Wikisource itwikisource https://it.wikisource.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.47.0-wmf.14 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikisource Discussioni Wikisource File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Autore Discussioni autore Progetto Discussioni progetto Portale Discussioni portale Pagina Discussioni pagina Indice Discussioni indice Opera Discussioni opera TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Pagina:La Sacra Bibbia (Diodati 1885).djvu/587 108 289364 3872046 2426456 2026-08-11T12:20:07Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3872046 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /><small>{{RigaIntestazione | sin =''Giudizii sulle nazioni.'' | centro = ISAIA, 34—36. | dx =''Il regno del Messia.''}}</small></noinclude><section begin=34 />{{colonna}}{{vb|34|1|capolettera}}ACCOSTATEVI, nazioni, per ascoltare; e voi, popoli, siate attenti; ascolti la terra, e ciò che è in essa; il mondo, e tutto ciò che in esso è prodotto. {{vb|34|2}}Perciocchè ''vi è'' indegnazione del Signore sopra tutte le nazioni, ed ira ardente sopra tutti i loro eserciti; egli le ha condannate a sterminio, egli le ha date a uccisione. {{vb|34|3}}E i loro uccisi saranno gittati via; e la puzza de’ lor corpi morti salirà, e i monti si struggeranno, ''essendo stemperati'' nel lor sangue. {{vb|34|4}}E tutto l’esercito del cielo si dissolverà, e i cieli si ripiegheranno, come un libro; e tutto l’esercito loro cascherà, come casca una foglia di vite, e come cascano ''le foglie'' dal fico<ref>{{BibLink|Mat|24|29}}. {{BibLink|2 Piet|3|10}}. {{BibLink|Apoc|6|13}}, {{BibLink|Apoc|6|14|14}}.</ref>. {{vb|34|5}}Perciocchè la mia spada è inebbriata nel cielo; ecco, scenderà in giudicio sopra Edom, e sopra il popolo ch’io ho destinato ad isterminio. {{vb|34|6}}La spada del Signore è piena di sangue, è ingrassata di grasso; di sangue d’agnelli, e di becchi; di grasso d’arnioni di montoni; perciocchè il Signore fa un sacrificio in Bosra, ed una grande uccisione nel paese di Edom. {{vb|34|7}}E i liocorni andranno a basso con loro, ed i giovenchi, insieme co’ tori; e il lor paese sarà inebbriato di sangue, e la lor polvere sarà ingrassata di grasso; {{vb|34|8}}Perciocchè ''vi è'' un giorno di vendetta appo il Signore, un anno di retribuzioni, per ''mantener'' la causa di Sion. {{vb|34|9}}E i torrenti di quella saranno convertiti in pece, e la sua polvere in zolfo e la sua terra sarà cangiata in pece ardente. {{vb|34|10}}Non sarà giammai spenta, nè giorno, nè notte; il suo fumo salirà in perpetuo<ref>{{BibLink|Apoc|14|11}}.</ref>; sarà desolata per ogni età: non vi sarà niuno che passi per essa in alcun secolo. {{vb|34|11}}E il pellicano e la civetta la possederanno; e la nottola, e il corvo<ref>{{BibLink|Apoc|18|2}}.</ref>; ''e il Signore'' stenderà sopra essa il regolo della desolazione, e il livello del disertamento. {{vb|34|12}}Il regno chiamerà i nobili di essa, e non ve ne ''sarà'' quivi ''più'' alcuno, e tutti i suoi principi saran mancati. {{vb|34|13}}Le spine cresceranno ne’ suoi palazzi; ''e'' l’ortica e il cardo nelle sue fortezze; ed essa sarà un ricetto di sciacalli, un cortile di ulule. {{vb|34|14}}E ''quivi'' si scontreranno le fiere de’ deserti co’ gufi; e un demonio griderà all’altro; quivi eziandío si poserà l’uccello della notte e si troverà luogo di riposo. {{vb|34|15}}Quivi si anniderà la civetta, e partorirà le sue uova, e ''le'' farà spicciare, covandole all’ombra di quella; quivi {{Pt|ezian-|}}{{AltraColonna}}{{vb|34|15|continua}}{{Pt|dío|eziandío}} si raduneranno gli avoltoi l’un con l’altro. {{vb|34|16}}Ricercate nel libro del Signore, e leggete; pure un di quelli non ''vi'' mancherà, e l’uno non troverà fallar l’altro; perciocchè la bocca ''di esso è'' quella che ''l''’ha comandato, e il suo spirito ''è'' quel che li ha radunati. {{vb|34|17}}Ed egli stesso ha loro tratta la sorte, e la sua mano ha loro spartita quella ''terra'' col regolo; essi la possederanno in perpetuo, ''e'' abiteranno in essa per ogni età. <section end=34 /> <section begin=35 /> {{Centrato|{{smaller|''Grandezza e gloria del regno del Messia.''}}}} {{vb|35|1|capolettera}}IL deserto, e il luogo asciutto si rallegreranno di queste cose; e la solitudine festeggerà, e fiorirà come una rosa. {{vb|35|2}}Fiorirà largamente, e festeggerà, eziandío con giubilo, e grida di allegrezza; la gloria del Libano, la magnificenza di Carmel, e di Saron, le sarà data; ''quei luoghi'' vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio. {{vb|35|3}}Confortate le mani fiacche, e fortificate le ginocchia vacillanti<ref>{{BibLink|Eb|12|12}}.</ref>. {{vb|35|4}}Dite a quelli che sono smarriti d’animo: Confortatevi, non temiate; ecco l’Iddio vostro; la vendetta verrà, la retribuzione di Dio; egli stesso verrà, e vi salverà. {{vb|35|5}}Allora saranno aperti gli occhi de’ ciechi<ref>{{BibLink|Is|42|7}}. {{BibLink|Mat|11|5}}; {{BibLink|Mat|20|30|20. 30}}. {{BibLink|Giov|9|6}}, {{BibLink|Giov|9|7|7}}.</ref>, e le orecchie de’ sordi saranno disserrate. {{vb|35|6}}Allora lo zoppo salterà come un cervo<ref>{{BibLink|Mat|15|30}}. {{BibLink|Giov|5|8}}, {{BibLink|Giov|5|9|9}}. {{BibLink|Fat|3|2}}, ecc.; {{BibLink|Fat|14|8|14. 8}}, ecc.</ref>, e la lingua del mutolo canterà<ref>{{BibLink|Mat|9|32}}, {{BibLink|Mat|9|33|33}}.</ref>; perciocchè acque scoppieranno nel deserto<ref>{{BibLink|Giov|7|38}}, {{BibLink|Giov|7|39|39}}.</ref>, e torrenti nella solitudine. {{vb|35|7}}E il luogo arido diventerà uno stagno, e la terra asciutta vene di acque; il ricetto che accoglieva gli sciacalli diventerà un luogo da canne e giunchi. {{vb|35|8}}E quivi sarà una strada, e una via, che sarà chiamata: La via santa; gl’immondi non vi passeranno<ref>{{BibLink|Apoc|21|27}}.</ref>; anzi ella ''sarà'' per coloro; i viandanti e gli stolti non andranno ''più'' errando. {{vb|35|9}}Ivi non sarà leone, e alcuna delle fiere rapaci non vi salirà, niuna vi se ne troverà<ref>{{BibLink|Is|11|9}}.</ref>; e quelli che saranno stati riscattati cammineranno ''per essa''. {{vb|35|10}}E quelli che dal Signore saranno stati riscattati ritorneranno, e verranno in Sion con canto; e allegrezza eterna ''sarà'' sopra il capo di loro; otterranno gioia e letizia; e il dolore e i gemiti fuggiranno<ref>{{BibLink|Apoc|7|17}}; {{BibLink|Apoc|21|4|21. 4}}.</ref>. <section end=35 /> <section begin=36 /> {{Centrato|{{smaller|''Sennacherib assedia Gerusalemme — Preghiera di Ezechia — L’esercito assiro distrutto.''}}}} {{vb|36|1|capolettera}}OR avvenne, l’anno quartodecimo del re Ezechia, che Sennacherib, re {{FineColonna}}<section end=36 /><noinclude> <hr> <references/>{{PieDiPagina||579|19—2}}</noinclude> trhnghpxyyw0wzslpwr2zmc724wjsho Pagina:La Sacra Bibbia (Diodati 1885).djvu/588 108 289366 3872049 2426457 2026-08-11T12:21:59Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3872049 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /><small>{{RigaIntestazione | sin =''Invasione di Sennacherib.'' | centro = ISAIA, 37. | dx =''Ezechia consulta Isaia.''}}</small></noinclude><section begin=36 />{{colonna}}{{vb|36|1|continua}}di Assiria, salì contro a tutte le città forti di Giuda, e le prese<ref>fino a tutto il cap. 37: vedi {{BibLink|2 Re|18|13|2 Re 18. 13}}, {{BibLink|2 Re|18|17|17}}-{{BibLink|2 Re|18|19|19}}, {{BibLink|2 Re|18|37|37}}, e rif.</ref>. {{vb|36|2}}Poi il re di Assiria mandò Rab-sache, da Lachis in Gerusalemme, al re Ezechia, con un grande stuolo. Ed esso si fermò presso dell’acquidotto dello stagno disopra, nella strada del campo del purgator di panni. {{vb|36|3}}Ed Eliachim, figliuolo di Hilchia, mastro del palazzo, e Sebna, segretario, e Ioa, figliuolo di Asaf, cancelliere, uscirono fuori a lui. {{vb|36|4}}E Rab-sache disse loro: Or dite ad Ezechia: Così ha detto il gran re, il re di Assiria: Quale ''è'' questa confidanza, che tu hai avuta? {{vb|36|5}}Io ho detto, ''dici tu'', che il consiglio, e la forza per la guerra, ''non sono altro'' che parole di labbra; or pure, in cui ti sei confidato, che tu ti sei ribellato contro a me? {{vb|36|6}}Ecco, tu ti sei confidato in quel sostegno di canna rotta, sopra il quale se alcuno si appoggia, esso gli entra nella mano, e la fora; tale ''è'' Faraone, re di Egitto, a tutti coloro che si confidano in lui. {{vb|36|7}}E se pur tu mi dici: Noi ci confidiamo nel Signore Iddio nostro; non ''è'' egli quello, del quale Ezechia ha tolti via gli alti luoghi, e gli altari; e ha detto a Giuda, e a Gerusalemme: Adorate dinanzi a questo altare? {{vb|36|8}}Deh! scommetti ora col mio signore, re di Assiria, ed io ti darò duemila cavalli, se tu potrai dare ''altrettanti uomini'' che li cavalchino. {{vb|36|9}}E come faresti tu voltar faccia all’uno de’ capitani d’infra i minimi servitori del mio signore? Ma tu ti sei confidato nell’Egitto, per de’ carri e per della gente a cavallo. {{vb|36|10}}Ora, sono io forse salito contro a questo paese per guastarlo, senza il Signore? il Signore mi ha detto: Sali contro a quel paese, e guastalo. {{vb|36|11}}Allora Eliachim, e Sebna, e Ioa, dissero a Rab-sache: Deh! parla a’ tuoi servitori in lingua siriaca; perciocchè noi l’intendiamo; e non parlarci in lingua giudaica, udente il popolo, che ''è'' sopra le mura. {{vb|36|12}}Ma Rab-sache disse: Il mio signore mi ha egli mandato a dir queste parole al tuo signore, o a te? Non ''mi ha egli mandato'' a coloro che stanno in sul muro, ''per protestar loro'' che mangeranno il loro sterco, e berranno la loro urina, insieme con voi? {{vb|36|13}}Poi Rab-sache si rizzò in piè, e gridò ad alta voce, in lingua giudaica, e disse: Ascoltate le parole del gran re, del re di Assiria: {{vb|36|14}}Così ha detto il re: Ezechia non v’inganni; perciocchè egli non potrà liberarvi. {{AltraColonna}}{{vb|36|15}}E non facciavi Ezechia confidar nel Signore, dicendo: Il Signore per certo ci libererà; questa città non sarà data nelle mani del re di Assiria. {{vb|36|16}}Non ascoltate Ezechia; perciocchè così ha detto il re di Assiria: Fate pace meco, e uscite a me; e ciascun di voi mangi della sua vite, e del suo fico, e beva dell’acqua della sua cisterna; {{vb|36|17}}Finchè io venga, e vi meni in un paese simile al vostro; in un paese di frumento e di mosto, in un paese di pane e di vigne. {{vb|36|18}}''Guardatevi'' che Ezechia non vi seduca, dicendo: Il Signore ci libererà. Ha alcuno degl’iddii delle genti potuto liberare il suo paese dalla mano del re di Assiria? {{vb|36|19}}Dove ''son'' gl’iddii di Hamat, e di Arpad? Dove gl’iddii di Sefarvaim? ed hanno pure essi liberata Samaria di mano mia? {{vb|36|20}}Quali ''son quei dii'', fra tutti gl’iddii di que’ paesi, che abbiano liberato il lor paese di mano mia, che il Signore abbia da liberare Gerusalemme di mano mia? {{vb|36|21}}E ''il popolo'' tacque, e non gli rispose nulla; perciocchè tale era il comandamento del re: Non gli rispondete nulla. {{vb|36|22}}Ed Eliachim, figliuolo di Hilchia, mastro del palazzo, e Sebna, segretario, e Ioa, figliuolo di Asaf, cancelliere, vennero ad Ezechia, con le vesti stracciate, e gli rapportarono le parole di Rab-sache. <section end=36 /> <section begin=37 /> {{vb|37|1|capolettera}}E QUANDO il re Ezechia ebbe intese queste cose, stracciò le sue vesti, e si coprì di un sacco ed entrò nella Casa del Signore. {{vb|37|2}}E mandò Eliachim, mastro del palazzo, e Sebna, segretario, e i più vecchi de’ sacerdoti, coperti di sacchi, al profeta Isaia, figliuolo di Amos. {{vb|37|3}}Ed essi gli dissero: Così ha detto Ezechia: Questo ''è'' un giorno di angoscia, di rimprovero, e di bestemmia; perciocchè i figliuoli son venuti fino all’apritura della matrice, ma non ''vi è'' forza da partorire. {{vb|37|4}}Forse che il Signore Iddio tuo avrà intese le parole di Rab-sache, il quale il re di Assiria, suo signore, ha mandato, per oltraggiar l’Iddio vivente, e per fargli rimprovero con le parole che il Signore Iddio tuo ha udite; perciò mettiti a fare orazione per lo rimanente ''del popolo'' che si ritrova. {{vb|37|5}}Così i servitori del re Ezechia vennero ad Isaia. {{vb|37|6}}E Isaia disse loro: Dite così al vostro signore: Così ha detto il Signore: Non temere per le parole che tu hai udite, con le quali i servitori del re degli Assiri mi hanno oltraggiato. {{vb|37|7}}Ecco, io di presente metterò un ''tale'' {{FineColonna}}<section end=37 /><noinclude> <hr> <references/>{{PieDiPagina||580}}</noinclude> o7d0bzo85tdega62xvrq5ppeoc6br1j 3872050 3872049 2026-08-11T12:22:26Z Dr Zimbu 1553 3872050 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /><small>{{RigaIntestazione | sin =''Invasione di Sennacherib.'' | centro = ISAIA, 37. | dx =''Ezechia consulta Isaia.''}}</small></noinclude><section begin=36 />{{colonna}}{{vb|36|1|continua}}di Assiria, salì contro a tutte le città forti di Giuda, e le prese<ref>fino a tutto il cap. 37: vedi {{BibLink|2 Re|18|13|2 Re 18. 13}}, {{BibLink|2 Re|18|17|17}}-{{BibLink|2 Re|18|19|19}}, {{BibLink|2 Re|18|37|37}}, e rif.</ref>. {{vb|36|2}}Poi il re di Assiria mandò Rab-sache, da Lachis in Gerusalemme, al re Ezechia, con un grande stuolo. 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Si diffusero nel mondo galante certe insolenze contro le donne: raffronti odiosi, odiosissimi: non quanto alla loro virtù, ma quanto alla loro bellezza. E il termine di raffronto era una Lesbia, mia Lesbia, mia fanciulla, mia Dea, mia luce, candida, divina, vereconda, in ogni parte perfetta. Non poteva essere che Catullo, e infatti era Catullo! Da prima furono prese di mira e messe in piazza le scortille, le cortigianelle graziose e onorate, ché ognuno ha il proprio onore, ed è per lo meno scortesia anche a una donna di mondo andare a dire : «Lei mi vuole e io non so cosa farmene di lei», oppure: «Quest’altra ragazza mi domanda cento sesterzii e non vale due oboli». E dopo le cortigianelle, Catullo cominciò a attaccare le donne di condizione, e scendeva a certi particolari intimi che non si possono riferire. Pur qualche cosa ne diremo: per esempio: Ameana, o Ammiana o Ametina che si chiamasse, è una donna di gran mondo: ha commesso l’errore di domandare a Catullo diecimila sesterzii in cifra tonda: ma è<noinclude></noinclude> t1ibiwl4hk2htytbap0qqovccvji1qd Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/83 108 521689 3872150 1926632 2026-08-12T11:17:48Z Lagrande 3448 /* Riletta */ 3872150 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Lagrande" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il bacio di lesbia}}|81}}</noinclude> questa buona ragione di svergognarla col chiamarla Ametina puella defututa, «fanciulla avvizzita»? Perché? Perché ha un brutto naso! «Oh, voi di casa», dice Catullo, «chiamate i medici. Questa ragazza è impazzita: si guardi nello specchio: vedrà che soffre di allucinazioni». Perfetto naso era difficile trovare anche a quei tempi classici, tanto che si può credere che il celebre naso greco, che scende quasi a picco dalla fronte, fosse di maniera. Ma Lesbia ha naso perfetto! E cosí ha perfetti profumi. Quali profumi fossero nel suo nartècio noi non sappiamo, né alcuna donna facilmente lo dice: il profumo più prezioso è quello che emana dalle proprie carni: esso è privilegio tanto delle donne peccatrici quanto delle sante: fin dopo morte. Per dove Lesbia passava, rimaneva traccia del suo profumo. «Vieni», disse Catullo a un amico, « vieni a pranzo a casa mia. Pranzerai bene a casa mia; non mancherà la candida fanciulla, e vino e brio e gioia. Ti profumerò con essenze speciali che la Dea Venere e gli Amorini hanno distillato per lei. E tu, amico mio, quando sentirai che buon odore, domanderai agli Dei la grazia di trasformarti tutto in un naso.» Ma anche per belle signore Catullo fa le<noinclude></noinclude> lsg7h1iau47hioc9jo2ljyybzt71kap Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/205 108 530596 3872076 3871797 2026-08-11T16:30:52Z Francyskus 76680 Gadget AutoreCitato 3872076 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il bacio di lesbia}}|203}}</noinclude> vani ritornare a Roma con otto schiavi orientali sí da farsi portare in portantina per il corso! Cosí speravano, cosí dicevano. E invece niente. Lí, in Asia, prima che ci arrivassero i Romani, c’erano passati i Macèdoni con {{AutoreCitato|Alessandro Magno|re Alessandro}} a portar via i tesori di Dario; e prima ancora, il gran re Serse a portar via i tesori di Creso; e prima ancora il re dei re, Agamennone, a portar via i tesori di Priamo. E questo fu nel mondo antico. E nel mondo nuovo andarono quei gran filibustieri che furono Spagnoli, Inglesi, Olandesi. Cosí ogni popolo vive per la sua morte, e muore per la sua vita. In quel mondo antico dove andò Catullo, comandano oggi, con grande orgoglio, i Turchi e la gente turchesca, e ci vanno gli archeologi a scoprire le città morte e sepolte. Catullo ci andò per trovare medicina alla sua passione e alla malferma salute, e anche per rivedere un’altra volta la tomba del fratello; e gli portava i doni della Morte, che erano latte, olio, miele. Parlò al cenere del fratello: «Ma invano —, egli dice, — io parlai ». Il cenere di lui era muto. E anche [[autore: Publio Virgilio Marone|Virgilio]] dice che quelle inferie sono « vani doni» agli Dei. E anche [[autore: Ugo Foscolo|Ugo Foscolo]] dice che parlò al « cenere muto » del fratello.<noinclude></noinclude> 6rq3lruetax2mgx0fu7wwixlcnqiebp Pagina:Cena - Homo.djvu/78 108 559886 3872137 3447263 2026-08-12T09:52:23Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3872137 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" /></noinclude>{{ct|f=100%|t=2|v=1|II.}} <poem> Iniziatore t’elesse il destino che modellò, divelto da l’ardente Africa, e offrì, desìo de l’Occidente, questo pensile in mare arco Appennino. Del suol benigno e dell’aer marino foggiò la saggia armonïosa gente che a l’antica Eüropa e a la recente infuse il chiaro spirito latino. E volle che splendesse da le belle città, maestra nel crear la mano, luce il pensier, musica l’idïoma; e radïassi fra le tue sorelle, tu che vedi passar, cozzanti invano contro di te, uomini e numi, Roma. </poem><noinclude>{{PieDiPagina||— 68 —|}}</noinclude> sl4zw7mtf6sh90u2ze83hgravsn29ae Pagina:Nodier - Racconti Fantastici, 1890.djvu/72 108 568777 3872023 2912269 2026-08-11T12:05:07Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3872023 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{rigaIntestazione|72|{{sc|racconti fantastici}}|}}</noinclude>{{Centrato|{{larger|L’EPISODIO}}}} {{blocco a destra|style=font-size:90%|larghezza=65%| <poem> ''Hanc ego de cælo ducentem sidera vidi'' :''Fluminis hæc rapidi carmine vertit iter.'' ''Hæc cantu finitque solum, manesque sepulchris'' :''Elicit et tepido devocat ossa rogo.'' ''Quum libet, hæc tristi depellit nubila cælo:'' :''Quum libet, æstiva convocat orbe nives.''<ref>La vidi condurre le stelle del cielo; costei coi carmi devia il corso del rapido fiume. Col canto muove il suolo e richiama dal sepolcro le anime dei morti del tepido rogo le ossa. Quando a lei piace scaccia le sinistre nubi dal cielo e raduna nevi alla stagione estiva.</ref> </poem> {{a destra|{{Sc|{{AutoreCitato|Albio Tibullo|Tibullo}}}}.|1em}}}} {{blocco a destra|style=font-size:90%|larghezza=65%| {{indentatura|1em}}Bada che questa notte tn avrai de’ tremiti e delle convulsioni; i demoni nel tempo della notte profonda, in cui loro è permesso di agire, eserciteranno so te la loro crudele malignità, lo ti manderò pizzicature serrate quanto le cellule dell’alveare, e ciascuna di esse sarà bruciante quanto il pungiglione dell’ape che lo costruisce.</div> {{a destra|{{Sc|{{AutoreCitato|William Shakespeare|Shakspeare}}}}.|1em}}}} Chi di voi non conosce, o giovinette! i dolci capricci delle donne, disse Palemone rallegrato. Voi avete amato senza dubbio e sapete come il cuore d’una vedova cogitabonda che smarrisce le sue solitarie ricordanze sulle rive ombrose del Peneo, si lascia sorprendere qualche volta dal bruno colorito di un soldato, gli occhi del quale sfavillano di fuoco battagliero, e il cui seno brilla dello splendore d’una generosa cicatrice. Egli cammina fiero e tenero fra le belle come leone addomesticato che cerca di dimenticare nei piaceri d’una avventurata e facile servitù, il ricordo doloroso de’ suoi deserti. È così che il soldato ama occupare il cuore delle donne, quando non è più chiamato dalla tromba delle battaglie e che la sorte del combattimento non solletica più la sua impaziente ambizione. Egli sorride collo sguardo alle giovinette e sembra dir loro: Amatemi!... Sapete pure, essendo voi Tessale, che nessuna donna, ha mai uguagliata in bellezza questa nobile Meroe, che dopo la sua vedovanza, strascina lunghi drappi bianchi<noinclude></noinclude> 4vr6061a8lnf0o6vm12ndj5mzcs5by9 Pagina:Nodier - Racconti Fantastici, 1890.djvu/73 108 568778 3872024 2912229 2026-08-11T12:05:35Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3872024 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{rigaIntestazione||{{sc|smarra}}|73}}</noinclude>ricamati d’argento; Meroe, la più bella delle belle figlie di Tessaglia, lo sapete. Ella è maestosa come le dee, eppure v’è ne’ suoi occhi una non so quale fiamma mortale che incoraggia le pretese d’amore. Oh quante volte mi sono immerso nell’aria ch’ella trascina, nella polvere che i suoi piedi sollevano, nell’ombra fortunata che la segue!... Quante volte sono corso davanti a lei per rapire un raggio a’ suoi sguardi, un soffio alla sua bocca, un atomo al vortice che molce e accarezza i suoi movimenti, quante volte (Telaria me lo perdonerai tu?) io spiava l’ardente voluttà di sentire una delle pieghe del suo vestito fremere contro la mia tunica, o di potere raccogliere con avide labbra una delle pagliuzze staccatasi da’ suoi ricami nei viali del giardino di Larissa! Quando ella passava, vedi, tutte le nuvole rosseggiavano come all’avvicinarsi della tempesta; fìschiavarmi gli orecchi, le mie pupille s’oscuravano nell’orbita smarrita, il mio cuore era presso ad annientare sotto il peso d’una gioia intollerabile. Ella era là! io salutava le ombre che avevano svolazzato su di essa, aspirava l’aria che l’aveva toccata; io diceva agli alberi delle rive: Avete visto voi Meroe? se ella s’era posata sur un’aiuola di fiori, con qual geloso amore io raccoglieva i fiori che il suo corpo aveva schiacciato, i bianchi petali imbevuti di carmino che decorano la fronte china dell’anemone, le freccie abbaglianti che spiccano dal disco d’oro della margherita, il castissimo velo girantesi intorno ad un giovane giglio prima che egli abbia sorriso al sole, e se io ardiva premere con sacrilego abbraccio tutto questo letto di fresca verdura, essa m’incendiava con fuoco più sottile di quello con cui la morte ha tessuto i vestimenti notturni d’un febbricitante. Meroe non poteva a meno di rimarcarmi, ero da per tutto. Un giorno all’avvicinarsi del crepuscolo trovai il suo sguardo; sorridente; ella mi aveva sorpassato, il suo passo si rallentò. Io ero solo dietro di lei, io la vidi retrocedere. L’aria era calma e non disordinava i suoi capelli, pure la sua mano alzata se li riavvicinava per riparare al loro disordine. Io la seguii, Lucio, fino al palazzo, fino al tempio, della principessa di Tessaglia e la notte discendeva su noi, notte di delizie e di terrore... Oh se essa fosse stata l’ultima della mia vita! Io non so se tu abbia sopportato mai con una rassegnazione mista d’impazienza e di tenerezza il peso del corpo dell’amante addormentata che si riposa sul tuo braccio disteso senza pur sospettare che tu soffri, non so se tu abbia allora tentato di lottare contro il fremito che si impadronisce a poco a poco del sangue contro l’indolenzimento che incatena i tuoi muscoli sottomessi, di opporti alla conquista della morte che minaccia di<noinclude></noinclude> stxrcxv05qx8x6vqylvtnr237e8en08 Pagina:Nodier - Racconti Fantastici, 1890.djvu/74 108 568779 3872025 2912232 2026-08-11T12:06:17Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3872025 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{rigaIntestazione|74|{{sc|racconti fantastici}}|}}</noinclude>estendersi fino alla tua anima.<ref>Nella ''{{TestoCitato|Opera:La tempesta (Shakespeare)|Tempesta}}'' di {{AutoreCitato|William Shakespeare|Shakspeare}}, tipo inimitabile di questo genere di composizioni, l’''Uomo mostro'' che è invaso dai maligni spiriti si lamenta anche di crampi insopportabili che precedono i suoi sogni. È singolare che questa induzione fisiologica, sopra una delle più crudeli malattie di cui la specie umana sia tormentata, non sia stata colta che dai poeti.</ref> È cosi, Lucio, che un brivido doloroso scorreva rapidamente i miei nervi, scuotendoli di tremori inattesi come l’acuto uncinetto nel plettro che fa risuonare tutte le corde della lira sotto le dita d’un abile suonatore. La mia carne si tormentava come una secca cartilagine vicina al fuoco, il mio petto sollevato era presso a rompersi, rompendo così i legami di ferro che ravviluppavano, quando Meroe tutto ad un tratto sedutami accanto e fermato su’ miei occhi uno sguardo profondo, allungò la mano sul mio cuore per assicurarsi che il moto ne era sospeso, ve la tenne a lungo, pesante e fredda, poi si fuggì lontano colla velocità d’una freccia che la corda della balestra lancia fremendo. Ella correva sopra i marmi del palazzo, ripetendo le arie delle vecchie pastorelle di Siracusa che incantano la luna nelle sue nuvole di madreperla e d’argento, avvolta nella vastità della sala e gridava di tanto in tanto con scoppii di gaiezza orribile per chiamare non so quale amico che ella non mi aveva ancora fatto conoscere. Mentre riguardavo pieno di terrore e che vedevo discendere lungo la muraglia premersi sotto i portici, fluttuare sotto le volte una folla di vapori distinti gli uni dagli altri, ma che non avevano della vita che le apparenze della forma, che una voce fioca come il lene mormorio dello stagno più calmo in una notte silenziosa, un colore indeciso tolto agli oggetti davanti ai quali ondeggiavano le loro figure trasparenti... la fiamma azzurrognola e scoppiettante si svolse a poco a poco dai tripodi e Meroe formidabile volava dall’uno all’altro, mormorando delle parole confuse: Qui della verbena in fiore e là tre gambi di salvia colti a mezzanotte nel cimitero dei morti di spada... qui il velo della ben amata sotto il quale il ben amato nascose il suo pallore e la sua desolazione dopo di avere sgozzato lo sposo addormentato per godere de’ suoi amori... qui ancora le lagrime d’una tigre basita per fame, che non si consola di aver divorato uno de suoi piccini! E i suoi tratti stravolti esprimevano tanta sofferenza e tanto dolore, che mi fece quasi pietà. Inquieto nel vedere i suoi scongiuri sospesi da qualche ostacolo imprevisto, ella fe’ un balzo di rabbia, s’allontanò, e rivenne armata di due lunghe<noinclude></noinclude> bbj5w7wgl8rq2k02h3lixnchzlnc3e8 Pagina:Nodier - Racconti Fantastici, 1890.djvu/75 108 568780 3872026 2912233 2026-08-11T12:06:24Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3872026 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{rigaIntestazione||{{sc|smarra}}|75}}</noinclude>bacchette d’avorio legate all’estremità per un laccio composto da tredici crini, strappati dal collo d’un superbo cavallo bianco dallo stesso ladro che ne aveva ucciso il padrone, e nella treccia flessibile ella fece volare il rombo d’ebano dai globi vuoti e sonori, il quale rumoreggiò e urlò nell’aria, e ritornò rotolando con un brontolamento sordo, e rotolò ancora rumoreggiando, poi si rallentò e cadde. Le fiamme del treppiede allora si svilupparono come lingue di colubro, e le ombre erano contente. Venite, venite, gridò Meroe, bisogna che i demoni della notte s’affollino e che i morti se la godano. Portatemi della verbena in fiore, della salvia colta a mezzanotte e del trifoglio a quattro foglie; date dei bei mazzi a Saga e ai demoni della notte. Poi volgendo l’occhio stupito sopra l’aspide d’oro le cui spire giravano intorno al suo braccio nudo; sul braccialetto prezioso opera del più valente artefice della Tessaglia, il quale non aveva risparmiato nè per la scelta dei metalli, nè per la perfezione del lavoro, l’argento vi era incrostato in iscaglie delicate e non ve n’era una la cui bianchezza non fosse rivelata dallo splendore d’un rubino o dalla trasparenza così dolce allo sguardo di un zaffiro più azzurro del cielo; essa lo stacca, medita, sogna, chiama il serpente, mormorando parole misteriose; e il serpente animato si svolge e fugge con un fischio di gioia come uno schiavo affrancato. E intanto il rombo rotola ancora, rotola sempre rumoreggiando, rotola come la folgore lontana che si lamenta nelle nuvole trasportate dal vento e che s’estingue gemendo nell’uragano già finito. Pure tutte le volte s’aprono, gli spazi del cielo si dispiegano, gli astri discendono, le nuvole si spianano e trasformano la soglia in atri tenebrosi. La luna, macchiata di sangue, assomiglia allo scudo di ferro sul quale si sta trasportando il corpo d’un giovane spartano scannato dal nemico. Essa gira e gravita su me il suo disco livido oscurato anche dal fumo dei tripodi spenti. Meroe continua a correre, battendo colle sue dita da cui scattano lunghi lampi le innumerevoli colonne del palazzo e ciascuna colonna dimezzandosi sotto le dita di Meroe scopre un colonnato immenso popolato da fantasmi ciascuno dei quali batte come lei una colonna, che apre altri colonnati; non v’ha colonna che non sia testimonio del sacrificio d’un neonato rapito alle carezze materne. Pietà! pietà! gridai per la madre sfortunata che disputa il bambino alla morte. Ma questa preghiera soffocata, non arrivava alle mie labbra che colla forza del soffio di un agonizzante che dice: Addio! e spirava in suoni inarticolati sulla mia bocca balbuziente. Moriva come il grido di un uomo che affoga e cercante invano di confidare<noinclude></noinclude> k0qzd58nea5kr9zrfb2ewoo22tky540 Pagina:Nodier - Racconti Fantastici, 1890.djvu/76 108 568781 3872027 2912234 2026-08-11T12:06:35Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3872027 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{rigaIntestazione|76|{{sc|racconti fantastici}}|}}</noinclude>alle mute acque l’ultimo appello della disperazione: l’acqua insensibile soffoca la voce dell’infelice; e lo ricopre triste e fredda: divora il suo pianto e nol trasporterà mai fino alla riva. Mentre io mi dibatteva contro il terrore da cui ero oppresso e che tentavo di strappare dal mio seno qualche maledizione che risvegliasse nel cielo la vendetta degli Dei: Miserabile! sclamò Meroe, sii punito per sempre della tua insolente curiosità! Ah! tu osi violare gli incantesimi del sonno... Tu parli, tu gridi, e tu vedi... Ebbene tu non parlerai più che per lamentarti, non griderai più che per implorare invano la sorda pietà degli assenti, non vedrai più che scene d’orrore che ti agghiacceranno l’anima... E così dicendo, con una voce più acuta e straziante di quella delle iene scannate, che ancor minacciano i cacciatori, essa distaccava dai suo dito la turchese cangiante che sprezzava fiamme variate come i colori dell’iride, o come l’onda balzata dalla marea che monta, e riflette nel volgere su sè stessa i fuochi del sole nascente. Meroe preme col dito una molla sconosciuta che fa scattare la pietra meravigliosa sopra una cerniera invisibile e scopre in uno scrigno d’oro non so qual mostro incoloro e informe che salta, urla, si slancia e cade accoccolato sul seno della maga. Eccoti, disse, mio caro Smarra, il ben amato, l’unico favorito de’ miei pensieri amorosi, tu che l’odio celeste ha scelto ne’ suoi tesori per la disperazione dei figliuoli dell’uomo. Va, te lo impongo, spettro lusinghiero o ingannatore, o terribile, va a tormentare la vittima che ti abbandono, falle subire supplizi vari quanto gli spaventi dell’inferno che t’ha concepito, crudeli, inesplicabili come la mia collera. Va a satollarti colle angosce del suo cuore palpitante, a contar i battiti convulsi del suo polso che s’accelera, e t’arresta a contemplare la sua dolorosa agonia e a sospenderla per la ricominciare... A questo prezzo, schiavo fedele dell’amore, potrai al partir dei sogni ridiscendere sull’origliere imbalsamato della tua amante e stringere nelle tue braccia accarezzanti la regina dei terrori notturni... Ella disse e il mostro sì tolse dalla sua mano bruciante come la piastrella rotonda del discobolo, vola nell’aria colla rapidità de’ fuochi artificiali che si lanciano dalle navi, stende le ali bizzarramente festonate, sale, discende, ingrandisce, scema e, nano deforme e giulivo, le cui mani sono armate d’unghie d’un metallo più fino che l’acciaio, che penetrano nella carne senza lacerarla e bevono il sangue alla foggia delle pompe insidiose delle sanguisughe, si attacca al mio cuore, si sviluppa, solleva la testa enorme e ride. Invano il mio occhio esterrefatto cerca nello spazio che può abbracciare un oggetto che lo rassicuri; i mille demoni della notte scor-<noinclude></noinclude> hrluiubys2qdxx2rejjurkyjaw9xx5q Pagina:Nodier - Racconti Fantastici, 1890.djvu/77 108 568782 3872028 2912235 2026-08-11T12:06:45Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3872028 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{rigaIntestazione||{{sc|smarra}}|77}}</noinclude>tano il terribile demonio della turchese. Donne contrafatte dallo sguardo ebro, serpenti rossi e violetti la cui bocca getta fuoco, lucertole che levano al disopra di un lago di fango e di sangue un viso simile a quello dell’uomo, teste appena staccate dal busto dall’ascia del soldato, ma che mi fissano con ocelli viventi e si fuggono balzando su piedi di rettili... Dopo questa notte funesta, o Lucio! notti tranquille per me non son possibili. Il letto profumato delle fanciulle non aperto che ai sogni voluttuosi, la tenda malsicura del viaggiatore che si pianta tutte le sere sotto novelle ombre; il santuario stesso dei templi è un asilo impotente contro i demoni della notte. Appena le mie pupille affaticate dalla lotta contro il sonno così temuto, si chiudono oppresse, tutti i mostri son là, come al momento in cui li ho visti scappare insieme a Smarra dal magico anello di Meroe. Corrono in cerchio intorno a me, mi stordiscono colle loro grida, mi spaventano coi loro piaceri e imbrattano le mie labbra frementi colle loro carezze d’arpia. Meroe li conduce, librata al disopra di essi, scuotendo la sua lunga capigliatura da cui spruzzano de’ raggi d’un azzurro livido. Anche ieri... ella era ben più grande che non l’abbia vista l’altre volte... erano le medesime forme e i medesimi tratti, ma sotto la loro apparenza seducente, scopriva con terrore come attraverso un velo sottile e leggero la tinta plumbea della maga e le sue membra color dello zolfo. I suoi occhi fissi e incavati erano pieni di sangue, lagrime di sangue rigavano le sue guance profonde e la sua mano stesa nello spazio lasciava impressa nell’aria medesima la traccia d’una mano di sangue. — Vieni, mi disse, sfiorandomi con un cenno del dito che m’avrebbe annientato, se m’avesse toccato; vieni a visitare l’impero ch’io do al mio sposo perchè voglio che tu conosca tutti i dominii del terrore e della disperazione. — E così dicendo ella volava davanti a me, coi piedi appena staccati dal suolo e avvicinandosi e allontanandosi alternativamente dalla tetra come la fiamma che ballonzola al disopra d’una torcia lì lì per estinguersi. Oh! come l’aspetto della via che noi divoravamo correndo era spaventevole a tutti i sensi! come la maga stessa pareva impaziente di trovarne la fine! Immagina la sepoltura dove si seppelliscono i resti degli innocenti, vittime dei loro sagrifici e tra i più imperfetti di questi avanzi non un pezzo che non abbia conservato una voce, dei gemiti e delle lagrime! Immagina dei muri mobili ed animati che si rinserrano da una parte e dall’altra davanti a te, e che abbracciano a poco a poco le tue membra colla cinta di una prigione angusta o diacciata... Il tuo seno oppresso si solleva, trasale, balza per aspirare<noinclude></noinclude> ezajd8l2vluywd60lynjki36n2u8ojr Pagina:Nodier - Racconti Fantastici, 1890.djvu/78 108 568783 3872029 2912236 2026-08-11T12:06:49Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3872029 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{rigaIntestazione|78|{{sc|racconti fantastici}}|}}</noinclude>l’aria della vita attraverso la polvere delle rovine, il fumo delle fiamme, l’umidità delle catacombe, il soffio velenoso della morte... e tutti i demoni della notte gridano, fischiano, urlano o ruggiscono al tuo orecchio spaventato: tu non respiri più! E mentre camminavo, un insetto mille volte più piccolo di quello che intacca con debole dente il tessuto delicato delle foglie di rosa, un atomo disgraziato che passa mille anni prima di segnare uno de’ suoi passi sulla sfera universale del cieli; la cui materia è mille volte più dura del diamante... Esso pure camminava e camminava; e la traccia ostinata de’ suoi piedi infingardi aveva diviso questo globo imperituro fino al suo asse. Dopo aver percorso così, tanto il nostro slancio era rapido, una distanza per la quale il linguaggio dell’uomo non ha termini di comparazione, vidi sorgere dalla bocca d’uno spiraglio vicino a noi quanto la più lontana delle stelle qualche tratto di bianca luce. Piena di speranza, Meroe si slanciò ed io la seguii trascinato da una potenza invincibile; e d’altronde il cammino del ritorno cancellato come il nulla, infinito come l’eternità, si chiudeva dietro di me in modo impenetrabile al coraggio e alla pazienza dell’uomo. V’era già tra Larissa e noi tutti gli avanzi dei mondi innumerevoli che han preceduto questo nei saggi della creazione, dal cominciamento de’ tempi; e il più gran numero dei quali lo sorpassa in immensità almeno di quanto egli stesso eccede colla sua estensione prodigiosa il nido invisibile del moscerino. La porta sepolcrale che ci ricevette o piuttosto che ne aspirò all’uscir di questa voragine, s’apriva su una pianura senza orizzonte che mai nulla produsse. Vi si distingueva appena in un angolo lontano del cielo il contorno indeciso di un astro immobile ed oscuro: più immobile dell’aria, più oscuro delle tenebre regnanti in questo soggiorno di desolazione. Era il cadavere del più antico de’ soli giacente nel fondo cupo del firmamento, come un battello sommerso sur un lago ingrossato dallo squagliarsi delle nevi. La luce pallida che colpiva i miei occhi non originava da lui. Si sarebbe detto che essa non aveva alcuna origine e che non era che un colore speciale della notte a meno che non la risultasse dall’incendio di qualche mondo lontano e la cui cenere bruciasse ancora. Allora, lo crederesti? vennero tutte le streghe di Tessaglia, scortate da questi nani della terra che lavorano nelle miniere e hanno il volto come il rame, e i capelli azzurri come l’argento nella fornace, scortate da salamandre dalle lunghe braccia, dalla coda piatta come un remo, dai colori sconosciuti, che scendono vive ed agili dal mezzo delle fiamme, come lucertole nere attraverso una polvere di fuoco;<noinclude></noinclude> 02d8paxpdod4vww7zpwjeirgg4qkmrh Pagina:Nodier - Racconti Fantastici, 1890.djvu/79 108 568784 3872030 2912226 2026-08-11T12:07:18Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3872030 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{rigaIntestazione||{{sc|smarra}}|79}}</noinclude>vennero seguite da Aspide dal corpo fragilissimo e oltremodo slanciato, sormontato da una testa deforme, ma ridente, che si altalenava sulle ossa delle loro gambe vuote e smilze, simili a una sterpa agitata dal vento; di Acroni, che non han nè membra, ne voce, nè figura, nè età e che balzano piangendo sulla terra gemente come otri gonfi d’aria; degli Psilli che succhiano un tossico crudele, avidi di veleno, riddano, gettando fischi acuti per isvegliare i serpenti, per risvegliarli negli asili nascosti, nei cavi sinuosi dei serpenti. Vi eran là fino le Morfose che avete tanto amato, belle come Psiche, che danzano come le Grazie, che hanno armonie come le Muse, e il cui sguardo seduttore, più penetrante, più avvelenato del dente della vipera, incendia il nostro sangue e fa bollire il midollo nelle vostre ossa calcinate. Tu le avresti vedute, avviluppate ne’ loro lenzuoli di porpora con giranti attorno ad esse delle nubi più brillanti dell’Oriente, più profumate degli incensi d’Arabia, più armoniose del primo sospiro d’una vergine tocca dall’amore, il cui vapore inebbriante affascina l’anima per ucciderla. Presto i loro occhi mandano una fiamma umida che attira e divora; presto esse piegano la testa con una grazia sol proprio ad esse, sollecitando la vostra fiducia credula con un sorriso accarezzante, sorriso d’una maschera perfida e animata che nasconde la gioia del delitto e la lucidezza della morte. Che dirò di più? Trascinata dal turbine degli spiriti galleggianti come una nuvola, come il fuoco d’un rosso sanguigno che ascende da una città incendiata, come la lava liquida che si spande, cresce, intreccia ruscelli ardenti su una campagna di cenere... Io arrivai... arrivai. Tutti i sepolcri erano aperti... tutti i morti erano esumati... tutte le lamie pallide, impazienti, affamate erano presenti; esse rompevano le assi dei cataletti, stracciavano le vestimenta sacre, le ultime vestimenta dei cadaveri; si dividevano dei spaventevoli avanzi con una più spaventevole voluttà e con mano irresistibile, poichè io era ahimè, debole e captivo come un bimbo di latte, esse mi sforzavano di associarmi... o terrore! al loro esecrabile festino!... Nel terminare queste parole Palemone si sollevò sul suo letto e tremante, smarrito, coi capelli arricciati, lo sguardo fisso e terribile, ci chiamava con voce che nulla aveva di umano. — Ma le canzoni dell’arpa di Mirteo volavano di già nell’aria, i demoni erano tranquilli, il silenzio era calmo come il pensiero dell’innocente che dorme alla vigilia della sua condanna. Palemone dormiva, dormiva placidamente ai dolci suoni dell’arpa di Mirteo.<noinclude></noinclude> 7tefoeszbimkzd9wkx6ci3berkvtxae Pagina:Nodier - Racconti Fantastici, 1890.djvu/80 108 568785 3872032 2912272 2026-08-11T12:09:22Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3872032 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /></noinclude>{{Centrato|{{larger|L’EPODO}}}} {{blocco a destra|style=font-size:90%|larghezza=75%| <poem> :''Ergo exercentur pœnis veterumque malorum'' ''Supplicia expendunt; aliæ panduntur inanes'' ''Suspensæ ed ventos, aliis sub gurgite vasto'' ''Infectum eluitur scelus, aut exuritur igni'' <ref>Vengono adunque tormentati e pagano il fio delle antiche ingiurie; altri inani sono lasciati sospesi in Italia de’ venti; altri scontano il misfatto orribile sotto il vasto mare, oppure vengono abbruciati.</ref>. </poem> {{a destra|{{Sc|{{AutoreCitato|Publio Virgilio Marone|Virgilio}}.}}|1em}}}} {{blocco a destra|style=font-size:90%|larghezza=75%|È suo costume di dormire dopo i pasti, e il momento è favorevole per rompergli il cranio con un martello, aprirgli il ventre con un piuolo e tagliargli la gola con un pugnale. {{a destra|{{Sc|{{AutoreCitato|William Shakespeare|Shakspeare}}.}}|1em}}}} I vapori del piacere e del vino avevano stordito i miei spiriti e vedeva mio malgrado i fantasmi dell’imaginazione di Palemone inseguirsi nei canti meno illuminati della sala del festino. Di già egli s’era addormentato d’un sonno profondo nel letto seminato di fiori con accanto la sua coppa rovesciata, e le mie giovani schiave sorprese da un abbattimento più dolce avevano lasciato cadere la loro testa pesante contro l’arpa che esse tenevano abbracciata. I capelli d’oro di Mirteo discendevano come un lungo velo sul suo viso tra i fili d’oro che impallidivano presso di essi, e il respiro del suo dolce sonno, errante sulle corde armoniose ne cavava ancora non so quale suono voluttuoso che moriva nel mio orecchio. Tuttavia i fantasmi non erano partiti; essi danzavano sempre nell’ombra delle colonne e nel fumo delle fiamme. Impaziente per questa menzognera illusione dell’ubbriachezza, rimisi sulla mia testa i freschi rami dell’edera preservatrice e chiudevo fortemente gli occhi tormentato dalle illusioni della luce. Allora udii uno strano rumore, in cui distinsi delle voci or gravi, or minacciose, or ingiuriose, ora ironiche. Una di esse mi ripeteva con fastidiosa monotonia dei versi di una scena di {{AutoreCitato|Eschilo|Eschilo}}; un’altra gli ultimi ammaestramenti datimi dal mio avo morente; di tanto in tanto<noinclude></noinclude> 5yofcuda9wx0ogr0939v4a2sv4xw697 3872034 3872032 2026-08-11T12:10:02Z Dr Zimbu 1553 3872034 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{rigaIntestazione|80|{{sc|racconti fantastici}}|}}</noinclude>{{Centrato|{{larger|L’EPODO}}}} {{blocco a destra|style=font-size:90%|larghezza=75%| <poem> :''Ergo exercentur pœnis veterumque malorum'' ''Supplicia expendunt; aliæ panduntur inanes'' ''Suspensæ ed ventos, aliis sub gurgite vasto'' ''Infectum eluitur scelus, aut exuritur igni'' <ref>Vengono adunque tormentati e pagano il fio delle antiche ingiurie; altri inani sono lasciati sospesi in Italia de’ venti; altri scontano il misfatto orribile sotto il vasto mare, oppure vengono abbruciati.</ref>. </poem> {{a destra|{{Sc|{{AutoreCitato|Publio Virgilio Marone|Virgilio}}.}}|1em}}}} {{blocco a destra|style=font-size:90%|larghezza=75%|È suo costume di dormire dopo i pasti, e il momento è favorevole per rompergli il cranio con un martello, aprirgli il ventre con un piuolo e tagliargli la gola con un pugnale. {{a destra|{{Sc|{{AutoreCitato|William Shakespeare|Shakspeare}}.}}|1em}}}} I vapori del piacere e del vino avevano stordito i miei spiriti e vedeva mio malgrado i fantasmi dell’imaginazione di Palemone inseguirsi nei canti meno illuminati della sala del festino. Di già egli s’era addormentato d’un sonno profondo nel letto seminato di fiori con accanto la sua coppa rovesciata, e le mie giovani schiave sorprese da un abbattimento più dolce avevano lasciato cadere la loro testa pesante contro l’arpa che esse tenevano abbracciata. I capelli d’oro di Mirteo discendevano come un lungo velo sul suo viso tra i fili d’oro che impallidivano presso di essi, e il respiro del suo dolce sonno, errante sulle corde armoniose ne cavava ancora non so quale suono voluttuoso che moriva nel mio orecchio. Tuttavia i fantasmi non erano partiti; essi danzavano sempre nell’ombra delle colonne e nel fumo delle fiamme. Impaziente per questa menzognera illusione dell’ubbriachezza, rimisi sulla mia testa i freschi rami dell’edera preservatrice e chiudevo fortemente gli occhi tormentato dalle illusioni della luce. Allora udii uno strano rumore, in cui distinsi delle voci or gravi, or minacciose, or ingiuriose, ora ironiche. 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Polemone, sempre giacente vicino alla sua coppa vuota, Mirteo sempre appoggiata sulla sua arpa immobile, mi lanciavano delle imprecazioni furiose e mi chiedevano conto di non so quale assassinio. Al momento in cui mi sollevavo per rispondere loro, e stendevo le braccia sul letto rinfrescato dalle abbondanti libazioni di liquori e di profumi, qualche cosa di freddo afferrò le articolazioni delle mie mani frementi; era un nodo di ferro, che nello stesso punto cadde a’ miei piedi assiderati, e mi trovai ritto fra due file di soldati lividi, strettamente serrati, le cui lance terminate da un ferro abbagliante rappresentavano un lungo seguito di candelabri. Allora mi sono messo in cammino, cercando collo sguardo nel cielo il volo della colomba viaggiatrice per confidare almeno a’ suoi sospiri prima del momento terribile che cominciavo a prevedere, il segreto d’un amore nascosto che essa poteva un giorno raccontare, librandosi presso la baia di Corcira, al di sopra di una leggiadra casa bianca; ma la colomba piangeva sul suo nido, perchè l’astore aveva rapito i più cari piccini della sua covata. Ed io inoltrava con passo penoso e barcollante verso la meta di questo tragico convoglio, in mezzo al mormorìo di spaventevole gioia che correva attraverso la folla e chiamava impaziente il mio passaggio; il mormorio del popolo dalla bocca spalancata, dalla vista alterata da dolori, la sanguinosa curiosità del quale beve più da lontano possibile le lagrime della vittima che il boia gli getta. — Eccolo! gridavano tutti, eccolo!... Io l’ho visto sul campo di battaglia, diceva un vecchio soldato, ma allora non era pallido come uno spettro e pareva valoroso nel combattere. — Com’è piccolo questo Lucio di cui si faceva un Achille ed un Ercole! riprendeva un nano che io non aveva scorto fra gli altri; è il terrore senza dubbio che annienta la sua forza e gli piega i ginocchi. — Si è ben certi che tanta ferocia abbia potuto trovar posto nel cuore d’uh uomo? chiese un vecchio dai capelli bianchi, il cui dubbio m’agghiacciò il cuore. Ei rassomiglia a mio padre. — Lui! rispose la voce d’una donna il cui viso esprimeva molta dolcezza... Lui! ripetè<noinclude></noinclude> j741d9skb15m02ogri0taruatuzjlfp 3872035 3872033 2026-08-11T12:10:11Z Dr Zimbu 1553 3872035 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{rigaIntestazione||{{sc|smarra}}|81}}</noinclude>come una folata di vento che subitaneo e fischiante tra i rami morti e le foglie secche nelle momentanee calme della tempesta, una figura di cui io sentiva il soffio, scoppiava in una risata contro la mia guancia e s’allontanava, ridendo sempre. Allucinazioni bizzarre ed orribili successero a queste illusioni. Credevo di vedere gli oggetti sui quali il mio sguardo si stendeva attraverso una nuvola di sangue; essi fluttuavano davanti a me e mi perseguitavano con attitudini orribili, con gemiti accusatori. Polemone, sempre giacente vicino alla sua coppa vuota, Mirteo sempre appoggiata sulla sua arpa immobile, mi lanciavano delle imprecazioni furiose e mi chiedevano conto di non so quale assassinio. Al momento in cui mi sollevavo per rispondere loro, e stendevo le braccia sul letto rinfrescato dalle abbondanti libazioni di liquori e di profumi, qualche cosa di freddo afferrò le articolazioni delle mie mani frementi; era un nodo di ferro, che nello stesso punto cadde a’ miei piedi assiderati, e mi trovai ritto fra due file di soldati lividi, strettamente serrati, le cui lance terminate da un ferro abbagliante rappresentavano un lungo seguito di candelabri. Allora mi sono messo in cammino, cercando collo sguardo nel cielo il volo della colomba viaggiatrice per confidare almeno a’ suoi sospiri prima del momento terribile che cominciavo a prevedere, il segreto d’un amore nascosto che essa poteva un giorno raccontare, librandosi presso la baia di Corcira, al di sopra di una leggiadra casa bianca; ma la colomba piangeva sul suo nido, perchè l’astore aveva rapito i più cari piccini della sua covata. Ed io inoltrava con passo penoso e barcollante verso la meta di questo tragico convoglio, in mezzo al mormorìo di spaventevole gioia che correva attraverso la folla e chiamava impaziente il mio passaggio; il mormorio del popolo dalla bocca spalancata, dalla vista alterata da dolori, la sanguinosa curiosità del quale beve più da lontano possibile le lagrime della vittima che il boia gli getta. — Eccolo! gridavano tutti, eccolo!... Io l’ho visto sul campo di battaglia, diceva un vecchio soldato, ma allora non era pallido come uno spettro e pareva valoroso nel combattere. — Com’è piccolo questo Lucio di cui si faceva un Achille ed un Ercole! riprendeva un nano che io non aveva scorto fra gli altri; è il terrore senza dubbio che annienta la sua forza e gli piega i ginocchi. — Si è ben certi che tanta ferocia abbia potuto trovar posto nel cuore d’uh uomo? chiese un vecchio dai capelli bianchi, il cui dubbio m’agghiacciò il cuore. 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Non rimase che una piazza di recente formata, vasta, regolare, superba, attorniata da edifici maestosi inondata da una folla di cittadini di tutti i ceti, che rinunciavano al loro dovere per obbedire all’attrattiva d’un piacere pieno di emozioni. I crocicchi erano zeppi di curiosi avidi, tra cui si vedevano de’ giovani disputar il minuscolo postino alle loro madri o alle loro amanti. L’obelisco innalzato al disopra delle fontane, il ponte vacillante del muratore, i trespoli ambulanti dei saltimbanchi portavano degli spettatori. Uomini anelanti per impazienza e di voluttà, pendevano dalle cornici dei palazzi; e abbracciando colle ginocchia gli spigoli delle muraglie ripetevano con gioia smoderata: Eccola! Una bambina i cui occhi sbarrati annunciavano la pazzia e che aveva una tunica azzurra a sbrendoli e i capelli biondi pieni di pagliole cantava la storia del mio supplizio. Essa diceva le mie parole di morte e la confessione de’ miei delitti e il suo compianto crudele rivelava all’anima mia spaventata i misteri del delitto, impossibili a concepire per il delitto stesso. L’oggetto di questo spettacolo ero io, un altr’uomo che m’accompagnava e alcune tavole innalzate su qualche palo al di sopra delle quali il carpentiere aveva fisso una seggiola grossolana e un ceppo di legno mal squadrato, che lo sorpassava di mezzo braccio. Salii quattordici scalini; mi assisi; poi girai gli occhi sulla folla; desideroso di riconoscere dei volti amici, di trovare nello sguardo circospetto d’un addio vergognoso lampi di speranza o di rammarico; ma non vidi che Mirteo che si risvegliava contro la sua arpa, cui tastava ridendo; non vidi che Palemone il quale alzava la sua coppa vuota e che con mano tremante e mezzo stordito dai fumi dei vino, la riempiva ancora. Più tranquillo abbandonai la mia testa alla scimitarra tagliente e diacciata dell’ufficiale della morte. Giammai un brivido più acuto ha corso nelle vertebre dell’uomo; essa era ghiacciata come l’ultimo bacio che la febbre imprime sul collo d’un moribondo, acuto come l’acciaio raffinato, divorante come piombo fuso. Non fui sottratto a quest’angoscia che da una commozione terribile; la mia testa era caduta... aveva rotolato balzando sull’orrendo atrio del patibolo e presta a scendere tutta ammaccata tra le mani del fanciulli, de’ gentili fanciulli<noinclude></noinclude> 2bq5lx3z1z82bjexh8ogvil5qiy83i8 Pagina:Nodier - Racconti Fantastici, 1890.djvu/83 108 568788 3872038 2912242 2026-08-11T12:11:54Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3872038 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{rigaIntestazione||{{sc|smarra}}|83}}</noinclude>di Larissa che si divertono colle teste da morto, essa s’era attaccata ad una tavola sporgente, mordendola coi denti di ferro che la rabbia dà all’agonia. Di là io girava gli occhi verso l’assemblea che si ritirava silenziosa ma soddisfatta. Un uomo era morto davanti al popolo. Tutto passò nell’esprimere un sentimento d’ammirazione per colui che non m’aveva sbagliato e un sentimento d’orrore per l’assassino di Polemone e della bella Mirteo. — Mirteo! Mirteo! gridai ruggendo ma senza abbandonare la tavola salutare. — Lucio, Lucio! rispose ella mezzo addormentata, dunque tu non dormirai tranquillo mai quando hai vuotato una coppa di più!? Che gli dei infernali ti perdonino e tu non abbia a disturbare più il mio riposo. Amerei meglio dormire col fracasso del martello di mio padre, nella bottega dove egli tormenta il rame, piuttosto che fra i terrori notturni del tuo palazzo. E mentre ella parlava, io mordeva ostinato il legno umettato dal mio sangue frescamente sparso e mi rallegrava di sentir crescere le tristi ali della morte, che si spiegavano lentamente al disopra del mio collo mutilato. Tutti i pipistrelli del crepuscolo mi sfioravano carezzevoli dicendomi: — Prendi delle ali!... ed lo cominciava a battere con sforzo non so quali brandelli che mi sostenevano appena. Tuttavia provai a un tratto un’illusione rassicurante. Dieci volte battei le funebri cornici col movimento di questa membrana quasi inanimata che mi trascinavo attorno come i piedi flessibili di un rettile che striscia sulla sabbia delle fontane; dieci volte io nel far le prove balzai a poco a poco nell’umida nebbia. Com’essa era cupa e diacciata! e come sono tristi i deserti delle tenebre! Ascesi infine sino all’altezza degli edifici più elevati e mi librai torno torno allo zoccolo solitario, allo zoccolo che la mia bocca morente aveva appena sfiorato con un sorriso e un bacio d’addio. Gli spettatori erano spariti, i rumori cessati, gli astri nascosti, la luce svanita. L’urla era immobile a il cielo glauco, scolorito, freddo come latta ossidata. Non restava nulla di quanto aveva visto, di quanto aveva immaginato sulla terra, e l’anima mia spaventata di rivivere ancora, fuggiva con terrore una solitudine più immensa; una oscurità più profonda della solitudine e dell’oscurità del nulla. Ma quest’asilo ch’io cercava, non lo trovavo mai. M’innalzavo come la farfalla notturna che ha rotto allora allora le sue fasce misteriose per dispiegare il lusso inutile de’ suoi adornamenti di porpora, d’azzurro e d’oro. Se essa scorgeva da lungi la finestra del saggio che veglia, scrivendo alla luce d’una lampada di poco valore, o quella d’una sposa novella il cui marito si è trattenuto alla caccia, sale, cerca di posarsi, batte i vetri fremendo, s’allontana, ritorna, rotea,<noinclude></noinclude> ilwjc481yq0bh3j2tyd1wltmwt18rac Pagina:Nodier - Racconti Fantastici, 1890.djvu/84 108 568789 3872039 2912243 2026-08-11T12:11:59Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3872039 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{rigaIntestazione|84|{{sc|racconti fantastici}}|}}</noinclude>mormora e cade, coprendo il cristallo trasparente della polvere delle sue fragili ali. È così che io batteva le tristi ali che la morte m’aveva dato, le volte d’un cielo di bronzo che non mi rispondeva che con un sordo rimbombo, ed io ridiscendevo, librandomi torno torno allo zoccolo solitario, allo zoccolo che la mia bocca morente aveva sfiorato con un sorriso o un bacio d’addio. Lo zoccolo non era più vuoto. Un altr’uomo aveva allora allora appoggiato la testa rovesciata indietro, e il suo collo mostrava a’ miei occhi la traccia della ferita, la cicatrice triangolare di ferro di lancia a me diretta e che Polemone m’aveva rapito all’assedio di Corinto. I suoi capelli ondeggianti svolgono le loro anella dorate intorno al ceppo sanguinoso; ma Palemone tranquillo e colle pupille chiuse pareva dormire un sonno felice. Qualche sorriso, che non era quello del terrore volava sulle sue labbra aperte e chiedeva nuovi canti a Mirteo e nuove carezze a Telaria. All’apparir del pallido giorno che cominciava a spandersi nella cinta del mio palazzo, lo riconobbi dalle forme ancora un po’ indecise le colonne e i vestiboli tra cui avevo visto formarsi durante la notte le danze funebri degli spiriti malvagi. Cercai Mirteo; ma ella aveva abbandonata la sua arpa e immobile fra Telaira e Teia fissava uno sguardo triste e crudele sul guerriero addormentato. A un tratto Meroe si slanciò in mezzo ad esse, l’aspide d’oro ch’ella aveva staccato dal suo braccio fischiava strisciando sotto la volta; il rombo risuonante girava e ingrandiva nell’aria; Smarra invitato per la partenza dei sogni del mattino, veniva a reclamarne la ricompensa promessa dalla regina dei terrori notturni e palpitava vicino a lei di orrendo amore, facendo mormorar le sue ali con tanta rapidità che esse non avrebbero oscurata colla menoma nuvola la trasparenza dell’aria. — Teia, Telaria e Mirteo ballavano scarmigliate, gettando urli di gioia. Vicino a me orridi fanciulli dai capelli bianchi, la fronte rugosa, l’occhio spento si divertivano a incatenarmi sul mio letto colle più fragili reticine del ragno, che lanci il suo perfido filo negli spigoli dei muri contigui per sorprendervi una povera farfalla smarrita. Alcuni raccoglievano questi fili di un bianco serico, i cui fiocchi leggieri sfuggono a’ fusi miracolosi delle fate e le lasciavano cadere con tutto il peso d’una catena di piombo sulle mie membra trafitte dal dolore. — Alzati!... mi dicevano con risa insolenti e mi squarciavano il seno oppresso, percuotendolo con un fuscello di paglia, rotto a mo’ di coreggiato, da essi rubato dal covone di una spigolatrice. Non ostante io tentava di sbarazzare dai fili fragili che le imprigionavano le mie mani formidabili al nemico, il peso delle quali s’era fatto<noinclude></noinclude> mpm251jogdchm4r13qrgbzzc2hpulmd Pagina:Nodier - Racconti Fantastici, 1890.djvu/85 108 568790 3872040 2912227 2026-08-11T12:12:17Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3872040 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{rigaIntestazione||{{sc|smarra}}|85}}</noinclude>spesso sentire ai Tessali nei giuochi crudeli del cesto e del pugilato; e le mie formidabili mani, le mie mani use a sollevare una pesante manopola di ferro che dà la morte, ammollivano sul petto disarmato d’un fantastico nano, come la spugna sbattuta dalla tempesta ai piedi d’un vecchio scoglio che il mare fin dal cominciar de’ secoli percuote senza smuoverlo. Cosi sparisce senza lasciar traccia prima ancora di sfiorare l’ostacolo a cui l’approssima un soffio geloso, questo globo di mille colori, giuoco abbagliante e fuggitivo dei fanciulli. La cicatrice di Polemone versava del sangue e Meroe ebbra di voluttà, alzava, alzava al disopra dell’avido gruppo delle sue compagne il cuore squarciato del soldato che aveva strappato dal suo petto. Ella ne rifiutava, ne disputava i brani alle figlie di Larissa assetate di sangue. Smarra proteggeva col suo rapido volo e co’ suoi fischi minacciosi la spaventevole conquista della regina dei terrori notturni. A mala pena accarezzava egli stesso coll’estremità della proboscide, la cui lunga spirale si svolgeva come una molla, il cuore sanguinante di Polemone per ingannar un momento l’impazienza della sua sete; e Meroe, la bella Meroe sorrideva alla vigilanza e all’amore di lui. I legami che mi ritenevano avevano ceduto alla fine; e caddi ritto, svegliato, a piè del letto di Polemone, mentre lungi da me fuggivano i demoni e tutte le streghe e tutte le illusioni della notte. Il mio palazzo stesso, le giovani schiave che ne facevano l’ornamento, fortuna passeggiera dei sogni, avevano fatto posto alla tenda d’un guerriero ferito sotto lo mura di Corinto e al corteggio funebre degli ufficiali della morte. I funebri ceri cominciavano ad impallidire davanti ai raggi del sole nascente; e i canti del dolore cominciavano a risuonare sotto le volte sotterranee della tomba. E Polemone... o disperazione! la mia mano tremante domandava invano un debole sollevamento al suo petto. Il suo cuore non batteva più. — Il suo seno era vuoto.<noinclude></noinclude> jjqjo1dy2fm40nhs35x010dtheucbzx Pagina:Nodier - Racconti Fantastici, 1890.djvu/86 108 568791 3872041 2912277 2026-08-11T12:14:32Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3872041 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{rigaIntestazione|86|{{sc|racconti fantastici}}|}}</noinclude>{{Centrato|{{larger|EPILOGO}}}} {{blocco a destra|style=font-size:90%|larghezza=65%| <poem> :''Ilic umbrarum tenui stridore volantum'' ''Ilebilis auditur questus, simulacra coloni'' ''Pallida, defunctasque vident migrare figuras''. <ref>S’ode questo flebil lamento pel tenue stridore delle volanti ombre, ed i coloni vedono emigrare i pallidi simulacri e le ombre dei morti.</ref> </poem> {{a destra|{{Sc|Claudio.}}|1em}}}} {{blocco a destra|style=font-size:90%|larghezza=65%| Giammai potrei prestar fede a queste vecchie favole nè a questi giuochi d’incanto. Gli amanti, i pazzi e i poeti hanno cervelli ardenti una immaginazione che non concepisce che fantasmi, e le cui concezioni, rivolgendosi in un ardente delirio si trasportano tutte al di là dei limiti della ragione. {{a destra|{{Sc|{{AutoreCitato|William Shakespeare|Shakspeare}}.}}|1em}}}} Ah! chi verrà a spezzare i loro pugnali? chi potrà cancellare il sangue di mio fratello e richiamarlo alla vita? Oh! che cosa sono venuto a cercare qui? Eterno dolore! Larissa, Tessaglia, Tempe, flutto del Peneo che aborro! O Polemone, caro Polemone!.. «Che parli tu, in nome del nostro buon angelo, che parli tu di pugnali e di sangue?... Chi ti fa balbettare da così lungo tempo delle parole senz’ordine alcuno, a gemere con voce soffocata come un viaggiatore che ci assassini nel sonno, ed è risvegliato dalla morte? Lorenzo, mio caro Lorenzo!... Liside, Liside sei tu che m’ha parlato? In verità ho creduto di riconoscere la tua voce, e ho pensato che le ombre se ne andavano. Perchè mi hai abbandonato, mentre io ricevevo nel mio palazzo di Larissa gli ultimi sospiri di Polemone, in mezzo alle streghe che danzano di gioia? Vedi come esse danzano di gioia... «Ohimè! io non conosco nè Polemone, nè Larissa, nè la formidabile gioia delle streghe della Tessaglia. Non conosco che Lorenzo. Fu ieri — l’hai tu potuto dimenticare tanto presto? che ritornava per la prima volta il giorno che ha veduto consacrare la nostra unione; fu ieri l’ottavo giorno del nostro matrimonio... guarda, guarda il giorno; guarda Arona, il lago e il cielo di Lombardia...» Le ombre vanno e vengono; esse mi minacciano, par-<noinclude></noinclude> 4gkizid4cpqdu0w2fnb7thcqrs4q1nc Pagina:Nodier - Racconti Fantastici, 1890.djvu/87 108 568792 3872043 2912224 2026-08-11T12:15:13Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3872043 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{rigaIntestazione||{{sc|smarra}}|87}}</noinclude>lano con collera parlano di Liside, di una bella casuccia sulla riva delle acque, e d’un sogno che ho fatto sur una terra lontana... esse ingrandiscono, mi minacciano, gridano... «Di qual nuovo rimprovero vuoi tu tormentarmi, cuore ingrato e geloso? Ah! so bene che tu gioisci del mio dolore, e non cerchi che di scusare qualche infedeltà o di coprire con un pretesto bizzarro una rottura già preparata... Io non ti parlerò più...» Ov’è Teia, dov’è Mirteo, dove sono le arpe della Tessaglia? Liside, Liside, se non mi sono ingannato ascoltando la tua voce, la tua dolcissima voce, tu devi essere qui, a me vicino... tu sola puoi liberarmi dai prestigi e dalle vendette di Meroe... Liberami di Teia, di Mirteo, e anche di Telaira!... «Sei tu, crudele, che porti troppo lontano la vendetta e che vuoi punirmi d’aver danzato troppo tempo con un altro al ballo dell’isola Bella, ma s’egli avesse osato parlarmi d’amore, se m’avesse parlato d’amore...» Per S. Carlo d’Arona, che Dio ve ne preservi per sempre! Sarebbe proprio vero, mia Liside, che noi siamo ritornati dall’isola Bella al dolce rumore della tua chitarra, fino alla nostra bella casa d’Arona, — di Larissa, di Tessaglia, al dolce rumore della tua arpa e delle acque del Peneo?... «Lascia la Tessaglia, Lorenzo, svegliati... guarda i raggi del sole nascente percuotere la testa colossale di S. Carlo. Ascolta il rumore del lago, che viene a morire sul greto al piede della nostra bella casa d’Arona. Respira le aurette del mattino, che portano sulle loro ali freschissime tutti i profumi dei giardini e delle isole, tutti i mormorii del giorno nascente. Il Peneo scorre ben lungi di qui.» Tu non comprenderai mai ciò che ho sofferto questa notte sulle sue rive. Che questo fiume sia maledetto dalla natura, e maledetta anche la funesta malattia che ha travagliato il mio animo per ore e ore lunghe più della vita, nelle scene di false delizie e di crudeli terrori! essa ha impresso su’ miei capelli il peso di dieci anni di vecchiaia! «Ti giuro che non hanno imbiancato... ma un’altra volta, più attenta, unirò una delle mie mani nella tua, scorrerò l’altra nelle anella de’ tuoi capelli, respirerò tutta la notte il soffio delle tue labbra e mi difenderò da un sonno profondo per poterti sempre risvegliare, prima che il male che ti tormenta sia pervenuto al tuo cuore. ....Dormi tu?<noinclude></noinclude> 4lopzb1jhinp53hsln5rw5jhr8jfc4k Racconti fantastici (Nodier)/Smarra o il demonio della notte 0 568820 3872045 3749585 2026-08-11T12:16:28Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3872045 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=11 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Smarra o il demonio della notte|prec=../Il sogno d'oro/Capitolo VIII - La fine del sogno d'oro|succ=../Smarra o il demonio della notte/Prologo}} <pages index="Nodier - Racconti Fantastici, 1890.djvu" from=57 to=57 fromsection="s1" tosection="s1" /> * {{testo|/Prologo}} * {{testo|/Il racconto}} * {{testo|/L'episodio}} * {{testo|/L'epodo}} * {{testo|/Epilogo}} ttfk9p1i4tvw2qbydf93ao9rtxu6276 Racconti fantastici (Nodier)/Smarra o il demonio della notte/L'episodio 0 568823 3872031 3823992 2026-08-11T12:08:50Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3872031 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=11 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../Il racconto|succ=../L'epodo}} <pages index="Nodier - Racconti Fantastici, 1890.djvu" from=72 to=79 /> {{Sezione note}} 4anoa8k0hbqjf9129dk8la4edac664k Racconti fantastici (Nodier)/Smarra o il demonio della notte/L'epodo 0 568824 3872042 3823993 2026-08-11T12:14:35Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3872042 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=11 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../L'episodio|succ=../Epilogo}} <pages index="Nodier - Racconti Fantastici, 1890.djvu" from=80 to=85 /> {{Sezione note}} qis511cx1me0d7kw0xaunhmhpgcmuzz Racconti fantastici (Nodier)/Smarra o il demonio della notte/Epilogo 0 568825 3872044 3823990 2026-08-11T12:16:15Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3872044 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=11 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../L'epodo|succ=../../Il genio buonuomo}} <pages index="Nodier - Racconti Fantastici, 1890.djvu" from=86 to=88 /> {{Sezione note}} 4f1gt3a0f37mo4e2wykdlcuofnrz7tv Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/178 108 619884 3872080 2197998 2026-08-11T16:48:39Z AdrianaB64 78175 /* Trascritta */ 3872080 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione||174|}}</noinclude><nowiki /> — Vedete che bel muso, da volersi mettere in riga colla gente a modo! — proseguì il legnaiuolo. — Vattene! — Dove? — chiese con aria melensa il garzone. — Dove ti pare. To’, per l’appunto, portami questa cornice all’indoratore. — In due salti, vado e torno; — disse il ragazzo, afferrando la cornice. — No, non occorre; vattene a dare una capatina all’Acquasola, e fa anche il giro delle mura, da Santa Chiara alle Grazie; così ti sgranchirai le gambe, mammalucco! — Che stranezze son queste? — pensò il garzone, mentre, colla sua cornice ad armacollo, saltava fuor di bottega. — Quando sto fuori mezz’ora per giuocare alla lippa, mi sgrida; e adesso che sto in bottega, mi manda a spasso. — Come furono soli, incominciò il racconto del legnaiuolo. Il Giuliani s’era adagiato sul banco; Michele gli stava di costa; Pasquale chiacchierava e gestiva nel fondo, come un attore in scena. Quello ch’ei raccontò non ripeteremo, che già i lettori lo sanno, e non vi porrebbero certo quell’attenzione con cui il Giuliani e Michele stettero ad udire il buon successo della loro intrapresa. Lo ascoltarono, diciamo, con grande attenzione, quasi senza, batter palpebra, e sebbene qua e là ci fossero ripieni, fioriture, lungherie (chè il gobbo, come è noto, ci aveva una buona parlantina) non si fecero con parole o con atti ad interromperlo mai. Solo quando egli fu giunto alla fine, Michele, che s’era fortemente commosso all’udire dello svenimento, non potè trattenersi dal gridare: «E come starà ella, adesso, la mia povera padroncina?» — Che? — disse il legnaiuolo. — Siete il suo servitore? — Pasquale non aveva mai pensato che quell’uomo così lindamente vestito da vecchio militare in ritiro, col suo cappello di feltro e il topazio alla cravatta, potesse essere un servitore; Michele, dal canto suo, non aveva avuto bisogno nè occasione di dirglielo. Neppure si vergognò di averlo a confessare in quel punto; che a’ suoi occhi, servire la signorina Maria e il signor Lorenzo, valeva quanto il viver d’entrata. Gli dolse in quella vece d’essersi lasciato sfuggire quelle parole di bocca, perchè da alcuni mesi aveva imparato a sue spese che cosa fruttasse il parlare a vanvera, e raccontare alla distesa i fatti suoi. A lui che taceva, facendo le mostre di non avere udita la domanda del legnaiuolo, venne in aiuto il Giuliani. — Servitore no; dite in cambio l’amico, il vecchio arnese,<noinclude> <references/></div></noinclude> e99f5vun0wkbwks22g34avgwtm3xkzt 3872081 3872080 2026-08-11T16:49:17Z AdrianaB64 78175 3872081 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione||— 174 —|}}</noinclude><nowiki /> — Vedete che bel muso, da volersi mettere in riga colla gente a modo! — proseguì il legnaiuolo. — Vattene! — Dove? — chiese con aria melensa il garzone. — Dove ti pare. To’, per l’appunto, portami questa cornice all’indoratore. — In due salti, vado e torno; — disse il ragazzo, afferrando la cornice. — No, non occorre; vattene a dare una capatina all’Acquasola, e fa anche il giro delle mura, da Santa Chiara alle Grazie; così ti sgranchirai le gambe, mammalucco! — Che stranezze son queste? — pensò il garzone, mentre, colla sua cornice ad armacollo, saltava fuor di bottega. — Quando sto fuori mezz’ora per giuocare alla lippa, mi sgrida; e adesso che sto in bottega, mi manda a spasso. — Come furono soli, incominciò il racconto del legnaiuolo. Il Giuliani s’era adagiato sul banco; Michele gli stava di costa; Pasquale chiacchierava e gestiva nel fondo, come un attore in scena. Quello ch’ei raccontò non ripeteremo, che già i lettori lo sanno, e non vi porrebbero certo quell’attenzione con cui il Giuliani e Michele stettero ad udire il buon successo della loro intrapresa. Lo ascoltarono, diciamo, con grande attenzione, quasi senza, batter palpebra, e sebbene qua e là ci fossero ripieni, fioriture, lungherie (chè il gobbo, come è noto, ci aveva una buona parlantina) non si fecero con parole o con atti ad interromperlo mai. Solo quando egli fu giunto alla fine, Michele, che s’era fortemente commosso all’udire dello svenimento, non potè trattenersi dal gridare: «E come starà ella, adesso, la mia povera padroncina?» — Che? — disse il legnaiuolo. — Siete il suo servitore? — Pasquale non aveva mai pensato che quell’uomo così lindamente vestito da vecchio militare in ritiro, col suo cappello di feltro e il topazio alla cravatta, potesse essere un servitore; Michele, dal canto suo, non aveva avuto bisogno nè occasione di dirglielo. Neppure si vergognò di averlo a confessare in quel punto; che a’ suoi occhi, servire la signorina Maria e il signor Lorenzo, valeva quanto il viver d’entrata. 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La fanciulla è orfana; Michele è il vecchio compagno d’armi del padre di colui che la deve sposare. — O non è forse Vossignoria, lo sposo? — No; anch’io non sono altro che un amico di casa. — To’, ed io avrei giurato che fosse Lei! — Non prendo moglie, io, caro Pasquale; — soggiunse il Giuliani ridendo; — io voglio che si possa mettere sul mio cataletto una corona di candidi fiori; poniamo anche artefatti, ma candidi. — In fede mia, la pensa bene. Chi piglia donna, piglia una mala gatta a pelare. — Michele, — disse il Giuliani, — beccatevi questa, voi che meditate un pateracchio in facie Ecclesiae. Eh via, non vi fate rosso; che male c’è? — Son vecchio! — rispose sospirando Michele. — Baie! Vecchio è chi muore; non è vero, mastro Pasquale? Ma, non ci dilunghiamo in chiacchiere; come la è finita? Per colpa nostra ci avete perduta la clientela? — Sicuro, e il pentolino per giunta, che ho lasciato nell’orto. — Lasciare il pentolino in mano al nemico, non fu mai disonore se non pei Giannizzeri, i quali portavano le pentole in luogo di bandiere; — sentenziò il giornalista. — Eccovi da comperarne un altro. — Il legnaiuolo strabuzzò gli occhi e diede un sobbalzo, alla vista di dieci marenghi che gli metteva dinanzi il Giuliani. — Prendete, prendete! Questi vi consoleranno un poco della perdita che avete fatta lassù. Notate inoltre che la zecca che gli ha coniati lavora sempre, e ce ne saranno degli altri. L’amico Garaventa vi chiamerà di questi giorni in un certo palazzo, dove troverete una bella vigna da sfruttare, poichè il padrone fa casa nuova con suppellettili fatte venire a bella posta da Parigi, tutte di legno rosa, magaleppo, palissandra, madreperla, e a voi si darà l’incarico di arredar la cucina ed il quartierino della gente di servizio. — Certo, ha da essere la casa degli sposi? — L’avete indovinata, Pasquale. Or dunque addio; jam vale, generose senex, e grazie tante di ciò che avete fatto. Io non vi innalzerò una statua, come è fama che facessero ad Esopo i Milesii; ma state sicuro che io, col racconto della vostra impresa nobilissima, vi tramanderò all’ammirazione dei posteri.<noinclude> <references/></div></noinclude> nfhj28gz8e4624naoii0rpy1c5ofgwh Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/180 108 619886 3872151 2198000 2026-08-12T11:47:24Z AdrianaB64 78175 /* Trascritta */ 3872151 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione||— 176 —|}}</noinclude><nowiki /> — Passati, presenti e futuri — aggiunse Michele, stringendo la mano al più allegro dei gobbi. Mastro Pasquale accompagnò il Giuliani sull’uscio con molti inchini, e ricambiò a Michele un amorevole buffettone che questi gli avea dato sulle spalle, a mo’ di commiato. — Gente allegra, coi soldi in tasca! Ha da guadagnarne molti colle sue gazzette, costui: ma se li merita, in fede mia, perchè gli è buon pagatore. E quest’altra vigna che m’ha accennata? Pasquale, qui bisognerà farsi onore! — Così, cogli avuti in tasca, e cogli sperati in testa, il gobbo legnaiuolo si sentì leggero come una piuma. E certo assai più leggero del solito, sebbene con cinque marenghi in una mano e cinque nell’altra (tanto per non destar gelosie) pesasse molti grammi di più, risalì la scala che metteva in casa. Spinse l’uscio colle spalle, senza cavare i pugni dalle tasche ed entrato nella sala, con un piglio da trionfatore romano, andò a piantarsi dinanzi alla moglie, che se ne stava ancora rincantucciata presso la finestra, sebbene il sole fosse sparito da un pezzo. — Tecla, — entrò egli ex abrupto, — quanto credete abbia a costare uno sciallo di tartano? — Lasciatemi in pace. Che storie sono queste? — Vi domando quanto credete abbia a costare uno scialle di tartano. Parlo turco, forse? — Tecla si voltò tra curiosa e stizzita a guardarlo. — Siete diventato ricco in mezz’ora? - gli chiese ella a sua volta. Pasquale non rispose, bensì risposero le tasche per lui, nelle quali il legnaiuolo facea saltellare quelle dieci monete. Tecla, a quell’armonico tintinnio, aperse tanto d’occhi e mutò la smorfia in sorriso. — Che so io, quant’abbia a costare? — diss’ella. — Dieci, quindici lire.... sono tanti anni che non compro più nulla! — Eccone venti! — soggiunse superbamente Pasquale. E cavata una mano di tasca, gettò una moneta in grembo alla moglie, che fu pronta a metterci addosso ambe le sue. Egli, allora ridendo, così prese ad ammonirla: — Tecla, Tecla, donna di poca fede, perchè avete voi dubitato? Vedete, ce n’ho altri nove, di questi confetti; erano dieci, come i comandamenti di Dio. — Lasciate là i vostri paragoni, ereticaccio! Quella è roba di mal acquisto. — Di mal acquisto, Tecla? e perchè? Li ho forse rubati in saccoccia a qualcuno? Li ho forse chiesti a patto d’una<noinclude> <references/></div></noinclude> sbjrb1dxust2o40rwgq110ii10s9son Template:PAGES NOT PROOFREAD 10 753893 3872130 3871993 2026-08-12T06:59:18Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3872130 wikitext text/x-wiki 92680 a47oelc814e1d2rg0z5x55nytbxsgqf Template:ALL PAGES 10 753894 3872131 3871994 2026-08-12T06:59:28Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3872131 wikitext text/x-wiki 629290 lcrg2x11khl51o6w20231c7wtqua5av Template:PR TEXTS 10 753895 3872132 3871995 2026-08-12T06:59:38Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3872132 wikitext text/x-wiki 85548 kke6mjr2xe46lvf2lpwl5msrabi404f Template:ALL TEXTS 10 753896 3872134 3871996 2026-08-12T06:59:48Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3872134 wikitext text/x-wiki 107358 1low1v4xefw2tgavnww0py1jfbj4py9 Pagina:FirenzeartigianaDelLungo.djvu/112 108 767333 3872037 2726702 2026-08-11T12:11:22Z AdrianaB64 78175 /* Problematica */ 3872037 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione|{{smaller|102}}|{{Sc|{{smaller|agna gentile}}}}|riga=si}}</noinclude>Repubblica di Firenze. Non senza allusione, forse, alle discordie cittadine espressamente accennate ne’ versi 10 e 11; per le quali, e per altre non debite imprese, troppo ell’era pronta, la poderosa Repubblica, a cinger la spada», che ora il Poeta la esorta a cingere finalmente, «omai» (e in questo «omai» è amarezza di rimprovero), per la guerra di Gesù legittima e benaugurata. Che poi simbolo di Firenze sia posta l’«agna mansueta e gentile», insegna della più potente fra quelle Arti che erano esse lo stato, è concezione degna in tutto della squisitezza petrarchesca. E degno altresì della oratoria patriottica, che il Leopardi, poeta e prosatore sovrano, sentiva nelle Canzoni civili di lui 1), è l’atteggiamento dato dal Petrarca a cotesta figura. Secondo le figurazioni di quella zoografia politica, i cui documenti sopravvivono specialmente sulle pietre dei nostri pretorii e palagi popolari e nella poesia storica contemporanea, sono animali battaglieri che di altri animali menano strazio e vittoria. Era, in più luoghi di Firenze, l’aquila guelfa che ghermiva il drago ghibellino o la volpe pisana; era, nel palagio di Giano 1) ''Epistolario'' (Firenze, Succ. Le Monnier, 1892), I, 175; e ''Pensieri di filosofia e letteratura'', I (Firenze, Succ. Le Monnier, 1898), 108-109, 120.<noinclude></noinclude> gr1ed67xk08jncm124a5h0d29e02cou Pagina:FirenzeartigianaDelLungo.djvu/114 108 767334 3872063 2726705 2026-08-11T14:45:03Z AdrianaB64 78175 /* Problematica */ 3872063 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione|{{smaller|104}}|{{Sc|{{smaller|agna gentile}}}}|riga=si}}</noinclude>quella democrazia, nel cui «bello ovile» Dante l) non disdegnò, «nimico ai lupi, dormire agnello». Il leone, questa volta «si posava»: era l’«agna» che combatteva e vinceva. Oggi che, per opera della Società dantesca italiana, il palagio di quell’Arte addivien casa di Dante, l’«agna mansueta e gentile», che i lanaiuoli vi scolpivano nel 1308, ci fa ripensare quei fieri e pietosi versi dell’«esule immeritevole», rimpiangente il suo «bello ovile». Ad essi noi congiungiamo, integrato ne’ suoi intendimenti, il Sonetto di Francesco Petrarca; nel quale leggiamo, sotto i velami poetici, una pagina di storia fiorentina, che, a così breve distanza dalla morte di Dante, era sempre storia di lui, storia degli amori suoi e de’ dolori, de’ suoi ideali e de’ suoi disinganni, della sua anima e della sua poesia. 1) ''Purg"". XX, IO; ''Parad''. XXV, 5-6; ''Purg''. VI, 66.<noinclude></noinclude> ekb34ofngtli4o9id192ooscdpjk23v 3872064 3872063 2026-08-11T14:45:26Z AdrianaB64 78175 3872064 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione|{{smaller|104}}|{{Sc|{{smaller|agna gentile}}}}|riga=si}}</noinclude>quella democrazia, nel cui «bello ovile» Dante l) non disdegnò, «nimico ai lupi, dormire agnello». Il leone, questa volta «si posava»: era l’«agna» che combatteva e vinceva. Oggi che, per opera della Società dantesca italiana, il palagio di quell’Arte addivien casa di Dante, l’«agna mansueta e gentile», che i lanaiuoli vi scolpivano nel 1308, ci fa ripensare quei fieri e pietosi versi dell’«esule immeritevole», rimpiangente il suo «bello ovile». Ad essi noi congiungiamo, integrato ne’ suoi intendimenti, il Sonetto di Francesco Petrarca; nel quale leggiamo, sotto i velami poetici, una pagina di storia fiorentina, che, a così breve distanza dalla morte di Dante, era sempre storia di lui, storia degli amori suoi e de’ dolori, de’ suoi ideali e de’ suoi disinganni, della sua anima e della sua poesia. 1) ''Purg''. XX, IO; ''Parad''. XXV, 5-6; ''Purg''. VI, 66.<noinclude></noinclude> dyic4mbja3v70zry76ywen17gmurmin Pagina:FirenzeartigianaDelLungo.djvu/111 108 767378 3872022 2726701 2026-08-11T12:02:49Z AdrianaB64 78175 /* Problematica */ 3872022 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione||{{Sc|{{smaller|agna gentile}}}}|{{smaller|101}}|riga=si}}</noinclude>cioè Bologna? Non certo l’«Italia», come annotò il Leopardi, perchè da nessuna parte del contesto emerge la possibilità di tale relazione. E nemmeno l’«agna», com’annotò il Carducci, ed è stato ripetuto l). Ma il Carducci converrà meco, spero, non potere all’Agna abbattitrice de’ fieri Lupi (e «consolabile», domando io, di che?) riferirsi il «badare», che tanto bene si adatta a Bologna aspettante il Pontefice; e vorrà concedermi che all’ufficio di «consolare» invece, com’era il caso, le due città nella loro inquieta aspettativa non possano, come avevo cominciato a dire, ragionevolmente deputarsi private persone, per autorevoli che si voglian pensare, ma bene si possa un’altra nobilissima città italiana. E troppo gran cosa poi, per «alcuni amici fiorentini», era che si dicesse loro «e per Gesù cingete omai la spada», come se dalla partecipazione di quattro o cinque o dieci valentuomini potesse benaugurarsi dell’esito nientemeno che d’una Crociata! laddove quell’apostrofe appropriatamente è rivolta alla 1) ''Le Rime'' di FRANCESCO PETRARCA, ''con note dichiarative e filologiche di'' GIUSEPPE RIGUTINI; Milano, Hoepli, 1896; a pag. 351-52. Ivi anco si legge: «Che l’agnella abbatta i lupi, è cosa che ha del miracolo; ma qui per ''Agna'' «intese il P. la mansuetudine cristiana. Cristo è simboleggiato «nell’agnello, ed è chiamato Agnello di Dio. Del resto, su «questa Agna se ne son dette non poche».<noinclude></noinclude> hvude3x9uh2e8qkjagf0oo9fdyx6nb0 Pagina:FirenzeartigianaDelLungo.djvu/113 108 767380 3872061 2726704 2026-08-11T14:42:01Z AdrianaB64 78175 /* Problematica */ 3872061 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="2" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione||{{Sc|{{smaller|agna gentile}}}}|{{smaller|103}}|riga=si}}</noinclude>a Pistoia, il leon di Firenze che strangolava l’aretino cavallo sfrenato; e nel sigillo ghibellino di Pisa, era esso il leone fiorentino che soggiaceva all’aquila imperiale; era sul palazzo di San Giorgio il grifone genovese che di quell’aquila faceva scempio; era, o fu immaginato che fosse, sulla tomba di Corradino in Santa Croce di Napoli il leone angioino che spennacchiava l’aquilotto venutogli a morir fra le branche; e sulla ringhiera di Palazzo Vecchio era il Marzocco dorato che avea sotto la lupa senese. Nel poema di Dante il leone angioino sta in pericolo d’essere artigliato dall’aquila vendicatrice l): ma quando il vescovo d’Arezzo ne volea far pittura nel suo palazzo ghibellino, il pennello motteggiatore del fiorentino Bonamico invertiva le parti, ed era il leone che sbranava l’ aquila 2). Nel simbolo petrarchesco, abbattitrice della «antica maledetta lupa», sinistra imagine di losche profane cupidigie, è l’«agna mansueta e gentile», insegna d’Arte e di democrazia: della democrazia, trionfatrice pacifica d’ogni rozza e violenta barbarie; di 1) ''Parad'', VI, 107. E del Leone fiorentino, con la frase dantesca, il Machiavelli (''Decennali'', I, 124-25): «Ed al vostro Leon trasser de’ velli La Lupa con San Giorgio e la Pantera», che era Lucca. 2) Franco Sacchetti, ''Nov''. CLXI.<noinclude></noinclude> 6xolmq6w4wq3zz87bqil51js53bq0jl Utente:Marcok/ElencoLibri 2 767517 3872084 3842291 2026-08-11T17:12:17Z ListeriaBot 39788 Wikidata list updated [V2] 3872084 wikitext text/x-wiki Test di interrogazione per generare una lista di libri presenti su Wikisource a partire dai dati presenti su Wikidata. {{Wikidata list |sparql= SELECT ?item ?pagina_indice_Wikisource WHERE { ?item wdt:P1957 ?pagina_indice_Wikisource. FILTER(EXISTS { ?wiki schema:about ?item; schema:isPartOf <https://it.wikisource.org/>. }) } ORDER BY DESC (?item) |wdq= |sort= |columns=item:Wikidata,label:Titolo,P577:Data,description:Descrizione |thumb=80 |summary=itemnumber }} {| class='wikitable sortable' ! Wikidata ! Titolo ! Data ! Descrizione |- | [[:d:Q99736010|Q99736010]] | [[Rime varie, Etruria vendicata (Alfieri, 1903)|Le rime varie e il poema L'Etruria vendicata di Vittorio Alfieri]] | data-sort-value="1903" | 1903 | edizione (1903) di opere poetiche di Vittorio Alfieri |- | [[:d:Q99733037|Q99733037]] | [[Epigrammi, Satire, Misogallo (Alfieri, 1903)|Gli epigrammi le satire, il Misogallo di Vittorio Alfieri]] | data-sort-value="1903" | 1903 | edizione (1903) di opere letterarie di Vittorio Alfieri |- | [[:d:Q99233415|Q99233415]] | [[La virtù sconosciuta|La virtù sconosciuta. Dialogo di Vittorio Alfieri da Asti]] | data-sort-value="1786" | 1786 | edizione (1786) di opere letterarie di Vittorio Alfieri |- | [[:d:Q98271221|Q98271221]] | [[Saul]] | data-sort-value="1807" | 1807 | edizione (1807) della tragedia di Vittorio Alfieri |- | [[:d:Q98205941|Q98205941]] | [[Tragedie (Alfieri, 1783), Volume III|Tragedie di Vittorio Alfieri da Asti. 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Nostro signore papa Pio VII tenuta nel concistoro segreto la feria seconda il giorno XXIX di Ottobre MDCCCIV]] | data-sort-value="1804" | 1804 | edizione in latino e italiano dell&#39;allocuzione "Hoc ipso" di papa Pio VII |- | [[:d:Q96335522|Q96335522]] | [[Panegirico di Plinio a Trajano nuovamente trovato, e tradotto da Vittorio Alfieri da Asti]] | data-sort-value="1789" | 1789 | edizione di opere letterarie di Vittorio Alfieri (1789) |- | [[:d:Q96335351|Q96335351]] | [[Della tirannide e altre opere (Alfieri, 1927)|Della tirannide]] | data-sort-value="1927" | 1927 | edizione (1927) delle opere politiche di Vittorio Alfieri |- | [[:d:Q93877680|Q93877680]] | [[Tragedie postume (Alfieri, 1947)|Tragedie postume]] | data-sort-value="1947" | 1947 | edizione delle tragedie postume di Vittorio Alfieri (Bari, 1947) |- | [[:d:Q91776240|Q91776240]] | [[La sesta crociata, ovvero l'istoria della santa vita e delle grandi cavallerie di re Luigi IX di Francia]] | data-sort-value="1872" | 1872 | edizione italiana della Vita di San Luigi di Jean de Joinville, tradotta da Giovanni Galvani e pubblicata nel 1872 |- | [[:d:Q84761774|Q84761774]] | [[Storie incredibili]] | data-sort-value="1869" | 1869 | |- | [[:d:Q72625647|Q72625647]] | [[Una questione di grammatica razionale]] | data-sort-value="1912" | 1912 | discorso del prof. Giuseppe Peano, IV Congresso Internazionale di Filosofia, Bologna, 1911 |- | [[:d:Q72624446|Q72624446]] | [[Principii di geometria]] | data-sort-value="1889" | 1889 | saggio di Giuseppe Peano |- | [[:d:Q72165087|Q72165087]] | [[Guerra e malaria]] | data-sort-value="1918" | 1918 | opuscolo di Giuseppe D&#39;Urso |- | [[:d:Q70063197|Q70063197]] | [[Dell'uso de' conduttori metallici a preservazione degli edifizi contro de' fulmini, nuova apologia|Dell’uso de’ conduttori metallici a preservazione degli edifizj contro de’ fulmini, nuova apologia]] | data-sort-value="1774" | 1774 | libro di Giuseppe Toaldo sull&#39;uso dei parafulmini |- | [[:d:Q674081|Q674081]] | [[Opera:Il fermo proposito (Pio X)|Il fermo proposito]] | data-sort-value="1905" | 1905-06-11 | enciclica di Pio X del 1905 |- | [[:d:Q65938719|Q65938719]] | [[Dal mio verziere]] | data-sort-value="1910" | 1910 | edizione del 1910 dell&#39;opera di Maria Majocchi |- | [[:d:Q65037994|Q65037994]] | [[Don Chisciotte della Mancia]] | 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[[Sigilli pratesi]] | data-sort-value="1872" | 1872 | edizione dell&#39;opera di Cesare Guasti |- | [[:d:Q64139945|Q64139945]] | [[Le dimore estive dell'Appennino toscano]] | data-sort-value="1896" | 1896 | libro di Emilio Bertini |- | [[:d:Q63945060|Q63945060]] | [[Quando il dormente si sveglierà]] | data-sort-value="1907" | 1907 | traduzione di When the Sleeper Wakes |- | [[:d:Q63859708|Q63859708]] | [[Orazioni]] | data-sort-value="1918" | 1918 | prima edizione dell’opera di Ada Negri |- | [[:d:Q63859706|Q63859706]] | [[Le solitarie]] | data-sort-value="1917" | 1917 | prima edizione dell’opera di Ada Negri |- | [[:d:Q63859704|Q63859704]] | [[Dal profondo]] | data-sort-value="1910" | 1910 | prima edizione dell’opera di Ada Negri |- | [[:d:Q63859703|Q63859703]] | [[Tempeste]] | data-sort-value="1896" | 1896 | prima edizione dell’opera di Ada Negri |- | [[:d:Q63859532|Q63859532]] | [[Fatalità (1895)|Fatalità]] | data-sort-value="1895" | 1895 | edizione del 1895 dell’opera di Ada Negri |- | [[:d:Q63681695|Q63681695]] | [[Nel deserto]] | data-sort-value="1911" | 1911 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63681694|Q63681694]] | [[Marianna Sirca]] | data-sort-value="1915" | 1915 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63681693|Q63681693]] | [[La via del male]] | data-sort-value="1906" | 1906 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63681691|Q63681691]] | [[La madre (Deledda)|La madre]] | data-sort-value="1920" | 1920 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63681690|Q63681690]] | [[L'edera (romanzo)|L'edera]] | data-sort-value="1920" | 1920 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63681689|Q63681689]] | [[Dopo il divorzio]] | data-sort-value="1902" | 1902 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63681688|Q63681688]] | [[Colombi e sparvieri]] | data-sort-value="1912" | 1912 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63681687|Q63681687]] | [[Cenere]] | data-sort-value="1929" | 1929 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63681686|Q63681686]] | [[Canne al vento]] | data-sort-value="1913" | 1913 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63681685|Q63681685]] | [[Annalena Bilsini]] | data-sort-value="1927" | 1927 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63676441|Q63676441]] | [[Il Parlamento del Regno d'Italia]] | data-sort-value="1860" | 1860 | edizione del libro di Aristide Calani pubblicata a Milano nel 1860 |- | [[:d:Q63648030|Q63648030]] | [[Il diavolo nella mia libreria]] | data-sort-value="1921" | 1921 | edizione del 1921 edita Mondadori del libro di Alfredo Panzini |- | [[:d:Q63648029|Q63648029]] | [[Novelle d'ambo i sessi]] | data-sort-value="1920" | 1920 | edizione del 1920 edita Treves del libro di Alfredo Panzini |- | [[:d:Q63648026|Q63648026]] | [[Viaggio di un povero letterato]] | data-sort-value="1920" | 1920 | edizione del 1920 edita Treves del libro di Alfredo Panzini |- | [[:d:Q63620239|Q63620239]] | [[Il libro dei morti]] | data-sort-value="1893" | 1893 | edizione del 1893 edita Galli dell&#39;opera di Alfredo Panzini |- | [[:d:Q63619319|Q63619319]] | [[Il bacio di Lesbia]] | data-sort-value="1949" | 1949 | edizione del 1949 edita Mondadori dell&#39;opera di Alfredo Panzini |- | [[:d:Q63439538|Q63439538]] | [[Elias Portolu]] | data-sort-value="1928" | 1928 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63435956|Q63435956]] | [[Cosima]] | data-sort-value="1937" | 1937 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63435955|Q63435955]] | [[La chiesa della solitudine]] | data-sort-value="1936" | 1936 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63435954|Q63435954]] | [[L'argine]] | data-sort-value="1934" | 1934 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63435953|Q63435953]] | [[Il paese del vento]] | data-sort-value="1931" | 1931 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63435952|Q63435952]] | [[La giustizia]] | data-sort-value="1929" | 1929 | edizione del 1929 dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63435950|Q63435950]] | [[Il tesoro (Deledda)|Il tesoro]] | data-sort-value="1928" | 1928 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63435949|Q63435949]] | [[Il vecchio e i fanciulli]] | data-sort-value="1929" | 1929 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63435948|Q63435948]] | [[La fuga in Egitto]] | data-sort-value="1926" | 1926 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63435947|Q63435947]] | [[La danza della collana - A sinistra|La danza della collana]] | data-sort-value="1924" | 1924 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63435946|Q63435946]] | [[Il Dio dei viventi]] | data-sort-value="1922" | 1922 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63435945|Q63435945]] | [[Il segreto dell'uomo solitario]] | data-sort-value="1921" | 1921 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63435943|Q63435943]] | [[L'incendio nell'oliveto]] | data-sort-value="1921" | 1921 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63435942|Q63435942]] | [[Le colpe altrui]] | data-sort-value="1920" | 1920 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63435941|Q63435941]] | [[Il nostro padrone]] | data-sort-value="1920" | 1920 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63435940|Q63435940]] | [[Naufraghi in porto]] | data-sort-value="1920" | 1920 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63435939|Q63435939]] | [[Il vecchio della montagna - Odio vince|Il vecchio della montagna]] | data-sort-value="1920" | 1920 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63435935|Q63435935]] | [[Nostalgie]] | data-sort-value="1914" | 1914 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63435933|Q63435933]] | [[Sino al confine]] | data-sort-value="1922" | 1922 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63435932|Q63435932]] | [[L'ombra del passato]] | data-sort-value="1907" | 1907 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63435931|Q63435931]] | [[Anime oneste]] | data-sort-value="1905" | 1905 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q63434342|Q63434342]] | [[Dal vero (Serao)|Dal Vero]] | data-sort-value="1879" | 1879 | prima edizione dell’opera di Matilde Serao |- | [[:d:Q63434321|Q63434321]] | [[La moglie di un grand'uomo ed altre novelle|La moglie di un grand'uomo]] | data-sort-value="1919" | 1919 | prima edizione dell’opera di Matilde Serao |- | [[:d:Q63434229|Q63434229]] | [[La conquista di Roma]] | data-sort-value="1910" | 1910 | edizione del romanzo di Matilde Serao |- | [[:d:Q63434228|Q63434228]] | [[Lettere d'una viaggiatrice]] | data-sort-value="1908" | 1908 | prima edizione dell’opera di Matilde Serao |- | [[:d:Q63434226|Q63434226]] | [[Cristina]] | data-sort-value="1908" | 1908 | prima edizione dell’opera di Matilde Serao |- | [[:d:Q63434224|Q63434224]] | [[Il romanzo della fanciulla]] | data-sort-value="1921" | 1921 | edizione del 1921 dell’opera di Matilde Serao |- | [[:d:Q63434223|Q63434223]] | [[Santa Teresa]] | data-sort-value="1904" | 1904 | prima edizione dell’opera di Matilde Serao |- | [[:d:Q63434222|Q63434222]] | [[Suor Giovanna della Croce]] | data-sort-value="1901" | 1901 | prima edizione dell’opera di Matilde Serao |- | [[:d:Q63434220|Q63434220]] | [[L'infedele]] | data-sort-value="1897" | 1897 | prima edizione dell’opera di Matilde Serao |- | [[:d:Q63434219|Q63434219]] | [[Donna Paola]] | data-sort-value="1897" | 1897 | prima edizione dell’opera di Matilde Serao |- | [[:d:Q63434217|Q63434217]] | [[Leggende napoletane]] | data-sort-value="1895" | 1895 | edizione del 1895 dell’opera di Matilde Serao |- | [[:d:Q63434216|Q63434216]] | [[Le amanti]] | data-sort-value="1894" | 1894 | prima edizione dell’opera di Matilde Serao |- | [[:d:Q63434215|Q63434215]] | [[Gli amanti]] | data-sort-value="1894" | 1894 | prima edizione dell’opera di Matilde Serao |- | [[:d:Q63434214|Q63434214]] | [[Fantasia (Serao)|Fantasia]] | data-sort-value="1892" | 1892 | edizione del 1892 dell’opera di Matilde Serao |- | [[:d:Q63434208|Q63434208]] | [[La mano tagliata]] | data-sort-value="1912" | 1912 | prima edizione dell’opera di Matilde Serao |- | [[:d:Q63434207|Q63434207]] | [[Piccolo romanzo]] | data-sort-value="1891" | 1891 | prima edizione dell’opera di Matilde Serao |- | [[:d:Q63400202|Q63400202]] | [[Piccole anime]] | data-sort-value="1890" | 1890 | edizione del 1890 dell’opera di Matilde Serao |- | [[:d:Q63400201|Q63400201]] | [[Fior di passione (Serao)|Fior di passione]] | data-sort-value="1888" | 1888 | prima edizione dell’opera di Matilde Serao |- | [[:d:Q63400200|Q63400200]] | [[Vita e avventure di Riccardo Joanna]] | data-sort-value="1887" | 1887 | prima edizione dell’opera di Matilde Serao |- | [[:d:Q63400198|Q63400198]] | [[La virtù di Checchina]] | data-sort-value="1884" | 1884 | prima edizione dell’opera di Matilde Serao |- | [[:d:Q63400156|Q63400156]] | [[Storia di due anime]] | data-sort-value="1904" | 1904 | prima edizione dell’opera di Matilde Serao |- | [[:d:Q63118883|Q63118883]] | [[Il tulipano nero]] | data-sort-value="1851" | 1851 | |- | [[:d:Q61671482|Q61671482]] | [[Memorie storiche su la vita, gli studj, e le opere di Lionardo da Vinci]] | data-sort-value="1804" | 1804 | prima edizione dell&#39;opera di Carlo Amoretti del 1804 |- | [[:d:Q61463724|Q61463724]] | [[La scotennatrice]] | data-sort-value="1930" | 1930 | ed. Sonzogno, Milano 1930 |- | [[:d:Q61179500|Q61179500]] | [[Il mio delitto]] | data-sort-value="1925" | 1925 | ed. Fratelli Treves, Milano 1925 |- | [[:d:Q60798383|Q60798383]] | [[Relatione della morte, et esequie del serenissimo principe Carlo|Relatione della morte, et esequie del serenissimo principe Carlo, figliuolo del catolico re Filippo II re di Spagna et c.]] | data-sort-value="1569" | 1569 | opera di Juan Lopez de Hoyos, edizione del 1569 |- | [[:d:Q60643033|Q60643033]] | [[Dell'incendio del Monte di Somma]] | data-sort-value="1631" | 1631 | opera di Giovanni Orlandi, edizione del 1631 |- | [[:d:Q60533070|Q60533070]] | [[Il mostruosissimo mostro]] | data-sort-value="1584" | 1584 | opera di Giovanni Rinaldi, edizione del 1584 |- | [[:d:Q60463524|Q60463524]] | [[Vita di Jacopo Durandi]] | data-sort-value="1817" | 1817-12-06 | biografia scritta da Gaspare de Gregory |- | [[:d:Q60196596|Q60196596]] | [[Nelle solenni esequie del celebre filosofo e medico bolognese Giacomo Bartolomeo Beccari]] | data-sort-value="1766" | 1766 | orazione funebre di Flaminio Scarselli |- | [[:d:Q60023254|Q60023254]] | [[Contro l'alchimia e gli alchimisti palinodia dell'Argonautica|Contro l'alchimia e gli alchimisti palinodia dell'Argonautica...]] | data-sort-value="1606" | 1606 | opera di Angelo Ingegneri, edizione del 1606 |- | [[:d:Q59820360|Q59820360]] | [[L'historia della publica et famosa entrata in Vinegia del serenissimo Henrico III|L'historia della publica et famosa entrata in Vinegia del serenissimo Henrico III... con la dechiaratione dell'edificio, et arco fatto al Lido. Composto nuovamente per Marsilio della Croce]] | data-sort-value="1574" | 1574 | opera di Marsilio Della Croce, edizione del 1574 |- | [[:d:Q59603800|Q59603800]] | [[Dialogo de la caccia de' falconi, astori, et sparvieri|Dialogo de la caccia de' falconi, astori, et sparvieri. Con l'aggiunta d'un discorso in materia de la caccia de li smerigli, de l'astorelle... De l'illustre sig.r Francesco Codroipo gentilhuomo udinese]] | data-sort-value="1614" | 1614 | opera di Francesco Codroipo, edizione del 1614 |- | [[:d:Q59261285|Q59261285]] | [[Poetica descritione d'intorno all'inventioni della sbarra combattuta in Fiorenza|Poetica descritione d'intorno all'inventioni della sbarra combattuta in Fiorenza nel cortile del palagio de' Pitti in honore della sereniss. signora Bianca Cappello gran duchessa di Toscana]] | data-sort-value="1579" | 1579 | opera di Cosimo Gaci, edizione del 1579 |- | [[:d:Q58882478|Q58882478]] | [[Il vampiro (1831)|Il vampiro]] | data-sort-value="1831" | 1831 | traduzione italiano di 1831 |- | [[:d:Q58483320|Q58483320]] | [[Breve descrizione dell'aquisto di Terra Santa|Breve descrizione dell'aquisto di Terra Santa di Antonio Mossi fiorentino]] | data-sort-value="1601" | 1601 | opera di Antonio Mossi, edizione del 1601 |- | [[:d:Q58230016|Q58230016]] | [[Ragguaglio del numero de peregrini|Ragguaglio del numero de peregrini, et dell'ordine tenuto in riceverli, et governarli in l'hospitale della venerabile Archiconfraternita della Santissima Trinita in Roma, l'anno del giubileo 1575. Raccolto da Pomponio Castani...]] | data-sort-value="1576" | 1576 | opera di Pomponio Castani, edizione del 1576 |- | [[:d:Q57494942|Q57494942]] | [[Breve trattato delle citta nobili del mondo, et di tutta Italia|Breve trattato delle citta nobili del mondo, et di tutta Italia... et il principio del regno de' Longobardi...]] | data-sort-value="1574" | 1574 | volume edito nel 1574 |- | [[:d:Q57394883|Q57394883]] | [[Il ventre di Napoli]] | data-sort-value="1884" | 1884 | romanzo italiano |- | [[:d:Q57153261|Q57153261]] | [[Discorso sopra il giuoco del calcio fiorentino|Discorso sopra il giuoco del calcio fiorentino. Del Puro Accademico Alterato. Al sereniss. gran duca di Toscana suo signore]] | data-sort-value="1580" | 1580 | opera di Giovanni Bardi, edizione del 1580 |- | [[:d:Q56831097|Q56831097]] | [[Le dieci mascherate delle bufole mandate in Firenze il giorno di Carnovale l'anno 1565|Le dieci mascherate delle bufole mandate in Firenze il giorno di Carnovale l'anno 1565. Con la descrizzione di tutta la pompa delle maschere, e loro invenzioni]] | data-sort-value="1566" | 1566 | volume edito nel 1566 |- | [[:d:Q56708026|Q56708026]] | [[Alcune lettere delle cose del Giappone|Alcune lettere delle cose del Giappone. Dell'anno 1579. insino al 1581]] | data-sort-value="1584" | 1584 | volume, edizione del 1584 |- | [[:d:Q56648771|Q56648771]] | [[I tre libri di Pomponio Mela del sito, forma, e misura del mondo|I tre libri di Pomponio Mela del sito, forma, e misura del mondo. Tradotto per messer Thomaso Porcacchi]] | data-sort-value="1557" | 1557 | opera di Pomponio Mela tradotto da Tommaso Porcacchi, edizione del 1557 |- | [[:d:Q56572897|Q56572897]] | [[Nuove inventioni di Camillo Agrippa Milanese sopra il modo di navigare]] | data-sort-value="1595" | 1595 | opera di Camillo Agrippa, edizione del 1595 |- | [[:d:Q56458343|Q56458343]] | [[Trattato di scienza d'arme|Di M. Camillo Agrippa Trattato di scienza d'arme. Et un dialogo in detta materia]] | data-sort-value="1568" | 1568 | opera di Camillo Agrippa, edizione del 1568 |- | [[:d:Q56396010|Q56396010]] | [[Pietro Coppo Del sito de listria a Iosepho Faustino]] | data-sort-value="1540" | 1540 | opera di Pietro Coppo, edizione nel 1540 |- | [[:d:Q51783019|Q51783019]] | [[Viaggio da Milano ai tre laghi Maggiore, di Lugano e di Como e ne' monti che li circondano]] | data-sort-value="1817" | 1817-02-10 | quinta edizione (1817) del libro di Carlo Amoretti |- | [[:d:Q51130006|Q51130006]] | [[Indice:Scientia - Vol. VIII.djvu]] | data-sort-value="1910" | 1910 | |- | [[:d:Q30111604|Q30111604]] | [[Artisti fiesolani|Artisti fiesolani ed. 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911 | edizione |- | [[:d:Q30057314|Q30057314]] | [[Vita nuova|La vita nuova]] | data-sort-value="1907" | 1907 | 1907 edizione italiana |- | [[:d:Q29024966|Q29024966]] | [[Importanza dei simboli in matematica]] | data-sort-value="1915" | 1915 | |- | [[:d:Q28800582|Q28800582]] | [[Epulario]] | data-sort-value="1643" | 1643 | |- | [[:d:Q28800580|Q28800580]] | [[Il rimedio infallibile|Il rimedio infallibile che conserva le quarantine d'anni il vino in ogni paese, senza potersi mai guastare]] | data-sort-value="1593" | 1593 | libro di Giovanni Antonio Fineo del 1593 |- | [[:d:Q28800579|Q28800579]] | [[Descrittione del sontuoso torneo fatto nella Fidelissima Città di Napoli l'anno 1612]] | data-sort-value="1612" | 1612 | libro di Francesco Valentini del 1612 |- | [[:d:Q27620578|Q27620578]] | [[Morgante maggiore|Il Morgante Maggiore di Luigi Pulci con note filologiche di Pietro Sermolli. Volume secondo, Firenze, Felice Le Monnier, 1855]] | data-sort-value="1855" | 1855 | edizione Firenze Felice Le Monnier 1855 |- | [[:d:Q25631126|Q25631126]] | [[Antigone (Sofocle - Romagnoli)|Antigone]] | data-sort-value="1926" | 1926 | traduzione del 1926 in lingua italiana di Ettore Romagnoli |- | [[:d:Q24790575|Q24790575]] | [[Edipo re (Sofocle - Bellotti)|Edipo re]] | data-sort-value="1843" | 1843 | traduzione italiana di Edipo re (Sofocle) di Felice Bellotti |- | [[:d:Q24790531|Q24790531]] | [[Edipo Coloneo (Sofocle - Giusti)|Edipo Coloneo]] | data-sort-value="1819" | 1819 | traduzione italiano di Giovanni Battista Giusti |- | [[:d:Q24132156|Q24132156]] | [[Codifica numerica del segnale audio]] | data-sort-value="1996" | 1996 | libro della Scuola Superiore Guglielmo Reiss Romoli |- | [[:d:Q23931094|Q23931094]] | [[Eva (1873)|Eva]] | data-sort-value="1873" | 1873 | prima edizione del 1873 del romanzo di Giovanni Verga |- | [[:d:Q23931092|Q23931092]] | [[Eva]] | data-sort-value="1899" | 1899 | edizione del 1899 del romanzo di Giovanni Verga |- | [[:d:Q23838035|Q23838035]] | [[Canti (Leopardi - Donati)|Canti (Laterza, 1917)]] | data-sort-value="1917" | 1917 | |- | [[:d:Q22910055|Q22910055]] | [[Vita di Michelagnolo Buonarroti|Vita di Michelagnolo Buonarroti raccolta per Ascanio Condivi da la Ripa Transone (Blado 1553 A)]] | data-sort-value="1553" | 1553 | prima edizione della biografia di Michelangelo scritta da Ascanio Condivi |- | [[:d:Q21540331|Q21540331]] | [[Il mio Carso]] | data-sort-value="1920" | 1920 | quarta edizione del romanzo di Scipio Slataper (Roma, 1920) |- | [[:d:Q21522565|Q21522565]] | [[Della architettura della pittura e della statua]] | data-sort-value="1782" | 1782 | edizione dei tre trattati d&#39;arte di Leon Battista Alberti |- | [[:d:Q21485081|Q21485081]] | [[Lettera di Raffaello d'Urbino a papa Leone X (ed. Visconti)|Lettera di Raffaello d'Urbino a papa Leone X (Tipografia delle scienze 1840)]] | data-sort-value="1840" | 1840 | edizione di una delle fasi redazionali della Lettera di Raffaello a Leone X |- | [[:d:Q19144209|Q19144209]] | [[Versi editi ed inediti di Giuseppe Giusti]] | | |- | [[:d:Q19144108|Q19144108]] | [[Regno di Sardegna - Regio Biglietto 10 marzo 1821 (Vittorio Emanuele I)|Regio Proclama 10 marzo 1821]] | data-sort-value="1821" | 1821 | edizione del proclama di Vittorio Emanuele I di Savoia, re di Sardegna |- | [[:d:Q19142891|Q19142891]] | [[Vita di monsignor Giacomo Goria vescovo di Vercelli (Cusano)|Vita di monsignor Giacomo Goria vescovo di Vercelli]] | data-sort-value="1702" | 1702 | Opuscolo pubblicato a Torino nel 1702 |- | [[:d:Q19142829|Q19142829]] | [[Vita del glorioso martire s. Secondo (1823)|Vita del glorioso martire s. Secondo]] | data-sort-value="1823" | 1823 | Opuscolo pubblicato ad Asti nel 1823 |- | [[:d:Q19142711|Q19142711]] | [[Versi di Giacomo Zanella]] | data-sort-value="1868" | 1868 | antologia di poesie |- | [[:d:Q19141889|Q19141889]] | [[Tragedie, inni sacri e odi|Tragedie]] | | |- | [[:d:Q19141420|Q19141420]] | [[Storia della rivoluzione piemontese del 1821 (Santarosa)|Storia della rivoluzione piemontese del 1821]] | data-sort-value="1850" | 1850 | edizione del saggio storico di Santorre di Santarosa (Torino, 1850) |- | [[:d:Q19140922|Q19140922]] | [[Siccome nella Visita Pastorale|Editto 8 gennaio 1742]] | data-sort-value="1742" | 1742-01 | edizione del documento di Giuseppe Felissano, vescovo di Asti |- | [[:d:Q19140497|Q19140497]] | [[Scherzi poetici di vari celebri autori italiani e veneziani]] | | |- | [[:d:Q19140185|Q19140185]] | [[Rivista italiana di numismatica 1890]] | | |- | [[:d:Q19140114|Q19140114]] | [[Rito ed uso delle cere sagre volgarmente chiamate Agnus Dei]] | data-sort-value="1846" | 1846 | |- | [[:d:Q19139839|Q19139839]] | [[Relazione d'una miracolosa guarigione seguita in Sicilia li 7 Gennajo 1762 per intercessione dell'apostolo delle Indie s. Francesco Saverio]] | data-sort-value="1762" | 1762 | opuscolo pubblicato a Roma, Milano e Torino nel 1762 circa |- | [[:d:Q19139811|Q19139811]] | [[Regolamento di polizia urbana e rurale pel Comune di Viarigi|Regolamento di polizia urbana e rurale pel Comune di Viariggi]] | data-sort-value="1856" | 1856 | edizione (1855) del documento del Comune di Viarigi |- | [[:d:Q19139770|Q19139770]] | [[Regola di S. Agostino per le monache di Santa Caterina della Rosa|Regola di S. Agostino per le monache di Santa Caterina della rosa]] | | |- | [[:d:Q19139765|Q19139765]] | [[Regno di Sardegna - Regolamento misurazioni territoriali 5 dicembre 1775|Regolamento misurazioni territoriali]] | data-sort-value="1775" | 1775-12-05 | regolamento del Regno di Sardegna |- | [[:d:Q19139761|Q19139761]] | [[Regno di Sardegna - Regolamento degli uffizi di notaio e d'insinuatore 9 novembre 1770|Regolamento degli uffizi di notaio e d'insinuatore]] | data-sort-value="1770" | 1770-11-09 | regolamento del Regno di Sardegna |- | [[:d:Q19139753|Q19139753]] | [[Regno di Sardegna - Regio Editto 9 maggio 1794|Regio Editto 9 maggio 1794]] | data-sort-value="1794" | 1794-05 | edizione (1794) del documento di Vittorio Amedeo III di Savoia, re di Sardegna |- | [[:d:Q19139721|Q19139721]] | [[Regno di Sardegna - Regie Patenti 17 marzo 1831|Regie Patenti 17 marzo 1831]] | data-sort-value="1831" | 1831-03 | edizione (1831) del documento di Carlo Felice, re di Sardegna |- | [[:d:Q19139688|Q19139688]] | [[Regno di Sardegna - Patenti 26 aprile 1821|Patenti 26 aprile 1821]] | data-sort-value="1821" | 1821-04 | edizione di atti del Regno di Sardegna |- | [[:d:Q19139663|Q19139663]] | [[Regno di Sardegna - Editto 13 marzo 1821 (Carlo Alberto)|Editto 13 marzo 1821]] | data-sort-value="1821" | 1821-03 | edizione dell&#39;editto di Carlo Alberto di Savoia, reggente ad interim del Regno di Sardegna |- | [[:d:Q19139613|Q19139613]] | [[Regno di Sardegna - Decreto 14 marzo 1821 (Carlo Alberto) 2|Decreto 14 marzo 1821 / 3]] | data-sort-value="1821" | 1821-03 | edizione di atti del Regno di Sardegna |- | [[:d:Q19139606|Q19139606]] | [[Regno di Sardegna - Decreto 14 marzo 1821 (Carlo Alberto) 1|Decreto 14 marzo 1821 / 2]] | data-sort-value="1821" | 1821-03 | edizione di atti del Regno di Sardegna |- | [[:d:Q19139601|Q19139601]] | [[Regno di Sardegna - Decreto 14 marzo 1821 (Carlo Alberto)|Decreto 14 marzo 1821 / 1]] | data-sort-value="1821" | 1821-03 | edizione di atti del Regno di Sardegna |- | [[:d:Q19139596|Q19139596]] | [[Regno di Sardegna - Decreto 13 marzo 1821 (Carlo Alberto)|Decreto 13 marzo 1821]] | data-sort-value="1821" | 1821-03 | edizione di atti del Regno di Sardegna |- | [[:d:Q19138518|Q19138518]] | [[Proclama Torino 27 marzo 1849 (Vittorio Emanuele II)|Proclama 27 marzo 1849]] | data-sort-value="1849" | 1849 | edizione (1849) del proclama di Vittorio Emanuele II, re di Sardegna, in occasione della sua ascesa al trono |- | [[:d:Q19138508|Q19138508]] | [[Proclama Bozzolo 28 luglio 1848 (Carlo Alberto)|Proclama 28 luglio 1848]] | data-sort-value="1848" | 1848 | edizione (1848) del proclama di Carlo Alberto, re di Sardegna, successivo alla battaglia di Custoza |- | [[:d:Q19138289|Q19138289]] | [[Poesie greche]] | | |- | [[:d:Q19138147|Q19138147]] | [[Piceno Annonario, ossia Gallia Senonia illustrata]] | data-sort-value="1825" | 1825 | edizione del 1825 dell&#39;opera di Antonio Brandimarte |- | [[:d:Q19138128|Q19138128]] | [[Piccole storie del mondo grande]] | data-sort-value="1920" | 1920 | edizione del 1920 edita Treves del libro di Alfredo Panzini |- | [[:d:Q19137927|Q19137927]] | [[Pensieri di uomini classici sulla lingua latina|Discorso recitato a' cherici alunni del Seminario d'Asti per eccitarli vie piu' allo studio della lingua latina ...]] | data-sort-value="1842" | 1842 | edizione (1842) del discorso di Filippo Artico, vescovo di Asti |- | [[:d:Q19137871|Q19137871]] | [[Pastorale 31 maggio 1889 (Marello)|Lettera pastorale al clero e al popolo della diocesi d'Acqui]] | data-sort-value="1889" | 1889 | edizione (1889) della prima lettera pastorale di Giuseppe Marello, vescovo di Acqui |- | [[:d:Q19137822|Q19137822]] | [[Paralipomeni della Batracomiomachia]] | data-sort-value="1842" | 1842 | edizione Baudry, 1842 |- | [[:d:Q19137641|Q19137641]] | [[Ordine del giorno Vigevano 7 agosto 1848 (Carlo Alberto)|Ordine del giorno 7 agosto 1848]] | data-sort-value="1848" | 1848-08 | edizione (1848) del documento di Carlo Alberto, re di Sardegna |- | [[:d:Q19137478|Q19137478]] | [[Omaggio del Capitolo e del Seminario di Acqui a Giuseppe Marello]] | data-sort-value="1889" | 1889 | edizione (1889) di una raccolta di opere letterarie dedicate a Giuseppe Marello, vescovo di Acqui |- | [[:d:Q19137079|Q19137079]] | [[Notizie biografiche di S. Eminenza Reverendissima il cardinale Giuseppe Morozzo (Avogadro di Valdengo)|Notizie biografiche di S. Eminenza Reverendissima il cardinale Giuseppe Morozzo]] | data-sort-value="1842" | 1842 | edizione (1842) dell&#39;opuscolo di Gustavo Avogadro di Valdengo |- | [[:d:Q19137028|Q19137028]] | [[Non più illusioni (Carpi)|Non più illusioni. Cenni sugli attuali avvenimenti italiani]] | data-sort-value="1860" | 1860 | edizione (1860) del saggio di Leone Carpi |- | [[:d:Q19135916|Q19135916]] | [[Lezioni accademiche]] | data-sort-value="1715" | 1715 | edizione del 1715 dell&#39;opera di Evangelista Torricelli |- | [[:d:Q19135814|Q19135814]] | [[Lettera pastorale per la Quaresima 1912 (Signori)|Lettera pastorale per la Quaresima 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912 | edizione (1830) della lettera pastorale di Giosuè Signori, vescovo di Fossano |- | [[:d:Q19135810|Q19135810]] | [[Lettera pastorale in occasione della Quaresima per l'anno 1830 (Morozzo della Rocca)|Lettera pastorale in occasione della Quaresima per l'anno 1830]] | data-sort-value="1830" | 1830 | edizione (1830) della lettera pastorale di Giuseppe Morozzo Della Rocca, vescovo di Novara |- | [[:d:Q19135793|Q19135793]] | [[Lettera di Sacerdote Sanese (Anonimo)|Lettera di Sacerdote Sanese]] | data-sort-value="1717" | 1717 | Opuscolo pubblicato a Padova nel 1717 |- | [[:d:Q19135375|Q19135375]] | [[Leone Duodecimo e Pio Ottavo (Baraldi)|Leone Duodecimo e Pio Ottavo]] | data-sort-value="1829" | 1829 | edizione (1829) dell&#39;opera letteraria di Giuseppe Baraldi |- | [[:d:Q19133855|Q19133855]] | [[La Religione e provida vigilanza (Caissotti)|Lettera circolare 25 giugno 1786]] | data-sort-value="1786" | 1786-06-25 | documento di Paolo Maurizio Caissotti, vescovo di Asti |- | [[:d:Q19132868|Q19132868]] | [[L'ingegnoso cittadino don Chisciotte della Mancia]] | data-sort-value="1677" | 1677 | |- | [[:d:Q19132207|Q19132207]] | [[Istorie dello Stato di Urbino]] | data-sort-value="1642" | 1642 | edizione dell&#39;opera di Vincenzo Maria Cimarelli |- | [[:d:Q19131892|Q19131892]] | [[Indulgenze a croci, corone e rosari (Innocenzo XI)|Indulgenze a croci, corone e rosari]] | data-sort-value="1800" | 18th century | edizione settecentesca del breve "Unigeniti Dei Filii" di papa Innocenzo XI, tradotto in italiano |- | [[:d:Q19131815|Q19131815]] | [[In morte di Lorenzo Mascheroni (1831)|In morte di Lorenzo Mascheroni]] | data-sort-value="1831" | 1831 | edizione (1831) dell&#39;opera letteraria di Vincenzo Monti |- | [[:d:Q19131427|Q19131427]] | [[Il latino quale lingua ausiliare internazionale]] | data-sort-value="1903" | 1903 | |- | [[:d:Q19131422|Q19131422]] | [[Il laicismo (Riccardi)|Il laicismo]] | data-sort-value="1893" | 1893 | edizione (1893) della lettera pastorale di Davide Riccardi, arcivescovo di Torino |- | [[:d:Q19131040|Q19131040]] | [[Versi editi ed inediti di Giuseppe Giusti/Il Brindisi di Girella|Il Brindisi di Girella]] | data-sort-value="1852" | 1852 | poesia di Giuseppe Giusti - edizione del 1852 |- | [[:d:Q19130882|Q19130882]] | [[I pericoli della Fede (Pio IX)|I pericoli della fede in Italia]] | data-sort-value="1850" | 1850 | edizione (1850) di documenti della Chiesa cattolica |- | [[:d:Q19130658|Q19130658]] | [[Historia della Sacra Real Maestà di Christina Alessandra Regina di Svetia|Historia della sacra real maestà di Christina Alessandra regina di Suetia ...]] | data-sort-value="1656" | 1656 | edizione (1656) dell&#39;opera letteraria di Galeazzo Gualdo Priorato |- | [[:d:Q19130081|Q19130081]] | [[Fior di Sardegna]] | data-sort-value="1917" | 1917 | edizione dell’opera di Grazia deledda |- | [[:d:Q19130077|Q19130077]] | [[Fingal poema epico di Ossian]] | data-sort-value="1883" | 1883 | poema di James Macpherson |- | [[:d:Q19130073|Q19130073]] | [[Fin dalla prima (Roma 1903)|Pius PP. X Motu proprio]] | data-sort-value="1903" | 1903 | edizione (Roma, 1903) del motu proprio "Fin dalla prima" |- | [[:d:Q19129570|Q19129570]] | [[Editto sopra la Musica]] | data-sort-value="1698" | 1698 | edizione (1698) del documento del card. Gaspare Carpegna, vicario generale papale per la Diocesi di Roma |- | [[:d:Q19129556|Q19129556]] | [[Editto 2 gennaio 1761 (San Martino)|Editto 2 gennaio 1761]] | data-sort-value="1761" | 1761 | edizione (1761) del documento di Giovanni Filippo Antonio San Martino, vescovo di Asti |- | [[:d:Q19128962|Q19128962]] | [[Discorsi della Società Nazionale per la Confederazione Italiana|Discorsi detti nella pubblica tornata della Società Nazionale per la Confederazione Italiana ...]] | data-sort-value="1848" | 1848 | edizione (1848) del libro della Società Nazionale per la Confederazione Italiana |- | [[:d:Q19128489|Q19128489]] | [[Della Santità di Nostro Signore|Motu proprio della santità di nostro signore papa Benedetto XIV in cui si provede ...]] | data-sort-value="1749" | 1749 | edizione (1749) del documento di papa Benedetto XIV |- | [[:d:Q19128403|Q19128403]] | [[Del riordinamento amministrativo del Regno (Carpi)|Del riordinamento amministrativo del Regno ...]] | data-sort-value="1860" | 1860 | edizione (1860) del saggio di Leone Carpi |- | [[:d:Q19128157|Q19128157]] | [[De gli elementi, e di molti loro notabili effetti|De gli elementi]] | data-sort-value="1557" | 1557 | libro di Paolo Manuzio del 1557 |- | [[:d:Q19128025|Q19128025]] | [[Da Quarto al Faro]] | data-sort-value="1882" | 1882 | edizione del 1882 |- | [[:d:Q19127385|Q19127385]] | [[Cuore infermo]] | data-sort-value="1882" | 1882 | libro di Matilde Serao edito da F. Casanova nel 1882 |- | [[:d:Q19127043|Q19127043]] | [[Con quanta cura (enciclica) - Sillabo|Enciclica di Pio IX Pontefice Massimo data addì VIII decembre 1864, del suo pontificato l'anno XIX ed Elenco dei principali errori dell'eta' nostra]] | data-sort-value="1865" | 1865 | edizione (1865) dell&#39;enciclica "Quanta cura" e del "Sillabo" di papa Pio IX |- | [[:d:Q19126983|Q19126983]] | [[Compie oggi il quarto lustro|Pastorale 6 giugno 1867]] | data-sort-value="1867" | 1867 | edizione (1867) della lettera pastorale di Luigi Nazari di Calabiana, vescovo di Casale |- | [[:d:Q19126809|Q19126809]] | [[Circolare 7 giugno 1895 (Pagella)|Circolare 7 giugno 1895]] | data-sort-value="1895" | 1895 | edizione (1895) della lettera circolare di Giuseppe Pagella, vicario generale capitolare di Acqui |- | [[:d:Q19125679|Q19125679]] | [[Aroldo e Clara]] | data-sort-value="1837" | 1837 | |- | [[:d:Q19125661|Q19125661]] | [[Archivio Glottologico Italiano, vol. 10, 1886-88|Archivio Glottologico Italiano]] | data-sort-value="1886" | 1886 | |- | [[:d:Q19125651|Q19125651]] | [[Archimede reintegrato - Idrolibra]] | data-sort-value="1720" | 1720 | |- | [[:d:Q19125604|Q19125604]] | [[Applicazione delle dottrine del sig. Champollion minore ad alcuni monumenti geroglifici del Regio Museo Egizio]] | data-sort-value="1825" | 1825 | |- | [[:d:Q19125598|Q19125598]] | [[Appendice alla relazione intorno all'unità della lingua e ai mezzi di diffonderla|Appendice alla relazione intorno all’unità della lingua e ai mezzi di diffonderla]] | data-sort-value="1881" | 1881 | |- | [[:d:Q19125595|Q19125595]] | [[Apertura del tronco della strada ferrata Ferdinandea da Milano a Treviglio]] | data-sort-value="1846" | 1846 | |- | [[:d:Q19125583|Q19125583]] | [[Annuncio falsi colonnati]] | data-sort-value="1830" | 1830 | |- | [[:d:Q19125519|Q19125519]] | [[Annali overo Croniche di Trento]] | data-sort-value="1648" | 1648 | |- | [[:d:Q19125514|Q19125514]] | [[Annali del Principato ecclesiastico di Trento dal 1022 al 1540]] | data-sort-value="1860" | 1860 | |- | [[:d:Q19125509|Q19125509]] | [[Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750]] | data-sort-value="1845" | 1845 | |- | [[:d:Q19125505|Q19125505]] | [[Anfora perugina]] | data-sort-value="1862" | 1862 | |- | [[:d:Q19125502|Q19125502]] | [[Andrea Conti Matematico ed Astronomo]] | data-sort-value="1840" | 1840 | |- | [[:d:Q19125463|Q19125463]] | [[Anacreontica Estemporanea a Giovan Gastone De' Medici]] | data-sort-value="1792" | 1792 | |- | [[:d:Q19125448|Q19125448]] | [[Amori (Savioli)|Amori]] | data-sort-value="1795" | 1795 | |- | [[:d:Q19125350|Q19125350]] | [[Amor disarmato]] | data-sort-value="1797" | 1797 | |- | [[:d:Q19125296|Q19125296]] | [[Ama!]] | data-sort-value="1898" | 1898 | |- | [[:d:Q19125282|Q19125282]] | [[Altri vanti il piè veloce]] | data-sort-value="1847" | 1847 | |- | [[:d:Q19125275|Q19125275]] | [[Altri dubbj amorosi]] | data-sort-value="1792" | 1792 | |- | [[:d:Q19125248|Q19125248]] | [[Alle porte d'Italia]] | data-sort-value="1888" | 1888 | |- | [[:d:Q19125227|Q19125227]] | [[Alla sua donna (Manzoni)|Alla sua donna]] | data-sort-value="1922" | 1922 | |- | [[:d:Q19125179|Q19125179]] | [[Alla Virtù (Luciano)|Alla Virtù]] | data-sort-value="1824" | 1824 | |- | [[:d:Q19125159|Q19125159]] | [[Alla Maestà di Vittorio Emanuele terzo re d'Italia]] | data-sort-value="1935" | 1935 | |- | [[:d:Q19125149|Q19125149]] | [[A Francesco Saverio Fabre|Alla Donna Gentile]] | data-sort-value="1856" | 1856 | |- | [[:d:Q19125123|Q19125123]] | [[Alessandro Manzoni - studio biografico]] | data-sort-value="1879" | 1879 | |- | [[:d:Q19125115|Q19125115]] | [[Alcuni ritratti di donne illustri delle provincie veneziane]] | data-sort-value="1827" | 1827 | |- | [[:d:Q19125112|Q19125112]] | [[Alcuni opuscoli filosofici]] | data-sort-value="1669" | 1669 | |- | [[:d:Q19125105|Q19125105]] | [[Alcuni discorsi sulla botanica]] | data-sort-value="1865" | 1865 | |- | [[:d:Q19125103|Q19125103]] | [[Alcune prose giovanili]] | data-sort-value="1870" | 1870 | work by Francesco Acri |- | [[:d:Q19125090|Q19125090]] | [[Alcune operette di Bartolommeo Gamba bassanese]] | data-sort-value="1827" | 1827 | |- | [[:d:Q19125085|Q19125085]] | [[Alcune notizie sugli intagliatori della zecca di Venezia]] | data-sort-value="1888" | 1888 | |- | [[:d:Q19125079|Q19125079]] | [[Alcune monete inedite di Magna Grecia]] | data-sort-value="1889" | 1889 | |- | [[:d:Q19125072|Q19125072]] | [[Alcippo (1615)|Alcippo]] | | edizione del 1615 |- | [[:d:Q19125067|Q19125067]] | [[Album Paulista]] | data-sort-value="1911" | 1911 | |- | [[:d:Q19125038|Q19125038]] | [[Al signor Dottore Giacomo Bermani Intorno al progetto della strada ferrata di Como]] | data-sort-value="1837" | 1837 | |- | [[:d:Q19125016|Q19125016]] | [[Al Principe Don Sigismondo Chigi]] | data-sort-value="1783" | 1783 | |- | [[:d:Q19124989|Q19124989]] | [[Ai gloriosi martiri delle barricate]] | data-sort-value="1886" | 1886 | |- | [[:d:Q19124928|Q19124928]] | [[Agamennone (Eschilo)|Agamennone]] | data-sort-value="1921" | 1921<br/>1922 | "Agamennone" di Eschilo tradotto da Ettore Romagnoli |- | [[:d:Q19124915|Q19124915]] | [[Africa orrenda]] | data-sort-value="1896" | 1896 | |- | [[:d:Q19124908|Q19124908]] | [[Aforismi di Lucio Anneo Seneca e Publilio Siro|Aforismi di Lucio Anneo Seneca e Publio Siro]] | data-sort-value="1915" | 1915 | |- | [[:d:Q19124892|Q19124892]] | [[Aes rude, signatum e grave rinvenuto alla Bruna|Aes rude]] | data-sort-value="1891" | 1891 | |- | [[:d:Q19124824|Q19124824]] | [[Ad un amico abile suonatore di pianoforte, nel novembre 1848|Ad un amico abile suonatore di pianoforte]] | data-sort-value="1868" | 1868 | poesia di Giacomo Zanella |- | [[:d:Q19124720|Q19124720]] | [[Abiura di Galileo Galilei]] | data-sort-value="1907" | 1907 | |- | [[:d:Q19124717|Q19124717]] | [[Abdia (Diodati 1821)|Abdia]] | data-sort-value="1885" | 1885 | |- | [[:d:Q19124675|Q19124675]] | [[A proposito delle monete di Giancarlo Visconti]] | data-sort-value="1888" | 1888 | |- | [[:d:Q19124590|Q19124590]] | [[A Vincenzo Monti]] | data-sort-value="1856" | 1856 | |- | [[:d:Q19124585|Q19124585]] | [[A Vincenzo Bellini]] | data-sort-value="1902" | 1902 | |- | [[:d:Q19124525|Q19124525]] | [[Poesie (Carducci)/Appendice/A Giulio Perticari|A Giulio Perticari]] | | |- | [[:d:Q19124498|Q19124498]] | [[A Dio (Pellico)|A Dio]] | data-sort-value="1837" | 1837 | |- | [[:d:Q19124471|Q19124471]] | [[A Carlo Alberto di Savoia un Italiano]] | data-sort-value="1847" | 1847 | |- | [[:d:Q19124442|Q19124442]] | [[8. Giovanni Oberti]] | data-sort-value="2010" | 2010 | |- | [[:d:Q18746277|Q18746277]] | [[Macbeth|Macbeth (Maffei)]] | data-sort-value="1869" | 1869 | edizione italiana della tragedia di Shakespeare |- | [[:d:Q18647256|Q18647256]] | [[Il Principe|Il Principe, Italia, 1814]] | data-sort-value="1814" | 1814 | edizione del 1814 |- | [[:d:Q18640554|Q18640554]] | [[lezioni di analisi matematica]] | data-sort-value="1920" | 1920 | 4° edizione del libro di Guido Fubini |- | [[:d:Q18275899|Q18275899]] | [[Il Brasile e gli Italiani|Indice:Il Brasile e gli Italiani.djvu]] | data-sort-value="1906" | 1906 | |- | [[:d:Q17739254|Q17739254]] | [[Amleto (Rusconi)|Amleto]] | data-sort-value="1901" | 1901 | William Shakespeare, Sonzogno, Milano 1901 |- | [[:d:Q17619093|Q17619093]] | [[I promessi sposi (1840)]] | data-sort-value="1840" | 1840 | Edizione definitiva de I promessi sposi di Alessandro Manzoni |- | [[:d:Q17618015|Q17618015]] | [[Aminta]] | data-sort-value="1583" | 1583 | Torquato Tasso, Aldo Manuzio il giovane, Venezia, 1583 |- | [[:d:Q15987101|Q15987101]] | [[Tragedie (Pellico)|Tragedie di Silvio Pellico]] | data-sort-value="1883" | 1883 | edizione delle tragedie di Silvio Pellico (Firenze, 1883) |- | [[:d:Q15976173|Q15976173]] | [[Generalizzazione della formula di Simpson]] | data-sort-value="1892" | 1892-03-27 | |- | [[:d:Q15936823|Q15936823]] | [[Archivio Glottologico Italiano, vol. II, 1876]] | data-sort-value="1876" | 1876 | |- | [[:d:Q15634564|Q15634564]] | [[Le avventure di Pinocchio|Le avventure di Pinocchio (R. Bemporad & figlio 1902)]] | data-sort-value="1902" | 1902 | edizione del romanzo Le avventure di Pinocchio |- | [[:d:Q15622813|Q15622813]] | [[A Satana]] | data-sort-value="1863" | 1863<br/>1906 | poesia di Giosuè Carducci |- | [[:d:Q140429288|Q140429288]] | [[Primo dizionario aereo italiano]] | data-sort-value="1929" | 1929 | |- | [[:d:Q133487514|Q133487514]] | [[Pescatori d'Islanda]] | data-sort-value="1911" | 1911 | |- | [[:d:Q1328015|Q1328015]] | [[Opera:Vita dei campi|Vita dei campi]] | data-sort-value="1880" | 1880 | raccolta di novelle di Giovanni Verga |- | [[:d:Q131319933|Q131319933]] | [[Il libro delle fate]] | data-sort-value="1891" | 1891 | libro per ragazzi di Charles Perrault con illustrazioni di Gustav Doré |- | [[:d:Q130506738|Q130506738]] | [[Nuovo vocabolario siciliano-italiano]] | data-sort-value="1868" | 1868 | 1868 |- | [[:d:Q130468599|Q130468599]] | [[Luna paese incomodo]] | data-sort-value="1945" | 1945 | romanzo avventuroso fantascientifico scritto e illustrato da Yambo (pseudonimo di Enrico Novelli) e pubblicato postumo nel 1944 o 1945 |- | [[:d:Q126722529|Q126722529]] | [[L. 28 giugno 2012, n. 92 - Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro|legge 28 giugno 2012, n. 92]] | data-sort-value="2012" | 2012-07-03 | legge italiana |- | [[:d:Q126486018|Q126486018]] | [[L. 20 agosto 2019, n. 92 - Introduzione dell'insegnamento scolastico dell'educazione civica|Legge 20 agosto 2019, n. 92]] | data-sort-value="2019" | 2019-08-21 | legge italiana |- | [[:d:Q125986103|Q125986103]] | [[Il paradiso delle signore]] | data-sort-value="1936" | 1936 | edizione del 1936 del romanzo Au bonheur des dames di Emile Zola |- | [[:d:Q125464928|Q125464928]] | [[Saggio meteorologico]] | data-sort-value="1797" | 1797 | libro di Giuseppe Toaldo |- | [[:d:Q121913516|Q121913516]] | [[Dei conduttori per preservare gli edifizj da' fulmini]] | data-sort-value="1778" | 1778 | libro di Giuseppe Toaldo |- | [[:d:Q118527067|Q118527067]] | [[Otto mesi nel Gran Ciacco|Otto mesi nel Gran Ciacco; viaggio lungo il fiume Vermiglio]] | data-sort-value="1881" | 1881 | |- | [[:d:Q117774592|Q117774592]] | [[Di un sistema di formole per lo studio delle linee e delle superficie ortogonali]] | data-sort-value="1872" | 1872 | Libro di Eugenio Beltrami |- | [[:d:Q117557856|Q117557856]] | [[Teoria fondamentale degli spazii di curvatura costante]] | data-sort-value="1868" | 1868 | Libro di Eugenio Beltrami |- | [[:d:Q117007046|Q117007046]] | [[Sotto l'Austria nel Friuli]] | data-sort-value="1918" | 1918 | libro di Caterina Percoto |- | [[:d:Q117006801|Q117006801]] | [[La meteorologia applicata all'agricoltura]] | data-sort-value="1786" | 1786 | libro di Giuseppe Toaldo |- | [[:d:Q116842720|Q116842720]] | [[Sulle frontiere del Far-West]] | data-sort-value="1930" | 1930-03 | Sonzogno, Milano, 1930 |- | [[:d:Q115966231|Q115966231]] | [[Del conduttore elettrico posto nel campanile di S. Marco in Venezia]] | data-sort-value="1776" | 1776 | libro di Giuseppe Toaldo sul parafulmine del campanile di San Marco |- | [[:d:Q113626949|Q113626949]] | [[Pieni l'animo (Siena 1906)|Lettera enciclica del santissimo signor nostro Pio per divina provvidenza papa X ai venerabili fratelli arcivescovi e vescovi d'Italia]] | data-sort-value="1906" | 1906 | edizione (Siena, 1906) dell&#39;enciclica "Pieni l&#39;animo" |- | [[:d:Q113626870|Q113626870]] | [[Il fermo proposito (Roma 1905)|Lettera enciclica del santissimo signor nostro Pio per divina provvidenza papa X ai vescovi d'Italia sull'azione cattolica]] | data-sort-value="1905" | 1905 | edizione (Roma, 1905) dell&#39;enciclica "Il fermo proposito" |- | [[:d:Q113626782|Q113626782]] | [[Lettera al cardinale Domenico Svampa (Roma 1905)|Lettera di sua santità papa Pio X all'eminentissimo signor cardinale Domenico Svampa arcivescovo di Bologna]] | data-sort-value="1905" | 1905 | edizione (1905) della lettera di papa Pio X |- | [[:d:Q113621750|Q113621750]] | [[Iucunda sane (Roma 1904)|Lettera enciclica del santissimo signor nostro Pio per divina provvidenza papa X]] | data-sort-value="1904" | 1904 | edizione (Roma, 1904) dell&#39;enciclica "Iucunda sane" |- | [[:d:Q113585660|Q113585660]] | [[Tra le sollecitudini (Mondovì 1904)|Il Motu proprio pontificio del 22 novembre 1903 sulla Musica sacra]] | data-sort-value="1904" | 1904 | edizione (Mondovì, 1904) di due documenti di papa Pio X |- | [[:d:Q113577820|Q113577820]] | [[Tra le sollecitudini (Roma 1903)|Lettera al signor cardinale Respighi vicario generale di Roma sulla restaurazione della musica sacra]] | data-sort-value="1903" | 1903 | edizione (Roma, 1903) di due documenti di papa Pio X |- | [[:d:Q113505476|Q113505476]] | [[Lirici marinisti]] | data-sort-value="1910" | 1910 | edizione (1910) dell&#39;antologia curata da Benedetto Croce |- | [[:d:Q113460080|Q113460080]] | [[E supremi apostolatus (edizione Roma 1903)|Lettera enciclica del santissimo signor nostro Pio per divina provvidenza papa X]] | data-sort-value="1903" | 1903 | edizione (Roma, 1903) dell&#39;enciclica "E supremi apostolatus" |- | [[:d:Q113455754|Q113455754]] | [[Lamentabili sane exitu (edizione Asti 1907)|Decreto della Sacra Romana ed Universale Inquisizione]] | data-sort-value="1907" | 1907 | edizione (1907) del decreto "Lamentabili sane exitu" |- | [[:d:Q113289733|Q113289733]] | [[The Oxford book of Italian verse|The Oxford book of Italian verse. 13th Century - 19th Century]] | data-sort-value="1910" | 1910 | edizione (1910) dell&#39;antologia di St. John Lucas |- | [[:d:Q113158602|Q113158602]] | [[Poesie (Campanella, 1938)|Poesie]] | data-sort-value="1938" | 1938 | raccolta delle poesie di Tommaso Campanella, Laterza, 1938 |- | [[:d:Q113158506|Q113158506]] | [[Poesie (Campanella, 1915)|Poesie]] | data-sort-value="1915" | 1915 | raccolta di poesie di Tommaso Campanella, Laterza, 1915 |- | [[:d:Q112669938|Q112669938]] | [[Il buon cuore - Anno XI, nn. 44-47 - 23 novembre 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-11-23 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667888|Q112667888]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 43 - 23 ottobre 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-10-23 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667887|Q112667887]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 28 - 10 luglio 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-07-10 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667885|Q112667885]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 18 - 1º maggio 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-05-01 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667883|Q112667883]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 08 - 20 febbraio 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-02-20 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667881|Q112667881]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 40 - 5 dicembre 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-12-05 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667880|Q112667880]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 30 - 15 agosto 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-08-15 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667879|Q112667879]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 20 - 16 maggio 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-05-16 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667878|Q112667878]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 10 - 7 marzo 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-03-07 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667877|Q112667877]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 50 - 13 dicembre 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-12-13 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667876|Q112667876]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 40 - 4 ottobre 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-10-04 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667875|Q112667875]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 30 - 26 luglio 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-07-26 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667874|Q112667874]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 28 - 12 luglio 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-07-12 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667873|Q112667873]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 20 - 17 maggio 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-05-17 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667872|Q112667872]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 10 - 8 marzo 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-03-08 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667871|Q112667871]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 50 - 14 dicembre 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-12-14 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667870|Q112667870]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 36 - 7 settembre 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-09-07 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667869|Q112667869]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 26 - 29 giugno 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-06-29 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667868|Q112667868]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 16 - 20 aprile 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-04-20 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667867|Q112667867]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 06 - 10 febbraio 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-02-10 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667866|Q112667866]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 46 - 11 novembre 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-11-11 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667865|Q112667865]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 36 - 2 settembre 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-09-02 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667864|Q112667864]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 26 - 24 giugno 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-06-24 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667863|Q112667863]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 16 - 15 aprile 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-04-15 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667862|Q112667862]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 06 - 4 febbraio 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-02-04 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667861|Q112667861]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 46 - 12 novembre 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-11-12 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667860|Q112667860]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 36 - 3 settembre 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-09-03 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667859|Q112667859]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 26 - 25 giugno 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-06-25 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667858|Q112667858]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 16 - 16 aprile 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-04-16 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667857|Q112667857]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 06 - 5 febbraio 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-02-05 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667440|Q112667440]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 51 - 25 dicembre 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-12-25 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667439|Q112667439]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 50 - 11 dicembre 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-12-11 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667438|Q112667438]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 49 - 4 dicembre 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-12-04 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667437|Q112667437]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 48 - 27 novembre 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-11-27 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667436|Q112667436]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 47 - 20 novembre 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-11-20 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667435|Q112667435]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 46 - 13 novembre 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-11-13 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667434|Q112667434]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 45 - 6 novembre 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-11-06 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667433|Q112667433]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 44 - 30 ottobre 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-10-30 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667432|Q112667432]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 42 - 16 ottobre 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-10-16 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667431|Q112667431]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 41 - 9 ottobre 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-10-09 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667430|Q112667430]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 40 - 2 ottobre 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-10-02 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667428|Q112667428]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, nn. 37-38 - 18 settembre 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-09-18 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667427|Q112667427]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, nn. 35-36 - 4 settembre 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-09-04 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667426|Q112667426]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, nn. 33-34 - 21 agosto 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-08-21 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667425|Q112667425]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, nn. 31-32 - 7 agosto 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-08-07 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667424|Q112667424]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, nn. 29-30 - 24 luglio 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-07-24 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667423|Q112667423]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 27 - 4 luglio 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-07-04 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667422|Q112667422]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 26 - 26 giugno 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-06-26 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667421|Q112667421]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 25 - 19 giugno 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-06-19 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667420|Q112667420]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 24 - 12 giugno 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-06-12 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667419|Q112667419]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 23 - 5 giugno 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-06-05 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667418|Q112667418]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 22 - 29 maggio 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-05-29 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667417|Q112667417]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 21 - 22 maggio 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-05-22 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667416|Q112667416]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 20 - 15 maggio 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-05-15 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667415|Q112667415]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 19 - 8 maggio 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-05-08 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667414|Q112667414]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 17 - 24 aprile 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-04-24 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667413|Q112667413]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 16 - 17 aprile 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-04-17 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667412|Q112667412]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 15 - 10 aprile 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-04-10 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667411|Q112667411]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 14 - 3 aprile 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-04-03 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667410|Q112667410]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 13 - 27 marzo 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-03-27 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667409|Q112667409]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 12 - 20 marzo 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-03-20 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667408|Q112667408]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 11 - 13 marzo 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-03-13 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667407|Q112667407]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 10 - 6 marzo 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-03-06 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667406|Q112667406]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 09 - 27 febbraio 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-02-27 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667405|Q112667405]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 07 - 13 febbraio 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-02-13 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667404|Q112667404]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 06 - 6 febbraio 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-02-06 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667403|Q112667403]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 05 - 30 gennaio 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-01-30 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667402|Q112667402]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 04 - 23 gennaio 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-01-23 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667401|Q112667401]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 03 - 16 gennaio 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-01-16 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667400|Q112667400]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 02 - 10 gennaio 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-01-10 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667399|Q112667399]] | [[Il buon cuore - Anno XIV, n. 01 - 2 gennaio 1915]] | data-sort-value="1915" | 1915-01-02 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667398|Q112667398]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 42 - 24 dicembre 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-12-24 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667397|Q112667397]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 41 - 12 dicembre 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-12-12 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667395|Q112667395]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 39 - 28 novembre 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-11-28 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667394|Q112667394]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 38 - 21 novembre 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-11-21 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667393|Q112667393]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 37 - 14 novembre 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-11-14 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667392|Q112667392]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 36 - 7 novembre 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-11-07 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667391|Q112667391]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 35 - 31 ottobre 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-10-31 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667390|Q112667390]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 34 - 18 ottobre 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-10-18 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667389|Q112667389]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 33 - 4 ottobre 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-10-04 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667388|Q112667388]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 32 - 19 settembre 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-09-19 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667387|Q112667387]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 31 - 29 agosto 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-08-29 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667386|Q112667386]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 29 - 2 agosto 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-08-02 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667385|Q112667385]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 28 - 18 luglio 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-07-18 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667384|Q112667384]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 27 - 4 luglio 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-07-04 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667383|Q112667383]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 26 - 27 giugno 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-06-27 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667382|Q112667382]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 25 - 20 giugno 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-06-20 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667381|Q112667381]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 24 - 13 giugno 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-06-13 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667380|Q112667380]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 23 - 6 giugno 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-06-06 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667379|Q112667379]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 22 - 30 maggio 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-05-30 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667378|Q112667378]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 21 - 23 maggio 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-05-23 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667377|Q112667377]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 19 - 9 maggio 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-05-09 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667376|Q112667376]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 18 - 2 maggio 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-05-02 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667374|Q112667374]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 17 - 25 aprile 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-04-25 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667373|Q112667373]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 16 - 18 aprile 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-04-18 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667372|Q112667372]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 15 - 11 aprile 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-04-11 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667371|Q112667371]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 14 - 4 aprile 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-04-04 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667370|Q112667370]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 13 - 28 marzo 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-03-28 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667369|Q112667369]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 12 - 21 marzo 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-03-21 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667368|Q112667368]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 11 - 14 marzo 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-03-14 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667367|Q112667367]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 09 - 28 febbraio 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-02-28 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667366|Q112667366]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 08 - 21 febbraio 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-02-21 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667365|Q112667365]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 07 - 14 febbraio 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-02-14 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667364|Q112667364]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 06 - 7 febbraio 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-02-07 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667363|Q112667363]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 05 - 31 gennaio 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-01-31 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667362|Q112667362]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 04 - 24 gennaio 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-01-24 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667361|Q112667361]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 03 - 17 gennaio 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-01-17 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667360|Q112667360]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 02 - 10 gennaio 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-01-10 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667359|Q112667359]] | [[Il buon cuore - Anno XIII, n. 01 - 3 gennaio 1914]] | data-sort-value="1914" | 1914-01-03 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667358|Q112667358]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 49 - 6 dicembre 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-12-06 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667357|Q112667357]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 48 - 29 novembre 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-11-29 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667356|Q112667356]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 47 - 22 novembre 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-11-22 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667355|Q112667355]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 46 - 15 novembre 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-11-15 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667354|Q112667354]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 45 - 8 novembre 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-11-08 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667353|Q112667353]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 44 - 1º novembre 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-11-01 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667352|Q112667352]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 43 - 25 ottobre 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-10-25 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667351|Q112667351]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 42 - 18 ottobre 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-10-18 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667350|Q112667350]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 41 - 11 ottobre 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-10-11 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667349|Q112667349]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 39 - 27 settembre 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-09-27 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667348|Q112667348]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 38 - 20 settembre 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-09-20 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667347|Q112667347]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 37 - 13 settembre 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-09-13 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667346|Q112667346]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 36 - 6 settembre 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-09-06 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667345|Q112667345]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 35 - 30 agosto 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-08-30 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667344|Q112667344]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 34 - 23 agosto 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-08-23 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667343|Q112667343]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 33 - 16 agosto 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-08-16 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667342|Q112667342]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 32 - 9 agosto 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-08-09 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667340|Q112667340]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 31 - 2 agosto 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-08-02 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667339|Q112667339]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 29 - 19 luglio 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-07-19 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667338|Q112667338]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 27 - 5 luglio 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-07-05 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667337|Q112667337]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 26 - 28 giugno 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-06-28 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667335|Q112667335]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 25 - 21 giugno 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-06-21 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667334|Q112667334]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 24 - 14 giugno 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-06-14 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667333|Q112667333]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 23 - 7 giugno 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-06-07 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667332|Q112667332]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 22 - 31 maggio 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-05-31 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667331|Q112667331]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 21 - 24 maggio 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-05-24 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667330|Q112667330]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 19 - 10 maggio 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-05-10 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667329|Q112667329]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 18 - 3 maggio 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-05-03 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667328|Q112667328]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 17 - 26 aprile 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-04-26 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667327|Q112667327]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 16 - 19 aprile 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-04-19 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667326|Q112667326]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 15 - 12 aprile 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-04-12 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667325|Q112667325]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 14 - 5 aprile 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-04-05 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667324|Q112667324]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 13 - 29 marzo 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-03-29 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667323|Q112667323]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 12 - 22 marzo 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-03-22 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667322|Q112667322]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 11 - 15 marzo 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-03-15 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667321|Q112667321]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 09 - 1º marzo 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-03-01 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667320|Q112667320]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 08 - 22 febbraio 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-02-22 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667319|Q112667319]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 07 - 15 febbraio 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-02-15 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667318|Q112667318]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 06 - 8 febbraio 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-02-08 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667317|Q112667317]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 05 - 1º febbraio 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-02-01 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667315|Q112667315]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 04 - 25 gennaio 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-01-25 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667314|Q112667314]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 03 - 18 gennaio 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-01-18 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667313|Q112667313]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 02 - 11 gennaio 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-01-11 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667312|Q112667312]] | [[Il buon cuore - Anno XII, n. 01 - 4 gennaio 1913]] | data-sort-value="1913" | 1913-01-04 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667311|Q112667311]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 49 - 7 dicembre 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-12-07 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667309|Q112667309]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 48 - 30 novembre 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-11-30 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667308|Q112667308]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 43 - 26 ottobre 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-10-26 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667307|Q112667307]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 42 - 19 ottobre 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-10-19 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667306|Q112667306]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 41 - 12 ottobre 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-10-12 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667305|Q112667305]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 40 - 5 ottobre 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-10-05 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667304|Q112667304]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 39 - 28 settembre 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-09-28 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667303|Q112667303]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 38 - 21 settembre 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-09-21 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667302|Q112667302]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 37 - 14 settembre 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-09-14 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667301|Q112667301]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 35 - 31 agosto 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-08-31 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667300|Q112667300]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 34 - 24 agosto 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-08-24 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667299|Q112667299]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 33 - 17 agosto 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-08-17 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667298|Q112667298]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 32 - 10 agosto 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-08-10 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667297|Q112667297]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 31 - 3 agosto 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-08-03 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667296|Q112667296]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 30 - 27 luglio 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-07-27 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667295|Q112667295]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 29 - 20 luglio 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-07-20 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667294|Q112667294]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 28 - 13 luglio 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-07-13 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667293|Q112667293]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 27 - 6 luglio 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-07-06 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667292|Q112667292]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 25 - 22 giugno 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-06-22 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667291|Q112667291]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 24 - 15 giugno 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-06-15 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667290|Q112667290]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 23 - 8 giugno 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-06-08 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667289|Q112667289]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 22 - 1º giugno 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-06-01 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667288|Q112667288]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 21 - 25 maggio 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-05-25 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667287|Q112667287]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 20 - 18 maggio 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-05-18 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667286|Q112667286]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 19 - 11 maggio 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-05-11 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667285|Q112667285]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 18 - 4 maggio 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-05-04 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667284|Q112667284]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 17 - 27 aprile 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-04-27 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667283|Q112667283]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 15 - 13 aprile 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-04-13 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667282|Q112667282]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 14 - 6 aprile 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-04-06 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667281|Q112667281]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 13 - 30 marzo 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-03-30 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667280|Q112667280]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 12 - 23 marzo 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-03-23 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667279|Q112667279]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 11 - 16 marzo 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-03-16 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667278|Q112667278]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 10 - 9 marzo 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-03-09 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667277|Q112667277]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 09 - 2 marzo 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-03-02 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667276|Q112667276]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 08 - 24 febbraio 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-02-24 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667275|Q112667275]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 07 - 17 febbraio 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-02-17 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667274|Q112667274]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 05 - 3 febbraio 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-02-03 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667273|Q112667273]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 04 - 27 gennaio 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-01-27 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667272|Q112667272]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 03 - 20 gennaio 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-01-20 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667271|Q112667271]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 02 - 13 gennaio 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-01-13 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667270|Q112667270]] | [[Il buon cuore - Anno XI, n. 01 - 6 gennaio 1912]] | data-sort-value="1912" | 1912-01-06 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667269|Q112667269]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 50 - 9 dicembre 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-12-09 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667268|Q112667268]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 49 - 2 dicembre 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-12-02 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667267|Q112667267]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 48 - 25 novembre 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-11-25 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667266|Q112667266]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 47 - 18 novembre 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-11-18 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667265|Q112667265]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 45 - 4 novembre 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-11-04 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667264|Q112667264]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 44 - 28 ottobre 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-10-28 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667263|Q112667263]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 43 - 21 ottobre 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-10-21 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667262|Q112667262]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 42 - 14 ottobre 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-10-14 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667261|Q112667261]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 41 - 7 ottobre 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-10-07 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667260|Q112667260]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 40 - 30 settembre 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-09-30 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667259|Q112667259]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 39 - 23 settembre 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-09-23 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667258|Q112667258]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 38 - 16 settembre 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-09-16 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667257|Q112667257]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 37 - 9 settembre 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-09-09 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667256|Q112667256]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 35 - 26 agosto 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-08-26 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667255|Q112667255]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 34 - 19 agosto 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-08-19 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667253|Q112667253]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 33 - 12 agosto 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-08-12 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667252|Q112667252]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 32 - 5 agosto 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-08-05 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667251|Q112667251]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 31 - 29 luglio 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-07-29 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667250|Q112667250]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 30 - 22 luglio 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-07-22 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667249|Q112667249]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 29 - 15 luglio 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-07-15 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667248|Q112667248]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 28 - 8 luglio 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-07-08 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667247|Q112667247]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 27 - 1º luglio 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-07-01 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667246|Q112667246]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 25 - 17 giugno 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-06-17 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667245|Q112667245]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 24 - 10 giugno 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-06-10 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667244|Q112667244]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 23 - 3 giugno 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-06-03 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667243|Q112667243]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 22 - 27 maggio 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-05-27 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667242|Q112667242]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 21 - 20 maggio 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-05-20 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667241|Q112667241]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 20 - 13 maggio 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-05-13 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667240|Q112667240]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 19 - 6 maggio 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-05-06 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667239|Q112667239]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 18 - 29 aprile 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-04-29 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667238|Q112667238]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 17 - 22 aprile 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-04-22 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667237|Q112667237]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 15 - 8 aprile 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-04-08 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667236|Q112667236]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 14 - 1º aprile 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-04-01 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667235|Q112667235]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 13 - 25 marzo 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-03-25 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667234|Q112667234]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 12 - 18 marzo 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-03-18 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667233|Q112667233]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 11 - 11 marzo 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-03-11 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667232|Q112667232]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 10 - 4 marzo 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-03-04 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667231|Q112667231]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 09 - 25 febbraio 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-02-25 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667230|Q112667230]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 08 - 18 febbraio 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-02-18 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667229|Q112667229]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 07 - 11 febbraio 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-02-11 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667228|Q112667228]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 05 - 28 gennaio 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-01-28 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667227|Q112667227]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 04 - 21 gennaio 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-01-21 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667226|Q112667226]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 03 - 14 gennaio 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-01-14 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667225|Q112667225]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 02 - 7 gennaio 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-01-07 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667224|Q112667224]] | [[Il buon cuore - Anno X, n. 01 - 1º gennaio 1911]] | data-sort-value="1911" | 1911-01-01 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667223|Q112667223]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 50 - 10 dicembre 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-12-10 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667222|Q112667222]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 49 - 3 dicembre 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-12-03 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667221|Q112667221]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 48 - 26 novembre 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-11-26 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667220|Q112667220]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 47 - 19 novembre 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-11-19 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667219|Q112667219]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 45 - 5 novembre 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-11-05 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667218|Q112667218]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 44 - 29 ottobre 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-10-29 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667217|Q112667217]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 43 - 22 ottobre 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-10-22 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667216|Q112667216]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 42 - 15 ottobre 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-10-15 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667215|Q112667215]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 41 - 8 ottobre 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-10-08 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667214|Q112667214]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 40 - 1º ottobre 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-10-01 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667213|Q112667213]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 39 - 24 settembre 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-09-24 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667212|Q112667212]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 38 - 17 settembre 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-09-17 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667211|Q112667211]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 37 - 10 settembre 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-09-10 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667210|Q112667210]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 35 - 27 agosto 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-08-27 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667209|Q112667209]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 34 - 20 agosto 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-08-20 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667208|Q112667208]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 33 - 13 agosto 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-08-13 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667207|Q112667207]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 32 - 6 agosto 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-08-06 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667206|Q112667206]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 31 - 30 luglio 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-07-30 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667205|Q112667205]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 30 - 23 luglio 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-07-23 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667204|Q112667204]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 29 - 16 luglio 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-07-16 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667203|Q112667203]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 28 - 9 luglio 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-07-09 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667201|Q112667201]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 27 - 2 luglio 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-07-02 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667200|Q112667200]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 25 - 18 giugno 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-06-18 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667199|Q112667199]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 24 - 11 giugno 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-06-11 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667198|Q112667198]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 23 - 4 giugno 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-06-04 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667197|Q112667197]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 22 - 28 maggio 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-05-28 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667196|Q112667196]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 21 - 21 maggio 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-05-21 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667195|Q112667195]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 20 - 14 maggio 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-05-14 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667194|Q112667194]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 19 - 7 maggio 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-05-07 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667193|Q112667193]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 18 - 30 aprile 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-04-30 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667191|Q112667191]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 17 - 23 aprile 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-04-23 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667190|Q112667190]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 15 - 9 aprile 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-04-09 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667189|Q112667189]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 14 - 2 aprile 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-04-02 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667188|Q112667188]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 13 - 26 marzo 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-03-26 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667187|Q112667187]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 12 - 19 marzo 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-03-19 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667186|Q112667186]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 11 - 12 marzo 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-03-12 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667185|Q112667185]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 10 - 5 marzo 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-03-05 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667184|Q112667184]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 09 - 26 febbraio 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-02-26 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667183|Q112667183]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 08 - 19 febbraio 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-02-19 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667182|Q112667182]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 07 - 12 febbraio 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-02-12 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667181|Q112667181]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 05 - 29 gennaio 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-01-29 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667180|Q112667180]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 04 - 22 gennaio 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-01-22 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667179|Q112667179]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 03 - 15 gennaio 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-01-15 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667178|Q112667178]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 02 - 8 gennaio 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-01-08 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667177|Q112667177]] | [[Il buon cuore - Anno IX, n. 01 - 1º gennaio 1910]] | data-sort-value="1910" | 1910-01-01 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667176|Q112667176]] | [[Il buon cuore - Anno VIII, n. 50 - 11 dicembre 1909]] | data-sort-value="1909" | 1909-12-11 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667175|Q112667175]] | [[Il buon cuore - Anno VIII, n. 49 - 4 dicembre 1909]] | data-sort-value="1909" | 1909-12-04 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667174|Q112667174]] | [[Il buon cuore - Anno VIII, n. 48 - 27 novembre 1909]] | data-sort-value="1909" | 1909-11-27 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q112667173|Q112667173]] | [[Il buon cuore - Anno V, n. 19 - 5 maggio 1906]] | data-sort-value="1906" | 1906-05-05 | numero della rivista Il buon cuore |- | [[:d:Q111966489|Q111966489]] | [[Storia dei fatti de' Langobardi]] | data-sort-value="1826" | 1826 | traduzione dal latino di Quirico Viviani (1826-28) |- | [[:d:Q111049921|Q111049921]] | [[Tanti e così fieri nemici|Lettere apostoliche della santità di nostro signore papa Pio settimo con le quali si condanna la società detta de' Carbonari]] | data-sort-value="1821" | 1821 | edizione (1821) del documento di papa Pio VII |- | [[:d:Q110899166|Q110899166]] | [[Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli (1920)|Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli, Volume 1]] | | primo volume di una raccolta di sonetti |- | [[:d:Q110886842|Q110886842]] | [['O "luciano" d''o Rre|'O "Luciano" d''o rre]] | data-sort-value="1918" | 1918 | opera di Ferdinando Russo |- | [[:d:Q110886724|Q110886724]] | [[516 proverbi sul cavallo]] | data-sort-value="1896" | 1896 | libro di Carlo Volpini |- | [[:d:Q110880081|Q110880081]] | [[Abramo Lincoln]] | data-sort-value="1913" | 1913 | libro di Antonio Agresti (ed. 1913) |- | [[:d:Q110855938|Q110855938]] | [[Proclama per l'adozione delle basi del nuovo Statuto|Proclama 8 febbraio 1848]] | data-sort-value="1848" | 1848-02 | edizione (1848) del proclama di Carlo Alberto, re di Sardegna, per l&#39;adozione delle basi del nuovo Statuto |- | [[:d:Q110854290|Q110854290]] | [[Costituzione dogmatica sulla fede cattolica 18 luglio 1870 (Pio IX)|Costituzione dogmatica sulla fede cattolica]] | data-sort-value="1870" | 1870 | edizione (1870) della costituzione dogmatica "Pastor aeternus" |- | [[:d:Q109969749|Q109969749]] | [[Poesie (Monti)|Poesie di Vincenzo Monti scelte illustrate e commentate da Alfonso Bertoldi]] | data-sort-value="1891" | 1891 | edizione (1891) di opere letterarie di Vincenzo Monti |- | [[:d:Q109919111|Q109919111]] | [[Notizie della stampa in Prato|Notizie della stampa in Prato (Toscana)]] | data-sort-value="1908" | 1908 | opuscolo pubblicato da Gaetano Guasti |- | [[:d:Q108143401|Q108143401]] | [[La capitana del Yucatan]] | data-sort-value="1906" | 1906 | |- | [[:d:Q107549101|Q107549101]] | [[Cronica (Salimbene de Adam)|Cronica]] | data-sort-value="1942" | 1942 | edizione 1942 della Cronica di Salimbene de Adam, pubblicata da Laterza |- | [[:d:Q106576176|Q106576176]] | [[Nel sogno]] | data-sort-value="1893" | 1893 | edizione del 1893 dell&#39;opera di Neera |- | [[:d:Q106379199|Q106379199]] | [[Astronomia]] | data-sort-value="1904" | 1904 | traduzione dall&#39;inglese di Giovanni Celoria (1904) dell&#39;opera di Joseph Norman Lockyer |- | [[:d:Q105264225|Q105264225]] | [[Opere latine minori (Boccaccio)|Opere latine minori]] | data-sort-value="1928" | 1928 | raccolta di opere latine di Giovanni Boccaccio, pubblicata nel 1928 |- | [[:d:Q105071947|Q105071947]] | [[Rime di Vittorio Alfieri scelte e commentate (1912)|Rime di Vittorio Alfieri scelte e commentate ad uso delle scuole da Rosolino Guastalla]] | data-sort-value="1912" | 1912 | edizione (1912) di opere letterarie di Vittorio Alfieri |} ---- &sum; 603 items. {{Wikidata list end}} omx2xi5z5viu57hwmnhmh94kiloml6h Pagina:D'Annunzio - San Pantaleone, 1886.pdf/148 108 789267 3872083 3090771 2026-08-11T17:11:38Z Francyskus 76680 /* Riletta */ 3872083 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />---- ----</noinclude>{{ct|t=3|v=1|f=120%|LA MORTE DI SANCIO PANZA.}} {{Rule|t=1|v=2|2em}} Quando entrò Donna Letizia tenendo l’infermo su le belle braccia carnose con un’attitudine di misericordia lacrimevole, tutte le figlie accorsero a torno intenerite ed esalarono la gentil pietà dell’animo in querele gemebonde. Le voci femminili risonavano così nella stanza confusamente, tra i romori che dal traffico della strada salivano per le vetrate aperte; e al compianto delle fanciulle si mescevano in quel punto le interiezioni d’un cerretano magnificatore d’acque angelicali e di polveri mirifiche. Il cane, su le braccia della signora, ebbe allora un lieve tremito che gli corse per tutto il dorso fino alla estremità della coda; tentò di sollevare le palpebre, di volgere alle carezze que’ suoi enormi occhi pieni di gratitudine. Moveva la testa in certi sforzi penosi, come se le corde del collo gli si fossero irrigidite; aveva la bocca semiaperta,<noinclude></noinclude> qw7lbmjcdk9xzr3zesv7v6s4y09oyto Pagina:D'Annunzio - San Pantaleone, 1886.pdf/149 108 789333 3872085 3090772 2026-08-11T17:13:43Z Francyskus 76680 /* Riletta */ 3872085 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|la morte di sancio panza.}}|141}}</noinclude>da cui il lembo della lingua tenuta tra i due denti sporgenti usciva come una foglia vermiglia solcata di venature violacee. E una bava molle gl’inumidiva il mento, quella piccola parte della mandibola inferiore dove la rarezza dei peli lasciava apparire la pelle rosea. E la fatica del respiro a volte gli s’inaspriva in una specie di raucedine sibilante, mentre le narici d’ora in ora si disseccavano e prendevano l’aspetto duro e scabro di un tartufo. ‟Oh, Sancio, povero Sancio, che t’hanno fatto? Povero bibì, eh? Povero vecchio mio!...” Le commiserazioni delle fanciulle sensibili si facevano via via più tenere, finivano in un balbettío pargoleggiante di parole senza significato, di suoni lamentevoli, di lezi carezzevoli. Tutte volevano passar la mano su la testa dell’animale, prendere una delle zampe, toccare le narici. Donna Letizia sorreggeva il dolce peso maternamente; e le sue dita grasse e bianche, di cui le falangi parevano gonfie quasi per un morbo, le sue dita vellicavano pianamente il ventre di Sancio, s’insinuavano tra il pelo. Nella stanza entrava la luce del pomeriggio e il fresco della marina, a traverso le tende verdognole. Otto stampe colorite, chiuse in cornici<noinclude></noinclude> mwvbmbqz0fyb1lxh8yswje3z9256lpa Pagina:D'Annunzio - San Pantaleone, 1886.pdf/150 108 789335 3872086 3090774 2026-08-11T17:22:12Z Francyskus 76680 /* Riletta */ 3872086 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|142|{{Sc|la morte di sancio panza.}}|}}</noinclude>nere, adornavano le pareti coperte di una carta a fiorami gialli. Sopra un vecchio canterale del secolo XVIII, con la lastra di marmo roseo e le borchie di ottone, posava tra due piccoli specchi retti da sostegni d’argento un trionfo di fiori di cera in una campana di cristallo. Sopra il caminetto scintillava una coppia di candelabri dorati, con le candele intatte. Un automa di cartapesta, raffigurante un macacco in abito moresco, meditava immobile dall’alto d’uno di quei tavolini intarsiati che vengono di Sorrento. Molte seggiole con su la spalliera vignette di favole pastorali, un canapè di stile ''Empire'', due poltrone moderne, concorrevano alla discordia delle forme e dei colori. Come l’infermo venne adagiato in grembo di una delle poltrone, ci fu nella stanza un intervallo di silenzio. Sancio si levò un momento in piedi tremando, si rigirò più volte cercando una positura meno dolorosa, nella irrequietudine della sofferenza, tentò di poggiare la testa su uno dei bracciuoli, si piegò su le gambe di dietro; stette così alfine con le palpebre socchiuse, respirando a fatica, come preso da una sonnolenza improvvisa. Su ’l petto largo la pelle abbondante gli faceva, con tre o quattro crespe, quasi una piccola gio-<noinclude></noinclude> 0brlzuu1s9af02u7q7qrvckmqdp3q7c Pagina:LadonnafiorentinaDel Lungo.djvu/242 108 792726 3872144 2806808 2026-08-12T10:08:36Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3872144 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|226|{{Sc|nel rinascimento}}|riga=si}}</noinclude><section begin="5" />nel 1453, Dalla Simonetta non apparisce aver avuto figliuoli; sì dalla seconda moglie, che fu nel 1478 Costanza Capponi.<section end="5" /> {{smaller|6}} <section begin="6" /><poem>Vivebam, fato sum rapta Albi era; coniux Sismundus vitam reddidit en Iterum: Nam faciem et claram caelato marmore formam, Ingenium et mores Carmine, restituit. </poem><section end="6" /> {{smaller|7}} <section begin="7" />Sui ritratti della Simonetta, non che sulla interpetrazione della ''Primavera'' del Botticelli, vennero riassunte autorevolmente le diverse e disputate opinioni da {{Sc|{{AutoreCitato|Igino Benvenuto Supino|I. B. Supino}}}}, ''{{TestoAssente|Sandro Botticelli}}'' (Firenze, Alinari-Seeber, 1900), pag. 31-37, 69-82. Cfr. anche {{Sc|{{AutoreCitato|Eugène Müntz|E. Müntz}}}}, ''Histoire de l’Art pendant la Renaissance'', II (''Italie, L’Age d’or''), pag. 636-38, 611; Paris, 1891.<section end="7" /> {{smaller|8}} <section begin="8" />I soliti epitaffi, come per l’Albiera, ed epigrammi latini: di Piero Dovizi da Bibbiena, di Tommaso Baldinotti pistoiese, di Francesco Borsellini, nel cit. codice Corsiniano. E poi: una ''Elegia di Bernardo Pulci fiorentino, della morte della diva Simonetta, a Iuliano de’ Medici''; e dello stesso Bernardo un sonetto petrarchevole. ''La diva Simonetta a Iulian de’ Medici''; e di un veronese Francesco Nursio Timideo, pur terzine elegiache intitolate latinamente ''Carmen austerum in funere Symonettae Vespucciae fiorentinae, ad illustrissimum Alphonsum Calabriae ducem'': da vedere nello scritto di {{Sc|{{AutoreCitato|Achille Neri|A. Neri}}}}, ''La Simonetta'', nel ''Giornale storico della letteratura italiana''; vol. V, 1885, pag. 131-147, riassunto nell’''Illustrazione Italiana'', n.° 13 del 1886.<section end="8" /> {{smaller|9}} <section begin="9" />Vedi ''La giusta di Giuliano'', nel mio libro ''{{TestoAssente|Florentia}}'' (Firenze, Barbèra, 1897) a pag. 391-393.<section end="9" /> {{smaller|10}} <section begin="10" />«In Simonettam», a pag. 149-150 della cit. mia edizione delle ''{{TestoAssente|Poesie latine e greche}}''. Quello nel quale «Iulii est sententia a me versibus inclusa» dice così: <poem>Aspice ut exiguo capiatur marmore quicquid mortali possit a superis tribui. Hic Simonetta iacet, cuius mortalia cuncta concipere immensum non poterant animum: quam neque mors potuit visa exterrere, Deumque mox petiit cui se nympha dedit moriens.</poem><section end="10" /> {{smaller|11}} <section begin=11" />Vedi ''Alcune prose di Lorenzo de’ Medici per dichiarazione e storia de’ suoi Sonetti e delle Canzoni'', nel volumetto (Firenze, Barbèra, 1859) delle ''Poesie di'' {{Sc|L. de’ M.}} per cura di {{AutoreCitato|Giosuè Carducci|G. Carducci}}; a pag. 35 e segg.<section end="11" /> {{smaller|12}} <section begin=12" />''Carte Medicee avanti il principato'' (nell’Archivio fiorentino di Stato), filza {{Sc|xxxiii}}: lettere da Firenze di Piero Vespucci, suocero della Simonetta, al magnifico Lorenzo a Pisa, che gli aveva mandato il suo proprio medico.<br> ::''18 aprile 1176'' — .... La Simonetta si sta quasi nelli medesimi termini che quando Voi partisti, et poco v’è di meglioramento. Attendevisi et per maestro Stefano et per ogni homo cum diligenzia, et così sempre si farà....<section end="12" /><noinclude><references/></noinclude> 87fumrco63qfjwoqg3vzctydc3s3cgh Wikisource:GUS2Wiki 4 842099 3872102 3869621 2026-08-12T00:18:05Z Alexis Jazz 43232 Updating gadget usage statistics from [[Special:GadgetUsage]] ([[phab:T121049]]) 3872102 wikitext text/x-wiki {{#ifexist:Project:GUS2Wiki/top|{{/top}}|This page provides a historical record of [[Special:GadgetUsage]] through its page history. To get the data in CSV format, see wikitext. To customize this message or add categories, create [[/top]].}} I dati che seguono sono estratti da una copia ''cache'' del database, il cui ultimo aggiornamento risale al 2026-08-10T07:42:35Z. Un massimo di {{PLURAL:5000|un risultato è disponibile|5000 risultati è disponibile}} in cache. {| class="sortable wikitable" ! 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In quali mefî dell’anno le Carni polfino venderfi per maggior pretio, (CAPI CITATI, Hei mesi dell'anno, ne’ quali ibeccari poffono, & potranno vender C carni per maggior pretio, che nelli altri mefi dell'anno; fecondo le limitationi fatte, & da farfi perla Communità della Riuiera . S'intenda- no, & fiino i mefidi Luglio, d'Agofto, & diSettembre:nè poffano efsi mefi, nè alcunidi efsiin vn’altro , over in altrimefi effer mutati, nè pof= fa alli itefsiinalcun modo aggiungerfi mefe alcuno; &fefara fatta co- fa in contrario; immediatamente s’intenda, & fiinulla: & inoltre tutti ibeccari predetti fiino obligatiinogni tempotenerla tariffa della limi- tatione delle carni appefa fopral’vfcio della botega ; fiche da tutti pof- fa effer veduta; in pena di Lire vinticinque de’ piccioli, per cadauna vol- ta , che farà contrafatto , da effer applicata la metà alla Communità,& l’altra all’accufatore. Delle Vendemie. Cap. LX X VII. Stato determinato ; che ciafchedun Commune della Riuiera,habbia E auttorità di limitar il tempo , nelquale debbano farfi le vendemie nell’iteffo fuo Comune; fotto pena è qualunque contrafaciente, & ven- demiante auantiiltempolimitato, da efferimpofte per gli ftefsi Com- muni:etche peralcun Giudice non poffa darfi licenza di vendemiare avanti al prefato tempolimitato ; et data non vaglia, nondimeno i con- trafacienti fino tenuti di pagarla penaimpofta, per la quale da detti Communi poftano effer effequiti ; falua però ad efsi la libertà di darli- cenza di Vendemiare auanti altempo limitato, fecondolanecefsità. Del dar ficurtà di non offendere . Cap. LXX VIII I} tenuto il Signor Capitanio con ogni rimedio di ragione ad iftan= za di qual fi voglia, che dimandi, et tema; et giuri ditemer, che al- cuno l'offenda; di sforzar quello, ouer quelli ; del quale, ò de’ quali fi teme ; è dar idonea ficurtà di Lire 500. piccioli; più, e manco ad ar- bitrio del Signor Capitanio, confiderata la conditione, et la qualità del le perfone, et del fatto; cioè dinon offender quello, né nella perfona; nè nella robba: et fe non vorrà , cuer non potrà dar ficurtà ; debba effer ritenuto, et carcerato; et tanto tenerfî nelle prigioni finche hab- bia dato effa ficurtà; fe però altrimenti nonfarà di volontà, di chi ha fat- ta la condoglienza. D 3 ta la<noinclude><references/></noinclude> q328dm1svkzkoxw9p3xwwboje63agdr Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume I - Scialle nero, Firenze, Bemporad, 1922.pdf/288 108 948680 3872054 3444739 2026-08-11T13:26:17Z Candalua 1675 3872054 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|280|''Novelle per un anno.''|riga=si}}</noinclude>di fargli ripetere la battuta: — “''Giuseppe, smorzate i lumi''„. — Oppure.... aspettate! oppure.... — ma sìǃ meglio! sarebbe la liberazione! — che gli ordinasse di prendere un bastone, montare su una seggiola, e.... — Già! sì! proprio! interrompendo la scena a metà, è vero? tra l’ilarità fragorosa di tutto il pubblico. — Ma sarebbe il colmo della naturalezza, caro mioǃ Credetelo. Anche per la vostra stessa commedia, dato che quel pipistrello c’è, e che in quella scena — è inutile — vogliate o non vogliate — ci si ficca: ''pipistrello vero!'' Se non ne tenete conto, parrà finta, per forza, Livia che non se ne cura, gli altri due che non ne fanno caso e seguitano a recitar la commedia come se lui non ci fosse. Non capite questo? — Faustino Perres si lasciò cader le braccia, disperatamente. — Oh Dio mio, signorina, — disse. — Se volete scherzare, è un conto.... — No no! Vi ripeto che sto discutendo con voi sul serio, sul serio, proprio sul serio! — ribattè la Gàstina. — E allora io vi rispondo che siete matta, — disse il Perres alzandosi. — Dovrebbe far parte della realtà che ho creato io, quel pipistrello, perchè io potessi tenerne conto e farne tener conto ai personaggi della mia commedia; dovrebbe essere un pipistrello finto e non vero, insomma! Perchè non può, così, incidentalmente, da un momento all’altro, un elemento della realtà casuale introdursi nella realtà creata, essenziale, dell’opera d’arte! — E se ci s’introduce? — Ma non è vero! Non può! Non s’introduce mica nella mia commedia, quel pipistrello, ma sul palcoscenico dove voi recitate.<noinclude><references/></noinclude> 3yvfmetd481ah06x0ixitfyxpowiy40 Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume I - Scialle nero, Firenze, Bemporad, 1922.pdf/289 108 948681 3872055 3444740 2026-08-11T13:27:04Z Candalua 1675 3872055 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||XV. - ''Il Pipistrello.''|281|riga=si}}</noinclude>{{Nop}} — Benissimoǃ Dove io recito la vostra commedia. E allora sta tra due: o lassù è viva la vostra commedia; o è vivo il pipistrello. Il pipistrello, vi assicuro io che è vivo, vivissimo, comunque. Vi ho dimostrato che con lui così vivo lassù non possono sembrar naturali Livia e gli altri due personaggi, che dovrebbero seguitar la loro scena come se lui non ci fosse, mentre c’è. Conclusione: o via la vostra commedia, o via il pipistrello. Se stimate impossibile eliminare il pipistrello, rimettetevi in Dio, caro Perres, quanto alle sorti della vostra commedia. Ora vi faccio vedere che la mia parte io la so e che la recito con tutto l’impegno, perchè mi piace. Ma non rispondo dei miei nervi stasera. — {{Centrato|⁂}} Ogni scrittore, quand’è un vero scrittore, ancor che sia mediocre, per chi stia a guardarlo in un momento come quello in cui si trovava Faustino Perres la sera della prima rappresentazione, ha questo di commovente, o anche, se si vuole, di ridicolo: che si lascia prendere, lui stesso prima di tutti, lui stesso qualche volta solo fra tutti, da ciò che ha scritto, e piange e ride e atteggia il volto, senza saperlo, delle varie smorfie degli attori sulla scena, col respiro affrettato e l’animo sospeso e pericolante, che gli fa alzare or questa or quella mano in atto di parare o di sostenere. Posso assicurare, io che lo vidi e gli tenni compagnia, mentre se ne stava nascosto dietro le quinte tra i pompieri di guardia e i servi di scena, che Faustino Perres per tutto il primo atto e per parte del secondo non pensò affatto al pipistrello, tanto era<noinclude><references/></noinclude> 9sa6jhya41u2pk5vj5cu8enarl7ub4y Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume II - La vita nuda, Verona, Mondadori, 1953.pdf/11 108 949514 3872057 3461329 2026-08-11T13:34:22Z Candalua 1675 3872057 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||la vita nuda|7}}</noinclude>cavalletto e comincia alla brava un bozzettuccio di me cosí sdrajato. Lo intitolerai ''Lottando'', e vedrai che te lo comprano subito per la Galleria Nazionale. Ho le scarpe... sí, non tanto nuove; ma tu, se vuoi, puoi farmele anche novissime, perchè come scultore, non te lo dico per adularti, sei un bravo calzolajo... Costantino Pogliani, intento ad appendere alla parete certi cartoni, non gli badava piú. Per lui, il Colli era un disgraziato fuori della vita, ostinato superstite d’un tempo già tramontato, d’una moda già smessa tra gli artisti; sciamannato, inculto, noncurante e con l’ozio ormai incarognito nelle ossa. Peccato veramente, perchè poi, quand’era in tèmpera di lavorare, poteva dar punti ai migliori. E lui, il Pogliani, ne sapeva qualche cosa, chè tante volte, lí nello studio, con due tocchi di pollice impressi con energica sprezzatura s’era veduto metter su d’un tratto qualche bozzetto che gli cascava dallo stento. Ma avrebbe dovuto studiare, almeno un po’ di storia dell’arte, ecco; regolar la propria vita; avere un po’ di cura della persona: cosí cascante di noja e con tutta quella trucia addosso, era inaccostabile, via! Lui, il Pogliani... ma già lui aveva fatto finanche due anni d’università, e poi... signore, campava sul suo... si vedeva... Due discreti picchi alla porta lo fecero saltare dallo sgabello su cui era montato per appendere i cartoni. — Eccole! E adesso? — disse al Colli, mostrandogli le pugna. — Loro entrano e io me ne esco, — rispose il Colli senza levarsi. — Ne stai facendo un caso pontificale! Del resto, potresti anche presentarmi, pezzo d’egoista! Costantino Pogliani corse ad aprir la porta, rassettandosi su la fronte il bel ciuffo biondo riccioluto.<noinclude></noinclude> g5o4e2j0vkz8pnhpuh49rjo9i08yjrp Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume I - Scialle nero, Firenze, Bemporad, 1922.pdf/293 108 949544 3872056 3444744 2026-08-11T13:27:47Z Candalua 1675 3872056 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||XV. - ''Il Pipistrello.''|285|riga=si}}</noinclude>{{Nop}} — Ma che dovevo dire? che dovevo fare? — gli urlò furente, in risposta, il capocomico. — Dovevo dire al pubblico che toccavano al pipistrello quegli applausi, e non a lei? Rimedii piuttosto, rimedii subito; faccia che tocchino a lei domani sera! — Già! Ma come? — domandò, con strazio, smarrendosi di nuovo, il povero Faustino Perres. — Comeǃ Come! Lo domanda a me, come? — Ma se quello svenimento nella mia commedia non c’è e non c’entra, commendatore! — Bisogna che lei ce lo faccia entrare, caro signore, a ogni costo! Non ha veduto che po’ po’ di successo? Tutti i giornali domattina ne parleranno. Non se ne potrà più fare a menoǃ Non dubiti, non dubiti che i miei attori sapranno far per finta con la stessa verità ciò che questa sera hanno fatto senza volerlo. — Già.... ma, lei capisce, — si provò a fargli osservare il Perres, — è andato così bene, perchè la rappresentazione, lì, dopo quello svenimento, è stata interrotta! Se domani sera, invece, deve proseguire.... — Ma è appunto questo, in nome di Dio, il rimedio che lei deve trovare! — tornò a urlargli in faccia il commendatore. Se non che, a questo punto: — E come? e come? — venne a dire, calcandosi con ambo le mani sfavillanti d’anelli il berretto di pelo sui magnifici capelli, la piccola Gàstina già rinvenuta. — Ma davvero non capite che qua deve dirlo il pipistrello e non voi, signori miei? — Lei la finisca col pipistrello! — fremette il capocomico, facendolesi a petto, minaccioso. — Io, la finisco? Deve finirla lei, commendatore! — rispose, placida e sorridente, la Gàstina, sicurissima<noinclude><references/></noinclude> a4irfw8jt5mthxl3d7ujnumwy3jcjhj Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume II - La vita nuda, Verona, Mondadori, 1953.pdf/119 108 949778 3872058 3454047 2026-08-11T13:38:54Z Candalua 1675 3872058 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||la fedeltà del cane|115}}</noinclude>{{Pt|fiammato|infiammato}}. — Non posso in nessun modo crederla capace di preferirmi... — Coso! — Non c’è logica! Non c’è logica! Mia moglie sarà... sarà come tu vuoi; ma intelligente è. Di noi, ch’io sappia, non sospetta. Perché lo farebbe? E con Lulú, poi? Donna Giannetta, finito d’acconciarsi i capelli, si levò dalla specchiera. — Tu insomma, — disse, — difendi la logica. La tua, però. Prendimi il copribusto, di là. Ecco, sí, codesto, grazie. Non la logica di tua moglie, caro mio. Come ragionerà Livia? Perché Lulú è affettuoso, Lulú è prudente, Lulú è servizievole... E mica tanto sciocco poi, sai? Guarda: io, per esempio, non ho il minimo dubbio che lui... — Ma va’! — negò recisamente don Giulio, dando una spallata. — Del resto, che sai tu? chi te l’ha detto? — Ih, — fece donna Giannetta, appressandoglisi, prendendolo per le braccia e guardandolo negli occhi. — Ti alteri? Ti turbi sul serio? Ma scusa, è semplicemente ridicolo... mentre noi, qua... — Non per questo! — scattò Del Carpine, infocato in volto. — Non ci so credere, ecco! Mi pare impossibile, mi pare assurdo che Livia... — Ah sí? Aspetta, — lo interruppe donna Giannetta. Gli tese prima il copribusto di ''nansouk'', perch’egli l’ajutasse a infilarselo, poi andò a prendere dalla mensola una borsetta, ne trasse un cartoncino filettato d’oro, strappato dal taccuino, e glielo porse. Vi era scritto frettolosamente a matita un indirizzo: ''Via Sardegna, 96''. — Se vuoi, per pura curiosità... Don Giulio del Carpine restò a guardarla, stordito, col pezzettino di carta in mano. — Come... come l’hai scoperto?<noinclude></noinclude> n54m6n5bsgcalp609v0x2nqnpb8ob05 Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume II - La vita nuda, Verona, Mondadori, 1953.pdf/142 108 949801 3872059 3454356 2026-08-11T13:46:48Z Candalua 1675 Gadget Pt 3872059 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|138|luigi pirandello|}}</noinclude>{{Pt|terla|metterla}} su, perché inducesse con le sue graziette la mamma e il babbo ad accompagnarla a teatro, nel palco già fissato per lei. Il Lori, angustiato, imbarazzato, sorrideva; non sapeva dir di no, per non scontentare l’amico e la figliuola; ma, santo Dio, il Verona avrebbe dovuto comprendere ch’egli non poteva, cosí spesso: la spesa non era soltanto per il palco e per la vettura: Silvia doveva pure vestirsi bene; non poteva far cattiva figura. Sí, egli era ormai capo-divisione, aveva già un discreto stipendio; ma non aveva certo denari da buttar via. Era tanta la passione per quella ragazza, che il Verona non avvertiva a queste cose e non s’avvedeva neppure del sacrifizio che doveva far Silvia, certe sere, rimanendo sola a casa, con la scusa che non si sentiva bene. E cosí fosse sempre rimasta a casa! Una di quelle sere, ella ritornò dal teatro in preda a continui brividi di freddo. La mattina dopo tossiva, con una febbre violenta. E in capo a cinque giorni moriva. {{Ct|f=100%|v=1|t=1|IV}} Per la violenza fulminea di quella morte, Martino Lori restò dapprima quasi piú sbigottito che addolorato. Venuta la sera, il Verona, come urtato da quell’attonimento angoscioso, da quel cordoglio cupo, che minacciava di vanir nell’ebetismo, lo spinse fuori della camera mortuaria, lo forzò a recarsi dalla figlia, assicurandolo che sarebbe rimasto lui, là, a vegliare tutta la notte. Il Lori si lasciò mandar via; ma poi, a notte alta, silenzioso come un’ombra, ricomparve nella camera mortuaria e vi trovò il Verona con la faccia affondata nella sponda del letto, su cui giaceva rigido e allividito il cadavere.<noinclude></noinclude> ngj2yiyuuyv4vfyasvhgl25qjqwm2k5 Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume II - La vita nuda, Verona, Mondadori, 1953.pdf/152 108 949811 3872068 3454791 2026-08-11T15:44:22Z Candalua 1675 3872068 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|148|luigi pirandello|}}</noinclude> E Bartolino Fiorenzo: — Intesi... sí, sí... intesi... — balbettò, smarrito di confusione e di vergogna, pensando che il marito, intanto, guardava ridente dalla parete e lo salutava. {{vs|2}} Quando — tre mesi dopo — i Fiorenzo, marito e moglie, accompagnati alla stazione dai parenti e dagli amici, partirono per il viaggio di nozze, diretti a Roma, Ortensia Motta, intima di casa Fiorenzo e anche amicissima della Sarulli, disse al marito, alludendo a Bartolino: — Povero figliuolo, ha preso moglie? Io direi piuttosto che gli hanno dato marito! Ma con ciò, si badi, la Motta non voleva mica dire che Lina Sarulli, prima Lina Taddei, ora Lina Fiorenzo, avesse piú dell’uomo che della donna. No. Troppo donna, anzi, quella cara Lina! Fra i due, però, via! non si poteva mettere in dubbio che avesse molta piú esperienza della vita e piú giudizio lei che lui. Ah, lui — tondo biondo rubicondo — aveva l’aria d’un bamboccione; d’un bamboccione curioso, però: calvo, ma d’una calvizie che pareva finta, come se egli stesso si fosse rasa la sommità del capo per togliersi quell’aria infantile. E senza riuscirci, povero Bartolino! — Ma che povero! Ma perché povero? miagolò, con la voce nasina, stizzito, il Motta, vecchio marito della giovine Ortensia, il quale aveva combinato quel matrimonio e non voleva se ne dicesse male. — Bartolino non è mica uno sciocco. Valentissimo chimico... — Ma sí; di prima forza! — ghignò la moglie. — Di primissima forza! — ribatté lui. Valentissimo chimico, se avesse voluto mandare a stampa gli studii profondi, nuovi, d’indiscutibile originalità, che aveva fatto fin da giovinetto in quella scienza — passione finora unica, esclusiva della sua vita — ma senza<noinclude></noinclude> 15wuy63tpyuzv1g04iaec8e0cp103t5 3872069 3872068 2026-08-11T15:44:54Z Candalua 1675 3872069 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|148|luigi pirandello|}}</noinclude> E Bartolino Fiorenzo: — Intesi... sí, sí... intesi... — balbettò, smarrito di confusione e di vergogna, pensando che il marito, intanto, guardava ridente dalla parete e lo salutava. {{vs|2}} Quando — tre mesi dopo — i Fiorenzo, marito e moglie, accompagnati alla stazione dai parenti e dagli amici, partirono per il viaggio di nozze, diretti a Roma, Ortensia Motta, intima di casa Fiorenzo e anche amicissima della Sarulli, disse al marito, alludendo a Bartolino: — Povero figliuolo, ha preso moglie? Io direi piuttosto che gli hanno dato marito! Ma con ciò, si badi, la Motta non voleva mica dire che Lina Sarulli, prima Lina Taddei, ora Lina Fiorenzo, avesse piú dell’uomo che della donna. No. Troppo donna, anzi, quella cara Lina! Fra i due, però, via! non si poteva mettere in dubbio che avesse molta piú esperienza della vita e piú giudizio lei che lui. Ah, lui — tondo biondo rubicondo — aveva l’aria d’un bamboccione; d’un bamboccione curioso, però: calvo, ma d’una calvizie che pareva finta, come se egli stesso si fosse rasa la sommità del capo per togliersi quell’aria infantile. E senza riuscirci, povero Bartolino! — Ma che povero! Ma perché povero? — miagolò, con la voce nasina, stizzito, il Motta, vecchio marito della giovine Ortensia, il quale aveva combinato quel matrimonio e non voleva se ne dicesse male. — Bartolino non è mica uno sciocco. Valentissimo chimico... — Ma sí; di prima forza! — ghignò la moglie. — Di primissima forza! — ribatté lui. 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Avrebbe voluto che qualcuno la riconoscesse, come lei riconosceva quasi tutti: ecco, quel vecchio cameriere, per esempio... ''Pippo'', sí; lo stesso di sei anni fa. — Che camera? Avevano assegnato loro la camera n. 12, al primo piano: bella camera, ampia, con alcova, ben messa. Ma Lina disse al vecchio cameriere: — Pippo, e la camera al n. 19, al secondo piano? Vorreste vedere se fosse libera? — Subito, — rispose il cameriere inchinandosi. — Molto piú comoda, — spiegò Lina al marito. — Ci dev’essere un piccolo vano accanto all’alcova... E poi piú aria e meno frastuono. Staremmo molto meglio... Ricordava che anche alla buon’anima era capitato lo stesso caso: gli avevano assegnato una camera al primo piano, e lui se l’era fatta cambiare. Il cameriere, poco dopo, venne a dire che il n. 19 era libero e a loro disposizione, se lo preferivano. — Ma sí! ma sí! — s’affrettò a dir Lina, lietissima, battendo le mani. E, appena entrata, ebbe la gioja di riveder quella camera tal quale, con la stessa tappezzeria, gli stessi mobili nella stessa posizione... Bartolino restava estraneo a quella gioja. — Non ti piace? — gli domandò Lina, spuntandosi il cappellino innanzi al noto specchio sul cassettone. — Sí... va bene... — rispose egli. — Oh, guarda! Me n’accorgo dallo specchio... Quel {{Pt|qua-|}}<noinclude></noinclude> 0dzubdot19vo8ye9nrh8sfevchg73a3 Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume II - La vita nuda, Verona, Mondadori, 1953.pdf/156 108 949815 3872071 3454807 2026-08-11T15:49:50Z Candalua 1675 3872071 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|152|luigi pirandello|}}</noinclude>{{Pt|dretto|quadretto}} lí non c’era, allora... C’era un piatto giapponese... Si sarà rotto. Ma di’, non ti piace? No no no no no! Niente baci, per ora... col muso sporco... Tu ti laverai qua; io andrò di là nel mio bugigattolino... Addio! E scappò via, felice, esultante. Bartolino Fiorenzo si guardò attorno, un po’ mortificato; poi s’appressò all’alcova, ne sollevò il cortinaggio e vide il letto. Doveva esser lo stesso in cui la moglie per la prima volta aveva dormito con l’ingegner Taddei. E da lontano, da un ritratto appeso alla parete del salotto nella casa della moglie, Bartolino si vide salutare. Per tutto il tempo che durò il viaggio di nozze, non solamente poi si coricò in quello stesso letto, ma desinò e cenò anche negli stessi ristoranti, dove la buon’anima aveva condotto a desinare la moglie; andò in giro per Roma, seguendo come un cagnolino i passi della buon’anima che guidava nel ricordo la moglie; visitò le antichità e i musei e le gallerie e le chiese e i giardini, vedendo e osservando tutto ciò che la buon’anima aveva fatto vedere e osservare alla moglie. Era timido, e non osava dimostrare in quei primi giorni l’avvilimento, la mortificazione, che cominciava a provare nel dover seguire cosí, in tutto e per tutto, l’esperienza, il consiglio, i gusti, le inclinazioni di quel primo marito. Ma la moglie non lo faceva per male. Non se n’accorgeva, né poteva accorgersene. A diciott’anni, priva d’ogni discernimento, d’ogni nozione della vita, era stata presa tutta da quell’uomo, e istruita e formata e fatta donna da lui; era insomma una creatura di Cosimo Taddei, doveva tutto, tutto a lui, e non pensava e non sentiva e non parlava e non si moveva se non a modo di lui. E come mai, dunque, aveva ripreso marito? Ma perché<noinclude></noinclude> neb36bhr450j35ggh83y4dko1p1ily6 Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume II - La vita nuda, Verona, Mondadori, 1953.pdf/159 108 949818 3872072 3454821 2026-08-11T15:53:20Z Candalua 1675 3872072 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||la buon’anima|155}}</noinclude>cosí detta franchezza della moglie, dopo il viaggio di nozze, doveva essere di molto cresciuto. Nel ricevere la visita di condoglianza dei due sposi, ella aveva voluto perciò mostrarsi, non tanto a Lina quanto a Bartolino, inconsolabile. E Bartolino Fiorenzo rimase cosí simpaticamente impressionato di quel dolore della vedova, che per la prima volta osò contraddire alla moglie che a quel dolore non voleva credere. E le disse col volto in fiamme: — Ma anche tu, scusa, non hai forse pianto quando t’è morto... — Che c’entra! — lo interruppe Lina. — Prima di tutto la buon’anima era... — Ancor giovane, sí — disse avanti Bartolino, per non farlo dire a lei. — E poi, io — riprese ella — ho pianto, ho pianto, ho pianto, è vero... — Non molto? — arrischiò Bartolino. — Molto, molto... ma, in fine, mi son fatta una ragione, ecco! Credi pure, Bartolino; tutto quel pianto di Ortensia è troppo. Bartolino non ci volle credere; Bartolino sentí anzi piú aspra entro di sé, dopo questo discorso, la stizza, ma non tanto contro la moglie, quanto contro il defunto Taddei, perché comprendeva bene ormai che quel modo di ragionare, quel modo di sentire non eran proprii di lei, della moglie, ma frutto della scuola di quell’uomo, che doveva essere stato un gran cinico. Non si vedeva forse Bartolino, ogni giorno, entrando nel salotto, sorridere e salutare da colui? {{vs|2}} Ah, quel ritratto lí, non poteva piú soffrirlo! Era una persecuzione! Lo aveva sempre davanti a gli occhi. {{Pt|En-|}}<noinclude></noinclude> dryon5rpcl1brahsgtacnn5107g57rf Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume II - La vita nuda, Verona, Mondadori, 1953.pdf/164 108 949823 3872075 3454826 2026-08-11T16:13:20Z Candalua 1675 3872075 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|160|luigi pirandello}}</noinclude> Ma ecco intanto questo signor Tempini, piovuto dal cielo. Ci volle un bel po’, prima che le quattro sorelle rinvenissero dallo stupore. Conoscevano il Tempini soltanto da pochi mesi; lo avevano veduto, sí e no, una dozzina di volte nei salotti ch’esse frequentavano; né pareva loro ch’egli avesse mai manifestato in alcun modo — timido com’era, e impensierito sempre di quei piedi troppo grossi, ben calzati e indolenziti — d’aver qualche mira su esse. Quasi quasi, dopo tanta vana e smaniosa attesa, quella richiesta cosí improvvisa e insperata le contrariava; le insospettiva. Che considerazioni aveva potuto far costui nel venirsi a cacciare, cosí a cuor leggero, con quell’aria smarrita, tra quattro ragazze sole, senza dote, senza stato se non precario, o almeno molto incerto, unite fra loro, legate inseparabilmente dall’ajuto che eran costrette a prestarsi a vicenda? Che s’era immaginato? Come s’era indotto? Che aveva Iduccia per indurlo? — Ma niente! vi giuro: nientissimo! — badava a protestare Iduccia infocata in volto. Le sorelle dapprima si mostrarono incredule; tanto che Iduccia si stizzí e dichiarò finanche che non voleva saperne, perché le era antipatico, ecco, antipaticissimo quel... come si chiamava? Tempini. — Eh via! eh via! Antipatico? Perché? Ma no! — Giovane serio, — disse Serafina; — giovane colto, — disse Carlotta; — laureato in legge, — disse Zoe; e Serafina aggiunse: — Segretario al Ministero di Grazia e Giustizia; — e Carlotta: — Libero docente di... di... non ricordo bene di che cosa, all’Università di Roma. E lo conoscevano appena le sorelle Margheri! Zoe finanche si ricordò che il Tempini aveva tenuto una volta una conferenza al Circolo Giuridico: sí, una conferenza con projezioni, in cui si mostravano le impronte<noinclude></noinclude> dix4rhpc648bpv4qilnlnjtgq004r3h Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume I - Scialle nero, Firenze, Bemporad, 1922.pdf/247 108 952018 3872052 3445622 2026-08-11T13:24:05Z Candalua 1675 3872052 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{Rule|}}{{Rule|}}</noinclude> — Parte o arriva? — domandò a sè stesso il Valdoggi, udendo il fischio d’un treno e guardando da un tavolino innanzi allo ''Châlet'' in Piazza delle Terme l’edificio della stazione ferroviaria. S’era appigliato al fischio del treno, come si sarebbe appigliato al ronzìo sordo continuo che fanno i globi della luce elettrica, pur di riuscire a distrarre gli occhi da un avventore, il quale, dal tavolino accanto, stava a fissarlo con irritante immobilità. Per qualche minuto vi riuscì. Si rappresentò col pensiero l’interno della stazione, ove il fulgore opalino della luce elettrica contrasta con la vacuità fosca e cupamente sonora sotto l’immenso lucernario fuligginoso, e si diede a immaginare tutte le seccature d’un viaggiatore, sia che parta, sia che arrivi. Inavvertitamente però gli cadde di nuovo lo sguardo su quell’avventore del tavolino accanto. Era un uomo su i quarant’anni, vestito di nero, coi capelli e i baffetti rossicci, radi, spioventi, la faccia pallida e gli occhi tra il verde e il grigio, torbidi e ammaccati. Gli stava a fianco una vecchierella mezzo appisolata, alla cui placidità dava un’aria molto strana la veste color cannella diligentemente guarnita di cordellina nera a zig-zag, e il cappellino logoro e stinto su i capelli lanosi, i cui grossi nastri neri terminati<noinclude></noinclude> sgusbj4xn5s0edl27olgckdpdj2dtf2 Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume I - Scialle nero, Firenze, Bemporad, 1922.pdf/250 108 952023 3872053 3443176 2026-08-11T13:24:44Z Candalua 1675 3872053 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|242|''Novelle per un anno.''|riga=si}}</noinclude> La conversazione languì. Il Griffi guardò la vecchierella che gli stava a fianco, appisolata. — Mia madre! — disse, accennandola con espressione di profonda tristezza nella voce e nel gesto. Il Valdoggi, senza saper perchè, sospirò. — Dorme, poverina.... — Il Griffi contemplò un pezzo sua madre in silenzio. Le prime sviolinate d’un concerto di ciechi nel Caffè lo scossero, e si rivolse al Valdoggi. — A Udine, dunque. Ti ricordi? io avevo domandato che mi s’ascrivesse o al reggimento di Udine, perchè contavo, in qualche licenza d’un mese, di passare i confini (senza disertare), per visitare un po’ l’Austria.... Vienna: dicono ch’è tanto bella!... e un po’ la Germania; oppure al reggimento di Bologna per visitar l’Italia di mezzo: Firenze, Roma.... Nel peggior de’ casi, rimanere a Potenza — nel peggiore de’ casi, bada! Orbene, il Governo mi lasciò a Potenza, capisci? A Potenza, a Potenza! Economie.... economie.... E si rovina, si assassina così un pover uomo! — Pronunziò quest’ultime parole con voce così cangiata e vibrante, con gesti così insoliti, che molti avventori si voltarono a guardarlo dai tavolini intorno, e qualcuno zittì. La madre si destò di soprassalto e, accomodandosi in fretta il gran nodo sotto il mento, gli disse: — Lao, Lao ti prego, sii buono.... — Il Valdoggi lo squadrò, tra stordito e stupito, non sapendo come regolarsi. — Vieni, vieni, Valdoggi, — riprese il Griffi, lanciando occhiatacce alla gente che si voltava. — Vieni.... Alzati, mamma. Ti voglio raccontare.... O paghi tu, o pago io.... Pago io, lascia fare.... —<noinclude><references/></noinclude> ijfi99n94m9oga3fh63nftpecyfsmeu Homo/Patria/Al popolo d'Italia 0 953552 3872138 3804173 2026-08-12T09:52:41Z Cruccone 53 Porto il SAL a SAL 100% 3872138 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=12 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Patria]] - Al popolo d'Italia|prec=../A uno straniero|succ=../L'appello}} <pages index="Cena - Homo.djvu" from="77" to="78" /> s376jve51sx1y2rztduew35gr7web93 Autore:Arturo Onofri 102 976753 3872088 3779201 2026-08-11T17:36:28Z Francyskus 76680 3872088 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Arturo | Cognome = Onofri | Attività = scrittore | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} == Opere == * {{Testo|Liriche (Onofri)}} * ''Poemi tragici'', Roma, Vita letteraria, 1908. [https://archive.org/details/onofri-poemi-tragici IA] * ''Canti delle oasi'', Roma, Vita letteraria, 1909. [https://archive.org/details/onofri-canti-delle-oasi/mode/2up IA] * ''Disamore'', Roma, Vita letteraria, 1912. * ''Liriche'', Napoli, Ricciardi, 1914. [https://archive.org/details/onofri-liriche-1914 IA] * ''Orchestrine'', Milano, La Diana, 1917. * ''Arioso'', Roma, Bragaglia, 1921. * ''Le trombe d'argento'', Lanciano, Carabba, 1924. * ''Nuovo Rinascimento'', Bari, Laterza, 1925. [https://archive.org/details/onofri-nuovo-rinascimento/mode/2up IA] * ''Terrestrità del sole'', Firenze, Vallecchi, 1927 * ''Vincere il drago!'', Torino, Ribet, 1928. [https://archive.org/details/onofri-vincere-drago/mode/2up IA] * ''Simili a melodie rapprese in mondo'', Roma, Al tempio della Fortuna, 1929. * ''Zolla ritorna cosmo'', Torino, Buratti, 1930. * ''Suoni del graal'', Roma, Al Tempio della Fortuna, 1932. * ''Aprirsi fiore'', Torino, Gambino, 1935. * ''Ritorno alla casa rustica'' jq91s90c4odfgi341s5m91msksc9xx6 Pagina:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu/104 108 977570 3872135 3872016 2026-08-12T07:01:01Z Giaccai 13220 3872135 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{RigaIntestazione||— 100 —|}}</noinclude>{{ct|t=1|v=1|ORDINAMENTO INTERNO}} {{ct|v=3 |f=150%|'''DELLA COMPAGNIA DI FIRENZE'''}} {{ct|v=1|CAPITOLO XXII.}} {{rule|4em}} {{FI |file = Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871 (page 104 crop).jpg | tsize = 160px | float = left | caption = | margin-top=0 |margin-bottom=0 |margin-right=5px }}a compagnia della Misericordia è composta di ''settantadue capi di guardia'', ed a questi si aggiungono ''centocinque fratelli'' detti ''giornanti''<ref name=p104>Il numero dei ''giornanti secolari propriamente detti'', è oggi di centosettantacinque, e sono chiamati giornanti perchè fanno il caritatevole ulizio distribuiti in venticinque per giorno.<br> A questi se ne aggiungono altri deti ''soprannumeri'' distribuiti pure aci di- versi giorni della settimana, che co’primi formano il numero di quasi quaranta giornanti al giorno.<br> Vi sono poi i ''giornanti di riposo'', e sono coloro i quali o per l’età o per incomodi di salute sono stati dispensati dal servigio ordinario.<br> Infine v’è un numero di fratelli detti ''buone voglie'' che è illimitato. Alcuni di questi si dicono ''buone voglie giornanti'', altri ''buone voglie semplici''. Essi possono intervenire a fare le opere di carità a loro piacimento, ma non godono nè avan- zamenti nè altri vantaggi riservati alle classi sopradette. Di tutti questi fratelli ordinariamente il numero ascendo a 702. </ref> a forma dei capitoli della medesima, i quali sono obbligati di portarsi a far l’opera di carità di giorno e di notte e ad ogni cenno della campana, la quale è posta nel campanile del duomo, di non piccola gran-<noinclude>{{rule|4em|l=4em}} <references/></noinclude> 9e1b58g2mn6jtlkibhixiceadf26qw9 Pagina:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu/108 108 977571 3872127 3535113 2026-08-12T06:56:20Z Giaccai 13220 /* Trascritta */ 3872127 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{RigaIntestazione||— 104 —|}}</noinclude>— 101 — {{ct|t=2|v=3|'''CAPITOLO XXIII.'''}} {{Capolettera|O|96pt}}ltre i giornanti secolari, vi sono annoverati sei sa cordoli per giorno cioè tre capi guardia e tre giornanti <ref>I ''giornanti sacerdoti'' sono tre per giorno. Gli altri che non hanno giorno assegnalo son detti ''giornanti aggregati'', ed ognuno di questi presta per turno un servizio di quindici giorni nei quali è tenuto a portarsi alla compagnia in quelle sere in cui vi sia da trasportare qualche defunto alla stanza mortuaria.</ref>, ad eccezione della Domenica, poiché in questo giorno i sacerdoti capi di guardia non sono clic due essendo di venti il loro numero e questi pure in occasione di malattia possono goder -dei predetti benefìzi. Oltre questi sacerdoti sono ascritti pure alla compagnia molti cliorici ed altri sacerdoti col grado di straccia fogli, i quali pure prestano un continuo servizio col quale questi ultimi si rendono meritevoli di essere passati giornanti, e benché alcuno di essi abbia prestato poco servizio nel giorno destinatogli, può essere non ostante promosso al posto di capo di guardia<ref>Onde i ''sacerdoti giornanti'' possano alla vacanza domandare il posto di capo di guardia è necessario che siano in attiviti, e fra i giornanti di giorno.</ref>. La cosa però cammina diversamente coi giornanti secolari, poiché uno di loro non può chiedere alla vacanza di qualche capo di guardia non statuale, se non abbia terminato anni otto di servizio in qualità di giornante; o senza un tal servizio non può essere mandato a partito per entrare<noinclude><references/></noinclude> a2sjq38ki7utedblebvoev55noupikv 3872128 3872127 2026-08-12T06:56:47Z Giaccai 13220 3872128 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{RigaIntestazione||— 104 —|}}</noinclude>{{ct|t=2|v=3|'''CAPITOLO XXIII.'''}} {{Capolettera|O|96pt}}ltre i giornanti secolari, vi sono annoverati sei sa cordoli per giorno cioè tre capi guardia e tre giornanti <ref>I ''giornanti sacerdoti'' sono tre per giorno. 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Gli altri che non hanno giorno assegnalo son detti ''giornanti aggregati'', ed ognuno di questi presta per turno un servizio di quindici giorni nei quali è tenuto a portarsi alla compagnia in quelle sere in cui vi sia da trasportare qualche defunto alla stanza mortuaria.</ref>, ad eccezione della Domenica, poiché in questo giorno i sacerdoti capi di guardia non sono clic due essendo di venti il loro numero e questi pure in occasione di malattia possono goder -dei predetti benefìzi. Oltre questi sacerdoti sono ascritti pure alla compagnia molti cliorici ed altri sacerdoti col grado di straccia fogli, i quali pure prestano un continuo servizio col quale questi ultimi si rendono meritevoli di essere passati giornanti, e benché alcuno di essi abbia prestato poco servizio nel giorno destinatogli, può essere non ostante promosso al posto di capo di guardia<ref>Onde i ''sacerdoti giornanti'' possano alla vacanza domandare il posto di capo di guardia è necessario che siano in attiviti, e fra i giornanti di giorno.</ref>. La cosa però cammina diversamente coi giornanti secolari, poiché uno di loro non può chiedere alla vacanza di qualche capo di guardia non statuale, se non abbia terminato anni otto di servizio in qualità di giornante; o senza un tal servizio non può essere mandato a partito per entrare<noinclude><references/></noinclude> 6h2r0om7dde6gxr2lrozgwl076g6gyc 3872133 3872129 2026-08-12T06:59:46Z Giaccai 13220 3872133 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{RigaIntestazione||— 104 —|}}</noinclude> {{FI |file = Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871 (page 108 crop).jpg |width = 80px |align= left |caption = }}{{ct|t=2|v=3|'''CAPITOLO XXIII.'''}} {{Capolettera|O|96pt}}ltre i giornanti secolari, vi sono annoverati sei sa cordoli per giorno cioè tre capi guardia e tre giornanti <ref>I ''giornanti sacerdoti'' sono tre per giorno. Gli altri che non hanno giorno assegnalo son detti ''giornanti aggregati'', ed ognuno di questi presta per turno un servizio di quindici giorni nei quali è tenuto a portarsi alla compagnia in quelle sere in cui vi sia da trasportare qualche defunto alla stanza mortuaria.</ref>, ad eccezione della Domenica, poiché in questo giorno i sacerdoti capi di guardia non sono clic due essendo di venti il loro numero e questi pure in occasione di malattia possono goder -dei predetti benefìzi. Oltre questi sacerdoti sono ascritti pure alla compagnia molti cliorici ed altri sacerdoti col grado di straccia fogli, i quali pure prestano un continuo servizio col quale questi ultimi si rendono meritevoli di essere passati giornanti, e benché alcuno di essi abbia prestato poco servizio nel giorno destinatogli, può essere non ostante promosso al posto di capo di guardia<ref>Onde i ''sacerdoti giornanti'' possano alla vacanza domandare il posto di capo di guardia è necessario che siano in attiviti, e fra i giornanti di giorno.</ref>. La cosa però cammina diversamente coi giornanti secolari, poiché uno di loro non può chiedere alla vacanza di qualche capo di guardia non statuale, se non abbia terminato anni otto di servizio in qualità di giornante; o senza un tal servizio non può essere mandato a partito per entrare<noinclude><references/></noinclude> mij8aucemban41rkq0iov6vl78yxaem 3872136 3872133 2026-08-12T07:02:01Z Giaccai 13220 3872136 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{RigaIntestazione||— 104 —|}}</noinclude>}}{{ct|t=2|v=3|'''CAPITOLO XXIII.'''}} {{FI |file = Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871 (page 108 crop).jpg | tsize = 160px | float = left | caption = | margin-top=0 |margin-bottom=0 |margin-right=5px}}ltre i giornanti secolari, vi sono annoverati sei sa cordoli per giorno cioè tre capi guardia e tre giornanti <ref>I ''giornanti sacerdoti'' sono tre per giorno. Gli altri che non hanno giorno assegnalo son detti ''giornanti aggregati'', ed ognuno di questi presta per turno un servizio di quindici giorni nei quali è tenuto a portarsi alla compagnia in quelle sere in cui vi sia da trasportare qualche defunto alla stanza mortuaria.</ref>, ad eccezione della Domenica, poiché in questo giorno i sacerdoti capi di guardia non sono clic due essendo di venti il loro numero e questi pure in occasione di malattia possono goder -dei predetti benefìzi. Oltre questi sacerdoti sono ascritti pure alla compagnia molti cliorici ed altri sacerdoti col grado di straccia fogli, i quali pure prestano un continuo servizio col quale questi ultimi si rendono meritevoli di essere passati giornanti, e benché alcuno di essi abbia prestato poco servizio nel giorno destinatogli, può essere non ostante promosso al posto di capo di guardia<ref>Onde i ''sacerdoti giornanti'' possano alla vacanza domandare il posto di capo di guardia è necessario che siano in attiviti, e fra i giornanti di giorno.</ref>. La cosa però cammina diversamente coi giornanti secolari, poiché uno di loro non può chiedere alla vacanza di qualche capo di guardia non statuale, se non abbia terminato anni otto di servizio in qualità di giornante; o senza un tal servizio non può essere mandato a partito per entrare<noinclude><references/></noinclude> 7bweztazmmojziuhbvp1v2uf0hw3dd9 Pagina:Lavoro Intellettuale e Lavoro Manuale (IA 2917670.0001.001.umich.edu).pdf/63 108 993670 3872139 3597179 2026-08-12T09:55:30Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3872139 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lavoro intellettuale e lavoro manuale}}|61|riga=sì}}</noinclude>furono da noi segnalati in un nostro libro<ref>''Champs, Usines et Ateliers'', Paris, Stock éditeur, 1910.</ref>. Anche in questo ramo, la produttività del lavoro può essere accresciuta in proporzioni considerevoli, e il lavoro stesso può esser reso facile e gradevole. Ebbene: se ognuno facesse la propria parte di produzione, e se tale produzione fosse socializzata, come ci sarebbe indicato da un’economia sociale mirante alla soddisfazione dei sempre crescenti bisogni di tutti, — allora resterebbe ad ognuno più della metà della giornata di lavoro, per dedicarsi all’arte, alla scienza o a qualsiasi altra distrazione preferita. E il lavoro di ognuno nel campo artistico o scientifico sarebbe tanto più profittevole in quantochè ognuno avrebbe impiegata l’altra metà della giornata per un lavoro produttivo. L’arte e la scienza ci guadagnerebbero se fossero coltivate soltanto per pura inclinazione e non con uno scopo mercantile. D’altra parte, una società organizzata sul principio che tutti i suoi membri dovessero partecipare alla produzione sarebbe ricca abbastanza per poter decidere che ognuno, a una certa età — a quaranta o a cinquant’anni, per esempio — fosse esonerato dall’obbligo morale di partecipare direttamente all’esecuzione del lavoro manuale necessario, cosicché potesse dedicarsi interamente a ricerche scientifiche, a lavori d’arte o di qualsiasi altro genere. Così si garantirebbe pienamente la libera ricerca nelle nuove regioni dell’arte e della <noinclude>scien-</noinclude><noinclude><references/></noinclude> 7x2l3iadwtmerd2oeqf6rs6y5mnsxgc Autore:Saadi Shirazi 102 1002042 3872079 3791968 2026-08-11T16:44:22Z Francyskus 76680 /* Opere */ 3872079 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Saadi | Cognome = Shirazi | Professione e nazionalità = }} == Opere == * {{Testo|Il Roseto}} etiif5cokozv3v1w64mvaq6j3f66x7h Indice:Chopin-Mazurka-C-major-Oeuvre-Posthume.djvu 110 1005934 3872141 3773421 2026-08-12T09:57:16Z Cruccone 53 Porto il SAL a SAL 100% 3872141 proofread-index text/x-wiki {{:MediaWiki:Proofreadpage_index_template |Autore=Fryderyk Chopin |NomePagina=Mazurka in do maggiore. Opera postuma |Titolo= |TitoloOriginale= |Sottotitolo= |LinguaOriginale= |Lingua= |Traduttore= |Illustratore= |Curatore= |Editore=B. S. 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Opera postuma | Anno di pubblicazione = | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = | Argomento = Partiture | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Chopin-Mazurka-C-major-Oeuvre-Posthume.djvu }} <div class="noprint"> [[File:Fr-Chopin-Mazurka-en-Ut-majeur.mid|thumb|center|200px|Ascolta il brano per intero.<br>{{Centrato|[[Discussione:Mazurka in do maggiore. Opera postuma/Partitura|Nota alla trascrizione]]}}]] </div> <pages index="Chopin-Mazurka-C-major-Oeuvre-Posthume.djvu" from="1" to="6" /> ==Indice== * {{testo|/Copertina}} * {{testo|/Partitura}} 1lqhxf6of00n42pdijz35n38z7vi5p1 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/394 108 1015775 3872103 3666014 2026-08-12T05:03:33Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3872103 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 391 —|}}</noinclude> <poem> Incliti in armi, di gran senno adorni, Ricchi di dignità, se fosse mai Calpesto un campo e n’avesse corruccio Quei che il lavora con la sua fatica, Ov’entrasse un destrier ne’ seminati andasse alcun là ’ve son frutti, a quello Colpevole destrier vuolsi la coda Con gli orecchi troncar, vuolsi la testa Del tristo ladro appendere ad un legno. :Così pel regno ei s’aggirava in due Lune continue, e nascosta non era Agli occhi suoi opera bella o trista. Ed egli sì, per ogni terra intorno, Opre fea di giustizia e laudi ancora Da gente egli ottenea che governava Castelli e ville. Un figlio anche s’avea, Diletto assai, che niun per sua beltade Discernere potea da questa luna, A cui già il padre nome imposto avea Di Perviz; ma talvolta anche dicealo Khusrèv, beato in ogni voglia sua. Ned egli mai dal genitor diletto Lunge ne andava, e il padre ancor non mai Soffrìa del figlio lontananza. Allora Avvenne un dì che un palafren balzava Lontan da’ beveraggi, un palafreno, Di re Pervìz cavalcatura eletta. Oh sì! ne’ seminati il giovinetto E focoso destrier balzava ardente, E dietro gli correa chi ’l custodia! :Sen venne allora di quel campo il sere, Appo il custode fe’ lamenti suoi E disse: Di chi dunque il palafreno? Chè lagrimar davver! debbesi omai Su quella coda e quegli orecchi! — Disse Il guardiano: È questo palafreno </poem><noinclude></noinclude> mtgrz3krwkumw2pp7lwuxiulcfl4d96 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/395 108 1015776 3872104 3666015 2026-08-12T05:06:22Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3872104 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 392 —|}}</noinclude> <poem> Di Pervìz prence, che ogni servo fido Have in custodia. — Ma il signor del campo A Hormùzd correa, dicea de’ seminati E del destriero, ed Hormùzd gli rispose: Vanne, t’affretta, e ratto al palafreno :Taglia la coda con gli orecchi. Danno Che al campo venne, computar si dee Quanto ei fu veramente, e tutto il danno Si ricompensi da Khusrèv, se cento Volte gli è grande o cento volte cento. Versino intanto di regal tesoro Del campo al sere per que’ colti suoi Auree monete. — Ratto che l’intese Perviz illustre, a far per lui sue scuse I prenci tutti suscitò dintorno, Per ch’ei fossero innanzi al re d’Irania A supplicar per lui, ned ei del suo Bruno destrier troncasse orecchi e coda. Ma pel destrier del figlio era cruccioso Il prence illustre, sì che tutti accolse Con fier cipiglio quella esperta gente, E il guardìan de’ palafreni, ratto Per timor per Khusrèv, correndo venne Ai campi colti, a quel destrier focoso E giovinetto, e gli orecchi e la coda Recisegii col ferro al campo istesso Ov’ei recata avea l’unghia sonante; Indi Khusrèv, qual era del monarca Alto precetto, a quei che la giustizia Incessante chiedea, diede suo prezzo. :Discese poi quel principe sovrano Di caccia a un loco, e ne apportò ciascuno Cospicua preda. Un uomo allor, di sangue Di prenci illustri, valoroso in guerra, Piena di frutti lungo il suo sentiero Una vigna scoverse; ei la vedea </poem><noinclude></noinclude> ho6a0xhx4k0ylpjxgc1d84bzasy2t52 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/396 108 1015777 3872105 3868978 2026-08-12T05:10:27Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3872105 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 393 —|}}</noinclude> <poem> Tutta a l’intorno ripiena d’agresto, Sì che fe’ cenno che corresse alcuno De’ valletti e spiccassegli e recasse Di que’ grappoli alcuni al suo soggiorno E a’ scalchi suoi si gli affidasse. Venne Della vigna all’istante irato il sere E die voce all’eroe: Deh! tu malnato, Della vigna custode unqua non fosti Con la fatica tua, non desti mai Per suo prezzo monete e non spendesti Nulla del tuo tesoro. Oh! perchè dunque Così sperdesti la fatica mia Qual non portasti? Ma di te, dinanzi Al mio signor, farò lamenti e lagni! :L’ardente cavalier, d’alto castigo Per sùbito terror, sciolse dal fianco Rapidamente la cintura e porsela Dell’uve al sere, prezïosa e fulgida, In or lucente, in ogni parte sua Con una gemma incastonata. Allora Che la cintura di quell’uve il sere Mirò con gli occhi suoi, L’opre non belle Vuolsi, disse, celar. Noto cotesto Al nostro prence non far tu; qui certo Un comprator non hai, non far tuoi prezzi. Ma per l’aureo tuo cinto, ecco! ti rendo Grazia, o signor. Morto sei tu, se il prence, Di giustizia dator, cotesto ascolta! Hormùzd regnante fu cotal che {{Ec|illustre,|illustre|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/531}} Venne poi sempre per le sue vittorie, Lodato per valor fra tutte genti, Che sconfitta giammai nelle sue pugne Egli non vide. Insieme ei si cercava Giustizia e la giustizia anche rendea, La corona elevando imperïale Fino al ciel della luna. Ei già non fea </poem><noinclude></noinclude> curfi6bg18furqleiqgzbdn3ut0cf87 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/397 108 1015778 3872106 3666017 2026-08-12T05:12:31Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3872106 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 394 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> In città di Madàyn lungo soggiorno, Principe ardimentoso ei si mostrava Con gloria e lustro. Non a primavera Si riposava, non di Tir nel mese, Non di Tammùz, non dell’inverno ai giorni, L’uom di leoni vincitor, ma sempre Aggiravasi intorno a l’ampia terra, Pregio nel regno suo si ricercava. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|IV. La guerra.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1801-1804).}} <poem> :Poi che dieci anni trapassâr di suo Regno felice, da ogni terra intorno Trista sorse una voce. Ecco! venia Pel sentiero d’Herì Sàveh regnante Con armigeri eroi, con elefanti, Con timballi e tesori. Or, se tu prendi Computo vero degli eroi di Sàveh, Numerar mille quattrocento volte Ti saria d’uopo, e computar ben mille E poi dugento gli elefanti suoi Atti alle pugne. Tu diresti forse Che su la terra non è via dischiusa Per tante genti. Ma, d’Herì dal piano Fino a le spiagge di Merv-rùd, esercito Era compatto come ordito e trama In ampia tela, e mentre da tal parte Fino a Merv discendea l’oste agguerrita, Sparve la terra sotto l’atra polve. :Principe Sàveh un’epistola sua Scrisse ad Hormùzd: Le tue falangi appella A te daccanto da ogni parte omai. Per l’esercito mio ponti e sentieri </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> h0f8z4z253fmls069rdg246udgyfyd6 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/398 108 1015779 3872109 3666018 2026-08-12T05:16:30Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3872109 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 395 —|}}</noinclude> <poem> Appresta intanto e li foraggi aduna E ti ricorda d’esto ferro mio. Ora io voglio passar per questo regno, E si distende sovra il mar, si stende Per monti e piani, l’oste mia guerriera. :D’Irania il sire, come lesse il foglio, Impallidì per quelle immense squadre. :Ma di rincontro si movea di Grecia Il greco Imperator, coprìa la terra Con sue falangi. Esercito egli avea Di cento volte mille Greci, e v’erano Cavalieri pugnaci, incliti in guerra. Anche da le città che un dì espugnava Principe Nushirvàn, sì che lamenti Ne avea pur sempre il greco sire, eserciti D’ogni terra venièno, inclito un duce Avendo a capo. Discendea quell’oste De’ Khàzari pel calle, e nereggiava Tutta la terra sotto all’ampio stuolo, E un prode intanto, di gran cose esperto, Venìa dinanzi; con tesori e genti Armate egli venia. D’Armenia ei scesero In Ardebìl, n’andavano le genti A squadre a squadre per li campi attorno. :E dai campi deserti degli astati Arabi cavalieri ampia una gente Sorse, che superò computo e novero; Amr ed Abbàs erano i duci, due Cavalier giovinetti che la fronte Alta ergevano al ciel. Per lor rapine Andò deserta quella terra amena Ed ogni pianta n’ebbe offesa, dove Chiedeasi Hormùzd i suoi tributi. Intanto Sino all’Eufrate ne venìan le schiere, Erbe virenti in quel deserto loco Non rimanean. Ma quando intenebrava </poem><noinclude></noinclude> 7lb1yy3g8mxbo7zouwhpl8a61urubg1 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/399 108 1015780 3872110 3666019 2026-08-12T05:18:46Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3872110 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 396 —|}}</noinclude> <poem> Il dì sereno della sua fortuna, Ad Hormùzd pervenia d’essi l’annunzio. :Ratto che intese il principe del mondo D’esploratori le parole, in volto, Egli sì lieto, impallidì. Pentissi Della morte già inferta a’ sacerdoti Or che nel regio ostello diradati I sapïenti si vedean. Dintorno, Atto a consigli, un solo ei non scovrìa, Sì che ben tosto d’uomini già esperti Necessità l’incolse. Ei mandò attorno E gl’Irani invitò, genti egli pose Molte a seder nel regio albergo, e intanto Qual era nel suo core alto secreto Quivi riposto, agl’incliti d’Irania Fe’ manifesto e disse: Ecco! ad Irania Eserciti ne vengono nemici, Quali nessun per l’ampia terra mai Si ricordò. — Raccolti là ne vennero Delle frontiere i guardïani e molti Fecer pensieri e d’ogni sorta, e dissero: :Signor che hai senno ed inclito consiglio, Apri l’orecchio a questa nostra impresa. Saggio principe sei, noi siam da meno, E sacerdote niun di noi si estima Veramente per te. Tu gli uccidesti Gli scribi tuoi con tutti i sacerdoti E dalle norme antiche e dalla fede Ti dilungasti. Pensa or tu qual sia Arte sottile in questa impresa, e quale Di nostra terra sia custode e vindice. :Un sacerdote che ministro al sire Era in quel tempo, così disse allora: :Saggio signor che sapïenza accogli, Se a contrastar de’ Khàzari discende L’esercito guerrier, tempo d’indugi </poem><noinclude></noinclude> mfujdtzrv9zwob4f8hdq0dnw6jx7ldb Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/400 108 1015781 3872111 3666020 2026-08-12T05:20:44Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3872111 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 397 —|}}</noinclude> <poem> Non troveranno i combattenti tuoi. Noi si farem co’ principi di Grecia Parole acerbe e degli arabi eroi Divellerem dal fondo la radice. Ma Sàveh regnator più da vicino T’è veramente, e per lui sol s’oscura Di noi la gran faccenda. Ecco! ci viene Di Khorassàn per la dirotta via Travaglio grave, sì che desolate Ne van le terre e dispersi i tesori. Ma quando a contrastar da quelle sponde Verranno del Gihùn turani prodi, Mai non dovrem nella difficil’opra Indugiarci così. — Rispose allora Principe Hormùzd, che la sua via cercava, Al sacerdote: Che farem noi dunque Con Sàveh regnator? — Dissegli il saggio: :Eserciti raduna! È grande, è forte Per gli eserciti suoi d’Irania il prence. Ma chiama tu, perchè sue cifre apporti, Sì che tu sappia quanti all’opra vengono Uomini eroi, l’ispettor di tue schiere. :E l’ispettor de le falangi venne Incontanente co’ registri suoi Nel cospetto regal, de le falangi Il novero apportò. Come toccava A centomila il computo de’ prodi, Pedoni molti in mezzo a cavalieri, Il sacerdote così disse: Forse Rottura avrem con Sàveh ostil signore Per coteste falangi, ove tu in pria Genti non cerchi e verità pur anco, Lungi da te mandando ogni menzogna E non giusto pensar. Sciogli la mente De’ servi tuoi da intenzïon non bella, Qual pur si addice di signor che regni, </poem><noinclude></noinclude> t53haxh07s27g9k95u4auvpihp2p4al Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/401 108 1015782 3872112 3666021 2026-08-12T05:23:22Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3872112 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 398 —|}}</noinclude> <poem> A nobile costume. Anche t’udisti L’antica istoria, quanto mal co’ suoi Cavalieri di Cina un dì arrecava Principe Argiaspe, vecchio lupo, eroe, A re Gushtaspe ed a re Lohràsp, di fede Per cagion grave. Ben sai tu qual venne Alta iattura a Balkh città, che amara Fece la vita in quella terra. E questo Fu sì davver fin che fûr sciolti i ceppi Di sire Isfendïàr, che varie e molte Fece battaglie. Ma se il re di questa Terra non ode li consigli miei, Da turanici eroi, scesi di Cina, Fiero travaglio avrà. Son io degli anni Maggior del prence, non però l’avanzo Di pensiero per forza e di consigli. :Al sacerdote così disse il prence: Il greco Imperator battaglie nosco Già non si cerca. Ma i castelli suoi Che prence Nushirvàn gli tolse un giorno, Io renderògli, pur che torni a dietro Per la sua via. — Cercavasi un eroe Qual messaggiero ed uno scriba saggio E sapïente e memore. Cotesto Era il messaggio al greco re: Di quelle Città di Grecia nulla chieggo, e parte Quella ti tocchi in quella terra. Intanto, Sull’iranico suol tu non porrai Varcando il piede, se pur vuoi di sire Aver grado costì con sorte amica. :Ratto che giunse al greco Imperatore Io messaggiero, disse ciò che udia Dal prence iranio. Fe’ ritorno allora Il greco Imperator per la sua via, Nè in quell’ampio confin per quella terra Portò rancura; e poi che se n’andava </poem><noinclude></noinclude> o69k9xkqxsnwd2j4ihmkcowgojwjkvu Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/402 108 1015783 3872113 3666022 2026-08-12T05:32:37Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3872113 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 399 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Il greco sire, de’ Khàzari tosto Si prese innanzi difficile impresa Hormùzd monarca. Esercito d’Irani Scelse cotal, che ratto per la polvere N’andò perduto il chiaro giorno. Allora De’ Khàzari al confin cotesti eroi Tutti invïava, perchè intorno vasti Suscitasser gl’incendi in quella terra, E Kharràd n’era duce, egli di molta Giustizia e maestà con nobil grado. :Come sali d’Armenia a le contrade L’oste guerriera, presero lor via I Khàzari fuggendo in un drappello, E molti ne uccidean gl’Irani in giostra, Inclita e grande ne traean la preda Da quel confine. Ma d’Arabia i prenci, Ratto che udian cotesto, al varco omai Chiusi e serrati, ritornar per quella Per cui già discendean, lontana via. :Tosto che al sire dell’irania terra Novella giunse che Kharràd, con sua Schiera d’eroi, toccavasi vittoria, Altro pensier non gli restò nel core Fuor che di Sàveh regnator possente Di vendetta il pensier. La mente sua In questa cura egli sommerse allora. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|V. Richiesta di Behràm Ciùbineh.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1804-1806).}} <poem> :Un fedel servo il nobile signore Aveasi allor; lieto quel servo e saggio. Vigile, e nome avea Nestùh. Deh! vivi Beato! ei disse al re del mondo, e sempre </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 9jipnkfvl7vb8sww3s186l9fobyqq1l 3872116 3872113 2026-08-12T05:33:42Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3872116 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 399 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Il greco sire, de’ Khàzari tosto Si prese innanzi difficile impresa Hormùzd monarca. Esercito d’Irani Scelse cotal, che ratto per la polvere N’andò perduto il chiaro giorno. Allora De’ Khàzari al confin cotesti eroi Tutti invïava, perchè intorno vasti Suscitasser gl’incendi in quella terra, E Kharràd n’era duce, egli di molta Giustizia e maestà con nobil grado. :Come sali d’Armenia a le contrade L’oste guerriera, presero lor via I Khàzari fuggendo in un drappello, E molti ne uccidean gl’Irani in giostra, Inclita e grande ne traean la preda Da quel confine. Ma d’Arabia i prenci, Ratto che udian cotesto, al varco omai Chiusi e serrati, ritornar per quella Per cui già discendean, lontana via. :Tosto che al sire dell’irania terra Novella giunse che Kharràd, con sua Schiera d’eroi, toccavasi vittoria, Altro pensier non gli restò nel core Fuor che di Sàveh regnator possente Di vendetta il pensier. La mente sua In questa cura egli sommerse allora. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|V. Richiesta di Behrâm Ciûbineh.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1804-1806).}} <poem> :Un fedel servo il nobile signore Aveasi allor; lieto quel servo e saggio. Vigile, e nome avea Nestùh. 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Di re Sàveh ancora Favellai seco, di sue tante genti, Degli elefanti bellicosi, ed ei Così rispose: «Venne già parola Di tempi antichi da racconti in questo». — Ed io richiesi quel vegliardo: «Oh! quale Hai tu memoria di que’ tempi antichi?» — E quei rispose: «Ove da me il richiegga De la terra il signor, dirò secreto». Allor fe’ cenno il re dei re che andasse, Tosto a l’istante, nobil prence a lui. Però dal tristo suol fu sollevata Di quell’antico la persona e ratto Deposta in palanchino. Allor che giunse L’antico vecchio al nobile signore, Pieno il cor di saggezza e di parole Piena la mente sua, così l’inchiese Principe Hormùzd: Qual mai di tempi antichi, O nobil vecchio, hai ricordanza in mente? :Signor facondo e memore e avveduto. L’antico vecchio gli rispose, al tempo Che il re di Cina in suol d’Irania nostra La tua madre invïò, principe fui Di quello stuol che a dimandarla andava, Ch’eran cento e sessanta eroi famosi, Arditi in armi. Il padre tuo, quel sire D’ogni regnante con giustizia vera, Non volea dal signor di Cina illustre </poem><noinclude></noinclude> hc6yt0k5as3lt7cwtkr49wfkxcp29jw Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/404 108 1015785 3872118 3866974 2026-08-12T05:38:44Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3872118 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 401 —|}}</noinclude> <poem> Una figlia di schiava, onde mi disse: «Non dimandar fuor che la figlia eletta Di regal donna, poichè non s’addice A re consorte che al servaggio nacque». — Andammo noi di Cina al prence, e a lui Benedizione quale a re sovrano Forte gridammo. In sue riposte case Cinque figlie ei s’avea, leggiadre e degne Di regal trono, con incesso quale Di fero augello, nel giocondo aspetto Qual primavera, di fragranze adorne E di tinte e dì fregi. E m’invïava Il sire al gineceo, sì che n’andai Fino al suo trono. De le figlie allora Ei le gote adornar, que’ bei cincinni Loro abbellîr le rosee guance. Eppure, Sola la madre tua sovra la fronte Un serto non avea, collane e fregi Non recava o monili. A capo chino Ella sedea senza parole, e intanto, Per la vergogna, al volto si tenea Della manica il lembo. Era costei Di regal donna veramente figlia, Sola fra l’altre, ma ornamenti e fregi, Arti ed incanti, non avea; costei Donna regal di Cina veramente Era e figliuola a Imperator di Cina, E per natura e per opre leggiadre Astinente dal mal. Quella sua madre Ferito aveasi il cor, perchè la figlia Lungi andar ne dovesse; era dolente Per la sua figlia nobile ed accorta, Ove lungi invïarla si dovesse Da l’ostello regal. Fra l’altre figlie Lei sola scelsi, e da quell’altre astenni L’occhio mio scrutator. Dissemi il prence: </poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VII.}}||26}}}}</noinclude> 2gbm9orleookgt6whwanzfduwt1ace4 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/405 108 1015786 3872119 3666025 2026-08-12T05:41:05Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3872119 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 402 —|}}</noinclude> <poem> «Un’altra eleggi, che son tutte cinque Leggiadre e degne di tua lode». — Questa Fu la risposta mia: «Costei m’è d’uopo, Che danno mi verrìa s’altra scegliessi». — M’accomiatò; ma ratto i sacerdoti Raccolse tutti e poseli in ginocchio Accanto al seggio imperïal, cercando L’astro nel ciel per la sua dolce figlia, Chiedendo sì qual fosse la sua sorte Nel tempo che verrà. Ma l’indovino Così gli disse: «Non vedrai, signore, Che liete cose; non udrai, signore, Che verità. Da questa figlia tua E degli Irani dal monarca un prence, Come leone ardimentoso e forte, Un di verrà. D’alta statura ei fia, Gagliardo al braccio, per vigor qual fero Leon montano, qual piovosa nube Nei molti doni suoi, con occhi bruni, E disdegnoso e impazïente. Il padre Gli morirà; principe ei fia. Ben molto Ei si godrà de’ paterni tesori, E non per male passerà suoi giorni. Ma poi si leverà gagliardo un prence A lui di contro, e menerà stragrande Stuol di Turani. Ei tenterà la terra D’Irania e le città del Yèmen tutte Vincere ed espugnar con la sua schiera; E l’iranio signor n’avrà corruccio E temerà di quella sua fortuna Alta e vincente. Ma da lui lontano Vivrà un suo servo, cavalier d’eretta Fronte, fedele al re, d’alta statura, Secco ed asciutto ne le membra sue, Con ricciuti capelli intorno al capo, Neri qual muschio, d’ossa forti e grosse, </poem><noinclude></noinclude> 90labc80kkocvstgbgqbn4ulfn47t48 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/406 108 1015787 3872120 3666026 2026-08-12T05:43:37Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3872120 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 403 —|}}</noinclude> <poem> D’ampio naso e di pelle oscura e fosca, Ardito e forte. Di costui, di gloria Avido sempre, fia cognome apposto Ciubìneh, ed ei sarà d’eletto seme D’antichi eroi. Quest’uom d’alto intelletto, Con breve scorta di guerrieri suoi, Verrà dal loco suo presso l’iranio Principe e ratto di Turania il sire Sconfiggerà, scompiglierà le sue Genti guerriere». Come udì cotesto Dagli astrologi suoi di Cina il prence, Niuno vid’io che più di lui si fosse Beato e lieto. A Nushirvàn monarca Ei diè poi la sua figlia, alma corona Dell’altre figlie sue. Pel prence iranio La ricevetti e ritomai, ciò fatto, Gemme recò da’ suoi tesori allora, Tanto che avemmo noi doglia e rancura In carreggiarle, e venne poi scendendo Del Gihùn fino al margo, e là depose In un leggiadro navicel la figlia, Luce degli occhi suoi. Si ritornava Del Gihùn da le sponde, in fiera guisa Pieno d’angoscia al cor, si ritornava Congiunto a fiero duol per la sua figlia. Ed or quel ch’io là vidi, ecco! già dissi Veracemente innanzi a te, signore, Pastor di genti. Or tu quell’uom ricerca Per la tua terra, e che tu dica vuolsi A chi sa camminar: «Cammina e corri!»; Chè veramente in man di lui riposa Del re vittoria, e tu all’amico tuo O al tuo nemico non ridir cotesto. :Questo egli disse, e l’anima dal corpo Ratto gli usci; la gente accolta pianse A lui dintorno e sospirò gemendo. </poem><noinclude></noinclude> 86u4z03k9oe3hmlncpwkub53vgesqf2 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/407 108 1015788 3872121 3666027 2026-08-12T05:46:21Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3872121 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 404 —|}}</noinclude> <poem> Meravigliò di lui de’ regi il sire E lagrime del cor giù da le ciglia Piangendo fe’ cader, poi disse a’ prenci D’Irania bella: Quest’antica istoria Mihràn-sitàd in sua memoria avea. Poi che la disse a noi partitamente, Ratto ei moriva e l’anima sua cara A Dio rendette. Ma ben questa è grazia Di Dio signor che dall’antico saggio Venne racconto, che nessun di noi Ignorarsi dovea. Che se recato Io qui l’avessi in altra ora da questa, Ei si moriva e fiera doglia ancora Portato sì n’avrei. Cercar n’è d’uopo Indizio alcun per ogni parte, ei sia O servo o prence. Or voi cercate e lui Qui a me recate, ogni fatica o stento Nulla contando. — Un servo era di lui D’inclito nome, a’ beveraggi apposto De’ regali destrieri; il nome suo Zad-farrùkh era, e del suo re la gioia Era il desìo del suo bel cor. Costui Al re sen venne e così disse: Questo Indizio che già diè l’uom celebrato A’ prenci innanzi, nel pensiero mio Passar non può senza che volga ratto A Behràm ch’è Ciubìneh, il figlio eletto Di Gashàsp, cavalier d’altero capo, Domator di cavalli. E se oltre ei passa, Vento in pugno ci sta. Ma tu, signore, Bèrda con Ardebìl già gli affidasti, Ed ei n’è il guardïan con palafreni E con timballi. — Un messaggier veloce Mandò il prence a Behràm, perch’egli in via Non s’indugiasse increscïoso e ratto Venisse da Ardebìl fino alla reggia. </poem><noinclude></noinclude> je5tps1guyf6whcwmxlhtsptx24ypoq Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/408 108 1015789 3872122 3666028 2026-08-12T05:48:20Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3872122 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 405 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Seco recando palafreni e timpani E stuol di genti. La gioconda nuova Recò a Behràm quel messaggier del sire, E le parole di Mihràn gli disse. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|VI. Venuta di Behràm Ciùbìneh.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1807-1811).}} <poem> :Bramoso allora di poter, si mosse L’eroe da Bèrda camminando, e niuno Chiamò con sè de’ prodi suoi. Ma quando Rapido venne per la via lontana Behràm guerrier, d’accoglierlo fe’ cenno L’iranio sire. Allor che del suo prence Vide la fronte l’uom già esperto e saggio, Benedisse a tal re famoso e grande, E il nobile signor sì ’l riguardava Per alcun tempo. Ei n’ebbe sol di lui In bene opinïon, che i segni in lui Scoverse di Mihràn, sì ch’ei sorrise E si fe’ lieto nell’aspetto. Allora Imprese a dimandar, gli fe’ cortesi Accoglienze pur anco e orrevol loco Volle assegnargli nel regale ostello. :Quando gittò la tenebrosa notte Il bruno velo e mostrò il sol la faccia, Alla reggia n’andò presso quel sire L’eroe custode alle frontiere, e tosto Gli schiusero la via i prenci tutti. Della terra il signor chiamava allora Behràm illustre e sovra un alto seggio Là, tra i più illustri, il fea seder. Le cose D’Irania ei ricordò, que’ detti ancora Di Mihràn gli ridisse, indi il richiese: </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> rttml0329qrqb9gkolp7ryxf0f7mxul 3872125 3872122 2026-08-12T05:49:51Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3872125 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 405 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Seco recando palafreni e timpani E stuol di genti. La gioconda nuova Recò a Behràm quel messaggier del sire, E le parole di Mihràn gli disse. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|VI. Venuta di Behrâm Ciûbîneh.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1807-1811).}} <poem> :Bramoso allora di poter, si mosse L’eroe da Bèrda camminando, e niuno Chiamò con sè de’ prodi suoi. Ma quando Rapido venne per la via lontana Behràm guerrier, d’accoglierlo fe’ cenno L’iranio sire. Allor che del suo prence Vide la fronte l’uom già esperto e saggio, Benedisse a tal re famoso e grande, E il nobile signor sì ’l riguardava Per alcun tempo. Ei n’ebbe sol di lui In bene opinïon, che i segni in lui Scoverse di Mihràn, sì ch’ei sorrise E si fe’ lieto nell’aspetto. Allora Imprese a dimandar, gli fe’ cortesi Accoglienze pur anco e orrevol loco Volle assegnargli nel regale ostello. :Quando gittò la tenebrosa notte Il bruno velo e mostrò il sol la faccia, Alla reggia n’andò presso quel sire L’eroe custode alle frontiere, e tosto Gli schiusero la via i prenci tutti. Della terra il signor chiamava allora Behràm illustre e sovra un alto seggio Là, tra i più illustri, il fea seder. 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Indugieremo o partirem? — Rispose: Che disse mai l’antico saggio, ricco Di buon consiglio, allor che da giustizia Volge la mente ogni più reo nemico In buono augurio a noi? Disse che fermo Il piè non ha contro giustizia vera Cosa non giusta. Or tu, col tuo nemico, Operator di triste cose, cercati Ratto la pugna, ch’io trarrò a battaglia In un sol rivo ed acqua e fuoco. Allora Che si tramuti la faccenda grave, L’antico ciel nuovo monarca elegge. Ma se poter nel braccio avrem, ben tosto Innanzi recherem quante nell’alma Abbiam virtudi; nè sarà, da Dio Santo, biasimo a noi, non dagli eroi Onta verrà, nell’ora del giudizio. Che se noi rivolgiam la fronte a dietro Dalla battaglia, quando ancor non sono De’ forti irani diecimila uccisi, Di te che dirà mai quel tuo nemico Di biasmi inquisitor, tosto che il volto Senza battaglia dal nemico tuo </poem><noinclude></noinclude> ceu4d2msqav2uvzci59rif8lm8dgl6w Indice:L'Anima musicale d'Italia.djvu 110 1018103 3872099 3869489 2026-08-11T21:47:08Z Pic57 12729 3872099 proofread-index text/x-wiki {{:MediaWiki:Proofreadpage_index_template |Autore=Giulio Fara |NomePagina=L'Anima musicale d'Italia |Titolo=L'Anima musicale d'Italia |TitoloOriginale= |Sottotitolo=La canzone del popolo |LinguaOriginale=Italiano |Lingua=Italiano |Traduttore= |Illustratore= |Curatore= |Editore=Ausonia |Città=Roma |Anno=1920 |Fonte=[https://dn790001.ca.archive.org/0/items/fara-anima-musicale-italia/FaraAnimaMusicaleItalia.pdf dn790001.ca.archive.org] |Immagine=1 |Progetto= |Argomento= |Qualità=25% |Pagine=<pagelist /> |Sommario={{Indice sommario|nome=L'Anima musicale d'Italia|titolo=L'Anima musicale d'Italia|from=1|delta=0}} {{Indice sommario|nome=L'Anima musicale d'Italia/Dedica|titolo=Dedica|from=7|delta=0}} {{Indice sommario|nome=L'Anima musicale d'Italia/Prefazione|titolo=Prefazione|from=9|delta=0}} {{Indice sommario|nome=L'Anima musicale d'Italia/La canzone del popolo e la canzone popolare|titolo=La canzone del popolo e la canzone popolare|from=13|delta=0}} {{Indice sommario|nome=L'Anima musicale d'Italia/Germi e forme sentimentali|titolo=Germi e forme sentimentali|from=23|delta=0}} {{Indice sommario|nome=L'Anima musicale d'Italia/Influenze e caratteri etnici|titolo=Influenze e caratteri etnici|from=29|delta=0}} {{Indice sommario|nome=L'Anima musicale d'Italia/I caratteri principali della canzone dei vari popoli d'Europa|titolo=I caratteri principali della canzone dei vari popoli d'Europa|from=35|delta=0}} {{Indice sommario|nome=L'Anima musicale d'Italia/La nostra canzone|titolo=La nostra canzone|from=49|delta=0}} {{Indice sommario|nome=L'Anima musicale d'Italia/Piemonte|titolo=Piemonte|from=61|delta=0}} {{Indice sommario|nome=L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Povero mi|titolo=1. 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Fior di bambare|prec=../Ameime mi|succ=../Mi voglio fa un vestito}} <pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="245" to="245" fromsection="s32" tosection="s32" /> 1aeoxlbbqcn9b6bzmhk43ynnjuitkct Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/691 108 1022529 3872092 3857003 2026-08-11T19:33:19Z Tuvok1968 33641 3872092 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della vita e del fine nell’universo.}}|{{Sc|683}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}trattasi di varietà nuova ed artificiale, ma di antica e naturalissima e la qual dipende vuoi da essenza primitiva e specifica, vuoi da causa modificatrice iterata e perpetuata da lunghi secoli. {{larger|643.}} — Ma dove tu per mio parere cominci a sgarrarla in digrosso è nel darti a credere che la natura adoperi il metodo stesso dell’uomo, e trasmettendo e continuando le varietà casuali e individuali porga nascimento a specie novelle mentre ne lascia estinguere altre originate allo stesso modo. Il lupo, tu dici, più svelto o maggiormente audace e robusto in inverno rigido e molto protratto campa dalla fame, laddove gli altri ne muoiono. Ecco, aggiungi, una varità casuale apparsa la prima volta in qualche individuo e la qual ripetuta in assai figliature e suggellata in esse durabilmente costituisce ciò che domandasi non più varietà non razza ma specie. {{larger|644.}} — Di rincontro, io dirò pur sempre cotesto lupo affine che porti seco una varietà la quale addivenendo costante trasmutisi in nuova specie converrà si accoppii con femmina a lui simigliante e il lupatto faccia il medesimo a convenevole tempo, e così di seguito per molte generazioni. Il che a sorte non succede e non può succedere. {{larger|645.}} — Poniamo che il lupatto padreggi e non ostante la madre dissimile ripeta la varietà impressa nel lupo suo genitore. C’è da scommettere cento contr’uno che alla terza generazione quell’accidente svanisce per ciò propriamente ch’ebbe origine accidentale e senza radice niuna nella forma esemplare immutabile. Arroge che quando anche quell’accidente si trasmettesse e non più scomparisse, egli ingannerebbe di leggieri i naturalisti spiegando agli occhi loro un carattere {{Pt|par-|}}<noinclude><references/></noinclude> 3r3dk0mts0au4c5jazvteqif6xvb3gc Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/246 108 1025228 3872098 3869784 2026-08-11T21:46:05Z Pic57 12729 /* Trascritta */ 3872098 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" /></noinclude><section begin="s33" /> {{Centrato|'''33. Mi voglio fa un vestito'''}} <score sound=1> \relative c' { \time 3/4 \tempo 4=90 \omit Score.MetronomeMark \set Staff.midiInstrument = #"voice oohs" \override TupletBracket.bracket-visibility = ##f \key f \major %rigo 1.1 \autoBeamOff r4 r r8 d'8| d4. d8 f8 f| \cadenzaOn d8 \stemUp d16[_\( e d c] \stemDown c4\) c8 f8 f4\cadenzaOff \bar "|" \stemDown \acciaccatura{d8[ e d]} c8[ g] \stemUp f2^~)| \time 2/4 \break %rigo 1.2 f4^~ f8 \stemDown d'8| d4. f8| d8 \acciaccatura {d16 e d c} c4 c8| d8 d c c| \time 3/4 \acciaccatura {c16[ d]} c8[\acciaccatura bes8 a!8] \stemUp g2^(| \break %rigo 1.3 g8) r \stemDown \tupletUp \tuplet 3/2 {bes8( \stemUp g g)} f e| \time 4/4 f4 f8 \stemDown d' d4. f8| \time 3/4 d8 \acciaccatura {d16[ c d c]}c4 c8 d16 d bes bes| \break %rigo 1.4 \stemUp g4. \stemDown bes8 d bes| \stemUp g8 \acciaccatura{g16[ aes g]} \stemUp f8~ f2~| \time 2/4 f4~f8 \stemDown d'8| \time 3/4 d4. d8 f8 f| \break %rigo 1.5 \cadenzaOn d8 \stemUp d16[ e_( d c)] \stemDown c4^~c8 \tuplet 3/2{bes8( \stemUp g e)}\cadenzaOff \bar "|" \time 2/4 f4 f8 bes| \time 3/4 \stemDown d4. d8 f f| \break %rigo 1.6 \cadenzaOn d4 \stemUp d16[e d c] \stemDown c4 d8 d bes \cadenzaOff \bar "|" \stemUp g8 g16_\([ aes g] f8\)_~ f2~| \cadenzaOn f2.^\fermata \cadenzaOff \bar "|." } \addlyrics{ Mi vo -- glio fa un ve -- sti -- to e tu -- to ne -- ro tu -- to guar -- ni -- to di ma -- lin -- co _ -- ni -- a co -- sa di_rà_la gen -- te quando lo por -- to: a -- ve -- va un bel mo- ret -- to_e l'è sta' tol -- to Co -- sa di -- rà la gen -- _ te quando_lo por -- _ to:_a -- ve -- va un_bel mo- ret -- _ to e l'è sta tol -- _ to. } \layout { ragged-last =##t } \midi {} </score> <section end="s33" /> <section begin="s34" /> {{Centrato|'''34. Io son nata tra le rose'''}} <section end="s34" /><noinclude><references/></noinclude> 3rzmesg36lyuard5djqh1e7qept5e5g Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/112 108 1025675 3872073 3871812 2026-08-11T16:00:39Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3872073 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|{{Sc|cviii}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude>garrula e smarrita tra le quistioni su la materia e su la forma, su la materia esistente o per la propria esistenza, o per quella della forma su l’appetire della materia a qualunque forma anche alle forme corrotte, su la forma di corporeità, su la totalità scotica, e su mille altre stranezze che tenevano in armi tutti i più famigerati sapienti di allora. Quali vantaggi poteano mai ritrarre le altre parti delle scienze sperimentali, in tempi di tante anomalie mentali? Verso la metà del secolo XI cadde sulle coste dell’Aquitania una così detta pioggia di sangue, vedete che cosa ne scrissero i due più dotti uomini di quel tempo, {{AutoreCitato|Fulberto di Chartres|Fulberto di Chartres}} e {{AutoreIgnoto|Gosselin di Bourges}}, a sollecitudine del re Roberto<ref>''Hist. litter. de la France'', tom. VII, pag. 133.</ref>. Nell’anno 1182 un fulmine cadde sopra un campanile di Liegi: vedete quali ragioni fisiche addusse di ciò il {{AutoreCitato|Léon Renier|Renier}} nel suo trattato appositamente scritto<ref>{{AutoreCitato|Edmond Martène|Martene}} et {{AutoreCitato|Ursin Durand|Durand}}, ''Coll. ampl.'', tom. I, pag. 953.</ref>. La moglie di {{AutoreCitato|Enrico I d'Inghilterra|Enrico I d’Inghilterra}} mostrò desiderio di leggere una storia naturale: {{AutoreIgnoto|Filippo di Taban}} la soddisfece: veggasi di qual fantastico e matto libro venne a capo, raccogliendo tutta la scienza dei suoi tempi<ref>''Hist. litter. de la France'', tom. IX, p. 190.</ref>. {{AutoreCitato|Pietro Lombardo|Pietro Lombardo}} riputavasi l’uomo più dotto del suo secolo, e tuttavia il cielo era, secondo lui, un corpo solido e la terra una tavola quadrangolare<ref>Ibid. pag. 189.</ref>. La medicina poi in balia del più stolido empirismo, e i medici nella più bassa abiezione<ref>Basti il dire che fin’oltre il secolo IX i medici erano ancora sottoposti alle leggi visigote promulgate da Teodorico; eccone alcuni passi. «Nessun medico dovrà cavar sangue ad una donna nobile o ad una fanciulla di qualsivoglia condizione, qualora non vi si trovi presente qualche congiunto o domestico; e in caso di contravenzione avrà una multa di dieci solidi, ''quia difficilium non est, ut sub tali occasione ludibrium interdum adherescat.''». - Il medico chiamato alla cura di una malattia o al trattamento di una ferita, dopo aver presa considerazione l’una o l’altra, presterà una cauzione o malleveria corrispondente alla mercede che può spettargli.... Egli non potrà mai chiedere la mercede dovutagli, se sovrasta pericolo d’esito fatale.... per la cura della cateratta (υποχυσις) riceverà cinque solidi.... se col salasso avrà recato danno ad un nobile, sarà costretto pagare cento solidi, e se il nobile muore dopo questa operazione, il medico stesso verrà consegnato ai parenti del defunto, i quali ne faranno ciò che più loro piacerà. Se poi avrà apportato nocumento o morte ad uno schiavo, dovrà sostituirne un altro ({{AutoreCitato|Friedrich Lindenbrog|Lindebrog}}, ''Cod. leg. antiq. Wisigoth.'', lib. I, pag. 204).</ref>; la materia medica quasi tutta costituita di amuleti, di pentaculi, di ogni sorta di rimedi superstiziosi o per lo meno fantastici<ref>La celebre {{AutoreCitato|Ildegarda di Bingen|Ildegarda}} consultata dai più dotti uomini del suo tempo nella scienza medica, nell’opera che di lei ci rimane, raccomanda il felce contro ogni sorta di diavolerie, l’aringa contro la scabie, la cenere di zanzara contro qualsivoglia impetigine, le veccie contro i porri, il ''panicum crus galli'' contro la febbre ecc. Vedi Hildegardis, ''Physica'', lib. II, cap. 92. 20. 50. 12. 14. e {{AutoreCitato|Kurt Sprengel|Sprengel}} che la cita.</ref>; nè tutte le altre scienze naturali poteano essere in migliore condizione di quelle che più strettamente si connettevano coi bisogni della vita e della sanità. Quali poi fossero le condizioni letterarie di quest’epoca in Occidente, già noi le accennammo ove fu discorso dell’araba civiltà<ref>E senza dir della scarsità degli ingegni e delle opere letterarie, soggiungeremo che la scarsità dei libri stessi continuava ad esser tale che la celebre Grecie contessa d’Angio dovette pagare una raccolta di omelie al prezzo di 200 pecore, di un moggio di frumento, di segale, di miglio, e parecchie pelli di martoro.</ref>. Tuttavia non vuol essere dissimulato, siccome in sul finire di questo periodo già cominciassero a farsi sentire i primi sintomi di quel risorgimento che doveva svilupparsi nel secolo XIII e sempre più progredire nei secoli successivi. {{AutoreCitato|Alberto Magno|Alberto Magno}}, {{AutoreCitato|Ruggero Bacone|Ruggero Bacone}}, {{AutoreCitato|Raimondo Lullo|Lullo}}, {{AutoreCitato|Arnaldo da Villanova|Arnaldo}}, gettato avevano i primi lampi della libertà del pensiero, e la ragione umana cominciò in essi i primi sforzi della emancipazione scientifica. Le arti dopo i tentativi fatti nella Spagna, nella Francia, nell’Italia da Buschetto, Giuliano Marco, Ortega Velasquez, Sugger, Calzada, Buono, Diotisalvi, Bonanno, Cozzo Pietro di Lusarche e Tommaso di Corment (1028-1250), già cominciavano a risorgere Nicola di Pisa, Arnolfo di Lapo, con {{AutoreCitato|Cimabue|Cimabue}} nell’Italia, e l’Europa già contempla ammirata la chiesa di S. Scolastica a Subiaco, di S. Maria in Castello a Corneto, di S. Giovanni degli Eremiti a Palermo, la catedrale di Modena, la chiesa di Chiaravalle tra Ancona e Sinigaglia, la catedrale di Siena, di Orvieto, la chiesa di Westminster a Londra, di S. Sisto vecchio a Roma, di S. Maria Novella a Firenze, la Borsa di Bologna, la chiesa di Capo di Bove presso Roma, di S. Maria del Fiore a Firenze, di S. Stefano del Monte a Parigi. Guglielmo il Conquistatore dava all’Inghilterra buone leggi, qualche buona scuola, e diversi ottimi ordinamenti amministrativi: la Danimarca aveva in Svenone II un intelligente promotore di buoni studii; la scuola Salernitana già cominciava a sorgere in fama; i trovatori, i minnesanger ed i meistersanger già andavano coi canti loro ridestando in Europa l’amore di quella poesia che pur sempre la pronuba anzi la stella antelaucana della civiltà dei popoli. Fondate le scuole di Parigi, di Bologna, di Oxford, di Cambridge, di Padova, di Montpellier, di Salamanca, di Aberdeen, di Napoli, di Tolosa, di Vienna austriaca, d’Upsala, di Lisbona. La religione aveva già dati agli studi ed<noinclude><references/></noinclude> ge9ew8bexyu8vbgqfvic989h3kc44il 3872074 3872073 2026-08-11T16:01:37Z Panz Panz 3665 3872074 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|{{Sc|cviii}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude>garrula e smarrita tra le quistioni su la materia e su la forma, su la materia esistente o per la propria esistenza, o per quella della forma su l’appetire della materia a qualunque forma anche alle forme corrotte, su la forma di corporeità, su la totalità scotica, e su mille altre stranezze che tenevano in armi tutti i più famigerati sapienti di allora. Quali vantaggi poteano mai ritrarre le altre parti delle scienze sperimentali, in tempi di tante anomalie mentali? Verso la metà del secolo XI cadde sulle coste dell’Aquitania una così detta pioggia di sangue, vedete che cosa ne scrissero i due più dotti uomini di quel tempo, {{AutoreCitato|Fulberto di Chartres|Fulberto di Chartres}} e {{AutoreIgnoto|Gosselin di Bourges}}, a sollecitudine del re Roberto<ref>''Hist. litter. de la France'', tom. VII, pag. 133.</ref>. Nell’anno 1182 un fulmine cadde sopra un campanile di Liegi: vedete quali ragioni fisiche addusse di ciò il {{AutoreCitato|Léon Renier|Renier}} nel suo trattato appositamente scritto<ref>{{AutoreCitato|Edmond Martène|Martene}} et {{AutoreCitato|Ursin Durand|Durand}}, ''Coll. ampl.'', tom. I, pag. 953.</ref>. La moglie di {{AutoreCitato|Enrico I d'Inghilterra|Enrico I d’Inghilterra}} mostrò desiderio di leggere una storia naturale: {{AutoreIgnoto|Filippo di Taban}} la soddisfece: veggasi di qual fantastico e matto libro venne a capo, raccogliendo tutta la scienza dei suoi tempi<ref>''Hist. litter. de la France'', tom. IX, p. 190.</ref>. {{AutoreCitato|Pietro Lombardo|Pietro Lombardo}} riputavasi l’uomo più dotto del suo secolo, e tuttavia il cielo era, secondo lui, un corpo solido e la terra una tavola quadrangolare<ref>Ibid. pag. 189.</ref>. La medicina poi in balia del più stolido empirismo, e i medici nella più bassa abiezione<ref>Basti il dire che fin’oltre il secolo IX i medici erano ancora sottoposti alle leggi visigote promulgate da Teodorico; eccone alcuni passi. «Nessun medico dovrà cavar sangue ad una donna nobile o ad una fanciulla di qualsivoglia condizione, qualora non vi si trovi presente qualche congiunto o domestico; e in caso di contravenzione avrà una multa di dieci solidi, ''quia difficilium non est, ut sub tali occasione ludibrium interdum adherescat.''». - Il medico chiamato alla cura di una malattia o al trattamento di una ferita, dopo aver presa considerazione l’una o l’altra, presterà una cauzione o malleveria corrispondente alla mercede che può spettargli.... Egli non potrà mai chiedere la mercede dovutagli, se sovrasta pericolo d’esito fatale.... per la cura della cateratta (υποχυσις) riceverà cinque solidi.... se col salasso avrà recato danno ad un nobile, sarà costretto pagare cento solidi, e se il nobile muore dopo questa operazione, il medico stesso verrà consegnato ai parenti del defunto, i quali ne faranno ciò che più loro piacerà. Se poi avrà apportato nocumento o morte ad uno schiavo, dovrà sostituirne un altro ({{AutoreCitato|Friedrich Lindenbrog|Lindebrog}}, ''Cod. leg. antiq. Wisigoth.'', lib. I, pag. 204).</ref>; la materia medica quasi tutta costituita di amuleti, di pentaculi, di ogni sorta di rimedi superstiziosi o per lo meno fantastici<ref>La celebre {{AutoreCitato|Ildegarda di Bingen|Ildegarda}} consultata dai più dotti uomini del suo tempo nella scienza medica, nell’opera che di lei ci rimane, raccomanda il felce contro ogni sorta di diavolerie, l’aringa contro la scabie, la cenere di zanzara contro qualsivoglia impetigine, le veccie contro i porri, il ''panicum crus galli'' contro la febbre ecc. Vedi Hildegardis, ''Physica'', lib. II, cap. 92. 20. 50. 12. 14. e {{AutoreCitato|Kurt Sprengel|Sprengel}} che la cita.</ref>; nè tutte le altre scienze naturali poteano essere in migliore condizione di quelle che più strettamente si connettevano coi bisogni della vita e della sanità. Quali poi fossero le condizioni letterarie di quest’epoca in Occidente, già noi le accennammo ove fu discorso dell’araba civiltà<ref>E senza dir della scarsità degli ingegni e delle opere letterarie, soggiungeremo che la scarsità dei libri stessi continuava ad esser tale che la celebre Grecie contessa d’Angio dovette pagare una raccolta di omelie al prezzo di 200 pecore, di un moggio di frumento, di segale, di miglio, e parecchie pelli di martoro.</ref>. Tuttavia non vuol essere dissimulato, siccome in sul finire di questo periodo già cominciassero a farsi sentire i primi sintomi di quel risorgimento che doveva svilupparsi nel secolo XIII e sempre più progredire nei secoli successivi. {{AutoreCitato|Alberto Magno|Alberto Magno}}, {{AutoreCitato|Ruggero Bacone|Ruggero Bacone}}, {{AutoreCitato|Raimondo Lullo|Lullo}}, {{AutoreCitato|Arnaldo da Villanova|Arnaldo}}, gettato avevano i primi lampi della libertà del pensiero, e la ragione umana cominciò in essi i primi sforzi della emancipazione scientifica. Le arti dopo i tentativi fatti nella Spagna, nella Francia, nell’Italia da Buschetto, Giuliano Marco, Ortega Velasquez, Sugger, Calzada, Buono, Diotisalvi, Bonanno, Cozzo Pietro di Lusarche e Tommaso di Corment (1028-1250), già cominciavano a risorgere Nicola di Pisa, Arnolfo di Lapo, con {{AutoreCitato|Cimabue|Cimabue}} nell’Italia, e l’Europa già contempla ammirata la chiesa di S. Scolastica a Subiaco, di S. Maria in Castello a Corneto, di S. Giovanni degli Eremiti a Palermo, la catedrale di Modena, la chiesa di Chiaravalle tra Ancona e Sinigaglia, la catedrale di Siena, di Orvieto, la chiesa di Westminster a Londra, di S. Sisto vecchio a Roma, di S. Maria Novella a Firenze, la Borsa di Bologna, la chiesa di Capo di Bove presso Roma, di S. Maria del Fiore a Firenze, di S. Stefano del Monte a Parigi. Guglielmo il Conquistatore dava all’Inghilterra buone leggi, qualche buona scuola, e diversi ottimi ordinamenti amministrativi: la Danimarca aveva in Svenone II un intelligente promotore di buoni studii; la scuola Salernitana già cominciava a sorgere in fama; i trovatori, i minnesanger ed i meistersanger già andavano coi canti loro ridestando in Europa l’amore di quella poesia che pur sempre la pronuba anzi la stella antelaucana della civiltà dei popoli. Fondate le scuole di Parigi, di Bologna, di Oxford, di Cambridge, di Padova, di Montpellier, di Salamanca, di Aberdeen, di Napoli, di Tolosa, di Vienna austriaca, d’Upsala, di Lisbona. La religione aveva già dati agli studi ed<noinclude><references/></noinclude> kbozh8yzzpf5tiqhdsipn0ccjfmilch 3872078 3872074 2026-08-11T16:41:24Z Panz Panz 3665 3872078 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|{{Sc|cviii}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude>garrula e smarrita tra le quistioni su la materia e su la forma, su la materia esistente o per la propria esistenza, o per quella della forma su l’appetire della materia a qualunque forma anche alle forme corrotte, su la forma di corporeità, su la totalità scotica, e su mille altre stranezze che tenevano in armi tutti i più famigerati sapienti di allora. Quali vantaggi poteano mai ritrarre le altre parti delle scienze sperimentali, in tempi di tante anomalie mentali? Verso la metà del secolo XI cadde sulle coste dell’Aquitania una così detta pioggia di sangue, vedete che cosa ne scrissero i due più dotti uomini di quel tempo, {{AutoreCitato|Fulberto di Chartres|Fulberto di Chartres}} e {{AutoreIgnoto|Gosselin di Bourges}}, a sollecitudine del re Roberto<ref>''Hist. litter. de la France'', tom. VII, pag. 133.</ref>. Nell’anno 1182 un fulmine cadde sopra un campanile di Liegi: vedete quali ragioni fisiche addusse di ciò il {{AutoreCitato|Léon Renier|Renier}} nel suo trattato appositamente scritto<ref>{{AutoreCitato|Edmond Martène|Martene}} et {{AutoreCitato|Ursin Durand|Durand}}, ''Coll. ampl.'', tom. I, pag. 953.</ref>. La moglie di {{AutoreCitato|Enrico I d'Inghilterra|Enrico I d’Inghilterra}} mostrò desiderio di leggere una storia naturale: {{AutoreIgnoto|Filippo di Taban}} la soddisfece: veggasi di qual fantastico e matto libro venne a capo, raccogliendo tutta la scienza dei suoi tempi<ref>''Hist. litter. de la France'', tom. IX, p. 190.</ref>. {{AutoreCitato|Pietro Lombardo|Pietro Lombardo}} riputavasi l’uomo più dotto del suo secolo, e tuttavia il cielo era, secondo lui, un corpo solido e la terra una tavola quadrangolare<ref>Ibid. pag. 189.</ref>. La medicina poi in balia del più stolido empirismo, e i medici nella più bassa abiezione<ref>Basti il dire che fin’oltre il secolo IX i medici erano ancora sottoposti alle leggi visigote promulgate da Teodorico; eccone alcuni passi. «Nessun medico dovrà cavar sangue ad una donna nobile o ad una fanciulla di qualsivoglia condizione, qualora non vi si trovi presente qualche congiunto o domestico; e in caso di contravenzione avrà una multa di dieci solidi, ''quia difficilium non est, ut sub tali occasione ludibrium interdum adherescat.''». - Il medico chiamato alla cura di una malattia o al trattamento di una ferita, dopo aver presa considerazione l’una o l’altra, presterà una cauzione o malleveria corrispondente alla mercede che può spettargli.... Egli non potrà mai chiedere la mercede dovutagli, se sovrasta pericolo d’esito fatale.... per la cura della cateratta (υποχυσις) riceverà cinque solidi.... se col salasso avrà recato danno ad un nobile, sarà costretto pagare cento solidi, e se il nobile muore dopo questa operazione, il medico stesso verrà consegnato ai parenti del defunto, i quali ne faranno ciò che più loro piacerà. Se poi avrà apportato nocumento o morte ad uno schiavo, dovrà sostituirne un altro ({{AutoreCitato|Friedrich Lindenbrog|Lindebrog}}, ''Cod. leg. antiq. Wisigoth.'', lib. I, pag. 204).</ref>; la materia medica quasi tutta costituita di amuleti, di pentaculi, di ogni sorta di rimedi superstiziosi o per lo meno fantastici<ref>La celebre {{AutoreCitato|Ildegarda di Bingen|Ildegarda}} consultata dai più dotti uomini del suo tempo nella scienza medica, nell’opera che di lei ci rimane, raccomanda il felce contro ogni sorta di diavolerie, l’aringa contro la scabie, la cenere di zanzara contro qualsivoglia impetigine, le veccie contro i porri, il ''panicum crus galli'' contro la febbre ecc. Vedi Hildegardis, ''Physica'', lib. II, cap. 92. 20. 50. 12. 14. e {{AutoreCitato|Kurt Sprengel|Sprengel}} che la cita.</ref>; nè tutte le altre scienze naturali poteano essere in migliore condizione di quelle che più strettamente si connettevano coi bisogni della vita e della sanità. Quali poi fossero le condizioni letterarie di quest’epoca in Occidente, già noi le accennammo ove fu discorso dell’araba civiltà<ref>E senza dir della scarsità degli ingegni e delle opere letterarie, soggiungeremo che la scarsità dei libri stessi continuava ad esser tale che la celebre Grecie contessa d’Angio dovette pagare una raccolta di omelie al prezzo di 200 pecore, di un moggio di frumento, di segale, di miglio, e parecchie pelli di martoro.</ref>. Tuttavia non vuol essere dissimulato, siccome in sul finire di questo periodo già cominciassero a farsi sentire i primi sintomi di quel risorgimento che doveva svilupparsi nel secolo XIII e sempre più progredire nei secoli successivi. {{AutoreCitato|Alberto Magno|Alberto Magno}}, {{AutoreCitato|Ruggero Bacone|Ruggero Bacone}}, {{AutoreCitato|Raimondo Lullo|Lullo}}, {{AutoreCitato|Arnaldo da Villanova|Arnaldo}}, gettato avevano i primi lampi della libertà del pensiero, e la ragione umana cominciò in essi i primi sforzi della emancipazione scientifica. Le arti dopo i tentativi fatti nella Spagna, nella Francia, nell’Italia da Buschetto, Giuliano Marco, Ortega Velasquez, {{AutoreCitato|Sugerio di Saint-Denis|Sugger}}, Calzada, Buono, Diotisalvi, Bonanno, Cozzo Pietro di Lusarche e Tommaso di Corment (1028-1250), già cominciavano a risorgere Nicola di Pisa, Arnolfo di Lapo, con {{AutoreCitato|Cimabue|Cimabue}} nell’Italia, e l’Europa già contempla ammirata la chiesa di S. Scolastica a Subiaco, di S. Maria in Castello a Corneto, di S. Giovanni degli Eremiti a Palermo, la catedrale di Modena, la chiesa di Chiaravalle tra Ancona e Sinigaglia, la catedrale di Siena, di Orvieto, la chiesa di Westminster a Londra, di S. Sisto vecchio a Roma, di S. Maria Novella a Firenze, la Borsa di Bologna, la chiesa di Capo di Bove presso Roma, di S. Maria del Fiore a Firenze, di S. Stefano del Monte a Parigi. Guglielmo il Conquistatore dava all’Inghilterra buone leggi, qualche buona scuola, e diversi ottimi ordinamenti amministrativi: la Danimarca aveva in Svenone II un intelligente promotore di buoni studii; la scuola Salernitana già cominciava a sorgere in fama; i trovatori, i minnesanger ed i meistersanger già andavano coi canti loro ridestando in Europa l’amore di quella poesia che pur sempre la pronuba anzi la stella antelaucana della civiltà dei popoli. Fondate le scuole di Parigi, di Bologna, di Oxford, di Cambridge, di Padova, di Montpellier, di Salamanca, di Aberdeen, di Napoli, di Tolosa, di Vienna austriaca, d’Upsala, di Lisbona. La religione aveva già dati agli studi ed<noinclude><references/></noinclude> 9n06uhccj8herjyg62dtleuv2gzahrj Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/113 108 1025676 3872077 3871813 2026-08-11T16:40:44Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3872077 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione||INTRODUZIONE.|{{Sc|cix}}|riga=sì}}</noinclude>alle missioni i Certosini, i Bernardini, i Trappisti, i Maturini, i Carmelitani, i Francescani o Cordiglieri, i Domenicani o Giacobini, i Celestini, gli Agostiniani. {{AutoreCitato|Irnerio|Irnerio}}, {{AutoreCitato|Vacario|Vacario}}, {{AutoreCitato|Piacentino|Placentino}}, {{AutoreCitato|Graziano|Graziano}}, {{AutoreCitato|Azzone da Bologna|Azone}}, {{AutoreCitato|Bulgaro|Bulgaro}}, {{AutoreCitato|Accursio|Accursio}}, {{AutoreCitato|Pietro da Fontaines|Pietro di Fontaines}}, {{AutoreIgnoto|Merigo di Rosate}}, {{AutoreCitato|Roffredo Epifanio|Odofredo di Benevento}}, {{AutoreCitato|Philippe di Beaumanoir|Beanmanoir}}, avevano cominciati i primi albori della risturazione scientifica del diritto romano, e {{AutoreCitato|Guido da Suzzara|Guido di Suzania}} porge il più antico trattato speciale del diritto penale. Gli studii storici e geografici avevano già avuto qualche moto di vita da {{AutoreCitato|Ermanno il contratto|Ermanno Contratto}}, da {{AutoreCitato|Adamo da Brema|Adamo di Brema}}, dai greci {{AutoreCitato|Teofilatto Simocatta|Teofilatto}}, {{AutoreCitato|Giovanni Zonara|Zonara}}, {{AutoreCitato|Giorgio Cedreno|Cedreno}}, dall’{{AutoreCitato|Anna Comnena|Anna Comneno}}, dai francesi {{AutoreCitato|Sugerio di Saint-Denis|Sugger}}, {{AutoreCitato|Ugo Falcando|Falcando}}, {{AutoreCitato|Guglielmo di Tiro|Guglielmo di Tiro}}, {{AutoreCitato|Matteo Paris|Matteo Paris}}, {{AutoreCitato|Guillaume de Nangis|Guglielmo di Nangis}}, {{AutoreCitato|Jean de Joinville|Joinville}}, dagli Inglesi {{AutoreCitato|Enrico di Huntingdon|Enrico Hutington}}, {{AutoreCitato|Ruggero di Hoveden|Ruggero d’Hoveden}}, da {{AutoreCitato|Ottone di Frisinga|Ottone di Frisinga}}, da {{AutoreCitato|Beniamino di Tudela|Beniamino di Tudela}}, da {{AutoreCitato|Saxo Grammaticus|Sassone il grammatico}}, da {{AutoreCitato|Goffredo di Villehardouin|Villarduino}}, da {{AutoreCitato|Jacques de Vitry|Giacomo di Vitry}}, da {{AutoreCitato|Niceforo Blemmida|Niceforo Blemmida}}, {{AutoreIgnoto|Foca Giovanni}}, da {{AutoreCitato|Gervasio di Tilbury|Gervasio di Tilbery}}, da Giovanni di Novogorod, da {{AutoreIgnoto|Carpino}}, {{AutoreIgnoto|Andrea di Longimello}}, {{AutoreCitato|Guglielmo di Rubruck|Guglielmo Rubruquis}}, e dal gran {{AutoreCitato|Marco Polo|Marco Polo}}. {{AutoreIgnoto|Duoso Lucio}}, {{AutoreCitato|Cielo d'Alcamo|Ciullo d’Alcamo}}, {{AutoreCitato|Riccardo di San Germano|Riccardo di S. Germano}}, {{AutoreCitato|Guido Ghislieri|Guido Ghislieri}}, {{AutoreCitato|Guidotto da Bologna|Guidotto di Bologna}}, {{AutoreCitato|Dante da Maiano|Dante da Maiano}}, {{AutoreCitato|Guido Guinizelli|Guinicelli}}, {{AutoreCitato|Nicolò Smereglo|Smerago Nicolò}}, {{AutoreCitato|Ricordano Malispini|Malespini Ricordano}}, {{AutoreCitato|Guittone d'Arezzo|Guittone d’Arezzo}}, {{AutoreCitato|Brunetto Latini|Brunetto Latini}}, {{AutoreCitato|Onesto da Bologna|Onesto Bolognese}}, Spinello Matteo, {{AutoreCitato|Francesco d'Assisi|San Francesco d’Assisi}}, con o poesie o cronache, o traduzioni od altri lavori di diverso genere cominciano la letteratura della lingua italiana, la quale già si rallegra della nascita di {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}} (1263). IV. ''Periodo.'' La Magna Carta concessa da Giovanni Senza Terra (1215), la Lega anseatica (1541), la Bolla d’oro (1216) che determinò i limiti del potere regio che non degli Stati, e pose un freno all’anarchia feudale, la lotta delle città lombarde contro gli imperatori, la Lega del papato colla democrazia a combattere la soverchiante potenza del ghibellinismo<ref>Il vocabolo di Guelfo e di Ghibellino agitò l’Europa anche dopo l’origine di quelle famose fazioni, che passarono dalla Germania in Lombardia ai tempi delle guerre civili fra Lotario III e Corrado II. Allora i Guelfi erano in pari tempo i discussori della Chiesa e dei privilegi del popolo mentre i Ghibellini erano i campioni delle prerogative dell’operatore e della nobiltà. Le due fazioni vantavansi egualmente amiche della libertà e ne invocavano il nome, ma ne cercavano la guarantigia per due opposte strade: la prima voleva consolidare le costituzioni delle città, l’altra mantenere quelle dell’impero. Successivamente però i Guelfi alleati dei Francesi non seppero meglio mantenere l’indipendenza d’Italia di quello che lo facessero i Ghibellini alleati dei Tedeschi, e più di una volta eserciti guelfi combatterono la causa del popolo e dell’indipendenza italiana, mentre eserciti ghibellini combatterono quella degli imperatori e della aristocrazia italiana.</ref>, la prevalenza democratica nelle città libere dell’Italia, furono nel secolo XIII le prime manifestazioni di quella reazione che il poter regio dovette sostenere nel periodo in che siamo per entrare. Filippo Augusto col convocare i primi stati generali in Francia (1502), Dionigi col promovere i comuni nel Portogallo, Rienzi cogli ancorchè efimeri commovimenti popolari in Roma (1548), {{AutoreCitato|Guglielmo Tell|Guglielmo Tell}} (1408) colle libere confederazioni suscitate nella Svizzera, la lotta degli Aragonesi o piuttosto Catalani contro Pietro IV, che di poi sconfitto in più battaglie lascia iscorrere il proprio sangue da una ferita mano sul proprio codice per cancellare col sangue di un re una legge violatrice della libertà dei suoi popoli; le vittorie delle città libere anseatiche contro i re specialmente di Danimarca; Venceslao (1278) che quasi prelude alla sorte toccata in questi ultimi tempi a Carlo X di Francia; la nullità in che cade l’antica preponderanza imperiale sull’Italia per opera della inettitudine dei successori di Enrico VII, nonostante le efimere conquiste di questi e di Lodovico il Bavaro e di Carlo IV: la guerra della Lega della libertà intrapresasotto la protezione dei Fiorentini: la potenza repubblicana di Venezia, Genova, e della più particolarmente democratica di Firenze, e di tante altre città italiane ricche di splendidi esempi di cittadine virtù e di politica indipendenza: la Camera dei comuni in Inghilterra che fa annuali, sotto Odoardo III, le sue convocazioni, e che più tardi (1408) rende necessario il suo concorso per gli affari importanti e di tutta sua attribuzione l’iniziativa dei bill di finanza: lo statuto di Enrico IV che acquista una estensione tanto democratica al suffragio popolare; i corpi giudiziarii fattisi così in Francia come in Inghilterra indipendenti dalla corona, infine la preponderanza cominciata dal terzo stato in Eu-ropa rappresentano i fatti maggiori di quella lotta popolare, la quale secondo noi costituisce il progresso politico, che caratterizza più specialmente questo quarto periodo del medio evo da noi denominato del popolo. Ben la lotta subi diversi e disastrosi risultati nel corso, e più ancora sul finire di questo periodo, e particolarmente in Italia; ben è vero che nei secoli a questo successivi la causa del popolo toccò crudelissime fortune; ma il seme germinato primamente in Italia, andò sempre più, da questo periodo in poi, rampollando qua e là sul continente europeo vigorose radici, e già qualche frutto ne raccolsero gli ultimi nostri padri, ne raccolgono in parte alcuni dei contemporanei nostri, e ne raccoglieranno sempre più gli avvenire per quell’eterna legge providenziale che fa i principii delle passioni più potenti, e rende irrefre-<noinclude><references/></noinclude> 572nhpvw7d4nlougft9ozc59j5geagh Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/114 108 1025677 3872087 3871814 2026-08-11T17:26:22Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3872087 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|{{Sc|cx}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude>nabile il procedimento delle idee quando s’avanzano sotto il vessillo dell’utile e della intelligenza delle masse. Da questi tempi in poi nulla può arrestare i progressi dello spirito umano; i diritti generali della società, e quelli particolari dell’uomo assumono un carattere di potenza, e di reazione contro la forza bruta del pregiudizio dell’ignoranza e della tirannia; si esperimentano sempre più i vantaggi del commercio e dell’industria, delle lettere e delle scienze; il genio dell’uomo è alla fine conscio delle sue forze, e si applica a ricerche e fatiche di cui per l’innanzi non ne aveva nemmeno l’idea. Principi e re sentono il potere della civiltà, e mentre costoro s’adoprano a farsi dell’intelligenza uno strumento per maggiormente consolidare ed ampliare i proprii dominii, cominciaron pure ad organizzarsi alcune di quelle società che diedero poscia origine alle academie artistiche, scientifiche e letterarie. In quelle repubbliche nelle quali per essere cittadino ed esercitare i diritti facea mestiere essersi fatto iscrivere fra gli artigiani, ed in cui gli speziali stessi ed i medici formavano delle corporazioni, era ben naturale che dovendosi riunire per affari politici, si raccogliessero bene spesso anche per discutere oggetti scientifici<ref>{{AutoreCitato|Guglielmo Libri|Libri}}, ''Hist. des sciences mathém.'' tom. II. p. 107.</ref>. Fino allora le società letterarie non erano state formate che dalla influenza di un solo uomo sopra i propri discepoli, e sopra i propri sudditi, siccome quelle di {{AutoreCitato|Carlo Magno|Carlomagno}}, di {{AutoreCitato|Federico II|Federico II}}, e perciò appunto morirono con essi. Al secolo XIII cominciano a comparire le academie libere dell’Italia, le quali andarono quindi sifattamente moltiplicandosi da degenerare in una specie di mania: tuttavolta è evidente che ben grande dovette pur essere la loro influenza nel destare ed alimentare in ciascuna città italiana quell’amore delle lettere e delle scienze, che da poi propagossi per tutta l’Europa<ref>Di queste citiamo come principali quella fondata da {{AutoreCitato|Brunetto Latini|Brunetto Latini}} in Firenze (1272), da {{AutoreCitato|Papa Celestino V|papa Celestino V}} in Roma (1294), da alcuni medici in Venezia (1308), da alcuni pittori pure in Venezia sotto il titolo di s. Luca (1345), da alcuni allievi di {{AutoreCitato|Giotto|Giotto}} e Andrea da Pisa in Firenze pure sotto il titolo di s. Luca (1350); l’academia dei Filergiti in Forlì (1374), di s. Luca in Parigi (1581); quella del {{AutoreCitato|Bessarione|Bessarione}} in Roma (1440); la Pontaniana in Napoli (1441); degli ''Idronati'' in Siena (1450); la Platonica in Firenze (450); di Belle arti ad Anversa (1450); quella di {{AutoreCitato|Papa Pio II|Pio II}} in Roma (1471); le Academie del Danubio e del Reno in Germania (1495); e quelle di {{AutoreCitato|Leonardo da Vinci|Leonardo da Vinci}} in Milano (1493).</ref>. I quattordicesimo secolo, dice {{AutoreCitato|Jean Charles Léonard Simonde de Sismondi|Sismondi}}<ref> ''Hist. des républ. ital.'' Chap. XXXVIII.</ref>, forma una delle più gloriose epoche dell’Italia; perchè in verun tempo vi si coltivarono le lettere con maggior ardore, nè furonvi accolti ed onorati con maggiore entusiasmo; in verun tempo si acquistarono tanti lumi nè si disseminarono così generalmente gli uomini: in niun altro secolo furono tramandati alla posterità più nobili monumenti del genio creatore, o del più pertinace lavoro. Il rinnovamento delle lettere greche e latine, la creazione dell’idioma italiano e della moderna poesia, l’arte d’insegnare la politica nella storia o di dare agli uomini nel racconto degli avvenimenti una lezione allettatrice ad un tempo ed istruttiva; il perfezionamento della giurisprudenza, i rapidi progressi della pittura, della scoltura, dell’architettura della musica, sono dall’Europa dovute agli Italiani del secolo XIV. Noi abbiamo già accennato al risorgimento della giurisprudenza romana in Italia per opera di molti illustri giureconsulti capitanati da {{AutoreCitato|Irnerio|Irnerio}}; questa che, anzi che essere, come già da taluni si è lungamente creduto, perita in Italia, visse perennemente più o meno latente all’ombra del Cristianesimo, ed insieme colle leggi dei barbari governando la vita civile dei vinti, questa scienza ebbe il suo scientifico rinnovamento in Italia. Se Irnerio ingegno pronto ed attivo, cominciò sino dal secolo XII ad interpretare i testi del diritto romano letteralmente, indi, sostituendo alle glose letterali le marginali a forma di commenti, fu il primo che elevasse la scienza del diritto al grado dell’insegnamento e della teoria coi corsi e cogli scritti dei così detti glossatori: se {{AutoreCitato|Accursio|Accursio}} discepolo di {{AutoreCitato|Azzone da Bologna|Azzone}} nel secolo XIII nella sua glossa ordinaria riassunse tutta la più importante parte delle glosse antecedenti numerosissime, aggiungendosi la sua propria e rendendola famosa autorità del suo secolo, se finalmente {{AutoreCitato|Bartolo da Sassoferrato|Bartolo}} nel secolo XIV scrisse celebratissimi commentari sulle istituzioni e sopra una gran parte dei digesti e del codice, avendo a successore e contradittore il celebre {{AutoreCitato|Aulo Cornelio Celso|Celso}} suo discepolo, pure con tutto ciò il romano diritto, come scienza, non era fin qui ancora uscito dai confini di una interpretazione ed esegesi timoroso. Il ristauro della scienza non venne operato che nel secolo XV mercè lavori letterari e filosofici di {{AutoreCitato|Angelo Poliziano|Angelo Poliziano}}, precursore di {{AutoreCitato|Ludovico Bolognini|Bolognino}}, {{AutoreCitato|Andrea Alciato|Alciato}}, di {{AutoreCitato|Emilio Ferretti|Ferretto}}, di {{AutoreCitato|Gregor Haloander|Holoandro}} e di {{AutoreCitato|Guillaume Budé|Budeo}}. Ma mentre gli studii della giurisprudenza che in Italia, per la politica e civile sua costituzione d’allora, dovevano necessariamente salire ad una importanza maggiore di quella di ogni altra scientifica disciplina<ref name="p114">Sino dagli ultimi anni, come abbiamo in altro nostro</ref>, s’incamminavano gloriosamente<noinclude><references/></noinclude> t9zj4ybhy4gt322712a3e4d9uk4itrh Il Libro dei Re/I re Sassanidi/8/III 0 1025729 3872107 3871977 2026-08-12T05:12:43Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3872107 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=12 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|8]] - III. - Il rinsavire di Hormuzd|prec=../II|succ=../IV}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu" from="393" to="397" fromsection="s2" tosection="s1" /> lutmmlqbqa36ef3axgklucd4u1kk8og Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/115 108 1025730 3872089 3871981 2026-08-11T19:13:28Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3872089 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione||INTRODUZIONE.|{{Sc|cxi}}|riga=sì}}</noinclude>al secolo di {{AutoreCitato|Alciato|Alciato}}, di {{AutoreCitato|Jacques Cujas|Cuiaccio}}, e d’{{AutoreCitato|Antonio Agustín|Agostino}}, le lettere italiane presidiate, alimentate, fecondate dai capolavori della letteratura greca e latina che andavano con un favore veramente maraviglioso dissepellendo dai chiostri od incettando nell’Oriente, sorgevano esse pure a ridestare nell’Europa il senso del gusto e del bello. La terribile musa dell’{{AutoreCitato|Dante Alighieri|Alighieri}} sublimemente inspirata a quanto v’ha di più grande e di più poderoso nelle umane passioni, creatrice di una poetica affatto nuova, enciclopedicamente dotta di tutta la più eletta scienza di quei tempi, e quasi divinatrice di profonde verità allora non concesse, e che i soli tempi avvenire dovevano rivelare e svolgere, solleva la lingua dei dicitori in rima e dei cronisti italiani allo splendore ed alla potenza della lingua d’{{AutoreCitato|Omero|Omero}}. {{AutoreCitato|Francesco Petrarca|Petrarca}} cui debbe l’Europa il primo ed il maggiore impulso dato ai classici studii, illeggiadrisce d’ogni maggior grazia e soavità la lingua che già aveva cantato gli amori e le {{TestoCitato|Divina Commedia/Inferno/Canto V|sventure di Francesca da Rimini}}; {{AutoreCitato|Giovanni Boccaccio|Boccaccio}} applica alla prosa italiana la forma della magniloquenza latina cui più tardi {{AutoreCitato|Niccolò Machiavelli|Machiavelli}} e {{AutoreCitato|Angelo Di Costanzo|Costanzo}} surrogheranno il tipo italiano. {{AutoreCitato|Cino da Pistoia|Cino da Pistoia}}, {{AutoreCitato|Cecco d'Ascoli|Cecco Stabili d’Ascoli}}, {{AutoreCitato|Fazio degli Uberti|Fazio degli Uberti}}, {{AutoreCitato|Caterina da Siena|s. Caterina}}, il {{AutoreCitato|Iacopo Passavanti|Passavanti}}, {{AutoreCitato|Domenico Cavalca|frà Cavalca}}, {{AutoreCitato|Giordano da Pisa|frà Giordano}}, {{AutoreCitato|Bartolomeo da San Concordio|frà Bartolomeo da S. Concordio}}, {{AutoreCitato|Franco Sacchetti|Franco Sacchetti}}, {{AutoreCitato|Agnolo Pandolfini|Agnolo Pandolfini}}, e l’infinita schiera d’altri o rimatori, o prosatori, o volgarizzatori continuano nel secolo XIV i progressi all’umile prosa volgare che doveva più tardi farsi l’interprete dei pensamenti di {{AutoreCitato|Niccolò Machiavelli|Machiavelli}}, spositrice delle scientifiche conquiste del {{AutoreCitato|Galileo Galilei|Galileo}}. {{AutoreCitato|Paolino Pieri|Pieri}}, i Villani, {{AutoreCitato|Leonardo Bruni|Leonardo Aretino}}, {{AutoreCitato|Jean Froissart|Froissart}}, {{AutoreCitato|Filippo de Commynes|Comines}}, {{AutoreCitato|Giovanni Pontano|Gioviano Pontano}}, {{AutoreCitato|Poggio Bracciolini|Poggio}}, {{AutoreCitato|Albert Krantz|Krantz}}, allargano i dominii della storia. Le scienze intanto andavano pare acquistando uno sviluppo non minore di quello delle lettere. E Dante che vi parla del sonno delle piante<ref>{{TestoCitato|Divina Commedia/Inferno/Canto II|''Inferno'', cant. II}}. 127. {{TestoCitato|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXII|''Paradiso'', cant. XXII}}.</ref>, delle piante crittogame<ref>{{TestoCitato|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXVIII|''Purg.'' cant. XXVIII}}. 115-118.</ref>, dell’influenza della luce solare nella maturazione delle frutta<ref>{{TestoCitato|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXV|''Purg.'' cant. XXV}}. 75.</ref>, delle circostanze che influiscono sul colore delle foglie e di quella specie di circolazione che si opera nel vegetali<ref>{{AutoreCitato|Guglielmo Libri|Libri}}, ''Hist. des sciences mathém.'' tom. II. pag. 175 e {{AutoreCitato|Giovanni Targioni Tozzetti|Targioni Tozzetti}} negli ''Atti dell’academia della Crusca'' tom. II.</ref>: qual misura non vi offre dell’avanzamento della scienza botanica in questo periodo? Le osservazioni del medesimo sul volo degli uccelli, sullo scintillar delle stelle<ref>{{TestoCitato|Divina Commedia/Paradiso/Canto II|''Purg.'' cant. II}}. 14.</ref>, su l’arco baleno<ref>{{TestoCitato|Divina Commedia/Paradiso/Canto XII|''Parad.'' cant. XII}}. 10.</ref>, sui vapori che si svolgono dalla combustione<ref>{{TestoCitato|Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|''Inferno'', cant. XIII}}. 40.</ref>, su la direzione dell’ago calamitato<ref>{{TestoCitato|Divina Commedia/Paradiso/Canto XII|''Parad.'' cant. XII}}. 28.</ref>, non dimostrano pure lo spirito umano già progredito oltre la fisica {{AutoreCitato|Aristotele|aristotelica}}? E quando sentite parlare il medesimo della crociera del polo antartico<ref>Vedi su di ciò {{AutoreCitato|Girolamo Fracastoro|Fracastoro}} nelle ''Lettere di uomini illustri'', Venezia 1584, pag. 352.</ref>, degli antipodi<ref>Particolarmente nel ''{{TestoCitato|Convivio|Convito}}''.</ref>, della via lattea, dell’attrazione universale, dell’angolo d’incidenza uguale a quello di riflessione, quale imagine non dobbiamo noi farci del progresso a cui si spinse la scienza italiana presidiata dalle scuole e dalle opere degli Arabi?<ref>Per la dimostrazione di tutto ciò veggansi le diverse opere di {{AutoreCitato|Lorenzo Magalotti|Magalotti}}, Targioni Tozzetti, {{AutoreCitato|Giovanni Bottagisio|Bottagisio}}, {{AutoreIgnoto|Ferroni}}, {{AutoreCitato|Francesco Redi|Redi}}, Libri ecc.</ref>. Ma qui non è ancor tutto. E non è in Dante che veggiamo noi inculcato il metodo sperimentale di cui Galileo e {{AutoreCitato|Francesco Bacone|Bacone}} si fecero alcuni secoli dopo sì gloriosi?<ref>{{TestoCitato|Divina Commedia/Paradiso/Canto II|''Parad.'' cant. II}}. 96.</ref> Non è in Petrarca che veggiamo discussa quella prepotente influenza del clima sul carattere dei popoli che si disse poscia da {{AutoreCitato|Montesquieu|Montesquieu}} primamente indovinata?<ref>{{AutoreCitato|Pietro Verri|Verri}}, {{TestoCitato|Storia di Milano/Capitolo XII|''Stor. di Milano'' cap. XII}}.</ref> Non è in Petrarca che troviamo persino quello stesso principio del diritto criminale che vuolsi un trovato del filantropico genio del {{AutoreCitato|Cesare Beccaria|Beccaria}}?<ref>Viaggi del Petrarca tom. III. p. 184.</ref> Petrarca pel primo fa redigere una carta geografica dell’Italia<ref>{{AutoreCitato|Giovanni Battista Baldelli Boni|Baldelli}}, ''Del Petrarca'' p. 132.</ref>, forse pel primo in Europa combatte {{AutoreCitato|Averroè|Averroe}}, senza essere partitante di Aristotele; nemico dell’astrologia e dell’alchimia, ha <ref follow="p114">lavoro accennato, del secolo X e molto più sul principio del XI cominciarono le città italiane a scuotere il giogo imperiale ed a reggersi a governo di repubblica conquistando passo passo quella indipendenza che nella pace di Costanza fu poi ad esse sollenemente sancita. Da ciò ne venne che esse non più riconoscessero come per l’innanzi l’autorità dei ministri imperiali e che si eleggessero di voto proprio consoli, giudici e magistrati che ministrassero loro giustizia secondo il bisogno, e di ciò pure abbiamo esempi nei primi anni del secolo XI ({{AutoreCitato|Ludovico Antonio Muratori|Muratori}} ''Antiq. ital.'' tom. IV. diss. 46). Ora, questa nuova forma di pubblica amministrazione determinò ed in certo modo costrinse gli Italiani a rivolgersi allo studio della giuriprudenza. Era l’autorità comunemente divisa in più cittadini, e ognuno potea poi quindi più facilmente sperare di giungere a conseguirla. Essi dovevano esaminare e decidere le contese, sciogliere le quistioni di diritto, punire i rei e pubblicare ancora secondo il bisogno nuove leggi, nè a tanto ministerio poteasi certamente soddisfare senza lo studio della giurisprudenza. Ed ecco farsi per ciò appunto questa scienza il necessario e comune studio degli Italiani, per quella imprescindibile legge naturale che spinge gli uomini là onde si spera onore e vantaggio. Quanto più la libertà italiana gittà profonde radici, tanto più si fece vivo e generale l’ardore nel coltivare questo studio, e in pregio altrettanto maggiore furono poi anche avuti i giureconsulti.</ref><noinclude><references/></noinclude> llez88st4y4vxdj80o61w9b39cuw8th Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/116 108 1025731 3872097 3871982 2026-08-11T19:54:47Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3872097 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|{{Sc|cxii}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude><section begin="s1" />il coraggio di combatterle nel tempo in cui erano astrologi ed alchimisti i dotti, i principi, i pontefici. D’altra parte i lavori di {{AutoreCitato|Giovanni Sacrobosco|Sacrobosco}}, {{AutoreCitato|Paolo dell'Abbaco|Paolo dell’Abaco}}, di {{AutoreCitato|Luca Pacioli|Luca Pacioli}} nell’aritmetica; quelli di Luca Pacioli illustratore del {{AutoreCitato|Leonardo Fibonacci|Fibonacci}}, e di tutta la scuola italiana di quei tempi, nell’algebra; di {{AutoreCitato|Georg von Peuerbach|Purbach}} e {{AutoreCitato|Regiomontano|Regiomontano}} nella geometria; i lavori di Alessandro di Spina, cui si tribuisce l’invenzione degli occhiali, nell’ottica, del Purbach, del Regiomontano, del {{AutoreCitato|Giovanni Bianchini|Bianchini}}, del {{AutoreIgnoto|Ricci}}, del {{AutoreIgnoto|Walter}}, del {{AutoreIgnoto|Werner}}, dell’{{AutoreCitato|Pietro Apiano|Appiano}} nell’astronomia; di {{AutoreCitato|Mondino dei Liuzzi|Mondini}}, di {{AutoreCitato|Giovanni Matteo Ferrari da Grado|Matteo del Grado}}, di {{AutoreCitato|Bartolomeo da Montagnana|Montegnana}} nell’anatomia; di {{AutoreCitato|Benedetto Rinio|Benedetto Rivi}}, di {{AutoreCitato|Euricius Cordus|Euricio Cordo}}, di {{AutoreIgnoto|Ottone Braufus}} nella botanica; di {{AutoreCitato|Pietro de' Crescenzi|Pier Crescenzi}} nell’agricoltura, segnano i primi albori di quel progresso scientifico che nel periodo successivo doveva andare sì oltre nell’Italia, e di quivi passare nella Francia, nella Germania, nell’Inghilterra e nell’Olanda. Giovanni ed Andrea da Pisa, Taddeo Gaddi, i Masacci, {{AutoreCitato|Andrea Orcagna|Orgagna}}, Brunelleschi, Giuliano da Maiano, {{AutoreCitato|Michelozzo|Michelozzi}}, {{AutoreCitato|Francesco di Giorgio Martini|Francesco di Giorgio}}, {{AutoreCitato|Leon Battista Alberti|Leon Battista Alberti}}, e più altri avanzano sempre più i progressi dell’architettura; {{AutoreCitato|Giotto|Giotto}}, Orgagna, Taddeo Gaddi, Masaccio, il {{AutoreCitato|Beato Angelico|beato Angelico}}, il {{AutoreCitato|Domenico Ghirlandaio|Ghirlandaio}}, Luca di Cortona, il Mantegna, avanzano quelli della pittura; il Margaritone, Giovanni ed Andrea da Pisa, il Memmi, Nicolò di Arezzo, il Verrocchio, e più di tutti {{AutoreCitato|Donatello|Donatello}}, e {{AutoreCitato|Lorenzo Ghiberti|Ghiberti}} vanno sempre più aggiungendo perfezione all’arte scultoria. Finiguerra ha trovata perfezionata l’arte dei nielli; nell’Italia e nell’Olanda si conosce la pittura ad olio. Intanto scoperta è l’arte della stampa, il più prodigioso organo del moderno progresso scientifico letterario e politico; la più generale applicazione della polvere da cannone rivoluziona l’arte della guerra; Vasco di Gama ha passato il Capo di Buona Speranza, {{AutoreCitato|Cristoforo Colombo|Colombo}} ha dato al mondo antico il nuovo Mondo. E qui si compiono quei quattro periodi nei quali abbiamo noi compresi tutti quei secoli ai quali viene comunemente dato il nome di medio Evo. La feudalità è quasi affatto scomparsa, e con essa quella tanto cantata cavalleria che ci ha lasciato in retaggio il falso punto d’onore, il duello e la galanteria, le tre piaghe dell’Europa moderna<ref>Ciò venne molto bene provato or ora da {{AutoreCitato|Étienne-Jean Delécluze|Delecluze}}, ''Roland, ou la Chevalerie'', Parigi 1845.</ref>; le democrazie sono per soggiacere affatto sotto l’aristocrazia e la monarchia, ma più particolarmente sotto quest’ultima che dal XVI secolo in poi va sempre più consolidandosi mercè le o assunte o subíte forme costituzionali in cui si raccoglie equilibrato od equilibrante l’antagonismo democratico ed aristocratico.<section end="s1" /> <section begin="s2" /> {{Centrato|CAPITOLO SESTO.}} {{Indentatura}}{{Sc|Epoca vi}}, ''ossia della'' storia moderna ''e suoi periodi principali, considerata in tutti i suoi rapporti col progresso universale delle scienze delle lettere e delle arti.''</div> {{Centrato|{{smaller|(dal 1501 al 1789).}}}} Come ognun vede, il campo che qui ne si schiude dinnanzi va acquistando una latitudine sempre malagevole, anzi impossibile a raccogliersi entro i brevi confini imposti dalla natura del nostro discorso. L’incivilimento ha passato le Alpi, e va dilatandosi su ogni parte dell’Europa e di quivi a tutto quanto il globo. {{AutoreCitato|Antoine César Becquerel|Becquerel}} ha avuto bisogno di 12 forti volumi, per iscrivere la storia dell’elettricità, potremo noi scrivere quella di tutte le scienze naturali, matematiche pure ed applicate, delle lettere, delle arti, e dell’industria in una semplice introduzione? Noi abbiamo studiato con qualche minutezza di esame e di ricerca i primi passi dello spirito umano, e perchè forse i meno noti, e quindi i più importanti a studiarsi, i più limitati e quindi più possibili di una esposizione alquanto analitica; ma giunti sul limite di quel vasto edificio che costituisce l’enciclopedica civiltà del mondo moderno, noi non possiamo che trasvolare con una somma rapidità tutto ciò che lo scibile ne può prospettare non accenneremo per così dire che alle sole pietre viarie dell’immenso cammino percorso dallo spirito umano<ref>Un più ampio sviluppamento di questi periodi che stiamo per toccare, se non più ampio, pari almeno a quello da noi qui dato ai precedenti, forma l’argomento di un altro nostro lavoro particolare, che, piacendo a Dio, pubblicheremo ma in forma meno angustiata di quella di una introduzione.</ref>. A chi ben guarda alle cause principali che promossero o svilupparono i più grandi avvenimenti di quest’epoca, sarà facilmente aperto siccome questa, il che già venne dimostrato dall’{{AutoreCitato|Arnold Hermann Ludwig Heeren|Heeren}}, dividasi per se stessa in tre periodi, dei quali i primi due sono presso a poco uguali nella durata, del terzo non sapremmo indovinare la durata. Si estende il primo dal principio del secolo sino al tempo in cui {{AutoreCitato|Luigi XIV di Francia|Luigi XIV}} cominciò a governare da solo (1661); il secondo da quell’epoca sino alla morte di {{AutoreCitato|Federico II di Prussia|Federico il Grande}} ed al principio delle rivoluzioni in Europa (1786); il terzo comincia da questo punto e giunge all’oggidì. La ragione di questa divisione sta nel diverso carattere della politica pratica di ciascun periodo<section end="s2" /><noinclude><references/></noinclude> l58khfc86pbb2rwgtwe7rtmxuqw9o6k 3872147 3872097 2026-08-12T10:45:21Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 75% */ 3872147 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|{{Sc|cxii}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude><section begin="s1" />il coraggio di combatterle nel tempo in cui erano astrologi ed alchimisti i dotti, i principi, i pontefici. D’altra parte i lavori di {{AutoreCitato|Giovanni Sacrobosco|Sacrobosco}}, {{AutoreCitato|Paolo dell'Abbaco|Paolo dell’Abaco}}, di {{AutoreCitato|Luca Pacioli|Luca Pacioli}} nell’aritmetica; quelli di Luca Pacioli illustratore del {{AutoreCitato|Leonardo Fibonacci|Fibonacci}}, e di tutta la scuola italiana di quei tempi, nell’algebra; di {{AutoreCitato|Georg von Peuerbach|Purbach}} e {{AutoreCitato|Regiomontano|Regiomontano}} nella geometria; i lavori di {{Wl|Q2832837|Alessandro di Spina}}, cui si tribuisce l’invenzione degli occhiali, nell’ottica, del Purbach, del Regiomontano, del {{AutoreCitato|Giovanni Bianchini|Bianchini}}, del {{Wl|Q395697|Ricci}}, del {{Wl|Q71276|Walter}}, del {{AutoreCitato|Johann Werner|Werner}}, dell’{{AutoreCitato|Pietro Apiano|Appiano}} nell’astronomia; di {{AutoreCitato|Mondino dei Liuzzi|Mondini}}, di {{Wl|Q18223373|Matteo del Grado}}, di {{Wl|Q59626496|Montegnana}} nell’anatomia; di {{Wl|Q97065992|Benedetto Rivi}}, di {{Wl|Q96643|Euricio Cordo}}, di {{Wl|Q63206|Ottone Braufus}} nella botanica; di {{AutoreCitato|Pietro de' Crescenzi|Pier Crescenzi}} nell’agricoltura, segnano i primi albori di quel progresso scientifico che nel periodo successivo doveva andare sì oltre nell’Italia, e di quivi passare nella Francia, nella Germania, nell’Inghilterra e nell’Olanda. Giovanni ed Andrea da Pisa, Taddeo Gaddi, i Masacci, {{AutoreCitato|Andrea Orcagna|Orgagna}}, Brunelleschi, Giuliano da Maiano, {{AutoreCitato|Michelozzo|Michelozzi}}, {{AutoreCitato|Francesco di Giorgio Martini|Francesco di Giorgio}}, {{AutoreCitato|Leon Battista Alberti|Leon Battista Alberti}}, e più altri avanzano sempre più i progressi dell’architettura; {{AutoreCitato|Giotto|Giotto}}, Orgagna, Taddeo Gaddi, Masaccio, il {{AutoreCitato|Beato Angelico|beato Angelico}}, il {{AutoreCitato|Domenico Ghirlandaio|Ghirlandaio}}, Luca di Cortona, il Mantegna, avanzano quelli della pittura; il Margaritone, Giovanni ed Andrea da Pisa, il Memmi, Nicolò di Arezzo, il Verrocchio, e più di tutti {{AutoreCitato|Donatello|Donatello}}, e {{AutoreCitato|Lorenzo Ghiberti|Ghiberti}} vanno sempre più aggiungendo perfezione all’arte scultoria. Finiguerra ha trovata perfezionata l’arte dei nielli; nell’Italia e nell’Olanda si conosce la pittura ad olio. Intanto scoperta è l’arte della stampa, il più prodigioso organo del moderno progresso scientifico letterario e politico; la più generale applicazione della polvere da cannone rivoluziona l’arte della guerra; Vasco di Gama ha passato il Capo di Buona Speranza, {{AutoreCitato|Cristoforo Colombo|Colombo}} ha dato al mondo antico il nuovo Mondo. E qui si compiono quei quattro periodi nei quali abbiamo noi compresi tutti quei secoli ai quali viene comunemente dato il nome di medio Evo. La feudalità è quasi affatto scomparsa, e con essa quella tanto cantata cavalleria che ci ha lasciato in retaggio il falso punto d’onore, il duello e la galanteria, le tre piaghe dell’Europa moderna<ref>Ciò venne molto bene provato or ora da {{Wl|Q289177|Delecluze}}, ''Roland, ou la Chevalerie'', Parigi 1845.</ref>; le democrazie sono per soggiacere affatto sotto l’aristocrazia e la monarchia, ma più particolarmente sotto quest’ultima che dal XVI secolo in poi va sempre più consolidandosi mercè le o assunte o subíte forme costituzionali in cui si raccoglie equilibrato od equilibrante l’antagonismo democratico ed aristocratico.<section end="s1" /> <section begin="s2" /> {{Centrato|CAPITOLO SESTO.}} {{Indentatura}}{{Sc|Epoca vi}}, ''ossia della'' storia moderna ''e suoi periodi principali, considerata in tutti i suoi rapporti col progresso universale delle scienze delle lettere e delle arti.''</div> {{Centrato|{{smaller|(dal 1501 al 1789).}}}} Come ognun vede, il campo che qui ne si schiude dinnanzi va acquistando una latitudine sempre malagevole, anzi impossibile a raccogliersi entro i brevi confini imposti dalla natura del nostro discorso. L’incivilimento ha passato le Alpi, e va dilatandosi su ogni parte dell’Europa e di quivi a tutto quanto il globo. {{AutoreCitato|Antoine César Becquerel|Becquerel}} ha avuto bisogno di 12 forti volumi, per iscrivere la storia dell’elettricità, potremo noi scrivere quella di tutte le scienze naturali, matematiche pure ed applicate, delle lettere, delle arti, e dell’industria in una semplice introduzione? Noi abbiamo studiato con qualche minutezza di esame e di ricerca i primi passi dello spirito umano, e perchè forse i meno noti, e quindi i più importanti a studiarsi, i più limitati e quindi più possibili di una esposizione alquanto analitica; ma giunti sul limite di quel vasto edificio che costituisce l’enciclopedica civiltà del mondo moderno, noi non possiamo che trasvolare con una somma rapidità tutto ciò che lo scibile ne può prospettare non accenneremo per così dire che alle sole pietre viarie dell’immenso cammino percorso dallo spirito umano<ref>Un più ampio sviluppamento di questi periodi che stiamo per toccare, se non più ampio, pari almeno a quello da noi qui dato ai precedenti, forma l’argomento di un altro nostro lavoro particolare, che, piacendo a Dio, pubblicheremo ma in forma meno angustiata di quella di una introduzione.</ref>. A chi ben guarda alle cause principali che promossero o svilupparono i più grandi avvenimenti di quest’epoca, sarà facilmente aperto siccome questa, il che già venne dimostrato dall’{{AutoreCitato|Arnold Hermann Ludwig Heeren|Heeren}}, dividasi per se stessa in tre periodi, dei quali i primi due sono presso a poco uguali nella durata, del terzo non sapremmo indovinare la durata. Si estende il primo dal principio del secolo sino al tempo in cui {{AutoreCitato|Luigi XIV di Francia|Luigi XIV}} cominciò a governare da solo (1661); il secondo da quell’epoca sino alla morte di {{AutoreCitato|Federico II di Prussia|Federico il Grande}} ed al principio delle rivoluzioni in Europa (1786); il terzo comincia da questo punto e giunge all’oggidì. 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Che se la costanza e durevolezza dei fatti porge segno molto sicuro dell’essere loro sostanziale, e invece nella novità e modernità delle cose è per opposto un carattere accidentale, ei si dovrebbe concludere che il progresso civile non à sostanza, orvero che l’à temporanea come tutti i corpi viventi in cui è necessità di un tal quale sviluppo quanto di un sicuro e inevitabile disfacimento. {{larger|223.}} — Alla qual sorta di obbiezione aggiungono, per mio giudicio, valore poderoso assai le decadenze non pure parziali dei popoli ma generali e quasi complete; perocchè quando stia fermo questo pronunziato di verità storica essersi nel fatto la civiltà umana interrotta più d’una fiata e la decadenza aver riempiuto parecchi secoli, diventa manifesto che la virtù progressiva non è alle genti umane essenziale; perocchè l’essenziale dura perpetuo e non discontinuo e compare tutto e conforme per ogni dove. E poniamo che sia essenziale nella facoltà; converrà consentire almeno che sieno altre essenze contrarie alle quali riesca di mantenere la virtù progressiva in puro essere di potenza. Come proverai tu, adunque, con la scorta sola dei fatti che le essenze contrarie sieno limitate e meno energiche ed efficaci di quella virtù? Per opposito<noinclude><references/></noinclude> 9k0188xzcy8yvc889zbxrepoimivwld Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/789 108 1025754 3872062 2026-08-11T14:43:32Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3872062 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|781}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}le storie raccontano un breve trionfo di lei in questi ultimi due o tre secoli e un soccombere quasi continuo in tutti gli altri passati. {{larger|224.}} — Credo eziandio che per le storie si mostra. con evidenza non potersi citare in tempo veruno ed in verun luogo un popolo il quale sia per sè solo coi proprj elementi omogenei e senza intervenimento alcuno d’influssi stranieri salito a grandezza e a splendore di civiltà. Il che si oppone per diametro al dogma del {{AutoreCitato|Giambattista Vico|Vico}}, nella cui {{TestoCitato|La scienza nuova|''Scienza Nuova''}} è detto e replicato più volte ciascuna gente dover bastare a sè stessa ed essere nutrice sola dell’incivilimento proprio. Laonde quello che una nazione fa, ripetono per istinto sociale tutte le altre e segnano un corso di errori ed emendazioni, di perfezionamenti e decadimenti ugualissimo e parallelo nella sostanza, modificato e vario negli accidenti. {{larger|225.}} — Ma le storie smentiscono il Vico in maniera patente; il quale, peraltro, deduceva la sua dottrina da questo concetto che il corso della civiltà essendo prescritto ai popoli dalla forma essenziale dell’intelletto e dell’animo loro dee procedere indipendente dall’altre nazioni e in tutte dee proseguire con l’indole stessa preordinata e fatale. Il che non avvenendo, tornasi a dubitar con ragione della essenzialità del progresso nella natura dell’uomo. {{larger|226.}} — Da ultimo, che si dirà quando noi proveremo con rigore dialettico che a un popolo guasto e corrotto per ignavia e libidine, per iscienza scadente e sofistica e più assai per passioni e calcoli di pretto egoismo, condizioni di cose non punto ignote alle istorie, che a un popolo, replico io, guasto e corrotto di tal maniera difetterà del sicuro ogni vigorezza interiore onde si riabbia e ritemperi; e in qualunque {{Pt|spe-|}}<noinclude><references/></noinclude> ewl4e4a3zsn6oi152eiakt7uak930p0 Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/790 108 1025755 3872065 2026-08-11T14:47:38Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3872065 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|782}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|spe}}diente e partito, come in qualunque mutare di leggi e di ordini si asconderà per lui una tremenda petizione di causa? Certo è malagevole troppo accordare questa impotenza piena e assoluta di redenzione con la virtù innata ed essenziale del progredire. {{larger|227.}} — Per ciò tutto concluderemo che pure alle prove sperimentali fa grandemente mestieri il sostegno dei principi, sì per raggiungere una qualche certa generalità e induzione, e sì per coglieré nella natura dei fatti quelle cagioni ed essenze che li dimostrano sostanziali permanevoli ed immutabili. {{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|''A.''}}}} {{larger|228.}} — Chi bene avvisa le storie, trova (qualmente si accennava nell’aforismo) che nessuna congregazione d’uomini giunse a una altezza più che mediocre di civiltà e vi si mantenne per soltanto l’opera propria. Anzi tutto, qual popolo non è mescolato ne’ suoi primitivi elementi? e di qual popolo è lecito di affermare che sia propagine schietta di una sola ed unica gente patriarcale? Forse alle ricerche minute e diligentissime degli etnografi riuscirà di rinvenirne taluna sulle coste dell’Imalaia e fra le tende erranti e disperse della Tartaria e della Mongolia. Ma questo non importa al nostro subbietto; imperocchè in quelle schiatte purissime non è progresso alcuno mirabile di civiltà, ed anzi v’è certa indole tenace a perpetuare immutato il costume antico. {{larger|229.}} — Quindi replichiamo che nelle nazioni assai progredite avverasi costantemente la legge di polarità che noi ravvisammo sotto diversi aspetti nel mondo inorganico e nell’organico, ed ora ci riapparisce nel mondo delle nazioni. Nè solo a queste è accaduto di<noinclude><references/></noinclude> iz0g08pzeoqkekr27m8fvjqgphmpq9g Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/791 108 1025756 3872066 2026-08-11T14:50:06Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3872066 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|783}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}risultare insino dal primo di schiatte diverse tuttochè affini, ma in processo di tempo di accogliere nel grembo loro semenze al tutto straniere e di assimilarle e così crescere a simiglianza di grandi fiumi in cui parecchi minori vengono di molto discosto a sboccare e perdere il nome. E tacesi per al presente dell’altre azioni gagliarde che sopraggiungono dal di fuori ai popoli destinati a civiltà superiore; attesochè queste cose verranno tutte ricordate e spiegate laddove sarà discorsa l’unità organica delle nazioni e perverremo a scorgerne il perchè razionale ed anzi la logica necessità. {{larger|230.}} — Del sicuro, la Cina visse più che altra nazione in disparte dal rimanente mondo e usò maggiore originalità e spontaneità d’istituti e costumi. Ciò non ostante ella fu invasa in più tempi e scorsa e occupata dai Tartari; e la religione di Budda arrivatale dal fondo dell’Indie convertì a sè circa un terzo del popolo suo; senza qui parlare delle copiose colonie indi uscite e del mescolamento suo continuo con le tribù finitime da occidente e da tramontana. Nè ciò bastava per impedirle di decadere e spossarsi in tutte le forze sociali. E quando si obbietti che il mescolamento dei Tartari e l’influsso del buddismo accaddero tardiesuccedettero dopo la cima della civiltà propriamente cinese, torna agevole di rispondere che in sino da’ suoi esordj la Cina ebbe elementi costitutivi affini insieme e diversi come per appunto domanda la legge dianzi rammemorata della polarità; e ne fanno testimonianza i dialetti differentissimi che vi si parlano e i conflitti nelle loro favole simboleggiati tra i pianigiani ed i montanari, tra lo spirito bellicoso e rapitore di questi e lo spirito industre e riposato di quelli. {{larger|231.}} — Taluno scrisse che pure le schiatte greche pervennero alla civiltà del secolo di Pericle per sola<noinclude><references/></noinclude> me8d4xac05hlny4472h8fjc9idvdhqv Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/792 108 1025757 3872090 2026-08-11T19:27:29Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3872090 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|784}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}ed originale efficacia del proprio genio. Il qual genio da noi non si nega, ma negasi che non ricevesse in più tempi e maniere elementi diversi ed eccitazioni profonde da più altri popoli. Sa ognuno che le origini sue sono Ariane e peregrinò per buona parte dell’Asia, e dall’Egitto e dalla Fenicia ebbe colonie e tesmofori, in quel mentre che mescolavasi egli medesimo ad altre nazioni con le colonie sue proprie rapidamente moltiplicate in Tracia in Italia e per tutta l’Asia Minore. Oltrechè le stirpi ionie dorie ed eolie non fecero per lo certo poca varietà fra gli Elleni medesimi nè i Pelasgi furono tutti sbandeggiati od uccisi, ma restarono e si confusero in più provincie con le genti campagnuole. Da ultimo chi non ricorda la súbita grandezza e potenza di armi di lettere di commerci di arti e d’istituzioni politiche alla quale furono eccitati i Greci dalle guerre loro tremende contro i Persiani? {{larger|232.}} — Di altri popoli antichissimi che paiono, come a dire, autotoni si à certezza che non contraddicono il nostro principio, indicando in ogni storia loro e nelle stesse mitologie la vecchia divisione e durazione delle Caste. Imperocchè non fu possibile la fondazione di Caste inflessibili ed insocievoli, se non colà dove s’incontrarono generazioni d’uomini tanto diverse che potettero per segni esterni patenti (come ad esempio il color della pelle) credere o far credere ad origini o men che umane o più; il che si applica troppo bene all’India e all’Egitto. Ma forse più tardi ne verrà in taglio di esaminare tal materia curiosa e difficile. {{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|''B.''}}}} {{larger|233.}} — Ciò non ostante, convien porre in considerazione i pensieri nuovi e profondi del {{AutoreCitato|Giambattista Vico|Vico}} che {{Pt|in-|}}<noinclude><references/></noinclude> 40ctukuzytto1v51gmaplfjn0il1wxr Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/793 108 1025758 3872091 2026-08-11T19:31:57Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3872091 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|785}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|in}}torno al proposito furono questi essi. Il moto civile delle nazioni esce per intero dal fondo delle facoltà umane, e simile vero (aggiungeva egli) è la fiaccola forse sola ma sfavillante ed inestinguibile che guida la nostra mente nei penetrali della storia e ne dirada le tenebre. Ma se la civiltà è rampollo delle facoltà umane, e queste nella sostanza non variano da una stirpe ad un’altra, le forme e i caratteri della civiltà nemmanco posson variare da popolo a popolo; sebbene molte accidenze intrinseche ovvero estrinseche debbono recar seco modificazioni gravi e copiose. Di quindi la necessità che il corso del moto civile appo le nazioni non impedite affatto a quel movimento proceda parallelo; e ciascuna a rispetto di ciò sia fattrice veramente e procreatrice di sè medesima. {{larger|234.}} — Non badò il {{AutoreCitato|Giambattista Vico|Vico}} che quante svarianze si notano nei singoli uomini altrettante ne possano comparire nei singoli popoli. Conciossiachè il fondo comune di lor natura non vieta a ciascuno di cedere alle, influenze del clima e del suolo e agl’istinti peculiari della stirpe nativa e al giuoco temerario della fortuna. Sendo che quelle prime disposizioni della natura ambiente e del carattere primigenio comune divengono poi a gran pezza di tempo radice e seme di effetti differentissimi appunto perchè ogni fatto sociale è complicato oltre modo e ogni diversità elementare conduce ad altre ed altre senza mai termine, entrando per fattori di esse la mente e l’animo che spaziano nell’infinito e pure dall’infinito ritraggono guise innumerevoli di combinazioni e d’istituzioni; senza qui discorrere del moltiplicare che fanno sì fatte combinazioni per la intramessa delle forze straniere. {{larger|235.}} — Ad ogni modo, se fosse piaciuto al Vico anzitutto di far rassegna esatta delle forme primigenie<noinclude><references/>{{PieDiPagina|{{smaller|{{Sc|Mamiani — II.}}}}||{{smaller|50}}}}</noinclude> by5upik3m9r16qr4xmusn5s7kd817t2 Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/794 108 1025759 3872093 2026-08-11T19:38:04Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3872093 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|786}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}delle umane comunanze e non ne avesse contemplato se non quell’una degli eroi e dei famuli sarebbesi troppo (bene avvisto che la natura dispande in ogni dove e in ogni cosa il diverso e fece il simile nella prisca costituzione delle famiglie delle parentele e delle tribù; e tal fiata le fece erranti e predaci, talaltra sedentarie; qua le mantenne sotto le tende, colà le chiuse in qualche recinto; e così prosegui a distinguerle nella varietà degli esordj loro dai quali fu forza che provenissero caratteri differentissimi di viver sociale. E ancora che debba dirsi generalmente che l’indole della gran pianta civile terrà fede alla sua semenza, nondimeno per le cagioni testè toccate potrà eziandio dissomigliarla non poco, ed è necessità ripetere di tutto il genere umano ciò che il Poeta pronunziava di sè medesimo {{Blocco centrato|<poem>{{smaller|«Trasmutabile son per tutte guise!»}}</poem>}} {{larger|236.}} — Ma basti di tal proposito, chè non è il subbietto nostro attuale. Il concetto, invece, importante al quale dobbiam mirare si è di conoscere se acconsentendo al fatto del non essere mai verun popolo salito per sè e da sè alla cima del viver civile se ne dee ricavare che effettualmente veruno non ne possieda la facoltà e a tutti nel generale venga negato non pure l’atto ma la possibilità dell’atto. A noi non sembra nè dubbiosa nè malagevole la soddisfazione del quesito. Dicemmo altrove che le forze si suscitano ma non si creano nè però tampoco si creano le civili. Ogni sorta adunque di azione esteriore sarebbe indarno, qualora il popolo che la riceve non rispondesse con l’attività e spontaneità propria. Chè veramente ogni forma ed istituzione del viver comune e più in generale ogni moto ed opera progressiva è simile alla nutrizione degli esseri organici e richiede che sia bene acconcia ad essi e in<noinclude><references/></noinclude> hfvvb9cdbu4u2ndkxqmta1dshx9tbed Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/795 108 1025760 3872094 2026-08-11T19:44:41Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3872094 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|787}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}perfetto modo assimilata. Tutto il che vuol significare che le azioni e influenze esteriori cadrebbero quasi infruttifere, quando virtualmente non esistessero nel popolo sul quale si esercitano. {{larger|237.}} — Impossibile, dunque, e contradittorio è negare appo qualunque nazione la potenza astratta del progredire col proprio animo e il proprio intelletto. Maji d’altro canto, gl’impedimenti insorgono così spessi e le cagioni e gli accidenti contrarj moltiplicano in tale abbondanza che la storia non vale a citare un esempio solo di gente il cui progresso civile non fu mai oppugnato o superò sempre l’oppugnazione. E dove simile esempio esistesse, converrebbe reputarlo forse maggior meraviglia d’un uomo la cui bellezza non disgradi per niente da quella dell'{{w|Apollo del Belvedere|Apollo del Belvedere}}, e cioè a dire che niun accidente degl’infiniti che sempre operano abbia alterato e turbato la plastica perfettissima della natura, la quale del certo à seco tutte le forze e l’intendimento altresì di attuare quel tipo squisito ed insuperabile. {{larger|238.}} — Ei si conclude che quando le storie ci attestino il progredire certo, patente e durevole di nostra progenie, occorre di credere senza fallo che ciò accadeva per lo intervenimento delle nazioni in fra loro; e però nulla se ne intende e se ne dimostra insino a che non sieno ritrovati i principi e le leggi di esso intervenimento. {{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo II.}}}} {{larger|239.}} — Incominci, dunque, l’autorità dei principj, a cavare dai fatti le conseguenze a cui questi non sembrano sufficienti ad alzarsi; e per i principj medesimi aiutiamoci a discoprire le ragioni causali e le essenze<noinclude><references/></noinclude> 9dhd2cr9m61m1kf85oaqtxaeccbt4lp Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/796 108 1025761 3872095 2026-08-11T19:49:19Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3872095 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" /></noinclude>{{Pt|<br>|}}profonde di essi fatti. In cotal guisa, aggiungeremo legittimamente alle prove dedotte ''a priori'' le altre che l’esperienza suole ammannire, e le quali portano seco non pure la certezza del senso ma quelle notizie specificate che niun discorso speculativo può per sè ritrovare. {{larger|240.}} — Credesi, impertanto, che le storie antiche e moderne paragonate lascino discoprire nel tutto insieme dei casi umani un vero progresso civile, e vale a a dire un successivo perfezionamento del nostro essere in quanto viviamo in compagnia e in consorzio. Ma tale perfezionamento che dee rivolgersi di necessità in incremento di bene ricerca un’idea archetipa che lo misuri e lo giudichi. Però fa mestieri che si definisca anzi tutto la sostanza e il carattere del progresso civile; il che trattandosi di materia molto complessa non è riuscito ad alcuno faccenda presta ed agevole. {{larger|241.}} — Ma lecito è a noi d’affermare che avendo colta di già la sostanza e il principio del progresso universale e della vita razionale assoluta non ci rimane altro se non di discendere dall’universale al particolare. Laonde diremo con sicurezza essere il progresso civile ''un successivo e comune spiegamento delle facoltà personali e sociali bene coordinato al fine dei singoli e di tutta la specie''. {{larger|242.}} — Si scrisse ''spiegamento'' e non ''incremento'', perocchè il dilatarsi dell’essere umano à sempre forma di esplicazione e di svolgimento, e cioè qualcosa che preesiste in virtù e in potenza e giace ripiegata in fondo allo spirito. {{larger|243.}} — Si scrisse altresì ''spiegamento comune'', atteso che civiltà significa per sè medesima stato culto e regolato di compagnia; e qualora lo spiegamento fosse parziale usurperebbe il nome di vero progresso. {{Pt|In-|}}<noinclude><references/></noinclude> mozw6jczy768wzgemk43lhwxjm3x04j 3872096 3872095 2026-08-11T19:50:44Z Tuvok1968 33641 3872096 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|788}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}profonde di essi fatti. In cotal guisa, aggiungeremo legittimamente alle prove dedotte ''a priori'' le altre che l’esperienza suole ammannire, e le quali portano seco non pure la certezza del senso ma quelle notizie specificate che niun discorso speculativo può per sè ritrovare. {{larger|240.}} — Credesi, impertanto, che le storie antiche e moderne paragonate lascino discoprire nel tutto insieme dei casi umani un vero progresso civile, e vale a a dire un successivo perfezionamento del nostro essere in quanto viviamo in compagnia e in consorzio. Ma tale perfezionamento che dee rivolgersi di necessità in incremento di bene ricerca un’idea archetipa che lo misuri e lo giudichi. Però fa mestieri che si definisca anzi tutto la sostanza e il carattere del progresso civile; il che trattandosi di materia molto complessa non è riuscito ad alcuno faccenda presta ed agevole. {{larger|241.}} — Ma lecito è a noi d’affermare che avendo colta di già la sostanza e il principio del progresso universale e della vita razionale assoluta non ci rimane altro se non di discendere dall’universale al particolare. Laonde diremo con sicurezza essere il progresso civile ''un successivo e comune spiegamento delle facoltà personali e sociali bene coordinato al fine dei singoli e di tutta la specie''. {{larger|242.}} — Si scrisse ''spiegamento'' e non ''incremento'', perocchè il dilatarsi dell’essere umano à sempre forma di esplicazione e di svolgimento, e cioè qualcosa che preesiste in virtù e in potenza e giace ripiegata in fondo allo spirito. {{larger|243.}} — Si scrisse altresì ''spiegamento comune'', atteso che civiltà significa per sè medesima stato culto e regolato di compagnia; e qualora lo spiegamento fosse parziale usurperebbe il nome di vero progresso. {{Pt|In-|}}<noinclude><references/></noinclude> pxhk106ejl376h1wk7e46ynpln967tr L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Mi voglio fa un vestito 0 1025762 3872100 2026-08-11T21:48:09Z Pic57 12729 Porto il SAL a SAL 75% 3872100 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=11 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Romagna ed Emilia]] - 33. Mi voglio fa un vestito|prec=../Fior di bambare|succ=../Io son nata tra le rose}} <pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="246" to="246" fromsection="s33" tosection="s33" /> r4m3n4u33e5idiy6bgwyn9m7cold6m6 Il Libro dei Re/I re Sassanidi/8/IV 0 1025763 3872108 2026-08-12T05:13:14Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3872108 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=12 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|8]] - IV. - La guerra|prec=../III|succ=../V}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu" from="397" to="402" fromsection="s2" tosection="s1" /> idwv1viweed4ihhe86findfwum8bxfg 3872114 3872108 2026-08-12T05:32:47Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3872114 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=12 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|8]] - IV. - La guerra|prec=../III|succ=../V}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu" from="397" to="402" fromsection="s2" tosection="s1" /> rpjm86mra2o27xyxl43rnjl1ntdz6dv Il Libro dei Re/I re Sassanidi/8/V 0 1025764 3872115 2026-08-12T05:33:16Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3872115 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=12 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|8]] - V. - Richiesta di Behrâm Ciûbîneh|prec=../IV|succ=../VI}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu" from="402" to="408" fromsection="s2" tosection="s1" /> mmjye6cndyrzde9vov4naqf3nd7n9mr 3872123 3872115 2026-08-12T05:48:33Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3872123 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=12 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|8]] - V. - Richiesta di Behrâm Ciûbîneh|prec=../IV|succ=../VI}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu" from="402" to="408" fromsection="s2" tosection="s1" /> lyfvdd9u5udjfrq11rb44527juewb99 Il Libro dei Re/I re Sassanidi/8/VI 0 1025765 3872124 2026-08-12T05:49:03Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3872124 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=12 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|8]] - VI. - Venuta di Behrâm Ciûbîneh|prec=../V|succ=../VII}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu" from="408" to="416" fromsection="s2" tosection="s1" /> 7vbuyepamcjho32utivskwgoc1l9ord Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/797 108 1025766 3872143 2026-08-12T10:03:54Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3872143 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|789}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|In}}tendesi nullameno che ciò avvenga ne’ varj ordini cittadineschi con diversa proporzione; e solo per effetto del progredire medesimo può scemare la disparità e la distanza fra gli ordini. Aggiungiamo che parlandosi generalmente di spiegamento comune di facoltà è forza di ciò applicare non al tale popolo e al tale altro ma si all’intero genere umano pensato nel suo tutto insieme e partecipante alla sostanza del progresso civile. Certo è pure che questo non può, mantenendo la pretta significazione del nome, allargarsi nel tempo e non nello spazio. Quindi il progresso civile è vero sostanziale e durevole, quando si attua universalmente o mostra nei punti suoi prominenti, a così parlare, una efficacia diffusiva e propagatrice al segno che non siavi dubio sulla conversione alla civiltà d’ogni parte della vasta famiglia umana; chè sembra il caso propriamente del nostro secolo. {{larger|244.}} — Si distinsero le facoltà ''in personali e sociali'' e si dee tollerare che le parole separino malamente ciò che di leggieri confondesi nella realità. Conciossiachè le facoltà propriamente socievoli non sono esse pure personali? e queste non debbono l’essere loro perfettivo al consorzio civile, rimosso il quale la persona rimarrebbesi quasi che tutta impotente a svolgere l’essere suo virtuale interiore? Ad ogni modo, furono sempre distinti i doveri in verso sè stesso e gli altri pertinenti al viver comune; e certissimo è che dentro lo spirito si volge, per via di parlare, una sfera di cogitazioni di sentimenti e di atti che sembrano separarsi al tutto dal mondo e non valicare i precisi confini e il privato teatro della coscienza. Nè ignorasi, d’altro canto, da uomo alcuno che la perfezione esteriore attiensi all’interiore e questa a quella scambievolmente.<noinclude><references/></noinclude> 9rhx2egepvmzu0n1j6xdshd8a4bltte Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/798 108 1025767 3872145 2026-08-12T10:25:55Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3872145 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|790}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude> {{larger|245.}} — Si scrisse ''bene coordinato al fine'' come nella universale definizione e per le ragioni medesime. Pure non si potè non vi aggiungere alcuna specificazione, dacchè il progresso civile non mira a fine indeterminato ma si al fine dell’uomo in quanto vive sopra la terra e in compagnia de’ suoi simili. E perchè sopra la terra la specie sembra perpetuarsi e proseguire senza mai interruzione il consorzio delle leggi dei costumi dell’arti e d’altri istituti comuni; mentre gl’individui, segnato un breve punto nel tempo, si dileguano per ogni sempre, necessario è che gl’individui operino conformemente alla perpetuità della specie e questa coordini il viver comune al fine sopramondano e personale di ciascun individuo. {{larger|247.}} — Certo, nella universa economia della crea zione scorgemmo che tutti i fini propriamente particolari s’incontrano e si confondono col fine generale e supremo; perocchè il subbietto umano perfeziona sè stesso appunto e procura il suo fine assoluto operando il bene obbiettivo od universale che il domandiamo. E dee dirsi altrettanto dell’ordine intero degli enti morali; conciossiachè in tutti essi v’è l’obbietto accosto al subbietto e l’universale accosto al particolare indivisibile e incomunicabile. Ma come avvisammo altrove, la congruenza perfetta del bene subbiettivo e dell’obbiettivo è turbata e avversata sopra la terra del senso e dalle forze organiche materiali. Di quindi la necessità permanente di bene distinguere il fine mondano e il sopramondano e la mira perenne di tutta la specie e di ciascheduno individuo e scorgere nel progresso vero civile questo solenne carattere di concordare ed armonizzare cotali fini in modo compiuto e risolverli in certa unità.<noinclude><references/></noinclude> 3u02hvriqt8lah6ss1d4eof5y1vtqyx 3872146 3872145 2026-08-12T10:26:35Z Tuvok1968 33641 3872146 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|790}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude> {{larger|245.}} — Si scrisse ''bene coordinato al fine'' come nella universale definizione e per le ragioni medesime. Pure non si potè non vi aggiungere alcuna specificazione, dacchè il progresso civile non mira a fine indeterminato ma si al fine dell’uomo in quanto vive sopra la terra e in compagnia de’ suoi simili. E perchè sopra la terra la specie sembra perpetuarsi e proseguire senza mai interruzione il consorzio delle leggi dei costumi dell’arti e d’altri istituti comuni; mentre gl’individui, segnato un breve punto nel tempo, si dileguano per ogni sempre, necessario è che gl’individui operino conformemente alla perpetuità della specie e questa coordini il viver comune al fine sopramondano e personale di ciascun individuo. {{larger|246.}} — Certo, nella universa economia della crea zione scorgemmo che tutti i fini propriamente particolari s’incontrano e si confondono col fine generale e supremo; perocchè il subbietto umano perfeziona sè stesso appunto e procura il suo fine assoluto operando il bene obbiettivo od universale che il domandiamo. E dee dirsi altrettanto dell’ordine intero degli enti morali; conciossiachè in tutti essi v’è l’obbietto accosto al subbietto e l’universale accosto al particolare indivisibile e incomunicabile. Ma come avvisammo altrove, la congruenza perfetta del bene subbiettivo e dell’obbiettivo è turbata e avversata sopra la terra del senso e dalle forze organiche materiali. Di quindi la necessità permanente di bene distinguere il fine mondano e il sopramondano e la mira perenne di tutta la specie e di ciascheduno individuo e scorgere nel progresso vero civile questo solenne carattere di concordare ed armonizzare cotali fini in modo compiuto e risolverli in certa unità.<noinclude><references/></noinclude> hqnbdsr94tky08aftaox226jol3t23t Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/799 108 1025768 3872148 2026-08-12T11:04:44Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3872148 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|791}}}}</noinclude>{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|''A.''}}}} {{larger|247.}} — In quella maniera che i fisici affermano esistere nel mondo meccanico una tal quale somma di forza che torna sempre uguale e medesima ancora che ripartita od accumulata assai differentemente nello spazio e nel tempo; così nel pensiere di {{AutoreCitato|Niccolò Machiavelli|Machiavello}} l’attività e la forza civile non cresceva propriamente e non menomavasi nel mondo delle nazioni; salvochè tale fiata era sparsa e compartita a differenti popoli; e tale altra, come al tempo di Roma, parea cumularsi tutta in un popolo solo. {{larger|248.}} — Questo concetto del gran fiorentino ci move a considerare se un progresso civile altissimo benchè confinato in una sola nazione sia preferibile ad altro assai meno intenso e perfetto ma diffuso ed accomunato a gran parte del genere umano. Per simile, si può dubitare se un popolo mediocremente civile ma voglioso e ardito a diffondere le istituzioni sue nei popoli barbari non aiuti e non acceleri di vantaggio la perfezione di nostra stirpe di quello che faccia altra gente meglio educata e più prossima all’eccellenza ma chiusa per intero in sè stessa, come accadde per molti secoli alla Cina ed al vecchio Egitto. Questi ed altri esempj sì fatti addimostrano che la idea del progresso civile à bisogno continuo di essere riscontrata con le vere condizioni di tutta la specie e non soltanto con lo stato peculiare e forse anche eccettuativo di questa nazione, o cotesta. Niuno direbbe di qualche selva che progredisce in vegetazione, perchè là dentro una quercia sola nata in pochi palmi di buon terriccio cresce vigorosa e fitta di rami e di ghiande.<noinclude><references/></noinclude> a0nh5a5zvewrknvw1e4doyp37wgbptv