussione]] può essere utilizzata per commenti, richieste e suggerimenti vari. L'operazione di Match and Split (abbreviabile in "M&S") è definita dalle seguenti fasi: dato il ritrovamento della fonte cartacea per un testo preesistente qui in nsPrincipale, # {{Sc|Preliminari}}: Caricamento su commons del djvu o del pdf della fonte cartacea; #*Creazione su Wikisource della [[Aiuto:Namespace indice|pagina indice]] corrispondente; # {{Sc|M&S vero e proprio}} #*Match tra testo in ns0 e strato OCR in nsPagina mediante la marcatura delle pagine in ns0 con i codici di Match; #*Split: il testo in ns0 è riversato in nsPagina; # {{Sc|Riallineamento del SAL}}: Revisione del testo in nsPagina (aggiunta di intestazioni o formattazioni mancanti) ===Strumenti per trovare opere che necessitano di M&S === * Questa pagina: '''https://lists.toolforge.org/lists/itwikisource/Testi/Testi_senza_scansione''' aggiornata giornalmente, fornisce un elenco dei testi privi di scansioni, ordinati per numero decrescente di sottopagine. Non vi sono riportati i testi di una sola pagina, che si possono comunque trovare in '''[[:Categoria:Testi senza versione cartacea a fronte]]'''. * In '''[[Wikisource:Lavoro sporco/Testi senza scansione]]''' si trova la stessa lista (ma da aggiornare manualmente), con in più l'edizione e la fonte, riportate dal template Infotesto. * Oltre a questa pagina, si possono segnalare eventuali testi in cui è possibile procedere con il M&S inserendoli in in '''[[:Categoria:Possibile Match and Split]]''' (avendo indicato nella pagina di discussione il link alle scansioni). * eventuali Match and Split non completati possono essere individuati mediante '''[[:Categoria:Testi con SAL superiore rispetto alla pagina indice]]'''. * anche in '''[[Wikisource:Lavoro sporco/Pagine con indice ma senza tag pages]]''' potrebbero trovarsi pagine rimaste senza scansioni per Match and Split incompleti. === Opere in cui il Match and Split è stato completato (solo da rileggere) === Elencare sotto: il nome dell'opera con template testo. A rilettura completata, le opere possono essere rimosse. # {{Testo|Lettera sul romanticismo a Cesare D'Azeglio}} # {{Testo|Lettera a Giacinto Carena}} # {{Testo|Lettera a Ruggero Bonghi intorno al vocabolario}} # {{testo|Inni sacri}} # {{testo|Specchio di vera penitenza}} # {{testo|Don Chisciotte della Mancia}} # {{Testo|Le rive della Bormida nel 1794}} # {{Testo|Fiore di virtù}} # {{Testo|Vita di Frate Ginepro}} (mancano alcune illustrazioni in attesa di precisazioni sulla licenza) # {{Testo|Azioni egregie operate in guerra}} # {{testo|Discorso intorno alle cose che stanno in su l'acqua o che in quella si muovono}} # {{testo|Le mecaniche (Favaro)}}, potrebbe rimpiazzare {{testo|Le mecaniche}} # {{Testo|Autobiografia (Monaldo Leopardi)}} # {{testo|Lezioni accademiche}} # {{testo|La sifilide}} # {{testo|Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo tolemaico e copernicano}} # {{Testo|Storia della decadenza e rovina dell'Impero romano}} # {{Testo|Orlando innamorato}} # {{Testo|Dell'uomo di lettere difeso ed emendato}} # {{Testo|Prediche volgari}} # {{Testo|Chi vuol fiabe, chi vuole?}} # {{testo|Le operazioni del compasso geometrico e militare (Favaro)}} # {{Testo|Gynevera de le clare donne}} # {{Testo|Le Metamorfosi}} # {{Testo|Timeo}} # {{Testo|Trattato della pittura (Leonardo da Vinci)}} # {{Testo|Da Quarto al Volturno (raccolta)}} # {{Testo|La Fata Morgana (1784)}} # {{Testo|Antropologia}} # {{testo|Cronica delle cose occorrenti ne' tempi suoi}} === Opere in cui il Match and Split è compiuto il cui SAL è da verificare === Elencare sotto: il nome dell'opera con template testo. A controllo completato, le pagine possono essere passate nella categoria di testa (sopra). # {{Testo|Esempi di generosità proposti al popolo italiano}} # {{Testo|Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750}} # {{testo|La geometria non-euclidea}}, scansione del volume in due file pdf presso [http://mathematica.sns.it/opere/136/ mathematica.sns.it] # {{Testo|La guerra del vespro siciliano}} # {{Testo|Racconti storici}} # {{testo|Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze}} # {{Testo|Tre libri dell'educatione christiana dei figliuoli}} # {{Testo|Avarchide}} # {{Testo|Storie fiorentine dal 1378 al 1509}} # {{Testo|Codice di Napoleone il grande}} # {{Testo|Teatro Historico di Velletri}} (trascrizione non completa) # {{testo|Il Saggiatore (Favaro)}} # {{Testo|Il monopolio dell'uomo}} # {{Testo|Il marito amante della moglie}} # {{testo|De l'infinito, universo e mondi}} # {{Testo|Giardino di ricreatione}}, la cui fonte di Liberliber è presente {{IA|bim_early-english-books-1475-1640_giardino-di-ricreatione_florio-g_1591|qui}} ===Opere per cui il Match and Split non è ancora avviato o è attuato parzialmente=== ===Opere in cui va caricata su commons la versione immagine=== Elencare sotto: il nome dell'opera con template testo e la fonte (da verificare e caricare su Commons) * {{Testo|Un vampiro}}: scansioni della fonte su {{IA|unvampiro00capuuoft}} {{smaller|(scansioni pallide, illustratore sotto copyright (Ezio Castellucci, 1869-1964)}} *{{Testo|Trofeo o sia magnifica colonna ...}}, la cui fonte si può ritrovare {{IA|gri_33125014416230|qui}} o {{IA|piranesi-trofeo-o-sia-magnifica-colonna-coclide-1774|qui}}. * {{Testo|Degli_uffici_(volgarizzamento_anonimo)|Degli uffici}}, la cui fonte è {{GB|Pds7AQAAMAAJ|qui}} e {{IA|bub_gb_6CsMsPUAQmEC|qui}}. ===Pizzichini=== Si elencano qui quei libri tratti da IA o GB ecc. di cui sono state qui trascritte solo poche pagine o singoli componimenti. * {{GB|VdaAThXi-GoC|Poesie di Maria Luisa Cicci tra gli Arcadi Erminia Tindaride}} fonte di ''[[Anacreontica ad Erminia Tindaride]]'' * La pagina ''[[Rime (Cappello)|Rime di Bernardo Cappello]]'' contiene i primi due sonetti di un canzoniere molto esteso, la cui fonte è su {{GB|IkpcAAAAcAAJ}} * {{Testo|Raimondo Montecuccoli (Corniani)}} è parte di una corposa antologia in più volumi: ''{{IA|isecolidellalet12ticogoog|I secoli della letteratura italiana dopo il suo risorgimento}}''. * {{Testo|Memorie storiche modenesi}} contiene il singolo capitolo ottavo dell'omonima opera storica in tre tomi di Girolamo Tiraboschi presente su IA: ''{{IA|memoriestorichem01tira|Memorie storiche modenesi}}'' * {{Testo|Idioma ladino - Tradizioni e racconti}}: attualmente senza fonte è in realtà un estratto da {{IA|proverbitradizi00altogoog|questo volume}}. Accoppiare testo e fonte è una bella impresa meritoria... ma estremamente impegnativa. * {{Testo|Lettera di Ciro Menotti alla moglie}}: il testo è estratto da {{GB|KDBRAAAAYAAJ|questa rivista}}. * {{Testo|Raimondo Montecuccoli}}: la fonte su {{GB|7EZbAAAAcAAJ|Google books}} comprende l'intera annata della rivista su cui compare questo aingolo articolo. [[Categoria:Possibile Match and Split]] 9q8m75g0euzaw2tlog5fcv240fxzlu0 Pagina:Opere (Chiabrera).djvu/258 108 299653 3842924 3243574 2026-06-01T06:18:04Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842924 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|del chiabrera}}|245}}</noinclude><poem> Per Anfitrite raccogliesse ardori: {{R|160}}Ma di te, gran Signor, nulla memoria Parnaso feo, come di Re, che sempre Stassi sepolto in tenebrosi orrori, E che della beltà sprezza la gloria: Ed è per verità gran meraviglia, {{R|165}}Signor sì grande non trovar diletto Dentro un bel viso, e nel felice lume Di duo begli occhi non fissar le ciglia. In che le volgi tu? forse di Aletto T’invogliano le serpi? e di Megera {{R|170}}Gli angui annodati tra’ sulfurei crini? E di Tesifone atra il fiero aspetto? Oh se tu miri mai vergine altiera Per bellezza mirabile: se mai D’una fronte gentil miri il sereno {{R|175}}Di viver sol qual pentimento avrai? E se fosse atto vile, e fosse indegno Beltate amar, non amerebbe Giove, Nè men Nettuno: hacci maggior possanza? Questi nel mare: e quei nel cielo ha regno: {{R|180}}Ma se nel petto tuo vaghezze nuove Or vuoi mutare, ed ad amar ti volgi, Diman sull’Alba, appo le rive d’Etna, Beltà vedrai non mai veduta altrove: Di Berecintia la figliuola quivi {{R|185}}Andrà soletta: oh buon Plutone, oh quale Alto conforto, e qual piacer t’aspetta, Se quella di te degna alta sembianza, O Plutone, a rapir tu metti l’ale? Ella adegua Giunon, se non l’avanza. {{R|190}}Così parlò l’Iniquità. Plutone Dentro pensoso si commosse, e disse: Facciasi di veder l’alta bellezza, Onde favelli, e ricerchiamo in prova Quali siano d’Amor l’alte dolcezze: {{R|195}}Sarò col Sole in sulle rive d’Etna, E l’orme seguirò de i gran fratelli. Tacquero a tanto: e dell’ombroso inferno Al fier governo egli rivolse il core: Ma la donna crudel si mise a volo, {{R|200}}E di quanto Pluton fermato avea Diede notizia, e ne fe’ saggio Amore: Ho fin qui travagliato, e s’altro avanza Da farsi, e tu comanda, ella dicea. Amor le rende grazie, indi soggiunge: {{R|205}}Donna del regno, e della mia possanza Tu non sei vaga, e però buon consiglio Sembra al mio cor, che tu ne viva lunge: Vanne dove l’aggrada: e così detto Ei pensa al modo di domar Plutone. {{R|210}}Nè pria la bella Aurora in Orïente Facendo scorta al Sol, di fresche rose Si componea sul crin vaghe corone, Ch’ei pensa all’opra: a sè chiamò lo Scherzo, Il Riso, il Gioco, singolar famiglia; {{R|215}}E dove Proserpina ave sua stanza, Colà gli spinge su sonore corde A far co’ snelli piè Dedalea danza. La verginella a quel gentil rumore Fuore uscì dell’albergo, e per diletto {{R|220}}Moveva le belle orme appo coloro, Che la traean, dove voleva Amore. Era il re dell’abisso in riva d’Etna Già pervenuto; e s’avvolgea d’un nembo, Che altrui lo nascondea, ma senza orrore; {{R|225}}E quando scorse la real fanciulla, Per Amor si piagò dell’aureo dardo, Forte così, che di menar la vita, E di gioirne, senza lui fu nulla. Come regio falcon, che volge il guardo {{R|230}}Contra augellin, così Pluton si avventa Verso la bella donna, e via la porta. Ella straccia le chiome, e si lamenta, Ma l’amator la placa e la conforta; E ch’ei regna sotterra, e che di Giove {{R|235}}Egli è degno fratello ei le rammenta: O bellissima vergine, sopporta, Egli dicea, questo improvviso oltraggio, Come segno d’amore: Amor m’ha spinto A fuore uscir del mio superbo impero, {{R|240}}E m’ha spinto a fornir tanto viaggio: Torniti a mente, che da Amor fu vinto Un tempo Giove, adunator di nembi, E per Europa trasformossi in toro, E via la trasse dal paterno albergo: {{R|245}}Ella per entro il mare ebbe spavento, E sospirò dell’amator sul tergo, Ma poi felice si condusse in Creta: Ivi de’ danni suoi la prese obblío, E non a torto, che di prole eccelsa {{R|250}}Sovra ciascuna madre ella fu lieta, Or per te così fia dell’amor mio. Tu reïna sovrana, a te lo scettro Porrassi in man di un’infinita gente, E di te fornirassi ogni desío; {{R|255}}Dell’universo sulla terza parte Senza contrasto tu sarai possente: Asciuga il pianto, rasserena il volto: Ah che son troppe le querele sparte. Per sì fatta maniera ei la consola, {{R|260}}E dolce la vezzeggia, e de’ begli occhi Ei terge le rugiade, e dalle rose Di quella bocca alcuni baci invola, Per così fatte vie tutte amorose Ei la conduce ne i profondi campi, {{R|265}}E coronolla di real ghirlanda, Ed in seggio onorato ei la ripose. Ciò rimirando Amor, lieto la fronte Lieto i begli occhi, e le fattezze lieto, Ratto si mise a volo, e si condusse {{R|270}}Sopra le piagge dell’etereo Polo; Colà bravando alzò la voce, e disse: Dove è l’ardir dello sfacciato Momo? Momo dove è? dove è? questa faretra Pur dianzi il petto al gran Pluton trafisse; {{R|275}}Tacciasi Momo, ed ogni lingua taccia: Al valor di quest’arco alcuna meta Nè si prescriverà, nè si prescrisse. Tanto vantossi, e per quella alta Corte Bocca non fu che favellare ardisse. {{R|280}}Sì fatta impresa mi dettava Euterpe Lungo l’altiero Tebro, ove pensoso Io sospirava la riviera d’Arno, Saggia Isabella: or fanne il cor giojoso, O Donna, in ascoltar ciò che ridico: {{R|285}}Ridi in leggendo; e se non d’altro, ridi Delle sciocchezze del Parnaso antico. </poem><noinclude> <references/></noinclude> otn36qq8y006l7nk7nwr4qmupt0xhdt Pagina:Opere (Chiabrera).djvu/259 108 299654 3842925 3244048 2026-06-01T06:18:43Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842925 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|246|{{sc|poesie}}}}</noinclude>{{Ct|t=2|v=1|f=120%|XXII}} {{Ct|t=1|v=1|L=.5em|SCIO}} {{Ct|t=1|v=1|f=80%|ALL’ILLUSTRISSIMO SIGNORE}} {{Ct|t=1|v=2|f=120%|IL SIG. PIER GIUSEPPE GIUSTINIANI}} <poem> O bella Euterpe, che di Pindo il regno Con aurea cetra rassereni, o Diva, Che altrui di chiari spiriti empi l’ingegno {{R|4}}Con le belle acque dell’Aonia riva, A’ miei stanchi pensier porgi sostegno, Sicchè ascosa memoria al mondo io scriva, Onde possa colmar nobili cuori {{R|8}}Pur di diletto, e me medesmo onori. Già di Scio nella terra, alma Isoletta Fra’ regni Argivi, alla stagion felice Una Donna ci naque al ciel diletta, {{R|12}}Che detta da ciascun fu Callinice: Costei l’etate inferma e pargoletta Crebbe con Melibea sua genitrice, Che Erasto il genitor dopo non molto {{R|16}}Il natale di lei giacque sepolto. Ella per nobiltate e per tesori Splendeva altiera, e s’adeguava a’ regi E cresceva ornamento a tanti onori {{R|20}}Con eccellenza di costumi egregi; Ma della sua beltà gli almi splendori Vili facean di tutta l’Asia i pregi, Ed ogni donna invidiava, come {{R|24}}Di Callinice risonava il nome. Qual se il carro nel mar Febo rimena, Espero i raggi ha di vibrar costume, Tal sotto la sua fronte alma e serena {{R|28}}Degli occhi ardenti sfavillava il lume; E qual tenera rosa in piaggia amena Tra fresche aurette al mormorar del fiume, Su cui vampa di Sol mai non percote, {{R|32}}Tal di vivo rossor splendean le gote. Appo il collo gentil sembrava oscura Neve caduta su per gioghi alpini, Nè l’ambra in paragon giva secura {{R|36}}Con lo splendor degl’increspati crini: Ambe le labbra, a cui fidò natura I sorrisi d’Amor, parean rubini, Ed ivi perle si scoprian talora, {{R|40}}Che sul Gange non vide unqua l’Aurora. Queste bellezze ad infiammar la gente Ornar soleva; ed or cerulea veste Spargeasi intorno; e si chiudea sovente {{R|44}}In ricche gonne, e tutte d’ôr conteste: Spesso di più color manto lucente Apparir la faceva Iri celeste, Quando sue pompe dispiegando intorno {{R|48}}Chiaro promette, e più sereno il giorno. Ma lucido oro i suoi desir non prese, Ne ciò che d’ostro la Fenicia aduna, Anzi avea di vestir le voglie accese {{R|52}}Sempre di seta tenebrosa e bruna; E seco a mezza notte, in mezzo il mese Allora scorno sofferia la Luna: Sì fattamente dalle spoglie negre {{R|56}}Spandea di sua beltà le luci allegre. Quinci la gioventute alti sospiri Per lei traea dall’infiammato fianco; Nè dall’assalto di sì bei desiri {{R|60}}Spirto allor fu che rimanesse franco; Ma vinto dall’angosce e da i martiri Osman sovra ciascun ne venia manco, E distruggendo il cor pena infinita {{R|64}}Menava l’ore in miserabil vita. Ei nacque in Lesbo; e singolare erede Rimaneva a Giaffer, ch’empio di core, Abbandonata di Gesù la fede, {{R|68}}Fessi schiavo de’ Turchi al Gran Signore; E corseggiando, ed adducendo prede Lunga prova mostrò del suo valore, Sicchè illustre nell’armi infra più chiari {{R|72}}Fatto Ammiraglio, comandava a’ mari. Onde arricchito alta magione egli erse Dentro Bisanzio; indi partito Osmano, Peregrinando la bellezza ei scerse, {{R|76}}Che tanto udiva celebrar lontano; Ed ella con tal forza il cuor gli aperse, Che a risaldarlo fu la speme invano, Nè mai poscia di là mosse le piante; {{R|80}}Sì fortemente ivi divenne amante. Misero! che mai sempre il passo ha lento, La fronte bassa, impallidito il viso, Ed in bando gli tiene il fier tormento {{R|84}}Dagli occhi il sonno, e dalla bocca il riso; E per tal via d’ogni allegrezza spento Ha sempre in Callinice il pensier fiso, Nè della patria il punge unqua desío, {{R|88}}Ed ha posto sè stesso anco in obblío. Sol per ogni contrada, e a ciascun’ora Imprime l’orme alla donzella appresso, E le mostra il desir, che l’innamora {{R|92}}Con umil cor nella sembianza espresso: Ma da quella beltà, perch’ei non mora, Pietoso sguardo non fu mai concesso, Nè mai segno gli diè, che fosse accorta {{R|96}}Dell’alta fiamma, che nel seno ei porta. Ed egli ardendo volentier sostiene La feritate, in aspettar, che Amore Modo gli presti di contar sue pene {{R|100}}A lei, che lo nudrisce in tanto ardore: Ed ecco la giornata al fin sen viene Sì desïata da sfogare il core, E da far manifesto il suo desire: {{R|104}}Ma nulla ne trasse ei, salvo il morire. La bella donna alla stagion nojosa, Che fa più grave il Sol sentirsi al mondo, Cercar solea per la campagna ombrosa {{R|108}}Il bel fiato di Zefiro giocondo; Ed avea stanza dentro un bosco ascosa, Lungo un ruscello di una valle in fondo Comodamente alla città vicina, {{R|112}}Nè lunge al risonar della marina. Nobile albergo, che di selce dura Opra di gran scarpelli al ciel s’ergea, E dentro con lavor d’aurea pittura {{R|116}}Mirabilmente agli occhi altrui splendea; Ma fuori intorno alle marmoree mura Del chiarissimo rio l’onda correa, Ed ivi quasi di Meandro al fiume {{R|120}}Stavansi i Cigni dalle bianche piume, </poem><noinclude> <references/></noinclude> dkdotq3u0ga3yq51boaxhav3fwi55z1 Indice:Sonetti romaneschi III.djvu 110 305743 3842978 3646386 2026-06-01T11:50:50Z OrbiliusMagister 129 3842978 proofread-index text/x-wiki {{:MediaWiki:Proofreadpage_index_template |Autore=Giuseppe Gioachino Belli |NomePagina=Sonetti romaneschi |Titolo= |TitoloOriginale= |Sottotitolo= |LinguaOriginale= |Lingua= |Traduttore= |Illustratore= |Curatore=Luigi Morandi |Editore=S. Lapi Tipografo - Editore |Città=Città di Castello |Anno=1886 |Fonte={{IA|isonettiromanesc03belluoft}} |Immagine=9 |Progetto=Letteratura |Argomento= |Qualità=75% |Pagine=<pagelist 1to10=- 7to10=- 11=1 449to458=Indice /> |Sommario={{Indice sommario|nome=Er zervitore quarelato|titolo=Er zervitore quarelato|from=11|delta=10}} {{Indice sommario|nome=Er venardì ssanto|titolo=Er venardì ssanto|from=12|delta=10}} {{Indice sommario|nome=Er carnovale der trentatré|titolo=Er carnovale der trentatré|from=13|delta=10}} {{Indice sommario|nome=Er ciarlatano novo|titolo=Er ciarlatano novo|from=14|delta=10}} {{Indice sommario|nome=Er brav'omo|titolo=Er brav'omo|from=15|delta=10}} {{Indice sommario|nome=Er madrimonio disgrazziato|titolo=Er madrimonio disgrazziato|from=16|delta=10}} {{Indice sommario|nome=Li fratelli de la sorella|titolo=Li fratelli de la sorella|from=17|delta=10}} {{Indice sommario|nome=La comprimentosa|titolo=La comprimentosa|from=18|delta=10}} {{Indice sommario|nome=La regazza de Peppe|titolo=La regazza de Peppe|from=19|delta=10}} {{Indice sommario|nome=Er re de li dolori|titolo=Er re de li dolori|from=20|delta=10}} {{Indice sommario|nome=L'istoria romana|titolo=L'istoria romana|from=21|delta=10}} {{Indice sommario|nome=L'uffizio der bollo|titolo=L'uffizio der bollo|from=22|delta=10}} {{Indice sommario|nome=L'avvocato de le cause sperze|titolo=L'avocato de le cause sperze|from=24|delta=10}} {{Indice sommario|nome=Le ricchezze priscipitose|titolo=Le ricchezze priscipitose|from=25|delta=10}} {{Indice sommario|nome=La madre poverella|titolo=La madre poverella|from=26|delta=10}} {{Indice sommario|nome=Er letto|titolo=Er letto|from=27|delta=10}} {{Indice sommario|nome=Er tordo de Montescitorio|titolo=Er tordo de Montescitorio|from=28|delta=10}} {{Indice sommario|nome=La regazza acciuffata|titolo=La regazza acciuffata|from=29|delta=10}} {{Indice sommario|nome=Er Presidente de petto|titolo=Er Presidente de petto|from=30|delta=10}} {{Indice sommario|nome=Da Erode a Ppilato|titolo=Da Erode a Ppilato|from=31|delta=10}} {{Indice sommario|nome=Le bbussole|titolo=Le bbussole|from=32|delta=10}} {{Indice sommario|nome=La padrona bisbetica|titolo=La padrona bisbetica|from=33|delta=10}} {{Indice sommario|nome=Li rossi d'ova|titolo=Li rossi d'ova|from=34|delta=10}} {{Indice sommario|nome=Li scardini|titolo=Li scardini|from=35|delta=10}} {{Indice sommario|nome=Er zalame de la prudenza|titolo=Er zalame de la prudenza|from=36|delta=10}} {{Indice sommario|nome=Li peggni|titolo=Li peggni|from=37|delta=10}} {{Indice sommario|nome=La scéna de marteddì ggrasso|titolo=La scéna de marteddí ggrasso|from=38|delta=10}} {{Indice sommario|nome=La bazzica (1833)|titolo=La bazzica|from=39|delta=10}} {{Indice sommario|nome=Er diluvio univerzale|titolo=Er diluvio univerzale|from=40|delta=10}} {{Indice sommario|nome=L'aritròpica|titolo=L'aritròpica|from=41|delta=10}} {{Indice sommario|nome=La quaresima|titolo=La quaresima|from=42|delta=10}} {{Indice sommario|nome=Er giro de le pizzicarìe|titolo=Er giro de le pizzicarie|from=44|delta=10}} {{Indice sommario|nome=L'asina de Bbalaàmme|titolo=L'asina de Bbalaàmme|from=45|delta=10}} {{Indice sommario|nome=Oggni asceto fu vvino|titolo=Oggni asceto fu vvino|from=46|delta=10}} {{Indice sommario|nome=Li papati|titolo=Li papati|from=47|delta=10}} {{Indice sommario|nome=Lassateli cantà|titolo=Lassateli cantà|from=48|delta=10}} {{Indice sommario|nome=L'omaccio de l'Ebbrei|titolo=L'omaccio de l'Ebbrei|from=49|delta=10}} {{Indice sommario|nome=S. 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IV]] · [[Indice:Sonetti_romaneschi_V.djvu|Vol. V]] · [[Indice:Sonetti_romaneschi_VI.djvu|Vol. VI]] |Note= |Css= }} 17hg55h3ekroghsju3b9u4qvqo26j8m L'indurgenza papale 0 306628 3842975 3810642 2026-06-01T11:47:48Z OrbiliusMagister 129 3842975 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=29 aprile 2024|arg=Da definire}} {{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Giuseppe Gioachino Belli | Titolo = L'indurgenza papale | Anno di pubblicazione = 1833 | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = letteratura | Argomento = sonetti | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Sonetti romaneschi III.djvu | prec=Un felonimo | succ=L'anima (Belli) }} {{Raccolta|Sonetti romaneschi/Sonetti del 1833}} <pages index="Sonetti romaneschi III.djvu" from="57" to="57" /> {{sezione note}} 8dtng7zbphx5zq3e4op7j7cevo16w6e L'appuntamento 0 308800 3842976 3810295 2026-06-01T11:47:59Z OrbiliusMagister 129 3842976 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=29 aprile 2024|arg=Da definire}} {{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Giuseppe Gioachino Belli | Titolo = L'appuntamento | Anno di pubblicazione = 1833 | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = letteratura | Argomento = sonetti | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Sonetti romaneschi III.djvu | prec=L'anima (Belli) | succ=L'addio (Belli) }} {{Raccolta|Sonetti romaneschi/Sonetti del 1833}} <pages index="Sonetti romaneschi III.djvu" from="59" to="59" /> {{sezione note}} rqhzwibm42iw37kf8j1gz3dirsgxgcl Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/222 108 415159 3842820 3841183 2026-05-31T17:19:18Z BuzzerLone 78037 3842820 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|216||}}</noinclude>calore Malluch, — «il vecchio Ilderim, o figlio d’Arrio, è un uomo nel miglior senso della parola, quantunque un Edomita non circonciso. I suoi padri furono tutti sceicchi. Uno di essi, vissuto in non so quale epoca prestò soccorso una volta ad un Re, che molti nemici inseguivano. La leggenda narra ch’egli gli prestasse a sua difesa mille cavalieri, cui erano noti tutti i sentieri e nascondigli del deserto. Essi tennero celato il Re finchè l’occasione si presentò di distruggere il nemico e di rimettere il monarca sul trono. — Questi, per riconoscenza diede al figlio del deserto questo luogo delizioso, per sè e suoi successori, in perpetuo. Nessuno pensò mai di turbarne il possesso. I governatori trovano che è del loro interesse il mantenere buone relazioni con una tribù alla quale Iddio ha accordato uomini, cavalli, cammelli e ricchezze, rendendola così padrona di molte fra le arterie che collegano Antiochia con le altre città; — poichè è dal buon volere di questi uomini che dipende la libertà di passaggio e la sicurezza delle strade. Persino il Prefetto si reputa felice ogniqualvolta Ilderim, soprannominato il Generoso pei molti suoi atti di liberalità, si reca a fargli visita in compagnia delle sue donne, dei suoi figli o dei suoi dipendenti, tutti montati su cammelli e cavalli, come solevano fare i nostri padri Àbramo e Giacobbe. — «Come spieghi adunque» — chiese Ben Hur che aveva ascoltato con vivo interessamento, senza accorgersi della lentezza dei dromedarii — «ch’egli oggi si strappava la barba dalla rabbia e malediva sè stesso per aver prestato fede ad un Romano? Se Cesare l’avesse udito avrebbe avuto ragione di dire: «Non amo tali amici, liberatemene.» — — «E non avrebbe sbagliato di certo» — rispose Malluch sorridendo. — «Ilderim non ama Roma, ed ha un motivo di lagnarsene. Tre anni fa i Parti catturarono una carovana sulla strada da Bozza a Damasco, la quale portava, fra l’altro, il tributo d’un intiero distretto. Essi uccisero tutti gli uomini della carovana, ciò che i censori a Roma avrebbero facilmente perdonato purchè i denari imperiali fossero stati rispettati. Gli appaltatori delle tasse, chiamati a rispondere del danno, ricorsero a Cesare il quale tenne responsabile Erode. Questi se ne indennizzò sequestrando dei valori di Ilderim col pretesto ch’egli avrebbe dovuto invigilare la sicurezza delle strade imperiali. Lo sceicco si appellò a Cesare e Cesare gli diede una risposta<noinclude><references/></noinclude> jqqi6744992cbnjmogtut1q8ong71hu Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/226 108 415163 3842829 2491712 2026-05-31T18:47:37Z BuzzerLone 78037 3842829 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|220||}}</noinclude>strana teoria, Malluch, è di prezioso alimento alle sue speranze, visto che, durante la dominazione di Roma, solo un Erode può essere Re dei Giudei. Udisti tu ciò che Simonide rispose?» — — «Se Ilderim è uomo serio, Simonide dal canto suo è uomo saggio,» — replicò Malluch; — «udii infatti il suo parere e... ma, ascolta, qualcuno ci segue.» — Udivasi in fatti un rumore di cavalli e di ruote avvicinantesi rapidamente, in breve i due Ebrei furono raggiunti da Ilderim, che, a cavallo e seguito da un lungo corteo nel quale figuravano i quattro cavalli arabi, ritornava dal boschetto di Dafne. La testa dello sceicco era china sul petto come quella di una di persona accasciata, ma alla vista dei due che l’avevano preceduto nel ritorno, il vecchio si animò e li salutò con affabilità. — «La pace sia con voi! ah, il mio amico Malluch! Dimmi che sei d’arrivo e non di partenza e che mi porti qualche messaggio da parte del buon Simonide cui auguro che il Signore dei suoi padri mantenga per molti anni in vita. Seguitemi entrambi. Ho pane e frutta ad offrirvi, e se meglio v’aggrada, arrack e carne di capretto. Venite.» — Lo seguirono fino all’entrata della tenda ov’egli scese da cavallo, e li ricevette con un vassojo sul quale stavano tre coppe riempite d’un liquido schiumante versatovi da un’otre annerita dal fumo, appesa all’antenna centrale. — «Bevete,» — disse cordialmente, — «bevete, poichè questo è il talismano che garantisce l’incolumità a chi penetra nelle tende dei figli del deserto.» — Ognuno prese una coppa e la vuotò. — «Entrate ora: in nome di Dio.» — Appena entrati, Malluch chiamò da parte lo sceicco e gli parlò sommessamente, poi andò verso Ben Hur e si scusò. — «Ho parlato di te allo sceicco e domattina egli ti lascerà provare i cavalli. Avendo ormai fatto tutto quanto stava in me, ti lascio la cura del rimanente e me ne ritorno ad Antiochia. Un tale mi aspetta questa sera, e mi è forza recarmi da lui. Ritornerò domani e farò in modo, se tutto andrà bene, di rimaner teco finchè termineranno i giuochi.» — E dopo uno scambio di saluti e di benedizioni, Malluch si allontanò.<noinclude><references/></noinclude> hvxkrw5u80qwva2cusdzqp6bvz4jfzx 3842835 3842829 2026-05-31T18:50:49Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3842835 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|220||}}</noinclude>strana teoria, Malluch, è di prezioso alimento alle sue speranze, visto che, durante la dominazione di Roma, solo un Erode può essere Re dei Giudei. Udisti tu ciò che Simonide rispose?» — — «Se Ilderim è uomo serio, Simonide dal canto suo è uomo saggio,» — replicò Malluch; — «udii infatti il suo parere e... ma, ascolta, qualcuno ci segue.» — Udivasi in fatti un rumore di cavalli e di ruote avvicinantesi rapidamente, in breve i due Ebrei furono raggiunti da Ilderim, che, a cavallo e seguito da un lungo corteo nel quale figuravano i quattro cavalli arabi, ritornava dal boschetto di Dafne. La testa dello sceicco era china sul petto come quella di una di persona accasciata, ma alla vista dei due che l’avevano preceduto nel ritorno, il vecchio si animò e li salutò con affabilità. — «La pace sia con voi! ah, il mio amico Malluch! Dimmi che sei d’arrivo e non di partenza e che mi porti qualche messaggio da parte del buon Simonide cui auguro che il Signore dei suoi padri mantenga per molti anni in vita. Seguitemi entrambi. Ho pane e frutta ad offrirvi, e se meglio v’aggrada, arrack e carne di capretto. Venite.» — Lo seguirono fino all’entrata della tenda ov’egli scese da cavallo, e li ricevette con un vassojo sul quale stavano tre coppe riempite d’un liquido schiumante versatovi da un’otre annerita dal fumo, appesa all’antenna centrale. — «Bevete,» — disse cordialmente, — «bevete, poichè questo è il talismano che garantisce l’incolumità a chi penetra nelle tende dei figli del deserto.» — Ognuno prese una coppa e la vuotò. — «Entrate ora: in nome di Dio.» — Appena entrati, Malluch chiamò da parte lo sceicco e gli parlò sommessamente, poi andò verso Ben Hur e si scusò. — «Ho parlato di te allo sceicco e domattina egli ti lascerà provare i cavalli. Avendo ormai fatto tutto quanto stava in me, ti lascio la cura del rimanente e me ne ritorno ad Antiochia. Un tale mi aspetta questa sera, e mi è forza recarmi da lui. 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Pieno di stupore che Israele fosse restato così indifferente davanti alla rivelazione di un tanto evento e ch’egli medesimo non ne avesse udito parlare prima d’allora, due domande gli si presentarono, nelle quali si concentrava per il momento tutta l’importanza del fatto: Dove era il fanciullo? Qual’era la sua missione? Ben Hur si rivolse a Balthasar. <section end="s1" /><section begin="s2" />{{Centrato|'''CAPITOLO XVI.'''}} — «Oh se io potessi rispondervi!» — disse Balthasar col suo fare semplice e devoto. — «E se io sapessi dov’egli si trova come volentieri lo raggiungerei! Nè mari nè montagne mi saprebbero dividere da lui!» — — «Avete dunque tentato di trovarlo?» — chiese Ben Hur. Un sorriso fugace illuminò il volto dell’Egiziano. — «Il primo compito al quale attesi dopo aver lasciato il rifugio del deserto.» — Balthasar rivolse uno sguardo pieno di gratitudine ad Ilderim — «fu di sapere ciò che era avvenuto del fanciullo. Ma un anno era passato a pena, ed io non ardiva recarmi nuovamente in Giudea, perchè Erode il sanguinario vi regnava tuttora. In Egitto, al mio ritorno, raccontai la storia del miracolo ad alcuni amici, i quali vi credettero e non si stancarono mai di udirla ripetere. Questi andarono per mio conto in traccia del fanciullo. Prima si portarono a Betlemme e trovarono il Khan e la caverna; ma il custode, — che sedeva accanto al cancello la notte in cui apparì la stella, — era sparito. Il Re lo aveva mandato a chiamare ed egli non era più stato veduto.» — <section end="s2" /><noinclude><references/></noinclude> spqkcvtnmqwu9te4kb51oron3qhrf8m Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/259 108 416254 3842964 3241280 2026-06-01T09:09:00Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3842964 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|||253}}</noinclude>{{Nop}} — «Ma trovarono qualche prova, certamente.» — disse Ben Hur. — «Sì, prove scritte nel sangue — un villaggio in lutto; madri che piangevano i loro bambini. Voi dovete sapere che quando Erode ebbe certezza della nostra fuga, ordinò ai soldati di uccidere i più giovani fra i fanciulli di Betlemme. Non uno scampò. I miei messaggeri tornarono credenti più di prima, ma annunziandomi che il Bambino era morto, ucciso con gli altri innocenti.» — — «Morto!» — esclamò Ben Hur, atterrito. — «Hai detto morto?» — — «No, mio figlio, non ho detto così. Io ho detto che i miei messaggeri, mi riportarono che il Bambino era morto. Io non vi prestai fede allora; io non vi credo ora.» — — «Comprendo. Hai avuto qualche notizia posteriore.» — — «No,» — disse Balthasar, abbassando gli occhi — «Lo Spirito non doveva guidarci che fino al fanciullo. Quando uscimmo dalla caverna, dopo aver veduto il neonato e depositato ai suoi piedi i nostri regali, cercammo subito la stella, ma era sparita. L’ultima ispirazione dell’Altissimo, di cui mi ricordo, fu quella che ci mandò ad Ilderim, per cercare la salvezza.» — — «Sì,» — disse lo sceicco, lisciandosi nervosamente la barba: — «Voi mi diceste che uno Spirito vi mandava a me. Mi ricordo.» — — «Io non ho avuta alcuna notizia posteriore» — continuò l’Egiziano, osservando lo scoraggiamento di Ben Hur; — «ma, figlio mio, ho riflettuto molto sulla cosa, e la mia fede nella sua esistenza è così ferma oggi come lo fu nell’ora in cui lo Spirito mi chiamò sulle sponde del lago. Se volete ascoltarmi, vi dirò perchè credo che il Bambino sia in vita.» — Ilderim e Ben Hur chinarono il capo in atto di assenso, e chiamarono a raccolta tutte le forze dell’intelletto per intendere. Anche i domestici furono presi dalla medesima curiosità e si avvicinarono trepidanti al divano. Un silenzio profondo regnava nella tenda. — «Noi tre crediamo in Dio.» — Balthasar chinò il capo dicendo queste parole: — «Ed egli è la Verità» — continuò. — «I monti potranno crollare nella polvere, i mari potranno disseccarsi;<noinclude><references/></noinclude> atux6s1lg59yak2ozyjsv33mpfnj85s Ben Hur/Libro Quarto/Capitolo XVI 0 416384 3842965 3795710 2026-06-01T09:09:37Z BuzzerLone 78037 Porto il SAL a SAL 100% 3842965 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=1 giugno 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capitolo XVI|prec=../Capitolo XV|succ=../Capitolo XVII}} <pages index="Wallace - Ben Hur, 1900.djvu" from=258 to=264 fromsection=s2 /> 9290rpw0t7k3t8dx8ru5hx3vecli2i7 Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/338 108 417499 3842840 3842716 2026-05-31T18:54:00Z BuzzerLone 78037 3842840 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|332||}}</noinclude>{{Nop}} Il velo era caduto; per un istante la piccola Ebrea si sentì coraggiosa. Essa comprese la voluttà di compiere un’azione eroica sotto agli occhi della moltitudine, e come in tali casi sia possibile che gli uomini ridano in faccia alla morte. I competitori erano ora visibili da tutte le parti del Circo, ma la corsa non era ancora cominciata; dovevano prima passare la corda. Questa aveva lo scopo di pareggiare le condizioni della partenza. Se i corridori vi si fossero scagliati addosso impetuosamente, cocchiere e cavalli, impigliati in essa, potevano uscirne malconci; se d’altra parte si fossero avvicinati timidamente, correvano il rischio di rimaner distanziati già sull’inizio della corsa, e, in ogni modo, perdevano la possibilità di conquistare il lato interno della pista, oggetto dell’ambizione comune. La difficoltà di quest’impresa, i suoi pericoli e le sue conseguenze, erano ben note agli spettatori. La vittoria doveva sorridere al più abile. {{smaller block|<poem> Dunque, o mio caro. Tutti richiama al cor gli accorgimenti, Se vuoi che il premio di tue man non sfugga: L’arte, più che la forza, al fabbro, è buona.</poem>}} Tale il consiglio di Nestore al figlio Archiloco, consegnandogli le redini, prima della corsa, consiglio che poteva utilmente essere richiamato da ciascuno degli auriga. Ogni guidatore guardava per prima cosa la corda, poi il muro interno. Dimodochè, mirando al medesimo punto, e correndo a gran carriera, uno scontro sembrava inevitabile. Non solo. Se il direttore, all’ultimo momento, malcontento della partenza, non desse il segnale di lasciar cader la corda? O se non lo desse in tempo? Lo spazio intermedio era di circa duecentocinquanta piedi in lunghezza. Guai se, suggestionato dagli sguardi delle migliaia di spettatori o attratto dall’esclamazione insidiosa di un avversario, o dal grido animatore, ma non meno pericoloso, di qualche amico, l’auriga avesse alzati gli occhi un istante! Fermo il polso, le pupille fisse, i guidatori avanzavano. Il tocco divino che dà l’ultima perfezione alla bellezza, è l’animazione.<noinclude><references/></noinclude> 5sbttqxxbbii0govfbp991z2c3i2x0n 3842843 3842840 2026-05-31T18:55:37Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3842843 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|332||}}</noinclude>{{Nop}} Il velo era caduto; per un istante la piccola Ebrea si sentì coraggiosa. Essa comprese la voluttà di compiere un’azione eroica sotto agli occhi della moltitudine, e come in tali casi sia possibile che gli uomini ridano in faccia alla morte. I competitori erano ora visibili da tutte le parti del Circo, ma la corsa non era ancora cominciata; dovevano prima passare la corda. Questa aveva lo scopo di pareggiare le condizioni della partenza. Se i corridori vi si fossero scagliati addosso impetuosamente, cocchiere e cavalli, impigliati in essa, potevano uscirne malconci; se d’altra parte si fossero avvicinati timidamente, correvano il rischio di rimaner distanziati già sull’inizio della corsa, e, in ogni modo, perdevano la possibilità di conquistare il lato interno della pista, oggetto dell’ambizione comune. La difficoltà di quest’impresa, i suoi pericoli e le sue conseguenze, erano ben note agli spettatori. La vittoria doveva sorridere al più abile. {{smaller block|<poem> Dunque, o mio caro. Tutti richiama al cor gli accorgimenti, Se vuoi che il premio di tue man non sfugga: L’arte, più che la forza, al fabbro, è buona.</poem>}} Tale il consiglio di Nestore al figlio Archiloco, consegnandogli le redini, prima della corsa, consiglio che poteva utilmente essere richiamato da ciascuno degli auriga. Ogni guidatore guardava per prima cosa la corda, poi il muro interno. 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Tutte e sei le quadrighe correvano per la strada più breve verso il medesimo punto; il muro; cedere sarebbe stato come rinunciare alla vittoria. E chi avrebbe deviato in mezzo a quella pazza carriera, con le grida della moltitudine che gli tuonavano nell’orecchio come il rombo del mare in burrasca? Il trombettiere presso il direttore diede uno squillo poderoso. — A venti passi di distanza nessuno lo udì. Ma vedendo l’atto, i giudici di campo lasciarono cadere la corda a pena in tempo per evitare il cocchio di Messala, nell’abbassarla, e toccarono lo zoccolo del suo primo cavallo. L’impavido Romano, agitò il flagello, che si snodò sibilando nell’aria, allentò le redini, tese il corpo in avanti, e con un grido di trionfo conquistò il muro. — «Giove è con noi! Giove è con noi!» — urlò tutta la fazione Romana, in un delirio di entusiasmo. Alla voltata, la testa di leone, con cui terminava il mozzo della sua ruota, urtò la gamba anteriore del cavallo dell’Ateniese, gettando l’animale spaventato addosso al suo vicino di giogo. Entrambi vacillarono, s’impennarono. I custodi balzarono innanzi e li afferrarono per le briglie. Le migliaia di persone sulle gradinate trattennero il respiro, attente; solo dalla tribuna consolare continuavano le grida e il clamore.<noinclude><references/></noinclude> c74axiyyuqexcsxoq5in5n40pksjtvw 3842863 3842861 2026-05-31T19:36:10Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3842863 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|||333}}</noinclude>{{nop}} Che il lettore tenti di immaginarsi quello spettacolo, al quale i nostri tempi moderni non saprebbero contrapporre nulla di eguale: guardi dapprima l’arena, immensa distesa luccicante di sabbia bianca, chiusa nella sua cornice di mura grigie; veda su questo campo perfetto i sei cocchi leggeri, graziosi, rilucenti, — quello di Messala splendido di oro e d’avorio; guardi i guidatori, il loro corpo eretto, rigido, le membra nude e abbronzate; nella destra i lunghi flagelli, nella sinistra, accuratamente separate, le redini, tese fino all’estremità dei timoni; osservi i cavalli scelti per bellezza come per velocità, le criniere al vento, i corpi distesi, le narici tumide, le gambe fine ma robuste come verghe di ferro, ogni muscolo dei loro splendidi corpi, pieno di vita, ora teso, ora contratto, giustificando il mondo che ha preso da essi la sua unità di forza; veda le ombre, che accompagnando cocchi, auriga e cavalli, radono la terra; veda, con l’occhio della mente, tutto questo, e potrà comprendere il piacere e il delirio che invadeva la folla per la quale questo spettacolo non era vana creazione di fantasia, ma vera, palpitante realtà. Tutte e sei le quadrighe correvano per la strada più breve verso il medesimo punto; il muro; cedere sarebbe stato come rinunciare alla vittoria. E chi avrebbe deviato in mezzo a quella pazza carriera, con le grida della moltitudine che gli tuonavano nell’orecchio come il rombo del mare in burrasca? Il trombettiere presso il direttore diede uno squillo poderoso. — A venti passi di distanza nessuno lo udì. Ma vedendo l’atto, i giudici di campo lasciarono cadere la corda a pena in tempo per evitare il cocchio di Messala, nell’abbassarla, e toccarono lo zoccolo del suo primo cavallo. L’impavido Romano, agitò il flagello, che si snodò sibilando nell’aria, allentò le redini, tese il corpo in avanti, e con un grido di trionfo conquistò il muro. — «Giove è con noi! Giove è con noi!» — urlò tutta la fazione Romana, in un delirio di entusiasmo. Alla voltata, la testa di leone, con cui terminava il mozzo della sua ruota, urtò la gamba anteriore del cavallo dell’Ateniese, gettando l’animale spaventato addosso al suo vicino di giogo. Entrambi vacillarono, s’impennarono. I custodi balzarono innanzi e li afferrarono per le briglie. Le migliaia di persone sulle gradinate trattennero il respiro, attente; solo dalla tribuna consolare continuavano le grida e il clamore.<noinclude><references/></noinclude> bf95jamygz41mmbandb9u74movgs5be Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/340 108 417501 3842885 2491825 2026-06-01T03:04:58Z BuzzerLone 78037 3842885 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|334||}}</noinclude><section begin="s1" /><nowiki/>— «Giove è con noi!» — urlò Druso. — «Egli vince! Giove è con noi!» — echeggiarono i suoi compagni, vedendo Messala alla testa del gruppo. Samballat, con le sue tavolette in mano, si rivolse a loro. Un frastuono, seguito da grida strazianti lo obbligò a guardare nuovamente nell’arena. Messala essendo passato, il Corinzio era il solo che rimanesse alla destra dell’Ateniese, e in quella direzione quest’ultimo cercò di piegare la sua quadriglia spaventata; proprio in quel momento sventura volle che la ruota del Bizantino, suo vicino di destra, incontrasse di fianco il suo cocchio sbalzando l’auriga per terra. Con un urlo di rabbia e di terrore il misero Cleante cadde sotto le zampe dei propri cavalli; orribile spettacolo davanti al quale Ester si coprì gli occhi. Il Corinzio, il Bizantino, il Sidonio passarono avanti. Samballat diede uno sguardo a Ben Hur, e si volse nuovamente a Druso e ai suoi compagni. — «Cento sesterzi sopra l’Ebreo!» — esclamò. — «Accettato!» — rispose Druso. — «Altri cento sull’Ebreo!» — gridò Samballat. Nessuno gli badava. Gridò nuovamente; lo spettacolo dell’Arena assorbiva tutta la loro attenzione, ed essi erano troppo occupati ad urlare: — «Messala! Messala! Giove è con noi!» — Quando Ester osò guardare nuovamente, alcuni servitori stavano rimovendo i cavalli e il carro frantumato, mentre altri portavano via l’auriga; da ogni banco su cui sedeva un Greco partivano urli di rabbia e preghiere di vendetta. Essa giunse le mani per la felicità: Ben Hur, incolume volava al pari col Romano! Dietro a loro, in gruppo, venivano il Sidonio, il Corinzio e il Bizantino. La corsa era incominciata. La moltitudine tratteneva il respiro. <section end="s1" /><section begin="s2" />{{Centrato|'''CAPITOLO XIV.'''}} Ben Hur, come abbiamo veduto, si trovava all’estrema sinistra dei sei. Per un momento, come gli altri, fu quasi abbagliato dalla viva luce dell’arena. Pure riuscì a distinguere i suoi avversari e ne indovinò l’intento. Diede uno sguardo scrutatore a Messala. Il freddo orgoglio del patrizio<section end="s2" /><noinclude><references/></noinclude> 0y00qgxh481jylml0i9ifkbwhkg3pf9 3842886 3842885 2026-06-01T03:05:15Z BuzzerLone 78037 3842886 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|334||}}</noinclude><section begin="s1" /><nowiki/> — «Giove è con noi!» — urlò Druso. — «Egli vince! Giove è con noi!» — echeggiarono i suoi compagni, vedendo Messala alla testa del gruppo. Samballat, con le sue tavolette in mano, si rivolse a loro. Un frastuono, seguito da grida strazianti lo obbligò a guardare nuovamente nell’arena. Messala essendo passato, il Corinzio era il solo che rimanesse alla destra dell’Ateniese, e in quella direzione quest’ultimo cercò di piegare la sua quadriglia spaventata; proprio in quel momento sventura volle che la ruota del Bizantino, suo vicino di destra, incontrasse di fianco il suo cocchio sbalzando l’auriga per terra. Con un urlo di rabbia e di terrore il misero Cleante cadde sotto le zampe dei propri cavalli; orribile spettacolo davanti al quale Ester si coprì gli occhi. Il Corinzio, il Bizantino, il Sidonio passarono avanti. Samballat diede uno sguardo a Ben Hur, e si volse nuovamente a Druso e ai suoi compagni. — «Cento sesterzi sopra l’Ebreo!» — esclamò. — «Accettato!» — rispose Druso. — «Altri cento sull’Ebreo!» — gridò Samballat. Nessuno gli badava. Gridò nuovamente; lo spettacolo dell’Arena assorbiva tutta la loro attenzione, ed essi erano troppo occupati ad urlare: — «Messala! Messala! Giove è con noi!» — Quando Ester osò guardare nuovamente, alcuni servitori stavano rimovendo i cavalli e il carro frantumato, mentre altri portavano via l’auriga; da ogni banco su cui sedeva un Greco partivano urli di rabbia e preghiere di vendetta. Essa giunse le mani per la felicità: Ben Hur, incolume volava al pari col Romano! Dietro a loro, in gruppo, venivano il Sidonio, il Corinzio e il Bizantino. La corsa era incominciata. La moltitudine tratteneva il respiro. <section end="s1" /><section begin="s2" />{{Centrato|'''CAPITOLO XIV.'''}} Ben Hur, come abbiamo veduto, si trovava all’estrema sinistra dei sei. Per un momento, come gli altri, fu quasi abbagliato dalla viva luce dell’arena. Pure riuscì a distinguere i suoi avversari e ne indovinò l’intento. Diede uno sguardo scrutatore a Messala. Il freddo orgoglio del patrizio<section end="s2" /><noinclude><references/></noinclude> rlkdzdnvb62fh3hnxf6uz6vqeaophkg 3842887 3842886 2026-06-01T03:08:43Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3842887 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|334||}}</noinclude><section begin="s1" /><nowiki/> — «Giove è con noi!» — urlò Druso. — «Egli vince! Giove è con noi!» — echeggiarono i suoi compagni, vedendo Messala alla testa del gruppo. Samballat, con le sue tavolette in mano, si rivolse a loro. Un frastuono, seguito da grida strazianti lo obbligò a guardare nuovamente nell’arena. Messala essendo passato, il Corinzio era il solo che rimanesse alla destra dell’Ateniese, e in quella direzione quest’ultimo cercò di piegare la sua quadriglia spaventata; proprio in quel momento sventura volle che la ruota del Bizantino, suo vicino di destra, incontrasse di fianco il suo cocchio sbalzando l’auriga per terra. Con un urlo di rabbia e di terrore il misero Cleante cadde sotto le zampe dei propri cavalli; orribile spettacolo davanti al quale Ester si coprì gli occhi. Il Corinzio, il Bizantino, il Sidonio passarono avanti. Samballat diede uno sguardo a Ben Hur, e si volse nuovamente a Druso e ai suoi compagni. — «Cento sesterzi sopra l’Ebreo!» — esclamò. — «Accettato!» — rispose Druso. — «Altri cento sull’Ebreo!» — gridò Samballat. Nessuno gli badava. Gridò nuovamente; lo spettacolo dell’Arena assorbiva tutta la loro attenzione, ed essi erano troppo occupati ad urlare: — «Messala! Messala! Giove è con noi!» — Quando Ester osò guardare nuovamente, alcuni servitori stavano rimovendo i cavalli e il carro frantumato, mentre altri portavano via l’auriga; da ogni banco su cui sedeva un Greco partivano urli di rabbia e preghiere di vendetta. Essa giunse le mani per la felicità: Ben Hur, incolume volava al pari col Romano! Dietro a loro, in gruppo, venivano il Sidonio, il Corinzio e il Bizantino. La corsa era incominciata. La moltitudine tratteneva il respiro. <section end="s1" /><section begin="s2" />{{Centrato|'''CAPITOLO XIV.'''}} Ben Hur, come abbiamo veduto, si trovava all’estrema sinistra dei sei. Per un momento, come gli altri, fu quasi abbagliato dalla viva luce dell’arena. Pure riuscì a distinguere i suoi avversari e ne indovinò l’intento. Diede uno sguardo scrutatore a Messala. 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In pari tempo lo spirito di Ben Hur s’irrigidì in un poderoso sforzo di volontà. A qualunque costo, a qualunque rischio, egli avrebbe umiliato il suo nemico! Premio, amici, scommesse, onori, tutto spariva davanti a quell’unico deliberato proposito! Neppure la morte lo avrebbe trattenuto! Con tutto ciò, nessuna passione gli ardeva nel petto; il sangue non affrettò la sua corsa dal cuore al cervello, dal cervello al cuore; non provava nessun impulso di gettarsi alla cieca in braccio alla Fortuna, poichè egli non credeva alla Fortuna. Fidava in sè, nel disegno da lunga mano preparato, e chiamò a raccolta tutte le forze del suo corpo, tutte le energie della sua intelligenza, per poter attuare il suo piano. A metà percorso egli si avvide che l’impeto di Messala, lo avrebbe, nel caso che non fosse successo alcuno scontro e la corda fosse caduta, infallibilmente condotto a rasentare il muro interno; e come un lampo gli venne il pensiero che Messala ''sapesse'' che la corda doveva cadere all’ultimo momento. Un accordo col direttore avrebbe potuto facilmente stabilire questo; e l’accordo era abbastanza probabile, quando si pensi che il prefetto era Romano, e all’interesse che poteva avere nella vittoria del suo concittadino, il quale, oltre al godere tanta popolarità, aveva una somma così ingente a repentaglio. Nessun’altra ragione poteva spiegare la fiducia con cui Messala spingeva innanzi la sua quadriglia, proprio nell’istante che gli altri competitori cercavano di frenare le proprie, nessun’altra ragione, tranne la pazzia. Ma vedere una cosa e approfittarne sono due cose diverse. Pel momento Ben Hur rinunciò al muro. La corda cadde, e tutte le quadriglie, meno la sua, balzarono sulla pista, sotto il doppio impulso dei flagelli e delle voci. Egli piegò a destra, e con tutta la velocità de’ suoi Arabi, tagliò obliquamente la strada ai suoi avversari; dimodochè,<noinclude><references/></noinclude> gbdbgmg7pta3c601db0k40qfzkcmov2 Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/342 108 417504 3842955 2491827 2026-06-01T08:46:35Z BuzzerLone 78037 3842955 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|336||}}</noinclude>mentre la moltitudine fremeva davanti all’infortunio dell’Ateniese, e il Sidonio, il Bizantino, e il Corinzio, cercavano con tutta destrezza di sfuggire alla rovina del compagno, Ben Hur passò loro davanti come una freccia, e procedette ruota a ruota col cocchio di Messala, ma dalla parte esterna. La meravigliosa abilità dimostrata nel portarsi, in questa guisa, dall’estrema sinistra a destra, non sfuggì ai vigili sguardi delle gradinate; il Circo minacciò di crollare sotto lo scroscio degli applausi. Allora Ester battè le mani; allora Samballat, sorridendo, offrì di nuovo i suoi cento sesterzi, senza ottenere risposta; e allora, per la prima volta, i Romani ebbero il dubbio che forse Messala avesse trovato il suo pari, forse anche il suo superiore, e questi in un Israelita! L’uno di fianco all’altro, separati da un intervallo quasi impercettibile, i due cocchi si avvicinavano alla prima mèta. Il plinto su cui s’ergevano i tre pilastri, veduto da ovest, presentava l’aspetto di un muro, in forma di semi cerchio, offrendo la convessità della curva {{Ec|egli|agli}} spettatori, parallela all’opposta concavità del balcone di faccia. Questa voltata costituiva la prova di fuoco dei guidatori; Oreste medesimo vi aveva fallito. Un generale silenzio regnante nell’assemblea testimoniava l’interessamento con cui il pubblico seguiva questa fase. Il calpestìo dei cavalli ed il rumor delle ruote erano distintamente avvertibili. Allora, per la prima volta, sembrò che Messala si avvedesse della presenza di Ben Hur; e subito tutta l’audacia dell’uomo si manifestò in un modo sorprendente. — «''Abbasso Eros, evviva Marte!''» — egli gridò, brandendo il flagello. — «''Abbasso Eros, evviva Marte!''» — egli ripetè, assestando sulla schiena degli Arabi di Ben Hur, una sferzata, quale essi non avevano mai ricevuto. Il colpo era stato veduto da ogni settore, e lo stupore fu generale. Il silenzio divenne terribile nella sua intensità; sugli scranni intorno al Console i più coraggiosi trattennero il respiro, aspettando con gli occhi sbarrati. Solo un istante durò la tensione, poi, come rombo di tuono, scoppiò l’indignazione del pubblico. I quattro cavalli trasalirono dallo spavento e balzarono innanzi. Nessuno li aveva mai toccati, se non in segno di<noinclude><references/></noinclude> o06z5ijhts3w0zec0a7b5ch5e9zhujr 3842956 3842955 2026-06-01T08:48:55Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3842956 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|336||}}</noinclude>mentre la moltitudine fremeva davanti all’infortunio dell’Ateniese, e il Sidonio, il Bizantino, e il Corinzio, cercavano con tutta destrezza di sfuggire alla rovina del compagno, Ben Hur passò loro davanti come una freccia, e procedette ruota a ruota col cocchio di Messala, ma dalla parte esterna. La meravigliosa abilità dimostrata nel portarsi, in questa guisa, dall’estrema sinistra a destra, non sfuggì ai vigili sguardi delle gradinate; il Circo minacciò di crollare sotto lo scroscio degli applausi. Allora Ester battè le mani; allora Samballat, sorridendo, offrì di nuovo i suoi cento sesterzi, senza ottenere risposta; e allora, per la prima volta, i Romani ebbero il dubbio che forse Messala avesse trovato il suo pari, forse anche il suo superiore, e questi in un Israelita! L’uno di fianco all’altro, separati da un intervallo quasi impercettibile, i due cocchi si avvicinavano alla prima mèta. Il plinto su cui s’ergevano i tre pilastri, veduto da ovest, presentava l’aspetto di un muro, in forma di semi cerchio, offrendo la convessità della curva {{Ec|egli|agli}} spettatori, parallela all’opposta concavità del balcone di faccia. Questa voltata costituiva la prova di fuoco dei guidatori; Oreste medesimo vi aveva fallito. Un generale silenzio regnante nell’assemblea testimoniava l’interessamento con cui il pubblico seguiva questa fase. Il calpestìo dei cavalli ed il rumor delle ruote erano distintamente avvertibili. Allora, per la prima volta, sembrò che Messala si avvedesse della presenza di Ben Hur; e subito tutta l’audacia dell’uomo si manifestò in un modo sorprendente. — «''Abbasso Eros, evviva Marte!''» — egli gridò, brandendo il flagello. — «''Abbasso Eros, evviva Marte!''» — egli ripetè, assestando sulla schiena degli Arabi di Ben Hur, una sferzata, quale essi non avevano mai ricevuto. Il colpo era stato veduto da ogni settore, e lo stupore fu generale. Il silenzio divenne terribile nella sua intensità; sugli scranni intorno al Console i più coraggiosi trattennero il respiro, aspettando con gli occhi sbarrati. Solo un istante durò la tensione, poi, come rombo di tuono, scoppiò l’indignazione del pubblico. I quattro cavalli trasalirono dallo spavento e balzarono innanzi. 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Egli mantenne il suo posto, allentò le redini sul capo ai cavalli, parlando loro con voce carezzevole, cercando unicamente di guidarli incolumi intorno all’angolo pericoloso; e prima ancora che l’agitazione del pubblico si fosse sedata, aveva riconquistata la padronanza su di essi. Non solo: nell’avvicinarsi alla seconda mèta egli si trovò nuovamente al fianco di Messala, seguìto dalla simpatia e dai voti di tutti gli spettatori non Romani. Questo sentimento appariva così evidente, che Messala, con tutta la sua audacia, non stimò opportuno scherzare più oltre. Mentre i carri passavano la mèta, Ester vide il volto di Ben Hur — un po’ pallido, un po’ rialzato — ma calmo, risoluto. Subito un uomo si arrampicò sull’estremità occidentale del muro di divisione, e levò una delle sfere. In pari tempo fu tolto un delfino dall’altra parte. Nello stesso modo, scomparvero la seconda sfera e il secondo delfino. Poi la terza sfera e il terzo delfino. Tre giri erano stati compiuti; Messala occupava ancora l’interno della pista; Ben Hur galoppava all’esterno. La corsa assumeva l’aspetto di una di quelle gare doppie così popolari nel secondo periodo dell’età imperiale. — Nella prima Messala e Ben Hur; il Sidonio, il Corinzio, il Bizantino, seconda. Intanto gli uscieri avevano ottenuto di far sedere la moltitudine, quantunque il clamore continuasse, precedendo i corridori. Al quinto giro il Sidonio riuscì a portarsi all’altezza di Ben Hur, ma perdette subito il vantaggio. Il sesto giro cominciò senza recare un spostamento nelle posizioni relative. Gradatamente la velocità era aumentata; a poco a poco<noinclude><references/> {{PieDiPagina|||22}}</noinclude> s7vsxrjdcy6bvz85xl7v4y00h98p5ia 3842958 3842957 2026-06-01T08:52:56Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3842958 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|||337}}</noinclude>affetto; erano cresciuti accarezzati come bambini, e la loro fiducia negli uomini era commovente. Che cosa dovevano fare quelle delicate creature se non slanciarsi avanti come pazze? Il carro traballò. Non v’ha dubbio che ogni esperienza ci è utile nella vita. Donde trasse Ben Hur, in questo momento, il suo braccio vigoroso e il suo pugno di ferro? Donde, se non dai lunghi anni passati al remo? E che cos’era il sobbalzare del carro in confronto al rullìo improvviso della nave battuta dall’ebbro furore dei flutti? Egli mantenne il suo posto, allentò le redini sul capo ai cavalli, parlando loro con voce carezzevole, cercando unicamente di guidarli incolumi intorno all’angolo pericoloso; e prima ancora che l’agitazione del pubblico si fosse sedata, aveva riconquistata la padronanza su di essi. Non solo: nell’avvicinarsi alla seconda mèta egli si trovò nuovamente al fianco di Messala, seguìto dalla simpatia e dai voti di tutti gli spettatori non Romani. Questo sentimento appariva così evidente, che Messala, con tutta la sua audacia, non stimò opportuno scherzare più oltre. Mentre i carri passavano la mèta, Ester vide il volto di Ben Hur — un po’ pallido, un po’ rialzato — ma calmo, risoluto. Subito un uomo si arrampicò sull’estremità occidentale del muro di divisione, e levò una delle sfere. In pari tempo fu tolto un delfino dall’altra parte. Nello stesso modo, scomparvero la seconda sfera e il secondo delfino. Poi la terza sfera e il terzo delfino. Tre giri erano stati compiuti; Messala occupava ancora l’interno della pista; Ben Hur galoppava all’esterno. La corsa assumeva l’aspetto di una di quelle gare doppie così popolari nel secondo periodo dell’età imperiale. — Nella prima Messala e Ben Hur; il Sidonio, il Corinzio, il Bizantino, seconda. Intanto gli uscieri avevano ottenuto di far sedere la moltitudine, quantunque il clamore continuasse, precedendo i corridori. Al quinto giro il Sidonio riuscì a portarsi all’altezza di Ben Hur, ma perdette subito il vantaggio. Il sesto giro cominciò senza recare un spostamento nelle posizioni relative. 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Nessuno rispose. — «Un talento — cinque talenti, — dieci, se volete!» — Agitò le tavolette in atto di sfida. — «Io vincerò i tuoi sesterzi!» — disse un giovine Romano, preparandosi a scrivere. — «Non farlo» — lo ammoni un amico. — «Perchè?» — — «Messala ha raggiunta la sua massima velocità. Guarda come si piega sopra l’orlo del cocchio, e libera le redini, ed ora osserva l’Ebreo.» — L’altro guardò. — «Per Ercole!» — egli esclamò impallidendo. — «Il cane fa ogni sforzo per trattenerli. Lo vedo, lo vedo! Se gli Dei non aiutano il nostro amico, egli sarà battuto dall’Israelita. — Ma no, non ancora. Guarda! Giove è con noi. Giove è con noi!» — Questo grido, che uscì simultaneamente da ogni gola Romana, fece tremare il velario sopra la testa del Console. Se era vero che Messala aveva raggiunta la sua massima velocità, il risultato corrispondeva allo sforzo. Lentamente, ma distintamente, egli guadagnava terreno. I suoi cavalli correvano con le teste chinate e i colli tesi; dal balcone sembrava che radessero il suolo: le loro narici parevano schizzar sangue; gli occhi uscire dalle orbite. Certamente i buoni cavalli facevano tutto il possibile! Ma per quanto tempo avrebbero potuto mantenere quel passo? Era il principio del sesto giro soltanto. Volavano. Nel voltare la seconda mèta i cavalli di Ben Hur piegarono dietro il cocchio del Romano. La gioia dei partigiani di Messala non ebbe limiti: gridavano, urlavano, gettavano per aria i cappelli; e Samballat riempì le tavolette con le scommesse che essi offrivano.<noinclude><references/></noinclude> lgp5hrqnj5uv4ozqkdzfqu3u3i7wm2q Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/345 108 417508 3842960 3838796 2026-06-01T08:59:52Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3842960 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|||339}}</noinclude>Malluch nella tribuna sopra la Porta del Trionfo potè a stento frenare le sue lacrime. Egli aveva fatto tesoro della allusione di Ben Hur, secondo la quale «qualche cosa» doveva avvenire allo svolto delle colonne occidentali. Era il quinto giro, il qualche cosa non era ancora avvenuto; ed egli s’era detto fra sè: — «Aspettiamo il sesto.» — Il sesto era venuto e Ben Hur galoppava in coda al cocchio nemico. Nella tribuna orientale, la compagnia di Simonide taceva. La testa del negoziante era chinata sul petto. Ilderim si tirava la barba, e corrugava le ciglia quasi a coprirne gli occhi. Ester respirava appena. Solo Iras sembrava contenta. Per la penultima volta i cocchi facevano il giro dell’arena. — Messala alla testa, dietro di lui Ben Hur. Era la vecchia corsa di {{AutoreCitato|Omero|Omero}}: {{smaller block|<poem> Innanzi a tutti Le puledre volavano veloci Del Fereziade Eumelo; e dopo queste, Ma di poco intervallo, i corridori Di Troe, guidati dal Titide, e tanto Imminenti che ognor parean sul carro Montar d’Eumelo, a cui coi flati ardenti Già scaldano le spalle, e già le toccano Colle fervide teste.</poem>}} Così arrivarono alla prima mèta e la girarono. Messala, temendo di perdere il vantaggio conseguito, andò rasente al muro, sino quasi a toccarlo; un palmo più a sinistra e cocchio ed arriga sarebbero stati travolti; pure, quando la voltata fu fatta, nessuno, osservando le carreggiate dei due cocchi, avrebbe potuto dire: — «qui passò Messala, qui l’Ebreo.» — Uno solo era il solco lasciato dai due. Ester vide di nuovo il volto di Ben Hur, e le parve più pallido di prima. Simonide, più acuto osservatore di Ester, sussurrò nell’orecchio di Ilderim: — «Sceicco, io non sono buon giudice, ma credo che Ben Hur covi un progetto nella sua mente. Il suo viso me lo dice.» — Al che Ilderim rispose: — «Hai veduto come i cavalli erano freschi e lucidi? Per lo splendore di Dio, amico, non sembra che abbiano corso! Ma ora, attento!» — Una sola sfera e un solo delfino rimanevano; e tutto il popolo respirò, sapendo che il principio della fine era giunto. Il Sidonio lasciò cadere le correggie del suo flagello sulla<noinclude><references/></noinclude> kgeg8rk5xfgh08tf7jpn6kz12yyfy3x Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/346 108 417509 3842961 3838794 2026-06-01T09:01:41Z BuzzerLone 78037 3842961 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|340||}}</noinclude>schiena dei suoi cavalli, e, quasi pazzi dal dolore e dalla paura, i nobili animali si slanciarono innanzi disperatamente, minacciando di prendere il primo posto. Ma lo sforzo si esaurì nella promessa. Il Bizantino ed il Corinzio fecero il medesimo tentativo, con lo stesso risultato, e d’allora in poi essi si poterono considerare fuori giuoco. Con una prontezza facilmente spiegabile; tutte le fazioni meno la Romana accentrarono i loro voti su Ben Hur, animandolo con grida selvagge. — «Ben Hur! Ben Hur!» — urlarono, e il rombo di’ migliaia di voci arrivò come un’onda sino alla tribuna consolare. — «Avanti, Ebreo!» — — «Al muro, al muro!» — — «Forza, Arabi! Frusta e redini!» — — «Ora o mai!» — Sull’orlo della balconata si piegavano mille corpi, tendendo le mani verso di lui. Forse non udì, forse non potè far di più; in ogni modo l’ultimo giro era mezzo percorso senza che fosse avvenuto alcun mutamento! Ed ora per fare l’ultima voltata, Messala cominciò a raccogliere le redini dei cavalli di sinistra, movimento che necessariamente rallentò la sua velocità. Il suo cuore batteva in anticipazione della vicina vittoria. Più d’un altare avevano arricchito i suoi doni. Il genio Romano doveva prevalere. Sui tre pilastri, a seicento piedi di distanza, erano fama, fortuna, onori, e un trionfo che l’odio rendeva ineffabilmente dolce. Tutto ciò l’attendeva! In quell’istante Malluch, dalla gradinata, vide Ben Hur piegarsi innanzi sull’orlo del cocchio, e rallentare le redini sulla schiena dei suoi Arabi. Le cinghie del flagello si snodarono nell’aria, con un lungo sibilo di serpenti. Non caddero, ma la minaccia di quel suono, sortì il medesimo effetto. Nel passare dalla sua posizione, rigida e calma, a questa rapidità di azione, il volto dell’uomo si imporporò, gli occhi scintillarono; sembrava che la sua volontà, correndo lungo le redini, si comunicasse ai cavalli, i quali, come animati dal medesimo impulso, risposero con uno scatto che li portò al fianco del carro Romano. Messala, presso alla perigliosa voltata della mèta, udì, ma non osò volgere la testa. Dal pubblico non ricevette alcun avvertimento. Nel profondo silenzio dell’arena non si udivano che il rumore dei cocchi e la voce di Ben Hur, che, in pura lingua Amarica, come lo sceicco medesimo, parlava ai cavalli. {{Nop}}<noinclude><references/></noinclude> qe1h53a1xccpz87wg9s2to1p7fimssn 3842962 3842961 2026-06-01T09:04:29Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3842962 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|340||}}</noinclude>schiena dei suoi cavalli, e, quasi pazzi dal dolore e dalla paura, i nobili animali si slanciarono innanzi disperatamente, minacciando di prendere il primo posto. Ma lo sforzo si esaurì nella promessa. Il Bizantino ed il Corinzio fecero il medesimo tentativo, con lo stesso risultato, e d’allora in poi essi si poterono considerare fuori giuoco. Con una prontezza facilmente spiegabile; tutte le fazioni meno la Romana accentrarono i loro voti su Ben Hur, animandolo con grida selvagge. — «Ben Hur! Ben Hur!» — urlarono, e il rombo di’ migliaia di voci arrivò come un’onda sino alla tribuna consolare. — «Avanti, Ebreo!» — — «Al muro, al muro!» — — «Forza, Arabi! Frusta e redini!» — — «Ora o mai!» — Sull’orlo della balconata si piegavano mille corpi, tendendo le mani verso di lui. Forse non udì, forse non potè far di più; in ogni modo l’ultimo giro era mezzo percorso senza che fosse avvenuto alcun mutamento! Ed ora per fare l’ultima voltata, Messala cominciò a raccogliere le redini dei cavalli di sinistra, movimento che necessariamente rallentò la sua velocità. Il suo cuore batteva in anticipazione della vicina vittoria. Più d’un altare avevano arricchito i suoi doni. Il genio Romano doveva prevalere. Sui tre pilastri, a seicento piedi di distanza, erano fama, fortuna, onori, e un trionfo che l’odio rendeva ineffabilmente dolce. Tutto ciò l’attendeva! In quell’istante Malluch, dalla gradinata, vide Ben Hur piegarsi innanzi sull’orlo del cocchio, e rallentare le redini sulla schiena dei suoi Arabi. Le cinghie del flagello si snodarono nell’aria, con un lungo sibilo di serpenti. Non caddero, ma la minaccia di quel suono, sortì il medesimo effetto. Nel passare dalla sua posizione, rigida e calma, a questa rapidità di azione, il volto dell’uomo si imporporò, gli occhi scintillarono; sembrava che la sua volontà, correndo lungo le redini, si comunicasse ai cavalli, i quali, come animati dal medesimo impulso, risposero con uno scatto che li portò al fianco del carro Romano. Messala, presso alla perigliosa voltata della mèta, udì, ma non osò volgere la testa. Dal pubblico non ricevette alcun avvertimento. 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Ah, ah! — fermi! La fatica è compiuta! — Adagio — alt!» — Nulla di più semplice, nulla di più istantaneo. Nel momento scelto per lo scatto finale. Messala stava girando intorno alla mèta. Per sorpassassarlo. Ben Hur doveva tagliargli la strada, e, precisamente percorrendo il medesimo cerchio, con un raggio di poco maggiore. Le migliaia di persone assiepate sopra le gradinate compresero tutto: videro il segnale dato da Ben Hur; la magnifica risposta; i quattro cavalli di fianco al cocchio di Messala, la ruota interna del cocchio di Ben Hur, dietro il carro del Romano, tutto ciò videro e compresero. Poi udirono un colpo secco che fece fremere tutto il Circo, e videro una pioggia di scheggie bianche cadere sulla pista. Il carro del Romano traballò e si piegò sopra il lato destro, urtando con l’estremità della sala la terra. Due volte rimbalzò, poi tutto il cocchio andò in frantumi, e Messala, avviluppato nelle redini, fu precipitato a capo fitto fra i propri cavalli. Per accrescere l’orrore dello spettacolo, il Sidonio, che rasentava il muro dietro Messala, non potè arrestarsi o deviare. Con tutta velocità piombò addosso ai resti del cocchio Romano, in mezzo ai cavalli di questo, quasi pazzi di terrore. Poco dopo, attraverso la nube di polvere, che velò per un istante la scena, egli fu visto trascinarsi carponi, mentre il Corinzio ed il Bizantino seguivano come freccie il cocchio di Ben Hur. Gli spettatori balzarono in piedi sui banchi con un lungo grido. Alcuni videro Messala sotto gli zoccoli dei cavalli tumultuanti e i rottami dei due carri. Non si muoveva; sembrava morto. Ma la maggior parte non aveva occhio che per Ben Hur. Era loro sfuggita l’abile mossa, per cui, piegando un poco verso sinistra, egli aveva urtata la delicata ruota di Messala con la ferrea punta del proprio mozzo, frantumandola; ma avevano veduto il mutamento avvenuto in lui. Essi medesimi si sentivano {{Pt|com-|}}<noinclude><references/></noinclude> ieerkiqkxqvgpe0uj9e6wos6fnk14lm 3842815 3842814 2026-05-31T17:05:02Z BuzzerLone 78037 3842815 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||341}}</noinclude><nowiki/> — «Su, Atair! Su, Rigel! Avanti, Antares! Vorresti forse indugiare, Aldebran, nobile cuore? Io li sento cantare nel deserto; io sento le donne e i fanciulli cantare la canzone delle stelle: Atair, Antares, Rigel, Aldebran, vittoria! — e quel canto durerà eterno. Avanti, cavalli! Domani vi accoglieranno le tende paterne! Avanti, Antares! La tribù ci aspetta, e il padrone ci guarda! Vittoria, vittoria! {{Ec|E,|È}} fatto, è fatto! Ah, ah! L’orgoglioso è umiliato! La mano che ci colpì è nella polvere! Nostra la gloria! Ah, ah! — fermi! La fatica è compiuta! — Adagio — alt!» — Nulla di più semplice, nulla di più istantaneo. Nel momento scelto per lo scatto finale, Messala stava girando intorno alla mèta. Per sorpassassarlo. Ben Hur doveva tagliargli la strada, e, precisamente percorrendo il medesimo cerchio, con un raggio di poco maggiore. Le migliaia di persone assiepate sopra le gradinate compresero tutto: videro il segnale dato da Ben Hur; la magnifica risposta; i quattro cavalli di fianco al cocchio di Messala, la ruota interna del cocchio di Ben Hur, dietro il carro del Romano, tutto ciò videro e compresero. Poi udirono un colpo secco che fece fremere tutto il Circo, e videro una pioggia di scheggie bianche cadere sulla pista. Il carro del Romano traballò e si piegò sopra il lato destro, urtando con l’estremità della sala la terra. Due volte rimbalzò, poi tutto il cocchio andò in frantumi, e Messala, avviluppato nelle redini, fu precipitato a capo fitto fra i propri cavalli. Per accrescere l’orrore dello spettacolo, il Sidonio, che rasentava il muro dietro Messala, non potè arrestarsi o deviare. Con tutta velocità piombò addosso ai resti del cocchio Romano, in mezzo ai cavalli di questo, quasi pazzi di terrore. Poco dopo, attraverso la nube di polvere, che velò per un istante la scena, egli fu visto trascinarsi carponi, mentre il Corinzio ed il Bizantino seguivano come freccie il cocchio di Ben Hur. Gli spettatori balzarono in piedi sui banchi con un lungo grido. Alcuni videro Messala sotto gli zoccoli dei cavalli tumultuanti e i rottami dei due carri. Non si muoveva; sembrava morto. Ma la maggior parte non aveva occhio che per Ben Hur. Era loro sfuggita l’abile mossa, per cui, piegando un poco verso sinistra, egli aveva urtata la delicata ruota di Messala con la ferrea punta del proprio mozzo, frantumandola; ma avevano veduto il mutamento avvenuto in lui. Essi medesimi si sentivano {{Pt|com-|}}<noinclude><references/></noinclude> 7ii32pojemo4qj308gkl8vnevnokc6y 3842816 3842815 2026-05-31T17:06:00Z BuzzerLone 78037 3842816 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||341}}</noinclude><nowiki/> — «Su, Atair! Su, Rigel! Avanti, Antares! Vorresti forse indugiare, Aldebran, nobile cuore? Io li sento cantare nel deserto; io sento le donne e i fanciulli cantare la canzone delle stelle: Atair, Antares, Rigel, Aldebran, vittoria! — e quel canto durerà eterno. Avanti, cavalli! Domani vi accoglieranno le tende paterne! Avanti, Antares! La tribù ci aspetta, e il padrone ci guarda! Vittoria, vittoria! {{Ec|E,|È}} fatto, è fatto! Ah, ah! L’orgoglioso è umiliato! La mano che ci colpì è nella polvere! Nostra la gloria! Ah, ah! — fermi! La fatica è compiuta! — Adagio — alt!» — Nulla di più semplice, nulla di più istantaneo. 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Per accrescere l’orrore dello spettacolo, il Sidonio, che rasentava il muro dietro Messala, non potè arrestarsi o deviare. Con tutta velocità piombò addosso ai resti del cocchio Romano, in mezzo ai cavalli di questo, quasi pazzi di terrore. Poco dopo, attraverso la nube di polvere, che velò per un istante la scena, egli fu visto trascinarsi carponi, mentre il Corinzio ed il Bizantino seguivano come freccie il cocchio di Ben Hur. Gli spettatori balzarono in piedi sui banchi con un lungo grido. Alcuni videro Messala sotto gli zoccoli dei cavalli tumultuanti e i rottami dei due carri. Non si muoveva; sembrava morto. Ma la maggior parte non aveva occhio che per Ben Hur. Era loro sfuggita l’abile mossa, per cui, piegando un poco verso sinistra, egli aveva urtata la delicata ruota di Messala con la ferrea punta del proprio mozzo, frantumandola; ma avevano veduto il mutamento avvenuto in lui. 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Il fortunato vincitore del pugilato era un gigantesco Sassone dai capelli flavi, e con un volto così brutale, da attirare l’attenzione di Ben Hur, che riconobbe in lui il suo antico maestro in Roma, di cui era stato l’alunno favorito. Poi alzò gli occhi verso il balcone di Simonide. La compagnia gli tese le mani. Ester rimase seduta; ma Iras si alzò e con un grazioso gesto del ventaglio gli mandò un bacio — favore non meno inebbriante, perchè noi sappiamo, o lettore, che sarebbe toccato a Messala, se a questi avesse arriso la vittoria. La processione, salutata da un nuovo scoppio di applausi, attraversò lentamente la Porta Trionfale. <section end="s1" /><section begin="s2" />{{Centrato|'''CAPITOLO XV.'''}} Ben Hur ed Ilderim dovevano, come d’accordo, partire a mezzanotte dello stesso giorno, e seguire la strada battuta dalla carovana, che li aveva preceduti di trenta ore. Lo sceicco era felice; aveva offerto doni principeschi, ma Ben Hur rifiutò ogni cosa, insistendo che gli bastava l’umiliazione inflitta al nemico. La disputa generosa continuò a lungo. — «Pensa» — diceva lo sceicco — «a quanto tu hai fatto per me. In ogni tenda nera, dall’Akaba all’Oceano, e attraverso le terre dell’Eufrate fino al mare degli Sciti, volerà la fama della mia Mira e dei suoi figli; e quelli che canteranno di loro, mi esalteranno, e dimenticheranno ch’io sono sul declinar dell’età. Tutte le nomadi lancie del deserto verranno a me, e mi riconosceranno sceicco.<section end="s2" /><noinclude><references/></noinclude> q7k6zeqya1ippzkv8p5sca024zw2mbb Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/349 108 417514 3842891 2491834 2026-06-01T03:29:35Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3842891 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|||343}}</noinclude>Tu non sai che cosa significhi il dominio che ora terrò sul deserto. Principi e commercianti mi pagheranno innumerevoli tributi. Sì, per la spada di Salomone, Cesare stesso dovrà piegarsi innanzi a me! E tu non vuoi nulla — nulla?» — E Ben Hur rispondeva: — «No, sceicco; non sono io forse amato da te e non ho il tuo aiuto? L’incremento della tua potenza potrà servire al Re che verrà. Chi può dire che non ti fu concessa a questo scopo? Nell’opera ch’io intraprendo avrò bisogno di te. Rifiutando oggi, potrò chiedere più apertamente in seguito.» — Mentre essi disputavano con tanta vivacità arrivarono due messaggeri — Malluch ed uno sconosciuto. Il primo ebbe naturalmente la precedenza. Dopo aver nuovamente espresso la sua gioia per gli eventi della giornata, venne allo scopo della sua visita. — «Simonide mi manda a dirvi, che, terminati i giuochi, alcuni Romani si affrettarono a reclamare contro il pagamento del premio.» — Ilderim balzò in piedi, gridando colla sua voce più acuta. — «Per la potenza di Dio, l’Oriente deciderà se la corsa fu lealmente guadagnata!» — — «No, buon sceicco,» — disse Malluch — «Il direttore ha pagato.» — — «Sta bene.» — — «Quando dissero che Ben Hur urtò la ruota di Messala, il direttore rise e rammentò loro la sferzata ricevuta dagli Arabi in principio della corsa.» — — «E l’Ateniese?» — — «E’ morto.» — — «Morto!» — esclamò Ben Hur. — «Morto!» — ripetè Ilderim. — «Solo quei mostri Romani hanno tutte le fortune. Messala scampò.» — — «Scampò, — sì, o sceicco, con la vita; ma essa gli sarà di peso. I medici dicono che vivrà, ma che non potrà mai più camminare.» — Ben Hur alzò gli occhi al cielo, in silenzio. Ebbe la visione di Messala, inchiodato alla sua sedia come Simonide, e come lui portato in giro sopra le spalle degli schiavi. L’infermità dei buoni è facile a sopportarsi; ma che sarebbe di costui col suo orgoglio e la sua ambizione? — «Simonide vi fa sapere inoltre» — continuò {{Pt|Mal-|}}<noinclude><references/></noinclude> 3lsxs96x6wh0vndianrepdk7zuxi4ea Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/350 108 417515 3842892 2491835 2026-06-01T03:31:04Z BuzzerLone 78037 3842892 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|344||}}</noinclude>{{Pt|luch|Malluch}} — «che Samballat ha dei fastidii. Druso e quelli che hanno firmato con lui, hanno appellato al console Massenzio circa il pagamento dei cinque talenti perduti, e il Console ha rimandata la decisione a Cesare. Anche Messala si rifiuta di pagare, e Samballat, seguendo l’esempio di Druso, ha portato l’affare davanti al console. I migliori Romani dicono che coloro che protestano dovranno pagare, e tutti i partiti avversarii si schierano con loro. In città non si parla che dello scandalo.» — — «E che dice Simonide?» — chiese Ben Hur. — «Il padrone ride, ed è contento. Se il Romano paga, è rovinato; se si rifiuta, è disonorato. La politica imperiale deciderà. Offendere l’Oriente sarebbe un brutto principio nella campagna coi Parti; offendere lo sceicco Ilderim, significherebbe inimicarsi il Deserto, attraverso il quale corrono tutte le linee di operazione di Massenzio. Quindi Simonide vi esorta a star di buon animo: Messala pagherà.» — Il volto di Ilderim si rasserenò subito. — «Ed ora andiamo» — egli esclamò, stropicciandosi le mani. Simonide ha in mano la cosa, ed essa non può andar male. Intanto la gloria è nostra. Ordinerò che siano approntati i cavalli.» — — «Fermati,» — disse Malluch. — «Ho lasciato là fuori un messaggero. Vuoi vederlo?» — — «Per lo splendore di Dio! l’avevo dimenticato!» — Malluch si ritirò, lasciando il passo ad un giovinetto di delicata apparenza, e modi cortesi, il quale, piegatosi sopra un ginocchio fece la sua ambasciata. — «Iras, figlia di Balthasar, manda allo sceicco Ilderim saluti e felicitazioni per la vittoria ottenuta.» — — «La figlia del mio amico è assai gentile:» — disse Ilderim con gli occhi scintillanti. — «Portale questo gioiello in segno della mia riconoscenza.» — Così dicendo si tolse un anello dal dito. — «Farò come tu dici, o sceicco» — continuò il paggio — «La figlia dell’Egiziano mi ha dato anche un’altra commissione. Essa prega il buon sceicco Ilderim, di far noto al giovine Ben Hur, che suo padre dimora attualmente nel palazzo di Idernee, dove essa riceverà il giovine, domani, dopo l’ora quarta. E se, con le sue congratulazioni, lo sceicco Ilderim vorrà accettare anche la sua gratitudine per questo secondo favore, essa sarà felicissima.» —<noinclude><references/></noinclude> fpn56zyax32wvh4mckqwvmur8w38wwn 3842893 3842892 2026-06-01T03:33:47Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3842893 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|344||}}</noinclude>{{Pt|luch|Malluch}} — «che Samballat ha dei fastidii. Druso e quelli che hanno firmato con lui, hanno appellato al console Massenzio circa il pagamento dei cinque talenti perduti, e il Console ha rimandata la decisione a Cesare. Anche Messala si rifiuta di pagare, e Samballat, seguendo l’esempio di Druso, ha portato l’affare davanti al console. I migliori Romani dicono che coloro che protestano dovranno pagare, e tutti i partiti avversarii si schierano con loro. In città non si parla che dello scandalo.» — — «E che dice Simonide?» — chiese Ben Hur. — «Il padrone ride, ed è contento. Se il Romano paga, è rovinato; se si rifiuta, è disonorato. La politica imperiale deciderà. Offendere l’Oriente sarebbe un brutto principio nella campagna coi Parti; offendere lo sceicco Ilderim, significherebbe inimicarsi il Deserto, attraverso il quale corrono tutte le linee di operazione di Massenzio. Quindi Simonide vi esorta a star di buon animo: Messala pagherà.» — Il volto di Ilderim si rasserenò subito. — «Ed ora andiamo» — egli esclamò, stropicciandosi le mani. Simonide ha in mano la cosa, ed essa non può andar male. Intanto la gloria è nostra. Ordinerò che siano approntati i cavalli.» — — «Fermati,» — disse Malluch. — «Ho lasciato là fuori un messaggero. Vuoi vederlo?» — — «Per lo splendore di Dio! l’avevo dimenticato!» — Malluch si ritirò, lasciando il passo ad un giovinetto di delicata apparenza, e modi cortesi, il quale, piegatosi sopra un ginocchio fece la sua ambasciata. — «Iras, figlia di Balthasar, manda allo sceicco Ilderim saluti e felicitazioni per la vittoria ottenuta.» — — «La figlia del mio amico è assai gentile:» — disse Ilderim con gli occhi scintillanti. — «Portale questo gioiello in segno della mia riconoscenza.» — Così dicendo si tolse un anello dal dito. — «Farò come tu dici, o sceicco» — continuò il paggio — «La figlia dell’Egiziano mi ha dato anche un’altra commissione. Essa prega il buon sceicco Ilderim, di far noto al giovine Ben Hur, che suo padre dimora attualmente nel palazzo di Idernee, dove essa riceverà il giovine, domani, dopo l’ora quarta. E se, con le sue congratulazioni, lo sceicco Ilderim vorrà accettare anche la sua gratitudine per questo secondo favore, essa sarà felicissima.» —<noinclude><references/></noinclude> 8v5ajkuf813eyo4lv7v76jq1ilxg4uw Ben Hur/Libro Quinto/Capitolo XIV 0 417517 3842963 3674764 2026-06-01T09:05:15Z BuzzerLone 78037 Porto il SAL a SAL 100% 3842963 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=1 giugno 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capitolo XIV|prec=../Capitolo XIII|succ=../Capitolo XV}} <pages index="Wallace - Ben Hur, 1900.djvu" from=340 to=348 fromsection=s2 tosection=s1 /> m6ezxetj0mtmmyn020enktrahd09qyq Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/360 108 417652 3842882 2491845 2026-05-31T21:48:50Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3842882 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|354||}}</noinclude>aprire un nuovo negozio di vino in prossimità al Circo Massimo, e vivere come si addice al primo dei ''lanisti''.» — Persino le vecchie cicatrici sul viso del gigante raggiarono di gioia. — «Io ti darò quattromila sesterzii» — continuò Ben Hur — «e non ti chiederò di versar sangue. Ascolta. Quel tuo compagno non aveva una accentuata rassomiglianza con me?» — — «Vi avrei detto due mele dello stesso albero.» — — «Ebbene, se io indosso la stessa tunica, e vesto lui coi miei panni, noi due possiamo andarcene tranquillamente, e tu ricevere ugualmente i tuoi sesterzii da Messala. Non hai che da dargli ad intendere che il morto sono io.» — Thord rise fino alle lacrime. — «Ah, ah, ah! Diecimila sesterzii in due giorni, guadagnati così facilmente! E un negozio di vino presso il Circo! tutto per una bugia, senza una goccia di sangue. Ah, ah, ah! Dammi la tua mano, o figlio di Arrio. Se mai vieni a Roma, non dimenticarti di visitare la bettola di Thord, il Germano. Per la barba di Irmino, ti darò il miglior Cecubo di Roma, dovessi andarlo a rubare nelle cantine di Cesare!» — Si scambiarono un’altra stretta di mano, dopo la quale compirono il travestimento del morto, di cui Ben Hur indossò la tunica ed i sandali. Quando tutto fu finito, il gigante bussò alla porta, che si aperse. Quindi scesero in istrada e, giunti all’Omfalo, si divisero. — «Non dimenticarti la bettola presso il Circo, o figlio di Arrio! Ah, ah, ah! Per la barba di Irmino, non vi fu mai fortuna guadagnata a miglior mercato. Gli Dei vegliano su di te!» — Questo fu l’addio del gladiatore. Nel lasciare l’atrio, Ben Hur diede un ultimo sguardo al sicario, giacente per terra nel suo costume d’Ebreo, e fu soddisfatto. La somiglianza era perfetta. Se Thord stava zitto, l’inganno non correva rischio d’essere scoperto. Quella notte, nella casa di Simonide, Ben Hur raccontò al negoziante tutto quanto era avvenuto nel palazzo di Idernee; e fu stabilito, che, dopo qualche giorno, si sarebbe aperta un’inchiesta per scoprire le traccie dello scomparso figliuolo d’Arrio. Anzi l’affare doveva essere portato francamente ai piedi di Massenzio: e allora, se il mistero non fosse penetrato, Messala e Grato sarebbero rimasti felici e contenti nella credenza della morte di Ben Hur, mentre<noinclude><references/></noinclude> qr5nd6a57f770jxfti2j3j430a3fcs8 Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/438 108 418323 3842821 3834246 2026-05-31T17:27:14Z BuzzerLone 78037 3842821 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|432||}}</noinclude>{{nop}} Durante tutto questo tempo Ben Hur stava studiando la fisonomia dello straniero, ma con un interessamento affatto diverso dagli altri. Lo rallegravano la perfezione delle sue fattezze, la nobiltà, la tenerezza, l’umiltà e la santità della sua persona. Ma nella sua mente uno era il pensiero: — «Chi è quest’uomo? Messia o Re?» — Mai vi fu apparizione meno principesca; al solo guardare quell’aspetto calmo e benigno, l’idea della guerra e della conquista, e il desiderio del dominio gli sembravano una profanazione. — «Balthasar deve aver ragione» — mormorò fra sè — «e Simonide torto. Quest’uomo non è venuto per ripristinare il trono di Salomone; non ha nè il carattere, nè il genio di Erode, Re potrà essere, ma non di un regno più grande di Roma.» — Dobbiamo però notare che tutto ciò non era una conclusione assoluta per Ben Hur, ma una semplice impressione; e mentre questa stava fermandosi, contemplando il meraviglioso aspetto dello straniero, la sua memoria si sforzava febbrilmente come a richiamare un ricordo passato. — «Certamente,» — egli disse fra sè — «io ho già veduto quell’uomo, ma dove e quando?» — Egli era certo che quello sguardo, così calmo, così pietoso, così dolce, si era una volta rivolto a lui, come ora raggiava sopra Balthasar. Improvvisamente, come illuminata da un subito raggio di sole, gli apparve la scena presso il pozzo di Nazareth, quando le guardie Romane lo trascinavano alla galera. A quel ricordo tutto il suo essere tremò. Quelle mani l’avevano aiutato quand’egli soffriva. Quel viso gli era, d’allora in poi, rimasto scolpito nella mente. Nell’emozione che lo agitava, le parole del predicatore andarono perdute. Egli non udì che le ultime parole così meravigliose che ancora il mondo ne risuona: {{Centrato|{{larger|— '''„Questo è il figlio di Dio!“''' — }}}} Ben Hur balzò da cavallo per rendere omaggio al suo benefattore; ma Iras gli gridò: — «Aiuto, figlio di Hur, aiuto, che mio padre muore!» — Egli si fermò, si voltò indietro, e si affrettò a sorreggere il vecchio. Ella gli diede una tazza, e Ben Hur, ordinando allo schiavo di far inginocchiare il cammello, corse al fiume ad attingere acqua. Quando ritornò lo straniero era sparito. Finalmente Balthasar riprese i sensi e stendendo le braccia, domandò debolmente:<noinclude><references/></noinclude> cnptz2ko5hiysqhso7jfzfobe681yoe Wikisource:Proposte 4 464852 3842972 3651329 2026-06-01T10:52:29Z ~2026-32665-42 81020 /* Ossip K. Flechtheim - Il partito comunista tedesco nel periodo della repubblica di weimar */ nuova sezione 3842972 wikitext text/x-wiki {{x-larger|Ti interessa un testo in particolare, ma su Wikisource non è ancora presente?}} {{larger|'''Inserisci sotto le tue proposte!'''}} Ricordati che su Wikisource ospitiamo soltanto libri '''in pubblico dominio''', cioè di autori morti '''da 70 anni'''. Per aiutarci a trovare il testo, per favore ordina le tue proposte per '''autore''' e '''titolo completo''', e se li conosci anche '''editore''', '''anno''' e '''luogo''' di pubblicazione. Se il testo è già disponibile su altri siti (come [http://archive.org Internet Archive] o [http://books.google.com Google Books]), inserisci anche il link ad esso. Puoi guardare anche direttamente in [http://openmlol.it openMLOL], che cerca di integrare in un'unica biblioteca digitale tutti i libri in lingua italiana sparsi per questi siti. <div class="plainlinks" style="text-align:center"> [{{fullurl:Wikisource:Proposte|action=edit&section=new}} <span class="mw-ui-button mw-ui-progressive">Premi qui per inserire la tua proposta</span>] </div> ==A== ; [[Autore:Alphonse Allais|Alphonse Allais]] * Un dramma davvero parigino e altri racconti :era di editori riuniti, fuori catalogo, NO Internet Archive, NO Google Books, NO OpenMLOL :autore morto nel 1905: ok? ::Se l'ultima traduzione è di Editori riuniti forse è ancora sotto diritti. Ma magari esiste una traduzione più antica: dobbiamo solo trovarla :-) [[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 14:57, 13 set 2016 (CEST) :::Da sbn viene fuori che la prima traduzione di un testo di Allais è di un certo ''Piceni'' morto nel 1986. Unica edizione apparentemente ''Opera orfana'' ([[Discussioni utente:Candalua#De bello gallico|quindi da valutare molto bene]]!) è un libro di racconti umoristici tradotti da [[w:Decio Cinti|Decio Cinti]] ([http://www.ebay.it/itm/Alfonso-Allais-RACCONTI-UMORISTICI-Sonzogno-n-542-1939-/360884497318 qui] unica copia dove si può leggere un indice dei testi raccolti, perdonate lo spam!). Per quanto riguarda ''Un dramma davvero parigino'', ho trovato solo [http://sezionex.blogspot.it/2005/12/un-dramma-parigino-e-le-chat-noir.html questo]. --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 20:08, 13 set 2016 (CEST) ; [[Autore:Guillaume Apollinaire|Guillaume Apollinaire]] * Le undicimila verghe * Le prodezze di un giovane Don Giovanni * L'eresiarca & C. * Alcools ; [[Autore:Giuseppe Avanzini|Giuseppe Avanzini]] * [[Lezione accademica in lode della cioccolata]] (1728) [https://archive.org/details/bub_gb_nwNQkBzvcrMC qui] ==B== ; [[Autore:Lyman Frank Baum|Lyman Frank Baum]] * [[Il mago di Oz]] - [[Autore:Lyman Frank Baum|Lyman Frank Baum]] ** non trovato su Internet Archive, Google Books, OPAL. Non c'è neanche su LiberLiber *** {{-1}} [http://www.sbn.it/opacsbn/opaclib?db=solr_iccu&sort_access=Data_ascendente%3A+min+31%2C+min+3086%2C+min+5003&rpnquery=%2540attrset%2Bbib-1%2B%2B%2540attr%2B1%253D1016%2B%2540attr%2B4%253D6%2B%2522mago%2Boz%2522&totalResult=291&select_db=solr_iccu&saveparams=false&nentries=1&rpnlabel=+Tutti+i+campi+%3D+mago+di+oz+%28parole+in+AND%29+&searchForm=opac%2Ficcu%2Ffree.jsp&refine=1001%257C%257C%257Ca%257C%257C%257Ctesto%2Ba%2Bstampa%257C%257C%257CTipo%2Bdi%2Bdocumento&do_cmd=search_show_cmd&resultForward=opac%2Ficcu%2Ffull.jsp&brief=brief&&fname=none&from=5 difficile] --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 18:43, 10 ago 2016 (CEST) :::: [http://id.sbn.it/bid/SBL0283215 SBN ], [http://www.internetculturale.it/jmms/iccuviewer/iccu.jsp?mode=all&teca=Bncf&id=oai:bncf.firenze.sbn.it:21:FI0098:Arsbni1:SBL0283215 IC]. Dall'indice sembra che ci siano tutte le pagine del libro ma non riesco a visualizzarle --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 04:12, 7 set 2016 (CEST) * {{ping|Xavier121}} {{ping|Accurimbono}} ecco una [https://www.byterfly.eu/islandora/object/librib:962125/datastream/PDF/content/librib_962125.pdf Edizione Libro illustrato con le scene del film] - [[User:0 Noctis 0|0 Noctis 0]] ([[User talk:0 Noctis 0|disc.]]) 08:42, 18 apr 2023 (CEST) ; [[Autore:Berrettaccia di Castelsantangelo|Berrettaccia di Castelsantangelo]] Sempre in tema terremoto: ''La battaglia di Pian Perduto'' * ''La battaglia del Pian Perduto : poemetto storico pubblicato la prima volta con introduzione e note / per cura di Pietro Pirri'', stampa 1914 (Foligno : Stab. Tip. G. Campi) ([http://id.sbn.it/bid/UM10085916 SBN]) * ''La battaglia del Pian Perduto : poemetto storico / introduzione e note a cura di Pietro Pirri'', Norcia, Editrice S. Benedetto, 1972 ([http://id.sbn.it/bid/UM10085824 SBN]) Fonti: * https://www.raccontidellostomaco.it/la-battaglia-di-pian-perduto/ * http://new.lecentocitta.it/la-battaglia-di-pian-perduto/ * http://www.comune.visso.mc.it/comunicati-cms/la-battaglia-del-pian-perduto/ ; [[:w:Pompeo Bettini|Pompeo Bettini]] * Opere ; [[Autore:Guy Boothby|Guy Boothby]] * Il dottor Nikola (ROMANZO, Dr. Nikola, 1896) - 1904 , Il Romanzo Mensile anno II-n. 4, Corriere della Sera * Addio, Nikola!… (ROMANZO, "Farewell, Nikola", 1901) - 1908 - TRADUZIONE: non indicato, Il Romanzo Mensile anno VI-n. 12, Corriere della Sera {{non firmato|Plisskensting|23:45, 25 nov 2016}} ; [[Autore:Emil du Bois-Reymond|Emil du Bois-Reymond]] * [[Sui confini della scienza della natura - I sette enigmi del mondo]], traduzione di T. Vivenza Rensi (1928) [https://archive.org/details/SuiConfiniDellaScienza qui] ; [[Autore:Robert Boyle|Robert Boyle]] * Il chimico scettico ==C== ; [[Autore:Cartesio|Cartesio]] Proporrei il testo di Descartes, uno dei classici della filosofia. Peraltro possiedo il testo come Pdf. : è già presente nelle proposte, nella traduzione di Adriano Tilgher, ecco qui i due volumi [https://archive.org/details/DiscorsoEMeditazioni 1] [https://archive.org/details/DiscorsoEMeditazioniVol2 2] , bisogna sapere quando è morto il traduttore della tua copia per sapere se è ancora sotto diritti o no.--[[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 15:16, 19 ago 2018 (CEST) ; [[Autore:Anton Čechov|Anton Čechov]] * Il giardino dei ciliegi ; [[Autore:Luigi Chiarelli|Luigi Chiarelli]] * opere ; [[Autore:Chrétien de Troyes|Chrétien de Troyes]] * opere ; [[Autore:Agatha Christie|Agatha Christie]] * Sipario - L'ultima avventura di Poirot {{non firmato|78.6.226.3|15 ottobre 2016}} :{{ping|Aubrey|Accurimbono|Candalua}} ma è [https://archive.org/details/AgathaChristieDieciPiccoliIndiani possibile]? :O --'''<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>[[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 00:43, 20 ott 2016 (CEST) :: E' morta nel 1976, il testo pubblicato in GB nel 1939 per la prima volta, in Italia il testo è coperto da diritti d'autore, in [http://copyright.cornell.edu/resources/publicdomain.cfm USA] pure credo, ma alcune delle sue prima opere potrebbero essere in PD, vedi [[:en:Author:Agatha Christie|en.source]]. --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 03:07, 20 ott 2016 (CEST) ; [[Autore:Cristoforo Colombo|Cristoforo Colombo]] * ''Lettere'' (1912) [https://archive.org/details/letteredicristof00colurich qui] * Lettera rarissima (1810) [https://archive.org/details/letterararissima00colurich qui] ; [[Autore:Antonio Colmenero de Ledesma|Antonio Colmenero de Ledesma]] * ''Della cioccolata'', traduzione di Alessandro Vitrioli (1677) [https://archive.org/details/bub_gb_BlWlJvEzuoYC qui] ; [[Autore:Étienne Bonnot de Condillac|Étienne Bonnot de Condillac]] * "Trattato delle sensazioni" tradotto da Marco Fassadoni nel 1793: [https://archive.org/details/bub_gb_n3AP99qc0PkC qui] ; [[Autore:Victor Cousin|Victor Cousin]] * "Lezioni sulla filosofia di Kant" tradotte da Francesco Trinchera (1842): [https://archive.org/details/CousinFilosofiaKant qui] ; [[Autore:Nicola Cusano|Nicola Cusano]] * "Della dotta ignoranza" tradotto da Paolo Rotta nel 1927: [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/img66A304.pdf qui] ==D== ; [[Autore:Augusto De Angelis|Augusto De Angelis]] (1888-1944) * Non abbiamo nulla di lui. Vedi [[:W:Augusto_De_Angelis#Opere|l'elenco delle opere]]. ; [[Autore:Sante De Sanctis|Sante De Sanctis]] * [[I sogni. Studi clinici e psicologici di un alienista]] [https://archive.org/details/SanteDeSanctisISogni qui] * [[La psicologia del sogno]] [https://archive.org/details/DeSanctisLaPsicologiaDelSogno qui] ; René Descartes: vedi [[Wikisource:Proposte#C|'''Cartesio''']] ; [[Autore:Hans Driesch|Hans Driesch]] * "Il vitalismo" tradotto da Mario Stenta (1905): [https://www.liberliber.it/mediateca/libri/d/driesch/il_vitalismo/pdf/driesch_il_vitalismo.pdf qui] ; [[Autore:Leopoldo Pullè|Leo Di Castelnuovo]] * [[Impara l'arte]] [https://books.google.it/books?id=52oW8Bd-YOUC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] ; [[Autore:Charles Dickens|Charles Dickens]] * [[Le avventure di Nicola Nickleby]] * Le campane * La battaglia della vita * Il patto col fantasma * Oliver Twist * David Copperfield * Tempi difficili ; [[Autore:Denis Diderot|Denis Diderot]] * [[La religiosa]] ; [[Autore:Arthur Conan Doyle|Arthur Conan Doyle]] * [[Autore:Arthur Conan Doyle|Arthur Conan Doyle]] - Sherlock Holmes {{fatto}} '''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 19:14, 23 ago 2016 (CEST) ** non trovato su Internet Archive, Google Books, OPAL. Non c'è neanche su LiberLiber --[[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 11:46, 10 ago 2016 (CEST) *** {{fatto}}...sta [http://www.braidense.it/risorse/dire_query.php?Nome1=Doyle,%20Arthur%20Conan qui] (e ricordo di averlo già scaricato, rovisto in archivio!) --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 18:14, 10 ago 2016 (CEST) ; [[Autore:Fëdor Dostoevskij|Fëdor Michajlovič Dostoevskij]] * [[Povera gente]] [https://www.liberliber.it/mediateca/libri/d/dostoevskij/povera_gente/pdf/dostoevskij_povera_gente.pdf qui] ; [[Autore:Paola Drigo|Paola Drigo]] * [[Maria Zef]] [https://www.liberliber.it/mediateca/libri/d/drigo/maria_zef/pdf/drigo_maria_zef.pdf qui] ;[[Autore:Félix Antoine Philibert Dupanloup|Félix Antoine Philibert Dupanloup]] * [[La convenzione del 15 settembre e l'enciclica dell'8 dicembre]] [https://archive.org/details/bub_gb_0kFlx6eFkE4C qui] ==E== ; [[Autore:Meister Eckhart|Meister Eckhart]] * "Prediche e trattati", (1927) [https://archive.org/details/EckhartPrediche qui] ; [[Autore:Ralph Waldo Emerson|Ralph Waldo Emerson]] * "L'anima, la natura e la saggezza", tradotto da Mario Cossa (1911) [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgFAIV23.pdf 1][http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgFAIV23a.pdf 2][http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgFAIV23aa.pdf 3] ;[[Autore:Friedrich Engels|Friedrich Engels]] * "L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato", traduzione di Pasquale Martignetti, Uffici della Critica Sociale, Milano, 1901; su Internet Archive [https://archive.org/details/EngelsOrigineDellaFamiglia qui]. ; [[Autore:Federigo Enriques|Federigo Enriques]] * "Lezioni di geometria proiettiva" (1898) [https://archive.org/details/lezdigeopro00enririch qui] * "Causalità e determinismo nella filosofia e nella storia della scienza" (1941) su Liber Liber [http://www.liberliber.it/mediateca/libri/e/enriques/causalita_e_determinismo/pdf/enriques_causalita_e_determinismo.pdf qui] ; [[Autore:Eraclito|Eraclito]] * "Raccolta dei frammenti", tradotta da R. Walzer (1939) [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgCarrataT1861.pdf qui] ;[[Autore:George Eliot|George Eliot]] *Middlemarch ==F== ; [[Autore:Hans Fallada|Hans Fallada]] * E adesso, pover'uomo? ; [[Autore:Giovanni Battista Felici|Giovanni Battista Felici]] * [[Parere intorno all'uso della cioccolata]] (1728): [https://books.google.it/books?id=m7pdAAAAcAAJ&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] ; [[Autore:Francesco Felini|Francesco Felini]] * [[Risposta dimostrativa che la cioccolata rompe il digiuno]] (1676) [https://books.google.it/books?id=lQKJr7x8lnkC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] * [[Altro parere intorno alla natura, ed all'uso della cioccolata"]] (1728): [https://archive.org/details/bub_gb_IIZPSyqfB4cC] ; [[Autore:Silvio Fiorillo|Silvio Fiorillo]] * L'amor giusto, egloga pastorale in Napolitana e toscana lingua di Silvio Fiorillo da Capua detto capitano di Mattamoros * La ghirlanda * Li capitani vanagloriosi * La Lucilla costante con le ridicole disfide e prodezze di Policinella ; [[Autore:Gustave Flaubert|Gustave Flaubert]] * [[Madame Bovary]] ; [[Autore:Francis Scott Fitzgerald|Francis Scott Fitzgerald]] * [[Il grande Gatsby]] ** Fitzgerald è morto nel 1940 cioè 70 anni fa Se la traduzione Fernanda Pivano forse è ancora sotto diritti. Ma esiste una traduzione più antica: dobbiate solo trovarla è la traduzione di Cesare Giardini, collana "I romanzi della palma" n. 89, Mondadori, Milano, 1936. ; [[Autore:Renato Fucini|Renato Fucini]] * [[Le veglie di Neri]] ==G== ; [[Autore:Gaio Valerio Flacco|Gaio Valerio Flacco]] * ''L'Argonautica, volgarizzata dal marchese Marc'Antonio Pindemonte'', Venezia, Giuseppe Antonelli, 1851, ([https://books.google.it/books?id=JRJKtlcK1KsC GB]) ; [[Autore:Pasquale Galluppi|Pasquale Galluppi]] * "Lettere filosofiche su le vicende della filosofia" (1827): [https://books.google.it/books?id=FWUWzC-iJ0YC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] ; [[Autore:Jacopo Gelli|Jacopo Gelli]] * [[Piccola enciclopedia di giuochi e passatempi]] (1929) [https://archive.org/details/GelliPiccolaEnciclopediaDiGiuochi qui] ; [[Autore:Giovanni Gentile|Giovanni Gentile]] * "Teoria generale dello spirito come atto puro" 1938 [https://archive.org/details/GentileTeoriaGenerale qui] * [[La nuova scuola media]] (1925) [https://archive.org/details/GentileLaNuovaScuolaMedia qui] * "La mia religione", (1943): [https://archive.org/details/GentileLaMiaReligione qui] ; [[Autore:Italo Ghersi|Italo Ghersi]] * "Matematica dilettevole e curiosa" 1913 (non ancora scansionato in rete, bisogna cercarlo, attenzione che ci sono aggiornamenti posteriori ancora sotto i diritti) ; [[Autore:Giuseppe Giacosa|Giuseppe Giacosa]] * [[Scene e commedie]] [https://books.google.it/books?id=WhpeyRwxL4QC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] ; [[Autore:Johann Wolfgang von Goethe|Johann Wolfgang von Goethe]] * [[Faust (Goethe)]] di Goethe - [http://www.liberliber.it/online/autori/autori-g/johann-wolfgang-von-goethe/faust/ LiberLiber] * [[Saggio sulla metamorfosi delle piante (Goethe)]] di Goethe - [https://books.google.it/books?id=JmFYAAAAcAAJ&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] ; [[Autore:Gaspare Gorresio|Gaspare Gorresio]] * Ramayana, recensione gaudana - {{AutoreCitato|Vālmīki|Valmiki}}, testo (Vol. I-V) e traduzione (Vol. VI-X) di {{AutoreCitato|Gaspare Gorresio|Gaspare Gorresio}}; Parigi, stamperia reale 1843-1858, 1<sup>a</sup> Edizione (Vol. I [https://archive.org/details/GaspareGorresioRmyanaPoemaIndianoDiValmiciVol.I/page/n6 IA]; Vol. II [https://archive.org/details/ramayanapoemaind02valmuoft/page/n7 IA]; Vol. III [https://archive.org/details/ramayanapoemaind03valmuoft/page/n7 IA]; Vol. IV [https://archive.org/details/ramayanapoemaind04valmuoft/page/n7 IA]; Vol. V [https://archive.org/details/ramayanapoemaind05valmuoft/page/n7 IA]; Vol. VI [https://archive.org/details/ramayanapoemaind06valmuoft/page/n7 IA]; Vol. VII [https://archive.org/details/ramayanapoemaind07valmuoft/page/n7 IA]; Vol. VIII [https://archive.org/details/ramayanapoemaind08valmuoft/page/n7 IA]; Vol. IX [https://archive.org/details/ramayanapoemaind09vlmk/page/n7 IA]; Vol. X [https://archive.org/details/ramayanapoemaind10valmuoft/page/n7 IA])</div> * Ramayana, recensione gaudana - {{AutoreCitato|Vālmīki|Valmiki}}, traduzione (Vol. I-III) di {{AutoreCitato|Gaspare Gorresio|Gaspare Gorresio}}; Milano, Pogliani 1869-1870, 2<sup>a</sup> Edizione (Vol. I [https://archive.org/details/ilramayana01vlmkuoft/page/n5 IA]; Vol. II [https://archive.org/details/bub_gb_wjIZaCAOgAIC/page/n5 IA]; Vol. III [https://archive.org/details/bub_gb_nlHfc3yZgrYC/page/n5 IA]) * Uttaracanda, recensione gaudana - {{AutoreCitato|Vālmīki|Valmiki}}, testo (Vol. I) e traduzione (Vol. II) di {{AutoreCitato|Gaspare Gorresio|Gaspare Gorresio}}; Parigi, stamperia reale 1867-1870 (Vol. I [https://archive.org/details/UttarakandaTestoConNoteSecondoICodiciDellaRecensioneGaudanaPerGaspareGorresio/page/n7 IA]; Vol. II [https://archive.org/details/UttaracandaVersioneItalianaPerGaspareGorresio/page/n9 IA]) ; [[Autore:Guido Gozzano|Guido Gozzano]] e [[Autore:Amalia Guglielminetti|Amalia Guglielminetti]] * [[Lettere d’amore]] ; [[Autore:Antonio Gramsci|Antonio Gramsci]] * [[Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura]] ; [[Autore:Franz Grillparzer|Franz Grillparzer]] * [[Saffo]] [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgGVIII40.pdf qui] * [[Medea]] [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgGVIII145.pdf qui] ; A. Grimaldi, R. Fronda * "Trasmissione del pensiero e suggestione mentale: studio sperimentale e critico" (1891) [https://archive.org/details/Trasmissionepensiero qui] ; [[autore:Luo Guanzhong|Luo Guanzhong]] * Il romanzo dei Tre Regni , scritto da Luo Guanzhong nel XIV secolo , è uno dei quattro grandi romanzi classici della letteratura cinese. Lo trovate qui: http://chiquadroblog.it/romanzo-dei-tre-regni-progetto-traduzione-italiano/ ; [[Autore:Guidotto da Bologna|Guidotto da Bologna]] (attribuito) * [[Testo inedito di lingua]] [http://www.archive.org/stream/frateguidottoda00gazzgoog#page/n66/mode/2up qui] ==H== ; [[Autore:Ernst Haeckel|Ernst Haeckel]] * [[I problemi dell'universo]] [https://archive.org/details/HaeckelProblemiDellUniverso qui] * [[Storia della creazione naturale]] [https://archive.org/details/UFI0199294_TO0324_52672_000000 qui] * [[Antropogenia]] [https://archive.org/details/PAL0104156_TO0324_52536_000000 qui] ; [[Autore:Nathaniel Hawthorne|Nathaniel Hawthorne]] * [[La lettera scarlatta]] ; [[Autore:Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Georg Wilhelm Friedrich Hegel]] * "Filosofia del diritto", tradotta nel 1848 da Antonio Turchiarulo: [https://archive.org/details/HegelFilosofiaDritto qui] * "Filosofia della storia", tradotta nel 1840 da Giovanni Battista Passerini: [https://archive.org/details/HegelFilosofiaDellaStoria qui] * "La fenomenologia dello spirito", tradotta nel 1863 da Alessandro Novelli: su Internet Archive [https://archive.org/details/lafenomenologiad00hege/page/n3/mode/2up qui] * "La scienza della logica", tradotta da Arturo Moni (1924):[https://archive.org/details/ScienzaDellaLogicaVol1 1] [https://archive.org/details/ScienzaDellaLogicaVol2 2] [https://archive.org/details/ScienzaDellaLogicaVol3 3] ; [[Autore:Harald Høffding|Harald Høffding]] * "I problemi di filosofia", tradotti da Vittoria Tedeschi (1927): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAII176.pdf qui] ; [[Autore:E. T. A. Hoffmann|E. T. A. Hoffmann]] * [[Racconti fantastici (1884)]] [https://archive.org/details/HoffmannRaccontiFantastici qui] ; [[Autore:Victor Hugo|Victor Hugo]] * [[I miserabili]] * [[Notre-Dame de Paris]] ; [[Autore:David Hume|David Hume]] * "Saggi filosofici sull' umano intelletto volgarizzati" (1820) [https://archive.org/details/HumeSaggjVol1 1] [https://archive.org/details/HumeSaggiVol2 2] ==I== ; [[Autore:Takeda Izumo|Takeda Izumo]] * Chūshingura, opera teatrale giapponese, traduzione di Mario Merega ==J== ; [[Autore:William James|William James]] * "La volontà di credere", tradotta da Anonimo (1912): [https://archive.org/details/JamesLaVolontaDiCredere qui] ; [[Autore:Jerome K. Jerome|Jerome K. Jerome]] * [[Tre uomini in una barca (per tacer del cane)]] ; [[Autore:William Stanley Jevons|William Stanley Jevons]] * "Logica", tradotta da Carlo Cantoni (1901): [https://archive.org/details/JevonsLogica qui] ==K== ; [[Autore:Immanuel Kant|Immanuel Kant]] * "Fondazione della metafisica dei costumi" traduzione di Giovanni Vidari (1920) [https://archive.org/details/KantFondazioneDellaMetafisicaDeiCostumi qui] * "Critica della ragion pratica" traduzione di Giovanni Vidari (1924) [https://archive.org/details/KantCriticaDellaRagionPratica qui] * Per la pace perpetua. Progetto filosofico di Emanuele Kant. Prima traduzione italiana dal tedesco di A. Massoni (1901). [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgMiscMar38.pdf qui] * Prolegomeni ad ogni futura metafisica che si presenterà come scienza. Tradotti da Piero Martinetti (1913)[https://archive.org/details/ProlegomeniKantMartinetti qui] * Prolegomeni ad ogni futura metafisica che si presenterà come scienza. Tradotti da Aldo Oberdorfer (1914) [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgARII103.pdf qui] * Vidari, Giovanni (Traduttore). Antropologia prammatica (1921) [https://archive.org/details/KantAntropologiaPrammatica qui] * Vidari, Giovanni (Traduttore). La metafisica dei costumi (1921):[https://archive.org/details/KantMetafisicaDeiCostumiPartePrima 1] [https://archive.org/details/KantMetafisicaDeiCostumiParteSeconda 2] * "Antologia kantiana" a cura di Piero Martinetti: [https://archive.org/details/antologia_kant_martinetti_1944_images qui] * "l'illeggittimità della ristampa dei libri"»" Traduzione dall'originale tedesco di Maria Chiara Pievatolo (2011). [http://btfp.sp.unipi.it/dida/kant_7/ar01s06.xhtml qui] ;[[Autore:Søren Kierkegaard|Søren Kierkegaard]] * Aut aut : Opera di fondamentale importanza per la comprensione del filosofo danese, considerato il padre dell'esistenzialismo. Inspiegabile la mancanza di sue opere su wikisource {{non firmato|79.51.164.96}} :: Grazie del suggerimento. L'assenza di questa e di molte altre opere è spiegabilissima: questa biblioteca viene gestita ed arricchita da un piccolo numero di contributori volontari, e le opere meritevoli di esservi inserite sono molte migliaia; inoltre non sempre sono disponibili traduzioni italiane non coperte da diritti d'autore. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:43, 28 ago 2018 (CEST) * "Il diario del seduttore", tradotto da Luigi Redaelli (1942): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPIZ6280.pdf qui] * "Il valore estetico del matrimonio", tradotto da Gualtiero Petrucci (1880): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAI878.pdf 1] [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAI878a.pdf 2] ; [[Autore:Rudyard Kipling|Rudyard Kipling]] * Il libro della giungla - non si trova... [[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 13:25, 25 ott 2016 (CEST) ; [[Autore:Omar Khayyam|Omar Khayyam]] * [[Rubaiyat]] [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/docPCIV320.pdf qui] ==L== ;[[Autore:Diogene Laerzio|Diogene Laerzio]] * "Delle vite dei filosofi" [https://books.google.it/books?id=-Qotgvu2PEwC&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false qui] ;[[Autore:Félicité de Lamennais|Félicité de Lamennais]] * "Parole d'un credente" (1834) in tre edizioni di tipo diverso [https://archive.org/details/LamennaisParoleCredente1 1], [https://archive.org/details/LamennaisParoleCredente2 2] e [https://archive.org/details/LamennaisParoleCredente3 3] ;[[Autore:Maurice Leblanc|Maurice Leblanc]] * ciclo di Arsène Lupin ** ...qui sappiamo [http://www.genovalibri.it/leblanc/ cosa] cercare. --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 18:43, 10 ago 2016 (CEST) ;[[Autore:Tullio Levi-Civita|Tullio Levi-Civita]] Lezioni di Geometria differenziale [https://books.google.it/books?id=chk0jxO2S2MC&pg=PA839&dq=Levi-Civita&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjS8-Xe3O3VAhVFbBoKHT3wAOwQ6AEIJzAA#v=onepage&q&f=false] ;[[Autore:Adolfo Lindner|Adolfo Lindner]] * "Compendio di logica formale", tradotto da Tullio Erber (1882)[https://archive.org/details/LindnerCompendioDiLogicaFormale qui] ;[[Autore:John Locke|John Locke]] * "Saggio filosofico di Gio. Locke su l'umano intelletto" tradotto da Francesco Soave (1775) [https://archive.org/details/saggiofilosofico01lockuoft 1] [https://archive.org/details/saggiofilosofico02lockuoft 2][https://archive.org/details/saggiofilosofico03lockuoft 3] * "Epistola su la tolleranza", tradotta da Francesco A. Ferrari (1933): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgdipfilBII6_96_1.pdf qui] * "Pensieri sull'educazione", tradotti da Tullio Marchesi (1934): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgdipfilBII6_100_3.pdf 1][http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgdipfilBII6_100_3a.pdf 2] ;[[Autore:Giusto Lodico|Giusto Lodico]] * Storia dei Paladini di Francia ;[[Autore:Jacques Loeb|Jacques Loeb]] * [[Fisiologia comparata del cervello e psicologia comparata]], traduzione di Federico Raffaele (1907) [https://archive.org/details/LoebFisiologiaComparata qui] ;[[Autore:Carlo Giuseppe Londonio|Carlo Giuseppe Londonio]] * ''Pensieri di un uomo di senso comune'' ([https://books.google.it/books?id=6yBRAAAAcAAJ&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false Google Books]) ;[[Autore:Pseudo-Longino|Pseudo-Longino]] * "Del sublime": [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgGVIII404.pdf qui] ;[[Autore:Hermann Lotze|Hermann Lotze]] * "Microcosmo", tradotti da Francesco Bonatelli (1911): [https://archive.org/details/LotzeMicrocosmo qui] ;[[Autore:Luciano di Samosata]] *'''Come si deve scrivere la Storia''', in inglese [http://lucianofsamosata.info/wiki/doku.php?id=home:texts_and_library:essays:the-way-to-write-history] e in greco [https://www.perseus.tufts.edu/hopper/text?doc=Perseus%3Atext%3A2008.01.0511] ==M== ;[[Autore:Ernst Mach|Ernst Mach]] * [[L'analisi delle sensazioni]], traduzione di A. Vaccaro e C. Cessi [https://archive.org/details/MachAnalisiDelleSensazioni qui] * [[I principi della meccanica esposti criticamente e storicamente nel loro sviluppo]], Traduzione di Dionisio Gambioli [https://archive.org/details/MachIPrincipiiDellaMeccanica qui] ;[[Autore:Vittoria Madurelli Berti|Vittoria Madurelli Berti]] * La Ruota Pometto Eroicomico, Tipografia del Gab. Lett. per Giov. Batt. Berti Edit., Verona, 1833, [https://books.google.it/books?id=4TVRAAAAcAAJ&printsec=frontcover&dq=%22vittoria+madurelli+berti%22&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiPtM6i043eAhWrz4UKHdw-BuIQ6AEILDAB#v=onepage&q=%22vittoria%20madurelli%20berti%22&f=false qui] ;[[Autore:Marcello Malaspina|Marcello Malaspina]] * "Bacco in America - Componimento ditirambico in lode della cioccolata" (1731), contenuto in "saggi di poesie diverse" del 1741: [https://books.google.it/books?id=i0Uzl4lFrucC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] ;[[Autore:Niccolò Malebranche|Niccolò Malebranche]] * "Pensieri metafisici", a cura di Mario Novaro (1919): [https://archive.org/details/MalebranchePensieriMetafisici qui] ;[[Autore:Alessandro Manzoni|Alessandro Manzoni]] Salve! Suggerisco di aggiungere a Wikisource l'opera "La rivoluzione francese del 1789 e la rivoluzione italiana del 1859 - Saggio comparativo di Alessandro Manzoni" a vantaggio dei lettori del sito. Grazie per l'attenzione. {{non firmato| 37.182.237.159|14 ottobre 2016}} :[[Indice:Manzoni - La rivoluzione francese del 1789 e la rivoluzione italiana del 1859, Milano, 1889.djvu|La rivoluzione francese del 1789 e la rivoluzione italiana del 1859]]. Saggio comparativo di Alessandro Manzoni, a cura di R. Astrua, Monza e Brianza, Limina Mentis, 2013. {{non firmato| 37.182.237.159|14 ottobre 2016}} :{{fatto}} Vuoi trascrivere il testo con noi? :) --'''<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>[[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 18:44, 14 ott 2016 (CEST) ;[[Autore:Filippo Tommaso Marinetti|Filippo Tommaso Marinetti]] * Mafarka il futurista * Zang Tumb Tumb * L'uomo moltiplicato e il regno della macchina * Gli amori futuristi ;[[Autore:Giuseppe Marletta|Giuseppe Marletta]] * "Esseri geometrici" (1931) [https://archive.org/details/EsseriGeometriciMarletta qui] * "Saggio di geometria ad infinite dimensioni" (1917) [https://archive.org/details/MarlettaSaggioDiGeometriaAdInfiniteDimensioni qui] ;[[Autore:Christopher Marlowe|Christopher Marlowe]] * [[Faust (Marlowe)]] ;[[Autore:Piero Martinetti|Piero Martinetti]] * "La volontà" (1942) [https://www.omeka.unito.it/omeka/files/original/1272445b2e816c3db70016e40584c944.pdf qui] * "Il valore obbiettivo della morale" (1944) [https://www.omeka.unito.it/omeka/files/original/799dc6e328aae3b5f9289755ec726357.pdf qui] * "Occultismo e divinazione" (1941) [https://www.omeka.unito.it/omeka/files/original/dbc1df3e3fa377651f5d290bd31091de.pdf qui] * "Un cristianesimo dualista" (1936) [https://www.omeka.unito.it/omeka/files/original/a03eb401beb5cd359a5562ed362ff394.pdf qui] * "La libertà" (1928) [https://archive.org/details/imgPAIV93MiscellaneaOpal qui] * "Introduzione alla metafisica" (1902): [https://archive.org/details/imgGI346MiscellaneaOpal qui] * "Il sistema Sankhya" (1896): [https://archive.org/details/imgopalmiscellaneaGIX324 qui] * "Sul fondamento trascedente della vita morale" (1938) [https://www.omeka.unito.it/omeka/files/original/44073a1ee8c2e40a316efb87f7c09f54.pdf qui] * "Idealismo e trascendenza" (1943) [https://www.omeka.unito.it/omeka/files/original/c4369f29224f2a423f36fd201c432405.pdf qui] * "Il vangelo" con introduzione e note di Piero Martinetti (1936) [https://www.omeka.unito.it/omeka/files/original/f46dd5821edcea20ebc315918e139f57.pdf qui] ;[[Autore:Ferdinando Martini|Ferdinando Martini]] * [[L’uomo propone e la donna dispone]] [https://books.google.it/books?id=w_o6tVvThI4C&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] * [[Chi sa il giuoco non l'insegni]] [https://books.google.it/books?id=vhdq_ybKDQsC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] ;[[Autore:Lorenzo Milani|Lorenzo Milani]] * [[L’obbedienza non è più una virtù]] ;[[Autore:John Stuart Mill|John Stuart Mill]] * "La libertà", traduzione di Arnaldo Agnelli (1911): [https://archive.org/details/MillLaLiberta qui] * "Utilitarismo", traduzione di Eugenio Debenedetti (1866): [https://archive.org/details/MillUtilitarismo qui] ;[[Autore:John Milton|John Milton]] * ''[[Paradiso perduto]]'' (trad. di Andrea Maffei) trovata su Internet Archive https://archive.org/details/bub_gb_r-iP5eVnjIUC come la pagina di Shakespeare ci sono due traduzione de La tempesta ;[[Autore:Salvatore Minocchi|Salvatore Minocchi]] * "La Genesi con discussioni critiche" (1908): [https://archive.org/details/minocchilagenesicondiscussionicritiche qui] ;[[Autore:Maria Montessori|Maria Montessori]] * "Il Metodo della Pedagogia Scientifica applicato all'educazione infantile nelle Case dei Bambini" (1909) ; [[Autore:Carlo Luigi Morichini|Carlo Luigi Morichini]] * ''Degli istituti di carità per la sussistenza e l'educazione dei poveri e dei prigionieri in Roma: libri tre''. Vol. 1. Stabilimento Tip. Camerale, 1870." See also: https://books.google.it/books?hl=it&lr=&id=BehcIZtzrgIC&oi=fnd&pg=PA7&dq=Luigi+Morichini+&ots=ThNec-_AwP&sig=zUx8uQZo0mPg68cm8gMX3SkMTKw#v=onepage&q=Luigi%20Morichini&f=false ;[[Autore:Tommaso Moro|Tommaso Moro]] * Utopia traduzione del 1863: [https://books.google.it/books?id=mJ90sdF-BfcC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] * Utopia, traduzione di Vincenzo Ferrario del 1823: [https://books.google.it/books?id=C91VcVtuarcC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] ;[[Autore:Enrico Morselli|Enrico Morselli]] * [[Il Magnetismo Animale - La fascinazione e gli stati ipnotici]] [https://archive.org/details/IlMagnetismoAnimale-LaFascinazioneEGliStatiIpnotici qui] * [[Psicologia e spiritismo]] [https://archive.org/details/MorselliPsicologiaSpiritismoVolUno 1][https://archive.org/details/MorselliPsicologiaSpiritismoVolDue 2] ;[[Autore:Benito Mussolini|Benito Mussolini]] Penso che, ormai, non si possa negare la storicità di tale persona, al netto del credo politico. Forse si potrebbe mettere molto più materiale di quanto già non ve ne sia, senza essere tacciati di parteggiare per una visione ideologica piuttosto che per un'altra. Volendo, si potrebbero trovare delle prove cartacee, documenti, riguardo ai suoi discorsi pubblici ed il lavoro come giornalista dell'Avanti. Del resto, non è nato Duce, ma ha scritto molte cose, prima di assumere tale ruolo politico... [[User:Shinitas|Shinitas]] ([[User talk:Shinitas|disc.]]) 17:28, 10 set 2016 (CEST) : Inizio chiarendo che la comunità di Wikisource ha sempre accolto i testi di ogni estrazione e, che io ricordi, nessun ha mai tacciato nessuno altro di alcunché, faccio notare che non siamo all'anno zero: la pagina [[autore:Benito Mussolini]] è creata da tempo. Alcuni discorsi erano già stati inseriti da diversi anni in quanto già nel PD. : Considerando che la richiesta è generica in quanto non riguarda un testo specifico, che ogni utente è sempre stato libero di inserire i testi che gradisce dell'autore che più interessa, che non ci sono ostacoli né pregiudizi da rimuovere nella comunità, non capisco bene il motivo di questa proposta. : Ben vengano i testi di Mussolini come di qualsiasi altro autore, siamo qui per documentare e trascrivere in maniera fedele alle fonti non per fare propaganda. --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 05:06, 11 set 2016 (CEST) :: Proprio per sottrarre i testi dei discorsi all'arbitrarietà con cui sono stati spesso riprodotti in vari siti da cui li abbiamo copiati, mi sono preso a suo tempo la briga di andare a spulciare nella biblioteca della mia scuola una fonte ''ufficiale'', ricopiandone anche i testi di contorno e le formattazioni. per esempio vedasi [[Speciale:LinkPermanente/1298550|questa versione]] rispetto a [[Speciale:LinkPermanente/1706382|questa]], oppure [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Italia_-_4_novembre_1925%2C_Discorso_per_il_VII_anniversario_della_Vittoria&type=revision&diff=1716425&oldid=1288005 queste differenze] dove oltre all'introduzione aggiunta si notano correzioni agli acapo, accenti, maiuscole, e perfino una data sbagliata. ::La fonte da me usata e indicata in pagina di discussione è ''Scritti e Discorsi di Benito Mussolini, Edizione Definitiva'' che però arriva solo fino a metà della guerra. Auspico che qualche benemerito istituto possa prima o poi digitalizzarla. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 19:30, 11 set 2016 (CEST) ==N== ;[[Autore:Friedrich Nietzsche|Friedrich Nietzsche]] * "Al vento maestrale" traduzione di Antonio Cippico (1904): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPG3237.pdf qui] * "Così parlò Zarathustra" traduzione di Attilio Barion (1922) (traduzione diversa dall'altra già digitalizzata) [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAI231.pdf qui] * "Trasmutazione di tutti i valori - Crepuscolo degli idoli - l'anticristo - Ditirambi di Dioniso" traduzione di Angelo Treves (1927) [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAII88.pdf 1] [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAI1088a1.pdf 2] [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAII88aa.pdf 3] ;[[Autore:Ippolito Nievo|Ippolito Nievo]] * [[Il conte pecoraio]] * [[Il Varmo]] ;[[Autore:Charles Nodier|Charles Nodier]] * [[Racconti fantastici (Nodier)]], da trascrivere ;[[Autore:Novalis|Novalis]] * [[Enrico d'Ofterdingen]], tradotto da anonimo, (1932) [https://archive.org/details/NovalisEnricoDOfterdingen qui] ;[[Autore:Antonio Nibby|Antonio Nibby]] * '' Roma nell'anno 1838 descritta da Antonio Nibby'' ** ''[https://archive.org/details/bub_gb_XLw-EWWkeGAC Parte Antica 1.]'' ** ''[https://archive.org/details/bub_gb_0g9kZmUnTK8C Parte Antica 2.]'' ** ''[https://archive.org/details/bub_gb_Dh7t8VUpfNkC Parte prima moderna.]'' ** ''[https://archive.org/details/bub_gb_p2jE_oceiMQC Parte seconda moderna.]'' ==O== ;[[Autore:Publio Ovidio Nasone|Ovidio]] * [[Ars amatoria]] tradotta nel 1811 da Cristoforo Boccella [https://books.google.it/books?id=xvg9AAAAcAAJ&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui]. Caricata in [[Indice:Boccella, Cristoforo - I 3 libri dell'arte amatoria ed il libro de'remedi d'amore (traduzione Ars Amandi di Ovidio).djvu]] * Fasti. Testo latino e traduzione. ;[[Francesco Silvio Orlandini|Francesco Silvio Orlandini]] * [[Scritti in verso e in prosa di Salvatore Viale]] [http://www.google.fr/books/pdf/Scritti_in_verso_e_in_prosa.pdf?vid=OCLC07372832&id=6NAOhRvvO4MC&output=pdf&sig=om4vkDv3P2CG9oqno1fA17oDPFs qui] ==P== ;[[Autore:Domenico Pacini|Domenico Pacini]] * [[La radiazione penetrante alla superficie ed in seno alle acque]], 1912 [https://archive.org/details/PaciniLaRadiazionePenetrante qui] ;[[Autore:Paolo Paruta|Paolo Paruta]] Vorrei cortesemente consigliare a Wikisource italiana, degna erede degli amanuensi che in Italia copiavano antichi libri, il volume rinascimentale ''Historia Venetiana'' di Paolo Paruta (scritto "PARVTA" con i caratteri del tempo, di cui possiedo una copia, comprata a Venezia stessa. Vorrei chiedere l'autorizzazione a copiarla qui ed aiuti da chi ne possedesse altre copie. --[[User:Aledownload|Aledownload]] ([[User talk:Aledownload|disc.]]) 14:30, 25 apr 2018 (CEST) ;[[Autore:Vilfredo Pareto|Vilfredo Pareto]] * [[Trattato di sociologia generale]], 1916 [https://archive.org/details/ParetoTrattatoDiSociologiaGeneraleVol1 qui] e [https://archive.org/details/ParetoTrattatoDiSociologiaGeneraleVol2 qui] ;[[Autore:Blaise Pascal|Blaise Pascal]] * ''[[Pensieri (Pascal)|Pensieri]]'' (1820): [https://archive.org/details/PensieriPascal qui] ;[[Autore:Giuseppe Peano|Giuseppe Peano]] *''Le definizioni in matematica'' (1911):([http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI380.pdf qui] mentre [http://utenti.quipo.it/base5/peano/peanodefiniz2.pdf qui] è già digitalizzato) *''Le definizioni in matematica'' (1921): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI379.pdf qui] *''Principii di logica matematica'' (1891): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI390.pdf qui] *''Studii di logica matematica'' (1897): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI381.pdf qui] *''Sulla definizione di limite'' (1913): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI387.pdf qui] *''Le definizioni per astrazione'' (1915): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI773.pdf qui] *''Resto nelle formule di quadratura espresso con un integrale definito'' (1913): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI1286.pdf qui] *''Derivata e differenziale'' (1912): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI1285.pdf qui] *''Analisi della teoria dei vettori'' (1898): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI388.pdf qui] * ''Dizionario di logica matematica'' (1901): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI384.pdf qui] *''Principii di logica matematica'' (1891): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI390.pdf qui] *''Sul concetto di numero'' (1891): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI386.pdf 1] [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI386a.pdf 2] *''Sul libro V di Euclide (1906): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI771.pdf qui] *''Sulla definizione di probabilità'' (1912): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI383.pdf qui] *''Sulla forma dei segni di algebra'' (1919): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI769.pdf qui] *''Sui libri di testo per l'aritmetica nelle scuole elementari'' (1924): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI1567.pdf qui] *''La geometria basata sulle idee di punto e di distanza'' (1902): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI768.pdf qui] *''L'esecuzione tipografica delle formule matematiche'' (1915): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI770.pdf qui] *''La numerazione binaria applicata alla stenografia'' (1898): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI741.pdf qui] *''Una questione di grammatica razionale'' (1911): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI389.pdf qui] *''Giochi di aritmetica e problemi interessanti'' è digitalizzato [http://utenti.quipo.it/base5/peano/giocaritmetica.htm qui]. Comunque occorre anche avere l'originale cartaceo a fronte per evitare eventuali errori di trascrizione. ;[[Autore:Francesco Petrarca|Francesco Petrarca]] * [[Volgarizzamento dell'Epistola di Petrarca a Niccolò Acciauoli]] (1) [https://books.google.it/books?id=gO9VAAAAcAAJ&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false 1] (e 2, meglio): [https://books.google.it/books?id=FuA7AQAAMAAJ&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false 2] ;[[Autore:Ettore Petrolini|Ettore Petrolini]]: ''[[Nerone]]'', ''[[Gastone]]'', ''[[Il padiglione delle meraviglie]]'', ''[[47 morto che parla]]'' '''Mario Pieri''' "La geometria elementare istituita sulle nozioni “punto” e “sfera”" (1908): [https://archive.org/details/LaGeometriaElementareMarioPieri qui] ;[[Autore:Mario Pilo|Mario Pilo]]: ''[[Psicologia musicale]]'' [https://archive.org/details/PiloPsicologiaMusicale qui] * "Estetica" (1894) [https://archive.org/details/PiloEstetica qui] * "Estetica - lezioni sul gusto" (1906) [https://archive.org/details/PiloEsteticaGusto qui] * "Estetica - lezioni sull'arte" (1907) [https://archive.org/details/PiloEsteticaArte qui] * "Estetica - lezioni sul bello" (1921) [https://archive.org/details/esteticalezionis00pilo qui] ;[[Autore:Luigi Pirandello|Luigi Pirandello]]: * ''[[Così è (se vi pare)]]'' * ''[[I giganti della montagna]]'' * la trilogia del teatro nel teatro, comprendente ''[[Sei personaggi in cerca d'autore]]'', ''[[Questa sera si recita a soggetto]]'' e ''[[Ciascuno a suo modo]]''. Alcune opere ci sono su Internet Archive * ''La ragione degli altri'' ;Pitagora * I versi aurei, i simboli, le lettere. Seguite da frammenti ed estratti di Porfirio ... Versioni dal greco di G. Pesenti. Lanciano : R. Carabba, 1913 [https://archive.org/details/PitagoraVersiAurei qui] ;[[Autore:Gino Piva|Gino Piva]] * ''Bi-ba-ri-bò'' ;[[Autore:Italo Pizzi|Italo Pizzi]] * Storia della Letteratura persiana; Torino, Unione Tipografico, 1894 (Vol. I [https://archive.org/details/storiadellapoes01pizzgoog/page/n8 IA] [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgAV196.pdf OPAL 1]+[http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgAV196a.pdf OPAL 2]+[http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgAVI196aa.pdf OPAL 3]; Vol. II [https://archive.org/details/storiadellapoes00pizzgoog/page/n6 IA] [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgAVI196aaa.pdf OPAL 1]+[http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgAVI196ab.pdf OPAL 2]+[http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgAVI196abb.pdf OPAL 3]) * Letteratura araba - ; Milano, Hoepli, 1903 ([https://archive.org/details/letteraturaarab00pizzgoog/page/n6 IA]) * Letteratura persiana; Milano, Hoepli, 1903 ([https://archive.org/details/manualdilettera00pizzgoog/page/n6 IA]) * L'islamismo; Milano, Hoepli, 1903 ([https://archive.org/details/lislamismo00pizzuoft/page/n5 IA]) ;Christine De Pizan * ''La città delle dame'' ;[[Autore:Platone|Platone]] * "Antologia platonica" a cura di Piero Martinetti (1939): [https://www.omeka.unito.it/omeka/files/original/fddb366fcc737441ce47a49a0caafa32.pdf qui] *''[[Apologia di Socrate]]'' Traduzione di Maria Chiara Pievatolo (2000) [http://archiviomarini.sp.unipi.it/347/4/apologia.pdf qui] *''[[Eutifrone]]'', tradotto da Ruggero Bonghi (1880): [https://archive.org/details/EutifronePlatoneBonghi qui] * ''[[Apologia di Socrate]]'', tradotta da Ruggero Bonghi (1880): [https://archive.org/details/ApologiaDiSocratePlatoneBonghi qui] * '''[[Critone]]'', tradotto da Ruggero Bonghi (1880): [https://archive.org/details/CritonePlatoneBonghi qui] * ''[[Fedone]]'', tradotto da Ruggero Bonghi (1881): [https://archive.org/details/FedonePlatoneBonghi qui] * ''[[Protagora]]'', tradotto da Ruggero Bonghi (1882): [https://archive.org/details/ProtagoraPlatoneBonghi qui] * ''[[Eutidemo]]'', '''Aristotele '''. "Primo libro delle confutazioni sofistiche" tradotti da Ruggero Bonghi (1883): [https://archive.org/details/Eutidemo qui] * ''[[Cratilo]]'', tradotto da Ruggero Bonghi (1885): [https://archive.org/details/CratiloPlatoneBonghi qui] * ''[[Teeteto]]'', tradotto da Ruggero Bonghi (1892): [https://archive.org/details/TeetetoPlatoneBonghi qui] * ''[[Della Repubblica]]'', tradotto da Ruggero Bonghi (1900): [https://archive.org/details/BonghiRepubblicaPlatone qui] * ''[[Lachete]]'', ''[[Gorgia]]'', ''[[Menone]]'', tradotti da Ruggero Bonghi (1903): [https://archive.org/details/LacheteGorgiaMenonePlatoneBonghi qui] * ''[[Filebo]]'', tradotto da Ruggero Bonghi (1896): [https://archive.org/details/FileboPlatoneBonghi qui] * ''[[Convito]]'', tradotto da Ruggero Bonghi (1888): [https://archive.org/details/PlatoneConvito qui] * ''[[Sofista]]'' - ''[[Politico]]'' - ''[[Parmenide]]'', tradotto da Ruggero Bonghi (1901):[https://archive.org/details/BonghiPlatoneSofista qui] * ''[[Fedro]]'' - ''[[Alcibiade Primo]]'' - ''[[Carmide]]'', tradotto da Ruggero Bonghi (1902): [https://archive.org/details/PlatoneFedroAlcibiadePrimoCarmide qui] * ''[[Ippia Maggiore]]'' - ''[[Ippia Minore]]'' - ''[[Ione]]'', tradotto da Ruggero Bonghi (1904): [https://archive.org/details/PlatoneIppiaMaggioreIppiaMinoreJone qui] ;[[Autore:Tito Maccio Plauto|Tito Maccio Plauto]] *''[[Miles gloriosus]]'' *''[[Anfitrione]]'' [http://www.opal.unito.it/psixsite/Teatro%20italiano%20del%20XVI%20e%20XVII%20secolo/Elenco%20opere/image187aa.pdf qui] e [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgGXIII64.pdf qui] *''[[Aulularia]]'' [http://www.opal.unito.it/psixsite/Teatro%20italiano%20del%20XVI%20e%20XVII%20secolo/Elenco%20opere/imageGXIII268a.pdf qui] *''[[Mostellaria]]'' [http://www.opal.unito.it/psixsite/Teatro%20italiano%20del%20XVI%20e%20XVII%20secolo/Elenco%20opere/image187.pdf qui] {{+1}} di [[Autore:Tito Maccio Plauto|Plauto]] '''abbiamo tutto''' ed è solo da caricare; a noi più che un compilatore servirebbe un ''trascrittore'' !!! :P --'''<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>[[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 13:18, 27 ott 2016 (CEST) ;[[Autore:Plutarco|Plutarco]] *[[Vite parallele]]: ci sono vari volumi (non so se completi) [https://archive.org/search.php?query=Le%20vite%20parallele%20di%20Plutarco su Internet Archive]. **completo su OPAL --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 18:53, 10 ago 2016 (CEST) ;[[Autore:Edgar Allan Poe|Edgar Allan Poe]] * [[Gli assassinii della Rue Morgue]], * Poesie (1892) [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAI1165.pdf qui] ;[[Autore:Pierre Alexis Ponson du Terrail|Pierre Alexis Ponson du Terrail]] *[[Rocambole]] ** {{+1}} molto [http://www.sbn.it/opacsbn/opaclib?db=solr_iccu&sort_access=Data_ascendente%3A+min+31%2C+min+3086%2C+min+5003&rpnquery=%2540attrset%2Bbib-1%2B%2B%2540attr%2B1%253D1016%2B%2540attr%2B4%253D6%2B%2522Pierre%2BAlexis%2BPonson%2Bdu%2BTerrail%2522&totalResult=958&select_db=solr_iccu&saveparams=true&nentries=50&from=1&rpnlabel=+Tutti+i+campi+%3D+Pierre+Alexis+Ponson+du+Terrail+%28parole+in+AND%29+&searchForm=opac%2Ficcu%2Ffree.jsp&do_cmd=search_show_cmd&resultForward=opac%2Ficcu%2Fbrief.jsp&brief=brief&refine=54|||ita|||italiano|||Lingua materiale] --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 18:43, 10 ago 2016 (CEST) ;[[Autore:Proclo|Proclo]] *''Elementi di teologia'' (1917) [https://archive.org/details/ProcloElementiDiTeologia qui] ;[[Autore:Sesto Properzio|Sesto Properzio]] * Elegie: https://archive.org/details/bub_gb_tkI6O0MgMwEC * altre opere su IA: https://archive.org/search.php?query=Properzio ;Marcel Proust * ''Alla ricerca del tempo perduto'' ;[[Autore:Sully Prudhomme|Sully Prudhomme]] * Opere '''Sebastiano Purgotti''' "Sulla necessità di escludere lo studio della geometria dai pubblici ginnasi e l'Euclide dai licei." (1870): [https://archive.org/details/PurgottiSullaNecessitaDiEscludere qui] ==R== ;[[Autore:François Rabelais|François Rabelais]] * [[Gargantua e Pantagruele]] ;[[Autore:Pietro Ragnisco|Pietro Ragnisco]] * "La critica della ragion pura di Kant", (1875) [https://archive.org/details/RagniscoCriticaDellaRagionPura qui] ;[[Autore:Noël Regnault|Noël Regnault]] * "Trattenimenti matematici" (1751) [https://books.google.it/books?id=SNs2AAAAMAAJ&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] ;[[Autore:Enrico Retti|Enrico Retti]] * [[Teorica delle forze che agiscono secondo la legge di Newton e sua applicazione alla elettricità statica]] [[https://books.google.it/books?id=bjRWAAAAcAAJ&pg=PA3&dq=Newton&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiS5vDqt-vVAhVDRhQKHdmkBuIQ6AEIRTAH#v=onepage&q=Newton&f=false]] ;[[Autore:Gregorio Ricci Curbastro|Gregorio Ricci Curbastro]] * [[Lezioni di teoria delle superficie]][[http://resolver.library.cornell.edu/math/1934304]] ;[[Autore:Mario Rigoni Stern|Mario Rigoni Stern]] * Mi piacerebbe che nella raccolta di libri di Wikisource ci fosse anche il "sergente nella neve" di Mario Rigoni Stern. Cordiali saluti. Giove optimus Maximus :Gran bel libro, però Mario Rigoni Stern è deceduto ad Asiago il 16 giugno 2008. Le sue opere saranno nel dominio pubblico solamente nel 2079. Ti devi armare di pazienza... --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 11:48, 9 mag 2020 (CEST) ;[[Autore:Enrico Rocca|Enrico Rocca]] * ''Panorama dell'arte radiofonica'' [https://archive.org/details/PanoramaDellArteRadiofonicaRocca qui] ;[[Autore:Augusto Romagnoli|Augusto Romagnoli]] * ''Ragazzi ciechi'' [https://www.liberliber.it/mediateca/libri/r/romagnoli_augusto/ragazzi_ciechi/pdf/romagnoli_augusto_ragazzi_ciechi.pdf qui] ;[[Autore:Antonio Rossi|Antonio Rossi]] * ''Manuale del profumiere'' [https://archive.org/details/RossiManualeDelProfumiere1902 qui] ;[[Autore:Edmond Rostand|Edmond Rostand]] * ''Cirano di Bergerac'' [tradotto dal francese in italiano da Mario Giobbe] * ''La samaritana'' [tradotto dal francese in italiano da Mario Giobbe] * ''I romanzeschi'' [tradotto dal francese in italiano da Mario Giobbe] * ''L'Aquilotto'' [tradotto dal francese in italiano da Mario Giobbe] ;[[Autore:Jean-Jacques Rousseau|Jean-Jacques Rousseau]] * "Il contratto sociale", tradotto da Anonimo (1850) [https://archive.org/details/RousseauContrattoSociale qui] ;[[Autore:Josiah Royce|Josiah Royce]] * "Il mondo e l'individuo", tradotto da Giuseppe Rensi (1913) [https://archive.org/details/RoyceMondoIndividuoVolUno 1] [https://archive.org/details/RoyceMondoIndividuoVolDue 2] ==S== ;[[Autore:Emilio Salgari|Emilio Salgari]] * ''Il Leone di Damasco'', sèguito di ''Capitan Tempesta'', di cui abbiamo solo il primo capitolo * ''Il figlio del cacciatore d'orsi'', pubblicato con lo pseudonimo di A. Permini * ''La vendetta d'uno schiavo'', pubblicato con lo pseudonimo di E. Giordano ;[[Autore:Antoine de Saint-Exupéry|Antoine de Saint-Exupéry]] * ''Volo di notte'' * ''Corriere del sud'' ;[[Autore:Victorien Sardou|Victorien Sardou]] * Tosca * Madame Sans-Gêne ;[[Autore:Brillat-Savarin|Brillat Savarin]] *[[Physiologie du gout, ou meditations de gastronomie transcendante; ouvrage théorique, historique, et à l'ordre du jour, dédié aux gastronomes Parisiens]] c'è su [https://archive.org/details/b21525699] creative commons, proponibile ai francesi (non so come, non so il francese) * citato nell'Artusi, forse poi si può tradurre con wiki ? ;[[Autore:Maria Savi-Lopez|Maria Savi Lopez]] * [[Leggende del mare]] ;[[Autore:Giovanni Scala|Giovanni Scala]] * [[Geometria prattica]] [http://amshistorica.unibo.it/4 qui] ;[[Autore:Friedrich Schelling|Friedrich Schelling]] * "Ricerche filosofiche su la essenza della libertà umana e gli oggetti che vi si collegano", tradotte da Michele Losacco (1919) [https://archive.org/details/SchellingRicercheFilosofiche qui] * "Sistema dell'idealismo trascendentale", tradotto da Michele Losacco (1908) [https://archive.org/details/SchellingSistemaDellIdealismoTrascendentale qui] * "Bruno", tradotto nel 1859 da Marianna Florenzi Waddington: [https://archive.org/details/bub_gb_avf72hy2BocC qui] ;[[Autore:Arthur Schopenhauer|Arthur Schopenhauer]] * "Morale e religione" (1908) [https://archive.org/details/SchopenhauerMoraleReligione qui] * "Frammenti di storia della filosofia" (1926) [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAI724.pdf qui] * "Pagine scelte" (1920) [https://archive.org/details/SchopenhauerPagineScelte qui] * "Saggio sul libero arbitrio" (1908) [https://archive.org/details/SchopenhauerLiberoArbitrio qui] * "Pensieri e frammenti" (1911) [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgARIV152.pdf qui] ;[[Autore:Corrado Segre|Corrado Segre]] * "Su alcuni indirizzi nelle investigazioni geometriche" (1891) [https://archive.org/details/SegreSuAlcuniIndirizziSulleInvestigazioniGeometriche qui] * "La geometria d’oggidì e i suoi legami con l’analisi" (1905) [https://archive.org/details/SegreLaGeometriaDOggidi qui] ;[[Autore:Lucio Anneo Seneca|Lucio Anneo Seneca]] * "Dell'Ira" tradotto da Francesco Serdonati (1863) [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgGXIII44.pdf qui] * "La morale" tradotta da P. Domenico Bassi (1924) [https://archive.org/details/SenecaLaMorale qui] ;[[Autore:Senofonte|Senofonte]] *c'è l'[https://archive.org/search.php?query=L%27Anabasi Anabasi su Internet Archive] (attenzione ai volumi duplicati, in realtà sono solo 2). ;[[Autore:Sesto Empirico|Sesto Empirico]] * "Delle istituzioni pirroniane" tradotte da Stefano Bissolati (1917) [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAI257.pdf 1] [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAI257a.pdf 2] [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAI257aa.pdf 3] ;[[Autore:Matilde Serao|Matilde Serao]] ;[[Autore:William Shakespeare|William Shakespeare]] abbiamo solo ''Macbeth, Tempesta e Amleto''... Romeo e Giulietta? altre opere famosissime? [[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 09:14, 19 ago 2016 (CEST) * [[Giulio Cesare]] * [[Riccardo III]] * [[Romeo e Giulietta]]: la [https://archive.org/details/bub_gb_wk_N0uSYuGkC trad. di Michele Leoni] * [[Otello]] la [https://archive.org/details/bub_gb_2ht-i-ws5c4C trad. di Andrea Maffei] [[User:GioDylanfo|GioDylanfo]] ([[User talk:GioDylanfo|disc.]]) 12:41, 27 ott 2016 (CEST) * [[Sogno di una notte di mezza estate]] * [[La dodicesima notte]] * [[Le allegre comari di Windsor]] {{+1}} di [[Autore:William Shakespeare|Shakespeare]] [https://archive.org/details/teatrocompletodi01shak abbiamo tutto] servirebbe un ''trascrittore''! Volontari? :) --'''<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>[[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 13:18, 27 ott 2016 (CEST) ;[[Autore:Mary Shelley|Mary Shelley]] * [[Frankenstein]] - [Vedere https://www.openmlol.it/Media/Search?Kw=frankenstein&OrderBy=Popularity&OrderDir=DESC&PageSize=12&Page=1&Typology=310&List=0] non c'e in lingua italiana GioDylanfo ;[[Autore:M. P. Shiel|M. P. Shiel]] * La nube purpurea ;[[Autore:Adam Smith|Adam Smith]] * [[Ricerche sopra la natura e le cause della ricchezza delle nazioni]] [https://archive.org/details/bub_gb_tYgReK8B79cC qui] ;[[Autore:Vladimir Sergeevič Solov'ëv|Vladimir Sergeevič Solov'ëv]] * "I fondamenti spirituali della vita", traduzione di Aurelio Palmieri (1922): [https://archive.org/details/solovevfondamentispiritualidellavita qui] ;[[Autore:Baruch Spinoza|Baruch Spinoza]] * [[Dell'Etica]] tradotta da Carlo Sarchi (1880) [https://archive.org/details/SpinozaEtica qui] * [[Trattato teologico-politico]] tradotto da Carlo Sarchi (1875) [https://archive.org/details/SpinozaTrattatoTeologicoPolitico qui] ;[[Autore:Gertrude Stein|Gertrude Stein]] * [[Tre esistenze]] ([http://id.sbn.it/bid/TO00852642 SBN]) ;[[Autore:Stendhal|Stendhal]] * [[La Certosa di Parma]] * [[La badessa di Castro]] ;[[Autore:Robert Louis Stevenson|Robert Louis Stevenson]] : ''[[L'isola del tesoro]]'', ''[[La freccia nera]]'', ''[[Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde]]'' :: De ''L'isola del tesoro'' è nel PD da tempo la traduzione di [[:w:Angiolo Silvio Novaro]], tuttora stampata da Mondadori (l'editore originario) e Newton Compton. Alle opere succitate si aggiunga ''Il master di Ballantrae'', disponibile nella traduzione di [[:w:Giulia Celenza]] (pubblicata in origine come ''Il Signor di Ballantrae'', Corticelli, 1929). --[[User:Dalmoil|Dalmoil]] ([[User talk:Dalmoil|disc.]]) 19:43, 28 ago 2017 (CEST) ;[[Autore:Max Stirner|Max Stirner]] * "L'unico e la sua proprietà", in due versioni del 1902 e del 1922: [https://archive.org/details/MaxStirnerLunico1902 qui] e [https://archive.org/details/MaxStirnerLunico qui] ;[[Autore:Bram Stoker|Bram Stoker]] * La dama del sudario * La tana del Verme Bianco * Il gioiello delle sette stelle ;[[Autore:Jonathan Swift|Jonathan Swift]] * I viaggi di Gulliver ==T== ;[[Autore:Rabindranath Tagore|Rabindranath Tagore]] * [[Chitra]] ;[[Autore:Carlo Giovanni Testori|Carlo Giovanni Testori]] * [[La musica ragionata]] [https://books.google.it/books?id=zgn8ZCLfF1YC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] ;[[Autore:Henry David Thoreau|Henry David Thoreau]] * [[Walden]] * [[Disobbedienza civile]] ::non trovato su Internet Archive. Su LiberLiber c'è ''Disobbedienza civile'' ma è sotto copyright. [[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 12:23, 10 ago 2016 (CEST) ;[[Autore:Adriano Tilgher|Adriano Tilgher]] * "Lo spaccio del bestione trionfante" (1925) [https://archive.org/details/LoSpaccioDelBestioneTrionfanteTilgher qui] ;[[Autore:Gaston Tissandier|Gaston Tissandier]] [[Le ricreazioni scientifiche]] [https://archive.org/details/b21500757 qui] ;[[Autore:Tommaso d'Aquino|Tommaso d'Aquino]] * "Compendio di teologia" di Tommaso d'Aquino, tradotto da Luigi Granelli (1887): [https://archive.org/details/TommasoCompendioTeologia qui] ;[[Autore:Claudio Tolomeo|Claudio Tolomeo]] * [[Geografia]] [http://amshistorica.unibo.it/186 qui] e [http://amshistorica.unibo.it/182 qui] ;[[Autore:Lev Nikolaevič Tolstoj|Lev Nikolaevič Tolstoj]] * [[La morte di Ivan Ilijc]] * [[Confessione]], di [[Autore:Lev Nikolaevič Tolstoj|Lev Nikolaevič Tolstoj]] *:abbiamo [[Le confessioni]], esistono altre versioni/traduzioni? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:59, 25 nov 2016 (CET) * [[Anna Karenina]] [https://www.liberliber.it/mediateca/libri/t/tolstoj/anna_karenina_slavia/pdf/tolstoj_anna_karenina_slavia.pdf qui] * [[Guerra e pace]] sono di pubblico dominio le traduzioni di Federico Verdinois (in corso di digitalizzazione da Liber Liber) e quella di Enrichetta Carafa Capecelatro. ;[[Autore:Ivan Sergeevič Turgenev|Ivan Sergeevič Turgenev]] * [[Padri e figli]] * [[Terre Vergini]] ;[[Autore:Mark Twain|Mark Twain]] * Le avventure di Huckleberry Finn * Le avventure di Tom Sawyer * Un americano alla corte di re Artù ==U== ;[[Autore:Alfredo Untersteiner|Alfredo Untersteiner]] * [[Storia della musica]] [https://archive.org/details/storiadellamusic00unte qui] ==V== ;[[Autore:Paul Valéry|Paul Valéry]] * opere ;[[Autore:Adolfo Venturi|Adolfo Venturi]] *[[Antonio Canova (1757-1822) e l’arte de’ suoi tempi]] ({{IA|vitaitalianadura00lomb_0}}) ;[[Autore:Jules Verne|Jules Verne]] * tutti i romanzi di [[Autore:Jules Verne|Jules Verne]], in particolare: ** Ventimila leghe sotto i mari ** I figli del capitano Grant ** Intorno alla Luna che fa da continuazione a Dalla Terra alla Luna ** Viaggio al centro della Terra ** Cinque settimane in pallone {{GB|KuzDqS0lEt4C}} ** [https://archive.org/details/bub_gb_JgDLMHjbF28C Storia dei grandi viaggi] su Internet Archive. Dovrebbe esserci roba anche su LiberLiber. --[[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 15:09, 9 ago 2016 (CEST) ** [https://archive.org/details/iviaggidimarcop00verngoog I viaggi di Marco Polo] su Internet Archive. Le 2 pagine mancanti possono essere prese da LiberLiber --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 23:07, 10 ago 2016 (CEST) ** {{+1}} molti testi a partire dal [http://www.sbn.it/opacsbn/opaclib?db=solr_iccu&rpnquery=%2540attrset%2Bbib-1%2B%2B%2540attr%2B1%253D1016%2B%2540attr%2B4%253D6%2B%2522giulio%2Bverne%2522&totalResult=5270&select_db=solr_iccu&nentries=50&from=1&rpnlabel=+Tutti+i+campi+%3D+giulio+verne+%28parole+in+AND%29+&sortquery=+BY+%40attrset+bib-1++%40attr+1%3D31++BY+%40attrset+bib-1++%40attr+1%3D3086++BY+%40attrset+bib-1++%40attr+1%3D5003+&format=xml&searchForm=opac%2Ficcu%2Ffree.jsp&do_cmd=search_show_cmd&sortlabel=Data_ascendente&resultForward=opac%2Ficcu%2Fbrief.jsp&refine=4031|||1875|||1875|||Anno%20di%20pubblicazione 1875] --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 18:48, 10 ago 2016 (CEST) ;[[Autore:Giuseppe Veronese|Giuseppe Veronese]] * "Fondamenti di geometria a più dimensioni" (1891) [https://archive.org/details/FondamentiDiGeometriaVeronese qui] * "Elementi di geometria" (1900) [https://archive.org/details/elemenetidigeom00gazzgoog qui] * "La geometria non-archimedea: una questione di priorità" (1905) [https://archive.org/details/VeroneseLaGeometriaNonArchimedea qui] * "Nozioni elementari di geometria intuitiva" (1912) [https://archive.org/details/VeroneseGeometria qui] ;[[Autore:Vespasiano da Bisticci|Vespasiano da Bisticci]] * [[Le vite]] ([https://warburg.sas.ac.uk/pdf/hnh125b2478262v1.pdf qui]) ;[[Autore:Giambattista Vico|Giambattista Vico]] * "Della antica sapienza degl'Italiani", tradotta da Carlo Sarchi (1870) [https://archive.org/details/bub_gb_cS9R6FaZ4RoC qui] * "Delle instituzioni oratorie" tradotte da Don Luigi Parchetti (1844) [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAI1118.pdf qui] * "Opere minori" tradotte da Leone Luzzatto (1913) [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgColl80_33.pdf qui] ;[[Autore:Tito Vignoli|Tito Vignoli]] * "Delle condizioni morali e civili d'Italia" (1876) [https://www.google.it/books/edition/Delle_condizioni_morali_e_civili_d_Itali/mCsLAAAAYAAJ qui] * "Delle condizioni intellettuali d'Italia" (1877) [https://www.google.it/books/edition/Delle_condizioni_intellettuali_d_Italia/sccdKckq-9gC qui] * "Della legge fondamentale dell'intelligenza nel regno animale" (1877) [https://www.google.it/books/edition/Della_legge_fondamentale_dell_intelligen/ZSUAAAAAQAAJ qui] e [https://www.google.it/books/edition/Della_legge_fondamentale_dell_intelligen/MvotAAAAYAAJ qui] * "Mito e scienza" (1879) [https://www.google.it/books/edition/Mito_e_scienza/mKWbuDJaEPUC qui], [https://www.google.it/books/edition/Mito_e_scienza/AMJAAAAAYAAJ qui] e [https://www.google.it/books/edition/Mito_e_scienza/ywAAStimRg8C qui] * "L'êra nuova del pensiero" (1885) [https://www.google.it/books/edition/L_%C3%AAra_nuova_del_pensiero/KCQOAAAAYAAJ qui] * "Peregrinazioni psicologiche" (1895) [https://www.google.it/books/edition/Peregrinazioni_psicologiche/ud8pAAAAYAAJ qui] e [https://www.google.it/books/edition/Peregrinazioni_psicologiche/cmt0nP8hVI4C qui] * "Peregrinazioni antropologiche e fisiche" (1898) [https://www.google.it/books/edition/Peregrinazioni_antropologiche_e_fisiche/1UAwgSCnd3YC qui] ==W== ;[[Autore:Richard Wagner|Richard Wagner]] *L'anello del Nibelungo tetralogia trovata [https://archive.org/search.php?query=Riccardo%20Wagner in lingua italiana su Internet Archive] ;[[Autore:Herbert George Wells|Herbert George Wells]] * ... ;[[Autore:Walt Whitman|Walt Whitman]] * Foglie d'erba: trovato su IA [https://archive.org/details/fogliedierbaconl00whit Foglie di erba : con le due aggiunte e gli "Echi della vecchiaia" dell'edizione del 1900], trad. di Luigi Gamberale * su IA c'è anche una raccolta di [https://archive.org/details/cantisceltidiwal00whit Canti scelti] sempre nella versione di Gamberale, da valutare ;[[Autore:Oscar Wilde|Oscar Wilde]] * non abbiamo nulla... LiberLiber [http://www.liberliber.it/online/autori/autori-w/oscar-wilde/ ne ha già un paio], ad esempio. [[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 10:46, 22 ago 2016 (CEST) * [[Il delitto di lord Arturo Savile]] * il fantasma di Canterville * L'importanza di chiamarsi Ernesto ==Y== ; [[Autore:Ō no Yasumaro|Ō no Yasumaro]] * Kojiki, libro religioso giapponese, traduzione di Mario Merega ==Z== ;[[Autore:Diego Zannandreis|Diego Zannandreis]] * [[Le vite dei pittori, scultori e architetti veronesi]] [https://books.google.it/books?id=LQYgAAAAIAAJ&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] ;[[Autore:Eustachio Zanotti|Eustachio Zanotti]] * [[La meridiana del tempio di San Petronio rinnovata l'anno 1776]] [http://amshistorica.unibo.it/8 qui] ;[[Autore:Luciano Zuccoli|Luciano Zuccoli]] * [[Per la sua bocca]] ; [[Autore:Émile Zola|Émile Zola]] * I misteri di Marsiglia == Autori anonimi == * ''Chanson de Roland'' == Autori collettivi == * "Opuscoli filosofici di Sant'Anselmo d'Aosta di Tommaso d'Aquino, di San Bonaventura da Bagnorea e di Giovanni Gersone" tradotti da Antonio Rossi (1864)[https://archive.org/details/bub_gb_gut_7oYGsJYC qui] "I frammenti dello stoici antichi" a cura di Nicola Festa (1932-1935) [https://archive.org/details/IFrammentiDegliStoiciAntichiVol1 1] [https://archive.org/details/IFrammentiDegliStoiciAntichiVol2 2] "Antologia dei filosofi italiani del dopoguerra" a cura di Adriano Tilgher (1937): [https://archive.org/details/TilgherAntologiaDeiFilosofiItaliani_201707 qui] * [[Gl'ingannati]], una commedia italiana allestita a Siena dall'Accademia degli Intronati nel 1531. ({{IA|glingannaticonil00newb}}) *'''Poeti tedeschi''' : Schiller, Goethe, Gessner, Klopstok, Zedliz, Pirker. Traduzioni di A. Maffei, Firenze, Le Monnier, 1901 (trovata su {{IA|bub_gb_FqRdAAAAcAAJ}}) * [[Internet 2004]], di M. Calvo, F. Ciotti, G. Roncaglia, M. A. Zela|M. Calvo, F. Ciotti, G. Roncaglia, M. A. Zela *'''Antologia epigrammatica italiana''' (1857) [https://archive.org/details/bub_gb_kVhiA8Xh4MQC qui] *'''Antologia della prosa italiana dal secolo XIV al XVIII''' (1877) [https://archive.org/details/antologiadellap00puccgoog qui] *'''Poesia russa''' [https://archive.org/details/PoesiaRussa qui] *'''Antologia dei poeti russi del XX secolo''' (1924) [https://archive.org/details/PoetiRussi qui] *'''Questioni riguardanti la geometria elementare''' [https://archive.org/details/questioniriguard00enri qui] *'''Antologia dei poeti stranieri: Inglesi''' [https://archive.org/details/antologiadeipoe00unkngoog qui] *'''Canti perfetti, antologia di poeti inglesi moderni (1908-1910)''' [https://archive.org/details/cantiperfettiant00siciuoft qui] *'''Poeti inglesi e francesi''' [https://archive.org/details/bub_gb_SLsESLAneRgC qui] == Strumenti utili == * Import automatico da Internet Archive a Commons: [http://tools.wmflabs.org/ia-upload/commons/init link] == Cassio Dione ed Erodiano == Storia romana - Cassio Dione, tradotto da Giovanni Viviani; edizione Milano 1823 (Vol. I-XL [https://books.google.it/books?id=ZyUVAAAAQAAJ&hl=it&source=gbs_navlinks_s GB] [https://archive.org/details/bub_gb_KJhrH3A16CcC/page/n5 IA]; Vol. XLI-L [https://books.google.it/books?id=myUVAAAAQAAJ&hl=it&source=gbs_navlinks_s GB] [https://archive.org/details/bub_gb_k1Nx2PIqBbAC/page/n5 IA]; Vol. LI-LX [https://books.google.it/books?id=vCUVAAAAQAAJ&hl=it&source=gbs_navlinks_s GB] [https://archive.org/details/bub_gb_FLNvX3PyBxUC/page/n5 IA]; Vol. LXI-LXX [https://books.google.it/books?id=FCkVAAAAQAAJ&hl=it&source=gbs_navlinks_s GB] [https://archive.org/details/bub_gb_fBXJ8tt5rtsC_2/page/n5 IA]; Vol. LXXI-LXXX [https://books.google.it/books?id=zyUVAAAAQAAJ&dq=editions:W7nFTP5_RH8C&hl=it&source=gbs_navlinks_s GB] [https://archive.org/details/bub_gb_MP0NBOzqrdAC/page/n7 IA]) Storia dell'impero dopo Marco Aurelio - Erodiano, tradotto da Pietro Manzi; edizione Milano 1823 ([https://books.google.it/books?id=GOJjGVtBmSwC&dq=Istoria+dell%27Imperio+dopo+Marco+libri+VIII+dal+greco+in+italiano+recati+da+Pietro+Manzi&hl=it&source=gbs_navlinks_s GB] [https://archive.org/details/bub_gb_AxHOoasnMp0C/page/n5 IA]) Nelle IA di entrambi ci sono difetti di scansione (macchie) assenti nella versione GB mentre, sia nel Dione IA che nel GB, pagine contenenti immagini originali di queste edizioni sono scansionate tagliate (sigh). Anche nell'Erodiano IA una pagina (241) con immagine è tagliata, ma non nella GB. --[[User:DLamba|DLamba]] ([[User talk:DLamba|disc.]]) 03:15, 21 dic 2018 (CET) == I Briganti - Classico cinese del XV Secolo (titolo originale Shuǐhǔ Zhuàn) == Questo meraviglioso e godibilissimo libro credo debba essere reso disponibile presso wikisource. Purtroppo non so fare i primi passaggi nè verificarne l'ammissibilità legale, (https://it.wikipedia.org/wiki/I_Briganti_(romanzo)#Edizioni_italiane) ma una volta caricato al 25% sarà per me un piacere lavorarci. Su archive.org pare non esserci. Se qualcuno ha modo e voglia. --[[User:Accolturato|Accolturato]] ([[User talk:Accolturato|disc.]]) 12:09, 30 apr 2019 (CEST) == Proposta inserimento == Buongiorno, approfitto dell'ottima opportunità che Wikisource fornisce di pubblicare i propri suggerimenti riguardo le opere non ancora inserite nella biblioteca. In particolare, tra gli autori italiani, credo sarebbe per molti interessante e formativo trovare alcuni tra i testi filosofici, oltre a Benedetto Croce e Giovanni Gentile, anche di scrittori non considerati propriamente tali, come Giovanni Papini, anche se credo che per lui bisognerà aspettare qualche anno; tra gli autori la cui morte è sicuramente posteriore ai sessant'anni, mi limito a suggerire genericamente alcuni tra gli autori di novelle di cui la nostra letteratura è piena; grazie in anticipo, Riccardo Marziali [[Categoria:Pubbliche relazioni]] == Iscrizioni delle chiese e d'altri edificii di Roma dal secolo XI fino ai giorni nostri - Vincenzo Forcella == Salve, mi piacerebbe che fosse pubblicato su Wikisource questo accuratissimo catalogo delle iscrizioni di Roma dello scorso secolo ed ancora un ottimo riferimento dell'arte lapidea. Grazie, saluti. --[[User:Marco Ciaramella|Marco Ciaramella]] ([[User talk:Marco Ciaramella|disc.]]) 09:56, 20 mag 2020 (CEST) == Proposta: Charlotte Dacre, autrice di testi difficilmente reperibili in italiano... == Salve vorrei umilmente proporre quest'autrice: Charlotte Dacre (1782 – 1841) è stata una scrittrice inglese, autrice di romanzi gotici. Nel mondo letterario il nome di Charlotte Dacre è rimasto nell'oscurità per quasi due secoli. Ciò nonostante, le sue opere erano state ammirate da alcuni dei grandi nomi della letteratura del tempo, e i suoi romanzi influenzarono Percy Bysshe Shelley, il quale ne stimava lo stile e le capacità creative. Nonostante l'importanza della Dacre in patria e del romanzo gotico in italia, purtroppo i suoi testi (nemmeno il suo romanzo principale "Zofloya") sono reperibili in italiano. Sono anni che vorrei fosse letta e conosciuta qui, vi prego di prendere in considerazione questa piccola richiesta. Grazie. Bibliografia parziale Hours of Solitude (poesie) (1805) Confessions of the Nun of St. Omer (1805) Zofloya (1806) The Libertine (1807) The Passions (1811) George the Fourth, a Poem (1822) {{non firmato|176.32.26.45|12:29, 30 ago 2020}} :Se non è mai stata tradotta in italiano, non vedo come sia possibile. Ricordo che [[Wikisource:Niente traduzioni originali|le traduzioni originali non sono ammesse]]. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:03, 31 ago 2020 (CEST) == ''MARGUERITE'' di Soulié == "MARGUERITE" romanzo di Frédèric Soulié in 2 Tomi , edito da Société Belge De Librairie nel 1842 , Imp.de Hauman Et Ce. Romanzo scritto in lingua francese di raffinata e profonda psicologia !!! {{nf|23:10, 8 nov 2020 Andrea Agrelli}} :Non l'ho trovato in giro, ma su Wikisource in francese ci sono lavori suoi: [[:fr:Auteur:Frédéric_Soulié|Auteur:Frédéric_Soulié]]. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 23:07, 6 dic 2020 (CET) == Proposte == Moby Dick {{nf|20:44, 28 nov 2020 128.116.188.235}} :Bellissimo libro. Ce l'abbiamo una traduzione in italiano nel dominio pubblico? --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 23:04, 6 dic 2020 (CET) ::{{ping|Ruthven}} La prima traduzione italiana fu fatta nel 1930 da Pavese (morto esattamente 70 anni fa, quindi le sue opere sono dal prossimo mese di pubblico dominio) e pubblicata nel 1932 dalla Frassinelli ([https://opac.sbn.it/opacsbn/opaclib?db=solr_iccu&resultForward=opac/iccu/full.jsp&from=1&nentries=10&searchForm=opac/iccu/error.jsp&do_cmd=search_show_cmd&fname=none&item:1032:BID=RAV0082811 qui] le biblioteche dove si può trovare). Bisogna chiarire se Frassinelli abbia avuto qualche ruolo nella traduzione, dato che è morto nel 1983.--[[User:Mrcesare|Mrcesare]] ([[User talk:Mrcesare|disc.]]) 14:03, 13 dic 2020 (CET) :::{{ping|Mrcesare}} Quel Moby Dick è stato tradotto solo da Pavese come si può vedere nella versione già digitalizzata da LiberLiber [https://www.liberliber.it/online/autori/autori-m/herman-melville/moby-dick/ qui].--[[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 19:25, 25 feb 2021 (CET) == Shakespeare == Dei 154 sonetti di G. Shakespeare traduzione di Ettore Sanfelice == Maurice Leblanc == Ciclo di Arsenio Lupin == libri su santa Febronia o santa Trofimena == per una ricerca approfondita cerco opere che parlino sulle sante Febronia e/o santa Trofimena Le terre del Sacramento di Francesco Jovine (1950) <br> Buonasera ragazzi. Una mia amica ama moltissimo i testi di Pierpaolo Pasolini e di Alda Merini. Ero alla ricerca dei testi di questi due autori, ma non ce li avete! Potreste richiederli da qualche parte e farli arrivare il prima possibile? Grazie. == principi del marxismo == Fondamenti letterari La maggior opera di Marx era costituita da Il Capitale, l'opera, composta allora da soli tre libri (o anche quattro, si veda "Teorie sul plusvalore"), soleva dare notorietà certa al penseur di Treviri. Tuttavia molti si accorsero dell'importanza degli altri lavori (di ovvio spunto introduttivo) e sempre fedelmente alla opera maggiore sovraesposta. Il "depliant" (poiché solo riassuntivo) sarebbe coi seguenti spunti fondamentali del marxismo "puro", in realtà il riassunto è di tre punti (non di due come nell' hegelismo duale e dialettico): # salario: fedelmente all'operaio, ovvero come libero operaio indipendentemente da fattori soggettivi # prezzo: in noce al prezzo e alla produzione # profitto: nient'altro che eccedenza nella compartecipazione operaia Dunque, un preludio dietro ad altri spunti, la farebbero da primato, oltreché la sistematicità del riassunto sicuramente non da poco, a livello generale. (per tutto il testo de Salario, prezzo, profitto: https://it.wikipedia.org/wiki/Salario,_prezzo_e_profitto) [Osservazioni preliminari] Cittadini! prima di affrontare l'argomento vero e proprio della mia esposizione, permettetemi di avanzare alcune osservazioni preliminari. == principi del marxismo 2 == salve, ci piacerebbe rendere disponibile una fonte riassuntiva su un tema marxista. *[[Marxismo e opere "non maggiori"]] *[[I tre spunti del marxismo]] Per quanto riguarda la tesi non maggiore, ma generale del marxismo, si nota un'opera in particolare, ovvero Salario, prezzo, profitto https://it.wikipedia.org/wiki/Salario,_prezzo_e_profitto, opera breve e riprodotta in diverse occasioni per diversi albi, tre punti in breve, ovvero: # salario (da definire) # prezzo #profitto Nell' opera si notano i noti economisti in tutta Europa dal xix secolo, fra cui Smith stesso: Il prezzo naturale è dunque in un certo senso il prezzo centrale attorno al quale i prezzi di tutte le altre merci gravitano in continuazione. Diversi accidenti possono a volte mantenerli sospesi a livello alquanto superiore, e a volte forzarli alquanto al di sotto. (Adam Smith, indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni) Tuttavia, Marx non vuole addentrarsi oltre sull'argomento, precisando: Basterà dire che se la domanda e l'offerta si equilibrano i prezzi di mercato delle merci corrispondono ai loro prezzi naturali, cioè ai loro valori, quali sono determinati, dalle rispettive quantità di lavoro necessarie per la loro produzione, un aumento da una caduta e viceversa. (K. Marx, salario, prezzo, profitto) {{Non firmato|Ivanovo stamb}} :{{ping|Ivanovo stamb}} Ciao, non ho capito una cosa: si tratta di una traduzione di testi di Marx in italiano che vorresti caricare? Chi e quando ha realizzato la traduzione? --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 10:48, 6 ott 2021 (CEST) == Collezioni e fondi digitali della Biblioteca Don Bosco dell'Università Pontificia Salesiana di Roma == ===Letture Cattoliche=== *"Cenni sulla vita del giovane Luigi Comollo" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1854_Cenni_sulla_vita_50-A1-1a.pdf 1° Edizione]</del> > Non trovato (1854); **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1867_Cenni_sulla_vita_50-A1-3b.pdf 3° Edizione]</del> > Non trovato (1867); **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1884_Nuovi_cenni_50-A1-4a.pdf 4° Edizione]</del> > [https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2022/01/Bosco_Luigi_Comollo.pdf 4° Edizione] (1884) *"Cenni storici sulla vita del chierico Luigi Comollo" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1844_Cenni_storici_50-A1-1.pdf 1° Edizione]</del> > [https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/05/Bosco_Vita_Luigi_Comello.pdf 1° Edizione] (1844) *"Le sei domeniche" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1854_Le_sei_domeniche_50-A4-1.pdf 1° Edizione]</del> > Non trovato (1854); **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1864_Le_sei_domeniche_50-A4-2.pdf 2° Edizione]</del> > Non trovato (1864); **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1878_Le_sei_domeniche_50-A4_7.pdf 7° Edizione]</del> > Non trovato (1878) *"Dialogi intorno all'istituzione del Giubileo" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1865_Dialogi_intorno_all'istituzione_del_Giubileo_50-A22-2.pdf 2° Edizione]</del> > [https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/08/Bosco_Istituzione_del_Giubileo.pdf 2° Edizione] (1865) *"Vita della beata Maria degli Angeli" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1866_Vita_della_beata_Maria_degli_Angeli_50-A17-26.pdf 3° Edizione] (1866)</del> > [https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/09/Bosco_Beata_Maria_degli_Angeli.pdf 2° Edizione] (1865) *"Vita di S. Pancrazio Martire" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1867_Vita_di_san_Pacrazio_50-A17-5.pdf 3° Edizione] (1867)</del> > Non trovato; **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1873_Vita_di_san_Pancrazio_50-A17-6.pdf 6° Edizione]</del> > [https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/11/Bosco_San_Pancrazio_Martire.pdf 6° Edizione] (1873); **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1875_Vita_di_san_Pancrazio_50-A17-7.pdf 7° Edizione] (1876)</del> > Non trovato *"Maraviglie della Madre di Dio invocata sotto il titolo di Maria Ausiliatrice" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1868_Maraviglie_della_Madre_di_Dio_50-A37-2.pdf 2° Edizione]</del> > [https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/10/Bosco_Maraviglie_di_Maria_Ausiliatrice.pdf 2° Edizione] (1868) *"Vita dei sommi pontefici S. Ponziano, S. Antero e S. Fabiano" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1859_Vita_dei_sommi_pontefici_s_Ponziano_s_Antero_s_Fabiano_50-A31-H-2.pdf 2° Edizione] (1859)</del> > Non trovato *"Rimembranza storico-funebre dei giovani dell'oratorio di San Francesco di Sales verso al sacerdote Caffasso Giuseppe" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1860_Rimembranza_storico-funebre_verso_al_sacerdote_Cafasso_Giuseppe_50-A48-2.pdf 2° Edizione] (1860)</del> > Non trovato *"Vita del giovanetto Savio Domenico, allievo dell'Oratorio di San Francesco di Sales" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1860_Vita_del_giovanetto_Savio_Domenico_50-A45-2a.pdf 2° Edizione] (1860)</del> > Non trovato *"Cenno biografico sul giovanetto Magone Michele, allievo dell'Orat. di S. Franc. di Sales" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1866_Cenno_biografico_sul_giovanetto_Magone_Michele_50-A46-2.pdf 2° Edizione] (1866)</del> > Non trovato *"Due conferenze tra due ministri protestanti ed un prete cattolico sopra il purgatorio ed i suffragi pei defunti con appendice sulle liturgie" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1874_Due_conferenze_tra_due_ministri_protestanti_ed_un_prete_cattolico_50-A34-2.pdf 2° Edizione] (1874)</del> > Non trovato *"La chiave del Paradiso" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/06/Bosco_Chiave_del_Paradiso.pdf 1° Edizione] (1856) **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1874_La_chiave_del_paradiso_50-A27-2.pdf 2° Edizione] (1870)</del> > Non trovato *"Luigi, ossia Disputa tra un avvocato ed un ministro protestante" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1875_Luigi_ossia_disputa_50-A16-2.pdf 2° Edizione] (1875)</del> > Non trovato *"Apparizione della Beata Vergine sulla montagna di La Salette" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/10/Bosco_Apparizione_Beata_Vergine.pdf ?° Edizione] (1871) **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1877_Apparizione_della_Beata_Vergine_50-A44-3.pdf 3° Edizione] (1877)</del> > Non trovato *"Il cristiano guidato alla virtù ed alla civiltà secondo lo spirito di San Vincenzo De' Paoli" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1877_Il_cristiano_guidato_50-A9-2a.pdf 2° Edizione]</del> > Non trovato *"La nuvoletta del Carmelo" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1877_La_nuvoletta_del_carmelo_50-A42-2.pdf 2° Edizione]</del> > [https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/12/Bosco_Nuvola_del_Carmelo.pdf 2° Edizione] (1877) *"Maria Ausiliatrice col racconto di alcune grazie" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/11/Bosco_Maria_Ausiliatrice.pdf 2° Edizione] (1875) **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1877_Maria_Ausiliatrice_col_racconto_di_alcune_grazie_50-A41-2a.pdf 2° Edizione] (1877)</del> > Non trovato *"Vita di s. Giovanni Battista" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/10/Bosco_San_Giovanni_Battista.pdf 1° Edizione] (1868) **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1877_Vita_di_S_Giovanni_Battista_50-A17-29.pdf 2° Edizione] (1877)</del> > Non trovato *"Il pastorello delle Alpi" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1878_Il_pastorello_delle_alpi_50-A47-2.pdf 2° Edizione] (1878)</del> > [https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/08/Bosco_Besucco_Francesco.pdf 2° Edizione] (1878) **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2018/11/Bosco-FS308-Vita-Francesco-Besucco.pdf Edizione Digitale] (2018) > Non utilizzabile *"Porta teco cristiano" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/07/Bosco_Porta_Teco_Cristiano.pdf 1° Edizione] (1858) **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1878_Porta_teco_cristiano_50-A28-2.pdf 2° Edizione] (1878)</del> > Non trovato *"Vita di s. Paolo apostolo" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/07/Bosco_Vita_San_Paolo.pdf 1° Edizione] (1857) **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1878_Vita_di_s_Paolo_Apostolo_50-A31-B-2d.pdf 2° Edizione] (1878)</del> > Non trovato *"Il mese di maggio consacrato a Maria SS. Immacolata" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/07/Bosco_Mese_di_Maggio.pdf ?° Edizione] (1858) **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1879_Il_mese_di_maggio_50-A35-11.pdf 11° Edizione] (1879)</del> > Non trovato *"Novelle e racconti" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/09/Bosco_Novelle_e_Racconti.pdf ?° Edizione] (1867) **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1880_Novelle_e_racconti_50-A49-3a.pdf 3° Edizione] (1880)</del> > Non trovato *"Associazione dei divoti di Maria Ausiliatrice" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1881_Associazione_dei_divoti_di_Maria_Ausialiatrice_50-A39-3.pdf 3° Edizione] (1881)</del> > Non trovato *"La chiave del Paradiso" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/06/Bosco_Chiave_del_Paradiso.pdf ?° Edizione] (1856) **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1881_La_chiave_del_paradiso_50-A27-3.pdf 3° Edizione] (1881)</del> > Non trovato *"Pietro, ossia La forza della buona educazione" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1881_Pietro_ossia_La_Forza_della_buona_educazione_50-A24-2a.pdf 2° Edizione] (1881)</del> > Non trovato *"Il Galantuomo" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1855_Il_galantuomo_per_l'anno_1856-50-A18-3.pdf 2° Edizione]</del> > [https://www.salesian.online/records/?search%5Bterms%5D%5B0%5D%5Bterm%5D=Il+Galantuomo&search%5Bterms%5D%5B0%5D%5Bindex%5D=title&search%5Bterms%5D%5B0%5D%5Boperator%5D=and&search%5Bterms%5D%5B1%5D%5Bterm%5D=&search%5Bterms%5D%5B1%5D%5Bindex%5D=title&search%5Bterms%5D%5B1%5D%5Boperator%5D=and&search%5Bterms%5D%5B2%5D%5Bterm%5D=&search%5Bterms%5D%5B2%5D%5Bindex%5D=title&search%5Bterms%5D%5B2%5D%5Boperator%5D=and&search%5Bterms%5D%5B3%5D%5Bterm%5D=&search%5Bterms%5D%5B3%5D%5Bindex%5D=title&search%5Bterms%5D%5B3%5D%5Boperator%5D=&search%5Bcategory%5D%5B108%5D=&search%5Bcategory%5D%5B91%5D=&search%5Bcategory%5D%5B148%5D=&search%5Bcategory%5D%5B92%5D=&search%5Bcategory%5D%5B141%5D=&search%5Blanguages%5D=&search%5Bpublication_year_from%5D=&search%5Bpublication_year_to%5D=&search%5Bera_from%5D=&search%5Bera_to%5D=&search%5Bsorting%5D=year_of_publication%2Cdesc Varie Edizioni] ===Storia Sacra=== *"Storia Sacra per uso delle scuole, utile ad ogni stato di persone" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/05/Bosco_G_OpereEdite_1976_III_50-A124.4.3.pdf 1° Edizione] (1847) **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1853_Storia_sacra_50-A7-2.pdf 2° Edizione] (1855)</del> > Non trovato **"Storia Sacra per uso delle scuole e specialmente delle classi elementari secondo il programma del Ministero della Pubblica Istruzione, utile ad ogni stato di persone" ***<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1863_Storia_sacra_50-A7-3.pdf 3° Edizione] (1863)</del> > Non trovato ***<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1866_Storia_sacra_50-A7-4a.pdf 4° Edizione] (1866)</del> > Non trovato ***<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1876_Storia_sacra_50-A7-10.pdf 10° Edizione]</del> > [https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/12/Bosco_Storia_Sacra.pdf 10° Edizione] (1876) *"Storia Ecclesiastica per uso delle scuole, utile ad ogni stato di persone" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/05/3.-Bosco_Storia_Ecclesiastica.pdf 1° Edizione] (1845) **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1848_Storia_ecclesiastica_50-A3-2.pdf 2° Edizione] (1848)</del> > Non trovato **"Storia Ecclesiastica ad uso della gioventù, utile ad ogni grado di persone" ***<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1870_Storia_ecclesiastica_50-A3-3.pdf 3° Edizione] (1870)</del> > Non trovato ***[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1871_Storia_ecclesiastica_50-A3-4.pdf 4° Edizione] > [https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/11/Bosco_Storia_Ecclesiastica_71.pdf 4° Edizione] (1871); ***<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1872_Storia_ecclesiastica_50-A3-7.pdf 7° Edizione] (1872)</del> > Non trovato *"Maniera facile per imparare la storia sacra ad uso del popolo cristiano" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/06/Bosco_Storia_Sacra_Facile.pdf 1° Edizione] (1855); **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1863_Maniera_facile_per_imparare_la_storia_sacra_50-A8-3.pdf 3° Edizione] (1863)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1877_Maniera_facile_per_imparare_la_storia_sacra_50-A8-5.pdf 5° Edizione] (1877)</del> > Non trovato *"Il cattolico nel secolo" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1883_Il_cattolico_nel_secolo_50-A30-2c.pdf 2° Edizione] (1883)</del> > Non trovato **[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1883_Il_cattolico_nel_secolo_50-A30-3a.pdf 3° Edizione] > [https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2022/01/Bosco_Il_Cattolico_nel_Secolo.pdf 3° Edizione] (1883); **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1887_Il_cattolico_nel_secolo_50-A30-5.pdf 5° Edizione] (1887)</del> > Non trovato ===Storia Italiana=== *"La storia d'Italia raccontata alla gioventù" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/07/Libro-VII-Storia-dItalia.pdf 1° Edizione] (1855); **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1859_La_storia-d'Italia_50-A25-2.pdf 2° Edizione] (1859)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1861_La_storia-d'Italia_50-A25-3.pdf 3° Edizione] (1861)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1863_La_storia-d'Italia_50-A25-4b.pdf 4° Edizione] (1863)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1866_La_storia-d'Italia_50-A25-5a.pdf 5° Edizione] (1866)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1871_La_storia-d'Italia_50-A25-6.pdf 6° Edizione] (1871)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1874_La_storia-d'Italia_50-A25-11.pdf 11° Edizione] (1874)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1878_La_storia-d'Italia_50-A25-13.pdf 13° Edizione] (1878)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1882_La_storia-d'Italia_50-A25-14.pdf 14° Edizione] (1882)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1885_La_storia-d'Italia_50-A25-16.pdf 16° Edizione] (1885)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1886_La_storia-d'Italia_50-A25-17.pdf 17° Edizione] (1886)</del> > Non trovato **[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1887_La_storia-d'Italia_50-A25-18b.pdf 18° Edizione] > [https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2022/03/Bosco_Storia_dItalia-1.pdf 18° Edizione] (1887); **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1888_La_storia-d'Italia_50-A25-19.pdf 19° Edizione] (1888)</del> > Non trovato ===Aritmetica=== *"Il sistema metrico decimale ridotto a semplicità" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/05/Bosco_Sistema_Metrico_Decimale.pdf 2° Edizione] (1849); **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1851_Il_sistema_metrico_decimale_50-A10-4.pdf 4° Edizione] (1851)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1855_Il_sistema_metrico_decimale_50-A10-5.pdf 5° Edizione] (1855)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1875_Il_sistema_metrico_decimale_50-A10-6.pdf 6° Edizione] (1875)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1881_Il_sistema_metrico_decimale_50-A10-7a.pdf 7° Edizione] (1881)</del> > Non trovato -[[User:0 Noctis 0|0 Noctis 0]] ([[User talk:0 Noctis 0|disc.]]) 11:03, 27 nov 2021 (CET) -[[User:0 Noctis 0|0 Noctis 0]] ([[User talk:0 Noctis 0|disc.]]) 22:05, 5 apr 2023 (CEST) - Aggiornato Link == Raccolta di sonetti di arcadi siciliani == Propongo di trascrivere questa interessante raccolta di sonetti di gusto arcadico dell’accademia palermitana dei pastori Ereini [https://books.google.it/books?id=s-XA3HgOOb8C&printsec=frontcover&dq=inauthor:%22Antonino+Montaperto%22&hl=it&sa=X&redir_esc=y#v=onepage&q&f=false].—[[Speciale:Contributi/79.33.179.105|79.33.179.105]] 13:46, 4 dic 2021 (CET) == Sopra il giuoco degli scacchi: osservazioni pratiche - Ercole del Rio == https://books.google.it/books?id=9P5dAAAAcAAJ&printsec=frontcover&dq=Sopra+il+giuoco+degli+scacchi+:+osservazioni+pratiche&hl=it&newbks=1&newbks_redir=0&sa=X&redir_esc=y#v=onepage&q=Sopra%20il%20giuoco%20degli%20scacchi%20%3A%20osservazioni%20pratiche&f=false Mi propongo umilmente di rileggerlo. == Il Roseto di Saadi (a cura e traduzione italiana di Italo Pizzi) == Buongiorno. Volevo semplicemente chiedervi se fosse possibile pubblicare la traduzione di ''Il roseto'' del poeta persiano Sa'di a opera dell'iranista Italo Pizzi [il titolo esatto è: Italo Pizzi (curatore e traduttore), ''Il roseto di Saadi'', Carabba, Lanciano, 1917]. Ho trovato il libello estremamente interessante, originale e divertente. Credo – pertanto – che sia meritevole di essere su Wikisource. ''Post scriptum'': ne ho trovato la scansione su: https://archive.org/details/saadi-roseto-pizzi/mode/2up Vi ringrazio. == L'Edda == Vorrei che venisse inserita ''L'Edda'' tra le poesie. Mi piacerebbe molto leggerla. Sono appassionato di mitologia nordica. Non dovrebbe avere il copyright, in quanto è un poema tedesco medievale. Vi ringrazio [[Speciale:Contributi/151.43.18.121|151.43.18.121]] 21:35, 25 giu 2022 (CEST) == Goethe == Vorrei che venissero inserite le opere complete di Goethe, come ''I dolori del Giovane Werther'', ''Le affinità elettive'', ''Viaggio in Italia'', il ''Faust'', le sue poesie, ''Arminio e Dorotea'', ''La missione teatrale di Guglielmo Meister'' e ''Teoria dei colori''. Per favore, mettetele [[Speciale:Contributi/151.43.18.121|151.43.18.121]] 21:46, 25 giu 2022 (CEST) == Violante Beatrix == Veridico ragguaglio della solenne entrata fatta in Siena dalla Reale Altezza della ser.ma Gran Principessa di Toscana Violante di Baviera sua governatrice, lì 12 aprile 1717 e feste susseguentemente celebrate / descritto da Giuseppe M. Torrenti, nell'Accademia de Rozzi detto lo Scelto [[Speciale:Contributi/2A02:908:1C0:8860:F50F:75BC:4F9A:A6BF|2A02:908:1C0:8860:F50F:75BC:4F9A:A6BF]] 09:56, 6 set 2022 (CEST) == APPARIZIONE MARIANE == IL SANTUARIO DI CERRETO E LE APPARIZIONI DELLA VERGINE MARIA NEL 1853 [[User:ALFREDO MARRA|ALFREDO MARRA]] ([[User talk:ALFREDO MARRA|disc.]]) 13:17, 30 nov 2022 (CET) == Jack London opere == 1. Il richiamo della foresta, 1924; trad. di Gian Dàuli 2. Zanna bianca, 1925; trad. di Gian Dàuli 3. Il tallone di ferro, 1925; trad. di Gian Dàuli 4. Martin Eden, 1925; trad di Gian Dàuli 5. Il figlio del sole, 1925; trad. di Gian Dàuli 6. Radiosa aurora, 1925; trad. di Gian Dàuli 7. Jerry delle isole,1928; trad. di Gian Dàuli [[Speciale:Contributi/31.191.83.116|31.191.83.116]] 18:44, 15 gen 2023 (CET) == Ivan Sergeevič Turgenev == Pane altrui [[Speciale:Contributi/79.53.14.216|79.53.14.216]] 22:20, 29 apr 2023 (CEST) == L'Iliade del poeta greco Omero nella traduzione di Giambattista Tebaldi == L'Iliade del poeta greco Omero tradotta in ottava rima di Giambattista Tebaldi. La traduzione si trova su [https://www.google.it/books/edition/La_Iliade_di_Homero_tradotta_in_ottava_r/yeRaqmWobIgC?hl=it&gbpv=1 Google Libri]. E' stata La prima traduzione integrale in italiano del poema omerico. [[User:Luca Atridi|Luca Atridi]] ([[User talk:Luca Atridi|disc.]]) 12:04, 11 mag 2023 (CEST) == Proposta opere letterarie italiane per Wikisource == ecco degli autori italiani che vorrei proporre per il sito: * [[Autore:Ulisse Grifoni|Ulisse Grifoni]], ''[[Dalla Terra alle Stelle]]'', 1887; * [[Autore:Luigi Motta|Luigi Motta]], ''[[Il tunnel sottomarino]]''; * [[Autore:Mario Giudice|Mario Giudice]], Un precursore di Sherlock Holmes – Ambienti romani, 1929; * [[Autore:Luigi Natoli|Luigi Natoli]], [[Beati Paoli]], 1909-1910, * [[Autore:Rafael Sabatini|Rafael Sabatini]] ''[[Scaramouche]]'', 1921, * Sir Ralf Clifford, ''[[l'Uomo Invisibile]]'' (1906), * ''[[John Siloch]]'' di [[Autore:Antonio Quattrini|Antonio Quattrini]] [[Speciale:Contributi/37.102.66.224|37.102.66.224]] 11:06, 28 lug 2023 (CEST) == Georges Sorel e "Reflexions sur la violence" == Consiglio vivamente di condividere questa opera filosofica,poichè esplicazione della forma mentis sorelliana,nonchè principiatrice del sindacalismo rivoluzionario. Nutrito movimento che ha operato in Italia. [[User:Alessandro7890|Alessandro7890]] ([[User talk:Alessandro7890|disc.]]) 09:52, 21 ago 2023 (CEST) == Bhagavadgītā: canto del beato == Bhagavadgītā: canto del beato, traduzione in esametri dal sanscrito e introduzione di Ida Vassalini, Bari: Laterza, 1943 [[Speciale:Contributi/151.31.205.196|151.31.205.196]] 16:55, 30 ago 2023 (CEST) == Karl Marx: Manoscritti economico-filosofici del 1844 == A cura di Enrico Donaggio e Peter Kammerer, quarta edizione [[User:Coch12210|Coch12210]] ([[User talk:Coch12210|disc.]]) 00:01, 5 ott 2023 (CEST) == De Bello Gallico == Proporrei di aggiungere i Commentarii De Bello Gallico e Commentarii de Bello Civilis di Caio Giulio Cesare [[Speciale:Contributi/151.46.221.26|151.46.221.26]] 22:08, 3 nov 2023 (CET) == Elogio dell’abate Giuseppe Olivi. == Un'opera che ha ispirato Leopardi e Foscolo, il pdf della scansione si trova, ma solo quello. [[Speciale:Contributi/87.4.120.83|87.4.120.83]] 19:00, 15 dic 2023 (CET) == Racconti == '''Il cane, H.P. Lovecraft'''. Racconto breve del 1924. Si trova solo la scansione di una parte del racconto in lingua originale su Wikidata: Q66581886 [[Speciale:Contributi/77.242.184.202|77.242.184.202]] 15:24, 2 gen 2024 (CET) == Fondamentali di Erasmo da Rotterdam == Di [[Autore:Erasmo da Rotterdam|Erasmo da Rotterdam]] * [[Adagia]] * [[Contro la guerra]] * [[L'educazione del principe cristiano]] * [[L'educazione civile dei bambini]] [[User:Scorpionoir9|Scorpionoir9]] ([[User talk:Scorpionoir9|disc.]]) 19:30, 14 feb 2024 (CET) == Ezio De De Fabiani == Rassa [[Speciale:Contributi/195.36.22.243|195.36.22.243]] 15:32, 4 mag 2024 (CEST) == L’orsacchiotto Ninni Puf, di Alan Alexander Milne == L’orsacchiotto Ninni Puf, di Alan Alexander Milne. Se la traduzione forse è ancora sotto diritti. Ma esiste una traduzione più antica: dobbiate solo trovarla è la traduzione di di Lila Jahn, Milano, Genio, 1936), è presente solamente nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, nella Biblioteca Nazionale Braidense di Milano e nella Biblioteca Carilibri della Fondazione Alberto Colonnetti di Torino. [[Speciale:Contributi/31.191.109.214|31.191.109.214]] 21:29, 22 lug 2024 (CEST) :A. A. Milne stesso è morto nel 1956, dunque i suoi scritti (ancora per un paio d'ani) non sono ancora nel Pubblico dominio. Non sono riuscito a trovare gli estremi biografici della traduttrice, ma dubito seriamente che sia morta da più di settant'anni. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 08:40, 23 lug 2024 (CEST) ::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] confermo che Lila Jahn è morta meno di 70 anni fa. Una sua traduzione, "genitori moderni / [testo a cura di Michele Ristich de Groote e Marianne Vulliez]" è del 1966. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 08:07, 18 ott 2025 (CEST) == Marcel Proust "Alla ricerca del tempo perduto" == esiste su Wikisource un' edizione in lingua francese originale ma sarebbe bello poterla leggere anche nella traduzione italiana. [[Speciale:Contributi/2A02:B023:F22:72FE:C189:F5D0:F6D3:B691|2A02:B023:F22:72FE:C189:F5D0:F6D3:B691]] 01:33, 20 set 2024 (CEST) == Lucca Und Das Reich Bis Zum Ende Des 11. Jahrhunderts == Sarebbe un libro interessante da acquisire quello di Hansmartin Schwarzmaier in oggetto. [[User:Romualdo Giovannoni|Romualdo Giovannoni]] ([[User talk:Romualdo Giovannoni|disc.]]) 14:53, 10 feb 2025 (CET) :Purtroppo l'autore è mirto nel 2021, dunque le sue opere saranno protette da diritti d'autore ancora per molti decenni, inoltre qui trascriviamo testi in italiano, dunque occorre attendere una traduzione italiana del testo di autore morto da almeno settant'anni... o è meglio rinunciare. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 07:48, 19 ott 2025 (CEST) ::Ne ho tradotto parte. Se interessa .. [[Speciale:Contributi/&#126;2025-29319-15|&#126;2025-29319-15]] ([[Discussioni utente:&#126;2025-29319-15|discussione]]) 11:27, 19 ott 2025 (CEST) == COMPENDIO DI STORIA ECCLESIASTICA LUCCHESE DALLE ORIGINI A TUTTO IL SECOLO XII == Chiedo che venga acquisita la pubblicazione on line del testo di Almerico Guerra, opera postuma del 1924 [[User:Romualdo Giovannoni|Romualdo Giovannoni]] ([[User talk:Romualdo Giovannoni|disc.]]) 14:43, 13 mar 2025 (CET) == Il sublime == Opera greca [[User:Usteronproteron25|Usteronproteron25]] ([[User talk:Usteronproteron25|disc.]]) 10:42, 18 set 2025 (CEST) == D'Annunzio == sarebbe possibile trascrivere i principali romanzi che mancano? - Il fuoco - L'innocente - Giovanni Episcopo - Il trionfo della morte - Forse che sì, forse che no [[Speciale:Contributi/&#126;2025-26461-62|&#126;2025-26461-62]] ([[Discussioni utente:&#126;2025-26461-62|discussione]]) 03:05, 24 set 2025 (CEST) == MATRAIA G., Guida Monumentale della Città e Diocesi di Lucca, fino a tutto il 1860, BsLu, Ms. 556, Tomo Iv == Grande pittore che raffigurato tutte le chiese dalla Diocesi [[User:Romualdo Giovannoni|Romualdo Giovannoni]] ([[User talk:Romualdo Giovannoni|disc.]]) 22:11, 17 ott 2025 (CEST) == Pensavo se potessi inserire autori sardi == conosco e ho un paio di opere poetiche di vari autori sardi, mi chiedevo se fosse possibile inserirle (le poesie di Peppino Mereu per esempio o de su Limbudu (Asara) [[User:Roberto muredduSard|Roberto muredduSard]] ([[User talk:Roberto muredduSard|disc.]]) 12:31, 1 gen 2026 (CET) :@[[Utente:Roberto muredduSard|Roberto muredduSard]]: se i diritti d'autore sono scaduti (cioè sono autori morti da almeno 70 anni), certamente! Hai delle scansioni, o comunque hai la possibilità di scansionare o fotografare i testi? Di che autori si tratta, e quali sono le edizioni in tuo possesso? Scrivi un messaggio sulla pagina del [[Wikisource:Bar|Bar]], così ti possiamo dare tutte le indicazioni. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:33, 1 gen 2026 (CET) == Aggiungere la traduzione di Cristoforo Pasqualigo de La tempesta di William Shakespeare == Aggiungere la traduzione di Cristoforo Pasqualigo de La tempesta di William Shakespeare insieme alle altre traduzioni della commedia. La traduzione di Cristoforo Pasqualigo de La tempesta si trova su Internet Archive. [[User:Luca Atridi|Luca Atridi]] ([[User talk:Luca Atridi|disc.]]) 00:34, 2 mar 2026 (CET) == Diego Angeli tutte le sue traduzioni delle opere di William Shakespeare == Sarebbe possibile trovare e trascrivere tutte le traduzioni firmate da Diego Angeli delle opere di William Shakespeare? Sarebbe bello avere più traduzioni da confrontare, perché ogni traduttore rende sfumature diverse del testo originale: confrontarle aiuterebbe a capire meglio sia lo stile di Shakespeare sia le scelte linguistiche dei traduttori italiani. Inoltre sarebbe un ottimo modo per valorizzare il lavoro di Angeli e renderlo più accessibile a chi studia o ama Shakespeare. [[Speciale:Contributi/&#126;2026-15236-37|&#126;2026-15236-37]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-15236-37|discussione]]) 10:25, 10 mar 2026 (CET) == Libro: Cinquant'anni insieme 1974-2024 == Il volume lo trovate, liberamente scaricabile, a questa pagina: mostra50.altervista.org/risorse/libro Ne sono stato il curatore e co-autore. Daniele Ricciotti [[User:Blepodigital|Blepodigital]] ([[User talk:Blepodigital|disc.]]) 23:16, 10 mar 2026 (CET) == 1984 (George Orwell) == Ho visto che sulla pagina di Wikisource e di Wikipedia di George Orwell, non ha collegamenti su Wikisource su "1984". Ho solo messo un pdf del testo integrale (2000) (che si trova sulla pagina di Wikipedia di George Orwell, nella sezione dei collegamenti esterni) sulla pagina di Wikisource di George Orwell (https://it.wikisource.org/wiki/Autore:George_Orwell), nella sezione Opere. L'unica cosa da fare è semplicemente trascriverlo. (https://it.wikisource.org/wiki/File:1984-it.pdf / https://it.wikipedia.org/wiki/1984_(romanzo) / https://web.archive.org/web/20240519014707/https://www.homolaicus.com/letteratura/fonti/1984-it.pdf) Se riuscite a farlo, sarebbe perfetto, sia per me, sia per gli altri. [[User:Riccardoregg|Riccardoregg]] ([[User talk:Riccardoregg|disc.]]) 14:33, 22 mar 2026 (CET) :@[[Utente:Riccardoregg|Riccardoregg]]: temo che la traduzione del prof. Manferlotti sia sotto copyright (non trovo nel file un'indicazione contraria). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:50, 22 mar 2026 (CET) :Dobbiamo aspettare 30 anni (se ricordo male) prima che la primissima traduzione italiana, firmata da Gabriele Baldini, del capolavoro di Orwell 1984 sia fuori copyright. [[Speciale:Contributi/&#126;2026-18005-10|&#126;2026-18005-10]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-18005-10|discussione]]) 08:14, 23 mar 2026 (CET) ::Ah, ok. Grazie. [[User:Riccardoregg|Riccardoregg]] ([[User talk:Riccardoregg|disc.]]) 09:21, 23 mar 2026 (CET) == Ossip K. Flechtheim - Il partito comunista tedesco nel periodo della repubblica di weimar == Cortesemente, se si potesse inserire questo volume di grande valore pressoché introvabile altrove. Grazie [[Speciale:Contributi/&#126;2026-32665-42|&#126;2026-32665-42]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-32665-42|discussione]]) 12:52, 1 giu 2026 (CEST) rbj0us4jwkysv9fmmosi6uafthovuoj 3842973 3842972 2026-06-01T11:03:35Z Myron Aub 24422 /* Ossip K. Flechtheim - Il partito comunista tedesco nel periodo della repubblica di weimar */ Risposta 3842973 wikitext text/x-wiki {{x-larger|Ti interessa un testo in particolare, ma su Wikisource non è ancora presente?}} {{larger|'''Inserisci sotto le tue proposte!'''}} Ricordati che su Wikisource ospitiamo soltanto libri '''in pubblico dominio''', cioè di autori morti '''da 70 anni'''. Per aiutarci a trovare il testo, per favore ordina le tue proposte per '''autore''' e '''titolo completo''', e se li conosci anche '''editore''', '''anno''' e '''luogo''' di pubblicazione. Se il testo è già disponibile su altri siti (come [http://archive.org Internet Archive] o [http://books.google.com Google Books]), inserisci anche il link ad esso. Puoi guardare anche direttamente in [http://openmlol.it openMLOL], che cerca di integrare in un'unica biblioteca digitale tutti i libri in lingua italiana sparsi per questi siti. <div class="plainlinks" style="text-align:center"> [{{fullurl:Wikisource:Proposte|action=edit&section=new}} <span class="mw-ui-button mw-ui-progressive">Premi qui per inserire la tua proposta</span>] </div> ==A== ; [[Autore:Alphonse Allais|Alphonse Allais]] * Un dramma davvero parigino e altri racconti :era di editori riuniti, fuori catalogo, NO Internet Archive, NO Google Books, NO OpenMLOL :autore morto nel 1905: ok? ::Se l'ultima traduzione è di Editori riuniti forse è ancora sotto diritti. Ma magari esiste una traduzione più antica: dobbiamo solo trovarla :-) [[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 14:57, 13 set 2016 (CEST) :::Da sbn viene fuori che la prima traduzione di un testo di Allais è di un certo ''Piceni'' morto nel 1986. Unica edizione apparentemente ''Opera orfana'' ([[Discussioni utente:Candalua#De bello gallico|quindi da valutare molto bene]]!) è un libro di racconti umoristici tradotti da [[w:Decio Cinti|Decio Cinti]] ([http://www.ebay.it/itm/Alfonso-Allais-RACCONTI-UMORISTICI-Sonzogno-n-542-1939-/360884497318 qui] unica copia dove si può leggere un indice dei testi raccolti, perdonate lo spam!). Per quanto riguarda ''Un dramma davvero parigino'', ho trovato solo [http://sezionex.blogspot.it/2005/12/un-dramma-parigino-e-le-chat-noir.html questo]. --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 20:08, 13 set 2016 (CEST) ; [[Autore:Guillaume Apollinaire|Guillaume Apollinaire]] * Le undicimila verghe * Le prodezze di un giovane Don Giovanni * L'eresiarca & C. * Alcools ; [[Autore:Giuseppe Avanzini|Giuseppe Avanzini]] * [[Lezione accademica in lode della cioccolata]] (1728) [https://archive.org/details/bub_gb_nwNQkBzvcrMC qui] ==B== ; [[Autore:Lyman Frank Baum|Lyman Frank Baum]] * [[Il mago di Oz]] - [[Autore:Lyman Frank Baum|Lyman Frank Baum]] ** non trovato su Internet Archive, Google Books, OPAL. Non c'è neanche su LiberLiber *** {{-1}} [http://www.sbn.it/opacsbn/opaclib?db=solr_iccu&sort_access=Data_ascendente%3A+min+31%2C+min+3086%2C+min+5003&rpnquery=%2540attrset%2Bbib-1%2B%2B%2540attr%2B1%253D1016%2B%2540attr%2B4%253D6%2B%2522mago%2Boz%2522&totalResult=291&select_db=solr_iccu&saveparams=false&nentries=1&rpnlabel=+Tutti+i+campi+%3D+mago+di+oz+%28parole+in+AND%29+&searchForm=opac%2Ficcu%2Ffree.jsp&refine=1001%257C%257C%257Ca%257C%257C%257Ctesto%2Ba%2Bstampa%257C%257C%257CTipo%2Bdi%2Bdocumento&do_cmd=search_show_cmd&resultForward=opac%2Ficcu%2Ffull.jsp&brief=brief&&fname=none&from=5 difficile] --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 18:43, 10 ago 2016 (CEST) :::: [http://id.sbn.it/bid/SBL0283215 SBN ], [http://www.internetculturale.it/jmms/iccuviewer/iccu.jsp?mode=all&teca=Bncf&id=oai:bncf.firenze.sbn.it:21:FI0098:Arsbni1:SBL0283215 IC]. Dall'indice sembra che ci siano tutte le pagine del libro ma non riesco a visualizzarle --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 04:12, 7 set 2016 (CEST) * {{ping|Xavier121}} {{ping|Accurimbono}} ecco una [https://www.byterfly.eu/islandora/object/librib:962125/datastream/PDF/content/librib_962125.pdf Edizione Libro illustrato con le scene del film] - [[User:0 Noctis 0|0 Noctis 0]] ([[User talk:0 Noctis 0|disc.]]) 08:42, 18 apr 2023 (CEST) ; [[Autore:Berrettaccia di Castelsantangelo|Berrettaccia di Castelsantangelo]] Sempre in tema terremoto: ''La battaglia di Pian Perduto'' * ''La battaglia del Pian Perduto : poemetto storico pubblicato la prima volta con introduzione e note / per cura di Pietro Pirri'', stampa 1914 (Foligno : Stab. Tip. G. Campi) ([http://id.sbn.it/bid/UM10085916 SBN]) * ''La battaglia del Pian Perduto : poemetto storico / introduzione e note a cura di Pietro Pirri'', Norcia, Editrice S. Benedetto, 1972 ([http://id.sbn.it/bid/UM10085824 SBN]) Fonti: * https://www.raccontidellostomaco.it/la-battaglia-di-pian-perduto/ * http://new.lecentocitta.it/la-battaglia-di-pian-perduto/ * http://www.comune.visso.mc.it/comunicati-cms/la-battaglia-del-pian-perduto/ ; [[:w:Pompeo Bettini|Pompeo Bettini]] * Opere ; [[Autore:Guy Boothby|Guy Boothby]] * Il dottor Nikola (ROMANZO, Dr. Nikola, 1896) - 1904 , Il Romanzo Mensile anno II-n. 4, Corriere della Sera * Addio, Nikola!… (ROMANZO, "Farewell, Nikola", 1901) - 1908 - TRADUZIONE: non indicato, Il Romanzo Mensile anno VI-n. 12, Corriere della Sera {{non firmato|Plisskensting|23:45, 25 nov 2016}} ; [[Autore:Emil du Bois-Reymond|Emil du Bois-Reymond]] * [[Sui confini della scienza della natura - I sette enigmi del mondo]], traduzione di T. Vivenza Rensi (1928) [https://archive.org/details/SuiConfiniDellaScienza qui] ; [[Autore:Robert Boyle|Robert Boyle]] * Il chimico scettico ==C== ; [[Autore:Cartesio|Cartesio]] Proporrei il testo di Descartes, uno dei classici della filosofia. Peraltro possiedo il testo come Pdf. : è già presente nelle proposte, nella traduzione di Adriano Tilgher, ecco qui i due volumi [https://archive.org/details/DiscorsoEMeditazioni 1] [https://archive.org/details/DiscorsoEMeditazioniVol2 2] , bisogna sapere quando è morto il traduttore della tua copia per sapere se è ancora sotto diritti o no.--[[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 15:16, 19 ago 2018 (CEST) ; [[Autore:Anton Čechov|Anton Čechov]] * Il giardino dei ciliegi ; [[Autore:Luigi Chiarelli|Luigi Chiarelli]] * opere ; [[Autore:Chrétien de Troyes|Chrétien de Troyes]] * opere ; [[Autore:Agatha Christie|Agatha Christie]] * Sipario - L'ultima avventura di Poirot {{non firmato|78.6.226.3|15 ottobre 2016}} :{{ping|Aubrey|Accurimbono|Candalua}} ma è [https://archive.org/details/AgathaChristieDieciPiccoliIndiani possibile]? :O --'''<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>[[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 00:43, 20 ott 2016 (CEST) :: E' morta nel 1976, il testo pubblicato in GB nel 1939 per la prima volta, in Italia il testo è coperto da diritti d'autore, in [http://copyright.cornell.edu/resources/publicdomain.cfm USA] pure credo, ma alcune delle sue prima opere potrebbero essere in PD, vedi [[:en:Author:Agatha Christie|en.source]]. --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 03:07, 20 ott 2016 (CEST) ; [[Autore:Cristoforo Colombo|Cristoforo Colombo]] * ''Lettere'' (1912) [https://archive.org/details/letteredicristof00colurich qui] * Lettera rarissima (1810) [https://archive.org/details/letterararissima00colurich qui] ; [[Autore:Antonio Colmenero de Ledesma|Antonio Colmenero de Ledesma]] * ''Della cioccolata'', traduzione di Alessandro Vitrioli (1677) [https://archive.org/details/bub_gb_BlWlJvEzuoYC qui] ; [[Autore:Étienne Bonnot de Condillac|Étienne Bonnot de Condillac]] * "Trattato delle sensazioni" tradotto da Marco Fassadoni nel 1793: [https://archive.org/details/bub_gb_n3AP99qc0PkC qui] ; [[Autore:Victor Cousin|Victor Cousin]] * "Lezioni sulla filosofia di Kant" tradotte da Francesco Trinchera (1842): [https://archive.org/details/CousinFilosofiaKant qui] ; [[Autore:Nicola Cusano|Nicola Cusano]] * "Della dotta ignoranza" tradotto da Paolo Rotta nel 1927: [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/img66A304.pdf qui] ==D== ; [[Autore:Augusto De Angelis|Augusto De Angelis]] (1888-1944) * Non abbiamo nulla di lui. Vedi [[:W:Augusto_De_Angelis#Opere|l'elenco delle opere]]. ; [[Autore:Sante De Sanctis|Sante De Sanctis]] * [[I sogni. Studi clinici e psicologici di un alienista]] [https://archive.org/details/SanteDeSanctisISogni qui] * [[La psicologia del sogno]] [https://archive.org/details/DeSanctisLaPsicologiaDelSogno qui] ; René Descartes: vedi [[Wikisource:Proposte#C|'''Cartesio''']] ; [[Autore:Hans Driesch|Hans Driesch]] * "Il vitalismo" tradotto da Mario Stenta (1905): [https://www.liberliber.it/mediateca/libri/d/driesch/il_vitalismo/pdf/driesch_il_vitalismo.pdf qui] ; [[Autore:Leopoldo Pullè|Leo Di Castelnuovo]] * [[Impara l'arte]] [https://books.google.it/books?id=52oW8Bd-YOUC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] ; [[Autore:Charles Dickens|Charles Dickens]] * [[Le avventure di Nicola Nickleby]] * Le campane * La battaglia della vita * Il patto col fantasma * Oliver Twist * David Copperfield * Tempi difficili ; [[Autore:Denis Diderot|Denis Diderot]] * [[La religiosa]] ; [[Autore:Arthur Conan Doyle|Arthur Conan Doyle]] * [[Autore:Arthur Conan Doyle|Arthur Conan Doyle]] - Sherlock Holmes {{fatto}} '''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 19:14, 23 ago 2016 (CEST) ** non trovato su Internet Archive, Google Books, OPAL. Non c'è neanche su LiberLiber --[[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 11:46, 10 ago 2016 (CEST) *** {{fatto}}...sta [http://www.braidense.it/risorse/dire_query.php?Nome1=Doyle,%20Arthur%20Conan qui] (e ricordo di averlo già scaricato, rovisto in archivio!) --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 18:14, 10 ago 2016 (CEST) ; [[Autore:Fëdor Dostoevskij|Fëdor Michajlovič Dostoevskij]] * [[Povera gente]] [https://www.liberliber.it/mediateca/libri/d/dostoevskij/povera_gente/pdf/dostoevskij_povera_gente.pdf qui] ; [[Autore:Paola Drigo|Paola Drigo]] * [[Maria Zef]] [https://www.liberliber.it/mediateca/libri/d/drigo/maria_zef/pdf/drigo_maria_zef.pdf qui] ;[[Autore:Félix Antoine Philibert Dupanloup|Félix Antoine Philibert Dupanloup]] * [[La convenzione del 15 settembre e l'enciclica dell'8 dicembre]] [https://archive.org/details/bub_gb_0kFlx6eFkE4C qui] ==E== ; [[Autore:Meister Eckhart|Meister Eckhart]] * "Prediche e trattati", (1927) [https://archive.org/details/EckhartPrediche qui] ; [[Autore:Ralph Waldo Emerson|Ralph Waldo Emerson]] * "L'anima, la natura e la saggezza", tradotto da Mario Cossa (1911) [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgFAIV23.pdf 1][http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgFAIV23a.pdf 2][http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgFAIV23aa.pdf 3] ;[[Autore:Friedrich Engels|Friedrich Engels]] * "L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato", traduzione di Pasquale Martignetti, Uffici della Critica Sociale, Milano, 1901; su Internet Archive [https://archive.org/details/EngelsOrigineDellaFamiglia qui]. ; [[Autore:Federigo Enriques|Federigo Enriques]] * "Lezioni di geometria proiettiva" (1898) [https://archive.org/details/lezdigeopro00enririch qui] * "Causalità e determinismo nella filosofia e nella storia della scienza" (1941) su Liber Liber [http://www.liberliber.it/mediateca/libri/e/enriques/causalita_e_determinismo/pdf/enriques_causalita_e_determinismo.pdf qui] ; [[Autore:Eraclito|Eraclito]] * "Raccolta dei frammenti", tradotta da R. Walzer (1939) [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgCarrataT1861.pdf qui] ;[[Autore:George Eliot|George Eliot]] *Middlemarch ==F== ; [[Autore:Hans Fallada|Hans Fallada]] * E adesso, pover'uomo? ; [[Autore:Giovanni Battista Felici|Giovanni Battista Felici]] * [[Parere intorno all'uso della cioccolata]] (1728): [https://books.google.it/books?id=m7pdAAAAcAAJ&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] ; [[Autore:Francesco Felini|Francesco Felini]] * [[Risposta dimostrativa che la cioccolata rompe il digiuno]] (1676) [https://books.google.it/books?id=lQKJr7x8lnkC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] * [[Altro parere intorno alla natura, ed all'uso della cioccolata"]] (1728): [https://archive.org/details/bub_gb_IIZPSyqfB4cC] ; [[Autore:Silvio Fiorillo|Silvio Fiorillo]] * L'amor giusto, egloga pastorale in Napolitana e toscana lingua di Silvio Fiorillo da Capua detto capitano di Mattamoros * La ghirlanda * Li capitani vanagloriosi * La Lucilla costante con le ridicole disfide e prodezze di Policinella ; [[Autore:Gustave Flaubert|Gustave Flaubert]] * [[Madame Bovary]] ; [[Autore:Francis Scott Fitzgerald|Francis Scott Fitzgerald]] * [[Il grande Gatsby]] ** Fitzgerald è morto nel 1940 cioè 70 anni fa Se la traduzione Fernanda Pivano forse è ancora sotto diritti. Ma esiste una traduzione più antica: dobbiate solo trovarla è la traduzione di Cesare Giardini, collana "I romanzi della palma" n. 89, Mondadori, Milano, 1936. ; [[Autore:Renato Fucini|Renato Fucini]] * [[Le veglie di Neri]] ==G== ; [[Autore:Gaio Valerio Flacco|Gaio Valerio Flacco]] * ''L'Argonautica, volgarizzata dal marchese Marc'Antonio Pindemonte'', Venezia, Giuseppe Antonelli, 1851, ([https://books.google.it/books?id=JRJKtlcK1KsC GB]) ; [[Autore:Pasquale Galluppi|Pasquale Galluppi]] * "Lettere filosofiche su le vicende della filosofia" (1827): [https://books.google.it/books?id=FWUWzC-iJ0YC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] ; [[Autore:Jacopo Gelli|Jacopo Gelli]] * [[Piccola enciclopedia di giuochi e passatempi]] (1929) [https://archive.org/details/GelliPiccolaEnciclopediaDiGiuochi qui] ; [[Autore:Giovanni Gentile|Giovanni Gentile]] * "Teoria generale dello spirito come atto puro" 1938 [https://archive.org/details/GentileTeoriaGenerale qui] * [[La nuova scuola media]] (1925) [https://archive.org/details/GentileLaNuovaScuolaMedia qui] * "La mia religione", (1943): [https://archive.org/details/GentileLaMiaReligione qui] ; [[Autore:Italo Ghersi|Italo Ghersi]] * "Matematica dilettevole e curiosa" 1913 (non ancora scansionato in rete, bisogna cercarlo, attenzione che ci sono aggiornamenti posteriori ancora sotto i diritti) ; [[Autore:Giuseppe Giacosa|Giuseppe Giacosa]] * [[Scene e commedie]] [https://books.google.it/books?id=WhpeyRwxL4QC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] ; [[Autore:Johann Wolfgang von Goethe|Johann Wolfgang von Goethe]] * [[Faust (Goethe)]] di Goethe - [http://www.liberliber.it/online/autori/autori-g/johann-wolfgang-von-goethe/faust/ LiberLiber] * [[Saggio sulla metamorfosi delle piante (Goethe)]] di Goethe - [https://books.google.it/books?id=JmFYAAAAcAAJ&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] ; [[Autore:Gaspare Gorresio|Gaspare Gorresio]] * Ramayana, recensione gaudana - {{AutoreCitato|Vālmīki|Valmiki}}, testo (Vol. I-V) e traduzione (Vol. VI-X) di {{AutoreCitato|Gaspare Gorresio|Gaspare Gorresio}}; Parigi, stamperia reale 1843-1858, 1<sup>a</sup> Edizione (Vol. I [https://archive.org/details/GaspareGorresioRmyanaPoemaIndianoDiValmiciVol.I/page/n6 IA]; Vol. II [https://archive.org/details/ramayanapoemaind02valmuoft/page/n7 IA]; Vol. III [https://archive.org/details/ramayanapoemaind03valmuoft/page/n7 IA]; Vol. IV [https://archive.org/details/ramayanapoemaind04valmuoft/page/n7 IA]; Vol. V [https://archive.org/details/ramayanapoemaind05valmuoft/page/n7 IA]; Vol. VI [https://archive.org/details/ramayanapoemaind06valmuoft/page/n7 IA]; Vol. VII [https://archive.org/details/ramayanapoemaind07valmuoft/page/n7 IA]; Vol. VIII [https://archive.org/details/ramayanapoemaind08valmuoft/page/n7 IA]; Vol. IX [https://archive.org/details/ramayanapoemaind09vlmk/page/n7 IA]; Vol. X [https://archive.org/details/ramayanapoemaind10valmuoft/page/n7 IA])</div> * Ramayana, recensione gaudana - {{AutoreCitato|Vālmīki|Valmiki}}, traduzione (Vol. I-III) di {{AutoreCitato|Gaspare Gorresio|Gaspare Gorresio}}; Milano, Pogliani 1869-1870, 2<sup>a</sup> Edizione (Vol. I [https://archive.org/details/ilramayana01vlmkuoft/page/n5 IA]; Vol. II [https://archive.org/details/bub_gb_wjIZaCAOgAIC/page/n5 IA]; Vol. III [https://archive.org/details/bub_gb_nlHfc3yZgrYC/page/n5 IA]) * Uttaracanda, recensione gaudana - {{AutoreCitato|Vālmīki|Valmiki}}, testo (Vol. I) e traduzione (Vol. II) di {{AutoreCitato|Gaspare Gorresio|Gaspare Gorresio}}; Parigi, stamperia reale 1867-1870 (Vol. I [https://archive.org/details/UttarakandaTestoConNoteSecondoICodiciDellaRecensioneGaudanaPerGaspareGorresio/page/n7 IA]; Vol. II [https://archive.org/details/UttaracandaVersioneItalianaPerGaspareGorresio/page/n9 IA]) ; [[Autore:Guido Gozzano|Guido Gozzano]] e [[Autore:Amalia Guglielminetti|Amalia Guglielminetti]] * [[Lettere d’amore]] ; [[Autore:Antonio Gramsci|Antonio Gramsci]] * [[Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura]] ; [[Autore:Franz Grillparzer|Franz Grillparzer]] * [[Saffo]] [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgGVIII40.pdf qui] * [[Medea]] [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgGVIII145.pdf qui] ; A. Grimaldi, R. Fronda * "Trasmissione del pensiero e suggestione mentale: studio sperimentale e critico" (1891) [https://archive.org/details/Trasmissionepensiero qui] ; [[autore:Luo Guanzhong|Luo Guanzhong]] * Il romanzo dei Tre Regni , scritto da Luo Guanzhong nel XIV secolo , è uno dei quattro grandi romanzi classici della letteratura cinese. Lo trovate qui: http://chiquadroblog.it/romanzo-dei-tre-regni-progetto-traduzione-italiano/ ; [[Autore:Guidotto da Bologna|Guidotto da Bologna]] (attribuito) * [[Testo inedito di lingua]] [http://www.archive.org/stream/frateguidottoda00gazzgoog#page/n66/mode/2up qui] ==H== ; [[Autore:Ernst Haeckel|Ernst Haeckel]] * [[I problemi dell'universo]] [https://archive.org/details/HaeckelProblemiDellUniverso qui] * [[Storia della creazione naturale]] [https://archive.org/details/UFI0199294_TO0324_52672_000000 qui] * [[Antropogenia]] [https://archive.org/details/PAL0104156_TO0324_52536_000000 qui] ; [[Autore:Nathaniel Hawthorne|Nathaniel Hawthorne]] * [[La lettera scarlatta]] ; [[Autore:Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Georg Wilhelm Friedrich Hegel]] * "Filosofia del diritto", tradotta nel 1848 da Antonio Turchiarulo: [https://archive.org/details/HegelFilosofiaDritto qui] * "Filosofia della storia", tradotta nel 1840 da Giovanni Battista Passerini: [https://archive.org/details/HegelFilosofiaDellaStoria qui] * "La fenomenologia dello spirito", tradotta nel 1863 da Alessandro Novelli: su Internet Archive [https://archive.org/details/lafenomenologiad00hege/page/n3/mode/2up qui] * "La scienza della logica", tradotta da Arturo Moni (1924):[https://archive.org/details/ScienzaDellaLogicaVol1 1] [https://archive.org/details/ScienzaDellaLogicaVol2 2] [https://archive.org/details/ScienzaDellaLogicaVol3 3] ; [[Autore:Harald Høffding|Harald Høffding]] * "I problemi di filosofia", tradotti da Vittoria Tedeschi (1927): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAII176.pdf qui] ; [[Autore:E. T. A. Hoffmann|E. T. A. Hoffmann]] * [[Racconti fantastici (1884)]] [https://archive.org/details/HoffmannRaccontiFantastici qui] ; [[Autore:Victor Hugo|Victor Hugo]] * [[I miserabili]] * [[Notre-Dame de Paris]] ; [[Autore:David Hume|David Hume]] * "Saggi filosofici sull' umano intelletto volgarizzati" (1820) [https://archive.org/details/HumeSaggjVol1 1] [https://archive.org/details/HumeSaggiVol2 2] ==I== ; [[Autore:Takeda Izumo|Takeda Izumo]] * Chūshingura, opera teatrale giapponese, traduzione di Mario Merega ==J== ; [[Autore:William James|William James]] * "La volontà di credere", tradotta da Anonimo (1912): [https://archive.org/details/JamesLaVolontaDiCredere qui] ; [[Autore:Jerome K. Jerome|Jerome K. Jerome]] * [[Tre uomini in una barca (per tacer del cane)]] ; [[Autore:William Stanley Jevons|William Stanley Jevons]] * "Logica", tradotta da Carlo Cantoni (1901): [https://archive.org/details/JevonsLogica qui] ==K== ; [[Autore:Immanuel Kant|Immanuel Kant]] * "Fondazione della metafisica dei costumi" traduzione di Giovanni Vidari (1920) [https://archive.org/details/KantFondazioneDellaMetafisicaDeiCostumi qui] * "Critica della ragion pratica" traduzione di Giovanni Vidari (1924) [https://archive.org/details/KantCriticaDellaRagionPratica qui] * Per la pace perpetua. Progetto filosofico di Emanuele Kant. Prima traduzione italiana dal tedesco di A. Massoni (1901). [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgMiscMar38.pdf qui] * Prolegomeni ad ogni futura metafisica che si presenterà come scienza. Tradotti da Piero Martinetti (1913)[https://archive.org/details/ProlegomeniKantMartinetti qui] * Prolegomeni ad ogni futura metafisica che si presenterà come scienza. Tradotti da Aldo Oberdorfer (1914) [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgARII103.pdf qui] * Vidari, Giovanni (Traduttore). Antropologia prammatica (1921) [https://archive.org/details/KantAntropologiaPrammatica qui] * Vidari, Giovanni (Traduttore). La metafisica dei costumi (1921):[https://archive.org/details/KantMetafisicaDeiCostumiPartePrima 1] [https://archive.org/details/KantMetafisicaDeiCostumiParteSeconda 2] * "Antologia kantiana" a cura di Piero Martinetti: [https://archive.org/details/antologia_kant_martinetti_1944_images qui] * "l'illeggittimità della ristampa dei libri"»" Traduzione dall'originale tedesco di Maria Chiara Pievatolo (2011). [http://btfp.sp.unipi.it/dida/kant_7/ar01s06.xhtml qui] ;[[Autore:Søren Kierkegaard|Søren Kierkegaard]] * Aut aut : Opera di fondamentale importanza per la comprensione del filosofo danese, considerato il padre dell'esistenzialismo. Inspiegabile la mancanza di sue opere su wikisource {{non firmato|79.51.164.96}} :: Grazie del suggerimento. L'assenza di questa e di molte altre opere è spiegabilissima: questa biblioteca viene gestita ed arricchita da un piccolo numero di contributori volontari, e le opere meritevoli di esservi inserite sono molte migliaia; inoltre non sempre sono disponibili traduzioni italiane non coperte da diritti d'autore. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:43, 28 ago 2018 (CEST) * "Il diario del seduttore", tradotto da Luigi Redaelli (1942): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPIZ6280.pdf qui] * "Il valore estetico del matrimonio", tradotto da Gualtiero Petrucci (1880): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAI878.pdf 1] [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAI878a.pdf 2] ; [[Autore:Rudyard Kipling|Rudyard Kipling]] * Il libro della giungla - non si trova... [[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 13:25, 25 ott 2016 (CEST) ; [[Autore:Omar Khayyam|Omar Khayyam]] * [[Rubaiyat]] [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/docPCIV320.pdf qui] ==L== ;[[Autore:Diogene Laerzio|Diogene Laerzio]] * "Delle vite dei filosofi" [https://books.google.it/books?id=-Qotgvu2PEwC&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false qui] ;[[Autore:Félicité de Lamennais|Félicité de Lamennais]] * "Parole d'un credente" (1834) in tre edizioni di tipo diverso [https://archive.org/details/LamennaisParoleCredente1 1], [https://archive.org/details/LamennaisParoleCredente2 2] e [https://archive.org/details/LamennaisParoleCredente3 3] ;[[Autore:Maurice Leblanc|Maurice Leblanc]] * ciclo di Arsène Lupin ** ...qui sappiamo [http://www.genovalibri.it/leblanc/ cosa] cercare. --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 18:43, 10 ago 2016 (CEST) ;[[Autore:Tullio Levi-Civita|Tullio Levi-Civita]] Lezioni di Geometria differenziale [https://books.google.it/books?id=chk0jxO2S2MC&pg=PA839&dq=Levi-Civita&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjS8-Xe3O3VAhVFbBoKHT3wAOwQ6AEIJzAA#v=onepage&q&f=false] ;[[Autore:Adolfo Lindner|Adolfo Lindner]] * "Compendio di logica formale", tradotto da Tullio Erber (1882)[https://archive.org/details/LindnerCompendioDiLogicaFormale qui] ;[[Autore:John Locke|John Locke]] * "Saggio filosofico di Gio. Locke su l'umano intelletto" tradotto da Francesco Soave (1775) [https://archive.org/details/saggiofilosofico01lockuoft 1] [https://archive.org/details/saggiofilosofico02lockuoft 2][https://archive.org/details/saggiofilosofico03lockuoft 3] * "Epistola su la tolleranza", tradotta da Francesco A. Ferrari (1933): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgdipfilBII6_96_1.pdf qui] * "Pensieri sull'educazione", tradotti da Tullio Marchesi (1934): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgdipfilBII6_100_3.pdf 1][http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgdipfilBII6_100_3a.pdf 2] ;[[Autore:Giusto Lodico|Giusto Lodico]] * Storia dei Paladini di Francia ;[[Autore:Jacques Loeb|Jacques Loeb]] * [[Fisiologia comparata del cervello e psicologia comparata]], traduzione di Federico Raffaele (1907) [https://archive.org/details/LoebFisiologiaComparata qui] ;[[Autore:Carlo Giuseppe Londonio|Carlo Giuseppe Londonio]] * ''Pensieri di un uomo di senso comune'' ([https://books.google.it/books?id=6yBRAAAAcAAJ&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false Google Books]) ;[[Autore:Pseudo-Longino|Pseudo-Longino]] * "Del sublime": [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgGVIII404.pdf qui] ;[[Autore:Hermann Lotze|Hermann Lotze]] * "Microcosmo", tradotti da Francesco Bonatelli (1911): [https://archive.org/details/LotzeMicrocosmo qui] ;[[Autore:Luciano di Samosata]] *'''Come si deve scrivere la Storia''', in inglese [http://lucianofsamosata.info/wiki/doku.php?id=home:texts_and_library:essays:the-way-to-write-history] e in greco [https://www.perseus.tufts.edu/hopper/text?doc=Perseus%3Atext%3A2008.01.0511] ==M== ;[[Autore:Ernst Mach|Ernst Mach]] * [[L'analisi delle sensazioni]], traduzione di A. Vaccaro e C. Cessi [https://archive.org/details/MachAnalisiDelleSensazioni qui] * [[I principi della meccanica esposti criticamente e storicamente nel loro sviluppo]], Traduzione di Dionisio Gambioli [https://archive.org/details/MachIPrincipiiDellaMeccanica qui] ;[[Autore:Vittoria Madurelli Berti|Vittoria Madurelli Berti]] * La Ruota Pometto Eroicomico, Tipografia del Gab. Lett. per Giov. Batt. Berti Edit., Verona, 1833, [https://books.google.it/books?id=4TVRAAAAcAAJ&printsec=frontcover&dq=%22vittoria+madurelli+berti%22&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiPtM6i043eAhWrz4UKHdw-BuIQ6AEILDAB#v=onepage&q=%22vittoria%20madurelli%20berti%22&f=false qui] ;[[Autore:Marcello Malaspina|Marcello Malaspina]] * "Bacco in America - Componimento ditirambico in lode della cioccolata" (1731), contenuto in "saggi di poesie diverse" del 1741: [https://books.google.it/books?id=i0Uzl4lFrucC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] ;[[Autore:Niccolò Malebranche|Niccolò Malebranche]] * "Pensieri metafisici", a cura di Mario Novaro (1919): [https://archive.org/details/MalebranchePensieriMetafisici qui] ;[[Autore:Alessandro Manzoni|Alessandro Manzoni]] Salve! Suggerisco di aggiungere a Wikisource l'opera "La rivoluzione francese del 1789 e la rivoluzione italiana del 1859 - Saggio comparativo di Alessandro Manzoni" a vantaggio dei lettori del sito. Grazie per l'attenzione. {{non firmato| 37.182.237.159|14 ottobre 2016}} :[[Indice:Manzoni - La rivoluzione francese del 1789 e la rivoluzione italiana del 1859, Milano, 1889.djvu|La rivoluzione francese del 1789 e la rivoluzione italiana del 1859]]. Saggio comparativo di Alessandro Manzoni, a cura di R. Astrua, Monza e Brianza, Limina Mentis, 2013. {{non firmato| 37.182.237.159|14 ottobre 2016}} :{{fatto}} Vuoi trascrivere il testo con noi? :) --'''<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>[[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 18:44, 14 ott 2016 (CEST) ;[[Autore:Filippo Tommaso Marinetti|Filippo Tommaso Marinetti]] * Mafarka il futurista * Zang Tumb Tumb * L'uomo moltiplicato e il regno della macchina * Gli amori futuristi ;[[Autore:Giuseppe Marletta|Giuseppe Marletta]] * "Esseri geometrici" (1931) [https://archive.org/details/EsseriGeometriciMarletta qui] * "Saggio di geometria ad infinite dimensioni" (1917) [https://archive.org/details/MarlettaSaggioDiGeometriaAdInfiniteDimensioni qui] ;[[Autore:Christopher Marlowe|Christopher Marlowe]] * [[Faust (Marlowe)]] ;[[Autore:Piero Martinetti|Piero Martinetti]] * "La volontà" (1942) [https://www.omeka.unito.it/omeka/files/original/1272445b2e816c3db70016e40584c944.pdf qui] * "Il valore obbiettivo della morale" (1944) [https://www.omeka.unito.it/omeka/files/original/799dc6e328aae3b5f9289755ec726357.pdf qui] * "Occultismo e divinazione" (1941) [https://www.omeka.unito.it/omeka/files/original/dbc1df3e3fa377651f5d290bd31091de.pdf qui] * "Un cristianesimo dualista" (1936) [https://www.omeka.unito.it/omeka/files/original/a03eb401beb5cd359a5562ed362ff394.pdf qui] * "La libertà" (1928) [https://archive.org/details/imgPAIV93MiscellaneaOpal qui] * "Introduzione alla metafisica" (1902): [https://archive.org/details/imgGI346MiscellaneaOpal qui] * "Il sistema Sankhya" (1896): [https://archive.org/details/imgopalmiscellaneaGIX324 qui] * "Sul fondamento trascedente della vita morale" (1938) [https://www.omeka.unito.it/omeka/files/original/44073a1ee8c2e40a316efb87f7c09f54.pdf qui] * "Idealismo e trascendenza" (1943) [https://www.omeka.unito.it/omeka/files/original/c4369f29224f2a423f36fd201c432405.pdf qui] * "Il vangelo" con introduzione e note di Piero Martinetti (1936) [https://www.omeka.unito.it/omeka/files/original/f46dd5821edcea20ebc315918e139f57.pdf qui] ;[[Autore:Ferdinando Martini|Ferdinando Martini]] * [[L’uomo propone e la donna dispone]] [https://books.google.it/books?id=w_o6tVvThI4C&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] * [[Chi sa il giuoco non l'insegni]] [https://books.google.it/books?id=vhdq_ybKDQsC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] ;[[Autore:Lorenzo Milani|Lorenzo Milani]] * [[L’obbedienza non è più una virtù]] ;[[Autore:John Stuart Mill|John Stuart Mill]] * "La libertà", traduzione di Arnaldo Agnelli (1911): [https://archive.org/details/MillLaLiberta qui] * "Utilitarismo", traduzione di Eugenio Debenedetti (1866): [https://archive.org/details/MillUtilitarismo qui] ;[[Autore:John Milton|John Milton]] * ''[[Paradiso perduto]]'' (trad. di Andrea Maffei) trovata su Internet Archive https://archive.org/details/bub_gb_r-iP5eVnjIUC come la pagina di Shakespeare ci sono due traduzione de La tempesta ;[[Autore:Salvatore Minocchi|Salvatore Minocchi]] * "La Genesi con discussioni critiche" (1908): [https://archive.org/details/minocchilagenesicondiscussionicritiche qui] ;[[Autore:Maria Montessori|Maria Montessori]] * "Il Metodo della Pedagogia Scientifica applicato all'educazione infantile nelle Case dei Bambini" (1909) ; [[Autore:Carlo Luigi Morichini|Carlo Luigi Morichini]] * ''Degli istituti di carità per la sussistenza e l'educazione dei poveri e dei prigionieri in Roma: libri tre''. Vol. 1. Stabilimento Tip. Camerale, 1870." See also: https://books.google.it/books?hl=it&lr=&id=BehcIZtzrgIC&oi=fnd&pg=PA7&dq=Luigi+Morichini+&ots=ThNec-_AwP&sig=zUx8uQZo0mPg68cm8gMX3SkMTKw#v=onepage&q=Luigi%20Morichini&f=false ;[[Autore:Tommaso Moro|Tommaso Moro]] * Utopia traduzione del 1863: [https://books.google.it/books?id=mJ90sdF-BfcC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] * Utopia, traduzione di Vincenzo Ferrario del 1823: [https://books.google.it/books?id=C91VcVtuarcC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] ;[[Autore:Enrico Morselli|Enrico Morselli]] * [[Il Magnetismo Animale - La fascinazione e gli stati ipnotici]] [https://archive.org/details/IlMagnetismoAnimale-LaFascinazioneEGliStatiIpnotici qui] * [[Psicologia e spiritismo]] [https://archive.org/details/MorselliPsicologiaSpiritismoVolUno 1][https://archive.org/details/MorselliPsicologiaSpiritismoVolDue 2] ;[[Autore:Benito Mussolini|Benito Mussolini]] Penso che, ormai, non si possa negare la storicità di tale persona, al netto del credo politico. Forse si potrebbe mettere molto più materiale di quanto già non ve ne sia, senza essere tacciati di parteggiare per una visione ideologica piuttosto che per un'altra. Volendo, si potrebbero trovare delle prove cartacee, documenti, riguardo ai suoi discorsi pubblici ed il lavoro come giornalista dell'Avanti. Del resto, non è nato Duce, ma ha scritto molte cose, prima di assumere tale ruolo politico... [[User:Shinitas|Shinitas]] ([[User talk:Shinitas|disc.]]) 17:28, 10 set 2016 (CEST) : Inizio chiarendo che la comunità di Wikisource ha sempre accolto i testi di ogni estrazione e, che io ricordi, nessun ha mai tacciato nessuno altro di alcunché, faccio notare che non siamo all'anno zero: la pagina [[autore:Benito Mussolini]] è creata da tempo. Alcuni discorsi erano già stati inseriti da diversi anni in quanto già nel PD. : Considerando che la richiesta è generica in quanto non riguarda un testo specifico, che ogni utente è sempre stato libero di inserire i testi che gradisce dell'autore che più interessa, che non ci sono ostacoli né pregiudizi da rimuovere nella comunità, non capisco bene il motivo di questa proposta. : Ben vengano i testi di Mussolini come di qualsiasi altro autore, siamo qui per documentare e trascrivere in maniera fedele alle fonti non per fare propaganda. --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 05:06, 11 set 2016 (CEST) :: Proprio per sottrarre i testi dei discorsi all'arbitrarietà con cui sono stati spesso riprodotti in vari siti da cui li abbiamo copiati, mi sono preso a suo tempo la briga di andare a spulciare nella biblioteca della mia scuola una fonte ''ufficiale'', ricopiandone anche i testi di contorno e le formattazioni. per esempio vedasi [[Speciale:LinkPermanente/1298550|questa versione]] rispetto a [[Speciale:LinkPermanente/1706382|questa]], oppure [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Italia_-_4_novembre_1925%2C_Discorso_per_il_VII_anniversario_della_Vittoria&type=revision&diff=1716425&oldid=1288005 queste differenze] dove oltre all'introduzione aggiunta si notano correzioni agli acapo, accenti, maiuscole, e perfino una data sbagliata. ::La fonte da me usata e indicata in pagina di discussione è ''Scritti e Discorsi di Benito Mussolini, Edizione Definitiva'' che però arriva solo fino a metà della guerra. Auspico che qualche benemerito istituto possa prima o poi digitalizzarla. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 19:30, 11 set 2016 (CEST) ==N== ;[[Autore:Friedrich Nietzsche|Friedrich Nietzsche]] * "Al vento maestrale" traduzione di Antonio Cippico (1904): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPG3237.pdf qui] * "Così parlò Zarathustra" traduzione di Attilio Barion (1922) (traduzione diversa dall'altra già digitalizzata) [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAI231.pdf qui] * "Trasmutazione di tutti i valori - Crepuscolo degli idoli - l'anticristo - Ditirambi di Dioniso" traduzione di Angelo Treves (1927) [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAII88.pdf 1] [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAI1088a1.pdf 2] [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAII88aa.pdf 3] ;[[Autore:Ippolito Nievo|Ippolito Nievo]] * [[Il conte pecoraio]] * [[Il Varmo]] ;[[Autore:Charles Nodier|Charles Nodier]] * [[Racconti fantastici (Nodier)]], da trascrivere ;[[Autore:Novalis|Novalis]] * [[Enrico d'Ofterdingen]], tradotto da anonimo, (1932) [https://archive.org/details/NovalisEnricoDOfterdingen qui] ;[[Autore:Antonio Nibby|Antonio Nibby]] * '' Roma nell'anno 1838 descritta da Antonio Nibby'' ** ''[https://archive.org/details/bub_gb_XLw-EWWkeGAC Parte Antica 1.]'' ** ''[https://archive.org/details/bub_gb_0g9kZmUnTK8C Parte Antica 2.]'' ** ''[https://archive.org/details/bub_gb_Dh7t8VUpfNkC Parte prima moderna.]'' ** ''[https://archive.org/details/bub_gb_p2jE_oceiMQC Parte seconda moderna.]'' ==O== ;[[Autore:Publio Ovidio Nasone|Ovidio]] * [[Ars amatoria]] tradotta nel 1811 da Cristoforo Boccella [https://books.google.it/books?id=xvg9AAAAcAAJ&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui]. Caricata in [[Indice:Boccella, Cristoforo - I 3 libri dell'arte amatoria ed il libro de'remedi d'amore (traduzione Ars Amandi di Ovidio).djvu]] * Fasti. Testo latino e traduzione. ;[[Francesco Silvio Orlandini|Francesco Silvio Orlandini]] * [[Scritti in verso e in prosa di Salvatore Viale]] [http://www.google.fr/books/pdf/Scritti_in_verso_e_in_prosa.pdf?vid=OCLC07372832&id=6NAOhRvvO4MC&output=pdf&sig=om4vkDv3P2CG9oqno1fA17oDPFs qui] ==P== ;[[Autore:Domenico Pacini|Domenico Pacini]] * [[La radiazione penetrante alla superficie ed in seno alle acque]], 1912 [https://archive.org/details/PaciniLaRadiazionePenetrante qui] ;[[Autore:Paolo Paruta|Paolo Paruta]] Vorrei cortesemente consigliare a Wikisource italiana, degna erede degli amanuensi che in Italia copiavano antichi libri, il volume rinascimentale ''Historia Venetiana'' di Paolo Paruta (scritto "PARVTA" con i caratteri del tempo, di cui possiedo una copia, comprata a Venezia stessa. Vorrei chiedere l'autorizzazione a copiarla qui ed aiuti da chi ne possedesse altre copie. --[[User:Aledownload|Aledownload]] ([[User talk:Aledownload|disc.]]) 14:30, 25 apr 2018 (CEST) ;[[Autore:Vilfredo Pareto|Vilfredo Pareto]] * [[Trattato di sociologia generale]], 1916 [https://archive.org/details/ParetoTrattatoDiSociologiaGeneraleVol1 qui] e [https://archive.org/details/ParetoTrattatoDiSociologiaGeneraleVol2 qui] ;[[Autore:Blaise Pascal|Blaise Pascal]] * ''[[Pensieri (Pascal)|Pensieri]]'' (1820): [https://archive.org/details/PensieriPascal qui] ;[[Autore:Giuseppe Peano|Giuseppe Peano]] *''Le definizioni in matematica'' (1911):([http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI380.pdf qui] mentre [http://utenti.quipo.it/base5/peano/peanodefiniz2.pdf qui] è già digitalizzato) *''Le definizioni in matematica'' (1921): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI379.pdf qui] *''Principii di logica matematica'' (1891): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI390.pdf qui] *''Studii di logica matematica'' (1897): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI381.pdf qui] *''Sulla definizione di limite'' (1913): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI387.pdf qui] *''Le definizioni per astrazione'' (1915): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI773.pdf qui] *''Resto nelle formule di quadratura espresso con un integrale definito'' (1913): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI1286.pdf qui] *''Derivata e differenziale'' (1912): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI1285.pdf qui] *''Analisi della teoria dei vettori'' (1898): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI388.pdf qui] * ''Dizionario di logica matematica'' (1901): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI384.pdf qui] *''Principii di logica matematica'' (1891): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI390.pdf qui] *''Sul concetto di numero'' (1891): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI386.pdf 1] [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI386a.pdf 2] *''Sul libro V di Euclide (1906): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI771.pdf qui] *''Sulla definizione di probabilità'' (1912): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI383.pdf qui] *''Sulla forma dei segni di algebra'' (1919): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI769.pdf qui] *''Sui libri di testo per l'aritmetica nelle scuole elementari'' (1924): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI1567.pdf qui] *''La geometria basata sulle idee di punto e di distanza'' (1902): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI768.pdf qui] *''L'esecuzione tipografica delle formule matematiche'' (1915): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI770.pdf qui] *''La numerazione binaria applicata alla stenografia'' (1898): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI741.pdf qui] *''Una questione di grammatica razionale'' (1911): [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgOPPAI389.pdf qui] *''Giochi di aritmetica e problemi interessanti'' è digitalizzato [http://utenti.quipo.it/base5/peano/giocaritmetica.htm qui]. Comunque occorre anche avere l'originale cartaceo a fronte per evitare eventuali errori di trascrizione. ;[[Autore:Francesco Petrarca|Francesco Petrarca]] * [[Volgarizzamento dell'Epistola di Petrarca a Niccolò Acciauoli]] (1) [https://books.google.it/books?id=gO9VAAAAcAAJ&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false 1] (e 2, meglio): [https://books.google.it/books?id=FuA7AQAAMAAJ&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false 2] ;[[Autore:Ettore Petrolini|Ettore Petrolini]]: ''[[Nerone]]'', ''[[Gastone]]'', ''[[Il padiglione delle meraviglie]]'', ''[[47 morto che parla]]'' '''Mario Pieri''' "La geometria elementare istituita sulle nozioni “punto” e “sfera”" (1908): [https://archive.org/details/LaGeometriaElementareMarioPieri qui] ;[[Autore:Mario Pilo|Mario Pilo]]: ''[[Psicologia musicale]]'' [https://archive.org/details/PiloPsicologiaMusicale qui] * "Estetica" (1894) [https://archive.org/details/PiloEstetica qui] * "Estetica - lezioni sul gusto" (1906) [https://archive.org/details/PiloEsteticaGusto qui] * "Estetica - lezioni sull'arte" (1907) [https://archive.org/details/PiloEsteticaArte qui] * "Estetica - lezioni sul bello" (1921) [https://archive.org/details/esteticalezionis00pilo qui] ;[[Autore:Luigi Pirandello|Luigi Pirandello]]: * ''[[Così è (se vi pare)]]'' * ''[[I giganti della montagna]]'' * la trilogia del teatro nel teatro, comprendente ''[[Sei personaggi in cerca d'autore]]'', ''[[Questa sera si recita a soggetto]]'' e ''[[Ciascuno a suo modo]]''. Alcune opere ci sono su Internet Archive * ''La ragione degli altri'' ;Pitagora * I versi aurei, i simboli, le lettere. Seguite da frammenti ed estratti di Porfirio ... Versioni dal greco di G. Pesenti. Lanciano : R. Carabba, 1913 [https://archive.org/details/PitagoraVersiAurei qui] ;[[Autore:Gino Piva|Gino Piva]] * ''Bi-ba-ri-bò'' ;[[Autore:Italo Pizzi|Italo Pizzi]] * Storia della Letteratura persiana; Torino, Unione Tipografico, 1894 (Vol. I [https://archive.org/details/storiadellapoes01pizzgoog/page/n8 IA] [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgAV196.pdf OPAL 1]+[http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgAV196a.pdf OPAL 2]+[http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgAVI196aa.pdf OPAL 3]; Vol. II [https://archive.org/details/storiadellapoes00pizzgoog/page/n6 IA] [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgAVI196aaa.pdf OPAL 1]+[http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgAVI196ab.pdf OPAL 2]+[http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgAVI196abb.pdf OPAL 3]) * Letteratura araba - ; Milano, Hoepli, 1903 ([https://archive.org/details/letteraturaarab00pizzgoog/page/n6 IA]) * Letteratura persiana; Milano, Hoepli, 1903 ([https://archive.org/details/manualdilettera00pizzgoog/page/n6 IA]) * L'islamismo; Milano, Hoepli, 1903 ([https://archive.org/details/lislamismo00pizzuoft/page/n5 IA]) ;Christine De Pizan * ''La città delle dame'' ;[[Autore:Platone|Platone]] * "Antologia platonica" a cura di Piero Martinetti (1939): [https://www.omeka.unito.it/omeka/files/original/fddb366fcc737441ce47a49a0caafa32.pdf qui] *''[[Apologia di Socrate]]'' Traduzione di Maria Chiara Pievatolo (2000) [http://archiviomarini.sp.unipi.it/347/4/apologia.pdf qui] *''[[Eutifrone]]'', tradotto da Ruggero Bonghi (1880): [https://archive.org/details/EutifronePlatoneBonghi qui] * ''[[Apologia di Socrate]]'', tradotta da Ruggero Bonghi (1880): [https://archive.org/details/ApologiaDiSocratePlatoneBonghi qui] * '''[[Critone]]'', tradotto da Ruggero Bonghi (1880): [https://archive.org/details/CritonePlatoneBonghi qui] * ''[[Fedone]]'', tradotto da Ruggero Bonghi (1881): [https://archive.org/details/FedonePlatoneBonghi qui] * ''[[Protagora]]'', tradotto da Ruggero Bonghi (1882): [https://archive.org/details/ProtagoraPlatoneBonghi qui] * ''[[Eutidemo]]'', '''Aristotele '''. "Primo libro delle confutazioni sofistiche" tradotti da Ruggero Bonghi (1883): [https://archive.org/details/Eutidemo qui] * ''[[Cratilo]]'', tradotto da Ruggero Bonghi (1885): [https://archive.org/details/CratiloPlatoneBonghi qui] * ''[[Teeteto]]'', tradotto da Ruggero Bonghi (1892): [https://archive.org/details/TeetetoPlatoneBonghi qui] * ''[[Della Repubblica]]'', tradotto da Ruggero Bonghi (1900): [https://archive.org/details/BonghiRepubblicaPlatone qui] * ''[[Lachete]]'', ''[[Gorgia]]'', ''[[Menone]]'', tradotti da Ruggero Bonghi (1903): [https://archive.org/details/LacheteGorgiaMenonePlatoneBonghi qui] * ''[[Filebo]]'', tradotto da Ruggero Bonghi (1896): [https://archive.org/details/FileboPlatoneBonghi qui] * ''[[Convito]]'', tradotto da Ruggero Bonghi (1888): [https://archive.org/details/PlatoneConvito qui] * ''[[Sofista]]'' - ''[[Politico]]'' - ''[[Parmenide]]'', tradotto da Ruggero Bonghi (1901):[https://archive.org/details/BonghiPlatoneSofista qui] * ''[[Fedro]]'' - ''[[Alcibiade Primo]]'' - ''[[Carmide]]'', tradotto da Ruggero Bonghi (1902): [https://archive.org/details/PlatoneFedroAlcibiadePrimoCarmide qui] * ''[[Ippia Maggiore]]'' - ''[[Ippia Minore]]'' - ''[[Ione]]'', tradotto da Ruggero Bonghi (1904): [https://archive.org/details/PlatoneIppiaMaggioreIppiaMinoreJone qui] ;[[Autore:Tito Maccio Plauto|Tito Maccio Plauto]] *''[[Miles gloriosus]]'' *''[[Anfitrione]]'' [http://www.opal.unito.it/psixsite/Teatro%20italiano%20del%20XVI%20e%20XVII%20secolo/Elenco%20opere/image187aa.pdf qui] e [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgGXIII64.pdf qui] *''[[Aulularia]]'' [http://www.opal.unito.it/psixsite/Teatro%20italiano%20del%20XVI%20e%20XVII%20secolo/Elenco%20opere/imageGXIII268a.pdf qui] *''[[Mostellaria]]'' [http://www.opal.unito.it/psixsite/Teatro%20italiano%20del%20XVI%20e%20XVII%20secolo/Elenco%20opere/image187.pdf qui] {{+1}} di [[Autore:Tito Maccio Plauto|Plauto]] '''abbiamo tutto''' ed è solo da caricare; a noi più che un compilatore servirebbe un ''trascrittore'' !!! :P --'''<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>[[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 13:18, 27 ott 2016 (CEST) ;[[Autore:Plutarco|Plutarco]] *[[Vite parallele]]: ci sono vari volumi (non so se completi) [https://archive.org/search.php?query=Le%20vite%20parallele%20di%20Plutarco su Internet Archive]. **completo su OPAL --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 18:53, 10 ago 2016 (CEST) ;[[Autore:Edgar Allan Poe|Edgar Allan Poe]] * [[Gli assassinii della Rue Morgue]], * Poesie (1892) [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAI1165.pdf qui] ;[[Autore:Pierre Alexis Ponson du Terrail|Pierre Alexis Ponson du Terrail]] *[[Rocambole]] ** {{+1}} molto [http://www.sbn.it/opacsbn/opaclib?db=solr_iccu&sort_access=Data_ascendente%3A+min+31%2C+min+3086%2C+min+5003&rpnquery=%2540attrset%2Bbib-1%2B%2B%2540attr%2B1%253D1016%2B%2540attr%2B4%253D6%2B%2522Pierre%2BAlexis%2BPonson%2Bdu%2BTerrail%2522&totalResult=958&select_db=solr_iccu&saveparams=true&nentries=50&from=1&rpnlabel=+Tutti+i+campi+%3D+Pierre+Alexis+Ponson+du+Terrail+%28parole+in+AND%29+&searchForm=opac%2Ficcu%2Ffree.jsp&do_cmd=search_show_cmd&resultForward=opac%2Ficcu%2Fbrief.jsp&brief=brief&refine=54|||ita|||italiano|||Lingua materiale] --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 18:43, 10 ago 2016 (CEST) ;[[Autore:Proclo|Proclo]] *''Elementi di teologia'' (1917) [https://archive.org/details/ProcloElementiDiTeologia qui] ;[[Autore:Sesto Properzio|Sesto Properzio]] * Elegie: https://archive.org/details/bub_gb_tkI6O0MgMwEC * altre opere su IA: https://archive.org/search.php?query=Properzio ;Marcel Proust * ''Alla ricerca del tempo perduto'' ;[[Autore:Sully Prudhomme|Sully Prudhomme]] * Opere '''Sebastiano Purgotti''' "Sulla necessità di escludere lo studio della geometria dai pubblici ginnasi e l'Euclide dai licei." (1870): [https://archive.org/details/PurgottiSullaNecessitaDiEscludere qui] ==R== ;[[Autore:François Rabelais|François Rabelais]] * [[Gargantua e Pantagruele]] ;[[Autore:Pietro Ragnisco|Pietro Ragnisco]] * "La critica della ragion pura di Kant", (1875) [https://archive.org/details/RagniscoCriticaDellaRagionPura qui] ;[[Autore:Noël Regnault|Noël Regnault]] * "Trattenimenti matematici" (1751) [https://books.google.it/books?id=SNs2AAAAMAAJ&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] ;[[Autore:Enrico Retti|Enrico Retti]] * [[Teorica delle forze che agiscono secondo la legge di Newton e sua applicazione alla elettricità statica]] [[https://books.google.it/books?id=bjRWAAAAcAAJ&pg=PA3&dq=Newton&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiS5vDqt-vVAhVDRhQKHdmkBuIQ6AEIRTAH#v=onepage&q=Newton&f=false]] ;[[Autore:Gregorio Ricci Curbastro|Gregorio Ricci Curbastro]] * [[Lezioni di teoria delle superficie]][[http://resolver.library.cornell.edu/math/1934304]] ;[[Autore:Mario Rigoni Stern|Mario Rigoni Stern]] * Mi piacerebbe che nella raccolta di libri di Wikisource ci fosse anche il "sergente nella neve" di Mario Rigoni Stern. Cordiali saluti. Giove optimus Maximus :Gran bel libro, però Mario Rigoni Stern è deceduto ad Asiago il 16 giugno 2008. Le sue opere saranno nel dominio pubblico solamente nel 2079. Ti devi armare di pazienza... --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 11:48, 9 mag 2020 (CEST) ;[[Autore:Enrico Rocca|Enrico Rocca]] * ''Panorama dell'arte radiofonica'' [https://archive.org/details/PanoramaDellArteRadiofonicaRocca qui] ;[[Autore:Augusto Romagnoli|Augusto Romagnoli]] * ''Ragazzi ciechi'' [https://www.liberliber.it/mediateca/libri/r/romagnoli_augusto/ragazzi_ciechi/pdf/romagnoli_augusto_ragazzi_ciechi.pdf qui] ;[[Autore:Antonio Rossi|Antonio Rossi]] * ''Manuale del profumiere'' [https://archive.org/details/RossiManualeDelProfumiere1902 qui] ;[[Autore:Edmond Rostand|Edmond Rostand]] * ''Cirano di Bergerac'' [tradotto dal francese in italiano da Mario Giobbe] * ''La samaritana'' [tradotto dal francese in italiano da Mario Giobbe] * ''I romanzeschi'' [tradotto dal francese in italiano da Mario Giobbe] * ''L'Aquilotto'' [tradotto dal francese in italiano da Mario Giobbe] ;[[Autore:Jean-Jacques Rousseau|Jean-Jacques Rousseau]] * "Il contratto sociale", tradotto da Anonimo (1850) [https://archive.org/details/RousseauContrattoSociale qui] ;[[Autore:Josiah Royce|Josiah Royce]] * "Il mondo e l'individuo", tradotto da Giuseppe Rensi (1913) [https://archive.org/details/RoyceMondoIndividuoVolUno 1] [https://archive.org/details/RoyceMondoIndividuoVolDue 2] ==S== ;[[Autore:Emilio Salgari|Emilio Salgari]] * ''Il Leone di Damasco'', sèguito di ''Capitan Tempesta'', di cui abbiamo solo il primo capitolo * ''Il figlio del cacciatore d'orsi'', pubblicato con lo pseudonimo di A. Permini * ''La vendetta d'uno schiavo'', pubblicato con lo pseudonimo di E. Giordano ;[[Autore:Antoine de Saint-Exupéry|Antoine de Saint-Exupéry]] * ''Volo di notte'' * ''Corriere del sud'' ;[[Autore:Victorien Sardou|Victorien Sardou]] * Tosca * Madame Sans-Gêne ;[[Autore:Brillat-Savarin|Brillat Savarin]] *[[Physiologie du gout, ou meditations de gastronomie transcendante; ouvrage théorique, historique, et à l'ordre du jour, dédié aux gastronomes Parisiens]] c'è su [https://archive.org/details/b21525699] creative commons, proponibile ai francesi (non so come, non so il francese) * citato nell'Artusi, forse poi si può tradurre con wiki ? ;[[Autore:Maria Savi-Lopez|Maria Savi Lopez]] * [[Leggende del mare]] ;[[Autore:Giovanni Scala|Giovanni Scala]] * [[Geometria prattica]] [http://amshistorica.unibo.it/4 qui] ;[[Autore:Friedrich Schelling|Friedrich Schelling]] * "Ricerche filosofiche su la essenza della libertà umana e gli oggetti che vi si collegano", tradotte da Michele Losacco (1919) [https://archive.org/details/SchellingRicercheFilosofiche qui] * "Sistema dell'idealismo trascendentale", tradotto da Michele Losacco (1908) [https://archive.org/details/SchellingSistemaDellIdealismoTrascendentale qui] * "Bruno", tradotto nel 1859 da Marianna Florenzi Waddington: [https://archive.org/details/bub_gb_avf72hy2BocC qui] ;[[Autore:Arthur Schopenhauer|Arthur Schopenhauer]] * "Morale e religione" (1908) [https://archive.org/details/SchopenhauerMoraleReligione qui] * "Frammenti di storia della filosofia" (1926) [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAI724.pdf qui] * "Pagine scelte" (1920) [https://archive.org/details/SchopenhauerPagineScelte qui] * "Saggio sul libero arbitrio" (1908) [https://archive.org/details/SchopenhauerLiberoArbitrio qui] * "Pensieri e frammenti" (1911) [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgARIV152.pdf qui] ;[[Autore:Corrado Segre|Corrado Segre]] * "Su alcuni indirizzi nelle investigazioni geometriche" (1891) [https://archive.org/details/SegreSuAlcuniIndirizziSulleInvestigazioniGeometriche qui] * "La geometria d’oggidì e i suoi legami con l’analisi" (1905) [https://archive.org/details/SegreLaGeometriaDOggidi qui] ;[[Autore:Lucio Anneo Seneca|Lucio Anneo Seneca]] * "Dell'Ira" tradotto da Francesco Serdonati (1863) [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgGXIII44.pdf qui] * "La morale" tradotta da P. Domenico Bassi (1924) [https://archive.org/details/SenecaLaMorale qui] ;[[Autore:Senofonte|Senofonte]] *c'è l'[https://archive.org/search.php?query=L%27Anabasi Anabasi su Internet Archive] (attenzione ai volumi duplicati, in realtà sono solo 2). ;[[Autore:Sesto Empirico|Sesto Empirico]] * "Delle istituzioni pirroniane" tradotte da Stefano Bissolati (1917) [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAI257.pdf 1] [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAI257a.pdf 2] [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAI257aa.pdf 3] ;[[Autore:Matilde Serao|Matilde Serao]] ;[[Autore:William Shakespeare|William Shakespeare]] abbiamo solo ''Macbeth, Tempesta e Amleto''... Romeo e Giulietta? altre opere famosissime? [[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 09:14, 19 ago 2016 (CEST) * [[Giulio Cesare]] * [[Riccardo III]] * [[Romeo e Giulietta]]: la [https://archive.org/details/bub_gb_wk_N0uSYuGkC trad. di Michele Leoni] * [[Otello]] la [https://archive.org/details/bub_gb_2ht-i-ws5c4C trad. di Andrea Maffei] [[User:GioDylanfo|GioDylanfo]] ([[User talk:GioDylanfo|disc.]]) 12:41, 27 ott 2016 (CEST) * [[Sogno di una notte di mezza estate]] * [[La dodicesima notte]] * [[Le allegre comari di Windsor]] {{+1}} di [[Autore:William Shakespeare|Shakespeare]] [https://archive.org/details/teatrocompletodi01shak abbiamo tutto] servirebbe un ''trascrittore''! Volontari? :) --'''<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>[[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 13:18, 27 ott 2016 (CEST) ;[[Autore:Mary Shelley|Mary Shelley]] * [[Frankenstein]] - [Vedere https://www.openmlol.it/Media/Search?Kw=frankenstein&OrderBy=Popularity&OrderDir=DESC&PageSize=12&Page=1&Typology=310&List=0] non c'e in lingua italiana GioDylanfo ;[[Autore:M. P. Shiel|M. P. Shiel]] * La nube purpurea ;[[Autore:Adam Smith|Adam Smith]] * [[Ricerche sopra la natura e le cause della ricchezza delle nazioni]] [https://archive.org/details/bub_gb_tYgReK8B79cC qui] ;[[Autore:Vladimir Sergeevič Solov'ëv|Vladimir Sergeevič Solov'ëv]] * "I fondamenti spirituali della vita", traduzione di Aurelio Palmieri (1922): [https://archive.org/details/solovevfondamentispiritualidellavita qui] ;[[Autore:Baruch Spinoza|Baruch Spinoza]] * [[Dell'Etica]] tradotta da Carlo Sarchi (1880) [https://archive.org/details/SpinozaEtica qui] * [[Trattato teologico-politico]] tradotto da Carlo Sarchi (1875) [https://archive.org/details/SpinozaTrattatoTeologicoPolitico qui] ;[[Autore:Gertrude Stein|Gertrude Stein]] * [[Tre esistenze]] ([http://id.sbn.it/bid/TO00852642 SBN]) ;[[Autore:Stendhal|Stendhal]] * [[La Certosa di Parma]] * [[La badessa di Castro]] ;[[Autore:Robert Louis Stevenson|Robert Louis Stevenson]] : ''[[L'isola del tesoro]]'', ''[[La freccia nera]]'', ''[[Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde]]'' :: De ''L'isola del tesoro'' è nel PD da tempo la traduzione di [[:w:Angiolo Silvio Novaro]], tuttora stampata da Mondadori (l'editore originario) e Newton Compton. Alle opere succitate si aggiunga ''Il master di Ballantrae'', disponibile nella traduzione di [[:w:Giulia Celenza]] (pubblicata in origine come ''Il Signor di Ballantrae'', Corticelli, 1929). --[[User:Dalmoil|Dalmoil]] ([[User talk:Dalmoil|disc.]]) 19:43, 28 ago 2017 (CEST) ;[[Autore:Max Stirner|Max Stirner]] * "L'unico e la sua proprietà", in due versioni del 1902 e del 1922: [https://archive.org/details/MaxStirnerLunico1902 qui] e [https://archive.org/details/MaxStirnerLunico qui] ;[[Autore:Bram Stoker|Bram Stoker]] * La dama del sudario * La tana del Verme Bianco * Il gioiello delle sette stelle ;[[Autore:Jonathan Swift|Jonathan Swift]] * I viaggi di Gulliver ==T== ;[[Autore:Rabindranath Tagore|Rabindranath Tagore]] * [[Chitra]] ;[[Autore:Carlo Giovanni Testori|Carlo Giovanni Testori]] * [[La musica ragionata]] [https://books.google.it/books?id=zgn8ZCLfF1YC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] ;[[Autore:Henry David Thoreau|Henry David Thoreau]] * [[Walden]] * [[Disobbedienza civile]] ::non trovato su Internet Archive. Su LiberLiber c'è ''Disobbedienza civile'' ma è sotto copyright. [[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 12:23, 10 ago 2016 (CEST) ;[[Autore:Adriano Tilgher|Adriano Tilgher]] * "Lo spaccio del bestione trionfante" (1925) [https://archive.org/details/LoSpaccioDelBestioneTrionfanteTilgher qui] ;[[Autore:Gaston Tissandier|Gaston Tissandier]] [[Le ricreazioni scientifiche]] [https://archive.org/details/b21500757 qui] ;[[Autore:Tommaso d'Aquino|Tommaso d'Aquino]] * "Compendio di teologia" di Tommaso d'Aquino, tradotto da Luigi Granelli (1887): [https://archive.org/details/TommasoCompendioTeologia qui] ;[[Autore:Claudio Tolomeo|Claudio Tolomeo]] * [[Geografia]] [http://amshistorica.unibo.it/186 qui] e [http://amshistorica.unibo.it/182 qui] ;[[Autore:Lev Nikolaevič Tolstoj|Lev Nikolaevič Tolstoj]] * [[La morte di Ivan Ilijc]] * [[Confessione]], di [[Autore:Lev Nikolaevič Tolstoj|Lev Nikolaevič Tolstoj]] *:abbiamo [[Le confessioni]], esistono altre versioni/traduzioni? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:59, 25 nov 2016 (CET) * [[Anna Karenina]] [https://www.liberliber.it/mediateca/libri/t/tolstoj/anna_karenina_slavia/pdf/tolstoj_anna_karenina_slavia.pdf qui] * [[Guerra e pace]] sono di pubblico dominio le traduzioni di Federico Verdinois (in corso di digitalizzazione da Liber Liber) e quella di Enrichetta Carafa Capecelatro. ;[[Autore:Ivan Sergeevič Turgenev|Ivan Sergeevič Turgenev]] * [[Padri e figli]] * [[Terre Vergini]] ;[[Autore:Mark Twain|Mark Twain]] * Le avventure di Huckleberry Finn * Le avventure di Tom Sawyer * Un americano alla corte di re Artù ==U== ;[[Autore:Alfredo Untersteiner|Alfredo Untersteiner]] * [[Storia della musica]] [https://archive.org/details/storiadellamusic00unte qui] ==V== ;[[Autore:Paul Valéry|Paul Valéry]] * opere ;[[Autore:Adolfo Venturi|Adolfo Venturi]] *[[Antonio Canova (1757-1822) e l’arte de’ suoi tempi]] ({{IA|vitaitalianadura00lomb_0}}) ;[[Autore:Jules Verne|Jules Verne]] * tutti i romanzi di [[Autore:Jules Verne|Jules Verne]], in particolare: ** Ventimila leghe sotto i mari ** I figli del capitano Grant ** Intorno alla Luna che fa da continuazione a Dalla Terra alla Luna ** Viaggio al centro della Terra ** Cinque settimane in pallone {{GB|KuzDqS0lEt4C}} ** [https://archive.org/details/bub_gb_JgDLMHjbF28C Storia dei grandi viaggi] su Internet Archive. Dovrebbe esserci roba anche su LiberLiber. --[[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 15:09, 9 ago 2016 (CEST) ** [https://archive.org/details/iviaggidimarcop00verngoog I viaggi di Marco Polo] su Internet Archive. Le 2 pagine mancanti possono essere prese da LiberLiber --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 23:07, 10 ago 2016 (CEST) ** {{+1}} molti testi a partire dal [http://www.sbn.it/opacsbn/opaclib?db=solr_iccu&rpnquery=%2540attrset%2Bbib-1%2B%2B%2540attr%2B1%253D1016%2B%2540attr%2B4%253D6%2B%2522giulio%2Bverne%2522&totalResult=5270&select_db=solr_iccu&nentries=50&from=1&rpnlabel=+Tutti+i+campi+%3D+giulio+verne+%28parole+in+AND%29+&sortquery=+BY+%40attrset+bib-1++%40attr+1%3D31++BY+%40attrset+bib-1++%40attr+1%3D3086++BY+%40attrset+bib-1++%40attr+1%3D5003+&format=xml&searchForm=opac%2Ficcu%2Ffree.jsp&do_cmd=search_show_cmd&sortlabel=Data_ascendente&resultForward=opac%2Ficcu%2Fbrief.jsp&refine=4031|||1875|||1875|||Anno%20di%20pubblicazione 1875] --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 18:48, 10 ago 2016 (CEST) ;[[Autore:Giuseppe Veronese|Giuseppe Veronese]] * "Fondamenti di geometria a più dimensioni" (1891) [https://archive.org/details/FondamentiDiGeometriaVeronese qui] * "Elementi di geometria" (1900) [https://archive.org/details/elemenetidigeom00gazzgoog qui] * "La geometria non-archimedea: una questione di priorità" (1905) [https://archive.org/details/VeroneseLaGeometriaNonArchimedea qui] * "Nozioni elementari di geometria intuitiva" (1912) [https://archive.org/details/VeroneseGeometria qui] ;[[Autore:Vespasiano da Bisticci|Vespasiano da Bisticci]] * [[Le vite]] ([https://warburg.sas.ac.uk/pdf/hnh125b2478262v1.pdf qui]) ;[[Autore:Giambattista Vico|Giambattista Vico]] * "Della antica sapienza degl'Italiani", tradotta da Carlo Sarchi (1870) [https://archive.org/details/bub_gb_cS9R6FaZ4RoC qui] * "Delle instituzioni oratorie" tradotte da Don Luigi Parchetti (1844) [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgPAI1118.pdf qui] * "Opere minori" tradotte da Leone Luzzatto (1913) [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/imgColl80_33.pdf qui] ;[[Autore:Tito Vignoli|Tito Vignoli]] * "Delle condizioni morali e civili d'Italia" (1876) [https://www.google.it/books/edition/Delle_condizioni_morali_e_civili_d_Itali/mCsLAAAAYAAJ qui] * "Delle condizioni intellettuali d'Italia" (1877) [https://www.google.it/books/edition/Delle_condizioni_intellettuali_d_Italia/sccdKckq-9gC qui] * "Della legge fondamentale dell'intelligenza nel regno animale" (1877) [https://www.google.it/books/edition/Della_legge_fondamentale_dell_intelligen/ZSUAAAAAQAAJ qui] e [https://www.google.it/books/edition/Della_legge_fondamentale_dell_intelligen/MvotAAAAYAAJ qui] * "Mito e scienza" (1879) [https://www.google.it/books/edition/Mito_e_scienza/mKWbuDJaEPUC qui], [https://www.google.it/books/edition/Mito_e_scienza/AMJAAAAAYAAJ qui] e [https://www.google.it/books/edition/Mito_e_scienza/ywAAStimRg8C qui] * "L'êra nuova del pensiero" (1885) [https://www.google.it/books/edition/L_%C3%AAra_nuova_del_pensiero/KCQOAAAAYAAJ qui] * "Peregrinazioni psicologiche" (1895) [https://www.google.it/books/edition/Peregrinazioni_psicologiche/ud8pAAAAYAAJ qui] e [https://www.google.it/books/edition/Peregrinazioni_psicologiche/cmt0nP8hVI4C qui] * "Peregrinazioni antropologiche e fisiche" (1898) [https://www.google.it/books/edition/Peregrinazioni_antropologiche_e_fisiche/1UAwgSCnd3YC qui] ==W== ;[[Autore:Richard Wagner|Richard Wagner]] *L'anello del Nibelungo tetralogia trovata [https://archive.org/search.php?query=Riccardo%20Wagner in lingua italiana su Internet Archive] ;[[Autore:Herbert George Wells|Herbert George Wells]] * ... ;[[Autore:Walt Whitman|Walt Whitman]] * Foglie d'erba: trovato su IA [https://archive.org/details/fogliedierbaconl00whit Foglie di erba : con le due aggiunte e gli "Echi della vecchiaia" dell'edizione del 1900], trad. di Luigi Gamberale * su IA c'è anche una raccolta di [https://archive.org/details/cantisceltidiwal00whit Canti scelti] sempre nella versione di Gamberale, da valutare ;[[Autore:Oscar Wilde|Oscar Wilde]] * non abbiamo nulla... LiberLiber [http://www.liberliber.it/online/autori/autori-w/oscar-wilde/ ne ha già un paio], ad esempio. [[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 10:46, 22 ago 2016 (CEST) * [[Il delitto di lord Arturo Savile]] * il fantasma di Canterville * L'importanza di chiamarsi Ernesto ==Y== ; [[Autore:Ō no Yasumaro|Ō no Yasumaro]] * Kojiki, libro religioso giapponese, traduzione di Mario Merega ==Z== ;[[Autore:Diego Zannandreis|Diego Zannandreis]] * [[Le vite dei pittori, scultori e architetti veronesi]] [https://books.google.it/books?id=LQYgAAAAIAAJ&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false qui] ;[[Autore:Eustachio Zanotti|Eustachio Zanotti]] * [[La meridiana del tempio di San Petronio rinnovata l'anno 1776]] [http://amshistorica.unibo.it/8 qui] ;[[Autore:Luciano Zuccoli|Luciano Zuccoli]] * [[Per la sua bocca]] ; [[Autore:Émile Zola|Émile Zola]] * I misteri di Marsiglia == Autori anonimi == * ''Chanson de Roland'' == Autori collettivi == * "Opuscoli filosofici di Sant'Anselmo d'Aosta di Tommaso d'Aquino, di San Bonaventura da Bagnorea e di Giovanni Gersone" tradotti da Antonio Rossi (1864)[https://archive.org/details/bub_gb_gut_7oYGsJYC qui] "I frammenti dello stoici antichi" a cura di Nicola Festa (1932-1935) [https://archive.org/details/IFrammentiDegliStoiciAntichiVol1 1] [https://archive.org/details/IFrammentiDegliStoiciAntichiVol2 2] "Antologia dei filosofi italiani del dopoguerra" a cura di Adriano Tilgher (1937): [https://archive.org/details/TilgherAntologiaDeiFilosofiItaliani_201707 qui] * [[Gl'ingannati]], una commedia italiana allestita a Siena dall'Accademia degli Intronati nel 1531. ({{IA|glingannaticonil00newb}}) *'''Poeti tedeschi''' : Schiller, Goethe, Gessner, Klopstok, Zedliz, Pirker. Traduzioni di A. Maffei, Firenze, Le Monnier, 1901 (trovata su {{IA|bub_gb_FqRdAAAAcAAJ}}) * [[Internet 2004]], di M. Calvo, F. Ciotti, G. Roncaglia, M. A. Zela|M. Calvo, F. Ciotti, G. Roncaglia, M. A. Zela *'''Antologia epigrammatica italiana''' (1857) [https://archive.org/details/bub_gb_kVhiA8Xh4MQC qui] *'''Antologia della prosa italiana dal secolo XIV al XVIII''' (1877) [https://archive.org/details/antologiadellap00puccgoog qui] *'''Poesia russa''' [https://archive.org/details/PoesiaRussa qui] *'''Antologia dei poeti russi del XX secolo''' (1924) [https://archive.org/details/PoetiRussi qui] *'''Questioni riguardanti la geometria elementare''' [https://archive.org/details/questioniriguard00enri qui] *'''Antologia dei poeti stranieri: Inglesi''' [https://archive.org/details/antologiadeipoe00unkngoog qui] *'''Canti perfetti, antologia di poeti inglesi moderni (1908-1910)''' [https://archive.org/details/cantiperfettiant00siciuoft qui] *'''Poeti inglesi e francesi''' [https://archive.org/details/bub_gb_SLsESLAneRgC qui] == Strumenti utili == * Import automatico da Internet Archive a Commons: [http://tools.wmflabs.org/ia-upload/commons/init link] == Cassio Dione ed Erodiano == Storia romana - Cassio Dione, tradotto da Giovanni Viviani; edizione Milano 1823 (Vol. I-XL [https://books.google.it/books?id=ZyUVAAAAQAAJ&hl=it&source=gbs_navlinks_s GB] [https://archive.org/details/bub_gb_KJhrH3A16CcC/page/n5 IA]; Vol. XLI-L [https://books.google.it/books?id=myUVAAAAQAAJ&hl=it&source=gbs_navlinks_s GB] [https://archive.org/details/bub_gb_k1Nx2PIqBbAC/page/n5 IA]; Vol. LI-LX [https://books.google.it/books?id=vCUVAAAAQAAJ&hl=it&source=gbs_navlinks_s GB] [https://archive.org/details/bub_gb_FLNvX3PyBxUC/page/n5 IA]; Vol. LXI-LXX [https://books.google.it/books?id=FCkVAAAAQAAJ&hl=it&source=gbs_navlinks_s GB] [https://archive.org/details/bub_gb_fBXJ8tt5rtsC_2/page/n5 IA]; Vol. LXXI-LXXX [https://books.google.it/books?id=zyUVAAAAQAAJ&dq=editions:W7nFTP5_RH8C&hl=it&source=gbs_navlinks_s GB] [https://archive.org/details/bub_gb_MP0NBOzqrdAC/page/n7 IA]) Storia dell'impero dopo Marco Aurelio - Erodiano, tradotto da Pietro Manzi; edizione Milano 1823 ([https://books.google.it/books?id=GOJjGVtBmSwC&dq=Istoria+dell%27Imperio+dopo+Marco+libri+VIII+dal+greco+in+italiano+recati+da+Pietro+Manzi&hl=it&source=gbs_navlinks_s GB] [https://archive.org/details/bub_gb_AxHOoasnMp0C/page/n5 IA]) Nelle IA di entrambi ci sono difetti di scansione (macchie) assenti nella versione GB mentre, sia nel Dione IA che nel GB, pagine contenenti immagini originali di queste edizioni sono scansionate tagliate (sigh). Anche nell'Erodiano IA una pagina (241) con immagine è tagliata, ma non nella GB. --[[User:DLamba|DLamba]] ([[User talk:DLamba|disc.]]) 03:15, 21 dic 2018 (CET) == I Briganti - Classico cinese del XV Secolo (titolo originale Shuǐhǔ Zhuàn) == Questo meraviglioso e godibilissimo libro credo debba essere reso disponibile presso wikisource. Purtroppo non so fare i primi passaggi nè verificarne l'ammissibilità legale, (https://it.wikipedia.org/wiki/I_Briganti_(romanzo)#Edizioni_italiane) ma una volta caricato al 25% sarà per me un piacere lavorarci. Su archive.org pare non esserci. Se qualcuno ha modo e voglia. --[[User:Accolturato|Accolturato]] ([[User talk:Accolturato|disc.]]) 12:09, 30 apr 2019 (CEST) == Proposta inserimento == Buongiorno, approfitto dell'ottima opportunità che Wikisource fornisce di pubblicare i propri suggerimenti riguardo le opere non ancora inserite nella biblioteca. In particolare, tra gli autori italiani, credo sarebbe per molti interessante e formativo trovare alcuni tra i testi filosofici, oltre a Benedetto Croce e Giovanni Gentile, anche di scrittori non considerati propriamente tali, come Giovanni Papini, anche se credo che per lui bisognerà aspettare qualche anno; tra gli autori la cui morte è sicuramente posteriore ai sessant'anni, mi limito a suggerire genericamente alcuni tra gli autori di novelle di cui la nostra letteratura è piena; grazie in anticipo, Riccardo Marziali [[Categoria:Pubbliche relazioni]] == Iscrizioni delle chiese e d'altri edificii di Roma dal secolo XI fino ai giorni nostri - Vincenzo Forcella == Salve, mi piacerebbe che fosse pubblicato su Wikisource questo accuratissimo catalogo delle iscrizioni di Roma dello scorso secolo ed ancora un ottimo riferimento dell'arte lapidea. Grazie, saluti. --[[User:Marco Ciaramella|Marco Ciaramella]] ([[User talk:Marco Ciaramella|disc.]]) 09:56, 20 mag 2020 (CEST) == Proposta: Charlotte Dacre, autrice di testi difficilmente reperibili in italiano... == Salve vorrei umilmente proporre quest'autrice: Charlotte Dacre (1782 – 1841) è stata una scrittrice inglese, autrice di romanzi gotici. Nel mondo letterario il nome di Charlotte Dacre è rimasto nell'oscurità per quasi due secoli. Ciò nonostante, le sue opere erano state ammirate da alcuni dei grandi nomi della letteratura del tempo, e i suoi romanzi influenzarono Percy Bysshe Shelley, il quale ne stimava lo stile e le capacità creative. Nonostante l'importanza della Dacre in patria e del romanzo gotico in italia, purtroppo i suoi testi (nemmeno il suo romanzo principale "Zofloya") sono reperibili in italiano. Sono anni che vorrei fosse letta e conosciuta qui, vi prego di prendere in considerazione questa piccola richiesta. Grazie. Bibliografia parziale Hours of Solitude (poesie) (1805) Confessions of the Nun of St. Omer (1805) Zofloya (1806) The Libertine (1807) The Passions (1811) George the Fourth, a Poem (1822) {{non firmato|176.32.26.45|12:29, 30 ago 2020}} :Se non è mai stata tradotta in italiano, non vedo come sia possibile. Ricordo che [[Wikisource:Niente traduzioni originali|le traduzioni originali non sono ammesse]]. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:03, 31 ago 2020 (CEST) == ''MARGUERITE'' di Soulié == "MARGUERITE" romanzo di Frédèric Soulié in 2 Tomi , edito da Société Belge De Librairie nel 1842 , Imp.de Hauman Et Ce. Romanzo scritto in lingua francese di raffinata e profonda psicologia !!! {{nf|23:10, 8 nov 2020 Andrea Agrelli}} :Non l'ho trovato in giro, ma su Wikisource in francese ci sono lavori suoi: [[:fr:Auteur:Frédéric_Soulié|Auteur:Frédéric_Soulié]]. --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 23:07, 6 dic 2020 (CET) == Proposte == Moby Dick {{nf|20:44, 28 nov 2020 128.116.188.235}} :Bellissimo libro. Ce l'abbiamo una traduzione in italiano nel dominio pubblico? --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 23:04, 6 dic 2020 (CET) ::{{ping|Ruthven}} La prima traduzione italiana fu fatta nel 1930 da Pavese (morto esattamente 70 anni fa, quindi le sue opere sono dal prossimo mese di pubblico dominio) e pubblicata nel 1932 dalla Frassinelli ([https://opac.sbn.it/opacsbn/opaclib?db=solr_iccu&resultForward=opac/iccu/full.jsp&from=1&nentries=10&searchForm=opac/iccu/error.jsp&do_cmd=search_show_cmd&fname=none&item:1032:BID=RAV0082811 qui] le biblioteche dove si può trovare). Bisogna chiarire se Frassinelli abbia avuto qualche ruolo nella traduzione, dato che è morto nel 1983.--[[User:Mrcesare|Mrcesare]] ([[User talk:Mrcesare|disc.]]) 14:03, 13 dic 2020 (CET) :::{{ping|Mrcesare}} Quel Moby Dick è stato tradotto solo da Pavese come si può vedere nella versione già digitalizzata da LiberLiber [https://www.liberliber.it/online/autori/autori-m/herman-melville/moby-dick/ qui].--[[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 19:25, 25 feb 2021 (CET) == Shakespeare == Dei 154 sonetti di G. Shakespeare traduzione di Ettore Sanfelice == Maurice Leblanc == Ciclo di Arsenio Lupin == libri su santa Febronia o santa Trofimena == per una ricerca approfondita cerco opere che parlino sulle sante Febronia e/o santa Trofimena Le terre del Sacramento di Francesco Jovine (1950) <br> Buonasera ragazzi. Una mia amica ama moltissimo i testi di Pierpaolo Pasolini e di Alda Merini. Ero alla ricerca dei testi di questi due autori, ma non ce li avete! Potreste richiederli da qualche parte e farli arrivare il prima possibile? Grazie. == principi del marxismo == Fondamenti letterari La maggior opera di Marx era costituita da Il Capitale, l'opera, composta allora da soli tre libri (o anche quattro, si veda "Teorie sul plusvalore"), soleva dare notorietà certa al penseur di Treviri. Tuttavia molti si accorsero dell'importanza degli altri lavori (di ovvio spunto introduttivo) e sempre fedelmente alla opera maggiore sovraesposta. Il "depliant" (poiché solo riassuntivo) sarebbe coi seguenti spunti fondamentali del marxismo "puro", in realtà il riassunto è di tre punti (non di due come nell' hegelismo duale e dialettico): # salario: fedelmente all'operaio, ovvero come libero operaio indipendentemente da fattori soggettivi # prezzo: in noce al prezzo e alla produzione # profitto: nient'altro che eccedenza nella compartecipazione operaia Dunque, un preludio dietro ad altri spunti, la farebbero da primato, oltreché la sistematicità del riassunto sicuramente non da poco, a livello generale. (per tutto il testo de Salario, prezzo, profitto: https://it.wikipedia.org/wiki/Salario,_prezzo_e_profitto) [Osservazioni preliminari] Cittadini! prima di affrontare l'argomento vero e proprio della mia esposizione, permettetemi di avanzare alcune osservazioni preliminari. == principi del marxismo 2 == salve, ci piacerebbe rendere disponibile una fonte riassuntiva su un tema marxista. *[[Marxismo e opere "non maggiori"]] *[[I tre spunti del marxismo]] Per quanto riguarda la tesi non maggiore, ma generale del marxismo, si nota un'opera in particolare, ovvero Salario, prezzo, profitto https://it.wikipedia.org/wiki/Salario,_prezzo_e_profitto, opera breve e riprodotta in diverse occasioni per diversi albi, tre punti in breve, ovvero: # salario (da definire) # prezzo #profitto Nell' opera si notano i noti economisti in tutta Europa dal xix secolo, fra cui Smith stesso: Il prezzo naturale è dunque in un certo senso il prezzo centrale attorno al quale i prezzi di tutte le altre merci gravitano in continuazione. Diversi accidenti possono a volte mantenerli sospesi a livello alquanto superiore, e a volte forzarli alquanto al di sotto. (Adam Smith, indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni) Tuttavia, Marx non vuole addentrarsi oltre sull'argomento, precisando: Basterà dire che se la domanda e l'offerta si equilibrano i prezzi di mercato delle merci corrispondono ai loro prezzi naturali, cioè ai loro valori, quali sono determinati, dalle rispettive quantità di lavoro necessarie per la loro produzione, un aumento da una caduta e viceversa. (K. Marx, salario, prezzo, profitto) {{Non firmato|Ivanovo stamb}} :{{ping|Ivanovo stamb}} Ciao, non ho capito una cosa: si tratta di una traduzione di testi di Marx in italiano che vorresti caricare? Chi e quando ha realizzato la traduzione? --<span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 10:48, 6 ott 2021 (CEST) == Collezioni e fondi digitali della Biblioteca Don Bosco dell'Università Pontificia Salesiana di Roma == ===Letture Cattoliche=== *"Cenni sulla vita del giovane Luigi Comollo" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1854_Cenni_sulla_vita_50-A1-1a.pdf 1° Edizione]</del> > Non trovato (1854); **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1867_Cenni_sulla_vita_50-A1-3b.pdf 3° Edizione]</del> > Non trovato (1867); **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1884_Nuovi_cenni_50-A1-4a.pdf 4° Edizione]</del> > [https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2022/01/Bosco_Luigi_Comollo.pdf 4° Edizione] (1884) *"Cenni storici sulla vita del chierico Luigi Comollo" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1844_Cenni_storici_50-A1-1.pdf 1° Edizione]</del> > [https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/05/Bosco_Vita_Luigi_Comello.pdf 1° Edizione] (1844) *"Le sei domeniche" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1854_Le_sei_domeniche_50-A4-1.pdf 1° Edizione]</del> > Non trovato (1854); **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1864_Le_sei_domeniche_50-A4-2.pdf 2° Edizione]</del> > Non trovato (1864); **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1878_Le_sei_domeniche_50-A4_7.pdf 7° Edizione]</del> > Non trovato (1878) *"Dialogi intorno all'istituzione del Giubileo" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1865_Dialogi_intorno_all'istituzione_del_Giubileo_50-A22-2.pdf 2° Edizione]</del> > [https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/08/Bosco_Istituzione_del_Giubileo.pdf 2° Edizione] (1865) *"Vita della beata Maria degli Angeli" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1866_Vita_della_beata_Maria_degli_Angeli_50-A17-26.pdf 3° Edizione] (1866)</del> > [https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/09/Bosco_Beata_Maria_degli_Angeli.pdf 2° Edizione] (1865) *"Vita di S. Pancrazio Martire" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1867_Vita_di_san_Pacrazio_50-A17-5.pdf 3° Edizione] (1867)</del> > Non trovato; **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1873_Vita_di_san_Pancrazio_50-A17-6.pdf 6° Edizione]</del> > [https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/11/Bosco_San_Pancrazio_Martire.pdf 6° Edizione] (1873); **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1875_Vita_di_san_Pancrazio_50-A17-7.pdf 7° Edizione] (1876)</del> > Non trovato *"Maraviglie della Madre di Dio invocata sotto il titolo di Maria Ausiliatrice" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1868_Maraviglie_della_Madre_di_Dio_50-A37-2.pdf 2° Edizione]</del> > [https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/10/Bosco_Maraviglie_di_Maria_Ausiliatrice.pdf 2° Edizione] (1868) *"Vita dei sommi pontefici S. Ponziano, S. Antero e S. Fabiano" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1859_Vita_dei_sommi_pontefici_s_Ponziano_s_Antero_s_Fabiano_50-A31-H-2.pdf 2° Edizione] (1859)</del> > Non trovato *"Rimembranza storico-funebre dei giovani dell'oratorio di San Francesco di Sales verso al sacerdote Caffasso Giuseppe" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1860_Rimembranza_storico-funebre_verso_al_sacerdote_Cafasso_Giuseppe_50-A48-2.pdf 2° Edizione] (1860)</del> > Non trovato *"Vita del giovanetto Savio Domenico, allievo dell'Oratorio di San Francesco di Sales" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1860_Vita_del_giovanetto_Savio_Domenico_50-A45-2a.pdf 2° Edizione] (1860)</del> > Non trovato *"Cenno biografico sul giovanetto Magone Michele, allievo dell'Orat. di S. Franc. di Sales" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1866_Cenno_biografico_sul_giovanetto_Magone_Michele_50-A46-2.pdf 2° Edizione] (1866)</del> > Non trovato *"Due conferenze tra due ministri protestanti ed un prete cattolico sopra il purgatorio ed i suffragi pei defunti con appendice sulle liturgie" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1874_Due_conferenze_tra_due_ministri_protestanti_ed_un_prete_cattolico_50-A34-2.pdf 2° Edizione] (1874)</del> > Non trovato *"La chiave del Paradiso" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/06/Bosco_Chiave_del_Paradiso.pdf 1° Edizione] (1856) **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1874_La_chiave_del_paradiso_50-A27-2.pdf 2° Edizione] (1870)</del> > Non trovato *"Luigi, ossia Disputa tra un avvocato ed un ministro protestante" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1875_Luigi_ossia_disputa_50-A16-2.pdf 2° Edizione] (1875)</del> > Non trovato *"Apparizione della Beata Vergine sulla montagna di La Salette" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/10/Bosco_Apparizione_Beata_Vergine.pdf ?° Edizione] (1871) **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1877_Apparizione_della_Beata_Vergine_50-A44-3.pdf 3° Edizione] (1877)</del> > Non trovato *"Il cristiano guidato alla virtù ed alla civiltà secondo lo spirito di San Vincenzo De' Paoli" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1877_Il_cristiano_guidato_50-A9-2a.pdf 2° Edizione]</del> > Non trovato *"La nuvoletta del Carmelo" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1877_La_nuvoletta_del_carmelo_50-A42-2.pdf 2° Edizione]</del> > [https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/12/Bosco_Nuvola_del_Carmelo.pdf 2° Edizione] (1877) *"Maria Ausiliatrice col racconto di alcune grazie" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/11/Bosco_Maria_Ausiliatrice.pdf 2° Edizione] (1875) **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1877_Maria_Ausiliatrice_col_racconto_di_alcune_grazie_50-A41-2a.pdf 2° Edizione] (1877)</del> > Non trovato *"Vita di s. Giovanni Battista" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/10/Bosco_San_Giovanni_Battista.pdf 1° Edizione] (1868) **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1877_Vita_di_S_Giovanni_Battista_50-A17-29.pdf 2° Edizione] (1877)</del> > Non trovato *"Il pastorello delle Alpi" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1878_Il_pastorello_delle_alpi_50-A47-2.pdf 2° Edizione] (1878)</del> > [https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/08/Bosco_Besucco_Francesco.pdf 2° Edizione] (1878) **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2018/11/Bosco-FS308-Vita-Francesco-Besucco.pdf Edizione Digitale] (2018) > Non utilizzabile *"Porta teco cristiano" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/07/Bosco_Porta_Teco_Cristiano.pdf 1° Edizione] (1858) **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1878_Porta_teco_cristiano_50-A28-2.pdf 2° Edizione] (1878)</del> > Non trovato *"Vita di s. Paolo apostolo" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/07/Bosco_Vita_San_Paolo.pdf 1° Edizione] (1857) **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1878_Vita_di_s_Paolo_Apostolo_50-A31-B-2d.pdf 2° Edizione] (1878)</del> > Non trovato *"Il mese di maggio consacrato a Maria SS. Immacolata" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/07/Bosco_Mese_di_Maggio.pdf ?° Edizione] (1858) **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1879_Il_mese_di_maggio_50-A35-11.pdf 11° Edizione] (1879)</del> > Non trovato *"Novelle e racconti" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/09/Bosco_Novelle_e_Racconti.pdf ?° Edizione] (1867) **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1880_Novelle_e_racconti_50-A49-3a.pdf 3° Edizione] (1880)</del> > Non trovato *"Associazione dei divoti di Maria Ausiliatrice" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1881_Associazione_dei_divoti_di_Maria_Ausialiatrice_50-A39-3.pdf 3° Edizione] (1881)</del> > Non trovato *"La chiave del Paradiso" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/06/Bosco_Chiave_del_Paradiso.pdf ?° Edizione] (1856) **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1881_La_chiave_del_paradiso_50-A27-3.pdf 3° Edizione] (1881)</del> > Non trovato *"Pietro, ossia La forza della buona educazione" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1881_Pietro_ossia_La_Forza_della_buona_educazione_50-A24-2a.pdf 2° Edizione] (1881)</del> > Non trovato *"Il Galantuomo" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1855_Il_galantuomo_per_l'anno_1856-50-A18-3.pdf 2° Edizione]</del> > [https://www.salesian.online/records/?search%5Bterms%5D%5B0%5D%5Bterm%5D=Il+Galantuomo&search%5Bterms%5D%5B0%5D%5Bindex%5D=title&search%5Bterms%5D%5B0%5D%5Boperator%5D=and&search%5Bterms%5D%5B1%5D%5Bterm%5D=&search%5Bterms%5D%5B1%5D%5Bindex%5D=title&search%5Bterms%5D%5B1%5D%5Boperator%5D=and&search%5Bterms%5D%5B2%5D%5Bterm%5D=&search%5Bterms%5D%5B2%5D%5Bindex%5D=title&search%5Bterms%5D%5B2%5D%5Boperator%5D=and&search%5Bterms%5D%5B3%5D%5Bterm%5D=&search%5Bterms%5D%5B3%5D%5Bindex%5D=title&search%5Bterms%5D%5B3%5D%5Boperator%5D=&search%5Bcategory%5D%5B108%5D=&search%5Bcategory%5D%5B91%5D=&search%5Bcategory%5D%5B148%5D=&search%5Bcategory%5D%5B92%5D=&search%5Bcategory%5D%5B141%5D=&search%5Blanguages%5D=&search%5Bpublication_year_from%5D=&search%5Bpublication_year_to%5D=&search%5Bera_from%5D=&search%5Bera_to%5D=&search%5Bsorting%5D=year_of_publication%2Cdesc Varie Edizioni] ===Storia Sacra=== *"Storia Sacra per uso delle scuole, utile ad ogni stato di persone" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/05/Bosco_G_OpereEdite_1976_III_50-A124.4.3.pdf 1° Edizione] (1847) **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1853_Storia_sacra_50-A7-2.pdf 2° Edizione] (1855)</del> > Non trovato **"Storia Sacra per uso delle scuole e specialmente delle classi elementari secondo il programma del Ministero della Pubblica Istruzione, utile ad ogni stato di persone" ***<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1863_Storia_sacra_50-A7-3.pdf 3° Edizione] (1863)</del> > Non trovato ***<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1866_Storia_sacra_50-A7-4a.pdf 4° Edizione] (1866)</del> > Non trovato ***<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1876_Storia_sacra_50-A7-10.pdf 10° Edizione]</del> > [https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/12/Bosco_Storia_Sacra.pdf 10° Edizione] (1876) *"Storia Ecclesiastica per uso delle scuole, utile ad ogni stato di persone" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/05/3.-Bosco_Storia_Ecclesiastica.pdf 1° Edizione] (1845) **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1848_Storia_ecclesiastica_50-A3-2.pdf 2° Edizione] (1848)</del> > Non trovato **"Storia Ecclesiastica ad uso della gioventù, utile ad ogni grado di persone" ***<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1870_Storia_ecclesiastica_50-A3-3.pdf 3° Edizione] (1870)</del> > Non trovato ***[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1871_Storia_ecclesiastica_50-A3-4.pdf 4° Edizione] > [https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/11/Bosco_Storia_Ecclesiastica_71.pdf 4° Edizione] (1871); ***<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1872_Storia_ecclesiastica_50-A3-7.pdf 7° Edizione] (1872)</del> > Non trovato *"Maniera facile per imparare la storia sacra ad uso del popolo cristiano" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/06/Bosco_Storia_Sacra_Facile.pdf 1° Edizione] (1855); **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1863_Maniera_facile_per_imparare_la_storia_sacra_50-A8-3.pdf 3° Edizione] (1863)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1877_Maniera_facile_per_imparare_la_storia_sacra_50-A8-5.pdf 5° Edizione] (1877)</del> > Non trovato *"Il cattolico nel secolo" **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1883_Il_cattolico_nel_secolo_50-A30-2c.pdf 2° Edizione] (1883)</del> > Non trovato **[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1883_Il_cattolico_nel_secolo_50-A30-3a.pdf 3° Edizione] > [https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2022/01/Bosco_Il_Cattolico_nel_Secolo.pdf 3° Edizione] (1883); **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1887_Il_cattolico_nel_secolo_50-A30-5.pdf 5° Edizione] (1887)</del> > Non trovato ===Storia Italiana=== *"La storia d'Italia raccontata alla gioventù" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/07/Libro-VII-Storia-dItalia.pdf 1° Edizione] (1855); **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1859_La_storia-d'Italia_50-A25-2.pdf 2° Edizione] (1859)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1861_La_storia-d'Italia_50-A25-3.pdf 3° Edizione] (1861)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1863_La_storia-d'Italia_50-A25-4b.pdf 4° Edizione] (1863)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1866_La_storia-d'Italia_50-A25-5a.pdf 5° Edizione] (1866)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1871_La_storia-d'Italia_50-A25-6.pdf 6° Edizione] (1871)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1874_La_storia-d'Italia_50-A25-11.pdf 11° Edizione] (1874)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1878_La_storia-d'Italia_50-A25-13.pdf 13° Edizione] (1878)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1882_La_storia-d'Italia_50-A25-14.pdf 14° Edizione] (1882)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1885_La_storia-d'Italia_50-A25-16.pdf 16° Edizione] (1885)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1886_La_storia-d'Italia_50-A25-17.pdf 17° Edizione] (1886)</del> > Non trovato **[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1887_La_storia-d'Italia_50-A25-18b.pdf 18° Edizione] > [https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2022/03/Bosco_Storia_dItalia-1.pdf 18° Edizione] (1887); **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1888_La_storia-d'Italia_50-A25-19.pdf 19° Edizione] (1888)</del> > Non trovato ===Aritmetica=== *"Il sistema metrico decimale ridotto a semplicità" **[https://www.salesian.online/wp-content/uploads/2021/05/Bosco_Sistema_Metrico_Decimale.pdf 2° Edizione] (1849); **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1851_Il_sistema_metrico_decimale_50-A10-4.pdf 4° Edizione] (1851)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1855_Il_sistema_metrico_decimale_50-A10-5.pdf 5° Edizione] (1855)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1875_Il_sistema_metrico_decimale_50-A10-6.pdf 6° Edizione] (1875)</del> > Non trovato **<del>[https://biblioteca.unisal.it/repository/BoscoG_1881_Il_sistema_metrico_decimale_50-A10-7a.pdf 7° Edizione] (1881)</del> > Non trovato -[[User:0 Noctis 0|0 Noctis 0]] ([[User talk:0 Noctis 0|disc.]]) 11:03, 27 nov 2021 (CET) -[[User:0 Noctis 0|0 Noctis 0]] ([[User talk:0 Noctis 0|disc.]]) 22:05, 5 apr 2023 (CEST) - Aggiornato Link == Raccolta di sonetti di arcadi siciliani == Propongo di trascrivere questa interessante raccolta di sonetti di gusto arcadico dell’accademia palermitana dei pastori Ereini [https://books.google.it/books?id=s-XA3HgOOb8C&printsec=frontcover&dq=inauthor:%22Antonino+Montaperto%22&hl=it&sa=X&redir_esc=y#v=onepage&q&f=false].—[[Speciale:Contributi/79.33.179.105|79.33.179.105]] 13:46, 4 dic 2021 (CET) == Sopra il giuoco degli scacchi: osservazioni pratiche - Ercole del Rio == https://books.google.it/books?id=9P5dAAAAcAAJ&printsec=frontcover&dq=Sopra+il+giuoco+degli+scacchi+:+osservazioni+pratiche&hl=it&newbks=1&newbks_redir=0&sa=X&redir_esc=y#v=onepage&q=Sopra%20il%20giuoco%20degli%20scacchi%20%3A%20osservazioni%20pratiche&f=false Mi propongo umilmente di rileggerlo. == Il Roseto di Saadi (a cura e traduzione italiana di Italo Pizzi) == Buongiorno. Volevo semplicemente chiedervi se fosse possibile pubblicare la traduzione di ''Il roseto'' del poeta persiano Sa'di a opera dell'iranista Italo Pizzi [il titolo esatto è: Italo Pizzi (curatore e traduttore), ''Il roseto di Saadi'', Carabba, Lanciano, 1917]. Ho trovato il libello estremamente interessante, originale e divertente. Credo – pertanto – che sia meritevole di essere su Wikisource. ''Post scriptum'': ne ho trovato la scansione su: https://archive.org/details/saadi-roseto-pizzi/mode/2up Vi ringrazio. == L'Edda == Vorrei che venisse inserita ''L'Edda'' tra le poesie. Mi piacerebbe molto leggerla. Sono appassionato di mitologia nordica. Non dovrebbe avere il copyright, in quanto è un poema tedesco medievale. Vi ringrazio [[Speciale:Contributi/151.43.18.121|151.43.18.121]] 21:35, 25 giu 2022 (CEST) == Goethe == Vorrei che venissero inserite le opere complete di Goethe, come ''I dolori del Giovane Werther'', ''Le affinità elettive'', ''Viaggio in Italia'', il ''Faust'', le sue poesie, ''Arminio e Dorotea'', ''La missione teatrale di Guglielmo Meister'' e ''Teoria dei colori''. Per favore, mettetele [[Speciale:Contributi/151.43.18.121|151.43.18.121]] 21:46, 25 giu 2022 (CEST) == Violante Beatrix == Veridico ragguaglio della solenne entrata fatta in Siena dalla Reale Altezza della ser.ma Gran Principessa di Toscana Violante di Baviera sua governatrice, lì 12 aprile 1717 e feste susseguentemente celebrate / descritto da Giuseppe M. Torrenti, nell'Accademia de Rozzi detto lo Scelto [[Speciale:Contributi/2A02:908:1C0:8860:F50F:75BC:4F9A:A6BF|2A02:908:1C0:8860:F50F:75BC:4F9A:A6BF]] 09:56, 6 set 2022 (CEST) == APPARIZIONE MARIANE == IL SANTUARIO DI CERRETO E LE APPARIZIONI DELLA VERGINE MARIA NEL 1853 [[User:ALFREDO MARRA|ALFREDO MARRA]] ([[User talk:ALFREDO MARRA|disc.]]) 13:17, 30 nov 2022 (CET) == Jack London opere == 1. Il richiamo della foresta, 1924; trad. di Gian Dàuli 2. Zanna bianca, 1925; trad. di Gian Dàuli 3. Il tallone di ferro, 1925; trad. di Gian Dàuli 4. Martin Eden, 1925; trad di Gian Dàuli 5. Il figlio del sole, 1925; trad. di Gian Dàuli 6. Radiosa aurora, 1925; trad. di Gian Dàuli 7. Jerry delle isole,1928; trad. di Gian Dàuli [[Speciale:Contributi/31.191.83.116|31.191.83.116]] 18:44, 15 gen 2023 (CET) == Ivan Sergeevič Turgenev == Pane altrui [[Speciale:Contributi/79.53.14.216|79.53.14.216]] 22:20, 29 apr 2023 (CEST) == L'Iliade del poeta greco Omero nella traduzione di Giambattista Tebaldi == L'Iliade del poeta greco Omero tradotta in ottava rima di Giambattista Tebaldi. La traduzione si trova su [https://www.google.it/books/edition/La_Iliade_di_Homero_tradotta_in_ottava_r/yeRaqmWobIgC?hl=it&gbpv=1 Google Libri]. E' stata La prima traduzione integrale in italiano del poema omerico. [[User:Luca Atridi|Luca Atridi]] ([[User talk:Luca Atridi|disc.]]) 12:04, 11 mag 2023 (CEST) == Proposta opere letterarie italiane per Wikisource == ecco degli autori italiani che vorrei proporre per il sito: * [[Autore:Ulisse Grifoni|Ulisse Grifoni]], ''[[Dalla Terra alle Stelle]]'', 1887; * [[Autore:Luigi Motta|Luigi Motta]], ''[[Il tunnel sottomarino]]''; * [[Autore:Mario Giudice|Mario Giudice]], Un precursore di Sherlock Holmes – Ambienti romani, 1929; * [[Autore:Luigi Natoli|Luigi Natoli]], [[Beati Paoli]], 1909-1910, * [[Autore:Rafael Sabatini|Rafael Sabatini]] ''[[Scaramouche]]'', 1921, * Sir Ralf Clifford, ''[[l'Uomo Invisibile]]'' (1906), * ''[[John Siloch]]'' di [[Autore:Antonio Quattrini|Antonio Quattrini]] [[Speciale:Contributi/37.102.66.224|37.102.66.224]] 11:06, 28 lug 2023 (CEST) == Georges Sorel e "Reflexions sur la violence" == Consiglio vivamente di condividere questa opera filosofica,poichè esplicazione della forma mentis sorelliana,nonchè principiatrice del sindacalismo rivoluzionario. Nutrito movimento che ha operato in Italia. [[User:Alessandro7890|Alessandro7890]] ([[User talk:Alessandro7890|disc.]]) 09:52, 21 ago 2023 (CEST) == Bhagavadgītā: canto del beato == Bhagavadgītā: canto del beato, traduzione in esametri dal sanscrito e introduzione di Ida Vassalini, Bari: Laterza, 1943 [[Speciale:Contributi/151.31.205.196|151.31.205.196]] 16:55, 30 ago 2023 (CEST) == Karl Marx: Manoscritti economico-filosofici del 1844 == A cura di Enrico Donaggio e Peter Kammerer, quarta edizione [[User:Coch12210|Coch12210]] ([[User talk:Coch12210|disc.]]) 00:01, 5 ott 2023 (CEST) == De Bello Gallico == Proporrei di aggiungere i Commentarii De Bello Gallico e Commentarii de Bello Civilis di Caio Giulio Cesare [[Speciale:Contributi/151.46.221.26|151.46.221.26]] 22:08, 3 nov 2023 (CET) == Elogio dell’abate Giuseppe Olivi. == Un'opera che ha ispirato Leopardi e Foscolo, il pdf della scansione si trova, ma solo quello. [[Speciale:Contributi/87.4.120.83|87.4.120.83]] 19:00, 15 dic 2023 (CET) == Racconti == '''Il cane, H.P. Lovecraft'''. Racconto breve del 1924. Si trova solo la scansione di una parte del racconto in lingua originale su Wikidata: Q66581886 [[Speciale:Contributi/77.242.184.202|77.242.184.202]] 15:24, 2 gen 2024 (CET) == Fondamentali di Erasmo da Rotterdam == Di [[Autore:Erasmo da Rotterdam|Erasmo da Rotterdam]] * [[Adagia]] * [[Contro la guerra]] * [[L'educazione del principe cristiano]] * [[L'educazione civile dei bambini]] [[User:Scorpionoir9|Scorpionoir9]] ([[User talk:Scorpionoir9|disc.]]) 19:30, 14 feb 2024 (CET) == Ezio De De Fabiani == Rassa [[Speciale:Contributi/195.36.22.243|195.36.22.243]] 15:32, 4 mag 2024 (CEST) == L’orsacchiotto Ninni Puf, di Alan Alexander Milne == L’orsacchiotto Ninni Puf, di Alan Alexander Milne. Se la traduzione forse è ancora sotto diritti. Ma esiste una traduzione più antica: dobbiate solo trovarla è la traduzione di di Lila Jahn, Milano, Genio, 1936), è presente solamente nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, nella Biblioteca Nazionale Braidense di Milano e nella Biblioteca Carilibri della Fondazione Alberto Colonnetti di Torino. [[Speciale:Contributi/31.191.109.214|31.191.109.214]] 21:29, 22 lug 2024 (CEST) :A. A. Milne stesso è morto nel 1956, dunque i suoi scritti (ancora per un paio d'ani) non sono ancora nel Pubblico dominio. Non sono riuscito a trovare gli estremi biografici della traduttrice, ma dubito seriamente che sia morta da più di settant'anni. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 08:40, 23 lug 2024 (CEST) ::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] confermo che Lila Jahn è morta meno di 70 anni fa. Una sua traduzione, "genitori moderni / [testo a cura di Michele Ristich de Groote e Marianne Vulliez]" è del 1966. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 08:07, 18 ott 2025 (CEST) == Marcel Proust "Alla ricerca del tempo perduto" == esiste su Wikisource un' edizione in lingua francese originale ma sarebbe bello poterla leggere anche nella traduzione italiana. [[Speciale:Contributi/2A02:B023:F22:72FE:C189:F5D0:F6D3:B691|2A02:B023:F22:72FE:C189:F5D0:F6D3:B691]] 01:33, 20 set 2024 (CEST) == Lucca Und Das Reich Bis Zum Ende Des 11. Jahrhunderts == Sarebbe un libro interessante da acquisire quello di Hansmartin Schwarzmaier in oggetto. [[User:Romualdo Giovannoni|Romualdo Giovannoni]] ([[User talk:Romualdo Giovannoni|disc.]]) 14:53, 10 feb 2025 (CET) :Purtroppo l'autore è mirto nel 2021, dunque le sue opere saranno protette da diritti d'autore ancora per molti decenni, inoltre qui trascriviamo testi in italiano, dunque occorre attendere una traduzione italiana del testo di autore morto da almeno settant'anni... o è meglio rinunciare. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 07:48, 19 ott 2025 (CEST) ::Ne ho tradotto parte. Se interessa .. [[Speciale:Contributi/&#126;2025-29319-15|&#126;2025-29319-15]] ([[Discussioni utente:&#126;2025-29319-15|discussione]]) 11:27, 19 ott 2025 (CEST) == COMPENDIO DI STORIA ECCLESIASTICA LUCCHESE DALLE ORIGINI A TUTTO IL SECOLO XII == Chiedo che venga acquisita la pubblicazione on line del testo di Almerico Guerra, opera postuma del 1924 [[User:Romualdo Giovannoni|Romualdo Giovannoni]] ([[User talk:Romualdo Giovannoni|disc.]]) 14:43, 13 mar 2025 (CET) == Il sublime == Opera greca [[User:Usteronproteron25|Usteronproteron25]] ([[User talk:Usteronproteron25|disc.]]) 10:42, 18 set 2025 (CEST) == D'Annunzio == sarebbe possibile trascrivere i principali romanzi che mancano? - Il fuoco - L'innocente - Giovanni Episcopo - Il trionfo della morte - Forse che sì, forse che no [[Speciale:Contributi/&#126;2025-26461-62|&#126;2025-26461-62]] ([[Discussioni utente:&#126;2025-26461-62|discussione]]) 03:05, 24 set 2025 (CEST) == MATRAIA G., Guida Monumentale della Città e Diocesi di Lucca, fino a tutto il 1860, BsLu, Ms. 556, Tomo Iv == Grande pittore che raffigurato tutte le chiese dalla Diocesi [[User:Romualdo Giovannoni|Romualdo Giovannoni]] ([[User talk:Romualdo Giovannoni|disc.]]) 22:11, 17 ott 2025 (CEST) == Pensavo se potessi inserire autori sardi == conosco e ho un paio di opere poetiche di vari autori sardi, mi chiedevo se fosse possibile inserirle (le poesie di Peppino Mereu per esempio o de su Limbudu (Asara) [[User:Roberto muredduSard|Roberto muredduSard]] ([[User talk:Roberto muredduSard|disc.]]) 12:31, 1 gen 2026 (CET) :@[[Utente:Roberto muredduSard|Roberto muredduSard]]: se i diritti d'autore sono scaduti (cioè sono autori morti da almeno 70 anni), certamente! Hai delle scansioni, o comunque hai la possibilità di scansionare o fotografare i testi? Di che autori si tratta, e quali sono le edizioni in tuo possesso? Scrivi un messaggio sulla pagina del [[Wikisource:Bar|Bar]], così ti possiamo dare tutte le indicazioni. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:33, 1 gen 2026 (CET) == Aggiungere la traduzione di Cristoforo Pasqualigo de La tempesta di William Shakespeare == Aggiungere la traduzione di Cristoforo Pasqualigo de La tempesta di William Shakespeare insieme alle altre traduzioni della commedia. La traduzione di Cristoforo Pasqualigo de La tempesta si trova su Internet Archive. [[User:Luca Atridi|Luca Atridi]] ([[User talk:Luca Atridi|disc.]]) 00:34, 2 mar 2026 (CET) == Diego Angeli tutte le sue traduzioni delle opere di William Shakespeare == Sarebbe possibile trovare e trascrivere tutte le traduzioni firmate da Diego Angeli delle opere di William Shakespeare? Sarebbe bello avere più traduzioni da confrontare, perché ogni traduttore rende sfumature diverse del testo originale: confrontarle aiuterebbe a capire meglio sia lo stile di Shakespeare sia le scelte linguistiche dei traduttori italiani. Inoltre sarebbe un ottimo modo per valorizzare il lavoro di Angeli e renderlo più accessibile a chi studia o ama Shakespeare. [[Speciale:Contributi/&#126;2026-15236-37|&#126;2026-15236-37]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-15236-37|discussione]]) 10:25, 10 mar 2026 (CET) == Libro: Cinquant'anni insieme 1974-2024 == Il volume lo trovate, liberamente scaricabile, a questa pagina: mostra50.altervista.org/risorse/libro Ne sono stato il curatore e co-autore. Daniele Ricciotti [[User:Blepodigital|Blepodigital]] ([[User talk:Blepodigital|disc.]]) 23:16, 10 mar 2026 (CET) == 1984 (George Orwell) == Ho visto che sulla pagina di Wikisource e di Wikipedia di George Orwell, non ha collegamenti su Wikisource su "1984". Ho solo messo un pdf del testo integrale (2000) (che si trova sulla pagina di Wikipedia di George Orwell, nella sezione dei collegamenti esterni) sulla pagina di Wikisource di George Orwell (https://it.wikisource.org/wiki/Autore:George_Orwell), nella sezione Opere. L'unica cosa da fare è semplicemente trascriverlo. (https://it.wikisource.org/wiki/File:1984-it.pdf / https://it.wikipedia.org/wiki/1984_(romanzo) / https://web.archive.org/web/20240519014707/https://www.homolaicus.com/letteratura/fonti/1984-it.pdf) Se riuscite a farlo, sarebbe perfetto, sia per me, sia per gli altri. [[User:Riccardoregg|Riccardoregg]] ([[User talk:Riccardoregg|disc.]]) 14:33, 22 mar 2026 (CET) :@[[Utente:Riccardoregg|Riccardoregg]]: temo che la traduzione del prof. Manferlotti sia sotto copyright (non trovo nel file un'indicazione contraria). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:50, 22 mar 2026 (CET) :Dobbiamo aspettare 30 anni (se ricordo male) prima che la primissima traduzione italiana, firmata da Gabriele Baldini, del capolavoro di Orwell 1984 sia fuori copyright. [[Speciale:Contributi/&#126;2026-18005-10|&#126;2026-18005-10]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-18005-10|discussione]]) 08:14, 23 mar 2026 (CET) ::Ah, ok. Grazie. [[User:Riccardoregg|Riccardoregg]] ([[User talk:Riccardoregg|disc.]]) 09:21, 23 mar 2026 (CET) == Ossip K. Flechtheim - Il partito comunista tedesco nel periodo della repubblica di weimar == Cortesemente, se si potesse inserire questo volume di grande valore pressoché introvabile altrove. Grazie [[Speciale:Contributi/&#126;2026-32665-42|&#126;2026-32665-42]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-32665-42|discussione]]) 12:52, 1 giu 2026 (CEST) :@[[Utente:~2026-32665-42|~2026-32665-42]] Non si può, l'autore è morto meno di 70 anni fa, nel 1998, e dunque i diritti scadranno solo nel 2069. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 13:03, 1 giu 2026 (CEST) rlt0712uxlnr3owiwqw8xasn20nepov Pagina:Il Baretti - Anno II, n. 16, Torino, 1925.djvu/4 108 592339 3842808 3244237 2026-05-31T16:45:38Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3842808 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="AndreeaCostin" />{{RigaIntestazione|68|{{Sc|il baretti}}|}}</noinclude><section begin="s1" />{{ct|f=140%|t=1|v=1|L=1px|'''La cultura calabrese'''}} {{Centrato|I.}} 5. — FILOSOFI — In Calabria la filosofia si feconda quasi naturalmente. Dovremmo affondarci nella seconda metà del secolo scorso per trovare campioni forti e combattivi, i quali, benché vissuti in studi e lotte necessariamente più vaste che non fossero quelle regionali, nella regione ebbero influenza, seguaci avversarii. Lasciamo le «glorie» lontane. Ma, messo in posto d’onore Galluppi, non posiamo tacere il binomio Fiorentino-Acri. C'è per questi due filosofi quel culto che è fatto d’orgoglio e di devozione, e che, passando dal campo dogl’intelettuali, si diffonde e si generalizza quasi per una suggestione ipnotica anche negli strati meno capaci. Al contrario di Fiorentino, {{AutoreCitato|Francesco Acri|Acri}} non ha che una parente a Catanzaro, ch’è la famiglia è emigrata a Bologna. Tuttavia, la polemica «serena e turbata» dei due forti campioni — ed Acri a me sembra assai più geniale e originale — , è’troppo celebre per esser dimenticata, e, un momento che ci pensiamo, ce li vediamo umbedue vivi nell’immaginazione e in posizione d’attacco. Certo, per ragioni specialmente storiche, l’influenza del Fiorentino è stata maggiore di quella dell’Acri, benché questi sia morto nel 1913, anche su gl’intellettuali calabresi. L’idealismo del primo si modellava meglio ai bisogni della generazione che cresceva su la tradizione del Risorgimento, e che aveva così validi campioni nella scuola meridionale degli Spaventa. (Noto che sino al 1900, la cultura calabrese è quasi tutta dominata dalla scuola napolitana.) L’altro, che, vinta una borsa di studio, era stato in Germania alla scuola del Trondelenburg, platonico e cattolico, ma forse più aristotelico nel pensiero anche se più platonico come artista della filosofia, che gli sbocciava in pensieri colati in forme originali e perfette, non poteva suscitare nè seguaci nè molti ammiratori, sia in Calabria che in Italia. La sua filosofia trova oggi, e si può dire che va ancora dissodata (i pochi studi del Ferrari, dell’Anile e di qualche altro sono iniziali) - trova un clima più adatto; ma il suo stile, quello stile che è poesia, è così aristocraticamente elevato o personale che soltanto dei privilegiati potranno accostarlo o intenderlo. Una commemorazione di Filippo Meda (crf. ''I nostri'', coll, di ''Civitas'', Milano) fatta nel 1923 al ''Circolo di Cultura'' di Catanzaro, ha iniziato la serie delle onoranze che all’Acri si vogliono tributare. E saranno una necessaria riparazione. (All’Università Pontificia di Catanzaro, mons. Pujia nel 1922 e G. M. Ferrari quest’anno, lessero due dotte conferenze su Acri). — Felice Tocco (Catanzaro, 1845-1911), filosofo e storico (cfr. ''L’Eresia nel Medio Evo, studi Kantiani'' e altri scritti) non ebbe la fama dei due primi; ma quel che lascia gli assicura il ricordo che gode fra gli studiosi. Ancor meno noto, ma fecondissimo e profondo cultore degli studi filosofici, e specialmente estetici, Nicola Taccone-Gallucci (Mileto, 18417-1905), ha più particolarmente influito con l’opera sua nel campo degli ecclesiastici. Sono interessanti, come indici della sua mentalità, i due lavori con cui questo aristocratioo devoto al Papa e alla Chiesa, ha esordito: ''Un tributo d’affetto al P. Antonio Bresciani'' (1865) e un ''Saggio di Estetica'' (1867-68) in due volumi; il primo, frutto giovanile d’una devozione affatto esagerata al Bresciani come artista, ma espressione sincera d’una educazione rigidamente cattolica; l’altro, lavoro di sintesi, che dimostra la conoscenza del giovane Taccone della filosofia tedesca e, insieme, la modernità del suo spirito. Il Taccone Gallucci è certo fra i più grandi scrittori calabresi della seconda metà del secolo scorso, e in parte, del nuovo secolo; e il suo ''Uomo Dio'' ( Milano, 1881-82), che è l’opera sua maggiore anche se oggi non risponde interamente agli studi più recenti, è una opera monumentale. Già il successo ottenuto a suo tempo è stato completo. Se ne fecero sunti, se ne scrisse su tutte le riviste e i giornali cattolici. L’altra critica ha finto d’ignorarlo: e deve ancora scoprirlo! Gli studi estetici (in ''Terra nostra'' anno 1915 — ho contato 42 lavori, fra opuscoli o volumi del T.) sono quelli in cui meglio questo scrittore rivela lo suo qualità speculative e artistiche e con più abbondanza, che, in fatti, se il suo stile, nel calore che lo domina, diviene qualche volta retorico, il più delle volte è governato da un commosso lirismo, che accende la materia che plasma. Sono notevoli questi lavori: ''Introduzione filosofica allo studio dell’arte indiana'' (Napoli, 1870) ''L’evoluzione dell’arte italiana nel secolo XIX'' (Messina, 1900) e ''Il Cristianesimo nell’evoluzione storica dell’arte'' (Napoli, 1906). La produzione del Taccone, varia, interessante sempre, anche quando tratta di storia locale, ha bisogno d’un critico severo e amoroso, capace di imporre alla considerazione di un pubblico vasto uno scrittore tutt’altro che invecchiato. Di minor forza, Antonino De Bella (Nicotera 1853-1912) lascia alcune opere pregevoli, ch’ebbero il plauso del Bovio e d’altri famosi; ma il suo nome non ha avuti echi. I viventi non sono elencabili. Ricordo G. M. Ferrari, il successore di Acri a Bologna, al quale la filosofia non ha impedito di sviluppare varie iniziative a favore della regione; Antonio Renda (recente il suo libro su ''La validità della Religione''), catanzarese, uno degli spiriti più originali che abbia dato la Calabria, in questo perìodo; Michele Barillari, serrese, ora all’Università di Messina, dedicatosi agli studi di filosofia del diritto. Ma non è possibile andare oltre; si cade in parzialità ingiuste, anche se involontarie. E chiudo ricordando Francesco A. Ferrari, giovanissimo, che, uscendo improvvisamente dal silenzio dei suoi studi, ha, in tre o quattro anni, pubblicato due volumi su ''S. Paolo'', suscitando critiche nel campo cattolico dove sono state rintracciate reminiscenze di razionalismo karnakiano, ed un volume su ''La religione del divenire umano'' (''Il Solco'', Città di Castello), che, insieme alla ricchezza delle fonti rivelano nell’autore tenutivi sintetici, discutibili certamente, ma che, tuttavia, ci permettono includere questo studioso fra i laici (tanto scarsi, del resto!) più quotati nel campo degli studi religiosi. 6. — STORICI — Dobbiamo distinguere due categorie: storici che si sono occupati della Calabria, benché non calabresi (Paolo Orai, Vincenzo Casagrandi, ecc.) e storici calabresi dedicatisi alla regione. I primi, a contatto della suggestiva terra, che al Lenormant fece scrivere la ''Grande Grèce'', parlano di lui con un amore che commuove. A sentire, o a leggere il Casagrandi, un vecchio settentrionale che insegna all’Università di Catania, si resta davvero colpiti da un amore così intenso che non teme di cadere nella retorica. Ma la retorica, pur troppo, rende impeciati molti degli studiosi di storia locale. Costoro sono assai numerosi, se per storici possiamo intendere anche quelli che, quasi in ogni paese, ne scoprono e ne raccontano la storia. I più alti e severi vengono dal campo ecclesiastico e dalla scuola. Sono più numerosi i primi, chè nel clero gli studi storici ebbero sempre cultori. Già le fonti della storia calabrese bisogna trovarle negli scritti dei frati: Il Barrio, il Fiore, ecc. Dei più noti ricordo tre vescovi: De Lorenzo, Pujia, Domenico Taccone Gallucci, i quali hanno scritto molte pagine, specie di storia ecclesiastica, imprescindibili per diligenza, acutezza, dottrina. Vive soltanto il Pujia, che è anche cultore di studi filosofici. Al Conte Hettore Capialbi, morto da qualche anno, si devono documenti copiosi e scritti assai pregevoli di storia calabrese. Con Francesco Pititto di Mileto, il Capialbi pubblicò dal 1913 a 1918 l’''Archivio storico della Calabria'', la pubblicazione periodica più seria avuta in questi anni, in cui apparvero studi e documenti interessantissimi. Cito, oltre a scritti di M. Cagiati, di R. Corso, di G. De Mayo la ''Continuazione dell’Italia Sacra dell’Ughelli'' (Capialbi), l’''Epistolario Ufficiale del Governatore di Calabria Ultra'', ''Lorenzo Cenami'' (L. Volpicella), ''Il Cardinale Fabrizio Ruffo'', ampio studio di Vincenzo Ruffo, ed una serie considerevole di bibliografie dell’ Orsi e di altri. L’''Archivio'' è una bella raccolta da consultarsi. Altra pubblicazione interessante ma cessata, la ''Rivista'' di mons. Cotroneo. E’ impresa difficile soltanto accennare alle principali pubblicazioni — opuscoli, per lo più, che non hanno grande diffusione perchè pubblicati dagli autori, in tipografie locali — di antica storia locale; noto quelle di Vincenzo De Cristo da Cittanova, di Franc. Capalbo, di Francesco Lo Parco, di F. Filia, e passo ad osservare che più scarsa è invece la produzione sul Risorgimento. Superfluo rilevare che sul Murat, fucilato nel Castello di Pizzo, esiste una letteratura non soltanto nazionale, alla quale han contribuito anche i calabresi. Vittorio Viralli, in un’opera voluminosa, ha studiato ''I Calabresi nel Risorgimento Italiano'', cominciando dal 1799. E’ un lavoro organico, ma andrebbo riveduto. L’autore ne conveniva molti anni fa; ignoro se abbia provveduto alla revisione. Altri studi il Viralli ha pubblicato sul Risorgimento (cfr. ''Conferenze e Discorsi'', Messina), ma l’opera sua maggiore resta la prima. Pietro Camardella pubblicò nel 1912 una monografia su ''I Calabresi della spedizione dei Mille''; Giuseppe Portaro, più tardi, ''Il 1848 a Messina, a Reggio, a Gerace'' e Giuseppe Messina, recentemente, un breve ma interessante, anche se discutibile lavoro su ''Il 1799 in Calabria''. Una pubblicazione pregevole è la ''Rivista Critica di Cultura Calabrese'' di {{AutoreCitato|Domenico Zangari|Domenico Zangari}}, che si stampa a Napoli. Una storia della Calabria l’ha scritta Oreste Dito; e già Vincenzo Pagano (1832-1922) aveva completato quella del fratello Leopoldo. Del Pagano, scienziato e letterato, ricordo anche il ''Principio di diritto universale'', opera pregevole. Questo scrittore sta nella categoria di quei sacerdoti cattolici che, con Gioberti, Rosmini e Stoppani, fecero della scienza e delle fede una cosa sola. 7. — SCRITTORI SACRI. — Uno studio speciale bisognerebbe dedicarlo agli scrittori sacri. E’ un luogo comune, che trovo ripetuto in opere anche recenti, che le condizioni deplorevoli di analfabetismo della Calabria son dovute specialmente al clero. La verità, invece, è ben altra: e cioè, che, per lungo tempo, soltanto il clero tenne viva la cultura nella regione. Nei seminari calabresi si sono educati non solo i vecchi ma anche i giovani della nostra generazione. {{Wl|Q3939608|Rocco De Zerbi}}, quando passava dinanzi al ''Seminario di Oppido Mamertino'', si scopriva in segno di riverenza ed era quello che era. In quei seminari è cresciuta sempre una numerosa schiera di studiosi, di latinisti, di letterati, di storici, che io spero che qualcuno raggruppi ed illustri amorosamente. La cultura calabrese è per tre quarti cultura cattolica. Da Padula a De Lorenzo, a L. Taccone-Gallucci, a G. Morabito, a C. Puja a V. Pagano, a Raffaello Caudamone — o la schiera è appena accennata — son tutti sacerdoti:, che in ogni campo hanno portato il loro valido contributo. Sofia Alessio è stato educato in seminario. Nei seminari hanno insegnato maestri insigni, anche se dimenticati. S’intende che gli ''studi sacri'' anche in questo trentennio furono molti e notevoli. Ma qui non posso provarmi nè pure a un oenno. Mi basta aver indicato una fonto sempre feconda di scrittori. 8. — LETTERATI. - Più difficile entrare nel campo generico dei letterati o impossibile in quello dei giovani. Di Bonaventura Zumbini, il più profondo studioso di Leopardi, non occorre parlare: la sua fama è più che nazionale. Stanilao De Chiara, morto a Cosenza qualche anno fa, per i suoi studi Danteschi e le sue conferenze in Orsanmichele, ebbe meritata fama oltre la regione. Critico sereno e moderno, molti suoi scritti li dedicò alla Calabria. Il suo saggio sul ''Padula'' (nel 1914 aveva scritto la profazione alla ristampa del ''Monastero di Pambucina'', novella dello stesso poeta già pubblicata nel 1842), è un lavoro accurato: edito dal ''Brutium'' reca la prefazione di B. Croce. Il Quintieri di Milano pubblicò ''La mia Calabria'' del De Chiara, un volume illustrato, che, nel titolo, ricorda ''Il mio Carso'' dello Slataper. E’ un lavoro pieno d’entusiasmo per le bellezze della regione. Questo scrittore lascia molti scritti critici. “Meno noto, ma fecondissimo, è Vincenzo Vivaldi da Catanzaro. I tre volumi su le fonti della ''Gerusalemme Liberata'' sono l’opera sua maggiore. Un valente traduttore fu Raffaello Condamone (1844-1916), che tradusse, oltre il ''De Musica'' di S. Agostino, ''Il Cantico dei Cantici, L’episoeho di Laocoonte'', gran parte delle opere di Lonfellow (''Lo studente spagnuolo, La Divina Tragedia'') o molte liriche raccolte col titolo di ''Traduzioni dai poeti inglesi''. Traduttore di razza, merita di stare accanto ai più pregiati d’Italia (cfr. il mio opuscolo ''R. C. Soc''. ed. calabrese, Catanzaro, 1925) — Giovanni Potàri già ricordato come poeta dialettale, oltre a qualche lavoro di critica letteraria, ha recentemente pubblicato un volume di «paesi e paesaggi» ''Terra di Calabria'' (editore Mauro, Catanzaro, 1925) raggruppando i suoi articoli di impressioni, pubblicati in tanti anni su la ''Giovane Calabria''. Patàri, che è della vecchia guardia milelliana, e s’avvia alla sessantina, è fresco di forze e pieno di vivacità spirituale: il più giovane dei vecchi scrittori calabresi. Il suo stile classicheggiante nella struttura del periodo, è svelto a volte a scatti e quasi sempre ricco di immagini piene di luce. Calabrese nell’anima, è catanzarese nella vivacità del suo eterno buon umore, profuso senza risparmio in quel suo famoso giornale dialettale «Monacheddu», che ricorda tante battaglie e tante risate. La vecchia Catanzaro di trent’anni fa, Patàri l’ha descritta nel ''Popolo'', in certe sue note da «bighellone» piene di gaiezza e, in fondo, di nostalgia. Scrittore di cose varie, è Francesco Filia. Ma bisogna interrompere la rassegna, perchè molti sono gli scrittori calabresi che, sparsi per l’Italia, nessuno conosce per tali. {{A destra|{{Sc|V. G. Galati}}}} <section end="s1" /><section begin="s2" />{{ct|f=100%|t=1|v=1|L=1px|'''MONTHERLANT'''}} ''Il de Montherlant a environ 27 ans. Il appartient a celle generation qui n’a pas subì la guerre comme celle qui l’ont précédée mais qui en face d’elle a pris parti, pour ou contre.'' ''Lui il est de ceux qui se sont engages alars que la peèriode d’enthousiasme était depuis long, temps terminée. Il n’a pas vu la guerre sous la même jour que Duhamel, Dorgelès et Barbusse, il souffre lui aussi mais il neglige de se plaindre, tourni qu’il est tout entierr vers l’action. Qu’on lise de lui «Le Songe» (<ref>Grasset editeur.</ref>) on verra sa pitie pour la femme dèlaistée, pour les Allemands blssè qu’on ne soigne pas, pour son camarade qui meurt à côtè de lui; pitié aussi profonde que celle des écrivains qui avaient quarante ans quand ils firent le guerre, mais sans emphase''. ''Le souffrance humaine ne devrait être pretez à rhètorique. Elle n’inspire à Montherlant qu‘un attendrisement aussitôt réprime. Moins d’ideologie et plus de pudeur, tel est peut étre le trail de toute celle generation qui a aujourd’hui de vingt-cinq à trente ans.'' ''Aussi ne prenons-nous Montherlant que comme exemple. Nous pourrions aussi bien citer deux jeunes ècrivians du même áge que lui, Hessel l’auteur de «L’Equipage» et Philippe Barrès (le fils de Maurice Barrès) l'auteur de «La Guerre à vingt ans». Tous rapportent de la guerre une autre manière d’évaluer les choses et presque une nouvelle sensibilitè''. ''Le spectacle quotidien de la mort leur a appris la petitesse de suffrances qui autrefois les curent accablès. Ils refusent désormais à accorder trop d'importance aux femme et à l'amour.'' ''Ils savent le paids de la douleur physique et le sens du mot «sacrifice». Ils éprouvent moins d'angoisse car ils ont connu le grand tragique de la guerre et que tout, aupres, d'elle, leur parait indifferent. Ce n'est pas manque de sensibilité, mais lucide comparation. Rien ne vaut en face d'un néant.'' ''Montherlant reprend ces idées beaucoup d'autres dans son dernier livre'': «Chant funèbre pour les morts de Verdun» ''qui n'est pas un roman comme «Le songe» mais une longue méditation sur la guerre, sur l'amitié et sur la mort. Méditation pleine de formules qu'eût remeca Barrés, car il existe une parenté entre l'esprit de Montherlant et celui de Barrès (qui d'ailleurs se friquentment), et d'idées qu'il eût pu exprimer. Ce livre est plein du souvenir et mêmes de la prétence de Barrès.'' ''Mais phrases sonnent comme celles'' d'«Amour et dolori sacrum».''De l'ironie, du mepris, sourtout un èlan vera la grandeur.'' ''Mais aussi moins de dilettantisme et plus de mauvetè volontaire dans l'action. Ce n'est pas que nous acuillons ègaler, en le comparant, Montherlant a Barrès. Il n'a pas encore fait ses preuves pour cela et trop de distance les separe. Mais il est bien vrai qu'ils ont en commun la même sèchesse dans l'analyse, la même rapiditè de style. Ce qui les sépare, c'est la guerre vécue et le besoin d'action physique.'' ''Montherlant, comme beaucoup d'autres de son âge, a fait la guerre et c'estinvitè d'agir. De puis, revenus à la vie civile, il leur a fallu contenter les bessoins de violence et de lutte. Le port leur a servi de derivatif. Ils se sont jetés sue le ballon rond comme sut l'ennemi. Une literature sportive a pris naissance; que de jeunes se sont faint connaître en célébrant le 100 mètres! Montherlant a été un de ceux qui ont eu le plus de succes et soulevé le plus de discusions dans ce nouveau genre. D'abord dans «Les Paradis à l'ombre des épées», puis dans «Les Onze devant la Porte dorée» il glorifie non pas tant le sport que les qualités éminentes qu'il suppose.'' ''Ce qui est prenant le pas ce qui parait, ce qu'on mesure sur l'Incommensurable, le caractere hierarchique eta ristocratique de l'organisation et de la discipline, la notion du manque de valeur substitué à celle du peché, lœvre de chair jugle nuisible, non de désobeir à une loi écrite dans le ciel, mais d'être un danger pour òle valeur; la juste mesure du peu d'importance réelle qu'ont les résultats, et ce pendant la conduite en tout comme s'ils ètaient de la dernière importance(la vie comme une partie de foot-ball: on convient qu'il faut la prendre au serieux).'' ''Tous ces sentiments, dit Montherlant, sont inspirées par le sport et tout ils font partie de cette philosophie de l'ordre qui a été celle de l'antiquité et qu'il appelle la philosophie du Tibre. Il l'oppose à la philosophie de L'Oronte qui est celle du désordre et du sentiment. Mais le christianisme de quel cóté se trouve-t-il?'' ''Car Montherlant est chrétien, il a même ecrit son premier livre «La Relève du Martin», la glorie de son collège. Mais c'est un christianisme qui ne prend pas au serieux l'evangele et qui resemble au catholicisme de la Renouvance. On a dit que Monthelant était à la fois catholique et nietzechien. C'est juste. Ce qui'il place au-dessus de tout dans le socièté, c'est l'ordre, ce qui'il estime au-dessus de tout chez l'individs, c'est la force, Les vertus qu'il vent pratiquer, ce sont les vertus uniques.'' ''Ne soyons pas surpris après cela qu'il professe un culte pour la civilisation romaine.'' ''En ce moment il écrit un roman dont il n'a pas encore trouvè le title et un èloge des courses de toureaux «Les Bestiaires»: n'a-t-il pas, passè toute son enfance en Espagne et ne rient-il pas encore cette année d'Andalousie? Mais il médite d'ecrire les vies de Brutus et de Julien l'Apostat. Il pense même à venir l'hiver prochain passer quelque temps à Rome. Voir Rome camblerait son vecu: toute sa vie jusque eir, toute son œvre est excès de respect, parce qu'il ne se trouvait pas suffisamment prèparè pour approcher un tel monceau a gloire. Souhaitons qu'il se decide enfin et qu'il se laisse, èblouir par cette Rome auguste et maternelle où nous autres Francais sommes venus à toutes les èpouques pour y retrouver nos origines et notre famille.'' (''Scritto per il'' Baretti) {{Sc|S. C. Grenier.}} <section end="s2" /><section begin="s3" />{{A destra|''NOVITÀ’''.}} {{ct|f=100%|t=3|v=3|L=2px|'''PIERO GOBETTI Editore'''}} {{Centrato|'''TORINO - Via XX Settembre, 60'''}} {{Sc|G. Dorso}}: ''Rivoluzione Meridionale'' L. 10, — {{Sc|P. Mignosi}}: ''L’eredità dell’ottocento'' » 6,— {{Sc|M. Nicolosi}}: ''Gozzano'' » 3,— {{Sc|L. Pignato}}: ''Pietre'' » 5,— {{Sc|L. Vincenti}}: ''Il teatro tedesco contemporaneo'' » 3,— {{Sc|G. Zadei}}: ''Lamennais'' » 12,— (Sconto 10% ogni abbonato del «Baretti» PIETRO GOBETTI - ''Direttore responsabile'' {{Centrato|Tipografia Sociale - Pinerolo.}} <section end="s3" /><noinclude><references/></noinclude> fpflt3sck0tceubwwf08hikgc1it54c Pagina:Il Baretti - Anno II, n. 16, Torino, 1925.djvu/3 108 592408 3842797 3143341 2026-05-31T16:39:22Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3842797 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="AndreeaCostin" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il baretti}}|67|}}</noinclude><section begin="s1" />{{ct|f=120%|t=1|v=1|L=0px|'''Descrizione di pittori inglesi'''}} ''La'' National Portrait Gallery ''di Londra, non è soltanto un monumento di storia nazionale come Westminster: è anche la storia della pittura inglese. Il culto del ritratto, in questa isola è più antico dell’azione di Holbein e di Van Dyck; è nel gusto della razza per la psicologia prima che nelle trovate della scuola''. {{ct|f=100%|t=1|v=1|L=2px|'''Hogarth'''}} ''E‘ vero che pensando ad Hogarth non si può dimenticare che Holbein aveva fatto scuola alla corte inglese. Ma la pittura satirica di Hogarth («il funerale della comicità» diceva Baudelaire) porta un sapore, di terra e di tradizione! I quadri di Hogarth sono così inglesi che guadagnano ed essere pensati come soggetti cinematografici; e la sua durezza calligrafica non si può mai riferire ad intenti rigorosamente plastici; anzi mira al grottesco, al sinistro: si tratta sempre di episodi di movimento.'' ''Di lui, piccolo, corpulento, dal naso corto e dalla testa rotonda John Wilkes colse definìtivamente il sistema di osservazione quando mostrò la sua incapacità di condurre a termine un soggetto non perverso «Per il suo rancore e per il suo malanimo nativi dovette distogliersi subito con invidia e sdegno da un soggetto simpatico; preferì nutrire il suo cuore cattivo di questi spettacoli odiosi che cercava con zelo — instancabile e con acre implacabilità, perchè congeniali alla sua natura». Il padre della pittura inglese non poteva non nutrire questa protervia di pamphletaire, questa ostinazione di aneddotista.'' ''Bizzarro, juissionale, cervello a chiodi insormontabili per la stessa intolleranza del suo buon senso, arguto più che intelligente, pratico più che esperto, moralista più che filosofo, più letterato che scrittore, più novelliere che pittore. Attaccato alle proprie contraddizioni come, ai più solidi istinti.'' ''La sua fantasia petulante lo costringeva a limitarti all’arabesco dell’emozione: e i toni delle sue stampe risalterebbero bene nei romanzi di De Foe e di Richardson. Davanti ai più audaci ritratti inglesi non dimenticate mai che prima del ritratto c'era l'aneddoto, prima del «segno» l'umorismo del disegno!'' {{ct|f=100%|t=1|v=1|L=2px|'''Blake'''}} Anche Blake ha fatto soltanto l'illustratore. Ma Blake è plastico; il suo grottesco è sempre apocalittico. Dopo aver veduto il terribile Blake, non so pensare un altro pittore di Dante''. {{ct|f=100%|t=1|v=1|L=2px|'''Reynolds'''}} Necessità di non amare Reynolds quando si è messo troppo in alto, troppo solo Gainsborough. Certi conflitti fatali diventano più duri se i combattenti hanno fatto la pace, il giorno della morte.'' ''Il nostro discorso d'innamorati di Perdita sarà dunque ambiguo.'' ''Reynolds è nato al suo paese nel momento ideale. Egli doveva riuscire antipatico come tutti gli uomini provvidenziali. Si direbbe che senza di lui gli inglesi non avrebbero potuto imparare a dipingere. Solo un uomo della tua tempra, equilibrato, oggettivo, ragionevole, poteva indicare una via giusta. Hogarth maestro era un equivoco, Gainsborough un pericolo.'' ''Reynolds fece il suo viaggio in Europa, e specialmente il suo viaggio in Italia, con uno scrupolo impersonale. Le note di viaggio che scrisse sono un Baedeker minuziosissimo del pittore. Quando tornò aveva imparato tutto e poteva disegnare tutto. Affidandosi al solo mestiere nessuno seppe, trovare e vedere meglio di lui. Il suo buon senso, se non la sua ispirazione, era europeo; potè ridurre con vera eleganza le proporzioni del genio a chiare questioni di intelligenza.'' ''Perciò abbiamo la sua pittura nemica dei fotografi Hudson e Coler; per il suo «ritratto romantico» chiede modelli poetici e una sana solidità di segno c'è certamente nella'' Strawberies Girl. ''Insomma nessuno dopo lui raggiunse in Inghilterra l'altezza del suo eclettismo. Sapeva vivere e farsi valere nel mondo, nei clubs; seppe far scuola.'' ''E' vero che il suo realismo non è paradossale, non è eccezionale; che il suo senso del limite, completo e sicuro, ci annienta. Ma non dobbiamo negargli di capirlo, almeno in omaggio a quella capacità di capire che egli ebbe, inguaribilmente sovrana.'' {{ct|f=100%|t=1|v=1|L=2px|'''Gainsborough'''}} Perdita, ''apparizione di aristocratica finezza, di lontananza sconcertante; segno limpidamente tagliente, toni staccati dal paesaggio trasparente''. ''Gainsborough è l’inventore del paesaggio inglese; vi ha introdotto come una nostalgia sottile di Tiziano giovane; la grazia ambigua di Mrs. Robinson è ugualmente nel mistero della atmosfera sonora''. ''Visse tra gli uomini come in esilio, senza cedere alla felicità e alla facilità che lo circondarono. Cercò trepidamente la sua pittura come un enigma sottile; lasciandosi sedurre solo dalla freschezza e dalla tenerezza dell’ ineffabile. Lavorava come, per attendere l'ispirazione. Trasportava lo studio sulla tela definitiva da più studi preparatori ad olio; formava contemporaneamente tutte le parti del quadro facendole progredire assieme, ma lasciava quasi indeterminata la testa finchì non venisse il momento felice. La sua pittura di primitivo doveva esser, pittura di scoperta.'' {{ct|f=100%|t=1|v=1|L=2px|'''Romney'''}} ''Romney riduce la pittura della grazia a nobili oleografie. Così Morland aveva fatto della pittura dì episodi di Hogarth ma conservando un gusto paesano. Il pittore di Lady Hamilton è un pittore di costumi, ma il suo disegno sentimentale non ha nulla di incisivo. Si accontenta di un patetico stucchevole. Colore sfumato come un'orlatura di sentimentalismo.'' ''Da Romney la tradizione può arrivare sino a Watts e a Sargent, mentre i grandi pittori di razza cercano il paesaggio: Constable e Crome e più originale dì tutti Turner, scontroso e conosciuto, che sa il segreto della luce non derivata dai contrasti dei colori ma dalla giustezza dei toni e dalla chiarezza delle ombre portate''. {{ct|f=100%|t=1|v=1|L=2px|'''Rossetti realista'''}} Anche Rossetti è un inglese di razza attaccato alla terra e alla ricerca della potenza del segno. Il suo cosmopolitismo è una leggenda; e le teorie prerafaellite sono un velo che ci tolgono di capire il pittore.'' ''L’ideale pittorico di Rossetti scende direttamente dalla tradizione locale; dal gusto del contorno dì Hogarth e dal sottile enigma della bellezza femminile di Gainsborough. Anche quando la deformazione del suo segno è calligrafica conserva una seduzione terrestre e perversa. ''Bisogna guardare l’esotica Boloved di Rossetti come un prodotto di puro realismo.'' {{ct|f=100%|t=1|v=1|L=2px|'''Specchio dello spirilo inglese'''}} ''Il dominio degli inglesi sulla terra è un dominio di timidi, egoisti e pensosi. Cosi la pittura inglese è ricerca di uomini e aspirazione al ritratto il paesaggio sarà la poesia e la luce di questa taciturna psicologia''. {{A destra|p. g.}} <section end="s1" /><section begin="s2" />{{ct|f=140%|t=1|v=1|L=0px|'''L’esotismo nella letteratura francese'''}} L'esotismo entra nella letteratura francese in tempi non precisamente moderni, come attestano il ''Paul et Virginie'' e i romanzetti americani del visconte di Chateaubriand: una letteratura caotica vora o propria è costituita dalle cento e cento relazioni di viaggio frequenti nel 1600 o nel 1700 francese. Ed era esotismo di marca sopraffina, non contraffazione lettoraria alla maniera dello ''Zadig''. Anche nella poesia appare press'a poco nell’istessa epoca, nello rimo del piacevole abate Delille. Ma fu l'unico, all’incirca con Andrea Chenier l’esotismo comincia a transubstanziarsi: si sviluppa per un lato tutto interiore e lascia atrofizzarsi il punto di vista del colore, della pittura. E’ illecito parlar d'esotismo a proposito di Lamartino, di Hugo: in Leconte de Lisle e in Dierx riappare la sollecitudine per i colori descrittivi, ma è più che altro un motivo lirico casuale, legato ai ricordi d'infanzia di codesti due poeti nati in terre lontane, come J. M. de Hèrèdia. Ma ora convien faro una distinzione fra quei poeti per cui la descrizione di paesi è tema lirico centrale, essenza dell'opera — ed altri che la scelsero come sfondo mutevole allo sbocciare di un lirismo tutto interiore e non sottomesso a pretesti geografici. Questa distinzione sussiste anche nei tempi nostri, poichè se in Cendrars, prototipo dei poeti dell’esotismo, questo è centro della poesia, in Sègalen e in Morand non è che decorazione o punto di partenza. Altra differenza bisogna mostrare fra poeti nella cui opera appaion saltuariamente colori d'esotismo, per lo più letterarii, como Claudel o Salmon, e quelli che son precisamente — o solamente — poeti di terre lontane. ''La Nouvelle Revue Francaise'' annunzia da qualche mese la pubblicazione d’una ''Lettera aperta su l'esotismo'', di L. P. Fargue, lettera che dov'essere più che interessante per parecchie ragioni: innanzi tutto per la sottigliezza di codesto poeta troppo raro; poi ci ricordiamo di aver letto in ''Commerce'', la magnifica rivista diretta appunto dal Fargue, una coloratissima e diffusa relazione d'un viaggiatore del 1700 sui costumi e i caratteri dell'Indocina; o infine poichè il Fargue, assieme a Valèry Larbaud, scrisse la prefazione, alle poesie postume di H. M. Levet, che fu probabilmente l'iniziatore di un certo esotismo nuovo nella poesia. Poichè in verità bisogna affermare che non c’è nulla d'esotico nella poesia di Laforgue o di Corbière, sebbene quello sia nato a Montevideo e questo abbia viaggiato, o ambedue citin nei loro versi nomi di terre lontane. In quol periodo vibrava nella poesia un'ampia ispirazione verso il viaggio e l’avventura, ma cme l’esotismo di Baudelaire si limita a cantar la mua negra e ad accozzare un paio d’aggettivi scelti bene a due nomi di continenti, così tutte le scorrerie oltre confine dei simbolisti sono puramente letterarie. Wagner faceva scuola: i posti si commovevano epilogando su le nevi del Nord o sui galoppi di Brunilde, ma era una moda. E le canzoncine sottovoce dei brucellosi, le chiazze di colore dei fiamminghi nemmeno erano esotismo. Oggi ancora quei nomi e quelle citazioni che si vedon quà e là nelle rime di Duhamel son protesti: come i canti a Schèherazade e alla Boemia di T. Kleingsor. Occorre separare il cosmopolitismo dall’esotismo: cosmopolitismo non è una parola esatta, poichè se è bene applicata a significar la sostanza della poesia di Larbaud o di Morand, non spiega il casuale apparir di nomi di paesi europei nell’opera di queato o quel poeta. Tutti hanno viaggiato, e tutti trovan la maniera d’incastrare uno o due nomi di stazioni viste da un trono, in fondo a una poesiola di venti versi. Questo non ha nulla in comune con l’esotismo. E’ certamente stupido localizzare i motivi d’erotismo solo in Cina o nelle ''pampas'': perciò ci sembra si debba comprendere in codesto termine più generale anche il cosmopolitismo. Nell’opera lirica di Sègalen, nello poesie in prosa di ''Peintures'' e nei versetti claudeliani delle ''Steles'', pochi particolari ricordano lo scorrevolissimo narratore della Cina di ''Renè Leys'' o della Tahiti degli ''Immèmoriaux'', ov ’è evidente il partito preso di dipingere, sotto complicate trame, i paesi: nelle poesie l’esotismo è accidentale, è la sontuosa ornamentazione dei sentimenti che codesto epigono dei simbolisti stilizza all’eccesso. Sogni d’eroismo o nenie d’amor sconfitto, pompe o incensi dell'estasi o tentativi d’esprimer la sensazione raffinata, la Cina in quelle poesie corrisponde al Nord ch’è nelle leggende di Vielè-Griffin: evidentemente Sègalen vissuto lungamente in Cina e imbevutosi; della sapienza orientale, anche senza volerlo, imprime al suo lirismo un color d’esotismo. Ma la ricerca della musicalità o dell’estasi, o, dopo, il frugare in fondo ai viluppi d’idee per estrarre da esse succhi essenziali, è ciò che caratterizza l’opera di Victor Sègalen. Por molti aspetti simile alla sua, la poesia di O. W de L. Milosze di Saint Lèger-Lèger — o St. John-Perse che dir si voglia — ambedue epigoni del simbolismo o seguaci della ritmica di Claudel, è anche fondata su la musicalità dell’idea: nella ''Confession de Lemuel'' del primo spesso l’universo stilistico della metafisica sconfina nei campi del lirismo, abolendo ogni suggestione possibile dei paesaggi lettoni a mala pena intervisti; così egli ''Elogese'' poi ancora più l’''Anabase'' di St. Lèger-Lèger, assai vicino in questo a Sègalen, approdano ad un’esaltazione del sentire o del pensare cinese, senza che avvenga un’attrazione verso i colori del popolo e dei paesi''. Diversissima è la poesia di {{Wl|Q272|Morand}}: si potrebbe dimostrare che ogni suo quadro lirico è l’abbozzo d’un frammento di novella o di romanzo. L’andatura senz’armonia del verso che or s’appiglia a {{Wl|Q123080|Cendras}}, ora si fa perfin scheletrico quasi secondo i dettami del neo-classicismo di {{Wl|Q334983|J. Romains}}, ammassa fulmineo comparazioni dallo schema eguale a quello dello stile di ''Ouvert la Nuit''. Poco lirismo puro è in lui, che traspare dalla delicata rete di parole dell’''Ode a Marcel Proust''. In generale la sua poesia è dominata da constatazioni sociali e morali; l’ombra del fenomeno e della catastrofe sta’ sempre li a coprire ogni istinto. La Germania in ''Mort d’un autre juif'', l’America di ''Business'', l’Italia di ''Paradiso-Belvedere'' non sono nel centro della poesia: o so ci sono, Morand le ha viste schematicamente, secondo ispirazioni sociali. Perciò egli preferisce quei riepiloghi — come ''Echantillon'' o ''Signal d’Alarme'' — che ritroveremo in {{AutoreCitato|Valery Larbaud|Larbaud}}, baraonda costruita, torre di Babele voluta per la suggestione dell’universo allo sbaraglio. Morand è probabilmente — come Larbaud — il prototipo dell’''homo europaeus'': attirato dal consesso degli uomini organizzati, o non dagli uomini visti in libertà, nè dai colori dei paesi. Il M. Levet, morto a 32 anni nel 1906, è un precursore: egli è il poeta marittimo, il poeta dei transatlantici e delle cartoline postali, che porta a spasso su l’Atlantico «''il fiore della sua malinconia anglosassone''». I suoi ritmi slegati, certe stilizzazioni come «''in questo mare piatto come la mano''», meritano ch’egli sia considerato quale assai vicino ai giochi stilistici della poesia moderna. In lui quello che diverrà poi lo spregiudicato cosmopolitismo di Larbaud si fonde con le ultime risonanze del simbolismo, ironiette alla maniera di Jammes o di Laforgue: <poem> ''Ni les attraits des plus aimables Argentins ''ni les courses à cheval dans la pampa ''n’ont le pouvoir de distraire de son spleen ''le Consul Gènèral de France à son Plata... </poem> La fine del suo sonetto ''Outword'' permette che gli si avvicinino le ''Poesies de A. O. Barnabooth'' di Larbaud: esiste fra questi due poeti una somiglianza di sentimenti, e non ha errato chi ha detto Levet «fratello maggiore di Barnabooth». Ma so Levet è il poeta marittimo, e non il primo, Larbaud è l’iniziatore autentico della poesia degli ''sleeping-cars'', la poesia dei grandi espressi europei e americani. Ho già detto che la parola «cosmopolitismo» lo veste come un abito perfetto. Con lui nasce una poesia fondata sui nomi delle stazioni o dei treni, in cui di rado appare un personaggio che non sia il poeta stesso, in cui il paesaggio non si rivela mai. Larbaud stesso, intitolando ''Borborygmes'' alcune delle sue liriche, confessa un’esatta definizione d’esse: «''Gorgoglìo, soffocato, rumore della boccia che si vuota...''», rimescolii dell’io, nel rarefatto ambiente di paesi intervisti dal finestrino della cabina, su l’yacht: «ho su l’anima un cerchio luminoso: il finestrino, come una vetrina di bottega ove ti vendeste il mare''». Non interamente liberatosi dal simbolismo, ma già abbastanza ''disponibile'' da osare un «''never more - et puit Zut''» Larbaud chiede per il suo spleen biricchinesco «il tuo gran chiasso, il tuo ampio andare così dolce, il tuo scivolar notturno attraverso l’Europa illuminata, o treno di lusso!» Spagna, Russia Meridionale, Italia, Inghilterra, Scandinavia, tutta l’Europa — come nella seconda parte dello poesie — vasta atmosfera in cui è a suo agio il poeta che poi saprà ritornare, in una delle liriche più belle del volume, alla «''vecchia stazione di Cahors... ritirata dagli affari... che stende al sole delle colline i suni marciapiedi vuoti...''» Canti d’un europeo: non proprio erotismo, poichè tutta l’Europa è la patria di Larbaud. Non si può parlar d’esotismo, a essere esatti, a proposito di P. J. Toulet o di J. Supervielle. Supervielle è nato a Montevideo, corno Lautrèamont e Laforgue: e se nulla nella sua opera ricorda l'autore dei ''Canti di Maldow'', le sue prime poesie poste sotto l’invocazione de «''l’humour triste''» facevano pensare a Lafergue. In quelle e nei ''Dèbarcadères'' che vennero dopo il lirismo si sprigionava dal poeta al cospetto della pampa come una vampa d’erba secca per un’invisibile e infinita scintilla. Ampia poesia ov’erano i soli interminabili e le galoppate, enorme sbocciare del frutto ricco di succhi verdi cielo e distesa di terre, ritmo del cuore calmo e del galoppo. Ma per Supervielle la pampa è la grande patria, dov’è nato e cresciuto: ed è malagevole parlar d’erotismo per tal poesia. Toulet, d’origine creola, costrinse in acide ed ellitiche strofi il sole della sua isola, e in versi più scherzosi piccole impressioni della Cina — quolla Cina tutta letteraria che ritornerà ne ''L’etrang Royaume'' — o dell’Algeria troppo simile ai suoi paesi baschi o all’isola della Riunione. Esotismo monocorde, breve gioco d’un rimatore troppo abile, che si perde nell’esagerata stilizzazione. Ma a tutti questi poeti, per un verso o un altro, si può contestar la qualifica d’esotisti: il poeta completo e perfetto, dal punto di vista dell’esotismo, è Blaise Cendrars, uno dei maestri della avanguardia francese. Cendrars, nato in quel salotto politico del l’universo che è la Svizzera, è divenuto poeta del «mondo intero». L’Africa e le due Americhe per lungo o per largo, tutta l’Europa e per la Transiberiana fino al Giappone, e perfino l’Oceania lontana, il mondo intero percorso a piedi o in terza classe, lavorando o «arrangiandosi» come il generale J. A. Suter, eroe suo romanzo L’''Or'', il mondo che mai finisce d’esser bello e ch’è tanto piccolo. ''Du mondo entier'' è il libro di poesia su cui tutta una generazione ha voluto modellarsi senza riuscirvi. Poeta rude e nudo cho abolisce ogni ritmica o ogni musica, — ottenendo per istinto armonie barbare inacessibili a tutti i tentativi, — Ceudrars costruisce la lirica a nocchi pieni, a solida compatta architettura cui presiede qualcosa di meglio che una passività creatrice, — una volontà. Il misticismo a fior di pelle di ''Pâques a New York'' la storia doi sette zii nell’indiavodisea sentimontale della ''Prose du Transsiberien'', ''vero e proprio'' treno sborniato ''dopo «il Bateau fvre di Rimbaud''», come ha eccellentemente scritto Jean Cocteau, e dopo le istantanee di ''Kodak'' o delle ''Feuilles de Route'', nel Far-West e nel Brasile, nell’Oceania o nello Indie, hanno introdotto nella poesia francese colori e forme che prima non esistevano. Solo nell’immenso ambiente che edifica intorno a lui tutto il mondo, con i paesi e gli uomini, le piante e i cieli, solo in tanta atmosfera respira liberamente il lirismo di Cendrars. Ma in lui come non avviene nella maggior parte dei poeti citati qui — l’esotismo s’incorpora nel suo sentire, compone un tutto da cui è impossibile scindere l’amore per le terre lontane, poichè non è uno stimolante fittizio, non è un artificio. La sua poesin rozza e colante come lava può essere con giustezza asomigliata all’uccello Roc, che con le sue ali spalancate copre il sentimentalismo di tutto il mondo, e da esso trae una linfa inevitabilmente barbara. {{A destra|{{Sc|Nino Frank.}}}} <section end="s2" /><section begin="s3" />{{ct|f=100%|t=1|v=1|L=1px|'''PIERO GOBETTI Editore'''}} {{Centrato|'''TORINO - Via XX Settembre, 60'''}} {{A destra|''NOVITA’''}} {{Sc|L. Magrini}}: ''In Brasile'' L. 10, — {{Sc|O. Prunas}}: ''Il volto di Satana'' (dramma) „ 8,— {{Sc|F. Ruffini}}: ''Diritti di Libertà, Saggio completamente inedito sulle costituzioni moderne,» 10,— {{Sc|G. Sciortino}}: ''Ventura'', liriche » 4,— {{Sc|C. Sukert}}: ''Italia barbara', con prefazione di P. Gobetti, » 7,— {{Sc|M. Viana}}: ''Perchè la vita è cara'' » 5,— (Sconto del 10 % ai nostri abbonati) <section end="s3" /><noinclude><references/></noinclude> isu6yrtmwx08ngi7y97tu8b1q7pawfp 3842800 3842797 2026-05-31T16:40:39Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3842800 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="AndreeaCostin" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il baretti}}|67|}}</noinclude><section begin="s1" />{{ct|f=120%|t=1|v=1|L=0px|'''Descrizione di pittori inglesi'''}} ''La'' National Portrait Gallery ''di Londra, non è soltanto un monumento di storia nazionale come Westminster: è anche la storia della pittura inglese. Il culto del ritratto, in questa isola è più antico dell’azione di Holbein e di Van Dyck; è nel gusto della razza per la psicologia prima che nelle trovate della scuola''. {{ct|f=100%|t=1|v=1|L=2px|'''Hogarth'''}} ''E‘ vero che pensando ad Hogarth non si può dimenticare che Holbein aveva fatto scuola alla corte inglese. Ma la pittura satirica di Hogarth («il funerale della comicità» diceva Baudelaire) porta un sapore, di terra e di tradizione! I quadri di Hogarth sono così inglesi che guadagnano ed essere pensati come soggetti cinematografici; e la sua durezza calligrafica non si può mai riferire ad intenti rigorosamente plastici; anzi mira al grottesco, al sinistro: si tratta sempre di episodi di movimento.'' ''Di lui, piccolo, corpulento, dal naso corto e dalla testa rotonda John Wilkes colse definìtivamente il sistema di osservazione quando mostrò la sua incapacità di condurre a termine un soggetto non perverso «Per il suo rancore e per il suo malanimo nativi dovette distogliersi subito con invidia e sdegno da un soggetto simpatico; preferì nutrire il suo cuore cattivo di questi spettacoli odiosi che cercava con zelo — instancabile e con acre implacabilità, perchè congeniali alla sua natura». Il padre della pittura inglese non poteva non nutrire questa protervia di pamphletaire, questa ostinazione di aneddotista.'' ''Bizzarro, juissionale, cervello a chiodi insormontabili per la stessa intolleranza del suo buon senso, arguto più che intelligente, pratico più che esperto, moralista più che filosofo, più letterato che scrittore, più novelliere che pittore. Attaccato alle proprie contraddizioni come, ai più solidi istinti.'' ''La sua fantasia petulante lo costringeva a limitarti all’arabesco dell’emozione: e i toni delle sue stampe risalterebbero bene nei romanzi di De Foe e di Richardson. Davanti ai più audaci ritratti inglesi non dimenticate mai che prima del ritratto c'era l'aneddoto, prima del «segno» l'umorismo del disegno!'' {{ct|f=100%|t=1|v=1|L=2px|'''Blake'''}} Anche Blake ha fatto soltanto l'illustratore. Ma Blake è plastico; il suo grottesco è sempre apocalittico. Dopo aver veduto il terribile Blake, non so pensare un altro pittore di Dante''. {{ct|f=100%|t=1|v=1|L=2px|'''Reynolds'''}} Necessità di non amare Reynolds quando si è messo troppo in alto, troppo solo Gainsborough. Certi conflitti fatali diventano più duri se i combattenti hanno fatto la pace, il giorno della morte.'' ''Il nostro discorso d'innamorati di Perdita sarà dunque ambiguo.'' ''Reynolds è nato al suo paese nel momento ideale. Egli doveva riuscire antipatico come tutti gli uomini provvidenziali. Si direbbe che senza di lui gli inglesi non avrebbero potuto imparare a dipingere. Solo un uomo della tua tempra, equilibrato, oggettivo, ragionevole, poteva indicare una via giusta. Hogarth maestro era un equivoco, Gainsborough un pericolo.'' ''Reynolds fece il suo viaggio in Europa, e specialmente il suo viaggio in Italia, con uno scrupolo impersonale. Le note di viaggio che scrisse sono un Baedeker minuziosissimo del pittore. Quando tornò aveva imparato tutto e poteva disegnare tutto. Affidandosi al solo mestiere nessuno seppe, trovare e vedere meglio di lui. Il suo buon senso, se non la sua ispirazione, era europeo; potè ridurre con vera eleganza le proporzioni del genio a chiare questioni di intelligenza.'' ''Perciò abbiamo la sua pittura nemica dei fotografi Hudson e Coler; per il suo «ritratto romantico» chiede modelli poetici e una sana solidità di segno c'è certamente nella'' Strawberies Girl. ''Insomma nessuno dopo lui raggiunse in Inghilterra l'altezza del suo eclettismo. Sapeva vivere e farsi valere nel mondo, nei clubs; seppe far scuola.'' ''E' vero che il suo realismo non è paradossale, non è eccezionale; che il suo senso del limite, completo e sicuro, ci annienta. Ma non dobbiamo negargli di capirlo, almeno in omaggio a quella capacità di capire che egli ebbe, inguaribilmente sovrana.'' {{ct|f=100%|t=1|v=1|L=2px|'''Gainsborough'''}} Perdita, ''apparizione di aristocratica finezza, di lontananza sconcertante; segno limpidamente tagliente, toni staccati dal paesaggio trasparente''. ''Gainsborough è l’inventore del paesaggio inglese; vi ha introdotto come una nostalgia sottile di Tiziano giovane; la grazia ambigua di Mrs. Robinson è ugualmente nel mistero della atmosfera sonora''. ''Visse tra gli uomini come in esilio, senza cedere alla felicità e alla facilità che lo circondarono. Cercò trepidamente la sua pittura come un enigma sottile; lasciandosi sedurre solo dalla freschezza e dalla tenerezza dell’ ineffabile. Lavorava come, per attendere l'ispirazione. Trasportava lo studio sulla tela definitiva da più studi preparatori ad olio; formava contemporaneamente tutte le parti del quadro facendole progredire assieme, ma lasciava quasi indeterminata la testa finchì non venisse il momento felice. La sua pittura di primitivo doveva esser, pittura di scoperta.'' {{ct|f=100%|t=1|v=1|L=2px|'''Romney'''}} ''Romney riduce la pittura della grazia a nobili oleografie. Così Morland aveva fatto della pittura dì episodi di Hogarth ma conservando un gusto paesano. Il pittore di Lady Hamilton è un pittore di costumi, ma il suo disegno sentimentale non ha nulla di incisivo. Si accontenta di un patetico stucchevole. Colore sfumato come un'orlatura di sentimentalismo.'' ''Da Romney la tradizione può arrivare sino a Watts e a Sargent, mentre i grandi pittori di razza cercano il paesaggio: Constable e Crome e più originale dì tutti Turner, scontroso e conosciuto, che sa il segreto della luce non derivata dai contrasti dei colori ma dalla giustezza dei toni e dalla chiarezza delle ombre portate''. {{ct|f=100%|t=1|v=1|L=2px|'''Rossetti realista'''}} Anche Rossetti è un inglese di razza attaccato alla terra e alla ricerca della potenza del segno. Il suo cosmopolitismo è una leggenda; e le teorie prerafaellite sono un velo che ci tolgono di capire il pittore.'' ''L’ideale pittorico di Rossetti scende direttamente dalla tradizione locale; dal gusto del contorno dì Hogarth e dal sottile enigma della bellezza femminile di Gainsborough. Anche quando la deformazione del suo segno è calligrafica conserva una seduzione terrestre e perversa. ''Bisogna guardare l’esotica Boloved di Rossetti come un prodotto di puro realismo.'' {{ct|f=100%|t=1|v=1|L=2px|'''Specchio dello spirilo inglese'''}} ''Il dominio degli inglesi sulla terra è un dominio di timidi, egoisti e pensosi. Così la pittura inglese è ricerca di uomini e aspirazione al ritratto il paesaggio sarà la poesia e la luce di questa taciturna psicologia''. {{A destra|p. g.}} <section end="s1" /><section begin="s2" />{{ct|f=140%|t=1|v=1|L=0px|'''L’esotismo nella letteratura francese'''}} L'esotismo entra nella letteratura francese in tempi non precisamente moderni, come attestano il ''Paul et Virginie'' e i romanzetti americani del visconte di Chateaubriand: una letteratura caotica vora o propria è costituita dalle cento e cento relazioni di viaggio frequenti nel 1600 o nel 1700 francese. Ed era esotismo di marca sopraffina, non contraffazione lettoraria alla maniera dello ''Zadig''. Anche nella poesia appare press'a poco nell’istessa epoca, nello rimo del piacevole abate Delille. Ma fu l'unico, all’incirca con Andrea Chenier l’esotismo comincia a transubstanziarsi: si sviluppa per un lato tutto interiore e lascia atrofizzarsi il punto di vista del colore, della pittura. E’ illecito parlar d'esotismo a proposito di Lamartino, di Hugo: in Leconte de Lisle e in Dierx riappare la sollecitudine per i colori descrittivi, ma è più che altro un motivo lirico casuale, legato ai ricordi d'infanzia di codesti due poeti nati in terre lontane, come J. M. de Hèrèdia. Ma ora convien faro una distinzione fra quei poeti per cui la descrizione di paesi è tema lirico centrale, essenza dell'opera — ed altri che la scelsero come sfondo mutevole allo sbocciare di un lirismo tutto interiore e non sottomesso a pretesti geografici. Questa distinzione sussiste anche nei tempi nostri, poichè se in Cendrars, prototipo dei poeti dell’esotismo, questo è centro della poesia, in Sègalen e in Morand non è che decorazione o punto di partenza. Altra differenza bisogna mostrare fra poeti nella cui opera appaion saltuariamente colori d'esotismo, per lo più letterarii, como Claudel o Salmon, e quelli che son precisamente — o solamente — poeti di terre lontane. ''La Nouvelle Revue Francaise'' annunzia da qualche mese la pubblicazione d’una ''Lettera aperta su l'esotismo'', di L. P. Fargue, lettera che dov'essere più che interessante per parecchie ragioni: innanzi tutto per la sottigliezza di codesto poeta troppo raro; poi ci ricordiamo di aver letto in ''Commerce'', la magnifica rivista diretta appunto dal Fargue, una coloratissima e diffusa relazione d'un viaggiatore del 1700 sui costumi e i caratteri dell'Indocina; o infine poichè il Fargue, assieme a Valèry Larbaud, scrisse la prefazione, alle poesie postume di H. M. Levet, che fu probabilmente l'iniziatore di un certo esotismo nuovo nella poesia. Poichè in verità bisogna affermare che non c’è nulla d'esotico nella poesia di Laforgue o di Corbière, sebbene quello sia nato a Montevideo e questo abbia viaggiato, o ambedue citin nei loro versi nomi di terre lontane. In quol periodo vibrava nella poesia un'ampia ispirazione verso il viaggio e l’avventura, ma cme l’esotismo di Baudelaire si limita a cantar la mua negra e ad accozzare un paio d’aggettivi scelti bene a due nomi di continenti, così tutte le scorrerie oltre confine dei simbolisti sono puramente letterarie. Wagner faceva scuola: i posti si commovevano epilogando su le nevi del Nord o sui galoppi di Brunilde, ma era una moda. E le canzoncine sottovoce dei brucellosi, le chiazze di colore dei fiamminghi nemmeno erano esotismo. Oggi ancora quei nomi e quelle citazioni che si vedon quà e là nelle rime di Duhamel son protesti: come i canti a Schèherazade e alla Boemia di T. Kleingsor. Occorre separare il cosmopolitismo dall’esotismo: cosmopolitismo non è una parola esatta, poichè se è bene applicata a significar la sostanza della poesia di Larbaud o di Morand, non spiega il casuale apparir di nomi di paesi europei nell’opera di queato o quel poeta. Tutti hanno viaggiato, e tutti trovan la maniera d’incastrare uno o due nomi di stazioni viste da un trono, in fondo a una poesiola di venti versi. Questo non ha nulla in comune con l’esotismo. E’ certamente stupido localizzare i motivi d’erotismo solo in Cina o nelle ''pampas'': perciò ci sembra si debba comprendere in codesto termine più generale anche il cosmopolitismo. Nell’opera lirica di Sègalen, nello poesie in prosa di ''Peintures'' e nei versetti claudeliani delle ''Steles'', pochi particolari ricordano lo scorrevolissimo narratore della Cina di ''Renè Leys'' o della Tahiti degli ''Immèmoriaux'', ov ’è evidente il partito preso di dipingere, sotto complicate trame, i paesi: nelle poesie l’esotismo è accidentale, è la sontuosa ornamentazione dei sentimenti che codesto epigono dei simbolisti stilizza all’eccesso. Sogni d’eroismo o nenie d’amor sconfitto, pompe o incensi dell'estasi o tentativi d’esprimer la sensazione raffinata, la Cina in quelle poesie corrisponde al Nord ch’è nelle leggende di Vielè-Griffin: evidentemente Sègalen vissuto lungamente in Cina e imbevutosi; della sapienza orientale, anche senza volerlo, imprime al suo lirismo un color d’esotismo. Ma la ricerca della musicalità o dell’estasi, o, dopo, il frugare in fondo ai viluppi d’idee per estrarre da esse succhi essenziali, è ciò che caratterizza l’opera di Victor Sègalen. Por molti aspetti simile alla sua, la poesia di O. W de L. Milosze di Saint Lèger-Lèger — o St. John-Perse che dir si voglia — ambedue epigoni del simbolismo o seguaci della ritmica di Claudel, è anche fondata su la musicalità dell’idea: nella ''Confession de Lemuel'' del primo spesso l’universo stilistico della metafisica sconfina nei campi del lirismo, abolendo ogni suggestione possibile dei paesaggi lettoni a mala pena intervisti; così egli ''Elogese'' poi ancora più l’''Anabase'' di St. Lèger-Lèger, assai vicino in questo a Sègalen, approdano ad un’esaltazione del sentire o del pensare cinese, senza che avvenga un’attrazione verso i colori del popolo e dei paesi''. Diversissima è la poesia di {{Wl|Q272|Morand}}: si potrebbe dimostrare che ogni suo quadro lirico è l’abbozzo d’un frammento di novella o di romanzo. L’andatura senz’armonia del verso che or s’appiglia a {{Wl|Q123080|Cendras}}, ora si fa perfin scheletrico quasi secondo i dettami del neo-classicismo di {{Wl|Q334983|J. Romains}}, ammassa fulmineo comparazioni dallo schema eguale a quello dello stile di ''Ouvert la Nuit''. Poco lirismo puro è in lui, che traspare dalla delicata rete di parole dell’''Ode a Marcel Proust''. In generale la sua poesia è dominata da constatazioni sociali e morali; l’ombra del fenomeno e della catastrofe sta’ sempre li a coprire ogni istinto. La Germania in ''Mort d’un autre juif'', l’America di ''Business'', l’Italia di ''Paradiso-Belvedere'' non sono nel centro della poesia: o so ci sono, Morand le ha viste schematicamente, secondo ispirazioni sociali. Perciò egli preferisce quei riepiloghi — come ''Echantillon'' o ''Signal d’Alarme'' — che ritroveremo in {{AutoreCitato|Valery Larbaud|Larbaud}}, baraonda costruita, torre di Babele voluta per la suggestione dell’universo allo sbaraglio. Morand è probabilmente — come Larbaud — il prototipo dell’''homo europaeus'': attirato dal consesso degli uomini organizzati, o non dagli uomini visti in libertà, nè dai colori dei paesi. Il M. Levet, morto a 32 anni nel 1906, è un precursore: egli è il poeta marittimo, il poeta dei transatlantici e delle cartoline postali, che porta a spasso su l’Atlantico «''il fiore della sua malinconia anglosassone''». I suoi ritmi slegati, certe stilizzazioni come «''in questo mare piatto come la mano''», meritano ch’egli sia considerato quale assai vicino ai giochi stilistici della poesia moderna. In lui quello che diverrà poi lo spregiudicato cosmopolitismo di Larbaud si fonde con le ultime risonanze del simbolismo, ironiette alla maniera di Jammes o di Laforgue: <poem> ''Ni les attraits des plus aimables Argentins ''ni les courses à cheval dans la pampa ''n’ont le pouvoir de distraire de son spleen ''le Consul Gènèral de France à son Plata... </poem> La fine del suo sonetto ''Outword'' permette che gli si avvicinino le ''Poesies de A. O. Barnabooth'' di Larbaud: esiste fra questi due poeti una somiglianza di sentimenti, e non ha errato chi ha detto Levet «fratello maggiore di Barnabooth». Ma so Levet è il poeta marittimo, e non il primo, Larbaud è l’iniziatore autentico della poesia degli ''sleeping-cars'', la poesia dei grandi espressi europei e americani. Ho già detto che la parola «cosmopolitismo» lo veste come un abito perfetto. Con lui nasce una poesia fondata sui nomi delle stazioni o dei treni, in cui di rado appare un personaggio che non sia il poeta stesso, in cui il paesaggio non si rivela mai. Larbaud stesso, intitolando ''Borborygmes'' alcune delle sue liriche, confessa un’esatta definizione d’esse: «''Gorgoglìo, soffocato, rumore della boccia che si vuota...''», rimescolii dell’io, nel rarefatto ambiente di paesi intervisti dal finestrino della cabina, su l’yacht: «ho su l’anima un cerchio luminoso: il finestrino, come una vetrina di bottega ove ti vendeste il mare''». Non interamente liberatosi dal simbolismo, ma già abbastanza ''disponibile'' da osare un «''never more - et puit Zut''» Larbaud chiede per il suo spleen biricchinesco «il tuo gran chiasso, il tuo ampio andare così dolce, il tuo scivolar notturno attraverso l’Europa illuminata, o treno di lusso!» Spagna, Russia Meridionale, Italia, Inghilterra, Scandinavia, tutta l’Europa — come nella seconda parte dello poesie — vasta atmosfera in cui è a suo agio il poeta che poi saprà ritornare, in una delle liriche più belle del volume, alla «''vecchia stazione di Cahors... ritirata dagli affari... che stende al sole delle colline i suni marciapiedi vuoti...''» Canti d’un europeo: non proprio erotismo, poichè tutta l’Europa è la patria di Larbaud. Non si può parlar d’esotismo, a essere esatti, a proposito di P. J. Toulet o di J. Supervielle. Supervielle è nato a Montevideo, corno Lautrèamont e Laforgue: e se nulla nella sua opera ricorda l'autore dei ''Canti di Maldow'', le sue prime poesie poste sotto l’invocazione de «''l’humour triste''» facevano pensare a Lafergue. In quelle e nei ''Dèbarcadères'' che vennero dopo il lirismo si sprigionava dal poeta al cospetto della pampa come una vampa d’erba secca per un’invisibile e infinita scintilla. Ampia poesia ov’erano i soli interminabili e le galoppate, enorme sbocciare del frutto ricco di succhi verdi cielo e distesa di terre, ritmo del cuore calmo e del galoppo. Ma per Supervielle la pampa è la grande patria, dov’è nato e cresciuto: ed è malagevole parlar d’erotismo per tal poesia. Toulet, d’origine creola, costrinse in acide ed ellitiche strofi il sole della sua isola, e in versi più scherzosi piccole impressioni della Cina — quolla Cina tutta letteraria che ritornerà ne ''L’etrang Royaume'' — o dell’Algeria troppo simile ai suoi paesi baschi o all’isola della Riunione. Esotismo monocorde, breve gioco d’un rimatore troppo abile, che si perde nell’esagerata stilizzazione. Ma a tutti questi poeti, per un verso o un altro, si può contestar la qualifica d’esotisti: il poeta completo e perfetto, dal punto di vista dell’esotismo, è Blaise Cendrars, uno dei maestri della avanguardia francese. Cendrars, nato in quel salotto politico del l’universo che è la Svizzera, è divenuto poeta del «mondo intero». L’Africa e le due Americhe per lungo o per largo, tutta l’Europa e per la Transiberiana fino al Giappone, e perfino l’Oceania lontana, il mondo intero percorso a piedi o in terza classe, lavorando o «arrangiandosi» come il generale J. A. Suter, eroe suo romanzo L’''Or'', il mondo che mai finisce d’esser bello e ch’è tanto piccolo. ''Du mondo entier'' è il libro di poesia su cui tutta una generazione ha voluto modellarsi senza riuscirvi. Poeta rude e nudo cho abolisce ogni ritmica o ogni musica, — ottenendo per istinto armonie barbare inacessibili a tutti i tentativi, — Ceudrars costruisce la lirica a nocchi pieni, a solida compatta architettura cui presiede qualcosa di meglio che una passività creatrice, — una volontà. Il misticismo a fior di pelle di ''Pâques a New York'' la storia doi sette zii nell’indiavodisea sentimontale della ''Prose du Transsiberien'', ''vero e proprio'' treno sborniato ''dopo «il Bateau fvre di Rimbaud''», come ha eccellentemente scritto Jean Cocteau, e dopo le istantanee di ''Kodak'' o delle ''Feuilles de Route'', nel Far-West e nel Brasile, nell’Oceania o nello Indie, hanno introdotto nella poesia francese colori e forme che prima non esistevano. Solo nell’immenso ambiente che edifica intorno a lui tutto il mondo, con i paesi e gli uomini, le piante e i cieli, solo in tanta atmosfera respira liberamente il lirismo di Cendrars. Ma in lui come non avviene nella maggior parte dei poeti citati qui — l’esotismo s’incorpora nel suo sentire, compone un tutto da cui è impossibile scindere l’amore per le terre lontane, poichè non è uno stimolante fittizio, non è un artificio. La sua poesin rozza e colante come lava può essere con giustezza asomigliata all’uccello Roc, che con le sue ali spalancate copre il sentimentalismo di tutto il mondo, e da esso trae una linfa inevitabilmente barbara. {{A destra|{{Sc|Nino Frank.}}}} <section end="s2" /><section begin="s3" />{{ct|f=100%|t=1|v=1|L=1px|'''PIERO GOBETTI Editore'''}} {{Centrato|'''TORINO - Via XX Settembre, 60'''}} {{A destra|''NOVITA’''}} {{Sc|L. Magrini}}: ''In Brasile'' L. 10, — {{Sc|O. Prunas}}: ''Il volto di Satana'' (dramma) „ 8,— {{Sc|F. Ruffini}}: ''Diritti di Libertà, Saggio completamente inedito sulle costituzioni moderne,» 10,— {{Sc|G. Sciortino}}: ''Ventura'', liriche » 4,— {{Sc|C. Sukert}}: ''Italia barbara', con prefazione di P. Gobetti, » 7,— {{Sc|M. Viana}}: ''Perchè la vita è cara'' » 5,— (Sconto del 10 % ai nostri abbonati) <section end="s3" /><noinclude><references/></noinclude> olsudxgzgdij1j3xqimi8bihvf29cqg Pagina:Il Baretti - Anno II, n. 14, Torino, 1925.djvu/1 108 593336 3842969 3138759 2026-06-01T09:40:27Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3842969 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="AndreeaCostin" /></noinclude><section begin="s1" /> {{ct|f=400%|v=.5|'''IL BARETTI'''}} {{ct|f=120%|v=.5|lh=1.2em|QUINDICINALE EDITORE PIERO GOBETTI Torino VIA XX SETTEMBRE, 60}} {{ct|f=100%|v=.5|lh=1.2em|ABBONAMENTO PER IL 1925 L. 10 Estero L. 15 - Sostenitore L. 100 - Un numero separato L. 0,50 CONTO CORRENTE POSTALE}} {{ct|f=120%|v=.5|t=.5|Anno II — N. 14 — 1-31 Ottobre 1925}} SOMMARIO: FRANCO: ''Il pio Renan'' — E. GIANTURCO: ''Lirica inglese odierna'' — Poeti catalani: ''J. Maragall'' — A cura di C. GIARDINI — V. G. GALATI: ''Cultura calabrese'' — Scenografia: V. E. PERSICO ''Appia'' M. GROMO: ''Il Teatro del colore'' — A. CAPPA: ''La pittrice R. Zatrosa''. <section end="s1" /> {|style="text-align:center; width:100%" |{{ct|f=110%|t=2|v=pc|'''LA RIVOLUZIONE LIBERALE'''}} {{ct|f=60%|t=pc|v=pc|'''Settimanale'''}} {{ct|f=60%|t=pc|v=pc|'''Editore PIERO GOBETTI'''}} {{ct|f=60%|t=pc|v=pc|''Abbonamento annuo L.20'' - ''Estero L. 30''}} {{ct|f=60%|t=pc|v=pc|''Un numero L. 0,50''''}} ||{{ct|f=100%|'''NOVITA':'''}} {{ct|f=90%|'''A. G. CAGNA'''}} {{ct|f=100%|'''ALPINISTA CIABATTONI'''}} {{ct|f=60%|'''Si spedisce franco di porto a chi manda'''}} {{ct|f=60%|'''vaglia di L. '''6''' all’editore Gobetti - Torino'''}} |} <section begin="s2" /> {{ct|f=140%|t=1|v=1|L=4px|'''IL PIO RENAN'''}} Renan è di quei gridi di anima che esplodono in un’apparizione e rovinano il mondo come una guerra. La vita di questi pericoli di anima si divide in due parti: la prima è di maledizione e di geenna, qui si ricercano, si torturano, si esplorano; la seconda è di benedizione e di amore qui, scendono il monte. Si laureano discepoli quando han lasciata la cattedra di professori spietati. Dal Collegio di San Supplizio passano a collaborare alla nascita della ''Libertà di pensare'' che non è proprio o solo un giornale con la quarta pagina. — Qu'on fasse plus de lumière — è la loro divisa. Vengono per lo più di fuori. Rousseau, Chateaubriand, Lamennais, non sono, come non Renan, della Firenze di Francia, che dà la chiarezza e la facilità di Descartes e Voltaire. Questi esplosivi di mattina, che si son macerati per lunghi anni senza aver chiaro lo scopo, come voluti da una volontà più sicura, sono eterni erranti senza terra. Sono poesia che ha marcita ogni metrica in suo azzurro. Vuol dire che ha fatto ben ginnastica prima! Non possiedono nulla e sono, come dice Renan, di sè — semplici ''locatarii della terra, e traversano il mondo, senza serio attaccamento al mondo'', «Dio ci ha dato l'usufrutto dell'universo» così ripete Renan. Prima, erano forse professori di greco. Così, Zarathustra! Prima, erano una disciplina linguistica o una ''Teologia di Beranger'', studiata in classe. Ora, s’accendono in sommità di lirici rischi, vedono il vero, in un lampo. I ''versi'' sono sempre schiavi anche se s'alzano a ''liberi''! Schiavi, come un mezzo. Ciò che è libertà, è poesia, quando è nata! Due ispirazioni, ci sono. L'una è la improvvisa, contro cui si scaglia Verlaine nel finale di ''Sagesse'', la colomba che si aspetta con le braccia in croce sul nulla del cuore. L'altra è la subitanea che suppone prove e cilizii, e mille Saint Nicolas, Saint Supplice, Stanislas, collegi di metrica e di stile. Allora l’ispirato, che è anche predestinato, elude ogni cosa, dissolve ogni fermezza nemica di Vaticani e di ombro, scrive le ''Origini'' ed i ''Popoli'', liquefa le tavole della lettura ormai superstiti. Ripristina la lirica, da tutti i teatri, che son Pirandello e sera o politica di figura. Dove Chateaubriand, persa ormai la nascita del cristianesimo, raccomanda la fede per ragioni nulla inerenti all'essenza di lei, come la pompa delle cerimonie e la decenza delle ispirazioni fornite all'arte oratoria e rivendica o belli atti compiuti da singoli, e i turpi destini dei nemici del Cristianesimo, come se ciò argomentasse in favore di una verità e non fosse questa un assorbire continuo l'aggettivo inutile, momentaneo, nella musica deserta anonima della strada rettilinea, tutta un risveglio di radici inassopite, — Renan filtra la sua spia di saggio e dissipa la gran multa della notte. Quando l'opera è compiuta, certo una rovina si esprime, da questo gioco di nevi di profumo. Non solo il dogma è diluito in domani senza pigli, non solo il miracolo è deposto in un razioncinio che ha la virtù dell'incanto, come se le fate della sua Fontana di giovinezza, zampillassero, nelle fantasia di Renan, una gioia di luce; non solo la salvezza e volatilizzata in imprecisa ''nuance'', e inafferrabile tremito di giorno; — ma anche le virtù elementari han persa la loro radice di dovere, e il fenomeno universo non è che uno spettacolo ameno che Dio si concede per divertimento. Il romanticismo di Lamartine e della passionalità di iungla furente della prima metà del secolo aveva lasciato il luogo a una ''grande curiosità'' del vero, a una illimitata fiducia nell’''Avvenire della Scienza'', e nella infallibilità della critica positiva. Il genio che aveva abbracciato lo spazio e tornate poi le braccia vane al petto, si era deciso, con la stessa fede, a prender partito per la ragione, a desiderare il tragico della verità a ogni costo. Non era più il tempo delle tentennate di Voltaire contro il concreto e il sodo del Cattolicesimo e dei miracoli. Voltaire suffit. E’ il pensiero di Renan, che come tutti i lirici, che non fan mai ''versi'', odia il supplizio di Mesenzio e il disconoscimento del limite, che, se lo strapazzi, ne viene il cavallo ''divoratore di terre'', perchè non giunge il centro. Al morto il morto! utilissima la carica sbrigante e plebea di Voltaire contro ogni mistero, pane da gonzi, — ma, se gli prolunghi il momento, ipostatizzi il mezzo morire che è sempre da morire ove arriva. Tutto è ''poi'', niente è ''sempre'' e pure l’aggettivo isterico strilla stridulo che non morrà mai! E lo carezza già, il mare del continuo. Voglio vincere la corsa! — s'impenna l'aggettivo fuori via... La macchina resta al palo, e la divina musica della strada fiumana continua il suo desto sognare... Lo chiama ''controversista'', lo ammette ''grand'uomo''. Nelle due lettere a Strauss ne fa lodi più giuste. Ma, di Voltaire, pariginissimo, come un idea nata e un abbaglio di paradosso, percuziente di sorpresa che passa, brillantissima, non dovette, Rènan, mai essere tanto devoto. Fu, un ''mezzo'': e i ''mezzi'' possono anche riconoscersi utili, senza levar loro il cappello! Anche l'ombra ha il suo da fare nell'economia della luce. Non vuol dire che ci si abbia a iscrivere al suo partito. Renan nota che Voltaire lavorò ''la guerra con la guerra'', e fece bene! Ora, si tratta di andar oltre, c’è qualcosa di meglio dà fare. Disfare il fatto, senza opporvisi, inutili! — pel suo meglio, di là. Ciò dice molto anche per intendere il senso particolarissimo e inconfondibile, che ha Renan della Storia, la fantasia di Dio. Per noi, che ascoltiamo l'''Enrico'' IV di Pirandello, e siamo stati avvezzi alle strepitose manovre sulla storia, compiute dalla buon’anima, in termine sincero, di Carducci, la Storia ci pare un lenzuolo funerario, un po' sempre. Gli è che leggiamo la lettera. Invidiamo quasi, il riposo di quelle date e di quei dati di fatto, che non debbono più avvenire, che sono forma perfetta, dunque: morte. E invece ogni ''storia è sacra'', in quanto dietro il dorso del leggibile e del fatto, ''avviene'', eterna, la gran logica equorea, il fluido di risvegli, della linea di Dio. L'eterno Ritorno è la cantonata di Nietzsche. L’ha scontata, pure! Questo senso della storia, chiaroveggenza responsabilissima, nella quale ogni coscienza deve ''sentirsi'' non ''credersi'', centro vivido, anche della più stupida materia morta e lontana, che riposa, per vivere, su tutte le stelle ferite di occhi del firmamento sommerso sotto il santo oceano laico di Dio, e non è dunque materia, ma condizione dell'Invisibile, per esistere, e la precisa distinzione, è l'aristocrazia sincera, di Renan, che chiamo, senza contraddire storicolirico. I varii Mariano che scrivono le opere cantate, dalla carta liscissima, trovano che Renan indulse tanto alla Ipotesi, che il polso dei fatti e le prove dei risultati sono quasi futili, nella sua Storia di ''Origini, di Popolo, di Religioni'', di cori umani laici e santi. C’è del vero, nell’appunto. Renan fu laboriosissimo, conobbe l'ebraico alla perfezione, tutta la vita dedicò alla conoscenza, alla curiosità esigentissima, e rivolse i suoi fiumi d’anima verso le tende eterne del mare di Israele, il popolo, per noi, ''antipraticissmo'' (ha ragione Cecchi e Cardarelli ha ragione), per Weininger, femmino, per Herder, poeta, per lui, Renan, ''morale'' di sua essenza. Se avesse un'altra vita, Renan la dedicherebbe alla divinazione del popolo Greco, il re dei miti! Sta di fatto che Renan scelse il più antico... E non fu per questo. Il sangue brettone, sveglissimo nel figlio di Treguier, dove è in vista il Capo Finisterre e la nascita lirica del puro mare, rende, sospetto, Renan ''contro la rettorica del sentimento'', che ''troppo famigliare'' giudica alle stirpe latine, e dalle quali, isola con un senso aristocratico del limite e della primizia di quelli che, tra le persecuzioni, han saputo durare, la propria terra, timida, riservata — è lui che dice, — tutta vivente in profondo, comunicativa poco, ma sensibilissima come un trasalito filo di raggio, e una maschilità inespansiva, ma perforatrice, impresibile. Ce n’è abbastanza, quando si aggiunge la simpatia della strada e dell'Instabilità alla cosa, morta sempre, al concreto caduco, che fece desiderare a Renan la poesia degli infiniti e i viaggi senza ritorno, — (fu in Siria, Fenicia, Palestina, Egitto, tutta Europa cercò) — , ce n'è abbastanza per giustificare la preferenza data al popolo della tenda, straniero alla terra, e nato del cielo. Le ''corpulente'' percosse sono sempre i ''Monti di lettere'', i Vaticani maestri, Satana, cioè, e intrigo. Ma perchè un'idea duri quaggiù, non basta l'originalità fontana, occorre il sussidio dell'aiuto, e che San Francesco sia compiuto dal Frate Elia briccone, — l'esperienza è di Renan! Egli non ha avuto il suo Frate Elia; — il suo ''Gesù'' non ha avuto l'ultimo paragrafo dell’ultimo Vangelo, il Vangelo non lirico; perchè, salvo a farlo apposta, il lirico è sempre ''sinottico'', e non mica il filosofo, come Platone voleva! Per questo, Renan si accorge che la sua azione sul mondo sarà breve, e non avrà che divertito un momento i suoi coetanei. Non si lamenta; sorride. Non saprebbe abdicare al suo sorriso marino e sovrano. Ma chi si ferma a questo, e non legge il sommerso di questo ''Veniero'' dell'anima che fuori è tanto gaio e dentro è strazio, dimentica che anche il fiore del mare su cui scherzano i bimbi dello zefiro, — di un'eruzione del suolo, e, dopo il frutto!... Lamaitre si ferma troppo al ''ritratto'' di Renan, nel suo taccuino di corsa. Faccia ''episcopale, succulenta, rabelaisiana'', va bene! Ma chi è dentro, è il centro, e non volle Renan, e il tondo papa lo multò d'infamia, scongiurando l'immagine ''achei ropoiete'' di respingere la rovina dell'Anticristo, dalla città del dogma, la città tutta una mammella, dove il Vaticano ha ragione! A Roma, nel 1872, Renan scrisse l'ultimo volume delle ''Origini'' ( l'''Anticristo'' ) fu ospitato da Cavour. Due ''origini'' si riconoscevano. L’origine d'Italia, improvvisamente laica, come il cielo sparato dalla breccia della murata difesa di Porta Pia; l'origine dell’anima dalla morte del dogma tutto un sonno. ''Dilettantismo'', quello di Renan! Intendersi bene su questo! La parola è di Bourget nei suoi ''saggi''. Da prima, Renan fu un filosofo industre, un adoratore della scienza sperimentale, religiosa del vero. Quando lo destituiron nel 1864, si doleva perchè la sua cattedra era non orazione e giaculatoria, era esame scientifico, matematica d'anima; dunque, non aveva scopo di disturbare coscienze, ma di dire il vero. Fin dal Collegio di Issy, i lavori di linguistica lo trattengono, insonne, dalla questione dell'ortodossia, che affronta, dopo. La tecnica preparata è l'esercizio su tema, che non sente, questi sono i suoi scogli. Tutti gli abati Duchesue, brava gente, si meravigliano in coro che un alunno così intelligente scriva così male! Non capiscono che c’è un coraggio invisibilissimo nel ''non'' procedere ''che'' da sè, distruggendo i piani, — e conosce assai bene, e ha ben marciti di azzurri tutti i versi delle metriche e i paragrafi delle stampe e gli alfabeti distrutti, chi dice, il raggio e fa il vestito tutta una verità con l'anima, non deponibile fuori... Il centro di Dio esplode in ''mondo'', ma non ritorna, questo, dall'origine, se non per ''perdersi fuori'', in capostorni ed in lussurie di terre, che i cavalli di Giobbe col boccone divorano e non giungono il centro, l'ho scritto. L’uno sta, certo, prima. E' centro. E dissolve ogni fuori. E, se esplode, spara tutte le grammatiche della natura gentile. Va bene, che quelle poi ricompongono l'origine in un organismo concreto. E il ''prete di Nemi'' che vuol disfare la lettera, se non provvede in tempo, muore giusto al quint’atto. Il dramma è di Renan. {{a destra|{{Sc|Franco}}.}} <section end="s2" /> <section begin="s3" /> {{ct|f=130%|t=1|v=1|LIRICA INGLESE ODIERNA}} Un evo tumultuoso e grande è spirato, come il messaggero di Maratona, esausto per la sua corsa frenetica di annunziatore, sulle soglie del secolo. Come entro le spire della conca marina, noi ne percepiamo ancora, molteplice e remoto, il rombo persistente. Per la poesia esso fu, quanto altri mai ferace di incomparabili rigogli: come vano appare il lamento dell’antico che si lagnava non rimanessero più jugeri da mietere! Meteore turbinose solcarono i cieli della lirica, descrivendo parabole fiammee: e disgregatesi al tramonto, si frammentarono e moltiplicarono dissipandosi. Un cielo, per vero, in preda a travagliose geniture appare l’era victoriana in Inghilterra. Dalle profondità dello spazio si lanciano in vermiglia furia ascendente immensi astri chiomati. L'ultimo, Swinrburne, si spegne all'alba dell’età nuova. {{Centrato|•••}} Tra gli arbusti del novo orto delle Eliconidi novecentesche, Rupert Brooke rendeva imagine del più promettente. Splendevano in lui i presagi delle fruttuosità future: sarebbe stato egli senza dubbio l’albero esperio, cui il produrre frutte di oro granito non avrebbe tolto di murmurar tuttavia al più tenue blandimento dell’aria. Possedeva una visione netta, e la facoltà di fermar l'imagine sigillandola: una emotività profonda, per cui la sensazione continuava a vibrargli dentro, pur dopo d’aver ricevuto il crisma espressivo. Ascoltate quale suprema pacatezza tremante: {{Centrato|I MORTI}} <poem> Codesti umani cuori furon detersi prodigiosamente dal duolo, esaltati dal giubilo. Gli anni li avean politi : possedevano l’alba, e l’occaso, e i colori terrestri. Avean goduto il moto, ed ascoltate musiche: cògnito il sonno e la (vigilia: amato; contratto amistà: provato il sùbito rinascimento della meraviglia, la dejezione della solitudine: toccato corolle, e manevoli stoffe, e labbra. Or tutto ciò è finito. Codeste son acque, che i Vènti mutevoli còncitano a riso, che i cieli opulenti illuminano tutto giorno. Ed ecco, il Gelo, con un cenno, ghermisce il flotto che danza, arresta ogni sua leggiadria vagabonda. E non lascia che un fulgore non franto, una raccolta radianza, una largura, una pace che brilla — al cader della notte. </poem> La guerra ha reciso lo stame della vita al bardo giovine che a se stesso, innanzi tratto, ha cantato l'epicedio: «The Soldier»: una delle poche cose degne di sopravvivere alle improvvisazioni suscitate dal carnaggio spaventoso. {{Centrato|•••}} Walter de la Mare riprende la vecchia ballata, la ballata di Perey tutta profusa di leggenda, e vi infonde uno spirito nuovo, oltre misura diverso, per esempio, da quello di Scott o di Burns. Tenta anzi una inversione di parti nel breve quadro di tal forma antica: «The listeners», l’effetto non è postulato traverso una narrazione lugubre, il racconto d'una gualdana, ma con lo sfruttare tutto il tragico di un misterioso silenzio, il cui cerchio allucinante il Viatore soffermato è incapace ad infrangere. Walter da la Mare eccelle nel monotonalismo, nel trarre ogni conseguenza dall'interesse specialmente voluto d’un solo colore, d’una tonalità unica: per modo da melodiare in àmbito e limiti inflessibilmente prefissi. Un tale processo egli spinge sino alla ossessione: {{Centrato|ARGENTO}} <poem> Lenta, silenziosa, ora la luna vaga, imminendo, su la notturna cimba, e, birciando illumina le frutta d'argento sovra gli alberi d’argento. Le casipole bevono la luce sua d'argento fra gli embrici d'argento: dorme il mastino, steso come un ciocco nel caviglio, su stipule d’argento: dal colombaio albeggiano le piume delle colombe, cui raccoglie un sonno dalle piume d'argento: ed il lepratto che fugge, presso, ha argentee zampe ed occhi pure d'argento: e dentro le peschiere scintillano, tra càlami d’argento, nel gorgo argenteo, scàrdove d’argento. </poem> {{Centrato|•••}} Aldous Huxley è un puro descrittivo: e nella nuda trascrizione del passaggio, mirabile. « Ove tu sei, sii tutto: per tal modo sarai invincibile», esorta la «Elegia di Marienbad», Huxley purtroppo non obbedisce al consiglio salutevole: un notevole principio: <poem> O pastori, s'accordi il vostro sufolo a quei lontani gàttici eccelsi: tragiungon essi, sottilmente aguzzi, il ceruleo murmure del colle frusci l'erba rorida nell’oro dei vespri, sien taciturni i cieli. Ascoltate ora l'àlbaro che èsplica le sue umide gemme, come palpebre : : tra l’aereo fogliame: l'àlbaro che stormisce in furtivi susurri, con le gemine squame perenni.</poem> egli sciupa senza indugio con inopportune considerazioni, pochissimo personale, circa gli indefiniti desiderii che gli sembra s'esprimano nel balzo verticale dei pioppi e degli arcipressi. Il suo « Song of poplars » si riscatta tuttavia in fine per una strofe perfetta. <poem>«So, I have tuned my music to the trees, and there were voices, dim below their shrillness, voices of the hills, and a golden cry and then wast silences ».</poem> Noi non possiamo in nostro cuore che augurargli di spogliar al più presto la cosparsa «sensiblerie» che stabilisce tra lui e la poesia dell’ottocento primo, relazioni così manifestamente illegittime, {{a destra|{{Sc|Elio Gianturco.}}}} <section end="s3" /> {{ct|f=120%|t=1|v=1|L=0px|'''IL BARETTI'''}} in meno di un anno di vita ha conquistato il suo stile e il suo posto nella cultura italiana contemporanea. Senza annunci e programmi strepitosi ha dimostrato che i giovani italiani del dopo-guerra sono capaci di creare una rivista di pensiero e di letteratura europea senza provincialismi e ,senza retorica. I lettori hanno il dovere di aiutarci, di darci i mezzi per fare del ''Baretti'' una grande rivista. Ogni abbonato deve trovarci un nuovo abbonato. Alcune centinaia di amici che si sono dimenticati di pagare l'abbonamento devono affrettarsi a mandarcelo altrimenti non riceveranno più il prossimo numero. Chi vuol fare propaganda ci richieda copie di saggio. Nei prossimi numeri l'inchiesta sull'idealismo na serie di saggi sulla cultura regionale italiana.<noinclude><references/></noinclude> hm2h1i7hj6fw310dn8dojbcfdnxv0wp 3842970 3842969 2026-06-01T09:47:40Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3842970 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="AndreeaCostin" /></noinclude><section begin="s1" /> {{ct|f=400%|v=.5|'''IL BARETTI'''}} {{ct|f=120%|v=.5|lh=1.2em|QUINDICINALE EDITORE PIERO GOBETTI Torino VIA XX SETTEMBRE, 60}} {{ct|f=100%|v=.5|lh=1.2em|ABBONAMENTO PER IL 1925 L. 10 Estero L. 15 - Sostenitore L. 100 - Un numero separato L. 0,50 CONTO CORRENTE POSTALE}} {{ct|f=120%|v=.5|t=.5|Anno II — N. 14 — 1-31 Ottobre 1925}} SOMMARIO: FRANCO: ''Il pio Renan'' — E. GIANTURCO: ''Lirica inglese odierna'' — Poeti catalani: ''J. Maragall'' — A cura di C. GIARDINI — V. G. GALATI: ''Cultura calabrese'' — Scenografia: V. E. PERSICO ''Appia'' M. GROMO: ''Il Teatro del colore'' — A. CAPPA: ''La pittrice R. Zatrosa''. <section end="s1" /> {|style="text-align:center; width:100%" |{{ct|f=110%|t=2|v=pc|'''LA RIVOLUZIONE LIBERALE'''}} {{ct|f=60%|t=pc|v=pc|'''Settimanale'''}} {{ct|f=60%|t=pc|v=pc|'''Editore PIERO GOBETTI'''}} {{ct|f=60%|t=pc|v=pc|''Abbonamento annuo L.20'' - ''Estero L. 30''}} {{ct|f=60%|t=pc|v=pc|''Un numero L. 0,50''''}} ||{{ct|f=100%|'''NOVITA':'''}} {{ct|f=90%|'''A. G. CAGNA'''}} {{ct|f=100%|'''ALPINISTA CIABATTONI'''}} {{ct|f=60%|'''Si spedisce franco di porto a chi manda'''}} {{ct|f=60%|'''vaglia di L. '''6''' all’editore Gobetti - Torino'''}} |} <section begin="s2" /> {{ct|f=140%|t=1|v=1|L=4px|'''IL PIO RENAN'''}} Renan è di quei gridi di anima che esplodono in un’apparizione e rovinano il mondo come una guerra. La vita di questi pericoli di anima si divide in due parti: la prima è di maledizione e di geenna, qui si ricercano, si torturano, si esplorano; la seconda è di benedizione e di amore qui, scendono il monte. Si laureano discepoli quando han lasciata la cattedra di professori spietati. Dal Collegio di San Supplizio passano a collaborare alla nascita della ''Libertà di pensare'' che non è proprio o solo un giornale con la quarta pagina. — Qu'on fasse plus de lumière — è la loro divisa. Vengono per lo più di fuori. Rousseau, Chateaubriand, Lamennais, non sono, come non Renan, della Firenze di Francia, che dà la chiarezza e la facilità di Descartes e Voltaire. Questi esplosivi di mattina, che si son macerati per lunghi anni senza aver chiaro lo scopo, come voluti da una volontà più sicura, sono eterni erranti senza terra. Sono poesia che ha marcita ogni metrica in suo azzurro. Vuol dire che ha fatto ben ginnastica prima! Non possiedono nulla e sono, come dice Renan, di sè — semplici ''locatarii della terra, e traversano il mondo, senza serio attaccamento al mondo'', «Dio ci ha dato l'usufrutto dell'universo» così ripete Renan. Prima, erano forse professori di greco. Così, Zarathustra! Prima, erano una disciplina linguistica o una ''Teologia di Beranger'', studiata in classe. Ora, s’accendono in sommità di lirici rischi, vedono il vero, in un lampo. I ''versi'' sono sempre schiavi anche se s'alzano a ''liberi''! Schiavi, come un mezzo. Ciò che è libertà, è poesia, quando è nata! Due ispirazioni, ci sono. L'una è la improvvisa, contro cui si scaglia Verlaine nel finale di ''Sagesse'', la colomba che si aspetta con le braccia in croce sul nulla del cuore. L'altra è la subitanea che suppone prove e cilizii, e mille Saint Nicolas, Saint Supplice, Stanislas, collegi di metrica e di stile. Allora l’ispirato, che è anche predestinato, elude ogni cosa, dissolve ogni fermezza nemica di Vaticani e di ombro, scrive le ''Origini'' ed i ''Popoli'', liquefa le tavole della lettura ormai superstiti. Ripristina la lirica, da tutti i teatri, che son Pirandello e sera o politica di figura. Dove Chateaubriand, persa ormai la nascita del cristianesimo, raccomanda la fede per ragioni nulla inerenti all'essenza di lei, come la pompa delle cerimonie e la decenza delle ispirazioni fornite all'arte oratoria e rivendica o belli atti compiuti da singoli, e i turpi destini dei nemici del Cristianesimo, come se ciò argomentasse in favore di una verità e non fosse questa un assorbire continuo l'aggettivo inutile, momentaneo, nella musica deserta anonima della strada rettilinea, tutta un risveglio di radici inassopite, — Renan filtra la sua spia di saggio e dissipa la gran multa della notte. Quando l'opera è compiuta, certo una rovina si esprime, da questo gioco di nevi di profumo. Non solo il dogma è diluito in domani senza pigli, non solo il miracolo è deposto in un razioncinio che ha la virtù dell'incanto, come se le fate della sua Fontana di giovinezza, zampillassero, nelle fantasia di Renan, una gioia di luce; non solo la salvezza e volatilizzata in imprecisa ''nuance'', e inafferrabile tremito di giorno; — ma anche le virtù elementari han persa la loro radice di dovere, e il fenomeno universo non è che uno spettacolo ameno che Dio si concede per divertimento. Il romanticismo di Lamartine e della passionalità di iungla furente della prima metà del secolo aveva lasciato il luogo a una ''grande curiosità'' del vero, a una illimitata fiducia nell’''Avvenire della Scienza'', e nella infallibilità della critica positiva. Il genio che aveva abbracciato lo spazio e tornate poi le braccia vane al petto, si era deciso, con la stessa fede, a prender partito per la ragione, a desiderare il tragico della verità a ogni costo. Non era più il tempo delle tentennate di Voltaire contro il concreto e il sodo del Cattolicesimo e dei miracoli. Voltaire suffit. E’ il pensiero di Renan, che come tutti i lirici, che non fan mai ''versi'', odia il supplizio di Mesenzio e il disconoscimento del limite, che, se lo strapazzi, ne viene il cavallo ''divoratore di terre'', perchè non giunge il centro. Al morto il morto! utilissima la carica sbrigante e plebea di Voltaire contro ogni mistero, pane da gonzi, — ma, se gli prolunghi il momento, ipostatizzi il mezzo morire che è sempre da morire ove arriva. Tutto è ''poi'', niente è ''sempre'' e pure l’aggettivo isterico strilla stridulo che non morrà mai! E lo carezza già, il mare del continuo. Voglio vincere la corsa! — s'impenna l'aggettivo fuori via... La macchina resta al palo, e la divina musica della strada fiumana continua il suo desto sognare... Lo chiama ''controversista'', lo ammette ''grand'uomo''. Nelle due lettere a Strauss ne fa lodi più giuste. Ma, di Voltaire, pariginissimo, come un idea nata e un abbaglio di paradosso, percuziente di sorpresa che passa, brillantissima, non dovette, Rènan, mai essere tanto devoto. Fu, un ''mezzo'': e i ''mezzi'' possono anche riconoscersi utili, senza levar loro il cappello! Anche l'ombra ha il suo da fare nell'economia della luce. Non vuol dire che ci si abbia a iscrivere al suo partito. Renan nota che Voltaire lavorò ''la guerra con la guerra'', e fece bene! Ora, si tratta di andar oltre, c’è qualcosa di meglio dà fare. Disfare il fatto, senza opporvisi, inutili! — pel suo meglio, di là. Ciò dice molto anche per intendere il senso particolarissimo e inconfondibile, che ha Renan della Storia, la fantasia di Dio. Per noi, che ascoltiamo l'''Enrico'' IV di Pirandello, e siamo stati avvezzi alle strepitose manovre sulla storia, compiute dalla buon’anima, in termine sincero, di Carducci, la Storia ci pare un lenzuolo funerario, un po' sempre. Gli è che leggiamo la lettera. Invidiamo quasi, il riposo di quelle date e di quei dati di fatto, che non debbono più avvenire, che sono forma perfetta, dunque: morte. E invece ogni ''storia è sacra'', in quanto dietro il dorso del leggibile e del fatto, ''avviene'', eterna, la gran logica equorea, il fluido di risvegli, della linea di Dio. L'eterno Ritorno è la cantonata di Nietzsche. L’ha scontata, pure! Questo senso della storia, chiaroveggenza responsabilissima, nella quale ogni coscienza deve ''sentirsi'' non ''credersi'', centro vivido, anche della più stupida materia morta e lontana, che riposa, per vivere, su tutte le stelle ferite di occhi del firmamento sommerso sotto il santo oceano laico di Dio, e non è dunque materia, ma condizione dell'Invisibile, per esistere, e la precisa distinzione, è l'aristocrazia sincera, di Renan, che chiamo, senza contraddire storicolirico. I varii Mariano che scrivono le opere cantate, dalla carta liscissima, trovano che Renan indulse tanto alla Ipotesi, che il polso dei fatti e le prove dei risultati sono quasi futili, nella sua Storia di ''Origini, di Popolo, di Religioni'', di cori umani laici e santi. C’è del vero, nell’appunto. Renan fu laboriosissimo, conobbe l'ebraico alla perfezione, tutta la vita dedicò alla conoscenza, alla curiosità esigentissima, e rivolse i suoi fiumi d’anima verso le tende eterne del mare di Israele, il popolo, per noi, ''antipraticissimo'' (ha ragione Cecchi e Cardarelli ha ragione), per Weininger, femmino, per Herder, poeta, per lui, Renan, ''morale'' di sua essenza. Se avesse un'altra vita, Renan la dedicherebbe alla divinazione del popolo Greco, il re dei miti! Sta di fatto che Renan scelse il più antico... E non fu per questo. Il sangue brettone, sveglissimo nel figlio di Treguier, dove è in vista il Capo Finisterre e la nascita lirica del puro mare, rende, sospetto, Renan ''contro la rettorica del sentimento'', che ''troppo famigliare'' giudica alle stirpe latine, e dalle quali, isola con un senso aristocratico del limite e della primizia di quelli che, tra le persecuzioni, han saputo durare, la propria terra, timida, riservata — è lui che dice, — tutta vivente in profondo, comunicativa poco, ma sensibilissima come un trasalito filo di raggio, e una maschilità inespansiva, ma perforatrice, impresibile. Ce n’è abbastanza, quando si aggiunge la simpatia della strada e dell'Instabilità alla cosa, morta sempre, al concreto caduco, che fece desiderare a Renan la poesia degli infiniti e i viaggi senza ritorno, — (fu in Siria, Fenicia, Palestina, Egitto, tutta Europa cercò) — , ce n'è abbastanza per giustificare la preferenza data al popolo della tenda, straniero alla terra, e nato del cielo. Le ''corpulente'' percosse sono sempre i ''Monti di lettere'', i Vaticani maestri, Satana, cioè, e intrigo. Ma perchè un'idea duri quaggiù, non basta l'originalità fontana, occorre il sussidio dell'aiuto, e che San Francesco sia compiuto dal Frate Elia briccone, — l'esperienza è di Renan! Egli non ha avuto il suo Frate Elia; — il suo ''Gesù'' non ha avuto l'ultimo paragrafo dell’ultimo Vangelo, il Vangelo non lirico; perchè, salvo a farlo apposta, il lirico è sempre ''sinottico'', e non mica il filosofo, come Platone voleva! Per questo, Renan si accorge che la sua azione sul mondo sarà breve, e non avrà che divertito un momento i suoi coetanei. Non si lamenta; sorride. Non saprebbe abdicare al suo sorriso marino e sovrano. Ma chi si ferma a questo, e non legge il sommerso di questo ''Veniero'' dell'anima che fuori è tanto gaio e dentro è strazio, dimentica che anche il fiore del mare su cui scherzano i bimbi dello zefiro, — di un'eruzione del suolo, e, dopo il frutto!... Lamaitre si ferma troppo al ''ritratto'' di Renan, nel suo taccuino di corsa. Faccia ''episcopale, succulenta, rabelaisiana'', va bene! Ma chi è dentro, è il centro, e non volle Renan, e il tondo papa lo multò d'infamia, scongiurando l'immagine ''achei ropoiete'' di respingere la rovina dell'Anticristo, dalla città del dogma, la città tutta una mammella, dove il Vaticano ha ragione! A Roma, nel 1872, Renan scrisse l'ultimo volume delle ''Origini'' ( l'''Anticristo'' ) fu ospitato da Cavour. Due ''origini'' si riconoscevano. L’origine d'Italia, improvvisamente laica, come il cielo sparato dalla breccia della murata difesa di Porta Pia; l'origine dell’anima dalla morte del dogma tutto un sonno. ''Dilettantismo'', quello di Renan! Intendersi bene su questo! La parola è di Bourget nei suoi ''saggi''. Da prima, Renan fu un filosofo industre, un adoratore della scienza sperimentale, religiosa del vero. Quando lo destituiron nel 1864, si doleva perchè la sua cattedra era non orazione e giaculatoria, era esame scientifico, matematica d'anima; dunque, non aveva scopo di disturbare coscienze, ma di dire il vero. Fin dal Collegio di Issy, i lavori di linguistica lo trattengono, insonne, dalla questione dell'ortodossia, che affronta, dopo. La tecnica preparata è l'esercizio su tema, che non sente, questi sono i suoi scogli. Tutti gli abati Duchesue, brava gente, si meravigliano in coro che un alunno così intelligente scriva così male! Non capiscono che c’è un coraggio invisibilissimo nel ''non'' procedere ''che'' da sè, distruggendo i piani, — e conosce assai bene, e ha ben marciti di azzurri tutti i versi delle metriche e i paragrafi delle stampe e gli alfabeti distrutti, chi dice, il raggio e fa il vestito tutta una verità con l'anima, non deponibile fuori... Il centro di Dio esplode in ''mondo'', ma non ritorna, questo, dall'origine, se non per ''perdersi fuori'', in capostorni ed in lussurie di terre, che i cavalli di Giobbe col boccone divorano e non giungono il centro, l'ho scritto. L’uno sta, certo, prima. E' centro. E dissolve ogni fuori. E, se esplode, spara tutte le grammatiche della natura gentile. Va bene, che quelle poi ricompongono l'origine in un organismo concreto. E il ''prete di Nemi'' che vuol disfare la lettera, se non provvede in tempo, muore giusto al quint’atto. Il dramma è di Renan. {{a destra|{{Sc|Franco}}.}} <section end="s2" /> <section begin="s3" /> {{ct|f=130%|t=1|v=1|LIRICA INGLESE ODIERNA}} Un evo tumultuoso e grande è spirato, come il messaggero di Maratona, esausto per la sua corsa frenetica di annunziatore, sulle soglie del secolo. Come entro le spire della conca marina, noi ne percepiamo ancora, molteplice e remoto, il rombo persistente. Per la poesia esso fu, quanto altri mai ferace di incomparabili rigogli: come vano appare il lamento dell’antico che si lagnava non rimanessero più jugeri da mietere! Meteore turbinose solcarono i cieli della lirica, descrivendo parabole fiammee: e disgregatesi al tramonto, si frammentarono e moltiplicarono dissipandosi. Un cielo, per vero, in preda a travagliose geniture appare l’era victoriana in Inghilterra. Dalle profondità dello spazio si lanciano in vermiglia furia ascendente immensi astri chiomati. L'ultimo, Swinrburne, si spegne all'alba dell’età nuova. {{Centrato|•••}} Tra gli arbusti del novo orto delle Eliconidi novecentesche, Rupert Brooke rendeva imagine del più promettente. Splendevano in lui i presagi delle fruttuosità future: sarebbe stato egli senza dubbio l’albero esperio, cui il produrre frutte di oro granito non avrebbe tolto di murmurar tuttavia al più tenue blandimento dell’aria. Possedeva una visione netta, e la facoltà di fermar l'imagine sigillandola: una emotività profonda, per cui la sensazione continuava a vibrargli dentro, pur dopo d’aver ricevuto il crisma espressivo. Ascoltate quale suprema pacatezza tremante: {{Centrato|I MORTI}} <poem> Codesti umani cuori furon detersi prodigiosamente dal duolo, esaltati dal giubilo. Gli anni li avean politi: possedevano l’alba, e l’occaso, e i colori terrestri. Avean goduto il moto, ed ascoltate musiche: cògnito il sonno e la (vigilia: amato; contratto amistà: provato il sùbito rinascimento della meraviglia, la dejezione della solitudine: toccato corolle, e manevoli stoffe, e labbra. Or tutto ciò è finito. Codeste son acque, che i Vènti mutevoli còncitano a riso, che i cieli opulenti illuminano tutto giorno. Ed ecco, il Gelo, con un cenno, ghermisce il flotto che danza, arresta ogni sua leggiadria vagabonda. E non lascia che un fulgore non franto, una raccolta radianza, una largura, una pace che brilla — al cader della notte. </poem> La guerra ha reciso lo stame della vita al bardo giovine che a se stesso, innanzi tratto, ha cantato l'epicedio: «The Soldier»: una delle poche cose degne di sopravvivere alle improvvisazioni suscitate dal carnaggio spaventoso. {{Centrato|•••}} Walter de la Mare riprende la vecchia ballata, la ballata di Perey tutta profusa di leggenda, e vi infonde uno spirito nuovo, oltre misura diverso, per esempio, da quello di Scott o di Burns. Tenta anzi una inversione di parti nel breve quadro di tal forma antica: «The listeners», l’effetto non è postulato traverso una narrazione lugubre, il racconto d'una gualdana, ma con lo sfruttare tutto il tragico di un misterioso silenzio, il cui cerchio allucinante il Viatore soffermato è incapace ad infrangere. Walter da la Mare eccelle nel monotonalismo, nel trarre ogni conseguenza dall'interesse specialmente voluto d’un solo colore, d’una tonalità unica: per modo da melodiare in àmbito e limiti inflessibilmente prefissi. Un tale processo egli spinge sino alla ossessione: {{Centrato|ARGENTO}} <poem> Lenta, silenziosa, ora la luna vaga, imminendo, su la notturna cimba, e, birciando illumina le frutta d'argento sovra gli alberi d’argento. Le casipole bevono la luce sua d'argento fra gli embrici d'argento: dorme il mastino, steso come un ciocco nel caviglio, su stipule d’argento: dal colombaio albeggiano le piume delle colombe, cui raccoglie un sonno dalle piume d'argento: ed il lepratto che fugge, presso, ha argentee zampe ed occhi pure d'argento: e dentro le peschiere scintillano, tra càlami d’argento, nel gorgo argenteo, scàrdove d’argento. </poem> {{Centrato|•••}} Aldous Huxley è un puro descrittivo: e nella nuda trascrizione del passaggio, mirabile. « Ove tu sei, sii tutto: per tal modo sarai invincibile», esorta la «Elegia di Marienbad», Huxley purtroppo non obbedisce al consiglio salutevole: un notevole principio: <poem> O pastori, s'accordi il vostro sufolo a quei lontani gàttici eccelsi: tragiungon essi, sottilmente aguzzi, il ceruleo murmure del colle frusci l'erba rorida nell’oro dei vespri, sien taciturni i cieli. Ascoltate ora l'àlbaro che èsplica le sue umide gemme, come {{Ec|palpebre : :|palpebre:}} tra l’aereo fogliame: l'àlbaro che stormisce in furtivi susurri, con le gemine squame perenni.</poem> egli sciupa senza indugio con inopportune considerazioni, pochissimo personale, circa gli indefiniti desiderii che gli sembra s'esprimano nel balzo verticale dei pioppi e degli arcipressi. Il suo « Song of poplars » si riscatta tuttavia in fine per una strofe perfetta. <poem>«So, I have tuned my music to the trees, and there were voices, dim below their shrillness, voices of the hills, and a golden cry and then wast silences ».</poem> Noi non possiamo in nostro cuore che augurargli di spogliar al più presto la cosparsa «sensiblerie» che stabilisce tra lui e la poesia dell’ottocento primo, relazioni così manifestamente illegittime, {{a destra|{{Sc|Elio Gianturco.}}}} <section end="s3" /> {{ct|f=120%|t=1|v=1|L=0px|'''IL BARETTI'''}} in meno di un anno di vita ha conquistato il suo stile e il suo posto nella cultura italiana contemporanea. Senza annunci e programmi strepitosi ha dimostrato che i giovani italiani del dopo-guerra sono capaci di creare una rivista di pensiero e di letteratura europea senza provincialismi e ,senza retorica. I lettori hanno il dovere di aiutarci, di darci i mezzi per fare del ''Baretti'' una grande rivista. Ogni abbonato deve trovarci un nuovo abbonato. Alcune centinaia di amici che si sono dimenticati di pagare l'abbonamento devono affrettarsi a mandarcelo altrimenti non riceveranno più il prossimo numero. Chi vuol fare propaganda ci richieda copie di saggio. Nei prossimi numeri l'inchiesta sull'idealismo na serie di saggi sulla cultura regionale italiana.<noinclude><references/></noinclude> dk0922n9r90d39ldpcmax723gywvzdo 3842971 3842970 2026-06-01T09:49:47Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3842971 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="AndreeaCostin" /></noinclude><section begin="s1" /> {{ct|f=400%|v=.5|'''IL BARETTI'''}} {{ct|f=120%|v=.5|lh=1.2em|QUINDICINALE EDITORE PIERO GOBETTI Torino VIA XX SETTEMBRE, 60}} {{ct|f=100%|v=.5|lh=1.2em|ABBONAMENTO PER IL 1925 L. 10 Estero L. 15 - Sostenitore L. 100 - Un numero separato L. 0,50 CONTO CORRENTE POSTALE}} {{ct|f=120%|v=.5|t=.5|Anno II — N. 14 — 1-31 Ottobre 1925}} SOMMARIO: FRANCO: ''Il pio Renan'' — E. GIANTURCO: ''Lirica inglese odierna'' — Poeti catalani: ''J. Maragall'' — A cura di C. GIARDINI — V. G. GALATI: ''Cultura calabrese'' — Scenografia: V. E. PERSICO ''Appia'' M. GROMO: ''Il Teatro del colore'' — A. CAPPA: ''La pittrice R. Zatrosa''. <section end="s1" /> {|style="text-align:center; width:100%" |{{ct|f=110%|t=2|v=pc|'''LA RIVOLUZIONE LIBERALE'''}} {{ct|f=60%|t=pc|v=pc|'''Settimanale'''}} {{ct|f=60%|t=pc|v=pc|'''Editore PIERO GOBETTI'''}} {{ct|f=60%|t=pc|v=pc|''Abbonamento annuo L.20'' - ''Estero L. 30''}} {{ct|f=60%|t=pc|v=pc|''Un numero L. 0,50''''}} ||{{ct|f=100%|'''NOVITA':'''}} {{ct|f=90%|'''A. G. CAGNA'''}} {{ct|f=100%|'''ALPINISTA CIABATTONI'''}} {{ct|f=60%|'''Si spedisce franco di porto a chi manda'''}} {{ct|f=60%|'''vaglia di L. '''6''' all’editore Gobetti - Torino'''}} |} <section begin="s2" /> {{ct|f=140%|t=1|v=1|L=4px|'''IL PIO RENAN'''}} Renan è di quei gridi di anima che esplodono in un’apparizione e rovinano il mondo come una guerra. La vita di questi pericoli di anima si divide in due parti: la prima è di maledizione e di geenna, qui si ricercano, si torturano, si esplorano; la seconda è di benedizione e di amore qui, scendono il monte. Si laureano discepoli quando han lasciata la cattedra di professori spietati. Dal Collegio di San Supplizio passano a collaborare alla nascita della ''Libertà di pensare'' che non è proprio o solo un giornale con la quarta pagina. — Qu'on fasse plus de lumière — è la loro divisa. Vengono per lo più di fuori. Rousseau, Chateaubriand, Lamennais, non sono, come non Renan, della Firenze di Francia, che dà la chiarezza e la facilità di Descartes e Voltaire. Questi esplosivi di mattina, che si son macerati per lunghi anni senza aver chiaro lo scopo, come voluti da una volontà più sicura, sono eterni erranti senza terra. Sono poesia che ha marcita ogni metrica in suo azzurro. Vuol dire che ha fatto ben ginnastica prima! Non possiedono nulla e sono, come dice Renan, di sè — semplici ''locatarii della terra, e traversano il mondo, senza serio attaccamento al mondo'', «Dio ci ha dato l'usufrutto dell'universo» così ripete Renan. Prima, erano forse professori di greco. Così, Zarathustra! Prima, erano una disciplina linguistica o una ''Teologia di Beranger'', studiata in classe. Ora, s’accendono in sommità di lirici rischi, vedono il vero, in un lampo. I ''versi'' sono sempre schiavi anche se s'alzano a ''liberi''! Schiavi, come un mezzo. Ciò che è libertà, è poesia, quando è nata! Due ispirazioni, ci sono. L'una è la improvvisa, contro cui si scaglia Verlaine nel finale di ''Sagesse'', la colomba che si aspetta con le braccia in croce sul nulla del cuore. L'altra è la subitanea che suppone prove e cilizii, e mille Saint Nicolas, Saint Supplice, Stanislas, collegi di metrica e di stile. Allora l’ispirato, che è anche predestinato, elude ogni cosa, dissolve ogni fermezza nemica di Vaticani e di ombro, scrive le ''Origini'' ed i ''Popoli'', liquefa le tavole della lettura ormai superstiti. Ripristina la lirica, da tutti i teatri, che son Pirandello e sera o politica di figura. Dove Chateaubriand, persa ormai la nascita del cristianesimo, raccomanda la fede per ragioni nulla inerenti all'essenza di lei, come la pompa delle cerimonie e la decenza delle ispirazioni fornite all'arte oratoria e rivendica o belli atti compiuti da singoli, e i turpi destini dei nemici del Cristianesimo, come se ciò argomentasse in favore di una verità e non fosse questa un assorbire continuo l'aggettivo inutile, momentaneo, nella musica deserta anonima della strada rettilinea, tutta un risveglio di radici inassopite, — Renan filtra la sua spia di saggio e dissipa la gran multa della notte. Quando l'opera è compiuta, certo una rovina si esprime, da questo gioco di nevi di profumo. Non solo il dogma è diluito in domani senza pigli, non solo il miracolo è deposto in un razioncinio che ha la virtù dell'incanto, come se le fate della sua Fontana di giovinezza, zampillassero, nelle fantasia di Renan, una gioia di luce; non solo la salvezza e volatilizzata in imprecisa ''nuance'', e inafferrabile tremito di giorno; — ma anche le virtù elementari han persa la loro radice di dovere, e il fenomeno universo non è che uno spettacolo ameno che Dio si concede per divertimento. Il romanticismo di Lamartine e della passionalità di iungla furente della prima metà del secolo aveva lasciato il luogo a una ''grande curiosità'' del vero, a una illimitata fiducia nell’''Avvenire della Scienza'', e nella infallibilità della critica positiva. Il genio che aveva abbracciato lo spazio e tornate poi le braccia vane al petto, si era deciso, con la stessa fede, a prender partito per la ragione, a desiderare il tragico della verità a ogni costo. Non era più il tempo delle tentennate di Voltaire contro il concreto e il sodo del Cattolicesimo e dei miracoli. Voltaire suffit. E’ il pensiero di Renan, che come tutti i lirici, che non fan mai ''versi'', odia il supplizio di Mesenzio e il disconoscimento del limite, che, se lo strapazzi, ne viene il cavallo ''divoratore di terre'', perchè non giunge il centro. Al morto il morto! utilissima la carica sbrigante e plebea di Voltaire contro ogni mistero, pane da gonzi, — ma, se gli prolunghi il momento, ipostatizzi il mezzo morire che è sempre da morire ove arriva. Tutto è ''poi'', niente è ''sempre'' e pure l’aggettivo isterico strilla stridulo che non morrà mai! E lo carezza già, il mare del continuo. Voglio vincere la corsa! — s'impenna l'aggettivo fuori via... La macchina resta al palo, e la divina musica della strada fiumana continua il suo desto sognare... Lo chiama ''controversista'', lo ammette ''grand'uomo''. Nelle due lettere a Strauss ne fa lodi più giuste. Ma, di Voltaire, pariginissimo, come un idea nata e un abbaglio di paradosso, percuziente di sorpresa che passa, brillantissima, non dovette, Rènan, mai essere tanto devoto. Fu, un ''mezzo'': e i ''mezzi'' possono anche riconoscersi utili, senza levar loro il cappello! Anche l'ombra ha il suo da fare nell'economia della luce. Non vuol dire che ci si abbia a iscrivere al suo partito. Renan nota che Voltaire lavorò ''la guerra con la guerra'', e fece bene! Ora, si tratta di andar oltre, c’è qualcosa di meglio dà fare. Disfare il fatto, senza opporvisi, inutili! — pel suo meglio, di là. Ciò dice molto anche per intendere il senso particolarissimo e inconfondibile, che ha Renan della Storia, la fantasia di Dio. Per noi, che ascoltiamo l'''Enrico'' IV di Pirandello, e siamo stati avvezzi alle strepitose manovre sulla storia, compiute dalla buon’anima, in termine sincero, di Carducci, la Storia ci pare un lenzuolo funerario, un po' sempre. Gli è che leggiamo la lettera. Invidiamo quasi, il riposo di quelle date e di quei dati di fatto, che non debbono più avvenire, che sono forma perfetta, dunque: morte. E invece ogni ''storia è sacra'', in quanto dietro il dorso del leggibile e del fatto, ''avviene'', eterna, la gran logica equorea, il fluido di risvegli, della linea di Dio. L'eterno Ritorno è la cantonata di Nietzsche. L’ha scontata, pure! Questo senso della storia, chiaroveggenza responsabilissima, nella quale ogni coscienza deve ''sentirsi'' non ''credersi'', centro vivido, anche della più stupida materia morta e lontana, che riposa, per vivere, su tutte le stelle ferite di occhi del firmamento sommerso sotto il santo oceano laico di Dio, e non è dunque materia, ma condizione dell'Invisibile, per esistere, e la precisa distinzione, è l'aristocrazia sincera, di Renan, che chiamo, senza contraddire storicolirico. I varii Mariano che scrivono le opere cantate, dalla carta liscissima, trovano che Renan indulse tanto alla Ipotesi, che il polso dei fatti e le prove dei risultati sono quasi futili, nella sua Storia di ''Origini, di Popolo, di Religioni'', di cori umani laici e santi. C’è del vero, nell’appunto. Renan fu laboriosissimo, conobbe l'ebraico alla perfezione, tutta la vita dedicò alla conoscenza, alla curiosità esigentissima, e rivolse i suoi fiumi d’anima verso le tende eterne del mare di Israele, il popolo, per noi, ''antipraticissimo'' (ha ragione Cecchi e Cardarelli ha ragione), per Weininger, femmino, per Herder, poeta, per lui, Renan, ''morale'' di sua essenza. Se avesse un'altra vita, Renan la dedicherebbe alla divinazione del popolo Greco, il re dei miti! Sta di fatto che Renan scelse il più antico... E non fu per questo. Il sangue brettone, sveglissimo nel figlio di Treguier, dove è in vista il Capo Finisterre e la nascita lirica del puro mare, rende, sospetto, Renan ''contro la rettorica del sentimento'', che ''troppo famigliare'' giudica alle stirpe latine, e dalle quali, isola con un senso aristocratico del limite e della primizia di quelli che, tra le persecuzioni, han saputo durare, la propria terra, timida, riservata — è lui che dice, — tutta vivente in profondo, comunicativa poco, ma sensibilissima come un trasalito filo di raggio, e una maschilità inespansiva, ma perforatrice, impresibile. Ce n’è abbastanza, quando si aggiunge la simpatia della strada e dell'Instabilità alla cosa, morta sempre, al concreto caduco, che fece desiderare a Renan la poesia degli infiniti e i viaggi senza ritorno, — (fu in Siria, Fenicia, Palestina, Egitto, tutta Europa cercò) — , ce n'è abbastanza per giustificare la preferenza data al popolo della tenda, straniero alla terra, e nato del cielo. Le ''corpulente'' percosse sono sempre i ''Monti di lettere'', i Vaticani maestri, Satana, cioè, e intrigo. Ma perchè un'idea duri quaggiù, non basta l'originalità fontana, occorre il sussidio dell'aiuto, e che San Francesco sia compiuto dal Frate Elia briccone, — l'esperienza è di Renan! Egli non ha avuto il suo Frate Elia; — il suo ''Gesù'' non ha avuto l'ultimo paragrafo dell’ultimo Vangelo, il Vangelo non lirico; perchè, salvo a farlo apposta, il lirico è sempre ''sinottico'', e non mica il filosofo, come Platone voleva! Per questo, Renan si accorge che la sua azione sul mondo sarà breve, e non avrà che divertito un momento i suoi coetanei. Non si lamenta; sorride. Non saprebbe abdicare al suo sorriso marino e sovrano. Ma chi si ferma a questo, e non legge il sommerso di questo ''Veniero'' dell'anima che fuori è tanto gaio e dentro è strazio, dimentica che anche il fiore del mare su cui scherzano i bimbi dello zefiro, — di un'eruzione del suolo, e, dopo il frutto!... Lamaitre si ferma troppo al ''ritratto'' di Renan, nel suo taccuino di corsa. Faccia ''episcopale, succulenta, rabelaisiana'', va bene! Ma chi è dentro, è il centro, e non volle Renan, e il tondo papa lo multò d'infamia, scongiurando l'immagine ''achei ropoiete'' di respingere la rovina dell'Anticristo, dalla città del dogma, la città tutta una mammella, dove il Vaticano ha ragione! A Roma, nel 1872, Renan scrisse l'ultimo volume delle ''Origini'' ( l'''Anticristo'' ) fu ospitato da Cavour. Due ''origini'' si riconoscevano. L’origine d'Italia, improvvisamente laica, come il cielo sparato dalla breccia della murata difesa di Porta Pia; l'origine dell’anima dalla morte del dogma tutto un sonno. ''Dilettantismo'', quello di Renan! Intendersi bene su questo! La parola è di Bourget nei suoi ''saggi''. Da prima, Renan fu un filosofo industre, un adoratore della scienza sperimentale, religiosa del vero. Quando lo destituiron nel 1864, si doleva perchè la sua cattedra era non orazione e giaculatoria, era esame scientifico, matematica d'anima; dunque, non aveva scopo di disturbare coscienze, ma di dire il vero. Fin dal Collegio di Issy, i lavori di linguistica lo trattengono, insonne, dalla questione dell'ortodossia, che affronta, dopo. La tecnica preparata è l'esercizio su tema, che non sente, questi sono i suoi scogli. Tutti gli abati Duchesue, brava gente, si meravigliano in coro che un alunno così intelligente scriva così male! Non capiscono che c’è un coraggio invisibilissimo nel ''non'' procedere ''che'' da sè, distruggendo i piani, — e conosce assai bene, e ha ben marciti di azzurri tutti i versi delle metriche e i paragrafi delle stampe e gli alfabeti distrutti, chi dice, il raggio e fa il vestito tutta una verità con l'anima, non deponibile fuori... Il centro di Dio esplode in ''mondo'', ma non ritorna, questo, dall'origine, se non per ''perdersi fuori'', in capostorni ed in lussurie di terre, che i cavalli di Giobbe col boccone divorano e non giungono il centro, l'ho scritto. L’uno sta, certo, prima. E' centro. E dissolve ogni fuori. E, se esplode, spara tutte le grammatiche della natura gentile. Va bene, che quelle poi ricompongono l'origine in un organismo concreto. E il ''prete di Nemi'' che vuol disfare la lettera, se non provvede in tempo, muore giusto al quint’atto. Il dramma è di Renan. {{a destra|{{Sc|Franco}}.}} <section end="s2" /> <section begin="s3" /> {{ct|f=130%|t=1|v=1|LIRICA INGLESE ODIERNA}} Un evo tumultuoso e grande è spirato, come il messaggero di Maratona, esausto per la sua corsa frenetica di annunziatore, sulle soglie del secolo. Come entro le spire della conca marina, noi ne percepiamo ancora, molteplice e remoto, il rombo persistente. Per la poesia esso fu, quanto altri mai ferace di incomparabili rigogli: come vano appare il lamento dell’antico che si lagnava non rimanessero più jugeri da mietere! Meteore turbinose solcarono i cieli della lirica, descrivendo parabole fiammee: e disgregatesi al tramonto, si frammentarono e moltiplicarono dissipandosi. Un cielo, per vero, in preda a travagliose geniture appare l’era victoriana in Inghilterra. Dalle profondità dello spazio si lanciano in vermiglia furia ascendente immensi astri chiomati. L'ultimo, Swinrburne, si spegne all'alba dell’età nuova. {{Centrato|•••}} Tra gli arbusti del novo orto delle Eliconidi novecentesche, Rupert Brooke rendeva imagine del più promettente. Splendevano in lui i presagi delle fruttuosità future: sarebbe stato egli senza dubbio l’albero esperio, cui il produrre frutte di oro granito non avrebbe tolto di murmurar tuttavia al più tenue blandimento dell’aria. Possedeva una visione netta, e la facoltà di fermar l'imagine sigillandola: una emotività profonda, per cui la sensazione continuava a vibrargli dentro, pur dopo d’aver ricevuto il crisma espressivo. Ascoltate quale suprema pacatezza tremante: {{Centrato|I MORTI}} <poem> Codesti umani cuori furon detersi prodigiosamente dal duolo, esaltati dal giubilo. Gli anni li avean politi: possedevano l’alba, e l’occaso, e i colori terrestri. Avean goduto il moto, ed ascoltate musiche: cògnito il sonno e la (vigilia: amato; contratto amistà: provato il sùbito rinascimento della meraviglia, la dejezione della solitudine: toccato corolle, e manevoli stoffe, e labbra. Or tutto ciò è finito. Codeste son acque, che i Vènti mutevoli còncitano a riso, che i cieli opulenti illuminano tutto giorno. Ed ecco, il Gelo, con un cenno, ghermisce il flotto che danza, arresta ogni sua leggiadria vagabonda. E non lascia che un fulgore non franto, una raccolta radianza, una largura, una pace che brilla — al cader della notte. </poem> La guerra ha reciso lo stame della vita al bardo giovine che a se stesso, innanzi tratto, ha cantato l'epicedio: «The Soldier»: una delle poche cose degne di sopravvivere alle improvvisazioni suscitate dal carnaggio spaventoso. {{Centrato|•••}} Walter de la Mare riprende la vecchia ballata, la ballata di Perey tutta profusa di leggenda, e vi infonde uno spirito nuovo, oltre misura diverso, per esempio, da quello di Scott o di Burns. Tenta anzi una inversione di parti nel breve quadro di tal forma antica: «The listeners», l’effetto non è postulato traverso una narrazione lugubre, il racconto d'una gualdana, ma con lo sfruttare tutto il tragico di un misterioso silenzio, il cui cerchio allucinante il Viatore soffermato è incapace ad infrangere. Walter da la Mare eccelle nel monotonalismo, nel trarre ogni conseguenza dall'interesse specialmente voluto d’un solo colore, d’una tonalità unica: per modo da melodiare in àmbito e limiti inflessibilmente prefissi. Un tale processo egli spinge sino alla ossessione: {{Centrato|ARGENTO}} <poem> Lenta, silenziosa, ora la luna vaga, imminendo, su la notturna cimba, e, birciando illumina le frutta d'argento sovra gli alberi d’argento. Le casipole bevono la luce sua d'argento fra gli embrici d'argento: dorme il mastino, steso come un ciocco nel caviglio, su stipule d’argento: dal colombaio albeggiano le piume delle colombe, cui raccoglie un sonno dalle piume d'argento: ed il lepratto che fugge, presso, ha argentee zampe ed occhi pure d'argento: e dentro le peschiere scintillano, tra càlami d’argento, nel gorgo argenteo, scàrdove d’argento. </poem> {{Centrato|•••}} Aldous Huxley è un puro descrittivo: e nella nuda trascrizione del passaggio, mirabile. « Ove tu sei, sii tutto: per tal modo sarai invincibile», esorta la «Elegia di Marienbad», Huxley purtroppo non obbedisce al consiglio salutevole: un notevole principio: <poem> O pastori, s'accordi il vostro sufolo a quei lontani gàttici eccelsi: tragiungon essi, sottilmente aguzzi, il ceruleo murmure del colle frusci l'erba rorida nell’oro dei vespri, sien taciturni i cieli. Ascoltate ora l'àlbaro che èsplica le sue umide gemme, come {{Ec|palpebre : :|palpebre:}} tra l’aereo fogliame: l'àlbaro che stormisce in furtivi susurri, con le gemine squame perenni.</poem> egli sciupa senza indugio con inopportune considerazioni, pochissimo personale, circa gli indefiniti desiderii che gli sembra s'esprimano nel balzo verticale dei pioppi e degli arcipressi. Il suo « Song of poplars » si riscatta tuttavia in fine per una strofe perfetta. <poem>«So, I have tuned my music to the trees, and there were voices, dim below their shrillness, voices of the hills, and a golden cry and then wast silences ».</poem> Noi non possiamo in nostro cuore che augurargli di spogliar al più presto la cosparsa «sensiblerie» che stabilisce tra lui e la poesia dell’ottocento primo, relazioni così manifestamente illegittime, {{a destra|{{Sc|Elio Gianturco.}}}} <section end="s3" /> {{ct|f=120%|t=1|v=1|L=0px|'''IL BARETTI'''}} in meno di un anno di vita ha conquistato il suo stile e il suo posto nella cultura italiana contemporanea. Senza annunci e programmi strepitosi ha dimostrato che i giovani italiani del dopo-guerra sono capaci di creare una rivista di pensiero e di letteratura europea senza provincialismi e senza retorica. I lettori hanno il dovere di aiutarci, di darci i mezzi per fare del ''Baretti'' una grande rivista. Ogni abbonato deve trovarci un nuovo abbonato. Alcune centinaia di amici che si sono dimenticati di pagare l'abbonamento devono affrettarsi a mandarcelo altrimenti non riceveranno più il prossimo numero. Chi vuol fare propaganda ci richieda copie di saggio. Nei prossimi numeri l'inchiesta sull'idealismo na serie di saggi sulla cultura regionale italiana.<noinclude><references/></noinclude> dmq6yvz8m8dd7tajjlo2mkr5omje9bc Pagina:Il Baretti - Anno II, n. 15, Torino, 1925.djvu/3 108 593360 3842968 2687008 2026-06-01T09:36:27Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3842968 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="AndreeaCostin" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il baretti}}|63|}}</noinclude><section begin="s1" /> {{A destra|SCENOGRAFIA}} {{ct|f=140%|t=1|v=1|L=2px|'''CRAIG'''}} «Un direttore colto, ma non artista, è inutile in un teatro quanto un carnefice in un ospedale. Egli pretende nientemeno, che l’artista si limiti ai rapporti di altezza o di superficie segnati da lui! Per una scena di porto, a mo’ d’esempio, vuol esporre in uno spazio ridevolmente angusto le rocce, le navi, la città, le case, il ponte di sbarco. L’attore deve, poi, agire in mezzo a tutta questa roba. Un personaggio deve imbarcarsi, un altro sbarcarsene sulla roccia. Questo quadro sarà per forza irreale, se si pon mente agl’inverosimili rapporti di misura che occorre attribuire ad ogni cosa perchè trovi posti in iscena. Nel Vascello fantasma la scala arriva a metà della nave che sta dietro. La città è situata a cinquanta centimetri oltre il tetto delle cave. La cima delle montagne alla stessa altezza degli alberi della nave». Così Eduard Gordon Craig. Ed ancora: «Il direttore chiede una foresta: il trovarobe gli porta la foresta, albero per albero, eceo il nostro uomo raggiante. Si scalda la testa e corre la città con i bozzetti o il solino di celluloide, stepitando: «Venite, venite a vedere la mia messinscena. Non s’è mai vista una cosa simile! La natura non potrebbe far meglio!» Il direttore dice, poi, agli attori: «Camminate in questa foresta come persone ordinarie, siate naturali». Applaudisce l’artista che cade da una sedia inciampa in un tappeto, o grida: «che meraviglia di naturalezza!» A Londra, se un direttore ha bisogno di soldati, chiede gli uomini a un reggimento e li veste con un costume storico; non gli verrebbe mai l’idea di fermare il suo corpo di comparso, Perchè cercare di meglio di un vero soldato?» Questo realismo non ha nulla di comune con l’arte. Il realismo finisce nel comico, nel music-hall, nell’anarchia. Dunque: lo stile. Ed una scuola. «Ecco il progetto che vogliamo attuare: noi fonderemo, con capitali di tutti gli «amici» del teatro riuniti in «Società», una Scuola fornita di quanto è necessario alla scena e due teatri, di cui uno all’aperto. Adopereremo questo due scene per le nostre esperienze; sull’una o sull’altra, talvolta su entrambe, saranno provate tutte le teorie. I risultati di queste esperienze: note, disegni, fotografie, documenti fotografici, cinematografici non verranno pubblicati e serviranno soltanto ai membri della Scuola. Avremo strumenti per studiare, e produrre, il suono e la luce, come anche altri per studiare il moto. Vi sarà una stamperia, tutti gli utensili da falegname, una biblioteca completa. Noi faremo esperienze nel teatro, come il chirurgo nella sala anatomica. La nostra Scuola ci permetterà di studiare le tre fonti naturali dell’arte: il suono, la luce, il moto; cioè: la voce, la scena, l’azione». Il direttore di teatro è uguale al direttore d’orchestra. Tutto dipende dalla sua bacchetta. Perciò: egli farà, prima, eseguire le scene o i costumi poi, distribuirà le parti agli attori cho ne impareranno il testo prima di faro anche una sola prova in seguito, provvederà alla illuminazione per creare un legamo armonioso fra il costume la scena o il poema e, sopratutto, non copierà la natura: la interpreterà. Anche per intendere l’arte di Gordon Craig gioverà un saggio di messinscena. {{ct|f=100%|t=1|v=1|L=2px|'''MACBETH'''}} Dove si svolge l’azione? In che guisa compiamo l’ambiente? Vedo due cose: una rupe o la nebbia che ne fascia la cima. Cioè una rocca di guerrieri, una spelonca di fantasmi. L’umidore, col tempo, roderà il picco, gli spettri bandiranno gli uomini. Mettete una rupe, fatela salire o nascondetene la cima nella nebbia. Otterrete la riproduzione esatta di quello che avete immaginato. Che forma avrà questa rupe! Ricordate le linee di un’alta montagna e indicatele: i dettagli importano poco. Non temete di farla salire molto in alto; non sarà mai troppo. Sappiate che su di un pezzo di carta potete disegnare una linea che s’elevi per più leghe; lo stesso potete fare sulla scena: è tutto un problema di proporzioni. Che cosa suggerisce Shakespeare? Non guardate prima la natura, cominciate con interrogare il poeta. Vi sono duo toni, uno pel il picco, l’uomo; l’altro per la nebbia, il fantasma. Non aggiungete altri toni nell’esecuzione dell’insieme di disegni per i costumi e le scene. Modulate soltanto nelle due note. Ma oltre la rupe e la nebbia sono altre cose da considerare. Bisogna por mente che alle falde di questa roccia brulicano le forze terrestri e che nella nebbia si celano gli spiriti innumerevoli. Per dirla più tecnicamente, voi devete pensare a sessanta o settanta comparse che debbono muoversi nella parte inferiore della scena e ad altri personaggi che non possono appendersi a fili di ferro e che tuttavia convien distinguere chiaramente dagli esseri umani e più materiali. E’, perciò, necessario creare in qualche punto una soluzione di continuità, molto evidente allo spettatore. Ecco come vi perverrete: i sogni e le proporzioni hanno suggerito la consistenza della roccia, il tono e il colore — un sol colore — daranno l’aspetto etereo della nebbia. Intanto, conducete in basso questo tono e questo colore, quasi a livello del suolo; ma abbiate l’accorgimento di condurli sopra un punto distante dalla massa rocciosa. Volete che vi spieghi tecnicamente quello che intendo? La vostra rupe non s’innalzi che a metà della scena, sia il fianco di un gruppo di monti traversati da molti sentieri che confluiscono in una piattaforma la quale occupi la metà o i tre quarti della scena. Avrete, così, abbastanza spazio per tutto le comparso del lavoro. So bene che non siete ancora convinti di questo sogno e di questa nebbia, so che pensate a quanto verrà più tardi nell’opera, specialmente molti «interni», ma non vi preoccupate: ricordate che un castello è fatto di materiali presi in una cava. Non è lo stesso colore per cominciare? i grandi colpi d’ascia sulla pietra non danno a ogni masso un tono che somiglia quelli che produco la natura: pioggia, gelo o folgore? Dovrete, dunque, trovare solo qualche variazione dello stesso tema: la rupe, nero — la nebbia, grigio — custodendo l’unità in virtù di questo metodo. Il successo dipenderà dalla valentia nel creare variazioni su questi due temi: ma ricordate che non bisogna mai allontanarsi dal tema principale dell’opera, per cercare le variazioni. Con la scena otterrete i movimenti indicati dagli autori e dovrete perfino accrescere «l’impressione» del numero senza aumentarlo. Potrete suggerire alla scena tutto quello che esiste, la pioggia, il sole, il vento, la neve, la grandine, il caldo intenso; ma non perverrete mai ad imitare realmente la natura. Potete suggerire con il movimento la traduzione di tutto le passioni ed i pensieri di una folla e con lo stesso mezzo aiutare l’attore a riprodurre le passioni ed i pensieri della parte che deve rapresentare; ma sono inutili i dettagli. Se volete anche disegnare costumi, non ispiratevi a libri speciali: lasciate correre la vostra immaginazione, vestite i personaggi secondo la vostra fantasia. Non importa se al principio commetterete degli errori. Per giudicare l’effetto delle masse, che è fra le cose più importanti, guardatevi dal considerare, come fanno tutti, i costumi singolarmente ». {{A destra|E. P.}} <section end="s1" /> <section begin="s2" /> {{ct|f=100%|t=1|v=1|L=2px|'''APOCALISSI DEL VENTESIMO SECOLO'''}} {{ct|f=140%|t=1|v=1|L=2px|'''{{AutoreCitato|Gilbert Keith Chesterton|G. K. CHESTERTON}}'''}} E’ ben strano che uno scrittore cattolico riesca convincente appunto per le idee politiche che proclama, per il regime d’ordine e di gerarchia che propugna anche ora che ben conosciamo che cosa significhi tutto questo nella realtà. Pure G. K. Chesterton minaccia di persuadere: ed almeno addita al nostro invincibile liberalismo un altro orizzonte che non manca d’apparirci luminoso benché diverso. Ma il Chesterton parla in paese anglicano: la sua concezione cattolica è quindi concezione di ribello, autonomia e distinzione. Concezione infine liberale, almeno in quanto si oppone ad una religione di stato ed all’oppressione dell’opinione pubblica anglicana che deve riuscire particolarmente seccante, poiché accomuna (come disse uno scrittore inglese) i diciannove ventesimi dell’umanità sotto la denominazione di ''heathen'', pagani e miscredenti. Possiamo scusare l’entusiasmo cattolico del Chesterton perché gli manca la nostra esperienza (non rosea) del Cattolicismo in fiore e potenza. E lo guardiamo con una lieve superiorità, come uno che non sappia cho voglia dire il ritorno della società nel grembo della Santa Madre Chiesa. Così, ci sembra che egli propugni qualche inaudita o nuovissima teoria, una religione totalmente diversa, da quella che conosciamo nella vità statale contemporanea e per lunga esperienza storica. Nello sue opere, l’idea del Regno di Dio riappare con la fantastica lontananza, ed insieme con l’imminenza poetica con la quale appariva nell’opera dei primi Cristiani, di S. Paolo e di S. Giovanni: con risonanze profetiche, come un adempimento di tutte le speranze di un’epoca che attende qualcosa. E’ veramente un Dio Sconosciuto che deve esser rivelato ancora al mondo che circonda il Chesterton; o la Chiesa Romana è per lui un esperimento ancora intentato, od almeno, di essa non restano vestigio spirituali intorno a lui. Il Chesterton cerca di tener conto dell’esperienza non riuscita in altri luoghi ed interrotta in Inghilterra dalla follia erotica e dalla saggezza politica di un principe: ma tuttavia la Comunione dei Santi e la Chiesa Militante gli appaiono come fantasmi storici e come parabole esemplari, non come realtà storiche ed attuali. Appunto per tutto questo, i suoi progetti e le sue proposte non si allontanano mai (almeno ai nostri occhi) da una certa platonicità di paradossi: non possiamo intendere che come una ingegnosa serie di paradossi l'opera più teoretica del Chesterton:- «What is wrong with the Wordl». Serie di saggi che si collegano l’uno all’altro per un tenue filo di corrispondenze, più che altro esteriori: il pensiero del Chesterton non è ispirato e diretto, ma suscitato da qualcosa di prossimo e di immediato, dal particolare e non da un disegno generale. E’ questo in realtà il carattere intimo delle mentalità del Chesterton. Benché la sua opera si diriga verso l’eternità della fede e l’universalità della Chiesa, parte dal contingente; e nemmeno assurge alla universalità, ma soltanto si dilata, dilaga fino ad invadere il mondo. Questo è dimostrato soprattutto dai romanzi: partiti da un piccolo contrasto, da qualche peculiarità che l’autore attribuisce alla mancanza di fede cattolica, fanno risuonare successivamente, per vibrazioni sempre più vaste, il motivo iniziale che così si estende, come una nuvola tenebrosa, su tutto il mondo moderno. La catarsi finale, cioè il ristabilimento della retta interpretazione cattolica della vita, viene raggiunta in un mondo completamente fantastico, del tutto irreale: ma sempre congiunto, per fili sottili, al panorama ristretto, al paesaggio preciso dal quale la trama aveva prese le mosse. Sarebbe dunque un errore dire che i romanzi del Chesterton sono romanzi a tesi: perchè ai fini della tesi, si segue un esempio reale o verosimile in tutto il suo svolgersi nella comune realtà del mondo, o la tesi è tanto più provata quanto più veristico è il racconto. Invece, il racconto del Chesterton diventa, col procedere della narrazione, sempre più ''fiabesco'': è questo l’aggettivo più preciso per indicare il carattere dell’opera romanzesca del Chesterton. Non si tratta di allegoria: perché l’allegoria è, come le parabole del Cristo, un fatto particolare che rappresenta un concetto universale. Ma perché l’aneddoto assuma questo valore universale, deve venir trasferito su un piano spirituale. Invece nel Chesterton l’aneddoto resta nel suo piano di realtà immediata e si dilata ''ad essere'' (non solo a rappresentare) tutta la vita della società. Perciò non possiamo considerare il Chesterton soprattutto come pensatore: egli stesso ci dice che il filosofo spazia nell’infinito mentre il poeta è poeta soltanto del finito. Opera poetica dunque, se immaginazione e poesia sono così strettamente congiunte: e definendo così il Chesterton, teniamo in vista le due opere che riteniamo più significative e personali, quindi più conturbanti per uno spirito impreparato, perchè appunto in «''The Flyng Inn''» ed in «''The Man who was Thursday''» il Chesterton si manifesta pienamente. Per l’amore e l’attenzione del particolare, il Chesterton tende all’occasionale, cioè ad inserirsi su un aspetto immediatamente visibile, attuale dello spirito moderno. Ad esempio, por non rilevare che un lato esteriore, tanto ''«The Man who was Thursday»'' che ''«The Innocence of Father Brown»'' pagano il tributo alla passione con temporanea per la letteratura poliziesca. E un poco strano, a prima vista, che la parte di poliziotto sia sostenuta da un prete cattolico (''Father Brown'') e che il poliziotto sia assunto esponente della rettitudine umana (''Thursday''). Ma la posizione spirituale di Syme e di Father Brown di fronte al delitto lo spiega: delitto ed anarchismo sono manifestazioni diaboliche perché disordine. Chi si eriga contro essi, rientra automaticamente nell’ordine, sociale e religioso. Dalla «ribellione contro la ribellione sorge la sanità spirituale di Syme. Così l'agente dell'ordine, il ''policeman'' è un simbolo operante nella società moderna. La sua opera non è priva di una certa poesia: anzi, il Chesterton la vede addirittura eroica e leggendaria perché il poliziotto lotta e soffre e rischia per l’ordine e per la legge come i ribelli, i rivoluzionari rischiano a soffrono contro l’autorità. Questa è la grande morale di «''The Man who was Thursday» l’ordine e la legge non sono la pace o la gioia, sono lotta e sofferenza. Tale il segno di nobiltà che il Chesterton impone al suo ideale: la società ordinata, l’uomo disciplinato. Ordine e disciplina sociale che si confondono e si fondono con l’ordine e la disciplina religiosa: per un vero cattolico, che si sente membro della Comunione dei Santi, della Chiesa Militante, non v’è distinzione fra ordine sociale ed ordine divino. Il protagonista multiforme di «''The Man who was Thursday''» Sunday, trascorro inevitabilmente da capo della polizia (ordine sociale) ad esser la Pace di Dio, il Sabbath (ordine divino). E su questa strada il Salvatore del Mondo, come gli uomini dell’ordine, incontra la lotta ed il martirio. Ma il mondo in cui si svolgo questo grande dramma spirituale risponde così bene ai gusti letterari ed alla vita moderna che al pubblico italiano il romanzo è stato presentato come un libro per ragazzi! Per quanto questo sia comico, dobbiamo riconoscere che l’arte del Chesterton ben si presta all’equivoco. Lo stilo stesso ed il metodo di svolgimento oscilla continuamente dalla fumisteria più indifferente ad una solennità che affiora in qualche frase, perdendosi poi subito in una tempesta di immagini assurde, di scene colorate stranamente. Tanto colorato che il significato del quadro, la morale che vuol trarne l’autore si smarrisce, come il disegno architettonico di un edificio sopraccarico di arabeschi ornamentali. «Manative», ad esempio, dà l’impressione di essere escogitato più che a dimostrare una molteplicità spirituale e l’irruenza fantastica della vita, per stupirci continuamente, variando le scene con la libertà logica d’un caleidoscopio. Perchè il Chesterton (per quanto possa sembrar strano dopo quanto si è detto) letterariamente è un verista. Non perchè descriva accuratamente tutto il quadro e tutta l’anima dei suoi personaggi, ma perchè nota il particolare che lo interessa con la precisione con la precisione e la sensibilità immediata del verista. Poeta, abbiamo detto: ma in ogni caso artista, che non dimentica mai nè lo sfondo paesaggistico delle sue scene, nè il rilievo delle figure di primo piano. «Il grande drago marino dai colori mutevoli che serpeggia dintorno al mondo come un camaleonte, era di un verde pallido - quando sciacquava su Pebbleswick, ma di un azzurro carico quando si rompeva sulle isole Jonie.» — «Sopra tutto il paesaggio si stendeva uno scoloramento luminoso ed innaturale come quello del disastroso crepuscolo che Milton diceva proiettato dal sole in «eclisse». Sono questo scene, scene ''vive'' e viste con occhi d’uomo: ma con qualche lineamento peculiare che permette, per la sua influenza nascosta sull’animo del lettore, di introdurre una figura leggermente storta, un’anima che si accorda con ciò che il paesaggio vero ha di eccezionale e di fantasmagorico. Questo è il metodo fantastico del Chesterton. Egli non ci persuade sempre, non ci fa addentrare nella fiaba senza che ci avvediamo della sua irrealtà: ma abbiamo almeno un senso di possibilità, sentiamo che le cose potrebbero ben essere così anche se non lo sono mai. Perché la vena di umorismo, anzi di vera buffoneria che affiora anche nelle scene più strambe o tragiche, ci tien desti e ci impedisce di lasciarci suggestionare come ci suggestiona un racconto del Poe. Inoltre, gli avvenimenti più gravi, i rivolgimenti più profondi non ci sono rivelati che per echi: ci troviamo di fronte allo volgimento grandioso della posizione iniziale senza che questa evoluzione abbia bisogno di una dimostrazione. Gli effetti più strani sono dati come cronaca pura, senza che il lettore abbia mai un senso di sconnessione, di salto spirituale. Tra un momento e l’altro, c’è un filo logico che sembra sia compito del lettore scoprire. Se ora riflettiamo al’opera di poeta del Chesterton nei primi tempi, riconosceremo facilmente un procedimento lirico nei suoi romanzi: tra questi e le poesie stanno gli stessi rapporti spirituali che fra poesie e racconti del Poe. La grandezza del Chesterton sta appunto in questa celata serietà di poeta, che canta perchè non può farne a meno ed inventa anche il grottesco perché deve dire cose di enorme importanza. Qualo sia il vero posto del Chesterton nella letteratura moderna, può mostrarlo un confronto col Mac Orlan. Per quanto la storia fantastica della «''Venus Internationale''», ad esempio, sia narrata seriamente, noi ci domandiamo quale sia lo scopo di tutto ciò. Del Chesterton invece, per quanto scherzi e divaghi, non ci avviene mai di chiederci lo scopo. Il suo intento è eccezionalmente serio, il suo compito è veramente alto, poiché dalla disordinata fantasmagoria dove sorgere il Regno di Dio, ed attraverso al tumulto del riso e delle stravaganze balena la speranza e la luce dell’eternità. {{A destra|{{Sc|Mario M. Rossi.}}}} <section end="s2" /> {{ct|f=100%|t=1|v=.5|'''G. B. PARAVIA & C.'''}} {{Centrato|{{smaller|EDITORI - LIBRAI — TIPOGRAFI}}}} {{Centrato|'''TORINO - MILANO - FIRENZE - ROMA - NAPOLI - PALERMO'''}} {{ct|f=80%|t=1|v=1|L=5px|'''BIBLIOTECA DI FILOSOFIA E PEDAGOGIA'''}} {{Centrato|PIERO MARTINETTI}} {{ct|f=100%|t=1|v=1|L=5px|'''Antologia Kantiana'''}} Le pagine più caratteristiche de la dottrina critica di Kant e de le sue principali illustrazioni e derivazioni nel campo della genoseologia dell’etica, del diritto e della politica. Si potrà così d’un sol sguardo abbracciare la vasta mole di quelle dottrine, in cui vive un’anima così possente e ricca, a da cui sono derivate tante energie e suggestioni rinnovatrici a la filosofia moderna, e da cui possono tuttora derivare tanti motivi atti indirizzare lo spirito per le vie sempre ricercate e difficili de la verità e de la giustizia. {{Centrato|''Prezzo del volume: Lire 16''}}<noinclude><references/></noinclude> a1dbuv4t736z99q1nf4o8ib0n2rpyvk Pagina:Il Baretti - Anno II, n. 15, Torino, 1925.djvu/2 108 593364 3842966 3181146 2026-06-01T09:31:56Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3842966 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="AndreeaCostin" />{{RigaIntestazione|62|{{Sc|il baretti}}|}}</noinclude><section begin="s1" /> {{ct|f=140%|t=1|v=1|L=2px|'''{{AutoreCitato|Konstantin Nikolaevič Batjuškov|Konstantin Nikolàjevic Bàtjuskov}}'''}} {{ct|f=100%|t=1|v=1|L=2px|'''1797-1855'''}} Apre, come il Waliszewski notò, la serie dei destini tragici nella letteratura russa. La sua longevità fu dimezzata dalla follia, triste eredità materna, che fasciò di tenebra e ridusse a squallida vegetazione i suoi ultimi 33 anni. Figlio di un proprietario nobile di Vològda, Bàtjuskov non conobbe le carezze della madre, impazzita poco dopo la sua nascita, perchè tosto allontanato da lei e mandato a Pietroburgo. Colà esercitò profondo influsso sulla sua educazione un parente del padre, il Muravjòv, amico del grande Karamzin o scrittore egli stesso, fervido cultore dell’antichità classica o della letteratura italiana. Sotto la sua guida Bàtjuskov studiò specialmente lingua e poesia latina, da lui ebbe la prima rivelazione del mondo classico. La poesia ellenica, invece, non gli si rivelò che per il tramite delle versioni, e ne esegui egli stesso, e di molto riuscito, di seconda mano, dal francese. In quel tempo Bàtjuskov strinse amicizia con vari giovani letterati, che da pochi anni avevano fondato una «Libera società degli amici della letteratura, delle scienze e delle arti», cercando di sfuggire alle strettoie dell’imperante pseudo classicismo retorico. Come gli altri nobili del tempo, servi, compiuti gli studi, nell’amministrazione statale: prima, per brevissimo tempo, in quella civile, poi nella militare. Il 1807 lo vide combattere contro Napoleone sul Niemen e cader ferito a Heilsberg. Durante la campagna si legò strettamente col commilitone Pètin, un giovine dall’anima pura o generosa, che divenne per lui l’ideale dell’amico e rappresentò nella sua vita la parte di Andrèj Turghènjev in quella di Zukòvskij. Sei anni dopo lo perderà nella «battaglia delle nazioni», sotto le mura di Lipsia, e lo rievocherà più tardi in una delle sue più belle liriche. Ricoverato, dopo la ferita, a Riga, nella casa di un ricco mercante, Bàtjuskov s’innamorò, pare ricambiato, della figlia dell’ospite, ma, non avendola ottenuta in moglie, se ne parti affranto e cercò rifugio nel podere paterno. Nel successivo soggiorno del 1809-10 a Pietroburgo e a Mosca, fra le letture di {{AutoreCitato|Quinto Orazio Flacco|Orazio}}, di {{AutoreCitato|Voltaire|Voltaire}} e di {{AutoreCitato|Évariste de Parny|Parny}} (che, nonostante la sua mediocrità, ebbe in Russia una voga immensa o una pleiade di traduttori e di imitatori, non escluso il giovine {{AutoreCitato|Aleksandr Sergeevič Puškin|Pùskin}}) e la frequentazione di scrittori come {{AutoreCitato|Vasilij Andreevič Žukovskij|Zukòvskij}}, {{AutoreCitato|Nikolaj Michajlovič Karamzin|Karamzì}} e {{AutoreCitato|Pëtr Andreevič Vjazemskij|Vjàzemskij}}, lo spirito di Bàtjuskov si avviò alla maturità attraverso un eclettismo che, traducendosi in perpetue oscillazioni del gusto e nell’assenza di una linea artistica continuativa, non gli permetterà, se non in rari felici e fulgidi istanti, di attingere la perfezione. Nel 1812 l’incendio di Mosca sferra gli sdegni misogallici del Poeta, che, già grande ammiratore dei francesi, li chiama ora «vandali» e «barbari», degni della ghigliottina, come i loro libri del rogo: nelle sue poesie di quell’anno un soffio impetuoso di amor patrio spazza ogni traccia di quell’epicureismo che era stato il motivo dominante della sua opera anteriore. Ma la grande guerra nazionale del 1812-1814 lo fa accorrere nelle linee prime anche come soldato: a Lipsia lo strazia la morte, cui già s’accennò, dell’amico fraternamente amato, caduto al suo fianco nelle acque rabide della Pleiss; a Parigi, dove il turbine della vittoria l’ha trascinato, lo esalta l’ingresso trionfale delle armi coalizzate, con Alessandro I alla testa. Dopo una breve permanenza in Germania, dove fra tutti più lo affascina Schiller, e in Inghilterra, torna per mare, attraverso la Svezia, in patria. Il ritorno è assai triste: il male nervoso che lo trarrà alla demenza lo insidia. Le tetre ruine di un antico castello sulla dirupata costa svedese gli ispirano un’altra stupenda elegia, tutta adombrata di malinconia ossianica, che Bjelinskij dirà artisticamente perfetta. E’ anche a questo momento che i biografi di Bàtjuskov fan risalire le sue prime manifestazioni di mistica religiosità: altre volte, nella letteratura russa, il misticismo farà da battistrada alla follia. A Pietroburgo un secondo amore sfortunato precipita il suo destino: i suoi nervi s’ammalano gravemente e d’ora innanzi non gli daranno più tregua. Il suo misticismo si accentua: ormai egli parla di sè medesimo come di un «epicureo pentito» e scrive: «la vita non è l’eternità, per fortuna nostra, e il patire ha una fine!» Lo spirito, che tanto aveva cantato l’Ellade luminosa, l’ebbrezza dei cori bacchici, la tenerezza o il fuoco della passione amorosa, cade vieppiù sotto l’impero della malattia universale del tempo: la «''mirovàja totkà''» (l’equivalente russo del «Wellchmerz»), si affratella a Chateaubriand e a Byron, l’intima religiosità di Zukòvskij lo conquide più intimamente. Nel 1817, lo stesso anno in cui incontrò Pùskin giovinetto nella società di Zukòvskji, la Musa di Bàtjuskov ha, prima di spegnersi, l’ultimo vivido sprazzo nella più famosa delle sue composizioni, considerata tuttavia a torto come il suo capolavoro (già Bjelìnskij ne rilevò, accanto ai fulgori, le opacità e le debolezze): «Il Tasso morente», poemetto elegiaco, classico di paludamento, ma romantico d’intonazione e di contenuto. Il vate italiano aveva sempre fortemente occupato l’immaginazione del poeta russo, pure per le fortunose vicende della sua vita, nelle quali Bàtjuskov, ancora fanciullo e adolescente, aveva visto riflessi e, con presaga angoscia, anche anticipati i dolori della propria esistenza. Il canto del «dolco cigno», che Bàtjuskov pone sulle labbra del Tosso agonizzante, è, veramente, il suo canto del cigno. Gli ultimi anni della vita cosciente di Bàtjuskov non sono che un correre affannoso verso un miraggio che da lui più e più si slontana: la salute e la pace. Da Pietroburgo al mezzodì della Russia, di là in Italia, dove l’intercessione di Zukòvskij gli ha ottenuto un posto alla legazione russa di Napoli, ma dove neppure il clima può nulla contro il suo male; da Napoli, a scopo di cura, in Germania,e poi di nuovo in patria. A Simferòpol, nel 1821, la notte sì addensa definitivamente intorno al suo spirito. Nella poesia di Bàtjuskov, sono originalmente e fondamentalmente classici, oltrè alle forme, alcuni dei principali impulsi, spiriti e accenti: l’esaltazione della vita, della gioia e dell’amore sotto il sereno cielo ellenico, una leggera e leggiadra filosofia fra anacreontica ed epicurea che ha per ideale «una modesta ombra, la pace dell’animo, la libertà della vita e della creazione», la tendenza (che quasi sempre prevale) ad una chiara e limpida concretezza; ma fin quasi dall’inizio, e sempre più spiccate, diffuse e frequenti col proceder degli anni o delle influenze estranee, troviamo nel classicismo di Bàtjuskov delle sfumature, incrinature, infiltrazioni eterogenee, dalle quali vapora come un velo di romanticismo, sia pure squisito, che si stende sul contenuto di quello e lo appanna. Sarà dapprima il ricorrere numeroso di una nota fortemente elegiaca di tenerezza e di tristezza, che ci farà ricordare il romanticismo di un latino che Bàtjuskov tradusse felicemente: Tibullo, ma verranno poi anche le ombreggiature di tetraggine ossianica, come in alcune delle poesie già menzionate che pur sono fra le sue migliori, le inflessioni karamziniane o le preoccupazioni moralistiche, religiose, ascetiche alla Zukòvskij, anche se il suo incontestabile buon gusto lo terrà le mille miglia lontano dal grottesco romanticismo medievale di quest’ultimo e dal sentimentalismo lacrimoso di Karamzin, che aveva culminato nella «Povera Lisa», croce e delizia dei cuori sensibili della generazione precedente. La personalità poetica di Bàtjuskov riesce così molto complessa e composita: il cantore della voluttà, del vino e dell’amore, il sacerdote delle Muse e delle Grazie, vive in lui, in più o meno armonica simbiosi, col sognatore malinconico, col filosofo cupamente pessimista, con l’asceta e col mistico: egli attinge le sue ispirazioni alla fonte Castalia, ma altresì al nebuloso mare scandinavo, sul quale ancora echeggiano per lui il canto ispirato degli scaldi e il grido di guerra dei vichingi e anche l’esaltazione anacreontica e l’ebrezza dionisiaca appare in lui solo un mezzo per «dimenticarsi e scordando che tutto è labile quaggiù e che la morte è il retaggio sicuro di ogni vivente. Il posto che Bàtjuskov, nonostante una relativa povertà e monotonia di contenuto, occupa nella letteratura russa è importantissimo. Nei facili quanto caduchi triumvirati, che la fama spesso amò in Russia comporre per riunire, più o meno ibridamente, i nomi dei suoi poeti prediletti, Bàtjuskov fu prima affiancato al venerando maestro Karamzin e al devoto amico Zukòvskji, poi a quest’ultimo ed al sommo Pùskin, a Pùskin che appena sorgeva, promettente aurora di un magnifico giorno, nel momento stesso in cui Bàtjuskov stava per tramontare nel più tragico dei silenzi. Non è a stupire se tali effimeri triumvirati furon presto disfatti da un più maturo senso critico, che a Bàtjuskov, poeta eminentemente di transizione, assegnò il debito posto nella graduatoria poetica russa: fra Zukòvskij da un lato che, per quanto di pochi anni maggior di lui, è spiritualmente ancora tutto impregnato di passato, e dall’altro Pùskin, che rappresenta e schiude il fulgido avvenire. Rispetto al primo, se gli appare inferiore per ricchezza di contenuto, per organica pienezza o continuità di sviluppo, per vastità di creazione, Bàtjuskov è senza dubbio immensamente superiore per nervosa modernità, complessità e raffinatezza psicologica e sopratutto per artistica purezza di stile, di forme o di ritmi. Si può, anzi, dire che quanto Zukòvskij fece per il contenuto della poesia russa, Bàtjuskov lo fece per la forma. Come prosatore, poi, — chò egli scrisse anche in prosa — deve senz’altro dirsi all’altezza di Zukòvskij, essendosi rivelato eccellente stilista specialmente nei suoi saggi su Lomonòssov o Kantenìr, sulla poesia o sui poeti, e nei «Frammenti di lettere di un ufficiale russo dalla Finlandia». Rispetto a Pùskin, pur essendo rimasto a tanta distanza dalla sua artistica perfezione, dal suo geniale equilibrio di sostanza e di forma, dalla sua universalità d’ispirazione, che lo fanno insieme rappresentativo di tutta la poesia di una razza, Bàtjuskov ha, tuttavia, la gloria di esser stato uno dei suoi più grandi maestri di arte poetica (gli altri furono {{AutoreCitato|Michail Vasil'evič Lomonosov|Lomonòssov}}, {{AutoreCitato|Gavriil Romanovič Deržavin|Derzàvin}} e {{AutoreCitato|Vasilij Andreevič Žukovskij|Zukòvskij}}), sia pure per venire anche lui, come gli altri tutti, superato dall’alunno; ed ha, poi, in particolare, il vanto di avergli trasmesso una tecnica poetica così perfezionata e un verso così armonioso, così limpido e così fluido, che Pùskin — non lo diciamo noi, ma lo dice Bjelìnakij — ben poco dovette ancora aggiungervi, e forse solo una maggior dovizia e purezza di lingua, per farne uno strumento perfetto. Anche la classica chiarezza e determinatezza del concetto poetico e della immagine lirica, che, sotto ogni velatura romantica, abbiamo visto costituire uno dei pregi essenziali di Bàtjuskov, spiega le simpatie di Pùskin per questo poeta e l’azione che su Pùskin egli esercitò. Il temperamento artistico del massimo fra i russi e quell’amore della concretezza o dell’evidenza in poesia che gli faceva riporre la più alta ambizione nello scrivere in modo che tutti, «dal più grande al più piccolo», lo comprendessero, dovevano naturalmente portarlo verso chi aveva scritto queste parole adamantine: «Vivi come scrivi e scrivi come vivi, altrimenti tutte le risonanze della tua lira saranno false». {{A destra|{{Sc|Alfredo Polledro.}}}} <section end="s1" /> <section begin="s2" /> {{ct|f=100%|t=1|v=1|L=2px|'''LA FONTE'''}} <poem>La procella tacque, e nel sereno azzurro il sole ci apparve all’occidente; torbida la fonte, dopo la furiosa procella, con mugghio e strepito corre pei campi Zafna! t’accosta: per vergine pura di palma all’ombra qui la rosa fiorisce; cadendo dal sasso, la fonte romita con mugghio e schiuma pei recessi scorre. I recessi, Zafna, di te rischiarasti! Dolce è con te nei romiti luoghi! Canzoni d’amore tu a me ripetesti, il vento le portò sulle tacite ali! La voce tua, Zafna, come del mattino il respiro, dolcemente mormora, aleggiando sui fiori: più piano, o fonte! arresta il tumulto, con mugghio e schiuma fuggendo pei campi! La voce tua, Zafna, nell’anima si ripercosse: vedo il sorriso e la gioia negli occhi! Vergin d’amore! io a te m’accostai, col miel bevvi rose sull’umide labbra! Zafna arrossisce!.. Oh, amica mia pura, muta stringiti con le labbra alle labbra!.. E tu sii discreta, romita fonte. con mugghio o strepito fuggendo pei campi! Sento del seno tuo il tumulto, del cuore il battito e le lacrime negli occhi, il dolce di vergin pudica sussurro! Zafna! oh, Zafna! guarda, là nelle acque, rapido nuota un fiorello di ramerino; le acque avventaronsi: il fiorellin più non c’è! Il tempo è più rapido di quest’onda romita, che con mugghio per i recessi scorre. Il tempo distruggerà e la grazia, e la giovinezza!... Tu sorridesti, oh, vergin d’amore! Senti nel cuore languore e dolcezza, vivi trasporti e una fiamma nel sangue!.. Zafna, oh, Zafna! là il colombo innocente con l’appassionata amica c’invidia... I sospiri d’amore, la fonte romita con mugghio e strepito li porta pei campi!</poem> <section end="s2" /> <section begin="s3" /> {{ct|f=100%|t=1|v=1|L=2px|'''Sulle ruine di un castello in Svezia'''}} <poem>Già l’astro del dì all’occidente arse e piano s’affondò nell’onde!.. Pensosa la luna traverso lieve vapor guarda ai gorghi e ai lidi taciturni. E tutta in profondo sonno è la marina intorno. Sol di rado un peccatore ai compagni grida; sol l’eco la voce sua lungamente ripete nel silenzio notturno. Io qui, su questi scogli, sospesi sull’acqua, nella sacra oscurità del querceto, pensoso erro e veggo innanzi a me vestigia di fuggite età e gloria: ruderi, minaccioso vallo, invasa d’erbe una fossa, colonne o vetusto ponte con ferree catene, spalti muscosi con granitici merli e lunga fila di tombe. Tutto è quiete: un morto sonno è nella dimora selvaggia Ma qui vive la ricordanza: e il viatore, appoggiato alla pietra di una tomba, assapora una dolce fantasia. Là, là, dove serpe l’edera per la scala erta, e il vento culla lo stelo dell’inaridito assenzio, dovo la luna inargentò i torvi spalti sulla dormente acqua: Là un guerriero un tempo, di Odin prode nipote, nelle mischie marine incanutito, addestrava il figlio alla pugna e dei dardi pennuti il fascio, la corazza segreta, il brando greve egli al giovinetto porgeva col trafitto braccio e forte sclamava, levate le tremanti palme: «A te egli è sacrato, o dio, signore della pugna, sempre ed ovunquo tuo! E tu, mio figlio, giura per il brando dei tuoi padri, e di Hela<ref>La dea della morte nella mitologia Scandinava</ref> col giuro sanguinoso, d’essere sugli occidui flutti il terror dei nemici, o di cader, come gli avi caddero, con gloria!» E l’ardente giovinetto il brando degli avi copriva di baci, e al seno stringeva le paterne palme, e nella gioia, come destriero al suono di nova pugna, ribolliva e fremeva! Guerra, guerra ai nemici della patria terra! I vascelli al mattino strepitarono, spumeggiarono i mari, e i celeri navigli sull’ali della tempesta trasvolarono! Nelle valli di Neustria echeggiò delle pugno il tuono, la nebulosa Albione di terra in terra fiammeggia, o Hela notte e giorno al Valhalla accompagna dei caduti la pallida turba. Ah, giovinetto! t’affretta ai patrii lidi, indietro vola con la preda guerresca! Già spira mite il vento sull’orma delle tuo navi, o eroe, dalla vittoria eletto. Già gli scaldi festini apprestano sui colli, già le querce sono in flamme, nelle coppe il miele brilla, e nunzio di letizia ai padri proclama le vittorie sui mari. Qui, nel placido porto, dall’alba d’oro te la fidanzata attende, per te, o giovinetto, con lacrime e preci gli dei a clemenza inchina... Ma ecco, nella nebbia là, come stormo di cigni, biancheggiano i vascelli, portati dalle onde. Oh, spira, propizio vento, spira con mute labbra nelle vele dei vascelli! Sono i navigli al lido: su esso è già l’eroe con bottino di donne d’altra stirpe; a lui s’affretta il padre con la giovin fidanzata e i cori degli scaldi ispirati. La bella sta, tacita, in lacrime, ma il fidanzato mirar di sfuggita ardisce, chinando il guardo, si fa rossa e impallidisce, come luna nei cieli.</poem> <section end="s3" /> <references /> <section begin="s4" /> {{ct|f=100%|t=1|v=1|L=2px|'''L’ombra dell’amico (<ref>In memoria dell'amico Pétin, caduto nel 1813 alla battaglia di Lipsia, che diede il tracollo alla potenza napoleonica.</ref>)'''}} <poem> Io la sponda lasciai nebulosa d’Albione: pareva ch’essa nell’onde plumbee affondasse. Dietro il vascello volteggiava Alcione, e la piana sua voce i naviganti allietava. Della sera il vento, dei flutti lo sciacquare, il monotono rumore e palpito delle vele, e del pilota sul ponte il richiamo alla scolta sonnecchiante fra il borbottio dei flutti: tutto a un dolce meditare inclinava. Come ammaliato, presso l’albero io stavo, e traverso la nebbia o della notte il velo gli astri del norte amato ricercavo. Tutto il pensier mio era nelle ricordanze, sotto il ciel dolce della patria terra. Ma dei venti il fragore e del mare il dondolio sulle palpebre un lauguido oblio m’indussero. Ai sogni seguivano i sogni, e d’un tratto... un sogno era forse?.. m’apparve il compagno, perito nel fatal fuoco d’invidiabile morte, della Pleiss nell’onde<ref>La {{Wl|Q162993|Pleiss}} è uno dei tre fiumi, con l’Elster e la Partha, alla cui confluenza si trova Lipsia.</ref> Ma non era la vista paurosa: la fronte profondo ferito non serbava, qual mattino di maggio di letizia fioriva, e ogni cosa celeste all’anima ricordava. «Sei tu, caro amico, compagno dei migliori dì! Sei tu? io gridai, soldato eternamente caro! Non io sto sopra la tua precoce tomba, nell’orrendo bagliore dei fuochi di Bellona, non io con i fedeli amici con la spada su un albero la tua gesta tracciai, e l’ombra alla celeste patria accompagnai con preci, singhiozzi o lacrime? Ombra dell’indimenticabile! rispondi, caro fratello! O il passato tutto fu un sogno, una fantasia, tutto, tutto, e il pallido cadavere, la tomba ed il rito? Oh! dimmi una parola! lascia che la nota voce ancora il mio avido orecchio accarezzi! lascia che la mano mia, o inobliabile amico, la tua con amore serri!...» Ed io volai verso lui... Ma il celeste spirito sparve nell’infinito azzurro dei sereni cieli, qual fumo, quale meteora, qual fantasma di mezzanotte sparve, - e il sogno abbandonò i miei occhi. Tutto dormiva intorno a me sotto la volta del silenzio: gli elementi paurosi sembravan taciturni. Alla luce della luna d’una nube coperta appena alitava il venticello, appena sfavillavano l’onde; ma la dolce quiete fuggiva i miei occhi, e ancor l’anima dietro il fantasma volava, ancor l’ospito celeste arrestare voleva: te, o caro fratello! o miglior degli amici! </poem> {{A destra|'''(Traduzioni dirette di A. Polledro).'''}} <section end="s4" /><noinclude><references/></noinclude> tircu9764q56d4pfl5u5341g5abr7ap 3842967 3842966 2026-06-01T09:33:03Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3842967 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="AndreeaCostin" />{{RigaIntestazione|62|{{Sc|il baretti}}|}}</noinclude><section begin="s1" /> {{ct|f=140%|t=1|v=1|L=2px|'''{{AutoreCitato|Konstantin Nikolaevič Batjuškov|Konstantin Nikolàjevic Bàtjuskov}}'''}} {{ct|f=100%|t=1|v=1|L=2px|'''1797-1855'''}} Apre, come il Waliszewski notò, la serie dei destini tragici nella letteratura russa. La sua longevità fu dimezzata dalla follia, triste eredità materna, che fasciò di tenebra e ridusse a squallida vegetazione i suoi ultimi 33 anni. Figlio di un proprietario nobile di Vològda, Bàtjuskov non conobbe le carezze della madre, impazzita poco dopo la sua nascita, perchè tosto allontanato da lei e mandato a Pietroburgo. Colà esercitò profondo influsso sulla sua educazione un parente del padre, il Muravjòv, amico del grande Karamzin o scrittore egli stesso, fervido cultore dell’antichità classica o della letteratura italiana. Sotto la sua guida Bàtjuskov studiò specialmente lingua e poesia latina, da lui ebbe la prima rivelazione del mondo classico. La poesia ellenica, invece, non gli si rivelò che per il tramite delle versioni, e ne esegui egli stesso, e di molto riuscito, di seconda mano, dal francese. In quel tempo Bàtjuskov strinse amicizia con vari giovani letterati, che da pochi anni avevano fondato una «Libera società degli amici della letteratura, delle scienze e delle arti», cercando di sfuggire alle strettoie dell’imperante pseudo classicismo retorico. Come gli altri nobili del tempo, servi, compiuti gli studi, nell’amministrazione statale: prima, per brevissimo tempo, in quella civile, poi nella militare. Il 1807 lo vide combattere contro Napoleone sul Niemen e cader ferito a Heilsberg. Durante la campagna si legò strettamente col commilitone Pètin, un giovine dall’anima pura o generosa, che divenne per lui l’ideale dell’amico e rappresentò nella sua vita la parte di Andrèj Turghènjev in quella di Zukòvskij. Sei anni dopo lo perderà nella «battaglia delle nazioni», sotto le mura di Lipsia, e lo rievocherà più tardi in una delle sue più belle liriche. Ricoverato, dopo la ferita, a Riga, nella casa di un ricco mercante, Bàtjuskov s’innamorò, pare ricambiato, della figlia dell’ospite, ma, non avendola ottenuta in moglie, se ne parti affranto e cercò rifugio nel podere paterno. Nel successivo soggiorno del 1809-10 a Pietroburgo e a Mosca, fra le letture di {{AutoreCitato|Quinto Orazio Flacco|Orazio}}, di {{AutoreCitato|Voltaire|Voltaire}} e di {{AutoreCitato|Évariste de Parny|Parny}} (che, nonostante la sua mediocrità, ebbe in Russia una voga immensa o una pleiade di traduttori e di imitatori, non escluso il giovine {{AutoreCitato|Aleksandr Sergeevič Puškin|Pùskin}}) e la frequentazione di scrittori come {{AutoreCitato|Vasilij Andreevič Žukovskij|Zukòvskij}}, {{AutoreCitato|Nikolaj Michajlovič Karamzin|Karamzì}} e {{AutoreCitato|Pëtr Andreevič Vjazemskij|Vjàzemskij}}, lo spirito di Bàtjuskov si avviò alla maturità attraverso un eclettismo che, traducendosi in perpetue oscillazioni del gusto e nell’assenza di una linea artistica continuativa, non gli permetterà, se non in rari felici e fulgidi istanti, di attingere la perfezione. Nel 1812 l’incendio di Mosca sferra gli sdegni misogallici del Poeta, che, già grande ammiratore dei francesi, li chiama ora «vandali» e «barbari», degni della ghigliottina, come i loro libri del rogo: nelle sue poesie di quell’anno un soffio impetuoso di amor patrio spazza ogni traccia di quell’epicureismo che era stato il motivo dominante della sua opera anteriore. Ma la grande guerra nazionale del 1812-1814 lo fa accorrere nelle linee prime anche come soldato: a Lipsia lo strazia la morte, cui già s’accennò, dell’amico fraternamente amato, caduto al suo fianco nelle acque rabide della Pleiss; a Parigi, dove il turbine della vittoria l’ha trascinato, lo esalta l’ingresso trionfale delle armi coalizzate, con Alessandro I alla testa. Dopo una breve permanenza in Germania, dove fra tutti più lo affascina Schiller, e in Inghilterra, torna per mare, attraverso la Svezia, in patria. Il ritorno è assai triste: il male nervoso che lo trarrà alla demenza lo insidia. Le tetre ruine di un antico castello sulla dirupata costa svedese gli ispirano un’altra stupenda elegia, tutta adombrata di malinconia ossianica, che Bjelinskij dirà artisticamente perfetta. E’ anche a questo momento che i biografi di Bàtjuskov fan risalire le sue prime manifestazioni di mistica religiosità: altre volte, nella letteratura russa, il misticismo farà da battistrada alla follia. A Pietroburgo un secondo amore sfortunato precipita il suo destino: i suoi nervi s’ammalano gravemente e d’ora innanzi non gli daranno più tregua. Il suo misticismo si accentua: ormai egli parla di sè medesimo come di un «epicureo pentito» e scrive: «la vita non è l’eternità, per fortuna nostra, e il patire ha una fine!» Lo spirito, che tanto aveva cantato l’Ellade luminosa, l’ebbrezza dei cori bacchici, la tenerezza o il fuoco della passione amorosa, cade vieppiù sotto l’impero della malattia universale del tempo: la «''mirovàja totkà''» (l’equivalente russo del «Wellchmerz»), si affratella a Chateaubriand e a Byron, l’intima religiosità di Zukòvskij lo conquide più intimamente. Nel 1817, lo stesso anno in cui incontrò Pùskin giovinetto nella società di Zukòvskji, la Musa di Bàtjuskov ha, prima di spegnersi, l’ultimo vivido sprazzo nella più famosa delle sue composizioni, considerata tuttavia a torto come il suo capolavoro (già Bjelìnskij ne rilevò, accanto ai fulgori, le opacità e le debolezze): «Il Tasso morente», poemetto elegiaco, classico di paludamento, ma romantico d’intonazione e di contenuto. Il vate italiano aveva sempre fortemente occupato l’immaginazione del poeta russo, pure per le fortunose vicende della sua vita, nelle quali Bàtjuskov, ancora fanciullo e adolescente, aveva visto riflessi e, con presaga angoscia, anche anticipati i dolori della propria esistenza. Il canto del «dolco cigno», che Bàtjuskov pone sulle labbra del Tosso agonizzante, è, veramente, il suo canto del cigno. Gli ultimi anni della vita cosciente di Bàtjuskov non sono che un correre affannoso verso un miraggio che da lui più e più si slontana: la salute e la pace. Da Pietroburgo al mezzodì della Russia, di là in Italia, dove l’intercessione di Zukòvskij gli ha ottenuto un posto alla legazione russa di Napoli, ma dove neppure il clima può nulla contro il suo male; da Napoli, a scopo di cura, in Germania, e poi di nuovo in patria. A Simferòpol, nel 1821, la notte sì addensa definitivamente intorno al suo spirito. Nella poesia di Bàtjuskov, sono originalmente e fondamentalmente classici, oltrè alle forme, alcuni dei principali impulsi, spiriti e accenti: l’esaltazione della vita, della gioia e dell’amore sotto il sereno cielo ellenico, una leggera e leggiadra filosofia fra anacreontica ed epicurea che ha per ideale «una modesta ombra, la pace dell’animo, la libertà della vita e della creazione», la tendenza (che quasi sempre prevale) ad una chiara e limpida concretezza; ma fin quasi dall’inizio, e sempre più spiccate, diffuse e frequenti col proceder degli anni o delle influenze estranee, troviamo nel classicismo di Bàtjuskov delle sfumature, incrinature, infiltrazioni eterogenee, dalle quali vapora come un velo di romanticismo, sia pure squisito, che si stende sul contenuto di quello e lo appanna. Sarà dapprima il ricorrere numeroso di una nota fortemente elegiaca di tenerezza e di tristezza, che ci farà ricordare il romanticismo di un latino che Bàtjuskov tradusse felicemente: Tibullo, ma verranno poi anche le ombreggiature di tetraggine ossianica, come in alcune delle poesie già menzionate che pur sono fra le sue migliori, le inflessioni karamziniane o le preoccupazioni moralistiche, religiose, ascetiche alla Zukòvskij, anche se il suo incontestabile buon gusto lo terrà le mille miglia lontano dal grottesco romanticismo medievale di quest’ultimo e dal sentimentalismo lacrimoso di Karamzin, che aveva culminato nella «Povera Lisa», croce e delizia dei cuori sensibili della generazione precedente. La personalità poetica di Bàtjuskov riesce così molto complessa e composita: il cantore della voluttà, del vino e dell’amore, il sacerdote delle Muse e delle Grazie, vive in lui, in più o meno armonica simbiosi, col sognatore malinconico, col filosofo cupamente pessimista, con l’asceta e col mistico: egli attinge le sue ispirazioni alla fonte Castalia, ma altresì al nebuloso mare scandinavo, sul quale ancora echeggiano per lui il canto ispirato degli scaldi e il grido di guerra dei vichingi e anche l’esaltazione anacreontica e l’ebrezza dionisiaca appare in lui solo un mezzo per «dimenticarsi e scordando che tutto è labile quaggiù e che la morte è il retaggio sicuro di ogni vivente. Il posto che Bàtjuskov, nonostante una relativa povertà e monotonia di contenuto, occupa nella letteratura russa è importantissimo. Nei facili quanto caduchi triumvirati, che la fama spesso amò in Russia comporre per riunire, più o meno ibridamente, i nomi dei suoi poeti prediletti, Bàtjuskov fu prima affiancato al venerando maestro Karamzin e al devoto amico Zukòvskji, poi a quest’ultimo ed al sommo Pùskin, a Pùskin che appena sorgeva, promettente aurora di un magnifico giorno, nel momento stesso in cui Bàtjuskov stava per tramontare nel più tragico dei silenzi. Non è a stupire se tali effimeri triumvirati furon presto disfatti da un più maturo senso critico, che a Bàtjuskov, poeta eminentemente di transizione, assegnò il debito posto nella graduatoria poetica russa: fra Zukòvskij da un lato che, per quanto di pochi anni maggior di lui, è spiritualmente ancora tutto impregnato di passato, e dall’altro Pùskin, che rappresenta e schiude il fulgido avvenire. Rispetto al primo, se gli appare inferiore per ricchezza di contenuto, per organica pienezza o continuità di sviluppo, per vastità di creazione, Bàtjuskov è senza dubbio immensamente superiore per nervosa modernità, complessità e raffinatezza psicologica e sopratutto per artistica purezza di stile, di forme o di ritmi. Si può, anzi, dire che quanto Zukòvskij fece per il contenuto della poesia russa, Bàtjuskov lo fece per la forma. Come prosatore, poi, — chò egli scrisse anche in prosa — deve senz’altro dirsi all’altezza di Zukòvskij, essendosi rivelato eccellente stilista specialmente nei suoi saggi su Lomonòssov o Kantenìr, sulla poesia o sui poeti, e nei «Frammenti di lettere di un ufficiale russo dalla Finlandia». Rispetto a Pùskin, pur essendo rimasto a tanta distanza dalla sua artistica perfezione, dal suo geniale equilibrio di sostanza e di forma, dalla sua universalità d’ispirazione, che lo fanno insieme rappresentativo di tutta la poesia di una razza, Bàtjuskov ha, tuttavia, la gloria di esser stato uno dei suoi più grandi maestri di arte poetica (gli altri furono {{AutoreCitato|Michail Vasil'evič Lomonosov|Lomonòssov}}, {{AutoreCitato|Gavriil Romanovič Deržavin|Derzàvin}} e {{AutoreCitato|Vasilij Andreevič Žukovskij|Zukòvskij}}), sia pure per venire anche lui, come gli altri tutti, superato dall’alunno; ed ha, poi, in particolare, il vanto di avergli trasmesso una tecnica poetica così perfezionata e un verso così armonioso, così limpido e così fluido, che Pùskin — non lo diciamo noi, ma lo dice Bjelìnakij — ben poco dovette ancora aggiungervi, e forse solo una maggior dovizia e purezza di lingua, per farne uno strumento perfetto. Anche la classica chiarezza e determinatezza del concetto poetico e della immagine lirica, che, sotto ogni velatura romantica, abbiamo visto costituire uno dei pregi essenziali di Bàtjuskov, spiega le simpatie di Pùskin per questo poeta e l’azione che su Pùskin egli esercitò. Il temperamento artistico del massimo fra i russi e quell’amore della concretezza o dell’evidenza in poesia che gli faceva riporre la più alta ambizione nello scrivere in modo che tutti, «dal più grande al più piccolo», lo comprendessero, dovevano naturalmente portarlo verso chi aveva scritto queste parole adamantine: «Vivi come scrivi e scrivi come vivi, altrimenti tutte le risonanze della tua lira saranno false». {{A destra|{{Sc|Alfredo Polledro.}}}} <section end="s1" /> <section begin="s2" /> {{ct|f=100%|t=1|v=1|L=2px|'''LA FONTE'''}} <poem>La procella tacque, e nel sereno azzurro il sole ci apparve all’occidente; torbida la fonte, dopo la furiosa procella, con mugghio e strepito corre pei campi Zafna! t’accosta: per vergine pura di palma all’ombra qui la rosa fiorisce; cadendo dal sasso, la fonte romita con mugghio e schiuma pei recessi scorre. I recessi, Zafna, di te rischiarasti! Dolce è con te nei romiti luoghi! Canzoni d’amore tu a me ripetesti, il vento le portò sulle tacite ali! La voce tua, Zafna, come del mattino il respiro, dolcemente mormora, aleggiando sui fiori: più piano, o fonte! arresta il tumulto, con mugghio e schiuma fuggendo pei campi! La voce tua, Zafna, nell’anima si ripercosse: vedo il sorriso e la gioia negli occhi! Vergin d’amore! io a te m’accostai, col miel bevvi rose sull’umide labbra! Zafna arrossisce!.. Oh, amica mia pura, muta stringiti con le labbra alle labbra!.. E tu sii discreta, romita fonte. con mugghio o strepito fuggendo pei campi! Sento del seno tuo il tumulto, del cuore il battito e le lacrime negli occhi, il dolce di vergin pudica sussurro! Zafna! oh, Zafna! guarda, là nelle acque, rapido nuota un fiorello di ramerino; le acque avventaronsi: il fiorellin più non c’è! Il tempo è più rapido di quest’onda romita, che con mugghio per i recessi scorre. Il tempo distruggerà e la grazia, e la giovinezza!... Tu sorridesti, oh, vergin d’amore! Senti nel cuore languore e dolcezza, vivi trasporti e una fiamma nel sangue!.. Zafna, oh, Zafna! là il colombo innocente con l’appassionata amica c’invidia... I sospiri d’amore, la fonte romita con mugghio e strepito li porta pei campi!</poem> <section end="s2" /> <section begin="s3" /> {{ct|f=100%|t=1|v=1|L=2px|'''Sulle ruine di un castello in Svezia'''}} <poem>Già l’astro del dì all’occidente arse e piano s’affondò nell’onde!.. Pensosa la luna traverso lieve vapor guarda ai gorghi e ai lidi taciturni. E tutta in profondo sonno è la marina intorno. Sol di rado un peccatore ai compagni grida; sol l’eco la voce sua lungamente ripete nel silenzio notturno. Io qui, su questi scogli, sospesi sull’acqua, nella sacra oscurità del querceto, pensoso erro e veggo innanzi a me vestigia di fuggite età e gloria: ruderi, minaccioso vallo, invasa d’erbe una fossa, colonne o vetusto ponte con ferree catene, spalti muscosi con granitici merli e lunga fila di tombe. Tutto è quiete: un morto sonno è nella dimora selvaggia Ma qui vive la ricordanza: e il viatore, appoggiato alla pietra di una tomba, assapora una dolce fantasia. Là, là, dove serpe l’edera per la scala erta, e il vento culla lo stelo dell’inaridito assenzio, dovo la luna inargentò i torvi spalti sulla dormente acqua: Là un guerriero un tempo, di Odin prode nipote, nelle mischie marine incanutito, addestrava il figlio alla pugna e dei dardi pennuti il fascio, la corazza segreta, il brando greve egli al giovinetto porgeva col trafitto braccio e forte sclamava, levate le tremanti palme: «A te egli è sacrato, o dio, signore della pugna, sempre ed ovunquo tuo! E tu, mio figlio, giura per il brando dei tuoi padri, e di Hela<ref>La dea della morte nella mitologia Scandinava</ref> col giuro sanguinoso, d’essere sugli occidui flutti il terror dei nemici, o di cader, come gli avi caddero, con gloria!» E l’ardente giovinetto il brando degli avi copriva di baci, e al seno stringeva le paterne palme, e nella gioia, come destriero al suono di nova pugna, ribolliva e fremeva! Guerra, guerra ai nemici della patria terra! I vascelli al mattino strepitarono, spumeggiarono i mari, e i celeri navigli sull’ali della tempesta trasvolarono! Nelle valli di Neustria echeggiò delle pugno il tuono, la nebulosa Albione di terra in terra fiammeggia, o Hela notte e giorno al Valhalla accompagna dei caduti la pallida turba. Ah, giovinetto! t’affretta ai patrii lidi, indietro vola con la preda guerresca! Già spira mite il vento sull’orma delle tuo navi, o eroe, dalla vittoria eletto. Già gli scaldi festini apprestano sui colli, già le querce sono in flamme, nelle coppe il miele brilla, e nunzio di letizia ai padri proclama le vittorie sui mari. Qui, nel placido porto, dall’alba d’oro te la fidanzata attende, per te, o giovinetto, con lacrime e preci gli dei a clemenza inchina... Ma ecco, nella nebbia là, come stormo di cigni, biancheggiano i vascelli, portati dalle onde. Oh, spira, propizio vento, spira con mute labbra nelle vele dei vascelli! Sono i navigli al lido: su esso è già l’eroe con bottino di donne d’altra stirpe; a lui s’affretta il padre con la giovin fidanzata e i cori degli scaldi ispirati. 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Ma dei venti il fragore e del mare il dondolio sulle palpebre un lauguido oblio m’indussero. Ai sogni seguivano i sogni, e d’un tratto... un sogno era forse?.. m’apparve il compagno, perito nel fatal fuoco d’invidiabile morte, della Pleiss nell’onde<ref>La {{Wl|Q162993|Pleiss}} è uno dei tre fiumi, con l’Elster e la Partha, alla cui confluenza si trova Lipsia.</ref> Ma non era la vista paurosa: la fronte profondo ferito non serbava, qual mattino di maggio di letizia fioriva, e ogni cosa celeste all’anima ricordava. «Sei tu, caro amico, compagno dei migliori dì! Sei tu? io gridai, soldato eternamente caro! Non io sto sopra la tua precoce tomba, nell’orrendo bagliore dei fuochi di Bellona, non io con i fedeli amici con la spada su un albero la tua gesta tracciai, e l’ombra alla celeste patria accompagnai con preci, singhiozzi o lacrime? Ombra dell’indimenticabile! rispondi, caro fratello! O il passato tutto fu un sogno, una fantasia, tutto, tutto, e il pallido cadavere, la tomba ed il rito? Oh! dimmi una parola! lascia che la nota voce ancora il mio avido orecchio accarezzi! lascia che la mano mia, o inobliabile amico, la tua con amore serri!...» Ed io volai verso lui... Ma il celeste spirito sparve nell’infinito azzurro dei sereni cieli, qual fumo, quale meteora, qual fantasma di mezzanotte sparve, - e il sogno abbandonò i miei occhi. Tutto dormiva intorno a me sotto la volta del silenzio: gli elementi paurosi sembravan taciturni. Alla luce della luna d’una nube coperta appena alitava il venticello, appena sfavillavano l’onde; ma la dolce quiete fuggiva i miei occhi, e ancor l’anima dietro il fantasma volava, ancor l’ospito celeste arrestare voleva: te, o caro fratello! o miglior degli amici! </poem> {{A destra|'''(Traduzioni dirette di A. Polledro).'''}} <section end="s4" /><noinclude><references/></noinclude> 33jfa8az1wtljhrc7qfg99a3ik902ga Pagina:Il Baretti - Anno II, n. 15, Torino, 1925.djvu/1 108 593367 3842810 2904838 2026-05-31T16:49:58Z Utoutouto 16823 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3842810 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="AndreeaCostin" /></noinclude><section begin="s1" /> {{ct|f=400%|v=.5|'''IL BARETTI'''}} {{ct|f=120%|v=.5|lh=1.2em|QUINDICINALE EDITORE {{AutoreCitato|Piero Gobetti|PIERO GOBETTI}} Torino VIA XX SETTEMBRE, 60}} {{ct|f=100%|v=.5|lh=1.2em|ABBONAMENTO PER IL 1925 L. 10 Estero L. 15 - Sostenitore L. 100 - Un numero separato L. 0,50 CONTO CORRENTE POSTALE}} {{ct|f=120%|v=.5|t=.5|Anno II — N. 15 Novembre 1925}} SOMMARIO: S. CARAMELLA. - G. PREZZOLINI - S. TIMPANARO: Risposte all'inchiesta sull'idealismo — A. Polledro: Bàtjuskov — BÀTJUSKOV: La fonte sulle ruine di un castello in Svezia — L'ombra dell'amico (traduzioni di A. Polledro) — Scenografia: E. PERSICO: Craig — M. M. ROSSI, Apocalissi del ventesimo secolo: G. K . Kesferion — E. MONTALE: Un ser o padrone. <section end="s1" /> {|style="text-align:center; width:100%" |{{ct|f=110%|t=2|v=pc|'''LA RIVOLUZIONE LIBERALE'''}} {{ct|f=60%|t=pc|v=pc|'''Settimanale'''}} {{ct|f=60%|t=pc|v=pc|'''Editore PIERO GOBETTI'''}} {{ct|f=60%|t=pc|v=pc|''Abbonamento annuo L.20'' - ''Estero L. 30''}} {{ct|f=60%|t=pc|v=pc|''Un numero L. 0,50''''}} ||{{ct|f=80%|'''Chi acquista almeno 30 lire di'''}} {{ct|f=80%|'''libri nostri in questo mese di'''}} {{ct|f=80%|'''dicembre riceverà IL BARETTI'''}} {{ct|f=80%|'''gratis per tutto l'anno venturo'''}} {{ct|f=80%|'''1926'''}} |} <section begin="s2" /> {{ct|f=140%|t=1|v=1|L=1px|'''Inchiesta sull'idealismo'''}} {{Centrato|I.}} ''A'') Che si possa parlare di un idealismo italiano come corrente distinta speculativamente e opponibile alle altre affini, mi par dubbio: e quando se ne parla si finisce per ricadere nelle tanto dispregiate minestre italiche del buon {{AutoreCitato|Terenzio Mamiani|Mamiani}}. Tanto meno sicuramente si può dire che l’idealismo rappresenti la tradizione italiana, posto che in Italia può agevolmente dimostrarsi essere stato tradizionale anche l’empirismo. La realtà è stata, ed è, rappresentata dalla storia dell’idealismo «in» Italia, dell’empirismo «in» Italia, e simili. Gli accenti originali che hanno avuto tra noi questi e gli altri indirizzi filosofici sono piuttosto propri degli individui che della civiltà. Si può discorrere tuttavia dell’«idealismo italiano» dell’ultimo quarto di secolo come di un movimento organico quando lo si consideri nel suo complessivo significato e ambito culturale, piuttosto che strettamente filosofico. A dargli una certa compattezza ha contribuito la sua scarsa risonanza nel resto d’Europa, che ne ha per così dire bloccato le energie dentro la cerchia alpina. Non importa che {{AutoreCitato|Benedetto Croce|Croce}} sia tradotto e apprezzato in tutte le lingue dotte, nè che esista un certo nucleo di crociani in Inghilterra; l’influsso del suo pensiero è sin qui stato molto ristretto. {{AutoreCitato|Giovanni Gentile|Gentile}} poi è poco tradotto e meno letto, salvo da qualche notevole scrittore hegeliano, ancora inglese. Non parliamo di {{AutoreCitato|Bernardino Varisco|Varisco}} e di {{AutoreCitato|Piero Martinetti|Martinetti}}. E poiché è spuntata, dichiaro di accettare più netta che mai la distinzione tra l’uno e l’altro filosofo idealista, e tra loro e i funghi dell’idealismo (pragmatismo vociano, futurismo, e via dicendo). Croce è il solo a essere in grado di figurare, sia per titoli teorici e sia per pratici, tra i cinque o sei pensatori che dànno una fisionomia storica al pensiero contemporaneo (gli altri potrebbero essere: James, Bergson, Bradley, Avenarius e Vaihinger). Come questi altri, egli non si libera da gravi difficoltà logiche, ma dà sempre ad ogni concetto un tono personale e una concretezza di vita d’ordine superiore. Ed è anche, per molti versi, proprio «italiano». Le sue dottrine sono un contributo che va da noi agli altri, non dagli altri a noi. Gentile invece rappresenta l’apice del noto movimento di assimilazione critica del pensiero moderno incominciato con i filosofi del Risorgimento: e come tale il suo sistema è tutto un formidabile sforzo di ridurre alla massima unità possibile i concetti elaborati e discussi da questa corrente secolare. Può essere posto accanto a Royce, Boutroux, Windelband, Rickert e in genere a tutti i neo-kantiani e neo-hegeliani. Come processo di revisione idealistica e di purificazione della filosofia romantica il sistema gentiliano ha un valore limitato ma indiscutibile: alcune dottrine più recenti, specie crociane e bergosniane, gli hanno permesso di rivestire di qualche muscolo la sua scheletrica ossatura. Ma non bisognerebbe mai dimenticare che gli elementi di questa ossatura, sono schemi sintetici di una ricchissima esperienza speculativa, che risale almeno al Medio Evo — nè che essi hanno sempre qualche venatura discendente dalle loro origini prossime, spiritualistiche e cattoliche. L’aver dimenticato questo ha separato gran tratto i gentiliani da Gentile, e Gentile da sè stesso. Varisco, Martinetti e qualche altro rappresentano alla loro volta un tentativo di acclimatazione italiana del criticismo contemporaneo, saltando sopra alla tradizione. Il tentativo era indovinatissimo, ed è stato condotto sino in fondo: ma l’acclimatazione non è riuscita. — Quanto poi alla speranza di unificare, da un punto di vista precisamente criticistico, la diade Croce-Gentile (speranza che io stesso ho coltivato per un certo tempo, in addietro), la speranza si è rivelata vana: basta osservare che l’unificazione era possibile solo accettando Croce sul piano di Gentile, ma non accettando Gentile sul piano di Croce (o almeno le due accettazioni non si compativano a vicenda). ''B'') Sulla seconda questione, relativa all’influsso dell’idealismo sulla cultura italiana, dopo il 1900, non mi pare che ci sia gran che da rispondere in merito a questioni di fatto. La cultura filosofica, storica e letteraria è stata interamente dominata dall’idealismo, preso nel suo insieme. Abbiamo avuto dei nuclei notevolissimi di resistenza all’influsso crociano e gentiliano: ma piuttosto tra i tecnici che nella cultura largamente intesa. D’altra parte questi nuclei o hanno ceduto a poco a poco o erano (ovvero sono diventati) idealistici a lor volta, con altre sfumature; soltanto pochi ostinati, come Salvemini Rensi Ferrero, sono rimasti chiusi nella loro solitaria protesta. Questo predominio dell’idealismo ha rappresentato indubbiamente un vantaggio notevole per la nostra cultura, in quanto ne ha raccolto e collegato le deboli forze e le ha dirette in modo unitario a produrre, tra il 1900 e il 1915, una notevole somma di risultati. Non è stata se non in parte colpa dell’idealismo se altre forze non son potute confluire nella formazione di altri movimenti di una certa organicità e importanza, che giovassero al cozzo delle idee e costituissero vie di riserva e di sbocco per il momento della sua decadenza. L’idealismo operò come un vortice assorbente e accentratore: ma la materia era scarsa, e non poteva formare altri vortici. Così gli mancò la possibilità di avere da validi contrasti l’impulso a una vivace autocritica. Altro svantaggio per l’idealismo nostro fu la inconsistenza di quel «superamento» del positivismo, di cui esso ha usato e usa menar vanto — mentre in realtà non fece che distruggere ed eliminare la deficiente e mediocre cultura dei cosidetti positivisti italiani. Positivismo vero e proprio tra il ’70 e il ’900, in Italia non ci fu: ma solo un incremento di studi di scienza sperimentali e positive, e una reviviscenza di materialismo e di naturalismo, che presero quel nome perchè era di moda e faceva comodo e aveva la paternità di Auguste Comte. Di positivismo filosofico, — quello puro, di Stuart Mill, Taine, Avenarius, — si trovano sintomi notevoli solo in alcune dottrine gnoseologiche dell’Ardigò, delle quali nemmeno gli ardigoiani fecero caso. Ora, se positivismo ci fosse stato sul serio, l’idealismo avrebbe certo durato maggior fatica a sconfiggerlo, ma ne avrebbe ereditato una maggior dose di spirito critico (che invece rimase affidato all’equilibrio mentale di Croce) e l’occasione di sviluppare più larghi interessi spirituali. Infatti, siccome il nostro innocuo positivismo non aveva più che scalfito la cultura religiosa, questa continuò a restare tranquillamente sotto la tutela della vecchia tradizione spiritualistica, in cui neo-tomismo e neo-Scolastica per un verso, modernismo e neo-augustinismo per l’altro hanno infuso nuovo vigore. E l’idealismo, non trovando innanzi a sè il problema religioso e non avvertendone lì per lì l'importanza, preferì saltarlo a pie’ pari. — per non venire ad affrontarlo che dopo un lungo giro, quando era ormai tardi. Pertanto il suo influsso sulla cultura religiosa è stato limitatissimo, e discutibile. E siccome il positivismo italiano non diede, come avrebbe dovuto dare, una teoria filosofica della scienza come conoscenza positiva, ma soltanto una ''summa'' di dottrine scientifiche e metodiche mascherata da filosofia, — avvenne che gli idealisti identificarono praticamente scienza e positivismo, e trascurarono quella cultura scientifica, che dovrebbe tenersi da un filosofo in egual conto che la cultura storica e artistica. Ci sono stati è vero i criticisti (Varisco, Martinetti, e Masci e Baratono e Aliotta) che hanno cercato di muovere da una esperienza scientifica: ma a lor volta essi si sono estraniati da qualche altro interesse spirituale, e così son ricaduti in analoghe manchevolezze. La conseguenza è che l’idealismo non ha avuto, fortunatamente, quell’influsso deleterio che sarebbe consistito nel mettere al mondo dei ''bouillons'' di scienza e idealismo, ma nemmeno, sfortunatamente, quell’influsso salutare che avrebbe dato una più alta coscienza dell’opera loro ai nostri scienziati. Della cultura politica non mi occupo, prima di tutto perchè sono abbastanza convinto che da una dottrina filosofica possano discendere opposti atteggiamenti pratici, e in un atteggiamento pratico confluire opposte dottrine filosofiche; poi perchè il parere sfavorevole di ''Rivoluzione Liberale'' al valore del gentilianismo, del futurismo, del vocianesimo nella pòlitica, è noto da un pezzo. Al vantaggio indiretto, portato alla nostra cultura politica dal rinnovarsi di tutto l’ambiente culturale per<section end="s2" /><section begin="s3" /> opera dell’Idealismo, fanno del resto più che contrappeso i vantaggi diretti recatile da movimenti di per sè stessi non idealistici. ''C'') Alla domanda, se «l’idealismo è in crisi», bisogna sostituire mentalmente quest’altra, se «in crisi la cultura idealistica e gli idealisti e i loro particolari sistemi». Perchè un indirizzo filosofico è un atteggiamento dello spirito, e non va soggetto a crisi nè a morte. C’è anzitutto, una crisi che colpisce, in questo senso, l’idealismo italiano e che deriva in gran parte dalle deficienze che in esso ho cercato di additare. Avvertire tali deficienze basta per generare la crisi storica e personale dei sistemi, specialmente quando i sistemi si sono affermati rigidamente e i loro autori non hanno raggiunto quella superiorità mentale al sistema stesso che permette di tesserlo come una tama non mai finita (e questa superiorità è posseduta in certo grado solo dal Croce). I problemi religiosi e della pratica, la nuova cultura scientifica, contemporanea, non pochi campi della storiografia sono ancora irti di enigmi per il nostro idealismo: l’esperienza politica di questi anni ha scosso e perturbato la sua coesione culturale. Esso ci lascia oggi, in genere, insoddisfatti. Da più parti, constatando e illustrando la crisi, si propone o si prevede il risorgere o dell’empirismo o del realismo o un nuovo predominio della tradizione spiritualistica e religiosa. Niente di più facile che si passi da un eccesso all’altro. Da un idealismo che troppo presumeva di sè a una restaurazione trionfale, e a sua volta dogmatica delle dottrine cadute già in disuso. Io mi augurerei piuttosto che si avesse sul serio da noi quell’empirismo e quel realismo di fattura critica e moderna che vi sono sin qui poco attecchiti: e sopratutto che sapesse un po’ di buon criticismo. E giudicherei saggio partito per un idealista il rifarsi alle fonti speculative dell’idealismo e cercar di comprendere, movendo da queste e per via di esigenze interne, le ragioni ideali e concrete del realismo e dell’empirismo come atteggiamenti insopprimibili. Ma i savi e ragionevoli partiti si possono consigliare agli individui, ma non alla storia, la quale spesso non ne tien conto, riservandosi di mostrarli errati o giusti soltanto a lungo andare. Questo ci sarà di buono, ad ogni modo, che, qualunque indirizzo trionfi, non potrà a meno di assorbire i risultati spirituali della esperienza idealistica di un quarto di secolo. Ma l’idealismo non è, propriamente, in crisi come movimento europeo: posto che nella filosofia europea contemporanea (e anche separatamente nella francese, nella inglese, nella tedesca) i più vari indirizzi convivono con energia e vigore praticamente, se non qualitativamente, uguali, e l’uno non esclude gli altri nè pare destinato a precipitare se gli altri sormontano. Tanto è vero che dappertutto si trova in buona salute l’idealismo meglio che da noi — e in buona salute si trovano l’empirismo, il criticismo, il realismo e via dicendo tutti con qualche notevole speranza di rendere ancora buoni frutti. Eppure c’è una crisi nel pensiero europeo che colpisce tutte queste forme di speculazione, e quindi anche l'idealismo in una con le altre. I caratteri di questa crisi si possono definire così: ci sono, e vivono, una serie di atteggiamenti dello spirito filosofico nella cui molteplicità continua ad esprimersi un millenaria esperienza di vita e di pensiero. Questi atteggiamenti posseggono una vitalità propria che ha tratto dalla riflessione filosofica il dono dell’immortalità: e ciascuno di essi offre una via che non è ancora chiusa e sulla quale c’è pur sempre cammino da percorrere. Ma con tutto ciò essi non appagano più lo spirito del nostro tempo, poiché per quante ignote soluzioni di vecchi e nuovi problemi essi possano dare nel loro sviluppo ulteriore, le linee direttive di queste soluzioni sembrano in certo qual modo ormai prevedibili e già implicitamente e oscuramente esaurite. La compiutezza e profondità della cultura storica odierna si aggiunge a tale considerazione e accresce il tormento di non poter pensare qualche cosa che non sia già stato pensato o reso pensabile. — E tuttavia palpita nella coscienza contemporanea alcunché di nuovo, buono o cattivo che sia, a cui si vorrebbe dare espressione: sicché si desidera vagamente da più parti, specialmente in Germania, la creazione di un nuovo atteggiamento speculativo, che non sia nè idealismo nè empirismo<section end="s3" />, nè intellettualismo nè volontarismo, nè «così» nè «non così», e faccio a meno perfino di questi termini e dei loro simili. Che cosa poi debba essere questo atteggiamento non si sa; chè se si sapesse, sarebbe già creato. Ma chi osserva con occhio clinico i movimenti d’avanguardia della letteratura d’oggi, che fanno un poco da battistrada, e i tentativi filosofici di molti giovani; chi sente un po’ nel suo cuore l’eco di questo dramma filosofico, tuttora sotterraneo, potrà darmi ragione. Salvo poi a dar torto alla novella creatura, una volta tinta. {{A destra|{{Sc|Santino Caramella.}}}} {{Centrato|'''II'''}} I) Un posto eminente; è oggi l’unica filosofia che abbia una vita. La storia, la critica letteraria, il cattolicismo, la politica, il protestantismo, le scienze del diritto, e persino le scienze esatte per non parlare del giornalismo e delle conversazioni, ne mostrano l’influenza. Tale influenza non è scarsa nemmeno all’estero. — C’è un idealismo italiano. Certamente: esso è caratterizzato dal suo storicismo e dalla ripresa della tradizione filosofica italiana meridionale. Cose risapute. 2) Una influenza vasta o vivace, più o meno buona a seconda che si è esercitata su spiriti geniali, mediocri, settari, balordi, professorali, leggeri, coriacei, onesti, critici spassosi, ecc. ecc, come nella storia di tutte le influenze si è visto da che mondo è mondo. 3- L'idealismo è in crisi di dominio. Non ha più avversari. Non ha ancora successori. Non ha creato rivali. Perciò la crisi si manifesta con l’interno dissenso fra Croce e Gentile. {{A destra|{{Sc|Giuseppe Prezzolini.}}}} {{Centrato|'''III.'''}} L’idealismo italiano non ha avuto e non poteva avere influenza sul movimento scientifico contemporaneo sopratutto perchè i nostri filosofi, privi come sono di ogni simpatia per la scienza e di ogni seria cultura scientifica, non hanno saputo darci, sulla scienza, che teorie generiche le quali, dal punto di vista scientifico, sono poco più che discorsi in aria. La stessa teoria che la scienza è esperienza assoluta, appunto perchè è rimasta indifferente ai problemi, alle scoperte, alle teorie che più ànno appassionato gli scienziati, non ha avuto, com’era naturale, nessuna risonanza al mondo scientifico; mentre le teorie ensteiniane sulla relatività del tempo, dello spazio e della gravitazione, benché assai modeste dal punto di vista filosofico, hanno avuto un successo strepitoso perchè erano, o sembravano, la soluzione delle difficoltà che travagliano la scienza contemporanea. Anche sulla storia della scienza l’influenza del nostro idealismo, se si prescinde dall’''Arduo'' e un po’ dal Bilancioni, si deve considerare nulla o insignificante. Fuori o contro l’idealismo sono stati sempre infatti l’Ostwald, il Mach, il Poincaré, il Vailati, il Favaro, il Duhem, il Loria, il Marcolongo, il Vacca, l’Enriques, il Solovine; i vinciani Cermenati, direttore dell’''Istituto di studi vinciani'', Ettore Verga, direttore della ''Raccolta vinciana'', Edmondo Solini, De Torri, De Lorenzo, Séailles, Beltrami, Péladan, Bottazzi; la rivista ''Scientia'' di Eugenio Rignano, che si dice di sintesi scientifica ma è in realtà di alta volgarizzazione, di storia e di critica della scienza; la rivista ''Isis'' di Giorgio Sarton, dedicata alla storia della scienza e della civiltà; l’''Archivio di storia della scienza'' e ''Gli scienziati italiani'' di Aldo Mieli; l’''Annuario scientifico ed industriale'' di Lavoro' Amaduzzi; le numerose riviste, in generale tedesche (o rubriche di riviste) di bibliografia scientifica e infine le necrologie degli scienziati che si pubblicano nei periodici scientifici e negli atti accademici. Questa mancata influenza dell’idealismo italiano è stata un male per la scienza, che è rimasta quasi tagliata fuori dalla cultura contemporanea, e sopratutto per la storia della scienza, la quale, dominata com’è stata dal metodo erudito, non ha saputo rivelare valori nuovi. Ma essa costituisce senza dubbio anche un’obiezione contro il nostro idealismo, il quale, se non vuol dichiararsi incapace di penetrare la vita moderna, dovrà concepire rigorosamente tutta la realtà, e quindi anche la scienza, come spirito, realizzando finalmente quell’assoluta imanenza a cui sembrò mirare, quand’èra filosofo, il Gentile. {{A destra|{{Sc|Seb. Timpanaro.}}}}<noinclude><references/></noinclude> m825171otiixs24a1hwrdd94o55jd1n Wikisource:Bar 4 595124 3842883 3775599 2026-06-01T01:46:56Z Graziano D'Urso 79840 Gadget ArchiviaBar: aggiorno il puntamento alla pagina del Bar 3842883 wikitext text/x-wiki #RINVIA [[Wikisource:Bar/Archivio/2026.06]] <!-- all'inizio di ogni mese, modificare il link sopra con anno e mese attuale, e creare la pagina scrivendoci dentro {{Bar}} se già non esiste --> {{Ambox|tipo=contenuto|testo={{x-larger|Per scrivere nel Bar di Wikisource, '''[[Wikisource:Bar/Archivio/{{formatnum:{{CURRENTYEAR}}.{{CURRENTMONTH}}|R}}|cliccare qui]].'''}} <br>{{larger|'''NON AGGIUNGERE MESSAGGI QUI SOTTO.'''}} <br>All'inizio di ogni mese, questo [[Aiuto:Redirect|reindirizzamento]] va modificato per puntare alla nuova pagina del Bar per quel mese. Per istruzioni vedi [[Aiuto:Come archiviare i messaggi del bar]].}} <!-- NON SCRIVERE QUI SOTTO!! --> a4bava3acu6p64iebldvjssyv6ry75o Pagina:Gentile - Romanzo d'una signorina per bene, Milano, Carrara, 1897.djvu/15 108 602237 3842846 3337496 2026-05-31T19:00:26Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3842846 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione||{{sc|d’una signorina per bene}}|7|riga=si}}</noinclude><nowiki /> Alzando gli occhi, il giovine vide la signorina, si toccò il cappello ritirando la mano dall’inferriata e si incamminò in coda agli operai. Lucia lo stette a vedere mentre egli si allontanava a passo svelto, diritto su l’alta, elegante persona. Quando svoltò, ella tornò a la scrivania, riprese la penna e si diede a scrivere in fretta, con foga un po’ convulsa. .... «L’orgoglio, mia cara, per quanto ci sia chi lo porta a’ sette cieli, e ne faccia quasi una virtù, per me è una passionaccia volgare, che scaturisce, ingrossata da altre passioncelle minori, da una sorgente tutt’altro che nobile; dall’egoismo. No, no, non mi fare gli occhiacci e nè pure non sorridere con compatimento. L’orgoglio, io sento, che è come l’ho definito; e non può essere altrimenti, poi che la definizione me l’ha fatta fare l’esperienza, che è quella maestra infallibile che tutti sanno. Sicuro; chi è orgoglioso è egoista. Perchè.... perchè, per esempio, rende uno capace di sacrificare l’affetto, l’amicizia, per fino la pace d’una persona, al dubbio immaginario di non essere utile, di non compensare chi è felice di<noinclude> <references/></noinclude> pfjvga2lr8reqd3f8w6evptqigo2lx8 Pagina:Gentile - Romanzo d'una signorina per bene, Milano, Carrara, 1897.djvu/16 108 602239 3842847 3337497 2026-05-31T19:02:34Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3842847 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|8|{{sc|il romanzo}}||riga=si}}</noinclude>averlo con sè; che anzi gliene è riconoscente come d’un favore. E questa è una frecciata che se la pigli chi se la merita. Vorrei lanciarne un’altra agli orgogliosi che ci tengono tanto al loro ''io'' coronato d’uno stemma di conte, che credono, per fermo, di recare un’offesa a sè stessi abbassando gli occhi fino a chi arriva fresco fresco dal volgo, sia costui coperto di diamanti e lui in abito sdruscito. La mia freccia in questo caso, dovrebbe essere ancora più acuta e pungente dell’altra, perchè questo genere d’orgoglio è peggiore e meno perdonabile del primo, che è però quello che mi fa soffrire, mentre dell’altro, non mi curo punto. Avevo promesso a me stessa di non scriverti per un pezzo, magari di non più scriverti affatto. Ma.... promesse di gente che crede di poter agire senza consultare il sentimento; gente che ama e perdona; anzi, lecca la mano che lo ha colpito, ne più nè meno come Wise, il cane buono affezionato e fedele, che non è orgoglioso lui, e per questo agisce lealmente verso sè stesso, facendo quello che gli suggerisce il cuore, il quale è sempre il miglior consigliere.<noinclude> <references/></noinclude> tpgvsg3e54p5z0j1lal4byaaeswwb9x Pagina:Gentile - Romanzo d'una signorina per bene, Milano, Carrara, 1897.djvu/139 108 602382 3842921 3337814 2026-06-01T06:16:35Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842921 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|d’una signorina per bene}}|131|riga=si}}</noinclude><nowiki /> Si fece un improvviso silenzio nel salotto. Tutti ascoltavano ammirati, strascinati da quella foga allegra, che metteva il brio nei cuori. Ma ad un tratto la foga scemò, il brio morì in un brusco cambiamento d’espressione, in una interpretazione strana. Il pezzo pazzamente allegro diventò triste; quasi marcia funebre piena di singhiozzi, di gridi di dolore; il disfogo d’un’anima travagliata. Molti s’erano fatti presso il pianoforte, sorpresi, commossi. Con gli occhi aggrottati, il volto pallidissimo, Lucia adesso si isolava; l’anima sua si trasfondeva nei suoni; e nei suoni ella sentiva sè stessa con i suoi crucci, le sue care speranze infrante, il suo dolore. Finì con un accordo che parve uno strappo. Si alzò come trasognata; allo Svarzi che la pregava di suonare ancora, rispose sgarbata, che ne aveva abbastanza. Salutò la signora Marri e le amiche frettolosamente, e guizzò via, inuggita della compagnia, smaniosa di solitudine. A pochi passi dalla casa, Adele ed il suo fidanzato passeggiavano tenendosi per mano.<noinclude><references/></noinclude> tjpw6kz8awxpw4chde6ho47fnza95nh Pagina:Gentile - Romanzo d'una signorina per bene, Milano, Carrara, 1897.djvu/140 108 602383 3842922 3337815 2026-06-01T06:16:46Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842922 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|132|{{sc|il romanzo}}||riga=si}}</noinclude><nowiki /> Come ella passò loro d’innanzi, il servitore di poco tempo prima lasciò la mano della sposa, si tolse il cappello, e, impettito, salutò con il solito rispetto. Adele le sorrise arrossendo un poco. «Sono contenti! — pensò Lucia, ricambiando gentilmente il saluto — non fa bisogno di essere ricchi per amarsi ed essere felici! «È però necessario che ci sia la stima! — soggiunse con un sospiro. In vece di entrare in casa, si mise nel sentieruolo che saliva su ’l poggio, e guidava, fra due filari di pini, al cimitero. «Vado a trovare la povera mamma! — si rivolse a dire a Adele. Il cimitero, piccolo, modesto, senza lusso d’ornamenti, con una sola cappella mortuaria che raccoglieva le ossa degli avi, dei nonni e della mamma di Lucia, qualche croce arruginita sorgente fra le erbe alte, qualche angioletto di ferro dipinto indicante la tomba d’un bimbo, e cippi, alcuni spogli, sepolti nel verde, altri adorni di ghirlandine di fiori freschi o circondati da brevi aiuole coltivate, era messo di sghembo su la costa del poggio, riparato dal sole che vi batteva in pieno<noinclude><references/></noinclude> ja34rxsoow20xudicnxpq46btyl320o Pagina:Gentile - Romanzo d'una signorina per bene, Milano, Carrara, 1897.djvu/141 108 602384 3842923 3337816 2026-06-01T06:16:51Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842923 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|d’una signorina per bene}}|133|riga=si}}</noinclude>da un folto di piante che si innalzavano lungo il muricciolo di cinta. Lucia vi giunse in pochi minuti. Al cigolio del cancello di ferro, che stentava ad aprirsi, frullò dalla pianta vicina, una capinera, che andò a posarsi un istante sopra il tetto della cappella, poi spiegò il volo alto. Il piccolo viale era ingombro di erba che conveniva acciaccare per percorrerlo. Nell’erba era un guizzare di lucertole, un rincorrersi d’insetti, un fremere di vita fra le tombe dei morti; un monotono, flebile suono di zizzio e stridio, e susurro, che rompeva il silenzio senza disturbarlo. Lucia si guardava intorno; ricordava persone conosciute nei nomi scolpiti nei cippi e nelle croci. Quanti non erano morti dalla sua infanzia in poi! Si fermò dinanzi a una colonnetta spezzata di marmo bianco, che portava il nome di «Anna Ladini.» «Aveva vent’anni quando la tisi la distrusse! — pensò; e pregò per l’anima della fanciulla che aveva veduta fiorente di salute, forte al lavoro, felice. Una bruna pietra orizzontale, ricinta da una siepe di mortella, segnava la tomba di Marina del fabbro, morta di dolore per l’abbandono del marito.<noinclude><references/></noinclude> 3vynshapc7weg38bo3uoczwvrs7glda Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. II, 1977 – BEIC 1871053.djvu/37 108 691152 3842950 3842421 2026-06-01T07:04:31Z OrbiliusMagister 129 /* new eis level4 */ 3842950 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione||{{Sc|canto duodecimo}}|31}}</noinclude><poem> {{Ottava|107}}Nel tempo istesso bello oltra i più belli ecco apparire un Cagnolin minuto. Sparge prolissi infino a terra i velli, sovr’armellino candido e canuto. Son di seta le fila, e ’n crespi anelli vagamente si torce il pel ricciuto. Spezzato in cima il naso, e gli occhi allegri, più che mai Moro, ha rilucenti e negri. {{Ottava|108}}Radon l’orecchie il suol lunghe e cadenti, e sospesi vi tien duo fiocchi d’oro, onde di qua di là brilli pendenti gli fanno intorno un tremolio sonoro. Cérchiagli il collo di rubini ardenti monil ch’eccede ogni mortal lavoro, dove sculto di smalti un breve porta: “D’ogni lieta ventura io son la scorta”. {{Ottava|109}}Ed ecco a un punto in su ’l medesmo prato Cacciatrice leggiadra uscire in fretta. Ha l’arco in spalla, ha la faretra a lato, e ne le man la lassa e la saetta. Su le terga si sparge il crin dorato, e le pende dal collo la cornetta; e vie più verde che d’Autunno foglia, sparsa di fiori d’or, veste la spoglia. {{Ottava|110}}— To’ to’ Perricco mio! To’ to’ — ben alto chiamando a nome il picciol Can, dicea, tuttavia rincorandolo a l’assalto contro la Cerva che seguita avea. Ella in grembo al Garzon già preso il salto, con gemiti e sospir pietà chiedea; ed ei, perché non fusse o morta o presa, ogni sforzo adoprava in sua difesa. </poem><noinclude><references/></div></noinclude> ecxdfgo4ads8v7iqoay5uo9jme2jvha Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. II, 1977 – BEIC 1871053.djvu/38 108 691153 3842951 3842422 2026-06-01T07:06:57Z OrbiliusMagister 129 /* new eis level4 */ 3842951 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|32|{{Sc|la fuga}}|}}</noinclude><poem> {{Ottava|111}}— Tu non fai cortesia, qualunque sei — fortemente gridando ella veniva. — Impedir caccia publica non dèi, né negar la sua preda a chi l’arriva. Giusto non è, che de’ travagli miei altri il frutto si goda, io ne sia priva. Di vedermi usurpar non ben sopporto quel che tanto ho sudato, a sì gran torto. — {{Ottava|112}}Confuso a quelle voci Adon rimane, che sa ben che la Cerva è a lei devuta; ma s’egli pur del pargoletto Cane non la sottragge al dente, e non l’aiuta, di commetter s’avisa opre inumane, poi ch’a salvarsi è nel suo sen venuta; onde la Ninfa altera e peregrina con questi preghi a supplicar s’inchina; {{Ottava|113}}— Ninfa (se Ninfa pur sei de la selva, ché più tosto del Ciel Diva ti credo) di qualunqu’altra qui Fera s’inselva senz’altra lite ogni ragion ti cedo. Di questa sol sì mansueta belva la vita in dono, e in un perdon ti chiedo, s’a la rabbia canina oso di tòrre un vezzoso animal, ch’a me ricorre. {{Ottava|114}}Incrudelir ne’ semplici innocenti non conviensi a beltà celeste e santa. Vive pietà ne le divine menti, né di gloria maggior Giove si vanta. Ben, s’in me fien già mai forze possenti a compensarti di mercé cotanta, potrai del mio voler, come ti piace, sempre dispor. — Così le parla, e tace. </poem><noinclude><references/></div></noinclude> ec2sqkxd3y152mbyr81pvyeyt5cnzvz Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. II, 1977 – BEIC 1871053.djvu/39 108 691154 3842952 3842423 2026-06-01T07:08:38Z OrbiliusMagister 129 /* new eis level4 */ 3842952 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione||{{Sc|canto duodecimo}}|33}}</noinclude><poem> {{Ottava|115}}Quand’ella gli occhi in que’ begli occhi affisa, che fan la Dea d’Amor d’amor languire, si sente il cor subitamente in guisa tutto d’alta dolcezza intenerire, che stupida, e da sé quasi divisa, più oltre di parlar non prende ardire; ma poi ch’alfin dal suo stupor si scote, accompagna un sorriso a queste note: {{Ottava|116}}— De la preda il trofeo (non so se ’l sai) è del buon Cacciator la cura prima. Vie più l’onor, vie più ’l diletto assai d’una rustica spoglia ei pregia e stima, che qualunqu’altro ben possa già mai d’ogni eccelsa grandezza alzarlo in cima. De la caccia però, ch’oggi qui vedi, l’importanza è maggior che tu non credi. {{Ottava|117}}Questa, il cui scampo curi, umana Fera è tal, ch’altra non n’ha valle o pendice. De la Fata de l’oro è messaggiera, sì che ’l suo possessor può far felice. Da chi dietro le va fugge leggiera, d’ogni occulto tesoro esploratrice. Muta le corna sue due volte il giorno, e cento libre d’or pesa ogni corno. {{Ottava|118}}Morir non può, perch’immortale è nata, ma ben ha chi la prende alta fortuna. Non è pertanto (se non vuol la Fata) chi la sappia pigliar sotto la Luna. Onde di te (cred’io) più fortunata crëatura mortal non vive alcuna, poi che non sol da te non si diparte, ma di proprio voler viene a cercarte.</poem><noinclude><references/></div></noinclude> b0btt3ldmunh2zmj6ehnebeer2ylaxm Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. II, 1977 – BEIC 1871053.djvu/40 108 691155 3842953 3842427 2026-06-01T07:10:18Z OrbiliusMagister 129 /* new eis level4 */ 3842953 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|34|{{Sc|la fuga}}|}}</noinclude><poem> {{Ottava|119}}Se le Fere innamori a tuo talento, qual fia cosa già mai ch’altri ti neghi? In grazia tua sua libertà consento, cedo d’un tanto intercessore ai preghi. Con un tuo sguardo sol, con un accento ogni core imprigioni, ogni alma leghi; onde vinta da te, qual io mi sono, tutta me stessa e quanto è in me ti dono. {{Ottava|120}}Né da le stelle (il ver convien ch’io dica) l’origin piglio, né dal Ciel discendo. Driade son io, che cittadina antica di questo bosco, a seguir Fere intendo, Ma ben che sia de l’aspre cacce amica, con gli uomini talor piacer mi prendo. Silvania ho nome, e ’n ruvida corteccia traggo inospita vita e boschereccia. {{Ottava|121}}Non pensar tu, che ne’ silvestri spirti cortesia pur non regni, e gentilezza. Non siam noi senza core, anzi vo’ dirti ch’anco fra i rozi tronchi amor s’apprezza. Aman le palme, aman gli allori e i mirti, e conoscono ancor ciò ch’è bellezza; né vive in pianta, né germoglia in piaggia, priva di questo senso, alma selvaggia. {{Ottava|122}}Il contracambio poi, che mi prometti, vo’ che senza indugiar mi sia concesso, Ma (come in prova mostreran gli effetti) fia l’util tuo, fia ’l tuo guadagno istesso. Vo’ che la mia Reina entro i suoi tetti ti piaccia visitar, ch’è qui da presso; né pur la Cerva ch’è sì bella in vista, ma ’l Cane ancor avrai, che la conquista. </poem><noinclude><references/></div></noinclude> 7x8qc9l7mc957jb0im8au8h4mtooy55 Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/110 108 728724 3842931 3840406 2026-06-01T06:20:46Z Dr Zimbu 1553 3842931 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|104|{{Sc|vii - viaggio sentimentale di yorick}}|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|L}} {{Ct|c=t2|CARATTERE}} {{Ct|c=t3|VERSAILLES}} — E che le pare de’ francesi? — mi disse il conte, porgendomi il passaporto. Il lettore vede che sí segnalato favore mi dava di che rispondere assai gentilmente. — ''Mais passe pour cela''. — Parli schietto — replicò il conte: — le pare che ne’ francesi veramente spicchi l’urbanitá di cui tutto il mondo gli esalta? — Risposi ch’io ne aveva avuta una prova. — ''Vraiment'' — disse il conte — ''les français sont polis''. — Eccessivamente — diss’io. Notò il conte questa parola, e sospettò che significasse piú che forse non esprimeva. Io me ne andava schermendo alla meglio: ma egli non rifiniva perch’io gli dicessi a viso aperto come io la intendeva. Dissi dunque: — A me par, signor mio, che ciaschedun uomo abbia in sé una serie di toni a modo d’ogni stromento, e che tutti gli obblighi e bisogni sociali richiedano vicendevolmente or questo or quel tono: talché, ove si preluda dall’acutissimo o dal baritono, le corde intermedie non rispondono piú al sistema necessario dell’armonia. — Ma il conte non sapeva di musica, e mi richiese che mi spiegassi diversamente. — Un popolo urbano, caro il mio signor conte, si obbliga tutti gli altri; da che l’urbanitá, pari in ciò alla beltá femminile, ha tali attrattive, per cui il cuore non s’attenta di dire ch’essa alle volte fa male. E nondimeno credo che l’uomo, generalmente parlando, non possa oltrepassare un certo termine di perfezione: e, ov’ei l’oltrepassi, non aumenta per questo, bensí rimuta le sue qualitá. Non ch’io m’arroghi di decidere se ciò si<noinclude></noinclude> cvhxqgdjt4qxrmxeidmyo8xhg5rt57u Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/111 108 728725 3842932 2980588 2026-06-01T06:24:19Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3842932 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lungo la francia e l'italia}}|105}}</noinclude> possa applicare ai francesi; ma, quanto agl’inglesi, sono sicuro che se mai, progredendo ad incivilirsi, acquistassero la compitezza che distingue i francesi, e quand’anche per ciò non perdessero la gentilezza dell’animo, la quale persuade i mortali non tanto alla civiltá de’ modi quanto alla umanitá delle azioni, si smarrirebbe tanto e tanto quella varietá, quella originalitá di caratteri, che fa discernere l’inglese dall’inglese e l’Inghilterra da tutti i paesi del globo. — Io mi trovava nel taschino alcuni scellini del re Guglielmo, tutti lisci come cristallo; e me gli apparecchiai nella mano per dilucidare l’ipotesi. Or quando mi vennero a taglio: — Guardi — dissi al conte, rizzandomi e schierandogli innanzi quelle monete su lo scrittoio; — a forza di dibattersi insieme e strofinarsi per sessant’anni in questa ed in quella borsa, le si sono fatte sí indifferenti, che Ella, ''monsieur le comte'', penerebbe a discernere l’una dall’altra<ref>«La radice della mia noia sta nella sempiterna affettazione del francese carattere: varietá poca, originalitá nessuna. Sai tu perché? sono troppo creanzati; ma la creanza vela le qualitá schiette dell’uomo: e addormenta l’altrui spirito a morte.» ''Lettere'' di Sterne, {{Sc|xxxii}}. — Ed ecco un passo di Didimo, che scriveva trenta e piú anni dopo: «Volendo seguire i tre savi consigli di ''parler bas, paraître doux et d’être comme tout le monde'' (consigli che in Francia ogni buona madre suol dare col latte a’ suoi figli), ho costretta a sforzi impossibili la mia natura, e mi vidi ridotto all’agonia: onde perché io voleva ad ogni modo essere seppellito in Italia, ho rifatto, benché con mio rincrescimento e di crudo verno, il cammino delle Alpi». — Inoltre Didimo assegna una strana ragione del parlar a voce alta degl’Italiani, ed è: «che noi abitiamo in case assai grandi». ''Liber memorialis'', lib. {{Sc|iii}}, n. 39, dove leggonsi in nota i seguenti versi francesi: <poem> <i>Par des usages vains sans cesse maîtrisès, jusque dans nos plaisirs toujours symétrisés; innombrable famille en qui tout se ressemble, dans un cercle ennuyeux nous tournons tous ensemble</i>. {{gap|10em}}{{Sc|{{AutoreCitato|Jacques Delille|Delille}}}}, ''Epître sur les voyages'': </poem> e parla de’ suoi. [F.]</ref>. Ma gl’inglesi, simili alle antiche medaglie tenute in disparte e maneggiate da pochi, serbano la prima impronta intagliatavi dalla mano maestra della Natura: le sono un po’ ruvide al tatto, ma in compenso la loro leggenda è sí chiara, che a prima vista tu vedi ciò che vogliono dire e significare.<noinclude></noinclude> gcz7ymzt1kbj0w71upk3fqgcfrnu31a Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/112 108 728726 3842933 2980419 2026-06-01T06:24:52Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842933 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|106|{{Sc|vii - viaggio sentimentale di yorick}}|}}</noinclude><section begin="s1" /> Ma i francesi, ''monsieur le comte'' — aggiuns’io (perch’io voleva disasprire l’odio del paragone) — possedono tant’altre doti, da non portar invidia alla nostra: lealissimo, valoroso, generoso, ingegnoso ed umanissimo popolo fra quanti camminano sotto il cielo; se non avessero un solo difetto: sono troppo seri. — ''Mon Dieu!'' esclamò il conte, e saltò sú dalla sedia. —'' Mais vous plaisantez!'' — diss’ei, ravvedendosi della sua troppa vivezza. Mi posi la palma sul petto, asseverando con gravissima serietá ch’io credeva di errare ne’ pareri miei, eccetto in quest’uno. Risposemi che gli rincresceva assaissimo di non poter udir per allora le mie ragioni, perch’ei s’era impegnato a desinare con m''onsieur le duc de C***'', ma che, se la distanza da Parigi a Versailles non mi scoraggiava, pregavami di gradire, innanzi ch’io mi partissi di Francia, una zuppa. — E forse — aggiunse egli — avrò la soddisfazione ch’Ella si ricreda di questo parere; o vedrò, non foss’altro, in che modo potrá sostenerlo: ma s’Ella, ''monsieur l’anglais'', vi si puntigliasse, s’armi di tutte le sue forze, perch’Ella ha il mondo tuttoquanto per avversario. — Promisi che prima di pigliare la via dell’Italia avrei avuto l’onore di desinare con lui, e gli chiesi commiato. <section end="s1" /><section begin="s2" />{{Ct|c=t1|LI}} {{Ct|c=t2|LA TENTAZIONE}} {{Ct|c=t3|PARIGI}} Smontando al mio albergo, mi vidi accolto dal portinaio, il quale mi riferí che una giovine con una scatola di merletti aveva poc’anzi chiesto di me. Né so bene s’ella se ne sia ita — dicevami il portinaio. Mi feci dare la chiave della mia stanza; e, mentr’io vi saliva, e mi mancavano forse dieci gradini, incontrai la fanciulla che tornava bel bello giú per le scale. Ed era quella gentile ''fille-de-chambre'' ch’io aveva accompagnata lungo il ''quai de Conti'': ed ora ''madame de R***'', inviandola<section end="s2" /><noinclude></noinclude> dq935gupkf9alb0zsjjk9c8sokhqmnz Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/113 108 728727 3842934 2980589 2026-06-01T06:25:13Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842934 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lungo la francia e l'italia}}|107}}</noinclude> per non so che alla ''marchande de modes'', ch’era prossima all’''hôtel de Modène'', le aveva detto che s’informasse s’io fossi partito giá da Parigi, e se avessi lasciata una lettera a suo ricapito. Trovandosi la gentile ''fille-de-chambre'' sí presso al mio uscio, risalí a ristarsi nella mia camera tanto ch’io scrivessi un polizzino. Ed era una placida e bellissima sera degli ultimi giorni di maggio; e le tendine cremisi delle mie finestre (di color simile a quelle del mio letto) erano tutte chiuse; e il sole dall’occidente si rifrangeva attraverso quelle tendine sul volto della gentile ''fille-de-chambre'' con tinta sí ardente. Mi pareva ch’ella arrossisse; e quest’idea fe’ arrossire me pure; e quel trovarci lí soli ci ricolorí il volto d’un secondo rossore innanzi che il primo si fosse smarrito. Avvi una tal qualitá di rossore mezzo piacevole, mezzo colpevole; ma la colpa è piú del sangue che dell’intenzione: sgorga impetuoso dal cuore, e la virtú gli tiene dietro, non giá a richiamarlo; bensí congiurano da fratelli, affinché i nervi se ne risentano piú mollemente. Ma né questa descrizione fa al caso, perch’io sul bel principio sentiva nel mio secreto un certo che, che non rispondeva in perfettissima consonanza alle lezioni da me date la sera innanzi alla giovine. E spesi cinque minuti a cercare un polizzino bianco, ed io sapeva di non averne; pigliai la penna, la lasciai: le mie dita tremavano, e mi fu addosso il demonio. So bene, quant’altri, che quest’avversario, ove tu gli resista, se ne va via; ma io raffronto assai raramente, pel terrore che la battaglia (e poniamo ch’io vinca) non mi lasci qualche ferita; onde antepongo la salute al trionfo ed, in cambio di farlo fuggire, fuggo io le piú volte. La gentile ''fille-de-chambre'' si fe’ piú dappresso allo scrittoio ov’io andava pescando quel polizzino: pigliò la penna ch’io aveva posata: mi si esibí di reggermi il calamaio; e sí docilmente, ch’io quasi accettava: ma non mi arrischiai. — Non so, mia cara — le dissi, — su cosa scrivere.<noinclude></noinclude> p68nnok2qltv9xmqg6tnbyou29jfybp Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/114 108 728728 3842935 2980584 2026-06-01T06:25:18Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842935 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|108|{{Sc|vii - viaggio sentimentale di yorick}}|}}</noinclude> — Scriva — risposemi ingenuamente — su quello che può. — Graziosa giovine! scriverò sul tuo labbro: — ma non lo dissi. — S’io la bacio, son ito! — La pigliai dunque per mano, menandola verso l’uscio, e pregandola che non si dimenticasse della mia lezione di ieri. — Me ne ricordo, me ne ricordo — rispose: e con tanta vivezza, che si volse a un tratto verso di me, posando le sue mani sovra le mie, ed io le strinsi. E come no, in quello stato? Avrei ben voluto lasciarle andare; ma io le stringeva, e non senza rimorso; ma io tuttavia le stringeva. In due minuti io presentii tutta la battaglia che tornava a prorompermi addosso: le mie ginocchia tremavano, e un brivido andavami per la vita. Dal luogo ov’io m’era fermato con lei a’ piedi del mio letticciuolo vi correvano appena due braccia: ed io teneva pur sempre le mani della fanciulla, non so dir come. Non l’ho pregata, non ve la trassi; m’era uscito di mente il letto: eppure ci trovammo seduti l’uno accanto all’altro sul letto. — Appunto, diss’ella: —oggi ho fatto una borsellina al suo scudo; e gliela mostrerò. Si mise la mano nella tasca diritta ch’era dal mio lato, e andava frugando; poi nella tasca mancina. — L’avrò perduta! — Io non ho mai tollerata la mia impazienza con tanta tranquillitá; e, quando Dio volle, la borsellina si trovò nella tasca diritta, e la trasse: era di taffettá verde, foderata di raso candido trapuntato, larga appena che vi capisse lo scudo: me la diede in mano: era una bella galanteria, e me la tenni per dieci minuti sovra la palma, il cui rovescio posava sovra il ginocchio della fanciulla; ed io guardava la borsellina, e talvolta chi mi stava da lato. Uno o due punti s’erano scuciti nelle crespe del mio collarino: la gentile ''fille-de-chambre'' trasse, senza aprir bocca, il suo agoraio, infilò un ago, e li ricuciva. Vidi ch’io tornava ad avventurare la gloria della giornata; e di volta in volta che la fanciulla serpeggiava tacitamente con le sue dita intorno al mio collo, io mi sentiva sfrondar sul capo l’alloro di cui la mia fantasia m’aveva giá coronato.<noinclude></noinclude> 4ahwb7he39b4x5fqjusnbbqr1aj1jvo Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/115 108 728729 3842937 2980590 2026-06-01T06:26:27Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842937 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lungo la francia e l'italia}}|109}}</noinclude><section begin="s1" /> Un cinturino delle sue scarpe le s’era allentato, e la fibbia stava per perdersi. — Veda — disse la gentile ''fille-de-chambre'', sollevando il suo piede. Né io poteva in coscienza scusarmi dal rassettarle per gratitudine quella fibbia, ed infilzarle quel cinturino, e sollevarle anche l’altro piede per accertarmi se le fibbie stavano pari; ma cosí all’improvviso, che la gentile ''fille-de-chambre'' uscí irremissibilmente d’equilibrio, e allora... <section end="s1" /><section begin="s2" />{{Ct|c=t1|LII}} {{Ct|c=t2|LA VITTORIA}} {{Ct|c=t3|PARIGI}} Sí, e allora... Voi, teste d’argilla fredda e tepidi cuori, potrete reprimere o mascherare le vostre passioni; ma rispondetemi: che colpa ha l’uomo s’egli le sente? e di che mai dovrá il suo spirito rendere conto al Padre degli spiriti, se non se del modo con cui si forza di governarle? Che se la natura, nel tessere la sua tela della benevolenza, v’ha intrecciate alcune trame di desiderio e d’amore, si dovrá dunque, per istrapparle, lacerar tutta quanta la tela? — Flagella codesti stoici — diss’io nel mio cuore, — o grande Rettore della natura! flagellali! In qualunque luogo la tua provvidenza vorrá cimentare la mia virtú, a qual si sia repentaglio, in ogni frangente, concedi ch’io mi risenta de’ moti che ne derivano, e che mi sono propri com’uomo; e s’io li dirigo da uomo dabbene, mi confiderò in ogni evento nella tua giustizia, perché tu, mio Dio, ci hai creati; né ci siamo creati da noi. — Com’ebbi finita la mia preghiera, porsi mano alla gentile ''fille-de-chambre'', e l’accompagnai fuori dell’uscio: né si partí mai dal mio fianco fino a tanto ch’io chiudessi e mi ponessi in tasca la chiave; e allora... Essendo omai, ma non prima d’allora omai certissima la vittoria, le appiccai un bacio sopra una guancia, e la scortai sana e salva sino alla soglia dell’''hôtel''.<section end="s2" /><noinclude></noinclude> bbq46ihs192vhfrubd2g1vb0czr1sbi Template:PAGES NOT PROOFREAD 10 753893 3842946 3842589 2026-06-01T06:58:19Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3842946 wikitext text/x-wiki 95776 a9bjjmqkywzanttgonmw5r0xhwdeihb Template:ALL PAGES 10 753894 3842947 3842590 2026-06-01T06:58:29Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3842947 wikitext text/x-wiki 625335 4kcl89rxet3gakfz8ws8ocvyl76zv0h Template:PR TEXTS 10 753895 3842948 3842591 2026-06-01T06:58:39Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3842948 wikitext text/x-wiki 84519 i91lccjbk92dlvavxnsmoqliymtvzbq Template:ALL TEXTS 10 753896 3842949 3842592 2026-06-01T06:58:49Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3842949 wikitext text/x-wiki 106320 k4gstlg3k93vmllxc2ko3bymb0rluhh Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/179 108 761262 3842894 2706764 2026-06-01T06:06:50Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842894 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DE’ MORLACCHI|173}}</noinclude>pongono i piedi sopra i campi seminati, che al tempo di raccoglierli. Il trasporto, che ànno per le armi fà, che risguardino la coltura della terra, come una cosa vile, e di cui la sola necessità faccia tutto il prezzo. Spesse volte lasciano in abbandono delle terre, che non ricercano altro, che arricchirli.<ref>Non solamente lasciano in abbandono le terre incolte, ma neppur vogliono, che altri le metta in coltura. Ma le terre incolte sendo per lo più paludose, somministrano i coperti alle Case de’ Morlacchi laonde non è convenevole distruggere una utilità così grande. Sarebbe tempo ormai, che si ponessero in obblio così barbari, ed irragionevoli riflessi, che ne’ tempi delle incessanti guerre per alcune ragioni non erano mal fondati. Il saggio si adatta alle circostanze. Ciò che fu buono una volta, ora può essere pessimo, e viceversa. In Dalmazia non mancano pietre scissili, e terre da far i coppi per le Case. Perchè non {{Ec|servisene|servirsene}}? Inerzia e poi inerzia. E non si vede di quanto utile sarebbe pe’ Morlacchi il coprir le case di pietra, o di coppi? Così un coperto durerebbe per molti anni; all’incontro quando è di canne, convien quasi ogni anno, o rifarlo, o ristorarlo. I Quartieri di Cavalleria, cui sono tenuti i Morlacchi a coprirli di mentovate canne palustri, non sarebbe meglio coprirli di coppi? Così non vi sarebbe bisogno, che i Morlacchi annualmente fossero distratti dai pur troppo necessarj (benchè rozzi in essi) lavori di Campagna, per rifare, o ristorare i Quartieri stessi.</ref> Tanto la Natura in moltissimi luoghi è prodiga con essi loro, che non sanno valersi de’ suoi doni! Comunemente non ànno giardini, nè vi à delle frutta nelle loro Tenute, s’eccettuiamo quelle, che crescono da per se, e che vengono chiamate selvatiche. Si può ben dir ciò, che diceva de’ loro maggiori anticamente {{AutoreCitato|Publio Ovidio Nasone|Ovidio}}, quando alle sponde del mar nero tra essi viveva.<noinclude><references/></noinclude> j0qcrcdmyh48co3j7ojol2zduok0ehi Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/180 108 761266 3842895 2706884 2026-06-01T06:07:06Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3842895 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|174|DE’ COSTUMI|}}</noinclude><poem> ''Non hic pampinea dulcis latet uva sub umbra'' ''Nec cumulant altos fervida musta lucus.'' ''Poma negat regio, nec haderet acontius in quo'' ''Scriberes hæc Dominæ verba legenda suæ.''</poem> Se mai taluno rimbrotta ad essi la loro inerzia, e che voglia suggerirli i modi di coltivar le terre, ànno sempre in bocca la risposta: „Ciò, che non ànno fatto i nostri maggiori, neppur noi vogliam fare.„ Stimano pregio grandissimo non alterar il sistema, loro tramandato dagli antenati, e chi fa altrimenti è tenuto poco dabbene. Ànno un odio giurato con ogni sorta di alberi, quindi è, se uno li pianta, mille altri si allestano per isradicarli. Come i Chinesi non vogliono altre Leggi, che quelle di Confuzio, così i Morlacchi sono costanti a non voler altri costumi, che gli antichi. Se avessero a persistere in tale opinione, i progressi dell’Agricoltura sarebbono sempre gli stessi. Sarebbe dunque di prima necessità estirpar da’ loro capi ostinati i pregiudizj, che servono di grande ostacolo alla loro felicità. Ma come gente assai robusta per natura (come sono i Morlacchi) si osserva pigrissima nel lavorar la terra, e quel che strabilia ancora di più, gente, che in tempo di guerra odia la quiete affatto, ed espone il petto senza riserva al furor ostile è tanto poi inerte in tempo di pace? Questa è una mirabile diversità della Natura, come osserva {{AutoreCitato|Publio Cornelio Tacito|Tacito}} ne’ costumi de’ Germani.<ref name="pag180">''Quoties bella non ineunt, non multum venatibus; plus per otium transigunt dediti somno, ciboque fortissimus quisque, ac''</ref> Ma se ne’ tempi addietro re-<noinclude><references/></noinclude> 64py2t29d8vnopm0o70cfa0vjdg787t Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/181 108 761267 3842896 2706886 2026-06-01T06:07:14Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842896 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DE’ MORLACCHI|175}}</noinclude><ref follow="pag180">''bellicosissimus nihil agens, delegata domus, & penatiun, & agrorum cura fæminis, senibusque, & infirmissimo cuique ex familia. Ipsi hebent: mira diversitate naturæ cum iidem homines sic ament inertiam, & oderint quietem.'' Tacit. de Mor. Ger.</ref>regnava tanta trascuratezza per l’Agricoltura ne’ Morlacchi, ciò non puote dirsi colpa di essi loro. Le Guerre continue, che li molestavano erano le sole radici, di un mal sì grande. Di sovente conveniva lasciar l’aratro, per accettar la disfida di qualche nemico. Aveano questa sventura anticamente i loro maggiori verso le spiagge del mar nero, come Ovidio ne fa testimonianza co’ seguenti versi <poem> ''Est igitur rarus, qui jam colere audeat: isque'' ''Hac arat infelix, hac tenet arma manu.'' ''Sub galea pastor pice junctis cantat avenis'' ''Proque lupo pavidæ, bella, verentur oves.''</poem> In tal maniera i Morlacchi non potevano mai diventar Agricoltori, e temendo essi sempre nove guerre, non si curavano di posseder, e coltivar terreni e per questa ragione anticamente non avean mai limiti prefissi ai campi.<ref name="pag181">Gli antichi Sciti, da cui provengono i nostri Morlacchi, non aveano mai limiti prefissi ai campi, secondo la testimonianza di molti Storici <poem> ''Imetata quibus jugera liberas'' ''Fruges, & Cererem ferunt.'' </poem> Al presente per qualche poco si conserva ancora questa usanza. Nel Territorio di Sign, la Campagna detta ''Jasensko'', poco lungi dal Fiume Cettina non à proprietarj, ma chi primo arriva a seminar ivi ogni anno, quello raccoglie anche</ref> E chi dopo quelle in-<noinclude><references/></noinclude> o09jdcjhh7t7iycg2ycsnucedjjlid7 Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/182 108 761268 3842897 2706889 2026-06-01T06:07:26Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842897 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|176|DE’ COSTUMI|}}</noinclude>dubitabili nozioni senza rendersi ridicolo agli occhi de’ giudiziosi, avrà coraggio di asserire, che una volta i Morlacchi aveano genio per l’agricoltura? Ma ora i tempi si sono cangiati, e con essi anche in parte i nostri Morlacchi, che ànno qualche poco di più cura per i terreni, ma si desidera moltissimo, pria che si possano dir passabili Agricoltori. Credono essi, senz’aver mai provato, che le loro terre non potrebbono produr ogni sorte di frutto, ed anche questo pregiudizio contribuisce a renderli vieppiù negletti. I saggi pure sono di parere, che una istessa terra non possa esser atta alla produzion di varie cose. <poem> ''Non tellus eadem parit omnia: vitibus illa'' ''Convenit: hæc oleis, hic bene farra virent.'' </poem> Ma vi possono essere terre vicinissime le une alle altre capaci di varie produzioni, e ciò, che sono atte a produr le une, le altre ricusano. Si esige perciò una lunga esperienza, per saper accomodar i varj prodotti ai terreni. Ciò sarebbe di gran vantaggio pe’ Morlacchi; ma essi ànno bisogno di molte cognizioni più comuni, avanti di osservar queste differenze particolari. Se poi le loro Terre sieno atte <ref follow="pag181">il frutto. Da quì ne nasce un mal certo a quel buon pezzo di Campagna, senza vantaggio di quelli, che rozzamente la coltivano, poichè di continuo vi si semina sopra, senza, che mai la si letami. E chi andrà letamare una terra in questo ànno sulla incertezza di possederla nel venturo? Sembrerebbe una cosa molto saggia il distribuir quella Campagna a quelli, che non anno pur un pezzettino di terra. Così ella si porrebbe in qualche miglior coltura.</ref><noinclude><references/></noinclude> 00oovetl3pds1fq4cvg623q1t4e5b7b Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/183 108 761269 3842898 2706900 2026-06-01T06:07:33Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842898 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DE’ MORLACCHI|177}}</noinclude>alla varietà de’ prodotti, questa è una cosa, che non à bisogno delle mie prove, e sembrerebbe una solenne seccatura il trascriver e cicalare le cole dette, e ridette, copiate, e ricopiate su questo proposito, che non servono di veruna utilità. Utilità sarebbe il metter in pratica ciò, che ànno già sperimentato, ed insegnato agli altri molti celebri Professori di Agricoltura. In molti modi furono costretti i Morlacchi insino ad ora alla coltura della terra, ma nessuno vi riuscì. Nulla valse lo zelo dell’''Eccellentissimo Proveditor General Carlo Contarini'', per far loro comprendere l’utile di questa. Esso ''Eccellentissimo General'' faceva loro provvedere seminagioni di varj prodotti, e senza verun aggravio li consegnava ad essi loro, perchè ne facessero uso, ed indi ritraessero tutto il possibile vantaggio. Ad onta di aver veduto col fatto l’utilità de’ prodotti, che potrebbon avere, celato lo sprone, cessarono di approffittarsi, e tornaro nell’antico letargo. Di nessun momento è l’esempio, acciò i meno pregiudicati potessero servir loro di norma, anzi quel ch’è peggio, chi volesse coltivar la terra con gusto differente, sarebbe soggetto ad incontrar non leggieri disavvantaggi. Se uno facesse una buona piantagione di alberi, abbiamo veduto quì sopra, che i Mortacchi non sono contenti, se non li ànno sterminati insino all’ultimo. La Pubblica Sovrana Provvidenza, che seppe leggere ne’ cuori sì stravaganti, ordinò a chiunque possiedesse terreno di dover piantare due alberi per lo meno in ogni Campo. Non vi è la centesima parte che li abbia piantati. Converrebbe dunque cercar altri mezzi, per far eseguir le Sovrane deliberazioni, affine di non castigare la Nazione intiera. Riflessi molto puerili mi sembran quelli, che<noinclude><references/></noinclude> r6g0kh4473t0x1vu64n6tynogtpsg3c Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/184 108 761270 3842899 2706903 2026-06-01T06:07:37Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842899 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|178|DE’ COSTUMI|}}</noinclude>l’unica strada per far travagliar i Morlacchi, sarebbe, ch’essi tutti fossero coloni. Allora si potrebbe dimandare, e chi indurebbe i Patroni delle terre a far travagliar i coloni? È più probabile, che le terre fioriscano, e prosperino in mano di quelli, che stanno attaccati alle stesse per la proprietà, e sicurtà de’ loro Fondi, che in mano di quelli, che usan coltivar le terre altrui, per cui non ànno verun attacco in caso di qualche disavventura.<ref>Quante fiate in atto di collera gli uomini non si astengono di far un omicidio, od altro per l’unico riflesso de’ beni, che li tengono attaccati alla Patria? Uno che possiede beni altrui, non à rimorso commettere qualunque delitto, poichè questo non gli porta altro disavvantaggio, che quello di mutar Governo.</ref> Qualunque Padre amoroso coltiverà con più diligenza i beni proprj, che à da tramandar ai suoi Figli, che se avesse in mano gli altrui, sendo dubbio chi li à da possedere in seguito. Ma qual sarebbe il modo di ridur i Morlacchi al travaglio della terra? Sarebbon bastanti le promesse, e i premj? No. Leggi particolari, o severe, che li obbligassero, pene contro i trasgressori? Neppure. Questo sarebbe il mezzo, con cui gli uomini scaltri potessero arricchirsi a spese de’ Morlacchi, senza verun pubblico interesse. Ma se vi fosse un Nazionale zelante attaccato alla Patria per più ragioni, stipendiato in modo, che non avesse bisogno di trar profitto illecito dalla pusillanimità de’ Morlacchi, sarebbe il mezzo più sicuro, e più opportuno, per indurli a questo utile travaglio. Il continuo stimolo farebbe de’ grandi effetti. Nella inovazione poi delle cose, è necessario principiar sem-<noinclude><references/></noinclude> 2tuyhhkrtwsaidwrtwb3g7mdqaqy54l Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/185 108 761272 3842900 2706910 2026-06-01T06:07:40Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842900 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DE’ MORLACCHI|179}}</noinclude>pre dalle più semplici, ed avvanzarsi a gradi, ed a misura delle cognizioni, che potrebbon prendersi. E come cosa più semplice non v’è della piantagione degli alberi, così potrebbesi dar principio da questi, tacendo la scielta de’ più giovevoli, come i Mori a cagion di esempio, che per l’esperienze fatte volentieri allignano ne’ nostri terreni, e la seta riesce a meraviglia. Io sono di costantissima opinione, che vedendo i Morlacchi l’utilità della sola foglia de’ Mori, s’indurebbono col tempo alla coltura di tutti i prodotti, di cui vedessero poter approffitarsi. Bella cosa sarebbe in vero, che questa Nazione cominciasse i suoi progressi dall’Agricoltura, a cui non tornano le Nazioni, che dopo essersi polite. Le terre della Dalmazia non sono ordinariamente ingrate, ed i vantaggi dell’Agricoltura per conseguenza sarebbono e molti, e certi. Un altro prodotto, ch’è il sostentamento per così dire de’ Morlacchi, ed utile allo Stato, sono gli animali pecorini, ed altri di minuto genere, di cui per la somma trascuratezza, ed anche ignoranza nel tempo stesso di Veterinaria annualmente si diminuisce il numero. Ogni famiglia peraltro de’ Morlacchi ordinariamente à la sua mandria, composta di duecento, trecento, secento, ed oltre animali, non escludendosi anche le più povere che ne ànno, ma in numero assai minore.<ref>Le Mandrie delle povere famiglie de’ Morlacchi consistono in quaranta, o cinquanta animali tra pecorini, ed altri di questo genere. In fatti essendo il latte il loro nutrimento più comune, non possono mancar d’animali stessi.</ref> Molti di questi animali, ora sono costretti morire dal freddo<ref name="pag185">Non muojono già dal freddo gli animali, perchè stann</ref> ora dalla fame, ed<noinclude><references/></noinclude> jp05h1u232377fgurc749tatpqtpvg2 Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/186 108 761273 3842901 2706911 2026-06-01T06:08:38Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842901 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|180|DE’ COSTUMI|}}</noinclude>ora da una erba velenosa, che i Morlacchi chiamano ''Metigl''. A tutte, e tre queste cose si porrebbe rimedio, quando facessero i Morlacchi abbondanti provvigioni di fieno<ref>Lo stesso metodo, che tengono i Morlacchi nel governar le famiglie, conservano anche co’ loro animali. Finchè v’è del fieno, danno loro da mangiare in abbondanza, quando poi non v’è ne più, non solo lo comperano a caro prezzo, ma alle volte non lo possono trovare, onde per necessità i loro animali convien, che periscano. Essi si fidano ne’ pascoli, ma talora la neve dura dieci, o quindici giorni, avanti di sciogliersi, e quando v’è la neve sulla terra, non si può pascolar certamente.</ref> per nutrir gli animali di Verno, allorchè le ostinate nevi non permetton pascolare, e di Primavera, quando l’erba ''Metigl'' è solamente dannosa.<ref>''Metigl'' non è termine, che dinoti propriamente qualch’erba, e significa più tosto epidemia, o distruzione. Ma come da una sorte di erba, di cui s’ignorano le traccie, ed il nome, nasce alle volte la distruzione degli animali, così a questa erba si dice ''Metigl'', termine con cui si dinota anche una sorte de’ vermi, che si generano di State nel capo, e nella coda degli animali, e che spesso li ammazzano. Di State dopo che morti sono gli animali pecorini, si osservano in più luoghi di essi certi forelini, e specialmente nel fegato. I Morlacchi, credendo con costanza, che questi mali sieno fatti dalle Streghe, che colle freccie vanno saettando gli animali, non cercan altro rimedio, che quello dei ''Zapisi'', cioè certi brevetti superstiziosi, di cui diremo più chiaramente in seguito. Così credendo faranno de’ gran progressi nell’arte Veterinaria!</ref> Di State, oltre le altre cagioni, <ref follow="pag185">allo scoperto, come dice il {{Sc|Fortis}}, anzi di verno stanno sempre al coperto, ma i coperti rozzamente fatti non sono atti alle volte a liberarli dalla mortalità, cagionata dall’eccessivo freddo, che v’è fra’ monti.</ref><noinclude><references/></noinclude> bn3vz3ic71xddzq4sz0laktewh20yxh Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/187 108 761274 3842902 2706912 2026-06-01T06:08:59Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842902 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DE’ MORLACCHI|181}}</noinclude><section begin="s1" />che vi posson essere, ne periscono moltissimi a cagion delle acqui nevose, {{ec|chesono|che sono}} costretti a bere nei monti. A questo pure si troverebbe il rimedio collo scavar parecchi pozzi, in cui si scaricassero le acque piovane, quali servissero per l’abbeveramento degli animali, come alcuni Morlacchi li fanno. Ma molti de’ Morlacchi dicono, che per la scavazion de’ pozzi vi vuol denaro, e ch’essi non ne ànno, e non si accorgono, ch’evitando la spesa de’ pozzi ne’ monti, perchè gli animali non bevessero acque nevose, ricevono danni assai peggiori. Tanto è. I Morlacchi sono economi solamente allora, che l’economia porta loro del pregiudizio.<section end="s1" /> <section begin="s2" />{{Ct|v=1.2|§. XXIV.}} {{Ct|v=1.2|''Astrologia giudiziaria.''}} {{Noindent}}{{capolettera|L}}E stesse idee, che dominano fra’ dotti Lunatici di alcune Nazioni colte in proposito dell’astrologia, regnano anche fra’ Morlacchi. Essi credono, che il gracchiar delle rane, il grattarsi de’ gatti, e la positura di colcarsi delle pecore, diversa dal solito, sieno nuncj infallibili di una futura pioggia. È chiaro, che la diversa positura della Luna nel Novilunio indica pioggia anch’essa, o vento. È più ch’evidente, che ai tempi del Plenilunio, e del Novilunio non convien lavar robba di lino, altrimenti la si marcisce. Quando due Parelj si vedono la sera al tramontar del Sole, è segno di pioggia, se appariscono la mattina, segno di vento. Nè si persuada alcuno, che i Morlacchi parlino a capriccio di queste predizioni meteorologiche: essi citano in prova le loro osservazioni, che di cento non so quante sieno<section end="s2" /><noinclude><references/></noinclude> kglxo6rqaxzm7xlmho9lbbq684hwetc Osservazioni di Giovanni Lovrich/De' Costumi de' Morlacchi/§. 23. Agricoltura, e Veterinaria 0 761275 3842907 3736943 2026-06-01T06:09:56Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3842907 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=1 giugno 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=§. 23. Agricoltura, e Veterinaria|prec=../§. 22. Arti|succ=../§. 24. Astrologia giudiziaria}} <pages index="Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu" from="178" to="187" fromsection="s2" tosection="s1" /> {{sezione note}} 7552bz4gk71zpypcruvp9ew847vnanz Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/188 108 761276 3842903 2706917 2026-06-01T06:09:03Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842903 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|182|DE’ COSTUMI|}}</noinclude>vere. Ma saranno perciò condannabili? Si regolano sul gusto degli Astrologi più colti. Raccontano per altro alcuni de’ Morlacchi, che vi eran due fratelli Zingari, così perfetti Astrologi, che sempre si verificava la predizione di uno di essi. Uno diceva, che à da piovere, e l’altro di no. Egli è certo, che uno degli due avrà avuto sempre ragione. Ciò somiglia alla predizione de’ Calogeri intorno la morte di qualcuno del loro rito. Uno di essi dice all’ammalato, che morrà, e l’altro di no. Quello che indovina è tenuto per Profeta, dell’altro non si parla. La Fisica de’ Morlacchi intorno la formazione delle Meteore è solamente loro propria. La superstizione spiega tutti i fenomeni. La grandine, che si cava dall’ordinario è certamente gettata dalle Streghe, ed i nugoli neri, sono il loro domicilio in aria. I Tifoni, che alle volte trasportano de’ pesci marini sulle Montagne, sono Stregoni anch’essi. I tuoni sono i carri di S. Elia, che se la diverte carreggiando in Cielo, e sopra questi porta il cannone, con cui va saettando. Le pietre cristallizzate dai fulmini, che si trovano ne’ letti de’ torrenti, od altrove, sono le saette, che feriscono gli uomini, come credeva pure qualche Filosofo. I Morlacchi quando le trovano, le portano in dosso, e si credono sicuri da qualunque sorte de’ fulmini. E perchè S. Elia viene creduto il direttore di essi, gli portano i Morlacchi una devozione incredibile, e la sua giornata santificano tutta, od almeno fanno mezza Festa. Così se talora accade, che un bue, od un cavallo si rompa il piede, od altro, tosto credono di aver fatto un male a lavorar in quella giornata, e nascendo la devozione unita alla loro pigrizia, ne santificano in seguito la metà, e prendono per prottettore il San-<noinclude><references/></noinclude> kmz48i77utla70ro59ttzfn1j4azsex Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/189 108 761383 3842904 2707157 2026-06-01T06:09:06Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842904 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DE’ MORLACCHI|183}}</noinclude>to, che in essa cade. Di queste mezze Feste, di cui si potrebbe riempire mezzo Lunario, ne sono il più delle volte origine gli Ecclesiastici, che non pensando alla necessità de’ lavori di Campagna, distolgono i Morlacchi da molte miglia lontani ad udire una Messa imponendo loro per debito, quando per tale non è decretato dall’autorità della S. Madre Chiesa, e talvolta li obbligano ad offrir una data elemosina, pria di dar permesso loro di lavorare. Questi abusi scandalosissimi si rendono di giorno in giorno sempre più intollerabili. I colori dell’Iride, o sia arco celeste, sono i segni della buona, o cattiva raccolta del vino, o dell’oglio. ''{{Ac|Marco Antonio de Dominis|Marco Antonio de Dominis}}'' nostro Dalmatino fu il primo, che coll’esperienza à dimostrata la ragion de’ colori nell’Iride, ed un celebre Filosofo oltramontano non si vergognò di appropriarsi il suo ritrovato. È cosa sorprendente, che i Dalmatini di que’ tempi barbari non lo abbiano preso per Istregone, o Mago; ma la turba de’ fanatici, ed ignoranti non mancò di farlo impazzire colle persecuzioni, ed alcune sue proposizioni mal intese, lo proclamarono Eretico. Un tale affronto irritò a segno il ''Dominis'', che dimenticandosi, come si pretende, i doveri di vero Cristiano, scrisse qualch’empietà contro la nostra santa Religione. E perchè tra le altre vi era anche quella, che i Vescovi devono avere la stessa autorità, che i Papi, fu chiamato a Roma, ove sendo abbruciato pagò il fio della sua Dottrina. Torniamo a’ Morlacchi. Essi ànno le loro osservazioni anche in proposito de’ venti Boreali, che per mancanza anche degli alberi dominano sì fortemente in alcuni luoghi della Dalmazia, e specialmente a Sign, che non di rado portano i tetti delle povere capanne di paglia in a-<noinclude><references/></noinclude> 99i95fgq1222ktmbpg8odgwfp7kmvk2 Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/190 108 761454 3842905 2707351 2026-06-01T06:09:35Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842905 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|184|DE’ COSTUMI|}}</noinclude>ria.<ref>Internandosi alcune giornate nella Turchia, ò sentito dire, che il vento Borea non si fa più sentire, ma verso la Valacchia, ove anticamente vivevano i Morlacchi, è testimonio {{AutoreCitato|Publio Ovidio Nasone|Ovidio}}, che Borea domina fieramente. <poem> ''Tantaque commoti vis est Aquilonis, ut altas'' ''Æquet humo turres, tectaque rapta ferat.''</poem> sarebbe pur una cosa mirabile che serpendo Borea per le viscere de’ Monti, venisse dalla Valacchia per visitarci in Dalmazia, sbuccando dalle Caverne de’ nostri Monti. Egli sarebbe un prodigio simile a quello, che un ramo del Danubio, sia venuto a dar origine ai nostri due Fiumi Cettina, e Kerke. Ma lasciamo queste opinioni a chi si pasce volentieri di meraviglie immaginarie.</ref> Se Borea non cessa il terzo giorno, dura quattordici, se non cessa il decimo quarto, dura diecisette, nè può durare di più. Ai tempi {{Ec|dei|del|Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/269}} Plenilunio, o Novilunio suol durar otto giorni. Ma queste osservazioni non si accordano con quelle, che riferisce il {{Sc|Fortis}}, parlando delle Meteore del Primorie<ref>La durata di Borea suol essere di giorni dispari, vale a dire di uno, di tre, cinque, sette, nove, e persino a tredici, e quindici giorni di seguito. {{Sc|Fortis}} {{TestoCitato|Viaggio in Dalmazia/Del Primorie, o sia Regione Paratalassia degli Antichi/3. Delle Meteore del Primorie|pag. 116. Vol. 2}}.</ref> onde ne viene in conseguenza, che il vento Boreale non à periodi precisi, ed è cosa più che certa, che la sua durata dipende dal caso. È volgare opinione, che questo vento esca dalle Caverne de’ monti, ma ciò non può essere vero assolutamente. Fui assicurato da moltissimi Morlacchi, che vi sono alcune Caverne ne’ Monti, ed una nella Montagna di Prologh, da cui con sommo impeto prorompe il vento incessantemente, e nel più caldo<noinclude><references/></noinclude> rneatb34c3g0e14mjj2t37vxs7bedrw Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/191 108 761455 3842906 2707353 2026-06-01T06:09:37Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842906 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DE’ MORLACCHI|185}}</noinclude>bollor di State, se si getta in essa qualunque peso, il vento lo rispinge. Di Verno la furia del vento Cavernoso niente si accresce, e se Borea dovesse aver qualche relazione con esso, soffiarebbe perennemente, che non soffia. Credesi anche, che se il giorno di S. Giorgio piove, v’è abbondanza di ogni sorta di biade. Si osservò, che il giorno di S. Giorgio non piovette, e l’abbondanza fu somma, e viceversa. Egli è un difetto troppo comune di que’, che sono indurati in qualche opinione, osservar solamente ciò, che loro è parziale.<includeonly></div></includeonly> Ma vegniamo alle predizioni, che deducono i Morlacchi dai segni Celesti. Ebbi motivo di raccor molte strane opinioni nell’apparizione della Cometa del 1769, e dell’aurora Boreale dell’anno stesso. La Cometa per più giorni si fece vedere verso la mezza notte nel mese di Agosto, e poi disparve, e tornò comparire di Ottobre. La sua coda volgeva all’Oriente, e questo era segno della sicura distruzione de’ Turchi per la guerra, che aveano allora co’ Moscoviti. Questa fu la prima opinione. Ma succedè, che ai 28. di Novembre dell’anno stesso si fece sentire un terremoto, che per le memorie, che si ànno in Dalmazia, pochi vi furono de’ simili. Allora distrutta la chimerica supposizione, che la Cometa fosse causa della {{Ec|rovine|rovina|Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/269}} de’ Turchi, la credettero l’annuncio di un sì terribile terremoto, ed ebbero ragione, poichè non avvenne un mal peggiore, di cui la potessero incolpare. La sera innanzi a questo terremoto sorse all’improvviso il vento Boreale, ed il contrasto de’ nugoli, più neri del carbone dimostrava una quantità di materia ellettrica in aria. Furono osservati la notte stessa alcuni lampi a Ciel sereno, e questi sono atti a metter in somma costernazione il popolac-<noinclude><references/></noinclude> e6843enu86m4tlsf4wj2iwxla2b81an Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/192 108 761457 3842908 2707343 2026-06-01T06:10:39Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842908 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|186|DE’ COSTUMI|}}</noinclude>cio, che ignora la causa. Ma spuntato, che fu il novo giorno, la furia de’ venti cresceva sempre più, nè mancava aumentarsi il contrasto de’ nugoli, che confusamente giravano uno per un vento, e l’altro per l’altro. Il vento, che dominava con sommo impeto in terra era Borea, e verso l’ora di mezzo giorno, in cui si fe sentir il terremoto, incalzò ancora di più. I coperti delle case, s’eran di coppi, o pietre scissili volavano per l’aria, e si potea ben dir senza esagerare, che i sassi piovevano. Molti enormissimi massi di pietre dalle cime de’ monti precipitarono alle radici. Non saprei determinar, quanto tempo durò il terremoto, ma mi sembra, che sia arrivato ad un minuto, se non l’oltrepassò ancora; e tosto, ch’ebbe a cessare, non si vedeva altro, che polvere, e fumo, che pareva ardessero i tetti delle case. Non in ogni luogo peraltro della Dalmazia il terremoto si fece sentir ugualmente, ma ove più, ed ove meno. In nessun luogo però si fece sentir tanto, quanto ne’ contorni della Cettina, e ciò senza dubbio per le molte Caverne, che ivi esistono. Dopo un simil successo chi avesse veduti i Morlacchi, avrebbe trovata in essi più contrizione per placar l’ira Divina, che negli abitanti di Ninive, allorchè il Profeta Giona loro predisse la sommersione della Città in termine di quaranta giorni, se non si convertivano. Questa però era una cosa santa, e lodevole. Ma le invenzioni assurde, inventate dalla ignoranza, e confermate dalla malizia, che non meritavano, se non se dispregio, le aveano preso tal concetto, che si credevano verità Evangeliche. Tutti dicevano, ch’era già venuto il fin del Mondo. Un Profeta lo avea predetto, che in capo ai dieci anni ciò doveva succedere, e questo appunto era il decimo. Nè<noinclude><references/></noinclude> 4ldsqptg479tlw721cf7xecqew5aoox Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/193 108 761458 3842909 2707354 2026-06-01T06:10:45Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842909 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DE’ MORLACCHI|187}}</noinclude>i Morlacchi soli erano imbevuti di queste fantastiche opinioni, ma quelli ancora, che sono tenuti ad annientarle, e vi trovarono il loro conto. L’aurora Boreale, che altre volte dinotava il sangue, che si à da spargere fra le Nazioni guerreggianti, e che perciò si vedeva anche degli uomini combatter in aria, era un segno tra gli altri dell’iminente fine del mondo. Questa più volte si fece veder verso le parti Boreali, di poi cangiar situazione, e girsene verso Tramontana, e verso l’Occidente. La Luna colla croce, che non mancavano veder le fantasie prevenute, prediceva anch’essa l’annientamento del genere umano, e la immaginaria comparsa finalmente di un uomo straordinario, mai più veduto, non lasciò più dubitar un momento. La Storia di questo si raccontava nel modo seguente. Un Morlacco, che per ben santificar le Feste del S. Natale, conduceva del vino in due otri, quanto potea portar il suo cavallo da somma, a casa propria, e prevedendo di non poter arrivar in un giorno al luogo stabilito, se ne andò a pernottare in un bosco fuori di mano. Ivi con somma meraviglia trovò un’uomo di statura straordinaria, che girava {{Ec|dallo|sullo|Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/269}} spiedo un Bue intiero, per arrostirlo. La paura del Morlacco nel veder questo, come ognun si può immaginare, fu grandissima, ma il buon uomo gli fece coraggio, e volle, che cenassero insieme tutti e due. Il Gigante, che così convien chiamarlo, mangiò tutto il Bue, eccettuata la piccola porzione, che poteva mangiar il suo compagno, e dopo aver mangiato, bevette i due otri di vino, che il Morlacco conduceva per la famiglia, e con somma pontualità lo pagò anche più di quello era il suo valore. Nel dividersi dal Morlacco gli fece noto, ch’egli era la ''Fame'', che girava pel<noinclude><references/></noinclude> gb8c75be0jr0cbpb8rm0klls1gyby1s Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/194 108 761459 3842910 2707345 2026-06-01T06:11:19Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842910 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|188|DE’ COSTUMI|}}</noinclude>Mondo. Questa favola, che si andava spacciando, faceva credere, che il Gigante non fosse veramente la fame, bensì l’Anticristo. E se l’aurora Boreale, e il terremoto, che per lo giro di due mesi di quando in quando si facea sentire, non cessavano, era credibile, che dovessero comparire in Iscena anch’Elia, ed Enocche. Chi poi abbia giocata simil commedia, precisamente non si sa. Ora mi resta ad osservar solamente qual sia la ragione, che la Cometa, che predisse tante disavventure a’ Morlacchi, non abbia predetta veruna, o cagionata agl’Italiani, ed alle altre Nazioni più illuminate di Europa. Si può dare, ch’essi dicessero, che le Comete non ànno che fare con loro. Così, sendo comparsa una Cometa ai tempi di Vespasiano, esso disse motteggiando ai circostanti „se questo astro minaccia qualcuno, egli è il Re de’ Parti, che à de’ lunghi capelli, e non io, che sono calvo.„ Ma un terremoto, poco dissimile dal quì sopra descritto, lo precedette fra noi tre anni avanti, e nessuna Cometa venne a portarci l’annuncio, quando ciò non fosse, come crede l’avvanzo della Setta Aristotelica, ch’essendo la Cometa fuoco volante, e non vera stella, abbia portato l’avviso di volo, ed in tempo di notte, sicchè nessuno sia stato a portata di vederla. Noi non siamo così novi di tenersi a questa opinione: ed in vece di credere, che le Comete, ed altri segni Celesti sien nuncj di fortune, o disgrazie, andremo dietro alle pedate di Geremia, dove dice „Non vogliate apprendere, seguendo le traccie delle Genti, nè vogliate temere dai segni del Cielo.„{{ec| io.|}}<noinclude><references/></noinclude> 119fp6i0l1yycdgjxlvyo8v07yh7lg5 Osservazioni di Giovanni Lovrich/De' Costumi de' Morlacchi/§. 24. Astrologia giudiziaria 0 761460 3842914 3821079 2026-06-01T06:13:21Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3842914 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=1 giugno 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=§. 24. Astrologia giudiziaria|prec=../§. 23. Agricoltura, e Veterinaria|succ=../§. 25. Superstizioni}} <pages index="Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu" from="187" to="194" fromsection="s2" /> {{sezione note}} dzezhmmp1cv1oo93bn6bg4h5nq5qspb Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/195 108 761461 3842911 2710472 2026-06-01T06:11:52Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842911 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DE’ MORLACCHI|189}}</noinclude>{{Ct|v=1.2|§. XXV.}} {{Ct|v=1.2|''Superstizioni.''}} {{Noindent|{{capolettera|S}}E i Morlacchi sono accusati nel profondo della ignoranza, come abbiamo rimarcato altrove, non farà meraviglia, che sieno anche superstiziosi: ma le superstizioni sono, come le mode: cangiano da paese in paese, da Nazione in Nazione; si annullano in un luogo, e cominciano ad essere in voga in un altro. Elleno sono quasi all’ultima moda fra’ Morlacchi.}} {{Ct|t=1.2|v=1.2|''Serpente.''}} Fra tutte le meraviglie, che io lessi ne’ libri antichi, e moderni intorno il Serpente, gran Dio dell’antichità, non v’è la più strana di quella, che si sente risuonare per le bocche di alcuni Morlacchi. Vi erano da principio, dicono essi, tre Soli, il calor de’ quali era eccessivo, ed il Serpente non potendo soffrirlo, si avvisò di sorbir i tre Soli, ma non gli riuscì di sorbirne, che due, e mezzo, onde il Sole, che illumina il Mondo non è altro, che mezzo, secondo essi.<ref>I Parelj, che i Morlacchi chiamano ''slipi Sunzci'', cioè Soli ciechi, sono que’ Soli, che assorbì il Serpente.</ref> Ma se di un mezzo Sole non si può soffrire il calore nel tempo di State, è certo, che il calore di tre Soli sarebbe più insoffribile ancora, sicchè in certo modo a loro parere<noinclude><references/></noinclude> 3r5isyk24nb60vqepkjel3vn4cfikza Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/196 108 761464 3842912 2710474 2026-06-01T06:12:43Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842912 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|190|DE’ COSTUMI|}}</noinclude>era necessario, che succedesse così. Il Serpente dopo un tal fallo è condannato ad ascondersi alla faccia del Sole fra’ sassi, e sotto terra, ove sussiste per lo più il suo domicilio; ed il Sole da quella volta in poi ogni volta, che taluno ammazza il Serpente dice all’uccisore „Fiorisca la tua destra,„ e se tal’altro non lo amazza potendo, dice il Sole „che la destra ti si possa seccare.„ Questa favola à dell’Orientale, ed è cosa di ammirazione, che tradizionalmente si sia conservata frà certi de’ nostri Morlacchi. Ma i Serpenti stanno anche alla guardia de’ Tesori. Quando se ne incontrano molti è segno di fortuna, secondo il parere de’ Morlacchi. Io resto molto stupefatto, che le guide Primoriane, che condussero il {{Sc|Fortis}} sul Biocovo, abbiano voluto ammazzar il suo compagno, perchè finse di gettar una biscia contro di loro<ref>{{TestoCitato|Viaggio in Dalmazia/Del Primorie, o sia Regione Paratalassia degli Antichi/2. Del monte Biocova, o Biocovo, che domina Macarska|Vol. 2. p. 114}}.</ref> essendo opinione comune, che sia sorte l’incontrar viaggiando delle biscie. Una di quelle guide istesse mi riferì, che nè esso, nè il suo compagno ànno fatta una tal azione, e che i lamenti tutti erano fatti a torto. Ma in confronto de’ Morlacchi si deve più tosto credere al {{Sc|Fortis}}. {{Ct|t=1.2|v=1.2|''Genio buon, e Genio cattivo.''}} ''Dabra Srichia,'' e ''Nesrichia'', buona sorte, e cattiva sorte, sono due antiche Deità de’ Morlacchi, che corrispondono al Genio buon, e Genio cattivo degli antichi. E vaglia il vero, ''Nesrichia'' dinota anche al presente il Diavolo, ch’è il cattivo Genio, e per conseguenza ''Dobra Srichia'' dinoterà il buon Genio.<noinclude><references/></noinclude> kf22fo7yewmbra9wayjrtf0dfaqxfba Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/197 108 761496 3842913 2707503 2026-06-01T06:13:07Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842913 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DE’ MORLACCHI|191}}</noinclude>Io non entro in questione, se i Morlacchi abbiano portata seco dal Settentrione. questa credenza Orientale, o se l’abbiano appresa da’ Romani. Osservo, che quando si vuol alle volte persuader taluno di qualche buon successo, si usa ancora dire fra essi scambievolmente <poem> ''Srichiate gleda;'' ''Nesriachiati neda'' </poem> {{no rientro}}che traducendo il sentimento in Italiano corrisponde al dir <poem> La Sorte non ti è bieca, Il Diavolo ti accieca.</poem> {{no rientro}}quasi che la sorte, ch’era il Genio buono conducesse per vie dirette, ed il Diavolo per le indirette. Ma questa falsa persuasione è quasi sradicata da’ loro cervelli per mezzo de’ Ministri della Religione Cristiana che persuasero loro, che non vi sono, che gli Angeli Custodi, che vegliano alla cura de’ Cristiani, ed ai Diavoli è permesso di tentarli. Nulla ostante una verità così evidente, per non perder l’antico uso, essi non possono metter in non cale la loro Deità ''Srichia'', ch’è il buon Genio, il quale invocano specialmente ne’ tempi di chiasso, senza saper che si dicano, giocando con esso, come i Poeti con Bacco. I Romani pure nelle gozzoviglie aveano il Dio Genio. <poem> ''Indulge Genio: carpamus dulcia: nostrum est'' ''Quod vivis; cinis, & manes, & fabula fies'' </poem> ::::::::::{{AutoreCitato|Aulo Persio Flacco|Pers}}. Sat. 5. v. 120.<noinclude><references/></noinclude> cm36fsx4q9nuivjji7aqlozbg20798f Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/198 108 761524 3842915 2707545 2026-06-01T06:14:14Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842915 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|192|DE’ COSTUMI|}}</noinclude> {{Ct|t=1.2|v=1.2|''Indemoniati.''}} Vi sono molt’indemoniati fra’ nostri Morlacchi. Io non parlo già degl’indemoniati veri. ''Tractent fabrilia fabri''. Io non sono Esorcista. Dirò soltanto degl’indemoniati, che per ignoranza vengono creduti tali, o si fingono per fanatismo, e furberia. Bisogna confessare, che i Morlacchi ora non vivono in quella crassa ignoranza di credere, come una volta, che gli Epilettici sono indemoniati. È svanita dal loro capo questa superstizione Orientale, per cui i Sacerdoti d’Iside andavano per lo Mondo, deliberando coll’ajuto dell’oro gli sciocchi, ch’erano sotto l’Imperio di Tifone. Qualunque male per altro, che non sia frequente, e di cui ignorano la causa è mal diabolico. I pazzi quasi tutti sono indemoniati. A questo proposito mi ritorna a mente un {{Ec|ferzetto|terzetto|Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/269}}, che ò sentito più volte cantar da un Morlacco, ove si lagna il Demonio di quelli, che lo incolpano delle loro pazzie. <poem> ''Nesrichiasc po gori tuscila:'' ''Manitimi gliudi dodiasce,'' ''Pobudale, pak Nesrichiu Krive.'' „ Si lagnava pel bosco un dì il Demonio: „ Alfin son stanco delle pazze Genti, „ Impazziscono, e poi causa è il Demonio.</poem> {{no rientro}}Che più? Se io dicessi, che anche gli ubbriachi, passano alle volte per indemoniati, qualcheduno riderebbe. Eppur, se si à da credere ad un testimonio oculare, io son tale, che mi trovai presente al<noinclude><references/></noinclude> t2kuj7vt4ssxmoy4uctcjnn93i7invg Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/199 108 761532 3842916 2707580 2026-06-01T06:14:30Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842916 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DE’ MORLACCHI|193}}</noinclude>seguente successo. La gran forza di vino unitamente alla eccessiva ripienezza dello stomaco ridussero un Morlacco in tale stato, che gli mancò la parola, e faceva delle contorsioni diaboliche. Tosto si andò in traccia di uno Zoccolante. Ei venne, e credendo il Morlacco indemoniato, cominciò ad esorcizzarlo. Non passò guari dopo l’esorcizzazione, che il Morlacco cominciò a gettar fuori tutto quello, che gli aggravava lo stomaco, e tosto si sentì bene. Allora lo Zoccolante pieno di sdegno, proruppe in molte ingiurie contro l’ubbriaco. Io vedendo ciò, soggiunsi: Eh via! consolatevi Padre, che gli avete cacciato dal corpo un gran Demonio, e lo sdegno si convertì in gioco, il Frate se ne andò al suo Convento, ed il Morlacco a casa. Si attribuiscono taluni a merito di essere indemoniati, poichè si crede, che questi sieno i Santi Martiri de’ giorni nostri. Quindi è, che molte Donne fra’ Morlacchi una volta per l’ambizione di divenir Sante Martiri, si fingevano indemoniate. Si pretende, che gli esorcisti non avessero la virtù di cacciar i Demonj da’ loro Corpi, ma i Mariti co’ bastoni fecero il prodigio. Col bastone in fatti si guarirono anche molti di quelli, che si finsero indemoniati per furberia. {{Ct|t=1.2|v=1.2|''Sogni.''}} I Morlacchi ànno molta fiducia ne’ sogni, e quest’in vero sono le sorgenti d’innumerabili superstizioni anche presso le Nazioni colte. :::''Maxima pars hominum morbo jactatur eodem.'' Dai sogni una volta si prediceva l’avvenire, e<noinclude><references/></noinclude> gtz3b6snkrkimcx8l2vu9fsyoe5ebij Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/200 108 761533 3842917 2707581 2026-06-01T06:14:37Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842917 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|194|DE’ COSTUMI|}}</noinclude>quel ch’è peggio, si predice ancora. Vi sono de’ Ciarlatani, che pretendono di spiegar co’ sogni quai numeri del Lotto debbano venire in una futura estrazione, e vi sono poi de’ sciocchi, che loro badano. Il pregiudizio deriva da ciò, che si osservano i sogni, che per accidente si compiscono, e si pongono in obblio tutti gli altri, che non vengono compiti. Ma i Morlacchi nostri fanno trovar la scusa anche a questo. Si sognano essi di aver trovato il tesoro in un dato sito: si svegliano, e si vedono delusi: Non mancano di andar tosto nel sito sognato in traccia del tesoro, e nulla trovano. Eppure per non tacciare di falacia i loro sogni<ref>Si legge presso {{AutoreCitato|Publio Cornelio Tacito|Tacito}}, che vi era un certo Basso, così credulo ai proprj sogni, che per aver sognato una volta il tesoro in un campo, e non avendolo trovato, diedesi volontario la morte, per essere stato deluso. An. 16.</ref> si contentano più tosto d’incolpar il Demonio, (che non à parte alcuna ne’ loro vaneggiamenti), dicendo, che il tesoro è trasportato dal Demonio, o convertito in terra, ovvero in carbone, perchè altri non lo portasse via di là, giacchè dopo cento anni il Demonio s’impossessa, come se avesse necessità di soldo. Sognano i Morlacchi di veder le anime de’ loro parenti morti, amici, conoscenti, ed altri tali. In simili casi ricorrono per la spiegazione de’ sogni ai Pastori delle anime, i quali dicono, che le apparizioni de’ morti dinotano una grandissima necessità del loro soccorso in elemosine, Messe, ed Orazioni, perchè venghino liberati dal Purgatorio, ed i Morlacchi eseguiscono subito il tutto, per procurar del bene ai<noinclude><references/></noinclude> fuawxhtq895m2m1xx55nq2rh4pqtsrl Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/201 108 761546 3842918 2707606 2026-06-01T06:15:21Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3842918 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DE’ MORLACCHI|195}}</noinclude>loro prossimi. Cento sogni di simil natura per lo zelo, che tra essi si à per i morti, impoverirebbono de’ Villaggi intieri. {{Ct|t=1.2|v=1.2|''Streghe.''}} Le streghe, che in molti luoghi sono andate in disuso, fanno una buonissima figura ancora fra’ Morlacchi. Elleno sono conosciute in Illirico col nome di ''Vieschizce'', e sono quelle, che vanno stridendo, e volando di notte, strappando i cori ai bambolini in culla. Così credevano anche i Romani che lasciaro per eredità questa superstizione a’ Morlacchi<ref> <poem> ''Nocte volant; puerosque petunt nutricis egentes'' ''Et vitiant cunis corpora rapta suis.'' </poem> Ma quel che non credeano i Romani, credono i Morlacchi che le streghe si convertono in farfalle, quali pure vengono chiamate col nome di ''Vistizce''. Questa superstizione però sembra dovess’essere forestiera. {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}}, se non m’inganno, in un verso della sua divina opera l’anima chiama angelica farfalla <poem> ''{{TestoCitato|Divina Commedia/Purgatorio/Canto X|Nati a formar l’angelica farfalla}}''</poem> ch’è appunto quella secondo l’opinione de’ superstiziosi che lascia il corpo delle streghe, e va facendo i suoi prodigj dopo una tal metempsicosi. I fanciulli si smascellano per le risa nell’udir questi racconti. ''Nec pueri credunt nisi qui nondum are lavantur.</ref>. Al mestiere delle streghe fra noi, non si applicano, che i furbi, ed i pezzenti, ma nulla ostante<noinclude><references/></noinclude> oitoa07lyinn9eo2vv38itrf0tfksh2 Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/202 108 761550 3842919 2707615 2026-06-01T06:15:34Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842919 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|196|DE’ COSTUMI|}}</noinclude>sono temuti dagl’ignoranti. Per quello riguarda alle Donne, che vogliono far le Streghe, elleno sono pell’ordinario del numero di quelle, che arrivate a certa età, sdegnate di non aver Marito, si applicano alla Stregheria. Sembra, che in questo rassomiglino alle sciocche Sibille Greche, che si aveano fitto in testa di profetizzare con versi assai cattivi, per indi procacciarsi il vitto, ed in fatti vi riuscirono. È noto abbastanza il successo di quella Donna, che presentando a Tarquinio primo i nove Libri della Sibilla di Cuma, e non potendo ottener il prezzo bramato, ne brucciò indispettita sei, e gli altri che rimasero li vendette a lui stesso per doppio soldo di quello, che ricercava per tutti i nove insieme. Si accreditarono tanto que’ libri, che quando si voleva persuader ad uno, che si dice la verità, era in uso il dire. „Fate conto, che io vi reciti il foglio della Sibilla.“ :::''Credite me vobis folium recitare Sibilla'' {{no rientro}}disse anche {{AutoreCitato|Decimo Giunio Giovenale|Giuvenale}}, che probabilmente si beffava della loro infallibilità. Il concetto delle Sibille Greche presso gli antichi è passato nelle streghe presso i Morlacchi. Se uno per accidente indovina qualche cosa, o se si mette a predir per impostura, si dice subito, che questo è ''çarovnik'', cioè ''Facitor di Stregherie''. Questi ''çarovnizci'' sono i terrori de’ Morlacchi. Si ammalano essi all’improvviso, camminando in tempo di notte? La causa del male sono i ''çarovnizci'', o le streghe. Muore un fanciullino? Le streghe li mangiarono il cuore, e fanno innumerabili altre malie. Esse danzano di notte in tutte le vie Croci. Chi desiasse di vederle si raccomandi alli su-<noinclude><references/></noinclude> r1nz0aerjqbugd257ma50k6m1bmlh7z Pagina:Osservazioni di Giovanni Lovrich.djvu/203 108 761553 3842920 2707621 2026-06-01T06:15:50Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842920 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||DE’ MORLACCHI|197}}</noinclude>perstiziosi, che non mancano di vederle colla propria fantasia. I domicilj delle streghe (come in aria sono i nugoli neri) così in terra sono gli alberi delle noci, onde convien guardarsi anche da questi. Ànno osservato per vero dire i Morlacchi, che molti, che dormirono sotto un albero di noci, perirono miseramente. La causa di questa mortalità senza dubbio sono le streghe. I Filosofi trovano, che sono l’esalazioni delle noci, ma i Morlacchi non sono Filosofi. Ma se le streghe fanno del male agli uomini, vi à da essere chi sappia liberarli da questo male. Lasciamo a parte i ''Zapisi'', de’ quali diremo in fine di questo paragrafo, vi sono le ''Baornizce'', che preservano dalle streghe, purchè sieno pagate. Mi fu detto da una di queste, che quando le streghe mangiano il cuore, il rimedio efficacissimo è di mangiar un bovolo arrosto, che allora il cuor torna a rinascere. Laonde per esser sicuri da qualunque malia, convien farsi amiche le ''Baornizce''. Ma chi ricorre ad esse loro (com’è ben giusto) non può essere assolto da’ Padri Zoccolanti, e la ragione è chiara. Queste ''Baornizce'', che preservano dalle streghe, possono essere altro, che ciò, ch’era la Dea Carna de’ Gentili, che teneva lontane le streghe dalle culle de’ fanciulli? Era tenuta in somma venerazione presso i Romani <poem> ''Prima dies tibi Carna datur: Dea {{Ec|carnidis|cardinis}} hæc est:'' ''Numine clausa aperit, claudit aperta suo.''</poem> {{no rientro}}Non merita la pena di raccontare infinite altre sciocchezze intorno le streghe, che vengono credute da’ Morlacchi, poichè elleno non sono altro, che quelle istesse, che si leggono presso gli Autori Latini.<noinclude><references/></noinclude> ld3ba8v5zy3fz8rk5gq7nr5zt9kg7h1 Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. II, 1966 – BEIC 9707880.djvu/415 108 772636 3842807 2742222 2026-05-31T16:45:37Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842807 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /></noinclude> {{Ct|f=100%|v=1|t=2|L=0px|{{sc|edizioni}}}} 1. ''Opera di Mesere Batista Alberti De Republica De Vita Civile e Rusticana e de Fortuna'', [Firenze, 1500?]<ref>Cfr. ''Gesamtkatalog der Wiegendrucke'', I, col. 263 (n. 508), che propone invece: Milano, Leonhard Pachel (?), 1492 (?).</ref>. (Brit. Museum, IA 28130). 2. ''Dialogo di Messer Leon Battista Alberti, fiorentino. De Republica, De Vita Civile, De Vita Rusticana, De Fortuna'', in Vinegia per Venturino Rosinello, 1543. 3. ''Della republica, della vita civile, et rusticana, et della fortuna'', in {{Sc|Alberti}}, ''Opuscoli morali'', ed. curata da C. {{Sc|Bartoli}}, Venezia, 1568, pp. 256 sgg. 4. {{Sc|L. B. Alberti}}, ''Opere volgari'', a cura di {{Sc|A. Bonucci}}, voi. III, Firenze, 1845, pp. 159-229. {{Sc|P. H. Michel}}, ''La pensée de L. B. Alberti'', Parigi, 1930, p. 28, cita anche un’altra edizione: ''Teogenio, dialogo morale'', Venezia, 1545, che non sono riuscito a rintracciare. {{Ct|f=100%|v=1|t=2|L=0px|''B'') LA PRESENTE EDIZIONE}} In uno studio preliminare sui problemi di questo testo<ref>''Notes on the texts of some vernacular Works of L. B. Alberti'', in « Rinascimento», III, 1952, pp. 238-244.</ref> mi limitai a controllare le edizioni a stampa con un solo manoscritto, l’Estense, qui segnato E. L’esame completo degli altri manoscritti permette di distinguerne tre gruppi principali e di individuare la fonte probabile delle edizioni a stampa. Nel codice Moreniano (M) abbiamo la fortuna di possedere un codice corretto e ampliato dall’Alberti stesso. Accanto ad esso stanno altri due codici, B e W, che rispecchiano con alcune varianti il testo riveduto<noinclude></noinclude> 8dhwav3p7jvh6vezpvdcnra720n8s92 Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. II, 1966 – BEIC 9707880.djvu/416 108 772637 3842809 2742233 2026-05-31T16:48:15Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842809 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|410|{{Sc|nota sul testo}}|}}</noinclude>di M. Prescindendo da alcune integrazioni essenziali fatte dall’autore su M, si può dire che due codici, Ca e V<sup>5</sup> (quest’ultimo per il solo libro I) rappresentano lo stato del testo anteriore alla revisione autografa, il quale è pure quello delle edizioni a stampa del ’500. Gli altri tre codici, E A e P, contengono invece alcune delle correzioni e aggiunte fatte su M (9 in tutto), ma non tutte (manca una buona dozzina), mentre A e P si distinguono da E per molte lezioni e lacune comuni. Le varianti che confortano questa constatazione sono tutte registrate nell’apparato critico che segue. Basti qui indicarne i principali elementi e dare gli appositi rinvii a pagina e riga del testo e dell’apparato: 1. - Correzioni e aggiunte fatte su M, rispecchiate da B e W, ma non da A P E Ca V<sup>5</sup>: pp. {{pg|59}}, 6; {{pg|60}}, 20, 23, 25; {{pg|61}}, 28, 32; {{pg|62}}, 6; {{pg|63}}, 2, 13; {{pg|78}}, 22; {{pg|83}}, 4, 20; {{pg|94}}, 8, 15-16; {{pg|98}}, 7. 2. - Correzioni e aggiunte fatte su M, rispecchiate da tutti gli altri codici salvo Ca e V<sup>5</sup> (quest’ultimo per il solo libro I): pp. {{pg|58}}, 18; {{pg|62}}, 7; {{pg|63}}, 6; {{pg|69}}, 26; {{pg|73}}, 3; {{pg|81}}, 29; {{pg|86}}, 15-19; {{pg|91}}, 3, 17-19. (Si noti però che l’aggiunta del nome a p. {{pg|91}}, 3, manca pure in E, e che ad E solo è passata l’aggiunta del nome a p. {{pg|82}}, 31). Nelle edizioni a stampa del ’500 mancano tutte le aggiunte e correzioni qui elencate: derivano cioè da un testo affine a Ca. Per altri particolari e varianti entro le edizioni vedi l’apparato (ove ne figurano soltanto alcune lezioni più importanti) e il mio articolo preparatorio citato sopra. 3. - Correzioni e aggiunte fatte su M che non figurano in nessun altro manoscritto: pp. {{pg|59}}, 20; {{pg|67}}, 17; {{pg|73}}, 6; {{pg|86}}, 25 (le prime due sono piccole cose di non grande importanza). Ma oltre a queste, W e B si distinguono da M per altre varianti comuni, alcune provenienti certamente da errori di lettura: pp. {{pg|63}}, 6; {{pg|74}}, 20; {{pg|75}}, 35; {{pg|77}}, 33; {{pg|80}}, 1; {{pg|81}}, 1, 10, 33, 35; {{pg|84}}, 3; {{pg|89}}, 17; {{pg|98}}, 34; {{pg|103}}, 11, 35. D’altra parte B dimostra di essere stato collazionato e corretto su W (o su un altro codice affine): vedi per esempio pp. {{pg|66}}, 3; {{pg|83}}, 20; {{pg|93}}, 35. Il numero dei manoscritti dovette essere una volta assai più grande (l’Alberti stesso, nella lettera a Leonello, dichiara i suoi «libretti» richiesti da molti), ed è difficile ricostruire uno stemma che tenga conto di questo stato di cose rivelato dai codici superstiti. Ma supponendo che M sia stato capostipite di E A P W B, che ne discendessero in vari modi<noinclude></noinclude> 9vl2sad493www7n0veyzh29ijkv0ion Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. II, 1966 – BEIC 9707880.djvu/423 108 772648 3842811 2742768 2026-05-31T16:54:35Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842811 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|theogenius}}|417}}</noinclude>{|class=lba1 |class=td1|p. {{pg|94}}||8. A P E Ca e Edd. ''nostre ingluvie e stoltizia'' (già lezione di M corr. poi, credo, da m. a. - correzione rispecchiata da W B) {{spazi|5}}15-16. M ''Lapo dicea Plauto poeta essere l’uomo agli altri uomini'' agg. m. a. in margine; il passo figura in W B, ma non in A P E Ca e Edd. (cfr. ''Profug. ab aerumna'', p. {{pg|147}}, 21 di questo volume). |- |p. {{pg|95}} ||6. M ''sue modessimi'', B ''sue medesmi'', W ''suoi sinedesimi'', Ca P E ''sue modestissimi'', A ''modestissimi suoi'' (Edd. ''modestissimi''); cfr. {{Sc|Plut}}. ''Aem. Paulus'', 35-36, Liv., 45, 40-41 {{spazi|5}}25. M A E P Ca lasciano lo spazio per il nome, W B non hanno né nome né spazio, Edd. ''non come presso''; v. {{sc|Ter.}} ''Phorm.'', 245-6; W B om. ''pensando''. |- |p. {{pg|96}} ||19. B ''scludere'' corr. in ''escludere'', Edd. ''scludere'' {{spazi|5}}20. A P ''da te e ascoltarmi'' {{spazi|5}}24. A P ''nulla atrarli'' {{spazi|5}}35. A P ''investigheremo''. |- |p. {{pg|97}} ||4. Edd. ''qualunque re, di'' {{spazi|5}}7. A P ''loro fortuna'' {{spazi|5}}14. A P ''dritto'' {{spazi|5}}27. Edd. 1500, Bart., Bon., om. ''parlar''; 1543 om. ''parlar di chi'' {{spazi|5}}28-33. Cfr. {{Sc|Sall}}. ''Iug''., 85, 27. |- |p. {{pg|98}} ||7. M ''a loro'' (diletti) agg. m. a., E P A ''tanto diletti'', Ca e Edd. ''tanto li diletti'' {{spazi|5}}23. A P ''molesto'' {{spazi|5}}34. A P W B e Edd. ''passion''(''e''), Ca ''<span style="text-decoration: overline">p&#803;</span>ssion'' (mantengo la più difficile lezione di M E) {{spazi|5}}36. A P ''di sdegno''. |- |p. {{pg|99}} ||12. A P ''sia infesto'' {{spazi|5}}33. A P ''sia cosa non buona''. |- |p. {{pg|100}} ||8. {{sc|Plat.}} ''Ep. IX'', 358 A, 3-6 {{spazi|5}}21. M E ''quali'' {{spazi|5}}25. A P ''di Simiossimo''; A P ''Ida selva'' 5-7. Cfr. ''Iliad''., IV, 473 sgg.; Simoesios, figlio di Antemione, nato in Ida presso il fiume Simois, fu ucciso da Aiace: manca nella fonte ''selva / insula'', ed esito a correggere secondo A P, perché ''insula'' potrebbe risalire ad un errore dell’A. stesso. |- |p. {{pg|101}} ||3-6. {{Sc|Juv}}., X, 243-5: ''Haec data poena diu viventibus, ut renovata / semper clade domus multis in luctibus inque / perpetuo nuerore et nigra veste senescant'' {{spazi|5}}9. M ''iñta'', A P ''vita'', Ca e Edd. om. ''innata'' (seguo W B E) {{spazi|5}}16-18. {{Sc|Xen}}. ''Apol. Socr''., § 27. {{spazi|5}}23-26. {{Sc|Lucr}}., III, 451-4: ''Post ubi iam validis quassatum est viribus aevi / corpus et obtusis ceciderunt viribus artus, / claudicat ingenium, delirat lingua, labat mens, / omnia deficiunt atque uno tempore desunt.'' |- |p. {{pg|102}} ||3. A P ''entriamo'', M W B ''entramo'', Ca ''entrammo'' {{spazi|5}}17. {{Sc|Diog. Laert.}}, X, 27 {{spazi|5}}22. B ''come del vivere si come de cibi'', P ''comodi cibi'', A ''commodi debiamo ellegere cibi''. |}<noinclude></noinclude> dnm0blsdncpkidh4x8xue1oum6npynv Pagina:Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu/21 108 798172 3842795 3034949 2026-05-31T16:36:06Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842795 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /></noinclude> {{ct|f=150%|t=3|v=1.5|L=1px|INDICE}} {{Rule|2em|v=5}} {{Vi|larghezzap=50|titolo={{Type|l=1px|{{Sc|Prefazione}}}}|pagina=Pag. {{Pg|v|5}}}} {{Ct|f=110%|t=1.5|v=1.5|L=1px|'''Rime varie.'''}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=I.|titolo=La lotta di Ercole e di Antèo|pagina={{Pg|1|2}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=II.|titolo=Loda le bellezze di una signora|pagina={{Pg|2|3}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=III.|titolo=Loda la fronte della signora|pagina={{Pg|3|4}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=IV.|titolo=Si pente di essere stato scortese con la sua donna|pagina={{Pg|4|ivi}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=V.|titolo=Parla una madre, canzone|pagina={{Pg|5|6}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=VI.|titolo=Sospiri d’amore, canzone|pagina={{Pg|6|8}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=VII.|titolo=Invettiva contro Roma|pagina={{Pg|8|10}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=VIII.|titolo=Alla Morte|pagina={{Pg|10|11}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=IX.|titolo=Non cesserà mai di amare la Contessa|pagina={{LinkPagineIndice|ivi|39|Rime varie (Alfieri, 1912)/IX. Non cesserà mai di amare la Contessa}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=X.|titolo=Dinanzi ad una statua di Venere|pagina={{Pg|11|12}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=XI.|titolo=Meraviglie prodotte dall’apparire della sua donna|pagina={{Pg|12|ivi}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=XII.|titolo=Non è possibile dire che cosa sia l’anima|pagina={{LinkPagineIndice|13|41|Rime varie (Alfieri, 1912)/XII. Non è possibile dire che cosa sia l'anima}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=XIII.|titolo=Vestirà d’or innanzi sempre di nero|pagina={{Pg|13|14}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=XIV.|titolo=Si duole perché non può andar dalla sua donna|pagina={{Pg|14|15}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=XV.|titolo=Povero vuol essere il Poeta, ma libero|pagina={{Pg|15|16}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=XVI.|titolo=Loda gli occhi della sua donna|pagina={{Pg|16|ivi}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=XVII.|titolo=Le parole non valgono ad esprimere il suo affetto|pagina={{LinkPagineIndice|17|45|Rime varie (Alfieri, 1912)/XVII. Le parole non valgono ad esprimere il suo affetto}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=XVIII.|titolo=Amò altre volte, ma senza che Amore gli ispirasse nulla di buono|pagina={{Pg|17|18}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=XIX.|titolo=Gli piace il volto e piú ancora l’animo della sua donna|pagina={{Pg|18|19}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=XX.|titolo=Che dirà quando si troverà alla presenza di Dio|pagina={{Pg|19|ivi}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=XXI.|titolo=Non è vero quello che la Contessa dice: amar egli solamente le Muse|pagina={{LinkPagineIndice|20|48|Rime varie (Alfieri, 1912)/XXI. 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In Inghilterra nessuno comprende le sue pene}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=LXXI.|titolo=Tornando in Italia|pagina={{Pg|79|80}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=LXXII.|titolo=Nemmeno i cavalli gli dànno diletto, privo della sua donna|pagina={{Pg|80|ivi}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=LXXIII.|titolo=Qual sia, da quattordici mesi, la sua vita|pagina={{LinkPagineIndice|81|109|Rime varie (Alfieri, 1912)/LXXIII. Qual sia, da quattordici mesi, la sua vita}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=LXXIV.|titolo=Alla sua donna, che lo rimproverava di freddezza|pagina={{Pg|81|82}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=LXXV.|titolo=Meravigliosi effetti suscitati dalla vista della Contessa a Baden|pagina={{Pg|82|ivi}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=LXXVI.|titolo=Pene d’amore|pagina={{LinkPagineIndice|83|111|Rime varie (Alfieri, 1912)/LXXVI. Pene d'amore}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=LXXVII.|titolo=Sullo stesso soggetto|pagina={{Pg|83|84}}}} {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=30|indentazione=-1|sezione=LXXVIII.|titolo=Che fu nel passato, che presentemente sia|pagina={{Pg|84|ivi}}}}<noinclude></noinclude> 1znrvf3mw1itqyjac3pm7476c4grd1a Pagina:Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu/23 108 798596 3842798 3036143 2026-05-31T16:39:56Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3842798 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|indice}}|{{Sc|xv}}|riga=si}}</noinclude> {{Vi|larghezzas=85|larghezzap=60|indentazione=-1|sezione=LXXIX.|titolo=Piaceri senesi|pagina=Pag. {{Pg|85|86}}}} {{Vi|larghezzas=23|larghezzap=30|indentazione=-4|sezione=&nbsp;|titolo=LXXX e LXXXI. 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* {{testo|L'entrate cressciute|tipo=tradizionale}} * {{testo|La mediscina sbajjata|tipo=tradizionale}} * {{testo|Er discissette ggennaro|tipo=tradizionale}} * {{testo|La santa messa|tipo=tradizionale}} * {{testo|Er callarone|tipo=tradizionale}} * {{testo|Er tisico|tipo=tradizionale}} * {{testo|La cannonizzazzione|tipo=tradizionale}} * {{testo|Er cassiere|tipo=tradizionale}} * {{testo|Li morti arisusscitati|tipo=tradizionale}} * {{testo|Er fuso|tipo=tradizionale}} * {{testo|Er marito contento|tipo=tradizionale}} * {{testo|Li bballi novi|tipo=tradizionale}} * {{testo|Er duello de Dàvide|tipo=tradizionale}} * {{testo|Er povèta ariscallato|tipo=tradizionale}} * {{testo|Le curze d'una vorta|tipo=tradizionale}} * {{testo|Er riccone|tipo=tradizionale}} * {{testo|La riliggione vera|tipo=tradizionale}} * {{testo|La vittura auffa|tipo=tradizionale}} * {{testo|Meditazzione|tipo=tradizionale}} * {{testo|La testa de ferro|tipo=tradizionale}} * {{testo|Er ventre de vacca|tipo=tradizionale}} * 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det5du6x2m6n9gf7i4ncp8z3h9i1btl L'anima (Belli) 0 854177 3842974 3810258 2026-06-01T11:46:22Z OrbiliusMagister 129 OrbiliusMagister ha spostato la pagina [[L'anima]] a [[L'anima (Belli)]] senza lasciare redirect: disambiguazione 3810258 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=29 aprile 2024|arg=Da definire}} {{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Giuseppe Gioachino Belli | Titolo = L'anima | Anno di pubblicazione = 1833 | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = letteratura | Argomento = sonetti | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Sonetti romaneschi III.djvu | prec=L'indurgenza papale | succ=L'appuntamento }} {{Raccolta|Sonetti romaneschi/Sonetti del 1833}} <pages index="Sonetti romaneschi III.djvu" from="58" to="58" /> {{sezione note}} 3m8iapwg9qmpqywge1gpqqc70h6wq2l Il rapimento di Proserpina (1834) 0 899888 3842926 3836756 2026-06-01T06:18:57Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3842926 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=1 giugno 2026|arg=Da definire}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Gabriello Chiabrera | Titolo = Il rapimento di Proserpina | Anno di pubblicazione = XVII secolo | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = Letteratura | Argomento = Poemetti | URL della versione cartacea a fronte =Indice:Opere (Chiabrera).djvu | prec = Le Perle | succ = Scio }} {{Raccolta|Opere di Gabriello Chiabrera/Poemetti|Poemetti di Gabriello Chiabrera}} <pages index="Opere (Chiabrera).djvu" from="256" to="258" fromsection="s2" /> nz3ucgwq8yrx5hlozm1ogzf4s5ldmq1 Utente:Myron Aub 2 966244 3842839 3842491 2026-05-31T18:53:43Z Myron Aub 24422 Aggiunto Lermontov 3842839 wikitext text/x-wiki Nella mia pagina su IA [https://archive.org/details/@myron_aub/uploads qui] ci sono i miei caricamenti mentre nella mia collezione dei "favorites" [https://archive.org/details/fav-myron_aub qua] sono inclusi testi non caricati da me già presenti su IA che trovo interessanti perché traduzioni abbastanza recenti soprattutto di classici filosofici e di alcuni classici letterari. Nella seguente pagina [https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Myron_Aub/Refusi_con_hunspell qua] espongo come cercare refusi con Hunspell. In questa pagina elenco testi di pubblico dominio che sono principalmente traduzioni di testi (soprattutto filosofici e in minor parte letterari) greci, latini e stranieri. Privilegio le traduzioni in italiano più moderno, dal XIX secolo ai giorni nostri. '''Informazioni su dati anagrafici difficilmente rintracciabili di autori.''' [https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Myron_Aub/Autori_con_date qui] c'è una sottopagina di un elenco di autori (per ora non tutti di pubblico dominio) con date di nascita e morte difficilmente disponibili in rete e un altro elenco di autori con data di morte incerta. '''Vari testi di pubblico dominio finora non trovati come scansioni in rete:''' Elenco qui alcuni testi di pubblico dominio che mi interesserebbe vedere in formato scansione e che spero che un giorno appaiano in rete: '''1) testi di filosofia:''' Comte, Auguste (1798-1857) Catechismo positivista 2a edizione... Tradotto da Walter Congreve. [Avvertimento di P. Laffitte.] San Remo, Stab. Tipo. litogr. G. B. Biancheri, 1882. In-8°, 386 p., tabl. (ripubblicato nel 2024, nella sua 3a edizione, dalla Società Positivista Italiana: Catechismo Positivista Augusto Comte, trad. Gualtiero Congreve, pp. 323, Società Editrice Positivista Italiana, Padova, CCXXXII; ISBN: 9791281601178). d'Alembert, Jean Baptiste Le Rond Discorso preliminare all'enciclopedia...; tradotto da Agatino Longo. Catania : Stamperia dè Regj Studi, 1812 XII, 226 p. : 1 tav. ; 21 cm. d'Alembert, Jean Baptiste Le Rond Discorso preliminare della Enciclopedia [dopo il 1866?]. 192 p. ; 8°. Traduzione italiana dell'edizione francese del 1866: Discours preliminaire de l'Encyclopedie, par d' Alembert. Paris, 1866 '''2) Testi di religione, spiritualità e occulto''' Kerbaker, Michele. Scritti inediti / Michele Kerbaker ; con prefazione di Carlo Formichi e a cura di Vittore Pisani Roma : Reale accademia d'Italia 1932-1939. 6 volumi contenenti un'antologia del Mahabharata (volumi 2 e 3 già presenti su Internet Archive). Lodge, Oliver Pitoni, Rinaldo <n. 1864> Oltre la vita : studio di facoltà umane ancora ignote / Oliver Lodge ; traduzione dall'undecima edizione inglese, con note di Rinaldo Pitoni Bari : Laterza, 1933 Marcus, Ernst (1856-1928) Rensi, Giuseppe <1871-1941> Teoria di una magia naturale fondata sulla dottrina di Kant / Ernesto Marcus ; traduzione e prefazione di Giuseppe Rensi Bari : G. Laterza & figli, 1938 Trezza, Gaetano (1828-1892) Le religioni e la religione. Verona ; Padova : Drucker & Tedeschi, 1884 '''3) Testi di scienza''': Baldwin, James Mark (1861-1934) L'intelligenza / J. Mark Baldwin ; traduzione dall'inglese del professore Guida Villa (1867-1949) Torino : Fratelli Bocca, 1904 XXVIII, 290 p. : ill. ; 21 cm. Hampson, William (1854–1926) Paradossi della natura e della scienza, cioè fatti che sembrano contraddire generali esperienze o principi scientifici / di W. Hampson Alessandria : Boffi, 1910 Lewes, George Henry (1817-1878) Lo studio della psicologia : suo obbietto, scopo e metodo / George Henry Lewes ; prima edizione italiana con prefazione e note del prof. Giambattista Grassi Bertazzi (1867-1951) Milano ; Roma : Società editrice Dante Alighieri, 1907 XXX, 185 p. ; 20 cm. '''4) Testi di letteratura''' Antologia dell'amore turco / a cura di Edmond Fazy e Abdul-Alim Memdouh ; versione italiana di Decio Cinti Milano : Corbaccio, 1923 Antologia della poesia argentina moderna / a cura di Folco Testena (Comunardo Braccialarghe, 1875-1951) Pubblicazione Milano : Alpes, 1927 Descrizione fisica IX, 271 p. ; 20 cm. Capuana, Luigi Il braccialetto / Luigi Capuana Milano : Brigola di G. Marco, 1898 Della Sala Spada, Agostino Nel 2073! : sogni d'uno stravagante / messi in carta per l'avvocato Agostino Della Sala Spada Testo Casale : Tipografia del giornale Il Monferrato, 1874 Gogol’, Nikolaj Vasil’evic. Mirgorod / Nikola Gogol ; traduzione di Federigo Verdinois Lanciano : Carabba, 1923 Gogol’, Nikolaj Vasil’evic. Le veglie alla fattoria di Dicanca / Nicola Gogol ; versione di F. Verdinois Napoli : G. Giannini, 1920 Lermontov, Michail Jur'evič L'eroe dei nostri giorni / Michele Lermontoff ; tradotto dal russo da Gustavo Strafforello (1820-1903) Pubblicazione: Milano : Sonzogno, 1901 Novelle russe / a cura di Corrado Alvaro: vol. I-II (Pusckin, Lermontov, Gogol, Gonciarov, Turghenev, Scedrin, Dostojewski, Tolstoi, Garscin, Cecov, Gorki, Andreiev, Ciricov, Artzibascev, Kuprin, Sologub, Lomakin, Uspenski, Timkovski, Skitalitz) Milano : Soc. Ed. R. Quintieri, 1920 (Saita e Bertola) Turgenev, Ivan Sergeevic. Le poesie in prosa / di Ivan Turgheniev ; tradotte da Enrico Damiani Pubblicazione Lanciano : Carabba, [1923] Villiers de l'Isle-Adam, Auguste <comte de> Eva futura : Romanzo. Unica traduzione di D. C. (probabilmente Decio Cinti). Milano : Casa Edit. Bietti Edit. Tip., 1930 Wells, H. G. Sodini, A. M. La Guerra dei mondi : Romanzo / H. G. Wells ; traduzione di Angelo Maria Sodini (1875-1939) Milano : F. Vallardi, 1901 Morandi, Luigi <1844-1922>; Ciampoli, Domenico <1852-1929> Poeti stranieri lirici, epici, drammatici : scelti nelle versioni italiane (2 volumi) / Morandi L. e Ciampoli D. Milano [etc.] : Società editrice Dante Alighieri di Albrighi, Segati 1904 '''5) altri testi:''' Pestalozzi, Johann Heinrich Leonardo e Geltrude : libro per il popolo / Enrico Pestalozzi ; traduzione, prefazione e note di Giovanni Sanna (1877-1950). (in 4 volumi). Venezia [poi] Firenze : La nuova Italia, 1928 (e altre ristampe successive). Squillace, Fausto Titolo La moda / Fausto Squillace Pubblicazione Milano [etc.] : Sandron, 1912 159 p. ; 19 cm. '''In pubblico dominio dal 2027:''' Barié, Giovanni Emanuele (1894-1956). La spiritualità dell'essere e Leibniz. Padova : CEDAM, 1933 Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=EHYLAQAAIAAJ qui] Capone Braga, Gaetano La vecchia e la nuova logica / Gaetano Capone Braga (1889-1956) Padova : Cedam, 1948 Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=LzUAAAAAMAAJ qui] Cassirer, Ernst. Storia della filosofia moderna (4 volumi). Traduzione di Angelo Pasquinelli (1926-1956) Torino : G. Einaudi, 1958 e ristampe seguenti. Jevons, William Stanley Lezioni di logica elementare / W.S. Jevons ; a cura di Gaetano Capone Braga (1889-1956) Padova : Cedam, 1948 Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=WztCAQAAIAAJ qui] Stefanini, Luigi <1891-1956> Imaginismo come problema filosofico : vol. primo Padova : CEDAM, 1936 Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=5BHBNszP5LUC qui] '''In pubblico dominio dal 2028:''' Bonaventura : da Bagnorea <santo> Breviloquio (2 vv.) / S. Bonaventura da Bagnoregio ; a cura del p. Giuliano Piccioli (1878-1957) Siena : Ezio Cantagalli, 1931 Burckhardt, Jacob Considerazione sulla storia del mondo / Jacob Burckhardt; traduzione di Antonio Banfi Milano : Bompiani, 1954 Kierkegaard, Søren Il concetto dell'angoscia / Soren Kierkegaard ; tradotto dal danese da Meta Corssen (1894-1957) Firenze : Sansoni, 1942 Kierkegaard, Søren La malattia mortale : (svolgimento psicologico cristiano di Anti-Climacus) / Sören Kierkegaard ; a cura di Meta Corssen (1894-1957) ; prefazione di Paolo Brezzi Milano : Edizioni di Comunità, 1947 Kierkegaard, Søren L'ora : atti d'accusa al cristianesimo del Regno di Danimarca, anno 1855 / Soren Kierkegaard ; traduzione di Antonio Banfi Milano ; Roma : Doxa, stampa 1931 Simmel, Georg Banfi, Antonio <1886-1957> I problemi fondamentali della filosofia / G. Simmel ; traduzione e introduzione di A. Banfi Firenze : Vallecchi, [dopo il 1921] Stoermer, Carlo (1874-1957). Dalle stelle agli atomi; prefazione di Giovanni Giorgi ; appendici di G.B. Angioletti ... [et al.] Milano : Hoepli, 1934 Subhadra <bhikschu> (1852-1917) De Lorenzo, Giuseppe <1871-1957> Catechismo buddhistico per avviamento nella dottrina di Gotamo Buddho / di Subhadra Bhikshu ; tradotto in italiano da Giuseppe De Lorenzo Napoli : Ricciardi, 1922 Whitehead, Alfred North Banfi, Antonio <1886-1957> La scienza e il mondo moderno / A. N. Whitehead ; con una introduzione di Antonio Banfi Milano : Bompiani, 1945 irp3pflo3ohrbeqbnu0pwjspquqyudf Viaggi per Europa 0 985527 3842824 3768620 2026-05-31T17:45:33Z Modafix 8534 3842824 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=8 aprile 2026|arg=Da definire}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Giovanni Francesco Gemelli Careri | Nome e cognome del curatore = | Titolo = Viaggi per Europa | Anno di pubblicazione = 1701 | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = | Argomento = Diari di viaggio/storia/geografia/Italia/Francia/Regno Unito/Belgio/Paesi Bassi/Germania/Austria/Slovacchia/Ungheria/Repubblica Ceca/Croazia/Slovenia | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Gemelli Careri - Viaggi per Europa, Vol. I, Napoli, Roselli, 1701.djvu }} <pages index="Gemelli Careri - Viaggi per Europa, Vol. I, Napoli, Roselli, 1701.djvu" from="11" to="11" /> ==Indice della parte prima== * {{testo|/Dedica}} * {{testo|/Matteo Egizio a' cortesi leggitori}} * {{testo|/Avviso}} * {{testo|/Lettera prima}} - ''Di Vinegia a’ 25. di Gennajo 1686.'' * {{testo|/Lettera II}} - ''Di Vinegia 29. Gen. 1686.'' * {{testo|/Lettera III}} - ''Di Vinegia 6. Febbrajo 1686.'' * {{testo|/Lettera IV}} - ''Vinegia 12. Febbrajo 1686.'' * {{testo|/Lettera V}} - ''Vinegia 19. Febbrajo 1686.'' * {{testo|/Lettera VI}} - ''Di Vinegia 26. Febbrajo 1686.'' * {{testo|/Lettera VII}} - ''Di Verona il 1. di Marzo 1686.'' * {{testo|/Lettera VIII}} - ''Di Milano a’ 4. di Marzo 1686.'' * {{testo|/Lettera IX}} - ''Di Milano a’ 6. di Marzo 1686.'' * {{testo|/Lettera X}} - ''Di Torino a’ 13. Marzo 1686.'' * {{testo|/Lettera XI}} - ''Di Lione a’ 19. Marzo 1686.'' * {{testo|/Lettera XII}} - ''Di Lione a’ 22. Marzo 1686.'' * {{testo|/Lettera XIII}} - ''Da Parigi a’ 3. di Aprile 1686.'' * {{testo|/Lettera XIV}} - ''Da Parigi a’ 6. di Aprile 1686.'' * {{testo|/Lettera XV}} - ''Da Parigi a’ 9. di Aprile 1686.'' * {{testo|/Lettera XVI}} - ''Da Varsaglia gli 11. di Aprile 1686.'' * {{testo|/Lettera XVII}} - ''Da Parigi a’ 15. di Aprile 1686.'' * {{testo|/Lettera XVIII}} - ''Parigi a’ 20. di Aprile 1686.'' * {{testo|/Lettera XIX}} - ''Di Parigi il 1. di Maggio 1686.'' * {{testo|/Lettera XX}} - ''Di Londra a’ 15. di Maggio 1686.'' * {{testo|/Lettera XXI}} - ''Di Londra a’ 23. di Maggio 1686.'' * {{testo|/Lettera XXII}} - ''Di Londra a’ 30. di Maggio 1686.'' * {{testo|/Lettera XXIII}} - ''Da Bruges a’ 2. di Giugno 1686.'' * {{testo|/Lettera XXIV}} - ''D’Anversa a’ 9. di Giugno 1686.'' * {{testo|/Lettera XXV}} - ''D’Amsterdam a’ 15. di Giugno 1686.'' * {{testo|/Lettera XXVI}} - ''Da Nimega a’ 22. di Giugno 1686.'' * {{testo|/Lettera XXVII}} - ''Da Colonia a’ 27. di Giugno, etc.'' * {{testo|/Lettera XXVIII}} - ''Da Vienna a’ 14. di Luglio 1686.'' * {{testo|/Tavola delle cose più notabili}} * {{testo|/Imprimatur}} <pages index="Gemelli Careri - Viaggi per Europa, parte II, Napoli, Roselli, 1704.djvu" from="5" to="5" /> == Indice della parte seconda == * {{testo|Da fortunati Elisi|tipo=tradizionale}} * {{testo|/Imprimatur (parte II)|Imprimatur}} * {{testo|/Dedica (parte II)|Dedica}} * {{testo|/Lettera Prima (parte II)|Lettera Prima}} - ''Al Signor Amato Danio - Da Vienna a’ 15. di Luglio 1686.'' * {{testo|/Lettera II (parte II)|Lettera II}} - ''Al Regio Signor Consigliero D.'' {{Sc|Pietro Antonio Chiavarri}} - ''Da Buda a’ 20. di Luglio 1686.'' * {{testo|/Lettera III (parte II)|Lettera III}} - ''Al Sig. Consigliero D.'' {{Sc|Francesco Gascon.}} - ''Dal Campo di Buda a’ 21 di Luglio 1686.'' * {{testo|/Lettera IV (parte II)|Lettera IV}} - ''Al Signor Giudice di Vicaria D.'' {{Sc|Michele Vargas Machuca}} - ''Dal Campo di Buda lì 30 di Luglio 1686.'' * {{testo|/Lettera V (parte II)|Lettera V}} - ''Al Signor D.'' {{Sc|Carlo Cito}} - ''Dal Campo di Buda a’ 7 di Agosto 1686.'' * {{testo|/Lettera VI (parte II)|Lettera VI}} - ''Al Signor'' {{Sc|Vincenzo di Miro}} - ''Dal Campo di Buda a’ 16 di Agosto 1686.'' * {{testo|/Lettera VII (parte II)|Lettera VII}} - ''A Madama N. 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Gen. 1686.'' * {{testo|/Lettera III}} - ''Di Vinegia 6. Febbrajo 1686.'' * {{testo|/Lettera IV}} - ''Vinegia 12. Febbrajo 1686.'' * {{testo|/Lettera V}} - ''Vinegia 19. Febbrajo 1686.'' * {{testo|/Lettera VI}} - ''Di Vinegia 26. Febbrajo 1686.'' * {{testo|/Lettera VII}} - ''Di Verona il 1. di Marzo 1686.'' * {{testo|/Lettera VIII}} - ''Di Milano a’ 4. di Marzo 1686.'' * {{testo|/Lettera IX}} - ''Di Milano a’ 6. di Marzo 1686.'' * {{testo|/Lettera X}} - ''Di Torino a’ 13. Marzo 1686.'' * {{testo|/Lettera XI}} - ''Di Lione a’ 19. Marzo 1686.'' * {{testo|/Lettera XII}} - ''Di Lione a’ 22. Marzo 1686.'' * {{testo|/Lettera XIII}} - ''Da Parigi a’ 3. di Aprile 1686.'' * {{testo|/Lettera XIV}} - ''Da Parigi a’ 6. di Aprile 1686.'' * {{testo|/Lettera XV}} - ''Da Parigi a’ 9. di Aprile 1686.'' * {{testo|/Lettera XVI}} - ''Da Varsaglia gli 11. di Aprile 1686.'' * {{testo|/Lettera XVII}} - ''Da Parigi a’ 15. di Aprile 1686.'' * {{testo|/Lettera XVIII}} - ''Parigi a’ 20. di Aprile 1686.'' * {{testo|/Lettera XIX}} - ''Di Parigi il 1. di Maggio 1686.'' * {{testo|/Lettera XX}} - ''Di Londra a’ 15. di Maggio 1686.'' * {{testo|/Lettera XXI}} - ''Di Londra a’ 23. di Maggio 1686.'' * {{testo|/Lettera XXII}} - ''Di Londra a’ 30. di Maggio 1686.'' * {{testo|/Lettera XXIII}} - ''Da Bruges a’ 2. di Giugno 1686.'' * {{testo|/Lettera XXIV}} - ''D’Anversa a’ 9. di Giugno 1686.'' * {{testo|/Lettera XXV}} - ''D’Amsterdam a’ 15. di Giugno 1686.'' * {{testo|/Lettera XXVI}} - ''Da Nimega a’ 22. di Giugno 1686.'' * {{testo|/Lettera XXVII}} - ''Da Colonia a’ 27. di Giugno, etc.'' * {{testo|/Lettera XXVIII}} - ''Da Vienna a’ 14. di Luglio 1686.'' * {{testo|/Tavola delle cose più notabili}} * {{testo|/Imprimatur}} <pages index="Gemelli Careri - Viaggi per Europa, parte II, Napoli, Roselli, 1704.djvu" from="5" to="5" /> == Indice della parte seconda == * {{testo|Da fortunati Elisi|tipo=tradizionale}} * {{testo|/Imprimatur (parte II)|Imprimatur}} * {{testo|/Dedica (parte II)|Dedica}} * {{testo|/Lettera Prima (parte II)|Lettera Prima}} - ''Al Signor Amato Danio - Da Vienna a’ 15. di Luglio 1686.'' * {{testo|/Lettera II (parte II)|Lettera II}} - ''Al Regio Signor Consigliero D.'' {{Sc|Pietro Antonio Chiavarri}} - ''Da Buda a’ 20. di Luglio 1686.'' * {{testo|/Lettera III (parte II)|Lettera III}} - ''Al Sig. 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La sua fortuna si fece tutta a Vienna, ma dilagò assai rapidamente nell’intera Europa, e principalmente a Parigi, dove le sue opere, raccomandate da {{AutoreCitato|Christoph Willibald Gluck|Gluck}}, che tanto lo aveva sostenuto anche a Vienna, fecero successi e furore: soprattutto due delle più grandiose, le truci ''Danaïdes'' e ''Tarare'', una fastosa leggenda orientale. ''Les Danaïdes'', ''Les Horaces'', ''Tarare'', il rifacimento di questa ''Axur'', e poi ''Semiramide'', ''Armida'', ''Palmira'', ''Die Neger'', ''La Dama pastorella'', furono fra le sue numerose opere di genere tragico o eroico o pastorale, mentre la {{AutoreCitato|Carlo Goldoni|goldoniana}} ''Locandiera'', ''La Secchia rapita'', ''La Finta scema'', ''Don Chisciotte'', ''Il Mondo alla rovescia'', ''Eraclito e Democrito'', ''La Grotta di Trofonio'', e, in prima linea, il ''Falstaff'' o ''Le tre burle'', opera buffa in due atti, rappresentata a Vienna con successo nel 1798, e poi in diversi altri teatri, sono fra le più notevoli del lungo florilegio del genere comico. Scrisse anche molta musica sacra. {{AutoreCitato|Ludwig van Beethoven|Beethoven}} gli mostrò sempre grande riconoscenza, e gli dedicò altresì tre Sonate e dieci Variazioni in re maggiore per pianoforte sul tema falstaffiano: «''La stessa, la stessissima''». Ecco come lo descrive il Mosel nella sua intima umanità: {{Smaller block}} «Salieri era di statura piuttosto piccola che alta, nè grasso nè magro; la sua carnagione bruna, occhi vivaci, capelli neri. Il temperamento era collerico, cioè egli si inalberava facilmente, ma poteva dire di se stesso, come {{AutoreCitato|Quinto Orazio Flacco|Orazio}}: ''tamen ut placabilis essem'': la riflessione la vinceva subito sull’ira. Amava l’ordine e la pulizia, si vestiva secondo i dettami della moda senza eccedere».</div> Ed ecco ora alcune qualità morali: {{Smaller block}} «Non beveva che acqua, e amava assai i dolciumi. I suoi prediletti divertimenti erano la lettura, la musica, le passeggiate solitarie. Detestava l’ingratitudine, considerava fra i doveri più piacevoli quello della riconoscenza. Faceva il bene come poteva, e la sua borsa era sempre aperta ai bisognosi. Era anche un buon parlatore, specialmente se trattava argomenti inerenti all’arte sua, e in questo campo era sempre inesauribile. Odiava l’ozio, detestava l’irreligione. Quando nelle dispute aveva torto, lo confessava volentieri, e anche quando aveva ragione, per amor di pace, prendeva volontariamente su di sè l’apparenza del torto, purché la contesa non ledesse nè il suo onore nè quello di un terzo. Temeva assai le sofferenze fisiche e le sventure, ma, se lo toccavano, si rifugiava nella fede e tollerava pazientemente i guai che Dio gli mandava. Le lodi discrete gli facevano piacere, le esagerate lo molestavano. Ogni tanto lo prendeva una malinconia che non riusciva a spiegarsi e poi piangeva senza darsene ragione. In quello stato d’animo gli accadeva di pensare alla morte, ma quando vedeva in cima a un colle un pittoresco gruppo d’alberi gli saliva al cuore il desiderio di farsi seppellire là sotto. Più sovente era allegro e vivace; la sua compiacenza, il suo buonumore, i suoi scherzi arguti e mai offensivi facevano sempre di lui un desideratissimo compagno».</div> Questi tratti del suo carattere si ritrovano proprio tutti anche in quel vero gioiello musicale, e direi altresì drammatico, che è il ''Falstaff o Le tre burle''.<noinclude><references/> {{PieDiPagina||51|}}</noinclude> idsg3e597ibah58uyw335yj4f90tbcl Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/77 108 989989 3842789 3833947 2026-05-31T16:24:59Z Panz Panz 3665 3842789 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>che in questo ''Falstaff'', una costante cura di seguire il senso delle parole, con intento strettamente drammatico; e quindi di creare, un po’ sull’orma stessa dello stile dei francesi che, com’egli diceva, danno più rilievo al testo che alla musica, una vera e propria commedia musicale. Da questo intento, fuso con lo stile italiano, risulta un’opera piacevolmente luminosa, tutta ricca di scintillio musicale e verbale. E non è a dire che le parole stesse siano scialbe: è curioso notare come il soggetto e l’originale stesso abbiano condotto il librettista a scrivere talune di quelle gragnuole di situazioni e di parole, che tanto piacciono nel testo stesso di {{AutoreCitato|Arrigo Boito|Boito}}. È un paradosso, ma anche De Franceschi boiteggia un poco. Tanta è la forza del destino, nelle cose umane come in quelle dell’arte. Naturalmente le situazioni veramente drammatiche sono risolte musicalmente con semplici recitativi secchi, che in questo caso, poiché il valore drammatico c’è, lasciano a nudo, sotto la melopea indifferente, il vigore delle situazioni e delle espressioni verbali. {{Smaller block}} Dal punto di vista musicale, è degna di rilievo l’introduzione nella quale il musicista ha voluto dare il senso giocoso del ballo su cui si aprirà il sipario. Ottime una quantità di arie, duetti, terzetti, fra cui l’aria di Falstaff «''con molta degnazione''», il duetto «''La stessa, la stessissima''», il quartetto «''Lo fa sudar d'inverno''», pieno di vivace maestria. Gustoso poi tutto lo scherzo di Mistress Ford, che appare travestita come tedesca, per tentare Falstaff e indurlo all’incontro; è un’invenzione nuova nella commedia, sostenuta da una musica piacevole. L’aria tronfia di Falstaff che segue: «''Nell’impero di Cupido''», è anche un modello di buona fattura secondo moduli cadenzali tradizionali. Drammatico e vivace, anche musicalmente, il contrattempo in casa di Ford; che è anche in Salieri, fino al vivacissimo sestetto finale e al fracasso conclusivo, la pagina più mossa dell’opera. Nel secondo atto c’è uno spassoso racconto in terzetto fra le dame di come è andata la beffa. («''Nell'acqua il buzzone - si scuote e dimena - nel mar la balena - più chiasso non fa''».) Poi succede la solitudine triste dello scornato Falstaff all’osteria, e l’arrivo della messaggera per il nuovo incontro. Segue una vicenda sciolta e vivace. In generale si riscontrano nell’atto serie di modulazioni imprevedibili, accenti drammatici non banali affidati alla musica, come la lettura della lettera, che non è più puro recitativo, ma è sottolineata da un’orchestra sciolta e di snodati accenti. Anche la seconda beffa è graziosa e molto mossa, soprattutto per il valore del testo. Notevole la nuova solitudine di Falstaff, la cui amarezza l’orchestra sottolinea con appoggiature dissonanti iniziali. Belli il duetto di Falstaff e Alice, ricco di accenti appassionanti e moderni, nonché l’aria della sola Alice. Così si giunge alla scena finale che, specialmente nel confronto formidabile con l’opera verdiana, appare alquanto scialba e convenzionale. Inizia con una bell’aria di Mistress Slender «''Reca in amor la gelosia''». Motivi analoghi si ritroveranno anche nelle opere di Nicolai e di {{AutoreCitato|Giuseppe Verdi|Verdi}}. I cori hanno vivacità verbali e musicali piccanti; l'aria di Falstaff deluso per l’ultima volta «''Ah certo c’è qui sotto - berlicche o farfarello''» è essa pure graziosa. Ritmi, cori e coretti conducono al termine dell’opera, in cui certo non c’è l’incanto della mezzanotte e quello musicale delle fate, che vive in Verdi, ma c’è la popolare cantafera delle Fate in tono minore, romantico che è molto efficace.</div><noinclude><references/> {{PieDiPagina||53|}}</noinclude> 1e04egjga8ng36700tqwxqdrnfbi9yg 3842790 3842789 2026-05-31T16:25:21Z Panz Panz 3665 3842790 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>che in questo ''Falstaff'', una costante cura di seguire il senso delle parole, con intento strettamente drammatico; e quindi di creare, un po’ sull’orma stessa dello stile dei francesi che, com’egli diceva, danno più rilievo al testo che alla musica, una vera e propria commedia musicale. Da questo intento, fuso con lo stile italiano, risulta un’opera piacevolmente luminosa, tutta ricca di scintillio musicale e verbale. E non è a dire che le parole stesse siano scialbe: è curioso notare come il soggetto e l’originale stesso abbiano condotto il librettista a scrivere talune di quelle gragnuole di situazioni e di parole, che tanto piacciono nel testo stesso di {{AutoreCitato|Arrigo Boito|Boito}}. È un paradosso, ma anche De Franceschi boiteggia un poco. Tanta è la forza del destino, nelle cose umane come in quelle dell’arte. Naturalmente le situazioni veramente drammatiche sono risolte musicalmente con semplici recitativi secchi, che in questo caso, poiché il valore drammatico c’è, lasciano a nudo, sotto la melopea indifferente, il vigore delle situazioni e delle espressioni verbali. {{Smaller block}} Dal punto di vista musicale, è degna di rilievo l’introduzione nella quale il musicista ha voluto dare il senso giocoso del ballo su cui si aprirà il sipario. Ottime una quantità di arie, duetti, terzetti, fra cui l’aria di Falstaff «''con molta degnazione''», il duetto «''La stessa, la stessissima''», il quartetto «''Lo fa sudar d'inverno''», pieno di vivace maestria. Gustoso poi tutto lo scherzo di Mistress Ford, che appare travestita come tedesca, per tentare Falstaff e indurlo all’incontro; è un’invenzione nuova nella commedia, sostenuta da una musica piacevole. L’aria tronfia di Falstaff che segue: «''Nell’impero di Cupido''», è anche un modello di buona fattura secondo moduli cadenzali tradizionali. Drammatico e vivace, anche musicalmente, il contrattempo in casa di Ford; che è anche in Salieri, fino al vivacissimo sestetto finale e al fracasso conclusivo, la pagina più mossa dell’opera. Nel secondo atto c’è uno spassoso racconto in terzetto fra le dame di come è andata la beffa. («''Nell'acqua il buzzone - si scuote e dimena - nel mar la balena - più chiasso non fa''».) Poi succede la solitudine triste dello scornato Falstaff all’osteria, e l’arrivo della messaggera per il nuovo incontro. Segue una vicenda sciolta e vivace. In generale si riscontrano nell’atto serie di modulazioni imprevedibili, accenti drammatici non banali affidati alla musica, come la lettura della lettera, che non è più puro recitativo, ma è sottolineata da un’orchestra sciolta e di snodati accenti. Anche la seconda beffa è graziosa e molto mossa, soprattutto per il valore del testo. Notevole la nuova solitudine di Falstaff, la cui amarezza l’orchestra sottolinea con appoggiature dissonanti iniziali. Belli il duetto di Falstaff e Alice, ricco di accenti appassionanti e moderni, nonché l’aria della sola Alice. Così si giunge alla scena finale che, specialmente nel confronto formidabile con l’opera verdiana, appare alquanto scialba e convenzionale. Inizia con una bell’aria di Mistress Slender «''Reca in amor la gelosia''». Motivi analoghi si ritroveranno anche nelle opere di Nicolai e di {{AutoreCitato|Giuseppe Verdi|Verdi}}. I cori hanno vivacità verbali e musicali piccanti; l'aria di Falstaff deluso per l’ultima volta «''Ah certo c’è qui sotto - berlicche o farfarello''» è essa pure graziosa. Ritmi, cori e coretti conducono al termine dell’opera, in cui certo non c’è l’incanto della mezzanotte e quello musicale delle fate, che vive in Verdi, ma c’è la popolare cantafera delle Fate in tono minore, romantico che è molto efficace.</div><noinclude><references/> {{PieDiPagina||53|}}</noinclude> 5oorajh25prqjhyz0eglz2dcsawhog8 Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/78 108 990010 3842791 3833948 2026-05-31T16:30:08Z Panz Panz 3665 3842791 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude></br></br>{{ct|f=150%|L=5px|OTTO NICOLAI}} Altro Falstaff celebre, come si sa, è quello di Otto Nicolai, che reca il titolo originale {{AutoreCitato|William Shakespeare|shakespeariano}}, tradotto in tedesco: ''Die lustigen Weiber von Windsor''. Ad esso ha dedicato recentemente uno studio accurato Erich Schenk nel numero unico della XVIII Settimana Musicale Senese: ''Volti musicali di Falstaff''; e di qui si possono trarre molte notizie. Il testo fu elaborato, sull’originale shakespeariano, dallo stesso Nicolai, e affidato per la versificazione al letterato viennese Jakob Hoffmeister, e successivamente a Samuel Hermann Mosenthal, funzionario austriaco del Ministero dell’Educazione, autore di molti drammi e commedie per musica. Fu l’ultima opera che Nicolai compose e quella che gli diede definitivo e durevole successo. Un successo di cui, per un singolare tragico destino, l’autore non godè; perchè morì improvvisamente a soli trentanove anni due giorni dopo la prima rappresentazione berlinese, avvenuta all’Opera di Corte di Berlino il 9 marzo 1849. Quest’opera, detta comico-fantastica, fu poi tradotta dall’originale tedesco in buona versione italiana da C. Marchesi; ed ebbe fino ad oggi innumerevoli repliche, soprattutto nei paesi germanici. {{Smaller block}} Essa può considerarsi pertanto l’unico Falstaff tuttora vivo accanto a quello di {{AutoreCitato|Giuseppe Verdi|Verdi}}. E potrebbe dirsi, proporzioni di valore a parte, che sta al ''Falstaff'' di Verdi come il ''Faust'' di Gounod sta al ''Mefistofele'' di {{AutoreCitato|Arrigo Boito|Boito}}. Ciò significa che tanto il ''Falstaff'' di Verdi-Boito come il Mefistofele risalgono direttamente agli spiriti profondi dei testi da cui derivano, mentre l’opera di Nicolai come quella di Gounod prendono di essi soltanto i contenuti, facendoli rivivere secondo spiriti puramente melodrammatici. Tutto è trasformato, nel testo di Mosenthal - Nicolai, in un bel pretesto per un melodramma allegro, tipicamente ottocentesco, in cui non mancano gli ingredienti d’uso: il comico, il sentimentale, il fantastico melodrammatico, fondato su elementi tipicamente borghesi e viennesi. Cavatine, recitativi, pezzi concertati, talora su piacevoli ritmi di valzer: duetti, ballabili, cori e galop finale. I personaggi non hanno più nomi inglesi, ma si chiamano Fluth, Reich, Sperlich e così via. Il libretto è ben congegnato per un ambiente romantico-pastorale alla maniera dell’opera italiana ottocentesca, adatto al colore che ad esso è appropriato. L’elemento romantico, ancora contenuto in cadenze comiche settecentesche nei recitativi e in certe movenze e colorazioni, si traduce poi tutto nella sostanza dell’opera in accenti, come nota Schenk, che richiamano direttamente Mendelssohn e {{AutoreCitato| Carl Maria von Weber|Weber}}. Poiché nel finale non manca il richiamo originale ad Oberon, c’è lo spirito shakespeariano del ''Sogno di una notte d'estate'' secondo le cadenze dell’''Oberon'' di Weber.</div> Nicolai disponeva di una fluidissima vena melodica, che aveva direttamente mutuato dall’opera italiana nei suoi lunghi soggiorni in Italia. Originariamente ostile all’opera italiana, secondo il ricorrente motivo germanico ottocentesco che avrà la sua impennata nella rivolta<noinclude><references/> {{PieDiPagina||54|}}</noinclude> 4myyowdy46gvzme8zxgibdchb3zivj3 Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/79 108 990011 3842792 3833949 2026-05-31T16:32:20Z Panz Panz 3665 3842792 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>di {{AutoreCitato|Richard Wagner|Wagner}}, sceso da noi imparò a perfezione la nostra lingua, e praticamente si imbevve di italianità al punto di accettare per buoni tutti i compromessi dell’opera italiana nei quali ravvisava i motivi del successo. Quando per esempio, scrisse ''Il Templario'', traendolo da {{AutoreCitato|Walter Scott|Walther Scott}}, ma componendolo addirittura su testo italiano di G. M. Morini (come gli avvenne per altre opere) non c’è alcun dubbio che si uniformò in tutto al genere italiano, alla sua facile melodiosità, alle sue forme, ai suoi spiriti, pur rimanendo germanico, a guardar bene, per un certo tipo di melodia a solenni andamenti accordali che riproducono l’atmosfera spettrale nordica: quelli stessi che si ritrovarono nel giovane Wagner e persino in {{AutoreCitato|Alfredo Catalani|Catalani}}. Niente di tutto questo nelle ''Comari di Windsor''. Una melodiosità senza dubbio affascinante, che sgorga con la fluidità della stagione piena di un musicista ormai maturo; un’opera che ha tutta la salute di chi sa ridere e sorridere; un compiacimento scenico che fa di ogni istante una perla teatrale, con sapienti intrecci di voci nelle scene d’insieme; insomma una teatralità estremamente esperta. {{Smaller block}} Forti accenti di buona drammaticità sono anche qui nella delusione di Falstaff al principio del secondo atto; ma soprattutto nello sviluppo integrale che è conferito, in quest’opera, all’amore di Fenton e Anna, che svolge naturalmente tutte le inflessioni melodiose del sentimento, non come un gioiello incastonato, come avviene in {{AutoreCitato|Giuseppe Verdi|Verdi}}, ma quale motivo principale del lavoro. Ed ecco le arie e i duettini: «''Odi, canta l’usignol''»; «''Dubitare del mio affetto''», «''O sogno beato''», e così via. Su tutto aleggia una libera atmosfera italiana. Diversi sono invece gli spiriti della celebre ''Ouverture'', con i quali, secondo un arco che ha la sua grandiosità, si apre e si chiude l’opera. Tutto quanto infatti si trova nell’''Ouverture'' è ripreso dal fermento magnificamente romantico, di spiriti {{AutoreCitato|Carl Maria von Weber|weberiani}} e {{AutoreCitato|Felix Mendelssohn|mendelssohniani}}, della fantastica scena del bosco, ove sono riversati gli ingredienti dell’irreale, del fantastico, della luminaria sonora (musicalmente: Ballabile e Coro delle Silfidi, Coro delle Mosche e delle Vespe, Galop e Coro generale, Scena e terzettino finale: cioè, finale da Grand Opéra). É qui che, senza raggiungere affatto la potenza metafisica e musicale del finale verdiano, che è insieme una finissima filigrana e la gigantesca conclusione di una mente che ha visto il sorriso e, quasi buddisticamente, la tragedia dell’individualità per cui tutto nel mondo è burla, il musicista, che non aveva neppure quelle pretese, lancia sulla scena tutte le sue spume, giungendo a quel capolavoro, che poi si riassume orchestralmente nell’''Ouverture''. Una festosità profusa nell’orchestra e nelle voci da un creatore ricco di vita e perfettamente conciliato con la vita, dalla quale, per incredibile contradizione del destino, era prossimo a dipartirsi. D’altronde l’opera non fu rappresentata che due anni dopo la composizione dell’''Ouverture''; la quale a sua volta fu l’ultima cosa che egli compose del lavoro.</div> Le ''Allegre comari di Windsor'' non sono un capolavoro, come Otto Nicolai non fu un genio, ma solo un geniale melodista pieno d’ingegno musicale e di abilità teatrale. La sua unica opera comica è un grazioso lavoro ricco di vitalità musicale, che ha ben meritato dal teatro, nel quale è durevolmente rimasto. A Nicolai non fu certamente sconosciuto il lavoro di Salieri, con il quale condivide il piano<noinclude><references/> {{PieDiPagina||55|}}</noinclude> idcf0k1emhvsli9aj78wqolorbia3kc Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/80 108 990012 3842793 3833952 2026-05-31T16:33:48Z Panz Panz 3665 3842793 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>artistico nella diversità degli spiriti dovuta al mutato ambiente storico. L’uno e l’altro sfruttano la commedia di {{AutoreCitato|William Shakespeare|Shakespeare}} per fini comico-musicali, abbandonandone senza speranza il demonico che vi è sotto. Se ne servono come di un abile canovaccio, in cui non rimane, dell’originale, che un burlato spaccone, un intreccio, in Nicolai, abilmente sentimentale, un gioco di inganni. {{ct|f=150%|UN MINORE: M. W. BALFE}} Resterebbe da dire qualcosa dell’opera di Balfe: Michael William Balfe, nato a Dublino nel 1808 e morto a Rowney Abbey nel 1870. Tutto ottocentesco dunque, e, questa volta, tutto inglese. Senonchè, a quanto abbiamo potuto giudicare dai lunghi frammenti della sua opera ''Falstaff'' che ci sono stati accessibili, anche qui ogni spirito inglese (per non dire poi {{AutoreCitato|William Shakespeare|shakespeariano}}) scomparve. Paradossalmente quest’opera di un musicista inglese, ricavata da un testo teatrale inglese, fu affidata per il testo letterario ad un italiano, S. M. Maggioni, che naturalmente vi mise tutti gli ingredienti dell’opera italiana, sbarbarizzando, per così dire, non soltanto nella lingua la vicenda: quest’opera fu poi rappresentata in italiano a Londra al Teatro Drury Lane, il 19 luglio 1838. Bisogna sapere che il Balfe era un tenore, che trascorse la maggior parte del suo tempo in Italia, cantandovi in italiano una quantità di opere sotto il nome italianizzato di Balli; e che restò praticamente un estroso dilettante di molta versatilità. Il Fétis lo considerò una natura spontaneamente geniale, fornita di grande estro melodico, ma sprovvista di solida preparazione. Il Grove ne fa gran caso. Sia come sia, ciò che abbiamo potuto leggere di lui rivela caratteristiche analoghe a quelle dell’ingegno di Nicolai; grande fluidità melodica, spontaneità di canto, consumata abilità nel trattare le voci, apertura geniale alla vita e ai suoi interessi. Ciò si vede sia nelle sue opere che nelle sue liriche. Si tratta, anche qui, di un ingegno non novatore, senza problemi, che sa costruire cose belle e vive nell’ambito della tradizione ottocentesca, di cui mantiene tutti i motivi. Un terzetto «''Vorrei parlar, ma l’ira''» (a proposito dello scambio delle lettere) costituisce una lunga scena molto bella musicalmente, piena di gusto e di sana vitalità. Siamo anche qui, nel piacevole musicale, come certamente nei lavori di Bishop, Ritter, Dittersdorf. Ingegno poliedrico, uomo di mondo dotato di molte energie, il Balfe terminò la sua vita in Inghilterra come ricco gentiluomo di campagna. {{ct|f=150%|L=5px|{{AutoreCitato|Giuseppe Verdi|GIUSEPPE VERDI}}}} {{Smaller block}} Tuttavia, per comprendere bene la sostanza di Falstaff, del borioso pancione, è necessario conoscere la sua storia, che si trova consegnata in tre opere importanti di Shakespeare: la prima e la seconda parte dell’''Enrico IV'' — storia di re Enrico IV d’Inghilterra, del cui figlio principe Enrico (poi Enrico V) Falstaff è compagno di smargiassate e di trascorsi — e ''Le Allegre comari di Windsor'', che è la storia specifica delle smargiassate amorose e<noinclude></div> {{PieDiPagina||55|}}</noinclude> rscbsonmfnpb6udv1a0wieeukvos9ce Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/81 108 990013 3842794 3833968 2026-05-31T16:35:18Z Panz Panz 3665 3842794 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{Smaller block}}</noinclude>della decadenza finale di Falstaff, ormai vecchio e già da tempo ripudiato dallo stesso Enrico V che, divenuto re, lo ha bandito dalla sua presenza; vecchio, ma impenitente e sempre borioso, che mette ormai tutto il suo orgoglio nelle conquiste femminili, proprio quando la sua età è la meno adatta a imprese di questo genere. E perciò è beffato e ridotto definitivamente alle dimensioni del ridicolo. Solo allora si intuisce il demonico che vive senza una pausa nè una flessione, dal principio alla fine, nella grande musica di {{AutoreCitato|Giuseppe Verdi|Verdi}}. E si dice cosi perchè, nonostante le innegabili bellezze del testo di {{AutoreCitato|Arrigo Boito|Boito}} (ricco di ghiribizzi verbali secondo una predilezione ben nota nel suo autore) il demonico vero ne esula completamente. Quando Falstaff, nell’''Enrico V'', è ormai morto, Mrs. Quickly, che commenta la notizia, dice significativamente che all’inferno non s’è trovato posto per lui, e ch’egli è passato di questo mondo come un fanciullo appena battezzato, invocando tre o quattro volte, con voce rotta, il nome del suo Dio. Qui è la chiave del carattere del personaggio, che fu un terribile ''teddy-boy'' per tutta la vita, anche da vecchio, e sostanzialmente fu uno di quegli incompleti farabutti, che sono tali per cortezza mentale, neghittosità, accidia, esagerato senso del proprio io, ingordigia, ma non un bieco negatore di ogni bene come, per esempio, Jago. Qui è l’essenza della sua figura comica, e qui fa la sua presa e sviluppa le sue trame sonore l’immortale musica verdiana. Falstaff condensa, in sostanza un eccesso dei difetti comuni a quasi tutti gli uomini; l’esagerato senso dell’io, cioè dell’illusione dell’io, condannata ad essere sempre sconfitta, perchè l’io è nella creatura un interpretazione parziale del mondo e perciò non esiste se non come errore. Di questo errore Falstaff è il prototipo: è l’errore tipico del fanciullo, che in Falstaff non ha mai superato se stesso. Perciò questo personaggio è anche soltanto un terribile bonaccione; pericoloso e ridicolo. Quando diventa amante e, vecchio, vuol fare il Don Giovanni, come Don Giovanni appunto non ama, ma cerca semplicemente di conquistare: e, quel che è peggio, più il danaro che le stesse donne. È stato detto che se l’umanità si componesse tutta di bambini sarebbe un’umanità delinquente. Senza dubbio: ma sarebbe fatta sostanzialmente di piccoli egoisti arraffoni, capaci per questo talvolta anche dei più gravi delitti, ma non di personaggi tragici. Un piccolo egoista è appunto Falstaff; la cui catarsi finale è nell’ultima beffa che sostiene, e che lo fa alla fine consapevole della sua situazione, fra gli sberleffi delle fate, sotto la quercia di Herne.</div> Tagliato sulla misura della comune umanità, di cui è soltanto una comica esagerazione, egli è, per ciò, molto più universale dell’efferrato delinquente che rappresenta invece un’eccezione e la cui universalità è quasi esclusivamente di ordine metafisico. Verdi, durante la composizione del capolavoro, lesse molto e continuamente {{AutoreCitato|William Shakespeare|Shakespeare}} e {{AutoreCitato|Carlo Goldoni|Goldoni}}: e da essi trasse le intuizioni per le sue note immortali. Nel corso della composizione dichiarava di divertirsi; e a chi gli chiedeva notizie della nuova opera rispondeva, un po’ distratto e un po’ seccato, che non sapeva quando l’avrebbe, e neanche se l’avrebbe terminata; perchè scriveva questa volta unicamente quando gliene saltava l’estro, senza darsi cura del tempo e del domani. Questo è forse uno dei segreti della suprema perfezione del ''Falstaff''.<noinclude><references/> {{PieDiPagina||57|}}</noinclude> tnialhix3jb991s99rcf9kftgkf2jfv Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/99 108 990189 3842836 3838491 2026-05-31T18:51:20Z Panz Panz 3665 3842836 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>::{{x-larger|'''Teatri e concerti'''}} <section begin="s1" /> {{no rientro}} {{larger|'''Il Sasso pagano di Giulio Viozzi</br>al Teatro Comunale Verdi di Trieste'''}} ''Al Teatro Comunale G. Verdi di Trieste il 10 marzo è andata in scena, novità assoluta,'' Il Sasso pagano, ''opera in 3 atti di Giulio Viozzi. Dell’opera, che ha avuto positivi consensi di pùbblico e di stampa, così scrive il critico del'' Messaggero veneto ''(11 marzo 1962)'': {{Colonna}} Dopo il ''Trittico'' di Illersberg è andata finalmente in scena un'altra opera in tre atti di autore triestino: ''Il Sasso pagano'' di Giulio Viozzi che ieri sera ha iniziato felicemente un cammino che gli auguriamo ricco di successi. Si riallaccia al ''Trittico'' anche perchè è ambientato nella nostra regione e precisamente in un paesino della bassa aquileiese. Avvenimento nostro, dunque, quello che si è svolto ieri al Verdi, ma avvenimento anche per il teatro lirico nazionale. Lo dimostrava la presenza dei più autorevoli critici musicali italiani, da Abbiati a Mila, da Toni a Pugliese. Da quando ''Allamistakeo'' apparve nel ’54 al Teatro delle Novità di Bergamo e si gridò alla rivelazione, Viozzi è seguito infatti con particolare fiducia e simpatia nel mondo teatrale. Ieri era atteso alla prova senza dubbio più impegnativa e può ben dirsi che l’abbia brillantemente superata. Quando ''Allamistakeo'' fu rappresentato a Trieste rimanemmo anche noi gradevolmente colpiti dalla sua freschezza, dalle sue spiritose invenzioni, dall’arguta e geniale vena parodistica e formulammo un giudizio quanto mai positivo. Poi arrivò l’''Intervento notturno'' e avanzammo qualche riserva. Ma non era riserva verso il compositore, che ancora una volta appariva felicemente dotato, bensì verso il limitato <noinclude>impe-</noinclude>{{AltraColonna}}{{Pt|gno|impegno}} drammatico. Uno scherzo di relativa ''suspense'', dopo l’atto unico, ci sembrava aggirare l’ostacolo, scegliere una strada sempre saporosa, ma piuttosto fragile ed evasiva. Si trattava però, evidentemente, di un «rodaggio» in vista di più ambiziosi traguardi; ed oggi siamo lieti di costatare come il musicista triestino abbia affrontato con entusiasmo e coraggio un compito molto più arduo arricchendo di un’opera ben viva lo sparuto repertorio contemporaneo. Ancora una volta Viozzi ha fatto tutto da sè, musica e libretto, traendo lo spunto da una novella friulana di Otto von Leitgeb. È la storia di un prete di campagna che lotta contro le superstizioni che un secolo fa erano legate a un’antica lapide pagana, piantata su un’argine e raffigurante probabilmente un nume orientale, adorato da una colonia dell’emporio aquileiese. Lotta disperata che gli costa la vita, quando già sconvolto dalla febbre tenta di notte di abbattere l’idolo. Dramma, dunque, ma che si snoda sulla falsariga del folclore, con spunti di ambientazione campagnola e momenti satirici. La sceneggiatura e il dialogo dimostrano l’abilità dell’uomo di teatro. Tutto concorre a fare spettacolo e ad impedire la monotonia. Potremmo citare moltissimi particolari, ma basterà ricordare gli attacchi sba-{{FineColonna}}<section end="s1" /><noinclude><references/> {{PieDiPagina||73|}}</noinclude> jkbu3tp1hwnpt9f4v6llciedh1kn6cb Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/91 108 990324 3842845 3834070 2026-05-31T18:58:11Z Panz Panz 3665 3842845 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />{{Pt|l’inconscio|dell’inconscio}}, dal quale emanano le sensazioni espresse dal movimento, e che esistano altre varie, complicate storielle, questo riguarda poco o niente lo spettatore. La critica, di fronte ad un simile teatro deve preoccuparsi non tanto di come e attraverso che cosa la Graham ha detto ciò che aveva da dire quanto del significato che se ne trae. Ebbene, la danza della Graham è teatro nel senso classico del termine come lo concepirono i greci, i primitivi, comunicazione con il proprio Destino e la Divinità. Siamo alle origini stesse del teatro: rito e dramma. Lo stesso sforzo che presiede alle azioni umane, in quanto origine e vita del movimento, nel teatro di Martha Graham si fa evidente in ogni sua opera. Questo sforzo, si diceva, tende al suolo, alla terra, per cui si può parlare di una vera e propria tecnica della caduta, in pieno contrasto con l’''envol'' che vince il peso della materia nel balletto tradizionale. Ma poi i balzi scattanti non sono anch’essi regolati da una specie di leggerezza, diversa ma innegabile? Quelli che da noi sono chiamati «scatti», la Graham li chiama «contrazioni-rilassamenti» in riferimento alla respirazione (rilassamento durante l’inspirazione ed espirazione-contrazione dopo aver emesso il fiato). C'è infine la sequenza dei movimenti spezzati con particolare riguardo al busto e alle braccia che, in confronto alla tecnica accademica, hanno un impiego più vasto soprattutto nei passaggi dalla rigidezza alla morbidezza, mentre, com’è noto, nel balletto c’è un rigido meccanismo che presiede ai portamenti. Storicamente il movimento della Graham deriva dai tentativi non certo sterili di Isadora Duncan e dalle pazienti ricerche filosofico-scientifiche di Rudolf von Laban e dei suoi seguaci; quantunque si dica che la Graham non è stata influenzata dalle tecniche europee, non si può negare che ci sia una identità di postulati e di derivazioni o, per lo meno, un’impostazione che si rifà alla ritmica dalcroziana. Le teorie dei devoti della danza centro-europea trovarono proprio in America dei seguaci potenti e un terreno fertile per queste innovazioni che volevano restituire alla danza la libertà dai vincoli e dalle convenzioni, dagli artifici e dalle strettoie nelle quali, soprattutto nel tardo Ottocento, era stata impigliata. Detta innovazione, nella tecnica come nell’espressione artistica, servirà ad influenzare il balletto tutto degli ultimi trent’anni (lo stesso Balanchine è stato influenzato dal metodo di Laban). Questi pionieri in terra americana sono: Ruth St. Denis, Ted Shawn, Charles Weidmann, Doris Humphrey, Helen Tamiris, Hanya Holm, Martha Graham. Artisticamente e spettacolarmente quali temi e quali corde tocca la Graham? C’è una parte dedicata all’astrazione che noi amiamo in particolare. È forse uno degli aspetti meno consueti dell’arte di lei (il Destino, il Fato greco, l’Inconscio) ma nel quale più emergono il disegno della coreografìa e le peculiarità delle evoluzioni spoglie di tutto l’ingombrante bagaglio di significazioni e di tutti i riferimenti filosofìco-letterarî dei quali la Graham suole farcire le sue più ponderose creazioni (con il sollecito avvertimento, però, che l’importanza non risiede nell’ispirazione al mito, bensì nei sentimenti che lo spettacolo<section end="s1" /><noinclude><references/> {{PieDiPagina||65|}}</noinclude> ht2wc3klt075thm9qvmeg2n8vpkcbu4 Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/94 108 990327 3842826 3834073 2026-05-31T18:46:44Z Panz Panz 3665 3842826 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />C’è poi tutto un movimento musicale e pittorico che investe il balletto americano: Copland, Bernstein, Barber, Gould, Dello Joio, compositori; la Karinska, costumista preziosa; la Sharaff, Isamu Noguchi con le sue potenti costruzioni, Eugene Berman e Marcel Vertes, Cecil Beaton; le scenografìe estremamente pittoriche di Chagall, Rouault e Dufy o quelle più teatrali e funzionali di Rouben Ter-Arutunian e Routh Sobotka. Ci sono i grossi nomi di coreografi quali Agnes de Mille (''Rodeo'', ''Fall river legend''), Eugene Loring (''Billy the kid''), Ruth Page (''Frankie and Johnny''), Catherine Littlefield (''Barn dance'', ''Café society''), Lew Christensen (''Filling station'', ''Jinx'') e c'è soprattutto José Limon fra i più interessanti per i fermenti creativi provenienti dalla Scuola Humphrey-Weidman. La stessa Doris Humphrey, scomparsa prematuramente nel ’58, non solo ha elaborato le coreografie di molti balletti, ma è una delle figure più importanti della danza moderna in America. Un suo libro: ''The art of making dances'', uscito postumo, si raccomanda per l’impegno, la serietà e lo studio severo con i quali sono condotte ricerche e conquiste del movimento di danza contemporaneo. Su di un terreno più leggero e piacevole Hanya Holm, tedesca di nascita, uscita dalla scuola di Mary Wigman, si è dedicata esclusivamente alla commedia musicale e le sue coreografie per ''Kiss me, Kate'' e ''My fair lady'' sono quanto di più garbato esista nel genere. Anche Michael Kidd merita una citazione. Dapprima ballerino nel Ballet Theatre, fu poi coreografo di alcuni fra i più divertenti film-rivista apparsi sugli schermi negli ultimi anni. John Taras, William Dollai, David Lichine si possono associare nel ricordo e nella lode per alcuni buoni, onesti balletti, non particolarmente rivelatori, ma spettacolarmente efficaci. Ci sono inoltre i nomi di grandi danzatori quali: Maria Tallchief, André Eglevski, Francisco Moncion, Diana Adams, Todd Bolender (pure coreografo), Jacques D’Amboise, Melissa Hayden, Jillana, Allegra Kent, Nicholas Magallones, Patricia Wilde, Lupe Serrano, John Kriza, Scott Douglas e moltissimi altri, a tacere di Tanaquil Leclercq — sulla quale siamo costretti a stendere un velo pietoso che non vuole significare dimenticanza di un passato recente, troppo breve e pur intensissimo d’arte vibrante — stroncata da un male inesorabile. Mentre scriviamo Balanchine continua a comporre alacremente ed annuncia tre ''premières'' nell'anno (ha adeguato persino il suo accademismo ai moti del ''jazz'' e alle asprezze degli ''Electronics''). Non per essere ''à la page'' con gli altri ma perchè, da buon contemporaneo, sente anche così e piega la sua tecnica portentosa alle esigenze dell’ispirazione e del momento creativo; ora il suo disegno si fa geometrico e crea ''Quattro temperamenti''; ora assume uno stile adamantino in qualche esercitazione accademica, senza timore di sfiorare il freddo rigore formalistico; ora indugia nei preziosi decorativismi richiesti da un cerimoniale di circostanza (''The Figure in the carpet''), poi si accalora e si espande nelle volute neoromantiche da ''La Valse a Lie-'' <section end="s1" /><noinclude><references/> {{PieDiPagina||68|}}</noinclude> 7379orsdrr5w7tity6s22vsfp01un0c 3842828 3842826 2026-05-31T18:47:21Z Panz Panz 3665 3842828 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />C’è poi tutto un movimento musicale e pittorico che investe il balletto americano: Copland, Bernstein, Barber, Gould, Dello Joio, compositori; la Karinska, costumista preziosa; la Sharaff, Isamu Noguchi con le sue potenti costruzioni, Eugene Berman e Marcel Vertes, Cecil Beaton; le scenografìe estremamente pittoriche di Chagall, Rouault e Dufy o quelle più teatrali e funzionali di Rouben Ter-Arutunian e Routh Sobotka. Ci sono i grossi nomi di coreografi quali Agnes de Mille (''Rodeo'', ''Fall river legend''), Eugene Loring (''Billy the kid''), Ruth Page (''Frankie and Johnny''), Catherine Littlefield (''Barn dance'', ''Café society''), Lew Christensen (''Filling station'', ''Jinx'') e c'è soprattutto José Limon fra i più interessanti per i fermenti creativi provenienti dalla Scuola Humphrey-Weidman. La stessa Doris Humphrey, scomparsa prematuramente nel ’58, non solo ha elaborato le coreografie di molti balletti, ma è una delle figure più importanti della danza moderna in America. Un suo libro: ''The art of making dances'', uscito postumo, si raccomanda per l’impegno, la serietà e lo studio severo con i quali sono condotte ricerche e conquiste del movimento di danza contemporaneo. Su di un terreno più leggero e piacevole Hanya Holm, tedesca di nascita, uscita dalla scuola di Mary Wigman, si è dedicata esclusivamente alla commedia musicale e le sue coreografie per ''Kiss me, Kate'' e ''My fair lady'' sono quanto di più garbato esista nel genere. Anche Michael Kidd merita una citazione. Dapprima ballerino nel Ballet Theatre, fu poi coreografo di alcuni fra i più divertenti film-rivista apparsi sugli schermi negli ultimi anni. John Taras, William Dollai, David Lichine si possono associare nel ricordo e nella lode per alcuni buoni, onesti balletti, non particolarmente rivelatori, ma spettacolarmente efficaci. Ci sono inoltre i nomi di grandi danzatori quali: Maria Tallchief, André Eglevski, Francisco Moncion, Diana Adams, Todd Bolender (pure coreografo), Jacques D’Amboise, Melissa Hayden, Jillana, Allegra Kent, Nicholas Magallones, Patricia Wilde, Lupe Serrano, John Kriza, Scott Douglas e moltissimi altri, a tacere di Tanaquil Leclercq — sulla quale siamo costretti a stendere un velo pietoso che non vuole significare dimenticanza di un passato recente, troppo breve e pur intensissimo d’arte vibrante — stroncata da un male inesorabile. Mentre scriviamo Balanchine continua a comporre alacremente ed annuncia tre ''premières'' nell'anno (ha adeguato persino il suo accademismo ai moti del ''jazz'' e alle asprezze degli ''Electronics''). Non per essere ''à la page'' con gli altri ma perchè, da buon contemporaneo, sente anche così e piega la sua tecnica portentosa alle esigenze dell’ispirazione e del momento creativo; ora il suo disegno si fa geometrico e crea ''Quattro temperamenti''; ora assume uno stile adamantino in qualche esercitazione accademica, senza timore di sfiorare il freddo rigore formalistico; ora indugia nei preziosi decorativismi richiesti da un cerimoniale di circostanza (''The Figure in the carpet''), poi si accalora e si espande nelle volute neoromantiche da ''La Valse a Lie''- <section end="s1" /><noinclude><references/> {{PieDiPagina||68|}}</noinclude> aqpybh3fcybgtmxaosw2ducvg491ew3 3842830 3842828 2026-05-31T18:48:18Z Panz Panz 3665 3842830 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />C’è poi tutto un movimento musicale e pittorico che investe il balletto americano: Copland, Bernstein, Barber, Gould, Dello Joio, compositori; la Karinska, costumista preziosa; la Sharaff, Isamu Noguchi con le sue potenti costruzioni, Eugene Berman e Marcel Vertes, Cecil Beaton; le scenografìe estremamente pittoriche di Chagall, Rouault e Dufy o quelle più teatrali e funzionali di Rouben Ter-Arutunian e Routh Sobotka. Ci sono i grossi nomi di coreografi quali Agnes de Mille (''Rodeo'', ''Fall river legend''), Eugene Loring (''Billy the kid''), Ruth Page (''Frankie and Johnny''), Catherine Littlefield (''Barn dance'', ''Café society''), Lew Christensen (''Filling station'', ''Jinx'') e c'è soprattutto José Limon fra i più interessanti per i fermenti creativi provenienti dalla Scuola Humphrey-Weidman. La stessa Doris Humphrey, scomparsa prematuramente nel ’58, non solo ha elaborato le coreografie di molti balletti, ma è una delle figure più importanti della danza moderna in America. Un suo libro: ''The art of making dances'', uscito postumo, si raccomanda per l’impegno, la serietà e lo studio severo con i quali sono condotte ricerche e conquiste del movimento di danza contemporaneo. Su di un terreno più leggero e piacevole Hanya Holm, tedesca di nascita, uscita dalla scuola di Mary Wigman, si è dedicata esclusivamente alla commedia musicale e le sue coreografie per ''Kiss me, Kate'' e ''My fair lady'' sono quanto di più garbato esista nel genere. Anche Michael Kidd merita una citazione. Dapprima ballerino nel Ballet Theatre, fu poi coreografo di alcuni fra i più divertenti film-rivista apparsi sugli schermi negli ultimi anni. John Taras, William Dollai, David Lichine si possono associare nel ricordo e nella lode per alcuni buoni, onesti balletti, non particolarmente rivelatori, ma spettacolarmente efficaci. Ci sono inoltre i nomi di grandi danzatori quali: Maria Tallchief, André Eglevski, Francisco Moncion, Diana Adams, Todd Bolender (pure coreografo), Jacques D’Amboise, Melissa Hayden, Jillana, Allegra Kent, Nicholas Magallones, Patricia Wilde, Lupe Serrano, John Kriza, Scott Douglas e moltissimi altri, a tacere di Tanaquil Leclercq — sulla quale siamo costretti a stendere un velo pietoso che non vuole significare dimenticanza di un passato recente, troppo breve e pur intensissimo d’arte vibrante — stroncata da un male inesorabile. Mentre scriviamo Balanchine continua a comporre alacremente ed annuncia tre ''premières'' nell'anno (ha adeguato persino il suo accademismo ai moti del ''jazz'' e alle asprezze degli ''Electronics''). Non per essere ''à la page'' con gli altri ma perchè, da buon contemporaneo, sente anche così e piega la sua tecnica portentosa alle esigenze dell’ispirazione e del momento creativo; ora il suo disegno si fa geometrico e crea ''Quattro temperamenti''; ora assume uno stile adamantino in qualche esercitazione accademica, senza timore di sfiorare il freddo rigore formalistico; ora indugia nei preziosi decorativismi richiesti da un cerimoniale di circostanza (''The Figure in the carpet''), poi si accalora e si espande nelle volute neoromantiche da ''La Valse a Lie-''<section end="s1" /><noinclude><references/> {{PieDiPagina||68|}}</noinclude> l4obfbwh9yfjlym7fw9p6mx1nw6jtlf 3842834 3842830 2026-05-31T18:49:36Z Panz Panz 3665 3842834 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />C’è poi tutto un movimento musicale e pittorico che investe il balletto americano: Copland, Bernstein, Barber, Gould, Dello Joio, compositori; la Karinska, costumista preziosa; la Sharaff, Isamu Noguchi con le sue potenti costruzioni, Eugene Berman e Marcel Vertes, Cecil Beaton; le scenografìe estremamente pittoriche di Chagall, Rouault e Dufy o quelle più teatrali e funzionali di Rouben Ter-Arutunian e Routh Sobotka. Ci sono i grossi nomi di coreografi quali Agnes de Mille (''Rodeo'', ''Fall river legend''), Eugene Loring (''Billy the kid''), Ruth Page (''Frankie and Johnny''), Catherine Littlefield (''Barn dance'', ''Café society''), Lew Christensen (''Filling station'', ''Jinx'') e c'è soprattutto José Limon fra i più interessanti per i fermenti creativi provenienti dalla Scuola Humphrey-Weidman. La stessa Doris Humphrey, scomparsa prematuramente nel ’58, non solo ha elaborato le coreografie di molti balletti, ma è una delle figure più importanti della danza moderna in America. Un suo libro: ''The art of making dances'', uscito postumo, si raccomanda per l’impegno, la serietà e lo studio severo con i quali sono condotte ricerche e conquiste del movimento di danza contemporaneo. Su di un terreno più leggero e piacevole Hanya Holm, tedesca di nascita, uscita dalla scuola di Mary Wigman, si è dedicata esclusivamente alla commedia musicale e le sue coreografie per ''Kiss me, Kate'' e ''My fair lady'' sono quanto di più garbato esista nel genere. Anche Michael Kidd merita una citazione. Dapprima ballerino nel Ballet Theatre, fu poi coreografo di alcuni fra i più divertenti film-rivista apparsi sugli schermi negli ultimi anni. John Taras, William Dollai, David Lichine si possono associare nel ricordo e nella lode per alcuni buoni, onesti balletti, non particolarmente rivelatori, ma spettacolarmente efficaci. Ci sono inoltre i nomi di grandi danzatori quali: Maria Tallchief, André Eglevski, Francisco Moncion, Diana Adams, Todd Bolender (pure coreografo), Jacques D’Amboise, Melissa Hayden, Jillana, Allegra Kent, Nicholas Magallones, Patricia Wilde, Lupe Serrano, John Kriza, Scott Douglas e moltissimi altri, a tacere di Tanaquil Leclercq — sulla quale siamo costretti a stendere un velo pietoso che non vuole significare dimenticanza di un passato recente, troppo breve e pur intensissimo d’arte vibrante — stroncata da un male inesorabile. Mentre scriviamo Balanchine continua a comporre alacremente ed annuncia tre ''premières'' nell'anno (ha adeguato persino il suo accademismo ai moti del ''jazz'' e alle asprezze degli ''Electronics''). Non per essere ''à la page'' con gli altri ma perchè, da buon contemporaneo, sente anche così e piega la sua tecnica portentosa alle esigenze dell’ispirazione e del momento creativo; ora il suo disegno si fa geometrico e crea ''Quattro temperamenti''; ora assume uno stile adamantino in qualche esercitazione accademica, senza timore di sfiorare il freddo rigore formalistico; ora indugia nei preziosi decorativismi richiesti da un cerimoniale di circostanza (''The Figure in the carpet''), poi si accalora e si espande nelle volute neoromantiche da ''La Valse a <noinclude>Lie-</noinclude>''<section end="s1" /><noinclude><references/> {{PieDiPagina||68|}}</noinclude> l8o8opq9ge9ytyr9tlbi2eqsxbp4ter Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/95 108 990328 3842827 3834074 2026-05-31T18:47:03Z Panz Panz 3665 3842827 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" /> ''besliederwalzer''. Il tutto governato dalla più lucida sapienza compositiva grazie al possesso di una tecnica che egli piega a tutte le possibili combinazioni (si veda l’elaboratissimo ''Agon'' sulla musica scabra ed irta di Stravinski). La poetica di Balanchine deriva non tanto dall’afflato espressivo quanto dalla scienza costruttiva delle sue composizioni. Infine, colpisce lo spirito della gente che dirige i complessi americani: Lucia Chase con Oliver Smith, Lincoln Kirstein, Louis Horst, Ted Shawn, Martha Graham e Jerome Robbins, lo stesso Balanchine, persone di molto polso, di molta fede per le quali la danza è un arte e la servono da umili e fieri sacerdoti quali si professano. Se poi tutto questo, in un certo senso, è più vicino alle stelle che alla realtà quotidiana, se, consenziente lo stesso Balanchine, ogni spettacolo di Balletto appartiene al giro delle ore che suole durare, non importa. Questo linguaggio senza parole, di breve durata, fuggitivo come la vita, si associa realmente ad un moto infallibile che si ripete con le pulsazioni dell’essere, come si ripetono gli arabeschi gelidi e pur vibranti della sua lira di poeta. {{A destra|{{Sc|alberto testa}}}}<section end="s1" /><noinclude><references/> {{PieDiPagina||69|}}</noinclude> 1jypja3tzdacfi56f1l8av0r6mj4m9i 3842831 3842827 2026-05-31T18:48:29Z Panz Panz 3665 3842831 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />''besliederwalzer''. Il tutto governato dalla più lucida sapienza compositiva grazie al possesso di una tecnica che egli piega a tutte le possibili combinazioni (si veda l’elaboratissimo ''Agon'' sulla musica scabra ed irta di Stravinski). La poetica di Balanchine deriva non tanto dall’afflato espressivo quanto dalla scienza costruttiva delle sue composizioni. Infine, colpisce lo spirito della gente che dirige i complessi americani: Lucia Chase con Oliver Smith, Lincoln Kirstein, Louis Horst, Ted Shawn, Martha Graham e Jerome Robbins, lo stesso Balanchine, persone di molto polso, di molta fede per le quali la danza è un arte e la servono da umili e fieri sacerdoti quali si professano. Se poi tutto questo, in un certo senso, è più vicino alle stelle che alla realtà quotidiana, se, consenziente lo stesso Balanchine, ogni spettacolo di Balletto appartiene al giro delle ore che suole durare, non importa. 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Ne sono stati mirabili interpreti, sotto la sagace guida del M° Oliviero De Fabritiis, Nicola Rossi Lemeni (''Eddi Carbone''), Gloria Lane (''Beatrice''), Gianna Galli (''Catherine'''), Aldo Bottion (''Rodolfo''), Giampiero Malaspina (''Marco'') e Mario Basiola jur. (''Alfieri''). <nowiki>*</nowiki> Al Teatro Grande di Brescia il 5 marzo u.s. è stata eseguita in prima rappresentazione assoluta l’opera in un atto ''Il Rosario'' di Jacopo Napoli, su libretto di Vittorio Viviani. L’opera, che riconferma la nativa ispirazione musicale e il forte intuito teatrale del compositore, si è avvalsa della duttile direzione di Ottavio Ziino e della vibrante interpretazione di Elena Todeschi, Elena Barcis, Giovanna Di Tano e Ortensia Beggiato. Vivissimo il successo. <nowiki>*</nowiki> Organizzato dal Consolato dell’Uruguay a Milano, ha avuto luogo al Circolo Filologico Milanese (25 gennaio 1962) un concerto di musiche uruguayane e italiane, realizzato dal mezzosoprano Delia Lago, dal baritono Glauco Verozzi, di Montevideo, dal soprano Elda Marino del Colon di Buenos Aires e dal pianista uruguayano Alfredo Speranza. Sono state presentate musiche di C. Cluzeau Mortet, E. Fabini, A. Marquez, S. Baranda{{AltraColonna}} Reyes, A. Speranza, Ponchielli, Cilea, Thomas e Rossini. Accompagnatrice pianistica Gigliola Senesi. <nowiki>*</nowiki> Manifestazioni musicali verranno organizzate quest’anno in tutto il mondo per festeggiare l’ottantesimo compleanno di Igor Stravinski. Nel gennaio scorso lo stesso compositore ha aperto ufficialmente le celebrazioni a Washington Opera Society, l’''Oedipus Rex''. Il Dipartimento di Stato ha offerto al musicista una medaglia d’oro quale riconoscimento del grande contributo da lui recato alla musica moderna. <nowiki>*</nowiki> Nello scorso mese di febbraio il Goldoresky Opera Theatre di Boston ha allestito un festival {{AutoreCitato|Gioachino Rossini|rossiniano}} imperniato sul ''Barbiere di Siviglia'' e su una nuova versione del ''Turco in Italia''. <nowiki>*</nowiki> Il 3 febbraio è stata costituita a Genova l’Associazione Musicale «Harmonia» allo scopo di contribuire alla diffusione e all’incremento della cultura musicale. L’Associazione provvederà fra l’altro a indire conferenze illustrative ed esecuzioni concertistiche, promuovere riunioni di critici e musicologi, organizzare gite culturali, raccogliere materiale bibliografico e discografico, pubblicare periodicamente un ''Bollettino di informazioni''. <nowiki>*</nowiki> La stagione 1962-63 del Metropolitan sarà la più lunga nella storia del massimo teatro lirico newyorkese. Durerà infatti 26 settimane e comprenderà 5 nuovi allesti-{{FineColonne}}<noinclude><references/> {{PieDiPagina||83|}}</noinclude> lgs5t0lxiwnlhppd321ekvmn1qp8ulz Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/102 108 990400 3842837 3838798 2026-05-31T18:52:00Z Panz Panz 3665 3842837 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />{{Colonna}}«Simpatica, simpatica: una vera friulana» possiamo dire con il proposito, il quale preposito ha avuto da Leo Pudis una bonaria e intelligente caratterizzazione. Altrettanto possiamo dire di Rodolfo Moraro, che ha interpretato con bella signorilità la parte del dottore, dimostrando voce sempre limpida e bene accentata. Ottime promesse <noinclude>quel-</noinclude>{{AltraColonna}}{{Pt|le|quelle}} di Aldo Bottion e Marisa Salimbeni, giovani allievi del Centro lirico di Venezia: e innamorati di gradevole e schietta semplicità. Per l’autore e per tutti gli esecutori il pubblico ha avuto caldi e affettuosi applausi. Numerose le chiamate al proscenio che hanno contrassegnato il festoso battesimo della nuova opera. {{A destra|<nowiki>*</nowiki>}}{{FineColonne}}<section end="s1" /> <section begin="s2" />{{no rientro}}{{larger|'''Il Dibuk di L. Rocca al Teatro Comunale di Firenze'''}} ''Nel corso della Stagione lirica invernale al Teatro Comunale, il 21 gennaio 1962 è andata in scena — novità per Firenze — l’opera in un prologo e 3 atti'' Il Dibuk ''di Lodovico Rocca. Sulle calorose accoglienze tributate dal pubblico fiorentino all’opera e al compositore così ha scritto il critico della'' Nazione ''(22 gennaio 1962)'': {{Colonne}}''Il Dibuk'' di Lodovico Rocca, andato in scena ieri sera al Comunale, è avvenimento di rilevante importanza, perchè, dopo la fortuna raggiunta dall’opera in ogni parte del mondo, ci meravigliavamo come finora non fosse stata rappresentata nel nostro massimo teatro. La cura con cui è stata inscenata e il successo che ne è meritatamente derivato è stato riconoscimento del valore di un musicista di tanto merito, come è il maestro Rocca, uno dei più forti e originali, specialmente nel campo teatrale. ''Il Dibuk'' è la sintesi delle migliori qualità compositive del maestro torinese, mostrando chiara fusione tra natura ispirativa umana e forma musicale concreta. Ciò avviene senza sconvolgere la costruzione teatrale, che, nella sua sostanza, si mantiene fedele ai modelli più eccelsi del passato, non si avventura in ricerche extra-musicali, e pure raggiunge una tale personale forma di dramma musicale e una originalità di invenzione e di colorazione, da meritare di essere segnalato, Rocca, in tal campo, in una posizione eminente. L’opera è viva rappresentazione di un ambiente singolare, quello ebraico, ma essa non deve <noinclude>conside-</noinclude>{{AltraColonna}}{{Pt|rarsi|considerarsi}} — come purtroppo così è stata considerata a suo danno nel tempo fascista durante la campagna famosa — come opera ebraica: è soltanto un’opera, in cui si agita una folla giudaica, si fa tesoro di costumanze e ideologie ebraiche, essa ha insomma per sfondo ambientale il mondo ebraico. Questo mondo è scolpito con potenza rappresentativa e vissuto in tutti i suoi particolari, pur senza valersi di temi e di ritmi presi a prestito da fonti autentiche ebraiche, ma inventando con la fantasia temi e danze evocanti il preciso ambiente. E poi, su questa viva rappresentazione, domina il sentimento dell’amore umano, vissuto nella lotta contro le potenze del male e culminante nella unione eterna al di là della morte. L’elemento della volontà del Destino o del Cielo che si sostituisce alla volontà personale dei due amanti, allarga, sublima e universalizza la vicenda elevandola altresì in una atmosfera di alta poesia. Vorremmo citare i momenti più felici (quelli più deboli sono rarissimi), ma ricordiamo soltanto i cori del Prologo e quelli delle preghiere ebraiche e quelli stupendi del finale dell’opera. Di una originalità e sicura ef-{{FineColonne}}<section end="s2" /><noinclude><references/> {{PieDiPagina||76|}}</noinclude> e192nfeidnkq48s5tfgamat4z1sl0lf Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/109 108 990433 3842841 3834439 2026-05-31T18:54:22Z Panz Panz 3665 3842841 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />{{Colonne}}risposte del puntiglioso e ostinato dialogo con quell'artista impareggiabile che è sempre il compostissimo Afro Poli. Quanta misura questi abbia trovata tra la comicità e l'austerità, con la discrezione del tocco caricaturale ottenuto grazie alla stessa dignità del contegno, ogni spettatore ha potuto rilevare. Amedeo Berdini, nella parte di Grumio è stato cantante ed attore di una comicità viva, saporosa e inarrestabile. Lo avesse voluto, — Viviani avrebbe forse potuto imporgli, soltanto qua e là, utilmente qualche freno. Molto bravi Carlo Romani e Mario Cioffi, e correttissimo il giovane Arnaldo Caiafa. Perfettamente intonati e inquadrati i pochi interventi del coro istruiti dal Lauro. Molto belle e di largo respiro le scene ideate e realizzate da Adriana Muoio, la quale, pur fedele allo spirito di ambientazione archi tettonica storicamente intesa, le ha{{AltraColonna}}sentite pittoricamente soprattutto nel terzo atto, dove, tra l’altro, anche per l’accorto gioco delle luci, ha trovato il senso dell’intimità notturna e lunare psicologicamente richiesto dal momento idilliaco, come nelle altre scene ha cercato il senso arioso e solare dell’allegra vicenda. Valido come sempre l’apporto del Curcio, del Marino e del Di Scala per il gioco delle scene e delle luci. Si è rinnovato ieri sera il caloroso successo di cui parlano le lontane cronache napoletane del 1933 e ’35. Non meno di venti chiamate complessive hanno spinto al proscenio gli attori, il maestro Rapalo, il regista Viviani e l’autore, che alla fine dell’opera è stato lasciato solo a prendersi le feste del pubblico. Un applauso a scena aperta, oltre che alla Malagrida, era toccato, dopo il duettino del secondo atto, alla Pastore e al Lazzari. {{A destra|{{Sc|alfredo parente}}}}{{FineColonna}}<section end="s1" /> <section begin="s2" />{{no rientro}}{{larger|'''La Scuola delle mogli di V. Mortari a Lisbona'''}} ''All’inizio di marzo è andata in scena al Teatro National de S. Carlos di Lisbona l’opera comica'' La Scuola delle mogli, ''libretto tratto dalla celebre commedia'' L’Ecole des femmes ''di {{AutoreCitato|Molière|Molière}} a cura di Cesare Vico Ludovici, musica di Virgilio Mortari.'' {{Colonna}}«L’opera — scrive Ruy Coelho sul ''Diario de noticias'' del 10 marzo — conseguì un grande successo, sia per quello che riguarda l’esecuzione musicale (solisti di canto, coro e orchestra), sia per la realizzazione scenica». Prosegue il giornale: «È una partitura nella quale la sincerità è una qualità che la valorizza supremamente, sia perchè il compositore ha operato entro la più chiara tradizione italiana, sia per i valori teatrali della musica, la quale si mantiene nei limiti di un’armonia sempre correttissima, di una orchestrazione viva ed equilibrata, di{{AltraColonna}}una reale ispirazione melodica, così nelle voci come nell’orchestra.» Un altro critico, Joly Braga Santos, sul ''Diario de manha'' del 12 marzo, scrive: «Quest’opera è un modello di fattura nel genere dell’opera comica, e rievoca molto intelligentemente l’ambiente e il tempo nel quale la vicenda si svolse. Le scene liriche attingono una bellezza melodica rara, sempre valorizzate da un’eccellente scrittura vocale e strumentale». Tutti i critici lodano poi l’interpretazione di Dora Gatta e di Renato Capecchi, protagonisti, e degli altri <section end="s2" /><noinclude><references/> {{PieDiPagina||81|}}</noinclude> oyoih2mcq5xm50aw4gqluuqwuqqchej Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/113 108 990455 3842844 3834347 2026-05-31T18:56:05Z Panz Panz 3665 3842844 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>{{Colonna}}Premio a Faustina Cianti di Firenze e Lucia Negro di Napoli. Sezione canto: 1° Premio ''ex-aequo'' a Milena Giuseppantonio di Pesaro ed Erminia Santi di Trieste; 2° Premio ''ex-aequo'' ad Anna Maria Presepi di Pesaro e Stefania Turchini di Firenze. Sezione complessi: 1° Premio ''ex-aequo'' al Quartetto d’archi di Siena, al Trio Pro-Musica di Trieste e al Duo contrabbasso-pianoforte (Pederzoni-Greselin) di Palermo; 2° Premio ''ex-aequo'' al Trio Strumentale a fiato di Torino e al Duo clarinetto-pianoforte (Capicchioni-Mariotti) di Pesaro. <nowiki>*</nowiki> A Bologna il 31 dicembre u.s. nella chiesa di S. Bartolomeo e S. Gaetano il Complesso Barocco Lombardo diretto da Vittorio Gibelli ha eseguito musiche di G.A. Perti. <nowiki>*</nowiki> Il 22 ottobre u.s. nella abbazia dei Benedettini di Bolzano - Gries la Kantorei «L. Lechner», sotto la direzione di P. Oswald Jaeggi ha eseguito per la prima volta in Europa la ''Missa duodecim tonorum'' di Ernst Krenek. Nella stessa occasione la organista Johanna Blum ha presentato in prima assoluta tre ''Piccoli pezzi'' per organo di Jaeggi. <nowiki>*</nowiki> Dal 10 luglio al 24 agosto p.v. si svolgerà a Dubrovnik la 13<sup>a</sup> edizione del Festival estivo di Dubrovnik, il cui programma, accanto a spettacoli folcloristici e di prosa prevede una nutrita serie di manifestazioni concertistiche per le quali è assicurata la partecipazione dell’Orchestra Sinfonica della Radiotelevisione Jugoslava, dell’Orchestra Sinfonica di Dresda, dell’Orchestra da Camera della Radiotelevisione di Zagabria, della Het Neederlands Kamerorkest dell’Aia, del complesso I Musici di Roma, e infine dei cori delle Radiotelevisioni di Belgrado e di Zagabria. Concerti di musica da camera saranno offerti dai Quartetti di Zagabria, Borodin, Vlach e da altri complessi.{{AltraColonna}} {{no rientro}}{{larger|'''Necrologi'''}} <nowiki>*</nowiki> A settantacinque anni di età è deceduta a Milano il 7 agosto 1961 la cantante Eugenia Scarpa, nota con lo pseudonimo di Geni Sadero. Specializzatasi nella interpretazione di canzoni popolari italiane, contribuì considerevolmente alla diffusione della musica folcloristica nazionale. Aveva pubblicato due raccolte di canti regionali e composto pezzi vocali da camera. <nowiki>*</nowiki> Il 15 gennaio u.s. è deceduto a Ravenna il M° Giuseppe Calamosca, compositore, organista e direttore d’orchestra, particolarmente distintosi nel campo della musica liturgica della cui riforma in Italia è stato un benemerito. Era nato a Imola il 24 febbraio 1872 e aveva compiuto gli studi musicali dapprima a Bologna, poi a Pesaro con {{AutoreCitato|Pietro Mascagni|Mascagni}}. <nowiki>*</nowiki> Il 21 gennaio u.s. è morto a Roma il M° Ettore Montanaro, compositore e critico musicale del quotidiano ''Il Popolo''. <nowiki>*</nowiki> Il 29 gennaio 1962 è morto a New York il famoso violinista Fritz Kreisler, nato a Vienna il 2 febbraio 1875. Entrato a 7 anni al Conservatorio di Vienna, proseguì gli studi al Conservatorio di Parigi avendovi quale insegnante di composizione L. Delibes. Intraprese la prima ''tournée'' concertistica nel 1889 in America, raggiungendo rapidamente rinomanza internazionale. Compose due operette, un quartetto e numerosi pezzi per il suo strumento (''Tambourin chinois'', ''Caprice viennois'', ecc.). <nowiki>*</nowiki> Si è spento il 5 febbraio u.s. a Parigi, dove era nato il 15 agosto 1890, il compositore francese Jacques Ibert, direttore dal 1936 dell’Accademia francese (Villa Medici) a Roma. Allievo del Conserva-{{FineColonna}}<noinclude><references/> {{PieDiPagina||85|}}</noinclude> mh6hpwnjop0kctwzm3g5dfp0v4iejzq Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/104 108 990521 3842838 3834436 2026-05-31T18:53:05Z Panz Panz 3665 3842838 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />{{no rientro}}{{larger|'''La Bisbetica domata di M. Persico a Napoli'''}} La Bisbetica domata ''di Mario Persico su libretto di Arturo Rossato, tratta dall’omonima commedia di {{AutoreCitato|William Shakespeare|Shakespeare}}, é ritornata per la terza volta a ventisette anni dall’ultima apparizione, sulle scene del teatro San Carlo, il 24 febbraio scorso e ha riscosso lo stesso grande successo delle volte precedenti. Dell'opera e della rappresentazione così scriveva l’indomani il critico del'' Mattino: {{Colonna}}Mario Persico, tra quanti musicisti ho conosciuti, è, come carattere (vorrei dire come personaggio), affatto singolare. Non già che egli non sia affezionato alle opere e alle musiche da lui composte, che anzi (altrimenti sarebbe un cinico) le ama di una quasi segreta tenerezza, che soltanto gli amici vedono tralucere dai suoi occhi; e questa ripresa napoletana della ''Bisbetica'', che contava vivaci successi con diecine e diecine di chiamate, due volte al Teatro dell’Opera di Roma, altre due al San Carlo, ancora al Carlo Felice e poi a Friburgo, ha visibilmente accresciuto in lui il consueto, indomabile ottimismo e buon umore. Tanto piu sorprendente, dunque, la serenita con cui egli si é votato da piu anni al silenzio. Mario Persico, che pure, ai tempi della ''Bisbetica'', non era un retrogrado, come si vede ancora dalla vivacità e spregiudicatezza armonico strumentale dell’aggiornata partitura, ad un certo punto si é trovato come avvolto nel turbine, anzi nel terremoto del linguaggio musicale; e, non sapendo o non volendo rinnegare il suo passato e le radici stesse della propria cultura, per non apparire un soprassato e disambientato, ha preferito mettersi a tacere. Caso raro e di profonda onestà artistica, questo della rinunzia di Persico, fatta tuttavia con consapevole, tranquilla rassegnazione, senza imprecare contro il mondo che cammina, e senza prender la cosa sul tragico, e neppure sul malinconico. O, per lo meno, Persico, da quella persona civilissima che è, riveste l’amarezza {{AltraColonna}}della sua risoluzione con il piu amabile sorriso. Basti vedere la disinvoltura con cui egli narra di aver gettato in mare, proprio in mare, anni or sono, ciò che aveva gia composto della partitura di un ''Sogno d’una notte d'estate'', allorché apprese che allo stesso tema veniva lavorando Britten: un musicista non di estrema avanguardia, ma certo di più aggiornata preparazione e costituzione. Certo, ad ascoltarla oggi, la ''Bisbetica'' genera qualche disagio accanto all’ammirazione. Si avverte lo sforzo dell’autore per liberarsi, nella forma dialogica e nell’ammodernato e coloratissimo linguaggio ritmico ed armonico-timbrico, del peso di una cultura che arriva a {{AutoreCitato|Riccardo Zandonai|Zandonai}} e si spinge fino agli insegnamenti e alle suggestioni dell'impressionismo. Quello sforzo si avverte anche nell’eclettismo o sincretismo delle molteplici voci, prossime o remote, che affiorano nella fantasia musicale di Persico, e che talvolta, quantunque amalgamate da una sensibilita personale, sono in evidente contrasto, tra l’insegnamento dell’ultimo {{AutoreCitato|Giuseppe Verdi|Verdi}} (quello del ''Falstaff'') e il vocalismo e il generico dialogo della corrente veristica. Si può ben dire che Persico abbia espresso, sia pure inconsciamente, e con tanta apparente disinvoltura e giocondità di linguaggio, la profonda crisi musicale ed operistica dei nostri tempi e il travaglio di quella crisi; e che sia stato per una parte vittima di un confuso periodo di transizione. Si tratta di un travaglio sotterraneo, che rimane dissimulato dall’inarrestabile vivacità dell’opera, in cui il cli-{{FineColonna}}<section end="s1" /><noinclude><references/> {{PieDiPagina||78|}}</noinclude> qb6wniwakcnl251mpmnchp3bqd4rcpp Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/249 108 1013239 3842767 3662784 2026-05-31T14:38:17Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842767 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 246 —|}}</noinclude> <poem> Pìran ed Afrasyàb, la mia vendetta Con tutto ardore a dimandar. Ma ucciso Se Tus cadrà per me, la via d’Irania Di voi non trova alcun. Tu va; nel duolo Piangi i fratelli tuoi. Perchè ti sbracci Col Nevdheride a far contesa? — Dissegli Ghev di rimando: A che di Làden parli E del dì della pugna, o uom da nulla? Virtù non era in quella pugna, e sangue Versar, l’accapigliarsi ed il notturno Turanio assalto, non son già costume Di forti, non d’eroi; non di gagliardi L’opera è quella. Oh! non parlarmi ancora Di Pìran, d’Afrasyàb, che sonnacchioso Sempre sei tu ne la battaglia. Quello, Quello son io che in contrastato giorno, Con la mia spada, liberai da gente Di Turania il mio re. Con questo ferro Gli orecchi traforai di Pìran tuo. Ascolta ancor. Sì come udito hai certo, Col mio signor, dal valor mio sorretto, Il Gihùn valicai. Questa è verace Virtù de’ valorosi al di dell’armi, O turanio, che trista e angosciosa Rechi l’anima tua. Te sventurato. Se Tus mi cede la battaglia! Allora Un valoroso vedrai tu! Dall’alto De la sella di tuz così di sotto Io ti trarrò, che di battaglia stanco Sarai per sempre. — E ch’è mai dunque, disse Tus capitano, tanto sdegno?... In questa Campagna è sol con me la tua battaglia! Vieni a pugnar; leviam contrasto fiero Aggrottando le ciglia entro la pugna. :̀Humàn gli disse: Destinata è morte Al capo che ha corona, ed alla fronte </poem><noinclude></noinclude> tnis7lvpego633unvi5f3nzvt1flfrz Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/250 108 1013240 3842768 3662785 2026-05-31T14:43:25Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842768 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 247 —|}}</noinclude> <poem> Che un elmo reca. Indubitabil cosa Poi ch’è la morte, meglio assai che in campo Ci colga il fato per la man d’un prode, Di cavalier che abbia virtù, d’eroi Principe, amante di battaglie e forte. :Afferraron le clave ponderose, E questi sopra quel, quello su questo S’avventò con ardor. Tremò la terra E il giorno intenebrò, nube di polve S’agglomerò su l’ostinato assalto. Detto tu avresti che su lor nel giorno Entrata era la notte; e il sol d’un tratto, Luce del mondo, si velò. Ma il ferro Piegavasi qual arco flessüoso Che vien da Ciaci, ai risonanti colpi Di lor mazze pesanti, e al ciel salìa De’ ferri lo stridir. Levossi un turbo Del Shehd ne la corrente. Oh! detto avresti Che sotto agli elmi son macigni e sassi I capi umani, e impallidìa la Morte A’ colpi degli eroi. Presero allora L’indiche spade nella destra, e fuori Balzar da’ ferri e da le pietre scosse Acri scintille. Ma le spade acute, Al vigor di que’ forti, in strana guisa Si ripiegar, volarono in ischeggie In quel piegarsi. Avean di trista polve Coperto il capo i combattenti ed arse Le fauci e secche. E allor, ferocemente. De’ cinti al cuoio si pigliâr. Più gravi Si fêr le staffe al vigor de’ gagliardi Che sopra vi puntar. Ma niuno cadde A capo in giù. S’infranse la cintura D’Humàn, e un balzo ei diè; d’integre forze A un altro palafren saltò in arcioni. :Stese al turcasso prence Tus la mano </poem><noinclude></noinclude> 8erjteqrurqsoc76aiv9npmqd3sro86 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/251 108 1013241 3842769 3662786 2026-05-31T14:45:41Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842769 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 248 —|}}</noinclude> <poem> E l’arco tese e v’innestò una freccia Di legno ben compatto. Ei su quell’inclito Fe’ una pioggia cader di sibilanti Strali, da dritta e da sinistra guerra Portando ai cavalieri. Ecco!, nel mezzo Di questo ciel per le punte dei ferri, Per le penne dell’aquile innestate Sui dardi, il sole intenebrò. La terra Tutta oscurossi come allor che due Vigilie superò la notte ombrosa, E il vasto campo ovunque rivestito Parve d’acciaio. Ma una freccia lignea D’Humàn trafisse il palafreno. Estinto Al suolo stramazzò. Tremò qual foglia D’un albero per sè, fra sè dicendo Humàn: Davver! la sorte mia precipita! :L’ampio suo scudo si recò sul capo Nè la fronte mostrò, guardando il capo Belligero dai dardi. Allor che il videro A piè nel campo del turanio esercito I valorosi, poi che il loco suo Vuoto restò, destrier d’alto valore Gli addussero colà. Sovra la sella, Di tuz composta in duro legno, il prode Balzava allor, nel ferreo pugno inserta Indica spada, e ratto, allor ch’ei scese Con Tus a contrastar novellamente, Come d’ebano schieggia intenebrava Per l’atra notte il mondo. Ecco, si volsero Rapidi a lui tutti gli eroi pugnaci Incliti in guerra, e gli dicean: Si oscura Il giorno, e tarda si fe’ l’ora. — I prodi Dal fiero assalto ritraean la destra, Mentre Tus a incontrar venian dal campo D’Irania i forti. Alte levò le grida L’iranio stuol, romoreggiâr timballi, </poem><noinclude></noinclude> r28dy3sx1otu54mdnj1gk555yzx0s9b Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/252 108 1013242 3842770 3662787 2026-05-31T14:48:08Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842770 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 249 —|}}</noinclude> <poem> Tutti i gagliardi suoi, benedicendo, Così dissero: Eletto in fra gli eroi, Inclito in armi, di maligna gente Lungi gli occhi da te! Festa e letizia L’esito sia di questa pugna! Intanto Oggi, pugnando, di giustizia festi Egregie prove. In rimirarti in viso Tutti siam lieti e giubilanti. — Allora Che si tornò dal contrastato campo Humàn guerrier, l’interrogâr le genti Di tanta opera sua. Ma ratto ei venne A Pìran condottier, quando una voce Già si levava dal turanio esercito E dicea: Come avvenne, eroe pugnace, Che t’avventasti nell’assalto orrendo Contro a Tus condottier? Noi tutti al core Dolenti eramo qui. Niun sa davvero, Fuori che Iddio, come eravamo. — Disse Humàn gagliardo alla sua gente: Eroi Dell’armi esperti, valorosi, allora Che l’atra notte si farà lucente. Nostro il giorno sarà, sarà per noi Il fulgid’astro che nel mondo è luce, E voi letizia avrete. Oh! la mia stella Per gli spazi del ciel levasi in alto! :Ma di rincontro, per la notte ombrosa, Fin che l’ora giugnea che il gallo canta. Stette Tus a gridar: Humàn chi è dunque Dinanzi a me, s’è a me degno avversaro Un leon bieco?... Ma in quest’aspra guerra Troncherò il capo ai duci, ai valorosi Virtù da prode mostrerò. In Turania Uom che resti non vo’ se non ferito avvinto o smorto e livido la faccia. </poem> {{Rule|8em|t=1|v=1}}<noinclude></noinclude> sd3fwmk5e7r645zqhcnumk681lwh0rv Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/253 108 1013243 3842772 3662788 2026-05-31T14:51:13Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842772 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 250 —|}}</noinclude>{{Ct|c=t1|V. Battaglia fra Irani e Turani.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 633-636).}} <poem> :Ratto che questo ciel si fe’ corona D’un’ombra fosca e per la volta azzurra Disperse attorno le sue chiare stelle, Da tutte parti uscirono d’un moto Le vedette correndo e si fermarono Tutti i recinti a vigilar. Ma quando Quest’almo sol levò da le fulgenti Stelle del Cancro la sua fronte e l’ampia Terra intorno splendè qual d’avvenente Fanciullo greco è bianchissimo il volto, Dall’un campo e dall’altro un suon fremente Di timpani sorgea, tutta la terra S’empia d’un suon di corni. Intenebrava L’aria di tante insegne al volteggiare E brune e gialle e rosse e vïolette, E suon sorgea di timpani e clangore Di tube, e con la terra combaciarsi D’alto il cielo parea. La clava ognuno Trasse e l’asta e la spada, ognun le briglie Torse alla pugna. Detto avresti allora Che d’acciaio un gran vel la terra e il cielo Tutto e lo spazio ricopria. Nascondesi, Questo fulgido sol de’ cavalieri Al turbinìo che alza terriccio e polvere. Principe Humàn, con un lucente in pugno :Giavellotto mortai, balzò correndo Nel cospetto de’ suoi. Quand’io, dicea, Un fiero grido leverò, spronando Il mio destrier, quando verrò con impeto Nel vasto campo, fuor trarrete voi </poem><noinclude></noinclude> 83z2t03vm75xx90emyjkxuf4bt6b6tv Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/254 108 1013244 3842773 3662789 2026-05-31T14:54:10Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842773 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 251 —|}}</noinclude> <poem> Le acute spade e su la fronte in alto Solleverete le cinesi targhe. Soltanto al crin de’ vostri palafreni, Alle briglie soltanto i vostri sguardi Fermi terrete, chè non voglio lancie. Archi non voglio. Ma con ferri e clave Pesanti ed ascie, quale è pur d’eroi Nobil costume, libere sul collo Ir lasciate le briglie a’ palafreni, E come vanno i colpi, e voi ne date E ne toccate. — In questa guisa disse Humàn, gagliardo cavaliero, e corse, Pari a leone, dal fratel, gridando: :Pìran guerrier, tu scioglimi, suvvia, I serrami dell’armi, ai generosi Destinate. Ai tesori, alle monete Di troppo amore non andar congiunto. Non far palese per quest’armi tue L’anima avara. Se andrem noi vincenti Oggi, avrà frutto il cor da un astro amico. :Ratto che Pìran quegli accenti suoi Udiva, i tempi già trascorsi e vieti Rinnovellârsi nel suo core. Intanto, Dall’altro lato, le sue forti schiere Principe Tus ad ordinar si pose, Qual’è d’un fero augel viva pupilla, E i prodi suoi, benedicendo a lui, Prence il gridâr dell’ampia terra. Oh! lieto Fu di vittoria, elli dicean, dell’aspra Tua pugna il dì, che Humàn col tuo valore Umilïato hai tu! — Cotesto arcano, Principe Tus così dicendo venne A Gùderz figlio di Keshvàd, nascondere A nessun dobbiam noi. Se al vasto campo S’incontrano gli eserciti e vittoria Hanno i nemici cavalieri, a Dio </poem><noinclude></noinclude> s58tea6ksanl7bwmsqo34oigfr6p4hr Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/255 108 1013245 3842774 3662790 2026-05-31T14:56:06Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842774 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 252 —|}}</noinclude> <poem> 252 Ben sarà d’uopo sollevar le palme E ogni pensiero discacciar da noi Folle e superbo, per veder se Iddio Concede aita a noi. Se no, davvero! Che avversa stella è questa nostra! — A lui Gùderz rispose allor: Perchè, signore, Infoschi l’alma tua serena e pura E pel nemico tuo t’affliggi il core? Non volger lingua in ciò, che degli eroi Il cor si frange e trafitti egli sono Da questi detti tuoi. Che se risplende Astro amico del re, sai tu davvero Che avrà vittoria il tuo nemico?... Iddio, Dispensator di grazie, è a noi propizio E n’è guida fra l’armi la sua stella E il ferro nostro e il cor. Tu, duce nostro, Non t’affligger però, queste parole De’ principi non dir nella presenza. :Eroe di molta esperienza, allora Tus gli dicea, forse che degli assalti Non conosci la sorte? Anche tu sai Qual cosa disse al suo prence e signore In turanica lingua Humàn superbo. «Vittoria avremo noi, disse, domani Fra l’armi, come avvien che leopardo Vinca debil capretta. Oh si!, noi tutti Gl’Irani struggerem, grazia da noi Niuno otterrà per la sua dolce vita!». Or voi, famosi prenci aureo-calzati, Quanti a custodia del vessil di Kàveh Siete, da questo monte in niuna guisa Discendere vi piaccia. Oh! non è questo Giorno d’assalti, non è questo il giorno D’apparati guerreschi! E contro a un solo Di noi più che dugento son nemici, Se forse più non son. — Gùderz rispose: </poem><noinclude></noinclude> 0xzvjaij2tuqxags2njv0kf9el7op3l Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/256 108 1013246 3842775 3662791 2026-05-31T14:58:40Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842775 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 253 —|}}</noinclude> <poem> La rea fortuna se da noi risolve Iddio signor, del novero maggiore del minor motto non sia! Tu il core Non affligger però di quest’Irani, Non spegnerne l’ardor. Che se nemica Volge la sorte in ciel, non si dilunga Tempo fatal per novero che temi. Ordina adunque i prodi tuoi; per cose Che son future, non turbar lo spirto. :Principe Tus l’esercito ordinava. Disponendo guerrieri ed elefanti Pugnaci e i suoi timballi. Al monte i fanti Andâr con le ampie provvigioni; a destra Prence Gùderz andò, sola una schiera Formarono da manca i valorosi, Qual Ruhàm, qual Gurghìn. Parve crollarsi Il ciel dal loco suo di trombe e timpani Allo strepito e fendersi la volta Rotante, al mezzo. Ebbe di negra polve Colma la strozza il sol. Così ne avvenne Che niun vedea del vasto pian la faccia Per quel che sorse dal loco dell’armi Negro turbo di polve. I ferri splendidi Parean cader da fosche nubi, e vive Schiantavano dagli elmi e da le spade Scintille incense. Clave ponderose. Ferri di duci e corruscanti lancie Vibravansi colà; detto tu avresti Ch’è a ferri e clave tutto il ciel, ch’è tutta A corazze all’intorno ed a ferrate Zampe la terra. É la vasta pianura Un mar di sangue con la valle, è tetro Sì come notte il mondo, e spade luccicano Sì come faci. Ed ecco che nessuno Dal capo suo discerne il piè per tanto Frastuon di corni e di timballi, e tutto </poem><noinclude></noinclude> s1q1qkzd2bw185v5702ji6kjme4qnba Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/257 108 1013247 3842776 3662792 2026-05-31T15:01:38Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842776 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 254 —|}}</noinclude> <poem> È uno strato di sangue il tristo loco, Nè luna o sol dietro la polve splendono. :Disse a Gùderz il duce: Ora s’intenebra Il cammino del ciel! Dissemi certo Un indovino che dovean quest’oggi, Fino al passar de la vigilia terza Di questa notte, piovere sul campo Stille sanguigne da le spade acute Di questi eroi, come da fosca nube. Io temo assai che vincitore alfine Altri non sia fuor che il nemico reo. :Shedùsh, Ruhàm, Kharràd con Gustehemme, Ghev, Ferhàd e Berzin prence animoso (Drago robusto era d’essi ciascuno, E scampo da’ lor colpi il reo nemico Mai non avea), gittaronsi nel mezzo Dell’ampia schiera da lor file; al core Trafitti s’avanzâr, d’un aspro assalto Là disïosi... A le vaganti nubi Sali da tutte parti un fero grido, Come talvolta in tenebrosa notte Urla di Devi un ampio stuol. Ma intanto Da quella parte rovesciò i suoi prodi A squadre a squadre Humàn sopra il nemico, Quale un gran monte, e per le clave assai, Per l’aste e i ferri e l’ascio poderose. Scerner non si potean staffe da redini In quell’ampio scompiglio. E la battaglia A squadre a squadre sostenea l’esercito, Nella pienezza sua quale un gran monte. Indi furon trascelti i più gagliardi Perchè, nel vasto campo, ei si facessero Il loco alla tenzone; e fu Guràzeh Principe, figlio a Ghev, un degli eletti Contro a Nehìl, due belligeri duci Di leonino cor, d’alto valore. </poem><noinclude></noinclude> 6fna3fhs9xbywaihezkzmrwitpmozgf Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/258 108 1013248 3842777 3662793 2026-05-31T15:53:32Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842777 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 255 —|}}</noinclude> <poem> Di Grùderz il flgliuol, Ruhàm preclaro, Ebbesi incontro Fershid-vèrd; convennero E Shedùsh e Lahàk, posti di fronte A contrastar; venne Kelbàd col figlio, Bìzhen, di Ghev, perchè a giostrar ponessero E vento e fuoco impetüoso, e insieme A Sheytaràg’ trovossi Ghev illustre, Ed eran questi due gagliardi e forti, D’altissima virtù. Gùderz andava Con Pìran, Tus ebbesi Humàn. Doveano Senza ingiustizia, senza inganni e frodi, La battaglia ingaggiar. Così, con questa Legge e tal norma, rivolgean la mente Alla pugna que’ forti, e si levava Alto clangor di trombe. I valorosi, L’ire attizzando, poderosi colpi L’un l’altro si vibrâr di ferree clave; Ma già cadea, ma già precipitava Degi’Irani la sorte, e la campagna Di lor morti fu ingombra. Oggi, dicea Humàn bravando, la faccenda grave Caggia diversa da la trista pugna Di ier. Ma voi, ponendo i cari giorni A rischio estremo, su levate un grido D’aspra vendetta e giù calate il brando. Ora gli è d’uopo di sgombrar la terra Da costor, sì che un dì più non distendano Lor destre ad opre di guerreschi assalti. Principe Tus innanzi venne e trasse Elefanti e pedoni, anche timballi, E innanzi ai cavalier tutti ordinaronsi I fanti in una schiera. Avean lanciotti, Recavan targhe ed aste anche recavano. :Dal vostro loco niun di voi, gridava Tus condottier, le piante muova. Innanzi L’aste e gli scudi protendete. Veggasi </poem><noinclude></noinclude> 1mu46mn0asydpf9i0kw9oessq30uuzi Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/259 108 1013249 3842778 3662794 2026-05-31T15:56:30Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842778 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 256 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Di qual foggia le clave ponderose I duci in guerra tratteranno, a quale Inclina con amor la dubbia sorte, E chi mai questo ciel torrà dal mondo. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|VI. Incanti dei Turani.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 636-638).}} <poem> :Era un uom fra’ Turani. Era il suo nome Bazùr, che ovunque protendea sue voglie Per arti di magìa. Molti ei sapeva Incanti e frodi, e conoscea cinese E pehlèvica lingua. Al tristo mago Pìran dicea: Vanne di qui, la cima Tocca del monte e a questi Irani scaglia Ratto di contro impetüoso un vento E freddo e neve. — Come a quell’eccelso Loco l’incantator correndo venne, Sorse nevischio e vento impetüoso, E la man degli eroi vibranti l’aste Caddesi affranta da la pugna e il freddo Che la ’neve menò. Nell’improvviso Scompiglio, nel soffiar dell’agghiacciato Nembo, levossi dagli eroi nemici Grido feroce e piovvero lor strali Da tutte parti. Orsù, fe’ tal precetto Pìran guerrier, dal contrastato campo Impeto fate, o prodi miei! Su l’asta Poi che in gel s’indurò la man di quelli, Niuno di lor di sua virtù guerriera Dar saggio ardisce. — Humàn, dopo cotesto, Alto diè un grido, e qual Devo rubesto Innanzi s’avventò. Questi d’Irani Tanta folla uccidean, che là nel mezzo </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> ap7ig56ur5yiakpfisqb5jmoe4yu4pm Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/260 108 1013250 3842779 3662795 2026-05-31T15:59:01Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842779 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 257 —|}}</noinclude> <poem> Lago di sangue si formò. Le falde Al monte allora e la campagna intrise Di sangue e neve si vedean, giaceano A capo in giù d’Irania i cavalieri, Nè per gli uccisi eroi loco restava Da gittarsi alla pugna, e angusto omai Si fea quel piano per l’accolta neve E pei forti caduti e riversati. :Allor quel duce valoroso e tutti I prodi suoi levarono un lamento All’alto ciel. Signor, dicean piangendo, Che avanzi ogni consiglio ed uman senno E terreno saper, non circoscritto In nessun loco, eppure al loco tuo E dovunque presente, ecco! siam noi Tuoi servi tutti, carchi di peccata. Ma la giustizia tua, nella distretta, Dimandiam noi. Ben supera gl’incanti. Supera la magia la tua possanza, del mondo Signor, de’ giudicanti Giudice primo. Aiutator tu sei Nel danno estremo, e su l’ardor, sul gelo Pieno dominio hai tu. Ma dall’orrendo Rigor del verno protettor nessuno Stimiam valente fuor di te. — Giugnea Un sapïente allor. Mostrò col dito La montagna a Ruhàm, dov’era il loco Dell’audace Bazùr. Stava ei sul monte Nell’arti sue fidato e negl’incanti. :Ruhàm si tolse dall’infesto campo Della battaglia e fuor dalle sue schiere Sospinse a corsa il palafren. Nel cinto Raccolse in pria del suo guerresco arnese Il lembo e a piè si mosse e la montana Vetta salì. Come il vedea, discese Il mago a contrastar, stringendo in pugno </poem><noinclude></noinclude> knv085uf41jj1ssd9quzywbds87bpf9 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/261 108 1013251 3842780 3662796 2026-05-31T16:02:10Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842780 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 258 —|}}</noinclude> <poem> Clava possente di chinese acciaro. Tosto accanto gli fu Ruhàm guerriero E dal fodero trasse il ferro acuto Rapidamente. Con quel ferro acuto La destra al mago via recise. Allora Impetüoso si destava un nembo Quale del mondo al giorno estremo. Tutte Le nubi fosche si portò lontano Dall’orizzonte la bufera, e scese Ruhàm dal monte. Avvinto ad una mano Bazùr maligno, quando al pian discese, In arcioni ei tornò, mentre qual pria L’etra pura si fe’, splendette il sole E si fe’ azzurro il firmamento. Allora Del vecchio mago, con la forte spada, Nella presenza degli eroi, eletto Fior di sua gente, il capo egli recise E al padre suo narrò l’opra funesta Che fe’ l’incantator, quale egli avesse Iattura addotta in quel giorno d’assalti. :Dell’iranio signor videro i forti Che di sangue in un mar s’era converso Dell’armi il campo. La pianura vasta Tutta d’Irani stava ingombra, e capi Eran divelti da le membra e membra Lungi dal capo. Così disse allora Gùderz a Tus: Non fremito di timpani, Non elefanti, qui fan d’uopo omai. Deh! tutti insieme denudiam le spade, Avventiamci laggiù, sia che uccidiamo, Sia che altri uccida noi. Certo che il nostro Tempo estremo è venuto, e più non giova Forza di lacci o di saette ed archi! :Vecchio di molta esperïenza, disse Principe Tus, da glacial bufera Libero è l’etra omai. Perchè dovremmo </poem><noinclude></noinclude> h6syv5h6b2yldrn6bzqafvyins4lgf0 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/262 108 1013252 3842781 3662797 2026-05-31T16:05:00Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842781 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 259 —|}}</noinclude> <poem> A estremo danno abbandonarci allora Che Iddio santo ne aita e ne dà forza? Ma tu non ti gittar ne la battaglia Primo degli altri; sui nemici eroi Impeto ben faran gli ardimentosi Di nostra parte. Ma, perchè sinistro Non t’incolga il destin, non avanzarti, Non ti gittar poco avveduto incontro Al turanico stuol. Resta nel mezzo Di nostre file col vessil di Kàveh, Rimani al loco tuo, stretta nel pugno La spada azzurra. Da man destra vengano E Ghev e Bìzhen, e custode sia Grustehemme a sinistra. Innanzi a tutti Vada Ruhàm, vada Shedùsh e vada Guràzeh battaglier che per accolta Ira la schiuma ha su le labbra. E s’io Cadrò trafitto in questo campo, al sire D’Irania tu rimena 1 prodi suoi, Che più d’ogni rimprovero m’è illustre La morte in campo. De’ maligni intorno Odonsi ovunque le triste parole. :Così d’affanno e di dolor quest’ampia Terra è ripiena; e tu grandezza umana, Fin che t’è dato, non ambir. Chè danno Ti mena ratto l’incremento suo, Nè t’accresce di vita un solo istante. :Squillar di trombe un’altra volta sorse, Un’altra volta di sonagli e crotali D’India. De’ cavalier pugnaci al grido, Al lampeggiar de le fulminee spade. Delle scuri al colpir, di tante punte, Di tante clave e giavellotti e dardi All’assiduo cader, tutta la terra A scompiglio ne andò qual mar di negra Pece bogliente. E la pianura intanto </poem><noinclude></noinclude> ir590i6wq2c81ewgoyvl6gujm166icv Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/263 108 1013253 3842782 3662798 2026-05-31T16:08:17Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842782 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 260 —|}}</noinclude> <poem> Era coperta di salme cadute Là senza capo, di cervici infrante, Pieni gli orecchi de’ tremendi colpi Di tante clave. Deh! che l’astro avverso Fosco diventa omai! Volser le terga Gli ardimentosi alle nemiche squadre. Tus e Gùderz e Ghev, gagliardo core, Bìzhen, Shedùsh, Ruhàm, pari a leone, Tutti cotesti la gioconda vita Ponendo a fatal rischio, inclito un nome Cercâr dinanzi a le fuggenti schiere. :Quei che in la pugna si tenean di fianco A Tus guerrier, tutti famosi e prenci Eran di terre. Oh sì!, dinanzi a tutti Spargeano il sangue, ma da tergo tutti Gli altri eroi si fuggîr. Gridava allora Un sacerdote a Tus guerrier. Nessuno, Dissegli, resta dietro a te; non vuolsi Che il nemico ti accerchi e alto periglio Al capitano la sua gente arrechi. :In quell’istante a Ghev ardimentoso Tus favellò: Non è congiunto il senno Di questa turba al cèrebro, che noi Abbandonò in tal guisa e vil cotanto Voltò la faccia. Or vanne tu, rivolgi Le stolte genti dalla via, per quello De’ nemici schernir, per la vergogna Del nostro re. — Ghev se n’andò. Tornava De’ fuggenti lo stuol, ma ratto ei videro Di cadaveri ingombra la pianura E il deserto dovunque. Oh!, disse allora A’ prenci il condottier, vigor gli è questo E battaglia di duci!... Al dì la gota Bruna si fa, qual mar di negro sangue È la campagna omai. Loco al riposo Vuolsi cercar, se pur nell’atra notte </poem><noinclude></noinclude> 247el2x7hki9dyne8h3ei1yhbxl10px Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/264 108 1013254 3842783 3662799 2026-05-31T16:11:04Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842783 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 261 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Pigliar riposo potrem noi. Almeno Abbian gli uccisi in un depresso loco Guancial l’arena e coltrice la terra! </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|VII. Ritirata sul monte Hamâven.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 638-644).}} <poem> :Ritornaron con mente vergognosa Da la battaglia, lacerati al core Per lor congiunti. Sollevò in quel tempo, Quale un re vincitor seduto in trono Di turchesi, la luna il disco suo Su la cima del monte. I prodi suoi Pìran chiamava, principe di forti, E dicea: Sì davver! che de’ nemici Non molti son rimasti!... Allor che il sole L’onda sospingerà della sua luce, Quale d’un mare, per le plaghe azzurre Di questo ciel, nessun di quella gente Lascierò al loco suo per quella forza, Per quell’ardir ch’è in me, pel mio consiglio, Pel mio valor. Farò di vita privo Quei che vivo restò, farò che dolgasi Dell’iranio signor per essi il core. E da quel loco allegri ei si partirono E si posâr de’ lor vasti recinti Dinanzi dall’entrata. In quella notte, Pel suon de le ribebe e de’ lïuti. Sonno in quel campo su gli eroi non scese. :Da questa parte stavansi dolenti I vinti Irani. Pel suo dolce figlio Era mesto e dolente il genitore; Tutta d’uccisi e di feriti ingombra La campagna, del sangue degli eroi </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> dl5cjlvdnx92kivetr0l0ernyv6nski Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/265 108 1013255 3842848 3662800 2026-05-31T19:07:53Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842848 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 262 —|}}</noinclude> <poem> Molle il terren, da destra e da sinistra Del tristo campo stinchi e man divelte, Nè alcun sapea dove tornarsi e porre Il loco suo. Tutta la notte 1 mesti Irani rilevâr dal tristo suolo I feriti guerrier. Quale d’ignoti Essi trovar, lasciarono sul campò Negletto, e poscia, appo gli uccisi loro, Accesero una vampa ed a’ feriti Fasciar le piaghe e ricuciro. Oh! molti De’ Guderzidi eran piagati, molti Erano uccisi e prigionieri molti! Gùderz, come ciò intese, alto uno strido Levò, la terra al lamentar de’ prodi Tutta si scosse. Ed ecco, lacerarono Lor vesti i prenci e polvere sul capo Gùderz gittossi e così disse: In terra Non vide alcuno mai tanta sventura Incogliere così canuto capo Quanta me incolse. Che mi val superstite Qui rimaner, canuto il crin, con tanti Figli giacenti su la ignuda terra? Dal tenebroso dì nel quale io nacqui, Mai non disciolsi da guerresco arnese I fianchi, ed ecco, dopo ciò, ch’io veggo Prima di me tanti principi uccisi! :Giunse di Gùderz quell’infausto annunzio A Tus che impallidì, che fe’ le ciglia Molli di pianto. Un gemito dolente Ei levò nel suo duol, piovve nel seno Lagrime assai, dicendo: Oh! se la pianta E la radice mia qui, nel giardino Di nostra vita, non avesse l’inclito Nèvdher posta giammai, tanto dolore, Tanto cordoglio e tal rancura certo Or non sarìa, dolor per le trafitte </poem><noinclude></noinclude> flmk7ixa3zjn69dgxwckomrsc4tq0dk Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/266 108 1013256 3842849 3662801 2026-05-31T19:09:49Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842849 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 263 —|}}</noinclude> <poem> Persone care, tanto duol pel giorno Della pugna infelice. Io, da quel giorno Che l’armi cinsi, vulnerato il core Ho d’acerbo dolor, ben che scampato Sia de la vita... Or voi de’ cari uccisi Ricoprite le salme, in un depresso Loco, di terra, ed a le membra sue Ponete accanto la recisa testa. Recando poi le provvigioni al monte Dell’Hamàven eccelso, i nostri prodi Tutti spingete in ampio stuol sul monte Coi padiglioni e co’ recinti. Un messo Al re manderem noi, perchè quel core S’infiammi ratto ed ei novelle schiere Ne mandi qui. Ben io già gl’inviai Un cavalier, già prima d’ora a lui Diedi l’annunzio tristo. E forse in questo Campo dell’armi co’ gagliardi suoi Rùstem, figlio di Zal, fia che ci mandi Prence Khusrèv. — Così dicendo, in ordine L’esercito assettò, pose in disparte Le provvigioni e degli uccisi eroi Fe’ ricordanza con dolor. La notte Integra nel suo duol, nella sua angoscia, Egli passava. Arde il suo cor qual frusto Di carne in su la bragia, ed è la mente Di sollecite cure e piena e ingombra. :Ratto che disvelò la sua corona Il sol fiammante e canfora sul bruno Trono disperse, dieci parasanghe Tus condottier già superate avea, E dormivasi ancor per la stanchezza Il suo nemico. Notte e giorno ei venne Così, digiuno il labbro e pien d’angoscia Il mesto cor, fin che a le falde giunse Dell’Hamàven eccelso, e a quelle falde </poem><noinclude></noinclude> 361nmsk2580i98i9zfxpq1kug17wuwq Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/267 108 1013257 3842850 3662802 2026-05-31T19:12:32Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842850 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 264 —|}}</noinclude> <poem> Trasse lo stuol de’ suoi. Gonfi di pianto Avea gli occhi ciascun, colmo d’affanno Il cor, per l’ansia de’ caduti prenci Tristo ed esìl come la trista penna D’augel d’infausto nome. A Ghev dapprima Principe Tus dicea: Famoso eroe. Pieno di senno, son tre giorni omai Che camminiam così, l’opra lasciata Del sonno e del cibar. Ma tu, deh! vieni, Riposa e prendi un po’ di cibo; alquanto Acconsenti a posar, di qualche vesta A ricoprirti, ch’io ben so di certo Che Pìran dietro a noi senza un indugio A contrastar verrà. Qual riposato È più di queste tue falangi, al tuo Bìzhen affida e tu sul monte ascendi. :Coi feriti guerrier salì sul monte Ghev battaglier, già sazio di sua vita, Già stanco de la terra. E que’ feriti Della montagna rapido a le falde Ei trasportò, da’ meno stanchi un forte Drappel trascelto in pria. Questa montagna, Ei disse allor, tutta è la casa nostra, E qui convien da le toccate piaghe Risorgere con cura. — Alla campagna Scesero allor dal monte le vedette, Perchè nessun trovasse appo gl’Irani Aperto il varco. Per clamor di scolte E squillar di sonagli, uscir dal monte E da le roccie detto avresti un gemito. :Pieno d’ardor, d’impazïenza pieno Fu de’ Turani il cor, quando sul monte Il sole ascese. E tal grido sorgea Dal ricinto maggior di Pìran duce, Ed era tal che per la terra un alto Scompiglio si levò. Come una vampa, </poem><noinclude></noinclude> 7b3xz9i23ekvcwv51p988shxobjtug1 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/268 108 1013258 3842851 3662803 2026-05-31T19:14:55Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842851 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 265 —|}}</noinclude> <poem> Il condottier de la turania schiera Le genti sue de la battaglia al loco Trasse. Ad Humàn dicea: Lungo l’indugio Nel contrastar più non sarà. D’Irania Uccisi tutti i cavalieri. Gli altri son feriti o abbandonâr la pugna. :Batter fece i timballi, e un fero grido Si levò da quel campo. Ei precedea L’esercito così. Come giugneano A quel loco di pugna i prodi suoi, Tutto il loco di pugna avea le tende Senza guerrieri, ed uno, di novelle Inquisitor, dinanzi a Pìran venne E disse: Qui, della falange irania. Alcun non è. — Di gioia un risonante Grido levossi da le accolte squadre, E tutti al cenno del lor prence e sire Poser gli orecchi intenti. Ai saggi accolti Ei così favellò: Deh! sacerdoti D’alto lignaggio e di gran nome, oh! quale, Qual cosa farem noi? Quale consiglio Adoprerem? D’ogni nemico intanto Il campo è vuoto! — Tutti i cavalieri, Giovani e vecchi, del turanio esercito In questi detti si rissâr col duce: :L’esercito fuggì dinanzi a noi E rottura ne incolse a chi di fronte Ci sta nemico. Di battaglia un campo Insanguinato è qui, pieno di fango. Nè tempo è questo di temer di loro, Non tempo di basir. Ma si conviene Correr dietro al nemico, anche se resti In meraviglia tu pel senno tuo E la ragion. Fuggìan dalla bufera E nell’acque cadean; ma l’affrettarci Meglio è per noi di neghittoso indugio. </poem><noinclude></noinclude> cldxkqe3ugzcz2k9y89z1s8d8m2o18g Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/269 108 1013259 3842852 3662804 2026-05-31T19:17:37Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842852 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 266 —|}}</noinclude> <poem> E Pìran disse: In militar faccenda, Per chi s’indugia, lasso di chi affretta Diviene il piè. D’un uom di fermo core Costume è pur cotesto e questa è norma, I leoni domar con la lentezza. E già, quale un gran mar, novello esercito Dinanzi ad Afrasyàb si accoglie e aduna. S’indugi adunque, fin che a noi la grave Oste arrivi con tutti i prodi suoi, Co’ suoi possenti. Vivo allor nessuno Lascierem noi in suol d’Irania. Questo È d’un saggio il consiglio. — E Humàn gli disse: :Tanto l’anima tua per ciò, signore, Non corrucciar. Partìan di qui feriti D’Irania i forti, e gemebondi e in corsa Verso il lor prence. Esercito era quello Di molto ardir, di molta forza e vampo, Si che per essi la faccia dell’acque Trista era e cupa. Ora son qui rimaste Co’ recinti le tende al loco erette, E quei dal loco si fuggîr. Deh! sappi Ch’è di gente perduta nella speme Propria la fuga e il volgere le terga A noi d’un tratto. Non restiamo adunque Inerti qui, perchè a Khusròv ritornino I prodi suoi, e novello s’aduni Stuolo d’eroi nella sua reggia. In guerra Anche venir potria Rùstem d’un tratto Dai monti di Zabùl, sì che gran danno, Danno tremendo inver, da tale indugio Ne incoglierebbe. Ond’è che ci fa d’uopo Far impeto e d’incanti di magia Ratto su lor far prova. Allor che in mano, Nè dubitar si può, Gùderz avremo E prence Tus con gli elefanti suoi E i timpani e il vessil di lieto augurio, </poem><noinclude></noinclude> fotltgi294jbe48w0gbcs77cqrld0mw Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/270 108 1013260 3842854 3662805 2026-05-31T19:20:21Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842854 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 267 —|}}</noinclude> <poem> Meglio allora sarà che qui di tanto Indugiarci. — E risposta gli rendea Il maggior duce: Vigile di core Deh! sii tu sempre e d’anima serena! Conforme a tuo consiglio ed a tua stella Farai tu, che davver! sembra che il cielo Sia sottoposto alla grandezza tua! :Dietro a lo stuol de’ fuggitivi allora Preser la via l’esercito turanio E Pìran condottier. Tu non fermarti, A Lahàk indicea; scuoti le redini Con dugento a cavallo. — Anche, soggiunse. L’armi non scioglierai da’ fianchi tuoi, Ma cerca ove n’andar nella lor fuga Cotesti Irani. — Qual bufera in volta, Lahàk andò, nè per la via di cibo O di riposo ricordossi mai. :Quando metà dell’atra notte scorse, Nella fosca pianura le vedette Il discoprir, sì che grido levossi E di sonagli strepito dal monte, Nè Lahàk trovò loco all’indugiarsi. A Pìran ei tornò per la sua via E novella gli die del fuggitivo Iranio stuol. D’Hamàven sopra il monte Son essi, egli narrò. Chiusa la via Hanno con cura ad improvviso danno. :Così disse ad Humàn Pìran allora: Or ti convien rapidamente, o amico, Calcar le staffe e scuotere le briglie. Con teco recherai quanti son d’uopo Di nostre squadre cavalieri, eroi, Incliti, prodi ardimentosi. Un loco A ripararvi ricercâr gl’Irani Con lor falangi e con le insegne erette Dell’Hamàven sul monte. Or, se fatica </poem><noinclude></noinclude> 2kf4k22b228mo3rzey0p3uc6tha5izk Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/271 108 1013261 3842855 3662806 2026-05-31T19:22:21Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842855 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 268 —|}}</noinclude> <poem> Oggi di pugna a noi s’affaccia, acuto Senno v’adopra tu, cerca a tal uopo Arte sottile. Che se mai t’è dato Quello in tua mano aver sdruscito drappo Di Kàveh, il chiaro giorno intenebrarsi Agi’Irani dovrà. Se il puoi soltanto, Gol ferro acuto tutto in pezzi il manda, Con l’asta sua, quel drappo. Ecco, da tergo Io verrò poi qual rapida bufera, Non resterò, non porrò indugio alcuno. :Dai cavalieri di Turania scelse, Che avean brandi e pavesi, un trentamila Gagliardi Humàn. Quando mostrò la fronte Questo fulgido sole e fe’ la terra Piena d’amore col suo aspetto, polve D’esercito da lungi si mostrava E un grido alto sorgea de la vedetta Da le specole sue. Deh! che ne appare. Deh! che ne appar, gridò, stuolo turanio, A le nuvole fosche il nembo sale Dell’atra polve. — Tus che udì, l’arnese Vestì di guerra e squillaron le trombe, Romoreggiarono i timballi. Ratto D’Irania, i cavalier tutti in un gruppo Dinanzi al monte strinsero le file. :Ma l’esercito immenso allor che vide Humàn guerrier, tanto agitar di spade Scorgendo e d’aste e di clave nodose, Alto fremendo e mugolando come Leone in suo furor, quando là in mezzo Della schiera nemica ergeasi il drappo Di Kàveh, a Gùderz ed a Tus diè voce: :Con timpani da Irania ed elefanti Veniste e di Turania alle munite Città volgeste, la vendetta a chiedere, A riversar le schiere vostre armate </poem><noinclude></noinclude> k8uvnghrk5b0rg4md0p4e6tbl8jnngk Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/272 108 1013262 3842856 3662807 2026-05-31T19:24:30Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842856 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 269 —|}}</noinclude> <poem> Entro a’ nostri confini. Or, come fiere, Vi riparaste sopra il monte, attriti E da la guerra oppressi... Onta e vergogna Non è questa per voi? Sonno e riposo Avete e cibo sul monte e sui sassi? Ma dimani, dal monte allor che il sole Ascenderà, questa tua roccia in pelago D’acque tramuterò. Dal monte eccelso Ti trarrò giù, legate in pria ben ferme Di questo laccio ambe le mani a un nodo. Tolto così a tuoi sonni ed a tuoi pasti Ed al riposo, al mio signor possente T’invïerò. Chiaro vedrai tu allora Che vane sono l’arti tue, che piangere Di coteste arti tue vuoisi da noi. :Subitamente un messaggiero allora A Pìran inviò. Cosa è diversa, Disse, da che congetturammo noi; Pur da tergo agli Irani andammo in corsa! Ma tutto è il monte pien d’armati, e s’ode Di timpani fragor. Levasi in alto, Di Grùderz e di Tus dietro a le spalle. Il vessillo di Kàveh... Or tu, signore. Fa che al primo apparir del giorno chiaro, Quando si mostrerà, luce del mondo, Il sole in cielo, qui tu sia già pronto Con tue falangi e renda con tue schiere Bruna la faccia di questa pianura. :Il messaggiero là da Pìran venne, E Pìran si crucciò, ratto che intese D’Humàn parola. Venne l’atra notte. Ed ei, nell’ora ch’è al dormir propizia, L’esercito menò sì come rapida Corrente d’acqua. Come il sol, cruccioso Del velo azzurro de la notte, il ruppe E n’uscì fuori, di Turania il duce </poem><noinclude></noinclude> 7s19vdxnu9pz9yu2iafqkimpb4y8i66 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/273 108 1013263 3842857 3662808 2026-05-31T19:26:07Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842857 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 270 —|}}</noinclude> <poem> Toccò d’Hamàven la montagna, e sparve Sotto la polve degli eroi la terra. Pìran disse ad Humàn: Da questo campo Di pugna non andar, nè un sol momento La schiera muovi tu, fin ch’io non abbia Tus riveduto, perchè mai sul monte Timballi ei tenga ed elefanti. Al duce Iranio chiederò: «Deh! perchè inalberi Il vessillo di Kàveh, e chi novella Dell’Hamàven ti porse, e qual ritraggi Speme inattesa dal restar qui a lungo?» :Così ne venne appo l’iranio esercito, Piena la mente di vendetta, il core Pien di peccata. Principe famoso, Alto gridò, che di possente clava Donno sei e di timpani sonori E d’elefanti, sen vennero a cinque Le lune omai, da che con molto stento Cerchi battaglie! Ed or, qual fu migliore Tra i Guderzidi, in sul campo dell’armi Senza capo si giace. E tu, qual timida Capra smarrita, su per questi greppi Cercasti asil, pieno d’ambascia il core E la mente a tumulto. Ecco, fuggisti, L’esercito fedel venìati dietro Sospinto in corsa, e tu caschi nel laccio, Nò dubbio v’ha. Troncar la testa è d’uòpo A tutti voi per vendicar la morte Di Firùd battagliero e valoroso. :Tus altero rispose: Io di coteste Menzogne tue mi rido. Oh! tu soltanto Di questa guerra la semenza rea Per Siyavìsh tradito in mezzo ai prenci Per la terra gittasti. Ed or, per queste Stupide ciancie tue, non hai vergogna? Io non cadrò nel laccio tuo per questo </poem><noinclude></noinclude> r5wiumgtmgrc40bqlt7j7el7jie4g4p Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/274 108 1013264 3842858 3662809 2026-05-31T19:28:29Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842858 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 271 —|}}</noinclude> <poem> Temerario tuo dir! Possa nel mondo Non esser tale come te fra i prenci, Incliti in guerra, che tu sol con falsi Giuramenti alla sua fatal caduta L’infelice traesti; or pel suo sangue Scompigli il mondo e lo deserti. In questa Turania terra, sol per tua cagione, Siyavìsh rimanea; quindi ne venne, Tristo retaggio, a tutti noi la rea Guerra e l’odio perenne. Oh! sventurato Nobil prence animoso!, onde all’aspetto Avean gioia gli umani... Oh! ma gli arnesi, Gl’inganni tuoi, le tue menzogne, o tristo, Uom non vincon di senno. A magic’arti Festi ricorso, a incantamenti ancora; Noi, dell’opera al fine, il sangue tuo Qui spargeremo. Fu scarsezza, il sai?, Di pastura a’ giumenti al fatal campo, Noi perciò qui traemmo i nostri eroi D’Hamàven a le cime. E giunse intanto Novella nostra al sir d’Irania. Ei tosto Verrà co’ prenci suoi, che già dintorno Assembraronsi a lui quanti più illustri Conta sua gente, Destàn battagliero E Rùstem valoroso; e allor che in via Veracemente sarà sceso in moto Il signor nostro, vedrai tu che nulla Io lascierò, nella turania terra. Non virgulto, non erba. Opre vedrai, Poi che venisti, di gagliardi. Tempo, Non è agli inganni, e non è dì alle insidie. :Pìran, tosto che udì, da tutte parti Mandò drappelh e rapido la via Chiuse del monte; e l’oste da ogni parte Si fe’ innanzi qual monte, e di quel monte, A schiere a schiere, tutte le deserte </poem><noinclude></noinclude> b454cetrjert8fgmel2ilbe86p8env2 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/275 108 1013265 3842860 3662810 2026-05-31T19:31:09Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842860 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 272 —|}}</noinclude> <poem> Falde occupò. Tolta così de’ paschi E del cibo la speme al suo nemico, Si volse il duce all’arti sue di guerra, E nell’armi si tennero per sette Giorni i Turani di pugnar bramosi, Mentre il cibo era tolto ai mesti Irani, Chè dona il cibo nutrimento al corpo. :A Pìran battaglier così dicea Humàn allora: Le pendici estreme, Che inver n’è d’uopo, occuperem del monte. Cosa ben io farò, tal che nessuno Mai più oserà di questi Irani attorno L’armi vestir per contrastar. — Gli disse Pìran: Il vento è contro a noi. Nessuno, Contro il turbo che spira, osa in battaglia Scender giammai. Ma di grazia per loro Loco v’ha, non di pugna e non di assalti Stagione è questa. Or che del cibo è tolto Ogni modo, a guardar niun fia che resti E scogli e sassi. Tutto l’ampio esercito Grazia verranne ad implorar, nè alcuno D’oggi in avanti cercherà con noi Assalto d’armi. Da tanta contesa Pace avrà questo suol, nè d’ora in poi Di grandezza alla porta i più superbi Oseranno picchiar. Del suol turanio Recar non ardirà suoi passi al varco . Alcun di lor, che niun beato e lieto D’Irania lascierem. Tanto ci basti. Venne a Gùderz e Tus novella certa Di tal divisamento, e andava attonita, Per tal’arte maligna, de’ gagliardi Ratto la mente. Inevitabil cosa, Gùderz antico a Tus così dicea, Or la pugna ò per noi. Passin tre giorni, E cibo non è più, chè ovunque, intorno, </poem><noinclude></noinclude> 7komg6qvnt6x7aj1n11eqp6sy7ph5l5 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/276 108 1013266 3842862 3662811 2026-05-31T19:34:07Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842862 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 273 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Varco non è dischiuso, e qui non tende, Non padiglioni, non provviste abbiamo, Affamata è puranco dell’esercito Parte non breve. Ed or, tosto che al sole Si farà smorto il viso e de la notte Si stenderà l’azzurro vel, si scelga, Scelgasi stuol di cavalieri e scendasi Dall’alto al piano. Di notturno assalto Facciasi in guisa una battaglia, amica Se n’è la sorte in cielo, o sia che noi I corpi nostri a uccidersi a’ nemici Abbandonar dovrem, sia che de’ forti Cingerem la corona. È de la pugna Esito questo in campo. Altri una fossa Toccasi ed altri immortal gloria e onore. :Da Grùderz come udì queste parole, Dell’ira antica e del dolor fu pieno II cor di prence Tus. Tale ei si tenne Fin che apparve la notte. E questo sole Scendeva intanto e intenebrava il mondo. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|VIII. Assalto notturno degl’Irani.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 645-647).}} <poem> :Delle vigilie de la notte ombrosa Scorsa la prima, ei chiusero le labbra Alle parole. E già si {{Ec|prepavava|preparava}} Principe Tus alla vicina pugna, E chiamavasi attorno ogni più forte Atto ad oprar. Da questa parte ei diede A Bìzhen un drappel; Shedùsh dall’altra Iva, e Kharràd guerrier. Consigli e prieghi A Gustehèmme ei diede assai, quell’inclito Vessillo in consegnargli, indi la clava </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> bh194nrrm5k1w1sq8zi1wnudby1c5es Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/277 108 1013267 3842864 3662812 2026-05-31T19:36:52Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842864 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 274 —|}}</noinclude> <poem> Egli e Ghev e Ruhàm con altri duci Recossi in collo ponderosa. Uscirono Contro a Pìran, d’eroi duce e signore, E come vampa in mezzo all’oste avversa Gittaronsi d’un gruppo. Un mar di sangue Tutto fu il campo allora; alto un lamento Levossi al ciel da quella schiera. In due Parti diviso del turanio duce Cadde il vessillo, e il cor de’ più belligeri Da terror fu compreso. Humàn le grida Udì lontano dello stuol de’ suoi, E ad un destrier d’arabo sangue, nero, Balzò in arcioni e uscì all’aperto. Vide Uccisi molti, e molti, forsennati, Fuggir l’assalto. Un doloroso pianto Versò dagli occhi sovra il colmo petto, Ver la schiera de’ suoi voce levando D’alto disdegno. Oh! la vedetta, disse, Non era qui!... Deh! che non è potenza Di guerra in voi! Contro ciascun di quelli Trecento son de’ nostri, e mal per noi È qui, nel campo di battaglia, i dolci Sonni sfiorar. Non vuoisi che codardi Noi dican essi, nè si vuol ch’ei gridino Vituperio su noi. Chi mai ricorda Pugna simìl, donde vincente e lieto Uscì affranto nemico? Ora le lancie, Ora le mazze di vibrar fa d’uopo, E le pupille trapassar coi dardi Ai nemici campioni. Orsù, le spade, L’ascie traete e su la testa gli ampi Scudi di Cina protendendo il varco Precludete a costor da tutte parti. Or che la luna trasse i rai sul monte, Non si convien che trovino gl’Irani Scampo veruno. E d’essi chi potrla </poem><noinclude></noinclude> cdnbbpdwfw7b3rgb3tjclu5vtkfzorw Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/278 108 1013268 3842875 3662813 2026-05-31T19:57:17Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842875 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 275 —|}}</noinclude> <poem> Resister fermo ed apprestar l’assalto? :Di trombe allora un assordante strepito Sorse a que’ detti. Da ogni parte accorsero Da’ lor posti i gagliardi. In mezzo presero I cavalieri dell’iranio stuolo, Come leoni furïosi. Un fuoco Uscìa dagli elmi e da le spade e il cielo Detto avrestù piover clave dai nugoli, E la notte era oscura, e per le spade E per la polve negra dell’esercito Astro in ciel non splendea, luce non dava La bianca luna. E detto avresti allora Ch’erano i forti dentro a un alto muro Di conserte loriche, in mar di pece Per l’aria fosca immersi. Humàn si volse E a’ suoi gridò: Nessun di questi prenci Per voi si atterri. Tutti a me dinanzi Li strascinate prigionieri; offesi Di freccia addurli a me per voi non vuolsi. :Ma le schiere dicean con alte voci: Or sì, nel tempo che han iattura, il nostro Impeto frenerai!... Ferrate clave, Giavellotti scagliate, e una corona Di grumi atri di sangue al capo intorno A’ lor duci ponete. — E così disse A Ruhàm ed a Ghev Tus costernato: :È scherno, è gioco il viver nostro omai, Dubbio non è. Se il Dio dell’alto cielo L’alma e il corpo ne scampa in tal periglio, Somma grazia sarà... Se no, siam noi D’aquila fiera sotto l’ale, o in seno D’un mare siamo noi d’acque profonde. :Disse, e que’ tre, come balza dal loco Leon furente, si scagliâr con impeto. Suono di trombe e di timballi e timpani Di rincontro seguì, di sistri e d’indiche </poem><noinclude></noinclude> h2pgwkfwu0thr9jut4q1cfokuhsq2pc Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/279 108 1013269 3842877 3662814 2026-05-31T19:59:37Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842877 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 276 —|}}</noinclude> <poem> Tube un frastuono, e più non vide alcuno De’ cavalli accorrenti le criniere E le redini. Entravan le nemiche Punte dell’aste entro a le fonde occhiaie Per l’angustia del loco. Humàn allora Con voce penetrante, Oh! non v’è loco, Gridò, al pugnar, loco non v’è alla fuga, Irani prenci, in questo campo. Avversa Sorte giù vi sbalzò dai vostri greppi, Perchè sventura a chi mal fece arrivi. :Tus, del turanio in ascoltar le grida, Imprecò furibondo e contro a lui Voce mandò: Razza maligna, abietto Germe d’impuro tronco, ampia una strage, Con armigeri pochi a tanti incontro, Femmo noi di Turani. Or per la notte Qui ci traemmo al campo, e tu, se fermo Sostieni ancor, chiedi giostrar con meco. :Tre battaglie menò l’irania schiera, Attrita, in mezzo al contrastato campo Così rimasta. E di Rùstem belligero Facean più volte ricordanza, fiero Dispensator di sua giustizia, ovunque, In guerra, e Gustehemme giovinetto Rammentavano ancor, Bìzhen e il prode Shedùsh, in meno e in più. Deh! fosse almeno, Dicea, qualcuno della irania schiera, In questo campo di battaglie, a noi Alleato ed amico! Ad un assalto, Ad un conflitto non scendemmo noi. Ma da stolti così dentro cademmo D’un dragone alle fauci. Oh! sciagurato Seggio del nostro re!, che ratto noi In potestà verrem dell’inimico! Rùstem e Zal sono in Zabùl, e vanno Tutte a scompiglio le città d’Irania. </poem><noinclude></noinclude> 5xlxar2xwyq0axvhlft4hq1p3ymuumr Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/280 108 1013270 3842878 3662815 2026-05-31T20:03:02Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842878 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 277 —|}}</noinclude> <poem> Golpi s’udian di risonanti clave E di timballi e lungamente al campo Tus e Ghev si tenean. Ma Gustehemme, Fra l’armi un lioncel, Shedùsh gagliardo Dissero allor: Lunga tenzon cotesta Del nostro duce! — Anche Gruràzeh al giovane Bìzhen si volse e ripetè: Ben lunga È la tenzon del duce nostro! — Allora Di Tus dal campo ritornò la voce. Come d’ebano scheggia è negro il suolo E tenebroso il ciel, ma tutti in volta Partirono a quel grido i forti Irani. In ogni loco era di sangue un rio Pel vasto campo, e quei divenner tosto Del duce a tergo. Fieramente allora Brandirono le clave poderose E Tus grido levò qual suon di timpano, Che s’accorse venir gente alleata. Fùr disciolte le briglie e s’aggravarono Col piè le staffe. Oh! chi potea discernere Lochi alti o bassi? Allor, come leoni. Di Bìzhen alla voce ardito e fiero, Furon Ghev e Ruhàm. Diero un assalto Fin che proruppe il dì. Quando sul monte Apparve il sole che del mondo è luce, I prodi Irani richiamâr le schiere Da la battaglia e rimenâr l’esercito Alla montagna ed a le roccie sue. :Principe Tus diceva ai forti: Io tanta Virtù guerriera quale in voi scoversi Dal tramonto del sol fino a quell’ora Che suonano timballi, non udii Dai prodi ricordar. Possa dai prodi Sempre lungi restar di sorte avversa Occhio maligno, e in festa si rivolti Al suo finir la dolorosa pugna! </poem><noinclude></noinclude> 803qtsqqgux4b6lrjrryer9l5s81678 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/281 108 1013271 3842879 3662816 2026-05-31T20:05:29Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842879 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 278 —|}}</noinclude> <poem> Da Dio santo e potente io questa prima Grazia dimando, ch’ei da voi lontano Gli occhi rattenga de’ malvagi. In lui È il mio rifugio, sempre e sempre, ond’ei Fuori vi tragga da le angustie. Speme Vienmi per lui che tosto ampio un esercito, Qual colonna di fumo alto levata, Dietro a noi qui verrà... Ma un foglio intanto Facciasi al nostro re; tutto narriamo, Conscio di nostro stato egli si renda. :In quell’istante fu notato un foglio E recavalo tosto un messaggiero, Di gran nome un eroe. Molte preghiere, Molti lamenti erano in esso: Eccelso, Inclito sire, il fortissimo eroe, Rùstem, venga in aita, o alcun de’ forti Di tuo nobile stuol! Con la vittoria, Pieno il desìo, ritornerem noi tutti, Che dell’aspetto di Khusròv regnante Necessità venìa. Di questi giorni Racconteremo allor le cose ascose E le palesi al vincitor sovrano, Del re per l’alma soddisfatta e buona Di nostra sorte coglieremo il frutto. :Scesero allor ne’ padiglioni, e pace Ebbero e quiete dalla lunga pugna Involontaria. Uscir d’ambe le parti Le vedette e calar nella pianura, Nella pianura degli eroi pugnaci. :Humàn, intanto, al vallo suo tornava E per l’orrido campo alcun sentiero Trovar già non potea pei molti uccisi. Ma là, di Pìran al cospetto, Oh!, disse, Qual da noi si volea non si levava Oggi la polve per l’adusto campo Della tenzon. Ma quando i nostri prodi, </poem><noinclude></noinclude> p1a8dfish7kz1r463xlvfa0irrgxnpb Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/282 108 1013272 3842880 3662817 2026-05-31T20:08:11Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842880 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 279 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Gl’incliti cavalieri e i nostri armigeri Fien riposati, tal farò battaglia Quale non vider mai la luna e il sole Dall’alto, in campo di tenzoni e pugne. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|IX. Richiamo di Rustem.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 647-650).}} <poem> :Indi, che Pìran si parti vincente Da la battaglia, che d’Hamàven trasse Principe Tus alla montagna e molti Eran di sua falange eroi perduti. Venne a Khusrèv l’annunzio. Era deserta Di Gùderz di Keshvàd l’inclita casa De’ suoi nobili eroi, e già le stelle Piangean lor fato e s’arrestavan lente Nei giardini le rose. È pieno il mondo Per lor d’affanno e di tristezza intorno, E dall’alto suo loco in giù precipita L’astro di Tus. Quella novella intese Khusrèv illustre e fieramente il core Turbavasi di lui. Volle che tosto All’ostello regal, con una mano De’ suoi, Rùstem corresse, eroe fortissimo. :Appo Rùstem gagliardo andaron molti Là nel Zabùl, dinanzi a quel possente D’altero capo, e al suo cospetto, eroe Primo alla terra, con chinata fronte. Cento fecero auguri. Al tuo desìo, Dicean, si volga la fortuna, o eroe, Sempre e s’allegri il tuo bel cor. Mandati Dal re slam noi, te chiede il sir d’Irania, Levati e vanne al re dei re, gagliardo Campion, figlio a Destàn, di Sam progenie. </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> ap8jtxc278eqpkkrau193f56cw0tm0u Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/283 108 1013273 3842881 3662818 2026-05-31T20:11:36Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3842881 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 280 —|}}</noinclude> <poem> :Rùstem, l’eroe dalla propizia sorte, Così rispose: Pel mio re, pel trono, Per la corona, questa vita mia, Quale in riscatto, donerò. — Ciò detto, Al suo splendido Rakhsh balzò in arcioni. :Così quel forte, ch’ebbe man possente. Andava a re Khusrèv. Baciò la terra. Lodò di foggia che vedea più degna, Il sire, e quel gran re d’incliti in armi Sciolse la lingua a favellar. Narrava Dell’esercito suo l’aspre battaglie E a Rùstem disse: Eroe che levi al cielo Alta la fronte, che discenda omai L’antico regno alla rovina sua, Io temo sì; pien di sgomento il core Si fe’ per tanto. Ma il regal mio seggio, Il serto mio tu afforzi, e per te splende Sorte che regge il mondo. In su l’acuta Punta del ferro tuo si sta vitale Forza del cielo, che sommesso al tuo Cenno va il ciel, va la feconda terra, Va il tempo di quaggiù. Tu le cervella E il cor strappasti al Devo Bianco, e il Fato Spera nell’amor tuo. Serva è la terra Se il piè di Rakhsh leva la polve, e il Fato T’ama d’amor qual madre. Il sol si accende Al folgorar della tua spada, e geme L’astro de’ vespri al colpir di tua clava., Qual di sventura in tristo giorno, lascia Stanco la pugna il lioncel per tema Delle alate tue freccie; anzi dal giorno Che in tuo valor cingesti l’elmo, a Irania Nessun nemico osa guardar... Ma intanto Gùderz e Ghev e Tus ed altri illustri Prenci e di questa terra altri guerrieri Tutti han di doglia pieno il core ed hanno </poem><noinclude></noinclude> m0bdx5vjjv1xc6460wg85fwzkq2jaif Discussioni indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu 111 1013300 3842766 3839620 2026-05-31T14:38:02Z Alex brollo 1615 Gadget [[Aiuto:Gadget Trova e Sostituisci|Trova e Sostituisci]]: salvataggio MemoRegex 3842766 wikitext text/x-wiki == memoRegex == <nowiki>{"^t01 (.+)":["(regex)","{{Ct|c=t01|$1}}","gm"], "^t1 (.+)\\n(.+)":["(regex)","{{Ct|c=t1|$1}}\n{{Ct|c=t2|$2}}","gm"], "Ed\\.\\ Cale\\.":["","Ed. 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Essa parlava di un uomo fantastico — vestiva di seta e di velluto — inteso a sconvolgere l’ordine naturale delle cose. La sua opera era un mistero informe, un labirinto di malefizi, una selva fantastica e sinistra dove accadevano prodigi meravigliosamente assurdi: i cigni traevano sulle acque i cavalieri... la foresta bisbigliava... le donne cantavano nel fondo dei fiumi... A quei racconti la gente seria alzava gli occhi al cielo, i patrioti fremevano di sdegno, i professori di musica sogghignavano di disprezzo, e noi restavamo scossi ed esitanti. Ma più terribile era la fine. Come un segreto maleficio spirava per entro l’opera diabolica: quanti la toccavano erano colpiti dalla malia, quasi come da un divino castigo: i principi, che la proteggevano, si macchiavano di turpi colpe e finivano in fondo ai laghi; i cantanti perdevano issofatto la voce, gli uditori l’udito, i professori l’uso degli strumenti, e i direttori d’orchestra la ragione.. E noi crescemmo mentre la saga fioriva e si spandeva in ramificazioni meravigliose»<ref>E. Thovez: ''La leggenda del Wagner'', in ''L’Arco di Ulisse'', Napoli, 1921.</ref></div> Sarebbe interessante riportare tutto intero il saggio del Thovez, che, malgrado alcuni giudizi frettolosi, è nel complesso una felicissima pittura dei sentimenti — è chiaro che di acerba passionalità, non di critica si trattava — dei melomani italiani nei confronti di {{AutoreCitato|Richard Wagner|Wagner}} tra il ’70 e il ’90. Ma poiché non è qui il luogo per ristampare uno scritto assai vasto, e non servirebbe riassumerlo, crediamo che basti il cenno dato e tronchiamo ogni riferimento alla pubblicistica spicciola e meschina, alla quale tuttavia non mancò l’apporto di firme illustri. Sarà invece interessante ricercare se, e in quale misura, nascesse allora in Italia una critica wagneriana. Fino al ’71 la gran parte dei wagneriani italiani aveva ammirato un Wagner decifrato sugli spartiti per canto e pianoforte; il solo Filippi aveva presenziato, nel ’70, alle rappresentazioni di Weimar. Le rappresentazioni del ''Lohengrin'', e poi del ''Tannhduser'' e del ''Vascello fantasma'', diedero modo a parecchi critici, dotati di gusto sensibile e di animo prudente, per parlare con vera conoscenza di causa della musica di Wagner, e per mettere a paragone il dramma wagneriano, in quanto opera d’arte, con la teoria del dramma, in quanto esposizione dottrinale. Il problema che logicamente scaturiva, rapporto tra teoria e arte, fu toccato appena di sfuggita; vi insistette un poco di più il {{AutoreCitato|Enrico Panzacchi|Panzacchi}}, e il Tari, non si capisce se per celia o seriamente, ne offrì la soluzione «filosofica» con il suo: ''Cogitat, ergo non est'' (sottintendendo: ''non est artifex''). In genere, però, si ammetteva tacitamente che le teorie drammatiche di Wagner avessero il loro corrispettivo nelle opere, senza indagare se fossero venute prima quelle o queste. Il problema che i critici italiani si posero fu invece quest’altro: le teorie di Wagner erano assolutamente nuove? quale valore aveva il sistema wagneriano, e quale insegnamento potevano trarre da Wagner i giovani compositori italiani? La prima parte del problema fu risolta negativamente, a mezzo di lunghi e non sempre chiari ragionamenti intorno ai concetti dram-<noinclude><references/> {{PieDiPagina||4|}}</noinclude> knobk7qxbiglfchgh4jzisi4fo217fj Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/36 108 1018380 3842760 3838837 2026-05-31T12:41:04Z Panz Panz 3665 3842760 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>{{no rientro}}{{larger|'''Il Calzare d’argento di Pizzetti al San Carlo'''}} {{no rientro}}''Il'' Calzare d’argento ''di Ildebrando Pizzetti su libretto di {{AutoreCitato|Riccardo Bacchelli|Riccardo Bacchelli}} ha rinnovato al teatro San Carlo di Napoli il successo ottenuto dieci mesi prima alla Scala. Sull’opera e sull’esecuzione riportimo l’articolo apparso sul'' Mattino ''di Napoli il 21 gennaio 1962.'' {{Colonna}}Nel riassunto del libretto del ''Calzare d’argento'', era chiaramente ricordato che Ildebrando Pizzetti nella richiesta del testo formulata a Riccardo Bacchelli, si era preoccupato di ben precisare essere sua aspirazione, musicare non una farsa o un’opera buffa, ma una commedia «venata di patetico e d’appassionato». Valga la ripetizione a far ricredere coloro che pensarono, quando si cominciò a parlare del nuovo spartito, che il Maestro, seguendo l’esempio del {{AutoreCitato|Giuseppe Verdi|verdiano}} ''Falstaff'', stesse lavorando intorno ad una opera comica. Forse questo potrà anche accadere in seguito, per il magnifico vigore giovanile che continua a dimostrare l’illustre compositore, ma per quello che si riferisce a ''Il calzare d’argento'', pur rispondendo il soggetto alla commedia come il Maestro la desiderava, niente vi si riscontra di comico. Forse, e solo per quanto riguarda la figura del protagonista, e quella della donna da lui amata, non manca un certo senso di profondo romanticismo, tutt’altro che frequente nella musica pizzettiana. È una quasi innovazione bene accetta, che delicatamente traduce in melodiose note l’umanità e la potenza degli effetti, così efficacemente fissati nell’ottimo libretto di Riccardo Bacchelli, poeta, scrittore e uomo di teatro contemporaneo, certamente tra i più rappresentativi non solo in patria, ma anche all’estero. Citiamo ad esempio l’appassionata dichiarazione che Giuliano fa all’amata Metarosa: «...non so fare altro che cantare — e da che ho visto voi, cantar{{AltraColonna}}d’amore!». Per il resto, rifulge anche come in tutta la vasta produzione pizzettiana, ''in Il calzare d’argento'', la concezione unita e complessa di un’azione fremente, come sempre l’ha sentita ed espressa il musicista, in un prezioso ed efficace linguaggio, che in maniera mirabile fonde il movimento sinfonico e drammatico, in una forza di nobile e sincera espressione, che avvince e commuove. Ma vette addirittura sublimi ha saputo questa volta raggiungere Ildebrando Pizzetti nella pagina che conclude ''Il Calzare d’argento'', pagina d’una travolgente, immensa grandiosità, nella quale vibrano i mistici, caldi sentimenti di tutto un popolo, che solenni si elevano fino al cielo, in un inno di gloria alla prodigiosa effige del Volto Santo di Cristo, perchè accompagni nelle sue peregrinazioni attraverso il mondo, il miracolato giullare Giuliano della Viola. È un lirismo ad ampio respiro che solo un Pizzetti poteva offrirci, e che ieri sera meritatamente ha fatto scattare l’uditorio in una acclamazione unanime, che sembrava non dovesse avere mai termine. Ma tanti e tanti altri sono gl’indiscutibili pregi del ''Calzare d’argento'', che l’Ente Autonomo del San Carlo con la sua squisita sensibilità artistica, ha voluto far conoscere al pubblico napoletano, subito dopo la sua prima fortunata rappresentazione scaligera. Lo spettacolo è stato curato con quella scrupolosità e quella ricchezza di mezzi richieste sia dalla nobile opera d’arte, che dal rispet-{{FineColonna}}<noinclude><references/> {{PieDiPagina||26|}}</noinclude> d9r1wtnwv61gpkm0am3fw3gsjbl014s Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/38 108 1018382 3842761 3838800 2026-05-31T12:42:11Z Panz Panz 3665 3842761 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />{{Colonna}}tiis, col maestro Lauro ed il regista Vassallo Mirabella. S’immaginino le manifestazioni di cordiale entusiasmo tributate a Ildebrando Pizzetti e a {{AutoreCitato|Riccardo Bacchelli|Riccardo Bacchelli}}, che il pubblico ha voluto anche soli alla <noinclude>ri-</noinclude>{{AltraColonna}}{{Pt|balta|ribalta}}, specie al termine dello spettacolo. Un altro successo che va segnato nel libro d’oro degli oltre duecento anni di vita gloriosa del nostro massimo teatro. {{A destra|{{Sc|l. d. l.}}}}{{FineColonna}}<section end="s1" /> <section begin="s2" />{{no rientro}}{{larger|'''L’Unicorno, la Gorgona e la Mantìcora di Menotti all’Angelicum'''}} ''In uno spettacolo di balletti comprendente anche'' Renard ''di Stravinski e un gruppo di'' spirituals ''il 20 e 21 gennaio 1962 è stata allestita all’Angelicum di Milano la favola madrigalesca'' L’Unicorno, la Gorgona e la Mantìcora ''di Giancarlo Menotti. Al vivo consenso del pubblico ha fatto eco la lietissima accoglienza della critica che ha rilevato l’eleganza e felicità inventiva della partitura. Ripubblichiamo qui da'' Gente ''(2 febbraio 1962) la cronaca musicale di Giovanni Carli Ballola.'' {{Colonna}}Che proprio Giancarlo Menotti, il beniamino della ''café society'' internazionale dovesse essere l’autore di una pungente satira contro quel mondo che l’ha tenuto a balia, è una delle tante contraddizioni in cui si è sempre dibattuto il simpatico musicista italo americano. Contraddizioni, si badi bene, del tutto apparenti e non prive di un briciolo di scaltra civetteria; questo costante atteggiamento spirituale menottiano, oscillante tra compiaciuto decadentismo e aristocratica ironia, va tenuto presente per rettamente giudicare nel suo contenuto ideologico e satirico, nei suoi pregi e nei suoi limiti, la «favola madrigalesca» intitolata ''L’Unicorno, la gorgona e la mantìcora'', composta da Menotti nel 1956, rappresentata per la prima volta al Coolidge Auditorium di Washington, e allestita in questi giorni a Milano sulle scene del teatrino dell’Angelicum con grande successo. Anche il testo della favola è opera del compositore, secondo una consuetudine alla quale Menotti non è mai venuto meno. Un Poeta trascorre i suoi giorni in solitudine tra le mura di un grande castello. I notabili{{AltraColonna}}e la «gente bene» lo considerano la pecora nera della città, e quando l’enigmatico personaggio fa le sue rare apparizioni al passeggio domenicale non gli risparmiano le frecciate più malevoli. Un giorno quest’uomo «dallo strambo cervello» (come il Poeta è chiamato da tutti) esce a passeggiare sul lungomare tenendo a guinzaglio un animale mai veduto: un candido unicorno che segue scalpitando e fremendo il suo strano padrone, tra lo sbalordimento della gente perbene, che per assistere allo straordinario spettacolo sospende per un istante i pettegolezzi e le maldicenze reciproche di cui è imbastita la sua conversazione. Dopo aver lungamente commentato la nuova stramberia del Poeta, ciascuno se ne torna a casa: ma quella sera in ogni famiglia rispettabile della cittadina c’è aria di guerra. Sì, perchè la contessa, la moglie del dottore, quella del podestà e tutte le altre signore più in vista, da quando hanno visto lo snello unicorno del Poeta non hanno pace e perseguitano i loro mariti per avere, anche loro, un candido cavallo dall’unico, affusolato corno sulla fronte da portare a passeggio legato a un elegante guinzaglio.{{FineColonna}}<section end="s2" /><noinclude><references/> {{PieDiPagina||28|}}</noinclude> 7zf4brs1bda76qbbz0gz5cvce3xdz0b Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/46 108 1018400 3842762 3838857 2026-05-31T12:42:58Z Panz Panz 3665 3842762 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />{{Colonna}} {{no rientro}}{{larger|'''Necrologi'''}} <nowiki>*</nowiki> Il 2 ottobre u.s. è deceduto a Roma il compositore Nino Cattozzo autore di musiche teatrali (si ricordano fra le altre il trittico drammatico ''Misteri gaudiosi'', ''Misteri dolorosi'' e ''Misteri gloriosi'') sinfoniche e cameristiche. Nato ad Adria nel 1886, aveva studiato musica al Liceo {{AutoreCitato|Benedetto Marcello|B. Marcello}} di Venezia e legge{{AltraColonna}}all’Università di Padova. Era stato segretario artistico della Scala, sovrintendente della Fenice di Venezia e direttore del Liceo Musicale di Verona. <nowiki>*</nowiki> Il 17 dicembre u.s. è morto a Milano il tenore Giuseppe Nessi, che per circa un quarantennio cantò stabilmente alla Scala distinguendosi nelle parti di carattere. Era nato a Bologna nel 1887.{{FineColonna}}<section end="s1" /><noinclude><references/> {{PieDiPagina||34|}}</noinclude> jv3hgy6k9vgxqkopcfrqf20nq1fc6fr Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/54 108 1018477 3842765 3839446 2026-05-31T12:49:33Z Panz Panz 3665 3842765 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>sto uso sia antico e se ne possono trovare esempi in composizioni di antichi maestri quali Zarlino, Glariano (''sic''), Kircher e altri, nelle quali la parte più grave di tre è scritta in chiave di contralto. Di qui passai all’''Ospedaletto'', dove è maestro il signor Sacchini<ref>Vedi in data giovedì 7 agosto.</ref> e dove ammirai molto la composizione di una parte del celebre inno ''Salve Regina'' che era cantato mentre io entravo in chiesa: esso era originale, focoso, ricco di ingegnose trovate strumentali che esprimevano sempre qualche cosa di interessante senza per questo sovrapporsi alla voce. Nell’insieme mi sembrò che in questo ''Salve Regina'' ci fosse più genialità di quanta ne abbia mai sentita in altre composizioni dopo il mio arrivo in Italia. Anche qui gli esecutori sono tutti delle orfanelle: una di esse, ''La Ferrarese'',<ref>Soprannome del soprano Adriana Gabrieli (1755-1795), che fu assai rinomata cantante specialmente nell’opera comica.</ref> cantava molto bene. Essa possiede una estensione eccezionalmente ampia che le consente di arrivare fino al ''mi'' più acuto del clavicembalo, e su questa nota essa può fermarsi a lungo, con emissioni chiare e naturali. Più tardi in Piazza S. Marco sentii un gran numero di suonatori ambulanti: alcuni raccolti in gruppo per accompagnare uno o due cantanti, altri limitati a una semplice voce con chitarra; in qualche caso due o tre chitarre insieme. Non bisogna stupirsi se qui la musica di strada è generalmente trascurata, essendone i passanti perseguitati quasi ad ogni angolo; tuttavia, a giustizia del gusto e del discernimento degli Italiani, è doveroso aggiungere che quando essi esprimono ammirazione, è segno che si tratta di cosa eccellente, e in questo caso non si limitano a deboli applausi, ma esprimono il favore in un modo tutto particolare: e sembrano morire d’un piacere troppo grande per i loro sensi colpiti. Nei conservatori e nelle chiese, dove non è permesso applaudire nel modo che si usa a teatro, per esprimere l’ammirazione gli ascoltatori tossiscono, si schiariscono la voce e si soffiano il naso. Nell’ultimo carnevale in Venezia, erano aperti contemporaneamente ben sette teatri d’opera: tre per l’opera seria e quattro per la comica, oltre a quattro teatri per la commedia: ed erano tutti pieni ogni sera. {{A destra|''Lunedì 6 agosto''}} Stamattina il Doge si recò in processione alla chiesa di S. Giovanni e Paolo, accompagnato da tutti i nobili rimasti in città. Io ero curioso di vedere questa processione, ma specialmente di<noinclude><references/> {{PieDiPagina||42|}}</noinclude> t1278j8j2xksyu94u3jafh81xmy9xt5 Musica d'oggi, 1962/N. 4-5 0 1018639 3842870 3841048 2026-05-31T19:44:20Z Panz Panz 3665 3842870 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=24 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=N.4-5 luglio – ottobre 1962|prec=../N. 3|succ=../N. 6}} == Indice == * {{Testo|/Sommario}} * {{Testo|/Conoscere Manuel de Falla}} * {{Testo|/Origine dell'«Atlántida»}} * {{Testo|/La grande avventura di «Atlántida»}} * {{Testo|/Valori dell'«Atlántida»}} * {{Testo|/I fatti principali della vita di Manuel de Falla}} * {{Testo|/Elenco delle opere di Manuel de Falla}} * {{Testo|/La prima rappresentazione di «Atlántida» alla Scala nei resoconti della stampa}} * {{Testo|/La morte di Alfredo Colombo}} * {{Testo|/Notizie in breve - Necrologi}} * {{Testo|/Concorsi}} * {{Testo|/Recensioni libri: Manuel de Falla}} * {{Testo|/Illustrazioni}} ofvxtol4id7i6tnsj5egu2tmy439e1g Il Libro dei Re/Il re Khusrev/I/3/IV 0 1019034 3842771 3842741 2026-05-31T14:48:43Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3842771 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=31 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|3]] - IV. - Combattimento di Tûs e di Hûmân|prec=../III|succ=../V}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu" from="244" to="252" fromsection="s2" /> bf8sz57eus8vo2a687leyfro8gss8ri Pagina:Memorie storiche di Arona e del suo castello.djvu/284 108 1019038 3842755 2026-05-31T12:14:33Z Civvì 3943 /* Proofread */ 3842755 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Civvì" />{{RigaIntestazione|270|{{sc|memorie storiche di arona}}}}</noinclude>a doppio cristallo contenente dodici denti de’santi Tebei e delle vergini di sant’Orsola: un ostensorio con vaso di cristallo, entrostante un pezzo di spugna: una reliquia ovale a due cristalli di sant’Ambrogio: varie lastre d’argento staccate dalla grande ancona la quale forse per il suo peso non sarà stata agevole al furto. Convien dire che i ladri abbiano pure avuto tutto il campo e la fermezza nell’eseguire l’orrendo misfatto, perchè ai due busti hanno staccato i piedestalli di legno e lasciati al loro posto, e non toccarono cinque o sei altre reliquie di sola lastra d’argento perchè erano di poco valore. Il danno fu calcolato a circa tre rubbi d’argento. Qualche porzione di questo sebbene molto alterato nella forma si seppe che fosse stato venduto in Varese ad un orefice, che lo denunciò all’autorità competente; ma ogni inquisizione in proposito praticata fu vana; solo si potè argomentare, che i ladri siansi introdotti nella chiesa dalla parte della camera dei mantici dell’organo, che ha comunicazione con una vicina casa nella canonica avente una scala isolata, e quasi sempre aperta, dall’essersi da lì a qualche tempo ritrovati sotto gli stessi mantici alcuni frammenti delle involate ossa de’santi: grande temerità in vero l’azzardarsi a por mano sopra così sacri oggetti nel tempio stesso della divinità, ed al cospetto di chi tuttovede, e che avrebbe potuto incenerirli sul punto del delitto; e noi diremo con Orazio: ’’Illi robur et as triplex circa pectus erat !’’ Ma non era per così dire ancora passato il giusto dispiacere di una tale perdita, che pensavasi dai reggitori del pubblico a dar mano a tante cose di pubblica utilità. Era gran tempo che gli antichi atti notarili andavano vagando or quà or là da un locale all’altro con incalcolabile danno<noinclude><references/></noinclude> klaozpaqqdugz8geahc4e45y2s1gc0h 3842756 3842755 2026-05-31T12:15:11Z Civvì 3943 ce 3842756 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Civvì" />{{RigaIntestazione|270|{{sc|memorie storiche di arona}}}}</noinclude>a doppio cristallo contenente dodici denti de’santi Tebei e delle vergini di sant’Orsola: un ostensorio con vaso di cristallo, entrostante un pezzo di spugna: una reliquia ovale a due cristalli di sant’Ambrogio: varie lastre d’argento staccate dalla grande ancona la quale forse per il suo peso non sarà stata agevole al furto. Convien dire che i ladri abbiano pure avuto tutto il campo e la fermezza nell’eseguire l’orrendo misfatto, perchè ai due busti hanno staccato i piedestalli di legno e lasciati al loro posto, e non toccarono cinque o sei altre reliquie di sola lastra d’argento perchè erano di poco valore. Il danno fu calcolato a circa tre rubbi d’argento. Qualche porzione di questo sebbene molto alterato nella forma si seppe che fosse stato venduto in Varese ad un orefice, che lo denunciò all’autorità competente; ma ogni inquisizione in proposito praticata fu vana; solo si potè argomentare, che i ladri siansi introdotti nella chiesa dalla parte della camera dei mantici dell’organo, che ha comunicazione con una vicina casa nella canonica avente una scala isolata, e quasi sempre aperta, dall’essersi da lì a qualche tempo ritrovati sotto gli stessi mantici alcuni frammenti delle involate ossa de’santi: grande temerità in vero l’azzardarsi a por mano sopra così sacri oggetti nel tempio stesso della divinità, ed al cospetto di chi tuttovede, e che avrebbe potuto incenerirli sul punto del delitto; e noi diremo con Orazio: ''Illi robur et as triplex circa pectus erat !'' Ma non era per così dire ancora passato il giusto dispiacere di una tale perdita, che pensavasi dai reggitori del pubblico a dar mano a tante cose di pubblica utilità. Era gran tempo che gli antichi atti notarili andavano vagando or quà or là da un locale all’altro con incalcolabile danno<noinclude><references/></noinclude> fujp5yl9mu4ghlusyrdekwp4swpouf6 Categoria:Testi in cui è citato Riccardo Allorto 14 1019039 3842758 2026-05-31T12:38:00Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Riccardo Allorto}} [[Categoria:Testi per autore citato|Allorto, Riccardo]] 3842758 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Riccardo Allorto}} [[Categoria:Testi per autore citato|Allorto, Riccardo]] f4q3k8cdi2qzsnpxyhok23uith31479 Categoria:Traduzioni di Riccardo Allorto 14 1019040 3842759 2026-05-31T12:38:09Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Riccardo Allorto}} [[Categoria:Testi per traduttore|Allorto, Riccardo]] 3842759 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Riccardo Allorto}} [[Categoria:Testi per traduttore|Allorto, Riccardo]] e0cy7175g7qdm9wg4q4d7qfx6ga469b Categoria:Testi in cui è citato Massimo Mila 14 1019041 3842763 2026-05-31T12:43:31Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Massimo Mila}} [[Categoria:Testi per autore citato|Mila, Massimo]] 3842763 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Massimo Mila}} [[Categoria:Testi per autore citato|Mila, Massimo]] jwed24dwcdcp2f947dujo38x9q897rz Categoria:Testi in cui è citato Alfredo Parente 14 1019042 3842764 2026-05-31T12:44:10Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Alfredo Parente}} [[Categoria:Testi per autore citato|Parente, Alfredo]] 3842764 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Alfredo Parente}} [[Categoria:Testi per autore citato|Parente, Alfredo]] 0q5gqjekfwil94e4kzppe98oifig4ni Il Libro dei Re/Il re Khusrev/I/3/V 0 1019043 3842784 2026-05-31T16:11:53Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3842784 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=31 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|3]] - V. - Battaglia fra Irani e Turani|prec=../IV|succ=../VI}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu" from="253" to="259" tosection="s1" /> tctaid39bdsqoawj17ohxu24x7sb450 Il Libro dei Re/Il re Khusrev/I/3/VI 0 1019044 3842785 2026-05-31T16:12:33Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3842785 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=31 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|3]] - VI. - Incanti dei Turani|prec=../V|succ=../VII}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu" from="259" to="264" fromsection="s2" tosection="s1" /> hu5rzi6j9lzn8p2kk2a3wcxgdbwicod Il Libro dei Re/Il re Khusrev/I/3/VII 0 1019045 3842786 2026-05-31T16:13:15Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3842786 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=31 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|3]] - VII. - Ritirata sul monte Hamâven|prec=../VI|succ=../VIII}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu" from="264" to="276" fromsection="s2" tosection="s1" /> 9dkg5znnnsz2j29u220ceq0zf5154mu 3842865 3842786 2026-05-31T19:37:22Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3842865 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=31 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|3]] - VII. - Ritirata sul monte Hamâven|prec=../VI|succ=../VIII}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu" from="264" to="276" fromsection="s2" tosection="s1" /> nccf9rucbr2v3elsv7sqrducvb4kvb5 Pagina:Olesia.djvu/134 108 1019046 3842787 2026-05-31T16:18:10Z Federicor 9718 /* Trascritta */ 3842787 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|||125}}</noinclude>pubblico, le temete voi in segreto? Non è per adularvi ch’io v’ho cercata; gli è perchè voleva farvi intendere la verità. Avrei ancora qualche domanda da farvi. — Ah! ditemelo, ve ne scongiuro; il successo che voi ottenete in ogni luogo sarebbe forse capace di sedurre uno spirito assennato qual è il vostro? Lo credete voi ora necessario alla vostra felicità? Le vostre orecchie, avvezze alle lodi di tutti, sarann’elleno poi soddisfatte delle lodi d’un’ solo? Non vedete voi nel destino d’una donna una missione più nobile e più dolce che quella di sedurre la vista? Finalmente la figura brillante che voi fate nel mondo è ella la sola che vi convenga? — Ma, interruppe Olesia con voce di risentimento, convien egli a voi d’indirizzarmi simili domande? e non ho io il diritto di maravigliarmene? — No, rispose Witold misurando ogni sua parola; no, perchè io vi amo e perchè tutto si dee perdonare ad un amore tenero come il mio. Io vi<noinclude><references/></noinclude> 5l0gnato5ovpvdb4mye3ad75vdr34xo Pagina:Luigi Novarini-Alchimia spirituale.djvu/86 108 1019047 3842812 2026-05-31T16:54:49Z Federicor 9718 /* Trascritta */ 3842812 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|66|''Alchimia''|}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=1|''Secreto singolare dell’Alchimia, in qualunque attione il moltiplicar con l’intentione l’atto in infinito. Cap. XIII.''}} {{Capolettera|E’}} Una invention Divina, per moltiplicar il valore dell’atto di ciascheduna opera, il farlo con questa intentione, come se un’atto di una operatione ne racchiudesse altri infiniti. Chi è per far un’atto d’amor di Dio, lo faccia con questo fine, come se quell’atto ne racchiudesse altri infiniti in infini-<noinclude><references/></noinclude> oeeejix4j5hicn1n98gnz0ewu834hxg Pagina:Luigi Novarini-Alchimia spirituale.djvu/87 108 1019048 3842813 2026-05-31T16:58:47Z Federicor 9718 /* Trascritta */ 3842813 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||''Spirituale.''|67}}</noinclude>to: lo stesso si faccia nell’atto dell’humiltà, della mortificatione e di tutte l’altre virtù & operationi; che in questa maniera con mirabil artificio verranno à moltiplicarsi gli atti con numero, che non hà numero. E, se alcuno intenderà in ciaschedun atto di racchiuder infiniti atti non solo di quella virtù e sorte di operatione, ma infiniti ancora di tutte l’altre virtù e sorte d’operationi; con gran vantaggio verrà à nobilitar l’attione & à riempirla di quei tesori, che più ama, chi più li pos-<noinclude><references/></noinclude> jnz78comrpsvcct5phmazeme66agkk2 Pagina:Luigi Novarini-Alchimia spirituale.djvu/88 108 1019049 3842817 2026-05-31T17:08:29Z Federicor 9718 /* Trascritta */ 3842817 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|68|''Alchimia''|}}</noinclude>siede, e più li accresce, chi più ne hà. Essendo sì poco quello, che facciamo; essendo infinito quello, che merita Dio; è necessario, che con l’industria si supplisca in parte à quelle angustie, nelle quali ci mette la debolezza nostra. Si haverà dunque questa intentione, di far qual si sia operatione, come se in una se ne racchiudessero infinite; e facendola una volta, come se si facesse infinite volte. E quello si deve intendere non solo dell’opra in se stessa, ma ancora di ciascheduna intentione,<noinclude><references/></noinclude> cdo6iruyi4c2uj0ywjdptfve8rj16lc Categoria:Nati a Céret 14 1019050 3842822 2026-05-31T17:43:14Z OrbiliusMagister 129 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Categoria Nati a|Céret}} 3842822 wikitext text/x-wiki {{Categoria Nati a|Céret}} d966ndidso8f2rfpadg5jifpl7mqm5r Categoria:Céret 14 1019051 3842823 2026-05-31T17:44:43Z OrbiliusMagister 129 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{interprogetto}} [[Categoria:Francia]] [[Categoria:Città]] 3842823 wikitext text/x-wiki {{interprogetto}} [[Categoria:Francia]] [[Categoria:Città]] 49qj9fb53o4um23y80urv3h9emzjeho Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/235 108 1019052 3842853 2026-05-31T19:19:45Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3842853 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>{{FI|file=Musica d'Oggi, 1962 (page 235 - crop1).jpg| header={{x-larger|LA PRIMA MONDIALE ALLA SCALA}}</br> ''(Regia di Margherita Wallmann - Scene di Nicola Benois)''</br>Tutti i diritti sulla regia e sulla scenografia sono riservati|tsize=450px|caption='''''L’Atlántida sommersa'''''}} ::'''''Atlántida''''', prologo {{FI|file=Musica d'Oggi, 1962 (page 235 - crop2).jpg| header='''''Hymnus hispanicus'''''|tsize=450px|caption=''(Foto Piccagliani)''|talign=right}}<noinclude><references/></noinclude> dlzfk9ae51l7ivm6xt9602mv10dpve6 Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/236 108 1019053 3842859 2026-05-31T19:29:30Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3842859 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>{{FI|file=Musica d'Oggi, 1962 (page 236 - crop2).jpg|tsize=450px|caption='''''Ercole e Gerione il Tricefalo'''''}} ::'''''Atlántida''''', parte prima {{FI|file=Musica d'Oggi, 1962 (page 236 - crop1).jpg |tsize=450px|header='''''Cantico a Barcellona'''''|caption=''(Foto Piccagliani)''|talign=right}}<noinclude><references/></noinclude> ipta2anoyr1ltk9wexpmexa4uvztm3s Il Libro dei Re/Il re Khusrev/I/3/VIII 0 1019054 3842866 2026-05-31T19:38:09Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3842866 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=31 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|3]] - VIII. - Assalto notturno degl'Irani|prec=../VII|succ=../IX}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu" from="276" to="282" fromsection="s2" tosection="s1" /> 51gbralr5p178rzytz8iz77pwli1l37 Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/242 108 1019055 3842867 2026-05-31T19:41:15Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3842867 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>{| |width=10%| ||della madre, che non giunge a rivedere in vita. Morte del padre.</br>Anno dolorosamente cruciale: inizio del settimo settennio.</br>Composizione della ''Fantasia bética'' per Arthur Rubinstein, che la eseguirà poche volte.</br>Invito della principessa di Polignac a comporre un’opera per marionette da rappresentare nel suo palazzo a Parigi.</br>Soggiorno a Granada. Conoscenza con {{AutoreCitato|Federico García Lorca|Garcia Lorca}}. |- |1920.||Si stabilisce a Granada con la sorella Maria del Carmen. |- |1921.||Terzo viaggio a Londra, per tenere la parte di pianoforte nell’esecuzione di ''Noches en los jardines de Espana''. |- |1922.||Organizzazione del concorso di ''cante jondo'' a Granada (13-14 giugno), con Garcia Lorca e il pittore Ortiz. Falla scrive il saggio introduttivo. |- |1923.||Settimana Santa a Siviglia con Garcia Lorca. Esecuzione del ''Retablo de Maese Pedro'' in concerto, con l’Orchestra bética diretta da Falla stesso (Siviglia, 23 marzo).</br>A Roma ai primi di maggio per un concerto dell’Accademia americana. Incontro con Malipiero e Casella. Insieme a Vittorio Rieti visita Tivoli, ma gli pare tristissima. Gli piace Frascati, dove soggiorna un poco, lavorando alla riduzione del Retablo per canto e pianoforte.</br>Dirige la prima rappresentazione del ''Retablo'' nel Palazzo Polignac (Parigi, 25 giugno); Wanda Landowska tiene la parte del clavicembalo.</br>Ne dirigerà anche la prima esecuzione pubblica, ai Concerti Wiéner (Parigi, 13 novembre). |- |1924.||Fondazione dell’Orchestra bética da camera a Siviglia, diretta da Segismundo Romero.</br>Compone ''Psyché''. |- |1925.||Nell’estate è malato.</br>Composizione del ''Concerto'' per clavicembalo destinato a Wanda Landowska.</br>A Venezia per il Festival della Società Internazionale di Musica Contemporanea. |- |1926.||Dirige il ''Retablo'' a Zurigo per il Festival della Società Internazionale Musica Contemporanea</br> Spettacolo Falla all’Opéra Comique per il suo 50° compleanno: ''La Vida breve, El Amor brujo, El Retablo.''</br>Viaggio in Svizzera, e altro a Barcellona, per la prima esecuzione del ''Concerto'', solista Wanda Landowska (5 novembre).</br>''Sonetto a Cordoba'' per le feste del terzo centenario del poeta {{AutoreCitato|Luis de Góngora|Gongora}}</br> Cinquantenario del poeta catalano {{AutoreCitato|Jacint Verdaguer|Jacinto Verdaguer}}: prima idea della ''Atlántida''. |- |1927.||Esecuzione a Parigi del ''Sonetto a Cordoba'' e del ''Concerto'' (Salle Pleyel, 14 maggio), con Falla al clavicembalo per il ritiro della Landowska. Soggiorno a Amboise. Viaggio a Londra (giugno), poi a Barcellona. Rientra a Granada per lavorare all’''Atlântida''. |}<noinclude><references/> {{PieDiPagina||182|}}</noinclude> d7qn7kpuakfwp2gktgn52ctp40lqk28 Autore:Luis de Góngora 102 1019056 3842868 2026-05-31T19:42:04Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Luis | Cognome = de Góngora | Attività = religioso/poeta/drammaturgo | Nazionalità = spagnolo | Professione e nazionalità = }} 3842868 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Luis | Cognome = de Góngora | Attività = religioso/poeta/drammaturgo | Nazionalità = spagnolo | Professione e nazionalità = }} j0sxzgz0qhaujzhni076rufju01k7aj Categoria:Pagine in cui è citato Luis de Góngora 14 1019057 3842869 2026-05-31T19:43:05Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Luis de Góngora}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Góngora, Luis de]] 3842869 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Luis de Góngora}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Góngora, Luis de]] 4qz9wks7a4p89wdfjz1oxx3mvoxxcp0 Musica d'oggi, 1962/N. 4-5/Elenco delle opere di Manuel de Falla 0 1019058 3842871 2026-05-31T19:45:34Z Panz Panz 3665 Porto il SAL a SAL 75% 3842871 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=31 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../I fatti principali della vita di Manuel de Falla|succ=../La prima rappresentazione di «Atlántida» alla Scala nei resoconti della stampa}} <pages index="Musica d'Oggi, 1962.djvu" from="244" to="247" /> phjncu56phgru3uh19afumyrgg3ygwh Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/264 108 1019059 3842872 2026-05-31T19:55:55Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3842872 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>::{{x-larger|'''La morte di Alfredo Colombo'''}} Vivo cordoglio ha causato, in Casa Ricordi e negli ambienti musicali, la notizia dell’improvvisa morte, avvenuta a Rapallo l’11 luglio 1962, per infarto, del Comm. Alfredo Colombo, che fino al 1960 era stato Presidente della G. Ricordi & C. Alfredo Colombo, essendo vissuto lunghi anni a fianco di {{AutoreCitato|Giulio Ricordi|Giulio Ricordi}}, attraverso la pratica del lavoro quotidiano e i principi cui esso si ispirava, costituiva la vivente saldatura fra il passato e il presente, nella fedeltà alle tradizioni della Casa che, al momento della sua assunzione, erano ormai quasi secolari: Alfredo Colombo infatti — nato a Cassano Magnago il 26 settembre 1877 — era entrato alla Ricordi nel 1903. La sua intelligenza duttile e le capacità realizzatrici gli meritarono presto l’alta stima di Giulio Ricordi, che nel 1910 lo nominò procuratore; mansioni e carica che egli tenne fino al 1940. In questo trentennio, insieme alle varie incombenze connesse con le funzioni di procuratore, egli si occupò assiduamente e intensamente dei problemi giuridici relativi al diritto d’autore. In ciò Alfredo Colombo seguiva una nobile tradizione della Casa, e la benemerita attività specifica di Giovanni prima e poi di Giulio Ricordi, affrontando i nuovi problemi che nascevano sia dal perfezionamento e dall’estensione dello studio e dell’applicazione del diritto d’autore, sia dal sorgere dei nuovi mezzi di riproduzione e diffusione della musica. La chiara e lungimirante visione che Alfredo Colombo ebbe dei nuovi problemi lo spinse a fondare nel 1926 un organismo per la tutela dei cosidetti diritti fonomeccanici in Italia, e fu la SIDE (oggi SEDRIM); in seguito a propugnare il raggruppamento degli organismi nazionali affini alla SIDE nel Bureau International de l’Edition Mécanique (BIEM), realizzato a Parigi nel 1929. La competenza universalmente riconosciuta del Comm. Colombo nel campo del diritto d’autore è anche confermata dalle alte responsabilità e cariche nazionali e internazionali, da lui coperte: fu presidente della SEDRIM e del BIEM, fece parte del Consiglio di amministrazione della Società Italiana Autori ed Editori, nonché della Commissione<noinclude><references/> {{PieDiPagina||200|}}</noinclude> bz53p1xrz0av2poty4s5z97f8mt9p2v Categoria:Pagine in cui è citato Giulio Ricordi 14 1019060 3842873 2026-05-31T19:56:01Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Giulio Ricordi}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Ricordi, Giulio]] 3842873 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Giulio Ricordi}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Ricordi, Giulio]] 6rml9f1rexsnym1mnoo4chul62550xq Categoria:Testi di Giulio Ricordi 14 1019061 3842874 2026-05-31T19:56:07Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Giulio Ricordi}} [[Categoria:Testi per autore|Ricordi, Giulio]] 3842874 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Giulio Ricordi}} [[Categoria:Testi per autore|Ricordi, Giulio]] mtg2nv4183kdq03yf6aopjioah79nzz Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/265 108 1019062 3842876 2026-05-31T19:57:37Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3842876 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>legislativa della CISAC, la Confederazione che riunisce le Società Autori ed Editori di tutto il mondo, e fu uno dei tecnici che collaborarono alla redazione della {{TestoCitato|L. 22 aprile 1941, n. 633. Protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio|legge sul diritto d’autore del 1941}}. Intanto nel 1940 Alfredo Colombo era stato nominato gerente della Ricordi, insieme a Renzo Valcarenghi prima, a Eugenio Clausetti e Camillo Ricordi poi. Furono quelli gli anni tristissimi della guerra e del dopo-guerra e Alfredo Colombo si adoperò con giovanile vigore nella estenuante opera di ricostruzione degli edifici e del patrimonio artistico ed editoriale della Casa. Nel 1952 veniva nominato Presidente della G. Ricordi & C. carica che occupò fino al 1960 quando si ritirò a vita privata. Era persona amabile, aperta, viva; i suoi collaboratori e subalterni non hanno dimenticato nè dimenticheranno facilmente la bontà del suo animo, la sua comprensione e umana solidarietà.<noinclude><references/> {{PieDiPagina||201|}}</noinclude> j76nq2qo27h6i1aps0ibii17yow9rfn Wikisource:Bar/Archivio/2026.06 4 1019063 3842884 2026-06-01T01:46:56Z Graziano D'Urso 79840 Gadget ArchiviaBar: creo nuova pagina del Bar 3842884 wikitext text/x-wiki {{Bar}} 67gktj2qi89yh5o9paupocrk6onle8a Pagina:Memorie storiche di Arona e del suo castello.djvu/285 108 1019064 3842979 2026-06-01T11:53:13Z Civvì 3943 /* Proofread */ 3842979 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Civvì" />{{RigaIntestazione||{{sc|e del suo castello - libro decimo}}|271}}</noinclude>alla loro conservazione, ed il maggior crollo fu poi loro dato allorchè sotto il regno d’Italia si dovettero trasportare all’archivio centrale stabilito in Intra, quando a riparare al detrimento la reggenza del pubblico pensò nell’anno 1830 a stabilire l’archivio notarile in un appartamento della casa che costituiva il già monastero delle monache della Purificazione, acquistatasi, come già si disse, dal comune nell’anno 1814; destinando tre grandi camere ed altri membri uniti per tale uso, e atti ad ingrandire l’archivio tuttavolta che il bisogno l’esigesse. Si son fatti costrurre i grandi armadii chiusi, capaci a contenere con buona distribuzione un’infinità di volumi, e si è ordinato l’ufficio per l’impiegato insinuatore a spese della tappa, ossia dei comuni che compongono i due mandamenti giudiziari di Arona e Lesa. Se a tali provvedimenti avessero con giudizio pensato i nostri maggiori, noi avremmo ancora gli atti anteriori al secolo XV e gli scrittori avrebbero un elemento vastissimo per la storia. La civilizzazione, la popolazione ed il commercio facendo ognora in questo paese ai tempi di cui scriviamo dei rapidi progressi, venne la necessità di stabilire delle discipline sanitarie, e degli ordinamenti interni, che col togliere le mal consigliate antiche usanze che più non convenivano al tempo, contribuissero al maggior decoro del paese; si è quindi in quest’anno dietro sovrano rescritto<ref>29 giugno 1830, approvato dal regio Senato di Toriuo li 5 marzo 1831.</ref>unito un codice di leggi politiche e sanitarie, cui diedesi nomi di bandi di polizia, il complesso delle quali discipline non potevano essere più adattate alla località, racchiudendo esse inoltre l’osservanza delle prerogative, e dei diritti<noinclude><references/></noinclude> aaow0836nsxfhbe09ysix8n4x7vtyqx L'anima 0 1019065 3842980 2026-06-01T11:55:37Z OrbiliusMagister 129 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3842980 wikitext text/x-wiki {{Disambigua}} *{{Testo|L'anima (Belli)}} *{{Testo|Le aureole/L'anima}} re4p9f27mirt5lbre73mgq5ud3hhrmz