Wikisource itwikisource https://it.wikisource.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.47.0-wmf.16 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikisource Discussioni Wikisource File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Autore Discussioni autore Progetto Discussioni progetto Portale Discussioni portale Pagina Discussioni pagina Indice Discussioni indice Opera Discussioni opera TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Discussioni utente:Pic57 3 281814 3874563 3869633 2026-08-21T08:21:39Z Pic57 12729 /* Segnalazione antologia spartiti */ Risposta 3874563 wikitext text/x-wiki {{benvenuto|firma=[[Utente:Samuele Papa|<span style="color:#ff6600">Samuele</span>]] 06:55, 4 giu 2012 (CEST)}} {{Cassetto | Titolo = == Archivio == | Testo = Ho appena terminato la rilettura del libro di Cristina Trivulzio di Belgioioso, "[[Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia e sul suo avvenire]]". Una lettura molto interessante per me e spero anche utile a wikisource. Ho fatto del mio meglio per correggere le bozze. Ho incontrato in pratica solo errori, pochi tutto sommato, dovuti all'importazione da OCR. Per il resto bisognava mantenere l'ortografia dell'epoca, ma per questo bastava rimanere fedeli al testo fotocopiato. ==Grazie== Caro Pic57, grazie per l'ottimo lavoro di rilettura: se avessi bisogno di delucidazioni non farti riguardo a scrivermi. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 08:16, 13 lug 2012 (CEST) Caro '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''', grazie per l'accoglienza. Ho recentemente ripreso la mia attività wikipediana dopo 6 anni di interruzione. Ho pensato che la cosa migliore fosse imparare a conoscere il codice rileggendo i testi scansionati, e cercando così di rendermi utile da subito. Oggi ho terminato la rilettura dei [[Solenni_funerali_di_Pio_papa_ottavo_(Amat)|Solenni funerali di Pio papa ottavo]] (Amat), 15 lug 2012 (CEST)<br /> Oggi ho terminato la rilettura de [[L'Effigie_di_Roma|L'Effigie di Roma]], 21:12, 21 lug 2012 (CEST) == Benvenuto e suggerimenti == Ciao Pic57, benvenuto in questo progetto! Vedo che stai contribuendo attivamente alla crescita di Wikisource e ne sono felice. Come utente "anziano" oltre a darti il benvenuto ed incoraggiarti nel proseguimento del tuo lavoro,, ti voglio anche dare dei suggerimenti per evitare alcuni errori comuni quando si creano le pagine autore: :1) Pagine autore, link a altri progetti: è sufficiente inserire solo il nome della voce sull'altro progetto e non l'URL intero. ([https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Autore%3AFriedrich_Gottlieb_Welcker&diff=1148149&oldid=1146688 vedi esempio]) :2) Inserire link da Wikipedia e progetti fratelli verso Wikisource ([https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Friedrich_Gottlieb_Welcker&diff=51282431&oldid=50222866 vedi esempio]) :3) Inserire le date di nascita e morte di un autore nelle [[Wikisource:Ricorrenze|Ricorrenze]] (vedi esempio per [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Wikisource%3ARicorrenze%2F4_novembre&diff=1148167&oldid=965516 nascita] e [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Wikisource%3ARicorrenze%2F17_dicembre&diff=1148168&oldid=1084255 morte]) Ciao, --[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 15:58, 24 lug 2012 (CEST) == Accorgimenti == Vedo il tuo gran lavoro di rilettura, grazie per il contributo importante col quale ti prodighi in questo progetto.<br /> Consentimi qualche consiglio: quando rileggi, il testo deve essere il più attinente possibile alla scansione; [[Pagina:Primi poemetti.djvu/188|qui]] (guarda la cronologia) probabilmente ti sei fidato troppo di chi ha lavorato prima di te: una svista può sempre capitare, tocca al rilettore sistemare (anche alcune piccolezze di formattazione).<br /> Perdona l'intrusione e se avessi dubbi, sono a tua disposizione.--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 16:49, 28 lug 2012 (CEST)<br /> :Mi riferivo anche al numero romano della strofa (v), raggruppamento dei versi sbagliato e altri piccole sviste (accento dattilografico ' in tipografico ’, eliminazione dello spazio tra parola e simbolo di punteggiatura, esempio: parola ; e altro), quest'ultime risolvibili premendo postOCR se hai attivato gli ''Strumenti per la rilettura'' o la bottoniera da ''Preferenze''. Da premere due volte per portare ''RigaIntestazione'' nell'header se non fosse già presente e, se stai trascrivendo e non rileggendo, premere solo dopo aver inserito il tag poem.--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 19:08, 30 lug 2012 (CEST) ::Vai su ''Preferenze → Accessori'' e abilita il quarto: avrai svariati strumenti sulla sinistra, molto utili per svolgere compiti sempre uguali e noiosi.--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 01:13, 31 lug 2012 (CEST) == Attestato di partecipazione == In assenza di Edo, ti ho assegnato io stesso la medaglia di partecipazione alla rilettura del mese; mi sono permesso qualche cambiamento per meglio sistemare la pagina. Ti ringrazio per il tuo cospicuo contributo.--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 18:46, 31 lug 2012 (CEST) :Visto che riguarda sempre la rilettura del mese, ti scrivo qui. :La correzione che hai apportato a [[Pagina:La Cicceide legittima.djvu/3|questa]] pagina è sbagliata: quel simbolo anticamente stava a indicare la nostra ''s''; è vero che cerchiamo di attenerci al testo, ma questo non deve risultare illeggibile. Ti consiglio a questo proposito di leggerti le [[Wikisource:Convenzioni di trascrizione|Convenzioni di trascrizione]], dove troverai altri utili suggerimenti.--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 23:03, 2 ago 2012 (CEST) ::Toh ho letto adesso il tuo dubbio; se riesci a ritrovare le pagine dell'opera precedente dove hai fatto lo stesso errore, potresti correggerle? {{smaller|{{Fatto}} (Credo ti riferissi solo alle ''[[Saggio di rime devote e morali/Notizie di Marianne Santini Fabri Bolognese|Notizie di Marianne Santini...]]''; altrove non ne ho riscontrato la presenza.)}} :: Sì, solo nelle rime della Santini; confermo. Solo lì ho fatto il danno. ::Riguardo alle immagini, il meccanismo non è complicato: meglio scaricarle dal file originale che dal djvu, poi caricarle su ''Commons'' dove devi esplicitare la licenza (libero dominio ecc.) e poi richiamarle qui con <nowiki>[[File:''nome del file''|''larghezza del file in px'']]</nowiki>.--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 23:08, 2 ago 2012 (CEST) == svg == Ho catturato un'immagine, l'ho resa trasparente in png ed esportata in svg con Inkscape. Ma non sono soddisfatto del risultato.<br /> Tu dicevi:<br /> "meglio scaricarle dal file originale che dal djvu"<br /> io ho copiato l'url dell'img dal djvu, ma l'ampiezza dell'immagine è equivalente al djvu mi pare. <br /> Ad es.: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/6d/Saggio_di_rime.djvu/page50-600px-Saggio_di_rime.djvu.jpg<br /> C'è da qualche parte un'immagine originale più definita?<br /> --[[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 15:19, 5 ago 2012 (CEST) :Difatti è la stessa cosa; quando dicevo ''dal file originale'', mi riferivo a [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/ScansioneGIX458aa.pdf questo]. :Prova e fammi sapere. :Ah la prossima volta scrivi nella mia talk; sono passato qui per caso, altrimenti non avrei potuto leggere le tue perplessità.--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 12:40, 21 ago 2012 (CEST) ::Hai ragione, andrebbero riprodotti; difatti ho aggiunto un template (immagine da inserire) come memorandum. Avevo capito che fosse tuo interesse riprodurli, in caso contrario il template me lo ricorderà, a meno che l'esperto in questa materia ([[Utente:Luigi62|Luigi62]]) non mi preceda e gliene sarei ben grato.--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 16:41, 22 ago 2012 (CEST) ==Recensione== Ciao! Vedo che stai un po'impazzendo su quella pagina 24. Devo chiederti scusa; credo di essere stato io ad assegnare il 75%. Mica vero! Indipendentemente da chi sia responsabile, però ti suggerisco di fermarti. Non ricordavo di aver lasciato quel lavoro da fare e lo farò appena finito di sistemare quella pletora di Rigaintestazione. La soluzione più veloce sarebbe una tabella (che nemmeno io sono molto bravo a costruire ma me la cavo...cavicchio) oppure credo ci sia un template RigaIndice o qualcosa del genere con cui si costruiscono le pagine di indice dei libri (non le Pagina "Indice, eh!"(che ho scoperto solo un paio di giorni fa appunto durante la sistemazione di Rigaintestazione e che ho già dimenticato dove sia. Mamma mia che testa! Naturalmente fai come preferisci ma uomo avvisato... :). Ah, Io sono tutto il contrario di uno bravo ma se ti serve una qualche mano, fai un fischio; magari hai fortuna :D --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 10:17, 20 ago 2012 (CEST) {{smaller|Aggiungo}}- Scusa se ti uso come blocknotes (così poi lo ritrovo anch'io...) quella riga template x indice la puoi trovare (anche) [[Pagina:Sulle_frontiere_del_Far-West.djvu/259|qui]]. :) --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 14:29, 20 ago 2012 (CEST) Ancora scuse (finirò mai?) per averti indicato una strada non esatta. Come ripeto, anch'io non sono molto conoscitore di trucchi. Vedo che hai provato il template Rigaindice che però, noto ora- non lo sapevo-, crea un link nella cifra che normalmente indica la pagina. (A posteriori è ovvio, così si possono linkare le pagine del testo). Quindi non va bene per questo problema. Ho parzialmente risolto con una tabella molto semplice e senza tanti puntini. Se poi ti interessassero le tabelle (che io e quasi tutti qui detestiamo) provo a cercare qualche esempio messo su da un 'collega' mostruosamente bravo nel settore tabelle ma che -purtroppo- è durato pochi mesi. È da un anno che non lo vediamo :( . Grazie per l'aiuto e per aver messo in luce questa carenza nella 'mia' produzione adesso mollo tutto e porto avanti queste pagine. Alla meno peggio. Non prendertela se ho 'rovinato' tutti i tuoi tentativi. Conosco come ci si sente. Giuro che non l'ho fatto con cattiveria o soprattutto non con spocchia :) [[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 16:44, 20 ago 2012 (CEST) Oh figurati, è stata un'occasione per imparare varie cose, come troverai scritto nella tua pagina di discussione. Sono un novizio di wikisource. Ecco una cosa che non ho capito è questa: ma per risponderti devo farlo qui, o nella tua pagina di discussione? --[[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 17:02, 20 ago 2012 (CEST) :Dove scrivere? Bella domanda! La prima volta si scrive sulla pagina "Discussione" (o talk) dell'utente che vuoi contattare. È ovvio dato che così gli arriva la riga arancione. Se no come fa? Mettiamo che mi scrivi, per la risposta ho tre metodi: * Ti rispondo direttamente nella tua pagina talk così ti arriva la riga arancione. Però se la cosa diventa lunga si perde il filo del discorso. Allora, secondo metodo: * ti rispondo sotto il tuo messaggio e, per generare la riga, ti metto un breve avviso nella tua pagina talk (tipo "ti ho risposto da me") - la raffinatezza di un link alla stessa pagina è apprezzata ma per nulla necessaria (Io so benissimo come arrivare alla 'mia' pagina, no?). E arriviamo al terzo metodo: * Si scrive sotto il primo post e basta. Perché siamo pochi, un paesino - anzi una frazione- e ci facciamo i fatti degli altri in continuazione. E come? occhieggiando le "Ultime Modifiche" dove le varie talk sono inevitabilmente controllabili ed evidenziate dato che, scrivendoci, le rispettive talk entrano fra gli Osservati Speciali. (Poiché mi hai scritto vedrai la mia talk in blu e di maggior spessore. ATTENZIONE! questo sistema funziona solo qui su Source, in questo paesino. Perché i cambiamenti nelle "Modifiche" della metropoli ('Pedia) sono talmente tanti e frequenti che in pochi minuti la pagina scompare. In sintesi dopo i primi interventi puoi tranquillamente usare il terzo metodo perché ti 'terrò d'occhio' e lo faranno tutti quelli cui hai scritto e che ti hanno risposto :). Lo stesso varrà per te per tutti quelli la cui pagina di talk mostrerà la stellona blu in alto a destra vicino a Cronologia. Prova e vedrai. Il primo metodo resta ovviamente valido -anzi necessario- se vuoi/devi attirare l'attenzione dell'interlocutore che avrà la riga arancione non appena entrerà in Source. Non farti scrupolo di chiedere; chi non chiede non impara. Solo, può capitare che la risposta arrivi con calma (sai, gli impegni). Ma se non arriva uno arriva un altro. A presto! :) [[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 19:07, 21 ago 2012 (CEST) == Note == Ciao! due parole in fretta sulle note; (è quasi un caso che sia passato di qua perché da qualche giorno sono superimpegnato in altra vita). Hai avuto fortuna :). Mezza fortuna. Confesso che non ho mai usato quel template ma mi sembra di aver orecchiato che sia qualcosa di simile al template che unisce le note che cominciano in una pagina e finiscono nella successiva. Quello che me lo fa pensare è quel "Pt" (di cui non conosco esattamente la funzione). "a naso" il template prende un pezzo di testo o nota e lo attacca a un altro pezzo; qualcosa di simile al template "ref name..." "ref follow". Ma tutto questo per unire o comunque sistemate le cose che nel NS "Pagina" sono in un modo diverso che nel NS0, dove altrimenti le note col solito "ref" "/ref" andrebbero a tagliare il testo. L'esatta funzione dovrebbe essere spiegata [[Aiuto: Come aggiungere le note|QUI]] ma non lo è. Qualcuno sta lentamente cercando di sistemare gli Aiuti con le nuove invenzioni ma... ;( Se ti interessa conoscere a fondo la funzione dovrai rivolgerti a qualcuno di esperto. Lasciando in pace Alex che 'sta bombardato' credo che conoscano bene il trucco Xavier, Orbilius, ma anche Barbaforcuta. Anzi chiediglielo che così mi imparo la risposta :). {{smaller|(poi, per cortesia, alla fine del post clicca sulla firma se no mi/ci tocca andare in giro a cercare chi mi/ci ha scritto ... per stavolta ti perdono perché era mezzanotte... ;)}} ciao! --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 08:08, 2 set 2012 (CEST) :Continuo. Mi hai incuriosito. Allora sono andato a cercare un esempio (certo che se mi linkavi qualcosa era più facile ...). allora: in [[Pagina:In morte di Lorenzo Mascheroni.djvu/64|questa pagina]] c'è la 'nota separata' alla djvu/118. Sono quindi andato a vedere cosa c'era in ''quella'' pagina djvu/118 e ho scoperto che era una pagina di note! Allora ho dedotto questo. Le note di questo testo non sono in calce alla pagina ma raggruppate a fine testo (in altri sarà magari capitolo, dipende). Se hai messo quel template, ''quando di ritrovi nelle note'', in questo caso [[Pagina:In morte di Lorenzo Mascheroni.djvu/118|qui]], con un clic ti ritrovi alla pagina cui la nota fa riferimento. Adesso però non chiedermi a cosa serva una nota senza il numeretto di rimando, eh! È roba che ha scritto Vincenzo Monti; chi sono io per criticare?. hehe Ciao ancora. --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 08:21, 2 set 2012 (CEST) == Questione ''autori cinematografici'' == Caro Pic57, come avrai potuto notare abbiamo dovuto cancellare gli autori da te inseriti a causa di un dubbio espresso in [[Wikisource:Bar#Recente infornata di pagine autori .28.3F.29_cinematografici|bar]]. A questo punto converrebbe che tu li linkassi alle pagine di Wikipedia, in attesa che Wikidata (prossimo progetto che conterrà tutti gli autori e molto altro) risolva del tutto i nostri problemi.--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 18:11, 14 set 2012 (CEST) == Immagine Santini == Ho dato un'occhiata e mi sembra che il lavoro sia stato fatto abbastanza bene. Mi sono permesso alcune modifiche (il ''Centrato'' e le dimensioni). Forse un po' obligua e sfocata: hai preso l'immagine dal file di origine (Internet Archive per esempio)? Se sì, non possiamo farci niente; prosegui pure così. Per qualsiasi miglioria, puoi chiedere al nostro esperto in materia: [[Utente:Luigi62]].--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 15:37, 1 ott 2012 (CEST) == SAL delle pagine indice == Caro Pic57, ti scrivo per spiegare il mio [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Indice%3AFogazzaro-IdilliSpezzati-1902.djvu&diff=1519286&oldid=1519152 annullamento della tua modifica] all'indice di Fogazzaro. Una pagina indice passa a SAL 100% quando tutte le sue pagine sono al 100%. Qualche anno fa era emerso il dubbio filosofico sul significato di SAL 100% in "metapagine" che servono a riportare contenuti di altre pagine, e abbiamo deciso che tali pagine seguono il destino dei testi al cui servizio sono state create. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 07:06, 28 feb 2015 (CET) Caro Orbilius, perfetto. Approfitto di te perché ho un problema di... ;Numerazione nota e riga in solo testo Vedi ad es. qui: [https://it.wikisource.org/wiki/Pagina:Gramsci-antonio-sul-fascismo.djvu/7 Gramsci, Il riformismo borghese] Il problema è la numerazione della Nota... in alto a destra Inoltre la riga del Pié di pagina si vede nella pagina con l'immagine, ma scompare nella pagina solo testo. :Caro Pic57, non c'è nulla di sbagliato: nel namespace Pagina la numerazione delle note ricomincia ad ogni pagina, ma nella ricomposizione delle pagine in namespace Principale la numerazione — sempre in automatico — torna a posto. :In second luogo è normale che il piè di pagina scompaia nella pagina solo testo (quella in namespace Principale) dato che tale visualizzazione "ricompone" il testo continuo superandone la suddivisione in pagine: intestazioni e piè di pagina hanno (un po' di) senso nelle singole pagine ma non nel namespace principale dove interromperebbero la continuità del testo: ecco perciò che tali ''accidenti'' del mondo cartaceo vengono mantenuti quando graficamente sono sostanziali (cioè nel namespace Pagina), mentre quando la ''sostanza'' del testo deve essere sfrondata dagli ''accidenti'' del mondo cartaceo (cioè nel namespace Principale) tale sfrondamento avviene in automatico perché intestazioni e piè di pagina sono inseriti in aree che automaticamente non appaion in Namespace Principale. Scusa per i prestiti temerari dal lessico filosofico, ma spero che rendano l'idea. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 00:27, 3 mar 2015 (CET) Caro Orbilius, grazie per l'esaustiva precisazione. Direi che l'avevo anche sospettato, ma... volevo esserne certo. Condivido pienamente tutta l'impostazione: "entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem". == Tra colleghi == :Caro Collega! :Mi stavo giusti chiedendo chi ringraziare per l'improvviso interessamento di nuovi utenti per l'antologia di Cino da Pistoia... l'ho scoperto e dunque Grazie! Casualmente ci stavo lavorando e dunque mi unisco all'allegra brigata. Io uso Wikisource a scuola (poemi epici, Promessi sposi o vari autori del programma del triennio sono spessissimo sulla mia LIM), ma non sono ancora giunto all'arruolamento di ''st''utenti. Complimenti ancora. Accetto indicazioni su come muovermi con loro :D - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 21:20, 4 mar 2015 (CET) :Caro collega, ma per carità! "Indicazioni"... diciamo che sto facendo un esperimento (di cui sono orgoglioso). Un gruppetto di studenti sta reagendo bene e spero che si tirino dietro anche i più riottosi. Anche io uso wikisource sulla LIM, e allora mi son detto: ma perché non metterli al lavoro? Non voglio parlarne granché per ora: vediamo che succede alla distanza. Comunque l'idea è che agiscano INSIEME, come una SQUADRA di operai (ma ognuno con il proprio contributo BEN VISIBILE da tutti e da me). La cosa è piaciuta perché vedono immediatamente il risultato del loro operato. Questa è una grande potenzialità educativa di wikisource: poche chiacchiere, agisci! E la cosa li gratifica molto, oltre al mio incentivo scolastico s'intende, che comunque vale per quel che vale, come ben saprai... Ora chiudiamo su Cino da Pistoia: ci siamo interessati solo alle sue Rime. Ci getteremo su... ma perché rovinarti l'effetto sorpresa? :-D Riferirò a tutti comunque dell'interessamento mostrato da un autorevole amministratore di wikisource per il loro operato.... A presto Stavo sistemando un po' la pagina autore di Cino da Pistoia. Ma forse meglio che imposti tu, così imparo come gestire opere come queste: le Rime sono di Cino, ma sono una scelta di Carducci ecc. ::Allora, caro {{ping|OrbiliusMagister}} qua l'arruolamento sta andando avanti alla grande. Si sta creando uno "zoccolo duro". Ho dovuto aprire una cartella su Quip per coordinare i lavori. Gli studenti (comunque maggiorenni) scrivono su quip quali pagine si impegnano a rileggere, in modo da evitare sovrapposizioni e ordinare i lavori: in genere si procede a "decine". Ho creato poi uno strumento di valutazione che si basa sul Conteggio Modifiche di wikisource. Certo, anziché usare Quip potrei fare direttamente tutto su wikisource, aprendo un Progetto, credo. Ma forse, meglio aspettare ancora un po'. E poi comunque non senza averne parlato prima con te. Ecco appunto: che ne pensi? PS: l'unica cosa che sta andando male è la mia ricerca di testi senza copyright, come forse avrai letto in giro. Prima o poi imparerò :-( [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 07:29, 14 mar 2015 (CET) == Idillii spezzati == Su segnalazione di {{ping|Margherita}}, ho visto che la scansione di Idillii era "rotta" (mancavano alcune pagine in fondo al libro) e l'ho sostituita al volo con un'altra scansione, migliore, da IA: {{IA|idilliispezzatir00fogauoft}}. Adesso mi pare a posto. Va sistamata l'ultima decina di pagine. Mi pare che l'edizione sia identica, le pagine corrispondono, va comunque verificato in modo ''paranoide'' :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 07:54, 10 mar 2015 (CET) :Grazie {{ping|Alex brollo}}. Avrai visto che su Internet Archive le due edizioni erano apparentemente identiche. Mi sono accorto della lacuna delle ultime pagine quando ormai avevo trascritto il libro. Ho aggiunto il testo finale scansionandolo direttamente dalla copia che tu ora hai importato. Stavo giusto leggendo sul manuale come sostituire i dejavu, cosa che non mi è sembrata proprio semplice. Poi ho visto che {{ping|Margherita}} ci stava lavorando e ho lasciato andare. Sì comunque hai ragione: val la pena essere paranoici e controllare tutto, ma proprio tutto, prima di importare. Ho riletto e sistemato le ultime pagine a SAL 75% :: Nonostante tutti i controlli, capita di dover sistemare dei file djvu. Non siamo in molti a maneggiarli senza impazzirci, talora servono spostamenti massicci di pagine già trascritte e quindi è utile avere un bot... a ma i djvu piacciono molto, se ti servirà chiedi tranquillamente, mi ci diverto :-) :: Ho ritoccato l'ultima pagina SAL 75%. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 21:53, 10 mar 2015 (CET) == Sul Fascismo == Caro Pic57, ho una brutta notizia. Data la natura sospetta del testo di Gramsci da te caricato ho effettuato una rapida indagine, ricostruendo la ''tradizione'' del testo copia su copia. Il testo deriva in ultima analisi dal pdf presente su Liberliber. Esso è stato utilizzato da qualcuno della casa editrice Altrimedia per produrre il testo nell'edizione che poi da qualcuno è stata caricata su Internet Archive, dove è stato trasformato nel djvu infine utilizzato da te qui. Il problema grosso è che il testo di Liberliber è proposto con licenza CC BY-NC-SA. Gli editori di Altrimedia hanno ''offuscato'' la provenienza del loro testo per poterlo proporre in vendita, contravvenendo così a tutte le clausole della licenza d'uso di Liberliber. Su Internet Archive non c'è un controllo del copyright come da noi, dunque tu l'hai utilizzato qui in buona fede, ma in realtà a noi è arrivato un testo riutilizzato illegalmente e sui cui qualcuno potrebbe rivalersi: non abbiamo il diritto morale di perpetuare questa infrazione di copyright. Il testo andrà dunque cancellato. Se ti riesce salva il salvabile di quenato bbiamo trascritto perché a breve passerò a cancellare tutto. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 17:27, 11 mar 2015 (CET) :Capito. Cancella pure. Se lo avessi visto su Liber Liber non l'avrei caricato. Vuol dire che guarderò anche lì prima di caricare qualcosa. == Indice-Commons == Scusa Pic57, abbiamo un problema. L'ultimo indice da te creato non risponde ai criteri proposti nella [[Aiuto:Guida alla pubblicazione di un testo/Caricare il file djvu su Commons|nostra guida]]. Ti suggeriamo di seguire scupolosamente i consigli sulla scelta del nome perché eventuali errori sono difficili da sistemare: '''Cognome autore - Titolo libro, Volume''' (se diviso in volumi e tomi ecc.)''', Anno di pubblicazione.djvu''', è lo schema principe (una variante, quando è importante anche l'editore, la trovi [[Indice:Pirandello - Sei personaggi in cerca d'autore, R. Bemporad & figlio, 1921.djvu|qui]]). Buon lavoro. --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 19:36, 20 mar 2015 (CET) : Ok, dimmi se devo ricaricarlo come corradini-sopraleviedelnuovoimpero-1912.djvu. Ho formattato solo qualche pagina. Eventualmente fammi sapere qui. Comunque almeno stavolta ho caricato un libro privo di copyright. ::'''Indice:Corradini - Sopra le vie del nuovo impero, 1912.djvu''', --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 00:12, 21 mar 2015 (CET) :::Fatto. https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Corradini_-_Sopra_le_vie_del_nuovo_impero,_1912.djvu. Cancella pure il vecchio ==Re:Malombra== Sì, penso proprio che le edizioni siano due come mi ha spiegato [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Alex_brollo&oldid=1540768 Alex] al quale avevo esposto i miei dubbi e problemi riguardo la rilettura di Malombra. Questa rilettura mi sta facendo disperare. Io ho una edizione del 1886 di Giuseppe Galli che viene riportata come terza edizione. Sarei contenta se andassi a leggere i messaggi relativi che ci siamo scambiati al proposito. Stasera te li cerco e te li linco. A più tardi.--[[User:Margherita|Paola]] ([[User talk:Margherita|disc.]]) 19:24, 13 apr 2015 (CEST) :::::::::::Eccomi. Leggi [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Alex_brollo&oldid=1540768#Malombra] e poi One word message.... nella mia talk. Ciao--[[User:Margherita|Paola]] ([[User talk:Margherita|disc.]]) 21:58, 13 apr 2015 (CEST) ::::::Consolati. Sono contenta che ad essere "tardi" siamo in due!! Anch'io avevo pensato come te. Ora rivolgo la tua domanda ad Alex che, senza dubbio, saprà darci una risposta.--[[User:Margherita|Paola]] ([[User talk:Margherita|disc.]]) 23:23, 13 apr 2015 (CEST) ::::::::::::Fatto! Leggi [https://it.wikisource.org/wiki/Discussioni_utente:Alex_brollo qui] Ancora Malombra --[[User:Margherita|Paola]] ([[User talk:Margherita|disc.]]) 23:57, 13 apr 2015 (CEST) == Richiedi una borsa "[[wmit:Alessio Guidetti|Alessio Guidetti]]" per Wikimania == Ciao Pic57, ti segnalo il [[wmit:Programma borse di partecipazione "Alessio Guidetti" per Wikimania 2015|programma borse di partecipazione "Alessio Guidetti" per Wikimania 2015]], che potrebbe esserti utile per partecipare al raduno mondiale degli utenti Wikimedia. Abbiamo prorogato i termini, c'è tempo '''fino alle 23.59 di martedì 28 aprile''' per fare richiesta. Ti scrivo perché ho visto che ti dai da fare da queste parti e non hai ancora fatto richiesta. Perdonami se la segnalazione non è di tuo interesse. [[User:Nemo_bis|Nemo]] 10:09, 26 apr 2015 (CEST) <!-- Messaggio inviato da User:Nemo bis@metawiki usando l'elenco su http://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Meta:Sandbox&oldid=12028809 --> ::Grazie {{ping|Nemo_bis}}, non sapevo neanche dell'esistenza di questa bella iniziativa, per la quale... diciamo che sarei un po' fuori target ahimé per via dell'età, come potrai desumere dallo user wiki. Spero piuttosto che la cosa interessi qualche mio studente, magari l'anno prossimo: quest'anno qualcuno di loro ha cominciato a darsi da fare, ma non credo abbastanza. Comunque '''ho colto l'occasione per iscrivermi a wikimedia italia.''' == Lo cunto == Forse ho capito il problema delle note, ricade nel proverbio "''il meglio è nemico del bene''". Non serviva quel lavoraccio! Io ho qualche tool ancora poco pubblicizzato, ma facendone a meno la procedura più comoda è: * correggere il testo lasciandolo dov'è (ossia, le note in fondo); * circondare ciascuna nota con un <nowiki><ref>...</ref></nowiki>; occhio alle note sulla stessa riga; * selezionarle una a una e trascinarle nel punto giusto del testo. Fine. Il ref name e il ref follow vanno usati solo nelle note molto lunghe, che continuano su più pagine. Volendo rileggere il testo dopo aver messo le note al loro posto, è comodo "rimetterle in fondo pagina" con lo strumento Spostamento note; finito di rileggere, si rimettono dov'erano cliccando di nuovo Spostamento note. Raccomando anche di seguire le indicazioni che ho messo in Discussioni indice, compreso il modello di rigaintestazione (testo minuscolo inserito in un template Sc) e di aggiungere il template RuleLeft|8em nel footer, prima del tag references. Beninteso: è stato fatto un lavoro molto buono, e molto faticoso, grazie! Sistemare la formattazione è molto, ma molto meno faticoso che correggere un testo così ostico. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 00:09, 28 apr 2015 (CEST) :: Mah sì, non ti preoccupare non sono permaloso. Venivo dalle rime estravaganti del bandello dove invece usavo quel sistema... ci avevo preso la mano. A proposito, dai un'occhiata anche lì se ti capita. ::: vedo! Là però per merito di poem non dà fastidio (non spezza il testo). Una curiosità.... come hai pescato questa curiosa sintassi?? Per ottenere che risultato? E... i nomi delle annotazioni, li crei e inserisci tutti pazientemente a mano? Approfitto per congratularmi con te per la scoperta dell'uso dei tag <nowiki><i>...</i></nowiki> al posto dei maledetti apostrofi, '''bravo!!!''' --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 12:08, 28 apr 2015 (CEST) La "curiosa sintassi", caro {{Ping|Alex brollo}}, era strettamente connessa alla rilettura SAL 75%. Se si rilegge a quel livello di profondità si ha il tempo di creare dei tag apparentemente complessi che in realtà sono dei copia e incolla. Voglio dire: sfrutto la memoria del computer per i tag che sono dei copia-e-incolla quasi uguali, mentre il cervello è impegnato nella rilettura. Tutto è nato dal fatto che credevo che - trovandosi le note in pagine diverse dal testo a cui si riferivano - dovessi comunque usare il <nowiki><ref follow>...</ref></nowiki> e il <nowiki><ref name>...</ref></nowiki>. Pertanto procedevo così (dopo aver sistemato le sezioni della pagina): * stabilivo il nome del tag ref con il seguente criterio p|numeropagina-numeroverso. Avevo letto da qualche parte nella guida che questo era il criterio consigliato per evitare nomi di tag uguali * creavo il primo tag ref follow e lo copiavo in memoria pc (ad esempio <nowiki><ref follow="p307-v6"></nowiki>. * correggevo e chiudevo il follow. * Passavo alla nota successiva incollando la prima parte del ref e cambiando solo il numero del verso e così via fino alla fine delle note * Infine passsavo al testo. Incollavo il tag follow nel punto del testo utile, rinominandolo "name" (<nowiki><ref follow="p307-v6"></nowiki> diventa <nowiki><ref name="p307-v6"></nowiki> Tutto qua. Intanto ho cominciato ad usare il PostOCR, anche se per testi come quello del buon Basile è utile fino ad un certo punto. Però Intestazione e piè di pagina sono già qualcosa. Il memo regex ora lo vedo, perché ho anche la bottoniera, e leggo Carica regex e salva regex: ma non ho ancora capito bene come funzionano. Ho capito che con il ''Trova e sostituisci'' se spunto ''Ricorda questa sostituzione'', in effetti se le ricorda e il PostOCR me le esegue nella pagina. Per ora sono a questo livello. == Wikisource a scuola == Bella la tua iniziativa. Ti segnalo che Al liceo Pascal di via Corti di Milano è iniziato un progetto di realizzazione di una ''biblioteca scolastica digitale'' che raccoglie in modo comodo gli ebook in formato epub, raccolti secondo l'ordine dei programmi ministeriali. Il contatto con la Biblioteca comunale di via Valvassori Peroni - sezione ipovedenti porta a sottolineare la possibilità di usare gli ebook anche per la didattica dei BES, ipovedenti e dislessici. Per ora in via Corti si era solo alla prima fase: caricamento sul PC dell'aula di informatica degli .epub. [[User:Mizardellorsa|Mizar (ζ Ursae Maioris)]] ([[User talk:Mizardellorsa|disc.]]) 06:02, 24 lug 2015 (CEST) == Studenti == :Ottima idea quella di far rileggere agli studenti :-) Facci sapere come va.<br> PS: da una discussione con Marco Calvo su Facebook mi è parso di capire che loro gli ISBN sugli epub (almeno) li mettono. [[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 16:14, 18 apr 2016 (CEST) ::{{ping|Aubrey}} Sì, mi pare sia stata un'ottima idea perché così si aggiungono loro via via che si registrano e io li posso aiutare senza perderli di vista. Sugli ISBN ho chiarito tutto, con AIE. Ti scrivo in privato. [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 20:19, 18 apr 2016 (CEST) == Cinema == Ciao. Io sono una funzionaria INPS, forse ti posso aiutare a trovare le date di morte se mi fornisci nome cognome e data di nascita. Almeno ci provo. [[User:Lagrande|Lagrande]] ([[User talk:Lagrande|disc.]]) 13:02, 15 gen 2025 (CET) :Ciao @[[Utente:Lagrande|Lagrande]]. Uao! :Purtroppo per gli autori di incerto © non posso risalire alla data di nascita perché neanche l'IA è in grado di fornirmela. Quindi per loro mi rimangono solo questi dati: :* un nome e un cognome, :* l'anno in cui ha pubblicato l'articolo o l'opera :* il titolo :* la rivista :Si può ragionare sul fatto che non possano avere meno di 25 anni dalla data di pubblicazione dell'articolo e risalire all'anno di nascita... ma è un lavoraccio. Tuttavia se ci vuoi provare, [https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Pic57/Laboratorio_cinema '''qua'''] trovi la tabella che costruisco man mano che scandaglio riviste e simili. Il punto interrogativo sta per: "sospendo perché NON conosco la data di morte dell'autore e quindi NON sono in grado di stabilire se l'opera è in Pubblico Dominio". Al momento ci sono una decina di nominativi con il ? [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 18:00, 15 gen 2025 (CET) ːTemo che senza data di nascita non arriverò a niente, ma comunque ci provo. --[[User:Lagrande|Lagrande]] ([[User talk:Lagrande|disc.]]) 09:42, 16 gen 2025 (CET) == Lilypond == Programma di incisione musicale. Ecco quel che può fare: * '''[https://it.wikisource.org/wiki/Categoria:Partiture Partiture]''' Chi vuol dare una mano è benvenuto/a. {{riga punteggiata|300}} Versioni in uso * ''LilyPond 2.24.4 {{smaller|released - July 21, 2024}}'' Editor in uso: * ''Frescobaldi 4.03 {{smaller|da novembre 2025}}'' * Frescobaldi 3.3 == [[:File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 372 crop).jpg]] == Ciao. Scusa ma ho ricroppato e ricaricato questa immagine perchè nel ritagliarla avevi "mangiato" una parte del decoro in alto a dx... ;-) Già che c'ero l'ho ripulita, alzato la risoluzione e resa in b/n. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:06, 5 lug 2025 (CEST) :Anzi, vedo ora che di quell'immagine ci sono svariate versioni, pure migliori e a risoluzione più alta, tipo [[:File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 164 crop).jpg]]. Potrebbe essere un'idea usare sempre la stessa img indipendentemente dalla pag. di origine, come discusso [[Wikisource:Bar/Archivio/2025.05#Immagini ripetitive e duplicate|qui]]. :Da [https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Illustrations_from_Ars_et_Labor questa categoria] si può cercare le immagini "riciclabili" che già esistono. [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:20, 5 lug 2025 (CEST) ::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] intervieni pure come pensi sia meglio. Non mi offendo, anzi... In genere sbianco solo lo sfondo delle immagini-decorazioni... [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 21:34, 5 lug 2025 (CEST) :::Ok. E' anche più comodo per te, se già c'è un'immagine caricata su Commons, riutilizzarla anzichè ritagliarla e sbiancarla ;-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 16:39, 6 lug 2025 (CEST) | Default = Chiuso }} == Segnalazione antologia spartiti == Ciao! Ho notato la tua passione nel trascrivere spartiti, ti segnalo la seguente antologia: https://archive.org/details/neretti-canti-giuochi-danze/mode/1up Vedi tu se ti può interessare. Ciao. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 21:23, 27 feb 2026 (CET) :Ciao @[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]], ma certo che mi interessa! E' una testimonianza significativa della concezione educativa dell'epoca e anche della musica popolare toscana (per eccellenza "italiana" e quindi ''patriottica''). :Ho inserito il libro nella mia lista su IA. Diciamo che è "in coda". :Un caro saluto. [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 22:28, 27 feb 2026 (CET) ::Ciao @[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Mi stavo accingendo a caricare il libro di Luigi Neretti su Commons, ma mi è sorto il dubbio: Luigi Neretti è nato nel 1865, ma non se ne conosce la data del decesso. Tuttavia "molto probabilmente" la sua opera è già di pubblico dominio. Ma Marina Battigelli, che è co-autrice del libro per via delle illustrazioni NON è ancora di Pubblico Dominio perché deceduta nel 1979, come afferma questa fonte (Giuseppe Ortolan, collezionista e antiquario di Padova): https://www.anticortolan.it/autori_scheda.asp?ID=65 e confermata da questo: https://www.galleriarecta.it/autore/battigelli-marina/ e anche dal Dizionario d'Arte Sartori: https://dizionariodartesartori.it/artisti/battigelli-marina ::Per cui non ho caricato il libro su Commons, anche se scansionato da Google Books e presente su IA. Peccato! :( [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 18:41, 17 mar 2026 (CET) :::@[[Utente:Pic57|Pic57]] Capito, peccato. Ne approfitto per segnalarti due testi sicuramente di pubblico dominio contenenti spartiti, "L'anima musicale d'Italia" di Giulio Fara [https://archive.org/details/fara-anima-musicale-italia qui] e "Le canzonete dei nostri veci" di Luigi Bauch [https://archive.org/details/bauchlecanzonetedeinostriveci qua]. Vedi se ti possono interessare. Ciao! [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 15:07, 18 mar 2026 (CET) ::::Molto belli entrambi@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]]. Comincerei da quello di Bauch. Vedo di organizzarmi: li trascriverò senza interrompere le altre cose che sto facendo... [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 21:23, 18 mar 2026 (CET) :::::Ne aggiungo uno anch'io: ''La marcia dei soldatini di piombo'', a pag. 8 di [[Indice:Il giornalino della Domenica, anno 1 n. 7, 5 agosto 1906.pdf]]. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:17, 19 mar 2026 (CET) ::::::Ok @[[Utente:Candalua|Candalua]] fatto. {{Testo|La marcia dei soldatini di piombo}} [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 20:53, 21 mar 2026 (CET) ::::Ciao @[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]]. Ho dato inizio ai lavori: {{testo|Le Canzonete dei nostri veci}} [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 19:53, 25 mar 2026 (CET) ::::Ciao @[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Terminata la trascrizione de {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci}} [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 19:27, 10 mag 2026 (CEST) :::::@[[Utente:Pic57|Pic57]] Ottimo, grazie! Non ho presente per ora altri testi da suggerirti, in teoria potresti fare quello di Neretti sopra citato evitando di inserire le illustrazioni. Già in altri casi passati su Wikisource abbiamo evitato di inserire parti di certi testi in quanto ancora sotto copyright. Vedi tu... [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 21:06, 10 mag 2026 (CEST) ::::::Ciao @[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]]. Ho caricato https://it.wikisource.org/wiki/Indice:L%27Anima_musicale_d%27Italia.djvu che mi avevi segnalato. Ho pensato che l'opera di un musicologo a questo punto fosse necessaria. Piano piano la trascriverò... [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 21:25, 15 mag 2026 (CEST) :::::::@[[Utente:Pic57|Pic57]] Ieri hai scritto nel Bar che eri interessato a segnalazioni di nuovi testi con dentro spartiti musicali, ti segnalo allora i seguenti testi di canti tradizionali o antichi, tutti con gli autori/curatori con diritti scaduti: :::::::Fiorita di canti tradizionali, di Eugenia Levi, [https://archive.org/details/levifioritadicantitradizionali/mode/2up qui] :::::::L'anima della Sardegna, di Giulio Fara, [https://archive.org/details/faraanimadellasardegna/mode/2up qui]; :::::::Musica francese nel medioevo, di Vincenzo Crescini, [https://archive.org/details/CresciniMusicaFrancese/mode/2up qui]; :::::::I canti delle trincee, di Cesare Caravaglios, [https://archive.org/details/CaravagliosCantiTrincee/mode/2up qui]; :::::::Ciao. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 17:09, 17 giu 2026 (CEST) ::::::Ciao @[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Eccola: · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}} [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 10:21, 21 ago 2026 (CEST) == Musica, che passione! == Ogni volta che ti vedo aggiungere pagine di musica mi scappa un sospiro di gratitudine: sei un benemerito del wiki. Per il momento quel che posso fare, grazie a Frescobaldi, è aggiusticchiare qua e là, ma a differenza della scrittura in greco che mi è abbastanza familiare, il perfezionismo mi prende e comincio a farmi troppe domande su come piegare legature, centrare espressioni agogiche ecc. ecc. per cui mi limito, e anche questo con lentezza, a correggere principalmente note e ottave che scappano nella trascrizione... comunque facendo questo sto imparando. Ad esempio oggi ho capito l'uso di \stemDown e \stemUp. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 20:26, 3 apr 2026 (CEST) :Carissimo @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] non si finisce mai di imparare. Certe volte scelgo le partiture da trascrivere in base alle difficoltà che presentano: mi sfido da solo; altre volte càpita invece che una partitura apparentememnte semplice, finisce per presentare difficoltà impreviste. E va bene anche questo, perché è il modo migliore per imparare, almeno per me. :Mi rendo conto che nella foga di superare nuove difficoltà, finisco per tralasciare di "revisionare" quel che ho già scritto, ma... meno male che ci sei tu! :-) :Del resto se dovessi oggi riprendere il codice scritto quando ho cominciato, ormai un anno fa, o anche solo qualche mese fa, o anche solo qualche settimana fa, quante cose migliorerei! Ma ora non è il momento: ho ancora troppo da imparare e quindi devo continuare a esplorare questa giungla di note... [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 20:49, 3 apr 2026 (CEST) == Brevi note == Ciao, all'interno di [[Indice:Musica d'Oggi, 1962.djvu|questo indice]] sono presenti alcune pagine - più precisamente 175, 176, 177 - che presentano delle brevi partiture ad accompagnamento dell'articolo. Sarebbe carino trascriverle con gli strumenti che usi ottimamente da tempo (anzi, ne aprofitto per farti i complimenti). [[User:Panz Panz|Panz Panz]] ([[User talk:Panz Panz|disc.]]) 21:20, 28 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:Panz Panz|Panz Panz]] visto. Ok. Metto in lista e ti avviso quando le trascrivo [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 07:56, 29 mag 2026 (CEST) ::@[[Utente:Panz Panz|Panz Panz]] Ok, vedi se ti piace così: [[Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/231]]. [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 22:22, 5 giu 2026 (CEST) :::Per quanto possa capire delle partiture, per me è un ottimo lavoro, direi che puoi fare lo stesso con le altre pagine! Una curiosità: come mai hai trascluso lo spartito anche a parte? [[User:Panz Panz|Panz Panz]] ([[User talk:Panz Panz|disc.]]) 18:22, 7 giu 2026 (CEST) ::::@[[Utente:Panz Panz|Panz Panz]] in questo modo posso richiamarlo anche dalla '''[[:Categoria:Partiture|categoria Partiture]]''' e dalla pagina '''[[Autore:Manuel de Falla|Autore di Manuel de Falla]]'''. Sebbene si tratti di un frammento, è pur sempre un frammento di una grande opera di Manuel de Falla (e farà il paio con il frammento successivo, forse ancor più interessante). Inoltre questi frammenti sono richiamati all'interno di un articolo del grande [[Autore:Massimo Mila|Massimo Mila]] (e si potranno raggiungere anche dalla sua pagina Autore, che tuttavia è scomparso nel 1988... ma credo che se l'Archivio Ricordi l'ha pubblicato non ci siano problemi... o no?), il quale cita anche un rarissimo ''Re di Thule'' di Gounod. Insomma, ho pensato di mettere in sinergia tutto... [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 20:50, 7 giu 2026 (CEST) :::::@[[Utente:Panz Panz|Panz Panz]]Finito. · {{Testo|Musica_d'oggi, 1962/N. 4-5/Il sogno di Isabella. Chiusa corale}} · {{Testo|Musica_d'oggi, 1962/N. 4-5/Il sogno di Isabella. Melodia}} · {{Testo|Musica_d'oggi, 1962/N. 4-5/Il Re di Thule. Melodia}} :::::Segnalami pure altro [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 15:49, 28 lug 2026 (CEST) ::::::Ottimo, alla prossima... [[User:Panz Panz|Panz Panz]] ([[User talk:Panz Panz|disc.]]) 19:49, 2 ago 2026 (CEST) dg50108paoow8id5rtgr3gq2vzp8yr6 Pagina:Bandello - Novelle. 1, 1853.djvu/47 108 398899 3874480 2141090 2026-08-20T19:06:43Z AdrianaB64 78175 /* Trascritta */ 3874480 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione||{{Sc|novella ii.}}|43}}</noinclude>ciocchè mai non è rimeritato, e servendo senza mai aver premio si vede invecchiare. Vedi un altro dottissimo in qual si voglia scienza, e nondimeno in corte ei muor di fame, ove un altro ignorante, e senza virtù, è dal suo signore per appetito e non per merito, fatto ricchissimo. Ma ciò avviene non perchè al signore non piacciano gli scienziati e i virtuosi, chè tuttavia si vede che molti ne favorisce ed esalta, ma perchè il genio di quello non convien col suo, e, come si dice, i sangui non si confanno insieme. Quante volte avverrà che a caso sarà uno da te veduto, che mai più non vedesti, e nondimeno subito che lo vedi, ti dispiace come il morbo, e non puoi a modo alcuno soffrir di vederlo, e quanto più egli cercherà farti servigio e piacere, più ti dispiacerà? Per lo contrario poi vedrai uno, che più non l’hai veduto, ed in quella prima vista così ti soddisfà, tanto t’aggrada, ed in tal modo ti piace, che s’egli ti ricercasse la vita propria, tu non saperesti negargliela, e senti un certo non so che, che ti forza ad amarlo; e se ben egli facesse cosa che contra il tuo voler fosse, il tutto sta bene. Chi di queste varietà mo sia cagione, se non un certo temperamento di sangue tra sè conforme, da interna virtù celeste commosso, chi lo sa? È ben vero che nelle cose delle corti si può trovare qualche fondamento di ragione di queste mutazioni; e questo è il pungente e velenoso stimolo della pestifera invidia, il quale di continuo tiene i favori del principe sulla bilancia, ed in un momento alza chi era basso, e abbassa chi in alto si trovava, di maniera che nelle corti non c’è peste più nociva nè più dannosa del morbo dell’invidia. Tutti gli altri vizi molto agevolmente e con poca fatica, in chi gli ha, si curano e quasi si pacificano, di modo che non ti offendono, ma l’invidia con che via, con che arte e con qual medicina acquieterai? Veramente, senza il proprio tuo danno, non so come gli invidiosi acuti morsi potrai già fuggire. Dammi in corte un superbo, gonfio, ambizioso e più elato d’animo che la superbia istessa: se gli fai riverenza come lo vedi, se l’onori e gli cedi, se lo levi lodando al cielo ed esalti e seco fai l’umile, subito t’è amico e ti predica per un cortese e gentil cortegiano. Dammi un lascivo e ai piaceri delle donne dedito, e che altro non brami che questo fuggitivo piacere: se non gl’impedisci i suoi amori, se non biasimi i suoi piaceri, se innanzi alle donne quel loderai, egli sempre ti sarà amico. Dammi un avaro, o vero un goloso: se al primo fai bere una medicina di danari, e il secondo spesso inviti a mangiar teco, l’uno e l’altro subito è guarito. Or dammi un invidioso: che medicina troverai che possa sì pestifero umor pur-<noinclude> <references/></noinclude> f6xsgm7n3h8ccfyfaf4hlycqqmovhs2 Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/183 108 449432 3874682 2382700 2026-08-21T10:47:06Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3874682 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lettera}}|13}}</noinclude>meno vergogna di noi i ghiottoni, tavernieri e puttanieri, e gli altri di simile lordura disonesti uomini assai, i quali, quale con continenza gravissima, quale con non dire mai parola, e chi coll’andar grattando i piedi alle dipinture, e molti coll’affannarsi<ref>''Con l’anfanare''.</ref> e mostrarsi tenerissimi padri e protettori del comun bene, i quali tutti ricercando non si troverà che sappiano annoverare quante dita abbiano nelle mani, come che del rubare, quando fatto lor venga, e del barattare sieno maestri sovrani, essendo buoni uomini reputati dagli ignoranti, al timone di sì gran legno in tanta tempesta faticante son posti. Le parole, l’opere, i modi, e le spiacevolezze di questi cotali, quante e quali elle siano, e come stomachevoli, e udite e vedute e provate l’avete, e però lascerò di narrarle, dolendomi se di avere tante violenze, tante ingiurie, tanta disonestà, tanto fastidio veduto, vi dolete d’esserne stato cacciato. Certo se voi avete quell’animo, che già è gran pezza avete voluto ch’io creda, voi vi doverreste vergognare, e dolere di non esservi di quella già è gran tempo, spontaneamente fuggito. O felice la cecità di {{AutoreCitato|Democrito|Democrito}} il quale non volendo gli studi ateniesi lasciare, piuttosto elesse in quelli vivere senz’occhi, che vedere insieme i sacri ammaestramenti della filosofia, e gli stomachevoli costumi de’ suoi cittadini! Li quali per non vedere, e {{Wl|Q2253|il primo Affricano}} e il {{Wl|Q285755|Nasica Scipione}} l’uno a Linterno l’altro a Pergamo in Asia, preso volontario esilio, sè medesimi relegarono. E se il mio piccolo e depresso<noinclude><references/></noinclude> na9odo3sw4lhwrgw9bncstd72vg9gjj Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/14 108 520466 3874574 1923855 2026-08-21T08:40:47Z Carbonchiolo 81333 3874574 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|12|{{Sc|alfredo panzini}}|}}</noinclude> {{Pt|nismo|nanismo}}, una glandola che non funziona, un corto circuito, una disgrazia come alle pecore di Panurgio. Le stesse guardie che stanno con le spade di qua in difesa dei buoni costumi, allora le rivoltano di là; e si salvi chi può. Prima, dunque, ci sarebbero stati i «virtuosi Romani» che poi sarebbero diventati i «corrotti Romani». I virtuosi Romani non amavano l’oro, ma amavano comandare a quelli che possedevano l’oro. La colpa fu di Annibale che giurò odio eterno contro Roma. Oppure fu Giunone? Quando {{AutoreCitato|Publio Virgilio Marone|Virgilio}} fa dire a Giunone: «gente inimica a me, malgrado mio, naviga in mar Tirreno», non si sente piú la favola: si sente il passo misterioso della Storia. Annibale fu vinto nell’anno 202, e Cartagine fu poi distrutta poco piú di mezzo secolo dopo. In quel mezzo secolo quale furore di forza e di gloria invade Roma? Mai il mondo conobbe gesta piú memoranda. Non furono soltanto i due Scipioni, fulmini di guerra, Scipione il giovine che vinse Annibale e Scipione Emiliano, il savio, che abbatté Cartagine: fu tutto un popolo. Fu lei, la lupa di Roma. Un impeto eroico la trascinò. A lavare la sconfitta<noinclude></noinclude> 833lllf9vxix9iwt5zevvdo7fopuwo7 Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/15 108 520474 3874572 1923860 2026-08-21T08:40:27Z Carbonchiolo 81333 3874572 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il bacio di lesbia}}|13}}</noinclude>del Trasimeno, di Canne, non bastò l’onda del Metauro, non il Nilo, dalle sette foci: alla vendetta non bastò la rovina fumante della città di Didone. Cadde Corinto. Cadde Numanzia. Crollò l’impero di re Alessandro. Quello che era stato l’impero di Alessandro trapassò in Roma. L’oro vi si riversò. I Romani si trovarono immersi in un mare d’oro: vi galleggiavano statue, monili, preziose bellezze, piú care dell’oro. E anche qui riappare il misterioso {{AutoreCitato|Publio Virgilio Marone|Virgilio}} quando dice: «A quali delitti tu non costringi i mortali, o sete orrenda dell’oro?» A manovrare quell’oro, accorsero in Roma scribi e farisei: hanno corteo di gabellieri, dazieri, imprenditori, appaltatori, esattori. Si chiamano publicani, si chiamano cavalieri, diventano senatori: Fabrizio, Cincinnato, Decii, Fabii, van scomparendo. Il campicello di Cincinnato, chiamato al potere supremo dall’aratro e dal rastro, si ammalò e morí. O, console che da la chioma scomposta fosti chiamato, ecco gli unguentarii a profumare e lisciare i capelli ai nepoti di Romolo! Dovunque Roma guarda, piú non vede nemici: dalla Fenicia alle Colonne d’Ercole il mare dei popoli è diventato mare romano. In quelle guerre puniche molta cittadinanza romana si era spenta, nuove genti e costumi<noinclude><references/></noinclude> tmmhtnjidf84i7i7kvmwolbzb84ztuc Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/75 108 521681 3874332 3861984 2026-08-20T14:04:52Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874332 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="PapaYoung89" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il bacio di lesbia}}|73}}</noinclude>Dice Catullo che lei posava sopra una scarpetta. Non è la pianella preziosa di Cenerentola; e tutto fa credere che fosse un sandalo antico, di forte suola, gemmato e a borchie d’oro. Borchie d’oro, cammei, briglie porporine rendono il sandalo fulgente. Ma non è questo, non è questo! Il sandalo è fulgente perché la grande stirpe aveva fatto fulgente e armoniosa lei, dalla testa al piè. Il sandalo, infatti, movendosi lei, mandava melodia. Dunque era bella! Il suo poeta non dice che era bella: dice che era «venusta». È questa una parola che quasi non si usa più. Venusta vuol dire: «cara a Venere». «Venusta» è la gloria d’amore: come «venèrea» è la pena di amore. Ben siamo qui di fronte a uno di quei misteri delle antiche religioni: il mistero di Venere, sorta dalle acque: non essa incinta, ma Dea delle generazioni, madre dell’universa fecondità attraverso la voluttà: delizia degli uomini e degli Dei come scrisse un altro poeta latino. Cosi misteriosamente verginale deve essere apparsa colei a Catullo se lui, in quel giorno, cosí stranamente parlò. Venere è veramente mistero! È la ridente<noinclude></noinclude> h3st5g9744qjch29uapw1ne9pzp0vy5 3874333 3874332 2026-08-20T14:05:25Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874333 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="PapaYoung89" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il bacio di lesbia}}|73}}</noinclude>Dice Catullo che lei posava sopra una scarpetta. Non è la pianella preziosa di Cenerentola; e tutto fa credere che fosse un sandalo antico, di forte suola, gemmato e a borchie d’oro. Borchie d’oro, cammei, briglie porporine rendono il sandalo fulgente. Ma non è questo, non è questo! Il sandalo è fulgente perché la grande stirpe aveva fatto fulgente e armoniosa lei, dalla testa al piè. Il sandalo, infatti, movendosi lei, mandava melodia. Dunque era bella! Il suo poeta non dice che era bella: dice che era «venusta». È questa una parola che quasi non si usa più. Venusta vuol dire: «cara a Venere». «Venusta» è la gloria d’amore: come «venèrea» è la pena di amore. Ben siamo qui di fronte a uno di quei misteri delle antiche religioni: il mistero di Venere, sorta dalle acque: non essa incinta, ma Dea delle generazioni, madre dell’universa fecondità attraverso la voluttà: delizia degli uomini e degli Dei come scrisse un altro poeta latino. Cosí misteriosamente verginale deve essere apparsa colei a Catullo se lui, in quel giorno, cosí stranamente parlò. Venere è veramente mistero! È la ridente<noinclude></noinclude> hp18hieh0fzemkefzzqlxke66h9jho7 Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/78 108 521684 3874334 3869201 2026-08-20T14:06:11Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874334 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione|76|{{Sc|alfredo panzini}}|}}</noinclude> quella storia del tramutarsi delle parole: ma ad’ogni modo, trasformato alquanto può quel biglietto valere per dare un’idea che ragazzaccio era Catullo, e che temperamento! Quel biglietto diceva: «Fammi il piacere, Ipsililla, bambolina mia, di invitarmi a fare siesta con te. Gioia mia, dolcezza mia, senti: se mi fai questo piacere, procura che la porticina di casa rimanga socchiusa, cosí capirò che sei sola. E non ti venga il capriccio di andar via, ma sta in casa e tienti pronta che arriva un cavaliere furibondo che spezzerà nove lance l’una dopo l’altra. Se questa faccenda ti va, fàmmelo sapere senz’altro, perché dopo che ho mangiato e bevuto e me ne sto sdraiato non ho pazienza e mi succedono guai serii». Ora non ne vuole più sapere né di Ipsililla, né di altre buone fanciulle. Ha veduto passare la fata Morgana, ha udito la sua voce e vive sotto quella folgorazione. È un dolce pensiero, è una gran sofferenza. La vista gli barbaglia, i sensi stanno muti per troppa passione. Saffo canta gran cantilena, passa Diana nel cielo, regina delle selve virenti, dei monti segreti, dei fiumi sonanti. A Saffo non si mandano biglietti come a Ipsililla. E un<noinclude></noinclude> b98zncz323l0esjpzq5ez22y3me2yfw Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/80 108 521686 3874335 3870774 2026-08-20T14:07:11Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874335 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Verderame33" />{{RigaIntestazione|78|{{Sc|alfredo panzini}}|}}</noinclude> rimproverare perché fu lei la cagione involontaria di quel patimento: e non resta che piangere presso la croce del figlio, quale esso sia, come è significato per le parole sante: ''Stabat mater dolorosa iuxta crucem lacrimosa''. Or lui va solitario per la via dei Sepolcri: quell’Appia via per cui tanta storia passò e ripassò. Saltellavano i passeri per la via davanti a lui: invisibili i rosignoli dagli allori e dai mirti mandavano grida gioiose e lamenti. Amaranti, rose, viole..., profumo di lei! Un nome gli ricorreva: «Lesbia, mia Lesbia! O, amata quanto nessuna donna sarà mai tanto amata!» Un giorno disse: «La odio e la amo. Se vuoi sapere perché, non te lo so dire. È cosí. È un martirio». E lì per lì non s’accorse che erano versi dell’uomo alla donna, come quelli della donna all’uomo: «Se io lo contemplo, mi sembra simile a un Dio».<noinclude></noinclude> 3qovx49lm09dik3h8dsa5k2dlcrxbh3 Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/82 108 521688 3874336 3872149 2026-08-20T14:07:34Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874336 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Lagrande" />{{RigaIntestazione|80|{{Sc|alfredo panzini}}|}}</noinclude> per primo conobbe la magica orchestra dei versi: ma la tenne nel segreto del cuore, e non se ne vantò. Si diffusero nel mondo galante certe insolenze contro le donne: raffronti odiosi, odiosissimi: non quanto alla loro virtù, ma quanto alla loro bellezza. E il termine di raffronto era una Lesbia, mia Lesbia, mia fanciulla, mia Dea, mia luce, candida, divina, vereconda, in ogni parte perfetta. Non poteva essere che Catullo, e infatti era Catullo! Da prima furono prese di mira e messe in piazza le scortille, le cortigianelle graziose e onorate, ché ognuno ha il proprio onore, ed è per lo meno scortesia anche a una donna di mondo andare a dire: «Lei mi vuole e io non so cosa farmene di lei», oppure: «Quest’altra ragazza mi domanda cento sesterzii e non vale due oboli». E dopo le cortigianelle, Catullo cominciò a attaccare le donne di condizione, e scendeva a certi particolari intimi che non si possono riferire. Pur qualche cosa ne diremo: per esempio: Ameana, o Ammiana o Ametina che si chiamasse, è una donna di gran mondo: ha commesso l’errore di domandare a Catullo diecimila sesterzii in cifra tonda: ma è<noinclude></noinclude> 690cb3mvp15v7o46b6h24qo8xtaml9n Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/86 108 521693 3874337 3873368 2026-08-20T14:08:21Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874337 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione|84|{{Sc|alfredo panzini}}|}}</noinclude>— Ma perché, — domandò la dama, — avete cosí oltraggiato l’amica dell’amico di Cesare? — Per vostro onore. — Che intendete dire, per mio onore? — Che io non permetterò mai che altra donna si vanti in vostro confronto. — Ma voi ne morrete! — Mi sarà dolce morire per voi. — Io non permetterò mai, — disse la dama, — che cosí nobile giovine muoia per me senza ricompensa. Io vi farò un piccolo dono. Attendètemi questa notte. E lei venne a lui furtiva di notte con un piccolo dono che aveva portato via da suo marito; ed era mirabile quel dono perché lei diceva che era il primo che lei rubava per lui da suo marito. E cosí lei dicendo, quel corpo raccolto e concluso di lei gli palpitò fra le braccia nella gioia del via gittato pudore. — Oh, povero bimbo di Cato, Catullus! — diceva la dama. E lui si sente prendere il volto dalle mani di lei come entro una coppa, e si sente trapassare in bocca da una fiamma umida e fredda. Un bacio perfido e sapiente che disciolse la mente al giovanetto.<noinclude></noinclude> 0desogf6ppiy1m2rlmnve31cjv17r5c Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/90 108 521698 3874339 3873372 2026-08-20T14:08:46Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874339 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione|88|{{Sc|alfredo panzini}}|}}</noinclude> ti amerò in eterno sino alla morte, andrò solo in India e nella arsa Libia, a farmi sbranare dai cerulei leoni. E fece gran giuramento. Mentre lui parlava, Acmene piegava lieve la testa indietro, con le labbra porpuree, baciate e ribaciate, per contemplare gli occhi ebbri del giovinetto. Sí, cosí, ella disse, o Settimillo, o vita mia, siamo servi senza fine al signor nostro Amore cosí come è vero che ora, ben più forte che mai, amore penetra entro le mie tenere carni. Allora il Dio d’amore approvò. Con quel felice auspicio, Acmene e Settimillo mossero per loro destino. Amano e si amano di scambievole amore. Quel poverino di Settimillo, cosí ferito da Amore, antepone di possedere Acmene che non tutta la Siria e tutte le isole di Britannia. E Acmene è fedele a lui solo, a lui solo, a Settimillo, fa a lui gioia e libidini. «Chi vide mai creature più liete? Per chi il voluttuoso Amore sorse sotto migliori auspicii?». Cosi finiva la canzone di Settimillo.<noinclude></noinclude> mxjh0yjqt0iddhmjnm2fkruaqv3h0k9 3874340 3874339 2026-08-20T14:09:09Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874340 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione|88|{{Sc|alfredo panzini}}|}}</noinclude> ti amerò in eterno sino alla morte, andrò solo in India e nella arsa Libia, a farmi sbranare dai cerulei leoni. E fece gran giuramento. Mentre lui parlava, Acmene piegava lieve la testa indietro, con le labbra porpuree, baciate e ribaciate, per contemplare gli occhi ebbri del giovinetto. Sí, cosí, ella disse, o Settimillo, o vita mia, siamo servi senza fine al signor nostro Amore cosí come è vero che ora, ben più forte che mai, amore penetra entro le mie tenere carni. Allora il Dio d’amore approvò. Con quel felice auspicio, Acmene e Settimillo mossero per loro destino. Amano e si amano di scambievole amore. Quel poverino di Settimillo, cosí ferito da Amore, antepone di possedere Acmene che non tutta la Siria e tutte le isole di Britannia. E Acmene è fedele a lui solo, a lui solo, a Settimillo, fa a lui gioia e libidini. «Chi vide mai creature più liete? Per chi il voluttuoso Amore sorse sotto migliori auspicii?». Cosí finiva la canzone di Settimillo.<noinclude></noinclude> m7eg8l5pkxlb21rz7gaekpagcs0yrcm Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/118 108 521767 3874341 3873448 2026-08-20T14:09:30Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874341 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="AdrianaB64" />{{RigaIntestazione|116|{{Sc|alfredo panzini}}|}}</noinclude> orgoglioso, che diceva discendere dai grandi Scipioni. Le zanzare, voi sapete, sono piccoli vermicelli alati, muniti di un pungiglione e di una tromba, ambedue fastidiosi. Alcune zanzare nascono dalle fecce del vino, alcune dai fichi guasti, alcuni dai muli, e le più dalle acque putride. Mi fa specie che voi cosí simpatico ragazzo, e di buona famiglia, abbiate un pungiglione cosí velenifero. Mi sta nella memoria quando fui ospite a Sirmio presso i vostri cari parenti. Voi eravate bambinello e vi presi sui miei ginocchi. Fra codesti neòteri che verseggiano in Roma, le vostre poesie hanno un profumo quasi virginale anche se dite insolenze. Non vi lasciate trasportare dal cattivo genio di offendere. L’offesa è inutile in ogni caso! Però state attento, o Catullo. E qui Cesare sorrise di un affascinante sorriso. Poi il sorriso scomparve e con mutata voce, gravemente disse: — Io, caro Catullo, benché sia arrivato oltre la metà della vita, nulla ho ancor fatto per cui possa esser comparato ai grandi condottieri. Ma voi mi avete chiamato unico imperatore, anzi mi avete invocato ''unice imperator''. Ebbene, accetto l’augurio, e con l’augurio l’invocazione. Se gli Dei mi daranno vita, io sarò ''unicus imperator''. Voi l’avete detto per ironia, io ve lo ridico da senno, che Cesare non avrà pari nel<noinclude></noinclude> gd5h0n1oti2lp04uups9t529734t01g Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/125 108 521892 3874342 3873757 2026-08-20T14:09:58Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874342 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" /></noinclude>{{ct|f=90%|t=3|v=1|XVI}} {{ct|f=150%|IL PROCESSO CONTRO CLODIO}} {{Capolettera|Q}}{{Sc|uanto}} tempo Clodio rimase nella casa di Cesare? Che cosa vi fece? Nessuno lo sa. Si sa che un uomo fu scoperto nella casa di Cesare, cioè: si disse che fu un uomo: ma prove sicure non c’erano. Che l’uomo poi fosse Clodio, meno che meno. Le cose sarebbero andate cosí: non l’aspetto, ma la voce avrebbe tradito lui. Una camerista, mentre le vestali e le matrone eseguivano le sacre danze, aveva osservato che nell’orchestra c’era una citareda che faceva finta di suonare, ma non suonava. Era Clodio, che era usato a tutt’altri istrumenti, ma non all’arpa. Perciò colei gli disse: — Voi perché state senza suonare? Clodio, giovane che poco si sapeva dominare, rispose con una parolaccia, e non pensò a far la vocina da donna: perciò la camerista disse: — Una suonatrice? Voi parete un sonatore. Lui, per risposta, le diede un ceffone. L’armonia dell’orchestra fu turbata. E la {{Pt|came-|}}<noinclude><references/></noinclude> rrxkgbn0fonu1h7xjzmsimwe2eqoy9q Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/126 108 521893 3874343 1927580 2026-08-20T14:10:27Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874343 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Alexmar983" />{{RigaIntestazione|124|{{Sc|alfredo panzini}}|}}</noinclude> {{Pt|rista|camerista}} mandò un grido: «Padrona, c’è un uomo!». Accorse la padrona che era la suocera e vigilava attorno a Pompea: e sono le suocere che spesso combinano i guai. Fu dato l’allarme: tutte quelle femine accorsero per arrestare il colpevole, ma ricevettero una tale spinta che soltanto un uomo ne poteva essere capace. Quanto poi a riconoscere quell’uomo per Clodio, i sospetti potevano cadere su Clodio, perché chi se non lui poteva essere capace di tale temerità? Ma dove sono le prove? Clodio ha la faccia franca di dire: «Se le donne vedono Clodio da per tutto, che colpa ne ho io?». Le vestali avevano bevuto molto «latte»! Le matrone danzavano, e non ricordavano se non che fu vista una delle citarede fuggire col manto ravvolto intorno alla testa, e perciò irriconoscibile. Per non farsi scoprire si nascondeva la testa? No! Per difendersi, perché tutte quelle femine incitate gli, o le volevano strappare i capelli. Come si vede, anche fra le testimonianze dirette v’era incertezza. Se fu un uomo, forse fu una forma illusoria, non sostanziale. Sul monte Athos chi sa mai quanti {{Pt|fanta-|}}<noinclude></noinclude> gy1ofcsj3rzwq6ilj40auqgx672punq Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/130 108 521897 3874344 3873764 2026-08-20T14:10:53Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874344 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" /></noinclude>{{ct|f=90%|t=3|v=1|XVII}} {{ct|f=150%|LA FASTIDIOSA TERENZIA}} {{Capolettera|S}}{{Sc|orse}} allora gran tumulto in Senato. I prudenti presero coraggio. Uno disse: — Spergiuro Clodio, nequitoso Clodio! Altri diceva: — Nelle elezioni ha corrotto il popolo col danaro! Ha violato molte matrone! Altri disse: — Usò con le sorelle già maritate! Ha tradito Roma d’accordo con gli emissari di Mitridate. Catone, commosso, abbracciava Cicerone. Fuor della Curia, il popolo levava alti i pugnali. Perché Cicerone fece cosí? Egli era in tollerabili rapporti con Clodio, un po’ per via di Clodia, e un po’ perché Cicerone, uomo giusto quale era, aveva sí combattuto contro la demagogia di Catilina, ma non si nascondeva i difetti dell’oligarchia. Metello Celere, marito di Clodia, da uomo d’ordine quale era, gli era stato suo alleato nella lotta contro Catilina. Perché dunque?<noinclude></noinclude> 2cpt5emli60kghara5077xxl22vdeep Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/131 108 521898 3874345 3873777 2026-08-20T14:11:19Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874345 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il bacio di lesbia}}|129}}</noinclude> Per amore della verità? Si diceva a quei tempi per motto: «Amico è Platone, ma più amica è la verità». E oggi si dice che si deve dir sempre la verità anche se è ingrata, anzi quando è ingrata! Ma quando l’uomo ne è comandato! Ora Cicerone non era stato comandato. E allora perché? Pensò Cicerone a quel che faceva? Si rese conto Cicerone che per le sue benemerenze, per la sua reputazione di uomo giusto, l’unica sua testimonianza avrebbe annullato il motto giuridico che un solo testimonio non costituisce testimonianza? La cagione di questa virtuosa imprudenza di Cicerone va ricercata in Terenzia sua moglie, la quale per comune testimonianza apparteneva al genere delle donne «morose». Questa cosa sembra cosí inverosimile che per timore possa sembrare invenzione romanzesca ci sembra indispensabile confermarla con l’autorità di Plutarco. Il quale dice: «Sembra però che Cicerone testificasse ciò non già in grazia della verità, ma per giustificarsi presso la propria moglie Terenzia che era nemica di Clodio per cagione della sorella Clodia: la quale si credeva che cercasse per via di reciproci divorzii di sposarsi con Cicerone, e Cicerone andava spesso a trovare Clodia e ciò<noinclude></noinclude> a6wz1yz72x6m0bi6ac4gkkvb8acttf0 Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/133 108 521900 3874346 3873780 2026-08-20T14:11:45Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874346 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il bacio di lesbia}}|131}}</noinclude> — Sorvegliatevi, Terenzia: cosi non va bene; la bocca vi si deforma, il collo vi si fa turgido, il respiro non arriva alla clausola del vostro periodo: il vostro gestire è incomposto. — Io griderò dai tetti! — gridava Terenzia. Terenzia non poteva soffrire Clodia. — Bella? Spudorata! Tutta tinta, fin le unghie! Intelligente? Ruba tutto quello che sente dire da quei poetini della malora, che si tira dietro come fanno le cagne in calore. E voi, Marco Tullio, vecchione coi figli già grandi, siete il più vergognoso di tutti: siete il cagnolino di Clodia! Cicerone rispondeva soavemente: — Voi, Terenzia, scusate, certe cose non le potete comprendere. Si tratta di idee platoniche, di idee orfiche, di idee pitagoriche. Terenzia gli piantava in faccia due occhi terribili; e lui imperterrito continuava: — Sappiate, o Terenzia, che esiste l’amore naturale o volgare, che dir vogliate, e l’amore celeste cosi come esistono due Veneri: la Venere terrestre e la Venere celeste. Niente di impuro è nell’amore celeste, e nessun sozzo e vituperevole desiderio è in coloro che guardano alla bellezza corporale, essendo questa un riflesso ''tamquam, in spèculo'' della bellezza angelicale. E da questa bellezza, risalendo sempre più<noinclude></noinclude> d8i0imn5ntz14jyhdh4vu91cb5siy3r 3874347 3874346 2026-08-20T14:12:13Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874347 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il bacio di lesbia}}|131}}</noinclude> — Sorvegliatevi, Terenzia: cosí non va bene; la bocca vi si deforma, il collo vi si fa turgido, il respiro non arriva alla clausola del vostro periodo: il vostro gestire è incomposto. — Io griderò dai tetti! — gridava Terenzia. Terenzia non poteva soffrire Clodia. — Bella? Spudorata! Tutta tinta, fin le unghie! Intelligente? Ruba tutto quello che sente dire da quei poetini della malora, che si tira dietro come fanno le cagne in calore. E voi, Marco Tullio, vecchione coi figli già grandi, siete il più vergognoso di tutti: siete il cagnolino di Clodia! Cicerone rispondeva soavemente: — Voi, Terenzia, scusate, certe cose non le potete comprendere. Si tratta di idee platoniche, di idee orfiche, di idee pitagoriche. Terenzia gli piantava in faccia due occhi terribili; e lui imperterrito continuava: — Sappiate, o Terenzia, che esiste l’amore naturale o volgare, che dir vogliate, e l’amore celeste cosi come esistono due Veneri: la Venere terrestre e la Venere celeste. Niente di impuro è nell’amore celeste, e nessun sozzo e vituperevole desiderio è in coloro che guardano alla bellezza corporale, essendo questa un riflesso ''tamquam, in spèculo'' della bellezza angelicale. E da questa bellezza, risalendo sempre più<noinclude></noinclude> sc1j5ubojjhn7nxcuyd78jaqvme392t 3874361 3874347 2026-08-20T14:28:38Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874361 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il bacio di lesbia}}|131}}</noinclude> — Sorvegliatevi, Terenzia: cosí non va bene; la bocca vi si deforma, il collo vi si fa turgido, il respiro non arriva alla clausola del vostro periodo: il vostro gestire è incomposto. — Io griderò dai tetti! — gridava Terenzia. Terenzia non poteva soffrire Clodia. — Bella? Spudorata! Tutta tinta, fin le unghie! Intelligente? Ruba tutto quello che sente dire da quei poetini della malora, che si tira dietro come fanno le cagne in calore. E voi, Marco Tullio, vecchione coi figli già grandi, siete il più vergognoso di tutti: siete il cagnolino di Clodia! Cicerone rispondeva soavemente: — Voi, Terenzia, scusate, certe cose non le potete comprendere. Si tratta di idee platoniche, di idee orfiche, di idee pitagoriche. Terenzia gli piantava in faccia due occhi terribili; e lui imperterrito continuava: — Sappiate, o Terenzia, che esiste l’amore naturale o volgare, che dir vogliate, e l’amore celeste cosí come esistono due Veneri: la Venere terrestre e la Venere celeste. Niente di impuro è nell’amore celeste, e nessun sozzo e vituperevole desiderio è in coloro che guardano alla bellezza corporale, essendo questa un riflesso ''tamquam, in spèculo'' della bellezza angelicale. 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Terenzia disse: — O Marco Tullio, uomo integro e puro soltanto nelle tue ciarle e nelle tue scritture, ecco venuto il momento per dimostrare che tu non ami quella donnaccia di Clodia. Va a deporre in Senato quello che fu veramente: che Clodio quel giorno del primo di maggio era in casa nostra. Cicerone, che era sotto quella tortura, cosí aveva fatto.<noinclude></noinclude> gmtzitrbwswsr49wny7gjl9g5eqyq38 Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/156 108 522099 3874398 3873662 2026-08-20T15:40:23Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874398 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" /></noinclude>{{ct|f=90%|t=3|v=1|XXII}} {{ct|f=150%|IL SAPIENTE GALENO}} {{Capolettera|T}}{{Sc|e}} lo abbiamo detto e ridetto: Tu esageri sempre, o Catullo! La imaginativa ti porta a vedere doppio e triplo. Forse la dama dorme a quest’ora. Per qualche volta che tu l’hai veduta in una taberna con gli amici, danzare la danza delle ore fuggenti, tu la vedi sempre. La dama dorme e forse è sola soletta nella sua villa di Baja. Oh, incantevole Baja! Albergo di vizii? Anche questo non è esatto. Cercate gli alberghi della virtù? Il lago di Lucrino ha ostriche saporitissime. Vedete, Catullo, la dama che guarda l’infaticabile sole che scende dietro il promontorio Miseno. Piè innanzi piede dolcemente movendo, legge le vostre poesie. Tutto fulgente di porpora è in quest’ora vespertina il mare delle Sirene. O bianco piede arcuato, con quelle briglie che allacciano il sandalo alla sottile caviglia, dite voi se colei, cosí un po’ succinta di candido kiton, un po’ stretta alla vita, un po’ ondeggiante all’auretta della sera, non assomiglia o a una delle tre Cariti, o alla dea Vittoria di Samotracia che venga a incoronarvi.<noinclude><references/></noinclude> 26me2c5ivdibdci0r85pmxwsers12zb Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/148 108 526614 3874350 3873628 2026-08-20T14:13:49Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874350 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione|146|{{Sc|alfredo panzini}}|}}</noinclude>Non arse anche lui a quella fiamma? E flagrantia è parola cosí vicina a fragrantia, che Cicerone fa Clodia tutta profumata, rosa fragrans, mentre era sua intenzione rappresentarla fetida, come quella disgraziata di Taide. E nemmeno Clodio è ricordato per nome, ma con un giro di parole infamanti: «il marito della sorella». Anche Cicerone del coraggio ne doveva avere per trattare cosí un uomo come Clodio. — Scusate, scusate, o Romani, — diceva Cicerone —: io mi sbaglio continuamente e vi prego di avermi perdonato: volevo dire il fratello di Clodia. Strano! Mi vien sempre da dire: «il marito di Clodia»! Il popolo romano ride. E noi qui faremo verecondo punto. Clodio era di «notissima libidine» e lo dice anche il mio Calepino del seminario di Padova, e l’esempio di Clodio non era di edificazione né per Clodia né per le altre due sorelle. Sta il fatto che queste nefandezze non vietarono a tutte e tre le sorelle di essere onorevolmente collocate in matrimonio. Plutarco dice: «Correva voce pubblica che Clodio avesse avuto commercio con le sorelle», e basta! Ma questi sono argomenti per il dottor<noinclude></noinclude> kjzzcfzqi61unywil9szje9ugbsf8hs Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/149 108 526615 3874373 3873629 2026-08-20T14:48:12Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874373 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il bacio di lesbia}}|147}}</noinclude> Sigismondo Freud, e per quei romanzieri che trattano simile materia di psicanalisi. Un altro sopranome di Clodia è Quadrantària, che sarebbe press’a poco come Diobolaria: femina da due o da un quattrino. Possiamo ammettere che Clodia avesse bisogno di danaro: una donna elegante ne ha sempre bisogno, e non è giusto farle rimprovero: essa ricambia con la contemplazione delle sue grazie. E non ne sono avidi gli uomini stessi che siedono pastori e giudici dei popoli, e non hanno grazia? Quadrantària! Un quadrante, il prezzo di un bagno popolare. Per una dama, per la moglie di un console, via, non è ammissibile! La spiegazione di questa «quadrantària» sarebbe un’altra. Fu uno scherzo di pessimo genere che le fece uno di quei suoi galanti. Le donò una borsetta che lei credette piena d’oro, e invece erano miserabili monetine indorate chiamate quadranti. E dopo Quadrantària ecco diventa Clitemnestra quadrantària perché come Clitemnestra aveva ucciso Agamennone, cosí lei aveva fatto scomparire il marito Metello. Fu anche chiamata Medea Palatina perché, come Medea, la incantatrice lussuriosa commise molte<noinclude></noinclude> hdxhy7jt9c32lmi1uisy534kidea221 Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/150 108 526616 3874400 3873630 2026-08-20T15:42:34Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874400 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione|148|{{Sc|alfredo panzini}}|}}</noinclude> crudeltà che furono poi celebrate in tragedia sin da poeti a noi vicini, cosí Clodia avrebbe soppresso quel Celio con quella acquetta tofana, detta anche manna di San Nicolò, che fu la preferita delle avvelenatrici. Queste reminiscenze letterarie di Medea e di Clitemnestra, come in un carme alessandrino, sono sospette. Per quel che riguarda Celio, si può anche ammettere: un uomo che mette in piazza una dama può meritarsi la contro-partita. Ma Clodia aveva proprio necessità di liberarsi del buon Metello? Che Metello Celere fosse uomo integro è cosa certa, ma che fosse cosí avveduto nelle faccende coniugali, si da doversene lei liberare, non sembra. Occupato nel reggimento della cosa publica, non poteva veder tutto e se anche vedeva, non era terribile come furono i mariti dell’evo medio. Pare, anzi, che poco vedesse e meno capisse nelle faccende intercorrenti tra sua moglie e Catullo. Ce lo dice Catullo stesso in una sua poesia. «Quando lui era presente tu, o amor mio, parlavi male di me. Ciò gli faceva tanto piacere. Ma come è scemo! Se lei non avesse parlato niente di me, allora si ci potevi credere che lei non era innamorata e non pensava a<noinclude></noinclude> goaqyxrwiphzyrlde0rf3gcvx22us9l Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/154 108 526619 3874394 3873640 2026-08-20T15:34:23Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874394 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione|152|{{Sc|alfredo panzini}}|}}</noinclude>E Catullo ragiona ancora: «Oh, Lesbia, se Catullo solo non ti basta, io sopporterò le infrazioni che tu fai al nostro amore. Sí, riconosco: non è mondano, non è elegante mostrar gelosia. Solo ti prego di essere se non puoi più casta, almeno più cauta». Catullo con questo accomodamento era arrivato alla saviezza nelle cose della vita, ma non ne era contento: una lacerazione è avvenuta dentro di lui; e perciò ripete che sta male, molto male. Male est. Il suo amore è un istrumento musicale che già fu cosí armonioso; ora alcune corde sono spezzate e altre esasperate. Eros, amore, rugge e fiammeggia come il Mongibello: ma lui non è più lui, ha vergogna di sé perché è scomparsa la dolcezza del caro bene, del voler bene: non restano che le fiamme dei sensi. Ben miserabile si sente, e un Catullo dice all’altro Catullo: «A tal punto tu mi hai ridotto, o Lesbia, che non ho più stima di me stesso. Se anche tu diventassi una fanciulla da bene, non ti potrei più voler bene, e nel tempo stesso se anche tu facessi ogni orrore, non potrei cessare dal desiderarti». Fra quelli che si godono la sua Lesbia, e Lesbia si gode, v’è Thallo, il fiorente di giovinezza bellissima; e Catullo va da Thallo, e<noinclude></noinclude> kah372kmalpxk9mmpndvsyulm4w6lcf Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/157 108 526621 3874392 3873669 2026-08-20T15:30:23Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874392 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il bacio di lesbia}}|155}}</noinclude>Ah, sí, la corona di corni! Via, Catullo! Non badate a piccole cose. Qui vivit Romae, romano vivit more. Voi vivete nella grande Roma, ma ogni tanto vi rigermogliano in cuore superstizioni, reminiscenze da provinciale della piccola Verona. La dama depone i vostri codicilli, e le ancelle le recano una bella guantiera d’argento, colma di ostriche. Sarebbe quello che oggi è il tè delle ore cinque. Ingoia le palpitanti ostriche. Un sorsetto di vino vesuviano, ogni tanto. ''Ostrea saluberrima'', dice Galeno. Quelle ostriche col fegato bianco, palpitante nella morte, sono squisite assai. La dama, coi dentini, le stacca dalla conchiglia di madreperla, e inghiotte quella freschezza di mare e l’assolato petto ne è consolato: ne inghiotte cento e poi cento, e non le fanno male. Che peccato che Galeno sia vissuto più tardi al tempo del saggio e giusto imperator Trajano! Quel grande medico vi avrebbe potuto dare, o Catullo, preziosi avvertimenti, tanto per la vostra salute corporale, quanto per la vostra salute spirituale. Non è vero che lei abbia un cuore di pietra. È un perfetto cuore dentro quel suo cofano di carne alabastrina. È un cuore che alterna con sincronismo la diastole<noinclude></noinclude> bm6ap273837nfors2w34igoxgn5no6s Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/158 108 526622 3874535 3873670 2026-08-21T07:15:00Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874535 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione|156|{{Sc|alfredo panzini}}|}}</noinclude> e la sistole, e mette in moto un meccanismo che se ha un difetto, è che è troppo bello. Il vostro meccanismo, o Catullo, pure è bello, ma ha un difetto: la sua sensibilità è estrema. Un meccanismo è feminile e l’altro no. Marciare in tandem quindi è difficile. Funzionano meglio due meccanismi un po’ grossolani. Ma cosí hanno voluto gli Dei: i quali, del resto, hanno provveduto nel miglior modo che era loro possibile: con la costruzione in mezzo al mare, lontana dalle genti, dell’Isola dei Beati, dove eroi, poeti e belle donne andranno tutti d’accordo e anche con la grande fascia zodiacale, o con lo stellato cielo, dove stanno le creature elette, tanto maschili quanto femminili, che su questo orbe della terra non potevano avere degno albergo. Cosí, a un di presso, vi avrebbe parlato Galeno. Per colmo di sventura le spensierate Muse hanno fatto cadere sopra di voi i loro privilegi, e cosí voi dite bellissime sciocchezze come quando rappresentate la dama elegantissima, in veste di macellaia che scortica i magnanimi nepoti di Romolo. Vi confessiamo, o Catullo, che quel vostro ''glubit magnanimos Remi nepotes'', è cosí bello e nuovo che sembra vero. Sí, Catullo, le Muse vi furono tremendamente graziose. Voi avete<noinclude></noinclude> 2fayg4qy80lt14ojerew2ww368yttyp Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/160 108 526624 3874397 3873929 2026-08-20T15:39:17Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874397 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione|158|{{Sc|alfredo panzini}}|}}</noinclude> che si risente sanguinoso su la superficie dell’orbe popoloso. Oppure, se non è Clio, è Erostrato. Questo fanatico vanitoso uomo è preso da manie incendiarie. Il popolo, quando vede le fiamme levarsi dal tempio di Efeso, è preso lui pure da follia. Cosí dice anche il saggio Galeno. Dove voi, Catullo, avete torto è nel fare responsabile la dama. I tempi stanno maturando. Ma no, buon Catullo! Non fu lei a abbattere Roma: Roma sta crescendo di statue d’oro e di colonnati superbi per fiori marmorei: non la abbatté né Lesbia né Clodia. I belli Iddii, le mirabili Dee erano stanchi. Stavano per arrivare i grandi Ebrei assetati della irraggiungibile giustizia e insensibili a ogni altra bellezza.<noinclude></noinclude> s3puv7qzwyuhkv0nva3p0q9vq3434sl Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/179 108 526643 3874399 3871628 2026-08-20T15:41:16Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874399 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" /></noinclude>{{ct|f=90%|t=3|v=1|XXVII}} {{ct|f=150%|QUEL CHE FECE CATULLO}} {{Capolettera|S}}{{Sc|i}} doleva Catullo che gli Dei non avessero compassione di lui e non gli portassero nessun aiuto. Ma aiutati da te, o uomo! e un Dio ti aiuterà. Intanto comincia a non andare piú nei luoghi dove va lei, sta in casa, e alla peggio pensa di fare un gran viaggio lontano da Roma. Va a visitare le chiare città dell’Asia. Ci vuole, insomma, un atto energico. Catullo in definitiva deve giurare a Catullo che non vedrà mai piú, mai piú la Signora. E non facciamo giochi di compromesso con dei «se», dei «ma», del «se per caso». Un taglio netto, risolutivo, come fanno gli orientali quando è morto il loro signore. Si immergono la spada nel ventre e poi la fanno passare, tagliando sempre, da destra a sinistra. Se la tua Dea è morta, e tu tàgliati il ventre, e cosí sarai guarito. Ricordati, Catullo, diceva lui a se stesso, di non pencolare. Sta duro, tien duro; sta duro, durissimo, nel tuo proponimento. In verità, soffriva molto. E cominciò intanto a non uscir di casa, e si lasciò crescere la barba, e avverti gli amici<noinclude><references/></noinclude> lq7b7voxckhuwd3fyjh1fj04m5gyb04 Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/241 108 526654 3874374 3873455 2026-08-20T14:49:22Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874374 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="PapaYoung89" />{{RigaIntestazione||{{Sc|la modernità di panzini}}|239}}</noinclude> è narratore delicato non meno del De Marchi. Il Gian Giacomo del ''Libro dei morti''; la nobile madre che ne ''La cagna nera'' si riduce per il bene del figliolo in aspra miseria che assottiglia le sue carni e le rende la mano cosi smagrita e diafana «che l’anello nuziale si appoggiava obliquamente su l’osso del dito»; lo stesso protagonista de ''La cagna nera'' che impazzisce per aver creduto il Bene l’unica legge della vita; il piccolo Ninì che con la bicicletta folgorante nei lucidi raggi corre fra le tenebre e in un baleno, vincendo la paura, raggiunge la città ove risiede il medico che può salvare la nonna; il dolce bimbo che torna dal collegio e dopo aver letto i Vangeli con animo commosso scopre l’odio e il male dentro la sua casa, proprio nel momento in cui egli sta per credere al regno dei cieli come ad una regione non fantastica né staccata dalla terra: son tutte creature che il Panzini ama. È vero che egli ne relega l’ideale in un mondo superato (la virtù gli par che si possa ormai narrare come una fiaba), ma non contrappone a queste creature esseri corrotti. Qualcosa di umano egli fa sentire anche nell’attaccamento all’utile e però i suoi interessati non sono gli egoisti di cui parleranno più tardi altri narratori. Alfredo Panzini eredita dall’Ottocento la tendenza a guardar la vita nel suo effettivo svolgersi, quantunque gran parte della sua opera si allontani da quei principi di impersonalità che furono difesi dal Verga e dal Capuana. L’''io'' del Panzini non si oblia nel racconto, il quale è portato a divenire poesia quasi in ogni pagina. Ciò nondimeno, personaggi come Berenice del romanzo ''La pulcella senza pulcellaggio'', Miss Edith del romanzo ''La Madonna di Mamà'', la Dolly e Gian del romanzo ''Il padrone sono me'' e la protagonista dell’ultimo romanzo ''Il bacio di Lesbia'' appartengono ad una realtà che è stata esattamente osservata prima che la parola la esprimesse liricamente. Vi è però un Panzini oggettivo che tocca la perfezione nel finale de ''La cagna nera'' e che ne ''La biscia'' ha le migliori doti del Maupassant.<noinclude><references/></noinclude> 7xyorvmzo9wzob3wvysix0klmvgclyv 3874544 3874374 2026-08-21T07:48:33Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874544 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="PapaYoung89" />{{RigaIntestazione||{{Sc|la modernità di panzini}}|239}}</noinclude> è narratore delicato non meno del De Marchi. Il Gian Giacomo del ''Libro dei morti''; la nobile madre che ne ''La cagna nera'' si riduce per il bene del figliolo in aspra miseria che assottiglia le sue carni e le rende la mano cosí smagrita e diafana «che l’anello nuziale si appoggiava obliquamente su l’osso del dito»; lo stesso protagonista de ''La cagna nera'' che impazzisce per aver creduto il Bene l’unica legge della vita; il piccolo Ninì che con la bicicletta folgorante nei lucidi raggi corre fra le tenebre e in un baleno, vincendo la paura, raggiunge la città ove risiede il medico che può salvare la nonna; il dolce bimbo che torna dal collegio e dopo aver letto i Vangeli con animo commosso scopre l’odio e il male dentro la sua casa, proprio nel momento in cui egli sta per credere al regno dei cieli come ad una regione non fantastica né staccata dalla terra: son tutte creature che il Panzini ama. È vero che egli ne relega l’ideale in un mondo superato (la virtù gli par che si possa ormai narrare come una fiaba), ma non contrappone a queste creature esseri corrotti. Qualcosa di umano egli fa sentire anche nell’attaccamento all’utile e però i suoi interessati non sono gli egoisti di cui parleranno più tardi altri narratori. Alfredo Panzini eredita dall’Ottocento la tendenza a guardar la vita nel suo effettivo svolgersi, quantunque gran parte della sua opera si allontani da quei principi di impersonalità che furono difesi dal Verga e dal Capuana. L’''io'' del Panzini non si oblia nel racconto, il quale è portato a divenire poesia quasi in ogni pagina. Ciò nondimeno, personaggi come Berenice del romanzo ''La pulcella senza pulcellaggio'', Miss Edith del romanzo ''La Madonna di Mamà'', la Dolly e Gian del romanzo ''Il padrone sono me'' e la protagonista dell’ultimo romanzo ''Il bacio di Lesbia'' appartengono ad una realtà che è stata esattamente osservata prima che la parola la esprimesse liricamente. Vi è però un Panzini oggettivo che tocca la perfezione nel finale de ''La cagna nera'' e che ne ''La biscia'' ha le migliori doti del Maupassant.<noinclude><references/></noinclude> eruscwrcc1lhgnqf82lj9leewsgftt3 Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/234 108 526657 3874545 3873944 2026-08-21T07:49:39Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874545 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione|232|{{Sc|la modernità di panzini}}|}}</noinclude> incancellabili di vita, liberandoli dagli intralci dell’uso ordinario e mettendone in evidenza il lato rappresentativo. Nelle sue pagine il nuovo dell’espressione non è confuso con il deforme e nella scelta del vocabolo si sente la vitalità del popolo a cui sono affidati l’arricchimento e la difesa della lingua. Questa attualità non implica l’abolizione del classico, al quale invece, con il suo umore o con malizia sorridente, Alfredo Panzini ama non poche volte riferirsi per interpretare e trasfigurare la realtà moderna. Ricordate il personaggio del ''Mondo è rotondo'', quel Beatus che si rifugia nel gabinetto di un vagone ferroviario, ove in tempo di guerra l’acqua del temporale gocciola sul capo dei viaggiatori, come dalla volta di un’umida caverna? Beatus si avvicina ai rubinetti e pensa che in tempo di pace essi versavano «con cortesia» ed in tutte le lingue: ''warm'', ''kalt'', acqua fredda e calda «come la fonte presso Troia». In un altro romanzo è il nome di Berenice, caro alla poesia antica, che fa scoprir la chioma leggera e viva di una fanciulla: «I capelli di lei, appena la mano li lisciava, si ravvolgevano in su da per loro come fossero stati di elastico; e bastava poi che ella avesse dato ai capelli un piccolo colpo della mano, perché essi, tutti ubbidienti, andassero ad attorcigliarsi attorno alla nuca, come una serpe che si rinserri misteriosa entro le sue spire». Cosí nel gusto del reale hai anche il gusto di una cultura che appartiene (e il futurismo la proclamava morta!) proprio alla scuola. Ma non a quel mondo chiuso e ristretto ove per quarant’anni di carriera professorale al nostro scrittore è parso di vivere, simile a un farmacista o ad un droghiere, dentro una botteguccia oscura. Questa scuola fu passata in novella per l’appunto dal Panzini ed ispirò il racconto «Le ostriche di San Damiano», in cui al severo insegnante, si rendono onori inattesi e si attestano perfino obblighi di riconoscenza dall’alunno che egli ha bocciato. La vera scuola noi l’abbiamo veduta sul colle dell’Osservanza ed è presentata nelle pagine che {{Pt|rie-|}}<noinclude></noinclude> q2cky47ox2thuht93mu64xpojb8o06t Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/235 108 526658 3874390 3873945 2026-08-20T15:26:26Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874390 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione||{{Sc|la modernità di panzini}}|233}}</noinclude> {{Pt|vocano|rievocano}} il ginnasio di Castellammare di Stabia, dove il Panzini poteva far tutto a suo modo, spiegare il ''De bello gallico'', pigliare un film dal latino nudo e serrato di Cesare e svilupparlo sullo schermo della immaginativa dei discepoli. E che viaggi, quali palpiti in quelle lezioni! («''Divus Julius Caesar'', suoni di liuti e di tube giungono ancora a noi da quelle tue favolose imprese, e il nostro cuore palpita di antica passione»). Poi, per passar mattana e vincere malinconia, il bidello gli faceva trovare un ciucciariello sellato: «uno per me, e uno per lui, e cosí andavamo in quei troppo ai miei occhi smaglianti tramonti, lungo quel troppo azzurro Mare Tirreno, a Vico, a Sorrento, o su a Quisisana e a Gragnano, dove rivedo ancora i festoni degli spaghetti, e delle lasagne ad asciugare per le vie, e il rubino saporitissimo: io don Chisciotte e il bidello Sancio». Dei ''reisebilder'' panziniani, che cominciano nelle ''Piccole storie del mondo grande'' e si perfezionano ne ''La lanterna di Diogene'' e nel ''Viaggio di un povero letterato'', il più noto è il secondo. Comparve nel 1909 ed insieme con le ''Faville'' di Gabriele d’Annunzio diede i primi saggi del lirismo frammentario che fu più tardi il genere preferito dagli scrittori nuovi, i quali cercarono la poesia soltanto nell’attimo e nell’impressione. Il frammento del Panzini non rinnega l’umanità del Carducci, ma resta a fiore di quel panismo che sente l’universo come il gran tutto in cui rientrerà la nostra vita operosa: {{smaller|Il mare vicino faceva anelare i pioppi stormendo, come un respiro fresco dopo l’afa diurna. Sentii il colore della luce, calda come d’oriente, che il sole dona con speciale munificenza a quell’angolo ignoto di terra, e mi sorrise l’illusione che essa debba arrivare anche a quelli che giacciono sotto terra, e le tenebre ne siano consolate: mi parve (o sogno, dono di Dio!) che riposando un di sotto quelle glebe natie, udrò ancora il susurro del mare.}} Anziché la sensazione spoglia e la parola viva e aderente che ritrae le cose con gioia pittorica, hai qui il subito risolversi dell’armonia del periodo in un ritmo puro e universo che segna i vari momenti dell’{{Pt|emozio-|}}<noinclude></noinclude> 6nr946omddc29y7iztf0ahpsnuqrfso Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/237 108 526660 3874543 3873948 2026-08-21T07:47:48Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874543 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione||{{Sc|la modernità di panzini}}|235}}</noinclude> Questa lirica ha però la durata dell’onda che, appena è alta e splendida, volge alla riva. La sua riva, cioè la prosa, è costituita dall’umorismo che in poche righe mette in fila, per esempio (vedi il {{Sc|i}}° cap. di ''Santippe''), la Croce da cui pendeva «un sublime morto»; il culto per Cristo che si fa esteriore perché gli uomini (e qui spunta il Carducci) non vogliono anticipare sotto il sole il regno delle tenebre; l’invenzione dei campanelli elettrici, delle macchine per cucire, dei caloriferi, delle ghiacciaie, nonché dei grammofoni, degli aeroplani, delle votazioni politiche, del socialismo, della burocrazia e della ...macchina per ammazzare. Tutto per far sorridere, ma con quello spirito che si soleva, un tempo, definir borghese e che nella maggior parte dei casi è gratuito. L’umorismo «in libertà» del Panzini si riscontra (chi lo crederebbe?) anche nelle pagine, ispirate e dolorose, sul camposanto «ove nacquero le Myricae». Lí, mentre parla dell’uccisione di Ruggero Pascoli, che è il tema tragico de «La cavallina storna», lo scrittore pensa al dialogo fra Perpetua e Don Abbondio. «Mi ricordai allora di Perpetua che diceva al pauroso Don Abbondio: — Le schioppettate non si dànno come confetti: e guai se questi cani dovessero mordere tutte le volte che abbaiano. — Dicea però Don Abbondio: — Quando mi fosse toccata una schioppettata nella schiena, Dio liberi I l’arcivescovo me la leverebbe? —» Si traggano pure da tali battute le conclusioni che desidera il Panzini. Quella che qui non ci voleva è l’ombra di Don Abbondio che, in qualunque modo venga rievocata, non può non essere comica. È veramente strano che compaia in un luogo ov’è dominatrice la morte. Anziché Perpetua qui piace trovare la popolana silenziosa che procede lenta lungo il viale; e più dell’accenno al curato pauroso giova il ricordo del vecchio sacerdote, che raccontò la fine di Ruggero Pascoli ed amava la Patria attraverso gli autori del Trecento. «Era una Patria infantile e dolce come un periodo del Cavalca!» Ma l’umorismo panziniano non manca di momenti felici. Il viaggio nella<noinclude></noinclude> q60suxnu2vbnoqrzdsu3lpy7es7qy9m Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/238 108 526661 3874391 3873953 2026-08-20T15:28:42Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874391 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione|236|{{Sc|la modernità di panzini}}|}}</noinclude> «terra dei santi e dei poeti» (cfr. le «Piccole storie del mondo grande») s’inizia con questa avventura: «Sul più bello delle nostre conversazioni la mia bicicletta detonò come una santa Barbara e il Pasini mi vide d’un tratto scomparire in una nube di polvere come fossi stato una deità omerica. La pneumatica posteriore era scoppiata!» Qualche volta il modello del Panzini è la prosa di Heine. Noi l’awertiamo (si veda «La lanterna di Diogene») allorché, nel riattraversar le Alpi, lo scrittore denuncia la pesantezza di tutti i ''verboten'' che lo «avevano inimicato alla legge» e, lasciato il «mondo dei monti senza fine», le sprofondate valli che paiono baratri, le selve dei pini neri e le falde smeraldine che salgono in alto a rubare il cielo, tocca Goeschenen ove con le lagrime agli occhi scorge i sottili binari che portano in Italia, verso l’autentico azzurro aperto e sorridente. Nello stesso brano, all’ironia di Heine segue poi l’accento epico del Carducci: {{smaller|Quando salii il colle di Superga cadeva il sole del luglio, anche allora. Fra me e la cerchia cinerea delle Alpi correvano i fiumi come trame argentee di un abito di fata invisibile: invisibile la fata, ma il dolce piano - dall’alpestre roccia onde, Po, tu labi e su cui l’aquila stride - alla torre di Teodorico presso il dolce mare, tutto si discopriva: onde io cominciai a ripetere: «lo dolce piano che da Vercelli a Marcabò dichina». E lo andava dicendo quel verso come una devota orazione.}} {{smaller|E allora anche quella gran mole, lì presso, delle tombe dei re di Savoia mi si trasmutò in una bella e nobile fantasia; e confondendosi con i guerreschi monumenti che sono in Torino, io vidi una ferrea spada sopra a quell’Alpe per difesa di quel dolce piano che Dio sembrò aver creato per la pace e la felicità degli uomini, e gli uomini trasmutarono nel campo prediletto della loro sanguinosa guerra.}} E il ''reisebild'' torna al Carducci non appena, in vista del Po di Primaro, sente nelle acque i versi della Francesca di Dante: «Passò un brivido di epopea: io sentii i fatti della storia unirsi nel vano del tempo, e reclinai il capo». In quest’arte dai periodi brevi, felicemente pensati e<noinclude></noinclude> q4z9j48dh9p1cggcbpwfp79e0lsck00 3874546 3874391 2026-08-21T07:51:36Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874546 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione|236|{{Sc|la modernità di panzini}}|}}</noinclude> «terra dei santi e dei poeti» (cfr. le «Piccole storie del mondo grande») s’inizia con questa avventura: «Sul più bello delle nostre conversazioni la mia bicicletta detonò come una santa Barbara e il Pasini mi vide d’un tratto scomparire in una nube di polvere come fossi stato una deità omerica. La pneumatica posteriore era scoppiata!» Qualche volta il modello del Panzini è la prosa di Heine. Noi l’awertiamo (si veda «La lanterna di Diogene») allorché, nel riattraversar le Alpi, lo scrittore denuncia la pesantezza di tutti i ''verboten'' che lo «avevano inimicato alla legge» e, lasciato il «mondo dei monti senza fine», le sprofondate valli che paiono baratri, le selve dei pini neri e le falde smeraldine che salgono in alto a rubare il cielo, tocca Goeschenen ove con le lagrime agli occhi scorge i sottili binari che portano in Italia, verso l’autentico azzurro aperto e sorridente. Nello stesso brano, all’ironia di Heine segue poi l’accento epico del Carducci: {{smaller|Quando salii il colle di Superga cadeva il sole del luglio, anche allora. Fra me e la cerchia cinerea delle Alpi correvano i fiumi come trame argentee di un abito di fata invisibile: invisibile la fata, ma il dolce piano —dall’alpestre roccia onde, Po, tu labi e su cui l’aquila stride - alla torre di Teodorico presso il dolce mare, tutto si discopriva: onde io cominciai a ripetere: «lo dolce piano che da Vercelli a Marcabò dichina». E lo andava dicendo quel verso come una devota orazione.}} {{smaller|E allora anche quella gran mole, lì presso, delle tombe dei re di Savoia mi si trasmutò in una bella e nobile fantasia; e confondendosi con i guerreschi monumenti che sono in Torino, io vidi una ferrea spada sopra a quell’Alpe per difesa di quel dolce piano che Dio sembrò aver creato per la pace e la felicità degli uomini, e gli uomini trasmutarono nel campo prediletto della loro sanguinosa guerra.}} E il ''reisebild'' torna al Carducci non appena, in vista del Po di Primaro, sente nelle acque i versi della Francesca di Dante: «Passò un brivido di epopea: io sentii i fatti della storia unirsi nel vano del tempo, e reclinai il capo». In quest’arte dai periodi brevi, felicemente pensati e<noinclude></noinclude> p3hyja6yi09n6ppad49hsd9azam4exl 3874547 3874546 2026-08-21T07:52:18Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874547 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione|236|{{Sc|la modernità di panzini}}|}}</noinclude> «terra dei santi e dei poeti» (cfr. le «Piccole storie del mondo grande») s’inizia con questa avventura: «Sul più bello delle nostre conversazioni la mia bicicletta detonò come una santa Barbara e il Pasini mi vide d’un tratto scomparire in una nube di polvere come fossi stato una deità omerica. La pneumatica posteriore era scoppiata!» Qualche volta il modello del Panzini è la prosa di Heine. Noi l’awertiamo (si veda «La lanterna di Diogene») allorché, nel riattraversar le Alpi, lo scrittore denuncia la pesantezza di tutti i ''verboten'' che lo «avevano inimicato alla legge» e, lasciato il «mondo dei monti senza fine», le sprofondate valli che paiono baratri, le selve dei pini neri e le falde smeraldine che salgono in alto a rubare il cielo, tocca Goeschenen ove con le lagrime agli occhi scorge i sottili binari che portano in Italia, verso l’autentico azzurro aperto e sorridente. Nello stesso brano, all’ironia di Heine segue poi l’accento epico del Carducci: {{smaller|Quando salii il colle di Superga cadeva il sole del luglio, anche allora. Fra me e la cerchia cinerea delle Alpi correvano i fiumi come trame argentee di un abito di fata invisibile: invisibile la fata, ma il dolce piano — dall’alpestre roccia onde, Po, tu labi e su cui l’aquila stride - alla torre di Teodorico presso il dolce mare, tutto si discopriva: onde io cominciai a ripetere: «lo dolce piano che da Vercelli a Marcabò dichina». E lo andava dicendo quel verso come una devota orazione.}} {{smaller|E allora anche quella gran mole, lì presso, delle tombe dei re di Savoia mi si trasmutò in una bella e nobile fantasia; e confondendosi con i guerreschi monumenti che sono in Torino, io vidi una ferrea spada sopra a quell’Alpe per difesa di quel dolce piano che Dio sembrò aver creato per la pace e la felicità degli uomini, e gli uomini trasmutarono nel campo prediletto della loro sanguinosa guerra.}} E il ''reisebild'' torna al Carducci non appena, in vista del Po di Primaro, sente nelle acque i versi della Francesca di Dante: «Passò un brivido di epopea: io sentii i fatti della storia unirsi nel vano del tempo, e reclinai il capo». In quest’arte dai periodi brevi, felicemente pensati e<noinclude></noinclude> 634baegf0ghlq3qg9dtweaxkfsvz4fm 3874548 3874547 2026-08-21T07:53:52Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874548 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione|236|{{Sc|la modernità di panzini}}|}}</noinclude> «terra dei santi e dei poeti» (cfr. le «Piccole storie del mondo grande») s’inizia con questa avventura: «Sul più bello delle nostre conversazioni la mia bicicletta detonò come una santa Barbara e il Pasini mi vide d’un tratto scomparire in una nube di polvere come fossi stato una deità omerica. La pneumatica posteriore era scoppiata!» Qualche volta il modello del Panzini è la prosa di Heine. Noi l’awertiamo (si veda «La lanterna di Diogene») allorché, nel riattraversar le Alpi, lo scrittore denuncia la pesantezza di tutti i ''verboten'' che lo «avevano inimicato alla legge» e, lasciato il «mondo dei monti senza fine», le sprofondate valli che paiono baratri, le selve dei pini neri e le falde smeraldine che salgono in alto a rubare il cielo, tocca Goeschenen ove con le lagrime agli occhi scorge i sottili binari che portano in Italia, verso l’autentico azzurro aperto e sorridente. Nello stesso brano, all’ironia di Heine segue poi l’accento epico del Carducci: {{smaller|Quando salii il colle di Superga cadeva il sole del luglio, anche allora. Fra me e la cerchia cinerea delle Alpi correvano i fiumi come trame argentee di un abito di fata invisibile: invisibile la fata, ma il dolce piano — dall’alpestre roccia onde, Po, tu labi e su cui l’aquila stride — alla torre di Teodorico presso il dolce mare, tutto si discopriva: onde io cominciai a ripetere: «lo dolce piano che da Vercelli a Marcabò dichina». E lo andava dicendo quel verso come una devota orazione.}} {{smaller|E allora anche quella gran mole, lì presso, delle tombe dei re di Savoia mi si trasmutò in una bella e nobile fantasia; e confondendosi con i guerreschi monumenti che sono in Torino, io vidi una ferrea spada sopra a quell’Alpe per difesa di quel dolce piano che Dio sembrò aver creato per la pace e la felicità degli uomini, e gli uomini trasmutarono nel campo prediletto della loro sanguinosa guerra.}} E il ''reisebild'' torna al Carducci non appena, in vista del Po di Primaro, sente nelle acque i versi della Francesca di Dante: «Passò un brivido di epopea: io sentii i fatti della storia unirsi nel vano del tempo, e reclinai il capo». In quest’arte dai periodi brevi, felicemente pensati e<noinclude></noinclude> 9zgivn4mh7ija8nwytgy9w29c9da36j Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/181 108 530562 3874401 3871630 2026-08-20T15:48:39Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874401 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il bacio di lesbia}}|179|}}</noinclude> non ti pregherà più. Allora tu ben ti pentirai quando non sarai più pregata. Ahimè per te, cattiva che sei! Che vita sarà la tua? Se io non vengo a te, chi verrà che ti ami come me? A chi sembrerai cosí bella come sembri a me? Chi sarà il tuo amante? Di chi dirai tu di essere amante? A chi darai i tuoi baci, a chi morderai coi baci le labbra?». Quando si fu accorto di queste incongruenze, diede ordine al cameriere di bèrselo lui il falerno, o di buttarlo via. Strappò una bellissima toga cosí da rendere impossibile l’uscir decoroso di casa. Queste dicerie su Catullo erano intanto arrivate agli orecchi di Clodia, alla quale Catullo aveva, per tal modo, fatto la peggiore villania che uomo possa fare a signora di mondo. Una delle faccende piú intime e delicate che ogni donna conosce già per istinto, ma che fu poi trattata dottamente da [[Autore:Publio Ovidio Nasone|Ovidio]] nei suoi Amores, consiste nel tempo, nel modo, nel luogo dell’abbandono che la donna amante fa dell’uomo amante. Una donna, specie di gran vita galante, è lei che pianta, e non si fa piantare. È lei che sa quando, e come, e dove, e se pianterà. Una donna poi, oltre che bella, anche intelligente, non si farà mai battere su questo terreno: ne uscirebbe disonorata {{Pt|co-|}}<noinclude></noinclude> 2vxwlafff8ehlsmmkj6n6qg7nv3s2di Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/201 108 530593 3874536 3871674 2026-08-21T07:15:40Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874536 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il bacio di lesbia}}|199}}</noinclude> parole. Ditele che sia felice con i suoi amanti. Ne abbraccia trecento, non ne ama nessuno; a tutti lei rompe il filo della schiena. No, non speri che io l’ami come prima. Il mio amore è morto come fiore al margine del campo. Passò l’aratro, toccò il fiore, e il fiore è morto per sempre». — Che mascalzone! — disse la dama. — Già è sempre stato una testa bislacca. Clodia ora si fissava sul mare. Andò a uno stipo di fine intarsio, aprí con chiave d’oro: dentro erano i codicilli, le nugelle, le lepidezze, le sciocchezze, i pianti, i compianti di lui. A uno a uno li raccoglieva, li leggeva. Scoteva ogni tanto la testa e leggeva. Un bigliettino diceva: «...che se anche questo povero Catullo da solo non ti basta, sopporteremo di nostra donna i furti di fedeltà. Ma almeno un po’ di pudore». Un altro biglietto diceva: «Nessuna donna può dire di essere stata sinceramente amata quanto Lesbia fu amata da me. Nessuna fede fu mai tanto grande per sacramento d’amore quanta se ne trova nell’amore dell’anima mia verso di te. Oh, non dell’anima tua verso di me!». Un altro biglietto diceva: «A questo, Lesbia, per tuo e per mio amore mi sono ridotto, e cosí è perduto il mio onore: che non ti potrei voler bene se anche tu diventassi donna<noinclude></noinclude> j5jor21e769nzzlyvthsjpexqsqrwl0 Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/207 108 530598 3874537 3871800 2026-08-21T07:16:02Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874537 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il bacio di lesbia}}|205}}</noinclude> serpenti; balzò al tepore del tempo nuovo il cuore di Catullo, e gran desío gli viene di volar via e visitare il mondo. Presto, presto! Andiamo a vedere il mondo. Perché il mondo è cosí bello, cosí elegante, cosí puro, come hanno detto i Greci che lo hanno chiamato «cosmos» e i Romani lo hanno chiamato «mondo», che pur vuol dire: adorno e bello. Visiteremo, lui dice, le luminose città dell’Asia: claras Asiae urbes! Sorgono quelle città a specchio dei mari; hanno templi e edifici armoniosi, sorretti da colonne umane e fiorite. Visiteremo Lesbo, dove la divina [[autore: Saffo|Saffo]] commosse col plettro le corde della sua cetra armoniosa. Visiteremo Ilion dove Eléne trasse dietro il suo peplo gli uomini in lunga battaglia. Vedremo Rodi dalle fresche sorgenti dove il cielo non è mai nuvoloso. Le vie e le mura di Rodi non hanno al mondo chi le pareggi. Alta di settanta cubiti si eleva la {{w|Colosso di Rodi|statua di Apolline}}. Vedremo Creta coi boschi di cipressi avidi di sole. Vedremo Sibari e Metaponto, città fiorite. Risaliremo l’Adriatico dove l’onda profonda ricama isole e costiere: arriveremo alla città di Spina dove i beati Etruschi mangiano grasse anguille e vuotano anfore elleniche di vino di<noinclude></noinclude> 84t3rf4kprzbb38mxcgxyjrdszincfc Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/220 108 530609 3874538 3871881 2026-08-21T07:16:24Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874538 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|218|{{Sc|alfredo panzini}}|}}</noinclude> che tu pur essendo in Bitinia, non sappia quel che c’è di nuovo a Roma? — Che volete che io sappia? È tanto tempo che la mia nave mi porta per mare. Ho ancora il giro del mondo per la testa: le vele gonfie del mio fasello forse hanno passato le colonne d’Èrcole, forse ho visto nuove stelle dell’altro polo. Chi ne sa niente? Andando per mari ed oceani, le cose della terra mi sono scomparse, e di essere qui mi pare un sogno, perciò vi domando: quid novi da Roma? E un altro amico disse ridendo: — Nuova moda per le dame: le scortille e anche le matrone hanno adottato il color biondo; portano parrucche flave e rubre. È tutto un rosseggiare. Un altro amico, pure ridendo, aggiunse: — Vuoi sapere che c’è di nuovo a Roma? Tutte le donne sono giovani e belle. La sera si fanno il massaggio alla faccia con canfora e cinnamomo. Al mattino si levano quella crema. Con cinabro e con erbe orientali si fanno la faccia; e son tutte uguali. Tu, Catullo, ci perderesti i tuoi epigrammi sui nasi belli e sui nasi storti; sui piedi graziosi e sui piedi piatti. — I miei epigrammi son tutti morti, — rispose Catullo. — Quando vidi che la grassa Bitinia se l’era tutta mangiata il pretore Memmio Gemello, dissi fra me: già che siamo vicini<noinclude></noinclude> 8szf3wpf3712ythoxcywr0a484jxuvh Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/223 108 530612 3874540 3871886 2026-08-21T07:17:08Z Carbonchiolo 81333 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874540 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il bacio di lesbia}}|221}}</noinclude>— Sí, veramente, un crudele destino, — esclamò il poeta Cecilio —. E aveva pur studiato la natura degli Dei! Si vede che gli Dei non amano che i mortali osino pur di indagare quale sia la natura degli immortali. Un altro disse: — E pensare che Marco Tullio poteva finalmente aver pace, e attendere ai suoi cari studii senza perturbazioni. Quel prepotente che mai gli dava requie, è morto. — Clodio è morto? — balzò a dire Catullo. — Non lo sapevate? Credevamo che lo sapeste, Catullo. Lo hanno ammazzato presso Boville, proprio su la via Appia del suo antenato. Qui sorse discussione fra gli amici. Chi disse: «ben gli sta»; chi disse: «era la fine che doveva fare». Chi disse: «un degenerato di grande stirpe». Chi disse: «era molto amato dal popolo». Chi aggiunse: «dalla feccia del popolo». Chi disse: «tanto è vero che il discorso che Cicerone fece in difesa di Milone non lo poté proferire per intero nel forum, sí il popolo tumultó. La leggeranno i posteri quell’orazione». Chi disse: «feccia? Degenerato? Secondo si intende. Non è da tutti essere amati, sia pur dalla feccia». E infine uno disse:<noinclude></noinclude> 5et6dz8g3090zr67unlk0roh3brwv4z Pagina:Guasti - Sigilli pratesi.djvu/38 108 532636 3874424 3136756 2026-08-20T16:14:49Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3874424 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||— 30 —|}}</noinclude> ''{{Pt|dandum|emendandum}} corigendum et addendum''; quando i Pratesi nel marzo del 1284 riformavano il loro Constituto, a onore del serenissimo re Carlo I e di Parte Guelfa<ref>''Statuta tempore regis Karuli''. Frammento dei sei Libri, nell’Archivio del Comune di Prato.</ref>. Quando poi il Vicario imperiale (e dovett’essere quel Prinzivalle dal Fiesco, di cui parla il {{AutoreCitato|Giovanni Villani|Villani}} al cap. 115 del libro VII) venne in Toscana per chiedere il giuramento di fedeltà a Rodolfo re de’ Romani, Prato gli mandò due ambasciatori, che furono messer Convenevole giudice e messer Guido de’ Migliorati<ref>{{Sc|{{AutoreCitato|Giovambattista Casotti|Casotti G. B.}}}}, ''{{TestoAssente|Ragionamento istorico dell’origine, de’ progressi e dello stato presente della Città di Prato}}''; in ''Raccolta Calogeriana'', vol. 1, pag. 299: e cita i ''Diurni'' dell’Archivio municipale.</ref>; i quali, non che confessare il vassallaggio, dichiararono: ''Comune Prati non erat eius conditionis, cuius sunt alia Comunia Thusciae; quia Comune et terra Prati fuit emptum tamquam emitur equus et campus''. Ma chi crederebbe che un erudito Colombario volesse trovare in questa risposta la spiegazione del Sigillo<ref>''Annali'' ms., vol. IX, 168, 195.</ref>? E, quando mai, dov’è nel Sigillo l’''equus?'' A me pare o un asino o un bel mulo. Un’altra carta si conserva nel Diplomatico Fiorentino (proveniente dall’Arte de’ Mercatanti), ed è de’ 24 novembre 1282; nella quale Convenevole da Prato, giudice delle appellagioni, sentenzia in favore di Primerano del fu Cuccio del popolo di Santa Maria sopra Porta. § 4. Un Convenevole giudice e figliuolo di messer Acconcio rogava nel 1302; e una sua carta pubblicherò parimente illustrando il Sigillo di Sant’Anna. A questo Convenevole si fermò il {{AutoreCitato|Lorenzo Mehus|Mehus}}<ref>''Vita Ambrosii Traversarii'', pag. 195 e seg.</ref> parlando del Grammatico, e ne fece tutt’uno: ma il Mehus sbagliò. Così non credo che sia il Grammatico quel ''ser Convenevole'', che si trova registrato fra i primi fratelli della Compagnia<noinclude></noinclude> eywo3vro59ed6wer9xpov2996nz0m82 Pagina:Cena - Homo.djvu/79 108 559887 3874414 3447264 2026-08-20T16:07:55Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3874414 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" /></noinclude>{{ct|f=100%|v=1|t=3|'''L’appello.'''}} {{a destra|s=font-size:85%|Cui mundus est patria.{{spazi|5}}<br/>{{Sc|{{AutoreCitato|Giordano Bruno|Bruno}}.}}}} <poem> Il profugo sostò presso il confine ond’uscì giovinetto a le venture. Ecco le verdi valli e le pianure digradanti co’ fiumi a le marine. Terra, che nutri primogeniture invide, trafficanti, fra meschine trame di guerre e paci, le rovine sacre delle paterne sepolture! Chi chiama? Àrmano a guardia degli scrigni popolo contro popolo i mercanti. «A l’armi!» urla un lor capo tremebondo. — A le vanghe, a le macchine, a gli ordigni trasmutatori della vita, o erranti italïoti ai quali patria è il mondo! </poem><noinclude>{{PieDiPagina||— 69 —|}}</noinclude> e378rtwhz492gborxacko0s2ksxmsem Template:PAGES NOT PROOFREAD 10 753893 3874527 3874176 2026-08-21T06:59:42Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3874527 wikitext text/x-wiki 92373 hsh5blpp35kvyzq5d0myscpdi3r87ye Template:ALL PAGES 10 753894 3874528 3874177 2026-08-21T06:59:52Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3874528 wikitext text/x-wiki 629473 de0zkva73dwhqfqicc8kuqeks7q8chw Template:PR TEXTS 10 753895 3874529 3874178 2026-08-21T07:00:02Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3874529 wikitext text/x-wiki 85611 eagwbnwmzmtmn1xai3a8whbifs8rffh Template:ALL TEXTS 10 753896 3874530 3874179 2026-08-21T07:00:12Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3874530 wikitext text/x-wiki 107423 bd27jsyy9w8rgnn4soqwxa1kd2d3sz7 Template:PR PERCENT 10 753897 3874531 3872296 2026-08-21T07:00:22Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3874531 wikitext text/x-wiki 79.70 ts2d9lvjm19qaivax2nokkpewiaehjf Pagina:L'elemento germanico nella lingua italiana.djvu/109 108 797784 3874429 3238198 2026-08-20T16:17:46Z Cruccone 53 3874429 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||{{Sc|catafalco — chiacchiera.}}|81|riga=si}}</noinclude>{{nop}} {{§|Catafalco|{{type|f=120%|'''Catafalco,'''}}}} edifizio posticcio che s’innalza in chiesa per funerali ({{AutoreCitato|Giorgio Vasari|Vasari}}). Collo sp. ''cadafalso, cadahalso, cadalso'', prov. ''cadafalc'', vall. ''carafal'', afr. ''escadafaut, cadefaut, chafaut'', fr. ''catafalque, echafaut'', m. ol. ''scafaut'', n. at. ''scaffot'', viene da ''catafalco'', composto del vb. sp. ''catar'', vedere (v. {{AutoreCitato|Friedrich Christian Diez|Diez}}, ''Etym. Wörterb''. I, 118), e di ''falco'', pronuncia ger. di ''palco''. Quindi significherebbe propriamente “palco fatto per esser visto”. È noto poi che ''palco'' è parola d’orig. ger. Altri proposero un t. ''schauhaus'', casa in veduta, od ol. ''schauvot'' = t. ''schaufass''; ma c’è troppa disparità di forma. {{§|Cazza|{{type|f=120%|'''Cazza,'''}}}} vaso di ferro con manico per attingere acqua dalla secchia ({{AutoreCitato|Pietro de' Crescenzi|Crescenzi}}). Dall’aat. ''chezzin, chezzi, chezze'', mat. ''chezzi'', anrd. ''kati'', tm. ''Kessel'', fiam. ''ketel'', caldaia, paiuolo. Il Gloss. Vien. di {{Wl|Q76938|Hoffmann}} ci offre ''gazza'' = cucchiaio. Però queste forme ger. erano venute già dal l. ''catinus'' [sans. ''kathina'' = pentola], come dal l. ''catillus'' s’eran svolte le altre forme ger. ''chezil, chezzil, chezzel''. Il fr. ne ha tratto ''casse, casserole'', cat. ''cassa'', sp. ''cazo, casuela''. Der.: ''cazzaruola, cazzetta, cazzuola. Casseruola'' proviene immediatamente dal fr. ''casserole''. {{§|Celia|{{type|f=120%|'''Celia,'''}}}} scherzo non offensivo ({{AutoreCitato|Lorenzo Lippi|Lippi}}, {{TestoCitato|Malmantile racquistato|''Malmant''.}}). Si fa venire dall’aat. ''scëlah'' [gen. ''scëlhes, scëlawes, schëlwes''] ''scëleh, scëlch, scileh'', mat. ''schëlch, schël'', tm. ''scheel'', piegato, obbliquo, che ha l’occhio rivolto da una parte. Pare fosse applicato a significare lo sguardo con cui nel parlare ad una persona, s’accenna agli altri per burlarla. È un senso alquanto stiracchiato; ma è pur sempre derivazione più verisimile che quella dal l. ''cilium'', ciglio, venez. ''zegia''. Il got. * ''skilhwa, skilga'', preger. * ''skelko, skëlqo'', donde anche ags. ''sceolh'', anrd. ''skjalgr'', col gr. σκολίος, adunco, storto, non ispiegano a sufficienza foneticamente le forme ger.; perciò il {{AutoreCitato|Friedrich Kluge|Kluge}} crede che a fondamento del ger. e del gr. stia una rad. ''skel''. Deriv.: ''celiaccia, celiare, celiatore, celione''. {{§|Chiacchiera|{{type|f=120%|'''Chiacchiera,'''}}}} ciarla, cicaleccio ({{AutoreCitato|Ludovico Ariosto|Ariosto}}, {{AutoreCitato|Benvenuto Cellini|Cellini}}, ecc.). Dal suono onomatopeico ''clac'' si formò il mat. ''klac'',<noinclude>{{PieDiPagina|||6{{spazi|5}}}} [[Categoria:Pagine con testo greco]]</noinclude> bea2e6abz5l4foldkeje0kc6l9fiyy2 Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume IV - L'uomo solo, Verona, Mondadori, 1955.pdf/164 108 950939 3874323 3464655 2026-08-20T13:32:06Z Candalua 1675 3874323 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|160|luigi pirandello|}}</noinclude> Qualche amico gli aveva proposto di scappar via con lui in America? — ''All’erta, sentinellàaa!'' — ''All’erta stòòò!'' E chi era piú lui, adesso? Ecco qua: uno che faceva schifo, propriamente schifo, a sé stesso, se si paragonava a quello che avrebbe potuto e dovuto essere. Un gran pittore! Sissignori: mica di quelli che dipingono per dipingere... alberi e case... montagne e marine... fiumi, giardini e donne nude. Idee voleva dipingere lui; idee vive, in vivi corpi di immagini. Come i grandi! Bevuto... eh, un tantino sí, aveva bevuto. Ma tuttavia, parlava bene. — Nardino, parli bene. Nardino. Sua moglie lo chiamava cosí, ''Nardino''. Perdio, ci voleva coraggio! Un nome come il suo: Bernardo Morasco, divenuto in bocca a sua moglie ''Nardino''. Ma, povera donna, cosí lo capiva lei... ''ino'', ''ino''... ''ino'', ''ino''... E Bernardo Morasco, passando il ponte, da Ripetta al Lungotevere dei Mellini, si rincalcò con una manata il cappellaccio su la folta chioma riccioluta, già brizzolata, e piantò gli occhi sbarrati ilari parlanti in faccia a una povera signora attempatella, che gli passava accanto, seguita da un barboncino nero, lacrimoso, che reggeva in bocca un involto. La signora sussultò dallo spavento e al barboncino cadde di bocca l’involto.<noinclude></noinclude> 5qj6j98kx2kbr0log5mktds6fc1wl83 Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume IV - L'uomo solo, Verona, Mondadori, 1955.pdf/171 108 950947 3874324 3464665 2026-08-20T13:45:05Z Candalua 1675 3874324 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||il coppo|167}}</noinclude>la malinconia di Bernardo Morasco. Ah, chi gli levava piú dalle spalle quei venti anni di galera, perché anche lui potesse godere di quella delizia? Quand’anche fosse riuscito a rinnovarsi l’animo cacciandone via tutti i ricordi che ormai sempre gli avrebbero amareggiato lo scarso piacere di vivere, come avrebbe potuto rinnovarsi il corpo già logoro? Come andar piú con quel corpo in cerca d’amore? Senza amore, senz’altro bene era passata per lui la vita, che poteva, oh sí, poteva esser bella! E tra poco sarebbe finita... E nessuna traccia sarebbe rimasta di lui, che pure aveva un tempo sognato d’avere in sé la potenza di dare un’espressione nuova, un’espressione sua alle cose... Ah, che! Vanità! Quel coppo che il fiume del tempo faceva girare, tuffare nell’acqua, per non prendere che acqua... Tutt’a un tratto, s’alzò. Appena in piedi, gli parve strano che si fosse alzato. Avvertí che non si era alzato da sé, ma che era stato messo in piedi da una spinta interiore, non sua, forse di quel pensiero riposto, come in agguato dentro di lui, da tanti anni. Era dunque venuto il momento? Si guardò attorno. Non c’era nessuno. C’era il silenzio che, formidabilmente sospeso, attendeva il fruscio dell’erba a un primo passo di lui verso il fiume. E c’erano tutti quei fili d’erba, che sarebbero rimasti lí, tali e quali, sotto il chiarore umido e blando della luna, anche dopo la sua scomparsa da quella scena.<noinclude></noinclude> cnsikngh982af3zpuacfeq31dddgpmm Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume IV - L'uomo solo, Verona, Mondadori, 1955.pdf/181 108 950957 3874338 3464686 2026-08-20T14:08:38Z Candalua 1675 3874338 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||la trappola|177}}</noinclude>gli somiglino e facciano tutti quegli attucci che lui non può più fare. È uno spasso lavar la faccia ai piccoli morti, che non sanno ancora d’esser presi in trappola, e pettinarli e portarseli a spassino. Dunque, veniva qua. — Mi figuro, — diceva con gli occhi bassi, arrossendo, — mi figuro che strazio dev’esser per lei, signor Fabrizio, vedere il padre da tanti anni in questo stato! — Sissignora, — le rispondevo io sgarbatamente, e le voltavo le spalle e me n’andavo. Sono sicuro, adesso, che appena voltavo le spalle per andarmene, lei rideva, tra sé, mordendosi il labbro per trattenere la risata. Io me n’andavo perché, mio malgrado, sentivo d’ammirar quella femmina, non già per la sua bellezza (era bellissima, e tanto piú seducente, quanto piú mostrava per modestia di non tenere in alcun pregio la sua bellezza); la ammiravo, perché non dava al marito la soddisfazione di mettere in trappola un altro infelice. Credevo che fosse lei; e invece, no; non mancava per lei; mancava per quell’imbecille. E lei lo sapeva, o almeno, se non proprio la certezza, doveva averne il sospetto. Perciò rideva; di me, di me rideva, di me che l’ammiravo per quella sua presunta incapacità. Rideva in silenzio, nel suo cuore malvagio, e aspettava. Finché una sera... Fu qua, in questa stanza. Ero al bujo. Sai che mi piace veder morire il<noinclude></noinclude> io8ibmx1ynwexicvungpn9qoybl3fdf Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume IV - L'uomo solo, Verona, Mondadori, 1955.pdf/193 108 950970 3874564 3465123 2026-08-21T08:26:47Z Candalua 1675 3874564 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||notizie del mondo|189}}</noinclude> Non ci si pensi piú. Tu sai che sentimenti nutra io per tua moglie: tuttavia, non dubitare, ti darò frequenti notizie anche di lei. Ma voglio riallacciare le fila proprio dal momento che il mondo per te si fece vano; dal momento che, sentendosi colpire improvvisamente dalla morte, a tavola, mentre si cenava, alla mia esclamazione: «Non è niente! non è niente!» rispondesti: — L’ora di dire addio. Furono le tue ultime parole. Il giorno appresso, alle nove del mattino, dopo tredici ore di agonia: morto. Mi parrà sempre d’udire nel silenzio della notte il tremendo rantolo della tua agonia. Che cosa orribile, Momino, rantolare a quel modo! Non mi pareva vero che lo potessi far tu! E ti sei tutto... ah Dio! il letto, la camicia... Tu sempre cosí pulito! E quell’arrangolio fischiante, che faceva venir la disperazione a chi ti stava vicino, di non poterti far nulla... E non dimenticherò mai, mai, la lugubre veglia della notte appresso, con tutte le finestre aperte sul fiume. Vegliare di notte un morto, con un fiume che si sente scorrere sotto; affacciarsi alla finestra e vedere andar piccola piccola l’ombra di qualche passante sul ponte illuminato... Intanto, bisogna dire la verità: tua moglie t’ha pianto molto, sai? e seguita. Io no, ma, stordito come sono ancora, ho pensato a tutto, io. Mezzanotte, Momino: l’ora solita. Me ne vado a letto.<noinclude></noinclude> jksb094x74p59pgvdkl35vtsz5ix5la Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume IV - L'uomo solo, Verona, Mondadori, 1955.pdf/199 108 950976 3874566 3465159 2026-08-21T08:33:11Z Candalua 1675 3874566 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||notizie del mondo|195}}</noinclude>dettato a tua moglie questa lettera: ''i graziosi favori'', il ''dischiavacciato'', il ''sudor delle tue fatiche'' non possono uscire che dalla bocca di tuo cognato... cioè, no: verrebbe a essere di te cognato di tua moglie, è vero? il signor Postella, insomma, il quale — te ne avverto di passata — ha preso definitivamente domicilio in casa tua insieme con la ''sua metà'', e dormono nella stessa camera in cui sei morto, in cui dormivamo tu e io. Andiamo avanti. La lettera mi annunziava, seguitando, alcuni disegni per l’avvenire: che tua moglie, cioè, spera, o almeno desidera, di trovar da lavorare in casa, o qualche dignitoso collocamento in una nobile famiglia, come lettrice o istitutrice, mettendo a profitto, dice, i ''preziosi ammaestramenti'' che tu le lasciasti in ''unica e cara eredità''. Ma non ti dar pensiero neanche di questo. Finché ci sono qua io, sta’ pur sicuro che non ne farà di nulla. Intanto la lettera terminava con questa frase: «''E fiducialmente La saluto!''» — Fiducialmente! Dove va a pescarle le espressioni tuo cognato? Bada che è buffo sul serio! E a proposito del ''dischíavacciato'': la chiave dello stipetto dove l’hai lasciata? Non si è potuta trovare: e quel linguajo, lo vedi, ha dovuto ricorrere al dischiavacciamento. Questi napoletani, quando parlano l’italiano... Ma, chi sa! la troppa fretta di aprire non gli avrà forse lasciato cercar bene trovare la chiave... Mi dispiace per lo stipetto che era roba nostra in comune: lo stipetto di mia madre, una santa reliquia per me. Basta. Parliamo d’altro.<noinclude></noinclude> fkyfw93dpf0bjqdhrsxzlk6dtqa0196 3874567 3874566 2026-08-21T08:34:42Z Candalua 1675 3874567 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||notizie del mondo|195}}</noinclude>dettato a tua moglie questa lettera: ''i graziosi favori'', il ''dischiavacciato'', il ''sudor delle tue fatiche'' non possono uscire che dalla bocca di tuo cognato... cioè, no: verrebbe a essere di te cognato di tua moglie, è vero? il signor Postella, insomma, il quale — te ne avverto di passata — ha preso definitivamente domicilio in casa tua insieme con la ''sua metà'', e dormono nella stessa camera in cui sei morto, in cui dormivamo tu e io. Andiamo avanti. La lettera mi annunziava, seguitando, alcuni disegni per l’avvenire: che tua moglie, cioè, spera, o almeno desidera, di trovar da lavorare in casa, o qualche dignitoso collocamento in una nobile famiglia, come lettrice o istitutrice, mettendo a profitto, dice, i ''preziosi ammaestramenti'' che tu le lasciasti in ''unica e cara eredità''. Ma non ti dar pensiero neanche di questo. Finché ci sono qua io, sta’ pur sicuro che non ne farà di nulla. Intanto la lettera terminava con questa frase: «''E fiducialmente La saluto!''» — Fiducialmente! Dove va a pescarle le espressioni tuo cognato? Bada che è buffo sul serio! E a proposito del ''dischiavacciato'': la chiave dello stipetto dove l’hai lasciata? Non si è potuta trovare: e quel linguajo, lo vedi, ha dovuto ricorrere al ''dischiavacciamento''. Questi napoletani, quando parlano l’italiano... Ma, chi sa! la troppa fretta di aprire non gli avrà forse lasciato cercar bene trovare la chiave... Mi dispiace per lo stipetto che era roba nostra in comune: lo stipetto di mia madre, una santa reliquia per me. Basta. Parliamo d’altro.<noinclude></noinclude> rja5ue3460rib50oj6znqa96tg5tr69 Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume IV - L'uomo solo, Verona, Mondadori, 1955.pdf/204 108 950982 3874570 3465193 2026-08-21T08:38:47Z Candalua 1675 3874570 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|200|luigi pirandello|}}</noinclude>stanzette mie... Ma, nel dirmi questo, le pàlpebre del signor Postella parevano addirittura impazzite sotto il mio sguardo a mano a mano piú sdegnoso e sprezzante. Io non mi faccio ombra d’illusione su la natura dei sentimenti di tua moglie per me: le antipatie sono reciproche. Ma non tua moglie, Momo, lui, lui, il signor Postella ha temuto invece che fosse mia intenzione seguitare nel solito andamento di vita, come se tu non fossi morto: guarda, ci metterei le mani sul fuoco. E avrà persuaso tua moglie a scrivermi a quel modo, dandole a intendere che la gente, altrimenti, avrebbe potuto malignare su lei e su me. Si è assicurato cosí, che nessuno verrà piú a molestarlo in casa di tua moglie. Ma d’altra parte, poi, ha temuto che io, nel vedermi messo alla porta, per risposta, avrei chiuso la bocca al mio sacchetto, e allora, capisci? è venuto tutto sorridente a farmi scuse e cerimonie, che vorrebbero essere uncini per tirarmi a pagare. — Ma stia tranquillo, caro signor Postella! — gli ho detto. — Stia tranquillo e rassicuri la signora, ch’io non verrò a disturbarla che assai di raro... E stavo per aggiungere: — Tanto per saperne dare qualche notizia a Momino. Ma qui proteste calorosissime del signor Postella, alle quali ha stimato opportuno di partecipare anche la moglie, ma con la mimica soltanto, quasi per rafforzare e rendere più efficaci i gesti del {{Pt|picco-|}}<noinclude></noinclude> l1gj0fxrvusch4jtnhuxuo099dsnfvd Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume IV - L'uomo solo, Verona, Mondadori, 1955.pdf/205 108 950983 3874573 3465198 2026-08-21T08:40:41Z Candalua 1675 3874573 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||notizie del mondo|201}}</noinclude>{{Pt|lo|piccolo}} marito, che d’ajuto di parole non aveva bisogno. Nelle ore pomeridiane di oggi, mi sono poi recato a casa tua, per intendermi con tua moglie. Che impressione, Momo, la tua casa senza di te! La nostra, la nostra casa, Momino, senza di noi! Quei mobili nostri lí, subito dopo l’entratina, nella sala da pranzo con la portafinestra che dà sul terrazzino... Quella vecchia tavola massiccia, quadrata, che comperammo, Dio mio, trentadue anni fa in quella rivendita di mobili, per cosí poco... A rivederla, Momino, adesso, sotto la lampada a sospensione con quel berrettone rosso di cartavelina con cui l’ha parata tua moglie per paralume (eleganze di donnette nuove, che, lo sai, mi diedero subito ai nervi, appena tua moglie le portò; perché poi, tra l’altro, bisognava accorgersi che erano una stonatura tra la ruvida semplicità d’una casa patriarcale come la nostra) — basta, che dicevo? Ah, quella tavola, a rivederla... Il tuo posto... Ci stava su Ragnetta, sai? E m’è parsa piú magra, povera bestiolina! Le ho grattato un po’ la testa, come facevi tu, dietro le orecchie. Nel mezzo della tavola, intanto, sul tappeto ho visto che c’era il solito portafiori; e nel portafiori, garofani freschi. Non ho potuto fare a meno di notarli, perché — capirai — in una casa da cui è uscito un morto appena otto giorni fa... quei fiori freschi... — Ma forse erano dei vasi del terrazzino. Fatto sta, a ogni modo, che tua moglie ha potuto pensar di coglierli e di metterli lí, sulla tavola, e non davanti al tuo ritratto sul cassettone.<noinclude></noinclude> g545nief0no62me4k8npgz144jjpxtx Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume IV - L'uomo solo, Verona, Mondadori, 1955.pdf/206 108 950984 3874576 3465200 2026-08-21T08:42:12Z Candalua 1675 3874576 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|202|luigi pirandello|}}</noinclude> Basta. Appena mi vide, uno scoppio di pianto. Io ho avuto come un singhiozzo nella gola, e volentieri avrei dato un gran pugno in faccia al signor Postella che, additandomela, quasi facesse la spiegazione d’un ''fenomeno'' in un baraccone da fiera, ha esclamato: — Cosí da otto giorni: non mangia, non dorme... — E la lasci piangere, signor mio, finché ne ha la buona volontà! — m’è venuto quasi di gridargli. Ora, io non nego che possa esser vera la notizia del signor Postella; ma perché ha voluto darmela? Ha forse avuto il sospetto ch’io non volessi credere? Dunque, può non esser vero? Oh Dio, come sono spesso imbecilli le persone scaltre. — Non posso farle coraggio, cara Giulia, perché sono più sconsolato di lei, — ho detto a tua moglie. — Pianga, pianga pure, giacché Lei ha codesto benedetto dono delle lagrime: Momo ne merita molte. Ho sentito a questo punto un sospirone di tua cognata, che se ne stava con le mani intrecciate sul ventre, e mi sono interrotto per guardarla. Ella ha guardato invece, con que’ suoi occhi bovini, il marito, come per domandargli se aveva fatto male a sospirare e se stava ''in decretis''. — Perla d’uomo! — ha esclamato il signor Postella rispondendo allo sguardo della moglie e scrollando il capo. — Perla d’uomo! Di’ grazie al signor Postella, Momino. Non ho potuto dirglielo io, perché, non so, quella sua faccia, quei suoi modi mi mettono un tal<noinclude></noinclude> 51opwba048ne88n7v33n4h7j81tsukf Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume IV - L'uomo solo, Verona, Mondadori, 1955.pdf/207 108 950985 3874577 3465202 2026-08-21T08:43:24Z Candalua 1675 3874577 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||notizie del mondo|203}}</noinclude>prurito nelle mani, che, se dovessi fargli una carezza, sento che lo schiaffeggerei voluttuosamente. Egli se ne accorge e mi sorride. Bella occupazione intanto, piangere e poter dire: — Non ho altro da fare! — Ho pensato questo guardando tua moglie, mentre io, impedito dai sospiri e dalle esclamazioni dei coniugi Postella, non potevo piú parlare di te e non sapevo che dire e rimanevo lí impacciato e stizzito. Fui sul punto d’alzarmi e andarmene senza salutar nessuno; ma poi m’è sovvenuto lo scopo della visita, e ho detto senz’altro: — Sono venuto, Giulia, per dirle che la sua lettera di jeri mi ha recato molto dispiacere. Questa mattina suo cognato, in casa mia, mi ha spiegato il malinteso sorto a cagione d’una mia frase... Il signor Postella, che aveva drizzato le orecchie, qui m’interruppe, battendo le pàlpebre. — Prego, prego... — O parla lei, o parlo io! — gli ho intimato, brusco. — Oh, ma... Parli lei... — Dunque mi lasci dire. Prima di tutto, lei, cara Giulia, non doveva ringraziarmi affatto, di nulla. — Come no? — fece a questo punto tua moglie, senza levar gli occhi dal fazzoletto. — Proprio cosí, — le ho risposto io. — Son conti, Giulia, che ci faremo poi insieme Momo e io, nel mondo di là. Lei sa che tra me e lui, non ci fu mai né tuo né mio. Non vedo la ragione d’un cambiamento, adesso. Momo per me non è morto. {{Pt|La-|}}<noinclude></noinclude> k7v0kwbber6hw91rgxjlm2brnvvmcck Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume IV - L'uomo solo, Verona, Mondadori, 1955.pdf/209 108 950987 3874579 3465207 2026-08-21T08:45:22Z Candalua 1675 3874579 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||notizie del mondo|205}}</noinclude>della casa che è sua, dell’ottima compagnia che potranno tenerle tanto sua sorella quanto il suo signor cognato... — Io la ringrazio, signor Tommaso, e me le dichiaro gratissima per tutta la vita. Ma i suoi benefici non posso più accettarli... Ci pensi, e mi intenderà... Per ora non mi sento in grado di dirle altro... Ne riparleremo, se non le dispiace, un’altra volta. Sono rimasto stordito, Momino, come se mi avessero dato una gran legnata tra capo e collo. Tua moglie s’è alzata, ed è scappata via per nascondermi un nuovo scoppio di pianto. Ho guardato il signor Postella, che mi ricambiò lo sguardo con aria di trionfo, come se volesse dire: — Vede che i termini della lettera erano proprio di lei? — Poi ha chiuso gli occhi ed ha aperto di nuovo le braccia, ma con un’altra espressione, stringendosi nelle spalle, come per significare: — È fatta cosí! Bisogna compatirla... Secondo sospirone di tua cognata. Stavo per prendere il cappello e il parapioggia, quando il signor Postella con la mano mi fece segno d’attendere, misteriosamente. Andò nella camera che è già divenuta sua e, poco dopo, ritornò con una scatolina in mano, nella quale ho veduto i tuoi tre anelli, l’orologio d’oro con la catena, due spille e la tabacchiera d’argento. — Signor Aversa, se per caso volesse qualche ricordo dell’amico... — Oh, grazie, non s’incomodi! — mi sono {{Pt|af-|}}<noinclude></noinclude> 5icy4wifeck32vtujs9ilcj9dwatgy4 Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume IV - L'uomo solo, Verona, Mondadori, 1955.pdf/210 108 950988 3874581 3465209 2026-08-21T08:47:10Z Candalua 1675 3874581 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|206|luigi pirandello|}}</noinclude>{{Pt|frettato|affrettato}} a dirgli. — Caro signor Postella, non ne ho bisogno. — Intendo benissimo... Ma sa, siccome fa sempre piacere possedere qualche oggetto appartenuto a una persona cara, credo che... — Grazie, grazie, no: vada a riporli, signor Postella. — Se lo fa per Giulia, — ha insistito tuo cognato — le faccio notare che, essendo oggetti da uomo, credo che... Guardi, prenda l’orologio... — Ma se non vuol nulla!... — si arrischiò di sospirare a questo punto Postella moglie. — Tu non t’immischiare! — le diede subito su la voce il marito. — Il signor Tommaso lo fa per cerimonia. L’orologio solo, via... se lo prenda... — Permetti? — riprese con timidezza la moglie. — Codesto orologio, Casimiro mio, al povero Momo lo aveva regalato appunto il signor Tommaso, quando tornò dal suo viaggio in Isvizzera... — Ah sí? — fece il signor Postella rivolto a me, quasi con stupore, e mi parve che l’istinto predace gli sfavillasse negli occhi. — Ah sí? Scusi, e allora mi spieghi: sente che rumore fa? E m’è toccato, Momino, di spiegargli il congegno del tuo orologio automatico: il martelletto che balza col moto della persona e carica cosí la macchina senza bisogno d’altra corda, ecc. ecc. Ti risparmio le frasi ammirative del signor Postella. L’orso sogna pere, Momino: e di qui a qualche mese (e forse meno) se per caso ti venisse in mente<noinclude></noinclude> nuc0uq3p3z2ysk7735s1wptjdwjh3n3 Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume IV - L'uomo solo, Verona, Mondadori, 1955.pdf/221 108 951000 3874585 3465239 2026-08-21T08:57:47Z Candalua 1675 3874585 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||notizie del mondo|217}}</noinclude>{{Pt|der|veder}} piú le cose come sono, bensí come le hanno altra volta vedute. Piú d’ogni altro mi ha fatto dispetto un certo gruppo d’alberi, di cui avevo serbato memoria, che fossero altissimi e superbi. Li ho ritrovati all’incontro quasi nani e storti, umili e polverosi: li ho guardati a lungo, non credendo a gli occhi miei; ma erano ben dessi, senz’alcun dubbio, lí, al lor posto; e ho sentito in fine come se essi avessero risposto cosí alla mia disillusione: «Hai fatto male, vecchio, a ritornare! Eravamo per te alberi altissimi e superbi; ma, vedi ora? Noi siamo stati sempre cosí, tristi e meschini...» Senza i tuoi augurii, ho compito a Moltrasio sul lago di Como sessant’anni. In un’umile trattoria ho alzato il bicchiere e borbottato: — Tommaso, crepa presto! Sono ritornato a Roma l’altro jeri. E ora dovrei venire alle cose brutte per te; ma sento che non mi è più possibile. L’immagine di quella tua cassa gonfia m’occupa come un incubo lo spirito, e penso che, se non è ancora scoppiata, scoppierebbe, se ti dicessi aiò che sta per avvenire a casa tua. Io non ci posso portare, amico mio, nessun rimedio. T’ho detto che in principio fui distratto dallo scriverti dalla ricerca d’una nuova casa; ma non te n’ho detto la vera ragione, come poi del mio viaggio lassú. Ti basti sapere che tua moglie voleva che mi<noinclude></noinclude> 6ixpvdz48r8wuyrc77pshf9qkrleqih 3874587 3874585 2026-08-21T08:59:00Z Candalua 1675 3874587 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||notizie del mondo|217}}</noinclude>{{Pt|der|veder}} piú le cose come sono, bensí come le hanno altra volta vedute. Piú d’ogni altro mi ha fatto dispetto un certo gruppo d’alberi, di cui avevo serbato memoria, che fossero altissimi e superbi. Li ho ritrovati all’incontro quasi nani e storti, umili e polverosi: li ho guardati a lungo, non credendo a gli occhi miei; ma erano ben dessi, senz’alcun dubbio, lí, al lor posto; e ho sentito in fine come se essi avessero risposto cosí alla mia disillusione: «Hai fatto male, vecchio, a ritornare! Eravamo per te alberi altissimi e superbi; ma, vedi ora? Noi siamo stati sempre cosí, tristi e meschini...» Senza i tuoi augurii, ho compito a Moltrasio sul lago di Como sessant’anni. In un’umile trattoria ho alzato il bicchiere e borbottato: — Tommaso, crepa presto! Sono ritornato a Roma l’altro jeri. E ora dovrei venire alle cose brutte per te; ma sento che non mi è più possibile. L’immagine di quella tua cassa gonfia m’occupa come un incubo lo spirito, e penso che, se non è ancora scoppiata, scoppierebbe, se ti dicessi ciò che sta per avvenire a casa tua. Io non ci posso portare, amico mio, nessun rimedio. T’ho detto che in principio fui distratto dallo scriverti dalla ricerca d’una nuova casa; ma non te n’ho detto la vera ragione, come poi del mio viaggio lassú. Ti basti sapere che tua moglie voleva che mi<noinclude></noinclude> csge5y3xch56rjjck71hg4rkbnvv5sf Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume V - La mosca, Firenze, Bemporad, 1923.pdf/44 108 951146 3874673 3468395 2026-08-21T10:26:21Z Candalua 1675 3874673 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|36|''Novelle per un anno.''|riga=s}}</noinclude>mica incretinito quel pezzo d’omaccione là; pareva anzi che l’ingegno naturale, con l’alacrità e l’esperienza della vita, nelle dure lotte contro la terra e gli uomini, gli si fosse ingagliardito e acceso; e gli sfolgorava dagli occhi ridenti, da cui io, sciupato e immalinconito dalle vane brighe della città, roso dalle artificiose assidue cure intellettuali, mi sentivo commiserato e deriso a un tempo. Ma se, ad onta delle mie previsioni, dovevo riconoscer lui, Merigo Tucci, degno veramente d’ammirazione, quel paesettaccio no e poi no, perdio! Ricco? felice? — Mi canzoni? — gli gridai. — Non avete neanche acqua per bere e per lavarvi la faccia, case da abitare, strade per camminare, luce la sera per vedere dove andate a rompervi il collo, e siete ricchi e felici? Va’ là, ho capito, sai. La solita retorica! La ricchezza e la felicità nella beata ignoranza, è vero? Vuoi dirmi questo? — No, al contrario, — mi rispose Merigo Tucci, con un sorriso, opponendo studiatamente alla mia stizza altrettanta calma. — Nella scienza, caro mio! La felicità nostra è fondata nella scienza più occhialuta che abbia mai soccorso la povera, industre umanità. Oh sì, staremmo freschi veramente, se fossero ignoranti i nostri amministratori! Tu m’insegni. Che salvaguardia può esser più l’ignoranza in tempi come i nostri? Promettimi che non mi domanderai più nulla fino a questa sera. Ti farò assistere a una seduta del nostro Consiglio comunale. Appunto questa sera si discuterà una questione di capitalissima importanza; l’illuminazione del paese. Tu avrai dalle cose stesse che vedrai e sentirai la dimostrazione più chiara e più convincente di quanto<noinclude><references/></noinclude> gf45f8cc06mwt2miyow7mqljt7gia5v Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume V - La mosca, Firenze, Bemporad, 1923.pdf/45 108 951147 3874675 3470176 2026-08-21T10:27:34Z Candalua 1675 3874675 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||III. — ''Le sorprese della scienza.''|37|riga=s}}</noinclude>ti ho detto. Intanto, la ricchezza nostra è nelle meravigliose cascate di Chiarenza che ti farò vedere, e nelle terre che sono, grazie a Dio, così fertili, che ci dàn tre raccolti all’anno. Ora vedrai; vieni con me. — Passò tutto; mi sobbarcai a tutto; mi sorbii come decottini a digiuno tutti gli spassi e le distrazioni della giornata, col pensiero fisso alla dimostrazione che dovevo avere quella sera al Municipio della ricchezza e della felicità di Milocca. Tucci, ad esempio, mi fece visitare palmo per palmo i suoi campi? Gli sorrisi. Mi fece una nuova e più diffusa spiegazione della sua grande impresa lì su i luoghi? Gli sorrisi. E davvero l’impeto delle correnti aveva sgrottato tutte le terre e a lui era toccato asciugare e rialzar le campagne, corredandole della belletta, del grassume prezioso? Sì? davvero? Oh che piacere! Gli sorrisi. Ma far la roba è niente: a governarla ti voglio! E dunque gli ulivi si governano ogni tre anni con tre o quattro corbelli di sugo sostanzioso, pecorino? Sì? davvero? Oh che piacere! E gli sorrisi anche quando in cantina, con un’aria da Carlomagno, mi mostrò quattro lunghe andane di botti, e anche lì mi spiegò come valga più saper governare il tino che la botte e com’egli facesse più colorito il vino e come gli accrescesse forza e corpo mescolandovi certe qualità d’uve scelte, spicciolate, ammostate da sè, senza mai erbe, mai foglie di sambuco o di tiglio, mai tannino o gesso o catrame. E sorrisi anche quando, più morto che vivo, rientrai in villa e mi vidi venire incontro la tribù dei marmocchi in processione, i quali, mostrandomi rotti i giocattoli che avevo loro donati la sera avanti, mi domandavano con un lungo, strascicato lamento, uno dopo l’altro, tra lagrime senza fine:<noinclude><references/></noinclude> 1uy6sx2b3ryl851d1ymhx0tqlmm2hfk Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume V - La mosca, Firenze, Bemporad, 1923.pdf/51 108 951153 3874677 3468421 2026-08-21T10:29:51Z Candalua 1675 3874677 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||III. — ''Le sorprese della scienza.''|43|riga=s}}</noinclude>spese di direzione e di sorveglianza e spese legali e amministrative; e l’altra lacuna ben più vasta e profonda: la riserva termica che in principio la Giunta sosteneva non necessaria e che poi finalmente ammetteva, ma in proporzione del tutto insufficiente. E qui il consigliere Maganza, con l’ajuto dei libri che gli avevano recato gli uscieri, si sprofondò in una intricatissima, minuziosa confutazione scientifica; parlando della forza dei torrenti e delle cascate e di prese e di canali e di condotte forzate e di macchinarii e di condotte elettriche e delle relazioni da stabilire tra riserva termica e forza idraulica, oltre la riserva degli accumulatori; citando la Società ''Edison'' di Milano e l’''Alta Italia'' di Torino e ciò che per simili impianti s’era fatto a Vienna, a Pietroburgo, a Berlino.... Eran passate circa due ore e il brevissimo discorso non accennava ancora di finire. Il pubblico stipato pendeva dalle labbra dell’oratore, per nulla oppresso da tanta copia d’irta, spaventevole erudizione. Io quasi non tiravo più fiato; eppure lo stupore mi teneva lì, con gli occhi sbarrati e la bocca aperta. Ma, alla fine, il Maganza, mentre il pubblico s’agitava, non già per sollievo, anzi per viva {{Ec|ammiraziane|ammirazione}}, concluse così: — La dura esperienza in altre città, o signori, ha purtroppo dimostrato che gl’impianti idro-termo-elettrici sono della massima difficoltà e serbano dolorosissime sorprese. Nessuno può far miracoli, e tanto meno, su la base d’un così fatto progetto, potrà farne il Municipio di Milocca! — Scoppiarono frenetici applausi e il consigliere Ansatti si precipitò dal suo banco ad abbracciare e baciare il Maganza; poi, rivolto al pubblico e ritornando<noinclude><references/></noinclude> efpy6szqx1dt6m00254vdvrv3o5s7yf Homo/Patria/Villaggio natìo 0 953548 3874417 3804180 2026-08-20T16:08:24Z Cruccone 53 Porto il SAL a SAL 100% 3874417 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=20 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Patria]] - Villaggio natìo|prec=../../Patria|succ=../Circolo vitale}} <pages index="Cena - Homo.djvu" from="73" to="73" /> ma9q5wyahch3h7mk82qnca4aqabjmnb Homo/Patria/Circolo vitale 0 953549 3874418 3804175 2026-08-20T16:08:35Z Cruccone 53 Porto il SAL a SAL 100% 3874418 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=20 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Patria]] - Circolo vitale|prec=../Villaggio natìo|succ=../I dissodatori}} <pages index="Cena - Homo.djvu" from="74" to="74" /> 9jvefzkltwyihs9mcci3ailry64wcqr Homo/Patria/I dissodatori 0 953550 3874419 3804177 2026-08-20T16:08:46Z Cruccone 53 Porto il SAL a SAL 100% 3874419 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=20 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Patria]] - I dissodatori|prec=../Circolo vitale|succ=../A uno straniero}} <pages index="Cena - Homo.djvu" from="75" to="75" /> gq8312w3igwiy25wa09w4eplguz96lk Homo/Patria/L'appello 0 953553 3874415 3804179 2026-08-20T16:08:07Z Cruccone 53 Porto il SAL a SAL 100% 3874415 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=20 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Patria]] - L'appello|prec=../Al popolo d'Italia|succ=../Bruto ultimo}} <pages index="Cena - Homo.djvu" from="79" to="79" /> o6veh76yk9drae73z42v3qcom7uqpzl Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/277 108 956311 3874434 3470699 2026-08-20T16:47:14Z Utoutouto 16823 /* Riletta */ 3874434 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" /><!--{{RigaIntestazione||pensaci, giacomino!|267}}{{block|recita}}--></noinclude> {{Ct|c=atto|PERSONAGGI}} {{block|is|{{Sc|Agostino Toti}}, professore di Storia Naturale — {{Sc|Lillina}}, sua moglie — {{Sc|Giacomino Delisi — Cinquemani}}, vecchio bidello del Ginnasio — {{Sc|Marianna}}, sua moglie — {{Sc|Rosaria Delisi}}, sorella di Giacomino — Il Cavalier {{Sc|Diana}}, direttore del Ginnasio - {{Sc|Padre Landolina}} — {{Sc|Rosa}}, serva in casa Toti — {{sc|Filomena}}, vecchia serva in casa Delisi — {{Sc|Niní}}, bambino (non parla) — Scolari del Ginnasio che non parlano. {{*}} In una cittaduzza di provincia.<br>Oggi.}}<noinclude></noinclude> 8e3ywb7zj26e0nfhxgwa4gta1tymr2i Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/279 108 956312 3874435 3470815 2026-08-20T16:47:38Z Utoutouto 16823 /* Riletta */ 3874435 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" /><!--{{RigaIntestazione||pensaci, giacomino!|269}}{{block|recita}}--></noinclude> {{Ct|c=atto|ATTO PRIMO}}<noinclude></noinclude> pj4y60pjl8dmguatoyo3wpl0sdvip0d Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/280 108 956313 3874436 3470703 2026-08-20T16:52:30Z Utoutouto 16823 /* Riletta */ 3874436 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" /><!--{{RigaIntestazione|270|maschere nude|}}{{block|recita}}--></noinclude> {{vs|5}} ''Il corridojo d’un ginnasio di provincia. Nella parete di fondo s’aprono a ugual distanza l’uno dall’altro tre usci, ciascuno con una tabella sopra: ''Classe I. — Classe II. — Classe III. —'' Davanti a questa parete corrono tre archi sostenuti da due colonne. A destra e a sinistra, due pareti laterali. Nel mezzo a quella di destra, un uscio con la tabella: — ''Gabinetto di Storia Naturale''. — In quella di sinistra, a riscontro, un altro uscio con la tabella: — ''Direzione''. — Allo spigolo di questa parete, la campana della scuola, con la catenella pendente. Nella parete di destra, presso l’uscio del Gabinetto di Storia Naturale, un tavolino e una sedia per il bidello. 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All’improvviso si spalanca l’uscio a destra e il Direttore Diana irrompe sulle furie, gridando:}} {{Sc|Direttore.}} Ah, lo farò finire io questo scandalo! {{block|is|Corre ad aprire l’uscio dirimpetto e subito ogni rumore cessa.}} {{Sc|Direttore}} (''gridando dalla soglia''). Professor Toti, le par questo il modo di tenere la disciplina? {{Centrato|''Poi, fingendo di rivolgersi a un alunno e quindi a un altro:''}} Che fa lei vicino alla finestra? — E lei, costà fuori del banco? — Dico a voi! Dico a voi! — Via tutt’e due! Raccogliete i vostri libri, e via! — Professor Toti, prenda i nomi di codesti due alunni! {{block|is|I due alunni, rossi, mortificati, coi libri sotto il braccio, vengono fuori dall’uscio.}}V’insegnerò io a stare in classe! Intanto, esclusi per tre giorni! E ne avvertirò a casa i vostri genitori! Via! {{block|is|I due alunni, col mento sul petto, se ne vanno per il corridojo, svoltando a destra.}}Professore, la prego, venga fuori un momento! — Come? Che cos’è? {{block|is|Con uno scatto di maraviglia e d’ira insieme:}}Uh! Lo tenga, lo tenga, perdio! Se lo fa scappare dalla finestra?<noinclude></noinclude> f8x9ty90k9hb64gluejpxvalsq95mz3 Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/282 108 956315 3874447 3470712 2026-08-20T17:08:29Z Utoutouto 16823 /* Riletta */ 3874447 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|272|maschere nude|}}{{block|recita}}</noinclude> {{block|is|Voltandosi verso il bidello:}}Cinquemani, correte alla Palestra ginnastica: è scappato un alunno! {{block|is|Cinquemani, via.}} {{Sc|Toti}} (''venendo fuori dal Gabinetto. È un vecchietto di settant’anni, che si regge a stento sulle gambe. Porta ai piedi un pajo di scarpe di panno; in capo una papalina di velluto nero, e rigirata attorno al collo una lunga sciarpa verde che gli pende coi pèneri davanti e dietro''). Posso assicurarle, signor Direttore, che quel giovine non era della classe. {{Sc|Direttore}}. E chi era allora? Come si trovava alla sua lezione? {{block|is|Dalla soglia, agli alunni che tornano a schiamazzare:}}Silenzio! Nessuno s’attenti a fiatare! {{block|is|Fremendo, al professor Toti:}}Si spieghi! Risponda! {{Sc|Toti}} (''placido e sorridente''). E che vuole che le risponda, signor Direttore? Non saprei. Con la faccia al muro — cioè, alla lavagna, propriamente — ecco, lei può vederlo di qua: scrivevo famiglie, specie e sottospecie di scimmie. {{block|is|Gli alunni, dall’interno, scoppiano a ridere; e allora lui, in un comico scatto di furore, dalla soglia:}}E fate silenzio, maleducati, almeno mentre parlo col signor Direttore! {{Sc|Direttore}} (''con un gesto di disperazione''). Ma mi faccia il piacere! {{block|is|Poi con altro tono:}}Mi dica come, donde era entrato nella sua classe quel giovine? {{Sc|Toti}}. Ma forse dalla finestra, signor Direttore. Entrato e uscito. {{Sc|Direttore}} (''a un nuovo scoppio di risa degli alunni''). Silenzio, o vi caccio via tutti quanti per quindici giorni! {{block|is|Al professor Toti:}} Ah lei dunque lascia entrare chi vuole dalla finestra, mentre fa lezione?<noinclude></noinclude> 3ywbqzvrruipgo5h761f0fgxweu785t Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume V - La mosca, Firenze, Bemporad, 1923.pdf/89 108 957442 3874681 3468646 2026-08-21T10:41:53Z Candalua 1675 3874681 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{Rule|}}{{Rule|}}</noinclude>{{Nop}} Una scatola di giocattoli, di quelle con gli alberetti incoronati di trucioli e col dischetto di legno incollato sotto al tronco perchè si reggano in piedi, e le casette a dadi e la chiesina col campanile e ogni cosa: ecco, immaginate una di queste scatole, data in mano al Bambino Gesù, e che il Bambino Gesù si fosse divertito a costruire al padre beneficiale Fiorica quella sua parrocchietta così: la chiesina modesta, dedicata a San Pietro, di fronte; e di qua, la canonica con tre finestrette riparate da tendine di tela inamidate che, intravedendosi di là dai vetri, lasciavano indovinare il candore e la quiete delle stanze piene di silenzio e di sole; il giardinetto accanto, col pergolato e i nespoli del Giappone e il melagrano e gli aranci e i limoni; poi, tutt’intorno, le casette umili dei suoi parrocchiani, divise da vicoli e vicoletti, con tanti colombi che svolazzavano da gronda a gronda; e tanti conigli che, rasenti ai muri, spiavano raccolti e tremanti, e gallinelle ingorde e rissose e porchetti sempre un po’ angustiati, si sa, e quasi irritati dalla soverchia grassezza. In un mondo così fatto, poteva mai figurarsi il padre beneficiale Fiorìca che il diavolo vi potesse entrare da qualche parte? E il diavolo invece vi entrava a suo piacere, ogni qual volta gliene veniva il desiderio, di soppiatto e<noinclude>{{PieDiPagina|6. — {{Sc|Pirandello.}} ''Novelle per un anno.'' — V.||}}</noinclude> 3gguzvaditcq2ss0oaya98yqry70ees 3874685 3874681 2026-08-21T10:56:07Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874685 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{Rule|}}{{Rule|}}</noinclude>{{Nop}} Una scatola di giocattoli, di quelle con gli alberetti incoronati di trucioli e col dischetto di legno incollato sotto al tronco perchè si reggano in piedi, e le casette a dadi e la chiesina col campanile e ogni cosa: ecco, immaginate una di queste scatole, data in mano al Bambino Gesù, e che il Bambino Gesù si fosse divertito a costruire al padre beneficiale Fiorìca quella sua parrocchietta così: la chiesina modesta, dedicata a San Pietro, di fronte; e di qua, la canonica con tre finestrette riparate da tendine di tela inamidate che, intravedendosi di là dai vetri, lasciavano indovinare il candore e la quiete delle stanze piene di silenzio e di sole; il giardinetto accanto, col pergolato e i nespoli del Giappone e il melagrano e gli aranci e i limoni; poi, tutt’intorno, le casette umili dei suoi parrocchiani, divise da vicoli e vicoletti, con tanti colombi che svolazzavano da gronda a gronda; e tanti conigli che, rasenti ai muri, spiavano raccolti e tremanti, e gallinelle ingorde e rissose e porchetti sempre un po’ angustiati, si sa, e quasi irritati dalla soverchia grassezza. In un mondo così fatto, poteva mai figurarsi il padre beneficiale Fiorìca che il diavolo vi potesse entrare da qualche parte? E il diavolo invece vi entrava a suo piacere, ogni qual volta gliene veniva il desiderio, di soppiatto e<noinclude>{{PieDiPagina|6. — {{Sc|Pirandello.}} ''Novelle per un anno.'' — V.||}}</noinclude> iys6i99gm2te9lp60wodympphujy3xx Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume V - La mosca, Firenze, Bemporad, 1923.pdf/112 108 957546 3874695 3468764 2026-08-21T11:14:15Z Candalua 1675 3874695 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|104|''Novelle per un anno.''|riga=s}}</noinclude>{{Nop}} A un tratto però tre gridi di terrore echeggiarono nella chiesetta buja. Lizio Gallo, credendosi solo ormai, s’era levato a sedere sul cataletto, imprecando al sagrestano e tastandosi la testa nuda. A quei tre gridi, urlò, anche lui, spaventato: — Chi è là? — E, istintivamente, si ridistese sul cataletto, tirandosi di nuovo addosso la coltre. — Compare.... — gemette una voce soffocata dall’angoscia. — Chi è? — Cirlinciò? — Quanti siamo? — Porco paese! — sbuffò allora Lizio Gallo buttando all’aria la coltre e levandosi in piedi. — Per una berrettaccia di Padova! Quanti siete? Tre? Quattro? E voi, compare? — Ma come! — balbettò Cirlinciò, appressandosi tutto tremante. — Non siete morto? — Morto? Vorrei esserlo, per non vedere la vostra spilorceria! — gli gridò il Gallo, indignato, sul muso. — Come! non vi vergognate? Venire a spogliare un morto, come quel mascalzone del sagrestano! Ebbene, non la ho più, vedete? se l’è presa! E dire che l’avevo promessa a uno dei portantini.... Non si può più neanche da morti esser lasciati in pace, al giorno d’oggi, in questo porco paese! Speravo di farmi rimettere i debiti.... Ma sì! Quanti siete? tre, quattro, dieci, venti? Avreste la forza di tenere il segreto? No! E dunque facciamola finita! — Li piantò lì, allocchiti, intontiti come tre ceppi d’incudine, e andò a tempestare di calci e di pugni la porta della sagrestia.<noinclude><references/></noinclude> 62eu3es5psk4v3glu8wznt95ew69ydl Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume V - La mosca, Firenze, Bemporad, 1923.pdf/122 108 957566 3874700 3469094 2026-08-21T11:23:49Z Candalua 1675 3874700 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|114|''Novelle per un anno.''|riga=s}}</noinclude>e tentennando il capo. — Ridete, ridete.... Starò allegro anch’io, stanotte. Va’, Nena mia, va’. Alla fin fine, forse è meglio così.... — E s’avviò per i giornali. Quella sera, invece di venire a rintanarsi verso le dieci nel chiosco, prese un giro più alla lontana per le vìe del Macao. Avrebbe trovato freddo il suo covo notturno, e più freddo avrebbe sentito a star lì fermo, seduto. Ma, alla fine, si stancò. Prima d’entrare nel chiosco volle guardare il punto della piazza, ove lo scaldino era schizzato, come se gli potesse venire di là un po’ di caldo. Dal caffè posticcio venivano le stridule note del pianofortino e, a quando a quando, gli scrosci d’applausi e i fischi degli avventori. Papa-re col bavero del pastrano logoro tirato fin sopra gli orecchi, le mani gronchie dal freddo, strette sul petto con le poche copie del giornale che gli erano rimaste, si fermò un pezzo a guardare dietro il vetro appannato della porta. Si doveva star bene, lì dentro, con un poncino caldo in corpo. Brrr! s’era rimessa la tramontana, che tagliava la faccia e sbiancava finanche il selciato della piazza. Non c’era più una nuvola in cielo e pareva che anche le stelle lassù tremassero tutte di freddo. Papa-re guardò, sospirando, il chiosco nero sotto i lecci neri, si cacciò i giornali sotto l’ascella e s’appressò per sfilare la sola banda davanti. — Papa-re! — chiamò allora qualcuno, con voce rauca, dall’interno del chiosco. Il vecchio giornalajo ebbe un sobbalzo e sì sporse a guardare. — Chi è là? — Io, Rosalba. E lo scaldino? — Rosalba?<noinclude><references/></noinclude> 6hydghze0xsh4z6dni60w798ctky5kg Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume V - La mosca, Firenze, Bemporad, 1923.pdf/127 108 957588 3874703 3469103 2026-08-21T11:26:55Z Candalua 1675 3874703 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||VII. — ''Lo scaldino.''|119|riga=s}}</noinclude>{{Nop}} — Figùrati! — ripetè Papa-re, già mezzo appisolato. — Non ci credetti mai, — seguitò la donna. — Dicevo tra me: Purchè mi tenga, ora.... E lo dicevo per via di codesta creatura che, non so come, forse perchè mi presi troppo di lui, avevo concepito. Dio mi volle castigare così. Poi, che ne sapevo io? poi fu peggio. Avere una figlia.... pare niente! Gilda Boa.... ti ricordi di Gilda Boa?... mi diceva: — Buttala! — Come si butta? Lui, sì, la voleva buttare davvero. Ebbe il coraggio di dirmi che non gli somigliava.... Ma guardala, Papa-re, se non è tutta lui! Ah, infame! Lo sa bene che è sua, che io non potevo farla con altri, perchè per lui io.... non ci vedevo più dagli occhi, tanto mi piaceva! E gli sono stata peggio d’una schiava, sai? M’ha bastonata, ed io zitta; m’ha lasciata morta di fame, ed io zitta.... Ci ho sofferto, ti giuro, non per me, ma per codesta creatura, a cui, digiuna, non potevo dar latte. Ora, poi.... — Seguitò così per un pezzo; ma Papa-re non la sentiva più: stanco, confortato dal calore di quella piccina trovata lì in luogo del suo scaldino, s’era al suo solito addormentato. Si destò di soprassalto, quando, aperta la vetrata del caffè, gli avventori cominciarono a uscire rumorosamente, mentre gli ultimi applausi risonavano nella sala. Ma, ov’era la donna? — Ohe! Che fai? — le domandò Papa-re, insonnolito. Ella s’era cacciata carponi, ansimante, tra i piedi della sedia alta, su cui Papa-re stava seduto; aveva schiuso con una mano lo sportello; e rimaneva lì, come una belva, in agguato. — Che fai? — ripetè Papa-re.<noinclude><references/></noinclude> 2he7ccw404fkui4q70qvf2jycvk6w0b Utente:Pic57/wikidiario 2 957775 3874490 3873950 2026-08-20T20:16:38Z Pic57 12729 /* Musica nel wikiverso 2026.9 */ 3874490 wikitext text/x-wiki == [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.09#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.9] == In costruzione [[File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a).jpg|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)|300px|centro]] {{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano'''}} * Al '''15 settembre 2026''', abbiamo trascritto (197) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}'''). * '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''': :* {{Sc|'''Canti popolari'''}} :<small> · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}} </small> :* {{Sc|'''Musica colta'''}} :<small> </small> :* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}} ::· [[Opera: La figlia di Iorio (Franchetti)]] <hr> :* {{Sc|'''Libri'''}} — È stata completata la trascrizione de: ::· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}} <hr> :''[[:Categoria:Partiture|→ Vai a tutte le partiture]]'' <hr> * [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato: :*Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore :Vedi codice commentato in{{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}} <hr> * '''{{Sc|Riletture}}''' — **<small></small> [[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. 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La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla". Buon ascolto 🎹 Linkedin - facebook - ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]== ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]== == 17.3.2026 == '''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica. Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!'' ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]== == 22.2.2026== <poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!''' Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files! Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia. https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina. Altri tempi!</poem> ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]== == 27.1.2026== :La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli. :E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità. :Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini. :E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource. :Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI. :E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast]. :Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata. {{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}} == 21.1.2026 == All'Archivio Ricordi (info@) ​Gent.ma Redazione, ... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI. Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle? Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista: # Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale) # A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale ) # [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale) # Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale) # Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale) # Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale) # Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale) # Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale) Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto == 15.1.2026 == Elenco (67 autori) ottenuta da [https://query.wikidata.org/querybuilder/?uselang=it&query=%7B%22conditions%22%3A%5B%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3Anull%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P27%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q38%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q36180%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q201788%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q1930187%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q49757%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q28389%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%5D%2C%22limit%22%3A500%2C%22useLimit%22%3Atrue%2C%22omitLabels%22%3Afalse%7D questa query] a wikidata fatta con il comodo Query Builder chiedendo scrittori, poeti, storici, giornalisti e sceneggiatori italiani scomparsi nel 1955 {| class="wikitable sortable" ! item wikidata !! Nome !! Cognome |- | http://www.wikidata.org/entity/Q799111 || Ermanno || Amicucci |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98164064 || Giuseppe || Ammendola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3893714 || Paolo || Arcari |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3611325 || Alfredo || Baccelli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1615033 || Piero || Ballerini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q19753744 || Achille || Bertini Calosso |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1316687 || Ferruccio || Biancini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q16554572 || Ettore || Boschi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q569638 || Anselmo || Bucci |- | http://www.wikidata.org/entity/Q4015314 || Vittorio || Butera |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55226171 || Franco || Caburi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3623763 || Arrigo || Cajumi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3770245 || Giuseppe || Cardinali |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3833066 || Lino || Carrara |- | http://www.wikidata.org/entity/Q93260474 || Antonio || Casamassa |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3082360 || Franco || Casavola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q21196716 || Garzia || Cassola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q28030727 || Eugenio || Cirese |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3737981 || Fabrizio || Colamussi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3848457 || Mario || Colombi Guidotti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q65132766 || Melchiorre || Corelli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3737666 || Fabio || Cusin |-style="background-color:#abcdef;" | http://www.wikidata.org/entity/Q1005945 || Silvio || D'Amico |- | http://www.wikidata.org/entity/Q102278256 || Nicola || D'Atri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q20953743 || Marziale || Ducos |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55227407 || Silvano || Fasulo |- | http://www.wikidata.org/entity/Q104761101 || Giuseppe || Ferrandi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q50804877 || Raffaele || Foà |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3882159 || Omero || Franceschi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3901119 || Petru || Giovacchini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q110214924 || Paolo || Guicciardini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3935925 || Rinaldo || Küfferle |-style="background-color:#abcdef;" | |http://www.wikidata.org/entity/Q50059259 || Carolina || Lanzani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q113765776 || Francesco || Lo Bue |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3845620 || Marcello || Manni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3845507 || Marcella || Mariani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q123925248 || Antonio || Martino |- | http://www.wikidata.org/entity/Q54925054 || Amato || Masnovo |- | http://www.wikidata.org/entity/Q536191 || Angelo || Mercati |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3732619 || Ersilio || Michel |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1165939 || Luigi || Motta |- | http://www.wikidata.org/entity/Q42298127 || Ruggero || Nuti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q206442 || Biagio || Pace |- | http://www.wikidata.org/entity/Q23775667 || Francesco || Palmegiani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98731369 || Luigi || Parigi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q27824408 || Ferdinando || Pasini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3840013 || Luigi || Piccioni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q52576898 || Luca || Pignato |- | http://www.wikidata.org/entity/Q61481359 || Benvenuto || Pitzorno |- | http://www.wikidata.org/entity/Q115766708 || Pietro || Pizzoni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q18421227 || Gustavo || Reisoli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q63025648 || Romana || Rompato |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98346641 || Anaïs || Ronc-Désaymonet |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3733999 || Ettore || Rossi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q107149686 || Guido || Ruberti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3948292 || Sandro || Salvini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1897006 || Mariano || San Nicolò |- | http://www.wikidata.org/entity/Q93243643 || Angelo || Silvagni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3659855 || Carlo || Silvestri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q75837465 || Cipriano || Silvestri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55452458 || Anna || Stančova |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3740416 || Fausto || Torrefranca |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3629710 || Augusto || Turati |- | http://www.wikidata.org/entity/Q23854442 || Alessandro || Visconti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q92600748 || Vito || Vitale |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3611526 || Alfredo || Zerbini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q59533184 || Elio || Zorzi |} == 14.4.2025 == In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare... Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato. Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno). Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio! == 21.2.2025 == Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio: [[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET) == 21.1.2025 == C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]] == 12.1.2025 == In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br> ''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.'' Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo. ''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».'' Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini. == 10.1.2025 == Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione. <poem>''A chi lo lasci l’aratro, oh Lazaro, a chi lo lasci? Chi ti vanga il campo tuo, la tua mandra chi la pasce?''</poem> Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione. == 9.1.2025 == ''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br> ''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br> Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via... == 4.1.2025 == Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo: "Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br> Faccio un salto sulla sedia! <br> E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br> Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo. Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀 == 28.12.2024 == E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''. ''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così! == 22.12.2024 == E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare. La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare? Io penso che li avrei torturati. Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante. Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu ) Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura. Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀 == 20.12.2024 == Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio. E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare. Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno» Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino» Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀 079kewgvm317pz3su5pj6qzvtxdjfq1 Pagina:Pirandello - Novelle per un anno, Volume V - La mosca, Firenze, Bemporad, 1923.pdf/80 108 957974 3874680 3468570 2026-08-21T10:38:26Z Candalua 1675 3874680 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|72|''Novelle per un anno.''|riga=s}}</noinclude>quando.... quando sbarcarono i Mille.... per seguir Lui, Garibaldi, coi volontarii.... Torno a casa; non lo trovo.... Allora presi a nolo un somarello.... Lo raggiunsi prima di Calatafimi, per riportarmelo a casa.... A quindici anni, che poteva fare, cuore mio?... Ma lui mi minacciò che si sarebbe fatto saltar la.... la testa, dice, con quel vecchio fucile più alto di lui che gli avevano dato.... se io lo costringevo a tornare indietro.... la testa.... E allora, persuaso dagli altri volontarii, lasciai in libertà il somarello.... che poi mi toccò ripagare.... e.... e m’accompagnai con loro. — Volontario anche tu? E combattesti? — Non... non avevo.... non avevo fucile.... — E avevi invece paura? — No, no.... Piuttosto morire che lasciarlo! — Seguisti dunque tuo fratello? — Sì, sempre! — E Sciaramè ebbe come un brivido lungo la schiena, e si strinse più forte il petto con la mano, curvandosi vie più. — Ma le medaglie? La camicia rossa? — riprese il Bellone, scrollandolo furiosamente, — di chi sono? Tue o di tuo fratello? Rispondi! — Sciaramè aprì le braccia, senza ardire di levare il capo; poi disse: — Siccome Stefanuccio non.... non se le potè godere.... — Te le sei portate a spasso tu! — compì la frase il Bellone. — Oh miserabile impostore! E hai osato di gabbare così la nostra buona fede? Meriteresti ch’io ti sputassi in faccia; meriteresti ch’io.... Ma mi fai pietà! Tu uscirai ora stesso dal sodalizio! Fuori! Fuori! — Mi cacciate di casa mia?<noinclude><references/></noinclude> n3yrf5mmfz71ssxm6j4vy27xx00p6dk Utente:Myron Aub 2 966244 3874614 3874124 2026-08-21T09:36:36Z Myron Aub 24422 /* */ Aggiunto Choderlos de Laclos 3874614 wikitext text/x-wiki Nella mia pagina su IA [https://archive.org/details/@myron_aub/uploads qui] ci sono i miei caricamenti mentre nella mia collezione dei "favorites" [https://archive.org/details/fav-myron_aub qua] sono inclusi testi non caricati da me già presenti su IA che trovo interessanti perché traduzioni abbastanza recenti soprattutto di classici filosofici e di alcuni classici letterari. Per controllare velocemente se in una scansione non ci sono pagine saltate si può controllare la differenza tra numero di pagina PDF e numero di pagina cartacea è uguale sia nelle prime pagine che nelle ultime. Tuttavia ci sono eccezioni a questa pratica (pagine con illustrazioni non numerate, pagine vuote non scansionare...). In più è possibile che alcune pagine siano mal scansionate o illeggibili. In tal caso per trovare le pagine mancanti si possono cercare altre scansioni online (su Google libri, Hatitrust, Internet Archive...) oppure si possono chiedere le pagine mancanti a biblioteche che hanno il libro. Nella seguente pagina [https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Myron_Aub/Refusi_con_hunspell qua] espongo come cercare refusi con Hunspell. In questa pagina elenco testi di pubblico dominio che sono principalmente traduzioni di testi (soprattutto filosofici e in minor parte letterari) greci, latini e stranieri. Privilegio le traduzioni in italiano più moderno, dal XIX secolo ai giorni nostri. '''Informazioni su dati anagrafici difficilmente rintracciabili di autori.''' [https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Myron_Aub/Autori_con_date qui] c'è una sottopagina di un elenco di autori (per ora non tutti di pubblico dominio) con date di nascita e morte difficilmente disponibili in rete e un altro elenco di autori con data di morte incerta. '''Vari testi di pubblico dominio finora non trovati come scansioni in rete:''' Elenco qui alcuni testi di pubblico dominio che mi interesserebbe vedere in formato scansione e che spero che un giorno appaiano in rete: '''1) testi di filosofia:''' Augustinus, Aurelius Contro la menzogna / S. Agostino ; testo latino, versione e introduzione a cura del p. Domenico Bassi Roma : Gioventù italica, stampa 1931 Comte, Auguste (1798-1857) Catechismo positivista 2a edizione... Tradotto da Walter Congreve. [Avvertimento di P. Laffitte.] San Remo, Stab. Tipo. litogr. G. B. Biancheri, 1882. In-8°, 386 p., tabl. (ripubblicato nel 2024, nella sua 3a edizione, dalla Società Positivista Italiana: Catechismo Positivista Augusto Comte, trad. Gualtiero Congreve, pp. 323, Società Editrice Positivista Italiana, Padova, CCXXXII; ISBN: 9791281601178). Mill, John Stuart Augusto Comte e il positivismo / John Stuart Mill ; traduzione dall'inglese di Amedeo Dardanelli Roma : Tip. Forzani e C., 1903 230 p. ; 23 cm. '''2) Testi di religione, spiritualità e occulto''' Kerbaker, Michele. Scritti inediti / Michele Kerbaker ; con prefazione di Carlo Formichi e a cura di Vittore Pisani Roma : Reale accademia d'Italia 1932-1939. 6 volumi contenenti un'antologia del Mahabharata (volumi 2 e 3 già presenti su Internet Archive). Lodge, Oliver Pitoni, Rinaldo <n. 1864> Oltre la vita : studio di facoltà umane ancora ignote / Oliver Lodge ; traduzione dall'undecima edizione inglese, con note di Rinaldo Pitoni Bari : Laterza, 1933 Marcus, Ernst (1856-1928) Rensi, Giuseppe <1871-1941> Teoria di una magia naturale fondata sulla dottrina di Kant / Ernesto Marcus ; traduzione e prefazione di Giuseppe Rensi Bari : G. Laterza & figli, 1938 Trezza, Gaetano (1828-1892) Le religioni e la religione. Verona ; Padova : Drucker & Tedeschi, 1884 '''3) Testi di scienza''': Baldwin, James Mark (1861-1934) L'intelligenza / J. Mark Baldwin ; traduzione dall'inglese del professore Guida Villa (1867-1949) Torino : Fratelli Bocca, 1904 XXVIII, 290 p. : ill. ; 21 cm. Darwin, Charles Autobiografia / Darwin Milano : Istituto editoriale italiano, \1919! 182 p. ; 10 cm. Hampson, William (1854–1926) Paradossi della natura e della scienza, cioè fatti che sembrano contraddire generali esperienze o principi scientifici / di W. Hampson Alessandria : Boffi, 1910 Lewes, George Henry (1817-1878) Lo studio della psicologia : suo obbietto, scopo e metodo / George Henry Lewes ; prima edizione italiana con prefazione e note del prof. Giambattista Grassi Bertazzi (1867-1951) Milano ; Roma : Società editrice Dante Alighieri, 1907 XXX, 185 p. ; 20 cm. Ribot, Theodule La psicologia dei sentimenti / Teodulo Ribot ; traduzione italiana di F. M. C. Milano [etc.] : R. Sandron, pref. 1896 438 p. ; 23 cm Wallace, Alfred Russel <1823-1913> Il darwinismo applicato all'uomo / Alfredo Russel Wallace ; prima versione dall'inglese di Federico Verdinois Napoli : Società editrice partenopea, [1912] '''4) Testi di letteratura''' Antologia dell'amore turco / a cura di Edmond Fazy e Abdul-Alim Memdouh ; versione italiana di Decio Cinti Milano : Corbaccio, 1923 Capuana, Luigi Il braccialetto / Luigi Capuana Milano : Brigola di G. Marco, 1898 Choderlos de Laclos, Pierre-Ambroise-François Amicizie perfide / di Choderlos de Laclos (2 volumi) Lanciano : Carabba [1914] Della Sala Spada, Agostino Nel 2073! : sogni d'uno stravagante / messi in carta per l'avvocato Agostino Della Sala Spada Testo Casale : Tipografia del giornale Il Monferrato, 1874 Goethe, Johann Wolfgang : von Fiaba del serpente verde e della bella Gigliola / J. W. v. Goethe ; commento di G. Blason Trieste : Trani, stampa 1944 Gogol’, Nikolaj Vasil’evic. Mirgorod / Nikola Gogol ; traduzione di Federigo Verdinois Lanciano : Carabba, 1923 Gogol’, Nikolaj Vasil’evic. Le veglie alla fattoria di Dicanca / Nicola Gogol ; versione di F. Verdinois Napoli : G. Giannini, 1920 Novelle russe / a cura di Corrado Alvaro: vol. I-II (Pusckin, Lermontov, Gogol, Gonciarov, Turghenev, Scedrin, Dostojewski, Tolstoi, Garscin, Cecov, Gorki, Andreiev, Ciricov, Artzibascev, Kuprin, Sologub, Lomakin, Uspenski, Timkovski, Skitalitz) Milano : Soc. Ed. R. Quintieri, 1920 (Saita e Bertola) Turgenev, Ivan Sergeevic. Le poesie in prosa / di Ivan Turgheniev ; tradotte da Enrico Damiani Pubblicazione Lanciano : Carabba, [1923] Villiers de l'Isle-Adam, Auguste <comte de> Eva futura : Romanzo. Unica traduzione di D. C. (probabilmente Decio Cinti). Milano : Casa Edit. Bietti Edit. Tip., 1930 Wells, H. G. Sodini, A. M. La Guerra dei mondi : Romanzo / H. G. Wells ; traduzione di Angelo Maria Sodini (1875-1939) Milano : F. Vallardi, 1901 Morandi, Luigi <1844-1922>; Ciampoli, Domenico <1852-1929> Poeti stranieri lirici, epici, drammatici : scelti nelle versioni italiane (2 volumi) / Morandi L. e Ciampoli D. Milano [etc.] : Società editrice Dante Alighieri di Albrighi, Segati 1904 '''5) altri testi:''' Pestalozzi, Johann Heinrich Leonardo e Geltrude : libro per il popolo / Enrico Pestalozzi ; traduzione, prefazione e note di Giovanni Sanna (1877-1950). (in 4 volumi). Venezia [poi] Firenze : La nuova Italia, 1928 (e altre ristampe successive). Squillace, Fausto Titolo La moda / Fausto Squillace Pubblicazione Milano [etc.] : Sandron, 1912 159 p. ; 19 cm. '''In pubblico dominio dal 2027:''' Barié, Giovanni Emanuele (1894-1956). La spiritualità dell'essere e Leibniz. Padova : CEDAM, 1933 Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=EHYLAQAAIAAJ qui] Capone Braga, Gaetano La vecchia e la nuova logica / Gaetano Capone Braga (1889-1956) Padova : Cedam, 1948 Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=LzUAAAAAMAAJ qui] Cassirer, Ernst. Storia della filosofia moderna (4 volumi). Traduzione di Angelo Pasquinelli (1926-1956) Torino : G. Einaudi, 1958 e ristampe seguenti. Primo volume sbloccabile su Google Libri qui: https://books.google.it/books?id=64AcH4mrab0C Jevons, William Stanley Lezioni di logica elementare / W.S. Jevons ; a cura di Gaetano Capone Braga (1889-1956) Padova : Cedam, 1948 Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=WztCAQAAIAAJ qui] Pastore, Annibale Scritti di varia filosofia / Annibale Pastore Milano : Fratelli Bocca, 1940 Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=8HA_AAAAIAAJ qui] Pastore, Annibale La volontà dell'assurdo : storia e crisi dell'esistenzialismo / Annibale Pastore Milano : Giovanni Bolla, 1948 Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=S5Lad41dxasC qui] Stefanini, Luigi <1891-1956> Imaginismo come problema filosofico : vol. primo Padova : CEDAM, 1936 Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=5BHBNszP5LUC qui] '''In pubblico dominio dal 2028:''' Della magia / Apuleio di Madaura ; testo latino, traduzione e note di Concetto Marchesi Bologna : Zanichelli, 1955 Descrizione fisica: XXX, 226 p. ; 20 cm Bonaventura : da Bagnorea <santo> Breviloquio (2 vv.) / S. Bonaventura da Bagnoregio ; a cura del p. Giuliano Piccioli (1878-1957) Siena : Ezio Cantagalli, 1931 Sette discorsi di Gotamo Buddho del Majjhimanikāyo / per la prima volta tradotti dal testo pāli da K.E. Neumann (1865-1915) e Giuseppe De Lorenzo (1871-1957) Pubblicazione: Bari : Gius. Laterza & figli, 1922 Burckhardt, Jacob Considerazione sulla storia del mondo / Jacob Burckhardt; traduzione di Antonio Banfi Milano : Bompiani, 1954 Kierkegaard, Søren Il concetto dell'angoscia / Soren Kierkegaard ; tradotto dal danese da Meta Corssen (1894-1957) Firenze : Sansoni, 1942 Kierkegaard, Søren La malattia mortale : (svolgimento psicologico cristiano di Anti-Climacus) / Sören Kierkegaard ; a cura di Meta Corssen (1894-1957) ; prefazione di Paolo Brezzi Milano : Edizioni di Comunità, 1947 Kierkegaard, Søren L'ora : atti d'accusa al cristianesimo del Regno di Danimarca, anno 1855 / Soren Kierkegaard ; traduzione di Antonio Banfi Milano ; Roma : Doxa, stampa 1931 Palacio Valdes, Armando Santa Rogelia Traduzione di Mario Puccini Torino : UTET, 1961 Sarmiento, Domingo Faustino Facundo o Civiltà e barbarie / Domingo F. Sarmiento ; a cura di Mario Puccini Torino : Unione tipografico-editrice torinese, stampa 1953 Simmel, Georg Banfi, Antonio <1886-1957> I problemi fondamentali della filosofia / G. Simmel ; traduzione e introduzione di A. Banfi Firenze : Vallecchi, [dopo il 1921] Stoermer, Carlo (1874-1957). Dalle stelle agli atomi; prefazione di Giovanni Giorgi ; appendici di G.B. Angioletti ... [et al.] Milano : Hoepli, 1934 Subhadra <bhikschu> (1852-1917) De Lorenzo, Giuseppe <1871-1957> Catechismo buddhistico per avviamento nella dottrina di Gotamo Buddho / di Subhadra Bhikshu ; tradotto in italiano da Giuseppe De Lorenzo Napoli : Ricciardi, 1922 Whitehead, Alfred North Banfi, Antonio <1886-1957> La scienza e il mondo moderno / A. N. Whitehead ; con una introduzione di Antonio Banfi Milano : Bompiani, 1945 '''In pubblico dominio dal 2029:''' Agrippa von Nettesheim, Heinrich Cornelius La filosofia occulta, o La magia / Enrico Cornelio Agrippa ; prima traduzione italiana di Alberto Fidi ; preceduta da un ampio studio introduttivo sopra l'autore e la sua opera, a cura di Arturo Reghini Milano : Alberto Fidi (1882-1958), 1926 Bacon, Francis <1561-1626> Cogitata et visa ; De dignitate et augmentis scientiarum : libri 2. e 9. / Francesco Bacone ; versione italiana a cura e con note di Antonio Bozzone (1888-1958) Torino [etc.] : G. B. Paravia, stampa 1924 Le canzoni di Bilitide / Pierre Lovys ; traduzione dal francese di Alessandro Chiavolini (1889-1958); copertina e fregi di Bazzi. 2. ed. Pubblicazione: Milano : Modernissima, 1920 Montaigne, Michel : de <1533-1592> La figura e la dottrina / di Michele di Montaigne ; Pagine degli essais, scelte e tradotte da Antonio Bozzone (1888-1958) Torino : G. B. Paravia e C., 1923 Paracelsus I sette libri dei supremi insegnamenti magici : dall'edizione latina di Giovannantonio e Samuele De Tournes (Opera chemica et philosophica) stampata a Genova nel 1658 / Paracelso ; traduzione di Alberto Fidi (1882-1958) ; con uno studio introduttivo di Costantino De Simone Minaci Milano : A. Fidi, 1926 Wells, Herbert George L'alimento divino : romanzo / H. G. Wells ; traduzione di Alberto Fidi (1882-1958) Milano : Cioffi, 1922 Wells, Herbert George Un racconto dei tempi da venire : romanzo / H. G. Wells ; traduzione di Alberto Fidi (1882-1958) Milano : A. Gorlini, 1931 bogqi0va7lj3fnow0o1oh7l7d2zofc8 L'Antiteatro 0 975050 3874505 3711317 2026-08-20T22:34:40Z Paperoastro 3695 Porto il SAL a SAL 100% 3874505 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=21 agosto 2026}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Sebastiano Arturo Luciani | Nome e cognome del curatore = | Titolo =L'Antiteatro | Anno di pubblicazione = 1928 | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = | Argomento = cinema | URL della versione cartacea a fronte = Indice:L'Antiteatro. Il cinematografo come arte.pdf }} <pages index="L'Antiteatro. Il cinematografo come arte.pdf" from="1" to="1" /> ==Indice== * {{testo|/Introduzione}} ** {{testo|/I. Che cosa è il cinematografo}} ** {{testo|/II. Che cosa è il film}} ** {{testo|/III. Lo scenario}} ** {{testo|/IV. L'attore cinematografico}} ** {{testo|/V. La messa in scena}} ** {{testo|/VI. La realizzazione del film}} ** {{testo|/VII. 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È stato provato d’altronde che se si approfitta dei metodi della orticoltura, coltivando le piante, in gran parte, sotto vetro, si possono ottenere i legumi e le frutta in tale quantità da costituire un’abbondante alimentazione vegetale. E basterebbe dedicare a tale coltivazione le ore di svago che ogni lavoratore impiega volentieri a far qualcosa all’aria aperta, dopo aver passata la maggior parte della giornata nell’officina, nella miniera o in un ufficio, — a patto, s’intende, che la produzione delle derrate alimentari non sia opera dell’individuo isolato, ma azione concertata e combinata di aggruppamenti umani. Fu pure dimostrato, — e coloro che vorranno verificarlo personalmente possono farlo con facilità, calcolando quale fu la reale spesa di lavoro nella costruzione di case operaie, ecentemente eseguite da privati e da municipii —, fu pure dimostrato, dicevo, che con un’organizzazione conveniente il lavoro di un solo uomo per venti o ventiquattro mesi basterebbe per assicurare per sempre a una famiglia di quattro o cinque<noinclude><references/></noinclude> g8d78mxlnux26vtjqpl0sitnvnyl21q Pagina:Lavoro Intellettuale e Lavoro Manuale (IA 2917670.0001.001.umich.edu).pdf/67 108 993699 3874683 3597304 2026-08-21T10:50:34Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3874683 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||{{Sc|lavoro intellettuale e lavoro manuale}}|65|riga=sì}}</noinclude>persone un appartamento o una casa con tutte le comodità volute dall’igiene e dal gusto moderno. E infine fu stabilito, con un esperimento autentico, che adottando certi metodi d’istruzione preconizzati da molto tempo e parzialmente applicati in alcuni luoghi, è molto facile far sì che dei fanciulli d’intelligenza comune e non ancora giunti all’età di quindici anni, si formino un’idea generale della natura umana. Ed è facile anche famigliarizzare il loro spirito con dei metodi sani nei quali le ricerche scientifiche e il lavoro tecnico si combinino, e radicare nel loro cuore il sentimento profondo della solidarietà umana e della giustizia. Poi, nei quattro o cinque anni seguenti è più facile dare ai giovani una cognizione ragionata e scientifica delle leggi della natura, contemporaneamente ad una cognizione, ragionata e pratica a un tempo, dei metodi tecnici che permettono all’uomo di soddisfare i suoi bisogni materiali. Ben lungi dal risultare inferiore ai giovani ''specializzati'' che si fabbricano nelle università, l’essere umano ''completo'' esercitato a servirsi del proprio cervello e delle proprie mani, li supera, anzi, sotto tutti i rapporti, particolarmente come iniziatore e inventore nel campo della scienza e della tecnica. La prova di tutto ciò fu già fatta. Si ha in essa una conquista realizzata ad onta degli innumerevoli ostacoli sparsi sul cammino d’ogni uomo dotato d’iniziativa. Tale prova fu realizzata anche da umili educatori che purtroppo dovettero soccombere <noinclude>spes-</noinclude><noinclude>{{PieDiPagina|||5}}</noinclude> 0awvw2g2bplhfemqljvylpn6pa8r6u4 Indice:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu 110 1011824 3874708 3861721 2026-08-21T11:33:09Z Marcella Medici (BEIC) 22982 Porto il SAL a SAL 75% 3874708 proofread-index text/x-wiki {{:MediaWiki:Proofreadpage_index_template |Autore=Friedrich Münter |NomePagina=Viaggio in Sicilia (Münter) |Titolo=Viaggio in Sicilia |TitoloOriginale= |Sottotitolo= |LinguaOriginale= |Lingua= |Traduttore=Francesco Peranni |Illustratore= |Curatore= |Editore=Sonzogno |Città=Milano |Anno=1831 |Fonte={{BEIC|IE4635291}} |Immagine=8 |Progetto= |Argomento=Diari di viaggio |Qualità=75% |Pagine=<pagelist 1to5=- 6=1 232to233=- 234=227 264to265=- 266=257 306to310=-/> |Sommario={{Indice sommario|nome=Viaggio in Sicilia (Münter)|titolo=Viaggio in Sicilia|from=8|delta=frontespizio}} {{Indice sommario|nome=Viaggio in Sicilia (Münter)/Catania|titolo=Catania|from=10|delta=5}} {{Indice sommario|nome=Viaggio in Sicilia (Münter)/Viaggio al Monte Etna|titolo=Viaggio al Monte Etna|from=56|delta=5}} {{Indice sommario|nome=Viaggio in Sicilia (Münter)/Viaggio da Catania a Messina|titolo=Viaggio da Catania a Messina|from=83|delta=5}} {{Indice sommario|nome=Viaggio in Sicilia (Münter)/Messina|titolo=Messina|from=105|delta=5}} {{Indice sommario|nome=Viaggio in Sicilia (Münter)/Alcune notizie sulla poesia siciliana|titolo=Alcune notizie sulla poesia siciliana|from=125|delta=5}} {{Indice sommario|nome=Viaggio in Sicilia (Münter)/Note del traduttore vol. 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Fin che tu fosti Fuori d’Irania in greco suol, costui Mai non si prese in abitati lochi Suoi dolci sonni, ma le chiostre sono Il loco suo nel gran deserto e casa Tende gli sono e padiglioni. Seco Son prodi assai, tesori anco e monete. Ed armi, arnese de’ possenti. Ed ora Ei si tenea su questa via lontana Fin che venissi, che desìo nel core Egli si avea che il prence suo tornasse. A Mausìl così disse il re del mondo, Prence Khusrèv: Come restava ascoso Il tuo travaglio e la tua cura? Or noi Sì ci adoprammo per che i giorni tuoi Fosser beati e il nome tuo fra i grandi Grandeggiasse pur anco. — O nobil sire, Mausìl gli rispondea, deh! tu rinfresca La sorte mia che giace, ond’io ne venga E ponga un bacio a le tue staffe e lode Faccia pur anco a maestà ch’è tua, A tua grazia così! — Dopo tua cura, Dissegli re Khusrèv, farò per queste Parole tue risplender tuo tesoro, E satisfar nel tuo desìo ben voglio Il tuo dimando e innalzerò fra i prenci D’alta cervice il nome tuo. — Traea L’un piede allor fuor da le staffe; innanzi Impazïente si fe’ il prode, vigile </poem><noinclude></noinclude> 0mb4lkmjrqgt7etvou3hnktzwxjzh68 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/134 108 1016045 3874296 3666287 2026-08-20T12:03:42Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874296 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 131 —|}}</noinclude><poem> In suo dimando, e l’aurea staffa e il piede Baciò del suo signor. Davver! che attonito Ei si restò per terror che n’avea! Ma poichè là si stava e inerte e a piedi L’uom devoto al suo re, quel re del mondo Ch’ei tornasse in arcion ratto fe’ cenno, Indi spronando il palafren da quelli Deserti campi fino al sacro Fuoco Venne d’Azergashàspe, assai correndo. :Mormorando sue preci ei nel delubro Entrava allor; trafitto era quel core D’angoscia acerba. Ma venia dinanzi A quell’inclito re fedele a Dio Col Zendavesta in mano un sacerdote, E allor dal fianco l’aureo cinto suo Il re disciolse e gittò alquante gemme Sul fuoco ardente. Ei sì, dinanzi a quella Fiamma sacrata, con ossequio umìle, Venne e molto pregò fra pianti e lai, De’ sacerdoti superando voce, E così disse: O di giustizia eterna Giudice santo, de’ nemici miei La fronte atterra. Ben sai tu ch’io prego Per giustizia che cerco, e meditando Sentier men vo d’opre leggiadre. Ingiusta Opra d’ingiusti oh! non accôr, Signore! :Questo egli disse e l’aurea sua cintura Si strinse al fianco novamente e mosse Verso ai campi di Duk, trafitto al core, Sua via cercando. E poi che si tornava Agli steccati de’ suoi prodi ancora E già la terra si oscurava e lenta Salìa la notte, vigili a l’intorno Sue vedette ei mandò che investigassero Le cose di quaggiù. Come la gente Là del Nimrùz ebbe novella certa </poem><noinclude></noinclude> 9v2xnalky4kl8b9vcxrsdzy8xvxyel9 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/135 108 1016046 3874297 3666288 2026-08-20T12:08:23Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874297 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 132 —|}}</noinclude><section begin="s1" /><poem> Già ritornarsi per la via lontana L’inclito re, luce del mondo, i timpani Ratto sul dorso agli elefanti avvinse E la terra ondeggiò come l’azzurro Mare talvolta. All’inatteso annunzio Rinnovavasi allor di tutti il core, Tutti alleati a re Khusrèv ne andavano. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XIX. Lettere di Behràm intercettate.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1929-1932).}} <poem> :Come giunse a Behràm novella certa Già riprender vigor quella d’Irania Imperïale maestà, cercossi, Fra l’esercito suo, ricco d’onore E di saper chi fama per la terra Procacciarsi volesse. Era di tale Dara-Panàh l’inclito nome, ed ei A principe Behràm era devoto E amico e fido. A sè chiamava allora Sire Behràm l’inclito scriba e seco Parole acconce avea, poi comandava Che ampi fogli e patenti altri scrivesse A que’ prenci superbi, a Gustehèmme, A Bendiày, a Gherdùy prode e valente, Quale s’avea fra i prenci tutti attorno D’eroe la fama, anche a Shapùr e a quella Endïàn cavaliere, a ognun che fosse Di gagliardi l’erede. Ecco! l’epistola Queste parole al suo principio fea: Nel mio secreto a Dio, fattor del mondo, Chieggo tal grazia perchè desti voi Tutti siate dal sonno e per tal guisa Non v’affrettiate al mal. Da che nel mondo </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 147hmqpvpmmysp33fgdl20z2johza5z Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/136 108 1016047 3874300 3666289 2026-08-20T12:20:39Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874300 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 133 —|}}</noinclude><poem> Manifestossi fra regnanti e servi De’ Sassanidi il seme, altro per essi Non venne che malor sempre più grave, L’andar raminghi per la terra e fieri Scompigli e liti. E primamente fosca Si fe’ la terra per la spada rea D’Ardeshìr Babekàn, quando nel mondo Si rinnovò l’antica guerra. Allora, D’ogni prence restò confusa e attonita La mente chiara. Ma vogl’io primiero Ardevàn ricordar, que’ prenci ancora D’alma serena, del cui nome a un tratto Orba la terra si restò, di doglia Restò pieno l’ostel di lor grandezza. Anche t’udisti quale incolse male A Sufrày da Pirùz, tristo ne’ suoi Tristi consigli. Dalle sue catene Sciolse il piede a Kobàd, Kobàd fra i prenci Lui sol trasse a morir. Forza prendea Kobàd maligno e via dal core intanto Virtù cacciava e reo costume in core Prendea volente, sì che uccise poi Quello sì fido, celebrato ed inclito, E contro a lui de’ principi frattanto Induravasi il cor. Chi non è degno Di sua famiglia e le sue triste brame Innanzi pone a’ figli suoi, non degno Degli estrani è pur anco, e niuno in terra Cercasi avorio d’una pianta d’ebano Là tra le fibre. Ond’è che la speranza Non riponete ne’ Sassàni prenci. Da salce che rosseggia al tardo autunno, Vago rubin non si ricerchi; e allora Che a voi si rechi questo foglio mio (E lieta sia vostra fortuna!), voi Questo sappiate che appo me cospicuo </poem><noinclude></noinclude> m0mtk4xvfbc7srfqxzcaaphda1qalnl Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/137 108 1016048 3874301 3666290 2026-08-20T12:22:48Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874301 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 134 —|}}</noinclude><poem> È vostro loco e le tuniche sempre Han pettorali e maniche pur anco. E pace e sonno a un loco avete voi Ch’è a noi da presso, allor ch’è spento il sole E allor che alto sen va. Ma qui da presso Ratto che giunti voi sarete, questa Alma mia fosca si farà serena, Che allor nullo pensier m’avrò di Grecia E del suo prence, ma la testa sua, Ma il trono suo calpesterò col piede. :Suggello di Behràm sovra l’epistola Fu apposto allora e andava il messaggiero Cercando la sua via. Qual è costume De’ mercatanti, andavano veloce, Con fiero incesso, di Khusrèv salìa Al regio ostello. D’ogni merce avea Con seco un’ampia carovana e doni Avea pur anco oltre a que’ fogli. Vide La grandezza regal, vide l’esercito Sì grande, sì che dir poteasi allora Non restar per la terra un varco schiuso, E disse in core: Or chi vorrà, con questo Nobil signor, cercarsi aita e schermo Presso Behràm, benchè gagliardo? Tale Son io di Persia e alcun nemico in terra Veramente non ho, some qui reco Di ben trenta cammelli. Oh! perchè mai Darmi a morte dovrei, quando già sorge Real grandezza da l’abisso? Intanto Andrò, presso a Khusrèv di quello i fogli Io recherò, novelli doni a lui Così offerendo. — Ne’ pensieri suoi Entrò costui nel regio albergo, i doni Recando e i1 fogli del nemico duce, Monete offerse e le offerì con tutti Gl’incliti doni e con i fogli, e tutte </poem><noinclude></noinclude> 8qbgnoephwbzr8ntb26o6x52h36fomg Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/138 108 1016049 3874302 3666291 2026-08-20T12:25:20Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874302 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 135 —|}}</noinclude><poem> All’iranio signor le intravvenute Cose ridisse. Come i fogli lesse Il re del mondo, sovra un aureo seggio Assiso volle il messaggiero e disse: :Uomo accorto d’assai, vile e dappoco Behràm tu estima accanto a me. Tu intanto Per ciò che festi, d’ogni voglia tua Al fin se’ giunto, ma in cotesta impresa Più di quello che hai già, non chieder nome. :E comandò che il regio innanzi a lui Scriba venisse, e una risposta a quella Inevitata lettera in ben lunghe Epistole notò, così dicendo: Prence che altera hai la cervice, noi :I tuoi fogli leggemmo e a noi dinanzi Il messaggier vollimo assiso. E invero A re Khusrèv siam noi ne le parole Devoti e fidi, ma col cor siam teco Pari a novella primavera. Allora Che menerai l’esercito tuo prode In su questo confin, chi mai di Grecia Si darà cura o degli eroi di Grecia? Tutti noi fuor trarrem le spade allora E i greci eroi nell’orrida tenzone Truciderem. L’esercito tuo grande Quando vedrà prence Khusrèv, tua forza Quand’ei vedrà con l’alto grado tuo, Quel cor suo tremerà nel fatal giorno Della battaglia e come volpe in fuga Dal tremendo tuo aspetto andranne lungi. :Suggello appose a l’epistole sue L’iranio sire ed a quel prence amico Sì le affidò. Dissegli il re: Buon frutto, O saggio, sì t’avrai di tua fatica! :E gli diè gemme e gli donò monete, Assai rubini di gran prezzo ancora </poem><noinclude></noinclude> klxyh54hx8qivffpu95n6m78n9uekd0 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/139 108 1016050 3874304 3666292 2026-08-20T12:27:36Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874304 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 136 —|}}</noinclude><poem> A lui donò. Dissegli poi: Tu reca Tosto a Giubìneh questi fogli miei, Le udite cose gli ripeti; e allora Che suo splendor ripiglierà la mia Inclita sorte, libero da trista Necessità ti serberò alla terra. :Dara-Panàh da quel regale ostello Andavane così; correa sua via Di nembo in guisa. Ei sì, giovane e forte, L’epistole recava, e quelle epistole Avea da lui l’altero capitano. Come costui, bramoso di sua gloria, Que’ fogli lesse, ogni più stolta brama A sè chiamossi e mandò senno in bando; Poscia, dopo l’epistole, la sua Partenza apparecchiavasi, e gl’Irani Stupìan di tanto. Accorsero i vegliardi Appo quel forte, e poi che l’opre sue Vedean confuse e tenebrose, ognuno Così gli favellò: Deh! non andarne, Chè se tu vai, questo novello giorno Discende a tarda età. Se in suol d’Irania Viene prence Khusrèv, nulla vedervi Ei non potrà che belligere spade E clave in ferro; ma tu in questa sede Imperïal non perder tua fidanza, Che ben potrìa la sorte in strana guisa Trarti in inganno. — E non aveano frutto Queste parole su colui, che cenno Fe’ sì che a lui venisse alto a le porte L’esercito fedel. Tutte ei raccolse Le provvigioni ed ordinò sue schiere. Battè i timballi e le falangi tutte Dalla città condusse fuori. Corse D’Azer-abadagàn verso li campi Animosa de’ Persi la falange. </poem><noinclude></noinclude> gjjw7sv84su1pae7lqxssvwsgkuld87 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/140 108 1016051 3874305 3666293 2026-08-20T12:30:12Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874305 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 137 —|}}</noinclude><section begin="s1" /><poem> E questa a quella gente era vicina Già già d’assai, sì che ad erranti insetti Tutte fûr chiuse del passar le vie. :Ma quel servo di re, di pugne amante, Così dicea: Davver! ch’io la nemica Schiera bramo veder! Vedrò chi sono Questi di Grecia cavalieri, esercito S’ei son di guerra e perchè sono. — Allora, Tutti salìan su’ lor cavalli 1 prodi, Principe Ized-Gashaspe e Yelan-sìneh, L’esercito a mirar ch’era nemico; Essi, di gran valor, prendean la via. :Poi che vedean l’esercito guerriero, Tornavano e venìan correndo al duce E sì dicean: Falange ell’è cotesta Che confine non ha; diversa è cosa Da ciò che ne pensammo. — E di rincontro I greci cavalier del prence iranio Venìan correndo al regio albergo e quivi. Di re Khusrèv nella presenza, cinsero L’armi lucenti. Oh! noi con questi Irani Cerchiam la pugna! elli esclamar. — Convenne L’iranio sire in questo che volea La gente greca, desiderio intenso. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XX. Prima battaglia di Khusrev e di Behrâm.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1932-1935).}} <poem> :Quando su la montagna tenebrosa Ergea la fronte questo sol, levossi D’ambe le schiere un fiero grido, tale Che detto avresti col rotante cielo Confondersi la terra. Oscura intanto, Per le spade levate, al sole ardente </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> kmdio0embxr18rw7ohnekpbm7vxjxaq Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/141 108 1016052 3874375 3666294 2026-08-20T14:50:42Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874375 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 138 —|}}</noinclude><poem> Si fea la gota, e l’esercito a manca Ordinavasi e a dritta, e una montagna Parve di ferro la pianura. Allora, Al nitrir de’ cavalli ed alle voci Dell’esercito accolto, il suol parea Tremar sconvolto e rincorrere ai monti Di sotto ai piedi; e Behràm bellicoso Che cotesto vedea, trasse la spada Fulgida e bianca. No davver! che in core Timor non gli venia, non tema o affanno, Mentre già il cor de’ leon feri al campo Per terror si frangea. Gli ordini vostri, Disse agl’Irani, schierinsi per voi. Voi di Duk per i campi distendete L’ampia falange. — E s’aggirò dintorno All’esercito suo, solo egli intento, Per guardarlo da destra e da sinistra, E a Yelan-sìneh disse poi: Nel mezzo Dell’esercito mio tu resta intanto, Qui nel cospetto de l’altra oste, ch’io Oggi mi sono in quest’ampia falange Un combattente, e qui starò indugiando Anche nel tempo de la vasta fuga. :Ma Khusrèv riguardava al tristo campo, Vedea la terra intenebrarsi tutta Per l’esercito accolto, e oscura e fosca, Qual è la strozza d’un leon, la gota Del sol lucente; piover da le nubi Ferri taglienti detto avresti allora. Ond’è che il sire e Gustehèm con lui, Niyatùs e Bendùy, dal tristo campo Vennero ad una altura. Ivi, sul monte Che di Duk si dicea, que’ prenci assisero, Volti ambo gli occhi a’ lor fedeli al piano, E dall’alto del monte ogni drappello Khusrèv prence vedea, sinistra e destra </poem><noinclude></noinclude> a7px54yt2mfor1hm0okla9jg4ybcjj1 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/142 108 1016053 3874376 3666295 2026-08-20T14:52:35Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874376 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 139 —|}}</noinclude><poem> E il medio punto e l’ale ancor. Ma quando Fragor levossi in questa parte e in quella Di timpani sonanti e s’avanzaro Belligeri gli eroi, detto tu avresti Ch’era quella di ferro una montagna E che nemico il ciel guerra portava Alla terra di sotto. Allor che vide La gran faccenda re Khusrèv dall’alto, Come vide mischiarsi e cielo e terra, In pehlèvica lingua a Dio si volse: :Santo, che vinci ogni più grande in terra, Oggi chi mai si tornerà beato Dalla tenzone? e chi ben sa cotesto Fuor di te che se’ giusto? Oh! di chi mai Cadrà vinta la sorte e la sua lancia Muterassi in vilucchi e in schegge acute? :Di principe Khusrèv l’alma ed il core Così eran pieni di pensieri, e intanto Dinanzi agli occhi suoi foresta oscura Era la terra, quando fuor balzava Principe Kut agli ordini dal mezzo, Qual negro monte per le ferree maglie. De le schiere dal mezzo ei venne a corsa, Come salse più accanto alla ventosa Cima del monte, fe’ a Khusrèv tai detti: :Signor d’altero capo, or cerca e vedi Ove mai sia quel servo tuo che l’arti Hassi dei Devi, contro a cui tenzone Già in Irania t’avesti e a cui dinanzi Fuggisti, com’egli ebbe ogni sua brama Laggiù compiuta. Da sinistra vedi E da man dritta, ov’egli è mai, nel mezzo Di tanti grandi, perch’io ratto a lui L’arti insegni di guerra ed egli il core Vegga e la forza d’uomini che fanno. :Da Kut come ascoltò queste parole </poem><noinclude></noinclude> iv6chswsljxqqtvdklhwoiz25yg0ba6 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/143 108 1016054 3874377 3666296 2026-08-20T14:55:03Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874377 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 140 —|}}</noinclude><poem> Prence Khusrèv, per quell’antico assalto Ebbesi il cor pieno d’angoscia. Detto Avea colui: «Tu fuggisti da un servo, De’ cavalieri via gittasti l’armi», — Sì che non diègli per le sue parole Risposta alcuna, ma quel cor d’affanno Ratto fu pieno e quella mente sua Piena di sdegno. Eppur, così poi disse A Kut guerrier l’iranio prence: Vanne, Vanne contro a l’eroe che bianco e bruno Cavalca un palafren. Quand’eì ti vegga, Ti verrà incontro a far battaglia, e tu, Tu non fuggir, che per vergogna ed onta Mordere il labbro non ti deggia poi. :Kut, come udìa quelle parole sue, Si ritornava, e fu davver qual fosse Congiunto a vento repentino. Venne Alto fremendo con la lancia in pugno, Venne, come elefante in suo furore, Della battaglia al campo. Oh! Yelan-sìneh Grido a prence Behràm così mandava, Vigile e accorto, o cavalier belligero. Serbati omai, che venne un tristo Devo Come elefante furïoso, un laccio Al culmo de l’arcion, l’asta nel pugno! :Behràm, come l’udì, trasse la spada Dalla guaina rapido qual nembo, Nome invocò di Dio. Khusrèv, che d’alto Questo vedea, levossi in piedi e il capo Tenne sorretto su l’aerea cima Della montagna, volti gli occhi intenti A Behràm ed a Kut, pieni di lagrime Gli occhi e di cruccio pieno il core. Intanto, Balzò dal loco suo con l’asta in pugno Il greco eroe, puntò suoi piedi al suolo Behràm, voglioso di poter. Ma nulla </poem><noinclude></noinclude> q3855r071akxjog1wlb9cwzazg8w75b Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/144 108 1016055 3874378 3666297 2026-08-20T14:57:13Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874378 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 141 —|}}</noinclude><poem> Poi che l’asta gli fe’ del suo nemico, Contro a lui s’avanzò l’uom bellicoso Protendendo la targa, e un colpo grave Sì gli sferrò con la tagliente spada Al collo e al petto, che partìane in due In fino al casso la persona fiera. :Poi che il fragor de la cadente spada A Khusrèv giunse, in rimirar quel colpo Di Behràm, ei sorrise. Oh! gli occhi suoi Socchi udea Niyatùs, prence guerriero, E si crucciava di Khusrèv pel ridere E gli dicea: Non bello, o glorïoso, È il rider, come fai, nella battaglia. Altro non hai ne le battaglie tue Che astuzie e fraudi, e veggo che il tuo core Dorme, i tuoi padri in vendicar. Non vedesi Qual era Kut, figlio d’Hezàreh, un prode In Grecia o Irania e non in ogni terra Colta a l’intorno. E tu ridendo vai Poi che ucciso ei cadea! Sappi che cade Precipitando la fortuna tua! :Non di sua morte, re Khusrèv gli disse, Non del tronco suo corpo io vo ridendo, E questo sappi che qual d’altri gioco Si fa da insano, colpi orrendi tocca Dal ciel rotante. Kut mi disse: «Un giorno Tu fuggisti da un servo, e tal valore In te non fu, sì che a giostrar con lui Non discendevi!» E non è già vergogna Da tal servo fuggir, quando son tali Dell’assalto nel giorno i colpi suoi. :Ma queste voci da l’opposta parte Mandò prence Behràm: Famosi prenci Di nobile lignaggio, o Yelan-sineh, O Ram, Ized-Gashàspe, ecco! l’ucciso D’uopo è legar di suo destriero al dorso. </poem><noinclude></noinclude> dbvtqcsh8pwql89u7txhj179zh6gp96 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/145 108 1016056 3874379 3666298 2026-08-20T14:59:12Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874379 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 142 —|}}</noinclude><poem> Al campo suo di qui ’l mandate, e il vegga, Veggalo il suo signor con gli occhi suoi. :Di Kut la spoglia de la sella al culmo Uomini esperti di battaglie avvinsero Con fermo nodo, e rapido il destriero, Con quel guerrier d’alta cervice un giorno, Al campo suo tornavane. Dolente Fu il cor di re Khusròv per Kut anciso, E le sue genti sciolsero a l’estinto Del laccio i nodi. Sparse muschio il prence Su l’aperte ferite e fe’ comando Che, terse e asciutte, ricucite fossero Acconciamente. In carbaso fe’ avvolgerlo. Con la corazza sovra il petto e stretto Nel cinto il fianco, e al greco Imperatore Con tal messaggio il rinviò: La spada Di questo servo che d’un Devo ha l’arti, In questa foggia recidendo cade Nel giorno de l’assalto; e s’io da lui Un dì fuggii, non è per me vergogna. :Tutti feriti al cor di Grecia i prodi Erano, tutti avean trafitto il core Senza d’armi tenzon. Vorsavan quivi Stille di pianto i patrizi di Grecia, Con lagrimose ambe le gote e il core Pien di corruccio. Diecimila vennero Eroi d’altera fronte e cavalieri E valorosi e cattolici e ratto E in cotal guisa impoto fèr, che il monte Tutto alle voci de’ forti di Grecia Crollavasi e scotea. Fragor levossi E s’udir voci di pugnanti duci, Cozzar di clave ponderose e fiero Urtar di ferri, e detto avresti il mare Gonfio levarsi e gemere sanguigne Stille rotando il ciel. Pei molti uccisi </poem><noinclude></noinclude> qsu66ch75hm29xrdzhch0qywjudo0j3 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/146 108 1016057 3874380 3666299 2026-08-20T15:01:43Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874380 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 143 —|}}</noinclude><section begin="s1" /><poem> Già s’arrestan gli eroi fermi a’ lor posti E chiuso è il varco. Oh sì! schiera infinita Giacque uccisa de’ Greci e ognun giacea Qual era duce tra que’ forti. Intanto, Di lor per doglia, di Khusrèv trafitto Andava il core, ed egli i corpi infranti De’ vivi ancor fasciando iva con cura, E gli uccisi in un cumulo dolente Tutti gittar facea che d’un gran monte Levossi in guisa. Behràm-cìd fu detto Il cumulo, e Khusrèv togliea sua speme Dai greci eroi. Dicea: Se l’uom di Grecia, Un’altra volta ancor, mena l’assalto In questa guisa, sappi omai che ratto Libero andrà da popol greco il mondo; Sappi che loro acciar tanto ha di peso Quanto di cera un picciol globo. — Allora A Serkìb così disse il prence iranio: Dimani, all’opra de la guerra i tuoi Greci non addurrai; diman ti posa. Per ch’io sospinga vindice uno stuolo D’Irani all’armi. — Ed agl’Irani ei disse: :D’uopo è che voi, dimani e senza indugio, Scendiate alla tenzon! — Farem cotesto, Dicean concordi, perchè il monte e il piano E le pendici uguaglinsi per noi! </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XXI. Seconda battaglia di Khusrèv e di Behràm.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1935-1940).}} <poem> :Ratto che si levò dal mare azzurro Del nuovo sol la candida bandiera E lor speme perdean le erranti stelle </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> pqq7dxdrvjgcprjzke486pmumhlpur5 3874389 3874380 2026-08-20T15:15:25Z Alex brollo 1615 3874389 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 143 —|}}</noinclude><section begin="s1" /><poem> Già s’arrestan gli eroi fermi a’ lor posti E chiuso è il varco. Oh sì! schiera infinita Giacque uccisa de’ Greci e ognun giacea Qual era duce tra que’ forti. Intanto, Di lor per doglia, di Khusrèv trafitto Andava il core, ed egli i corpi infranti De’ vivi ancor fasciando iva con cura, E gli uccisi in un cumulo dolente Tutti gittar facea che d’un gran monte Levossi in guisa. Behràm-cìd fu detto Il cumulo, e Khusrèv togliea sua speme Dai greci eroi. Dicea: Se l’uom di Grecia, Un’altra volta ancor, mena l’assalto In questa guisa, sappi omai che ratto Libero andrà da popol greco il mondo; Sappi che loro acciar tanto ha di peso Quanto di cera un picciol globo. — Allora A Serkìb così disse il prence iranio: Dimani, all’opra de la guerra i tuoi Greci non addurrai; diman ti posa. Per ch’io sospinga vindice uno stuolo D’Irani all’armi. — Ed agl’Irani ei disse: :D’uopo è che voi, dimani e senza indugio, Scendiate alla tenzon! — Farem cotesto, Dicean concordi, perchè il monte e il piano E le pendici uguaglinsi per noi! </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XXI. Seconda battaglia di Khusrev e di Behrâm.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1935-1940).}} <poem> :Ratto che si levò dal mare azzurro Del nuovo sol la candida bandiera E lor speme perdean le erranti stelle </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> hd8gx5u3e9tsvdzareanzivydawqshr Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/147 108 1016058 3874381 3666300 2026-08-20T15:03:55Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874381 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 144 —|}}</noinclude><poem> Ne l’ombre che fuggìan, da l’una e l’altra Chiostra del campo usciro i timpanisti Con trombe ed elefanti. Ecco, di tibie E di tube levossi alto un concento E un barrir d’elefanti e di timballi Un fremer cupo. Detto avresti allora Che crollavansi il monte e la pianura, Quando già, come penna di corvino Augello in ciel, s’intenebrò la fulgida Gota del sol. Poi che gl’Irani al campo Lor ordini schierar, tutti con l’aste Strette nel pugno e con lor ferri d’India, Detto avrestù che l’ampia terra intorno Era tutta a corazze e che le stelle Prendean lor raggi da le lancie acute. :Poi che ordinato di sue schiere il mezzo Ebbe prence Khusrèv, tutto l’esercito Core si prese, ed eragli custode Gherdùy a l’ala destra, ei ch’era forte Ed animoso e amante di grandezza. Eragli a manca un uom d’Armenia, nobile. Con usbergo e la spada eretta in pugno Qual d’Ahrimàne. Sipansàr v’è pure, Endïàn e Shapùr, tutti alla pugna E accinti e pronti. Gustehèmme intanto Di re Khusrèv teneasi a lato e lui Guardar dovea da’ colpi de’ nemici. Ma principe Behràm che non vedea Nel campo i Greci, s’indugiò, si stette Silenzïoso. Comandò che i timpani Alti sul dorso agli elefanti avvinti Fosser da’ suoi, e del mondo la faccia Parve di Nilo la corrente allora. D’un candido elefante in su le terga Egli si assise, e nel destin la speme Perdeano omai li soci suoi. Spingea </poem><noinclude></noinclude> mmx3usi8hsfnsd8rldflefh0g8zvv5b Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/148 108 1016059 3874382 3866992 2026-08-20T15:06:00Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874382 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 145 —|}}</noinclude><poem> Quell’elefante al destro corno e intanto Fea tai detti a Shapùr: Deh! tu malvagio, Questa non era la impromessa tua Nella epistola tua, che tu venissi A me di contro in tal campo di sangue! Questo non è de’ liberi di Persia Vero costume e insanamente il corpo Tu stesso a uccider dài! — Figlio di Devi, Shapùr gli rispondea, nel tuo servaggio Alta hai levata la cervice. Or come O nome o indizio hai tu d’un foglio mio, Qual ricordando vai dinanzi a’ prenci? :Disse a Shapùr Khusrèv illustre: Quella Epistola ch’ei dice, era conforme Al suo consiglio. Ma condegno premio Per tal foglio avrai tu, da me, dagl’incliti Di quest’ampia falange. Allor che tempo Sì ne verrà, favellerò con teco, Purificando te dal reo sospetto. :Poi che la voce di Khusrèv intese Behràm guerriero, l’arte di colui Vide nel suo pensier. Fiero sdegnossi Per l’opra grave ed onta gli sorvenne, Ond’ei, nell’ira sua, desìo si prese D’un aspro assalto. Con maligno intento, Solo, sul dorso a l’elefante suo, N’andò diritto e al medio punto ov’era Prence Khusrèv, s’incamminò. Ma quando Vide cotesto re Khusrèv, Deh! fiero Leone di gran cor, disse a quel forte Endïàn, su cotesto alto elefante Pioggia di dardi rovesciate voi. Come nuvola fosca a primavera Fate voi gli archi vostri. — Or, degl’Irani Qual era lieto nella sua fortuna. Tese la corda all’arco suo. Ma intanto </poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VIII.}}||10}}}}</noinclude> doc9innw1paqscr8ep5f4rwusqrl06k Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/149 108 1016060 3874383 3666302 2026-08-20T15:08:22Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874383 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 146 —|}}</noinclude><poem> Dell’elefante di Behràm l’incurva Proboscide tal fu, per le confitte Punte mortali, che ben detto avresti Dell’ardua belva da le aperte piaghe Uscir di sangue un nero fiume. Allora Chiese prence Behràm un palafreno E chiese un elmo che adornar potea Una fronte regal. Novellamente Ripigliavasi allor de le volanti Punte la pioggia che cadean su quello Destriero di Behràm, che alta ed eretta Avea la fronte. A piè rimase allora L’uom belligero e tosto il lembo estremo Dell’ampia veste si raccolse al cinto, Indi lo scudo si recò alla fronte, L’acuta spada levò in alto, e orrendo Cacciò scompiglio ne le avverse schiere. Da Behràm si fuggìano i fanti allora Pel vasto campo e gittavano gli archi Che Ciaci lor mandò. Ma in quell’istante A Behràm fu recato un palafreno, Ed ei sopra vi ascese, ei di guerrieri Inclito prence, rapido e veloce. Urlando egli correa del vasto campo Al medio punto, ove l’iranio prence Stava co’ prodi suoi. Quivi ei rompea La media schiera sì che sparve a un tratto Del duce iranio l’inclito vessillo, Poscia di là ver l’ala destra in corsa Andavane, e da sezzo eran de’ Persi Le provvigioni. Ma poichè vedea Khusrèv, a manca ei si ritrasse in corsa Come agnel che da lungi ha visto il lupo. :Gherdùy custode era a quel punto, forte E valoroso ed avido di gloria; E il fratel come vide a sè dinanzi </poem><noinclude></noinclude> 6nggvbak0hg9lkrnr9recdhdebhxi3s Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/150 108 1016061 3874384 3666303 2026-08-20T15:10:25Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874384 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 147 —|}}</noinclude><poem> Il volto del fratel, tese la corda Dell’arco e trasse. In cotal guisa i due, D’uman sangue bramosi, accapigliavansi, Che detto avresti ambo fra lor confondersi, E lunga l’ora trapassava, e quello Da questo già ritrar non si volea, Fin che Behràm primo gridò: Di padre Tu che se’ privo, a che t’accingi al sangue Del tuo fratello? — Vecchio lupo, a lui Gherdùy rispose, non udisti quella Antica istoria? «Se il fratello è amico, Buona cosa è davver; ma s’è nemico, Miglior cosa è d’assai viver senz’ossa E senza polpe e vene!». E tu se’ vile E se’ malvagio e sanguinario ancora E a Dio, fattor dell’universo, in core Nemico sei! Contro al fratello suo Non discende il fratel con l’armi in giostra, Ove buon nome ancor l’adorni e segni. :Behràm, come ascoltò, si trasse a dietro Da lui, ma in core s’adirò, ma tristo E corruccioso andavane da lui, E Gherdùy del suo prence si traea Là nel cospetto e negra avea la faccia Sua marzïal pel nero ferro. A lui Benedisse Khusrèv con molto amore: Premio a te venga dal rotante cielo! :E degli ordini suoi dalla presenza Al medio loco re Khusrèv si trasse, E poi che di tal re già vacillavano I valorosi, alcun mandava il sire A Shapùr battaglier. Porgi tu aita A Mausìl! comandò. Per voi si pugni E schiena a schiena alto s’appoggi. Forse Splendida sorte in vostra mano avrete. :L’iranio prence a Gustehemme allora </poem><noinclude></noinclude> o09s5zj7a6ohmlm0kaz7cj0h0p1ex6t Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/151 108 1016062 3874385 3666304 2026-08-20T15:13:04Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874385 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 148 —|}}</noinclude><poem> Mandò tal voce: Se de’ Greci alcuno Qui destasse la pugna, ove sconfitto Fosse Behràm guerriero, ove in battaglia Ferito ei fosse, fino al ciel la fronte Superbi leverìan cotesti Greci, Parole più d’assai che n’è misura Cacciando fuori. Non vogl’io che alcuno De’ Greci eroi sollevi alta la testa E si pompeggi in questo ch’è di noi Tremendo assalto, che de’ Greci tutti Il valor già vid’io. Son come greggi Allor che sorge la bufera; e meglio, Meglio è d’assai che con picciola schiera Io con Ciubìneh a contrastar mi provi. Nell’alta impresa mia d’altri l’aita Non vo’, che in Dio proteggitor s’appunta La mia speranza. — Gustehèm gli disse: :Iranio prence, non tradir tu stesso La cara anima tua! Ma se cotesto È tuo disegno, i più gagliardi eleggi E a tua persona non dar morte in questo Fatal campo di pugna! — Ottimo è tale Disegno tuo, Khusrèv gli disse, quale Manifestasti a me. Cerca frattanto Che sia de’ prodi miei voglia secreta. :E quattro e dieci Gustehèm scegliea Cavalieri d’Irania, incliti in guerra, Da l’eretta cervice, e il nome suo Primo adducea fra que’ gagliardi in giostra Notato e scritto e dinanzi il ponea Agli altri tutti. V’era poi quel prode Shapùr con Endïàn, Gherdùy, sostegno De prenci Kay, Bendùy pur anco e l’inclito Azergashàspe, indi Shirzìl e quello Rengùy, con elefanti e con leoni Ardito in guerra. V’era sì Tokhàreh, </poem><noinclude></noinclude> p2osxognlm0mdbdjk7v2m3qbmv8ixgw Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/152 108 1016063 3874438 3666305 2026-08-20T16:53:59Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874438 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 149 —|}}</noinclude><poem> Animator d’ogn’altro in fiera pugna, Nemico acerbo a Yelan-sìneh, e v’era Farrukh-zàd e Khusrèv di eretta fronte, Anche Astàd e Pirùz, d’ogni nemico Distruggitor; Khorshìd v’era beato Con prence Ormùzd, a cui dinanzi tutti I nemici pareano erbe selvagge Cui tronca il falciator. Ma Gustehemme, Inclito e prode, era di tutti il duce, Quale in battaglia avea poter sovrano, Ei che tra i forti in questa guisa elesse Quattordici campioni e ad una parte Rapido venne de l’iranie schiere. :Eroi devoti al mio comando, voi Che alta levate la cervice, disse A’ principi Khusrèv, tutti la fronte A Dio volgete e consolate il core Lieto e beato. Non è cosa in terra Fuor che voglia di Dio; sempre cotesto Fu da che in alto la vetusta volta Stette del cielo. Morte aver pugnando Meglio è d’assai che principe di noi Facciasi un servo. Ma frattanto voi Custodi a me siate fra l’armi. Indugio Di scompiglio nell’ora oh! qui non vuolsi! :Benedissero a lui tutti que’ prodi Con favella concorde e lui signore De la terra gridâr; patto egli fecero Che nessun dal suo re si ritrarrebbe In quell’orrida pugna. Allor che intese L’iranio prence, ritrovò sua pace, Gradì cotesto e l’alto intento suo Per que’ prenci toccò. Le schiere allora Al nobile Behràm tutte affidava E con quelli quattordici, gagliardi E valorosi, andavane. Ma intanto </poem><noinclude></noinclude> t2rysodexbtfucq93ztqmlcyedsftpl Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/153 108 1016064 3874440 3666306 2026-08-20T16:57:04Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874440 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 150 —|}}</noinclude><poem> Voce venia da le vedette. Giunge, A Behràm di Ciubìneh ecco! si disse. Un esercito avverso. — Alto in arcioni Balzava a un palafren, vigile in core, L’uom disïoso di possanza, in pugno Stretta una spada, con un laccio al culmo De l’ardua sella; e ratto ch’ei scoprìa Su’ lor destrieri que’ gagliardi assisi, Dagli armigeri suoi alquanti prodi Scegliea cercando e a Yelan-sìneh, Giusta, Giusta prova, dicea, di suo valore Diede in battaglia quel malnato. Or io Che altri non è fuor di Khusrèv costui E vedo e so, qual osa in questo campo Di tenzoni avanzar. Discende in giostra Con quegli uomini suoi pregiati e forti, E fors’ei da sè stesso innanzi a fieri Alligatori scende in armi. D’uopo Non ho con lui di più di venti prodi Su’ lor cavalli, nè ben so de’ suoi Questo o quello chi sia. Vengami innanzi La terra tutta, e bast’io sol contr’essa. Nulla son io, s’io manco al suo paraggio. :Al prode Azergashaspe e a Yelan-sìneh Ei così disse: Lor valor non celano I valorosi, nè si vuol che noi Siam più di quattro. La fortuna mia Contro a Khusrèv m’è protettrice. — Intanto Eravi un uom che l’atra notte al giorno Nell’alma trista preferìa; suo nome Gian-firùz era, ed a costui l’esercito Affidando Behràm, tosto ne andava E correa con quei tre velocemente Vigile e accorto. Ma Khusrèv che lungi Per la sua via Behràm scoverse, a’ suoi Fidi compagni fe’ tai detti: Viene </poem><noinclude></noinclude> 0yidc1ugmyrdzce5tibgdee0x9eksmr Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/154 108 1016065 3874443 3666307 2026-08-20T17:00:30Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874443 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 151 —|}}</noinclude><poem> Schiera nemica! Or voi nel petto il core Non vi serbate corruccioso e mesto, Chè venne tempo a noi di qui star fermi. Io con la clava mi terrò di contro A Ciubìneh malnato, e la battaglia Con gli altri prenci fate voi. Quattordici Amici siete ed ei son tre. Sconfitta Deh! mai non sia che veggasi per voi! :Niyatùs e l’esercito de’ Greci, Tutti d’un tratto, per manco di speme, Si cinser l’armi e da quel campo al monte Salîr correndo, ove di questa e quella Schiera nemica era la vista aperta. Dicea ciascun: Deh! perchè mai quest’inclito Iranio prence la sua dolce vita Perder vuol per un serto? E qui son molti Cavalieri nel campo, ed ei da stolto Corre soletto alla tenzon! — Ciascuno Levò le palme al ciel, che il prence iranio Pensavasi ciascun trafitto e spento. :Behràm guerrier poi che incitò il cavallo Con Yelan-sìneh, con Azergashàspe, Tutti gli amici di Khusrèv ne andaro Dispersi attorno. Ei fu qual lupo, e quelli Sì glorïosi qual timida greggia; Deh sì, gli amici di Khusrèv che sciolto Vider da’ ceppi il tristo Devo, a un tratto Per tema sbigottìan, restavan soli Gherdùy, Bendùy e Gustehèmme. Allora Di Dio chiamava il santo nome il prence Incoronato; ei sì, manco di speme, Signor del mondo, il suo destrier volgea, Quando già gli era a tergo Azergashàspe Forte correndo. A Gustehèmme ei disse: :Forte m’incalza la fortuna, e questo A che senza ragion fiero scompiglio, </poem><noinclude></noinclude> hd4brbzhr8jgzmfwehnmilp54lyog2s Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/155 108 1016066 3874444 3666308 2026-08-20T17:02:34Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874444 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 152 —|}}</noinclude><poem> Or che le spalle mie videro in fuga Volte i nemici miei? — Già già t’è presso Il cavaliero, Gustehèm gli disse, E tu sei solo; come dunque ancora La pugna sosterrai? — Khusrèv guardava Dietro a le spalle, e di quei quattro innanzi Vide Behràm Ciubìneh. Ecco! sè stesso Per riguardar dal reo nemico, tutta Ei lacerò la bruna sua gualdrappa, Mentre lungi da lui stavansi a dietro I due suoi fidi cavalieri e a tergo, Avido di vendetta, era il nemico. :Ma là di contro angusta era una gola Della montagna, allor che già vicini Come pardi venìano al fuggitivo I tre guerrieri. Della gola il fondo Era chiuso dal monte, e là rinchiuso, Da sue genti lontan, rimase il prence Dell’ampia terra. L’inclito garzone Balzò dal palafren, salì correndo A piè sul monte. A piè n’andava e intanto Sbarrata innanzi era la via; trafitta Era l’alma perciò del nobil sire D’alta ferita, e per quel loco angusto Che il trattenea, poi che di scampo via Là più non era, con veloci passi Gli era dietro Behràm. Deh! a te che pieno Di frodi sei, dicea costui, bassezza Ora sorvien dopo l’altezza tua! Perchè tua morte a me abbandoni e il peso Gittar ne sembri su le spalle mie? :Poi che stato del prence alla distretta Era venuto e gli era dietro un ferro E una rupe dinanzi, a Dio si volse E così disse: Almo Fattor del mondo, Tu che mutar della fortuna avanzi, </poem><noinclude></noinclude> 2lf7k2se28zur69agzxukvh2cnz1yxk Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/156 108 1016067 3874445 3666309 2026-08-20T17:04:38Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874445 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 153 —|}}</noinclude><poem> In questo loco di distretta sii Proteggitor; non io le stelle in cielo Volgomi a supplicar! — Come levossi La flebil prece da quel monte, apparve Sul ripido sentier Seròsh beato, Verdi le vesti tutte e sotto a lui Candido palafren. Deh! che a tal vista Alma riprese re Khusrèv! D’accanto Come gli fu, la man del prence iranio L’angiol si prese (meraviglia questa Per Dio santo non è); poi che dinanzi Tolto l’ebbe al nemico, agevolmente Lungi l’addusse e lasciò andar la mano. :Khusrèv dissegli allor: Quale il tuo nome? — E dicea questo e lagrimava. E l’angelo Gli rispondea: Seròsh è il nome mio. Lungi dal lagrimar, poi che ottenesti Sicurezza da me! Tu d’ora in poi Sara’ prence del mondo, e non t’è d’uopo Che saggio addimostrarti ed avveduto. :Disse cotesto e via da lui disparve, Nè alcun pel mondo mai tal meraviglia Giunse a veder. Meravigliando stette Behràm che ciò vedea. Molto invocava, Fattor del mondo, Iddio, quando gli cadde Per la persona un tremito improvviso Ratto al veder del fuggitivo prence L’opra e il desìo già già compiuto. Ei disse: :Con uomini finchè sarà la guerra, Deh! mai non sia che in me valor si scemi! Ma poichè la battaglia è con alate Perì vaganti, sulla mia fortuna Che già s’infosca, lagrimar fa d’uopo. :E Niyatùs di contro, in su la cima Della montagna, grazia a Dio chiedea Giusto e verace, e le sue belle gote </poem><noinclude></noinclude> 1qp3wgtdefkotgpoznexarxl8niq0zi Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/157 108 1016068 3874446 3666310 2026-08-20T17:06:35Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874446 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 154 —|}}</noinclude><poem> Grafflavasi Maria nella distretta Del dolce sposo, re del mondo. Ancora Stavan sul monte le falangi ed erano Alle sue falde e alla pianura, e pieno Era d’ansia e di duol de’ Greci il core. :Deh! qui t’assidi, Niyatùs diceva A Maria dolorosa; io temo assai Ch’estinto giaccia dell’Irania il prence. :Ma in quell’istante, da l’opposta parte Della montagna, pel dirotto calle, Da sue genti lontan, mostrossi in vista Prence Khusrèv, e ratto la sua schiera Inclita in guerra giubilò, disciolto Andò il cor di Maria dal fiero duolo. :Come Khusrèv giunse a Maria vicino, L’alto prodigio che mostrossi a lui, Narravale e dicea: Deh! sposa mia, Di greco Imperator nobile figlia, Rese giustizia a me giusto e verace Il Giudice supremo! Oh! non avvenne Per viltà del cor mio, non per bassezza, Che mostrasi codardo entro la pugna Sol chi è tristo di cuor. Là, nella gola Della montagna, senza amici e scorta Io mi restai, nel dolor mio l’Eterno Chiamai piangendo, e il mio Signor che cela Le cose di quaggiù, gli alti secreti A questo servo disvelò. Non vide Questo ch’io vidi, ne’ suoi dolci sonni, Fredùn illustre, mai no vide un giorno Tur Salm od Afrasyàb, ch’io vidi In questo dì, compagni miei che eretta Avete al ciel la fronte, un chiaro segno Di mia vittoria e del poter sovrano. Or rinnovate dell’assalto l’impeto. Ricordando Khusrèv nella tenzone! </poem><noinclude></noinclude> ljbzoiivskkh45dd8l1gnlppcnluyar Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/158 108 1016069 3874448 3666311 2026-08-20T17:08:56Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874448 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 155 —|}}</noinclude><poem> {{Ct|c=t1|XXII. Terza battaglia e sconfitta di Behràm.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1940-1942).}} :In quell’istante giù dal monte scese L’esercito fedel, mentre la terra De’ cavalieri per la negra polvere Intenebrava. Da l’opposta parte Stava Behràm pieno di duol, pentito Dell’opre sue compiute; e poi che manco Era di speme, rapido a l’istante L’esercito sospinse, e luce al giorno Più non restò. Dicea: Chi mena in guerra Le sue falangi, abbia saggezza e possa E marzïal virtù. Gli eroi che videro I giavellotti miei, che la guerriera Indole mia notâr, me preferirono A cotesti monarchi. Io la corona Atterrerò di Nushirvàn. — Allora Impetüoso e cieco egli avventossi Fuor da sue schiere contro al prence iranio, Tese all’arco la corda e sì v’appose D’un sol legno una freccia. Ei repentino Il suo prence colpìa nella cintura. Ma tortüosa la mortal sua punta Andando vi s’infisse. Uno scudiero Come vedea di quella freccia il colpo, Venne e la estrasse dal serico panno, E d’asta un colpo del nemico al cinto Vibrò l’iranio prence. Era una maglia, Nè le giunture sue l’asta cadente Spezzar potè; così la ferrea punta Di quell’asta possente in due n’andava, Ma pieno di terror restava il core </poem><noinclude></noinclude> kujtwu2xhqhedg4tn2ypkgb9qv73v3z Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/159 108 1016070 3874449 3666312 2026-08-20T17:13:36Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874449 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 156 —|}}</noinclude><poem> Dello stolto guerrier. Come s’infranse Quell’asta sua, s’adirò il prence e un colpo Menò di clava del guerrier nemico Ratto al cimiero; ma la ferrea clava S’infranse nel colpir, s’avvinghiò al sommo Dell’elmo e si fissò. Pur, chi vedea Quel grave colpo, chi sentìa del ferro L’alto stridir, fe’ voti e auguri e tutto L’esercito del re vigor riprese, Sì che in difetto di Behràm guerriero L’intento si restò. Come d’un tratto Agli occhi di Behràm e luna e sole D’ombra si ricoprir, contro sua voglia Si trasse a dietro dal suo re. S’avvide Ch’iva congiunta a stento e a duol la sua Impresa grave e si ritrasse a dietro Dall’opre di valor, dalla battaglia. :Ma d’Irania le squadre e in un di Grecia Come vedean di re Khusrèv nell’armi L’inclite prove, innanzi s’avventaro, Trasser le spade della gran vendetta Tutte d’un moto e fêr, quale un gran monte, Un impeto gagliardo. Ecco! sen vanno Dietro a cotesti i prenci tutti e rompono E scompiglian l’esercito e il disperdono. :Appo al suo re con fiero incesso allora Andavano Bendùy. La tua corona Superi il cerchio de la luna, ei disse; Ma un esercito è qui come locuste, Come formiche, e preso n’è il deserto E la landa remota e il campo intorno. Bello non è per opra stolta il sangue Così versar, nè accapigliarsi è bello D’un re col servo. Ma se alcun la vita In don ci chiede, meglio è ciò che ucciso O trafitto vederlo entro la pugna. </poem><noinclude></noinclude> huzggu1p3txqwwhu8h3hfenhrhfz3v6 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/160 108 1016071 3874450 3666313 2026-08-20T17:15:47Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874450 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 157 —|}}</noinclude><poem> :Dissegli re Khusrèv: Se alcun si duole Delle sue colpe, non io vo’ di lui Farmi castigator. Tutti qui sono Sotto l’egida mia; sono al mio serto Attorno sì quai fulgidi pendenti. :Poi che il vessillo de la notte in alto Si sollevò da le montagne oscure, Ambe le schiere separârsi e a dietro Si ritornâr. Da le vedette allora Voci alterne levârsi e pur s’intese Di sonagli un concento; oh! in quella notte Ben pochi assai dormian! Di là si trasse Bendùy allor che amò sua gloria, e venne Fra questa gente e quella al medio loco, Rapido in corsa. Ma un gagliardo ei scelse Dall’esercito in pria, di bella voce, Facondo parlator, quale un araldo, E gli fe’ cenno che in arcion balzasse A un arabo destrier, pronto ed accinto Un bando a proclamar. Com’ei si trasse In mezzo a questa e a quella gente, al punto Là ’ve ben poco alle nemiche squadre Restavagli di via, levò l’araldo Quest’alto grido: O servi al nostro prence, Di colpe rei, che per la terra intorno Ite cercando vostra sorte, a quello Che fia tra voi più peccator, che in questa Orrida pugna maggior gloria s’ebbe. Per Dio condona le peccata il sire Dell’ampia terra, le peccata sue, Quante ei fe’ manifeste e quante ascose. :Come andò per la notte oscura e tetra Cotesta voce, a questa voce ognuno Porse l’orecchio, e tutti i prenci illustri, Seguaci di Behràm, tosto a partirne Ad uno ad uno s’accingeano, e quando </poem><noinclude></noinclude> 77flu4d2y5vm8b53yrqw5g3vd8lh38n Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/161 108 1016072 3874452 3666314 2026-08-20T17:17:49Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874452 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 158 —|}}</noinclude><section begin="s1" /><poem> Quest’almo sol, che illumina la terra, Sul monte si levò, quando la terra Qual d’un bel drappo di lucente seta Il giorno rivestì, vuote di genti Eran le tende alla pianura, e intanto Di ciò che feasi in quella notte, inconscio Era Behràm. Là dentro a’ padiglioni Alcun non si vedea, fuor che fedeli E amici di Behràm; questo soltanto! :Ma Behràm, come avea di ciò novella, Venne e passò per quelle tende e a’ suoi Amici disse: Miglior cosa è omai Per noi la fuga che restarsi in pace Con vicino scompiglio. — E chiese allora Mille cammelli da’ custodi e mille Dromedari gagliardi, che dal labbro Bianche gittavan spume, e quante cose Erano a carreggiar ne’ suoi tesori, Strati e tappeti, eburnei troni, argento Ed oro ancor, collane e braccialetti D’oro e corone, tutto in alte some I suoi valletti accumulâr. Balzava Egli in arcioni, a ritrarsi dal campo Del corpo e del pensier già pronto e accinto. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XXIII. Fuga di Behràm.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1942-1944).}} <poem> :Come il suo trono s’apprestò nel cielo Questo fulgido sol, dal regal fianco Partìan gli esploratori. Ei non vedeano Là ne’ recinti alcun mortal, nè molti Padiglioni ei vedeano in piedi ancora. Le vedette tornár, dicean cotesto </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> qzb7xapvx5g21iekyus78znp6kpfokv 3874458 3874452 2026-08-20T17:19:30Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874458 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 158 —|}}</noinclude><section begin="s1" /><poem> Quest’almo sol, che illumina la terra, Sul monte si levò, quando la terra Qual d’un bel drappo di lucente seta Il giorno rivestì, vuote di genti Eran le tende alla pianura, e intanto Di ciò che feasi in quella notte, inconscio Era Behràm. Là dentro a’ padiglioni Alcun non si vedea, fuor che fedeli E amici di Behràm; questo soltanto! :Ma Behràm, come avea di ciò novella, Venne e passò per quelle tende e a’ suoi Amici disse: Miglior cosa è omai Per noi la fuga che restarsi in pace Con vicino scompiglio. — E chiese allora Mille cammelli da’ custodi e mille Dromedari gagliardi, che dal labbro Bianche gittavan spume, e quante cose Erano a carreggiar ne’ suoi tesori, Strati e tappeti, eburnei troni, argento Ed oro ancor, collane e braccialetti D’oro e corone, tutto in alte some I suoi valletti accumulâr. Balzava Egli in arcioni, a ritrarsi dal campo Del corpo e del pensier già pronto e accinto. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XXIII. Fuga di Behrâm.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1942-1944).}} <poem> :Come il suo trono s’apprestò nel cielo Questo fulgido sol, dal regal fianco Partìan gli esploratori. Ei non vedeano Là ne’ recinti alcun mortal, nè molti Padiglioni ei vedeano in piedi ancora. 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Lor palafreni Sospingean da l’un canto de l’esercito Ized-gashàspe e Yeian-sineh e lungo Deserto un calle conducean le squadre, D’antichi prenci favellando insieme. Un villaggio mostravasi da lungi Squallido e tristo, e degno quel villaggio Non era già d’un prence. Innanzi andava Behràm a tutti già pentito, il core Pien d’affanno e d’angoscia , e allor che a tutti Secche le fauci eran per sete, ei primo In casa entrava d’una donna antica. Afiabile e cortese essi la lingua Moveano a favellar, chiedean dell’acqua, Ghiedean del pane alla vegliarda, ed essa Che lor detti ascoltò, vecchio e sdruscito Un suo vaglio recava e là stendea Attrito un cuoio, d’orzo un pane scarso Posto nel vaglio. Ma porgea frattanto A principe Behràm delle verbene Il fascio sacro Yelan-sineh ; eppure </poem><noinclude></noinclude> ebw0nybb0l4jay5tlavy2zldr73pus7 3874459 3874457 2026-08-20T17:21:52Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874459 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 159 —|}}</noinclude><poem> Al prence iranio, e quel suo cor dolente Si fea pel campo abbandonato. Allora Scelse tremila fra’ gagliardi suoi. Con lor gualdrappe e loro usberghi al petto Nobili cavalieri, e cenno intanto A Nestùd fe’ che accinto alla persona, Forte e virile, ad inseguir correndo, Balzasse in sella. Ma Nestùd ne andava Pien di corruccio il cor, ch’egli non era Uom da Behràm in giorno di tenzoni. :Anche Behràm per sue raccolte genti Fiducia non avea nel suo diritto, Non nella terra sua. Iva costui Per deserto sentier, pien di terrore E d’ansia il core, e menavasi intanto L’argento e l’or con sè. Lor palafreni Sospingean da l’un canto de l’esercito Ized-gashàspe e Yeian-sìneh e lungo Deserto un calle conducean le squadre, D’antichi prenci favellando insieme. :Un villaggio mostravasi da lungi Squallido e tristo, e degno quel villaggio Non era già d’un prence. Innanzi andava Behràm a tutti già pentito, il core Pien d’affanno e d’angoscia, e allor che a tutti Secche le fauci eran per sete, ei primo In casa entrava d’una donna antica. Affabile e cortese essi la lingua Moveano a favellar, chiedean dell’acqua, Chiedean del pane alla vegliarda, ed essa Che lor detti ascoltò, vecchio e sdruscito Un suo vaglio recava e là stendea Attrito un cuoio, d’orzo un pane scarso Posto nel vaglio. Ma porgea frattanto A principe Behràm delle verbene Il fascio sacro Yelan-sìneh; eppure </poem><noinclude></noinclude> etinwapbvj1t912dxy1p302g91d96ql Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/163 108 1016074 3874460 3666316 2026-08-20T17:25:16Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874460 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 160 —|}}</noinclude><poem> Ei ridir non potea sue preci antiche Per l’acerbo dolor. Le incominciando, Gibavansi così del tristo pane, E stavano a mirar que’ prenci illustri Alquante donne del villaggio. Allora Che d’orzo il pane fu gustato, ei chiesero Stilla di vino e a mormorar lor preci Sciogliean la lingua. Se di vin desìo Hai tu, signor, disse la donna antica, Vino è qui ancora, e v’è una zucca annosa A cui tolsi il coverchio e sì ne fei Un cavo nappo, e vel posai di sopra. :Disse Behràm: Poi che c’è vin, deh! come Esser nappo miglior potrìa di questo? :Andò colei, recava il nappo e il vino, E principe Behràm per quel novello Nappo lieto si fea. Nella sua mano Colmo di vino ei sei recò, l’antica Ospite sua perchè piacer n’avesse, Ella pur anco, e disse: Inclita madre, Delle opere del mondo oh! quale hai teco Certa novella? — Tante cose udii L’ospite annosa rispondea, che tutto Ne andò stordito il mio cervel. Ben molti Oggi venìan dalla città, soltanto Della battaglia ch’ebbesi Ciubìneh, Favellando tra lor. Dicean che tutto Ritratto s’era appo l’iranio prence Lo stuol de’ prodi suoi, che senza scorta Il duce ne fuggì. — Deh! santa donna, Behràm le disse, di cotesto parlami, Chè forse tratto di prudenza fue Di Behràm questo; o forse egli a prudenza Innanzi pose il piacer suo. — Rispose L’antica donna allor: Deh! perchè mai, O glorïoso, la pupilla tua </poem><noinclude></noinclude> eshqln3fkgaqmqinwag2hjc8bkex1is Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/164 108 1016075 3874462 3866993 2026-08-20T17:28:51Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874462 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 161 —|}}</noinclude><poem> Un tristo Devo intenebrò? Non sai Che al tempo che sospinse il palafreno Contro al figlio d’Hormùzd Behràm ardito, Figlio a Gashàspe, si ridean di lui Quanti han saggezza, e niun fra i prenci mai L’andò contando? — E quei rispose allora: :Oh! se Behràm ebbe desìo di bersi Entro una zucca il dolce vin, tu sopra L’antico vaglio serba d’orzo un pane, Innanzi, là, fin che si mieta ancora L’orzo novello! — E s’adagiò la notte Co’ suoi compagni al tristo loco e s’ebbe Per coltrice la veste e la corazza Agli omeri di sotto. E non discese Il sonno a lui, ned ei trovò sua pace, Che si cercava il suo desìo, ma sempre In ciò che mai non volle, ei s’incontrava. :Poi che sciolse del ciel gli alti secreti Questo fulgido sol, di fieri colpi Il principe guerrier fece i timballi D’un tratto tempestar. Quanti eran seco Prodi campioni ei seco addusse, e quelli Prendean tosto la via, forti e gagliardi. :Novello era un canneto in su la via E molti v’eran dentro uomini intenti L’alte canne a troncar. Com’ei da lungi Prence Behràm e l’ampia sua falange Altera e forte discoprìan. Deh! sempre, Gridarono a Behràm, vivi tu lieto! Oh! perchè ne venisti a questa via D’esto canneto? Innanzi a te pur sono Schiere ben molte, e i forti alla battaglia Già già pel sangue si apprestâr le mani. :Disse Behràm: Qui non son cavalieri Se non di regie squadre. Io bene udii Che nel tempo che a correr nostra via </poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VIII.}}||11}}}}</noinclude> htim8ldn1aiia66n9i15usa21f1f5ry Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/165 108 1016076 3874463 3666318 2026-08-20T17:31:28Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874463 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 162 —|}}</noinclude><poem> Da nostre tende ci apprestammo, il duce Scelse Nestùd, un uom d’altere voglie, Ma senza trama e senza ordito in sua Anima trista, ond’ei con cavalieri, Tremila forse, quali in giorno d’armi Resister ponno, dietro a noi venisse Forte correndo. Or io, tosto che il vegga, Al termine segnato il viver suo Menar saprò. Ma voi le cinghie intanto A’ cavalli stringete e l’ampie file Tutti serrate. — Strinsero le cinghie Rapidamente i cavalieri allora, Le indiche spade strinsero nel pugno, Gittàr le fiamme entro al canneto, quelle Genti ivi accolte scompigliando. Tutte Bruciâr le canne in questa parte e in quella, Quei giacque ucciso e questi arso restava. :Ma Behràm battaglier, tosto che vide Nestùd venirne, al rapido destriero Le briglie abbandonò. Tolse di sella, Entro a le spire del suo laccio attorto, Il suo nemico ed i suoi prodi intanto In guisa turpe gli avvincean le mani Con vincoli dolenti. Oh! la sua vita Chiedea Nestùd. Signore inclito in armi, Dicea piangendo, a che vuoi tu il mio sangue Versar? Del mio destin crudele e tristo Abbi, signor, pietà! Deh! non uccidermi, Per ch’io poi ti preceda in ogni loco Forte correndo, poverello umìle Addetto al tuo servir. — Trovar sul campo Della battaglia un uom quale tu sei, Behràm gli disse, unqua non ebbi caro. Reciderti non vo’, che onta avre’ io Se a te simile un cavalier disceso Fosse con meco a contrastar, la testa. </poem><noinclude></noinclude> mbeen3skil3ompzt5jmsk4rlw1x7fma Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/166 108 1016077 3874464 3666319 2026-08-20T17:33:59Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874464 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 163 —|}}</noinclude><section begin="s1" /><poem> Ma tu, poi che scampato alle mie mani Ratto sarai, va forte, e ciò che visto Hai qui da me, narra a Khusrèv. — Cotesto Ratto che udia Nestùd, baciò la terra E benedisse al cavaliere assai. :Da quella selva fino a Rey ne andava Behràm allor con suoi guerrieri in armi, D’inclit’orme quaggiù. Là s’arrestava, Prendea riposo e ne partia, movendo Rapido e fiero al principe di Cina. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XXIV. Il campo di Behrâm distrutto.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1945-1946).}} <poem> :Ma di rincontro al mesto campo scese Là ’ve già stette con le sue falangi Behràm guerrier, Khusrèv illustre. Tutto Alla rapina abbandonò quel vallo E sportello ricolme e dïademi Alle sue genti dispensò. Balzava Indi sul dorso a un rapido destriero, Accinto a dir le preci sue. Dinanzi Eragli un loco abbandonato e tristo, Ed egli a piedi vi scendea per quella Sua nova intenzïon. Quivi, dinanzi A Dio signor, prostravasi alla terra E dicea: Deh! Signor, giudice santo, Dal nudo suol me sollevasti incontro Al mio nemico e di favor misura Nell’opra tua passasti! Or qui son io Adorator di te, servo non degno, Al tuo precetto, almo Signor del mondo, Camminante conforme. — E di là venne A’ suoi recinti, ed appo lui recavasi </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 0b225lx2l04858w7odnol88fgrpuwf7 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/167 108 1016078 3874691 3666320 2026-08-21T11:10:56Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874691 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 164 —|}}</noinclude><poem> Un suo fido ministro. Ivi precetto Fe’ che venisse il regio scriba innanzi, Scritta per lui su rilucente seta Una epistola sua. Di quante cose In quel campo accadean dell’aspra guerra, Un cenno al greco Imperator scrivea L’iranio sire, e benedisse in pria Al Giudice del ciel, da cui vittoria Ebbe e fortuna e militar valore. :Scrisse poi: Da Colui che il mondo fea, Ogni favor vid’io nel mio secreto, Ch’io venni già con le mie squadre al tempio D’Azergashàspe in corsa e ne tomai Di mia vendetta disïoso. E quei Sì m’incalzò ne la battaglia orrenda, Che angusto era per me del pugnar seco Lo spazio. Ma poichè nol proteggea Iddio santo dal ciel, quel fiero vampo Ratto si spense e tacque ogni scompiglio. Così, quand’ei trovossi ed orbo e scemo D’aita e non restâr le sue falangi Ferme sul loco, all’alba del mattino Rapidamente se n’andò fuggendo. Noi disperdemmo sue restanti schiere Tutte d’un tratto e suscitammo il fuoco Nel vasto campo suo. Noi, per precetto Di Dio vincente, ogni suo varco intorno Anche sbarrammo a lui. — Posero allora Suggel di prence su quel foglio, e tosto I messaggieri si prendean la via. :Con quel foglio del sire, il messaggiero Del greco Imperator nobile e illustre Andavane a la reggia. Alto dal trono Poi ch’ebbe letto il greco re quel foglio, Giù ne discese, ei principe e signore Di vigile fortuna, e così disse </poem><noinclude></noinclude> siwr9te6soweh71atr150aukd7rvxl1 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/168 108 1016079 3874694 3666321 2026-08-21T11:13:16Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874694 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 165 —|}}</noinclude><poem> A Dio dinanzi: O Duce de’ mortali, Eterno sempre se’ al tuo loco! Al tuo Servo donasti la vittoria, e quello Ben sei tu che solleva e umilia e atterra. :A’ poverelli ei dispensò monete In copia allora e cibi anco diè attorno A some di giumenti, anche a quel foglio Risposta scrisse, bella quanto è ancora Di paradiso un nobile virgulto. :Di quel suo foglio al cominciar, di Dio Ricordo ei fe’, di Dio, re di vittoria, Signor di maestà, d’alta giustizia, Della luna signor, signor del sole, Sire di forza e di possanza. Questa Grandezza tua, quest’inclita fortuna, Tu da Lui riconosci e in verso a Lui, Fin che vivo sarai, d’animo grato Mostra la prova. Sol leggiadre e giuste Le cose tue farai pel mondo, in parte Secreta e in parte manifesta, sempre. :Una corona ch’egli avea, ricordo De’ prischi Imperatori e qual serbava Per tempo in che venir doveagli all’uopo, Una real collana e due pendenti E mille e cento vesti aureo-dipinte, Egli invïava. Di monete d’oro Some eran cento di cammelli e copia Grande di perle e di rubini. Ancora Una croce invïava, in gemme fulgide Tutta fregiata, e un trono che coperto Era di gemme imperïali; e v’era Intesta d’oro una tunica verde, Fulgida a’ lembi suoi d’inclite gemme. :Con questi doni e con sue ricche offerte Intorno da gittar, quattro ne andavano Filosofi di Grecia, e tosto incontro </poem><noinclude></noinclude> ke9lrjt0tbhqqo0rc1fjs08uf6t8d6e Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/169 108 1016080 3874697 3666322 2026-08-21T11:15:32Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874697 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 166 —|}}</noinclude><poem> Loro invïava re Khusrèv suoi mille Nobili cavalier d’inclito pregio. Appo Khusrèv ne andavano que’ grandi, Ne andavan tutti co’ novelli doni, E Khusrèv che miravali ed il foglio Imperïal leggea, meravigliava Per tal ricchezza ingente. Ei disse allora Al suo ministro: Queste, in gemme ornate, Vesti di Grecia a costume di quelli Incliti duci de’ villaggi Persi Non son conformi, ch’elle son di foggia Di cattolica gente. Or, se la croce Risplenderà su queste nostre vesti, Costume fia di tal che ha fede in Cristo. Che s’io non vesto questi panni, il sire Che li inviò, ne andrà cruccioso e forse Altro di me farà pensier. Ma intanto Fa ch’io li vesta, e i principi famosi Tutti a una voce diran sì che forse, Per cosa alcuna, si rivolse a Cristo De’ popoli il signor, da che si vede Cinto e ricinto da coteste croci. Disse a Khusrèv quel suo ministro: Forte Non reggesi la fè per vestimenta, Signor d’Irania. Addetto se’ alla fede Di profeta Zerdùsht, anche se un vincolo Or ti congiunge a’ greci Imperatori. :La regal vesta egli vestì, sospese Alta sul trono la corona sua Di gemme adorna e cenno fe’ che ratto Fosser levate le cortine e i prenci Introdotti nell’aula. Entravan tutti E Irani e Greci e a questi in mezzo ogn’altra Gente pur anco. Ma qual era in essi Ricco di senno e pur vedea la vesta Dell’iranio signor, ch’egli seguìa </poem><noinclude></noinclude> bx14mi4astvcvqkl7jrcjvsx4m55of9 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/170 108 1016081 3874717 3666323 2026-08-21T11:46:59Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874717 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 167 —|}}</noinclude><section begin="s1" /><poem> Del greco Imperator consigli e cenni, Ratto s’avvide. Ogn’altro disse: Oh! forse Che in suo secreto questo re del mondo Si fè di Cristo e di sua fè seguace? </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XXV. Alterco di Niyàtùs e di Bendùy.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1947-1948).}} <poem> :Al dì che venne, fe’ adornarsi il trono Prence Khusrèv e la regal corona Si pose in fronte. In un giardin di rose Ornato a festa elli imbandîr le mense, E a Gav si volse re Khusrèv e disse: :Vanne, e di Grecia tutti i prenci aduna. Venne allor Niyatùs co’ Greci eroi, E a quella mensa tutti assiser quivi Co’ filosofi greci; e allor che scese Prence Khusrèv dal trono suo regale, Con quella veste in greca foggia, adorna Di molte gemme, con regale incesso Là sorridendo venne e si sedette Alla mensa regal. Bendùy allora. Delle verbene col fastello in pugno. Venne d’un tratto, e incominciò le preci, Che son dei re, quel principe del mondo, Supplici detti a mormorar si accinse Sommessamente. Niyatùs che vide, Lungi i pani scagliò, si trasse a dietro Da la mensa regal nel suo disdegno E disse: Croce e mormorar di preci Insiem confusi? Vituperio è questo A Cristo re pel greco Imperatore! :Ma Bendùy che vedea, la man riversa Battè, di sopra da le apposte mense, </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> g242s9mhjpq0ib0mmgfzr2nc3isncmq Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/171 108 1016082 3874718 3666324 2026-08-21T11:49:18Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874718 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 168 —|}}</noinclude><poem> Contro la gota di colui, di croci Adoratore. E si crucciò di questa Opra che vide re Khusrèv e quale È di fiengreco il scialbo fior, nel volto Impallidì. Deh! che cotesto eroe Che non ha senno, a Gustehèmme ei disse, Mai non dovrìa fra liti e fra contese Bersi del vin! Qual mai contesa egli ebbe Col greco Niyatùs? Davver! che poco Sè stesso ei cura in facile litigio! :Ma Niyatùs uscìa di là. Balzava Ràpido in sella e andavano al suo campo Ebbro quasi dal vin. Per far battaglia Il greco usbergo ei si vesti, la cena Per rovesciar di re Khusrèv, e seco Tutti di Grecia, di pugnar bramosi, All’ostello regal volsero il volto I cavalieri. Niyatùs intanto Rapido come nembo un cavaliere, Di greco sangue, di Khusrèv spedìa Alla dimora con tai detti: Oh! dunque Bendùy codardo con la man riversa Ogni fedele a Dio batte a le gote! Mandalo, o prence, a me; se no, vedrai Alto scompiglio di tua gente. Allora Più innanzi a me tu piegherai di quanto Piegasti innanzi ad un tuo servo, quale Di re dei regi l’alto seggio agogna. :Khusrèv come ascoltò, n’ebbe disdegno E disse: Fede in Dio celar non vuolsi Da niuno in terra. Da que’ giorni antichi Di Gayumèrs e di Gemshid al tempo Di re Kobàd, niun fe’ ricordo mai Di Cristo, e non sia mai che de’ miei padri, Principi eletti e santi, io sprezzi il rito, Passi alla fè di Cristo, e le mie preci </poem><noinclude></noinclude> lu5l3idsbnn9ugra5c78ar8nr6gu1k4 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/172 108 1016083 3874719 3666325 2026-08-21T11:51:45Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874719 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 169 —|}}</noinclude><poem> Sedendo a mensa mormorar non voglia, Fatto a Cristo fedel. Che se tu stesso Computo fai, sappi ch’io pur de’ Greci Vidi quanto è valor nel dì dell’opra. :Io la contesa di cotesta gente Assopirò, disse a Khusrèv Maria. Bendùy che altera ha la cervice, affidami, Perchè il veggano ancor mirando al viso I greci prodi, e incolume il ritorni A te da presso. Non cercò litigi Stoltamente nessun. — L’iranio prence Là presso a Niyatùs Bendùy mandava Con dieci cavalier; Maria pur anco Andavane con lui, donna avveduta, Di cui le labbra nobili consigli Avean pur sempre. Vanne or tu, le disse Prence Khusrèv, ed al fratel del tuo Inclito genitor così favella: :«O malaccorto, qual contese agogni, Tu non vedesti ciò che fece al sire D’Irania il greco Imperator con sua Alta grandezza, con battaglie ed armi, Con alleanza e vincolo di sangue, Con ricchezze e con uomini e tesori Adorni e pieni. E tu que’ patti e il vincolo Di sangue infranger vuoi, del greco sire Da me cacciar la maestà. Ma udisti Dal greco Imperator che alla sua fede Non fia ribelle re Khusrèv, tornato In suol d’Irania; e non sai tu che mai Dall’antica sua fè l’uom che nutrito Fu ne’ Persi villaggi, non ritornasi A dietro? E la parola e stolta e folle A che gittando vai? Ma tu piuttosto Al sen ti stringi di Bendùy la fronte, Non dir parole che toccar non ponno </poem><noinclude></noinclude> aamzm562azc8qpvgte5j4dw6gpp2iek Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/173 108 1016084 3874720 3666326 2026-08-21T11:55:08Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874720 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 170 —|}}</noinclude><poem> Uman core più mai, del greco sire L’opra e la cura non sperdere al vento, E mai non sia che ricordar tu deggia Inutilmente ogni consiglio mio». :Maria, come ne venne al prence greco, Tutte ridisse le parole, e intanto Qual rosa fresca si tingea la gota Di quell’̀ inclito in armi. Ei di Maria Il priego accolse ed il consiglio, e frutto Ebber di lei parole acconce. Allora Egli in cor s’ammollìa per l’atto fiero Di principe Bendùy, sì che vergogna Di rimirarlo in volto avea. Ma ratto Ch’egli ’l rivide, in piè levossi e chiese Dal guardian del suo tesoro un forte E nobile destrier. Sorrise alquanto E gli fe’ inchieste e gli fe’ doni, e poi Ambo a prence Khusrèv si ritornarono. Come rivide Niyatùs, gli volse Questi accenti Khusrèv: Cor stolto e vano Mai non cercasi il ben. Nulla cercavasi Bendùy guerrier fuor che scompigli e alterchi, Ma tu angusto non farci e tetro il mondo Per cagion di costui. Del greco sire Per impeto del cor l’opra e la cura Tu non sperdere al vento e qui rimani Perchè alcun tempo letiziar con teco Qui possiam noi, ch’io son trafitto al core Del genitor pel sangue sparso e cinto Di grave affanno ho il fianco mio. Di voglia D’alta vendetta ho gonfio il cor per questo Bendùy malvagio e contro a lui la lingua Ho piena sì d’acerbi detti assai, Imprecanti a costui. Ma se per questa Religïon ch’è sua, male ei favella. Da l’uom ch’è stolto, non cercar saggezza. </poem><noinclude></noinclude> o97sw2fbxgitmh64j4gx5g35odw4w3n Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/174 108 1016085 3874725 3666327 2026-08-21T11:58:57Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3874725 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 171 —|}}</noinclude><section begin="s1" /><poem> :Almo signor, prence del mondo, a lui Rispose Niyatùs, non cercar senno In uom di Grecia ebbro dal vin. Tu adopra In quella fè degli avi tuoi tua cura, Che a sua religïon non si ribella Chi è saggio e accorto. — Poi che in tal soggetto D’arabo il sermon si dilungava assai, Al campo suo fe’ NÌ3^atùs ritorno. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XXVI. Partenza dei Greci.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1949-1951).}} <poem> :Cenno a Kharrad-Berzìn fe’ il prence allora E disse: Un loco a numerar gli eserciti Appresta omai, degli scrittoi tu appella Le genti qui. L’esercito de’ Greci Annoverando, giovinetti e vecchi Tutti contar ti piaccia. Anche due volte Darai stipendi de’ tesori miei Agli armigeri Greci, onde non veggano Rancura nostra nel donar. — Per quelli Che degni eran fra lor di regal vesta. Atti ad opre famose in giorno d’armi, Ricche vesti apprestar l’iranio fece E nobili destrieri in quella sua Inclita reggia ricercar. Di gemme. Di cavalli e di schiavi aureo-succinti Tale ei fe’ un dono a Niyatùs, che il dono D’ogn’altro regio donativo assai Misura oltrepassò, passò le norme De’ prenci tutti. E le città che un giorno A Grecia tolse re Kobàd, e quelle Che si togliean Hormùzd e Kìsra d’alto E nobile natal, tutte egli rese </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> n5lrkeuo2o72q4qpz1e53rh5docnkb7 Indice:L'Anima musicale d'Italia.djvu 110 1018103 3874428 3872374 2026-08-20T16:17:11Z Pic57 12729 Porto il SAL a SAL 75% 3874428 proofread-index text/x-wiki {{:MediaWiki:Proofreadpage_index_template |Autore=Giulio Fara |NomePagina=L'Anima musicale d'Italia |Titolo=L'Anima musicale d'Italia |TitoloOriginale= |Sottotitolo=La canzone del popolo |LinguaOriginale=Italiano |Lingua=Italiano |Traduttore= |Illustratore= |Curatore= |Editore=Ausonia |Città=Roma |Anno=1920 |Fonte=[https://dn790001.ca.archive.org/0/items/fara-anima-musicale-italia/FaraAnimaMusicaleItalia.pdf dn790001.ca.archive.org] |Immagine=1 |Progetto= |Argomento= |Qualità=75% |Pagine=<pagelist /> |Sommario={{Indice sommario|nome=L'Anima musicale d'Italia|titolo=L'Anima musicale d'Italia|from=1|delta=0}} {{Indice sommario|nome=L'Anima musicale d'Italia/Dedica|titolo=Dedica|from=7|delta=0}} {{Indice sommario|nome=L'Anima musicale d'Italia/Prefazione|titolo=Prefazione|from=9|delta=0}} {{Indice sommario|nome=L'Anima musicale d'Italia/La canzone del popolo e la canzone popolare|titolo=La canzone del popolo e la canzone popolare|from=13|delta=0}} {{Indice sommario|nome=L'Anima musicale d'Italia/Germi e forme sentimentali|titolo=Germi e forme sentimentali|from=23|delta=0}} {{Indice sommario|nome=L'Anima musicale d'Italia/Influenze e caratteri etnici|titolo=Influenze e caratteri etnici|from=29|delta=0}} {{Indice sommario|nome=L'Anima musicale d'Italia/I caratteri principali della canzone dei vari popoli d'Europa|titolo=I caratteri principali della canzone dei vari popoli d'Europa|from=35|delta=0}} {{Indice sommario|nome=L'Anima musicale d'Italia/La nostra canzone|titolo=La nostra canzone|from=49|delta=0}} {{Indice sommario|nome=L'Anima musicale d'Italia/Piemonte|titolo=Piemonte|from=61|delta=0}} {{Indice sommario|nome=L'Anima musicale d'Italia/Piemonte/Povero mi|titolo=1. 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I caratteri principali della canzone dei vari popoli d'Europa. La nostra canzone. Piemonte Lombardia. Venezia. Istria. Romagna ed Emilia. Toscana. Lazio. Abruzzi. Campania Calabria. Sicilia. Sardegna. Corsica. Bibliografia. 7 =22 11 21 27 33 47 59 78 87 102 108 117 125 140 146 153 160 173 187 211 </poem><noinclude><references/></noinclude> h0kr5p9wa9ts0i3jjg0ke1y2r69hddf 3874470 3874430 2026-08-20T18:56:16Z Pic57 12729 /* Trascritta */ 3874470 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" /></noinclude>{{Centrato|INDICE}} {| style="width: 95%;" |- | {{Sc|Dedica}} || {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|Pag.}} || 5 |- | {{Sc|Prefazione}} || {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 7 |- | style="white-space: nowrap;" |La canzone del popolo e la canzone popolare || {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 11 |- | style="white-space: nowrap;" |Germi forme sentimentali || {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 21 |- | style="white-space: nowrap;" |Influenze e caratteri etnici || {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 27 |- | style="white-space: nowrap;" |I caratteri principali della canzone dei vari popoli d'Europa|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 33 |- | style="white-space: nowrap;" |La nostra canzone || {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 47 |- | style="white-space: nowrap;" |Piemonte || {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 59 |- | style="white-space: nowrap;" |Lombardia|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 78 |- | style="white-space: nowrap;" |Venezia|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 87 |- | style="white-space: nowrap;" |Istria|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 102 |- | style="white-space: nowrap;" |Romagna ed Emilia|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 108 |- | style="white-space: nowrap;" |Toscana|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 117 |- | style="white-space: nowrap;" |Lazio|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 125 |- | style="white-space: nowrap;" |Abruzzi|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 140 |- | style="white-space: nowrap;" |Campania|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 146 |- | style="white-space: nowrap;" |Calabria|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 153 |- | style="white-space: nowrap;" |Sicilia|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 160 |- | style="white-space: nowrap;" |Sardegna|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 173 |- | style="white-space: nowrap;" |Corsica|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 187 |- | style="white-space: nowrap;" |Bibliografia con note|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 211 |} . Venezia. Istria. Romagna ed Emilia. Toscana. Lazio. Abruzzi. Campania Calabria. Sicilia. Sardegna. Corsica. 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{{Centrato|»}} || 146 |- | style="white-space: nowrap;" |Calabria|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 153 |- | style="white-space: nowrap;" |Sicilia|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 160 |- | style="white-space: nowrap;" |Sardegna|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 173 |- | style="white-space: nowrap;" |Corsica|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 187 |- | style="white-space: nowrap;" |Bibliografia con note|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 211 |}<noinclude><references/></noinclude> jv12kbjm6jz1hd2uyeaugkzas4gx94i 3874476 3874474 2026-08-20T19:03:41Z Pic57 12729 3874476 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" /></noinclude>{{Centrato|INDICE}} {| style="width: 70%;" |- | {{Sc|Dedica}} || {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|Pag.}} || 5 |- | {{Sc|Prefazione}} || {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 7 |- | style="white-space: nowrap;" |La canzone del popolo e la canzone popolare || {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 11 |- | style="white-space: nowrap;" |Germi forme sentimentali || {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 21 |- | style="white-space: nowrap;" |Influenze e caratteri etnici || {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 27 |- | style="white-space: nowrap;" |I caratteri principali della canzone dei vari popoli d'Europa|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 33 |- | style="white-space: nowrap;" |La nostra canzone || {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 47 |- | style="white-space: nowrap;" |Piemonte || {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 59 |- | style="white-space: nowrap;" |Lombardia|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 78 |- | style="white-space: nowrap;" |Venezia|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 87 |- | style="white-space: nowrap;" |Istria|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 102 |- | style="white-space: nowrap;" |Romagna ed Emilia|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 108 |- | style="white-space: nowrap;" |Toscana|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 117 |- | style="white-space: nowrap;" |Lazio|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 125 |- | style="white-space: nowrap;" |Abruzzi|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 140 |- | style="white-space: nowrap;" |Campania|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 146 |- | style="white-space: nowrap;" |Calabria|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 153 |- | style="white-space: nowrap;" |Sicilia|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 160 |- | style="white-space: nowrap;" |Sardegna|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 173 |- | style="white-space: nowrap;" |Corsica|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 187 |- | style="white-space: nowrap;" |Bibliografia con note|| {{riga punteggiata|22}} || {{Centrato|»}} || 211 |}<noinclude><references/></noinclude> 1vdjsmb1v1e7dicipb25j758ivvpthj Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/144 108 1018645 3874356 3874047 2026-08-20T14:21:08Z Pic57 12729 3874356 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 142 —|}}</noinclude>un piffero e due cornamuse degli Abruzzi, che provano incontestabilmente esserci in questa regione coloro che tali strumenti suonano! {{Centrato|⁂}} Prima d'ogni altro diamo due esempi del come il {{AutoreCitato|Francesco Paolo Tosti|Tosti}}, abruzzese, raccolse e conciò i canti della sua terra natale che pure furono tra i primi lavori a metterlo in vista (Vedi tav. n. [[L'Anima_musicale_d'Italia/Abruzzi/O_mamma_mamma|52]], [[L'Anima_musicale_d'Italia/Abruzzi/Tu_nel_tuo_letto|53]]). Li ho, nei quindici della raccolta, scelti di proposito fra i pochi dedicati al {{AutoreCitato|Francesco Paolo Michetti|Michetti}} perchè mi pare che al grande figlio dell'Abruzzo il {{AutoreCitato|Francesco Paolo Tosti|Tosti}} dovesse aver dedicato i canti più caratteristici e genuini, quelli cioè più fedelmente ed intieramente abruzzesi. Ed infatti nel primo di questi due esempi il cadenzare sul movimento debole ha una cert'aria di malinconia che lo dà per canto pastorale e ce lo farebbe accogliere con certo riguardo se non fosse quella tale svisatura che gli artisti si credono permesso d'infliggere ad ogni onesta melodia che va pe' fatti suoi senza cercare di entrare nei salotti... per bene. Nel secondo io trovo qualche cosa di simigliante, nella linea e nel colore, allo stornello romagnolo, ma che in esso l'ulteriore sviluppo e la elaborazione del maestro hanno sciupato<noinclude><references/></noinclude> jfxl3lnfpj1jikcmce3ejitk7avv5lx Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/145 108 1018654 3874357 3874050 2026-08-20T14:21:54Z Pic57 12729 3874357 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 143 —|}}</noinclude>l'anima, falsato il colore che sono propri della poetica e forte Pescara. {{Centrato|⁂}} «Voila un petit drame bien touchant! pres-que trop émouvant pour une berceuse. Le rôle de la fourmi nous la rend bien autrement sympathique que l'héroïne du bon Lafontaine; décidément cette fourmi a du coeur. Puisque, elle ne veut survivre à son infortuné grillon, qui, lui, reste toujours dans son rôle d'insouciant et d'imprudent comme sa cousine la cigale. La chanson existe donc depuis au moins deux générations. Sa tonalité ancienne hypophrygienne (octave de ''sol'' à ''sol'' non eltérée, l'ambitus restreint de la mélopée, qui tourne autour de la note fondamentale, sur laquelle terminent toutes les phrases, sa simplicité rudimentaire et l'éthos monotone résultat de ces divers attributs, en font le prototype d'une véritable chanson «per far stare buoni i bambini». L'anacrouse de trois syllabes formant temps levé de trois notes est seule contre le programme.» Così chiosa l'{{AutoreCitato|Ella Adaïewsky|Adaïwsky}} e chiosa bene riguardo alla poesia ch'è ne versi ma disperatamente ed inesplicabilmente male in quanto si riferisce alla parte musicale dell'esempio a [[L'Anima_musicale_d'Italia/Abruzzi/Stava_lo_grillo|tav. n. 54]].<noinclude><references/></noinclude> kocoh1hr34d4cf1gnll97pl1jvj2rg9 Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/147 108 1018657 3874358 3840217 2026-08-20T14:23:35Z Pic57 12729 3874358 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 145 —|}}</noinclude>{{Centrato|⁂}} Ecco a [[L'Anima_musicale_d'Italia/Abruzzi/Fi_mè|tav. n. 55]] il canto della mietitura: Canto sacro d'amore e di fede verso la grande madre natura. Canto del lavoro e della gioia. Canto di grazie alla feconda terra. Canto antichissimo perchè l'uomo ha ben presto conosciuto il valore di quel prodigioso seme che è il grano e che doveva poi essere nell'eternità il simbolo del nutrimento de' popoli, sublimato da Gesù nel dolce e simbolico rito della comunione. Nella costruzione melodica l'unico fatto notevole è l'alterazione ascendente di un semitono del quarto grado in modo da distruggere quasi il senso della tonalità di ''sol maggiore'' poichè il semitono ''do diesis'' viene così ad essere collocato tra il quarto e quinto grado anzichè fra il terzo ed il quarto, dando anche la falsa impressione di una continua tendenza ad una modulazione a ''re''. Il {{AutoreCitato|Gennaro Finamore|Finamore}} dice: La melodia dei canti della mietitura, solenne, religiosa, è antichissima e uniforme in tutto l'Abruzzo. Il contenuto moderno del canto, ora amoroso, ora scherzoso, sempre gaio, vi fa vivo contrasto. Oggi per l'agricoltore, come dicono a Mozzagrogna, ''le ggiorne de mjetre è le stesse come le ggiorne de {{Pt|carne-|}}''<noinclude><references/></noinclude> tawp7r5jvhkd2px9qr0jev5jv5li3o3 Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/134 108 1018737 3874349 3840631 2026-08-20T14:13:04Z Pic57 12729 3874349 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 132 —|}}</noinclude>{{Pt|na|popolana}} in modo più esauriente e scientificamente esatto di quanto finora non si sia fatto. Sin ora dunque un vero e proprio studio sulla etnofonia laziale non c'è ma, come già dissi, solo tentativi di studi, ed in mancanza di meglio di questi ci serviremo. {{Centrato|⁂}} Il primo, credo, che delle melodie del popolo romano si sia occuppato e con una tal quale competenza, che in altri rami all'infuori dell'etnofonia, era grandissima, è {{AutoreCitato|Alessandro Parisotti|Alessandro Parisotti}} nome ben noto nel campo musicale. Di lui sono i due esempi che qui riporto (Tav. n. [[L'Anima_musicale_d'Italia/Lazio/M'affaccio_a_la_finestra|45]], [[L'Anima_musicale_d'Italia/Lazio/La_cas'è_bbassa|46]]). Il primo, a mio giudizio, rimonta ad antichissima epoca, forse al primo periodo storico della musica. Potrebbe quindi risalire all'epoca greco-romana in cui la musica era già oggetto di studio e posta fra le scienze come fra le arti, ma in cui la musica dotta era per gli scienziati piuttosto campo di speculazioni teoriche che applicazioni pratiche, mentre la musica popolare aveva acquistato un sì notevole sviluppo nel campo vocale e strumentale da imporsi a tutta la musica dotta come in appresso, come sempre. Un così grande e maraviglioso sviluppo che ancora ne è traccia nelle odierne musiche campestri. Il canto in questione infatti ha tutti i caratteri della {{Pt|mu-|}}<noinclude><references/></noinclude> av3q51o2rvrqvnt6qkdtveg2uvn8xvi Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/137 108 1018743 3874351 3840640 2026-08-20T14:14:21Z Pic57 12729 3874351 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 135 —|}}</noinclude>{{Pt|dia|melodia}} che il {{AutoreCitato|Alessandro Parisotti|Parisotti}}, trascrivendo, così commentò; «Questa melodia nata in Roma, vi si è mantenuta senza cambiamenti essenziali e si può affermare l'unica che rappresenti incorrotta l'espressione del popolo romano. Codesto canto è simile a quello che fanno gli improvvisatori detti a Roma ''poveti'' o meglio, i sonetti sono cantati dal popolo sulla melodia dei ''poveti''». Proprio così; incorrotta, incorrottissima l'espressione musicale etnica del popolo romano perchè proviene dagli elementi musicali che si nascondono nella cicalata dialettale romana. Ma io rimando il lettore che ha voglia di conoscere questa melodia all'interessante studio del {{AutoreCitato|Alessandro Parisotti|Parisotti}}, e riporto invece il tono della parlata, che del resto differisce pochissimo dalla suddetta melodia, raccolta da {{AutoreCitato|Filippo Marchetti|Filippo Marchetti}} con quella finezza di artista che l'autore del Rui Blas non doveva smentire neppure nella raccolta dei canti del popolo ([[L'Anima_musicale_d'Italia/Lazio/Quanno_Noene_l'arca_frabbicò|Tav. n. 47]]). Il {{AutoreCitato|Filippo Marchetti|Marchetti}} di questa melodia, nella sua raccolta, dice: «È quasi impossibile rendere interamente questo canto, specialmente nel ritmo. Precipitano, rallentano a seconda delle parole che improvvisano e della facilità che hanno nell'improvvisare. Allungano sempre il fa alla battuta 37; precipitano la battuta 40, quasi soddisfatti d'essersela cavata tanto bene». «Queste ottave sono tolte da un improvviso<noinclude><references/></noinclude> oi7i7h34jv3k5817e3szr1fubel0afs Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/138 108 1018744 3874352 3840649 2026-08-20T14:15:12Z Pic57 12729 3874352 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 136 —|}}</noinclude>di due popolani di Trastevere. Tranne qualche racconcio di verseggiatura, esse serbano la loro integrità sia di concetto, sia di frase ed ortografia del vernacolo che i romaneschi mantengono più rigidamente nei canti estemporanei che nej ritornelli». Importantissima mi pare quest'ultima osservazione in quanto che essa riguarda un fatto strettamente connesso all'etnofonia. Qualunque melodia passando da una regione ad un'altra, venendo cioè cantata con parole di un diverso dialetto perde della sua originale purezza per le concessioni di ritmo e di tono cui è costretta dal nuovo testo al quale è adattata. Più preziosa dunque la parlata dell'improvvisatore in quanto andando sposata al puro dialetto romanesco conservò intatta la prisca purità. {{Centrato|⁂}} Lo stornello romano ha non solo le forme generali dello stornello, ma, in pari tempo, cantato più in lingua che in pretto dialetto, prende caratteri più tosto di italianità che regionali e lo vediamo avvicinarsi ed assomigliare nell'andamento e persino nel motivo al ritornello toscano. Leggete, ad esempio, questo riportato dal Marchetti ([[L'Anima_musicale_d'Italia/Lazio/Fior_di_grispigni|Tav. n. 48]]). Non è curioso che si veda spuntare il «Fior<noinclude><references/></noinclude> 9wrh8ip0nzpbtezb0ppc6copv6awxkh Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/139 108 1018745 3874353 3874042 2026-08-20T14:16:35Z Pic57 12729 3874353 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 137 —|}}</noinclude>di giaggiolo» in quasi tutti gli stornelli d'Italia fuorchè proprio in quello di Sicilia? {{Centrato|⁂}} Risalendo un po' in sù, verso l'Umbria, lo stornello comincia da romanesco a trasformarsi in romagnolo nonostante la vicinanza della Toscana. Ma rimane sempre, nel tipo generale, romano. Questo trascritto dal Castelli ne è una prova ([[L'Anima_musicale_d'Italia/Lazio/Fior_di_viola|Tav. n. 49]]). Per quanto mi dolga servirmi di melodie raccolte non da musicologi mi vedo costretto, scendendo in quel piccolo angolo del Lazio, chiuso fra il Molise la Campania, a riportarne un esempio del libro del Marsigliani (Vedi [[L'Anima_musicale_d'Italia/Lazio/Più_bella_sei|Tav. n. 50]]). Il raccoglitore ne dice: «L'aria con la quale quei contadini cantano i rispetti e le serenate è quasi la stessa in tutte le città e terre della valle degli ernici e viene chiamata la ''paesana''. Io me lo feci trascrivere con le note musicali, insieme con l'accompagnamento della chitarra e del colascione, ed è quello che pubblico in fine del presente volume, acciocchè il lettore abbia conoscenza di quel canto monotono e melanconico, che ricorda, io credo, un tempo remotissimo. La melodia è nel suo insieme di carattere primitivo ma non nel senso storico. È semplice nel ritmo e nella linea melodica, le note si presentano tutte procedenti per grado {{Pt|con-|}}<noinclude><references/></noinclude> cgpswsitnokuubzmgz7670voy3fr328 Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/141 108 1018749 3874354 3840646 2026-08-20T14:17:32Z Pic57 12729 3874354 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 139 —|}}</noinclude>pizzicate, comparisce nel medio evo. Esso era composto di un tronco di fico scavato, nel quale, a mezzo rozzi cavicchi venivano tese alcune corde, fatte con budella di bue, che davano un suono come quello del contrabbasso pizzicato, e sostenevano la parte invariata di bordone. Usavasi il ''colascione'' ancora il secolo scorso nella Basilicata ove lo chiamavano ''lu colaioni''. E questo andare accompagnato da tale strumento ci indica a qual'epoca, approssimativamente, possa appartenere la melodia. {{Centrato|⁂}} Anche l'amatissimo amico prof. Giuseppe Radiciotti cercò, con fraterna premura, portarmi il contributo laziale da me richiestogli, e mi è caro dargliene pubblica attestazione di grazie; ma non essendogli stata possibile una felice scelta, dei tre temi favoritimi, tanta è la banalità, non ho il coraggio di riportarne che uno ([[L'Anima_musicale_d'Italia/Lazio/Il_mazzolin_di_fiori|Tav. n. 51]]). Questo tema è stato raccolto anche dal Gui ma in altro ritmo e con alcune varianti melodiche ed io già l'avevo udito eseguire in sei ottavi, ma mi sono attenuto alla lezione del Radiciotti come l'unica che rispondesse al modo più comune di cantarla. Sprecata ogni indagine critica, superfluo persino ogni commento. Il lettore legga, se crede, le poche righe che nella {{Pt|Biblio-|}}<noinclude><references/></noinclude> 4o7mx1s5zzq20tg500bqwbcm8u9elc7 L'Anima musicale d'Italia/Lazio 0 1018750 3874355 3842092 2026-08-20T14:18:50Z Pic57 12729 Porto il SAL a SAL 75% 3874355 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=20 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Lazio|prec=../Toscana|succ=../Abruzzi}} <pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="127" to="142" fromsection="s2" tosection="s1" /> <pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="249" to="251" fromsection="s45" /> cmh53buhj3553e82bdithmgn9rb7pdz Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/119 108 1019025 3874317 3843300 2026-08-20T12:46:22Z Pic57 12729 3874317 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 117 —|}}</noinclude><section begin="s1" />Come il lettore vede a [[L'Anima_musicale_d'Italia/Romagna_ed_Emilia/A_va_sun|tav. n. 38]] in realtà è un superbo esempio di canzone della culla. Ne ha tutti i peculiari caratteri. Il tono minore, il passo breve procedente per gradi, l'estensione pentatona, la linea melodica ondeggiante, le lunghe fermate, la disposizione della frase in pretto stile di ninna-nanna, con la cadenza dalla sopra tonica anzichè dalla sensibile. Ninna-nanna dunque e primitiva per giunta. Esempio degno di studio e da essere segnalato all'attenzione dei giovani musicografi.<section end="s1" /> <section begin="s2" /> {{Centrato|'''TOSCANA.'''}} Da questa Toscana che tante gioie m'ha dato nello studio della sua storia piena di mirabilissimi fatti, da cui emana tanta luce di civiltà che l'Italia prima e il mondo tutto poi dovevano restarne illuminati per tanti secoli; che tanta gioia m'ha dato nell'ammirazione dei suoi patriotti insigni di cui qualcuno, come il {{AutoreCitato|Francesco Ferrucci|Ferruccio}}, nel sacrifizio sublimi; nella contemplazione degl'innumerevoli capolavori dei suoi pittori, scultori, architetti, cesellatori, orali, artisti tutti per ogni ramo veramente eccelsi; nell'assidua lettura dei suoi scrittori poderosissimi e di pensiero e di forma, e nel tragico come nel comico, nel soave come nel satirico, da {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}} a {{AutoreCitato|Francesco Domenico Guerrazzi|Guerrazzi}}, da <section end="s2" /><noinclude><references/></noinclude> bszy5wffyw4v40dygoarx818sb46cs4 Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/122 108 1019029 3874319 3842729 2026-08-20T12:49:31Z Pic57 12729 3874319 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 120 —|}}</noinclude>Se non sono volgari come alcuni di quelli che ho dato del Lazio, se pur sono invece fresca creazione contadinesca, risentono però troppo dei tempi per modo che molto han perduto non solo dei caratteri originali primitivi ma anche di alcuni caratteri propri alla musica del popolo in genere. Si sono cioè un po' imbellettati di decisa tonalità moderna, incorniciati di quadratura e stabilità fraseologica e ritmica, messo il rossetto degli sfacciati salti melodici, ingioiellati di troppi ricercati abbellimenti che hanno del fiore artificiale un miglio lontano e niente del fremito passionale che è la vera ed unica sorgente dei principali abbellimenti musicali. Riporto a [[L'Anima_musicale_d'Italia/Toscana/Peschi_fiorenti|tav. n. 39]] il primo tema che è, nel testo come nella musica, nella essenza come nella forma, il vero e tradizionale stornello toscano. Non è, no, il ricordo d'averlo udito, tolto alle pure aure de' colli toscani, trascinato sulle putride tavole del caffè concerto, prostituito dalla laida bocca di un comico che, come di ogni parola sottolineava con la voce, col gesto, con lascivi sguardi bistrati, un doppio osceno senso così di ogni frase melodica contaminava la rubesta freschezza montanina con stiracchiamenti, abblandimenti, assottigliamenti vocali di mala femmina che getta l'esca; non è ciò che mi turba il giudizio, ma è in realtà tutto il suo {{Pt|orga-|}}<noinclude><references/></noinclude> fveiv56fgc0pusbbschslpbq3iqgutv Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/123 108 1019030 3874320 3842734 2026-08-20T12:52:04Z Pic57 12729 3874320 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 121 —|}}</noinclude>{{Pt|nismo|organismo}}, la sua anatomia come la sua fisiologia che me lo rivelano se non moderno almeno ammodernato dal contatto che anche il contadino, senza saperlo nè volerlo, ha subito della musica qual'è oggi. Nella sola chiusura di ogni frase, o membro di periodo, che cade sul movimento o porzione di movimento debole, è una traccia del canto primitivo popalaresco, ma pel, resto, anche nel vario modo con cui si ripresenta atteggiata la stessa frase, dimostra una elaborazione assolutamente storica. Questo canto, del resto, era già stato dato fin dal 1891 dal {{AutoreCitato|Mario Foresi|Foresi}} in una sua raccolta di canti popolari, ed io fin dall'ora lo avevo giudicato, per canto storico. Così pure storica è l'altra melodia di [[L'Anima_musicale_d'Italia/Toscana/Ora_che_m'hai_lasciata|tav. n. 40]] colla quale le tessandole di Pisa accompagnano il loro lavoro. Il {{AutoreCitato|Arnaldo Bonaventura|Bonaventura}} me lo offre accompagnato dalla classica citazione del {{AutoreCitato|Giacomo Leopardi|Leopardi}} sul ''perpetuo canto'' che segue la mano che percorre la ''faticosa tela''. Ma non è, come potrebbe far credere la citazione, melodia scaturita dal lavoro. È semplicemente una graziosa canzone favorita dalle tessitrici a svago della faticosa loro opra. Ben altrimenti primitivi, veri canti sorti dal lavoro, sono quelli con cui il contadino educa e guida i giovenchi all'aratro nei feudi di Val di Mazzara in Sicilia o in alcune contrade di Francia o quelli già citati dei battipali di Venezia o<noinclude><references/></noinclude> gussftm02b3pnozdsidcsib57m7ez5w Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/124 108 1019151 3874321 3843293 2026-08-20T12:53:28Z Pic57 12729 3874321 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 124 —|}}</noinclude>quelli coi quali in Sardegna ed in altre parti d’Italia, e in tante altre regioni dell’Africa e delle terre glaciali, dell’Oceania e dell’Asia si rendono eguali, sincroni, precisi i movimenti tanto svariati dei quotidiani lavori. La terza canzone è di Livorno ([[L'Anima_musicale_d'Italia/Toscana/La_rosa_è_il_più_bel_fiore|Tav. n. 41]]). Mi sbaglierò, ma, a mio debole giudizio, non solo in questa canzone non è neppure traccia di etnofonia, ma la melodia di gusto popolare, non contadinesco, un tantino graziosa nelle prime quattro misure, cade addirittura nel volgare nella diciassettesima e diciannovesima battuta nonchè in quegli altri punti che il lettore anche profano vedrà da sè tanto sono evidenti. Quando la cantarello a me stesso, non sonano alla mia immaginazione chiare voci di gruppi di buoni contadini vicini al pagliaio, al cumulo di fieno, o innanzi alla porta della loro cascina, ma il battere del passo sul selciato cittadino, sguaiate voci uscenti da neri profili di giovinastri. {{Centrato|⁂}} Anche il {{AutoreCitato|Raffaele Luigi Billi|Billi}} nello stornello di Valdichiana di cui ha dato la melodia nelle sue ''Poesie chianajuole'' non ci fornisce nulla di nuovo. Siamo al solito tipo etnico si ma musicalmente storico. Rispecchia cioè il carattere regionale, se si vuole, ma ammaestrato, così è moda il dire,<noinclude><references/></noinclude> 1n6pccpvzp68mf4pp5aqa9cpi9jsrnz Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/125 108 1019152 3874322 3874038 2026-08-20T12:55:02Z Pic57 12729 3874322 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 123 —|}}</noinclude>dal tempo, dalla civiltà in fine che l'ha verniciato a modo suo. E bravo a chi riesce grattar via la superficie per mostrarne il corpo. Io, a buon conto, riporto lo stornello perchè il lettore veda da sè ed abbia almeno un'idea del canto toscano qual'è oggi ([[L'Anima_musicale_d'Italia/Toscana/Giovanuttin_che_vesti_de_turchino|Tav. n. 42]]). Potrei ancora del genere riportarne altri, ma sarebbe inutile ripetizione col pericolo di cadere nel peggio e perciò me ne astengo. Ma posto che sono stato costretto a servirmi spesso delle melodie trascritte negli studi sulla poesia dialettale per poter dare un'idea della musica di una data regione, il che valeva una lode a' raccoglitori occasionali, serviamocene almeno una volta per dimostrare come talvolta abbiano raccolto male. Il {{AutoreCitato|Vittorio Giannini|Giannini}}, tanto reputato come raccoglitore di poesie dialettali toscane, ha voluto darne anche la melodia di una cantata nella montagna lucchese, per lui trascritta dal dott. Adolfo Taddei, che riporto a tav. n. 43. Ma ha sgarrato. Questa melodia non è del popolo ma del volgo e sol più tardi forse dal popolo e assai parzialmente raccolta. Per di più non toscana nei caratteri, anzi, come suol essere della melodia volgare intrugliata di dotto, ha tanto d'italico quel tanto appena da non essere presa per straniera.<noinclude><references/></noinclude> pf83ukdgla3soxnskttm6vm02n096tm 3874325 3874322 2026-08-20T13:46:45Z Pic57 12729 3874325 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 123 —|}}</noinclude>dal tempo, dalla civiltà in fine che l'ha verniciato a modo suo. E bravo a chi riesce grattar via la superficie per mostrarne il corpo. Io, a buon conto, riporto lo stornello perchè il lettore veda da sè ed abbia almeno un'idea del canto toscano qual'è oggi ([[L'Anima_musicale_d'Italia/Toscana/Giovanuttin_che_vesti_de_turchino|Tav. n. 42]]). Potrei ancora del genere riportarne altri, ma sarebbe inutile ripetizione col pericolo di cadere nel peggio e perciò me ne astengo. Ma posto che sono stato costretto a servirmi spesso delle melodie trascritte negli studi sulla poesia dialettale per poter dare un'idea della musica di una data regione, il che valeva una lode a' raccoglitori occasionali, serviamocene almeno una volta per dimostrare come talvolta abbiano raccolto male. Il {{AutoreCitato|Vittorio Giannini|Giannini}}, tanto reputato come raccoglitore di poesie dialettali toscane, ha voluto darne anche la melodia di una cantata nella montagna lucchese, per lui trascritta dal dott. Adolfo Taddei, che riporto a [[L'Anima_musicale_d'Italia/Toscana/Chi_vuol_sentir_cantar_la_veneziana|tav. n. 43]]. Ma ha sgarrato. Questa melodia non è del popolo ma del volgo e sol più tardi forse dal popolo e assai parzialmente raccolta. Per di più non toscana nei caratteri, anzi, come suol essere della melodia volgare intrugliata di dotto, ha tanto d'italico quel tanto appena da non essere presa per straniera.<noinclude><references/></noinclude> 4xkzi5hgwbbj5vrp0rl2gvzxcgte4ng Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/126 108 1019155 3874326 3843299 2026-08-20T13:47:40Z Pic57 12729 3874326 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 124 — |}}</noinclude>{{Centrato|⁂}} «L'unica melodia che a me pare degna d'essere riportata come esempio di etnofonia tosca-na è la cantilena del ''Maggio'', raccolta a giusto complemento delle notizie fornite dal {{AutoreCitato|Alessandro D'Ancona|D'Ancona}}, dal prof. Gamussini, che così ne discorre: La cantilena del Maggio è sempre la medesima e uguale nell'Appennino toscano e nel modenese, se non che oltre ad un uso maggiore o minore di fioriture ad arbitrio del cantante è frequente nel modenese l'uso di appoggiare sulla quinta nota. Tra l'una e l'altra strofa è costante un intermezzo di violini, i quali durante il canto hanno soltanto da secondare con accordi leggeri.... Per capire queste melodie bisogna trovarsi nella solitudine del monte, quando in quell'ampio silenzio, appena rotto dal mormorio del fiume nell'abisso, giunga all'orecchio la voce di un montanaro che canta: in quelle note, poche, lunghe, intonate con tutta la forza del petto, par di sentire l'aspirazione dell'uomo verso l'infinito» ([[L'Anima_musicale_d'Italia/Toscana/Sta_su_Lazaro_che_fai!|Tav. n. 44]]). Io a quanto altrove ne dico, qui soggiungo che mi par essa melodia veramente del popolo, ma con uno sviluppo melodico e di abbellimenti che la indicherebbero nata in periodo storico. Quanto al violino che l'accompagna.... una<noinclude><references/></noinclude> gxk057xmh0sysekerjyw3yo1onfj354 L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Ora che m'hai lasciata 0 1019443 3874555 3844499 2026-08-21T08:16:49Z Pic57 12729 Porto il SAL a SAL 75% 3874555 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=21 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Toscana]] - 40. Ora che m'hai lasciata|prec=../Peschi fiorenti|succ=../La rosa è il più bel fiore |argomento=Partiture}} <pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="248" to="248" fromsection="s40" tosection="s40" /> q0cmydk46j9r01ii4y2hr7n16w45mpg Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/111 108 1019505 3874313 3845125 2026-08-20T12:40:15Z Pic57 12729 3874313 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 109 —|}}</noinclude>Io mi permetto darla (vedi [[L'Anima_musicale_d'Italia/Romagna_ed_Emilia/Ameime_mi|tav. n. 31]]) colle stesse parole con cui l'ho data per le altre regioni. Ciò a rendere più facile la comparazione, più evidenti i caratteri simili e dissimili che sono fra le varie lezioni. Così pure, a me pare che il Pedrelli avrebbe fatto meglio, anzichè segnare il valore del do finale con varie figure legate, tradurlo con un solo valore con la corona sopra, non avendo la nota finale durata fissa ma solo quanto la capacità polmonare dell'esecutore consente. In tre ottavi (che in realtà non sono altro che il tre quarti) e cioè in misure divise in tre movimenti come le tre lezioni riportate della sua omonima. Nonostante la maggior distanza si avvicina di più a quella piemontese. La melanconia della tonalità minore è accresciuta dall'acuta tessitura della seconda parte della prima frase che costringe il popolano ad una emissione vocale in falsetto a bocca semichiusa, di un effetto etnico assolutamente caratteristico. Al riguardo della tonalità anzi è mesta più della piemontese e dell'altre che sono tutte in maggiore. Lo stornello romagnolo ha, come il lettore può verificare nell'esempio a [[L'Anima_musicale_d'Italia/Romagna_ed_Emilia/Fior_di_bambare|tav. n. 32]], le forme comuni allo stornello del Lazio ed a quello toscano. Forme comuni, e ove dicasi stornello, {{Pt|faci-|}}<noinclude><references/></noinclude> mx6wfh1hp4yo86ig04g9cqa6c26nroi Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/113 108 1019507 3874314 3844665 2026-08-20T12:42:15Z Pic57 12729 3874314 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 111 —|}}</noinclude>col mio possa avere affinità d'intenti o dissensi di vedute critiche. {{Centrato|⁂}} S'alternano nello stornello ([[L'Anima_musicale_d'Italia/Romagna_ed_Emilia/Mi_voglio_fa_un_vestito|Tav. n. 33]]), i tempi di tre, due e quattro quarti, ma non producono, come parrebbe dovere, alcun senso d'instabilità e d'incertezza ritmica. Notevolissimo è il trovarci il gruppetto, che già di per sè è l'abbellimento più evoluto, e trovarcelo nella forma più completa di quattro note. Un altro fatto del pari degno dell'attenzione dell'archeologo della musica è l'apparizione di quel ''la bemolle'' che comparisce nel gruppetto di tre note nella seconda parte del ritornello. Ed io non ne vedo alcun perchè, della comparsa di un tal suono estraneo, e non saprei attribuirlo che ad un ritorno momentaneo al molleggiamento primitivo della gola del cantore già da lunghi secoli avvezza alle precisioni del sistema temperato. {{Centrato|⁂}} Nella Romagna usano il canto a più voci che arrivano a dividersi perfino in sei parti; tre femminili in alto, tre maschili al basso. Questo da noi riportato a [[L'Anima_musicale_d'Italia/Romagna_ed_Emilia/Io_son_nata_tra_le_rose|tav. n. 34]] è graziosissimo con quell'elegante terzina di biscrome<noinclude><references/></noinclude> e9cpkq0vhzvhnhejfsf7ejsm8v7uh0x Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/115 108 1019509 3874315 3844667 2026-08-20T12:44:04Z Pic57 12729 3874315 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 113 —|}}</noinclude>{{Centrato|⁂}} Ma in ogni regione la voce più dolce è quella che culla il pargoletto e che ognuno di noi vorrebbe ci fosse per cullarlo ancora quando uno di que dolori, che talora passano nella vita di un uomo come una tempesta che schianta anima e cuore, fa invocare la madre che non è più. Vedi a tav. n. [[L'Anima_musicale_d'Italia/Romagna_ed_Emilia/Fa_la_nana,_fa_la_dounca|35]], [[L'Anima_musicale_d'Italia/Romagna_ed_Emilia/Fi_la_nana,_fi_la_so|36]] due di tali voci. Nelle Romagne come in Sardegna come in Norvegia come presso i Siù d'America o le tribù dell'Africa centrale, più o meno evolute, più o meno fiorite, è lo stesso ascendere della voce, le stesse note lunghe veramente cullanti e concilianti il sonno. È un fenomeno troppo identico e troppo identicamente sentito perchè nella sua manifestazione fonica possa aver ricevuto palesi e sostanziali differenze unicamente per essere sbocciato dal cuore di mamme appartenenti a popoli e regioni diverse. Certo queste della Romagna, raccolte dal Pratella, sono fra le più semplici, ma non per questo delle più antiche nè delle più espressive. Non delle più antiche perchè non è l'estrema semplicità che sia indizio di maggior antichità, talora anzi essendo il contrario. Qui poi la troppo regolare quadratura e l'assenza di ogni movimento ritmico che palesi l'interna emozione o<noinclude><references/></noinclude> 1u7lxvic8qeqt77iycjnejihfvcz2r5 Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/118 108 1019622 3874316 3874037 2026-08-20T12:45:30Z Pic57 12729 3874316 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 116 —|}}</noinclude>{{Pt|menti|altrimenti}} di quanto gli studiosi hanno finora affermato della ninna-nanna. Sicilia, Sardegna, Corsica forniscono esempi puri di ninna-nanna con caratteri generici primitivi, preistorici, che confermano le nostre modeste conclusioni tratte dagli stessi fatti fornitici da i molti esempi studiati. Una ninna-nanna degli indiani Cerochi d'America (vedi [[L'Anima_musicale_d'Italia/Romagna_ed_Emilia/A_va_sun|tav. n. 37]]) valga d'esempio al lettore che volesse prendersi il gusto di istituire raffronti, approfondire ed allargare le indagini. Sarà sempre interessante un nuovo studio su un solo genere di canto popolare, impostato su larga base con riferimenti a popolazioni viventi tutt'oggi nello stato di primitività la più assoluta. {{Centrato|⁂}} Chiudo questo capitolo, per non smentirne l'intestazione, con una melodia puramente emiliana detta ''cantäda a la disteisa'', e cioè canto per eccellenza, in cui lo scopo principale è il suono come musica, ampio e disteso vocalmente. Quando ne intesi parlare me l'imaginai un canto d'amore, chè nei canti d'amore, nelle serenate, o tristi o lieti che siano, più che in qualsiasi altra forma di canto la voce va distendendosi in vocalismo puro, ma uditolo cantare dovetti ricredermi.<noinclude><references/></noinclude> oh1bzufadurdb759t2u84aspqhur65v L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia 0 1019623 3874318 3852986 2026-08-20T12:47:45Z Pic57 12729 Porto il SAL a SAL 75% 3874318 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=20 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Romagna ed Emilia|prec=../Istria|succ=../Toscana}} <pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="110" to="118" /> <pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="245" to="245" onlysection="sRomagna"/> <pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="246" to="247" onlysection="s1"/> q753sajwot177joj8xvakorky9zr8sv L'Anima musicale d'Italia/Sardegna 0 1019628 3874409 3863483 2026-08-20T15:59:47Z Pic57 12729 Porto il SAL a SAL 75% 3874409 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=20 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Sardegna|prec=../Sicilia|succ=../Corsica}} <pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="175" to="189" fromsection="s2" tosection="s1" /> <pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="259" to="259" fromsection="s2" tosection="s2" /> <pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="260" to="261" /> b5xeoyb7v7otewzpr3fw1i1j9q6k16z Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/183 108 1019961 3874404 3845693 2026-08-20T15:55:08Z Pic57 12729 3874404 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 181 —|}}</noinclude>completo, il tema svolto per intiero, fiorito e impostato in una tessitura che meglio lo farà risaltare e metterà in evidenza la voce, ma in nessuna regione, io credo, raggiunge l'alta potenza emozionale di quello sardo. Nessuno meglio di questo esprime il dolore, ripete il singhiozzo, s'intona alla tristezza dell'ambiente, si fonde e piange col pianto dei dolorosi circostanti. Ecco a [[L'Anima_musicale_d'Italia/Sardegna/Fiza_mia|tav. n. 72]] un ''attittidu'' da me trascritto dalla voce di una vecchia ''attittadora''; esso non è che pallida idea di ciò che è nel rompere dal petto nella gola della mamma sconsolata. Cercate di piangerlo e forse intenderete qualche cosa della sua tristezza, del sublime artistico cui arriva quand'è nel suo naturale ambiente di lutto e di morte. {{Centrato|⁂}} Passate oltre. Ad una svolta della strada udite salire dall'ombre un sommesso canto a più voci. Lente risonano tutte come di sacerdoti chiamati ad alto ministero. Una acuta ricama e trapunta; un'altra grave vibra cavernosa e potente come voce di canna d'organo nell'estremo limite della sua gamma, altre due, intermedie, ripetono la frase rubandola a volta a volta alla voce principale. Osservate l'orditura del breve tema che qui riporto di uno dei tanti modi di {{Pt|''cantare a tteno-''|}}<noinclude><references/></noinclude> g3dix7k0jqerdec4oo63a1r4803m4yx Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/184 108 1019962 3874405 3846488 2026-08-20T15:55:53Z Pic57 12729 3874405 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 182 —|}}</noinclude>{{Pt|''res''|''ttenores''}} — cantare da tenori — o a ''cuncordia'' — di concerto ([[L'Anima_musicale_d'Italia/Sardegna/Nobilissima_dama|Tav. n. 73]]). La parte che intona, pure la prima per importanza, è denominata nei dialetti del settentrione ''sa oghe, sa oche, sa bozi'' — la voce. Le altre, ''sa mesu oghe'' — mezza voce — o ''tipli, tipi, tipiri,'' con uno o due ''p''; ''su contra'' da contrappuntare in voce di tenore; ''su basciu'' il basso — perchè sostiene l'armonia con un pedale. Forse il quadro e l'ora e forse la disposizio ne delle voci di cui la grave troppo rammenta quella di certi cantori arabi e persiani che, come i sardi, facendo di una mano letto alla gola e alla guancia sembrano raccogliere la voce nello stesso atteggiamento in cui è figurato un cantore di un bassorilievo scoperto nientemeno che a Ninive ed ora conservato al British Museum, certo è che ci sentiamo trasportare nostro malgrado nel Marocco con {{AutoreCitato|Edmondo De Amicis|Edmondo De Amicis}}. E il musicologo resta lì perplesso e sbalordito ascoltando quelle armonie, quei contraccanti, quelle imitazioni. Quanto è più lontana nei tempi la conquista della polifonia dall'epoca assegnatale dagli storici. Come la sua nascita è più naturale, più bella, più nobile! Si tratta, nel caso dell'esempio riportato, di una serenata ad una voce cui in alcuni punti fan coro le voci degli amici a sostegno {{Pt|mate-|}}<noinclude><references/></noinclude> tce7v7mci8vyfx42w7i299g0084ttlf Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/186 108 1020073 3874406 3858991 2026-08-20T15:57:10Z Pic57 12729 3874406 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 184 —|}}</noinclude>{{Pt|stri|maestri}} compositori modernissimi. E una sottigliezza mi sia consentita in questo libro che di sottigliezze non può intrattenersi. Il lettore che n'ha voglia esamini questo canto e troverà nel suo primo periodo, compreso nelle prime otto battute, i germi del tono del comune parlare. Dal puro recitato si passa al declamando dei questuanti in cui, come si vede da un esempio da me riportato in uno studio sulla etnofonia sarda, si comincia a delineare il colore musicale, per arrivare a questa serenata in cui gli stessi elementi si svolgono in vera forma di canto solo nelle ultime tre misure ([[L'Anima_musicale_d'Italia/Sardegna/Prega_mi_bella_fortuna|Tav. n. 74]]). E rincasato è ancora un canto, una dolce ninna-nanna che vi chiude gli occhi. Una ninna-nanna in cui l'appoggiatura per addolcimento sentimentale è sempre alla distanza di mezzo tono dalla nota reale su cui cala con audace cromatismo capace d'insegnamento anche ai super-sensibili auricolari della Francia. Questa ninna-nanna in cui, se il sonno non vi aggravasse le palpebre, vi annebbiasse le idee, vi smorzasse ogni pensiero, fra mezzo ai caratteri comuni alla ''berceuse'' di qualunque regione del mondo, udreste spiccare quelli etnici preistorici evidentissimi, della prima madre che cullò il primo bambino ([[L'Anima_musicale_d'Italia/Sardegna/Anninnia|Tav. n. 75]]).<noinclude><references/></noinclude> 0jc19a57k109fcrik8ya2rnw0r0hg5w Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/187 108 1020074 3874407 3846479 2026-08-20T15:58:06Z Pic57 12729 3874407 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 185 —|}}</noinclude>{{Centrato|⁂}} Ma se la notte è il dolcissimo canto dell'usignolo della maternità umana che vi ha cullato, al mattino è il cinguettare persistente e petulante della mattiniera rondinella che vi sveglia. È la servetta che trilla, ad alleviare le giornaliere fatiche, uno stornello o ''muttettu''. Ecco il più diffuso. Essere dovrebbe allegro ma il movimento accellerato prestatogli dell'agile gola, la voce fresca e gioconda dei sedici anni, non valgono a nascondere la mestizia ch'è in fondo a questa melodia ([[L'Anima_musicale_d'Italia/Sardegna/In_sa_matt'è_su_spiccu|Tav. n. 76]]). Nella oscillante instabilità delle misure di tre quarti alternate con quelle di quattro quarti, neila insistenza cadenzale, nella brevità del passo che si svolge nell'ambito di cinque gradi della scala, nel salto di quarta ascendente e nel colore di tutti i suoni procedenti per grado congiunto, nella trascinante legatura di portamento con quell'unica acciaccatura, nell'accorante melanconia sono i segni palesi di caratteri preistorici sentimentali propri della musica del meridione della Sardegna di cui infatti è il tema fondamentale, che appare in tutta la regione in cento guise modificato ma non trasformato per modo da non essere sempre riconoscibile. Ed ecco un più lieto canto che talora le<noinclude><references/></noinclude> mhkxerzhvr64ikil3gw48d1rz8sjrbh Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/188 108 1020075 3874408 3846480 2026-08-20T15:59:07Z Pic57 12729 3874408 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 186 —|}}</noinclude>festose corone di giovani contadine sciolgono alla raccolta delle ulive o ad altra fatica dei campi, che si trova a [[L'Anima_musicale_d'Italia/Sardegna/Tristu_vassirilanbi|tav. n. 77]]. Una intona con versi talvolta gentili come quelli qui riportati, e l'altre fan coro su parole senza palese senso. Anche in questo canto di cui la gamma non sorpassa la dominante di cui le acciaccature calano sempre e sempre di mezzo tono riuscendo così ad essere spesso note estranee alla tonalità del pezzo e dando un'idea chiarissima del processo evolutivo degli abbellimenti che in principio altro non furono che esitazioni, tremolamenti, nodi della voce, turbamenti emozionali, è pur sempre quell'oscuro senso di melanconia che esala dalle cose antiche. Ancora un tema che si libra alto come il volo del falchetto, che rievoca gli aguzzi picchi dell'alte rocce accesi da' rossigni riflessi rimandati dalla enorme luna che come disco di rame s'aderge in un cielo di cenere (Vedi [[L'Anima_musicale_d'Italia/Sardegna/Pro_truncare_sas_cadenas|tav. n. 78]]). {{Centrato|⁂}} E lasciamo quest'isola che da lontano ci rimanda ancora nell'eco dello spazio i suoni degli zufoli pastorali, dei pifferi e tamburini, delle zampogne di canna, attorno cui turbina la danza paesana o ballo tondo, per la sagra di un qualche piccolo villaggio. Lasciamo quest'isola<noinclude><references/></noinclude> k7lxa2aaldmtz1sjqnuoa1ggpxgz50l Discussioni indice:Molière - Il Tartufo (1903).djvu 111 1020657 3874299 3873904 2026-08-20T12:20:14Z Paperoastro 3695 Gadget [[Aiuto:Gadget Trova e Sostituisci|Trova e Sostituisci]]: salvataggio MemoRegex 3874299 wikitext text/x-wiki == memoRegex == <nowiki>{"DORINA.":["","{{Sc|Dorina}}.","g"], "PERNELLA.":["","{{Sc|Pernella}}.","g"], "CLEANTE.":["","{{Sc|Cleante}}.","g"], "DAMINE.":["","{{Sc|Damine}}.","g"], "ORGONE.":["","{{Sc|Orgone}}.","g"], "MARIANNA.":["","{{Sc|Marianna}}.","g"], "VALERIO.":["","{{Sc|Valerio}}.","g"], "DAMIDE":["","{{Sc|Damide}}","g"], "TARTUFO":["","{{Sc|Tartufo}}","g"], "ELMIRA":["","{{Sc|Elmira}}","g"], "LEALI.":["","{{Sc|Leali}}.","g"], "FILINTO":["","{{Sc|Filinto}}","g"], "ALCESTE":["","{{Sc|Alceste}}","g"]}</nowiki> 8okgaaeklj09ffaa85iaultierlg79n 3874642 3874299 2026-08-21T09:44:24Z Paperoastro 3695 Gadget [[Aiuto:Gadget Trova e Sostituisci|Trova e Sostituisci]]: salvataggio MemoRegex 3874642 wikitext text/x-wiki == memoRegex == <nowiki>{"DORINA.":["","{{Sc|Dorina}}.","g"], "PERNELLA.":["","{{Sc|Pernella}}.","g"], "CLEANTE.":["","{{Sc|Cleante}}.","g"], "DAMINE.":["","{{Sc|Damine}}.","g"], "ORGONE.":["","{{Sc|Orgone}}.","g"], "MARIANNA.":["","{{Sc|Marianna}}.","g"], "VALERIO.":["","{{Sc|Valerio}}.","g"], "DAMIDE":["","{{Sc|Damide}}","g"], "TARTUFO":["","{{Sc|Tartufo}}","g"], "ELMIRA":["","{{Sc|Elmira}}","g"], "LEALI.":["","{{Sc|Leali}}.","g"], "FILINTO":["","{{Sc|Filinto}}","g"], "ALCESTE":["","{{Sc|Alceste}}","g"], "ORONTE":["","{{Sc|Oronte}}","g"]}</nowiki> psw7gqc3mpuq6t5pr5gzk4qfneeah5c 3874647 3874642 2026-08-21T09:49:12Z Paperoastro 3695 salvataggio contributori 3874647 wikitext text/x-wiki == memoRegex == <nowiki>{"DORINA.":["","{{Sc|Dorina}}.","g"], "PERNELLA.":["","{{Sc|Pernella}}.","g"], "CLEANTE.":["","{{Sc|Cleante}}.","g"], "DAMINE.":["","{{Sc|Damine}}.","g"], "ORGONE.":["","{{Sc|Orgone}}.","g"], "MARIANNA.":["","{{Sc|Marianna}}.","g"], "VALERIO.":["","{{Sc|Valerio}}.","g"], "DAMIDE":["","{{Sc|Damide}}","g"], "TARTUFO":["","{{Sc|Tartufo}}","g"], "ELMIRA":["","{{Sc|Elmira}}","g"], "LEALI.":["","{{Sc|Leali}}.","g"], "FILINTO":["","{{Sc|Filinto}}","g"], "ALCESTE":["","{{Sc|Alceste}}","g"], "ORONTE":["","{{Sc|Oronte}}","g"]}</nowiki> == Contributori == * [[Utente:Gatto bianco|Gatto bianco]] * [[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] * [[Utente:Paperoastro|Paperoastro]] <!-- fine contributori --> r722d9n3b7hvc2ojmfzdmprgbrt06yz L'Anima musicale d'Italia/Campania 0 1023144 3874360 3867078 2026-08-20T14:27:05Z Pic57 12729 Porto il SAL a SAL 75% 3874360 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=20 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Campania|prec=../Abruzzi/Fi mè|succ=../Calabria}} <pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="148" to="154" fromsection="s2" /> <pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="253" to="253" fromsection="s1" tosection="s1" /> po0pbvz6b5972ea0gyyc1521x9vr0xb L'Anima musicale d'Italia/Calabria 0 1023934 3874370 3862813 2026-08-20T14:41:54Z Pic57 12729 Porto il SAL a SAL 75% 3874370 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=20 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Calabria|prec=../Campania/Fenesta vascia|succ=../Sicilia}} <pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="155" to="161" /> <pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="162" to="162" onlysection="s1"/> <pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="254" to="256" /> <pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="257" to="257" onlysection="s1"/> n1xg3aitldcdssdsjy96qbhi372vvqt Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/92 108 1023944 3874307 3862822 2026-08-20T12:31:42Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 75% */ 3874307 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|{{Sc|lxxxviii}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude>avevano difesa la loro indipendenza, produssero un gran numero di eccellenti poeti. L’amore della libertà e della gloria scaldava i loro petti e concorrevano alle radunanze della Mecca e di Okado per isfidarsi vicendevolmente nell’aringo poetico. Nati e cresciuti fra continue guerre, erano quasi tutti poeti guerrieri, trattando essi colla stessa facilità la penna e la spada<ref>No’mano poeta e capitano musulmano vibrando la lancia contro il re di Mesopotamia, gli recita quel suo distico «io sono No’mano, figlio di Mukarrano; uccido gli eroi, e poi li celebro ne’ miei versi». ''Le rarità dell’istoria, estratto di Maometto Anbaritano scrittore arabo'', recato dall’originale in italiano da {{Wl|Q141134597|A. Madini}}. Milano 1844, pag. XXIX.</ref>. La loro maniera di vivere ed una lingua immensamente ricca<ref>Non sii chi voglia giudicare esagerato questo nostro appellativo di ''immensamente''; la lingua araba era sì immensamente ricca, che avanti Maometto contava ottanta vocaboli per significare il mele, dugento per significare il serpente, cinquecento per significare il leone, mille per significare la spada; ai tempi di {{AutoreCitato|Firuzabadi|Firuzabadi}} avea un dizionario di ben sessanta mila vocaboli; questa lingua venne poi siffattamente arricchita dal linguaggio tecnico delle scienze e delle arti che il suo dizionario si estese a ben 60 volumi: del quali quello del {{AutoreCitato|Abu Nasr al-Jawhari|Gewhari}} non è che un compendio. E a parecchie centinaia sommano le voci tecniche specialmente delle scienze naturali, fisiche, chimiche, matematiche che la sapienza moderna ha ritenute in tutte le lingue del mondo. {{AutoreCitato|Olof Celsius|Celsio Olao}} nella sua ''Historia lingue et eruditionis Arabum'' e particolarmente al cap. II ''de fatis illius ante Mohammedem'', ed il cap. VI ''de usu lingue in variis disciplinis'' (cito l’edizione del {{AutoreCitato|Nicolaus Barkey|Barkey}} 1764), l’{{AutoreCitato|Johann Heinrich Hottinger (teologo)|Hottingero}} nell’opera sua ''De usu lingue arabice in theologia, medicina, jurisprudentia, philosophia et philologia'' (Zurigo 1652), lo {{AutoreCitato|Albert Schultens|Schultens}} in una sua dotta dissertazione ''De utilitate lingua arabica in interpretatione sacræ Scriptura'' (Groninga 1706), e specialmente in alcuni passi della sua illustrazione del libro di Giob, l’{{AutoreCitato|Johann Gottfried Hasse|Hasse}}, nella sua Memoria ''De usu lingue arabica in rebus vitæ communis'' (Königsberga 1791), il {{AutoreCitato|Johann Christian Clodius|Clodius}} nella sua ''Theoria et praxis linguæ arabicæ'' ecc. (Lipsia 1729) e particolarmente al cap. IV ''de lingue arabicæ usu in exegesi sacra, in historia et geographia, aliisque disciplinis'', e nell’analisi del libro di Giob, ed infiniti altri hanno pur mostrato come questa lingua si fosse fatta enciclopedica ministra di ogni ramo di scienza, d’arte e di gravissima letteratura.</ref>, la quale non lascia mai mancare la rima, li rendevano più che mai atti all’improvisare. Le armi di {{AutoreCitato|Maometto|Maometto}} diventate troppo potenti e minacciando la libertà araba, da tutte le parti i poeti l’attaccarono violeutemente. Indarno cercò il pseudoprofeta di guadagnar al suo partito Zohairo, signore potente e uno dei più grandi poeti di quell’epoca. Dicesi che alle lusinghe di Maometto rispondesse: «o mio Dio, liberami dal demonio che agita costui».<ref>Op. cit., prefazione, pag. XXX.</ref> Ka’bo e Bugiair, figlio di Zohairo, e anch’essi valenti poeti, attaccarono nondimeno con affezione al partito di Maometto. La presa della Mecca ed il trionfo dell’islamismo diedero alla letteratura araba una direzione diversa, e da questo tempo si apre per essa un’era nuova; e questa nuova era principia dal {{TestoCitato|Corano|Corano}}<ref>“È un’idea scioccamente ridicola, scriveva il celebre Jones, quella sì diffusa fra noi che l’ignoranza sia una massima fondamentale dell’islamismo, e che il Corano vieti ai Turchi ogni istruzione. Maometto non solo permise, ma anzi raccomandò ai suoi di imparare e di applicarsi all’acquisto della dottrina.” - “Andate in traccia del sapere, egli dice, in una delle sue sure, quand’anche fosse nella Cina”. E l’alta stima in cui egli teneva la scienza è posta in maggior luce ancora dalla stravagante sua preposizione che “l’inchiostro del letterato ed il sangue dei martiri siano di egual valore al cospetto del cielo.”</ref>. Durante la vita di Maometto questo libro non esistette nè completo, nè coordinato, come lo fu poi dopo la sua morte da Othmano, terzo califfo. Le ''sure'', di cui essa costituisce, erano allora staccate e sparse o conservate nella memoria dei ''Schabiti'' (compagni del profeta). Il dialetto del Corano è il coraiscitico, quello cioè della tribù dei coreisciti<ref>Gli Arabi chiamano il dialetto del Corano dialetto di ''Modaro'' perchè parlato dalla discendenza di Modaro, progenie di Abramo, nel seno della cui tribù nacque Maometto: questo dialetto Modaro è usato dalla tribù coreiscita, ed è stimato il più puro della nazione araba. Ciò a rettificazione di uno sbaglio occorso all’art. Corano.</ref>. Lo stile fluido, paro, elegante, conciso, spesso oscuro, adorno di figure ardite e talvolta, specialmente quando parlasi della maestà e degli attributi di Dio, magnifico e sublime, rendono a buon diritto questo libro il principale monumento letteratura degli Arabi. Le stesse collezioni dei ''Moallakah''<ref>Sono questi sette poemi di sette celeberrimi poeti, che nelle gare della Mecca ottennero l’onore del premio, e che vennero e sono pur tuttavia avuti dagli Arabi per modello di classica lingua e poesia. Su di essi veggasi il Sacy, ''Magn. encyclop.'', tom. V, p. 414-522, ed il tom. L delle ''Memorie dell’Academia delle Iscrizioni''. Furono tradotti in inglese da Jones, in tedesco dall’{{Wl|Q16635810|Hartmann}}, e una parte di essi di Reiske in latino con glose tolte dagli Arabi.</ref> impallidiscono a petto della potente poesia del Corano. Dalla comparsa del Corano in poi un’innumerevole serie di sommi poeti apparve su ogni parte del mondo in cui potè l’islamismo mettere radice. Per non essere infiniti, noi citeremo Abiurdi Abulmodaffer, detto la gloria del Korashan<ref>{{AutoreCitato|Miguel Casiri|Casiri}}, op. cit., tom. I, pag. 125.</ref>; Abulola Ahmed, la <ref follow="p91">di più oltre la poesia: la traduzione della {{TestoCitato|Bibbia|Bibbia}} in arabo data da molto tempo prima di Maometto ({{AutoreCitato|Richard Simon|Simon}} ''Hist. crit.'' tom. I. p. e lin. 80; {{AutoreCitato|Brian Walton|Walton}}, ''Proleg.'' pag. 54 e passim): le sfide che qualche secolo prima di Maometto si faceano alla Mecca non erano di sola poesia, ma sì anche di eloquenza, di morale, e di studi storici: ma senza andare più oltre in ciò, si consulti il ''Mémoire sur l’origine et les anciens monumens de la littérature parmi les Arabes'' di {{AutoreCitato|Antoine-Isaac Silvestre de Sacy|Silvestro de Sacy}}, il {{AutoreCitato|Richard Pococke|Pococke}} nel suo ''Specimen hist. arab.'', il {{AutoreCitato|William Jones|Jones}} nella sua prefazione ai Moallakah, il {{AutoreCitato|Johann Jakob Reiske|Reiske}} nei supplementi all’{{AutoreCitato|Barthélemy d'Herbelot de Molainville|Herbelot}}.</ref><noinclude><references/></noinclude> 8ot56a5wwtnx361f9x2dmu3hiiqgdvu Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/154 108 1024333 3874359 3874056 2026-08-20T14:26:43Z Pic57 12729 3874359 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 152 —|}}</noinclude>Esempi di canzoni etniche del popolo? Non seppi trovarne. Mi contento darne due, al popolo ben accette e certo fra le migliori: ''Fenesta ch'alucive'' su cui tanto si scrisse per attribuirla all'uno od all'altro musicista e nella quale lo spunto che pare tolto alla preghiera del ''Mosè'' di {{AutoreCitato|Gioachino Rossini|Rossini}} va a morire e perdersi nella dolce melodia belliniana della ''Sonnambula''; <i>Fenesta vascia</i>, l'antica colascionata che comincia allo stesso modo della precedente, ma che ne differisce nello svolgimento e che a noi ricorda e fa rivedere le figure di Remigio, dell'onesto Vitale, del povero Belcuore del fido Capi coi quali abbiamo tutti, da ragazzi, pianto e sorriso, sofferto e gioito (Tav. n. [[L'Anima_musicale_d'Italia/Campania/Fenesta_che_lucive|56]], [[L'Anima_musicale_d'Italia/Campania/Fenesta_vascia|57]]). {{Centrato|⁂}} Citare altre canzoni? Che vale? Tutti gli anni sono nuove centinaia, ma poche raggiungono la popolarità, pochissime la meritano. Le migliori rimangono sempre quelle poche diremo così passate alla storia come ''Te voglio bene assaje E tu nun pienze a me''; ''Funiculi, funiculà''; ''Marecchiaro''; ''Scetete scè''; ''Santa Lucia''; ed altre poche. Ma in taluna ancora delle moderne risuona l'eco di passati tempi; canta l'anima del partenope abitatore, leone e coniglio, fanello e signolo, pulcinella e Antony. Un po' Cirano in conclusione.<noinclude><references/></noinclude> 6osy3pcbm65dfq8oel52trzzrr9wka1 Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/155 108 1024334 3874362 3874057 2026-08-20T14:32:43Z Pic57 12729 3874362 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 153 —|}}</noinclude>{{Ct|f=200%|t=5|CALABRIA}} Veramente, prima di scendere alla punta sarebbe stato logico trattenersi un po' a frugare nello sperone, nel collo, nel flosso di questo nostro amatissimo stivale descritto, a parole che rodono come il vetriolo, da {{AutoreCitato|Giuseppe Giusti|Giuseppe Giusti}}. Ma la cosa, tentata, non m'è riuscita. Del così detto sperone d'Italia come lo chiama il Vocino in un suo pregevole libro, delle Puglie in genere, nulla fuorchè le descrizioni, ammirabili e minuziose ma pur sempre descrizioni che in fatto di musica non valgono il più piccolo pezzetto di pentagramma con quattro note scritte su. Della Basilicata propriamente detta una sola canzone, sorta di serenata pastorale che qui riporto, ma che mi parve troppo poco per poter fare la regione oggetto di esame critico separato. Possiamo, tutt'al più, far rilevare al lettore come qui si estendano le propaggini della etnofonia che nei suoi strati primitivi ha tanta affinità coi caratteri della etnofonia calabrese mantenutasi più arcaica, semplice e pura di quella napoletana che di posticce grazie e di belletti fa lenocinio ad attirare il forestiero ([[L'Anima_musicale_d'Italia/Calabria/Int'a_nu_boscu|Tav. n. 58]]).<noinclude><references/></noinclude> qkt77yayetwhy24et931adn5ny054yr Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/157 108 1024336 3874363 3874061 2026-08-20T14:34:19Z Pic57 12729 3874363 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 155 —|}}</noinclude>chiese, particolari di monumenti, costumi, statue, paesaggi, tessuti, merletti, gioielli, vasellami, di tutto, fuorchè di musica. La musica non è un'arte e nelle storie delle arti la musica non figura mai. Questa è la vergognosa condizione degli studi musicali in Italia. Questa la ragione che ci costrinse ad aspettare sino all'ultimo momento ad inserire nel presente volume queste poche note di etnofonia calabrese. Il lettore quindi ci tenga per scusati se di una regione tanto ricca di colore locale che si sarebbe prestata ad un felicissimo studio di comparazione con l'etnos siculo, ci limitiamo a dargliene questi pochi cenni che hanno almeno il merito della genuinità essendomene prima sincerato con una rapida ma sicura indagine. Ecco senz'altro a tav. n. [[L'Anima_musicale_d'Italia/Calabria/Lu_sonnu_e_ninna_beddu|59]], [[L'Anima_musicale_d'Italia/Calabria/Santu_Nicola|60]], due ninne-nanne già riportate dalla Levi e da me controllate. La prima delle due con caratteri ipnotici notevoli, tanto più evidenti se si eseguiscono lunghi i ''mi'' che formano la sosta e la distesa vocale. La seconda offre che nei versi ha pure nella melodia un che di religioso e, quel che più m'ha colpito, un'aria di famiglia con certa musica sarda, in certa uniformità e rigidezza d'andamento e specialmente nell'uniforme ed insistente cadenzare. Qui però, a mio modesto avviso, mancano i caratteri essenziali di melodia sonnifera. Mancano non solo il tono minore che<noinclude><references/></noinclude> 5py2qdetix67mxl1akb79ge1cggdscu Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/160 108 1024364 3874364 3862759 2026-08-20T14:35:50Z Pic57 12729 3874364 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 158 —|}}</noinclude>Grecia vicino alle rovine degli antichi palazzi di Festo, agli scozzesi suonatori di bagpipe tanto ben descritti da Gualtiero Scott. Il sognatore però mandando a spasso il musicologo gli ha fatto commettere un'imperdonabile trascuratezza; quella di tirarsi in casa il girovago suonatore e farlo cantare e raccoglierne le melodie delle ninne-nanne, delle canzoni d'amore, degli stornelli e quante mai altre forme musicali del suo paese ricordasse. Questa imperdonabile trascuraggine ho commessa e me ne confesso. Fortuna che riguardo almeno alla natalizia berceuse che viene intonata nelle calabresi zampogne, ha pensato un nostro caro amico, il maestro Vito Fedeli che l'ha trascritta e studiata con quella precisione e genialità che gli son proprie. Ed io, per quanto qui dovrebbe parlarsi solo delle estrinsecazioni vocali, non posso tralasciare di riportarla a [[L'Anima_musicale_d'Italia/Calabria/Βerceuse_natalizia|Tav. n. 61]] perchè in essa, più che nell'altra musica, s'inquadra e vive il paesaggio, l'anima calabrese. E non calabrese soltanto, ma anche degli Abruzzi, della Basilicata, della Campania, delle Puglie, del Lazio. Tutta la vasta zona comprendente queste regioni serba tracce dell'antica gloria ellenica, della potenza romana, delle musiche d'Oriente di cui, specie il napoletano, conservò e sviluppò i caratteri. E in tutta questa zona la cornamusa usano e le musiche che vi<noinclude><references/></noinclude> n6z8ms37teltx853vfl9qdarfgk3aym L'Anima musicale d'Italia/Sicilia 0 1024394 3874553 3864482 2026-08-21T08:15:22Z Pic57 12729 Porto il SAL a SAL 75% 3874553 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=21 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Sicilia|prec=../Calabria|succ=../Sardegna}} <pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="162" to="172" fromsection="s2" tosection="s2" /> <pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="163" to="174" /> <pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="257" to="258" fromsection="s2" tosection="s2" /> <pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="259" to="259" onlysection="s1" /> 0ad7ttik8f4qb8nwgim7mjilqei137e Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/164 108 1024409 3874365 3862831 2026-08-20T14:36:59Z Pic57 12729 3874365 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 162 —|}}</noinclude>aggiungeranno forse valore, ma tolgono certo quel che di fresco e spontaneo rende le cose del popolo sublimi. Degli usi e dei costumi di quest'isola ha scritto {{AutoreCitato|Giuseppe Pitrè|Giuseppe Pitrè}} come io ed ogni italiano deve volere si scriva di tutte le altre regioni d'Italia. Nulla ha trascurato, tutto è pazientemente registrato in quella monumentale opera comprendente ben, venticinque volumi a scrivere i quali l'illustre siciliano che ci onorava di sua amicizia, spese tutta la vita. Del canto poco, ma bene come ancora non s'è fatto, ch'io sappia, per nessun'altra nostra regione. Fin dal 1871 dunque il Pitrè in uno dei suoi interessanti volumi riportava le melodie di alcuni canti e specialmente interessante quella di una ninna-nanna che qui riporto a [[L'Anima_musicale_d'Italia/Sicilia/Figghiu_miu|tav. n. 62]]. Antichissima l'afferma il {{AutoreCitato|Giuseppe Pitrè|Pitrè}}, ed è tale un'autorità cui c'è poco da contrastare. In ''sol minore'' acquista maggior carattere di mestizia dal movimento cromatico del quarto grado che pare accennare ad una modulazione all'affine tono minore di ''re''. Vedi in proposito un caso simile nel canto della mietitura degli Abruzzi. {{Centrato|⁂}} Quattro anni più tardi di quello del {{AutoreCitato|Giuseppe Pitrè|Pitrè}} compariva un altro volume di canzoni popolari, ma questa volta dello studioso Avolio e ristretta al<noinclude><references/></noinclude> aelqgcehn7ntl8gihgl5edbwcu1pfib Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/165 108 1024410 3874366 3862832 2026-08-20T14:38:20Z Pic57 12729 3874366 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 163 —|}}</noinclude>solo circondario di Noto, di cui riportiamo una elegante e fiorita canzone a [[L'Anima_musicale_d'Italia/Sicilia/Specciuri_l'uocci_miei|tav. n. 63]]. Trovo che troppo giustamente e bene ne parla il primo raccoglitore per non lasciare a lui stesso la parola. «Il motivo musicale di questa canzone si allontana dalle cadenze comuni agli altri paesi di Sicilia; si dice “cantare alla noticiana„. Ha uno strascico peculiare e certe note che sono un grido di dolore, note che è difficile fermare sulla carta per cavarne un effetto che si assomigli a quello che ne trae il contadino di Noto. Il quale non ama i canti corali, il suo canto è un monologo semplice e naturale. Lo intuona a sera, malinconico. E, simile all'usignolo, quando canta fa tra un verso e l'altro una lunga pausa». Siamo alla solita difficoltà di fermare sulla carta tutto quanto è nell'esecuzione del suono quando esce dalla gola del cantore. Mentre siamo convinti che il musicologo pratico di tali cose saprà con un pò di studio far rivivere tutto ciò che manca alla segnatura, ci auguriamo una volta di più che a mettere i nostri studi su solide basi si adoperi una grafia speciale come adoperano i glottologi per i loro studi fonetici, e finalmente s'imprenda a raccogliere sistematicamente tutte le manifestazioni etnofoniche per mezzo del fonografo il che se non taglierà la testa al toro taglierà però a corto dubbi, discussioni, spropositi,<noinclude><references/></noinclude> 7mllzswg426pi1lhkcfwjoihbpwdh95 Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/167 108 1024414 3874367 3862836 2026-08-20T14:39:48Z Pic57 12729 3874367 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 165 —|}}</noinclude>degli stessi canti, che ha scopo volgare, ha fatto la divisione per battute. Ecco senz'altro come il {{AutoreCitato|Alberto Favara|Favara}} descrive il canto del contadino che va al lavoro e del quale qui riporto l'ultima parte della melodia. [[L'Anima_musicale_d'Italia/Sicilia/E_pigghiùn_cuteddu|Tav. n. 64.]] «Noi abbiamo in questa cantilena l'immagine del paesaggio, quale si offre al cantore del ''Rabattu'', dalla collina, per quella profonda tendenza di tutto ciò che è visibile a diventar sonoro e rivelare nel suono la sua essenza intima. Come l'occhio guarda dall'alto, senza ostacolo, così l'impulso lirico prorompe libero, in un suono acuto e fermo che si spande per la valle. Poi nellà discesa alla pianura la voce si ferma ancora su altri suoni prolungati sempre più degradanti fino al suono finale, grave e lontano come l'orizzonte segnato dal mare. Il contadino trova che questi suoni lunghi e puri danno dolcezza (''dulcizza'') al canto: sicchè il maggior merito del cantore sta per lui in questi suoni filati». Non si poteva dir meglio. Le note lunghe però hanno, come dissi altre volte, altra origine, meno descrittiva, e sorgono da necessità estetiche primordiali. A proposito di contadinesche canzoni del lavoro, mi sovviene come {{AutoreCitato|Giacomo Meyerbeer|Meyerbeer}} al principio dell'ultimo atto della ''Dinorah'' metta una canzone di cacciatore e una di contadino. Si racconta che lo stesso autore prima della {{Pt|rappre-|}}<noinclude><references/></noinclude> fqdqcg9m7ltvg6p6bdor3agk3w1bomu Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/168 108 1024417 3874368 3874066 2026-08-20T14:41:16Z Pic57 12729 3874368 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 166 —|}}</noinclude>{{Pt|sentazione|rappresentazione}} ne dicesse al critico allora di maggior fama, lo Scudo: «Feci al rovescio del poeta latino, modulando sopra rustici flauti, ''gracili avena'', dopo aver imboccata la tromba eroica e cantate le grandi passioni del cuore umano». Ma il guaio veramente è stato che il {{AutoreCitato|Giacomo Meyerbeer|Meyerbeer}} non ha saputo imboccare le pastorali canne, e in cambio dei dolci suoni che ne sa trarre il pastore non seppe cavarne altro che un falso suono di canna fessa. E, per associazione d'idee, penso a quell'Opera 68 di {{AutoreCitato|Robert Schumann|Schumann}} in cui è descritto il ritorno dal lavoro di un contadino allegro; penso alle ''Stagioni'' di {{AutoreCitato|Franz Joseph Haydn|Haydn}} e specialmente alla più importante, colossale, magnificata estrinsecazione musicale delle impressioni agresti ricevute dall'anima umana dalla campagna, penso, dico, alla ''Pastorale'' di {{AutoreCitato|Ludwig van Beethoven|Luigi Van Beethoven}}. Come mi sembrano elaborate, pesanti, pensate più che sentite tutte queste musiche in confronto al semplice e veramente ispirato canto dell'oscuro primo pastore siculo. Tanto quanto mi sembra falso e convenzionale il canto che intona il corno inglese all'ultimo atto del ''Tristano e Isotta'' in confronto all'ingenua e sincera cantilena del piffero irlandese, della zampogna sarda della dudka russa. Ma torniamo alla grande isola di {{AutoreCitato|Archimede|Archimede}} e {{AutoreCitato|Teocrito|Teocrito}}. Ecco, a [[L'Anima_musicale_d'Italia/Sicilia/E_si_fussi_pisci|tav. n. 65]], un tema di Vita, grosso villaggio. Il trascrittore osserva: «Come potremo noi<noinclude><references/></noinclude> b12tf037hdb4b1inr9745f7gsdlel27 Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/171 108 1024463 3874372 3874068 2026-08-20T14:45:24Z Pic57 12729 3874372 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 169 —|}}</noinclude>giunta, confermino e autorizzino il mio modesto parere di musicologo? Dopo la terra il mare. «Da Sogesta a Castellamare del Golfo, l'''emporium'', della sparita metropoli degli Elimi, mutano le condizioni di vita; dalla terra passiamo al mare; ma la canzone fiorisce ugualmente rigogliosa, e prende talvolta il nome di ''marinara''». «La cantilena ha tutti i caratteri del mare; la voce segue la curva dell'onda, e come questa si solleva dal piano normale dell'acqua e vi ritorna così la cantilena ascende dalla tonica agli armonici superiori e ricade». Così il {{AutoreCitato|Alberto Favara|Favara}} descrive i caratteri dell'elemento liquido improntati nel suono e li descrive bene, mi pare però che anche qui non abbia ricordato quanto forse era utile, come questo del salire agli armonici superiori per poi ricadere su una nota grave, è fenomeno comune, nei canti siciliani, anche a quelli della terra. Si confronti ad esempio il tema del mare a [[L'Anima_musicale_d'Italia/Sicilia/A_Casteddammari|{{Sc|Tav. N. 66}}]], col già citato precedentemente che è invece della terra, e si vedrà se la mia osservazione è giusta o no, e se non solo entrambi i canti presentino la stessa linea ma se non abbiano del pari un'appoggiatura a distanza di quarta che pare voler indicare il movimento del battello quando ricade sull'acqua pel ritirarsi dell'onda che sotto gli manca avvallando, ed ha invece origine in un {{Pt|fat-|}}<noinclude><references/></noinclude> qv8cfzvt7ixm2refvoz2ysqxjwjod53 Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/172 108 1024464 3874402 3863203 2026-08-20T15:51:23Z Pic57 12729 3874402 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 170 —|}}</noinclude>{{Pt|to|fatto}} psicologico degli organi vocali ed in uno sviluppo degli abbellimenti. Da vecchio canottiere e nuotatore conservo vivissimo l'amore del mare perciò mi permetto portare un altro brano di un altro ''canto di alto mare'' a Timuni (Castellamare) anche perchè vi trovo un elevamento del ''si'' (per mezzo del bequadro che distrugge l'effetto del primo bemolle ch'è in chiave) che addolcisce l'acciaccatura, ch'è un ''do'', col farlo ricadere di solo mezzo tono. E questo è fenomeno che, per altro verso, si ritrova in tutta la musica popolare. [[L'Anima_musicale_d'Italia/Sicilia/La_sicciara|Tav. n. 67]]. Non può, anche nella musica siciliana come in quasi tutte quelle veramente preistoriche, mancare quella fretta, arrivati a cadenzare, di giungere alla nota finale, sempre lunga, per cui la frase si chiude in tempo debole. Vedasi l'ultima battuta dell'esempio che riportiamo a [[L'Anima_musicale_d'Italia/Sicilia/E_muninni_cu_Maria|tav. n. 68]]. In questo come in quasi tutti i canti dell'isola il fatto notevole in confronto a quasi tutta l'altra musica etnica della stessa epoca (preistorica con incrostazioni della prima civiltà storica) è lo sviluppo, la ricca distesa della melodia. {{Centrato|⁂}} Pur troppo della Sicilia ricchissima di svariatissimi e interessantissimi canti non mi è possibile dir altro. Abbiamo solo da augurarci che il {{Pt|Fa-|}}<noinclude><references/></noinclude> 6xg7goy5r2kfe6d9b209x6sy6loalnx Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/174 108 1024467 3874403 3874070 2026-08-20T15:52:58Z Pic57 12729 3874403 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 172 —|}}</noinclude>Ancora in quest'ultima stazione un canto ci saluta prima che il piroscafo si allontani. È il tema di un «canto alla marsalina». [[L'Anima_musicale_d'Italia/Sicilia/Anna_Annuzza_mia|Tav. n. 69]]. Il {{AutoreCitato|Alberto Favara|Favara}} dice non essergli stato comunicato da contadino o da marinai, suoi soliti umili collaboratori, ma bensì da un poeta che sente quella ''disposizione naturale'', anteriore alla concezione poetica, di cui ci parla {{AutoreCitato|Friedrich Schiller|Schiller}}, un «poeta che io ho visto impallidire e lacrimare alla bellezza delle nostre melodie popolari, e che va oscuramente tentando il ritorno fatale al modo naturale di far poesia lirica, sotto l'alta pressione della musica». Lasciamo pure l'«alta pressione», il fatto è che la melodia di questo canto di Marsala è realmente etnicamente siciliana ma sfumata da melismi arabi. E il lettore che per recarsi in Sardegna non ha bisogno di salpare attraverso il Tirreno, si prenda solo il fastidio di voltar pagina e troverà all'ultimo esempio di quest'isola un canto della parte superiore della Sardegna che per essere pur esso dell'etnos arabo ricamato a delicatissimi fiori, al canto marsalino assai si assomiglia come gli assomiglia per alcune assonanze, se pur all'occhio sembra diversa per la figurazione, il tema indiano della [[L'Anima_musicale_d'Italia/Sicilia/Tema_indiano|tav. n. 70]] e forse più il brano di antichissimo canto russo che riportiamo a [[L'Anima_musicale_d'Italia/Sicilia/Tema_indiano|tav. n. 71]]. Ricantateveli molte volte, così a mezza voce<noinclude><references/></noinclude> elinx097w7kprlcqbn7iz614whtspxn L'Anima musicale d'Italia/Campania/Fenesta che lucive 0 1024518 3874554 3863577 2026-08-21T08:16:18Z Pic57 12729 Porto il SAL a SAL 75% 3874554 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=21 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Campania]] - 56. Fenesta che lucive|prec=../../Campania|succ=../Fenesta vascia |argomento=Partiture}} <pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="253" to="253" fromsection="s56" tosection="s56" /> emag947tfkw2tf573dms5ot09eh282n Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/201 108 1024724 3874410 3864926 2026-08-20T16:01:51Z Pic57 12729 3874410 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 199 —|}}</noinclude>{{Pt|to|lamento}}, e lamento veramente mestissimo è. Cantate queste prime battute del lamento corso che è a [[L'Anima_musicale_d'Italia/Corsica/Quando_junse_la_nuvella|tav. n. 79]], lentissime, a mezza voce, cercando strisciare sulle note di passaggio e di abbellimento, e ditemi se non esprime il dolore cento volte più che non l'esprimano molte romanze di certe opere che m'intendo io e che pur voi conoscete. Benchè tocchi il ''do'' in terzo spazio alla seconda battuta ed il ''si'' alla quinta, possiamo dire conservarsi anche questa melodia nell'ambito di cinque gradi di scala. La tessitura grave, come quella in cui la voce femminile è più debole e quasi fioca, vale a conferigli maggior tristezza come glien'aggiungono quegli ondeggiamenti vocali prodotti da quelle semicrome appaiate, e il tempo stesso, il ''sei ottavi'', mentre è fonte di energia nei movimenti rapidi con valori puntati rende molleggianti le melodie distese in un movimento lento assai come ha questo. {{Centrato|⁂}} Nel secondo caso la bisogna corre, dal canto in avanti, diversissima. Non è più una ''lamentatrice'' ma una ''voceratrice'', che intona il lugubre canto detto ''vocero'' «come se voce per eccellenza fosse la voce di morte». La donna dunque s'esalta e s'infoca, il suo canto diviene e per voce e per tono incisivo, straziante come l'{{Pt|un-|}}<noinclude><references/></noinclude> q2f67w52nlep6gv2fy3g0vxzfo6hijy Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/207 108 1024752 3874412 3874156 2026-08-20T16:03:31Z Pic57 12729 3874412 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 205 —|}}</noinclude> {{Centrato|⁂}} Dopo la più tetra la più dolce delle canzoni: quella dell'amore materno. Mi conviene ancor qui riportare del {{AutoreCitato|Niccolò Tommaseo|Tommaseo}}: Non solo alla tomba cantano le donne corse, ma alla culla. Ma l'amore agitato da liete sollecitudini, e sereno di lontane speranze, è men forte del dolore esulcerato dall'ira. Chi cercasse, troverebbe in quella terra, che pare sì arida di lontano, vene di vera poesia, che modeste e sottili stillano tra le rocce e le macchie ». Due esempi ne riporto a tav. n. [[L'Anima_musicale_d'Italia/Corsica/Nelli_monti_di_Cuscioni|83]], [[L'Anima_musicale_d'Italia/Corsica/Dormi,_dormi_u_mi_sanghiu_bellu|84]]. Nel primo la melodia è, salvo qualche lieve e insignificante modificazione, la stessa dell'esempio di ''vocero'' n. 82. E poi mi si dica se non ho ragione di attribuire al vocabolo sardo ''atlittai'' un'origine dolcissima dal seno materno venuta, se per la culla e per la bara anche nella Corsica la pur tanto decantata terribile ''voceratrice'' si serve della stessa dolcissima melodia che serve a cullare il pargolo per cullare il morto. Così ad ogni pagina mi vengono sotto la penna impensate e nuove e sempre più convincenti prove della tarda e maligna mentalità di un dottore tedesco che voleva a tutti i costi il canto della morte avere origine nella rabbia umana<noinclude><references/></noinclude> c4jzfrw4m425bh9ggeosfklcqed6rln Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/209 108 1024754 3874413 3865202 2026-08-20T16:05:35Z Pic57 12729 3874413 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 207 —|}}</noinclude>{{Pt|nano|accennano}} a {{AutoreCitato|Vincenzo Bellini|Vincenzo Bellini}}, ma questa melódia di ignorato autore, di tenera madre, non è forse degna dell'autore della Sonambola e di Norma? Questa ninna-nanna non è certo primitiva, ma chi saprebbe darle lo sfratto dall'etnofonia? tanto è bella e sincera espressione dell'amor materno. {{Centrato|⁂}} Delle serenate o corteggiamenti amorosi côrsi mi pare dover notare solo una certa tendenza generale a fissarsi e distendersi in linea orizzontale con l'impiego di qualche cromatismo nelle note di tratti di unione. A [[L'Anima_musicale_d'Italia/Corsica/Andare_minni_vo_da_su_Ecillenza|tav. n. 85]] è un esempio nel quale è cert'aria di famiglia con alcuni canti siciliani e specialmente con quelli di cui si riflettono disegno e colore nella ''Cavalleria Rusticana'' di {{AutoreCitato|Pietro Mascagni|Mascagni}}. {{Centrato|⁂}} In nessuno dei non pochi libri da me consultati di cui è soggetto la Corsica, ho trovato riportato un verso, trascritto il tema, fatto almeno cenno di quei canti che i pescatori di tutte le regioni, di tutti i paesi, sogliono intonare nelle fatiche d'assieme come ad esempio il maneggio dei pesanti remi co' quali vengono<noinclude><references/></noinclude> a0bgj1iszwq5sr9sj2t0na4878xs44e Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/235 108 1024758 3874422 3865211 2026-08-20T16:12:51Z Pic57 12729 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874422 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />— 233 —</noinclude>{{Sc|Degubernatis}} A., ''Storia comparata degli usi funebri in Italia e presso gli altri popoli indo-europei'', Milano,1878 {{Sc|Jarrow}}., ''First annual Raport of the Bureau of Ethnology''. Washington, 1881, by. J. W. Powell director. {{Sc|Jarrow}}, ''Introduction to the study of Mortuary Customs.'' Washington, 1880, Smiths Jnstit., Bureau of Ethnology. Le opere del Morgan è del Powers come quelle del Putman, del Bancroft ed altri si trovano in "Contribution to North American Ethnology, vol. I, III, IV; in “Smithsonian Contributions of Knowledge„; in “Report of Smiths, Institutions„, ed in altre pubblicazioni periodiche e relazioni di viaggi e scoperte. {{Rule|4em}}<noinclude><references/></noinclude> 795in598krsjcpr0guw8vr6gjzp4s3k 3874423 3874422 2026-08-20T16:13:24Z Pic57 12729 3874423 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 233 —|}}</noinclude>{{Sc|Degubernatis}} A., ''Storia comparata degli usi funebri in Italia e presso gli altri popoli indo-europei'', Milano,1878 {{Sc|Jarrow}}., ''First annual Raport of the Bureau of Ethnology''. Washington, 1881, by. J. W. Powell director. {{Sc|Jarrow}}, ''Introduction to the study of Mortuary Customs.'' Washington, 1880, Smiths Jnstit., Bureau of Ethnology. Le opere del Morgan è del Powers come quelle del Putman, del Bancroft ed altri si trovano in "Contribution to North American Ethnology, vol. I, III, IV; in “Smithsonian Contributions of Knowledge„; in “Report of Smiths, Institutions„, ed in altre pubblicazioni periodiche e relazioni di viaggi e scoperte. {{Rule|4em}}<noinclude><references/></noinclude> l73ifvs3nf0x8qnu58upryuhfln2g73 L'Anima musicale d'Italia/Bibliografia 0 1024759 3874481 3865210 2026-08-20T19:07:06Z Pic57 12729 Porto il SAL a SAL 75% 3874481 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=20 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Bibliografia con note critiche|prec=../Corsica/Andare minni vo da su Ecillenza|succ=}} <pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="213" to="235" /> t5xr4wh3xm6bkt177vlgo1t28w85qn5 Wikisource:Bar/Archivio/2026.08 4 1025149 3874411 3874253 2026-08-20T16:02:15Z Cruccone 53 /* Testi legislativi senza fonte congelata */ 3874411 wikitext text/x-wiki {{Bar}} == <span lang="en" dir="ltr">Migration to Parsoid</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="announcement-content" /> <em>[[m:Special:MyLanguage/Wikimedia Foundation/Product and Technology/Parsoid Read Views/Read View Announcement|Read this in another language]]</em> Hello everyone! I am glad to inform you that as the next step in the [[mw:Special:MyLanguage/Parsoid/Parser Unification|Parser Unification]] project, Parsoid will soon be turned on as the default article renderer on your wiki. We are gradually increasing the number of wikis using Parsoid, with the intention of making it the default wikitext parser for MediaWiki's next long-term support release. This will make our wikis more reliable and consistent for editors, readers, and tools to use, as well as making the development of future wikitext features easier. If this disrupts your workflow, don’t worry! You can still opt out through a user preference or turn Parsoid off on the current page using the Tools submenu, as described in the [[mw:Special:MyLanguage/Help:Extension:ParserMigration|Extension:ParserMigration]] documentation. 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To report bugs and issues, please look at our [[mw:Special:MyLanguage/Parsoid/Parser Unification/Known Issues|known issues]] documentation and if you found a new bug please create a phab ticket and tag the [[phab:project/view/5846|Content Transform Team in Phabricator]]. <section end="announcement-content" /> </div> [[mw:User:MSantos (WMF)|Content Transform Team]] 18:31, 3 ago 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:MSantos (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Distribution_list/Global_message_delivery/Wikisource&oldid=28221043 --> == <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-32</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="technews-2026-W32"/><div class="plainlinks"> Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/32|Translations]] are available. '''Updates for editors''' * The [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader Experience|Reader Experience team]] has developed a [https://82db7c8d4b.catalyst.wmcloud.org/w/index.php?title=Regent%27s_Park&uselang=de patch demo] that wraps the page toolbar onto two lines when there is not enough horizontal space for all the buttons. This aims to reduce crowding in the Vector 2022 toolbar, which can occur on some language Wikipedias at certain screen widths. [https://phabricator.wikimedia.org/T429518] * The Reader Experience team is planning to launch [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader Experience/Reading lists|Reading Lists]], a [[m:Special:MyLanguage/Community Wishlist Survey 2021/Mobile and apps/Have Apps reading lists available on Destop/Mobile|Community Wishlist item]], which is currently available to try in beta, as a full feature in September. Before then, volunteer translator help is needed for [https://translatewiki.net/w/i.php?title=Special%3ATranslate&group=ext-readinglists&filter=&action=translate string translations] into a number of languages. The feature supports reading and learning goals on Wikipedia. * Next week, the table of contents on Wikimedia Commons file pages will be improved by consolidating the file page table of contents with the page table of contents. This will make it easier to understand a file page’s structure, navigate to specific sections, and share links to individual sections. [https://phabricator.wikimedia.org/T332644] * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:24}} community-submitted {{PLURAL:24|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where some [[w:TIFF|TIFF]] images failed to load after clicking their thumbnail, causing a broken image to be displayed instead of the full-size image, has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T429326] '''Updates for technical contributors''' * The variable and function selector in AbuseFilter has been updated to support search and autocomplete. It will allow filter maintainers to find the desired variable or function more quickly. [https://phabricator.wikimedia.org/T323698] * The MJPEG and VP8 formats are removed from the video player. The MP4 format (MPEG-4 Part 2) is added instead, which provides higher quality videos to older iPhone devices. It may take a few weeks to retroactively update all existing videos. The default format for modern devices stays the same (VP9/WebM). [https://phabricator.wikimedia.org/T358266] * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.15|MediaWiki]] '''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/32|Translate]]&nbsp;• [[m:Tech|Get help]]&nbsp;• [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]]&nbsp;• [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].'' </div><section end="technews-2026-W32"/> </div> <bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 21:46, 3 ago 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30872536 --> == <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-33</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="technews-2026-W33"/><div class="plainlinks"> Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/33|Translations]] are available. '''Updates for editors''' * [[File:Maki-gift-15.svg|12px|link=|class=skin-invert|Wishlist item]] A new ChartWizard is [[c:Special:ChartWizard/Data:Example.Pie.chart|now available on Wikimedia Commons]] for users interested in creating charts from their own data. The wizard makes the [[mw:Special:MyLanguage/Extension:Chart|Chart extension]] more beginner-friendly by allowing editors to create charts, such as bar and pie charts, without needing to use JSON. Users can still switch to the JSON editor if they prefer. Feedback on the new tool is welcome on the [[m:Talk:Community Wishlist/W414|wish talk page]]. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:19}} community-submitted {{PLURAL:19|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where the Wikipedia iOS app’s Picture of the Day widget displayed the same image every day instead of updating daily, has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T430692] '''Updates for technical contributors''' * [[mw:Special:MyLanguage/Extension:Math|Math formula]] SVG images will soon be generated in the browser instead of on the server. MathML continues to be generated on the server and renders in the browser without JavaScript. Wikibooks will see this change on 12 August, Wikisource on 19 August and Wikipedia from 20-27 August. You can try this by selecting "{{int:Mw-math-mathjax}}" in your preferences. This change is part of [[mw:Special:MyLanguage/RESTBase/deprecation|deprecating RESTBase]] and [[phab:T431372|deprecating Mathoid]]. [https://phabricator.wikimedia.org/T271001] * Category pages will soon support sorting entries by the time they are added to a category. This will make it easier to find recently or long-standing categorized pages. It will also improve workflows for maintenance categories such as deletion backlogs and other time-based review tasks. You can use <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>cldsort=timestamp</nowiki></code></bdi> URL argument in category view to sort the entries. [https://phabricator.wikimedia.org/T433768] * [[mw:Special:MyLanguage/Extension:Gadgets|Gadgets]] and user scripts on Wikimedia wikis may now use [[phab:T395347|ES2018 features]] and [[phab:T419142|ES2019 features]] in JavaScript code. Previously, the platform only allowed up to ES2017. MediaWiki validates the source code to protect functionality from syntax errors and to ensure scripts are valid in all [[mw:Special:MyLanguage/Compatibility#Browser_support_matrix|supported browsers]]. [https://phabricator.wikimedia.org/T419142] * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.16|MediaWiki]] '''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/33|Translate]]&nbsp;• [[m:Tech|Get help]]&nbsp;• [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]]&nbsp;• [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].'' </div><section end="technews-2026-W33"/> </div> <bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 22:45, 10 ago 2026 (CEST) :In mezzo a una nebbia pressochè totale mi sono incuriosito per la menzione di un misterioso [[phab:T395347|ES2018 features]] e in realtà ho fatto bene a curiosare: la sintassi RegEx di javascript si arricchisce di nuove funzioni. Per ora non le ho capite, ma con un po' di fatica e MOLTI tentativi spero di farcela! [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:24, 13 ago 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30901051 --> == Musica nel wikiverso == [[File:Ars_et_Labor,_1906_vol._I_(page_112_crop_a).jpg|centro|300x300px|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)]] {{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano 2026.8'''}} * Al '''15 agosto 2026''', abbiamo trascritto '''197''' ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}'''). * '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''': :* {{Sc|'''Canti popolari'''}} : <small> · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sardegna/Fiza mia}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sardegna/Prega mi bella fortuna}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sicilia/Antichissimo canto russo}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sicilia/Tema indiano}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sicilia/Anna Annuzza mia}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sicilia/E muninni cu Maria}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Campania/Fenesta che lucive}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Campania/Fenesta vascia}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Lu sonnu e ninna beddu}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Santu Nicola}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Βerceuse natalizia}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sicilia/Figghiu miu}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sicilia/Specciuri l'uocci miei}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sicilia/E pigghiùn cuteddu}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sicilia/E si fussi pisci}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sicilia/A Casteddammari}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sicilia/La sicciara}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sardegna/Anninnia}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sardegna/In sa matt'è su spiccu}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Corsica/Quando junse la nuvella}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sardegna/Pro truncare sas cadenas}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sardegna/Nobilissima dama}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Corsica/Quando junse la novella}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Corsica/Eju filava}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Corsica/Via lasciatemi passà}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Corsica/Nelli monti di Cuscioni}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Corsica/Dormi, dormi u mi sanghiu bellu}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Corsica/Andare minni vo da su Ecillenza}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Mi voglio fa un vestito}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Fa la nana, fa la dounca}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Fi la nana, fi la so}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/A va sun}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/L'a mädra del mio bèen}} </small> :* {{Sc|'''Musica colta'''}} : <small> · {{Testo|Musica_d'oggi, 1962/N. 4-5/Il sogno di Isabella. Chiusa corale}} · {{Testo|Musica_d'oggi, 1962/N. 4-5/Il sogno di Isabella. Melodia}} · {{Testo|Musica_d'oggi, 1962/N. 4-5/Il Re di Thule. Melodia}}</small> :* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}} :: · [[Opera: Donna lombarda]] Grazie a [[Utente:Candalua|Candalua]] :: · [[Opera: Giovanni Gallurese]] :: · [[Opera: La figlia di Iorio (Franchetti)]] ---- :* {{Sc|'''Libri'''}} — È in corso di trascrizione :: · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}} ---- * [[Utente:Pic57/Laboratorio musica|'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br />Questo mese abbiamo pubblicato: : · [[Utente:Pic57/Laboratorio musica#Immagini| Immagini]] : · [[Utente:Pic57/Laboratorio musica#Parentesizzare una nota con acciaccatura|Parentesizzare una nota con acciaccatura]] : · [[Utente:Pic57/Laboratorio musica#Pedale doppio| Pedale doppio]] : · [[Utente:Pic57/Laboratorio musica#Partitura senza tempo|Partitura senza tempo]] : · [[Utente:Pic57/Laboratorio musica#Rosette|Rosette]] : · [[Utente:Pic57/Laboratorio musica#Terzine senza parentesi quadra, ma tonda, con legatura e acciaccatura|Terzine senza parentesi quadra, ma tonda, con legatura e acciaccatura]] ---- * '''{{Sc|Riletture}}''' — ** <small>· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Fame la nana}}</small> [[File:Musica_e_Musicisti,_1905_vol._II_(page_237_crop).jpg|centro|400x400px]] {{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}} ---- [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 17:59, 15 ago 2026 (CEST) :@[[Utente:Pic57|Pic57]] Impressionante :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:20, 15 ago 2026 (CEST) == <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-34</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="technews-2026-W34"/><div class="plainlinks"> Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/34|Translations]] are available. '''Weekly highlight''' * The [[mw:Special:MyLanguage/Help:Extension:CampaignEvents/Registration/Worklist|Worklist feature]] for the Event Registration tool is now live on all Wikimedia wikis. With Worklist, event organizers can add the articles their event will focus on directly to the event page. The Worklist also powers [[mw:Special:MyLanguage/Help:Extension:CampaignEvents/Registration/Worklist#How Event Pathways uses the worklist|Event Pathways]] which notifies other editors of the upcoming or ongoing event when they edit an article featured in the event's Worklist. This is the minimum viable version (MVP), and feedback is welcome. Organizers are encouraged to try the feature. A hands-on [[m:Special:MyLanguage/Event:Worklist Setup Workshop: Get Your Event Ready|Worklist Setup Workshop]] will take place on 18 August at 16:00 UTC and 19 August at 11:00 UTC. '''Updates for editors''' * [[Special:ShortPages]] displays short pages by their size, but in many cases it gets filled with disambiguations and soft redirects, making it harder to find the short articles themselves. Starting this weekend, you will be able to choose not to include an article in the special page by adding the magic word <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>__EXPECTSHORTPAGE__</nowiki></code></bdi>. [https://phabricator.wikimedia.org/T433203] * One new wiki has been created: a {{int:project-localized-name-group-wikipedia/en}} in [[d:Q3436680|Bole]] ([[w:bol:|<bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>w:bol:</nowiki></code></bdi>]]) [https://phabricator.wikimedia.org/T429921] * Starting the week of August 17, the page toolbar will wrap onto two lines when there is not enough horizontal space for all the buttons. This is a [[phab:T429518|fully merged patch from the Reader Experience team]] which aims to reduce crowding in the Vector 2022 toolbar, that may occur on some language Wikipedias at certain screen widths. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:16}} community-submitted {{PLURAL:16|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, uploading large files to Wikimedia Commons has become more stable and less prone to failure following some fixes related to the “Could not acquire lock” upload error. [https://phabricator.wikimedia.org/T386640] '''Updates for technical contributors''' * Debian Bullseye will reach the end of its Long Term Support on 31 August 2026. [[phab:T434103|Some Cloud VPS projects]] still have instances running Debian Bullseye. Maintainers of those projects are encouraged to migrate to Debian Bookworm or Debian Trixie. A [[wikitech:Help:Cloud VPS instance operating system migration|migration guide]] is available to help with the process, and users may also want to consider whether their workload is better suited to Toolforge. If you need help or cannot complete the migration by 31 August, please contact the Cloud VPS admins as soon as possible. [[listarchive:list/cloud-announce@lists.wikimedia.org/thread/RVIPQSYLKMSL5M46JP6NEJVGVE6I2RXQ/|Read more]]. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.16|MediaWiki]] '''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/34|Translate]]&nbsp;• [[m:Tech|Get help]]&nbsp;• [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]]&nbsp;• [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].'' </div><section end="technews-2026-W34"/> </div> <bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 23:03, 17 ago 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30922806 --> == Testi legislativi senza fonte congelata == mi ricordo che tempo fa si era notato che su Wikisource sono presenti vari testi legislativi che non hanno una fonte "congelata" cioè immutabile (non importa se scansione di un cartaceo o digitale) come devono essere tutte le fonti. Penso ad esempio a [[Italia, Repubblica - Costituzione]] che oltre ad avere questo problema della fonte, ha anche un corposo apparato di commenti che sembrano un contributo originale degli utenti di Wikisource e dunque da cancellare come di regola. Un altro esempio è [[Codice di Procedura Penale (testo vigente)]] che come fonte ha il sito "normattiva" che è proprio pensato come un sito che si aggiorna ad ogni modifica di legge. Da quanto ho capito su Wikisource possono essere digitalizzati solo testi da fonti "congelate" e "immutabili", dunque bisognerebbe sistemare questi casi. Inoltre si potrbbe mettere un disclaimer sui testi legislativi facendo ricordare al lettore che non è detto che siano le versioni ora vigenti. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 21:13, 19 ago 2026 (CEST) :Ciao, @[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]]. Sono d'accordo nel regolamentare questi casi. Il codice di procedura penale che hai citato potrebbe stare su Wikibook, nel modo in cui è stato scritto qui. Suggerisco di mettere su Wikisource il testo originale (si trova facilmente anche su normattiva o in gazzetta ufficiale) ed eventualmente sfruttare "edizioni" diverse per successive emendazioni, che dovrebbero essere comunque congelate con un pdf caricato su Commons. --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 11:56, 20 ago 2026 (CEST) ::In linea di principio sono d'accordo, se si creassero ora, sarebbero testi proofread e avremmo "Costituzione approvata nel ...", "Costituzione dopo la modifica del ..." ecc. con una fonte congelata (che non abbia problemi di copyright - non tanto sul testo della legge ma su eventuali note a corredo). Qui si tratta di testi non proofread risalenti a un'epoca wikisourciana passata, andando un po' a memoria la linea guida è che se c'è una fonte stabile il testo naked sia aggancia a quella, si fa un match & split delle pagine e ci si lavora. --[[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 18:02, 20 ago 2026 (CEST) jf7pym9mz9i2jrieyt7or169rq6p61c 3874644 3874411 2026-08-21T09:45:58Z DiegosStudios 79453 /* Regi decreti del regno */ nuova sezione 3874644 wikitext text/x-wiki {{Bar}} == <span lang="en" dir="ltr">Migration to Parsoid</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="announcement-content" /> <em>[[m:Special:MyLanguage/Wikimedia Foundation/Product and Technology/Parsoid Read Views/Read View Announcement|Read this in another language]]</em> Hello everyone! I am glad to inform you that as the next step in the [[mw:Special:MyLanguage/Parsoid/Parser Unification|Parser Unification]] project, Parsoid will soon be turned on as the default article renderer on your wiki. We are gradually increasing the number of wikis using Parsoid, with the intention of making it the default wikitext parser for MediaWiki's next long-term support release. This will make our wikis more reliable and consistent for editors, readers, and tools to use, as well as making the development of future wikitext features easier. If this disrupts your workflow, don’t worry! You can still opt out through a user preference or turn Parsoid off on the current page using the Tools submenu, as described in the [[mw:Special:MyLanguage/Help:Extension:ParserMigration|Extension:ParserMigration]] documentation. There is [[mw:Special:MyLanguage/Parsoid/Parser Unification/Confidence Framework|more information about our roll-out strategy]] available, including the testing done before we turn on Parsoid for a new wiki. To report bugs and issues, please look at our [[mw:Special:MyLanguage/Parsoid/Parser Unification/Known Issues|known issues]] documentation and if you found a new bug please create a phab ticket and tag the [[phab:project/view/5846|Content Transform Team in Phabricator]]. <section end="announcement-content" /> </div> [[mw:User:MSantos (WMF)|Content Transform Team]] 18:31, 3 ago 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:MSantos (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Distribution_list/Global_message_delivery/Wikisource&oldid=28221043 --> == <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-32</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="technews-2026-W32"/><div class="plainlinks"> Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/32|Translations]] are available. '''Updates for editors''' * The [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader Experience|Reader Experience team]] has developed a [https://82db7c8d4b.catalyst.wmcloud.org/w/index.php?title=Regent%27s_Park&uselang=de patch demo] that wraps the page toolbar onto two lines when there is not enough horizontal space for all the buttons. This aims to reduce crowding in the Vector 2022 toolbar, which can occur on some language Wikipedias at certain screen widths. [https://phabricator.wikimedia.org/T429518] * The Reader Experience team is planning to launch [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader Experience/Reading lists|Reading Lists]], a [[m:Special:MyLanguage/Community Wishlist Survey 2021/Mobile and apps/Have Apps reading lists available on Destop/Mobile|Community Wishlist item]], which is currently available to try in beta, as a full feature in September. Before then, volunteer translator help is needed for [https://translatewiki.net/w/i.php?title=Special%3ATranslate&group=ext-readinglists&filter=&action=translate string translations] into a number of languages. The feature supports reading and learning goals on Wikipedia. * Next week, the table of contents on Wikimedia Commons file pages will be improved by consolidating the file page table of contents with the page table of contents. This will make it easier to understand a file page’s structure, navigate to specific sections, and share links to individual sections. [https://phabricator.wikimedia.org/T332644] * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:24}} community-submitted {{PLURAL:24|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where some [[w:TIFF|TIFF]] images failed to load after clicking their thumbnail, causing a broken image to be displayed instead of the full-size image, has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T429326] '''Updates for technical contributors''' * The variable and function selector in AbuseFilter has been updated to support search and autocomplete. It will allow filter maintainers to find the desired variable or function more quickly. [https://phabricator.wikimedia.org/T323698] * The MJPEG and VP8 formats are removed from the video player. The MP4 format (MPEG-4 Part 2) is added instead, which provides higher quality videos to older iPhone devices. It may take a few weeks to retroactively update all existing videos. The default format for modern devices stays the same (VP9/WebM). [https://phabricator.wikimedia.org/T358266] * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.15|MediaWiki]] '''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/32|Translate]]&nbsp;• [[m:Tech|Get help]]&nbsp;• [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]]&nbsp;• [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].'' </div><section end="technews-2026-W32"/> </div> <bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 21:46, 3 ago 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30872536 --> == <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-33</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="technews-2026-W33"/><div class="plainlinks"> Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/33|Translations]] are available. '''Updates for editors''' * [[File:Maki-gift-15.svg|12px|link=|class=skin-invert|Wishlist item]] A new ChartWizard is [[c:Special:ChartWizard/Data:Example.Pie.chart|now available on Wikimedia Commons]] for users interested in creating charts from their own data. The wizard makes the [[mw:Special:MyLanguage/Extension:Chart|Chart extension]] more beginner-friendly by allowing editors to create charts, such as bar and pie charts, without needing to use JSON. Users can still switch to the JSON editor if they prefer. Feedback on the new tool is welcome on the [[m:Talk:Community Wishlist/W414|wish talk page]]. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:19}} community-submitted {{PLURAL:19|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where the Wikipedia iOS app’s Picture of the Day widget displayed the same image every day instead of updating daily, has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T430692] '''Updates for technical contributors''' * [[mw:Special:MyLanguage/Extension:Math|Math formula]] SVG images will soon be generated in the browser instead of on the server. MathML continues to be generated on the server and renders in the browser without JavaScript. Wikibooks will see this change on 12 August, Wikisource on 19 August and Wikipedia from 20-27 August. You can try this by selecting "{{int:Mw-math-mathjax}}" in your preferences. This change is part of [[mw:Special:MyLanguage/RESTBase/deprecation|deprecating RESTBase]] and [[phab:T431372|deprecating Mathoid]]. [https://phabricator.wikimedia.org/T271001] * Category pages will soon support sorting entries by the time they are added to a category. This will make it easier to find recently or long-standing categorized pages. It will also improve workflows for maintenance categories such as deletion backlogs and other time-based review tasks. You can use <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>cldsort=timestamp</nowiki></code></bdi> URL argument in category view to sort the entries. [https://phabricator.wikimedia.org/T433768] * [[mw:Special:MyLanguage/Extension:Gadgets|Gadgets]] and user scripts on Wikimedia wikis may now use [[phab:T395347|ES2018 features]] and [[phab:T419142|ES2019 features]] in JavaScript code. Previously, the platform only allowed up to ES2017. MediaWiki validates the source code to protect functionality from syntax errors and to ensure scripts are valid in all [[mw:Special:MyLanguage/Compatibility#Browser_support_matrix|supported browsers]]. [https://phabricator.wikimedia.org/T419142] * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.16|MediaWiki]] '''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/33|Translate]]&nbsp;• [[m:Tech|Get help]]&nbsp;• [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]]&nbsp;• [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].'' </div><section end="technews-2026-W33"/> </div> <bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 22:45, 10 ago 2026 (CEST) :In mezzo a una nebbia pressochè totale mi sono incuriosito per la menzione di un misterioso [[phab:T395347|ES2018 features]] e in realtà ho fatto bene a curiosare: la sintassi RegEx di javascript si arricchisce di nuove funzioni. Per ora non le ho capite, ma con un po' di fatica e MOLTI tentativi spero di farcela! [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:24, 13 ago 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30901051 --> == Musica nel wikiverso == [[File:Ars_et_Labor,_1906_vol._I_(page_112_crop_a).jpg|centro|300x300px|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)]] {{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano 2026.8'''}} * Al '''15 agosto 2026''', abbiamo trascritto '''197''' ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}'''). * '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''': :* {{Sc|'''Canti popolari'''}} : <small> · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sardegna/Fiza mia}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sardegna/Prega mi bella fortuna}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sicilia/Antichissimo canto russo}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sicilia/Tema indiano}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sicilia/Anna Annuzza mia}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sicilia/E muninni cu Maria}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Campania/Fenesta che lucive}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Campania/Fenesta vascia}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Lu sonnu e ninna beddu}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Santu Nicola}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Βerceuse natalizia}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sicilia/Figghiu miu}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sicilia/Specciuri l'uocci miei}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sicilia/E pigghiùn cuteddu}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sicilia/E si fussi pisci}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sicilia/A Casteddammari}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sicilia/La sicciara}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sardegna/Anninnia}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sardegna/In sa matt'è su spiccu}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Corsica/Quando junse la nuvella}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sardegna/Pro truncare sas cadenas}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Sardegna/Nobilissima dama}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Corsica/Quando junse la novella}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Corsica/Eju filava}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Corsica/Via lasciatemi passà}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Corsica/Nelli monti di Cuscioni}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Corsica/Dormi, dormi u mi sanghiu bellu}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Corsica/Andare minni vo da su Ecillenza}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Mi voglio fa un vestito}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Fa la nana, fa la dounca}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Fi la nana, fi la so}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/A va sun}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/L'a mädra del mio bèen}} </small> :* {{Sc|'''Musica colta'''}} : <small> · {{Testo|Musica_d'oggi, 1962/N. 4-5/Il sogno di Isabella. Chiusa corale}} · {{Testo|Musica_d'oggi, 1962/N. 4-5/Il sogno di Isabella. Melodia}} · {{Testo|Musica_d'oggi, 1962/N. 4-5/Il Re di Thule. Melodia}}</small> :* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}} :: · [[Opera: Donna lombarda]] Grazie a [[Utente:Candalua|Candalua]] :: · [[Opera: Giovanni Gallurese]] :: · [[Opera: La figlia di Iorio (Franchetti)]] ---- :* {{Sc|'''Libri'''}} — È in corso di trascrizione :: · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}} ---- * [[Utente:Pic57/Laboratorio musica|'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br />Questo mese abbiamo pubblicato: : · [[Utente:Pic57/Laboratorio musica#Immagini| Immagini]] : · [[Utente:Pic57/Laboratorio musica#Parentesizzare una nota con acciaccatura|Parentesizzare una nota con acciaccatura]] : · [[Utente:Pic57/Laboratorio musica#Pedale doppio| Pedale doppio]] : · [[Utente:Pic57/Laboratorio musica#Partitura senza tempo|Partitura senza tempo]] : · [[Utente:Pic57/Laboratorio musica#Rosette|Rosette]] : · [[Utente:Pic57/Laboratorio musica#Terzine senza parentesi quadra, ma tonda, con legatura e acciaccatura|Terzine senza parentesi quadra, ma tonda, con legatura e acciaccatura]] ---- * '''{{Sc|Riletture}}''' — ** <small>· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/Fame la nana}}</small> [[File:Musica_e_Musicisti,_1905_vol._II_(page_237_crop).jpg|centro|400x400px]] {{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}} ---- [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 17:59, 15 ago 2026 (CEST) :@[[Utente:Pic57|Pic57]] Impressionante :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:20, 15 ago 2026 (CEST) == <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-34</span> == <div lang="en" dir="ltr"> <section begin="technews-2026-W34"/><div class="plainlinks"> Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/34|Translations]] are available. '''Weekly highlight''' * The [[mw:Special:MyLanguage/Help:Extension:CampaignEvents/Registration/Worklist|Worklist feature]] for the Event Registration tool is now live on all Wikimedia wikis. With Worklist, event organizers can add the articles their event will focus on directly to the event page. The Worklist also powers [[mw:Special:MyLanguage/Help:Extension:CampaignEvents/Registration/Worklist#How Event Pathways uses the worklist|Event Pathways]] which notifies other editors of the upcoming or ongoing event when they edit an article featured in the event's Worklist. This is the minimum viable version (MVP), and feedback is welcome. Organizers are encouraged to try the feature. A hands-on [[m:Special:MyLanguage/Event:Worklist Setup Workshop: Get Your Event Ready|Worklist Setup Workshop]] will take place on 18 August at 16:00 UTC and 19 August at 11:00 UTC. '''Updates for editors''' * [[Special:ShortPages]] displays short pages by their size, but in many cases it gets filled with disambiguations and soft redirects, making it harder to find the short articles themselves. Starting this weekend, you will be able to choose not to include an article in the special page by adding the magic word <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>__EXPECTSHORTPAGE__</nowiki></code></bdi>. [https://phabricator.wikimedia.org/T433203] * One new wiki has been created: a {{int:project-localized-name-group-wikipedia/en}} in [[d:Q3436680|Bole]] ([[w:bol:|<bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>w:bol:</nowiki></code></bdi>]]) [https://phabricator.wikimedia.org/T429921] * Starting the week of August 17, the page toolbar will wrap onto two lines when there is not enough horizontal space for all the buttons. This is a [[phab:T429518|fully merged patch from the Reader Experience team]] which aims to reduce crowding in the Vector 2022 toolbar, that may occur on some language Wikipedias at certain screen widths. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:16}} community-submitted {{PLURAL:16|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, uploading large files to Wikimedia Commons has become more stable and less prone to failure following some fixes related to the “Could not acquire lock” upload error. [https://phabricator.wikimedia.org/T386640] '''Updates for technical contributors''' * Debian Bullseye will reach the end of its Long Term Support on 31 August 2026. [[phab:T434103|Some Cloud VPS projects]] still have instances running Debian Bullseye. Maintainers of those projects are encouraged to migrate to Debian Bookworm or Debian Trixie. A [[wikitech:Help:Cloud VPS instance operating system migration|migration guide]] is available to help with the process, and users may also want to consider whether their workload is better suited to Toolforge. If you need help or cannot complete the migration by 31 August, please contact the Cloud VPS admins as soon as possible. [[listarchive:list/cloud-announce@lists.wikimedia.org/thread/RVIPQSYLKMSL5M46JP6NEJVGVE6I2RXQ/|Read more]]. * [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.16|MediaWiki]] '''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]]&nbsp;• [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/34|Translate]]&nbsp;• [[m:Tech|Get help]]&nbsp;• [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]]&nbsp;• [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].'' </div><section end="technews-2026-W34"/> </div> <bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 23:03, 17 ago 2026 (CEST) (This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.) <!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30922806 --> == Testi legislativi senza fonte congelata == mi ricordo che tempo fa si era notato che su Wikisource sono presenti vari testi legislativi che non hanno una fonte "congelata" cioè immutabile (non importa se scansione di un cartaceo o digitale) come devono essere tutte le fonti. Penso ad esempio a [[Italia, Repubblica - Costituzione]] che oltre ad avere questo problema della fonte, ha anche un corposo apparato di commenti che sembrano un contributo originale degli utenti di Wikisource e dunque da cancellare come di regola. Un altro esempio è [[Codice di Procedura Penale (testo vigente)]] che come fonte ha il sito "normattiva" che è proprio pensato come un sito che si aggiorna ad ogni modifica di legge. Da quanto ho capito su Wikisource possono essere digitalizzati solo testi da fonti "congelate" e "immutabili", dunque bisognerebbe sistemare questi casi. Inoltre si potrbbe mettere un disclaimer sui testi legislativi facendo ricordare al lettore che non è detto che siano le versioni ora vigenti. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 21:13, 19 ago 2026 (CEST) :Ciao, @[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]]. Sono d'accordo nel regolamentare questi casi. Il codice di procedura penale che hai citato potrebbe stare su Wikibook, nel modo in cui è stato scritto qui. Suggerisco di mettere su Wikisource il testo originale (si trova facilmente anche su normattiva o in gazzetta ufficiale) ed eventualmente sfruttare "edizioni" diverse per successive emendazioni, che dovrebbero essere comunque congelate con un pdf caricato su Commons. --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 11:56, 20 ago 2026 (CEST) ::In linea di principio sono d'accordo, se si creassero ora, sarebbero testi proofread e avremmo "Costituzione approvata nel ...", "Costituzione dopo la modifica del ..." ecc. con una fonte congelata (che non abbia problemi di copyright - non tanto sul testo della legge ma su eventuali note a corredo). Qui si tratta di testi non proofread risalenti a un'epoca wikisourciana passata, andando un po' a memoria la linea guida è che se c'è una fonte stabile il testo naked sia aggancia a quella, si fa un match & split delle pagine e ci si lavora. --[[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 18:02, 20 ago 2026 (CEST) == Regi decreti del regno == Buongiorno! Mi sono appena iscritto a WikiSource e mi hanno incuriosito molto, i regi decreti. Mi piacerebbe approfondirli, ordinarli e se possibile, aggiungerli. Mi piacerebbe avere dei consigli! Attendo una risposta! Grazie, [[User:DiegosStudios|DiegosStudios]] ([[User talk:DiegosStudios|disc.]]) 11:45, 21 ago 2026 (CEST) 4mat18682igfk0zf3tczdcbu2u7k5tj Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/227 108 1025725 3874426 3874167 2026-08-20T16:16:02Z Pic57 12729 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874426 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 225 —|}}</noinclude>{{Sc|Alberto De Angelis}}, ''Usi e costumi nel contado di Montefiascone'' (Estratto dalla "Rassegna Nazionale. — Firenze, fasc. 16 settembre 1918). {{Centrato|'''Abruzzi.'''}} {{Sc|Fara G.}}, ''Genesi e prime forme della polifonia'', nella “Riv. Mus. It.„ — Torino, 1920. {{Sc|Tosti F. P.}}, ''Canti popolari abruzzesi''. — Milano, Ricordi. {{Sc|Finamore G.}}, ''Melodie popolari abruzzesi'', nell'«Arch. per lo studio delle trad. pop.» — Palermo, 1894. {{Sc|Molinaro Del Chiaro L.}}, ''Canti popolari teramesi''. — Napoli, 1871. {{Sc|De Nino A.}}, ''Usi e costumi abruzzesi.'' — Firenze, 1881-91. {{Sc|Finamore G.}}, ''Il pastore e la pastorizia in Abruzzo'' nell' “Archivio„, 1885. {{Sc|Finamore G.}}, ''Tradizioni popolari abruzzesi'', — Lanciano, 1886. {{Sc|Finamore G.}}, ''Credenze, usi e costumi abruzzesi.'' — Palermo, 1890. {{Sc|finamore G.}}, ''Melodie popolari abruzzesi'', nell'“Archivio„. 1894. {{Centrato|'''Campania.'''}} Di recenti ed illustri studiosi di questa regione avrei desiderato elencare gli scritti, ma il Di Giacomo ed il Russo, primi fra tutti, forse non volendo, più verisimilmente non potendo, mancarono al mio cortese appello. La Campania perciò mi riesce più povera di quanto speravo.<noinclude><references/></noinclude> ojitv22cwaje382nido8guo090q0wi6 Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/97 108 1025905 3874525 3873388 2026-08-21T06:22:48Z Cruccone 53 3874525 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||CAPITOLO VII|87}}</noinclude><section begin="s1" />famose {{Sc|Pandette}} di {{AutoreCitato|Giustiniano I|Giustiniano}}, che i Pisani avevano portato da Amalfi tre secoli prima, per concessione di {{Wl|Q77189|Lotario}} imperatore, e Gino Capponi recava in Firenze, la quale molto se ne tenne allora e poi onorata. Questo lavoro fu preso a fare da {{Wl|Q1452198|Neri di Bicci}} il 15 agosto del 1454, e ce ne lasciò scritto Egli stesso un ricordo, che noi trascriviamo dalli spogli dello {{Wl|Q20477729|Strozzi}}, nei quali si legge: Neri «piglia a dipingere e mettere a oro per prezzo di f. 56 un tabernacolo di legname fatto all’antica, colonne da lato, di sopra architrave, fregio, cornicione e frontone, e di sotto un imbasamento messo tutto d’oro fine, e nel quadro di detto tabernacolo fece un Moisè e quattro animali de’ Vangelisti, e nel frontone S. Giovanbattista, e intorno al detto Moisè e animali fece gigli d’oro, e drento il quadro dipinto, il quale ha a stare dattorno a un armare dove stanno le Pandette e un altro libro il quale venne da Gostantinopoli, e certe altre solennissime cose del popolo di Firenze, e debbe stare nella Audienza de’ Signori<ref>''Spogli'' dello {{Sc|Strozzi}}, a carte 17.</ref>». {{rule|8em}}<section end="s1" /> (1) <section begin="1" />Op. cit., vol. {{Sc|i}}, 528.<section end="1" /> (2) <section begin="2" />Op. cit., vol. {{Sc|ii}}, pag. 432.<section end="2" /> (3) <section begin="3" />Venezia, 1847, in-8.º<section end="3" /> (4) <section begin="4" />Vedi ''Miscellanea fiorentina'', anno {{Sc|i}}, n.º 8, pag. 121.<section end="4" /> (5) <section begin="5" />Al Ritratto fu dato di bianco. V. {{Sc|Vasari}}, {{Sc|i}}, pag. 389, n.º 4.<section end="5" /> (6) <section begin="6" />Questi risarcimenti furono ordinati con deliberazione del 30 ottobre 1438, 29 gennaio 1453, 9 maggio e 11 ottobre 1454: come si ha nel {{AutoreCitato|Johannes Wilhelm Gaye|Gaye}}, vol. {{Sc|i}}, pag. 554, 560, 561, 562.<section end="6" /> (7) <section begin="7" />Si vedono tuttavia in alcune sale magnifiche di questo palazzo (che oggi è residenza del Municipio) i ricchissimi palchi, de’ quali ha parlalo poco sopra il Vasari; ma all’entrata del Cortile si cerca invano la porta coi pilastri di pietra forte e coi bellissimi capitelli intagliati da Michelozzo.<section end="7" /> (8) <section begin="8" />I sedici Gonfalonieri delle Compagnie, e i dodici Buonuomini, erano i due magistrati più ragguardevoli della cittù, dopo la Signorìa. Si chiamavano Collegi, perchè, dice il Varchi, «mai da loro non si ragunavano, non possendo essi separatamente e da sè, nè proporre nè vincere cosa alcuna, ma sempre insieme, e in compagnia de’ Signori». L’essere stato di collegio trasmetteva ne’ figli e ne’ nipoti il privilegio di poter esercitare i pubblici uffìzi.<section end="8" /> (9) <section begin="9" />''Spogli'' dello {{Sc|Strozzi}}, a carte 17.<section end="9" /><noinclude><references/></noinclude> 7s2lcbtx49gmdvbiyv4nql4mp59bzgr Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/125 108 1025925 3874465 3873596 2026-08-20T17:55:51Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3874465 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione||INTRODUZIONE.|{{Sc|cxxi}}|riga=sì}}</noinclude><section begin="s1" />{{AutoreCitato|Vincenzo Scamozzi|Scamozzi}}, {{AutoreCitato|Claude Perrault|Perrault}}, {{AutoreCitato|Christopher Wren|Wren}}, {{AutoreCitato|Luigi Vanvitelli|Vanvitelli}}, hanno già ornata la moderna Europa delle loro architettoniche creazioni. {{AutoreCitato|Leonardo da Vinci|Vinci}} e {{AutoreCitato|Michelangelo Buonarroti|Buonarroti}}, il {{AutoreCitato|Perugino|Perugino}}, {{AutoreCitato|Andrea del Sarto|Andrea del Sarto}}, {{AutoreCitato|Raffaello Sanzio|Raffaello}}, {{AutoreCitato|Giorgione|Giorgione}}, {{AutoreCitato|Tiziano|Tiziano}}, Sebastiano del Piombo, {{AutoreCitato|Paolo Veronese|Paolo Veronese}}, {{AutoreCitato|Giulio Romano|Giulio Romano}}, Correggio e {{AutoreCitato|Parmigianino|Parmigianino}}, {{AutoreCitato|Domenichino|Domenichino}}, i Caracci, {{AutoreCitato|Guercino|Guercino}}, Guido, Albani, portano la pittura ad una perfezione non più emulata in Italia, ed ai prodigi della quale è pur forza s’inchinino il Le-Sueur, il Poussin, il Lebrun, l’Holbein, il {{AutoreCitato|Pieter Paul Rubens|Rubens}}, il Van Dyck, il {{AutoreCitato|Rembrandt|Rembrandt}}, il Menggs, il Velasquez, il Murillo, avvegnachè sommi pittori nella Francia, nella Germania, nell’Olanda, nelle Fiandre e nelle Spagne. - Lo {{AutoreCitato|Gioseffo Zarlino|Zarlino}} fin dalla metà del secolo XVI aveva fatto fare un passo immenso alla teoria ed alla didattica musicale, riassumendo in sè tutti i teorici, come {{AutoreCitato|Giovanni Pierluigi da Palestrina|Palestrina}} ne riassumeva tutti i compositori, e come questi imprimendo all’arte ed alla scienza un progresso dovuto solo alla potenza del proprio genio originale. A lui appartiene la gloria d’avere gettate le prime basi della moderna teoria. Peri, Caccini, Emilio del Cavaliere danno i primi saggi del musicale; Vecchi quelli dell’opera buffa che Sacrati e {{AutoreCitato|Giacomo Gotifredo Ferrari|Ferrari}} sviluppano sempre più, e {{AutoreCitato|Giovanni Battista Pergolesi|Pergolesi}} poscia perfeziona: {{AutoreCitato|Claudio Monteverdi|Monteverde}} primo crea le dissonanze naturali dell’armonia, una nuova tonalità, il genere cromatico musicale, quindi la modulazione: indovina l’accento delle passioni, imagina il colorito della istrumentazione, sente il bisogno di un ritmo regolare, e apporta una nuova rigenerazione nell’arte e nella scienza musicale: Carissimi perfeziona il recitativo, le forme delle cantate, quelle dell’oratorio, e dà alla melodia quel carattere speciale che formerà poscia il tipo di quella di {{AutoreCitato|Jean-Baptiste Lully|Lulli}}; {{AutoreCitato|Domenico Scarlatti|Scarlatti}} allievo di Carissimi fa sempre più progredire il dramma musicale e la musica di concerto colla leggiadria delle sue arie e delle sue cantate: {{AutoreCitato|Leonardo Leo|Leo}}, F. Durante, {{AutoreCitato|Nicola Porpora|Porpora}} allievi di Scarlatti, Feo, Leonardo Vinci, si fanno capi della scuola napoletana d’onde emergono Pergolesi il riformatore del buon gusto musicale, Caffaro, Jomelli perfezionatore dell’aria vocale, Piccini che dà più giusta forma al duetto, Sacchini che perfeziona la melodia, Traietta, Maio, {{AutoreCitato|Giovanni Paisiello|Paisiello}}, {{AutoreCitato|Domenico Cimarosa|Cimarosa}} ed i famigerati cantanti Gizziello, {{AutoreCitato|Farinelli|Farinelli}}, Caffarelli, Marchesi e Crescentini. E mentre l’Italia va sempre più sorgendo al primato che nell’arte musicale nessun popolo ancor le contende, la musica risuona delle armonie di {{AutoreCitato|Georg Friedrich Händel|Handel}} in Inghilterra, di Lulli, Duni, Gretry, {{AutoreCitato|Christoph Willibald Gluck|Gluck}}, Piccini, Mèhul in Francia, e dei sommi {{AutoreCitato|Franz Joseph Haydn|Haydn}} e {{AutoreCitato|Wolfgang Amadeus Mozart|Mozart}} nella Germania. - L’industria va intanto avanzando a passi giganteschi mercè i progressi delle matematiche applicate. Già fin dal 1350 Forgen aveva inventato il filatoio; Venezia fin dalla prima metà del secolo XVI aveva telai da calze, che {{AutoreIgnoto|Anderson}} ed {{AutoreIgnoto|Howel}} vorrebbero di invenzione del Lee (1589-1600), ed altri del francese Hindret (1656); già Greening ha ritrovata di nuovo l’arte (1560) di fabbricare gli aghi da cucire; la Germania ha già insegnata la trafila (1658); Gilles, Gobelin istituiscono le manifatture degli arazzi (1667); Lombe ha costruita la prodigiosa sua machina per filare la sela, che in 24 ore forma più di duecento quarantasette milioni di metri d’organzini; Kay (1760) inventa la spuola volante; Highs la ''jenny'' (1761); Hargreaves imagina gli scardassi a ceppo, e poco dopo il filatoio ''alla giannetta''; Crompton ha creato il ''mule-jenny'' (1775) ed Arkwright, aiutato da Strutt, trova il principio delle machine a cilindro, la filatura a laminatoi (1781). Agli agi ed al lusso della vita già l’Africa ha dato il garofano (1445), ed il fiorarancio (1555); Ceylan il tulipano (1560); Java la tuberosa (1652) e l’ortensia (1776); il Messico i pomi d’oro; il Brasile i tartufi bianchi (1580); il Perù il nasturzio (1580); la Luigiana le fragole ananas (1767); il Levante il cavolfiore (1580), lo sparagio (1608), la robbia (1770); l’Armenia l’albicocco (1550); l’America l’ananas (1555), l’ipecaenana, la cocciniglia, l’indaco, la vaniglia, il caccao (1510), la chinachina (1625). Aviedo ci porta il gallo d’India, Nicot ci reca il tabacco dal Jucatan (1520). Le carrozze (1505), le poste delle lettere, i giornali sonosi fatti di un uso sempre più universale. Finalmente, a tutto raccorre insieme, e quasi in un foco convergere i raggi discongiunti di tanta luce effusa, compaiono prima l’una poi l’altra Enciclopedia, depositi non meno di tutto lo scibile moderno che monumenti gloriosi e caratteristici di una età che a sì maravigliosa latitudine e profondità giunse ad estenderlo.<section end="s1" /> <section begin="s2" />{{Centrato|CAPITOLO SETTIMO}} {{Indentatura}}{{Sc|Epoca VII}} ''ossia della'' Storia contemporanea ''considerata in tutti i suoi rapporti collo stato attuale delle scienze, delle lettere e delle arti.''</div> {{Centrato|{{smaller|(dal 1790 all’oggidi)}}}} La Rivoluzione francese, {{AutoreCitato|Napoleone Bonaparte|Napoleone}}, le Costituzioni: ecco i tre gran fatti che esprimono l’origine, il presente e l’avvenire dei tempi moderni; in essi è per così dire formolata la storia e la lotta di quei principii che costituiscono le necessità speranze dell’odierno e futuro progresso politico e civile dei popoli. La giuridica libertà del pen-<section end="s2" /><noinclude><references/> {{PieDiPagina|''Encicl. pop.'' - {{Sc|Tomo I.}}|P|}}</noinclude> tr4kgjilk7dxufa5i2b34dwm687lgjk Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/231 108 1025932 3874416 3873730 2026-08-20T16:08:11Z Pic57 12729 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874416 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 229 —|}}</noinclude>{{Sc|Vigo L.}}, ''Canti popolari siciliani.'' — Catania, 1857. {{Sc|Salomone-marino S.}}, ''Canti popolari siciliani''. — Palermo, 1867. {{Sc|Lizio B.}}, ''Canti popolari delle Isole Eolie.''. — Messina, 1871. {{Sc|Pitrè G}}., ''Canti popolari siciliani inediti''. — Palermo, 1871. {{Sc|Avolio C.}}, ''Canti popolari di Noto''. — Noto, 1875. {{Sc|Amabile S.}}, ''Canti popolari del Circondario di Modica''. — Modica, 1876. {{Sc|Giorgi P.}}, ''Canzoni siciliane.'' — Livorno, 1881. {{Sc|Lizio Bruno L.}}, ''Canti scelti del popolo siciliano.'' — Messina, 1867. {{Sc|Guastella S.}}, ''Ninne-nanne nel Circondario di Modica''. — Ragusa, 1887. {{Sc|Bruno S.}}, ''Canti popolari Siciliani,'' nella «Calabria». — Monteleone, 1890. {{Sc|Stringher e Turri}}, ''Canti popolari Siciliani''. — Roma,1889. {{Sc|Salomone-marino S.}}, ''Canti popolari siciliani, nel Giornale di Sicilia.'' — Palermo, 1889. {{Sc|Minelli e Turri}}, ''Canti popolari siciliani.'' — Rovigo, 1891. {{Sc|Pitrè G.}}, ''Ninne-nanne siciliane''. — Bergamo, 1894. {{Sc|Frontini F. P.}}, ''Canti popolari siciliani.'' — Milano, Ricordi. {{Sc|Pitrè G.}}, ''Sui canti popolari siciliani''. — Palermo, 1868. {{Sc|Pitrè G.}}, ''Usi e costumi del popolo siciliano''. — Palermo, 1889. {{Sc|Pitrè G.}}, ''La vita in Palermo cento e più anni fa.'' — Palermo, 1904-05. {{Sc|Pitrè G.}}, ''La famiglia, la casa, la vita del popolo siciliano''. — Palermo, 1913.<noinclude><references/></noinclude> cbq53g0t2q6kqn181ao73bge08br1g5 3874427 3874416 2026-08-20T16:16:25Z Pic57 12729 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874427 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 229 —|}}</noinclude>{{Sc|Vigo L.}}, ''Canti popolari siciliani.'' — Catania, 1857. {{Sc|Salomone-marino S.}}, ''Canti popolari siciliani''. — Palermo, 1867. {{Sc|Lizio B.}}, ''Canti popolari delle Isole Eolie''. — Messina, 1871. {{Sc|Pitrè G}}., ''Canti popolari siciliani inediti''. — Palermo, 1871. {{Sc|Avolio C.}}, ''Canti popolari di Noto''. — Noto, 1875. {{Sc|Amabile S.}}, ''Canti popolari del Circondario di Modica''. — Modica, 1876. {{Sc|Giorgi P.}}, ''Canzoni siciliane.'' — Livorno, 1881. {{Sc|Lizio Bruno L.}}, ''Canti scelti del popolo siciliano.'' — Messina, 1867. {{Sc|Guastella S.}}, ''Ninne-nanne nel Circondario di Modica''. — Ragusa, 1887. {{Sc|Bruno S.}}, ''Canti popolari Siciliani,'' nella «Calabria». — Monteleone, 1890. {{Sc|Stringher e Turri}}, ''Canti popolari Siciliani''. — Roma,1889. {{Sc|Salomone-marino S.}}, ''Canti popolari siciliani, nel Giornale di Sicilia.'' — Palermo, 1889. {{Sc|Minelli e Turri}}, ''Canti popolari siciliani.'' — Rovigo, 1891. {{Sc|Pitrè G.}}, ''Ninne-nanne siciliane''. — Bergamo, 1894. {{Sc|Frontini F. P.}}, ''Canti popolari siciliani.'' — Milano, Ricordi. {{Sc|Pitrè G.}}, ''Sui canti popolari siciliani''. — Palermo, 1868. {{Sc|Pitrè G.}}, ''Usi e costumi del popolo siciliano''. — Palermo, 1889. {{Sc|Pitrè G.}}, ''La vita in Palermo cento e più anni fa.'' — Palermo, 1904-05. {{Sc|Pitrè G.}}, ''La famiglia, la casa, la vita del popolo siciliano''. — Palermo, 1913.<noinclude><references/></noinclude> go5bcbtrnu2kl20wpq2cqxtcebgtvmp Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/233 108 1025938 3874420 3874172 2026-08-20T16:11:18Z Pic57 12729 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3874420 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 231 —|}}</noinclude>{{Sc|Spano G.}}, Canzoni popolari inedite in dialetto sardocentrale, ossia logudorese (Parte I-II). — Cagliari, 1863-65. Appendice alla parte 1. — Nuoro, 1887. Appendice alla parte II. — Cagliari, 1867. {{Sc|Bouillier A.}}, ''L'Ile de Sardaigne'' (II Ed.). — Paris, 1865. {{Sc|Maltzan Heinr Freih}}, ''Reise auf, der Insel Sardinien''. — Leipzig, 1869. {{Sc|Toda E.}}, ''La poesia catalana à Sardenya'', in “La llustra ciò catalana Barcelona„, 1889. {{Sc|Toda E.}}, ''Un poble català d' Italia, l'Alguer,'' in “La Renaicenza„ — Barcelona, 1889. {{Sc|Ferraro G}}., ''Canti popolari in dialetto logudorese''. — Torino, 1891. {{Sc|Valla F.}}, ''Alcuni canti popolari nuoresi.'' — Bergamo,1892. {{Sc|Bellorini E.}}, ''Saggio di canti popolari nuoresi.'' — Bergamo, 1892. {{Sc|Bellorini E.}}, ''Canti popolari amorosi racc. a Nuoro'' — Bergamo, 1893 {{Sc|Cian V. e Nurra, P.}}, ''Canti popolari sardi'', Palermo, parte 1, 1893, parte II, 1896. {{Sc|Canepa F.,}} ''Mutettus popularis'', in “Vita Sarda„ — Cagliari, 1893. {{Sc|Scano E.}}, ''Saggio critico-storico della poesia dialettale sarda.'' — Cagliari, 1901. {{Sc|Ferraro S.}}, ''45 canti amorosi di Bitti''. — Torino, 1893. {{Sc|Ferraro G.}}, ''Canti popolari in dialetto logadorese racc. a Siniscola.'' — Reggio Emilia, 1890. {{Sc|Nurra P.}}, ''La poesia in Sardegna.'' — Sassari, 1893. {{Sc|Poggi F.}}, ''Usi natalizi, nuziali e funebri della Sardegna.'' — Mortara, Vigevano, 1897.<noinclude><references/></noinclude> 8r8nbf0av0kph7b5x1wdva1wd3r1iuw L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose 0 1025940 3874491 3873806 2026-08-20T20:18:32Z Pic57 12729 3874491 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=18 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Romagna ed Emilia]] - 34. Io son nata tra le rose|prec=../Mi voglio fa un vestito|succ=../Fa la nana, fa la dounca |argomento=Partiture}} <pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="246" to="246" fromsection="s34" tosection="s34" /> by0gyw3r01kgqanjl014hks8q5s6svs Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/126 108 1025942 3874477 3873831 2026-08-20T19:03:43Z Panz Panz 3665 /* Trascritta */ 3874477 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|{{Sc|cxxii}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude>siero contro cui l’opposizione è oramai un delitto sociale stolido ed impotente; la preponderanza del cristianesimo sopra ogni altro culto, ogni altro elemento morale e sopra la parte stessa delle cristiane dottrine fraintese, abusate e quindi degenerate nella eterodossia della intolleranza e della superstizione; l’abolizione delle prammatiche di tutte le caste in faccia della legge, la parificazione dei diritti civili sancita, meno qualche vergognosa eccezione, in presso che ogni parte del mondo incivilito; il culto alla sapienza, alla verità, all’ingegno; l’inesorabile e tremendo imperio assunto dalla pubblica opinione sui dominanti e sui dominati, e la quale se non al tutto impedisce, rattempra almeno e va sempre più menomando i delitti della tirannia e gli attentati del dispotismo, offrendo una tal quale guarantigia di giustizia, di fede e di amore ai popoli di tutti i governi; la stampa sempre più operativa e potente nei dominii della scienza e della politica; il vapore che sempre più giganteggiante nelle sue applicazioni all’industria, e che con nuovi e miracolosi mezzi di communicazione trasporta colla celerità del volo la materia, mentre l’elettrico ne trasporta colla istantaneità del fulmine il pensiero, tende a formare di tutto il globo una sola città, di tutte le nazioni una sola famiglia, ecco quanto caratterizza più specialmente il nostro oggidì. L’equilibrio europeo sempre più consolidato sul reciproco tornaconto della pace, la Svezia, la Spagna, il Portogallo, il Belgio costituiti nelle forme volute dai voti e dagli interessi dei loro popoli; redenta la Grecia: l’Italia che va qua e colà sempre più ampliando il suo progresso civile; la Prussia vicina a conseguire le sue speranze; l’Inghilterra avviata a grandi, radicali e benefiche riforme; l’Africa sempre più prossima a subire la civiltà europea; l’Asia qua e colà scossa, e latentemente vitalizzata da quel principio di rigenerazione morale che la gelosa politica europea va sempre più inoculando nell’immenso suo corpo o barbaro o sonnacchioso, impotente solo perchè ineducate le sue forze, e ignara degli elementi che par serba in sè e che soli ponno oggidi far possibile la potenza e la civiltà; l’America o libera o selvaggia che già comincia a far sentire il peso delle sue istituzioni, del suo commercio, del suo progresso nella bilancia politica del continente europeo, suprema dominatrice, in fasce, dei mari; tutto il resto del globo che, per noi, emerge si può dire, or ora dall’oceano a preparare nuovi destini alle vicissitudini del mondo, ecco lo stato politico del nostro oggidi. - L’astronomia che da {{AutoreCitato|James Bradley|Bradley}} in poi è la più inoltrata di tutte le scienze, ha in questi ultimi tempi scoperto con {{AutoreCitato|William Herschel|Herschel}} (fino dal 1781), Urano, con {{AutoreCitato|Giuseppe Piazzi|Piazzi}}, Cerere (1801); con {{AutoreCitato|Heinrich Wilhelm Olbers|Olbers}}, Pallade (1801) e Vesta (1807); con {{AutoreCitato|Karl Ludwig Harding|Harding}}, Giunone (1804); con {{AutoreCitato|Karl Ludwig Hencke|Hencke di Driessen}}, Astra (14 dicembre 1845); e Mauvais (gennaio 1846), col calcolo delle intersezioni delle orbite di Cerere, Pallade, Vesta, Giunone, Astrea, mostra siccome la scoperta di quest’ultimo pianeta sempre più confermi l’ipotesi di Olbers, dell’avere tutti quanti questi astri appartenuto un tempo ad un solo pianeta del quale essi non sarebbero più che frantumi. Herschel padre, ha accresciuto il numero dei satelliti di Saturno, scoperti quelli di Urano; ed {{AutoreCitato|Barnaba Oriani|Oriani}}, dopo arricchita la scienza dei suoi lavori intorno la precessione media degli equinozi (1783), pubblicate le tavole di Urano delle quali poscia il {{AutoreCitato|Jean-Baptiste Delambre|Delambre}} si usurpa il meglio, riforma la teoria di Mercurio, e trova essere Cerere, scoperta ed avuta dal Piazzi per una cometa, un vero pianeta. Vico ha riconosciuta l’eccentricità dell’anello di Saturno per rapporto al centro di figura di questo pianeta; e la teoria di {{AutoreCitato|Pierre-Simon Laplace|Laplace}} ottiene una gloriosa conferma nelle cinque divisioni osservate da Vico stesso, nell’anello di questo astro, dell’anello e di uno dei satelliti del quale è pure determinato il tempo della rotazione. Herschel padre, {{AutoreCitato|Wilhelm von Biela|Biela}}, Vico, {{AutoreCitato|Johann Franz Encke|Encke}} e più alti accrescono il numero delle comete, ed anche 6 alcune di queste si conosce il periodo, e {{AutoreCitato|François Arago|Arago}} mostra colla sperienza essere la loro luce non propria, ma riflessa. {{AutoreCitato|Jean-Baptiste Biot|Biot}} e Mauvais traggono in questi di (gennaio 1846) dagli annali astronomici della Cina gli elementi di sette comete dal VI° al XV secolo, e {{AutoreCitato|Wilhelm Beer|Beer}}, di banchiere divenuto astronomo, e {{AutoreCitato|Johann Heinrich von Mädler|Maedler}} arricchiscono la scienza (1827) del più gran lavoro che siasi mai veduto sulla costituzione fisica della luna. {{AutoreCitato|Denison Olmsted|Olmstæd}} dal 1855 aveva avvertita la periodicità delle stelle cadenti, e mostrata come tra il 12 e 15 novembre di quell’anno, le direzioni di esse sembrassero convergere verso un punto del Lione, mentre in altre stagioni simil punto varia di posizione, trovandosi però quasi sempre sulla tangente all’orbita terrestre tirata dalla terra nel senso del movimento a questa: d’allora in poi, una illustre schiera d’astronomi si applicano a queste osservazioni; e mentre si cerca di spiegarne il fenomeno o colla luce zodiacale (Biot), o con una zona di asteroidi (Arago), o con vulcani lunari ({{AutoreCitato|Jöns Jacob Berzelius|Berzelius}}), o con concrezioni di una materia prima disseminata nello spazio, d’onde avrebbero avuto origine pianeti ({{AutoreCitato|Karl Ernst Adolf von Hoff|Von Hoff}}), o con condensazioni di sostanze gassose nell’atmosfera ({{AutoreIgnoto|Egen}} e {{AutoreIgnoto|Butler}}), o con fenomeni elettrici somiglianti a quelli delle<noinclude><references/></noinclude> mt0qn0akdsc4a9pxuof8yby1qmfxvix Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/270 108 1025958 3874565 3873907 2026-08-21T08:32:21Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874565 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|261}}</noinclude> Abbiamo però da lui una importante osservazione, ed è che a quel tempo non esisteva nel fondo del cratere il piano da me descritto, giacchè le pietre che dentro al cratere gettava, non rendevano il più picciol suono all'orecchio. Quel baratro poi faceva sentire un romore comparabile a quello de' fiotti del mare per tempesta agitati (''loc. cit''.). Il qual romore, secondo ch'io avviso, verisimilmente proveniva dalla lava nelle viscere del monte liquefatta e gorgogliante. Dal che comprender possiamo quanto di leggieri per una insorta combinazione infuriar possa di subito un vulcano, eziandio nel suo pieno riposo. Suppongasi che nella liquida lava dell'Etna, allorchè {{AutoreCitato|Johann Hermann von Riedesel|Riedesel}} visitò il cratere, o quando dentro a quel cavo io la vedeva leggermente commossa, si svolgesse improvvisamente una soprabbondante copia di elastiche sostanze, ecco che la medesima prodigiosamente in ogni sua parte tumefatta urterà violentemente i fianchi delle caverne che la imprigionano, tuonerà in que' cupi seni, scuoterà la montagna, e lateralmente squarciandola genererà all'aria aperta un fiume di fuoco, o veramente essendole a quella parte conteso il varco, si solleverà dentro al cratere, fino a traboccarne dagli orli. Il cavaliere {{AutoreCitato|William Hamilton (diplomatico)|Hamilton}}, giunto a grande stento li 26 ottobre 1769 alla sommità dell'Etna, a motivo delle nevi nel cammino incontrate, dell'asprezza dell'aria, de' sulfurei vapori e della violenza del vento, non potè veder chiaramente le parti più basse del cratere, pel fumo che troppo copiosamente ne usciva. Pure<noinclude>{{RigaIntestazione|{{smaller|''Münter, Viaggio. T. II.''}}||{{smaller|12}}}}</noinclude> 06852v2yac4b2kjmniepikoh295520m 3874603 3874565 2026-08-21T09:26:34Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874603 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|261}}</noinclude> Abbiamo però da lui una importante osservazione, ed è che a quel tempo non esisteva nel fondo del cratere il piano da me descritto, giacchè le pietre che dentro al cratere gettava, non rendevano il più picciol suono all'orecchio. Quel baratro poi faceva sentire un romore comparabile a quello de' fiotti del mare per tempesta agitati (''loc. cit.''). Il qual romore, secondo ch'io avviso, verisimilmente proveniva dalla lava nelle viscere del monte liquefatta e gorgogliante. Dal che comprender possiamo quanto di leggieri per una insorta combinazione infuriar possa di subito un vulcano, eziandio nel suo pieno riposo. Suppongasi che nella liquida lava dell'Etna, allorchè {{AutoreCitato|Johann Hermann von Riedesel|Riedesel}} visitò il cratere, o quando dentro a quel cavo io la vedeva leggermente commossa, si svolgesse improvvisamente una soprabbondante copia di elastiche sostanze, ecco che la medesima prodigiosamente in ogni sua parte tumefatta urterà violentemente i fianchi delle caverne che la imprigionano, tuonerà in que' cupi seni, scuoterà la montagna, e lateralmente squarciandola genererà all'aria aperta un fiume di fuoco, o veramente essendole a quella parte conteso il varco, si solleverà dentro al cratere, fino a traboccarne dagli orli. Il cavaliere {{AutoreCitato|William Hamilton (diplomatico)|Hamilton}}, giunto a grande stento li 26 ottobre 1769 alla sommità dell'Etna, a motivo delle nevi nel cammino incontrate, dell'asprezza dell'aria, de' sulfurei vapori e della violenza del vento, non potè veder chiaramente le parti più basse del cratere, pel fumo che troppo copiosamente ne usciva. Pure<noinclude>{{RigaIntestazione|{{smaller|''Münter, Viaggio. T. II.''}}||{{smaller|12}}}}</noinclude> 2q2o6p75rik1z6vujhmnpu7mowjrza9 Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/271 108 1025959 3874569 3873908 2026-08-21T08:34:51Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874569 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|262|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>siccome questo veniva talvolta in altra parte cacciato, così gli riescì di scoprire che il cratere formava un imbuto che via via restringendosi andava a finire in un punto; e questo imbuto incrostato era di sale e di solfo. Il cratere aveva due miglia e mezzo di circonferenza (''loc. cit''.). Dall' epoca dunque del barone {{AutoreCitato|Johann Hermann von Riedesel|Riedesel}} a quella del cavaliere {{AutoreCitato|William Hamilton (diplomatico)|Hamilton}} la costruttura del cratere sofferto aveva grandi mutazioni; giacchè se le pietre dentro gettatevi non davano indizio all'orecchio di urtare contro corpi solidi, è per se chiaro che allora vi era un abisso, anzi che un imbuto. L'imbuto all'epoca segnata da Hamilton terminando in punta, è pur chiaro che allora mancava il piano da me descritto, che girava attorno due terzi di miglio. L'interno del cratere, dice {{AutoreCitato|William Hamilton (diplomatico)|Hamilton}}, era vestito d'una crosta di sale e di solfo. Ma non ispecifica la natura del primo; e quantunque non sia improbabile la presenza del secondo, il color giallo però poteva indurlo in equivoco, prendendo il muriato di ammoniaco a luogo di solfo, siccome era accaduto a me prima di esaminarlo; e questo esame non averlo fatto egli, ma pare si rimetta al solo giudizio dell'occhio. Avverte in fine che la circonferenza del cratere era di due miglia e mezzo. La sua osservazione consuonar può con la mia, ove prescinder vogliasi dal tramezzo separante il cratere maggiore dal minore, e considerare amendue come un solo cratere, giacchè allora la somma delle due circonferenze da me notate poco discorda dalle misure dell'Hamilton. E<noinclude><references/></noinclude> l84ifvdoa1qzumk9jaj7g3jp96xo9mu 3874604 3874569 2026-08-21T09:28:29Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874604 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|262|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>siccome questo veniva talvolta in altra parte cacciato, così gli riescì di scoprire che il cratere formava un imbuto che via via restringendosi andava a finire in un punto; e questo imbuto incrostato era di sale e di solfo. Il cratere aveva due miglia e mezzo di circonferenza (''loc. cit.''). Dall'epoca dunque del barone {{AutoreCitato|Johann Hermann von Riedesel|Riedesel}} a quella del cavaliere {{AutoreCitato|William Hamilton (diplomatico)|Hamilton}} la costruttura del cratere sofferto aveva grandi mutazioni; giacchè se le pietre dentro gettatevi non davano indizio all'orecchio di urtare contro corpi solidi, è per se chiaro che allora vi era un abisso, anzi che un imbuto. L'imbuto all'epoca segnata da Hamilton terminando in punta, è pur chiaro che allora mancava il piano da me descritto, che girava attorno due terzi di miglio. L'interno del cratere, dice Hamilton, era vestito d'una crosta di sale e di solfo. Ma non ispecifica la natura del primo; e quantunque non sia improbabile la presenza del secondo, il color giallo però poteva indurlo in equivoco, prendendo il muriato di ammoniaco a luogo di solfo, siccome era accaduto a me prima di esaminarlo; e questo esame non averlo fatto egli, ma pare si rimetta al solo giudizio dell'occhio. Avverte in fine che la circonferenza del cratere era di due miglia e mezzo. La sua osservazione consuonar può con la mia, ove prescinder vogliasi dal tramezzo separante il cratere maggiore dal minore, e considerare amendue come un solo cratere, giacchè allora la somma delle due circonferenze da me notate poco discorda dalle misure dell'Hamilton. E<noinclude><references/></noinclude> 84un425gg7ka57pymeqfxxzlqo82v0e Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/5 108 1025976 3874487 3874017 2026-08-20T19:36:12Z Giaccai 13220 3874487 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 71 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>{{ct|t=3|v=2|INTRODUZIONE}} {{gap|2em}}La storia dello stragismo in Italia può essere raccontata, con sbrigativa brutalità ma con buona approssimazione, come la storia di un paese nel quale la violenza politica è sempre stata funzionale alla stabilizzazione autoritaria e, altresì, al rafforzamento di una sorta di «cordone sanitario» contro la sinistra. Le stragi sono state compiute e i responsabili per lungo tempo hanno potuto sottrarsi all’autorità giudiziaria per il semplice motivo che quelle stragi, quelle bombe, quelle azioni militari erano organizzate o promosse o appoggiate da uomini delle istituzioni italiane e, come più recentemente è stato scoperto, da uomini legati alle strutture di intelligence statunitensi. La strage è stata uno strumento di lotta politica in Italia. Con questa relazione vengono affermate le responsabilità storico-politiche dei promotori della strategia della tensione. A distanza di più di trent’anni dalla strage di piazza Fontana, che è diventata il simbolo di quel periodo, è possibile per la prima volta formulare un giudizio che sia in grado di tenere conto del contesto interno e internazionale nel quale maturò quella strategia, ma anche della fitta rete di connivenze politiche e istituzionali che strinsero in un patto di sangue gli assassini, i loro mandanti ei loro favoreggiatori. Un giudizio oggi possibile grazie al lavoro di quei magistrati e di quei rappresentanti delle forze dell’ordine che in questi anni hanno continuato a lavorare senza sosta e sono riusciti a raccogliere documenti e testimonianze importantissime. Proprio grazie a questo grande lavoro, che ha preceduto quello analitico della nostra Commissione, è oggi possibile far partire la ricostruzione storica non dai ragionamenti ma dai fatti. I ragionamenti, come è sempre augurabile, possono essere discussi e confutati. I fatti no. Sono e rimangono fatti storicamente accaduti e acclarati. Questo lavoro parte dai fatti. Dai documenti. Dalle testimonianze dei protagonisti dell’epoca. I quali, da soli, sono ampiamente sufficienti a spiegare ciò che è accaduto. I ragionamenti e le analisi che ne scaturiscono non rappresentano che una naturale conseguenza di quanto documentato. Per questi motivi chiunque voglia in futuro confrontarsi con questo nostro lavoro, non potrà assolutamente prescindere da ciò che è scritto in maniera certa e documentata. Né tantomeno, in nome di un supposto vantaggio politico, potrà chiedere di non tenere conto di questa o quella vicenda. No. Quello che è scritto in queste pagine descrive ciò che è accaduto nel nostro paese e che non potrà mai essere negato da alcuno. Non<noinclude><references/></noinclude> i9ewhq5j10nl8tzo8hz8hn4sp2p6xo5 Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/6 108 1025978 3874488 3874048 2026-08-20T19:37:21Z Giaccai 13220 3874488 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 72 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>ci sono spazi per poter confutare, sul piano della verità storica nessuna di queste pagine. Sappiamo bene — ma è giusto ribadirlo in premessa — che le pagine che seguono non rappresentano la storia segreta della Repubblica italiana, tantomeno la «vera» storia dell’Italia. Rappresentano solamente la storia del terrorismo e dello stragismo nel nostro paese nel periodo che va dal dopoguerra al 1974. Se il Parlamento — e le contingenze politiche — lo consentiranno, la Commissione dovrà necessariamente affrontare anche l'altro capitolo di questa storia: dalla violenza politica del ’77 ai 55 giorni del {{Wl|Q1634609|caso Moro}}, dalla {{Wl|Q784466|strage di Ustica}} alla {{Wl|Q954078|P2}}, dal terrorismo brigatista neofascista, alla strage di Bologna del 2 agosto 1980. Nonostante le trame e le bombe, in Italia la democrazia ha sempre prevalso, perché il tessuto democratico e i partiti che ne erano espressione riuscirono sempre a far prevalere la ragione sulla forza. Tuttavia non tutti furono innocenti. Nelle pagine che seguono le responsabilita politiche vengono assai ben delineate. Siamo altresi convinti — e vogliamo sottolinearlo — che in Italia le bombe e le pianificazioni di un colpo di Stato non furono organizzate solamente per colpire la sinistra e, in particolar modo, il PCI. Parlando prima di «cordone sanitario» volevamo intendere proprio questo. La strategia della tensione rappresentò anche una minaccia nei confronti di tutto quel mondo politico certamente anti-comunista, democratico e non reazionario, che era guardato con diffidenza perché restio a farsi promotore di politiche autoritarie e credeva fermamente nei valori costituzionali, a lungo visti come un limite per contrastare efficacemente la sinistra. Per questo motivo, in questa relazione c’é una grande attenzione a distinguere tra chi — e fu la grande maggioranza — combatté lealmente e democraticamente il PCI e più in generale la sinistra e chi, al contrario, ritenne che la violenza e l’illegalita fossero strumenti leciti. Proprio perché l'anticomunismo rappresentò una premessa forse necessaria ma sicuramente non sufficiente per approdare allo stragismo, con questa relazione non si vogliono dare giustificazioni postume. Nessuna riabilitazione a chi uccise innocenti, assassinò persone colpevoli unicamente di essere in una banca, viaggiare su un treno, assistere ad una manifestazione democratica. Mai. Nulla di quello che accadde potrà trovare giustificazioni: i colpevoli e le vittime sono in due piani distinti e distanti che nessuno potrà mai, né per ragioni di convenienza politica, né per un malinteso bisogno di pacificazione, confondere. La condanna morale nei confronti di tutti coloro che hanno direttamente o indirettamente contribuito a scrivere questa tragica pagina della storia del nostro paese non dovrà perdere di intensità nel corso degli anni. Si tratta di una necessità fin troppo evidente dal momento in cui - come si vedra nella relazione — non tutte le forze e le personalità politiche ancora presenti in Parlamento hanno sentito la necessita di prendere le distanze da quella terribile esperienza ma, al contrario, hanno proseguito in una campagna di distorsione revisionista dai toni giustificazionisti<noinclude><references/></noinclude> k9opkwowrstg9w9i893fkbjukwposgx Pagina:Molière - Il Tartufo (1903).djvu/65 108 1025996 3874298 3874190 2026-08-20T12:18:21Z Paperoastro 3695 3874298 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" /></noinclude><section begin="s1" />{{Ct|f=200%|v=.5|L=10px|IL MISANTROPO}} {{Rule|v=4}} <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|ATTO PRIMO}} {{Rule|4em}} {{Ct|c=t2|SCENA I.}} {{Ct|c=t3|'''Filinto ''e'' Alceste.'''}} {{indentInverso}} {{Sc|Filinto}}. Ma che avete mai? Che cosa v’ho fatto? {{Sc|Alceste}} (''seduto''). Lasciatemi stare, ve ne prego. {{Sc|Filinto}}. E non posso sapere per quale capriccio... {{Sc|Alceste}}. Lasciatemi stare, vi ripeto, e vergognatevi di... {{Sc|Filinto}}. Ascoltate le mie ragioni prima di disgustarvi. {{Sc|Alceste}}. Voglio disgustarmi, e non voglio ascoltare ragioni. {{Sc|Filinto}}. Non saprei immaginare da che possa derivare gesto sdegno... Finalmente siamo amici, e talmente di cuore che... {{Sc|Alceste}} (''alzandosi bruscamente ed interrompendolo''). Amici noi? Oh, siete in un grande errore! Lo fummo fino a questo punto; ma quello che avete fatto or ora, annulla a nostra amicizia; ché, a dirvela chiaramente, un cuore corrotto non fa per me. {{Sc|Filinto}}. Cospetto! Io son dunque reo di un qualche gran delitto? {{Sc|Alceste}}. L’azione che avete commesso dovrebbe farvi morire di vergogna; basta avere un filo d’onore per restarne scandalizzati; vi trovo qui affannato ad abbracciare un tale, ad assicurarlo della vostra affezione, vuotargli addosso il sacco delle tenerezze: egli parte, lo vi domando chi è, voi vi ricordate appena il suo noma, e, non badando più all’amore che gli avete protestato, mi parlate di lui come di persona indifferente. Corpo di Bacco! Quale indegnità! Che viltà! che infamial Arrivare a tradire i propri affetti! Oh! v’assicuro che se per disgrazia fossi caduto in una tale bassezza, Vorrei andar subito ad appiccarmi. </div><noinclude>{{PieDiPagina|||5}}</noinclude> da2twos8oi24j7trm6acux2kqk2vh52 Il Libro dei Re/I re Sassanidi/9/XVII 0 1025998 3874306 3874225 2026-08-20T12:30:50Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3874306 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=20 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|9]] - XVII. - Invio della sposa e delle schiere|prec=../XVI|succ=../XVIII}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu" from="126" to="130" /> 7sc5skkz5jakafzqz570spw0859jtio Pagina:Molière - Il Tartufo (1903).djvu/66 108 1026001 3874303 2026-08-20T12:25:33Z Paperoastro 3695 /* Trascritta */ 3874303 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione|66|il misantropo|}}</noinclude>{{IndentInverso}} {{Sc|Filinto}}. Se mi permettete, per questa volta faccio secca appiccarmi; il mio delitto merita grazia: concedetemela. {{Sc|Alceste}} Scherzate pure, che sta bene! {{Sc|Filinto}}. Lasciam dunque gli scherzi. Come vorreste voi che si trattasse la gente? {{Sc|Alceste}}. Con sincerità. L’uomo d’onore non dice neppure una sillaba di ciò che non pensa. {{Sc|Filinto}}. Ma quando uno vi abbraccia amichevolmente bisogna ben corrispondergli, ricambiare le sue espress sioni, le sue proteste, le sue offerte. {{Sc|Alceste}}. Signor no; questa è un’usanza vigliacca che si pratica oggidi, ed io l’aborro; che significano mai tutte quelle contorsioni ridicole, quelle esclamazioni, quegl’abbracciamenti, quelle parole vuote, quella battaglia cortesie, quando pagate colla stessa moneta qualunque persona? Vi domando io quale stima posso fare dell’amicizia di un uomo che mi abbraccia, e mi stringe, a ml giura un affetto inalterabile, considerazione, fede, devozione; che mi assorda di frasi gentili, e, un momento dopo, fa lo stesso col primo facchino che incontra? No, no, vi ripeto: un’anima ben fatta non accoglierà mai v tali sentimenti sl vilmente prostituiti. Io sdegno la vostra stima, quando l’accordate ugualmente all’universo mondo. — Diamine! la stima sta nella preferenza; chi stima tutti non istima nessuno; e giacche voi seguite in cib l’usanza comune, oh corpo di Bacco! favorite di noa ispacelarvi più per mio amico; se siete tanto compiscente che accogliete tutti nel vostro cuore, permetteteml che io me ne stia fuori. Voglio esser distinto, e se volete proprio sapere quel ch’io penso, vi dirò che non sara giammai amico mio l’amico del genere umano. {{Sc|Filinto}}. Ma chi vive nel mondo deve pur vestire quell’aspetto di civiltà che tutti vestono. {{Sc|Alceste}}. Vi dico di no, e dovrebbe essere punito senza misericordia questo vergognoso commercio di finta amicizia; l’uomo deve essere uomo, e non deve mai porre in maschera il suo cuore: egli deve parlare, parlar chiaro, e i complimenti si lasciano agli impostori. {{Sc|Filinto}}. Mi concederete per altro che vi sono dei casi, in cui cotesta assoluta franchezza diventerabbe odiosa e ridicola, e con pace del vostro rigido onore, qualche volta bisogna nascondere quel che si sente. Vi domando fo se la buona creanza permetta di dire a tutti quel che pensiamo di loro? lo disprezzo uno, ovvero lo aborro volete che glielo dica in faccia? {{Sc|Alceste}}. Certo. {{Sc|Filinto}}. Come! Andreste a dire alla vecchia Emilia: signora, è tempo di metter da banda le galanterie; signora, la blacca, che avete sul viso, fa stomaco a tutti? </div><noinclude></noinclude> 0cpa92m084q7yhfe9vwybe0rwqe6mkm Il Libro dei Re/I re Sassanidi/9/XVIII 0 1026002 3874308 2026-08-20T12:31:46Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3874308 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=20 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|9]] - XVIII. - Andata di Khusrev in Azerâbâdagân|prec=../XVII|succ=../XIX}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu" from="131" to="136" tosection="s1" /> gavt6typ5xg45reym8haze5lm0p665u Il Libro dei Re/I re Sassanidi/9/XIX 0 1026003 3874309 2026-08-20T12:32:15Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3874309 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=20 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|9]] - XIX. - Lettere di Behrâm intercettate|prec=../XVIII|succ=../XX}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu" from="135" to="140" fromsection="s2" tosection="s1" /> judxx97imdbhpgui5pj618j6b78fqgr 3874310 3874309 2026-08-20T12:32:29Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3874310 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=20 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|9]] - XIX. - Lettere di Behrâm intercettate|prec=../XVIII|succ=../XX}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu" from="135" to="140" fromsection="s2" tosection="s1" /> 9svps4fran6ocve2x09odfyfmmkxqv4 Il Libro dei Re/I re Sassanidi/9/XX 0 1026004 3874311 2026-08-20T12:32:57Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3874311 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=20 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|9]] - XX. - Prima battaglia di Khusrev e di Behrâm|prec=../XIX|succ=../XXI}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu" from="140" to="146" fromsection="s2" tosection="s1" /> 36g1drn5y6drtzty10froas6troyijj 3874386 3874311 2026-08-20T15:13:30Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3874386 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=20 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|9]] - XX. - Prima battaglia di Khusrev e di Behrâm|prec=../XIX|succ=../XXI}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu" from="140" to="146" fromsection="s2" tosection="s1" /> lfnqdk4zf1wmwrp192i89bsfdfwiyr0 Pagina:Molière - Il Tartufo (1903).djvu/67 108 1026005 3874312 2026-08-20T12:35:36Z Paperoastro 3695 /* Trascritta */ 3874312 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione||atto primo|67}}</noinclude>{{IndentInverso}} {{Sc|Alceste}}. Perchè no? {{Sc|Filinto}}. Andreste a dire a Dorillo: siete un seccatore; la corte tutta e ammorbata dell’udirvi sempre a ragionare del vostro valore, della splendidezza del vostro casato? {{Sc|Alceste}}. Così va detto. {{Sc|Filinto}}. Voi burlate adesso, è vero? {{Sc|Alceste}}. Non burlo niente affatto; e cosi voglio fare precisamente da qui innanzi... l’occhio mio è ributtato, tutto mi è odioso quel che veggo tra i cittadini, tra i Cortigiani; che rabbia, che dispetto mi fanno gli uoingordigia, tradimento, impostura! V’assicuro che non mini ed i loro modi! adulazione vilissima, ingiustizia, so più reggere, la mia bile trabocca, ed ho fissato dichiarare la guerra a tutto il genere umano. {{Sc|Filinto}}. Questo dispetto filosofico farà di voi un uomo salvatico; il vostro malumore mi fa ridere, e considerando che siamo stati allevati insieme, mi pare di vedere in noi quei due fratelli si diversi che sono rappresentati nella ''Scuola dei mariti''. Uno... {{Sc|Alceste}}. Per amor del cielo, non m’annojate colle vostre stolide similitudini! {{Sc|Filinto}}. In verità, lasciando le celie, vi dico che queste sono stravaganze. Vorreste voi cangiare la faccia al mondo? Sapete quello che ho ha dirvi, poiche vi piace tanto la franchezza? Cotesta vostra pazzia vi fa ridicolo da per tutto, e quando spiegate quella vostra bile contro i costumi del tempo presente, godono tutti come d’una scena comica. {{Sc|Alceste}}. Bene! perbacco! benissimo! Quest’è appunto quello che cerco: questo è un buon segno, e ne sono contento: io odio a tal punto gli uomini tutti, che l’esBare tenuto saggio da loro mi farebbe dispetto. {{Sc|Filinto}}. Voi aborrite cosi la natura umana! {{Sc|Alceste}}. L’aborro! la detesto quanto posso. {{Sc|Filinto}}. E quest’avversione si estende a tutti i poveri mortali? nessuno eccettuato? Eppure ve n’è alcuno anche a questi di che meriterebbe... {{Sc|Alceste}}. No. Nessuno merita eccezione; l’odio mio è generale; li aborro tutti quanti; alcuni perchè malefici e cattivi; tutti gli altri perchè hanno la viltà di compiacere ai cattivi; e non sono capaci di quell’odio energico, che il vizio deve destare nelle anime virtuose. — E voi vedete a quale eccesso è spinta codesta compiacenza in favore di quello scellerato con cui sono in lite. Sotto la sua maschera infame ognuno ravvisa quell’anima trista, ognuno lo ha pesato, ognuno sa quanto vale, e con quell’alzare gli occhi, con quella voce melata, non potrebbe più ingannare altri che i forestieri. Si sa che è uscito dal fango, che si è fatto <noinclude></div></noinclude><noinclude></noinclude> j0bbxkobem0me8besrrmwi4ho5wf7hp Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/13 108 1026006 3874327 2026-08-20T13:56:34Z Giaccai 13220 /* Trascritta */ 3874327 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 79 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>e internazionale, le sue politiche economiche ed industriali, come quelle in materia sociale ¢ sindacale. Conviene, dunque, provare a segnalare come fin dall’inizio delle ostilita, da parte statunitense emergesse con forza la necesita di contrastare con ogni mezzo il possibile successo elettorale della sinistra. ''L’Office of policy coordination e le armi nella campagna elettorale'' Siamo ancora nell’ambito del governo unitario - DC, PCI, PSI — quando la CIA decreta la nascita dell’''Office of policy coordination'' (OPC) con lo scopo di aiutare «i movimenti clandestini anticomunisti sia con l’aiuto finanziario che militare»<ref>''National Security Council'', Direttiva 1/3, 8 marzo 1948, ''Foreign Relations'' 1948, vol. III, p. 779.</ref>, e il risultato di questa prima operazione si avrà di lì a poco con I’estromissione delle sinistre da parte del Presidente del Consiglio {{Wl|Q153832|De Gasperi}}. Non era bastato, evidentemente, che il PCI avesse fornito i suoi esponenti pià illustri all’Esecutivo, né che Togliatti si fosse fatto promotore in prima persona della grande amnistia nei confronti dei militanti fascisti. Parimenti vano era stato l’impegno democratico delle sinistre nell’approvazione della Costituzione, con i comunisti in prima fila nel sostenere la necesità dell’unita nazionale, fino al voto favorevole — costato una lacerazione interna al partito e alla sinistra — sull’inclusione dei Patti Lateranensi nella Carta fondamentale della nazione. La macchina americana si era ormai messa in moto; nel 1948 i proclami anti-comunisti diventano azione, e scatta il primo dei numerosi piani messi in opera dalla Casa Bianca per contrastare il possibile buon risultato elettorale della sinistra. È il famoso «piano X»: dieci milioni di dollari in armamenti per la campagna elettorale del 1948, a favore dei partiti di centrodestra, ma destinati in ultima analisi a «movimenti reazionari con caratteristiche anticomuniste»<ref>A. Cipriani e G. Cipriani, ''Sovranita limitata'', Roma, Edizioni Associate, 1991, p. 18.</ref>, Lungi dal considerare sufficiente la propaganda e l’investimento economico, per le elezioni del 1948 dagli USA arrivano dunque in Italia le armi, destinate a tutti coloro che, fuori dalle urne elettorali, intendono continuare la loro battaglia contro la sinistra. Un risultato a favore del Fronte popolare di PCI e PSI viene, quindi, preso in attenta considerazione, ma nessuno sbocco in tal senso è possibile, come afferma anche H. S. Hughes, gia responsabile dell’Ufficio ricerche e analisi dell’OSS (''Office of Strategic Service'', poi divenuto CIA), secondo cui «alla fine di giugno del 1945 qualsiasi possibilità di una rivoluzione in Italia, seppure esisteva prima, era definitivamente perduta»<ref>R. Faenza e M. Fini, ''Gli americani in Italia'', p. 243.</ref>. Anche il senatore Cossiga, non an- ° ‘©<noinclude><references/></noinclude> 6igjdv1vo1457hl1chbc8cfikym4m8f 3874328 3874327 2026-08-20T13:58:41Z Giaccai 13220 3874328 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 79 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>e internazionale, le sue politiche economiche ed industriali, come quelle in materia sociale ¢ sindacale. Conviene, dunque, provare a segnalare come fin dall’inizio delle ostilita, da parte statunitense emergesse con forza la necesita di contrastare con ogni mezzo il possibile successo elettorale della sinistra. 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''L’Office of policy coordination e le armi nella campagna elettorale'' Siamo ancora nell’ambito del governo unitario - DC, PCI, PSI — quando la CIA decreta la nascita dell’''Office of policy coordination'' (OPC) con lo scopo di aiutare «i movimenti clandestini anticomunisti sia con l’aiuto finanziario che militare»<ref>''National Security Council'', Direttiva 1/3, 8 marzo 1948, ''Foreign Relations'' 1948, vol. III, p. 779.</ref>, e il risultato di questa prima operazione si avrà di lì a poco con I’estromissione delle sinistre da parte del Presidente del Consiglio {{Wl|Q153832|De Gasperi}}. Non era bastato, evidentemente, che il PCI avesse fornito i suoi esponenti pià illustri all’Esecutivo, né che {{Wl|Q310158|Togliatti}} si fosse fatto promotore in prima persona della grande amnistia nei confronti dei militanti fascisti. Parimenti vano era stato l’impegno democratico delle sinistre nell’approvazione della Costituzione, con i comunisti in prima fila nel sostenere la necesità dell’unita nazionale, fino al voto favorevole — costato una lacerazione interna al partito e alla sinistra — sull’inclusione dei {{Wl|Q193270|Patti Lateranensi}} nella Carta fondamentale della nazione. La macchina americana si era ormai messa in moto; nel 1948 i proclami anti-comunisti diventano azione, e scatta il primo dei numerosi piani messi in opera dalla Casa Bianca per contrastare il possibile buon risultato elettorale della sinistra. È il famoso «piano X»: dieci milioni di dollari in armamenti per la campagna elettorale del 1948, a favore dei partiti di centrodestra, ma destinati in ultima analisi a «movimenti reazionari con caratteristiche anticomuniste»<ref>A. Cipriani e G. Cipriani, ''Sovranita limitata'', Roma, Edizioni Associate, 1991, p. 18.</ref>, Lungi dal considerare sufficiente la propaganda e l’investimento economico, per le elezioni del 1948 dagli USA arrivano dunque in Italia le armi, destinate a tutti coloro che, fuori dalle urne elettorali, intendono continuare la loro battaglia contro la sinistra. Un risultato a favore del Fronte popolare di PCI e PSI viene, quindi, preso in attenta considerazione, ma nessuno sbocco in tal senso è possibile, come afferma anche H. S. Hughes, gia responsabile dell’Ufficio ricerche e analisi dell’OSS (''Office of Strategic Service'', poi divenuto {{Wl|Q37230|CIA}}), secondo cui «alla fine di giugno del 1945 qualsiasi possibilità di una rivoluzione in Italia, seppure esisteva prima, era definitivamente perduta»<ref>R. Faenza e M. Fini, ''Gli americani in Italia'', p. 243.</ref>. Anche il senatore Cossiga, non an- ° ‘©<noinclude><references/></noinclude> n81a7jguj3mwzy89yce6xdo5z021v1i 3874331 3874330 2026-08-20T14:01:27Z Giaccai 13220 3874331 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 79 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>e internazionale, le sue politiche economiche ed industriali, come quelle in materia sociale e sindacale. Conviene, dunque, provare a segnalare come fin dall’inizio delle ostilita, da parte statunitense emergesse con forza la necesita di contrastare con ogni mezzo il possibile successo elettorale della sinistra. ''L’Office of policy coordination e le armi nella campagna elettorale'' Siamo ancora nell’ambito del governo unitario - DC, PCI, PSI — quando la CIA decreta la nascita dell’''Office of policy coordination'' (OPC) con lo scopo di aiutare «i movimenti clandestini anticomunisti sia con l’aiuto finanziario che militare»<ref>''National Security Council'', Direttiva 1/3, 8 marzo 1948, ''Foreign Relations'' 1948, vol. III, p. 779.</ref>, e il risultato di questa prima operazione si avrà di lì a poco con I’estromissione delle sinistre da parte del Presidente del Consiglio {{Wl|Q153832|De Gasperi}}. Non era bastato, evidentemente, che il PCI avesse fornito i suoi esponenti pià illustri all’Esecutivo, né che {{Wl|Q310158|Togliatti}} si fosse fatto promotore in prima persona della grande amnistia nei confronti dei militanti fascisti. Parimenti vano era stato l’impegno democratico delle sinistre nell’approvazione della Costituzione, con i comunisti in prima fila nel sostenere la necesità dell’unita nazionale, fino al voto favorevole — costato una lacerazione interna al partito e alla sinistra — sull’inclusione dei {{Wl|Q193270|Patti Lateranensi}} nella Carta fondamentale della nazione. La macchina americana si era ormai messa in moto; nel 1948 i proclami anti-comunisti diventano azione, e scatta il primo dei numerosi piani messi in opera dalla Casa Bianca per contrastare il possibile buon risultato elettorale della sinistra. È il famoso «piano X»: dieci milioni di dollari in armamenti per la campagna elettorale del 1948, a favore dei partiti di centrodestra, ma destinati in ultima analisi a «movimenti reazionari con caratteristiche anticomuniste»<ref>A. Cipriani e G. Cipriani, ''Sovranita limitata'', Roma, Edizioni Associate, 1991, p. 18.</ref>, Lungi dal considerare sufficiente la propaganda e l’investimento economico, per le elezioni del 1948 dagli USA arrivano dunque in Italia le armi, destinate a tutti coloro che, fuori dalle urne elettorali, intendono continuare la loro battaglia contro la sinistra. Un risultato a favore del Fronte popolare di PCI e PSI viene, quindi, preso in attenta considerazione, ma nessuno sbocco in tal senso è possibile, come afferma anche H. S. Hughes, gia responsabile dell’Ufficio ricerche e analisi dell’OSS (''Office of Strategic Service'', poi divenuto {{Wl|Q37230|CIA}}), secondo cui «alla fine di giugno del 1945 qualsiasi possibilità di una rivoluzione in Italia, seppure esisteva prima, era definitivamente perduta»<ref>R. Faenza e M. Fini, ''Gli americani in Italia'', p. 243.</ref>. 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Giusto cielo! cotesto rispetto che si ha verso la ribalderla mi cruccia a morte, e mi viene perfino qualche volta l’idea di cacciarmi in un deserts per fuggire il contatto degli uomini. {{Sc|Filinto}}. Caro amico, non vi pigliate tanto a cuore i costumi dei tempi presenti, e siate un po’ discreto verso la natura umana. — Perchè vorrem noi giudicar i suoi difetti con tanto rigore? La virtù dell’uomo deve essere mite, e non seguire il consiglio biasimevole d’un giustizia inesorabile. La ragione ci dice di fuggire gill estremi perfino nella via della saggezza. Credetemi che non è fatta per noi, nè pei costumi presenti, quella virtù di ferro che vantavano i nostri maggiori. Perchè ostinarsi contro tutte le usanze comuni, e pretendere che gli uomini siano perfetti? Il pensiero di riformato il mondo è una vera pazzia. Vedo anch’io tutto di mille cose che potrebbero camminar meglio; ma non vado por questo in collera come fate voi; mi adatto a tollerare in pace gli uomini tali quali sono, ed a compative le loro azioni. — Credete mo voi che il vostro sdegno soltanto sia effetto di filosofia? Lo è del pari la flemma ch’io adopero conversando coi cittadini e coi cortigiani. {{Sc|Alceste}}. Ma cotesta vostra flemma, argutissimo mio ragionatore, cotesta flemma non si alterera giammai pec nulla? Se sarete tradito da un amico, se si ordirà una cabala per ispogliarvi del vostro patrimonio, se si cerchera di denigrare il vostro nome con una calunnia; cotesta flemma non vi abbandonerà mai mai? {{Sc|Filinto}}. Veggo benissimo anch’io queste turpitudini che vi fanno tanto fastidio; ma le considero inseparabili dalla natura umana, tal che la vista di un uomo furbo ingiusto, avaro non mi fa stupore, siccome non mi stupore il vedere gli avoltoi appelire la carne, le solmie farmi il ceffo, ed i lupi bramare la strage. {{Sc|Alceste}}. Dovrò dunque vedermi tradito, derubato, straziato, e non dovrò... Corpo del diavolol non voglio parlar più. Che discorso stolido! {{Sc|Filinto}}. In verità, se parlaste un po’ meno, faresta benis simo: e se badaste un po’ meglio alla vostra lite, e gioverebbe più che le invettive che andate scagliando contro il vostro avversario. </div><noinclude></noinclude> glifwcbd3smorem5mk09tq2gt8e0ijg Pagina:Molière - Il Tartufo (1903).djvu/69 108 1026008 3874371 2026-08-20T14:44:27Z Paperoastro 3695 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{IndentInverso}} ACESTE HO ssato anzi di non badarvi piu. Alessi Chit La ragione, il mio diritto, l’equità. Fra Chi fara per voi le pratiche necessarie? INTO. Non vi raccomandérete a nessun giudice? Aste. No corto. E forse ingiusta ovvero equivoca la FESTO Va benissimo... Ma il broglio fa dei brutti a ragione? scheral, e STE. Faccia il broglio quello che può, io non mowo un passo. O è vero che ho ragione o non è... 3874371 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione||atto primo|69}}</noinclude>{{IndentInverso}} ACESTE HO ssato anzi di non badarvi piu. Alessi Chit La ragione, il mio diritto, l’equità. Fra Chi fara per voi le pratiche necessarie? INTO. Non vi raccomandérete a nessun giudice? Aste. No corto. E forse ingiusta ovvero equivoca la FESTO Va benissimo... Ma il broglio fa dei brutti a ragione? scheral, e STE. Faccia il broglio quello che può, io non mowo un passo. O è vero che ho ragione o non è vero. Tusro Non vi fidate di questo. ESTE Non faccio un passo TO Il vostro avversario è potente, potrebbe a forza Alatrigo... JESTE, Faccia tutto quello che sa. PENIDA Badate di non ingannarvi. ST. M’ingannero. Ma voglio vedere come va questa sto. Ma poi... Roeenida. CST Ma poi avrò il gusto di perdere la mia causa. FINTO Ma finalmente... LOSTE. Finalmente voglio vedere in questa causa, se la sfrontatezza degil uomini, se la loro malvagita, la loro galleraggine, la loro nequizia arriva al segno di commettere un’ingiustizia tanto evidente. FUSTO, Che razza d’uomo! ALCASTE. Non so quello che pagherei per poter dire di quer perduta una tal lite. Fristo. Caro Alceste, udendovi parlare in questo modo el non riderebbe? {{Sc|Alceste}} Peggio per chi ridesse! Fux70, Ma questa gran rettitudine, che voi volete troda per tutto, questa severa giustizia che avete in vista, ditemi la ritrovate qui dentro, nell’oggetto del vostro amore? Io non so comprendere come, essendo Yol tanto in collern coll’uman genere, che vi pare una sa affatto ributtante, abbiate tolto ad amare una pera che appartiene al genere umano, e trasecolo poi de tutto quando penso alla scelta stranissima che avete fille. Non curate l’inclinazione che mostra avere per To la schietta Eliante, sdegnate le occhiate tenere della contegnosa Arsinoe, e vi abbandonate all’anore giuoco di voi, e che possiede appunto tutti quel modi Celimene, di quella civetta maldicente, che si fa derni costumi che a voi spiacciono tanto; in lei vi semHenella col nostro secolo 1 moderni Alcesti. L’essere stata questa a quei di una risposta comica dovrebbe </div><noinclude><references/></noinclude> l6ba9z2xyprjs4v6m5quaflvnx5nboa 3874568 3874371 2026-08-21T08:34:44Z Paperoastro 3695 /* Trascritta */ 3874568 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione||atto primo|69}}</noinclude>{{IndentInverso}} {{Sc|Alceste}}. Ho {{?|nssato}} anzi di non badarvi più. {{Sc|Filinto}}. Chi farà per voi le pratiche necessarie? {{Sc|Alceste}}. Chi? La ragione, il mio diritto, l’equità. {{Sc|Filinto}}. Non vi raccomanderete a nessun giudice? {{Sc|Alceste}}. No corto. È forse ingiusta ovvero equivoca la mia ragione? {{Sc|Filinto}}. Va benissimo... Ma il broglio fa dei brutti scherzi, e... {{Sc|Alceste}}. Faccia il broglio quello che può, io non moverò un passo. O è vero che ho ragione o non è vero. {{Sc|Filinto}}. Non vi fidate di questo. {{Sc|Alceste}}. Non faccio un passo. {{Sc|Filinto}}. Il vostro avversario è potente, potrebbe a forza d’intrigo... {{Sc|Alceste}}. Faccia tutto quello che sa. {{Sc|Filinto}}. Badate di non ingannarvi. {{Sc|Alceste}}. M’ingannerò. Ma voglio vedere come va questa faccenda. {{Sc|Filinto}}. Ma poi... {{Sc|Alceste}}. Ma poi avrò il gusto di perdere la mia causa. {{Sc|Filinto}}. Ma finalmente... {{Sc|Alceste}}. Finalmente voglio vedere in questa causa, se la sfrontatezza degli uomini, se la loro malvagità, la loro galleraggine, la loro nequizia arriva al segno di commettere un’ingiustizia tanto evidente. {{Sc|Filinto}}. Che razza d’uomo! {{Sc|Alceste}}. Non so quello che pagherei per poter dire di aver perduta una tal lite. {{Sc|Filinto}}. Caro Alceste, udendovi parlare in questo modo chi non riderebbe? {{Sc|Alceste}} Peggio per chi ridesse! {{Sc|Filinto}}. Ma questa gran rettitudine, che voi volete trovar per tutto, questa severa giustizia che avete in vista, ditemi la ritrovate qui dentro, nell’oggetto del vostro amore? Io non so comprendere come, essendo voi tanto in collera coll’uman genere, che vi pare una cosa affatto ributtante, abbiate tolto ad amare una persona che appartiene al genere umano, e trasecolo poi da tutto quando penso alla scelta stranissima che avete fatte. Non curate l’inclinazione che mostra avere per voi la schietta Eliante, sdegnate le occhiate tenere della contegnosa Arsinoe, e vi abbandonate all’amore di Celimene, di quella civetta maldicente, che si fa giuoco di voi, e che possiede appunto tutti quel moderni costumi che a voi spiacciono tanto; in lei vi {{Pt|sem-|}} </div> <!-- L’essere stata questa a quei di una risposta comica dovrebbe ricollocare col nostro secolo i moderni Alcesti. --><noinclude>{{RuleLeft|4em}} <references/></noinclude> p9mokonczyyyixqgq8jwhw5dcq174k7 Il Libro dei Re/I re Sassanidi/9/XXI 0 1026009 3874387 2026-08-20T15:14:00Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3874387 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=20 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|9]] - XXI. - Seconda battaglia di Khusrev e di Behrâm|prec=../XX|succ=../XXII}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu" from="146" to="157" fromsection="s2" /> frzgal0qh1pathbvze41mw5goz3he2n 3874454 3874387 2026-08-20T17:18:16Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3874454 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=20 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|9]] - XXI. - Seconda battaglia di Khusrev e di Behrâm|prec=../XX|succ=../XXII}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu" from="146" to="157" fromsection="s2" /> 6lghci5xm5b4ey5ptu11ks01yo982bu Il Libro dei Re/I re Sassanidi/9/XXII 0 1026010 3874388 2026-08-20T15:14:43Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3874388 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=20 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|9]] - XXII. - Terza battaglia e sconfitta di Behrâm|prec=../XXI|succ=../XXIII}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu" from="158" to="161" tosection="s1" /> h3v7ufxkfsdfwgzamgpmqhfeqmbuzqv 3874455 3874388 2026-08-20T17:18:33Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3874455 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=20 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|9]] - XXII. - Terza battaglia e sconfitta di Behrâm|prec=../XXI|succ=../XXIII}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu" from="158" to="161" tosection="s1" /> fdivl6khgn8ekac5pmwvvlqxqzck86f Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/14 108 1026011 3874393 2026-08-20T15:32:23Z Giaccai 13220 /* Trascritta */ 3874393 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 80 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>cora investito di cariche politiche di rilievo ricorda come ci si preparò a quel fatidico 18 aprile 1948: «In Sardegna noi eravamo armati [...] con armi corte in parte fornite dalle Forze dell’ordine e in parte acquistate sul libero mercato. Le bombe a mano ci furono fornite dall’Arma dei carabinieri. L’addestramento del gruppo, del commando di cui facevo parte venne seguito da un sottufficiale della San Marco del Sud [...]. Nulla posso dire per scienza diretta del fatto che la parte awversa fosse armata»<ref>Audizione senatore F. Cossiga, cit. pag. 1130. E interessante notare che, sottolineando come J’addestramento fosse stato tenuto «da un sottufficiale della San Marco del Sud», il senatore Cossiga aggiunga «non di quella di Valerio Borghese, anche se poi Ja storia dovra chiarire che differenza c’@». Sembra di capire che I’ addestramento avvenne, quindi, ad opera di una struttura non dissimile da quella del principe Borghese, il cui nome ricorrer’ fin troppo nella storia della strategia della tensione in Italia.</ref>. E facile ritenere che, in realtà, buona parte di queste armi facessero parte di quella abbondante partita arrivata da oltreoceano, ed è ancora più preoccupante che ai «ragazzi della DC» le armi venissero fornite dalle Forze dell’ordine e dai carabinieri. Sara questa, peraltro, una drammatica consuetudine, con i depositi istituzionali di armi e munizioni utilizzati come fonte di rifornimento da parte dei terroristi<ref>Durante il servizio militare, il capo dei NAR Valerio Fioravanti sottrae dalla polveriera della caserma «due casse di bombe a mano Srom, 25 chili l'una». (I’episodio è riportato da G. Bianconi, ''A mano armata'', ed. L’Unita, p. 71). Sergio Minetto, agente CIA a Verona tra la fine degli anni ’60 e I’inizio degli anni ’70, procura a {{Wl|Q3763037|Gianfranco Bertoli}} le bombe a mano tipo «ananas» con le quali questi si esercitera per eseguire Ia strage di via Fatebenefratelli a Milano il 17 maggio 1973 [sentenza-ordinanza 3.2.1998 del G.l. di MiJano Salvini, p. 257]. Inquietante è stata la recente scoperta che per la {{Wl|Q1634609|strage di via Fani}} del 16 marzo 1978 furono utilizzati anche alcuni proiettili provenienti «da un deposito dell'italia settentrionale», molyo probabilmente della NATO. Le successive indagini non hanno purtroppo consentito di risalire alla fonte dell’informazione. Più complessa è la vicenda del deposito della Gladio NASCO di Aurisina, scoperto casualmente dai carabinieri il 24 febbraio 1972, e contenente armi ed esplosivo. Poiché dai differenti verbali risulterebbe come mancante un chilo e mezzo di esplosivo, il magistrato competente ha ipotiz~ zato che il materiale possa essere stato utilizzato per compiere gravi attentati, con particolare riferimento alla strage di Peteano del 31 maggio 1972. Allo stato degli atti, tuttavia, tale circostanza non risulta confermata.</ref>. La testimonianza del senatore Cossiga, tuttavia, non è la sola a suffragare l’ipotesi che le armi di cui disponevano le forze vicine alla DC provenissero dagli ambienti americani. Con la costituzione dei Comitati Civici di {{Wl|Q3839686|Luigi Gedda}}, infatti, vennero parallelamente attivati numerosi militanti incaricati di distribuire le armi ai civili considerati vicini alle posizioni della Chiesa, della DC e degli americani. Così racconta Vito Talamini, nel 1946 capo squadra alla FIAT di Padova e militante dell’Azione Cattolica: «Voglio ricordare che qualche mese prima dell’attentato a Togliatti fui chiamato da Gui, Lorenzi, Saggin, Riondato e don Piero Costa, assistente diocesano dell’Azione Cattolica. Mi recai dunque presso il Collegio Barbarigo, dopo aver giorni prima preso accordi con i predetti a casa mia circa un servizio speciale e segreto — concernente una serie di trasporti di<noinclude><references/></noinclude> prhh20z0vlib5cidegcf0cn0y8ctgex 3874425 3874393 2026-08-20T16:15:08Z Giaccai 13220 3874425 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 80 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>cora investito di cariche politiche di rilievo ricorda come ci si preparò a quel fatidico 18 aprile 1948: «In Sardegna noi eravamo armati [...] con armi corte in parte fornite dalle Forze dell’ordine e in parte acquistate sul libero mercato. Le bombe a mano ci furono fornite dall’Arma dei carabinieri. L’addestramento del gruppo, del commando di cui facevo parte venne seguito da un sottufficiale della San Marco del Sud [...]. Nulla posso dire per scienza diretta del fatto che la parte awversa fosse armata»<ref>Audizione senatore F. Cossiga, cit. pag. 1130. E interessante notare che, sottolineando come J’addestramento fosse stato tenuto «da un sottufficiale della San Marco del Sud», il senatore Cossiga aggiunga «non di quella di Valerio Borghese, anche se poi Ja storia dovra chiarire che differenza c’è». Sembra di capire che I’addestramento avvenne, quindi, ad opera di una struttura non dissimile da quella del principe Borghese, il cui nome ricorrerà fin troppo nella storia della strategia della tensione in Italia.</ref>. E facile ritenere che, in realtà, buona parte di queste armi facessero parte di quella abbondante partita arrivata da oltreoceano, ed è ancora più preoccupante che ai «ragazzi della DC» le armi venissero fornite dalle Forze dell’ordine e dai carabinieri. Sara questa, peraltro, una drammatica consuetudine, con i depositi istituzionali di armi e munizioni utilizzati come fonte di rifornimento da parte dei terroristi<ref>Durante il servizio militare, il capo dei NAR Valerio Fioravanti sottrae dalla polveriera della caserma «due casse di bombe a mano Srom, 25 chili l'una». (I’episodio è riportato da G. Bianconi, ''A mano armata'', ed. L’Unita, p. 71). Sergio Minetto, agente CIA a Verona tra la fine degli anni ’60 e I’inizio degli anni ’70, procura a {{Wl|Q3763037|Gianfranco Bertoli}} le bombe a mano tipo «ananas» con le quali questi si eserciterà per eseguire la {{Wl|Q3975700|strage di via Fatebenefratelli}} a Milano il 17 maggio 1973 [sentenza-ordinanza 3.2.1998 del G.l. di MiJano Salvini, p. 257]. Inquietante è stata la recente scoperta che per la {{Wl|Q1634609|strage di via Fani}} del 16 marzo 1978 furono utilizzati anche alcuni proiettili provenienti «da un deposito dell'italia settentrionale», molto probabilmente della NATO. Le successive indagini non hanno purtroppo consentito di risalire alla fonte dell’informazione. Più complessa è la vicenda del deposito della {{Wl|Q3885667|Gladio}} NASCO di Aurisina, scoperto casualmente dai carabinieri il 24 febbraio 1972, e contenente armi ed esplosivo. Poiché dai differenti verbali risulterebbe come mancante un chilo e mezzo di esplosivo, il magistrato competente ha ipotiz~ zato che il materiale possa essere stato utilizzato per compiere gravi attentati, con particolare riferimento alla strage di Peteano del 31 maggio 1972. Allo stato degli atti, tuttavia, tale circostanza non risulta confermata.</ref>. La testimonianza del senatore Cossiga, tuttavia, non è la sola a suffragare l’ipotesi che le armi di cui disponevano le forze vicine alla DC provenissero dagli ambienti americani. Con la costituzione dei Comitati Civici di {{Wl|Q3839686|Luigi Gedda}}, infatti, vennero parallelamente attivati numerosi militanti incaricati di distribuire le armi ai civili considerati vicini alle posizioni della Chiesa, della DC e degli americani. Così racconta Vito Talamini, nel 1946 capo squadra alla FIAT di Padova e militante dell’Azione Cattolica: «Voglio ricordare che qualche mese prima dell’attentato a Togliatti fui chiamato da Gui, Lorenzi, Saggin, Riondato e don Piero Costa, assistente diocesano dell’Azione Cattolica. Mi recai dunque presso il Collegio Barbarigo, dopo aver giorni prima preso accordi con i predetti a casa mia circa un servizio speciale e segreto — concernente una serie di trasporti di<noinclude><references/></noinclude> 9r780m2onsw82xdwboadtrxjc5ombf1 Opera:Il battello 112 1026012 3874395 2026-08-20T15:34:28Z Paperoastro 3695 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Opera}} Carme di [[Autore:Gaio Valerio Catullo|Catullo]]. == Edizioni == * {{Testo|Il battello}} * {{Testo|Le poesie di Catullo/4|Carme 4|tipo=tradizionale}} in {{Testo|Le poesie di Catullo}} 3874395 wikitext text/x-wiki {{Opera}} Carme di [[Autore:Gaio Valerio Catullo|Catullo]]. == Edizioni == * {{Testo|Il battello}} * {{Testo|Le poesie di Catullo/4|Carme 4|tipo=tradizionale}} in {{Testo|Le poesie di Catullo}} 0nmdi7m16e8ztwb5mik9lcrqr7qq26e 3874396 3874395 2026-08-20T15:35:36Z Paperoastro 3695 3874396 wikitext text/x-wiki {{Opera}} == Edizioni == * {{Testo|Il battello}} * {{Testo|Le poesie di Catullo/4|Carme 4|tipo=tradizionale}} in {{Testo|Le poesie di Catullo}} 4rl7wy2775kfuxh9kc07nennunyplol Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/15 108 1026013 3874431 2026-08-20T16:31:44Z Giaccai 13220 /* Trascritta */ 3874431 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 81 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>materiale di armamento, ufficialmente da qualificare <<macchine da scrivere» che avrei dovuto effettuare nel giro di più mesi, così come feci. [...] Trasportai così con la mia vettura Lancia Augusta e sempre di sera: bombe a mano nostre «balilla», fucili modello 91, mitra, pistole. Per ogni viaggio trasportavo quattro pacchi che andavo consegnando ai singoli parroci o cappellani. [...] Io attingevo i pacchi dal cortile del Collegio Barbarigo con sede in via Rogati, retto all'epoca da un Monsignore molto quotato. Il Collegio dipendeva dalla curia Vescovile di Padova. [...] Sapevo di operare per conto dei Comitati Civici di Padova, i quali stavano operando un sistema di organizzazione anticomunista»<ref>Sentenza-ordinanza del G.I. di Venezia, dottor C. Mastelloni, pp. 3077-3078.</ref> Proseguendo nella sua deposizione Talamini, afferma trattarsi «di materiale aviolanciato di notte durante la guerra dagli alleati in zona Arcella di Padova, raccolto da frate Stanislao con alcuni giovani e indi convogliato al Collegio». Analogamente, l'ex senatore Uberto Breganze, all'epoca Presidente diocesano dell'Azione Cattolica, così testimonia davanti al giudice istruttore Mastelloni: <<Le armi dei partigiani bianchi furono custodite dagli stessi fino a quando gli organi centrali della DC diedero direttive di consegnarle alle Forze dell'Ordine. Ciò avvenne dopo il 1948, dopo le elezioni. Senz'altro all'uopo intervenne il ministro dell'interno Scelba per il tramite dei Prefetti»<ref>Ibidem, p. 3082.</ref> Erano quindi certamente i c.d. partigiani bianchi a detenere le armi ben oltre la Liberazione. A distanza di tre anni dal 25 aprile 1945, infatti, elementi civili vicini e/o appartenenti alla DC sono ancora in possesso di armi e munizioni, nel caso le elezioni del 18 aprile 1948 non fossero andate nel verso auspicato dagli americani e dal Vaticano. Che questo fosse lo scopo, infatti, è abbondantemente documentato anche negli atti giudiziari cui si fa qui riferimento. Ancora il senatore Breganze, riferisce che «i partigiani avevano conservato delle armi. A Vicenza erano parecchi e l'armamento era custodito nelle case degli stessi partigiani bianchi. Nei giorni immediatamente precedenti al {{Wl|Q632933|18 aprile del 1948}} vi era una grossa preoccupazione per una avanzata eventuale del Fronte Popolare e perciò bisognava illuminare le coscienze sui pericoli della vittoria del Fronte e sull'utilità del successo delle forze democratiche»><ref>Idem.</ref>. È da notare, per inciso, che l'indagine del consigliere Mastelloni origina da una curiosa denuncia sporta nel 1969 dal signor Giuseppe Falcone, ufficiale di fanteria in congedo, il quale affermò che tra gli oggetti sottratti dalla sua abitazione vi era anche un mitra «Beretta» che egli deteneva dal 1948. La denuncia, per sé non particolarmente rilevante, assume importanza, viceversa, per due ordini di motivi. Il primo è la motivazione che<noinclude><references/></noinclude> ef7vbee8ey571t09tfqzkcjddg9tf0d Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/16 108 1026014 3874432 2026-08-20T16:41:59Z Giaccai 13220 /* Trascritta */ 3874432 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 82 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>Falcone adduce per giustificare il possesso del mitra, che si ricollega a quanto ora esposto circa l’armamento in dotazione di militari e civili nel dopoguerra. Così espone Falcone nella sua denuncia: «Nell’anno 1948 in previsione delle elezioni politiche che si presentavano abbastanza difficoltose ebbi incarico, in qualità di comandante di Presidio di Sacile, dal Commando del V Comiliter di Udine, di armare alcuni civili fidati nella zona di Sacile, Vittorio Veneto, Valcellina e limitrofi, di un certo quantitativo di armi. Detti armi anche all’attuale Arcivescovo di Udine – monsignor Zaffonato – allora Vescovo di Vittorio Veneto. Tutta questa zona era sotto il mio controllo diretto. Ad elezioni ultimate – prosegue Falcone – ritirai le armi e le versai alla Sezione Staccata di Artiglieria di Conegliano. Avevo con me e mi serviva nei diversi giri di ispezione un mitra «Beretta» con alcune cartucce. Detto mitra, al quale ero affezionato, ritenni di non versarlo e tenermelo in casa» <ref>Sentenza-ordinanza del G.I. di Venezia, dottor C. Mastelloni, p. 3076.</ref>. Tale ultima affermazione, peraltro, consente di prefigurare ulteriori ipotesi circa l’illegittimo possesso di armi e munizioni da parte di militari e civili per conto di un partito politico, al fine di contrastare la parte avversa. Che un ufficiale di fanteria, si permetta di trattenere fino al 1969 – cioè fino al furto subito – il mitra «Beretta» in dotazione nel 1948, solo perchè vi era «affezionato» appare decisamente poco credibile, e la circostanza potrebbe, viceversa, implicare che i gruppi filoatlantici abbiano continuato a detenere armi ben oltre lo svolgimento – e al di laÁ dell’obiettivo – delle elezioni del 1948. A segnalare, in ogni caso, la rilevanza dell’episodio, contribuisce il rinvenimento di un appunto trasmesso dal ministro della difesa {{Wl|Q1415906|Luigi Gui}} al Capo della Polizia nell’agosto 1969, con il quale vengono riportate le dichiarazioni di Falcone relative al possesso e alla detenzione del mitra nel periodo 1948-1969. Non è possibile in questa sede indagare sulle modalità di trasmissione della notizia, ma appare di tutta evidenza che il transito delle dichiarazioni di Falcone da un’anonima caserma dei carabinieri di Conegliano Veneto (TV) al Ministro della difesa e da questi al Capo della Polizia, non può non essere considerato come un evento eccezionale. A maggiore ragione, se di questa vicenda si interessano i vertici della sicurezza nazionale nell’agosto-settembre del 1969, quando sono già scoppiate le prime bombe dimostrative e mancano solo tre mesi alla strage di piazza Fontana. Che, dunque, nel corso del 1948, in chiara funzione anticomunista – e non certo antisovietica – gli americani si adoperino per far avere ai propri fiduciari armi e munizioni, appare realtà acclarata, come actaerto è il ruolo svolto dal Vaticano nella gestione, attraverso i suoi uomini più fidati, di questi gruppi armati. La costituzione dei Comitati Civici, infatti, rispondeva all’esigenza di poter liberamente operare in campo politico per contrastare un possibile – e, alla luce dei risultati del 1946, probabile Senato della Repubblica - Archivio Storico<noinclude><references/></noinclude> 95l7a8w753y6ic8a2qgyurvo64vqpko 3874433 3874432 2026-08-20T16:42:26Z Giaccai 13220 3874433 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 82 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>Falcone adduce per giustificare il possesso del mitra, che si ricollega a quanto ora esposto circa l’armamento in dotazione di militari e civili nel dopoguerra. 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Tale ultima affermazione, peraltro, consente di prefigurare ulteriori ipotesi circa l’illegittimo possesso di armi e munizioni da parte di militari e civili per conto di un partito politico, al fine di contrastare la parte avversa. Che un ufficiale di fanteria, si permetta di trattenere fino al 1969 – cioè fino al furto subito – il mitra «Beretta» in dotazione nel 1948, solo perchè vi era «affezionato» appare decisamente poco credibile, e la circostanza potrebbe, viceversa, implicare che i gruppi filoatlantici abbiano continuato a detenere armi ben oltre lo svolgimento – e al di laÁ dell’obiettivo – delle elezioni del 1948. A segnalare, in ogni caso, la rilevanza dell’episodio, contribuisce il rinvenimento di un appunto trasmesso dal ministro della difesa {{Wl|Q1415906|Luigi Gui}} al Capo della Polizia nell’agosto 1969, con il quale vengono riportate le dichiarazioni di Falcone relative al possesso e alla detenzione del mitra nel periodo 1948-1969. 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Con il sistematico adeguamento dei propri strumenti alla realtà, il Vaticano dispone così la creazione di strutture «politiche», nominalmente differenti dall’Azione Cattolica, ma in tutto e per tutto coincidenti, tanto che «fu lo stesso Vaticano a sostenere le spese per la nuova organizzazione e per la conseguente propaganda [...] delegando sostanzialmente i vescovi per la nomina dei singoli presidenti dei Comitati civici diocesani»<ref>Dichiarazioni di L. Gedda al G.I. Mastelloni, ''ibidem'', p. 3079.</ref>. ''L’organizzazione «O» e l’Armata italiana della libertaÁ (AIL)'' Questa attività, però, sembra potersi definire sostanzialmente collaterale a quella primaria, posta in essere direttamente dagli Stati Uniti. È sulla base di precise direttive del ''National Security Council'', infatti, che le strutture filoatlantiche si muovono sul fronte italiano. La campagna elettorale del ’48 viene impostata sulla scorta delle indicazioni di questo organismo (i cui documenti sono raccolti nel ''Foreign Relations of the United States''), che a quaranta giorni dalle elezioni così si esprime per giustificare il proprio impegno in Italia: «La dimostrazione di una ferma opposizione degli Stati Uniti al comunismo e la garanzia di un effettivo sostegno degli Stati Uniti potrebbe incoraggiare gli elementi non comunisti in Italia a fare un ultimo vigoroso sforzo anche a rischio di una guerra civile, per prevenire il consolidarsi di un controllo comunista». E proprio per scongiurare il pericolo adombrato, in un successivo punto si dispone di «fornire ai clandestini anticomunisti assistenza finanziaria e militare». 18 Tutto ciò, sulla scorta del principio secondo cui il PCI non aveva legittimità alcuna a governare il paese, anche quando questo fosse accaduto per il tramite di una regolare vittoria elettorale. La direttiva NSC 1/3 dell’8 marzo 1948, da questo punto di vista, è illuminante, in quanto viene reso esplicito che gli «interessi degli Stati Uniti nell’area del Mediterraneo, relativi ai problemi di sicurezza, risultano seriamente minacciati dalla possibilità che il Fronte Popolare, dominato da comunisti, ottenga una partecipazione al Governo attraverso le elezioni nazionali [...]». È quindi necessario, secondo Washington, «nel caso in cui i comunisti italiani dovessero riuscire ad ottenere la guida del governo attraverso sistemi legali, [...] prendere delle misure immediate, compreso ciascun tipo di misura coercitiva, per realizzare una mobilitazione limitata, [...] fornire assistenza militare e finanziaria alla base anticomunista»<ref>NSC 1/3 dell’8 marzo 1948. (Il corsivo eÁ nostro).</ref>. È noto come le elezioni del 1948 videro trionfare la Democrazia Cristiana, ma il timore degli USA doveva essere tale che lo scampato peri-<noinclude><references/></noinclude> gk7g19dfber9ckn6it3cpv48hiuv30v 3874439 3874437 2026-08-20T16:55:24Z Giaccai 13220 3874439 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 83 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>— successo del {{Wl|Q2246167|Fronte Popolare delle sinistre}}. L’impedimento, per gli uomini di Pio XII, risiedeva nelle disposizioni del Concordato del 1929 che, tassativamente, precludevano all’Azione Cattolica la possibilità di svolgere attività e propaganda in favore dei partiti politici. 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La campagna elettorale del ’48 viene impostata sulla scorta delle indicazioni di questo organismo (i cui documenti sono raccolti nel ''Foreign Relations of the United States''), che a quaranta giorni dalle elezioni così si esprime per giustificare il proprio impegno in Italia: «La dimostrazione di una ferma opposizione degli Stati Uniti al comunismo e la garanzia di un effettivo sostegno degli Stati Uniti potrebbe incoraggiare gli elementi non comunisti in Italia a fare un ultimo vigoroso sforzo anche a rischio di una guerra civile, per prevenire il consolidarsi di un controllo comunista». E proprio per scongiurare il pericolo adombrato, in un successivo punto si dispone di «fornire ai clandestini anticomunisti assistenza finanziaria e militare». 18 Tutto ciò, sulla scorta del principio secondo cui il PCI non aveva legittimità alcuna a governare il paese, anche quando questo fosse accaduto per il tramite di una regolare vittoria elettorale. 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La «O» prende il nome, ereditandone uomini e organizzazione, dalla formazione partigiana Osoppo, sciolta nel giugno 1945, ma ricostituita sei mesi dopo, asseritamente per tutelare i confini a fronte di episodi di violenza alla frontiera con la Jugoslavia. Secondo la Relazione sull’organizzazione «O», redatta dal V Comando militare territoriale – Ufficio monografie – (14 dicembre 1954) già due mesi dopo la struttura può contare su 2130 uomini e creare al suo interno un «servizio informazioni, con compiti informativi interni e d’oltre confine» 20. Ridenominata Volontari Difesa Confini Italiani VIII, l’organizzazione viene incaricata dal Comando della divisione Mantova di «preparare uno studio per l’impiego dei volontari nella protezione di opere, impianti e comunicazioni in caso di grave perturbazione dell’ordine pubblico» 21. CosõÁ, quella che era una formazione partigiana ± non inserita nel circuito delle formazioni comuniste ± diventa in breve, prima una struttura di supporto dell’esercito per il controllo delle zone di confine, poi una vera e propria organizzazione clandestina «costituita da elementi sui quali si poteva fare sicuro affidamento» 22. L’affidamento, per paradossale che possa apparire, sembra peroÁ configurarsi come un espresso rifiuto della legittimitaÁ della Repubblica nata il 2 giugno 1946, tanto che il signor Amelio Cuzzi, pur essendosi rifiutato di prestare giuramento di fedeltaÁ alla Repubblica, e per questo congedato dall’Esercito, venne contattato dal colonnello Olivieri per far parte dell’organizzazione. EÁ con queste persone che le componenti filoatlantiche delle Forze Armate italiane ± certo prevalenti sulle altre ± prestano il loro contributo alla ricostruzione del paese dopo la rovina della guerra. L’organizzazione, nel corso degli anni, assume connotati sempre piùÁ definiti in senso clandestino e occulto. Il 6 aprile del 1950, sulla base di direttive dello Stato Maggiore dell’Esercito, il corpo dei Volontari per la Difesa dei Confini Italiani VIII viene trasformato in una organizzazione militare segreta alla quale fu data la denominazione di «Organizzazione O». Era costituita, a quella data, da 256 ufficiali, 496 sottufficiali, 5728 uomini di truppa, al comando del colonnello Luigi Olivieri. Alla fine del 1956, l’organizzazione viene poi trasformata nella «Stella Alpina» che saraÁ una delle cinque articolazioni di Gladio. Lungi dall’essere una banale organizzazione di reduci o ex partigiani, la «O» rivestiraÁ un ruolo fondamentale in questa strategia, com’eÁ chiaramente dimostrato dalla sua dipendenza diretta dal Presidente del Consiglio, perlomeno nel periodo 1949-1950, ed avvalorato ulteriormente dalÐÐÐÐÐÐÐÐ 20 L’Ufficio Monografie del V Comando Militare Territoriale (COMILITER) eÁ stato per anni il nome di copertura dell’ufficio all’interno dell’Arcivescovado di Udine dove erano conservati documenti e divise della organizzazione «Osoppo». 21 Idem. 22 Idem. Senato della Repubblica - Archivio Storico<noinclude><references/></noinclude> 0203xi7fkl45jev7cgjdviz1ktix0uj 3874451 3874441 2026-08-20T17:16:12Z Giaccai 13220 3874451 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 84 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>colo li indusse a rafforzare il sistema di «difesa» sperimentato in quella occasione. L’organizzazione «O», da questo punto di vista, è la progenitrice di quella complessa struttura – non ancora del tutto disvelata – che va sotto il nome di Gladio (S/B). La «O» prende il nome, ereditandone uomini e organizzazione, dalla formazione partigiana Osoppo, sciolta nel giugno 1945, ma ricostituita sei mesi dopo, asseritamente per tutelare i confini a fronte di episodi di violenza alla frontiera con la Jugoslavia. Secondo la Relazione sull’organizzazione «O», redatta dal V Comando militare territoriale – Ufficio monografie – (14 dicembre 1954) già due mesi dopo la struttura può contare su 2130 uomini e creare al suo interno un «servizio informazioni, con ''compiti informativi interni'' e d’oltre confine»<ref>L’Ufficio Monografie del V Comando Militare Territoriale (COMILITER) è stato per anni il nome di copertura dell’ufficio all’interno dell’Arcivescovado di Udine dove erano conservati documenti e divise della organizzazione «Osoppo».</ref>. Ridenominata Volontari Difesa Confini Italiani VIII, l’organizzazione viene incaricata dal Comando della divisione Mantova di «preparare uno studio per l’impiego dei volontari nella protezione di opere, impianti e comunicazioni in caso di grave perturbazione dell’ordine pubblico»<ref>Idem.</ref>. Così, quella che era una formazione partigiana ― non inserita nel circuito delle formazioni comuniste ― diventa in breve, prima una struttura di supporto dell’esercito per il controllo delle zone di confine, poi una vera e propria organizzazione clandestina «costituita da elementi sui quali si poteva fare sicuro affidamento» <ref>Idem.</ref>. L’affidamento, per paradossale che possa apparire, sembra però configurarsi come un espresso rifiuto della legittimità della Repubblica nata il 2 giugno 1946, tanto che il signor Amelio Cuzzi, pur essendosi rifiutato di prestare giuramento di fedeltà alla Repubblica, e per questo congedato dall’Esercito, venne contattato dal colonnello Olivieri per far parte dell’organizzazione. È con queste persone che le componenti filoatlantiche delle Forze Armate italiane ― certo prevalenti sulle altre ― prestano il loro contributo alla ricostruzione del paese dopo la rovina della guerra. L’organizzazione, nel corso degli anni, assume connotati sempre più definiti in senso clandestino e occulto. Il 6 aprile del 1950, sulla base di direttive dello Stato Maggiore dell’Esercito, il corpo dei Volontari per la Difesa dei Confini Italiani VIII viene trasformato in una organizzazione militare segreta alla quale fu data la denominazione di «Organizzazione O». Era costituita, a quella data, da 256 ufficiali, 496 sottufficiali, 5728 uomini di truppa, al comando del colonnello Luigi Olivieri. Alla fine del 1956, l’organizzazione viene poi trasformata nella «Stella Alpina» che sarà una delle cinque articolazioni di Gladio. 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La «O» prende il nome, ereditandone uomini e organizzazione, dalla formazione partigiana Osoppo, sciolta nel giugno 1945, ma ricostituita sei mesi dopo, asseritamente per tutelare i confini a fronte di episodi di violenza alla frontiera con la Jugoslavia. Secondo la Relazione sull’organizzazione «O», redatta dal V Comando militare territoriale – Ufficio monografie – (14 dicembre 1954) già due mesi dopo la struttura può contare su 2130 uomini e creare al suo interno un «servizio informazioni, con ''compiti informativi interni'' e d’oltre confine»<ref>L’Ufficio Monografie del V Comando Militare Territoriale (COMILITER) è stato per anni il nome di copertura dell’ufficio all’interno dell’Arcivescovado di Udine dove erano conservati documenti e divise della organizzazione «Osoppo».</ref>. Ridenominata Volontari Difesa Confini Italiani VIII, l’organizzazione viene incaricata dal Comando della divisione Mantova di «preparare uno studio per l’impiego dei volontari nella protezione di opere, impianti e comunicazioni in caso di grave perturbazione dell’ordine pubblico»<ref>Idem.</ref>. Così, quella che era una formazione partigiana ― non inserita nel circuito delle formazioni comuniste ― diventa in breve, prima una struttura di supporto dell’esercito per il controllo delle zone di confine, poi una vera e propria organizzazione clandestina «costituita da elementi sui quali si poteva fare sicuro affidamento» <ref>Idem.</ref>. L’affidamento, per paradossale che possa apparire, sembra però configurarsi come un espresso rifiuto della legittimità della Repubblica nata il 2 giugno 1946, tanto che il signor Amelio Cuzzi, pur essendosi rifiutato di prestare giuramento di fedeltà alla Repubblica, e per questo congedato dall’Esercito, venne contattato dal colonnello Olivieri per far parte dell’organizzazione. È con queste persone che le componenti filoatlantiche delle Forze Armate italiane ― certo prevalenti sulle altre ― prestano il loro contributo alla ricostruzione del paese dopo la rovina della guerra. L’organizzazione, nel corso degli anni, assume connotati sempre più definiti in senso clandestino e occulto. Il 6 aprile del 1950, sulla base di direttive dello Stato Maggiore dell’Esercito, il corpo dei Volontari per la Difesa dei Confini Italiani VIII viene trasformato in una organizzazione militare segreta alla quale fu data la denominazione di «Organizzazione O». Era costituita, a quella data, da 256 ufficiali, 496 sottufficiali, 5728 uomini di truppa, al comando del colonnello Luigi Olivieri. Alla fine del 1956, l’organizzazione viene poi trasformata nella «Stella Alpina» che sarà una delle cinque articolazioni di Gladio. Lungi dall’essere una banale organizzazione di reduci o ex partigiani, la «O» rivestirà un ruolo fondamentale in questa strategia, com’è chiaramente dimostrato dalla sua dipendenza diretta dal Presidente del Consiglio, perlomeno nel periodo 1949-1950, ed avvalorato ulteriormente<noinclude><references/></noinclude> p2jkoots0u3tu4cje22i0r4ggfmd16x Il Libro dei Re/I re Sassanidi/9/XXIII 0 1026017 3874456 2026-08-20T17:19:06Z Alex brollo 1615 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3874456 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=20 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|9]] - XXIII. - Fuga di Behrâm|prec=../XXII|succ=../XXIV}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu" from="161" to="166" fromsection="s2" tosection="s1" /> 3x2izmijvu9uree6u7n38pot0219vms Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/19 108 1026018 3874461 2026-08-20T17:26:52Z Giaccai 13220 /* Trascritta */ 3874461 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 85 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>l'interesse che gli Stati Uniti manifestano nel 1958 per un suo presunto (temuto) scioglimento. A rassicurare il dominus penseranno i vertici dei nostri Servizi, con un appunto del 26 marzo 1958 dal titolo «<Risposta ai quesiti del Servizio americano riguardanti il programma S/B». È bene riportare l'intero passaggio della risposta, per valutarne poi la reale portata. Scrivono, dunque, i nostri Servizi: <<Il Servizio italiano ha sempre considerato che sarebbe stato un errore lasciare cadere nel nulla tali idealità e propositi [degli aderenti alla "O"] (che sarebbero altrimenti andati delusi e perduti) e, perciò, quando a fine 1956 lo Stato Maggiore dell'Esercito disponeva lo scioglimento della "Osoppo", il Servizio italiano prendeva a suo carico l'organizzazione e ne decideva la conservazione e la ricostituzione. Le nuove basi per la ricostituzione dell'organizzazione datano dal 10 ottobre 1957, quando esse venivano così precisate: ― denominazione: Stella Alpina ― compiti: in tempo di pace: controllo e neutralizzazione dell'attività slavo-comunista ― in caso di conflitto e o insurrezione interna: antiguerriglia e antisabotaggio [...] <ref>Ibidem, p. 20.</ref>. A tali compiti, l'organizzazione «O»> si preparava forte di <<32 mortai da 81, 23 mortai da 45, 204 mitragliatrici, 351 fucili mitragliatori, 820 moschetti automatici, 3.416 fucili, 371 fucili esteri»><ref>Ibid. p. 24</ref>. . È da notare, peraltro, che la disponibilità di quasi 400 fucili di provenienza straniera, poteva giustificarsi solo con la clandestinità che caratterizzava la struttura. Parallelamente alla trasformazione della Osoppo, i vertici istituzionali del paese predispongono un piano/rete clandestino da attivare in caso di tentativi insurrezionali del PCI. È lo stesso ministro dell'interno Scelba a rivelarlo in una intervista, dichiarando che «già nei primi mesi del 1948 era stata messa a punto una infrastruttura capace di far fronte a un tentativo insurrezionale comunista. L'intero paese era stato diviso in una serie di grosse circoscrizioni, ognuna delle quali comprendeva varie province, e alla loro testa era stato designato in maniera riservata [...] una specie di prefetto regionale[...]. I superprefetti da me designati avrebbero assunto gli interi poteri dello Stato sapendo esattamente, in base ad un piano prestabilito, che cosa fare»<ref>A. Gambino, «Storia dell'Italia nel dopoguerra», Bari, 1975, pp. 473-4.</ref> Probabilmente in relazione con questo piano è la costituzione dell'Armata italiana della libertà (AIL) del luglio 1947, fondata dal colonnello Ettore Musco, già Capo di Stato Maggiore alla data dell'armistizio, designato dagli alleati come capo dei Servizi italiani, e dal 1952 al vertice del SIFAR. Secondo Faenza e Fini<ref>R. Faenza e M. Fini, op. cit., pp. 264-265.</ref>, in realtà il vero capo dell'AIL era il ge-<noinclude><references/></noinclude> 11jvqg8dnwewanlf6z8kuhn6et5l7k1 Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/20 108 1026019 3874466 2026-08-20T18:18:26Z Giaccai 13220 /* Trascritta */ 3874466 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 86 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>nerale Sorice, ministro della guerra durante il governo Badoglio, ma è importante notare come il colonnello Musco sia anche il responsabile di quel <<piano X>>, di cui abbiamo detto più sopra, che rappresenta l'esordio del- l'ingerenza «<armata» degli USA in Italia. Secondo il reverendo Frank Gigliotti, massone statunitense e collaboratore dei Servizi americani, proprio durante quel periodo «ci sono in Italia cinquanta generali che si stanno organizzando per un colpo di Stato. Sono tutti anticomunisti e sono pronti a tutto»<ref>Documento n. 86500/7 - 747 del 23 ottobre 1947, in R. Faenza e M. Fini, op. cit., p. 265 n.</ref>. Non sembra, quindi, priva di fondamento l'ipotesi che almeno una parte dell'Armata italiana della libertà coincida, in realtà, con la strut- tura predisposta dal Viminale per sostituire i prefetti con uomini di sicura appartenenza atlantica. Che il riferimento dell'AIL fossero i Servizi americani è peraltro di- mostrato, inequivocabilmente, dal fatto che tre mesi dopo la sua costitu- zione, il colonnello Musco deposita presso l'ambasciata USA di via Ve- neto l'elenco dello Stato Maggiore dell'organizzazione (in realtà, nei do- cumenti americani il vertice dell'organizzazione viene denominato <<Comi- tato Centrale»>, ed è possibile ipotizzare che il riferimento fosse proprio alla più tipica delle articolazioni dei partiti comunisti). È questa una prassi - che si ripeterà quando verrà consegnato all'ambasciata statunitense un elenco degli appartenenti alla loggia P2 - che denota un indissolubile le- game tra l'AIL e i rappresentanti di Washington in Italia, e probabilmente anche tra questi ultimi e il piano elaborato dal ministro Scelba. D'altra parte, che i responsabili dei ministeri chiave per la politica filoatlantica dell'Italia fossero in stretto collegamento con gli apparati USA è dato ormai acquisito, e ciò che preme evidenziare in questa sede sono, in realtà, le eventuali distorsioni che questo rapporto ha creato nella regolare attività politica e istituzionale del nostro paese. E una distorsione si ha certamente quando «attraverso contatti con prefetture e servizi segreti, il dipartimento dell'Esercito si preoccupa di sorvegliare personalità comuniste e socialiste» e i loro spostamenti in Italia e all'estero<ref>R. Gatti, Rimanga tra noi, p. 28. </ref>. Che comunisti e socialisti fossero discriminati, e possibilmente espulsi dalla pubblica amministrazione, lo ha raccontato anche il senatore Cossiga<ref>«Abbiamo pesantemente discriminato i comunisti, mi limito a dire discriminati, ma è vero che talvolta li abbiamo perseguitati: li abbiamo licenziati, li abbiamo controllati». Audiz. cit., p. 1131.</ref> ma appare evidente come il controllo degli spostamenti di parlamentari ed esponenti politici all'interno del loro paese non può non rappresentare una palese violazione dei diritti e delle prerogative sancite dalla nostra Costituzione. Ciò che appare grave, in ogni caso, è che le mine poste alle fondamenta della democrazia italiana vengono collocate dagli americani in totale accordo - se non su richiesta - proprio del governo italiano. Che questa fosse una necessità dettata dalla posizione filosovietica della sinistra italiana, trova peraltro la sua più clamorosa smentita proprio<noinclude><references/></noinclude> idzfzmh4guesejub4buq4d0g1ps1hno 3874514 3874466 2026-08-21T04:48:08Z Giaccai 13220 3874514 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 86 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>nerale Sorice, ministro della guerra durante il governo Badoglio, ma è importante notare come il colonnello Musco sia anche il responsabile di quel <<piano X>>, di cui abbiamo detto più sopra, che rappresenta l'esordio dell'ingerenza «<armata» degli USA in Italia. Secondo il reverendo Frank Gigliotti, massone statunitense e collaboratore dei Servizi americani, proprio durante quel periodo «ci sono in Italia cinquanta generali che si stanno organizzando per un colpo di Stato. Sono tutti anticomunisti e sono pronti a tutto»<ref>Documento n. 86500/7 - 747 del 23 ottobre 1947, in R. Faenza e M. Fini, op. cit., p. 265 n.</ref>. Non sembra, quindi, priva di fondamento l'ipotesi che almeno una parte dell'Armata italiana della libertà coincida, in realtà, con la struttura predisposta dal {{Wl|Q1575872|Viminale}} per sostituire i prefetti con uomini di sicura appartenenza atlantica. Che il riferimento dell'AIL fossero i Servizi americani è peraltro dimostrato, inequivocabilmente, dal fatto che tre mesi dopo la sua costituzione, il colonnello Musco deposita presso l'ambasciata USA di via Veneto l'elenco dello Stato Maggiore dell'organizzazione (in realtà, nei documenti americani il vertice dell'organizzazione viene denominato <<Comitato Centrale»>, ed è possibile ipotizzare che il riferimento fosse proprio alla più tipica delle articolazioni dei partiti comunisti). È questa una prassi - che si ripeterà quando verrà consegnato all'ambasciata statunitense un elenco degli appartenenti alla loggia P2 - che denota un indissolubile legame tra l'AIL e i rappresentanti di Washington in Italia, e probabilmente anche tra questi ultimi e il piano elaborato dal ministro Scelba. D'altra parte, che i responsabili dei ministeri chiave per la politica filoatlantica dell'Italia fossero in stretto collegamento con gli apparati USA è dato ormai acquisito, e ciò che preme evidenziare in questa sede sono, in realtà, le eventuali distorsioni che questo rapporto ha creato nella regolare attività politica e istituzionale del nostro paese. E una distorsione si ha certamente quando «attraverso contatti con prefetture e servizi segreti, il dipartimento dell'Esercito si preoccupa di sorvegliare personalità comuniste e socialiste» e i loro spostamenti in Italia e all'estero<ref>R. Gatti, Rimanga tra noi, p. 28. </ref>. Che comunisti e socialisti fossero discriminati, e possibilmente espulsi dalla pubblica amministrazione, lo ha raccontato anche il senatore Cossiga<ref>«Abbiamo pesantemente discriminato i comunisti, mi limito a dire discriminati, ma è vero che talvolta li abbiamo perseguitati: li abbiamo licenziati, li abbiamo controllati». Audiz. cit., p. 1131.</ref> ma appare evidente come il controllo degli spostamenti di parlamentari ed esponenti politici all'interno del loro paese non può non rappresentare una palese violazione dei diritti e delle prerogative sancite dalla nostra Costituzione. Ciò che appare grave, in ogni caso, è che le mine poste alle fondamenta della democrazia italiana vengono collocate dagli americani in totale accordo - se non su richiesta - proprio del governo italiano. Che questa fosse una necessità dettata dalla posizione filosovietica della sinistra italiana, trova peraltro la sua più clamorosa smentita proprio<noinclude><references/></noinclude> fy4ozcb3hgyxmazysvhuohomlr5386m Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/21 108 1026020 3874467 2026-08-20T18:20:26Z Giaccai 13220 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: nei documenti americani. Una lettera del 13 febbraio 1952 al Dipartimento di Stato riferisce che «il Partito comunista [...] prepara un’organizzazione segreta nell’eventualitaÁ che sia messo fuori legge. Due tipi di comitati sono stati formati: uno di natura politica e l’altro di natura paramilitare per l’organizzazione di formazioni partigiane e la preparazione della guerriglia»<ref>Gatti, op. cit., p. 29.</ref>. Con ci... 3874467 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 87 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>nei documenti americani. Una lettera del 13 febbraio 1952 al Dipartimento di Stato riferisce che «il Partito comunista [...] prepara un’organizzazione segreta nell’eventualitaÁ che sia messo fuori legge. Due tipi di comitati sono stati formati: uno di natura politica e l’altro di natura paramilitare per l’organizzazione di formazioni partigiane e la preparazione della guerriglia»<ref>Gatti, op. cit., p. 29.</ref>. Con cioÁ si puoÁ probabilmente porre fine alla famosa tesi della pericolositaÁ del PCI, e del suo ruolo di quinta colonna sovietica all’interno del blocco NATO. Ancora nel 1952, il PCI «prepara un’organizzazione segreta» e non dispone, quindi, di alcuna struttura di questo genere; inoltre, stando alla fonte statunitense, la struttura servirebbe ai comunisti nell’eventualitaÁ di essere messi fuori legge, e non ha, pertanto, alcuna caratteristica offensiva, neppure in relazione ai canoni della guerra fredda. Piuttosto, rivelandosi sempre piùÁ evidente l’ingerenza americana negli affari interni del nostro paese, il PCI inizia a organizzarsi nella sciagurata ipotesi che possano prevalere i settori piùÁ duri dell’amministrazione americana, decisi a tutto pur di impedire alla sinistra qualunque avvicinamento alla stanza dei bottoni. Ma eÁ proprio questa la strategia della Casa Bianca. Inventare il nemico, aumentarne sproporzionatamente il pericolo e le capacitaÁ, intervenire per spezzarne le velleitaÁ. Che questo pericolo non esista realmente, non eÁ preoccupazione americana, e sembra quasi che questo ruolo «creativo» sia affidato al governo italiano, sempre secondo procedure sperimentate e uomini di sicura affidabilitaÁ. EÁ, in buona sostanza, il semplice meccanismo della strategia della tensione: creare i presupposti, falsificandoli, per legittimare la reazione. Negli anni ’50, in attesa di «tempi migliori», l’oltranzismo atlantico si esercita e arma le proprie strutture e i propri uomini. Torneranno utili quando, dalla fase teorica e preparativa, si passeraÁ a quella operativa, inizieranno gli scontri preorganizzati tra lavoratori e Forze dell’ordine con l’ausilio dei provocatori, si infiltreranno uomini dello Stato nelle organizzazioni eversive con il compito di accelerarne la deriva in funzione reazionaria, e scoppieranno infine le prime bombe. L’Ufficio REI del SIFAR, «Pace e LibertaÁ» e l’attivitaÁ di Edgardo Sogno Per adesso, agli anticomunisti saraÁ sufficiente mantenere alta l’attenzione e cercare di sfruttare la disponibilitaÁ americana verso tutto cioÁ che possa costituire un argine, purchessia, all’ipotesi di un governo comunista. Ed eÁ utile, a tal fine, anche la strana associazione creata da Edgardo Sogno. A coltivare il contatto con «Pace e LibertaÁ» eÁ una struttura, creata all’interno del SIFAR all’inizio degli anni ’50, l’Ufficio Relazioni Economiche e Industriali (Ufficio REI), gestito per anni dal maggiore Rocca. A costui, nonostante il suo rifiuto di prestare giuramento alla Repubblica, ÐÐÐÐÐÐÐÐ 30 R. Senato della Repubblica - Archivio Storico<noinclude><references/></noinclude> ote760p1b8gsaela7trks4k1gy1yrjy 3874468 3874467 2026-08-20T18:47:49Z Giaccai 13220 /* Trascritta */ 3874468 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 87 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>nei documenti americani. Una lettera del 13 febbraio 1952 al Dipartimento di Stato riferisce che «il Partito comunista [...] prepara un’organizzazione segreta nell’eventualità che sia messo fuori legge. Due tipi di comitati sono stati formati: uno di natura politica e l’altro di natura paramilitare per l’organizzazione di formazioni partigiane e la preparazione della guerriglia»<ref>Gatti, op. cit., p. 29.</ref>. Con ciò si può probabilmente porre fine alla famosa tesi della pericolosità del PCI, e del suo ruolo di quinta colonna sovietica all’interno del blocco NATO. Ancora nel 1952, il PCI «prepara un’organizzazione segreta» e non dispone, quindi, di alcuna struttura di questo genere; inoltre, stando alla fonte statunitense, la struttura servirebbe ai comunisti nell’eventualità di essere messi fuori legge, e non ha, pertanto, alcuna caratteristica offensiva, neppure in relazione ai canoni della guerra fredda. Piuttosto, rivelandosi sempre più evidente l’ingerenza americana negli affari interni del nostro paese, il PCI inizia a organizzarsi nella sciagurata ipotesi che possano prevalere i settori più duri dell’amministrazione americana, decisi a tutto pur di impedire alla sinistra qualunque avvicinamento alla stanza dei bottoni. Ma è proprio questa la strategia della Casa Bianca. Inventare il nemico, aumentarne sproporzionatamente il pericolo e le capacità, intervenire per spezzarne le velleità. Che questo pericolo non esista realmente, non è preoccupazione americana, e sembra quasi che questo ruolo «creativo» sia affidato al governo italiano, sempre secondo procedure sperimentate e uomini di sicura affidabilità. È in buona sostanza, il semplice meccanismo della strategia della tensione: creare i presupposti, falsificandoli, per legittimare la reazione. Negli anni ’50, in attesa di «tempi migliori», l’oltranzismo atlantico si esercita e arma le proprie strutture e i propri uomini. Torneranno utili quando, dalla fase teorica e preparativa, si passerà a quella operativa, inizieranno gli scontri preorganizzati tra lavoratori e Forze dell’ordine con l’ausilio dei provocatori, si infiltreranno uomini dello Stato nelle organizzazioni eversive con il compito di accelerarne la deriva in funzione reazionaria, e scoppieranno infine le prime bombe. ''L’Ufficio REI del SIFAR, «Pace e Libertà» e l’attività di Edgardo Sogno'' Per adesso, agli anticomunisti sarà sufficiente mantenere alta l’attenzione e cercare di sfruttare la disponibilità americana verso tutto ciò che possa costituire un argine, purchessia, all’ipotesi di un governo comunista. Ed è utile, a tal fine, anche la strana associazione creata da {{Wl|Q3719100|Edgardo Sogno}}. A coltivare il contatto con «Pace e Libertà» è una struttura, creata all’interno del SIFAR all’inizio degli anni ’50, l’Ufficio Relazioni Economiche e Industriali (Ufficio REI), gestito per anni dal maggiore Rocca. A costui, nonostante il suo rifiuto di prestare giuramento alla Repubblica,<noinclude><references/></noinclude> e82dgepc3a8pzmzvb5o7x8zjk7xcc8o Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/22 108 1026021 3874469 2026-08-20T18:53:08Z Giaccai 13220 /* Trascritta */ 3874469 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 88 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>non solo fu affidato l’importante settore del controspionaggio industriale e del controllo dell’esportazione di armamenti e materiale strategico, ma fu consentito, altresì, di impiantare all’interno dell’Ufficio una particolare Sezione «Viaggiatori legali», con il compito di raccogliere notizie e dati in funzione anticomunista. Tra le fonti che dovette ritenere di valore, Rocca perviene all’inizio del 1954 al contatto con gli uomini di «Pace e Libertà», che un appunto del Capo del SIFAR segnala come organizzazione «secondo alcune voci» «finanziata con fondi della NATO, secondo altri da una potenza straniera che potrebbe essere l’Inghilterra» <ref>Sentenza-ordinanza del G.I. di Venezia, dottor C. Mastelloni, p. 1318.</ref>. In ogni caso, nel medesimo appunto si fa riferimento alla circostanza che l’organizzazione «sarebbe in possesso di schedari contemplanti i nominativi di tutti gli aderenti al PCI», ed eÁ, molto probabilmente, per questo che il Capo del Servizio, generale Ettore Musco, in un appunto del giugno 1954 annota di averne «parlato con il Signor Ministro. Egli eÁ favorevole ad uno "oculatissimo" appoggio. Per i materiali degli archivi daroÁ direttive verbali»<ref>Ibidem, p. 1319.</ref>. Dunque l’attivitaÁ anticomunista di Sogno eÁ ben conosciuta dai vertici dei Servizi, e ± stando agli stessi ± anche dalle piùÁ alte cariche istituzionali del paese. In un appunto di poco precedente, infatti, viene riportato il contenuto di un colloquio con Edgardo Sogno, «le cui iniziative avrebbero riscosso l’adesione e l’appoggio del Presidente del Consiglio Scelba, [...] del ministro Taviani, del Ministro degli esteri.» Ma a dimostrazione che le iniziative di «Pace e LibertaÁ» non sono svincolate da precise indicazioni di carattere internazionale, l’autore dell’appunto riferisce che «Sogno avrebbe fatto istituire agli Esteri (egli eÁ diplomatico di carriera) un Ufficio per il coordinamento della guerra psicologica da lui diretto»<ref>''Idem.''<(ref>. La conferma di quest’ultimo importante dato, emergerà molti anni dopo da una lettera che lo stesso Sogno rivolge all’allora ministro degli affari esteri Aldo Moro, nella quale l’ex partigiano lamenta il suo mancato avanzamento di carriera. Egli sa bene, infatti, che la mancata progressione nei ruoli della Farnesina, eÁ dovuta al suo temporaneo distacco presso il Ministero dell’interno, quando, «nel luglio del 1953, per iniziativa della Presidenza del Consiglio (Governo Scelba) mi veniva nuovamente proposto un incarico di carattere eccezionale e riservato (organizzazione della difesa psicologica delle istituzioni democratiche), in ripresa di un’operazione avviata nel 1948 per iniziativa del ministro Sforza nel quadro delle attivitaÁ svolte in base al Piano Marshall». Merita riportare il successivo brano della lettera a Moro, esplicativo del progetto gestito da Sogno, per poi trarne alcune considerazioni: «L’azione svolta per il tramite del Comitato da me organizzato ebbe tre fasi principali: in un periodo (fino all’ottobre 1954) essa si concretoÁ nella realizzazione del progetto che gli onorevoli De Gasperi e Pella<noinclude><references/></noinclude> dux08t3wxnapd9btc95571vowr0xbk6 3874475 3874469 2026-08-20T19:01:36Z Giaccai 13220 3874475 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 88 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>non solo fu affidato l’importante settore del controspionaggio industriale e del controllo dell’esportazione di armamenti e materiale strategico, ma fu consentito, altresì, di impiantare all’interno dell’Ufficio una particolare Sezione «Viaggiatori legali», con il compito di raccogliere notizie e dati in funzione anticomunista. Tra le fonti che dovette ritenere di valore, Rocca perviene all’inizio del 1954 al contatto con gli uomini di «Pace e Libertà», che un appunto del Capo del SIFAR segnala come organizzazione «secondo alcune voci» «finanziata con fondi della NATO, secondo altri da una potenza straniera che potrebbe essere l’Inghilterra» <ref>Sentenza-ordinanza del G.I. di Venezia, dottor C. Mastelloni, p. 1318.</ref>. In ogni caso, nel medesimo appunto si fa riferimento alla circostanza che l’organizzazione «sarebbe in possesso di schedari contemplanti i nominativi di tutti gli aderenti al PCI», ed è molto probabilmente, per questo che il Capo del Servizio, generale Ettore Musco, in un appunto del giugno 1954 annota di averne «parlato con il Signor Ministro. Egli è favorevole ad uno "oculatissimo" appoggio. Per i materiali degli archivi darà direttive verbali»<ref>Ibidem, p. 1319.</ref>. Dunque l’attività anticomunista di Sogno è ben conosciuta dai vertici dei Servizi, e – stando agli stessi – anche dalle più alte cariche istituzionali del paese. In un appunto di poco precedente, infatti, viene riportato il contenuto di un colloquio con Edgardo Sogno, «le cui iniziative avrebbero riscosso l’adesione e l’appoggio del Presidente del Consiglio {{Wl|Q3773943|Scelba}}, [...] del ministro {{Wl|Q1379277|Taviani}}, del Ministro degli esteri.» Ma a dimostrazione che le iniziative di «Pace e Libertà» non sono svincolate da precise indicazioni di carattere internazionale, l’autore dell’appunto riferisce che «Sogno avrebbe fatto istituire agli Esteri (egli è diplomatico di carriera) un Ufficio per il coordinamento della guerra psicologica da lui diretto»<ref>''Idem.''<(ref>. La conferma di quest’ultimo importante dato, emergerà molti anni dopo da una lettera che lo stesso Sogno rivolge all’allora ministro degli affari esteri {{Wl|Q171834|Aldo Moro}}, nella quale l’ex partigiano lamenta il suo mancato avanzamento di carriera. Egli sa bene, infatti, che la mancata progressione nei ruoli della Farnesina, è dovuta al suo temporaneo distacco presso il Ministero dell’interno, quando, «nel luglio del 1953, per iniziativa della Presidenza del Consiglio (Governo Scelba) mi veniva nuovamente proposto un incarico di carattere eccezionale e riservato (organizzazione della difesa psicologica delle istituzioni democratiche), in ripresa di un’operazione avviata nel 1948 per iniziativa del ministro Sforza nel quadro delle attività svolte in base al Piano Marshall». Merita riportare il successivo brano della lettera a Moro, esplicativo del progetto gestito da Sogno, per poi trarne alcune considerazioni: «L’azione svolta per il tramite del Comitato da me organizzato ebbe tre fasi principali: in un periodo (fino all’ottobre 1954) essa si concretò nella realizzazione del progetto che gli onorevoli De Gasperi e Pella<noinclude><references/></noinclude> 5x5tidqzf0ei2b0bcgwpbtfhs8p3zq7 3874478 3874475 2026-08-20T19:05:14Z Giaccai 13220 3874478 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 88 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>non solo fu affidato l’importante settore del controspionaggio industriale e del controllo dell’esportazione di armamenti e materiale strategico, ma fu consentito, altresì, di impiantare all’interno dell’Ufficio una particolare Sezione «Viaggiatori legali», con il compito di raccogliere notizie e dati in funzione anticomunista. Tra le fonti che dovette ritenere di valore, Rocca perviene all’inizio del 1954 al contatto con gli uomini di «Pace e Libertà», che un appunto del Capo del SIFAR segnala come organizzazione «secondo alcune voci» «finanziata con fondi della NATO, secondo altri da una potenza straniera che potrebbe essere l’Inghilterra» <ref>Sentenza-ordinanza del G.I. di Venezia, dottor C. Mastelloni, p. 1318.</ref>. In ogni caso, nel medesimo appunto si fa riferimento alla circostanza che l’organizzazione «sarebbe in possesso di schedari contemplanti i nominativi di tutti gli aderenti al PCI», ed è molto probabilmente, per questo che il Capo del Servizio, generale Ettore Musco, in un appunto del giugno 1954 annota di averne «parlato con il Signor Ministro. Egli è favorevole ad uno "oculatissimo" appoggio. Per i materiali degli archivi darà direttive verbali»<ref>Ibidem, p. 1319.</ref>. Dunque l’attività anticomunista di Sogno è ben conosciuta dai vertici dei Servizi, e – stando agli stessi – anche dalle più alte cariche istituzionali del paese. In un appunto di poco precedente, infatti, viene riportato il contenuto di un colloquio con Edgardo Sogno, «le cui iniziative avrebbero riscosso l’adesione e l’appoggio del Presidente del Consiglio {{Wl|Q3773943|Scelba}}, [...] del ministro {{Wl|Q1379277|Taviani}}, del Ministro degli esteri.» Ma a dimostrazione che le iniziative di «Pace e Libertà» non sono svincolate da precise indicazioni di carattere internazionale, l’autore dell’appunto riferisce che «Sogno avrebbe fatto istituire agli Esteri (egli è diplomatico di carriera) un Ufficio per il coordinamento della guerra psicologica da lui diretto»<ref>''Idem.''</ref>. La conferma di quest’ultimo importante dato, emergerà molti anni dopo da una lettera che lo stesso Sogno rivolge all’allora ministro degli affari esteri {{Wl|Q171834|Aldo Moro}}, nella quale l’ex partigiano lamenta il suo mancato avanzamento di carriera. Egli sa bene, infatti, che la mancata progressione nei ruoli della Farnesina, è dovuta al suo temporaneo distacco presso il Ministero dell’interno, quando, «nel luglio del 1953, per iniziativa della Presidenza del Consiglio (Governo Scelba) mi veniva nuovamente proposto un incarico di carattere eccezionale e riservato (organizzazione della difesa psicologica delle istituzioni democratiche), in ripresa di un’operazione avviata nel 1948 per iniziativa del ministro Sforza nel quadro delle attività svolte in base al Piano Marshall». Merita riportare il successivo brano della lettera a Moro, esplicativo del progetto gestito da Sogno, per poi trarne alcune considerazioni: «L’azione svolta per il tramite del Comitato da me organizzato ebbe tre fasi principali: in un periodo (fino all’ottobre 1954) essa si concretò nella realizzazione del progetto che gli onorevoli De Gasperi e Pella<noinclude><references/></noinclude> kz6iz6yxwh0pnuzpkk1lxkkj9lk9x9s 3874479 3874478 2026-08-20T19:05:53Z Giaccai 13220 3874479 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 88 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>non solo fu affidato l’importante settore del controspionaggio industriale e del controllo dell’esportazione di armamenti e materiale strategico, ma fu consentito, altresì, di impiantare all’interno dell’Ufficio una particolare Sezione «Viaggiatori legali», con il compito di raccogliere notizie e dati in funzione anticomunista. Tra le fonti che dovette ritenere di valore, Rocca perviene all’inizio del 1954 al contatto con gli uomini di «Pace e Libertà», che un appunto del Capo del SIFAR segnala come organizzazione «secondo alcune voci» «finanziata con fondi della NATO, secondo altri da una potenza straniera che potrebbe essere l’Inghilterra» <ref>Sentenza-ordinanza del G.I. di Venezia, dottor C. Mastelloni, p. 1318.</ref>. In ogni caso, nel medesimo appunto si fa riferimento alla circostanza che l’organizzazione «sarebbe in possesso di schedari contemplanti i nominativi di tutti gli aderenti al PCI», ed è molto probabilmente, per questo che il Capo del Servizio, generale Ettore Musco, in un appunto del giugno 1954 annota di averne «parlato con il Signor Ministro. Egli è favorevole ad uno "oculatissimo" appoggio. Per i materiali degli archivi darà direttive verbali»<ref>''Ibidem'', p. 1319.</ref>. Dunque l’attività anticomunista di Sogno è ben conosciuta dai vertici dei Servizi, e – stando agli stessi – anche dalle più alte cariche istituzionali del paese. In un appunto di poco precedente, infatti, viene riportato il contenuto di un colloquio con Edgardo Sogno, «le cui iniziative avrebbero riscosso l’adesione e l’appoggio del Presidente del Consiglio {{Wl|Q3773943|Scelba}}, [...] del ministro {{Wl|Q1379277|Taviani}}, del Ministro degli esteri.» Ma a dimostrazione che le iniziative di «Pace e Libertà» non sono svincolate da precise indicazioni di carattere internazionale, l’autore dell’appunto riferisce che «Sogno avrebbe fatto istituire agli Esteri (egli è diplomatico di carriera) un Ufficio per il coordinamento della guerra psicologica da lui diretto»<ref>''Idem.''</ref>. La conferma di quest’ultimo importante dato, emergerà molti anni dopo da una lettera che lo stesso Sogno rivolge all’allora ministro degli affari esteri {{Wl|Q171834|Aldo Moro}}, nella quale l’ex partigiano lamenta il suo mancato avanzamento di carriera. Egli sa bene, infatti, che la mancata progressione nei ruoli della Farnesina, è dovuta al suo temporaneo distacco presso il Ministero dell’interno, quando, «nel luglio del 1953, per iniziativa della Presidenza del Consiglio (Governo Scelba) mi veniva nuovamente proposto un incarico di carattere eccezionale e riservato (organizzazione della difesa psicologica delle istituzioni democratiche), in ripresa di un’operazione avviata nel 1948 per iniziativa del ministro Sforza nel quadro delle attività svolte in base al Piano Marshall». Merita riportare il successivo brano della lettera a Moro, esplicativo del progetto gestito da Sogno, per poi trarne alcune considerazioni: «L’azione svolta per il tramite del Comitato da me organizzato ebbe tre fasi principali: in un periodo (fino all’ottobre 1954) essa si concretò nella realizzazione del progetto che gli onorevoli De Gasperi e Pella<noinclude><references/></noinclude> 1i109xkj5ik6i3b1nyh4uujesqwjhg8 Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/23 108 1026022 3874482 2026-08-20T19:15:39Z Giaccai 13220 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: avevano ripetutamente sostenuto in Consiglio Atlantico e consistente nel contrapporre degli organi promotori e coordinatori della propaganda occidentale alla costante iniziativa di stampo sovietica nel campo dell’informazione. Nel secondo periodo (ottobre 1954-giugno 1955) il comitato assolse funzioni specifiche nel quadro dei provvedimenti adottati dal Governo Scelba per la difesa delle istituzioni, assumendo compiti di... 3874482 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 89 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>avevano ripetutamente sostenuto in Consiglio Atlantico e consistente nel contrapporre degli organi promotori e coordinatori della propaganda occidentale alla costante iniziativa di stampo sovietica nel campo dell’informazione. Nel secondo periodo (ottobre 1954-giugno 1955) il comitato assolse funzioni specifiche nel quadro dei provvedimenti adottati dal Governo Scelba per la difesa delle istituzioni, assumendo compiti di punta che non potevano essere affidati ad organi governativi. Nel terzo periodo (dopo il giugno 1955) il Comitato ridusse progressivamente l’azione esterna per concentrarsi su compiti di carattere riservato sempre nel campo della difesa psicologica» <ref>Il documento eÁ riportato in G. De Lutiis, Il lato oscuro del potere, Editori Riuniti, Roma, 1996, pp. 189-191.</ref>. Edgardo Sogno, giaÁ a capo di una formazione partigiana autonoma e medaglia d’oro della Resistenza, è dunque l’uomo di punta del Governo per la predisposizione e il coordinamento degli strumenti di guerra psicologica contro le sinistre. In altra parte della citata lettera, Sogno ricorda come già nel 1949 il ministro dell’interno Scelba gli avesse chiesto di partecipare in prima persona al progetto del Servizio di Difesa Civile (di cui si dirà poco oltre), in tal modo evidenziandone la forte valenza anticomunista. Tramontato quel progetto, il capo di «Pace e Libertà» rimane, però, una preziosa riserva per l’attività dell’oltranzismo atlantico, e proprio in questo ruolo viene utilizzato per la costituzione del Comitato di coordinamento della guerra psicologica. Ciò che assume particolare rilevanza, tuttavia, è che a far data dall’ottobre del 1954, il Comitato di Sogno «assolse funzioni specifiche nel quadro dei provvedimenti adottati dal Governo Scelba per la difesa delle istituzioni, assumendo compiti di punta che non potevano essere affidati ad organi governativi». E seppure dal documento non emerge quale specifico ruolo abbia assunto Sogno, eÁ di per se indicativo che al Viminale facessero capo attivitaÁ «coperte» non delegabili a strutture governative. EÁ altresõÁ significativo che Scelba, rispondendo alle accuse di aver creato nel 1949 una polizia segreta anticomunista, replichi affermando di non aver inventato nulla, e ricordi come «i servizi della polizia che si occupavano della prevenzione dei reati contro la sicurezza interna [...] esistevano quando io assunsi la carica di Ministro dell’interno ed erano stati riorganizzati dal Capo della polizia»<ref>«Replica di Scelba a Stampa Sera», Il Popolo, 2 dicembre 1975. «Stampa Sera» del 1ë dicembre 1975 aveva rivelato che tra le carte scoperte da R. Faenza e M. Fini negli archivi del Dipartimento di Stato USA, era emersa l’esistenza di una «polizia segreta anticomunista» creata da Scelba nel 1949.</ref>. Che Sogno millanti credito con il ministro degli esteri Moro non appare credibile, ed è, viceversa, plausibile, che le strutture di cui Scelba si servõÁ per contrastare il comunismo non corrispondessero appunto alla polizia di prevenzione, ma fossero Uffici o Servizi posti fuori dal controllo istituzionale. In questa linea si inserisce il progetto per la costituzione di una struttura di difesa/protezione civile voluta dal ministro dell’interno Scelba<noinclude><references/></noinclude> rdv2bpjy83hfi63swnj89v5z3nid8mj 3874483 3874482 2026-08-20T19:26:47Z Giaccai 13220 /* Trascritta */ 3874483 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 89 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>avevano ripetutamente sostenuto in Consiglio Atlantico e consistente nel contrapporre degli organi promotori e coordinatori della propaganda occidentale alla costante iniziativa di stampo sovietica nel campo dell’informazione. Nel secondo periodo (ottobre 1954-giugno 1955) il comitato assolse funzioni specifiche nel quadro dei provvedimenti adottati dal Governo Scelba per la difesa delle istituzioni, assumendo compiti di punta che non potevano essere affidati ad organi governativi. Nel terzo periodo (dopo il giugno 1955) il Comitato ridusse progressivamente l’azione esterna per concentrarsi su compiti di carattere riservato sempre nel campo della difesa psicologica» <ref>Il documento è riportato in G. De Lutiis, Il lato oscuro del potere, Editori Riuniti, Roma, 1996, pp. 189-191.</ref>. Edgardo Sogno, già a capo di una formazione partigiana autonoma e medaglia d’oro della Resistenza, è dunque l’uomo di punta del Governo per la predisposizione e il coordinamento degli strumenti di guerra psicologica contro le sinistre. In altra parte della citata lettera, Sogno ricorda come già nel 1949 il ministro dell’interno Scelba gli avesse chiesto di partecipare in prima persona al progetto del Servizio di Difesa Civile (di cui si dirà poco oltre), in tal modo evidenziandone la forte valenza anticomunista. Tramontato quel progetto, il capo di «Pace e Libertà» rimane, però, una preziosa riserva per l’attività dell’oltranzismo atlantico, e proprio in questo ruolo viene utilizzato per la costituzione del Comitato di coordinamento della guerra psicologica. Ciò che assume particolare rilevanza, tuttavia, è che a far data dall’ottobre del 1954, il Comitato di Sogno «assolse funzioni specifiche nel quadro dei provvedimenti adottati dal Governo Scelba per la difesa delle istituzioni, assumendo compiti di punta che non potevano essere affidati ad organi governativi». E seppure dal documento non emerge quale specifico ruolo abbia assunto Sogno, è di per sé indicativo che al Viminale facessero capo attività «coperte» non delegabili a strutture governative. È altresì significativo che Scelba, rispondendo alle accuse di aver creato nel 1949 una polizia segreta anticomunista, replichi affermando di non aver inventato nulla, e ricordi come «i servizi della polizia che si occupavano della prevenzione dei reati contro la sicurezza interna [...] esistevano quando io assunsi la carica di Ministro dell’interno ed erano stati riorganizzati dal Capo della polizia»<ref>«Replica di Scelba a Stampa Sera», Il Popolo, 2 dicembre 1975. «Stampa Sera» del 1° dicembre 1975 aveva rivelato che tra le carte scoperte da R. Faenza e M. Fini negli archivi del Dipartimento di Stato USA, era emersa l’esistenza di una «polizia segreta anticomunista» creata da Scelba nel 1949.</ref>. 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Nel secondo periodo (ottobre 1954-giugno 1955) il comitato assolse funzioni specifiche nel quadro dei provvedimenti adottati dal Governo Scelba per la difesa delle istituzioni, assumendo compiti di punta che non potevano essere affidati ad organi governativi. Nel terzo periodo (dopo il giugno 1955) il Comitato ridusse progressivamente l’azione esterna per concentrarsi su compiti di carattere riservato sempre nel campo della difesa psicologica» <ref>Il documento è riportato in G. De Lutiis, I''l lato oscuro del potere'', Editori Riuniti, Roma, 1996, pp. 189-191.</ref>. Edgardo Sogno, già a capo di una formazione partigiana autonoma e medaglia d’oro della Resistenza, è dunque l’uomo di punta del Governo per la predisposizione e il coordinamento degli strumenti di guerra psicologica contro le sinistre. In altra parte della citata lettera, Sogno ricorda come già nel 1949 il ministro dell’interno Scelba gli avesse chiesto di partecipare in prima persona al progetto del Servizio di Difesa Civile (di cui si dirà poco oltre), in tal modo evidenziandone la forte valenza anticomunista. Tramontato quel progetto, il capo di «Pace e Libertà» rimane, però, una preziosa riserva per l’attività dell’oltranzismo atlantico, e proprio in questo ruolo viene utilizzato per la costituzione del Comitato di coordinamento della guerra psicologica. Ciò che assume particolare rilevanza, tuttavia, è che a far data dall’ottobre del 1954, il Comitato di Sogno «assolse funzioni specifiche nel quadro dei provvedimenti adottati dal Governo Scelba per la difesa delle istituzioni, assumendo compiti di punta che non potevano essere affidati ad organi governativi». E seppure dal documento non emerge quale specifico ruolo abbia assunto Sogno, è di per sé indicativo che al Viminale facessero capo attività «coperte» non delegabili a strutture governative. È altresì significativo che Scelba, rispondendo alle accuse di aver creato nel 1949 una polizia segreta anticomunista, replichi affermando di non aver inventato nulla, e ricordi come «i servizi della polizia che si occupavano della prevenzione dei reati contro la sicurezza interna [...] esistevano quando io assunsi la carica di Ministro dell’interno ed erano stati riorganizzati dal Capo della polizia»<ref>«Replica di Scelba a Stampa Sera», Il Popolo, 2 dicembre 1975. «Stampa Sera» del 1° dicembre 1975 aveva rivelato che tra le carte scoperte da R. Faenza e M. Fini negli archivi del Dipartimento di Stato USA, era emersa l’esistenza di una «polizia segreta anticomunista» creata da Scelba nel 1949.</ref>. Che Sogno millanti credito con il ministro degli esteri Moro non appare credibile, ed è, viceversa, plausibile, che le strutture di cui Scelba si servì per contrastare il comunismo non corrispondessero appunto alla polizia di prevenzione, ma fossero Uffici o Servizi posti fuori dal controllo istituzionale. 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Il cinematografo come arte.pdf 111 1026027 3874506 2026-08-20T22:35:01Z Paperoastro 3695 salvataggio contributori 3874506 wikitext text/x-wiki == Contributori == * [[Utente:Cruccone|Cruccone]] * [[Utente:Francyskus|Francyskus]] * [[Utente:Gatto bianco|Gatto bianco]] * [[Utente:Luigi62|Luigi62]] * [[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] * [[Utente:Paperoastro|Paperoastro]] * [[Utente:Pic57|Pic57]] <!-- fine contributori --> rtth6rgw1wlqm5j06185dqc7oyq99oo Scuse ai Popoli Indigeni d'Australia 0 1026028 3874507 2026-08-21T03:00:04Z NationalApology 82018 Porto il SAL a SAL 75% 3874507 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=21 agosto 2026}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = | Titolo = Scuse ai Popoli Indigeni d’Australia | Anno di pubblicazione = 2008 | Lingua originale del testo = Inglese | Nome e cognome del traduttore = Membri della Società Dante Alighieri, Brisbane | Anno di traduzione = 2025 | Progetto = The Apology In Translation | Argomento = Australia }} Propongo che Oggi siano onorati i Popoli Indigeni di questa terra, custodi delle più antiche culture viventi nella storia dell’umanità. Riflettiamo sul trattamento inflitto loro in passato. Riflettiamo in particolare sul trattamento subito dalle Generazioni Rubate, capitolo vergognoso nella storia della nostra nazione. È giunto il momento che la nazione volti pagina riparando ai torti del passato per affrontare con fiducia il futuro. Chiediamo scusa per le leggi e le politiche di Parlamenti e Governi che si sono susseguiti e che hanno inflitto pene, sofferenze e perdite profonde a questi nostri fratelli australiani. In particolare chiediamo scusa ai bambini Aborigeni e delle Isole dello stretto di Torres, strappati alle loro famiglie, alle loro comunità e alla loro terra. Per il dolore, le sofferenze e le ferite subite da queste Generazioni Rubate, dai loro discendenti e dalle famiglie alle quali sono state sottratte, chiediamo scusa. A madri e padri, a fratelli e sorelle, per la devastazione di famiglie e comunità, chiediamo scusa. E per gli oltraggi e le umiliazioni così inflitti a genti fiere e alla loro grande cultura, chiediamo scusa. Noi, Parlamento d’Australia, chiediamo rispettosamente che queste scuse siano accolte con lo stesso spirito con il quale vengono rivolte, come parte del processo di rigenerazione della nazione. Volgiamo lo sguardo al futuro con rinnovato coraggio, nella ferma convinzione che questa nuova pagina nella storia del nostro grande continente possa ora essere scritta. Oggi noi compiamo un primo passo prendendo atto di quanto accaduto nel passato e rivendicando un futuro che coinvolga tutti gli Australiani. Un futuro in cui, questo Parlamento lo garantisce, le ingiustizie del passato non dovranno ripetersi mai più. Un futuro in cui indirizzeremo la determinazione di tutti gli Australiani, Indigeni e non- Indigeni, a colmare il divario che esiste in termini di aspettative di vita, traguardi nell’istruzione e opportunità economiche. Un futuro in cui siamo pronti ad accogliere possibili nuove soluzioni a problemi persistenti, là dove i vecchi sistemi hanno fallito. Un futuro basato su rispetto reciproco, determinazione comune e responsabilità condivise. Un futuro nel quale tutti gli Australiani, qualunque sia la loro origine, siano veramente partner alla pari, con pari opportunità e con pari coinvolgimento nel dare forma al prossimo capitolo nella storia di questo grande paese che è l’Australia. 01nf44wh4juoyxovzanclt5vtzr4zzb 3874508 3874507 2026-08-21T03:00:54Z NationalApology 82018 3874508 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=21 agosto 2026}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Kevin Rudd | Titolo = Scuse ai Popoli Indigeni d’Australia | Anno di pubblicazione = 2008 | Lingua originale del testo = Inglese | Nome e cognome del traduttore = Membri della Società Dante Alighieri, Brisbane | Anno di traduzione = 2025 | Progetto = National Apology Foundation | Argomento = Australia }} Propongo che Oggi siano onorati i Popoli Indigeni di questa terra, custodi delle più antiche culture viventi nella storia dell’umanità. Riflettiamo sul trattamento inflitto loro in passato. Riflettiamo in particolare sul trattamento subito dalle Generazioni Rubate, capitolo vergognoso nella storia della nostra nazione. È giunto il momento che la nazione volti pagina riparando ai torti del passato per affrontare con fiducia il futuro. Chiediamo scusa per le leggi e le politiche di Parlamenti e Governi che si sono susseguiti e che hanno inflitto pene, sofferenze e perdite profonde a questi nostri fratelli australiani. In particolare chiediamo scusa ai bambini Aborigeni e delle Isole dello stretto di Torres, strappati alle loro famiglie, alle loro comunità e alla loro terra. Per il dolore, le sofferenze e le ferite subite da queste Generazioni Rubate, dai loro discendenti e dalle famiglie alle quali sono state sottratte, chiediamo scusa. A madri e padri, a fratelli e sorelle, per la devastazione di famiglie e comunità, chiediamo scusa. E per gli oltraggi e le umiliazioni così inflitti a genti fiere e alla loro grande cultura, chiediamo scusa. Noi, Parlamento d’Australia, chiediamo rispettosamente che queste scuse siano accolte con lo stesso spirito con il quale vengono rivolte, come parte del processo di rigenerazione della nazione. Volgiamo lo sguardo al futuro con rinnovato coraggio, nella ferma convinzione che questa nuova pagina nella storia del nostro grande continente possa ora essere scritta. Oggi noi compiamo un primo passo prendendo atto di quanto accaduto nel passato e rivendicando un futuro che coinvolga tutti gli Australiani. Un futuro in cui, questo Parlamento lo garantisce, le ingiustizie del passato non dovranno ripetersi mai più. Un futuro in cui indirizzeremo la determinazione di tutti gli Australiani, Indigeni e non- Indigeni, a colmare il divario che esiste in termini di aspettative di vita, traguardi nell’istruzione e opportunità economiche. Un futuro in cui siamo pronti ad accogliere possibili nuove soluzioni a problemi persistenti, là dove i vecchi sistemi hanno fallito. Un futuro basato su rispetto reciproco, determinazione comune e responsabilità condivise. Un futuro nel quale tutti gli Australiani, qualunque sia la loro origine, siano veramente partner alla pari, con pari opportunità e con pari coinvolgimento nel dare forma al prossimo capitolo nella storia di questo grande paese che è l’Australia. byzcha78pw9tcbm71a6dpvodkkzisna 3874509 3874508 2026-08-21T03:15:07Z NationalApology 82018 3874509 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=21 agosto 2026}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Kevin Rudd | Titolo = Scuse ai Popoli Indigeni d’Australia | Anno di pubblicazione = 2008 | Lingua originale del testo = Inglese | Nome e cognome del traduttore = Membri della Società Dante Alighieri, Brisbane | Anno di traduzione = 2025 | Progetto = National Apology Foundation | Argomento = Australia }} Propongo che Oggi siano onorati i Popoli Indigeni di questa terra, custodi delle più antiche culture viventi nella storia dell’umanità. Riflettiamo sul trattamento inflitto loro in passato. Riflettiamo in particolare sul trattamento subito dalle Generazioni Rubate, capitolo vergognoso nella storia della nostra nazione. È giunto il momento che la nazione volti pagina riparando ai torti del passato per affrontare con fiducia il futuro. Chiediamo scusa per le leggi e le politiche di Parlamenti e Governi che si sono susseguiti e che hanno inflitto pene, sofferenze e perdite profonde a questi nostri fratelli australiani. In particolare chiediamo scusa ai bambini Aborigeni e delle Isole dello stretto di Torres, strappati alle loro famiglie, alle loro comunità e alla loro terra. Per il dolore, le sofferenze e le ferite subite da queste Generazioni Rubate, dai loro discendenti e dalle famiglie alle quali sono state sottratte, chiediamo scusa. A madri e padri, a fratelli e sorelle, per la devastazione di famiglie e comunità, chiediamo scusa. E per gli oltraggi e le umiliazioni così inflitti a genti fiere e alla loro grande cultura, chiediamo scusa. Noi, Parlamento d’Australia, chiediamo rispettosamente che queste scuse siano accolte con lo stesso spirito con il quale vengono rivolte, come parte del processo di rigenerazione della nazione. Volgiamo lo sguardo al futuro con rinnovato coraggio, nella ferma convinzione che questa nuova pagina nella storia del nostro grande continente possa ora essere scritta. Oggi noi compiamo un primo passo prendendo atto di quanto accaduto nel passato e rivendicando un futuro che coinvolga tutti gli Australiani. Un futuro in cui, questo Parlamento lo garantisce, le ingiustizie del passato non dovranno ripetersi mai più. Un futuro in cui indirizzeremo la determinazione di tutti gli Australiani, Indigeni e non- Indigeni, a colmare il divario che esiste in termini di aspettative di vita, traguardi nell’istruzione e opportunità economiche. Un futuro in cui siamo pronti ad accogliere possibili nuove soluzioni a problemi persistenti, là dove i vecchi sistemi hanno fallito. Un futuro basato su rispetto reciproco, determinazione comune e responsabilità condivise. Un futuro nel quale tutti gli Australiani, qualunque sia la loro origine, siano veramente partner alla pari, con pari opportunità e con pari coinvolgimento nel dare forma al prossimo capitolo nella storia di questo grande paese che è l’Australia. Onorevole Kevin Rudd MP Primo Ministro 13 febbraio 2008 Canberra aa95m6w2dy7squ6zdt34iot0q3e0z8f 3874510 3874509 2026-08-21T03:15:31Z NationalApology 82018 3874510 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=21 agosto 2026}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Kevin Rudd | Titolo = Scuse ai Popoli Indigeni d’Australia | Anno di pubblicazione = 2008 | Lingua originale del testo = Inglese | Nome e cognome del traduttore = Membri della Società Dante Alighieri, Brisbane | Anno di traduzione = 2025 | Progetto = National Apology Foundation | Argomento = Australia }} Propongo che Oggi siano onorati i Popoli Indigeni di questa terra, custodi delle più antiche culture viventi nella storia dell’umanità. Riflettiamo sul trattamento inflitto loro in passato. Riflettiamo in particolare sul trattamento subito dalle Generazioni Rubate, capitolo vergognoso nella storia della nostra nazione. È giunto il momento che la nazione volti pagina riparando ai torti del passato per affrontare con fiducia il futuro. Chiediamo scusa per le leggi e le politiche di Parlamenti e Governi che si sono susseguiti e che hanno inflitto pene, sofferenze e perdite profonde a questi nostri fratelli australiani. In particolare chiediamo scusa ai bambini Aborigeni e delle Isole dello stretto di Torres, strappati alle loro famiglie, alle loro comunità e alla loro terra. Per il dolore, le sofferenze e le ferite subite da queste Generazioni Rubate, dai loro discendenti e dalle famiglie alle quali sono state sottratte, chiediamo scusa. A madri e padri, a fratelli e sorelle, per la devastazione di famiglie e comunità, chiediamo scusa. E per gli oltraggi e le umiliazioni così inflitti a genti fiere e alla loro grande cultura, chiediamo scusa. Noi, Parlamento d’Australia, chiediamo rispettosamente che queste scuse siano accolte con lo stesso spirito con il quale vengono rivolte, come parte del processo di rigenerazione della nazione. Volgiamo lo sguardo al futuro con rinnovato coraggio, nella ferma convinzione che questa nuova pagina nella storia del nostro grande continente possa ora essere scritta. Oggi noi compiamo un primo passo prendendo atto di quanto accaduto nel passato e rivendicando un futuro che coinvolga tutti gli Australiani. Un futuro in cui, questo Parlamento lo garantisce, le ingiustizie del passato non dovranno ripetersi mai più. Un futuro in cui indirizzeremo la determinazione di tutti gli Australiani, Indigeni e non- Indigeni, a colmare il divario che esiste in termini di aspettative di vita, traguardi nell’istruzione e opportunità economiche. Un futuro in cui siamo pronti ad accogliere possibili nuove soluzioni a problemi persistenti, là dove i vecchi sistemi hanno fallito. Un futuro basato su rispetto reciproco, determinazione comune e responsabilità condivise. Un futuro nel quale tutti gli Australiani, qualunque sia la loro origine, siano veramente partner alla pari, con pari opportunità e con pari coinvolgimento nel dare forma al prossimo capitolo nella storia di questo grande paese che è l’Australia. Onorevole Kevin Rudd MP, Primo Ministro 13 febbraio 2008, Canberra pwu23g0t9144o12u01e99grfr54apy4 3874511 3874510 2026-08-21T03:15:48Z NationalApology 82018 3874511 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=21 agosto 2026}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Kevin Rudd | Titolo = Scuse ai Popoli Indigeni d’Australia | Anno di pubblicazione = 2008 | Lingua originale del testo = Inglese | Nome e cognome del traduttore = Membri della Società Dante Alighieri, Brisbane | Anno di traduzione = 2025 | Progetto = National Apology Foundation | Argomento = Australia }} Propongo che Oggi siano onorati i Popoli Indigeni di questa terra, custodi delle più antiche culture viventi nella storia dell’umanità. Riflettiamo sul trattamento inflitto loro in passato. Riflettiamo in particolare sul trattamento subito dalle Generazioni Rubate, capitolo vergognoso nella storia della nostra nazione. È giunto il momento che la nazione volti pagina riparando ai torti del passato per affrontare con fiducia il futuro. Chiediamo scusa per le leggi e le politiche di Parlamenti e Governi che si sono susseguiti e che hanno inflitto pene, sofferenze e perdite profonde a questi nostri fratelli australiani. In particolare chiediamo scusa ai bambini Aborigeni e delle Isole dello stretto di Torres, strappati alle loro famiglie, alle loro comunità e alla loro terra. Per il dolore, le sofferenze e le ferite subite da queste Generazioni Rubate, dai loro discendenti e dalle famiglie alle quali sono state sottratte, chiediamo scusa. A madri e padri, a fratelli e sorelle, per la devastazione di famiglie e comunità, chiediamo scusa. E per gli oltraggi e le umiliazioni così inflitti a genti fiere e alla loro grande cultura, chiediamo scusa. Noi, Parlamento d’Australia, chiediamo rispettosamente che queste scuse siano accolte con lo stesso spirito con il quale vengono rivolte, come parte del processo di rigenerazione della nazione. Volgiamo lo sguardo al futuro con rinnovato coraggio, nella ferma convinzione che questa nuova pagina nella storia del nostro grande continente possa ora essere scritta. Oggi noi compiamo un primo passo prendendo atto di quanto accaduto nel passato e rivendicando un futuro che coinvolga tutti gli Australiani. Un futuro in cui, questo Parlamento lo garantisce, le ingiustizie del passato non dovranno ripetersi mai più. Un futuro in cui indirizzeremo la determinazione di tutti gli Australiani, Indigeni e non- Indigeni, a colmare il divario che esiste in termini di aspettative di vita, traguardi nell’istruzione e opportunità economiche. Un futuro in cui siamo pronti ad accogliere possibili nuove soluzioni a problemi persistenti, là dove i vecchi sistemi hanno fallito. Un futuro basato su rispetto reciproco, determinazione comune e responsabilità condivise. Un futuro nel quale tutti gli Australiani, qualunque sia la loro origine, siano veramente partner alla pari, con pari opportunità e con pari coinvolgimento nel dare forma al prossimo capitolo nella storia di questo grande paese che è l’Australia. byzcha78pw9tcbm71a6dpvodkkzisna 3874512 3874511 2026-08-21T04:25:00Z NationalApology 82018 3874512 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=21 agosto 2026}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Kevin Rudd | Titolo = Atto di Scuse ai Popoli Indigeni d’Australia | Anno di pubblicazione = 2008 | Lingua originale del testo = Inglese | Nome e cognome del traduttore = Membri della Società Dante Alighieri, Brisbane | Anno di traduzione = 2025 | Progetto = National Apology Foundation | Argomento = Australia }} Propongo che Oggi siano onorati i Popoli Indigeni di questa terra, custodi delle più antiche culture viventi nella storia dell’umanità. Riflettiamo sul trattamento inflitto loro in passato. Riflettiamo in particolare sul trattamento subito dalle Generazioni Rubate, capitolo vergognoso nella storia della nostra nazione. È giunto il momento che la nazione volti pagina riparando ai torti del passato per affrontare con fiducia il futuro. Chiediamo scusa per le leggi e le politiche di Parlamenti e Governi che si sono susseguiti e che hanno inflitto pene, sofferenze e perdite profonde a questi nostri fratelli australiani. In particolare chiediamo scusa ai bambini Aborigeni e delle Isole dello stretto di Torres, strappati alle loro famiglie, alle loro comunità e alla loro terra. Per il dolore, le sofferenze e le ferite subite da queste Generazioni Rubate, dai loro discendenti e dalle famiglie alle quali sono state sottratte, chiediamo scusa. A madri e padri, a fratelli e sorelle, per la devastazione di famiglie e comunità, chiediamo scusa. E per gli oltraggi e le umiliazioni così inflitti a genti fiere e alla loro grande cultura, chiediamo scusa. Noi, Parlamento d’Australia, chiediamo rispettosamente che queste scuse siano accolte con lo stesso spirito con il quale vengono rivolte, come parte del processo di rigenerazione della nazione. Volgiamo lo sguardo al futuro con rinnovato coraggio, nella ferma convinzione che questa nuova pagina nella storia del nostro grande continente possa ora essere scritta. Oggi noi compiamo un primo passo prendendo atto di quanto accaduto nel passato e rivendicando un futuro che coinvolga tutti gli Australiani. Un futuro in cui, questo Parlamento lo garantisce, le ingiustizie del passato non dovranno ripetersi mai più. Un futuro in cui indirizzeremo la determinazione di tutti gli Australiani, Indigeni e non- Indigeni, a colmare il divario che esiste in termini di aspettative di vita, traguardi nell’istruzione e opportunità economiche. Un futuro in cui siamo pronti ad accogliere possibili nuove soluzioni a problemi persistenti, là dove i vecchi sistemi hanno fallito. Un futuro basato su rispetto reciproco, determinazione comune e responsabilità condivise. Un futuro nel quale tutti gli Australiani, qualunque sia la loro origine, siano veramente partner alla pari, con pari opportunità e con pari coinvolgimento nel dare forma al prossimo capitolo nella storia di questo grande paese che è l’Australia. emv557ajj3tx2dy4760eqs8vg3qcgog 3874513 3874512 2026-08-21T04:34:52Z NationalApology 82018 3874513 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=21 agosto 2026}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Kevin Rudd | Titolo = Atto di Scuse ai Popoli Indigeni d’Australia | Anno di pubblicazione = 2008 | Lingua originale del testo = Inglese | Nome e cognome del traduttore = Membri della Società Dante Alighieri, Brisbane, per la National Apology Foundation | Anno di traduzione = 2025 | Progetto = National Apology Foundation | Argomento = Australia }} Propongo che Oggi siano onorati i Popoli Indigeni di questa terra, custodi delle più antiche culture viventi nella storia dell’umanità. Riflettiamo sul trattamento inflitto loro in passato. Riflettiamo in particolare sul trattamento subito dalle Generazioni Rubate, capitolo vergognoso nella storia della nostra nazione. È giunto il momento che la nazione volti pagina riparando ai torti del passato per affrontare con fiducia il futuro. Chiediamo scusa per le leggi e le politiche di Parlamenti e Governi che si sono susseguiti e che hanno inflitto pene, sofferenze e perdite profonde a questi nostri fratelli australiani. In particolare chiediamo scusa ai bambini Aborigeni e delle Isole dello stretto di Torres, strappati alle loro famiglie, alle loro comunità e alla loro terra. Per il dolore, le sofferenze e le ferite subite da queste Generazioni Rubate, dai loro discendenti e dalle famiglie alle quali sono state sottratte, chiediamo scusa. A madri e padri, a fratelli e sorelle, per la devastazione di famiglie e comunità, chiediamo scusa. E per gli oltraggi e le umiliazioni così inflitti a genti fiere e alla loro grande cultura, chiediamo scusa. Noi, Parlamento d’Australia, chiediamo rispettosamente che queste scuse siano accolte con lo stesso spirito con il quale vengono rivolte, come parte del processo di rigenerazione della nazione. Volgiamo lo sguardo al futuro con rinnovato coraggio, nella ferma convinzione che questa nuova pagina nella storia del nostro grande continente possa ora essere scritta. Oggi noi compiamo un primo passo prendendo atto di quanto accaduto nel passato e rivendicando un futuro che coinvolga tutti gli Australiani. Un futuro in cui, questo Parlamento lo garantisce, le ingiustizie del passato non dovranno ripetersi mai più. Un futuro in cui indirizzeremo la determinazione di tutti gli Australiani, Indigeni e non- Indigeni, a colmare il divario che esiste in termini di aspettative di vita, traguardi nell’istruzione e opportunità economiche. Un futuro in cui siamo pronti ad accogliere possibili nuove soluzioni a problemi persistenti, là dove i vecchi sistemi hanno fallito. Un futuro basato su rispetto reciproco, determinazione comune e responsabilità condivise. Un futuro nel quale tutti gli Australiani, qualunque sia la loro origine, siano veramente partner alla pari, con pari opportunità e con pari coinvolgimento nel dare forma al prossimo capitolo nella storia di questo grande paese che è l’Australia. jau39vgl0al5xqjbt0zqxrf6vbxd77i 3874583 3874513 2026-08-21T08:50:03Z Paperoastro 3695 3874583 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=21 agosto 2026}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Kevin Rudd | Titolo = Atto di Scuse ai Popoli Indigeni d’Australia | Anno di pubblicazione = 2008 | Lingua originale del testo = Inglese | Nome e cognome del traduttore = Membri della Società Dante Alighieri, Brisbane, per la National Apology Foundation | Anno di traduzione = 2025 | Progetto = National Apology Foundation | Argomento = Australia }} {{Da cancellare per mancanza di fonte| firma = [[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 10:49, 21 ago 2026 (CEST)}} Propongo che Oggi siano onorati i Popoli Indigeni di questa terra, custodi delle più antiche culture viventi nella storia dell’umanità. Riflettiamo sul trattamento inflitto loro in passato. Riflettiamo in particolare sul trattamento subito dalle Generazioni Rubate, capitolo vergognoso nella storia della nostra nazione. È giunto il momento che la nazione volti pagina riparando ai torti del passato per affrontare con fiducia il futuro. Chiediamo scusa per le leggi e le politiche di Parlamenti e Governi che si sono susseguiti e che hanno inflitto pene, sofferenze e perdite profonde a questi nostri fratelli australiani. In particolare chiediamo scusa ai bambini Aborigeni e delle Isole dello stretto di Torres, strappati alle loro famiglie, alle loro comunità e alla loro terra. Per il dolore, le sofferenze e le ferite subite da queste Generazioni Rubate, dai loro discendenti e dalle famiglie alle quali sono state sottratte, chiediamo scusa. A madri e padri, a fratelli e sorelle, per la devastazione di famiglie e comunità, chiediamo scusa. E per gli oltraggi e le umiliazioni così inflitti a genti fiere e alla loro grande cultura, chiediamo scusa. Noi, Parlamento d’Australia, chiediamo rispettosamente che queste scuse siano accolte con lo stesso spirito con il quale vengono rivolte, come parte del processo di rigenerazione della nazione. Volgiamo lo sguardo al futuro con rinnovato coraggio, nella ferma convinzione che questa nuova pagina nella storia del nostro grande continente possa ora essere scritta. Oggi noi compiamo un primo passo prendendo atto di quanto accaduto nel passato e rivendicando un futuro che coinvolga tutti gli Australiani. Un futuro in cui, questo Parlamento lo garantisce, le ingiustizie del passato non dovranno ripetersi mai più. Un futuro in cui indirizzeremo la determinazione di tutti gli Australiani, Indigeni e non- Indigeni, a colmare il divario che esiste in termini di aspettative di vita, traguardi nell’istruzione e opportunità economiche. Un futuro in cui siamo pronti ad accogliere possibili nuove soluzioni a problemi persistenti, là dove i vecchi sistemi hanno fallito. Un futuro basato su rispetto reciproco, determinazione comune e responsabilità condivise. Un futuro nel quale tutti gli Australiani, qualunque sia la loro origine, siano veramente partner alla pari, con pari opportunità e con pari coinvolgimento nel dare forma al prossimo capitolo nella storia di questo grande paese che è l’Australia. oq11nr80vu6u6xajy1y40vybcio4rfw Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/24 108 1026029 3874516 2026-08-21T05:08:21Z Giaccai 13220 /* new eis level3 */ 3874516 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 90 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>l'ottobre 1950<ref>''Disposizioni per la protezione della popolazione civile in caso di guerra o di calamità (difesa civile)'', Camera dei Deputati, Disegno di legge 1593.</ref>. A dimostrazione che il progetto non si limitava a una ridefinizione delle strutture di protezione civile, Scelba ricordò alla Camera come dopo i fatti di Corea nel mondo fosse intervenuto qualcosa di nuovo «che ha obbligato tutti i paesi pensosi della sicurezza all'interno e della difesa delle proprie frontiere ad organizzare anche la difesa civile [...] considerato anche il modo in cui le guerre vengono oggi combattute»<ref>Camera dei Deputati, seduta pomeridiana del 8 maggio 1951..</ref> Vi è da considerare, peraltro, che una struttura con analoghi compiti era già stata attivata presso il Ministero dell'interno, con disposizione del Consiglio dei ministri, e il disegno di legge potrebbe essere stato, in realtà, il meccanismo per sancire ufficialmente l'esistente. Prassi, questa, ricorrente in molte delle vicende trattate in questa relazione. In questo senso sembra deponga anche Edgardo Sogno che, in una lettera al ministro degli esteri Sforza del 22 ottobre 1949 – un anno prima della presentazione del disegno di legge –, riferisce di aver ricevuto dal ministro Scelba la proposta di assumere la carica di «capo del costituendo Servizio per la Difesa civile». La peculiaritò di questa iniziativa legislativa, in ogni caso, è rappresentata dall'essere l'unica tra quelle intraprese in chiave anticomunista a divenire pubblica e a passare attraverso l'esame del Parlamento. E non è certo per caso che il progetto scelbiano dal Parlamento non uscirà mai sotto forma di legge, opponendosi strenuamente le forze di sinistra. È, questa, la dimostrazione dell'impossibilità di eliminare dal gioco democratico i partiti di sinistra se non con strumenti impropri per una democrazia; ma sarà anche, per i più oltranzisti, la dimostrazione della necessità di operare solo tramite ''cover operations'', sempre esautorando il Parlamento e, talvolta, qualche membro dell'Esecutivo ritenuto non affidabile. ''Le origini di Gladio e la politica esautorata'' Vedremo più avanti, ma è bene accennarlo fin da subito, la genesi della struttura Gladio/''Stay Behind'', della quale viene tenuto all'oscuro il Parlamento e che, pur portata a conoscenza di tutti i Presidenti del Consiglio, non verrà comunicata ai Presidenti Fanfani e Spadolini (quest'ultimo verrà «indottrinato» solo successivamente, quando assumerà la carica di Ministro della difesa nel 1° governo Craxi). La Commissione stragi, nella prerelazione su Gladio, approvata il 20 giugno 1991, sintetizzerà il problema nei seguenti termini: «Non ci può essere in queste cose una catena informativa che parta dal basso per raggiungere chi sta in alto. Il rapporto "controllore-controllato" verrebbe sconvolto. [...] In sostanza, occorre che vi sia una doppia catena informativa: "discendente", dal responsabile del Governo al Ministro delegato; "ascendente" dal responsabile del Servizio ÐÐÐÐÐÐÐÐ 36 37 Senato della Repubblica - Archivio Storico<noinclude></noinclude> 4gvgwwbxflyvrp2u54qitnq5pfey1of 3874517 3874516 2026-08-21T05:10:33Z Giaccai 13220 /* new eis level3 */ 3874517 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 90 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>l'ottobre 1950<ref>''Disposizioni per la protezione della popolazione civile in caso di guerra o di calamità (difesa civile)'', Camera dei Deputati, Disegno di legge 1593.</ref>. 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In questo senso sembra deponga anche Edgardo Sogno che, in una lettera al ministro degli esteri Sforza del 22 ottobre 1949 – un anno prima della presentazione del disegno di legge –, riferisce di aver ricevuto dal ministro Scelba la proposta di assumere la carica di «capo del costituendo Servizio per la Difesa civile». La peculiaritò di questa iniziativa legislativa, in ogni caso, è rappresentata dall'essere l'unica tra quelle intraprese in chiave anticomunista a divenire pubblica e a passare attraverso l'esame del Parlamento. E non è certo per caso che il progetto scelbiano dal Parlamento non uscirà mai sotto forma di legge, opponendosi strenuamente le forze di sinistra. È, questa, la dimostrazione dell'impossibilità di eliminare dal gioco democratico i partiti di sinistra se non con strumenti impropri per una democrazia; ma sarà anche, per i più oltranzisti, la dimostrazione della necessità di operare solo tramite ''cover operations'', sempre esautorando il Parlamento e, talvolta, qualche membro dell'Esecutivo ritenuto non affidabile. ''Le origini di Gladio e la politica esautorata'' Vedremo più avanti, ma è bene accennarlo fin da subito, la genesi della struttura Gladio/''Stay Behind'', della quale viene tenuto all'oscuro il Parlamento e che, pur portata a conoscenza di tutti i Presidenti del Consiglio, non verrà comunicata ai Presidenti Fanfani e Spadolini (quest'ultimo verrà «indottrinato» solo successivamente, quando assumerà la carica di Ministro della difesa nel 1° governo Craxi). La Commissione stragi, nella prerelazione su Gladio, approvata il 20 giugno 1991, sintetizzerà il problema nei seguenti termini: «Non ci può essere in queste cose una catena informativa che parta dal basso per raggiungere chi sta in alto. Il rapporto "controllore-controllato" verrebbe sconvolto. 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Il corsivo è nel testo.</ref>. Furono, viceversa, settori delle Forze Armate e i vertici dei Servizi di sicurezza a decidere che cosa dire a chi, e a valutare, in totale indipendenza rispetto al potere legislativo ed esecutivo, la corrispondenza o meno dei programmi di Governo con le linee di «politica militare» in corso. Senza in alcun modo voler attribuire a Gladio un ruolo finora indimostrato, quanto riportato più sopra non può, tuttavia, non configurarsi come un grave attentato al corretto svilupparsi della dialettica istituzionale e politica. Per pura coincidenza, è lo stesso Amintore Fanfani che verrà tenuto all’oscuro dell’esistenza di Gladio, l’uomo incaricato di scrivere una pagina emblematica, buia e segreta, dei rapporti tra l’Italia e gli Stati Uniti. Rispondendo il 10 giugno 1954 alle sollecitazioni dell’ambasciatrice {{Wl|Q456413|Clare Booth Luce}}, sulla posizione italiana in merito al ruolo del PCI, il neo segretario della Democrazia Cristiana riassume il programma del Governo Pella, un «programma anticomunista concreto», nei seguenti termini: «1) attaccare l’apparato finanziario esterno del PCI con la costituzione di un’organizzazione statale che abbia il monopolio del commercio con i paesi orientali e quindi impedisca a gruppi paracomunisti di commerciare con i paesi d’oltrecortina; 2) ridurre la capacità finanziaria interna del PCI dando istruzioni alla Banca d’Italia di esercitare il proprio controllo sul sistema finanziario italiano in modo da strangolare le cooperative comuniste. (Fanfani ha detto che Pella ha già approvato questo piano e che il sottosegretario al budget Ferrari-Aggradi sta lavorando sui dettagli); 3) chiudere le sezioni del PCI negli edifici dell’ex partito fascista; 4) limitare le attività sindacali che compromettono lo Stato»<ref>R. Gatti, ''op. cit.'', p. 43.</ref>. [il corsivo è nostro]. Qualcuno, all’interno della DC, propone addirittura di mettere fuori legge il partito comunista, ma la proposta, avanzata nel corso di una riunione del gruppo parlamentare, non trova, fortunatamente, il consenso necessario. Forse perchè il bando nei confronti del PCI sta per essere elaborato in forme meno rozze, anche se certamente più efficaci, con la ufficializzazione della struttura Gladio. Come emerge anche dalla corrispondenza del giornalista {{Wl|Q327914|Indro Montanelli}} con l’ambasciatrice americana Booth Luce, in realtà il vero obiettivo della politica americana, ancora prima della predisposizione di Gladio, era la politica interna del PCI e delle sinistre, e non già il pericolo di invasione, improbabile considerando lo scrupolo di Mosca nell’applicazione degli accordi di Yalta. In una lettera del 6 maggio 1954 all’amba-<noinclude></noinclude> j2nzcx5h4p4w1975dz4uv1oa1gzbo7z Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/26 108 1026031 3874519 2026-08-21T05:34:09Z Giaccai 13220 /* new eis level3 */ 3874519 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 92 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>mbasciatrice, Montanelli, dopo aver analizzato il momento politico successivo alle elezioni del 1953, evidenzia la debolezza dell'attuale assetto di potere democristiano, stigmatizzando l'atteggiamento di Scelba che «se alle prossime elezioni un Fronte Popolare comunque costituito raggiungesse la maggioranza [...] consegnerebbe il potere, e sarebbe la fine [...] si arrenderebbe per totale impossibilità di compiere un colpo di Stato». La minoranza sana del paese, prosegue Montanelli – che riferisce all'ambasciatrice i suoi colloqui con un gruppo di industriali anticomunisti –, è disarmata, non ha una guida, ma questa minoranza esiste ancora e non è comunista. È l'unica nostra fortuna. Bisogna ricercarla individuo per individuo, darle una bandiera, una organizzazione terroristica e segreta»<ref>Lettera di I. Montanelli all'ambasciatrice C. Booth Luce, 6 maggio 1954, riportata in M. Del Pero, «Anticomunismo d'assalto», ''Italia contemporanea'', n. 212, settembre 1998, p. 643.</ref>. Una organizzazione terroristica e segreta, questa era la ricetta del mondo industriale italiano<ref>L'unica eccezione sembra rappresentata da Agnelli e da Valletta che propugnano, viceversa, un coinvolgimento del PSI in chiave filo occidentale. Vd. nota 22 del citato saggio di M. Del Pero.</ref>, probabilmente condivisa dagli USA, per contrastare il comunismo. Più recentemente Montanelli ha specificato il senso dell'attività svolta in quel torno di tempo in raccordo con l'ambasciatrice USA: «Se al potere fossero saliti, per libere elezioni, i comunisti, gli anglo-americani si sarebbero ritirati dalle nostre basi. Il pericolo che l'Italia correva era questo: interno, non esterno»<ref>''Corriere della sera'', 10 marzo 2000, p. 41.</ref>. È la conferma, da parte di chi visse quegli anni in stretto contatto con la rappresentanza statunitense in Italia, che il timore atlantico non era rivolto a una possibile ma abbiamo visto del tutto improbabile - invasione sovietica, bensì direttamente alla possibilità che PCI e PSI potessero vincere le elezioni e assumere la guida del paese. Con queste finalità, ma ovviamente con una prospettiva più ampia, a partire dal 1951 gli ambienti più ortodossi della NATO iniziano a coltivare il progetto più ambizioso: una rete europea finalizzata alla guerra psicologica contro i comunisti, che costituirà poi l'ossatura della rete ''Stay Behind''. Così, proprio mentre il Dipartimento dell'Esercito USA evidenzia come il PCI si organizzi in chiave difensiva (nel caso fosse messo fuori legge), e non abbia in animo, in realtà, alcun intento insurrezionale, il ''North Atlantic Military Committee Standing Group'', organismo creato all'interno della NATO, suggerisce la creazione di una struttura cui affidare la responsabilità esclusiva delle attività della guerra non convenzionale<ref>R. Gatti, op. cit., p. 30.</ref>. Si scorge, in questo periodo, un meccanismo che sarà una costante di tutta la storia dei rapporti tra gli USA e l'Italia: la dilazione dei tempi e la formalizzazione ex post dei fatti. Originando, com'è naturale, oltreoceano tutte le iniziative tese al contrasto del comunismo, in Italia le direttive americane vengono recepite sempre con uno scarto temporale notevole (di diversi anni), e la loro ufficializzazione viene costantemente postici-<noinclude></noinclude> 63x2j152ctb7hx0sv7y3f0nxgekzsi0 Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/27 108 1026032 3874520 2026-08-21T05:42:01Z Giaccai 13220 /* new eis level3 */ 3874520 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 93 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>pata, a guisa di sanatoria. In tal modo, risulta difficile seguire coerentemente lo svolgersi dei passaggi che portano alla creazione di Gladio e alla sua formalizzazione, all'applicazione del piano ''Demagnetize'', e all'attività dello ''Standing Group'' per la guerra psicologica e non ortodossa. Certo è che, nell'ottobre 1951 il comando NATO organizza un convegno a Parigi – Sicurezza civile e controspionaggio in tempo di pace – nel corso del quale viene avanzata la proposta di creare un comitato per la pianificazione clandestina con lo scopo di coordinare le attività di ''Stay Behind'' in Europa. Quella che in Italia assumerà la denominazione di Gladio, infatti, è una struttura già presente in molti paesi europei, ed è molto probabilmente attiva anche in Italia, anche se – per il meccanismo esposto sopra – verrà formalmente costituita solo molti anni dopo. È necessario, quindi, per i vertici americani e per la CIA coordinare tutte le strutture europee finalizzate al medesimo obiettivo, e, in quest'ottica, sviluppare tutte le forme possibili di guerra non ortodossa nei confronti del comunismo. Che anche in Italia ci si muovesse secondo le medesime in- dicazioni emerge dal promemoria che il capo del SIFAR, generale Umberto Broccoli, invia l'8 ottobre 1951 al Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Efisio Marras. Scrive Broccoli che «nell'attuale relatività di forze NATO-COMINFORM, primo dovere del SIFAR è quello di prevedere, in caso di conflitto, l'occupazione nemica di almeno parte del territorio nazionale e di preorganizzare il servizio informazioni, il sabotag- gio, la propaganda e la resistenza». Più oltre, il generale mette in luce come in altri paesi europei già esista una simile organizzazione: «in Olanda e Belgio (e presumibilmente anche in Danimarca e in Norvegia) l'organizzazione può dirsi a punto»<ref>R. Gatti, op. cit., pp. 30-31. </ref>. Da queste premesse nascerà il nucleo dell'organizzazione S/B in Italia, le cui finalità, benché ampiamente analizzate, mantengono un profilo di non sicura legittimità costituzionale. Due ordini di fattori inducono a questa considerazione. Il primo è che, pur a fronte di un pronunciamento della magistratura, rimane dubbia la legittimità di un organismo sorto sulla base di un accordo stipulato tra due Servizi non ufficialmente autonomi nei confronti del potere esecutivo e legislativo dei rispettivi paesi; e, per quanto non si conosca la genesi formale dell'istituzione di ''Stay Behind'' negli USA, certo è che in Italia tale struttura non passa mai al vaglio, né preventivo né ratificativo del Governo e del Parlamento. Come già accennato, i Presidenti del Consiglio e i Ministri della difesa venivano informati, al momento dell'assunzione delle funzioni, dell'esistenza di una rete di contrasto nei confronti di una possibile invasione del territorio nazionale, ma tale prassi perché solo di prassi può parlarsi, non evidenziandosi nessuna disposizione in tal senso non venne sempre rispettata, tanto che dell'esistenza di Gladio non fu informato il Presidente del Consiglio Amintore Fanfani. Non sembra, quindi, eccessivo sostenere che tale apparato sia sorto totalmente al di fuori della Costituzione, e inquietanti<noinclude></noinclude> 55ahmmnjkpife0lg1v9jr497x6bbopr Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/28 108 1026033 3874521 2026-08-21T05:51:10Z Giaccai 13220 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: ombre non possono non vedersi anche per l’attività di Gladio nel corso degli anni. È il secondo ordine di fattori, infatti, che induce a ritenere la non corrispondenza al dettato costituzionale di tutta la rete ''Stay Behind'', nella consapevolezza, peraltro, che minacce di invasione da parte di potenziali aggressori dell’Est – vale a dire da parte dei comunisti – era terminata, se mai vi fu, venticinque anni prima dell... 3874521 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 94 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>ombre non possono non vedersi anche per l’attività di Gladio nel corso degli anni. È il secondo ordine di fattori, infatti, che induce a ritenere la non corrispondenza al dettato costituzionale di tutta la rete ''Stay Behind'', nella consapevolezza, peraltro, che minacce di invasione da parte di potenziali aggressori dell’Est – vale a dire da parte dei comunisti – era terminata, se mai vi fu, venticinque anni prima della scoperta dell’esistenza di Gladio, che venne resa nota all’opinione pubblica solo grazie alle indagini di un magistrato. È ormai evidente che i gladiatori non potevano essere, come ufficialmente sostenuto, solamente 622 (numero casualmente coincidente con quello degli informatori dell’OVRA), e si esporranno più avanti le fondate critiche a questa risibile asserzione. Il vero nocciolo del problema risiede nella possibilità – in parte accertata, e in parte da accertare – che numerosi degli appartenenti a Gladio abbiano, in realtà, assunto compiti e compiuto azioni che nulla hanno a che fare con le finalità «istituzionali» che la struttura prevedeva. Vi è stato nel corso degli anni, e con punte allarmanti nel periodo a cavallo tra i ’60 e i ’70, un intensificarsi della attività dei gruppi di estrema destra che hanno trovato ampia copertura, laddove non collusione, di apparati dello Stato, e segnatamente proprio di quelle strutture preposte al controllo e alla prevenzione dei fenomeni eversivi, come verrà evidenziato nei successivi capitoli dedicati ai singoli episodi della fase culminante della strategia della tensione. ''Il piano Demagnetize/Clydesdale'' Tra il citato Convegno di Parigi del 1951 e la firma dell’accordo tra Italia e USA per la formalizzazione di Gladio, si inserisce un altro capitolo della strategia statunitense nei confronti delle sinistre europee, in particolare dei partiti comunisti di Italia e Francia. È il famoso ''Piano Demagnetize'' (che per la Francia assumerà il nome di ''Cloven''), con il quale il governo americano, d’intesa con quello italiano, intende porre un definitivo argine ad ogni attività comunista nel paese. Il piano viene approvato il 21 febbraio 1952 dal ''Psychological Strategy Board'' (PBS), la struttura deputata da Washington alla guerra psicologica, contestualmente alla creazione di un comitato – ''Lenap'' – composto da membri del dipartimento di Stato, della Difesa, della CIA e della ''Mutual Security Agency''. Un ruolo di responsabilitaÁ è affidato all’Ambasciata americana di Roma, all’epoca retta da James Dunn, con funzioni di informazione, di coordinamento e di collegamento con il governo italiano. Come in altri numerosi episodi relativi all’ingerenza americana in Italia, anche in questo vi è una clausola segreta, relativa proprio al ruolo giocato all’interno dal nostro governo. Un rapporto del 16 luglio 1952 segnalava, infatti, che «l’ambasciatore Bunker ha sottolineato l’estrema importanza di proteggere il suo rapporto confidenziale con De Gasperi su questo<noinclude><references/></noinclude> dej19v65o16bn0ixcvzvgt34rpmiok9 Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/29 108 1026034 3874522 2026-08-21T06:13:30Z Giaccai 13220 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: problema>><ref>Documento citato in M. E. Guasconi ''L’altra faccia della medaglia'', ed. Rubettino, 1999, pp. 44-45.</ref>, e sembra di rileggere il medesimo copione del 1947, quando lo stesso De Gasperi chiede agli alleati di non far trapelare le sue richieste di mantenere nel mediterraneo unità navali USA. La regolare frequentazione ancorché in parte segreta del Presidente del Consiglio italiano con gli americani, non... 3874522 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 95 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>problema>><ref>Documento citato in M. E. Guasconi ''L’altra faccia della medaglia'', ed. Rubettino, 1999, pp. 44-45.</ref>, e sembra di rileggere il medesimo copione del 1947, quando lo stesso De Gasperi chiede agli alleati di non far trapelare le sue richieste di mantenere nel mediterraneo unità navali USA. La regolare frequentazione ancorché in parte segreta del Presidente del Consiglio italiano con gli americani, non doveva, in realtà aver del tutto fugato i dubbi circa il mantenimento di una politica rigidamente anticomunista nel nostro paese, ed è proprio per compensare questo declino di linea politica che gli americani stabilirono di adottare un piano speciale di contrasto ed emarginazione della sinistra in Italia. Situazione emblematica quella italiana, tanto da diventare per gli USA il terreno in cui sperimentare gli effetti e i risultati della guerra psicologica, passata alla fase operativa tra il giugno e il luglio del 1952, con il piano nel frattempo denominato ''Clydesdale''. Le linee guida del piano, elaborate nel corso di una riunione del Comitato ''Lenap'', prevedevano di dedicare particolare attenzione al blocco PCI-CGIL, individuato come l'asse portante del mantenimento di potere della sinistra italiana. Obiettivo conseguente doveva essere, quindi, quello di «rompere il controllo comunista sulle organizzazioni sindacali»<ref>Documento citato in M. E. Guasconi op. cit., p. 45.</ref>, con corrispondente e favorevole attenzione nei confronti degli altri sindacati. Nel dettaglio, il Piano di guerra psicologica per la riduzione del comunismo in Italia, prevedeva due tipologie di azioni, le prime di carattere repressivo nei confronti del Partito comunista e dei suoi affiliati, e le altre più dirette alla crescita economica e sociale del paese<ref>È evidente, sotto questo profilo, come gli americani siano convinti assertori dell'equazione comunismo = povertà, tanto da ritenere di poter debellare il primo attenuando la seconda. Dovrebbe forse, in altra sede, concentrarsi l'attenzione sugli enormi sforzi economici sostenuti dagli USA, non già con l'intento di promuovere lo sviluppo e la ricostruzione dei paesi distrutti dalla guerra, bensì con il precipuo obiettivo di eliminare dalla scena politica un partito che rappresentava una delle due ideologie/potenze uscite vincitrici dal secondo conflitto bellico. A puro titolo di curiosità potrebbe, a tal fine, essere utile indagare anche sul capitolo di bilancio del Ministero dell'interno denominato <<fondi UNRRA».</ref>. Da parte sua, il governo di De Gasperi avrebbe dovuto <<apportare re- visioni alla legge elettorale per diminuire la rappresentanza del PCI a tutti i livelli governativi, [...] adottare misure legislative e amministrative più vigorose per prosciugare le fonti di finanziamento del PCI in Italia, specialmente quelle provenienti da accordi commerciali con le industrie sovietiche o con altri paesi satelliti, [...] ridurre la vendita e la distribuzione di pubblicazioni sovietiche e del COMINFORM [...], prendere misure legali contro tutti coloro che fossero coinvolti in movimenti illegali o nascondessero armi [...], favorire i non comunisti nell'affitto di case realizzate con l'utilizzo di fondi lire>> 48. Più generalmente, il Piano prevedeva un'azione del governo italiano tendente a eliminare l'influenza comunista nei campi della difesa, della sicu- 45 Documento citato in M. E. Guasconi L'altra faccia della medaglia, ed. Rubettino, 1999, pp. 44-45. 46 47 48 Piano di guerra psicologica per la riduzione del comunismo in Italia, cit. in M. E. Guasconi, op. cit., p. 47. Senato della Repubblica - Archivio Storico<noinclude><references/></noinclude> c0erzt9rs7scgjlbndg5a7s8xhc7tjy 3874524 3874522 2026-08-21T06:22:33Z Giaccai 13220 /* Trascritta */ 3874524 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 95 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>problema»<ref>Documento citato in M. E. Guasconi ''L’altra faccia della medaglia'', ed. Rubettino, 1999, pp. 44-45.</ref>, e sembra di rileggere il medesimo copione del 1947, quando lo stesso De Gasperi chiede agli alleati di non far trapelare le sue richieste di mantenere nel mediterraneo unità navali USA. La regolare frequentazione ancorché in parte segreta del Presidente del Consiglio italiano con gli americani, non doveva, in realtà aver del tutto fugato i dubbi circa il mantenimento di una politica rigidamente anticomunista nel nostro paese, ed è proprio per compensare questo declino di linea politica che gli americani stabilirono di adottare un piano speciale di contrasto ed emarginazione della sinistra in Italia. Situazione emblematica quella italiana, tanto da diventare per gli USA il terreno in cui sperimentare gli effetti e i risultati della guerra psicologica, passata alla fase operativa tra il giugno e il luglio del 1952, con il piano nel frattempo denominato ''Clydesdale''. Le linee guida del piano, elaborate nel corso di una riunione del Comitato ''Lenap'', prevedevano di dedicare particolare attenzione al blocco PCI-CGIL, individuato come l'asse portante del mantenimento di potere della sinistra italiana. Obiettivo conseguente doveva essere, quindi, quello di «rompere il controllo comunista sulle organizzazioni sindacali»<ref>Documento citato in M. E. Guasconi op. cit., p. 45.</ref>, con corrispondente e favorevole attenzione nei confronti degli altri sindacati. Nel dettaglio, il Piano di guerra psicologica per la riduzione del comunismo in Italia, prevedeva due tipologie di azioni, le prime di carattere repressivo nei confronti del Partito comunista e dei suoi affiliati, e le altre più dirette alla crescita economica e sociale del paese<ref>È evidente, sotto questo profilo, come gli americani siano convinti assertori dell'equazione comunismo = povertà, tanto da ritenere di poter debellare il primo attenuando la seconda. Dovrebbe forse, in altra sede, concentrarsi l'attenzione sugli enormi sforzi economici sostenuti dagli USA, non già con l'intento di promuovere lo sviluppo e la ricostruzione dei paesi distrutti dalla guerra, bensì con il precipuo obiettivo di eliminare dalla scena politica un partito che rappresentava una delle due ideologie/potenze uscite vincitrici dal secondo conflitto bellico. A puro titolo di curiosità potrebbe, a tal fine, essere utile indagare anche sul capitolo di bilancio del Ministero dell'interno denominato <<fondi UNRRA».</ref>. Da parte sua, il governo di De Gasperi avrebbe dovuto «apportare re- visioni alla legge elettorale per diminuire la rappresentanza del PCI a tutti i livelli governativi, [...] adottare misure legislative e amministrative più vigorose per prosciugare le fonti di finanziamento del PCI in Italia, specialmente quelle provenienti da accordi commerciali con le industrie sovietiche o con altri paesi satelliti, [...] ridurre la vendita e la distribuzione di pubblicazioni sovietiche e del COMINFORM [...], prendere misure legali contro tutti coloro che fossero coinvolti in movimenti illegali o nascondessero armi [...], favorire i non comunisti nell'affitto di case realizzate con l'utilizzo di fondi lire>> 48. Più generalmente, il Piano prevedeva un'azione del governo italiano tendente a eliminare l'influenza comunista nei campi della difesa, della sicu- 45 Documento citato in M. E. Guasconi L'altra faccia della medaglia, ed. Rubettino, 1999, pp. 44-45. 46 47 48 Piano di guerra psicologica per la riduzione del comunismo in Italia, cit. in M. E. Guasconi, op. cit., p. 47. Senato della Repubblica - Archivio Storico<noinclude><references/></noinclude> f2zvqvv416s76iss5ffq87ghp6g5ae9 3874526 3874524 2026-08-21T06:45:55Z Giaccai 13220 3874526 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 95 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>problema»<ref>Documento citato in M. E. Guasconi ''L’altra faccia della medaglia'', ed. Rubettino, 1999, pp. 44-45.</ref>, e sembra di rileggere il medesimo copione del 1947, quando lo stesso De Gasperi chiede agli alleati di non far trapelare le sue richieste di mantenere nel mediterraneo unità navali USA. La regolare frequentazione ancorché in parte segreta del Presidente del Consiglio italiano con gli americani, non doveva, in realtà aver del tutto fugato i dubbi circa il mantenimento di una politica rigidamente anticomunista nel nostro paese, ed è proprio per compensare questo declino di linea politica che gli americani stabilirono di adottare un piano speciale di contrasto ed emarginazione della sinistra in Italia. Situazione emblematica quella italiana, tanto da diventare per gli USA il terreno in cui sperimentare gli effetti e i risultati della guerra psicologica, passata alla fase operativa tra il giugno e il luglio del 1952, con il piano nel frattempo denominato ''Clydesdale''. Le linee guida del piano, elaborate nel corso di una riunione del Comitato ''Lenap'', prevedevano di dedicare particolare attenzione al blocco PCI-CGIL, individuato come l'asse portante del mantenimento di potere della sinistra italiana. Obiettivo conseguente doveva essere, quindi, quello di «rompere il controllo comunista sulle organizzazioni sindacali»<ref>Documento citato in M. E. Guasconi op. cit., p. 45.</ref>, con corrispondente e favorevole attenzione nei confronti degli altri sindacati. Nel dettaglio, il Piano di guerra psicologica per la riduzione del comunismo in Italia, prevedeva due tipologie di azioni, le prime di carattere repressivo nei confronti del Partito comunista e dei suoi affiliati, e le altre più dirette alla crescita economica e sociale del paese<ref>È evidente, sotto questo profilo, come gli americani siano convinti assertori dell'equazione comunismo = povertà, tanto da ritenere di poter debellare il primo attenuando la seconda. Dovrebbe forse, in altra sede, concentrarsi l'attenzione sugli enormi sforzi economici sostenuti dagli USA, non già con l'intento di promuovere lo sviluppo e la ricostruzione dei paesi distrutti dalla guerra, bensì con il precipuo obiettivo di eliminare dalla scena politica un partito che rappresentava una delle due ideologie/potenze uscite vincitrici dal secondo conflitto bellico. A puro titolo di curiosità potrebbe, a tal fine, essere utile indagare anche sul capitolo di bilancio del Ministero dell'interno denominato <<fondi UNRRA».</ref>. Da parte sua, il governo di De Gasperi avrebbe dovuto «apportare revisioni alla legge elettorale per diminuire la rappresentanza del PCI a tutti i livelli governativi, [...] adottare misure legislative e amministrative più vigorose per prosciugare le fonti di finanziamento del PCI in Italia, specialmente quelle provenienti da accordi commerciali con le industrie sovietiche o con altri paesi satelliti, [...] ridurre la vendita e la distribuzione di pubblicazioni sovietiche e del COMINFORM [...], prendere misure legali contro tutti coloro che fossero coinvolti in movimenti illegali o nascondessero armi [...], favorire i non comunisti nell'affitto di case realizzate con l'utilizzo di fondi lire»<ref>''Piano di guerra psicologica per la riduzione del comunismo in Italia'', cit. in M. E. Guasconi, op. cit., p. 47.</ref>. Più generalmente, il Piano prevedeva un'azione del governo italiano tendente a eliminare l'influenza comunista nei campi della difesa, della sicu-<noinclude><references/></noinclude> h1p7vkt9p2z7nvzff9xtdyy39qaetrv Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/92 108 1026035 3874523 2026-08-21T06:20:22Z Cruccone 53 /* new eis level3 */ 3874523 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|84|PALAZZO VECCHIO|}}</noinclude>e che inoltre rendevano ottuso il cortile stesso, a motivo del colore cupo che serviva ad essi di campo. Tutto ciò fece far Michelozzo con prestezza, riprendo le parole al Vasari, «facendo al diritto delle finestre di detto cortile, nel secondo ordine, alcuni tondi che variassino dalle finestre suddette, per dar lume alle stanze di mezzo che son sopra alle prime, dov’è oggi la sala dei Dugento. Il terzo piano poi, dove abitavano i Signori ed il Gonfaloniere, fece più ornato, spartendo in fila, dalla parte di verso San Piero Scheraggio, alcune camere per i Signori, ed una maggiore per il Gonfaloniere, che tutte rispondevano in un andito che aveva le finestre sopra il cortile. E di sopra fece un’altro ordine di stanze comode per la famiglia del palazzo; in una delle quali, dove è oggi (cioè al tempo in cui scriveva il Vasari) la Depositeria, è ritratto ginocchioni dinanzi a una Nostra donna {{Wl|Q201737|Carlo}}, figliuolo del Re {{Wl|Q290720|Ruberto}}, Duca di Calavria, di mano di {{AutoreCitato|Giotto|Giotto}}{{Nota separata|Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/97|5}}. Vi fece similmente «le camere de’ donzelli, tavolaccini, trombetti, musici, pifferi, mazzieri, comandatori ed araldi; e tutte le altre stanze che a un così fatto palazzo si richieggono{{Nota separata|Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/97|6}}. Ordinò anco in cima del ballatoio una cornice di pietre, che girava intorno al cortile; ed appresso a quella, una conserva d’acqua che si ragunava quando pioveva, per far gittar fonti posticce a certi tempi. Fece fare ancora Michelozzo l’acconcime della cappella, dove s’ode la messa, ed appresso a quella molte stanze e palchi ricchissimi, dipinti a gigli d’oro in campo azzurro; ed alle stanze di sopra e di sotto di quel palazzo fece fare altri palchi, e ricoprire tutti i vecchi che vi erano stati fatti innanzi all’antica; ed insomma gli diede tutta quella perfezione che a tanta fabbrica si conveniva. E l’acque de’ pozzi fece che si conducevano insino sopra l’ultimo piano, e che con una ruota si attignevano più agevolmente che non si fa per l’ordinario. A una cosa sola non potette l’ingegno di Michelozzo rimediare; cioè alla scala pubblica: perchè da principio fu male intesa, posta in mal luogo, e fatta malagevole, erta e senza lumi, con gli scaglioni di legno dal primo piano in su. S’affaticò nondimeno di maniera, che all’entrata del cortile fece una salita di scaglioni tondi, ed una porta con pilastri di pietra forte e con bellissimi capitelli intagliati di sua mano{{Nota separata|Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/97|7}}, ed una cornice architravata, doppia con buon<noinclude></noinclude> 45fgohd7dpamnzod058x39ly2ljybxf Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/30 108 1026036 3874532 2026-08-21T07:00:22Z Giaccai 13220 /* Trascritta */ 3874532 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 96 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>rezza interna, dell'informazione e dell'economia, nonché a ridurre la presenza dei comunisti all'interno delle industrie statali. Con un duplice e convergente interesse, agli Stati Uniti veniva lasciata mano libera per la localizzazione delle basi americane e alleate, avendo l'accortezza di estromettere da ogni commessa società vicine al PCI e dalla partecipazione ai lavori società e lavoratori vicini alle formazioni di sinistra. Laddove fosse stata maggiore e più radicata la presenza di lavoratori comunisti, gli USA prevedevano anche l'applicazione di speciali contratti ''offshore'', in base ai quali le aziende che avessero voluto ottenere commesse da parte di società americane – e particolarmente da quelle di Stato – avrebbero dovuto preventivamente licenziare gli appartenenti alle cellule comuniste e socialiste. Risulta che questo genere di contratto venne certamente applicato alle {{Wl|Q2015812|Officine Galileo}}, e scatenò la ovvia reazione del sindacato e dei partiti di sinistra, a testimonianza di un impegno costante in difesa dei lavoratori e dei diritti conquistati con la nascita della Repubblica. Negli anni successivi (e ufficialmente il 10 gennaio 1957), presso la caserma Passalacqua di Verona viene istituito il Battaglione Guerra Psicologica, che assume la denominazione di Reparto Guerra Psicologica e viene posto alla dipendenza del Comando Forze Terrestri Alleate del Sud Europa (FTASE), la struttura della NATO sovrintendente le forze di terra del Patto Atlantico nell'Europa meridionale. Benché non esista documentazione sufficiente a dimostrare un coinvolgimento del Reparto G.P. nella guerra non ortodossa, il solo fatto che abbia operato per quasi quaranta anni, e direttamente alle dipendenze del Comando FTASE induce a ritenere che il Reparto possa aver funzionato con un ruolo di coordinamento di molte delle operazioni attivate dall'alleanza atlantica nei confronti dei comunisti, e l'ipotesi può ritenersi confermata anche da quanto scritto dal giudice istruttore Mastelloni, nella sua ordinanza-sentenza relativa ad ARGO 16: «Dalla deposizione del citato ufficiale [il generale dell'Esercito in ausiliaria Eugenio Cartechini] è emerso che il Battaglione di supporto psicologico aveva avuto origine all'inizio degli anni Cinquanta [e non già nel 1957] con sede allocata presso l'Ospedale militare di Verona [...]» <ref>Cfr. Ordinanza-sentenza G.I. Mastelloni, cit., p. 1337</ref>. La sua dipendenza dai Servizi militari americani, dai quali «dipendevano» anche noti elementi neofascisti come Digilio e Soffiati, induce ulteriormente a ritenere che il Battaglione possa aver svolto funzioni non irrilevanti nell'ottica di quella «guerra senza confini» scatenata dagli Stati Uniti nei confronti dell'Italia. ''1.3 La polizia segreta del Ministero dell'interno e il «Gruppo De Nozza» ''Documentalmente accertata è, viceversa, la creazione di una speciale struttura presso il Ministero dell'interno tra la fine del 1958 e l'inizio del<noinclude><references/></noinclude> oww9jk14kvfzjjv5hoem931m89q2tim 3874533 3874532 2026-08-21T07:02:05Z Giaccai 13220 3874533 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 96 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>rezza interna, dell'informazione e dell'economia, nonché a ridurre la presenza dei comunisti all'interno delle industrie statali. Con un duplice e convergente interesse, agli Stati Uniti veniva lasciata mano libera per la localizzazione delle basi americane e alleate, avendo l'accortezza di estromettere da ogni commessa società vicine al PCI e dalla partecipazione ai lavori società e lavoratori vicini alle formazioni di sinistra. Laddove fosse stata maggiore e più radicata la presenza di lavoratori comunisti, gli USA prevedevano anche l'applicazione di speciali contratti ''offshore'', in base ai quali le aziende che avessero voluto ottenere commesse da parte di società americane – e particolarmente da quelle di Stato – avrebbero dovuto preventivamente licenziare gli appartenenti alle cellule comuniste e socialiste. Risulta che questo genere di contratto venne certamente applicato alle {{Wl|Q2015812|Officine Galileo}}, e scatenò la ovvia reazione del sindacato e dei partiti di sinistra, a testimonianza di un impegno costante in difesa dei lavoratori e dei diritti conquistati con la nascita della Repubblica. Negli anni successivi (e ufficialmente il 10 gennaio 1957), presso la caserma Passalacqua di Verona viene istituito il Battaglione Guerra Psicologica, che assume la denominazione di Reparto Guerra Psicologica e viene posto alla dipendenza del Comando Forze Terrestri Alleate del Sud Europa (FTASE), la struttura della NATO sovrintendente le forze di terra del Patto Atlantico nell'Europa meridionale. Benché non esista documentazione sufficiente a dimostrare un coinvolgimento del Reparto G.P. nella guerra non ortodossa, il solo fatto che abbia operato per quasi quaranta anni, e direttamente alle dipendenze del Comando FTASE induce a ritenere che il Reparto possa aver funzionato con un ruolo di coordinamento di molte delle operazioni attivate dall'alleanza atlantica nei confronti dei comunisti, e l'ipotesi può ritenersi confermata anche da quanto scritto dal giudice istruttore Mastelloni, nella sua ordinanza-sentenza relativa ad ARGO 16: «Dalla deposizione del citato ufficiale [il generale dell'Esercito in ausiliaria Eugenio Cartechini] è emerso che il Battaglione di supporto psicologico aveva avuto origine all'inizio degli anni Cinquanta [e non già nel 1957] con sede allocata presso l'Ospedale militare di Verona [...]»<ref>Cfr. Ordinanza-sentenza G.I. Mastelloni, cit., p. 1337</ref>. La sua dipendenza dai Servizi militari americani, dai quali «dipendevano» anche noti elementi neofascisti come Digilio e Soffiati, induce ulteriormente a ritenere che il Battaglione possa aver svolto funzioni non irrilevanti nell'ottica di quella «guerra senza confini» scatenata dagli Stati Uniti nei confronti dell'Italia. ''1.3 La polizia segreta del Ministero dell'interno e il «Gruppo De Nozza» ''Documentalmente accertata è, viceversa, la creazione di una speciale struttura presso il Ministero dell'interno tra la fine del 1958 e l'inizio del<noinclude><references/></noinclude> k5wjvf6ssfc9g9jsb30g73ea5i9qxvs Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/31 108 1026037 3874534 2026-08-21T07:13:09Z Giaccai 13220 /* Trascritta */ 3874534 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 97 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>1959; e di rilievo è anzitutto l'emergenza di un pesante scontro tra il Servizio delle Forze Armate il SIFAR e l'Ufficio Affari riservati del Viminale, in merito al nuovo apparato «occulto» che il Ministro dell'interno intende costituire sopprimendo i vecchi Uffici Vigilanza Stranieri già presenti presso ogni Questura. Tutto origina da una nota del 7 settembre 1958, con la quale il capo centro controspionaggio (CS) di Trieste informa il Capo dell'ufficio D del SIFAR che il Questore del capoluogo giuliano Domenico De Nozza «viene nominato ispettore generale di pubblica sicurezza e trasferito a Roma con incarico speciale [...], destinato a sostituire nell'incarico l'ispettore generale di pubblica sicurezza dottor Barletta [capo dell'Ufficio Affari riservati]»<ref>Nota del capo centro CS di Trieste del 7 settembre 1958, in allegato n. 43 alla re- lazione del ROS carabinieri nell'ambito del procedimento penale contro G. Rognoni e altri del G.I. di Milano, dottor Guido Salvini. </ref>. Obiettivo del ministro dell'interno Tambroni è la costituzione di un ufficio centrale occulto che, sulla scorta del lavoro di De Nozza, sia in grado di effettuare una vera opera di contrasto nei confronti delle forze comuniste. In una nota dell'11 settembre, il capo centro CS di Trieste specifica la natura e il ruolo che il costituendo ufficio dovrà avere: «In una prima fase l'obiettivo principale dei predetti [i dirigenti e i funzionari trasferiti a Roma] dovrà essere la penetrazione nel PCI - sia a Roma che nelle province e la creazione di un nuovo tipo di schedario generale e provinciale, comprensivo dei dirigenti e degli attivisti più pericolosi. [...] Il funzionario [dal quale il capo centro CS assume le informazioni] ha fatto anche trapelare che all'iniziativa di rafforzare e riorganizzare l'ufficio A.R. non sono estranei gli elementi del servizio americano. [...] Il predetto servizio per tale intento ha messo a disposizione ingenti somme»<ref>Nota del capo centro CS di Trieste del 7 settembre 1958, in allegato n. 43, cit.</ref>. È una prima, seppure parziale, dimostrazione di come gli Stati Uniti partecipino attivamente alla costituzione di un organismo segreto con funzioni espressamente anticomuniste. Di più, questa struttura appare configurata con funzioni anticostituzionali, avendo come sua applicazione primaria, «la penetrazione nel PCI», un'attività segreta e clandestina contro un partito legittimamente rappresentato in Parlamento. La preoccupazione del SIFAR, tuttavia, non è certo in questa direzione, condividendo in gran parte il Servizio militare i medesimi obiettivi perseguiti dal Ministero dell'interno. La preoccupazione è, viceversa, quella di una invasione di campo da parte del Servizio civile che va riorganizzandosi su nuove basi e con uomini espressamente addestrati a tale scopo. L'appunto del 6 dicembre 1958 proveniente dal centro CS di Napoli esprime chiaramente questo timore, segnalando che «<gli uffici vigilanza stranieri, ora aboliti, si ricostituirebbero in sedi occulte, fuori del- l'ambito delle Questure per assumere un ordinamento funzionale ed organico molto simile a quello dei nostri centri c.s.»<ref>Nota del capo centro CS di Napoli del 6 dicembre 1958, in allegato n. 43, cit.</ref>. L'Ufficio D del SIFAR gira tre giorni dopo a tutti i centri CS la medesima informazione, riferendo<noinclude><references/></noinclude> 6vvqjjkb1s2i2m5zpmbg9stx5j62g0i 3874539 3874534 2026-08-21T07:17:07Z Giaccai 13220 3874539 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 97 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>1959; e di rilievo è anzitutto l'emergenza di un pesante scontro tra il Servizio delle Forze Armate il SIFAR e l'Ufficio Affari riservati del Viminale, in merito al nuovo apparato «occulto» che il Ministro dell'interno intende costituire sopprimendo i vecchi Uffici Vigilanza Stranieri già presenti presso ogni Questura. Tutto origina da una nota del 7 settembre 1958, con la quale il capo centro controspionaggio (CS) di Trieste informa il Capo dell'ufficio D del SIFAR che il Questore del capoluogo giuliano Domenico De Nozza «viene nominato ispettore generale di pubblica sicurezza e trasferito a Roma con incarico speciale [...], destinato a sostituire nell'incarico l'ispettore generale di pubblica sicurezza dottor Barletta [capo dell'Ufficio Affari riservati]»<ref>Nota del capo centro CS di Trieste del 7 settembre 1958, in allegato n. 43 alla re- lazione del ROS carabinieri nell'ambito del procedimento penale contro G. Rognoni e altri del G.I. di Milano, dottor Guido Salvini. </ref>. Obiettivo del ministro dell'interno Tambroni è la costituzione di un ufficio centrale occulto che, sulla scorta del lavoro di De Nozza, sia in grado di effettuare una vera opera di contrasto nei confronti delle forze comuniste. In una nota dell'11 settembre, il capo centro CS di Trieste specifica la natura e il ruolo che il costituendo ufficio dovrà avere: «In una prima fase l'obiettivo principale dei predetti [i dirigenti e i funzionari trasferiti a Roma] dovrà essere la penetrazione nel PCI - sia a Roma che nelle province e la creazione di un nuovo tipo di schedario generale e provinciale, comprensivo dei dirigenti e degli attivisti più pericolosi. [...] Il funzionario [dal quale il capo centro CS assume le informazioni] ha fatto anche trapelare che all'iniziativa di rafforzare e riorganizzare l'ufficio A.R. non sono estranei gli elementi del servizio americano. [...] Il predetto servizio per tale intento ha messo a disposizione ingenti somme»<ref>Nota del capo centro CS di Trieste del 7 settembre 1958, in allegato n. 43, cit.</ref>. È una prima, seppure parziale, dimostrazione di come gli Stati Uniti partecipino attivamente alla costituzione di un organismo segreto con funzioni espressamente anticomuniste. Di più, questa struttura appare configurata con funzioni anticostituzionali, avendo come sua applicazione primaria, «la penetrazione nel PCI», un'attività segreta e clandestina contro un partito legittimamente rappresentato in Parlamento. La preoccupazione del SIFAR, tuttavia, non è certo in questa direzione, condividendo in gran parte il Servizio militare i medesimi obiettivi perseguiti dal Ministero dell'interno. La preoccupazione è, viceversa, quella di una invasione di campo da parte del Servizio civile che va riorganizzandosi su nuove basi e con uomini espressamente addestrati a tale scopo. L'appunto del 6 dicembre 1958 proveniente dal centro CS di Napoli esprime chiaramente questo timore, segnalando che «<gli uffici vigilanza stranieri, ora aboliti, si ricostituirebbero in sedi occulte, fuori dell'ambito delle Questure per assumere un ordinamento funzionale ed organico molto simile a quello dei nostri centri c.s.»<ref>Nota del capo centro CS di Napoli del 6 dicembre 1958, in allegato n. 43, cit.</ref>. 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Secondo un appunto del 21 ottobre del °58, il Ministro e il Capo della Polizia «sono rimasti particolarmente impressionati da due schedari loro mostrati dal dottor Beneforti e dottor Corti, rispettivamente per la parte politica e per gli stranieri, schedari che in effetti i due avevano "ere- ditato" dalla polizia civile del gia T.L.T. [Territorio libero di Trieste] che a sua volta li aveva cosi creati per ordine degli inglesi»<ref>Appunto del 21 ottobre 1958, in allegato, n. 43, cit.</ref>. L’efficienza degli uomini di De Nozza impressiona tal punto i vertici del Viminale che dopo la visita venne data disposizione che «tutti i questori ed i funzionari degli uffici politici d'Italia seguissero un breve corso inf. [ormativo] presso la questura di Trieste» E quindi in base a queste considerazioni che venne deciso di modellare il nuovo Ufficio politico centrale presso il Ministero dell’interno. Schedari efficienti, determinazione degli uomini — ne verranno trasferiti da Trieste a Roma diverse decine — e assenza di scrupoli nell’attivita di infiltrazione nei confronti della sinistra, che — dopo la presa di posizione del PSI nel 1956 — si identificnia ucamente nel PCI e nei suoi esponenti. L'organizzazione del nuovo Ufficio politico, che avviene con uno spostamento massiccio di uomini da Trieste, per i motivi suesposti, non sfugge peraltro agli stessi dirigenti del Partito comunista, che avvertono come il Ministero dell’interno intenda proseguire la sua incredibile guerra contro la sinistra. Un altro aspetto inquietante è il ripetuto riferimento all'OVRA, citato nelle note inviate dai centri CS all’Ufficio D del SIFAR. II primo appunto nel quale compare un riferimento in tal senso, 2 del centro di Bologna che riferisce come i nuovi uffici «assumeranno una fisionomia analoga alla di- sciolta OVRA»<ref>Nota del capo centro CS di Bologna del 2 dicembre 1958, in allegato n. 43, cit.</ref>, mentre il centro CS di Bari sostiene che la costituenda struttura dipenderebbe non più dalla Direzione Affari Riservati, bensì dalla Direzione Affari vari generali, proprio «per non avere il sapore di OVRA», che doveva, con ogni evidenza, aleggiare in quegli ambienti. Da Bari giunge poi un’ulteriore conferma dell’indirizzo di attivita che il Viminale intende dare a questa «polizia segreta», nella quale «dovrebbe avere gran parte l’intercettazione: telefonica e postale». E come peraltro già evidenziato, in questa attività un ruolo di primo piano è quello degli americani «che seguono da vicino il lavoro del dottor De Nozze [sic]» e che proprio per le intercettazioni telefoniche «fornirebbero alcune attrezzature tecniche»<ref>Nota del capo centro CS di Bari del 16 dicembre 1958, in allegato n. 43, cit.</ref>. Nei diversi rapporti che i centri CS inviano a Roma viene poi sottolineato — a riprova della rilevanza di questa struttura — che i funzionari<noinclude><references/></noinclude> q6hp7upkugolu3ttoukakpl99lbgq7y Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/33 108 1026039 3874542 2026-08-21T07:33:18Z Giaccai 13220 /* Trascritta */ 3874542 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 99 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>chiamati a Roma a farne parte godranno per un intero anno dei benefici del personale in missione, e comunque successivamente di due terzi del'indennita di missione, benché formalmente distaccati presso gli Uffici del Viminale. Cercare di limitare la portata di una tale operazione sembra davvero impresa impossibile. E fuor di dubbio, infatti, che l'organizzazione del nuovo Ufficio politico, con la soppressione in tutte le Questure degli Uffici di vigilanza stranieri (copertura di fatto degli uffici politici), doveva essere a conoscenza del Governo o quantomeno del Presidente del Consiglio, e non si giustificherebbe altrimenti la promozione a Ispettore generale di pubblica sicurezza di De Nozza e la sua collocazione a capo della Direzione Affari Riservati, né il distacco a Roma di decine di funzionari, né tantomeno il contributo tecnico (e forse economico) degli USA per quanto riguarda le intercettazioni. Nell’omogeneità dei rapporti che dai centri CS giungono a Roma, stupisce tuttavia che il capo centro di Cagliari affermi che «l’ufficio di vigilanza stranieri [...] non è mai esistito in nessuna delle Questure della Sardegna» e che conseguentemente nulla risulti circa una «eventuale organizzazione nell’Isola del nuovo servizio su basi occulte»<ref>Nota del capo centro CS di Cagliari del 19 dicembre 1958, in allegato n. 43, cit.</ref>. Sebbene non possa aversi conferma, è da ritenere che, con ogni probabilità, in Sardegna non fossero mai stati attivati particolari Uffici politici in considerazione della presenza nell’isola di una struttura gia abbondantemente funzionante, e con funzioni in parte analoghe, vale a dire la base di Capo Marrargiu presso la quale era dislocato il centro di Gladio. Si vedra oltre, che Gladio, lungi dall’essere solo uno strumento di carattere difensivo, si configura come una vera e propria organizzazione adibita al contrasto di ogni mutamento politico e istituzionale a favore delle sinistre. Se si considera, inoltre, che la Sardegna e la Sicilia erano considerate in ambito NATO come i due avamposti occidentali nel caso di un’invasione sovietica dell’Italia, a maggior ragione avrebbe dovuto esserci un Ufficio adibito al controllo dei soggetti ritenuti potenzialmente pericolosi; in altre parole, non era immaginabile che la NATO pensasse di lanciare la propria controffensiva da luoghi che non fossero sotto stretto controllo dell’ Alleanza occidentale. Che un Ufficio politico — con ruolo di spionaggio e controllo degli esponenti comunisti — non fosse stato impiantato quantomeno nel capoluogo isolano, si giustifica allora solamente con la presenza in Sardegna di una struttura ben organizzata e funzionante come Gladio. {{Sc|II — Gladio e i nuclei di Difesa dello Stato}} Più recentemente, a seguito della scoperta nel corso delle ultime inchieste sullo stragismo fascista, di una struttura segreta organizzata in 36<noinclude><references/></noinclude> n63kzz3h20gvd6zwg6uhw3sdy5dmgfk Categoria:Pagine in cui è citato Giulio Romano 14 1026040 3874549 2026-08-21T07:54:01Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Giulio Romano}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Romano, Giulio]] 3874549 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Giulio Romano}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Romano, Giulio]] r9h9rd2x4cxeorwqhci4slj5530bls8 Categoria:Pagine in cui è citato Nicola Porpora 14 1026041 3874550 2026-08-21T07:54:32Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Nicola Porpora}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Porpora, Nicola]] 3874550 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Nicola Porpora}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Porpora, Nicola]] gzq381607zfg2pylhczawm8ukg8m2k5 Categoria:Pagine in cui è citato Jean-Baptiste Lully 14 1026042 3874551 2026-08-21T07:54:40Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Jean-Baptiste Lully}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Lully, Jean-Baptiste]] 3874551 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Jean-Baptiste Lully}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Lully, Jean-Baptiste]] igbrldpj1vl1y36mr5oj1yl4shuiif4 Categoria:Pagine in cui è citato Leonardo Leo 14 1026043 3874552 2026-08-21T07:54:59Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Leonardo Leo}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Leo, Leonardo]] 3874552 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Leonardo Leo}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Leo, Leonardo]] 4u28hf9ojary8idwxo3r7ih09gvb6z3 Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/272 108 1026044 3874556 2026-08-21T08:17:58Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: e O a- za a el C до 0 S₁ ca me io. ra on ue 0, 9- 10- ma di blo ra- er- re- ra- en- la ate E ALL' ETNA. 263 di vero nulla evvi di più facile che fra le va- rie vicende avvenute all'Etna, siavi stata quella di cotesta prodotta parete, che il gran cratere partito abbia in due. Lasciando dall' uno de' lati che l'etnea vo- ragine fa tremare i popoli in questo mondo e nell' altro, che risveglia in noi l'immagine del soggiorno... 3874556 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>e O a- za a el C до 0 S₁ ca me io. ra on ue 0, 9- 10- ma di blo ra- er- re- ra- en- la ate E ALL' ETNA. 263 di vero nulla evvi di più facile che fra le va- rie vicende avvenute all'Etna, siavi stata quella di cotesta prodotta parete, che il gran cratere partito abbia in due. Lasciando dall' uno de' lati che l'etnea vo- ragine fa tremare i popoli in questo mondo e nell' altro, che risveglia in noi l'immagine del soggiorno dell'eterna disperazione, ed altre a- naloghe riflessioni filosofiche per niente usate dal Brydone, e restringendoci a quanto egli vide il 29 maggio del 1770, sappiamo da lui che allora il cratere formava un circolo di tre miglia e mezzo, che scendeva in sembianza di anfiteatro, e che in una bocca capacissima verso il mezzo si apriva (loc. cit.). Ecco adunque dal tempo dell' Hamilton a quello del Brydone, che è quanto dire nep- pur dentro al breve giro di un anno, insorti novelli cangiamenti al vulcano, coll' ampliazio- ne del cratere, e con una spaziosa apertura fattasi nel suo fondo. Sembra che il Borch su questo particolare abbia voluto superar gli altri tre viaggiatori in brevità, giacchè ito sul luogo li 16 decem- bre 1776, ci dà soltanto contezza che l'etneo cratere è fatto a imbuto. Osservabile però è l'altra sua notizia, che la sommità dell' Etna era bicipite, quale appunto è stata veduta da me (loc. cit.). Il che notato non essendo da- gli altri, anzi affermando Hamilton che una si era la sommità di questa montagna, ne con- segue che l'uno dei due vertici sia stato pro- dotto dopo l'epoca del Brydone del 1770. Dal confronto delle riferite osservazioni a più riprese dentro il giro di ventun' anni in-<noinclude><references/></noinclude> 9ffqqvu1gs1yte7ykh7oq1b8shysarb 3874575 3874556 2026-08-21T08:41:32Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874575 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|263}}</noinclude>di vero nulla evvi di più facile che fra le varie vicende avvenute all'Etna, siavi stata quella di cotesta prodotta parete, che il gran cratere partito abbia in due. Lasciando dall'uno de' lati che l'etnea voragine fa tremare i popoli in questo mondo e nell'altro, che risveglia in noi l'immagine del soggiorno dell'eterna disperazione, ed altre analoghe riflessioni filosofiche per niente usate dal {{AutoreCitato|Patrick Brydone|Brydone}}, e restringendoci a quanto egli vide il 29 maggio del 1770, sappiamo da lui che allora il cratere formava un circolo di tre miglia e mezzo, che scendeva in sembianza di anfiteatro, e che in una bocca capacissima verso il mezzo si apriva (''loc. cit''.). Ecco adunque dal tempo dell'{{AutoreCitato|William Hamilton (diplomatico)|Hamilton}} a quello del Brydone, che è quanto dire neppur dentro al breve giro di un anno, insorti novelli cangiamenti al vulcano, coll'ampliazione del cratere, e con una spaziosa apertura fattasi nel suo fondo. Sembra che il {{wl|Q3856370|Borch}} su questo particolare abbia voluto superar gli altri tre viaggiatori in brevità, giacchè ito sul luogo li 16 decembre 1776, ci dà soltanto contezza che l'etneo cratere è fatto a imbuto. Osservabile però è l'altra sua notizia, che la sommità dell'Etna era bicipite, quale appunto è stata veduta da me (''loc. cit''.). Il che notato non essendo dagli altri, anzi affermando Hamilton che una si era la sommità di questa montagna, ne consegue che l'uno dei due vertici sia stato prodotto dopo l'epoca del Brydone del 1770. Dal confronto delle riferite osservazioni a più riprese dentro il giro di ventun'anni in-<noinclude><references/></noinclude> fn99fkckm4h4sz6utzwugoxahclp4o9 3874606 3874575 2026-08-21T09:29:49Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874606 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|263}}</noinclude>di vero nulla evvi di più facile che fra le varie vicende avvenute all'Etna, siavi stata quella di cotesta prodotta parete, che il gran cratere partito abbia in due. Lasciando dall'uno de' lati che l'etnea voragine fa tremare i popoli in questo mondo e nell'altro, che risveglia in noi l'immagine del soggiorno dell'eterna disperazione, ed altre analoghe riflessioni filosofiche per niente usate dal {{AutoreCitato|Patrick Brydone|Brydone}}, e restringendoci a quanto egli vide il 29 maggio del 1770, sappiamo da lui che allora il cratere formava un circolo di tre miglia e mezzo, che scendeva in sembianza di anfiteatro, e che in una bocca capacissima verso il mezzo si apriva (''loc. cit''.). Ecco adunque dal tempo dell'{{AutoreCitato|William Hamilton (diplomatico)|Hamilton}} a quello del Brydone, che è quanto dire neppur dentro al breve giro di un anno, insorti novelli cangiamenti al vulcano, coll'ampliazione del cratere, e con una spaziosa apertura fattasi nel suo fondo. Sembra che il {{wl|Q3856370|Borch}} su questo particolare abbia voluto superar gli altri tre viaggiatori in brevità, giacchè ito sul luogo li 16 decembre 1776, ci dà soltanto contezza che l'etneo cratere è fatto a imbuto. Osservabile però è l'altra sua notizia, che la sommità dell'Etna era bicipite, quale appunto è stata veduta da me (''loc. cit''.). Il che notato non essendo dagli altri, anzi affermando Hamilton che una si era la sommità di questa montagna, ne consegue che l'uno dei due vertici sia stato prodotto dopo l'epoca del Brydone del 1770. Dal confronto delle riferite osservazioni a più riprese dentro il giro di ventun'anni in-<noinclude><references/></noinclude> e1jhqbq8r4tk3ppxmyfear13zoa5f6g Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/273 108 1026045 3874557 2026-08-21T08:18:10Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 264 VIAGGIO stituite, si fanno palesi le vicissitudini in qué- sto intervallo all' Etna accadute. E quantunque in cotal tempo due sole state sieno le forti sue convulsioni, voglio dire l'eruzione del 1781 e l'altra del 1787, pure negli spazi di apparen- te sua inazione non ha lasciato internamente di esercitare le sue forze. A queste confrontate osservazioni forse non sarà discaro l'unir quelle del sig. D' Orville. Nel 1... 3874557 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>264 VIAGGIO stituite, si fanno palesi le vicissitudini in qué- sto intervallo all' Etna accadute. E quantunque in cotal tempo due sole state sieno le forti sue convulsioni, voglio dire l'eruzione del 1781 e l'altra del 1787, pure negli spazi di apparen- te sua inazione non ha lasciato internamente di esercitare le sue forze. A queste confrontate osservazioni forse non sarà discaro l'unir quelle del sig. D' Orville. Nel 1727 salito essendo su l'Etna, vi osservò due crateri. Uno era maggiore dell'altro. Il se- condo viene soltanto accennato, ma il primo è descritto con qualche dettaglio. La sua cir- conferenza, andava forse al di là delle quattro miglia. Dal cratere escivano ondate di fumo e fiamme rosseggianti. Non erano però tali che gl'impedissero l'accostarsi da presso alla vo- ragine; solamente per ovviare ogni timore di non cadervi dentro, egli e i suoi compagni si fecero legare attraverso da una fune, tenuta forte da tre uomini. Fisi gli occhi in quel ba- ratro, non poterono vedervi il fondo, per le fiamme e il fumo che ne esalavano. Solamente scoprirono che elevavasi da quell'abisso un conico monticello, formato di lava, situato nel mezzo del cratere, il cui vertice fu giudicato essere 60 piedi al di sotto di loro, e forse al- tri 60 piedi più al basso poteva penetrare la vista: ed ivi il giro del monticello si conget- turò essere tra i 600 e gli 800 piedi (*). Ecco adunque nell' epoca di D' Orville una rilevante circostanza su l'Etna, che non vi si è osservata dai più volte rammemorati quattro (*) Jacobi Philippi D' Orville Sicula. V a V 1. e d I te C S r C m g S n a V E in C b tr S<noinclude><references/></noinclude> hzm8vu8woneeav84t4xqxbxocf63w72 3874578 3874557 2026-08-21T08:44:24Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874578 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|264|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>stituite, si fanno palesi le vicissitudini in questo intervallo all'Etna accadute. E quantunque in cotal tempo due sole state sieno le forti sue convulsioni, voglio dire l'eruzione del 1781 e l'altra del 1787, pure negli spazi di apparente sua inazione non ha lasciato internamente di esercitare le sue forze. A queste confrontate osservazioni forse non sarà discaro l'unir quelle del sig. {{AutoreCitato|Jacques Philippe D'Orville|D'Orville}}. Nel 1727 salito essendo su l'Etna, vi osservò due crateri. Uno era maggiore dell'altro. Il secondo viene soltanto accennato, ma il primo è descritto con qualche dettaglio. La sua circonferenza, andava forse al di là delle quattro miglia. Dal cratere escivano ondate di fumo e fiamme rosseggianti. Non erano però tali che gl'impedissero l'accostarsi da presso alla voragine; solamente per ovviare ogni timore di non cadervi dentro, egli e i suoi compagni si fecero legare attraverso da una fune, tenuta forte da tre uomini. Fisi gli occhi in quel baratro, non poterono vedervi il fondo, per le fiamme e il fumo che ne esalavano. Solamente scoprirono che elevavasi da quell'abisso un conico monticello, formato di lava, situato nel mezzo del cratere, il cui vertice fu giudicato essere 60 piedi al di sotto di loro, e forse altri 60 piedi più al basso poteva penetrare la vista: ed ivi il giro del monticello si congetturò essere tra i 600 e gli 800 piedi<ref>Jacobi Philippi D'Orville Sicula.</ref>. Ecco adunque nell'epoca di D'Orville una rilevante circostanza su l'Etna, che non vi si è osservata dai più volte rammemorati quattro<noinclude><references/></noinclude> 277vza7zi56ncoo9mgcnphg43zd07ff 3874608 3874578 2026-08-21T09:32:43Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874608 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|264|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>stituite, si fanno palesi le vicissitudini in questo intervallo all'Etna accadute. E quantunque in cotal tempo due sole state sieno le forti sue convulsioni, voglio dire l'eruzione del 1781 e l'altra del 1787, pure negli spazi di apparente sua inazione non ha lasciato internamente di esercitare le sue forze. A queste confrontate osservazioni forse non sarà discaro l'unir quelle del sig. {{AutoreCitato|Jacques Philippe D'Orville|D'Orville}}. Nel 1727 salito essendo su l'Etna, vi osservò due crateri. Uno era maggiore dell'altro. Il secondo viene soltanto accennato, ma il primo è descritto con qualche dettaglio. La sua circonferenza, andava forse al di là delle quattro miglia. Dal cratere escivano ondate di fumo e fiamme rosseggianti. Non erano però tali che gl'impedissero l'accostarsi da presso alla voragine; solamente per ovviare ogni timore di non cadervi dentro, egli e i suoi compagni si fecero legare attraverso da una fune, tenuta forte da tre uomini. Fisi gli occhi in quel baratro, non poterono vedervi il fondo, per le fiamme e il fumo che ne esalavano. Solamente scoprirono che elevavasi da quell'abisso un conico monticello, formato di lava, situato nel mezzo del cratere, il cui vertice fu giudicato essere 60 piedi al di sotto di loro, e forse altri 60 piedi più al basso poteva penetrare la vista: ed ivi il giro del monticello si congetturò essere tra i 600 e gli 800 piedi<ref>Jacobi Philippi D'Orville Sicula.</ref>. 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Desso è una sterminata fucina, che in ragione della violenza del fuoco, dell' indo- le delle fossili materie su... 3874558 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>é- ле ue e n- T te on e. νό se- mo ir- tro • е he 70- di si ta Da- le te un mel ato al- la get- na si tro ALL' ETNA, 265 viaggiatori, nè da me; voglio dire il picciolo monte conico dentro al cratere. Sempre più adunque rimane confermata l'instabilità nell'in- terna configurazione ed ampiezza di questo vulcano. Desso è una sterminata fucina, che in ragione della violenza del fuoco, dell' indo- le delle fossili materie su cui agisce, e degli elastici fluidi che le attizzano e mettono in mo- vimento, ora fabbrica, ora distrugge, ora il distrutto riordina e riconduce allo stato di pri- ma. Un cono concavo e capovolto al di den- tro, solido e diritto al di fuora, questa si è l'usitata e natural figura della cima di un mon- te vulcanico. E cotal forma in contrade ancora che più non ardono si è una delle prove quasi sicure dell' esistenza di un antico vulcano. Ma questo cono soggiace a grandi cangiamenti in ragione delle furie maggiori e minori del vul- cano, e della copia e qualità delle eruttate materie. Il di lui interno per più d'una ca- gione è sottoposto a guasti e a rovine. Corri- spondendo sottovia agli spazi cavernosi della montagna, non siam lontani dal crederlo in aria sospeso: quindi egli è facile che assai delle volte si guasti e dirupi; effetto che può anche prodursi dall' impeto ruinoso di materie novel- le che in vêr le parti superiori tentin l'escita. E allora l'incavato cono, anzi che terminare in punta, offrirà a' risguardanti, secondo le circostanze, un' apertura, una voragine, un baratro. Che se per quell' aperto squarcio en- tri la liquida lava, e quivi per qualche tempo si arresti, la sua superficie pel toccamento del freddo aere a poco a poco perdendo il calori- co, si congelerà, formando una crosta o solido<noinclude><references/></noinclude> rgg8roe3g86p8qwlxj0hucxh2p0pqk5 3874580 3874558 2026-08-21T08:46:22Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874580 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|265}}</noinclude>viaggiatori, nè da me; voglio dire il picciolo monte conico dentro al cratere. Sempre più adunque rimane confermata l'instabilità nell'interna configurazione ed ampiezza di questo vulcano. Desso è una sterminata fucina, che in ragione della violenza del fuoco, dell'indole delle fossili materie su cui agisce, e degli elastici fluidi che le attizzano e mettono in movimento, ora fabbrica, ora distrugge, ora il distrutto riordina e riconduce allo stato di prima. Un cono concavo e capovolto al di dentro, solido e diritto al di fuora, questa si è l'usitata e natural figura della cima di un monte vulcanico. E cotal forma in contrade ancora che più non ardono si è una delle prove quasi sicure dell'esistenza di un antico vulcano. Ma questo cono soggiace a grandi cangiamenti in ragione delle furie maggiori e minori del vulcano, e della copia e qualità delle eruttate materie. Il di lui interno per più d'una cagione è sottoposto a guasti e a rovine. Corrispondendo sottovia agli spazi cavernosi della montagna, non siam lontani dal crederlo in aria sospeso: quindi egli è facile che assai delle volte si guasti e dirupi; effetto che può anche prodursi dall'impeto ruinoso di materie novelle che in vêr le parti superiori tentin l'escita. E allora l'incavato cono, anzi che terminare in punta, offrirà a' risguardanti, secondo le circostanze, un'apertura, una voragine, un baratro. Che se per quell'aperto squarcio entri la liquida lava, e quivi per qualche tempo si arresti, la sua superficie pel toccamento del freddo aere a poco a poco perdendo il calorico, si congelerà, formando una crosta o solido<noinclude><references/></noinclude> sppwc66c7qetx69yxmahsvaaij4ec7w 3874610 3874580 2026-08-21T09:34:13Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874610 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|265}}</noinclude>viaggiatori, nè da me; voglio dire il picciolo monte conico dentro al cratere. Sempre più adunque rimane confermata l'instabilità nell'interna configurazione ed ampiezza di questo vulcano. Desso è una sterminata fucina, che in ragione della violenza del fuoco, dell'indole delle fossili materie su cui agisce, e degli elastici fluidi che le attizzano e mettono in movimento, ora fabbrica, ora distrugge, ora il distrutto riordina e riconduce allo stato di prima. Un cono concavo e capovolto al di dentro, solido e diritto al di fuora, questa si è l'usitata e natural figura della cima di un monte vulcanico. E cotal forma in contrade ancora che più non ardono si è una delle prove quasi sicure dell'esistenza di un antico vulcano. Ma questo cono soggiace a grandi cangiamenti in ragione delle furie maggiori e minori del vulcano, e della copia e qualità delle eruttate materie. Il di lui interno per più d'una cagione è sottoposto a guasti e a rovine. Corrispondendo sottovia agli spazi cavernosi della montagna, non siam lontani dal crederlo in aria sospeso: quindi egli è facile che assai delle volte si guasti e dirupi; effetto che può anche prodursi dall'impeto ruinoso di materie novelle che in vêr le parti superiori tentin l'escita. E allora l'incavato cono, anzi che terminare in punta, offrirà a' risguardanti, secondo le circostanze, un'apertura, una voragine, un baratro. Che se per quell'aperto squarcio entri la liquida lava, e quivi per qualche tempo si arresti, la sua superficie pel toccamento del freddo aere a poco a poco perdendo il calorico, si congelerà, formando una crosta o solido<noinclude><references/></noinclude> dh14v3duuly93p4aabjmlfdx72wuecd Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/275 108 1026047 3874559 2026-08-21T08:18:29Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 266 VIAGGIO piano, a quel modo che nella crudezza del verno appo noi fa l'acqua in qualche luogo depresso raccolta. E se la fluida sottostante la- va venga in seguito ad urtare con forza quel piano, potrà spezzarlo, o bucarlo soltanto là dove trova minor resistenza; nel quale ultimo caso vedrassi la lava occupare quel foro. Se poi la medesima, in vece di ascendere unita in un sol corpo, verrà a brani in immensa copia in... 3874559 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>266 VIAGGIO piano, a quel modo che nella crudezza del verno appo noi fa l'acqua in qualche luogo depresso raccolta. E se la fluida sottostante la- va venga in seguito ad urtare con forza quel piano, potrà spezzarlo, o bucarlo soltanto là dove trova minor resistenza; nel quale ultimo caso vedrassi la lava occupare quel foro. Se poi la medesima, in vece di ascendere unita in un sol corpo, verrà a brani in immensa copia in alto scagliata dentro al cratere, rap- pigliatasi nell' aria e ricaduta nel fondo, pro- durrà in certe circostanze del successivo suo ammassamento un gran cumulo che per le leg- gi della gravità dovrà avere la figura di un cono. Questi cenni di teorie sono atti se non a spiegare, almeno a far concepire la diver- sità dei surriferiti fenomeni in diverse epoche nel cratere dell' Etna osservati. È a dolere che manchiamo assolutamente d'una storia dell' Etna, della quale se fossimo arricchiti, potremmo apprendere, a grande il- lustrazione della teoria de' vulcani, la molti- plicità de' cangiamenti in diversi tempi avve- nuti alla sommità di questa bruciante monta- gna. Tai cangiamenti sono innegabili, ove si consultino le scarse ma preziose notizie lascia- teci dagli antichi su l'Etna, alcune delle quali tornerà a bene del presente assunto accorcia- tamente indicare. Piacemi qui primieramente produrre l'auto- rità di Strabone; non già che egli stato ne sia ocular testimonio, ma in quanto che si ap- poggia all' affermazione di alcuni che visitaro- no l'Etna, e che a lui riferirono le seguenti cose. Il suo vertice era terminato da un piano ve C T d S C 1 a 2 7 E<noinclude><references/></noinclude> e6fzlyp1dynjllo4yateffpsd0589nz 3874582 3874559 2026-08-21T08:48:22Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874582 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|266|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>piano, a quel modo che nella crudezza del verno appo noi fa l'acqua in qualche luogo depresso raccolta. E se la fluida sottostante lava venga in seguito ad urtare con forza quel piano, potrà spezzarlo, o bucarlo soltanto là dove trova minor resistenza; nel quale ultimo caso vedrassi la lava occupare quel foro. Se poi la medesima, in vece di ascendere unita in un sol corpo, verrà a brani in immensa copia in alto scagliata dentro al cratere, rappigliatasi nell'aria e ricaduta nel fondo, produrrà in certe circostanze del successivo suo ammassamento un gran cumulo che per le leggi della gravità dovrà avere la figura di un cono. Questi cenni di teorie sono atti se non a spiegare, almeno a far concepire la diversità dei surriferiti fenomeni in diverse epoche nel cratere dell'Etna osservati. È a dolere che manchiamo assolutamente d'una storia dell'Etna, della quale se fossimo arricchiti, potremmo apprendere, a grande illustrazione della teoria de' vulcani, la moltiplicità de' cangiamenti in diversi tempi avvenuti alla sommità di questa bruciante montagna. Tai cangiamenti sono innegabili, ove si consultino le scarse ma preziose notizie lasciateci dagli antichi su l'Etna, alcune delle quali tornerà a bene del presente assunto accorciatamente indicare. Piacemi qui primieramente produrre l'autorità di {{AutoreCitato|Strabone|Strabone}}; non già che egli stato ne sia ocular testimonio, ma in quanto che si appoggia all'affermazione di alcuni che visitarono l'Etna, e che a lui riferirono le seguenti cose. Il suo vertice era terminato da un piano<noinclude><references/></noinclude> kody9oybc34pn07vblq37wwsrtzcv71 3874615 3874582 2026-08-21T09:37:50Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874615 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|266|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>piano, a quel modo che nella crudezza del verno appo noi fa l'acqua in qualche luogo depresso raccolta. E se la fluida sottostante lava venga in seguito ad urtare con forza quel piano, potrà spezzarlo, o bucarlo soltanto là dove trova minor resistenza; nel quale ultimo caso vedrassi la lava occupare quel foro. Se poi la medesima, in vece di ascendere unita in un sol corpo, verrà a brani in immensa copia in alto scagliata dentro al cratere, rappigliatasi nell'aria e ricaduta nel fondo, produrrà in certe circostanze del successivo suo ammassamento un gran cumulo che per le leggi della gravità dovrà avere la figura di un cono. Questi cenni di teorie sono atti se non a spiegare, almeno a far concepire la diversità dei surriferiti fenomeni in diverse epoche nel cratere dell'Etna osservati. È a dolere che manchiamo assolutamente d'una storia dell'Etna, della quale se fossimo arricchiti, potremmo apprendere, a grande illustrazione della teoria de' vulcani, la moltiplicità de' cangiamenti in diversi tempi avvenuti alla sommità di questa bruciante montagna. Tai cangiamenti sono innegabili, ove si consultino le scarse ma preziose notizie lasciateci dagli antichi su l'Etna, alcune delle quali tornerà a bene del presente assunto accorciatamente indicare. Piacemi qui primieramente produrre l'autorità di {{AutoreCitato|Strabone|Strabone}}; non già che egli stato ne sia ocular testimonio, ma in quanto che si appoggia all'affermazione di alcuni che visitarono l'Etna, e che a lui riferirono le seguenti cose. Il suo vertice era terminato da un piano<noinclude><references/></noinclude> 6g01gxe92fmo74k8cgigtwrmw5hc58a Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/276 108 1026048 3874560 2026-08-21T08:18:41Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: el e ca Ба コー 10 n n - e te 10 il- i- e- a- si a- ali a- 224 0- sia p- 0- ati no ALL ETNA. 267 equabile del giro all'incirca di venti stadj, circondato da un sopracciglio dell' altezza d'un muro, e nel mezzo del piano si alzava un monticello fumante, e il fumo dirittamente mo- veva all'insù all'altezza di 200 piedi (1).) Sussistendo questo racconto, il cratere del- 'Etna era dunque allora circoscritto da un sopracciglio... 3874560 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>el e ca Ба コー 10 n n - e te 10 il- i- e- a- si a- ali a- 224 0- sia p- 0- ati no ALL ETNA. 267 equabile del giro all'incirca di venti stadj, circondato da un sopracciglio dell' altezza d'un muro, e nel mezzo del piano si alzava un monticello fumante, e il fumo dirittamente mo- veva all'insù all'altezza di 200 piedi (1).) Sussistendo questo racconto, il cratere del- 'Etna era dunque allora circoscritto da un sopracciglio (ch' io interpreto essere state le di lui pareti), ma questo cratere veniva nel- l'inferior parte troncato da un piano sollevan- tesi nel mezzo in un picciol monte (2). Rac- conta il nominato geografo, che due uomini osato avendo di scendere su quel piano, furono stretti per l'eccessivo calore di ritornarsene addietro. Non uno ma due crateri vengono da Soli- no individuati, da' quali i vapori vomitati sca- turivano (*). 9 (1) Oi d' ουν νεωστὶ αναβάντες, διηγοῦντο ἡμῖν ὅτι καταλάβοιεν άνω πεδίον ὁμαλὸν, " 가 οσον εικοσι σταδίων τὴν περίμετρον, κλειόμενον οφρυν τεφρώδει, τειχίου τὸ ὕψος έχοντι· ὁρᾶντε τὸ μέσον βουνάν τεφρώδη, την χρόαν· ὑπὲρ δὲ του βουνου νέφος મદે ὄρθιον διανεστηκὸς εἰς ὕψος, ὅσον διακοσίων ποδιών émachen de xxxvw. Geograf. L. VI. καπνω. " (2) Questa osservazione consuona con quella di D'Orville poc' anzi narrata, e trovo che somiglianti montagnette surte sono talvolta dentro al cratere del Vesuvio. De Bottis Istoria di vari incendj del Vesuvio. (*) In Etnae vertice hiatus duo sunt, crateres nominati, per quos eructatus erumpit vapor. Cap. XL<noinclude><references/></noinclude> awmmmehabbcgmk7njeskr9ge4j9ai02 3874586 3874560 2026-08-21T08:58:00Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874586 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|267}}</noinclude>equabile del giro all'incirca di venti stadj, circondato da un sopracciglio dell'altezza d'un muro, e nel mezzo del piano si alzava un monticello fumante, e il fumo dirittamente moveva all'insù all'altezza di 200 piedi.<ref>Oἱ d'ουν νεωστὶ ἀναβάντες, διηγοῦντο ἡμῖν ὅτι καταλάβοιεν ἂνω πεδίον ὁμαλὸν, ὃσον εἴκοσι σταδίων τὴν περίμετρον, κλειόμενον ὂφρυῖ τεφρώδει, σειχίου τὸ ὕψος ἒχοντι ὁρᾶντε τὸ μέσον βουνὸν τεφρώδη, την χρόαν· ὑπὲρ δὲ τοὒ βουνοῦ νέφος ὄρθιον διανεστηκὸς εἰς ὕψος, ὅσον διακοσίων ποδᾦν ἐικάζειν δέ καπνῶ. Geograf. L. VI.</ref>. Sussistendo questo racconto, il cratere dell'Etna era dunque allora circoscritto da un sopracciglio (ch'io interpreto essere state le di lui pareti), ma questo cratere veniva nell'inferior parte troncato da un piano sollevantesi nel mezzo in un picciol monte<ref>Questa osservazione consuona con quella di {{AutoreCitato|Jacques Philippe D'Orville|D'Orville}} poc'anzi narrata, e trovo che somiglianti montagnette surte sono talvolta dentro al cratere del Vesuvio. {{wl|Q105082346|De Bottis}} ''Istoria di vari incendj del Vesuvio''.</ref>. Racconta il nominato geografo, che due uomini osato avendo di scendere su quel piano, furono stretti per l'eccessivo calore di ritornarsene addietro. Non uno, ma due crateri vengono da {{AutoreCitato|Gaio Giulio Solino|Solino}} individuati, da' quali i vapori vomitati scaturivano<ref>''In Etnae vertice hiatus duo sunt, crateres nominati, per quos eructatus erumpit vapor''. Cap. XI.</ref><noinclude><references/></noinclude> 4gukty2il1v8riase71f2bdacasx60u 3874622 3874586 2026-08-21T09:41:14Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874622 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|267}}</noinclude>equabile del giro all'incirca di venti stadj, circondato da un sopracciglio dell'altezza d'un muro, e nel mezzo del piano si alzava un monticello fumante, e il fumo dirittamente moveva all'insù all'altezza di 200 piedi.<ref>Oἱ d'ουν νεωστὶ ἀναβάντες, διηγοῦντο ἡμῖν ὅτι καταλάβοιεν ἂνω πεδίον ὁμαλὸν, ὃσον εἴκοσι σταδίων τὴν περίμετρον, κλειόμενον ὂφρυῖ τεφρώδει, σειχίου τὸ ὕψος ἒχοντι ὁρᾶντε τὸ μέσον βουνὸν τεφρώδη, την χρόαν· ὑπὲρ δὲ τοὒ βουνοῦ νέφος ὄρθιον διανεστηκὸς εἰς ὕψος, ὅσον διακοσίων ποδᾦν ἐικάζειν δέ καπνῶ. Geograf. L. VI.</ref>. Sussistendo questo racconto, il cratere dell'Etna era dunque allora circoscritto da un sopracciglio (ch'io interpreto essere state le di lui pareti), ma questo cratere veniva nell'inferior parte troncato da un piano sollevantesi nel mezzo in un picciol monte<ref>Questa osservazione consuona con quella di {{AutoreCitato|Jacques Philippe D'Orville|D'Orville}} poc'anzi narrata, e trovo che somiglianti montagnette surte sono talvolta dentro al cratere del Vesuvio. {{wl|Q105082346|De Bottis}} ''Istoria di varj incendj del Vesuvio''.</ref>. Racconta il nominato geografo, che due uomini osato avendo di scendere su quel piano, furono stretti per l'eccessivo calore di ritornarsene addietro. Non uno, ma due crateri vengono da {{AutoreCitato|Gaio Giulio Solino|Solino}} individuati, da' quali i vapori vomitati scaturivano<ref>''In Etnae vertice hiatus duo sunt, crateres nominati, per quos eructatus erumpit vapor''. Cap. XI.</ref>.<noinclude><references/></noinclude> g0nw5i2r0nop1ynzpd2i0rabd4xyw51 Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/277 108 1026049 3874561 2026-08-21T08:18:51Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 268 VIAGGIO Un doppio cratere trovò pure il cardinale Bembo su quella cima, l'uno più elevato del- altro e fra se distanti d'un tiro di fionda. La potentissima forza de' venti e gli esalanti fumi non gli permisero vedere che il cratere inferiore. Era conformato a guisa d'un pozzo immenso ed attorniato da pianura di breve giro che scottava in modo, che la mano non poteva senza offesa toccarla. Dalla sua bocca, come da un... 3874561 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>268 VIAGGIO Un doppio cratere trovò pure il cardinale Bembo su quella cima, l'uno più elevato del- altro e fra se distanti d'un tiro di fionda. La potentissima forza de' venti e gli esalanti fumi non gli permisero vedere che il cratere inferiore. Era conformato a guisa d'un pozzo immenso ed attorniato da pianura di breve giro che scottava in modo, che la mano non poteva senza offesa toccarla. Dalla sua bocca, come da un cammino, incessantemente usciva una colonna di fumo. ' Quelle notizie che non potè procacciarsi egli stesso intorno all'altro cratere, di lì a poco gli vennero partecipate a Catania da un Mo- naco di quella città, uomo meritevole della maggior fede, come egli assicura, e in tali materie esercitatissimo. Gli narrò adunque che il cratere situato nella più alta vetta dell' Etna girava attorno tre miglia: che era fatto a im- buto, e che aveva nel mezzo un ampio foro : che ne fece il giro, appoggiato su d'un an- gusto rialto: che a volta a volta vomitava sas- si e infuocate materie all'altezza di un dardo, strepitando allora e facendo traballare il suo- lo; e che era ne' momenti di quiete, quando comodamente lo contemplava (loc. cit.). Ma a' tempi del Fazello, che dopo il Bem- bo ascese l'Etna, non più due crateri ci esistevano, ma un solo, della circonferenza però, siccome egli racconta, di quattro miglia. Giusta il consueto era a imbuto il cratere mandava fuoco e fumosa caligine, ma a ripre- se, ed era negl' intervalli di riposo che poteva contemplarlo. Allora udiva un romor sotterra- neo, e un bollire e gorgogliar di materie, non al Sa ro qu di P Ve C in d B m te SC P CE b se C le 21 221 r g S il d 2<noinclude><references/></noinclude> 0mr7lz9u7d7dceqxuci0gwpdpmb7oqq 3874588 3874561 2026-08-21T09:00:26Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874588 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|268|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude> Un doppio cratere trovò pure il cardinale {{AutoreCitato|Pietro Bembo|Bembo}} su quella cima, l'uno più elevato dell'altro e fra se distanti d'un tiro di fionda. La potentissima forza de' venti e gli esalanti fumi non gli permisero vedere che il cratere inferiore. Era conformato a guisa d'un pozzo immenso ed attorniato da pianura di breve giro che scottava in modo, che la mano non poteva senza offesa toccarla. Dalla sua bocca, come da un cammino, incessantemente usciva una colonna di fumo. Quelle notizie che non potè procacciarsi egli stesso intorno all'altro cratere, di lì a poco gli vennero partecipate a Catania da un Monaco di quella città, uomo meritevole della maggior fede, come egli assicura, e in tali materie esercitatissimo. Gli narrò adunque che il cratere situato nella più alta vetta dell'Etna girava attorno tre miglia: che era fatto a imbuto, e che aveva nel mezzo un ampio foro: che ne fece il giro, appoggiato su d'un angusto rialto: che a volta a volta vomitava sassi e infuocate materie all'altezza di un dardo, strepitando allora e facendo traballare il suolo; e che era ne' momenti di quiete, quando comodamente lo contemplava (''loc. cit''.). Ma a' tempi del {{AutoreCitato|Tommaso Fazello|Fazello}}, che dopo il Bembo ascese l'Etna, non più due crateri ci esistevano, ma un solo, della circonferenza però, siccome egli racconta, di quattro miglia. Giusta il consueto era a imbuto il cratere mandava fuoco e fumosa caligine, ma a riprese, ed era negl'intervalli di riposo che poteva contemplarlo. Allora udiva un romor sotterraneo, e un bollire e gorgogliar di materie, non<noinclude><references/></noinclude> kn0on5ma8wylgmyw9frg21th49kqvxl 3874637 3874588 2026-08-21T09:43:19Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874637 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|268|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude> Un doppio cratere trovò pure il cardinale {{AutoreCitato|Pietro Bembo|Bembo}} su quella cima, l'uno più elevato dell'altro e fra se distanti d'un tiro di fionda. La potentissima forza de' venti e gli esalanti fumi non gli permisero vedere che il cratere inferiore. Era conformato a guisa d'un pozzo immenso ed attorniato da pianura di breve giro che scottava in modo, che la mano non poteva senza offesa toccarla. Dalla sua bocca, come da un cammino, incessantemente usciva una colonna di fumo. Quelle notizie che non potè procacciarsi egli stesso intorno all'altro cratere, di lì a poco gli vennero partecipate a Catania da un Monaco di quella città, uomo meritevole della maggior fede, come egli assicura, e in tali materie esercitatissimo. Gli narrò adunque che il cratere situato nella più alta vetta dell'Etna girava attorno tre miglia: che era fatto a imbuto, e che aveva nel mezzo un ampio foro: che ne fece il giro, appoggiato su d'un angusto rialto: che a volta a volta vomitava sassi e infuocate materie all'altezza di un dardo, strepitando allora e facendo traballare il suolo; e che era ne' momenti di quiete, quando comodamente lo contemplava (''loc. cit.''). Ma a' tempi del {{AutoreCitato|Tommaso Fazello|Fazello}}, che dopo il Bembo ascese l'Etna, non più due crateri ci esistevano, ma un solo, della circonferenza però, siccome egli racconta, di quattro miglia. Giusta il consueto era a imbuto il cratere mandava fuoco e fumosa caligine, ma a riprese, ed era negl'intervalli di riposo che poteva contemplarlo. Allora udiva un romor sotterraneo, e un bollire e gorgogliar di materie, non<noinclude><references/></noinclude> 2ufso8utico65wxqiwarz85dn83225q Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/278 108 1026050 3874562 2026-08-21T08:19:01Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: a e a ca 9. " e- a n ALL ETNA. 269 altrimenti che un immenso pentolone d'acqua sovrastante a un gran fuoco. Tai fenomeni fu- rono da lui osservati nel 1541 e nel 1554; e quanto all' unità del cratere eran gli stessi (*). Questi pochi esempli bastano, credo io, a dimostrare le mutazioni della sommità dell'Etna per ciò che riguarda il numero, la forma e 'ampiezza de' suoi crateri, secondo che in di- versi tempi rimane affe... 3874562 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>a e a ca 9. " e- a n ALL ETNA. 269 altrimenti che un immenso pentolone d'acqua sovrastante a un gran fuoco. Tai fenomeni fu- rono da lui osservati nel 1541 e nel 1554; e quanto all' unità del cratere eran gli stessi (*). Questi pochi esempli bastano, credo io, a dimostrare le mutazioni della sommità dell'Etna per ciò che riguarda il numero, la forma e 'ampiezza de' suoi crateri, secondo che in di- versi tempi rimane affetta da' sotterranei ac- cendimenti. Ma un altro cangiamento, quasi in passando, vogliam qui accennare, divisato da due scrittori testimoni di veduta, Fazello e Borelli: e questa si è la caduta e l'assorbi- mento del vertice etneo dentro al proprio cra- tere. Narra dunque il primo che a' suoi tempi sorgeva dalle fauci del cratere un picciol colle per ogni parte isolato, e che formava il cu- cuzzolo della montagna, il quale in una terri- bile eruzione piombò nella voragine, ove si seppelli, rimanendo per tal modo più largo il cratere e più basso il monte Etna. E quel col- -le istesso era il risultato di un' anteriore eru- zione accaduta nel 1444 (loc. cit.). Così nell'incendio del 1669 riferisce il Bo- relli che da una profonda voragine venne in- ghiottita la sommità dell' Etna, che a guisa di specola o di torre sorgeva a grande altezza dal piano (loc. cit.) (**). Ho già avvertito che quando andai all' Etna, il suo vertice era in due diviso, e che una delle sue punte ossieno picciole montagne al- zavasi d'un quarto di miglio sopra dell' altra. (*) Sic. Rer. (**) Veggasi la tav. I. 12<noinclude><references/></noinclude> l5g9t3b35qfebf3s38ik6c5ol2ab74p 3874589 3874562 2026-08-21T09:04:04Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874589 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|269}}</noinclude>altrimenti che un immenso pentolone d'acqua sovrastante a un gran fuoco. Tai fenomeni furono da lui osservati nel 1541 e nel 1554; e quanto all'unità del cratere eran gli stessi<ref>Sic. Rer.</ref>. Questi pochi esempli bastano, credo io, a dimostrare le mutazioni della sommità dell'Etna per ciò che riguarda il numero, la forma e l'ampiezza de' suoi crateri, secondo che in diversi tempi rimane affetta da' sotterranei accendimenti. Ma un altro cangiamento, quasi in passando, vogliam qui accennare, divisato da due scrittori testimoni di veduta, {{AutoreCitato|Tommaso Fazello|Fazello}} e {{AutoreCitato|Giovanni Alfonso Borelli|Borelli}}: e questa si è la caduta e l'assorbimento del vertice etneo dentro al proprio cratere. Narra dunque il primo che a' suoi tempi sorgeva dalle fauci del cratere un picciol colle per ogni parte isolato, e che formava il cucuzzolo della montagna, il quale in una terribile eruzione piombò nella voragine, ove si seppellì, rimanendo per tal modo più largo il cratere e più basso il monte Etna. E quel colle istesso era il risultato di un'anteriore eruzione accaduta nel 1444 (''loc. cit''.). Così nell'incendio del 1669 riferisce il {{AutoreCitato|Giovanni Alfonso Borelli|Borelli}} che da una profonda voragine venne inghiottita la sommità dell'Etna, che a guisa di specola o di torre sorgeva a grande altezza dal piano (''loc. cit''.)<ref>Veggasi la tav. I.</ref>. Ho già avvertito che quando andai all'Etna, il suo vertice era in due diviso, e che una delle sue punte ossieno picciole montagne alzavasi d'un quarto di miglio sopra dell'altra.<noinclude><references/>{{RigaIntestazione|||12*}}</noinclude> 0fthhtgqcnyljypxrm1x98kbmqqnafr 3874643 3874589 2026-08-21T09:45:08Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874643 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|269}}</noinclude>altrimenti che un immenso pentolone d'acqua sovrastante a un gran fuoco. Tai fenomeni furono da lui osservati nel 1541 e nel 1554; e quanto all'unità del cratere eran gli stessi<ref>Sic. Rer.</ref>. Questi pochi esempli bastano, credo io, a dimostrare le mutazioni della sommità dell'Etna per ciò che riguarda il numero, la forma e l'ampiezza de' suoi crateri, secondo che in diversi tempi rimane affetta da' sotterranei accendimenti. Ma un altro cangiamento, quasi in passando, vogliam qui accennare, divisato da due scrittori testimoni di veduta, {{AutoreCitato|Tommaso Fazello|Fazello}} e {{AutoreCitato|Giovanni Alfonso Borelli|Borelli}}: e questa si è la caduta e l'assorbimento del vertice etneo dentro al proprio cratere. Narra dunque il primo che a' suoi tempi sorgeva dalle fauci del cratere un picciol colle per ogni parte isolato, e che formava il cucuzzolo della montagna, il quale in una terribile eruzione piombò nella voragine, ove si seppellì, rimanendo per tal modo più largo il cratere e più basso il monte Etna. E quel colle istesso era il risultato di un'anteriore eruzione accaduta nel 1444 (''loc. cit''.). Così nell'incendio del 1669 riferisce il {{AutoreCitato|Giovanni Alfonso Borelli|Borelli}} che da una profonda voragine venne inghiottita la sommità dell'Etna, che a guisa di specola o di torre sorgeva a grande altezza dal piano (''loc. cit''.)<ref>Veggasi la tav. I.</ref>. Ho già avvertito che quando andai all'Etna, il suo vertice era in due diviso, e che una delle sue punte ossieno picciole montagne alzavasi d'un quarto di miglio sopra dell'altra.<noinclude><references/>{{RigaIntestazione|||12*}}</noinclude> ra5shu055hx0pgmix0699mzbqconqsu Discussioni utente:NationalApology 3 1026051 3874571 2026-08-21T08:39:28Z Paperoastro 3695 /* Benvenuto */ nuova sezione 3874571 wikitext text/x-wiki == Benvenuto == {{Welcome|firma=--[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 10:39, 21 ago 2026 (CEST)}} [[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 10:39, 21 ago 2026 (CEST) 7ci51t3z8yx61sk00pknj4uxlijbcuj 3874584 3874571 2026-08-21T08:50:10Z Paperoastro 3695 /* Scuse ai Popoli Indigeni d'Australia */ nuova sezione 3874584 wikitext text/x-wiki == Benvenuto == {{Welcome|firma=--[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 10:39, 21 ago 2026 (CEST)}} [[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 10:39, 21 ago 2026 (CEST) == [[Scuse ai Popoli Indigeni d'Australia]] == Dear NationalApology, this text you are writing in it.Wikisource is unsourced. 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Sembra certo che le parti più eminenti dell' Etna, e così diciamo degli altri monti che dalle loro sommità vomitan fu... 3874590 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>270 VIAGGIO Non prenderei meraviglia se udissi dire che in qualche nuova e gagliarda eruzione quel monticello più alto fosse caduto, e che i due crateri ridotti si fossero a un solo di ampiezza maggiore. Tali cadute sappiam pure avere tal- volta sofferte il vertice del Vesuvio, e desse sono naturalissime. Sembra certo che le parti più eminenti dell' Etna, e così diciamo degli altri monti che dalle loro sommità vomitan fuo- co, abbiano le fondamenta su i fianchi della voragine che ad infinita profondità si estende. Ora in un forte scuotimento di terra, in un urto violentissimo di lava che tenti sboccare, nulla evvi di più facile che quelle fondamenta crollino e scoscendano, e che in conseguenza il cacume del vulcano precipiti e in quel ba- ratro si perda. Queste rovine però non hanno da tempo immemorabile prodotto un qualche riflessibile abbassamento alla sommità dell' Etna, concios- siachè le perdite cagionate da alcune eruzioni vengano riparate da altre che seguon dappoi. Lo argomento da un fenomeno che suol essere inseparabile dal vertice dell' Etna, e che per rara fortuna non si osservava quando vi an- dai, voglio dire i ghiacci e le nevi. Se nei tempi andati per la rovina di una gran parte del sommo della montagna fosse ella divenuta considerabilmente più bassa che adesso, egli è certo che per sorgere in un clima assai dol- ce, le nevi e i ghiacci continuato non avreb- bero a persistervi nelle maggiori vampe della state, come ci persistono presentemente. Ma questo eterno soggiorno delle nevi e de' ghiac- ci su l'Etna è decantato da tutta l'antichità. F " น 1 C C E<noinclude><references/></noinclude> inrjqp2tptjt7pt0prsf43bvh987oo7 3874599 3874590 2026-08-21T09:13:53Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874599 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|270|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>Non prenderei meraviglia se udissi dire che in qualche nuova e gagliarda eruzione quel monticello più alto fosse caduto, e che i due crateri ridotti si fossero a un solo di ampiezza maggiore. Tali cadute sappiam pure avere talvolta sofferte il vertice del Vesuvio, e desse sono naturalissime. Sembra certo che le parti più eminenti dell'Etna, e così diciamo degli altri monti che dalle loro sommità vomitan fuoco, abbiano le fondamenta su i fianchi della voragine che ad infinita profondità si estende. Ora in un forte scuotimento di terra, in un urto violentissimo di lava che tenti sboccare, nulla evvi di più facile che quelle fondamenta crollino e scoscendano, e che in conseguenza il cacume del vulcano precipiti e in quel baratro si perda. Queste rovine però non hanno da tempo immemorabile prodotto un qualche riflessibile abbassamento alla sommità dell'Etna, conciossiachè le perdite cagionate da alcune eruzioni vengano riparate da altre che seguon dappoi. Lo argomento da un fenomeno che suol essere inseparabile dal vertice dell'Etna, e che per rara fortuna non si osservava quando vi andai, voglio dire i ghiacci e le nevi. Se nei tempi andati per la rovina di una gran parte del sommo della montagna fosse ella divenuta considerabilmente più bassa che adesso, egli è certo che per sorgere in un clima assai dolce, le nevi e i ghiacci continuato non avrebbero a persistervi nelle maggiori vampe della state, come ci persistono presentemente. Ma questo eterno soggiorno delle nevi e de' ghiacci su l'Etna è decantato da tutta l'antichità.<noinclude><references/></noinclude> qmkf8sfo92nufweawjta6jsg8ii33c5 3874649 3874599 2026-08-21T09:53:43Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874649 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|270|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>Non prenderei meraviglia se udissi dire che in qualche nuova e gagliarda eruzione quel monticello più alto fosse caduto, e che i due crateri ridotti si fossero a un solo di ampiezza maggiore. Tali cadute sappiam pure avere talvolta sofferte il vertice del Vesuvio, e desse sono naturalissime. Sembra certo che le parti più eminenti dell'Etna, e così diciamo degli altri monti che dalle loro sommità vomitan fuoco, abbiano le fondamenta su i fianchi della voragine che ad infinita profondità si estende. Ora in un forte scuotimento di terra, in un urto violentissimo di lava che tenti sboccare, nulla evvi di più facile che quelle fondamenta crollino e scoscendano, e che in conseguenza il cacume del vulcano precipiti e in quel baratro si perda. Queste rovine però non hanno da tempo immemorabile prodotto un qualche riflessibile abbassamento alla sommità dell'Etna, conciossiachè le perdite cagionate da alcune eruzioni vengano riparate da altre che seguon dappoi. Lo argomento da un fenomeno che suol essere inseparabile dal vertice dell'Etna, e che per rara fortuna non si osservava quando vi andai, voglio dire i ghiacci e le nevi. Se nei tempi andati per la rovina di una gran parte del sommo della montagna fosse ella divenuta considerabilmente più bassa che adesso, egli è certo che per sorgere in un clima assai dolce, le nevi e i ghiacci continuato non avrebbero a persistervi nelle maggiori vampe della state, come ci persistono presentemente. 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Con questo scrittore quadrano Solino e Si- lio Italico, il primo de' quali ha: Mirum est quod in illa ferventis naturae pervicacia mixtas ignibus (Etna) nives profert: et licet vastis exundet incendiis, aprica canicie perpetuo brumalem detinet faciem (lib. XIV). E il secondo: Summo cana jugo cohibet (mirabile dictu) Vicinam flammis glaciem, aeternoque rigore. Ardentes horrent Scopuli, stat vertice celsi Collis hyems, calidaque nivem tegit atra favilla. Cap. XI. E giacchè ho recato i versi d' un poeta, piacemi far uso di quelli di altri due, Clau- diano, voglio dire, e Pindaro, troppo essendo chiaro che qui la poesia non esprime che una palpabile verità. Sed quamvis nimio fervens exuberet aestu, Scit nivibus servare fidem: pariterque favillis Durescit glacies, tanti secura vaporis, Arcano defensa gelu, fumoque fideli Lambit contiguas innoxia flamma pruinas. De Rap. Pros.<noinclude><references/></noinclude> dpxqx5ll3wi7hxxkiwt12j3lngmb9md 3874600 3874591 2026-08-21T09:19:38Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874600 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|271}}</noinclude>E un tal fenomeno per esser veduto non esigeva la vicinanza degli occhi, giacchè possiam mirarlo da lungi ben cento miglia: ''Adscendit ea Regio'' (parlando della suprema regione dell'Etna così {{AutoreCitato|Tommaso Fazello|Fazello}}) ''passum millia fere {{Sc|ii}}, quae per hyemem tota nivibus obsita, extremisque frigoribus riget: per aestatem quoque nulla sui parte nec canitie, nec gelu caret: quod equidem admiratione dignum est; cum vertex incendia prope sempiterna jugi flammarum eructatione inter nives ipsas pariat, enutriat, ac continuet'' (loc. cit.). Con questo scrittore quadrano {{AutoreCitato|Gaio Giulio Solino|Solino}} e {{AutoreCitato|Silio Italico|Silio Italico}}, il primo de' quali ha: ''Mirum est quod in illa ferventis naturae pervicacia mixtas ignibus'' (Etna) ''nives profert: et licet vastis exundet incendiis, aprica canicie perpetuo brumalem detinet faciem'' (lib. XIV). E il secondo: <poem>''Summo cana jugo cohibet (mirabile dictu)'' ''Vicinam flammis glaciem, aeternoque rigore''. ''Ardentes horrent Scopuli, stat vertice celsi'' ''Collis hyems, calidaque nivem tegit atra favilla''. {{A destra|Cap. XI.}}</poem> E giacchè ho recato i versi d'un poeta, piacemi far uso di quelli di altri due, {{AutoreCitato|Claudio Claudiano|Claudiano}}, voglio dire, e {{AutoreCitato|Pindaro|Pindaro}}, troppo essendo chiaro che qui la poesia non esprime che una palpabile verità. <poem>''Sed quamvis nimio fervens exuberet aestu'', ''Scit nivibus servare fidem: pariterque favillis'' ''Durescit glacies, tanti secura vaporis'', ''Arcano defensa gelu, fumoque fideli'' ''Lambit contiguas innoxia flamma pruinas''. {{A destra|De Rap. Pros.}}</poem><noinclude><references/></noinclude> pztnpwxmgflgg145kcdkqc8e918tykk 3874651 3874600 2026-08-21T09:55:54Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874651 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|271}}</noinclude>E un tal fenomeno per esser veduto non esigeva la vicinanza degli occhi, giacchè possiam mirarlo da lungi ben cento miglia: ''Adscendit ea Regio'' (parlando della suprema regione dell'Etna così {{AutoreCitato|Tommaso Fazello|Fazello}}) ''passum millia fere {{Sc|ii}}, quae per hyemem tota nivibus obsita, extremisque frigoribus riget: per aestatem quoque nulla sui parte nec canitie, nec gelu caret: quod equidem admiratione dignum est; cum vertex incendia prope sempiterna jugi flammarum eructatione inter nives ipsas pariat, enutriat, ac continuet'' (loc. cit.). Con questo scrittore quadrano {{AutoreCitato|Gaio Giulio Solino|Solino}} e {{AutoreCitato|Silio Italico|Silio Italico}}, il primo de' quali ha: ''Mirum est quod in illa ferventis naturae pervicacia mixtas ignibus'' (Etna) ''nives profert: et licet vastis exundet incendiis, aprica canicie perpetuo brumalem detinet faciem'' (lib. XIV). E il secondo: <poem>''Summo cana jugo cohibet (mirabile dictu)'' ''Vicinam flammis glaciem, aeternoque rigore''. ''Ardentes horrent Scopuli, stat vertice celsi'' ''Collis hyems, calidaque nivem tegit atra favilla''. {{A destra|Cap. XI.}}</poem> E giacchè ho recato i versi d'un poeta, piacemi far uso di quelli di altri due, {{AutoreCitato|Claudio Claudiano|Claudiano}}, voglio dire, e {{AutoreCitato|Pindaro|Pindaro}}, troppo essendo chiaro che qui la poesia non esprime che una palpabile verità. <poem>''Sed quamvis nimio fervens exuberet aestu'', ''Scit nivibus servare fidem: pariterque favillis'' ''Durescit glacies, tanti secura vaporis'', ''Arcano defensa gelu, fumoque fideli'' ''Lambit contiguas innoxia flamma pruinas''. {{A destra|De Rap. Pros.}}</poem><noinclude><references/></noinclude> 4mxvxmdfe285qmlfvgepumv618j396a Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/281 108 1026054 3874592 2026-08-21T09:04:36Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 272 VIAGGIO Così il poeta latino. Ma un ritratto più espres- sivo dell'Etna coloriscono i versi del greco poeta, dipingendola non solo quale eterno vi- vajo di nevi, ma come colonna del cielo, dan- done così a divedere la straordinaria sua al- tezza: Κίων δουρανία νιφόεσσ Αίτνα πάνετες χιόνος Εξείας τιθήνα. Egli è poi rilevantissimo nel presente pro- posito, che fioriva Pindaro cinquec... 3874592 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>272 VIAGGIO Così il poeta latino. Ma un ritratto più espres- sivo dell'Etna coloriscono i versi del greco poeta, dipingendola non solo quale eterno vi- vajo di nevi, ma come colonna del cielo, dan- done così a divedere la straordinaria sua al- tezza: Κίων δουρανία νιφόεσσ Αίτνα πάνετες χιόνος Εξείας τιθήνα. Egli è poi rilevantissimo nel presente pro- posito, che fioriva Pindaro cinquecento anni prima dell'era cristiana. Dopo questo non si breve ma opportuno sviamento, tornando al fil delle narrazioni per me intermesse, ragionerò brevemente d'un fe- nomeno risguardante il fumo che sollevavasi dal cratere dell' Etna, veduto diversamente da Brydone, da Borch e da me. Narra dunque il primo che i fumi dell' etnea fornace essen- nel do più pesanti dell'aria che li circonda, momento che escono del cratere, in vece di ascendere, come gli altri fumi, rotolano a gui- sa di torrente giù per la montagna, finchè giungano a quella parte dell'atmosfera dotata della medesima gravità specifica di essi, e al- lora orizzontalmente si stendono. Per l'oppo- sito i fumi veduti da Borch ne' momenti in cui l'aria era in calma, salivano altissimi e di- ritti, poi ricadevano in sembianza di fiocchi bianchicci sul giogo del monte. Non oso met- tere in dubbio questi due fatti, senza però avere osservato nè l' uno nè l' altro. Le due fumose colonne da me vedute, malgrado il venir pie- gate dal vento, ascendevano però con l'usitata<noinclude><references/></noinclude> 7prqyum9cm74tvhq72b6qofc8sixumq 3874601 3874592 2026-08-21T09:23:40Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874601 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|272|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude> Così il poeta latino. Ma un ritratto più espressivo dell'Etna coloriscono i versi del greco poeta, dipingendola non solo quale eterno vivajo di nevi, ma come colonna del cielo, dandone così a divedere la straordinaria sua altezza: <poem>Κίων δ'οὐρανία νιφόεσσ' Ἀίτνα πάνετες χιόνος ὀξείας τιθήνα.</poem> Egli è poi rilevantissimo nel presente proposito, che fioriva {{AutoreCitato|Pindaro|Pindaro}} cinquecento anni prima dell'era cristiana. Dopo questo non sì breve ma opportuno sviamento, tornando al fil delle narrazioni per me intermesse, ragionerò brevemente d'un fenomeno risguardante il fumo che sollevavasi dal cratere dell'Etna, veduto diversamente da {{AutoreCitato|Patrick Brydone|Brydone}}, da {{wl|Q3856370|Borch}} e da me. Narra dunque il primo che i fumi dell'etnea fornace essendo più pesanti dell'aria che li circonda, nel momento che escono del cratere, in vece di ascendere, come gli altri fumi, rotolano a guisa di torrente giù per la montagna, finchè giungano a quella parte dell'atmosfera dotata della medesima gravità specifica di essi, e allora orizzontalmente si stendono. Per l'opposito i fumi veduti da Borch ne' momenti in cui l'aria era in calma, salivano altissimi e diritti, poi ricadevano in sembianza di fiocchi bianchicci sul giogo del monte. Non oso mettere in dubbio questi due fatti, senza però avere osservato nè l'uno nè l'altro. Le due fumose colonne da me vedute, malgrado il venir piegate dal vento, ascendevano però con l'usitata<noinclude><references/></noinclude> aw6j6r3arkfuwf809zdbyd9a7ytwsq3 3874653 3874601 2026-08-21T09:57:03Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874653 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|272|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude> Così il poeta latino. Ma un ritratto più espressivo dell'Etna coloriscono i versi del greco poeta, dipingendola non solo quale eterno vivajo di nevi, ma come colonna del cielo, dandone così a divedere la straordinaria sua altezza: <poem>Κίων δ'οὐρανία νιφόεσσ' Ἀίτνα πάνετες χιόνος ὀξείας τιθήνα.</poem> Egli è poi rilevantissimo nel presente proposito, che fioriva {{AutoreCitato|Pindaro|Pindaro}} cinquecento anni prima dell'era cristiana. Dopo questo non sì breve ma opportuno sviamento, tornando al fil delle narrazioni per me intermesse, ragionerò brevemente d'un fenomeno risguardante il fumo che sollevavasi dal cratere dell'Etna, veduto diversamente da {{AutoreCitato|Patrick Brydone|Brydone}}, da {{wl|Q3856370|Borch}} e da me. Narra dunque il primo che i fumi dell'etnea fornace essendo più pesanti dell'aria che li circonda, nel momento che escono del cratere, in vece di ascendere, come gli altri fumi, rotolano a guisa di torrente giù per la montagna, finchè giungano a quella parte dell'atmosfera dotata della medesima gravità specifica di essi, e allora orizzontalmente si stendono. Per l'opposito i fumi veduti da Borch ne' momenti in cui l'aria era in calma, salivano altissimi e diritti, poi ricadevano in sembianza di fiocchi bianchicci sul giogo del monte. Non oso mettere in dubbio questi due fatti, senza però avere osservato nè l'uno nè l'altro. Le due fumose colonne da me vedute, malgrado il venir piegate dal vento, ascendevano però con l'usitata<noinclude><references/></noinclude> q5sh8hcitqfvdbg401joknbcjfo1jry Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/282 108 1026055 3874593 2026-08-21T09:04:47Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: e e a ALL' ETNA. 273 prontezza de fiumi ordinarj; prova sicura di essere assai più leggiere dell' aria ambiente, e giunte a grande elevatezza, e colà massima- mente rarefatte, si dileguavano. Oltre la gra- vità dell' aria su l'Etna, diversa in tempi di- versi, cotal discrepanza ne' fenomeni tra i due nominati autori e me può ancor provenire dalla diversità del fumo, ora più lieve, or meno dell' aria che lo attornia. Ed e... 3874593 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>e e a ALL' ETNA. 273 prontezza de fiumi ordinarj; prova sicura di essere assai più leggiere dell' aria ambiente, e giunte a grande elevatezza, e colà massima- mente rarefatte, si dileguavano. Oltre la gra- vità dell' aria su l'Etna, diversa in tempi di- versi, cotal discrepanza ne' fenomeni tra i due nominati autori e me può ancor provenire dalla diversità del fumo, ora più lieve, or meno dell' aria che lo attornia. Ed essendo il fumo di diversa natura, conforme le materie che il generano, cotesto divario nella specifica gra- vità sua ci indurrebbe mai nella credenza che i corpi che ardon là dentro sieno specifica- mente diversi ? Gli effetti dell'aria sul mio corpo, e su quello di alcuni de' citati viaggiatori, furono pur di- scordanti alle cime dell' Etna. Quivi la sotti- gliezza di cotal fluido rendeva difficile la re- spirazione nel cavaliere Hamilton; e maggiore difficoltà sembra che provasse il conte Borch, che dice: « La rarità dell'aria su questa mon- » tagna è sensibilissima, e rende quasi questo » fluido inetto alla respirazione ». Per l' op- posito Riedesel non ne sofferi, o almeno po- chissimo, siccome raccogliesi dalle stesse sue parole: «Non ho trovato, secondo che lo as- »sicurano diversi viaggiatori, l'aria rarefatta » e assottigliata per modo, che impedisse o » almeno che incomodasse di molto la respi- »razione ». Brydone non ne parla, e il suo silenzio m'induce nella persuasione che non ne provasse verun travaglio. lo, il mio servo e le due guide non sof- frimmo punto per l'aria. Salvo gl' incomodi dell'affannosa respirazione nati dalla somma<noinclude><references/></noinclude> peuaf01fpu8j2pvqij0qupboi6mrinf 3874602 3874593 2026-08-21T09:26:26Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874602 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|273}}</noinclude>prontezza de fiumi ordinarj; prova sicura di essere assai più leggiere dell'aria ambiente, e giunte a grande elevatezza, e colà massimamente rarefatte, si dileguavano. Oltre la gravità dell'aria su l'Etna, diversa in tempi diversi, cotal discrepanza ne' fenomeni tra i due nominati autori e me può ancor provenire dalla diversità del fumo, ora più lieve, or meno dell'aria che lo attornia. Ed essendo il fumo di diversa natura, conforme le materie che il generano, cotesto divario nella specifica gravità sua ci indurrebbe mai nella credenza che i corpi che ardon là dentro sieno specificamente diversi? Gli effetti dell'aria sul mio corpo, e su quello di alcuni de' citati viaggiatori, furono pur discordanti alle cime dell'Etna. Quivi la sottigliezza di cotal fluido rendeva difficile la respirazione nel cavaliere {{AutoreCitato|William Hamilton (diplomatico)|Hamilton}}; e maggiore difficoltà sembra che provasse il conte {{wl|Q3856370|Borch}}, che dice: «La rarità dell'aria su questa montagna è sensibilissima, e rende quasi questo fluido inetto alla respirazione». Per l'opposito {{AutoreCitato|Johann Hermann von Riedesel|Riedesel}} non ne sofferì, o almeno pochissimo, siccome raccogliesi dalle stesse sue parole: «Non ho trovato, secondo che lo assicurano diversi viaggiatori, l'aria rarefatta e assottigliata per modo, che impedisse o almeno che incomodasse di molto la respirazione». {{AutoreCitato|Patrick Brydone|Brydone}} non ne parla, e il suo silenzio m'induce nella persuasione che non ne provasse verun travaglio. Io, il mio servo e le due guide non soffrimmo punto per l'aria. Salvo gl'incomodi dell'affannosa respirazione nati dalla somma<noinclude><references/></noinclude> nrnaif0c26cwyxqacbmp1vn7ylc9wjb 3874656 3874602 2026-08-21T10:00:05Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874656 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|273}}</noinclude>prontezza de fiumi ordinarj; prova sicura di essere assai più leggiere dell'aria ambiente, e giunte a grande elevatezza, e colà massimamente rarefatte, si dileguavano. Oltre la gravità dell'aria su l'Etna, diversa in tempi diversi, cotal discrepanza ne' fenomeni tra i due nominati autori e me può ancor provenire dalla diversità del fumo, ora più lieve, or meno dell'aria che lo attornia. Ed essendo il fumo di diversa natura, conforme le materie che il generano, cotesto divario nella specifica gravità sua ci indurrebbe mai nella credenza che i corpi che ardon là dentro sieno specificamente diversi? Gli effetti dell'aria sul mio corpo, e su quello di alcuni de' citati viaggiatori, furono pur discordanti alle cime dell'Etna. Quivi la sottigliezza di cotal fluido rendeva difficile la respirazione nel cavaliere {{AutoreCitato|William Hamilton (diplomatico)|Hamilton}}; e maggiore difficoltà sembra che provasse il conte {{wl|Q3856370|Borch}}, che dice: «La rarità dell'aria su questa montagna è sensibilissima, e rende quasi questo fluido inetto alla respirazione». Per l'opposito {{AutoreCitato|Johann Hermann von Riedesel|Riedesel}} non ne sofferì, o almeno pochissimo, siccome raccogliesi dalle stesse sue parole: «Non ho trovato, secondo che lo assicurano diversi viaggiatori, l'aria rarefatta e assottigliata per modo, che impedisse o almeno che incomodasse di molto la respirazione». {{AutoreCitato|Patrick Brydone|Brydone}} non ne parla, e il suo silenzio m'induce nella persuasione che non ne provasse verun travaglio. Io, il mio servo e le due guide non soffrimmo punto per l'aria. Salvo gl'incomodi dell'affannosa respirazione nati dalla somma<noinclude><references/></noinclude> o4dxm8xk2wd7zdherazsaz9xpqtzmws Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/283 108 1026056 3874594 2026-08-21T09:04:56Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: VIAGGIO 274 difficoltà di arrampicarci su le greppe e i di- rupi che accerchiano il sopracciglio della mon- tagna, giunti alla cima, e col riposo ristorate le membra oppresse per la stanchezza, non provammo più molestia di sorta per tutto il tempo che soggiornammo lassù, o assisi, o dal- la curiosità trasportati in varie parti degli orli del cratere. Lo stesso afferma Borelli: Eque bene respiratio in cacumine Etnae absol... 3874594 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>VIAGGIO 274 difficoltà di arrampicarci su le greppe e i di- rupi che accerchiano il sopracciglio della mon- tagna, giunti alla cima, e col riposo ristorate le membra oppresse per la stanchezza, non provammo più molestia di sorta per tutto il tempo che soggiornammo lassù, o assisi, o dal- la curiosità trasportati in varie parti degli orli del cratere. Lo stesso afferma Borelli: Eque bene respiratio in cacumine Etnae absolvitur, ac in locis subjectis campestribus. Della difficile respirazione provata da coloro che viaggiano su gli altissimi monti, come pu- re di altre penose incomodità che gli affliggo. no, favellano diversi scrittori, ma a mio av- viso meglio di tutti il sig. de Saussure ne' suoi viaggi alpestri; e le diverse sue osservazioni mi sembrano acconce a render ragione di que- sti divarj su l' Etna. Ove la elevatezza sul li- vello del mare sia di 2450 pertiche, o in quel torno, quale ha egli scoperto esser quella del monte Bianco, allora ogni individuo ne pati- sce più o meno; come avvenne a lui, e a di- ciannove persone che lo seguivano, allorchè nell' agosto del 1787 sali sul medesimo. Ma ove quest' altezza sia molto minore, per esem- pio di 1900 pertiche, v' ha di quelli che non ne soffrono, siccome ha sperimentato in lui stesso questo Naturalista, quantunque confessi che cominciasse a sentirne fastidio, salendo più alto. Siamo ancor privi di sicure osserva- zioni intorno alla precisa altezza dell' Etna: e la diversità delle misure datene da diversi Fi- sici ne mostra l'incertezza. Siccome però il si- gnor Dangios, già astronomo di Malta, misu- rato aveva geometricamente questo monte nel<noinclude><references/></noinclude> s7e0wso2sz7dn7ba26elgcvqh6atau6 3874605 3874594 2026-08-21T09:29:27Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874605 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|274|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>difficoltà di arrampicarci su le greppe e i dirupi che accerchiano il sopracciglio della montagna, giunti alla cima, e col riposo ristorate le membra oppresse per la stanchezza, non provammo più molestia di sorta per tutto il tempo che soggiornammo lassù, o assisi, o dalla curiosità trasportati in varie parti degli orli del cratere. Lo stesso afferma {{AutoreCitato|Giovanni Alfonso Borelli|Alfonso Borelli}}: ''Æque bene respiratio in cacumine Etnae absolvitur, ac in locis subjectis campestribus''. Della difficile respirazione provata da coloro che viaggiano su gli altissimi monti, come pure di altre penose incomodità che gli affliggono, favellano diversi scrittori, ma a mio avviso meglio di tutti il sig. {{AutoreCitato|Nicolas-Théodore de Saussure|de Saussure}} ne' suoi viaggi alpestri; e le diverse sue osservazioni mi sembrano acconce a render ragione di questi divarj su l'Etna. Ove la elevatezza sul livello del mare sia di 2450 pertiche, o in quel torno, quale ha egli scoperto esser quella del monte Bianco, allora ogni individuo ne patisce più o meno; come avvenne a lui, e a diciannove persone che lo seguivano, allorchè nell'agosto del 1787 salì sul medesimo. Ma ove quest'altezza sia molto minore, per esempio di 1900 pertiche, v'ha di quelli che non ne soffrono, siccome ha sperimentato in lui stesso questo Naturalista, quantunque confessi che cominciasse a sentirne fastidio, salendo più alto. Siamo ancor privi di sicure osservazioni intorno alla precisa altezza dell'Etna: e la diversità delle misure datene da diversi Fisici ne mostra l'incertezza. Siccome però il signor Dangios, già astronomo di Malta, misurato aveva geometricamente questo monte nel<noinclude><references/></noinclude> 2b8pdwriezllpw0qp4wmss3o4l8bzeb 3874657 3874605 2026-08-21T10:05:12Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874657 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|274|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>difficoltà di arrampicarci su le greppe e i dirupi che accerchiano il sopracciglio della montagna, giunti alla cima, e col riposo ristorate le membra oppresse per la stanchezza, non provammo più molestia di sorta per tutto il tempo che soggiornammo lassù, o assisi, o dalla curiosità trasportati in varie parti degli orli del cratere. Lo stesso afferma {{AutoreCitato|Giovanni Alfonso Borelli|Alfonso Borelli}}: ''Æque bene respiratio in cacumine Etnae absolvitur, ac in locis subjectis campestribus''. Della difficile respirazione provata da coloro che viaggiano su gli altissimi monti, come pure di altre penose incomodità che gli affliggono, favellano diversi scrittori, ma a mio avviso meglio di tutti il sig. {{AutoreCitato|Horace-Bénédict de Saussure|de Saussure}} ne' suoi viaggi alpestri; e le diverse sue osservazioni mi sembrano acconce a render ragione di questi divarj su l'Etna. Ove la elevatezza sul livello del mare sia di 2450 pertiche, o in quel torno, quale ha egli scoperto esser quella del monte Bianco, allora ogni individuo ne patisce più o meno; come avvenne a lui, e a diciannove persone che lo seguivano, allorchè nell'agosto del 1787 salì sul medesimo. Ma ove quest'altezza sia molto minore, per esempio di 1900 pertiche, v'ha di quelli che non ne soffrono, siccome ha sperimentato in lui stesso questo Naturalista, quantunque confessi che cominciasse a sentirne fastidio, salendo più alto. Siamo ancor privi di sicure osservazioni intorno alla precisa altezza dell'Etna: e la diversità delle misure datene da diversi Fisici ne mostra l'incertezza. Siccome però il signor Dangios, già astronomo di Malta, misurato aveva geometricamente questo monte nel<noinclude><references/></noinclude> 7ao4ykrqhfv28d187auyjaq4w1726pc Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/284 108 1026057 3874595 2026-08-21T09:05:05Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: ALL'ETNA. 275 1787, così il Pubblico a schiarimento di que- sto importante punto aspetta ansiosamente di vederne a luce i risultati. Frattanto, per la considerazione delle misure fin qui prodotte, l'altezza dell' Etna sul livello del mare non arriva forse a 1900 pertiche; e però intendia- mo come quivi la respirazione in più persone non rimanga offesa, comecchè succeda il con- trario in altre, dipendendone la differenza... 3874595 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>ALL'ETNA. 275 1787, così il Pubblico a schiarimento di que- sto importante punto aspetta ansiosamente di vederne a luce i risultati. Frattanto, per la considerazione delle misure fin qui prodotte, l'altezza dell' Etna sul livello del mare non arriva forse a 1900 pertiche; e però intendia- mo come quivi la respirazione in più persone non rimanga offesa, comecchè succeda il con- trario in altre, dipendendone la differenza dalla diversa robustezza e abitudine del corpo degli individui.es " Dopo l'avere per più di due ore pasciuti gli occhi dentro al vulcano, che è quanto dire nella contemplazione di uno spettacolo che nel suo genere all'età nostra è unico al mondo passai ad essere spettatore di un' altra scena unica ella pure per la moltiplicità, bellezza e varietà degli oggetti che ci presenta. Di fatti non evvi forse regione eminente sul globo che in un sol punto ci scopra una sfera si ampla di mare e di terre, come il giogo dell' Etna. Il primo de' superbi aspetti che si offre alla vista, è l' estensione quanto ella è grande del colossale suo corpo. Nell' umile regione di Ca- tania levando altissimo gli occhi, miriamo, gli è vero, questo re de monti ergersi in se stesso e sollevare l'altiera testa sopra le nu- vole, e con geometrico guardo lo misuriam dalla cima al piede, ma non lo veggiam che in profilo. Ben diversamente nel suo più rile- vato alzamento, quanto egli sia, tutto in un girar d'occhio ci appare e la prima a ferire la vista, e più all' osservatore vicina, si è la sublime regione che per la copia delle nevi e de' ghiacci, onde la più parte dell'anno è se-<noinclude><references/></noinclude> 7ky2l9vsrhb1pdsojda71ijfzhjnhu7 3874607 3874595 2026-08-21T09:31:20Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874607 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|275}}</noinclude>1787, così il Pubblico a schiarimento di questo importante punto aspetta ansiosamente di vederne a luce i risultati. Frattanto, per la considerazione delle misure fin qui prodotte, l'altezza dell'Etna sul livello del mare non arriva forse a 1900 pertiche; e però intendiamo come quivi la respirazione in più persone non rimanga offesa, comecchè succeda il contrario in altre, dipendendone la differenza dalla diversa robustezza e abitudine del corpo degli individui. Dopo l'avere per più di due ore pasciuti gli occhi dentro al vulcano, che è quanto dire nella contemplazione di uno spettacolo che nel suo genere all'età nostra è unico al mondo, passai ad essere spettatore di un'altra scena unica ella pure per la moltiplicità, bellezza e varietà degli oggetti che ci presenta. Di fatti non evvi forse regione eminente sul globo che in un sol punto ci scopra una sfera sì ampla di mare e di terre, come il giogo dell'Etna. Il primo de' superbi aspetti che si offre alla vista, è l'estensione quanto ella è grande del colossale suo corpo. Nell'umile regione di Catania levando altissimo gli occhi, miriamo, gli è vero, questo re de' monti ergersi in se stesso e sollevare l'altiera testa sopra le nuvole, e con geometrico guardo lo misuriam dalla cima al piede, ma non lo veggiam che in profilo. Ben diversamente nel suo più rilevato alzamento, quanto egli sia, tutto in un girar d'occhio ci appare: e la prima a ferire la vista, e più all'osservatore vicina, si è la sublime regione che per la copia delle nevi e de' ghiacci, onde la più parte dell'anno è se-<noinclude><references/></noinclude> k53hpwggtvawbthipbl6a5ck1xwnv0h 3874658 3874607 2026-08-21T10:06:50Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874658 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|275}}</noinclude>1787, così il Pubblico a schiarimento di questo importante punto aspetta ansiosamente di vederne a luce i risultati. Frattanto, per la considerazione delle misure fin qui prodotte, l'altezza dell'Etna sul livello del mare non arriva forse a 1900 pertiche; e però intendiamo come quivi la respirazione in più persone non rimanga offesa, comecchè succeda il contrario in altre, dipendendone la differenza dalla diversa robustezza e abitudine del corpo degli individui. Dopo l'avere per più di due ore pasciuti gli occhi dentro al vulcano, che è quanto dire nella contemplazione di uno spettacolo che nel suo genere all'età nostra è unico al mondo, passai ad essere spettatore di un'altra scena unica ella pure per la moltiplicità, bellezza e varietà degli oggetti che ci presenta. Di fatti non evvi forse regione eminente sul globo che in un sol punto ci scopra una sfera sì ampla di mare e di terre, come il giogo dell'Etna. Il primo de' superbi aspetti che si offre alla vista, è l'estensione quanto ella è grande del colossale suo corpo. Nell'umile regione di Catania levando altissimo gli occhi, miriamo, gli è vero, questo re de' monti ergersi in se stesso e sollevare l'altiera testa sopra le nuvole, e con geometrico guardo lo misuriam dalla cima al piede, ma non lo veggiam che in profilo. Ben diversamente nel suo più rilevato alzamento, quanto egli sia, tutto in un girar d'occhio ci appare: e la prima a ferire la vista, e più all'osservatore vicina, si è la sublime regione che per la copia delle nevi e de' ghiacci, onde la più parte dell'anno è se-<noinclude><references/></noinclude> psaygzxmmzrc3itg5blbyz3qcdci7gq Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/285 108 1026058 3874596 2026-08-21T09:05:14Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: VIAGGIO 276 polta, zona frigida possiam nominarla, ma che allora non d' altro era vestita, o piuttosto in- gombra ed orrida, che da uno scompiglio di scogli spezzati e greppi scoscesi; qua sovrap- là postisi e caricati addosso l'uno dell' altro, separati, diritti in piè, torreggianti, spaven- tosi a vedere, impossibili a sormontare. E verso la metà della zona pendendo allora in aria un gruppo di nuvole temporalesche dal... 3874596 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>VIAGGIO 276 polta, zona frigida possiam nominarla, ma che allora non d' altro era vestita, o piuttosto in- gombra ed orrida, che da uno scompiglio di scogli spezzati e greppi scoscesi; qua sovrap- là postisi e caricati addosso l'uno dell' altro, separati, diritti in piè, torreggianti, spaven- tosi a vedere, impossibili a sormontare. E verso la metà della zona pendendo allora in aria un gruppo di nuvole temporalesche dal sole irrag- giate e tutte in movimento, si accresceva la bizzarria dell'aspetto. All' occhio più basso di- sceso appresentasi la region di mezzo, che per la dolcezza del clima merita il nome di zona temperata; e le numerose sue selve a guisa di veste lacera ne ricuoprono la nudità della mon- tagna; interrotte però da una moltitudine di monti minori, che dovunque altrove fossero, si mostrerebbon giganti, ma allato dell' Etna sembran pigmei. E l'origine di cotesti monti è pur dovuta alle eruzioni del fuoco. Contem- pla finalmente l'occhio ed ammira l'infima re- gione, che pel forte calor suo può arrogarsi l'appellazione di zona ardente, la più estesa di tutte, adorna e lieta di belle abitazioni e castella, di care collinette e fiorite costiere, e terminata da ampie falde, su le quali siede a mezzodi la vaga e dilettosa Catania, cui fa spec- chio il vicin mare. Ma non solo da quella enorme eminenza del globo discopriamo per attorno tutto il corpo dell' etnea montagna, ma l'intiera Sicilia, le diverse città che la nobilitano, le varie alture de' monti, i distesi piani delle campagne, i fiumi che vi serpeggian per entro, ec.; e sten- dendo più oltre il guardo veggiam Malta in<noinclude><references/></noinclude> 40ddb657ko3rk22edt55k3k7qy2abb7 3874609 3874596 2026-08-21T09:33:04Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874609 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|276|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>polta, zona frigida possiam nominarla, ma che allora non d'altro era vestita, o piuttosto ingombra ed orrida, che da uno scompiglio di scogli spezzati e greppi scoscesi; qua sovrappostisi e caricati addosso l'uno dell' altro, là separati, diritti in piè, torreggianti, spaventosi a vedere, impossibili a sormontare. E verso la metà della zona pendendo allora in aria un gruppo di nuvole temporalesche dal sole irraggiate e tutte in movimento, si accresceva la bizzarria dell'aspetto. All'occhio più basso disceso appresentasi la region di mezzo, che per la dolcezza del clima merita il nome di zona temperata; e le numerose sue selve a guisa di veste lacera ne ricuoprono la nudità della montagna; interrotte però da una moltitudine di monti minori, che dovunque altrove fossero, si mostrerebbon giganti, ma allato dell'Etna sembran pigmei. E l'origine di cotesti monti è pur dovuta alle eruzioni del fuoco. Contempla finalmente l'occhio ed ammira l'infima regione, che pel forte calor suo può arrogarsi l'appellazione di zona ardente, la più estesa di tutte, adorna e lieta di belle abitazioni e castella, di care collinette e fiorite costiere, e terminata da ampie falde, su le quali siede a mezzodì la vaga e dilettosa Catania, cui fa specchio il vicin mare. Ma non solo da quella enorme eminenza del globo discopriamo per attorno tutto il corpo dell'etnea montagna, ma l'intiera Sicilia, le diverse città che la nobilitano, le varie alture de' monti, i distesi piani delle campagne, i fiumi che vi serpeggian per entro, ec.; e stendendo più oltre il guardo veggiam Malta in<noinclude><references/></noinclude> rk1fh9mau4bqg44x74dt6kz2luvfwkk 3874659 3874609 2026-08-21T10:08:29Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874659 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|276|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>polta, zona frigida possiam nominarla, ma che allora non d'altro era vestita, o piuttosto ingombra ed orrida, che da uno scompiglio di scogli spezzati e greppi scoscesi; qua sovrappostisi e caricati addosso l'uno dell'altro, là separati, diritti in piè, torreggianti, spaventosi a vedere, impossibili a sormontare. E verso la metà della zona pendendo allora in aria un gruppo di nuvole temporalesche dal sole irraggiate e tutte in movimento, si accresceva la bizzarria dell'aspetto. All'occhio più basso disceso appresentasi la region di mezzo, che per la dolcezza del clima merita il nome di zona temperata; e le numerose sue selve a guisa di veste lacera ne ricuoprono la nudità della montagna; interrotte però da una moltitudine di monti minori, che dovunque altrove fossero, si mostrerebbon giganti, ma allato dell'Etna sembran pigmei. E l'origine di cotesti monti è pur dovuta alle eruzioni del fuoco. Contempla finalmente l'occhio ed ammira l'infima regione, che pel forte calor suo può arrogarsi l'appellazione di zona ardente, la più estesa di tutte, adorna e lieta di belle abitazioni e castella, di care collinette e fiorite costiere, e terminata da ampie falde, su le quali siede a mezzodì la vaga e dilettosa Catania, cui fa specchio il vicin mare. Ma non solo da quella enorme eminenza del globo discopriamo per attorno tutto il corpo dell'etnea montagna, ma l'intiera Sicilia, le diverse città che la nobilitano, le varie alture de' monti, i distesi piani delle campagne, i fiumi che vi serpeggian per entro, ec.; e stendendo più oltre il guardo veggiam Malta in<noinclude><references/></noinclude> r11ezl1t1qy2tix1xhmh357k6oczkio Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/286 108 1026059 3874597 2026-08-21T09:05:26Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: ALL' ETNA. 277 barlume, ma con sorprendente chiarezza i con- torni di Messina, la massima parte della Ca- labria; e Lipari, e il fumante Vulcano, e l'av- vampante Stromboli, e il rimanente dell'isole Eolie a noi sembra di aver sotto i piedi, e facendoci chini, di toccar con le mani. Un altro oggetto non men superbo e gran- dioso si era la sterminata pianura dei sotto- stanti mari che mi attorniava, e mi portava l'occhio... 3874597 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>ALL' ETNA. 277 barlume, ma con sorprendente chiarezza i con- torni di Messina, la massima parte della Ca- labria; e Lipari, e il fumante Vulcano, e l'av- vampante Stromboli, e il rimanente dell'isole Eolie a noi sembra di aver sotto i piedi, e facendoci chini, di toccar con le mani. Un altro oggetto non men superbo e gran- dioso si era la sterminata pianura dei sotto- stanti mari che mi attorniava, e mi portava l'occhio ad immense distanze, fino ad unirsi lembo a lembo col cielo. Se assiso in si gran teatro di maraviglie pro- vava ineffabil diletto per la multiplicità e va- ghezza dei punti di veduta onde era attornia- to, minore non era la contentezza e il giubilo ch'io sentiva dentro me stesso. Il sole si ac- costava al meriggio; nè essendo offuscato da alcuna nebbia, faceva allora sentire la vivifi- cante sua forza; e il termometro marcava il grado decimo sopra del gelo. Io adunque mi ritrovava nella temperatura che è la più amica dell' uomo: e l'aria sottile ch' io respirava, quasi che fosse interamente vitale, produceva un vigore, un brio e una leggerezza nelle mem- bra, e un'agilità e svegliatezza nelle idee, che a me pareva d' essere divenuto quasi celeste. Ma non senza rincrescimento mi convenne in fine di allontanarmi da quella scena incan- tata, per aver divisato di dormire l'entrante notte a S. Nicolò dell'Arena, troppo memore del disagiato letto durissimo fornitomi dalla Grotta delle Capre. Ma nel mio ritorno da questa ardente montagna a Catania deliberato aveva di prendere altra via, per ricercar cose onde rendere vieppiù fruttuoso questo mio viag-<noinclude><references/></noinclude> m5znihlv960t86lak1nmd4xncc5wfu8 3874611 3874597 2026-08-21T09:34:36Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874611 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|277}}</noinclude>barlume, ma con sorprendente chiarezza i contorni di Messina, la massima parte della Calabria; e Lipari, e il fumante Vulcano, e l'avvampante Stromboli, e il rimanente dell'isole Eolie a noi sembra di aver sotto i piedi, e facendoci chini, di toccar con le mani. Un altro oggetto non men superbo e grandioso si era la sterminata pianura dei sottostanti mari che mi attorniava, e mi portava l'occhio ad immense distanze, fino ad unirsi lembo a lembo col cielo. Se assiso in sì gran teatro di maraviglie provava ineffabil diletto per la multiplicità e vaghezza dei punti di veduta onde era attorniato, minore non era la contentezza e il giubilo ch'io sentiva dentro me stesso. Il sole si accostava al meriggio; nè essendo offuscato da alcuna nebbia, faceva allora sentire la vivificante sua forza; e il termometro marcava il grado decimo sopra del gelo. Io adunque mi ritrovava nella temperatura che è la più amica dell'uomo: e l'aria sottile ch'io respirava, quasi che fosse interamente vitale, produceva un vigore, un brio e una leggerezza nelle membra, e un'agilità e svegliatezza nelle idee, che a me pareva d'essere divenuto quasi celeste. Ma non senza rincrescimento mi convenne in fine di allontanarmi da quella scena incantata, per aver divisato di dormire l'entrante notte a S. Nicolò dell'Arena, troppo memore del disagiato letto durissimo fornitomi dalla Grotta delle Capre. Ma nel mio ritorno da questa ardente montagna a Catania deliberato aveva di prendere altra via, per ricercar cose onde rendere vieppiù fruttuoso questo mio viag-<noinclude><references/></noinclude> 7ypuvxz3mk6829sle9fkv43y3y55gpd 3874660 3874611 2026-08-21T10:09:31Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874660 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|277}}</noinclude>barlume, ma con sorprendente chiarezza i contorni di Messina, la massima parte della Calabria; e Lipari, e il fumante Vulcano, e l'avvampante Stromboli, e il rimanente dell'isole Eolie a noi sembra di aver sotto i piedi, e facendoci chini, di toccar con le mani. Un altro oggetto non men superbo e grandioso si era la sterminata pianura dei sottostanti mari che mi attorniava, e mi portava l'occhio ad immense distanze, fino ad unirsi lembo a lembo col cielo. Se assiso in sì gran teatro di maraviglie provava ineffabil diletto per la multiplicità e vaghezza dei punti di veduta onde era attorniato, minore non era la contentezza e il giubilo ch'io sentiva dentro me stesso. Il sole si accostava al meriggio; nè essendo offuscato da alcuna nebbia, faceva allora sentire la vivificante sua forza; e il termometro marcava il grado decimo sopra del gelo. Io adunque mi ritrovava nella temperatura che è la più amica dell'uomo: e l'aria sottile ch'io respirava, quasi che fosse interamente vitale, produceva un vigore, un brio e una leggerezza nelle membra, e un'agilità e svegliatezza nelle idee, che a me pareva d'essere divenuto quasi celeste. Ma non senza rincrescimento mi convenne in fine di allontanarmi da quella scena incantata, per aver divisato di dormire l'entrante notte a S. Nicolò dell'Arena, troppo memore del disagiato letto durissimo fornitomi dalla Grotta delle Capre. Ma nel mio ritorno da questa ardente montagna a Catania deliberato aveva di prendere altra via, per ricercar cose onde rendere vieppiù fruttuoso questo mio viag-<noinclude><references/></noinclude> qxddxtljqlgy7c1atbm1nyjklx6ktn1 Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/287 108 1026060 3874598 2026-08-21T09:05:33Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 278 VIAGGIO gio. Quale adunque fu la strada ch' io tenni, e i nuovi oggetti che mi si pararon dinanzi e che m' istruirono, piacemi farne parola nel seguente capitolo, per non allungarmi in que- sto soverchiamente. CAPITOLO III. RITORNO DAL MONTE ETNA A CATANIA.! Curiosa maniera adoperata dall'Autore per discendere con facilità e sicurezza dalla som- mità dell' Etna. Materie componenti la Tor- re del Filosofo. Confermazio... 3874598 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>278 VIAGGIO gio. Quale adunque fu la strada ch' io tenni, e i nuovi oggetti che mi si pararon dinanzi e che m' istruirono, piacemi farne parola nel seguente capitolo, per non allungarmi in que- sto soverchiamente. CAPITOLO III. RITORNO DAL MONTE ETNA A CATANIA.! Curiosa maniera adoperata dall'Autore per discendere con facilità e sicurezza dalla som- mità dell' Etna. Materie componenti la Tor- re del Filosofo. Confermazione che la lava corsa nell' ottobre del 1787 era ancora in- teriormente penetrata dal fuoco. Che i monti subalterni nei dossi dell' Etna sono d' origi- ne vulcanica, non è questa osservazione nuo- va, ma antica. Probabilità che monte Rosso sia stato il risultato di una parziale eruzio- ne, non comunicante col cratere dell' Etna. Qualche altra eruzione avvenuta su i fian- chi dell' Etna, senza avere avuta relazione col detto cratere. Estrema inopia di acqua nei paesi abitati dell' Etna per la lunga se- renità del cielo. Incomodi grandi indi pro- venuti. Toccante avvenimento osservato. Scar- sità di fontane ordinaria alle contrade vul- canizzate. Scogli de' Ciclopi conformati a prismi: non però tutti. Loro zeoliti. Vetri- ficazione di queste zeoliti col fuoco nostra- le. Polarità in alcune lave degli Scogli de' Ciclopi. Falso che l'Etna abbia pomici, co-<noinclude><references/></noinclude> cr4ry4ogpw22unatcrjl4910hkz6vq9 3874613 3874598 2026-08-21T09:36:00Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3874613 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|278|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>gio. Quale adunque fu la strada ch'io tenni, e i nuovi oggetti che mi si pararon dinanzi e che m'istruirono, piacemi farne parola nel seguente capitolo, per non allungarmi in questo soverchiamente. CAPITOLO III. RITORNO DAL MONTE ETNA A CATANIA. ''Curiosa maniera adoperata dall'Autore per discendere con facilità e sicurezza dalla sommità dell'Etna. Materie componenti la Tor- re del Filosofo. Confermazione che la lava corsa nell' ottobre del 1787 era ancora in- teriormente penetrata dal fuoco. Che i monti subalterni nei dossi dell' Etna sono d' origi- ne vulcanica, non è questa osservazione nuo- va, ma antica. Probabilità che monte Rosso sia stato il risultato di una parziale eruzio- ne, non comunicante col cratere dell' Etna. Qualche altra eruzione avvenuta su i fian- chi dell' Etna, senza avere avuta relazione col detto cratere. Estrema inopia di acqua nei paesi abitati dell' Etna per la lunga se- renità del cielo. Incomodi grandi indi pro- venuti. Toccante avvenimento osservato. Scar- sità di fontane ordinaria alle contrade vul- canizzate. Scogli de' Ciclopi conformati a prismi: non però tutti. Loro zeoliti. Vetri- ficazione di queste zeoliti col fuoco nostra- le. Polarità in alcune lave degli Scogli de' Ciclopi. Falso che l'Etna abbia pomici, co-<noinclude><references/></noinclude> 2tdp1oe9o9ygishlzrs1beq0a6a99sr 3874616 3874613 2026-08-21T09:38:21Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874616 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|278|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>gio. Quale adunque fu la strada ch'io tenni, e i nuovi oggetti che mi si pararon dinanzi e che m'istruirono, piacemi farne parola nel seguente capitolo, per non allungarmi in questo soverchiamente. {{Ct|f=150%|v=2|t=2|CAPITOLO III.}} {{Ct|f=100%|{{Sc|ritorno dal monte etna a catania.}}}} ''Curiosa maniera adoperata dall'Autore per discendere con facilità e sicurezza dalla sommità dell'Etna. Materie componenti la Torre del Filosofo. Confermazione che la lava corsa nell'ottobre del 1787 era ancora interiormente penetrata dal fuoco. Che i monti subalterni nei dossi dell Etna sono d'origi-ne vulcanica, non è questa osservazione nuo-va, ma antica. Probabilità che monte Rosso sia stato il risultato di una parziale eruzione, non comunicante col cratere dell'Etna. Qualche altra eruzione avvenuta su i fianchi dell'Etna, senza avere avuta relazione col detto cratere. Estrema inopia di acqua nei paesi abitati dell'Etna per la lunga serenità del cielo. Incomodi grandi indi provenuti. Toccante avvenimento osservato. Scarsità di fontane ordinaria alle contrade vulcanizzate. Scogli de' Ciclopi conformati a prismi: non però tutti. Loro zeoliti. Vetrificazione di queste zeoliti col fuoco nostrale. Polarità in alcune lave degli Scogli de' Ciclopi. Falso che l'Etna abbia pomici, {{Pt|co-}}''<noinclude><references/></noinclude> f1pcxm3qms72cagrrqtox70cepmy9ai 3874661 3874616 2026-08-21T10:14:17Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874661 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|278|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>gio. Quale adunque fu la strada ch'io tenni, e i nuovi oggetti che mi si pararon dinanzi e che m'istruirono, piacemi farne parola nel seguente capitolo, per non allungarmi in questo soverchiamente. {{Ct|f=150%|v=2|t=4|CAPITOLO III.}} {{Ct|f=100%|{{Sc|ritorno dal monte etna a catania.}}}} ''Curiosa maniera adoperata dall'Autore per discendere con facilità e sicurezza dalla sommità dell'Etna. Materie componenti la Torre del Filosofo. Confermazione che la lava corsa nell'ottobre del'' 1787 ''era ancora interiormente penetrata dal fuoco. Che i monti subalterni nei dossi dell'Etna sono d'origine vulcanica, non è questa osservazione nuova, ma antica. Probabilità che monte Rosso sia stato il risultato di una parziale eruzione, non comunicante col cratere dell'Etna. Qualche altra eruzione avvenuta su i fianchi dell'Etna, senza avere avuta relazione col detto cratere. Estrema inopia di acqua nei paesi abitati dell'Etna per la lunga serenità del cielo. Incomodi grandi indi provenuti. Toccante avvenimento osservato. Scarsità di fontane ordinaria alle contrade vulcanizzate. Scogli de' Ciclopi conformati a prismi: non però tutti. Loro zeoliti. Vetrificazione di queste zeoliti col fuoco nostrale. Polarità in alcune lave degli Scogli de' Ciclopi. Falso che l'Etna abbia pomici, {{Pt|co-}}''<noinclude><references/></noinclude> g2g65ldku8h89tn132qgx925q0vc2qj Utente:DiegosStudios 2 1026061 3874612 2026-08-21T09:35:33Z DiegosStudios 79453 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: Ciao! Su wikisource faccio delle ricerche. Mi piacerebbe contribuire pure qui :) 3874612 wikitext text/x-wiki Ciao! Su wikisource faccio delle ricerche. Mi piacerebbe contribuire pure qui :) 4yfztfd0k542otcemacexyojoj3m8gv Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/288 108 1026062 3874617 2026-08-21T09:38:33Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: ALL ETNA. 279 me pretendono il conte Borch ed altri. Ani- mali osservati nella regione mezzana e su- blime dell' Etna. Due musei in Catania, già noti agli stranieri. Un terzo poco più che nascente, ma pregievolissimo anche ne' suoi principj. Storia naturale poco coltivata a Catania nella parte concernente il regno mi- nerale: non così nel regno animale. I₁ sormontare la repente e grand' erta del cono dell' Etna, quantunq... 3874617 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>ALL ETNA. 279 me pretendono il conte Borch ed altri. Ani- mali osservati nella regione mezzana e su- blime dell' Etna. Due musei in Catania, già noti agli stranieri. Un terzo poco più che nascente, ma pregievolissimo anche ne' suoi principj. Storia naturale poco coltivata a Catania nella parte concernente il regno mi- nerale: non così nel regno animale. I₁ sormontare la repente e grand' erta del cono dell' Etna, quantunque in dirittura non più lunga d'un miglio, mi costò, siccome ac- cennai, tre ore della più penosa fatica. Non è a dirsi della maggiore brevità del tempo im- piegato nel discender da lei: ma cotal brevità superò di molto la mia espettazione. Mi accorsi che a fare quella discesa null'altro si richiedea che il fermare stabilmente il piede su qualche grosso pezzo di scoria, e il sostenersi diritto ed equilibrato della persona, poichè quel pez- zo al più piccolo urto all' ingiù che riceveva dal mio corpo, sdrucciolando velocemente per la china, mi trasportava a notabil distanza; arrestatosi poscia tra via da altre scorie che avanti cacciava, e che in gran numero si ac- cumulavano attorno di esso. Allora al di sotto di quel cumulo cercava io altra grossa scoria, su cui potessi, come alla prima, appoggiarmi, la quale con l'istesso suo discendere mi face- va correre un nuovo tratto di cammino; e ave- va solo in questi miei scorrimenti l'avvertenza di romper l'urto col bastone alle scorie che venivan dietro di me, acciocchè ai piedi non mi fosser nocive. Usando di tali industrie, in<noinclude><references/></noinclude> p493gt8fyf3zlj01a5am6mmopaqcjwl 3874618 3874617 2026-08-21T09:40:42Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874618 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|279}}</noinclude>''{{pt|me|come}} pretendono il conte {{wl|Q3856370|Borch}} ed altri. Animali osservati nella regione mezzana e sublime dell'Etna. Due musei in Catania, già noti agli stranieri. Un terzo poco più che nascente, ma pregievolissimo anche ne' suoi principj. Storia naturale poco coltivata a Catania nella parte concernente il regno minerale: non così nel regno animale''. {{x-larger|I}}l sormontare la repente e grand'erta del cono dell'Etna, quantunque in dirittura non più lunga d'un miglio, mi costò, siccome accennai, tre ore della più penosa fatica. Non è a dirsi della maggiore brevità del tempo impiegato nel discender da lei: ma cotal brevità superò di molto la mia espettazione. Mi accorsi che a fare quella discesa null'altro si richiedea che il fermare stabilmente il piede su qualche grosso pezzo di scoria, e il sostenersi diritto ed equilibrato della persona, poichè quel pezzo al più piccolo urto all'ingiù che riceveva dal mio corpo, sdrucciolando velocemente per la china, mi trasportava a notabil distanza; arrestatosi poscia tra via da altre scorie che avanti cacciava, e che in gran numero si accumulavano attorno di esso. Allora al di sotto di quel cumulo cercava io altra grossa scoria, su cui potessi, come alla prima, appoggiarmi, la quale con l'istesso suo discendere mi face- va correre un nuovo tratto di cammino; e aveva solo in questi miei scorrimenti l'avvertenza di romper l'urto col bastone alle scorie che venivan dietro di me, acciocchè ai piedi non mi fosser nocive. Usando di tali industrie, in<noinclude><references/></noinclude> jdr93idtdm5b6v6zht2llpxu0epjcae 3874663 3874618 2026-08-21T10:16:16Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874663 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|279}}</noinclude>''{{pt|me|come}} pretendono il conte {{wl|Q3856370|Borch}} ed altri. Animali osservati nella regione mezzana e sublime dell'Etna. Due musei in Catania, già noti agli stranieri. Un terzo poco più che nascente, ma pregievolissimo anche ne' suoi principj. Storia naturale poco coltivata a Catania nella parte concernente il regno minerale: non così nel regno animale''. {{x-larger|I}}l sormontare la repente e grand'erta del cono dell'Etna, quantunque in dirittura non più lunga d'un miglio, mi costò, siccome accennai, tre ore della più penosa fatica. Non è a dirsi della maggiore brevità del tempo impiegato nel discender da lei: ma cotal brevità superò di molto la mia espettazione. Mi accorsi che a fare quella discesa null'altro si richiedea che il fermare stabilmente il piede su qualche grosso pezzo di scoria, e il sostenersi diritto ed equilibrato della persona, poichè quel pezzo al più piccolo urto all'ingiù che riceveva dal mio corpo, sdrucciolando velocemente per la china, mi trasportava a notabil distanza; arrestatosi poscia tra via da altre scorie che avanti cacciava, e che in gran numero si accumulavano attorno di esso. Allora al di sotto di quel cumulo cercava io altra grossa scoria, su cui potessi, come alla prima, appoggiarmi, la quale con l'istesso suo discendere mi faceva correre un nuovo tratto di cammino; e aveva solo in questi miei scorrimenti l'avvertenza di romper l'urto col bastone alle scorie che venivan dietro di me, acciocchè ai piedi non mi fosser nocive. Usando di tali industrie, in<noinclude><references/></noinclude> pt2dauqkr6ccnklrww4xpfyd5rfx73q Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/289 108 1026063 3874619 2026-08-21T09:40:50Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 280 VIAGGIO pochi minuti era già al termine di quella di- scesa. Poco sotto il ciglione dell' Etna giacciono le rovine di un' antichissima fabbrica, chiamata la Torre del Filosofo, per credersi da molti che abitata fosse da Empedocle, a fine di sog- giornare in un luogo opportunissimo per osser- vare gl' incendj etnei. Altri avvisano che que- sto fosse un tempio ove gli antichi facesser sa- crificj agli Iddii. Nè vi è ma... 3874619 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>280 VIAGGIO pochi minuti era già al termine di quella di- scesa. Poco sotto il ciglione dell' Etna giacciono le rovine di un' antichissima fabbrica, chiamata la Torre del Filosofo, per credersi da molti che abitata fosse da Empedocle, a fine di sog- giornare in un luogo opportunissimo per osser- vare gl' incendj etnei. Altri avvisano che que- sto fosse un tempio ove gli antichi facesser sa- crificj agli Iddii. Nè vi è mancato chi abbia pensato che questa fosse una vedetta fabbricata dai Normandi per esplorare gli andamenti de' nemici, e per renderne intesi con qualche se- gno i differenti corpi di truppe sparsi per l'i- sola. Ognuno si accorge che questi ed altri sen- timenti, che tralascio per brevità, sono incon- cludenti per decidere qualche cosa di solido intorno a questo diroccato edificio, il quale d'altronde poco può interessare la storia. Con- fesso di non averlo visitato nel mio viaggio all' Etna, condotto per altra strada dalle mie guide. Nè avrei avuto a pentirmene, se dopo riflettuto non avessi che la grande antichità di quella fabbrica può mettere in curiosità di esa- minarne i materiali, se laterizj cioè, ovvera- mente vulcanici. Il perchè restituitomi in Ita- lia, pregai per lettere il sig. abate Francesco Ferrara di Catania, assai versato negli studj naturali, che volesse prendersi la pena di stac- care egli stesso diversi pezzi dalla Torre del Filosofo, e mandarmeli a Pavia, come si com- piacque gentilmente di fare. Le materie pertanto onde è costrutta sono le seguenti. Constano pri- mamente di un cemento di calce, che col vol- ger degli anni è divenuto carbonato calcare,<noinclude><references/></noinclude> bzhduwtg2lw9fzh9xvl1y9ctbh4j8jh 3874646 3874619 2026-08-21T09:48:00Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874646 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|280|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>pochi minuti era già al termine di quella discesa. Poco sotto il ciglione dell'Etna giacciono le rovine di un'antichissima fabbrica, chiamata la Torre del Filosofo, per credersi da molti che abitata fosse da {{AutoreCitato|Empedocle|Empedocle}}, a fine di soggiornare in un luogo opportunissimo per osservare gl'incendj etnei. Altri avvisano che questo fosse un tempio ove gli antichi facesser sacrificj agli Iddii. Nè vi è mancato chi abbia pensato che questa fosse una vedetta fabbricata dai Normandi per esplorare gli andamenti de' nemici, e per renderne intesi con qualche segno i differenti corpi di truppe sparsi per l'isola. Ognuno si accorge che questi ed altri sentimenti, che tralascio per brevità, sono inconcludenti per decidere qualche cosa di solido intorno a questo diroccato edificio, il quale d'altronde poco può interessare la storia. Confesso di non averlo visitato nel mio viaggio all'Etna, condotto per altra strada dalle mie guide. Nè avrei avuto a pentirmene, se dopo riflettuto non avessi che la grande antichità di quella fabbrica può mettere in curiosità di esaminarne i materiali, se laterizj cioè, ovveramente vulcanici. Il perchè restituitomi in Italia, pregai per lettere il sig. abate {wl|Q16557201|Francesco Ferrara}} di Catania, assai versato negli studj naturali, che volesse prendersi la pena di staccare egli stesso diversi pezzi dalla Torre del Filosofo, e mandarmeli a Pavia, come si compiacque gentilmente di fare. Le materie pertanto onde è costrutta sono le seguenti. Constano primamente di un cemento di calce, che col volger degli anni è divenuto carbonato calcare,<noinclude><references/></noinclude> p0q0jbbmbx8xviu2vchwefq0vvric4m 3874668 3874646 2026-08-21T10:19:18Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874668 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|280|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>pochi minuti era già al termine di quella discesa. Poco sotto il ciglione dell'Etna giacciono le rovine di un'antichissima fabbrica, chiamata la ''Torre del Filosofo'', per credersi da molti che abitata fosse da {{AutoreCitato|Empedocle|Empedocle}}, a fine di soggiornare in un luogo opportunissimo per osservare gl'incendj etnei. Altri avvisano che questo fosse un tempio ove gli antichi facesser sacrificj agli Iddii. Nè vi è mancato chi abbia pensato che questa fosse una vedetta fabbricata dai Normandi per esplorare gli andamenti de' nemici, e per renderne intesi con qualche segno i differenti corpi di truppe sparsi per l'isola. Ognuno si accorge che questi ed altri sentimenti, che tralascio per brevità, sono inconcludenti per decidere qualche cosa di solido intorno a questo diroccato edificio, il quale d'altronde poco può interessare la storia. Confesso di non averlo visitato nel mio viaggio all'Etna, condotto per altra strada dalle mie guide. Nè avrei avuto a pentirmene, se dopo riflettuto non avessi che la grande antichità di quella fabbrica può mettere in curiosità di esaminarne i materiali, se laterizj cioè, ovveramente vulcanici. Il perchè restituitomi in Italia, pregai per lettere il sig. abate {{wl|Q16557201|Francesco Ferrara}} di Catania, assai versato negli studj naturali, che volesse prendersi la pena di staccare egli stesso diversi pezzi dalla Torre del Filosofo, e mandarmeli a Pavia, come si compiacque gentilmente di fare. Le materie pertanto onde è costrutta sono le seguenti. Constano primamente di un cemento di calce, che col volger degli anni è divenuto carbonato calcare,<noinclude><references/></noinclude> 1n75fsuurvgv9sc0ttm5lbu4aw3ii0o Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/290 108 1026064 3874620 2026-08-21T09:40:58Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: ALL' ETNA. 281 al qual cemento sono incorporati a gran nu- mero nere scorie cellulari di lava, ma dalla mano del tempo snaturate per modo, che in più pezzi sono esteriormente divenute polvero- se e interiormente friabilissime. Inoltre i sorli che comprendono, perduti alla superficie delle scorie i naturali lineamenti ed ogni lustrore, sono divenuti teneri a segno, che la punta di un temperino per tutto li morde. In secon... 3874620 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>ALL' ETNA. 281 al qual cemento sono incorporati a gran nu- mero nere scorie cellulari di lava, ma dalla mano del tempo snaturate per modo, che in più pezzi sono esteriormente divenute polvero- se e interiormente friabilissime. Inoltre i sorli che comprendono, perduti alla superficie delle scorie i naturali lineamenti ed ogni lustrore, sono divenuti teneri a segno, che la punta di un temperino per tutto li morde. In secondo luogo al detto cemento vanno attaccate due fette di lave esalanti nelle rotture odore argil- loso, e aventi per base una roccia di corno. Una di queste è compattissima e durissima, ferrigna nel colore, di grana fina, e sparsa di numerosi punti di feldspati. E atta a ricevere un elegante pulimento. L' altra lava, di color bigio, ha tessitura piuttosto rara, ma incredi- bile è la copia de' feldspati che rinserra, per cui al chiaro lume del sole mirata con lente si dà a veder brillantissima. I componenti a- dunque di questa fabbrica, qual che ne fosse una volta la destinazione, sono stati in parte presi dal luogo, aggiuntovi quel cemento di calce per procacciarne la necessaria saldezza (1). Feci poi di nuovo il traverso per la lava colata nell'ottobre del 1787; e passato essendo per un luogo diverso dal primo, mi abbattei vicino ad altro sito infocato; quindi entrai sem- pre più nella persuasione che la parte interna (1) Leggo presso qualche viaggiatore, trovarsi alla Torre del Filosofo rottami di mattoni e di marmi. Ma per attestazione dell' abate Ferrara tai rottami più non ci esistono.<noinclude><references/></noinclude> 841tnh7oim9k1by8di013kqhpoiv29o 3874648 3874620 2026-08-21T09:49:54Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874648 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|281}}</noinclude>al qual cemento sono incorporati a gran numero nere scorie cellulari di lava, ma dalla mano del tempo snaturate per modo, che in più pezzi sono esteriormente divenute polverose e interiormente friabilissime. Inoltre i sorli che comprendono, perduti alla superficie delle scorie i naturali lineamenti ed ogni lustrore, sono divenuti teneri a segno, che la punta di un temperino per tutto li morde. In secondo luogo al detto cemento vanno attaccate due fette di lave esalanti nelle rotture odore argilloso, e aventi per base una roccia di corno. Una di queste è compattissima e durissima, ferrigna nel colore, di grana fina, e sparsa di numerosi punti di feldspati. E atta a ricevere un elegante pulimento. L'altra lava, di color bigio, ha tessitura piuttosto rara, ma incredibile è la copia de' feldspati che rinserra, per cui al chiaro lume del sole mirata con lente si dà a veder brillantissima. I componenti adunque di questa fabbrica, qual che ne fosse una volta la destinazione, sono stati in parte presi dal luogo, aggiuntovi quel cemento di calce per procacciarne la necessaria saldezza.<ref>Leggo presso qualche viaggiatore, trovarsi alla Torre del Filosofo rottami di mattoni e di marmi. Ma per attestazione dell'abate {{wl|Q16557201|Ferrara}} tai rottami più non ci esistono.</ref> Feci poi di nuovo il traverso per la lava colata nell'ottobre del 1787; e passato essendo per un luogo diverso dal primo, mi abbattei vicino ad altro sito infocato; quindi entrai sempre più nella persuasione che la parte interna<noinclude><references/></noinclude> 86o4hw6d7xuecjmb1tid4vri1yfr0gt 3874670 3874648 2026-08-21T10:21:35Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874670 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|281}}</noinclude>al qual cemento sono incorporati a gran numero nere scorie cellulari di lava, ma dalla mano del tempo snaturate per modo, che in più pezzi sono esteriormente divenute polverose e interiormente friabilissime. Inoltre i sorli che comprendono, perduti alla superficie delle scorie i naturali lineamenti ed ogni lustrore, sono divenuti teneri a segno, che la punta di un temperino per tutto li morde. In secondo luogo al detto cemento vanno attaccate due fette di lave esalanti nelle rotture odore argilloso, e aventi per base una roccia di corno. Una di queste è compattissima e durissima, ferrigna nel colore, di grana fina, e sparsa di numerosi punti di feldspati. E atta a ricevere un elegante pulimento. L'altra lava, di color bigio, ha tessitura piuttosto rara, ma incredibile è la copia de' feldspati che rinserra, per cui al chiaro lume del sole mirata con lente si dà a veder brillantissima. I componenti adunque di questa fabbrica, qual che ne fosse una volta la destinazione, sono stati in parte presi dal luogo, aggiuntovi quel cemento di calce per procacciarne la necessaria saldezza.<ref>Leggo presso qualche viaggiatore, trovarsi alla Torre del Filosofo rottami di mattoni e di marmi. 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(1) L' osservazione che queste montagne sono ve- ramente vulcaniche, io la credeva recente, spet- tan... 3874621 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>282 VIAGGIO e centrale di quella lava covasse tuttora vivo e poderoso il fuoco. follation as Giunto dappoi alla mezzana regione, io salii sopra alcuni di que' monti da me veduti dal sommo dell' Etna, e che per la conica figura, e per l'affossamento che portano in cima, pa- lesan chiaro d' essere produzioni del fuoco (1). (1) L' osservazione che queste montagne sono ve- ramente vulcaniche, io la credeva recente, spet- tante cioè al cavaliere Hamilton, che ne descrive la forma conica e il cratere, ossia l'incavo alla sommità; ma la trovo vecchissima, giacchè parla di questo fatto il Borelli, anzi prima di lui il Fa- zello. Extant (così il primo) nedum in summitate Etnae, sed etiam in ejus dorso campestres voragi nes , quae habent fere omnes peculiarem monticulum adinstar verrucae in animalis cute exporrectae, suntque praedicti colles valde acclives, habentque figuram coni acutanguli plano parallelo basi disecti, et in summitate cujuslibet eorum sinuosa cavitas re- peritur, a qua olim flammae, arenae, et glareae exierunt (1. c. ). E sappiamo che per glarea egli intende la lava, giacchè di fatti a Catania la chia- mano sciara. E assai prima osservate aveva e de- scritte queste vulcaniche montagnette Fazello: plu- rimos praeterea numerosos, et editos offendimus colles, quorum cacumina voragines, licet silvescen exhibebant. Eos veterem esse materiam ex vi- sceribus Montis olim proditam, postremi profluvii hiatus, qui similem fere formam, enatasque recens habet arbores, arguebat (1. c.) tes E leggo ripetuto il medesimo dal D'Orville, quan- do nel 1727 visitò l'Etna. Colles hi non solum circa magnum craterem (Etnae), verum etiam inde per circuitum viginti mille passuum et ultra in toto Monte dispersi sunt. Omnes hic colles aliquando igneam materiam e summo vertice ejecisse omnia<noinclude><references/></noinclude> h0b3tfcdlje5qur7sapvtacl9l1tb6z 3874650 3874621 2026-08-21T09:54:45Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874650 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|282|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>e centrale di quella lava covasse tuttora vivo e poderoso il fuoco. Giunto dappoi alla mezzana regione, io salii sopra alcuni di que' monti da me veduti dal sommo dell'Etna, e che per la conica figura, e per l'affossamento che portano in cima, palesan chiaro d'essere produzioni del fuoco<ref name="nota_p282">L'osservazione che queste montagne sono veramente vulcaniche, io la credeva recente, spettante cioè al cavaliere {{AutoreCitato|William Hamilton (diplomatico)|Hamilton}}, che ne descrive la forma conica e il cratere, ossia l'incavo alla sommità; ma la trovo vecchissima, giacchè parla di questo fatto il {{AutoreCitato|Giovanni Alfonso Borelli|Alfonso Borelli}}, anzi prima di lui il {{AutoreCitato|Tommaso Fazello|Fazello}}. ''Extant'' (così il primo) ''nedum in summitate Etnae, sed etiam in ejus dorso campestres voragines, quae habent fere omnes peculiarem monticulum adinstar verrucae in animalis cute exporrectae, suntque praedicti colles valde acclives, habentque figuram coni acutanguli plano parallelo basi disecti, et in summitate cujuslibet eorum sinuosa cavitas reperitur, a qua olim flammae, arenae, et glareae exierunt'' (l. c. ). E sappiamo che per ''glarea'' egli intende la lava, giacchè di fatti a Catania la chiamano ''sciara''. E assai prima osservate aveva e descritte queste vulcaniche montagnette {{AutoreCitato|Tommaso Fazello|Fazello}}: ''plurimos praeterea numerosos, et editos offendimus colles, quorum cacumina voragines, licet silvescentes, exhibebant. Eos veterem esse materiam ex visceribus Montis olim proditam, postremi profluvii hiatus, qui similem fere formam, enatasque recens habet arbores, arguebat'' (l. c.)</br>E leggo ripetuto il medesimo dal {{AutoreCitato|Jacques Philippe D'Orville|D'Orville}}, quando nel 1727 visitò l'Etna. ''Colles hi non solum circa magnum craterem (Ætnae), verum etiam inde per circuitum viginti mille passuum et ultra in toto Monte dispersi sunt. Omnes hic colles aliquando igneam materiam e summo vertice ejecisse omnia''</ref><noinclude><references/></noinclude> nmrrq60wip1516h96bek9qz3j4gpfva 3874672 3874650 2026-08-21T10:25:44Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874672 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|282|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>e centrale di quella lava covasse tuttora vivo e poderoso il fuoco. 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''Extant'' (così il primo) ''nedum in summitate Etnae, sed etiam in ejus dorso campestres voragines, quae habent fere omnes peculiarem monticulum adinstar verrucae in animalis cute exporrectae, suntque praedicti colles valde acclives, habentque figuram coni acutanguli plano parallelo basi disecti, et in summitate cujuslibet eorum sinuosa cavitas reperitur, a qua olim flammae, arenae, et glareae exierunt'' (l. c.). E sappiamo che per ''glarea'' egli intende la lava, giacchè di fatti a Catania la chiamano ''sciara''. E assai prima osservate aveva e descritte queste vulcaniche montagnette {{AutoreCitato|Tommaso Fazello|Fazello}}: ''plurimos praeterea numerosos, et editos offendimus colles, quorum cacumina voragines, licet silvescentes, exhibebant. Eos veterem esse materiam ex visceribus Montis olim proditam, postremi profluvii hiatus, qui similem fere formam, enatasque recens habet arbores, arguebat'' (l. c.)</br>E leggo ripetuto il medesimo dal {{AutoreCitato|Jacques Philippe D'Orville|D'Orville}}, quando nel 1727 visitò l'Etna. ''Colles hi non solum circa magnum craterem (Ætnae), verum etiam inde per circuitum viginti mille passuum et ultra in toto Monte dispersi sunt. Omnes hic colles aliquando igneam materiam e summo vertice ejecisse omnia''</ref>.<noinclude><references/></noinclude> h2jrxirtr5pxmi7xn4yzno8gxru2g1y Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/292 108 1026066 3874623 2026-08-21T09:41:18Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: ALL' ETNA. 283 Vidi di fatti che portan seco le veraci impron- te di questo agente struggitore, risultando d'un accozzamento di lave, di scorie e di vulcanica arena. Ma qui mi cade in acconcio il fare attorno a questi monti una breve considerazione. Il loro nascimento deriva egli dalle squagliate ma- terie nell' immenso abisso dell' Etna rinchiuse, che per l'eccedente altezza non potendo salire fino al cratere, sboccate... 3874623 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>ALL' ETNA. 283 Vidi di fatti che portan seco le veraci impron- te di questo agente struggitore, risultando d'un accozzamento di lave, di scorie e di vulcanica arena. Ma qui mi cade in acconcio il fare attorno a questi monti una breve considerazione. Il loro nascimento deriva egli dalle squagliate ma- terie nell' immenso abisso dell' Etna rinchiuse, che per l'eccedente altezza non potendo salire fino al cratere, sboccate sieno da' suoi fian- chi, e generato abbiano una volta cotesti mon- ti? O più veramente sono eglino stati prodotti da incendj e da eruzioni particolari per nulla comunicanti con la sterminata fornace che mette foce dentro al cratere? So che il comune de' vulcanisti si atterrà alla prima supposizione, anzi che ne sarà persuaso in guisa che ripute- rà disprezzabile la seconda: e veggo che in generale ove ai fianchi d'un principale monte ignivomo ne nascano dei subalterni per via di eruzioni, se ne rende ragione, ammettendo la prima supposizione. Cosi essendo molto più numerose le eruzioni di lave uscite dal cratere del Vesuvio, che da quello dell' Etna, cercasi di spiegarne il divario, col dire che per la suadent: et in multis hujus rei adeo aperta extant vestigia, ut nemo dubitare possit. Quin ipse in cul- mine collis illius, quem metae similem diximus, po- situs in verticibus nonnullorum crateres depressos, et plane undique lapidum exustorum congerie cir cumdatos animadverti (1. c. ). Sicchè la descrizione dell' inglese Naturalista di questi curiosi monticelli vulcanici era stata prece- duta da quella di uno scrittore siciliano, di un ita- liano e di un olandese, tutti e tre testimoni oculari.<noinclude><references/></noinclude> auyl93jwonf8vlkr1ug2tka8qyeg3lr 3874652 3874623 2026-08-21T09:56:39Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3874652 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|283}}</noinclude>Vidi di fatti che portan seco le veraci impronte di questo agente struggitore, risultando d'un accozzamento di lave, di scorie e di vulcanica arena. Ma qui mi cade in acconcio il fare attorno a questi monti una breve considerazione. Il loro nascimento deriva egli dalle squagliate materie nell'immenso abisso dell'Etna rinchiuse, che per l'eccedente altezza non potendo salire fino al cratere, sboccate sieno da' suoi fianchi, e generato abbiano una volta cotesti monti? O più veramente sono eglino stati prodotti da incendj e da eruzioni particolari per nulla comunicanti con la sterminata fornace che mette foce dentro al cratere? So che il comune de' vulcanisti si atterrà alla prima supposizione, anzi che ne sarà persuaso in guisa che riputerà disprezzabile la seconda: e veggo che in generale ove ai fianchi d'un principale monte ignivomo ne nascano dei subalterni per via di eruzioni, se ne rende ragione, ammettendo la prima supposizione. Così essendo molto più numerose le eruzioni di lave uscite dal cratere del Vesuvio, che da quello dell'Etna, cercasi di spiegarne il divario, col dire che per la <ref follow="nota_p282">''{{pt|suadent|persuadent}}: et in multis hujus rei adeo aperta extant vestigia, ut nemo dubitare possit. Quin ipse in cul- mine collis illius, quem metae similem diximus, po- situs in verticibus nonnullorum crateres depressos, et plane undique lapidum exustorum congerie cir cumdatos animadverti (1. c. ). Sicchè la descrizione dell' inglese Naturalista di questi curiosi monticelli vulcanici era stata prece- duta da quella di uno scrittore siciliano, di un ita- liano e di un olandese, tutti e tre testimoni oculari.<noinclude><references/></noinclude> 8syagpel4acvp39wwo3r4opm0njgy64 3874654 3874652 2026-08-21T09:57:49Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874654 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|283}}</noinclude>Vidi di fatti che portan seco le veraci impronte di questo agente struggitore, risultando d'un accozzamento di lave, di scorie e di vulcanica arena. Ma qui mi cade in acconcio il fare attorno a questi monti una breve considerazione. Il loro nascimento deriva egli dalle squagliate materie nell'immenso abisso dell'Etna rinchiuse, che per l'eccedente altezza non potendo salire fino al cratere, sboccate sieno da' suoi fianchi, e generato abbiano una volta cotesti monti? O più veramente sono eglino stati prodotti da incendj e da eruzioni particolari per nulla comunicanti con la sterminata fornace che mette foce dentro al cratere? So che il comune de' vulcanisti si atterrà alla prima supposizione, anzi che ne sarà persuaso in guisa che riputerà disprezzabile la seconda: e veggo che in generale ove ai fianchi d'un principale monte ignivomo ne nascano dei subalterni per via di eruzioni, se ne rende ragione, ammettendo la prima supposizione. Così essendo molto più numerose le eruzioni di lave uscite dal cratere del Vesuvio, che da quello dell'Etna, cercasi di spiegarne il divario, col dire che per la <ref follow="nota_p282">''suadent: et in multis hujus rei adeo aperta extant vestigia, ut nemo dubitare possit. Quin ipse in culmine collis illius, quem metae similem diximus, positus in verticibus nonnullorum crateres depressos, et plane undique lapidum exustorum congerie cir cumdatos animadverti'' (l. c. ).</br> Sicchè la descrizione dell'inglese Naturalista di questi curiosi monticelli vulcanici era stata preceduta da quella di uno scrittore siciliano, di un italiano e di un olandese, tutti e tre testimoni oculari.</ref><noinclude><references/></noinclude> h52984fcs30qn0063vkepqset137h46 3874674 3874654 2026-08-21T10:27:07Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874674 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|283}}</noinclude>Vidi di fatti che portan seco le veraci impronte di questo agente struggitore, risultando d'un accozzamento di lave, di scorie e di vulcanica arena. Ma qui mi cade in acconcio il fare attorno a questi monti una breve considerazione. Il loro nascimento deriva egli dalle squagliate materie nell'immenso abisso dell'Etna rinchiuse, che per l'eccedente altezza non potendo salire fino al cratere, sboccate sieno da' suoi fianchi, e generato abbiano una volta cotesti monti? O più veramente sono eglino stati prodotti da incendj e da eruzioni particolari per nulla comunicanti con la sterminata fornace che mette foce dentro al cratere? So che il comune de' vulcanisti si atterrà alla prima supposizione, anzi che ne sarà persuaso in guisa che riputerà disprezzabile la seconda: e veggo che in generale ove ai fianchi d'un principale monte ignivomo ne nascano dei subalterni per via di eruzioni, se ne rende ragione, ammettendo la prima supposizione. Così essendo molto più numerose le eruzioni di lave uscite dal cratere del Vesuvio, che da quello dell'Etna, cercasi di spiegarne il divario, col dire che per la <ref follow="nota_p282">''suadent: et in multis hujus rei adeo aperta extant vestigia, ut nemo dubitare possit. Quin ipse in culmine collis illius, quem metae similem diximus, positus in verticibus nonnullorum crateres depressos, et plane undique lapidum exustorum congerie cir cumdatos animadverti'' (l. c. ).</br> Sicchè la descrizione dell'inglese Naturalista di questi curiosi monticelli vulcanici era stata preceduta da quella di uno scrittore siciliano, di un italiano e di un olandese, tutti e tre testimoni oculari.</ref><noinclude><references/></noinclude> n23escez2romx2cfbzj1oj2a0bakxtj Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/293 108 1026067 3874624 2026-08-21T09:41:27Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 284 VIAGGIO poca altezza del primo vulcano le lave possono facilmente superarla, quando le più volte sono astrette a forare di fianco il secondo, per non poter montare fino all'elevatissima sua sommità. Convengo di buon grado che assai delle volte ciò accada; pure ha dei casi in cui vi sono seducenti ragioni di credere che l'origine di qualche monte laterale provenga da parziali eruttazioni non comunicanti col principale... 3874624 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>284 VIAGGIO poca altezza del primo vulcano le lave possono facilmente superarla, quando le più volte sono astrette a forare di fianco il secondo, per non poter montare fino all'elevatissima sua sommità. Convengo di buon grado che assai delle volte ciò accada; pure ha dei casi in cui vi sono seducenti ragioni di credere che l'origine di qualche monte laterale provenga da parziali eruttazioni non comunicanti col principale cra- tere. Siane un esempio monte Rosso. Nel mat- tino degli 11 marzo del 1669 fecesi una ben larga spaccatura, che non lungi dal sito dove poi surse monte Rosso si allungò per dieci miglia in dirittura del sommo cratere dell'Etna (VVV, tav. 1). Similmente l'entrante notte degli 11 suddetto nel sito stesso dove ora s'in- nalza questo monte, si aperse un' altra grande squarciatura, da cui immediatamente vibrati vennero immensi globi di fumo, indi grandini di liquefatte pietre, prevj orrendi muggiti e scuotimenti di terra. La seguente notte ne sboc- cò un fiume di lava, e il dì 13 dello stesso mese oltre le pietre ne usci fuori un' immensa quantità di arena. Durante intanto questo or- ribile spettacolo di sotterranei tuoni, di tre- muoti, di aprimento di terra, di corrente la- di grandinate, taceva pienamente il supe- riore cratere dell' Etna, e soltanto a quando a quando lasciava apparire quelle tracce di fumo leggerissime che mostrava innanzi a quell'epo- ca, e che sogliono accompagnarlo ne' tempi di placidissima calma (*). Non so s' io m'inganni dicendo esser cotesto un plausibile documento va, (*) Borelli, loc. cit. e C I I r C L I e S 6 C C C C<noinclude><references/></noinclude> havv3mfnbvmcmmksba5n1dtvi2aza5b 3874662 3874624 2026-08-21T10:16:05Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874662 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|284|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>poca altezza del primo vulcano le lave possono facilmente superarla, quando le più volte sono astrette a forare di fianco il secondo, per non poter montare fino all'elevatissima sua sommità. Convengo di buon grado che assai delle volte ciò accada; pure ha dei casi in cui vi sono seducenti ragioni di credere che l'origine di qualche monte laterale provenga da parziali eruttazioni non comunicanti col principale cratere. Siane un esempio monte Rosso. Nel mattino degli 11 marzo del 1669 fecesi una ben larga spaccatura, che non lungi dal sito dove poi surse monte Rosso si allungò per dieci miglia in dirittura del sommo cratere dell'Etna (''VVV'', tav. I). Similmente l'entrante notte degli 11 suddetto nel sito stesso dove ora s'innalza questo monte, si aperse un'altra grande squarciatura, da cui immediatamente vibrati vennero immensi globi di fumo, indi grandini di liquefatte pietre, prevj orrendi muggiti e scuotimenti di terra. La seguente notte ne sboccò un fiume di lava, e il dì 13 dello stesso mese oltre le pietre ne uscì fuori un'immensa quantità di arena. Durante intanto questo orribile spettacolo di sotterranei tuoni, di tremuoti, di aprimento di terra, di corrente lava, di grandinate, taceva pienamente il superiore cratere dell'Etna, e soltanto a quando a quando lasciava apparire quelle tracce di fumo leggerissime che mostrava innanzi a quell'epoca, e che sogliono accompagnarlo ne' tempi di placidissima calma<ref>{{AutoreCitato|Giovanni Alfonso Borelli|Alfonso Borelli}}, ''loc. cit''.</ref>. Non so s'io m'inganni dicendo esser cotesto un plausibile documento<noinclude><references/></noinclude> 1h8xjiwsf53clb2pg979b5cqg4icgw7 3874667 3874662 2026-08-21T10:18:40Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3874667 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|284|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>poca altezza del primo vulcano le lave possono facilmente superarla, quando le più volte sono astrette a forare di fianco il secondo, per non poter montare fino all'elevatissima sua sommità. Convengo di buon grado che assai delle volte ciò accada; pure ha dei casi in cui vi sono seducenti ragioni di credere che l'origine di qualche monte laterale provenga da parziali eruttazioni non comunicanti col principale cratere. Siane un esempio monte Rosso. Nel mattino degli 11 marzo del 1669 fecesi una ben larga spaccatura, che non lungi dal sito dove poi surse monte Rosso si allungò per dieci miglia in dirittura del sommo cratere dell'Etna (''VVV'', tav. I). Similmente l'entrante notte degli 11 suddetto nel sito stesso dove ora s'innalza questo monte, si aperse un'altra grande squarciatura, da cui immediatamente vibrati vennero immensi globi di fumo, indi grandini di liquefatte pietre, prevj orrendi muggiti e scuotimenti di terra. La seguente notte ne sboccò un fiume di lava, e il dì 13 dello stesso mese oltre le pietre ne uscì fuori un'immensa quantità di arena. Durante intanto questo orribile spettacolo di sotterranei tuoni, di tremuoti, di aprimento di terra, di corrente lava, di grandinate, taceva pienamente il superiore cratere dell'Etna, e soltanto a quando a quando lasciava apparire quelle tracce di fumo leggerissime che mostrava innanzi a quell'epoca, e che sogliono accompagnarlo ne' tempi di placidissima calma<ref>{{AutoreCitato|Giovanni Alfonso Borelli|Borelli}}, ''loc. cit''.</ref>. Non so s'io m'inganni dicendo esser cotesto un plausibile documento<noinclude><references/></noinclude> bd2ys5llasmdhybzpor9hbo25njvgu9 3874676 3874667 2026-08-21T10:28:29Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874676 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|284|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>poca altezza del primo vulcano le lave possono facilmente superarla, quando le più volte sono astrette a forare di fianco il secondo, per non poter montare fino all'elevatissima sua sommità. Convengo di buon grado che assai delle volte ciò accada; pure ha dei casi in cui vi sono seducenti ragioni di credere che l'origine di qualche monte laterale provenga da parziali eruttazioni non comunicanti col principale cratere. Siane un esempio monte Rosso. Nel mattino degli 11 marzo del 1669 fecesi una ben larga spaccatura, che non lungi dal sito dove poi surse monte Rosso si allungò per dieci miglia in dirittura del sommo cratere dell'Etna (''VVV'', tav. I). Similmente l'entrante notte degli 11 suddetto nel sito stesso dove ora s'innalza questo monte, si aperse un'altra grande squarciatura, da cui immediatamente vibrati vennero immensi globi di fumo, indi grandini di liquefatte pietre, prevj orrendi muggiti e scuotimenti di terra. La seguente notte ne sboccò un fiume di lava, e il dì 13 dello stesso mese oltre le pietre ne uscì fuori un'immensa quantità di arena. Durante intanto questo orribile spettacolo di sotterranei tuoni, di tremuoti, di aprimento di terra, di corrente lava, di grandinate, taceva pienamente il superiore cratere dell'Etna, e soltanto a quando a quando lasciava apparire quelle tracce di fumo leggerissime che mostrava innanzi a quell'epoca, e che sogliono accompagnarlo ne' tempi di placidissima calma<ref>{{AutoreCitato|Giovanni Alfonso Borelli|Borelli}}, ''loc. cit''.</ref>. Non so s'io m'inganni dicendo esser cotesto un plausibile documento<noinclude><references/></noinclude> 1uyockjtsifvps98d3xw0jv4uq83oe8 Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/294 108 1026068 3874625 2026-08-21T09:41:34Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: a 0 9 ALL' ETNA. 285 del niun commercio della suprema bocca del- l'Etna con la novella apertasi a' suoi fianchi, e da lei più miglia lontana. Osservo inoltre col citato Borelli, che quell' altissimo cratere conservato avendo fino al venticinquesimo gior- no di quel mese la quiete e il silenzio, lo rup- pe in seguito, infuriando presso a poco coi medesimi sintomi di fumo, di tuoni, di terre- moti, di arene e di sassi erut... 3874625 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>a 0 9 ALL' ETNA. 285 del niun commercio della suprema bocca del- l'Etna con la novella apertasi a' suoi fianchi, e da lei più miglia lontana. Osservo inoltre col citato Borelli, che quell' altissimo cratere conservato avendo fino al venticinquesimo gior- no di quel mese la quiete e il silenzio, lo rup- pe in seguito, infuriando presso a poco coi medesimi sintomi di fumo, di tuoni, di terre- moti, di arene e di sassi eruttati, e con la ruina infine del vertice suo nella voragine pre- cipitato e sepolto. Sembra molto probabile che un tal mutamento avvenisse per la rottura delle moli sassose alla voragine antica e novella frap- poste, per la quale rottura penetrando il fuoco è le effervescenti materie, trovarono un altro sfogo alla cima dell' Etna." Lasciar non voglio un altro fatto, narratoci egualmente dal medesimo scrittore, il quale quantunque non risguardi la formazione di qual- che monte su i lati dell' Etna indipendentemente dalla corrispondenza col supremo suo cratere ci autorizza però a pensare che qualche lateral voragine possa aprirsi, e sgorgarne torrenti in- focati, senza esservi così fatta comunicazione. Tanto avvenne nel 1636, nella qual epoca a nove miglia dall' etnea sommità restò squarciato il suolo in due luoghi, donde uscì una doppia corrente di lava, senza che mai in quel tempo mandato avesse fuori fuoco o fumo il vertice etneo. Ed è assai presumibile che ci sarebber conte altre eruzioni, altri monti in somigliante guisa pullulati attorno all' Etna, se gli antichi studiato avessero e pubblicato gli incendii di un tal monte, siccome hanno cominciato a farlo i moderni. Münter, Viaggio. T. II. 13<noinclude><references/></noinclude> ce15lywr2xym9aqtghpbkefu6ofp9f1 3874664 3874625 2026-08-21T10:17:44Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874664 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|285}}</noinclude>del niun commercio della suprema bocca dell'Etna con la novella apertasi a' suoi fianchi, e da lei più miglia lontana. Osservo inoltre col citato Borelli, che quell'altissimo cratere conservato avendo fino al venticinquesimo giorno di quel mese la quiete e il silenzio, lo ruppe in seguito, infuriando presso a poco coi medesimi sintomi di fumo, di tuoni, di terremoti, di arene e di sassi eruttati, e con la ruina infine del vertice suo nella voragine precipitato e sepolto. Sembra molto probabile che un tal mutamento avvenisse per la rottura delle moli sassose alla voragine antica e novella frapposte, per la quale rottura penetrando il fuoco è le effervescenti materie, trovarono un altro sfogo alla cima dell' Etna. Lasciar non voglio un altro fatto, narratoci egualmente dal medesimo scrittore, il quale quantunque non risguardi la formazione di qualche monte su i lati dell'Etna indipendentemente dalla corrispondenza col supremo suo cratere ci autorizza però a pensare che qualche lateral voragine possa aprirsi, e sgorgarne torrenti infocati, senza esservi così fatta comunicazione. Tanto avvenne nel 1636, nella qual epoca a nove miglia dall'etnea sommità restò squarciato il suolo in due luoghi, donde uscì una doppia corrente di lava, senza che mai in quel tempo mandato avesse fuori fuoco o fumo il vertice etneo. Ed è assai presumibile che ci sarebber conte altre eruzioni, altri monti in somigliante guisa pullulati attorno all'Etna, se gli antichi studiato avessero e pubblicato gli incendii di un tal monte, siccome hanno cominciato a farlo i moderni.<noinclude>{{RigaIntestazione|{{smaller|''Münter, Viaggio. T. II.''}}||{{smaller|13}}}}</noinclude> bt9g7o1xgikj7e6vlmli5oefy65kame 3874665 3874664 2026-08-21T10:18:04Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3874665 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|285}}</noinclude>del niun commercio della suprema bocca dell'Etna con la novella apertasi a' suoi fianchi, e da lei più miglia lontana. 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Lasciar non voglio un altro fatto, narratoci egualmente dal medesimo scrittore, il quale quantunque non risguardi la formazione di qualche monte su i lati dell'Etna indipendentemente dalla corrispondenza col supremo suo cratere ci autorizza però a pensare che qualche lateral voragine possa aprirsi, e sgorgarne torrenti infocati, senza esservi così fatta comunicazione. Tanto avvenne nel 1636, nella qual epoca a nove miglia dall'etnea sommità restò squarciato il suolo in due luoghi, donde uscì una doppia corrente di lava, senza che mai in quel tempo mandato avesse fuori fuoco o fumo il vertice etneo. Ed è assai presumibile che ci sarebber conte altre eruzioni, altri monti in somigliante guisa pullulati attorno all'Etna, se gli antichi studiato avessero e pubblicato gli incendii di un tal monte, siccome hanno cominciato a farlo i moderni.<noinclude>{{RigaIntestazione|{{smaller|''Münter, Viaggio. T. 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Sembra molto probabile che un tal mutamento avvenisse per la rottura delle moli sassose alla voragine antica e novella frapposte, per la quale rottura penetrando il fuoco è le effervescenti materie, trovarono un altro sfogo alla cima dell' Etna. Lasciar non voglio un altro fatto, narratoci egualmente dal medesimo scrittore, il quale quantunque non risguardi la formazione di qualche monte su i lati dell'Etna indipendentemente dalla corrispondenza col supremo suo cratere ci autorizza però a pensare che qualche lateral voragine possa aprirsi, e sgorgarne torrenti infocati, senza esservi così fatta comunicazione. Tanto avvenne nel 1636, nella qual epoca a nove miglia dall'etnea sommità restò squarciato il suolo in due luoghi, donde uscì una doppia corrente di lava, senza che mai in quel tempo mandato avesse fuori fuoco o fumo il vertice etneo. Ed è assai presumibile che ci sarebber conte altre eruzioni, altri monti in somigliante guisa pullulati attorno all'Etna, se gli antichi studiato avessero e pubblicato gli incendii di un tal monte, siccome hanno cominciato a farlo i moderni.<noinclude>{{RigaIntestazione|{{smaller|''Münter, Viaggio. T. II.''}}||{{smaller|13}}}}</noinclude> 5fttutt57j1fkfvegg7tkzn06uzs9mi 3874678 3874666 2026-08-21T10:30:41Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874678 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|285}}</noinclude>del niun commercio della suprema bocca dell'Etna con la novella apertasi a' suoi fianchi, e da lei più miglia lontana. Osservo inoltre col citato {{AutoreCitato|Giovanni Alfonso Borelli|Borelli}}, che quell'altissimo cratere conservato avendo fino al venticinquesimo giorno di quel mese la quiete e il silenzio, lo ruppe in seguito, infuriando presso a poco coi medesimi sintomi di fumo, di tuoni, di terremoti, di arene e di sassi eruttati, e con la ruina infine del vertice suo nella voragine precipitato e sepolto. Sembra molto probabile che un tal mutamento avvenisse per la rottura delle moli sassose alla voragine antica e novella frapposte, per la quale rottura penetrando il fuoco è le effervescenti materie, trovarono un altro sfogo alla cima dell'Etna. Lasciar non voglio un altro fatto, narratoci egualmente dal medesimo scrittore, il quale quantunque non risguardi la formazione di qualche monte su i lati dell'Etna indipendentemente dalla corrispondenza col supremo suo cratere ci autorizza però a pensare che qualche lateral voragine possa aprirsi, e sgorgarne torrenti infocati, senza esservi così fatta comunicazione. Tanto avvenne nel 1636, nella qual epoca a nove miglia dall'etnea sommità restò squarciato il suolo in due luoghi, donde uscì una doppia corrente di lava, senza che mai in quel tempo mandato avesse fuori fuoco o fumo il vertice etneo. Ed è assai presumibile che ci sarebber conte altre eruzioni, altri monti in somigliante guisa pullulati attorno all'Etna, se gli antichi studiato avessero e pubblicato gli incendii di un tal monte, siccome hanno cominciato a farlo i moderni.<noinclude>{{RigaIntestazione|{{smaller|''Münter, Viaggio. T. II.''}}||{{smaller|13}}}}</noinclude> c07cva6hxk57xxycmr46rwo5x6jsmm7 Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/295 108 1026069 3874626 2026-08-21T09:41:43Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 286 VIAGGIO Quali che esse sieno le materie generatrici e conservatrici dei vulcani, basta che esistano ed accendansi in un luogo che non abbia comu- nicazione col vulcano centrale, per dar nasci- mento ad eruzioni e a montagne parziali. Il che è naturalissimo talvolta ad intervenire. Dormito che ebbi a S. Nicolò dell'Arena la notte precedente il giorno cinque settembre, ne avviandomi partii prima del sorger dell' alba,... 3874626 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>286 VIAGGIO Quali che esse sieno le materie generatrici e conservatrici dei vulcani, basta che esistano ed accendansi in un luogo che non abbia comu- nicazione col vulcano centrale, per dar nasci- mento ad eruzioni e a montagne parziali. Il che è naturalissimo talvolta ad intervenire. Dormito che ebbi a S. Nicolò dell'Arena la notte precedente il giorno cinque settembre, ne avviandomi partii prima del sorger dell' alba, agli Scogli de' Ciclopi, celebri per le lave bas- saltiformi onde sono costrutti. In questo avanzo di viaggio camminai sempre sopra le lave, su le quali fabbricati sono più villaggi che traver- sai ma poco prima di giungere a quegli sco- gli, mi abbattei in un oggetto che quantunque alieno dal presente argomento, pure il senti- mento di umanità e di compassione che in noi risvegliasi in veggendo le infelicità e i patimenti de' nostri simili, non mi permette di passarlo in silenzio. Se il monte Etna in ogni tempo è poverissimo di fontane, allora lo era anche di più, trascorsi essendo ben nove mesi da che caduta non era una stilla di pioggia dal cielo. L'acqua piovana che quegli abitatori raccol- gono nelle cisterne essendo già finita, stretti erano di andarne in accatto presso alle falde del monte dove ancor rimaneva qualche raris- sima fonte. Ed io oltre l'essermi accorto di tanta penuria per aver compera a prezzo più caro l'acqua nel viaggio all' Etna, che il vino a Catania, ne rimasi vieppiù convinto, appena che uscii di questa città, per avviarmi a quel vulcano, ivi incontrato avendo più donnicciuole che con barili pendenti da somieri venivano a prendere e caricar acqua, attingendola ad una<noinclude><references/></noinclude> jwd3wuhnerh6b2cbirxi4w3lbgm02vb 3874669 3874626 2026-08-21T10:20:53Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874669 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|286|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude> Quali che esse sieno le materie generatrici e conservatrici dei vulcani, basta che esistano ed accendansi in un luogo che non abbia comunicazione col vulcano centrale, per dar nascimento ad eruzioni e a montagne parziali. Il che è naturalissimo talvolta ad intervenire. Dormito che ebbi a S. Nicolò dell'Arena la notte precedente il giorno cinque settembre, ne partii prima del sorger dell'alba, avviandomi agli ''Scogli de' Ciclopi'', celebri per le lave bassaltiformi onde sono costrutti. In questo avanzo di viaggio camminai sempre sopra le lave, su le quali fabbricati sono più villaggi che traversai ma poco prima di giungere a quegli scogli, mi abbattei in un oggetto che quantunque alieno dal presente argomento, pure il sentimento di umanità e di compassione che in noi risvegliasi in veggendo le infelicità e i patimenti de' nostri simili, non mi permette di passarlo in silenzio. Se il monte Etna in ogni tempo è poverissimo di fontane, allora lo era anche di più, trascorsi essendo ben nove mesi da che caduta non era una stilla di pioggia dal cielo. L'acqua piovana che quegli abitatori raccolgono nelle cisterne essendo già finita, stretti erano di andarne in accatto presso alle falde del monte dove ancor rimaneva qualche rarissima fonte. Ed io oltre l'essermi accorto di tanta penuria per aver compera a prezzo più caro l'acqua nel viaggio all'Etna, che il vino a Catania, ne rimasi vieppiù convinto, appena che uscii di questa città, per avviarmi a quel vulcano, ivi incontrato avendo più donnicciuole che con barili pendenti da somieri venivano a prendere e caricar acqua, attingendola ad una<noinclude><references/></noinclude> fm9pipjbhk8fsc8lnifhex5rbgk06wf 3874679 3874669 2026-08-21T10:32:41Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874679 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|286|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude> Quali che esse sieno le materie generatrici e conservatrici dei vulcani, basta che esistano ed accendansi in un luogo che non abbia comunicazione col vulcano centrale, per dar nascimento ad eruzioni e a montagne parziali. Il che è naturalissimo talvolta ad intervenire. Dormito che ebbi a S. Nicolò dell'Arena la notte precedente il giorno cinque settembre, ne partii prima del sorger dell'alba, avviandomi agli ''Scogli de' Ciclopi'', celebri per le lave bassaltiformi onde sono costrutti. In questo avanzo di viaggio camminai sempre sopra le lave, su le quali fabbricati sono più villaggi che traversai ma poco prima di giungere a quegli scogli, mi abbattei in un oggetto che quantunque alieno dal presente argomento, pure il sentimento di umanità e di compassione che in noi risvegliasi in veggendo le infelicità e i patimenti de' nostri simili, non mi permette di passarlo in silenzio. Se il monte Etna in ogni tempo è poverissimo di fontane, allora lo era anche di più, trascorsi essendo ben nove mesi da che caduta non era una stilla di pioggia dal cielo. L'acqua piovana che quegli abitatori raccolgono nelle cisterne essendo già finita, stretti erano di andarne in accatto presso alle falde del monte dove ancor rimaneva qualche rarissima fonte. Ed io oltre l'essermi accorto di tanta penuria per aver compera a prezzo più caro l'acqua nel viaggio all'Etna, che il vino a Catania, ne rimasi vieppiù convinto, appena che uscii di questa città, per avviarmi a quel vulcano, ivi incontrato avendo più donnicciuole che con barili pendenti da somieri venivano a prendere e caricar acqua, attingendola ad una<noinclude><references/></noinclude> ix3hn02xxttt8nkwse523ahoehi3wza Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/296 108 1026070 3874627 2026-08-21T09:41:51Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: e e a ALL' ETNA. 287 polla vivace che usciva dall' uno de' lati della pubblica via. Ma lo spettacolo più toccante fu nel mio ritorno in vicinanza di Jaci, quando mi abbattei in un centinajo e più di poveri montanari dell' un sesso e dell' altro, colà re- cantisi per dissetarsi ad una vena di acqua che rompeva di mezzo alle lave. Compassionevole cosa era il vedere quegli infelici, tutti a piè scalzo, sotto un cocentissimo... 3874627 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>e e a ALL' ETNA. 287 polla vivace che usciva dall' uno de' lati della pubblica via. Ma lo spettacolo più toccante fu nel mio ritorno in vicinanza di Jaci, quando mi abbattei in un centinajo e più di poveri montanari dell' un sesso e dell' altro, colà re- cantisi per dissetarsi ad una vena di acqua che rompeva di mezzo alle lave. Compassionevole cosa era il vedere quegli infelici, tutti a piè scalzo, sotto un cocentissimo sole, quale si fa- ceva allora sentire in quell' umile luogo, riarsi e di sudore grondanti pel sopraccarico di ca- paci vasi di terra su le spalle o sul capo, e pel disastroso viaggio di dieci miglia, per ar- rivare a quella fonte di acqua. E appena che questa da lungi vedevano, raccolto il poco di lena che lor rimaneva, affrettavano gli stanchi passi, e giuntivi sopra, la bevevano a gran sorsi, senza per qualche tempo staccarne le labbra. Ma la compassione in me si accrebbe all' udire da essi che ogni di condannati erano a si penoso travaglio, che è quanto dire per l'intiero corso della giornata, faticando dal na- scente sole fino al meriggio per condursi dal nativo paese a quella fontana, e dal meriggio fino a notte bruna per restituirsi a' loro abituri, e consolare con tal refrigerio le assetate lor fa- migliuole. Nel mentre ch'io m'inteneriva su que- sto racconto, uno fra loro, che era un garzon- cello di tredici anni, volendo trarsi dalle spalle il vaso e riporlo su la terra, gli scappò, non so come di mano, e nella caduta s'infranse. È ben difficile ch' io con parole sapessi espri- mere l'improvvisa costernazione, le smanie e il dolore che lo trafisse, accompagnato da calde lagrime e da voci interrotte, esprimenti la sua a<noinclude><references/></noinclude> fgx5u1yzq0hgxdand13wq0311xppq3b 3874684 3874627 2026-08-21T10:55:40Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874684 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|287}}</noinclude>polla vivace che usciva dall'uno de' lati della pubblica via. Ma lo spettacolo più toccante fu nel mio ritorno in vicinanza di Jaci, quando mi abbattei in un centinajo e più di poveri montanari dell'un sesso e dell'altro, colà recantisi per dissetarsi ad una vena di acqua che rompeva di mezzo alle lave. Compassionevole cosa era il vedere quegli infelici, tutti a piè scalzo, sotto un cocentissimo sole, quale si faceva allora sentire in quell'umile luogo, riarsi e di sudore grondanti pel sopraccarico di capaci vasi di terra su le spalle o sul capo, e pel disastroso viaggio di dieci miglia, per arrivare a quella fonte di acqua. E appena che questa da lungi vedevano, raccolto il poco di lena che lor rimaneva, affrettavano gli stanchi passi, e giuntivi sopra, la bevevano a gran sorsi, senza per qualche tempo staccarne le labbra. Ma la compassione in me si accrebbe all'udire da essi che ogni di condannati erano a sì penoso travaglio, che è quanto dire per l'intiero corso della giornata, faticando dal nascente sole fino al meriggio per condursi dal nativo paese a quella fontana, e dal meriggio fino a notte bruna per restituirsi a' loro abituri, e consolare con tal refrigerio le assetate lor famigliuole. Nel mentre ch'io m'inteneriva su questo racconto, uno fra loro, che era un garzoncello di tredici anni, volendo trarsi dalle spalle il vaso e riporlo su la terra, gli scappò, non so come di mano, e nella caduta s'infranse. È ben difficile ch'io con parole sapessi esprimere l'improvvisa costernazione, le smanie e il dolore che lo trafisse, accompagnato da calde lagrime e da voci interrotte, esprimenti la sua<noinclude><references/></noinclude> la6ptye4t24xn8ps8lsee4ekmeoeuai 3874698 3874684 2026-08-21T11:21:24Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874698 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|287}}</noinclude>polla vivace che usciva dall'uno de' lati della pubblica via. Ma lo spettacolo più toccante fu nel mio ritorno in vicinanza di Jaci, quando mi abbattei in un centinajo e più di poveri montanari dell'un sesso e dell'altro, colà recantisi per dissetarsi ad una vena di acqua che rompeva di mezzo alle lave. Compassionevole cosa era il vedere quegli infelici, tutti a piè scalzo, sotto un cocentissimo sole, quale si faceva allora sentire in quell'umile luogo, riarsi e di sudore grondanti pel sopraccarico di capaci vasi di terra su le spalle o sul capo, e pel disastroso viaggio di dieci miglia, per arrivare a quella fonte di acqua. E appena che questa da lungi vedevano, raccolto il poco di lena che lor rimaneva, affrettavano gli stanchi passi, e giuntivi sopra, la bevevano a gran sorsi, senza per qualche tempo staccarne le labbra. Ma la compassione in me si accrebbe all'udire da essi che ogni di condannati erano a sì penoso travaglio, che è quanto dire per l'intiero corso della giornata, faticando dal nascente sole fino al meriggio per condursi dal nativo paese a quella fontana, e dal meriggio fino a notte bruna per restituirsi a' loro abituri, e consolare con tal refrigerio le assetate lor famigliuole. Nel mentre ch'io m'inteneriva su questo racconto, uno fra loro, che era un garzoncello di tredici anni, volendo trarsi dalle spalle il vaso e riporlo su la terra, gli scappò, non so come di mano, e nella caduta s'infranse. È ben difficile ch'io con parole sapessi esprimere l'improvvisa costernazione, le smanie e il dolore che lo trafisse, accompagnato da calde lagrime e da voci interrotte, esprimenti la sua<noinclude><references/></noinclude> aeq3cffl5xjgaj9l4uqye60z4jrnsnm Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/297 108 1026071 3874628 2026-08-21T09:41:59Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 288 VIAGGIO sventura, e le triste conseguenze che per lui stesso temeva per la impossibilità di confortare i parenti con l'aspettato ristoro. Ma tampoco non saprei divisare la contentezza e il giubilo in lui nato, e il vivo sentimento di gratitudine verso di me, per aver potuto, con tenue mo- neta ch' io gli donai, provvedersi in un borgo vicino di un altro vaso onde condurre a lieto fine la durissima dimezzata fatica. N... 3874628 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>288 VIAGGIO sventura, e le triste conseguenze che per lui stesso temeva per la impossibilità di confortare i parenti con l'aspettato ristoro. Ma tampoco non saprei divisare la contentezza e il giubilo in lui nato, e il vivo sentimento di gratitudine verso di me, per aver potuto, con tenue mo- neta ch' io gli donai, provvedersi in un borgo vicino di un altro vaso onde condurre a lieto fine la durissima dimezzata fatica. Non è però il solo monte Etna che di sor- genti scarseggi; conciossiachè somigliante penu- ria io l'abbia osservata alle isole Eolie, siccome a suo luogo vedremo. E forse il mio pensiere non erra, se opino avverarsi la stessa cosa in altre contrade vulcaniche. E a me sembra di ve- derne la ragione assai chiara. Le pioggie cadenti su montagne di tal natura o si abbattono in bibaci tufi, oppure in materie scoriacee. E al- lora penetrano profondamente, senza ne' siti più bassi uscirne dalla superficie, non trovan- do strati argillosi o lapidei che le trattengano: siccome somiglianti strati sono frequenti nei monti non vulcanici, dove appunto i gemitivi, le polle, le sorgenti, le gronde, e i grossi capi onde hanno origine i fiumi, si trovano abbon- dantissimi, come cel manifestano l'Appennino e l'Alpi. Ovveramente cadon le pioggie sopra lave fitte e compatte, e allora senza punto in- ternarsi scorrono lunghesso il loro pendío, for- mando bensì rivi, torrenti e fiumi nelle pio- vose stagioni, ma non mai veraci fontane. E in più parti dell'Etna, e nominatamente presso la Grotta delle Capre miransi alcuni ampli fos- sati al basso pendenti e nelle lave scolpiti, la- vorio dell'acque piovane, che dal lungo scor- rervi sopra, le hanno per tal guisa incavale.<noinclude><references/></noinclude> jeur7lzxxznxy9k38kusdqr1icc1o4e 3874686 3874628 2026-08-21T10:57:29Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874686 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|288|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>sventura, e le triste conseguenze che per lui stesso temeva per la impossibilità di confortare i parenti con l'aspettato ristoro. Ma tampoco non saprei divisare la contentezza e il giubilo in lui nato, e il vivo sentimento di gratitudine verso di me, per aver potuto, con tenue moneta ch'io gli donai, provvedersi in un borgo vicino di un altro vaso onde condurre a lieto fine la durissima dimezzata fatica. Non è però il solo monte Etna che di sorgenti scarseggi; conciossiachè somigliante penuria io l'abbia osservata alle isole Eolie, siccome a suo luogo vedremo. E forse il mio pensiere non erra, se opino avverarsi la stessa cosa in altre contrade vulcaniche. E a me sembra di vederne la ragione assai chiara. Le pioggie cadenti su montagne di tal natura o si abbattono in bibaci tufi, oppure in materie scoriacee. E allora penetrano profondamente, senza ne' siti più bassi uscirne dalla superficie, non trovando strati argillosi o lapidei che le trattengano: siccome somiglianti strati sono frequenti nei monti non vulcanici, dove appunto i gemitivi, le polle, le sorgenti, le gronde, e i grossi capi onde hanno origine i fiumi, si trovano abbondantissimi, come cel manifestano l'Appennino e l'Alpi. Ovveramente cadon le pioggie sopra lave fitte e compatte, e allora senza punto internarsi scorrono lunghesso il loro pendío, formando bensì rivi, torrenti e fiumi nelle piovose stagioni, ma non mai veraci fontane. E in più parti dell'Etna, e nominatamente presso la Grotta delle Capre miransi alcuni ampli fossati al basso pendenti e nelle lave scolpiti, lavorio dell'acque piovane, che dal lungo scorrervi sopra, le hanno per tal guisa incavate.<noinclude><references/></noinclude> 828y5dil868q961m4yzttmak1v7ym2l 3874699 3874686 2026-08-21T11:22:43Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874699 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|288|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>sventura, e le triste conseguenze che per lui stesso temeva per la impossibilità di confortare i parenti con l'aspettato ristoro. Ma tampoco non saprei divisare la contentezza e il giubilo in lui nato, e il vivo sentimento di gratitudine verso di me, per aver potuto, con tenue moneta ch'io gli donai, provvedersi in un borgo vicino di un altro vaso onde condurre a lieto fine la durissima dimezzata fatica. Non è però il solo monte Etna che di sorgenti scarseggi; conciossiachè somigliante penuria io l'abbia osservata alle isole Eolie, siccome a suo luogo vedremo. E forse il mio pensiere non erra, se opino avverarsi la stessa cosa in altre contrade vulcaniche. E a me sembra di vederne la ragione assai chiara. Le pioggie cadenti su montagne di tal natura o si abbattono in bibaci tufi, oppure in materie scoriacee. E allora penetrano profondamente, senza ne' siti più bassi uscirne dalla superficie, non trovando strati argillosi o lapidei che le trattengano: siccome somiglianti strati sono frequenti nei monti non vulcanici, dove appunto i gemitivi, le polle, le sorgenti, le gronde, e i grossi capi onde hanno origine i fiumi, si trovano abbondantissimi, come cel manifestano l'Appennino e l'Alpi. Ovveramente cadon le pioggie sopra lave fitte e compatte, e allora senza punto internarsi scorrono lunghesso il loro pendío, formando bensì rivi, torrenti e fiumi nelle piovose stagioni, ma non mai veraci fontane. E in più parti dell'Etna, e nominatamente presso la Grotta delle Capre miransi alcuni ampli fossati al basso pendenti e nelle lave scolpiti, lavorio dell'acque piovane, che dal lungo scorrervi sopra, le hanno per tal guisa incavate.<noinclude><references/></noinclude> 5841orcvj4wtmjffy46744uc354x9q4 Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/298 108 1026072 3874629 2026-08-21T09:42:14Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: ALL' ETNA. 289 Due ore dopo il mezzodi pervenni agli Scogli de' Ciclopi. Isole anche si appellano, perchè dattorno circondati dal mare, quantunque niente più remoti di un tiro di pietra dal lido, su cui giace il Borgo di Trezza. Esser può che una volta facessero un tutto solo con le falde del- l'Etna, e che da' colpi di mare ne sieno stati staccati: senza però essere impossibile che per erutazioni parziali sboccati sieno... 3874629 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>ALL' ETNA. 289 Due ore dopo il mezzodi pervenni agli Scogli de' Ciclopi. Isole anche si appellano, perchè dattorno circondati dal mare, quantunque niente più remoti di un tiro di pietra dal lido, su cui giace il Borgo di Trezza. Esser può che una volta facessero un tutto solo con le falde del- l'Etna, e che da' colpi di mare ne sieno stati staccati: senza però essere impossibile che per erutazioni parziali sboccati sieno dall' onde ma- rine. Con barchetta mi feci ad esaminarli, su le prime girandoli attorno, e considerandone at- tentamente la configurazione, poi salendovi so- pra, per osservarne le parti. Salta subito agli occhi che alcuni di cotesti scogli non d' altro constano esteriormente che di colonne prisma- tiche, cadenti a piombo su l'acqua della lun- ghezza dove d'un piede, dove di due e tal- volta di più. Ma è certo però che tale altro dei medesimi scogli non mostra la più picciola apparenza prismatica, e che è interrotto sol- tanto da irregolarissime crepature, per cui ne risultano pezzi altresi irregolari, siccome nelle vulgari lave osserviamo. Gli Scogli de' Ciclopi presentano un altro fatto, che non ha sfuggito gli occhi perspicaci del commendatore Dolomieu: ciò sono molte e diverse zeoliti bellissime che incontransi su la loro superficie, ed anche di mezzo alla loro sostanza, ove sieno piccioli vani e cavernette: e per buone ragioni egli avvisa che queste no- bili pietruzze dopo il raffreddamento delle lave abbiano avuta l'origine dall' acque feltrate at- traverso di esse, e che tenevano in dissolu- zione le molecole idonee al producimento delle zeoliti. Inutile opera sarebbe ch'io qui impie- 1.3*<noinclude><references/></noinclude> cd48yfpphofkupkyb73805qzxi35njv 3874687 3874629 2026-08-21T11:00:48Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874687 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|289}}</noinclude> Due ore dopo il mezzodì pervenni agli Scogli de' Ciclopi. Isole anche si appellano, perchè dattorno circondati dal mare, quantunque niente più remoti di un tiro di pietra dal lido, su cui giace il Borgo di Trezza. Esser può che una volta facessero un tutto solo con le falde dell'Etna, e che da' colpi di mare ne sieno stati staccati: senza però essere impossibile che per erutazioni parziali sboccati sieno dall'onde marine. Con barchetta mi feci ad esaminarli, su le prime girandoli attorno, e considerandone attentamente la configurazione, poi salendovi sopra, per osservarne le parti. Salta subito agli occhi che alcuni di cotesti scogli non d'altro constano esteriormente che di colonne prismatiche, cadenti a piombo su l'acqua della lunghezza dove d'un piede, dove di due e talvolta di più. Ma è certo però che tale altro dei medesimi scogli non mostra la più picciola apparenza prismatica, e che è interrotto soltanto da irregolarissime crepature, per cui ne risultano pezzi altresì irregolari, siccome nelle vulgari lave osserviamo. Gli Scogli de' Ciclopi presentano un altro fatto, che non ha sfuggito gli occhi perspicaci del commendatore {{AutoreCitato|Déodat de Dolomieu|Dolomieu}}: ciò sono molte e diverse zeoliti bellissime che incontransi su la loro superficie, ed anche di mezzo alla loro sostanza, ove sieno piccioli vani e cavernette: e per buone ragioni egli avvisa che queste nobili pietruzze dopo il raffreddamento delle lave abbiano avuta l'origine dall'acque feltrate attraverso di esse, e che tenevano in dissoluzione le molecole idonee al producimento delle zeoliti. Inutile opera sarebbe ch'io qui impie-<noinclude>{{RigaIntestazione|||13*}}</noinclude> 4ncjrs11g4v3ovu9k80rezmo7x8npo4 3874701 3874687 2026-08-21T11:23:54Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874701 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|289}}</noinclude> Due ore dopo il mezzodì pervenni agli Scogli de' Ciclopi. Isole anche si appellano, perchè dattorno circondati dal mare, quantunque niente più remoti di un tiro di pietra dal lido, su cui giace il Borgo di Trezza. Esser può che una volta facessero un tutto solo con le falde dell'Etna, e che da' colpi di mare ne sieno stati staccati: senza però essere impossibile che per erutazioni parziali sboccati sieno dall'onde marine. Con barchetta mi feci ad esaminarli, su le prime girandoli attorno, e considerandone attentamente la configurazione, poi salendovi sopra, per osservarne le parti. Salta subito agli occhi che alcuni di cotesti scogli non d'altro constano esteriormente che di colonne prismatiche, cadenti a piombo su l'acqua della lunghezza dove d'un piede, dove di due e talvolta di più. Ma è certo però che tale altro dei medesimi scogli non mostra la più picciola apparenza prismatica, e che è interrotto soltanto da irregolarissime crepature, per cui ne risultano pezzi altresì irregolari, siccome nelle vulgari lave osserviamo. Gli Scogli de' Ciclopi presentano un altro fatto, che non ha sfuggito gli occhi perspicaci del commendatore {{AutoreCitato|Déodat de Dolomieu|Dolomieu}}: ciò sono molte e diverse zeoliti bellissime che incontransi su la loro superficie, ed anche di mezzo alla loro sostanza, ove sieno piccioli vani e cavernette: e per buone ragioni egli avvisa che queste nobili pietruzze dopo il raffreddamento delle lave abbiano avuta l'origine dall'acque feltrate attraverso di esse, e che tenevano in dissoluzione le molecole idonee al producimento delle zeoliti. Inutile opera sarebbe ch'io qui impie-<noinclude>{{RigaIntestazione|||13*}}</noinclude> gj8un9k0siy1dyjgfnjtlx2imviiwqp Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/299 108 1026073 3874630 2026-08-21T09:42:23Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: VIAGGIO 290 gassi la penna nel descriverle, dopo che lo ha fatto sì bene il lionese Naturalista. Quindi dirò soltanto ciò che mi è avvenuto di osservare in esse, soggettandole alla fornace. its Qualora dunque alcuni pezzetti di lave stac- cate di questi scogli, alle quali sono aderenti le zeoliti, si lasciano per qualche tempo a que- sto fuoco, e dopo il raffreddamento si osser- vano, tali ne sono i resultati. Le zeoliti... 3874630 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>VIAGGIO 290 gassi la penna nel descriverle, dopo che lo ha fatto sì bene il lionese Naturalista. Quindi dirò soltanto ciò che mi è avvenuto di osservare in esse, soggettandole alla fornace. its Qualora dunque alcuni pezzetti di lave stac- cate di questi scogli, alle quali sono aderenti le zeoliti, si lasciano per qualche tempo a que- sto fuoco, e dopo il raffreddamento si osser- vano, tali ne sono i resultati. Le zeoliti, senza che la lava matrice abbia sofferto una piena fu- sione, si veggono vetrificate, e corsa taluna su la superficie della lava, formando una sfo- glia di vetro; ma le più si ritondano in globetti che, pel lucido lattato che hanno, somigliano a perle. Sotto la lente però manifestano molti peli, nati probabilmente dal subito trasporto delle lave della fornace all' aria fredda. Questo vetro è semitrasparente e duro. Rompendo i pezzi di lava esposti al fuoco, ed esaminandone le rotture, non si trova seguíta che una semi- vetrificazione nelle zeoliti che vi son dentro. Qualcuna di coteste lave zeolitiche è di sostanza omogenea, ma tale altra comprende piccoli sorli. Il coltello calamitato tragge la polvere loro; ed è osservabile la polarità che ha taluna, men- tre accostata per un verso all'ago magnetico, lo tira a sè, e per l'altro verso il respinge. Poche cose mi rimangono a dire per compi- mento delle già narrate intorno all' Etna. Il conte Borch non approvando troppo la rice- vuta divisione di cotesta montana superficie in. tre regioni, infima, mezzana e sublime, ne aggiunge una quarta, che è la regione delle nevi: e ciascheduna delle quattro regioui viene da lui suddivisa in più cantoni. Io non gli di-<noinclude><references/></noinclude> idaf89dkd9xo3k9zlkt8jpripevystg 3874688 3874630 2026-08-21T11:03:01Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874688 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|290|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>gassi la penna nel descriverle, dopo che lo ha fatto sì bene il lionese Naturalista. Quindi dirò soltanto ciò che mi è avvenuto di osservare in esse, soggettandole alla fornace. Qualora dunque alcuni pezzetti di lave staccate di questi scogli, alle quali sono aderenti le zeoliti, si lasciano per qualche tempo a questo fuoco, e dopo il raffreddamento si osservano, tali ne sono i resultati. Le zeoliti, senza che la lava matrice abbia sofferto una piena fusione, si veggono vetrificate, e corsa taluna su la superficie della lava, formando una sfoglia di vetro; ma le più si ritondano in globetti che, pel lucido lattato che hanno, somigliano a perle. Sotto la lente però manifestano molti peli, nati probabilmente dal subito trasporto delle lave della fornace all'aria fredda. Questo vetro è semitrasparente e duro. Rompendo i pezzi di lava esposti al fuoco, ed esaminandone le rotture, non si trova seguíta che una semivetrificazione nelle zeoliti che vi son dentro. Qualcuna di coteste lave zeolitiche è di sostanza omogenea, ma tale altra comprende piccoli sorli. Il coltello calamitato tragge la polvere loro; ed è osservabile la polarità che ha taluna, mentre accostata per un verso all'ago magnetico, lo tira a sè, e per l'altro verso il respinge. Poche cose mi rimangono a dire per compimento delle già narrate intorno all'Etna. Il conte {{wl|Q3856370|Borch}} non approvando troppo la ricevuta divisione di cotesta montana superficie in tre regioni, infima, mezzana e sublime, ne aggiunge una quarta, che è la regione delle nevi: e ciascheduna delle quattro regioni viene da lui suddivisa in più cantoni. Io non gli di-<noinclude><references/></noinclude> scp1ih8v47l8xyaarjtruyj083yu7av 3874702 3874688 2026-08-21T11:24:44Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874702 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|290|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>gassi la penna nel descriverle, dopo che lo ha fatto sì bene il lionese Naturalista. Quindi dirò soltanto ciò che mi è avvenuto di osservare in esse, soggettandole alla fornace. Qualora dunque alcuni pezzetti di lave staccate di questi scogli, alle quali sono aderenti le zeoliti, si lasciano per qualche tempo a questo fuoco, e dopo il raffreddamento si osservano, tali ne sono i resultati. Le zeoliti, senza che la lava matrice abbia sofferto una piena fusione, si veggono vetrificate, e corsa taluna su la superficie della lava, formando una sfoglia di vetro; ma le più si ritondano in globetti che, pel lucido lattato che hanno, somigliano a perle. Sotto la lente però manifestano molti peli, nati probabilmente dal subito trasporto delle lave della fornace all'aria fredda. Questo vetro è semitrasparente e duro. Rompendo i pezzi di lava esposti al fuoco, ed esaminandone le rotture, non si trova seguíta che una semivetrificazione nelle zeoliti che vi son dentro. Qualcuna di coteste lave zeolitiche è di sostanza omogenea, ma tale altra comprende piccoli sorli. Il coltello calamitato tragge la polvere loro; ed è osservabile la polarità che ha taluna, mentre accostata per un verso all'ago magnetico, lo tira a sè, e per l'altro verso il respinge. Poche cose mi rimangono a dire per compimento delle già narrate intorno all'Etna. Il conte {{wl|Q3856370|Borch}} non approvando troppo la ricevuta divisione di cotesta montana superficie in tre regioni, infima, mezzana e sublime, ne aggiunge una quarta, che è la regione delle nevi: e ciascheduna delle quattro regioni viene da lui suddivisa in più cantoni. Io non gli di-<noinclude><references/></noinclude> dlxko8f174fhivzljyt98prum1bxo1a Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/300 108 1026074 3874631 2026-08-21T09:42:31Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: ALL' ETNA. 291 sputerò cotal sua sottigliezza, che ignoro se ap- porti piuttosto chiarezza maggiore che confu- sione; e solamente farò una breve considerazione sul cantone delle scorie della seconda regione, là ove dice: « Il cantone delle scorie ha una » superficie di due miglia, tutta coperta di » pomici, di ceneri, di scorie » (loc. cit.). Lasciando a parte le scorie e le ceneri, io non so cosa abbia egli inteso per p... 3874631 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>ALL' ETNA. 291 sputerò cotal sua sottigliezza, che ignoro se ap- porti piuttosto chiarezza maggiore che confu- sione; e solamente farò una breve considerazione sul cantone delle scorie della seconda regione, là ove dice: « Il cantone delle scorie ha una » superficie di due miglia, tutta coperta di » pomici, di ceneri, di scorie » (loc. cit.). Lasciando a parte le scorie e le ceneri, io non so cosa abbia egli inteso per pomici. Il vero è che l'Etna non ne ha, siccome formal- mente statuisce Dolomieu, che si minutamente lo ha esaminato; e per andarvi, avendo io calcata presso a poco la strada fatta dal Borch, avrei dovuto trovarle, se stata ve ne fosse quel- l'abbondanza ch' egli pretende. E il cavaliere Gioeni tra i prodotti della eruzione del 1787, descrivendone uno che per la configurazione si accosta alle pomici cavernose di Lipari, nota esser questa la prima volta che simil pietra è stata fornita dall' Etna (*). ' (*) In questo errore però non è incorso il solo Borch. Il cavaliere Hamilton nel suo viaggio all'Et- na non trovò pomici. Pure che ci esistessero, fa assicurato dal canonico Recupero di Catania, quegli che come è noto, non possedeva i primi principj della litologia. Il barone Riedesel, che in questo ramo di sapere uon era forse superiore al citato Siciliano, dice che la pomice è nel numero delle pietre che vomita l'Etna; e vi unisce la pietra are- naria, produzione che per i veraci conoscitori della mineralogia de' vulcani è al pari delle pomici fore- stiera all' Etna. E qualcheduno di questi autori avrà facilmente fatto dire al sig. Sage, che l'Etna vomita gran quantità di pomici. L'origine di questo grosso abbagliamento verisimilmente è nata dalla qualche simiglianza che per i meno oculati hanno con le pomici le scorie e le lave cellulari.<noinclude><references/></noinclude> flqb1fi9159vohy87naertnkzc6t0fr 3874689 3874631 2026-08-21T11:06:16Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874689 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|291}}</noinclude>sputerò cotal sua sottigliezza, che ignoro se apporti piuttosto chiarezza maggiore che confusione; e solamente farò una breve considerazione sul cantone delle scorie della seconda regione, là ove dice: «Il cantone delle scorie ha una superficie di due miglia, tutta coperta di pomici, di ceneri, di scorie» (''loc. cit''.). Lasciando a parte le scorie e le ceneri, io non so cosa abbia egli inteso per pomici. Il vero è che l'Etna non ne ha, siccome formalmente statuisce {{AutoreCitato|Déodat de Dolomieu|Dolomieu}}, che si minutamente lo ha esaminato; e per andarvi, avendo io calcata presso a poco la strada fatta dal {{wl|Q3856370|Borch}}, avrei dovuto trovarle, se stata ve ne fosse quell'abbondanza ch'egli pretende. E il cavaliere {{AutoreCitato|Giuseppe Gioeni|Gioeni}} tra i prodotti della eruzione del 1787, descrivendone uno che per la configurazione si accosta alle pomici cavernose di Lipari, nota esser questa la prima volta che simil pietra è stata fornita dall'Etna<ref>In questo errore però non è incorso il solo {{wl|Q3856370|Borch}}. Il cavaliere {{AutoreCitato|William Hamilton (diplomatico)|Hamilton}} nel suo viaggio all'Etna non trovò pomici. Pure che ci esistessero, fa assicurato dal canonico Recupero di Catania, quegli che come è noto, non possedeva i primi principj della litologia. Il barone {{AutoreCitato|Johann Hermann von Riedesel|Riedesel}}, che in questo ramo di sapere uon era forse superiore al citato Siciliano, dice che la pomice è nel numero delle pietre che vomita l'Etna; e vi unisce la pietra arenaria, produzione che per i veraci conoscitori della mineralogia de' vulcani è al pari delle pomici forestiera all'Etna. E qualcheduno di questi autori avrà facilmente fatto dire al sig. {{wl|Q2881573|Sage}}, che l'Etna vomita gran quantità di pomici. L'origine di questo grosso abbagliamento verisimilmente è nata dalla qualche simiglianza che per i meno oculati hanno con le pomici le scorie e le lave cellulari.</ref><noinclude><references/></noinclude> okl4v5s6y0hkal0zrerihp79ccbi7e8 3874704 3874689 2026-08-21T11:31:19Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874704 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|291}}</noinclude>sputerò cotal sua sottigliezza, che ignoro se apporti piuttosto chiarezza maggiore che confusione; e solamente farò una breve considerazione sul cantone delle scorie della seconda regione, là ove dice: «Il cantone delle scorie ha una superficie di due miglia, tutta coperta di pomici, di ceneri, di scorie» (''loc. cit''.). Lasciando a parte le scorie e le ceneri, io non so cosa abbia egli inteso per pomici. Il vero è che l'Etna non ne ha, siccome formalmente statuisce {{AutoreCitato|Déodat de Dolomieu|Dolomieu}}, che si minutamente lo ha esaminato; e per andarvi, avendo io calcata presso a poco la strada fatta dal {{wl|Q3856370|Borch}}, avrei dovuto trovarle, se stata ve ne fosse quell'abbondanza ch'egli pretende. E il cavaliere {{AutoreCitato|Giuseppe Gioeni|Gioeni}} tra i prodotti della eruzione del 1787, descrivendone uno che per la configurazione si accosta alle pomici cavernose di Lipari, nota esser questa la prima volta che simil pietra è stata fornita dall'Etna<ref>In questo errore però non è incorso il solo {{wl|Q3856370|Borch}}. Il cavaliere {{AutoreCitato|William Hamilton (diplomatico)|Hamilton}} nel suo viaggio all'Etna non trovò pomici. Pure che ci esistessero, fa assicurato dal canonico {{wl|Q3771301|Recupero}} di Catania, quegli che, come è noto, non possedeva i primi principj della litologia. Il barone {{AutoreCitato|Johann Hermann von Riedesel|Riedesel}}, che in questo ramo di sapere uon era forse superiore al citato Siciliano, dice che la pomice è nel numero delle pietre che vomita l'Etna; e vi unisce la ''pietra arenaria'', produzione che per i veraci conoscitori della mineralogia de' vulcani è al pari delle pomici forestiera all'Etna. E qualcheduno di questi autori avrà facilmente fatto dire al sig. {{wl|Q2881573|Sage}}, che ''l'Etna vomita gran quantità di pomici''. L'origine di questo grosso abbagliamento verisimilmente è nata dalla qualche simiglianza che per i meno oculati hanno con le pomici le scorie e le lave cellulari.</ref>.<noinclude><references/></noinclude> 2u98whk5vqkuyv7tgqva134n2w28h3b Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/301 108 1026075 3874632 2026-08-21T09:42:40Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 292 VIAGGIO Nel mio viaggio all' Etna, e nel ritorno, nel tempo che indagava le cose vulcaniche, non ometteva di osservare se le due regioni più elevate erano abitate da animali. Oltre l'avere io comperato poco al di là di Monte Rosso cinque cotorni da un cacciatore (teatro rufus), uccisi al lembo superiore della regione mezzana, e che fatti arrostire a S. Nicolò dell' Arena mi servirono di cibo gradito per il pranzo e p... 3874632 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>292 VIAGGIO Nel mio viaggio all' Etna, e nel ritorno, nel tempo che indagava le cose vulcaniche, non ometteva di osservare se le due regioni più elevate erano abitate da animali. Oltre l'avere io comperato poco al di là di Monte Rosso cinque cotorni da un cacciatore (teatro rufus), uccisi al lembo superiore della regione mezzana, e che fatti arrostire a S. Nicolò dell' Arena mi servirono di cibo gradito per il pranzo e per la cena, vidi, attraversando la stessa regione, più parussole (parus major p. coeruleus), un nibbio (falco milvus), tre ghiandaje (corvus glandarius) e due tordi (turdus vescivorus), e diversi corvi alla metà della suprema regione (corvus corax c. corone). Nessun altro vi- vente mi si affacciò, salvo parecchi formica- leoni (myrmeleon formicarium) che dentro la polvere delle lave avevano i loro trabocchetti; e un angolo polveroso della Grotta delle Capre ne albergava diversi. Predandosi da costoro al- tri minuti animalucci che disavvedutamente caggiono in quella lubrica e traditrice fossetta, e nominatamente le formiche, convien dire che quivi non mancassero tai viventi, quan- tunque allora non li vedessi. La città di Catania, ne' giorni ch'io vi di- morai, ebbe per più versi di che trattenermi giocondamente. I due musei, l' uno del principe di Biscari, l' altro de' Padri di S. Benedetto, che oltre più cose relative alle arti e all' anti- quaria, la più parte pregevolissime, sono an- che forniti d' una collezione di naturali produ- zioni, corrisposero alla molta espettazione che conceputa ne aveva per le vantaggiose descri- zioni dei sigg. Riedesel, Brydone e Borch. Il дол<noinclude><references/></noinclude> 3ah4j4ahwyo54dlevk1r85djt1vxz3c 3874690 3874632 2026-08-21T11:09:15Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874690 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|292|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude> Nel mio viaggio all'Etna, e nel ritorno, nel tempo che indagava le cose vulcaniche, non ometteva di osservare se le due regioni più elevate erano abitate da animali. Oltre l'avere io comperato poco al di là di Monte Rosso cinque cotorni da un cacciatore (''teatro rufus''), uccisi al lembo superiore della regione mezzana, e che fatti arrostire a S. Nicolò dell'Arena mi servirono di cibo gradito per il pranzo e per la cena, vidi, attraversando la stessa regione, più parussole (''parus major p. coeruleus''), un nibbio (''falco milvus''), tre ghiandaje (''corvus glandarius'') e due tordi (''turdus vescivorus''), e diversi corvi alla metà della suprema regione (''corvus corax c. corone''). Nessun altro vivente mi si affacciò, salvo parecchi formicaleoni (''myrmeleon formicarium'') che dentro la polvere delle lave avevano i loro trabocchetti; e un angolo polveroso della Grotta delle Capre ne albergava diversi. Predandosi da costoro altri minuti animalucci che disavvedutamente caggiono in quella lubrica e traditrice fossetta, e nominatamente le formiche, convien dire che quivi non mancassero tai viventi, quantunque allora non li vedessi. La città di Catania, ne' giorni ch'io vi dimorai, ebbe per più versi di che trattenermi giocondamente. I due musei, l'uno del {{AutoreCitato|Ignazio Paternò Castello|principe di Biscari}}, l' ltro de' Padri di S. Benedetto, che oltre più cose relative alle arti e all'antiquaria, la più parte pregevolissime, sono anche forniti d'una collezione di naturali produzioni, corrisposero alla molta espettazione che conceputa ne aveva per le vantaggiose descrizioni dei sigg. {{AutoreCitato|Johann Hermann von Riedesel|Riedesel}}, {{AutoreCitato|Patrick Brydone|Brydone}} e {{wl|Q3856370|Borch}}. Il<noinclude><references/></noinclude> mg5t53j7rs7ddmaiyljz6m8nlwxlsg3 3874713 3874690 2026-08-21T11:37:10Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874713 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|292|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude> Nel mio viaggio all'Etna, e nel ritorno, nel tempo che indagava le cose vulcaniche, non ometteva di osservare se le due regioni più elevate erano abitate da animali. Oltre l'avere io comperato poco al di là di Monte Rosso cinque cotorni da un cacciatore (''teatro rufus''), uccisi al lembo superiore della regione mezzana, e che fatti arrostire a S. Nicolò dell'Arena mi servirono di cibo gradito per il pranzo e per la cena, vidi, attraversando la stessa regione, più parussole (''parus major p. coeruleus''), un nibbio (''falco milvus''), tre ghiandaje (''corvus glandarius'') e due tordi (''turdus vescivorus''), e diversi corvi alla metà della suprema regione (''corvus corax c. corone''). Nessun altro vivente mi si affacciò, salvo parecchi formicaleoni (''myrmeleon formicarium'') che dentro la polvere delle lave avevano i loro trabocchetti; e un angolo polveroso della Grotta delle Capre ne albergava diversi. Predandosi da costoro altri minuti animalucci che disavvedutamente caggiono in quella lubrica e traditrice fossetta, e nominatamente le formiche, convien dire che quivi non mancassero tai viventi, quantunque allora non li vedessi. La città di Catania, ne' giorni ch'io vi dimorai, ebbe per più versi di che trattenermi giocondamente. I due musei, l'uno del {{AutoreCitato|Ignazio Paternò Castello|principe di Biscari}}, l'altro de' Padri di S. Benedetto, che oltre più cose relative alle arti e all'antiquaria, la più parte pregevolissime, sono anche forniti d'una collezione di naturali produzioni, corrisposero alla molta espettazione che conceputa ne aveva per le vantaggiose descrizioni dei sigg. {{AutoreCitato|Johann Hermann von Riedesel|Riedesel}}, {{AutoreCitato|Patrick Brydone|Brydone}} e {{wl|Q3856370|Borch}}. 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Ma in quella città comincia a fiorire un terzo mu- seo, poco conosciuto fuori, perchè nuovo. Si può dire che è anche bambino; ma questo bam- bino però fin d' ora giganteggia. Il posseditore e il creatore è il cavaliere Gioeni. Primo suo pensiere fu quello di unire in sua casa le pro- duzioni più curiose e più interessanti del mare siciliano, ed evvi riescito mirabilmente. Qui esistono più maniere di pesci a secco prepa- rati, per la bizzarria delle forme e per la ra- rità delle specie osservabilissimi. Nella nume- rosa famiglia de' piantanimali qui non si desi- derano gli alcionj, le antipati, le cellularie, le escare, le pennatule, le sertullarie, le millepore, le isidi; ma spiccano in singolar maniera per la preziosità le madrepore e le gorgonie. Non vi mancano tampoco le principali qualità dei crostacei di quel mare; ma l'abbondante e scelta quantità dei testacei forma uno de' più vaghi e più speziosi ornamenti del museo. In quest' ordine di viventi osservo cosa non altrove veduta, la quale concerne le conchigliette di loro natura minutissime, alcune delle quali non superano per la mole un granello di rena. La debolezza de'nostri occhi non permettendo rav- visarle distintamente, possiam dire ch' elleno si perdono nella più parte degli altri musei: non così nel Gioeniano. Sul fondo d' innumerabili tubetti sono incollate coteste portatili abitazion- celle metodicamente distribuite, e la parte su- periore d'ogni tubetto va corredata della sua Tente ingranditrice. Così l'occhio a gran di-<noinclude><references/></noinclude> 5igmf1dca6s3rrin2bixat5meir4qyx 3874692 3874633 2026-08-21T11:11:01Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874692 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|293}}</noinclude>primo singolarmente va superbo di alquanti pezzi rarissimi, e che figurar potrebbero in ogni più illustre e più grandiosa raccolta. Ma in quella città comincia a fiorire un terzo museo, poco conosciuto fuori, perchè nuovo. Si può dire che è anche bambino; ma questo bambino però fin d'ora giganteggia. Il posseditore e il creatore è il cavaliere {{AutoreCitato|Giuseppe Gioeni|Gioeni}}. Primo suo pensiere fu quello di unire in sua casa le produzioni più curiose e più interessanti del mare siciliano, ed evvi riescito mirabilmente. Qui esistono più maniere di pesci a secco preparati, per la bizzarria delle forme e per la rarità delle specie osservabilissimi. Nella numerosa famiglia de' piantanimali qui non si desiderano gli alcionj, le antipati, le cellularie, le escare, le pennatule, le sertullarie, le millepore, le isidi; ma spiccano in singolar maniera per la preziosità le madrepore e le gorgonie. Non vi mancano tampoco le principali qualità dei crostacei di quel mare; ma l'abbondante e scelta quantità dei testacei forma uno de' più vaghi e più speziosi ornamenti del museo. In quest'ordine di viventi osservo cosa non altrove veduta, la quale concerne le conchigliette di loro natura minutissime, alcune delle quali non superano per la mole un granello di rena. La debolezza de' nostri occhi non permettendo ravvisarle distintamente, possiam dire ch'elleno si perdono nella più parte degli altri musei: non così nel Gioeniano. Sul fondo d'innumerabili tubetti sono incollate coteste portatili abitazioncelle metodicamente distribuite, e la parte superiore d'ogni tubetto va corredata della sua lente ingranditrice. Così l'occhio a gran di-<noinclude><references/></noinclude> a7ghkka9ke3959j6hpgf2u5gm9qyeln 3874714 3874692 2026-08-21T11:38:14Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874714 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|293}}</noinclude>primo singolarmente va superbo di alquanti pezzi rarissimi, e che figurar potrebbero in ogni più illustre e più grandiosa raccolta. Ma in quella città comincia a fiorire un terzo museo, poco conosciuto fuori, perchè nuovo. Si può dire che è anche bambino; ma questo bambino però fin d'ora giganteggia. Il posseditore e il creatore è il cavaliere {{AutoreCitato|Giuseppe Gioeni|Gioeni}}. Primo suo pensiere fu quello di unire in sua casa le produzioni più curiose e più interessanti del mare siciliano, ed evvi riescito mirabilmente. Qui esistono più maniere di pesci a secco preparati, per la bizzarria delle forme e per la rarità delle specie osservabilissimi. Nella numerosa famiglia de' piantanimali qui non si desiderano gli alcionj, le antipati, le cellularie, le escare, le pennatule, le sertullarie, le millepore, le isidi; ma spiccano in singolar maniera per la preziosità le madrepore e le gorgonie. Non vi mancano tampoco le principali qualità dei crostacei di quel mare; ma l'abbondante e scelta quantità dei testacei forma uno de' più vaghi e più speziosi ornamenti del museo. In quest'ordine di viventi osservo cosa non altrove veduta, la quale concerne le conchigliette di loro natura minutissime, alcune delle quali non superano per la mole un granello di rena. La debolezza de' nostri occhi non permettendo ravvisarle distintamente, possiam dire ch'elleno si perdono nella più parte degli altri musei: non così nel Gioeniano. Sul fondo d'innumerabili tubetti sono incollate coteste portatili abitazioncelle metodicamente distribuite, e la parte superiore d'ogni tubetto va corredata della sua lente ingranditrice. Così l'occhio a gran di-<noinclude><references/></noinclude> kq5238angwrehdzr350iu0t68m06jxw Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/303 108 1026077 3874634 2026-08-21T09:42:56Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: VIAGGIO 294 letto ne ammira la vaghezza dei colori, la biz- zarria degli avvolgimenti, l'infinita varietà delle forme, gli andamenti svariati delle aperture: e in tanta picciolezza spiccano distintamente le scavature, i risalti, le creste, gli sproni, le punterelle, i cordoncini, ecc.: in somma in quei punti di organizzata materia, non altri- menti che nei testacei più grandi, veggiamo che che servir possa non tanto di g... 3874634 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>VIAGGIO 294 letto ne ammira la vaghezza dei colori, la biz- zarria degli avvolgimenti, l'infinita varietà delle forme, gli andamenti svariati delle aperture: e in tanta picciolezza spiccano distintamente le scavature, i risalti, le creste, gli sproni, le punterelle, i cordoncini, ecc.: in somma in quei punti di organizzata materia, non altri- menti che nei testacei più grandi, veggiamo che che servir possa non tanto di gradito pascolo agli occhi de' curiosi, che di utile ammaestra- mento ai dotti per caratterizzarne le specie. E nelle molte disamine dal Gioeni fatte su questi acquatici animali, si è egli distinto per la sco- perta di un nuovo genere di conchiglia molti- valva, già pubblicato, e distinguerassi vieppiù in somiglianti materie per altra operetta che, essendo io a Catania, gli stava sotto la penna. Ma oltre le produzioni marine ha egli esteso le sue diligenze alle terrestri, e la vicina avvam- pante montagna era troppo idonea per l'accre- scimento dell' incominciata raccolta. Qui esiston di fatti gli esemplari tutti di que' corpi vulca- nici; e nella moltitudine delle lave diverse ne ha egli trovato un genere novello che per la struttura viene da lui chiamato fibroso. E di grandissima istruzione ci riesce il vedere alle diverse specie di lave contrapporsi le diverse pietre e rocce primitive a cui appartengono. Non è meno istruttiva l'ubertosissima serie di testacei fossili da lui a sommo studio rac- colti al nord-est dell' Etna, situati al di là di trecento pertiche sopra il livello del mare, e somigliantissimi ai naturali, che ora vivono e moltiplicano dentro a quell' acque. Conciossia- chè essendo anteriore agli annali della storia<noinclude><references/></noinclude> odmdykrc58phpznwj0c731e836d0xiy 3874693 3874634 2026-08-21T11:12:46Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874693 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|294|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>letto ne ammira la vaghezza dei colori, la bizzarria degli avvolgimenti, l'infinita varietà delle forme, gli andamenti svariati delle aperture: e in tanta picciolezza spiccano distintamente le scavature, i risalti, le creste, gli sproni, le punterelle, i cordoncini, ecc.: in somma in quei punti di organizzata materia, non altrimenti che nei testacei più grandi, veggiamo che che servir possa non tanto di gradito pascolo agli occhi de' curiosi, che di utile ammaestramento ai dotti per caratterizzarne le specie. E nelle molte disamine dal {{AutoreCitato|Giuseppe Gioeni|Gioeni}} fatte su questi acquatici animali, si è egli distinto per la scoperta di un nuovo genere di conchiglia moltivalva, già pubblicato, e distinguerassi vieppiù in somiglianti materie per altra operetta che, essendo io a Catania, gli stava sotto la penna. Ma oltre le produzioni marine ha egli esteso le sue diligenze alle terrestri, e la vicina avvampante montagna era troppo idonea per l'accrescimento dell'incominciata raccolta. Qui esiston di fatti gli esemplari tutti di que' corpi vulcanici; e nella moltitudine delle lave diverse ne ha egli trovato un genere novello che per la struttura viene da lui chiamato ''fibroso''. E di grandissima istruzione ci riesce il vedere alle diverse specie di lave contrapporsi le diverse pietre e rocce primitive a cui appartengono. Non è meno istruttiva l'ubertosissima serie di testacei fossili da lui a sommo studio raccolti al nord-est dell'Etna, situati al di là di trecento pertiche sopra il livello del mare, e somigliantissimi ai naturali, che ora vivono e moltiplicano dentro a quell'acque. Conciossiachè essendo anteriore agli annali della storia<noinclude><references/></noinclude> nndqztesglpygj43x1rxx6894tzbrme 3874715 3874693 2026-08-21T11:40:32Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874715 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|294|{{Sc|viaggio}}}}</noinclude>letto ne ammira la vaghezza dei colori, la bizzarria degli avvolgimenti, l'infinita varietà delle forme, gli andamenti svariati delle aperture: e in tanta picciolezza spiccano distintamente le scavature, i risalti, le creste, gli sproni, le punterelle, i cordoncini, ecc.: in somma in quei punti di organizzata materia, non altrimenti che nei testacei più grandi, veggiamo che che servir possa non tanto di gradito pascolo agli occhi de' curiosi, che di utile ammaestramento ai dotti per caratterizzarne le specie. E nelle molte disamine dal {{AutoreCitato|Giuseppe Gioeni|Gioeni}} fatte su questi acquatici animali, si è egli distinto per la scoperta di un nuovo genere di conchiglia moltivalva, già pubblicato, e distinguerassi vieppiù in somiglianti materie per altra operetta che, essendo io a Catania, gli stava sotto la penna. Ma oltre le produzioni marine ha egli esteso le sue diligenze alle terrestri, e la vicina avvampante montagna era troppo idonea per l'accrescimento dell'incominciata raccolta. Qui esiston di fatti gli esemplari tutti di que' corpi vulcanici; e nella moltitudine delle lave diverse ne ha egli trovato un genere novello che per la struttura viene da lui chiamato ''fibroso''. E di grandissima istruzione ci riesce il vedere alle diverse specie di lave contrapporsi le diverse pietre e rocce primitive a cui appartengono. Non è meno istruttiva l'ubertosissima serie di testacei fossili da lui a sommo studio raccolti al nord-est dell'Etna, situati al di là di trecento pertiche sopra il livello del mare, e somigliantissimi ai naturali, che ora vivono e moltiplicano dentro a quell'acque. Conciossiachè essendo anteriore agli annali della storia<noinclude><references/></noinclude> eg4cav9hlz37g77a0ile97mhhg6l4ms Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/304 108 1026078 3874635 2026-08-21T09:43:05Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: ALL' ETNA. 295 l'allagamento del mare a tanta altezza, quanto prodigiosamente antico esser dovrà quel monte ignivomo che a quell' epoca preesisteva? I prodotti di questa contrada della Sicilia vengono accompagnati da quelli dell' altre sue parti. Quindi vi fanno la più nobile comparsa i suoi marmi e i suoi diaspri congiuntamente alle varie miniere e ai nobilissimi ingemma- menti di solfi cristallizzati. Ma se molto com-... 3874635 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>ALL' ETNA. 295 l'allagamento del mare a tanta altezza, quanto prodigiosamente antico esser dovrà quel monte ignivomo che a quell' epoca preesisteva? I prodotti di questa contrada della Sicilia vengono accompagnati da quelli dell' altre sue parti. Quindi vi fanno la più nobile comparsa i suoi marmi e i suoi diaspri congiuntamente alle varie miniere e ai nobilissimi ingemma- menti di solfi cristallizzati. Ma se molto com- mendabile è questo museo per la moltiplicità e per la scelta delle cose in pochissimi anni raccolte, è pur meritevole di laude per l'esatta e giudiziosa sistemazione in ogni sua parte; condizione troppo necessaria in qualunque bene ordinata e veracemente istruttiva raccolta, e che desiderato avrei di vedere effettuata negli altri due indicati musei. Mi sono alquanto esteso nel descrivere que- sta collezione, si perchè meritava d' essere co- nosciuta dagli stranieri, si perchè andando egli- no a Catania, potranno con essa rimanere istruiti di assaissime produzioni che si trovano in quel- l'isola, e nel tratto di mare che la circonda, le quali inutilmente cercherebbero altrove. Il cavaliere Gioeni è professore di storia na- turale nell' università patria, la quale vanta pure alcuni altri chiari ingegni, massimamente nelle lettere umane. Le scienze naturali per ciò che riguarda il regno fossile non sono le più coltivate; meno però credo io per indispo- sizion di natura a cotale studio, che per man- canza d'incoraggiamenti. Non è così negli altri due regni. Avendomi in Catania onorato d'una gentil visita diversi di que' colti signori, avvidi che più d' uno era con profitto versato mi<noinclude><references/></noinclude> scfds6cukedtl9k9bawv34n3kp9kbig 3874696 3874635 2026-08-21T11:14:39Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874696 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|295}}</noinclude>l'allagamento del mare a tanta altezza, quanto prodigiosamente antico esser dovrà quel monte ignivomo che a quell'epoca preesisteva? I prodotti di questa contrada della Sicilia vengono accompagnati da quelli dell'altre sue parti. Quindi vi fanno la più nobile comparsa i suoi marmi e i suoi diaspri congiuntamente alle varie miniere e ai nobilissimi ingemmamenti di solfi cristallizzati. Ma se molto commendabile è questo museo per la moltiplicità e per la scelta delle cose in pochissimi anni raccolte, è pur meritevole di laude per l'esatta e giudiziosa sistemazione in ogni sua parte; condizione troppo necessaria in qualunque bene ordinata e veracemente istruttiva raccolta, e che desiderato avrei di vedere effettuata negli altri due indicati musei. Mi sono alquanto esteso nel descrivere questa collezione, sì perchè meritava d'essere conosciuta dagli stranieri, sì perchè andando eglino a Catania, potranno con essa rimanere istruiti di assaissime produzioni che si trovano in quell'isola, e nel tratto di mare che la circonda, le quali inutilmente cercherebbero altrove. Il cavaliere {{AutoreCitato|Giuseppe Gioeni|Gioeni}} è professore di storia naturale nell'università patria, la quale vanta pure alcuni altri chiari ingegni, massimamente nelle lettere umane. Le scienze naturali per ciò che riguarda il regno fossile non sono le più coltivate; meno però credo io per indisposizion di natura a cotale studio, che per mancanza d'incoraggiamenti. Non è così negli altri due regni. Avendomi in Catania onorato d'una gentil visita diversi di que' colti signori, mi avvidi che più d'uno era con profitto versato<noinclude><references/></noinclude> otyoogyukid50adm18grcnjs75pe4sn 3874716 3874696 2026-08-21T11:41:57Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3874716 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|all'etna}}.|295}}</noinclude>l'allagamento del mare a tanta altezza, quanto prodigiosamente antico esser dovrà quel monte ignivomo che a quell'epoca preesisteva? I prodotti di questa contrada della Sicilia vengono accompagnati da quelli dell'altre sue parti. Quindi vi fanno la più nobile comparsa i suoi marmi e i suoi diaspri congiuntamente alle varie miniere e ai nobilissimi ingemmamenti di solfi cristallizzati. Ma se molto commendabile è questo museo per la moltiplicità e per la scelta delle cose in pochissimi anni raccolte, è pur meritevole di laude per l'esatta e giudiziosa sistemazione in ogni sua parte; condizione troppo necessaria in qualunque bene ordinata e veracemente istruttiva raccolta, e che desiderato avrei di vedere effettuata negli altri due indicati musei. Mi sono alquanto esteso nel descrivere questa collezione, sì perchè meritava d'essere conosciuta dagli stranieri, sì perchè andando eglino a Catania, potranno con essa rimanere istruiti di assaissime produzioni che si trovano in quell'isola, e nel tratto di mare che la circonda, le quali inutilmente cercherebbero altrove. Il cavaliere {{AutoreCitato|Giuseppe Gioeni|Gioeni}} è professore di storia naturale nell'università patria, la quale vanta pure alcuni altri chiari ingegni, massimamente nelle lettere umane. Le scienze naturali per ciò che riguarda il regno fossile non sono le più coltivate; meno però credo io per indisposizion di natura a cotale studio, che per mancanza d'incoraggiamenti. Non è così negli altri due regni. 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Ferrara ha ul- timamente con le stampe riprodot... 3874636 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>VIAGGIO 296 nella lettura dei Bonnet, dei Buffon, dei Duha- mel; tra'quali si distingueva l' abate don Fran- cesco Ferrara, quel desso che fornimmi l' op- portunità di esaminare il materiale della Torre del Filosofo. E il gusto per questi estesissimi due rami della storia naturale si farà ivi mag- giore e si spanderà attorno, dopo che con lo- devole esempio il nominato sig. Ferrara ha ul- timamente con le stampe riprodotta nella sua patria la Contemplazione della Natura del Fi- losofo di Ginevra, accresciuta oltre alle mie annotazioni e alle altrui, di un numero gran- dissimo di sue proprie, piene di dottrina e di sensatezza, le quali sempre più rendon pre- zioso un tal libro. ' Fine del viaggio all' Etna. INDICE. Catania... Viaggio al monte Etna. Viaggio da Catania a Messina Messina Alcune notizie sulla poesia siciliana Note all' articolo Catania Note al viaggio sull' Etna Note al viaggio da Catania a Messina Note all' articolo Messina 5 pag. " 51 "78 . "100 "120 "137 " 150 "170 » 181 Note all' articolo notizie sulla poesia siciliana » 204 Viaggio al monte Etna di Lazzaro Spallanzani » 219 Registro delle Tavole. TAV. I. Veduta generale del monte Etna dalla a parte di Catania. » II. Veduta del cratere dell' Etna pag. 226 "256 202910<noinclude><references/></noinclude> iy3phoafzex15tjz811mc7hah1uutbr 3874705 3874636 2026-08-21T11:31:53Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3874705 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>nella lettura dei {{AutoreCitato|Charles Bonnet|Bonnet}}, dei {{AutoreCitato|Georges-Louis Leclerc de Buffon|Buffon}}, dei {{AutoreCitato|Henri Louis Duhamel du Monceau|Duhamel}}; tra' quali si distingueva l'abate don {{wl|Q16557201|Francesco Ferrara}}, quel desso che fornimmi l'opportunità di esaminare il materiale della Torre del Filosofo. E il gusto per questi estesissimi due rami della storia naturale si farà ivi maggiore e si spanderà attorno, dopo che con lodevole esempio il nominato sig. Ferrara ha ultimamente con le stampe riprodotta nella sua patria la Contemplazione della Natura del Filosofo di Ginevra, accresciuta oltre alle mie annotazioni e alle altrui, di un numero grandissimo di sue proprie, piene di dottrina e di sensatezza, le quali sempre più rendon prezioso un tal libro. {{Ct|''Fine del viaggio all'Etna''.}} {{rule|100%}} {{rule|100%}} {{Ct|f=150%|v=1|t=1|INDICE.}} {{VoceIndice|titolo=''{{x-larger|C}}atania''|pagina=pag.[[Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/10|5]]}} {{VoceIndice|titolo=''Viaggio al monte Etna''|pagina=» [[Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/56|51]]}} {{VoceIndice|titolo=''Viaggio da Catania a Messina''|pagina=» [[Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/83|78]]}} {{VoceIndice|titolo=''Messina''|pagina=» [[Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/105|100]]}} {{VoceIndice|titolo=''Alcune notizie sulla poesia siciliana''|pagina=» [[Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/125|120]]}} {{VoceIndice|titolo=''Note all'articolo Catania''|pagina=» [[Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/142|137]]}} {{VoceIndice|titolo=''Note al viaggio sull'Etna''|pagina=» [[Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/155|150]]}} {{VoceIndice|titolo=''Note al viaggio da Catania a Messina''|pagina=» [[Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/175|170]]}} {{VoceIndice|titolo=''Note all'articolo Messina''|pagina=» [[Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/186|181]]}} {{VoceIndice|titolo=''Note all'articolo notizie sulla poesia siciliana''|pagina=» [[Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/209|204]]}} {{VoceIndice|titolo=''Viaggio al monte Etna di Lazzaro Spallanzani''|pagina=» [[Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/224|219]]}} {{rule|100%}} {{rule|100%}} {{Ct|f=150%|v=1|t=1|Registro delle Tavole.}} {{VoceIndice|titolo={{Sc|Tav.}} I. 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Ferrara ha ultimamente con le stampe riprodotta nella sua patria la ''Contemplazione della Natura'' del Filosofo di Ginevra, accresciuta, oltre alle mie annotazioni e alle altrui, di un numero grandissimo di sue proprie, piene di dottrina e di sensatezza, le quali sempre più rendon prezioso un tal libro. {{Ct|''Fine del viaggio all'Etna''.|t=4|v=4}} {{rule|100%}} {{rule|100%}}<section end="Spallanzani"" /> <section begin="Indice"/>{{Ct|f=150%|v=1|t=4|INDICE.}} {{VoceIndice|titolo=''{{x-larger|C}}atania''|pagina=pag.[[Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/10|5]]}} {{VoceIndice|titolo=''Viaggio al monte Etna''|pagina=» [[Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/56|51]]}} {{VoceIndice|titolo=''Viaggio da Catania a Messina''|pagina=» [[Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/83|78]]}} {{VoceIndice|titolo=''Messina''|pagina=» [[Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/105|100]]}} {{VoceIndice|titolo=''Alcune notizie sulla poesia siciliana''|pagina=» [[Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/125|120]]}} {{VoceIndice|titolo=''Note all'articolo Catania''|pagina=» [[Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/142|137]]}} {{VoceIndice|titolo=''Note al viaggio sull'Etna''|pagina=» [[Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/155|150]]}} {{VoceIndice|titolo=''Note al viaggio da Catania a Messina''|pagina=» [[Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/175|170]]}} {{VoceIndice|titolo=''Note all'articolo Messina''|pagina=» [[Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/186|181]]}} {{VoceIndice|titolo=''Note all'articolo notizie sulla poesia siciliana''|pagina=» [[Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/209|204]]}} {{VoceIndice|titolo=''Viaggio al monte Etna di Lazzaro Spallanzani''|pagina=» [[Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/224|219]]}} {{rule|100%|t=1}} {{rule|100%}} {{Ct|f=150%|v=1|t=1|Registro delle Tavole.}} {{VoceIndice|titolo={{Sc|Tav.}} I. 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I difetti comuni non sono più difetti nella vostra amata, non è così? O non si vedono ovvero si perdonano benignamente. {{Sc|Alceste}}. No, no, per quanto io ami questa vedovella non sono però tanto acciecato da non vedere quel cha ognuno in lei vede; le vedo anzi di più di tutti le se macchie, e più di tutti le condanno. Ma con tutto ciò ella mi piace, confesso la mia debolezza. Conosco so difetti, li biasimo, ed a mio dispetto l’amo tuttavia a sua grazia può molto, ed io spero che il mio amor possa purgare quell’anima dai vizii del secolo. {{Sc|Filinto}}. Questo sarebbe un gran fare. Voi credete dunque d’essere corrisposto? {{Sc|Alceste}}. Perbacco! se l’amo è segno che credo di essere corrisposto! {{Sc|Filinto}}. Ma se avete questa persuasione, perchè v’indispettite al comparire dei vostri rivali? {{Sc|Alceste}}. Perchè un che ama veramente vuol esser solo; e vengo ora qui appunto per dichiararle i verl seatmenti dell’amor mio. {{Sc|Filinto}}. Quanto a me, se potessi scegliere tra lei e la cugina sua Eliante, darei a questa il mio cuore: To avreste fatto molto meglio ad accettare il suo affetto, posto ch’ella vi stima, ed è ben degna di voi per la sua sincerità, per la virtù sua. {{Sc|Alceste}}. Dite bene, ed io pure lo conosco; ma l’amore non è sempre guidato dalla ragione. {{Sc|Filinto}}. lo per altro non veggo che l’amor vostro possa essere felice, e la vostra speranza potrebbe alle volte... </div> {{Ct|c=t2|SCENA II.}} {{Ct|c=t3|'''Oronte''' ''dalla porta di mezzo'', '''Alceste ''e'' Filinto.'''}} {{IndentInverso}} {{Sc|Oronte}} (''ad Alceste''). Ho inteso in anticamera, che Cellmene ed Eliante sono uscite a fare spese, ma avendo saputo poi che eravate qui, sono entrato per assicurarvi candidamente della grande stima che ho per vo e del desiderio che nutro da lungo tempo d’avere is preziosa vostra amicizia. Così è il cuor mio; si piace sempre a far giustizia al vero merito: permettetemi dunque che mi dica amico vostro; spero che non vi spia cera d’essere amato caldamente da un mio pari. (''nel tempo di questo discorso d’Oronte, Alceste si mostre stratto, e non bada ad Oronte se non quando questi gli dice):'' Ehi, signore, parlo a lei. {{Sc|Alceste}}. A me, signore? {{Sc|Oronte}}. Appunto, ne sarebbe ella offesa? </div><noinclude></noinclude> kssaqe02b5mmrgzgjfjesi2ixpbpas2 Pagina:Molière - Il Tartufo (1903).djvu/71 108 1026085 3874655 2026-08-21T09:58:53Z Paperoastro 3695 /* Trascritta */ 3874655 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione||atto primo|71}}</noinclude>{{IndentInverso}} {{Sc|Alceste}}. Non mai; ma sono maravigliato, chè non aspettavo un tanto onore. {{Sc|Oronte}}. Mio caro, non v’è ragione di maravigliarsi d’essure stimati da uno, quando si ha diritto alla stima dell’universo mondo. {{Sc|Alceste}} Signore... {{Sc|Oronte}} (''interrompendolo''). In tutta la nostra nazione io non vedo neppur uno che non debba cedere a lei nel merito. {{Sc|Alceste}}, Signore... {{Sc|Oronte}} (''come sopra''). Si certo, e quanto a me la preferisco ad ogni più cospicuo personaggio. {{Sc|Alceste}}. Signore... {{Sc|Oronte}} (''come sopra''). E mi fulmini il cielo se mento! Ma lasci che metta un sigillo alle mie parole, e che l’abbracci col cuore in mano; voglio essere l’amico suo ad ogni costo. La sua mano, di grazia, dia qui... Non é vero che dobbiamo essere amici inseparabili? {{Sc|Alceste}}, Signore... {{Sc|Oronte}} (''come sopra''). Ma che? Non le piace forse? {{Sc|Alceste}}, Signore, ella mi fa troppo onore; ma l’amicizia esige un po’ di circospezione, e sarebbe un profanare cotesto sacro nome accordandola così senza pensiero. L’amicizia nasce dalla conoscenza reciproca, dalla stima... permetta che ci vediamo prima l’un l’altro un po’ meglio, potremmo, per avventura, essere impastati in modo da trovarci scontenti d’avere legata una dimestichezza tra noi. {{Sc|Oronte}}. Cospetto! Queste sono parole d’uomo di garbo, e le raddoppio la mia stima. Lasciamo dunque che il tempo stringa l’amicizia nostra dolcissima; ma frattanto mi permetta di consacrarmi tutto al servigio suo. Posso io forse dire una parola a corte per lei? Il re non mi tiene degli ultimi, questo è noto, non isdegna di ascoltarmi, e veramente debbo confessare che con me si mostra sempre gentile assai... Non posso dolermi insomma. Oh! mi comandi, e vedrà se le sono amico. Anzi le dirò che voglio darle subito un contrassegno di stima e d’amicizia. So quanti lumi e quante cognizioni ella ha, onde voglio mostrarle un certo sonetto che ho fatto, acciò mi dica se le pare degno d’essere pubblicato. {{Sc|Alceste}}. Signore, a dir il vero io sono poco adatto a quest’ufficio, veda, mi dispensi. {{Sc|Oronte}}. Perchè? {{Sc|Alceste}}. Ho il difetto d’essere più sincero che non conviene. {{Sc|Oronte}}. Questo è appunto quello ch’io voglio, e mi laguerei di lei, se non mi parlasse sinceramente; {{Pt|do-|}} </div><noinclude></noinclude> fce5ha1bknx6hg602a7vod1su0h1ghl Pagina:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu/310 108 1026086 3874707 2026-08-21T11:32:37Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Senza testo */ 3874707 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude><noinclude><references/></noinclude> lk83vvnuq785nw4vaay2jvi6ohqezdd Autore:Giuseppe Recupero 102 1026087 3874709 2026-08-21T11:33:32Z Spinoziano (BEIC) 60217 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Giuseppe | Cognome = Recupero | Attività = geologo/storico/vulcanologo | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} 3874709 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Giuseppe | Cognome = Recupero | Attività = geologo/storico/vulcanologo | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} saj7v1rkl4qxu5qjqscgxwu5hfiyla1 Categoria:Pagine in cui è citato Balthazar Georges Sage 14 1026088 3874710 2026-08-21T11:34:38Z Spinoziano (BEIC) 60217 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Balthazar Georges Sage}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Sage, Balthazar Georges]] 3874710 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Balthazar Georges Sage}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Sage, Balthazar Georges]] 1h5ffevhm4mqgnxqhftlodwoyom6tjb Categoria:Pagine in cui è citato Giuseppe Recupero 14 1026089 3874711 2026-08-21T11:34:56Z Spinoziano (BEIC) 60217 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Giuseppe Recupero}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Recupero, Giuseppe]] 3874711 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Giuseppe Recupero}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Recupero, Giuseppe]] r39tb4jeiwvjw8mge7vnb0qzhmc19g6 Categoria:Testi in cui è citato Giuseppe Recupero 14 1026090 3874712 2026-08-21T11:35:14Z Spinoziano (BEIC) 60217 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Giuseppe Recupero}} [[Categoria:Testi per autore citato|Recupero, Giuseppe]] 3874712 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Giuseppe Recupero}} [[Categoria:Testi per autore citato|Recupero, Giuseppe]] spr004fhmcwkaq1i6armon77fcki1cn Il Libro dei Re/I re Sassanidi/9/XXIV 0 1026091 3874721 2026-08-21T11:56:07Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3874721 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=21 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|9]] - XXIV. - Il campo di Behrâm distrutto|prec=../XXIII|succ=../XXV}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu" from="166" to="170" fromsection="s2" tosection="s1" /> o2w3g55m3f3zoh0stngokvfb7clhkzj Il Libro dei Re/I re Sassanidi/9/XXV 0 1026092 3874722 2026-08-21T11:56:42Z Alex brollo 1615 Porto il SAL a SAL 75% 3874722 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=21 agosto 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|9]] - XXV. - Alterco di Niyâtûs e di Bendûy|prec=../XXIV|succ=../XXVI}} <pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu" from="170" to="174" fromsection="s2" tosection="s1" /> 5209gz7cfuxzp1ry0zsp501znwxm5ql