Wikisource itwikisource https://it.wikisource.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.47.0-wmf.14 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikisource Discussioni Wikisource File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Autore Discussioni autore Progetto Discussioni progetto Portale Discussioni portale Pagina Discussioni pagina Indice Discussioni indice Opera Discussioni opera TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Poesie sparse/La più bella 0 25988 3871582 3746258 2026-08-09T11:03:45Z Candalua 1675 3871582 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=01 ottobre 2009|arg=Poesie}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=La più bella|prec=../Congedo|succ=../Le non godute}} <poem> {{o|1}} Ma bella più di tutte l’Isola Non-Trovata: quella che il Re di Spagna s’ebbe da suo cugino il Re di Portogallo con firma sugellata e bulla del Pontefice in gotico latino. L’Infante fece vela pel regno favoloso,{{r|5}} vide le fortunate: Iunonia, Gorgo, Hera e il Mare di Sargasso e il Mare Tenebroso quell’isola cercando... Ma l’isola non c’era. Invano le galee panciute a vele tonde, le caravelle invano armarono la prora:{{r|10}} con pace del Pontefice l’isola si nasconde, e Portogallo e Spagna la cercano tuttora. {{o|2}}L’isola esiste. Appare talora di lontano tra Teneriffe e Palma, soffusa di mistero: "...l’Isola Non-Trovata!" Il buon Canarïano{{r|15}} dal Picco alto di Teyde l’addita al forestiero. La segnano le carte antiche dei corsari. ...Hiſola da — trovarſi? ...Hiſola pellegrina?... È l’isola fatata che scivola sui mari; talora i naviganti la vedono vicina...{{r|20}} Radono con le prore quella beata riva: tra fiori mai veduti svettano palme somme, odora la divina foresta spessa e viva, lacrima il cardamomo, trasudano le gomme... S’annuncia col profumo, come una cortigiana,{{r|25}} l’Isola Non-Trovata... Ma, se il pilota avanza, rapida si dilegua come parvenza vana, si tinge dell’azzurro color di lontananza... </poem> 1hy7ihih1yo43a5hd3pa7jbt1q1u2pg Template:Progetti Wikimedia 10 37150 3871508 2665352 2026-08-08T14:27:30Z Candalua 1675 3871508 wikitext text/x-wiki <div class="toccolours" style="margin-bottom: 0.5em; text-align:center; font-size: 95%;"> '''I progetti [[Wikisource:Wikimedia|Wikimedia]]''' <div style="text-align:center; font-size: 100%; margin-top:-2px;"> [[Immagine:Wikisource-logo.svg|14px]]&nbsp;[[Wikisource:Wikisource|Wikisource]] · [[Immagine:Wikipedia-logo.svg|14px]]&nbsp;[[Wikisource:Wikipedia|Wikipedia]] · [[Immagine:Wikibooks-logo.svg|14px]]&nbsp;[[Wikisource:Wikibooks|Wikibooks]] · [[Immagine:Wikiquote-logo.svg|12px]] &nbsp;[[Wikisource:Wikiquote|Wikiquote]] · [[Immagine:Wiktprintable without text.svg|14px]] &nbsp;[[Wikisource:Wiktionary|Wiktionary]]<br />[[Immagine:Commons-logo.svg|10px]] &nbsp;[[Wikisource:Wikimedia Commons|Wikimedia Commons]] · [[Immagine:Wikispecies-logo.svg|15px]]&nbsp;[[Wikisource:Wikispecies|Wikispecies]] · [[Immagine:Wikiversity-logo-It.svg|15px]]&nbsp;[[Wikisource:Wikiversity|Wikiversity]] · [[Immagine:Wikimedia-logo.svg|15px]]&nbsp;[[m:Pagina principale|Meta-Wiki]] · [[Immagine:Incubator-notext.svg|15px]]&nbsp;[[incubator:Incubator:Main Page/it|Wikimedia Incubator]]<includeonly>[[Categoria:Progetti Wikimedia|{{PAGENAME}}]]</includeonly> </div> </div><noinclude>__NOEDITSECTION__ {{interprogetto|nolink|w=Template:Wikimedia}} <div class="toccolours" style="clear:both; margin-bottom: 0.5em; font-size: 90%;"> === Descrizione === Il template genera il menu di navigazione per le pagine dei Progetti Wikimedia. === Uso === '''<nowiki>{{Progetti Wikimedia}}</nowiki>''' </div>[[Categoria:Template di navigazione per le pagine Wikisource|{{PAGENAME}}]]</noinclude> kbrr0ue82lonuh129jxh3ced6r14ub7 Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/490 108 418914 3871545 3869512 2026-08-08T19:32:42Z BuzzerLone 78037 3871545 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|484||}}</noinclude>Dal suo seguace il Nazareno si volse agli assalitori. — «Perchè siete venuti incontro a me come contro un ladro, con spade e bastoni? Io fui con voi tutti i giorni nel Tempio, e non m’avete arrestato; ma questa forse è l’ora vostra e della potenza delle tenebre.» — La pattuglia riprese coraggio e lo circondò; e quando Ben Hur girò gli occhi in cerca dei fedeli — essi erano spariti, — non uno rimaneva. Intorno all’uomo abbandonato si agitava la folla, rumorosa, affaccendata. Di tanto, in tanto fra le torcie, e il fumo, e il mare di teste ondeggianti, egli intravvedeva il prigioniero, e una grande pietà gli stringeva il cuore per quell’uomo senza amici e derelitto. Ma pure — egli pensava — quell’uomo avrebbe potuto difendersi, avrebbe potuto uccidere con uno sguardo i suoi avversari, e non aveva voluto. Qual’era questa coppa che suo padre gli aveva dato da vuotare? E qual’era il padre al quale si doveva una tale obbedienza? Mistero sopra mistero. Appena la plebaglia si volse per tornare in città, i soldati si misero alla testa della comitiva. Ben Hur era irrequieto, malcontento di sè stesso. Egli sapeva che dove le torcie erano più fitte, là si trovava il Nazareno. Lo avrebbe ricercato, gli avrebbe fatto una domanda. Spogliandosi della lunga sopraveste e del fazzoletto da capo, che gettò sopra il muro dell’orto, egli rincorse la processione e si mescolò con essa. Facendosi strada faticosamente fra la calca, pervenne alla fine presso all’uomo che teneva i capi della corda con cui il prigioniero era legato. Il Nazareno camminava lentamente, con la testa piegata, le mani annodate dietro la schiena; i capelli piovevano con disordine sopra il suo viso, e la curva delle spalle era più accentuata del solito. Apparentemente era inconscio di quanto avveniva intorno a lui. Lo precedevano, di pochi passi, sacerdoti e patriarchi, che discorrevano animatamente fra loro e di tanto in tanto si voltavano indietro. Quando arrivarono sul ponte sopra la gora, Ben Hur prese la corda di mano allo schiavo, e si avvicinò al Nazareno. — «Maestro, maestro!» — egli sussurrò frettolosamente. — «M’odi, Maestro? Una parola — una parola. — Parla!» — L’uomo della corda la pretendeva violentemente. — «Dimmi,» — continuò Ben Hur — «vai tu con questi uomini di tua libera volontà?» —<noinclude><references/></noinclude> 30he2v013od9gxmy6aib35dkge4vgdq 3871546 3871545 2026-08-08T19:33:36Z BuzzerLone 78037 3871546 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|484||}}</noinclude>Dal suo seguace il Nazareno si volse agli assalitori. — «Perchè siete venuti incontro a me come contro un ladro, con spade e bastoni? 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Egli sapeva che dove le torcie erano più fitte, là si trovava il Nazareno. Lo avrebbe ricercato, gli avrebbe fatto una domanda. Spogliandosi della lunga sopraveste e del fazzoletto da capo, che gettò sopra il muro dell’orto, egli rincorse la processione e si mescolò con essa. Facendosi strada faticosamente fra la calca, pervenne alla fine presso all’uomo che teneva i capi della corda con cui il prigioniero era legato. Il Nazareno camminava lentamente, con la testa piegata, le mani annodate dietro la schiena; i capelli piovevano con disordine sopra il suo viso, e la curva delle spalle era più accentuata del solito. Apparentemente era inconscio di quanto avveniva intorno a lui. Lo precedevano, di pochi passi, sacerdoti e patriarchi, che discorrevano animatamente fra loro e di tanto in tanto si voltavano indietro. Quando arrivarono sul ponte sopra la gora, Ben Hur prese la corda di mano allo schiavo, e si avvicinò al Nazareno. — «Maestro, maestro!» — egli sussurrò frettolosamente. — «M’odi, Maestro? Una parola — una parola. — Parla!» — L’uomo della corda la pretendeva violentemente. — «Dimmi,» — continuò Ben Hur — «vai tu con questi uomini di tua libera volontà?» —<noinclude><references/></noinclude> fto25nak7rscj12qgg3drs34wap7uj1 3871547 3871546 2026-08-08T19:34:04Z BuzzerLone 78037 /* Riletta */ 3871547 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|484||}}</noinclude>Dal suo seguace il Nazareno si volse agli assalitori. — «Perchè siete venuti incontro a me come contro un ladro, con spade e bastoni? Io fui con voi tutti i giorni nel Tempio, e non m’avete arrestato; ma questa forse è l’ora vostra e della potenza delle tenebre.» — La pattuglia riprese coraggio e lo circondò; e quando Ben Hur girò gli occhi in cerca dei fedeli — essi erano spariti, — non uno rimaneva. Intorno all’uomo abbandonato si agitava la folla, rumorosa, affaccendata. Di tanto, in tanto fra le torcie, e il fumo, e il mare di teste ondeggianti, egli intravvedeva il prigioniero, e una grande pietà gli stringeva il cuore per quell’uomo senza amici e derelitto. Ma pure — egli pensava — quell’uomo avrebbe potuto difendersi, avrebbe potuto uccidere con uno sguardo i suoi avversari, e non aveva voluto. Qual’era questa coppa che suo padre gli aveva dato da vuotare? E qual’era il padre al quale si doveva una tale obbedienza? Mistero sopra mistero. Appena la plebaglia si volse per tornare in città, i soldati si misero alla testa della comitiva. Ben Hur era irrequieto, malcontento di sè stesso. Egli sapeva che dove le torcie erano più fitte, là si trovava il Nazareno. Lo avrebbe ricercato, gli avrebbe fatto una domanda. Spogliandosi della lunga sopraveste e del fazzoletto da capo, che gettò sopra il muro dell’orto, egli rincorse la processione e si mescolò con essa. Facendosi strada faticosamente fra la calca, pervenne alla fine presso all’uomo che teneva i capi della corda con cui il prigioniero era legato. Il Nazareno camminava lentamente, con la testa piegata, le mani annodate dietro la schiena; i capelli piovevano con disordine sopra il suo viso, e la curva delle spalle era più accentuata del solito. Apparentemente era inconscio di quanto avveniva intorno a lui. Lo precedevano, di pochi passi, sacerdoti e patriarchi, che discorrevano animatamente fra loro e di tanto in tanto si voltavano indietro. 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Con la interpetrazione dal Carducci rivendicata, si rientrava nel terreno dei fatti, quali io ho testè lumeggiati; si stenebrava il sonetto da quel «buio d’istoria», che giustamente lo aveva fatto dispiacere al Muratori 1); alle imagini del Poeta si restituivano linee e proporzioni adequate e storicamente verosimili. Adequate in tutto, fuorchè nel ristringere in «alcuni amici» quello che di per sè non può investire se non un ente collettivo, e la cui azione sia pubblica e di non picciol momento e di largo effetto. Perchè, come si può ad «amici» affidare l’ufficio di «consolare» le due? la «nobil Rom» l’una, e «lei» che non può essere se non l’altra, la prima, delle due nominate, 1) ''Le Rime'' di FRANCESCO PETRARCA, ecc. ''S'aggiungono le Considerazioni d’''A. TASSONI ecc. ''e le Osservazioni di'' L. A. MURATORI; Modena, 1711; a pag. 73.<noinclude></noinclude> hev4s93cpuc5bpleozyu0clp6qimr7b Pagina:FirenzeartigianaDelLungo.djvu/109 108 767375 3871548 3871358 2026-08-08T20:11:50Z AdrianaB64 78175 /* Problematica */ 3871548 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione||{{Sc|{{smaller|agna gentile}}}}|{{smaller|99}}|riga=si}}</noinclude>Cinquecento ebbe sèguito, cioè «che il Poeta «indirizzasse questo sonetto ad alcuni amici «fiorentini, e che l’Agna sia Firenze. L’agnello «infatti era l’insegna dell’Arte della Lana predominante allora nel reggimento del Comune; «il quale in quell’anno si era collegato ad altri «Stati d’Italia contro Giovanni di Boemia e «contro il legato Del Poggetto.... »: e cita, dalle ''Epistolae'' poetiche di messer Francesco, l’esservi colui identicamente ritratto, «lupo «rabbioso, che le terrene cose anteponendo alle «spirituali, va, sotto coperta di pace, covando «suoi maneggi di dominio temporale.» l) Ma questi dovevano in breve, dopo mortogli il Papa, spezzarsi al Del Poggetto fra le mani; ed essergli riserbata, cacciato dai Bolognesi, l’umiliazione di vedersi dai Fiorentini, che sulla Chiesa non amavan mai stravincere, trafugato a salvamento, mentre dietro alle sue spalle minava distrutta, pietra a pietra, dal popolo, al grido «Muoia il Legato e chi è di Linguadoca!», la fortezza da lui edificata per apostolica residenza all’aspettato pontefice 2). «Vedrà Bologna.... »: ahimè nè il pastore la vide, nè i lupi ci fecero il covo! almen per allora. 1) ''Ep'' I, 3: «terrena supernis Sceptra etenim potiora putans, extendere fines Tegmine sub pacis rabidus lupus incubat». 2) G. VILLANI, XI, VI. 7*<noinclude></noinclude> k1cfd6dq3k8gv9k1aqe37hxb28y116y Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume I - Scialle nero, Firenze, Bemporad, 1922.pdf/179 108 949267 3871509 3439624 2026-08-08T14:34:50Z Candalua 1675 3871509 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||VIII. — ''Formalità''.|171}}</noinclude> — Nel casellario del palchetto della tua scrivania, — gli disse Gabriele, — alla lettera ''Z''.... — I conti della zolfara? — domandò il Bertone. — Gli ultimi, dopo la costruzione del piano inclinato.... — Carlo Bertone chinò più volte il capo: — Ne ho tenuto conto. — L’Orsani scrutò negli occhi del vecchio commesso; rimase accigliato, assorto; poi gli domandò: — Ebbene? — Il Bertone, impacciato, guardò il Vannetti. Questi allora comprese ch’era di troppo, in quel momento; e, riprendendo il suo fare cerimonioso, tolse commiato. — Non z’è bisogno d’altro, con me. Capisco a volo. Mi ritiro. Vuol dire che, se non Le dispiaze, io vado a prendere un bocconzino qui presso, e ritorno. Non se ne curi. Stia comodo, per carità! So la via. A rivederla. — Ancora un inchino, e via. {{Ct|f=120%|v=1|t=1|II.}} — Ebbene? — domandò di nuovo Gabriele Orsani al vecchio commesso, appena uscito il Vannetti. — Quella.... quella costruzione.... giusto adesso, — rispose, quasi balbettando, il Bertone. Gabriele s’adirò. — Quante volte me l’hai detto? Che volevi che facessi, d’altra parte? Rescindere il contratto, è vero? Ma se per tutti i creditori quella zolfara rappresenta ancora la speranza della mia solvibilità.... Lo so! lo so! Sono state più di centotrenta mila lire buttate lì,<noinclude></noinclude> 14oa791gfxiiviqk309jaqt1lbhcw0o Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume I - Scialle nero, Firenze, Bemporad, 1922.pdf/181 108 949300 3871510 3439892 2026-08-08T14:36:20Z Candalua 1675 3871510 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||VIII. — ''Formalità''.|173}}</noinclude>Ho bisogno di pigliarmela con qualcuno, non te ne curare. Ma, possibile? io, ''io'', qua, messo a gli affari? Se non so vedere ancora quali siano stati, in fondo, i miei sbagli.... Lascia quest’ultimo della costruzione del piano inclinato, a cui mi son veduto costretto con l’acqua alla gola.... Quali sono stati i miei sbagli? — Il Bertone si strinse nelle spalle, chiuse gli occhi e aprì le mani, come per dire: Che giova adesso? — Piuttosto, i rimedii.... — suggerì con voce opaca, di pianto. Gabriele Orsani scoppiò di nuovo a ridere. — Il rimedio lo so! Riprendere il mio vecchio violino, quello che mio padre mi tolse dalle mani per dannarmi qua, a questo bel divertimento, e andarmene come un cieco, di porta in porta, a far le sonatine per dare un tozzo di pane ai miei figliuoli. Che te ne pare? — Mi lasci dire, — ripetè il Bertone, socchiudendo gli occhi. — Tutto sommato, se possiamo superare queste prossime scadenze, restringendo, naturalmente, tutte, tutte le spese (anche quelle.... mi scusi!... su, di casa), credo che.... almeno per quattro o cinque mesi potremo far fronte agli impegni. Nel frattempo.... — Gabriele Orsani scrollò il capo, sorrise; poi, traendo un lungo sospiro, disse: — Fra Tempo è un monaco, vecchio mio, che vuol crearmi illusioni! — Ma il Bertone insistette nelle sue previsioni e uscì dallo scrittojo per finir di stendere l’intero quadro dei conti. — Glielo farò vedere. Mi permetta un momento. — Gabriele andò a buttarsi di nuovo su la sedia a sdrajo presso la finestra e, con le mani intrecciate dietro la nuca, si mise a pensare.<noinclude></noinclude> c66n60hqwxcmu77qqvlqma9s2xzxyko Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume I - Scialle nero, Firenze, Bemporad, 1922.pdf/186 108 949305 3871511 3439937 2026-08-08T14:43:03Z Candalua 1675 3871511 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|178|''Novelle per un anno''.|}}</noinclude>anche per sè una carrozza; ed egli non aveva saputo opporsi. Ora il Bertone gli consigliava di limitar tutte le spese e anche, anzi specialmente, quelle di casa. Certo il dottor Sarti, suo intimo amico fin dall’infanzia, aveva consigliato a Flavia di cangiar vita, di darsi un po’ di svago, per vincere la depressione nervosa che tanti anni di chiusa, monotona esistenza le avevano cagionato. A questa riflessione, Gabriele si scosse, si levò dalla sedia a sdrajo e si mise a passeggiare per lo scrittoio, pensando ora all’amico Lucio Sarti, con un sentimento d’invidia e con dispetto. Erano stati insieme a Roma, studenti. Tanto l’uno che l’altro, allora, non potevano stare un sol giorno senza vedersi; e, fino a poco tempo addietro, quel legame antico di fraterna amicizia non si era affatto rallentato. Egli si vietava assolutamente di fondar la ragione di tal cambiamento su una impressione avuta durante l’ultima malattia d’uno dei suoi bambini: che il Sarti cioè avesse mostrato esagerate premure per sua moglie: impressione e null’altro, che s’era affrettato a espungere dalla memoria, conoscendo a prova la rigidissima onestà dell’amico e della moglie. Era vero e innegabile tuttavia che Flavia s’accordava in tutto e per tutto col modo di pensare del dottore: nelle discussioni, da qualche tempo molto frequenti, ella assentiva sempre col capo alle parole di lui, ella che, di solito, in casa, non parlava mai. Se n’era stizzito. O se ella approvava quelle idee, perchè non gliele aveva manifestate prima? perchè non s’era messa a discutere con lui intorno all’educazione dei figliuoli, per esempio, se approvava i<noinclude></noinclude> e4i4z1nxhx02yey4xwy3xwtjz86bneb 3871512 3871511 2026-08-08T14:43:23Z Candalua 1675 3871512 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|178|''Novelle per un anno''.|}}</noinclude>anche per sè una carrozza; ed egli non aveva saputo opporsi. Ora il Bertone gli consigliava di limitar tutte le spese e anche, anzi specialmente, quelle di casa. Certo il dottor Sarti, suo intimo amico fin dall’infanzia, aveva consigliato a Flavia di cangiar vita, di darsi un po’ di svago, per vincere la depressione nervosa che tanti anni di chiusa, monotona esistenza le avevano cagionato. A questa riflessione, Gabriele si scosse, si levò dalla sedia a sdrajo e si mise a passeggiare per lo scrittojo, pensando ora all’amico Lucio Sarti, con un sentimento d’invidia e con dispetto. Erano stati insieme a Roma, studenti. Tanto l’uno che l’altro, allora, non potevano stare un sol giorno senza vedersi; e, fino a poco tempo addietro, quel legame antico di fraterna amicizia non si era affatto rallentato. Egli si vietava assolutamente di fondar la ragione di tal cambiamento su una impressione avuta durante l’ultima malattia d’uno dei suoi bambini: che il Sarti cioè avesse mostrato esagerate premure per sua moglie: impressione e null’altro, che s’era affrettato a espungere dalla memoria, conoscendo a prova la rigidissima onestà dell’amico e della moglie. Era vero e innegabile tuttavia che Flavia s’accordava in tutto e per tutto col modo di pensare del dottore: nelle discussioni, da qualche tempo molto frequenti, ella assentiva sempre col capo alle parole di lui, ella che, di solito, in casa, non parlava mai. Se n’era stizzito. O se ella approvava quelle idee, perchè non gliele aveva manifestate prima? perchè non s’era messa a discutere con lui intorno all’educazione dei figliuoli, per esempio, se approvava i<noinclude></noinclude> pssek4igqxtw0gi06f2f0pdiimivlue Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume I - Scialle nero, Firenze, Bemporad, 1922.pdf/192 108 949311 3871513 3439977 2026-08-08T14:51:52Z Candalua 1675 3871513 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|184|''Novelle per un anno''.|}}</noinclude>figliuoli, perchè? Perchè avrei dovuto essere un tiranno, io, per i miei figliuoli? — Chi dice tiranno? — si provò a osservare Flavia. — Ma liberi, liberi! — proruppe egli. — Io volevo che crescessero liberi i miei figliuoli, poichè io ero stato dannato qua da mio padre, a questo supplizio! E come un premio mi ripromettevo, unico premio! di godere della loro libertà, almeno, procacciata a costo del mio sacrifizio, della mia esistenza spezzata.... inutilmente, ora, inutilmente spezzata.... — A questo punto, come se l’orgasmo a mano a mano cresciuto gli si fosse a un tratto spezzato dentro, egli scoppiò in irrefrenabili singhiozzi; poi, in mezzo a quel pianto strano, convulso, quasi rabbioso, alzò le braccia tremanti, soffocato, e s’abbandonò, privo di sensi. Flavia, smarrita, atterrita, chiamò ajuto. Accorsero dalle stanze del banco il Bertone e un altro scritturale. Gabriele fu sollevato e adagiato sul canapè, mentre Flavia, vedendogli il volto soffuso d’un pallore cadaverico e bagnato del sudore della morte, smaniava, disperata: — Che ha? che ha? Dio, ma guardi.... Ajuto!... Ah, per causa mia!... — Lo scritturale corse a chiamare il dottor Sarti, che abitava lì vicino. — Per causa mia!... per causa mia!... — ripeteva Flavia. — No, signora, — le disse il Bertone, tenendo amorosamente un braccio sotto il capo di Gabriele. — Da stamattina.... Ma già, da un pezzo, qua.... Povero figliuolo.... Se lei sapesse! — So! So! — E che vuole, dunque? Per forza! —<noinclude></noinclude> ilmi2b8lby1mv0ah3gslthgmn7guhox Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume I - Scialle nero, Firenze, Bemporad, 1922.pdf/193 108 949312 3871514 3439982 2026-08-08T14:53:23Z Candalua 1675 3871514 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||VIII. — ''Formalità''.|185}}</noinclude> Intanto urgeva, urgeva un rimedio. Che fare? Bagnargli le tempie? Sì... ma meglio forse un po’ d’etere. Flavia sonò il campanello; accorse un cameriere: — L’etere! la boccetta dell’etere: su, presto! — Che colpo.... che colpo, povero figliuolo! — si rammaricava piano il Bertone, contemplando tra le lagrime il volto del padrone. — La rovina.... proprio? — gli domandò Flavia, con un brivido. — Se m’avesse dato ascolto!... — sospirò il vecchio commesso. — Ma egli, poverino, non era nato per stare qui.... — Ritornò di corsa il cameriere, con la boccetta dell’etere. — Nel fazzoletto? — No: meglio nella stessa boccetta! Qua.... qua.... — suggerì il Bertone. — Vi metta il dito su.... così, che possa aspirare pian piano.... — Sopravvenne poco dopo, ansante, Lucio Sarti, seguito dallo scritturale. Alto, dall’aspetto rigido, che toglieva ogni grazia alla fine bellezza dei lineamenti quasi femminili, il Sarti portava, molto aderenti a gli occhi acuti, un pajo di piccole lenti. Quasi senza notare la presenza di Flavia, egli scostò tutti, e si chinò a osservare Gabriele; poi, rivolto a Flavia che affollava di domande e d’esclamazioni la sua ansia angosciosa, disse con durezza: — Non fate così, vi prego. Lasciatemi ascoltare. — Scoprì il petto del giacente, e vi poggiò l’orecchio, dalla parte del cuore. Ascoltò un pezzo; poi si sollevò, turbato, e si tastò in petto, come per cercare nelle tasche interne qualcosa. — Ebbene? — chiese ancora Flavia.<noinclude></noinclude> 4my4aeermgfd7zxiw67tmcergly4wlo Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume I - Scialle nero, Firenze, Bemporad, 1922.pdf/194 108 949313 3871515 3439987 2026-08-08T14:54:32Z Candalua 1675 3871515 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|186|''Novelle per un anno''.|}}</noinclude> Egli trasse lo stetoscopio, e domandò: — C’è caffeina, in casa? — No.... io non so, — s’affrettò a rispondere Flavia. — Ho mandato a prender l’etere.... — Non giova. — S’appressò alla scrivania, scrisse una ricetta, la porse allo scritturale. — Ecco. Presto. — Subito dopo, anche il Bertone fu spedito di corsa alla farmacia per una sìringhetta da iniezioni, che il Sarti non aveva con sè. — Dottore.... — supplicò Flavia. Ma il Sarti, senza darle retta, s’appressò di nuovo al canapè. Prima di chinarsi a riascoltare il giacente, disse, senza voltarsi: — Fate disporre per portarlo su. — Va’, va’! — ordinò Flavia al cameriere; poi, appena uscito questi, afferrò per un braccio il Sarti e gli domandò, guardandolo negli occhi: — Che ha? È grave? Voglio saperlo! — Non lo so bene ancora neanche io, — rispose il Sarti con calma forzata. Poggiò lo stetoscopio sul petto del giacente e vi piegò l’orecchio per ascoltare. Ve lo tenne a lungo, a lungo, serrando di tratto in tratto gli occhi, contraendo il volto, come per impedirsi di precisare i pensieri, i sentimenti che lo agitavano, durante quell’esame. La sua coscienza turbata, sconvolta da ciò che percepiva nel cuore dell’amico, era in quel punto incapace di riflettere in sè quei pensieri e quei sentimenti, nè egli voleva che vi si riflettessero, come se ne avesse paura. Quale un febbricitante che, abbandonato al bujo, in una camera, senta d’improvviso il vento sforzar<noinclude></noinclude> 834cht8f27bih6fvea03agyb039cf1t 3871516 3871515 2026-08-08T14:55:37Z Candalua 1675 3871516 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|186|''Novelle per un anno''.|}}</noinclude> Egli trasse lo stetoscopio, e domandò: — C’è caffeina, in casa? — No.... io non so, — s’affrettò a rispondere Flavia. — Ho mandato a prender l’etere.... — Non giova. — S’appressò alla scrivania, scrisse una ricetta, la porse allo scritturale. — Ecco. Presto. — Subito dopo, anche il Bertone fu spedito di corsa alla farmacia per una siringhetta da iniezioni, che il Sarti non aveva con sè. — Dottore.... — supplicò Flavia. Ma il Sarti, senza darle retta, s’appressò di nuovo al canapè. Prima di chinarsi a riascoltare il giacente, disse, senza voltarsi: — Fate disporre per portarlo su. — Va’, va’! — ordinò Flavia al cameriere; poi, appena uscito questi, afferrò per un braccio il Sarti e gli domandò, guardandolo negli occhi: — Che ha? È grave? Voglio saperlo! — Non lo so bene ancora neanche io, — rispose il Sarti con calma forzata. Poggiò lo stetoscopio sul petto del giacente e vi piegò l’orecchio per ascoltare. Ve lo tenne a lungo, a lungo, serrando di tratto in tratto gli occhi, contraendo il volto, come per impedirsi di precisare i pensieri, i sentimenti che lo agitavano, durante quell’esame. La sua coscienza turbata, sconvolta da ciò che percepiva nel cuore dell’amico, era in quel punto incapace di riflettere in sè quei pensieri e quei sentimenti, nè egli voleva che vi si riflettessero, come se ne avesse paura. Quale un febbricitante che, abbandonato al bujo, in una camera, senta d’improvviso il vento sforzar<noinclude></noinclude> azk2zm8u6nikh3buvtezjg35bgws3v0 Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume I - Scialle nero, Firenze, Bemporad, 1922.pdf/199 108 949318 3871517 3440004 2026-08-08T15:03:31Z Candalua 1675 3871517 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||VIII. — ''Formalità''.|191}}</noinclude>sguardo. — Vedevo.... mi pareva di vedere, come se avessi gli occhi aperti.... sì! Dimmi, ti prego, — aggiunse, riscotendosi, — senza ambagi, senza pietose bugie: Quanto posso vivere ancora? Quanto meno, tanto meglio. — Il Sarti lo spiava, oppresso di stupore e di sgomento, turbato specialmente da quella calma. Ribellandosi con uno sforzo supremo all’angoscia che lo istupidiva, scattò. — Ma che ti salta in mente? — Un’ispirazione! — esclamò Gabriele, con un lampo negli occhi. — Ah, perdio! — E sorse in piedi. Si recò ad aprir l’uscio che dava nella stanza del banco e chiamò il Bertone. — Senti, Carlo: se tornasse quell’ometto che è venuto stamattina, fallo aspettare. Anzi manda subito a chiamarlo, o meglio: va’ tu stesso! Subito, eh? — Richiuse l’uscio e si voltò a guardare il Sarti, stropicciandosi le mani, allegramente: — Me l’hai mandato tu. Ah, l’acciuffo per quei capelli svolazzanti e lo pianto qua, tra me e te. Dimmi, spiegami subito come si fa. Voglio assicurarmi. Tu sei il medico della Compagnia, è vero? — Lucio Sarti, angosciato dal dubbio tremendo che l’Orsani avesse inteso tutto quello ch’egli aveva detto a Flavia, rimase stordito a quella subitanea risoluzione; gli parve senza nesso, ed esclamò, sollevato per il momento da un gran peso: — Ma è una pazzia! — No, perchè? — rispose, pronto, Gabriele. — Posso pagare, per quattro o cinque mesi. Non vivrò più a lungo, lo so! — Lo sai? — fece il Sarti, forzandosi a ridere. —<noinclude></noinclude> ejr7vmwpm7wlrpjt91d6ku498qfwrdj Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume I - Scialle nero, Firenze, Bemporad, 1922.pdf/200 108 949319 3871518 3440008 2026-08-08T15:04:38Z Candalua 1675 3871518 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|192|''Novelle per un anno''.|}}</noinclude>E chi ti ha prescritto i termini così infallibilmente? Va’ là! va’ là! — Rinfrancato, pensò che fosse una gherminella per fargli dire quel che pensasse della sua salute. Ma Gabriele, assumendo un’aria grave, si mise a parlargli del suo prossimo crollo inevitabile. Il Sarti sentì gelarsi. Ora vedeva il nesso e la ragione di quella risoluzione improvvisa, e si sentì preso al laccio, a una terribile insidia, ch’egli stesso, senza saperlo, si era tesa quella mattina, inviando all’Orsani quell’ispettore della Compagnia d’Assicurazione, di cui era il medico. Come dirgli, adesso, che non poteva in coscienza prestarsi ad ajutarlo, senza fargli intendere nello stesso tempo la disperata gravità del male, che gli s’era così d’un colpo rivelato? — Ma tu, col tuo male, — disse, — puoi vivere ancora a lungo, a lungo, mio caro, purchè t’abbi un po’ di riguardo.... — Riguardo? Come? — gridò Gabriele. — Son rovinato, ti dico! Ma tu ritieni che io possa vivere ancora a lungo? Bene. E allora, se è vero questo, non avrai difficoltà.... — E i tuoi calcoli allora? — osservò il Sarti con un sorriso di soddisfazione, e aggiunse, quasi per il piacere di chiarire a sè stesso quella felice scappatoja, che gli era balenata all’improvviso: — Se dici che per tre o quattro mesi soltanto potresti far fronte.... — Gabriele rimase un po’ sopra pensiero. — Bada, Lucio! Non ingannarmi, non mettermi davanti questa difficoltà per avvilirmi, per non farmi commettere un’azione che tu disapprovi, è vero? e a cui non vorresti partecipare, sia pure con poca o nessuna tua responsabilità....<noinclude></noinclude> riysc2y0msjcoc8ryxlt6v5kb58g2rg Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume I - Scialle nero, Firenze, Bemporad, 1922.pdf/201 108 949320 3871519 3440015 2026-08-08T15:07:09Z Candalua 1675 3871519 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||VIII. — ''Formalità''.|193}}</noinclude> — T’inganni! — scappò detto al Sarti. Gabriele sorrise allora amaramente. — Dunque è vero, — disse, — dunque tu sai che io sono condannato, tra poco, forse prima ancora del tempo calcolato da me. Ma già, ti ho sentito. Basta, dunque! Si tratta ora di salvare i miei figliuoli. E li salverò! Se m’ingannassi, non dubitare, saprei procurarmi a tempo la morte, di nascosto. — Lucio Sarti si alzò, scrollando le spalle, e cercò con gli occhi il cappello. — Vedo che tu non ragioni, mio caro. Lascia che me ne vada. — Non ragiono? — disse Gabriele, trattenendolo per un braccio. — Vieni qua! Ti dico che si tratta di salvare i miei figliuoli! Hai capito? — Ma come vuoi salvarli? Vuoi salvarli sul serio, così? — Con la mia morte. — Pazzie! Ma scusa, vuoi ch’io stia qua a sentir codesti discorsi? — Sì, — disse con violenza Gabriele, senza lasciargli il braccio. — Perchè tu devi ajutarmi. — A ucciderti? — domandò il Sarti, con tono derisorio. — No: a questo, se mai, ci penserò io.... — E allora.... a ingannare? a... a rubare, scusa? — Rubare? A chi rubo? Rubo per me? Si tratta d’una Società esposta per sè stessa al rischio di siffatte perdite.... Lasciami dire! Quel che perde con me, lo guadagnerà con cento altri. Ma chiamalo pur furto.... Lascia fare! Ne renderò conto a Dio. Tu non c’entri. — T’inganni! — ripetè con più forza il Sarti.<noinclude>{{PieDiPagina|13. — {{Sc|Pirandello.}} ''Novelle per un anno''. — {{Sc|i.}}}}</noinclude> saianlj70c4ptx7qvatmue0cs96f6sa Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume II - La vita nuda, Verona, Mondadori, 1953.pdf/75 108 949361 3871585 3453254 2026-08-09T11:09:51Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3871585 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||nel segno|71}}</noinclude>{{nop}} Quando però, dopo circa mezz’ora, Nannina era ritornata al suo lettuccio e le aveva spiegato che cosa le avevano fatto di là e mostrato il corpo tutto segnato, Raffaella improvvisamente aveva cangiato idea; ed ecco, fremeva d’impazienza, ora, aspettando l’arrivo degli studenti. Giunsero, alla fine, verso le dieci. C’era Riccardo e, come l’altro giorno, accanto alla studentessa straniera. Si guardavano e si sorridevano. — Mi vesto? — domandò Raffaella alla capo-sala, balzando a sedere tutt’accesa sul letto, appena quelli entrarono nella sala in fondo alla corsia. — Ih che prescia! giú, — le impose la capo-sala, — aspetta prima che il professore dia l’ordine. Ma Raffaella, come se colei le avesse detto: — Vestiti! — prese a vestirsi di nascosto. Era già bella e pronta sotto le coperte, quando la caposala venne a chiamarla. Pallida come una morta, convulsa in tutto il misero corpicino, sorridente, con gli occhi sfavillanti e i capelli che le cascavano da tutte le parti, entrò nella sala. Riccardo Barni parlava con la giovine studentessa e non s’accorse in prima di lei, che — smarrita fra tanti giovani — lo cercava con gli occhi e non sentiva il medico primario, libero docente di semejòtica, che le diceva: — Qua, qua, figliuola! Alla voce del professore, il Barni si voltò e vide Raffaella che lo fissava, avvampata ora in volto: allibí; diventò pallidissimo; gli s’intorbidò la vista. — Insomma! — gridò il professore. — Qua! Raffaella sentí ridere tutti gli studenti e si riscosse vie piú smarrita; vide che Riccardo si ritraeva in fondo alla sala, verso la finestra; si guardò attorno; sorrise nervosamente e domandò:<noinclude><references/></noinclude> 90nhag8p2hpue96ciat6ias1aq33foa Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume II - La vita nuda, Verona, Mondadori, 1953.pdf/40 108 949707 3871584 3447475 2026-08-09T11:08:36Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3871584 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|36|luigi pirandello|}}</noinclude> — Mi pareva, cosí all’aria... — sospirò l’altro. — Ma se non ha moglie, stia pur tranquillo: Lei guarirà! Il giovinotto tornò a sorridere come prima. — Lei soffre forse di fegato? — domandò poi, argutamente. — No no, niente piú moglie, io! — s’affrettò a rispondere con serietà l’uomo grasso. — Soffrivo di fegato; ma grazie a Dio, mi sono liberato della moglie; son guarito. Vengo qua, da tredici anni ormai, per atto di gratitudine. Scusi, quand’è arrivato lei? — Ieri sera, alle sei, — disse il giovinotto. — Ah, per questo! — esclamò l’altro, socchiudendo gli occhi e tentennando il testone. — Se fosse arrivato di mattina, già mi conoscerebbe. — Io... la conoscerei? — Ma sí, come mi conoscono tutti, qua. Sono famoso! Guardi, alla Piazza dell’Arena, in tutti gli Alberghi, in tutte le Pensioni, al Circolo, al Caffè da Pedoca, in farmacia, da tredici anni a questa parte, stagione per stagione, non si parla che di me. Io lo so e ne godo e ci vengo apposta. Dov’è sceso lei? Da Rori? Bravo. Stia pur sicuro che oggi, a tavola da Rori, le narreranno la mia storia. Ci prendo avanti, se permette, e gliela narro io, filo filo. Cosí dicendo, si tirò su faticosamente dal suo sedile e andò a quello del giovinotto, che gli fece posto, con la faccetta gialla tutta strizzata per la contentezza. {{vs|2}} — Prima di tutto, per intenderci, qui mi chiamano ''Il marito della dottoressa''. Cambiè mi chiamo. Di nome, Bernardo. Bernardone, perché son grosso. Beva. Bevo anch’io. Bevvero. Fecero una nuova smorfia di disgusto, che vollero cangiar subito in un sorriso, guardandosi teneramente. E Cambiè riprese:<noinclude></noinclude> 6r7mbaqglmb0vv569t8l92qbw4fxcbr Pagina:Wilde - De Profundis, Milano, Bolla, 1926.pdf/53 108 953475 3871521 3447101 2026-08-08T16:55:11Z Carbonchiolo 81333 /* Riletta */ 3871521 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione||{{Sc|de profundis}}|riga=si}}</noinclude> in questo argomento con una delle più belle figure che abbia mai conosciuto, una donna di cui è indicibile la simpatia, la nobile bontà verso di me, prima e dopo la tragedia della mia prigionia; essa mi ha realmente aiutato, quantunque ella lo ignori, a portare il fardello delle mie pene più di qualsiasi altra creatura al mondo; e tutto ciò con il solo fatto della sua esistenza, perchè essa è quello che è: un ideale e una forza influente ad un tempo, una suggestione di ciò che si potrebbe divenire quanto un aiuto effettivo per divenirlo, un’anima che comunica la sua dolcezza all’aria che si respira e fa sembrare il mondo dello spirito semplice e naturale come la limpidità del sole e del mare; per lei la bellezza e il dolore camminano dandosi la mano e recano la stessa novella. Nell’occasione di cui parlavo mi ricordo d’averle detto che c’era in una sola strada-budello di Londra abbastanza sofferenza per mostrare che Dio non ama l’uomo e che, in qualunque luogo il dolore si rivelasse, (fosse pure quello d’un fanciullo piangente in un piccolo giar-<noinclude>{{rule}}{{PieDiPagina||— 55 —|}}</noinclude> b9tx26lw8ek3iz5qkl9tlyc34o0tuok Pagina:Wilde - De Profundis, Milano, Bolla, 1926.pdf/54 108 953476 3871522 3447102 2026-08-08T16:56:48Z Carbonchiolo 81333 /* Riletta */ 3871522 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione||{{Sc|oscar wilde}}|riga=si}}</noinclude> dino per una colpa non commessa) la faccia intera della creazione ne era completamente sfigurata. Ebbene, avevo del tutto torto. Ella me lo disse, ma io non le credetti. Non ero nell’ordine d’idee nel quale si arriva a una simile scoperta. Adesso constato che l’amore è la sola spiegazione possibile della somma straordinaria di dolore che esiste nel mondo. Non posso concepire nessun’altra spiegazione. Sono convinto che non ce n’è una diversa, e se veramente il mondo è stato costruito col dolore, le mani che lo hanno edificato son quelle dell’amore, perchè l’anima dell’uomo, per cui il mondo fu creato, non poteva altrimenti raggiungere il limite della sua perfezione. Il piacere per un bel corpo, ma il dolore per una bella anima. Ma quando dico che sono convinto di queste cose, io parlo con troppo orgoglio. Di lontano, simile a una perla perfetta, si scorge la città di Dio. La vista ne è così meravigliosa che sembra che un fanciullo possa raggiungerla in un giorno d’estate. Ma per me<noinclude>{{rule}}{{PieDiPagina||— 56 —|}}</noinclude> jxtl1hnzo7onq2nxl03d2it28fxem8l Pagina:Wilde - De Profundis, Milano, Bolla, 1926.pdf/55 108 953477 3871576 3447103 2026-08-09T08:25:23Z Carbonchiolo 81333 /* Riletta */ 3871576 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione||{{Sc|de profundis}}|riga=si}}</noinclude> e per coloro che sono simili a me, è differente. Si può, sì, assimilarsi una cosa in un solo istante; ma poi la si perde nelle lunghe ore che seguono interminabili, con piedi di piombo. È troppo difficile rimanere sulle «cime su cui l’anima sa d’innalzarsi». Noi pensiamo sotto la specie dell’eterno, ma pure noi procediamo lentamente col tempo e il tempo come lentamente cammina, per noi che siamo in prigione! Non occorre ch’io ne parli ancora e nemmeno della stanchezza e dello scoraggiamento che s’insinuano dentro le celle o nella cella del nostro cuore con una così strana insistenza che bisogna (per così dire) lustrare e adornare la casa, affinchè essi entrino come ospiti volgari o padroni crudeli dei quali si è, per caso o per elezione, lo schiavo. Benchè ora i miei amici non lo credano, è pur vero che per essi (che vivono liberi, nell’ozio e nelle comodità) è più facile imparare lezioni d’umiltà che per me, per me che comincio la mia giornata mettendomi in ginocchio a lavare il pavimento della mia<noinclude>{{rule}}{{PieDiPagina||— 57 —|}}</noinclude> n21ekbhrvteq495i0u1v08zaf2064rw Pagina:Wilde - De Profundis, Milano, Bolla, 1926.pdf/56 108 953478 3871578 3447104 2026-08-09T08:27:15Z Carbonchiolo 81333 /* Riletta */ 3871578 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione||{{Sc|oscar wilde}}|riga=si}}</noinclude> cella. Perchè la vita della prigione, colle sue privazioni e i suoi sacrifici innumerevoli, spinge alla rivolta. E il più terribile non è già che essa spezzi il cuore – i cuori non sono fatti per essere infranti? – ma che lo trasformi in una pietra. Tali volte, si sente che solo con una fronte di bronzo e delle labbra sprezzanti si può arrivare alla fine della giornata. Ma colui che si trova in istato di ribellione non può ricevere il dono della grazia, (per usare la frase che la Chiesa ama, con tanta ragione, oserei dire), perchè, nella vita come nell’arte, lo stato di rivolta preclude le vie dell’anima e non lascia passare i soffi del cielo. Tuttavia, se pur devo impararle in qualche luogo, è qui che mi eserciterò nelle lezioni d’umiltà e devo essere pieno di gioia, se i miei piedi sono sulla buona via e il mio volto guarda verso la «porta che è chiamata bella», sebbene io debba cadere ancora tante volte nel fango e spesso disorientarmi in mezzo alla bruma. Questa Vita Nuova, come la chiamo sovente pel mio amore di Dante, non è a ri-<noinclude>{{rule}}{{PieDiPagina||— 58 —|}}</noinclude> m0i1sfqe9hyjjjhqgqgwnlm4wtqalsv Utente:Myron Aub 2 966244 3871580 3871253 2026-08-09T09:07:29Z Myron Aub 24422 testi di pubblico dominio dal 2029 3871580 wikitext text/x-wiki Nella mia pagina su IA [https://archive.org/details/@myron_aub/uploads qui] ci sono i miei caricamenti mentre nella mia collezione dei "favorites" [https://archive.org/details/fav-myron_aub qua] sono inclusi testi non caricati da me già presenti su IA che trovo interessanti perché traduzioni abbastanza recenti soprattutto di classici filosofici e di alcuni classici letterari. Per controllare velocemente se in una scansione non ci sono pagine saltate si può controllare la differenza tra numero di pagina PDF e numero di pagina cartacea è uguale sia nelle prime pagine che nelle ultime. Tuttavia ci sono eccezioni a questa pratica (pagine con illustrazioni non numerate, pagine vuote non scansionare...). In più è possibile che alcune pagine siano mal scansionate o illeggibili. In tal caso per trovare le pagine mancanti si possono cercare altre scansioni online (su Google libri, Hatitrust, Internet Archive...) oppure si possono chiedere le pagine mancanti a biblioteche che hanno il libro. Nella seguente pagina [https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Myron_Aub/Refusi_con_hunspell qua] espongo come cercare refusi con Hunspell. In questa pagina elenco testi di pubblico dominio che sono principalmente traduzioni di testi (soprattutto filosofici e in minor parte letterari) greci, latini e stranieri. Privilegio le traduzioni in italiano più moderno, dal XIX secolo ai giorni nostri. '''Informazioni su dati anagrafici difficilmente rintracciabili di autori.''' [https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Myron_Aub/Autori_con_date qui] c'è una sottopagina di un elenco di autori (per ora non tutti di pubblico dominio) con date di nascita e morte difficilmente disponibili in rete e un altro elenco di autori con data di morte incerta. '''Vari testi di pubblico dominio finora non trovati come scansioni in rete:''' Elenco qui alcuni testi di pubblico dominio che mi interesserebbe vedere in formato scansione e che spero che un giorno appaiano in rete: '''1) testi di filosofia:''' Augustinus, Aurelius Contro la menzogna / S. Agostino ; testo latino, versione e introduzione a cura del p. Domenico Bassi Roma : Gioventù italica, stampa 1931 Comte, Auguste (1798-1857) Catechismo positivista 2a edizione... Tradotto da Walter Congreve. [Avvertimento di P. Laffitte.] San Remo, Stab. Tipo. litogr. G. B. Biancheri, 1882. In-8°, 386 p., tabl. (ripubblicato nel 2024, nella sua 3a edizione, dalla Società Positivista Italiana: Catechismo Positivista Augusto Comte, trad. Gualtiero Congreve, pp. 323, Società Editrice Positivista Italiana, Padova, CCXXXII; ISBN: 9791281601178). Mill, John Stuart Augusto Comte e il positivismo / John Stuart Mill ; traduzione dall'inglese di Amedeo Dardanelli Roma : Tip. Forzani e C., 1903 230 p. ; 23 cm. '''2) Testi di religione, spiritualità e occulto''' Kerbaker, Michele. Scritti inediti / Michele Kerbaker ; con prefazione di Carlo Formichi e a cura di Vittore Pisani Roma : Reale accademia d'Italia 1932-1939. 6 volumi contenenti un'antologia del Mahabharata (volumi 2 e 3 già presenti su Internet Archive). Lodge, Oliver Pitoni, Rinaldo <n. 1864> Oltre la vita : studio di facoltà umane ancora ignote / Oliver Lodge ; traduzione dall'undecima edizione inglese, con note di Rinaldo Pitoni Bari : Laterza, 1933 Marcus, Ernst (1856-1928) Rensi, Giuseppe <1871-1941> Teoria di una magia naturale fondata sulla dottrina di Kant / Ernesto Marcus ; traduzione e prefazione di Giuseppe Rensi Bari : G. Laterza & figli, 1938 Trezza, Gaetano (1828-1892) Le religioni e la religione. Verona ; Padova : Drucker & Tedeschi, 1884 '''3) Testi di scienza''': Baldwin, James Mark (1861-1934) L'intelligenza / J. Mark Baldwin ; traduzione dall'inglese del professore Guida Villa (1867-1949) Torino : Fratelli Bocca, 1904 XXVIII, 290 p. : ill. ; 21 cm. Darwin, Charles Autobiografia / Darwin Milano : Istituto editoriale italiano, \1919! 182 p. ; 10 cm. Hampson, William (1854–1926) Paradossi della natura e della scienza, cioè fatti che sembrano contraddire generali esperienze o principi scientifici / di W. Hampson Alessandria : Boffi, 1910 Lewes, George Henry (1817-1878) Lo studio della psicologia : suo obbietto, scopo e metodo / George Henry Lewes ; prima edizione italiana con prefazione e note del prof. Giambattista Grassi Bertazzi (1867-1951) Milano ; Roma : Società editrice Dante Alighieri, 1907 XXX, 185 p. ; 20 cm. Ribot, Theodule La psicologia dei sentimenti / Teodulo Ribot ; traduzione italiana di F. M. C. Milano [etc.] : R. Sandron, pref. 1896 438 p. ; 23 cm '''4) Testi di letteratura''' Antologia dell'amore turco / a cura di Edmond Fazy e Abdul-Alim Memdouh ; versione italiana di Decio Cinti Milano : Corbaccio, 1923 Capuana, Luigi Il braccialetto / Luigi Capuana Milano : Brigola di G. Marco, 1898 Della Sala Spada, Agostino Nel 2073! : sogni d'uno stravagante / messi in carta per l'avvocato Agostino Della Sala Spada Testo Casale : Tipografia del giornale Il Monferrato, 1874 Goethe, Johann Wolfgang : von Fiaba del serpente verde e della bella Gigliola / J. W. v. Goethe ; commento di G. Blason Trieste : Trani, stampa 1944 Gogol’, Nikolaj Vasil’evic. Mirgorod / Nikola Gogol ; traduzione di Federigo Verdinois Lanciano : Carabba, 1923 Gogol’, Nikolaj Vasil’evic. Le veglie alla fattoria di Dicanca / Nicola Gogol ; versione di F. Verdinois Napoli : G. Giannini, 1920 Novelle russe / a cura di Corrado Alvaro: vol. I-II (Pusckin, Lermontov, Gogol, Gonciarov, Turghenev, Scedrin, Dostojewski, Tolstoi, Garscin, Cecov, Gorki, Andreiev, Ciricov, Artzibascev, Kuprin, Sologub, Lomakin, Uspenski, Timkovski, Skitalitz) Milano : Soc. Ed. R. Quintieri, 1920 (Saita e Bertola) Sand, George. La piccola Fadette / di Giorgio Sand Milano : Sonzogno, 1883 132 p. ; 18 cm. Turgenev, Ivan Sergeevic. Le poesie in prosa / di Ivan Turgheniev ; tradotte da Enrico Damiani Pubblicazione Lanciano : Carabba, [1923] Villiers de l'Isle-Adam, Auguste <comte de> Eva futura : Romanzo. Unica traduzione di D. C. (probabilmente Decio Cinti). Milano : Casa Edit. Bietti Edit. Tip., 1930 Wells, H. G. Sodini, A. M. La Guerra dei mondi : Romanzo / H. G. Wells ; traduzione di Angelo Maria Sodini (1875-1939) Milano : F. Vallardi, 1901 Morandi, Luigi <1844-1922>; Ciampoli, Domenico <1852-1929> Poeti stranieri lirici, epici, drammatici : scelti nelle versioni italiane (2 volumi) / Morandi L. e Ciampoli D. Milano [etc.] : Società editrice Dante Alighieri di Albrighi, Segati 1904 '''5) altri testi:''' Pestalozzi, Johann Heinrich Leonardo e Geltrude : libro per il popolo / Enrico Pestalozzi ; traduzione, prefazione e note di Giovanni Sanna (1877-1950). (in 4 volumi). Venezia [poi] Firenze : La nuova Italia, 1928 (e altre ristampe successive). Squillace, Fausto Titolo La moda / Fausto Squillace Pubblicazione Milano [etc.] : Sandron, 1912 159 p. ; 19 cm. '''In pubblico dominio dal 2027:''' Barié, Giovanni Emanuele (1894-1956). La spiritualità dell'essere e Leibniz. Padova : CEDAM, 1933 Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=EHYLAQAAIAAJ qui] Capone Braga, Gaetano La vecchia e la nuova logica / Gaetano Capone Braga (1889-1956) Padova : Cedam, 1948 Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=LzUAAAAAMAAJ qui] Cassirer, Ernst. Storia della filosofia moderna (4 volumi). Traduzione di Angelo Pasquinelli (1926-1956) Torino : G. Einaudi, 1958 e ristampe seguenti. Primo volume sbloccabile su Google Libri qui: https://books.google.it/books?id=64AcH4mrab0C Jevons, William Stanley Lezioni di logica elementare / W.S. Jevons ; a cura di Gaetano Capone Braga (1889-1956) Padova : Cedam, 1948 Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=WztCAQAAIAAJ qui] Pastore, Annibale Scritti di varia filosofia / Annibale Pastore Milano : Fratelli Bocca, 1940 Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=8HA_AAAAIAAJ qui] Pastore, Annibale La volontà dell'assurdo : storia e crisi dell'esistenzialismo / Annibale Pastore Milano : Giovanni Bolla, 1948 Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=S5Lad41dxasC qui] Stefanini, Luigi <1891-1956> Imaginismo come problema filosofico : vol. primo Padova : CEDAM, 1936 Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=5BHBNszP5LUC qui] '''In pubblico dominio dal 2028:''' Della magia / Apuleio di Madaura ; testo latino, traduzione e note di Concetto Marchesi Bologna : Zanichelli, 1955 Descrizione fisica: XXX, 226 p. ; 20 cm Bonaventura : da Bagnorea <santo> Breviloquio (2 vv.) / S. Bonaventura da Bagnoregio ; a cura del p. Giuliano Piccioli (1878-1957) Siena : Ezio Cantagalli, 1931 Burckhardt, Jacob Considerazione sulla storia del mondo / Jacob Burckhardt; traduzione di Antonio Banfi Milano : Bompiani, 1954 Kierkegaard, Søren Il concetto dell'angoscia / Soren Kierkegaard ; tradotto dal danese da Meta Corssen (1894-1957) Firenze : Sansoni, 1942 Kierkegaard, Søren La malattia mortale : (svolgimento psicologico cristiano di Anti-Climacus) / Sören Kierkegaard ; a cura di Meta Corssen (1894-1957) ; prefazione di Paolo Brezzi Milano : Edizioni di Comunità, 1947 Kierkegaard, Søren L'ora : atti d'accusa al cristianesimo del Regno di Danimarca, anno 1855 / Soren Kierkegaard ; traduzione di Antonio Banfi Milano ; Roma : Doxa, stampa 1931 Palacio Valdes, Armando Santa Rogelia Traduzione di Mario Puccini Torino : UTET, 1961 Sarmiento, Domingo Faustino Facundo o Civiltà e barbarie / Domingo F. Sarmiento ; a cura di Mario Puccini Torino : Unione tipografico-editrice torinese, stampa 1953 Simmel, Georg Banfi, Antonio <1886-1957> I problemi fondamentali della filosofia / G. Simmel ; traduzione e introduzione di A. Banfi Firenze : Vallecchi, [dopo il 1921] Stoermer, Carlo (1874-1957). Dalle stelle agli atomi; prefazione di Giovanni Giorgi ; appendici di G.B. Angioletti ... [et al.] Milano : Hoepli, 1934 Subhadra <bhikschu> (1852-1917) De Lorenzo, Giuseppe <1871-1957> Catechismo buddhistico per avviamento nella dottrina di Gotamo Buddho / di Subhadra Bhikshu ; tradotto in italiano da Giuseppe De Lorenzo Napoli : Ricciardi, 1922 Whitehead, Alfred North Banfi, Antonio <1886-1957> La scienza e il mondo moderno / A. N. Whitehead ; con una introduzione di Antonio Banfi Milano : Bompiani, 1945 '''In pubblico dominio dal 2029:''' Agrippa von Nettesheim, Heinrich Cornelius La filosofia occulta, o La magia / Enrico Cornelio Agrippa ; prima traduzione italiana di Alberto Fidi ; preceduta da un ampio studio introduttivo sopra l'autore e la sua opera, a cura di Arturo Reghini Milano : Alberto Fidi (1882-1958), 1926 Bacon, Francis <1561-1626> Cogitata et visa ; De dignitate et augmentis scientiarum : libri 2. e 9. / Francesco Bacone ; versione italiana a cura e con note di Antonio Bozzone (1888-1958) Torino [etc.] : G. B. Paravia, stampa 1924 Le canzoni di Bilitide / Pierre Lovys ; traduzione dal francese di Alessandro Chiavolini (1889-1958); copertina e fregi di Bazzi. 2. ed. Pubblicazione: Milano : Modernissima, 1920 Montaigne, Michel : de <1533-1592> La figura e la dottrina / di Michele di Montaigne ; Pagine degli essais, scelte e tradotte da Antonio Bozzone (1888-1958) Torino : G. B. Paravia e C., 1923 Paracelsus I sette libri dei supremi insegnamenti magici : dall'edizione latina di Giovannantonio e Samuele De Tournes (Opera chemica et philosophica) stampata a Genova nel 1658 / Paracelso ; traduzione di Alberto Fidi (1882-1958) ; con uno studio introduttivo di Costantino De Simone Minaci Milano : A. Fidi, 1926 Wells, Herbert George L'alimento divino : romanzo / H. G. Wells ; traduzione di Alberto Fidi (1882-1958) Milano : Cioffi, 1922 Wells, Herbert George Un racconto dei tempi da venire : romanzo / H. G. Wells ; traduzione di Alberto Fidi (1882-1958) Milano : A. Gorlini, 1931 anqp3k3v648pkr19nu0zyn2ph53kaba 3871581 3871580 2026-08-09T09:15:29Z Myron Aub 24422 Aggiunto testo di Buddha 3871581 wikitext text/x-wiki Nella mia pagina su IA [https://archive.org/details/@myron_aub/uploads qui] ci sono i miei caricamenti mentre nella mia collezione dei "favorites" [https://archive.org/details/fav-myron_aub qua] sono inclusi testi non caricati da me già presenti su IA che trovo interessanti perché traduzioni abbastanza recenti soprattutto di classici filosofici e di alcuni classici letterari. Per controllare velocemente se in una scansione non ci sono pagine saltate si può controllare la differenza tra numero di pagina PDF e numero di pagina cartacea è uguale sia nelle prime pagine che nelle ultime. Tuttavia ci sono eccezioni a questa pratica (pagine con illustrazioni non numerate, pagine vuote non scansionare...). In più è possibile che alcune pagine siano mal scansionate o illeggibili. In tal caso per trovare le pagine mancanti si possono cercare altre scansioni online (su Google libri, Hatitrust, Internet Archive...) oppure si possono chiedere le pagine mancanti a biblioteche che hanno il libro. Nella seguente pagina [https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Myron_Aub/Refusi_con_hunspell qua] espongo come cercare refusi con Hunspell. In questa pagina elenco testi di pubblico dominio che sono principalmente traduzioni di testi (soprattutto filosofici e in minor parte letterari) greci, latini e stranieri. Privilegio le traduzioni in italiano più moderno, dal XIX secolo ai giorni nostri. '''Informazioni su dati anagrafici difficilmente rintracciabili di autori.''' [https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Myron_Aub/Autori_con_date qui] c'è una sottopagina di un elenco di autori (per ora non tutti di pubblico dominio) con date di nascita e morte difficilmente disponibili in rete e un altro elenco di autori con data di morte incerta. '''Vari testi di pubblico dominio finora non trovati come scansioni in rete:''' Elenco qui alcuni testi di pubblico dominio che mi interesserebbe vedere in formato scansione e che spero che un giorno appaiano in rete: '''1) testi di filosofia:''' Augustinus, Aurelius Contro la menzogna / S. Agostino ; testo latino, versione e introduzione a cura del p. Domenico Bassi Roma : Gioventù italica, stampa 1931 Comte, Auguste (1798-1857) Catechismo positivista 2a edizione... Tradotto da Walter Congreve. [Avvertimento di P. Laffitte.] San Remo, Stab. Tipo. litogr. G. B. Biancheri, 1882. In-8°, 386 p., tabl. (ripubblicato nel 2024, nella sua 3a edizione, dalla Società Positivista Italiana: Catechismo Positivista Augusto Comte, trad. Gualtiero Congreve, pp. 323, Società Editrice Positivista Italiana, Padova, CCXXXII; ISBN: 9791281601178). Mill, John Stuart Augusto Comte e il positivismo / John Stuart Mill ; traduzione dall'inglese di Amedeo Dardanelli Roma : Tip. Forzani e C., 1903 230 p. ; 23 cm. '''2) Testi di religione, spiritualità e occulto''' Kerbaker, Michele. Scritti inediti / Michele Kerbaker ; con prefazione di Carlo Formichi e a cura di Vittore Pisani Roma : Reale accademia d'Italia 1932-1939. 6 volumi contenenti un'antologia del Mahabharata (volumi 2 e 3 già presenti su Internet Archive). Lodge, Oliver Pitoni, Rinaldo <n. 1864> Oltre la vita : studio di facoltà umane ancora ignote / Oliver Lodge ; traduzione dall'undecima edizione inglese, con note di Rinaldo Pitoni Bari : Laterza, 1933 Marcus, Ernst (1856-1928) Rensi, Giuseppe <1871-1941> Teoria di una magia naturale fondata sulla dottrina di Kant / Ernesto Marcus ; traduzione e prefazione di Giuseppe Rensi Bari : G. Laterza & figli, 1938 Trezza, Gaetano (1828-1892) Le religioni e la religione. Verona ; Padova : Drucker & Tedeschi, 1884 '''3) Testi di scienza''': Baldwin, James Mark (1861-1934) L'intelligenza / J. Mark Baldwin ; traduzione dall'inglese del professore Guida Villa (1867-1949) Torino : Fratelli Bocca, 1904 XXVIII, 290 p. : ill. ; 21 cm. Darwin, Charles Autobiografia / Darwin Milano : Istituto editoriale italiano, \1919! 182 p. ; 10 cm. Hampson, William (1854–1926) Paradossi della natura e della scienza, cioè fatti che sembrano contraddire generali esperienze o principi scientifici / di W. Hampson Alessandria : Boffi, 1910 Lewes, George Henry (1817-1878) Lo studio della psicologia : suo obbietto, scopo e metodo / George Henry Lewes ; prima edizione italiana con prefazione e note del prof. Giambattista Grassi Bertazzi (1867-1951) Milano ; Roma : Società editrice Dante Alighieri, 1907 XXX, 185 p. ; 20 cm. Ribot, Theodule La psicologia dei sentimenti / Teodulo Ribot ; traduzione italiana di F. M. C. Milano [etc.] : R. Sandron, pref. 1896 438 p. ; 23 cm '''4) Testi di letteratura''' Antologia dell'amore turco / a cura di Edmond Fazy e Abdul-Alim Memdouh ; versione italiana di Decio Cinti Milano : Corbaccio, 1923 Capuana, Luigi Il braccialetto / Luigi Capuana Milano : Brigola di G. Marco, 1898 Della Sala Spada, Agostino Nel 2073! : sogni d'uno stravagante / messi in carta per l'avvocato Agostino Della Sala Spada Testo Casale : Tipografia del giornale Il Monferrato, 1874 Goethe, Johann Wolfgang : von Fiaba del serpente verde e della bella Gigliola / J. W. v. Goethe ; commento di G. Blason Trieste : Trani, stampa 1944 Gogol’, Nikolaj Vasil’evic. Mirgorod / Nikola Gogol ; traduzione di Federigo Verdinois Lanciano : Carabba, 1923 Gogol’, Nikolaj Vasil’evic. Le veglie alla fattoria di Dicanca / Nicola Gogol ; versione di F. Verdinois Napoli : G. Giannini, 1920 Novelle russe / a cura di Corrado Alvaro: vol. I-II (Pusckin, Lermontov, Gogol, Gonciarov, Turghenev, Scedrin, Dostojewski, Tolstoi, Garscin, Cecov, Gorki, Andreiev, Ciricov, Artzibascev, Kuprin, Sologub, Lomakin, Uspenski, Timkovski, Skitalitz) Milano : Soc. Ed. R. Quintieri, 1920 (Saita e Bertola) Sand, George. La piccola Fadette / di Giorgio Sand Milano : Sonzogno, 1883 132 p. ; 18 cm. Turgenev, Ivan Sergeevic. Le poesie in prosa / di Ivan Turgheniev ; tradotte da Enrico Damiani Pubblicazione Lanciano : Carabba, [1923] Villiers de l'Isle-Adam, Auguste <comte de> Eva futura : Romanzo. Unica traduzione di D. C. (probabilmente Decio Cinti). Milano : Casa Edit. Bietti Edit. Tip., 1930 Wells, H. G. Sodini, A. M. La Guerra dei mondi : Romanzo / H. G. Wells ; traduzione di Angelo Maria Sodini (1875-1939) Milano : F. Vallardi, 1901 Morandi, Luigi <1844-1922>; Ciampoli, Domenico <1852-1929> Poeti stranieri lirici, epici, drammatici : scelti nelle versioni italiane (2 volumi) / Morandi L. e Ciampoli D. Milano [etc.] : Società editrice Dante Alighieri di Albrighi, Segati 1904 '''5) altri testi:''' Pestalozzi, Johann Heinrich Leonardo e Geltrude : libro per il popolo / Enrico Pestalozzi ; traduzione, prefazione e note di Giovanni Sanna (1877-1950). (in 4 volumi). Venezia [poi] Firenze : La nuova Italia, 1928 (e altre ristampe successive). Squillace, Fausto Titolo La moda / Fausto Squillace Pubblicazione Milano [etc.] : Sandron, 1912 159 p. ; 19 cm. '''In pubblico dominio dal 2027:''' Barié, Giovanni Emanuele (1894-1956). La spiritualità dell'essere e Leibniz. Padova : CEDAM, 1933 Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=EHYLAQAAIAAJ qui] Capone Braga, Gaetano La vecchia e la nuova logica / Gaetano Capone Braga (1889-1956) Padova : Cedam, 1948 Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=LzUAAAAAMAAJ qui] Cassirer, Ernst. Storia della filosofia moderna (4 volumi). Traduzione di Angelo Pasquinelli (1926-1956) Torino : G. Einaudi, 1958 e ristampe seguenti. Primo volume sbloccabile su Google Libri qui: https://books.google.it/books?id=64AcH4mrab0C Jevons, William Stanley Lezioni di logica elementare / W.S. Jevons ; a cura di Gaetano Capone Braga (1889-1956) Padova : Cedam, 1948 Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=WztCAQAAIAAJ qui] Pastore, Annibale Scritti di varia filosofia / Annibale Pastore Milano : Fratelli Bocca, 1940 Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=8HA_AAAAIAAJ qui] Pastore, Annibale La volontà dell'assurdo : storia e crisi dell'esistenzialismo / Annibale Pastore Milano : Giovanni Bolla, 1948 Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=S5Lad41dxasC qui] Stefanini, Luigi <1891-1956> Imaginismo come problema filosofico : vol. primo Padova : CEDAM, 1936 Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=5BHBNszP5LUC qui] '''In pubblico dominio dal 2028:''' Della magia / Apuleio di Madaura ; testo latino, traduzione e note di Concetto Marchesi Bologna : Zanichelli, 1955 Descrizione fisica: XXX, 226 p. ; 20 cm Bonaventura : da Bagnorea <santo> Breviloquio (2 vv.) / S. Bonaventura da Bagnoregio ; a cura del p. Giuliano Piccioli (1878-1957) Siena : Ezio Cantagalli, 1931 Sette discorsi di Gotamo Buddho del Majjhimanikāyo / per la prima volta tradotti dal testo pāli da K.E. Neumann (1865-1915) e Giuseppe De Lorenzo (1871-1957) Pubblicazione: Bari : Gius. Laterza & figli, 1922 Burckhardt, Jacob Considerazione sulla storia del mondo / Jacob Burckhardt; traduzione di Antonio Banfi Milano : Bompiani, 1954 Kierkegaard, Søren Il concetto dell'angoscia / Soren Kierkegaard ; tradotto dal danese da Meta Corssen (1894-1957) Firenze : Sansoni, 1942 Kierkegaard, Søren La malattia mortale : (svolgimento psicologico cristiano di Anti-Climacus) / Sören Kierkegaard ; a cura di Meta Corssen (1894-1957) ; prefazione di Paolo Brezzi Milano : Edizioni di Comunità, 1947 Kierkegaard, Søren L'ora : atti d'accusa al cristianesimo del Regno di Danimarca, anno 1855 / Soren Kierkegaard ; traduzione di Antonio Banfi Milano ; Roma : Doxa, stampa 1931 Palacio Valdes, Armando Santa Rogelia Traduzione di Mario Puccini Torino : UTET, 1961 Sarmiento, Domingo Faustino Facundo o Civiltà e barbarie / Domingo F. Sarmiento ; a cura di Mario Puccini Torino : Unione tipografico-editrice torinese, stampa 1953 Simmel, Georg Banfi, Antonio <1886-1957> I problemi fondamentali della filosofia / G. Simmel ; traduzione e introduzione di A. Banfi Firenze : Vallecchi, [dopo il 1921] Stoermer, Carlo (1874-1957). Dalle stelle agli atomi; prefazione di Giovanni Giorgi ; appendici di G.B. Angioletti ... [et al.] Milano : Hoepli, 1934 Subhadra <bhikschu> (1852-1917) De Lorenzo, Giuseppe <1871-1957> Catechismo buddhistico per avviamento nella dottrina di Gotamo Buddho / di Subhadra Bhikshu ; tradotto in italiano da Giuseppe De Lorenzo Napoli : Ricciardi, 1922 Whitehead, Alfred North Banfi, Antonio <1886-1957> La scienza e il mondo moderno / A. N. Whitehead ; con una introduzione di Antonio Banfi Milano : Bompiani, 1945 '''In pubblico dominio dal 2029:''' Agrippa von Nettesheim, Heinrich Cornelius La filosofia occulta, o La magia / Enrico Cornelio Agrippa ; prima traduzione italiana di Alberto Fidi ; preceduta da un ampio studio introduttivo sopra l'autore e la sua opera, a cura di Arturo Reghini Milano : Alberto Fidi (1882-1958), 1926 Bacon, Francis <1561-1626> Cogitata et visa ; De dignitate et augmentis scientiarum : libri 2. e 9. / Francesco Bacone ; versione italiana a cura e con note di Antonio Bozzone (1888-1958) Torino [etc.] : G. B. Paravia, stampa 1924 Le canzoni di Bilitide / Pierre Lovys ; traduzione dal francese di Alessandro Chiavolini (1889-1958); copertina e fregi di Bazzi. 2. ed. Pubblicazione: Milano : Modernissima, 1920 Montaigne, Michel : de <1533-1592> La figura e la dottrina / di Michele di Montaigne ; Pagine degli essais, scelte e tradotte da Antonio Bozzone (1888-1958) Torino : G. B. 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Calc.","g"], "ché":["","chè","g"], "fé’":["","fe’","g"], "([Nn])é ":["(regex)","$1è ","g"], "prò’":["","pro’","g"], "mperial":["","mperïal","g"], "\\ sé":[""," sè","g"], "ornai":["","omai","g"], "cb":["","ch","g"], "Kabul":["","Kabùl","g"], "(\\W+s)é(\\W+)":["(regex)","$1è$2","gi"], "(\\W+f)é(\\W+)":["(regex)","$1è$2","gi"], "(.+)\\t(.+)\\t(.+)":["(regex)","{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=$1|titolo=$2|pagina=» {{Pg|$3}}}}","gm"], "Destan\\ ":["","Destàn ","g"], "glorios":["","glorïos","g"], "\\ gii\\ ":[""," gli ","g"]}</nowiki> == Prime ipotesi di riorganizzazione == @[[Utente:DLamba|DLamba]] L'opera è mastodontica, ma sembra piuttosto semplice come struttura e omogenea. Oltre alla divisione per volumi, il testo è suddiviso in sezioni di primo e di secondo livello; la formattazione dei titoli e sottotitoli può essere ottenuta con tl Ct con parametro c (classe css) e relative specifiche nelle pagine style.css. Al momento i volumi sono transclusi in ns0 separatamente e riuniti da una pagina raccolta: [[Il Libro dei Re]]. I nomi dei personaggi e delle località usano spesso diacritici /accenti acuto e grave, accento circonflesso). Da valutare l'opportunità della numerazione dei versi ed eventualmente la loro strategia (ipotesi preferibile: numerazione sezione per sezione, piuttosto che una numerazione progressiva globale). E' completato per tutti i volumi il "caricamento preformattato" via bot con parziale formattazione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:35, 19 apr 2026 (CEST) === Ct + classe per i titoli e altre note di formattazione === I titoli sono formattati con Ct + classe; il css delle classi è registrato nella pagina style.css di nsIndice. * per i titoli delle sezioni di primo livello (tipo ''Il re Dahâk''): Ct|c=t0 * per i titoli delle sezioni di secondo livello (tipo ''I. Il re Gayûmers.''): Ct|c=t1 * per i sottotitoli delle sezioni di secondo livello: Ct|c=t2 * le indentature dei versi sono ottenute con un carattere : (due punti) in testa al verso * i diacritici sui nomi dei personaggi sono incostanti; viene rispettata l'ortografia della fonte. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:57, 20 apr 2026 (CEST) ;Nota: un manoscritto illustrato del 1426 è disponibile qui: {{IA|baysonghori}} <section begin="s1" /> === Suggerimenti per la rilettura === Il testo precaricato è buono, ma ci sono piccole sbavature, alcune delle quali possono essere sfuggite alla prima correzione che vanno verificate prima di portare il testo a SAL 100%. # Accenti e diacritici. L'edizione fra grande uso di accenti circonflessi e di dieresi. Nei versi, i circonflessi sono principalmente usati per le forme verbali del passato remoto abbreviato (tipo arrivâr per arrivarono); di regola l'OCR interpreta il circonflesso come accento normale. Al contrario, il circonflesso è generalizzato nel nome dei personaggi, spesso multiplo, mentre nei versi gli stessi personaggi, per questioni metriche, hanno sempre un solo accento normale, tonico. Moltissime parole hanno una dieresi per "sciogliere i dittonghi": pazïenza, vïolenza. # Lettera O isolata, sia maiuscola che minuscola: purtroppo un errore nella pre-elaborazione dell'OCR li ha eliminati. # Carattere "m" mal interpretato dall'OCR come "ra". # Le indentature dei versi vanno sempre inserite. # Confusione fra virgola e punto fermo alla fine dei versi (in genere punto fermo invece di virgola). # In rari versi la parola finale va a capo continuando nel verso successivo. Per evitare che postOCR riunisca i due versi, il trattino finale è sostituito con il suo codice html <code>&amp;hyphen;</code> (esempio [[Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/345|in questa pagina]]). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:12, 16 lug 2026 (CEST) <section end="s1" /> k522hvfzmvxyrtx8kohro2085d4gxca Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/340 108 1015721 3871523 3866969 2026-08-08T17:41:55Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3871523 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 337 —|}}</noinclude> <poem> Nasce alla vita, e breve è qui ’l soggiorno E sul varco siam noi. Sia che tocchiamo Corona od elmo o splendida celata, Scampo non troverem dal fero artiglio Di morte. Deh! chi è mai di Cina il prence, Chi ’l greco Imperator, quando il fatale Tempo giunge per lui? Ne trae sotterra All’improvviso la superba fronte. Fauste novelle dell’estinto sire Aver tu possa, a quella sua grand’alma Cristo propizio sia! Ben anche udii Che tu salisti all’inclito suo seggio E rinnovasti la sua sorte. Or chiedi Ciò che d’aita sì da noi t’è d’uopo, Tesori e genti e palafreni ed armi. :Di Kìsra dal cospetto il messo uscìa Con fiero incesso e rapido ne andava Al greco Imperator. Com’egli giunse Alla sua reggia, gli fu aperto il varco, E dell’iranio sire il messaggiero Dinanzi al trono s’avanzò. Ma quando Il greco sire volse il guardo e lesse La rubrica real, pel maggior grado Di Kìsra imperator balzògli in petto Rapido il core. E perchè d’alma egli era Impetüoso e principe novello, Duro e superbo si mostrò a quel messo, Le inchieste usate fe’ con alma avversa, Freddo l’accolse e male il riguardando In un loco lontano e separato Il pose ad abitar, non volse un guardo Al regal foglio dell’iranio sire. Per sette giorni, quanti eran ministri Appo il greco signor, s’accolser tutti, E disse il prence ai consiglieri: Or voi Per la risposta alla regale epistola </poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VII.}}||22}}}}</noinclude> fuatous8pfv458f66z296bw4j8colc9 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/341 108 1015722 3871524 3665959 2026-08-08T17:44:05Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3871524 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 338 —|}}</noinclude> <poem> Vi consigliate. Come voi sapete Che scrivere v’è d’uopo, una risposta Ratto scrivete e il bene e il male in essa Rendete manifesto. — Il sacerdote Così rispose: A te son io, signore. Servo fedel, del principe del mondo Vïolar non poss’io l’alto precetto. :I sacerdoti e i vescovi e i ministri All’inclita assemblea ne andaron tutti In loco a parte, e dell’iranio al foglio Rapidamente scrissero risposta In quella guisa che già imposto avea Il greco Imperator. Fecero in pria Di Dio ricordo e posero saggezza Qual fondamento a lor ricordo primo. :Dell’iranio signor degna è l’epistola, Fu scritto allor, non a desìo conforme Di chi ha tristo desìo. Male gli è questo Che giovinetto è il greco Imperatore E novello in regnar, prence di noi Per nascimento in questa nostra terra. Or tu, signor, d’un anno per lo spazio Non irritarlo, giovane e novello, Con rubriche pompose e con tributi E con balzelli. Ei scrisse già, il fanciullo, Ad ogni servo, ad ogni franco sire, Un’epistola sua con tal rubrica: «Dal greco Imperator, prence di Grecia, Nel cui cospetto veramente sono Lievi qual cera gli alti monti». Intanto, Del re d’Irania venne il messaggiero E tosto egli dirà da parte nostra Dinanzi al re ciò che pur vide, quali Parole ei disse di dolor, di gioia, Sì che gioia e dolor non si nascondano. Moriva il greco Imperator, levossi </poem><noinclude></noinclude> lvrwktun11ccahs87qt6nmgj8sft891 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/342 108 1015723 3871525 3665960 2026-08-08T17:47:01Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3871525 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 339 —|}}</noinclude> <poem> Novello sire che solleva il capo Sugli altri prenci, nè fa stima alcuna D’ogn’altro prence, o inferïor di lui, O sovrano signor, d’altri sostegno. :Come apprestâr le carte greche, il messo Al regio ostello richiamâr. Quel saggio Ratto che udì che si compiea consiglio Dell’inclita assemblea, venne alla reggia E al regal foglio dimandò risposta. :Indegno gli apprestâr dono regale E ratto liberâr d’ogni straniero Quell’aula imperïal. Dissegli il sire: :Servo non io mi son; non io minore Son degli Heytàli o del signor di Cina, E leggiero operar non si conviene A prence, pur se fosse il tuo signore Della terra il signor. Grande è colui Che ha nemici ben molti, ed io nemici Ho veramente e amici anche nel lembo Delle mie vesti. A che mi nieghi adunque La mia grandezza? Sotto a fosche nuvole Vuoi tu celar quest’almo sole? Quando M’avrò d’uopo di te, principe mio Sarai tu allora, che del padre mio Mi sei ricordo veramente. Intanto Quante cose vedesti, o messaggiero, Tu manifesta con amore al prence Che t’inviò, su questa mia risposta Non malignando con perverso intento. :Gli adornavano allor con una vesta L’alta persona e chiedeano alle soglie Il suo destrier di principe. Tornossi Il messaggiero e venne a corsa e indugio In alcun tempo in tante stazïoni Cercar non volle. Ratto ei venne, e allora Che a prence Kìsra nel cospetto giunse, </poem><noinclude></noinclude> qio7tgqtpf3aczyxlyc80sxdyb0yjuq Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/343 108 1015724 3871526 3665961 2026-08-08T17:49:08Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3871526 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 340 —|}}</noinclude> <poem> Tutti ei ridisse i casi intravvenuti E ciò che vide e ciò che udì. Nel core Si fe’ cruccioso alle parole sue L’iranio prence e disse al messaggiero: :Grave rancura per la lunga via Tu provasti, o fedel. Ma bene udii Che qual di stolte voglie si nutrica, Retto non pensa e di suo fatto stolto Porta la pena. E s’ei dal suo nemico Non discerne l’amico, a te per questo Ogni secreto del suo cor disvela, Come vedesti. Or io mi penso e credo Che amico nostro egli non sia, che sangue Egli non abbia o muscoli tenaci O di cute involucro. Ond’è ch’io giuro Per Dio santo e verace e per il sole, Per questa luna e per Azergashàspe, Giuro pel trono e la regal corona, Che s’io di Grecia incolume una sola Persona lascierò che segga in trono E sia beata, non sarò più mai Della semenza di Kobàd gagliardo, Nè farai tu di me più ricordanza Nella presenza degli umani. Or io, D’oggi in avanti, infausto della Grecia Renderò il nome e desterò gl’incendi Per la sua terra dilettosa. Ancora Quante son cose di colui nel regno Distruggerò, li suoi tesori e quelle Gemme ond’egli empie la conciata spoglia Degli uccisi giovenchi. E la vagina Non toccherà del ferro mio la punta, Se addotto non avrò questo mio core, Per Grecia tutta, di sue brame al fine. Ma superbo è costui. «Di Grecia il sire Veramente son io, grida sul trono. Inclito prence fra più illustri in terra!». </poem><noinclude></noinclude> 8c1ky79czqa93dwy5f7bibq3mxp5ka7 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/344 108 1015725 3871527 3665962 2026-08-08T17:51:18Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3871527 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 341 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> :E comandò che ratto in su le porte Squillasser corni, che crotali e tube Strepitassero d’India; anche sul dorso D’elefanti gagliardi e furibondi Egli avvinse i timballi, e ratto il mondo Per la polve si fe’ quale una torbida Riviera gonfia. Da Madàyn al campo Tanto esercito uscìa, che il mare azzurro Al paraggio stordìa veracemente, E al clangor de le trombe, alle diverse Tinte de le bandiere, ai moti, agl’impeti Di tanti cavalieri aureo-calzati, Detto avrestù che luccicavan stelle Per l’acque attorno del vicino mare, Che s’addormia questo rotante cielo. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XLVI. Avventura del calzolaio.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1776-1779).}} <poem> Come giunse novella al greco sire Dell’inclito signor, che pien di cruccio Movea d’Irania co’ suoi prodi in guerra, Fino ad Aleppo ei da Ammuria discese Rapidamente, e di tumulti e grida E di clamori piena fu la terra. D’Irania i cavalier, trecentomila. Assedïando posersi dintorno D’Aleppo al vallo, e d’ogni parte eserciti Scesero a contrastar, nè fu l’assalto Che assai tempo tardò. Màngani posero Da tutte parti i principi di Grecia Quanti n’erano esperti, ed il castello Di Sekìla attaccar, ch’ei da quel loco Irrompere solean. Qual è di sangue </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> p78krhcjszdj4eva2lmur0wqiggsgr1 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/345 108 1015726 3871531 3665963 2026-08-08T18:03:04Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3871531 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 342 —|}}</noinclude> <poem> Un ampio lago era città d’Aleppo, E di duca Batrùn grazia chiedendo Venner le schiere. Senza fine o computo Con lor saette molti ne uccideano I prodi Irani, e molti anche prigioni Nell’assalto cadean. Due settimane, E prigionieri elli prendeano trenta&hypen; mila de’ Greci e nel regal cospetto Di Kìsra gli adducean. Ma i greci eroi Dall’esercito innanzi una gran fossa Fecero intenti e al primo albor v’addussero Acque in gran copia. Elli così troncata, Per l’ampie fosse, ebber la via del sire, Ed egli e i prodi suoi quietâr dall’opra. :Tutti chiamava il principe d’Irania Li suoi provveditori e de l’assalto Parole fea con elli e soggiungea: :Cotesta impresa mia con grave stento Compiesi adunque, che passar quest’acque E l’ampie fosse non è dato. E voglionsi E monete e soccorsi a’ prodi miei, Elmi di Grecia e palafreni e usberghi. :Regi provveditori andavan tosto Al suo tesoro e andavano gli scribi E 1 tesorieri di quel re del mondo, Ma tosto, per il novero di tante Schiere del prence, dramme erano manche Trecentomila veramente. Allora, Come nembo veloce, al re venia II sacerdote, a lui significando Quanto mancava di monete fulgide Ne’ suoi tesori. Fe’ cruccioso il volto L’iranio sire a quell’annunzio e volle Che sì venisse Buzurc’mìhr. Dicea: :Se vuoto è il mio tesor, deh! che mi vale Il trono imperïal? Vanne tu intanto </poem><noinclude></noinclude> hycamq7bv54dwcctlh7333h0uomzblt Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/346 108 1015727 3871532 3665964 2026-08-08T18:05:08Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3871532 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 343 —|}}</noinclude> <poem> E tutti aduna i cammellieri e in via Dromedari sospingi che venièno Da Balkh un giorno. Coi tesori miei Là nel Mazènd, càrcane cento, e ancora Più assai di questi carca di denari. :Re di giustizia e di saggezza e amore, Al re del mondo Buzurc’mìhr dicea, Lunga è la via che mena a que’ tesori D’Irania nostra, e vuote son le destre E sta inerte lo stuol d’esti guerrieri. Ma per queste città, dintorno a noi, Alcun si trova di cui sopra cento Parti divise d’ogni sua ricchezza Una soltanto basta a’ prodi tuoi Veracemente. Grave la moneta A’ mercatanti, a’ prenci de’ villaggi Non sarà inver, se a prestito ne cerchi. :L’inclito sire acconsentìa volente A questo che gli porse alto consiglio D’Irania il saggio. Buzurc’mìhr frattanto Cercava un messaggier, savio, di lieto, Allegro core e di bel volto, e dissegli: :Vanne ratto di qui con due destrieri, Scegli un eroe d’inclito nome in questi Mercanti che son qui, fra questi duci Di villaggi in città, che abbiasi parte Di bella gloria, e per l’iranio esercito Chiedi monete a prestito, e ben tosto Dal suo tesoro il nostro re comando Di renderle farà. — N’andò quel messo Da le dolci parole, ei che degli anni Era novello e in sapïenza antico. :Era sottile ne’ pensieri suoi Il messaggiero e però scese a quella Più vicina città. Chiese pel sire A prestito monete e intorno a lui </poem><noinclude></noinclude> b4qe1pfuyv1n55askpiz6gwzqm53g14 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/347 108 1015728 3871533 3665965 2026-08-08T18:07:20Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3871533 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 344 —|}}</noinclude> <poem> S’adunâr molti ricchi. Uno fra quelli V’era pur anche, venditor di sandali, Di sandali sartor, che il vasto orecchio Aperse intento al favellar del messo. :Quante son d’uopo le monete? ei disse; E quegli ardito, il novero accennando Delle monete, così disse: tu Che ricco sei con sapïenza, voglionsi Venti e venti monete, e questo novero Di quaranta ripetasi per cento&hyphen; mila fiate. — Or io darò cotesto, De’ sandali il sartor rispose al messo. Acquistandomi ancor merito e grazia Appo il custode de’ tesori. — Allora Le bilance ei recò rapidamente. Le monete ed i pesi, e non fu d’uopo Di registri o di calami. Pesate Come fùr le monete rilucenti Dal venditor de’ sandali (del messo Così faccenda si compia), gli disse De’ sandali il sartor: Deh! tu che volto Rechi leggiadro, se non hai rancura, A Buzurc’mìhr così dirai: «In terra Ho un mio fanciullo, per cui stenti e affanni Mai non tralascia questo cor paterno; Se tu ne parli al re del mondo, lieto Ei mi farà nel cor, per ch’io l’affidi A’ maestri, ch’egli ha veracemente Alto intelletto e intendimento e senno». :Rispose il messaggier: Questo a rancura Davver non ho, che breve tu m’hai resa A’ tesori la via. — Così sen venne In quella notte appo l’iranio sire E sciolse a favellar però le labbra Di quel sartor di sandali. Sen venne Gioioso intanto Buzurc’mìhr al prence, </poem><noinclude></noinclude> 7pyp6dj8lsmhpfcrfhwob8j6eknr0jw Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/348 108 1015729 3871534 3665966 2026-08-08T18:20:15Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3871534 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 345 —|}}</noinclude> <poem> E l’iranio signor si volse intento A’ suoi dimandi. Così disse poi: :Grazia è questa di Dio che sempre fui Conoscitor di Dio per gli anni miei, Poi che rinviensi nella terra mia Di sandali un sartor tanto beato, Luce del mondo, qual si pose a parte Tal di monete novero cospicuo! Deh! mai non sia che tocchigli per noi Offesa o danno! Or vedi tu qual rechi Desiderio costui. Sempre rimangano Cotal natura e tal consiglio suo A noi propizi! Quando renderai Questo prestito suo, ratto v’aggiugni Centomila monete, ed ei le tocchi Qual ricordo di noi. — Del mondo al prence Così rispose Buzurc’mìhr: Signore D’amica stella e di propizio volto, Deh! mai non sia che principe non giusto Viva beato per la sua fortuna Con lieti giorni! Or son tutti i soggetti Ricchi e opulenti ed avidi di gloria Ed han seggi e corone. Ecco! un desìo De’ sandali il sartor per sè formava, E se l’inclito re l’orecchio intende, Sappia che il messaggier così ti dice: Disse quell’uom: «Congiunto a sapïenza Vada il re della terra! Un figlio mio Ro meco, giunto a’ suoi perfetti giorni, Qual cercasi un maestro a sapïenza. Che se m’aita in ciò l’inclito sire, Perchè scriba diventi esto mio figlio Ingenuo e puro, a Dio signor per l’alma Del re si chiederò ch’egli in eterno Di suo trono regal mostrisi degno!». :Uom saggio, disse il re, deh! perchè il Devo </poem><noinclude></noinclude> cwbytbcz4z35lyx6986l8flh8hvizvu Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/349 108 1015730 3871535 3665967 2026-08-08T18:22:33Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3871535 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 346 —|}}</noinclude> <poem> Gli occhi t’intenebrò? Va! tu ritorna Que’ suoi cammelli! e mai non sia che argento Io da lui chiegga o rilucenti perle. Se un flgliuol di mercanti, inclito e saggio E memore, si fa scriba di noi, Quando si assiderà sul regal trono Il figlio mio, se di regal scrittore Gli farà d’uopo con fortuna invitta, Se quest’uom ch’è di sandali mercante, Suoi pregi mostrerà, sì che gli volga Gli occhi veggenti e l’orecchio pur anco Il re novello per man d’uom ch’è saggio E ha nobil nascimento, altro per lui Non fia che resti fuor che angoscia grave Da sospirar. Dinanzi a lui, dispetto Ogn’uom sarà d’esperïenza ricco, Nè, s’ei risponde col suo senno, grazia Aver potrà. Ma biasimo di noi Sarà dopo la morte, allor che questo Nuovo costume in questo tempo sorga. Or io stipendi non vo’ dar dattorno Fuor che spendendo de’ tesori miei, Si che tu da costui monete fulgide Non ricercar, non far di nostro male Alcun ricordo. Que’ cammelli suoi A dietro per la via tu riconduci E non cercar da ignobili sartori Di sandali mai più dramme lucenti. :Il messo ritornò, con le sue dramme Rapido venne, e pieno fu d’angoscia Per le monete sue di quel di sandali Sartore audace il cor. Scese la notte Intanto, e quegli se n’andò cruccioso Per le parole del suo prence; alfine Di sonagli uno strepito levossi Dalla soglia regal. Mandò vedette </poem><noinclude></noinclude> 9d3gtr0ie48tyy9rdcscyxdxn3q6p2q Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/350 108 1015731 3871536 3665969 2026-08-08T18:24:54Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3871536 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 347 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Il nobil sire per quel piano attorno, Ed egli attorno a le raccolte schiere Tutte per l’ore de la notte andava. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XLVII. Venuta dei messaggieri dell’Imperatore.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1779-1781).}} <poem> :Quando mostrò la sua corona fulgida Quest’almo sol tra i freddi Pesci e ratto Stese un ammanto su la terra bruna Splendido come avorio, una vedetta, Allor che dalle sponde si tornava Dell’ampie fosse, venne al re che altera Ergea la fronte. Al re, dicea, ne vengono Del greco Imperator dolenti i messi, Per sue peccata pronunciando scuse. :Vennero intanto, rapidi correndo, Que’ messaggieri ossequïosi e umili Dinanzi a Nushirvàn. Ratto che i greci Vedean la fronte e la corona fulgida Di Kìsra imperator, trasser dal petto Grave un sospiro e dissero nel core: :Eccoti degno re con tal vigore, Con tanta regia dignità, con tale Esercito guerrieri — Ma ben quaranta Filosofi di Grecia, al cor di molto Vampo ripieni e con parole assai Sopra la lingua (avea ciascun di trenta&hyphen; mila monete un cofano e recava Al nobile signor doni da spargere A’ piedi suoi), come vedean la gota Fiorente di tal re, venìan piangendo E s’attorcean come ceraste al suolo: </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 82zgdqu592hsghydp7acrreusup8zl0 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/351 108 1015732 3871538 3665970 2026-08-08T18:28:09Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3871538 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 348 —|}}</noinclude> <poem> E il re dei re che li vedea, cortese Tutti li accolse, e come è pur costume, Diè loro un loco a soffermarsi. Il duce Favellator fe’ questi detti allora: :O re, giovane ancor, novello ancora È il greco Imperator. Morìane il padre, Ed egli non ancor le vie del mondo Calcar potè, nè sa le manifeste Cose o le arcane. Debitori noi Di tributi a te siam, servi ti siamo E sottomessi alla tua grazia. Ancora Grecia è per te come l’irania terra Ed Irania è qual Grecia, e perchè mai Separar si dovria questa da quella Terra vicina? Ha il re dei re prudenza A questi nostri dì, per lui soltanto Il greco Imperator la sua persona Serbasi eretta; e il principe di Cina E in India il suo signor per lui soltanto Son lieti e degni son di regal seggio. Che se un garzone che non anche giunse A’ suoi giorni perfetti, osò parole Dir senza senno e senza la sua guida, Rancor contro di lui non serbi o doglia Il re dei regi, che per tal signore Lieta è pur sempre la serena volta Di questo ciel. Ma noi frattanto, quale Era già in pria, sì ti darem tributo, E patto qui si vuol fermo e verace. :A quegli accenti Nushirvàn sorrise, A quegli accenti, cui ponea principio Il greco messaggier. Dissegli: Allora Che giovinetto è il re, cosa appo lui Vile e dispetta è la ragion con ogni Parola onesta. Deh! chi è mai di Grecia L’Imperatore? e chi è Batrùn, ch’è stolto </poem><noinclude></noinclude> hmi2atoutlf6at4rv4f6xu2e7vl8aw9 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/352 108 1015733 3871539 3665971 2026-08-08T18:30:50Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3871539 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 349 —|}}</noinclude> <poem> E di cui disvelò l’anima abietta La stolta lingua? I principi più saggi Che scendean da Iskendèr, vittoria ottennero Ed alto grado. Ma se alcun frattanto Dal mio precetto a dietro si rivolge E il cor ritragge dal consiglio mio E dal mio patto, la sua terra amena Tutta farò deserta ed i tesori Disperderò, senza timor d’eserciti. :Posero un bacio su la terra i messi, Come fa gente in adular maestra, E dissero: O signor d’alta vittoria, Di mente eletta, non far tu rimprocci Per le cose trascorse. Ecco! noi siamo Tutti la polve sotto a’ piedi tuoi Quando tu ti affatichi, e siam pur anco Del tuo tesoro i guardïani. Allora Che pago di noi sia l’inclito prence, Non sarera noi di nostra dolce brama Orbi giammai, non sventurati. Intanto, Quel travaglio che s’ebbe in questi lochi Il re dei re, non stiman cosa lieve I Greci tutti; ond’è che di monete, Qual tributo ed offerta, a’ tuoi tesori Noi recherem dieci pelli ricolme D’uccisi buoi. Ma tu la legge hai sempre E del meno e del più. Deh! accolga il sire, Anche se indegna, questa offerta nostra! :Quei rispondea: Faccenda di tesòri Con la sua cura del ministro è degna. :I Greci tutti al sacerdote andavano. Andavano gementi e con nemica Stella su in ciel. D’ogni argomento allora Disser parole assai, tutto svelaro Del greco Imperator l’alto secreto, Favellâr di monete e de le colme </poem><noinclude></noinclude> 20yzdvpsjh3jlcxe6sjrtjfw4ry7n7n Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/353 108 1015734 3871540 3665972 2026-08-08T18:33:18Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3871540 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 350 —|}}</noinclude> <poem> Pelli de’ buoi, dell’opre tutte ov’era Pace del greco suol riposta e ferma, E il sacerdote così disse: Allora Che oro mi date, quanto di broccati V’aggiungerete? Al tempo che si parte Il nostro re, mille tessuti in auro Ampi broccati gli fan d’uopo. Doni Di ricche vesti son del re pur sempre, Doni ch’ei manda a principi ed a servi. :Aggiunsero cotesto e si tornavano I messaggieri, ossequiando il sire. :D’armi in quel campo si restò l’iranio Sire alcun tempo. E ratto ch’egli s’ebbe Con l’esercito suo posato alquanto, Uom tra que’ prodi si trascelse illustre, Tale, che ben sapea cifre notarsi E cancellarle ancor, sapea riscuotere, Conforme a legge, le monete e al tempo Che assalti sorvenìan, schierar suoi prodi. Esercito gli diè per ch’ei di Grecia Raccogliesse i tributi e nell’amena Terra d’Irania li invïasse, e poi Di là sen venne a Tisifuna. Esercito Era dinanzi a sì gran re, da sezzo Esercito venia, tutto leggiadro Per molto argento ed or, per le sue redini Inargentate e gli aurei cinti ancora, Per i serici drappi de’ vessilli D’ogni principe e duca. Oh! detto avresti Che qual seta splendea l’etra all’intorno; Detto avrestù che il piano e la vallea D’oro splendean, che i cinti degli eroi Le Pleiadi parean veracemente, A lor fulgide gemme. Allor che giunse Prossimo alla città l’inclito sire Dalla sua via, gran turba incontro a lui </poem><noinclude></noinclude> 7upfrgh3nfx5s5892hiqr0yie2e1nh5 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/354 108 1015735 3871541 3665973 2026-08-08T18:35:49Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3871541 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 351 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Di cittadini si movea. Venièno A Kìsra incontro a piè; stretti lor cinti, Aperto il core, egli venìan. Ma quale Correa la via col re sovrano, a piedi Venia con lui fino al regale ostello. Benedicean que’ principi raccolti Al vigile signor d’intatta fede E di giustizia, e qual de’ più famosi Era colà, spargeagli attorno gemme, Anche rubini. Come ei fu più a presso Al suo albergo real, di sua possanza Segno diè il sire ad ogni prence, e quelli. Famosi eroi, tornavansi a lor case, Alto levato per la terra il nome. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XLVIII. Ricerca del successore.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1781-1783).}} <poem> :L’uom del villaggio che ama la sua gloria, Maestro mio, che disse mai di questo Della sorte mutar? L’uom che ha consiglio E di senno ebbe parte, a questa vita, Breve cotanto, non avvince il core. Non l’alma avvince, chè in tal giorno in alto Egli si asside, in altro giorno in basso, E letizia ha talor, doglia e rancura In altro tempo. Oscura terra alfine È il suo giaciglio, e quegli è in alto, e questo Nella fossa discende. Un segno intanto Non abbiam noi di que’ già morti, vigili Ei siano e lieti o dormano in eterno. Ma se tanta non è voglia o desìo Per quella vita ch’è di là, per questo Miglior cosa è davver che niuno aneli </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> e84uh67qczx8p4ns91da7y0g0j7b4zs Confessioni di un metafisico/Volume Secondo/Libro Quinto/Capo Secondo 0 1024657 3871575 3864511 2026-08-09T08:23:27Z Tuvok1968 33641 Porto il SAL a SAL 75% 3871575 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=9 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../../|Volume Secondo]]<br>[[../|Libro Quinto]]<br>Capo Secondo<br>Teorica del Progresso|prec=[[../Capo Primo|Capo Primo]]|succ=[[../Capo Terzo|Capo Terzo]]}} <pages index="Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf" from="734" to="754" tosection="s1" /> f74clwaef0wzinvbj9cdgk82mpc3cfp Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/735 108 1024793 3871551 3865379 2026-08-09T06:54:54Z Tuvok1968 33641 3871551 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|727}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|nel}}l’ente morale in guisa universale e assoluta. Dapoichè, quando accadesse altramente, la vita non sarebbe in atto perpetuo, nè consisterebbe nell’attività continua e progressiva dello spiegarsi e perfezionarsi, nè vi si scorgerebbe attinenza certa e sostanziale col fine vero, ma tutte le sue condizioni riescirebbono accidentali e caduche e darebbono della realità della cosa nulla meglio che un cenno ed un’apparenza. Quindi o la vita razionale mentirebbe all’appellazione propria o si converria cercare altro genere di enti e altra indole di vita e di attività superiore e capace di ragguagliarsi con la nostra definizione. {{larger|82.}} — Qualora dunque sia certo (e noi l’abbiam dimostrato) che l’universo ritorna a Dio e però riceve negli ordini suoi superiori tanta partecipazione del bene quanta ne può contenere, e cioè indefinita ed interminabile, dee sussistere una forma e una replicazione di essere in cui tutto questo si sustanzii ed unifichi. La qual cosa da ultimo vuol significare, che negli ordini effettualmente finali della creazione debbe esistere a diversi gradi e sotto condizioni ed aspetti eziandio variatissimi la facoltà e l’atto del progredire perpetuamente nella vita nell’attività nella perfezione e nel bene, tutte espressioni che si convertono e nell’ultimo fondo loro si riducono ad un medesimo. {{larger|83.}} — A noi, pertanto, conviene, volendo compiere il discorso intorno la vita ed il fine nell’universo, provare innanzi in modo apodittico la teorica del Progresso. {{Ct|f=115%|t=2|''A.''}} {{larger|84.}} — Sia qui detto per incidente che quando l’uomo fosse escluso dagli ordini finali dell’universo,<noinclude><references/></noinclude> r6m90pp2jpq0l62iyg595r5mdef1779 Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/738 108 1025054 3871550 3868542 2026-08-09T06:54:37Z Tuvok1968 33641 3871550 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|730}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}più efficace e più comprensivo dal quale in troppa gran parte dipendono tutti gli altri, e consiste nel medesimo cooperamento dei simili, ossia nella unione e cospirazione degli enti morali. Dicemmo più sopra, la legge e il principio etico assimilati dalla ragione e volontà umana costituire il più efficace ed attuoso degli organi; il che sembra non confarsi con questo altro concetto che riconosce invece l’efficacia strumentale maggiore e più comprensiva nella cospirazione degli enti morali. Ma sciogliesi la discrepanza apparente con osservare che là parlavasi dell’uomo individuo, qui del corpo collettivo sociale; e d’altro lato, come la purità e santità del volere è cagione prima del bene morale, così dobbiamo affermare che la cospirazione stessa degli enti morali, ancora che potentissima negli effetti esteriori, si altererebbe assai presto ed annullerebbesi quando non provenisse dalla drittura ed efficacia della interiore volontà. {{Ct|f=115%|t=2|''B.''}} {{larger|89.}} — Occorre qui in sulla soglia dell’ultimo Libro disciogliere il dubio, se, trattando noi della vita razionale che è la vita assunta in modo assoluto, non oltrepassiamo per avventura i termini della cosmologia e non trascorriamo nel subbietto dell’etica ovvero in quello della scienza storica o nell’altro della scienza sociale. Non ci è nascosto che alla più parte degli scrittori la voce ''cosmologia'' suona una cotal cognizione del tutto insieme del mondo fisico; e ''natura'' vuol dire tutto ciò che è sensibile e rimansi esterno allo spirito. Nè di poco momento è l’esempio dato, or fa {{Pt|po-|}}<noinclude><references/></noinclude> prgd49c57022c64h7cwadlg8fwkxx0z Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/104 108 1025462 3871502 3871501 2026-08-08T12:11:41Z Panz Panz 3665 3871502 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|{{Sc|c}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude>parve a taluno che un giudizio severamente imparziale di queste pie carnificine dell’umanità ridondasse di onta e di rimprovero alla religione di Cristo, quasi che il divin Maestro e la sua Chiesa dovessero essere solidari di tutti i delirii degli uomini, anche quando deliravano nel nome di Dio. Gettiamo uno sguardo sui primi avvenimenti di questa straordinaria impresa, e noi veggiamo primamente la moltitudine che seguiva {{AutoreCitato|Pietro (apostolo)|Pietro}} nelle sue predicazioni, intollerante d’indugio eleggere a suo generale quel maraviglioso cenobita, ed ingrossata da una turba di pellegrini accorsi da tutte le contrade della Francia, formare un esercito di ottanta o centomila uomini, e traendo seco una turba di donne, di fanciulli, d’ammalati e di vecchi traversar la Germania, giangere alle terre degli Ungheri e dei Bulgari. Nei contorni di Belgrado, capitale dei Bulgari, la vanguardia si abbandona a violenze e saccheggi, ed è punita colle armi. Le turbe sopravegnenti irritano ambedue le feroci nazioni; inseguite dal re d’Ungheria passano la Moravia fuggendo, indi sotto le mura di Nissa sono oppresse dai Bulgari con orribile strage; soli trentamila uomini oltre la vanguardia pervennero a Costantinopoli. Il cenobita non era atto a governare indomiti spiriti e cuori scellerati, fanatico sì, ma onesto e magnanimo, invano s’oppose agli eccessi di unorda di masnadieri. Un’altra schiera di ribaldi capitanata dal predicatore {{AutoreCitato|Gotescalco|Gotschelk}} uscì dalla Germania e peri sterminata dagli Ungheri. Una nuova torma peggiore delle altre si radunò sulle sponde della Mosella e del Reno; un altro prete per nome Wolkmar ed un conte Emicone se ne fecero capi. Costoro cominciarono dal manomettere e trucidare gli Ebrei nelle vicine città; in preda alla superstizione piùt brutale si facevano precedere da una capra e da un’oca, alle quali davano attribuzioni divine; pervenuti fra gli Ungheri ed i Bulgari, il cielo prova ad essi la sua riprovazione col castigo delle disfatte. Alcuni fra i superstiti si congiungono a Costantinopoli cogli avanzi della soldatesca di Pietro, ed essendosi uniti ad altri pellegrini genovesi, veneziani e pisani compongono un’armata di centomila uomini. Passati in Asia, il sultano d’Erzerum li sconfigge, e tranne soli tremila uomini, muoiono tutti in una sola battaglia. E chi non vede in ciò pure la riprovazione punitrice di Dio? Pietro gridava che i suoi crociati erano ladroni indegni di adorare la tomba del figliuolo di Dio. E v’ha pur oggidì chi proclama in queste orribili seene, in queste sciagurate aberrazioni dello spirito umano l’eroismo religioso, il martirio, l’apostolato!! Intanto trecentomila Europei erano periti prima che giungessero in Asia le schiere che dovevano conquistare Gerusalemme ed i capitani che dovevano fondare nuovi Stati. Centomila soldati a cavallo e cinquecentomila pedoni erano succeduti ai primi crociati, ma essi pure erano piuttosto un aggregato di popoli in arme che un esercito regolare. Ogni conte, ogni principe non riceveva ordini che di se stesso; i cavalieri, gli altri combattenti seguivano indisciplinatamente il proprio zelo o il proprio capriccio. Erravano pel campo le figlie e le mogli di molti condottieri e di molti baroni, vi si vedevano i falconi da caccia trasportati dai rozzi castelli di Europa. Sotto le mura di Antiochia drappelli fanciulli combattevano contro uguali drappelli dei figliuoli degli assediati alla presenza dei Cristiani e dei Turchi che li aizzavano ed incoraggiavano colla voce e coi gesti. Allo stesso assedio di Antiochia i molti vagabondi e mendichi furono organizzati in una schiera e sottoposti ad un capo cui diedesi il titolo di ''re dei birboni''; e le donne furono rinchiuse in un accampamento separato per cessare gli scandali della impadenza. Quale felice compimento ottenesse però questa prima Crociata mercè il senno ed il valore di ottimi capitani, specialmente di {{AutoreCitato|Goffredo di Buglione|Goffredo di Buglione}}, è accennato all’articolo ''Crociate''. Noi non discenderemo ulteriori particolari sulle crociate successive, quali se non ebbero nemmeno l’esito felice di questa prima, può ben facilmente essere induito quanto dovettero sopravanzare questa prima in disordini e brutalità che contaminarono pur tanto il nome cristiano e che furono a nostro avviso le cagioni primarie per cui imprese inspirate da uno scopo così pio, e direm anche cavalleresco, riuscirono sempre a disastroso fine. Ma noi che non siamo discesi a questi cenni storici di tale grande avvenimento, il quale può dirsi abbia durato dal 1095, epoca del concilio di Clermont, fino al 1291, in cui i Franchi perdettero Telomaide ultimo loro possesso nell’Oriente, se non per meglio indagare le influenze da esso esercitate sui destini della civiltà, noi dobbiamo pur accennare ad alcuna delle sue conseguenze; e senza farci partitanti dei due contrarii partiti che ne pare troppo tocchino ambidue agli estremi della esagerazione, esporremo ciò che ne pare venga più legittimamente dimostrato dai fatti e dalla ragion delle cose<ref name="p104">Tra gli scrittori che discussero dei risultamenti delle Crociate distinguonsi {{AutoreCitato|Johann Lorenz von Mosheim|Moshemio}} (''Institut. hist. eccles. antiq. et nov.'' pag. 341), {{AutoreCitato|Edward Gibbon|Gibbon}} (''History of the decline and fall''</ref>. <ref follow="p103">A noi basti il citare per tutte la bolla ''Ad liberandam Terram Sanctam'' del 1215, e l’altra ''Vineam Domini sabaoth''.</ref><noinclude><references/></noinclude> nq9bo2lriqr8n4znch60prjqlgzvb6q Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/740 108 1025481 3871559 3871167 2026-08-09T07:12:37Z Tuvok1968 33641 3871559 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|730}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo III.}}}} {{larger|92.}} — Il progresso in universale dee venir definito: ''un successivo incremento di essere disposto e coordinato al fine''. Non può cosa limitata fuggire tutti i proprj confini in un solo istante ma ripetendo lo sforzo e superando l’un dopo l’altro i limiti nuovi; dacchè senza limiti non può stare; ma nulla vieta che non possieda la facoltà di rimoverli e dilatarli di mano in mano. Di quindi la necessità per ogni finito della successione progressiva o della serie che tu la chiami. {{larger|93.}} — Si disse ''incremento di essere''; perchè quando nel subbietto e nelle sue successioni non sia forma alcuna di unità e però anche il risultamento non ne contenga, il progresso è mera apparenza. Quelle arene che il mare accumula a poco per volta sopra una spiaggia considerate solo in sè stesse non fanno progressivo incremento perchè di niente non accrescono il proprio essere e giacciono quivi slegate inerti e impotenti come erano per innanzi. {{larger|94.}} — Invece nella materia stellare che per virtù di coesione adunasi intorno a un centro e compone un tutto, diremo noi, che accada incremento di essere? Forse si, avvisando che il tutto non è slegato in niuna sua parte e diventa capace di attrarre a sè nuova materia stellare, benchè disgiunta e remota, e provoca in sè inedesimo le affinità chimiche le quali esistevano prima in sola potenza. Ma certo, v’è in cremento di essere nell’embrione che diventa feto d’alcun animale e quindi perviene all’adulta maturità; perchè quivi l’essere è uno effettualmente e sostanzialmente e le addizioni lo penetrano e vi s’incorporano.<noinclude><references/></noinclude> jh9jfp47i2ofw9jd8bh0a5g9lrudnpo Il Libro dei Re/I re Sassanidi/7/XLV 0 1025550 3871528 3871352 2026-08-08T17:51:40Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3871528 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=8 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|7]] - XLV. - Guerra con l'Imperatore di Grecia|prec=../XLIV|succ=../XLVI}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu" from="339" to="344" fromsection="s2" tosection="s1" /> axy5ino51ck71a6cxz1nviha4pt1tf9 Autore:Johann Lorenz von Mosheim 102 1025619 3871503 2026-08-08T12:22:40Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Johann Lorenz | Cognome = von Mosheim | Attività = storico delle religioni | Nazionalità = tedesco | Professione e nazionalità = }} 3871503 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Johann Lorenz | Cognome = von Mosheim | Attività = storico delle religioni | Nazionalità = tedesco | Professione e nazionalità = }} ja4vici8hcx802jlst6ih5en67x6tsy Categoria:Pagine in cui è citato Johann Lorenz von Mosheim 14 1025620 3871504 2026-08-08T12:22:54Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Johann Lorenz von Mosheim}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Mosheim, Johann Lorenz von]] 3871504 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Johann Lorenz von Mosheim}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Mosheim, Johann Lorenz von]] 0ypuhcx5e8kiub2hqj27dpgwmk1qzdt Autore:Gotescalco 102 1025621 3871505 2026-08-08T12:24:46Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Gotescalco | Cognome = | Attività = teologo | Nazionalità = tedesco | Professione e nazionalità = }} 3871505 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Gotescalco | Cognome = | Attività = teologo | Nazionalità = tedesco | Professione e nazionalità = }} a7cgvwe2tg60hnmgyjqeid5hq50r71c Categoria:Pagine in cui è citato Gotescalco 14 1025622 3871506 2026-08-08T12:24:57Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Gotescalco}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Gotescalco]] 3871506 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Gotescalco}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Gotescalco]] hv9jthbgt128a2yjec5z0h0bfcxaqgd Autore:Giuseppe Arvedi 102 1025623 3871507 2026-08-08T14:05:32Z Afnecors 1308 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Giuseppe | Cognome = Arvedi | Attività = sacerdote | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} == Opere == * ''Illustrazione della Val di Sole'' (1888) {{Sezione note}} 3871507 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Giuseppe | Cognome = Arvedi | Attività = sacerdote | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} == Opere == * ''Illustrazione della Val di Sole'' (1888) {{Sezione note}} jn6o0xw63l54z9ftsxsgd6ejid03b1o Discussione:Poesie sparse/La più bella 1 1025624 3871520 2026-08-08T16:05:08Z ~2026-43727-17 81844 /* s alta al verso 18 */ nuova sezione 3871520 wikitext text/x-wiki == s alta al verso 18 == al verso 18 si dovrebbe leggere una s alta (la forma antica della s in posizione iniziale e intermedia) dove si legge una f: ...Hifola da - trovarfi? ...Hifola pellegrina?... dovrebbe essere ...Hisola da - trovarsi? ...Hisola pellegrina?... ma non so come inserire la s alta [[Speciale:Contributi/&#126;2026-43727-17|&#126;2026-43727-17]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-43727-17|discussione]]) 18:05, 8 ago 2026 (CEST) 6jhlzc5ci1zek8h9ivn56klyoki3lvy 3871583 3871520 2026-08-09T11:05:28Z Candalua 1675 /* s alta al verso 18 */ Risposta 3871583 wikitext text/x-wiki == s alta al verso 18 == al verso 18 si dovrebbe leggere una s alta (la forma antica della s in posizione iniziale e intermedia) dove si legge una f: ...Hifola da - trovarfi? ...Hifola pellegrina?... dovrebbe essere ...Hisola da - trovarsi? ...Hisola pellegrina?... ma non so come inserire la s alta [[Speciale:Contributi/&#126;2026-43727-17|&#126;2026-43727-17]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-43727-17|discussione]]) 18:05, 8 ago 2026 (CEST) :Sistemato, grazie della segnalazione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:05, 9 ago 2026 (CEST) dpduqwmfj0kfvki1s8oyso4hsmsosql Il Libro dei Re/I re Sassanidi/7/XLVI 0 1025625 3871529 2026-08-08T17:52:12Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3871529 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=8 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|7]] - XLVI. - Avventura del calzolaio|prec=../XLV|succ=../XLVII}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu" from="344" to="350" fromsection="s2" tosection="s1" /> 9ayttx7p02zy5solq3c3wioxkfgqlqv 3871544 3871529 2026-08-08T18:37:29Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3871544 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=8 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|7]] - XLVI. - Avventura del calzolaio|prec=../XLV|succ=../XLVII}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu" from="344" to="350" fromsection="s2" tosection="s1" /> c3841ypgolsqohik3j8ijqg62ugqc9j Il Libro dei Re/I re Sassanidi/7/XLVII 0 1025626 3871537 2026-08-08T18:25:30Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3871537 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=8 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|7]] - XLVII. - Venuta dei messaggieri dell'Imperatore|prec=../XLVI|succ=../XLVIII}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu" from="350" to="354" fromsection="s2" tosection="s1" /> d25ko6ol7a0hrr9ug8lu50atu3wth8a 3871542 3871537 2026-08-08T18:36:01Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3871542 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=8 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|7]] - XLVII. - Venuta dei messaggieri dell'Imperatore|prec=../XLVI|succ=../XLVIII}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu" from="350" to="354" fromsection="s2" tosection="s1" /> jdd5gpovmaxveyip2voclgjprmettld Il Libro dei Re/I re Sassanidi/7/XLVIII 0 1025627 3871543 2026-08-08T18:36:55Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3871543 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=8 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|7]] - XLVIII. - Ricerca del successore|prec=../XLVII|succ=../XLIX}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu" from="354" to="358" fromsection="s2" tosection="s1" /> fz1rp6wq0c1d5cqr6prwfu0dumq484k Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/742 108 1025628 3871556 2026-08-09T07:06:04Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3871556 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" /></noinclude>{{Pt|<br>|}}il qual cresce nelle cognizioni assai disordinatamente, ancora che produca alla sua dottrina incrementi parecchi, questi non si adunarono in serie bene coordinata al fine. Del pari, v’à molti popoli i quali, non ostante gli errori ei traviamenti, progrediscono nel tutto insieme in verso la civiltà, ma pur non tanto e non così presto, siccome accadrebbe se il moto loro civile fosse bene coordinato. {{Ct|f=115%|t=2|''A.''}} {{larger|98.}} — Nella definizione non si pronunzio ''incremento successivo ed interminabile''; dacchè, parlandosi del progresso a maniera assoluta e quale debbe venir contemplato nella sua idea, egli è sempre in atto e va esente di cessazione come d’interruzione. Ciò non porta che nel fatto e nei casi particolari il progresso debba accadere con esquisita continuità ovvero debba venir negato in futuro quando nel presente non comparisca, od altri lo neghi per certo tempo passato nol vedendo poi proseguire; e dicesse, verbigrazia, non vi essere stato progresso civile da Romolo agli Scipioni e da {{w|Eretteo (mitologia)|Eretteo}} a {{AutoreCitato|Socrate|Socrate}}. {{larger|99.}} — Altra cosa è dunque la idea del progresso, altra le applicazioni; e intorno di queste si può movere gran controversia. Nè basterà il dire che se il progresso rampolla da sè medesimo ed è all’uomo essenziale, bisogna che operi sempre e quindi sempre si riveli. Le essenze finite s’imbattono in essenze contrarie, che valgono il più del tempo non già a svellere la facoltà delle prime sì bene ad impedire l’esplicamento dell’atto. Ma su queste cose tornerà il nostro discorso fra breve.<noinclude><references/></noinclude> b8vzpk2phj85hqxae4mtr55189hptcz 3871557 3871556 2026-08-09T07:07:13Z Tuvok1968 33641 3871557 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|732}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}il qual cresce nelle cognizioni assai disordinatamente, ancora che produca alla sua dottrina incrementi parecchi, questi non si adunarono in serie bene coordinata al fine. 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Ciò non porta che nel fatto e nei casi particolari il progresso debba accadere con esquisita continuità ovvero debba venir negato in futuro quando nel presente non comparisca, od altri lo neghi per certo tempo passato nol vedendo poi proseguire; e dicesse, verbigrazia, non vi essere stato progresso civile da Romolo agli Scipioni e da {{w|Eretteo (mitologia)|Eretteo}} a {{AutoreCitato|Socrate|Socrate}}. {{larger|99.}} — Altra cosa è dunque la idea del progresso, altra le applicazioni; e intorno di queste si può movere gran controversia. Nè basterà il dire che se il progresso rampolla da sè medesimo ed è all’uomo essenziale, bisogna che operi sempre e quindi sempre si riveli. Le essenze finite s’imbattono in essenze contrarie, che valgono il più del tempo non già a svellere la facoltà delle prime sì bene ad impedire l’esplicamento dell’atto. 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Quindi non solo l’esempio addotto di sopra della materia stellare aggregata, ma eziandio l’altro di certo sviluppo d’organizzazione quando non abbiavi senso nè appetizione nè coscienza nè pensiere porrebbemi grandemente in forse intorno al concetto del suo progredire. Taluno per avventura stimerà che in quella materia a poco insieme aggregata e in quella organizzazione insensibile accadendo certo incremento di essere, ciò stesso debbe venire avvisato siccome un bene, perocchè l’esistere in qualunque maniera è miglior cosa del nulla. Io non sono molto chiaro su questo giudicio; ma penso a ogni modo che l’esistere torna migliore del nulla, appunto perchè è fondamento del bene. {{larger|101.}} — Del resto, l’uso del parlare informato dal senso comune risolve compiutamente il dubbio promosso e spegne le equivocazioni. Imperocchè nel modo che si domandano beni eziandio le cose le quali per sè non sono godibili ma sono mezzo immediato ed efficacissimo di pervenire al godimento, così vuolsi con giusto titolo chiamar progresso qualunque incremento successivo di essere qualora si attenga in modo visibile ad altro incremento effettuato in esseri capaci del bene.<noinclude><references/></noinclude> mgfo7uv98qp84lsw43q463z31jol07z 3871560 3871558 2026-08-09T07:12:55Z Tuvok1968 33641 3871560 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|735}}}}</noinclude>{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo IV.}}}} {{larger|100.}} — Provasi per la definizione che ogni qualunque incremento di essere non rivolto e disposto al fine usurperebbe il nome di vero progresso; a questo pertanto è sopratutto essenziale e qualitativo l’attinenza col fine; e perchè d’altro lato il bene solo à ragione di fine, concluderemo che ogni incremento di essere il quale non à il termine suo nel bene usurpa similmente il nome di progresso. Quindi non solo l’esempio addotto di sopra della materia stellare aggregata, ma eziandio l’altro di certo sviluppo d’organizzazione quando non abbiavi senso nè appetizione nè coscienza nè pensiere porrebbemi grandemente in forse intorno al concetto del suo progredire. Taluno per avventura stimerà che in quella materia a poco insieme aggregata e in quella organizzazione insensibile accadendo certo incremento di essere, ciò stesso debbe venire avvisato siccome un bene, perocchè l’esistere in qualunque maniera è miglior cosa del nulla. Io non sono molto chiaro su questo giudicio; ma penso a ogni modo che l’esistere torna migliore del nulla, appunto perchè è fondamento del bene. {{larger|101.}} — Del resto, l’uso del parlare informato dal senso comune risolve compiutamente il dubbio promosso e spegne le equivocazioni. Imperocchè nel modo che si domandano beni eziandio le cose le quali per sè non sono godibili ma sono mezzo immediato ed efficacissimo di pervenire al godimento, così vuolsi con giusto titolo chiamar progresso qualunque incremento successivo di essere qualora si attenga in modo visibile ad altro incremento effettuato in esseri capaci del bene.<noinclude><references/></noinclude> l5aosrvczkfepiyh759dqv9xr2z59gb Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/744 108 1025630 3871561 2026-08-09T07:21:21Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3871561 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|732}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo V.}}}} {{larger|102.}} — Altra considerazione da farsi è questa, che dove non sia permanenza di essere nemmanco può succedere vero progresso; imperocchè la serie degli incrementi domanda di cadere sopra certa identità di subbietto, il che è manifesto per sè medesimo e non ricerca maggior commento. Perchè l’embrione d’un animale dicasi progredito quando perviene alla sua maturezza, occorre che sia supposto nell’embrione medesimo alcun fondo sostanziale identico via via con sè stesso infino all’ultima mutazione. {{larger|103.}} — Onde quel mollusco che giusta i principj del {{AutoreCitato|Charles Darwin|Darwin}} e de’ suoi seguaci è divenuto a mano a mano un rettile, un mammifero, una scimia ed un nomo, non à progredito effettualmente se non nel nostro pensiere e solo a rispetto di certa ideale organizzazione da noi contemplata. Ma in sè e per sè egli fu annullato ben mille volte, dapoichè nella scimia e nell’uomo non perseverò niente del mollusco nè dalla parte della materia nè dalla parte della forma. {{larger|104.}} — È pure evidente che allato al principio identico, e però immutabile, il progresso à necessità del principio contrario che chiameremo innovatore. Ma questo secondo à pur bisogno di contenere alcuna omogeneità col primo. L’individuo esce dall’officina della natura così o così foggiato e non altramente; e vedemmo in uno di questi Libri che le facoltà originali e diverse di qual s’è fattura finita trascender non possono mai certo numero e certa misura, dacchè non serberebbono quell’armonia e facilità di spiegamento e di atto che ricercasi dal progresso ed anzi dall’uso ordinario della vita.<noinclude><references/></noinclude> oce3q5gfv6gdqbfjrfsk8hbvo2fgbf8 3871563 3871561 2026-08-09T07:27:46Z Tuvok1968 33641 3871563 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|736}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo V.}}}} {{larger|102.}} — Altra considerazione da farsi è questa, che dove non sia permanenza di essere nemmanco può succedere vero progresso; imperocchè la serie degli incrementi domanda di cadere sopra certa identità di subbietto, il che è manifesto per sè medesimo e non ricerca maggior commento. 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L’individuo esce dall’officina della natura così o così foggiato e non altramente; e vedemmo in uno di questi Libri che le facoltà originali e diverse di qual s’è fattura finita trascender non possono mai certo numero e certa misura, dacchè non serberebbono quell’armonia e facilità di spiegamento e di atto che ricercasi dal progresso ed anzi dall’uso ordinario della vita.<noinclude><references/></noinclude> 5ycg7gp4idcrcdp7qrpw5ybb2o8wfpy Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/745 108 1025631 3871562 2026-08-09T07:25:39Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3871562 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|737}}}}</noinclude> {{larger|105.}} — Qualunque novità, impertanto, la quale accade nell’individuo debbe tenere conformità e proporzione con la natura di lui. Limitata, quindi, è in esso individuo la passività quanto l’attività, limitate le maniere e le varietà de’ proprj atti, limitata infine la sua congiunzione col simile e la partecipazione sua del diverso. Da ciò proviene, se ben si considera, che il nuovo nella creatura finita non può replicarsi senza mai termine, quando sia sempre nuovo effettivamente e però sempre diverso da sè medesimo. {{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo VI.}}}} {{larger|106.}} — Fu già pronunziato assai volte in questi volumi che principio dell’indefinito progresso degli enti morali può solo divenire la congiunzione loro con la sorgente d’ogni serie non terminabile, e intendiamo con la verità, la bontà, la bellezza, la onnipotenza, la santità e la beatitudine sempiterna e assoluta. {{larger|107.}} — Nondimeno, qui pure rimangono parecchi nodi da sciogliere. E per fermo, la congiunzione con l’infinito mette l’ente morale in comunicanza con un principio sempre nuovo e di novità inesauribile. Ma stando che l’ente morale dalla sua parte à natura prefinita e però à prefinita medesimezza di essere e un fondo di recettività eziandio circoscritto, così debbe inferirsi che dall’infinito gli verrà infusa tuttaquanta la novità che può mantenersi in qualchesia modo omogenea con quelle determinazioni e non trascende gli ultimi limiti della recettività.<noinclude><references/>{{PieDiPagina|{{smaller|{{Sc|Mamiani — II.}}}}||{{smaller|47}}}}</noinclude> cgmwcu4aofnsmoyzjaz2htrujhua3wo Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/746 108 1025632 3871565 2026-08-09T07:31:29Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3871565 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|738}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo VII.}}}} {{larger|108.}} — Questi groppi si snodano avvisando la differenza che corre tra l’ampliazione e la trasformazione dell’essere. E per vero, nulla vieta che l’indole primitiva e per ogni verso determinata dell’ente morale e la recettività sua ed ogni sua condizione non valga ad allargare gradatamente i limiti proprj nel quanto, se non nel quale; e ciò per niuna potenza propria ed intrinseca ma per infusione dell’Assoluto a cui venne congiunto; sebbene a tal divina infusione dee parte precedere e parte succedere l’azione perfettiva ed energica dell’ente morale. {{larger|107.}} — Noi concluderemo, adunque, con tal pronunziato che l’ente morale può dall’Assoluto ricevere tanta novità e perfezione di essere, quanta se ne concilia con certa identità originale ed incancellabile di natura. E se a tutte le forme diverse di perfezione e di mutazione non riesce capace, vi capirà sempre quella indefinita ed interminabile della quantità; considerato che aumentando noi eziandio senza termine il quanto delle facoltà nostre, la forza del volere, per via d’esempio, l’attività, la memoria e va’ discorrendo, nullameno noi nel subbietto nostro individuo e incomunicabile restiamo del sicuro identici a noi medesimi. Per tutto il che rimane ben dimostrato che nell’ente morale il progresso indefinito è possibile. {{Ct|f=115%|t=2|''A.''}} {{larger|110.}} — Crediamo che sia da notare darsi certe specie di quantità che paiono equivalere all’indefinito di qualità e di perfezione. Una di tali specie è il lume {{Pt|cono-|}}<noinclude><references/></noinclude> eszhlry2sz8la6w1cja8h4113vmfndh Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/747 108 1025633 3871566 2026-08-09T07:35:18Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3871566 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|739}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|cono}}scitivo che permanendo uguale ed inalterato nella sua forma non sembra escludere alcuna parte dell’obbietto infinito; perocchè ciascuna di quelle parti à essenza intelligibile e niuna singolarità e novità loro apparisce non accostabile dal nostro intelletto, il quale da ultimo è riflesso e partecipazione incessante della divina mentalità. {{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo VIII.}}}} {{larger|111.}} — Ora seguita il cercare la possibilità dell’indefinito progresso nella natura che à sola ragione di mezzo. E prima bisogna avvisarla interiormente ed esteriormente; perchè altro è crescere e perfezionarsi con incrementi successivi dell’intimo essere, altro con incrementi dal di fuori applicati, ed altro infine per la replicazione della cosa, o diversa o somigliante che sia. Il qual modo ultimo di progredire ognuno s’accorge che non è degli enti particolari, ma sì della creazione guardata nel tutto insieme. E già questo punto è per noi risoluto, avendo per addietro affermato che la creazione continua sempre e di là dai mondi attuali sorgono altri mondi e simili e differentissimi. Oltrechè si disse la creazione non trascurare alcuna possibilità di mescolamento del simile col diverso e i mondi nuovi entrare quando che sia in combinazione con gli altri, e ciò sembra dover succedere senza mai termine. {{larger|112.}} — Tuttavolta è da ricordare che per condizione del finito sebbene i limiti del creato vadano sempre estendendosi non può accadere altrettanto della partecipazione del diverso. Imperocchè i mondi di forma differentissima cessano di poter essere in alcuna attinenza e combinazione in fra loro, sieno antichi o<noinclude><references/></noinclude> 1892b3qvrhyoar78ab0st250n3sx8w6 Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/748 108 1025634 3871567 2026-08-09T07:38:49Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3871567 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|740}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}recenti. Per fermo, gli è chiaro che ogni combinazione domanda qualche rassomiglianza o di specie o di genere o per lo manco qualche grado di omogeneità. Perciò è da dire che sì la temperanza del simile col differente in ciascuna parte del creato e sì le combinazioni gl’influssi e le comunicanze fra i mondi separati sebbene soverchino con la varietà e il numero loro qualunque potenza nostra d’immaginazione e di calcolo, pure ànno certo confine non valicabile. Di là dal quale è giocoforza che le combinazioni e comunicazioni si fermino, ovvero ripiglino il corso già fatto come fu vecchia opinione d’alquanti peripatetici. {{larger|113.}} — Rispetto poi all’incremento di essere che giungesse dal di fuori alle cose che ànno sola ragione di mezzo, od egli si risolve in combinazione di subbietti e in partecipazione del diverso ovvero in ampliazione reale ed unificata della propria natura. Nel primo supposto, noi c’imbattiamo appunto nel discorso testè compito. L’altro supposto viene a dire che gli enti forniti delle qualità sole di strumento e di mezzo possiedono invece una virtù di sviluppo e di assimilazione e però partecipano della vita e della finalità. {{larger|114.}} — Non è dunque da concedere alla natura inorganica un progresso propriamente a lei interiore e perciò interiore a ciascun subbietto separato. {{Ct|f=115%|t=2|''A.''}} {{larger|115.}} — Laonde, se nella natura inorganica non meno che nella organica la infinita efficienza vuol dispiegare l’indefinito dei possibili e quindi non è torse combinazione fattibile di elementi e composti la qual non succeda nella immensità dello spazio e della durata, ciò non punto significa che quella varietà di<noinclude><references/></noinclude> nnufggavyhzrmyi4c0p12ba529wquq5 Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/749 108 1025635 3871568 2026-08-09T07:44:02Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3871568 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|741}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}combinazioni sia in sè e per sè progressiva. E il simile è da pensare degl’influssi ed ingerimenti fra mondo e mondo dei quali ebbesi a ragionare in verso il termine del {{TestoCitato|Confessioni di un metafisico/Volume Secondo/Libro Terzo|terzo Libro}}. Chè anzi nel {{TestoCitato|Confessioni di un metafisico/Volume Secondo/Libro Quarto|Libro seguente}} e in alcun altro luogo fu dimostrato avvenir radamente che la materia componendosi da una parte, dall’altra non si scomponga, e perda quindi alcune efficienze attuali nel mentre ne acquista alcune nuove ed equivalenti. {{larger|116.}} — Ed ancora quando nella materia si formano alcune sintesi terminative o sistemi di forze che le si chiamino e da onde escono alcuni fatti i quali compendiano, per così dire, le azioni implicate del tutto e alla produzione dei quali sembra cospirare ogni fatto e ogni risultamento parziale, appena ci si lascia credere che ciò contiene un vero progresso; dapoichè in quelle sintesi non apparisce unità veruna di essere, e i fatti corporali sono tutti indifferenti per sè medesimi, e questo non à maggior valore di quello. Sono, invece, progressive; senz’alcun dubio, tali sintesi e tali cospirazioni di forze, ognora che si attengono strettamente ad alcun incremento e sviluppo di esistenze finali e servono loro di apparecchio e strumento; nel qual caso apponemmo ad esse il nome di macchine naturali. {{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo IX.}}}} {{larger|117.}} — Sembra, dunque, che il mondo strumentale, a così chiamarlo, non abbia potenza propria e interiore di progredire senza mai fine a rispetto almeno delle qualità. Domandasi ora se ciò gli sia interdetto di fare eziandio quantitativamente; e se le forze meccaniche, per via d’esempio, e le chimiche crescer non potessero d’intensione a grado per grado ovvero ad<noinclude><references/></noinclude> j1u3nxaaybiykfu380dafg953i0u3pw Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/750 108 1025636 3871569 2026-08-09T08:01:41Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3871569 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|740}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}un tratto sebbene in periodo remotissimo e simile all’anno fatale e riordinatore degli Egizj, di {{AutoreCitato|Platone|Platone}} e della Sibilla. Somme difficoltà s’incontrano in tale concetto. {{larger|118.}} — Primamente non è da far paragone alcuno con l’ordine degli enti morali. Atteso che questi, messi in diretta comunicazione con l’Assoluto, ricever possono da lui immediatamente e a grado per grado ovvero a lontani periodi la virtù necessaria per dilatare il quanto delle facoltà loro, siccome l’occhio che esercitandosi nella luce crescente piglia più vigore visivo, scopre più largo orizzonte e coglie e distingue in ciascun particolare gli oggetti che per innanzi o non discerneva affatto o troppo confusamente. {{larger|119.}} — Ma il mondo strumentale non congiunto in modo peculiare con la divina mentalità e perfezione crescerebbe nel suo quanto per una specie di atto creativo distinto da quello per cui sussiste. Ovvero, fa d’uopo ricorrere ad una prestabilita armonia per effetto di cui fosse già incluso e preordinato nella efficacia del primo atto che al compiersi ed esaurirsi d’ogni combinazione e comunicazione possibile un secondo influsso di efficienza creativa spandessesi nello universo inorganico o questo medesimo mettesse fuori certa energia improvvisa e priva di cagione immediata e all’effetto conforme; tutti supposti poco o nulla razionali e accettabili. Al che servono di chiosa i nostri pensieri altrove significati circa l’ipotesi leibniziana. {{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo X.}}}} {{larger|120.}} — Ma queste cose che abbiam definito circa le parti del creato alle quali spetta la ragione sola del mezzo, conviene sieno conciliate all’altra nostra {{Pt|pro-|}}<noinclude><references/></noinclude> fhpu48rcrbvdlszw2vam70yhel5l1xd 3871571 3871569 2026-08-09T08:07:23Z Tuvok1968 33641 3871571 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|742}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}un tratto sebbene in periodo remotissimo e simile all’anno fatale e riordinatore degli Egizj, di {{AutoreCitato|Platone|Platone}} e della Sibilla. Somme difficoltà s’incontrano in tale concetto. {{larger|118.}} — Primamente non è da far paragone alcuno con l’ordine degli enti morali. Atteso che questi, messi in diretta comunicazione con l’Assoluto, ricever possono da lui immediatamente e a grado per grado ovvero a lontani periodi la virtù necessaria per dilatare il quanto delle facoltà loro, siccome l’occhio che esercitandosi nella luce crescente piglia più vigore visivo, scopre più largo orizzonte e coglie e distingue in ciascun particolare gli oggetti che per innanzi o non discerneva affatto o troppo confusamente. {{larger|119.}} — Ma il mondo strumentale non congiunto in modo peculiare con la divina mentalità e perfezione crescerebbe nel suo quanto per una specie di atto creativo distinto da quello per cui sussiste. Ovvero, fa d’uopo ricorrere ad una prestabilita armonia per effetto di cui fosse già incluso e preordinato nella efficacia del primo atto che al compiersi ed esaurirsi d’ogni combinazione e comunicazione possibile un secondo influsso di efficienza creativa spandessesi nello universo inorganico o questo medesimo mettesse fuori certa energia improvvisa e priva di cagione immediata e all’effetto conforme; tutti supposti poco o nulla razionali e accettabili. Al che servono di chiosa i nostri pensieri altrove significati circa l’ipotesi leibniziana. {{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo X.}}}} {{larger|120.}} — Ma queste cose che abbiam definito circa le parti del creato alle quali spetta la ragione sola del mezzo, conviene sieno conciliate all’altra nostra {{Pt|pro-|}}<noinclude><references/></noinclude> 2uil1e2szhc2ls1uw5dttd8wvqadjqf Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/751 108 1025637 3871570 2026-08-09T08:05:48Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3871570 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|743}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|pro}}posizione che nel progresso degli enti morali verso il bene assoluto è necessità il supporre un concatenamento di mezzi e di organi sempre meno materiali e capaci via via di maggior perfezione. Salvo che ci sembra di aver concordato altra volta cotesti termini in maniera piana e persuasiva. {{larger|121.}} — Di tre sorta organi si serve lo spirito operando drittamente verso il fine assoluto. L’uno è desunto dalla virtù propria interiore e consiste in certo ordine e certo sistema di verità e di principj che servono di norma e strumento a dilatare l’intelletto e la volontà nella cognizione della scienza e nella pratica del bene morale. {{larger|122.}} — Si riducono alla stessa forma di organo gli influssi divini del bello e del santo per ciò che sono distinti e diversi dal vero, dal bene e dal giusto. Conciossiachè que’ due influssi divini coltivati con temperanza e ragione dentro dell’animo aiutano mirabilmente l’essere umano a penetrare più addentro nelle perfezioni e negli arcani dell’infinito. {{larger|123.}} — La seconda maniera di organo (e stimiamo la più frequente ed acconcia all’alta vita spirituale) è la cooperazione dei simili, e vale a dire quella sublime organizzazione che valgono gli enti morali a comporre di sè medesimi e della quale ogni membro è mezzo e fine indistintamente e con perfetta reciprocazione. Tra poco sarà divisato quello che se ne può ragionare ''a priori'', e se ne mostrerà l’ampiezza, l’efficacia e la preminenza che tiene su tutte l’altre sorte di organo. {{larger|124.}} — L’ultima forma strumentale è quella sola che appartiene alle nature inferiori; e le domandiamo così a rispetto delle essenze più alte e schiettamente finali. Imperocchè nulla vieta d’immaginare una serie<noinclude><references/></noinclude> ta4m5bg6qppuia74kqh5goohi74q1iy Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/752 108 1025638 3871572 2026-08-09T08:09:57Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3871572 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|744}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}di sostanze inorganiche e una serie altresì di principj vegetativi o monadi che tu le chiami assai superiore di squisitezza di attività di attribuzioni e di doti alla materia comune e alle monadi vegetative a noi manifeste per esperienza. {{larger|125.}} — E ciò non pertanto l’aiuto e l’ufficio di simile organo non eccederebbe mai i termini della eccitazione occasionale, secondo che fu dichiarato parecchie volte da noi. I particolari di coteste diverse generazioni di organi verranno esposti e dilucidati nel processo del Libro. {{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|''A.''}}}} {{larger|126.}} — Rivelatori stupendi di molti misteri della scienza sono i poeti, sebbene non sempre di ciò consapevoli. Nel vero, è stato un pensamento comune dei grandi poeti il figurare organi delicatissimi e più fini in supremo grado di qualunque corpo vivente. Imperocchè essi sentirono che certamente i corpi organati e visibili su questo nostro pianeta non sono la congiunzione assolutamente migliore della materia e dello spirito, ma solo compongono il meglio in certa sfera determinata nè molto alta di creazione. Salvo che la natura stessa strumentale ed inanimata può riuscire differentissima da ogni materia sensibile e da tutto quello che immaginiamo e intendiamo sotto le medesime appellazioni. E se il poeta corre per ragione dell’arte a fingere alcuna cosa di simile a quel che si scorge e conosce per esperienza e in maniera sensata, nel filosofo è obbligo di sapersi spaniare dalla potenza dell’abito e della fantasia. {{larger|127.}} — Ma non posso astenermi dal qui accennare intorno al proposito la invenzione di {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}} nova e<noinclude><references/></noinclude> frdh4iqwwek3w9cvgkkbxu8sk7et6h0 Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/753 108 1025639 3871573 2026-08-09T08:14:59Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3871573 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|745}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}mirabile come tutte le altre uscite da quella mente sovrana. Chè mentre {{AutoreCitato|Omero|Omero}} e {{AutoreCitato|Publio Virgilio Marone|Virgilio}} rivestono l’anime di certa figura impalpabile, nè si può dire quello che sia e come operi, {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}} pensò una spiegazione chiara, semplice e sopramodo accettabile ne’ suoi tempi. Conciossiachè le scuole teologiche affermavano in coro l’inferno avere spazio, luogo e misura ed essere situato nel basso centro della terra. D’altro lato, le scuole de’ metafisici ripetevano tutto giorno la sentenza aristotelica che l’anima umana è forma vera e immediata del corpo. Da ciò il gran poeta tolse arbitrio di fingere che se l’anima informa per sè la materia, tale virtù informativa non debbe annullarsi, in qualunque luogo l’anima cada e presso a qualunque materia. E se le manca il sussidio della potenza vegetativa, ciò non pertanto potrà raggiare intorno nell’aria quella sua virtù e comporre un aspetto aeroso e un vuoto simulacro della spoglia nostra mortale. E questo serva di esempio come i principj della metafisica penetrino da per tutto e distendano lontanissimo le conseguenze loro, e mi si perdoni l’averlo voluto avvertire più di una volta e a proposito e senza proposito. {{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo XI.}}}} {{larger|128.}} — Sciolte le dubitazioni e ragguagliata puntualmente ogni cosa, noi ci conduciamo per ultimo a questa sentenza, che la parte dell’universo nella quale dimora la sola ragione di mezzo mancando di vera originalità e della vita sostanziale e capace del bene, non può conoscere ne’ suoi subbietti quel progresso interiore a cui non sia termine veruno assegnato; e ciò si afferma ugualmente rispetto al quale e rispetto al quanto. {{larger|129.}} — Ma certo è, d’altro lato, che questa natura<noinclude><references/></noinclude> canbkxooprwkl1wxlwuihx9ho2etjww Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/754 108 1025640 3871574 2026-08-09T08:23:17Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3871574 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|746}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}inferiore deputata universalmente all’ufficio strumentale e di continua mezzanità, qualora sia riguardata nel suo tutto insieme e nel suo esterno, è invece progressiva sempre e in ogni specie originale di cosa. Avvegnachè, più volte il dicemmo, di là dai confini delle esistenze attuali la creazione del diverso giammai non intermette, ed eziandio la replicazione sostanziale del simile. E quanto al diverso, od egli perviene in modi nuovi ed inopinabili all’ordine degli enti morali od egli. coopera all’attuazione del fine nel rimanente del creato. Nel primo supposto, aumentano le creature capaci del bene e però aumenta il progresso; nell’altro supposto, l’aumentazione risulta dalla cresciuta cooperazione. {{larger|130.}} — A rispetto poi della replicazione sostanziale del simile, è manifesto che v’à progresso nel moltiplicare il numero degli enti capaci del bene assoluto e nel cooperare da ogni verso a tal fine. {{Pt|{{rule|t=2|v=4|4em}}|}}<section end="s1" /><section begin="s2" />{{Ct|f=115%|t=2|v=2|'''CAPO TERZO.'''}} {{Ct|f=85%|t=2|v=2|'''SI DIMOSTRA LA NECESSITÀ DEL PROGRESSO<br>INDEFINITO.'''}} {{rule|t=1|v=2|2em}} {{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo I.}}}} {{larger|129.}} — Noi ci pensiamo aver dimostrato con prova certa la possibilità del progresso non terminabile, massime negli enti morali e finali che sono in comunicanza immediata con la divina idealità, e vale a dire con l’Assoluto, e però vi attingono un principio non mai esauribile di mutazione e d’innovazione. Solo ci accadde di avvisare che tal principio innovatore non mai po-<noinclude><references/></noinclude> gt6oqlsj1c2s2uitud6m9m0b53tj25d 3871577 3871574 2026-08-09T08:25:54Z Tuvok1968 33641 3871577 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|746}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}inferiore deputata universalmente all’ufficio strumentale e di continua mezzanità, qualora sia riguardata nel suo tutto insieme e nel suo esterno, è invece progressiva sempre e in ogni specie originale di cosa. Avvegnachè, più volte il dicemmo, di là dai confini delle esistenze attuali la creazione del diverso giammai non intermette, ed eziandio la replicazione sostanziale del simile. E quanto al diverso, od egli perviene in modi nuovi ed inopinabili all’ordine degli enti morali od egli. coopera all’attuazione del fine nel rimanente del creato. Nel primo supposto, aumentano le creature capaci del bene e però aumenta il progresso; nell’altro supposto, l’aumentazione risulta dalla cresciuta cooperazione. {{larger|130.}} — A rispetto poi della replicazione sostanziale del simile, è manifesto che v’à progresso nel moltiplicare il numero degli enti capaci del bene assoluto e nel cooperare da ogni verso a tal fine. {{Pt|{{rule|t=2|v=4|4em}}|}}<section end="s1" /><section begin="s2" />{{Ct|f=115%|t=2|v=2|'''CAPO TERZO.'''}} {{Ct|f=85%|t=2|v=2|'''SI DIMOSTRA LA NECESSITÀ DEL PROGRESSO<br>INDEFINITO.'''}} {{rule|t=1|v=2|2em}} {{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo I.}}}} {{larger|131.}} — Noi ci pensiamo aver dimostrato con prova certa la possibilità del progresso non terminabile, massime negli enti morali e finali che sono in comunicanza immediata con la divina idealità, e vale a dire con l’Assoluto, e però vi attingono un principio non mai esauribile di mutazione e d’innovazione. 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