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Discussioni utente:Candalua
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2026-08-03T15:19:09Z
Alex brollo
1615
/* Libro dei Re */ nuova sezione
3869849
wikitext
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<div class="plainlinks" style="float:left; border: 1px solid #999;padding: .2em .3em .25em;margin: .3em .3em .3em 1em;">'''Archivio'''
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[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3445904 2024]
</div>
<div style="float:right">{{A fine pagina}}</div>
<div style="width:70%; margin: 0 auto; text-align: center; border: 2px solid #FFD595; padding: 5px; background-color: #FFF0D9;">
[[File:Nordkirchen-090806-9419-Capellerallee-Atlas.jpg|200px|center]]'''{{PAGENAME}}''' (non visibile nella foto in quanto sta reggendo sulle sue spalle Atlante che a sua volta regge il Mondo) <br/> è in '''''[[w:Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikipause|wikisinghiozzo permanente]]''''' per cause dipendenti da '''lavoro, donne & altri vizi vari.''' <br/>Chiedete pure, ma sappiate che potrei sparire da un momento all'altro...
</div>
{{TOCright}}
== Fogna! ==
Caro Candalua,
come disse Jovanotti, ''Fogna! Non fmettere mai di fognare!''... e io fogno, o meglio, '''ſ'''ogno. Per diletto ho preso in considerazione un testo settecentesco con le esse lunghe, e mi sono messo di buzzo buono a cliccare con il [[Mediawiki:Gadget-fs.js|gadget f => s]] sulla casella con i due bottoni. Niente di sbagliato, ma mi chiedevo se per vecchi ''boomer-user'' come me fosse possibile usare la tastiera invece del mouse/trackpad: in pratica è possibile fare in modo che, attivato il gadget, oltre che cliccando sui bottoni, sia possibile effettuare la scelta tra effe ed esse cliccando sulla lettera corrispondente della tastiera? in tal modo potrei mantenere gli occhi sullo schermo invece di spostarli continuamente tra casella con bottoni e testo. Lo so, sono un triceratopo, ma lasciami fognare! Che ne pensi? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:26, 3 gen 2025 (CET)
:Cariffimo [[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliufMagifter]]! Fui tafti è fempre... ehm, sui tasti è sempre un po' difficile, ma ci poffo provare. Però dovrai aspettare un po', magari intanto dèdicati a qualcos'altro e poi ti farò fapere! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:30, 3 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: il fogno diventa una folida realtà! Ora puoi usare i tasti f-s e ''fpaffartela'' con i ''tefti fettecentefchi!'' [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:47, 20 gen 2025 (CET)
:::''Maggico Candalua!'' fantaftico! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 20:34, 20 gen 2025 (CET)
== Tks... ==
Mi sa che bisogna darci un occhio... -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:24, 12 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh sì. Se vuoi dedicarti un po' anche a questo, ti segnalo un paio di gadget utili che forse non hai ancora visto:
:* Contributi aggregati: una volta attivato, lo trovi nel menu di destra quando sei sulla pagina di un utente o nei suoi contributi. Ti mostra un riassunto degli indici su cui ha lavorato, dal più recente, col conteggio delle modifiche.
:* Cerca errori ortografici: questo lo trovi sugli indici (a volte ci mette un po' a caricare) e cerca possibili errori in base a dei pattern. Ovviamente non li trova tutti, e spesso trova dei falsi positivi, ma è molto utile per trovare gli errori più comuni senza guardare le pagine ad una ad una. Io raccomando di usarlo almeno dopo ogni trascrizione o rilettura completata, per fare un check generale.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 03:20, 13 gen 2025 (CET)
::Provato Contributi aggregati... è il conto degli edit fatti nelle pagine relative a un indice? sulla tua PU non finisce più di caricare roba... :D Bello, ma è un altro componente che con dark non va :-( -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 13:06, 13 gen 2025 (CET)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eheh, penso sia dura trovare un indice su cui non ho messo le mani... Per tutti questi gadget io ho fatto un css comune con alcuni stili per finestre, bottoni ecc. (altri temo che siano ancora nel common), che trovi all'inizio della pagina di "gadget definition"... Forse si riesce a farne una versione dark, in modo da sistemare tutto in un colpo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:11, 13 gen 2025 (CET)
::::Allora forse avevo già fixato la cosa in locale mettendo a punto non ricordo più quale altro gadget che Alex mi aveva segnalato... il cerca&sostituisci, mi pare. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 16:56, 13 gen 2025 (CET)
== "Pasticcio" pt. 2 ==
Ciao, ho appena fatto un edit che mi ha dato lo stesso problema che ho spiegato nella mia pagina di discussioni. Questa volta [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Autore:Gino_Fano&diff=prev&oldid=3457687 qui]. Sinceramente non mi è chiaro il motivo per cui succeda sta cosa, dato che quella roba cancellata non mi compare nell'editor. In più anche l'anteprima sembra corretta, non si nota nulla di strano fino a quando non salvo la pagina. Annullare l'edit non funziona, ci ho provato ma la pagina diventa vuota (letteralmente), quindi non ho neanche salvato. Potresti sistemare e spiegarmi la causa di questi problemi, così evito che succeda di nuovo? Francamente non mi era mai capitato. Grazie e scusa per il disturbo. [[User:Emyn Muil|Emyn Muil]] ([[User talk:Emyn Muil|disc.]]) 17:29, 13 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:Emyn Muil|Emyn Muil]]: ciao, questi errori accadono ogni tanto ma non ho mai capito bene la causa, ne stiamo parlando anche adesso al bar. In questi casi, prova comunque a fare un edit "a vuoto" (cioè vai in modifica e salvi senza aver modificato nulla), questo dovrebbe ripristinare l'area dati. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:49, 20 gen 2025 (CET)
== Disambigue: problemi in vista ==
Caro Candalua,
il titolo è un po' enfatico perché non so se si tratti di un vero problema o meno. Ti espongo il caso, tu sicuramente capirai quale ingranaggio sotto la scocca dello script sia da regolare.
* Mi sto apprestando a spostare [[Poesie (Mamiani)/Inni Sacri]] a [[Inni sacri (Mamiani)]], si prospetta dunque la disambiguazione di [[Inni sacri]] tra quelli di Manzoni e questi di Mamiani.
* vado su [[Inni sacri]], attualmente sede degli inni di Manzoni, e trovo già una nota disambigua relativa a [[Il nome di Maria]]... ma questa nota disambigua non dovrebbe trovarsi solo tra [[Inni sacri/Il Nome di Maria]] e [[Nova polemica/Il nome di Maria]]? Il problema è già stato segnalato da qualche altra parte, ma non ricordo dove né quale sia l'origine di questo bugghetto. Secondo te è grave?
'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:41, 22 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: lo so... il problema è che nelle disambigua spesso ci sono dei link in più rispetto ai testi da disambiguare. Devo capire come fare a scartarli. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:17, 22 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: credo di aver sistemato, adesso il gadget guarda anche se il link proviene da un template Testo, in modo da scartare altri link eventualmente presenti nella disambigua ma non pertinenti. Ovviamente bisogna usare Testo solo per i testi da disambiguare. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:02, 24 gen 2025 (CET)
:::Fantastico: sei un razzo del debug! Direi che la tua idea è la soluzione migliore. Purtroppo per un breve periodo ho usato dei "doppi template testo", ma ricordo che i casi problematici sono molto pochi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:05, 24 gen 2025 (CET)
== Decesso di PersonalButtons.js ==
Da stamattina la mia "bottoniera", che contiene i bottoni definiti in [[Utente:Alex brollo/PersonalButtons.js]], non dà segni di vita. La console si lamenta dell'errore ''document.ready non è una funzione'' e incrimina startup.js. Hai idea di cosa potrebbe essere successo? Disgraziatamente sono consapevole che i miei script personali sono poco robusti, ma senza di loro sono morto... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:05, 27 feb 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: io stamattina ho messo un po' in ordine il [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki%3AGadgets-definition&diff=3481359&oldid=3464390 Gadgets-definition], ma non credo che c'entri qualcosa. La tua bottoniera si appoggia a qualche altro script? Cos'è startup.js? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:32, 27 feb 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Non ne ho idea, la console emette questo lamento ... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:21, 27 feb 2025 (CET)
:::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Comunque_ ho trovato deselezionato il gadget "Raccolta dei giocattoli", riattivandolo il problema è scomparso (e pure l'errore). Grazie comunque per l'attenzione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:32, 27 feb 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: uhm, strano: io ho spostato alcuni gadget, ma la raccolta dei giocattoli non l'ho toccata. Strano che si sia disabilitato per conto suo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:57, 27 feb 2025 (CET)
== Privilegio ==
Per favore, mi ridai i privilegi di admin dell'interfaccia, che mi sono scaduti? Ne farò un uso omeopatico.... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:49, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: rinnovati per un anno, così non hai più scuse per non toccare i gadget :D [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 07:54, 20 mar 2025 (CET)
== Request to delete [[MediaWiki:Cite_reference_link]] ==
Hello @[[Utente:Candalua|Candalua]] and sorry for posting in English.
[[meta:WMDE_Technical_Wishes|My team]] is currently working on some improvements regarding references and footnotes and we realized, that you added a custom version of [[MediaWiki:Cite_reference_link]] to this wiki once.
We recently [https://gerrit.wikimedia.org/r/c/mediawiki/extensions/Cite/+/1056448 updated] that message in the code. Due to the override on your project these updates are not be applied here. Since the [[MediaWiki:Cite_reference_link|custom version]] does not add any special formatting that seems to be needed here it would be best to delete that page.
Thank you and feel free to reach out if you have questions or need help.
[[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 12:20, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: ok, done. We'll keep hiding the brackets using font-size: 0 as suggested on gerrit. Thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:16, 20 mar 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Thanks again, I just realized that you also created <code>MediaWiki:Cite_reference_link</code> on [https://vec.wikisource.org/wiki/MediaWiki:Cite_reference_link vec.wikisource.org] it would be really helpful if you could delete that version there as well. At also seems to have no relevant custom changes :-). Best [[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 17:32, 20 mar 2025 (CET)
:::@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: done that too, thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:46, 20 mar 2025 (CET)
== autoNs0 ==
Ciao, sembra ci sia un problema col tool: adesso inserisce il tag pages anche quando si entra in modifica, creando un duplicato [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:26, 5 apr 2025 (CEST)
:Aggiungo: il problema [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=L%27ug%C3%B9ri_de_sto_monno&curid=308599&diff=3499830&oldid=3453620 non si presentava ieri alle 14:10] ma [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Lum%C3%ACe_di_Sicilia_(Novella,_1926)&curid=949669&diff=3499972&oldid=3476273 capitava alle 18:59]--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:29, 5 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: grazie; dovrei aver sistemato. Come avrai visto sto cercando di fare ordine nei gadget per riuscire a velocizzare il caricamento, e sono incorso in una svista. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:07, 5 apr 2025 (CEST)
== Correttore ortografico ==
Proseguendo da [[Discussioni_indice:Yambo,_Luna_paese_incomodo.djvu#Rilettura|qua]], (visto che là è OT), si ho presente le convenzioni sugli accenti, è una vera rottura di palle che in quel testo si usi '''í''' anzichè '''ì''' che c'è sulla tastiera... :-D Anche se forse visto che vedo una incomprensibile sezione memoregex che riguarda la ì, sarebbe più veloce per l'umano mettere delle ì e poi lasciare che sia qualche magia a correggerle... ok, vado a vedere che dice MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici.js per farmi una cultura ;-) ciao -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 10:08, 7 apr 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: quella del memoregex è un'altra idea geniale del buon @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: con il gadget [[Aiuto:Strumenti per la rilettura|Strumenti per la rilettura]], hai un comando "Trova e sostituisci" (nel menu di sinistra) con cui puoi sostituire caratteri in una pagina e dirgli "Ricorda questa sostituzione". Nelle pagine successive la potrai applicare (insieme a tutte le altre sostituzioni già salvate da te o da altri) con il comando PostOCR o più rapidamente Alt+7. Attivando anche la [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli|bottoniera]] ti trovi in basso anche dei bottoni "salva regex", "carica regex", "esegui regex", che vengono comodi (specialmente il salva, con cui le regex vengono scritte in quella sezione che hai visto, così sei sicuro di non perderle — altrimenti mi pare che rimangano solo sul browser).
:P.S. questa è probabilmente una cosa che prima o poi dovremmo mettere su un gadget per conto suo, in modo che ci siano tutti i comandi in un box solo, più intuitivo per l'utente (lo dico più che altro per Alex, ma ne riparleremo nel bar tecnico). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:53, 8 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sì, l'idea di incorporare il "carica regex" e il "salva regex" nel Trova e sostituisci mi piace molto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:04, 8 apr 2025 (CEST)
:::Rispondendo a [[Discussioni_utente:Damadicarta#c-Candalua-20250408073300-Damadicarta-20250407090100|questo]] ("strumento utile, già che ci sono, è il "Controlla interruzioni di pagina", dal menu Strumenti:")... nel menù strumenti non ho quella voce... :(. E ne approfitto per segnalare quella che penso sia un'altra problematica per gli utenti che si approcciano a WS: l'interfaccia è molto dispersiva, con comandi a destra, a sinistra, nel sottomenu, in basso, in alto... La UX è un inferno :-D<br>
:::Per es, non me ne voglia @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], ma perchè carica-salva-esegui regex sta in una barra in basso, mentre trova&sostituisci nel menù a sx (o nel menu panino se si nasconde il menu?). E' lo stesso script, o cmq lo stesso tipo di attività, no?<br>
:::Altro es. (per par condicio :-p ) perchè "Cerca errori ortografici" e "Controlla interruzioni di pagina" invece stanno nel menù strumenti a dx? Troppe cose sparpagliate ovunque.🤯
:::IMHO ci vorrebbe una razionalizzazione "per attività". :-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:31, 8 apr 2025 (CEST)
:::Fra l'altro Vector22, con i suoi spazi esagerati di default e il suo bianco-ovunque-e-senza-bordi peggiora pure la percezione di non capire dove si è e cosa si fa. Lo noto ora perchè "a casa mia" ho stretto tutti gli spazi inutili e messo bei bordini azzurri per delimitare certe cose, ma per l'utente "di default" sembra di navigare in un oceano di comandi sparsi dappertutto... Lo trovo molto "faticoso". --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:35, 8 apr 2025 (CEST)
::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh, infatti sarebbe il punto a cui vorrei arrivare anch'io. Gli "Strumenti per la rilettura" e la "bottoniera" in basso sono tra i gadget più vecchi, e risalgono ad un'epoca in cui era più facile "attaccare roba" al di fuori dei menu standard, e in cui veniva più naturale riunire tante funzioni diverse. L'interfaccia era più basica e la trascrizione più laboriosa, per cui ci siamo scatenati ad inventare gadget che ci potessero aiutare (anche in maniera un po' disordinata, provando e riprovando). Adesso il paradigma è cambiato, perché è possibile caricare i singoli gadget selettivamente in base all'azione (view o edit) e al namespace, quindi è più conveniente avere gadget che fanno una cosa sola e che si caricano solo quando serve quella singola cosa. Quindi vorrei pian piano isolare le funzioni più utili, come il memoregex, e portarle verso questa direzione, anche per riuscire poi a metterci le mani più facilmente, senza timore di rompere altre cose.
::::Per il "Controlla interruzioni di pagina", il gadget è ErroriComuni che dovresti avere attivato; il comando si attiva solo in ns0 e solo in visualizzazione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:21, 8 apr 2025 (CEST)
:::::Mah, ho appena finito di correggere i trattini e avere il tasto "esegui memoregex" subito in basso a portata di click senza passare da menù e voci varie è stato molto comodo. Per cui anche l'idea di concentrare tutti i comandi di correzione/verifica nella bottoniera non è male... Forse potrebbe essere una specie di menù con voci che si aprono verso l'alto? boh.
:::::Controlla interruzioni di pagina continuo a non vederlo anche se ErroriComuni è on. :-( [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 15:37, 8 apr 2025 (CEST)
::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Ti suggerirei di fare un viaggio esplorativo in Distributed proofreaders, il "laboratorio tipografico specializzato" del progetto Gutenberg. La filosofia di trascrizione è completamente diversa da quella di wikisource, ma la differenza fondamentale, secondo me, è che fa una sola cosa, mentre la nostra interfaccia è un adattamento di quanto serve a una miriade di progetti diversi, dominati da wikipedia. Mi pare di ricordare che nei pasticci che ho fatto, anni fa, ci sia qualche traccia di quell'interfaccia.
::::::Sarebbe poi interessantissimo esplorare per bene la wikisource tedesca, he ha avuto una evoluzione profondamente divergente, fino ad allontanarsi dall'interfaccia proofread. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:38, 8 apr 2025 (CEST)
:::::::<small>@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], Distributed proofreaders sarebbe [https://www.pgdp.net/c/]? Look molto anni '90 :D
:::::::de.ws in effetti non capisco come operi: l'interfaccia "a fronte" mi sembra concettualmente meglio. Il problema che sento io, come dicevo, è la dispersione "logica" degli strumenti e la difficoltà ad adattare l'interfaccia alle esigenze di lettura. Beninteso, non è una critica al vs lavoro, solo una suggestione. :-) Purtroppo non ho le competenze per fare qualcosa di concreto su questi aspetti. --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:27, 8 apr 2025 (CEST)</small>
::::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Il tuo link punta alla home page: sei andato fino all'interfaccia di editing? Penso che ci si debba registrare e travestire da volontario :-)
::::::::Io l'ho fatto, ho lavorato su un bel po' di pagine, anche se come utente con minimi privilegi (c'è molto rigore nel sito, gli utenti novizi possono fare solo cose elementari, sotto severo tutoraggio, su testi già selezionati e caricati dagli admin, per passare di livello occorre superare veri esami online... è un mondo del tutto diverso da mediawiki), ed è stata un'esperienza molto interessante e suggestiva.
::::::::Ma stiamo devastando la talk page di Candalua; mi scuso e ti propongo, se ti interessa, di parlarne altrove. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:46, 9 apr 2025 (CEST)
== Gadget Riassunto ultime modifiche ==
Ciao. Le righe tr.odd dovrebbero avere background-color: var(--background-color-backdrop-light) e non #efefef, altrimenti in dark restano bianco sporco. ;-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:35, 12 apr 2025 (CEST)
:Rammento [[mw:Recommendations for night mode compatibility on Wikimedia wikis]], praticamente la bibbia per questo tipo di operazioni. -- [[User:ZandDev|ZandDev]] ([[User talk:ZandDev|disc.]]) 14:42, 20 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: {{Fatto}}
::@[[Utente:ZandDev|ZandDev]]: TrameOscure aveva iniziato a lavorare sul night mode, ma poi visti i suoi trascorsi wikipediani qualcuno non si fidava e abbiamo lasciato perdere. Ma se tu ci sai fare, non ti andrebbe di proporti per un flag temporaneo di ''interface administrator''? Io sto già facendo un lavorone di ottimizzazione dei gadget, oltre al consueto "lavoro sporco", e non riesco a stare dietro a tutto. Ovviamente ti farei comunque da "garante" di fronte alla comunità. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:21, 22 apr 2025 (CEST)
:::👍 Cmq sono sempre a disp. se a ''qualcuno'' sono passate -come spero- le ''psicosi-poco-[https://foundation.wikimedia.org/wiki/Policy:Universal_Code_of_Conduct/it UCoC-compliant]''. :-p -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:55, 22 apr 2025 (CEST)
== Richiesta di rivalutazione opera ora con ISBN ==
Gentile Candalua,
ti scrivo in merito alla precedente cancellazione della pagina ''[[Whelmity. Manifesto del pensiero strutturato]]'', da te motivata con la mancanza di una fonte editoriale verificabile.
Ti segnalo che l’opera è ora regolarmente '''pubblicata su Amazon KDP''' in formato cartaceo ('''ISBN: 979-8282754032''') e disponibile anche in formato eBook ('''ASIN: B0F7M6MQ51''').
È inoltre '''archiviata su Internet Archive con metadati completi''':
🔹 https://archive.org/details/whelmity-manifesto-del-pensiero-strutturato
🔹 [[openlibrary:works/OL43287365W|Open Library]]
L’opera è rilasciata con licenza '''Creative Commons BY-SA 4.0''', quindi compatibile con le linee guida di Wikisource.
Chiedo cortesemente se è possibile '''valutare la ripubblicazione''' o fornirmi ulteriori indicazioni per procedere correttamente.
Grazie per l’attenzione e il tempo dedicato,
<nowiki>--~~~~</nowiki> [[User:Marino car|Marino car]] ([[User talk:Marino car|disc.]]) 22:53, 8 mag 2025 (CEST)
== autoPt ==
Ciao, ho visto che hai tolto il comando dalla barra a sinistra. Mi pare di capire che lo hai fatto perchè la funzione non è necessaria: la parola viene riunita da sola. Ma ogni tanto non succede vedi [[Pagina:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu/11 |qui]. In questo caso cosa devo fare? ho letto che qualcuno si è messo il tasto da qualche parte, come di fa? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:27, 11 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: c'è il bottone Pt nella barra in alto (che sarebbe il posto "ufficiale" dove mettere i nostri strumenti). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 11 mag 2025 (CEST)
::Grazie, ora l'ho visto. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:51, 11 mag 2025 (CEST)
== Filo d'Arianna per pag. di aiuto e ns:ws ==
Detto anche breadcrumb. Ho notato che [[:Template:Intestazione indice linee guida]] e [[:Template:Intestazione indice aiuto]] generano una inutile e brutta duplicazione del nome della pagina (vedi [[Aiuto:Guida del lettore|qua]] per es.). Non ne capisco lo scopo e visto che i due template hanno dei parametri non vorrei fare casino. Ma per es fr.ws mi sembra sia più pulito e comprensibile ([https://fr.wikisource.org/wiki/Aide:Cr%C3%A9er_un_fichier_DjVu es.]). Si può togliere questo "doppio/triplo titolo" o ha qualche scopo che non comprendo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:45, 12 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: anticamente c'erano degli stili che poi si erano persi in qualche pulizia. Ora li ho rimessi (con templatestyles). C'è da dire però che la cosa aveva maggiore senso quando si poteva nascondere il titolo "normale" delle pagine usando {{tl|Nascondi titolo}}: ora sembra molto più una ripetizione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:09, 12 mag 2025 (CEST)
::Infatti anche quel template non lo capivo.. :D
::Però a sto punto leverei il box di ripetizione, anche perchè non funziona con la mod. scura... [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:45, 12 mag 2025 (CEST)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sì, quasi quasi... si potrebbe tenere solo le briciole di pane. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:51, 12 mag 2025 (CEST)
::::Esatto... Poi come hanno fatto i francesi mi sembra molto carino, con la casetta (o volendo col salvagente). -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:56, 12 mag 2025 (CEST)
== Linee punteggiate ==
Ciao. Di situazioni come [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Yambo_-_Manoscritto_trovato_in_una_bottiglia,_Roma,_Scotti,_1905.pdf/78&diff=next&oldid=3523999 questa] ce ne sono in millemila miliardi di pagine in 'sto libro.
Mezza riga di punti e mezza riga di testo... in proporzioni variabili. Non sapendo come ottenere l'effetto ho messo punto-spazio-punto-spazio-punto-testo o testo-punto-spazio-punto-spazio-punto a seconda dei casi senza cercare l'esatta resa grafica. Non ci sono mai spazi dopo il terzo punto perchè quella combinazione con spazio finale l'ho usata come regex per il template rigapunteggiata/16 --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:14, 16 mag 2025 (CEST)
== Ariosto ==
Ciao. Sono finalmente arrivato a creare le pagine Opera delle liriche dubbie. [[Opera:Madonna, qual certezza|Questa]] è la prima (corrispondente a [[:d:Q134486391|questo elemento Wikidata]]): quando hai tempo, ci sarebbe da modificare il template {{tl|Opera}} per mostrare il possibile autore anche qui da noi.-- [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 12:10, 17 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: ok, ho aggiunto la gestione del "possibile autore" (da testare cosa succede se sono più di uno). Ho creato [[:Categoria:Opere con possibili attribuzioni]] per radunare questi casi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:04, 19 mag 2025 (CEST)
::Grazie mille, ti faccio sapere se trovo comportamenti inaspettati o ''bug''--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 13:08, 19 mag 2025 (CEST)
== Due domande "laterali" ==
Abbi pazienza se ti pongo due domande che con wikisource hanno poco a che fare (ma poi... chissà...).
Dopo decenni mi è tornata la voglia di preparare pagine web.
Ho scelto come editor Bluegriffon. OK? Altro?
E se oltre a creare pagine web locali, volessi metterle in rete, hai qualche suggerimento? Non mi serve un dominio "mio". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:54, 22 mag 2025 (CEST)
== Info ==
Ho "perso un pezzo" nella discussione sulle Ville, si può far sparire il dato? Grazie :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:47, 9 giu 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: intendi il tuo IP, vero? ho provveduto a mascherarlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:53, 9 giu 2025 (CEST)
== Modifica gadget ==
Fatta una piccola modifica a [[Mediawiki:Gadget-common.js]], funzione newAutoRi, in modo che funzioni anche se il parametro pagina contiene un tl rl (visualizzazione come numero romano). Visto che sono estremamente arrugginito e che ti stai occupando di risistemare gli script ti avviserò ad ogni mia cauta modifica. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:30, 16 giu 2025 (CEST)
== Pg aggiunto in modo strano ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Come_si_possa_diventare_artisti_cinematografici_1914-PaoloAzzurri.pdf/30&diff=next&oldid=3542341 Questo] mi si è aggiunto facendo Alt+7, immagino che venga da una MemoRegex di chissà quale altro indice! Grazie [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 14:10, 3 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Cruccone|Cruccone]]: purtroppo è un bug noto. Succede a volte quando si cambia indice, probabilmente perché non trova un memoregex sull'indice nuovo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:41, 3 lug 2025 (CEST)
== OCR Google ==
Ciao, mi dicono che hai tolto il pulsante tra i gadgets. A me è molto utile spesso, es. di [[Pagina:Matilde Serao Evviva la vita 1919.pdf/76| questa pagina]] non vedo il testo se non uso il tasto OCRGoogle. Come faccio ad attivarlo per me? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:00, 27 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ciao, l'ho disattivato perché è da qualche anno che è stato sostituito da uno strumento "ufficiale", che è il bottone "Trascrivi testo": puoi usare quello d'ora in poi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 20:13, 27 lug 2025 (CEST)
::Grazie. Come faccio ad attivarlo? devo inserire una istruzione nel mio common.js? me la puoi indicare? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 15:15, 28 lug 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non è un gadget, è un componente standard, quindi dovresti già vederlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:38, 28 lug 2025 (CEST)
::::Non lo vedo; potresti guardare il mio common.js per capire se lì ho fatto pasticci? [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:24, 28 lug 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ho visto che avevi tentato di riaggiungerti il bottone OCRGoogle, ma in quel modo non poteva funzionare, ora forse sì. Comunque, riusciresti a caricare uno screenshot dove si veda l'intera pagina quando vai in modifica? Va bene su Commons, o qualunque altra piattaforma dove ti sia comodo. Vorrei davvero capire come ti appare il sito, perché senz'altro c'è qualcosa di strano. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:10, 28 lug 2025 (CEST)
::::::ecco una [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao.png pagina normale] e [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao_con_eis.png una con eis] del testo Serao che per problemi strano non mi visualizza la pagina. Per questo qui mi serviva assolutamente la funzione ORCGoogle. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:35, 28 lug 2025 (CEST)
:::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non sono riuscito a replicare del tutto la tua situazione, comunque vedo che stai ancora usando il tema "Vector legacy"... io ti consiglierei, per cominciare, di passare a quello nuovo, andando su Preferenze -> Aspetto e scegliendo "Vector (2022)". Poi può essere che tu abbia attivato qualche gadget "strano" che magari nasconde o copre il bottone trascrivi... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 28 lug 2025 (CEST)
== Problemi OCR Google ==
Con la mia utenza l'accoppiata pulsante OCR Google - eis funziona, ma non funziona per @Giaccai nè per la mia utenza secondaria. Da cosa può dipendere? Puoi aiutarci? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:16, 1 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: la tua utenza non so, ma hai visto lo screenshot dell'ambiente di @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] che ha postato qui sopra? È come fare un tuffo nel passato... ha ancora la vecchia Vector e altri gadget strani che non usa più nessuno, tipo "Blocca la sidebar" e "Resize.menu"... e le mancano alcune cose indispensabili, tipo Section (e infatti non sa mai come gestire i capitoli che iniziano a metà pagina...). Io ho cercato di replicare la situazione sulla mia utenza, ma non ci sono nemmeno riuscito del tutto. Bisognerebbe fare un "riallineamento" con la situazione generale degli altri utenti, sennò ci sono troppe cose che potrebbero influire, e facciamo anche fatica a capirci. Avrei bisogno di vedere l'elenco completo dei gadget attivi, e magari anche i tab "Aspetto" e "Casella di modifica" delle Preferenze, forse anche lì c'è qualcosa che può influire, tipo il visual editor. E ovviamente sbiancare tutti gli script personali. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:37, 1 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie. Provo a operare con più diligenza sulla mia utenza secondaria. Poi suggerisco a @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] le contromisure. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:43, 1 ago 2025 (CEST)
:::@Trovato il problema in [[Utente:Alex brollo bis]]: era attivato il gadget eis test, non aggiornato con le istruzioni di caricamento di OCR Google. Adesso è allineato all'eis generale. @Giaccai : Chissà, forse adesso ti funziona... prova ad attivare Vector 2022. E per attivare l'aggiornamento dei tuoi gadget, disattivane qualcuno, e salva; se poi lo rivuoi puoi riattivarlo e salvare di nuovo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:06, 1 ago 2025 (CEST)
::::caro Alex, ho già attivato Vector 2022 prima di scriverti. Ho cancellato diversi gadget, ho cambiato browser, ma tutto resta come prima, non vedo il tasto OCR standard e neanche il tasto OCR Google. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:35, 1 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Uffa. :( Riprovo... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:28, 2 ago 2025 (CEST)
== Ancora su Giaccai e Google-OCR ==
Mistero. Dall'utenza di Giaccai, lanciando in modifica dalla console <code>mw.loader.load('//wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki:GoogleOCR.js&action=raw&ctype=text/javascript');</code>, non succede niente. Da tutte le mie utenze, compare immediatamente il pulsante Google OCR funzionante. Nonostante l'azzeramento di script personali (common.js, PersonalButtons.js) non cambia nulla. E' come se ''Giaccai non potesse vedere //wikisource.org''. Ho gettato la spugna. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:39, 10 ago 2025 (CEST)
:PS: Giaccai dice che entrando in modifica nsPagina si apriva un box con F8 F7 F6.... non l'ho visto e non ho capito cosa sia e da dove venga. :(. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:09, 10 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: c'è un'ultima cosa, un pochino drastica, che Giaccai potrebbe fare: aprendo il browser in incognito, crearsi una seconda utenza Giaccai2 e vedere se da lì le cose funzionano. Se neanche così va... allora è proprio stregato il suo pc. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:31, 21 ago 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Prova anche il suggerimento di Candalua.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:41, 21 ago 2025 (CEST)
::::Ho aperto una nuova utenza con lo stesso risultato (ma senza aprire il browser in incoglino perchè non so come fare) Ho provato le due utenze su un altro pc un Mac, ma in nessun caso vedo il tasto OCR. Sul mio pc ho Linux Mint Mate. Mi rassegno? Grazie molto a entrambi per la pazienza, buona giornata [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:15, 22 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: scusa, ma vedi proprio tutto identico da un'utenza all'altra? Non c'è nessuna differenza per esempio tra i bottoni della barra di modifica, o tra i comandi del menu? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 22:23, 25 ago 2025 (CEST)
== Flag AI ==
Sarei propenso a richiedere il flag di AI per sistemare robette qua e la che confliggono con la modalità scura in modo che possa finalmente essere funzionale e consistente nonchè abilitata anche per non-loggati.
Inoltre vorrei fare qualche altro fix funzional/estetico a vector22 (che di default sembra un'interfaccia per mobile e non per pc...🙄). Visto che nulla s'è mosso in 8 mesi, e che certe obiezioni dovrebbero essere superate, ti pare inopportuno che riproponga la cosa al bar da qui a qualche tempo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 20:30, 20 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sembra anche a me che i tempi possano essere maturi. Mi pare che, superato qualche piccolo screzio iniziale, tu abbia dimostrato di portare un contributo utile al progetto, e di saper collaborare con gli altri utenti. Nella richiesta, dettaglia bene il perimetro del tuo intervento: sistemare la modalità scura va bene, ma se hai visto altre fix da fare, spiega bene quali sono e cosa comportano, ed eventualmente rimandale ad una seconda richiesta. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:28, 21 ago 2025 (CEST)
::"Utile" è un parolone... in realtà il mio contributo è abbastanza limitato e per niente paragonabile a quello di moltissimi altri che trascrivono decine di pagine al giorno 😨, ed è anche un po' di contorno e ''sui generis'' ([https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Speciale%3AContributi&target=TrameOscure&namespace=12&tagfilter=&start=&end=&limit=50 propedeutico]?).
::Le "altre" fix sono abbastanza piccolezze, riguardano la compattazione dei menu (che allo stato sembrano spaziati da touch e se si tiene lo zoom a >100% sono pure da scrollare...) e un elegante bordino 1px azzurro (come sotto l'header, che era un'aggiunta mia) per scontornarli: mera estetica ma IMHO decisamente migliorativa percettivamente specie per chi apprezzava vector legacy o addirittura roba più datata e meno piatta/vuota/lattiginosa. Semmai produco uno screenshot.
::Provvedo appena ho ragionevolmente tempo di dedicarmi alla cosa, anche perchè devo prima estrapolare dalle mie millemila modifiche in locale quelle da trasferire. :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 17:24, 21 ago 2025 (CEST)
== Bug VisualEditor? ==
Sono incappato in un problema di VisualEditor che non avevo notato in passato.
Se si edita una sezione di una pagina (es [[Aiuto:Guida alla pubblicazione di un testo/Pubblicizzare il testo|m'è successo qua]] con "modifica sorgente" a lato del titolo di sezione, viene caricata come wikitesto raw solo la sezione. Se si fa qualche modifica e si passa a "modifica" tramite la scritta in altro (non l'icona dell'occhio e della penna), si passa al WYSIWYG di quella sola sezione, ma salvando, di tutta la pagina resta veramente ''solo'' quella sezione. In pratica VE carica e visualizza solo una porzione della pagina, ma salvando considera che il salvataggio sia di ''tutta'' la pagina.<br>
La cosa non si verifica se lo switch viene fatto con le icone occhio/penna.<br>
Non so se è materia di cui ti occupi tu (forse no), ma di certo ne capisci più di me. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:20, 24 ago 2025 (CEST)
== Problemi capolettera ==
Ciao, ho un problema in [[Pagina:Gemelli Careri - Viaggi per Europa, Vol. I, Napoli, Roselli, 1701.djvu/27|questa pagina]]: sostanzialmente, non funziona l'"a capo". Dopo diversi scervellamenti, ho notato che togliendo il tl Capolettera non ci sono problemi e va a capo tranquillamente. E' possibile ci sia qualche bug? Grazie dell'aiuto! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:29, 29 set 2025 (CEST)
:Ciao @[[Utente:Modafix|Modafix]]! Era il PieDiPagina che causava questo comportamento strano... aggiungendoci prima un ritorno a capo, è andato a posto. Comunque, credo che nella trasclusione i paragrafi sarebbero venuti giusti lo stesso, che è quello che conta di più. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:47, 29 set 2025 (CEST)
::Grazie ancora! :) [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:54, 29 set 2025 (CEST)
== Piccolo e irrilevante bug di autoNs0 ==
In Critica della ragion pura, la struttura del Sommario è particolarmente complessa, con sovrabbondanza di livelli di sottopagine, e autoNs0 si confonde compilando (in alcuni casi) campi prec e succ "rotti". Non è una problema rilevante, vista l'eccezionalità del caso, ma visto che ho incontrato il problema ho pensato che fosse il caso di segnalartelo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:39, 10 ott 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh, mi pare che regga fino a 5 livelli, e quindi vedo che si arriva addirittura a 8... :D Era stato già complicato gestirne 5, quindi senz'altro lo lascerò così. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:35, 10 ott 2025 (CEST)
== Notice of expiration of your interface-admin right ==
<div dir="ltr">Hi, as part of [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]], this is an automated reminder to let you know that your permission "interface-admin" (Amministratori dell'interfaccia) will expire on 2025-11-04 09:54:42. Please renew this right if you would like to continue using it. <i>In other languages: [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot/Messages/default|click here]]</i> [[User:Leaderbot|Leaderbot]] ([[User talk:Leaderbot|disc.]]) 20:42, 28 ott 2025 (CET)</div>
== maggiore rispetto e spiegazioni di cancellazioni voci ==
Ciao, ho per due volte consecutive inserito una voce riferita a uno scrittore e giornalista che tu hai, nel primo caso cancellato, e nel secondo addirittura bannato.
Puoi essere così gentile da spiegarmi i motivi e, soprattutto, capire perché non ci si rivolge all'autore della VOCE e/o DISCUSSIONE, fosse anche in privato, per spiegare l'azione?
E' una questione di rispetto verso chi ha interesse per questa enciclopedia, oltre che alla fonte riportata
Grazie, attendo un tuo opportuno riscontro
Gianbattista Sforza [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 12:19, 24 nov 2025 (CET)
:@[[Utente:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]]: il motivo è chiaramente indicato nell'operazione di cancellazione: "Pagina costituita unicamente da collegamenti esterni e spam promozionale". Wikisource non è il luogo dove inserire il curriculum vitae di uno scrittore contemporaneo per cercare di dargli visibilità. In particolare è vietato l'inserimento di link a siti personali o che comunque pubblicizzano un autore a fini commerciali. La biografia si può eventualmente inserire su Wikipedia, sempre se lì la ritengono meritevole di interesse enciclopedico, cosa di cui dubito. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:49, 24 nov 2025 (CET)
::va bene, grazie [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 16:13, 24 nov 2025 (CET)
== Ancora sul nuovo Trova e sostituisci ==
Dopo parecchie settimane di uso intensivo del nuovo Trova e sostituisci, su testi in prosa, sono entusiasta. Adesso sono alle prese con un testo poetico in versi, e trovo un intoppo: la rinuncia a Strumenti di rilettura, ed in particolare dello script per la numerazione dei versi, mi crea qualche difficoltà.
Immagino che il problema stia principalmente nella routine cleanup, che in Strumenti richiama (fra le altre cose) il vecchio Trova e sostituisci, mentre il nuovo ridefinisce la routine.
Provo a creare un "clone" di [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFramework.js]] cancellando ogni riferimento a cleanup, ad uso personale, in modo da aggirare i conflitti. Ma temo di aver perso qualche abilità critica. Tu hai in progetto di risolvere? Tienimi informato, per favore. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:33, 10 dic 2025 (CET)
:Fatto, procedo con il test. Il gadget clone è [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFrameworkNew.js]], sembra funzionare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:17, 10 dic 2025 (CET)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: purtroppo ci sto lavorando molto saltuariamente, anche per una certa incertezza su come procedere. Vorrei portare in Trova&Sostituisci il vecchio cleanup e il RigaIntestazione, ma senza portarmi dietro pacchi di codice legacy, e non è facile. Poi bisognerebbe capire che fare degli altri Strumenti per la rilettura. Comunque non ci dovrebbero essere conflitti, solo lo shortcut, ma il Trova&Sostituisci è in grado di accorgersi se hai gli Strumenti attivati e nel caso rinuncia a prendersi lo shortcut. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:12, 10 dic 2025 (CET)
:::Io sono appagato, il nuovo gadget si attiva e fa tutto, e non collide con il nuovo Trova e sostituisci. Mi rendo conto che è uno script caotico, ma è quello che mi serviva... ti chiedo solo di verificare che non parta di default. E ancora complimenti per il nuovo Trova e sostituisci. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:35, 10 dic 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh sì, avevi lasciato il default. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:23, 10 dic 2025 (CET)
:::::Trovato un bug, c'è qualcosa che non va nella gestione di RigaIntestazione (in Telesilla) scatenato da <code>Alt+7</code>. Indagherò fino allo sfinimento. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:06, 13 dic 2025 (CET)
::::::Mi pare che il problema si verifichi ''solo sotto eis''. Non è molto ma è un indizio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:12, 13 dic 2025 (CET)
:::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ieri sera ho introdotto in trova&sostituisci anche la riga intestazione automatica, non so se può interferire. Come le altre funzioni, è disattivabile aprendo il gadget. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 23:27, 13 dic 2025 (CET)
::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Ritorno a Telesilla e verifico. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:27, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::Sembra che ci siamo.
:::::::::* Sotto Modifica non-eis Alt+7 funziona ma con una piccola differenza rispetto all'algoritmo originale.
:::::::::* Sotto Modifica eis Al7+7 si imbizzarrisce.
:::::::::La differenza rispetto all'algoritmo originale è che l'algoritmo nuovo è ''forzante'', ossia modifica RigaIntestazione anche se RigaIntestazione c'è già. Il vecchio algoritmo invece è "non forzante", non scatta se RigaIntestazione c'è già. Nella mia bottoniera c'è una versione del vecchio script nella versione ''forzante'', che uso solo quando un RigaIntestazione esistente va modificato, altrimenti Alt+7 chiamava ''lo script non forzante''-
:::::::::Provo ad aprire il nuovo Trova e sostituisci per cercare di capire il codice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:04, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::Come immaginavo, trovo un algoritmo autoRI() nuovo di pacca dentro il gadget; me lo studio con calma. Di certo il problema sta lì. Nel frattempo, devo solo ricordarmi di cliccare il mio pulsante autoRi ''forzante'' prima di salvare la pagina, se serve, e posso lavorare tranquillo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:10, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: in effetti credo sia meglio non sovrascrivere Riga intestazione se già presente. Modificherò in tal senso. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:11, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie! Problema quasi risolto (sotto eis basta ricordarsi di generare il RigaIntestazione giusto prima di chiamare postOcr). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:22, 25 dic 2025 (CET)
== Minuscolo miglioramento di Trova errori ortografici? ==
Lanciando:
$("#errori-ortografici-list a").attr("target","errore")
in console, dopo caricata tutta la lista di errori, ottengo che la pagina che si apre dal link usi sempre la stessa scheda del browser. E' un trucco che trovo comodo per evitare che la lista delle schede aperte si allunghi in modo fastidioso (almeno per me). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:52, 25 feb 2026 (CET)
== Caratteri nascosti o invisibili nei titoli ==
Caro Candalua,
ho letto da qualche parte che in un titolo possono inserirsi caratteri invisibili che creano problemi. Io nei miei pergrinaggi ho trovato questo:
*Primo caso: [[Lettre à M. C*** sur l’unite de temps et de lieu dans la tragédie]] non è lo stesso titolo di [[Lettre à M. C*** sur l'unite de temps et de lieu dans la tragédie]]: sono due pagine differenti, ma non ho capito dove stia la differenza nel titolo, come possa scovarla e quindi disfarmi el doppione inutile (tra l'altro mi piacerebbe scoprire quanti altri di simili doppioni abbiamo nel nostro progetto).
*Secondo caso: se guardi il template di navigazione in [[Il buon vino]] noterai che la parte tra parentesi in [[L'allodola (de Tourtoulon)]] non "scompare", e lo stesso vale sia in [[Antologia provenzale/Linguadoca]] quando il titolo è dentro un template:Testo. Sospetto che ci sia un carattere invisibile che interferisce con gli automatismi di mediawiki.
Sto pensando correttamente o mi sto creando un film fantasy? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 16:51, 7 mar 2026 (CET)
:Caro @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]],
:* la differenza, scovata con occhio allenato, sta nell'apostrofo: il primo titolo ce l'ha tipografico. Ho già cercato di impedire la creazione di pagine con questo apostrofo e altri caratteri strani, imponendo una regola in [[MediaWiki:Titleblacklist]], ma ci sono riuscito solo per gli utenti normali: per gli admin la regola non scatta e non interviene nessun avviso, quindi è facile non accorgersene. Si può trovare [https://lists.toolforge.org/itwikisource/Testi/Testi_con_caratteri_speciali qui] una lista di pagine con apostrofi tipografici o lineette lunghe: per fortuna sono solo una manciata.
:* per le parentesi, la regola che abbiamo usato è: nascondi la parte tra parentesi solo se inizia per lettera maiuscola. Questo per evitare di nascondere cose legittime tipo ''[[Così è (se vi pare)]]''. Ovviamente anche qui c'è il caso limite... il "de" nobiliare non fa veramente parte del cognome e quindi è giusto che in questo caso sia minuscolo. Si può tuttavia ovviare usando direttamente un wikilink: [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Il_buon_vino&diff=3643755&oldid=3639092], soluzione un po' singolare e da non generalizzare, ma che si può usare in casi come questo. Nel template Testo, invece, c'è già un secondo parametro per sostituire il titolo.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:45, 9 mar 2026 (CET)
::Mi cospargo il capo di cenere: sul primo caso ci sarei dovuto arrivare da solo.... Per il secondo, ho imparato qualcosa di nuovo. In ogni caso mi ero fatto un film fantasy. Grazie per la pazienza nello spiegarmi questi particolari tecnici. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:17, 9 mar 2026 (CET)
:::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: figurati! tra l'altro, mi accorgo adesso che dovrebbe essere ''unité'', non ''unite''. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:50, 9 mar 2026 (CET)
== Problema con il salvataggio memoRegex ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_indice:Porta_-_Poesie_milanesi.djvu&oldid=3653615 In questa pagina Discussioni indice], a seguito di un salvataggio memoRegex, ho notato due problemi:
* è stata aggiunta una nuova copia della sezione memoRegex invece di sostituire quella esistente;
* una discussione con Edo è sparita (era già successo in precedenti modifiche della pagina e sono impazzito per ritrovala).
Adesso che lo so ci sto attento, ma cosa c'è che non va? Sto lavorando sotto eis. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:41, 29 mar 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: mi sa che hai trovato un bug che si verifica ''solo se ci sono altre sezioni prima del memoRegex, almeno una delle quali abbia una sottosezione''. Non esattamente una casistica molto frequente! Dovrei averlo sistemato, comunque spostare la memoRegex in cima alla pagina senz'altro taglia la testa al toro :) [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:45, 29 mar 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Infatti avevo trovato questa soluzione. La causa, la mia fissazione di scrivere immediatamente un minimodi doc di documentazione ''prima '' di cominciare a editare nsPagina. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:57, 29 mar 2026 (CEST)
== You may be an eligible candidate for the U4C election ==
<div lang="en" dir="ltr" class="mw-content-ltr">
Greetings,
The [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee|Universal Code of Conduct Coordinating Committee (U4C)]] seeks candidates for the 2026 election. The U4C is the global committee responsible for overseeing enforcement of the [[foundation:Special:MyLanguage/Policy:Universal Code of Conduct|Universal Code of Conduct]]. Elections are held annually, if elected a committee member serves for two years.
This year the U4C requires candidates to hold administrator rights on at least one wiki, which is why you are being contacted as you appear to hold this right. There are other requirements, such as candidates must be at least 18 years old and may not be employed by the Wikimedia Foundation or other related chapters and affiliates. You can find more information in the [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026#Call_for_Candidates|call for candidates on Meta-wiki]]. Additionally, the committee's working language is English; some ability to communicate in English is required.
The election opens on 18 May, if you are eligible and interested you have until 10 May to submit your candidacy. There will week between for candidates to answer questions from the community. Voting takes place privately in [[m:Special:MyLanguage/SecurePoll|SecurePoll]], successful candidates must receive at least 60% support. More information is available on [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026|the 2026 Elections page]], including timelines and other candidacy information. If you read over the material and consider yourself qualified, please consider submitting your name to run for the committee. If you think someone else in your community might be interested and qualified, please encourage them to run.
In partnership with the U4C -- [[m:User:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User_talk:Keegan (WMF)|talk]]) 20:33, 28 apr 2026 (CEST) </div>
<!-- Messaggio inviato da User:Keegan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Keegan_(WMF)/test&oldid=30471754 -->
== Piccolo inconveniente del nuovo autoNs0 ==
L'eliminazione di fromsection="" e tosection="" va benissimo, ma dovrebbe scattare solo al salvataggio, e non in anteprima. Non so se è solo mia abitudine, ma io sistematicamente dò un'occhiata all'anteprima per compilare i due parametri lasciandoli vuoti, poi mi regolo per la loro compilazione (soprattutto per il tosection). Per ora uso una piccola furbata: ho notato che lo script cancella tosection="", ma non tosection=" "... e così lo frego. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:37, 14 mag 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: interessante osservazione. {{fatto}}. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:34, 14 mag 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Fulmineo! :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:18, 14 mag 2026 (CEST)
== Testi sbloccati da Google di recente ==
Ciao, dato che so che varie volte chiedi di sbloccare testi da Google, ti segnalo che almeno un mese fa avevo chiesto a Google alcuni sui libri da sbloccare, non ho più avuto notizie di essi, poi ieri ho riguardato i link e li ho trovati sbloccati. A quanto pare Google non mi aveva avvisato dello sblocco via mail come al solito. Magari tu puoi riguardare le tue richieste per vedere se ti è accaduto lo stesso...
Ciao. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 10:00, 16 mag 2026 (CEST)
== Proposta per Cerca errori ortografici ==
Finalmente faccio uso del magnifico box "Cerca errori ortografici", vedo che i link alle pagine non sono diretti ma stanno nello script, e immagino che nello script che attiva il link ci sia un attributo <code>target="new"</code> per far aprire la pagina da verificare in una nuova scheda. Ti propongo di modificare il target in modo che la pagina da correggere si apra sempre ''nella stessa scheda'' scegliendo un nome appropriato per la scheda destinata alle correzioni. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:57, 8 lug 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ho come un "djvu" (ah ah ah)... me l'avevi già chiesto (forse per un altro gadget) e te l'avevo bocciata? In generale, riusare una scheda già aperta non è una buona pratica di web design, perché non puoi sapere se l'utente stava ancora usando quella scheda, gli sovrascrivi il contenuto senza dargli modo di impedirlo... quindi spiacente, ma devo respingere nuovamente la proposta. :( [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:19, 8 lug 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Prendo atto di un deterioramento di qualche neurone. :-) Grazie della spiegazione ripetuta che non ricordavo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:02, 8 lug 2026 (CEST)
== riga cassata ==
Ciao, avevo tolto la prima diga dell'indice che in realtà non è un capitolo ma il nome del libro e tu l'hai rimessa, come mai ci tieni a tenerla dato che non fa in realtà veramente parte dell'indice? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 09:03, 12 lug 2026 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: io invece non capisco perché ti ostini a toglierla :) È una pagina anche quella, ed è la radice di tutta l'alberatura del sommario. Compila Sommario la inserisce apposta, non è un errore... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:43, 13 lug 2026 (CEST)
::Scusami, hai ragione, ho visto che è standard. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:55, 14 lug 2026 (CEST)
== Libro dei Re ==
Ho visto che ci sono 6 tuoi contributo a pagine dell'[[Indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu|Indice VII del Libro dei Re]], e mi sono precipitato a esaminarli.... :-) ma erano solo pagine SAL 0%. Ma forse un'occhiata in giro l'hai data. Hai qualche osservazione/suggerimento? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:19, 3 ago 2026 (CEST)
g6jack5jw5hclacigki5izeji3bjjoa
3869855
3869849
2026-08-03T16:04:30Z
Candalua
1675
/* Libro dei Re */ Risposta
3869855
wikitext
text/x-wiki
<div class="plainlinks" style="float:left; border: 1px solid #999;padding: .2em .3em .25em;margin: .3em .3em .3em 1em;">'''Archivio'''
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[[File:Nordkirchen-090806-9419-Capellerallee-Atlas.jpg|200px|center]]'''{{PAGENAME}}''' (non visibile nella foto in quanto sta reggendo sulle sue spalle Atlante che a sua volta regge il Mondo) <br/> è in '''''[[w:Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikipause|wikisinghiozzo permanente]]''''' per cause dipendenti da '''lavoro, donne & altri vizi vari.''' <br/>Chiedete pure, ma sappiate che potrei sparire da un momento all'altro...
</div>
{{TOCright}}
== Fogna! ==
Caro Candalua,
come disse Jovanotti, ''Fogna! Non fmettere mai di fognare!''... e io fogno, o meglio, '''ſ'''ogno. Per diletto ho preso in considerazione un testo settecentesco con le esse lunghe, e mi sono messo di buzzo buono a cliccare con il [[Mediawiki:Gadget-fs.js|gadget f => s]] sulla casella con i due bottoni. Niente di sbagliato, ma mi chiedevo se per vecchi ''boomer-user'' come me fosse possibile usare la tastiera invece del mouse/trackpad: in pratica è possibile fare in modo che, attivato il gadget, oltre che cliccando sui bottoni, sia possibile effettuare la scelta tra effe ed esse cliccando sulla lettera corrispondente della tastiera? in tal modo potrei mantenere gli occhi sullo schermo invece di spostarli continuamente tra casella con bottoni e testo. Lo so, sono un triceratopo, ma lasciami fognare! Che ne pensi? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:26, 3 gen 2025 (CET)
:Cariffimo [[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliufMagifter]]! Fui tafti è fempre... ehm, sui tasti è sempre un po' difficile, ma ci poffo provare. Però dovrai aspettare un po', magari intanto dèdicati a qualcos'altro e poi ti farò fapere! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:30, 3 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: il fogno diventa una folida realtà! Ora puoi usare i tasti f-s e ''fpaffartela'' con i ''tefti fettecentefchi!'' [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:47, 20 gen 2025 (CET)
:::''Maggico Candalua!'' fantaftico! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 20:34, 20 gen 2025 (CET)
== Tks... ==
Mi sa che bisogna darci un occhio... -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:24, 12 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh sì. Se vuoi dedicarti un po' anche a questo, ti segnalo un paio di gadget utili che forse non hai ancora visto:
:* Contributi aggregati: una volta attivato, lo trovi nel menu di destra quando sei sulla pagina di un utente o nei suoi contributi. Ti mostra un riassunto degli indici su cui ha lavorato, dal più recente, col conteggio delle modifiche.
:* Cerca errori ortografici: questo lo trovi sugli indici (a volte ci mette un po' a caricare) e cerca possibili errori in base a dei pattern. Ovviamente non li trova tutti, e spesso trova dei falsi positivi, ma è molto utile per trovare gli errori più comuni senza guardare le pagine ad una ad una. Io raccomando di usarlo almeno dopo ogni trascrizione o rilettura completata, per fare un check generale.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 03:20, 13 gen 2025 (CET)
::Provato Contributi aggregati... è il conto degli edit fatti nelle pagine relative a un indice? sulla tua PU non finisce più di caricare roba... :D Bello, ma è un altro componente che con dark non va :-( -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 13:06, 13 gen 2025 (CET)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eheh, penso sia dura trovare un indice su cui non ho messo le mani... Per tutti questi gadget io ho fatto un css comune con alcuni stili per finestre, bottoni ecc. (altri temo che siano ancora nel common), che trovi all'inizio della pagina di "gadget definition"... Forse si riesce a farne una versione dark, in modo da sistemare tutto in un colpo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:11, 13 gen 2025 (CET)
::::Allora forse avevo già fixato la cosa in locale mettendo a punto non ricordo più quale altro gadget che Alex mi aveva segnalato... il cerca&sostituisci, mi pare. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 16:56, 13 gen 2025 (CET)
== "Pasticcio" pt. 2 ==
Ciao, ho appena fatto un edit che mi ha dato lo stesso problema che ho spiegato nella mia pagina di discussioni. Questa volta [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Autore:Gino_Fano&diff=prev&oldid=3457687 qui]. Sinceramente non mi è chiaro il motivo per cui succeda sta cosa, dato che quella roba cancellata non mi compare nell'editor. In più anche l'anteprima sembra corretta, non si nota nulla di strano fino a quando non salvo la pagina. Annullare l'edit non funziona, ci ho provato ma la pagina diventa vuota (letteralmente), quindi non ho neanche salvato. Potresti sistemare e spiegarmi la causa di questi problemi, così evito che succeda di nuovo? Francamente non mi era mai capitato. Grazie e scusa per il disturbo. [[User:Emyn Muil|Emyn Muil]] ([[User talk:Emyn Muil|disc.]]) 17:29, 13 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:Emyn Muil|Emyn Muil]]: ciao, questi errori accadono ogni tanto ma non ho mai capito bene la causa, ne stiamo parlando anche adesso al bar. In questi casi, prova comunque a fare un edit "a vuoto" (cioè vai in modifica e salvi senza aver modificato nulla), questo dovrebbe ripristinare l'area dati. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:49, 20 gen 2025 (CET)
== Disambigue: problemi in vista ==
Caro Candalua,
il titolo è un po' enfatico perché non so se si tratti di un vero problema o meno. Ti espongo il caso, tu sicuramente capirai quale ingranaggio sotto la scocca dello script sia da regolare.
* Mi sto apprestando a spostare [[Poesie (Mamiani)/Inni Sacri]] a [[Inni sacri (Mamiani)]], si prospetta dunque la disambiguazione di [[Inni sacri]] tra quelli di Manzoni e questi di Mamiani.
* vado su [[Inni sacri]], attualmente sede degli inni di Manzoni, e trovo già una nota disambigua relativa a [[Il nome di Maria]]... ma questa nota disambigua non dovrebbe trovarsi solo tra [[Inni sacri/Il Nome di Maria]] e [[Nova polemica/Il nome di Maria]]? Il problema è già stato segnalato da qualche altra parte, ma non ricordo dove né quale sia l'origine di questo bugghetto. Secondo te è grave?
'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:41, 22 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: lo so... il problema è che nelle disambigua spesso ci sono dei link in più rispetto ai testi da disambiguare. Devo capire come fare a scartarli. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:17, 22 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: credo di aver sistemato, adesso il gadget guarda anche se il link proviene da un template Testo, in modo da scartare altri link eventualmente presenti nella disambigua ma non pertinenti. Ovviamente bisogna usare Testo solo per i testi da disambiguare. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:02, 24 gen 2025 (CET)
:::Fantastico: sei un razzo del debug! Direi che la tua idea è la soluzione migliore. Purtroppo per un breve periodo ho usato dei "doppi template testo", ma ricordo che i casi problematici sono molto pochi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:05, 24 gen 2025 (CET)
== Decesso di PersonalButtons.js ==
Da stamattina la mia "bottoniera", che contiene i bottoni definiti in [[Utente:Alex brollo/PersonalButtons.js]], non dà segni di vita. La console si lamenta dell'errore ''document.ready non è una funzione'' e incrimina startup.js. Hai idea di cosa potrebbe essere successo? Disgraziatamente sono consapevole che i miei script personali sono poco robusti, ma senza di loro sono morto... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:05, 27 feb 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: io stamattina ho messo un po' in ordine il [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki%3AGadgets-definition&diff=3481359&oldid=3464390 Gadgets-definition], ma non credo che c'entri qualcosa. La tua bottoniera si appoggia a qualche altro script? Cos'è startup.js? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:32, 27 feb 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Non ne ho idea, la console emette questo lamento ... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:21, 27 feb 2025 (CET)
:::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Comunque_ ho trovato deselezionato il gadget "Raccolta dei giocattoli", riattivandolo il problema è scomparso (e pure l'errore). Grazie comunque per l'attenzione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:32, 27 feb 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: uhm, strano: io ho spostato alcuni gadget, ma la raccolta dei giocattoli non l'ho toccata. Strano che si sia disabilitato per conto suo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:57, 27 feb 2025 (CET)
== Privilegio ==
Per favore, mi ridai i privilegi di admin dell'interfaccia, che mi sono scaduti? Ne farò un uso omeopatico.... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:49, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: rinnovati per un anno, così non hai più scuse per non toccare i gadget :D [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 07:54, 20 mar 2025 (CET)
== Request to delete [[MediaWiki:Cite_reference_link]] ==
Hello @[[Utente:Candalua|Candalua]] and sorry for posting in English.
[[meta:WMDE_Technical_Wishes|My team]] is currently working on some improvements regarding references and footnotes and we realized, that you added a custom version of [[MediaWiki:Cite_reference_link]] to this wiki once.
We recently [https://gerrit.wikimedia.org/r/c/mediawiki/extensions/Cite/+/1056448 updated] that message in the code. Due to the override on your project these updates are not be applied here. Since the [[MediaWiki:Cite_reference_link|custom version]] does not add any special formatting that seems to be needed here it would be best to delete that page.
Thank you and feel free to reach out if you have questions or need help.
[[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 12:20, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: ok, done. We'll keep hiding the brackets using font-size: 0 as suggested on gerrit. Thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:16, 20 mar 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Thanks again, I just realized that you also created <code>MediaWiki:Cite_reference_link</code> on [https://vec.wikisource.org/wiki/MediaWiki:Cite_reference_link vec.wikisource.org] it would be really helpful if you could delete that version there as well. At also seems to have no relevant custom changes :-). Best [[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 17:32, 20 mar 2025 (CET)
:::@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: done that too, thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:46, 20 mar 2025 (CET)
== autoNs0 ==
Ciao, sembra ci sia un problema col tool: adesso inserisce il tag pages anche quando si entra in modifica, creando un duplicato [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:26, 5 apr 2025 (CEST)
:Aggiungo: il problema [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=L%27ug%C3%B9ri_de_sto_monno&curid=308599&diff=3499830&oldid=3453620 non si presentava ieri alle 14:10] ma [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Lum%C3%ACe_di_Sicilia_(Novella,_1926)&curid=949669&diff=3499972&oldid=3476273 capitava alle 18:59]--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:29, 5 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: grazie; dovrei aver sistemato. Come avrai visto sto cercando di fare ordine nei gadget per riuscire a velocizzare il caricamento, e sono incorso in una svista. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:07, 5 apr 2025 (CEST)
== Correttore ortografico ==
Proseguendo da [[Discussioni_indice:Yambo,_Luna_paese_incomodo.djvu#Rilettura|qua]], (visto che là è OT), si ho presente le convenzioni sugli accenti, è una vera rottura di palle che in quel testo si usi '''í''' anzichè '''ì''' che c'è sulla tastiera... :-D Anche se forse visto che vedo una incomprensibile sezione memoregex che riguarda la ì, sarebbe più veloce per l'umano mettere delle ì e poi lasciare che sia qualche magia a correggerle... ok, vado a vedere che dice MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici.js per farmi una cultura ;-) ciao -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 10:08, 7 apr 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: quella del memoregex è un'altra idea geniale del buon @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: con il gadget [[Aiuto:Strumenti per la rilettura|Strumenti per la rilettura]], hai un comando "Trova e sostituisci" (nel menu di sinistra) con cui puoi sostituire caratteri in una pagina e dirgli "Ricorda questa sostituzione". Nelle pagine successive la potrai applicare (insieme a tutte le altre sostituzioni già salvate da te o da altri) con il comando PostOCR o più rapidamente Alt+7. Attivando anche la [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli|bottoniera]] ti trovi in basso anche dei bottoni "salva regex", "carica regex", "esegui regex", che vengono comodi (specialmente il salva, con cui le regex vengono scritte in quella sezione che hai visto, così sei sicuro di non perderle — altrimenti mi pare che rimangano solo sul browser).
:P.S. questa è probabilmente una cosa che prima o poi dovremmo mettere su un gadget per conto suo, in modo che ci siano tutti i comandi in un box solo, più intuitivo per l'utente (lo dico più che altro per Alex, ma ne riparleremo nel bar tecnico). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:53, 8 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sì, l'idea di incorporare il "carica regex" e il "salva regex" nel Trova e sostituisci mi piace molto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:04, 8 apr 2025 (CEST)
:::Rispondendo a [[Discussioni_utente:Damadicarta#c-Candalua-20250408073300-Damadicarta-20250407090100|questo]] ("strumento utile, già che ci sono, è il "Controlla interruzioni di pagina", dal menu Strumenti:")... nel menù strumenti non ho quella voce... :(. E ne approfitto per segnalare quella che penso sia un'altra problematica per gli utenti che si approcciano a WS: l'interfaccia è molto dispersiva, con comandi a destra, a sinistra, nel sottomenu, in basso, in alto... La UX è un inferno :-D<br>
:::Per es, non me ne voglia @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], ma perchè carica-salva-esegui regex sta in una barra in basso, mentre trova&sostituisci nel menù a sx (o nel menu panino se si nasconde il menu?). E' lo stesso script, o cmq lo stesso tipo di attività, no?<br>
:::Altro es. (per par condicio :-p ) perchè "Cerca errori ortografici" e "Controlla interruzioni di pagina" invece stanno nel menù strumenti a dx? Troppe cose sparpagliate ovunque.🤯
:::IMHO ci vorrebbe una razionalizzazione "per attività". :-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:31, 8 apr 2025 (CEST)
:::Fra l'altro Vector22, con i suoi spazi esagerati di default e il suo bianco-ovunque-e-senza-bordi peggiora pure la percezione di non capire dove si è e cosa si fa. Lo noto ora perchè "a casa mia" ho stretto tutti gli spazi inutili e messo bei bordini azzurri per delimitare certe cose, ma per l'utente "di default" sembra di navigare in un oceano di comandi sparsi dappertutto... Lo trovo molto "faticoso". --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:35, 8 apr 2025 (CEST)
::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh, infatti sarebbe il punto a cui vorrei arrivare anch'io. Gli "Strumenti per la rilettura" e la "bottoniera" in basso sono tra i gadget più vecchi, e risalgono ad un'epoca in cui era più facile "attaccare roba" al di fuori dei menu standard, e in cui veniva più naturale riunire tante funzioni diverse. L'interfaccia era più basica e la trascrizione più laboriosa, per cui ci siamo scatenati ad inventare gadget che ci potessero aiutare (anche in maniera un po' disordinata, provando e riprovando). Adesso il paradigma è cambiato, perché è possibile caricare i singoli gadget selettivamente in base all'azione (view o edit) e al namespace, quindi è più conveniente avere gadget che fanno una cosa sola e che si caricano solo quando serve quella singola cosa. Quindi vorrei pian piano isolare le funzioni più utili, come il memoregex, e portarle verso questa direzione, anche per riuscire poi a metterci le mani più facilmente, senza timore di rompere altre cose.
::::Per il "Controlla interruzioni di pagina", il gadget è ErroriComuni che dovresti avere attivato; il comando si attiva solo in ns0 e solo in visualizzazione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:21, 8 apr 2025 (CEST)
:::::Mah, ho appena finito di correggere i trattini e avere il tasto "esegui memoregex" subito in basso a portata di click senza passare da menù e voci varie è stato molto comodo. Per cui anche l'idea di concentrare tutti i comandi di correzione/verifica nella bottoniera non è male... Forse potrebbe essere una specie di menù con voci che si aprono verso l'alto? boh.
:::::Controlla interruzioni di pagina continuo a non vederlo anche se ErroriComuni è on. :-( [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 15:37, 8 apr 2025 (CEST)
::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Ti suggerirei di fare un viaggio esplorativo in Distributed proofreaders, il "laboratorio tipografico specializzato" del progetto Gutenberg. La filosofia di trascrizione è completamente diversa da quella di wikisource, ma la differenza fondamentale, secondo me, è che fa una sola cosa, mentre la nostra interfaccia è un adattamento di quanto serve a una miriade di progetti diversi, dominati da wikipedia. Mi pare di ricordare che nei pasticci che ho fatto, anni fa, ci sia qualche traccia di quell'interfaccia.
::::::Sarebbe poi interessantissimo esplorare per bene la wikisource tedesca, he ha avuto una evoluzione profondamente divergente, fino ad allontanarsi dall'interfaccia proofread. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:38, 8 apr 2025 (CEST)
:::::::<small>@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], Distributed proofreaders sarebbe [https://www.pgdp.net/c/]? Look molto anni '90 :D
:::::::de.ws in effetti non capisco come operi: l'interfaccia "a fronte" mi sembra concettualmente meglio. Il problema che sento io, come dicevo, è la dispersione "logica" degli strumenti e la difficoltà ad adattare l'interfaccia alle esigenze di lettura. Beninteso, non è una critica al vs lavoro, solo una suggestione. :-) Purtroppo non ho le competenze per fare qualcosa di concreto su questi aspetti. --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:27, 8 apr 2025 (CEST)</small>
::::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Il tuo link punta alla home page: sei andato fino all'interfaccia di editing? Penso che ci si debba registrare e travestire da volontario :-)
::::::::Io l'ho fatto, ho lavorato su un bel po' di pagine, anche se come utente con minimi privilegi (c'è molto rigore nel sito, gli utenti novizi possono fare solo cose elementari, sotto severo tutoraggio, su testi già selezionati e caricati dagli admin, per passare di livello occorre superare veri esami online... è un mondo del tutto diverso da mediawiki), ed è stata un'esperienza molto interessante e suggestiva.
::::::::Ma stiamo devastando la talk page di Candalua; mi scuso e ti propongo, se ti interessa, di parlarne altrove. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:46, 9 apr 2025 (CEST)
== Gadget Riassunto ultime modifiche ==
Ciao. Le righe tr.odd dovrebbero avere background-color: var(--background-color-backdrop-light) e non #efefef, altrimenti in dark restano bianco sporco. ;-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:35, 12 apr 2025 (CEST)
:Rammento [[mw:Recommendations for night mode compatibility on Wikimedia wikis]], praticamente la bibbia per questo tipo di operazioni. -- [[User:ZandDev|ZandDev]] ([[User talk:ZandDev|disc.]]) 14:42, 20 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: {{Fatto}}
::@[[Utente:ZandDev|ZandDev]]: TrameOscure aveva iniziato a lavorare sul night mode, ma poi visti i suoi trascorsi wikipediani qualcuno non si fidava e abbiamo lasciato perdere. Ma se tu ci sai fare, non ti andrebbe di proporti per un flag temporaneo di ''interface administrator''? Io sto già facendo un lavorone di ottimizzazione dei gadget, oltre al consueto "lavoro sporco", e non riesco a stare dietro a tutto. Ovviamente ti farei comunque da "garante" di fronte alla comunità. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:21, 22 apr 2025 (CEST)
:::👍 Cmq sono sempre a disp. se a ''qualcuno'' sono passate -come spero- le ''psicosi-poco-[https://foundation.wikimedia.org/wiki/Policy:Universal_Code_of_Conduct/it UCoC-compliant]''. :-p -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:55, 22 apr 2025 (CEST)
== Richiesta di rivalutazione opera ora con ISBN ==
Gentile Candalua,
ti scrivo in merito alla precedente cancellazione della pagina ''[[Whelmity. Manifesto del pensiero strutturato]]'', da te motivata con la mancanza di una fonte editoriale verificabile.
Ti segnalo che l’opera è ora regolarmente '''pubblicata su Amazon KDP''' in formato cartaceo ('''ISBN: 979-8282754032''') e disponibile anche in formato eBook ('''ASIN: B0F7M6MQ51''').
È inoltre '''archiviata su Internet Archive con metadati completi''':
🔹 https://archive.org/details/whelmity-manifesto-del-pensiero-strutturato
🔹 [[openlibrary:works/OL43287365W|Open Library]]
L’opera è rilasciata con licenza '''Creative Commons BY-SA 4.0''', quindi compatibile con le linee guida di Wikisource.
Chiedo cortesemente se è possibile '''valutare la ripubblicazione''' o fornirmi ulteriori indicazioni per procedere correttamente.
Grazie per l’attenzione e il tempo dedicato,
<nowiki>--~~~~</nowiki> [[User:Marino car|Marino car]] ([[User talk:Marino car|disc.]]) 22:53, 8 mag 2025 (CEST)
== autoPt ==
Ciao, ho visto che hai tolto il comando dalla barra a sinistra. Mi pare di capire che lo hai fatto perchè la funzione non è necessaria: la parola viene riunita da sola. Ma ogni tanto non succede vedi [[Pagina:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu/11 |qui]. In questo caso cosa devo fare? ho letto che qualcuno si è messo il tasto da qualche parte, come di fa? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:27, 11 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: c'è il bottone Pt nella barra in alto (che sarebbe il posto "ufficiale" dove mettere i nostri strumenti). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 11 mag 2025 (CEST)
::Grazie, ora l'ho visto. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:51, 11 mag 2025 (CEST)
== Filo d'Arianna per pag. di aiuto e ns:ws ==
Detto anche breadcrumb. Ho notato che [[:Template:Intestazione indice linee guida]] e [[:Template:Intestazione indice aiuto]] generano una inutile e brutta duplicazione del nome della pagina (vedi [[Aiuto:Guida del lettore|qua]] per es.). Non ne capisco lo scopo e visto che i due template hanno dei parametri non vorrei fare casino. Ma per es fr.ws mi sembra sia più pulito e comprensibile ([https://fr.wikisource.org/wiki/Aide:Cr%C3%A9er_un_fichier_DjVu es.]). Si può togliere questo "doppio/triplo titolo" o ha qualche scopo che non comprendo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:45, 12 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: anticamente c'erano degli stili che poi si erano persi in qualche pulizia. Ora li ho rimessi (con templatestyles). C'è da dire però che la cosa aveva maggiore senso quando si poteva nascondere il titolo "normale" delle pagine usando {{tl|Nascondi titolo}}: ora sembra molto più una ripetizione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:09, 12 mag 2025 (CEST)
::Infatti anche quel template non lo capivo.. :D
::Però a sto punto leverei il box di ripetizione, anche perchè non funziona con la mod. scura... [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:45, 12 mag 2025 (CEST)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sì, quasi quasi... si potrebbe tenere solo le briciole di pane. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:51, 12 mag 2025 (CEST)
::::Esatto... Poi come hanno fatto i francesi mi sembra molto carino, con la casetta (o volendo col salvagente). -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:56, 12 mag 2025 (CEST)
== Linee punteggiate ==
Ciao. Di situazioni come [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Yambo_-_Manoscritto_trovato_in_una_bottiglia,_Roma,_Scotti,_1905.pdf/78&diff=next&oldid=3523999 questa] ce ne sono in millemila miliardi di pagine in 'sto libro.
Mezza riga di punti e mezza riga di testo... in proporzioni variabili. Non sapendo come ottenere l'effetto ho messo punto-spazio-punto-spazio-punto-testo o testo-punto-spazio-punto-spazio-punto a seconda dei casi senza cercare l'esatta resa grafica. Non ci sono mai spazi dopo il terzo punto perchè quella combinazione con spazio finale l'ho usata come regex per il template rigapunteggiata/16 --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:14, 16 mag 2025 (CEST)
== Ariosto ==
Ciao. Sono finalmente arrivato a creare le pagine Opera delle liriche dubbie. [[Opera:Madonna, qual certezza|Questa]] è la prima (corrispondente a [[:d:Q134486391|questo elemento Wikidata]]): quando hai tempo, ci sarebbe da modificare il template {{tl|Opera}} per mostrare il possibile autore anche qui da noi.-- [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 12:10, 17 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: ok, ho aggiunto la gestione del "possibile autore" (da testare cosa succede se sono più di uno). Ho creato [[:Categoria:Opere con possibili attribuzioni]] per radunare questi casi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:04, 19 mag 2025 (CEST)
::Grazie mille, ti faccio sapere se trovo comportamenti inaspettati o ''bug''--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 13:08, 19 mag 2025 (CEST)
== Due domande "laterali" ==
Abbi pazienza se ti pongo due domande che con wikisource hanno poco a che fare (ma poi... chissà...).
Dopo decenni mi è tornata la voglia di preparare pagine web.
Ho scelto come editor Bluegriffon. OK? Altro?
E se oltre a creare pagine web locali, volessi metterle in rete, hai qualche suggerimento? Non mi serve un dominio "mio". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:54, 22 mag 2025 (CEST)
== Info ==
Ho "perso un pezzo" nella discussione sulle Ville, si può far sparire il dato? Grazie :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:47, 9 giu 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: intendi il tuo IP, vero? ho provveduto a mascherarlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:53, 9 giu 2025 (CEST)
== Modifica gadget ==
Fatta una piccola modifica a [[Mediawiki:Gadget-common.js]], funzione newAutoRi, in modo che funzioni anche se il parametro pagina contiene un tl rl (visualizzazione come numero romano). Visto che sono estremamente arrugginito e che ti stai occupando di risistemare gli script ti avviserò ad ogni mia cauta modifica. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:30, 16 giu 2025 (CEST)
== Pg aggiunto in modo strano ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Come_si_possa_diventare_artisti_cinematografici_1914-PaoloAzzurri.pdf/30&diff=next&oldid=3542341 Questo] mi si è aggiunto facendo Alt+7, immagino che venga da una MemoRegex di chissà quale altro indice! Grazie [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 14:10, 3 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Cruccone|Cruccone]]: purtroppo è un bug noto. Succede a volte quando si cambia indice, probabilmente perché non trova un memoregex sull'indice nuovo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:41, 3 lug 2025 (CEST)
== OCR Google ==
Ciao, mi dicono che hai tolto il pulsante tra i gadgets. A me è molto utile spesso, es. di [[Pagina:Matilde Serao Evviva la vita 1919.pdf/76| questa pagina]] non vedo il testo se non uso il tasto OCRGoogle. Come faccio ad attivarlo per me? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:00, 27 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ciao, l'ho disattivato perché è da qualche anno che è stato sostituito da uno strumento "ufficiale", che è il bottone "Trascrivi testo": puoi usare quello d'ora in poi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 20:13, 27 lug 2025 (CEST)
::Grazie. Come faccio ad attivarlo? devo inserire una istruzione nel mio common.js? me la puoi indicare? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 15:15, 28 lug 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non è un gadget, è un componente standard, quindi dovresti già vederlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:38, 28 lug 2025 (CEST)
::::Non lo vedo; potresti guardare il mio common.js per capire se lì ho fatto pasticci? [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:24, 28 lug 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ho visto che avevi tentato di riaggiungerti il bottone OCRGoogle, ma in quel modo non poteva funzionare, ora forse sì. Comunque, riusciresti a caricare uno screenshot dove si veda l'intera pagina quando vai in modifica? Va bene su Commons, o qualunque altra piattaforma dove ti sia comodo. Vorrei davvero capire come ti appare il sito, perché senz'altro c'è qualcosa di strano. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:10, 28 lug 2025 (CEST)
::::::ecco una [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao.png pagina normale] e [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao_con_eis.png una con eis] del testo Serao che per problemi strano non mi visualizza la pagina. Per questo qui mi serviva assolutamente la funzione ORCGoogle. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:35, 28 lug 2025 (CEST)
:::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non sono riuscito a replicare del tutto la tua situazione, comunque vedo che stai ancora usando il tema "Vector legacy"... io ti consiglierei, per cominciare, di passare a quello nuovo, andando su Preferenze -> Aspetto e scegliendo "Vector (2022)". Poi può essere che tu abbia attivato qualche gadget "strano" che magari nasconde o copre il bottone trascrivi... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 28 lug 2025 (CEST)
== Problemi OCR Google ==
Con la mia utenza l'accoppiata pulsante OCR Google - eis funziona, ma non funziona per @Giaccai nè per la mia utenza secondaria. Da cosa può dipendere? Puoi aiutarci? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:16, 1 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: la tua utenza non so, ma hai visto lo screenshot dell'ambiente di @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] che ha postato qui sopra? È come fare un tuffo nel passato... ha ancora la vecchia Vector e altri gadget strani che non usa più nessuno, tipo "Blocca la sidebar" e "Resize.menu"... e le mancano alcune cose indispensabili, tipo Section (e infatti non sa mai come gestire i capitoli che iniziano a metà pagina...). Io ho cercato di replicare la situazione sulla mia utenza, ma non ci sono nemmeno riuscito del tutto. Bisognerebbe fare un "riallineamento" con la situazione generale degli altri utenti, sennò ci sono troppe cose che potrebbero influire, e facciamo anche fatica a capirci. Avrei bisogno di vedere l'elenco completo dei gadget attivi, e magari anche i tab "Aspetto" e "Casella di modifica" delle Preferenze, forse anche lì c'è qualcosa che può influire, tipo il visual editor. E ovviamente sbiancare tutti gli script personali. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:37, 1 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie. Provo a operare con più diligenza sulla mia utenza secondaria. Poi suggerisco a @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] le contromisure. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:43, 1 ago 2025 (CEST)
:::@Trovato il problema in [[Utente:Alex brollo bis]]: era attivato il gadget eis test, non aggiornato con le istruzioni di caricamento di OCR Google. Adesso è allineato all'eis generale. @Giaccai : Chissà, forse adesso ti funziona... prova ad attivare Vector 2022. E per attivare l'aggiornamento dei tuoi gadget, disattivane qualcuno, e salva; se poi lo rivuoi puoi riattivarlo e salvare di nuovo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:06, 1 ago 2025 (CEST)
::::caro Alex, ho già attivato Vector 2022 prima di scriverti. Ho cancellato diversi gadget, ho cambiato browser, ma tutto resta come prima, non vedo il tasto OCR standard e neanche il tasto OCR Google. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:35, 1 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Uffa. :( Riprovo... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:28, 2 ago 2025 (CEST)
== Ancora su Giaccai e Google-OCR ==
Mistero. Dall'utenza di Giaccai, lanciando in modifica dalla console <code>mw.loader.load('//wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki:GoogleOCR.js&action=raw&ctype=text/javascript');</code>, non succede niente. Da tutte le mie utenze, compare immediatamente il pulsante Google OCR funzionante. Nonostante l'azzeramento di script personali (common.js, PersonalButtons.js) non cambia nulla. E' come se ''Giaccai non potesse vedere //wikisource.org''. Ho gettato la spugna. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:39, 10 ago 2025 (CEST)
:PS: Giaccai dice che entrando in modifica nsPagina si apriva un box con F8 F7 F6.... non l'ho visto e non ho capito cosa sia e da dove venga. :(. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:09, 10 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: c'è un'ultima cosa, un pochino drastica, che Giaccai potrebbe fare: aprendo il browser in incognito, crearsi una seconda utenza Giaccai2 e vedere se da lì le cose funzionano. Se neanche così va... allora è proprio stregato il suo pc. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:31, 21 ago 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Prova anche il suggerimento di Candalua.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:41, 21 ago 2025 (CEST)
::::Ho aperto una nuova utenza con lo stesso risultato (ma senza aprire il browser in incoglino perchè non so come fare) Ho provato le due utenze su un altro pc un Mac, ma in nessun caso vedo il tasto OCR. Sul mio pc ho Linux Mint Mate. Mi rassegno? Grazie molto a entrambi per la pazienza, buona giornata [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:15, 22 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: scusa, ma vedi proprio tutto identico da un'utenza all'altra? Non c'è nessuna differenza per esempio tra i bottoni della barra di modifica, o tra i comandi del menu? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 22:23, 25 ago 2025 (CEST)
== Flag AI ==
Sarei propenso a richiedere il flag di AI per sistemare robette qua e la che confliggono con la modalità scura in modo che possa finalmente essere funzionale e consistente nonchè abilitata anche per non-loggati.
Inoltre vorrei fare qualche altro fix funzional/estetico a vector22 (che di default sembra un'interfaccia per mobile e non per pc...🙄). Visto che nulla s'è mosso in 8 mesi, e che certe obiezioni dovrebbero essere superate, ti pare inopportuno che riproponga la cosa al bar da qui a qualche tempo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 20:30, 20 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sembra anche a me che i tempi possano essere maturi. Mi pare che, superato qualche piccolo screzio iniziale, tu abbia dimostrato di portare un contributo utile al progetto, e di saper collaborare con gli altri utenti. Nella richiesta, dettaglia bene il perimetro del tuo intervento: sistemare la modalità scura va bene, ma se hai visto altre fix da fare, spiega bene quali sono e cosa comportano, ed eventualmente rimandale ad una seconda richiesta. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:28, 21 ago 2025 (CEST)
::"Utile" è un parolone... in realtà il mio contributo è abbastanza limitato e per niente paragonabile a quello di moltissimi altri che trascrivono decine di pagine al giorno 😨, ed è anche un po' di contorno e ''sui generis'' ([https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Speciale%3AContributi&target=TrameOscure&namespace=12&tagfilter=&start=&end=&limit=50 propedeutico]?).
::Le "altre" fix sono abbastanza piccolezze, riguardano la compattazione dei menu (che allo stato sembrano spaziati da touch e se si tiene lo zoom a >100% sono pure da scrollare...) e un elegante bordino 1px azzurro (come sotto l'header, che era un'aggiunta mia) per scontornarli: mera estetica ma IMHO decisamente migliorativa percettivamente specie per chi apprezzava vector legacy o addirittura roba più datata e meno piatta/vuota/lattiginosa. Semmai produco uno screenshot.
::Provvedo appena ho ragionevolmente tempo di dedicarmi alla cosa, anche perchè devo prima estrapolare dalle mie millemila modifiche in locale quelle da trasferire. :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 17:24, 21 ago 2025 (CEST)
== Bug VisualEditor? ==
Sono incappato in un problema di VisualEditor che non avevo notato in passato.
Se si edita una sezione di una pagina (es [[Aiuto:Guida alla pubblicazione di un testo/Pubblicizzare il testo|m'è successo qua]] con "modifica sorgente" a lato del titolo di sezione, viene caricata come wikitesto raw solo la sezione. Se si fa qualche modifica e si passa a "modifica" tramite la scritta in altro (non l'icona dell'occhio e della penna), si passa al WYSIWYG di quella sola sezione, ma salvando, di tutta la pagina resta veramente ''solo'' quella sezione. In pratica VE carica e visualizza solo una porzione della pagina, ma salvando considera che il salvataggio sia di ''tutta'' la pagina.<br>
La cosa non si verifica se lo switch viene fatto con le icone occhio/penna.<br>
Non so se è materia di cui ti occupi tu (forse no), ma di certo ne capisci più di me. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:20, 24 ago 2025 (CEST)
== Problemi capolettera ==
Ciao, ho un problema in [[Pagina:Gemelli Careri - Viaggi per Europa, Vol. I, Napoli, Roselli, 1701.djvu/27|questa pagina]]: sostanzialmente, non funziona l'"a capo". Dopo diversi scervellamenti, ho notato che togliendo il tl Capolettera non ci sono problemi e va a capo tranquillamente. E' possibile ci sia qualche bug? Grazie dell'aiuto! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:29, 29 set 2025 (CEST)
:Ciao @[[Utente:Modafix|Modafix]]! Era il PieDiPagina che causava questo comportamento strano... aggiungendoci prima un ritorno a capo, è andato a posto. Comunque, credo che nella trasclusione i paragrafi sarebbero venuti giusti lo stesso, che è quello che conta di più. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:47, 29 set 2025 (CEST)
::Grazie ancora! :) [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:54, 29 set 2025 (CEST)
== Piccolo e irrilevante bug di autoNs0 ==
In Critica della ragion pura, la struttura del Sommario è particolarmente complessa, con sovrabbondanza di livelli di sottopagine, e autoNs0 si confonde compilando (in alcuni casi) campi prec e succ "rotti". Non è una problema rilevante, vista l'eccezionalità del caso, ma visto che ho incontrato il problema ho pensato che fosse il caso di segnalartelo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:39, 10 ott 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh, mi pare che regga fino a 5 livelli, e quindi vedo che si arriva addirittura a 8... :D Era stato già complicato gestirne 5, quindi senz'altro lo lascerò così. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:35, 10 ott 2025 (CEST)
== Notice of expiration of your interface-admin right ==
<div dir="ltr">Hi, as part of [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]], this is an automated reminder to let you know that your permission "interface-admin" (Amministratori dell'interfaccia) will expire on 2025-11-04 09:54:42. Please renew this right if you would like to continue using it. <i>In other languages: [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot/Messages/default|click here]]</i> [[User:Leaderbot|Leaderbot]] ([[User talk:Leaderbot|disc.]]) 20:42, 28 ott 2025 (CET)</div>
== maggiore rispetto e spiegazioni di cancellazioni voci ==
Ciao, ho per due volte consecutive inserito una voce riferita a uno scrittore e giornalista che tu hai, nel primo caso cancellato, e nel secondo addirittura bannato.
Puoi essere così gentile da spiegarmi i motivi e, soprattutto, capire perché non ci si rivolge all'autore della VOCE e/o DISCUSSIONE, fosse anche in privato, per spiegare l'azione?
E' una questione di rispetto verso chi ha interesse per questa enciclopedia, oltre che alla fonte riportata
Grazie, attendo un tuo opportuno riscontro
Gianbattista Sforza [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 12:19, 24 nov 2025 (CET)
:@[[Utente:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]]: il motivo è chiaramente indicato nell'operazione di cancellazione: "Pagina costituita unicamente da collegamenti esterni e spam promozionale". Wikisource non è il luogo dove inserire il curriculum vitae di uno scrittore contemporaneo per cercare di dargli visibilità. In particolare è vietato l'inserimento di link a siti personali o che comunque pubblicizzano un autore a fini commerciali. La biografia si può eventualmente inserire su Wikipedia, sempre se lì la ritengono meritevole di interesse enciclopedico, cosa di cui dubito. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:49, 24 nov 2025 (CET)
::va bene, grazie [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 16:13, 24 nov 2025 (CET)
== Ancora sul nuovo Trova e sostituisci ==
Dopo parecchie settimane di uso intensivo del nuovo Trova e sostituisci, su testi in prosa, sono entusiasta. Adesso sono alle prese con un testo poetico in versi, e trovo un intoppo: la rinuncia a Strumenti di rilettura, ed in particolare dello script per la numerazione dei versi, mi crea qualche difficoltà.
Immagino che il problema stia principalmente nella routine cleanup, che in Strumenti richiama (fra le altre cose) il vecchio Trova e sostituisci, mentre il nuovo ridefinisce la routine.
Provo a creare un "clone" di [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFramework.js]] cancellando ogni riferimento a cleanup, ad uso personale, in modo da aggirare i conflitti. Ma temo di aver perso qualche abilità critica. Tu hai in progetto di risolvere? Tienimi informato, per favore. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:33, 10 dic 2025 (CET)
:Fatto, procedo con il test. Il gadget clone è [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFrameworkNew.js]], sembra funzionare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:17, 10 dic 2025 (CET)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: purtroppo ci sto lavorando molto saltuariamente, anche per una certa incertezza su come procedere. Vorrei portare in Trova&Sostituisci il vecchio cleanup e il RigaIntestazione, ma senza portarmi dietro pacchi di codice legacy, e non è facile. Poi bisognerebbe capire che fare degli altri Strumenti per la rilettura. Comunque non ci dovrebbero essere conflitti, solo lo shortcut, ma il Trova&Sostituisci è in grado di accorgersi se hai gli Strumenti attivati e nel caso rinuncia a prendersi lo shortcut. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:12, 10 dic 2025 (CET)
:::Io sono appagato, il nuovo gadget si attiva e fa tutto, e non collide con il nuovo Trova e sostituisci. Mi rendo conto che è uno script caotico, ma è quello che mi serviva... ti chiedo solo di verificare che non parta di default. E ancora complimenti per il nuovo Trova e sostituisci. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:35, 10 dic 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh sì, avevi lasciato il default. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:23, 10 dic 2025 (CET)
:::::Trovato un bug, c'è qualcosa che non va nella gestione di RigaIntestazione (in Telesilla) scatenato da <code>Alt+7</code>. Indagherò fino allo sfinimento. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:06, 13 dic 2025 (CET)
::::::Mi pare che il problema si verifichi ''solo sotto eis''. Non è molto ma è un indizio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:12, 13 dic 2025 (CET)
:::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ieri sera ho introdotto in trova&sostituisci anche la riga intestazione automatica, non so se può interferire. Come le altre funzioni, è disattivabile aprendo il gadget. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 23:27, 13 dic 2025 (CET)
::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Ritorno a Telesilla e verifico. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:27, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::Sembra che ci siamo.
:::::::::* Sotto Modifica non-eis Alt+7 funziona ma con una piccola differenza rispetto all'algoritmo originale.
:::::::::* Sotto Modifica eis Al7+7 si imbizzarrisce.
:::::::::La differenza rispetto all'algoritmo originale è che l'algoritmo nuovo è ''forzante'', ossia modifica RigaIntestazione anche se RigaIntestazione c'è già. Il vecchio algoritmo invece è "non forzante", non scatta se RigaIntestazione c'è già. Nella mia bottoniera c'è una versione del vecchio script nella versione ''forzante'', che uso solo quando un RigaIntestazione esistente va modificato, altrimenti Alt+7 chiamava ''lo script non forzante''-
:::::::::Provo ad aprire il nuovo Trova e sostituisci per cercare di capire il codice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:04, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::Come immaginavo, trovo un algoritmo autoRI() nuovo di pacca dentro il gadget; me lo studio con calma. Di certo il problema sta lì. Nel frattempo, devo solo ricordarmi di cliccare il mio pulsante autoRi ''forzante'' prima di salvare la pagina, se serve, e posso lavorare tranquillo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:10, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: in effetti credo sia meglio non sovrascrivere Riga intestazione se già presente. Modificherò in tal senso. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:11, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie! Problema quasi risolto (sotto eis basta ricordarsi di generare il RigaIntestazione giusto prima di chiamare postOcr). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:22, 25 dic 2025 (CET)
== Minuscolo miglioramento di Trova errori ortografici? ==
Lanciando:
$("#errori-ortografici-list a").attr("target","errore")
in console, dopo caricata tutta la lista di errori, ottengo che la pagina che si apre dal link usi sempre la stessa scheda del browser. E' un trucco che trovo comodo per evitare che la lista delle schede aperte si allunghi in modo fastidioso (almeno per me). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:52, 25 feb 2026 (CET)
== Caratteri nascosti o invisibili nei titoli ==
Caro Candalua,
ho letto da qualche parte che in un titolo possono inserirsi caratteri invisibili che creano problemi. Io nei miei pergrinaggi ho trovato questo:
*Primo caso: [[Lettre à M. C*** sur l’unite de temps et de lieu dans la tragédie]] non è lo stesso titolo di [[Lettre à M. C*** sur l'unite de temps et de lieu dans la tragédie]]: sono due pagine differenti, ma non ho capito dove stia la differenza nel titolo, come possa scovarla e quindi disfarmi el doppione inutile (tra l'altro mi piacerebbe scoprire quanti altri di simili doppioni abbiamo nel nostro progetto).
*Secondo caso: se guardi il template di navigazione in [[Il buon vino]] noterai che la parte tra parentesi in [[L'allodola (de Tourtoulon)]] non "scompare", e lo stesso vale sia in [[Antologia provenzale/Linguadoca]] quando il titolo è dentro un template:Testo. Sospetto che ci sia un carattere invisibile che interferisce con gli automatismi di mediawiki.
Sto pensando correttamente o mi sto creando un film fantasy? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 16:51, 7 mar 2026 (CET)
:Caro @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]],
:* la differenza, scovata con occhio allenato, sta nell'apostrofo: il primo titolo ce l'ha tipografico. Ho già cercato di impedire la creazione di pagine con questo apostrofo e altri caratteri strani, imponendo una regola in [[MediaWiki:Titleblacklist]], ma ci sono riuscito solo per gli utenti normali: per gli admin la regola non scatta e non interviene nessun avviso, quindi è facile non accorgersene. Si può trovare [https://lists.toolforge.org/itwikisource/Testi/Testi_con_caratteri_speciali qui] una lista di pagine con apostrofi tipografici o lineette lunghe: per fortuna sono solo una manciata.
:* per le parentesi, la regola che abbiamo usato è: nascondi la parte tra parentesi solo se inizia per lettera maiuscola. Questo per evitare di nascondere cose legittime tipo ''[[Così è (se vi pare)]]''. Ovviamente anche qui c'è il caso limite... il "de" nobiliare non fa veramente parte del cognome e quindi è giusto che in questo caso sia minuscolo. Si può tuttavia ovviare usando direttamente un wikilink: [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Il_buon_vino&diff=3643755&oldid=3639092], soluzione un po' singolare e da non generalizzare, ma che si può usare in casi come questo. Nel template Testo, invece, c'è già un secondo parametro per sostituire il titolo.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:45, 9 mar 2026 (CET)
::Mi cospargo il capo di cenere: sul primo caso ci sarei dovuto arrivare da solo.... Per il secondo, ho imparato qualcosa di nuovo. In ogni caso mi ero fatto un film fantasy. Grazie per la pazienza nello spiegarmi questi particolari tecnici. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:17, 9 mar 2026 (CET)
:::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: figurati! tra l'altro, mi accorgo adesso che dovrebbe essere ''unité'', non ''unite''. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:50, 9 mar 2026 (CET)
== Problema con il salvataggio memoRegex ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_indice:Porta_-_Poesie_milanesi.djvu&oldid=3653615 In questa pagina Discussioni indice], a seguito di un salvataggio memoRegex, ho notato due problemi:
* è stata aggiunta una nuova copia della sezione memoRegex invece di sostituire quella esistente;
* una discussione con Edo è sparita (era già successo in precedenti modifiche della pagina e sono impazzito per ritrovala).
Adesso che lo so ci sto attento, ma cosa c'è che non va? Sto lavorando sotto eis. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:41, 29 mar 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: mi sa che hai trovato un bug che si verifica ''solo se ci sono altre sezioni prima del memoRegex, almeno una delle quali abbia una sottosezione''. Non esattamente una casistica molto frequente! Dovrei averlo sistemato, comunque spostare la memoRegex in cima alla pagina senz'altro taglia la testa al toro :) [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:45, 29 mar 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Infatti avevo trovato questa soluzione. La causa, la mia fissazione di scrivere immediatamente un minimodi doc di documentazione ''prima '' di cominciare a editare nsPagina. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:57, 29 mar 2026 (CEST)
== You may be an eligible candidate for the U4C election ==
<div lang="en" dir="ltr" class="mw-content-ltr">
Greetings,
The [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee|Universal Code of Conduct Coordinating Committee (U4C)]] seeks candidates for the 2026 election. The U4C is the global committee responsible for overseeing enforcement of the [[foundation:Special:MyLanguage/Policy:Universal Code of Conduct|Universal Code of Conduct]]. Elections are held annually, if elected a committee member serves for two years.
This year the U4C requires candidates to hold administrator rights on at least one wiki, which is why you are being contacted as you appear to hold this right. There are other requirements, such as candidates must be at least 18 years old and may not be employed by the Wikimedia Foundation or other related chapters and affiliates. You can find more information in the [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026#Call_for_Candidates|call for candidates on Meta-wiki]]. Additionally, the committee's working language is English; some ability to communicate in English is required.
The election opens on 18 May, if you are eligible and interested you have until 10 May to submit your candidacy. There will week between for candidates to answer questions from the community. Voting takes place privately in [[m:Special:MyLanguage/SecurePoll|SecurePoll]], successful candidates must receive at least 60% support. More information is available on [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026|the 2026 Elections page]], including timelines and other candidacy information. If you read over the material and consider yourself qualified, please consider submitting your name to run for the committee. If you think someone else in your community might be interested and qualified, please encourage them to run.
In partnership with the U4C -- [[m:User:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User_talk:Keegan (WMF)|talk]]) 20:33, 28 apr 2026 (CEST) </div>
<!-- Messaggio inviato da User:Keegan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Keegan_(WMF)/test&oldid=30471754 -->
== Piccolo inconveniente del nuovo autoNs0 ==
L'eliminazione di fromsection="" e tosection="" va benissimo, ma dovrebbe scattare solo al salvataggio, e non in anteprima. Non so se è solo mia abitudine, ma io sistematicamente dò un'occhiata all'anteprima per compilare i due parametri lasciandoli vuoti, poi mi regolo per la loro compilazione (soprattutto per il tosection). Per ora uso una piccola furbata: ho notato che lo script cancella tosection="", ma non tosection=" "... e così lo frego. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:37, 14 mag 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: interessante osservazione. {{fatto}}. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:34, 14 mag 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Fulmineo! :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:18, 14 mag 2026 (CEST)
== Testi sbloccati da Google di recente ==
Ciao, dato che so che varie volte chiedi di sbloccare testi da Google, ti segnalo che almeno un mese fa avevo chiesto a Google alcuni sui libri da sbloccare, non ho più avuto notizie di essi, poi ieri ho riguardato i link e li ho trovati sbloccati. A quanto pare Google non mi aveva avvisato dello sblocco via mail come al solito. Magari tu puoi riguardare le tue richieste per vedere se ti è accaduto lo stesso...
Ciao. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 10:00, 16 mag 2026 (CEST)
== Proposta per Cerca errori ortografici ==
Finalmente faccio uso del magnifico box "Cerca errori ortografici", vedo che i link alle pagine non sono diretti ma stanno nello script, e immagino che nello script che attiva il link ci sia un attributo <code>target="new"</code> per far aprire la pagina da verificare in una nuova scheda. Ti propongo di modificare il target in modo che la pagina da correggere si apra sempre ''nella stessa scheda'' scegliendo un nome appropriato per la scheda destinata alle correzioni. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:57, 8 lug 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ho come un "djvu" (ah ah ah)... me l'avevi già chiesto (forse per un altro gadget) e te l'avevo bocciata? In generale, riusare una scheda già aperta non è una buona pratica di web design, perché non puoi sapere se l'utente stava ancora usando quella scheda, gli sovrascrivi il contenuto senza dargli modo di impedirlo... quindi spiacente, ma devo respingere nuovamente la proposta. :( [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:19, 8 lug 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Prendo atto di un deterioramento di qualche neurone. :-) Grazie della spiegazione ripetuta che non ricordavo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:02, 8 lug 2026 (CEST)
== riga cassata ==
Ciao, avevo tolto la prima diga dell'indice che in realtà non è un capitolo ma il nome del libro e tu l'hai rimessa, come mai ci tieni a tenerla dato che non fa in realtà veramente parte dell'indice? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 09:03, 12 lug 2026 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: io invece non capisco perché ti ostini a toglierla :) È una pagina anche quella, ed è la radice di tutta l'alberatura del sommario. Compila Sommario la inserisce apposta, non è un errore... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:43, 13 lug 2026 (CEST)
::Scusami, hai ragione, ho visto che è standard. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:55, 14 lug 2026 (CEST)
== Libro dei Re ==
Ho visto che ci sono 6 tuoi contributo a pagine dell'[[Indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu|Indice VII del Libro dei Re]], e mi sono precipitato a esaminarli.... :-) ma erano solo pagine SAL 0%. Ma forse un'occhiata in giro l'hai data. Hai qualche osservazione/suggerimento? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:19, 3 ago 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: onestamente no, non ho suggerimenti da darti (e non è che te ne servano :) ). Ci tenevo solo a dare un contributo almeno simbolico, vista la mole immane dell'opera. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:04, 3 ago 2026 (CEST)
fv0j90xs9inyuq53wc5kc11blvc92g1
3869871
3869855
2026-08-03T18:23:25Z
Alex brollo
1615
/* Libro dei Re */ Risposta
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wikitext
text/x-wiki
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<div style="float:right">{{A fine pagina}}</div>
<div style="width:70%; margin: 0 auto; text-align: center; border: 2px solid #FFD595; padding: 5px; background-color: #FFF0D9;">
[[File:Nordkirchen-090806-9419-Capellerallee-Atlas.jpg|200px|center]]'''{{PAGENAME}}''' (non visibile nella foto in quanto sta reggendo sulle sue spalle Atlante che a sua volta regge il Mondo) <br/> è in '''''[[w:Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikipause|wikisinghiozzo permanente]]''''' per cause dipendenti da '''lavoro, donne & altri vizi vari.''' <br/>Chiedete pure, ma sappiate che potrei sparire da un momento all'altro...
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{{TOCright}}
== Fogna! ==
Caro Candalua,
come disse Jovanotti, ''Fogna! Non fmettere mai di fognare!''... e io fogno, o meglio, '''ſ'''ogno. Per diletto ho preso in considerazione un testo settecentesco con le esse lunghe, e mi sono messo di buzzo buono a cliccare con il [[Mediawiki:Gadget-fs.js|gadget f => s]] sulla casella con i due bottoni. Niente di sbagliato, ma mi chiedevo se per vecchi ''boomer-user'' come me fosse possibile usare la tastiera invece del mouse/trackpad: in pratica è possibile fare in modo che, attivato il gadget, oltre che cliccando sui bottoni, sia possibile effettuare la scelta tra effe ed esse cliccando sulla lettera corrispondente della tastiera? in tal modo potrei mantenere gli occhi sullo schermo invece di spostarli continuamente tra casella con bottoni e testo. Lo so, sono un triceratopo, ma lasciami fognare! Che ne pensi? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:26, 3 gen 2025 (CET)
:Cariffimo [[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliufMagifter]]! Fui tafti è fempre... ehm, sui tasti è sempre un po' difficile, ma ci poffo provare. Però dovrai aspettare un po', magari intanto dèdicati a qualcos'altro e poi ti farò fapere! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:30, 3 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: il fogno diventa una folida realtà! Ora puoi usare i tasti f-s e ''fpaffartela'' con i ''tefti fettecentefchi!'' [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:47, 20 gen 2025 (CET)
:::''Maggico Candalua!'' fantaftico! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 20:34, 20 gen 2025 (CET)
== Tks... ==
Mi sa che bisogna darci un occhio... -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:24, 12 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh sì. Se vuoi dedicarti un po' anche a questo, ti segnalo un paio di gadget utili che forse non hai ancora visto:
:* Contributi aggregati: una volta attivato, lo trovi nel menu di destra quando sei sulla pagina di un utente o nei suoi contributi. Ti mostra un riassunto degli indici su cui ha lavorato, dal più recente, col conteggio delle modifiche.
:* Cerca errori ortografici: questo lo trovi sugli indici (a volte ci mette un po' a caricare) e cerca possibili errori in base a dei pattern. Ovviamente non li trova tutti, e spesso trova dei falsi positivi, ma è molto utile per trovare gli errori più comuni senza guardare le pagine ad una ad una. Io raccomando di usarlo almeno dopo ogni trascrizione o rilettura completata, per fare un check generale.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 03:20, 13 gen 2025 (CET)
::Provato Contributi aggregati... è il conto degli edit fatti nelle pagine relative a un indice? sulla tua PU non finisce più di caricare roba... :D Bello, ma è un altro componente che con dark non va :-( -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 13:06, 13 gen 2025 (CET)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eheh, penso sia dura trovare un indice su cui non ho messo le mani... Per tutti questi gadget io ho fatto un css comune con alcuni stili per finestre, bottoni ecc. (altri temo che siano ancora nel common), che trovi all'inizio della pagina di "gadget definition"... Forse si riesce a farne una versione dark, in modo da sistemare tutto in un colpo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:11, 13 gen 2025 (CET)
::::Allora forse avevo già fixato la cosa in locale mettendo a punto non ricordo più quale altro gadget che Alex mi aveva segnalato... il cerca&sostituisci, mi pare. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 16:56, 13 gen 2025 (CET)
== "Pasticcio" pt. 2 ==
Ciao, ho appena fatto un edit che mi ha dato lo stesso problema che ho spiegato nella mia pagina di discussioni. Questa volta [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Autore:Gino_Fano&diff=prev&oldid=3457687 qui]. Sinceramente non mi è chiaro il motivo per cui succeda sta cosa, dato che quella roba cancellata non mi compare nell'editor. In più anche l'anteprima sembra corretta, non si nota nulla di strano fino a quando non salvo la pagina. Annullare l'edit non funziona, ci ho provato ma la pagina diventa vuota (letteralmente), quindi non ho neanche salvato. Potresti sistemare e spiegarmi la causa di questi problemi, così evito che succeda di nuovo? Francamente non mi era mai capitato. Grazie e scusa per il disturbo. [[User:Emyn Muil|Emyn Muil]] ([[User talk:Emyn Muil|disc.]]) 17:29, 13 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:Emyn Muil|Emyn Muil]]: ciao, questi errori accadono ogni tanto ma non ho mai capito bene la causa, ne stiamo parlando anche adesso al bar. In questi casi, prova comunque a fare un edit "a vuoto" (cioè vai in modifica e salvi senza aver modificato nulla), questo dovrebbe ripristinare l'area dati. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:49, 20 gen 2025 (CET)
== Disambigue: problemi in vista ==
Caro Candalua,
il titolo è un po' enfatico perché non so se si tratti di un vero problema o meno. Ti espongo il caso, tu sicuramente capirai quale ingranaggio sotto la scocca dello script sia da regolare.
* Mi sto apprestando a spostare [[Poesie (Mamiani)/Inni Sacri]] a [[Inni sacri (Mamiani)]], si prospetta dunque la disambiguazione di [[Inni sacri]] tra quelli di Manzoni e questi di Mamiani.
* vado su [[Inni sacri]], attualmente sede degli inni di Manzoni, e trovo già una nota disambigua relativa a [[Il nome di Maria]]... ma questa nota disambigua non dovrebbe trovarsi solo tra [[Inni sacri/Il Nome di Maria]] e [[Nova polemica/Il nome di Maria]]? Il problema è già stato segnalato da qualche altra parte, ma non ricordo dove né quale sia l'origine di questo bugghetto. Secondo te è grave?
'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:41, 22 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: lo so... il problema è che nelle disambigua spesso ci sono dei link in più rispetto ai testi da disambiguare. Devo capire come fare a scartarli. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:17, 22 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: credo di aver sistemato, adesso il gadget guarda anche se il link proviene da un template Testo, in modo da scartare altri link eventualmente presenti nella disambigua ma non pertinenti. Ovviamente bisogna usare Testo solo per i testi da disambiguare. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:02, 24 gen 2025 (CET)
:::Fantastico: sei un razzo del debug! Direi che la tua idea è la soluzione migliore. Purtroppo per un breve periodo ho usato dei "doppi template testo", ma ricordo che i casi problematici sono molto pochi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:05, 24 gen 2025 (CET)
== Decesso di PersonalButtons.js ==
Da stamattina la mia "bottoniera", che contiene i bottoni definiti in [[Utente:Alex brollo/PersonalButtons.js]], non dà segni di vita. La console si lamenta dell'errore ''document.ready non è una funzione'' e incrimina startup.js. Hai idea di cosa potrebbe essere successo? Disgraziatamente sono consapevole che i miei script personali sono poco robusti, ma senza di loro sono morto... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:05, 27 feb 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: io stamattina ho messo un po' in ordine il [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki%3AGadgets-definition&diff=3481359&oldid=3464390 Gadgets-definition], ma non credo che c'entri qualcosa. La tua bottoniera si appoggia a qualche altro script? Cos'è startup.js? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:32, 27 feb 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Non ne ho idea, la console emette questo lamento ... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:21, 27 feb 2025 (CET)
:::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Comunque_ ho trovato deselezionato il gadget "Raccolta dei giocattoli", riattivandolo il problema è scomparso (e pure l'errore). Grazie comunque per l'attenzione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:32, 27 feb 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: uhm, strano: io ho spostato alcuni gadget, ma la raccolta dei giocattoli non l'ho toccata. Strano che si sia disabilitato per conto suo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:57, 27 feb 2025 (CET)
== Privilegio ==
Per favore, mi ridai i privilegi di admin dell'interfaccia, che mi sono scaduti? Ne farò un uso omeopatico.... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:49, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: rinnovati per un anno, così non hai più scuse per non toccare i gadget :D [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 07:54, 20 mar 2025 (CET)
== Request to delete [[MediaWiki:Cite_reference_link]] ==
Hello @[[Utente:Candalua|Candalua]] and sorry for posting in English.
[[meta:WMDE_Technical_Wishes|My team]] is currently working on some improvements regarding references and footnotes and we realized, that you added a custom version of [[MediaWiki:Cite_reference_link]] to this wiki once.
We recently [https://gerrit.wikimedia.org/r/c/mediawiki/extensions/Cite/+/1056448 updated] that message in the code. Due to the override on your project these updates are not be applied here. Since the [[MediaWiki:Cite_reference_link|custom version]] does not add any special formatting that seems to be needed here it would be best to delete that page.
Thank you and feel free to reach out if you have questions or need help.
[[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 12:20, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: ok, done. We'll keep hiding the brackets using font-size: 0 as suggested on gerrit. Thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:16, 20 mar 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Thanks again, I just realized that you also created <code>MediaWiki:Cite_reference_link</code> on [https://vec.wikisource.org/wiki/MediaWiki:Cite_reference_link vec.wikisource.org] it would be really helpful if you could delete that version there as well. At also seems to have no relevant custom changes :-). Best [[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 17:32, 20 mar 2025 (CET)
:::@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: done that too, thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:46, 20 mar 2025 (CET)
== autoNs0 ==
Ciao, sembra ci sia un problema col tool: adesso inserisce il tag pages anche quando si entra in modifica, creando un duplicato [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:26, 5 apr 2025 (CEST)
:Aggiungo: il problema [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=L%27ug%C3%B9ri_de_sto_monno&curid=308599&diff=3499830&oldid=3453620 non si presentava ieri alle 14:10] ma [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Lum%C3%ACe_di_Sicilia_(Novella,_1926)&curid=949669&diff=3499972&oldid=3476273 capitava alle 18:59]--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:29, 5 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: grazie; dovrei aver sistemato. Come avrai visto sto cercando di fare ordine nei gadget per riuscire a velocizzare il caricamento, e sono incorso in una svista. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:07, 5 apr 2025 (CEST)
== Correttore ortografico ==
Proseguendo da [[Discussioni_indice:Yambo,_Luna_paese_incomodo.djvu#Rilettura|qua]], (visto che là è OT), si ho presente le convenzioni sugli accenti, è una vera rottura di palle che in quel testo si usi '''í''' anzichè '''ì''' che c'è sulla tastiera... :-D Anche se forse visto che vedo una incomprensibile sezione memoregex che riguarda la ì, sarebbe più veloce per l'umano mettere delle ì e poi lasciare che sia qualche magia a correggerle... ok, vado a vedere che dice MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici.js per farmi una cultura ;-) ciao -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 10:08, 7 apr 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: quella del memoregex è un'altra idea geniale del buon @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: con il gadget [[Aiuto:Strumenti per la rilettura|Strumenti per la rilettura]], hai un comando "Trova e sostituisci" (nel menu di sinistra) con cui puoi sostituire caratteri in una pagina e dirgli "Ricorda questa sostituzione". Nelle pagine successive la potrai applicare (insieme a tutte le altre sostituzioni già salvate da te o da altri) con il comando PostOCR o più rapidamente Alt+7. Attivando anche la [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli|bottoniera]] ti trovi in basso anche dei bottoni "salva regex", "carica regex", "esegui regex", che vengono comodi (specialmente il salva, con cui le regex vengono scritte in quella sezione che hai visto, così sei sicuro di non perderle — altrimenti mi pare che rimangano solo sul browser).
:P.S. questa è probabilmente una cosa che prima o poi dovremmo mettere su un gadget per conto suo, in modo che ci siano tutti i comandi in un box solo, più intuitivo per l'utente (lo dico più che altro per Alex, ma ne riparleremo nel bar tecnico). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:53, 8 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sì, l'idea di incorporare il "carica regex" e il "salva regex" nel Trova e sostituisci mi piace molto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:04, 8 apr 2025 (CEST)
:::Rispondendo a [[Discussioni_utente:Damadicarta#c-Candalua-20250408073300-Damadicarta-20250407090100|questo]] ("strumento utile, già che ci sono, è il "Controlla interruzioni di pagina", dal menu Strumenti:")... nel menù strumenti non ho quella voce... :(. E ne approfitto per segnalare quella che penso sia un'altra problematica per gli utenti che si approcciano a WS: l'interfaccia è molto dispersiva, con comandi a destra, a sinistra, nel sottomenu, in basso, in alto... La UX è un inferno :-D<br>
:::Per es, non me ne voglia @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], ma perchè carica-salva-esegui regex sta in una barra in basso, mentre trova&sostituisci nel menù a sx (o nel menu panino se si nasconde il menu?). E' lo stesso script, o cmq lo stesso tipo di attività, no?<br>
:::Altro es. (per par condicio :-p ) perchè "Cerca errori ortografici" e "Controlla interruzioni di pagina" invece stanno nel menù strumenti a dx? Troppe cose sparpagliate ovunque.🤯
:::IMHO ci vorrebbe una razionalizzazione "per attività". :-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:31, 8 apr 2025 (CEST)
:::Fra l'altro Vector22, con i suoi spazi esagerati di default e il suo bianco-ovunque-e-senza-bordi peggiora pure la percezione di non capire dove si è e cosa si fa. Lo noto ora perchè "a casa mia" ho stretto tutti gli spazi inutili e messo bei bordini azzurri per delimitare certe cose, ma per l'utente "di default" sembra di navigare in un oceano di comandi sparsi dappertutto... Lo trovo molto "faticoso". --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:35, 8 apr 2025 (CEST)
::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh, infatti sarebbe il punto a cui vorrei arrivare anch'io. Gli "Strumenti per la rilettura" e la "bottoniera" in basso sono tra i gadget più vecchi, e risalgono ad un'epoca in cui era più facile "attaccare roba" al di fuori dei menu standard, e in cui veniva più naturale riunire tante funzioni diverse. L'interfaccia era più basica e la trascrizione più laboriosa, per cui ci siamo scatenati ad inventare gadget che ci potessero aiutare (anche in maniera un po' disordinata, provando e riprovando). Adesso il paradigma è cambiato, perché è possibile caricare i singoli gadget selettivamente in base all'azione (view o edit) e al namespace, quindi è più conveniente avere gadget che fanno una cosa sola e che si caricano solo quando serve quella singola cosa. Quindi vorrei pian piano isolare le funzioni più utili, come il memoregex, e portarle verso questa direzione, anche per riuscire poi a metterci le mani più facilmente, senza timore di rompere altre cose.
::::Per il "Controlla interruzioni di pagina", il gadget è ErroriComuni che dovresti avere attivato; il comando si attiva solo in ns0 e solo in visualizzazione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:21, 8 apr 2025 (CEST)
:::::Mah, ho appena finito di correggere i trattini e avere il tasto "esegui memoregex" subito in basso a portata di click senza passare da menù e voci varie è stato molto comodo. Per cui anche l'idea di concentrare tutti i comandi di correzione/verifica nella bottoniera non è male... Forse potrebbe essere una specie di menù con voci che si aprono verso l'alto? boh.
:::::Controlla interruzioni di pagina continuo a non vederlo anche se ErroriComuni è on. :-( [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 15:37, 8 apr 2025 (CEST)
::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Ti suggerirei di fare un viaggio esplorativo in Distributed proofreaders, il "laboratorio tipografico specializzato" del progetto Gutenberg. La filosofia di trascrizione è completamente diversa da quella di wikisource, ma la differenza fondamentale, secondo me, è che fa una sola cosa, mentre la nostra interfaccia è un adattamento di quanto serve a una miriade di progetti diversi, dominati da wikipedia. Mi pare di ricordare che nei pasticci che ho fatto, anni fa, ci sia qualche traccia di quell'interfaccia.
::::::Sarebbe poi interessantissimo esplorare per bene la wikisource tedesca, he ha avuto una evoluzione profondamente divergente, fino ad allontanarsi dall'interfaccia proofread. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:38, 8 apr 2025 (CEST)
:::::::<small>@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], Distributed proofreaders sarebbe [https://www.pgdp.net/c/]? Look molto anni '90 :D
:::::::de.ws in effetti non capisco come operi: l'interfaccia "a fronte" mi sembra concettualmente meglio. Il problema che sento io, come dicevo, è la dispersione "logica" degli strumenti e la difficoltà ad adattare l'interfaccia alle esigenze di lettura. Beninteso, non è una critica al vs lavoro, solo una suggestione. :-) Purtroppo non ho le competenze per fare qualcosa di concreto su questi aspetti. --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:27, 8 apr 2025 (CEST)</small>
::::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Il tuo link punta alla home page: sei andato fino all'interfaccia di editing? Penso che ci si debba registrare e travestire da volontario :-)
::::::::Io l'ho fatto, ho lavorato su un bel po' di pagine, anche se come utente con minimi privilegi (c'è molto rigore nel sito, gli utenti novizi possono fare solo cose elementari, sotto severo tutoraggio, su testi già selezionati e caricati dagli admin, per passare di livello occorre superare veri esami online... è un mondo del tutto diverso da mediawiki), ed è stata un'esperienza molto interessante e suggestiva.
::::::::Ma stiamo devastando la talk page di Candalua; mi scuso e ti propongo, se ti interessa, di parlarne altrove. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:46, 9 apr 2025 (CEST)
== Gadget Riassunto ultime modifiche ==
Ciao. Le righe tr.odd dovrebbero avere background-color: var(--background-color-backdrop-light) e non #efefef, altrimenti in dark restano bianco sporco. ;-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:35, 12 apr 2025 (CEST)
:Rammento [[mw:Recommendations for night mode compatibility on Wikimedia wikis]], praticamente la bibbia per questo tipo di operazioni. -- [[User:ZandDev|ZandDev]] ([[User talk:ZandDev|disc.]]) 14:42, 20 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: {{Fatto}}
::@[[Utente:ZandDev|ZandDev]]: TrameOscure aveva iniziato a lavorare sul night mode, ma poi visti i suoi trascorsi wikipediani qualcuno non si fidava e abbiamo lasciato perdere. Ma se tu ci sai fare, non ti andrebbe di proporti per un flag temporaneo di ''interface administrator''? Io sto già facendo un lavorone di ottimizzazione dei gadget, oltre al consueto "lavoro sporco", e non riesco a stare dietro a tutto. Ovviamente ti farei comunque da "garante" di fronte alla comunità. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:21, 22 apr 2025 (CEST)
:::👍 Cmq sono sempre a disp. se a ''qualcuno'' sono passate -come spero- le ''psicosi-poco-[https://foundation.wikimedia.org/wiki/Policy:Universal_Code_of_Conduct/it UCoC-compliant]''. :-p -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:55, 22 apr 2025 (CEST)
== Richiesta di rivalutazione opera ora con ISBN ==
Gentile Candalua,
ti scrivo in merito alla precedente cancellazione della pagina ''[[Whelmity. Manifesto del pensiero strutturato]]'', da te motivata con la mancanza di una fonte editoriale verificabile.
Ti segnalo che l’opera è ora regolarmente '''pubblicata su Amazon KDP''' in formato cartaceo ('''ISBN: 979-8282754032''') e disponibile anche in formato eBook ('''ASIN: B0F7M6MQ51''').
È inoltre '''archiviata su Internet Archive con metadati completi''':
🔹 https://archive.org/details/whelmity-manifesto-del-pensiero-strutturato
🔹 [[openlibrary:works/OL43287365W|Open Library]]
L’opera è rilasciata con licenza '''Creative Commons BY-SA 4.0''', quindi compatibile con le linee guida di Wikisource.
Chiedo cortesemente se è possibile '''valutare la ripubblicazione''' o fornirmi ulteriori indicazioni per procedere correttamente.
Grazie per l’attenzione e il tempo dedicato,
<nowiki>--~~~~</nowiki> [[User:Marino car|Marino car]] ([[User talk:Marino car|disc.]]) 22:53, 8 mag 2025 (CEST)
== autoPt ==
Ciao, ho visto che hai tolto il comando dalla barra a sinistra. Mi pare di capire che lo hai fatto perchè la funzione non è necessaria: la parola viene riunita da sola. Ma ogni tanto non succede vedi [[Pagina:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu/11 |qui]. In questo caso cosa devo fare? ho letto che qualcuno si è messo il tasto da qualche parte, come di fa? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:27, 11 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: c'è il bottone Pt nella barra in alto (che sarebbe il posto "ufficiale" dove mettere i nostri strumenti). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 11 mag 2025 (CEST)
::Grazie, ora l'ho visto. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:51, 11 mag 2025 (CEST)
== Filo d'Arianna per pag. di aiuto e ns:ws ==
Detto anche breadcrumb. Ho notato che [[:Template:Intestazione indice linee guida]] e [[:Template:Intestazione indice aiuto]] generano una inutile e brutta duplicazione del nome della pagina (vedi [[Aiuto:Guida del lettore|qua]] per es.). Non ne capisco lo scopo e visto che i due template hanno dei parametri non vorrei fare casino. Ma per es fr.ws mi sembra sia più pulito e comprensibile ([https://fr.wikisource.org/wiki/Aide:Cr%C3%A9er_un_fichier_DjVu es.]). Si può togliere questo "doppio/triplo titolo" o ha qualche scopo che non comprendo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:45, 12 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: anticamente c'erano degli stili che poi si erano persi in qualche pulizia. Ora li ho rimessi (con templatestyles). C'è da dire però che la cosa aveva maggiore senso quando si poteva nascondere il titolo "normale" delle pagine usando {{tl|Nascondi titolo}}: ora sembra molto più una ripetizione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:09, 12 mag 2025 (CEST)
::Infatti anche quel template non lo capivo.. :D
::Però a sto punto leverei il box di ripetizione, anche perchè non funziona con la mod. scura... [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:45, 12 mag 2025 (CEST)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sì, quasi quasi... si potrebbe tenere solo le briciole di pane. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:51, 12 mag 2025 (CEST)
::::Esatto... Poi come hanno fatto i francesi mi sembra molto carino, con la casetta (o volendo col salvagente). -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:56, 12 mag 2025 (CEST)
== Linee punteggiate ==
Ciao. Di situazioni come [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Yambo_-_Manoscritto_trovato_in_una_bottiglia,_Roma,_Scotti,_1905.pdf/78&diff=next&oldid=3523999 questa] ce ne sono in millemila miliardi di pagine in 'sto libro.
Mezza riga di punti e mezza riga di testo... in proporzioni variabili. Non sapendo come ottenere l'effetto ho messo punto-spazio-punto-spazio-punto-testo o testo-punto-spazio-punto-spazio-punto a seconda dei casi senza cercare l'esatta resa grafica. Non ci sono mai spazi dopo il terzo punto perchè quella combinazione con spazio finale l'ho usata come regex per il template rigapunteggiata/16 --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:14, 16 mag 2025 (CEST)
== Ariosto ==
Ciao. Sono finalmente arrivato a creare le pagine Opera delle liriche dubbie. [[Opera:Madonna, qual certezza|Questa]] è la prima (corrispondente a [[:d:Q134486391|questo elemento Wikidata]]): quando hai tempo, ci sarebbe da modificare il template {{tl|Opera}} per mostrare il possibile autore anche qui da noi.-- [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 12:10, 17 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: ok, ho aggiunto la gestione del "possibile autore" (da testare cosa succede se sono più di uno). Ho creato [[:Categoria:Opere con possibili attribuzioni]] per radunare questi casi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:04, 19 mag 2025 (CEST)
::Grazie mille, ti faccio sapere se trovo comportamenti inaspettati o ''bug''--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 13:08, 19 mag 2025 (CEST)
== Due domande "laterali" ==
Abbi pazienza se ti pongo due domande che con wikisource hanno poco a che fare (ma poi... chissà...).
Dopo decenni mi è tornata la voglia di preparare pagine web.
Ho scelto come editor Bluegriffon. OK? Altro?
E se oltre a creare pagine web locali, volessi metterle in rete, hai qualche suggerimento? Non mi serve un dominio "mio". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:54, 22 mag 2025 (CEST)
== Info ==
Ho "perso un pezzo" nella discussione sulle Ville, si può far sparire il dato? Grazie :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:47, 9 giu 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: intendi il tuo IP, vero? ho provveduto a mascherarlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:53, 9 giu 2025 (CEST)
== Modifica gadget ==
Fatta una piccola modifica a [[Mediawiki:Gadget-common.js]], funzione newAutoRi, in modo che funzioni anche se il parametro pagina contiene un tl rl (visualizzazione come numero romano). Visto che sono estremamente arrugginito e che ti stai occupando di risistemare gli script ti avviserò ad ogni mia cauta modifica. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:30, 16 giu 2025 (CEST)
== Pg aggiunto in modo strano ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Come_si_possa_diventare_artisti_cinematografici_1914-PaoloAzzurri.pdf/30&diff=next&oldid=3542341 Questo] mi si è aggiunto facendo Alt+7, immagino che venga da una MemoRegex di chissà quale altro indice! Grazie [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 14:10, 3 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Cruccone|Cruccone]]: purtroppo è un bug noto. Succede a volte quando si cambia indice, probabilmente perché non trova un memoregex sull'indice nuovo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:41, 3 lug 2025 (CEST)
== OCR Google ==
Ciao, mi dicono che hai tolto il pulsante tra i gadgets. A me è molto utile spesso, es. di [[Pagina:Matilde Serao Evviva la vita 1919.pdf/76| questa pagina]] non vedo il testo se non uso il tasto OCRGoogle. Come faccio ad attivarlo per me? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:00, 27 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ciao, l'ho disattivato perché è da qualche anno che è stato sostituito da uno strumento "ufficiale", che è il bottone "Trascrivi testo": puoi usare quello d'ora in poi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 20:13, 27 lug 2025 (CEST)
::Grazie. Come faccio ad attivarlo? devo inserire una istruzione nel mio common.js? me la puoi indicare? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 15:15, 28 lug 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non è un gadget, è un componente standard, quindi dovresti già vederlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:38, 28 lug 2025 (CEST)
::::Non lo vedo; potresti guardare il mio common.js per capire se lì ho fatto pasticci? [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:24, 28 lug 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ho visto che avevi tentato di riaggiungerti il bottone OCRGoogle, ma in quel modo non poteva funzionare, ora forse sì. Comunque, riusciresti a caricare uno screenshot dove si veda l'intera pagina quando vai in modifica? Va bene su Commons, o qualunque altra piattaforma dove ti sia comodo. Vorrei davvero capire come ti appare il sito, perché senz'altro c'è qualcosa di strano. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:10, 28 lug 2025 (CEST)
::::::ecco una [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao.png pagina normale] e [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao_con_eis.png una con eis] del testo Serao che per problemi strano non mi visualizza la pagina. Per questo qui mi serviva assolutamente la funzione ORCGoogle. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:35, 28 lug 2025 (CEST)
:::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non sono riuscito a replicare del tutto la tua situazione, comunque vedo che stai ancora usando il tema "Vector legacy"... io ti consiglierei, per cominciare, di passare a quello nuovo, andando su Preferenze -> Aspetto e scegliendo "Vector (2022)". Poi può essere che tu abbia attivato qualche gadget "strano" che magari nasconde o copre il bottone trascrivi... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 28 lug 2025 (CEST)
== Problemi OCR Google ==
Con la mia utenza l'accoppiata pulsante OCR Google - eis funziona, ma non funziona per @Giaccai nè per la mia utenza secondaria. Da cosa può dipendere? Puoi aiutarci? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:16, 1 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: la tua utenza non so, ma hai visto lo screenshot dell'ambiente di @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] che ha postato qui sopra? È come fare un tuffo nel passato... ha ancora la vecchia Vector e altri gadget strani che non usa più nessuno, tipo "Blocca la sidebar" e "Resize.menu"... e le mancano alcune cose indispensabili, tipo Section (e infatti non sa mai come gestire i capitoli che iniziano a metà pagina...). Io ho cercato di replicare la situazione sulla mia utenza, ma non ci sono nemmeno riuscito del tutto. Bisognerebbe fare un "riallineamento" con la situazione generale degli altri utenti, sennò ci sono troppe cose che potrebbero influire, e facciamo anche fatica a capirci. Avrei bisogno di vedere l'elenco completo dei gadget attivi, e magari anche i tab "Aspetto" e "Casella di modifica" delle Preferenze, forse anche lì c'è qualcosa che può influire, tipo il visual editor. E ovviamente sbiancare tutti gli script personali. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:37, 1 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie. Provo a operare con più diligenza sulla mia utenza secondaria. Poi suggerisco a @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] le contromisure. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:43, 1 ago 2025 (CEST)
:::@Trovato il problema in [[Utente:Alex brollo bis]]: era attivato il gadget eis test, non aggiornato con le istruzioni di caricamento di OCR Google. Adesso è allineato all'eis generale. @Giaccai : Chissà, forse adesso ti funziona... prova ad attivare Vector 2022. E per attivare l'aggiornamento dei tuoi gadget, disattivane qualcuno, e salva; se poi lo rivuoi puoi riattivarlo e salvare di nuovo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:06, 1 ago 2025 (CEST)
::::caro Alex, ho già attivato Vector 2022 prima di scriverti. Ho cancellato diversi gadget, ho cambiato browser, ma tutto resta come prima, non vedo il tasto OCR standard e neanche il tasto OCR Google. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:35, 1 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Uffa. :( Riprovo... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:28, 2 ago 2025 (CEST)
== Ancora su Giaccai e Google-OCR ==
Mistero. Dall'utenza di Giaccai, lanciando in modifica dalla console <code>mw.loader.load('//wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki:GoogleOCR.js&action=raw&ctype=text/javascript');</code>, non succede niente. Da tutte le mie utenze, compare immediatamente il pulsante Google OCR funzionante. Nonostante l'azzeramento di script personali (common.js, PersonalButtons.js) non cambia nulla. E' come se ''Giaccai non potesse vedere //wikisource.org''. Ho gettato la spugna. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:39, 10 ago 2025 (CEST)
:PS: Giaccai dice che entrando in modifica nsPagina si apriva un box con F8 F7 F6.... non l'ho visto e non ho capito cosa sia e da dove venga. :(. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:09, 10 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: c'è un'ultima cosa, un pochino drastica, che Giaccai potrebbe fare: aprendo il browser in incognito, crearsi una seconda utenza Giaccai2 e vedere se da lì le cose funzionano. Se neanche così va... allora è proprio stregato il suo pc. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:31, 21 ago 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Prova anche il suggerimento di Candalua.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:41, 21 ago 2025 (CEST)
::::Ho aperto una nuova utenza con lo stesso risultato (ma senza aprire il browser in incoglino perchè non so come fare) Ho provato le due utenze su un altro pc un Mac, ma in nessun caso vedo il tasto OCR. Sul mio pc ho Linux Mint Mate. Mi rassegno? Grazie molto a entrambi per la pazienza, buona giornata [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:15, 22 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: scusa, ma vedi proprio tutto identico da un'utenza all'altra? Non c'è nessuna differenza per esempio tra i bottoni della barra di modifica, o tra i comandi del menu? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 22:23, 25 ago 2025 (CEST)
== Flag AI ==
Sarei propenso a richiedere il flag di AI per sistemare robette qua e la che confliggono con la modalità scura in modo che possa finalmente essere funzionale e consistente nonchè abilitata anche per non-loggati.
Inoltre vorrei fare qualche altro fix funzional/estetico a vector22 (che di default sembra un'interfaccia per mobile e non per pc...🙄). Visto che nulla s'è mosso in 8 mesi, e che certe obiezioni dovrebbero essere superate, ti pare inopportuno che riproponga la cosa al bar da qui a qualche tempo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 20:30, 20 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sembra anche a me che i tempi possano essere maturi. Mi pare che, superato qualche piccolo screzio iniziale, tu abbia dimostrato di portare un contributo utile al progetto, e di saper collaborare con gli altri utenti. Nella richiesta, dettaglia bene il perimetro del tuo intervento: sistemare la modalità scura va bene, ma se hai visto altre fix da fare, spiega bene quali sono e cosa comportano, ed eventualmente rimandale ad una seconda richiesta. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:28, 21 ago 2025 (CEST)
::"Utile" è un parolone... in realtà il mio contributo è abbastanza limitato e per niente paragonabile a quello di moltissimi altri che trascrivono decine di pagine al giorno 😨, ed è anche un po' di contorno e ''sui generis'' ([https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Speciale%3AContributi&target=TrameOscure&namespace=12&tagfilter=&start=&end=&limit=50 propedeutico]?).
::Le "altre" fix sono abbastanza piccolezze, riguardano la compattazione dei menu (che allo stato sembrano spaziati da touch e se si tiene lo zoom a >100% sono pure da scrollare...) e un elegante bordino 1px azzurro (come sotto l'header, che era un'aggiunta mia) per scontornarli: mera estetica ma IMHO decisamente migliorativa percettivamente specie per chi apprezzava vector legacy o addirittura roba più datata e meno piatta/vuota/lattiginosa. Semmai produco uno screenshot.
::Provvedo appena ho ragionevolmente tempo di dedicarmi alla cosa, anche perchè devo prima estrapolare dalle mie millemila modifiche in locale quelle da trasferire. :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 17:24, 21 ago 2025 (CEST)
== Bug VisualEditor? ==
Sono incappato in un problema di VisualEditor che non avevo notato in passato.
Se si edita una sezione di una pagina (es [[Aiuto:Guida alla pubblicazione di un testo/Pubblicizzare il testo|m'è successo qua]] con "modifica sorgente" a lato del titolo di sezione, viene caricata come wikitesto raw solo la sezione. Se si fa qualche modifica e si passa a "modifica" tramite la scritta in altro (non l'icona dell'occhio e della penna), si passa al WYSIWYG di quella sola sezione, ma salvando, di tutta la pagina resta veramente ''solo'' quella sezione. In pratica VE carica e visualizza solo una porzione della pagina, ma salvando considera che il salvataggio sia di ''tutta'' la pagina.<br>
La cosa non si verifica se lo switch viene fatto con le icone occhio/penna.<br>
Non so se è materia di cui ti occupi tu (forse no), ma di certo ne capisci più di me. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:20, 24 ago 2025 (CEST)
== Problemi capolettera ==
Ciao, ho un problema in [[Pagina:Gemelli Careri - Viaggi per Europa, Vol. I, Napoli, Roselli, 1701.djvu/27|questa pagina]]: sostanzialmente, non funziona l'"a capo". Dopo diversi scervellamenti, ho notato che togliendo il tl Capolettera non ci sono problemi e va a capo tranquillamente. E' possibile ci sia qualche bug? Grazie dell'aiuto! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:29, 29 set 2025 (CEST)
:Ciao @[[Utente:Modafix|Modafix]]! Era il PieDiPagina che causava questo comportamento strano... aggiungendoci prima un ritorno a capo, è andato a posto. Comunque, credo che nella trasclusione i paragrafi sarebbero venuti giusti lo stesso, che è quello che conta di più. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:47, 29 set 2025 (CEST)
::Grazie ancora! :) [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:54, 29 set 2025 (CEST)
== Piccolo e irrilevante bug di autoNs0 ==
In Critica della ragion pura, la struttura del Sommario è particolarmente complessa, con sovrabbondanza di livelli di sottopagine, e autoNs0 si confonde compilando (in alcuni casi) campi prec e succ "rotti". Non è una problema rilevante, vista l'eccezionalità del caso, ma visto che ho incontrato il problema ho pensato che fosse il caso di segnalartelo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:39, 10 ott 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh, mi pare che regga fino a 5 livelli, e quindi vedo che si arriva addirittura a 8... :D Era stato già complicato gestirne 5, quindi senz'altro lo lascerò così. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:35, 10 ott 2025 (CEST)
== Notice of expiration of your interface-admin right ==
<div dir="ltr">Hi, as part of [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]], this is an automated reminder to let you know that your permission "interface-admin" (Amministratori dell'interfaccia) will expire on 2025-11-04 09:54:42. Please renew this right if you would like to continue using it. <i>In other languages: [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot/Messages/default|click here]]</i> [[User:Leaderbot|Leaderbot]] ([[User talk:Leaderbot|disc.]]) 20:42, 28 ott 2025 (CET)</div>
== maggiore rispetto e spiegazioni di cancellazioni voci ==
Ciao, ho per due volte consecutive inserito una voce riferita a uno scrittore e giornalista che tu hai, nel primo caso cancellato, e nel secondo addirittura bannato.
Puoi essere così gentile da spiegarmi i motivi e, soprattutto, capire perché non ci si rivolge all'autore della VOCE e/o DISCUSSIONE, fosse anche in privato, per spiegare l'azione?
E' una questione di rispetto verso chi ha interesse per questa enciclopedia, oltre che alla fonte riportata
Grazie, attendo un tuo opportuno riscontro
Gianbattista Sforza [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 12:19, 24 nov 2025 (CET)
:@[[Utente:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]]: il motivo è chiaramente indicato nell'operazione di cancellazione: "Pagina costituita unicamente da collegamenti esterni e spam promozionale". Wikisource non è il luogo dove inserire il curriculum vitae di uno scrittore contemporaneo per cercare di dargli visibilità. In particolare è vietato l'inserimento di link a siti personali o che comunque pubblicizzano un autore a fini commerciali. La biografia si può eventualmente inserire su Wikipedia, sempre se lì la ritengono meritevole di interesse enciclopedico, cosa di cui dubito. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:49, 24 nov 2025 (CET)
::va bene, grazie [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 16:13, 24 nov 2025 (CET)
== Ancora sul nuovo Trova e sostituisci ==
Dopo parecchie settimane di uso intensivo del nuovo Trova e sostituisci, su testi in prosa, sono entusiasta. Adesso sono alle prese con un testo poetico in versi, e trovo un intoppo: la rinuncia a Strumenti di rilettura, ed in particolare dello script per la numerazione dei versi, mi crea qualche difficoltà.
Immagino che il problema stia principalmente nella routine cleanup, che in Strumenti richiama (fra le altre cose) il vecchio Trova e sostituisci, mentre il nuovo ridefinisce la routine.
Provo a creare un "clone" di [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFramework.js]] cancellando ogni riferimento a cleanup, ad uso personale, in modo da aggirare i conflitti. Ma temo di aver perso qualche abilità critica. Tu hai in progetto di risolvere? Tienimi informato, per favore. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:33, 10 dic 2025 (CET)
:Fatto, procedo con il test. Il gadget clone è [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFrameworkNew.js]], sembra funzionare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:17, 10 dic 2025 (CET)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: purtroppo ci sto lavorando molto saltuariamente, anche per una certa incertezza su come procedere. Vorrei portare in Trova&Sostituisci il vecchio cleanup e il RigaIntestazione, ma senza portarmi dietro pacchi di codice legacy, e non è facile. Poi bisognerebbe capire che fare degli altri Strumenti per la rilettura. Comunque non ci dovrebbero essere conflitti, solo lo shortcut, ma il Trova&Sostituisci è in grado di accorgersi se hai gli Strumenti attivati e nel caso rinuncia a prendersi lo shortcut. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:12, 10 dic 2025 (CET)
:::Io sono appagato, il nuovo gadget si attiva e fa tutto, e non collide con il nuovo Trova e sostituisci. Mi rendo conto che è uno script caotico, ma è quello che mi serviva... ti chiedo solo di verificare che non parta di default. E ancora complimenti per il nuovo Trova e sostituisci. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:35, 10 dic 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh sì, avevi lasciato il default. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:23, 10 dic 2025 (CET)
:::::Trovato un bug, c'è qualcosa che non va nella gestione di RigaIntestazione (in Telesilla) scatenato da <code>Alt+7</code>. Indagherò fino allo sfinimento. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:06, 13 dic 2025 (CET)
::::::Mi pare che il problema si verifichi ''solo sotto eis''. Non è molto ma è un indizio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:12, 13 dic 2025 (CET)
:::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ieri sera ho introdotto in trova&sostituisci anche la riga intestazione automatica, non so se può interferire. Come le altre funzioni, è disattivabile aprendo il gadget. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 23:27, 13 dic 2025 (CET)
::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Ritorno a Telesilla e verifico. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:27, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::Sembra che ci siamo.
:::::::::* Sotto Modifica non-eis Alt+7 funziona ma con una piccola differenza rispetto all'algoritmo originale.
:::::::::* Sotto Modifica eis Al7+7 si imbizzarrisce.
:::::::::La differenza rispetto all'algoritmo originale è che l'algoritmo nuovo è ''forzante'', ossia modifica RigaIntestazione anche se RigaIntestazione c'è già. Il vecchio algoritmo invece è "non forzante", non scatta se RigaIntestazione c'è già. Nella mia bottoniera c'è una versione del vecchio script nella versione ''forzante'', che uso solo quando un RigaIntestazione esistente va modificato, altrimenti Alt+7 chiamava ''lo script non forzante''-
:::::::::Provo ad aprire il nuovo Trova e sostituisci per cercare di capire il codice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:04, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::Come immaginavo, trovo un algoritmo autoRI() nuovo di pacca dentro il gadget; me lo studio con calma. Di certo il problema sta lì. Nel frattempo, devo solo ricordarmi di cliccare il mio pulsante autoRi ''forzante'' prima di salvare la pagina, se serve, e posso lavorare tranquillo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:10, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: in effetti credo sia meglio non sovrascrivere Riga intestazione se già presente. Modificherò in tal senso. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:11, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie! Problema quasi risolto (sotto eis basta ricordarsi di generare il RigaIntestazione giusto prima di chiamare postOcr). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:22, 25 dic 2025 (CET)
== Minuscolo miglioramento di Trova errori ortografici? ==
Lanciando:
$("#errori-ortografici-list a").attr("target","errore")
in console, dopo caricata tutta la lista di errori, ottengo che la pagina che si apre dal link usi sempre la stessa scheda del browser. E' un trucco che trovo comodo per evitare che la lista delle schede aperte si allunghi in modo fastidioso (almeno per me). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:52, 25 feb 2026 (CET)
== Caratteri nascosti o invisibili nei titoli ==
Caro Candalua,
ho letto da qualche parte che in un titolo possono inserirsi caratteri invisibili che creano problemi. Io nei miei pergrinaggi ho trovato questo:
*Primo caso: [[Lettre à M. C*** sur l’unite de temps et de lieu dans la tragédie]] non è lo stesso titolo di [[Lettre à M. C*** sur l'unite de temps et de lieu dans la tragédie]]: sono due pagine differenti, ma non ho capito dove stia la differenza nel titolo, come possa scovarla e quindi disfarmi el doppione inutile (tra l'altro mi piacerebbe scoprire quanti altri di simili doppioni abbiamo nel nostro progetto).
*Secondo caso: se guardi il template di navigazione in [[Il buon vino]] noterai che la parte tra parentesi in [[L'allodola (de Tourtoulon)]] non "scompare", e lo stesso vale sia in [[Antologia provenzale/Linguadoca]] quando il titolo è dentro un template:Testo. Sospetto che ci sia un carattere invisibile che interferisce con gli automatismi di mediawiki.
Sto pensando correttamente o mi sto creando un film fantasy? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 16:51, 7 mar 2026 (CET)
:Caro @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]],
:* la differenza, scovata con occhio allenato, sta nell'apostrofo: il primo titolo ce l'ha tipografico. Ho già cercato di impedire la creazione di pagine con questo apostrofo e altri caratteri strani, imponendo una regola in [[MediaWiki:Titleblacklist]], ma ci sono riuscito solo per gli utenti normali: per gli admin la regola non scatta e non interviene nessun avviso, quindi è facile non accorgersene. Si può trovare [https://lists.toolforge.org/itwikisource/Testi/Testi_con_caratteri_speciali qui] una lista di pagine con apostrofi tipografici o lineette lunghe: per fortuna sono solo una manciata.
:* per le parentesi, la regola che abbiamo usato è: nascondi la parte tra parentesi solo se inizia per lettera maiuscola. Questo per evitare di nascondere cose legittime tipo ''[[Così è (se vi pare)]]''. Ovviamente anche qui c'è il caso limite... il "de" nobiliare non fa veramente parte del cognome e quindi è giusto che in questo caso sia minuscolo. Si può tuttavia ovviare usando direttamente un wikilink: [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Il_buon_vino&diff=3643755&oldid=3639092], soluzione un po' singolare e da non generalizzare, ma che si può usare in casi come questo. Nel template Testo, invece, c'è già un secondo parametro per sostituire il titolo.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:45, 9 mar 2026 (CET)
::Mi cospargo il capo di cenere: sul primo caso ci sarei dovuto arrivare da solo.... Per il secondo, ho imparato qualcosa di nuovo. In ogni caso mi ero fatto un film fantasy. Grazie per la pazienza nello spiegarmi questi particolari tecnici. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:17, 9 mar 2026 (CET)
:::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: figurati! tra l'altro, mi accorgo adesso che dovrebbe essere ''unité'', non ''unite''. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:50, 9 mar 2026 (CET)
== Problema con il salvataggio memoRegex ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_indice:Porta_-_Poesie_milanesi.djvu&oldid=3653615 In questa pagina Discussioni indice], a seguito di un salvataggio memoRegex, ho notato due problemi:
* è stata aggiunta una nuova copia della sezione memoRegex invece di sostituire quella esistente;
* una discussione con Edo è sparita (era già successo in precedenti modifiche della pagina e sono impazzito per ritrovala).
Adesso che lo so ci sto attento, ma cosa c'è che non va? Sto lavorando sotto eis. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:41, 29 mar 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: mi sa che hai trovato un bug che si verifica ''solo se ci sono altre sezioni prima del memoRegex, almeno una delle quali abbia una sottosezione''. Non esattamente una casistica molto frequente! Dovrei averlo sistemato, comunque spostare la memoRegex in cima alla pagina senz'altro taglia la testa al toro :) [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:45, 29 mar 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Infatti avevo trovato questa soluzione. La causa, la mia fissazione di scrivere immediatamente un minimodi doc di documentazione ''prima '' di cominciare a editare nsPagina. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:57, 29 mar 2026 (CEST)
== You may be an eligible candidate for the U4C election ==
<div lang="en" dir="ltr" class="mw-content-ltr">
Greetings,
The [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee|Universal Code of Conduct Coordinating Committee (U4C)]] seeks candidates for the 2026 election. The U4C is the global committee responsible for overseeing enforcement of the [[foundation:Special:MyLanguage/Policy:Universal Code of Conduct|Universal Code of Conduct]]. Elections are held annually, if elected a committee member serves for two years.
This year the U4C requires candidates to hold administrator rights on at least one wiki, which is why you are being contacted as you appear to hold this right. There are other requirements, such as candidates must be at least 18 years old and may not be employed by the Wikimedia Foundation or other related chapters and affiliates. You can find more information in the [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026#Call_for_Candidates|call for candidates on Meta-wiki]]. Additionally, the committee's working language is English; some ability to communicate in English is required.
The election opens on 18 May, if you are eligible and interested you have until 10 May to submit your candidacy. There will week between for candidates to answer questions from the community. Voting takes place privately in [[m:Special:MyLanguage/SecurePoll|SecurePoll]], successful candidates must receive at least 60% support. More information is available on [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026|the 2026 Elections page]], including timelines and other candidacy information. If you read over the material and consider yourself qualified, please consider submitting your name to run for the committee. If you think someone else in your community might be interested and qualified, please encourage them to run.
In partnership with the U4C -- [[m:User:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User_talk:Keegan (WMF)|talk]]) 20:33, 28 apr 2026 (CEST) </div>
<!-- Messaggio inviato da User:Keegan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Keegan_(WMF)/test&oldid=30471754 -->
== Piccolo inconveniente del nuovo autoNs0 ==
L'eliminazione di fromsection="" e tosection="" va benissimo, ma dovrebbe scattare solo al salvataggio, e non in anteprima. Non so se è solo mia abitudine, ma io sistematicamente dò un'occhiata all'anteprima per compilare i due parametri lasciandoli vuoti, poi mi regolo per la loro compilazione (soprattutto per il tosection). Per ora uso una piccola furbata: ho notato che lo script cancella tosection="", ma non tosection=" "... e così lo frego. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:37, 14 mag 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: interessante osservazione. {{fatto}}. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:34, 14 mag 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Fulmineo! :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:18, 14 mag 2026 (CEST)
== Testi sbloccati da Google di recente ==
Ciao, dato che so che varie volte chiedi di sbloccare testi da Google, ti segnalo che almeno un mese fa avevo chiesto a Google alcuni sui libri da sbloccare, non ho più avuto notizie di essi, poi ieri ho riguardato i link e li ho trovati sbloccati. A quanto pare Google non mi aveva avvisato dello sblocco via mail come al solito. Magari tu puoi riguardare le tue richieste per vedere se ti è accaduto lo stesso...
Ciao. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 10:00, 16 mag 2026 (CEST)
== Proposta per Cerca errori ortografici ==
Finalmente faccio uso del magnifico box "Cerca errori ortografici", vedo che i link alle pagine non sono diretti ma stanno nello script, e immagino che nello script che attiva il link ci sia un attributo <code>target="new"</code> per far aprire la pagina da verificare in una nuova scheda. Ti propongo di modificare il target in modo che la pagina da correggere si apra sempre ''nella stessa scheda'' scegliendo un nome appropriato per la scheda destinata alle correzioni. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:57, 8 lug 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ho come un "djvu" (ah ah ah)... me l'avevi già chiesto (forse per un altro gadget) e te l'avevo bocciata? In generale, riusare una scheda già aperta non è una buona pratica di web design, perché non puoi sapere se l'utente stava ancora usando quella scheda, gli sovrascrivi il contenuto senza dargli modo di impedirlo... quindi spiacente, ma devo respingere nuovamente la proposta. :( [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:19, 8 lug 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Prendo atto di un deterioramento di qualche neurone. :-) Grazie della spiegazione ripetuta che non ricordavo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:02, 8 lug 2026 (CEST)
== riga cassata ==
Ciao, avevo tolto la prima diga dell'indice che in realtà non è un capitolo ma il nome del libro e tu l'hai rimessa, come mai ci tieni a tenerla dato che non fa in realtà veramente parte dell'indice? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 09:03, 12 lug 2026 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: io invece non capisco perché ti ostini a toglierla :) È una pagina anche quella, ed è la radice di tutta l'alberatura del sommario. Compila Sommario la inserisce apposta, non è un errore... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:43, 13 lug 2026 (CEST)
::Scusami, hai ragione, ho visto che è standard. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:55, 14 lug 2026 (CEST)
== Libro dei Re ==
Ho visto che ci sono 6 tuoi contributo a pagine dell'[[Indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu|Indice VII del Libro dei Re]], e mi sono precipitato a esaminarli.... :-) ma erano solo pagine SAL 0%. Ma forse un'occhiata in giro l'hai data. Hai qualche osservazione/suggerimento? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:19, 3 ago 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: onestamente no, non ho suggerimenti da darti (e non è che te ne servano :) ). Ci tenevo solo a dare un contributo almeno simbolico, vista la mole immane dell'opera. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:04, 3 ago 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Altrochè, se servono :-)
::Ma fra tanti, uno: c'è una notevole differenza fra la mia trascrizione e quella di @[[Utente:DLamba|DLamba]] che ha dato il via alla digitalizzazione. In particolare, ho trascurato il linkaggio dei personaggi a wikidata, che invece DLamba aveva fatto con notevole accuratezza, e bello sarebbe fare lo stesso con i luoghi. Anche la costruzione di un "indice dei personaggi e dei luoghi" sarebbe una bella cosa, anche se piuttosto spaventosa, ma sarebbe un "contributo originale" che non dovrebbe essere incorporato in ns0. Se mai mi venisse la pazza idea di farlo, dove potrei metterlo? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:23, 3 ago 2026 (CEST)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||503}}</noinclude>{{Pt|renze|sofferenze}} rimarrebbe incancellabile; ma improvvisamente una nuova vita gli appariva, più bella di questa terrena — e il suo nome era: Paradiso. Là egli avrebbe trovato il Regno che sognava, e il Re per cui aveva lavorato. Una grande pace lo invase.
Ma fra i dottori e i sacerdoti ai piedi della croce regnava la costernazione e lo spavento. Essi avevano condannato il Nazareno per aver predicato in tutto il paese che egli era il Messia; ed ecco, che sulla croce, con maggior sicurezza che mai, non solo egli aveva riaffermato la sua missione, ma prometteva il godimento del suo regno ad un malfattore. Essi tremarono davanti alle conseguenze del loro atto. Lo stesso superbo pontefice ebbe paura. Donde traeva quell’uomo la sua convinzione se non dalla verità! E da chi la verità se non da Dio?
Il respiro del Nazareno diventava più affannoso: i suoi sospiri erano rantoli. Solo tre ore sulla croce, e stava già per morire!
La notizia corse di bocca in bocca e tutti tacquero; il vento cessò di soffiare, un’afa soffocante era nell’aria e si aggiungeva all’oscurità.
Nessuno che non lo avesse saputo, avrebbe detto che sul pendio di quella collina vi erano tre milioni di persone atterrite — così tranquille se ne stavano.
Attraverso le tenebre, sopra il capo ai più vicini, venne il grido di disperazione, se non di rimprovero del moribondo:
— «Mio Dio! Mio Dio! Perchè mi hai tu abbandonato?» —
La voce fece trasalire quanti la udirono, Ben Hur ne fu irresistibilmente commosso.
I soldati avevano portato con se un recipiente di vino e di acqua, e lo avevano collocato a poca distanza dalla croce. Con una spugna immersa nel liquido, e attaccata all’estremità di un bastone, essi potevano inumidire la lingua dei torturati. Ben Hur pensò al sorso d’acqua ch’egli aveva ricevuto alla fontana di Nazareth; un impulso lo assalì; afferrando la spugna, la tuffò nel recipiente, e corse verso la croce.
— «Lascialo stare» — gridò il popolo con collera — «lascialo stare!» —
Senza badare alle grida, egli continuò, e bagnò le labbra al Nazareno.
Troppo tardi, troppo tardi!<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|||503}}</noinclude>{{Pt|renze|sofferenze}} rimarrebbe incancellabile; ma improvvisamente una nuova vita gli appariva, più bella di questa terrena — e il suo nome era: Paradiso. Là egli avrebbe trovato il Regno che sognava, e il Re per cui aveva lavorato. Una grande pace lo invase.
Ma fra i dottori e i sacerdoti ai piedi della croce regnava la costernazione e lo spavento. Essi avevano condannato il Nazareno per aver predicato in tutto il paese che egli era il Messia; ed ecco, che sulla croce, con maggior sicurezza che mai, non solo egli aveva riaffermato la sua missione, ma prometteva il godimento del suo regno ad un malfattore. Essi tremarono davanti alle conseguenze del loro atto. Lo stesso superbo pontefice ebbe paura. Donde traeva quell’uomo la sua convinzione se non dalla verità! E da chi la verità se non da Dio?
Il respiro del Nazareno diventava più affannoso: i suoi sospiri erano rantoli. Solo tre ore sulla croce, e stava già per morire!
La notizia corse di bocca in bocca e tutti tacquero; il vento cessò di soffiare, un’afa soffocante era nell’aria e si aggiungeva all’oscurità.
Nessuno che non lo avesse saputo, avrebbe detto che sul pendio di quella collina vi erano tre milioni di persone atterrite — così tranquille se ne stavano.
Attraverso le tenebre, sopra il capo ai più vicini, venne il grido di disperazione, se non di rimprovero del moribondo:
— «Mio Dio! Mio Dio! Perchè mi hai tu abbandonato?» —
La voce fece trasalire quanti la udirono, Ben Hur ne fu irresistibilmente commosso.
I soldati avevano portato con se un recipiente di vino e di acqua, e lo avevano collocato a poca distanza dalla croce. Con una spugna immersa nel liquido, e attaccata all’estremità di un bastone, essi potevano inumidire la lingua dei torturati. Ben Hur pensò al sorso d’acqua ch’egli aveva ricevuto alla fontana di Nazareth; un impulso lo assalì; afferrando la spugna, la tuffò nel recipiente, e corse verso la croce.
— «Lascialo stare» — gridò il popolo con collera — «lascialo stare!» —
Senza badare alle grida, egli continuò, e bagnò le labbra al Nazareno.
Troppo tardi, troppo tardi!<noinclude><references/></noinclude>
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Federicor
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro primo.}}|19}}</noinclude><poem>Che render non porrìa di seme il frutto.
{{R|155}}E se dopo gran sete asciutto e stanco,
Sia da nube leggier di sopra asperso;
O misero cultor! sia lunge allora,
Sia lunge allor da lui l’aratro e ’l bue;
Perchè, solcato sol, tal rabbia e sdegno
{{R|160}}Prende col suo signor, c’all’anno terzo
Non si degna mostrar le spighe appena.
Ma se ’l vomero tuo, la terra aprendo,
Netto e lucido vien qual puro argento;
Lieto e sicuro allor, doppiando l’opre,
{{R|165}}Segui l’util lavor; c’al tempo amato
Fian la speme e ’l desio dal frutto vinte.
Or prendendo il villan (che l’ora è giunta)
Dal chiuso albergo, e la famiglia insieme,
I semplici legumi, e l’altre biade
{{R|170}}Che nel felice agosto in seme scelse;
Cerer chiamando e chi dei campi à cura,
Alle fatiche sue larga mercede;
Già commetta al terren la sua sementa.
Sian la fava pallente, il cece altero,
{{R|175}}Il crescente pisel, l’umil fagiolo,
La ventosa cicerchia in parte dove,
Senza soverchio umor felice e lieto
Truovin l’albergo lor: la lente pure
Dello steril sentir non è sì schiva.
{{R|180}}Venghin dopo costor l’orzo e l’avena:</poem><noinclude>
<references/></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||||riga=si}}</noinclude>
{{Ct|f=150%|t=3|L’equilibrio}}
{{rule|t=1|v=2|6em}}
Lauretta aspettava in fondo alla via, sotto il fanale, quietamente, chè poca gente passava per gli Orti Ludovisii a quell’ora. Il cugino era venuto a casa un’ora prima, e le aveva formulato l’accusa contro il marito con questa precisione:
— Vuoi sapere la bella ricompensa che Gigi dà alla tua onestà? Vai adesso subito a via Lombardia, al numero tale, al piano tale, alla porta tale; fàtti aprire, lo troverai in una cameretta d’affitto con Margherita Sansoni. Vacci, vacci subito. Voglio che tu veda quanto t’è giovato il rispondere no, no, no a chi t’ha voluto bene davvero e da quando te l’ha voluto non ha pensato che a te, non ha cercato che te, non ha veduto che te. Vai, vai....<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 34 —||riga=sì}}</noinclude><nowiki/>
Dapprima ella aveva pianto non perchè dopo tre anni di matrimonio ancóra amasse il marito ma perchè gli aveva sempre prestato fede e ogni mattina e ogni sera, quando egli l’aveva baciata al primo svegliarsi o al ritorno dal ministero, aveva creduto fermamente che le labbra di lui e le buone parole fossero solo per lei. E al cugino aveva riso in faccia sempre perchè il misurato amore di Gigi le bastava e perchè temeva l’ignoto e le finzioni e anche perchè il cugino le sembrava troppo giovane ed ella sapeva che i giovani parlano e agiscono senza prudenza.
Aveva pianto, e nel pianto aveva lasciato che l’amoroso delatore, per confortarla, le accarezzasse la fronte e i capelli e le prendesse con tenerezza le mani fredde e, pentendosi improvvisamente, si scusasse già di averle rivelato il tradimento del marito e dell’amica. Ma il cugino essendo appunto troppo giovane e non sapendo scegliere le occasioni, aveva anche osato di baciarle gli occhi bagnati e le labbra convulse; ed ella s’era alzata con fierezza, s’era asciugati gli occhi, lo aveva respinto e con atti recisi s’era messo il cappello e la pelliccetta di falso castoro ed era uscita, rispondendo confusa alla petulanza del giovane:
— Sì, sì, hai fatto bene, benissimo. È inutile<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 35 —||riga=sì}}</noinclude>che ti scusi. Ormai l’hai fatto, e io te ne ringrazio. Che vuoi di più? Che? Ho altro pel capo. Addio, addio. So io quel che devo fare e non ho bisogno dei tuoi consigli e della tua prudenza. So io, so io! — ed era escita sbattendogli l’uscio sul viso e lasciandolo padrone di casa.
Adesso aspettava all’angolo tra Via Lombardia e la via che sale a Porta Pinciana, tenendo gli occhi fissi su la casa indicatale, e cercando di indovinare quale potesse essere al terzo piano la finestra di quella stanzetta. Il cielo era sereno e la strada così quieta che sembrava nella quieta sera di marzo più larga delle altre volte che vi era passata; dall’altro lato della via Pinciana al di là d’un muro alto e oscuro, presso un portone alto e greve, un cipresso nero contro il cielo chiaro stava immobile quanto le case attorno; e un odor vago di rose veniva d’oltre il muro. Ella pensava ai baci di quei due lassù. Ormai, dopo mezz’ora di attesa, la piccola donna non aveva più quel desiderio di sorprenderli, di gridare, di battere, di graffiare, quella frenesia di scandalo che l’aveva spinta da casa fin lì come se dietro le stesse la morte. Adesso era calma e se ne compiaceva tanto che un po’ d’ironia illuminò i<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 36 —||riga=sì}}</noinclude>suoi piccoli occhi neri profondi; adesso ella si occupava tutta a immaginare quel che avveniva lì dentro, e sognava orgie e peccati strani abbominevoli in confronto al metodico amore casalingo dopo il pranzo e prima del sonno.
Pensò a Margherita Sansoni e alle sue possibili superiorità fisiche; parecchie volte l’aveva veduta vestirsi e si rammentava le spalle di lei strette ossose e le braccia magre e i piedi grandi e le mani rovinate dall’ago con cui tutto il giorno doveva rammendare gli abitucci de’ suoi cinque figliuoli. Perchè Gigi la preferiva a lei? L’odore delle rose passava oltre il muro dell’orto, ed era così sottile che doveva emanare da tutto un immenso roseto rampicante con mille piccole rose d’oro; il cielo era chiaro e l’aria tiepida e la strada deserta. Quali peccati strani e abominevoli quella magra rivale sapeva? Passò un operaio che la guardò proprio nel volto e la urtò col gomito mormorandole due parole di ammirazione violenta. Quali peccati godevano quei due traditori lassù?
— Che fai qui? Torna a casa, è meglio.
Era il cugino venuto a raccomandarle ancóra la calma, a scusarsi ancora per la denuncia feroce.
Ella non gli rispose che accennandogli la casa.<noinclude><references/></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 37 —||riga=sì}}</noinclude><nowiki/>
— È quella?
— Sì.
— Quale finestra?
— Credo l’ultima a sinistra.
— Va bene. Vattene!
— Vieni via anche tu.
— No. Io resto. Vattene! Guarda..., la finestra si illumina. Margherita si veste e adesso scenderanno giù. Gigi scenderà giù adesso perchè fra poco per noi è ora di cena. Vattene, vattene!
E il cuginetto obbedì. Ella per un attimo con contentezza pensò che poteva senza rimorsi e senza infingimenti accusare suo marito. Ancóra fissò la finestra; immaginava Margherita nell’atto di stringersi i lacci del busto o di allacciarsi le vesti o di abbottonarsi la vita; rammentava certe camicie di battista fina che Margherita s’era fatta coi suoi risparmi ornandole di un piccolo merletto veneziano con molta grazia. Una finestra chiusa rivela più cose che una finestra aperta. E quella visione plastica quasi immediata la distraeva ancora dalla vendetta imminente e dalle gioie della vendetta.
Udì i cristalli dietro le persiane lassù schiudersi e prudentemente si ritrasse al di là dell’angolo, spiando la testa che nel rettangolo luminoso si<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Ojetti - Le vie del peccato.djvu/48
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Dr Zimbu
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 38 —||riga=sì}}</noinclude>affacciò guardinga. Poi la finestra si richiuse. Ella aveva riconosciuto suo marito; Margherita sapendo la strada deserta, doveva scendere. Lauretta sentì il cuore salirle alla gola al timore d’affrontar la rivale. Davanti allo scandalo, ella stessa stimò più agevole la prudenza.
Margherita apparve al portone e, franca camminò su verso via Veneto senza passar davanti a Lauretta; camminò svelta, a un punto anche si aggiustò con le due mani il cappello messo troppo in fretta o urtato da un ultimo abbraccio.
Allora Lauretta si avanzò fino nel portone e attese il marito. Udì chiudere la porta del terzo piano e udì i passi lenti gradino per gradino giù per le scale ampie. Ella tremava tutta e per un attimo pensò di fuggir via a casa, a farsi trovare dal peccatore quietamente seduta a mensa davanti la minestra calda. La mensa bianca, il caldo della casa, l’intimità di quei mobili noti tanto le intenerirono il cuore che le lacrime dietro il velo le riempirono gli occhi.
Gigi, basso, magro, biondetto nel suo piccolo soprabito nero, apparve su l’ultimo pianerottolo. Miope, aveva gli occhiali in mano e li nettava col fazzoletto quietamente; anche su l’ultimo scalino li mise contro luce con una sua mossa con-<noinclude>
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 39 —||riga=sì}}</noinclude>sueta per vedere se erano ancora opachi in qualche punto. Così giunse presso alla moglie, senza vederla.
— Gigi!
Il biondino deboluccio sussultò, si mise con due mani gli occhiali, se li incastrò bene con tre dita a cavallo al naso, esclamò ebete di paura:
— Lauretta!
Lauretta piangeva, tremava tutta, si alzò il velo per asciugarsi le lagrime:
— Ho visto tutto, so tutto!
Egli non riusciva a pronunciare una sillaba, teneva la bocca e gli occhi spalancati come uno che attenda lo scatto dello starnuto, e protendeva le mani come a parare un colpo. Finalmente articolò:
— Andiamo, andiamo... Ti spiegherò ogni cosa....
Quando furono su la via, fianco a fianco, anche egli cominciò a piangere puerilmente, e si dovette di nuovo togliere gli occhiali, e procedette innanzi facendo con le mani (nella destra teneva le lenti bagnate) gesti desolati e silenziosi, e contraendo il viso come se il peccato gli fosse all’improvviso sembrato sapor di limone.
Lauretta, accanto al colpevole piagnucoloso, riacquistò la sua forza:<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 40 —||riga=sì}}</noinclude>
— Dì, dì, infame! Perchè l’hai fatto?
— Non l’ho fatto apposta, Lauretta mia. Non l’ho fatto apposta, te lo giuro. E la colpa non è mia.
La donna, sentendosi padrona, esagerava il suo potere, ora lo squadrava da capo a piedi, ora andava innanzi sdegnosamente come un precettore che trascini per la mano a scuola un bambino svogliato e sgridato.
— La colpa non è stata mia. È stata di lei.
— Vigliacco!
— No, te lo giuro. È stata lei la prima, alla tombola dal Finzi.
— Da allora?
— Sì, sì. Ti dirò tutto, io... Ti confesserò tutto...
— Non qui. A casa. Svelto, cammina!
— Sì, vengo, vengo. Ma credimi non l’ho fatto apposta. Non lo farò più...
Lauretta ancora lo dominò con uno sguardo da capo a piedi, si arrestò a mezza via:
— Abbottònati, spudorato.
Egli obbedì, confuso, con le mani tremolanti.
A casa Lauretta volle saper tutto, e Gigi senza occhiali, guardandola con lo sguardo vuoto dei miopi, tra due singulti narrò tutto: la tentazione<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 41 —||riga=sì}}</noinclude>con le ginocchia, mentre sedevano accanto a tombola; la domanda incendiaria di Margherita «Proprio non sentite niente?»; la prima letterina già distrutta; le ricerche d’un luogo di convegno; le trenta lire mensili di pigione là in via Lombardia; il taglio di un abito di raso bianco che egli aveva preso da Bocconi per donarlo all’amante togliendo i denari dal libretto alla Cassa di Risparmio; l’anello d’argento dorato che ella gli aveva donato in ricambio. Lauretta si fece consegnare l’anello e il libretto dove confrontò la somma sottratta. Egli accasciato, sfinito, come se il sangue gli fosse uscito via con le parole, faceva un gesto estremo aprendo le due mani magre e tremule:
— Non c’è altro. T’ho detto tutto. Non c’è altro.
La servetta bussò alla porta della camera da pranzo.
— Faccio la tisana solita pel padrone?
— No, non far niente stasera, — disse umilmente il marito vinto, e guardò la moglie come per significarle che egli sapeva tutta l’infamia sua e nemmeno si giudicava più degno della tisana serale.
Dopo una pausa feroce, Lauretta che batteva con le due manine un tempo di musica sulla tavola<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 42 —||riga=sì}}</noinclude>guardando il lume sospeso, lo attaccò ancóra con ira, improvvisamente, facendolo sussultare come una fiammella esigua:
— E che hai trovato di meglio, in quella sgualdrina, in quello scheletro{{Ec|:|?}}
— Niente, niente. Io pensavo sempre, sempre: Lauretta è tanto più bella, Lauretta è tanto meglio fatta.
— E allora?
— Te l’ho detto: io non ci ho avuto colpa. Non ci credi? te lo giuro, te lo giuro in ginocchio.
E veramente le si mise in ginocchio davanti. La donna guardò con un sorriso momentaneo il cranio quasi calvo di suo marito; non s’era mai accorta che fosse aguzzo e che in mezzo avesse tra la lucente pelurie rimasta un sottil solco come una ruga.
— Àlzati, non fare il bambino.
Ed egli si alzò e si rimise a sedere.
— Pulisciti le ginocchia, può venire la serva.
Ed egli si pulì le ginocchia e tacque ancóra scosso da qualche singulto.
L’umiliazione di lui crebbe ogni giorno per sua volontà. Egli non escì più mai di casa senza chie-<noinclude>
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 43 —||riga=sì}}</noinclude>dere il permesso a sua moglie; alla fine d’ogni mese presentò tutto lo stipendio a lei appena osando chiederle quindici lire per sè; a tavola mangiò pochissimo, lasciando i migliori bocconi a sua moglie e indicandoglieli con cura petulante; la accompagnò a messa ogni festa restando genuflesso con compunzione profonda durante tutta la funzione; mai sgridò alla serva; mai più volle la tisana serale.
Lauretta il primo mese lo lasciò fare, come se non si accorgesse di lui e della sua devozione paurosa. Per due giorni lo vide a pranzo con una lente degli occhiali fessa.
— Hai una lente rotta.
— Sì, Lauretta mia. M’è caduta in ufficio. Non fa niente, sai, non fa niente. Ci vedo lo stesso.
— Eccoti due lire. Vai dall’ottico a San Lorenzo in Lucina, e faccene mettere una nuova.
— Non t’incomodare, Lauretta mia. Ci vedo lo stesso, te l’assicuro.
— Non è per te; è per me. Non ti posso vedere con quella lente rotta; non ti vedo che un occhio.
— Se è per piacere a te, Lauretta mia, ci vado súbito. Allora oggi esco alle due invece che alle due mezzo.<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 44 —||riga=sì}}</noinclude>{{nop}}
— Sì, esci alle due.
Un’altra volta dovettero andare al teatro ''Valle'', avendo il cugino di Lauretta regalato loro un palco. Quando Gigi si fu messo l’abito nero, Lauretta vide che era logoro, biancicante ai gomiti, al collo, alle spalle.
— Che dici mai, Lauretta mia! Questo dura altri due anni.
— Ma è indecente.
— Per me sta bene, sta bene. Chi mi deve vedere? Lascia fare.
— Devi venire con me e devi andar vestito per bene.
— Quand’è per questo, domani vado dal sarto. Mi ci accompagni tu?
— Io?
— Sì, tu, Lauretta mia. Io non sarei capace a scegliere la stoffa.
— Ma prima eri pur capace.
— No, no, tu verrai, sempre che ti piaccia, si intende.
Al teatro Gigi non parlò mai; in fondo al palco, lasciando al cugino la sedia di fronte a Lauretta, egli assonnato restò nell’ombra, timidamente. Si scosse al comando della moglie:
— Non dormire!
—<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 45 —||riga=sì}}</noinclude>
— Non dormo, non dormo. Ti pareva, sai; ma non dormivo, – e spalancò gli occhi e mostrò di godere lo spettacolo.
Il cugino seguitava a venire per casa; ma, vedendo il ghiacciaio che ormai separava i due coniugi, non osava più riscaldare Lauretta con le parole e anche con qualche bacio rubato. Anzi da buon figliolo, giunse a domandarle:
— Quando farai la pace con Gigi?
— Con Gigi? Sei matto? Mai e poi mai.
— Mi fa pena quel pover’uomo. Si è dimagrato come un gatto di gennaio.
— È il suo dovere.
— Eh via! sii più clemente.
— E me lo dici tu? Non sei tu la causa di tutto?
— La causa, no. L’occasione, forse. Ma intanto... tu?
— Io sto bene come sto. Solo anch’io mi consumo per la rabbia di veder quell’imbecille ridotto così senza volontà, a bocca aperta sempre e con le mani penzoloni come un villano davanti alla statua d’oro della Madonna di Sant’Agostino. E quello non è un marito, è un pupazzo di stracci!
Infatti la docilità e la umiltà di Gigi diventavano ogni giorno più irritanti. Egli ormai non<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 45 —||riga=sì}}</noinclude>
— Non dormo, non dormo. Ti pareva, sai; ma non dormivo, — e spalancò gli occhi e mostrò di godere lo spettacolo.
Il cugino seguitava a venire per casa; ma, vedendo il ghiacciaio che ormai separava i due coniugi, non osava più riscaldare Lauretta con le parole e anche con qualche bacio rubato. Anzi da buon figliolo, giunse a domandarle:
— Quando farai la pace con Gigi?
— Con Gigi? Sei matto? Mai e poi mai.
— Mi fa pena quel pover’uomo. Si è dimagrato come un gatto di gennaio.
— È il suo dovere.
— Eh via! sii più clemente.
— E me lo dici tu? Non sei tu la causa di tutto?
— La causa, no. L’occasione, forse. Ma intanto... tu?
— Io sto bene come sto. Solo anch’io mi consumo per la rabbia di veder quell’imbecille ridotto così senza volontà, a bocca aperta sempre e con le mani penzoloni come un villano davanti alla statua d’oro della Madonna di Sant’Agostino. E quello non è un marito, è un pupazzo di stracci!
Infatti la docilità e la umiltà di Gigi diventavano ogni giorno più irritanti. Egli ormai non<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 46 —||riga=sì}}</noinclude>osava più guardare in faccia sua moglie; e non le parlava se non era interrogato, e anche rispondendole intercalava ogni parola con quell’untuoso «Lauretta mia» monotono come l’''ora pro nobis'' delle litanie. Lauretta a certi momenti era tentata di prenderlo per un braccio, di scuoterlo, di elettrizzarlo, di gridargli: – Oh, insomma, vatti a far benedire, tu e il tuo peccato!
Sopratutto, davanti agli altri e specialmente davanti al cugino, quella prosternazione del marito le sferzava i nervi. E il cugino pian piano rassicuratosi qualche volta canzonava Gigi furbamente, e a pranzo gli susurrava all’improvviso:
— Bada; tua moglie ti guarda! – così da fargli cader di mano la forchetta; e quando parlava, lo interrompeva:
— Ma, prima di parlare, hai domandato il permesso a Lauretta?
Un giorno, finalmente, stando solo con Lauretta nella stanza da lavoro (era arrivato il maggio e dalle finestre aperte veniva con l’aria tepida una sonnolenza dolce dolce), egli tornò alle antiche audacie e baciò la cugina sopra i capelli neri, odorosi come le piume dei passeri che cantavano sopra una grande magnolia del cortile vicino. Pronto, dopo il bacio, si ritrasse impaurito, aspet-<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 46 —||riga=sì}}</noinclude>osava più guardare in faccia sua moglie; e non le parlava se non era interrogato, e anche rispondendole intercalava ogni parola con quell’untuoso «Lauretta mia» monotono come l’''ora pro nobis'' delle litanie. Lauretta a certi momenti era tentata di prenderlo per un braccio, di scuoterlo, di elettrizzarlo, di gridargli: — Oh, insomma, vatti a far benedire, tu e il tuo peccato!
Sopratutto, davanti agli altri e specialmente davanti al cugino, quella prosternazione del marito le sferzava i nervi. E il cugino pian piano rassicuratosi qualche volta canzonava Gigi furbamente, e a pranzo gli susurrava all’improvviso:
— Bada; tua moglie ti guarda! — così da fargli cader di mano la forchetta; e quando parlava, lo interrompeva:
— Ma, prima di parlare, hai domandato il permesso a Lauretta?
Un giorno, finalmente, stando solo con Lauretta nella stanza da lavoro (era arrivato il maggio e dalle finestre aperte veniva con l’aria tepida una sonnolenza dolce dolce), egli tornò alle antiche audacie e baciò la cugina sopra i capelli neri, odorosi come le piume dei passeri che cantavano sopra una grande magnolia del cortile vicino. Pronto, dopo il bacio, si ritrasse impaurito, aspet-<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 47 —||riga=sì}}</noinclude>tando la solita punizione violenta. Ma lo schiaffo non venne, e Lauretta placidamente alzò gli occhi dal lavoro e si voltò con tanta grazia a guardarlo. Allora egli con lo sguardo annebbiato si chinò ancóra ancóra a baciarla, ed ella lo baciò; ed essendo il ricamo caduto per terra, non fu raccolto che alla sera, quando Gigi entrò pauroso ed umile nella stanza di Lauretta rosea sorridente e ormai sola.
Passarono altri due mesi, e si arrivò al luglio. Un pomeriggio Lauretta discinta sonnecchiava sul letto, quando udì una voce adirata chiamarla dalla stanza vicina:
— Lauretta!
Era la voce del marito? Le parve impossibile, tanto ella era ormai assuefatta a udirla monotona e sbiascicata come la voce d’una beghina.
— Lauretta!
— Che vuoi? Sei matto?
Gigi entrò, a fronte alta, rosso, stendendole con una mano una carta:
— Di chi è questa lettera?
Lauretta capì, ma non si turbò e, senza nemmeno sollevare il capo dai cuscini, rispose:
— Sarà di mio cugino.<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 48 —||riga=sì}}</noinclude>
— Ma allora tuo cugino è il tuo amante! – affermò Gigi con gesto melodrammatico.
— Pare.
— Ma io....
— Che vuoi, che vuoi tu? Vuoi sapere perchè l’ho fatto? Perchè finissi di fare lo straccio di casa. Siamo pari adesso. Adesso non ti lagnerai più.
E si voltò dall’altro lato, allontanando con una mano i capelli sciolti di sotto alla guancia.
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 48 —||riga=sì}}</noinclude>
— Ma allora tuo cugino è il tuo amante! — affermò Gigi con gesto melodrammatico.
— Pare.
— Ma io....
— Che vuoi, che vuoi tu? Vuoi sapere perchè l’ho fatto? Perchè finissi di fare lo straccio di casa. Siamo pari adesso. Adesso non ti lagnerai più.
E si voltò dall’altro lato, allontanando con una mano i capelli sciolti di sotto alla guancia.
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||||riga=si}}</noinclude>
{{Ct|f=150%|t=3|L’altra}}
{{rule|t=1|v=2|6em}}
Paolo Giustoli aveva promesso di raggiungermi al ''Bauer'' verso le otto ed eran già le otto e mezza. Egli conosce tutti e tutto di tutti, cosicchè tra amici e amiche e amiche dei suoi amici mezz’ora dopo il suo arrivo in una città, anche se prima ha giurato di non voler vedere nessuno, egli è fermato da cinque o sei persone, invitato a colazione, a pranzo, in carrozza, in villa, interrogato su tutti gli altri amici comuni, sul sarto che gli ha fatto quell’abito e sull’amante che di recente ha tradito un suo amico celebre. Egli ha ormai un repertorio di sorrisi e di frasi acconce a tutti i casi, anche a quelli nei quali egli non si rammenta nè il nome, nè gli amori di chi con {{Pt|sor-|}}<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 52 —||riga=si}}</noinclude>{{Pt|riso|sorriso}} largo e braccia aperte viene a incontrarlo; egli chiama quelle cerimonie ambigue e prudenti che permettono e non promettono, i sorrisi ''en tout cas'' a simiglianza degli ombrelli atti a parare il sole o la pioggia. Così di tutte le città d’Italia e di molte città eleganti di Francia, d’Austria e di Germania egli conosce più gli abitanti che i monumenti o le idee, e a qualche mia domanda curiosa risponde:
— Amico mio, lo sai: a furia di conoscere tutte le persone, ho dimenticato di conoscere una sola cosa.
Dunque io aspettavo pazientemente al ''Bauer'' sicuro che qualche ignoto si era preso Paolo Giustoli, il mio prezioso e inesauribile narratore.
Eravamo agli ultimi di ottobre e Venezia era piena di stormi di stranieri discesi allora allora dall’Alpe a correr con piedi veloci e occhi chiusi l’Italia. Il ''Bauer'' aveva già chiuso le vetrate per una nebbia pigra e umida caduta verso sera su la laguna improvvisamente, come un velario; ma dentro l’ampia sala era una nebbia di fumo più torpida e fastidiosa.
I piccoli camerieri tedeschi correvano reggendo i cinque regolamentari ''schoppen'' per mano; accanto a me un pingue tedesco dalla barba bion-<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 53 —||riga=si}}</noinclude>dastra ispida, dagli occhiali d’oro, e dal cappelluccio verdognolo buffo ornato dietro da un’ala di gallo selvatico, beveva birra e fumava con bell’aria di ebete felicità; dall’altro lato alcuni veneziani nel dialetto garbato dicevano lietamente male di qualcuno, ridendo poco, precisando più e più le malignità come una matrigna che pizzichi con metodo le braccie del piccolo figliastro. Ma soprattutto mi occupava una giovine che sedeva dall’altro lato della sala, di faccia a me.
Era abbigliata con un’eleganza troppo accurata, troppo francese, di nero e lilla e teneva, rovesciata sulla sedia dietro le spalle, una cappa di lontra foderata di raso bianco e nero. Parlava col compagno, un biondo magro e impomatato, con la lente senza laccio e il volto senza significato, e parlando gli rideva e non gli guardava, mostrando i denti belli e battendo quasi sopra pensiero la palma della mano sul tavolino, ritmicamente.
Erano alla fine del pranzo ed ella sorseggiava un ''kümmel'' e anche fumava una sigaretta. Una volta o due, senza curiosità, con l’occhialino scrutò attorno attorno la sala stringendo le palpebre come per acuir la vista contro il fumo greve.
Io ero assorto nella contemplazione quando vidi<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 54 —||riga=si}}</noinclude>sedermisi incontro Paolo Giustoli che si scusava del ritardo.
— Ho fatto una visitina alla Samueli, sai? la moglie del deputato ebreo, quello che si fece mobiliare tutto il palazzo sul Canal grande da Guggenheim, sperando che la regina andasse a una sua festa l’altro maggio, e invece la regina partì per Racconigi tre ore prima, quando già i servi accendevano i lumi. Poi sono andato da Churchill, quel pittore americano di Rio Marina, il quale dipinge le rose che gli dipinge un povero scolaro dell’Accademia. Poi....
— Basta. Mangi?
— Mangio – e si volse a chiamare il cameriere: – Came....
Fece un salto su la sedia, si rivolse a me, si lustrò gli occhiali, si rivoltò di sghembo verso l’ignota vestita di lilla e nero, poi tornò a guardarmi fisso, quasi risoluto a non muoversi più per timore di chi sa quali terribili eventi:
— L’hai vista?
— Chi?
— La contessa Barchi.
— E chi è?
— Quella di faccia a te, in lilla e nero.
— Bellissima! E con chi è?<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 54 —||riga=si}}</noinclude>sedermisi incontro Paolo Giustoli che si scusava del ritardo.
— Ho fatto una visitina alla Samueli, sai? la moglie del deputato ebreo, quello che si fece mobiliare tutto il palazzo sul Canal grande da Guggenheim, sperando che la regina andasse a una sua festa l’altro maggio, e invece la regina partì per Racconigi tre ore prima, quando già i servi accendevano i lumi. Poi sono andato da Churchill, quel pittore americano di Rio Marina, il quale dipinge le rose che gli dipinge un povero scolaro dell’Accademia. Poi....
— Basta. Mangi?
— Mangio — e si volse a chiamare il cameriere: — Came....
Fece un salto su la sedia, si rivolse a me, si lustrò gli occhiali, si rivoltò di sghembo verso l’ignota vestita di lilla e nero, poi tornò a guardarmi fisso, quasi risoluto a non muoversi più per timore di chi sa quali terribili eventi:
— L’hai vista?
— Chi?
— La contessa Barchi.
— E chi è?
— Quella di faccia a te, in lilla e nero.
— Bellissima! E con chi è?<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 55 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
Giustoli ancora si voltò di sghembo poi tornò a me:
— Lui è di Milano. Non so chi sia, ma te lo dico subito, – e si alzò e andò a due tavolini di distanza a parlottare con alcuni giovanotti eleganti che bevevano tè. Ancora tornò:
— È il tenente di Vara, che l’altr’anno lasciò il reggimento per debiti e adesso vive a Montecarlo. Lei adesso fa bella vita. Sembra una cosa impossibile. Me l’avevano detto ma, dopo la catastrofe, non la avevo incontrata mai. Con un marito così giovane, così ricco, così intelligente....
Sentivo il bell’aneddoto:
— Racconta, racconta.
— Ma devo anche mangiare.
— Mangia e racconta, e metti molta senape nel ''roastbeef'' e nella narrazione.
E dopo due bocconi di carne e un sorso di Gratz, cominciò:
— Lei è di Milano, figlia della marchesa di Pianoro, di cui si narrava che Napoleone III....
— Non ti distrarre. Va innanzi.
— No per dirti che l’ha nel sangue.... Dunque lei sposò, a diciannove anni, quattro anni fa, il mio amico intimo...
Io sapevo che tutti erano «amici intimi» pel buon Giustoli collezionista di amicizie.<noinclude><references/></noinclude>
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Giustoli ancora si voltò di sghembo poi tornò a me:
— Lui è di Milano. Non so chi sia, ma te lo dico subito, — e si alzò e andò a due tavolini di distanza a parlottare con alcuni giovanotti eleganti che bevevano tè. Ancora tornò:
— È il tenente di Vara, che l’altr’anno lasciò il reggimento per debiti e adesso vive a Montecarlo. Lei adesso fa bella vita. Sembra una cosa impossibile. Me l’avevano detto ma, dopo la catastrofe, non la avevo incontrata mai. Con un marito così giovane, così ricco, così intelligente....
Sentivo il bell’aneddoto:
— Racconta, racconta.
— Ma devo anche mangiare.
— Mangia e racconta, e metti molta senape nel ''roastbeef'' e nella narrazione.
E dopo due bocconi di carne e un sorso di Gratz, cominciò:
— Lei è di Milano, figlia della marchesa di Pianoro, di cui si narrava che Napoleone III....
— Non ti distrarre. Va innanzi.
— No per dirti che l’ha nel sangue.... Dunque lei sposò, a diciannove anni, quattro anni fa, il mio amico intimo...
Io sapevo che tutti erano «amici intimi» pel buon Giustoli collezionista di amicizie.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 56 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
— Il mio amico intimo Giangiacomo Barchi, sai, i Barchi di Stresa....
— So, so. Avanti.
— Barchi da quattro anni aveva una passione continua....
— C’è contraddizione tra aggettivo e sostantivo.
— Adesso m’interrompi tu. Dunque, diremo, era legato con la Nina Salvi, quella bruna che era stata attrice.....
— So, so.
— Un bel giorno, abbasso Nina, evviva la Pianoro. Com’era venuto il passamano? Restò un mistero per tutti. La Nina se ne accorò poco e partì per la Baviera con Von Stiehle, quello rosso macchiato dal vaiolo....
— So, so, avanti.
— E i due si sposarono: una coppia più bella non la avevo veduta mai. Anche la Corte mandò un dono alla sposa....
— Ricordi di Napoleone III....
— Appunto.... e i due partirono per Stresa. Qui venne la crisi. La contessa era innamorata di suo marito, e fiera di averlo tolto pubblicamente e rapidamente a quell’altra che ella conosceva di vista e di fama. Ma nella villa solitaria<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 57 —||riga=si}}</noinclude>il trionfo era poco soddisfacente ed ella cominciò ad essere gelosa del passato. Per quanto, come figlia di tanta madre e come signorina elegante, ella anche prima di entrare in chiesa sapesse il rito della messa, dall’''Introibo'' all’''Ite missa est,'' pure la realtà la scosse e la appassionò più di ogni previsione: ed ella si sapeva e si sentiva inesperta e forse sciocca in confronto a quella Nina del passato. A Giangiacomo non rivelò lì per lì i suoi tormenti, ma fiduciosa cercò di entrare in gara con l’antica amante di lui.
— Come lo sai?
— Lo supposi una volta che col Barchi e con altri facemmo nell’estate di quel primo anno un’ascensione al Monte Mottarone da Gignese; egli aveva quel tal soffio rapido e quel tal pallore che non inganna. Sua moglie poi già si atteggiava a Nina....
— Infatti adesso guardandola m’accorgo della somiglianza.
— Una somiglianza acquistata giorno per giorno, mossa per mossa, parola per parola, per amor del marito. Il fatto si è che una mattina Giangiacomo si accorse che sua moglie si tingeva gli occhi, e ne sorse una lite violenta nella quale la povera contessa per coprirsi scoprì il suo segreto. {{Pt|Gian-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 58 —||riga=si}}</noinclude>{{Pt|giacomo|Giangiacomo}} rise, e tutto fini lì. Qualche tempo dopo egli trovò nello scrittoio di sua moglie dieci fotografie della Nina e le sequestrò, e la contessa urlò dicendo che egli se le prendeva perchè egli amava ancora Nina. Un po’ più tardi (già eran tornati a Milano per l’inverno) ella cominciò a ordinarsi la biancheria e gli abiti da certi fornitori di Parigi che Giangiacomo conosceva bene per aver loro pagati in altri tempi conti interminabili per la Nina. Nell’inverno questa venne a Milano per un mese e la si vide sempre attorno con un ufficiale di cavalleria Foggia che sarebbe poi quel di Vara che è là con lei; e la contessa al teatro, al passeggio, nei negozi sempre era pronta a guardare, a osservare, a studiare, a imitare la Nina. Giangiacomo, che allora ci rideva, una volta domandò alla moglie: — Se l’imiti tanto, la invidii forse? — E la moglie pianse tanto e giurò che egli non la amava più, che egli amava sempre la Nina che ella non sapeva farlo contento, che il pensiero e il desiderio della Nina era sempre tra lui e lei. E non si accorgeva che era lei a ficcarcelo. La Nina finalmente partì non senza essersi molto divertita (piccola vendetta di tanti torti) alle spalle di quella sua onesta imitatrice; e il tenente di Vara restò e come amico di Giangiacomo {{Pt|co-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 59 —||riga=si}}</noinclude>{{Pt|minciò|cominciò}} a frequentare casa Barchi nel bel periodo dei divertimenti milanesi, tra marzo e maggio. Allora si vociferava anche che Giangiacomo con l’aiuto di lui fosse riuscito ad allontanare la Nina di Milano con la speranza di calmare la mimomania della moglie. In fondo in fondo certi ardori di costei non gli dispiacevano e, quando ella un bel giorno timidamente gli si presentò tutta profumata con l’odore preferito da quell’altra, egli tacque lusingato e incendiato dalla fiamma dei ricordi e della presenza. Il culmine di quella ascensione....
— O meglio il fondo di quel precipizio.
— Scusa, tu sai che per me la donna modello, la donna col D maiuscolo è la donna libera. Anche perchè nella scelta è più severa, poichè non si dà soltanto per amore. Ma seguitiamo. Il culmine all’ascensione fu raggiunto quando Barchi, che era andato per affari a Stresa, si vide arrivare una lettera della moglie scritta con l’inchiostro rosso, con cui scriveva la Nina e con una calligrafia simile. Tace, torna a Milano, fruga nella camera della moglie e trova tutto un pacco di lettere della Nina indirizzate a lui ai bei tempi e restituitele poco prima del fidanzamento. Chi le aveva procurate alla contessa? Egli ancóra non osava {{Pt|sgri-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 60 —||riga=si}}</noinclude>{{Pt|darla|sgridarla}} severamente, frenarla, punirla, un po’ per la fatuità di ogni uomo troppo amato, un po’ per quell’ingenua aria di sua moglie che a ogni nuova imitazione arrossiva e cercava sorprendere in lui la maggior vampa dell’affetto. Ma quando trovò anche alcune lettere della Nina al tenente di Vara, scoppiò. La contessa fu mandata, sola, a Stresa; il tenente non comparve più a casa Barchi. Ma la manìa della contessa cresceva e la catastrofe avvenne l’altro inverno quando una sera Giangiacomo sorprese a casa sua la moglie troppo vicina al tenente di Vara. Si batterono; di Vara fu ferito e un po’ per quello scandalo, un po’ per i troppi debiti fu pregato di lasciare il reggimento. Anche lasciò Milano, ma prima divulgò il grido che la contessa sorpresa in quella somma imitazione della Nina aveva lanciato al marito con una ingenua tenerezza ineffabile: «E pensare che io lo facevo per farti più contento, dopo.»
— Ma tu come sai tutte queste cose?
— Le so un po’ dallo stesso Barchi, un po’ da di Vara, un po’ da una amica della contessa; un po’....
— Basta, per carità.
Paolo Giustoli si voltò ancora senza fissare la coppia e tornò a dirmi sottovoce:<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 61 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
— Guarda. Ella ha lasciato cadere una scarpetta e tiene sotto le vesti il piede libero.
Io verificai.
— Era un’abitudine di Nina Salvi.
Ma i due lo avevano visto e lo fissavano, e io lo avvertii così che egli si alzò e andò a salutarli brevemente. Quando si sedette nuovamente davanti a me (i due si avviavano per uscire) mi narrò ancora:
— Sai? Io per prova le ho detto: «Contessa, non vi avevo riconosciuta.» Ed ella súbito ha soggiunto ansiosa: «Per chi mi avete presa?»
— Dovevi rispondere: «Per Nina Salvi.»
— Eh lo so! Ma era impossibile. Sono amico intimo del marito.
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||||riga=si}}</noinclude>
{{Ct|f=150%|t=3|Un’amuleto}}
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Aveva nevicato tutta la notte e la valle di Spoleto era ancora sotto le nuvole grige che troncavano i monti a mezza costa; e i monti, dove la neve non li aveva imbiancati tutti, per contrasto sembravano neri nella luce livida. La tramontana bassa che lasciava immobili le nuvole, urlava e spazzava la pianura e si frangeva con un romor di mare su gli oliveti dei colli attorno, sugli argini, sui querceti nudi, furiosa di restar serrata sotto la immane cupola dei nembi, sollevando a tromba le foglie secche e poi abbattendole giù come una folla di insetti d’oro feriti e sfiniti.
Tra gli olivi sotto Bazzano, dove Biagio scavava un fosso di scolo per le acque invernali, si {{Pt|ve-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 66 —||riga=si}}</noinclude>{{Pt|deva|vedeva}} da Trevi a Spoleto tutta la valle oscura, che appariva morta deserta primordiale, e si vedevano presso San Giacomo lungo la strada corriera più bianca della neve, i prati verdi che il vento aveva denudati del mantello bianco, e in mezzo ad essi due vaste pozze gelate lucenti più che qualunque altra cosa in vista, tanto lucenti che la luce pareva irradiare scialba da esse.
Biagio proseguiva con la zappa prima e poi con la pala monotonamente il suo lavoro; gli era mèta in fondo un cespuglietto nudo di rovi tra i quali splendevano quattro bacche rosse di rosa canina, oscillando all’aria. Coperto d’un lungo camice bianco di tela rozza e pesante, spesso si interrompeva per riscaldarsi col fiato le mani enormi callose e ruvide sul dorso come una corteccia vegetale.
A un punto, essendo caduto il vento, il freddo divenne così vivo che egli uscì dalla fossa che scavava e andò verso un cumulo di sassi radunati fuor dal terreno ghiaioso nei tre giorni di lavoro, e al riparo del cumulo contro il vento accese con sterpi e stoppie un po’ di fuoco. Salì la colonna del fumo diritta verso il cielo, stracciandosi in alto per la rabbia della tramontana, e Biagio, avendo col lembo del camice sventolato il fuoco,<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 67 —||riga=si}}</noinclude>vi si sedette vicino tendendoci su le mani e avvicinandoci i piedi.
Per il viottolo sottoposto udì un rumore di passi, e vide un uomo venire così avvolto nella mantella nera rotonda e nel bavero altissimo da sembrare a distanza una campana con due battagli. Quando l’uomo fu sotto, alzò gli occhi al fumo:
— Buon fuoco, Biagio.
— Venite a scaldarvi, padron Beppe.
— Vengo, – e attaccandosi a un ramo di quercella su l’argine, si alzò fino al campo degli olivi, e si sedette presso il fuoco.
— Venite da Reggiano?
— Sì, ho comprato.
— Ammazzate oggi?
— No, ammazzo domani.
Il nuovo venuto basso, robusto e un po’ pingue era il più esperto sgozzatore di suini di tutto lo spoletano. Biagio aggiunse altre legna, e non domandò altro. Si sentiva tra gli olivi passare il respiro ampio di tutta la pianura. A un punto (egli era più distante dal fuoco) alzò la testa guardando in alto il mucchio delle pietre:
— Una lucertola, di gennaro!
L’altro guardò, scattò in piedi lasciando a terra il mantello e si slanciò con la mano aperta sui sassi.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 67 —||riga=si}}</noinclude>vi si sedette vicino tendendoci su le mani e avvicinandoci i piedi.
Per il viottolo sottoposto udì un rumore di passi, e vide un uomo venire così avvolto nella mantella nera rotonda e nel bavero altissimo da sembrare a distanza una campana con due battagli. Quando l’uomo fu sotto, alzò gli occhi al fumo:
— Buon fuoco, Biagio.
— Venite a scaldarvi, padron Beppe.
— Vengo, — e attaccandosi a un ramo di quercella su l’argine, si alzò fino al campo degli olivi, e si sedette presso il fuoco.
— Venite da Reggiano?
— Sì, ho comprato.
— Ammazzate oggi?
— No, ammazzo domani.
Il nuovo venuto basso, robusto e un po’ pingue era il più esperto sgozzatore di suini di tutto lo spoletano. Biagio aggiunse altre legna, e non domandò altro. Si sentiva tra gli olivi passare il respiro ampio di tutta la pianura. A un punto (egli era più distante dal fuoco) alzò la testa guardando in alto il mucchio delle pietre:
— Una lucertola, di gennaro!
L’altro guardò, scattò in piedi lasciando a terra il mantello e si slanciò con la mano aperta sui sassi.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 68 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
— Che fate? Lasciate la mantella su la brace, – esclamò Biagio allontanando celermente un lembo della mantella che aveva toccato i carboni.
— Eh Cristo, una lucertola a due code! – e alzava in trionfo il pugno chiuso e rideva. – La tengo, la tengo....
— Una lucertola a due code! Porta fortuna.... Io ne avrei più bisogno di voi....
— E perchè non l’hai presa? La fortuna è di chi se la piglia, non è di chi la trova. Guarda... – e mostrava la testina verde della lucertola che s’affacciava e oscillava tra il pollice e l’indice di lui serrati a cerchio, e apriva la boccuccia come un pesce boccheggiante, e girava spaurita gli occhi vivi lucidi delicati come una gemma.
— E ha due code?
— Tiè! Guarda; – e voltò il pugno dalla parte del mignolo, il pugno donde appariva la coda bifida.
— {{ec|E|È}} una bella fortuna.
— Te lo dico io! Domani vendo i due porci che ammazzo, a sei soldi la libbra.... Te lo dico io! E ieri li ho venduti a quattro. Vedrai..., — e seguitava a guardare, sorridendo, ora la testa ora la coda del ramarro sottile palpitante nel suo pugno enorme.<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 68 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
— Che fate? Lasciate la mantella su la brace, — esclamò Biagio allontanando celermente un lembo della mantella che aveva toccato i carboni.
— Eh Cristo, una lucertola a due code! — e alzava in trionfo il pugno chiuso e rideva. — La tengo, la tengo....
— Una lucertola a due code! Porta fortuna.... Io ne avrei più bisogno di voi....
— E perchè non l’hai presa? La fortuna è di chi se la piglia, non è di chi la trova. Guarda... – e mostrava la testina verde della lucertola che s’affacciava e oscillava tra il pollice e l’indice di lui serrati a cerchio, e apriva la boccuccia come un pesce boccheggiante, e girava spaurita gli occhi vivi lucidi delicati come una gemma.
— E ha due code?
— Tiè! Guarda; — e voltò il pugno dalla parte del mignolo, il pugno donde appariva la coda bifida.
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— Che fate? Lasciate la mantella su la brace, — esclamò Biagio allontanando celermente un lembo della mantella che aveva toccato i carboni.
— Eh Cristo, una lucertola a due code! — e alzava in trionfo il pugno chiuso e rideva. — La tengo, la tengo....
— Una lucertola a due code! Porta fortuna.... Io ne avrei più bisogno di voi....
— E perchè non l’hai presa? La fortuna è di chi se la piglia, non è di chi la trova. Guarda... — e mostrava la testina verde della lucertola che s’affacciava e oscillava tra il pollice e l’indice di lui serrati a cerchio, e apriva la boccuccia come un pesce boccheggiante, e girava spaurita gli occhi vivi lucidi delicati come una gemma.
— E ha due code?
— Tiè! Guarda; — e voltò il pugno dalla parte del mignolo, il pugno donde appariva la coda bifida.
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 69 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
— Ce l’ha pure Andrea, a Bovara, dicono. E si è fatto dieci casali in dieci anni....
— Eh sì! E il caso di Assunta del falegname che appena ne toccò una, ebbe gli occhi guariti? E Filomena del Cucco che doveva partorire due gemelli e li fece morti, e fu una fortuna santa per lei che campa di carità?
— E il prete di San Domenico con che guarisce i cancri? Siete fortunato voi.
E non parlarono più. Padron Beppe chiuse il vivo amuleto nel suo fazzoletto rosso, e poi, annodatolo bene, si mise il fazzoletto nella tasca interna della giacca accanto al portafogli. Quando le campane di Santa Maria di Reggiano, di Poreta, di Eggi, di Bazzano, di San Giacomo suonarono mezzodì, i due partirono sotto il vento senza parola. Poco prima del villaggio, Biagio disse:
— Se l’avessi trovata io, al padrone non gliela avrei data.
— Lui ha la moglie bella, e gli basta.
E si separarono, e Biagio cambiando a quando a quando di spalla la zappa e la pala per riscaldarsi a vicenda una mano sul petto sotto il camice e sotto la giacca, arrivò a casa del padrone quando il pranzo era innanzi.<noinclude><references/></noinclude>
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— Hai finito il fosso?
— Stasera l’avrò finito.
— Come stanno gli olivi?
— Bene. Sono neri come il ferro. Son tornato con padron Beppe.
— Ammazza oggi?
— No. Ammazza domani.
— Quanti?
— Quattro, di Bazzano. E li venderà a sei soldi la libbra di sicuro.
— Sei matto? Ieri a Spoleto, il porco andava a quattro.
— Vedrete che Beppe vende a sei. Volete scommettere, padrone?
— Nemmanco se fa a patti col diavolo.
— Ci ha fatto, – e Biagio rideva, pure aprendo le nari alla grassa zuppa di ceci che il suo padrone aveva davanti e che fumava come un turibolo: — Oggi ha trovato una lucertola a due code.
— Una lucertola a due code? Oggi? Dove? — e si voltò su la sedia, asciugandosi la bocca col dorso della mano, quasi a porre fine al pranzo davanti a un evento così inaspettato.
— Sul campo vostro.
— Sul campo mio? Ma allora è mia!<noinclude><references/></noinclude>
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— Hai finito il fosso?
— Stasera l’avrò finito.
— Come stanno gli olivi?
— Bene. Sono neri come il ferro. Son tornato con padron Beppe.
— Ammazza oggi?
— No. Ammazza domani.
— Quanti?
— Quattro, di Bazzano. E li venderà a sei soldi la libbra di sicuro.
— Sei matto? Ieri a Spoleto, il porco andava a quattro.
— Vedrete che Beppe vende a sei. Volete scommettere, padrone?
— Nemmanco se fa a patti col diavolo.
— Ci ha fatto, — e Biagio rideva, pure aprendo le nari alla grassa zuppa di ceci che il suo padrone aveva davanti e che fumava come un turibolo: — Oggi ha trovato una lucertola a due code.
— Una lucertola a due code? Oggi? Dove? — e si voltò su la sedia, asciugandosi la bocca col dorso della mano, quasi a porre fine al pranzo davanti a un evento così inaspettato.
— Sul campo vostro.
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— Io l’ho veduta primo, ma l’ha presa lui.
— E tu l’hai veduta? – e si alzava cogli occhi aggrottati d’ira violenta e le mani tese. – E tu l’hai veduta e non l’hai presa? Ecco il vantaggio di tenersi tra i piedi bestie come te. Accidenti al giorno che t’ho preso e più al giorno che t’ho pagato la prima volta!
— Ma s’io la prendevo, era mia, eh padrone!
— Era tua? Un corno! Il campo è mio, tu sei il garzone mio, tu l’hai veduta per primo. La lucertola dev’essere mia.
Il padrone di Biagio era un negoziante di bovini, che comprava ogni settimana buoi e vitelli in tutti i mercati della bassa Umbria e li conduceva con la ferrovia a Roma pel mercato del giovedì.
— Lo sai tu, pezzo di legno, che da due settimane perdo duecento scudi, e che a questo mercato porto quattordici buoi? Lo sai tu? E averci la fortuna così tra mano, e lasciarla andare al diavolo. Ma io l’avrò, perdio, l’avrò.
E senza nemmeno mettersi il mantello uscì su la via deserta, proprio quando la tramontana correva giù giù tra le case così vorticosamente che da un tetto caddero due tegoli frantumandosi su la strada soda.<noinclude><references/></noinclude>
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— Io l’ho veduta primo, ma l’ha presa lui.
— E tu l’hai veduta? — e si alzava cogli occhi aggrottati d’ira violenta e le mani tese. — E tu l’hai veduta e non l’hai presa? Ecco il vantaggio di tenersi tra i piedi bestie come te. Accidenti al giorno che t’ho preso e più al giorno che t’ho pagato la prima volta!
— Ma s’io la prendevo, era mia, eh padrone!
— Era tua? Un corno! Il campo è mio, tu sei il garzone mio, tu l’hai veduta per primo. La lucertola dev’essere mia.
Il padrone di Biagio era un negoziante di bovini, che comprava ogni settimana buoi e vitelli in tutti i mercati della bassa Umbria e li conduceva con la ferrovia a Roma pel mercato del giovedì.
— Lo sai tu, pezzo di legno, che da due settimane perdo duecento scudi, e che a questo mercato porto quattordici buoi? Lo sai tu? E averci la fortuna così tra mano, e lasciarla andare al diavolo. Ma io l’avrò, perdio, l’avrò.
E senza nemmeno mettersi il mantello uscì su la via deserta, proprio quando la tramontana correva giù giù tra le case così vorticosamente che da un tetto caddero due tegoli frantumandosi su la strada soda.<noinclude><references/></noinclude>
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Il bovaro andava contro la tramontana più accendendosi a quell’urlo e a quell’urto veementi, e per scaldarsi bestemmiava contro Biagio, e contro Beppe e contro la lucertola rubatagli e si ripeteva tra due bestemmie sibilanti i suoi tre titoli di possesso:
— Biagio è al servizio mio. Il campo è mio. Biagio l’ha veduta per primo.
Entrò nel macello col vento, come se fosse lanciato dal vento.
— Oh padron Beppe! Io rivoglio la lucertola!
Beppe batteva ritmicamente la carne per le salsicce, con la coltella a due manici; e senza alzar gli occhi verso il nuovo venuto posò la coltella e si mise a radunare sul tagliere in un sol mucchio tutto il tritume, e facendone piovere un pizzico dall’alto lentamente come fosse polvere d’oro, rispose con indifferenza un po’ ironica:
— Che lucertola volete? Guardate che carne color di rosa! Sembrano rubini.
— Non scherziamo, padron Beppe. Io voglio la lucertola a due code. L’avete trovata sul campo mio; anzi prima di voi l’aveva veduta Biagio; e Biagio è garzone mio.
— Magari ce l’avessi ancóra! — rispose con la stessa quiete il macellaio versando il sale da una<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 73 —||riga=si}}</noinclude>scatola di latta. — Guardate che sale! È un po’ bagnato per quest’umidità della neve. Ma è sale da battesimo!
— Insomma, voi mi canzonate!
— Io canzonar voi, sor Giacomo mio? Vi pare possibile? Ma non vi ho detto che m’è scappata. Domandatelo a quell’intelligenza del vostro garzone, che m’ha veduto lui metterla nel fazzoletto e poi riporre il fazzoletto nella tasca del portafogli. A casa cerca cerca la lucertola; ma la lucertola non c’era più.
— Lo dite per ingannarmi.
— Ohè, sor Giacomo, piano con le parole! Io sono un galantuomo, e voi fino a oggi siete stato un galantuomo come me. Se vi dico che la bestia è fuggita è segno che è la verità sacrosanta. La bestia è fuggita; però, siccome a me non piacciono le prepotenze, vi avverto che, anche se ce l’avessi, me la terrei.
— Voi fate le prepotenze!
— Io? Nossignore.
— La lucertola era sul campo mio.
— Ma l’ho presa io.
— E voi me la ridarete.
— E io non ve la ridarò, perchè non ce l’ho più.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 74 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
— Voi ce l’avete, e ce la vedremo davanti al pretore.
— Fate una sciocchezza; e ci perderete i quattrini del giudizio e il buon nome. Pensateci due volte!
— Ma nemmeno mezza! — e uscì com’era entrato, e Beppe ricominciò a pestar la carne sorridendo.
A un punto ne gittò una presa a un gatto bianco che stava lì sotto attendendo da un’ora invano.
Così intanto la lucertola a due code portò fortuna al gatto bianco.
Il bovaro se ne accorò. A Spoleto l’avvocato gli rise in faccia, a San Giacomo tutti gli domandavano se aveva trovato la lucertola a due code, ed egli non potè fare altro che licenziare lì per lì Biagio. Al mercato di Roma perdette altri ottanta scudi, e tanto su quel perduto amuleto fissò la fantasia che sua moglie — una biondina magra, giovine e timida come una fronda di pioppo — se ne impensierì, e, quando egli giurò di non comprar più buoi per tutto l’inverno e di non andar più a Roma per venderli, se ne annoiò anche di più.<noinclude><references/></noinclude>
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Era abituata a quei tre o quattro giorni di libera vedovanza ogni due settimane, e ci contava e nel paese dicevano che non fosse sola a contarci.
A chi gli parlava della lucertola e della disperazione del bovaro, padron Beppe rispondeva sempre:
— Di che si lagna? Lui ha una moglie bella, e una bella moglie porta più fortuna che una lucertola a due code.
E qualche donna ripetè in segreto alla biondina la risposta del macellaio:
— E fatelo un po’ contento! Senza peccato, si intende. Ma se gli fate un sorriso voi, quello vi regala la lucertola e tutta la bottega. Fareste contento vostro marito, e vi togliereste da tante noie anche voi. Senza peccato, s’intende!
E un giorno che il bovaro era andato a veder due buoi grassi sotto Protte, furono visti passeggiare insieme dietro al cimitero padron Beppe e la biondina; e la biondina fu anche vista a ridere piegando la testa palliduccia da una parte come un cero che sotto il vento si spegne e non si spegne.
Una settimana dopo il sor Giacomo partì per Roma con dieci buoi e guadagnò sopra a sessanta<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 76 —||riga=si}}</noinclude>scudi, chè il mercato per rara fortuna non conteneva più di trecento bestie e i macellai romani a momenti si accoltellavano per comperare. Due settimane dopo gli morì uno zio di montagna che gli lasciò cinquemila lire in contanti.
Un mese dopo trovò a sistemare quelle cinquemila lire con un conte di Spoleto che lo garentì con una ipoteca solidissima e gli pagò il dieci per cento d’interessi.
— Ma insomma l’avete ripresa la lucertola? — gli domandavano tutti, ma il bovaro dondolava con lentezza la testa e non rispondeva e ingrassava.
E a padron Beppe domandavano:
— Su, dite la verità, gliela avete data! Se non avete data a lui, l’avrete data a...
— A chi, a chi? Finitela, e incaricatevi dei fatti vostri. Lui ha la moglie bella; e ve l’ho detto cento volte, una moglie bella porta più fortuna di mille lucertole con diecimila code.
Ma quando dopo tre mesi si seppe che la moglie del bovaro era incinta, dopo che per tanti anni egli aveva invano desiderato un figliolo, i rallegramenti e le domande piovvero addosso al sor Giacomo come la grandine; ed egli finì per gridare impazientito:<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 77 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
— Ebbene sì, sì, ce l’ho io. Non era naturale? Non era mio il campo? Biagio non l’aveva veduta per primo? E Biagio non era garzone mio?
Quando tornai in campagna e mi fu narrato tutto l’avvenimento, volli vedere la bestia rara, e una sera poco prima dell’''Ave Maria'' me ne andai verso la casa del signor Giacomo.
— Ehi, sor Giacomo, si potrebbe vedere quella lucertola famosa?
— Padrone mio, padrone mio. Salite con me, la tengo in camera a capo al letto dentro lo spirito, per conservarla verde. Venite, venite. Pare uno smeraldo.
E su in camera da una piccola mensola a capo dell’immenso talamo nei cui paglioni eran sepolti due campi di foglie di granoturco, di tra un’immagine di Sant’Anna che aiuta le partorienti e una di Sant’Antonio che protegge i buoi e i suini, tolse una boccetta da farmacista piena di spirito sporco.
— Con questo buio non la distinguerete bene. Ecco: mettetela contro luce, così. Vedete due code, per l’insù? Sembrano due corna...
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Le vie del peccato/L'equilibrio
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Le vie del peccato/L'altra
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 68 —|}}</noinclude>dell’èra della parrucca, dell’obesità, dei denti finti, delle cambiali al 50 per cento. Sorrise placidamente, sorrise al futuro, e complimentò sua madre.
— Brava mamma! e me l’hai tenuta in conserva per tutto questo tempo, a malgrado....
Le vizze gote della Duchessa assunsero una tinta quasi giovanile.
— Aspettavo — disse semplicemente. — Ora, sì, che sarai felice!
— Credi? Ebbene, tanto meglio. Già, una fine bisognava farla, un giorno o l’altro.
La sega taceva, e l’odore del baccalà veniva meno nella brezza vespertina ch’era entrata da una finestra apertasi adagino adagino, senza che nessuno se n’avvedesse.
{{Riga punteggiata|18}}
{{Centrato|«''Alla signora Rhoda Lawson Spring — <br/> Lawson’ s cottage S.... shire''}}
«Mi scuserà se questa volta non le scrivo in inglese; ma ho da dirle tante cose, cose serie<noinclude>
<references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 69 —|}}</noinclude>e importanti e di confidenza, che bisogna proprio che gliele dica a modo mio. Non creda però che trascuri i miei esercizi o i miei temi...; cioè, adesso veramente.... ma però in avvenire.... Ohimè, vede come m’ingarbuglio?... Insomma, le prometto di non trascurare l’inglese, perchè è tanto bello, e perchè so che lei desidera ch’io non dimentichi ciò ch’ella ha avuto la bontà d’insegnarmi. E la prego di non far attenzione se questa lettera non è scritta bene, neppure in italiano, perchè la scrivo di nascosto, e senz’avere il tempo di pensare alla sintassi ed a quelle altre birberie così difficili della grammatica. Oh, cara signora Rhoda! se sapesse quante cose sono accadute da che le scrissi l’ultima volta, e che novità ci sono per la sua Milla!
«Certi momenti, mi par di sognare, e ho paura di svegliarmi; e certi altri momenti, non so da che parola cominciare per ringraziar il Signore. Mi accade, specialmente quando<noinclude>
<references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 70 —|}}</noinclude>chiudo gli occhi, di figurarmi che l’aria, dove sono, sia diventata azzurra, come nel cielo che è in alto; è una stranissima cosa, che farà, ne son certa, meravigliare anche lei. Con tutto ciò, non creda che faccia delle follie; anzi, sono molto quieta, perchè vedo che il Signore ha voluto aprire davanti a me una bella strada verde, con tanto sole e dei fiori a bizzeffe. Insomma, mi proverò a dirle tutto quanto; e non so proprio perchè, essendo così felice e contenta, provo come una specie di timore nel dirle tutte queste cose.... guardi che sciocchezza!
«Si ricorda, quando le scrissi che volevo farmi monaca?... Per fortuna che la mia cara Madre Superiora mi consigliò di aspettare per provarmi la vocazione! Ora m’avvedo che avrei fatto un grande sbaglio! Ma allora m’era venuta quest’idea perchè avevo visto a morire la mia povera compagna Giulia Ferranito (ah! che dolore fu quello per me), e la mia cara amica Teresa Reccadei era uscita di collegio,<noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 71 —|}}</noinclude>e avevamo avuta in convento la vestizione di Maria San Fermo; cerimonia che mi aveva fatto un grandissimo effetto. A dir vero, avevo anche un altro motivo, ma quello non l’ho mai detto. M’era venuta una gran malinconia, perchè al giovedì tutte le altre allieve eran chiamate in parlatorio, e per me non veniva mai nessuno, mai nessuno! In quel giorno non facevo altro che piangere, e quando le mie compagne tornavano dalla grata e venivano, allegre, contente, a raccontarmi certe novità, io mi sforzavo a parere d’esser contenta anch’io, per non far loro dispiacere. Le monache erano, e son sempre state, buonissime per me; ma quel tal dolore della mamma che non c’è, è inutile, non si rimedia! Dunque (pensavo fra me) cosa andrei a fare io sola in quel mondo terribile, pieno di pericoli, di pene e di dolori, se non ho nessuno che si prenda cura di me e mi voglia bene, e m’insegni le cose che vanno fatte?... E per questo avevo<noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 72 —|}}</noinclude>in animo di farmi monaca, e di restar sempre qui con queste buone suore. Ma adesso.... oh Dio.... è tutto cambiato.... il mio destino, il mondo, tutto quanto!
«Lei saprà senza dubbio.... già glielo scrissi tante volte.... come la nostra Madre Superiora, madre Maria della Croce, sia una santa donna, che tutti venerano e onorano.
«Siccome prima di farsi monaca era Contessa di Ronano, così ha serbato ancora nel mondo molte amiche, che vengono spesso a vederla per tener con lei delle conversazioni edificanti e chiederle dei buoni consigli. Una di queste sue amiche è una Duchessa Lantieri, una signora grande, magra, che ispirerebbe molta soggezione, se non avesse una voce dolce e delle maniere che, invece, fanno innamorare. Un giorno, la Superiora mi disse di accompagnarla alla grata. Può immaginare che caso per me. Tremavo come una foglia, ma poi mi rassicurai, quando, alla grata, vidi una<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 73 —|}}</noinclude>signora che mi fece un mondo di feste, e mi disse che un suo nipote era cugino del cognato d’una grande amica della mia povera mamma! Si figuri!... sentirmi a parlare della mia povera mamma.... mi vennero le lagrime agli occhi!... La Duchessa (era lei) mi consolò.... mi disse tante belle cose, e promise che sarebbe tornata a trovarmi. Infatti, quasi tutte le settimane anch’io andavo in parlatorio, e la buona Duchessa mi portava quasi sempre dei regalini, delle immagini sacre, belle, che non avevo mai viste le uguali, e dei libri devoti che formavano la mia felicità e l’ammirazione delle compagne. Poi mi chiedeva dei miei studii, mi domandava cento particolari sulla nostra vita di convento; insomma io mi intenerivo pensando alla sua bontà per me, e non vedevo l’ora che tornasse il giovedì per parlare ancora colla zia del cugino del cognato dell’amica di mia madre!
«Ecco che un bel giorno, eravamo soltanto<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 74 —|}}</noinclude>al martedì, la Superiora mi manda a chiamare, mi accomoda la mantellina, mi fa mettere i guanti, perchè avevo ancora un poco di geloni, e mi conduce lei stessa in parlatorio. E lì, dietro alla grata, vedo subito la mia cara Duchessa, accompagnata da un signore giovane, grande, biondo. Può immaginare come rimasi...; credo che non seppi neppur salutare.... Ma la Duchessa non se l’ebbe per male; mi fece ancora più festa del solito; disse che quel signore era suo figlio, il quale era tornato da un viaggio a Roma e veniva a portare alla reverendissima Madre Superiora un rosario montato in argento, che il Santo Padre aveva benedetto per lei. Io ero molto edificata, e ascoltavo quel signore, il quale diceva tante belle cose con una voce che pareva una musica, e ogni tanto si rivolgeva anche a me; ma io ero così intimidita che non trovavo il coraggio di dire una parola. Quando furono per andar via, egli mi fece un saluto corte-<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 75 —|}}</noinclude>sissimo, e disse che si raccomandava alle mie orazioni. Infatti, io pregai proprio di cuore, pensando a quella visita che non mi sarei mai aspettata, e all’ingiunzione fattami dalla Superiora di non parlarne alle mie compagne, mulinando con una grande curiosità se la signora tornerebbe il giovedì venturo, e se sarebbe tornata sola.
«Ma, quella sera stessa, madre Maria della Croce mi mandò a chiamare, e mi domandò cosa mi pareva di quel signore. Io dissi che mi pareva buono come la sua mamma. Allora la Superiora mi fece un gran discorso sulla volontà del Signore, e poi mi disse che il Duca Lantieri, sapendo che avevo ricevuta una così buona educazione in quel convento, mi chiedeva in isposa.
«Può immaginare, signora Rhoda, come rimasi. Mi pareva come se m’avessero data una gran botta al cuore.... non sapevo più in che mondo mi fossi! Ma la Superiora mi fece<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 76 —|}}</noinclude>animo, dicendomi che non dovevo turbarmi, ma invece ringraziare il Signore che aveva voluto evitarmi i pericoli che una giovane trova infallibilmente nel mondo, facendomi subito trovare una così fortunata occasione di abbracciare uno stato che, per quanto imperfetto, per quanto inferiore allo stato religioso, era pure quello che la Provvidenza aveva destinato al più delle ragazze. Mi fece l’elogio del Duca, della nobiltà della sua casa, e mi dimostrò quanto dovevo essergli grato d’aver pensato a un’umile educanda, mentre avrebbe potuto fare una scelta molto più brillante. Dopo di che, mi disse che ci pensassi per tre giorni, facendo una ''retraite'' e implorando l’aiuto speciale del Signore, della Madonna e di tutti i Santi, perchè illuminassero la mia mente e mi rivelassero la volontà della divina Provvidenza.
«Allora fui subito più quieta, e a furia d’interrogare il Signore, la Madonna e i Santi, mi<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 77 —|}}</noinclude>parve proprio che rispondessero di sì, e che facevo bene ad accettare. Anche il mio confessore fu dello stesso parere, e io in capo ai tre giorni dissi alla Superiora che accettavo. La Duchessa venne subito, mi chiamò la sua cara figliuola, e mi colmò di regali stupendi, che fanno andare in estasi le mie compagne. Il mio fidanzato tornò pure parecchie volte, e io adesso non capisco più come ci sia scritto nella dottrina che la moglie ha ''l’obbligo'' di amare suo marito! Bell’obbligo, bell’impresa!
«Io, per dire vero, capisco di parere una stupida, perchè non so mai trovare il coraggio di parlare, e sono anzi più contenta di star lì quieta, dietro alla grata, a sentirlo parlare con una voce dolce come, oh no, molto più dolce di quella della sua mamma, e a vederlo al di là della grata appoggiare sulle sbarre la fronte bianca e la sua barba bionda che par d’oro. Mi sono accorta che ha gli occhi celesti. Poi ha delle mani bianche bianche, con un<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 78 —|}}</noinclude>anello che getta certi lampi! Mi dice delle cose.... delle cose.... Per esempio, si figuri, che aveva sentito tanto a parlar di me, e che mi voleva bene anche prima di conoscermi. Si vede proprio ch’è il dito di Dio che ci ha fatti incontrare. Dice che farà di tutto per rendermi contenta, che esaudirà i miei più piccoli desideri; anzi, per farmi piacere, è stato fissato che, subito dopo il matrimonio, partiremo per Astianello. Ah, pensi, il mio povero Astianello, che non rivedo da dieci anni! Sarà certo un gran dolore lasciare il convento, e queste buone suore, e le mie compagne, ma pure, benchè senta tanto dispiacere (sarà forse una cattiveria?), sono contenta lo stesso, e mi pare, come le ho detto, di essere in un altro mondo. Le mie amiche ammirano la mia felicità, le suore sono contentissime, benchè ogni tanto parlino delle croci del matrimonio; ma io credo che un pochino dicano così perchè non sanno bene come sia. A me<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 79 —|}}</noinclude>pare che non mi farei proprio monaca per tutto l’oro del mondo, e che il Signore è stato troppo buono per me.
«Mi scusi quest’orrore di lettera. Si figuri poi se avessi scritto in inglese con quell’impiccio di ''should'' e ''would''! Le scriverò per dirle quando si farà il matrimonio. Chi sa che non ci possiamo trovare ancora ad Astianello! Pensi! Ad Astianello, in primavera, con lui.... volevo dire con mio marito. Che parola curiosa, nevvero? Non dimentichi il nome: Giuliano.... Duca Giuliano Lantieri.... Io però l’ho sempre chiamato signor Duca sino ad ora, e lui mi dice signorina. Chissà come farà per dire Milla!...
«Ieri ho pianto tanto pensando alla mia povera mamma, che non ho mai conosciuta, e al mio papà, che ho perduto così presto! Oh! come saranno contenti lassù in Paradiso!....
«Ecco che mi tornano le lagrime agli occhi.<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 80 —|}}</noinclude><section begin="s1" />Mi scusi questa lettera, chissà quanti errori ci sono! Mi scriva presto, e mi creda la sua beata, felicissima allieva.
«Torino, convento dell....
{{a destra|«{{Sc|Milla d’Astianello.}}|1em}}
{{a destra|«''PS.'' Non si scordi il nome.... Giuliano.»|1em}}<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{ct|f=100%|t=2|v=2|III.}}
Ad Astianello la notizia giunse improvvisa, in una lunga lettera d’affari, scritta dal tutore all’agente. Il matrimonio sarebbe celebrato a Torino, il giorno tal dei tali, e, dopo un viaggio di sei ore, gli sposi giungerebbero alla stazione ferroviaria di ***, dove troverebbero le carrozze di casa per recarsi alla villa. I viali inghiaiati, dar aria all’appartemento celeste, quello della
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 81 —|}}</noinclude>da letto che dava sul terrazzino, e prepararlo per gli sposi. Il desinare per due, alle sette.
Fu una gran cosa, quell’annunzio inaspettato, quel vento di padrone nuovo, che si era levato così repentino nell’atmosfera. Chi era? com’era lo sposo della signorina?... questo essere privilegiato che aveva incontrata una fortuna di quella sorte?...
Le informazioni giunsero poche e alla spicciolata, ma qualche cosa si seppe di questo benedetto sposo. Era un Duca... un nobilone anche lui, che sino ad allora aveva fatta la bella vita... e di quattrini non glie n’eran rimasti molti. Si diceva però ch’era bellissimo, e la signorina si era innamorata di lui in convento... anche perchè una mamma avveduta aveva saputo metter le mani in pasta. Siccome il loro quartiere non era pronto, venivano ad Astianello.
La curiosità era grande fra quella buona gente, e l’incertezza pure. Come l’andrebbe con questo padrone nuovo? Chi comanderebbe, lui o lei? E<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 82 —|}}</noinclude>le razze? Se ne intendeva colui? Avrebbe saputo mantenerle bene?... Nei pascoli non si parlava d’altro. E, a misura che s’avvicinava il giorno dell’arrivo, una trepidazione più affettuosa, meno egoista, teneva agitati i dipendenti della tenuta, e questo era il pensiero del marito della signorina.
Finalmente il gran giorno spuntò. Un bel giorno degli ultimi d’aprile, tiepido, sereno; un vero giorno di nozze.
L’agente diede ordini precisi. Alla stazione, alle 4 pom., il ''landau'', con quattro cavalli, e un cacciatore a cavallo per seguire la carrozza: Drollino per l’appunto, ch’era il cavalcatore più destro e più appariscente che ci fosse in tutta la tenuta.
Veramente, nello spazio di questi otto anni, Drollino s’era fatto bellissimo. Era cresciuto rapidamente; snello e gagliardo come un antico discobulo. L’indole sua non aveva subito grandi mutazioni; egli aveva serbato una grande indi-<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 83 —|}}</noinclude>pendenza di carattere, non era nè allegro, nè socievole, e non bazzicava coi suoi compagni più di quanto lo comportassero le esigenze del comune mestiere. Stava sempre in mezzo ai cavalli, in scuderia e ai pascoli, errava continuamente per tutta la vasta zona dell’allevamento. Ora non bestemmiava quasi più, ma continuava nel suo sistema di parlar poco. Era ormai presso ai venti anni, e, se avesse voluto, avrebbe potuto destare grandi passioni fra le ragazze del paese; ma era così poco gentile con loro, se ne occupava così poco, che le simpatie, scoraggiate, si smorzavano presto. In complesso, ispirava più soggezione che simpatia. Ma nella tenuta si faceva molto calcolo di Drollino.
Intollerante d’ogni lezione, aveva imparato solo, a furia di volontà tenace, le più ardite prodezze del suo mestiere. Era il primo domatore che vantasse casa d’Astianello. Ahimè! non più d’Astianello... Lantieri! Aveva un metodo tutto suo per venire a capo delle bestie più ribelli, un metodo<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 84 —|}}</noinclude>ch’egli non insegnava ad altri, che aveva appreso, si diceva, da un certo mandriano di tori, mezzo stregone, mezzo zingaro, un pochino contrabbandiere. Può essere che non fosse tutta arte naturale. Si dubitava d’un segreto; d’una specie di malìa. Egli, per non essere seccato, lasciava che questa diceria si perpetuasse nella tenuta; forse lui stesso ignorava come gli venisse fatto di dominare a quel modo, con una specie di forza magnetica, i cavalli più indocili. Voleva! ecco tutto.
Era sempre serio, benchè non si potesse accusarlo di tetraggine o di malumore. E meglio che coi compagni, meglio che colle rusticane beltà della tenuta, egli pareva trovarsi contento nelle solitudini grandiose del piano, dove la sua compagna, quasi inseparabile, era Mia!
Mia era diventata una stupenda giumenta, celebre per la bellezza eccezionale delle sue forme, e per le qualità dell’indole propria. Quando Drollino attraversava i pascoli, cavalcando Mia anche<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 85 —|}}</noinclude>a dorso nudo, i palafrenieri ed i cavallanti interrompevano le loro faccende, per fermarsi ad ammirare quel gruppo magnifico. La riputazione di Mia aveva oltrepassati i limiti della tenuta e vistosissime offerte di compra erano giunte sino a Drollino, ma il giovane rispondeva con un no così brusco e reciso che ormai nessuno più s’attentava a intavolar trattative. Mia era l’orgoglio, la passione di Drollino. Non aveva mai permesso a nessuno di cavalcarla nè di governarla ed era istancabile nell’usarle infinite e delicatissime cure.
Qualche volta le andava mormorando all’orecchio qualche parola, come se ella potesse intenderlo... dargli retta. Si faceva ubbidire senza mai batterla, l’aveva avvezzata ad una straordinaria sensibilità di bocca... Il suo sogno di bambino era esaudito; quella cavalla, era sua, sempre, veramente sua.... No! non sempre.
Un caso esisteva, solo, ma esisteva, in cui la voce di Drollino perdeva ogni prestigio per l’orec-<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 86 —|}}</noinclude>chio di Mia. In ''quel'' caso, Mia si ribellava. Nulla poteva vincere quella ribellione, non cure, non richiami, non castighi violenti nè scudisciate crudeli. Mia aveva paura dello sparo di un’arme da fuoco.
Una paura insana, delirante, che determinava in lei come l’accesso d’un pazzo orgasmo. Appena udito lo sparo essa partiva a gran carriera, colle nari al vento, con un acuto nitrito di dolore. E per non esser balzati di sella o dal legnetto leggero a cui Drollino soleva talvolta attaccare la sua cavalla, bisognava proprio esser lui, coi suoi garretti ed i suoi polsi d’acciaio. Drollino aveva fatto il fattibile per guarire la povera bestia da quella suscettibilità nervosa dell’udito; ma non era venuto a capo di nulla e Mia in quei momenti, diventava anche per lui una cavalla pericolosa.
Nella tenuta si sapeva di quest’unico difetto di Mia; ma nessuno ardiva tenerne parola a Drollino, da poi che un mozzo malaccorto, per<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 87 —|}}</noinclude>avergli rimproverata con scherno quella codardia della cavalla, s’era buscata... Dio! che tempesta di pugni s’era buscata colui!
Davanti alla piccola stazione pochi contadini attoniti e sbalorditi guardano lo splendido ''landeau'' che un cocchiere imponente, guidando quattro massicci cavalli meklemburghesi, fa passeggiare al passo sulla spianata.
Un po’ in disparte, un palafreniere in gran livrea frena a stento lo scalpicciare inquieto di una superba giumenta, Mia.
Ogni tanto Drollino la lascia sbizzarrire un po’, osservando con occhio malizioso il prudente ''dietro front'' del sig. Damelli, agente della casa, ch’è venuto anch’egli ad ossequiare gli sposi e che non pare troppo smanioso di proseguire la sua passeggiata in vicinanza della cavalla. Ma udendo il treno rumoreggiare in lontananza Drollino si mette in guardia e raccoglie le briglie. Il ''landeau'' si ferma proprio dirimpetto alla sta-<noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 88 —|}}</noinclude>zione, la locomotiva è visibile e le teste si protendono, curiose.
Un nereggiamento rumoroso s’avvicina velocissimo, traendosi dietro un gran pennacchio di fumo bianco. Si sente una scampanellata, si vede sventolare una bandiera rossa. Mia s’inquieta, sbuffa, accenna ad impennarsi, ma il suo cavaliere le stringe i fianchi come in una morsa di acciaio, mentre colla mano guantata in pelle di daino, accarezza il collo della cavalla, battendo leggermente sulla criniera. Mia si rassegna ed aspetta, ma colle orecchie tese, coi garretti frementi.
Un lungo fischio risuona oltre i cancelli, il treno si ferma e riparte un minuto dopo, ed in mezzo ad un po’ di ressa, emerge dalla porta della stazione avanzandosi verso il ''landeau'', una giovane e bellissima coppia.
Son dessi!... Gli sposi di otto ore prima.
Drollino la vede subito, la guarda, come trasognato!
Si, è lei... la signorina. Ingrandita, di certo,<noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 89 —|}}</noinclude>ma non tanto e sempre quel visino dolcissimo. Com’è pallida!... Ma ora, con quel sorriso sulle labbra, par tal e quale la Milla di otto anni fa!
Porta un gran cappellone, tutto velluto nero e piume nere, un abito inglese, attillato e scuro. Gira attorno uno sguardo, ch’è a un tempo commosso, sgomentato e felice. L’intendente si fa innanzi ad ossequiarla. Essa s’intenerisce. — Ah! signor Damelli, nevvero!... il mio povero Papà... — Sulle palpebre castane spunta una lagrima. Poi la sposa si scuote, sorride, arrossisce, e presenta il signor Damelli a Giuliano... il duca... mio marito. È la prima volta che dice così: «mio marito.» Il qual marito è senza dubbio un bellissimo giovane, non molto grande, grassotto, con una barba d’oro alla nazzarena. I tratti signorili all’estremo, tondi, tendenti al floscio. È amabilissimo col signor Damelli, d’una amabilità languida, che, se si avesse il tempo di studiarla, parrebbe un pochino sprezzante. Ha un non so che di seccato che consola; nel suo sor-<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 90 —|}}</noinclude>riso fisso, nell’azzurro acceso dei suoi occhi, si legge una premura insolente d’essere a casa.
Drollino, immobile, snello sulla sua bella cavallona, lo guarda attentamente, scrutando quella nuova faccia di padrone, che non lo soddisfa. Però, con una riflessione degna del suo senno pratico, pensa che per giudicare infallibilmente d’un uomo bisogna prima averlo veduto in sella.
Mentre si caricano i bauli, Milla si guarda attorno per ritrovare quel noto paesaggio. E in questo paesaggio vede la macchietta immobile di un palafreniere a cavallo. Guarda, le pare, non le pare, vede due occhi scintillanti, una faccia bruna:
— Oh! — dice sorridendo, commossa. — Drollino!
Drollino s’inchina profondamente, mentre una fiamma impetuosa arrossa la tinta bruna del suo viso. Milla avvicinandosi, gli dice:
— Oh, Drollino! come ti sei fatto grande!
Poi si ricorda di Mia, e gli chiede di Mia.<noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 91 —|}}</noinclude><nowiki />
— Eccola — dice Drollino, accennando la sua cavalcatura.
Milla stende la mano come per accarezzar Mia, ed entrambi, palafreniere e Duchessa, sorridendo, si ricordano.
Ma i bauli sono caricati, e il Duca s’è sbarazzato del signor Damelli. — Milla! chiama con impazienza. Essa dimentica Drollino, dimentica Mia, li lascia sui due piedi senza salutare, e si avvicina a sua marito, che le offre il braccio, per aiutarla a entrare in carrozza. — Avanti, — ordina il Duca; e sulla strada polverosa, stretta, fiancheggiata dai vasti campi del grano ancor verde, i quattro cavalli trottano rapidi e pomposi. Drollino è rimasto dietro la carrozza, aspettando che una maggior larghezza della via gli permetta di oltrepassar l’attacco. Il ''landeau'' è aperto; ed egli vede il cappellone di piume nero e l’elegante berretto scozzese da viaggio farsi vicini uno all’altro, chinandosi, come se volessero intavolare loro la conversazione..., vede<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 92 —|}}</noinclude>delle larghe spalle irrequiete e delle spalluccie fine che tremano un poco.... vedo dei profili in moto, delle labbra che parlano e sorridono. Ma, ad un tratto, il cappellone nero, come se avvertise un pericolo, si tira in là... bruscamente.
Allora il Duca, con un movimento d’impazienza quasi brutale, si volta. — Passa avanti, — dice ruvidamente a Drollino.
Mia si sente a figgere gli sproni nei fiacchi, si sente spinta in un passaggio strettissimo, che corre fra la carrozza ed i campi, a sinistra della via. Passa rapida come un lampo, e Drollino non vede la mano del Duca correre sotto l’ala del cappellone nero e posarsi, imperiosamente morbida, sulla spalla della Duchessa.
Il personale della tenuta era quasi tutto riunito al cancello del viale d’ipocastani. La balia di Milla e la fattoressa piagnucolavano, affettuosamente, parlando della loro piccina che tornava, ed era sposa! Era un sussurrìo continuo di osservazioni, di ricordi, di pronostici.... e il coro<noinclude>
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Federicor
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 93 —|}}</noinclude>non faceva sosta se non quando s’udiva da lungi sulla via il rumore d’un veicolo. Allora le parole si facevano tronche... sommesse... Ora viene... è lei... a momenti... è qui. Ma non era mai lei, e intanto annottava.
Finalmente s’udì un galoppo continuo, concitato... Sono loro di certo. E tutti ritti in punta di piedi, per veder meglio e prima. Ma no... era Drollino.
Lui a briglia sciolta, coi capelli al vento, pareva un indemoniato. Mia era tutta bianca di schiuma. Con due sbalzi, cavalla e cavaliere oltrepassarono il cancello fra le due ali di folla che davanti a quell’arrivo precipitoso s’erano ritirate gridando. Drollino non si fermò a dar spiegazioni, corse via sempre di carriera, e scomparve quasi subito nella direzione dei pascoli.
La carrozza coi quattro cavalli non giunse che venti minuti dopo.
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Finalmente s’udì un galoppo continuo, concitato... Sono loro di certo. E tutti ritti in punta di piedi, per veder meglio e prima. Ma no... era Drollino.
Lui a briglia sciolta, coi capelli al vento, pareva un indemoniato. Mia era tutta bianca di schiuma. Con due sbalzi, cavalla e cavaliere oltrepassarono il cancello fra le due ali di folla che davanti a quell’arrivo precipitoso s’erano ritirate gridando. Drollino non si fermò a dar spiegazioni, corse via sempre di carriera, e scomparve quasi subito nella direzione dei pascoli.
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<noinclude><pagequality level="4" user="MDeSantis85" />{{RigaIntestazione||— 136 —|}}</noinclude>padre pretende che lo porti io, sebbene ciò mi sembri ridicolo; tuttavia accosto i fiori al viso, e nel loro bottone dorato mi pare ci sia qualche cosa degli occhi di Agar, che mi sorride, mi stuzzica, mi distrae. E veramente ho bisogno di un po’ di distrazione, durante questo viaggio strano del quale non so ancora spiegarmi bene lo scopo: solo mi sembra che, guidato come un cane al guinzaglio dal mio autoritario compagno, io compia uno di quei pellegrinaggi che i fanatici s’impongono, per voto e per espiazione, verso un santuario miracoloso.
Chi sa che un po’ di salvezza non mi aspetti? La mattina è tiepida, ma non serena: un cielo lattiginoso, la fiumana bigia, che si diverte a scavalcare il ponticello di legno come un ragazzo che salta con la corda: il cimitero, dopo la parrocchia, tutto infreddolito e lagrimoso di guazza, con le lapidi e le tombe, sulla china erbosa, che mi dànno l’idea di panni tesi ad asciugare. Una tristezza pietosa torna a stringermi il cuore: come i bambini impauriti mi fermo davanti al cancello, e penso che ella deve aver freddo; poi, mentre padre Leone fa segni ed inchini che sembrano scongiuri, vedo, sugli scalini della tomba Decobra, entro una piccola urna di bronzo, un mazzo di fiori simile a quello che tengo fra le mani. Chi l’ha deposto? La famiglia? Ma la famiglia ha rose e garofani. Forse Agar?<noinclude><references/></div></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="MDeSantis85" />{{RigaIntestazione||— 140 —|}}</noinclude>{{Pt|tissime|minutissime}} rughe, e sopra tutto la persona gigantesca, le dànno, oltre all’aspetto imponente e ieratico, un non so che di antico, come di una statua di pietra, che più non vive una vita mortale, ma una vita da monumento. Tuttavia, quando comincia a parlare, — e parla in dialetto, poiché, al contrario delle precedenti Madri, tutte di famiglie nobili, ella è una schietta contadina, — la sua voce maschia muta l’atmosfera dell’ambiente. Anzitutto s’informa della salute del parroco; domanda notizie di Agar; notizie del nuovo podestà: è informata di tutto; e a tutte le sue domande padre Leone risponde sorridente, scintillante, con un certo spirito civettuolo, quasi voglia farle la corte: finché ella, da padrona dispotica e incurante delle adulazioni, gli ordina di far portare il caffè. Ed egli va, scivola silenzioso, sparisce; la Madre tace e mi guarda fisso: si sente, per la vasta camera nuda e fredda, il rumore del fiume, padrone assoluto del luogo.
Con le mani immobili intrecciate sul grosso ventre, ella dice:
— Vede, non abbiamo neppure un campanello, qui: ne ho uno, a corda, sopra il letto: lo vede? Ma ha un suono di piffero, che questo boia di fiume si mangia come ridere.
Proprio così: questo boia di fiume: ed io sorrido, compiacente, pur avendo già capito l’antifona.<noinclude><references/></div></noinclude>
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Violetczy
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<noinclude><pagequality level="4" user="MDeSantis85" />{{RigaIntestazione||— 145 —|}}</noinclude>andiamo, la lunga suora davanti, io dietro; la scala per salire al piano superiore si fa più ripida, e la finestra dell’ultimo pianerottolo, chiusa con un lucchetto, ha un chiarore lunare.
— È chiusa in questo modo, — spiega la suora, — per impedire alle ragazze di affacciarsi. Ci sono testoline matte, fra di loro.
Anche di queste parole ella si pente subito: due pieghe profonde le solcano il viso, di nuovo le palpebre si abbassano; e quasi di corsa mi precede fino al corridoio sul quale si aprono gli usci dai quali vien fuori, rinforzata, la voce del fiume.
— Questa è la sala da lavoro, e questa è la stanza del telaio.
Il grande telaio con una tela grezza a metà distesa fra i suoi ormeggi, non mi interessa gran che; e neppure la sala da lavoro, con una tavola ingombra di carte, disegni da ricamo, modelli di vestiti: mi colpisce di più un salottino attiguo, con un piccolo pianoforte che sembra una pianola e un cavalletto con una tela ingenuamente disegnata.
Torna a commuovermi il dormitorio, veramente spazioso e arioso, diviso da un arco con una tenda che si gonfia come una vela, per l’aria che corre da una finestra all’altra.
Il luogo è confortevole; un’oasi del tetro convento. Dalla vôlta candida pendono tre {{Pt|lam-|}}<noinclude><references/></div></noinclude>
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Federicor
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|176|{{Sc|gli errori}}|}}</noinclude><poem>
{{Ottava|95}}Or chi può dir, quanti da te fur morti,
baldanzoso donzel, prodi guerrieri?
Ferracozzo fu il primo, un de’ più forti
partigiani d’Orgonte, e de’ più fieri;
e ben volgea, se non volgea sì corti
i suoi stami la Parca, alti pensieri,
ma gli passò crudel saetta ed empia
tutto il cervel da l’una a l’altra tempia.
{{Ottava|96}}Poi vide Orcan, che la sua fame ingorda
pascea di strage, e facea prove eccelse,
e d’ostil sangue distillante e lorda
la scimitarra avea fin sovra l’else.
Tosto per porlo in su la tesa corda,
e commetterlo a l’aure, un strale ei scelse,
e torcendo il gagliardo arco leggiero,
fe’ d’una Luna scema un cerchio intero.
{{Ottava|97}}Volea gli accenti allor trar de la gola
l’altro, e scior contro lui la lingua irata,
quando in aprir la bocca, ecco che vola
a chiuderla al meschin la morte alata,
e la vita in un punto e la parola
per mezo il gorgozzuol gli fu troncata.
La voce intanto in fra le fauci mozza
gorgogliava bestemmie entro la strozza.
{{Ottava|98}}Vòlto a Bravier, con quanta forza ei pote
lo stral pungente in su la noce incocca,
poi la fune a sé trae fin su le gote,
scaglia la canna, e sovra ’l braccio il tocca.
Nel pesce a punto il calamo il percote,
col pasmo a terra il poverel trabocca.
Egli nol cura, e palpitante il lassa,
indi sovra Cerauno ardito passa.
</poem><noinclude>
<references/></div></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||{{Sc|canto decimoquarto}}|177}}</noinclude><poem>
{{Ottava|99}}Aveva allor allor spogliato e scarco
d’alma e d’armi in un punto e Vespa e Grillo,
quando segnollo e come fera al varco
l’attese e giunse il faretrato Armillo.
Con l’arco in pugno, e con lo stral su l’arco
di traverso nel fianco egli ferillo.
Quei cadde in giù rivolto, e la saetta
scrivea note di sangue in su l’erbetta.
{{Ottava|100}}Sovragiunge a Guizirro un altro strale,
ed apre, aprendo al caldo umor l’uscita,
ne la guardia del cor, viva e vitale
officina del sangue, ampia ferita.
Passa la manca costa oltra quell’ale
che ministran col moto aura a la vita,
e nel centro del petto a fermar viensi,
dove il trono han gli spirti, il fonte i sensi.
{{Ottava|101}}Furïasso il gran guercio, in fra lo stuolo
più d’un bandito a piè si tenea morto.
E’ non avea costui ch’un occhio solo,
e questo ancora il volgea torvo e torto.
Piega l’arme bicorne e manda a volo
anco una freccia il Sagittario accorto,
freccia, ch’eguale al fulmine congiunte
in sé torte ed aguzze avea tre punte.
{{Ottava|102}}Dal tridente mortal, che per la cava
conca de l’occhio oltre la coppa il fiede,
colui del lume onde la fronte ornava
orbo rimane in tutto, e più non vede.
Pur mentre il sangue il volto e ’l sen gli lava,
drizza vèr là, dond’uscìo ’l colpo, il piede,
e corre, e grida, e porta in man due spade:
ma in un’asta caduta inciampa e cade.
</poem><noinclude>
<references/></div></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|62|{{Sc|Prefazione}}|}}</noinclude>collocati in uno stile, ch’esser dee per l'argomento, ed il fine assai facile, e naturale, non che purgato, e gentile . Eppur sa egli lodar {{AutoreCitato|Publio Terenzio Afro|Terenzio}} tra gli altri della ''bellezza, ed eleganza di locuzione, che imbalsama'', ei dice, ''tutti i componimenti ingegnosi''. Una bella lettera serve di prefazione al libro, ed è tutta francese . L'ultime righe dicono ''vuol piccarsi di spirito; si son dati la pena di consultar le sorgenti, i begli spiriti alla moda sono a portata di conoscere la sterilità de’ proprj fondi ec''.
Ma ciò, che maggiormente affligge un buon italiano si è il vedere i toscani non sol partecipi di cotale pervertimento, ma principali autori, ed esemplari di quello. Dopo il Cocchi non saprei dire qual libro d’autor toscano possa dirsi senza errori grammaticali, e senza barbare locuzioni di quanti ne ho avuti tra le mani. E non parlo già d’ignobili, e triviali scrittori, massimamente traduttori, che sembrano fare una società mercantile in quella provincia, non che de’ novellisti letterarj detti periodici; ma potrei forse parlare de’ più famosi come i {{AutoreIgnoto|Targioni}}, i {{AutoreCitato|Lorenzo Guazzesi|Guazzesi}},<noinclude></noinclude>
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Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 1, 1799.djvu/63
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Federicor
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’Autore.}}|63}}</noinclude>i {{AutoreCitato|Giovanni Gualberto De Soria|Soria}}, e tali altri, ne’ quali trovo or parole, e frasi francesi, or errori grammaticali troppo frequenti. In quel {{TestoAssente|dialogo}} sì meschino tra un francese, e un italiano del sig. Soria voi trovate sulle prime — ''L’Italia è più toccante della Francia — Spingere troppo in là i pregiudizj — esser indisposto a concedere — il divinamente scelto il potentemente toccante — Attirar da ogni parte i viaggiatori — Pretendere il di sopra — Mescolarsi d’improvvisare''. E così parla quell’italiano, or pensate come parlerà il francese? Che farem noi lombardi se i nostri maestri ne danno esempli sì scandalosi? E se noi ci guardiam cautamente dall’imitarli avranno essi ragione d’innorridire allor che sentono dirsi, che in lombardia scrivesi meglio assai, che in toscana? Seppur non volessero, che qualunque lor detto ancorchè contro grammatica, e contro gli esempj de’ classici, e senza gusto di lingua debba aversi in onore, perchè è un frutto del lor clima privilegiato.
Non dirò altro, benchè potrei molto dire sopra l’opere d’altri italiani in ogni genere<noinclude></noinclude>
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Federicor
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|64|{{Sc|Prefazione}}|}}</noinclude>di prosa, nè sopra gli oratori, e predicatori, nè sopra gli storici, ed annalisti, {{Ec|ne|nè}} sopra i filosofi de’ nostri giorni, bastandone un cenno affin di preservare la gioventù da tristi esempj, che s’incontrano troppo spesso, di stile impuro, e licenzioso. Basta ch’essi riflettano, per guardarsene gelosamente, ai due contrassegni, e caratteri di questo vizio, o negligenza che siasi, tanto oggi predominante. L’uno è prodotto dal nuovo genio di filosofare in ogni materia, e parere profondo pensatore pei termini stessi presi dalle scienze più accreditate, l’altro dalla lettura universale de’ libri francesi, e degl’inglesi eziandio venuti alla moda, per cui poco a poco s’imbevono gl’italiani non solo del modo di pensare, ma del gusto eziandio, e delle maniere di parlare, e di scrivere delle straniere nazioni, senza riflettere all’intrinseca diiferenza de’ linguaggi, onde ha ciascuno la forma sua propria, e rifugge dal prender l’altrui. Prendiam pur gli abiti, e le mode da loro, giacchè queste dipendono dal capriccio, e non han leggi a prescriverle, ma la lingua, lo sti-<noinclude></noinclude>
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Autore:Giuseppe Moleti
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aggiungo opera
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{{Autore
| Nome = Giuseppe
| Cognome = Moleti
| Attività = scienziato/matematico
| Nazionalità = italiano
| Professione e nazionalità =
}}
== Opere ==
* ''Discorso universale nel quale son raccolti et dichiarati tutti i termini et tutte le regole appartenenti alla geografia'', Venezia, 1573 ({{BEIC|IE7842281}})
{{Sezione note}}
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<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione|{{smaller|40}}|{{Sc|{{smaller|firenze artigiana}}}}|riga=si}}</noinclude>«di ciascheduno e a conservazione assoluta di giustizia, riformarsi ora e correggersi gli Statuti e Ordinamenti dell’Arte della Lana e Lanaiuoli della città di Firenze, nella quale Arte è invero posta la forza massima di questa Repubblica. E ciò a contentezza de’ buoni, e ad esemplar terrore de’ malfattori e cattivi. Nel Palagio dell’Arte della Lana, il 30 settembre e il 13 ottobre del 1428». Vero è bensì che la retorica umanistica di quel più tardo Statuto dell’Arte della Lana nella repubblica fiorentina è insufficiente (nè alcuno vorrebbe certamente crederla da tanto) per ismentire ciò che i moderni studi sulle corporazioni artigiane medievali, e in particolare su questa nostra 11), hanno indótto e dimostrato: e cioè che in essa, come generalmente nelle altre, cotesta magnificata giustizia non tanto è da interpetrarsi per quella giustizia sociale, verso cui si volgono oggi, da ogni ordine<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione|{{smaller|40}}|{{Sc|{{smaller|firenze artigiana}}}}|riga=si}}</noinclude>«di ciascheduno e a conservazione assoluta di giustizia, riformarsi ora e correggersi gli Statuti e Ordinamenti dell’Arte della Lana e Lanaiuoli della città di Firenze, nella quale Arte è invero posta la forza massima di questa Repubblica. E ciò a contentezza de’ buoni, e ad esemplar terrore de’ malfattori e cattivi. Nel Palagio dell’Arte della Lana, il 30 settembre e il 13 ottobre del 1428».
Vero è bensì che la retorica umanistica di quel più tardo Statuto dell’Arte della Lana nella repubblica fiorentina è insufficiente (nè alcuno vorrebbe certamente crederla da tanto) per ismentire ciò che i moderni studi sulle corporazioni artigiane medievali, e in particolare su questa nostra 11), hanno indótto e dimostrato: e cioè che in essa, come generalmente nelle altre, cotesta magnificata giustizia non tanto è da interpetrarsi per quella giustizia sociale, verso cui si volgono oggi, da ogni ordine<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione|{{smaller|42}}|{{Sc|{{smaller|firenze artigiana}}}}|riga=si}}</noinclude>zione, tocchi quel che tocchi a questo o a quello (e toccava, si avverta bene, a mol- tissimi); ma ciò che insomma preme, non sono le membra, sì il corpo. Quelle parole superbe, nello Statuto del 1428, che «nell’Arte della Lana è invero posta la «forza massima della Repubblica», non sono esagerate, nè la retorica proemiale vi ha parte; specialmente se si riferiscano alla politica interna, e si riconoscano all’altra Arte di Calimala le consimili funzioni che questa assumeva verso lo Stato nelle proprie relazioni commerciali coi paesi stranieri, dai quali importava, e ad essi poi esportava preziosamente trasformati, i tessuti. E le conferma, coteste parole statutarie, il Machiavelli quando dice 13) che «l’Arte della Lana era potentissima e la «prima per autorità di tutte», premettendo tale osservazione al racconto di quella rivolta de’ Ciompi, che nella storia fiorentina nulla è di più che un «tu-<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione|{{smaller|42}}|{{Sc|{{smaller|firenze artigiana}}}}|riga=si}}</noinclude>zione, tocchi quel che tocchi a questo o a quello (e toccava, si avverta bene, a moltissimi); ma ciò che insomma preme, non sono le membra, sì il corpo. Quelle parole superbe, nello Statuto del 1428, che «nell’Arte della Lana è invero posta la «forza massima della Repubblica», non sono esagerate, nè la retorica proemiale vi ha parte; specialmente se si riferiscano alla politica interna, e si riconoscano all’altra Arte di Calimala le consimili funzioni che questa assumeva verso lo Stato nelle proprie relazioni commerciali coi paesi stranieri, dai quali importava, e ad essi poi esportava preziosamente trasformati, i tessuti. E le conferma, coteste parole statutarie, il Machiavelli quando dice 13) che «l’Arte della Lana era potentissima e la «prima per autorità di tutte», premettendo tale osservazione al racconto di quella rivolta de’ Ciompi, che nella storia fiorentina nulla è di più che un «tu-<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione|{{smaller|44}}|{{Sc|{{smaller|firenze artigiana}}}}|riga=si}}</noinclude>tumulto rappresentava appunto l’ insorgere, necessariamente efimero e inefficace, delle quantità in cosiffatto sistema trascurabili e trascurate, cioè delle forze meramente operaie, le quali, nel linguaggio sì dell’istorico e sì degli Statuti, non altro sono che «la plebe infima, il popolo minuto, i membri minori, esercizi d’arte anzi di mestieri d’arte» 14). Ma la potenza del Comune repubblicano aveva in questa popolana oligarchia, che ne’ due organismi essenziali dello stato — Arti e Parte Guelfa — trionfa, fondamenta aveva granitiche. Il che è tanto vero, che di quelli oligarchi, le cui compresse ambizioni preparano lentamente la caduta degli ordini repubblicani, non saranno gli Albizzi nè gli Strozzi, i quali stanno col popolo grasso o borghese, dominante, quelli che perverranno a consumarla, perchè quei loro grassi e borghesi son lo stato essi medesimi: saranno invece i Medici, la cui<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="1" user="Giaccai" />{{RigaIntestazione|{{smaller|46}}|{{Sc|{{smaller|firenze artigiana}}}}|riga=si}}</noinclude>Natura, che, secondo la teoria dantesca, imprime al lavoro, dico al lavoro manuale e lucrativo, la dignità, la santità, di opera preordinata ab eterno agli avanzamenti della umana famiglia, lo nobilitava talmente, che qualunque anche più squisita manifestazione dell’intelletto e del sentimento, qualsiasi espressione sensibile di quel mistero gentile che è la bellezza nelle creature e nelle cose diffusa, qualsivoglia nell’affiguramento del bello più alta vittoria di conseguito ideale, non degradava dalla sua degnità, ad essere considerata come funzione di lavoro. Ora, non ci allontaniamo troppo dal vero a dire che quella teorica parificazione di arte utile e arte bella, arte procacciativa e arte imitatrice o figurativa, fu cosa di fatto nella Firenze del Medioevo e del rinascimento. «Casamenti bellissimi pieni di molte bisognevoli arti, oltre alle altre città d’Ita-<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione|{{smaller|46}}|{{Sc|{{smaller|firenze artigiana}}}}|riga=si}}</noinclude>Natura, che, secondo la teoria dantesca, imprime al lavoro, dico al lavoro manuale e lucrativo, la dignità, la santità, di opera preordinata ab eterno agli avanzamenti della umana famiglia, lo nobilitava talmente, che qualunque anche più squisita manifestazione dell’intelletto e del sentimento, qualsiasi espressione sensibile di quel mistero gentile che è la bellezza nelle creature e nelle cose diffusa, qualsivoglia nell’affiguramento del bello più alta vittoria di conseguito ideale, non degradava dalla sua degnità, ad essere considerata come funzione di lavoro. Ora, non ci allontaniamo troppo dal vero a dire che quella teorica parificazione di arte utile e arte bella, arte procacciativa e arte imitatrice o figurativa, fu cosa di fatto nella Firenze del Medioevo e del rinascimento.
«Casamenti bellissimi pieni di molte bisognevoli arti, oltre alle altre città d’Ita-<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione|{{smaller|50}}|{{Sc|{{smaller|firenze artigiana}}}}|riga=si}}</noinclude>tori, non dirò inconsapevoli, ma spontanei e ineruditi: legione di concorde milizia, dove si univano e si aiutavano gli artefici dell’arte bella e voluttuaria, e gli artefici, quasi altrettanto pregiati, delle arti utili e necessarie. L’arte era, insomma, essenzialmente democratica: e non nella sola Firenze, ma in nessun altro comune come nel nostro, questo concetto e questa pratica dell’arte ebbe così strettamente attinenze vitali col concetto e con la pratica dello stato. Quando pel San Giovanni le botteghe facevan la «mostra», e i magistrati cittadini e artigiani, lungo le strade adornate da tanta magnificenza di lavoro operaio, si recavano al battistero all’ «offerta», quella processione e quella mostra erano com’un trionfo annuale che il popolo fiorentino rinnovava a sè medesimo, dove tutti erano i vincitori, i vinti nessuno. Dalle stoffe che la «gente ritrosa» I9) d’oltralpe produceva appannate<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione|{{smaller|52}}|{{Sc|{{smaller|firenze artigiana}}}}|riga=si}}</noinclude>delle Arti minori; — alle vittorie del martello, della lima, del cesello, del brunitoio, sul ferro ribelle, donde gl’instrumenti da guerra e da giostra, e i fidati arnesi della vita civile o domestica, la spada e la chiave, il pugnale e il sigillo, la corazza l’elmo la gorgiera il palvese e la catenella il bacile la cintura il fermaglio, si affilano s’incidono si rabescano si smaltano si frastagliano, e «spira dal fabbro l’arte del martello» 20); alle impressioni sul morbido cuoio, pe’ calzari di donne gentili e garzoni intreccianti le danze, o pe’ farsetti da sotto l’armatura, o per l’addobbo di sedili e di pareti ne’ palagi superbi; alle pazienti ansiose sollecitudini con che il gettatore affida alle cavità della creta il bronzo fremente che vi s’impronta di rilievi d’insenature di curve; ai cauti delicati ardimenti dell’orafo, che cimenta il pregio del suo magistero con quello della materia, e le sottili industrie dell’affina-<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione|{{smaller|54}}|{{Sc|{{smaller|firenze artigiana}}}}|riga=si}}</noinclude>delle quattordici minori, ciascuno riceveva, e non altramente, l’abilitazione agli uffici statuali, cioè la pienezza della cittadinanza; anche se tale immatricolazione abilitativa fosse, non congiunta col reale esercizio, sibbene meramente nominale, come fu quella di Dante all’Arte de’ Medici e Speziali 23). Nè molto diverso era il caso dell’aggregamento di alcune, ancorachè aliene, professioni all’una o all’altra delle Arti, specialmente delle maggiori; come de’ Pittori a quella stessa dei Medici e Speziali, la quale così ha potuto dare al Poeta, anche sotto l’insegna artigiana, il fraterno consorzio di Giotto 24). E professioni e mestieri s’intrecciavano amicamente in questo largo abbracciare che l’arte faceva: anzi mestieri non vi erano, se non come «mestieri d’arte» (tale era la denominazione); de’quali l’Arte che più ne accoglieva era, nelle sue dugento e più botteghe, questa della Lana,<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione||{{Sc|{{smaller|nella storia e in dante}}}}|{{smaller|39}}|riga=si}}</noinclude>«più glorioso, che la rigorosa osservanza del diritto e della giustizia: in tale virtù essere riposto ogni pregio di costume e d’umanità; quella, mediante l’equo
governo delle pubbliche cose, partorire la fermezza dello stato, il riposato vivere de’cittadini, la salvezza della libertà, il bene universale: impossibili, senz’essa, fra gli uomini la libertà, la sicurezza, la pace, l’ideal perfezione. Senza la giustizia non poter avere fermezza gli stati, non efficacia la religione, non autorità i magistrati, non alimento i traffici le convenzioni i mestieri; elementi tutti, non meno di sociale benessere che di grandezza politica; anzi, non che la pubblica cosa, ma nemmeno il privato interesse di qualsiasi anche picciola famiglia, potere, quando quella manchi, aver consistenza; e tutte le umane cose e, se possibil fosse, «le divine esser per deperire e disfarsi. Con tali intendimenti, a difesa del diritto<noinclude></noinclude>
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governo delle pubbliche cose, partorire la fermezza dello stato, il riposato vivere de’cittadini, la salvezza della libertà, il bene universale: impossibili, senz’essa, fra gli uomini la libertà, la sicurezza, la pace, l’ideal perfezione. Senza la giustizia non poter avere fermezza gli stati, non efficacia la religione, non autorità i magistrati, non alimento i traffici le convenzioni i mestieri; elementi tutti, non meno di sociale benessere che di grandezza politica; anzi, non che la pubblica cosa, ma nemmeno il privato interesse di qualsiasi anche picciola famiglia, potere, quando quella manchi, aver consistenza; e tutte le umane cose e, se possibil fosse, le divine esser per deperire e disfarsi. Con tali intendimenti, a difesa del diritto<noinclude></noinclude>
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governo delle pubbliche cose, partorire la fermezza dello stato, il riposato vivere de’cittadini, la salvezza della libertà, il bene universale: impossibili, senz’essa, fra gli uomini la libertà, la sicurezza, la pace, l’ideal perfezione. Senza la giustizia non poter avere fermezza gli stati, non efficacia la religione, non autorità i magistrati, non alimento i traffici le convenzioni i mestieri; elementi tutti, non meno di sociale benessere che di grandezza politica; anzi, non che la pubblica cosa, ma nemmeno il privato interesse di qualsiasi anche picciola famiglia, potere, quando quella manchi, aver consistenza; e tutte le umane cose e, se possibil fosse, le divine esser per deperire e disfarsi. Con tali intendimenti, a difesa del diritto<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="1" user="Giaccai" /></noinclude>e di poteri e di cittadinanza, le più no- bili aspirazioni e gli sforzi di tutti, quanto per un elevato spirito di legislazione co- strittiva e afforzativa, intesa specialmente a disciplinare le forze del capitale e i pro- cedimenti tecnici e amministrativi, senza troppo curarsi dell' adequata retribuzione al vital contributo della mano d' opera. Ciò del resto atteneva al modo, ben diverso dall' odierno, col quale si sentiva e si eser- citava, non che l'arte, la vita 12 ); e allo es- sere il complesso di questa, nelle sue varie espansioni, subordinato al concetto reli- gioso dell' autorità e a quello, politico in- sieme ed estetico, della potenza. E la potenza, innanzi tutto della cor- porazione artigiana, poi del Comune del quale essa è individuo, che è l'oggetto pre- cipuo, o diciam pure unico, della legisla- zione statutaria, così di questa come delle altre Arti ; ma più che di tutte, di questa della Lana. Dei componenti la corpora-<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" />{RigaIntestazione||{{Sc|{{smaller|nella storia e in dante}}}}|{{smaller|41}}|riga=si}}</noinclude>e di poteri e di cittadinanza, le più nobili aspirazioni e gli sforzi di tutti, quanto per un elevato spirito di legislazione costrittiva e afforzativa, intesa specialmente a disciplinare le forze del capitale e i procedimenti tecnici e amministrativi, senza troppo curarsi dell’adequata retribuzione al vital contributo della mano d’opera. Ciò del resto atteneva al modo, ben diverso dall’odierno, col quale si sentiva e si esercitava, non che l’arte, la vita 12); e allo essere il complesso di questa, nelle sue varie espansioni, subordinato al concetto religioso dell’autorità e a quello, politico insieme ed estetico, della potenza.
È la potenza, innanzi tutto della corporazione artigiana, poi del Comune del quale essa è individuo, che è l’oggetto precipuo, o diciam pure unico, della legislazione statutaria, così di questa come delle altre Arti; ma più che di tutte, di questa della Lana. Dei componenti la corpora-<noinclude></noinclude>
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È la potenza, innanzi tutto della corporazione artigiana, poi del Comune del quale essa è individuo, che è l’oggetto precipuo, o diciam pure unico, della legislazione statutaria, così di questa come delle altre Arti; ma più che di tutte, di questa della Lana. Dei componenti la corpora-<noinclude></noinclude>
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È la potenza, innanzi tutto della corporazione artigiana, poi del Comune del quale essa è individuo, che è l’oggetto precipuo, o diciam pure unico, della legislazione statutaria, così di questa come delle altre Arti; ma più che di tutte, di questa della Lana. Dei componenti la corpora-<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione||{{Sc|{{smaller|nella storia e in dante}}}}|{{smaller|43}}|riga=si}}</noinclude>multo»: tumulto sanguinoso e violento, che arde e divampa; e furono fiamme di fuoco vero quelle che, come su altre case di popolani, passarono anche sulle mura di questo popolano palagio. Quel<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="1" user="Giaccai" />{{RigaIntestazione||{{Sc|{{smaller|nella storia e in dante}}}}|{{smaller|45}}|riga=si}}</noinclude>preminenza, fermentata nel subbuglio dei Ciompi, si è venuta radicando negli strati di quella inferiore democrazia malcontenta, dai Medici pazientemente lusingata e servita, per arrivare un giorno (vecchia storia di tutti i tempi!) a dominare e quella e lo stato.
Y Ma storia di tutti i tempi non è, né di tutti i paesi, che uno stato, basatosi come la Repubblica fiorentina sul lavoro arti- giano e sul concetto della potenza che emerge dal lavoro, abbia con tanta e sì consapevole deliberazione, voluto e fatto elemento di quella potenza la bellezza; cosicché arte nel suo significato più sem- plice, e arte del bello, fossero un solo quasi e medesimo esercizio. Quella filia- zione dell'Arte dalla figliuola di Dio la<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione||{{Sc|{{smaller|nella storia e in dante}}}}|{{smaller|45}}|riga=si}}</noinclude>preminenza, fermentata nel subbuglio dei Ciompi, si è venuta radicando negli strati di quella inferiore democrazia malcontenta, dai Medici pazientemente lusingata e servita, per arrivare un giorno (vecchia storia di tutti i tempi!) a dominare e quella e lo stato.
{{ct|t=2|v=2|V}}
Ma storia di tutti i tempi non è, nè di tutti i paesi, che uno stato, basatosi come la Repubblica fiorentina sul lavoro artigiano e sul concetto della potenza che emerge dal lavoro, abbia con tanta e sì consapevole deliberazione, voluto e fatto elemento di quella potenza la bellezza; cosicchè arte nel suo significato più semplice, e arte del bello, fossero un solo quasi e medesimo esercizio. Quella filiazione dell’Arte dalla figliuola di Dio la<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione||{{Sc|{{smaller|nella storia e in dante}}}}|{{smaller|47}}|riga=si}}</noinclude>lia», cioè pieni di botteghe opportune ai bisogni della vita. Tale era la Firenze che la borghesia guelfa, di cui vi riferisco testuali parole 15), la borghesia guelfa dei tempi di Dante si compiaceva d’esser venuta formando, pur di fra il cozzo delle fazioni sinistro, da cent’anni in poi: da quando, intorno a Santo Spirito in Casellina oltrarno, campi e orti s’erano tramutati in vie fiancheggiate di fondachi e palagi; e nel sesto di Por San Piero le vecchie torri che erano state dei conti Guidi, da arnesi che avrebber voluto essere di guerra, dovevano adattarsi ad accogliere pur botteghe e fondachi; e ne’ sestieri della città botteghe e fondachi formavano delle massime fra le Arti maggiori i cosiddetti «conventi», vocabolo che di religioso addiveniva artigiano senza deviare dal concetto evangelico 16), «buona e gioconda cosa essere che insieme convengano i fratelli in gagliarda unità» . Di mezzo a quei<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione||{{Sc|{{smaller|nella storia e in dante}}}}|{{smaller|48}}|riga=si}}</noinclude>«casamenti»; che il bruno massiccio palagio del Potestà già aveva, dintorno a sè, come accolti in dedizione volenterosa sotto il braccio ferreo della legge ad essere il Comune; di mezzo a quei «casamenti», voluti bellissimi, sorgeva poi, agile e baldanzosa, la casa del popolo e della sua Signoria, sorgeva nelle ostentate parvenze di castello magnifica; simbolo, appunto in quelle parvenze eloquente, dell’assoggettamento che il risorto municipio latino aveva imposto alle forze di propaggine germanica, dai dominii di contado trascinate a cittadina uguaglianza: — sorgeva la casa dell’Arte, così come oggi la rivedete, nella sua poderosa bellezza di arnese da guerra converso alle benefiche fraternità della pace: — sorgeva la casa di Dio, nel cospetto del vetusto tempio battesimale, girando ardite, flessuose, potenti, sotto quelle dell’ infinito azzurro, le volte de’suoi archi poggiate sui pilastri monumentali;<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione||{{Sc|{{smaller|nella storia e in dante}}}}|{{smaller|49}}|riga=si}}</noinclude>dalla torre di Giotto diffondendo le voci della preghiera, della carità, dell’umano dolore; con la cupola del Brunellesco incoronando la speranza e la fede. 17)
E tutto era bellezza. Il «chericato» dei dotti, come chi dicesse oggi l’aristocrazia del pensiero, numerato drappello «contento ne’ pensier contemplativi» l8), lasciava che il «laicato» degli operanti la vita attiva attraesse e si appropriasse tutte, e d’inizio suo, con le virtù del sentimento, le industrie dell’ingegno elaboratore del vero naturale, che è di per sè anche il bello. Solo in Leon Batista Alberti, ingegno mirabilmente universale, l’arte si disposò alla dottrina: e di quei «laici» possenti, uno solo — ma fu un gigante dalle cento poderose braccia, Leonardo da Vinci, — dall’ attuazione del bello risalì, solitario precursore, alle ragioni filosofiche di questo. Innanzi e accanto e appresso a lui furono legione gli attua-<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="1" user="Giaccai" />{{RigaIntestazione||{{Sc|{{smaller|nella storia e in dante}}}}|{{smaller|51}}|riga=si}}</noinclude>e grosse, e l’artefice di Calimala addociliva e foggiava a ornamento vistoso; dalle lane, che i pascoli d’altre regioni prative e pastorizie mandavano a questa, incollinata e fiorita, del cuor di Toscana, perchè qui non era solamente la gualchiera a sodare e il mangano a lucidare, ma la mano dell’operaio che carezzava sapientemente l’ispida preziosa materia; dalle sete che, a gara e concorso coi «testori» lucchesi, s’indrappavano a oro e ariento, s’accendevano ne’ caldi colori del pagonazzo, s’incupivano ne’ misteriosi del verdebruno, e ne’ disegni capricciosi dei dommaschi accennavano fiorentine all’Oriente nativo; dai lavori di pellicceria, che davan le ampie orrevoli robe soppannate di vaio ai cavalieri è ai legisti, e i manti avvolgenti e gravi alle dignità della Chiesa, de’ reami, della sovranità popolare; — da queste delle maggiori, non discendendo ma distendendosi alle creazioni, conformemente ispirate,<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione||{{Sc|{{smaller|nella storia e in dante}}}}|{{smaller|51}}|riga=si}}</noinclude>e grosse, e l’artefice di Calimala addociliva e foggiava a ornamento vistoso; dalle lane, che i pascoli d’altre regioni prative e pastorizie mandavano a questa, incollinata e fiorita, del cuor di Toscana, perchè qui non era solamente la gualchiera a sodare e il mangano a lucidare, ma la mano dell’operaio che carezzava sapientemente l’ispida preziosa materia; dalle sete che, a gara e concorso coi «testori» lucchesi, s’indrappavano a oro e ariento, s’accendevano ne’ caldi colori del pagonazzo, s’incupivano ne’ misteriosi del verdebruno, e ne’ disegni capricciosi dei dommaschi accennavano fiorentine all’Oriente nativo; dai lavori di pellicceria, che davan le ampie orrevoli robe soppannate di vaio ai cavalieri e ai legisti, e i manti avvolgenti e gravi alle dignità della Chiesa, de’ reami, della sovranità popolare; — da queste delle maggiori, non discendendo ma distendendosi alle creazioni, conformemente ispirate,<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="1" user="Giaccai" />{{RigaIntestazione||{{Sc|{{smaller|nella storia e in dante}}}}|{{smaller|53}}|riga=si}}</noinclude>tore con la potenza dello scultore, che si chiameranno poi in una persona sola, e di stampo unico al mondo, Benvenuto Celimi; — tutto questo corpo che faceva insieme e le arti e lo stato, tutto era una spontanea energia di bellezza, le cui manifestazioni, non meno nelle consuetudini della vita quotidiana che nei monumenti per l’eternità, compenetravano la storia della democrazia fiorentina. «Artista» nel verso di Dante è sinonimo di «cittadino» , pur rimanendo l’ansioso creatore d’imagini, che «dietro alla bellezza, come all’ultimo suo», procede sicuro dell’«abito dell'arte», ma con
«la man che trema» 21). Nella Firenze di Cacciaguida la cittadinanza era, e tale l’avrebbe Dante voluta sempre, gelosa della sua «purità» di stirpe così nei Grandi come «nell’ultimo artista» 22). E dalle ventuna Arti invero, mediante l’inscrizione in una delle loro matricole, o delle sette maggiori o<noinclude></noinclude>
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/* Problematica */
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<noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione||{{Sc|{{smaller|nella storia e in dante}}}}|{{smaller|53}}|riga=si}}</noinclude>tore con la potenza dello scultore, che si chiameranno poi in una persona sola, e di stampo unico al mondo, Benvenuto Cellini; — tutto questo corpo che faceva insieme e le arti e lo stato, tutto era una spontanea energia di bellezza, le cui manifestazioni, non meno nelle consuetudini della vita quotidiana che nei monumenti per l’eternità, compenetravano la storia della democrazia fiorentina.
«Artista» nel verso di Dante è sinonimo di «cittadino» , pur rimanendo l’ansioso creatore d’imagini, che «dietro alla bellezza, come all’ultimo suo», procede sicuro dell’«abito dell'arte», ma con
«la man che trema» 21). Nella Firenze di Cacciaguida la cittadinanza era, e tale l’avrebbe Dante voluta sempre, gelosa della sua «purità» di stirpe così nei Grandi come «nell’ultimo artista» 22). E dalle ventuna Arti invero, mediante l’inscrizione in una delle loro matricole, o delle sette maggiori o<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|60|''Novelle per un anno.''|}}</noinclude>{{Pt|teva|poteva}}. Si sfogava in compenso a maltrattare quegli altri che, o per conto di qualche ricco produttore di zolfo o di qualche società mineraria, venivano a proporgli la cessione o l’affitto del sottosuolo.
— Corna, vi cedo! — gridava. — Neanche se m’offriste i tesori di Creso; neanche se mi diceste: Mattia, raspa qua con un piede, come fanno le galline; ci trovi tanto zolfo, che diventi d’un colpo più ricco di.... che dico? di re Fàllari! Non rasperei, parola d’onore! —
E se, poco poco, quelli insistevano:
— Insomma, ve n’andate, o chiamo i cani? —
Gli avveniva spesso di ripetere questa minaccia dei cani, perchè il suo poderetto aveva il cancello su la ''trazzera'', cioè su la via mulattiera che traversava la collina, accavalcandola, e che serviva da scorciatoia agli operai delle zolfare, ai capimastri, a gl’ingegneri direttori, che dalla prossima città si recavano alla vallata o ne tornavano. Ora, quest’ultimi segnatamente pareva avessero preso gusto a farlo stizzire; e, almeno una volta la settimana, si fermavano innanzi al cancello, vedendo don Mattia lì presso, per domandargli:
— Niente, ancora?
— Tè, ''Scampirro''! Tè, ''Regina!'' —
Don Mattia, per chiasso, chiamava davvero i cani.
Aveva avuto anche lui un tempo la manìa delle zolfare, per cui s’era ridotto — eccolo là — scannato miserabile! Ora non poteva veder neanche da lontano un pezzo di zolfo che subito, con rispetto parlando, non si sentisse rompere lo stomaco.
— E che è, il diavolo? — gli domandavano.
E lui:
— Peggio! Perchè vi danna l’anima, il diavolo,<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|64|''Novelle per un anno.''|}}</noinclude>
— No. Ma come se fosse —
Si vergognava dapprima a dir chi era veramente. Del figlio, non diceva nulla. Era una spina troppo grande. E del resto, che notizie poteva darne? Non ne aveva. Se n’era tanto occupata la questura, ma senza venire a capo di nulla.
Dopo alcuni anni, però, Jana, stanca d’aspettar così senza speranza il ritorno del fidanzato, aveva voluto tornarsene in città, in casa del fratello, il quale, sposata una vecchia di molti denari, famigerata usuraja, s’era messo a far l’usurajo anche lui, ed era adesso tra i più ricchi del paese.
Così lo Scala era restato solo, lì, nel poderetto. Otto anni erano già trascorsi e, almeno apparentemente, aveva ripreso l’umore di prima; era divenuto amico di tutti i proprietarii della collina che, spesso, sul tramonto venivano a trovarlo dai poderi vicini.
Pareva che la campagna avesse voluto compensarlo dei danni della zolfara.
Era pure stata una fortuna l’aver potuto acquistare quei pochi ettari di terra, perchè uno dei proprietarii dei sei poderi in cui era frazionata la collina, il Butera, riccone, s’era fitto in capo di diventar col tempo padrone di tutte quelle terre. Prestava denaro e andava a mano a mano allargando i confini del suo fondo. Già s’era annesso quasi metà del podere di un certo Nino Mo; e aveva ridotto un altro proprietario, il Làbiso, a vivere in un pezzettino di terra largo quanto un fazzoletto da naso, anticipandogli la dote per cinque figliuole; teneva da un pezzo gli occhi anche su le terre del Lopes; ma questi, per bizza, dovendo disfarsi dopo una serie di male annate d’una parte della sua tenuta, s’era<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|72|''Novelle per un anno.''|}}</noinclude>
E ciascuno, avviandosi, pensava che là, sotto quelle coste così squallidamente rischiarate, cento, duecento metri sottoterra, c’era gente che s’affannava ancora a scavare, a scavare, poveri picconieri sepolti laggiù, a cui non importava se su fosse giorno o notte, poichè notte era sempre per loro.
{{Ct|f=100%|v=1|t=1|III.}}
Tutti, a sentirlo parlare, credevano che lo Scala avesse già dimenticato i dolori passati e non si curasse più di nulla ormai, tranne di quel suo pezzetto di terra, da cui non si staccava più da anni, nemmeno per un giorno.
Del figliuolo scomparso, sperduto per il mondo, — se qualche volta ne parlava, perchè qualcuno gliene moveva il discorso — si sfogava a dir male, per l’ingratitudine che gli aveva dimostrata, per il cuor duro di cui aveva dato prova.
— Se è vivo, — concludeva — è vivo per sè; per me, è morto, e non ci penso più. —
Diceva così, ma, intanto, non partiva per l’America da tutti quei dintorni un contadino, dal quale non si recasse di nascosto, alla vigilia della partenza, per consegnargli segretamente una lettera indirizzata a quel suo figliuolo.
— Non per qualche cosa, oh! Se niente niente t’avvenisse di vederlo o d’averne notizia, laggiù. —
Molte di quelle lettere gli eran tornate indietro, con gli emigranti rimpatriati dopo quattro o cinque anni, gualcite, ingiallite, quasi illeggibili ormai. Nessuno aveva visto Neli, nè era riuscito ad averne notizia, nè all’Argentina, nè al Brasile, nè a gli Stati Uniti.
Egli ascoltava, poi scrollava le spalle:<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||III. — ''Il “fumo„.''|79}}</noinclude>
Rincorreva, acciuffava quelle birbe; distribuiva calci, schiaffi, pugni, sculacciate; poi, com’essi si mettevano a strillare in tutti i toni, li disponeva in fila, per ordine d’altezza, e così facevano l’organo.
— Fermi là! Belli.... belli davvero, guarda Filippino! Non sono da dipingere? Che sinfonia! —
Don Filippino si turava gli orecchi, chiudeva gli occhi e si metteva a pestare i piedi dalla disperazione.
— Mandali via! Rompano ogni cosa; si portino via casa, alberi, tutto; ma lasciatemi in pace per carità! —
Aveva torto, però, don Filippino. Perchè la cugina, per esempio, non veniva mai con le mani vuote a trovarlo in campagna: gli portava qualche papalina ricamata, con un bel fiocco di seta: come no? quella che teneva in capo; o un pajo di pantofole gli portava, pur ricamate da lei: quelle che teneva ai piedi. E la parrucca? Dono e attenzione del cugino, per guardarlo dai raffreddori frequenti, a cui andava soggetto, per la calvizie precoce. Parrucca di Francia! Gli era costata un occhio, a Saro Trigona. E la scimmia, Tita? Anch’essa, regalo della cugina: regalo di sorpresa, per rallegrare gli ozii e la solitudine del buon cugino esiliato in campagna. Come no?
— Somarone, scusate, somarone! — gli gridava don Mattia Scala. — O perchè mi fate ancora aspettare a pigliar possesso? Firmate il contratto, levatevi da questa schiavitù! Col denaro che vi do io, voi senza vizii, voi con così pochi bisogni, potreste viver tranquillo, in città, gli anni che vi restano. Siete pazzo? Se perdete ancora altro tempo per amore di Tita e di Virgilio, vi ridurrete all’elemosina, vi ridurrete! —<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|86|''Novelle per un anno.''|}}</noinclude>Ha le mani.... il petto insanguinati.... essa lo ha ucciso! —
Si ricordò di ciò che gli era parso di scernere, entrando, e raffermò, convinto:
— Essa, sì! L’ho veduta io, con gli occhi miei! Stava sul letto.... —
E mostrò ai quattro contadini inorriditi le scigrigne su le gote e sul mento del povero morto:
— Guardate! —
Ma come mai? La scimmia? Possibile? Quella bestia ch’egli teneva da tanti anni con sè, notte e giorno?
— Fosse arrabbiata? — osservò uno dei giornanti, spaventato.
Tutt’e cinque, a un tempo, con lo stesso pensiero si scostarono dal letto.
— Aspettate! Un bastone.... — disse don Mattia.
E cercò con gli occhi nella camera, se ce ne fosse qualcuno, o se ci fosse almeno qualche oggetto che potesse farne le veci.
Il garzone prese per la spalliera una seggiola e si chinò; ma gli altri, così inermi, senza riparo, ebbero paura e gli gridarono:
— Aspetta! Aspetta! —
Si munirono di seggiole anche loro. Il garzone allora spinse la sua più volte sotto il letto: Tita balzò fuori dall’altra parte, s’arrampicò con meravigliosa agilità su per la trabacca del letto, andò ad accoccolarsi in cima al padiglione, e lassù, pacificamente, come se nulla fosse, si mise a grattarsi il ventre, poi a scherzar con le cocche d’un fazzoletto che il povero don Filippino le aveva legato alla gola.
I cinque uomini stettero a mirare quell’indifferenza bestiale, rimbecilliti.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|96|''Novelle per un anno.''|}}</noinclude>vuol dire che io, prendendomi il podere, vengo a perdercene mille, oltre gl’interessi.
— Dunque.... venticinque? — esclamò allora don Mattia, rivolto al Trigona, con gli occhi sbarrati.
Questi si agitò su la seggiola, come su un arnese di tortura, balbettando:
— Ma.... co.... come?
— Ecco, figlio mio: ve lo faccio vedere, — rispose senza scomporsi il Chiarenza, ponendosi di nuovo la mano dietro le reni e tirandosi su con pena. — Ci sono i registri. Parlano chiaro.
— Lascia stare i registri! — gridò lo Scala, facendosi avanti. — Qua ora si tratta de’ miei denari: quelli spesi da me nel podere.
— E che ne so io? — fece il Chiarenza, stringendosi nelle spalle e chiudendo gli occhi. — Chi ve li ha fatti spendere? —
Don Mattia Scala ripetè, su le furie, al Chiarenza il suo accordo col Lo Cìcero.
— Male, — soggiunse, richiudendo gli occhi, — il Chiarenza, per la pena che gli costava la calma che voleva dimostrare; ma quasi non tirava più fiato. — Male. Vedo che voi, al solito, non sapete trattare gli affari.
— E me lo rinfacci tu? — gridò lo Scala, — tu!
— Non rinfaccio nulla; ma, santo Dio, avreste dovuto almeno sapere, prima di spendere codesti denari che voi dite, che il Lo Cìcero non poteva più vendere a nessuno il podere, perchè aveva firmato a me tante cambiali per un valore che sorpassava quello del podere stesso.
— E così, — riprese lo Scala — tu ti approfitterai anche del mio denaro?
— Non mi approfitto di nulla, io, — rispose, pronto,<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|96|''Novelle per un anno.''|}}</noinclude>vuol dire che io, prendendomi il podere, vengo a perdercene mille, oltre gl’interessi.
— Dunque.... venticinque? — esclamò allora don Mattia, rivolto al Trigona, con gli occhi sbarrati.
Questi si agitò su la seggiola, come su un arnese di tortura, balbettando:
— Ma.... co.... come?
— Ecco, figlio mio: ve lo faccio vedere, — rispose senza scomporsi il Chiarenza, ponendosi di nuovo la mano dietro le reni e tirandosi su con pena. — Ci sono i registri. Parlano chiaro.
— Lascia stare i registri! — gridò lo Scala, facendosi avanti. — Qua ora si tratta de’ miei denari: quelli spesi da me nel podere.
— E che ne so io? — fece il Chiarenza, stringendosi nelle spalle e chiudendo gli occhi. — Chi ve li ha fatti spendere? —
Don Mattia Scala ripetè, su le furie, al Chiarenza il suo accordo col Lo Cìcero.
— Male, — soggiunse, richiudendo gli occhi, il Chiarenza, per la pena che gli costava la calma che voleva dimostrare; ma quasi non tirava più fiato. — Male. Vedo che voi, al solito, non sapete trattare gli affari.
— E me lo rinfacci tu? — gridò lo Scala, — tu!
— Non rinfaccio nulla; ma, santo Dio, avreste dovuto almeno sapere, prima di spendere codesti denari che voi dite, che il Lo Cìcero non poteva più vendere a nessuno il podere, perchè aveva firmato a me tante cambiali per un valore che sorpassava quello del podere stesso.
— E così, — riprese lo Scala — tu ti approfitterai anche del mio denaro?
— Non mi approfitto di nulla, io, — rispose, pronto,<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|98|''Novelle per un anno.''|}}</noinclude>
— Ah! — esclamò lo Scala fremente. — Te ne verresti là, dunque, accanto a me?
— Per altro, — riprese il Chiarenza — voi ora non mi dareste neanche la metà di quanto io debbo avere. Chi sa dunque fino a quando dovrei aspettare per esser pagato; mentre ora, con un lieve sacrificio, prendendomi quella terra, posso riavere subito il mio e provvedere alla mia salute. Voglio lasciar tutto in regola, io, ai miei eredi.
— Non dir così! — proruppe lo Scala, indignato e furente. — Tu pensi agli eredi? Non hai figli, tu! Pensi ai nipoti? Giusto ora? Non ci hai mai pensato. Di’ franco: Voglio nuocerti, come t’ho sempre nociuto! Ah non t’è bastato d’avermi distrutta la casa, d’avermi quasi uccisa la moglie e messo in fuga per disperazione l’unico figlio, non t’è bastato d’avermi ridotto là, misero, in ricompensa del bene ricevuto; anche la terra ora vuoi levarmi, la terra dove io ho buttato il sangue mio? Ma perchè, perchè così feroce contro di me? Che t’ho fatto io? Non ho nemmeno fiatato dopo il tuo tradimento da Giuda: avevo da pensare alla moglie che mi moriva per causa tua, al figlio scomparso per causa tua: prove, prove materiali del furto non ne avevo, per mandarti in galera; e dunque, zitto; me ne sono andato là, in quei tre palmi di terra; mentre qua tutto il paese, a una voce, t’accusava, ti gridava: Ladro! Giuda! Non io, non io! Ma Dio c’è, sai? e t’ha punito: guarda le tue mani ladre come sono ridotte.... Te le nascondi? Sei morto! sei morto! e ti ostini ancora a farmi del male? Oh ma, sai? questa volta, no: tu non ci arrivi! Io t’ho detto i sacrificii che sarei disposto a fare per quella terra. Alle corte, dunque, rispondi: — Vuoi lasciarmela?<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||III. — ''Il “fumo„.''|101}}</noinclude>che sarà senza dubbio accettata, se voi non ponete avanti altri patti.
— Ho bisogno di legarmi subito! — scattò lo Scala. — Tutto, tutto distrutto, è vero?... sarà tutto distrutto lassù? —
Lo Scelzi lo guardò meravigliato: conosceva da un pezzo l’indole strana, impulsiva, dello Scala; ma non ricordava d’averlo mai veduto così.
— Ma i danni del fumo, — disse — saranno previsti nel contratto e compensati....
— Lo so! Non me n’importa! — soggiunse lo Scala. — Le campagne, dico, le campagne, tutte distrutte.... è vero?
— Eh.... — fece lo Scelzi, stringendosi nelle spalle.
— Questo, questo cerco! questo voglio! — esclamò allora don Mattia, battendo un pugno sulla scrivania. — Qua, ingegnere: scrivete, scrivete! Nè io ne lui! Lo brucio.... Scrivete. Non vi curate di quello che dico. —
Lo Scelzi sedette innanzi alla scrivania e si mise a scrivere la proposta, esponendo prima, man mano, i patti vantaggiosi, tante volte già respinti sdegnosamente dallo Scala, che ora, invece, cupo, accigliato, annuiva col capo, a ognuno.
Stesa finalmente la proposta, l’ingegnere Scelzi non seppe resistere al desiderio di conoscere il perchè dì quella risoluzione improvvisa, inattesa.
— Mal’annata?
— Ma che mal’annata! Quella che verrà, — gli rispose lo Scala — quando avrete aperto la zolfara! —
Sospettò allora lo Scelzi che don Mattia Scala avesse ricevuto tristi notizie del figliuolo scomparso: sapeva che, alcuni mesi addietro, egli aveva rivolto una supplica a Roma perchè, per mezzo degli agenti<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||III. — ''Il “fumo„.''|101}}</noinclude>che sarà senza dubbio accettata, se voi non ponete avanti altri patti.
— Ho bisogno di legarmi subito! — scattò lo Scala. — Tutto, tutto distrutto, è vero?... sarà tutto distrutto lassù? —
Lo Scelzi lo guardò meravigliato: conosceva da un pezzo l’indole strana, impulsiva, dello Scala; ma non ricordava d’averlo mai veduto così.
— Ma i danni del fumo, — disse — saranno previsti nel contratto e compensati....
— Lo so! Non me n’importa! — soggiunse lo Scala. — Le campagne, dico, le campagne, tutte distrutte.... è vero?
— Eh.... — fece lo Scelzi, stringendosi nelle spalle.
— Questo, questo cerco! questo voglio! — esclamò allora don Mattia, battendo un pugno sulla scrivania. — Qua, ingegnere: scrivete, scrivete! Nè io nè lui! Lo brucio.... Scrivete. Non vi curate di quello che dico. —
Lo Scelzi sedette innanzi alla scrivania e si mise a scrivere la proposta, esponendo prima, man mano, i patti vantaggiosi, tante volte già respinti sdegnosamente dallo Scala, che ora, invece, cupo, accigliato, annuiva col capo, a ognuno.
Stesa finalmente la proposta, l’ingegnere Scelzi non seppe resistere al desiderio di conoscere il perchè dì quella risoluzione improvvisa, inattesa.
— Mal’annata?
— Ma che mal’annata! Quella che verrà, — gli rispose lo Scala — quando avrete aperto la zolfara! —
Sospettò allora lo Scelzi che don Mattia Scala avesse ricevuto tristi notizie del figliuolo scomparso: sapeva che, alcuni mesi addietro, egli aveva rivolto una supplica a Roma perchè, per mezzo degli agenti<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||III. — ''Il “fumo„.''|101}}</noinclude>che sarà senza dubbio accettata, se voi non ponete avanti altri patti.
— Ho bisogno di legarmi subito! — scattò lo Scala. — Tutto, tutto distrutto, è vero?... sarà tutto distrutto lassù? —
Lo Scelzi lo guardò meravigliato: conosceva da un pezzo l’indole strana, impulsiva, dello Scala; ma non ricordava d’averlo mai veduto così.
— Ma i danni del fumo, — disse — saranno previsti nel contratto e compensati....
— Lo so! Non me n’importa! — soggiunse lo Scala. — Le campagne, dico, le campagne, tutte distrutte.... è vero?
— Eh.... — fece lo Scelzi, stringendosi nelle spalle.
— Questo, questo cerco! questo voglio! — esclamò allora don Mattia, battendo un pugno sulla scrivania. — Qua, ingegnere: scrivete, scrivete! Nè io nè lui! Lo brucio.... Scrivete. Non vi curate di quello che dico. —
Lo Scelzi sedette innanzi alla scrivania e si mise a scrivere la proposta, esponendo prima, man mano, i patti vantaggiosi, tante volte già respinti sdegnosamente dallo Scala, che ora, invece, cupo, accigliato, annuiva col capo, a ognuno.
Stesa finalmente la proposta, l’ingegnere Scelzi non seppe resistere al desiderio di conoscere il perchè di quella risoluzione improvvisa, inattesa.
— Mal’annata?
— Ma che mal’annata! Quella che verrà, — gli rispose lo Scala — quando avrete aperto la zolfara! —
Sospettò allora lo Scelzi che don Mattia Scala avesse ricevuto tristi notizie del figliuolo scomparso: sapeva che, alcuni mesi addietro, egli aveva rivolto una supplica a Roma perchè, per mezzo degli agenti<noinclude></noinclude>
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Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume I - Scialle nero, Firenze, Bemporad, 1922.pdf/111
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<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||III. — ''Il “fumo„.''|103}}</noinclude>
Alla loro vista, la nausea di don Mattia si accrebbe. Non si vedeva che zolfo, da per tutto, in quel paese! Lo zolfo era anche nell’aria, che si respirava, e tagliava il respiro, e bruciava gli occhi.
Finalmente, a una svolta dello stradone, apparve la collina tutta verde. Il sole la investiva con gli ultimi raggi.
Lo Scala vi fissò gli occhi e strinse nel pugno le briglie fino a farsi male. Gli parve che il sole salutasse per l’ultima volta il verde della collina. Forse egli, dall’alto di quello stradone, non avrebbe mai più riveduto la collina, come ora la vedeva. Fra vent’anni, quelli che sarebbero venuti dopo di lui, da quel punto dello stradone, avrebbero veduto là un colle calvo, arsiccio, livido, sforacchiato dalle zolfare.
— E dove sarò io, allora? — pensò, provando un senso di vuoto, che subito lo richiamò al pensiero del figlio lontano, sperduto, randagio per il mondo, se pure era ancor vivo. Un impeto di commozione lo vinse, e gli occhi gli s’empirono di lagrime. Per lui, per lui egli aveva trovato la forza di rialzarsi dalla miseria in cui lo aveva gettato il Chiarenza, quel ladro infame che ora gli toglieva la campagna.
— No, no! — ruggì, tra i denti, al pensiero del Chiarenza. — Nè io nè lui! —
E spronò la giumenta, come per volare là a distruggere d’un colpo la campagna che non poteva più esser sua.
Era già sera, quando pervenne ai piedi della collina. Dovè girarla per un tratto, prima d’imboccar la via mulattiera. Ma era sorta la luna, e pareva che a mano a mano raggiornasse. I grilli, tutt’intorno, salutavano freneticamente quell’alba lunare.<noinclude></noinclude>
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Utente:Myron Aub/Autori con date
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Myron Aub
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/* Autori con date di morte non ancora trovate */ Tolto Bozzone, da spostare in autori con date certe
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text/x-wiki
;Dati anagrafici di vari autori difficili da trovare in rete in altri luoghi o con data di morte incerta
I siti dove è più probabile trovare le date di nascita e morte di autori e traduttori poco noti sono
* il sito dell'SBN (Sistema Bibliotecario Nazionale),
* viaf.org,
* il sito Treccani,
* Internet Archive
* le ricerche dentro Google Libri.
Se di un autore o traduttore si conosce solo
#il luogo e la data di nascita oppure
#l'indirizzo di dove risiedeva in un certo anno
allora si possono contattare i servizi demografici del relativo comune per sapere la data di morte dell'autore.
Se l'autore o il traduttore ha pubblicato testi per una casa editrice ancora esistente si può contattare questa casa editrice per sapere da essa se ha maggiori notizie di questo autore o traduttore.
== Autori con date di morte certe ==
;Albergamo, Francesco (1896-1973): traduttore di testi di Poincarè e Bergson
;Benuzzi, Valerio (1892-1961): traduttore di: Nietzsche, Friedrich
:Benuzzi, Valerio ; ''Lettere scelte e frammenti epistolari'' / Federico Nietzsche ; Prefazione e traduzione di Valerio Benuzzi; Lanciano : R. Carabba, 1914
;Berra, Camillo (1885-1956): traduttore di De La Barca, Pérez Galdós, de Queiroz e altri autori spagnoli, portoghesi e francesi.
;Biancotti, Angiolo: (a volte noto come Biancotti Angelo) (1892-1964). Traduttore di Poe, Emerson, Carlyle ed altri.
;Castellani, Giuseppe (1886-1976): (da non confondere con un omonimo storico e numismatico, vissuto dal 1858 al 1938), gesuita traduttore de "L'unità dell'intelletto" di Tommaso d'Aquino
;Cervini. Maria Luisa (1889-1977): traduttrice di: Coleridge, Samuel Taylor
:Cervini, Maria Luisa ; ''Poesie e prose'' / Samuele T. Coleridge ; a cura di Maria Luisa Cervini ; Torino : UTET, 1931
;Costantini, Gennaro (1885-1955): traduttore di: Le Dantec, Félix
:Costantini, Gennaro ; ''Elementi di filosofia biologica'' / Felix Le Dantec ; traduzione autorizzata del dott. Gennaro Costantini (con introduzione e note del traduttore) ; Palermo : R. Sandron, [1909]
;De Ruggiero, Nicola (germanista, 1887-1967): traduttore di vari testi di Goethe e Schiller.
;Einaudi, Costanzo (m. 1953): traduttore di Snyder, Carl
:Einaudi, Costanzo ; ''La nuova scienza ''/ Carlo Snyder ; versione dall'inglese e aggiunte [di] Costanzo Einaudi ; Torino : Fratelli Bocca, 1907 (presente su Internet Archive)
;Fedi, Remo (1888-1975 ca): traduttore di: Hermes Trismegistus
:Fedi, Remo ''Il Pimandro'' / di Ermete Trismegisto ; introduzione e traduzione dal greco a cura di Remo Fedi ; Milano : Bocca, 1942
;Fidi, Alberto (1882-1958): traduttore di testi di Agrippa von Nettesheim, Paracelso, Herbert George Wells, Robert Louis Stevenson e Walter Scott.
;Garrone, Luigi Antonio (1886-1950): traduttore di Jeans, James Hopwood
:Garrone, Luigi A. ; ''Le stelle nel loro corso'' / James Jeans ; traduzione di L. A. Garrone ; Milano : Treves, 1933
:Kipling, Rudyard ; ''Capitani coraggiosi'' : Racconto dei banchi di Terranova. Traduzione [dall'inglese] di Luigi A. Garrone ; Milano : Ed. Aurora, 1937 (Tip. Locatelli, Sommaruga, Monesi)
;Giartosio de Courten, Maria Luisa (1893–1990): traduttrice di Charles Dickens, G. K. Chesterton, Jack London, Saffo e altri
;Jung, Leopoldo (1847-1922): traduttore di Gibson, Charles Bernard
:Jung, Leopoldo ; ''Idee scientifiche d'oggi sulla natura della materia, elettricità, Luce, calore ecc. Alla portata di tutti'' : Traduzione di Leopoldo Jung : Milano : L. F. Cogliati, 1925 (Varese, A. Nicola e C.)
;Liguori Barbieri, Ersilia (nata a Gragnano il 25 settembre 1898, morta nel 1974): traduttrice di: Boutroux, Émile Gentile, Giovanni <1875-1944>; Liguori Barbieri, Ersilia Dell'idea di legge naturale nella scienza e nella filosofia contemporanea / Emilio Boutroux ; traduzione e bibliografia di E. Liguori Barbieri ; prefazione di G. Gentile
Firenze : Vallecchi, stampa 1925
;Lopes-Pegna, Ubaldo (1894-1964): traduttore di
:Spinoza, Benedictus : de Lopes-Pegna, Ubaldo ; ''Lettere'' : traduzione, introduzione e note di Ubaldo Lopes-Pegna : vol. 1., 2 ; Lanciano : R. Carabba, 1938
;Mackenzie, William (morto nel 1972): Autore di vari testi di metapsichica.
;Mathis, Giuseppe nato e morto a Torino (1902-1988): traduttore di:
:Tommaso : d'Aquino <santo> : Mathis, Giuseppe ; ''De regimine principum ad regem Cypri'' / S. Tommaso d'Aquino ; prefazione e traduzione italiana di Giuseppe Mathis
Torino [etc.! : Paravia, 1928
;Meschini Ubaldini, Mario Umberto (a volte scritto come Mario Meschini, Mario Alberto Meschini o Mario Ubaldini, 1908-1984): traduttore di Fontenelle, Bernard : de Meschini, Mario ; ''Conversazioni sulla pluralità dei mondi ; Dialoghi dei morti'' / traduzione a cura di Mario Meschini ; Milano : V. Bompiani, 1945 (Tip. E. Sormani)
;Muzio, Giuseppe noto anche con lo pseudonimo di Giuseppe Marino (1888-1973): traduttore di testi di Tommaso d'Aquino e Bonaventura da Bagnoregio
;Puccetti, Angelo (anche scritto come Angiolo Puccetti) (1887-1965): traduttore di testi di Tommaso d'Aquino, Ambrogio e Giovanni Damasceno
;Raspini, Corrado (1881-1959): traduttore di
:Benson, Robert Hugh : Raspini, Corrado ; ''Il dominatore del mondo'' : romanzo / R. Hug Benson : traduzione dall'inglese di Corrado Raspini ; Firenze : Vallecchi, pref. 1920
;Roncali Elsa (1877-1966):
Traduttrice di "Sulla missione del dotto" di Johann Gottlieb Fichte.
;Rotta, Paolo (1873-1962): traduttore di testi di Cusano, Platone, Agostino.
;Sola, Emma (1894-1971): traduttrice di opere di Friedrich Nietzsche, Johann Wolfgang von Goethe, Gotthold Ephraim Lessing, Georg Simmel, Gustav Theodor Fechner.
;Valenti Pfeiffer, Matilde (1893-1988): traduttrice di testi di Edward Murray East e di Edward Washburn Hopkins.
;Clary Zannoni Chauvet (1899-1989): nipote del nonno Costanzo Chauvet (1844-1918). Traduttrice di vari testi di Tagore e anche di:
:Kabir : Zannoni Chauvet, Clary ; ''Cento canti'' / di Kabir ; [traduzione di Clary Zannoni Chauvet] ; Lanciano : G. Carabba, 1923
== Autori con date di morte non ancora trovate ==
Cadei, Erme. Traduttore tra il 1912 e il 1954 di molti autori russi tra cui Tolstoj, Gor'kij, Cehov, Turgenev, Andreev, Kuprin e altri.
Castelli, Cesare (n. ad Arezzo nel 1871).
Traduttore di testi di Leonid Nikolaevic Andreev, George Bernard Shaw, Guy de Maupassant, Anton Cehov.
Coardi, Carlo. Di questo traduttore non hanno informazioni neanche le case editrici per cui ha pubblicato. Le sue ultime traduzioni inedite sono del 1938. Alcune voci lo ritengono lo pseudonimo di una persona morta nel 1957.
Traduttore di testi di Hendrik Willem Van Loon, Walter Boughton Pitkin, Franklin Delano Rossevelt e altri.
Cremonini, Pia (nata a Salorino il 2 dicembre 1873- vivente nel 1920),
traduttrice di:
Lea, Henry Charles
Cremonini, Pia
Le origini del potere temporale dei Papi : la immunità del Clero / Charles Henry Lea ; prima ed unica versione italiana di Pia Cremonini
Mendrisio : Cultura Moderna, 1915 (Lodi, S. Tip.)
Lea, Henry Charles
Cremonini, Pia
Storia del celibato ecclesiastico nella Chiesa Cristiana / Henry Charles Lea ; prima ed unica traduzione italiana sulla terza edizione inglese riveduta di Pia Cremonini
Mendrisio : Cultura moderna, 1911 (presente su Internet Archive)
De Vivo, Catello (n. il 24 gennaio 1872, forse a Napoli).
Autore di:
De Vivo, Catello
Fiabe / Catello De Vivo
Gallipoli : G. Stefanelli, 1920
Diambra, Tito (nato a Senigallia nel 1872 ca.),
traduttore di vari testi di Louisa May Alcott, George Bernard Shaw, Rudyard Kipling, Mark Twain, Jack London, Joseph Conrad, Charles Dickens.
Dobelli, Ausonio (n. 25 dicembre 1874),
traduttore di testi di Tacito, Cicerone, Virgilio, Orazio, Tito Livio
Domenichini, Mario (n. il 2 gennaio 1882)
traduttore di testi di Honorè de Balzac e di Ernst Haeckel
Favilli, Mario (autore e traduttore dal 1927 al 1954).
Trasuttore di:
Emerson, Ralph Waldo
Favilli, Mario
La presenza di Dio : antologia dai saggi emersoniani / R. W. Emerson ; a cura di Mario Favilli
Firenze : Felice Le Monnier, 1931
Emerson, Ralph Waldo
Favilli, Mario (vivente fino almeno al 1954)
Lo spirito energia vitale / R. W. Emerson ; introduzione e traduzione di Mario Favilli
Firenze : Le Monnier, 1952
Flechia, Giuseppe (insegnante della scuola libera popolare di Schio, morto dopo il 1954)
traduttore di testi di Orazio, Omero, Fedro e Virgilio
Giannini, Clemente (nato il 27 aprile 1897, vivente fino almeno agli anni '60)
traduttore di vari testi di Knut Hamsun, Henrik Ibsen e altri autori nordici.
Graziussi, Marino (nato il 14 aprile 1885 forse a Trieste)
traduttore di:
Windelband, Wilhelm
Graziussi, Marino
Platone / Guglielmo Windelband ; traduzione italiana di Marino Graziussi
Palermo [etc.] : Remo Sandron, [1914?]
Levi, Evelina (nata a Modena l'11 agosto 1883, traduttrice di testi fino al 1951, i servizi demografici di Modena non sono riusciti a rintracciare la data di morte). Traduttrice di:
Bonsels, Waldemar
Giannaccini, Ilio; Levi, Evelina
L'ape Maja e le sue avventure / W. Bonsels ; traduzione di Evelina Levi ; illustrazioni di Ilio Giannaccini
Firenze : R. Bemporad, stampa 1926
Marzini, Rovigo (morto prima del 1940)
traduttore di:
Hermas
Marzini, Rovigo
Il pastore / Erma ; a cura di Rovigo Marzini
Siena : Cantagalli, 1928
Montanari, Primo (nato il 1 luglio 1891 a Carrara, residente nel 1930 a Firenze in Via del Corso 3, vivente fino almeno al 1967, traduttore di testi di Aristotele, Agostino e Tommaso d'Aquino).
Pucci, Ulisse (nato il 29 giugno 1889, sacerdote e docente di storia e filosofia al liceo Tasso di Roma, vivente fino almeno al 1964) traduttore di testi di Agostino e Tommaso d'Aquino
Quadri, Goffredo (autore di testi dal 1934 al 1967, docente all'Università di Siena fino almeno al 1968)
autore di:
Quadri, Goffredo
La filosofia degli arabi nel suo fiore (2 volumi)
Firenze : La nuova Italia, stampa 1939
Silvestri Giorgi, Agnese (Lucca il 10 marzo 1881-dopo il 1965)
traduttrice di testi di Louisa May Alcott, Tagore, Francis S. Fitzgerald, Gustav Meyrink
:Vitali, Guido (nato a Milano l'11 settembre 1881, preside del liceo Parini di Milano fino al 1936 o 1937 e vivente fino agli anni '60 circa).
Traduttore di testi di Virgilio, Omero, Ovidio, Plauto e altri.
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Myron Aub
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/* Autori con date di morte certe */ Messo Bozzone negli autori con date certe
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text/x-wiki
;Dati anagrafici di vari autori difficili da trovare in rete in altri luoghi o con data di morte incerta
I siti dove è più probabile trovare le date di nascita e morte di autori e traduttori poco noti sono
* il sito dell'SBN (Sistema Bibliotecario Nazionale),
* viaf.org,
* il sito Treccani,
* Internet Archive
* le ricerche dentro Google Libri.
Se di un autore o traduttore si conosce solo
#il luogo e la data di nascita oppure
#l'indirizzo di dove risiedeva in un certo anno
allora si possono contattare i servizi demografici del relativo comune per sapere la data di morte dell'autore.
Se l'autore o il traduttore ha pubblicato testi per una casa editrice ancora esistente si può contattare questa casa editrice per sapere da essa se ha maggiori notizie di questo autore o traduttore.
== Autori con date di morte certe ==
;Albergamo, Francesco (1896-1973): traduttore di testi di Poincarè e Bergson
;Benuzzi, Valerio (1892-1961): traduttore di: Nietzsche, Friedrich
:Benuzzi, Valerio ; ''Lettere scelte e frammenti epistolari'' / Federico Nietzsche ; Prefazione e traduzione di Valerio Benuzzi; Lanciano : R. Carabba, 1914
;Berra, Camillo (1885-1956): traduttore di De La Barca, Pérez Galdós, de Queiroz e altri autori spagnoli, portoghesi e francesi.
;Biancotti, Angiolo: (a volte noto come Biancotti Angelo) (1892-1964). Traduttore di Poe, Emerson, Carlyle ed altri.
;Bozzone, Antonio (Anton Maria Bozzone) (1888-1958):
traduttore di Bacone, Leibniz, Pascal, Montaigne e altri.
;Castellani, Giuseppe (1886-1976): (da non confondere con un omonimo storico e numismatico, vissuto dal 1858 al 1938), gesuita traduttore de "L'unità dell'intelletto" di Tommaso d'Aquino
;Cervini. Maria Luisa (1889-1977): traduttrice di: Coleridge, Samuel Taylor
:Cervini, Maria Luisa ; ''Poesie e prose'' / Samuele T. Coleridge ; a cura di Maria Luisa Cervini ; Torino : UTET, 1931
;Costantini, Gennaro (1885-1955): traduttore di: Le Dantec, Félix
:Costantini, Gennaro ; ''Elementi di filosofia biologica'' / Felix Le Dantec ; traduzione autorizzata del dott. Gennaro Costantini (con introduzione e note del traduttore) ; Palermo : R. Sandron, [1909]
;De Ruggiero, Nicola (germanista, 1887-1967): traduttore di vari testi di Goethe e Schiller.
;Einaudi, Costanzo (m. 1953): traduttore di Snyder, Carl
:Einaudi, Costanzo ; ''La nuova scienza ''/ Carlo Snyder ; versione dall'inglese e aggiunte [di] Costanzo Einaudi ; Torino : Fratelli Bocca, 1907 (presente su Internet Archive)
;Fedi, Remo (1888-1975 ca): traduttore di: Hermes Trismegistus
:Fedi, Remo ''Il Pimandro'' / di Ermete Trismegisto ; introduzione e traduzione dal greco a cura di Remo Fedi ; Milano : Bocca, 1942
;Fidi, Alberto (1882-1958): traduttore di testi di Agrippa von Nettesheim, Paracelso, Herbert George Wells, Robert Louis Stevenson e Walter Scott.
;Garrone, Luigi Antonio (1886-1950): traduttore di Jeans, James Hopwood
:Garrone, Luigi A. ; ''Le stelle nel loro corso'' / James Jeans ; traduzione di L. A. Garrone ; Milano : Treves, 1933
:Kipling, Rudyard ; ''Capitani coraggiosi'' : Racconto dei banchi di Terranova. Traduzione [dall'inglese] di Luigi A. Garrone ; Milano : Ed. Aurora, 1937 (Tip. Locatelli, Sommaruga, Monesi)
;Giartosio de Courten, Maria Luisa (1893–1990): traduttrice di Charles Dickens, G. K. Chesterton, Jack London, Saffo e altri
;Jung, Leopoldo (1847-1922): traduttore di Gibson, Charles Bernard
:Jung, Leopoldo ; ''Idee scientifiche d'oggi sulla natura della materia, elettricità, Luce, calore ecc. Alla portata di tutti'' : Traduzione di Leopoldo Jung : Milano : L. F. Cogliati, 1925 (Varese, A. Nicola e C.)
;Liguori Barbieri, Ersilia (nata a Gragnano il 25 settembre 1898, morta nel 1974): traduttrice di: Boutroux, Émile Gentile, Giovanni <1875-1944>; Liguori Barbieri, Ersilia Dell'idea di legge naturale nella scienza e nella filosofia contemporanea / Emilio Boutroux ; traduzione e bibliografia di E. Liguori Barbieri ; prefazione di G. Gentile
Firenze : Vallecchi, stampa 1925
;Lopes-Pegna, Ubaldo (1894-1964): traduttore di
:Spinoza, Benedictus : de Lopes-Pegna, Ubaldo ; ''Lettere'' : traduzione, introduzione e note di Ubaldo Lopes-Pegna : vol. 1., 2 ; Lanciano : R. Carabba, 1938
;Mackenzie, William (morto nel 1972): Autore di vari testi di metapsichica.
;Mathis, Giuseppe nato e morto a Torino (1902-1988): traduttore di:
:Tommaso : d'Aquino <santo> : Mathis, Giuseppe ; ''De regimine principum ad regem Cypri'' / S. Tommaso d'Aquino ; prefazione e traduzione italiana di Giuseppe Mathis
Torino [etc.! : Paravia, 1928
;Meschini Ubaldini, Mario Umberto (a volte scritto come Mario Meschini, Mario Alberto Meschini o Mario Ubaldini, 1908-1984): traduttore di Fontenelle, Bernard : de Meschini, Mario ; ''Conversazioni sulla pluralità dei mondi ; Dialoghi dei morti'' / traduzione a cura di Mario Meschini ; Milano : V. Bompiani, 1945 (Tip. E. Sormani)
;Muzio, Giuseppe noto anche con lo pseudonimo di Giuseppe Marino (1888-1973): traduttore di testi di Tommaso d'Aquino e Bonaventura da Bagnoregio
;Puccetti, Angelo (anche scritto come Angiolo Puccetti) (1887-1965): traduttore di testi di Tommaso d'Aquino, Ambrogio e Giovanni Damasceno
;Raspini, Corrado (1881-1959): traduttore di
:Benson, Robert Hugh : Raspini, Corrado ; ''Il dominatore del mondo'' : romanzo / R. Hug Benson : traduzione dall'inglese di Corrado Raspini ; Firenze : Vallecchi, pref. 1920
;Roncali Elsa (1877-1966):
Traduttrice di "Sulla missione del dotto" di Johann Gottlieb Fichte.
;Rotta, Paolo (1873-1962): traduttore di testi di Cusano, Platone, Agostino.
;Sola, Emma (1894-1971): traduttrice di opere di Friedrich Nietzsche, Johann Wolfgang von Goethe, Gotthold Ephraim Lessing, Georg Simmel, Gustav Theodor Fechner.
;Valenti Pfeiffer, Matilde (1893-1988): traduttrice di testi di Edward Murray East e di Edward Washburn Hopkins.
;Clary Zannoni Chauvet (1899-1989): nipote del nonno Costanzo Chauvet (1844-1918). Traduttrice di vari testi di Tagore e anche di:
:Kabir : Zannoni Chauvet, Clary ; ''Cento canti'' / di Kabir ; [traduzione di Clary Zannoni Chauvet] ; Lanciano : G. Carabba, 1923
== Autori con date di morte non ancora trovate ==
Cadei, Erme. Traduttore tra il 1912 e il 1954 di molti autori russi tra cui Tolstoj, Gor'kij, Cehov, Turgenev, Andreev, Kuprin e altri.
Castelli, Cesare (n. ad Arezzo nel 1871).
Traduttore di testi di Leonid Nikolaevic Andreev, George Bernard Shaw, Guy de Maupassant, Anton Cehov.
Coardi, Carlo. Di questo traduttore non hanno informazioni neanche le case editrici per cui ha pubblicato. Le sue ultime traduzioni inedite sono del 1938. Alcune voci lo ritengono lo pseudonimo di una persona morta nel 1957.
Traduttore di testi di Hendrik Willem Van Loon, Walter Boughton Pitkin, Franklin Delano Rossevelt e altri.
Cremonini, Pia (nata a Salorino il 2 dicembre 1873- vivente nel 1920),
traduttrice di:
Lea, Henry Charles
Cremonini, Pia
Le origini del potere temporale dei Papi : la immunità del Clero / Charles Henry Lea ; prima ed unica versione italiana di Pia Cremonini
Mendrisio : Cultura Moderna, 1915 (Lodi, S. Tip.)
Lea, Henry Charles
Cremonini, Pia
Storia del celibato ecclesiastico nella Chiesa Cristiana / Henry Charles Lea ; prima ed unica traduzione italiana sulla terza edizione inglese riveduta di Pia Cremonini
Mendrisio : Cultura moderna, 1911 (presente su Internet Archive)
De Vivo, Catello (n. il 24 gennaio 1872, forse a Napoli).
Autore di:
De Vivo, Catello
Fiabe / Catello De Vivo
Gallipoli : G. Stefanelli, 1920
Diambra, Tito (nato a Senigallia nel 1872 ca.),
traduttore di vari testi di Louisa May Alcott, George Bernard Shaw, Rudyard Kipling, Mark Twain, Jack London, Joseph Conrad, Charles Dickens.
Dobelli, Ausonio (n. 25 dicembre 1874),
traduttore di testi di Tacito, Cicerone, Virgilio, Orazio, Tito Livio
Domenichini, Mario (n. il 2 gennaio 1882)
traduttore di testi di Honorè de Balzac e di Ernst Haeckel
Favilli, Mario (autore e traduttore dal 1927 al 1954).
Trasuttore di:
Emerson, Ralph Waldo
Favilli, Mario
La presenza di Dio : antologia dai saggi emersoniani / R. W. Emerson ; a cura di Mario Favilli
Firenze : Felice Le Monnier, 1931
Emerson, Ralph Waldo
Favilli, Mario (vivente fino almeno al 1954)
Lo spirito energia vitale / R. W. Emerson ; introduzione e traduzione di Mario Favilli
Firenze : Le Monnier, 1952
Flechia, Giuseppe (insegnante della scuola libera popolare di Schio, morto dopo il 1954)
traduttore di testi di Orazio, Omero, Fedro e Virgilio
Giannini, Clemente (nato il 27 aprile 1897, vivente fino almeno agli anni '60)
traduttore di vari testi di Knut Hamsun, Henrik Ibsen e altri autori nordici.
Graziussi, Marino (nato il 14 aprile 1885 forse a Trieste)
traduttore di:
Windelband, Wilhelm
Graziussi, Marino
Platone / Guglielmo Windelband ; traduzione italiana di Marino Graziussi
Palermo [etc.] : Remo Sandron, [1914?]
Levi, Evelina (nata a Modena l'11 agosto 1883, traduttrice di testi fino al 1951, i servizi demografici di Modena non sono riusciti a rintracciare la data di morte). Traduttrice di:
Bonsels, Waldemar
Giannaccini, Ilio; Levi, Evelina
L'ape Maja e le sue avventure / W. Bonsels ; traduzione di Evelina Levi ; illustrazioni di Ilio Giannaccini
Firenze : R. Bemporad, stampa 1926
Marzini, Rovigo (morto prima del 1940)
traduttore di:
Hermas
Marzini, Rovigo
Il pastore / Erma ; a cura di Rovigo Marzini
Siena : Cantagalli, 1928
Montanari, Primo (nato il 1 luglio 1891 a Carrara, residente nel 1930 a Firenze in Via del Corso 3, vivente fino almeno al 1967, traduttore di testi di Aristotele, Agostino e Tommaso d'Aquino).
Pucci, Ulisse (nato il 29 giugno 1889, sacerdote e docente di storia e filosofia al liceo Tasso di Roma, vivente fino almeno al 1964) traduttore di testi di Agostino e Tommaso d'Aquino
Quadri, Goffredo (autore di testi dal 1934 al 1967, docente all'Università di Siena fino almeno al 1968)
autore di:
Quadri, Goffredo
La filosofia degli arabi nel suo fiore (2 volumi)
Firenze : La nuova Italia, stampa 1939
Silvestri Giorgi, Agnese (Lucca il 10 marzo 1881-dopo il 1965)
traduttrice di testi di Louisa May Alcott, Tagore, Francis S. Fitzgerald, Gustav Meyrink
:Vitali, Guido (nato a Milano l'11 settembre 1881, preside del liceo Parini di Milano fino al 1936 o 1937 e vivente fino agli anni '60 circa).
Traduttore di testi di Virgilio, Omero, Ovidio, Plauto e altri.
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Myron Aub
24422
/* Autori con date di morte certe */ Allineate date di Biancotti
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wikitext
text/x-wiki
;Dati anagrafici di vari autori difficili da trovare in rete in altri luoghi o con data di morte incerta
I siti dove è più probabile trovare le date di nascita e morte di autori e traduttori poco noti sono
* il sito dell'SBN (Sistema Bibliotecario Nazionale),
* viaf.org,
* il sito Treccani,
* Internet Archive
* le ricerche dentro Google Libri.
Se di un autore o traduttore si conosce solo
#il luogo e la data di nascita oppure
#l'indirizzo di dove risiedeva in un certo anno
allora si possono contattare i servizi demografici del relativo comune per sapere la data di morte dell'autore.
Se l'autore o il traduttore ha pubblicato testi per una casa editrice ancora esistente si può contattare questa casa editrice per sapere da essa se ha maggiori notizie di questo autore o traduttore.
== Autori con date di morte certe ==
;Albergamo, Francesco (1896-1973): traduttore di testi di Poincarè e Bergson
;Benuzzi, Valerio (1892-1961): traduttore di: Nietzsche, Friedrich
:Benuzzi, Valerio ; ''Lettere scelte e frammenti epistolari'' / Federico Nietzsche ; Prefazione e traduzione di Valerio Benuzzi; Lanciano : R. Carabba, 1914
;Berra, Camillo (1885-1956): traduttore di De La Barca, Pérez Galdós, de Queiroz e altri autori spagnoli, portoghesi e francesi.
;Biancotti, Angiolo (a volte noto come Biancotti Angelo) (1892-1964):
traduttore di Poe, Emerson, Carlyle ed altri.
;Bozzone, Antonio (Anton Maria Bozzone) (1888-1958):
traduttore di Bacone, Leibniz, Pascal, Montaigne e altri.
;Castellani, Giuseppe (1886-1976): (da non confondere con un omonimo storico e numismatico, vissuto dal 1858 al 1938), gesuita traduttore de "L'unità dell'intelletto" di Tommaso d'Aquino
;Cervini. Maria Luisa (1889-1977): traduttrice di: Coleridge, Samuel Taylor
:Cervini, Maria Luisa ; ''Poesie e prose'' / Samuele T. Coleridge ; a cura di Maria Luisa Cervini ; Torino : UTET, 1931
;Costantini, Gennaro (1885-1955): traduttore di: Le Dantec, Félix
:Costantini, Gennaro ; ''Elementi di filosofia biologica'' / Felix Le Dantec ; traduzione autorizzata del dott. Gennaro Costantini (con introduzione e note del traduttore) ; Palermo : R. Sandron, [1909]
;De Ruggiero, Nicola (germanista, 1887-1967): traduttore di vari testi di Goethe e Schiller.
;Einaudi, Costanzo (m. 1953): traduttore di Snyder, Carl
:Einaudi, Costanzo ; ''La nuova scienza ''/ Carlo Snyder ; versione dall'inglese e aggiunte [di] Costanzo Einaudi ; Torino : Fratelli Bocca, 1907 (presente su Internet Archive)
;Fedi, Remo (1888-1975 ca): traduttore di: Hermes Trismegistus
:Fedi, Remo ''Il Pimandro'' / di Ermete Trismegisto ; introduzione e traduzione dal greco a cura di Remo Fedi ; Milano : Bocca, 1942
;Fidi, Alberto (1882-1958): traduttore di testi di Agrippa von Nettesheim, Paracelso, Herbert George Wells, Robert Louis Stevenson e Walter Scott.
;Garrone, Luigi Antonio (1886-1950): traduttore di Jeans, James Hopwood
:Garrone, Luigi A. ; ''Le stelle nel loro corso'' / James Jeans ; traduzione di L. A. Garrone ; Milano : Treves, 1933
:Kipling, Rudyard ; ''Capitani coraggiosi'' : Racconto dei banchi di Terranova. Traduzione [dall'inglese] di Luigi A. Garrone ; Milano : Ed. Aurora, 1937 (Tip. Locatelli, Sommaruga, Monesi)
;Giartosio de Courten, Maria Luisa (1893–1990): traduttrice di Charles Dickens, G. K. Chesterton, Jack London, Saffo e altri
;Jung, Leopoldo (1847-1922): traduttore di Gibson, Charles Bernard
:Jung, Leopoldo ; ''Idee scientifiche d'oggi sulla natura della materia, elettricità, Luce, calore ecc. Alla portata di tutti'' : Traduzione di Leopoldo Jung : Milano : L. F. Cogliati, 1925 (Varese, A. Nicola e C.)
;Liguori Barbieri, Ersilia (nata a Gragnano il 25 settembre 1898, morta nel 1974): traduttrice di: Boutroux, Émile Gentile, Giovanni <1875-1944>; Liguori Barbieri, Ersilia Dell'idea di legge naturale nella scienza e nella filosofia contemporanea / Emilio Boutroux ; traduzione e bibliografia di E. Liguori Barbieri ; prefazione di G. Gentile
Firenze : Vallecchi, stampa 1925
;Lopes-Pegna, Ubaldo (1894-1964): traduttore di
:Spinoza, Benedictus : de Lopes-Pegna, Ubaldo ; ''Lettere'' : traduzione, introduzione e note di Ubaldo Lopes-Pegna : vol. 1., 2 ; Lanciano : R. Carabba, 1938
;Mackenzie, William (morto nel 1972): Autore di vari testi di metapsichica.
;Mathis, Giuseppe nato e morto a Torino (1902-1988): traduttore di:
:Tommaso : d'Aquino <santo> : Mathis, Giuseppe ; ''De regimine principum ad regem Cypri'' / S. Tommaso d'Aquino ; prefazione e traduzione italiana di Giuseppe Mathis
Torino [etc.! : Paravia, 1928
;Meschini Ubaldini, Mario Umberto (a volte scritto come Mario Meschini, Mario Alberto Meschini o Mario Ubaldini, 1908-1984): traduttore di Fontenelle, Bernard : de Meschini, Mario ; ''Conversazioni sulla pluralità dei mondi ; Dialoghi dei morti'' / traduzione a cura di Mario Meschini ; Milano : V. Bompiani, 1945 (Tip. E. Sormani)
;Muzio, Giuseppe noto anche con lo pseudonimo di Giuseppe Marino (1888-1973): traduttore di testi di Tommaso d'Aquino e Bonaventura da Bagnoregio
;Puccetti, Angelo (anche scritto come Angiolo Puccetti) (1887-1965): traduttore di testi di Tommaso d'Aquino, Ambrogio e Giovanni Damasceno
;Raspini, Corrado (1881-1959): traduttore di
:Benson, Robert Hugh : Raspini, Corrado ; ''Il dominatore del mondo'' : romanzo / R. Hug Benson : traduzione dall'inglese di Corrado Raspini ; Firenze : Vallecchi, pref. 1920
;Roncali Elsa (1877-1966):
Traduttrice di "Sulla missione del dotto" di Johann Gottlieb Fichte.
;Rotta, Paolo (1873-1962): traduttore di testi di Cusano, Platone, Agostino.
;Sola, Emma (1894-1971): traduttrice di opere di Friedrich Nietzsche, Johann Wolfgang von Goethe, Gotthold Ephraim Lessing, Georg Simmel, Gustav Theodor Fechner.
;Valenti Pfeiffer, Matilde (1893-1988): traduttrice di testi di Edward Murray East e di Edward Washburn Hopkins.
;Clary Zannoni Chauvet (1899-1989): nipote del nonno Costanzo Chauvet (1844-1918). Traduttrice di vari testi di Tagore e anche di:
:Kabir : Zannoni Chauvet, Clary ; ''Cento canti'' / di Kabir ; [traduzione di Clary Zannoni Chauvet] ; Lanciano : G. Carabba, 1923
== Autori con date di morte non ancora trovate ==
Cadei, Erme. Traduttore tra il 1912 e il 1954 di molti autori russi tra cui Tolstoj, Gor'kij, Cehov, Turgenev, Andreev, Kuprin e altri.
Castelli, Cesare (n. ad Arezzo nel 1871).
Traduttore di testi di Leonid Nikolaevic Andreev, George Bernard Shaw, Guy de Maupassant, Anton Cehov.
Coardi, Carlo. Di questo traduttore non hanno informazioni neanche le case editrici per cui ha pubblicato. Le sue ultime traduzioni inedite sono del 1938. Alcune voci lo ritengono lo pseudonimo di una persona morta nel 1957.
Traduttore di testi di Hendrik Willem Van Loon, Walter Boughton Pitkin, Franklin Delano Rossevelt e altri.
Cremonini, Pia (nata a Salorino il 2 dicembre 1873- vivente nel 1920),
traduttrice di:
Lea, Henry Charles
Cremonini, Pia
Le origini del potere temporale dei Papi : la immunità del Clero / Charles Henry Lea ; prima ed unica versione italiana di Pia Cremonini
Mendrisio : Cultura Moderna, 1915 (Lodi, S. Tip.)
Lea, Henry Charles
Cremonini, Pia
Storia del celibato ecclesiastico nella Chiesa Cristiana / Henry Charles Lea ; prima ed unica traduzione italiana sulla terza edizione inglese riveduta di Pia Cremonini
Mendrisio : Cultura moderna, 1911 (presente su Internet Archive)
De Vivo, Catello (n. il 24 gennaio 1872, forse a Napoli).
Autore di:
De Vivo, Catello
Fiabe / Catello De Vivo
Gallipoli : G. Stefanelli, 1920
Diambra, Tito (nato a Senigallia nel 1872 ca.),
traduttore di vari testi di Louisa May Alcott, George Bernard Shaw, Rudyard Kipling, Mark Twain, Jack London, Joseph Conrad, Charles Dickens.
Dobelli, Ausonio (n. 25 dicembre 1874),
traduttore di testi di Tacito, Cicerone, Virgilio, Orazio, Tito Livio
Domenichini, Mario (n. il 2 gennaio 1882)
traduttore di testi di Honorè de Balzac e di Ernst Haeckel
Favilli, Mario (autore e traduttore dal 1927 al 1954).
Trasuttore di:
Emerson, Ralph Waldo
Favilli, Mario
La presenza di Dio : antologia dai saggi emersoniani / R. W. Emerson ; a cura di Mario Favilli
Firenze : Felice Le Monnier, 1931
Emerson, Ralph Waldo
Favilli, Mario (vivente fino almeno al 1954)
Lo spirito energia vitale / R. W. Emerson ; introduzione e traduzione di Mario Favilli
Firenze : Le Monnier, 1952
Flechia, Giuseppe (insegnante della scuola libera popolare di Schio, morto dopo il 1954)
traduttore di testi di Orazio, Omero, Fedro e Virgilio
Giannini, Clemente (nato il 27 aprile 1897, vivente fino almeno agli anni '60)
traduttore di vari testi di Knut Hamsun, Henrik Ibsen e altri autori nordici.
Graziussi, Marino (nato il 14 aprile 1885 forse a Trieste)
traduttore di:
Windelband, Wilhelm
Graziussi, Marino
Platone / Guglielmo Windelband ; traduzione italiana di Marino Graziussi
Palermo [etc.] : Remo Sandron, [1914?]
Levi, Evelina (nata a Modena l'11 agosto 1883, traduttrice di testi fino al 1951, i servizi demografici di Modena non sono riusciti a rintracciare la data di morte). Traduttrice di:
Bonsels, Waldemar
Giannaccini, Ilio; Levi, Evelina
L'ape Maja e le sue avventure / W. Bonsels ; traduzione di Evelina Levi ; illustrazioni di Ilio Giannaccini
Firenze : R. Bemporad, stampa 1926
Marzini, Rovigo (morto prima del 1940)
traduttore di:
Hermas
Marzini, Rovigo
Il pastore / Erma ; a cura di Rovigo Marzini
Siena : Cantagalli, 1928
Montanari, Primo (nato il 1 luglio 1891 a Carrara, residente nel 1930 a Firenze in Via del Corso 3, vivente fino almeno al 1967, traduttore di testi di Aristotele, Agostino e Tommaso d'Aquino).
Pucci, Ulisse (nato il 29 giugno 1889, sacerdote e docente di storia e filosofia al liceo Tasso di Roma, vivente fino almeno al 1964) traduttore di testi di Agostino e Tommaso d'Aquino
Quadri, Goffredo (autore di testi dal 1934 al 1967, docente all'Università di Siena fino almeno al 1968)
autore di:
Quadri, Goffredo
La filosofia degli arabi nel suo fiore (2 volumi)
Firenze : La nuova Italia, stampa 1939
Silvestri Giorgi, Agnese (Lucca il 10 marzo 1881-dopo il 1965)
traduttrice di testi di Louisa May Alcott, Tagore, Francis S. Fitzgerald, Gustav Meyrink
:Vitali, Guido (nato a Milano l'11 settembre 1881, preside del liceo Parini di Milano fino al 1936 o 1937 e vivente fino agli anni '60 circa).
Traduttore di testi di Virgilio, Omero, Ovidio, Plauto e altri.
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Musica d'oggi, 1962
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==Indice==
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{{Ct|c=t1|XX. Quarta cena di Nûshîrvân.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1669-1672).}}
<poem>
:Così passò due settimane ancora
L’inclito sire, e un dì, poi che dall’opre
Dell’esercito suo libero egli era,
Fe’ cenno sì che venissero tutti
Con molta pompa alla regal dimora
I sacerdoti co’ suoi prenci insieme
E co’ più saggi. Fe’ dimande il sire
Di nobiltà, di nascimento illustre,
Dell’uman corpo, della quiete ancora
E dell’ira del cor, della giustizia,
Della umana ragion, della corona,
Della regale potestà, di quella
Virtù guerriera degli eroi, del fine
E del principio della sorte amica.
Da’ sacerdoti ei fe’ di tal soggetto
Ampia ricerca, e per le inchieste sue
Cosa ei scegliea ch’eragli all’uopo. Allora,
Poi che ciascun dicea nella misura
Di suo saper, nè satisfatto egli era,
Si volse a Buzurc’ mìhr e così disse
II re sovrano: Orsù, da’ scrigni tuoi
Cava omai fuori la splendida gemma!
:Fece una lode Buzurc’ mìhr e disse:
O re di cor sereno e d’illibato
Amor per noi, deh! sappi omai che in terra
Pari monarca a te serto regale
Mai non si pose in su la fronte, pari
In giustizia e sapere, in alto seggio
E in dïadema imperïale, in quella
Maestà di sovrano, in sì bel volto,
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/120
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<poem>
In fortuna e in consiglio. AUor che il prence
È cauto e accorto, ei posa dalle ree
Opre di guerra e di vendetta, ei fugge
Dall’opre tutte divietate, e meglio
È questo ancora dell’averne afflitto
E doloroso il cor. Deh! quanto bella
Fe’ sua sentenza quell’antico saggio!
«Buona cosa, ei dicea, gli è in re sovrano
Circospetto veder. Teme di Dio
Del suo giudizio nel tremendo giorno,
Nè la mano egli porge alla vendetta
all’opre {{Ec|tristi|triste|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/531}} della guerra. Il senno
Ei fa signor d’ogni sua voglia allora
Ch’ei, ben che prence, l’ira sua ridesta.
Non vuolsi mai che del sire un pensiero
A Dio dispiaccia creator; ma sempre
Ei riconosca da Dio santo e vero
E il bene e il male di quaggiù, chiedendo
In ricompensa d’opre sue leggiadre
Il paradiso in ciel. Verace ei sia
In sue parole e buon consiglio cerchi
Sempre il cor suo, sì che per esso onore
Abbiasi il mondo in ogni tempo. E quegli
Che ha consiglieri al fianco suo, nel core
Delle sue genti entrar precipitoso
Non tenti mai, ma in favellar facondo
Egli si mostri e di sereno core
E dator di giustizia, e come servi
I servi egli abbia e come prenci i prenci.
Quei ch’è soggetto al re non abbia mai
Nel loco ov’egli sta, trista iattura,
E la corona di tal re sovrano
Illustre si farà quando appo lui
Avranno pregio i sapïenti. Allora
Ch’ei farà stima dell’ignaro, al suolo
Abbatterà del trono suo l’altezza,
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Chè l’ignaro che fugge ogni sapere,
Nell’ignoranza sua contese e liti
Cerca pur sempre. Di sua reggia intanto
Guardi all’opra quel sire e degli avversi
Ratto avveleni ogni desìo. Ma quando
Sentore egli s’avrà d’ogni scïenza,
Principe ei rimarrà di questa terra
Con molta gloria. Nè si vuol che alcuno
Dorma crucciato de’ soggetti suoi,
Che per esso ben può toccar periglio
A tal sovrano, e quei che di castigo
Mostrasi degno, allor ch’ei sia di rea
Natura e vile il nascimento suo,
Discacciato dal re, lungi da tutti
Vada reietto, perchè tal che offesa
Non reca ad altri, per costui sì tristo
Non cada oppresso. Quei che alberga in carcere
Di re sovrano, od innocente o reo,
Per comando di Dio vuolsi disciorre.
Che Iddio cotesto comandò nel libro
Del Zendavesta suo. Ma s’egli è reo
E tracotante e di malor cagione,
Libera far da lui vuolsi la terra
Subitamente, perchè il tristo giorno
Ch’egli si merta, non da lui trapassi
Quando ei rechi iattura alle dimore
Degli uomini quaggiù. Del mondo il prence,
Ben sarà ch’egli sia dato alla fede
E alla giustizia, fin ch’egli è sovrano
Lieto e beato, in terra. Impresa sua
Questa sia sempre, in secreto e in aperto,
Purificar col ferro suo la terra
Dai tristi Devi. E allor che tal monarca
Regge il popolo suo con vero senno,
Riposa dal dolor chi per aita
Prega piangendo. Che s’egli è avveduto
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Ne’ suoi consigli contro al suo nemico,
Del suo nemico balzerà nel petto
Affranto il core. Ma tu in pria che l’armi
Sian mosse in guerra, in opportuno tempo
Difesa del tuo regno alla iattura
Poni co’ prodi tuoi. Che se il monarca
Toccasi biasmo per alcuna cosa,
Al trono e al serto ancor fia che quel biasmo
Tocchi mai sempre. Egli ne fugga, ancora
Che il suo piacer n’abbia rancura e duolo,
E di tal opra la saggezza sua
In testimonio rechi. In verso a’ figli
Moltiplichi l’amor, che di sè stesso,
Come d’acqua ch’è pura, entro allo specchio,
È immagine del figlio il caro volto.
Anche egli debbe ammaestrar quel figlio
In sapïenza, anche in dottrina eletta.
Nè tu di nulla ti darai pensiero
Fuorchè d’illuminar quell’alma sua
Di bella luce. De’ tesori tuoi
Gli apri la porta, che del suo travaglio
Nessun ricordo egli far dee. Nè, quando
Ad opra ingiusta ei porgerà la mano,
Vuolsi spezzar di regal figlio il core,
Ma tu il ricondurrai nella sua via
Con preghi e ammonimenti e accorcerai
Dal fondamento il poter suo. Se in core
Inimicizia gli vedrai, gli è come
Un’erba mala nel giardino, e ratto
Divellerla dèi tu. Che s’ella dura,
Forza ella prende e pieni si fan gli orti
Del re sovrano di disconce cose;
Che se regnante ha maestà con senno,
A chi è maligno parlator, gli orecchi
Giammai non porgerà. Che se a mal fare
S’allungherà la man di lui, non correre
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<poem>
Al sangue mai se non di Dio per cenno.
Da tristo consiglier, da rea consorte,
Tocca rovina imperïal corona.
Pur, degl’ignari ancor vuolsi ogni detto
Sempre ascoltar; che s’ei consiglian male
Nella giustizia, tu non seguirai
Il reo precetto. Verità si vuole
Primamente ordinar, dalla menzogna
Mondando il cor, che verità soltanto
In re s’addice ch’è signor del mondo,
E recano iattura i tristi Devi».
Queste parole come udrà il mio prence,
Recherà in testimonio al suo bel core
Senno e ragione, farà lode al sire
Il suo serto pur anco e il trono suo
Incolume sarà, di re sovrano.
Sì, sì, la sua corona imperïale
E il trono suo per lui si faran belli,
E perderà per la fortuna sua
Ogni speranza il suo nemico. E quando
Anche si aggiri questa vôlta infida
Dell’alto cielo in sempiterno, sempre
Il nome suo si rimarrà di lui
Certo ricordo. Oh! l’anima pregiata
Di Nushirvàn e giovane e fiorente
Rimanga sì, fin che sian giorni in terra!
:Stupì a la gente alle parole sue
E de’ più saggi s’oscurava omai
Ogni consiglio. Come udìa que’ detti
Principe Nushirvàn, moltiplicava
Di Buzurc’mìhr, quanto potea, grandezza,
E pei consigli ch’ei donò, di lagrime
Gli occhi fea pieni; ma la bocca egli ebbe
Ricolma sì di nobili parole,
Come di perle rilucenti. Piene
Ebbe le labbra di benedizioni
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Quell’inclita assemblea; n’andaron tutti
Dal regio ostel di quel sire del mondo.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XXI. Quinta cena di Nûshîrvân.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1672-1674).}}
<poem>
Dopo cotesto anche passavan sette
Giorni di settimana, e allor che in cielo
Splendette questo sol ch’è luce al mondo,
Nel giorno ottavo, quando il velo azzurro
Ei cacciò della notte e il mondo intero
Vesti di drappo e fulgido e lucente,
Co’ sacerdoti il re dei re si assise.
Esperti di gran cose, e co’ suoi prenci.
Autori già di grandi imprese. E v’era
De’ prenci e sacerdoti il sommo duca,
Ardeshir celebrato, eravi il saggio
Shapùr e Yezdeghìrd inclito scriba,
E gli astrologi tutti e gl’indovini
E i saggi, in arte di parlar maestri
E vigili di cor, v’eran pur anco.
A prence Nushirvàn si fece appresso
Buzurc’ mihr eloquente e giovinetto
E benedisse al nobile sovrano.
Sì che lieto n’andò quel re famoso
Dell’ampia terra. Ei sì, prence del mondo,
Ai sapienti si rivolse e disse:
Chi mai si cela tanta sapïenza
Nell’intimo del cor, che monti in forza
Religìon di Dio per essa, e intanto
Incolume si resti e senza danno
Il trono imperïal! — De’ sacerdoti
Il maggior duce, come udì quel motto.
Sciolse la lingua in mezzo ai prenci e questa
Risposta diede: Maestà regale
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
Quell’inclita assemblea; n’andaron tutti
Dal regio ostel di quel sire del mondo.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XXI. Quinta cena di Nûshîrvân.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1672-1674).}}
<poem>
:Dopo cotesto anche passavan sette
Giorni di settimana, e allor che in cielo
Splendette questo sol ch’è luce al mondo,
Nel giorno ottavo, quando il velo azzurro
Ei cacciò della notte e il mondo intero
Vestì di drappo e fulgido e lucente,
Co’ sacerdoti il re dei re si assise,
Esperti di gran cose, e co’ suoi prenci,
Autori già di grandi imprese. E v’era
De’ prenci e sacerdoti il sommo duca,
Ardeshìr celebrato, eravi il saggio
Shapùr e Yezdeghìrd inclito scriba,
E gli astrologi tutti e gl’indovini
E i saggi, in arte di parlar maestri
E vigili di cor, v’eran pur anco.
A prence Nushirvàn si fece appresso
Buzurc’mìhr eloquente e giovinetto
E benedisse al nobile sovrano,
Sì che lieto n’andò quel re famoso
Dell’ampia terra. Ei sì, prence del mondo,
Ai sapïenti si rivolse e disse:
:Chi mai si cela tanta sapïenza
Nell’intimo del cor, che monti in forza
Religïon di Dio per essa, e intanto
Incolume si resti e senza danno
Il trono imperïal! — De’ sacerdoti
Il maggior duce, come udì quel motto.
Sciolse la lingua in mezzo ai prenci e questa
Risposta diede: Maestà regale
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/125
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<poem>
E trono e serto prendono la luce
Da giustizia del re. Quand’egli schiude
In sua giustizia de’ tesori suoi
E vincoli e serrami, il nome suo
Inclito resta dopo la sua morte.
E s’egli poi la lingua sua fa pura
Da mendace parlar, gloria pel mondo
Non cerca ei già per tortüoso ingegno.
Al terzo loco, ov’egli sia congiunto
A giustizia ed a grazia, il mondo intero
Tutto s’adorna per la sua corona
In bella guisa. Al quarto loco, d’inclito
E nobile sovrano unqua la mente
Non turbasi per tal che gli è soggetto,
Pieno di colpe. Al quinto, in sue parole
È tale il re, che il nome suo pel mondo
Mai non invecchia, ed ei favella sempre
In tutta verità di cose molte,
Picciole e grandi, nè dilunga mai
Dal suo costume in tutte l’opre sue.
Al sesto, chi è fedel servo del trono
Imperïale tanto egli ama e onora
Quanto la propria sua fortuna. Al settimo.
L’eloquente ch’è saggio e di cui vale
La lingua in favellar, mai nel suo core
Non sarà sazio d’imparar, la mente
Sempre accendendo in novelli pensieri.
Per senno e per ragion, quando non molto
Egli si lagni della sorte sua,
Libero ognun sen va; d’ogni più saggio
Alimenta ragion l’anima pura,
E a chi la cerca, la diritta via
Ragion dimostra. Or tu, nobil signore,
Dalla via di ragion non dilungarti,
Che ragion nutre gloria ed un giocondo
Fine prepara. D’una mente abietta
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/126
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<poem>
E di manco saper bene è colui
Che va dicendo: «Io mi son tal che alcuno
Pari non {{Ec|ho|ha|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/531}} per sapïenza eletta».
:Nobile scriba Yezdeghìrd, allora,
Così soggiunse: O re, che ami sapere
E sapïente sei, versar del sangue
Opera è trista in re sovrano e il core
Per lieve cosa ridestar, che quando
Precipitoso è nella mente sua
Prence che regna, e senza alcun pensiero
Stende all’opre la mano, anche coi saggi
Ha querele e contese, e il cor, per manco
Di verace sapere, impetüoso
Rendendo va. Se cupidigia stolta
Riempie il cor di re per un desìo
Ch’egli ha di guerra, l’anima di lui
Sen va congiunta a tristo Devo. Allora
Che impetüoso nella mente sua
È il giudicante, mai non è che vengano
Opre egregie da lui. Che se il guerriero
Teme del viver suo nel fatal tempo
Della battaglia e vituperio ed onta
Non sa temer, se il ricco avaro e duro
Di cor si mostra, meglio è sì che l’uno
E l’altro ancor nel suol profondo ascosi
Giaccian sepolti. Potestà non bene
A un misero s’addice, ed egli è indegno
Di regal dignità. Che se l’uom vecchio
Inganni ordisce, male adopra, e dopo
La morte sua nel sempiterno fuoco
L’anima sua cadrà. Se il giovinetto
Pigro si mostra nell’oprar, davvero!
Che stanco si farà di lui ben tosto
Della fortuna che il protegge, il core!
Per malor ch’egli avrà, di giovinezza
Fia consunto il bel fior. Deh! mai non duri
Il suo poter! Quell’alma sua si spenga!
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/127
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<poem>
:Buzurc’mìhr, come udì queste parole
Acconce e oneste e la sua mente adorna
Fe’ di nuovo saper, cotesto aggiunse:
:Sire, che hai volto di lucente sole,
Conforme al tuo desìo la radïante
Vòlta del ciel si muova! Or sappi intanto
Che qual senno possiede, in sapïenza
Nutre l’anima sua. Sembra che dolgansi
Le rocce ancora e le montagne alpestri
Degl’ignari ed inetti. Elli non hanno
Reverenza d’alcun, fine o principio
Discernere non ponno e vituperio
Da bella fama. Biasmo egli hanno invero
Per l’opre loro appo la gente, biasmo
Anche maggior presso colui che brama
Saggezza vera. Di cotesti ignari
È quel giudice sì che va mentendo,
E però non acquista appo i più saggi
Gloria splendor. V’è il capitano ancora
Che di tesori è sol custode, e intanto
Volge ribelle a lui, per suo travaglio,
L’esercito la fronte. E v’è quel saggio
Che non abborre da misfatto, allora
Che per suo godimento è alcuna cosa
Ad acquistar. V’è il medico pur anco
Afflitto da malor. Come potria,
Costui come potria stornar malore
Da quei ch’egro si giace? E v’è il meschino
Che le ricchezze compiacendo agogna,
Ricchezze che valor d’una moneta
Vile non hanno. E v’è quel re sovrano
Per cui pace non trovano la notte
O riposo i soggetti, ed ogni core
Pien d’affanno è per lui. Se un’aura dolce
Movesi incontro a te, merto a sè stesso
A te inverso ei ne fa. Settimo è il loco
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/128
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<poem>
Del sapïente che s’adira e gli occhi
Volge a cose d’altrui. L’ottavo loco
È ben di tal che, ignaro e stolto, ad altri
Mostra il sentiero e dà poter sovrano
A tal ch’è pigro. Ma lo stolto e pigro
Che alcun senno non ha, di sue parole
Si pente un giorno. Appigliasi ad insano
Desìo, nobil signor, d’ogni più stolto
Il cor leggiero, come fuoco ardente
Che zolfo trova a nutricar sè stesso,
Ovver se in un canneto alle sue fiamme
Alimento rinviene. In sempiterno
Viva di Nushirvàn duca sovrano
L’inclito core e i principi del mondo
Stian come servi nella sua presenza!
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XXII. Sesta cena di Nûshîrvân.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1674-1676).}}
<poem>
:Dopo cotesto, sette giorni ancora
Lasciò il prence passar, poi fe’ precetto
D’apprestar l’aula di sua reggia. Ei venne
E là si assise al trono suo dorato
Con la corona e con le armille e il cinto
Aurifulgente. Stavagli da un lato
Il sacerdote, a lui ministro eletto,
Stava dall’altro Yezdeghìrd illustre,
Scrivano imperïal; stavano attorno
I sacerdoti e i prenci tutti, e v’era
Buzurc’mìhr eloquente. Il prence allora
Si volse a Buzurc’mìhr e così disse:
:Perchè vuolsi celar la gemma fulgida?
Quei detti acconci che dan frutto all’alma,
Detti, per cui si leva alto e sublime
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/129
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<poem>
L’uom che pregio non ha, per cui tesoro
D’uom che favelli, non si scema, è gioia
Ascoltar per l’uom saggio. — Allor si volse
A Buzurc’mìhr il sacerdote e disse:
:Deh! tu che vinci questo ciel rotante
In bella gloria, quale sai tu cosa
Che scemi te nella grandezza tua
E accresca il viver tuo quand’essa scema?
:Rispose Buzurc’mìhr: Se scarso cibo
Ti prendi, avrai nel corpo tuo salute
E l’alma tua nutricherai. Se molte
Opre farai buone ed oneste, certo
Che più farai degli avversari tuoi.
:E scriba Yezdeghìrd così soggiunse:
Garzon facondo e memore d’assai,
Quali sono d"un cor, nel suo secreto,
I dieci vizi? Gli hanno sì, ma niuna
Necessità n’avrìan gli uomini in terra.
:Primamente, rispose il giovinetto,
D’uopo è lavar di biasmi dal desìo
Interamente il cor. Senza difetto
Uomo non è quaggiù, sia nel secreto,
Sia nell’aperto. Se tu prence sei,
Altri t’invidia, e dove alcuno è servo,
Lagrime ei tocca. Il delator, nel terzo
Loco che viene, e l’uoni di doppia fronte
A una sol meta van guardando e tentano
Polve levar da limpid’acqua. Allora
Che l’uom facondo, non al loco suo,
Parole avventa, partonsi da lui
Onore e dignità. Ma chi non ode
Interamente d’altri le parole,
Nulla saprà di tal sermone e fede
Non vi porrà. Chi è saggio, alle dovizie
Gli occhi non volge, e se dovizia manca,
Fugge dall’ira. — Il maggior duce allora
De’ sacerdoti gli fe’ tal dimando:
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/130
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<poem>
:Deh! tu che vinci di saper sovrano
Ogni più saggio, intendi sì che alcuno
Senza desio non vive al mondo, sia
Manifesto o secreto. Ogni desire
Aperto ha il suo sentier, sì che per esso
Qual è valor dell’uom ratto si svela.
Quale adunque mi fia giovevol calle
E quale con dolor, qual con periglio
E con fatica? — Da due parti volge
Cotal sentiero, ei diè risposta, e correre
Ben potrai tu là ’ve desìo ti mena.
Uno è il sentier di chi non ha timore
D’altrui, non reverenza, e di malvage
Opre ha dovizia; la seconda via
È la via del ben far, della prudenza
È il diritto sentier; ma, per tornarsi
All’ampio seno della terra, un solo
È il dritto calle, di terrore ingombro
E di sgomento e lungo assai. Ma in questo
Argomento sottil guida ti fla
La tua ragion, non però in tale inchiesta
Il come ed il perchè trovar si puote.
Ha il saggio un dono ch’è di Dio, tu cerca
Di cotal dono chi è ben degno. Il forte
Che compagna non ha ragion verace,
Alcun non trova che di lui desire
Abbia nel mondo. Là ’ve non è senno.
Che l’alma sia non è ragione; il senno
Dell’alma stessa è l’anima più vera,
E in testimonio è Iddio. Che se qualcuno
Di sapïenza il nobile principio
Apprese un giorno, degnamente in aspro
Assalto ei scenderà. Ma tu frattanto
Per sapïenza che possiedi, a Dio
Prima ti volgi, ch’Egli esiste e sempre
Incolume sarà. Che se tu in Lui
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/131
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<poem>
Poni tua fede, ogni desìo del core
Toccherai tu, verrai fino a quel loco
A cui sì t’affrettavi. Anche scïenza
È quella sì per cui tuo cibo al giorno
Procacciando ti vai per tutte vie
Che dar tel ponno. Ma ne’ cibi tuoi,
Nel tuo vestir, puro ti serba e mondo,
E precetto di Dio fermo qui tieni.
Che se necessità d’alcuna cosa
Un dì ti tocca, a mano ed a tesori
D’avari non andar. Scegli fra l’arti
Quella si per cui nome unqua non tocchi
Trista macchia il tuo onor. Grande amicizia
Con quelli farai tu che alla distretta
Venir ti ponno aiutatori. Sempre,
In raccolte assemblee, tu sceglierai
Di tacito restar, se brami e vuoi
Che ognun lode ti faccia. E se tu parli,
Di ciò che appreso hai tu, di ciò che impresso
Con un segno rovente hai nel tuo core,
Vieni a parlar. Tu pesa i detti tuoi,
Ma non pesar de’ tuoi tesori accolti
Le auree monete, che per l’uom ch’è saggio,
È vil cosa un tesor. La lingua tua
In dir parole rendi accorta e pronta,
Arco ti fa del senno tuo, saetta
Della tua lingua. E se battaglia innanzi
Ti viene un giorno, accorto sii, guardando
La tua persona da’ nemici rei.
Che se il nemico, a te dinanzi, in ordine
Trae le falangi, tu scerrai consiglio
Nobile e calma in cor. Se tu vedrai
Là nel campo di guerra un avversaro,
Deh! mai non sia che smorta la tua gota
Si faccia per timor! Tu vincerai,
Se andrai primo all’assalto, e la tua fronte
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Umilïata allor sarà che lento
Sarai nell’opra. E come tu sospingi
Fra l’armi il tuo destrier, porgi l’orecchio
Intento e volgi del nemico all’armi
La mente e il core. Che s’ei vien con impeto,
Tu non fuggir da lui; vigili e accorti
Scegli i compagni tuoi nella battaglia.
Che se tu vedi non aver con lui
Forza o poter, non contrastar con seco
E la mente raccogli a ritornarti
Vivo ancor dalla pugna. In prender cibo
Tanto custodirai la tua persona,
Che danno mai per cibo che tu prenda
Incoglier non ti possa. Ecco! soverchio
Cibo danno ti fa; cresce tua forza,
Se scarso è il tuo cibar. Ma, ne’ tuoi pasti,
Per soverchio alimento il corpo tuo
Non far che cresca a quattro lati attorno
In guisa sconcia, e tanto d’alimento
Prendi soltanto, che desìo ritorni
Rapidamente ancor. Dal vin ti prendi
Anche dolce allegria, che mai non ode
L’ebbro encomio di sè. Che se a te piace
Iddio santo adorar, sappi che il mondo
Sarà come una fronte spazïosa
E tu l’occhio sarai che in quella fronte
Fulgido brilla. Dell’eterno Iddio,
Autor del mondo, farai tu ricordo
Sovente ancora e fondamento al tuo
Culto verace porrai tu in cotesto
Ricordo sempre. Con profonda cura
Il tempo tuo ti custodisci, al giorno,
Alla notte così, del tuo riposo
All’ore stanche. Scegliti di mezzo
In ogn’opra la via, nell’amicizia
E nella guerra, chè tu sei di molle
</poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VII.}}||9}}}}</noinclude>
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<poem>
Aura un soffio e d’umor scarsa una stilla
Mista alla polve, e non dèi tu la legge
Dimenticar di Dio santo e verace.
Nè il tuo pregar, di cibo per desìo,
Farai più breve; sii novello sempre,
Anche s’è antica questa legge. Al bene
Sempre ti volgi e credi ciò tua preda
E il beneficio riconosci e stima
Esser di Dio. Ma la tua voglia innanzi
A senno ed a ragion non recar mai,
Chè la ragione, se il fai tu, lo sguardo
Ver te non volgerà. Dintorno all’opre
Infide e triste mai non aggirarti.
Ma d’opre oneste, se di senno hai fiore,
L’alma ti adorna. Più è colui lodato
Per l’ampia terra, di cui son maggiori
L’opre leggiadre, manifeste o ascose.
:Della scrittura la mirabil arte
A’ figli apprenderai, poi ch’esistenza
S’ebbe la casa tua, s’ebbe la stirpe,
E se tu vuoi che faticar del corpo
Venga a dar frutti, da’ maestri tuoi
La fronte a dietro non voltar. Conduce
Della scrittura la mirabil arte
A regal trono il giovinetto, e quello
Che pur n’è indegno, di splendida sorte
Degno si fa per essa. È la scrittura
Fra tutte l’arti la più illustre, e l’uomo,
Reietto e vil, si fa per essa grande.
Che se lo scriba ha gli stromenti suoi
Ed ha retto consiglio, innanzi al prence
Seder può, nè v’ha scampo. E se fatica
Alla persona egli ha, senza misura
Dal suo monarca toccasi tesoro,
Inclito premio. S’eloquenza è in lui
Con bella mano di scrittura e cresce
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/134
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<poem>
Significato ne’ pensieri suoi,
Fra le parole quella egli trasceglie
ch’è la più breve, e fra scritture varie
Quella dispiega che più attinge il core.
Saggio esser dee d’epistole lo scriba,
E paziente e memore di detto
Che altri già disse, accorto e operatore
Col suo prence e signor, silenzïoso
Nella sua lingua in ogni biasmo, eletto
Della persona, mansueto e saggio,
Veridico in suo dir, nobile e fermo
Nella sua fede e sorridente in volto.
Com’ei sarà di questi pregi adorno
Nel cospetto del re, dinanzi al trono
Assidersi ei potrà veracemente.
:Di lui come ascoltò quelle parole
D’Irania il prence, parve che il cor suo,
Come una rosa in gaia primavera,
Si rinnovasse. Kìsra al sacerdote
Si volse e disse: Or va; grado novello
Appresta a Buzurc’mìhr. Cerca monete
Ed una vesta che di lui sia degna,
Che alle parole sue s’allieta il core.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XXIII. Settima cena di Nûshîrvân.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1676-1678).}}
<poem>
:La settimana che sorvenne, allora
Che questo sol fe’ splendere di luce
La sua corona, venne il re ad assidere
Là, d’avorio sul trono. Eran con lui
De’ sacerdoti il maggior duca e i prenci
Che cercan gloria, e i saggi tutti accorti
E vigili di cor, Sàdeh e lo scriba
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
Inclito Yezdeghìrd, innanzi a tutti
Belimèn, di mente acuta. Allor si volse
Il prence a Buzurc’mìhr e cosi disse :
I nostri cuori tu fa adorni e belli
E mostraci il sentier. Quanto più sai
Di vero intorno a me, libero esponi
E per la terra non cercarti gloria
Con bugiardo parlar. Qual è maniera
Di seguir la mia legge, e il mio precetto
Qual è maniera d’osservar col patto?
Rapidamente le parole tue
Tu di’, non favellar per involuto
E intricato sermon. Verbo indigesto
Non pronunciar con vano adornamento.
L’uom sapiente così disse allora
Al re monarca: Tu, die questa azzurra
Yólta del cielo superando vai,
Ascolta adunque! A principe sovrano
Dell’ampia terra l’obbedir, dal saggio
Detto non è fuor die di fede integra
Il nobile sentier. Non vuoisi indugio
In precetto di re, che tristo il core
Di re sovrano andar non dee per esso.
Or, chi è nemico al suo signor, lo spirto
Ha servo ad Ahrimàn. Colui che amore
Non porta del suo prence alla persona
Entro al cor, privo di sue membra vada
E di midolli privo ancor! Deh! sappi
Che la pace del mondo è re sovrano;
E se bene fai tu, nobile grado
Ei li concede. Egli ha poter nel male.
Nel bene egli ha poter, ne per vendetta
Ne per offesa la sua mano ei stende
Contro ad alcuno. Or tu, del sire il figlio
Non approvar che al loco suo si posi.
Ma dolce e {{Ec|cara|caro|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/531}} come l’alma tua
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<poem>
Inclito Yezdeghìrd, innanzi a tutti
Behmèn, di mente acuta. Allor si volse
Il prence a Buzurc’mìhr e così disse:
:I nostri cuori tu fa adorni e belli
E mostraci il sentier. Quanto più sai
Di vero intorno a me, libero esponi
E per la terra non cercarti gloria
Con bugiardo parlar. Qual è maniera
Di seguir la mia legge, e il mio precetto
Qual è maniera d’osservar col patto?
Rapidamente le parole tue
Tu di’, non favellar per involuto
E intricato sermon. Verbo indigesto
Non pronunciar con vano adornamento.
:L’uom sapïente così disse allora
Al re monarca: Tu, che questa azzurra
Vôlta del cielo superando vai,
Ascolta adunque! A principe sovrano
Dell’ampia terra l’obbedir, dal saggio
Detto non è fuor che di fede intègra
Il nobile sentier. Non vuolsi indugio
In precetto di re, che tristo il core
Di re sovrano andar non dee per esso.
Or, chi è nemico al suo signor, lo spirto
Ha servo ad Ahrimàn. Colui che amore
Non porta del suo prence alla persona
Entro al cor, privo di sue membra vada
E di midolli privo ancor! Deh! sappi
Che la pace del mondo è re sovrano;
E se bene fai tu, nobile grado
Ei ti concede. Egli ha poter nel male,
Ne’ bene egli ha poter, nè per vendetta
Ne’ per offesa la sua mano ei stende
Contro ad alcuno. Or tu, del sire il figlio
Non approvar che al loco suo si posi.
Ma dolce e {{Ec|cara|caro|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/531}} come l’alma tua
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Alex brollo
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<poem>
Abbi il volto del re ch’è gioia al core.
In città dov’è forte amor di prence,
Mai non sarà che la sua via ritrovi
La trista povertà, nè la sventura
Ti viene accanto per quell’alta e forte
Maestà di tal re, che la sua sorte
Nutre soltanto l’avventura buona.
Lieto sorride per tal re sovrano
Il cor del mondo, che di lui sul volto
Posa di Dio la maestà. Se tocchi
Della sua grazia parte alcuna, industria
In ciò tu poni perchè sempre al suo
Alto comando tu l’orecchio intenda,
Che se pur anco nel pensier tu volgi
Da lui la fronte, da te ancor la fronte
La sorte amica volgerà. Vicino
S’egli ti vuol, tu non menarne vampo;
E se lungi ne sei, non far lamento,
Non querimonia. Che se il fido servo
Tocca fatica dal suo re, tu vedi
Che va congiunto alla fatica nome
Illustre, anche un tesor. Chi rende grazie
Dalla parte è di Dio, fa laudi e voti
L’uom che Iddio riconosce. Il fido servo
Mai non si stanchi dall’oprar, nè fiacco
Nell’assalto si mostri; e s’egli in core
Del suo signor chiude il secreto, mai
Noi dica ad altri, non al sol pur anco,
Non alla luna. Che se alcun fiacchezza
Mostra nell’eseguir del re precetto,
Ebbro e stordito è nella sua persona
Più veramente. Riprovato è il fiore
Di quella pianta che sul regal seggio
E su corona imperïal soltanto
Sparge l’aride foglie. Or tu, dinanzi
A re monarca, non farai de’ suoi
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Alex brollo
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<poem>
Biasmo nessuno, che minor tu rendi
L’onor tuo presso al re. Chi molti avventa
Detti bugiardi, appo regnanti mai
Splendor non tocca; ma chi è savio, tanto
Metterà studio di non dir parola
Che non s’accorda a vero senno, mai
Nel cospetto del re. Che s’ei ti chiede
Ciò che pur sai, tu di’, non ricercare,
Per soverchio parlar, gloria ed onore.
Son cose più d’assai di tua scïenza
Per l’ampia terra, quali orecchio umano
Ode in palese ed in secreto. Resta
Con l’alma nel dolore in sempiterno
Quei sì che dal suo re toccò dispregio,
E pregiato è colui per tutto il mondo
A cui sorride con le labbra sue
Prence sovrano. Che se il re cortese
Ti fa carezze, non andarne altero,
Anche se vecchio in suo servigio. Ancora
Che di te lunga servitù diventi,
Intendi sì che niun di te bisogno
Tocca al tuo sire, che s’ei nutre e alleva
Un altro eguale a te, servo è costui
A te simìl, nè qui v’ha dubbio, in suo
Grado e virtù. Ma se con te si cruccia
Per cosa alcuna il tuo sovrano, volgi
Ratto a far scuse nè indugiarti mai.
E allor che niuna avessi tu contezza
Del tuo peccato, al tuo signor tu reca
Aperto il core; che se in cor tu accogli
Qualche strano furor, la fronte tua
Al tuo re non mostrar, togli da lui
Il tuo cor prestamente. Egli, per quella
Sua regal maestà, vede profondo
Dentro al tuo spirto tenebroso e dentro
Al mendace tuo cor. D’allora in poi
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/138
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<poem>
Beneficio da lui non troveresti,
Calda parola con affetto e amore
Non udresti da lui. Del re la casa
Come un gran mare estimerai; ne sono
I marinai tutti i suoi servi, e nave
N’è la virtù; la vela è il senno, ed àncora
N’è la parola. Quando varca il saggio
II vasto mare, tutte ei fa robuste
Le vele sue, che sono a lui le vele
Sostegno e d’ombra elargitrici a lui.
S’altri non ha valor congiunto al senno,
Di re sovrano il limitar non calchi,
E meglio fia. Se ancora fosse il prence
Un gran monte di fuoco, ad ogni servo
Bello sempre saria viver per esso;
Che del furor nell’ora arde quel fuoco.
Ma quando calmo egli è, luce gioconda
Intorno sparge. Da regal sovrano
Vengono a un tempo dolce latte e puro
Miele in sorte al mortal, viene pur anco
In altro tempo rio velen che morde.
Oh sì! l’opre del re sono un gran mare
Veracemente, e per comando suo
Splende dal cerchio suo vaga la luna;
Ma da quel mare un tragge con la destra
Lubrica arena, tragge un altro, dentro
A le conchiglie, rilucenti perle.
Deh! incolume si resti il mondo intero
A prence Nushirvàn, volga in eterno
Conforme al suo desìo quest’ampio cielo,
Ch’egli è davver de’ principi del mondo
Il maggior capo, adornamento vero
Di questa terra in ogni sua bellezza!
:Kìsra attendeva alle parole sue,
E gioiva quel cor nel dolce aspetto
Del garzoncello. Di quel prence i doni
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/139
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 136 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Di tal foggia eran sì, che quattro cofani
D’auree monete andavano al fanciullo
Ogni fiata che il signor d’Irania
«Viva!» sclamava: e s’ei dopo tal voce
«Viva! oh viva!» aggiugnea, quaranta cofani
Andar dovean di fulgide monete
Del suo tesoro in guiderdon. Col sire
AUor che fece il computo verace
Il tesoriero, diecimila dramme
Avea ciascun de’ cofani ricolmi,
E il re dei re, dopo un sol «Viva!», ancora
«Viva! oh viva!» esclamò, che il lieto grido
Iva congiunto alle monete fulgide.
Il tesorier che volto avea di sole,
Recò dinanzi a Buzurc’mìhr que’ cofani.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XXIV. Leggenda di Mahbûd.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1679-1682).}}
<poem>
Io le parole già compii di questa
Leggenda, e già pensai di quella ancora
Di ministro Mahbùd. — Non darti pace
Dall’imparar novelle cose mai
In alcun tempo e per scïenza il core
In balìa non lasciar di tristo orgoglio.
Che se tu dici: «Satisfatto invero
Ho desìo di ragion, tutto imparando
Ch’erami all’uopo», la tua sorte infida
Leggiadro giuoco ti farà, menandoti
Dinanzi al precettor. Tu intanto ascolta
Dal borgomastro la novella istoria,
Quale ei narrò conforme a detti antichi.
:Il sacerdote così disse. — Uguale
A prence Kìsra non cinse corona
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
Di tal foggia eran sì, che quattro cofani
D’auree monete andavano al fanciullo
Ogni fiata che il signor d’Irania
«Viva!» sclamava: e s’ei dopo tal voce
«Viva! oh viva!» aggiugnea, quaranta cofani
Andar dovean di fulgide monete
Del suo tesoro in guiderdon. Col sire
AUor che fece il computo verace
Il tesoriero, diecimila dramme
Avea ciascun de’ cofani ricolmi,
E il re dei re, dopo un sol «Viva!», ancora
«Viva! oh viva!» esclamò, che il lieto grido
Iva congiunto alle monete fulgide.
Il tesorier che volto avea di sole,
Recò dinanzi a Buzurc’mìhr que’ cofani.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XXIV. Leggenda di Mahbûd.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1679-1682).}}
<poem>
:Io le parole già compii di questa
Leggenda, e già pensai di quella ancora
Di ministro Mahbùd. — Non darti pace
Dall’imparar novelle cose mai
In alcun tempo e per scïenza il core
In balìa non lasciar di tristo orgoglio.
Che se tu dici: «Satisfatto invero
Ho desìo di ragion, tutto imparando
Ch’erami all’uopo», la tua sorte infida
Leggiadro giuoco ti farà, menandoti
Dinanzi al precettor. Tu intanto ascolta
Dal borgomastro la novella istoria,
Quale ei narrò conforme a detti antichi.
:Il sacerdote così disse. — Uguale
A prence Kìsra non cinse corona
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<poem>
Altri sul trono mai di bianco avorio,
Ne’ suoi conviti e nelle sue battaglie,
Nella modestia sua, nella giustizia.
Fra tanti prenci alcun non si ricorda
Che ugual gli fosse. Egli apprendea da’ saggi
La sapïenza ed accendea con quella
Il suo nobile cor. Coi sacerdoti
Prender godea suo cibo e suo riposo,
Adornando venia con sapïenza
Il cor costante. Or tu, conforme a lui,
Quando corre parola in argomento
Qualunque ei sia, non languido, non lento
Ti dimostrar nell’impararne. Allora
Che dicendo vai tu: «Dotto son io
E in ogni brama del mio cor possente»,
Che vai dicendo tu non sai. Nell’ora
Che udita avrai questa gioconda istoria,
Memore sii delle parole acconce
Del signor de’ villaggi, antico vecchio
Ed eloquente. Già l’inchiesi un giorno
De’ vecchi tempi, ed ei mi fe’ ricordo
Di prence Nushirvàn in questa guisa:
:Un ministro si avea nobile e saggio
Principe Nushirvàn. De’ suoi tesori
Custode egli era e vigile ed accorto,
Saggi consigli avea, pieno di senno
Il nobil core e per la terra nome
Solo cercava, nome illustre e bello.
Di quest’uom dalla mente eletta e pura
Mahbùd il nome, e l’anima ed il core
Di detti e di pensieri onesti e vaghi
Erano pieni in lui. Due figli avea
Come gioconda primavera, al sire
Addetti servi in ogni tempo, allora
Che il re dei re le preci sue devote
A recitar si preparava e il fascio
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/141
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Alex brollo
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<poem>
Delle sante verbene ai sacerdoti
A dimandar venìa. Sol dalla destra
Di ministro Mahbùd prendea suo cibo
Il re sovrano, che tranquillo in core
Egli era sì per que’ due figli ancora,
E la cucina ei si tenea pur anco
Di Mahbùd nell’albergo, ospite a lui
Facea sè stesso. I due fanciulli intanto
Di questo saggio rinomato e illustre
Portavano suo cibo al re sovrano.
:Ma, della reggia in su le porte, i prenci
Per trista invidia di Mahbùd le gote
Di lagrime spargeano insidïose.
Eravi allora un inclito ed illustre,
Zuràn suo nome, che desìo s’avea
Di penetrar nella regal magione
Con ampia potestà. Grave degli anni
Era e del prence ancor gran ciamberlano,
Luce e ornamento del regal palagio
E de’ banchetti regi. Eppur, di lagrime
Spargea costui per tutto l’anno il volto
Per Mahbùd e que’ suoi nobili figli,
E s’adoprava perchè contro al saggio
Ei potesse eccitar del re la mente
Con un alto corruccio. Or, non vedea
Modo ragione d’avventar suoi detti
Maligni sì contro que’ buoni, ond’ei
Piena d’un’ira l’anima del prence
Render potesse. Ma quel saggio oh! come
Potea questo saper, nel regio albergo
Annidarsi il nemico? Il nobil volto
Di ministro Mahbùd smorto non era
Per opre o detti di quest’uom codardo.
:Avvenne poi che un giorno un uom giudeo
Chiese monete per averne frutto
A Zuràn vecchio. Andò, tornò, si pose
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/142
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 139 —|}}</noinclude>
<poem>
A lui daccanto più fiate e sè
Acconciò forte con quell’alma fosca.
Poi che del sire presso al ciamberlano
Ei fu potente, assiduo al regio albergo
Ei si mostrava, e fea parole un giorno
Secretamente di magie, d’incanti.
Dell’ostello del re, del re del mondo,
Di sortilegi e d’esorcismi ancora,
Di tregende pur anco e d’opre triste,
Di ree nature e di codardi ingegni.
Poi che Zuràn ponea la mente e il core
Alle parole del giudeo, misteri
Udendo di malie, tutto gli aperse
Il suo segreto e così disse: Questo
A niun paleserai fuor che dinanzi
Alla sola alma tua. Vuolsi un incanto
Oprar da te per che disciolto il mondo
Vadasi da Mahbùd, che sua grandezza
Giunse a tal loco omai ch’egli a rovina
Il mondo tragge. Ei per la terra a niuno
Riguarda come ad uom, sì che diresti
Che Nushirvàn egli è veracemente.
E il re del mondo il cibo suo soltanto
Dei figli di Mahbùd prende tranquillo
Dalla destra. Oh davver! che per cotesto
Compiacimento, di fetido orgoglio
Tanto ei gonfiossi, che baciar mi sembra
Questo ciel di sua veste il lembo estremo.
:A Zuràn il giudeo così rispose:
Per cotesta faccenda il proprio duolo
Augumentar non dèi. Quando si prende
Il re del mondo ne la destra il fascio
Delle sacre verbene, a’ cibi suoi
Tu guarda intento qual mai cosa a lui
Al modo usato porti alcun. Tu vedi
Se di latte ritrovi alcuna stilla
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 140 —|}}</noinclude>
<poem>
In que’ cibi e t’accosta e sì li fiuta
Attentamente. Bastami ch’io vegga
Anche da lungi bianco latte, e allora
Mahbùd più non vedrai, non que’ suoi figli,
Anche viventi. Che se bronzo o pietra
Bevesse un poco di quel bianco latte,
Dubbio non è che in quell’istante e senza
Alcun indugio cadrebbero sfatti
E pietra e bronzo. — Le parole sue
Ascoltava Zuràn, sì che quel core
Tutto ringiovania nella presenza
Di quel malvagio. Alla regal dimora
Ei non salia senza il giudeo con seco,
Senza il giudeo non erano per lui
Banchetti allegri, non secreti o gioie.
:E fu cotesto fin che tempo corse,
E all’albergo real salìa pur sempre
Quel maestro del male. Ogni mattina
Ambo i fanciulli di Mahbùd venièno
Lieti e gioiosi e con un fiero incesso
Al regio ostello, e intanto una fanciulla
D’integro cor, di nobili consigli,
Di quell’inclito re dietro alle fulgide
Cortine si tenea, perch’ella poi,
Quando principe Kìsra il pasto usato
Chiedea da lei, la mensa gli apprestava
Tutta splendente d’or, ponea sovr’essa
Tre tazze in gemme rilucenti e vaghe
E a sommo le coprìa con un ammanto
Intesto d’or. Così la mensa apposta
Venìa presso al gran re dei due garzoni
Dell’uomo illustre per la destra mano,
E i cibi eran di miel, di bianco latte
E d’essenza di rose. Il gran signore
Gustavane, e al dormir loco apprestava.
:Avvenne sì che un giorno i due garzoni
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 141 —|}}</noinclude>
<poem>
Recavano la mensa consüeta
A prence Nushirvàn, posta sul capo
D’un de’ sergenti. La regal vivanda
Ei portava ogni dì. Quando la mensa
Alla stanza regal già già salìa,
Zuràn gli sguardi vi gittò, del sire
Gran ciamberlano, e sorridendo ai due
Fanciulli si rivolse e così disse:
:Voi che di prence Nushirvàn godete
Ampia fiducia, deh! mostrate alquanto
Qual è color di questi cibi, al nostro
Almo signor dolce alimento. D’essi
Odor viene soave. Oh! via traete
Il vel di seta che li cuopre! — I cibi
Ratto scoprîr que’ giovinetti, e un guardo
Zuràn da lungi vi cacciò. Ma intanto
Anche il giudeo li sogguardava e poi
Andavano di là, visto colore
Della regale imbandigion. Si volse
Al ciamberlano e così disse poi:
:Viene frutto a recar l’arbor novello
Che tu piantasti. — I garzoncelli intanto
A Nushirvàn portavano la mensa,
Vigili e accorti e di gran senno adorni.
:Rapido allor come bufera in volta
Entrò Zuràn e questo ei disse al prence
Magnanimo e leal: Giusto signore
D’inclita sorte, non recar la mano
A questi cibi pria che alcun ne gusti,
Che l’aspetto del cielo è la tua sorte
Che ti sorride, e l’universo è bello
Pel trono tuo, per la palestra ancora
Ove spieghi vigor. Col bianco latte
Mischiò veleno il cucinier. Deh! tocchi
Parte di tal veleno al tuo nemico!
:Principe Nushirvàn, come l’intese,
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/145
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 142 —|}}</noinclude>
<poem>
Levò gli sguardi a’ garzoncelli in volto,
Ch’era la madre lor quella che i cibi
Coceagli intenta, donna saggia e accorta
Ed amorosa verso suoi congiunti.
Ma i giovinetti per intègro core,
Per illibata coscïenza, ratto
Ad ogni prova accinsero se stessi;
E poichè si gustar del dolce miele
E del candido latte, ecco! che detto
Avresti allor trafitti da uno strale
Ambo cader. Là, là, sul loco stesso,
Ambo i garzoni s’addormian per sempre
E innanzi a Nushirvàn rendean lo spirto.
:Come ciò vide il re del mondo, pallido
Nelle gote si fe’ qual di fiengreco
È il tristo fiore, e comandò che tosto
Fosse la casa di Mahbùd riversa,
Che niun temesse di far ciò. Su quello
Deserto loco di Mahbùd la testa
Recidere si dee. Pera colui
Col suo malvagio cucinier! — Sì disse,
E ratto di Mahbùd nella dimora
Anima viva ei non lasciò, nessuno
Lasciò alla terra de’ congiunti suoi,
Ma tutte alla rapina le raccolte
Dovizie abbandonò, la donna e i figli
Ed i tesori. Così fu che giunse
Per quest’opra malvagia al suo desìo
Zuràn, ch’egli privò di quello illustre
Principe Kìsra. Ma gran pregio intanto
Ebbe il giudeo presso colui. Davvero!
Ch’ei n’elevò fino alle nubi eccelse
L’altero capo! Intanto si volgea
Su questo evento il ciel rapido ancora,
E verità celava al prence il volto.
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 143 —|}}</noinclude>
{{Ct|c=t1|XXV. Punizione di Zùràn e del giudeo.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1682-1684).}}
<poem>
:Avvenne poi che il re, prence del mondo,
Caccia si disïò di lupi agresti
E comandò che molti innanzi a lui
Menassero i famigli, atti alla caccia
Per lochi alpestri, nobili cavalli.
Sui palafreni che mirava intento
Principe Kìsra, egli scoverse il segno
Inusto di Mahbùd. S’accese in volto
Al rimirar quegli arabi destrieri,
E là, sul loco, nuovamente in lui
Arse l’amor di quello. Oh! per l’angoscia
Lagrime sparse d’ambi gli occhi suoi
E di Mahbùd fe’ ricordanza in quella
Rancura sua cocente e così disse:
Quell’uom ricco d’onor, prudente e savio,
Da tristo Devo dalla via diritta
Lungi fu addotto! In tanta lealtade,
In tanta fede d’amicizia, ei schiuse
A quell’anima sua la porta rea
Di sua caduta. Ma il secreto ascoso
Niun, fuor che Iddio, ben sa; da ciò ch’è aperto,
Ei ben discerne verità celata.
:Di là discese di sua caccia al loco.
Di tal dolor trafitto al cor, con l’ampia
Schiera de’ suoi. Chiedea sermone intanto
Da tutti per la via, con lor parole
Consolando il cor suo. Molti cantori
Menati avea con sè, la lunga via
Breve rendendo con le lor ballate;
E regi scribi e ministri del prence
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/147
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Alex brollo
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<poem>
E Zuràn pure camminando insieme
Venìan con lui pel suo sentiero. Andavano
Parole attorno di magia, d’incanti,
Di maghi e d’Ahrimàn, pieno di morte,
E al sacerdote il re dicea: Tu il core
Non affannar per incantesmi. Solo
Di Dio farai, della sua santa legge,
Detti e parole, ma incantesmi ed opre
Portentose di maghi in niuna guisa
Non ti cercar. — Zuràn gli disse: Vivi
Beato, re! con le parole tue
Sii tu sostegno al senno tuo verace!
Quelle parole che de’ tristi maghi
Altri dicendo va, tutte son vere,
E niun le sa fuor di colui ch’è addetto
Ai tristi maghi. Che se qualche cibo
Ha di latte una stilla, al sol vederlo
Il tramuta in veleno anche da lungi
Il negromante. — Come udì quel detto
Principe Nushirvàn, parve che in lui
Si rinnovasse d’un antico tempo
Memoria a un tratto. Ei ricordò quel suo
Mahbùd e que’ suoi figli giovinetti.
Trasse un sospiro dal profondo core,
E guardando a Zuràn, silenzïoso
Rimase alquanto. Rapido il destriero.
Agile corridor, spronò dipoi.
:Ma quell’anima sua, per tal pensiero,
Era piena d’affanno. Ei ben sapea
Che Zuràn di Mahbùd era nemico
E dicevasi in cor: Non so che fece
Quest’uom protervo in quel tempo che ucciso
Cadde Mahbùd per mano mia, nel tempo
Che il dì precipitò di quella sua
Ampia famiglia! Forse che l’Eterno
Farà palese il ver, la mente e il core
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/148
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Alex brollo
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<poem>
Contriti mi farà, ch’io le parole
Veggo confuse di costui, e intanto
Pieno son io di duol pei dì trascorsi.
:Così n’andò, con l’anima d’affanno
Piena e d’angoscia, corrugato il volto,
Pieni gli occhi di lagrime. Ma tosto
Che ad una stazïon l’inclito prence
Giunse vicino, ivi piantò recinti,
D’un fiumicel sovra le sponde, e allora
Ch’entrò Zuràn nel regio padiglione,
D’ogni più estrano fu disgombro il loco.
D’incantesmi sul miel, sul bianco latte,
Andavane sermone, e così disse
Il principe a Zuràn: Gradito e caro
È cotesto sermon. — L’inchiese allora
Di Mahbùd spento e de’ suoi figli, e quale
Fosse maniera di lor morte acerba.
Ma poichè le parole e incerte e vaghe
In sue risposte udìa, manifestossi
Rapida allora di Zuràn la colpa.
:Dissegli Kisra: Tu mi parla il vero.
Il vero non celar, frodi e menzogne
Ricercar non ti piaccia. Opra malvagia
Da menzogna soltanto si produce,
E core onesto per tristi compagni
Tristo si rende. — Disvelava allora
Zuràn il vero in tutte parti, e fuori,
Dall’intimo del cor, l’alto secreto
Recò alla luce. Ma la colpa integra
Ei riversava sul giudeo, sè stesso
Pieno d’angoscia e di dolor mostrando.
:L’inclito sire come udì, gli fece
Gravi di ceppi a quell’istante i piedi,
E un cavalier con due leardi, ratto
Come nembo di fumo all’aer sospinto.
Presso al tristo giudeo, fattor d’incanti,
</poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VII.}}||10}}}}</noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/149
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Alex brollo
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<poem>
Mandò con gran desìo. Tosto ch’ei giunse
A quella tenda nobile ed eccelsa,
Il re sovrano con parole dolci
L’interrogò: Di’ tu come n’andava
Gotest’opera infausta e per la via
Della menzogna non mostrar la fronte.
:Chiese grazia il giudeo dal re del mondo,
Perch’egli poi degl’incantesmi tutto
Veracemente disvelar l’arcano
Altissimo potesse, e disse allora
Ciò che Zuràn detto gli avea, ridisse
Quante in secreto erano corse in pria
Bieche parole. Attonito rimase
Il re del mondo che l’udiva, e tosto,
Principi e sacerdoti e sapïenti
A sè chiamando, un’altra volta ancora
Da quel malvagio dimandò l’istoria,
Ei, giusto re, dinanzi a’ prenci suoi,
Allor, tutte ridisse le parole
E niuna ai grandi trafugò secreta
L’empio giudeo, sì che fe’ cenno il sire
Alti due legni di piantar, sospesi
Due lacci in pria, contorti ed annodati.
Ad ambo i legni, là, sovra l’entrata,
Ai manigoldi. Stavano le genti
Guerriere a riguardar, tutte raccolte,
E i manigoldi, con molt’ira e vampo,
Forte traendo, appesero ad un legno
Zuràn protervo, appesero il giudeo
All’altro. I tristi allor, per gl’incantesmi
Del bianco latte, diedero la vita
Sotto a una pioggia di volanti pietre,
Sotto a una pioggia di volanti dardi.
:Per male oprar, le vie di questa terra
Calcar non lice, che ad un’opra trista
Male consegue, nè v’ha dubbio, sempre!
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/150
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Alex brollo
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 147 —|}}</noinclude>
<poem>
:Ma de’ congiunti di Mahbùd fe’ molte
Ricerche il sire per trovarne alcuno
Che vivo fosse ancor. Velata al volto
Una fanciulla egli rinvenne e tre
Uomini ancora di gran pregio e d’alta
E nobile natura. A questi insieme
Tutti i tesori di Zuràn lasciava,
Tutto ei lasciava che restò di quello
Giudeo protervo. Ma quell’alma sua
Si cuocea per Mahbùd in aspro duolo,
Ed ei piangea per l’atra notte fino
Che il dì spuntava. Grazia egli chiedea
E perdono all’Eterno e lagrimose
Stille che uscìan dal cor, di sovra al petto
Versava intanto. Molte cose ancora
Ai poverelli dispensò, la lingua
Piena fe’ ancor di molte lodi a Dio,
Per ch’ei sì perdonasse il rio peccato
A lui benigno, nè il chiamasse ingiusto
E vïolento. Ma colui ch’è puro
E all’Eterno è devoto, unqua la mano
Ad opre ingiuste non allunga. S’anche
Agevol cosa è l’operar malvagio.
Al fine poi, per l’opera sua trista,
Il cor dell’uomo di sgomento è pieno;
Che se pur fosse qual macigno il core,
L’arcano suo non resterebbe ascoso,
Ma disvelato ne sarìa pur sempre.
Anche se dolce è la tua voce e mite,
Tuo secreto pensier ne’ tardi giorni
Si farà schiuso, e il mondo mai non serba
D’altrui secreto. Miglior cosa adunque
Cotesta è sì che pur nel tuo secreto
Opre egregie tu faccia. Allor che sciolto
D’ogni travaglio andrai, quando fia retto
Il tuo consiglio, e in questa vita e in quella
Premio t’avrai per l’opre tue leggiadre.
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/151
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Alex brollo
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<noinclude><pagequality level="1" user="BrolloBot" />{{RigaIntestazione||— 148 —|}}</noinclude>
{{Ct|c=t1|XXVI. Fondazione di Sùrsàn.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1684-1685).}}
<poem>
Ed or, poi che qui giunse al terna in suo
Di Zuràn, del giudeo l’opera malvagia,
Senno vuoisi lodar. — Deh! nobil sire,
Se tu sei giusto, ben che in sempiterno
Vivo non resterai, la gloria tua
In ricordanza fia di te! Ma il sire
Ingiusto e reo nulla a se stesso appresta
Fuor che il sepolcro e di sé stesso il biasmo.
Che se il cor tuo di vero dir si assume
La nobil arte, sappi allor che il mondo
Adornando vai tu. Se dopo morte
Brami tua lode, senno t’accompagni,
Inclito re, come l’albero fronda.
In simil via rivive la giustizia
Di prence Nushirvàn per mie parole.
Dopo ch’ei visse ; che, davver ! , da quando
S’acconciò il mondo a suo poter sovrano,
Nulla ei cercò nella grandezza sua
Fuor che sua lode. Insiem dormian tranquilli
Piccoli e grandi, anche agnelletti e lupi
A una fonte venìan. Di lor famigli
Cura i prenci s’avean, volean del sire
La gloria si per la corona sua,
E la cervice del guerrier frattanto
Da’ vincoli posava degli usberghi
Intorno stretti, ed ogni eroe sciogliea
Della corazza i fermi nodi. Omai
Dal recar spade e clave ponderose
L’omero si posava a’ combattenti,
E all’orecchio venìan suoni soltanto
</poem><noinclude></noinclude>
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2026-08-03T20:40:12Z
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 148 —|}}</noinclude>
{{Ct|c=t1|XXVI. Fondazione di Sùrsàn.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1684-1685).}}
<poem>
:Ed or, poi che qui giunse al termin suo
Di Zuràn, del giudeo l’opera malvagia,
Senno vuolsi lodar. — Deh! nobil sire,
Se tu sei giusto, ben che in sempiterno
Vivo non resterai, la gloria tua
In ricordanza fia di te! Ma il sire
Ingiusto e reo nulla a sè stesso appresta
Fuor che il sepolcro e di sè stesso il biasmo.
Che se il cor tuo di vero dir si assume
La nobil arte, sappi allor che il mondo
Adornando vai tu. Se dopo morte
Brami tua lode, senno t’accompagni,
Inclito re, come l’albero fronda.
In simil via rivive la giustizia
Di prence Nushirvàn per mie parole,
Dopo ch’ei visse; che, davver!, da quando
S’acconciò il mondo a suo poter sovrano,
Nulla ei cercò nella grandezza sua
Fuor che sua lode. Insiem dormìan tranquilli
Piccoli e grandi, anche agnelletti e lupi
A una fonte venìan. Di lor famigli
Cura i prenci s’avean, volean del sire
La gloria sì per la corona sua,
E la cervice del guerrier frattanto
Da’ vincoli posava degli usberghi
Intorno stretti, ed ogni eroe sciogliea
Della corazza i fermi nodi. Omai
Dal recar spade e clave ponderose
L’omero si posava a’ combattenti,
E all’orecchio venìan suoni soltanto
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/152
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 149 —|}}</noinclude>
<poem>
Di musici concenti. Alcun regnante
Potestà non avea contro quel sire
Dell’ampia terra, e d’ogni parte a lui
Venìan tributi e ricche offerte. Il prence
Ogn’ardua cosa agevole rendea,
Della palestra e della caccia assumere
Solea gli arnesi per diletto; e intanto
Sedea nell’aula sua di gemme adorna
E consigli tenea, tra le ricolme
Tazze di vino e tra beenti seco.
:Una città, di Grecia in su la via,
Ei fece ancor; del suol ch’ella prendea,
Più che due parasanghe era l’ampiezza,
E v’eran dentro nobili palagi,
Torri e giardini, e da una parte il fiume,
La pendice dall’altra. In greca terra
Eran simili altre città ben molte
Che re Kìsra espugnò, parte poi v’ebbe
Di nobil frutto. Ed ora, alte le torri
Egli elevò ne la città novella,
Nè ad alcun per la terra la regale
Opra dispiacque. L’inclito signore
Un gran palagio fece in essa e dentro
Un’aula grande in rilucenti gemme,
E le sue vôlte n’erano d’argento
E d’oro tutte, e molte e varie gemme
Incastrate in quell’or. Cupola v’era
E d’ebano e d’avorio e le figure
In ebano pur anco e in bianco avorio
Ed in quercia robusta. E quale in Grecia
E quale in India era maestro esperto
E dal maestro suo la sua dottrina
Riconoscea, da Irania ancor, da quella
Regïon di Nimrùz, tutti i più saggi
Artefici, del mondo inclita luce,
Prìncipe Nushirvàn ne la sua bella
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/153
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 150 —|}}</noinclude>
<poem>
Città raccolse, chè cittade ell’era
E luogo acconcio al trafficar pur anco.
:Ai prigionieri ch’egli addotti avea
De’ Bèrberi dal suol, di Grecia ancora
E d’ogni loco ov’ei dell’armi offesa
Avea recata, destinò quel grande
Una dimora per ciascun, di estrani
Fe’ dolce nido la città novella,
Posevi alberghi ed ornamento fece
Di quella terra ogni più dolce cosa,
Diletta al nostro cor. Poi che l’intera
Opra della città feano i maestri,
Villaggi attorno vi elevâr. Dovunque
Ordinò allora seminati campi
Il nobile signor, la terra ancora
Destinata a recar messi gioconde
Con alberi fruttiferi. Agli ostaggi
Che di Lùci dal suol recati avea,
Da Ghilàn pure e da ogni loco ov’ei
D’armi offesa recò, fe’ destinata
Un’arte acconcia, ed assegnò compagni
A chi era solo; e quei fu agricoltore
E quei misurator di parasanghe
E di confini; e v’erano mercanti
Ed asceti di Dio, principe tale,
Servo tal altro. Come un paradiso
Ornava intanto la città novella
Re Nushirvàn, e gli occhi de’ mortali
Nulla per essa che bello non fosse,
Non discoprìan. Kìsra imperante allora
Nome le pose di Sursàn, che sempre
Nelle feste ei prendea dolce diletto,
Conforme a suo desìo. Nessun pensiero,
Ascoso o aperto ei non aveasi in core,
Fuor che del giusto e d’adornar la terra
In bella guisa. Eppur, quando il destino
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/154
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 151 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Il recò via dal grado suo di prence,
La sua bella corona ad altri ei diede.
:Non resterà la tua gioconda sorte
In sempiterno, e tu però dall’opre
Infide e triste sciogli il cor. Deh! sappi
Che inganno è la fortuna e che grandezza
Ed umil grado incolumi non restano.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XXVII. Guerra del principe di Cina con Ghâtker re degli Heytâli.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1686-1689).}}
<poem>
:Or degli Heytàli e del signor di Cina
La guerra imprendi a raccontar. La clava
Afferra tu, quando battaglia è incontro.
L’uom de la villa, antico e illustre, disse,
Narrò cotesto, e tu ricorda quante
Parole odi da lui. — Fra tutti i prenci
Che avean giustizia e maestà sovrana,
Per uomini di guerra e per tesori
E per nascita illustre, alcun non era,
Fra tanti re, come il signor di Cina
In tutto il mondo, tolto in pria quell’inclito
Kìsra monarca. Da quell’ampia terra
Di Cina del Gihùn fino alle sponde,
Tutti lui solo principe acclamavano
Gli abitatori, ed eì, duce di prodi,
Con sue falangi, con tesori e serto,
Da quella parte ch’è di Ciàci, stava
Del Gulzarryùn sovra le spiagge. Intanto
Andavano parole per la terra
Attorno attorno, fra gli eroi, fra i prenci,
Di Kìsra illustre, per valor suo grande,
Per sapïenza e dignità, per quella
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 152 —|}}</noinclude>
<poem>
Grandezza e quello imperïal costume;
E di Cina il signor, saggio ed accorto,
Con l’iranio signor chiese amicizia
Ratto in quel tempo con intenta voglia.
:Per alcun tempo egli sedè co’ suoi
Consiglieri fidati e i prenci suoi
Tutti frattanto s’adunâr. Nel core
Loco all’amor per quell’iranio sire
Ei si cercava, e da’ suoi prenci intanto
E da’ suoi sacerdoti almo consiglio
Dimandando venìa. Doni apprestava
Senza computo inver, quale un ricordo
Per l’iranio signor, cavalli greci,
Drappi di Cina, dïademi e troni,
Suggelli e spade, cose rare assai
Che sono in Cina; e d’ogni varia specie
Carchi fe’ cento dromedari. Ancora
Di cinesi denari, atti all’intorno
A spargersi, fe’ cenno al tesoriero
Di recar centomila, e quei li porse
E agli altri doni sì gli aggiunse. Ancora
Dieci cammelli fece onusti e carchi
D’un tesoro di dramme, e cercò poi
Uomo facondo tra suoi prenci eletti,
Saggio ed accorto, qual pel mondo assai
S’era aggirato, e comandò che innanzi
Venissero gli scribi. Ei, quale è foggia
Che s’usa in Cina, pel signor di Cina
Sovra serico foglio una regale
Epistola notar, con mille e mille
Incliti voti per l’iranio prence.
:Ma il passaggio del messo era per quella
Region degli Heytàli, e quel sentiero
Pieno era tutto di pennuti strali
E di mazze ferrate, ed un esercito
Da Soghd fino al Gihùn era schierato
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/156
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 153 —|}}</noinclude>
<poem>
In bell’ordine sì, dinanzi al prence
Degli Heytàli belligeri. Di loro
Principe e duce era Ghatkèr il nome,
Egli in battaglia era colui che bella
Gloria fra lor si conquistava. E allora
Ch’egli ebbe annunzio dell’opra novella
Del re di Cina e de’ suoi molti doni
Pel re sovrano dell’irania terra.
Dell’esercito suo tutti i più esperti
A sè raccolse e fe’ parole a tutti
D’ogni argomento e da principio a fine.
:Così disse Ghatkèr a’ prenci suoi:
Male dagli astri ne colpisce in fronte!
Se l’iranio signor, se il re di Cina
In un voler convengono e dal core
Mandano insieme un voto a Dio, sgomento
Nostra parte sarà ne la novella
Amicizia di lor, sì che deserte
Le città nostre da due parti avverse
Tosto ne andranno. E vuolsi un improvviso
Impeto far laggiù, del messaggiero
Da le membra discìôr l’anima fosca.
:Dall’esercito suo scelse un illustre,
Uom da l’eretta fronte e battagliero,
Qual era d’uopo inver. Tutte a rapina
Mandò costui le dovizie raccolte
Del re di Cina, i dromedari ancora,
Con lor fregi i cavalli. Al messaggiero
Troncò la testa, e degli eroi cinesi
Un solo cavaliere ebbesi scampo.
:Ma di Cina al signor come ne venne
Certo l’annunzio, quel cor suo d’affanno
Fecesi colmo e piena fu la mente
D’un pensier di vendetta. Egli un esercito
Da Kaciar-bàshi via menò, famoso
Per suo valor non lasciò alcuno in terra
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 154 —|}}</noinclude>
<poem>
Di Cina o di Khotèn, di que’ congiunti
D’Argiàspe e d’Afrasyàb non lasciò alcuno
Alla quïete o ai dolci sonni. Vennero
Tutti in un gruppo al Gulzarryùn que’ prodi,
Tutti con core pien d’affanno, tutti
Piena la mente d’un pensier di guerra.
Del principe di Cina il capitano
Fung’ era detto. Egli solea dal suolo
Il fumo sollevar de’ vasti incendi
Fino all’alto del ciel, per fieri assalti
Di cavalieri suoi, là in Ciâci alpestre,
L’acque del Gulzarryùn d’un rosso fiore
Avean la tinta. Ma poichè novella
Giunse a prence Ghatkèr di tanta impresa,
Qual fondamento posto avea di Cina
Il sovrano signor, scelse una schiera
Di forti Heytàli, sì che il sol dal mondo
Parve a un tratto sparir. Da Balkh remota,
Da Shiknàn, dall’Amùy, dal Zem corrente,
Armi richiese e combattenti e molte
Dramme e tesori, e da Khatlàn pur anco,
Da Vesah-ghird e da Tirmìdh e intorno
Da tutte parti esercito raccolse.
Oh sì! per monti e per deserti piani,
Per le squallide arene e gli arsi campi,
Falangi si muovean come formiche
O improvvide locuste. Allor che l’ampia
Riviera valicò di Cina il prence
Con l’esercito suo, co’ suoi timballi,
Con gli elefanti ardimentosi, in May
E in Mergh ancora le sue squadre armate
Raccolse tutte e s’oscurò nel cielo
Quest’almo sol, di rapido sparviero
Qual penna bruna, al luccicar di tante
Aste guerriere e corruscanti spade,
Al lampeggiar di tanti ferri acuti,
De’ sandali dorati al luccichìo.
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
D’ascie e di clave era Bukhàra ingombra,
Che del re degli Heytàli era pur quello
L’accampamento. Re Ghalkèr si mosse
Con esercito grande, incliti duci
Dalla terra d’Heytàl raccolti insieme;
E allor che da ogni parte al fiero assalto
Venner le schiere, chiusa fu la via
Anche ai venti del ciel pel loco ingombro
E angusto omai. Davver! che al luccicare
De le spade de’ principi, al discendere
Di tante clave ponderose, detto
Avresti sì che lingua il ferro avea,
Che del fiero sermon l’aria si avea
Interpreti le clave. Anche levossi
Una bufera e si levò la polvere
Dell’esercito immenso e luce sparve
Dalla luna- e dal sol. Là si raccolsero
Le genti di Kashàn, di Soghd ancora,
Uomini e donne e piccioletti insieme,
Lagrimosi le gote e costernati,
Sì per veder qual fosse di quel campo
D’armi l’impresa e chi frutto s’avria
Della luna e del sol dai moti arcani.
:Per sette giorni le due avverse schiere,
Di battaglia bramose, ecco! restaro
L’una incontro dell’altra. In ogni loco
Era d’uccisi un cumulo, e pel sangue
Di porpora un color le pietre intorno
E le zolle del campo aveano assunto.
Ma per l’aste che molte erano quivi,
Per le clave e pei ferri e l’ascie molte,
Detto avresti! che risonanti pietre
Dalle nubi piovean. Dietro alla polve
Il sole intenebrò, de le volanti
Aquile in ciel fu torbida per essa
La pupilla pur anco. Al giorno ottavo
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Contro a Ghatkèr la polvere si volse,
E come notte oscura intenebrava
Quest’ampia terra. Cadde allor sconfitta
Fra gli Heytàli belligeri, sconfitta
Che difesa non ebbe in lungo corso
D’anni dipoi, che dispersi all’intorno
Eran dovunque i prodi lor feriti,
E tutto quel confin di uccisi eroi
Vedeasi ingombro e di captivi. Allora
Chi vivo ancora ne restava, in core
Nome invocava dell’Eterno, e questo
A quello sì, quello a cotesto disse:
:Mai non vedemmo altra battaglia noi
Di tanto indugio e resistenza. Quello
D’uomini invero esercito non fue,
Nè riguardarlo si potea. Ne’ volti
Erano bestie veramente o Devi,
Lontani in core da pensier mai sempre,
O buono tristo. Da le nostre spade.
Dalle clave e dall’aste e da’ pugnali,
Detto avrestù che per fuggir nessuno
{{Ec|Avean|Avea|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/531}} sentier. D’orribili dragoni
Aveano ceffi, e l’aste lor passavano
Agevolmente le montagne. In guisa
Di leopardi i loro artigli, e il core
Sazio non era di battaglie mai,
Non di tenzoni. Togliere la sella
A’ lor destrieri non solean, gli assalti
In conto avean di cosa lieve. E intanto
Eran le spine l’alimento usato
A’ lor cavalli, e non dormìa, ma sempre
Teneasi desto il cavalier. La notte
Altro non era che un frugar dovunque
E un correr sempre e un avventar sè stesso
Là degl’incendi tra le vampe. Sonni
O pasti non avean, noti non erano
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Pasti riposi. Oh! se un feroce Devo
Non gli assalta improvviso, alcun potere
Non abbiam noi contro al signor di Cina,
E scendere dobbiam sommessi e vinti
In suol d’Irania. Obbedïenza presti
Ghatkèr intanto e cingasi le reni
Di re Kisra al voler, d’Heytàl consegni
I campi e la città, scordi le clave
E l’ascie ancor. Se no, dalla semenza
Di Khoshnavàz eleggeremo un prode
Che alta rechi la fronte. Ei sia felice
Per prence Nushirvàn, per lui riprenda
Vigor di gioventù l’antico regno.
Ed ei racconti al principe d’Irania
L’opere tutte del signor di Cina,
Sì che facciano a lui benedizione
Tutte le genti. Che l’iranio sire
Ha forza e maestà, grazia e saggezza,
E la saggezza a verità costante
Solleva e nutre. Impose alto tributo.
Grave balzello ai greci Imperatori,
E niuno ha contro a lui forza e potere.
:Uomini e donne e giovinetti insieme
De la gente d’Heytàl tutti convennero
In cotesta parola. Eravi un forte
Di Ceghàn, di natali incliti e grandi.
Giovane, amante di battaglie e ricco
Di giustizia e di grazia. Era del saggio
Il nome Fughanìsh, che avea tesori
E genti armate e sue. D’Heytàl la gente
E dì guerra gli eroi gridâr quell’inclito
Sovrano re, benedicendo a lui.
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/161
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{{Ct|c=t1|XXVIII. Apparecchi di guerra contro gli Heytâli.}}
<poem>
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1689-1692).}}
:Al gran signor giugnea novella poi
Del re di Cina ch’era illustre e forte,
D’Heytàl e degli eroi di quella gente,
A cui dal re di Cina alta sconfitta
Era venuta. Anche l’annunzio egli ebbe
Del sire di Ceghàn, qual per la sua
Sorte novella su novello trono
Venuto era a seder, quell’alto seggio
Di re sovrano preso avea pur anco,
E stavangli frattanto i prenci tutti
Ed i forti guerrieri in piè, dinanzi
Al trono, ad uno ad un, quand’ei con essi
Tenea consiglio. Allor, quel re del mondo
Sedette là ne’ suoi pensieri, a quelle
Parole udite dagli accorti suoi
Esploratori, e loco all’assemblea
Entro all’aula apprestò. Venner gli eroi
Al lor prence fedeli, e il maggior duca
Dei sacerdoti v’era ancor, l’illustre
Ardeshìr, e Shapùr e il regio scriba
Yezdeghìrd sapïente. I saggi tutti,
Consiglieri del prence, ecco! si assisero
Dinanzi el trono suo tutti raccolti,
E Kìsra così disse: O sacerdoti
Sperti già di gran cose, e voi, di grandi
Opere autori, e principi e magnati,
Non grato annunzio ebb’io, parole triste
E vane e stolte, del signor di Cina
Per opra sì, d’Heytàl, di que’ gagliardi
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/162
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<poem>
Di Turania preposti alle frontiere.
Esercito infinito si raccolse
Lungi da Ciàci e da Khotèn, da quella
Turania terra, anche di Cina, e in sette
Giorni continui con lor caschi ferrei
E lor spade di guerra unqua non tolsero
Le gravi selle a’ palafreni. Alfine
Heytàl fu vinta, e di tre parti due
Delle sue genti andâr ferite o uccise.
Davver! che per la gloria e per la fama
D’Heytàl, per quella gente che di clave
E d’ascie è ricca, meraviglia tocca
Se le venne sconfitta! Oh! non sia mai
Privo di senno un capitano! Allora
Che principe Ghatkèr senno e consiglio
Vantato avesse, non avrìa sì grande
Schiera spazzata via dal loco suo
Il cielo avverso. Ma poichè ne andava
Tutta a tumulto regïon d’Heytàli,
Gli Heytàli si cercâr della semenza
Di Behram-gòr novello re. Con nuova
Legge e costume, ei posero sul trono
Il prence eletto e l’acclamaron tutti
Con liete voci. Ed or, di qua da Ciàci
Di Cina il re si sta, l’uom da l’eretta
Alta cervice, con la sua corona,
Con l’esercito suo, co’ suoi tesori.
E perchè de’ congiunti egli è d’Argiàspe
E d’Afrasyàb antico, ei già non vede
Ne’ sogni suoi fuor che l’irania terra
Bramosamente. Fino al sol la fronte
Ei leva sì per la vittoria sua
Di Ghatkèr su l’esercito agguerrito,
E ben si vuol che in ciò consenzïenti
Non siamo noi, perch’ei tal vanto meni,
Ei, di Cina signor. Nostro dominio
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/163
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<poem>
Di Kashàn è la terra, e sol per essa
Adergonsi Cinesi alteramente
Della persona. Di Kashàn le genti
Son lor soggette con travaglio e duolo,
Le genti sì, che le persone e gli ampi
Tesori ed il confin del bel paese
Agli oppressori abbandonâr. Ma voi
Deh! che vedete in ciò? Che far dovremo
Per cotesti Turani e il re di Cina?
:Accorti i prenci si levâr d’un moto
Subitamente, la risposta al sire
Ad apprestar. Benedicendo a lui
Tutti a una voce, dissero: Signore
D’inclita sorte e saggio e previdente,
D’Heytàl in quella terra elli son tutti
Ahrimàni protervi, elli han due volti
E son nemici al nostro suol. Di male
Qualunque cosa loro incolga, merto
Sarà ben degno; anche sarà, se dolci
Parole udranno da l’iranio sire.
Che se da lor soltanto ne venisse
Questa cagione di vendetta e questo
Solo dolor, ch’ei già spargeano il sangue
D’un prence iranio, nobile signore,
Uccidendo Pirùz con improvviso
E fiero colpo, sì gran re, splendente
Face alla terra, non dovrìan giammai
Felice in terra un solo dì toccare.
Mai non procede da ingiustizia rea
Giusto operar. Ma questo è pur castigo
Di Dio giusto signor, che male incolga
A chi male operò. Che se favella
Il prence nostro del signor di Cina,
Se il re di Cina ha in cor l’antico duolo
E l’antico pensier di sua vendetta,
Forse gli è ciò perchè fra que’ congiunti
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/164
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<poem>
Dell’estinto Afrasyàb egli ha un maestro
Che il mal gli apprende, lagrimosi ancora
Ambo quegli occhi suoi. Ma perchè ottenne
Vittoria, assunse anima altera, e quando
Tu per lui temi, in noi non è stupore.
Or però nè d’Heytàl, nè de l’esercito
Di Ghatkèr, tu far dêi motto o parola,
Non averne dolor; ma de’ congiunti
D’Argia pe e d’Afrasyàb, del re di Cina
Che già s’insediò da questa parte
Del regal fiume, curerai l’impresa
Con anima serena. E tu nel mondo
Sei re sovrano d’eretta cervice,
E l’alma e la ragion prendonsi luce
Da te soltanto. Deh! colui beato
Che sua ragion nutrendo va! Ma intanto
D’una grande assemblea tu sei più savio,
Almo signore, nè t’è d’uopo mai
Di consiglieri, non di saggi. In terra
A te s’addice la regal corona
E il trono imperïal, che dignitate
E maestade hai tu, prence sovrano
Di bella sorte. Ma se il nostro sire
Andasse in Khorassàn, per questo regno
Egli avrebbe a temer. Senza sovrano
Ogni qual volta ritrovasse il reo
Nostro nemico questa terra, esercito
A quando a quando qui verria di Grecia,
E quelli chiederìan da irania gente
La bramata vendetta e il suol d’Irania
Non tocco non sarìa. Non pose alcuno
In suol d’Irania fino ad oggi il piede,
E niun per danno che recar volesse,
Quest’ampio regno ricordò. Ma il prence
Se di guerra e d’assalti ha brama in core,
Di suo consiglio anche nel mar fian paghi
</poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VII.}}||11}}}}</noinclude>
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<poem>
Gli alligatori, ben che fieri e avversi.
:Come ascoltò da’ prenci irani il sire
E di guerra e di pace este parole
E d’assalti così, poi che nessuno
Avea desìo di far battaglie ancora,
Tutti inclinando a splendidi conviti
E a delizie con l’animo, scoverse
Quel re sovrano di quest’ampia terra
Qual era in cor de’ saggi suoi consiglio.
:Così rispose: Dell’Eterno è grazia
Ch’io sgomento ho nel cor per questa e quella
Eternal vita! Ma l’irania terra
Per lungo riposar, per sonno e cibo,
Della guerra il pensier tutto scordava.
Davver! che per riposi e per conviti
Così a voi si aggravò per le battaglie
La mente ottusa! Eppur, libero e franco
Tale sen va che tollera fatica,
E tocca poi per faticar che s’ebbe,
Ampi tesori. Or noi, per quella forza
Di Dio sovrano, d’esta luna al termine
Tutti ci appresteremo alla partenza.
Trarrò di Khorassàn ver la frontiera
La falange de’ miei, da tutte parti
Ampio un drappello adunerò. Frattanto,
Noi prenci illustri, eroi, quanti qui siamo,
Degli elefanti indomiti e furenti
Avvinceremo i timpani sul dorso,
Ed io non soffrirò che il re di Cina,
Non la gente d’Heyàl, benedicendo
Vada all’iranio suol, per un desìo
In cor celato; ma la terra intorno
Io farò pura da’ nemici miei,
Come d’erbe maligne, e l’ampio regno
Rinnoverò per grazia e per giustizia.
:Meravigliar que’ prenci tutti, e intenti
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Sè stessi a discolpar, benedicendo
Gridâr con alte voci: Inclito sire,
Invitto sempre e di giustizia ricco
E d’alta maestà, s’allieti il mondo
Nel tuo comando! Servi a te noi siamo,
Noi prenci illustri, e qui chiniam la fronte
Al tuo consiglio e al tuo voler. Nell’ora
Che farà cenno d’appiccar tenzone
Il nostro sire, non vedrà giammai
In noi fiacchezza. — Da quel giorno in poi
Quando sedette il principe sovrano
Coi consiglieri, a far parole intorno
L’assemblea s’adunò per alcun tempo.
:Fino al principio del novello mese
Così stette quel grande. Ei venne allora
E sedette sul trono imperïale
Novellamente; e quando i prenci accolti
Videro il lume al re sovrano in fronte
Della luna novella, alto e festoso
Grido levossi pel regal palagio.
E ratto che levossi alla montagna
La lampada del sol fulgida e chiara
E fu la terra come un aureo drappo
Veracemente (detto avresti allora
Che di topazio una splendente coppa
Qualcun ponea sopra un azzurro velo),
Voci e grida levârsi e bellicosi
Squilli di tube e timpani di bronzo
Degli elefanti furo avvinti al dorso.
Ratto si mosse l’inclito drappello
Verso il campo dell’armi, e quella via
Prendeano primi i timpanisti. Intanto
Venne alla reggia Yezdeghìrd lo scriba
Col sacerdote consiglier, con quello
Ardeshìr celebrato, ed un’epistola
Fu scritta allor per ogni terra, ad ogni
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/167
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 164 —|}}</noinclude>
<poem>
Guerrier famoso, ad ogni prence. Muove,
Così fu scritto, a le battaglie sue
Il re sovrano con le sue falangi,
E voi, per segno a lui d’obbedi̋enza,
Cene e tripudi abbandonate. — Ancora
Un’epistola indisse al re di Cina,
A Fughanìsh mandò saluto il prence,
E da Madàyn l’esercito fuor trasse
In guisa tal, che solo a un mar scommosso
Quell’ampia terra somigliò. La terra
Da monte a monte d’agguerrite genti
Andava ingombra, ed era là nel mezzo
All’ampio vallo di quel re del mondo
Alto il vessillo. Ma d’eroi sì grande
Schiera addusse in Gurgàn, che il sol disparve
Da questa terra. Per gradita caccia
Riposò alquanto il re sovrano allora,
Per montagne aggirossi e per foreste.
</poem>
{{Ct|c=t1|XXIX. Lettere del principe di Cina e di Nûshîrvân.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1692-1697.}}
<poem>
Nel tempo che in Gurgàn co’ prodi suoi
Era a consiglio il re d’Irania, in terra
Stava di Soghd il re di Cina. Intanto,
Qual mare ondoso era la terra tutta
Di Soghd amena pei congiunti accolti
D’Argiàspe e d’Afrasyàb. Dicea pur sempre
Il re di Cina: A sostener non vale
Quest’ampia terra il trono mio, non l’ampia
Schiera de’ miei. Di qui frattanto noi
Trascinerem contro l’irania terra
Le nostre squadre e di là ancor dell’altre
</poem><noinclude></noinclude>
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2026-08-04T05:16:40Z
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 164 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Guerrier famoso, ad ogni prence. Muove,
Così fu scritto, a le battaglie sue
Il re sovrano con le sue falangi,
E voi, per segno a lui d’obbedi̋enza,
Cene e tripudi abbandonate. — Ancora
Un’epistola indisse al re di Cina,
A Fughanìsh mandò saluto il prence,
E da Madàyn l’esercito fuor trasse
In guisa tal, che solo a un mar scommosso
Quell’ampia terra somigliò. La terra
Da monte a monte d’agguerrite genti
Andava ingombra, ed era là nel mezzo
All’ampio vallo di quel re del mondo
Alto il vessillo. Ma d’eroi sì grande
Schiera addusse in Gurgàn, che il sol disparve
Da questa terra. Per gradita caccia
Riposò alquanto il re sovrano allora,
Per montagne aggirossi e per foreste.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XXIX. Lettere del principe di Cina e di Nûshîrvân.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1692-1697.}}
<poem>
Nel tempo che in Gurgàn co’ prodi suoi
Era a consiglio il re d’Irania, in terra
Stava di Soghd il re di Cina. Intanto,
Qual mare ondoso era la terra tutta
Di Soghd amena pei congiunti accolti
D’Argiàspe e d’Afrasyàb. Dicea pur sempre
Il re di Cina: A sostener non vale
Quest’ampia terra il trono mio, non l’ampia
Schiera de’ miei. Di qui frattanto noi
Trascinerem contro l’irania terra
Le nostre squadre e di là ancor dell’altre
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 165 —|}}</noinclude>
<poem>
Genti gagliarde alle città verremo.
Gondurrem noi l’irania terra in Cina
E nell’aspra tenzon trarrem dall’alto
Il cielo in terra. Che possegga alcuno
Seggio o corona, non vogl’io, non certo
Imperïal costume o nobil pregio
fortuna propizia. — In questi detti
Ei stette alquanto, egli avido di gloria,
Ricco d’onor, ricco di genti armate,
Fin che poi venne dell’iranio sire
Annunzio certo, ch’ei d’Irania in tutto
Il suo regio poter moveasi in armi,
Giunse novella de la sua fortuna
Invitta sempre e del poter sovrano,
Dell’esercito suo che si stendea
Dall’uno all’altro mar. Ben si crucciava,
A tal novella, il principe di Cina,
E tosto il suo desìo da le battaglie
Si trasse a dietro. Pensieroso e mesto
Coi consiglieri egli sedea lung’ora,
Mentre i prenci de’ suoi tutti all’intorno
Si raccogliean. Si volse il re di Cina
Al suo ministro e fe’ tai detti allora:
:Nascondersi non vuol, qual lieve cosa,
Cotesto annunzio! Udii che giunse in terra
Di Gurgàn prence Kìsra e per quell’ampio
Loco distese le falangi sue.
Forse ei non ha di noi novella certa,
O forse di consiglio ha vuoto il capo
Veracemente. Ma da Cina stendesi
Fino al Gihùn l’esercito de’ miei,
E sotto allo splendor di mia corona
Si sta la terra. Sì m’è d’uopo adunque
Andargli incontro e guerreggiar. L’indugio
Chiarezza offusca di mio nome. E quegli
Credesi intanto che di là da lui
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Alex brollo
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<poem>
Varco non sia, che in terra ei sol rimanga
Prence sovrano. Ora egli avrà sentore
Di me sì certo, quando incontro a lui
Coi cavalier di Cina avido sempre
Verrò di gloria, — Ed uom prudente e saggio
Di Cina al prence si rivolse e disse:
Signor di nostra terra, oh! con l’iranio
Prence non rammentar guerra giammai,
Non lasciar che rovini il regno tuo
E l’esercito ancora! Alcun de’ regi
Il seggio dell’iranio non agogna,
Se pur di tal non sono ottusi e foschi
Il cor, la mente, che non è sovrano
Con tal fortuna e maestà. Davvero!
Che anche nel ciel non ha l’aspetto suo
La bianca luna! Ei prendesi tributi
D’India e di Grecia e da ogni loco attorno
Laddove son tesori e seminati
E pingui colti. Egli ha corona, e degno
È di seggio regal, sire del mondo.
Di vigile fortuna e invitto sempre.
:Dal sacerdote il principe di Cina
Que’ detti come udì, diè fondamento
A più degno consiglio e a quell’accorto
Che cercava sua via, si volse e disse:
:Che vede in ciò l’uom sapïente? Due
Cose vennero innanzi, e non è scampo.
Nè vuolsi qui tacer con ignominia.
Se dal pugnar col principe d’Irania
Altro frutto non vien che stento e duolo,
Niuna cosa è miglior che intorno spandere
Ogni nostro tesor, che da monete,
D’armi e battaglie in fatal dì, non vengono
O vesti o cibi, non tappeti. Vuolsi
Che per monete vengano pur sempre
Sicurezza di spirto ed alimenti,
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/170
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<poem>
Vesti molli pur anco, anco tappeti.
Ma chi teme del mal, monete sprezza
E bello ed aitante è di persona.
:Dell’esercito suo dieci ei trascelse
Eloquenti e facondi. Egli doveano
Far parole per lui, sapean parole
E intendere e formar. Piena di voti
Scrisse di Cina il savio una sua epistola.
Quale Arzhèng fea di Cina. Andâr que’ dieci
Nobili cavalier ricchi di senno,
Pieni la bocca di parole acconce,
Al prence iranio; e la novella certa
Come a re Kisra ne fu allor recata,
L’aula di re dei re tutta ei fe’ adorna
E comandò che tosto le cortine
Altri levasse da le porte e quelli,
Dal limitar, con molta gioia addotti
Fossero innanzi. Vennero que’ dieci
All’iranio signor coi doni e quelle
Cose pregiate a spandersi all’intorno
E col foglio regal. Come li vide
Il re del mondo, fe’ accoglienze oneste
E fe’ dimandi pel signor di Cina
E tutti assider fe’ sopra gli scanni.
:Dinanzi a lui chinavano la fronte
I cavalieri al suol, del re di Cina
Rendean messaggio. In un serico foglio
E di Cina in sermone era l’epistola,
E i messaggieri la posar dinanzi
Al regio scriba. Yezdeghìrd allora
Così a leggere imprese il regal foglio,
Che l’inclita assemblea di ciò rimase
In meraviglia. Ma principio a quello
Erano in pria benedizioni e voti
Da Dio, giusto signor, per quel sovrano
Dell’ampia terra; indi venian parole
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/171
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Alex brollo
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<poem>
Per alto grado di quel prence illustre,
Per suoi tesori e per suoi prodi in guerra,
Per l’armi ancora ed il poter, mostrando
Tutto cotesto al prence iranio. Ancora
Diceasi in quello: Benedice intanto
L’Imperator di Cina a me, suo servo,
E diemmi ancora, senza mio dimando.
Una sua figlia e le sue genti armate
Sol del consiglio mio fanno richiesta.
:Ma per quei doni che invïava il prence
All’ostello del re d’irania bella,
A cui serrò la via d’Heylàl la gente,
Questo era detto su quel foglio: Venni
L’oltraggio a vendicar di Ciàci alpestre
Dalla città, per ripigliar que’ serti
Da Ghatkèr vïolento e il mio tesoro,
E discesi così fin da le spiagge
Del Gulzarryùn, sì che pel molto sangue
Del Gihùn le correnti andaron tinte
D’un color di rubino. Allor che venne
Annunzio in Cina fino a noi, gridai
Benedizioni a chi mi diè l’annunzio;
E quei mi favellò de la vittoria
Dell’iranio signor, del valor suo,
Di sua saggezza e verecondia ancora,
Sì ch’io nel core ad amicizia vera
Anelai tosto, qual tra me pur fosse
E il re sovrano di quest’ampia terra.
Poi che dal foglio que’ suoi detti intese
E grandezza di lui ratto scoverse
E nobil stato ed inclito valore,
Principe Nushirvàn fe’ ai messaggieri
Degno loco apprestar. Gli altri fean lodi
Ai messaggieri ed accoglienze molte
Fean cortesi ed oneste. Allor che il sire
Apprestava le mense e bevitori
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Alex brollo
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<poem>
Chiedea con vin gagliardo, ecco! un invito
A’ messi ei fea pur anco; ed ei rimasero
Tutta una luna appo quel re sovrano
Là nell’aula regale, a’ suoi banchetti,
Alle sue cacce. E un dì, nella pianura,
Ei fe’ un’ampia assemblea, sì che oscurava
Il ciel sereno per la polve in alto
De’ cavalieri. Con dorati cinti
Tutti de le frontiere i guardïani
Erano al loco, e genti di Balùci
E genti di Ghilàn con auree targhe
Venian partitamente all’assemblea,
Venìan devote al re sovrano. Intanto
Recavano trecento palafreni
Con auree briglie e spade luccicanti
In foderi dorati. Al lampeggiare
Di tanti ferri e giavellotti acuti
E di tanti trafieri, ecco! ben detto
Avresti allor, confondesi col ferro
L’or prezioso! Ma di drappi ornato
Degli elefanti è il dorso eretto, e sopra
Sono troni in turchesi, in quella tinta
Ch’è dell’indaco puro. Anche di voci
Piena è la terra e l’aer pien di tumulto,
E l’orecchio degli uomini assordava
Acuto e pronto. D’India messaggieri
Venìano intanto e di Grecia e di Bèrda
E d’ogni regno e d’ogni regione
Dai colti campi e dai deserti ancora,
D’astati cavalieri inclito albergo,
Tutti al prence venìan. Così mostrava
A’ Cinesi il gran re: Gli è mio l’impero
Da questo sol fino al dorso del drago
Che la terra sostien ne’ fondi abissi.
:Di tumulto così, di polve ingombra
Era l’etra del ciel, d’armi guerriere
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Alex brollo
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<poem>
Chiedea con vin gagliardo, ecco! un invito
A’ messi ei fea pur anco; ed ei rimasero
Tutta una luna appo quel re sovrano
Là nell’aula regale, a’ suoi banchetti,
Alle sue cacce. E un dì, nella pianura,
Ei fe’ un’ampia assemblea, sì che oscurava
Il ciel sereno per la polve in alto
De’ cavalieri. Con dorati cinti
Tutti de le frontiere i guardïani
Erano al loco, e genti di Balùci
E genti di Ghilàn con auree targhe
Venian partitamente all’assemblea,
Venìan devote al re sovrano. Intanto
Recavano trecento palafreni
Con auree briglie e spade luccicanti
In foderi dorati. Al lampeggiare
Di tanti ferri e giavellotti acuti
E di tanti trafieri, ecco! ben detto
Avresti allor, confondesi col ferro
L’or prezioso! Ma di drappi ornato
Degli elefanti è il dorso eretto, e sopra
Sono troni in turchesi, in quella tinta
Ch’è dell’indaco puro. Anche di voci
Piena è la terra e l’aer pien di tumulto,
E l’orecchio degli uomini assordava
Acuto e pronto. D’India messaggieri
Venìano intanto e di Grecia e di Bèrda
E d’ogni regno e d’ogni regione
Dai colti campi e dai deserti ancora,
D’astati cavalieri inclito albergo,
Tutti al prence venìan. Così mostrava
A’ Cinesi il gran re: Gli è mio l’impero
Da questo sol fino al dorso del drago
Che la terra sostien ne’ fondi abissi.
:Di tumulto così, di polve ingombra
Era l’etra del ciel, d’armi guerriere
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<poem>
Piena la terra. Ma del piano a mezzo
Campo fu posto di battaglia, e quivi
Corsero a gara i cavalier pugnaci,
Elli, superbi e da l’eretta fronte,
Per alcun tempo contrastar con clave,
Con ascie ed archi e sibilanti frecce.
Tutto quel campo era d’astati ingombro.
Di gente ancor dai giavellotti in pugno,
I cavalieri da una parte, i fanti
Dall’altra e di rincontro. Ai messaggieri
D’ogni terra venuti e d’ogni prence
E d’ogni illustre meraviglia occorse
Per sì gran gente armigera, per tante
Armi ed arnesi, per l’augusto volto
Del re sovrano e per la gloria sua
E per suoi detti. Ei si dicean secreta‐
mente l’un l’altro: Cerca pregi assai
Questo gran re da la cervice eretta,
Regge le briglie e mostra l’asta ai forti
Delle sue schiere. Ma que’ pregi eletti
Che a noi mostrò l’inclito sire, in core
Serbar c’è d’uopo. — E allor che ritornava
Al suo sire ciascun, queste parole
Facea compagne di sua via lontana
E dicea: Re sovrano unqua non vide
Qual prence Nushirvàn, con gli occhi suoi,
Nato mortal, vecchio o garzon ch’ei sia.
:De’ messaggieri le parole ascose
Disse qualcuno al re del mondo. Allora
Ei fe’ precetto a tal dei tesorieri
Nel piano di recar quell’armi sue
Di guerra; e quei sì le recava intanto,
L’usbergo e l’elmo e la corazza. Tosto
Fe’ il re comando di sciogliere i nodi,
Ma niun eroe dall’ampio petto, esperto
Di suo vigor, potea l’inclito usbergo
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Alex brollo
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<poem>
Levar dal loco ov’era. Oh no! quell’elmo,
La corazza e la clava alto dal suolo
Niun potea sollevar, fuor che tal prence
Con tal braccio e tal petto! E niuno arciere
Nell’esercito immenso eragli pari,
Non un de’ prenci amante di battaglie
Era quanto il gran re. Scese in quel campo
Come elefante indomito e furente,
Con una clava nella man, dal capo
D’una giovenca, e sotto un palafreno
Veloce corridor. Meravigliava
Tutta la gente per l’altezza sua.
:Grida levârsi e strepiti di trombe
E di crotali d’India alto fragore
Degli elefanti da l’erette schiene,
E i percussori de’ timballi innanzi
Lor timpani recâr; davver! che il suolo
Per le zampe ferrate de’ cavalli
In travaglio ne andava! Il re de’ regi
Con l’elmo suo, con l’aurea sua gualdrappa.
Innanzi andava, ed a sinistra e a destra
Ivano i prodi e nobili gagliardi,
Volti le briglie a governar. Gridâro
Benedizioni i messaggieri e il capo
Tutti d’un moto posero alla terra
Subitamente. Nella reggia entrava
Dalla campagna il re del mondo allora,
Entravan seco tutti i prenci suoi.
:Fe’ cenno poi che innanzi a lui venisse,
Con Ardeshir, de’ sacerdoti duca.
L’inclito scriba; e lo scrittor su molle
Carta notava in pehlèvica lingua
Un’epistola regia. Allor che in pura
Ambra le gote degli apposti calami
Egli ebbe intinte, fe’ principio al foglio
Benedicendo a Dio primieramente.
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Alex brollo
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<poem>
A Dio, giusto signor, che già creava
Quest’ampio cielo e fe’ grandezza in terra
Ed umil stato e pose amor nel core
Degli uomini quaggiù. Servi di lui
Siam veramente, ed egli è re sovrano,
Ferma ragione è in testimonio a noi
Di sua possanza. Sol per suo comando
Muove nostro alitar, sovra la terra
L’orme non stampa senza lui l’errante
Formica; ed io qui chieggo e qui domando
Che di Cina al signor miei voti- arrechi
Iddio sovrano. Ma per quel che in pria
Dicesti già di que’ feroci Heytàli
Che le reni cingean per danno altrui,
Sappi che stolti e sol per ingiustizia
Il sangue egli versâr, poscia ne’ lacci
Da’ loro apposti caddero a impigliarsi.
Deh! che se un tristo forza di leone
Anche si avesse, mai non dee levarsi
Superbo in contro a Dio! Poi che costume
Quelli prendean de le selvagge fiere,
Sovr’essi vincitor nella battaglia
Giustamente tu fosti. Anche parlasti
Di tesori e di genti armate in guerra,
Della possanza e di quella corona
D’Imperator di Cina e di quel suo
Nobile seggio. Ma chi fa parole
Di grandezza così, consenzïente
A’ detti suoi non ha l’uom saggio. Forse
Veduto non hai tu d’imperïale
Grandezza il seggio, non real corona,
Se meraviglia sorge in te per quello
Esercito di Cia̓ci e la sua terra,
Chè di sopra a le cose alte e sublimi
Cosa più eccelsa anche si sta, di sopra
Ad ogni astro del ciel trovasi un’altra
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Stella fulgente. E ben si vuol cotesto
Dir soltanto a colui che mai non vide
Regal tesoro, eserciti e fatiche,
Non regioni intorno al mondo. I prenci
Dell’ampia terra che m’han visto, e quelli,
E quelli sì che non m’han visto, e pure
Udìan narrar di me, vanno dicendo
Che il mar di Cina quanto picciol’acqua
Io non soglio estimar, che le montagne
Per reverenza che han di me, si crollano
Tumultüose. Ma quest’ampia terra
Al mio tesoro sottostà pur anco,
E là si volge la fatica mia
Dove son campi ed acque. Al terzo loco
Amicizia con me cercasti ancora,
A vincolo con me, quale di sangue,
Apprestandoti in cor. Poi che tu brami
Cene e conviti, presso a me non sono
Armi e battaglie, nè s’acquista alcuno
Assalti mai per cene ch’egli appresta.
Anche con uom di bella fama il saggio
Contese mai non cerca. E veramente
Chi conformava alle tenzoni in guerra
La sua natura, in ora che si cercano
Battaglie a lui, non cerca indugi, e quei
Che molte volte de l’orrenda guerra
Vide la porta, di contese al tempo
Non cercasi maestro. E vuolsi ancora
Che negli assalti poderosi ognuno
Tranquillo abbiasi il cor come fra quella
Pompa del seggio e della sua corona.
Amico deh! ti resti Iddio creante,
Splenda il tuo serto e la regal tua gemma!
:Il suggello regal posero allora
Sovra quel foglio. Il re la sua corona
E il trono suo fece più belli assai,
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="1" user="BrolloBot" />{{RigaIntestazione||— 174 —|}}</noinclude>
<poem>
Qual è costume de’ regnanti fulgida
Fu apprestata una vesta e il messaggiero
Nel cospetto real chiamossi allora.
Principe Kìsra aggiunse ancor parole
All’epistola sua, quale messaggio
Di ciò che in cor s’avea. Partian frattanto
Bellamente così dal regio ostello
I messaggieri e con auguri e lodi
Prendean la via; poi giunti al re di Cina,
Sciolsero ad uno ad un piena di voti
La lingua, e il prence di gran cose esperto
Liberò il loco e venne solo innanzi
II suo ministro al seggio suo regale.
I messi allora a se chiamò, fe’ lungo
Sermon di Kìsra, e disse in pria di quello
Alto consiglio e del saper sovrano
E del senno di lui, del vago aspetto.
Della statura, delle sue parole,
E aggiunse ancor: Deh! quante son con lui
Armate schiere e quanti de’ suoi prenci
Hanno suggelli e regi serti? Parlami
Dell’opre giuste e de le ingiuste ancora
E della terra e de’ tesori suoi,
Della corona e de’ suoi prodi in guerra.
E la faconda lingua il messaggiero
AUor disciolse e le vedute cose
Ricordò tutte al prence suo dinanzi,
Così dicendo al re di Cina: Lui
Aver non dèi, signot- di nostra terra.
In umil grado come fai. Davvero!
Pochi son come lui principi saggi,
In cent’anni d’età, di nobil volto
E sorridente! In case di regnanti.
In conviti e battaglie, in dilettose
Cacce ne’ boschi, non vedemmo noi
Sire giammai che gli sia pari. Quale
</poem><noinclude></noinclude>
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Ipazia (poema)/Canto I
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{{Qualità|avz=75%|data=4 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Canto I|prec=../Prefazione|succ=../Canto II}}
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Viaggio in Sicilia (Münter)/Viaggio da Catania a Messina
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Spinoziano (BEIC)
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{{Qualità|avz=100%|data=4 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Viaggio da Catania a Messina|prec=../Viaggio al Monte Etna|succ=../Messina}}
<pages index="Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu" from="83" to="104" />
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|178|{{Sc|note}}}}</noinclude><section begin="7" />greche ταῦρος ο μένος, cioè ''toro'' e ''forza'', ardore guerriero. Pur non di meno Falconer, nel lib. 6 di {{AutoreCitato|Strabone|Strabone}}, intende che ''taurus'' tragga il suo etimo da ''taur'' o ''tor'', che in lingua ebraica o celtica significa monte.<section end="7" /><br>{{gap|1em}}
(8) <section begin="8" />Naumachia, combattimento navale, parola greca composta dalle due ναῦς, ''nave'' e μάχη ''pugna''. ''Naumachiarii'' si dicevan quelli disgraziati prigionieri o delinquenti che venivano condannati a combattervi. Quest'opera è sicuramente romana giacchè i Greci, i quali non avevano la ferocia di quel popolo, non potevano divertirsene. Tali edifizj costavano tesori immensi, ne' quali si faceva entrar l'acqua per via di canali con tale rapidità, che appena gli spettatori avevan tempo di avvedersene; e con prontezza uguale ne venivano evacuati onde nuovo spettacolo sostituirvisi. Si può da qui comprendere quali straordinare spese furono impiegate nella costruzione della naumachia di Taormina. Si dice che {{AutoreCitato|Gaio Giulio Cesare|Cesare}} sia stato il primo a costruirne una sulle sponde del Tevere presso Roma, ed i preparativi per sì barbaro e crudele divertimento furon così clamorosi, che un numero immenso di forestieri da tutte le parti del mondo vi concorse. V. {{AutoreCitato|Gaio Svetonio Tranquillo|Svetonio}}, vita di Cesare, cap. 39. Claudio ne fece una sul lago Fucino, facendo passar avanti di lui i 24 vascelli al combattimento destinati. Gl'infelici che in quel brutalissimo sollazzo, degno del feroce cuore di Claudio, doveano cader vittima, gli dissero: ''Ave, Imperator, morituri te salutant'': ed egli ordinò sull'istante la zuffa, loro freddamente rispondendo ''avete vos''. Nerone, facendo perciare la montagna che separa questo lago dal fiume Lire, volle che 19 mila uomini vi combattessero; e per aggiungere inaspettato orrore a quel massacro in sè stesso abbastanza orribile, onde meglio deliziare l'infernale anima sua, fece sortir dall'acqua ogni sorta di mostri marini.<section end="8" /><br>{{gap|1em}}
(9)<section begin="9" />I teatri greci eran composti di tre parti<section end="9" /><noinclude><references/></noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|178|{{Sc|note}}}}</noinclude><section begin="7" />greche ταῦρος ο μένος, cioè ''toro'' e ''forza'', ardore guerriero. Pur non di meno Falconer, nel lib. 6 di {{AutoreCitato|Strabone|Strabone}}, intende che ''taurus'' tragga il suo etimo da ''taur'' o ''tor'', che in lingua ebraica o celtica significa monte.<section end="7" /><br>{{gap|1em}}
(8) <section begin="8" />Naumachia, combattimento navale, parola greca composta dalle due ναῦς, ''nave'' e μάχη ''pugna''. ''Naumachiarii'' si dicevan quelli disgraziati prigionieri o delinquenti che venivano condannati a combattervi. Quest'opera è sicuramente romana giacchè i Greci, i quali non avevano la ferocia di quel popolo, non potevano divertirsene. Tali edifizj costavano tesori immensi, ne' quali si faceva entrar l'acqua per via di canali con tale rapidità, che appena gli spettatori avevan tempo di avvedersene; e con prontezza uguale ne venivano evacuati onde nuovo spettacolo sostituirvisi. Si può da qui comprendere quali straordinare spese furono impiegate nella costruzione della naumachia di Taormina. Si dice che {{AutoreCitato|Gaio Giulio Cesare|Cesare}} sia stato il primo a costruirne una sulle sponde del Tevere presso Roma, ed i preparativi per sì barbaro e crudele divertimento furon così clamorosi, che un numero immenso di forestieri da tutte le parti del mondo vi concorse. V. {{AutoreCitato|Gaio Svetonio Tranquillo|Svetonio}}, vita di Cesare, cap. 39. {{wl|Q1411|Claudio}} ne fece una sul lago Fucino, facendo passar avanti di lui i 24 vascelli al combattimento destinati. Gl'infelici che in quel brutalissimo sollazzo, degno del feroce cuore di Claudio, doveano cader vittima, gli dissero: ''Ave, Imperator, morituri te salutant'': ed egli ordinò sull'istante la zuffa, loro freddamente rispondendo ''avete vos''. {{wl|Q1413|Nerone}}, facendo perciare la montagna che separa questo lago dal fiume Lire, volle che 19 mila uomini vi combattessero; e per aggiungere inaspettato orrore a quel massacro in sè stesso abbastanza orribile, onde meglio deliziare l'infernale anima sua, fece sortir dall'acqua ogni sorta di mostri marini.<section end="8" /><br>{{gap|1em}}
(9)<section begin="9" />I teatri greci eran composti di tre parti<section end="9" /><noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del traduttore}}.|179}}</noinclude><section begin="9" />principali, la scena, il teatro propriamente detto e l'orchestra. Scena, parola latina, da σκενή greca, non significava che un intreccio d'alberi per coprirsi dal sole; ma fu in seguito adottata per quella parte del teatro, daddove gli attori sortivano, e per riporvisi le macchine e le decorazioni che in tragiche, comiche e satiriche venivano distinte. Era la medesima compartita da tre grandi archi o porte. La centrale era chiamata ''reale'', e ''forestiere'' le due altre. L'oggetto principale della decorazione situavasi nel mezzo ed a' lati venivano distinte le lontane prospettive. Da noi si usa tutto il contrario. Avanti a questo vi era un grande e libero spazio detto προσκηνιον, ''avanti scena'', ove gli attori rappresentavano, dal quale uno o due gradini scendendo si andava al θυμέλη, ''altare'', in cui sagrifizj a Bacco si offrivano. Tutto ciò costituiva la scena. Il teatro era quasi l'intero dell'edifizio ed abbracciava l'orchestra e la porzione circolare fissata per sedervi gli spettatori. Ne' grandi teatri i sedili erano interrotti da alcuni ripiani detti dal nome latino ''precinzioni'' da ''praecingere'', che ordinariamente si costruivano ad ogni nove file di sedili, due de' quali servivano per una precinzione. Questi erano intersecati da picciole scale, per dare il comodo alla gente di salire e scendere, le di cui aperture erano denominate ''vomitorj'', dall'osservare che le persone sboccavano da questi, come se fossero state vomitate. La parte de' sedili intercetta tra due di esse scale, si addimandava ''cuneo'' perchè in effetto ne prendea naturalmente la forma; e da qui tutti quegl'individui, che a cagione del cattivo loro costume o circostanze non erano ammessi a sedere nel teatro, si chiamavano ''discuneati''. In que' pubblici luoghi si usava ogni distinzione, e perciò eran tutti gli spettatori destinati a prendervi seggio secondo il ceto e la dignità che onorava. L'orchestra finalmente deriva il suo<section end="9" /><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del traduttore}}.|179}}</noinclude><section begin="9" />principali, la scena, il teatro propriamente detto e l'orchestra. Scena, parola latina, da σκενή greca, non significava che un intreccio d'alberi per coprirsi dal sole; ma fu in seguito adottata per quella parte del teatro, daddove gli attori sortivano, e per riporvisi le macchine e le decorazioni che in tragiche, comiche e satiriche venivano distinte. Era la medesima compartita da tre grandi archi o porte. La centrale era chiamata ''reale'', e ''forestiere'' le due altre. L'oggetto principale della decorazione situavasi nel mezzo ed a' lati venivano distinte le lontane prospettive. Da noi si usa tutto il contrario. Avanti a questo vi era un grande e libero spazio detto προσκηνιον, ''avanti scena'', ove gli attori rappresentavano, dal quale uno o due gradini scendendo si andava al θυμέλη, ''altare'', in cui sagrifizj a Bacco si offrivano. Tutto ciò costituiva la scena. Il teatro era quasi l'intero dell'edifizio ed abbracciava l'orchestra e la porzione circolare fissata per sedervi gli spettatori. Ne' grandi teatri i sedili erano interrotti da alcuni ripiani detti dal nome latino ''precinzioni'' da ''praecingere'', che ordinariamente si costruivano ad ogni nove file di sedili, due de' quali servivano per una precinzione. Questi erano intersecati da picciole scale, per dare il comodo alla gente di salire e scendere, le di cui aperture erano denominate ''vomitorj'', dall'osservare che le persone sboccavano da questi, come se fossero state vomitate. La parte de' sedili intercetta tra due di esse scale, si addimandava ''cuneo'' perchè in effetto ne prendea naturalmente la forma; e da qui tutti quegl'individui, che a cagione del cattivo loro costume o circostanze non erano ammessi a sedere nel teatro, si chiamavano ''discuneati''. In que' pubblici luoghi si usava ogni distinzione, e perciò eran tutti gli spettatori destinati a prendervi seggio secondo il ceto e la dignità che onorava. L'orchestra finalmente deriva il suo<section end="9" /><noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|180|{{Sc|note}}}}</noinclude><section begin="9" />nome dal greco ὀρχησής, ''danza'', ed era il luogo fissato per i subalterni rappresentanti, cioè cantanti, ballerini ed istrumentisti, i quali tra un atto e l'altro, oppure alla fine del grande spettacolo solevano i loro pezzi esercitare.<br>{{gap|1em}}
I Romani, che presero da' Greci l'uso de' teatri, avevano pur non di meno qualche diversità nella ripartizione. La vera differenza consisteva nell'uso dell'orchestra, perchè la romana era destinata per il luogo degli imperatori, consoli, senatori, edili e delle vestali, alla quale si dava il nome di ''podium'' che significa ''balaustrata''. Questa nazione come la greca prodigava tutta la sontuosità, magnificenza e ricchezza in tali edifizj. Semplici privati dissipavano incredibili somme. I più superbi furono quelli eretti da Emilio Scauro e C. Curione. Si dice che il primo conteneva 80000 spettatori; il secondo era composto di due teatri, che girando intorno un perno univansi per formare un anfiteatro.<br>{{gap|1em}}
Le donne non montavano le scene degli antichi teatri a causa della debolezza della loro voce. Gli eunuchi ne adempivano le funzioni; ed affinchè la voce si facesse meglio e più distinta sentire, oltre l'echee o vasi di bronzo ideati e supposti da {{AutoreCitato|Marco Vitruvio Pollione|Vitruvio}} usarsi per tale oggetto, {{AutoreCitato|Wilhelm August von Schlegel|Guglielmo Schlegel}}, nel suo Trattato di letteratura drammatica, lez. 3 ci dà ragguaglio che ''si compensava con grand'arte la diminuzione dei differenti generi d'effetti prodotta dalla lontananza, dando agli attori certe maschere costruite di sorte da rinforzare la voce ed aggrandendo la loro statura col coturno''.<section end="9" /><br>{{gap|1em}}
(10) <section begin="10" />Il pulpito ed il proscenio presso i Romani erano l'istessa cosa. ossia il luogo più elevato, che corrisponde al nostro palco scenico.<section end="10" /><br>{{gap|1em}}
(11) <section begin="11" />Questo teatro è di romana costruzione, per quel che in atto dalla sua costruzione ed architettura si scorge. È facile però, come alcuni credono, che sia stata un'opera greca, alla quale i {{Pt|Ro-}}<section end="11" /><noinclude><references/></noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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I Romani, che presero da' Greci l'uso de' teatri, avevano pur non di meno qualche diversità nella ripartizione. La vera differenza consisteva nell'uso dell'orchestra, perchè la romana era destinata per il luogo degli imperatori, consoli, senatori, edili e delle vestali, alla quale si dava il nome di ''podium'' che significa ''balaustrata''. Questa nazione come la greca prodigava tutta la sontuosità, magnificenza e ricchezza in tali edifizj. Semplici privati dissipavano incredibili somme. I più superbi furono quelli eretti da Emilio Scauro e C. Curione. Si dice che il primo conteneva 80000 spettatori; il secondo era composto di due teatri, che girando intorno un perno univansi per formare un anfiteatro.<br>{{gap|1em}}
Le donne non montavano le scene degli antichi teatri a causa della debolezza della loro voce. Gli eunuchi ne adempivano le funzioni; ed affinchè la voce si facesse meglio e più distinta sentire, oltre l'echee o vasi di bronzo ideati e supposti da {{AutoreCitato|Marco Vitruvio Pollione|Vitruvio}} usarsi per tale oggetto, {{AutoreCitato|Wilhelm August von Schlegel|Guglielmo Schlegel}}, nel suo Trattato di letteratura drammatica, lez. 3 ci dà ragguaglio che ''si compensava con grand'arte la diminuzione dei differenti generi d'effetti prodotta dalla lontananza, dando agli attori certe maschere costruite di sorte da rinforzare la voce ed aggrandendo la loro statura col coturno''.<section end="9" /><br>{{gap|1em}}
(10) <section begin="10" />Il pulpito ed il proscenio presso i Romani erano l'istessa cosa. ossia il luogo più elevato, che corrisponde al nostro palco scenico.<section end="10" /><br>{{gap|1em}}
(11) <section begin="11" />Questo teatro è di romana costruzione, per quel che in atto dalla sua costruzione ed architettura si scorge. È facile però, come alcuni credono, che sia stata un'opera greca, alla quale i {{Pt|Ro-}}<section end="11" /><noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del traduttore}}.|181}}</noinclude><section begin="da Catania a Messina" /><section begin="11" />mani apprestarono de’ cambiamenti e delle restaurazioni<section end="11" /><br>{{gap|1em}}
(12) <section begin="12" />La traduzione di quel testo greco è la seguente: ''In Sicilia il nevoso Etna colonna del cielo preme l’irsuto petto di costui'' ({{wl|Q180237|Tifone}}) ''e lo incatena''.<section end="12" /><br>{{gap|1em}}<section end="da Catania a Messina" />
<section begin="messina" />
{{Ct|''Note all’articolo Messina.''|t=4}}
(1) <section begin="1" />''Falcem autem Siculi Zanclon appellant''. {{AutoreCitato|Tucidide|Tucid.}}, lib. 6. L’istesso ne’ seguenti sensi vien detto da Strabone, lib. 6. ''Nam obliquum iis'' (da’ Siculi) ''Zanclium appellabatur''. Si legge ancora presso Stefano, l. c., ''quod illic Saturnus falcem absconderit, qua patris verenda abscidit''. Da questo istesso scrittore rilevasi inoltre, che quella denominazione le sia stata imposta ''a Zanclo Genenis filio'', oppure da un fonte di questo stesso nome. {{AutoreCitato|Diodoro Siculo|Diodoro}} in fine nel lib. 4 ci riferisce che ''Zanclo Siculorum Regi a quo Zancle olim nunc Messene nomen adepta est'''.<section end="1" /><br>{{gap|1em}}
(2) <section begin="2" />I capitani di que’ corsari furono ''Perieres atque Crataemenes, alter a Cumis, a Chalcide alter''. {{AutoreCitato|Tucidide|Tuc.}} lib. 6. Ancora l’istesso si assicura da {{AutoreCitato|Pausania|Pausania}} nel suo lib. 4, cap. 24.<section end="2" /><br>{{gap|1em}}
(3) <section begin="3" />Su di ciò {{AutoreCitato|Strabone|Strabone}} nel lib. 6 ci rapporta che questa città ''condita fuit a Messeniis Peloponnesiis, qui etiam nomen ejus mutarunt''; e nel lib. 8 dell’istesso geografo si dice che ''Zancles conditae tempus ignotum est, sed nomen Messanae post Darium ab Anaxila duxit''. Quasi nel modo stesso si spiega {{AutoreCitato|Tucidide|Tucidide}} nel lib. 6, ''et nomine mutato Messanam a sua antiqua patria nominavit''. Non è si facile però di stabilirne l’epoca: secondo {{AutoreCitato|Erodoto|Erodoto e Tucidide è da credere che questo avvenimento avesse luogo dopo la presa di Mileto verificata alla 70.<sup>a</sup> olimpiade, cioè 469 anni avanti G. C. Si veda {{AutoreCitato|Salvatore Maria Di Blasi|de Blasi}}. Intanto Pausania ne assegna una data assai anteriore, asserendo nell’or citato luogo: ''haec gesta sunt undetricesima {{Pt|Olym-}}''<section end="3" /><section end="messina" /><noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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(12) <section begin="12" />La traduzione di quel testo greco è la seguente: ''In Sicilia il nevoso Etna colonna del cielo preme l’irsuto petto di costui'' ({{wl|Q180237|Tifone}}) ''e lo incatena''.<section end="12" /><br>{{gap|1em}}<section end="da Catania a Messina" />
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(1) <section begin="1" />''Falcem autem Siculi Zanclon appellant''. {{AutoreCitato|Tucidide|Tucid.}}, lib. 6. L’istesso ne’ seguenti sensi vien detto da Strabone, lib. 6. ''Nam obliquum iis'' (da’ Siculi) ''Zanclium appellabatur''. Si legge ancora presso Stefano, l. c., ''quod illic Saturnus falcem absconderit, qua patris verenda abscidit''. Da questo istesso scrittore rilevasi inoltre, che quella denominazione le sia stata imposta ''a Zanclo Genenis filio'', oppure da un fonte di questo stesso nome. {{AutoreCitato|Diodoro Siculo|Diodoro}} in fine nel lib. 4 ci riferisce che ''Zanclo Siculorum Regi a quo Zancle olim nunc Messene nomen adepta est'''.<section end="1" /><br>{{gap|1em}}
(2) <section begin="2" />I capitani di que’ corsari furono ''Perieres atque Crataemenes, alter a Cumis, a Chalcide alter''. {{AutoreCitato|Tucidide|Tuc.}} lib. 6. Ancora l’istesso si assicura da {{AutoreCitato|Pausania|Pausania}} nel suo lib. 4, cap. 24.<section end="2" /><br>{{gap|1em}}
(3) <section begin="3" />Su di ciò {{AutoreCitato|Strabone|Strabone}} nel lib. 6 ci rapporta che questa città ''condita fuit a Messeniis Peloponnesiis, qui etiam nomen ejus mutarunt''; e nel lib. 8 dell’istesso geografo si dice che ''Zancles conditae tempus ignotum est, sed nomen Messanae post Darium ab Anaxila duxit''. Quasi nel modo stesso si spiega {{AutoreCitato|Tucidide|Tucidide}} nel lib. 6, ''et nomine mutato Messanam a sua antiqua patria nominavit''. Non è si facile però di stabilirne l’epoca: secondo {{AutoreCitato|Erodoto|Erodoto}} e Tucidide è da credere che questo avvenimento avesse luogo dopo la presa di Mileto verificata alla 70.<sup>a</sup> olimpiade, cioè 469 anni avanti G. C. Si veda {{AutoreCitato|Salvatore Maria Di Blasi|de Blasi}}. Intanto Pausania ne assegna una data assai anteriore, asserendo nell’or citato luogo: ''haec gesta sunt undetricesima {{Pt|Olym-}}''<section end="3" /><section end="messina" /><noinclude><references/></noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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(12) <section begin="12" />La traduzione di quel testo greco è la seguente: ''In Sicilia il nevoso Etna colonna del cielo preme l’irsuto petto di costui'' ({{wl|Q180237|Tifone}}) ''e lo incatena''.<section end="12" /><br>{{gap|1em}}<section end="da Catania a Messina" />
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{{Ct|''Note all’articolo Messina.''|t=4}}
(1) <section begin="1" />''Falcem autem Siculi Zanclon appellant''. {{AutoreCitato|Tucidide|Tucid.}}, lib. 6. L’istesso ne’ seguenti sensi vien detto da Strabone, lib. 6. ''Nam obliquum iis'' (da’ Siculi) ''Zanclium appellabatur''. Si legge ancora presso Stefano, l. c., ''quod illic Saturnus falcem absconderit, qua patris verenda abscidit''. Da questo istesso scrittore rilevasi inoltre, che quella denominazione le sia stata imposta ''a Zanclo Genenis filio'', oppure da un fonte di questo stesso nome. {{AutoreCitato|Diodoro Siculo|Diodoro}} in fine nel lib. 4 ci riferisce che ''Zanclo Siculorum Regi a quo Zancle olim nunc Messene nomen adepta est''.<section end="1" /><br>{{gap|1em}}
(2) <section begin="2" />I capitani di que’ corsari furono ''Perieres atque Crataemenes, alter a Cumis, a Chalcide alter''. {{AutoreCitato|Tucidide|Tuc.}} lib. 6. Ancora l’istesso si assicura da {{AutoreCitato|Pausania|Pausania}} nel suo lib. 4, cap. 24.<section end="2" /><br>{{gap|1em}}
(3) <section begin="3" />Su di ciò {{AutoreCitato|Strabone|Strabone}} nel lib. 6 ci rapporta che questa città ''condita fuit a Messeniis Peloponnesiis, qui etiam nomen ejus mutarunt''; e nel lib. 8 dell’istesso geografo si dice che ''Zancles conditae tempus ignotum est, sed nomen Messanae post Darium ab Anaxila duxit''. Quasi nel modo stesso si spiega {{AutoreCitato|Tucidide|Tucidide}} nel lib. 6, ''et nomine mutato Messanam a sua antiqua patria nominavit''. Non è si facile però di stabilirne l’epoca: secondo {{AutoreCitato|Erodoto|Erodoto}} e Tucidide è da credere che questo avvenimento avesse luogo dopo la presa di Mileto verificata alla 70.<sup>a</sup> olimpiade, cioè 469 anni avanti G. C. Si veda {{AutoreCitato|Salvatore Maria Di Blasi|de Blasi}}. Intanto Pausania ne assegna una data assai anteriore, asserendo nell’or citato luogo: ''haec gesta sunt undetricesima {{Pt|Olym-}}''<section end="3" /><section end="Messina" /><noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|182|{{Sc|note}}}}</noinclude><section begin="3" />''{{pt|piade|Olympiade}}'', vale a dire 660 anni prima dell' era volgare. Bagattella!<section end="3" /><br>{{gap|1em}}
(4) <section begin="4" />Non è ben deciso se costoro siano stati del paese de' Campani o de' Brutii. La parola proviene dal latino ''Mars, Marte'', ed in conseguenza ''mamertini'' non esprime altro che guerrieri. Questa gente non cambiò il nome della città, ma i Messeni furon d' allora detti Mamertini, come lo fu il vino ugualmente chiamato.<section end="4" /><br>{{gap|1em}}
(5) <section begin="5" />Questo numero sembra esagerato.<section end="5" /><br>{{gap|1em}}
(6) <section begin="6" />Tutto si è pienamente verificato.<section end="6" /><br>{{gap|1em}}
(7) <section begin="7" />Speriamo che questo non si avveri. Ma qual paese, o qual provincia, o vasto regno non può esser distrutto da un tremuoto e dalla terra farlo scomparire? Se l'Asia potè esser dall'Europa per gli effetti di una operazione vulcanica separata, secondo la ''opinion très-probable de Pallas'', dice {{AutoreCitato|Scipione Breislak|Breislack}} nel lib. 7, cap. 100; se in una dissertazione ''très-intéressante'', dicono gli autori del Dizionario di Storia nat., ''et qui a remporté le prix proposé'', il sig. Desmares ha dimostrato l'antica unione dell'Inghilterra con la Francia; se altri stretti formarono una volta un terreno unito, ha potuto la Sicilia esser soggetta ancora a questa catastrofe. Gli storici ed i naturalisti ce lo fanno assolutamente credere; e solo si trovano discordi, nel volerne argomentare la vera cagione: ''Tradunt prisci rerum auctores Siciliam olim fuisse Italiae conjuctam''. {{AutoreCitato|Diodoro Siculo|Diod.}}, lib. 4. Nel lib. 3 dell' Eneide si legge . . . .
<poem>''Haec loca vi quondam, et vasta convulsa ruina''
''Tantum aevi longique valet mutare vetustas''.
''Dissiluisse ferunt cum protenus utraque tellus''
''Una foret''.</poem><br>
Nell' epoche della natura {{AutoreCitato|Georges-Louis Leclerc de Buffon|Buffon}} in questi sensi si esprime: ''Ensuite il y a eu un seconde déluge lorsque porte du détroit de Gibraltar s'est ouverte, les eaux de l'Océan ont dú produire dans la Méditerranée une seconde augmentation, et ont achevé d'inonder les terres, qui n'étoient pas submergées'':<section end="7" /><noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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(4) <section begin="4" />Non è ben deciso se costoro siano stati del paese de' Campani o de' Brutii. La parola proviene dal latino ''Mars, Marte'', ed in conseguenza ''mamertini'' non esprime altro che guerrieri. Questa gente non cambiò il nome della città, ma i Messeni furon d' allora detti Mamertini, come lo fu il vino ugualmente chiamato.<section end="4" /><br>{{gap|1em}}
(5) <section begin="5" />Questo numero sembra esagerato.<section end="5" /><br>{{gap|1em}}
(6) <section begin="6" />Tutto si è pienamente verificato.<section end="6" /><br>{{gap|1em}}
(7) <section begin="7" />Speriamo che questo non si avveri. Ma qual paese, o qual provincia, o vasto regno non può esser distrutto da un tremuoto e dalla terra farlo scomparire? Se l'Asia potè esser dall'Europa per gli effetti di una operazione vulcanica separata, secondo la ''opinion très-probable de Pallas'', dice {{AutoreCitato|Scipione Breislak|Breislack}} nel lib. 7, cap. 100; se in una dissertazione ''très-intéressante'', dicono gli autori del Dizionario di Storia nat., ''et qui a remporté le prix proposé'', il sig. Desmares ha dimostrato l'antica unione dell'Inghilterra con la Francia; se altri stretti formarono una volta un terreno unito, ha potuto la Sicilia esser soggetta ancora a questa catastrofe. Gli storici ed i naturalisti ce lo fanno assolutamente credere; e solo si trovano discordi, nel volerne argomentare la vera cagione: ''Tradunt prisci rerum auctores Siciliam olim fuisse Italiae conjuctam''. {{AutoreCitato|Diodoro Siculo|Diod.}}, lib. 4. Nel lib. 3 dell' Eneide si legge . . . .
<poem>''Haec loca vi quondam, et vasta convulsa ruina''
''Tantum aevi longique valet mutare vetustas''.
''Dissiluisse ferunt cum protenus utraque tellus''
''Una foret''.</poem><br>
Nell' epoche della natura {{AutoreCitato|Georges-Louis Leclerc de Buffon|Buffon}} in questi sensi si esprime: ''Ensuite il y a eu un seconde déluge lorsque porte du détroit de Gibraltar s'est ouverte, les eaux de l'Océan ont dú produire dans la Méditerranée une seconde augmentation, et ont achevé d'inonder les terres, qui n'étoient pas submergées'':<section end="7" /><noinclude><references/></noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|182|{{Sc|note}}}}</noinclude><section begin="3" />''{{pt|piade|Olympiade}}'', vale a dire 660 anni prima dell' era volgare. Bagattella!<section end="3" /><br>{{gap|1em}}
(4) <section begin="4" />Non è ben deciso se costoro siano stati del paese de' Campani o de' Brutii. La parola proviene dal latino ''Mars, Marte'', ed in conseguenza ''mamertini'' non esprime altro che guerrieri. Questa gente non cambiò il nome della città, ma i Messeni furon d'allora detti Mamertini, come lo fu il vino ugualmente chiamato.<section end="4" /><br>{{gap|1em}}
(5) <section begin="5" />Questo numero sembra esagerato.<section end="5" /><br>{{gap|1em}}
(6) <section begin="6" />Tutto si è pienamente verificato.<section end="6" /><br>{{gap|1em}}
(7) <section begin="7" />Speriamo che questo non si avveri. Ma qual paese, o qual provincia, o vasto regno non può esser distrutto da un tremuoto e dalla terra farlo scomparire? Se l'Asia potè esser dall'Europa per gli effetti di una operazione vulcanica separata, secondo la ''opinion très-probable de Pallas'', dice {{AutoreCitato|Scipione Breislak|Breislack}} nel lib. 7, cap. 100; se in una dissertazione ''très-intéressante'', dicono gli autori del Dizionario di Storia nat., ''et qui a remporté le prix proposé'', il sig. {{wl|Q203719|Desmares}} ha dimostrato l'antica unione dell'Inghilterra con la Francia; se altri stretti formarono una volta un terreno unito, ha potuto la Sicilia esser soggetta ancora a questa catastrofe. Gli storici ed i naturalisti ce lo fanno assolutamente credere; e solo si trovano discordi, nel volerne argomentare la vera cagione: ''Tradunt prisci rerum auctores Siciliam olim fuisse Italiae conjuctam''. {{AutoreCitato|Diodoro Siculo|Diod.}}, lib. 4. Nel lib. 3 dell'{{TestoCitato|Eneide|Eneide}} si legge . . . .
<poem>''Haec loca vi quondam, et vasta convulsa ruina''
''Tantum aevi longique valet mutare vetustas''.
''Dissiluisse ferunt cum protenus utraque tellus''
''Una foret''.</poem>
Nell'epoche della natura {{AutoreCitato|Georges-Louis Leclerc de Buffon|Buffon}} in questi sensi si esprime: ''Ensuite il y a eu un seconde déluge lorsque porte du détroit de Gibraltar s'est ouverte, les eaux de l'Océan ont dú produire dans la Méditerranée une seconde augmentation, et ont achevé d'inonder les terres, qui n'étoient pas submergées:''<section end="7" /><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del traduttore}}.|183}}</noinclude><section begin="7" />''il n'est peut être, que dans le second temps, qui s'est formé le golphe Adriatique et la séparation de la Sicile''. Il {{AutoreCitato|Carlo Gastone Della Torre di Rezzonico|conte Rezzonico}}, l. c., sostiene che ''questo cataclismo, terribile ed anteriore ai rinomati di Deucalione e d'Ogige, ruppe, a mio credere, l'istmo al Peloro''. Altra ragione dall'abate {{AutoreCitato|Domenico Scinà|Scinà}} se ne produce nella eccellente sua topografia di Palermo: ''L'urto continuo delle acque rose a poco a poco e logorò la base di quel braccio, e questa disfatta in alcuni punti più in altri meno restò quasi un ponte, che scosso talvolta da' vicini vulcani fu in fine rovesciato e disperso dall'impeto delle onde. La Sicilia divenne allora un'isola''. In mezzo a siffatte congetture non è da rigettarsi quella di alcuni altri, i quali suppongono che questa isola nacque nell'epoca in cui per le cause da' geologi immaginate si formarono i monti e le ineguaglianze tutte sulla superficie del globo già dalle acque antecedentemente coverta, ed allora quando, secondo il lib. {{Sc|i}}, ver. 2 della Genesi, ''spiritus Dei ferebatur super aquas''. V'ha fin anco tra gli storici chi sappia indovinare che Reggio fu il punto dove quella disunione successe. {{AutoreCitato|Strabone|Strabone}} infatti nel lib. 6 racconta, che questo paese portò tal nome dalla parola greca Ρἡγνύω, rompo, dalla quale si formò Ρἡγνιαν, ''Reggio''. {{AutoreCitato|Diodoro Siculo|Diodoro}} nel lib. 4 in sensi diversi suppone l'istesso, asserendo che ''Isthmus ... disruptus fuit, et locus inde Rhegii cognomentum tulit''. Intanto se una causa ebbe forza sufficiente alla enunciata rottura, un'altra può di nuovo inaspettatamente lavorarne l'unione. ― {{AutoreCitato|Lazzaro Spallanzani|Spallanzani}}, persuaso che i fondamenti dello stretto di Messina siano in parte formati da una pietra arenaria, e che un petrificante principio sempre più la riproduca e l'accresca, trae congettura che ''questo stretto di mano in mano impicciolisca, finchè la Sicilia perduto il nome d'Isola sia un giorno per unirsi di nuovo all'Italia''. V. Introduzione all'opera citata. E perchè {{Pt|negar-}}<section end="7" /><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|184|{{Sc|note}}}}</noinclude><section begin="7" />{{pt|sene|negarsene la possibilità?}} Anzi siccome dagli effetti dei tremuoti e de' vulcani abissi, riempimenti risultano, così potrà forse un giorno avvenire che un vasto innalzamento di materia solito ad avverarsi in quelle grandi convulsioni della natura, chiuda lo stretto e renda in questo modo la Sicilia un'altra volta continente. È questo un vaticinio contrario a quello di {{AutoreCitato|Friedrich Münter|Münter}}, ma di più facile accoglimento del suo.<section end="7" /><br>{{gap|1em}}
(8) <section begin="8" />Il Capo Peloro, oggi detto Torre di Faro per trovarvisi costruito un piccolo forte con una lanterna di molo, è la più orientale parte della Sicilia, il cui nome ''Pelorus Pelorum, Peloris'' e ''Pelorias'' tanto da' Greci che da' Latini fu adottato. Questa punta si allontana due miglia e mezzo circa dalla Calabria, giusto da Torre Cavallo presso la quale il terribile scoglio di Scilla verticalmente s'innalza. Si crede ancora che in altra punta dell'opposto lido ne sia meno distante. {{AutoreCitato|Pomponio Mela|Mela}}, lib. {{Sc|i}}, cap. 6 e {{AutoreCitato|Valerio Massimo|Valerio}}, lib. 9, cap. 8, derivano il nome di Peloro da quello del Piloto ivi da Annibale ucciso; ma {{AutoreCitato|Servio Mario Onorato|Servio}}, nel lib. 3 dell'Eneide, gli contraddice asserendo ''quamquam legerimus etiam ante Pelorum dictum''; né {{AutoreCitato|Polibio|Polibio}} esatto e diligente storico ne fa menzione alcuna, quantunque il detto promontorio abbia avuta occasione di nominare, e che in tempo di quella guerra questo scrittore vivesse. {{AutoreCitato|Tommaso Fazello|Fazello}}, Deca {{Sc|i}}, lib. 2, cap. {{Sc|i}}, fa provenire quel nome da ''monte'', adducendo esserne questo il significato. Non so se alcuno vorrà persuadersene, perchè πέλωρ non esprime affatto ''monte'', ma bensì ''mostro'', e ''mostro spaventevole''. {{AutoreCitato|Strabone|Strabone}} infatti lo chiama πελορίδα ἂκραν, ossia ''pelorido promontorio'', perchè col solo aggettivo esprimer non si potrebbe ancora ''monte'' o ''promontorio''. Se lecito mi sia di azzardar congetture, credo che a motivo dell'orrore che nella più recondita età quel sito ispirava, abbia la denominazione di ''Peloro'' riportato, che si<section end="8" /><noinclude><references/></noinclude>
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(8) <section begin="8" />Il Capo Peloro, oggi detto Torre di Faro per trovarvisi costruito un piccolo forte con una lanterna di molo, è la più orientale parte della Sicilia, il cui nome ''Pelorus Pelorum, Peloris'' e ''Pelorias'' tanto da' Greci che da' Latini fu adottato. Questa punta si allontana due miglia e mezzo circa dalla Calabria, giusto da Torre Cavallo presso la quale il terribile scoglio di Scilla verticalmente s'innalza. Si crede ancora che in altra punta dell'opposto lido ne sia meno distante. {{AutoreCitato|Pomponio Mela|Mela}}, lib. {{Sc|i}}, cap. 6 e {{AutoreCitato|Valerio Massimo|Valerio}}, lib. 9, cap. 8, derivano il nome di Peloro da quello del Piloto ivi da Annibale ucciso; ma {{AutoreCitato|Servio Mario Onorato|Servio}}, nel lib. 3 dell'{{TestoCitato|Eneide|Eneide}}, gli contraddice asserendo ''quamquam legerimus etiam ante Pelorum dictum''; né {{AutoreCitato|Polibio|Polibio}} esatto e diligente storico ne fa menzione alcuna, quantunque il detto promontorio abbia avuta occasione di nominare, e che in tempo di quella guerra questo scrittore vivesse. {{AutoreCitato|Tommaso Fazello|Fazello}}, Deca {{Sc|i}}, lib. 2, cap. {{Sc|i}}, fa provenire quel nome da ''monte'', adducendo esserne questo il significato. Non so se alcuno vorrà persuadersene, perchè πέλωρ non esprime affatto ''monte'', ma bensì ''mostro'', e ''mostro spaventevole''. {{AutoreCitato|Strabone|Strabone}} infatti lo chiama πελορίδα ἂκραν, ossia ''pelorido promontorio'', perchè col solo aggettivo esprimer non si potrebbe ancora ''monte'' o ''promontorio''. Se lecito mi sia di azzardar congetture, credo che a motivo dell'orrore che nella più recondita età quel sito ispirava, abbia la denominazione di ''Peloro'' riportato, che si<section end="8" /><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del traduttore}}.|185}}</noinclude><section begin="8" />appose ben anco all'immensa montagna, la quale poggiando sulle arene del Faro la maestosa sua mole da qui ad alzare incomincia. Aggiungo che quel greco vocabolo ha per radicale πέλω , che significa ''sconvolgo'', dappoichè, come giudiziosamente lo fa marcare {{wl|Q377100|Screvelio}} nel suo dizionario, è ''mostruoso'' tutto ciò in cui l'ordine naturale viene sconvolto.<section end="8" /><br>{{gap|1em}}
(9) <section begin="9" />Oh quanto questa trista e lugubre descrizione giunger dee oltre modo sensibile a chi di fresco è stato colto dagli orrori e dalle gravi calamità che seco trae questo spaventevole inesplicabile flagello! Le oscure e sopite idee d'un doloroso passato nel mio cuore risvegliansi crudeli, e di amare rimembranze e di terrori forti l'opprimono. Tutto era qui tranquillo il giorno 5 marzo di questo anno, e nessuno sino alle ore 5.37 pomeridiane prognosticar seppe o dal cielo, o dal sole, o dalla temperatura dell'aere o da altre apparenti meteore, che falsamente dopo il successo annunziate quali forieri ne sono, il male, che tremendo covava, onde in un fiato questa magnifica capitale distruggere ed i paesi vicini atterrare. Solo si disse in seguito, che qualche lieve scossa era stata dal sismometro alcune ore prima marcata, la quale non manifestossi al di là della specola, in cui questa macchinuccia conservasi. In un tratto tre forti e distinti scuotimenti, che l'un dopo l'altro accrebbero sempre più la loro veemenza, fecero agli atterriti mortali a ragione comprendere che la terra andava a squarciarsi, o che le fabbriche già da tal forza potente smosse da' loro fondamenti, erano, al quarto scuotimento che inevitabil sembrava di sopraggiungere, in totalità per distruggersi, e stese al suolo migliaja e migliaja d'infelici seppellire ed a vasta orribil tomba ed a ricettacolo della morte questo paese ridurre.<br>
Al terzo urto il furor del tremuoto arrestato, parve in tetro silenzio ed in generale sospensione esser involta la natura tutta, come se dalla {{Pt|prodi-}}<section end="9" /><noinclude><references/></noinclude>
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(9) <section begin="9" />Oh quanto questa trista e lugubre descrizione giunger dee oltre modo sensibile a chi di fresco è stato colto dagli orrori e dalle gravi calamità che seco trae questo spaventevole inesplicabile flagello! Le oscure e sopite idee d'un doloroso passato nel mio cuore risvegliansi crudeli, e di amare rimembranze e di terrori forti l'opprimono. Tutto era qui tranquillo il giorno 5 marzo di questo anno, e nessuno sino alle ore 5.37 pomeridiane prognosticar seppe o dal cielo, o dal sole, o dalla temperatura dell'aere o da altre apparenti meteore, che falsamente dopo il successo annunziate quali forieri ne sono, il male, che tremendo covava, onde in un fiato questa magnifica capitale distruggere ed i paesi vicini atterrare. Solo si disse in seguito, che qualche lieve scossa era stata dal sismometro alcune ore prima marcata, la quale non manifestossi al di là della specola, in cui questa macchinuccia conservasi. In un tratto tre forti e distinti scuotimenti, che l'un dopo l'altro accrebbero sempre più la loro veemenza, fecero agli atterriti mortali a ragione comprendere che la terra andava a squarciarsi, o che le fabbriche già da tal forza potente smosse da' loro fondamenti, erano, al quarto scuotimento che inevitabil sembrava di sopraggiungere, in totalità per distruggersi, e stese al suolo migliaja e migliaja d'infelici seppellire ed a vasta orribil tomba ed a ricettacolo della morte questo paese ridurre.<br>
Al terzo urto il furor del tremuoto arrestato, parve in tetro silenzio ed in generale sospensione esser involta la natura tutta, come se dalla {{Pt|prodi-}}<section end="9" /><noinclude><references/></noinclude>
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(9) <section begin="9" />Oh quanto questa trista e lugubre descrizione giunger dee oltre modo sensibile a chi di fresco è stato colto dagli orrori e dalle gravi calamità che seco trae questo spaventevole inesplicabile flagello! Le oscure e sopite idee d'un doloroso passato nel mio cuore risvegliansi crudeli, e di amare rimembranze e di terrori forti l'opprimono. Tutto era qui tranquillo il giorno 5 marzo di questo anno, e nessuno sino alle ore 5.37 pomeridiane prognosticar seppe o dal cielo, o dal sole, o dalla temperatura dell'aere o da altre apparenti meteore, che falsamente dopo il successo annunziate quali forieri ne sono, il male, che tremendo covava, onde in un fiato questa magnifica capitale distruggere ed i paesi vicini atterrare. Solo si disse in seguito, che qualche lieve scossa era stata dal sismometro alcune ore prima marcata, la quale non manifestossi al di là della specola, in cui questa macchinuccia conservasi. In un tratto tre forti e distinti scuotimenti, che l'un dopo l'altro accrebbero sempre più la loro veemenza, fecero agli atterriti mortali a ragione comprendere che la terra andava a squarciarsi, o che le fabbriche già da tal forza potente smosse da' loro fondamenti, erano, al quarto scuotimento che inevitabil sembrava di sopraggiungere, in totalità per distruggersi, e stese al suolo migliaja e migliaja d'infelici seppellire ed a vasta orribil tomba ed a ricettacolo della morte questo paese ridurre.<br>{{gap|1em}}
Al terzo urto il furor del tremuoto arrestato, parve in tetro silenzio ed in generale sospensione esser involta la natura tutta, come se dalla {{Pt|prodi-}}<section end="9" /><noinclude><references/></noinclude>
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(9) <section begin="9" />Oh quanto questa trista e lugubre descrizione giunger dee oltre modo sensibile a chi di fresco è stato colto dagli orrori e dalle gravi calamità che seco trae questo spaventevole inesplicabile flagello! Le oscure e sopite idee d'un doloroso passato nel mio cuore risvegliansi crudeli, e di amare rimembranze e di terrori forti l'opprimono. Tutto era qui tranquillo il giorno 5 marzo di questo anno, e nessuno sino alle ore 5.37 pomeridiane prognosticar seppe o dal cielo, o dal sole, o dalla temperatura dell'aere o da altre apparenti meteore, che falsamente dopo il successo annunziate quali forieri ne sono, il male, che tremendo covava, onde in un fiato questa magnifica capitale distruggere ed i paesi vicini atterrare. Solo si disse in seguito, che qualche lieve scossa era stata dal sismometro alcune ore prima marcata, la quale non manifestossi al di là della specola, in cui questa macchinuccia conservasi. In un tratto tre forti e distinti scuotimenti, che l'un dopo l'altro accrebbero sempre più la loro veemenza, fecero agli atterriti mortali a ragione comprendere che la terra andava a squarciarsi, o che le fabbriche già da tal forza potente smosse da' loro fondamenti, erano, al quarto scuotimento che inevitabil sembrava di sopraggiungere, in totalità per distruggersi, e stese al suolo migliaja e migliaja d'infelici seppellire ed a vasta orribil tomba ed a ricettacolo della morte questo paese ridurre.<br>{{gap|1em}}
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|102|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>il commercio ha tirato sempre a sè gran quantità di stranieri, ed in ogni tempo si è sempre più bella e più magnifica sulle proprie sue rovine innalzata. Adesso però è interamente devastata, ma è certo che nel decimonono secolo si avanzerà ad un nuovo fasto e splendore, e rivalizzar si vedrà con le più belle e ricche città d'Italia{{Nota separata|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/187|6}}, finché verrà ben anco l'ora in cui altro tremuoto la getti nell'abisso, come la più remota storia di Sicilia ci racconta, che un fenomeno sì terribile inghiottito abbia quella striscia di terra che univa la Sicilia con la Calabria{{Nota separata|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/187|7|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/188|7|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/189|7}}.
Messina è costruita al piede del monte Peloritano, che dal lido del mare a guisa d'anfiteatro dolcemente vassi elevando{{Nota separata|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/189|8|Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/190|8}}. Il porto da naturale lingua di terra formato, è il più vasto e profondo di tutto il Mediterraneo. I bastimenti vi riposano totalmente sicuri ancor senza gettar l'ancora, perchè si avvicinano quasi a toccar la spiaggia, fermi tenendovisi per via di gomene. Questo, secondo il comune sentimento, è difeso da una inespugnabile fortezza e da diversi piccioli castelli. La veduta del porto e dello stretto, che divide la Sicilia dalla Calabria, è deliziosa oltre ogni descrizione. Il mare passa a traverso queste due floride terre, come un largo e maestoso fiume. Seminata di case, borghi e città è la costa di Calabria,<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/191
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|186|{{Sc|note}}}}</noinclude><section begin="9" />{{pt|giosa|prodigiosa}} sua stessa operazione spossata e sbalordita şi sentisse; ma forsennata gridando, palpitante invocando l'ajuto del Signore, e rifugio ed asilo cercando la gente senza certa e sicura guida, in tumulto correva salvo chi, trovandosi fuori della famiglia, rischio di nuovo sotterraneo assalto non curando, era ivi quasi da giusto istinto trascinato, molto più che già si era osservato ed inteso che alcuni edifizj erano stati a terra in parte gettati. Io fui uno di quei disgraziati; e mille funesti presagi e terrori mille corsero quai fulmini ad assalirmi il cuore, ed alla mente alterata orrende presentarmisi le imagini dolenti di squallida agonizzante famiglia, mutilate le membra, rotte e macinate le ossa di una moglie, cinque figli e due antiche fedeli domestiche. Volando a portata venni a scuoprire l'abitazione di questi infelici; ed allora picciol segno di polve che da lì svolazzava, crudelmente annunziommi che costoro realmente sotto a pesanti rovine e giù con esse rovesciati, ed in molti modi micidialmente sbattuti, schiacciati ed infranti erano estinti rimasti. Giunsi finalmente, e solo Iddio sa come, al luogo della desolazione ed all'atro sepolcro di mia famiglia, d'onde ancor freschi gli spirti di essa esalarsi sembravano, ed intorno al padre mesti aggirarsi. Gli inesplicabili miei atroci dolori e spaventi avrebbero dovuto repentinamente ivi morto gettarmi, se un ajuto divino, che seppe misericordioso il tremuoto nel più gagliardo suo parossismo annientare, degnato non si fosse di assopire le intellettuali mie facoltà, e di sposo padre la sensibilità e l'amore in quel fatalissimo momento istupidito non avesse. Circa dieci minuti passai in uno stato che io stesso descrivere nè spiegare saprei, nè alcuno senza averlo sentito, può mai idearselo; quando la tragedia cominciò a cambiarsi al consolantissimo arrivo di due miei figli maschi che da fuori venivano e che da me morti si giudicavano. Se l'aspetto di costoro sparse dolce<section end="9" /><noinclude><references/></noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del traduttore}}.|187}}</noinclude><section begin="9" />salutare balsamo sulle profonde mie ferite, le lagrime e grida di essi che cercavan da Dio, da me e dagli uomini la madre, le due sorelle ed il maggior fratello, furon all'opposto tanti altri nuovi strali che ferale cordoglio aggiunsero alla tramortita mia esistenza. Intanto la madre al balcone si affaccia, vede il marito e due figli già salvi, ed al loro aspetto l'anima consola e gl'inestimabili suoi martirj addolcisce, nulla curando il pericolo che a lei imminente sovrasta, restata per miracolo appesa su d'un solajo, che solo nella generale distruzione della casa illeso era rimasto. La disgraziata addolorata madre freno mette alle atroci ambasce, e solo tenerezza materna e ragione l'assistono, ed inattesa forza e più che virile coraggio in lei richiamano, onde gridar e soccorso implorare per tre figli coverti dalle rovine, che da lei non veduti ne sentiva però le agonizzanti cupe voci che a nome la chiamavano, onde sottrarli dall'inesorabile divoratrice morte, con la quale tormentati dai malori gravissimi, soffocati da intensa polve e da spaventi circondati, lotta tremenda quei moribondi facevano. La più grande delle figlie ne fu la prima strappata mediante gli ajuti del sig. Duchino della Verdura e d'una sua cameriera francese, nel di cui appartamento era l'infelice sprofondata. Comparisce al balcone squallida, scarmigliata, intrisa di sangue, coverta di pallore e lordura; sdruscite le vesti, tremante e semiviva sollecita pietà esclama per la salvezza della madre, della sorella più picciola, del fratello e delle due serve, che già schiacciati sotto a pesanti micidiali incarchi eran per dare gli ultimi respiri. Ed ecco due inglesi signori, Parnel e Close, dal patetico ed estremamente compassionevole aspetto della donzella inteneriti, mossi da umana attività, per quanto da stupidità io ed i miei due figli eravamo invasati, corrono in cerca di scala, dan di piglio ad una assai lunga, che sulle loro spalle non isdegnano portare, la fissano al<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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Spinoziano (BEIC)
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|188|{{Sc|note}}}}</noinclude><section begin="9" />balcone e la gente costringendo con minacce e con denari a salire l'allettano, e così l'un dopo l'altro e con l'assistenza che sul momento potè dalla Polizia apprestarsi, tutti della mia famiglia son salvati. Coverti di piaghe, ferite, contusioni, lividure, ed incapaci a muoversi, e da spaventi sbalorditi, e come ad insanguinate larve gli afflitti da pietose persone sostenuti e sulle spalle loro portati, condotti sono al vicino ospedale, ed in questa luttuosa orribile processione, io e la madre ed i due fratelli feriti atrocemente nell'anima avvivata al tempo istesso da tenera gioja nel vederli rinati, li accompagnavamo. Ogni ristorativo e rimedio ci fu con somma carità in modi diversi apprestato; ma eravamo senza roba, letti, mobili, coverture, e perciò in nuda terra; quando un nuovo atto di umanità e di compassione giunge opportuno in tanta miseria e ne' più pressanti bisogni a consolarci. L'ottimo amico, sig. Emmanuele Agnello, in casa ci accoglie ed al di lui bel cuore ed alla generosità sua, a' di lui officiosi ed urbani fratelli ed alle cordiali sue affezionate sorelle dobbiamo confessare infinita riconoscenza, per averci recati tutti gli ajuti ed ogni sussistenza, onde tanti esseri spiranti, dalle fauci di morte sottratti, allo stato di buona salute ridurre.<br>{{gap|1em}}
Vivono i miei e son viventi ancora i Palermitani, eccetto i soli venti che di quel flagello vittima rimasero, sette de' quali accanto de' miei lasciarono tra lunghi tormenti miseramente la vita. Una sola scossa di più sarebbe stata bastante ad atterrar per intero questa grande città ed altri paesi vicini; e la mia famiglia in minuti frantumi macinare. Io mi raccapriccio in considerare questo istantaneo torpore ed immobilità perfetta, che nel maggior furore del tremuoto avverossi. Iddio, che nell'onnipotenza sua ebbe gli elementi tutti della creazione, e che ad un suo volere una infinità di mondi e milioni di sistemi planetarj ubbidienti e veloci slanciaronsi dal<section end="9" /><noinclude><references/></noinclude>
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Vivono i miei e son viventi ancora i Palermitani, eccetto i soli venti che di quel flagello vittima rimasero, sette de' quali accanto de' miei lasciarono tra lunghi tormenti miseramente la vita. Una sola scossa di più sarebbe stata bastante ad atterrar per intero questa grande città ed altri paesi vicini; e la mia famiglia in minuti frantumi macinare. Io mi raccapriccio in considerare questo istantaneo torpore ed immobilità perfetta, che nel maggior furore del tremuoto avverossi. Iddio, che nell'onnipotenza sua ebbe gli elementi tutti della creazione, e che ad un suo volere una infinità di mondi e milioni di sistemi planetarj ubbidienti e veloci slanciaronsi dal<section end="9" /><noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del traduttore}}.|189}}</noinclude><section begin="9" />caos nell'immensità dello spazio, ed ivi regolato inalterabil seggio e cammino stabilirono, ha certamente in questa sua onnipotenza un arcano ministro, quale in un solo ''fiat'' questi smisurati mondi e gli eserciti numerosi di essi in frantumi riduce, e la creazione fa tutta nel caos ritornare. È forse dunque questa segreta primaria cagione, che in miniatura manifesta sulla terra la tremenda ed incalcolabile sua forza, e che al genere umano predica ed annunzi che un giorno sarà la medesima per tutto scancellare e distruggere? È forse secondaria arcana causa, della quale Iddio si serve, per mandar giusta vendetta e tremenda punizione agl'impervertiti mortali, e che poi in mezzo la devastante furiosa sua carriera misericordioso la frena, ed in un momento grazia e salvezza loro concede? Assai bene Tompson l'esprime nelle sue stagioni, ove dice che Iddio
<poem>''Walks dreadfully serene, and commands a calm,''
''Then straight air, sea, and earth are hushed at once''.</poem>
''Spaventevolmente sereno cammina e comanda una calma. Allor d'un subito aria, mare e terra sono in un colpo acquietati.''<br>{{gap|1em}}
Questa istantaneità tanto nel principio che nella fine de' tremuoti non può affatto persuaderci, esser questi la conseguenza e l'effetto d' una sotterranea accensione, e molto meno la riduzione delle acque in vapori ed una rarefazione oltre misura straordinaria di questi vapori stessi; nè con questa teoria spiegar si potrebbero le capricciose varietà nei danni che i medesimi tremuoti cagionano, e nel rispetto che per alcuni luoghi a canto ed in mezzo le devastazioni e gli sconvolgimenti conservano, onde illesi lasciarli. Qualunque accensione, per quanto picciola si fosse, anco quella della polvere racchiusa<section end="9" /><noinclude>{{RigaIntestazione|{{smaller|''Münter, Viaggio. T. II.''}}||{{smaller|9}}}}</noinclude>
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text/x-wiki
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<poem>''Walks dreadfully serene, and commands a calm,''
''Then straight air, sea, and earth are hushed at once''.</poem>
''Spaventevolmente sereno cammina e comanda una calma. Allor d'un subito aria, mare e terra sono in un colpo acquietati.''<br>{{gap|1em}}
Questa istantaneità tanto nel principio che nella fine de' tremuoti non può affatto persuaderci, esser questi la conseguenza e l'effetto d'una sotterranea accensione, e molto meno la riduzione delle acque in vapori ed una rarefazione oltre misura straordinaria di questi vapori stessi; nè con questa teoria spiegar si potrebbero le capricciose varietà nei danni che i medesimi tremuoti cagionano, e nel rispetto che per alcuni luoghi a canto ed in mezzo le devastazioni e gli sconvolgimenti conservano, onde illesi lasciarli. Qualunque accensione, per quanto picciola si fosse, anco quella della polvere racchiusa<section end="9" /><noinclude>{{RigaIntestazione|{{smaller|''Münter, Viaggio. T. II.''}}||{{smaller|9}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|190|{{Sc|note}}}}</noinclude>e fortemente compressa nelle armi da fuoco, è fi- sicamente dimostrato che progressivamente succeda Se dunque avvi bisogno di tempo per una quasi impercettibile accensione, quanto ne sarà necessa rio affinchè una immensa e vasta massa di materie, non tanto come gl'ingredienti della polvere accen- sibili ? possa in modo e quantità accendersi, sterminate estensioni di terra ne vengano simulta neamente ed in un baleno affette, senza che le sue operazioni comincino dapprima a farsi in un centro sentire, e da questo di mano in mano in tempi mar cati e progressivi lungi in immense distanze dira- marsi. Ma verificata in ogni modo questa accensione e che per gradi ridotta sia a forza tale che de' po tenti suoi effetti la superficie della terra si risenta e si scuota, non potrebbe al certo risultarne che queste sue convulsioni perdurino pochissimi secondi, che l' esagerazione non sa mai far giungere al di là di venti, quando non si supponga che l' infiamma- zione si sia ad un sol fiato come di candela accesa a totalità estinta. Giacchè se tempo significante ri chiedesi, perchè si grande copia di fuoco nel sot terraneo focolajo si sprigioni, tempo molto calco labile fa d'uopo che scorra, onde le infuocate masse si smorzino ed inefficaci rendansi alla continuazio ne delle terrestri agitazioni, che insensibilmente dovrebbero esser calmate. Se dunque durevole è la cagione, durevoli ancora esser debbono gli effetti, e perciò la crosta della terra, che all' enorme com bustione sovrasta e che fa l' uffizio d'un coverchio d' una pignatta, il quale stassi in movimento fremito, mentre l'acqua ne bolle, deve, dico questa crosta essere scossa, finchè il fuoco non s estingua. Questa supposta accensione, simile in for tificazione ad un fornello di mina ed a globo di compressione, finirebbe di far marcare ai fisici le direzioni lineari del tremuoto, giacchè dovrebbero queste partirsi dal centro del fornello, ed in ondu lazioni circolari diramarsi, la loro attività diminuen sina atte lern tro I stem er siva det es que le in Com ma rim ste in tem ser ad rib cad ma che vez lan<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|190|{{Sc|note}}}}</noinclude><section begin="9" />e fortemente compressa nelle armi da fuoco, è fisicamente dimostrato che progressivamente succeda. Se dunque avvi bisogno di tempo per una quasi impercettibile accensione, quanto ne sarà necessario affinchè una immensa e vasta massa di materie, non tanto come gl'ingredienti della polvere accensibili, possa in modo e quantità accendersi, che sterminate estensioni di terra ne vengano simultaneamente ed in un baleno affette, senza che le sue operazioni comincino dapprima a farsi in un centro sentire, e da questo di mano in mano in tempi marcati e progressivi lungi in immense distanze diramarsi. Ma verificata in ogni modo questa accensione e che per gradi ridotta sia a forza tale che de' potenti suoi effetti la superficie della terra si risenta e si scuota, non potrebbe al certo risultarne che queste sue convulsioni perdurino pochissimi secondi, che l'esagerazione non sa mai far giungere al di là di venti, quando non si supponga che l'infiammazione si sia ad un sol fiato come di candela accesa a totalità estinta. Giacchè se tempo significante richiedesi, perchè si grande copia di fuoco nel sotterraneo focolajo si sprigioni, tempo molto calcolabile fa d'uopo che scorra, onde le infuocate masse si smorzino ed inefficaci rendansi alla continuazione delle terrestri agitazioni, che insensibilmente dovrebbero esser calmate. Se dunque durevole è la cagione, durevoli ancora esser debbono gli effetti, e perciò la crosta della terra, che all'enorme combustione sovrasta e che fa l'uffizio d'un coverchio d'una pignatta, il quale stassi in movimento fremito, mentre l'acqua ne bolle, deve, dico questa crosta essere scossa, finchè il fuoco non si estingua. Questa supposta accensione, simile in fortificazione ad un fornello di mina ed a globo di compressione, finirebbe di far marcare ai fisici le direzioni lineari del tremuoto, giacchè dovrebbero queste partirsi dal centro del fornello, ed in ondulazioni circolari diramarsi, la loro attività {{Pt|diminuen-}}<section end="9" /><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|190|{{Sc|note}}}}</noinclude><section begin="9" />e fortemente compressa nelle armi da fuoco, è fisicamente dimostrato che progressivamente succeda. Se dunque avvi bisogno di tempo per una quasi impercettibile accensione, quanto ne sarà necessario affinchè una immensa e vasta massa di materie, non tanto come gl'ingredienti della polvere accensibili, possa in modo e quantità accendersi, che sterminate estensioni di terra ne vengano simultaneamente ed in un baleno affette, senza che le sue operazioni comincino dapprima a farsi in un centro sentire, e da questo di mano in mano in tempi marcati e progressivi lungi in immense distanze diramarsi. Ma verificata in ogni modo questa accensione e che per gradi ridotta sia a forza tale che de' potenti suoi effetti la superficie della terra si risenta e si scuota, non potrebbe al certo risultarne che queste sue convulsioni perdurino pochissimi secondi, che l'esagerazione non sa mai far giungere al di là di venti, quando non si supponga che l'infiammazione si sia ad un sol fiato come di candela accesa a totalità estinta. Giacchè se tempo significante richiedesi, perchè si grande copia di fuoco nel sotterraneo focolajo si sprigioni, tempo molto calcolabile fa d'uopo che scorra, onde le infuocate masse si smorzino ed inefficaci rendansi alla continuazione delle terrestri agitazioni, che insensibilmente dovrebbero esser calmate. Se dunque durevole è la cagione, durevoli ancora esser debbono gli effetti, e perciò la crosta della terra, che all'enorme combustione sovrasta e che fa l'uffizio d'un coverchio d'una pignatta, il quale stassi in movimento fremito, mentre l'acqua ne bolle, deve, dico questa crosta essere scossa, finchè il fuoco non si estingua. Questa supposta accensione, simile in fortificazione ad un fornello di mina ed a globo di compressione, finirebbe di far marcare ai fisici le direzioni lineari del tremuoto, giacchè dovrebbero queste partirsi dal centro del fornello, ed in ondulazioni circolari diramarsi, la loro attività {{Pt|diminuen-}}<section end="9" /><noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/196
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del traduttore}}.|191}}</noinclude><section begin="9" />{{pt|do|diminuendo}} in ragione inversa della distanza. Nell'ultimo tremuoto di Palermo, per esempio, ove fu questa ideata e gratuita combustione, di cui non vi fu altro menoma apparenza? Fu in Noto, città che più di tutte soffrì in Sicilia? No, perchè i paesi vicini non ne furono in proporzione danneggiati. Forse accadde in Palermo? No, certamente, perchè non poteva recar tanta rovina a Naso, mentre quasi nessun danno gli adjacenti paesi sperimentarono. Fu in Etna l'accensione ? Nulla affatto. Nel monte S. Calogero? assai meno. Nell'isole Vulcaniche? e perchè? Avrebbero dovuto Lipari, Melazzo e Messina distruggersi, ed i paesi della Calabria vicina atterrarsi, piuttostochè tanto danno portarsi a Palermo. In questo caso Stromboli dovè essere il centro del focolare; ma la Calabria se ne risentì appena.<br>{{gap|1em}}
Egli è cosa incontrastabile, che l'acqua investendo un cumulo di sostanze infiammate, in vapori è ridotta, e questi, più assai che la forza espansiva del semplice fuoco, sono cagione di gagliarde detonazioni, di veementi esplosioni, di devastazioni e sconvolgimenti; ma tali effetti come prodotti da questa causa, a cui si richiede durata di tempo per le progressive sue operazioni, dovrebbero tenere in lunghe e non interrotte commozioni la terra come dal centro della carica quei vapori vanno di mano in mano a svilupparsi. Intanto ove e come rimangono essi imprigionati, o dissipati nell'istante stesso della loro formazione, nella quale a mettersi in azione cominciano? Se quella è l'opera del tempo, l'opera di un tempo assai maggiore dev'essere la propagazione di questi vapori e gas, onde ad immense distanze estendersi. Uno de' più terribili e prodigiosi tremuoti, quello di Lisbona, accaduto a' 31 ottobre del 1755, i suoi orrori tramandò in lontani regni e vaste regioni, a segno che fu sentito ben anco in Olanda, Germania, Elvezia, Italia, nelle Isole britanniche, in Groenlandia, Norvegia, Svezia, Fez, Marocco, Algeri,<section end="9" /><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del traduttore}}.|191}}</noinclude><section begin="9" />{{pt|do|diminuendo}} in ragione inversa della distanza. Nell'ultimo tremuoto di Palermo, per esempio, ove fu questa ideata e gratuita combustione, di cui non vi fu altro menoma apparenza? Fu in Noto, città che più di tutte soffrì in Sicilia? No, perchè i paesi vicini non ne furono in proporzione danneggiati. Forse accadde in Palermo? No, certamente, perchè non poteva recar tanta rovina a Naso, mentre quasi nessun danno gli adjacenti paesi sperimentarono. Fu in Etna l'accensione ? Nulla affatto. Nel monte S. Calogero? assai meno. Nell'isole Vulcaniche? e perchè? Avrebbero dovuto Lipari, Melazzo e Messina distruggersi, ed i paesi della Calabria vicina atterrarsi, piuttostochè tanto danno portarsi a Palermo. In questo caso Stromboli dovè essere il centro del focolare; ma la Calabria se ne risentì appena.<br>{{gap|1em}}
Egli è cosa incontrastabile, che l'acqua investendo un cumulo di sostanze infiammate, in vapori è ridotta, e questi, più assai che la forza espansiva del semplice fuoco, sono cagione di gagliarde detonazioni, di veementi esplosioni, di devastazioni e sconvolgimenti; ma tali effetti come prodotti da questa causa, a cui si richiede durata di tempo per le progressive sue operazioni, dovrebbero tenere in lunghe e non interrotte commozioni la terra come dal centro della carica quei vapori vanno di mano in mano a svilupparsi. Intanto ove e come rimangono essi imprigionati, o dissipati nell'istante stesso della loro formazione, nella quale a mettersi in azione cominciano? Se quella è l'opera del tempo, l'opera di un tempo assai maggiore dev'essere la propagazione di questi vapori e gas, onde ad immense distanze estendersi. Uno de' più terribili e prodigiosi tremuoti, quello di Lisbona, accaduto a' 31 ottobre del 1755, i suoi orrori tramandò in lontani regni e vaste regioni, a segno che fu sentito ben anco in Olanda, Germania, Elvezia, Italia, nelle Isole britanniche, in Groenlandia, Norvegia, Svezia, Fez, Marocco, Algeri,<section end="9" /><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del traduttore}}.|191}}</noinclude><section begin="9" />{{pt|do|diminuendo}} in ragione inversa della distanza. Nell'ultimo tremuoto di Palermo, per esempio, ove fu questa ideata e gratuita combustione, di cui non vi fu altro menoma apparenza? Fu in Noto, città che più di tutte soffrì in Sicilia? No, perchè i paesi vicini non ne furono in proporzione danneggiati. Forse accadde in Palermo? No, certamente, perchè non poteva recar tanta rovina a Naso, mentre quasi nessun danno gli adjacenti paesi sperimentarono. Fu in Etna l'accensione ? Nulla affatto. Nel monte S. Calogero? assai meno. Nell'isole Vulcaniche? e perchè? Avrebbero dovuto Lipari, Melazzo e Messina distruggersi, ed i paesi della Calabria vicina atterrarsi, piuttostochè tanto danno portarsi a Palermo. In questo caso Stromboli dovè essere il centro del focolare; ma la Calabria se ne risentì appena.<br>{{gap|1em}}
Egli è cosa incontrastabile, che l'acqua investendo un cumulo di sostanze infiammate, in vapori è ridotta, e questi, più assai che la forza espansiva del semplice fuoco, sono cagione di gagliarde detonazioni, di veementi esplosioni, di devastazioni e sconvolgimenti; ma tali effetti come prodotti da questa causa, a cui si richiede durata di tempo per le progressive sue operazioni, dovrebbero tenere in lunghe e non interrotte commozioni la terra come dal centro della carica quei vapori vanno di mano in mano a svilupparsi. Intanto ove e come rimangono essi imprigionati, o dissipati nell'istante stesso della loro formazione, nella quale a mettersi in azione cominciano? Se quella è l'opera del tempo, l'opera di un tempo assai maggiore dev'essere la propagazione di questi vapori e gas, onde ad immense distanze estendersi. Uno de' più terribili e prodigiosi tremuoti, quello di Lisbona, accaduto a' 31 ottobre del 1755, i suoi orrori tramandò in lontani regni e vaste regioni, a segno che fu sentito ben anco in Olanda, Germania, Elvezia, Italia, nelle Isole britanniche, in Groenlandia, Norvegia, Svezia, Fez, Marocco, Algeri,<section end="9" /><noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|192|{{Sc|note}}}}</noinclude><section begin="9" />ed altri luoghi della costa settentrionale dell'Africa. Si può mai credere che vapori elastici in uno stato di straordinaria rarefazione motivo siano stati di sì rapidi ed estesi movimenti, a' quali partiti dal fornello di mina, non avrebbero mancato ostacoli immensi, onde la loro propagazione grandemente ritardarsi ed estinguersi? E potevasi inoltre una sì portentosa massa di tali vapori generare senza veruna apparenza di vulcano potente e smisurato, e senza gagliarde accensioni per tutta la vasta estensione in cui il tremuoto si fè sentire? Quando all'opposto vediamo che quelli i quali han luogo presso i grandi conosciuti vulcani, l'Etna, il Vesuvio, l'Ecla, e di quelli ancora più grandi dell'America, non giungono che a picciole distanze ad assalire le contrade vicine, ed accompagnati sono da smisurati torrenti di fuoco o da enormi visibili infiammazioni.<br>{{gap|1em}}
Un fluido più potente, più elastico, sottile, accensibile, incendiario, sollecito a propagarsi, e di una forza in possesso, che per via di mezzi e conduttori in tempi infinitamente piccoli si diffonde a meravigliose distanze, ed al quale fluido non vi è sostanza forte e tenace che sia, la quale resister possa senza immediatamente scomporsi, è la vera cagione di sì grandioso fenomeno. L'elettricità che, come ho detto al num. {{Sc|i}}, note al viaggio all'Etna, fa da imponente personaggio nelle combustioni vulcaniche, lo è con maggiore ragione nella produzione de' tremuoti. Non si può in altro modo spiegar l'istantaneità del principio e dell'immediato fine di flagello siffatto, che come un effetto di una smisurata forza elettrica, prodotta da una grande aggregazione dell'elemento che la genera, il quale si è andato concentrando per gradi in un qualche ripostiglio particolare della terra, creduta il general serbatojo dell'elettricità. Ne altra ragione rimane al fisico, con la quale tutte le meteore ed i particolari subalterni fenomeni tutti, di cui vanno sempre<section end="9" /><noinclude><references/></noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|192|{{Sc|note}}}}</noinclude><section begin="9" />ed altri luoghi della costa settentrionale dell'Africa. Si può mai credere che vapori elastici in uno stato di straordinaria rarefazione motivo siano stati di sì rapidi ed estesi movimenti, a' quali partiti dal fornello di mina, non avrebbero mancato ostacoli immensi, onde la loro propagazione grandemente ritardarsi ed estinguersi? E potevasi inoltre una sì portentosa massa di tali vapori generare senza veruna apparenza di vulcano potente e smisurato, e senza gagliarde accensioni per tutta la vasta estensione in cui il tremuoto si fè sentire? Quando all'opposto vediamo che quelli i quali han luogo presso i grandi conosciuti vulcani, l'Etna, il Vesuvio, l'Ecla, e di quelli ancora più grandi dell'America, non giungono che a picciole distanze ad assalire le contrade vicine, ed accompagnati sono da smisurati torrenti di fuoco o da enormi visibili infiammazioni.<br>{{gap|1em}}
Un fluido più potente, più elastico, sottile, accensibile, incendiario, sollecito a propagarsi, e di una forza in possesso, che per via di mezzi e conduttori in tempi infinitamente piccoli si diffonde a meravigliose distanze, ed al quale fluido non vi è sostanza forte e tenace che sia, la quale resister possa senza immediatamente scomporsi, è la vera cagione di sì grandioso fenomeno. L'elettricità che, come ho detto al num. {{Sc|i}}, note al viaggio all'Etna, fa da imponente personaggio nelle combustioni vulcaniche, lo è con maggiore ragione nella produzione de' tremuoti. Non si può in altro modo spiegar l'istantaneità del principio e dell'immediato fine di flagello siffatto, che come un effetto di una smisurata forza elettrica, prodotta da una grande aggregazione dell'elemento che la genera, il quale si è andato concentrando per gradi in un qualche ripostiglio particolare della terra, creduta il general serbatojo dell'elettricità. Nè altra ragione rimane al fisico, con la quale tutte le meteore ed i particolari subalterni fenomeni tutti, di cui vanno sempre<section end="9" /><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del traduttore}}.|193}}</noinclude><section begin="9" />i tremuoti accompagnati, con probabilità e con giudiziosa congettura potesse egli rischiarare. Io non sostengo la verità di questa ipotesi, perchè ove mirabili e di prodigj ripiene le operazioni della natura si annunziano, ivi pare che questa sia stata guardigna ed indocile a farne rilevare dall'altero mortale la vera origine ed il mezzo per cui la medesima si avvale. Ma tanti rispettabili scrittori accordano chiara garanzia alla mia credenza. Il {{AutoreCitato|Georges-Louis Leclerc de Buffon|conte de Buffon}}, nell'epoca 4 della natura, asserisce: ''D'autre part l'électricité me paroit jouer un très-grand rôle dans les tremblemens de terre, et dans les éruptions, je me suis convencu par des raisons très-solides, et par la comparaison, que j'ai faite des expériences sur l'électricité''. Se nel momento istesso della ferocia de' tremuoti effetti si osservano che attribuiti esser non possono che a questo penetrantissimo fluido elastico, perchè andarne altrove, e forse con assurdi, altra provenienza a rintracciare? Nella memoria sul tremuoto de' 26 luglio 1805, in Napoli descritta dal dotto sig. Giuseppe Poli, si legge che persuaso egli essere l'elettricità la causa di tali fenomeni, estesamente dimostra con assai di giudizio e sapere, che tutti i fenomeni in quei parossismi orribili del nostro globo, o dopo i medesimi, dovuti necessariamente sono all'elettrico potere. A' 19 febbrajo del 1822 forte tremuoto in Auvergna, Lione, Svizzera e sino a Parigi si fè sentire. Il celebre {{AutoreCitato|Joseph Louis Gay-Lussac|Gay-Lussac}} così in questa catastrofe si esprime: ''Si l'électricité, comme on le suppose assez généralement, joue un rôle dans les tremblemens de terre, on voit du moins, que dans celui du 19 fevrier elle a été sans effet sur la declination de l'aiguille aimantée''. V. tom 19, Contin. des Ann. Chim. et de Phys. di {{AutoreCitato|Joseph Louis Gay-Lussac|Gay-Lussac}} et {{AutoreCitato|François Arago|Arago}}. Sayves, l. c., il quale in ugual modo opina, non lascia di appoggiarsi all'autorità del fisico sig. {{AutoreCitato|Antonio Vassalli Eandi|Vassalli}}, incaricato dall'Accademia di Torino di osservare i tremuoti che nel 1808 avevano assalite le<section end="9" /><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione||INTRODUZIONE.|{{Sc|xci}}}}</noinclude>di {{AutoreIgnoto|Jakut}}<ref>''Alfabeto dei paesi''. Fu compendiata questa geografia da {{AutoreIgnoto|Safieddin Abdalmamen}}.</ref>, di {{AutoreCitato|Al-Maqrizi|Makrizi}}<ref>''Descrizione geografica e topografica dell’Egitto e del Cairo''. Questo immenso e classico lavoro parla del sistema del cielo e della terra, poi del mar Mediterraneo, del mar Rosso, del Nilo, de’ suoi canali, delle piramidi, dei sovrani e governatori dell’Egitto, dei riti e delle leggi, delle fortezze, ricchezze, redditi, bagni, città, edifizi pubblici, tempii, tribunali, ospedali, collegi, ponti, piazze, contrade, delle chiese{{Ec||,}} dei conti, dei cristiani e più altre cose. {{AutoreCitato|Louis-Mathieu Langlès|Langlès}}, {{AutoreCitato|Friedrich Hornemann|Hornemann}}, {{AutoreCitato|Antoine-Isaac Silvestre de Sacy|Sacy}}, lodarono a cielo questo lavoro, e trassero da esso grande partito.
</ref>, di {{AutoreIgnoto|Nurreddin Ahmed}}<ref>''Doni offerti a re''. Quest’opera vastissima divisa in 10 libri tratta della terra e sua divisione, delle varie regioni del mondo, provincie, regni, città, mari, isole, monti, fiumi, laghi, fontane, animali, pietre, piante, religioni, abitanti, ed in un corollario che segue, delle longitudini e latitudini.</ref>, di Obeidalla<ref>''Le strade, i paesi e la descrizione delle terre''. {{AutoreCitato|Abū al-Ḥasan ʿAlī al-Masʿūdī|Maseudi}} e {{AutoreIgnoto|Macrini}} tennero quest’opera di grande autorità.</ref> ecc., quali immense dovizie non rappresentano dell’araba sapienza? Ma qui non è tutto. Volete scrittori di statistica, vedete le opere del solo Daheri<ref>''Esposizione esatta delle provincie e descrizione dei Comuni'' ecc. Questa grandiosa opera offre un quadro minuto dell’impero dei Mamelucchi in Egitto: è troppo importante il contenuto di essa perchè non abbiamo a porgerne l’indice: il I° libro o capo tratta dei titoli che assicurano all’Egitto la superiorità sopra gli altri imperi del mondo, dei suoi luoghi di divozione e di pellegrinaggio, de’ suoi meravigliosi monumenti tanto antichi che moderni, de’ suoi limiti, delle sue città, delle sue frontiere, delle provincie e paesi di suo dominio: il II del potere sovrano, delle qualità di usufruttuario, dei suoi doveri, dei giorni di gala e di cerimonia, degli uniformi degli impiegati; il III del capo dei fedeli, del suo rango, del suo stato, dei gran cadì o giudici, degli imani o dottori, dei legali e dei cadì particolari; il IV del primo ministro e sopraintendente delle finanze, del tesoro del sultano e suoi amministratori, dei segretarii di Stato, dell’ispettore generale delle armate, dell’oratore od primo avvocato del divano, o gran consiglio, del prefetto di palazzo; il V dei figli del sultano e dei principi del sangue, del reggente, del vicario dell’impero, del prefetto delle scuderie, degli emiri comandanti di mille mamelucchi ed altri emiri ed d’inferior grado; il VI dei grandi ufficiali della corona, dei ciambellanti e guardie del corpo, dei loro servigi, e loro posti, delle colombaie di piccioni messaggieri, del trasporto delle nevi e delle poste reali; il VII delle case delle principesse e sottointendente degli harem o serragli, degli eununchi o domestici liberi dal serraglio, della guardaroba della Corona, della sala d’armi, dei magazzini del sultano, dei due granai reali; l’VIII degli uffiziali del palazzo, della cucina, delle scuderie, della falconeria, caccia del sultano e luoghi ad essa destinati; il IX degli inspettori delle terre e loro incumbenze, dei governatori delle provincie d’Egitto, dei comandanti particolari, degli impiegati della città e dei borghi; il X dei vicerè preposti al governo delle otto provincie della Siria, dei gran cadì, degli emiri, degli amministratori ed ufficiali impiegati in queste provincie, delle guardigioni e loro comandanti particolari; l’XI degli emiri e antichi arabi, degli emiri turchi e curdi al servizio dello Stato, delle spedizioni militari, dei campi volanti, della conquista dell’Jemen, del Diarbeckr e dell’isola di Cipro sotto regno del sultano Malech Asceraf; il XII di alcuni fatti storici degni di esser conosciuti e meditati, perchè servan di regola, e di alcuni pezzi di poesia morale di Malech Sciamel, principe sovrano del forte di Heifa, con una risposta di Malec Asceraf a Mirza Scah Roch figlio di Tamerlano. Quest’ultimo capo contiene in tre sezioni degli aneddoti e delle massime arabe, che convengono in questi tre punti, che i principi sono rovesciati da quelli che innalzano, che il destino regge tutto e bisogna esser paziente e rassegnato, e che l’incostanza e la mala fede sono la base del cuor umano. Vedi il ''Viaggio'' di {{AutoreCitato| Constantin-François de Chassebœuf de Volney|Volney}}, la ''Crestomazia araba'' di Sacy, ed il citato Dizionario di {{AutoreCitato|Giovanni Bernardo De Rossi|De Rossi}}.</ref>, che ben mostra avere compreso l’ufficio e le competenze della statistica con una latitudine di viste non minore di quella che la concepi {{AutoreCitato|Melchiorre Gioia|Gioia}} in questi ultimi tempi. ''La lucerna dei re'' di {{AutoreIgnoto|Abubeckr Mohamed}}, che in 64 capitoli riassume la scienza dell’arte di ben governare un regno, attinta non tanto al {{TestoCitato|Corano|Corano}}, quanto ai migliori autori arabi, persiani, greci, indiani e cinesi; il ''Libro dei doveri di un re'', di {{AutoreIgnoto|Fachreddino}}; il ''Libro di politica'', di {{AutoreIgnoto|Navali Maulana}}; ''Serag almoluch'' (fiaccola dei re), di {{AutoreCitato|Abu Bakr al-Tortushi|Rosc}}; l’''Ahia olum eddin'', di {{AutoreCitato|Al-Ghazali|Algazeli}}; le diverse opere di {{AutoreIgnoto|Abilnur}}, di {{AutoreIgnoto|Thalhat}} e di moltissimi altri vi rivelano la scienza politica e civile sì dei principi, che degli uomini di Stato e dei filosofi arabi. Venite agli studi della giurisprudenza, e non v’ha quistione di diritto civile che non sia stata da qualche dotto giureconsulto illustrata<ref>Shafei parlando del quale {{AutoreCitato|Ahmad ibn Hanbal|Ebn Hanbal}} soleva dire ch’egli era pel mondo ciò stesso che era il sole, era ciò che la salute era per il corpo, passa per il principe dei giureconsulti dell’islamismo: il Thabakat al Shafeiat non è più che una storia di tutti i dottori seguaci di lui. Altra opera fondamentale della giurisprudenza musulmana è l’Hidayet dello sceiko {{AutoreCitato|Burhan al-Din al-Marghinani|Burhaneddin Ali}} (1196). Intorno a questa giurisprudenza veggasi la classica opera del cav. {{AutoreCitato|Ignatius Mouradgea d'Ohsson|Muradjea d’Obsson}}.</ref>; sì che la schiera di questi scrittori tocca a tal numero, che {{AutoreIgnoto|Ibrahim Alseirazi}}, il quale nel suo ''Catalogo de’ giureconsulti maomettani'' volle solo
porgere il nome di essi e il titolo delle loro opere, venne a capo di due forti volumi, e Rosc riuscì ad opera ancora più voluminosa nella ''Biblioteca araba de giureconsulti spagnuoli''<ref>Vedi {{AutoreCitato|Johann Jakob Reiske|Reiske}} nei suoi ''Supplementi'' citati, pag. 255. {{AutoreCitato|Miguel Casiri|Casiri}}, tom. II, pag. 164.</ref>. {{AutoreCitato|Abu Hilal al-Askari|Askeri abu Helab}}<ref>''Libro delle monete arabe d’oro e d’argento''. Vedi Reiske, pag. 711.</ref> e Makrizi<ref>''Storia delle monete arabe e musulmane''. Quest’opera preziosissima venne tradotta in latino e stampata da {{AutoreCitato|Oluf Gerhard Tychsen|Tychsen}} (Rostock 1797) ed in francese da Sacy (''Magaz. Encyclop.'' n° 24, anno 11, e n° 1, anno III{{Ec|.|).}}</ref> illustrarono la numismatica ecc.
Non vi fu ramo delle scienze naturali a cui non siansi gli Arabi applicati, e cominceremo
<ref follow="p94">(Londra 1800): Sacy (''Magaz. encyclop.'', tom. VI, anno VII) trovò molto infedele questa traduzione.</ref><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione||INTRODUZIONE.|{{Sc|xci}}|riga=sì}}</noinclude>di {{AutoreIgnoto|Jakut}}<ref>''Alfabeto dei paesi''. Fu compendiata questa geografia da {{AutoreIgnoto|Safieddin Abdalmamen}}.</ref>, di {{AutoreCitato|Al-Maqrizi|Makrizi}}<ref>''Descrizione geografica e topografica dell’Egitto e del Cairo''. Questo immenso e classico lavoro parla del sistema del cielo e della terra, poi del mar Mediterraneo, del mar Rosso, del Nilo, de’ suoi canali, delle piramidi, dei sovrani e governatori dell’Egitto, dei riti e delle leggi, delle fortezze, ricchezze, redditi, bagni, città, edifizi pubblici, tempii, tribunali, ospedali, collegi, ponti, piazze, contrade, delle chiese{{Ec||,}} dei conti, dei cristiani e più altre cose. {{AutoreCitato|Louis-Mathieu Langlès|Langlès}}, {{AutoreCitato|Friedrich Hornemann|Hornemann}}, {{AutoreCitato|Antoine-Isaac Silvestre de Sacy|Sacy}}, lodarono a cielo questo lavoro, e trassero da esso grande partito.
</ref>, di {{AutoreIgnoto|Nurreddin Ahmed}}<ref>''Doni offerti a re''. Quest’opera vastissima divisa in 10 libri tratta della terra e sua divisione, delle varie regioni del mondo, provincie, regni, città, mari, isole, monti, fiumi, laghi, fontane, animali, pietre, piante, religioni, abitanti, ed in un corollario che segue, delle longitudini e latitudini.</ref>, di Obeidalla<ref>''Le strade, i paesi e la descrizione delle terre''. {{AutoreCitato|Abū al-Ḥasan ʿAlī al-Masʿūdī|Maseudi}} e {{AutoreIgnoto|Macrini}} tennero quest’opera di grande autorità.</ref> ecc., quali immense dovizie non rappresentano dell’araba sapienza? Ma qui non è tutto. Volete scrittori di statistica, vedete le opere del solo Daheri<ref>''Esposizione esatta delle provincie e descrizione dei Comuni'' ecc. Questa grandiosa opera offre un quadro minuto dell’impero dei Mamelucchi in Egitto: è troppo importante il contenuto di essa perchè non abbiamo a porgerne l’indice: il I° libro o capo tratta dei titoli che assicurano all’Egitto la superiorità sopra gli altri imperi del mondo, dei suoi luoghi di divozione e di pellegrinaggio, de’ suoi meravigliosi monumenti tanto antichi che moderni, de’ suoi limiti, delle sue città, delle sue frontiere, delle provincie e paesi di suo dominio: il II del potere sovrano, delle qualità di usufruttuario, dei suoi doveri, dei giorni di gala e di cerimonia, degli uniformi degli impiegati; il III del capo dei fedeli, del suo rango, del suo stato, dei gran cadì o giudici, degli imani o dottori, dei legali e dei cadì particolari; il IV del primo ministro e sopraintendente delle finanze, del tesoro del sultano e suoi amministratori, dei segretarii di Stato, dell’ispettore generale delle armate, dell’oratore od primo avvocato del divano, o gran consiglio, del prefetto di palazzo; il V dei figli del sultano e dei principi del sangue, del reggente, del vicario dell’impero, del prefetto delle scuderie, degli emiri comandanti di mille mamelucchi ed altri emiri ed d’inferior grado; il VI dei grandi ufficiali della corona, dei ciambellanti e guardie del corpo, dei loro servigi, e loro posti, delle colombaie di piccioni messaggieri, del trasporto delle nevi e delle poste reali; il VII delle case delle principesse e sottointendente degli harem o serragli, degli eununchi o domestici liberi dal serraglio, della guardaroba della Corona, della sala d’armi, dei magazzini del sultano, dei due granai reali; l’VIII degli uffiziali del palazzo, della cucina, delle scuderie, della falconeria, caccia del sultano e luoghi ad essa destinati; il IX degli inspettori delle terre e loro incumbenze, dei governatori delle provincie d’Egitto, dei comandanti particolari, degli impiegati della città e dei borghi; il X dei vicerè preposti al governo delle otto provincie della Siria, dei gran cadì, degli emiri, degli amministratori ed ufficiali impiegati in queste provincie, delle guardigioni e loro comandanti particolari; l’XI degli emiri e antichi arabi, degli emiri turchi e curdi al servizio dello Stato, delle spedizioni militari, dei campi volanti, della conquista dell’Jemen, del Diarbeckr e dell’isola di Cipro sotto regno del sultano Malech Asceraf; il XII di alcuni fatti storici degni di esser conosciuti e meditati, perchè servan di regola, e di alcuni pezzi di poesia morale di Malech Sciamel, principe sovrano del forte di Heifa, con una risposta di Malec Asceraf a Mirza Scah Roch figlio di Tamerlano. Quest’ultimo capo contiene in tre sezioni degli aneddoti e delle massime arabe, che convengono in questi tre punti, che i principi sono rovesciati da quelli che innalzano, che il destino regge tutto e bisogna esser paziente e rassegnato, e che l’incostanza e la mala fede sono la base del cuor umano. Vedi il ''Viaggio'' di {{AutoreCitato| Constantin-François de Chassebœuf de Volney|Volney}}, la ''Crestomazia araba'' di Sacy, ed il citato Dizionario di {{AutoreCitato|Giovanni Bernardo De Rossi|De Rossi}}.</ref>, che ben mostra avere compreso l’ufficio e le competenze della statistica con una latitudine di viste non minore di quella che la concepi {{AutoreCitato|Melchiorre Gioia|Gioia}} in questi ultimi tempi. ''La lucerna dei re'' di {{AutoreIgnoto|Abubeckr Mohamed}}, che in 64 capitoli riassume la scienza dell’arte di ben governare un regno, attinta non tanto al {{TestoCitato|Corano|Corano}}, quanto ai migliori autori arabi, persiani, greci, indiani e cinesi; il ''Libro dei doveri di un re'', di {{AutoreIgnoto|Fachreddino}}; il ''Libro di politica'', di {{AutoreIgnoto|Navali Maulana}}; ''Serag almoluch'' (fiaccola dei re), di {{AutoreCitato|Abu Bakr al-Tortushi|Rosc}}; l’''Ahia olum eddin'', di {{AutoreCitato|Al-Ghazali|Algazeli}}; le diverse opere di {{AutoreIgnoto|Abilnur}}, di {{AutoreIgnoto|Thalhat}} e di moltissimi altri vi rivelano la scienza politica e civile sì dei principi, che degli uomini di Stato e dei filosofi arabi. Venite agli studi della giurisprudenza, e non v’ha quistione di diritto civile che non sia stata da qualche dotto giureconsulto illustrata<ref>Shafei parlando del quale {{AutoreCitato|Ahmad ibn Hanbal|Ebn Hanbal}} soleva dire ch’egli era pel mondo ciò stesso che era il sole, era ciò che la salute era per il corpo, passa per il principe dei giureconsulti dell’islamismo: il Thabakat al Shafeiat non è più che una storia di tutti i dottori seguaci di lui. Altra opera fondamentale della giurisprudenza musulmana è l’Hidayet dello sceiko {{AutoreCitato|Burhan al-Din al-Marghinani|Burhaneddin Ali}} (1196). Intorno a questa giurisprudenza veggasi la classica opera del cav. {{AutoreCitato|Ignatius Mouradgea d'Ohsson|Muradjea d’Obsson}}.</ref>; sì che la schiera di questi scrittori tocca a tal numero, che {{AutoreIgnoto|Ibrahim Alseirazi}}, il quale nel suo ''Catalogo de’ giureconsulti maomettani'' volle solo
porgere il nome di essi e il titolo delle loro opere, venne a capo di due forti volumi, e Rosc riuscì ad opera ancora più voluminosa nella ''Biblioteca araba de giureconsulti spagnuoli''<ref>Vedi {{AutoreCitato|Johann Jakob Reiske|Reiske}} nei suoi ''Supplementi'' citati, pag. 255. {{AutoreCitato|Miguel Casiri|Casiri}}, tom. II, pag. 164.</ref>. {{AutoreCitato|Abu Hilal al-Askari|Askeri abu Helab}}<ref>''Libro delle monete arabe d’oro e d’argento''. Vedi Reiske, pag. 711.</ref> e Makrizi<ref>''Storia delle monete arabe e musulmane''. Quest’opera preziosissima venne tradotta in latino e stampata da {{AutoreCitato|Oluf Gerhard Tychsen|Tychsen}} (Rostock 1797) ed in francese da Sacy (''Magaz. Encyclop.'' n° 24, anno 11, e n° 1, anno III{{Ec|.|).}}</ref> illustrarono la numismatica ecc.
Non vi fu ramo delle scienze naturali a cui non siansi gli Arabi applicati, e cominceremo
<ref follow="p94">(Londra 1800): Sacy (''Magaz. encyclop.'', tom. VI, anno VII) trovò molto infedele questa traduzione.</ref><noinclude><references/></noinclude>
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Federicor
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||(17)|}}</noinclude><poem> {{R|290}}Sole, converso
Le leggi a svolgere
Che la nativa
Fiamma gli diè.
Con luce ed ombra
{{R|295}}Il mondo formasi,
Ma ignuda l’anima
Col fuoco adescasi:
Bacia, ribacialo
Tutta beata,
{{R|300}}Innamorata;
Sinché rinchiusala,
Ahi picciol alma!
In altra salma,
A lei tarpi le piume
{{R|305}}Il fuoco produttor, fonte del Nume.
Porgi quel fuoco, o misera,
Or che mia destra provida
A te lo porse già.
Ma non mirare il mio terribil volto,
{{R|310}}Ove il fuoco d’Iddio stassi raccolto.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Discussioni indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu
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Alex brollo
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Gadget [[Aiuto:Gadget Trova e Sostituisci|Trova e Sostituisci]]: salvataggio MemoRegex
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wikitext
text/x-wiki
== memoRegex ==
<nowiki>{"^t1 (.+)\\n(.+)":["(regex)","{{Ct|c=t1|$1}}\n{{Ct|c=t2|$2}}","gm"],
"Ed\\.\\ Cale\\.":["","Ed. Calc.","g"],
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Viaggio in Sicilia (Münter)/Note del traduttore vol. II/Note al viaggio da Catania a Messina
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Porto il SAL a SAL 100%
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{{Qualità|avz=100%|data=4 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Note del traduttore vol. II]] - Note al viaggio da Catania a Messina|prec=../Note al viaggio sull'Etna|succ=../Note all'articolo Messina}}
<pages index="Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu" from="175" to="186" fromsection="da Catania a Messina" tosection="da Catania a Messina" />
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Federicor
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||(22)|}}</noinclude>{{Centrato|''ANNOTAZIONI.''}}
{{rule|4em}}
(1) <section begin="1" />Plotino, filosofo della setta platonica alessandrina, scrittore del celebre libro che ha per titolo ''{{TestoAssente|le Enneadi}}''.<section end="1" />
(2) <section begin="2" />Dottrina dei Magi. Vedi {{AutoreIgnoto|Agatopisto Cromaziano}}.<section end="2" /><noinclude><references/></noinclude>
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== <span lang="en" dir="ltr">Migration to Parsoid</span> ==
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<em>[[m:Special:MyLanguage/Wikimedia Foundation/Product and Technology/Parsoid Read Views/Read View Announcement|Read this in another language]]</em>
Hello everyone! I am glad to inform you that as the next step in the [[mw:Special:MyLanguage/Parsoid/Parser Unification|Parser Unification]] project, Parsoid will soon be turned on as the default article renderer on your wiki. We are gradually increasing the number of wikis using Parsoid, with the intention of making it the default wikitext parser for MediaWiki's next long-term support release. This will make our wikis more reliable and consistent for editors, readers, and tools to use, as well as making the development of future wikitext features easier.
If this disrupts your workflow, don’t worry! You can still opt out through a user preference or turn Parsoid off on the current page using the Tools submenu, as described in the [[mw:Special:MyLanguage/Help:Extension:ParserMigration|Extension:ParserMigration]] documentation.
There is [[mw:Special:MyLanguage/Parsoid/Parser Unification/Confidence Framework|more information about our roll-out strategy]] available, including the testing done before we turn on Parsoid for a new wiki.
To report bugs and issues, please look at our [[mw:Special:MyLanguage/Parsoid/Parser Unification/Known Issues|known issues]] documentation and if you found a new bug please create a phab ticket and tag the [[phab:project/view/5846|Content Transform Team in Phabricator]].
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== <span lang="en" dir="ltr">Migration to Parsoid</span> ==
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If this disrupts your workflow, don’t worry! You can still opt out through a user preference or turn Parsoid off on the current page using the Tools submenu, as described in the [[mw:Special:MyLanguage/Help:Extension:ParserMigration|Extension:ParserMigration]] documentation.
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== <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-32</span> ==
<div lang="en" dir="ltr">
<section begin="technews-2026-W32"/><div class="plainlinks">
Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/32|Translations]] are available.
'''Updates for editors'''
* The [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader Experience|Reader Experience team]] has developed a [https://82db7c8d4b.catalyst.wmcloud.org/w/index.php?title=Regent%27s_Park&uselang=de patch demo] that wraps the page toolbar onto two lines when there is not enough horizontal space for all the buttons. This aims to reduce crowding in the Vector 2022 toolbar, which can occur on some language Wikipedias at certain screen widths. [https://phabricator.wikimedia.org/T429518]
* The Reader Experience team is planning to launch [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader Experience/Reading lists|Reading Lists]], a [[m:Special:MyLanguage/Community Wishlist Survey 2021/Mobile and apps/Have Apps reading lists available on Destop/Mobile|Community Wishlist item]], which is currently available to try in beta, as a full feature in September. Before then, volunteer translator help is needed for [https://translatewiki.net/w/i.php?title=Special%3ATranslate&group=ext-readinglists&filter=&action=translate string translations] into a number of languages. The feature supports reading and learning goals on Wikipedia.
* Next week, the table of contents on Wikimedia Commons file pages will be improved by consolidating the file page table of contents with the page table of contents. This will make it easier to understand a file page’s structure, navigate to specific sections, and share links to individual sections. [https://phabricator.wikimedia.org/T332644]
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:24}} community-submitted {{PLURAL:24|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where some [[w:TIFF|TIFF]] images failed to load after clicking their thumbnail, causing a broken image to be displayed instead of the full-size image, has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T429326]
'''Updates for technical contributors'''
* The variable and function selector in AbuseFilter has been updated to support search and autocomplete. It will allow filter maintainers to find the desired variable or function more quickly. [https://phabricator.wikimedia.org/T323698]
* The MJPEG and VP8 formats are removed from the video player. The MP4 format (MPEG-4 Part 2) is added instead, which provides higher quality videos to older iPhone devices. It may take a few weeks to retroactively update all existing videos. The default format for modern devices stays the same (VP9/WebM). [https://phabricator.wikimedia.org/T358266]
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.15|MediaWiki]]
'''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/32|Translate]] • [[m:Tech|Get help]] • [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]] • [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].''
</div><section end="technews-2026-W32"/>
</div>
<bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 21:46, 3 ago 2026 (CEST)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||( 32 )|}}</noinclude><poem>D’Aristea la rivale era costei,
{{R|140}}Benchè sorella, ed ahi! sposa tradita,
Speme non le lasciaro i tempi rei.
Giamblico suo la colpevole vita
Lasciato aveva; ancor sangue stillava
In Anfilia d’amor vana ferita.
{{R|145}}Il giudicar de’ spenti la chiamava
Sul lago Mareotide, e già solo
Per girvi il dì prescelto ella aspettava;
Ed or scendeva nella selva a volo,
E de’ Cristiani alla capanna giva,
{{R|150}}Scordando leggi, amor, vendetta e duolo.
D’Ipazia ricercava; una si apriva
Alba famosa per Ipazia; ed ella
Sol per amar Ipazia era pur viva.
Altro culto seguendo, un’altra stella
{{R|155}}Reggea suoi dì, ma solo un cuore seco
Aveva, un lauro sol la vergin bella.
La selva attraversò: fra ’l non più cieco
Aere il tempio sfavillava, il tetto
Ne risuonava d’un mirabil eco.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Il Libro dei Re/I re Sassanidi/7/XX
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Alex brollo
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Porto il SAL a SAL 75%
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wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=75%|data=3 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|7]] - XX. - Quarta cena di Nûshîrvân|prec=../XIX|succ=../XXI}}
<pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu" from="119" to="124" tosection="s1" />
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Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/96
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2026-08-03T16:17:17Z
Panz Panz
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/* Trascritta */
3869857
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|{{Sc|xcii}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude>dalla medicina. Già fino dai tempi di {{AutoreCitato|Maometto|Maometto}} vi avevano medici alla Mecca, educati alla scuola dei Greci; fra questi Hbereth ebn Kaldath sorse in grande nominanza, e venne da Maometto stesso altamente celebrato<ref>Abulfaragio, ''Hist. dynast.'', p. 158, {{AutoreCitato|Barthélemy d'Herbelot de Molainville|Herbelot}}, p. 450.</ref>; ma non fu che poscia che gli Arabi, guidati da Omar, si impadronirono dell’Egitto che l’araba medicina venne portata al grado di una scienza illuminata. Scrive {{AutoreCitato|Barebreo|Abulfaragio}}<ref>''Chron. Syr.'' p. 142.</ref> in proposito della medicina araba, che i Siriaci eressero sopra fondamenta greche l’edifizio che in progresso gli Arabi cercarono di sempre più abbellire, e ciò prova come i cristiani greci di Siria, in un però cogli Ebrei, fossero stati i maestri degli Arabi, traducendo in arabo le opere mediche: ma non ostante che tali traduzioni fossero in appresso la base di tutte le loro cognizioni, pure non mancarono essi di emergere con istudi loro particolari, mercè il favore prodigato da parecchi califfi. Quindi vediamo nella famosa Università di Bagdad un collegio dei medici presieduto da un capo, cui era commesso l’esame di tutti coloro che esercitar volevano l’arte medica. Una schiera innumerevole di dotti e studenti accorreva a quel collegio, sì che vuolsi se ne numerassero una volta ben seimila<ref>{{AutoreCitato|Leone l'Africano|Leone Africano}}, ''De phil. et med. arab.'', nel {{AutoreCitato|Johann Albert Fabricius|Fabricio}}, ''Biblioth. græc.'', vol. XIII, p. 274.</ref>: ivi numerosi spedali e farmacie erano aperte alla pubblica istruzione. Ciò che si era fatto a Bagdad, si fece in progresso ad Alessandria, a Damasco, a Tunisi, a Fez, a Marocco, a Cafa e nella Spagna. L’opera medica degli Arabi più antica sono le ''Pandette'' in 30 libri, di {{AutoreIgnoto|Ahran d’Alessandria}}, coetaneo di {{AutoreCitato|Paolo di Egina|Paolo di Egina}}: in essa trovasi la prima menzione del vaiuolo, scienza e criterio assai maravigliosi ove si consideri alle condizioni dei tempi<ref>Vedi l’analisi di quest’opera nello {{AutoreCitato|Kurt Sprengel|Sprengel}}, ''Storia
prammatica della medicina'', vol. I, pag. 182, traduzione ed edizione di Firenze.</ref>. Dschibrail, tanto celebre per la guarigione fatta della apoplessia di Aaron al Rashid col mezzo di un salasso, e per la paralisi guarita in una concubina di questo<ref>Egli la curò collo spavento e col pudore. Il califfo radunò tutta la sua corte in una sala, ove recossi anche la concubina, Dschibrail le si avvicino, ed alla presenza di tutti gli astanti tentò alzarle la gonna; ma ella inopinatamente sforsossi d’opporvisi, e in tal maniera riacquistò l’uso delle sue braccia.</ref>; Mesue il seniore, Masawaih, Hhonain, Hhobaisch, Serapione seniore, Alchindi, è particolarmente Rasis, Ali-ben Abbas, {{AutoreCitato|Avicenna|Avicenna}}, {{AutoreCitato|Serapione il Giovane|Serapione il giovane}}, Mesne il giovane, Albucasi, Avenzoar, Averroes e Beitar sono pure una rappresentanza gloriosa di questa scienza presso gli Arabi. E fu per questi che
la scienza acquistò la cognizione dell’indole del vaiuolo dalla cura delle malattie dei bambini, della spina ventosa, della rosolia, dell’affetto ipocondriaco-malinconico, dell’operazione, della paracentesi, delle maniere di salassare, della febbre lento-nervosa che immortalò in questi tempi {{AutoreIgnoto|Huscam}}. {{AutoreCitato|Girolamo Fabrici d'Acquapendente|Acquapendente}} non si dichiara scolaro
di {{AutoreCitato|Abu al-Qasim al-Zahrawi|Albucasi}}? {{AutoreCitato|Antoine Portal|Portal}} non trovò in questi moli invenzioni che diedero gloria al {{AutoreCitato|Ambroise Paré|Paré}} ed al Petit?<ref>Portal, ''Hist. de l’anatom.'', tom. I.</ref> Vuolsi da Sprengel che il pregiudizio dell’islamismo che vieta rigorosamente l’autopsia dei cadaveri, impedisse i progressi dell’{{AutoreCitatoʿAbd al-Laṭīf al-Baghdādī|Abdollatif}} che i medici maomettani studiassero anatomia; ciò nondimeno noi leggiamo pure in accuratamente la struttura ossea del corpo umano, e ch’egli stesso inculca siccome l’anatomia non debba esser solo studiata nei libri, ma sui cadaveri umani<ref>Abdollatif, ''Mem. Egyp.'', lib. II, cap. 3, pag. 150; edizione di Tubinga 1789.</ref>. E come costui sapesse solo inculcare ma praticare una siffatta massima, lo si prova bastantemente dall’avere egli colle sue osservazioni rettificata la opinione di {{AutoreCitato|Galeno|Galeno}}, che faceva l’osso della mascella inferiore ed il sacro composti, il primo di due, l’altro di tre pezzi insieme uniti. Più avanti parlando dell’ottica vedremo come Hassan fosse
valente nell’anatomia dell’occhio. È agli Arabi che la materia medica e la farmaceutica van debitrici della manna, del rabarbaro, della cassia e d’altri miti purganti; dell’uso del muschio, dell’ambra, del bezoar, dell’ancardio, della moscata, dell’acqua gelata nella cura di parecchie malattie. I nomi di alcool, di giulebbe o sciroppo, di looc, di nafta, di canfora, sono tutti di origine araba. Agli Arabi è dovuta la nascita della chimica, il lambicco, le prime analisi delle sostanze dei tre regni, le distinzioni e le affinità degli alcali e degli acidi, e l’arte di estrarre dai minerali e da altre sostanze distruttive della vita e della salute, rimedii per conservare l’una e l’altra. Leggete le opere di {{AutoreCitato|Jabir ibn Hayyan|Geber}} e in esse troverete i primi cenni di alcune preparazioni mercuriali, siccome del sublimato corrosivo, del precipitato rosso, dell’acqua forte e di altre chimiche combinazioni<ref>''Alchemia'' Gebri, Bero. 1545. {{AutoreCitato|Leopold Gmelin|Gmelin}}, ''Storia della chimica'', part. I, pag. 15-20. {{AutoreCitato|Hubert Franz Hoefer|Hoefer}}, ''Hist. de la chimic.''</ref>. Ben vi furono tra Arabi numerosi sognatori nella scienza chimica, ma di<noinclude><references/></noinclude>
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prammatica della medicina'', vol. I, pag. 182, traduzione ed edizione di Firenze.</ref>. Dschibrail, tanto celebre per la guarigione fatta della apoplessia di Aaron al Rashid col mezzo di un salasso, e per la paralisi guarita in una concubina di questo<ref>Egli la curò collo spavento e col pudore. Il califfo radunò tutta la sua corte in una sala, ove recossi anche la concubina, Dschibrail le si avvicino, ed alla presenza di tutti gli astanti tentò alzarle la gonna; ma ella inopinatamente sforsossi d’opporvisi, e in tal maniera riacquistò l’uso delle sue braccia.</ref>; Mesue il seniore, Masawaih, Hhonain, Hhobaisch, Serapione seniore, Alchindi, è particolarmente Rasis, Ali-ben Abbas, {{AutoreCitato|Avicenna|Avicenna}}, {{AutoreCitato|Serapione il Giovane|Serapione il giovane}}, Mesne il giovane, Albucasi, Avenzoar, Averroes e Beitar sono pure una rappresentanza gloriosa di questa scienza presso gli Arabi. E fu per questi che
la scienza acquistò la cognizione dell’indole del vaiuolo dalla cura delle malattie dei bambini, della spina ventosa, della rosolia, dell’affetto ipocondriaco-malinconico, dell’operazione, della paracentesi, delle maniere di salassare, della febbre lento-nervosa che immortalò in questi tempi {{AutoreIgnoto|Huscam}}. {{AutoreCitato|Girolamo Fabrici d'Acquapendente|Acquapendente}} non si dichiara scolaro
di {{AutoreCitato|Abu al-Qasim al-Zahrawi|Albucasi}}? {{AutoreCitato|Antoine Portal|Portal}} non trovò in questi moli invenzioni che diedero gloria al {{AutoreCitato|Ambroise Paré|Paré}} ed al Petit?<ref>Portal, ''Hist. de l’anatom.'', tom. I.</ref> Vuolsi da Sprengel che il pregiudizio dell’islamismo che vieta rigorosamente l’autopsia dei cadaveri, impedisse i progressi dell’{{AutoreCitato|ʿAbd al-Laṭīf al-Baghdādī|Abdollatif}} che i medici maomettani studiassero anatomia; ciò nondimeno noi leggiamo pure in accuratamente la struttura ossea del corpo umano, e ch’egli stesso inculca siccome l’anatomia non debba esser solo studiata nei libri, ma sui cadaveri umani<ref>Abdollatif, ''Mem. Egyp.'', lib. II, cap. 3, pag. 150; edizione di Tubinga 1789.</ref>. E come costui sapesse solo inculcare ma praticare una siffatta massima, lo si prova bastantemente dall’avere egli colle sue osservazioni rettificata la opinione di {{AutoreCitato|Galeno|Galeno}}, che faceva l’osso della mascella inferiore ed il sacro composti, il primo di due, l’altro di tre pezzi insieme uniti. Più avanti parlando dell’ottica vedremo come Hassan fosse
valente nell’anatomia dell’occhio. È agli Arabi che la materia medica e la farmaceutica van debitrici della manna, del rabarbaro, della cassia e d’altri miti purganti; dell’uso del muschio, dell’ambra, del bezoar, dell’ancardio, della moscata, dell’acqua gelata nella cura di parecchie malattie. I nomi di alcool, di giulebbe o sciroppo, di looc, di nafta, di canfora, sono tutti di origine araba. Agli Arabi è dovuta la nascita della chimica, il lambicco, le prime analisi delle sostanze dei tre regni, le distinzioni e le affinità degli alcali e degli acidi, e l’arte di estrarre dai minerali e da altre sostanze distruttive della vita e della salute, rimedii per conservare l’una e l’altra. Leggete le opere di {{AutoreCitato|Jabir ibn Hayyan|Geber}} e in esse troverete i primi cenni di alcune preparazioni mercuriali, siccome del sublimato corrosivo, del precipitato rosso, dell’acqua forte e di altre chimiche combinazioni<ref>''Alchemia'' Gebri, Bero. 1545. {{AutoreCitato|Leopold Gmelin|Gmelin}}, ''Storia della chimica'', part. I, pag. 15-20. {{AutoreCitato|Hubert Franz Hoefer|Hoefer}}, ''Hist. de la chimic.''</ref>. Ben vi furono tra Arabi numerosi sognatori nella scienza chimica, ma di<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione||INTRODUZIONE.|{{Sc|xciii}}|riga=sì}}</noinclude>riscontro a questi vedete il sano e forte criterio di {{AutoreCitato|Avicenna|Avicenna}} e di {{AutoreCitato|Alchindi}} combattere la vanità di quei sogni, e il primo, dopo esaminati i libri più famosi degli alchimisti, dichiararli un matto accozzamento di frasi e menzogne, l’altro pubblicare un apposito trattato ''Delle fredi e degli errori degli alchimisti'' <ref>''Bibliot. arab.'' dei filosofi. Voce ''Alchindi''.
</ref>.
Quindi citeremo {{AutoreCitato|Abū Zayd al-Balkhī|Abu Said Alsekri}}<ref>''Storia degli animali''.</ref>, Asmai o {{AutoreIgnoto|Abusaid}}<ref>''Storia degli animali''. Vedi {{AutoreCitato|Barthélemy d'Herbelot de Molainville|Herbelot}}, pag. 134.</ref>, {{AutoreIgnoto|Avasi Mohamed}}<ref>''Storia degli animali'', opera di parecchi volumi, lodatissima da {{AutoreCitato|Ibn al-Khatib|Catib}} (''Bibliot. araba'').</ref>, {{AutoreIgnoto|Demiri Chealeddin}}<ref>''Storia degli animali'', opera vastissima, in cui non solo sono rappresentati ed illustrati i nomi degli animali, la loro natura, proprietà, qualità, virtù, educazione, ma sì anche i proverbi da loro presi, e decise le controversie che dalle varie loro specie nascono tra i dottori maomettani. {{AutoreCitato|Jacob Golius|Golio}}, {{AutoreCitato|Giuseppe Simone Assemani|Assemani}}, {{AutoreCitato|Oluf Gerhard Tychsen|Tychsen}}, {{AutoreCitato|Samuel Bochart|Bochart}}, fecero opere con solo alcune parti di
questo vasto lavoro. Esiste inedita una traduzione
francese di {{AutoreCitato|François Pétis de la Croix|Petit La Croix}}.</ref>, {{AutoreIgnoto|Giahed abu Othman}}<ref>''Trattato degli animali'', opera di cui approfittarono
{{AutoreCitato|Al-Damîrî|Demiri}} e Bochart.</ref>, che illustrarono la zoologia; {{AutoreIgnoto|Beitar}}, uomo di una prodigiosa erudizione, non pago delle cognizioni
acquistate sui libri, nella scienza botanica, va a rintracciarle nelle piante stesse sui campi e sui monti percorre la Spagna, la Grecia, l’Africa, l’Asia, e colle sue scoperte arricchisce di ben mille altre piante la botanica di {{AutoreCitato|Dioscoride|Dioscoride}}: {{AutoreCitato|Ibn al-Awwam|Awam}}, {{AutoreCitato|Rhazes|Razis}}, Avicenna, {{AutoreCitato|Averroè|Averroe}}, {{AutoreCitato|Al-Jazari|Alsari}} e i numerosi altri citati dal {{AutoreCitato|Miguel Casiri|Casiri}}<ref>''Bibliot. arab. hisp.'', tom. I, pag. 323. Veggasi pure {{AutoreCitato|Albrecht von Haller|Haller}}, ''Bibliot. botan.'' passim. {{AutoreCitato|Kurt Sprengel|Sprengel}}, ''Historia rei erbariæ'', passim.</ref> fanno negli studi botanici una gloriosa corona intorno a Beitar, appellato il {{AutoreCitato|Joseph Pitton de Tournefort|Tournefort}} degli Arabi. Il ''Trattato della cognizione dei minerali'', e l’altro ''delle miniere e dei minerali'' di {{AutoreCitato|Al-Maqrizi|Makrizi}}, offrono pur essi
bel saggio delle loro cognizioni mineralogiche; Makrizi aggiungasi Avicenna, sì celebre specialmente per la sua classificazione dei minerali che trovavasi ancora adottata non molti anni sono; ne aveva formato quattro classi: le ''pietre'', i ''metalli'', i ''zolfi'' o ''sostanze infiammabili'', ed i ''sali''; aveva inoltre dimostrata l’utilità della chimica nel distinguere i minerali, d’onde ebbe origine l’''analisi generale'' ed i saggi chimici e mineralogici per via umida.
Veniamo alle scienze matematiche. E primamente che non debbe l’aritmetica agli Arabi? Le opere di {{AutoreCitato|Thābit ibn Qurra|Thebit ben Corrah}} sui numeri poligoni, e su quei che si moltiplicano all’infinito; quelle di {{AutoreIgnoto|Aba Abdalla Mohamed}}, chiamato per antonomasia l’''aritmetico''; di {{AutoreIgnoto|Abu Barza}}, detto il ''calcolatore'', di quanti nuovi metodi, di cui però ben poco ci rimane oggidì, non hanno arricchita questa scienza? - La ''regola di falsa posizione'' non è essa stessa un’invenzione degli Arabi, i quali la chiamavano col nome di ''elcatai''<ref>{{AutoreCitato|Luca Pacioli|Luca di Borgo San Sepolcro}}, ''Somm. d’aritm. e di geometria''. {{AutoreCitato|William Beveridge|Bevereggio}}, ''Arithm. cronolog.'', lib. I.</ref>. Non è agli Arabi che noi dobbiamo l’uso delle cifre indiane che ritengono pure il nome di arabiche<ref>''Disc. prèl. Encyclop. méthod. mathém.''</ref>. Che non fecero gli Arabi nell’algebra? {{AutoreCitato|Muhammad ibn Musa al-Khwarizmi|Mohamed ben Musa}} sì versato in questa scienza da farlo dire inventore di essa, Thebit ben Corrah che giunse perfino a dar problemi algebraici da comprovarsi con geometriche dimostrazioni; {{AutoreCitato|ʿUmar Khayyām|Omar ben Ibraim}} che scrisse un trattato di ''Algebra delle equazioni cubiche'', senza parlare delle opere di {{AutoreIgnoto|Ahmed Altajeb}}, di {{AutoreCitato|Ibn al-Banna al-Marrakushi|Ebn Albanna}}, di {{AutoreIgnoto|Kosein}}, di {{AutoreCitato|Ibn Mu'adh al-Jayyani|Jahia}}, di {{AutoreIgnoto|Tejoddin}}, ed infiniti altri, ben rivelano a quale progresso avessero gli Arabi spinta la scienza algebrica. I già citati {{AutoreCitato|Thābit ibn Qurra|Thebit ben Corral}} ed {{AutoreCitato|Al-Kindi|Alchindi}} erano nella geometria salutati come gli {{AutoreCitato|Archimede|Archimedi}} e gli {{AutoreCitato|Apollonio di Perga|Apollonii}} della loro nazione. «Gli Arabi, dice {{AutoreCitato|Charles Bossut|Bossut}}, diedero al calcolo trigonometrico la forma che conserva anche oggidi, almeno quanto ai principii. Essi sostituirono l’uso dei seni a quello delle corde che adoperavasi prima, e con questo resero più semplici e più facili le operazioni della geometria pratica<ref>{{AutoreCitato|Alexandre Sarrazin de Montferrier|Montferrier}} ha fatto conoscere un opuscolo di aritmetica di Avicenna, che è una esposizione delle radici del calcolo e dell’aritmetica. Vedi ''Dictionnaire des Sciences mathématiques'', tom. I, pag. 141.</ref>». Giudizio ben giustificato dal libro ''Delle sfere'' di {{AutoreIgnoto|Mohamed ben Musa}}, dalle opere di {{AutoreCitato|Muḥammad ibn Jābir al-Ḥarrānī al-Battānī|Albatenio}}, dal trattato sui seni retti di {{AutoreCitato|Ahmad ibn Muhammad ibn Kathir al-Farghani|Alfragano}}, da quello delle tavole dei seni, e del loro uso nella trigonometria di {{AutoreIgnoto|Abdelazis Massudi}} e dalle opere di {{AutoreIgnoto|Hassen}}, che colla trisezione dell’angolo e colle ricerche sulle due medie proporzionali per la duplicazione del cubo, risolse problemi stati insolubili agli antichi. Vedete a qual punto arrivassero nelle matematiche applicate nei ''Trattati di mecanica'' di {{AutoreCitato|Al-Jazari|Gezeri Abulaz}}, e dei tre figli di Mose ben Musa, Mohamed cioè Ahmed, ed Hassen. Il libro d’idraulica del succitato Gezeri, i trattati ''Delle cose che galleggiano sull’acqua, e di quelle che in esse s’immergono'', mostrano siccome gli Arabi non attendessero solo alla pratica de’ loro canali ed acquedotti, ma si dedicassero si anche alle idrostatiche teorie. {{AutoreCitato|Abū Naṣr Muḥammad ibn Muḥammad Fārābī|Alfarabi}}, che nel II libro de’ suoi ''Elementi di musica'' espone i sentimenti dei teorici ch’erano giunti a sua notizia, e mostra quanto<noinclude><references/></noinclude>
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questo vasto lavoro. Esiste inedita una traduzione
francese di {{AutoreCitato|François Pétis de la Croix|Petit La Croix}}.</ref>, {{AutoreIgnoto|Giahed abu Othman}}<ref>''Trattato degli animali'', opera di cui approfittarono
{{AutoreCitato|Al-Damîrî|Demiri}} e Bochart.</ref>, che illustrarono la zoologia; {{AutoreIgnoto|Beitar}}, uomo di una prodigiosa erudizione, non pago delle cognizioni
acquistate sui libri, nella scienza botanica, va a rintracciarle nelle piante stesse sui campi e sui monti percorre la Spagna, la Grecia, l’Africa, l’Asia, e colle sue scoperte arricchisce di ben mille altre piante la botanica di {{AutoreCitato|Dioscoride|Dioscoride}}: {{AutoreCitato|Ibn al-Awwam|Awam}}, {{AutoreCitato|Rhazes|Razis}}, Avicenna, {{AutoreCitato|Averroè|Averroe}}, {{AutoreCitato|Al-Jazari|Alsari}} e i numerosi altri citati dal {{AutoreCitato|Miguel Casiri|Casiri}}<ref>''Bibliot. arab. hisp.'', tom. I, pag. 323. Veggasi pure {{AutoreCitato|Albrecht von Haller|Haller}}, ''Bibliot. botan.'' passim. {{AutoreCitato|Kurt Sprengel|Sprengel}}, ''Historia rei erbariæ'', passim.</ref> fanno negli studi botanici una gloriosa corona intorno a Beitar, appellato il {{AutoreCitato|Joseph Pitton de Tournefort|Tournefort}} degli Arabi. Il ''Trattato della cognizione dei minerali'', e l’altro ''delle miniere e dei minerali'' di {{AutoreCitato|Al-Maqrizi|Makrizi}}, offrono pur essi
bel saggio delle loro cognizioni mineralogiche; Makrizi aggiungasi Avicenna, sì celebre specialmente per la sua classificazione dei minerali che trovavasi ancora adottata non molti anni sono; ne aveva formato quattro classi: le ''pietre'', i ''metalli'', i ''zolfi'' o ''sostanze infiammabili'', ed i ''sali''; aveva inoltre dimostrata l’utilità della chimica nel distinguere i minerali, d’onde ebbe origine l’''analisi generale'' ed i saggi chimici e mineralogici per via umida.
Veniamo alle scienze matematiche. E primamente che non debbe l’aritmetica agli Arabi? Le opere di {{AutoreCitato|Thābit ibn Qurra|Thebit ben Corrah}} sui numeri poligoni, e su quei che si moltiplicano all’infinito; quelle di {{AutoreIgnoto|Aba Abdalla Mohamed}}, chiamato per antonomasia l’''aritmetico''; di {{AutoreIgnoto|Abu Barza}}, detto il ''calcolatore'', di quanti nuovi metodi, di cui però ben poco ci rimane oggidì, non hanno arricchita questa scienza? - La ''regola di falsa posizione'' non è essa stessa un’invenzione degli Arabi, i quali la chiamavano col nome di ''elcatai''<ref>{{AutoreCitato|Luca Pacioli|Luca di Borgo San Sepolcro}}, ''Somm. d’aritm. e di geometria''. {{AutoreCitato|William Beveridge|Bevereggio}}, ''Arithm. cronolog.'', lib. I.</ref>. Non è agli Arabi che noi dobbiamo l’uso delle cifre indiane che ritengono pure il nome di arabiche<ref>''Disc. prèl. Encyclop. méthod. mathém.''</ref>. Che non fecero gli Arabi nell’algebra? {{AutoreCitato|Muhammad ibn Musa al-Khwarizmi|Mohamed ben Musa}} sì versato in questa scienza da farlo dire inventore di essa, Thebit ben Corrah che giunse perfino a dar problemi algebraici da comprovarsi con geometriche dimostrazioni; {{AutoreCitato|ʿUmar Khayyām|Omar ben Ibraim}} che scrisse un trattato di ''Algebra delle equazioni cubiche'', senza parlare delle opere di {{AutoreIgnoto|Ahmed Altajeb}}, di {{AutoreCitato|Ibn al-Banna al-Marrakushi|Ebn Albanna}}, di {{AutoreIgnoto|Kosein}}, di {{AutoreCitato|Ibn Mu'adh al-Jayyani|Jahia}}, di {{AutoreIgnoto|Tejoddin}}, ed infiniti altri, ben rivelano a quale progresso avessero gli Arabi spinta la scienza algebrica. I già citati {{AutoreCitato|Thābit ibn Qurra|Thebit ben Corral}} ed {{AutoreCitato|Al-Kindi|Alchindi}} erano nella geometria salutati come gli {{AutoreCitato|Archimede|Archimedi}} e gli {{AutoreCitato|Apollonio di Perga|Apollonii}} della loro nazione. «Gli Arabi, dice {{AutoreCitato|Charles Bossut|Bossut}}, diedero al calcolo trigonometrico la forma che conserva anche oggidi, almeno quanto ai principii. Essi sostituirono l’uso dei seni a quello delle corde che adoperavasi prima, e con questo resero più semplici e più facili le operazioni della geometria pratica<ref>{{AutoreCitato|Alexandre Sarrazin de Montferrier|Montferrier}} ha fatto conoscere un opuscolo di aritmetica di Avicenna, che è una esposizione delle radici del calcolo e dell’aritmetica. Vedi ''Dictionnaire des Sciences mathématiques'', tom. I, pag. 141.</ref>». Giudizio ben giustificato dal libro ''Delle sfere'' di {{AutoreIgnoto|Mohamed ben Musa}}, dalle opere di {{AutoreCitato|Muḥammad ibn Jābir al-Ḥarrānī al-Battānī|Albatenio}}, dal trattato sui seni retti di {{AutoreCitato|Ahmad ibn Muhammad ibn Kathir al-Farghani|Alfragano}}, da quello delle tavole dei seni, e del loro uso nella trigonometria di {{AutoreIgnoto|Abdelazis Massudi}} e dalle opere di {{AutoreIgnoto|Hassen}}, che colla trisezione dell’angolo e colle ricerche sulle due medie proporzionali per la duplicazione del cubo, risolse problemi stati insolubili agli antichi. Vedete a qual punto arrivassero nelle matematiche applicate nei ''Trattati di mecanica'' di {{AutoreCitato|Al-Jazari|Gezeri Abulaz}}, e dei tre figli di Mose ben Musa, Mohamed cioè Ahmed, ed Hassen. Il libro d’idraulica del succitato Gezeri, i trattati ''Delle cose che galleggiano sull’acqua, e di quelle che in esse s’immergono'', mostrano siccome gli Arabi non attendessero solo alla pratica de’ loro canali ed acquedotti, ma si dedicassero si anche alle idrostatiche teorie. {{AutoreCitato|Abū Naṣr Muḥammad ibn Muḥammad Fārābī|Alfarabi}}, che nel II libro de’ suoi ''Elementi di musica'' espone i sentimenti dei teorici ch’erano giunti a sua notizia, e mostra quanto<noinclude><references/></noinclude>
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INTROD
tenne l'attenzione degli Arabi. Ricevettero essi il
corpo intero delle opere di Aristotele, a dir vero,
coll intermediario fallace del neoplatonismo ed
in
traduzioni molto imperfette (). Unirono a
questo studio quello delle matematiche, della
storia naturale e della medicina. Ma parecchi
ostacoli arrestarono i loro progressi in filosofia;
loro testo sacro che era d'impedimento al libero
tore tutto dato all'ortodossia: l'autorità dispotica
so della ragione: un partito possente e soverchia-
Cessa ad Aristotele congiunta alla difficoltà di
ben intenderlo: e la tendenza nazionale alla su-
perstizione. Quindi nulla più seppero essi fare che
interpretare, e spesso snaturare la filosofia ari-
stotelica (2), ed applicarla alla esposizione della
loco religione che imponeva una cieca fede. Da
nacque presso loro una filosofia alquanto si-
ció
mile a quella dei popoli cristiani del medio evo,
tiche, ed avente per base la religione positiva.
medesimamente preoccupata di argutezze diale-
A questa scienza di vane formole si uni il misti-
domo, specialmente tra la setta panteistica dei
sofis o ssuffis, fondati circa il secondo secolo
deeirs da Abu Said Abu Cheir, setta sparsa
nche al di d'oggi nella Persia e nell'India (
Tuttavia Alchindi di un vastissimo e svariato sa-|
pere, Alfarabi chiamato il secondo institutore
powate il libro classico degli scolastici; Avi-
dell'intelligenza, il cui trattato di logies fa lan-
cenna, pensatore assai originale nel commentario
willa metafisica di Aristotele (); Algazel, scettico
acutissimo che seppe combattere con molto in-
Po a pro del sopranaturalismo il principio
dell'armonia delle cause, il sistema delle emana-
zioni, e la sostanzialità dell'anima; Thopail od
Abubekr, celebre pel suo romanzo filosofico
intitolato Hai ben Yokdan (l'uomo della natu- 4
foturion entusiasta dell'intuizione dei neoplato-
wel quale sviluppa in modo originale la
sid, offrono pur sempre un argomento glorioso
S
Si
P
(1) Ciò venue asserito da Tenneman, Manuale della sto-
ria della filosofia, part. 1. §. 225, e molto bene provato da st
Jourdain e Buble.
co
De
bas disquisitio. Nella Bibliot. græc. di Fabrizio tom. XII.
() Renaudot, De barbaricis Aristotelis librorum versio- lu
tms. Biblioth. regiae Berol., Persicis, Arabicis, ecc. eruit, m
Ssufismus sive theosophia Persarum panteistica, quam G
atque illustravit F. A. D. Tholuk. Berlino 1821. Tholuk
Prob come il sofismo non sia nato nell'India e nella Per- al
a, come comunemente si pensava, ma siasi formato nel seno
dell'islamismo. Hammer però lo combattè nella Gazzetta di pa
Lipsia 1822, n° 252-58.
Methaphysica, Venet, 1495.
, quindi di Eichhorn, Berlino 1783
Philosophus antedoctus, trad, lat, di Pocock, Oxon.
m
H
to
de
iil | delle attitudini filosofiche degli Arabi () Aver-
ro, roe sorpassò tutti i filosofi arabi forse più nella
ed celebrità, che non nel merito reale del sapere
a e del genio; ingegno però perspicace e mode-
la rato crede nella verità del Corano, ma conside-
hi randolo come un testo popolare d'insegnamento
a; religioso, ed ammettendo la necessità di stabi-
ro lire la dottrina sopra una base scientifica.
a- Ma lasciando la serie degli autori che attesero
ca a ciascuno dei varii rami particolari delle scienze,
di noi staremo paghi di accennare a quei soli che
-a somiglianza delle nostre grandiose opere ge-
me nerali, riassunsero in una sintesi enciclopedica
tatto il sapere della nazione; e per tacere degli
a altri citeremo Alvardi Serageddin (*), Kazvini (5)
che sono ambidue i Plinii degli Arabi. Ove poi
-vogliate estendere l'enciclopedismo a tutti i rami
dello scibile, vedete la vasta opera di Salami
Abdalmalech, autore di mille e cinquanta libri,
dei quali sette riguardanti Fetica, quindici la ge-
nealogia e storia, otto il gius delle genti, ses-
isanta la medicina, novanta l'arte militare ed eque-
stre ecc. ("), l'Enciclopedia tanto celebrata di Fa-
arabi Abunassar, quella di Ebn Sina abu (Avicenna),
che egli stesso illustra poscia con un commento
di ben altri 20 volumi, le innumerevoli opere di
Sojuti Gelaleddin, il Leibnitz dell'Egitto, quelle
-di Nassireddin, di Makrizi (5), vedete infine il
sommo già menzionato Alchindi, detto la fenice
degli Arabi, e che Cardano celebrava per uno
dei dodici più sublimi ingegni che fino al suo
tempo fossero comparsi al mondo. Profondo in
ogni disciplina dei Greci, dei Persi, degl'Indiani,
nella filosofia come nella medicina, ed in ogni
(1) Scehristani nel suo Trattato delle sette religiose e fi-
losofiche edito in arabo a Londra nel 1842, porge preziose
notizie di molti altri filosofi della sua nazione, come pure la
Storia dei filosofi di Abulkassem.
(") Charidat alagiaib (Tesoro delle meraviglie), opera
lodatissima dagli Arabi e dagli Europei: l'Avrivillio, il Cel-
sio, Köhler, Hilandro e Norberg, Frachn ne tradussero e
pubblicarono parecchie parti.
(3) Agiaib almachlakat (Meraviglie delle creature). Que-
sta immensa opera tratta degli esseri superiori, delle sfere
celesti, dei pianeti, delle stelle fisse, delle costellazioni, della
luna, dei segni del zodiaco, del tempo, dei giorni, delle
notti, dei mesi e degli anni degli Arabi, dei Persiani, dei
Greci e quindi degli esseri inferiori, degli elementi, delle
meteore, dei mari monti, fiumi, fontane, pozzi, metalli, ani-
mali, pietre, piante, e del corpo umano con un corollario di
alcuni mostri. Alfragano, Hyde, Assemani, Bochart, Wahl,
Hezel, Jahn, Sacy, Chezy pubblicarono e tradussero molte
parti di quest'opera.
(*) Veggasi la Biblioteca araba di Catib presso il Casiri,
tom. II, pag. 107.
(2) Per le opere di questi tre vedi il Dizionario storico
degli autori arabi, di De Rossi.<noinclude><references/></noinclude>
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Autore:Henry Maret
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Autore:Fulgenzio di Ruspe
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Autore:Ario
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Categoria:Pagine in cui è citato Ario
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Autore:William Cooke Taylor
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Autore:Charles Mills
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Autore:Johann Jakob Reiske
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Autore:Simon Ockley
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Categoria:Pagine in cui è citato Simon Ockley
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Autore:Albert Schultens
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Autore:Johann David Michaelis
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Categoria:Testi in cui è citato Johann David Michaelis
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2026-08-03T21:34:07Z
Panz Panz
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[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Johann David Michaelis}} [[Categoria:Testi per autore citato|Michaelis, Johann David]]
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text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Johann David Michaelis}}
[[Categoria:Testi per autore citato|Michaelis, Johann David]]
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Categoria:Pagine in cui è citato Johann David Michaelis
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Panz Panz
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[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Johann David Michaelis}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Michaelis, Johann David]]
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text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Johann David Michaelis}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Michaelis, Johann David]]
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Autore:Robert Lowth
102
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2026-08-03T21:36:46Z
Panz Panz
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[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Robert | Cognome = Lowth | Attività = vescovo/scrittore | Nazionalità = inglese | Professione e nazionalità = }}
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{{Autore
| Nome = Robert
| Cognome = Lowth
| Attività = vescovo/scrittore
| Nazionalità = inglese
| Professione e nazionalità =
}}
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Categoria:Pagine in cui è citato Robert Lowth
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Panz Panz
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[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Robert Lowth}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Lowth, Robert]]
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text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Robert Lowth}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Lowth, Robert]]
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Autore:Christian Friedrich Schnurrer
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Panz Panz
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[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Christian Friedrich | Cognome = Schnurrer | Attività = teologo/orientalista/filologo | Nazionalità = tedesco | Professione e nazionalità = }}
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text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Christian Friedrich
| Cognome = Schnurrer
| Attività = teologo/orientalista/filologo
| Nazionalità = tedesco
| Professione e nazionalità =
}}
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Categoria:Pagine in cui è citato Christian Friedrich Schnurrer
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Panz Panz
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[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Christian Friedrich Schnurrer}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Schnurrer, Christian Friedrich]]
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text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Christian Friedrich Schnurrer}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Schnurrer, Christian Friedrich]]
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Autore:Miguel Casiri
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Panz Panz
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[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Miguel | Cognome = Casiri | Attività = orientalista | Nazionalità = spagnolo | Professione e nazionalità = }}
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{{Autore
| Nome = Miguel
| Cognome = Casiri
| Attività = orientalista
| Nazionalità = spagnolo
| Professione e nazionalità =
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Categoria:Pagine in cui è citato Miguel Casiri
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Panz Panz
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[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Miguel Casiri}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Casiri, Miguel]]
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text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Miguel Casiri}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Casiri, Miguel]]
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Autore:Antoine-Marie-Henri Boulard
102
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Panz Panz
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[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Antoine-Marie-Henri | Cognome = Boulard | Attività = traduttore | Nazionalità = francese | Professione e nazionalità = }}
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{{Autore
| Nome = Antoine-Marie-Henri
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Categoria:Pagine in cui è citato Antoine-Marie-Henri Boulard
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Panz Panz
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[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Antoine-Marie-Henri Boulard}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Boulard, Antoine-Marie-Henri]]
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text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Antoine-Marie-Henri Boulard}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Boulard, Antoine-Marie-Henri]]
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Il Libro dei Re/I re Sassanidi/7/XXVIII
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Alex brollo
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Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]]
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{{Qualità|avz=25%|data=4 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|7]] - XXVIII. - Apparecchi di guerra contro gli Heytâli|prec=../XXVII|succ=../XXIX}}
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Alex brollo
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Porto il SAL a SAL 75%
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Il Libro dei Re/I re Sassanidi/7/XXIX
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Alex brollo
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Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]]
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{{Qualità|avz=25%|data=4 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|7]] - XXIX. - Lettere del principe di Cina e di Nûshîrvân|prec=../XXVIII|succ=../XXX}}
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Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/100
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Panz Panz
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/* Da trascrivere */
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proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="1" user="Panz Panz" /></noinclude>XCVI
INTROD
parte delle matematiche, seppe applicar queste
alle scienze dell'idrostatica, della meteorologia,
dell'ottica; in ogni ramo della fisica: dotto po-
litico, storico, naturalista, tutto aveva saputo la
vasta sua mente comprendere ().
Ma niente più prova la vastità enciclopedica
della letteratura degli Arabi quanto le loro storie
letterarie d'ogni scienza, le loro biografie, i loro
dizionari storici e biografici. Ali Abbas nella sua
Al Malek (la regia) vi porge una compiuta storia
della medicina e dei medici arabi; un'altra e
ancor più compiuta ve la dà Semaleddin Ebn
Kofti. Ablel mulek col suo ingente dizionario sto-
rico, Chalecan ancor più esatto e più copioso
nella sua Storia degli uomini illustri, porgono
in ordine alfabetico la patria, la nascita, la vita,
le gesta, le opere, la morte degli Arabi di ogni
nazione e di ogni età che si distinsero nella
scienza, nella letteratura, nella politica, in ogni
arte della pace e della guerra. Il Chilab alagani
di Abulfaragio Ali è pure una apprezzatissima sto-
ria letteraria degli Arabi, tanto avanti che dopo
Maometto, Abulvalid, che può dirsi il Tiraboschi
degli Arabi, vi offre egli solo una Storia degli no-
mini illustri, una Biblioteca dei poeti arabi fio-
riti in Ispagna, un Dizionario storico-critico che
espone chiari ed interi i nomi ambigui o tronchi
degli autori arabi. Kaissi ne' suoi Elogi degli uo-
mini illustri per erudizione e per poesia, e negli
immani suoi due volumi Dei principi, giudici e
letterati benemeriti; Gazali colla Erudizione delle
arabiche antichità in cui ampiamente si discorre
degli studi e delle invenzioni degli Arabi e piis
altri autori tradotti che fossero in qualche lingua
europea, mostrerebbero la verità del giudizio di
Sacy (2) quando scrisse come la difficoltà di for-
mare una storia letteraria degli Arabi sta appunto
nella soverchia abbondanza dei libri che hanno
gli Arabi in questa materia composti.
Che diremo delle belle arti degli Arabi? Noi
non abbiamo finora documento alcuno che riveli
lo stato della scultura e della pittura presso di
loro, ben abbiamo monumenti che attestano la
grandiosità loro nelle opere architettoniche. E
poichè gli Arabi adottarono le arti che trovarono
fiorenti nei paesi conquistati, non è a maravigliare
se nei grandi edifizi urbani essi adottarono in
certo qual modo la maniera di costruzione dei
Greci, se la loro architettura nell'Asia minore,
nella Siria, nella Palestina, nell'Egitto, nell'Africa,
nella Sicilia e nella Spagna, rassomiglia general-
(1) Casiri, op. cit., tom. 1, pag. 255. Andres, Dell'origine
e progresso d'ogni letteratura, tom. v, pag. 508.
(2) Magaz, encyclop. Avril 1809.
UZIONE.
mente a quella di Costantinopoli; se incontra
l'arco del magnifico acquedotto di Giustiniano
la cupola della chiesa di s. Marco nelle grandios
fabbriche d' Ispahan, nella moschea erettasi
Gerusalemme sul luogo dove esisteva il temp
di Salomone, in quella del Cairo edificata
onore di Omar, e nella gran sala della stessa
citti
stata da Saladino ridotta in fortezza nel 1171
Ciò che è a notarsi circa la storia dello sviluppo e
e dell'influenza esercitata sull'arte dallo stile de
gli Arabi, si è, come nota Hope, che in tutti g
luoghi dove la dominazione araba si mantea
per un lungo spazio di tempo, scorgesi Far
e la volta seguire le varie fasi cui soggiacquer
Tar
nella loro terra natale. L'arco composto,
scemo, l'arco a segmenti di circolo, persin
l'arco a ferro di cavallo furono successivamente
di moda a Costantinopoli e nel resto dell'im
pero greco; di quivi trapassarono poscia
di mane
in mano nelle città d'Italia collegate commer
cialmente o politicamente con questo impero
Lo stesso avvenne nei varii paesi sottoposti
dominio maomettano: così pure nella tomba di
Maometto alla Mecca, come in quella
della
Ver
gine a Gerusalemme, o nella sala di Saladino a
Cairo, riscontrasi già l'arconon solo colle duelin
curve intersecantisi, ma ad angoli acuti con
lembi
assai dilatati: il che viene considerato in Europa
siccome l'ultima modificazione dello stile
aculo
nella
composto. Nella Spagna la forma preferita
l'arco a ferro di cavallo, che venne poscia adot
tata dai cristiani. La si trova a Granata nell'Albam
bra, e nel Generalif: a Siviglia nell'Alcazar,
Cordova nella magnifica moschea, a Toledo
vecchia porta araba. Generalmente l'architell
moresca sfoggiò varietà nelle sue composizio
con ricchezza e finezza di ornati sculti (esclu
dendo però le forme umane); usava innumere
voli colonne di marmo talvolta con archi ca
pricciosi, rigonfiati sopra il capitello; trafora
muraglie enormi, ornando con questi
trafori
gallerie, poggiuoli, archivolti, finestre (occhi
rosoni); ovunque ponendo fregi, mosaici, intrecci
dice Dachazelle (") mostrò ardimento costroced
di trafori, di fiori, di fogliami. In qualche edifizio
angoli apparentemente esili nella base o pel br
samento, e sovraponendovi in contraposto masse
Riepilogando pertanto in breve tutto ciò de
di straordinario volume.
dello
venne dagli Arabi importato nel progresso
scibile umano, potremmo primamente asserire
dovere l'Occidente ad essi la conservazione e
(1) Studii della storia delle arti ecc. Venezia 1835.
A<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Saluzzo - Ipazia, 1827, I.djvu/55
108
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2026-08-04T09:22:48Z
Federicor
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/* Trascritta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||( 33 )|}}</noinclude><poem>{{R|160}}La via d’Anfilia qui scendea; l’aspetto
Della vergin fermolla: Ove ti veggio,
Proruppe, o tu d’invidia eterno oggetto?
Chi ricercarti mai potea nel seggio
D’iniquo culto, e d’empio amor fors’anco!
{{R|165}}Ma dovunque tu sii parlar ti deggio.
Fece quel sacerdote il volto bianco,
E pel terror cercò fuggire ascoso;
Ella li rattenne, e se gli pose a fianco.
Di maraviglie fabbro portentoso,
{{R|170}}Fermati, disse, onde a te sia palese
Che ’l circo d’un trionfo andrà festoso.
E avrà ’l trionfo Ipazia; invano offese
Un sacerdote il suo gran nome; vinto
L’abbiam: mi è noto quale amor l’accese.
{{R|175}}Un folle amor sì lo teneva avvinto,
Ch’egli al volgo qual nuovo uso romano
Quel trionfo nel circo avea dipinto:
So ch’ei sclama così: Vuol un profano
Trionfo quel Liceo, presso gli altari
{{R|180}}Vuol d’un Imene egizio il rito arcano;
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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3870043
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2026-08-04T09:23:41Z
Federicor
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text/x-wiki
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Della vergin fermolla: Ove ti veggio,
Proruppe, o tu d’invidia eterno oggetto?
Chi ricercarti mai potea nel seggio
D’iniquo culto, e d’empio amor fors’anco!
{{R|165}}Ma dovunque tu sii parlar ti deggio.
Fece quel sacerdote il volto bianco,
E pel terror cercò fuggire ascoso;
Ella li rattenne, e se gli pose a fianco.
Di maraviglie fabbro portentoso,
{{R|170}}Fermati, disse, onde a te sia palese
Che ’l circo d’un trionfo andrà festoso.
E avrà ’l trionfo Ipazia; invano offese
Un sacerdote il suo gran nome; vinto
L’abbiam: mi è noto quale amor l’accese.
{{R|175}}Un folle amor sì lo teneva avvinto,
Ch’egli al volgo qual nuovo uso romano
Quel trionfo nel circo avea dipinto:
So ch’ei sclama così: Vuol un profano
Trionfo quel Liceo, presso gli altari
{{R|180}}Vuol d’un Imene egizio il rito arcano;
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Viaggio in Sicilia (Münter)/Note del traduttore vol. II/Note all'articolo Messina
0
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2026-08-04T10:07:20Z
Spinoziano (BEIC)
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Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]]
3870080
wikitext
text/x-wiki
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iu710dd147mp7oe7cb9ura43x6su3vb
Autore:Nicolas Desmarest
102
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Spinoziano (BEIC)
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[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Nicolas | Cognome = Desmarest | Attività = geologo/enciclopedista | Nazionalità = francese | Professione e nazionalità = }}
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text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Nicolas
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| Professione e nazionalità =
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Categoria:Testi in cui è citato Nicolas Desmarest
14
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2026-08-04T10:16:56Z
Spinoziano (BEIC)
60217
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Nicolas Desmarest}} [[Categoria:Testi per autore citato|Desmarest, Nicolas]]
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wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Nicolas Desmarest}}
[[Categoria:Testi per autore citato|Desmarest, Nicolas]]
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Categoria:Pagine in cui è citato Nicolas Desmarest
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Spinoziano (BEIC)
60217
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Nicolas Desmarest}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Desmarest, Nicolas]]
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text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Nicolas Desmarest}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Desmarest, Nicolas]]
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Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/101
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3870116
2026-08-04T11:36:16Z
Panz Panz
3665
/* Da trascrivere */
3870116
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="1" user="Panz Panz" /></noinclude>INTRO
Wina cognizione della maggior parte dei monu-
besti della greea e della romana sapienza (tranne
quelli della letteratura), dalle reliquie dei quali
pollo in progresso la rigenerazione delle scien-
te, fisiche, naturali e matematiche; ad essi è do-
Vula la
Delle
sapienza stessa di quei pochi uomini che
tenebre generali dell'Europa brillarono di
che luce; siccome Gerberto, poscia papa Sil-
Won, Campano di Novara, Gerardo eremo-
Rese, Atelardo, Morley, che tutti viaggiarono alle
Scuole arabo-ispane, come si viaggiò poco dopo
alla Università di Parigi, onde erudirsi (1): lo
Ruggero Bacone, il più grand'uomo dei
tempi e così superiore alle cognizioni dei
stesso
Moi
Si contemporanei, da essere da costoro attribuita
scienza a magiche operazioni ed a sue co-
wiazioni con gli spiriti infernali, Ruggero Ba-
si professò sempre ne' suoi scritti scolaro
Cone
i Arabi
a costoro, apprese egli da Alhazen (nel libro VII
dell' Ouica) tutto ciò che poscia si attribui a sua
invenzione circa il cannocchiale ed il telescopio (2),
e fra le molteplici cognizioni attinte
dalle
opere di Avicenna tutto ciò che seppe di
(); nè d'altronde che dagli Arabi attinse
ligie che, circa la polvere, espose egli nel
medicina
b
se tutti annoverar volessimo i beneficii che
scienza
degli Arabi apportò alla coltura del-
Vidente; su di ciò ponnosi consultare le opere
Borbaave, Bochart, Haller, Freind, Pocock,
dot, Assemani, Montuela, Dutens, Hyde,
Mills, Audres e più altri, i quali tutti chi in un
ramo, e chi in un altro, dimostrarono i scientifici
Wogressi dovuti agli Arabi. Noi per formolare in
Sve i pia importanti trovati di cui va la scienza
olera ad essi debitrice, e senza ripetere quanto
accennammo riguardo alle scienze matemati-
che, chimiche
Finvenzione
della
dotta
e naturali, diremo dovuta ad essi
co almeno l'introduzione della carta (*),
a polvere ("), della bussola; l'arte nautica ri-
a principii matematici (7): forse l'uso del
() Vedi le prove di ciò in Andres, Orig. e progress. di
ogni letter.
lib. 1, cap. IX.
Ciò venne molto bene provato da Smith, op. cit., lib. 1,
ecc.
in, nota
26,
e da Montucla, Hist. des Math., part. 1,
Freind, Hist. med., pag. 151.
Ciò venne molto eruditamente provato dall'Andres,
su di ciò il citato Andres, lib. 1, cap. IX.
Veggasi
cit, lib. 1, cap. x.
Veggasi il Langlès in una sua Memoria inserita nel
Tableau des révolutions de l'Europe, tom II, pag. 30-31, e
anno IV, 1798, tom. 1, pag. 333, il Koch,
Magas, encyclop., a
Andres, op. cit., lib. 1, cap. x.
a dal Casiri (tom. 1, pag. 6), e dall'altra, De syderibus,
Ciò si prova dall'opera anonima, De arte nautica, ci-
Encicl. pop.-TOMO I.
pendolo per la misura del tempo (4) e forse l'at-
trazione newtoniana (2). I molini a vento, l'arte
di fabbricare i tappeti insegnata ai Franchi, l'uso
della cera mostrato ai Veneziani, lo zucchero in
canna, sono tutti dovuti agli Arabi. La clessidra
od orologio idraulico degli antichi, per via di mo-
dificazioni successive, si tramutò alla forma degli
orologi che si introdussero dagli Arabi in Europa
verso il secolo XIII. Gli osservatorii astrono-
mici (5), i collegi di educazione (*), le Academie
letterarie e scientifiche vennero primamente dagli
Arabi instituite. Potremmo noi dire esservi in
questi scientifici trovati, in queste scientifiche e
letterarie instituzioni, qualche cosa che possa
avere realmente influito sul successivo progresso
della dottrina e della civiltà?
III. Periodo. Questo periodo in cui siamo per
entrare offre avvenimenti di una natura affatto
straordinaria; ma fra tutti questi uno ne emerge
capitalissimo, e tale che intorno ad esso tutti sem-
brano aggirarsi i politici e civili rivolgimenti che
l'un l'altro si successero per ben 250 anni. È
questa la nascita di quel novello impero che il
capo della religione innalzò ed ampliò sopra tutte
le vaste regioni che si estendono dall' Oceano
Atlantico alla Vistola ed alle foci del Danubio, dal
capo Passaro fino a quello del Nord, dominando
tutti i troni e trattando da vassalli i più grandi
monarchi. Fu questa l'opera di un uomo solo, ma
di un nomo dotato di un genio vasto e profondo.
Tutti i popoli, che abbiamo nel periodo precedente
passato in rassegna, ottennero ciascuno alla loro
volta col valore la somma del potere; il godi-
mento ammolli poscia il valore. Teodorico e Carlo-
magno stupefecero la terra e disparvero. Gli
Anglo-Sassoni ebbero buoni re; ma la loro isola
era per essi un mondo segregato. Ottone fu avven-
turato lasciando a'suoi eredi, insieme a tanta po-
tenza, i talenti necessarii per conservarla ed an-
eorumque occasu ad artis nautica usum accommodatis, di
Thabit ben Corrah, pure citata dal Casiri (tom. I. pag. 588).
() Veggasi la lettera di Bernard ad Huntington, inserita
nelle Philosophical transact., num. 158.
(*) Ciò si induce dall'opera De præcipuorum orbium cæ.
lestium motu, di Mohamed ben Musa, nella quale, parlan-
dosi di questo moto dei cieli, vi ha un capitolo speciale De
virtute attrahendi. Di ciò è fatto parola nella Biblioteca ara-
ba dei filosofi.
(5) Celeberrimi fra tutti furono quelli di Bagdad, eretti
nello stesso giardino della corte del califfo (Casiri, tom. 1,
pag. 441), e la famosa torre di Siviglia che, secondo don
Diego Ortis de Zafiiga (Anales eclesiasticos y seculares de
la ciudad de Sevilla) venne eretta dall'astronomo Mohamad
Geber.
() Vedi la Biblioteca arabica dei filosofi presso Casiri,
tom. 1, pag. 38. 74, 81. 82 e passim."<noinclude><references/></noinclude>
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