Wikisource
itwikisource
https://it.wikisource.org/wiki/Pagina_principale
MediaWiki 1.47.0-wmf.18
first-letter
Media
Speciale
Discussione
Utente
Discussioni utente
Wikisource
Discussioni Wikisource
File
Discussioni file
MediaWiki
Discussioni MediaWiki
Template
Discussioni template
Aiuto
Discussioni aiuto
Categoria
Discussioni categoria
Autore
Discussioni autore
Progetto
Discussioni progetto
Portale
Discussioni portale
Pagina
Discussioni pagina
Indice
Discussioni indice
Opera
Discussioni opera
TimedText
TimedText talk
Modulo
Discussioni modulo
Evento
Discussioni evento
Divina Commedia/Inferno/Canto XV
0
1367
3894834
3686243
2026-09-04T22:55:01Z
Micione
2672
+3 ancore
3894834
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=75%|data=11 luglio 2013|arg=Poemi}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[Divina Commedia/Inferno|Inferno]]<br />Canto quindicesimo|prec=../Canto XIV|succ=../Canto XVI}}
''Canto XV, ove tratta di quello medesimo girone e di quello medesimo cerchio; e qui sono puniti coloro che fanno forza ne la deitade, spregiando natura e sua bontade, sì come sono li soddomiti.''
<poem>
Ora cen porta l’un de’ duri margini;
e ’l fummo del ruscel di sopra aduggia,
sì che dal foco salva l’acqua e li argini. {{r|3}}
Quali Fiamminghi tra Guizzante e Bruggia,
temendo ’l fiotto che ’nver’ lor s’avventa,
fanno lo schermo perché ’l mar si fuggia; {{r|6}}
e quali Padoan lungo la Brenta,
per difender lor ville e lor castelli,
anzi che Carentana il caldo senta: {{r|9}}
a tale imagine eran fatti quelli,
tutto che né sì alti né sì grossi,
qual che si fosse, lo maestro félli. {{r|12}}
Già eravam da la selva rimossi
tanto, ch’i’ non avrei visto dov’era,
perch’io in dietro rivolto mi fossi, {{r|15}}
quando incontrammo d’anime una schiera
che venian lungo l’argine, e ciascuna
ci riguardava come suol da sera {{r|18}}
guardare uno altro sotto nuova luna;
e sì ver’ noi aguzzavan le ciglia
come ’l vecchio sartor fa ne la cruna. {{r|21}}
Così adocchiato da cotal famiglia,
fui conosciuto da un, che mi prese
per lo lembo e gridò: "Qual maraviglia!". {{r|24}}
E io, quando ’l suo braccio a me distese,
ficcaï li occhi per lo cotto aspetto,
sì che ’l viso abbrusciato non difese {{r|27}}
la conoscenza süa al mio ’ntelletto;
e chinando la mano a la sua faccia,
rispuosi: "{{§|Siete voi qui, ser Brunetto?|Siete voi qui, ser Brunetto?}}". {{r|30}}
E quelli: "O figliuol mio, non ti dispiaccia
se Brunetto Latino un poco teco
ritorna ’n dietro e lascia andar la traccia". {{r|33}}
I’ dissi lui: "Quanto posso, ven preco;
e se volete che con voi m’asseggia,
faròl, se piace a costui che vo seco". {{r|36}}
"O figliuol", disse, "qual di questa greggia
s’arresta punto, giace poi cent’anni
sanz’arrostarsi quando ’l foco il feggia. {{r|39}}
Però va oltre: i’ ti verrò a’ panni;
e poi rigiugnerò la mia masnada,
che va piangendo i suoi etterni danni". {{r|42}}
Io non osava scender de la strada
per andar par di lui; ma ’l capo chino
tenea com’uom che reverente vada. {{r|45}}
El cominciò: "Qual fortuna o destino
anzi l’ultimo dì qua giù ti mena?
e chi è questi che mostra ’l cammino?". {{r|48}}
"Là sù di sopra, in la vita serena",
rispuos’io lui, "mi smarri’ in una valle,
avanti che l’età mia fosse piena. {{r|51}}
Pur ier mattina le volsi le spalle:
questi m’apparve, tornand’ïo in quella,
e reducemi a ca per questo calle". {{r|54}}
{{§|Se tu segui tua stella|Ed elli a me: "Se tu segui tua stella,
non puoi fallire a glorïoso porto,
se ben m’accorsi ne la vita bella; {{r|57}}
e s’io non fossi sì per tempo morto,
veggendo il cielo a te così benigno,
dato t’avrei a l’opera conforto. {{r|60}}
Ma quello ingrato popolo maligno
che discese di Fiesole ab antico,
e tiene ancor del monte e del macigno, {{r|63}}
ti si farà, per tuo ben far, nimico;
ed è ragion, ché tra li lazzi sorbi
si disconvien fruttare al dolce fico. {{r|66}}
{{§|Vecchia fama nel mondo li chiama orbi|Vecchia fama nel mondo li chiama orbi;
gent’è avara, invidiosa e superba:
dai lor costumi fa che tu ti forbi.}} {{r|69}}
La tua fortuna tanto onor ti serba,
che l’una parte e l’altra avranno fame
di te; ma lungi fia dal becco l’erba. {{r|72}}
Faccian le bestie fiesolane strame
di lor medesme, e non tocchin la pianta,
s’alcuna surge ancora in lor letame, {{r|75}}
in cui riviva la sementa santa
di que’ Roman che vi rimaser quando
fu fatto il nido di malizia tanta".}} {{r|78}}
{{§|Se fosse tutto pieno il mio dimando|"Se fosse tutto pieno il mio dimando",
rispuos’io lui, "voi non sareste ancora
de l’umana natura posto in bando; {{r|81}}
{{§|ché 'n la mente m'è fitta, e or m'accora|ché ’n la mente m’è fitta, e or m’accora,
la cara e buona imagine paterna
di voi quando nel mondo ad ora ad ora {{r|84}}
m’insegnavate come l’uom s’etterna}}:
e quant’io l’abbia in grado, mentr’io vivo
convien che ne la mia lingua si scerna. {{r|87}}
Ciò che narrate di mio corso scrivo,
e serbolo a chiosar con altro testo
a donna che saprà, s’a lei arrivo. {{r|90}}
Tanto vogl’io che vi sia manifesto,
pur che mia coscïenza non mi garra,
ch’a la Fortuna, come vuol, son presto. {{r|93}}
Non è nuova a li orecchi miei tal arra:
però giri Fortuna la sua rota
come le piace, e ’l villan la sua marra".}} {{r|96}}
Lo mio maestro allora in su la gota
destra si volse in dietro e riguardommi;
{{§|Bene ascolta chi la nota|poi disse: "Bene ascolta chi la nota".}} {{r|99}}
Né per tanto di men parlando vommi
con ser Brunetto, e dimando chi sono
li suoi compagni più noti e più sommi. {{r|102}}
Ed elli a me: "Saper d’alcuno è buono;
de li altri fia laudabile tacerci,
ché ’l tempo saria corto a tanto suono. {{r|105}}
In somma sappi che tutti fur cherci
e litterati grandi e di gran fama,
d’un peccato medesmo al mondo lerci. {{r|108}}
Priscian sen va con quella turba grama,
e Francesco d’Accorso anche; e vedervi,
s’avessi avuto di tal tigna brama, {{r|111}}
colui potei che dal servo de’ servi
fu trasmutato d’Arno in Bacchiglione,
dove lasciò li mal protesi nervi. {{r|114}}
Di più direi; ma ’l venire e ’l sermone
più lungo esser non può, però ch’i’ veggio
là surger nuovo fummo del sabbione. {{r|117}}
Gente vien con la quale esser non deggio.
Sieti raccomandato il mio Tesoro,
nel qual io vivo ancora, e più non cheggio". {{r|120}}
{{§|Poi si rivolse|Poi si rivolse, e parve di coloro
che corrono a Verona il drappo verde
per la campagna; e parve di costoro {{r|123}}
quelli che vince, non colui che perde.}}
</poem>
===== Altri progetti =====
{{Interprogetto|etichetta=Inferno - Canto quindicesimo|w=Inferno_-_Canto_quindicesimo}}
[[cs:Božská komedie/Peklo/Zpěv patnáctý]]
[[en:The Divine Comedy/Inferno/Canto XV]]
[[es:La Divina Comedia: El Infierno: Canto XV]]
[[fr:La Divine Comédie (trad. Lamennais)/L’Enfer/Chant XV]]
[[pt:A Divina Comédia/Inferno/XV]]
[[ru:Божественная комедия (Данте/Мин)/Ад/Песнь XV/ДО]]
110080rbculz7sfsot914327hzxsk5s
Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV
0
1400
3894819
3686310
2026-09-04T21:58:22Z
Micione
2672
+4 ancore
3894819
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=75%|data=17 agosto 2008|arg=Poemi}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[Divina Commedia/Purgatorio|Purgatorio]]<br /><br />Canto quattordicesimo|prec=../Canto XIII|succ=../Canto XV}}
''Canto XIV, dove si tratta del sopradetto girone, e qui si purga la sopradetta colpa della invidia; dove nomina messer Rinieri da Calvoli e molti altri.''
<poem>
"Chi è costui che ’l nostro monte cerchia
prima che morte li abbia dato il volo,
e apre li occhi a sua voglia e coverchia?". {{r|3}}
"Non so chi sia, ma so ch’e’ non è solo;
domandal tu che più li t’avvicini,
e dolcemente, sì che parli, acco’ lo". {{r|6}}
Così due spirti, l’uno a l’altro chini,
ragionavan di me ivi a man dritta;
poi fer li visi, per dirmi, supini; {{r|9}}
e disse l’uno: "O anima che fitta
nel corpo ancora inver’ lo ciel ten vai,
per carità ne consola e ne ditta {{r|12}}
onde vieni e chi se’; ché tu ne fai
tanto maravigliar de la tua grazia,
quanto vuol cosa che non fu più mai". {{r|15}}
{{§|Per mezza Toscana si spazia|E io: "Per mezza Toscana si spazia
un fiumicel che nasce in Falterona,
e cento miglia di corso nol sazia. {{r|18}}
Di sovr’esso rech’io questa persona:
dirvi ch’i’ sia, saria parlare indarno,
ché ’l nome mio ancor molto non suona".}} {{r|21}}
"Se ben lo ’ntendimento tuo accarno
con lo ’ntelletto", allora mi rispuose
quei che diceva pria, "tu parli d’Arno". {{r|24}}
E l’altro disse lui: "Perché nascose
questi il vocabol di quella riviera,
pur com’om fa de l’orribili cose?". {{r|27}}
E l’ombra che di ciò domandata era,
{{§|Non so; ma degno|si sdebitò così: "Non so; ma degno
ben è che ’l nome di tal valle pèra; {{r|30}}
ché dal principio suo, ov’è sì pregno
l’alpestro monte ond’è tronco Peloro,
che ’n pochi luoghi passa oltra quel segno, {{r|33}}
infin là ’ve si rende per ristoro
di quel che ’l ciel de la marina asciuga,
ond’ hanno i fiumi ciò che va con loro, {{r|36}}
vertù così per nimica si fuga
da tutti come biscia, o per sventura
del luogo, o per mal uso che li fruga: {{r|39}}
ond’ hanno sì mutata lor natura
li abitator de la misera valle,
che par che Circe li avesse in pastura. {{r|42}}
Tra brutti porci, più degni di galle
che d’altro cibo fatto in uman uso,
dirizza prima il suo povero calle. {{r|45}}
Botoli trova poi, venendo giuso,
ringhiosi più che non chiede lor possa,
e da lor disdegnosa torce il muso. {{r|48}}
Vassi caggendo; e quant’ella più ’ngrossa,
tanto più trova di can farsi lupi
la maladetta e sventurata fossa. {{r|51}}
Discesa poi per più pelaghi cupi,
trova le volpi sì piene di froda,
che non temono ingegno che le occùpi. {{r|54}}
Né lascerò di dir perch’altri m’oda;
e buon sarà costui, s’ancor s’ammenta
di ciò che vero spirto mi disnoda. {{r|57}}
Io veggio tuo nepote che diventa
cacciator di quei lupi in su la riva
del fiero fiume, e tutti li sgomenta. {{r|60}}
Vende la carne loro essendo viva;
poscia li ancide come antica belva;
molti di vita e sé di pregio priva. {{r|63}}
Sanguinoso esce de la trista selva;
lasciala tal, che di qui a mille anni
ne lo stato primaio non si rinselva".}} {{r|66}}
Com’a l’annunzio di dogliosi danni
si turba il viso di colui ch’ascolta,
da qual che parte il periglio l’assanni, {{r|69}}
così vid’io l’altr’anima, che volta
stava a udir, turbarsi e farsi trista,
poi ch’ebbe la parola a sé raccolta. {{r|72}}
Lo dir de l’una e de l’altra la vista
mi fer voglioso di saper lor nomi,
e dimanda ne fei con prieghi mista; {{r|75}}
per che lo spirto che di pria parlòmi
ricominciò: "Tu vuo’ ch’io mi deduca
nel fare a te ciò che tu far non vuo’ mi. {{r|78}}
Ma da che Dio in te vuol che traluca
tanto sua grazia, non ti sarò scarso;
però sappi ch’io fui Guido del Duca. {{r|81}}
{{§|Fu il sangue mio d'invidia sì rïarso|Fu il sangue mio d’invidia sì rïarso,
che se veduto avesse uom farsi lieto,
visto m’avresti di livore sparso. {{r|84}}
Di mia semente cotal paglia mieto;
o gente umana, perché poni ’l core
là ’v’è mestier di consorte divieto? {{r|87}}
Questi è Rinier; questi è ’l pregio e l’onore
de la casa da Calboli, ove nullo
fatto s’è reda poi del suo valore. {{r|90}}
E non pur lo suo sangue è fatto brullo,
tra ’l Po e ’l monte e la marina e ’l Reno,
del ben richesto al vero e al trastullo; {{r|93}}
ché dentro a questi termini è ripieno
di venenosi sterpi, sì che tardi
per coltivare omai verrebber meno. {{r|96}}
Ov’è ’l buon Lizio e Arrigo Mainardi?
Pier Traversaro e Guido di Carpigna?
{{§|Oh Romagnuoli tornati in bastardi!|Oh Romagnuoli tornati in bastardi! {{r|99}}
Quando in Bologna un Fabbro si ralligna?
quando in Faenza un Bernardin di Fosco,
verga gentil di picciola gramigna?}}}} {{r|102}}
Non ti maravigliar s’io piango, Tosco,
quando rimembro, con Guido da Prata,
Ugolin d’Azzo che vivette nosco, {{r|105}}
Federigo Tignoso e sua brigata,
la casa Traversara e li Anastagi
(e l’una gente e l’altra è diretata), {{r|108}}
le donne e ’ cavalier, li affanni e li agi
che ne ’nvogliava amore e cortesia
là dove i cuor son fatti sì malvagi. {{r|111}}
O Bretinoro, ché non fuggi via,
poi che gita se n’è la tua famiglia
e molta gente per non esser ria? {{r|114}}
Ben fa Bagnacaval, che non rifiglia;
e mal fa Castrocaro, e peggio Conio,
che di figliar tai conti più s’impiglia. {{r|117}}
Ben faranno i Pagan, da che ’l demonio
lor sen girà; ma non però che puro
già mai rimagna d’essi testimonio. {{r|120}}
O Ugolin de’ Fantolin, sicuro
è ’l nome tuo, da che più non s’aspetta
chi far lo possa, tralignando, scuro. {{r|123}}
Ma va via, Tosco, omai; ch’or mi diletta
troppo di pianger più che di parlare,
sì m’ ha nostra ragion la mente stretta". {{r|126}}
Noi sapavam che quell’anime care
ci sentivano andar; però, tacendo,
facëan noi del cammin confidare. {{r|129}}
Poi fummo fatti soli procedendo,
folgore parve quando l’aere fende,
voce che giunse di contra dicendo: {{r|132}}
’Anciderammi qualunque m’apprende’;
e fuggì come tuon che si dilegua,
se sùbito la nuvola scoscende. {{r|135}}
Come da lei l’udir nostro ebbe triegua,
ed ecco l’altra con sì gran fracasso,
che somigliò tonar che tosto segua: {{r|138}}
"Io sono Aglauro che divenni sasso";
e allor, per ristrignermi al poeta,
in destro feci, e non innanzi, il passo. {{r|141}}
Già era l’aura d’ogne parte queta;
{{§|Quel fu 'l duro camo|ed el mi disse: "Quel fu ’l duro camo
che dovria l’uom tener dentro a sua meta. {{r|144}}
Ma voi prendete l’esca, sì che l’amo
de l’antico avversaro a sé vi tira;
e però poco val freno o richiamo. {{r|147}}
Chiamavi ’l cielo e ’ntorno vi si gira,
mostrandovi le sue bellezze etterne,
e l’occhio vostro pur a terra mira; {{r|150}}
onde vi batte chi tutto discerne".}}
</poem>
===== Altri progetti =====
{{Interprogetto|etichetta=Purgatorio - Canto quattordicesimo|w=Purgatorio_-_Canto_quattordicesimo}}
[[cs:Božská komedie/Očistec/Zpěv čtrnáctý]]
[[en:The Divine Comedy/Purgatorio/Canto XIV]]
[[es:La Divina Comedia: El Purgatorio: Canto XIV]]
[[fr:La Divine Comédie (trad. Lamennais)/Le Purgatoire/Chant XIV]]
[[pt:A Divina Comédia/Purgatório/XIV]]
[[ro:Divina Comedie/Purgatoriul/Cântul XIV]]
[[ru:Божественная комедия (Данте/Мин)/Чистилище/Песнь XIV/ДО]]
rup96fzww1iv0sjsm0149byeu9l83ua
Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX
0
1406
3894741
3686316
2026-09-04T16:35:34Z
Micione
2672
+3 ancore
3894741
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=75%|data=19 giugno 2020|arg=Poemi}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[Divina Commedia/Purgatorio|Purgatorio]]<br /><br />Canto ventesimo|prec=../Canto XXIX|succ=../Canto XXI}}
''Canto XX, ove si tratta del sopradetto girone e de la sopradetta colpa de l’avarizia.''
<poem>
{{§|Contra miglior voler voler mal pugna|Contra miglior voler voler mal pugna;
onde contra ’l piacer mio, per piacerli,
trassi de l’acqua non sazia la spugna.}} {{r|3}}
Mossimi; e ’l duca mio si mosse per li
luoghi spediti pur lungo la roccia,
come si va per muro stretto a’ merli; {{r|6}}
ché la gente che fonde a goccia a goccia
per li occhi il mal che tutto ’l mondo occupa,
da l’altra parte in fuor troppo s’approccia. {{r|9}}
{{§|Maladetta sie tu, antica lupa|Maladetta sie tu, antica lupa,
che più che tutte l’altre bestie hai preda
per la tua fame sanza fine cupa! {{r|12}}
O ciel, nel cui girar par che si creda
le condizion di qua giù trasmutarsi,
quando verrà per cui questa disceda?}} {{r|15}}
Noi andavam con passi lenti e scarsi,
e io attento a l’ombre, ch’i’ sentia
pietosamente piangere e lagnarsi; {{r|18}}
e per ventura udi’ "Dolce Maria!"
dinanzi a noi chiamar così nel pianto
come fa donna che in parturir sia; {{r|21}}
e seguitar: "Povera fosti tanto,
quanto veder si può per quello ospizio
dove sponesti il tuo portato santo". {{r|24}}
Seguentemente intesi: "O buon Fabrizio,
con povertà volesti anzi virtute
che gran ricchezza posseder con vizio". {{r|27}}
{{§|Queste parole|Queste parole m’eran sì piaciute,
ch’io mi trassi oltre per aver contezza
di quello spirto onde parean venute.}} {{r|30}}
Esso parlava ancor de la larghezza
che fece Niccolò a le pulcelle,
per condurre ad onor lor giovinezza. {{r|33}}
"O anima che tanto ben favelle,
dimmi chi fosti", dissi, "e perché sola
tu queste degne lode rinovelle. {{r|36}}
Non fia sanza mercé la tua parola,
s’io ritorno a compiér lo cammin corto
di quella vita ch’al termine vola". {{r|39}}
Ed elli: "Io ti dirò, non per conforto
ch’io attenda di là, ma perché tanta
grazia in te luce prima che sie morto. {{r|42}}
Io fui radice de la mala pianta
che la terra cristiana tutta aduggia,
sì che buon frutto rado se ne schianta. {{r|45}}
Ma se Doagio, Lilla, Guanto e Bruggia
potesser, tosto ne saria vendetta;
e io la cheggio a lui che tutto giuggia. {{r|48}}
Chiamato fui di là Ugo Ciappetta;
di me son nati i Filippi e i Luigi
per cui novellamente è Francia retta. {{r|51}}
Figliuol fu’ io d’un beccaio di Parigi:
quando li regi antichi venner meno
tutti, fuor ch’un renduto in panni bigi, {{r|54}}
trova’ mi stretto ne le mani il freno
del governo del regno, e tanta possa
di nuovo acquisto, e sì d’amici pieno, {{r|57}}
ch’a la corona vedova promossa
la testa di mio figlio fu, dal quale
cominciar di costor le sacrate ossa. {{r|60}}
Mentre che la gran dota provenzale
al sangue mio non tolse la vergogna,
poco valea, ma pur non facea male. {{r|63}}
Lì cominciò con forza e con menzogna
la sua rapina; e poscia, per ammenda,
Pontì e Normandia prese e Guascogna. {{r|66}}
Carlo venne in Italia e, per ammenda,
vittima fé di Curradino; e poi
ripinse al ciel Tommaso, per ammenda. {{r|69}}
Tempo vegg’io, non molto dopo ancoi,
che tragge un altro Carlo fuor di Francia,
per far conoscer meglio e sé e ’ suoi. {{r|72}}
Sanz’arme n’esce e solo con la lancia
con la qual giostrò Giuda, e quella ponta
sì, ch’a Fiorenza fa scoppiar la pancia. {{r|75}}
Quindi non terra, ma peccato e onta
guadagnerà, per sé tanto più grave,
quanto più lieve simil danno conta. {{r|78}}
L’altro, che già uscì preso di nave,
veggio vender sua figlia e patteggiarne
come fanno i corsar de l’altre schiave. {{r|81}}
{{§|O avarizia, che puoi tu più farne|O avarizia, che puoi tu più farne,
poscia c’ ha’ il mio sangue a te sì tratto,
che non si cura de la propria carne? {{r|84}}
{{§|Perché men paia il mal futuro|Perché men paia il mal futuro e 'l fatto,
veggio in Alagna intrar lo fiordaliso,
e nel vicario suo Cristo esser catto.}} {{r|87}}
Veggiolo un’altra volta esser deriso;
veggio rinovellar l’aceto e ’l fiele,
e tra vivi ladroni esser anciso. {{r|90}}
Veggio il novo Pilato sì crudele,
che ciò nol sazia, ma sanza decreto
portar nel Tempio le cupide vele. {{r|93}}
O Segnor mio, quando sarò io lieto
a veder la vendetta che, nascosa,
fa dolce l’ira tua nel tuo secreto?}} {{r|96}}
Ciò ch’io dicea di quell’unica sposa
de lo Spirito Santo e che ti fece
verso me volger per alcuna chiosa, {{r|99}}
tanto è risposto a tutte nostre prece
quanto ’l dì dura; ma com’el s’annotta,
contrario suon prendemo in quella vece. {{r|102}}
Noi repetiam Pigmalïon allotta,
cui traditore e ladro e paricida
fece la voglia sua de l’oro ghiotta; {{r|105}}
e la miseria de l’avaro Mida,
che seguì a la sua dimanda gorda,
per la qual sempre convien che si rida. {{r|108}}
Del folle Acàn ciascun poi si ricorda,
come furò le spoglie, sì che l’ira
di Iosüè qui par ch’ancor lo morda. {{r|111}}
Indi accusiam col marito Saffira;
lodiamo i calci ch’ebbe Elïodoro;
e in infamia tutto ’l monte gira {{r|114}}
Polinestòr ch’ancise Polidoro;
ultimamente ci si grida: "Crasso,
dilci, che ’l sai: di che sapore è l’oro?". {{r|117}}
Talor parla l’uno alto e l’altro basso,
secondo l’affezion ch’ad ir ci sprona
ora a maggiore e ora a minor passo: {{r|120}}
però al ben che ’l dì ci si ragiona,
dianzi non era io sol; ma qui da presso
non alzava la voce altra persona". {{r|123}}
Noi eravam partiti già da esso,
e brigavam di soverchiar la strada
tanto quanto al poder n’era permesso, {{r|126}}
quand’io senti’, come cosa che cada,
tremar lo monte; onde mi prese un gelo
qual prender suol colui ch’a morte vada. {{r|129}}
Certo non si scoteo sì forte Delo,
pria che Latona in lei facesse ’l nido
a parturir li due occhi del cielo. {{r|132}}
Poi cominciò da tutte parti un grido
tal, che ’l maestro inverso me si feo,
dicendo: "Non dubbiar, mentr’io ti guido". {{r|135}}
’Glorïa in excelsis’ tutti ’Deo’
dicean, per quel ch’io da’ vicin compresi,
onde intender lo grido si poteo. {{r|138}}
No’ istavamo immobili e sospesi
come i pastor che prima udir quel canto,
fin che ’l tremar cessò ed el compiési. {{r|141}}
Poi ripigliammo nostro cammin santo,
guardando l’ombre che giacean per terra,
tornate già in su l’usato pianto. {{r|144}}
Nulla ignoranza mai con tanta guerra
mi fé desideroso di sapere,
se la memoria mia in ciò non erra, {{r|147}}
quanta pareami allor, pensando, avere;
né per la fretta dimandare er’oso,
né per me lì potea cosa vedere: {{r|150}}
così m’andava timido e pensoso.
</poem>
===== Altri progetti =====
{{Interprogetto|etichetta=Purgatorio - Canto ventesimo|w=Purgatorio_-_Canto_ventesimo}}
[[cs:Božská komedie/Očistec/Zpěv dvacátý]]
[[en:The Divine Comedy/Purgatorio/Canto XX]]
[[es:La Divina Comedia: El Purgatorio: Canto XX]]
[[fr:La Divine Comédie (trad. Lamennais)/Le Purgatoire/Chant XX]]
[[pt:A Divina Comédia/Purgatório/XX]]
[[ro:Divina Comedie/Purgatoriul/Cântul XX]]
7pbkd2hknr6ttquhpo0d3ee8l7cfg7b
Discussioni aiuto:Aiuto
13
60736
3894949
2519097
2026-09-05T08:06:54Z
Giaccai
13220
/* pulsante Wiki */ nuova sezione
3894949
wikitext
text/x-wiki
{{Pagina discussione}}
== pulsante Wiki ==
Da qualche gionro non mi funziona più in modalità modifica il pulsante wiki che consente di creare un legame tra una parola del testo e il relativo elemento in Wikidata. E' un problema mio o è stata introdotta quache modifica?. Approfitto per chiedere anche come fare a scaricare un libro visto che cliccando su pdf mi compare questa pagina di blocco https://ws-export.wmcloud.org/?format=pdf&lang=it&page=Indice%3ACommissione_stragi_Documento_PD_sulla_strategia_della_tensione.pdf Anubis. Grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 10:06, 5 set 2026 (CEST)
azhgwp30wvb2fvsqld5bw7w5o5yq38o
Discussioni utente:Candalua
3
75982
3894693
3869871
2026-09-04T15:36:18Z
Alex brollo
1615
/* Stupidez sul gadget controllo nomi */ nuova sezione
3894693
wikitext
text/x-wiki
<div class="plainlinks" style="float:left; border: 1px solid #999;padding: .2em .3em .25em;margin: .3em .3em .3em 1em;">'''Archivio'''
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=742580 2010] ·
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1031411 2011]<br>
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1219438 2012] ·
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1362639 2013]<br>
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1496195 2014] ·
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1647968 2015]<br>
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1826109 2016] ·
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2008393 2017]<br>
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2222742 2018] ·
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2518019 2019]<br>
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2707633 2020] ·
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2873688 2021]<br>
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3099312 2022] ·
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3285185 2023]<br>
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3445904 2024]
</div>
<div style="float:right">{{A fine pagina}}</div>
<div style="width:70%; margin: 0 auto; text-align: center; border: 2px solid #FFD595; padding: 5px; background-color: #FFF0D9;">
[[File:Nordkirchen-090806-9419-Capellerallee-Atlas.jpg|200px|center]]'''{{PAGENAME}}''' (non visibile nella foto in quanto sta reggendo sulle sue spalle Atlante che a sua volta regge il Mondo) <br/> è in '''''[[w:Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikipause|wikisinghiozzo permanente]]''''' per cause dipendenti da '''lavoro, donne & altri vizi vari.''' <br/>Chiedete pure, ma sappiate che potrei sparire da un momento all'altro...
</div>
{{TOCright}}
== Fogna! ==
Caro Candalua,
come disse Jovanotti, ''Fogna! Non fmettere mai di fognare!''... e io fogno, o meglio, '''ſ'''ogno. Per diletto ho preso in considerazione un testo settecentesco con le esse lunghe, e mi sono messo di buzzo buono a cliccare con il [[Mediawiki:Gadget-fs.js|gadget f => s]] sulla casella con i due bottoni. Niente di sbagliato, ma mi chiedevo se per vecchi ''boomer-user'' come me fosse possibile usare la tastiera invece del mouse/trackpad: in pratica è possibile fare in modo che, attivato il gadget, oltre che cliccando sui bottoni, sia possibile effettuare la scelta tra effe ed esse cliccando sulla lettera corrispondente della tastiera? in tal modo potrei mantenere gli occhi sullo schermo invece di spostarli continuamente tra casella con bottoni e testo. Lo so, sono un triceratopo, ma lasciami fognare! Che ne pensi? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:26, 3 gen 2025 (CET)
:Cariffimo [[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliufMagifter]]! Fui tafti è fempre... ehm, sui tasti è sempre un po' difficile, ma ci poffo provare. Però dovrai aspettare un po', magari intanto dèdicati a qualcos'altro e poi ti farò fapere! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:30, 3 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: il fogno diventa una folida realtà! Ora puoi usare i tasti f-s e ''fpaffartela'' con i ''tefti fettecentefchi!'' [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:47, 20 gen 2025 (CET)
:::''Maggico Candalua!'' fantaftico! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 20:34, 20 gen 2025 (CET)
== Tks... ==
Mi sa che bisogna darci un occhio... -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:24, 12 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh sì. Se vuoi dedicarti un po' anche a questo, ti segnalo un paio di gadget utili che forse non hai ancora visto:
:* Contributi aggregati: una volta attivato, lo trovi nel menu di destra quando sei sulla pagina di un utente o nei suoi contributi. Ti mostra un riassunto degli indici su cui ha lavorato, dal più recente, col conteggio delle modifiche.
:* Cerca errori ortografici: questo lo trovi sugli indici (a volte ci mette un po' a caricare) e cerca possibili errori in base a dei pattern. Ovviamente non li trova tutti, e spesso trova dei falsi positivi, ma è molto utile per trovare gli errori più comuni senza guardare le pagine ad una ad una. Io raccomando di usarlo almeno dopo ogni trascrizione o rilettura completata, per fare un check generale.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 03:20, 13 gen 2025 (CET)
::Provato Contributi aggregati... è il conto degli edit fatti nelle pagine relative a un indice? sulla tua PU non finisce più di caricare roba... :D Bello, ma è un altro componente che con dark non va :-( -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 13:06, 13 gen 2025 (CET)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eheh, penso sia dura trovare un indice su cui non ho messo le mani... Per tutti questi gadget io ho fatto un css comune con alcuni stili per finestre, bottoni ecc. (altri temo che siano ancora nel common), che trovi all'inizio della pagina di "gadget definition"... Forse si riesce a farne una versione dark, in modo da sistemare tutto in un colpo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:11, 13 gen 2025 (CET)
::::Allora forse avevo già fixato la cosa in locale mettendo a punto non ricordo più quale altro gadget che Alex mi aveva segnalato... il cerca&sostituisci, mi pare. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 16:56, 13 gen 2025 (CET)
== "Pasticcio" pt. 2 ==
Ciao, ho appena fatto un edit che mi ha dato lo stesso problema che ho spiegato nella mia pagina di discussioni. Questa volta [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Autore:Gino_Fano&diff=prev&oldid=3457687 qui]. Sinceramente non mi è chiaro il motivo per cui succeda sta cosa, dato che quella roba cancellata non mi compare nell'editor. In più anche l'anteprima sembra corretta, non si nota nulla di strano fino a quando non salvo la pagina. Annullare l'edit non funziona, ci ho provato ma la pagina diventa vuota (letteralmente), quindi non ho neanche salvato. Potresti sistemare e spiegarmi la causa di questi problemi, così evito che succeda di nuovo? Francamente non mi era mai capitato. Grazie e scusa per il disturbo. [[User:Emyn Muil|Emyn Muil]] ([[User talk:Emyn Muil|disc.]]) 17:29, 13 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:Emyn Muil|Emyn Muil]]: ciao, questi errori accadono ogni tanto ma non ho mai capito bene la causa, ne stiamo parlando anche adesso al bar. In questi casi, prova comunque a fare un edit "a vuoto" (cioè vai in modifica e salvi senza aver modificato nulla), questo dovrebbe ripristinare l'area dati. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:49, 20 gen 2025 (CET)
== Disambigue: problemi in vista ==
Caro Candalua,
il titolo è un po' enfatico perché non so se si tratti di un vero problema o meno. Ti espongo il caso, tu sicuramente capirai quale ingranaggio sotto la scocca dello script sia da regolare.
* Mi sto apprestando a spostare [[Poesie (Mamiani)/Inni Sacri]] a [[Inni sacri (Mamiani)]], si prospetta dunque la disambiguazione di [[Inni sacri]] tra quelli di Manzoni e questi di Mamiani.
* vado su [[Inni sacri]], attualmente sede degli inni di Manzoni, e trovo già una nota disambigua relativa a [[Il nome di Maria]]... ma questa nota disambigua non dovrebbe trovarsi solo tra [[Inni sacri/Il Nome di Maria]] e [[Nova polemica/Il nome di Maria]]? Il problema è già stato segnalato da qualche altra parte, ma non ricordo dove né quale sia l'origine di questo bugghetto. Secondo te è grave?
'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:41, 22 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: lo so... il problema è che nelle disambigua spesso ci sono dei link in più rispetto ai testi da disambiguare. Devo capire come fare a scartarli. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:17, 22 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: credo di aver sistemato, adesso il gadget guarda anche se il link proviene da un template Testo, in modo da scartare altri link eventualmente presenti nella disambigua ma non pertinenti. Ovviamente bisogna usare Testo solo per i testi da disambiguare. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:02, 24 gen 2025 (CET)
:::Fantastico: sei un razzo del debug! Direi che la tua idea è la soluzione migliore. Purtroppo per un breve periodo ho usato dei "doppi template testo", ma ricordo che i casi problematici sono molto pochi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:05, 24 gen 2025 (CET)
== Decesso di PersonalButtons.js ==
Da stamattina la mia "bottoniera", che contiene i bottoni definiti in [[Utente:Alex brollo/PersonalButtons.js]], non dà segni di vita. La console si lamenta dell'errore ''document.ready non è una funzione'' e incrimina startup.js. Hai idea di cosa potrebbe essere successo? Disgraziatamente sono consapevole che i miei script personali sono poco robusti, ma senza di loro sono morto... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:05, 27 feb 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: io stamattina ho messo un po' in ordine il [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki%3AGadgets-definition&diff=3481359&oldid=3464390 Gadgets-definition], ma non credo che c'entri qualcosa. La tua bottoniera si appoggia a qualche altro script? Cos'è startup.js? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:32, 27 feb 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Non ne ho idea, la console emette questo lamento ... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:21, 27 feb 2025 (CET)
:::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Comunque_ ho trovato deselezionato il gadget "Raccolta dei giocattoli", riattivandolo il problema è scomparso (e pure l'errore). Grazie comunque per l'attenzione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:32, 27 feb 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: uhm, strano: io ho spostato alcuni gadget, ma la raccolta dei giocattoli non l'ho toccata. Strano che si sia disabilitato per conto suo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:57, 27 feb 2025 (CET)
== Privilegio ==
Per favore, mi ridai i privilegi di admin dell'interfaccia, che mi sono scaduti? Ne farò un uso omeopatico.... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:49, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: rinnovati per un anno, così non hai più scuse per non toccare i gadget :D [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 07:54, 20 mar 2025 (CET)
== Request to delete [[MediaWiki:Cite_reference_link]] ==
Hello @[[Utente:Candalua|Candalua]] and sorry for posting in English.
[[meta:WMDE_Technical_Wishes|My team]] is currently working on some improvements regarding references and footnotes and we realized, that you added a custom version of [[MediaWiki:Cite_reference_link]] to this wiki once.
We recently [https://gerrit.wikimedia.org/r/c/mediawiki/extensions/Cite/+/1056448 updated] that message in the code. Due to the override on your project these updates are not be applied here. Since the [[MediaWiki:Cite_reference_link|custom version]] does not add any special formatting that seems to be needed here it would be best to delete that page.
Thank you and feel free to reach out if you have questions or need help.
[[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 12:20, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: ok, done. We'll keep hiding the brackets using font-size: 0 as suggested on gerrit. Thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:16, 20 mar 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Thanks again, I just realized that you also created <code>MediaWiki:Cite_reference_link</code> on [https://vec.wikisource.org/wiki/MediaWiki:Cite_reference_link vec.wikisource.org] it would be really helpful if you could delete that version there as well. At also seems to have no relevant custom changes :-). Best [[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 17:32, 20 mar 2025 (CET)
:::@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: done that too, thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:46, 20 mar 2025 (CET)
== autoNs0 ==
Ciao, sembra ci sia un problema col tool: adesso inserisce il tag pages anche quando si entra in modifica, creando un duplicato [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:26, 5 apr 2025 (CEST)
:Aggiungo: il problema [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=L%27ug%C3%B9ri_de_sto_monno&curid=308599&diff=3499830&oldid=3453620 non si presentava ieri alle 14:10] ma [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Lum%C3%ACe_di_Sicilia_(Novella,_1926)&curid=949669&diff=3499972&oldid=3476273 capitava alle 18:59]--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:29, 5 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: grazie; dovrei aver sistemato. Come avrai visto sto cercando di fare ordine nei gadget per riuscire a velocizzare il caricamento, e sono incorso in una svista. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:07, 5 apr 2025 (CEST)
== Correttore ortografico ==
Proseguendo da [[Discussioni_indice:Yambo,_Luna_paese_incomodo.djvu#Rilettura|qua]], (visto che là è OT), si ho presente le convenzioni sugli accenti, è una vera rottura di palle che in quel testo si usi '''í''' anzichè '''ì''' che c'è sulla tastiera... :-D Anche se forse visto che vedo una incomprensibile sezione memoregex che riguarda la ì, sarebbe più veloce per l'umano mettere delle ì e poi lasciare che sia qualche magia a correggerle... ok, vado a vedere che dice MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici.js per farmi una cultura ;-) ciao -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 10:08, 7 apr 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: quella del memoregex è un'altra idea geniale del buon @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: con il gadget [[Aiuto:Strumenti per la rilettura|Strumenti per la rilettura]], hai un comando "Trova e sostituisci" (nel menu di sinistra) con cui puoi sostituire caratteri in una pagina e dirgli "Ricorda questa sostituzione". Nelle pagine successive la potrai applicare (insieme a tutte le altre sostituzioni già salvate da te o da altri) con il comando PostOCR o più rapidamente Alt+7. Attivando anche la [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli|bottoniera]] ti trovi in basso anche dei bottoni "salva regex", "carica regex", "esegui regex", che vengono comodi (specialmente il salva, con cui le regex vengono scritte in quella sezione che hai visto, così sei sicuro di non perderle — altrimenti mi pare che rimangano solo sul browser).
:P.S. questa è probabilmente una cosa che prima o poi dovremmo mettere su un gadget per conto suo, in modo che ci siano tutti i comandi in un box solo, più intuitivo per l'utente (lo dico più che altro per Alex, ma ne riparleremo nel bar tecnico). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:53, 8 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sì, l'idea di incorporare il "carica regex" e il "salva regex" nel Trova e sostituisci mi piace molto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:04, 8 apr 2025 (CEST)
:::Rispondendo a [[Discussioni_utente:Damadicarta#c-Candalua-20250408073300-Damadicarta-20250407090100|questo]] ("strumento utile, già che ci sono, è il "Controlla interruzioni di pagina", dal menu Strumenti:")... nel menù strumenti non ho quella voce... :(. E ne approfitto per segnalare quella che penso sia un'altra problematica per gli utenti che si approcciano a WS: l'interfaccia è molto dispersiva, con comandi a destra, a sinistra, nel sottomenu, in basso, in alto... La UX è un inferno :-D<br>
:::Per es, non me ne voglia @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], ma perchè carica-salva-esegui regex sta in una barra in basso, mentre trova&sostituisci nel menù a sx (o nel menu panino se si nasconde il menu?). E' lo stesso script, o cmq lo stesso tipo di attività, no?<br>
:::Altro es. (per par condicio :-p ) perchè "Cerca errori ortografici" e "Controlla interruzioni di pagina" invece stanno nel menù strumenti a dx? Troppe cose sparpagliate ovunque.🤯
:::IMHO ci vorrebbe una razionalizzazione "per attività". :-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:31, 8 apr 2025 (CEST)
:::Fra l'altro Vector22, con i suoi spazi esagerati di default e il suo bianco-ovunque-e-senza-bordi peggiora pure la percezione di non capire dove si è e cosa si fa. Lo noto ora perchè "a casa mia" ho stretto tutti gli spazi inutili e messo bei bordini azzurri per delimitare certe cose, ma per l'utente "di default" sembra di navigare in un oceano di comandi sparsi dappertutto... Lo trovo molto "faticoso". --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:35, 8 apr 2025 (CEST)
::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh, infatti sarebbe il punto a cui vorrei arrivare anch'io. Gli "Strumenti per la rilettura" e la "bottoniera" in basso sono tra i gadget più vecchi, e risalgono ad un'epoca in cui era più facile "attaccare roba" al di fuori dei menu standard, e in cui veniva più naturale riunire tante funzioni diverse. L'interfaccia era più basica e la trascrizione più laboriosa, per cui ci siamo scatenati ad inventare gadget che ci potessero aiutare (anche in maniera un po' disordinata, provando e riprovando). Adesso il paradigma è cambiato, perché è possibile caricare i singoli gadget selettivamente in base all'azione (view o edit) e al namespace, quindi è più conveniente avere gadget che fanno una cosa sola e che si caricano solo quando serve quella singola cosa. Quindi vorrei pian piano isolare le funzioni più utili, come il memoregex, e portarle verso questa direzione, anche per riuscire poi a metterci le mani più facilmente, senza timore di rompere altre cose.
::::Per il "Controlla interruzioni di pagina", il gadget è ErroriComuni che dovresti avere attivato; il comando si attiva solo in ns0 e solo in visualizzazione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:21, 8 apr 2025 (CEST)
:::::Mah, ho appena finito di correggere i trattini e avere il tasto "esegui memoregex" subito in basso a portata di click senza passare da menù e voci varie è stato molto comodo. Per cui anche l'idea di concentrare tutti i comandi di correzione/verifica nella bottoniera non è male... Forse potrebbe essere una specie di menù con voci che si aprono verso l'alto? boh.
:::::Controlla interruzioni di pagina continuo a non vederlo anche se ErroriComuni è on. :-( [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 15:37, 8 apr 2025 (CEST)
::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Ti suggerirei di fare un viaggio esplorativo in Distributed proofreaders, il "laboratorio tipografico specializzato" del progetto Gutenberg. La filosofia di trascrizione è completamente diversa da quella di wikisource, ma la differenza fondamentale, secondo me, è che fa una sola cosa, mentre la nostra interfaccia è un adattamento di quanto serve a una miriade di progetti diversi, dominati da wikipedia. Mi pare di ricordare che nei pasticci che ho fatto, anni fa, ci sia qualche traccia di quell'interfaccia.
::::::Sarebbe poi interessantissimo esplorare per bene la wikisource tedesca, he ha avuto una evoluzione profondamente divergente, fino ad allontanarsi dall'interfaccia proofread. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:38, 8 apr 2025 (CEST)
:::::::<small>@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], Distributed proofreaders sarebbe [https://www.pgdp.net/c/]? Look molto anni '90 :D
:::::::de.ws in effetti non capisco come operi: l'interfaccia "a fronte" mi sembra concettualmente meglio. Il problema che sento io, come dicevo, è la dispersione "logica" degli strumenti e la difficoltà ad adattare l'interfaccia alle esigenze di lettura. Beninteso, non è una critica al vs lavoro, solo una suggestione. :-) Purtroppo non ho le competenze per fare qualcosa di concreto su questi aspetti. --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:27, 8 apr 2025 (CEST)</small>
::::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Il tuo link punta alla home page: sei andato fino all'interfaccia di editing? Penso che ci si debba registrare e travestire da volontario :-)
::::::::Io l'ho fatto, ho lavorato su un bel po' di pagine, anche se come utente con minimi privilegi (c'è molto rigore nel sito, gli utenti novizi possono fare solo cose elementari, sotto severo tutoraggio, su testi già selezionati e caricati dagli admin, per passare di livello occorre superare veri esami online... è un mondo del tutto diverso da mediawiki), ed è stata un'esperienza molto interessante e suggestiva.
::::::::Ma stiamo devastando la talk page di Candalua; mi scuso e ti propongo, se ti interessa, di parlarne altrove. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:46, 9 apr 2025 (CEST)
== Gadget Riassunto ultime modifiche ==
Ciao. Le righe tr.odd dovrebbero avere background-color: var(--background-color-backdrop-light) e non #efefef, altrimenti in dark restano bianco sporco. ;-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:35, 12 apr 2025 (CEST)
:Rammento [[mw:Recommendations for night mode compatibility on Wikimedia wikis]], praticamente la bibbia per questo tipo di operazioni. -- [[User:ZandDev|ZandDev]] ([[User talk:ZandDev|disc.]]) 14:42, 20 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: {{Fatto}}
::@[[Utente:ZandDev|ZandDev]]: TrameOscure aveva iniziato a lavorare sul night mode, ma poi visti i suoi trascorsi wikipediani qualcuno non si fidava e abbiamo lasciato perdere. Ma se tu ci sai fare, non ti andrebbe di proporti per un flag temporaneo di ''interface administrator''? Io sto già facendo un lavorone di ottimizzazione dei gadget, oltre al consueto "lavoro sporco", e non riesco a stare dietro a tutto. Ovviamente ti farei comunque da "garante" di fronte alla comunità. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:21, 22 apr 2025 (CEST)
:::👍 Cmq sono sempre a disp. se a ''qualcuno'' sono passate -come spero- le ''psicosi-poco-[https://foundation.wikimedia.org/wiki/Policy:Universal_Code_of_Conduct/it UCoC-compliant]''. :-p -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:55, 22 apr 2025 (CEST)
== Richiesta di rivalutazione opera ora con ISBN ==
Gentile Candalua,
ti scrivo in merito alla precedente cancellazione della pagina ''[[Whelmity. Manifesto del pensiero strutturato]]'', da te motivata con la mancanza di una fonte editoriale verificabile.
Ti segnalo che l’opera è ora regolarmente '''pubblicata su Amazon KDP''' in formato cartaceo ('''ISBN: 979-8282754032''') e disponibile anche in formato eBook ('''ASIN: B0F7M6MQ51''').
È inoltre '''archiviata su Internet Archive con metadati completi''':
🔹 https://archive.org/details/whelmity-manifesto-del-pensiero-strutturato
🔹 [[openlibrary:works/OL43287365W|Open Library]]
L’opera è rilasciata con licenza '''Creative Commons BY-SA 4.0''', quindi compatibile con le linee guida di Wikisource.
Chiedo cortesemente se è possibile '''valutare la ripubblicazione''' o fornirmi ulteriori indicazioni per procedere correttamente.
Grazie per l’attenzione e il tempo dedicato,
<nowiki>--~~~~</nowiki> [[User:Marino car|Marino car]] ([[User talk:Marino car|disc.]]) 22:53, 8 mag 2025 (CEST)
== autoPt ==
Ciao, ho visto che hai tolto il comando dalla barra a sinistra. Mi pare di capire che lo hai fatto perchè la funzione non è necessaria: la parola viene riunita da sola. Ma ogni tanto non succede vedi [[Pagina:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu/11 |qui]. In questo caso cosa devo fare? ho letto che qualcuno si è messo il tasto da qualche parte, come di fa? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:27, 11 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: c'è il bottone Pt nella barra in alto (che sarebbe il posto "ufficiale" dove mettere i nostri strumenti). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 11 mag 2025 (CEST)
::Grazie, ora l'ho visto. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:51, 11 mag 2025 (CEST)
== Filo d'Arianna per pag. di aiuto e ns:ws ==
Detto anche breadcrumb. Ho notato che [[:Template:Intestazione indice linee guida]] e [[:Template:Intestazione indice aiuto]] generano una inutile e brutta duplicazione del nome della pagina (vedi [[Aiuto:Guida del lettore|qua]] per es.). Non ne capisco lo scopo e visto che i due template hanno dei parametri non vorrei fare casino. Ma per es fr.ws mi sembra sia più pulito e comprensibile ([https://fr.wikisource.org/wiki/Aide:Cr%C3%A9er_un_fichier_DjVu es.]). Si può togliere questo "doppio/triplo titolo" o ha qualche scopo che non comprendo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:45, 12 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: anticamente c'erano degli stili che poi si erano persi in qualche pulizia. Ora li ho rimessi (con templatestyles). C'è da dire però che la cosa aveva maggiore senso quando si poteva nascondere il titolo "normale" delle pagine usando {{tl|Nascondi titolo}}: ora sembra molto più una ripetizione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:09, 12 mag 2025 (CEST)
::Infatti anche quel template non lo capivo.. :D
::Però a sto punto leverei il box di ripetizione, anche perchè non funziona con la mod. scura... [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:45, 12 mag 2025 (CEST)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sì, quasi quasi... si potrebbe tenere solo le briciole di pane. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:51, 12 mag 2025 (CEST)
::::Esatto... Poi come hanno fatto i francesi mi sembra molto carino, con la casetta (o volendo col salvagente). -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:56, 12 mag 2025 (CEST)
== Linee punteggiate ==
Ciao. Di situazioni come [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Yambo_-_Manoscritto_trovato_in_una_bottiglia,_Roma,_Scotti,_1905.pdf/78&diff=next&oldid=3523999 questa] ce ne sono in millemila miliardi di pagine in 'sto libro.
Mezza riga di punti e mezza riga di testo... in proporzioni variabili. Non sapendo come ottenere l'effetto ho messo punto-spazio-punto-spazio-punto-testo o testo-punto-spazio-punto-spazio-punto a seconda dei casi senza cercare l'esatta resa grafica. Non ci sono mai spazi dopo il terzo punto perchè quella combinazione con spazio finale l'ho usata come regex per il template rigapunteggiata/16 --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:14, 16 mag 2025 (CEST)
== Ariosto ==
Ciao. Sono finalmente arrivato a creare le pagine Opera delle liriche dubbie. [[Opera:Madonna, qual certezza|Questa]] è la prima (corrispondente a [[:d:Q134486391|questo elemento Wikidata]]): quando hai tempo, ci sarebbe da modificare il template {{tl|Opera}} per mostrare il possibile autore anche qui da noi.-- [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 12:10, 17 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: ok, ho aggiunto la gestione del "possibile autore" (da testare cosa succede se sono più di uno). Ho creato [[:Categoria:Opere con possibili attribuzioni]] per radunare questi casi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:04, 19 mag 2025 (CEST)
::Grazie mille, ti faccio sapere se trovo comportamenti inaspettati o ''bug''--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 13:08, 19 mag 2025 (CEST)
== Due domande "laterali" ==
Abbi pazienza se ti pongo due domande che con wikisource hanno poco a che fare (ma poi... chissà...).
Dopo decenni mi è tornata la voglia di preparare pagine web.
Ho scelto come editor Bluegriffon. OK? Altro?
E se oltre a creare pagine web locali, volessi metterle in rete, hai qualche suggerimento? Non mi serve un dominio "mio". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:54, 22 mag 2025 (CEST)
== Info ==
Ho "perso un pezzo" nella discussione sulle Ville, si può far sparire il dato? Grazie :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:47, 9 giu 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: intendi il tuo IP, vero? ho provveduto a mascherarlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:53, 9 giu 2025 (CEST)
== Modifica gadget ==
Fatta una piccola modifica a [[Mediawiki:Gadget-common.js]], funzione newAutoRi, in modo che funzioni anche se il parametro pagina contiene un tl rl (visualizzazione come numero romano). Visto che sono estremamente arrugginito e che ti stai occupando di risistemare gli script ti avviserò ad ogni mia cauta modifica. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:30, 16 giu 2025 (CEST)
== Pg aggiunto in modo strano ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Come_si_possa_diventare_artisti_cinematografici_1914-PaoloAzzurri.pdf/30&diff=next&oldid=3542341 Questo] mi si è aggiunto facendo Alt+7, immagino che venga da una MemoRegex di chissà quale altro indice! Grazie [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 14:10, 3 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Cruccone|Cruccone]]: purtroppo è un bug noto. Succede a volte quando si cambia indice, probabilmente perché non trova un memoregex sull'indice nuovo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:41, 3 lug 2025 (CEST)
== OCR Google ==
Ciao, mi dicono che hai tolto il pulsante tra i gadgets. A me è molto utile spesso, es. di [[Pagina:Matilde Serao Evviva la vita 1919.pdf/76| questa pagina]] non vedo il testo se non uso il tasto OCRGoogle. Come faccio ad attivarlo per me? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:00, 27 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ciao, l'ho disattivato perché è da qualche anno che è stato sostituito da uno strumento "ufficiale", che è il bottone "Trascrivi testo": puoi usare quello d'ora in poi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 20:13, 27 lug 2025 (CEST)
::Grazie. Come faccio ad attivarlo? devo inserire una istruzione nel mio common.js? me la puoi indicare? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 15:15, 28 lug 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non è un gadget, è un componente standard, quindi dovresti già vederlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:38, 28 lug 2025 (CEST)
::::Non lo vedo; potresti guardare il mio common.js per capire se lì ho fatto pasticci? [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:24, 28 lug 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ho visto che avevi tentato di riaggiungerti il bottone OCRGoogle, ma in quel modo non poteva funzionare, ora forse sì. Comunque, riusciresti a caricare uno screenshot dove si veda l'intera pagina quando vai in modifica? Va bene su Commons, o qualunque altra piattaforma dove ti sia comodo. Vorrei davvero capire come ti appare il sito, perché senz'altro c'è qualcosa di strano. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:10, 28 lug 2025 (CEST)
::::::ecco una [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao.png pagina normale] e [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao_con_eis.png una con eis] del testo Serao che per problemi strano non mi visualizza la pagina. Per questo qui mi serviva assolutamente la funzione ORCGoogle. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:35, 28 lug 2025 (CEST)
:::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non sono riuscito a replicare del tutto la tua situazione, comunque vedo che stai ancora usando il tema "Vector legacy"... io ti consiglierei, per cominciare, di passare a quello nuovo, andando su Preferenze -> Aspetto e scegliendo "Vector (2022)". Poi può essere che tu abbia attivato qualche gadget "strano" che magari nasconde o copre il bottone trascrivi... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 28 lug 2025 (CEST)
== Problemi OCR Google ==
Con la mia utenza l'accoppiata pulsante OCR Google - eis funziona, ma non funziona per @Giaccai nè per la mia utenza secondaria. Da cosa può dipendere? Puoi aiutarci? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:16, 1 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: la tua utenza non so, ma hai visto lo screenshot dell'ambiente di @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] che ha postato qui sopra? È come fare un tuffo nel passato... ha ancora la vecchia Vector e altri gadget strani che non usa più nessuno, tipo "Blocca la sidebar" e "Resize.menu"... e le mancano alcune cose indispensabili, tipo Section (e infatti non sa mai come gestire i capitoli che iniziano a metà pagina...). Io ho cercato di replicare la situazione sulla mia utenza, ma non ci sono nemmeno riuscito del tutto. Bisognerebbe fare un "riallineamento" con la situazione generale degli altri utenti, sennò ci sono troppe cose che potrebbero influire, e facciamo anche fatica a capirci. Avrei bisogno di vedere l'elenco completo dei gadget attivi, e magari anche i tab "Aspetto" e "Casella di modifica" delle Preferenze, forse anche lì c'è qualcosa che può influire, tipo il visual editor. E ovviamente sbiancare tutti gli script personali. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:37, 1 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie. Provo a operare con più diligenza sulla mia utenza secondaria. Poi suggerisco a @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] le contromisure. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:43, 1 ago 2025 (CEST)
:::@Trovato il problema in [[Utente:Alex brollo bis]]: era attivato il gadget eis test, non aggiornato con le istruzioni di caricamento di OCR Google. Adesso è allineato all'eis generale. @Giaccai : Chissà, forse adesso ti funziona... prova ad attivare Vector 2022. E per attivare l'aggiornamento dei tuoi gadget, disattivane qualcuno, e salva; se poi lo rivuoi puoi riattivarlo e salvare di nuovo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:06, 1 ago 2025 (CEST)
::::caro Alex, ho già attivato Vector 2022 prima di scriverti. Ho cancellato diversi gadget, ho cambiato browser, ma tutto resta come prima, non vedo il tasto OCR standard e neanche il tasto OCR Google. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:35, 1 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Uffa. :( Riprovo... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:28, 2 ago 2025 (CEST)
== Ancora su Giaccai e Google-OCR ==
Mistero. Dall'utenza di Giaccai, lanciando in modifica dalla console <code>mw.loader.load('//wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki:GoogleOCR.js&action=raw&ctype=text/javascript');</code>, non succede niente. Da tutte le mie utenze, compare immediatamente il pulsante Google OCR funzionante. Nonostante l'azzeramento di script personali (common.js, PersonalButtons.js) non cambia nulla. E' come se ''Giaccai non potesse vedere //wikisource.org''. Ho gettato la spugna. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:39, 10 ago 2025 (CEST)
:PS: Giaccai dice che entrando in modifica nsPagina si apriva un box con F8 F7 F6.... non l'ho visto e non ho capito cosa sia e da dove venga. :(. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:09, 10 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: c'è un'ultima cosa, un pochino drastica, che Giaccai potrebbe fare: aprendo il browser in incognito, crearsi una seconda utenza Giaccai2 e vedere se da lì le cose funzionano. Se neanche così va... allora è proprio stregato il suo pc. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:31, 21 ago 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Prova anche il suggerimento di Candalua.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:41, 21 ago 2025 (CEST)
::::Ho aperto una nuova utenza con lo stesso risultato (ma senza aprire il browser in incoglino perchè non so come fare) Ho provato le due utenze su un altro pc un Mac, ma in nessun caso vedo il tasto OCR. Sul mio pc ho Linux Mint Mate. Mi rassegno? Grazie molto a entrambi per la pazienza, buona giornata [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:15, 22 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: scusa, ma vedi proprio tutto identico da un'utenza all'altra? Non c'è nessuna differenza per esempio tra i bottoni della barra di modifica, o tra i comandi del menu? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 22:23, 25 ago 2025 (CEST)
== Flag AI ==
Sarei propenso a richiedere il flag di AI per sistemare robette qua e la che confliggono con la modalità scura in modo che possa finalmente essere funzionale e consistente nonchè abilitata anche per non-loggati.
Inoltre vorrei fare qualche altro fix funzional/estetico a vector22 (che di default sembra un'interfaccia per mobile e non per pc...🙄). Visto che nulla s'è mosso in 8 mesi, e che certe obiezioni dovrebbero essere superate, ti pare inopportuno che riproponga la cosa al bar da qui a qualche tempo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 20:30, 20 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sembra anche a me che i tempi possano essere maturi. Mi pare che, superato qualche piccolo screzio iniziale, tu abbia dimostrato di portare un contributo utile al progetto, e di saper collaborare con gli altri utenti. Nella richiesta, dettaglia bene il perimetro del tuo intervento: sistemare la modalità scura va bene, ma se hai visto altre fix da fare, spiega bene quali sono e cosa comportano, ed eventualmente rimandale ad una seconda richiesta. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:28, 21 ago 2025 (CEST)
::"Utile" è un parolone... in realtà il mio contributo è abbastanza limitato e per niente paragonabile a quello di moltissimi altri che trascrivono decine di pagine al giorno 😨, ed è anche un po' di contorno e ''sui generis'' ([https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Speciale%3AContributi&target=TrameOscure&namespace=12&tagfilter=&start=&end=&limit=50 propedeutico]?).
::Le "altre" fix sono abbastanza piccolezze, riguardano la compattazione dei menu (che allo stato sembrano spaziati da touch e se si tiene lo zoom a >100% sono pure da scrollare...) e un elegante bordino 1px azzurro (come sotto l'header, che era un'aggiunta mia) per scontornarli: mera estetica ma IMHO decisamente migliorativa percettivamente specie per chi apprezzava vector legacy o addirittura roba più datata e meno piatta/vuota/lattiginosa. Semmai produco uno screenshot.
::Provvedo appena ho ragionevolmente tempo di dedicarmi alla cosa, anche perchè devo prima estrapolare dalle mie millemila modifiche in locale quelle da trasferire. :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 17:24, 21 ago 2025 (CEST)
== Bug VisualEditor? ==
Sono incappato in un problema di VisualEditor che non avevo notato in passato.
Se si edita una sezione di una pagina (es [[Aiuto:Guida alla pubblicazione di un testo/Pubblicizzare il testo|m'è successo qua]] con "modifica sorgente" a lato del titolo di sezione, viene caricata come wikitesto raw solo la sezione. Se si fa qualche modifica e si passa a "modifica" tramite la scritta in altro (non l'icona dell'occhio e della penna), si passa al WYSIWYG di quella sola sezione, ma salvando, di tutta la pagina resta veramente ''solo'' quella sezione. In pratica VE carica e visualizza solo una porzione della pagina, ma salvando considera che il salvataggio sia di ''tutta'' la pagina.<br>
La cosa non si verifica se lo switch viene fatto con le icone occhio/penna.<br>
Non so se è materia di cui ti occupi tu (forse no), ma di certo ne capisci più di me. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:20, 24 ago 2025 (CEST)
== Problemi capolettera ==
Ciao, ho un problema in [[Pagina:Gemelli Careri - Viaggi per Europa, Vol. I, Napoli, Roselli, 1701.djvu/27|questa pagina]]: sostanzialmente, non funziona l'"a capo". Dopo diversi scervellamenti, ho notato che togliendo il tl Capolettera non ci sono problemi e va a capo tranquillamente. E' possibile ci sia qualche bug? Grazie dell'aiuto! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:29, 29 set 2025 (CEST)
:Ciao @[[Utente:Modafix|Modafix]]! Era il PieDiPagina che causava questo comportamento strano... aggiungendoci prima un ritorno a capo, è andato a posto. Comunque, credo che nella trasclusione i paragrafi sarebbero venuti giusti lo stesso, che è quello che conta di più. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:47, 29 set 2025 (CEST)
::Grazie ancora! :) [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:54, 29 set 2025 (CEST)
== Piccolo e irrilevante bug di autoNs0 ==
In Critica della ragion pura, la struttura del Sommario è particolarmente complessa, con sovrabbondanza di livelli di sottopagine, e autoNs0 si confonde compilando (in alcuni casi) campi prec e succ "rotti". Non è una problema rilevante, vista l'eccezionalità del caso, ma visto che ho incontrato il problema ho pensato che fosse il caso di segnalartelo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:39, 10 ott 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh, mi pare che regga fino a 5 livelli, e quindi vedo che si arriva addirittura a 8... :D Era stato già complicato gestirne 5, quindi senz'altro lo lascerò così. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:35, 10 ott 2025 (CEST)
== Notice of expiration of your interface-admin right ==
<div dir="ltr">Hi, as part of [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]], this is an automated reminder to let you know that your permission "interface-admin" (Amministratori dell'interfaccia) will expire on 2025-11-04 09:54:42. Please renew this right if you would like to continue using it. <i>In other languages: [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot/Messages/default|click here]]</i> [[User:Leaderbot|Leaderbot]] ([[User talk:Leaderbot|disc.]]) 20:42, 28 ott 2025 (CET)</div>
== maggiore rispetto e spiegazioni di cancellazioni voci ==
Ciao, ho per due volte consecutive inserito una voce riferita a uno scrittore e giornalista che tu hai, nel primo caso cancellato, e nel secondo addirittura bannato.
Puoi essere così gentile da spiegarmi i motivi e, soprattutto, capire perché non ci si rivolge all'autore della VOCE e/o DISCUSSIONE, fosse anche in privato, per spiegare l'azione?
E' una questione di rispetto verso chi ha interesse per questa enciclopedia, oltre che alla fonte riportata
Grazie, attendo un tuo opportuno riscontro
Gianbattista Sforza [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 12:19, 24 nov 2025 (CET)
:@[[Utente:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]]: il motivo è chiaramente indicato nell'operazione di cancellazione: "Pagina costituita unicamente da collegamenti esterni e spam promozionale". Wikisource non è il luogo dove inserire il curriculum vitae di uno scrittore contemporaneo per cercare di dargli visibilità. In particolare è vietato l'inserimento di link a siti personali o che comunque pubblicizzano un autore a fini commerciali. La biografia si può eventualmente inserire su Wikipedia, sempre se lì la ritengono meritevole di interesse enciclopedico, cosa di cui dubito. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:49, 24 nov 2025 (CET)
::va bene, grazie [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 16:13, 24 nov 2025 (CET)
== Ancora sul nuovo Trova e sostituisci ==
Dopo parecchie settimane di uso intensivo del nuovo Trova e sostituisci, su testi in prosa, sono entusiasta. Adesso sono alle prese con un testo poetico in versi, e trovo un intoppo: la rinuncia a Strumenti di rilettura, ed in particolare dello script per la numerazione dei versi, mi crea qualche difficoltà.
Immagino che il problema stia principalmente nella routine cleanup, che in Strumenti richiama (fra le altre cose) il vecchio Trova e sostituisci, mentre il nuovo ridefinisce la routine.
Provo a creare un "clone" di [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFramework.js]] cancellando ogni riferimento a cleanup, ad uso personale, in modo da aggirare i conflitti. Ma temo di aver perso qualche abilità critica. Tu hai in progetto di risolvere? Tienimi informato, per favore. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:33, 10 dic 2025 (CET)
:Fatto, procedo con il test. Il gadget clone è [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFrameworkNew.js]], sembra funzionare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:17, 10 dic 2025 (CET)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: purtroppo ci sto lavorando molto saltuariamente, anche per una certa incertezza su come procedere. Vorrei portare in Trova&Sostituisci il vecchio cleanup e il RigaIntestazione, ma senza portarmi dietro pacchi di codice legacy, e non è facile. Poi bisognerebbe capire che fare degli altri Strumenti per la rilettura. Comunque non ci dovrebbero essere conflitti, solo lo shortcut, ma il Trova&Sostituisci è in grado di accorgersi se hai gli Strumenti attivati e nel caso rinuncia a prendersi lo shortcut. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:12, 10 dic 2025 (CET)
:::Io sono appagato, il nuovo gadget si attiva e fa tutto, e non collide con il nuovo Trova e sostituisci. Mi rendo conto che è uno script caotico, ma è quello che mi serviva... ti chiedo solo di verificare che non parta di default. E ancora complimenti per il nuovo Trova e sostituisci. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:35, 10 dic 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh sì, avevi lasciato il default. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:23, 10 dic 2025 (CET)
:::::Trovato un bug, c'è qualcosa che non va nella gestione di RigaIntestazione (in Telesilla) scatenato da <code>Alt+7</code>. Indagherò fino allo sfinimento. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:06, 13 dic 2025 (CET)
::::::Mi pare che il problema si verifichi ''solo sotto eis''. Non è molto ma è un indizio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:12, 13 dic 2025 (CET)
:::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ieri sera ho introdotto in trova&sostituisci anche la riga intestazione automatica, non so se può interferire. Come le altre funzioni, è disattivabile aprendo il gadget. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 23:27, 13 dic 2025 (CET)
::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Ritorno a Telesilla e verifico. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:27, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::Sembra che ci siamo.
:::::::::* Sotto Modifica non-eis Alt+7 funziona ma con una piccola differenza rispetto all'algoritmo originale.
:::::::::* Sotto Modifica eis Al7+7 si imbizzarrisce.
:::::::::La differenza rispetto all'algoritmo originale è che l'algoritmo nuovo è ''forzante'', ossia modifica RigaIntestazione anche se RigaIntestazione c'è già. Il vecchio algoritmo invece è "non forzante", non scatta se RigaIntestazione c'è già. Nella mia bottoniera c'è una versione del vecchio script nella versione ''forzante'', che uso solo quando un RigaIntestazione esistente va modificato, altrimenti Alt+7 chiamava ''lo script non forzante''-
:::::::::Provo ad aprire il nuovo Trova e sostituisci per cercare di capire il codice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:04, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::Come immaginavo, trovo un algoritmo autoRI() nuovo di pacca dentro il gadget; me lo studio con calma. Di certo il problema sta lì. Nel frattempo, devo solo ricordarmi di cliccare il mio pulsante autoRi ''forzante'' prima di salvare la pagina, se serve, e posso lavorare tranquillo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:10, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: in effetti credo sia meglio non sovrascrivere Riga intestazione se già presente. Modificherò in tal senso. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:11, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie! Problema quasi risolto (sotto eis basta ricordarsi di generare il RigaIntestazione giusto prima di chiamare postOcr). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:22, 25 dic 2025 (CET)
== Minuscolo miglioramento di Trova errori ortografici? ==
Lanciando:
$("#errori-ortografici-list a").attr("target","errore")
in console, dopo caricata tutta la lista di errori, ottengo che la pagina che si apre dal link usi sempre la stessa scheda del browser. E' un trucco che trovo comodo per evitare che la lista delle schede aperte si allunghi in modo fastidioso (almeno per me). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:52, 25 feb 2026 (CET)
== Caratteri nascosti o invisibili nei titoli ==
Caro Candalua,
ho letto da qualche parte che in un titolo possono inserirsi caratteri invisibili che creano problemi. Io nei miei pergrinaggi ho trovato questo:
*Primo caso: [[Lettre à M. C*** sur l’unite de temps et de lieu dans la tragédie]] non è lo stesso titolo di [[Lettre à M. C*** sur l'unite de temps et de lieu dans la tragédie]]: sono due pagine differenti, ma non ho capito dove stia la differenza nel titolo, come possa scovarla e quindi disfarmi el doppione inutile (tra l'altro mi piacerebbe scoprire quanti altri di simili doppioni abbiamo nel nostro progetto).
*Secondo caso: se guardi il template di navigazione in [[Il buon vino]] noterai che la parte tra parentesi in [[L'allodola (de Tourtoulon)]] non "scompare", e lo stesso vale sia in [[Antologia provenzale/Linguadoca]] quando il titolo è dentro un template:Testo. Sospetto che ci sia un carattere invisibile che interferisce con gli automatismi di mediawiki.
Sto pensando correttamente o mi sto creando un film fantasy? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 16:51, 7 mar 2026 (CET)
:Caro @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]],
:* la differenza, scovata con occhio allenato, sta nell'apostrofo: il primo titolo ce l'ha tipografico. Ho già cercato di impedire la creazione di pagine con questo apostrofo e altri caratteri strani, imponendo una regola in [[MediaWiki:Titleblacklist]], ma ci sono riuscito solo per gli utenti normali: per gli admin la regola non scatta e non interviene nessun avviso, quindi è facile non accorgersene. Si può trovare [https://lists.toolforge.org/itwikisource/Testi/Testi_con_caratteri_speciali qui] una lista di pagine con apostrofi tipografici o lineette lunghe: per fortuna sono solo una manciata.
:* per le parentesi, la regola che abbiamo usato è: nascondi la parte tra parentesi solo se inizia per lettera maiuscola. Questo per evitare di nascondere cose legittime tipo ''[[Così è (se vi pare)]]''. Ovviamente anche qui c'è il caso limite... il "de" nobiliare non fa veramente parte del cognome e quindi è giusto che in questo caso sia minuscolo. Si può tuttavia ovviare usando direttamente un wikilink: [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Il_buon_vino&diff=3643755&oldid=3639092], soluzione un po' singolare e da non generalizzare, ma che si può usare in casi come questo. Nel template Testo, invece, c'è già un secondo parametro per sostituire il titolo.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:45, 9 mar 2026 (CET)
::Mi cospargo il capo di cenere: sul primo caso ci sarei dovuto arrivare da solo.... Per il secondo, ho imparato qualcosa di nuovo. In ogni caso mi ero fatto un film fantasy. Grazie per la pazienza nello spiegarmi questi particolari tecnici. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:17, 9 mar 2026 (CET)
:::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: figurati! tra l'altro, mi accorgo adesso che dovrebbe essere ''unité'', non ''unite''. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:50, 9 mar 2026 (CET)
== Problema con il salvataggio memoRegex ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_indice:Porta_-_Poesie_milanesi.djvu&oldid=3653615 In questa pagina Discussioni indice], a seguito di un salvataggio memoRegex, ho notato due problemi:
* è stata aggiunta una nuova copia della sezione memoRegex invece di sostituire quella esistente;
* una discussione con Edo è sparita (era già successo in precedenti modifiche della pagina e sono impazzito per ritrovala).
Adesso che lo so ci sto attento, ma cosa c'è che non va? Sto lavorando sotto eis. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:41, 29 mar 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: mi sa che hai trovato un bug che si verifica ''solo se ci sono altre sezioni prima del memoRegex, almeno una delle quali abbia una sottosezione''. Non esattamente una casistica molto frequente! Dovrei averlo sistemato, comunque spostare la memoRegex in cima alla pagina senz'altro taglia la testa al toro :) [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:45, 29 mar 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Infatti avevo trovato questa soluzione. La causa, la mia fissazione di scrivere immediatamente un minimodi doc di documentazione ''prima '' di cominciare a editare nsPagina. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:57, 29 mar 2026 (CEST)
== You may be an eligible candidate for the U4C election ==
<div lang="en" dir="ltr" class="mw-content-ltr">
Greetings,
The [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee|Universal Code of Conduct Coordinating Committee (U4C)]] seeks candidates for the 2026 election. The U4C is the global committee responsible for overseeing enforcement of the [[foundation:Special:MyLanguage/Policy:Universal Code of Conduct|Universal Code of Conduct]]. Elections are held annually, if elected a committee member serves for two years.
This year the U4C requires candidates to hold administrator rights on at least one wiki, which is why you are being contacted as you appear to hold this right. There are other requirements, such as candidates must be at least 18 years old and may not be employed by the Wikimedia Foundation or other related chapters and affiliates. You can find more information in the [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026#Call_for_Candidates|call for candidates on Meta-wiki]]. Additionally, the committee's working language is English; some ability to communicate in English is required.
The election opens on 18 May, if you are eligible and interested you have until 10 May to submit your candidacy. There will week between for candidates to answer questions from the community. Voting takes place privately in [[m:Special:MyLanguage/SecurePoll|SecurePoll]], successful candidates must receive at least 60% support. More information is available on [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026|the 2026 Elections page]], including timelines and other candidacy information. If you read over the material and consider yourself qualified, please consider submitting your name to run for the committee. If you think someone else in your community might be interested and qualified, please encourage them to run.
In partnership with the U4C -- [[m:User:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User_talk:Keegan (WMF)|talk]]) 20:33, 28 apr 2026 (CEST) </div>
<!-- Messaggio inviato da User:Keegan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Keegan_(WMF)/test&oldid=30471754 -->
== Piccolo inconveniente del nuovo autoNs0 ==
L'eliminazione di fromsection="" e tosection="" va benissimo, ma dovrebbe scattare solo al salvataggio, e non in anteprima. Non so se è solo mia abitudine, ma io sistematicamente dò un'occhiata all'anteprima per compilare i due parametri lasciandoli vuoti, poi mi regolo per la loro compilazione (soprattutto per il tosection). Per ora uso una piccola furbata: ho notato che lo script cancella tosection="", ma non tosection=" "... e così lo frego. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:37, 14 mag 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: interessante osservazione. {{fatto}}. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:34, 14 mag 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Fulmineo! :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:18, 14 mag 2026 (CEST)
== Testi sbloccati da Google di recente ==
Ciao, dato che so che varie volte chiedi di sbloccare testi da Google, ti segnalo che almeno un mese fa avevo chiesto a Google alcuni sui libri da sbloccare, non ho più avuto notizie di essi, poi ieri ho riguardato i link e li ho trovati sbloccati. A quanto pare Google non mi aveva avvisato dello sblocco via mail come al solito. Magari tu puoi riguardare le tue richieste per vedere se ti è accaduto lo stesso...
Ciao. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 10:00, 16 mag 2026 (CEST)
== Proposta per Cerca errori ortografici ==
Finalmente faccio uso del magnifico box "Cerca errori ortografici", vedo che i link alle pagine non sono diretti ma stanno nello script, e immagino che nello script che attiva il link ci sia un attributo <code>target="new"</code> per far aprire la pagina da verificare in una nuova scheda. Ti propongo di modificare il target in modo che la pagina da correggere si apra sempre ''nella stessa scheda'' scegliendo un nome appropriato per la scheda destinata alle correzioni. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:57, 8 lug 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ho come un "djvu" (ah ah ah)... me l'avevi già chiesto (forse per un altro gadget) e te l'avevo bocciata? In generale, riusare una scheda già aperta non è una buona pratica di web design, perché non puoi sapere se l'utente stava ancora usando quella scheda, gli sovrascrivi il contenuto senza dargli modo di impedirlo... quindi spiacente, ma devo respingere nuovamente la proposta. :( [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:19, 8 lug 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Prendo atto di un deterioramento di qualche neurone. :-) Grazie della spiegazione ripetuta che non ricordavo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:02, 8 lug 2026 (CEST)
== riga cassata ==
Ciao, avevo tolto la prima diga dell'indice che in realtà non è un capitolo ma il nome del libro e tu l'hai rimessa, come mai ci tieni a tenerla dato che non fa in realtà veramente parte dell'indice? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 09:03, 12 lug 2026 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: io invece non capisco perché ti ostini a toglierla :) È una pagina anche quella, ed è la radice di tutta l'alberatura del sommario. Compila Sommario la inserisce apposta, non è un errore... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:43, 13 lug 2026 (CEST)
::Scusami, hai ragione, ho visto che è standard. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:55, 14 lug 2026 (CEST)
== Libro dei Re ==
Ho visto che ci sono 6 tuoi contributo a pagine dell'[[Indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu|Indice VII del Libro dei Re]], e mi sono precipitato a esaminarli.... :-) ma erano solo pagine SAL 0%. Ma forse un'occhiata in giro l'hai data. Hai qualche osservazione/suggerimento? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:19, 3 ago 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: onestamente no, non ho suggerimenti da darti (e non è che te ne servano :) ). Ci tenevo solo a dare un contributo almeno simbolico, vista la mole immane dell'opera. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:04, 3 ago 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Altrochè, se servono :-)
::Ma fra tanti, uno: c'è una notevole differenza fra la mia trascrizione e quella di @[[Utente:DLamba|DLamba]] che ha dato il via alla digitalizzazione. In particolare, ho trascurato il linkaggio dei personaggi a wikidata, che invece DLamba aveva fatto con notevole accuratezza, e bello sarebbe fare lo stesso con i luoghi. Anche la costruzione di un "indice dei personaggi e dei luoghi" sarebbe una bella cosa, anche se piuttosto spaventosa, ma sarebbe un "contributo originale" che non dovrebbe essere incorporato in ns0. Se mai mi venisse la pazza idea di farlo, dove potrei metterlo? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:23, 3 ago 2026 (CEST)
== Stupidez sul gadget controllo nomi ==
Trovo che Verdana mette in maggiore evidenza i diacritici, rispetto al font corrente. Io lo applico in un attimo da console, ma potrebbe essere utile ad altri. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:36, 4 set 2026 (CEST)
ij1hk50105xp92r88wmmedjl35notrm
3894732
3894693
2026-09-04T16:09:25Z
Candalua
1675
/* Stupidez sul gadget controllo nomi */ Risposta
3894732
wikitext
text/x-wiki
<div class="plainlinks" style="float:left; border: 1px solid #999;padding: .2em .3em .25em;margin: .3em .3em .3em 1em;">'''Archivio'''
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=742580 2010] ·
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1031411 2011]<br>
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1219438 2012] ·
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1362639 2013]<br>
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1496195 2014] ·
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1647968 2015]<br>
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1826109 2016] ·
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2008393 2017]<br>
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2222742 2018] ·
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2518019 2019]<br>
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2707633 2020] ·
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2873688 2021]<br>
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3099312 2022] ·
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3285185 2023]<br>
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3445904 2024]
</div>
<div style="float:right">{{A fine pagina}}</div>
<div style="width:70%; margin: 0 auto; text-align: center; border: 2px solid #FFD595; padding: 5px; background-color: #FFF0D9;">
[[File:Nordkirchen-090806-9419-Capellerallee-Atlas.jpg|200px|center]]'''{{PAGENAME}}''' (non visibile nella foto in quanto sta reggendo sulle sue spalle Atlante che a sua volta regge il Mondo) <br/> è in '''''[[w:Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikipause|wikisinghiozzo permanente]]''''' per cause dipendenti da '''lavoro, donne & altri vizi vari.''' <br/>Chiedete pure, ma sappiate che potrei sparire da un momento all'altro...
</div>
{{TOCright}}
== Fogna! ==
Caro Candalua,
come disse Jovanotti, ''Fogna! Non fmettere mai di fognare!''... e io fogno, o meglio, '''ſ'''ogno. Per diletto ho preso in considerazione un testo settecentesco con le esse lunghe, e mi sono messo di buzzo buono a cliccare con il [[Mediawiki:Gadget-fs.js|gadget f => s]] sulla casella con i due bottoni. Niente di sbagliato, ma mi chiedevo se per vecchi ''boomer-user'' come me fosse possibile usare la tastiera invece del mouse/trackpad: in pratica è possibile fare in modo che, attivato il gadget, oltre che cliccando sui bottoni, sia possibile effettuare la scelta tra effe ed esse cliccando sulla lettera corrispondente della tastiera? in tal modo potrei mantenere gli occhi sullo schermo invece di spostarli continuamente tra casella con bottoni e testo. Lo so, sono un triceratopo, ma lasciami fognare! Che ne pensi? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:26, 3 gen 2025 (CET)
:Cariffimo [[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliufMagifter]]! Fui tafti è fempre... ehm, sui tasti è sempre un po' difficile, ma ci poffo provare. Però dovrai aspettare un po', magari intanto dèdicati a qualcos'altro e poi ti farò fapere! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:30, 3 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: il fogno diventa una folida realtà! Ora puoi usare i tasti f-s e ''fpaffartela'' con i ''tefti fettecentefchi!'' [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:47, 20 gen 2025 (CET)
:::''Maggico Candalua!'' fantaftico! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 20:34, 20 gen 2025 (CET)
== Tks... ==
Mi sa che bisogna darci un occhio... -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:24, 12 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh sì. Se vuoi dedicarti un po' anche a questo, ti segnalo un paio di gadget utili che forse non hai ancora visto:
:* Contributi aggregati: una volta attivato, lo trovi nel menu di destra quando sei sulla pagina di un utente o nei suoi contributi. Ti mostra un riassunto degli indici su cui ha lavorato, dal più recente, col conteggio delle modifiche.
:* Cerca errori ortografici: questo lo trovi sugli indici (a volte ci mette un po' a caricare) e cerca possibili errori in base a dei pattern. Ovviamente non li trova tutti, e spesso trova dei falsi positivi, ma è molto utile per trovare gli errori più comuni senza guardare le pagine ad una ad una. Io raccomando di usarlo almeno dopo ogni trascrizione o rilettura completata, per fare un check generale.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 03:20, 13 gen 2025 (CET)
::Provato Contributi aggregati... è il conto degli edit fatti nelle pagine relative a un indice? sulla tua PU non finisce più di caricare roba... :D Bello, ma è un altro componente che con dark non va :-( -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 13:06, 13 gen 2025 (CET)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eheh, penso sia dura trovare un indice su cui non ho messo le mani... Per tutti questi gadget io ho fatto un css comune con alcuni stili per finestre, bottoni ecc. (altri temo che siano ancora nel common), che trovi all'inizio della pagina di "gadget definition"... Forse si riesce a farne una versione dark, in modo da sistemare tutto in un colpo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:11, 13 gen 2025 (CET)
::::Allora forse avevo già fixato la cosa in locale mettendo a punto non ricordo più quale altro gadget che Alex mi aveva segnalato... il cerca&sostituisci, mi pare. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 16:56, 13 gen 2025 (CET)
== "Pasticcio" pt. 2 ==
Ciao, ho appena fatto un edit che mi ha dato lo stesso problema che ho spiegato nella mia pagina di discussioni. Questa volta [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Autore:Gino_Fano&diff=prev&oldid=3457687 qui]. Sinceramente non mi è chiaro il motivo per cui succeda sta cosa, dato che quella roba cancellata non mi compare nell'editor. In più anche l'anteprima sembra corretta, non si nota nulla di strano fino a quando non salvo la pagina. Annullare l'edit non funziona, ci ho provato ma la pagina diventa vuota (letteralmente), quindi non ho neanche salvato. Potresti sistemare e spiegarmi la causa di questi problemi, così evito che succeda di nuovo? Francamente non mi era mai capitato. Grazie e scusa per il disturbo. [[User:Emyn Muil|Emyn Muil]] ([[User talk:Emyn Muil|disc.]]) 17:29, 13 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:Emyn Muil|Emyn Muil]]: ciao, questi errori accadono ogni tanto ma non ho mai capito bene la causa, ne stiamo parlando anche adesso al bar. In questi casi, prova comunque a fare un edit "a vuoto" (cioè vai in modifica e salvi senza aver modificato nulla), questo dovrebbe ripristinare l'area dati. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:49, 20 gen 2025 (CET)
== Disambigue: problemi in vista ==
Caro Candalua,
il titolo è un po' enfatico perché non so se si tratti di un vero problema o meno. Ti espongo il caso, tu sicuramente capirai quale ingranaggio sotto la scocca dello script sia da regolare.
* Mi sto apprestando a spostare [[Poesie (Mamiani)/Inni Sacri]] a [[Inni sacri (Mamiani)]], si prospetta dunque la disambiguazione di [[Inni sacri]] tra quelli di Manzoni e questi di Mamiani.
* vado su [[Inni sacri]], attualmente sede degli inni di Manzoni, e trovo già una nota disambigua relativa a [[Il nome di Maria]]... ma questa nota disambigua non dovrebbe trovarsi solo tra [[Inni sacri/Il Nome di Maria]] e [[Nova polemica/Il nome di Maria]]? Il problema è già stato segnalato da qualche altra parte, ma non ricordo dove né quale sia l'origine di questo bugghetto. Secondo te è grave?
'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:41, 22 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: lo so... il problema è che nelle disambigua spesso ci sono dei link in più rispetto ai testi da disambiguare. Devo capire come fare a scartarli. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:17, 22 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: credo di aver sistemato, adesso il gadget guarda anche se il link proviene da un template Testo, in modo da scartare altri link eventualmente presenti nella disambigua ma non pertinenti. Ovviamente bisogna usare Testo solo per i testi da disambiguare. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:02, 24 gen 2025 (CET)
:::Fantastico: sei un razzo del debug! Direi che la tua idea è la soluzione migliore. Purtroppo per un breve periodo ho usato dei "doppi template testo", ma ricordo che i casi problematici sono molto pochi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:05, 24 gen 2025 (CET)
== Decesso di PersonalButtons.js ==
Da stamattina la mia "bottoniera", che contiene i bottoni definiti in [[Utente:Alex brollo/PersonalButtons.js]], non dà segni di vita. La console si lamenta dell'errore ''document.ready non è una funzione'' e incrimina startup.js. Hai idea di cosa potrebbe essere successo? Disgraziatamente sono consapevole che i miei script personali sono poco robusti, ma senza di loro sono morto... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:05, 27 feb 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: io stamattina ho messo un po' in ordine il [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki%3AGadgets-definition&diff=3481359&oldid=3464390 Gadgets-definition], ma non credo che c'entri qualcosa. La tua bottoniera si appoggia a qualche altro script? Cos'è startup.js? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:32, 27 feb 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Non ne ho idea, la console emette questo lamento ... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:21, 27 feb 2025 (CET)
:::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Comunque_ ho trovato deselezionato il gadget "Raccolta dei giocattoli", riattivandolo il problema è scomparso (e pure l'errore). Grazie comunque per l'attenzione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:32, 27 feb 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: uhm, strano: io ho spostato alcuni gadget, ma la raccolta dei giocattoli non l'ho toccata. Strano che si sia disabilitato per conto suo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:57, 27 feb 2025 (CET)
== Privilegio ==
Per favore, mi ridai i privilegi di admin dell'interfaccia, che mi sono scaduti? Ne farò un uso omeopatico.... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:49, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: rinnovati per un anno, così non hai più scuse per non toccare i gadget :D [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 07:54, 20 mar 2025 (CET)
== Request to delete [[MediaWiki:Cite_reference_link]] ==
Hello @[[Utente:Candalua|Candalua]] and sorry for posting in English.
[[meta:WMDE_Technical_Wishes|My team]] is currently working on some improvements regarding references and footnotes and we realized, that you added a custom version of [[MediaWiki:Cite_reference_link]] to this wiki once.
We recently [https://gerrit.wikimedia.org/r/c/mediawiki/extensions/Cite/+/1056448 updated] that message in the code. Due to the override on your project these updates are not be applied here. Since the [[MediaWiki:Cite_reference_link|custom version]] does not add any special formatting that seems to be needed here it would be best to delete that page.
Thank you and feel free to reach out if you have questions or need help.
[[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 12:20, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: ok, done. We'll keep hiding the brackets using font-size: 0 as suggested on gerrit. Thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:16, 20 mar 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Thanks again, I just realized that you also created <code>MediaWiki:Cite_reference_link</code> on [https://vec.wikisource.org/wiki/MediaWiki:Cite_reference_link vec.wikisource.org] it would be really helpful if you could delete that version there as well. At also seems to have no relevant custom changes :-). Best [[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 17:32, 20 mar 2025 (CET)
:::@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: done that too, thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:46, 20 mar 2025 (CET)
== autoNs0 ==
Ciao, sembra ci sia un problema col tool: adesso inserisce il tag pages anche quando si entra in modifica, creando un duplicato [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:26, 5 apr 2025 (CEST)
:Aggiungo: il problema [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=L%27ug%C3%B9ri_de_sto_monno&curid=308599&diff=3499830&oldid=3453620 non si presentava ieri alle 14:10] ma [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Lum%C3%ACe_di_Sicilia_(Novella,_1926)&curid=949669&diff=3499972&oldid=3476273 capitava alle 18:59]--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:29, 5 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: grazie; dovrei aver sistemato. Come avrai visto sto cercando di fare ordine nei gadget per riuscire a velocizzare il caricamento, e sono incorso in una svista. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:07, 5 apr 2025 (CEST)
== Correttore ortografico ==
Proseguendo da [[Discussioni_indice:Yambo,_Luna_paese_incomodo.djvu#Rilettura|qua]], (visto che là è OT), si ho presente le convenzioni sugli accenti, è una vera rottura di palle che in quel testo si usi '''í''' anzichè '''ì''' che c'è sulla tastiera... :-D Anche se forse visto che vedo una incomprensibile sezione memoregex che riguarda la ì, sarebbe più veloce per l'umano mettere delle ì e poi lasciare che sia qualche magia a correggerle... ok, vado a vedere che dice MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici.js per farmi una cultura ;-) ciao -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 10:08, 7 apr 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: quella del memoregex è un'altra idea geniale del buon @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: con il gadget [[Aiuto:Strumenti per la rilettura|Strumenti per la rilettura]], hai un comando "Trova e sostituisci" (nel menu di sinistra) con cui puoi sostituire caratteri in una pagina e dirgli "Ricorda questa sostituzione". Nelle pagine successive la potrai applicare (insieme a tutte le altre sostituzioni già salvate da te o da altri) con il comando PostOCR o più rapidamente Alt+7. Attivando anche la [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli|bottoniera]] ti trovi in basso anche dei bottoni "salva regex", "carica regex", "esegui regex", che vengono comodi (specialmente il salva, con cui le regex vengono scritte in quella sezione che hai visto, così sei sicuro di non perderle — altrimenti mi pare che rimangano solo sul browser).
:P.S. questa è probabilmente una cosa che prima o poi dovremmo mettere su un gadget per conto suo, in modo che ci siano tutti i comandi in un box solo, più intuitivo per l'utente (lo dico più che altro per Alex, ma ne riparleremo nel bar tecnico). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:53, 8 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sì, l'idea di incorporare il "carica regex" e il "salva regex" nel Trova e sostituisci mi piace molto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:04, 8 apr 2025 (CEST)
:::Rispondendo a [[Discussioni_utente:Damadicarta#c-Candalua-20250408073300-Damadicarta-20250407090100|questo]] ("strumento utile, già che ci sono, è il "Controlla interruzioni di pagina", dal menu Strumenti:")... nel menù strumenti non ho quella voce... :(. E ne approfitto per segnalare quella che penso sia un'altra problematica per gli utenti che si approcciano a WS: l'interfaccia è molto dispersiva, con comandi a destra, a sinistra, nel sottomenu, in basso, in alto... La UX è un inferno :-D<br>
:::Per es, non me ne voglia @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], ma perchè carica-salva-esegui regex sta in una barra in basso, mentre trova&sostituisci nel menù a sx (o nel menu panino se si nasconde il menu?). E' lo stesso script, o cmq lo stesso tipo di attività, no?<br>
:::Altro es. (per par condicio :-p ) perchè "Cerca errori ortografici" e "Controlla interruzioni di pagina" invece stanno nel menù strumenti a dx? Troppe cose sparpagliate ovunque.🤯
:::IMHO ci vorrebbe una razionalizzazione "per attività". :-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:31, 8 apr 2025 (CEST)
:::Fra l'altro Vector22, con i suoi spazi esagerati di default e il suo bianco-ovunque-e-senza-bordi peggiora pure la percezione di non capire dove si è e cosa si fa. Lo noto ora perchè "a casa mia" ho stretto tutti gli spazi inutili e messo bei bordini azzurri per delimitare certe cose, ma per l'utente "di default" sembra di navigare in un oceano di comandi sparsi dappertutto... Lo trovo molto "faticoso". --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:35, 8 apr 2025 (CEST)
::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh, infatti sarebbe il punto a cui vorrei arrivare anch'io. Gli "Strumenti per la rilettura" e la "bottoniera" in basso sono tra i gadget più vecchi, e risalgono ad un'epoca in cui era più facile "attaccare roba" al di fuori dei menu standard, e in cui veniva più naturale riunire tante funzioni diverse. L'interfaccia era più basica e la trascrizione più laboriosa, per cui ci siamo scatenati ad inventare gadget che ci potessero aiutare (anche in maniera un po' disordinata, provando e riprovando). Adesso il paradigma è cambiato, perché è possibile caricare i singoli gadget selettivamente in base all'azione (view o edit) e al namespace, quindi è più conveniente avere gadget che fanno una cosa sola e che si caricano solo quando serve quella singola cosa. Quindi vorrei pian piano isolare le funzioni più utili, come il memoregex, e portarle verso questa direzione, anche per riuscire poi a metterci le mani più facilmente, senza timore di rompere altre cose.
::::Per il "Controlla interruzioni di pagina", il gadget è ErroriComuni che dovresti avere attivato; il comando si attiva solo in ns0 e solo in visualizzazione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:21, 8 apr 2025 (CEST)
:::::Mah, ho appena finito di correggere i trattini e avere il tasto "esegui memoregex" subito in basso a portata di click senza passare da menù e voci varie è stato molto comodo. Per cui anche l'idea di concentrare tutti i comandi di correzione/verifica nella bottoniera non è male... Forse potrebbe essere una specie di menù con voci che si aprono verso l'alto? boh.
:::::Controlla interruzioni di pagina continuo a non vederlo anche se ErroriComuni è on. :-( [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 15:37, 8 apr 2025 (CEST)
::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Ti suggerirei di fare un viaggio esplorativo in Distributed proofreaders, il "laboratorio tipografico specializzato" del progetto Gutenberg. La filosofia di trascrizione è completamente diversa da quella di wikisource, ma la differenza fondamentale, secondo me, è che fa una sola cosa, mentre la nostra interfaccia è un adattamento di quanto serve a una miriade di progetti diversi, dominati da wikipedia. Mi pare di ricordare che nei pasticci che ho fatto, anni fa, ci sia qualche traccia di quell'interfaccia.
::::::Sarebbe poi interessantissimo esplorare per bene la wikisource tedesca, he ha avuto una evoluzione profondamente divergente, fino ad allontanarsi dall'interfaccia proofread. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:38, 8 apr 2025 (CEST)
:::::::<small>@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], Distributed proofreaders sarebbe [https://www.pgdp.net/c/]? Look molto anni '90 :D
:::::::de.ws in effetti non capisco come operi: l'interfaccia "a fronte" mi sembra concettualmente meglio. Il problema che sento io, come dicevo, è la dispersione "logica" degli strumenti e la difficoltà ad adattare l'interfaccia alle esigenze di lettura. Beninteso, non è una critica al vs lavoro, solo una suggestione. :-) Purtroppo non ho le competenze per fare qualcosa di concreto su questi aspetti. --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:27, 8 apr 2025 (CEST)</small>
::::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Il tuo link punta alla home page: sei andato fino all'interfaccia di editing? Penso che ci si debba registrare e travestire da volontario :-)
::::::::Io l'ho fatto, ho lavorato su un bel po' di pagine, anche se come utente con minimi privilegi (c'è molto rigore nel sito, gli utenti novizi possono fare solo cose elementari, sotto severo tutoraggio, su testi già selezionati e caricati dagli admin, per passare di livello occorre superare veri esami online... è un mondo del tutto diverso da mediawiki), ed è stata un'esperienza molto interessante e suggestiva.
::::::::Ma stiamo devastando la talk page di Candalua; mi scuso e ti propongo, se ti interessa, di parlarne altrove. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:46, 9 apr 2025 (CEST)
== Gadget Riassunto ultime modifiche ==
Ciao. Le righe tr.odd dovrebbero avere background-color: var(--background-color-backdrop-light) e non #efefef, altrimenti in dark restano bianco sporco. ;-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:35, 12 apr 2025 (CEST)
:Rammento [[mw:Recommendations for night mode compatibility on Wikimedia wikis]], praticamente la bibbia per questo tipo di operazioni. -- [[User:ZandDev|ZandDev]] ([[User talk:ZandDev|disc.]]) 14:42, 20 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: {{Fatto}}
::@[[Utente:ZandDev|ZandDev]]: TrameOscure aveva iniziato a lavorare sul night mode, ma poi visti i suoi trascorsi wikipediani qualcuno non si fidava e abbiamo lasciato perdere. Ma se tu ci sai fare, non ti andrebbe di proporti per un flag temporaneo di ''interface administrator''? Io sto già facendo un lavorone di ottimizzazione dei gadget, oltre al consueto "lavoro sporco", e non riesco a stare dietro a tutto. Ovviamente ti farei comunque da "garante" di fronte alla comunità. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:21, 22 apr 2025 (CEST)
:::👍 Cmq sono sempre a disp. se a ''qualcuno'' sono passate -come spero- le ''psicosi-poco-[https://foundation.wikimedia.org/wiki/Policy:Universal_Code_of_Conduct/it UCoC-compliant]''. :-p -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:55, 22 apr 2025 (CEST)
== Richiesta di rivalutazione opera ora con ISBN ==
Gentile Candalua,
ti scrivo in merito alla precedente cancellazione della pagina ''[[Whelmity. Manifesto del pensiero strutturato]]'', da te motivata con la mancanza di una fonte editoriale verificabile.
Ti segnalo che l’opera è ora regolarmente '''pubblicata su Amazon KDP''' in formato cartaceo ('''ISBN: 979-8282754032''') e disponibile anche in formato eBook ('''ASIN: B0F7M6MQ51''').
È inoltre '''archiviata su Internet Archive con metadati completi''':
🔹 https://archive.org/details/whelmity-manifesto-del-pensiero-strutturato
🔹 [[openlibrary:works/OL43287365W|Open Library]]
L’opera è rilasciata con licenza '''Creative Commons BY-SA 4.0''', quindi compatibile con le linee guida di Wikisource.
Chiedo cortesemente se è possibile '''valutare la ripubblicazione''' o fornirmi ulteriori indicazioni per procedere correttamente.
Grazie per l’attenzione e il tempo dedicato,
<nowiki>--~~~~</nowiki> [[User:Marino car|Marino car]] ([[User talk:Marino car|disc.]]) 22:53, 8 mag 2025 (CEST)
== autoPt ==
Ciao, ho visto che hai tolto il comando dalla barra a sinistra. Mi pare di capire che lo hai fatto perchè la funzione non è necessaria: la parola viene riunita da sola. Ma ogni tanto non succede vedi [[Pagina:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu/11 |qui]. In questo caso cosa devo fare? ho letto che qualcuno si è messo il tasto da qualche parte, come di fa? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:27, 11 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: c'è il bottone Pt nella barra in alto (che sarebbe il posto "ufficiale" dove mettere i nostri strumenti). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 11 mag 2025 (CEST)
::Grazie, ora l'ho visto. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:51, 11 mag 2025 (CEST)
== Filo d'Arianna per pag. di aiuto e ns:ws ==
Detto anche breadcrumb. Ho notato che [[:Template:Intestazione indice linee guida]] e [[:Template:Intestazione indice aiuto]] generano una inutile e brutta duplicazione del nome della pagina (vedi [[Aiuto:Guida del lettore|qua]] per es.). Non ne capisco lo scopo e visto che i due template hanno dei parametri non vorrei fare casino. Ma per es fr.ws mi sembra sia più pulito e comprensibile ([https://fr.wikisource.org/wiki/Aide:Cr%C3%A9er_un_fichier_DjVu es.]). Si può togliere questo "doppio/triplo titolo" o ha qualche scopo che non comprendo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:45, 12 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: anticamente c'erano degli stili che poi si erano persi in qualche pulizia. Ora li ho rimessi (con templatestyles). C'è da dire però che la cosa aveva maggiore senso quando si poteva nascondere il titolo "normale" delle pagine usando {{tl|Nascondi titolo}}: ora sembra molto più una ripetizione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:09, 12 mag 2025 (CEST)
::Infatti anche quel template non lo capivo.. :D
::Però a sto punto leverei il box di ripetizione, anche perchè non funziona con la mod. scura... [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:45, 12 mag 2025 (CEST)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sì, quasi quasi... si potrebbe tenere solo le briciole di pane. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:51, 12 mag 2025 (CEST)
::::Esatto... Poi come hanno fatto i francesi mi sembra molto carino, con la casetta (o volendo col salvagente). -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:56, 12 mag 2025 (CEST)
== Linee punteggiate ==
Ciao. Di situazioni come [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Yambo_-_Manoscritto_trovato_in_una_bottiglia,_Roma,_Scotti,_1905.pdf/78&diff=next&oldid=3523999 questa] ce ne sono in millemila miliardi di pagine in 'sto libro.
Mezza riga di punti e mezza riga di testo... in proporzioni variabili. Non sapendo come ottenere l'effetto ho messo punto-spazio-punto-spazio-punto-testo o testo-punto-spazio-punto-spazio-punto a seconda dei casi senza cercare l'esatta resa grafica. Non ci sono mai spazi dopo il terzo punto perchè quella combinazione con spazio finale l'ho usata come regex per il template rigapunteggiata/16 --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:14, 16 mag 2025 (CEST)
== Ariosto ==
Ciao. Sono finalmente arrivato a creare le pagine Opera delle liriche dubbie. [[Opera:Madonna, qual certezza|Questa]] è la prima (corrispondente a [[:d:Q134486391|questo elemento Wikidata]]): quando hai tempo, ci sarebbe da modificare il template {{tl|Opera}} per mostrare il possibile autore anche qui da noi.-- [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 12:10, 17 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: ok, ho aggiunto la gestione del "possibile autore" (da testare cosa succede se sono più di uno). Ho creato [[:Categoria:Opere con possibili attribuzioni]] per radunare questi casi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:04, 19 mag 2025 (CEST)
::Grazie mille, ti faccio sapere se trovo comportamenti inaspettati o ''bug''--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 13:08, 19 mag 2025 (CEST)
== Due domande "laterali" ==
Abbi pazienza se ti pongo due domande che con wikisource hanno poco a che fare (ma poi... chissà...).
Dopo decenni mi è tornata la voglia di preparare pagine web.
Ho scelto come editor Bluegriffon. OK? Altro?
E se oltre a creare pagine web locali, volessi metterle in rete, hai qualche suggerimento? Non mi serve un dominio "mio". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:54, 22 mag 2025 (CEST)
== Info ==
Ho "perso un pezzo" nella discussione sulle Ville, si può far sparire il dato? Grazie :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:47, 9 giu 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: intendi il tuo IP, vero? ho provveduto a mascherarlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:53, 9 giu 2025 (CEST)
== Modifica gadget ==
Fatta una piccola modifica a [[Mediawiki:Gadget-common.js]], funzione newAutoRi, in modo che funzioni anche se il parametro pagina contiene un tl rl (visualizzazione come numero romano). Visto che sono estremamente arrugginito e che ti stai occupando di risistemare gli script ti avviserò ad ogni mia cauta modifica. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:30, 16 giu 2025 (CEST)
== Pg aggiunto in modo strano ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Come_si_possa_diventare_artisti_cinematografici_1914-PaoloAzzurri.pdf/30&diff=next&oldid=3542341 Questo] mi si è aggiunto facendo Alt+7, immagino che venga da una MemoRegex di chissà quale altro indice! Grazie [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 14:10, 3 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Cruccone|Cruccone]]: purtroppo è un bug noto. Succede a volte quando si cambia indice, probabilmente perché non trova un memoregex sull'indice nuovo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:41, 3 lug 2025 (CEST)
== OCR Google ==
Ciao, mi dicono che hai tolto il pulsante tra i gadgets. A me è molto utile spesso, es. di [[Pagina:Matilde Serao Evviva la vita 1919.pdf/76| questa pagina]] non vedo il testo se non uso il tasto OCRGoogle. Come faccio ad attivarlo per me? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:00, 27 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ciao, l'ho disattivato perché è da qualche anno che è stato sostituito da uno strumento "ufficiale", che è il bottone "Trascrivi testo": puoi usare quello d'ora in poi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 20:13, 27 lug 2025 (CEST)
::Grazie. Come faccio ad attivarlo? devo inserire una istruzione nel mio common.js? me la puoi indicare? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 15:15, 28 lug 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non è un gadget, è un componente standard, quindi dovresti già vederlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:38, 28 lug 2025 (CEST)
::::Non lo vedo; potresti guardare il mio common.js per capire se lì ho fatto pasticci? [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:24, 28 lug 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ho visto che avevi tentato di riaggiungerti il bottone OCRGoogle, ma in quel modo non poteva funzionare, ora forse sì. Comunque, riusciresti a caricare uno screenshot dove si veda l'intera pagina quando vai in modifica? Va bene su Commons, o qualunque altra piattaforma dove ti sia comodo. Vorrei davvero capire come ti appare il sito, perché senz'altro c'è qualcosa di strano. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:10, 28 lug 2025 (CEST)
::::::ecco una [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao.png pagina normale] e [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao_con_eis.png una con eis] del testo Serao che per problemi strano non mi visualizza la pagina. Per questo qui mi serviva assolutamente la funzione ORCGoogle. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:35, 28 lug 2025 (CEST)
:::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non sono riuscito a replicare del tutto la tua situazione, comunque vedo che stai ancora usando il tema "Vector legacy"... io ti consiglierei, per cominciare, di passare a quello nuovo, andando su Preferenze -> Aspetto e scegliendo "Vector (2022)". Poi può essere che tu abbia attivato qualche gadget "strano" che magari nasconde o copre il bottone trascrivi... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 28 lug 2025 (CEST)
== Problemi OCR Google ==
Con la mia utenza l'accoppiata pulsante OCR Google - eis funziona, ma non funziona per @Giaccai nè per la mia utenza secondaria. Da cosa può dipendere? Puoi aiutarci? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:16, 1 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: la tua utenza non so, ma hai visto lo screenshot dell'ambiente di @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] che ha postato qui sopra? È come fare un tuffo nel passato... ha ancora la vecchia Vector e altri gadget strani che non usa più nessuno, tipo "Blocca la sidebar" e "Resize.menu"... e le mancano alcune cose indispensabili, tipo Section (e infatti non sa mai come gestire i capitoli che iniziano a metà pagina...). Io ho cercato di replicare la situazione sulla mia utenza, ma non ci sono nemmeno riuscito del tutto. Bisognerebbe fare un "riallineamento" con la situazione generale degli altri utenti, sennò ci sono troppe cose che potrebbero influire, e facciamo anche fatica a capirci. Avrei bisogno di vedere l'elenco completo dei gadget attivi, e magari anche i tab "Aspetto" e "Casella di modifica" delle Preferenze, forse anche lì c'è qualcosa che può influire, tipo il visual editor. E ovviamente sbiancare tutti gli script personali. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:37, 1 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie. Provo a operare con più diligenza sulla mia utenza secondaria. Poi suggerisco a @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] le contromisure. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:43, 1 ago 2025 (CEST)
:::@Trovato il problema in [[Utente:Alex brollo bis]]: era attivato il gadget eis test, non aggiornato con le istruzioni di caricamento di OCR Google. Adesso è allineato all'eis generale. @Giaccai : Chissà, forse adesso ti funziona... prova ad attivare Vector 2022. E per attivare l'aggiornamento dei tuoi gadget, disattivane qualcuno, e salva; se poi lo rivuoi puoi riattivarlo e salvare di nuovo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:06, 1 ago 2025 (CEST)
::::caro Alex, ho già attivato Vector 2022 prima di scriverti. Ho cancellato diversi gadget, ho cambiato browser, ma tutto resta come prima, non vedo il tasto OCR standard e neanche il tasto OCR Google. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:35, 1 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Uffa. :( Riprovo... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:28, 2 ago 2025 (CEST)
== Ancora su Giaccai e Google-OCR ==
Mistero. Dall'utenza di Giaccai, lanciando in modifica dalla console <code>mw.loader.load('//wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki:GoogleOCR.js&action=raw&ctype=text/javascript');</code>, non succede niente. Da tutte le mie utenze, compare immediatamente il pulsante Google OCR funzionante. Nonostante l'azzeramento di script personali (common.js, PersonalButtons.js) non cambia nulla. E' come se ''Giaccai non potesse vedere //wikisource.org''. Ho gettato la spugna. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:39, 10 ago 2025 (CEST)
:PS: Giaccai dice che entrando in modifica nsPagina si apriva un box con F8 F7 F6.... non l'ho visto e non ho capito cosa sia e da dove venga. :(. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:09, 10 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: c'è un'ultima cosa, un pochino drastica, che Giaccai potrebbe fare: aprendo il browser in incognito, crearsi una seconda utenza Giaccai2 e vedere se da lì le cose funzionano. Se neanche così va... allora è proprio stregato il suo pc. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:31, 21 ago 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Prova anche il suggerimento di Candalua.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:41, 21 ago 2025 (CEST)
::::Ho aperto una nuova utenza con lo stesso risultato (ma senza aprire il browser in incoglino perchè non so come fare) Ho provato le due utenze su un altro pc un Mac, ma in nessun caso vedo il tasto OCR. Sul mio pc ho Linux Mint Mate. Mi rassegno? Grazie molto a entrambi per la pazienza, buona giornata [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:15, 22 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: scusa, ma vedi proprio tutto identico da un'utenza all'altra? Non c'è nessuna differenza per esempio tra i bottoni della barra di modifica, o tra i comandi del menu? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 22:23, 25 ago 2025 (CEST)
== Flag AI ==
Sarei propenso a richiedere il flag di AI per sistemare robette qua e la che confliggono con la modalità scura in modo che possa finalmente essere funzionale e consistente nonchè abilitata anche per non-loggati.
Inoltre vorrei fare qualche altro fix funzional/estetico a vector22 (che di default sembra un'interfaccia per mobile e non per pc...🙄). Visto che nulla s'è mosso in 8 mesi, e che certe obiezioni dovrebbero essere superate, ti pare inopportuno che riproponga la cosa al bar da qui a qualche tempo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 20:30, 20 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sembra anche a me che i tempi possano essere maturi. Mi pare che, superato qualche piccolo screzio iniziale, tu abbia dimostrato di portare un contributo utile al progetto, e di saper collaborare con gli altri utenti. Nella richiesta, dettaglia bene il perimetro del tuo intervento: sistemare la modalità scura va bene, ma se hai visto altre fix da fare, spiega bene quali sono e cosa comportano, ed eventualmente rimandale ad una seconda richiesta. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:28, 21 ago 2025 (CEST)
::"Utile" è un parolone... in realtà il mio contributo è abbastanza limitato e per niente paragonabile a quello di moltissimi altri che trascrivono decine di pagine al giorno 😨, ed è anche un po' di contorno e ''sui generis'' ([https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Speciale%3AContributi&target=TrameOscure&namespace=12&tagfilter=&start=&end=&limit=50 propedeutico]?).
::Le "altre" fix sono abbastanza piccolezze, riguardano la compattazione dei menu (che allo stato sembrano spaziati da touch e se si tiene lo zoom a >100% sono pure da scrollare...) e un elegante bordino 1px azzurro (come sotto l'header, che era un'aggiunta mia) per scontornarli: mera estetica ma IMHO decisamente migliorativa percettivamente specie per chi apprezzava vector legacy o addirittura roba più datata e meno piatta/vuota/lattiginosa. Semmai produco uno screenshot.
::Provvedo appena ho ragionevolmente tempo di dedicarmi alla cosa, anche perchè devo prima estrapolare dalle mie millemila modifiche in locale quelle da trasferire. :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 17:24, 21 ago 2025 (CEST)
== Bug VisualEditor? ==
Sono incappato in un problema di VisualEditor che non avevo notato in passato.
Se si edita una sezione di una pagina (es [[Aiuto:Guida alla pubblicazione di un testo/Pubblicizzare il testo|m'è successo qua]] con "modifica sorgente" a lato del titolo di sezione, viene caricata come wikitesto raw solo la sezione. Se si fa qualche modifica e si passa a "modifica" tramite la scritta in altro (non l'icona dell'occhio e della penna), si passa al WYSIWYG di quella sola sezione, ma salvando, di tutta la pagina resta veramente ''solo'' quella sezione. In pratica VE carica e visualizza solo una porzione della pagina, ma salvando considera che il salvataggio sia di ''tutta'' la pagina.<br>
La cosa non si verifica se lo switch viene fatto con le icone occhio/penna.<br>
Non so se è materia di cui ti occupi tu (forse no), ma di certo ne capisci più di me. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:20, 24 ago 2025 (CEST)
== Problemi capolettera ==
Ciao, ho un problema in [[Pagina:Gemelli Careri - Viaggi per Europa, Vol. I, Napoli, Roselli, 1701.djvu/27|questa pagina]]: sostanzialmente, non funziona l'"a capo". Dopo diversi scervellamenti, ho notato che togliendo il tl Capolettera non ci sono problemi e va a capo tranquillamente. E' possibile ci sia qualche bug? Grazie dell'aiuto! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:29, 29 set 2025 (CEST)
:Ciao @[[Utente:Modafix|Modafix]]! Era il PieDiPagina che causava questo comportamento strano... aggiungendoci prima un ritorno a capo, è andato a posto. Comunque, credo che nella trasclusione i paragrafi sarebbero venuti giusti lo stesso, che è quello che conta di più. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:47, 29 set 2025 (CEST)
::Grazie ancora! :) [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:54, 29 set 2025 (CEST)
== Piccolo e irrilevante bug di autoNs0 ==
In Critica della ragion pura, la struttura del Sommario è particolarmente complessa, con sovrabbondanza di livelli di sottopagine, e autoNs0 si confonde compilando (in alcuni casi) campi prec e succ "rotti". Non è una problema rilevante, vista l'eccezionalità del caso, ma visto che ho incontrato il problema ho pensato che fosse il caso di segnalartelo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:39, 10 ott 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh, mi pare che regga fino a 5 livelli, e quindi vedo che si arriva addirittura a 8... :D Era stato già complicato gestirne 5, quindi senz'altro lo lascerò così. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:35, 10 ott 2025 (CEST)
== Notice of expiration of your interface-admin right ==
<div dir="ltr">Hi, as part of [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]], this is an automated reminder to let you know that your permission "interface-admin" (Amministratori dell'interfaccia) will expire on 2025-11-04 09:54:42. Please renew this right if you would like to continue using it. <i>In other languages: [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot/Messages/default|click here]]</i> [[User:Leaderbot|Leaderbot]] ([[User talk:Leaderbot|disc.]]) 20:42, 28 ott 2025 (CET)</div>
== maggiore rispetto e spiegazioni di cancellazioni voci ==
Ciao, ho per due volte consecutive inserito una voce riferita a uno scrittore e giornalista che tu hai, nel primo caso cancellato, e nel secondo addirittura bannato.
Puoi essere così gentile da spiegarmi i motivi e, soprattutto, capire perché non ci si rivolge all'autore della VOCE e/o DISCUSSIONE, fosse anche in privato, per spiegare l'azione?
E' una questione di rispetto verso chi ha interesse per questa enciclopedia, oltre che alla fonte riportata
Grazie, attendo un tuo opportuno riscontro
Gianbattista Sforza [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 12:19, 24 nov 2025 (CET)
:@[[Utente:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]]: il motivo è chiaramente indicato nell'operazione di cancellazione: "Pagina costituita unicamente da collegamenti esterni e spam promozionale". Wikisource non è il luogo dove inserire il curriculum vitae di uno scrittore contemporaneo per cercare di dargli visibilità. In particolare è vietato l'inserimento di link a siti personali o che comunque pubblicizzano un autore a fini commerciali. La biografia si può eventualmente inserire su Wikipedia, sempre se lì la ritengono meritevole di interesse enciclopedico, cosa di cui dubito. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:49, 24 nov 2025 (CET)
::va bene, grazie [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 16:13, 24 nov 2025 (CET)
== Ancora sul nuovo Trova e sostituisci ==
Dopo parecchie settimane di uso intensivo del nuovo Trova e sostituisci, su testi in prosa, sono entusiasta. Adesso sono alle prese con un testo poetico in versi, e trovo un intoppo: la rinuncia a Strumenti di rilettura, ed in particolare dello script per la numerazione dei versi, mi crea qualche difficoltà.
Immagino che il problema stia principalmente nella routine cleanup, che in Strumenti richiama (fra le altre cose) il vecchio Trova e sostituisci, mentre il nuovo ridefinisce la routine.
Provo a creare un "clone" di [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFramework.js]] cancellando ogni riferimento a cleanup, ad uso personale, in modo da aggirare i conflitti. Ma temo di aver perso qualche abilità critica. Tu hai in progetto di risolvere? Tienimi informato, per favore. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:33, 10 dic 2025 (CET)
:Fatto, procedo con il test. Il gadget clone è [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFrameworkNew.js]], sembra funzionare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:17, 10 dic 2025 (CET)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: purtroppo ci sto lavorando molto saltuariamente, anche per una certa incertezza su come procedere. Vorrei portare in Trova&Sostituisci il vecchio cleanup e il RigaIntestazione, ma senza portarmi dietro pacchi di codice legacy, e non è facile. Poi bisognerebbe capire che fare degli altri Strumenti per la rilettura. Comunque non ci dovrebbero essere conflitti, solo lo shortcut, ma il Trova&Sostituisci è in grado di accorgersi se hai gli Strumenti attivati e nel caso rinuncia a prendersi lo shortcut. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:12, 10 dic 2025 (CET)
:::Io sono appagato, il nuovo gadget si attiva e fa tutto, e non collide con il nuovo Trova e sostituisci. Mi rendo conto che è uno script caotico, ma è quello che mi serviva... ti chiedo solo di verificare che non parta di default. E ancora complimenti per il nuovo Trova e sostituisci. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:35, 10 dic 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh sì, avevi lasciato il default. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:23, 10 dic 2025 (CET)
:::::Trovato un bug, c'è qualcosa che non va nella gestione di RigaIntestazione (in Telesilla) scatenato da <code>Alt+7</code>. Indagherò fino allo sfinimento. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:06, 13 dic 2025 (CET)
::::::Mi pare che il problema si verifichi ''solo sotto eis''. Non è molto ma è un indizio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:12, 13 dic 2025 (CET)
:::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ieri sera ho introdotto in trova&sostituisci anche la riga intestazione automatica, non so se può interferire. Come le altre funzioni, è disattivabile aprendo il gadget. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 23:27, 13 dic 2025 (CET)
::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Ritorno a Telesilla e verifico. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:27, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::Sembra che ci siamo.
:::::::::* Sotto Modifica non-eis Alt+7 funziona ma con una piccola differenza rispetto all'algoritmo originale.
:::::::::* Sotto Modifica eis Al7+7 si imbizzarrisce.
:::::::::La differenza rispetto all'algoritmo originale è che l'algoritmo nuovo è ''forzante'', ossia modifica RigaIntestazione anche se RigaIntestazione c'è già. Il vecchio algoritmo invece è "non forzante", non scatta se RigaIntestazione c'è già. Nella mia bottoniera c'è una versione del vecchio script nella versione ''forzante'', che uso solo quando un RigaIntestazione esistente va modificato, altrimenti Alt+7 chiamava ''lo script non forzante''-
:::::::::Provo ad aprire il nuovo Trova e sostituisci per cercare di capire il codice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:04, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::Come immaginavo, trovo un algoritmo autoRI() nuovo di pacca dentro il gadget; me lo studio con calma. Di certo il problema sta lì. Nel frattempo, devo solo ricordarmi di cliccare il mio pulsante autoRi ''forzante'' prima di salvare la pagina, se serve, e posso lavorare tranquillo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:10, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: in effetti credo sia meglio non sovrascrivere Riga intestazione se già presente. Modificherò in tal senso. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:11, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie! Problema quasi risolto (sotto eis basta ricordarsi di generare il RigaIntestazione giusto prima di chiamare postOcr). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:22, 25 dic 2025 (CET)
== Minuscolo miglioramento di Trova errori ortografici? ==
Lanciando:
$("#errori-ortografici-list a").attr("target","errore")
in console, dopo caricata tutta la lista di errori, ottengo che la pagina che si apre dal link usi sempre la stessa scheda del browser. E' un trucco che trovo comodo per evitare che la lista delle schede aperte si allunghi in modo fastidioso (almeno per me). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:52, 25 feb 2026 (CET)
== Caratteri nascosti o invisibili nei titoli ==
Caro Candalua,
ho letto da qualche parte che in un titolo possono inserirsi caratteri invisibili che creano problemi. Io nei miei pergrinaggi ho trovato questo:
*Primo caso: [[Lettre à M. C*** sur l’unite de temps et de lieu dans la tragédie]] non è lo stesso titolo di [[Lettre à M. C*** sur l'unite de temps et de lieu dans la tragédie]]: sono due pagine differenti, ma non ho capito dove stia la differenza nel titolo, come possa scovarla e quindi disfarmi el doppione inutile (tra l'altro mi piacerebbe scoprire quanti altri di simili doppioni abbiamo nel nostro progetto).
*Secondo caso: se guardi il template di navigazione in [[Il buon vino]] noterai che la parte tra parentesi in [[L'allodola (de Tourtoulon)]] non "scompare", e lo stesso vale sia in [[Antologia provenzale/Linguadoca]] quando il titolo è dentro un template:Testo. Sospetto che ci sia un carattere invisibile che interferisce con gli automatismi di mediawiki.
Sto pensando correttamente o mi sto creando un film fantasy? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 16:51, 7 mar 2026 (CET)
:Caro @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]],
:* la differenza, scovata con occhio allenato, sta nell'apostrofo: il primo titolo ce l'ha tipografico. Ho già cercato di impedire la creazione di pagine con questo apostrofo e altri caratteri strani, imponendo una regola in [[MediaWiki:Titleblacklist]], ma ci sono riuscito solo per gli utenti normali: per gli admin la regola non scatta e non interviene nessun avviso, quindi è facile non accorgersene. Si può trovare [https://lists.toolforge.org/itwikisource/Testi/Testi_con_caratteri_speciali qui] una lista di pagine con apostrofi tipografici o lineette lunghe: per fortuna sono solo una manciata.
:* per le parentesi, la regola che abbiamo usato è: nascondi la parte tra parentesi solo se inizia per lettera maiuscola. Questo per evitare di nascondere cose legittime tipo ''[[Così è (se vi pare)]]''. Ovviamente anche qui c'è il caso limite... il "de" nobiliare non fa veramente parte del cognome e quindi è giusto che in questo caso sia minuscolo. Si può tuttavia ovviare usando direttamente un wikilink: [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Il_buon_vino&diff=3643755&oldid=3639092], soluzione un po' singolare e da non generalizzare, ma che si può usare in casi come questo. Nel template Testo, invece, c'è già un secondo parametro per sostituire il titolo.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:45, 9 mar 2026 (CET)
::Mi cospargo il capo di cenere: sul primo caso ci sarei dovuto arrivare da solo.... Per il secondo, ho imparato qualcosa di nuovo. In ogni caso mi ero fatto un film fantasy. Grazie per la pazienza nello spiegarmi questi particolari tecnici. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:17, 9 mar 2026 (CET)
:::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: figurati! tra l'altro, mi accorgo adesso che dovrebbe essere ''unité'', non ''unite''. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:50, 9 mar 2026 (CET)
== Problema con il salvataggio memoRegex ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_indice:Porta_-_Poesie_milanesi.djvu&oldid=3653615 In questa pagina Discussioni indice], a seguito di un salvataggio memoRegex, ho notato due problemi:
* è stata aggiunta una nuova copia della sezione memoRegex invece di sostituire quella esistente;
* una discussione con Edo è sparita (era già successo in precedenti modifiche della pagina e sono impazzito per ritrovala).
Adesso che lo so ci sto attento, ma cosa c'è che non va? Sto lavorando sotto eis. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:41, 29 mar 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: mi sa che hai trovato un bug che si verifica ''solo se ci sono altre sezioni prima del memoRegex, almeno una delle quali abbia una sottosezione''. Non esattamente una casistica molto frequente! Dovrei averlo sistemato, comunque spostare la memoRegex in cima alla pagina senz'altro taglia la testa al toro :) [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:45, 29 mar 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Infatti avevo trovato questa soluzione. La causa, la mia fissazione di scrivere immediatamente un minimodi doc di documentazione ''prima '' di cominciare a editare nsPagina. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:57, 29 mar 2026 (CEST)
== You may be an eligible candidate for the U4C election ==
<div lang="en" dir="ltr" class="mw-content-ltr">
Greetings,
The [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee|Universal Code of Conduct Coordinating Committee (U4C)]] seeks candidates for the 2026 election. The U4C is the global committee responsible for overseeing enforcement of the [[foundation:Special:MyLanguage/Policy:Universal Code of Conduct|Universal Code of Conduct]]. Elections are held annually, if elected a committee member serves for two years.
This year the U4C requires candidates to hold administrator rights on at least one wiki, which is why you are being contacted as you appear to hold this right. There are other requirements, such as candidates must be at least 18 years old and may not be employed by the Wikimedia Foundation or other related chapters and affiliates. You can find more information in the [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026#Call_for_Candidates|call for candidates on Meta-wiki]]. Additionally, the committee's working language is English; some ability to communicate in English is required.
The election opens on 18 May, if you are eligible and interested you have until 10 May to submit your candidacy. There will week between for candidates to answer questions from the community. Voting takes place privately in [[m:Special:MyLanguage/SecurePoll|SecurePoll]], successful candidates must receive at least 60% support. More information is available on [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026|the 2026 Elections page]], including timelines and other candidacy information. If you read over the material and consider yourself qualified, please consider submitting your name to run for the committee. If you think someone else in your community might be interested and qualified, please encourage them to run.
In partnership with the U4C -- [[m:User:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User_talk:Keegan (WMF)|talk]]) 20:33, 28 apr 2026 (CEST) </div>
<!-- Messaggio inviato da User:Keegan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Keegan_(WMF)/test&oldid=30471754 -->
== Piccolo inconveniente del nuovo autoNs0 ==
L'eliminazione di fromsection="" e tosection="" va benissimo, ma dovrebbe scattare solo al salvataggio, e non in anteprima. Non so se è solo mia abitudine, ma io sistematicamente dò un'occhiata all'anteprima per compilare i due parametri lasciandoli vuoti, poi mi regolo per la loro compilazione (soprattutto per il tosection). Per ora uso una piccola furbata: ho notato che lo script cancella tosection="", ma non tosection=" "... e così lo frego. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:37, 14 mag 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: interessante osservazione. {{fatto}}. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:34, 14 mag 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Fulmineo! :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:18, 14 mag 2026 (CEST)
== Testi sbloccati da Google di recente ==
Ciao, dato che so che varie volte chiedi di sbloccare testi da Google, ti segnalo che almeno un mese fa avevo chiesto a Google alcuni sui libri da sbloccare, non ho più avuto notizie di essi, poi ieri ho riguardato i link e li ho trovati sbloccati. A quanto pare Google non mi aveva avvisato dello sblocco via mail come al solito. Magari tu puoi riguardare le tue richieste per vedere se ti è accaduto lo stesso...
Ciao. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 10:00, 16 mag 2026 (CEST)
== Proposta per Cerca errori ortografici ==
Finalmente faccio uso del magnifico box "Cerca errori ortografici", vedo che i link alle pagine non sono diretti ma stanno nello script, e immagino che nello script che attiva il link ci sia un attributo <code>target="new"</code> per far aprire la pagina da verificare in una nuova scheda. Ti propongo di modificare il target in modo che la pagina da correggere si apra sempre ''nella stessa scheda'' scegliendo un nome appropriato per la scheda destinata alle correzioni. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:57, 8 lug 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ho come un "djvu" (ah ah ah)... me l'avevi già chiesto (forse per un altro gadget) e te l'avevo bocciata? In generale, riusare una scheda già aperta non è una buona pratica di web design, perché non puoi sapere se l'utente stava ancora usando quella scheda, gli sovrascrivi il contenuto senza dargli modo di impedirlo... quindi spiacente, ma devo respingere nuovamente la proposta. :( [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:19, 8 lug 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Prendo atto di un deterioramento di qualche neurone. :-) Grazie della spiegazione ripetuta che non ricordavo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:02, 8 lug 2026 (CEST)
== riga cassata ==
Ciao, avevo tolto la prima diga dell'indice che in realtà non è un capitolo ma il nome del libro e tu l'hai rimessa, come mai ci tieni a tenerla dato che non fa in realtà veramente parte dell'indice? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 09:03, 12 lug 2026 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: io invece non capisco perché ti ostini a toglierla :) È una pagina anche quella, ed è la radice di tutta l'alberatura del sommario. Compila Sommario la inserisce apposta, non è un errore... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:43, 13 lug 2026 (CEST)
::Scusami, hai ragione, ho visto che è standard. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:55, 14 lug 2026 (CEST)
== Libro dei Re ==
Ho visto che ci sono 6 tuoi contributo a pagine dell'[[Indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu|Indice VII del Libro dei Re]], e mi sono precipitato a esaminarli.... :-) ma erano solo pagine SAL 0%. Ma forse un'occhiata in giro l'hai data. Hai qualche osservazione/suggerimento? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:19, 3 ago 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: onestamente no, non ho suggerimenti da darti (e non è che te ne servano :) ). Ci tenevo solo a dare un contributo almeno simbolico, vista la mole immane dell'opera. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:04, 3 ago 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Altrochè, se servono :-)
::Ma fra tanti, uno: c'è una notevole differenza fra la mia trascrizione e quella di @[[Utente:DLamba|DLamba]] che ha dato il via alla digitalizzazione. In particolare, ho trascurato il linkaggio dei personaggi a wikidata, che invece DLamba aveva fatto con notevole accuratezza, e bello sarebbe fare lo stesso con i luoghi. Anche la costruzione di un "indice dei personaggi e dei luoghi" sarebbe una bella cosa, anche se piuttosto spaventosa, ma sarebbe un "contributo originale" che non dovrebbe essere incorporato in ns0. Se mai mi venisse la pazza idea di farlo, dove potrei metterlo? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:23, 3 ago 2026 (CEST)
== Stupidez sul gadget controllo nomi ==
Trovo che Verdana mette in maggiore evidenza i diacritici, rispetto al font corrente. Io lo applico in un attimo da console, ma potrebbe essere utile ad altri. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:36, 4 set 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: buona idea. {{Fatto}}. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:09, 4 set 2026 (CEST)
0wlqwrtoul9etudpgjoyw9bo5a232pm
Template:Autore/PluraleAttività
10
265179
3894956
3870663
2026-09-05T10:31:42Z
Paperoastro
3695
+professione
3894956
wikitext
text/x-wiki
{{ #switch: {{{1}}}
| abate
| abate laico
| badessa = abati
| accademico
| accademica = accademici
| acquarellista = acquarellisti
| aforista = aforisti
| agente segreto
| agente segreta = agenti segreti
| agiografo
| agiografa = agiografi
| agnostico = agnostici
| agricoltore = agricoltori
| agrimensore = agrimensori
| agronomo
| agronoma = agronomi
| aiuto regista = aiuti regista
| alchimista = alchimisti
| allevatore = allevatori
| alpinista = alpinisti
| amanuense = amanuensi
| ambasciatore = ambasciatori
| ambientalista = ambientalisti
| amministratore = amministratori
| ammiraglio = ammiragli
| ampelografo
| ampelografa = ampelografi
| anarchico
| anarchica = anarchici
| anatomista = anatomisti
| arcangelo
| angelo = angeli
| anglista = anglisti
| aneddotista = aneddotisti
| annalista = annalisti
| antiquario
| antiquaria = antiquari
| antifascista = antifascisti
| antropologo
| antropologa = antropologi
| apicoltore = apicoltori
| apologeta = apologeti
| apostolo = apostoli
| arabista = arabisti
| araldista = araldisti
| archeologo
| archeologa = archeologi
| architetto = architetti
| archivista = archivisti
| arciduchessa
| arciduca = arciduchi
| arcivescovo cattolico
| arcivescovo = arcivescovi
| artigiano = artigiani
| artista = artisti
| assiriologo
| assiriologa = assiriologi
| astrofisico = astrofisici
| astrologo
| astrologa = astrologi
| astronomo
| astronoma = astronomi
| attidografo = attidografi
| attivista = attivisti
| attore
| attrice teatrale
| attrice = attori
| autore
| autore di libri = autori
| autore teatrale = autori teatrali
| aviatore
| aviatrice = aviatori
| avventuriero
| avventuriera = avventurieri
| avvocato = avvocati
| danzatore
| danzatrice
| ballerino
| ballerina = ballerini
| banchiere = banchieri
| bardo = bardi
| baritono = baritoni
| barone
| baronessa = baroni
| batteriologo
| batteriologa = batteriologi
| beato
| beata = beati
| benedettino = benedettini
| benefattore
| benefattrice = benefattori
| bibliografo
| bibliografa = bibliografi
| biblista = biblisti
| biografo
| biografa = biografi
| biologo
| biologa = biologi
| botanico
| botanica = botanici
| bibliofilo
| bibliofila = bibliofili
| bibliotecario
| bibliotecaria = bibliotecari
| brigatista = brigatisti
| broker assicurativo = broker assicurativi
| cabalista = cabalisti
| cabarettista = cabarettisti
| calciatore
| calciatrice = calciatori
| califfo = califfi
| canonico = canonici
| canonista = canonisti
| cantante = cantanti
| cantante lirica
| cantante lirico = cantanti lirici
| cantautore
| cantautrice = cantautori
| capocomico = capocomici
| cappuccino = frati cappuccini
| cardinale = cardinali
| cardiologo
| cardiologa = cardiologi
| caricaturista = caricaturisti
| cartografo
| cartografa = cartografi
| cavaliere = cavalieri
| censore = censori
| ceramista = ceramisti
| chierico = chierici
| chimico
| chimica = chimici
| chirurgo
| chirurga = chirurghi
| cineasta
| cineasti = cineasti
| circense = circensi
| classicista = classicisti
| clavicembalista = clavicembalisti
| climatologo
| climatologa = climatologi
| collezionista d'arte
| collezionista = collezionisti
| colonizzatore = colonizzatori
| comico = comici
| commediografo
| commediografa = commediografi
| commentatore = commentatori
| commissione = commissioni
| compositore
| compositrice = compositori
| compositore di scacchi = compositori di scacchi
| comunicatore = comunicatori
| condottiero = condottieri
| conduttore radiofonico = conduttori radiofonici
| conduttore televisivo = conduttori televisivi
| console = consoli
| consulente = consulenti
| conte = conti
| contrabbassista = contrabbassisti
| copista = copisti
| coreografo
| coreografa = coreografi
| corsaro = corsari
| cortigiano = cortigiani
| cosmetologo = cosmetologi
| cosmografo
| cosmografa = cosmografi
| cosmologo
| cosmologa = cosmologi
| costituzionalista = costituzionalisti
| criminale = criminali
| criminologo
| criminologa = criminologi
| cristallografo
| cristallografa = cristallografi
| critico
| critica = critici
| critico cinematografico = critici cinematografici
| critica d'arte
| critico d'arte = critici d'arte
| critico letterario
| critica letteraria = critici letterari
| critico musicale = critici musicali
| critico teatrale = critici teatrali
| crittografo = crittografi
| cronista = cronisti
| cuoco = cuochi
| curatore editoriale
| curatrice editoriale = curatori editoriali
| dantista = dantisti
| decoratore = decoratori
| delegato apostolico = delegati apostolici
| deportato
| deportata = deportati
| deputato = deputati
| dermatologo = dermatologi
| arcidiacono
| diacono = diaconi
| diarista = diaristi
| diplomatico
| diplomatica = diplomatici
| diplomatista = diplomatisti
| direttore artistico = direttori artistici
| direttore d'orchestra = direttori d'orchestra
| direttore del doppiaggio = direttori del doppiaggio
| direttore della fotografia = direttori della fotografia
| direttore di produzione = direttori di produzione
| dirigente = dirigenti
| dirigente pubblico = dirigenti pubblici
| dirigente scolastico = dirigenti scolastici
| dirigente sportivo = dirigenti sportivi
| discepolo = discepoli
| disegnatore
| disegnatrice = disegnatori
| dittatore = dittatori
| divulgatore = divulgatori
| divulgatore scientifico = divulgatori scientifici
| docente = docenti
| doge = dogi
| domenicano = domenicani
| doppiatore = doppiatori
| dossografo = dossografi
| drammaturgo
| drammaturga = drammaturghi
| duchessa
| duca = duchi
| ebraista = ebraisti
| ecclesiastico = ecclesiastici
| economista = economisti
| editore
| editrice = editori
| educatore
| educatrice = educatori
| egittologo
| egittologa = egittologi
| ellenista = ellenisti
| ematologo = ematologi
| enciclopedista = enciclopedisti
| enologo
| enologa = enologi
| entomologo = entomologi
| ente pubblico = enti pubblici
| entomologo
| entomologa = entomologi
| epigrafista = epigrafisti
| epigrammista = epigrammisti
| epistemologo
| epistemologa = epistemologi
| epistolografo
| epistolografa = epistolografi
| epitomatore = epitomatori
| eretico = eretici
| eroe
| eroe nazionale = eroi
| erudito
| erudita = eruditi
| esegeta = esegeti
| esoterista = esoteristi
| esperantista = esperantisti
| esploratore
| esploratrice = esploratori
| etnografo
| etnografa = etnografi
| etnologo
| etnologa = etnologi
| etnomusicologo
| etnomusicologa = etnomusicologi
| etologo
| etologa = etologi
| etruscologo
| etruscologa = etruscologi
| evangelista = evangelisti
| falsario
| falsaria = falsari
| faraone = faraoni
| farmacista = farmacisti
| farmacologo
| farmacologa = farmacologi
| favolista = favolisti
| fenologo
| fenologa = fenologi
| ferroviere = ferrovieri
| figurinista = figurinisti
| filantropo = filantropi
| filologo
| filologa = filologi
| filologo classico = filologi classici
| filosofo
| filosofa = filosofi
| finanziere = finanzieri
| fiscalista = fiscalisti
| fisico
| fisica = fisici
| fisiologo
| fisiologa = fisiologi
| flautista = flautisti
| fotografo
| fotografa = fotografi
| frate francescano
| francescano
| frate = frati
| funzionario = funzionari
| gallerista = galleristi
| gastronomo
| gastronoma = gastronomi
| genealogista = genealogisti
| generale = generali
| genetista = genetisti
| geodeta = geodeti
| geofisico = geofisici
| geografo
| geografa = geografi
| geologo
| geologa = geologi
| geometra = geometri
| germanista = germanisti
| gesuita = gesuiti
| ginecologo
| ginecologa = ginecologi
| gioielliere = gioiellieri
| giornalista = giornalisti
| giudice = giudici
| giureconsulto = giureconsulti
| giurista = giuristi
| glaciologo = glaciologi
| glittico = glittici
| glossatore = glossatori
| glottologo
| glottologa = glottologi
| glottoteta = glottoteti
| grafico = grafici
| grammatico
| grammatica = grammatici
| granduchessa
| granduca = granduchi
| grecista = grecisti
| gromatico = gromatici
| giurisprudente = giurisprudenti
| giurista = giuristi
| iamatologo = iamatologi
| idraulico = idraulici
| idrologo = idrologi
| igienista = igienisti
| illusionista = illusionisti
| illustratore
| illustratrice = illustratori
| imperatore
| imperatrice = imperatori
| imprenditore
| imprenditrice
| imprenditori = imprenditori
| impresario
| impresaria teatrale
| impresario teatrale = impresari
| incisore = incisori
| indoeuropeista = indoeuropeisti
| indianologo
| indologo = indologi
| industriale = industriali
| infermiere
| infermiera = infermieri
| informatico
| informatica = informatici
| ingegnere = ingegneri
| ingegnere chimico = ingegneri chimici
| ingegnere ferroviario = ingegneri ferroviari
| ingegnere idraulico = ingegneri idraulici
| ingegnere militare = ingegneri militari
| inquisitore = inquisitori
| insegnante = insegnanti
| intellettuale = intellettuali
| intendente = intendenti
| inventore
| inventrice = inventori
| iranista
| iranologo = iranologi
| islamista = islamisti
| ispanista = ispanisti
| ispettore di produzione = ispettori di produzione
| italianista = italianisti
| ittiologo
| ittiologa = ittiologi
| latinista = latinisti
| legislatore = legislatori
| lessicografo
| lessicografa = lessicografi
| lessicologo = lessicologi
| letterato
| letterata = letterati
| libraio
| libraia = librai
| librettista = librettisti
| lichenologo = lichenologi
| linguista = linguisti
| litografo = litografi
| liutaio = liutai
| logica
| logico = logici
| lottatore = lottatori
| maestro di banda = maestri di banda
| maestro di cappella = maestri di cappella
| maestro di danza = maestri di danza
| maestro di scherma
| maestra di scherma = maestri di scherma
| malacologo
| malacologa = malacologi
| magistrato
| magistrata = magistrati
| manager = manager
| mandolinista = mandolinisti
| maniscalco = maniscalchi
| marinaio = marinai
| massone = massoni
| matematico
| matematica = matematici
| mecenate = mecenati
| medaglista = medaglisti
| medico
| medica = medici
| medievalista = medievalisti
| medium = medium
| memorialista = memorialisti
| mercante = mercanti
| mercenario = mercenari
| meridionalista = meridionalisti
| metallurgista = metallurgisti
| meteorologo
| meteorologa = meteorologi
| metrologo = metrologi
| micologo
| micologa = micologi
| militare = militari
| miniatore = miniatori
| mineralogista = mineralogisti
| mimo
| mimografo = mimi
| ministro = ministri
| missionario
| missionaria = missionari
| mistico
| mistica = mistici
| mitografo = mitografi
| modella
| modello = modelli
| monaco
| monaca = monaci
| monarca = monarchi
| montatore = montatori
| museologo
| museologa = museologi
| musicista = musicisti
| musicologa
| musicologo = musicologi
| narratore = narratori
| naturalista = naturalisti
| navigatore
| navigatrice = navigatori
| neurologo
| neurologa = neurologi
| nobile
| nobiluomo
| nobildonna = nobili
| notaio
| notaia = notai
| novellista = novellisti
| numismatico
| numismatica = numismatici
| occultista = occultisti
| oceanografo = oceanografi
| omeopata = omeopati
| operaio
| operaia = operai
| orafo
| orafa = orafi
| oratore
| oratrice = oratori
| organaro = organari
| organista = organisti
| organizzazione
| organizzazione di volontariato = organizzazioni
| orientalista = orientalisti
| ornitologo
| ornitologa = ornitologi
| orologiaio
| orologiaia = orologiai
| ottico
| ottica = ottici
| paleografo
| paleografa = paleografi
| paleontologo
| paleontologa = paleontologi
| paletnologo
| paletnologa = paletnologi
| papa = papi
| papirologo = papirologi
| paradossografo = paradossografi
| parassitologo = parassitologi
| parlamentare = parlamentari
| paroliere = parolieri
| partigiano
| partigiana = partigiani
| partito politico = partiti politici
| pastore evangelico
| pastore protestante = pastori protestanti
| patriarca cattolico
| patriarca = patriarchi
| patriota
| patrioti = patrioti
| patologo
| patologa = patologi
| patriota = patrioti
| patrizio = patrizi
| pedagogo
| pedagoga
| pedagogista = pedagogisti
| pensatore = pensatori
| pescatore = pescatori
| pianista = pianisti
| pilota = piloti
| pirata = pirati
| pittore
| pittrice = pittori
| poeta
| poetessa = poeti
| poeta dialettale = poeti dialettali
| polemista = polemisti
| poligrafo = poligrafi
| politico
| politica = politici
| politologo
| politologa = politologi
| predicatore
| predicatore metodista
| predicatrice = predicatori
| prefetto = prefetti
| prelato = prelati
| presbitero = presbiteri
| presentatore televisivo = presentatori televisivi
| pretendente al trono = pretendenti al trono
| principe
| principessa = principi
| produttore tv
| produttore cinematografico
| produttrice cinematografica
| produttori cinematografici
| produttore teatrale
| produttori teatrali = produttori
| professore
| professoressa = professori
| professore universitario = professori universitari
| profeta = profeti
| programmatore
| programmatrice = programmatori
| protofisico
| protofisica = protofisici
| provveditore = provveditori
| psichiatra = psichiatri
| psicoanalista
| psicanalista = psicoanalisti
| psicologo
| psicologa = psicologi
| pubblicista = pubblicisti
| pubblicitaria
| pubblicitario = pubblicitari
| pubblico ufficiale = pubblici ufficiali
| rabbino = rabbini
| ragioniere = ragionieri
| redattore = redattori
| redattore pubblicitario = redattori pubblicitari
| re
| regina = re
| regista = registi
| regista cinematografico = registi cinematografici
| regista teatrale = registi teatrali
| religioso
| religiosa = religiosi
| restauratore
| restauratrice = restauratori
| retore = retori
| rettore = rettori
| riformatore = riformatori
| rivoluzionario
| rivoluzionaria = rivoluzionari
| romanista = romanisti
| pope = sacerdoti
| sacerdote = sacerdoti
| saggista = saggisti
| santo
| santa = santi
| sarto = sarti
| scacchista = scacchisti
| sceneggiatore = sceneggiatori
| scenografo
| scenografa = scenografi
| schermidore
| schermitrice = schermidori
| scienziato
| scienziata = scienziati
| scultore = scultori
| semiologo = semiologi
| sindaco = sindaci
| sommelier = sommelier
| romanziere
| romanziera
| scrittore
| scrittrice = scrittori
| scrittore d'arte = scrittori d'arte
| scultore
| scultrice = scultori
| senatore
| senatrice = senatori
| sindacalista = sindacalisti
| sinologo
| sinologa = sinologi
| sismologo
| sismologa = sismologi
| slavista = slavisti
| socialista = socialisti
| socialite = socialite
| sociologo
| sociologa = sociologi
| sofista = sofisti
| soprano = soprani
| sovrano = sovrani
| speleologo = speleologi
| spia = spie
| spiritista = spiritisti
| stampatore = stampatori
| stato = stati
| statista = statisti
| statistico
| statistica = statistici
| storico
| storica = storici
| storico del diritto
| storica del diritto = storici del diritto
| storico del teatro = storici del teatro
| storico dell'architettura = storici dell'architettura
| storico dell'arte
| storica dell'arte = storici dell'arte
| storico della filosofia = storici della filosofia
| storico della letteratura = storici della letteratura
| storico della matematica
| storico delle matematiche
| storica delle matematiche = storici delle matematiche
| storico della medicina = storici della medicina
| storico della musica = storici della musica
| storico delle armi = storici delle armi
| storico delle religioni = storici delle religioni
| storico delle scienze = storici delle scienze
| storiografo
| storiografa = storiografi
| studioso = studiosi
| sultano = sultani
| tassidermista = tassidermisti
| tenore = tenori
| teologo
| teologa = teologi
| teorico del cinema = teorici del cinema
| teorico del restauro = teorici del restauro
| teorico dell'architettura
| teorica dell'architettura = teorici dell'architettura
| teorico dell'arte = teorici dell'arte
| teorico della musica
| teorica della musica = teorici della musica
| terrorista = terroristi
| tipografo
| tipografa = tipografi
| tiranno = tiranni
| tiratore a segno = tiratori a segno
| topografo
| topografa = topografi
| traduttore
| traduttrice = traduttori
| tragediografo
| tragediografa = tragediografi
| trattatista = trattatisti
| tribunale = tribunali
| trombettista = trombettisti
| troubadour
| trovatore
| trovatrice = trovatori
| ufficiale = ufficiali
| ufficiale di cavalleria = ufficiali di cavalleria
| umanista = umanisti
| umorista = umoristi
| urbanista = urbanisti
| vescovo = vescovi
| vescovo cattolico = vescovi cattolici
| vescovo luterano = vescovi luterani
| medico veterinario
| veterinario
| veterinaria = veterinari
| vetraio = vetrai
| viaggiatore
| viaggiatrice = viaggiatori
| vicario generale = vicari generali
| violinista = violinisti
| violoncellista = violoncellisti
| vulcanologo
| vulcanologa = vulcanologi
| yamatologo
| yamatologa = yamatologi
| zar = zar
| zoologo
| zoologa = zoologi
}}
5gi18awkiznsy1xanss8jcmh5vovmqu
3894957
3894956
2026-09-05T10:35:21Z
Paperoastro
3695
+professione
3894957
wikitext
text/x-wiki
{{ #switch: {{{1}}}
| abate
| abate laico
| badessa = abati
| accademico
| accademica = accademici
| acquarellista = acquarellisti
| aforista = aforisti
| agente segreto
| agente segreta = agenti segreti
| agiografo
| agiografa = agiografi
| agnostico = agnostici
| agricoltore = agricoltori
| agrimensore = agrimensori
| agronomo
| agronoma = agronomi
| aiuto regista = aiuti regista
| alchimista = alchimisti
| allevatore = allevatori
| alpinista = alpinisti
| amanuense = amanuensi
| ambasciatore = ambasciatori
| ambientalista = ambientalisti
| amministratore = amministratori
| ammiraglio = ammiragli
| ampelografo
| ampelografa = ampelografi
| anarchico
| anarchica = anarchici
| anatomista = anatomisti
| arcangelo
| angelo = angeli
| anglista = anglisti
| aneddotista = aneddotisti
| annalista = annalisti
| antiquario
| antiquaria = antiquari
| antifascista = antifascisti
| antropologo
| antropologa = antropologi
| apicoltore = apicoltori
| apologeta = apologeti
| apostolo = apostoli
| arabista = arabisti
| araldista = araldisti
| archeologo
| archeologa = archeologi
| architetto = architetti
| archivista = archivisti
| arciduchessa
| arciduca = arciduchi
| arcivescovo cattolico
| arcivescovo = arcivescovi
| artigiano = artigiani
| artista = artisti
| assiriologo
| assiriologa = assiriologi
| astrofisico = astrofisici
| astrologo
| astrologa = astrologi
| astronomo
| astronoma = astronomi
| attidografo = attidografi
| attivista = attivisti
| attore
| attrice teatrale
| attrice = attori
| autore
| autore di libri = autori
| autore teatrale = autori teatrali
| aviatore
| aviatrice = aviatori
| avventuriero
| avventuriera = avventurieri
| avvocato = avvocati
| danzatore
| danzatrice
| ballerino
| ballerina = ballerini
| banchiere = banchieri
| bardo = bardi
| baritono = baritoni
| barone
| baronessa = baroni
| batteriologo
| batteriologa = batteriologi
| beato
| beata = beati
| benedettino = benedettini
| benefattore
| benefattrice = benefattori
| bibliografo
| bibliografa = bibliografi
| biblista = biblisti
| biografo
| biografa = biografi
| biologo
| biologa = biologi
| botanico
| botanica = botanici
| bibliofilo
| bibliofila = bibliofili
| bibliotecario
| bibliotecaria = bibliotecari
| brigatista = brigatisti
| broker assicurativo = broker assicurativi
| cabalista = cabalisti
| cabarettista = cabarettisti
| calciatore
| calciatrice = calciatori
| califfo = califfi
| canonico = canonici
| canonista = canonisti
| cantante = cantanti
| cantante lirica
| cantante lirico = cantanti lirici
| cantautore
| cantautrice = cantautori
| capocomico = capocomici
| cappuccino = frati cappuccini
| cardinale = cardinali
| cardiologo
| cardiologa = cardiologi
| caricaturista = caricaturisti
| cartografo
| cartografa = cartografi
| cavaliere = cavalieri
| censore = censori
| ceramista = ceramisti
| chierico = chierici
| chimico
| chimica = chimici
| chirurgo
| chirurga = chirurghi
| cineasta
| cineasti = cineasti
| circense = circensi
| classicista = classicisti
| clavicembalista = clavicembalisti
| climatologo
| climatologa = climatologi
| collezionista d'arte
| collezionista = collezionisti
| colonizzatore = colonizzatori
| comico = comici
| commediografo
| commediografa = commediografi
| commentatore = commentatori
| commissione = commissioni
| compositore
| compositrice = compositori
| compositore di scacchi = compositori di scacchi
| comunicatore = comunicatori
| condottiero = condottieri
| conduttore radiofonico = conduttori radiofonici
| conduttore televisivo = conduttori televisivi
| console = consoli
| consulente = consulenti
| conte = conti
| contrabbassista = contrabbassisti
| copista = copisti
| coreografo
| coreografa = coreografi
| corsaro = corsari
| cortigiano = cortigiani
| cosmetologo = cosmetologi
| cosmografo
| cosmografa = cosmografi
| cosmologo
| cosmologa = cosmologi
| costituzionalista = costituzionalisti
| criminale = criminali
| criminologo
| criminologa = criminologi
| cristallografo
| cristallografa = cristallografi
| critico
| critica = critici
| critico cinematografico = critici cinematografici
| critica d'arte
| critico d'arte = critici d'arte
| critico letterario
| critica letteraria = critici letterari
| critico musicale = critici musicali
| critico teatrale = critici teatrali
| crittografo = crittografi
| cronachista = annalisti
| cronista = cronisti
| cuoco = cuochi
| curatore editoriale
| curatrice editoriale = curatori editoriali
| dantista = dantisti
| decoratore = decoratori
| delegato apostolico = delegati apostolici
| deportato
| deportata = deportati
| deputato = deputati
| dermatologo = dermatologi
| arcidiacono
| diacono = diaconi
| diarista = diaristi
| diplomatico
| diplomatica = diplomatici
| diplomatista = diplomatisti
| direttore artistico = direttori artistici
| direttore d'orchestra = direttori d'orchestra
| direttore del doppiaggio = direttori del doppiaggio
| direttore della fotografia = direttori della fotografia
| direttore di produzione = direttori di produzione
| dirigente = dirigenti
| dirigente pubblico = dirigenti pubblici
| dirigente scolastico = dirigenti scolastici
| dirigente sportivo = dirigenti sportivi
| discepolo = discepoli
| disegnatore
| disegnatrice = disegnatori
| dittatore = dittatori
| divulgatore = divulgatori
| divulgatore scientifico = divulgatori scientifici
| docente = docenti
| doge = dogi
| domenicano = domenicani
| doppiatore = doppiatori
| dossografo = dossografi
| drammaturgo
| drammaturga = drammaturghi
| duchessa
| duca = duchi
| ebraista = ebraisti
| ecclesiastico = ecclesiastici
| economista = economisti
| editore
| editrice = editori
| educatore
| educatrice = educatori
| egittologo
| egittologa = egittologi
| ellenista = ellenisti
| ematologo = ematologi
| enciclopedista = enciclopedisti
| enologo
| enologa = enologi
| entomologo = entomologi
| ente pubblico = enti pubblici
| entomologo
| entomologa = entomologi
| epigrafista = epigrafisti
| epigrammista = epigrammisti
| epistemologo
| epistemologa = epistemologi
| epistolografo
| epistolografa = epistolografi
| epitomatore = epitomatori
| eretico = eretici
| eroe
| eroe nazionale = eroi
| erudito
| erudita = eruditi
| esegeta = esegeti
| esoterista = esoteristi
| esperantista = esperantisti
| esploratore
| esploratrice = esploratori
| etnografo
| etnografa = etnografi
| etnologo
| etnologa = etnologi
| etnomusicologo
| etnomusicologa = etnomusicologi
| etologo
| etologa = etologi
| etruscologo
| etruscologa = etruscologi
| evangelista = evangelisti
| falsario
| falsaria = falsari
| faraone = faraoni
| farmacista = farmacisti
| farmacologo
| farmacologa = farmacologi
| favolista = favolisti
| fenologo
| fenologa = fenologi
| ferroviere = ferrovieri
| figurinista = figurinisti
| filantropo = filantropi
| filologo
| filologa = filologi
| filologo classico = filologi classici
| filosofo
| filosofa = filosofi
| finanziere = finanzieri
| fiscalista = fiscalisti
| fisico
| fisica = fisici
| fisiologo
| fisiologa = fisiologi
| flautista = flautisti
| fotografo
| fotografa = fotografi
| frate francescano
| francescano
| frate = frati
| funzionario = funzionari
| gallerista = galleristi
| gastronomo
| gastronoma = gastronomi
| genealogista = genealogisti
| generale = generali
| genetista = genetisti
| geodeta = geodeti
| geofisico = geofisici
| geografo
| geografa = geografi
| geologo
| geologa = geologi
| geometra = geometri
| germanista = germanisti
| gesuita = gesuiti
| ginecologo
| ginecologa = ginecologi
| gioielliere = gioiellieri
| giornalista = giornalisti
| giudice = giudici
| giureconsulto = giureconsulti
| giurista = giuristi
| glaciologo = glaciologi
| glittico = glittici
| glossatore = glossatori
| glottologo
| glottologa = glottologi
| glottoteta = glottoteti
| grafico = grafici
| grammatico
| grammatica = grammatici
| granduchessa
| granduca = granduchi
| grecista = grecisti
| gromatico = gromatici
| giurisprudente = giurisprudenti
| giurista = giuristi
| iamatologo = iamatologi
| idraulico = idraulici
| idrologo = idrologi
| igienista = igienisti
| illusionista = illusionisti
| illustratore
| illustratrice = illustratori
| imperatore
| imperatrice = imperatori
| imprenditore
| imprenditrice
| imprenditori = imprenditori
| impresario
| impresaria teatrale
| impresario teatrale = impresari
| incisore = incisori
| indoeuropeista = indoeuropeisti
| indianologo
| indologo = indologi
| industriale = industriali
| infermiere
| infermiera = infermieri
| informatico
| informatica = informatici
| ingegnere = ingegneri
| ingegnere chimico = ingegneri chimici
| ingegnere ferroviario = ingegneri ferroviari
| ingegnere idraulico = ingegneri idraulici
| ingegnere militare = ingegneri militari
| inquisitore = inquisitori
| insegnante = insegnanti
| intellettuale = intellettuali
| intendente = intendenti
| inventore
| inventrice = inventori
| iranista
| iranologo = iranologi
| islamista = islamisti
| ispanista = ispanisti
| ispettore di produzione = ispettori di produzione
| italianista = italianisti
| ittiologo
| ittiologa = ittiologi
| latinista = latinisti
| legislatore = legislatori
| lessicografo
| lessicografa = lessicografi
| lessicologo = lessicologi
| letterato
| letterata = letterati
| libraio
| libraia = librai
| librettista = librettisti
| lichenologo = lichenologi
| linguista = linguisti
| litografo = litografi
| liutaio = liutai
| logica
| logico = logici
| lottatore = lottatori
| maestro di banda = maestri di banda
| maestro di cappella = maestri di cappella
| maestro di danza = maestri di danza
| maestro di scherma
| maestra di scherma = maestri di scherma
| malacologo
| malacologa = malacologi
| magistrato
| magistrata = magistrati
| manager = manager
| mandolinista = mandolinisti
| maniscalco = maniscalchi
| marinaio = marinai
| massone = massoni
| matematico
| matematica = matematici
| mecenate = mecenati
| medaglista = medaglisti
| medico
| medica = medici
| medievalista = medievalisti
| medium = medium
| memorialista = memorialisti
| mercante = mercanti
| mercenario = mercenari
| meridionalista = meridionalisti
| metallurgista = metallurgisti
| meteorologo
| meteorologa = meteorologi
| metrologo = metrologi
| micologo
| micologa = micologi
| militare = militari
| miniatore = miniatori
| mineralogista = mineralogisti
| mimo
| mimografo = mimi
| ministro = ministri
| missionario
| missionaria = missionari
| mistico
| mistica = mistici
| mitografo = mitografi
| modella
| modello = modelli
| monaco
| monaca = monaci
| monarca = monarchi
| montatore = montatori
| museologo
| museologa = museologi
| musicista = musicisti
| musicologa
| musicologo = musicologi
| narratore = narratori
| naturalista = naturalisti
| navigatore
| navigatrice = navigatori
| neurologo
| neurologa = neurologi
| nobile
| nobiluomo
| nobildonna = nobili
| notaio
| notaia = notai
| novellista = novellisti
| numismatico
| numismatica = numismatici
| occultista = occultisti
| oceanografo = oceanografi
| omeopata = omeopati
| operaio
| operaia = operai
| orafo
| orafa = orafi
| oratore
| oratrice = oratori
| organaro = organari
| organista = organisti
| organizzazione
| organizzazione di volontariato = organizzazioni
| orientalista = orientalisti
| ornitologo
| ornitologa = ornitologi
| orologiaio
| orologiaia = orologiai
| ottico
| ottica = ottici
| paleografo
| paleografa = paleografi
| paleontologo
| paleontologa = paleontologi
| paletnologo
| paletnologa = paletnologi
| papa = papi
| papirologo = papirologi
| paradossografo = paradossografi
| parassitologo = parassitologi
| parlamentare = parlamentari
| paroliere = parolieri
| partigiano
| partigiana = partigiani
| partito politico = partiti politici
| pastore evangelico
| pastore protestante = pastori protestanti
| patriarca cattolico
| patriarca = patriarchi
| patriota
| patrioti = patrioti
| patologo
| patologa = patologi
| patriota = patrioti
| patrizio = patrizi
| pedagogo
| pedagoga
| pedagogista = pedagogisti
| pensatore = pensatori
| pescatore = pescatori
| pianista = pianisti
| pilota = piloti
| pirata = pirati
| pittore
| pittrice = pittori
| poeta
| poetessa = poeti
| poeta dialettale = poeti dialettali
| polemista = polemisti
| poligrafo = poligrafi
| politico
| politica = politici
| politologo
| politologa = politologi
| predicatore
| predicatore metodista
| predicatrice = predicatori
| prefetto = prefetti
| prelato = prelati
| presbitero = presbiteri
| presentatore televisivo = presentatori televisivi
| pretendente al trono = pretendenti al trono
| principe
| principessa = principi
| produttore tv
| produttore cinematografico
| produttrice cinematografica
| produttori cinematografici
| produttore teatrale
| produttori teatrali = produttori
| professore
| professoressa = professori
| professore universitario = professori universitari
| profeta = profeti
| programmatore
| programmatrice = programmatori
| protofisico
| protofisica = protofisici
| provveditore = provveditori
| psichiatra = psichiatri
| psicoanalista
| psicanalista = psicoanalisti
| psicologo
| psicologa = psicologi
| pubblicista = pubblicisti
| pubblicitaria
| pubblicitario = pubblicitari
| pubblico ufficiale = pubblici ufficiali
| rabbino = rabbini
| ragioniere = ragionieri
| redattore = redattori
| redattore pubblicitario = redattori pubblicitari
| re
| regina = re
| regista = registi
| regista cinematografico = registi cinematografici
| regista teatrale = registi teatrali
| religioso
| religiosa = religiosi
| restauratore
| restauratrice = restauratori
| retore = retori
| rettore = rettori
| riformatore = riformatori
| rivoluzionario
| rivoluzionaria = rivoluzionari
| romanista = romanisti
| pope = sacerdoti
| sacerdote = sacerdoti
| saggista = saggisti
| santo
| santa = santi
| sarto = sarti
| scacchista = scacchisti
| sceneggiatore = sceneggiatori
| scenografo
| scenografa = scenografi
| schermidore
| schermitrice = schermidori
| scienziato
| scienziata = scienziati
| scultore = scultori
| semiologo = semiologi
| sindaco = sindaci
| sommelier = sommelier
| romanziere
| romanziera
| scrittore
| scrittrice = scrittori
| scrittore d'arte = scrittori d'arte
| scultore
| scultrice = scultori
| senatore
| senatrice = senatori
| sindacalista = sindacalisti
| sinologo
| sinologa = sinologi
| sismologo
| sismologa = sismologi
| slavista = slavisti
| socialista = socialisti
| socialite = socialite
| sociologo
| sociologa = sociologi
| sofista = sofisti
| soprano = soprani
| sovrano = sovrani
| speleologo = speleologi
| spia = spie
| spiritista = spiritisti
| stampatore = stampatori
| stato = stati
| statista = statisti
| statistico
| statistica = statistici
| storico
| storica = storici
| storico del diritto
| storica del diritto = storici del diritto
| storico del teatro = storici del teatro
| storico dell'architettura = storici dell'architettura
| storico dell'arte
| storica dell'arte = storici dell'arte
| storico della filosofia = storici della filosofia
| storico della letteratura = storici della letteratura
| storico della matematica
| storico delle matematiche
| storica delle matematiche = storici delle matematiche
| storico della medicina = storici della medicina
| storico della musica = storici della musica
| storico delle armi = storici delle armi
| storico delle religioni = storici delle religioni
| storico delle scienze = storici delle scienze
| storiografo
| storiografa = storiografi
| studioso = studiosi
| sultano = sultani
| tassidermista = tassidermisti
| tenore = tenori
| teologo
| teologa = teologi
| teorico del cinema = teorici del cinema
| teorico del restauro = teorici del restauro
| teorico dell'architettura
| teorica dell'architettura = teorici dell'architettura
| teorico dell'arte = teorici dell'arte
| teorico della musica
| teorica della musica = teorici della musica
| terrorista = terroristi
| tipografo
| tipografa = tipografi
| tiranno = tiranni
| tiratore a segno = tiratori a segno
| topografo
| topografa = topografi
| traduttore
| traduttrice = traduttori
| tragediografo
| tragediografa = tragediografi
| trattatista = trattatisti
| tribunale = tribunali
| trombettista = trombettisti
| troubadour
| trovatore
| trovatrice = trovatori
| ufficiale = ufficiali
| ufficiale di cavalleria = ufficiali di cavalleria
| umanista = umanisti
| umorista = umoristi
| urbanista = urbanisti
| vescovo = vescovi
| vescovo cattolico = vescovi cattolici
| vescovo luterano = vescovi luterani
| medico veterinario
| veterinario
| veterinaria = veterinari
| vetraio = vetrai
| viaggiatore
| viaggiatrice = viaggiatori
| vicario generale = vicari generali
| violinista = violinisti
| violoncellista = violoncellisti
| vulcanologo
| vulcanologa = vulcanologi
| yamatologo
| yamatologa = yamatologi
| zar = zar
| zoologo
| zoologa = zoologi
}}
iksybm5rquhjhibf86xbue1y19imhj9
Pagina:La Sacra Bibbia (Diodati 1885).djvu/630
108
297208
3894929
2426504
2026-09-05T05:32:02Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894929
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /><small>{{RigaIntestazione | sin =''Profezia contro'' | centro = GEREMIA, 22. | dx =''la casa di Davide.''}}</small></noinclude>{{colonna}}<section begin=22 />{{Centrato|{{smaller|''Profezia contro la casa reale di Giuda.''}}}}
{{vb|22|1|capolettera}} COSÌ ha detto il Signore: Scendi nella casa del re di Giuda, e pronunzia quivi questa parola,
{{vb|22|2}}E di’: Ascolta la parola del Signore, o re di Giuda, che siedi sopra il trono di Davide; tu, e i tuoi servitori, e il tuo popolo ch’entrate per queste porte:
{{vb|22|3}}Così ha detto il Signore: Fate giudicio e giustizia; e riscotete di man dell’oppressore colui a cui è tolto ''il suo'': e non fate torto al forestiere, nè all’orfano, nè alla vedova; non fate violenza, e non ispandete sangue innocente in questo luogo.
{{vb|22|4}}Perciocchè, se pur mettete ad affetto questa parola, i re ''del legnaggio'' di Davide, che seggono sopra il suo trono, entreranno per le porte di questa Casa, montati sopra carri, e sopra cavalli, essi, e i lor servitori, e il lor popolo.
{{vb|22|5}}Ma se voi non ascoltate queste parole, io giuro per me stesso<ref>{{BibLink|Eb|6|13}}, {{BibLink|Eb|6|17|17}}.</ref>, dice il Signore, che questa Casa sarà messa in desolazione.
{{vb|22|6}}Perciocchè, così ha detto il Signore intorno alla casa del re di Giuda: Tu mi ''sei stata come'' Galaad, ''come'' la sommità del Libano; se io non ti riduco in deserto, ''in'' città disabitate.
{{vb|22|7}}Io ordinerò contro a te de’ guastatori, che avranno ciascuno le sue armi; e taglieranno la scelta de’ tuoi cedri, e li getteranno nel fuoco.
{{vb|22|8}}E molte genti passeranno presso di questa città, e diranno l’uno all’altro: Perchè ha il Signore fatto così a cotesta gran città?
{{vb|22|9}}E si dirà: Perciocchè hanno lasciato il patto del Signore Iddio loro, e hanno adorati altri dii, ed hanno lor servito<ref>{{BibLink|Deut|29|24}}. ecc. {{BibLink|1 Re|9|8|1 Re 9. 8}}, {{BibLink|1 Re|9|9|9}}. {{BibLink|2 Re|22|17|2 Re 22. 17}}.</ref>.
{{vb|22|10}}Non piagnete per lo morto, e non ve ne condolete; piagnete pur per quel che se ne va via; perciocchè egli non ritornerà pi''ù'', e non vedrà ''più'' il suo natío paese.
{{vb|22|11}}Perciocchè il Signore ha detto così di Sallum, figliuolo di Giosia, re di Giuda, che ha regnato in luogo di Giosia, suo padre, ed è uscito di questo luogo: Egli non vi ritornerà più;
{{vb|22|12}}Anzi morrà nel luogo dove è stato menato in cattività, e non vedrà più questo paese<ref>{{BibLink|2 Re|23|30|2 Re 23. 30}}, {{BibLink|2 Re|23|34|34}}.</ref>.
{{vb|22|13}}Guai a colui ch’edifica la sua casa, e non con giustizia; e le sue sale, e non con dirittura; ''che'' si serve del suo prossimo per nulla, e non gli dà il pagamento dell’opera sua<ref>{{BibLink|Lev|19|13}}. {{BibLink|Giac|5|4}}.</ref>;
{{vb|22|14}}Che dice: Io mi edificherò una casa grande, e delle sale spaziose; e taglia a quelle delle finestre larghe, e ''la fa'' tavolata di cedri, e ''la'' dipigne di minio!
{{AltraColonna}}
{{vb|22|15}}Regneresti tu pure, che tu ti rimescoli ''così'' co’ cedri? non mangiò, e non bevve tuo padre, facendo ciò ch’è diritto, e giusto<ref>{{BibLink|2 Re|23|25|2 Re 23. 25}}.</ref>? ''e'' allora bene gli ''avvenne''.
{{vb|22|16}}Egli fece ragione al povero e al bisognoso: ''e'' allora bene gli avvenne; non ''è'' ciò conoscermi? dice il Signore.
{{vb|22|17}}Ma tu non hai gli occhi, nè il cuore, se non alla tua avarizia, e a spandere il sangue innocente, e ad oppressione, e a storsione, per far''la''.
{{vb|22|18}}Perciò, il Signore ha detto così di Gioiachim, figliuolo di Giosia, re di Giuda: Ei non se ne farà cordoglio, ''dicendo'': Ahi fratel mio! Ahi sorella! Ei non se ne farà ''altresì'' cordoglio, ''dicendo'': Ahi Signore! e: Ahi sua maestà!
{{vb|22|19}}Egli sarà seppellito della sepoltura di un asino, essendo strascinato, e gettato via lungi dalle porte di Gerusalemme.
{{vb|22|20}}Sali pure in sul Libano, e grida; e da’ fuori la tua voce in Basan, e grida a ''quelli che sono'' di là; perciocchè tutti i tuoi amanti sono stati rotti.
{{vb|22|21}}Io ti ho parlato nelle tue prosperità; ''ma'' tu hai detto: Io non ascolterò; questa ''è stata'' la tua usanza fin dalla tua fanciullezza, chè tu non hai ''giammai'' ascoltata la mia voce.
{{vb|22|22}}Il vento si pascerà di tutti i tuoi pastori, e i tuoi amanti andranno in cattività; allora sarai pure svergognata e confusa, per tutta la tua malvagità.
{{vb|22|23}}Tu dimori nel Libano, tu ti annidi sopra i cedri; oh! quanto sarai graziosa, quando ti verranno le doglie del parto; i dolori, come di donna che partorisce!
{{vb|22|24}}''Come'' io vivo, dice il Signore, avvegnachè tu, Conia, figliuolo di Gioiachim, re di Giuda, fossi un suggello nella mia man destra, pur te ne divellerò;
{{vb|22|25}}E ti darò in man di quelli che cercano l’anima tua, e in man di quelli de’ quali tu hai spavento, e in man di Nebucadnesar, re di Babilonia, e in man de’ Caldei;
{{vb|22|26}}E caccerò te, e tua madre che ti ha partorito, in un paese strano, dove non siete nati; e quivi morrete<ref>{{BibLink|2 Cron|36|9}}, {{BibLink|2 Cron|36|10|10}}.</ref>.
{{vb|22|27}}E quant’è al paese, al quale essi hanno l’animo intento, per tornarvi, non vi torneranno.
{{vb|22|28}}''È'' quest’uomo Conia un idolo sprezzato, ''e'' rotto in pezzi? ''è'' egli un vaso, del quale non si fa stima alcuna? perchè dunque sono stati cacciati egli, e la sua progenie, e gettati in un paese, che non conoscono?
{{vb|22|29}}O paese, o paese, o paese, ascolta la parola del Signore!
{{vb|22|30}}Così ha detto il Signore: Scrivete pure ''che'' quest’uomo ''sarà'' privo di {{Pt|fi-|}}{{FineColonna}}<section end=22 /><noinclude>
<hr>
<references/>{{PieDiPagina||622}}</noinclude>
j963jkhfluorf8tqgegnxf9ldsaw3me
3894931
3894929
2026-09-05T05:36:39Z
Dr Zimbu
1553
3894931
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /><small>{{RigaIntestazione | sin =''Profezia contro'' | centro = GEREMIA, 22. | dx =''la casa di Davide.''}}</small></noinclude>{{colonna}}<section begin=22 />{{Centrato|{{smaller|''Profezia contro la casa reale di Giuda.''}}}}
{{vb|22|1|capolettera}} COSÌ ha detto il Signore: Scendi nella casa del re di Giuda, e pronunzia quivi questa parola,</p>
{{vb|22|2}}E di’: Ascolta la parola del Signore, o re di Giuda, che siedi sopra il trono di Davide; tu, e i tuoi servitori, e il tuo popolo ch’entrate per queste porte:
{{vb|22|3}}Così ha detto il Signore: Fate giudicio e giustizia; e riscotete di man dell’oppressore colui a cui è tolto ''il suo'': e non fate torto al forestiere, nè all’orfano, nè alla vedova; non fate violenza, e non ispandete sangue innocente in questo luogo.
{{vb|22|4}}Perciocchè, se pur mettete ad affetto questa parola, i re ''del legnaggio'' di Davide, che seggono sopra il suo trono, entreranno per le porte di questa Casa, montati sopra carri, e sopra cavalli, essi, e i lor servitori, e il lor popolo.
{{vb|22|5}}Ma se voi non ascoltate queste parole, io giuro per me stesso<ref>{{BibLink|Eb|6|13}}, {{BibLink|Eb|6|17|17}}.</ref>, dice il Signore, che questa Casa sarà messa in desolazione.
{{vb|22|6}}Perciocchè, così ha detto il Signore intorno alla casa del re di Giuda: Tu mi ''sei stata come'' Galaad, ''come'' la sommità del Libano; se io non ti riduco in deserto, ''in'' città disabitate.
{{vb|22|7}}Io ordinerò contro a te de’ guastatori, che avranno ciascuno le sue armi; e taglieranno la scelta de’ tuoi cedri, e li getteranno nel fuoco.
{{vb|22|8}}E molte genti passeranno presso di questa città, e diranno l’uno all’altro: Perchè ha il Signore fatto così a cotesta gran città?
{{vb|22|9}}E si dirà: Perciocchè hanno lasciato il patto del Signore Iddio loro, e hanno adorati altri dii, ed hanno lor servito<ref>{{BibLink|Deut|29|24}}. ecc. {{BibLink|1 Re|9|8|1 Re 9. 8}}, {{BibLink|1 Re|9|9|9}}. {{BibLink|2 Re|22|17|2 Re 22. 17}}.</ref>.
{{vb|22|10}}Non piagnete per lo morto, e non ve ne condolete; piagnete pur per quel che se ne va via; perciocchè egli non ritornerà pi''ù'', e non vedrà ''più'' il suo natío paese.
{{vb|22|11}}Perciocchè il Signore ha detto così di Sallum, figliuolo di Giosia, re di Giuda, che ha regnato in luogo di Giosia, suo padre, ed è uscito di questo luogo: Egli non vi ritornerà più;
{{vb|22|12}}Anzi morrà nel luogo dove è stato menato in cattività, e non vedrà più questo paese<ref>{{BibLink|2 Re|23|30|2 Re 23. 30}}, {{BibLink|2 Re|23|34|34}}.</ref>.
{{vb|22|13}}Guai a colui ch’edifica la sua casa, e non con giustizia; e le sue sale, e non con dirittura; ''che'' si serve del suo prossimo per nulla, e non gli dà il pagamento dell’opera sua<ref>{{BibLink|Lev|19|13}}. {{BibLink|Giac|5|4}}.</ref>;
{{vb|22|14}}Che dice: Io mi edificherò una casa grande, e delle sale spaziose; e taglia a quelle delle finestre larghe, e ''la fa'' tavolata di cedri, e ''la'' dipigne di minio!
{{AltraColonna}}
{{vb|22|15}}Regneresti tu pure, che tu ti rimescoli ''così'' co’ cedri? non mangiò, e non bevve tuo padre, facendo ciò ch’è diritto, e giusto<ref>{{BibLink|2 Re|23|25|2 Re 23. 25}}.</ref>? ''e'' allora bene gli ''avvenne''.
{{vb|22|16}}Egli fece ragione al povero e al bisognoso: ''e'' allora bene gli avvenne; non ''è'' ciò conoscermi? dice il Signore.
{{vb|22|17}}Ma tu non hai gli occhi, nè il cuore, se non alla tua avarizia, e a spandere il sangue innocente, e ad oppressione, e a storsione, per far''la''.
{{vb|22|18}}Perciò, il Signore ha detto così di Gioiachim, figliuolo di Giosia, re di Giuda: Ei non se ne farà cordoglio, ''dicendo'': Ahi fratel mio! Ahi sorella! Ei non se ne farà ''altresì'' cordoglio, ''dicendo'': Ahi Signore! e: Ahi sua maestà!
{{vb|22|19}}Egli sarà seppellito della sepoltura di un asino, essendo strascinato, e gettato via lungi dalle porte di Gerusalemme.
{{vb|22|20}}Sali pure in sul Libano, e grida; e da’ fuori la tua voce in Basan, e grida a ''quelli che sono'' di là; perciocchè tutti i tuoi amanti sono stati rotti.
{{vb|22|21}}Io ti ho parlato nelle tue prosperità; ''ma'' tu hai detto: Io non ascolterò; questa ''è stata'' la tua usanza fin dalla tua fanciullezza, chè tu non hai ''giammai'' ascoltata la mia voce.
{{vb|22|22}}Il vento si pascerà di tutti i tuoi pastori, e i tuoi amanti andranno in cattività; allora sarai pure svergognata e confusa, per tutta la tua malvagità.
{{vb|22|23}}Tu dimori nel Libano, tu ti annidi sopra i cedri; oh! quanto sarai graziosa, quando ti verranno le doglie del parto; i dolori, come di donna che partorisce!
{{vb|22|24}}''Come'' io vivo, dice il Signore, avvegnachè tu, Conia, figliuolo di Gioiachim, re di Giuda, fossi un suggello nella mia man destra, pur te ne divellerò;
{{vb|22|25}}E ti darò in man di quelli che cercano l’anima tua, e in man di quelli de’ quali tu hai spavento, e in man di Nebucadnesar, re di Babilonia, e in man de’ Caldei;
{{vb|22|26}}E caccerò te, e tua madre che ti ha partorito, in un paese strano, dove non siete nati; e quivi morrete<ref>{{BibLink|2 Cron|36|9}}, {{BibLink|2 Cron|36|10|10}}.</ref>.
{{vb|22|27}}E quant’è al paese, al quale essi hanno l’animo intento, per tornarvi, non vi torneranno.
{{vb|22|28}}''È'' quest’uomo Conia un idolo sprezzato, ''e'' rotto in pezzi? ''è'' egli un vaso, del quale non si fa stima alcuna? perchè dunque sono stati cacciati egli, e la sua progenie, e gettati in un paese, che non conoscono?
{{vb|22|29}}O paese, o paese, o paese, ascolta la parola del Signore!
{{vb|22|30}}Così ha detto il Signore: Scrivete pure ''che'' quest’uomo ''sarà'' privo di {{Pt|fi-|}}{{FineColonna}}<section end=22 /><noinclude>
<hr>
<references/>{{PieDiPagina||622}}</noinclude>
24ocvch71wi8yq4qw4z94ipmqnnht8c
Pagina:La Sacra Bibbia (Diodati 1885).djvu/631
108
300024
3894930
2426505
2026-09-05T05:36:15Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894930
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /><small>{{RigaIntestazione | sin =''“Il Signore nostra giustizia.”'' | centro = GEREMIA, 23. | dx =''I falsi profeti.''}}</small></noinclude><section begin=22 />{{colonna}}{{vb|22|30|continua}}{{Pt|gliuoli|figliuoli}}, ''e sarà'' uomo ''che'' non prospererà a’ suoi dì; ''e'' che niuno della sua progenie prospererà, sedendo sopra il trono di Davide, e signoreggiando per l’innanzi sopra Giuda. <section end=22 />
<section begin=23 />
{{vb|23|1|capolettera}} GUAI a’ pastori, che disperdono, e dissipano la greggia del mio pasco<ref>{{BibLink|Ezec|34|2}}.</ref>! dice il Signore.
{{vb|23|2}}Perciò, così ha detto il Signore Iddio d’Israele a’ pastori che pascono il mio popolo: Voi avete dissipate le mie pecore, e le avete scacciate, e non ne avete avuta cura; ecco, io farò punizione sopra voi della malvagità dei vostri fatti, dice il Signore.
{{vb|23|3}}Ed io raccoglierò il rimanente delle mie pecore, da tutti i paesi ne’ quali io le avrò scacciate, e le farò tornare alle lor mandre<ref>{{BibLink|Ezec|34|12}}, ecc.</ref>; e frutteranno, e moltiplicheranno.
{{vb|23|4}}Ed io costituirò sopra loro de’ pastori che le pastureranno; ed esse non avranno più paura, nè spavento, e non ne mancherà alcuna, dice il Signore.
{{Centrato|{{smaller|''Il Germoglio di Davide.''}}}}
{{vb|23|5}}Ecco, i giorni vengono, dice il Signore, che io farò sorgere a Davide un Germoglio giusto<ref>{{BibLink|Is|11|1}}. {{BibLink|Ger|33|14}}-{{BibLink|Ger|33|16|16}}. {{BibLink|Zac|6|12}}, {{BibLink|Zac|6|13|13}}. {{BibLink|Giov|1|45}}.</ref>, il quale regnerà da re, e prospererà, e farà giudicio, e giustizia nella terra.
{{vb|23|6}}A’ suoi dì Giuda sarà salvato, e Israele abiterà in sicurtà; e questo ''sarà'' il suo Nome, del quale sarà chiamato: IL SIGNORE NOSTRA GIUSTIZIA<ref>{{BibLink|1 Cor|1|30}}.</ref>.
{{vb|23|7}}Perciò, ecco, i giorni vengono, dice il Signore, che non si dirà più: Il Signore vive, che ha tratti i figliuoli d’Israele fuor del paese di Egitto;
{{vb|23|8}}Ma: Il Signore vive, che ha tratta e condotta la progenie della casa d’Israele fuor del paese di Settentrione, e di tutti i paesi dove io li avea scacciati; ed essi abiteranno nella lor terra.
{{Centrato|{{smaller|''Contro i falsi profeti.''}}}}
{{vb|23|9}}Il mio cuore è rotto dentro di me per cagion de’ profeti; tutte le mie ossa ''ne'' sono scrollate; io son come un uomo ebbro, e come una persona sopraffatta dal vino; per cagion del Signore, e per cagion delle parole della sua santità.
{{vb|23|10}}Perciocchè il paese è pieno di adulteri; perciocchè il paese fa cordoglio per l’esecrazioni; i paschi del deserto ''ne'' son tutti secchi; il corso di costoro ''è'' malvagio, e la lor forza non è diritta.
{{vb|23|11}}Perciocchè, e profeti e sacerdoti sono profani; e nella mia Casa stessa ho trovata la lor malvagità, dice il Signore.
{{vb|23|12}}Perciò, la lor via sarà come sdruccioli in tenebre; saranno sospinti, e {{Pt|cade-|}}{{AltraColonna}}{{vb|23|12|continua}}{{Pt|ranno|caderanno}} in esse; perciocchè io farò venir sopra loro del male, l’anno della lor visitazione, dice il Signore.
{{vb|23|13}}Ben avea io vedute cose sconvenevoli ne’ profeti di Samaria; profetizzavano per Baal, e traviavano il mio popolo Israele;
{{vb|23|14}}Ma io ho vedute cose nefande ne’ profeti di Gerusalemme, commettere adulterii, e procedere in falsità; e hanno confortate le mani de’ malfattori, acciocchè niun di loro si converta dalla sua malvagità; essi tutti mi sono stati come Sodoma, e gli abitanti di quella come Gomorra.
{{vb|23|15}}Perciò, il Signor degli eserciti ha detto così di que’ profeti: Ecco, io li ciberò di assenzio, e darò loro a bere acque di tosco; perciocchè da’ profeti di Gerusalemme è uscita la profanità per tutto il paese.
{{vb|23|16}}Così ha detto il Signor degli eserciti: Non ascoltate le parole de’ profeti che vi profetizzano; essi vi fanno vaneggiare; propongono le visioni del cuor loro, ''che'' non ''sono uscite'' della bocca del Signore;
{{vb|23|17}}Non restano di dire a quelli che mi dispettano: Il Signore ha detto: Voi avrete pace<ref>{{BibLink|Ger|6|14}}; {{BibLink|Ger|8|11|8. 11}}.</ref>; e a tutti coloro che camminano secondo la durezza del cuor loro: Male alcuno non verrà sopra voi.
{{vb|23|18}}Perciocchè, chi è stato presente nel segreto consiglio del Signore<ref>{{BibLink|1 Cor|2|16}}, ecc.</ref>? e chi ha veduta, e intesa la sua parola? chi ha porto l’orecchio alla sua parola, e ''l''’ha udita?
{{vb|23|19}}Ecco il turbo del Signore, l’ira è uscita, il turbo soprasta, caderà sopra il capo degli empi.
{{vb|23|20}}L’ira del Signore non si racqueterà finchè egli non abbia eseguiti e messi ad effetto i pensieri del cuor suo; alla fin de’ giorni voi intenderete molto bene la cosa.
{{vb|23|21}}Io non ho mandati que’ profeti, e son corsi; io non ho lor parlato, ed hanno profetizzato.
{{vb|23|22}}Se fossero stati presenti nel mio segreto consiglio, avrebbero fatte intendere le mie parole al mio popolo, e li avrebbero stornati dalla lor cattiva via, e dalla malvagità de’ lor fatti.
{{vb|23|23}}''Sono'' io Dio da presso, dice il Signore, e non Dio da lungi?
{{vb|23|24}}Potrebbesi nascondere alcuno in ''tali'' nascondimenti che io nol vedessi? dice il Signore; non riempio io il cielo, e la terra? dice il Signore<ref>{{BibLink|1 Re|8|27|1 Re 8. 27}}. {{BibLink|Sal|139|7}}, ecc.</ref>.
{{vb|23|25}}Io ho udito quel che hanno detto que’ profeti, che profetizzano menzogna nel Nome mio, dicendo: Io ho avuto un sogno, io ho avuto un sogno.
{{vb|23|26}}Infino a quando è ''questo'' nel cuore de’ profeti che profetizzano menzogna, e ''son'' profeti dell’inganno del cuor loro?{{FineColonna}}<section end=23 /><noinclude>
<hr>
<references/>{{PieDiPagina||623}}</noinclude>
jxubfxpn9samzrztw00jmtrktott0z7
Geremia (Diodati 1821)/capitolo 22
0
300033
3894932
3695363
2026-09-05T05:36:49Z
Dr Zimbu
1553
Porto il SAL a SAL 100%
3894932
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=5 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../capitolo_21|succ=../capitolo_23}}
<pages index="La Sacra Bibbia (Diodati 1885).djvu" from=630 to=631 fromsection=22 tosection=22 />
{{Sezione note}}
<!--{{Sezione note}}-->
[[Categoria:Testi sacri del cristianesimo]]
l54ll00zfhsmv9pd2434cljka2lrfsa
Pagina:Opere di Raimondo Montecuccoli (1821).djvu/363
108
371408
3894492
2453410
2026-09-04T12:20:36Z
Cruccone
53
/* Pagine SAL 75% */
3894492
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|||343}}</noinclude>''l’eccellente libro delle'' Considerazioni sull’arte della guerra ''del general francese {{Wl|Q2346010|Rogniat}}, e non sarà senza loro utile, poichè questo valoroso maestro dell’arte applica sovente i principii alle cose e dichiara con tutta esattezza i diversi casi particolari del genere di difesa di cui si tratta.''
''Sembrerà forse a taluni che io abbia accresciuta di troppo la mole del volume colla traduzione di questi due lavori; ma se si pon mente alla situazione e alle circostanze tutte dell’Italia sotto ogni aspetto dì guerra, si vedrà che dopo la Fiandra non v’ha paese che possa quanto questo venir acconciamente difeso da campi e da luoghi trincerati; epperò importava allo scopo di quest’opera di stabilire ampiamente l’utilità e il modo di usare queste difese.''
[[File:Opere di Raimondo Montecuccoli p363.jpg|center|200px]]
{{Nop}}<noinclude>
<references/></noinclude>
p0ql6npiofc9r3sh92tyeuwwhoush3z
La scienza nuova - Volume I
0
404545
3894750
3717341
2026-09-04T18:33:57Z
Alex brollo
1615
3894750
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=25%|data=24 marzo 2023|arg=Da definire}}{{Intestazione
| Nome e cognome dell'autore = Giambattista Vico
| Titolo =La scienza nuova - Volume I
| Anno di pubblicazione = 1744
| Lingua originale del testo =
| Nome e cognome del traduttore =
| Anno di traduzione =
| Progetto =
| Argomento =
| URL della versione cartacea a fronte = Indice:Vico - La scienza nuova, 1, 1911.djvu
}}
<pages index="Vico - La scienza nuova, 1, 1911.djvu" from=11 to=11 />
<pages index="Vico - La scienza nuova, 1, 1911.djvu" from=10 to=10 />
== Indice ==
* {{testo|/Dedica dell'editore|Dedica dell’editore}}
* {{testo|/Introduzione dell'editore|Introduzione dell’editore}}
** {{testo|/Introduzione dell'editore/I|I. La struttura esterna della Scienza nuova}}
** {{testo|/Introduzione dell'editore/II|II. Le varie redazioni della Scienza nuova}}
** {{testo|/Introduzione dell'editore/III|III. Ristampe e traduzioni della seconda Scienza nuova}}
** {{testo|/Introduzione dell'editore/IV|IV. Di questa edizione}}
* {{testo|/Titolo|Titolo}}
* {{testo|/Occasione di meditarsi|Occasione di meditarsi quest’opera}}
* {{testo|/Illustrazione|Illustrazione}}
* {{testo|/Idea dell'opera|Idea dell’opera}}
* {{testo|/Spiegazione della dipintura|Spiegazione della dipintura proposta al frontespizio che serve per l’introduzione dell’opera}}
* {{testo|/Libro I|Libro primo - Dello stabilimento de' principii}}
** {{testo|/Libro I/Tavola cronologica|Tavola cronologica descritta sopra le tre epoche de’ tempi degli Egizi, che dicevano tutto il mondo innanzi essere scorso per tre età, degli dèi, degli eroi e degli uomini.}}
** {{testo|/Libro I/Sezione I|Sezione prima - Annotazioni alla tavola cronologica, nella quale si fa l’apparecchio delle materie}}
** {{testo|/Libro I/Sezione II|Sezione seconda - Degli elementi}}
** {{testo|/Libro I/Sezione III|Sezione terza - De' principi}}
** {{testo|/Libro I/Sezione IV|Sezione quarta - Del metodo}}
* {{testo|/Libro II|Libro secondo - Della sapienza poetica}}
** {{testo|/Libro II/Prolegomeni|Prolegomeni}}
** {{testo|/Libro II/Introduzione|Introduzione}}
*** {{testo|/Libro II/Introduzione/Capitolo I|Capitolo primo - Della sapienza generalmente}}
*** {{testo|/Libro II/Introduzione/Capitolo II|Capitolo secondo - Proposizione e partizione della sapienza poetica}}
*** {{testo|/Libro II/Introduzione/Capitolo III|Capitolo terzo - Del diluvio universale e de’ giganti}}
** {{testo|/Libro II/Sezione I|Sezione prima - Metafisica poetica}}
*** {{testo|/Libro II/Sezione I/Capitolo I|Capitolo primo - Della metafisica poetica, che ne dà l’origini della poesia, dell’idolatria, della divinazione e de’ sagrifizi}}
*** {{testo|/Libro II/Sezione I/Capitolo II|Capitolo secondo - Corollari d’intorno agli aspetti principali di questa scienza}}
*** {{testo|/Libro II/Sezione I/Capitolo III|Capitolo terzo - Come da questa debbano tutte l’altre scienze prender i loro principii}}
*** {{testo|/Libro II/Sezione I/Capitolo IV|Capitolo quarto - Riprensione delle metafisiche di Renato Delle Carte, di Benedetto Spinosa e di Giovanni Locke}}
** {{testo|/Libro II/Sezione II|Sezione seconda - Logica poetica}}
*** {{testo|/Libro II/Sezione II/Capitolo I|Capitolo primo - Della logica poetica}}
*** {{testo|/Libro II/Sezione II/Capitolo II|Capitolo secondo - Corollari d’intorno a’ tropi, mostri e trasformazioni poetiche}}
*** {{testo|/Libro II/Sezione II/Capitolo III|Capitolo terzo - Corollari d’intorno al parlare per caratteri poetici delle prime nazioni}}
*** {{testo|/Libro II/Sezione II/Capitolo IV|Capitolo quarto - Corollari d’intorno all’origini delle lingue e delle lettere; e, quivi dentro, l’origini de’ geroglifici, delle leggi, de’ nomi, dell’insegne gentilizie, delle medaglie, delle monete; e quindi della prima lingua e letteratura del diritto natural delle genti}}
*** {{testo|/Libro II/Sezione II/Capitolo V|Capitolo quinto - Dimostrazione della verità della religion cristiana}}
3ls9m1qj7l9e7bs8eo21tvx33v5vnhd
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/45
108
466838
3894881
1765252
2026-09-05T05:16:17Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894881
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo ii.}}|37}}</noinclude>{{Pt|stito|assistito}} e consigliato in ogni cosa da un consesso di cinque frati almeno, chiamati Padri Discreti, ed erano i maestri di teologia, detti nel linguaggio fratesco Padri Maestri, il procuratore del convento e i maggiori di 40 anni.
Amministravano il temporale il procuratore del convento e il sindaco, i quali ogni mese rendevano i conti al Capitolo. Il sacrista aveva cura delle cose sacre o attinenti al culto; il depositario, delle masserizie e suppellettili: e vi era il custode del pane e del vino, il dispensatore della companatica, l’ospitaliere che aveva cura degli ospiti, l’infermiere e il portinaio, i quali ultimi servili offizi erano dei laici. E si aggiungano i maestri dei novizi, de’ giovani professi, e di teologia, e il reggente degli studi che presiedeva al corpo accademico della provincia e alla instruzione dei frati.
Amministrava la provincia il provinciale che durava in carica un triennio, nè poteva essere rieletto nella medesima provincia se non dopo sei anni di contumacia, e in un’altra, se non dopo tre anni di non interrotto soggiorno in quella. Aveva per consiglieri alcuni chiamati i Padri Soci cui doveva consultare nelle cose di momento, ed uno di loro lo accompagnava nelle visite che doveva fare ogni anno nei conventi subalterni. Aveva voce nei Capitoli di tutta la provincia, con facoltà di eleggere ''ad interim'' gli ufficiali dei conventi, e decidere, nei casi che il Capitolo proponendo partiti diversi non lasciassse via d’accordi; di trasferire i frati di uno in altro convento, di riprenderli, correggerli, castigarli anco col carcere, ma determinata la natura delle colpe<noinclude><references/></noinclude>
knukljd9jqyq0b35vkgfjr1j367ul7z
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/46
108
466839
3894883
1765253
2026-09-05T05:16:20Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894883
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|38|{{Sc|capo ii.}}|}}</noinclude>spettanti al suo giudizio; per le altre formava i processi e la sentenza, e li mandava al generale per esssere approvati. Se un frate appellava da lui al generale, ei poteva sostenere la sua sentenza rimettendola al giudizio di un altro provinciale, ed era valida se questi giudicava conforme a lui. Abitava quel convento della provincia che più gli piacesse; ne’ viaggi, spesato dal comune; da alcune tasse percepiva anco una specie di emolumento. Uscito di carica godeva di varii privilegi, come di essere definitore per diritto; di non essere corretto, tranne il caso d’insulti o provocazioni personali, dal priore; di precedere tutti gli altri magistrati inferiori al grado di provinciale; e di essere servito da un converso a sua scelta, non però al tutto esente dal ministerio pubblico.
Anco il generale durava in carica tre anni, con una contumacia di sei anni prima di essere rieletto. Per altro queste contumacie fratesche, introdotte la maggior parte da Frà Paolo ad esempio degli altri Mendicanti, non si osservavano mai. V’erano mille intrighi per deluderle, e sempre pronta una dispensa di papa per violarle. A rigor di legge il generale doveva essere eletto dal gran Capitolo, o dieta o comizi, come lo chiamavano, e ogni provincia proponeva i suoi candidati. Ma tra i Serviti troppo frequenti erano le elezioni forzate; perocchè i gran duchi di Toscana, il papa o il cardinal protettore, quelli per favore, questi per danari intrudevano chi a loro piaceva, e obbligavano il Capitolo a riconoscerlo. La sua autorità, comechè ampia, era tutta costituzionale; presiedeva o per sè o pe’ suoi vicari<noinclude><references/></noinclude>
f8wls9lgcikqy78graa7rlxhpbtsjvc
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/47
108
466840
3894884
1765254
2026-09-05T05:16:31Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894884
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo ii.}}|39}}</noinclude>a tutti i Capitoli provinciali, a lui si aspettava il pronunciar sentenza su tutti i casi gravi o cause in appello, rimuovere, deporre, scomunicare non solo i frati, ma i priori di convento ed altri ufficiali subalterni; giudicare in un Capitolo, coll’assistenza de’ definitori, i provinciali; vedere i conti di ogni comunità, approvare gli atti de’ Capitoli di provincia, o generali; insomma fare tutto quello che riguarda l’esecuzione delle leggi, l’amministrazione economica e la disciplina. Visitava, per obbligo, una volta almeno i conventi dell’Ordine, spesato ne’ viaggi; oltre agli emolumenti che traeva da tasse in suo favore.
Il generalato era scala a più alte dignità della Chiesa e perciò ricerco dagli ambiziosi; godeva di molti privilegi in Roma, e tra gli altri di sedere nella cappella del papa. L’uscito di carica poteva abitare un convento a scelta, non dipendeva che dal generale, aveva la precedenza sulle altre magistrature, e la prima voce in Capitolo.
Ogni Ordine ha il suo protettore, che è sempre un cardinale, che lo tiene raccomandato al papa, ne conserva i privilegi, procura promozioni a’ suoi individui, approva e tutela le costituzioni, giudica in appello contro il generale, ed esercita sulla fraterìa una ingerenza che si confonde con l’imperio.
Una carica importantissima dopo il generale, e per certi lati forse anco più influente e lucrosa, era quella di procuratore dell’Ordine. Eletto dalla Dieta durava tre anni in carica, nè poteva esser rieletto se non dopo 12 anni di vacanza, e sei per essere generale. Era l’avvocato fiscale per tutte le cause {{Pt|del-|}}<noinclude><references/></noinclude>
33l1xk6sg9tr2qx6w6bodk7j32yps0i
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/48
108
466841
3894885
1765255
2026-09-05T05:16:35Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894885
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|40|{{Sc|capo ii.}}|}}</noinclude>{{Pt|l’Ordine|dell’Ordine}}, private o pubbliche, che si trattavano in corte di Roma; e conservatore degli archivi: al solo generale soggetto, da cui riceveva 60 scudi annui oltre alle spese di lettere od altro, cui rimborsavano i litiganti. Abitava il convento di San Marcello a Roma, dal quale riceveva vitto, medico, medicinali ed ogni altro bisognevole: libero non pertanto dagli obblighi monastici. A quest’ufficio volevansi uomini provetti, maestri in teologia, versati nella giurisprudenza, di buona fama e atti alla predicazione, avendo per privilegio di predicare due volte all’anno, l’Epifania e la domenica di Passione, nella cappella del papa. In carica, aveva voto in tutti i Capitoli come il generale. Uscito di carica, godeva le istesse prerogative del provinciale, ma più ampie: il primo vocale nel convento, indipendente dal priore, precedeva ogni altro, financo i provinciali se fuori della loro provincia, ed aveva diritto di assegnarsi per esclusivo suo servigio, anco contro voglia del provinciale, un frate converso.
I definitori erano come i giuristi e giudici relatori nelle materie che si trattavano nei Capitoli: ogni provincia aveva i suoi. I procuratori dell’Ordine e i provinciali usciti di carica erano per diritto definitori perpetui; ma nelle assemblee dovevano intervenire a proprie spese: gli altri duravano in carica da un Capitolo all’altro.
Tra i monaci antichi il Capitolo era una camera apposita, così chiamata perchè vi si adunavano ogni giorno a leggere e a spiegare un capitolo della regola; e come ivi pure si trattavano gli affari domestici e si eleggevano gli ufficiali e gli abati, i frati diedero egual nome alle loro assemblee.<noinclude><references/></noinclude>
k8h1x750zlvzle34cpiqrv8cdtnqmm8
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/49
108
466842
3894886
1765256
2026-09-05T05:16:38Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894886
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo ii.}}|41}}</noinclude>{{Nop}}
Le quali erano o conventuali, o provinciali o generali. Convocava le prime il priore ad ogni bisogno, o nelle visite il provinciale o il generale. Vi avevano voce attiva i soli professi, purchè sottodiaconi, figli o dimoranti nel convento; e voce passiva, cioè di proporre per ciò che toccava a loro particolarmente, ma non di deliberare, i conversi e i novizi. L’iniziativa, cioè il diritto di far proposte era in tutti; ma per scala di gradi dal supremo all’infimo, di forma che quantunque gli squittini fossero secreti, le deliberazioni erano sempre ad arbitrio dei preminenti.
Il Capitolo provinciale si adunava ogni anno nel luogo scelto dal provinciale e nel tempo prescritto dal generale, il quale non potendo presiederlo in persona, nominava un suo vicario: in forma però che tutti i Capitoli dovevano essere celebrati entro lo spazio di due mesi dopo la Pasqua, e i vocali avvisati tre mesi prima. Ogni convento mandava suoi deputati quattro padri-discreti, o più o meno, onde queste assemblee avevano apparenza più aristocratica delle antecedenti; imperocchè i suffragi erano ristretti al generale o suo vicario, provinciali, soci, padri-discreti, definitori, priori, maestri, baccellieri, 50 o 60 individui su quattro o cinque volte tanto che poteva contarne la provincia. Si eleggevano i definitori del Capitolo, i quali definivano le cose poste in trattazione, ne davano un preavviso; ed anco, col consenso del generale, le decidevano. I definitori nominavano i sindaci, i depositari e i procuratori del convento. Nel capitolo poi si giudicavano sommariamente le cause pendenti; si faceva<noinclude><references/></noinclude>
jfcmdhfg8voz7njeu8is7wjzbaihrgz
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/50
108
466843
3894887
1765257
2026-09-05T05:16:42Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894887
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|42|{{Sc|capo ii.}}|}}</noinclude>il sindacato del provinciale; si eleggeva il nuovo se quello scadeva, o se, per mal governo, deposto; si verificavano i conti della provincia e della comunità; si esaminavano quelli da promoversi al baccellierato, si eleggevano i priori, i lettori di casi di coscienza, i maestri de’ novizi; e se era inditto un comizio generale, eleggevano il definitore deputato e i candidati da proporre a generale e a procuratore dell’Ordine: infine, ogni provvisione bisognevole alla provincia.
I grandi Capitoli o diete o comizi a’ tempi del Sarpi dovevano essere convocati ogni tre anni; ma in seguito, a risparmio di spese e di brighe furono dai pontefici statuiti a sei anni. Il generale dieci mesi innanzi avvisava del luogo le provincie acciò deputassero ciascuna il suo definitore generale. Ivi la rappresentanza era ancora più ristretta, perchè votavano solamente il generale, gli ex-generali, il procuratore dell’Ordine, i definitori deputati, i provinciali coi loro soci, 30 o 35 al più. Durava per solito quattro giorni. Nel primo il generale e il procuratore scadenti rassegnavano l’ufficio, si scrutiniavano le qualità dei candidati proposti per essere surrogati a loro, e si eleggeva il nuovo generale. Nel secondo e terzo era il sindacato del generale scaduto, e si terminavano le cause ivi prodotte da giudicarsi. Nell’ultimo si rivedevano le costituzioni, se avevano bisogno di chiarimenti o riforma, e si eleggeva il procuratore generale. I definitori avevano anco qui la stessa ingerenza, per non dire la principale.
In tutti i Capitoli, secreti sempre gli squittini;<noinclude><references/></noinclude>
23eunukctsf1xmfna3zfbuae130ivsi
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/51
108
466844
3894888
1765258
2026-09-05T05:16:45Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894888
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo ii.}}|43}}</noinclude>i più voti sopra la metà decidevano: come in tutte le repubbliche, proibito il broglio e praticato.
I Serviti vestono di lana nera: una tonaca con maniche strette, chiusa sino al petto e serrata alle reni con una correggia a fibbia; una pazienza, drappo quadrangolare nel cui mezzo è un’apertura per passarvi la testa, e che scende egualmente davanti e di dietro a foggia di una pianeta; uno scapolare o cappuccio ed una cappa. Il cappello a tre angoli come quello dei preti.
Partendo dal principio che i monaci sono una milizia spirituale, la divisione delle ore monastiche e del canto corale fu stabilita dai primi istitutori sul piede delle fazioni di sentinella dei Romani; i quali dividevano il giorno in dodici ore, e la notte in quattro parti che chiamavano vigilie. I monaci cantavano sei volte nel giorno, e quattro alla notte, onde restano ancora nei breviari i nomi del salmeggio di prima, terza, sesta, nona, vespero e compieta; e di primo notturno, secondo notturno e simili. I monaci diventati un po’ grassi, cominciarono ad avvedersi che sturbare il sonno, massime d’inverno, per levarsi a cantare, era incomodo, e diminuirono le vigilie; e i frati instituiti per brigarsi negli affari del mondo, fecero del canto corale una specie di esercizio diurno e direi quasi di passatempo, quando non hanno di meglio.
{{rule|4em}}<noinclude><references/></noinclude>
k3gwx0dwck369uxev7c71xrbfibaj57
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/52
108
466845
3894891
1765259
2026-09-05T05:17:21Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894891
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|44||}}</noinclude>{{Ct|f=120%|CAPO TERZO.}}
(1579). Frà Paolo godeva di una estimazione così scevra d’invidia che nel Capitolo convocato in Verona nell’aprile del 1579 fu a pieni voti eletto provinciale, minore ancora di 27 anni, primo esempio in 350 anni da che durava l’Ordine de’ Servi che uomo così giovane fosse a quella dignità innalzato. Nella quale si fece distinguere per imparzialità e disinteresse e per assiduità, sì che malgrado le nuove incumbenze gli fu affidato eziandio l’incarico di reggente degli studi, e continuò a dettare le teologiche sue lezioni.
Ma se v’è una milizia difficile da governare, sono certamente i frati; e aveva ragione il cardinale Pallavicino scrivendo che se il papa li volesse ridurre al dovere, e’ si ribellerebbono tutti quanti. Una vita monotona, costretta, disoccupata, fra l’ozio, senza varietà di distrazioni, lascia un vacuo nella attività umana sempre bisognosa di esercizio; e però non avendo essi a far altro, vuoto il pensiero di cure, l’animo di affetti, se non possono tribolare il mondo e brigarsi con lui, passano il tempo in discordia fra di loro.
Dopo la riunione de’ Serviti esistevano assai mali umori fra le provincie che formavano l’abolita congregazione e la provincia di Firenze. Questa si governava a modo suo per privilegi speciali {{Pt|accon-|}}<noinclude><references/></noinclude>
ivtcza060rzf5isc5mljkwtbk4nd4j5
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/53
108
466847
3894892
1765261
2026-09-05T05:17:46Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894892
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo iii.}}|45}}</noinclude>{{Pt|sentitile|acconsentitile}} da’ pontefici; e quelle vantavano altri privilegi fattisi confermare dal concordato di unione, a cui per patto niuno rinunciare volevano. Da tale deformità di governo nasceva che le costituzioni dell’Ordine fossero spregiate, indi abusi e querele senza numero. La famiglia era divisa: con Firenze aderivano Roma, Bologna e Napoli; e con Venezia e Mantova consentiva Milano. I generali, scelti per lo più dalla fazione fiorentina, trovavano modo di farsi ripetutamente confermare nella loro carica, o passavano da una ad altra carica senza interpolazione di tempi, con danno di altri ambiziosi che vi aspiravano. La stessa mala pratica prevaleva nelle provincie riguardo ai provinciali, per cui la repubblica fratesca era in mano di pochi oligarchi, donde provenivano emulazione fra’ due partiti e discordia in ciascuna famiglia. Era dunque necessario di riformare le costituzioni in modo che salvando le prerogative di ciascuno potessero le cariche essere distribuite con tale ordine e misura, che determinandole ad un tempo prescritto, e frapposto al loro esercizio una ragionevole vacanza, fossero tolte le parzialità, e a maggior numero d’individui fosse aperta la speranza di poterle conseguire. Era anco necessario di tutelare i subalterni dall’arbitrio dei giudizi, e stabilire su giuste basi le norme de’ processi, e le attribuzioni rispettive di ciascun magistrato. Anco il governo economico aveva bisogno di particolari provvedimenti, stante l’incuria o l’abuso degli amministratori. E infine conveniva conformare gli statuti dell’Ordine ai decreti dei concilio tridentino riguardanti il reggimento fratesco. Già da dieci<noinclude><references/></noinclude>
3ikss602x9rxditwm3xwtvszfpasdbl
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/54
108
466848
3894893
1765262
2026-09-05T05:17:50Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894893
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|46|{{Sc|capo iii.}}|}}</noinclude>anni si erano travagliati inutilmente e papa e cardinal protettore e prior generale, e mai non si venne ad alcuna conclusione. Infine dal generale Jacopo Tavanti fiorentino fu convocato, ai 26 di maggio 1579, un gran Capitolo a Parma, che fu celebratissimo negli annali de’ Serviti pel concorso fra i più dotti dei loro membri, molti de’ quali si fecero distinguere per eloquenza, predicando alternamente dai pergami; altri dalle cattedre disputando di filosofia e di teologia: e fra questi fu udito, presente il duca Ottavio Farnese, con sommo applauso, Frà Paolo. Compiuta questa nobile gara d’ingegno che durò tutta la quaresima, congregati i comizi, fu deliberato che a riformare le costituzioni si eleggessero tre fra i più distinti per sapere, dottrina e pratica delle cose. Il merito di Frà Paolo era già tanto cospicuo che innanzi a lui cedettero altri molti più anziani e che avevano coperte le più insigni cariche dell’Ordine. Al dotto giovine provinciale andarono compagni nell’opera altri rispettabili per veneranda canizie e per fama egregia, Alessandro di Scandiano provinciale della Lombardia e Cirillo di Bologna socio della provincia di Romagna; a cui furono aggiunti per la qualità dell’offizio Frà Jacopo, in quel Capitolo confermato nuovamente nel generalato, ed Antonio di Borgo San Sepolcro procuratore dell’Ordine: ed ebbero comandamento di portarsi a Roma a intendersela, per quello che dovevano fare, col cardinal protettore e col pontefice.
Partì Frà Paolo coi compagni verso la fine di giugno e restò a Roma quasi tutto il resto dell’anno. Oltre ai lavori in comune, a lui, intendentissimo<noinclude><references/></noinclude>
c5xirkyvsmy5gzn3sda09is2tqfs05l
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/55
108
466849
3894894
1765263
2026-09-05T05:18:23Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */ Gadget AutoreCitato
3894894
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo iii.}}|47}}</noinclude>della giurisprudenza civile e canonica, toccò in particolare di stendere tutto il capo che tratta de’ giudizi, ed è il {{Sc|xxvii}} delle costituzioni, che fece le meraviglie de’ giureconsulti più consumati, e, dice il Lomonaco, avrebbe fatto lo stupore della posterità, se egli anzichè essere il legislatore di un monastero lo fosse stato di un popolo. «Quanti uomini (continua) nelle picciole imprese mostrarono eminenza di sapere, eppure per la infelicità delle circostanze i nomi loro non pervennero a tardi nepoti! Al contrario, se i Licurghi, i Soloni, i Numa, anzichè essere ordinatori di repubbliche e duci di nazioni, fossero stati guardiani di convento, qual mostra avrebbero fatta negli annali della gloria?» Quando l’uomo è genio, lascia in ogni sua opera luminose scintille del suo fuoco; e fra quelle da me scorte nell’accennato lavoro di Frà Paolo, tralasciando la precisione, rara a que’ tempi nel definire le colpe o i delitti e il sensato metodo di procedura per conoscerli e vendicarli, mi piace di ricordare una sua massima riprodotta con più ampia luce filosofica da due illustri italiani, {{AutoreCitato|Cesare Beccaria|Beccaria}} e {{AutoreCitato|Gaetano Filangieri|Filangieri}}, ed è che: «Il carcere debbe essere ad emendazione del reo, non a sua distruzione; ed il magistrato che contro di lui incrudelisce, debbe essere scacciato siccome indegno di esercitare pubblico ufficio». Ma fa dispiacere che a canto a così aurea massima si vegga l’altra ferrea di usare la tortura per conoscere la verità. Quantunque l’autore raccomandi la prudenza e insinui il pericolo che la ferità de’ tormenti non faccia dire all’incolpato quello che non è vero, è pur sempre un {{Pt|tri-|}}<noinclude><references/></noinclude>
87skatcnnigvrx9evb6c241kxwa4yoe
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/56
108
466850
3894895
1765265
2026-09-05T05:18:26Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894895
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|48|{{Sc|capo iii.}}|}}</noinclude>{{Pt|buto|tributo}} che il mite animo di Frà Paolo pagava ai pregiudizi barbari del suo secolo, canonizzati primamente da un papa, Alessandro III, e distrutti dai due filosofi che ho sopra nominati.
Compiuta l’opera delle costituzioni, fu approvata da papa Gregorio XIII a’ 21 settembre e dal cardinale Farnese protettore, il quale risedava nella sua legazione di Viterbo, al primo di ottobre: dopo di che potè il Sarpi restituirsi in patria. E intanto benchè questa sua prima andata a Roma non gli fruttasse che disturbi, dovendo contentare tante teste e fare e rifare e quasi interrompere ogni lavoro, gli valse almeno la stima del generale Tavanti, del cardinal protettore, dello stesso pontefice col quale trattò in persona più volte; ma più particolarmente del cardinale Giulio Antonio Santorio, detto di Santa Severina, vice protettore; e diventato protettore l’anno dopo (1580) per la rinuncia del cardinale Farnese; e di più altri personaggi di quella corte, sì che dall’arduo impegno uscì con lode e accresciuta riputazione.
(1580-82). Tornato a Venezia, compiè il triennale suo ufficio con severità e giustizia non disgiunta da piacevolezza. Fece buone leggi per l’amministrazione interiore, levò le discordie, fece regnare la eguaglianza monastica e il buon ordine, fu mite cogli erranti per fragilità, rigido coi perversi, sprezzatore dei regali, sordo alle raccomandazioni, e talmente incorrotto e di buona fama che i suoi processi o sentenze non furono mai riformate a Roma: e quando alcuno ricorreva al protettore Santa Severina, esso era solito rispondere: «Farò quanto<noinclude><references/></noinclude>
mpwtw6h03p9vekrw7tbxd3opoksxa91
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/57
108
466851
3894896
1765266
2026-09-05T05:18:29Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894896
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo iii.}}|49}}</noinclude>potrò per grazia, niente per giustizia, perchè i giudizi del vostro provinciale non ammettono replica». E alcuna volta domandatolo che usasse indulgenza verso alcuni suoi protetti, il Sarpi schiettamente rispose, non poterlo fare, perchè la giustizia non ammette accettazion di persone.
(1582-83). Uscito di carica nell’aprile del 1582, nel mese di maggio del seguente anno fu di nuovo mandato a Roma in qualità di definitore a rappresentare la sua provincia nella elezione del nuovo generale.
Nel 1585 fu dal Capitolo generale, convocato in Bologna alli 8 giugno, eletto, senza ch’egli nè lo chiedesse, nè lo desiderasse, procuratore nell’Ordine; e qui ancora fu fatta giustizia al suo merito essendo stato preferito a più altri che brigavano quella carica illustre. Andato adunque a Roma ad assumere il nuovo suo impiego, convien credere che vi soggiornasse sino a tutto il 1588; imperocchè dice egli stesso di esservi dimorato quattro anni di seguito, quantunque uscisse di carica ai 7 giugno di quell’anno, quando nei comizi di Cesena gli fu sostituito Lelio Baglioni. In quella capitale si cattivò l’affetto di Sisto V succeduto a Gregorio XIII nell’aprile del 1585, che fiero principe, ma conoscitore degli uomini, lo impiegò in varie congregazioni e trattava con lui con tanta famigliarità che eccitò la gelosa attenzione de’ cortegiani. Fra le altre, un giorno uscito il papa di palazzo e scontratosi col Sarpi, fece fermare la lettiga, lo chiamò a sè e lo trattenne a lungo ragionamento; il qual<noinclude>
<references/>{{PieDiPagina|''Vita di F. Paolo'' T. I.||4}}</noinclude>
nolq3oovahd8f473woiyk4p3zz2ly0l
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/58
108
466852
3894897
1765267
2026-09-05T05:18:36Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894897
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|50|{{Sc|capo iii.}}|}}</noinclude>tratto fu avuto per indizio di prossimo cardinalato. E veramente, ove fosse stato ambizioso, a niun altro era così bene spianata la via alle prime dignità come a Frà Paolo; che oltre al sapere in lui non comune, godeva la stima e l’amore di principi e prelati insigni: e Sisto, pontefice scaltro, senza pregiudizi, versato negli affari, pratico delle cose e degli uomini, non era tale da farsi pregare a conferire la porpora ad un frate che in perspicacia d’ingegno e in fermezza di carattere tanto lo somigliava. Il Sarpi si era eziandio confermato nella benevolenza del cardinale Santa Severina, uomo difficile, assoluto, ambizioso della tiara che contese cinque anni dopo a Clemente VIII, e che pure con lui si mostrò sempre piacevole, cortese ed affabile; il che dimostra in Frà Paolo un’arte squisitissima di sapersi insinuare, e assai belle doti per cattivarsi il cuore altrui.
Strinse anco amicizia, dettata dalla conformità d’indole e di costumi, col cardinale Castagna genovese che fu poi papa Urbano VII: prelato mansuetissimo e di cuore integerrimo, ed uno di quelli che intervennero al concilio tridentino; col quale conversando Frà Paolo tesoreggiò assai notizie importanti, ed è del Castagna che parla in una sua lettera a Jacopo Leschassier (29 settembre 1609) dove dice: «Essendo io giovane interrogai l’arcivescovo di Rossano che fu poi papa Urbano VII e che essendo al concilio ebbe l’incarico di comporre i decreti, perchè, contro l’usato, al prefazio dei decreti del concilio le narrazioni e conclusioni o fossero contrarie, o per lo meno non<noinclude><references/></noinclude>
mitw5db4yrflfmxz4qm23zr017myp6k
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/59
108
466853
3894898
1765268
2026-09-05T05:18:40Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894898
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo iii.}}|51}}</noinclude>concordassero: rispose, che veramente tutto si faceva conforme, ma che portato nelle congregazioni di Trento o a Roma, il prefazio come quello che a niuno fastidiva, lo lasciavano passare; ma dei decreti toglievano o aggiungevano assai cose, finchè ciascuno se ne chiamasse soddisfatto».
Fu pure a Roma che conobbe il gesuita Bellarmino, poi cardinale, e il celebre dottore Navarro, spagnuolo, dal quale seppe assai cose intorno alla origine dei gesuiti di cui conobbe i fondatori, contando egli allora circa 95 anni; e dicevagli che ove Sant’Ignazio fosse venuto al mondo non avrebbe più riconosciuta la sua compagnia, tanto era fatta diversa da quella di prima.
Passò anco a Napoli in qualità di vice gerente o vicario generale per assistere ai Capitoli di quella provincia. Ed ivi rinnovò gli amichevoli vincoli con Giovan Battista della Porta, naturalista egregio, e primo tra i restauratori della filosofia sperimentale, da lui già conosciuto a Venezia; il quale confessa nel suo trattato della ''Magia Naturale'' di avere dal Sarpi appreso assai cose recondite, massime sui fenomeni magnetici, e lo chiama il maggiore enciclopedico da lui conosciuto.
In questo triennio Frà Paolo maneggiando con destrezza, integrità e lode gli affari del suo Ordine, non pretermise di erudirsi viepiù in tutte le facoltà che l’occasione propizia gli presentava. Studiò le antichità ecclesiastiche, la pratica della giurisprudenza romana, visitò biblioteche ed archivi quant’egli potè; conversando coi dotti raccolse documenti di storia, di critica e di erudizione in ogni<noinclude><references/></noinclude>
a44fv3yso4haf9uledvwrizrz2kg218
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/60
108
466854
3894899
1765269
2026-09-05T05:18:42Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894899
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|52|{{Sc|capo iii.}}|}}</noinclude>genere. Poi, nelle ore libere si applicava alle favorite scienze fisiche, nelle quali vie più s’immerse dopochè finito il suo ufficio tornò a Venezia. Onde egli è tempo di dire ciò che fece e scrisse, e che ho voluto comprendere tutto in un capo onde non interrompere il filo de’ racconti.
{{rule|4em}}<noinclude><references/></noinclude>
bx0lea031v9h7344h610u6iit8sz9pe
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/61
108
466855
3894903
1765270
2026-09-05T05:19:26Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */ Gadget AutoreCitato
3894903
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|||53}}</noinclude>{{Ct|f=120%|CAPO QUARTO.}}
(1575-1605). Fin qui a miei lettori non ho fatto che dipingere un frate: ora conviene parlare del filosofo; e più sotto vedremo questo medesimo, gran teologo, gran giureconsulto, grand’uomo di stato, e lo scrittore il più coraggioso e il più utile del suo secolo.
Comechè Frà Paolo dirigesse tutte le sue ricerche a uno scopo unico, non mi sarà per ciò possibile di ritrarre qual fosse il suo sistema di filosofia, prendendo questo vocabolo nel più esteso significato che raccoglie tutte le nozioni del mondo fisico e intellettuale; perocchè essendo perduti i suoi scritti, null’altro più ci rimane che quel poco conservatoci da Marco Foscarini e da Francesco Grisellini. Ma perchè anco da quel poco possa il lettore rilevare l’arditezza e l’acume di lui, premetterò alcune parole sullo stato della scienza a quel tempo.
La filosofia di {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}}, o meglio quella degli Arabi che la avevano stravolta con versioni infedeli e commenti visionari, aveva per lungo tempo dominato le scuole; e ridotta quasi a sole arguzie fantastiche, fu un continuo ostacolo ai progressi dello spirito umano. Ma risorte le lettere in Italia, e l’amore degli studi fomentato dai principi e particolarmente dai papi, e promosso viepiù dalle condizioni politiche e dallo spirito investigatore {{Pt|dell’e-|}}<noinclude><references/></noinclude>
0u9fdnaab7sxuzc1aofvjq4m3y3awuc
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/62
108
466856
3894904
1765271
2026-09-05T05:19:48Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */ Gadget AutoreCitato
3894904
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|54|{{Sc|capo iv.}}|}}</noinclude>{{Pt|tà|dell’età}}, cominciò a nausear l’antico e nascer gusto per le cose nuove. In tempo adunque opportuno alcuni Greci venuti in Italia fecero conoscere nei secoli XV e XVI le opere di {{AutoreCitato|Platone|Platone}}, di cui appena era noto il nome; e quella sua filosofia immaginosa e lusinghiera piacque, e per opera di Nicolò V pontefice fu quasi vicina ad ottenere il predominio. Ma altri Greci fecero pur conoscere gli originali di Aristotele, rilevarono gli errori delle antiche versioni, altre più fedeli ne furono fatte; surse guerra tra le due sêtte, dove i preti prendendo, come è il solito, per religione i loro pregiudizi scomunicarono ora Platone, ora Aristotele, i quali ebbero varia fortuna. Intanto s’incominciò a studiar meglio que’ filosofi e gli altri dell’antichità, e surse in alcuni il desiderio di conciliarli tutti insieme: opera impossibile, come è impossibile di conciliare i teologi. Ciò nulla ostante questi tentativi spianarono la strada ad altri maggiori; perocchè scosso il giogo dell’autorità in un punto, è guida ad un altro, e questi a quattro, e così via via moltiplicandosi i progressi per quadrati e per cubi. Alcuni, fastiditi di Aristotele e di Platone, immaginarono nuovi sistemi: per ciò fare era necessario lo spirito di osservazione, bisognava ricominciare da capo l’esame degli arcani della natura e conoscere le vie regolari de’ suoi processi: da qui i primi passi della moderna filosofia sperimentale. La medicina, scienza empirica sino allora, fu assoggettata a più severe regole e associata alla botanica e allo studio de’ semplici dopo che Mattioli fece conoscere all’Italia le opere di {{AutoreCitato|Dioscoride|Dioscoride}}; l’anatomia, depressa da’ pregiudizi di religione, cominciò<noinclude><references/></noinclude>
ltszc7722c6x8ivdwpukgdnhwiuf6gz
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/63
108
466857
3894905
1765272
2026-09-05T05:20:39Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */ Gadget AutoreCitato
3894905
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo iv.}}|55}}</noinclude>a risorgere; l’alchimia pazza madre generò figlia saggia, la chimica; la fisica ebbe a compagni l’osservazione e l’esperienza; la astrologia giudiciaria già screditata da {{AutoreCitato|Pico della Mirandola|Pico della Mirandola}}, benchè da altri difesa, cedeva a poco a poco all’astronomia; salirono in onore le matematiche, e la filosofia speculativa non professò mai opinioni tanto audaci come nel secolo XVI. Nè i papi se ne adombravano: chè anzi intanto che il patriarca di Venezia faceva abbruciare il libro di Pietro Pomponaccio, {{AutoreCitato|Pietro Bembo|Bembo}} lo difendeva a Roma, e Leone X impediva si tentasse processo contro il filosofo che metteva in dubbio l’immortalità dell’anima.
{{AutoreCitato|Bernardino Telesio|Bernardino Telesio}} calabrese, nato nel 1502 e morto a Roma nel 1588, fu il primo che dopo l’immature prove altrui desse un calcio all’aristotelismo, e innalzasse sulle sue rovine un nuovo sistema; ma benchè non sempre coerente a sè stesso, e più immaginoso che osservatore, la sua filosofia avendo trovato numerosi seguaci, diede un vivo impulso a nuove ricerche.
Più ardito di lui fu {{AutoreCitato|Girolamo Cardano|Gerolamo Cardano}} milanese morto nel 1576, medico, matematico e filosofo insigne; ma che dotato di un naturale strano se altri ne fu mai al mondo, accoppiò alle più giuste e più luminose idee, puerilità e superstizioni che sembrano incredibili.
E più fecero {{AutoreCitato|Giordano Bruno|Giordano Bruno}} e {{AutoreCitato|Tommaso Campanella|Tommaso Campanella}} altri calabresi, ambo domenicani, quello di Nola, questi di Stilo, {{Ec|comtemporanei|contemporanei}} del Sarpi: il primo accusato di eresia fu arrostito dalla Inquisizione di Roma nel 1600; e l’altro dopo lunghe {{Pt|per-|}}<noinclude><references/></noinclude>
11tchdsd403h209q9jc96ni6tjhd6wu
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/64
108
466858
3894907
1765273
2026-09-05T05:21:40Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */ Gadget AutoreCitato
3894907
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|56|{{Sc|capo iv.}}|}}</noinclude>{{Pt|secuzioni|persecuzioni}} fratesche e una prigionia di 27 anni morì quietamente a Parigi nel 1639. Tanta è la potenza del genio italiano, che dove le altre nazioni imbarbarirono tosto che furono oppresse, ei grandeggiò a dispetto della fortuna; e fra le stretture di timidi incresciosi governi, sotto la verga del dispotismo, fra i dolori del corpo e dello spirito, nello squallore dei carceri, nella miseria dello esilio ardette immenso il generoso amore della sapienza. Pochi dei sommi uomini d’Italia furono felici, i più perseguitati e infelicissimi. Giordano Bruno condannato dai falsi giudizi del mondo alla infame taccia d’ateo, ha bisogno ancora di una età illuminata che rivendichi il pregio delle sublimi sue speculazioni. Non è colpa dell’Italia o degli Italiani se la memoria di sì grand’uomo passa inonorata fra loro, e se toccò ad un tedesco, il dottore Wagner, il merito di tirarne gli scritti volgari dall’inglorioso oblìo in cui giacevano sepolti, e che, studiati, mettono Giordano Bruno a lato de’ più profondi pensatori.
Fu il precursore di {{AutoreCitato|Galileo Galilei|Galileo}}, di {{AutoreCitato|Cartesio|Cartesio}}, di {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibnizio}} e di {{AutoreCitato|Johann Gottlieb Fichte|Fichte}}; anzi i tre ultimi non fecero talvolta che copiarlo. Incominciò molte scoperte nella astronomia e nella fisica, e ne indovinò altre. È il primo che abbia assunto con qualche estensione la difesa del {{AutoreCitato|Copernico|Copernico}}. Privo di sussidi artifiziali, colla sola potenza del suo ingegno, indovinò essere le comete non meteore, ma veri mondi siderei soggetti a moti regolari; indovinò più altri pianeti oltre ai conosciuti in allora; e che le stelle fisse sono sistemi solari; e la forma sferica a cui tendono la materia e i mondi; ed essere tutti i globi popolati, {{Pt|co-|}}<noinclude><references/></noinclude>
hg0a1opoxhh820csejrwb3jfc0y8wbm
3894908
3894907
2026-09-05T05:22:00Z
Dr Zimbu
1553
3894908
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|56|{{Sc|capo iv.}}|}}</noinclude>{{Pt|secuzioni|persecuzioni}} fratesche e una prigionia di 27 anni morì quietamente a Parigi nel 1639. Tanta è la potenza del genio italiano, che dove le altre nazioni imbarbarirono tosto che furono oppresse, ei grandeggiò a dispetto della fortuna; e fra le stretture di timidi incresciosi governi, sotto la verga del dispotismo, fra i dolori del corpo e dello spirito, nello squallore dei carceri, nella miseria dello esilio ardette immenso il generoso amore della sapienza. Pochi dei sommi uomini d’Italia furono felici, i più perseguitati e infelicissimi. Giordano Bruno condannato dai falsi giudizi del mondo alla infame taccia d’ateo, ha bisogno ancora di una età illuminata che rivendichi il pregio delle sublimi sue speculazioni. Non è colpa dell’Italia o degli Italiani se la memoria di sì grand’uomo passa inonorata fra loro, e se toccò ad un tedesco, il dottore Wagner, il merito di tirarne gli scritti volgari dall’inglorioso oblìo in cui giacevano sepolti, e che, studiati, mettono Giordano Bruno a lato de’ più profondi pensatori.
Fu il precursore di {{AutoreCitato|Galileo Galilei|Galileo}}, di {{AutoreCitato|Cartesio|Cartesio}}, di {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibnizio}} e di {{AutoreCitato|Johann Gottlieb Fichte|Fichte}}; anzi i tre ultimi non fecero talvolta che copiarlo. Incominciò molte scoperte nella astronomia e nella fisica, e ne indovinò altre. È il primo che abbia assunto con qualche estensione la difesa del {{AutoreCitato|Niccolò Copernico|Copernico}}. Privo di sussidi artifiziali, colla sola potenza del suo ingegno, indovinò essere le comete non meteore, ma veri mondi siderei soggetti a moti regolari; indovinò più altri pianeti oltre ai conosciuti in allora; e che le stelle fisse sono sistemi solari; e la forma sferica a cui tendono la materia e i mondi; ed essere tutti i globi popolati, {{Pt|co-|}}<noinclude><references/></noinclude>
aj2za51hxk0wmfkmden4fdlp7pkmk4p
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/70
108
466864
3894910
1765279
2026-09-05T05:23:41Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */ Gadget AutoreCitato
3894910
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|62|{{Sc|capo iv.}}|}}</noinclude>{{Pt|rienze|sperienze}} in tal particolare con specchi sferici concavi, convessi e piani, e fin osservando l’effetto prodotto dai raggi del sole e dal risplendere della luna e delle stelle sull’acqua arrivando, ed essendo riflettuti tali oggetti dalla medesima per determinare i loro siti e distanze. Diverse volte le sperienze furono conseguenti al principio fondamentale dei miei raziocini, ma altre volte li trovai smentiti del tutto; il che ho grande argomento di credere, esser possa derivato per quello che in molti casi i raggi spezzati e divergenti entrano nel nostro occhio convergenti».
Foscarini aggiunge di aver vedute fra le carte di Frà Paolo figure matematiche con le quali si rende ragione dell’iride e della riflessione della luce. Appartenevano agli anni 1587-88; ma non fornisce maggior lume.
L’anatomia comparativa, scienza allora nascente e stimata dal volgo poco men che sacrilega, ebbe in lui uno de’ più divoti ed assidui cultori, essendochè già da vari anni si fosse applicato a incidere agnelli, cani, gatti, conigli, capretti, onde studiare la struttura e l’uso delle parti dei corpi animati; e condotto non dal caso ma dal suo intelletto ragionatore procedette alla famosa scoperta della circolazione del sangue, di cui diede i primi indizi {{AutoreIgnoto|Francesco Patrizio}}, protratta alquanto più oltre da {{AutoreCitato|Andrea Cesalpino|Andrea Cesalpino}}, e poi illustrata dall’inglese {{AutoreCitato|William Harvey|Harvey}}. Osservò Frà Paolo che il sangue, come corpo grave, non poteva restar sospeso ne’ vasi senza amminicoli che aprendosi e rinserrandosi lo spingessero a trascorrere con quella economia che è necessaria<noinclude><references/></noinclude>
10tk72mxz371o17065msw59fuodethm
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/71
108
466865
3894911
1765280
2026-09-05T05:23:49Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894911
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo iv.}}|63}}</noinclude>alla vita. Il che lo indusse a cercare ne’ ricettacoli sanguigni le leggi naturali di questo movimento, e trovò che le vene aveano loro valvole per cui il sangue da esse passava nelle arterie, e da queste alle vene ancora, con successione regolare girando e diffondendosi in tutte le parti del corpo. La quale scoperta fatta da lui, secondo che pensa il Foscarini, tra il 1574 e 1578, è attestata da tanti contemporanei che ingiustamente alcuni Inglesi, gelosi della gloria del loro Harvey, hanno preteso di fraudarne Frà Paolo; e giunsero perfino a scrivere, non avere egli fatta alcuna scoperta di tal genere, e quanto lasciò scritto averlo estratto dal libro dell’Harvey: non avvertendo l’anacronismo che fu esso pubblicato cinque anni dopo la morte del Sarpi, e in conseguenza più di trent’anni dopo che l’opinion pubblica e i professori dell’università di Padova, e gli anatomisti e fisiologi oltremontani, che visitando Venezia avevano conosciuto Frà Paolo, parlavano di quella scoperta e ne facevano onore al frate dei Servi. Altri ne diedero gloria a Gerolamo Fabrizio di Acquapendente; ma sono smentiti dal celebre Nicola Peiresc che studiò a Padova a quei tempi e che fu amico del Sarpi e dell’Acquapendente; il quale attesta che la scoperta delle valvole delle vene era da tutti assegnata al frate, e che Fabrizio l’aveva da lui imparata. Quanto al trattato originale in cui l’autore esponeva la nuova teoria del sangue, fu veduto dall’anatomico Wesling in mano di Frà Fulgenzio. È probabile che il Sarpi di questi ritrovati facesse una specie di mistero onde sottrarsi alle persecuzioni che i pregiudizi di<noinclude><references/></noinclude>
fm1pa55d7saqn0i6q8iqrz8l5bwm9g2
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/72
108
466866
3894912
1765281
2026-09-05T05:23:53Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894912
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|64|{{Sc|capo iv.}}|}}</noinclude>quei tempi, e principalmente i frati, movevano avverso gli anatomici; ed anco per iscansare le contradizioni che trovava il nuovo sistema in molti medici idioti e incapponiti nelle viete dottrine.
Siccome il trattato di Frà Paolo è perduto e neppure il Grisellini lo vide, così è incerto sino a qual punto abbia portata la sua scoperta; ma dalla lettera che riferirò fra poco v’ha luogo a credere che siasi inoltrato tanto innanzi da dedurne una pressochè piena dimostrazione: il che nulla toglie alla gloria dell’Harvey che può avere camminato per la stessa via, ignaro di ciò che il Sarpi aveva fatto, o avendone solamente qualche leggiere notizia.
È noto come nel secolo passato molti anatomici oltremontani ed anco d’Italia abbiano messa in voga la ipotesi della transfusione artificiale del sangue dalle vene di uomini robusti e sani in quelle di valetudinari o vecchi, coll’intento di restituire a questi la perduta sanità o il vigore, ed un giovane francese condannato a morire nei disordini della Rivoluzione, col desiderio di morire utilmente per l’umanità propose che il suo sangue fosse trasfuso in qualche malaticcio: gli fu negato. Duolmi di avere dimenticato il nome di questo pio e generoso Francese.
Ora di questa opinione, come di altre induzioni fisiologiche, si trovano chiarissimi indizi in un frammento di lettera di Frà Paolo conservatoci dal Grisellini, ed ove è fatta aperta menzione de’ suoi esperimenti sulla circolazione del sangue; e si vede ancora che Frà Paolo prima di altri moderni ha conosciuti gli effetti dell’aria nuova inspirata nei corpi<noinclude><references/></noinclude>
aqoyu12lpai1buy39h9unewe9hmyz8v
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/73
108
466867
3894914
1765282
2026-09-05T05:23:55Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894914
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo iv.}}|65}}</noinclude>apparentemente morti, per ritornarli in vita; a che pensò nel secolo passato Hunter coll’invenzione del suo soffietto ad uso di rivivificare gli asfissiaci e gli annegati, perfezionato pochi anni sono dal professore Configliacchi. «Riguardo poi, scrive Frà Paolo alla persona cui dirige la lettera, agli eccitamenti suoi, le dirò che non sono più in caso di poter, come altre volte, svagarmi nelle ore mie silenziose facendo qualche anatomica osservazione sugli agnelli, capretti, vitelli, cani ed altri piccoli animali; che per altro ne ripeterei adesso ben volentieri non poche per l’occasione del generoso dono da V. S. fattomi della grand’opera e veramente utile dell’illustre Vesallio. E veramente sarebbe molto analogo alle cose già da me avvertite e registrate sul corso del sangue ne’ vasi del corpo animale e sulla struttura e officio delle loro valvulette quel tanto che con piacere in detta opera trovasi accennato, benchè non tanto lucidamente, nel libro VII capo 9. Ivi però v’ha luogo a raccogliere che insufflando aria nuova per la trachea di uomini morienti, o ne’ quali paiono cessate le funzioni vitali, si riesce a restituire al sangue degli stessi il perduto moto e allungare loro così di alquanto la vita. Se ciò sia, come non è da dubitare sulla fede di quel grande anatomico, sempre più rimango confermato nella opinione che l’aria la quale respiriamo avvolga in sè un principio o agente capace di avvivare il liquore sanguigno, di rimetterlo nella sua carriera ne’ colti da mortali sfinimenti, ne’ sopraffatti da vapori perniciosi esalanti da’ sepolcri, da cave minerali, da sotterranee e tenebrose buche, da fogne,<noinclude>
<references/>{{PieDiPagina|''Vita di F. Paolo'' T. I.||5}}</noinclude>
igyyxft0hnwvz29imgta1taxedlceqz
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/74
108
466868
3894915
1765283
2026-09-05T05:23:58Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894915
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|66|{{Sc|capo iv.}}|}}</noinclude>latrine, ecc., un agente insomma per cui nelle sacre carte sta scritto: ''anima omnis carnis'', cioè di ogni vivente, ''in sanguine est'', e del quale parlarono anco diversi antichi filosofanti, e fra’ scrittori de’ tempi a noi vicini Marsilio Ficino, Pico Mirandolano ecc.»
Un’altra bella scoperta del Sarpi e che fu scala a più altre nell’ottica, fu quella della contrazione e dilatazione del forame dell’uvea in tutti gli animali, della quale Fabricio di Acquapendente che pel primo ne ha parlato dice: «Questo arcano fu osservato dal Padre Maestro Paolo Veneto dell’Ordine de’ Servi, insigne filosofo, ma particolarmente delle matematiche e sopratutto dell’ottica studiosissimo». E del merito di questa scoperta parlando il Portefield dice che essa richiede non solo una cognizione della anatomia più sottile dell’occhio umano e degli altri animali, ma la cognizione di un compiuto sistema di ottica, non puramente matematico, ma fisico ancora, che supponga ed abbracci tutto che vi è di matematico in questa scienza.
Non è dunque se non se un dettato di maligna invidia ciò che afferma Portal che Fabricio non ha scoperto nè descritto cosa che non fosse già nota prima di lui. Vi sono in Francia certi umori che quando si tratta dei loro compatrioti, tutto vedono in grande e perfino le più piccole inezie magnificano con una enfasi che non è lungi dalla cerretaneria. Quando poi è discorso degli stranieri, hanno altri occhiali: tutto vedono in piccolo e con aria sprezzante.
E poichè sono in sul discorso mi permetta il {{Pt|let-|}}<noinclude><references/></noinclude>
77nfiqbpkbox6biyqu8pyov4u6bpjus
Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/75
108
466869
3894916
1765284
2026-09-05T05:24:01Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894916
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo iv.}}|67}}</noinclude>{{Pt|tore|lettore}} una breve digressione, che non sarà l’ultima. La filosofia in Italia nacque lungo tempo prima che non in Francia o in Inghilterra; ma in un secolo inclinato più alla immaginazione che alla osservazione, e però i nostri filosofi avvilupparono il buono che dissero fra mezzo i sogni e le chimere di trascendentalismo platonico, di sottigliezze aristoteliche, di magia naturale, di astrologia e di tali altre pazziuole in voga a quella età. Ma sarebbe ottimo pensamento se una società di dotti Italiani si prendesse ad estrarre da loro tutto ciò che hanno scritto di buono o di singolare e ne formassero un florilegio illustrato di opportune annotazioni intorno allo stato della scienza a quei tempi e a’ suoi progressi ulteriori, e come quelle o scoperte o aberrazioni stesse possono avervi contribuito. Quante idee di cui si fanno belli gli oltremontani troverebbonsi più o meno dichiarate nelle opere ora ignote di Marsilio Ficino, di Francesco Patrizio, di Cardano, di Campanella, di Giordano Bruno, di Pico della Mirandola e di altri assai! In Francia o in Inghilterra un lavoro simile sarebbe accolto con vero entusiasmo; in Italia, mi duole a dirlo, bisognerebbe spingerlo per farlo gradire, stante quello spirito d’inerzia e quella indifferenza per la gloria nazionale che caratterizza gli Italiani. Pure è necessità che si faccia. I Tedeschi pel tenebroso Kant hanno scritto commenti sopra commenti e persino un dizionario apposito per intenderlo; e il nostro Vico, molto maggiore di Kant, giacque finora negletto e sconosciuto e più lodato per tradizione che per pratica; e adesso soltanto grazie alle cure del dottore<noinclude><references/></noinclude>
oa7bzj4tbj7384cx5texfdrchcvbbf9
Biografia di Frà Paolo Sarpi/Vol. I/Capo II
0
466888
3894889
3795784
2026-09-05T05:16:57Z
Dr Zimbu
1553
Porto il SAL a SAL 100%
3894889
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=5 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capo II.|prec=../Capo I|succ=../Capo III}}
<pages index="Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu" from=27 to=51 />
1dons42pzkanajx85j2cj6elp3jmu5q
Biografia di Frà Paolo Sarpi/Vol. I/Capo III
0
466889
3894901
3795785
2026-09-05T05:18:56Z
Dr Zimbu
1553
Porto il SAL a SAL 100%
3894901
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=5 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capo III.|prec=../Capo II|succ=../Capo IV}}
<pages index="Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu" from=52 to=60 />
kwm6764xtk25r8ygdj04rou86k7k5ve
Pagina:Lorenzoni Cadore 1907.djvu/11
108
534836
3894746
3415018
2026-09-04T16:40:50Z
ZandDev
66586
/* Riletta */ spazi
3894746
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="ZandDev" /></noinclude>{{ct|t=4|v=2|f=100%|INDICE DEL TESTO}}
{{rule|4em}}
{{Colonna|50%|style=padding:0 20px 0 0;|class=indentatura|em=-1}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Acquatona (L')| pagina={{pg|68}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Acque nere (Torrente)| pagina={{pg|78}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Agnello (Col)| pagina={{pg|87}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Aguto (Monte)| pagina={{pg|55}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Ancóna (Croda)| pagina={{pg|100}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Anna (Cappella e laghetto di S.)| pagina={{pg|81}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=― (Colle di S.)| pagina={{pg|128}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Ansièi (Vallata dell')| pagina={{pg|87}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Antelào (Monte)| pagina={{pg|111}}, {{pg|113}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Argentèra (Miniera dell')| pagina={{pg|87}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Aiàrnola (Monte)| pagina={{pg|72}}, {{pg|78}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Auronzo| pagina={{pg|83}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=— S. Lucano| pagina={{pg|84}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=— S. Giustina| pagina={{pg|84}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Averàu (Cinque torri di)| pagina={{pg|100}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Becco di Mezzodì (Monte)| pagina={{pg|100}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Boa (La)| pagina={{pg|113}}, {{pg|114}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Bòite (Rovine del)| pagina={{pg|27}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Borca| pagina={{pg|114}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=— Marceàna| pagina={{pg|114}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=— Sala| pagina={{pg|114}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=— Taulèa| pagina={{pg|114}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Botestagno| pagina={{pg|107}}, {{pg|108}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Brustolòn Andrea| pagina={{pg|130}}, {{pg|132}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Cadin di Malcòira| pagina={{pg|96}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Cadore (Posizione geografica)| pagina={{pg|18}}, {{pg|20}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Cadorini (Costumi e indole)| pagina={{pg|43}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Calàlzo| pagina={{pg|50}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Campitello| pagina={{pg|73}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Candìde| pagina={{pg|73}}, {{pg|76}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Candidòpoli| pagina={{pg|26}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Cappelle gotiche in Cadore| pagina={{pg|15}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Caràlte| pagina={{pg|30}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Carpaccio Vit., Madonna con Santi| pagina={{pg|48}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Casada| pagina={{pg|73}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Ciàr (Monte)| pagina={{pg|67}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Cibiàna| pagina={{pg|129}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Cìdoli| pagina={{pg|29}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Chiappùzza| pagina={{pg|109}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Cima Banche| pagina={{pg|108}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Collòni| pagina={{pg|87}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Col Rosà| pagina={{pg|100}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Col Vachèr| pagina={{pg|48}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Comèlico (Valle del)| pagina={{pg|64}}, {{pg|65}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Cortina d'Ampezzo| pagina={{pg|97}}}}
{{AltraColonna|50%|style=padding:0 0 0 10px;border-left:1px solid black;|class=indentatura|em=-1}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Cortina d'Ampezzo - Cenno storico| pagina={{pg|97}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=— Campanile| pagina={{pg|104}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=— Costumi e indole| pagina={{pg|104}}, {{pg|107}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=— Tabernacolo del Brustolòn| pagina={{pg|104}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=— Casa di Tiziano (?)| pagina={{pg|102}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Costalissòio| pagina={{pg|73}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Costalta| pagina={{pg|67}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Crìdola (Monte)| pagina={{pg|55}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Cristallino (Monte)| pagina={{pg|90}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Cristallo (Monte)| pagina={{pg|96}}, {{pg|100}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Cristianesimo (Il)| pagina={{pg|11}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Croda Marcòra| pagina={{pg|100}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Croda Rossa| pagina={{pg|100}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Danta| pagina={{pg|81}}, {{pg|82}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Damòs| pagina={{pg|32}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Digòne (Torrente)| pagina={{pg|72}}, {{pg|83}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Domegge| pagina={{pg|50}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Dominio dei Caminesi| pagina={{pg|13}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Dominio della Rep. Ven.| pagina={{pg|14}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Dosolèdo| pagina={{pg|76}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Dürren (Lago di)| pagina={{pg|95}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Dürrenstein (Monte)| pagina={{pg|95}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Eifnerspitz| pagina={{pg|69}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Engelkofel| pagina={{pg|69}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Eulenkofel| pagina={{pg|69}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Faloria (Tondi di)| pagina={{pg|100}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Fèdera Vecchia| pagina={{pg|88}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Felizzòn (Torrente)| pagina={{pg|107}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Floriano (S.)| pagina={{pg|109}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Foràda (Forcella)| pagina={{pg|130}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Forcella piccola| pagina={{pg|125}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Froppa (Monte)| pagina={{pg|52}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=— Cappella e Convento| pagina={{pg|52}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Gera (Palazzo)| pagina={{pg|17}}, {{pg|75}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Ghedìna (Lago)| pagina={{pg|102}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Giràlba (Valle e Torrente)| pagina={{pg|87}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Gogna di Cadore| pagina={{pg|63}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Gravasecca| pagina={{pg|87}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Grazie (Chiesina sul Pàdola)| pagina={{pg|76}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Grea| pagina={{pg|50}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Holbe (Laghetti di)| pagina={{pg|71}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Keifele (Monte)| pagina={{pg|69}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Invasioni barbariche| pagina={{pg|12}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=Landro (Lago di)| pagina={{pg|95}}, {{pg|96}}}}
{{Vi|larghezzap=40|titolo=La Cuna| pagina={{pg|73}}}}<noinclude></noinclude>
i4yckubnsb3eoz89qji68hpbooi6ly1
Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/63
108
592942
3894933
2109922
2026-09-05T05:37:44Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894933
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo quarto}}|57}}</noinclude>{{Ct|f=100%|v=1|t=3|L=0px|CAPO QUARTO}}
<poem style="text-align:center;margin-left:0">
{{Sc|perché i metalli sieno necessari alla moneta —
definizione della moneta — qualitá parti‐
colari de’ metalli necessari alla
moneta — conclusione }}
</poem>
{{Smaller block|f=90%|v=2|t=2|Le grandi istituzioni non provengono dagli uomini — La moneta non è stata istituita dal consenso universale — Si dimostra la connessione, ch’è tra la moneta e i metalli — Definizioni della moneta — Definizione della moneta in quanto è misura de' prezzi delle cose — Altra definizione in quanto è equivalente ad ogni cosa — Proprietá de' metalli relative alla loro utilitá in servir per moneta — Loro peso — Molte proprietá de’ metalli preziosi non giovano punto all’uso di moneta, come certi scrittori dicono — Loro sustanza — Immutabilitá — Dissoluzione chimica — Puritá — Arrendevolezza prodigiosa — Queste proprietá tolgono e non accrescono il prezzo ai metalli — Qualitá che si ricercano in una cosa, acciocché possa servir per moneta — Qualitá d’una cosa per poter avere accettazione universale — Generi che non possono servir per moneta — I metalli sono precisamente limitati a servir per moneta — Continuazione del medesimo soggetto — Vero effetto dell’alchimia, quando anche ottenesse il suo fine — Conclusione di quanto s’è detto.}}
Di tutte le istituzioni grandemente utili e meravigliose, che sono nella vita civile, io fermamente stimo che niuna ne sia dovuta alla sapienza della nostra mente, ma tutte siano puri ed assoluti doni d’una provvidenza amica e benefattrice. E certamente, avendo le cose grandi piccolissimi ed invisibili cominciamenti, tardo accrescimento ed inespugnabile forza nel procedere innanzi (perché dalla natura istessa, a dar loro il moto ordinata, sono sostenute), non può l’uomo né del principio<noinclude></noinclude>
0ly2ofu0n5tcx86mc49q24qjwtg106w
Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/64
108
592948
3894934
2109924
2026-09-05T05:38:03Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894934
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|58|{{Sc|libro primo}}}}</noinclude>
avvedersi, né il loro crescere arrestare, né, poiché sono stabilite, disfarle. Perché non estendendosi il potere d’alcun uomo oltre ai confini della sua breve vita, non è possibile che innanzi al nascere abbia le nuove cose potute prevenire, né dopo la morte è sicuro che secondo le sue mire e’ sia ubbidito. Vero è che gli uomini, quando veggono qualche bell’ordine formato, si pregiano d’averlo essi voluto istituire, ed a perfezionarlo (come essi dicono) dánno di piglio. Ma neppure questa perfezione agli uomini in tutto si dee: perché, o ella è conforme all’indole della cosa, e siegue; o l’è contraria, e da se stessa si disfa. Romolo certamente non pensò a far sorgere un vasto imperio, né Augusto si accorse che, nel perfezionarlo e nello stabilirlo, egli lo disfaceva. Quella virtú istessa, che ad ingrandir la repubblica concorse, e que’ vizi, che la distrussero, erano negli uomini originati dagli ordini e da’ difetti di quello stato, disposti a produr questi effetti.
E, per rivolgerci alla nostra materia, grandissima cosa è senza dubbio l’istituzione della moneta; ma è falso che gli uomini fossero quelli, i quali imprima avessero pensato ad usarla. Ella si cominciò (come io ho narrato) ad usare quasi senza che si conoscesse ch’ella si usava e senza comprendersene l’utilitá. Dappoiché fu nota e resa comunale, si applicarono gli uomini a migliorarla, e, perché la sua natura vi concorreva, si poté col conio e con altre arti facilitare. Ma è da tenersi per indubitato, e questo io voglio in questo capo dimostrare, che la provvidenza è quella che ha voluto che noi avessimo l’utilitá della moneta, disponendo cosí le cose, che, conosciuti i metalli, la moneta si dovea necessariamente introdurre; e, quando poi questa fu introdotta, non si poté de’ metalli far a meno, né sostituir loro alcun’altra mercanzia, cosí richiedendo i bisogni dell’una e le proprietá degli altri. Questa materia, quanto è importantissima, tanto io spero ch’ella sará per essere a’ miei lettori piacevole e fruttuosa.
Sono da ridere invero tanti, che dicono essere gli uomini tutti un tempo convenuti ed aver acconsentito ad usar questi metalli, per sé di niun uso, come moneta, e cosí aver dato<noinclude></noinclude>
mu4iun73codkbexln2qhle2rc0wg2vx
Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/65
108
592949
3894935
2109925
2026-09-05T05:38:21Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894935
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo quarto}}|59}}</noinclude>
loro il valore. Dove sono mai questi congressi, queste convenzioni di tutto il genere umano; quale il secolo, quale il luogo, quali i deputati, per mezzo de’ quali gli spagnuoli e i cinesi, i goti e gli africani cosí stabilmente convennero, che per tanti secoli dopo, quando finanche un popolo ignorò l’esistenza dell’altro, mai non si mutarono d’idea? I barbari, che distrussero l’imperio, e i romani, che lo difendevano, mentre in ogni altra cosa erano ostinati nemici e contrari, in questo solo rimasero d’accordo, che l’oro e l’argento come ricchezza valutarono. Eh! che bisogna pur dire che, quando tutti gli uomini convengono in un istesso sentimento ed in quello per molti secoli durano, non è giá questo la deliberazione de’ congressi tenuti a piè della torre di Babilonia o in sull’uscita dell’arca: sono le disposizioni dell’animo nostro e le costituzioni intrinseche delle cose; perché queste sono veramente sempre le medesime, e sempre le medesime sono state in ogni tempo. E che cosí sia come io dico, mi pare che si possa sino all’evidenza dimostrare. Per la qual cosa io argumento cosí.
Qualora si vuol far conoscere una necessaria connessione tra due cose, conviene che si esamini bene la natura di ambedue, ed in questo conoscimento si ha da scoprire quella concatenazione indissolubile che è tra loro. Io comincerò adunque a ricercar la natura della moneta, e poi, procedendo innanzi, dirò le proprietá dell’argento e dell’oro; onde si conoscerá che quella non può essere senza di questi. E, sebbene della moneta si debba ragionare nel libro seguente, pure, giacché mi vi sono di giá appressato, comincerò da ora a palesare le di lei definizioni, riserbando al libro secondo lo spiegarle e stabilirle con buone ragioni.
Di due sorte è la moneta: {{spaziato|ideale}} e {{spaziato|reale}}; e a due diversi usi è adoperata: a valutare le cose e a comperarle. Per valutare è buona la moneta ideale cosí come la reale, e forse anche piú: anzicché ogni moneta, quando apprezza alcuna cosa, è considerata come ideale; il che vuol dire che una sola voce, un solo numero basta a valutare ogni cosa, non consistendo il prezzo che in una proporzione, la quale ottimamente co’<noinclude></noinclude>
kh1kcdooemgzdo0h3ai2168gltn73wq
Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/66
108
592950
3894936
2109926
2026-09-05T05:38:29Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894936
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|60|{{Sc|libro primo}}}}</noinclude>
numeri si esprime e s’intende. Perloché, riguardo a quest’uso, io definisco la moneta cosí: {{spaziato|Moneta è una comune misura per conoscere il prezzo d’ogni cosa}}. Utilissimo oltre ogni credere è quest’uso, perché senza una comune misura mal si conosce la proporzione delle cose; mentre, riferendosi una ad un’altra, solo la ragione fra loro due si viene ad intendere. S’io dico: — Un baril di vino vale cinquanta libbre di pane, — io non conosco altra proporzione che fra il grano e il vino: ma, s’io sapessi che il baril di vino vale un ducato, subito io intenderò con idea distinta la proporzione fra ’l vino ed un infinito numero di generi, i cui prezzi mi sono noti. E con quanto poca fatica questa intelligenza si venga ad acquistare, lo sa ciascuno. Se giovi, non credo sia da dubitarne; perocché la nostra felicitá da niente altro deriva che dal formare retti e veri giudizi, non avendo le disgrazie tutte, senza eccettuarne veruna, altro padre che l’errore; ed i giudizi non sono mai veri, se le idee non sono vivacemente chiare nell’intelletto.
L’altro uso della moneta è di comperare quelle cose istesse, ch’ella apprezza. A questo uffizio non si può adoprar altro che la reale, cioè il metallo; e, se con alcun’altra spezie di cosa si compra, egli è, perché queste rappresentano il metallo, che è quanto dire che il metallo, assolutamente ed originariamente, è quello che compra ed equivale a tutto. Perciò la moneta reale stimo che si debba definire cosí: {{spaziato|Moneta sono pezzi di metallo, per autoritá pubblica fatto dividere in parti o eguali o proporzionali fra loro, i quali si dánno e si prendono sicuramente da tutti come un pegno e una sicurezza perpetua di dover avere da altri, quandoché sia, un equivalente a quello che fu dato per aver questi pezzi di metallo.}} Abbastanza mi par chiara questa definizione, né credo che ad alcuno potrá nascere difficoltá, riguardando a quelle compre in cui vi è frode o inganno: perché bisogna pensare che i prezzi e i contratti si valutano in moneta ideale e si eseguiscono in reale; laonde gli errori cadono sempre nel misurar male una cosa sulla sua comune misura, che è la moneta ideale: non cadono sulla reale, la quale<noinclude></noinclude>
o5kfeefbx483ijaimbmu1cw5rhdpgln
Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/67
108
592951
3894937
2109927
2026-09-05T05:38:52Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */ Gadget AutoreCitato
3894937
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo quarto}}|61}}</noinclude>
è sempre un vero e fedele equivalente lá dove non è errore o malizia.
Spiegato ogni uso della moneta, passo a discorrere della natura de’ metalli, e principalmente dell’oro e dell’argento. Sono i metalli i corpi piú gravi della natura, i quali col fuoco si liquefanno, col freddo si rappigliano e s’indurano, e con istrumenti meccanici prendono quella forma che uno vuole. Il loro peso non ha che fare coll’utilitá loro all’uso di moneta, ma solo il loro esser fusili e malleabili. Ma forse non rincrescerá il sapere che la proporzione tra ’l peso dell’oro e dell’argento è come 19.636 a 11.087, quando l’argento sia purissimo<ref>Secondo che nelle ''Transazioni filosofiche'', n. 169, p. 926 e n. 119, p. 694, rapportato.</ref>. Secondo questa istessa divisione di parti, il piombo ne pesa 11.345, l’argento vivo 14.019, l’acqua comune 1000. Inoltre un pollice cubico d’oro del piede parigino pesa once 12, grossi 2, grani 37, misura di Francia; d’argento, pesa once 6, grossi 5, grani 38; ma questo è d’un argento alquanto men travagliato al fuoco, e perciò piú leggiero. Questo è del peso. Ora replico di nuovo che questo pregio non contribuisce punto al valor de’ metalli, siccome al piombo, che pure è piú pesante dell’argento, niente giova. Lo stesso è di molti pregi dell’oro e dell’argento, de’ quali è errore il credere che ad accrescerne la stima abbian conferito, quantunque {{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}} e, dopo lui, tutti gli altri come molto importanti gli hanno enumerati: perché quello, che non varia o l’utilitá o la raritá, non varia mai il valore. E sapientemente dice {{AutoreCitato|John Locke|Giovanni Locke}}: che talora una qualitá di molta utilitá alla vita, che qualche cosa abbia, se non ne accresce il consumo, non ne accresce il prezzo. Cosí, se si scuoprisse che col grano si potesse lavorare una medicina sicuramente efficace contro il mal della pietra, si aumenterebbero i pregi del grano, ma non il prezzo di lui. Se le pannocchie del formentone avessero il piú vago color porporino che si potesse vedere, sarebbero piú belle; ma, se non se ne facesse nuovo uso, non sarebbero piú care. E, perché si conosca quanto sia vero questo che io dico,<noinclude></noinclude>
cs2jb077pool3r7bn0kqrec6b4lde9y
Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/68
108
592952
3894938
2109928
2026-09-05T05:39:23Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894938
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|62|{{Sc|libro primo}}}}</noinclude>
sará bene rapportar qui brevemente quelle proprietá dell’oro e dell’argento, che io sento inconsideratamente celebrarsi come quelle che indussero l’uomo ad usargli per moneta, ed esaminare se cosí sia come Plinio dice<ref>''N. H.'', {{Sc|xxxiii}}, 19 [3]: «''Praecipuam gratiam huic materiae fuisse arbitror, non colore.., nec pondere..., sed quia rerum uni nihil igne deperii, tuto eliam in incendiis rogisque durante materia... Altera causa pretii maior, quam minimum usu deteri... Nec aliud laxius dilatatur, aut numerosius dividitur... Super caetera non rubigo ulla, non aerugo, non aliud ex ipso quod consumat bonitatem minuatve pondus. Iam contra salis et aceti succos, domitores rerum, constantia: superque omnia netur ac texitur lanae modo et sine lana».''</ref>.
Sono questi due metalli soli da’ chimici detti «perfetti», perché in essi non si contiene porzione alcuna di terra, o sia di materia friabile, inutile ed atta col fuoco a vetrificarsi; la quale in tutti gli altri metalli inferiori, che «imperfetti» perciò si dicono, si ritruova. È dunque la loro sustanza costituita di mercurio e di solfo. Con queste due voci esprimono i chimici certi principi fisici, e non giá l’argento vivo e il solfo comune. Chiamano «mercurio» quella sustanza non volatile, ma atta a liquefarsi e scorrere e formarsi, la quale, lasciando trapassare tra’ suoi pori tutti i sali discioglienti e il fuoco, non si fa da essi penetrare o mutare. Diconsi «solfo» quelle particelle, che danno al mercurio consistenza, durezza e colore, le quali il fuoco rende volatili, i sali le disciolgono, impregnansene e se ne tingono; e forse questo solfo altro non è che le particelle della luce. Una tale constituzione meritamente gli fa chiamare «semplicissimi», non potendosi in niente altro risolvere e permanendo immutabilmente costanti ad ogni esperimento. Né si è potuto ancora con alcuna forza di altro corpo (tolti i raggi della luce, raccolti nella lente ustoria dello {{Wl|Q77288|Tschirnausen}}) trasformargli in modo o diminuirgli, sicché nella loro prima natura e quantitá non ritornassero sempre. Due mesi tenne {{Wl|Q43393|Roberto Boyle}} liquide tre once d’oro, senza che si scemassero neppur d’un grano; e due mesi tenutovi l’argento, si scemò solo di una dodicesima parte, se pur questa non fu d’estranea materia, che se ne distaccò. La spiegazione di tutte queste qualitá dell’oro e dell’argento si potrá leggere, da<noinclude></noinclude>
0v9fv225kqh7f74gs7fryid82h5fpmc
Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/69
108
592953
3894939
2109929
2026-09-05T05:39:40Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894939
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo quarto}}|63}}</noinclude>
chi ne fusse desideroso, ne’ ragionamenti letti dall’{{Wl|Q71619|Homberg}}
nell’Accademia delle scienze; e sono certamente studio dilettevole ed utile ed alla disposizione dell’animo mio il piú confacente: ma, perché il mio istituto non richiede che piú mi vi trattenga sopra, io me ne astengo.
Passo a dire della dissoluzione de’ metalli perfetti, che anche ingiustamente è creduta nell’oro una proprietá utile alla moneta. Chiamasi «dissoluzione» quella divisione d’un corpo in parti minutissime, natanti in un fluido, che tingono, e, la natura di esso imitando, si rendono in tutto liquide e scorrenti. L’acqua comune perciò è il generale disciogliente di tutti i metalli, quando siano finissimamente spolverizzati; l’argento vivo anche egli discioglie tutti i metalli, che siano purgati dalla parte oleosa; ma, propriamente parlando, gli acidi, o sia i sali, sono i veri discioglienti de’ corpi. Niuno però di questi ha forza da scioglier l’oro, altro che il sal marino; siccome il solo nitro discioglie l’argento: gli altri metalli poi da qualunque acido sono stemperati. Quello che è strano, egli è che il sal marino, se si congiunge col nitro, con maggior forza stempera l’oro; e questa dicesi «acqua regia», la quale componesi con due parti di nitro, tre di vitriuolo e cinque di sal marino distillati insieme: ma il nitro, che discioglie l’argento, se vi si meschia il sal marino, diviene inefficace. Vero è che la flemma dell’acqua regia di fresco distillata, dopo che ha sciolto qualche pezzetto d’oro, può liquefar l’argento. E questa sperienza, che il caso scoprí, fu poi felicemente spiegata dall’Homberg, a cui avvenne<ref>Nelle ''Memorie del 1706'', p. 127.</ref>.
Di qua deriva che l’oro non è soggetto a rugine, perché del sal marino, non essendo egli volatile, non è pregna né l’aria né la terra; ma il nitro, che ha forza d’addentare l’argento, e di cui è sparsa l’aria e la terra, fa che l’argento sia sottoposto ad annerirsi ed a far rugine, quasi come i metalli inferiori. Per la stessa cagione l’aceto non doma l’oro, come Plinio avvertí; né il piombo, il mercurio od altro minerale,<noinclude></noinclude>
p9ckwiuanli5wkb8lyr7hsb2qq2r2gg
Indice:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu
110
622767
3894840
3867570
2026-09-04T23:03:53Z
Francyskus
76680
3894840
proofread-index
text/x-wiki
{{:MediaWiki:Proofreadpage_index_template
|Autore=Autori vari
|NomePagina=Fiore di leggende, Cantari antichi
|Titolo=
|TitoloOriginale=
|Sottotitolo=
|LinguaOriginale=
|Lingua=
|Traduttore=
|Illustratore=
|Curatore=Ezio Levi
|Editore=Laterza
|Città=Bari
|Anno=1914
|Fonte={{IA|064FioreDiLeggendeSi113}}
|Immagine=5
|Progetto=
|Argomento=
|Qualità=25%
|Pagine=<pagelist
1to6=-
7=1
398=-
1=copertina
5=frontespizio/>
|Sommario={{Indice sommario|nome=Fiore di leggende, Cantari antichi|titolo=Fiore di leggende, Cantari antichi|from=5|delta=frontespizio}}
{{Indice sommario|nome=Il bel Gherardino|titolo=Il bel Gherardino|from=9|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Il bel Gherardino/Cantare primo|titolo=Cantare primo|from=11|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Il bel Gherardino/Cantare secondo|titolo=Cantare secondo|from=23|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Pulzella gaia|titolo=Pulzella gaia|from=35|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Pulzella gaia/Cantare primo|titolo=Cantare primo|from=37|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Pulzella gaia/Cantare secondo|titolo=Cantare secondo|from=51|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Liombruno|titolo=Liombruno|from=65|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Liombruno/Cantare primo|titolo=Cantare primo|from=67|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Liombruno/Cantare secondo|titolo=Cantare secondo|from=81|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Istoria di tre giovani disperati e di tre fate|titolo=Istoria di tre giovani disperati e di tre fate|from=95|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Istoria di tre giovani disperati e di tre fate/Cantare primo|titolo=Cantare primo|from=97|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Istoria di tre giovani disperati e di tre fate/Cantare secondo|titolo=Cantare secondo|from=115|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=La donna del Vergiù|titolo=La donna del Vergiù|from=129|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Gibello|titolo=Gibello|from=149|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Gibello/Cantare primo|titolo=Cantare primo|from=151|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Gibello/Cantare secondo|titolo=Cantare secondo|from=163|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Gismirante|titolo=Gismirante|from=175|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Gismirante/Cantare primo|titolo=Cantare primo|from=177|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Gismirante/Cantare secondo|titolo=Cantare secondo|from=189|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Bruto di Bretagna|titolo=Bruto di Bretagna|from=205|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Madonna Lionessa|titolo=Madonna Lionessa|from=219|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Reina d'Oriente|titolo=Reina d'Oriente|from=235|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Reina d'Oriente/Cantare primo|titolo=Cantare primo|from=237|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Reina d'Oriente/Secondo cantare|titolo=Secondo cantare|from=251|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Reina d'Oriente/Terzo cantare|titolo=Terzo cantare|from=265|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Reina d'Oriente/Quarto cantare|titolo=Quarto cantare|from=279|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Madonna Elena|titolo=Madonna Elena|from=291|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Cerbino|titolo=Cerbino|from=311|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Fiore di leggende, Cantari antichi/Nota|titolo=Nota|from=339|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Fiore di leggende, Cantari antichi/Glossario|titolo=Glossario|from=389|delta=6}}
{{Indice sommario|nome=Fiore di leggende, Cantari antichi/Indice|titolo=Indice|from=397|delta=6}}
|Volumi=
|Note={{BEIC|pid= 1818672}} [[Categoria:Scrittori d'Italia Laterza|AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu]]
|Css=
}}
kxktk7esg1mpopg2o8uzy98qqveaold
Pagina:Wells - Quando il dormente si sveglierà, 1907.djvu/192
108
662197
3894541
2308436
2026-09-04T14:34:19Z
Carbonchiolo
81333
/* Riletta */
3894541
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione|182|{{Sc|quando il dormente si sveglierà}}|riga=sì}}</noinclude>
{{Pt|menti|parlamenti}} erano in pratica considerati come antiche vestigia,
come curiosità. Perfino nei due imperi della
Russia e della Germania, l’influenza della sua ricchezza
aveva un peso enorme. Là, naturalmente, si presentavano
e problemi e difficoltà e pericoli — anche
possibilità — ma, collocato così in alto come era lui,
la Russia e la Germania stessa, gli apparivano sufficientemente
lontane. In quanto a ciò che fosse l’amministrazione
della zona nera, a ciò che potesse significare
giustamente la zona nera, non se ne preoccupò
minimamente, secondo l’abitudine presa nella sua
prima esistenza e che là vi fosse una minaccia sospesa
sopra la spaziosa visione che aveva dinanzi e sè,
il suo cervello del diciannovesimo secolo non poteva
immaginarlo. Al contrario il suo spirito si staccava
ad un tratto da quella scena per pensare ad un terrore
svanito.
— Dov’è il pericolo giallo? — domandò Graham
e Asano lo pregò di spiegarsi.
Lo spettro giallo era scomparso giacchè Cinesi
ed Europei vivevano in pace: il ventesimo secolo era
giunto, ma malgrado la certezza che in media il
Cinese era ugualmente civilizzato, più morale e molto pù
intelligente del servo europeo e aveva rinnovato
sopra vasta scala la fraternità dello Scozzese e dell’Inglese,
fraternità che si era operata nel diciassettesimo
secolo. Come Asano diceva:
— È stato riflettuto, e riconosciuto che noi, dopo
tutto, eravamo dei bianchi.
Graham tornò a contemplar lo spettacolo che aveva
sotto gli occhi, e i suoi pensieri presero una nuova
direzione.
Al sud-ovest, oscuro, smaglianti e incantatrici, {{Pt|vo-|}}<noinclude></noinclude>
8alop5wkvay7u7rtnl06kn744j5k0et
Pagina:Opere matematiche (Cremona) I.djvu/24
108
710624
3894497
3577036
2026-09-04T12:27:40Z
Cruccone
53
/* Pagine SAL 100% */
3894497
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||||riga=si}}</noinclude>
{{Ct|f=150%|v=2|3.}}
{{Ct|f=120%|INTORNO AD ALCUNI TEOREMI DI GEOMETRIA SEGMENTARIA.}}
{{rule|4em}}
{{Ct|f=70%|v=0.8|t=0.8|''Programma dell’I. R. Ginnasio liceale di Cremona'', alla fine dell’anno scolastico 1857, pp. 1-14.}}
{{rule|4em}}
Scopo di questa breve nota è la dimostrazione di alcuni recentissimi teoremi enunciati dal signor {{Sc|{{Wl|Q27767370|De Lafitte}}}} nelle ''questions proposées'' del ''cahier de mai'' 1857, ''Annales de Mathématiques redigees par M. Terquem''. A tale uopo mi serviro delle coordinate trilineari e delle tangenziali, cioè farò uso di quel metodo (sì elegante ed efficace, ove si tratti di teoremi della geometria di posizione), che alcuni matematici inglesi chiamano ''abridged notation''<ref>Per apprezzare i servigi che questo mezzo analitico rende alla geometria, vedi i lavori degli abilissimi geometri — {{Sc|{{AutoreCitato|Étienne Bobillier|Bobillier}}}}, {{Sc|{{AutoreCitato|Julius Plücker|Plücker}}}}, {{Sc|{{AutoreCitato|George Salmon|Salmon}}}}, {{Sc|{{AutoreCitato|George Whitehead Hearn|Hearn}}}}, {{Sc|{{AutoreCitato|Francesco Brioschi|Brioschi}}}}, {{Sc|{{AutoreCitato|Henri-Auguste Faure|Faure}}}}, ecc. Annales de Gergonne — Crelle, Journal für die Mathematik — {{Sc|Salmon}}’s Conic Sections — {{Sc|Salmon}}’s Higher plane curves {{Sc|Hearn}}’s Researches on curves of the second order — Annales de M. Terquem — Annali del signor Tortolini ecc.</ref>.
{{Centrato|'''1.'''}}
Si abbiano due figure omografiche, poste in uno stesso piano. È noto esistere in generale tre rette omologhe a sè medesime, le quali si denominano ''rette doppie''. I punti d’intersezione di queste rette sono ''punti doppi''. Se si assumono le rette doppie come assi di coordinate trilineari (''lines of reference''), le formole analitiche per la trasformazione omografica delle figure, riescono assai semplici.
Siano <math>a</math>, <math>b</math>, <math>c</math> quantità arbitrarie; <math>x</math>, <math>y</math>, <math>z</math> le lunghezze delle perpendicolari condotte sulle tre rette doppie da un punto qualunque del piano delle due figure; cioè le <math>x</math>, <math>y</math> <math>z</math> siano le coordinate trilineari del medesimo punto. Risguardando questo punto come<noinclude>{{rule|4em|l=4em}}</noinclude>
ors5ehog249e5l9o3lvxlw18dp2y72d
Pagina:De Sanctis, Francesco – Storia della letteratura italiana, Vol. I, 1912 – BEIC 1806199.djvu/429
108
722968
3894493
3424403
2026-09-04T12:22:50Z
Cruccone
53
/* Pagine SAL 100% */
3894493
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||{{Sc|xii - il cinquecento}}|423}}</noinclude>dire il ridere del suo contenuto, considerarlo come un giuoco d’immaginazione, un esercizio dello spirito. Questo doppio elemento dell’arte è detto dal {{AutoreCitato|Giovanni Maria Cecchi|Cecchi}} il «ridicolo» e il «grupposo», intendendo per «grupposo» il nodo, l’intreccio, la varietá e novitá de’ casi. Di questo maraviglioso perseguitato dal ridicolo ti dá il Machiavelli splendido esempio nel suo ''Belfegor''. La novella, il romanzo, la commedia sono il teatro naturale di questa poesia, la ''Divina commedia'' dell’arte nuova. Ma nel concetto del Machiavelli la vita non è una farsa della provvidenza, e non è il giuoco capriccioso della fortuna; ma è regolata da forze o da leggi umane e naturali. Perciò la base dell’arte non è l’avventura o l’intrigo, ma il {{spaziato|carattere}}; e se volete vedere quello che sará, guardate quali sono gli attori e quali le forze che mettono in giuoco. L’arte non può starsi contenta alla semplice esterioritá e presentare gli avvenimenti come un accozzo fortuito di casi straordinari, ma dee forare la superficie e cercare al di dentro dell’uomo quelle cause che sembrano provvidenziali o casuali. Cosí l’arte non è un vano e ozioso gioco d’immaginazione, ma è rappresentazione seria della vita nella sua realtá non solo esteriore, ma interiore. E quest’arte, che cerca la sua base nella scienza dell’uomo, ti dá la {{TestoCitato|La Mandragola|''Mandragola''}} e le ''Storie fiorentine'', e piú tardi la ''{{TestoCitato|Storia d'Italia}}'' del {{AutoreCitato|Francesco Guicciardini|Guicciardini}} e i suoi ''{{TestoCitato|Ricordi (Guicciardini)|Ricordi}}''.
A questo modo si realizza questa grand’epoca detta il «Risorgimento», che dal Boccaccio si stende sino alla seconda metá del secolo decimosesto. Da una parte, mancati tutti gl’ideali, religioso, politico, morale, e non rimasta nella coscienza altra cosa salda che l’amore della coltura e dell’arte, il contenuto non ha alcun valore in se stesso e diviene una materia qualunque trattata a libito dall’immaginazione, che ne fa la sua creatura e spesso anche il suo gioco; un gioco che ha la sua idealitá nell’ironia ariostesca e trova la sua dissoluzione nella caricatura della ''Maccaronea''. Mentre l’arte produce i suoi miracoli nella piena indifferenza del contenuto, come pura arte, un nuovo contenuto si forma e penetra nella coscienza, uno studio dell’uomo e della natura in se stessi, che cerca la sua base<noinclude></noinclude>
5r95ltyzvckgkebxxroarz3n9x4ncsa
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/97
108
735401
3894640
3056496
2026-09-04T15:19:23Z
Francyskus
76680
3894640
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" /></noinclude>
{{ct|v=1|t=3|CANTARE PRIMO}}
{{ms|7em}}<poem>
{{o|1|o1}}
:Colui che da Giovanni ebbe il battesmo
in nel fiume Giordano, ignudo nato,
il qual principio fu del cristianesmo,
che dei nostri peccati ci ha lavato,
prestimi aiuto lui, ché io medesmo
so ch’io non sono a tal mestier usato;
pertanto presti grazia a mia memoria
ch’i’ possa raccontar la bella istoria.
{{o|2|o1}}
:Dapoi che siete venuti a ascoltare,
io vi vo’ dire una bella novella;
istate tutti attenti al mio parlare,
ché so ch’a tutti la vi parrá bella.
In ogni luogo sí vorre’ cercare,
pel mondo tutto, per cittá e castella:
«perché gli è dato ad ogni creatura,
come gli è nato, a ciascun sua ventura»;
{{o|3|o1}}
:ma vuolsi se non è nella sua terra
cercarne un’altra, tanto che la trovi,
e non temer fatica, affanno o guerra.
Rado s’ha il ben, se prima il mal non provi,
e vuolsi passar monti ed ogni terra,
ché, se se’ pigro e sempre un luogo covi,
tu non la troverai, questo ti provo,
se tu stai saldo e mai esci dal covo.
</poem><noinclude></noinclude>
c3ycfnr3v7ayngsep33sxvuj1ct2ap5
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/99
108
735403
3894720
2638816
2026-09-04T15:50:58Z
Francyskus
76680
/* Riletta */
3894720
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare primo}}|93}}</noinclude>
<poem>
{{o|8|o1}}
:Diceva l’uno: — E’ sará me’ cenare,
e poi cenato porrènci a dormire. —
Mentre che stanno cosí a ragionare,
ecco tre belle giovane apparire,
tal che fanno costor maravigliare;
e, giunte quivi, cominciorno a dire:
— Voi siate tutti quanti e’ ben trovati,
da poi che siete nel prato alloggiati. —
{{o|9|o1}}
:Disse un di lor: — Le ben venute siate!
Dove n’andate adesso, ch’è giá notte?
Se volete, con noi quivi posate,
e non andate errando per le grotte;
da poi che noi tre siamo e voi tre siate,
ognun ne torrá una questa notte,
e ciascuna di voi piacer arete;
dove vi piace, domattina andrete. —
{{o|10|o1}}
:Una rispose: — Non ne fare istima,
ch’a nessun modo non mi toccherai,
se giá per donna non mi pigli prima;
per altro modo me tu non arai;
ma, se mi vuoi sposar, odi mia rima:
farò tal cosa che tu riderai,
e darotti per dota tanto avere
ch’alla tua vita tu potrai godere.
{{o|11|o1}}
— Sappi — rispose alla donna colui —
ch’i’non son ora per donna pigliare,
se giá non fosse, come dite voi,
che quella, a chi m’avesse a maritare,
mi desse tanto aver, ch’avesse poi
per la mia vita sempre a trionfare.
A questo modo forse lo farei;
per altro modo mai non ne torrei! —
</poem><noinclude></noinclude>
qfwmnj12lo6ar1l7n87ld14t50p6kwm
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/100
108
735404
3894738
2638818
2026-09-04T16:33:36Z
Francyskus
76680
/* Riletta */
3894738
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|94|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude>
<poem>
{{o|12|o1}}
:Disse la donna: — Sappi domandare
e chiedi quel che vuoi, ché l’averai. —
Colui rispose: — Se tu mi puoi dare
questo che chieggo, tu sempre m’arai:
una borsa che sia di tal affare,
che fusse piena di denari assai,
e s’io aprissi quella borsa ogn’ora
cento ducati ne balzasser fuora.
{{o|13|o1}}
:— Ecco la borsa la qual tu mi chiedi. —
Disse colui: — I’ vo veder la prova.
— Guarda qui ben, se cosa alcuna vedi. —
Colei la borsa dalla bocca snoda
e fe’ balzar cento ducati a’ piedi.
Colui, che di tal cosa ben gli proda,
tolse costei, ch’aveva il viso bello,
come sua donna e dettegli l’anello.
{{o|14|o1}}
:Disse quell’altra al secondo di loro:
— E tu che cosa pensi nel tuo cuore?
Disse colui: — Non chieggio argento od oro,
ma sí un tappeto di fino colore,
che mi portasse senza far dimoro,
senza esser visto, in ogni concistore. —
Detto tappeto la donna lo trova,
e poi gli disse: — Faranne la prova. —
{{o|15|o1}}
Colui sel mise addosso ed ha parlato
con quel tappeto ravvolto alle rene,
e fecesi portare in capo al prato,
e prestamente indrieto se ne viene;
ed ha la donna subito sposato,
ché gli pare la cosa andasse bene.
E poi quell’altra disse senza lagno:
— C’hai tu pensato? Dimmelo, compagno!
</poem><noinclude></noinclude>
0th1dab53kbglhil1d3azh9voi29m6w
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/101
108
735405
3894745
2638820
2026-09-04T16:37:06Z
Francyskus
76680
/* Riletta */
3894745
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare primo}}|95}}</noinclude>
<poem>
{{o|16|o1}}
:— Se tu sapessi quello c’ho pensato
e potessimel dare, o viso adorno,
i’ t’arei come gli altri anch’io sposato
e servireiti sempre senza scorno.
— Abbi pur quel che tu m’hai domandato! —
E colui disse che voleva un corno,
ched ogni volta che l’abbi sonato
sian dieci squadre quivi, ognun armato.
{{o|17|o1}}
— Perché, quando io volessi assai denari,
io metterei l’assedio ad una terra,
che per paura, senza alcun divari,
mi dien l’argento per levar la guerra,
che contra me non arén poi ripari,
tanta metterei gente in quella terra. —
Disse la donna, che con lui ragiona:
— Ecco lo corno. Fa’ la prova e suona. —
{{o|18|o1}}
E’ si pigliò quel corno e l’ha sonato:
ecco la gente d’arme comparire;
son dieci squadre, ciaschedun armato,
dimostran d’aver forza e grand’ardire.
Un’altra volta e’ l’ebbe risonato;
eccotene altrettanti lí venire.
Dieci volte il sonò di valimento,
tanto che venner delle squadre cento.
{{o|19|o1}}
:Fecer la prova e furon consolati,
e ciaschedun quel ch’avien chiesto l’ebbe,
e tutt’e tre si furon maritati
a quelle tre, che a nissun non l'increbbe.
E tutt’e tre si fûrno addormentati
infin che l’altro giorno arriverebbe;
ma la mattina, quando si destorno,
ignuna delle donne e’ non trovorno.
</poem><noinclude></noinclude>
5bbvv7hwk79s7il9cm7fb0x0vosfosg
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/102
108
735406
3894747
2638821
2026-09-04T16:44:20Z
Francyskus
76680
/* Riletta */
3894747
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|96|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude>
<poem>
{{o|20|o1}}
:E disse: — Ove son io stanotte stato? —
e viene il sogno suo imaginando;
e diceva a’ compagni: — I’ ho sognato
un sogno ch’io verrò poi ragionando:
e’ mi pareva moglie aver pigliato,
e stavomi con essa sollazzando.
Arebbela nessun di voi veduta,
ché non so giá quel che se ne sie suta? —
{{o|21|o1}}
:L’altro rispose: — A me parve iersera,
quando eravamo a cenare nel prato,
venner tre donne con bella maniera
e dolcemente ci ebbon salutato. —
Quell’altro lor compagno si dispera,
e non sa come il fatto sia passato,
dicendo: — Una ne presi per mia sposa:
or non so come vada questa cosa. —
{{o|22|o1}}
:Quell’altro disse: — Anch’io ne presi una
e donommi un tappeto molto bello
e, perché fusse ben di notte bruna,
mi portava, dov’io voleva, quello. —
E ’l primo disse che di seta bruna
la sua una borsa gli donò per ello,
che, come quella borsa ella s’apriva,
cento ducati fuor di quella usciva.
{{o|23|o1}}
:Il minor disse: — A me donò la mia
un corno lavorato gentilmente,
ch’a sonarlo, ogni volta quel facía
ben dieci squadre di pulita gente. —
Guardando intorno, ciaschedun vedía
quelle cose ciascuna di presente;
viden la borsa e quel tappeto adorno,
e similmente il lavorato corno.
</poem><noinclude></noinclude>
s8k12l41prhcq33z89a7nejjf7ntzzq
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/103
108
735407
3894748
2638823
2026-09-04T16:46:19Z
Francyskus
76680
/* Riletta */
3894748
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare primo}}|97}}</noinclude>
<poem>
{{o|24|o1}}
:— Questo sará un sogno da dovero?
— Faccián la prova? — E poi qual cosa fia? —
Fecion la prova e viddon ch’era vero;
e inverso Roma pigliaron la via.
Quel della borsa pagava l’ostiero,
quando avevan mangiato all’osteria.
Stettono a Roma circa quattro mesi,
poi terminoron di mutar paesi.
{{o|25|o1}}
:Partissi prima quel ch’avea la borsa,
e prese il suo cammin verso la Spagna,
e molto bene all’oste il becco intorsa,
e facea scotti, che non ne sparagna;
ed avea giá di molta via trascorsa,
e molto spende perc’ha chi guadagna,
ed are’ fatto di denar duo sacchi,
giocar sapendo a’ tavolier e a scacchi.
{{o|26|o1}}
:Giocava a tavole e era buon maestro,
tal che venne agli orecchi alla regina;
e fu mandato per lui molto presto
che venga in corte; e lui tosto cammina
avanti alla regina molto destro;
con riverenza la saluta e inchina
e diceva: — Madama, in cortesia,
che mi comanda Vostra Signoria?
{{o|27|o1}}
:— Detto m’è stato di tua gentilezza,
e come a scacchi giuochi cosí bene,
ed a tavole — disse — con destrezza
ne sanno giocar pochi come tene.
I’ ho di giocar teco gran vaghezza
poi che cosí gentil maestro sene. —
Ed ei rispose che gli era contento
di far ciò che gli fosse in piacimento.
</poem><noinclude></noinclude>
4zvvj2vc75pc0ub7ptn5lhjjpcj764w
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/105
108
735409
3894806
3056484
2026-09-04T20:37:24Z
Francyskus
76680
/* Riletta */
3894806
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare primo}}|99}}</noinclude>
<poem>
{{o|32|o1}}
:Tanto che disse: — Poi ch’amor m’ha giunto
e forzami a seguir tutte tue voglie,
io son regina, com’io t’ho riconto;
se ti piacessi di tôrmi per moglie,
di te come di me sia fatto conto.
Cosí fortuna adempie le sue voglie.
Ma non fare’ cotal cosa altrimente,
se non mi fai della borsa un presente.
{{o|33|o1}}
:E vo’ che, come sai, anche a me insegni.
Veggo che fai de’ fiorini a tua posta;
€ di tal cosa non vo’ che ti sdegni;
non so come tal cosa sia composta. —
Costui gli disse: — Guarda questi segni,
che, se pigli la borsa senza sosta
e che la scuota per li pellicini,
n’uscirá sempre fuor cento fiorini.
{{o|34|o1}}
:— Questo è per certo una mirabil cosa!
I’ ti farò signor di questo regno,
e sarò, com’io dissi, poi tua sposa,
se di tal grazia fai l’animo degno! —
Costui, che ’l cuor in corpo non gli posa
e vede riuscir il suo disegno,
gli disse: — Io son contento: io te la dono,
se farai prima quel ch’io ti ragiono.
{{o|35|o1}}
:— Ista’ cosí un poco e lá verrai,
ed io m’avvierò, ma vien’ lá solo.
Quivi soletta tu mi troverai. —
E cosí seppe ben tirar l’aiuolo,
diègli la borsa, e non credette mai
esser piantato cosí a piuolo.
Costei n’andò ed in zambra si misse.
Prima avea detto che Biagio venisse,
</poem><noinclude></noinclude>
i8jf7nu7e5saem24ge6dvl9wsl2tbxr
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/106
108
735410
3894807
3056485
2026-09-04T20:39:30Z
Francyskus
76680
/* Riletta */
3894807
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|100|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude>
<poem>
{{o|36|o1}}
:ed avvisato i servi di tal fatto:
— State qui fermi, che non vi partiate;
se Biagio d’entrar qui fa alcun atto,
fate che dentro entrar non lo lasciate
e fategli, oltre a questo, miglior patto:
dategli a conto dieci bastonate.
Dite che non sappiate chi si sia
e, scossogli il mantel, cacciatel via! —
{{o|37|o1}}
:Ecco che Biagio s’accostava a l’uscio,
onde un gli disse: — Che vai tu cercando? —
Biagio, ch’aveva il cervello nel guscio,
disse a colui: — Io ti farò dar bando!
Benché tu porti il piede nel camoscio,
ascolta quel che ti vo ragionando:
io non istimo nulla il tuo parlare,
e voglio alla regina dentro entrare. —
{{o|38|o1}}
:Eccoti giunti quattro mascalzoni
e cominciôrgli a scardassar la lana.
Trovossi in mezzo di quattro bastoni,
ch’ogni volta cascava in terra piana;
ed ebbe frutti di molte ragioni,
che rimbombava come buca e tana.
E fêrno uscire il mostro fuor del guscio,
ed a quel suon si trovò fuor dell’uscio.
{{o|39|o1}}
:Non sa costui che fare, il meschinello;
ma dipartissi, solitario e cheto,
tornando inverso Roma, il poverello;
e ritrovò i compagni, ciascun lieto;
e disse ad un di lor: — O car fratello,
bisogna che mi presti il tuo tappeto,
perch’una donna m’ha gabbato a forza
e con inganni m’ha tolta la borza.
</poem><noinclude></noinclude>
dx2d187bktqxopvp7rl3j4m7qti01cw
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/107
108
735411
3894808
3056486
2026-09-04T20:41:42Z
Francyskus
76680
/* Riletta */
3894808
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare primo}}|101}}</noinclude>
<poem>
{{o|40|o1}}
:— Il mio tappeto non ti vo’ prestare,
che ho paura che lo perderesti.
— Io voglio nella zambra sua entrare,
sí che bisogna che tu me lo presti;
io voglio la mia borsa ripigliare. —
Tanto che pur sono d’accordo questi;
e misseselo addosso e tirò via
ed al palazzo di costei giugnía.
{{o|41|o1}}
:Giunto che fu di costei al palagio,
subito in zambra entrò per la finestra,
e vide la regina star ad agio;
ma ella se ne accorse molto destra,
però che giá invisibil non va Biagio.
Lei, che di simulare era maestra,
e disse: — Molto m’hai fatta stupire,
perché tardato hai tanto il tuo venire.
{{o|42|o1}}
:Io non so la cagion del tuo tardare.
Hammi tu forse al tutto rifiutata?
— Adesso, che m’hai fatto bastonare,
tu vuoi mostrare di non esser stata?
— Biagio, tu mi fai ben maravigliare
di questa cosa che tu m’hai parlata. —
E lui sí li contava la cagione,
e lei fingeva d’averne passione.
{{o|43|o1}}
:— Vo’ che mi cavi un dubbio della testa,
ch’i’ son del caso impallidita e smorta:
perché io ti vidi entrar per la finestra?
perché non sei venuto per la porta?
— Sí ho questo tappeto in mia podésta,
mi porta dove voglio senza scorta.
— Cotesto mai non crederei giá io,
se non provassi cotal cosa anch’io,
</poem><noinclude></noinclude>
5cknvnx81h81c3fp9qfzf1awlhmjf9i
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/108
108
735412
3894809
3056487
2026-09-04T20:43:32Z
Francyskus
76680
/* Riletta */
3894809
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|102|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude>
<poem>
{{o|44|o1}}
:ché questa pare pur cosa incredibile;
io mi stupisco e non lo posso credere! —
Rispose Biagio: — Io so che gli è possibile —
e che provasse cominciò a credere.
— Dimmi — diss’ella — se si va invisibile
con quest’addosso, se mel vuoi concedere.
— Invisibile vassi — disse Biagio: —
tu lo puoi qui provar per lo palagio.
{{o|45|o1}}
:Tu gli puoi comandar quel che tu vuoi,
che in ogni lato ti fará la scorta.
Non puoi esser veduta, stu non vuoi,
e contra lui non val finestra o porta. —
Costei sel mise addosso, e disse poi:
— Vedimi tu? Son io diritta o torta? —
Biagio rispose: — Io non veggio niente. —
E lei trovava l’uscio prestamente.
{{o|46|o1}}
:Biagio restossi in camera soletto.
Costei si fece a’ suoi servi vedere,
e contò lor del tappeto l’effetto,
e poi diceva alle sue cameriere
ch’andassen due di loro a fare il letto,
s’alcun vi trovan ritto od a sedere:
— Fate che presto leviate il rumore,
e i servi correran lá con furore. —
{{o|47|o1}}
:E come giunti son, ebbon veduto
costui che sta la regina a aspettare,
e, senza dargli le donne saluto,
incominciorno subito a gridare.
E’ servi, come questo hanno sentuto,
addosso a Biagio s’ebbono a cacciare,
e diceva ciascun: — Se ben ti squadro,
tu debbi esser per certo qualche ladro! —
</poem><noinclude></noinclude>
djfj10d0m95fc2f405gksjoo8x927cj
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/109
108
735413
3894810
3056488
2026-09-04T20:47:09Z
Francyskus
76680
/* Riletta */
3894810
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare primo}}|103}}</noinclude>
<poem>
{{o|48|o1}}
:E cominciorno a scuotergli il mantello.
Biagio diceva: — Io non son rubatore!
Costor pur gli imbottíano il giubberello,
tal che di zambra si fuggiva fuore,
e fuggí per paura, il meschinello,
che per istizza gli crepava il core;
e disse: — Lasso! che debbo piú fare? —
E prese verso Roma a camminare,
{{o|49|o1}}
:tanto che giunse a’ suoi compagni un giorno;
e disse, malcontento e corrucciato,
com’avea ricevuto grande scorno,
come il tappeto gli è stato rubato.
— Prestami — disse a quell’altro — il tuo corno,
e voglio esser in Spagna ritornato,
e voglio a quella mover tanta guerra,
piglierò lei e abbrucierò la terra! —
{{o|50|o1}}
:Disse il compagno: — Non ne ragionare,
perché so certo che lo perderesti,
e mai non si potrebbe racquistare.
Faresti a me come all’altro facesti. —
Biagio lo seppe tanto predicare
ch’ai tutto bisognò che glielo presti;
ed halli dato il corno in sua balía.
Biagio lo prese e poi tirava via.
{{o|51|o1}}
:E come giunse nel pian, s’accamporno
presso alla terra dove egli ha pensato;
e cominciava a sonar questo corno,
ed ha di molta gente ragunato.
Intanto le novelle via n’andorno
alla regina, come il fatto è andato,
e con questo facea gran minacciare,
tanto che alfin gli dava che pensare.
</poem><noinclude></noinclude>
42kmkd9xa88fufkt5tzafoj9rvwj4gg
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/110
108
735414
3894811
3056490
2026-09-04T20:49:28Z
Francyskus
76680
/* Riletta */
3894811
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|104|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude>
<poem>
{{o|52|o1}}
:Costei mandava spioni per intendere
chi sia costui; e. quando l’ha saputo,
diceva: — Il placherò senza contendere,
s’io ho tant’agio ch’io gli abbi parlato. —
E fe’ pensier fin giú nel prato scendere,
ed aveva ogni cosa pur pensato.
Montò a cavallo con sua compagnia
e ’nverso il campo pigliava la via.
{{o|53|o1}}
:E, giunta al campo, ne va al padiglione,
e domandava chi era il signore;
e scese prestamente da l’arcione,
e fece a questo singolare onore.
E disse: — Io vorrei intender la cagione
perché sei mosso in cosí gran furore. —
Biagio gli disse: — Tu l’intenderai,
ed ogni frode adesso pagherai!
{{o|54|o1}}
:— Se mai t’è stato fatto alcun oltraggio,
io non lo so, ché non ci ho colpa niuna
e n’è stato cagion mio baronaggio,
se ti fu fatta villania nessuna.
Ma so che sei sí savio e tanto saggio,
ed hai da ringraziar ben la fortuna,
che t’ha donato tanta forza e ingegno,
che t’ha fatto signor di questo regno.
{{o|55|o1}}
:E dotti la mia fé che ’l tuo venire
io l’ho sí caro, che contar nol posso,
e molto mi fu duolo il tuo partire,
ch’ancor pensarlo trema tutto il dosso.
Disposta son di sempre te ubbidire
in ogni caso ched io so e ch’io posso.
S’io t’ho per il passato nulla offeso,
me ne sa male, ed honne al cor gran peso!
</poem><noinclude></noinclude>
br03k4pvjaogczltu7h35r2iu93pjw8
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/111
108
735415
3894812
3056491
2026-09-04T20:51:42Z
Francyskus
76680
/* Riletta */
3894812
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare primo}}|105}}</noinclude>
<poem>
{{o|56|o1}}
:Liberamente ti vo’ dar la terra
e ciò, ch’io ho, in balía t’offro e dono,
purché si ponga fine a tanta guerra.
E nella mente stupita mi sono,
ché certo nel mio regno, in ogni terra,
e tutti i gran signori che ci sono,
e’ non han tanta forza veramente
che faccin la metá di questa gente.
{{o|57|o1}}
:Tu mi trarresti di gran fantasia,
raccontarmi tal cosa veramente,
se fai per arte di negromanzia,
ched e’ ti venga drieto tanta gente. —
Rispose Biagio: — La possanza mia
non te la voglio raccontar per niente,
acciò che non m’inganni, come fai;
ma d’ogni cosa te ne pentirai.
{{o|58|o1}}
:— Adunque sarai tu cotanto strano,
che tu mi voglia far tal villania?
Da poi che inver’ di me sei sí villano,
io son condotta in tutta tua balía,
prendi questo coltel nella tua mano,
dammi nel petto e passa l’alma mia,
e dirassi di te che sei crudele
dapo’ ch’uccidi chi t’è sí fedele! —
{{o|59|o1}}
:Udito ch’ebbe di lei le parole,
sagline male, e volse il suo pensiero,
e nell’animo suo seco si duole;
e diceva fra sé: — Egli è pur vero
ched una donna possa quel che vuole
e faccia altrui parer bianco per nero! —
Ed è sí rimutato nella mente,
e sí diceva alla donna in presente:
</poem><noinclude></noinclude>
31e84l4pe961g2qt85lt8tqybjguuy2
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/112
108
735416
3894813
3056492
2026-09-04T20:54:20Z
Francyskus
76680
/* Riletta */
3894813
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|106|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude>
<poem>
{{o|60|o1}}
:— Io ti dono la vita e la tua terra;
rendimi la mia borsa e ’l mio tappeto
ed io ti leverò cotanta guerra
e poi ti conterò questo secreto. —
Costei che gli lo dica pur lo serra;
ma Biagio alle parole stava cheto.
Lei disse: — Fammi questo manifesto,
e donarotti assai, oltra di questo. —
{{o|61|o1}}
:E disse: — Se tu m’ami, o sire adorno,
trammi del capo, deh, questa oppinione! —
Biagio gli disse: — Vedi questo corno?
Vo’ che tu sappi questa condizione:
ogni volta che ’l suono, notte o giorno,
vien dieci squadre armate a tua intenzione. —
Disse la donna: — È cotesto possibile?
— Sí — disse Biagio — lo vedrai visibile. —
{{o|62|o1}}
:Disse la donna: — Fammi di ciò sazia:
io mi voglio recar quivi da parte;
e se mi dái, barone, tanta grazia,
io ti darò del mio reame parte. —
Seppe costei sí ben far con sua audacia,
come colei che di ciò sapea l’arte,
Biagio gli ha il corno nelle sue man dato;
costei con gran vaghezza l’ha accettato.
{{o|63|o1}}
:Montò sul suo cavallo per ragione
e, come s’ebbe alquanto a discostare,
conobbe come quella è fatagione;
comincia el suo cavallo speronare.
— Mio danno! — disse Biagio — Io n’ho cagione,
ch’i’ m’ho lassato di nuovo gabbare! —
Come non ebbe il corno in sua balía,
tutta la gente fu sparita via.
</poem><noinclude></noinclude>
6cg6uimqfzo59q3ff22q8j2kndnq8ml
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/113
108
735417
3894814
3056494
2026-09-04T20:55:11Z
Francyskus
76680
/* Riletta */
3894814
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare primo}}|107}}</noinclude>
<poem>
{{o|64|o1}}
:Costei se ne tornava inverso casa
e lasciò Biagio, che s’ha a disperare,
e diceva di lui: — Bestia di vasai
Cosí intervien, chi non si sa guidare!
Vide che gente non gli era rimasa,
e diceva tra sé: — Lasciamlo andare!
Lassollo andare, il povero meschino;
ché cosí n’ha voluto il suo destino.
</poem><noinclude></noinclude>
kazkf8rek52il22u2f8y6qn0mcn4gmm
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/115
108
735419
3894817
3894488
2026-09-04T21:05:23Z
Francyskus
76680
/* Trascritta */
3894817
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" /></noinclude>
{{ct|v=1|t=3|CANTARE SECONDO}}
{{ms|7em}}<poem>
{{o|1|o1}}
:Biagio diceva: — Che debbo piú fare?
lasso me, che fatt’ho tristi guadagni!
In che modo poss’io piú ritornare
a rivedere i lassati compagni? —
E si voleva al tutto disperare;
nulla gli val, invan par che si lagni;
e dicea come fa chi mal si guida:
— Cosí ne avvien a chi troppo si fida. —
{{o|2|o1}}
:Biagio si trova in maggior laberinto
che fusse mai e non ne puote uscire,
perché la fede sua sí l’ha sospinto
a questi casi che gli hanno avvenire,
e si ritrova come un corpo estinto,
e piú non sa dove si debba gire.
E, trovandosi in tanto duro assedio,
e’ sempre prega il ciel trovar rimedio.
{{o|3|o1}}
:Ma quella fata, che die’ loro il corno,
non lo vòlse però abbandonare,
e fece che trovasse in quel contorno
un piè di fico, che possa mangiare,
e fece che quei fichi in tal soggiorno
avean tal virtú ch’i’ vo’ contare:
sí facean certi fichi a cotal guisa,
che tutti ne farete grasse risa.
</poem><noinclude></noinclude>
5jek3l40gp4lsbf7440glyp764efcyq
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/116
108
735420
3894818
2636609
2026-09-04T21:06:38Z
Francyskus
76680
/* Pagine SAL 25% */
3894818
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="1" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|110|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude>
<poem>
{{o|4|o1}}
:Ogni volta che Biagio ne mangiava,
e gli venia come a l’asin la coda;
per ogni fico che lui masticava,
un palmo gli crescea la detta coda.
Egli aveva gran fame e pur mangiava,
tanto ch’attorno molto se n’annoda,
e diceva: — Io non so piú che mi fare;
i’ ho gran fame e non vo’ piú mangiare. —
{{o|5|o1}}
:Ed ha lassato quel fico, e cammina
e la coda gli dava ben sei volte.
Egli era di gennaio in su la china,
ch’eran riposte tutte le ricolte;
come egli ebbe passato una collina,
gli venne le sue luci intorno vòlte
e vide un altro fico in quella costa
carco di fichi, ed a quel piè s’accosta.
{{o|6|o1}}
:Egli eran belli e fuor d’ogni misura.
A Biagio alla memoria gli ritorna
dell’altro fico e della sua sciagura,
fermossi alquanto ed un poco soggiorna.
Poi disse: — Io vo’ mangiare alla ventura,
se mi dovesse ben nascer le corna ! —
Un di quei fichi in bocca si mettia,
tal che un palmo di coda gli andò via.
{{o|7|o1}}
:Biagio si cominciava a rallegrare:
— E sará forse la ventura mia i —
E cominciò di quei fichi a mangiare,
tal che tutta la coda gli andò via.
Biagio fra sé cominciava a pensare,
e fra sé stesso pensando dicia;
diceva: — Io son disposto di vedere
s’io posso le mie cose riavere.—
</poem><noinclude></noinclude>
dvil1zbfu9n1jjc6v0hm2pbfqfm8una
3894820
3894818
2026-09-04T22:11:01Z
Francyskus
76680
/* Trascritta */
3894820
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|110|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude>
<poem>
{{o|4|o1}}
:Ogni volta che Biagio ne mangiava,
e gli venía come a l’asin la coda;
per ogni fico che lui masticava,
un palmo gli crescea la detta coda.
Egli aveva gran fame e pur mangiava,
tanto ch’attorno molto se n’annoda,
e diceva: — Io non so piú che mi fare;
i’ ho gran fame e non vo’ piú mangiare. —
{{o|5|o1}}
:Ed ha lassato quel fico, e cammina
e la coda gli dava ben sei volte.
Egli era di gennaio in su la china,
ch’eran riposte tutte le ricolte;
come egli ebbe passato una collina,
gli venne le sue luci intorno vòlte
e vide un altro fico in quella costa
carco di fichi, ed a quel piè s’accosta.
{{o|6|o1}}
:Egli eran belli e fuor d’ogni misura.
A Biagio alla memoria gli ritorna
dell’altro fico e della sua sciagura,
fermossi alquanto ed un poco soggiorna.
Poi disse: — Io vo’ mangiare alla ventura,
se mi dovesse ben nascer le corna! —
Un di quei fichi in bocca si mettía,
tal che un palmo di coda gli andò via.
{{o|7|o1}}
:Biagio si cominciava a rallegrare:
— E' sará forse la ventura mia! —
E cominciò di quei fichi a mangiare,
tal che tutta la coda gli andò via.
Biagio fra sé cominciava a pensare,
e fra sé stesso pensando dicía;
diceva: — Io son disposto di vedere
s’io posso le mie cose riavere.—
</poem><noinclude></noinclude>
iu6nljo2pyyazrzu5ek7ihng4fmai0w
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/117
108
735421
3894821
2636610
2026-09-04T22:16:02Z
Francyskus
76680
/* Trascritta */
3894821
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare secondo}}|111}}</noinclude>
<poem>
{{o|8|o1}}
:Tanto che trovò questo un canestraio,
ed andava a quel fico che fu il primo;
otto ne colse e sí li messe in quello.
Disse: — Sí mi riesce com’io stimo! —
E tolsen otto da quel ficarello,
perché di que’ faceva grande stimo.
Andonne alla cittá, una mattina,
sol per vender quei fichi alla regina,
{{o|9|o1}}
:e posesi a seder sotto il palagio.
Erasi de’ suoi panni travestito;
egli era freddo e stava con disagio.
Ed uno alla regina ne fu ito,
la quale stava a iscaldarsi con agio;
disse: — Madonna, giú, nel vostro sito,
sotto la loggia io ho veduta cosa,
che a vederla mi par maravigliosa!
{{o|10|o1}}
:Un villano c’ha un bel panier di fichi,
che di settembre non sarian sí belli:
e’ vuol quattro ducati d’otto fichi. —
— Va’ via! — disse colei — va’ via per elli,
e che lui me gli dia fa’ che gli dichi,
e prestamente porterammi quelli. —
Colui n’andò per essi, e sí gli porta
quattro ducati; e lui trovò la porta.
{{o|11|o1}}
:L’ora ne venne poi del desinare;
aveva la regina due donzelle,
che le faceva seco a mensa stare,
e tutte due eran pulite e belle.
Quando si furon poi poste a mangiare,
fu l’acqua alle man data a tutte quelle;
e, postasi a seder, senza ch’il dichi,
fe’ la regina portarsi que’ fichi.
</poem><noinclude></noinclude>
4s16g3iuxq8tvcnjraavqr33rk6djee
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/118
108
735422
3894822
2636611
2026-09-04T22:19:45Z
Francyskus
76680
/* Trascritta */
3894822
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|112|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude>
<poem>
{{o|12|o1}}
:Tolse que’ fichi, e sí n’ha dati dua
ad una di color ch’eran con seco,
e disse: — Mangia questi, che son tua,
e dua ne do a quest’altra eh’è teco. —
Quegli altri quattro volle che sien sua.
— E’ per gran dono — disser — me lo reco. —
Tal che per gran vaghezza gli mangiorno,
e che sien vaga cosa ragionorno.
{{o|13|o1}}
:Ell’avíen quasi mezzo desinato,
e ancor tra lor questi fichi si loda;
una delle donzelle avea parlato
e tal parlare alla regina isnoda,
e disse: — Un tristo caso mi è incontrato!
Oh trista a me! Che mi è nato la coda! —
Cosí disse quell’altra: — Anche a me pare. —
Tanto ch’elle restâr di desinare.
{{o|14|o1}}
E la regina in zambra se n’andò,
e chiama poi con seco le donzelle.
Alzonsi i panni, e la coda guardò,
e tutt’e tre l’avean, le meschinelle,
quelle n’avean due palmi, misurò,
e la regina n’ebbe quattro anch’elle;
e, ragguagliando che dua e dua fa quattro,
le non sapean comprender questo fatto,
{{o|15|o1}}
:E venne quella cosa immaginando,
siccome aveva lor dato due fichi,
se ne venivan due palmi trovando,
e lei, che n’ebbe quattro, si replíchi;
e tanto sopra questo vien pensando,
che infine disse: — E’ sono stati i fichi. —
E fe’ per molti medici mandare
che di tal mal la venghin medicare.
</poem><noinclude></noinclude>
jb5x4bbrabxad93ah27wlgporz7n6wu
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/119
108
735423
3894823
2636612
2026-09-04T22:23:03Z
Francyskus
76680
/* Trascritta */
3894823
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare secondo}}|113}}</noinclude>
<poem>
{{o|16|o1}}
:E fur di molti medici trovati,
ed a ciascun gran cosa gli pareva;
e infine tutti s’erano accordati:
rimedio a questa cosa non s’aveva;
tanto che molti n’è mal capitati,
perché cosí la regina volea;
e comandò che cosí si facesse,
perché tal cosa non si risapesse.
{{o|17|o1}}
:Nientedimeno tal cosa si sa.
Biagio, che nella terra è ritornato,
ad un medico a casa se ne va
e a questo modo a lui n’ebbe parlato:
— Maestro, Dio ti doni sanitá! —
Disse il maestro: — Denar ci abbi dato! -
Biagio gli disse: — Danari anco arai,
sed a mio modo, maestro, tu farai. —
{{o|18|o1}}
:Biagio era stato piú volte in Turchia
e sapeva il linguaggio molto bene.
Disse al maestro: — La disgrazia mia
m’ha fatto sopportare affanni e pene:
io vengo dalle parti di Rossía;
Fortuna mi rivolse le sue rene.
Tutta la robba mia rimase in mare
ed ho avuto fatica di campare.
{{o|19|o1}}
:L’arte mia era della medicina,
e son venuto a caso in questa terra;
e’ parmi intender come la regina
cattiva infermitá suo corpo serra.
Se mi presti una vesta purpurina
con un cavallo usato nella guerra
e due famigli, molto car l’arei
e del guadagno mio te ne darei.
</poem><noinclude></noinclude>
edj6f6cj9xqsfbzaqhscgurh21sbhiq
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/120
108
735424
3894824
2636613
2026-09-04T22:25:17Z
Francyskus
76680
/* Trascritta */
3894824
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|114|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude>
<poem>
{{o|20|o1}}
:Ma piglia duo famigli forestieri,
e tu te n’anderai alla signora,
e dirai alla regina come ieri
io capitai qui, circa ventun’ora,
e di trovarmi a Roma avea pensieri,
e come, sendo tu all’uscio di fuora,
ti salutai e che, parlando meco,
volesti che la sera stessi teco.
{{o|21|o1}}
:E, perché ero maestro di tua arte,
tu m’alloggiasti e che poi, ragionando
«del medicar n’ho avuto buona parte»,
ogni cosa venisti domandando,
ogni cosa ti dissi, a parte a parte,
com’ogni infermitá vengo sanando.
Se queste cose, ch’io dico, farai,
cinquecento ducati da me avrai. —
{{o|22|o1}}
:Come il medico intese del denaio,
trovolli un bel cavallo e dua garzoni,
una vesta con fodera di vaio.
Lasciollo in casa, senza piú sermoni;
andonne alla regina col cuor gaio
e, ragionando di lor salvazioni,
come egli ha in casa un medico saputo,
che per andare a Roma era venuto,
{{o|23|o1}}
:che va l’imperadore a medicare;
ad ogni malattia egli ha rimedio.
— Incominciai di voi a ragionare,
ché, per non tenerti troppo a tedio,
cotal infermitá sa ben sanare,
e leveratti infin da questo assedio. —
Disse colei: — S’egli è quel che tu spandi,
subitamente fa’ per lui si mandi. —
</poem><noinclude></noinclude>
et0motj552oegdrsfpn6212dsjxv6cv
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/121
108
735425
3894825
2636614
2026-09-04T22:28:06Z
Francyskus
76680
/* Trascritta */
3894825
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare secondo}}|115}}</noinclude>
<poem>
{{o|24|o1}}
:Venne maestro Biagio prestamente,
e diede alla regina un bel saluto:
— Colui che fé’ la luna e ’l dí lucente
ti salvi e guardi e sia sempre in aiuto! —
E la regina a lui similemente
disse: — Maestro, siate il benvenuto!
Se per guarirmi venuto sarete,
da me denar, quanti volete, arete. —
{{o|25|o1}}
:Disse maestro Biagio: — Alla buon’ora!
io credo in ogni modo voi guarire. —
E cominciò la sua disgrazia allora
a raccontare e donde egli ha a venire,
e come fu del suo paese fuora,
e quel che in mare gli ebbe a intervenire
che perse ciò ch’aveva dentro in mare,
— come il maestro giá v’ebbe a raccontare.
{{o|26|o1}}
:— Orsú, poi che tu sei sí buon maestro,
come m’ha detto dianzi qui costui... —
E lui col suo parlar rispose destro:
— Sempre mai, in ogni lato dov’i’ fui,
ho voluto veder senza sinestro
e la mattina; cosí dico a vui.
Ma mi bisogna, a volervi sanare,
veder con l’occhio e con la man toccare. —
{{o|27|o1}}
:Fu data in cura a Biagio ogni donzella,
e ’n camera n’andò, dov’eran quelle.
A Biagio gli parea ciascuna bella,
che rilucevan come fan le stelle.
Biagio a ciascuna di quelle favella:
— Cavatevi ciascuna le gonnelle,
ché mi bisogna, per la fede mia,
vedere a tutte vostra malattia. —
</poem><noinclude></noinclude>
a9zwkri15ld3mk0y04rxfb2xbon2s8y
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/122
108
735426
3894826
2636615
2026-09-04T22:31:39Z
Francyskus
76680
/* Trascritta */
3894826
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|116|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude>
<poem>
{{o|23|o1}}
:Tal che le fece tutta dua spogliare,
e vide tutto e toccò con la mano,
tanto che lo facevan sospirare
e feciongli arricciar tutta la lana;
ed aveva ciascuna a confortare:
— La vostra malattia fie tosto sana,
e prestamente senza alcun divaro. —
Fa vista di pigliare un lattovaro.
{{o|29|o1}}
:E tolse un di quei fichi prestamente,
lo mise in bocca ad una di coloro;
e poi a l’altra fece similmente,
e destramente nettò com’un oro:
ne dette dua per una li presente;
e, stando un poco, ciascuna di loro
cominciarono a dir: — Maestro tale,
noi siam guarite d’ogni nostro male! —
{{o|30|o1}}
:Andò la nuova tosto alla regina
come è guarita ciascuna donzella,
e prestamente alla zambra cammina,
e trovò come è vera la novella;
e disse a Biagio: — La tua medicina
rider faratti ben la tua scarsella. —
Rispose Biagio: — I’ vo’ mezzi e’ danari,
ché cosí fanno sempre e’ nostri pari. —
{{o|31|o1}}
:E félli dare seicento ducati:
— E ’l resto arai, come m’arai guarita,
e tutti ti saranno annoverati
innanzi che da me facci partita.
— Per questo giorno ci sarem posati;
domani arém la cosa me’ chiarita,
sí che per ora datemi licenza,
e domani farem l’altra esperienza. —
</poem><noinclude></noinclude>
pd00af2mgkk95ojmc714bzh7qt7vjtr
3894827
3894826
2026-09-04T22:31:56Z
Francyskus
76680
3894827
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|116|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude>
<poem>
{{o|28|o1}}
:Tal che le fece tutta dua spogliare,
e vide tutto e toccò con la mano,
tanto che lo facevan sospirare
e feciongli arricciar tutta la lana;
ed aveva ciascuna a confortare:
— La vostra malattia fie tosto sana,
e prestamente senza alcun divaro. —
Fa vista di pigliare un lattovaro.
{{o|29|o1}}
:E tolse un di quei fichi prestamente,
lo mise in bocca ad una di coloro;
e poi a l’altra fece similmente,
e destramente nettò com’un oro:
ne dette dua per una li presente;
e, stando un poco, ciascuna di loro
cominciarono a dir: — Maestro tale,
noi siam guarite d’ogni nostro male! —
{{o|30|o1}}
:Andò la nuova tosto alla regina
come è guarita ciascuna donzella,
e prestamente alla zambra cammina,
e trovò come è vera la novella;
e disse a Biagio: — La tua medicina
rider faratti ben la tua scarsella. —
Rispose Biagio: — I’ vo’ mezzi e’ danari,
ché cosí fanno sempre e’ nostri pari. —
{{o|31|o1}}
:E félli dare seicento ducati:
— E ’l resto arai, come m’arai guarita,
e tutti ti saranno annoverati
innanzi che da me facci partita.
— Per questo giorno ci sarem posati;
domani arém la cosa me’ chiarita,
sí che per ora datemi licenza,
e domani farem l’altra esperienza. —
</poem><noinclude></noinclude>
atwdx7vkupsz6pb3jh87u8ij6spk963
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/123
108
735427
3894828
2636617
2026-09-04T22:40:50Z
Francyskus
76680
/* Trascritta */
3894828
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare secondo}}|117}}</noinclude>
<poem>
{{o|32|o1}}
:Quattrocento ducati dette al medico
che gli prestò la veste col cavallo;
costui gli prese, che non ha il parietico.
Biagio gli disse: — Ascolta, senza fallo;
perch’io non paia questa volta eretico
tòi questo pizzicotto e dipoi dállo
a quel che mi prestò cotesta vesta,
e doman poi ti sará resa questa;
{{o|33|o1}}
:ch’i’ vo che me la lasci tanto ch’io
guarisca la regina del suo male,
e poi verrò a casa tua anch’io,
e vedrai poi ch’io ti sarò leale. —
Disse coltri fra sé: — Vatti con Dio,
ché con questi farem buon carnevale.
— Questi cinquanta ancor vo’ che ti pigli
e che con essi tu paghi i famigli. —
{{o|34|o1}}
:Biagio fe’ buono scotto per la sera,
e, venuta che fu poi la mattina,
come del letto Biagio levato era,
e’ se n’andò dinanzi alla regina,
e vidde ancora a lei la sua matèra,
dove fece a quell’altre medicina,
e dègli in lattovar duo di que’ fichi,
e che sia dolce cosa par che dichi.
{{o|35|o1}}
:Alla regina parve dolce cosa
e disse: — Questo è un buono lattovaro. —
Rispose Biagio: — Sopra d’ogni cosa
è questo molto da tenerlo caro. —
Mentre che la regina si riposa,
dall’uno all’altro fu poco divaro;
e, detto questa cosa ch’ognun loda,
che gli cascò duo palmi della coda.
</poem><noinclude></noinclude>
ctiddab8vljfnxxtkhhaqw60xl6z2xb
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/124
108
735428
3894829
2636618
2026-09-04T22:43:32Z
Francyskus
76680
/* Trascritta */
3894829
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|118|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude>
<poem>
{{o|36|o1}}
:Fu la regina assai di ciò contenta
e voleva che Biagio seguitasse.
Biagio non ebbe la parola lenta,
e gli diceva che non s’affrettasse,
e risposegli: — Mai non mi rammenta
che fusse alcuno che mi ragionasse
di fare in fretta questa medicina,
ch’ell’è di troppo noia e troppo fina.
{{o|37|o1}}
:E basta ben che domane a buon’ora
i’ farò sí che sarete contenta;
ma io voglio una grazia da voi ora
e voglio che di ciò siate contenta.
— lo son contenta di piacerti ognora,
né a ciò io non sarò pigra né lenta;
e pensa s’io ti possa far servizio
che ti ristori d’un tal benefizio.
{{o|38|o1}}
:— Io ho sentito di voi ragionare
ch’avete assai tesoro e cosí bello,
e tante belle cose a tal affare,
sí che, se v’è in piacer, vorria vedello. —
Disse la donna: — Dopo desinare
tel mostrerò, se t’è in piacere quello;
vorrei sognar volentier di sapere
far cosa ched io possa a te piacere. —
{{o|39|o1}}
:Biagio sí se n’andò a desinare,
e disse: — Forse anche potrei godere. —
E pensa nel suo cor quel ch’abbi a fare,
che possa le sue cose riavere.
Com’ebbe desinato, a tal affare,
e la regina, per farli piacere,
mandò per lui e ’n zambra si lo mena,
la quale è tutta di tesoro piena.
</poem><noinclude></noinclude>
dxsk8m8q63e4xh04dtei81qkji3cl4z
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/125
108
735429
3894830
2636619
2026-09-04T22:46:52Z
Francyskus
76680
/* Pagine SAL 25% */
3894830
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="1" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare secondo}}|119}}</noinclude>
<poem>
{{o|40|o1}}
:La prima cosa, distese il tappeto,
che tolse a Biagio, in mezzo del solaio.
Biagio stava a veder e stava cheto.
Prima n’avea sottomesso un vaio
e molte gioie, auditor mio discreto,
che valean quelle cose un gran denaio;
e poi vi misse, senza far soggiorno,
quella borsa di Biagio ed anco il corno.
{{o|41|o1}}
:Molt’altre belle gioie e belle cose,
che sarebbe a contare un lungo dire,
che le molte parole son tediose,
E cominciò la donna a Biagio a dire:
— Non son queste mie gioie graziose?
— Sí — disse Biagio — invero, a non mentire.
Disse la donna: — Stu mi guarirai,
quanto tu vuoi di questo piglierai.
{{o|42|o1}}
:Disse Biagio: — S’i’ torno in mie contrade,
non mi manca né gioie né danari;
non istinto castella né cittade,
che non si trova al mondo uno a me pari.
I' fo per poter dir la veritade
di questa cosa, e di far tutti chiari
chi mi domanderá del tuo tesoro;
com’ho veduto cosí dirò loro. —
{{o|43|o1}}
:— Perché tu possa meglio raccontare,
10 ti vo’ dir di tre cose, in segreto:
codesta borsa per cotal affare,
e questo corno conquesto tappeto,
11 lor valor non si potria contare.
E, perché tu ti parta da me lieto,
i’ ti vo’ la virtú di tutte dire,
acciò che ’n tuo paese il possi dire.
</poem><noinclude></noinclude>
2rcgh27x9o30xq9y3y6js8cls9paxb1
3894831
3894830
2026-09-04T22:48:08Z
Francyskus
76680
/* Trascritta */
3894831
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare secondo}}|119}}</noinclude>
<poem>
{{o|40|o1}}
:La prima cosa, distese il tappeto,
che tolse a Biagio, in mezzo del solaio.
Biagio stava a veder e stava cheto.
Prima n’avea sottomesso un vaio
e molte gioie, auditor mio discreto,
che valean quelle cose un gran denaio;
e poi vi misse, senza far soggiorno,
quella borsa di Biagio ed anco il corno.
{{o|41|o1}}
:Molt’altre belle gioie e belle cose,
che sarebbe a contare un lungo dire,
che le molte parole son tediose,
E cominciò la donna a Biagio a dire:
— Non son queste mie gioie graziose?
— Sí — disse Biagio — invero, a non mentire.
Disse la donna: — Stu mi guarirai,
quanto tu vuoi di questo piglierai.
{{o|42|o1}}
:Disse Biagio: — S’i’ torno in mie contrade,
non mi manca né gioie né danari;
non istinto castella né cittade,
che non si trova al mondo uno a me pari.
I' fo per poter dir la veritade
di questa cosa, e di far tutti chiari
chi mi domanderá del tuo tesoro;
com’ho veduto cosí dirò loro. —
{{o|43|o1}}
:— Perché tu possa meglio raccontare,
io ti vo’ dir di tre cose, in segreto:
codesta borsa per cotal affare,
e questo corno conquesto tappeto,
il lor valor non si potria contare.
E, perché tu ti parta da me lieto,
i’ ti vo’ la virtú di tutte dire,
acciò che ’n tuo paese il possi dire.
</poem><noinclude></noinclude>
meg6fyzlvh56irh0h4be5zynus13qsw
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/126
108
735430
3894832
2636620
2026-09-04T22:51:51Z
Francyskus
76680
/* Trascritta */
3894832
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|120|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude>
<poem>
{{o|44|o1}}
:La borsa (nota, perché dir lo possa
a chi tal fatti avesse domandati),
per ogni volta che gli do una scossa,
e’ casca quivi ben cento ducati.
Ogni volta che ’l corno sonar possa,
vien dieci squadre qui d’uomini armati.
— Questo è gran caso — Biagio allor rispose.
Disse la donna: — E c’è piú belle cose.
{{o|45|o1}}
:Questo tappeto, chi l’ha sulle spalle,
se colui che l’ha addosso vuol che porti,
lo porterá persino in Roncisvalle,
e contra lui non val mura né porti,
e passa monti e ciascheduna valle;
e’ venti come lui non van sí forti.
Non è questa gran cosa? Dimmi tue
di queste cose ch’abbin tal virtue. —
{{o|46|o1}}
:Biagio prese la borsa con la mano
e ’l corno ancora, e disse alla regina:
— Se fusse quel che dici, intendi sano,
al mondo non fu mai cosa sí fina. —
E poi prese il tappeto di tostano,
misse alle spalle e poi disse: — Cammina! —
E lassò quivi le gioie cascare,
E la regina incominciò a gridare.
{{o|47|o1}}
:Corsero i servi sua a quelle grida,
e dissen tutti quelli: — Che vuol dire?
Rispose la regina: — A chi si fida,
come a me, suole sempre intervenire;
ora e’ convien che di me ben si rida,
tal che per questo credo di morire. —
E disse a’ servi sua questa ragione,
e quel maestro n’è tutta cagione.
</poem><noinclude></noinclude>
9yhsiqsiav15a3ec80dadcx77fawpjl
Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/127
108
735431
3894835
2636621
2026-09-04T22:56:11Z
Francyskus
76680
/* Trascritta */
3894835
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare secondo}}|121}}</noinclude>
<poem>
{{o|48|o1}}
:Biagio fu in poco spazio a’ suoi compagni,
e contò di ogni cosa il fatto appieno,
e com’egli avea fatto buon guadagni,
che un’altra volta sia di senno pieno;
e, perché di color nessun si lagni,
e’ si cavò la sua borsa di seno
e, perché ben da lui sien ristorati,
donò per un cinquecento ducati.
{{o|49|o1}}
:Però non si vorrebbe alcun gabbare.
Costei ingannò Biagio, com’è detto;
ma Biagio seppe ivi sí ben fare,
che gabbò lei, come fosse un valletto.
E’ però non si vuol d’alcun fidare,
come si vede di molti l’effetto,
che si son molti di qualcun fidati,
sí che dipoi son rimasti ingannati.
{{o|50|o1}}
:Se costei tolse a Biagio quel suo corno,
prima gli tolse la borsa e ’l tappeto,
e fecel disperato andare a torno.
Ma quella fata gli die’ quel segreto,
gli fe’ trovar que’ fichi a tal soggiorno;
intese il fatto ben, come discreto.
A dir la veritá qui, ch’ognun loda,
a lei rimase duo palmi di coda!
</poem><noinclude></noinclude>
ejmqwtkrdxhl1vub90aw4ddbd7o879q
Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/217
108
753210
3894917
2950669
2026-09-05T05:24:47Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894917
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|209}}</noinclude>{{Pt|re.|Mare.}} Ma non si verifica poi, che il solo Vento sgombri dall’Aria le medesime Nebbie.
4. Perchè nei libri di Marina d’ogni Nazione vi sono segnali per il tempo di Nebbia, la quale si vede combinarsi, ed esistere anche con un Vento capace di far fare ai Vascelli 4, 6, e più miglia per ora, senza che la stessa Nebbia venga dal medesimo Vento sgombrata, e nemmeno resa più rara.
5. Cosi si vede avvenire quando le Nebbie stesse occupano la parte più bassa dell’Atmosfera; ma quando esse occupano una parte superiore della medesima, allora è, che si vede il Sole in quel medesimo modo, con cui si potrebbe vedere, se il si guardasse con un vetro verde.
6. Si vede allora la Luna formante quel che volgarmente si dice, ''Occhio di Bue'', o ''Alone'', in cui non essendovi alcuna Nuvola che la oscuri, i di lei raggi però restano in qualche modo sepolti dalla densità della frapposta Atmosfera.
7. Quando finalmente queste Nebbie sono più alte, o sono forse meno dense, allora si forma quel Cerchio che si vede alcuna volta circondare la Luna, o sia la Corona.<noinclude>{{PieDiPagina|{{Sc|Tom}}. III.|O|}}</noinclude>
2dvhc1ooj04izhkf2fn23xn5rkj5xh5
Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/218
108
753211
3894918
2950670
2026-09-05T05:24:50Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894918
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|210|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude><nowiki/>
{{Ct|V}}
{{Ct|Sull’Aria Nuvolosa.|class=sezione}}
1. Ma quei Vapori che disciolti, e bassi, non facevano che rendere più pesante l’Aria, e che più alti, o più uniti facevano conoscere la loro esistenza per gl’impedimenti che presentavano al passaggio della vista, e della luce, si rendono da per se stessi visibili, allorchè si formano in Nuvole.
2. Navigandosi nell’Estate al Sud della Montagna Alta formante il così detto Capo S. Angelo, nell’estrema parte al Sud-Est della Laconia in Marea, molte volte coi Venti al Nord, sebbene sereni, si vidde formarsi in Aria sopra la cima di esso Monte qualche Nuvoletta bianca, la quale pochi momenti dopo formata si sciolse: ritornava essa successivamente a formarsi, e poi a sciogliersi. Che se questo Fenomeno si è verificato sopra una piccola Nuvola, ed in questo tal sito, non si è mai veduto però verificarsi un così visibile scioglimento sopra qualche gran Nuvola, e tanto meno poi {{Pt|so-|}}<noinclude></noinclude>
5x3wbqpamugdjro5welydlqtmuhi6kk
Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/219
108
753212
3894919
2950671
2026-09-05T05:25:08Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894919
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|211}}</noinclude>{{Pt|pra|sopra}} un’ammasso notabile di Nuvole, il quale non si è veduto partir dal suo sito senza una ragionevole supposizione, che il Vento l’avesse cacciate.
3. Nel nostro Golfo li Venti al Nord liberano l’Aria delle Nubi, sebbene anche qualche volta ci voglia una forza di tre, o quattro giorni per intieramente cacciarle; come poi li Venti del Sud, quanto maggior numero di giorni essi soffiano, tanto più ingombrano l’Aria, e la caricano di Nuvole.
4. Tra quei Venti al Nord, che alcune volte staranno li tre, o quattro giorni a nettar l’Aria; li più forti del nostro Golfo sono li Venti da Borea, ossia dal Nord-Est all’incirca, nell’Inverno; Venti che in questa stagione sono sempre burrascosi, ed impetuosi ec. Nè si conta ch’essi principino a cedere, ed a calmarsi, se non dopo che essi avranno reso l’aria intieramente pura, e serena.
5. Li Venti Australi molto più nell’Inverno, che nell’Estate portano tutti Nuvole, e Pioggia per tutto quel moltissimo tempo, ed anche per quelle decine di giorni, in cui in Inverno spirano forte; perchè prima di<noinclude>{{Ct|class=destra|O 2}}</noinclude>
ng1rib2c07u613i8no4covzc0go2heo
Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/220
108
753213
3894921
2709823
2026-09-05T05:25:26Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894921
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|212|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>venire a noi devono portar seco li molti vapori del Mediterraneo.
6. Quelle Nuvole, o Pioggie, che a noi vengono portate dai Venti Australi, vengono in Costantinopoli portate dai Venti al Nord, che se ne caricano nel passar ch’essi fanno per il Mar Nero.
7. Se si vede regnar sul Mare dei Venti, che o non subito, o alcuna volta mai scoppiano l’Aria col portare in altro luogo le Nubi, vedendosi nell’Estate alcun’altra volta nell’alto dell’Aria delle piccole Nubi senza che si sia reso visibile quel Vento, che necessariamente avrebbe ivi dovuto condurle, ed ognuno potrà ricordarsi d’aver veduto qualche giorno il Cielo, in tutto, o in parte coperto, senza aver veduto il Vento che lo avrà ricoperto. (La verità è che le Nuvole si formano nell’Atmosfera senza Venti, per sola operazione Chimica sui vapori.)
8. Ognuno potrà aver veduto differenze grandi, o nella varia ''altezza'' delle Nuvole, o nella differente loro ''massa'', o nella varia loro ''figura'', o finalmente nell’apparente loro ''colore''. Tali differenze si diversificano ancora in ragion della stagione, mentre {{Pt|nell’In-|}}<noinclude></noinclude>
f9r1d17zfrv3jjyv70f8eyi09jzu97y
Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/221
108
753214
3894922
2950672
2026-09-05T05:25:29Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894922
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|213}}</noinclude>{{Pt|verno|nell’Inverno}} esse sembrano nel loro intiero a noi più vicine, che nella State. Il loro colore può variare dal modo, con cui sono riguardate dal Sole.
9. Qualunque siano queste differenze, e le efficaci cause loro, anche nella più grossa statica sono tanto notabili, che anche a prima vista la gente di Marina distingue se l’Aria che corre, come volgarmente si dice, sia da Sirocco, da Levante, da Garbino, o dai Venti del Nord, Venti, che regnano a vicenda nel nostro Golfo, avendo anzi assegnato loro un nome differentissimo: chiamano Crispino quel Cielo che presenta uno strato leggero di Nuvole alte, non raddoppiate tra esse nei loro strati, in modo che lasciano travedere l’azzurro dell’Aria, e come rappresentanti alcuni increspamenti.
10. Ci sono certe Nuvole grandi, basse, oscure, o nere; sembrano dover immediatamente mandar la Pioggia. Le bianche, quantunque basse, non mostrano dover sciogliersi in Pioggia, così presto. Altre basse, ma alternativamente lasciano Sereni alcuni tratti del Cielo.
11. Ci sono nell’Inverno delle Nubi a mezz’aria, che sembrano lasciate quasi con<noinclude>{{Ct|class=destra|O 3}}</noinclude>
kipdi1fyqnmkbg5pm5ilwrfnr3p0cts
Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/222
108
753215
3894923
2709826
2026-09-05T05:25:32Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894923
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|214|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>una mano, e che si rappresentano quei Globi ne’ quali quasi sempre esse si raccolgano, ricoprendo ora tutto, ora qualche parte del Cielo.
12. Ma qual mancanza di osservazioni si trova in questa serie di oggetti che pure attentamente osservati, potrebbero condurre a qualche utile conseguenza?
13. Differenti egualmente sono gli effetti che un tal ammasso di Nuvole genera nell’Atmosfera, e queste diferenze sono relative alla regione individua, ed alla rispettiva Stagione.
14. Si osserva nell’Arcipelago, che nei mesi più caldi di Luglio, ed Agosto, e più di Settembre, li Venti Australi arrivano una volta a durare due giorni. Caricata ch’essi abbiano la parte Settentrionale dell’Arcipelago dei loro vapori, si vede sorgere dalla parte del Nord qualche Lampo, nè passano dopo quello due, o tre ore, che tosto insorge una fiera Tramontana, che rispingendo li Venti del Sud, scacciando le Nuvole al Mezzodì, rende l’Aria serena.
15. Quel Lampo stesso che nell’Estate dà segno di mandar Vento, da quella parte in cui si fece vedere, nell’Inverno {{Pt|all’incon-|}}<noinclude></noinclude>
pckukltygefpzk2zmlcgkvkha5vug8x
Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/223
108
753216
3894924
2950673
2026-09-05T05:25:34Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894924
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|215}}</noinclude>{{Pt|tro,|all’incontro,}} quando apparisce, suole sempre chiamare il Vento dal Rombo opposto a quello in cui si fece vedere.
16. Altra diferenza ancora più notabile nell’Arcipelago, ma comune anche al nostro Golfo si vede nell’Inverno, quando soffiano li Venti Australi. Oltre che essi ricoprono sempre il Cielo di Nuvole, portano seco ancora un certo fosco nell’Aria, fosco, che sebbene non arriva al grado di formar una Nebbia, è però grande imbarazzo alla Navigazione, per il pericolo, e per la frequenza dei naufragj che indispensabilmente ne devono succedere.
17. Se queste sono alcune delle più generali osservazioni che la memoria ricorda a chi da qualche tempo ha tralasciato l’esercizio del mare, e che anche in quel tempo non riguardava le Nubi, che come anticipati messaggieri di quel Vento che dovea seguirle, senza por mente a quelle più altre relazioni, a cui una mente più attenta, ed una più scrupolosa osservazione, poteva condurre; non potremo ommettere di riferire, darsi ancora de’ Venti, che insorgono, e spirano senza la precedenza, e l’accompagnamento di Nuvole.<noinclude>{{Ct|class=destra|O 4}}</noinclude>
94hqwxogndqex1ueohmr6w3vba7kyig
Istoria di tre giovani disperati e di tre fate/Cantare primo
0
833042
3894815
3809584
2026-09-04T20:55:39Z
Francyskus
76680
Porto il SAL a SAL 100%
3894815
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=4 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Cantare primo|prec=../|succ=../Cantare secondo}}
<pages index="AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu" from="97" to="113" />
7pr3pqgwnmotlfikwmre1yf8ze2hgjj
Istoria di tre giovani disperati e di tre fate/Cantare secondo
0
833043
3894836
3809585
2026-09-04T22:56:29Z
Francyskus
76680
Porto il SAL a SAL 75%
3894836
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=75%|data=5 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Cantare secondo|prec=../Cantare primo|succ=}}
<pages index="AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu" from="115" to="128" />
cxj1jtfw62q4putd2jehwfn4sy2djdh
Pagina:Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu/264
108
842203
3894926
3011427
2026-09-05T05:27:20Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894926
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|236|{{Sc|dalle «satire»}}||riga=si}}</noinclude>
<poem>
:Veggio Bresciane donne iniquo speglio<ref>112. Famose le donne bresciane per la loro fierezza: il popolo le chiama comunemente ''büle''. — '''Speglio,''' specchio.</ref>
Farsi di ben forbiti pugnaletti,
{{R|114}} Cui prova o amante infido o sposo veglio.<ref>114. '''Veglio,''' vecchio.</ref>
:Tai son de’ lor bustini i rei stecchetti:<ref>115. Alle stecche del busto portano questi pugnali.</ref>
Né ascosi gli han; ma d’elsa e nastro ornati
{{R|117}} Ombreggian d’atro orrore i vaghi petti.
:Assassini ambo i sessi, abbeverati
Di sangue, usbergo han poi d’altri assassini
{{R|120}} Cui noma il volgo stupido Avvocati.<ref>120. Quattro erano, secondo l’A., le pesti del mondo (cosí in {{TestoCitato|Opera:Re, confessori, medici, avvocati (Alfieri)|un epigramma}}): i re, i confessori, i medici e gli avvocati.</ref>
:Lor facondia noleggiasi a zecchini:
Trasmutan l’assassinio in rissa mera,<ref>122. '''Mera,''' semplice.</ref>
{{R|123}} Onde i cori a pietà fan tosto inchini.
:L’Italia (in questo sol una ed intera)
Tien<ref>{{Ec|124|125}}. '''Tien,''' considera.</ref> l’omicidio in rissa un peccatuccio;
{{R|126}} Tanto a chi infrange il Venerdí<ref>{{Ec|125|126}}. '''Il Venerdí,''' la trasgressione all’ordine di mangiare di magro in tal giorno della settimana.</ref> severa.
:Tre coltellate ha date, il poveruccio:
Disgrazia! Chiesa, chiesa: a lui dia scampo
{{R|129}} Un qualche santo Frate in suo cappuccio.<ref>127-129. Il {{AutoreCitato|Alessandro Manzoni|{{Sc|Manzoni}}}} ({{TestoCitato|I promessi sposi|''Pr. Sposi''}}, IV): «....Salvatelo, salvatelo. — Sta fresco anche lui. — Vedete com’è concio! butta sangue da tutte le parti. — Scappi, scappi. Non si lasci prendere».</ref>
:Io qui di sdegno smisurato avvampo,
Com’uom devoto a Temide si adira;
{{R|132}} E al Tebro<ref>132. '''Al Tebro,''' a Roma.</ref> io volo rapido qual lampo.
:Scorgo da impuro fonte ivi la dira<ref>133. '''Dira,''' crudele.</ref>
Empia emanar micidïal pietade,
{{R|135}} Per cui l’offeso solo, e invan, sospira.
:Gente di sangue e di corrucci invade<ref>136. {{AutoreCitato|Dante Alighieri|{{Sc|Dante}}}}, nell’''Inf.'', ({{TestoCitato|Divina Commedia/Inferno/Canto XXIV|XXIV}}, 129), di un ladro:
::...io ’l vidi uom già di sangue e di corrucci.
Nel son. {{TestoCitato|Opera:Vuota insalubre region, che stato (Alfieri)|''Vuota insalubre region che stato''}}:
::Squallidi, oppressi, estenüati volti
::Di popol rio, codardo e insanguinato...</ref>
Le vie colà: cui dà ricovro il Tempio,
{{R|138}} Mentre l’ucciso in su la soglia cade:
:Tinto, fumante ancor del crudo scempio,
All’are<ref>140. '''All’are,''' agli altari, nel tempio.</ref> innanzi il rio pugnal forbisce
{{R|141}} L’uccisor salvo, agli uccisori esempio.
</poem><noinclude><br clear="all" />
<references/></noinclude>
25dhwdljbp28fhmel1sbvha3xr29lqf
Pagina:Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu/265
108
842204
3894928
3011431
2026-09-05T05:28:23Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3894928
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|di vittorio alfieri}}|237|riga=si}}</noinclude>
<poem>
:Di caldo sangue rosseggianti strisce<ref>142. Similmente il {{AutoreCitato|Giuseppe Parini|{{Sc|Parini}}}} (''{{TestoCitato|Il Giorno/Il Mattino|Mattino}}'', 1083):
:::::::...il suol di lunga striscia,
::Spettacol miserabile!, segnaro.</ref>
Svelano invan dell’assassino l’orme:
{{R|144}} Sacro Portier seguirle ti inibisce.
:D’impuniti misfatti orride torme
Tutto annerano il ciel di Roma pia,
{{R|147}} Dove sol Prepotenza illesa dorme.
:D’ogni Grande il palazzo è Sagrestia:<ref>148. Non solamente le chiese sono luoghi d’impunità, ma il palazzo di ogni nobile è inviolato asilo a chi siasi macchiato di qualche delitto.</ref>
L’omicida securo ivi si asconde,
{{R|150}} Finché innocente giudicato ei sia.
:Se il proteggono i Grandi, ei n’han ben donde:<ref>151. I Grandi hanno ben ragione di proteggere gli assassini: sono assassini essi pure. Il {{AutoreCitato|Alessandro Manzoni|{{Sc|Manzoni}}}}, di Don Rodrigo e del Griso (''{{TestoCitato|I promessi sposi|P. S.}}'', VII): «Dopo aver ammazzato uno, di giorno, in piazza, [il Griso] era andato a implorar la protezione di Don Rodrigo; e questo vestendolo della sua livrea, l’aveva messo al coperto da ogni ricerca della giustizia. Cosí, impegnandosi a ogni delitto che gli venisse comandato, si era assicurata l’impunità del primo. Per Don Rodrigo, l’acquisto non era stato di poca importanza; perché il Griso, oltre all’essere, senza paragone, il piú valente della famiglia, era anche una prova di ciò che il suo padrone aveva potuto attentar felicemente contro le leggi; dimodoché la sua potenza ne veniva ingrandita, nel fatto e nell’opinione».</ref>
Assassini essi pur, ma di veleno,
{{R|153}} Dritto è che stuol di Pari<ref>153. '''Di Pari,''' di rei simili ad essi.</ref> li circonde.
:Mostruosa cosí, qual piú qual meno,
Ogni gente d’Italia usi raccozza
{{R|156}} Fero-vigliacchi entro al divoto<ref>156. '''Divoto,''' uso alle forme esteriori del culto.
</ref> seno.
:Se parli, o scrivi, o pensi, ella ti strozza:<ref>157. Non solo in Italia è giudicato reo di morte chi parla o scrive in senso contrario al presente ordine — o disordine — di cose; ma si punisce senza pietà anche chi osi semplicemente pensare con la propria testa.</ref>
Ma, quanti vuoi veri delitti eleggi,
{{R|159}} Benignamente tutti ella li ingozza. —
:Non si maritan, no, Servaggio e Leggi.<ref>160. «... io domando in qual cosa differisca il governo e autorità di un solo nella tirannide, dal governo e autorità di un solo nella monarchia. Mi si risponde: «Nell’abuso». Io replico: «E chi vi può impedire quest’abuso?» Mi si soggiunge: «Le leggi». Ripiglio: Queste leggi hanno elle forza ed autorità per se stesse, indipendente affatto da quella del principe? Nessuno piú a questa obiezione mi replica. Dunque, all’autorità di un solo, potente ed armato, andando annessa l’autorità di queste pretese leggi (e fossero elle puranche divine) ogni qual volta le leggi e costui non concordano, che faranno le misere, per se stesse impotenti, contro alla potestà assoluta e la forza? Soggiaceranno le leggi; e tutto giorno, in fatti, soggiacciono». ({{TestoCitato|Opera:Della tirannide|''La Tirannide''}}, I, 2°).</ref>
</poem><noinclude><br clear="all" />
<references/></noinclude>
2iaoc2eth5mqq0ml40h583lt27cs6ux
Pagina:Verne - Il giro del mondo in ottanta giorni, Milano, Treves, 1873.djvu/289
108
861120
3894946
3584130
2026-09-05T07:57:22Z
Candalua
1675
3894946
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione||{{Sc|in ottanta giorni}}|281|riga=si}}</noinclude><nowiki />
— Aspettiamo!» rispose la giovane donna, che rimase tutta pensierosa.
Così, durante quella giornata di domenica, la casa di Saville-row fu come se fosse stata disabitata, e, per la prima volta da che dimorava in quella casa, Phileas Fogg non andò al suo Club, allorchè le undici e mezzo suonarono alla torre del Parlamento.
E perchè il nostro gentleman si sarebb’egli presentato al Reform-Club? I suoi colleghi non ve lo aspettavano più. Se la sera del giorno prima, in quella data fatale del sabato 21 dicembre, alle dieci e trentacinque, Phileas Fogg non era comparso nel salone del Reform-Club, la sua scommessa era perduta. Non era neppur necessario ch’egli andasse dal suo banchiere per pigliarvi quella somma di ventimila sterline. I suoi avversarii avevano in mano un bono firmato da lui, e bastava passarlo ai fratelli Baring, perchè le ventimila sterline fossero portate a loro credito.
Il signor Fogg non aveva dunque bisogno d’uscire, e non uscì. Egli rimase nella sua camera e diè assetto a’ suoi affari. Gambalesta non cessò di salire e scendere le scale della casa di Saville-row. Le ore non trascorrevano per quel poveraccio. Egli ascoltava all’uscio della camera del suo padrone, ed in ciò fare egli non credeva di commettere la menoma indiscrezione! Egli guardava dal buco della toppa, e s’immaginava di avere questo diritto! Gambalesta paventava ad ogni istante qualche catastrofe. A volte altresì, egli pensava a Fix, ma un cangiamento erasi operato nella sua mente. Egli non se la pigliava più con l’ispettore di polizia. Fix erasi ingannato come tutti rispetto a Phileas Fogg, ma erasi ingannato in buona fede, e, tenendogli dietro, arrestandolo, egli non aveva fatto altro che il suo do-<noinclude></noinclude>
i7ezwy0hnkilmrfyk2imow814ooc7xk
MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici.css
8
861770
3894723
3889193
2026-09-04T16:03:20Z
Candalua
1675
3894723
css
text/css
#cercaErroriOrtografici {
float: right;
margin-left: 10px;
}
.errori-ortografici-box {
position: fixed;
left: 200px;
top: 100px;
width: 790px;
z-index: 999999999;
}
.errori-ortografici-box-main {
overflow: auto;
min-height: 200px;
max-height: 500px;
}
#errori-ortografici-list {
margin-left: 0;
list-style: none;
counter-reset: item;
}
#errori-ortografici-list li {
font-family: serif;
font-size: 11pt;
display: grid;
grid-template-columns: 2em 1fr 300px;
gap: 10px;
align-items: center;
min-width: 0;
counter-increment: item
}
#errori-ortografici-list li::before {
content: counter(item) ".";
text-align: right;
}
#errori-ortografici-list li > div {
white-space: nowrap;
overflow: hidden;
text-overflow: ellipsis;
}
#errori-ortografici-list li > div:nth-child(2) {
font-size: smaller;
}
#errori-ortografici-params {
border-bottom: 1px solid gray;
padding-bottom: 10px;
margin-bottom: 10px;
}
#errori-ortografici-params div {
padding: 5px;
display: inline-block;
margin-right: 30px;
}
#errori-ortografici-params label {
padding-right: 10px;
display: inline-block;
}
#errori-ortografici-cat {
width: 250px;
}
#errori-ortografici-max {
text-align: right;
width: 70px;
}
#errori-ortografici-bar {
text-align: right;
}
#errori-ortografici-bar #loading-errori-ortografici {
float: left;
}
#downloadTextForSpelling, #errori-ortografici-help, #searchRegex {
margin-left: 5px;
}
.alert {
color: red;
}
.small-label {
font-size: smaller;
padding-top: 0;
}
.errori-ortografici-box-main .tabs > input[type=radio] + label {
min-width: 130px;
}
.errori-ortografici-box-main .tabs > input[type=radio] + label + div {
overflow: auto;
max-height: 400px;
}
.errori-ortografici-box .errata {
color: #ff0000;
}
.errori-ortografici-box .corrige {
color: #00A000;
}
#errori-ortografici-toggle, #errori-ortografici-toggle-label {
float: right;
font-size: smaller;
}
#errori-ortografici-list li.ignored {
display: none;
}
#errori-ortografici-list.grayed li.ignored {
display: grid;
color: grey;
}
#errori-ortografici-names ul {
font-family: Verdana, sans-serif;
}
lipw88cdi51j9b6tawcr12k3pu8abj8
Pagina:Leopardi - Epistolario, Bollati Boringhieri, Torino 1998, II.djvu/312
108
921935
3894955
3881589
2026-09-05T10:20:29Z
Candalua
1675
3894955
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="LSalami" /></noinclude><section begin="s1344"/>1345. Di Giovanni Rosini.
{{blocco a destra|c=d|[s.d., ma Pisa, tra il 21 e il 24 agosto 1828]}}
A.C.
Saluterò il Carmignani quando tornerà. - Ho una voglia di
aggiungere il parallelo breve della peste di Firenze e di quella
d'Atene;<ref>cfr. lettera 1306.</ref> ma ho osservato che tra Lucrezio e Tucidide è qualche
discrepanza, se pure il primo non ha abbellito p[er] comodo di poesia.
<section end="s1344"/><section begin="s1346"/>{{dest|1346|Di|Antonio Fortunato Stella}}
{{blocco a destra|c=d|Milano 23 Ag.° 1828.}}
Signore ed Amico amatiss.mo .
In seno alla grata sua del 19 ho trovato il titolo della Crestomazia,
il qual va bene.<ref>Si veda la lettera 1342 a p. 1527.</ref> Mi sarà cara assai anche la prefazione, purchè per
questa Ella nulla debba soffrire.
In quanto all’''Enciclopedia delle cognizioni inutili'', ec. desidero
ch'Ella possa mandarla a termine nel pross. inverno; e questo assai
più perchè mi proverà che le forze sue mentali e fisiche le servono,
che pel mio proprio interesse.
Circa agli sborsi mensili, continueranno per certo a tutto dicem-
bre; e ben vorrei che continuassero sempre, come il bisogno del mio
cuore il richiederebbe.
Io non dubito ch'Ella continuerà a riguardarmi collo stesso amore
come io pure sarò sempre
Il suo cord.mo amico e serv.e
Ant. Fort. Stella
<section end="s1346"/><references/><noinclude></noinclude>
gpcb3z46gs6iqw9sjlnfvapkjbyamam
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/27
108
942876
3894597
3602331
2026-09-04T15:06:45Z
Candalua
1675
3894597
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione||''RESO''|19|riga=2}}</noinclude><poem>
che si scuotan dal sonno, e l’aste impugnino.
Alle tue schiere amici
manda: adattate ai corsïer le redini.
Chi andrà di Panto al figlio,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|1}}
d’Europa al figlio,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|2}} principe dei Lici?
Dove son quei che attendono alle vittime?
Dove dei frombolieri
i capitani? E voi, stringete ai cornei
archi le funi, o della Frigia arcieri.
{{Vc|{{Sc|ettore}}}}
Ciò che dici, da un lato sgomenta,
dall’altro incoraggia; e di certo
nulla dici. Di Pane Saturnio
ti percosse la sferza, e per questo,
lasciato il tuo posto,
disturbi le schiere? Che dici?
Qual nunzio dirò che tu rechi?
Le parole son molte; ma nulla
tu dici d’esplicito.
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
''Antistrofe''
Ettore, alto si espande
fulgor, tra il buio, dall’argivo esercito:
le stazioni delle navi brillano.
Le schiere accorse sono
tutte quante alla tenda d’Agamènnone,
per qualche ordine; ed il tumulto è grande.
Mai prima d’ora con sí gran frastuono
non s’adunaron le falangi nautiche.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
fvnf8qsu4oergjte6ohc8qtb2lahe47
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/34
108
942883
3894598
3846347
2026-09-04T15:07:11Z
Candalua
1675
3894598
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Fischiola" />{{RigaIntestazione|26|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{sc|dolone}}}}
Per la patria affrontare un tal pericolo
io bramo, andare alla nemica flotta
esploratore; e tornerò quando abbia
scoperto degli Achei tutti i disegni.
Ma pongo un patto a questa mia fatica.
{{Vc|{{Sc|ettore}}}}
Buon auspicio è il tuo nome, e tu la patria
ami, Dolone. Di tuo padre{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|3}} illustre
era la casa; e tu l’onor ne addoppi.
{{Vc|{{sc|dolone}}}}
Giusto è ch’io mi travagli, e del travaglio
abbia degno compenso. Aggiunto a ogni opera,
il compenso ne fa duplice il gaudio.
{{Vc|{{Sc|ettore}}}}
Giusto è ciò che tu dici, e non contrasto.
Stabilisci tu stesso, ove non sia
la mia sovranità, questo compenso.
{{Vc|{{sc|dolone}}}}
Non bramo il regno tuo pieno d’affanni.
{{Vc|{{Sc|ettore}}}}
Genero divenir vuoi dei Priàmidi?
</poem><noinclude><references/></noinclude>
0urasckn4rau346cmrsjqmoeowbohyz
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/35
108
942916
3894599
3846425
2026-09-04T15:07:28Z
Candalua
1675
3894599
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Fischiola" />{{RigaIntestazione||''RESO''|27|riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{sc|dolone}}}}
Nozze coi piú da me stringer non voglio.
{{Vc|{{Sc|ettore}}}}
Oro ce n’è, se tal compenso brami.
{{Vc|{{sc|dolone}}}}
In casa n’ho: penuria io non conosco.
{{Vc|{{Sc|ettore}}}}
Che brami, allor, di quanto Ilio racchiude?
{{Vc|{{sc|dolone}}}}
Vinti gli Achivi, un dono a me prometti.
{{Vc|{{Sc|ettore}}}}
Lo avrai: tranne che il duce delle navi.
{{Vc|{{sc|dolone}}}}
Per Menelao non intercedo: uccidilo.
{{Vc|{{Sc|ettore}}}}
Il figlio d’Oïlèo{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|4}} non vorrai chiedermi?
</poem><noinclude><references/></noinclude>
0xe5ej9rx6t0cjn8ukwdkpffr7g6ppk
Reso/Prologo
0
942924
3894619
3888518
2026-09-04T15:13:51Z
Candalua
1675
3894619
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=1 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Prologo|prec=../Personaggi|succ=../Parodo}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="25" to="39" />
{{Sezione note}}
copsgcpaept5h5j0pzy1kmmcdgowe8w
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/44
108
942940
3894601
3846822
2026-09-04T15:08:04Z
Candalua
1675
3894601
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Fischiola" />{{RigaIntestazione|36|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
tutta la terra. Eppur tra le boscaglie
giunse di notte, e gran terrore infuse
in noi bifolchi che sul balzo d’Ida,
nativo antico della terra altare,
abbiam soggiorno: ché con gran frastuono
incedeva, scorreva il Tracio esercito.
Percossi di terror, che degli Argivi
non giungesse taluno a far bottino,
a saccheggiare le tue stalle, i greggi
conducevamo sulle vette, quando
le orecchie mi colpí di non ellènica
loquela il suono; ed il terror cessò.
Io mossi allora; e ad un uom che giungeva
esploratore del signore, chiesi
con traci accenti il condottier chi fosse
di quelle schiere che giungeano a Troia,
e di qual padre. E quando tutto seppi
ciò che bramavo, stetti; e Reso vidi
sopra un carro di Tracia, a un Nume simile.
Un giogo d’oro costringeva i colli
di due puledri, piú che neve candidi:
di fregi d’oro impresso, e di cervici
equestri ornato, rifulgea sugli omeri
uno scudo di bronzo, ed una Gorgone
simile a quella ch’à la Dea{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|5}} su l’egida
terrore alto dai fitti tintinnaboli
crepitanti, spirava. E dell’esercito
nessuno far, tant’era immane, il novero
potrebbe: molti i cavalieri, molte
dei pèltasti le schiere, i lanciatori
di frecce, molti, e molti si addensavano
vèliti, in tracia veste. Un uomo simile
giunge a Troia alleato: alle sue mani
</poem><noinclude><references/></noinclude>
rr9zw13twpjbaybr3m0ff55ovyco6tl
Reso/Primo episodio
0
942943
3894618
3888521
2026-09-04T15:13:34Z
Candalua
1675
3894618
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=1 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Primo episodio|prec=../Parodo|succ=../Primo stasimo}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="42" to="46" />
{{Sezione note}}
2ep6b68daq5yoteqo4hyxvtgunwxljx
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/47
108
943059
3894602
3847265
2026-09-04T15:08:44Z
Candalua
1675
3894602
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Fischiola" /></noinclude>{{FI
|file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 47 crop).jpg
|width = 100%
|caption =
}}
<poem>
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
''Strofe I''
Dal labbro mio l’invidia
lungi tenga Adrastèa,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|6}} di Giove figlia:
ciò che gradito all’anima
mia riesce, dirò.
Tu giungi, giungi, o gèrmine
del Fiume, vieni a questa reggia Frigia,
poi che infin la Pïèride,
che t’è madre, e lo Strímone,
fiume dai ponti belli, t’inviò,
''Antistrofe I''
che un dí, della melodica
Musa nel grembo immacolato, i vortici
spingendo, alla tua giovine
vita il rigoglio die’.
Al par di Giove fulgido
tu giungi a me sovra i puledri rapidi.
Esultare nei cantici,
adesso, o patria Frigia,
Giove liberator, concesso m’è.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
nkybz4q7b8rdug8o7ursq4hlwtyfx7t
3894604
3894602
2026-09-04T15:09:29Z
Candalua
1675
3894604
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Fischiola" /></noinclude>{{FI
|file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 47 crop).jpg
|width = 100%
|caption =
}}
<poem>
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
''Strofe I''
Dal labbro mio l’invidia
lungi tenga Adrastèa,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|6}} di Giove figlia:
ciò che gradito all’anima
mia riesce, dirò.
Tu giungi, giungi, o gèrmine{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|7}}
del Fiume, vieni a questa reggia Frigia,
poi che infin la Pïèride,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|8}}
che t’è madre, e lo Strímone,
fiume dai ponti belli, t’inviò,
''Antistrofe I''
che un dí, della melodica
Musa nel grembo immacolato, i vortici
spingendo, alla tua giovine
vita il rigoglio die’.
Al par di Giove fulgido
tu giungi a me sovra i puledri rapidi.
Esultare nei cantici,
adesso, o patria Frigia,
Giove liberator, concesso m’è.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
jgr0cxvprz6anb6j2m02lbguh2oasln
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/55
108
943068
3894606
3888513
2026-09-04T15:10:03Z
Candalua
1675
3894606
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''RESO''|47|riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|reso}}}}
Chi dopo lui, piú prode è nell’esercito?
{{Vc|{{Sc|ettore}}}}
Punto da meno Aiace non mi sembra,
né il figlio di Tidèo.{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|9}} Poi, lo scaltrissimo
Ulisse v’è, maestro di furbizie,
e cuore audace quanto basta. Mali
a questa terra egli recò gravissimi;
ché nel tempio d’Atena a notte ei venne,
e il simulacro ne rubò, l’addusse
ai legni achivi. In veste da pitocco,
da vagabondo un altro giorno entrò
dentro le torri, ed imprecava mille
danni agli Argivi; e ad Ilio esploratore
l’avean mandato. E uccise poi le scolte
delle porte i custodi, e s’involò.
Sopra l’ara timbrèa, nei pressi d’Ilio
sempre in agguato sta. Dobbiamo un tristo
di furbizie campione in lui combattere.
{{Vc|{{Sc|reso}}}}
A faccia a faccia abbattere il nemico,
e non di furto brama un cuor magnanimo.
Quest’uom, che, come dici tu, s’appiatta
in agguati furtivi, e trama insidie,
vivo lo prenderò, l’infilerò
per la schiena in un palo, e l’esporrò
sopra la soglia della porta, pasto
</poem><noinclude><references/></noinclude>
3c85vdol7p0pxb21ffbyyq61qkjv7f2
Reso/Primo stasimo
0
943070
3894617
3888522
2026-09-04T15:13:21Z
Candalua
1675
3894617
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=1 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Primo stasimo|prec=../Primo episodio|succ=../Secondo episodio}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="47" to="48" />
{{Sezione note}}
q27svc09rd8u3yczsss9o92ufn20xjl
Reso/Secondo episodio
0
943071
3894615
3888517
2026-09-04T15:13:10Z
Candalua
1675
3894615
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=1 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Secondo episodio|prec=../Primo stasimo|succ=../Secondo stasimo}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="49" to="56" />
{{Sezione note}}
fr6hp7357qq5ttavepps4wdxdp6jepm
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/63
108
943269
3894607
3888535
2026-09-04T15:10:53Z
Candalua
1675
3894607
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''RESO''|55|riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Smaller|Appare improvvisamente la Dea Atena.}}}}
{{Vc|{{Sc|atena}}}}
Dove movete, le troiane schiere
abbandonate, in cuor morsi dal cruccio,
perché mettere a morte Ettore o Pàride
non vi concede il Nume? E non sapete
che giunto è a Troia un alleato, Reso,
con un grande apparecchio? Ov’ei la notte
trascorra, sino al nuovo dí, la lancia
far non potrà d’Achille, e non d’Aiace,
ch’egli il campo naval non ponga a sacco
degli Achei tutto, e i valli non abbatta
e un grande accesso oltre le porte schiuda
con la sua lancia. Se tu questo uccidi,
il tutto stringi. Lascia in pace d’Ettore
dunque i giacigli, e non volergli il capo
mozzare: un’altra man l’ucciderà.{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|10}}
{{Vc|{{Sc|ulisse}}}}
O diva Atena, il suon della tua voce
odo, ben noto a me: ché nei perigli
sempre mi sei vicina, e mi difendi.
Dove posa quell’uom{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|11}} dimmi, del barbaro
stuolo in qual punto le sue schiere accampa.
{{Vc|{{Sc|atena}}}}
Sta qui presso, e le sue schiere confuse
non son con le troiane, anzi in disparte
Ettore le accampò, per questo scorcio
</poem><noinclude><references/></noinclude>
t2c5awbb3nb6u9qq8bucpiyqy96kbl3
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/64
108
943276
3894608
3888539
2026-09-04T15:11:31Z
Candalua
1675
3894608
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|56|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
di notte sino al dí. Stanno qui presso,
legate al carro, le puledre tracie,
e facile è scoprirle fra le tenebre:
ch’esse brillano come ala di cigno
fluvïatile. Poi che ucciso avrete
il lor signore, al campo le addurrete,
fulgidissima preda. Al mondo luogo
non c’è che vanti una pariglia simile.
{{Vc|{{Sc|ulisse}}}}
O Dïomede, delle tracie turbe
tu fa’ sterminio, o a me la cura lasciane;
ma dei puledri tu datti pensiero.
{{Vc|{{Sc|diomede}}}}
A me la strage, a te i puledri. Pratico
sei di scaltrezze, hai mente acuta; e gli uomini
là schierare conviene ove piú giovino.
{{Vc|{{Sc|atena}}}}
Ma ecco, verso noi vedo Alessandro{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|12}}
muovere: da le scolte incerti indizi
di nemici qui giunti a lui pervennero.
{{Vc|{{Sc|diomede}}}}
E d’altri in compagnia qui giunge, o solo?
</poem><noinclude><references/></noinclude>
a9prkhhl47xoe2j0j8utrhwg1lehkrf
Reso/Terzo episodio
0
943284
3894610
3888550
2026-09-04T15:11:51Z
Candalua
1675
3894610
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=1 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Terzo episodio|prec=../Secondo stasimo|succ=../Terzo stasimo}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="60" to="69" />
{{Sezione note}}
kjozzli65r02x9tebsvwt4bqtb558yb
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/83
108
943557
3894611
3888566
2026-09-04T15:12:24Z
Candalua
1675
3894611
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''RESO''|75|riga=2}}</noinclude><poem>
barbaramente dai nemici ucciso.
Ma chi l’uccise, il frodolento Ulisse,
degna pena pagarne un dí dovrà.
{{Vc|{{Sc|canto}}}}
''Strofe''
Con accorata nenia
te piangerò, mio figlio,
te, di tua madre cruccio,
quando movesti a Troia.
Tristo il viaggio fu, gli auspíci tristi:
ch’io rattenerti volli su quel tramite,
ti scongiurava il padre; e tu partisti.
Diletto, oh, quanto duolo
è il mio per te, diletto mio figliuolo!
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
Per quanto a me, che a lui non son di sangue
stretto, s’addice, anch’io piango tuo figlio.
''Antistrofe''
Deh, muoia il germe d’Eneo,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|13}}
e di Laerte il germine,
che me d’un fulgidissimo
figlio ha privato; ed Elena
muoia, che vagabonda al frigio letto
giunse dalla tua reggia, e a te miserrima
fine sotto Ilio inflisse, o mio diletto.
E quanti tetti e quanti
vuoti furon per lei d’eroi prestanti!
</poem><noinclude><references/></noinclude>
sbkqt6h0vdhkpy78sms1zhrefbuch2y
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/84
108
943558
3894612
3888567
2026-09-04T15:12:32Z
Candalua
1675
3894612
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|76|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
Quanta doglia da vivo e quanta, sceso
poi nell’Averno, o figlio di Filàmmone,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|14}}
tu recasti al cuor mio! Ché l’arroganza
che ti perdé, la gara con le Muse
cagione fu che questo figlio misero
io generassi; ché nell’almo talamo
fui di Strimone trascinata, mentre
la corrente del fiume attraversavo,
il dí che del Pangèo verso le balze
d’oro movemmo noi, Muse, recando
i musici strumenti, al gran cimento
di melodia, col gran vate di Tracia,
e Tamíri, che noi per l’arte nostra
vituperato avea, cieco rendemmo.
E come poi ti partorii, per onta
delle sorelle mie, della perduta
verginità, nei vortici del padre
fluvïal ti gettai: né lo Strimóne
t’affidò per nutrirti, a man di donna,
ma dei fonti alle Ninfe. E qui, cresciuto
mirabilmente da virginee mani
fosti, o figliuolo, e il primo eri fra gli uomini,
imperando sui Traci. E che dovessi
spingendo a guerra le cruenti schiere
nella patria morire, io non temevo;
ma ti vietavo che venissi a Troia,
ché conoscevo il tuo destin. Ma d’Ettore
le frequenti ambasciate e i mille inviti
t’ebber convinto a sostener gli amici.
E della strage Atena è sola autrice.
Non la compieva Ulisse, e non il figlio
di Tidèo, pur compiendola: non credere
che ignara io sia di ciò. Pure, alla tua
</poem><noinclude><references/></noinclude>
b496n29cfsfr04ecpj7y8lku1r4u1nr
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/85
108
943559
3894621
3888568
2026-09-04T15:14:52Z
Candalua
1675
3894621
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''RESO''|77|riga=2}}</noinclude><poem>
città rendiam piú che ad ogni altra onore,
frequentiam quella terra; ed i segreti
degli arcani misteri Orfeo svelò,
cugino{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|1}} di costui ch’ora tu spengi.
E il tuo concittadin santo, Museo,
che tanto si levò su tutti gli uomini,
Febo, e noi, sue sorelle, ammaestrammo.
Ed ecco il premio: fra le braccia stringo
il figlio, e sopra lui levo la nenia
funebre: ch’io non cerco altro poeta.
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
Ettore, a torto, dunque, il tracio auriga
che tu l’avessi ucciso t’accusò.
{{Vc|{{Sc|ettore}}}}
Tutto io sapevo; e per saper che Ulisse
con l’arti sue l’aveva ucciso, d’uopo
di profeti non era. E quanto a me,
quando io vedevo la mia patria invasa
dall’esercito ellèno, ambasciatori
non dovevo mandar forse agli amici,
per chiamarli al soccorso? Io li mandai.
Con me, come ei dovea, giunse a combattere:
è morto, e assai men duole. E adesso, pronto
sono ad alzargli un tumulo, e la pompa
seco a bruciar di mille vesti: ch’egli
giunse amico, e perí di morte misera.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
82gojl0gvylgy6klfrskzzd82k9kz9l
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/86
108
943560
3894623
3888569
2026-09-04T15:15:04Z
Candalua
1675
3894623
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|78|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|musa}}}}
Nelle latèbre della terra oscure
esso non scenderà: tanto di Dèmetra
Dea delle spighe io pregherò la figlia,
sposa al Signore di laggiú, che l’anima
del figliuol mi conceda; ed essa ha l’obbligo
con me,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|2}} che onor palesemente rendo
agli amici d’Orfeo. Ma d’ora innanzi,
per me sarà come se morto ei sia,
né luce vegga piú. Perché trovarsi
dove io mi trovi, e della madre il volto
vedere, ei non potrà. Dell’argentífera
terra nascosto negli oscuri anfratti,
uomo e Nume sarà, vivo e sepolto,
come di Bacco il sacerdote ch’abita
l’alpe di Pange, e pei veggenti è Nume.
E per la Dea del mar breve il mio cruccio
sarà: ché morir deve anche il suo figlio.
E noi, sorelle Muse, i canti funebri
intoneremo per te prima, e un giorno
per il figlio di Teti, Achille: Pallade
che uccise te, salvar non lo potrà:
tale una freccia la farètra serba
per lui d’Apollo. Oh angosce che la nascita
dei figli arreca! Oh come un uom di senno
senza prole vorrà vivere, senza
dare sepolcro ai figli a cui die’ vita!
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
Cura la madre avrà che i riti funebri
sian compiuti per lui. Tu, se qualche ordine
</poem><noinclude><references/></noinclude>
9w2jw6hgkvzln6c9xq9bzrskpy2at9j
3894954
3894623
2026-09-05T10:07:32Z
Candalua
1675
Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]]
3894954
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|78|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|musa}}}}
Nelle latèbre della terra oscure
esso non scenderà: tanto di Dèmetra
Dea delle spighe io pregherò la figlia,
sposa al Signore di laggiú, che l’anima
del figliuol mi conceda; ed essa ha l’obbligo
con me,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|2}} che onor palesemente rendo
agli amici d’Orfeo. Ma d’ora innanzi,
per me sarà come se morto ei sia,
né luce vegga piú. Perché trovarsi
dove io mi trovi, e della madre il volto
vedere, ei non potrà. Dell’argentífera
terra nascosto negli oscuri anfratti,
uomo e Nume sarà, vivo e sepolto,
come di Bacco il sacerdote ch’abita
l’alpe di Pange, e pei veggenti è Nume.
E per la Dea del mar breve il mio cruccio
sarà: ché morir deve anche il suo figlio.
E noi, sorelle Muse, i canti funebri
intoneremo per te prima, e un giorno
per il figlio di Teti, Achille: Pàllade
che uccise te, salvar non lo potrà:
tale una freccia la farètra serba
per lui d’Apollo. Oh angosce che la nascita
dei figli arreca! Oh come un uom di senno
senza prole vorrà vivere, senza
dare sepolcro ai figli a cui die’ vita!
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
Cura la madre avrà che i riti funebri
sian compiuti per lui. Tu, se qualche ordine
</poem><noinclude><references/></noinclude>
bp3ek0gq68y6b3qlxl4ai5t25aisvor
Reso/Esodo
0
943563
3894614
3888570
2026-09-04T15:12:52Z
Candalua
1675
3894614
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=1 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Esodo|prec=../Terzo stasimo|succ=}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="74" to="88" />
{{Sezione note}}
lv3uhxgl8p7op9wb4dvwjti8lbz2ouc
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/103
108
943755
3894718
3414100
2026-09-04T15:44:37Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894718
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''LE TROADI''|95|riga=2}}</noinclude><nowiki />
{{Asterism}}
Mi sono intrattenuto unicamente sopra aspetti del dramma non dico esterni, ma pur sempre formali. Perché quanto all’intimo, credo che ci sia poco da suggerire al lettore: tanto immediata è l’efficacia patetica de ''Le Tròadi'', tanto palesi ne appaiono le ragioni.
E troviamo anche in questo dramma i soliti atteggiamenti, o, se volete, difetti d’Euripide. Lo spirito sofistico fa capolino qua e là, per esempio, nel discorso di Cassandra, e nel contradditorio fra Ecuba ed Elena. E non mancano le critiche, espresse o sottintese, ai Numi o alla mitologia. E certi quadretti di genere, in sé graziosi, sembrano un po’ stonati in questa azione che gronda lagrime e sangue. E il campanilismo e la solita manía di lusingar l’amor proprio degli spettatori, qualche volta fa stizza e riesce grottesca, come quando le misere prigioniere troiane si augurano di essere condotte in Atene, e non a Sparta. Ma davvero qui bisognerà ripetere l’oraziano ''ubi plura nitent''. La costante profonda sincerità di sentimento, e la commozione patetica, che, viva e pulsante in tutto il dramma, tocca un apice insostenibile nella separazione di Andromaca dal figlio, e nel compianto di Ecuba sul cadaverino maciullato, pongono sicuramente ''Le Tròadi'' fra i puri capolavori di Euripide.
Non è interamente superfluo affermarlo, perché è questo il dramma che i critici letterari solevano scegliere per dimostrare che Euripide non sapeva costruire una tragedia (Vedi Parmentier, opera citata, pag. 13).<noinclude><references/></noinclude>
37futt455fhgedvhlsaolwwyn23uk3f
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/105
108
943759
3894953
3457691
2026-09-05T10:05:58Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894953
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''LE TROADI''|97|riga=2}}</noinclude>rono essere sviluppati ed acquistare alta virtú espressiva elementi che alla semplice lettura del testo mutilato sembrano aridi e inarmonici. A questa semplice efficacia dimostrativa aspira il mio tentativo, e non ha la menoma pretesa artistica.
Per un brano di questo carattere, Euripide avrà probabilmente adoperato il modo cromatico. A questo mi sono attenuto, e al tono di sol.
Una gamma di sol cromatico, comprendeva, se composta di tetracordi disgiunti, le seguenti note;
{{Blocco centrato}}
<score vorbis="1">
\layout {
indent = #0
line-width = 8\cm
ragged-right = ##f
ragged-last = ##f
}
\relative c'' {
\clef treble
\key c \major
\omit Staff.TimeSignature
\cadenzaOn
\override TextScript.padding = #4
(g2^\markup{\tiny I.º tetracordo} aes4 a4 c2) d2^\markup{\tiny II.º tetracordo} (ees4 e4 g2)
\cadenzaOff
}
</score>
{{Fine blocco}}
E se composta di tetracordi congiunti, le seguenti:
{{Blocco centrato}}
<score vorbis="1">
\layout {
indent = #0
line-width = 8\cm
ragged-right = ##f
ragged-last = ##f
}
\relative c'' {
\clef treble
\key c \major
\omit Staff.TimeSignature
\cadenzaOn
\override TextScript.padding = #4
(g2^\markup{\tiny I.º tetracordo} aes4 a4 c2^\markup{\tiny II.º tetracordo})( des4 d f2)
\cadenzaOff
}
</score>
{{Fine blocco}}
E siccome nella pratica si inseriva il 2º tetracordo congiunto anche nella gamma dei tetracordi disgiunti, le note che un compositore antico aveva a sua disposizione in un sol cromatico, erano le seguenti:
{{Blocco centrato}}
<score vorbis="1">
\layout {
indent = #0
line-width = 8\cm
ragged-right = ##f
ragged-last = ##f
}
\relative c'' {
\clef treble
\key c \major
\omit Staff.TimeSignature
\cadenzaOn
\override TextScript.padding = #4
g4 aes4 a4 c4 des4 d4 ees4 e4 f4 g4
\cadenzaOff
}
</score>
{{Fine blocco}}
A queste mi sono attenuto nel comporre la melodia. Ho aggiunto qualche nota al basso, negli stretti limiti in cui possiamo supporre che le adoperassero i compositori greci.<noinclude><references/></noinclude>
034sof44wiwxs42vrogfrnpw5kyto9s
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/120
108
944074
3894634
3889526
2026-09-04T15:18:24Z
Candalua
1675
3894634
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|112|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Da l’aurora, o figliuole, con l’anima
percossa d’orrore, qui venni.
{{Vc|{{Sc|corifea b}}}}
Giunto è forse dei Danai un araldo?
Di chi, trista me, sono schiava?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Sarà presto decisa tua sorte.
{{Vc|{{Sc|corifea b}}}}
Ahi ahi!
Quale d’Argo signore o di Ftia,
quale mai, me tapina, in un’isola
m’addurrà schiava, lungi da Troia?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Ahi ahi!
a quale signore
servire, in che terra, da vecchia
dovrò, come un fuco,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|3}}
effige funesta,
immagine vana di morte?
Ahi ahi!
Della soglia a custodia, od a cura
dei bimbi, io che onori riscossi
a Troia regali!
</poem><noinclude><references/></noinclude>
rc7ej4h8vwlgzfna5hzgia77tusvu6n
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/121
108
944075
3894639
3889527
2026-09-04T15:19:19Z
Candalua
1675
3894639
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''LE TROADI''|113|riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
''Strofe II''
Ahimè, ahi, con che gemiti
l’estremo danno tuo tu piangi! Io, misera,
piú non farò sopra l’Idèo telaio
ire e redire i pettini.
Dei padri miei la casa or miro l’ultima,
l’ultima volta; e patirò durissime
pene; o sospinta d’un Acheo nel talamo
— oh, maledetta tal notte e tal Dèmone! —
o di Pirène attingere
dovrò la sacra linfa, ancella sordida.
Alla beata celebre
potessi pervenir terra di Tèseo!
Ma dell’Eurota ai vortici,
d’Elena alla dimora odiosissima,
mai, deh, non giunga, agli ordini
di Menelao, saccheggiator di Troia!
''Antistrofe II''
La terra venerabile
del Penèo, che all’Olimpo è base fulgida,
è d’ogni ben, narra la fama, prospera,
tutta è di pomi florida.
A questo suolo, dopo la santissima
di Tesèo sacra terra, io vorrei giungere,
o d’Efesto all’etnèa terra, che levasi
sul mar, di fronte alla città fenicia,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|4}}
ed è madre dei siculi
monti, e ghirlande il valor suo proclamano.
Quindi la terra approssima,
pel navicchier che solca il flutto Ionio,
</poem><noinclude><references/></noinclude>
f1dgza6kerfvqu9d9g34zihgnh1yzpe
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/122
108
944076
3894642
3889528
2026-09-04T15:19:51Z
Candalua
1675
3894642
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|114|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
cui bagna il fulgidissimo
Crati, la cui cesarie bionda{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|5}} e fulvida
si snoda, e col santissimo
umor nutre ed allieta un forte popolo.
</poem>
{{FI
|file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 122 crop).jpg
|width = 60%
|caption =
}}<noinclude><references/></noinclude>
t2fplsame2egegsaf8zkorrpxlzs8sb
Le Troadi/Parodo
0
944077
3894636
3889529
2026-09-04T15:18:49Z
Candalua
1675
3894636
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=3 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Parodo|prec=../Prologo|succ=../Primo episodio}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="118" to="122" />
{{Sezione note}}
jwu5lk8n3iwdfkdr4hhqzhasf0kgemw
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/125
108
944293
3894645
3889532
2026-09-04T15:20:48Z
Candalua
1675
3894645
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''LE TROADI''|117|riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Serva alla donna di Sparta{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|6}} ella dunque sarà?
Ahimè ahimè!
{{Vc|{{Sc|taltibio}}}}
No, ma segreta sposa del suo talamo.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Di Febo la vergine, a cui diede il Dio chioma d’oro
che vivere immune da nozze potesse?
{{Vc|{{Sc|taltibio}}}}
L’innamorò la vergine fatidica.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Gitta, o figlia, le chiavi tue sante,
dalle membra il velame disciogli dell’infule sacre.
{{Vc|{{Sc|taltibio}}}}
Gran cosa è pur salire un regio talamo!
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
E la figliuola che or ora m’avete rapita, dov’è?
</poem><noinclude><references/></noinclude>
8p7y3g5t9iho0q3u6hkxoarvbm6hwu2
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/127
108
944295
3894647
3889668
2026-09-04T15:21:30Z
Candalua
1675
3894647
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''LE TROADI''|119|riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
E quale ebbe sorte la sposa
d’Ettore, il bronzeo guerriero,
la misera Andromaca?
{{Vc|{{Sc|taltibio}}}}
L’ebbe il figlio d’Achille:{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|7}} anch’essa scelta.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
E a chi sarò serva io, ch’ho d’uopo
del bastone, che sia terzo puntello
al vecchio mio corpo?
{{Vc|{{Sc|taltibio}}}}
Ulisse t’ebbe in sorte, il signor d’Itaca.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Ahimè ahimè!
Lacera il raso tuo capo,
strappa entrambe le guance con l’unghia.
Ahimè ahimè!
Voluta la sorte m’ha schiava
d’un uom sozzo, maestro di frode,
nemico a giustizia,
d’una belva che legge non ha,
che le cose di lí, qui travisa,
di lí quelle di qui,
</poem><noinclude><references/></noinclude>
kn94bvyoredrvkyias4ijy6xlnn9s2j
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/138
108
944480
3894650
3889714
2026-09-04T15:22:02Z
Candalua
1675
3894650
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" /></noinclude>{{FI
|file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 138 crop).jpg
|width = 100%
|caption =
}}
<poem>
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
''Strofe''
O Musa, per Ilio
intona fra lagrime
il canto funereo
degl’inni novelli
che adesso per Troia m’appresto a cantare.
Come io per il cocchio dall’orma quadruplice{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|8}}
perduta fui, misera, fui schiava agli Argivi,
allor che dinanzi alla porta
il cavallo dagli aurei frontali
lasciâr, pieno d’armi, che al cielo
mandava il rimbombo.
E, asceso sovr’essa la rocca,
il popol di Troia gridò:
«Cessaron le pene: quest’idolo,
su dunque, alla vergine d’Ilio
offrite, alla figlia di Giove».
Chi mai non uscí dalla casa,
delle giovani, chi dei vegliardi?
E, gioendo, canzoni intonando,
accolsero il loro esterminio.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
ir6n3yf8jyqqnbqxwyt4wfw8l14vsm6
Le Troadi/Primo stasimo
0
944483
3894651
3889721
2026-09-04T15:22:15Z
Candalua
1675
3894651
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=3 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Primo stasimo|prec=../Primo episodio|succ=../Secondo episodio}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="138" to="140" />
{{Sezione note}}
ljpahj09i0n7ay4q0imt7knolwufpte
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/145
108
945048
3894653
3889730
2026-09-04T15:23:13Z
Candalua
1675
3894653
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''LE TROADI''|137|riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|andromaca}}}}
Per il corruccio dei Numi, poiché a morte sfuggiva il tuo figlio,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|9}}
che per un letto odïoso distrusse la rocca di Troia.
Presso Pàllade stese, preda ai vulturi, stanno le salme
sanguinolente. Il giogo servile egli a Troia acquistò.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
O patria sventurata.....
{{Vc|{{Sc|andromaca}}}}
{{Spazi|32}}mentre io t’abbandono, ti piango.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Vedi or la misera fine.....
{{Vc|{{Sc|andromaca}}}}
{{Spazi|35}}e la casa ove madre io divenni.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Deserta è Troia: o figli, la madre da voi si separa.
O quanto il mio tormento, o quale il mio canto di doglia!
Or nella nostra casa su lagrima lagrima stilla.
Ma piú non versa pianto chi, spento, dimentica i crucci.
</poem><noinclude></noinclude>
e8mi3qjlqbpnsdd9wuo661bxd8j9rqs
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/157
108
945202
3894659
3889749
2026-09-04T15:24:38Z
Candalua
1675
3894659
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" /></noinclude>{{FI
|file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 157 crop).jpg
|width = 100%
|caption =
}}
<poem>
{{Vc|{{Sc|coro}}{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|10}}}}
''Strofe''
Nell’isola d’api nutrice, re Telamóne, abitavi,
in Salamina cinta dai flutti, dov’essa declive
volgesi ai colli sacri là dove il germoglio da prima
fece sbocciare Atena del glauco ulivo,
ghirlanda celeste, ornamento d’Atene opulenta.
Quindi movesti, movesti — col figlio d’Alcmèna, maestro
dell’arco, per compier la gesta,
distrugger la nostra città,
allor che da l’Ellade tu prima partivi.
''Antistrofe I''
Quando ei, pei puledri crucciato, primo de l’Ellade il fiore
condusse, e del Simèta fermò su le belle fluenti
le navi solcatrici del mare, e le gómene strinse
da poppa, e l’arco tolse che mai non falliva,
per Laomedonte fatale, e i muri coi moduli estrutti
di Febo, con la furia purpurea del fuoco abbatté.
La terra di Troia, e le mura
dardanie, con duplice cozzo
due volte distrusse la lancia cruenta.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
9slur3en43ha7t58rw4w8eui7qnzzyu
Le Troadi/Secondo episodio
0
945204
3894655
3889747
2026-09-04T15:23:26Z
Candalua
1675
3894655
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=3 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Secondo episodio|prec=../Primo stasimo|succ=../Secondo stasimo}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="141" to="156" />
{{Sezione note}}
fffntnkb1i35yqhijlmel5kdo1le9ns
Le Troadi/Secondo stasimo
0
945205
3894661
3889753
2026-09-04T15:24:49Z
Candalua
1675
3894661
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=3 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Secondo stasimo|prec=../Secondo episodio|succ=../Terzo episodio}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="157" to="158" />
{{Sezione note}}
t9sm3oqfkvubb3den7g7gfkz0ll2hrl
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/159
108
945477
3894663
3889754
2026-09-04T15:25:20Z
Candalua
1675
3894663
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" /></noinclude>{{FI
|file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 159 crop).jpg
|width = 100%
|caption =
}}
<poem>
{{Vc|{{Smaller|Giunge Menelao.}}}}
{{Vc|{{Sc|menelao}}}}
Quanto è, raggio del Sol, bello il tuo lume,
oggi ch’io riaver la sposa mia,
Elena, posso! Ch’io son Menelao
da tanti mali travagliato; e questo
è l’esercito achivo. E a Troia io venni,
non, com’è fama, a causa d’una femmina,
bensí d’un uomo, che rapí la sposa
mia dalla reggia, ospite infido. Ora egli,
come voller gli Dei, scontò la pena,
egli e la sua città, caduta sotto
le lance Ellène; e la Spartana{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|11}} a prendere
io vengo qui: ché della donna il nome
che fu mia sposa, non dirò. Fra l’altre
prigioniere di Troia, in questa tenda
ella or si trova. Quelli che patirono
per riaverla, in guerra, or l’affidarono,
ch’io l’uccidessi, a me: se pur non voglio
ricondurmela in Argo, e non ucciderla.
Ed io decisi che il destino d’Elena
non si compiesse in Troia, e in terra d’Ellade
</poem><noinclude><references/></noinclude>
eifylqumuhz4p69g1xaeenwfn7rwwwj
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/165
108
945484
3894665
3889771
2026-09-04T15:26:04Z
Candalua
1675
3894665
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''LE TROADI''|157|riga=2}}</noinclude><poem>
Hai detto — e questa è poi troppo ridicola —
che con mio figlio Cípride alla casa
giunse di Menelao. Ché, non poteva,
tranquilla in cielo rimanendo, te
con tutta Amícla trasportare ad Ilio?
Ma troppo insigne per bellezza fu
mio figlio; e come lo vedesti, Cípride
per te divenne la tua brama. Gli uomini
ad Afrodite tutte quante addossano
le follie proprie; e nelle prime sillabe{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|12}}
del nome della Dea la follia suona.
Come, lucente d’or, nelle sue vesti
barbare t’apparí, folle di brama
tu divenisti, ché vivevi in Argo
povera vita; ma, lasciando Sparta
per la città dei Frigi, ove dell’oro
scorreano i fumi, di guazzar nel fasto
certo credevi. A te, di Menelao
la casa non bastò, per le sfacciate
lascivie tue. Su via, dici che a forza
il mio figliuolo ti rapí. Ma quale
degli Spartani mai t’udí? Qual grido
levasti? Eppure, il giovinetto Càstore
viveva ancóra, e il suo gemello: ancóra
non erano fra gli astri. E quando a Troia
giungesti, e sulle tue traccie gli Argivi,
ed era il cozzo di battaglia, quando
a Menelao propizia era la sorte,
tu lo esaltavi, per crucciar mio figlio,
ché un insigne rivale in lui vedesse:
quando i Troiani poi vinceano, nulla
era piú Menelao. Solo badavi
alla fortuna, in guisa tal, che sempre
</poem><noinclude><references/></noinclude>
cuqn6nk15wi8dedm0oni74boiffxwh7
3894669
3894665
2026-09-04T15:27:05Z
Candalua
1675
3894669
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''LE TROADI''|157|riga=2}}</noinclude><poem>
Hai detto — e questa è poi troppo ridicola —
che con mio figlio Cípride alla casa
giunse di Menelao. Ché, non poteva,
tranquilla in cielo rimanendo, te
con tutta Amícla trasportare ad Ilio?
Ma troppo insigne per bellezza fu
mio figlio; e come lo vedesti, Cípride
per te divenne la tua brama. Gli uomini
ad Afrodite tutte quante addossano
le follie proprie; e nelle prime sillabe{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|12}}
del nome della Dea la follia suona.
Come, lucente d’or, nelle sue vesti
barbare t’apparí, folle di brama
tu divenisti, ché vivevi in Argo{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|13}}
povera vita; ma, lasciando Sparta
per la città dei Frigi, ove dell’oro
scorreano i fumi, di guazzar nel fasto
certo credevi. A te, di Menelao
la casa non bastò, per le sfacciate
lascivie tue. Su via, dici che a forza
il mio figliuolo ti rapí. Ma quale
degli Spartani mai t’udí? Qual grido
levasti? Eppure, il giovinetto Càstore
viveva ancóra, e il suo gemello: ancóra
non erano fra gli astri. E quando a Troia
giungesti, e sulle tue traccie gli Argivi,
ed era il cozzo di battaglia, quando
a Menelao propizia era la sorte,
tu lo esaltavi, per crucciar mio figlio,
ché un insigne rivale in lui vedesse:
quando i Troiani poi vinceano, nulla
era piú Menelao. Solo badavi
alla fortuna, in guisa tal, che sempre
</poem><noinclude><references/></noinclude>
fti6bda78etomsphagrcyhj8cexjhn8
Le Troadi/Terzo episodio
0
945632
3894664
3889776
2026-09-04T15:25:31Z
Candalua
1675
3894664
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=3 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Terzo episodio|prec=../Secondo stasimo|succ=../Terzo stasimo}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="159" to="168" />
{{Sezione note}}
9b60x8cwg7zzzv3dn1b08um1x5ywd3m
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/169
108
945708
3894672
3889778
2026-09-04T15:27:39Z
Candalua
1675
3894672
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" /></noinclude>{{FI
|file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 169 crop).jpg
|width = 100%
|caption =
}}
<poem>
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
''Strofe I''
Or cosí, Giove, il tempio
d’Ilio, e l’are balsamiche
hai tradite agli Achèi,
e il fumo dell’eterea
mirra, e le fiamme dei libami, e Pergamo,
Pergamo, la città sacra, e gl’Idèi
valloni, ombrati d’ellera,
ove disciolte nevi erran di fiumi,
e, santissima sede, il sommo vertice,
ove prima del sole ardono i lumi.
''Antistrofe I''
Tutto è finito: e vittime,
e feste, fra le tenebre
notturne, ai Numi, e suono
fausto di balli, e statue
d’oro, e il rito santissimo di Frigia
delle dodici lune.{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|14}} Incerta io sono,
o Signor che nell’ètere
abiti, incerta io son se la tua mente
alla nostra città volgi, cui l’impeto
ha divorata della vampa ardente.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
s8jrx9090uc1e0b5z9gzqst4su98gn5
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/170
108
945709
3894675
3889779
2026-09-04T15:28:22Z
Candalua
1675
3894675
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|162|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
''Strofe II''
O sposo, o diletto, né tumulo
né lavacro tu avesti; ed or vagoli
defunto; e una nave, con impeto
alivolo, ad Argo prolifera
di corsieri ne adduce, oltre il pelago,
dove al cielo si levano pietre — di mura ciclopie,
E in braccio alle madri, fra lagrime
si lamenta una turba di pargoli.
E geme la vergine:
«Madre, ahimè, ché soletta mi strappano
da te lunge gli Achei, con la furia
dei remi, sul ceruleo
naviglio, alla santissima
Salamina, od all’istmio
duplice eccelso vertice,
dove, dicon, di Pèlope
le soglie si dischiudono».
''Antistrofe II''
Deh, quando nel mezzo del pelago
Menelao sarà giunto, del folgore
il duplice sacro barbaglio
in mezzo alla nave precipiti
nell’Egeo, mentre me dalla patria
servitú lagrimosa conduce — lontano nell’Ellade.
Frattanto, nell’aureo specchio,
di fanciulle delizia, la figlia
di Zeus si vagheggia.
Deh, la terra piú mai di Laconia
non rivegga, né l’ara domestica,
nella città di Pítane,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|15{{Sezione note}}}}
</poem><noinclude><references/></noinclude>
lum01eubxp48h5piowhhxyxltvtmfa9
3894676
3894675
2026-09-04T15:29:30Z
Candalua
1675
3894676
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|162|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
''Strofe II''
O sposo, o diletto, né tumulo
né lavacro tu avesti; ed or vagoli
defunto; e una nave, con impeto
alivolo, ad Argo prolifera
di corsieri ne adduce, oltre il pelago,
dove al cielo si levano pietre — di mura ciclopie,
E in braccio alle madri, fra lagrime
si lamenta una turba di pargoli.
E geme la vergine:
«Madre, ahimè, ché soletta mi strappano
da te lunge gli Achei, con la furia
dei remi, sul ceruleo
naviglio, alla santissima
Salamina, od all’istmio
duplice eccelso vertice,
dove, dicon, di Pèlope
le soglie si dischiudono».
''Antistrofe II''
Deh, quando nel mezzo del pelago
Menelao sarà giunto, del folgore
il duplice sacro barbaglio
in mezzo alla nave precipiti
nell’Egeo, mentre me dalla patria
servitú lagrimosa conduce — lontano nell’Ellade.
Frattanto, nell’aureo specchio,
di fanciulle delizia, la figlia
di Zeus si vagheggia.
Deh, la terra piú mai di Laconia
non rivegga, né l’ara domestica,
nella città di Pítane,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|15}}
</poem><noinclude><references/></noinclude>
9iw8vyb03z7gyr2n6flyj7ve9v5vp0e
Le Troadi/Terzo stasimo
0
945712
3894673
3889781
2026-09-04T15:27:50Z
Candalua
1675
3894673
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=3 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Terzo stasimo|prec=../Terzo episodio|succ=../Esodo}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="169" to="171" />
{{Sezione note}}
b7xt7mvcrfvrfdawse8wr7qafxdzybe
Ecuba/Prologo
0
952022
3894685
3890354
2026-09-04T15:32:31Z
Candalua
1675
3894685
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=3 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Prologo|prec=../Personaggi|succ=../Parodo}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="201" to="205" />
{{Sezione note}}
6yuxq98lb3sw2pqza10avtktr7uurk2
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/204
108
952171
3894684
3634454
2026-09-04T15:32:21Z
Candalua
1675
3894684
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Mimidellaboheme" />{{RigaIntestazione|196|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude>{{FI
|file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 204 crop).jpg
|width = 100%
|caption =
}}
<poem>
{{Vc|{{Smaller|Sempre sorretta dalle ancelle, Ecuba si avanza.}}}}
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Questa vecchia dinanzi alla tenda
conducete, o fanciulle, reggete
questa schiava, ora vostra compagna,
o Troiane, ed un tempo regina.
Prendete, portate, guidate,
sollevate il mio corpo, stringendo
la vecchia mia mano; ed al curvo
baston di tua mano reggendomi,
farò che piú svelto l’incesso
proceda del tardo mio pie’.
{{Vc|{{Smaller|Si ferma sul davanti della scena.}}}}
O notte di tenebre, o folgore
di Giove, perché da terribili
notturne fantasime
son tanto agitata? Deh, Terra
venerabile, madre dei Sogni{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|1}}
alinegri, lontana stia quella
visione che in sogno m’apparve
intorno al figlio mio che vive al sicuro fra i Traci,
a Polissena diletta mia figlia: terribile essa era!
</poem><noinclude><references/></noinclude>
oku8vpn5b1uo5zp84v6xy8r43ycbokc
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/205
108
952172
3894686
3890353
2026-09-04T15:32:52Z
Candalua
1675
3894686
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|197|riga=2}}</noinclude><poem>
Sotterranei Numi, salvate
mio figlio, ch’è l’àncora sola
di mia casa, ed ora abita, all’ospite
paterno affidato,
nella Tracia coperta di neve.
Qualche cosa di nuovo accadrà.
E quelle che gemono avranno
motivo di gemiti: mai
non fu pel terrore
il cuor mio cosí pieno di brividi.
Dove piú vedrò l’anima d’Eleno{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|2}}
divino, o Troiane, o Cassandra
che i sogni mi spieghino?
Vid’io gaietta cerva sgozzata dai denti d’un lupo
dalle ginocchia mie strappata con furia crudele.
E questo ancor piú mi sgomenta.
Sulla vetta del tumulo apparve
il fantasma d’Achille; e chiedeva
che gli offrissero in dono qualcuna
delle misere donne di Troia.
Deh, lungi, deh, lungi dal capo
di mia figlia, vi supplico, o Dèmoni,
si sperda l’auspicio!
</poem><noinclude><references/></noinclude>
2d3obxkazvc3qrpl74wm5vwwbbkn097
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/206
108
953120
3894687
3890356
2026-09-04T15:33:35Z
Candalua
1675
3894687
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" /></noinclude>{{FI
|file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 206 crop).jpg
|width = 100%
|caption =
}}
<poem>
{{Vc|{{Smaller|Entrano le prigioniere troiane che costituiscono il coro.}}}}
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
A te, Ecuba, venni in gran fretta,
del Signore lasciando la tenda,
ove io fui sorteggiata, e condotta
come schiava, quand’io fui scacciata
dalle Ilíache mura, prigione
degli Achivi, per forza di lancia,
non per darti sollievo dei mali,
ma perché d’un messaggio il gran peso
m’assunsi, ond’io giungo, o Signora,
di gran triboli aralda per te.
A quello che narrano,
fu deciso nel pieno consesso
degli Achei che tua figlia{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|3}} per vittima
fosse offerta ad Achille. Tu sai
quand’egli, sul tumulo apparso,
nell’oro dell’armi,
le navi già pronte a solcare
il mar, già premendo le vele
su gli stragli, rattenne, gridando
</poem><noinclude><references/></noinclude>
j0br1vvdjt4siqysc8d0qev4bqsywp2
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/207
108
953121
3894688
3890358
2026-09-04T15:34:06Z
Candalua
1675
3894688
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|199|riga=2}}</noinclude><poem>
cosí: «Dove mai veleggiate,
o Dànai, privo d’offerta
lasciando il mio tumulo?»
E allor, fu tempesta fra gli Èlleni
di gravi parole; e s’urtavano
due pareri diversi: ché questi
credevan che offrire la vittima
convenisse, e quegli altri negavano.
E zelava il tuo bene Agamènnone,
per l’amor che lo stringe alla Mènade
profetica.{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|4}} Invece i due figli
di Tèseo, rampolli d’Atene
facean due discorsi diversi.
Però convenivano in questo:
che di giovine sangue era d’uopo
ghirlandar del Pelíde la tomba,
né l’amor di Cassandra dovesse
prevaler su la lancia d’Achille.
E il fervor degli opposti discorsi
pressoché si agguagliava, sin quando
il figliuol di Laerte, il volpino
demagogo dal labbro mellifluo,
convinse l’esercito
che mal convenía, per pietà
d’una schiava, il migliore dei Dànai
rinnegare, sicché, dei defunti
qualcuno, giungendo a Persèfone,
dicesse che i Dànai, partendo
dal suolo di Troia, dei Dànai
dimentichi furon che morte
trovaron pugnando per gli Èlleni.
E tra poco qui Ulisse a strappare
verrà dal tuo seno,
</poem><noinclude><references/></noinclude>
9qxpencpmjvhf5ybpz5qezccr89e18o
3894689
3894688
2026-09-04T15:34:33Z
Candalua
1675
3894689
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|199|riga=2}}</noinclude><poem>
cosí: «Dove mai veleggiate,
o Dànai, privo d’offerta
lasciando il mio tumulo?»
E allor, fu tempesta fra gli Èlleni
di gravi parole; e s’urtavano
due pareri diversi: ché questi
credevan che offrire la vittima
convenisse, e quegli altri negavano.
E zelava il tuo bene Agamènnone,
per l’amor che lo stringe alla Mènade
profetica.{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|4}} Invece i due figli
di Tèseo,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|5}} rampolli d’Atene
facean due discorsi diversi.
Però convenivano in questo:
che di giovine sangue era d’uopo
ghirlandar del Pelíde la tomba,
né l’amor di Cassandra dovesse
prevaler su la lancia d’Achille.
E il fervor degli opposti discorsi
pressoché si agguagliava, sin quando
il figliuol di Laerte, il volpino
demagogo dal labbro mellifluo,
convinse l’esercito
che mal convenía, per pietà
d’una schiava, il migliore dei Dànai
rinnegare, sicché, dei defunti
qualcuno, giungendo a Persèfone,
dicesse che i Dànai, partendo
dal suolo di Troia, dei Dànai
dimentichi furon che morte
trovaron pugnando per gli Èlleni.
E tra poco qui Ulisse a strappare
verrà dal tuo seno,
</poem><noinclude><references/></noinclude>
93lquwhokdvglw2dxpfepbh7dva7aft
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/212
108
953126
3894690
3890366
2026-09-04T15:35:25Z
Candalua
1675
3894690
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|204|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
il figliuolo d’Achille. Or sai che cosa
tu devi fare? Non lasciar che a forza
ti debbano strappar, né meco a zuffa
venir di mani: alla tua poca forza
e al mal che incombe sopra te rifletti.
Fare senno conviene anche fra i mali.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Ahimè Giunto è, mi sembra, il gran cimento,
colmo di lagni, e non scevro di gemiti:
ch’io non morii quando morir dovevo,
né mi distrusse Giove, e mi risparmia
perché, tapina, io veda altri malanni
dei trascorsi maggiori. E s’è pur lecito
che volga un servo ai liberi domande
che non rechino cruccio, e il cuor non mordano,
tu risponder dovresti, ed ascoltarti
io che tali domande a te rivolsi.
{{Vc|{{Sc|ulisse}}}}
Chiedi: un istante ben voglio concederti.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Ricordi allor ch’esploratore ad Ilio{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|6}}
venisti, brutto nelle vesti sordide,
e giú dagli occhi lagrime di sangue
a bagnare le tue guance stillavano?
{{Vc|{{Sc|ulisse}}}}
Sí; ma ricordo me ne resta appena.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
isnsko0wiv902otl8ztk0chx0o1omwe
Ecuba/Primo episodio
0
953142
3894691
3800723
2026-09-04T15:35:38Z
Candalua
1675
3894691
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=75%|data=29 dicembre 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Primo episodio|prec=../Parodo|succ=../Primo stasimo}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="206" to="224" />
{{Sezione note}}
2ehf529d9carh0j8bu3vabziwthzc8v
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/225
108
953209
3894692
3894472
2026-09-04T15:36:12Z
Candalua
1675
3894692
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" /></noinclude>{{FI
|file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 225 crop).jpg
|width = 100%
|caption =
}}
<poem>
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
''Strofe''
Vento del mare, vento che le rapide
navi che il ponto solcano
sopra le gonfie spingi acque del pelago,
dove addurrai me misera?
Chi sarà l’uomo a cui
serva sarò, poi che venduta fui?
A un porto forse della doria sponda,
o a Ftia, dove l’Apídano,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|7}}
che padre è, come narrano,
di bellissime linfe, i campi inonda?
''Antistrofe I''
O col remeggio che percòte i vortici
sarò condotta a vivere
misera vita, a servitú, nell’isola
ove la primigenia
palma, ed il sacro alloro
offrirono a Latona i rami loro,
onde il parto divino s’adornò?
E con le delie vergini,
della divina Artèmide
l’auree bende e l’arco esalterò?
</poem><noinclude><references/></noinclude>
ctilp8s27vlr4zsdsqvhqwsr6m5z9ly
3894702
3894692
2026-09-04T15:39:00Z
Candalua
1675
3894702
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" /></noinclude>{{FI
|file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 225 crop).jpg
|width = 100%
|caption =
}}
<poem>
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
''Strofe''
Vento del mare, vento che le rapide
navi che il ponto solcano
sopra le gonfie spingi acque del pelago,
dove addurrai me misera?
Chi sarà l’uomo a cui
serva sarò, poi che venduta fui?
A un porto forse della doria sponda,
o a Ftia, dove l’Apídano,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|7}}
che padre è, come narrano,
di bellissime linfe, i campi inonda?
''Antistrofe I''
O col remeggio che percòte i vortici
sarò condotta a vivere
misera vita, a servitú, nell’isola{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|8}}
ove la primigenia
palma, ed il sacro alloro
offrirono a Latona i rami loro,
onde il parto divino s’adornò?
E con le delie vergini,
della divina Artèmide
l’auree bende e l’arco esalterò?
</poem><noinclude><references/></noinclude>
5c1syfp5le4puf6drugssj05baxcjw6
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/229
108
953214
3894495
3446411
2026-09-04T12:25:51Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894495
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|221|riga=2}}</noinclude><poem>
T’hanno strappata dalla madre, e t’hanno
uccisa, o figlia; ed io, per la tua parte
orba sono di figli. O me tapina!
E come a morte la poneste? Forse
con riverenza? Oppur con vïolenza,
quasi nemica l’uccideste, o vecchio?
Cose ingrate dirai: pure favella.
{{Vc|{{Sc|taltibio}}}}
Donna, tu vuoi che a doppio io versi lagrime
per la pietà della tua figlia: ch’ora
queste pupille bagnerò, narrandoti
quella sciagura, e piansi presso al tumulo
quando morí. Presente era la turba
dell’esercito acheo tutta, raccolta
al sepolcro dinanzi, ove immolata
cader dovea la tua fanciulla. E il figlio
d’Achille per la man prese, e recò
sul tumulo alto Polissena; ed io
gli ero vicino. E giovinetti illustri
seguían, prescelti fra gli Achivi, pronti
i sobbalzi a frenar della fanciulla.
E preso un aureo calice ricolmo,
il figliuolo d’Achille, a sommo il braccio
lo sollevò, per offerire al morto
padre le libagioni. E a me fe’ segno
che silenzio bandissi agli Achei tutti.
Ed io, sui pie’ sursi fra lor, gridai:
«Tacete, Achei, taccia la turba tutta,
state muti, silenzio!» — E nella turba
alito piú non corse. E quegli disse:
</poem><noinclude><references/></noinclude>
0g4d3e4z3jlezmq9r63233weg7ql213
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/230
108
953269
3894496
3446548
2026-09-04T12:26:50Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894496
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|222|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
«O di Pelèo figliuolo, o padre mio,
queste libagïoni incantatrici
da me gradisci, che i defunti attraggono.
Vieni, ché tu l’immacolato negro
sangue possa libar di questa vergine,
che l’esercito ed io doniamo a te.
Sii benigno con noi, fa’ tu che sciogliere
possiam le poppe, l’ancore, le gómene,
e che torniam dal suol d’Ilio alla patria,
avendo in sorte un prospero ritorno».
Parlò cosí, tutto pregò l’esercito.
Per l’elsa indi impugnò l’aurëa spada,
dalla guaina fuor la trasse, e segno
fece ai prescelti degli Argivi che
prendesser la fanciulla. Ed essa, come
se ne avvide, cosí mosse la voce:
«Voi che la mia città struggeste, Argivi,
di buon grado io morrò: nessun mi tocchi,
senza tremar la mia gola offrirò:
libera, in nome degli Dei, lasciatemi
a morte andar, sí ch’io libera muoia:
onta sarebbe a me fra i morti schiava
essere chiamata: ché regina io sono».
Il popolo levò grida di plauso.
E Agamènnone, il sire, impose ai giovani
che la fanciulla libera lasciassero.
Ed essa, udito dei signori l’ordine,
al sommo della spalla il peplo prese,
e sino a mezzo il fianco lo strappò,
vicino all’umbilico; e il petto e il seno
bellissimi mostrò, come di statua.
Ed il ginocchio al suol chinato, disse
parole piene di coraggio. «Vedi,
</poem><noinclude><references/></noinclude>
8brjgkafd18d2h7iy6bxf2q8249nksz
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/231
108
953270
3894537
3446549
2026-09-04T14:27:42Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894537
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|223|riga=2}}</noinclude><poem>
se questo seno vuoi colpire, giovine,
colpiscilo: se vuoi questa mia gola,
ecco offerta la gola». Ed ei, volendo
e non volendo insiem, per la pietà
della fanciulla, del respiro infine
le vie recise con la spada; e rivoli
ne sgorgarono. Ed ella, anche morendo,
gran riguardo a cader compostamente
ebbe, e celò quanto celare agli occhi
degli uomini conviene. E poi ch’emise,
per la piaga mortal, l’ultimo anelito,
diverso ufficio ebbero ognun gli Argivi.
Alcuni d’essi, con le mani frondi
spargean sulla defunta: altri, recando
ceppi di pino, alzavano una pira,
e chi nulla recava, udia rampogne
da chi recava: «Te ne stai cosí
a mani vuote, o sciagurato, e peplo
non rechi, o fregio alcuno a questa giovine?
Nulla doni a costei, ch’ebbe magnanimo
spirito, e grande cuor?» Questo dicevano
della tua figlia morta. Onde a me tu
sembri la donna avventurata piú
d’ogni altra, pei tuoi figli, e la piú misera.
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
Pei Priamídi e per la mia città,
il Destino divampa in doglie orribili.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Ignoro a qual di tanti mal che premono
debba, o figlia, affissarmi. Ove all’un d’essi
</poem><noinclude><references/></noinclude>
0hac0b3itmwa0lnx5x55wgflyx2hx9l
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/232
108
953271
3894538
3446554
2026-09-04T14:28:36Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894538
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|224|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
m’appigli, un altro nol consente, e súbito
un nuovo affanno mi distoglie, e mali
fa succedere a mali. Ed or, non posso
cancellar dalla mente il tuo martirio,
cosí ch’io non lo pianga; eppur, la nobile
tua fin, vieta del duolo a me l’eccesso.
Strana cosa non è? Quando una terra
sterile, arrisa è dai favor’ del cielo,
colma la spiga germina, e la fertile,
defraudata dei favori debiti,
cattivo arreca il frutto. Invece il tristo
fra gli uomini, altro mai non è che tristo,
e il buono buono, e non corrompe l’indole
per le sciagure, e onesto ognor si serba.
E la causa qual n’è? Forse i parenti,
o l’educazion? Questa, se buona,
insegna il bene; e chi conosce il bene,
anche conosce il mal, ché lo misura
col modulo del bene. Ah, ma che invano
saetta l’arco di mia mente!
{{Vc|{{Smaller|a Taltibio.}}}}
{{Spazi|60}}Or tu
muovi, e agli Argivi imponi ciò: che niuno
tocchi la mia figliuola, e che la folla
tengan lungi da lei. Ché non conosce
freno la turba d’un immenso esercito,
e piú trista del fuoco è la licenza
della gente di mare; e chi non fa
male, è un dappoco.
{{Vc|{{Smaller|Taltibio esce.<br />Ecuba si rivolge ad un’ancella.}}}}
</poem><noinclude><references/></noinclude>
j6gb6rmn93i7d2tc5748kio6dydh1a0
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/233
108
953272
3894539
3446557
2026-09-04T14:31:21Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894539
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|225|riga=2}}</noinclude><poem>
{{Spazi|45}}Or tu prendi una brocca,
o vecchia ancella, e attingi e porta qui
acqua di mar, ch’io la mia figlia, sposa
e non sposa, fanciulla e non fanciulla,
con gli estremi lavacri asperga, e come
n’è degna, esponga. Ahimè, come n’è degna
non posso: come mi sarà possibile.
Che devo far? Qualche ornamento ad una
delle captive chiederò, che stanno
dinanzi a queste tende, a me vicine,
se dalla propria casa alcuna ai nuovi
padroni alcuna cosa abbia sottratta.
O della reggia mia parvenza, o case
un dí felici, e tu che un giorno avevi
tante ricchezze e tante meraviglie,
e tanti figli, o Priamo; oh me di pargoli
antica madre, come ora piú nulla
non siamo, privi dell’antico orgoglio!
E c’è fra noi chi superbisce ancora,
questi perché chiude ricchezze in casa,
quegli perché segno d’onore è fatto
tra i cittadini. E tutto è nulla, e vani
gli accorgimenti, del pensiero, e i vanti
son della lingua. Il piú felice è l’uomo
che giunge senza alcun malanno a sera.
{{Vc|{{Smaller|Entra nella tenda.}}}}
</poem>
{{FI
|file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 46 crop).jpg
|width = 70%
|caption =
}}<noinclude><references/></noinclude>
lqrvlvczdpltn4i02runz2vc0evrp53
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/234
108
953275
3894540
3446569
2026-09-04T14:32:00Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894540
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" /></noinclude>{{FI
|file = Tragedie_di_Euripide_(Romagnoli)_VI-0048.png
|width = 100%
|caption =
}}
<poem>
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
''Strofe''
La mia sorte funesta
principio ebbe, il mio lutto,
quando gli abeti dell’idèa foresta
Alessandro abbatté prima, e del pelago
spinse le navi sopra il gonfio flutto,
verso il talamo d’Elena,
la piú bella fra quante
donne contempla il sole aureo fiammante.
''Antistrofe''
Ché duolo, e d’ogni duolo
un destin piú fatale
volgon lor giro. La follia d’un solo
tutta una gente, del Simèto ai margini,
travolge a rovinoso ultimo male.
La gara, onde giudizio
diede fra i picchi idèi
un pastor, sopra tre figlie di Dei,
''Epodo''
fu con la lancia, con lo sterminio
decisa, e il crollo dei tetti miei.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
ogmv258jc5yzf783vt8c4nns1aw1oh4
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/235
108
953276
3894542
3446573
2026-09-04T14:34:36Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894542
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|227|riga=2}}</noinclude><poem>
Ma pure, qualche lacona vergine
lunghessi i fluidi rivi d’Eurota
bagna le ciglia,
piú d’una madre sopra la candida
fronte la mano batte, la gota
lania, nei solchi l’unghia invermiglia.
</poem>
{{FI
|file = Tragedie_di_Euripide_(Romagnoli)_V-0107.png
|width = 70%
|caption =
}}<noinclude><references/></noinclude>
j1knp4d89vceiq4dvx80sbusm61wayx
Ecuba/Primo stasimo
0
953277
3894565
3800724
2026-09-04T14:49:45Z
Candalua
1675
Porto il SAL a SAL 100%
3894565
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=4 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Primo stasimo|prec=../Primo episodio|succ=../Secondo episodio}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="225" to="226" />
45lbomwgyorpw8w51uw8ujiqt8xjlfm
3894694
3894565
2026-09-04T15:36:24Z
Candalua
1675
3894694
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=4 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Primo stasimo|prec=../Primo episodio|succ=../Secondo episodio}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="225" to="226" />
{{Sezione note}}
f251lg720dybyfj3iindqrf256m83hb
Ecuba/Secondo episodio
0
953278
3894566
3800728
2026-09-04T14:49:53Z
Candalua
1675
Porto il SAL a SAL 100%
3894566
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=4 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Secondo episodio|prec=../Primo stasimo|succ=../Secondo stasimo}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="227" to="233" />
6iciur212u7xl6bof3dq2st2qin1asg
Ecuba/Secondo stasimo
0
953279
3894567
3800729
2026-09-04T14:49:59Z
Candalua
1675
Porto il SAL a SAL 100%
3894567
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=4 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Secondo stasimo|prec=../Secondo episodio|succ=../Terzo episodio}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="234" to="235" />
hksydpqu4qo1su47zbv1i1l7qkf2ie7
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/236
108
953872
3894543
3447948
2026-09-04T14:35:05Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894543
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" /></noinclude>{{FI
|file = Tragedie di Sofocle (Romagnoli) III-0006.png
|width = 100%
|caption =
}}
<poem>
{{Vc|{{Smaller|L’ancella che era stata incaricata di cercar l’acqua
per la salma di Polissena, giunge recando un cadavere
nascosto in un mantello.}}}}
{{Vc|{{Sc|ancella}}}}
O donne, Ecuba ov’è, l’infelicissima,
che di sciagure ogni altro uomo, ogni donna
supera? Niun le rapirà tal serto.
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
Ah sciagurata, che sinistre grida!
Mai non han fine i tuoi messaggi lugubri?
{{Vc|{{Sc|ancella}}}}
Questo cruccio ti reco, Ecuba: facile
non è muti restar nelle sciagure!
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
Eccola: dalla tenda il passo avanza.
A udir le tue parole, in punto giunge.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
qve1isu2l1q8ln50vsm49twvs9a4yp4
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/237
108
953873
3894544
3447953
2026-09-04T14:35:37Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894544
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|229|riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|ancella}}}}
O in tutto piú ch’io non so dire misera,
sei perduta, o regina; e luce vedi
e non sei piú: non hai sposo né figlio
né patria: sei d’ogni sciagura al fondo.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Nuove cose non dici, e mali enumeri
ben noti a me. Ma perché mai qui giungi
e rechi a me di Polissena il corpo?
Detto mi fu che tutti si apprestavano
con gran zelo gli Achivi a seppellirla.
{{Vc|{{Sc|ancella}}}}
Tutto ella ignora, e Polissena piange,
né conosce le sue nuove sciagure.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Ahimè tapina! Di Cassandra forse
la profetica salma a me tu rechi?
{{Vc|{{Sc|ancella}}}}
Di chi vive favelli, e questo morto
non gemi. Guarda questo ignoto corpo:
nuovo infausto prodigio a te non sembra?
{{Vc|{{Smaller|Scuopre il cadavere, che è quello del fanciullo Polidoro.}}}}
</poem><noinclude><references/></noinclude>
t0druorsbzbyl2n43ulqe5bm3flmwtk
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/238
108
953874
3894545
3447952
2026-09-04T14:36:24Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894545
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|230|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Ahimè, che spento Polidoro io veggo,
il figlio mio, che il re di Tracia aveva
nella sua reggia in sua custodia! Misera
me, son perduta! Nulla io sono piú.
{{Vc|{{Smaller|La sua declamazione lamentosa diviene canto.}}}}
O figlio, figlio mio!
L’inno deliro io gemo:
or or le offese conobbi del Dèmone
che non conosce oblio.
{{Vc|{{Sc|ancella}}}}
Di Paride la colpa or vedi, o misera!
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Nuove incredibili nuove incredibili
calamità
io veggo: l’una dall’altra nasce;
senza lagrime senza ambasce
mai verun giorno per me passerà.
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
Orrendi orrendi guai soffriamo, o misera.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
O figlio figlio di madre misera,
qual morte ti colpí,
</poem><noinclude><references/></noinclude>
7f0ruy6obl9olneap5rgpvb4h56vllf
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/239
108
953875
3894546
3447956
2026-09-04T14:37:22Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894546
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|231|riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
di quale fato vittima
giaci? Per man di chi?
{{Vc|{{Sc|ancella}}}}
Non so: sopra la spiaggia io lo rinvenni.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Dal mar gittato sulla liscia sabbia
oppur da lancia che trafitto l’abbia?
{{Vc|{{Sc|ancella}}}}
Del mar l’avea sospinto il flutto gonfio.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Ahimè, ahimè!
Ora la visione
m’è chiara, che al mio ciglio
notturna apparve: chiara la fantasima
cinta di negre piume
io vidi; e tu, mio figlio,
piú non vedevi lume.
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
Sai chi l’uccise, poi che i sogni interpreti?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
L’ospite nostro, l’ospite, il re
dei cavalieri traci: a nasconderlo
a lui l’annoso padre lo die’.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
drx9o5puxlgnmorlyxa8m6dxpg98s2l
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/240
108
953876
3894547
3447959
2026-09-04T14:38:19Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894547
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|232|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
Ahimè, che dici? Ucciso l’ha per lucro?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Indicibile infamia, inesprimibile,
che supera ogni orrore, insopportabile,
empia. Ove la giustizia è piú degli ospiti?
Oh, maledetto fra tutti! Percosso
tu l’hai col ferro affilato, le tenere
membra hai recise a brani,
né d’un fanciullo a pietà ti sei mosso.
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
Come un Dèmone avverso, o sciagurata,
te, d’ogni altra mortale assai piú misera,
rendea! Ma giunger qui veggo Agamènnone,
il signor. D’ora in poi si taccia, o amiche.
{{Vc|{{Smaller|Entra Agamennone.}}}}
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Ecuba, a che la figlia tua nel tumulo
indugi a seppellir? Venne Taltibio
a dirmi ciò, che la tua figlia niuno
toccar dovesse degli Argivi; e noi
l’abbiam lasciata lí, né la tocchiamo.
Ma tu tardi, sí ch’io ne meraviglio,
e per mandarti lí giungo, ché tutto
bene disposto è là, se in tanto misera
sorte, parlar si può di bene.
{{Vc|{{Smaller|Scorge il cadavere di Polidoro.}}}}
</poem><noinclude><references/></noinclude>
bdwjc6zmmlkffo1btpsqzt7fa1t72wa
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/241
108
953877
3894548
3447960
2026-09-04T14:39:17Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894548
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|233|riga=2}}</noinclude><poem>
{{Spazi|60}}O via,
qual dei Troiani è questi mai, che spento
veggo alla tenda presso? Non annuncia
certo un Argivo, il peplo ch’egli indossa.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
{{Vc|{{Smaller|Rimane prostrata sul cadavere di Polidoro, e durante le domande di Agamènnone séguita a parlare fra sé, non dando alcun segno di essersi accorta della presenza del sovrano.}}}}
Misera — ch’io mi volgo a me, volgendomi,
Ecuba, a te — che debbo fare? Taccio,
oppur cado ai ginocchi d’Agamènnone?
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Perché la schiena a me tu volgi, e lagrimi,
e nulla dir mi vuoi? Costui chi è?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Cruccio a cruccio apporrò, se mi respinge
da sé, schiava e nemica reputandomi.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Indovino io non son, sí che la via
dei tuoi pensier’, se tu non parli, io scopra.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Forse piú che non sia giudico infesto
il cuore suo? Non tanto m’odia, forse.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
84b4o2fwstto71kt4ju36zxz71v3pdq
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/242
108
953878
3894549
3447962
2026-09-04T14:39:51Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894549
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|234|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Se di ciò nulla dir mi vuoi, t’accordi
bene con me: ché nulla udire io bramo.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Senza costui, di me né dei miei figli
trarre vendetta non potrei. Che indugio?
Conviene ardire, ch’io riesca, o no.
{{Vc|{{Smaller|Alza il capo e tende supplice le braccia verso Agamennone.}}}}
Per le ginocchia tue, per la tua guancia,
per la tua giusta mano io ti scongiuro!
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Che cosa brami? Che tu possa libera
la tua vita condurre? È cosa facile.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
No, no! Se mai vendetta avrò degli empî,
schiava tutta la vita eleggo vivere.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
E a che mi chiami? Qual soccorso invochi?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Nulla di quanto, o re, supponi. Vedi
questa salma su cui lagrime verso.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
lh7l4tr5cl05y1jsts5w5nlgr9ajtmi
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/243
108
953879
3894550
3447963
2026-09-04T14:40:16Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894550
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|235|riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Veggo, ma ignoro a che tu miri, o donna.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Costui portai nel grembo, e a luce il diedi.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Uno è costui dei tuoi figliuoli, o misera?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Sí, non di quelli che sotto Ilio caddero.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Oltre quelli ne avesti, o donna, un altro?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
L’ebbi, costui che vedi; e invano l’ebbi.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Dov’era, quando la città fu presa?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
La sua vita a salvar, l’inviò Priamo.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
slbzxpt0ynfr06evo8crst476r8ycu7
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/244
108
953880
3894551
3447964
2026-09-04T14:40:38Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894551
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|236|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Dove, lui sol, dagli altri figli lungi?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
In questa terra, ove caduto è spento.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
All’uom ch’è qui sovrano, a Polimèstore?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
A lui, di molto infausto oro custode.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
E qual fu la sua sorte? E chi l’uccise?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Chi altri se non lui? L’ospite tracio.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Ah, malvagio! Usurpar l’oro bramò!
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Quando dei Frigi udí la fine, appunto.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
ddrxl8uf0n0csm5fmc99tf4485wncsz
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/245
108
953881
3894552
3447965
2026-09-04T14:41:04Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894552
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|237|riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Tu lo trovasti, o alcun recò la salma?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Costei, che la trovò sopra la spiaggia.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
E lo cercava, o intenta era ad altra opera?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Per Polissena linfa iva ad attingere.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
L’uccise, dunque, in mar lo gittò l’ospite?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Dilacerato, alla balía dell’onde.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
O smisurati tuoi travagli! O misera!
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Ogni pena ho sofferto, e son perduta.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
hyvqlysin0vvz7lir5a2p2qgj5zenwk
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/246
108
953882
3894553
3447966
2026-09-04T14:42:06Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894553
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|238|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Ahi ahi! Qual donna fu tanto infelice?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Niuna, se pure la Sventura stessa
dir tu non voglia. Odi or perché mi prostro
supplice ai tuoi ginocchi; e se a te sembra
che giusto sia che tale pena io soffra,
io mi rassegno; ma se no, divieni
vendicatore mio, tu, contro un uomo
ospite mio, d’ogni altro uomo piú empio,
che, senza aver dei Numi di sotterra
né dei Celesti riverenza, un’opera
compie’ d’ogni altra piú nefanda; e spesso
partecipata la mia mensa aveva,
e degli amici primo era nel novero
per l’ospitalità. Ma poi che ottenne
quanto voleva, e si credé sicuro,
lo uccise; e poi che spento fu, di tomba
non lo degnò, ma lo gittò nel pelago.
E schiave ora noi siam, senza potere;
ma potere i Celesti hanno, e la Legge
che fin su loro dòmina, per cui
ai Celesti abbiam fede, e nella vita
poniam confine tra l’ingiusto e il giusto.
Ora, se questa legge in te rimessa
violata sarà, se non dovranno
pagare il fio quelli che uccidon gli ospiti,
oppur le cose sacre manomettono,
niuna giustizia sarà piú fra gli uomini.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
bb69s7vfn1im973xf4gysl5vq85l1nu
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/247
108
953883
3894554
3447968
2026-09-04T14:45:05Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894554
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|239|riga=2}}</noinclude><poem>
Vituperoso ciò reputa, ed abbi
di me riguardo, abbi pietà. Da lungi
guardami, a guisa di pittor, considera
che mali io soffro. Fui regina un giorno,
ed or sono tua schiava: ebbi figliuoli
belli, ed or vecchia sono, e senza figli,
senza città, reietta, la piú misera
d’ogni mortale..... Ahimè tapina! Dove
ritraggi il pie’? Nulla otterrò, lo vedo.
Misera me! Perché con tanta pena
noi mortali studiam l’altre scienze,
come pure convien, con tanta brama,
e Suada, che pur sola regina
è dei mortali, non poniamo affatto
di zelo piú, per impararla a fondo,
la mercede sborsando? Eppur con essa
convincere si può, ciò che si brama
conseguire si può. Or di buon esito
quale speranza avere io posso? I figli
sopravvissuti piú non sono: io stessa
parto, a servaggio d’ignominia: il fumo
veggo dalla città balzare. E forse
a un punto vano del discorso io giungo
se a Cípride ricorro, e pur favello.
Al fianco tuo la figlia mia fatidica
giace, che i Frigi chiamano Cassandra.
Mostrar come potrai riconoscenza
delle dolci vigilie, e quali grazie
dai carissimi amplessi, e dal tuo talamo
riscuoterà mia figlia, ed io da lei?
Somma nel cuore all’uom la gratitudine
dalle tenebre nasce, e dai notturni
gaudî amorosi. Or dammi ascolto. Vedi
</poem><noinclude><references/></noinclude>
oqfjymfehncfv5os9lksr67obzvgec4
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/248
108
953884
3894555
3447970
2026-09-04T14:45:51Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894555
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|240|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
tu questo morto? Se per lui t’adoperi,
lo fai per tuo cognato. Una parola
sola soggiungo. Oh, se favella avessero
le mie braccia, le mani, i miei capelli,
l’orma dei piedi, per l’arte di Dèdalo
e d’alcuno dei Numi, e si stringessero
tutti a un tempo, piangendo, ai tuoi ginocchi,
e preci d’ogni specie a te volgessero!
O re, luce degli Èlleni suprema,
commuoviti, la man vendicatrice
a questa vecchia porgi, anche se a nulla
essa è ridotta, fallo. Un uom dabbene
deve servire la giustizia, e infliggere
castigo, sempre e in ogni luogo, ai tristi.
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
È strano! Cosa non si dà fra gli uomini
che non possa avvenir. Segnano varie
necessità le varie leggi, e amici
rendon fra loro quei che nimicissimi
erano, e ostili quei che già si amavano.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Io pietà di te sento, e di tuo figlio,
Ecuba, della tua misera sorte,
della supplice mano; e quanto chiedi
voglio accordarti, per riguardo ai Numi,
alla giustizia. Deh, potessi a te
far cosa grata, senza che all’esercito
sembrasse ch’io dei Traci al re tramata
per amor di Cassandra abbia la morte!
</poem><noinclude><references/></noinclude>
pgsz71fcjy5lafpk4txz4phfr92y5ev
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/249
108
953885
3894557
3447971
2026-09-04T14:46:35Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894557
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|241|riga=2}}</noinclude><poem>
Ché un punto c’è, che l’anima mi turba:
quest’uomo amico reputa l’esercito,
e nemico il defunto: esso t’è caro,
ma tale amore è nel tuo cuore, in quello
dell’esercito no. Perciò rifletti:
volonteroso tu m’avrai, partecipe
del tuo dolore, e pronto al tuo soccorso;
ma tardo, ove gli Achei m’infliggan biasimo.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Ahimè!
Fra i mortali nessun c’è che sia libero.
Uno della ricchezza e un altro è servo
della fortuna; e dalla turba questo
dei cittadini è trattenuto, e quello
dalle leggi sancite, e agir secondo
l’indole sua non può. Ma poi che temi
ed alla turba oltre il dovuto indulgi,
io di questo terror ti farò libero.
Basta, se contro l’uccisor del figlio
mio qualche male tramerò, che tu
connivente a me sia, non che m’aiuti.
Ché, se tumulto poi nasca, e al soccorso
dell’uom di Tracia, quando ei patirà
quello che patirà, corron gli Achivi,
frenali tu, senza parer che sia
per far cosa a me grata. A tutto il resto —
fa cuore — ordine porre io ben saprò.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
E come? Che farai? Forse la spada
con la vetusta man stretta, a quel barbaro
</poem><noinclude><references/></noinclude>
1jum7ts9mhhkq9igfdkzeg3t58sin9z
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/250
108
953886
3894558
3447973
2026-09-04T14:46:57Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894558
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|242|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
infliggerai la morte? Oppur coi tossici?
Con alcun che t’assiste? E chi man forte
ti darà? Dove troverai gli amici?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Questa tenda rinchiude assai troiane.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Le schiave, dici tu, preda degli Elleni?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Con queste l’assassino io punirò.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Come mai donne vinceranno gli uomini?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Può molto, e piú congiunto a frode, il numero.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Certo; ma poca stima ho delle femmine.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
E perché? Donne forse non uccisero
d’Egitto i figli, e spopolata d’uomini
</poem><noinclude><references/></noinclude>
2trqoanv8cclm2o86cjjlutfirxb2kb
3894705
3894558
2026-09-04T15:39:43Z
Candalua
1675
3894705
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|242|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
infliggerai la morte? Oppur coi tossici?
Con alcun che t’assiste? E chi man forte
ti darà? Dove troverai gli amici?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Questa tenda rinchiude assai troiane.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Le schiave, dici tu, preda degli Elleni?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Con queste l’assassino io punirò.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Come mai donne vinceranno gli uomini?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Può molto, e piú congiunto a frode, il numero.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Certo; ma poca stima ho delle femmine.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
E perché? Donne forse non uccisero
d’Egitto i figli,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|9}} e spopolata d’uomini
</poem><noinclude><references/></noinclude>
icxzccc6gi1tputbl0t2o3mgpexigt2
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/251
108
953887
3894561
3447975
2026-09-04T14:47:41Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894561
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}''|243|riga=2}}</noinclude><poem>
tutta non reser l’isola di Lenno?
Ma facciamo cosí: la tua promessa
tu non disdire, e fa’ che quest’ancella
sicuramente fra le schiere passi.
{{Vc|{{Smaller|Si volge all’ancella.}}}}
E tu, récati all’ospite di Tracia,
e di’: «Colei che fu regina d’Ilio,
Ecuba, a sé, pel bene tuo, non meno
che per il suo ti chiama; e i figli tuoi
con te: ché i suoi discorsi anche i tuoi figli
devono udire».
{{Vc|{{Smaller|Ad Agamènnone.}}}}
{{Spazi|35}}E tu, fa’ che s’indugino
di Polissena i funerali, o re,
sinché l’un presso all’altro, i due fratelli,
duplice cura della madre, bruci
sola una fiamma, e nella terra scendano.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Sarà fatto cosí. Ché, se potesse
l’esercito salpare, io non potrei
questa grazia accordarti. Adesso, invece,
il Dio non spira aura benigna, e inerti
forza è restare e che s’attenda il vento.
Vada or tutto pel meglio. A tutti giova,
a ciascun uomo, alla città, che al tristo
tocchino i mali, ed agli onesti il bene.
{{Vc|{{Smaller|Parte.}}}}
</poem><noinclude><references/></noinclude>
6pvobzg9b9zcthhxlp6k19qj6zh4bur
3894707
3894561
2026-09-04T15:40:17Z
Candalua
1675
3894707
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}''|243|riga=2}}</noinclude><poem>
tutta non reser l’isola di Lenno?{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|10}}
Ma facciamo cosí: la tua promessa
tu non disdire, e fa’ che quest’ancella
sicuramente fra le schiere passi.
{{Vc|{{Smaller|Si volge all’ancella.}}}}
E tu, récati all’ospite di Tracia,
e di’: «Colei che fu regina d’Ilio,
Ecuba, a sé, pel bene tuo, non meno
che per il suo ti chiama; e i figli tuoi
con te: ché i suoi discorsi anche i tuoi figli
devono udire».
{{Vc|{{Smaller|Ad Agamènnone.}}}}
{{Spazi|35}}E tu, fa’ che s’indugino
di Polissena i funerali, o re,
sinché l’un presso all’altro, i due fratelli,
duplice cura della madre, bruci
sola una fiamma, e nella terra scendano.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Sarà fatto cosí. Ché, se potesse
l’esercito salpare, io non potrei
questa grazia accordarti. Adesso, invece,
il Dio non spira aura benigna, e inerti
forza è restare e che s’attenda il vento.
Vada or tutto pel meglio. A tutti giova,
a ciascun uomo, alla città, che al tristo
tocchino i mali, ed agli onesti il bene.
{{Vc|{{Smaller|Parte.}}}}
</poem><noinclude><references/></noinclude>
1fhmzb5ofblblsg4mkku4tgr2sfdupr
Ecuba/Terzo episodio
0
953888
3894568
3800730
2026-09-04T14:50:08Z
Candalua
1675
Porto il SAL a SAL 100%
3894568
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=4 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Terzo episodio|prec=../Secondo stasimo|succ=../Terzo stasimo}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="236" to="251" />
ejghma2h5hrjzkn6bpgyobmqaldqvw9
3894706
3894568
2026-09-04T15:39:53Z
Candalua
1675
3894706
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=4 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Terzo episodio|prec=../Secondo stasimo|succ=../Terzo stasimo}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="236" to="251" />
{{Sezione note}}
hnnb886fpgvy8o8dqks9lgk1fmdz5js
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/252
108
954310
3894562
3448696
2026-09-04T14:48:20Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894562
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" /></noinclude>{{FI
|file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 252 crop).jpg
|width = 100%
|caption =
}}
<poem>
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
''Strofe I''
Ilio, diletta patria mia, nel novero
piú non sei delle rocche inespugnabili,
tale d’Ellèni te nasconde un nuvolo,
dalle lancie distrutta, dalle cuspidi.
Il serto è raso delle torri, orribile
è la macchia su te della fuliggine:
mai piú non potrò, misera,
il piede a te rivolgere.
''Antistrofe II''
Fui perduta che a mezzo eran le ténebre,
quando ha tregua il convito, e su le palpebre
si effonde il dolce sonno; e dopo i cantici,
dopo i gioiosi sacrifici, il talamo
accoglieva il mio sposo; e la sua lancia
presso il piòl: ché piú le moltitudini
non vedeva dei nauti
venuti al sacco d’Ilio.
''Strofe II''
Io componea fra i vincoli
delle bende i miei riccioli,
</poem><noinclude><references/></noinclude>
n9102os9fu4a1u524m6sj2f4fxvn432
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/253
108
954311
3894564
3448697
2026-09-04T14:49:03Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894564
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|245|riga=2}}</noinclude><poem>
e le luci, degli aurei
specchi figgevo nel fulgore intèrmine,
e movevo al giaciglio. Ed uno strepito
corse per la città: su tutta Troia
questo bando volò: «Figli de gli Elleni,
infin, presa l’acròpoli,
infin, le case d’Ilio
dar potete al saccheggio!»
''Antistrofe II''
E allora, il caro talamo
lasciai, la sola tunica
cingendo, a mo’ di vergine
doria, ed ai pie’ della divina Artèmide
caddi, e fu vano; e spento al suol procombere
vidi il mio sposo, e tratta fui sul pelago,
da lungi Ilio mirando; e il pie’ rivolsero
i legni, e dalla Tròade
lungi fui tratta, misera,
nella ferale ambascia,
''Epodo''
Elena, dei Dioscuri
la sorella, e l’obbrobrio
d’Ida, il bifolco Paride
maledicendo: ché mi manda profuga
dalla mia casa, e strugge la mia patria
questa sposa non sposa, anzi sterminio
di Dèmone maligno! Oh, piú del pelago
l’estuar non la tolleri,
né la sua casa piú la vegga reduce.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
j2a9thn5nkg4975fz4m8iqfuh8kxuyc
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/254
108
954322
3894570
3448716
2026-09-04T14:51:07Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894570
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" /></noinclude>{{FI
|file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 254 crop).jpg
|width = 100%
|caption =
}}
<poem>
{{Vc|{{Smaller|Giunge Polimestore con due figli e un séguito.}}}}
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
O fra gli uomini tutti a me carissimo,
Priamo, e tu, diletta Ecuba, io piango,
nel veder te, la tua città, la figlia
tua, morta or ora. Ahimè cosa non c’è
sicura al mondo: non l’egregia fama;
né la fortuna ch’or t’arride, pegno
sarà che il male sopra te non piombi:
ché tutto quanto su e giú confondono
con gran tumulto i Numi, affinché gli uomini
di tutto ignari, venerar li debbano.
Ma che giova di ciò far lagno, quando
esser non può che i mali un uom fronteggi?
Se dell’assenza mia poi ti lagnassi,
non far: ch’io mi trovavo in mezzo ai monti
di Tracia, allor che qui giungesti. E quando
tornato fui, di casa uscivo appena,
ed incontrai l’ancella tua, che a me
fece i discorsi ond’io qui sono accorso.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
81gktb6k98irom6atpvsb9u95mcamb7
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/255
108
954324
3894571
3448717
2026-09-04T14:51:39Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894571
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|247|riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Il tuo volto fissare, o Polimèstore,
io n’ho vergogna: in tanto male io giaccio.
Di chi mi vide quando ero felice
pudor m’assale, or che mi trovo in questa
calamità, né gli occhi miei negli occhi
fissargli ardisco. Che sia per mal animo
verso te, non supporre, Polimèstore.
Altra n’è la cagione; e per le donne
è uso in volto non fissare gli uomini.
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Ragion non c’è di meraviglia. Ma
quale bisogno hai tu di me? Da casa
perché m’hai fatto qui volgere il piede?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
A te voglio parlar d’una bisogna
che mi riguarda, e ai figli tuoi. Dà ordine
che dalla tenda lungi stiano i servi.
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
{{Vc|{{Smaller|Ai servi.}}}}
Andate pure. È questa solitudine
sicura. Amica tu mi sei, gli Achivi
mi sono amici.
{{Vc|{{Smaller|Ad Ecuba.}}}}
{{Spazi|30}}E adesso, dimmi: un uomo
avventurato, come può soccorrere
gli amici sventurati? Io sono pronto.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
3analafvnov6nq9pao9y0u9iijswdlb
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/256
108
954325
3894572
3448718
2026-09-04T14:51:58Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894572
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|248|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Prima del figlio mio, che ricevesti
dalla mia mano, dalla man del padre
in casa tua, di Polidoro dimmi
se vive: il resto poi ti chiederò.
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Certo: felice sei, da questo lato.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Dolci parole, o caro, e di te degne.
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Quale altra cosa vuoi saper da me?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Se di me, madre sua, memoria serba.
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
E a te venire qui volea, di furto.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
E in salvo è l’oro che recò da Troia?
</poem><noinclude><references/></noinclude>
sk6vsbl8gjhnuqn9ocdwg3qsevwby52
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/257
108
954326
3894573
3448720
2026-09-04T14:52:23Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894573
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|249|riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
In salvo: i tetti miei lo custodiscono.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Curalo: e non bramar la roba d’altri.
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Punto! La mia sempre mi basti, o donna.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Sai ciò che dire a te bramo, e ai tuoi figli?
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Io no: dal labbro tuo fa’ ch’io l’apprenda.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Oh tu che amo come amo, c’è molto.....
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Che cosa, ch’io saper debba e i miei figli?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
antico oro sepolto dai Priàmidi,
</poem><noinclude><references/></noinclude>
lmcsp1lai0lq3mv9kmz4bzn24yd5i71
3894574
3894573
2026-09-04T14:52:35Z
Candalua
1675
3894574
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|249|riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
In salvo: i tetti miei lo custodiscono.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Curalo: e non bramar la roba d’altri.
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Punto! La mia sempre mi basti, o donna.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Sai ciò che dire a te bramo, e ai tuoi figli?
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Io no: dal labbro tuo fa’ ch’io l’apprenda.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Oh tu che amo come amo, c’è molto.....
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Che cosa, ch’io saper debba e i miei figli?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
antico oro sepolto dai Priàmidi.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
kbzj9gqt4xjubp7f801wjxiygd90aee
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/258
108
954329
3894575
3448727
2026-09-04T14:52:55Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894575
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|250|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Scoprire al figlio tuo vuoi tal tesoro?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Sí, per tuo mezzo: poi che un pio tu sei.
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Ed a che giova che i miei figli assistano?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Se tu morissi mai, meglio è che sappiano.
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Dici bene: è cosí maggior prudenza.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Sai dove son d’Atena Ilia le cripte?
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
È quivi l’oro? E segno v’ha che l’indichi?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Negra una pietra che dal suolo sporge.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
t6d01yzo6cpdom45eui7hwqyyihha8v
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/259
108
954330
3894576
3448730
2026-09-04T14:53:23Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894576
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|251|riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Intorno a queste cose altro vuoi dirmi?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Di serbare il tesor ch’io meco addussi.
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Dov’è? Lo ascondi sotto il peplo, forse?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Fra molte pelli, in queste tende ascoso.
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Dove? Il campo naval questo è dei Danai.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
In quelle ove prigioni son le femmine.
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
C’è sicurezza? Alcun uomo non c’è?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Niun degli Achivi: siamo sole. Su,
entra: ché già gli Argivi delle navi
scioglier bramano il pie’ via dalla Tròade.
Fa’ quel che devi, e poi coi figli insieme
torna là dove il figlio mio ponesti.
{{Vc|{{Smaller|Polimestore e i suoi figliuoli entrano con Ecuba nella tenda.}}}}
</poem><noinclude><references/></noinclude>
68e46xv9xm2x8lqtprwehkk0zzqcewy
Ecuba/Terzo stasimo
0
954331
3894569
3800731
2026-09-04T14:50:16Z
Candalua
1675
Porto il SAL a SAL 100%
3894569
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=4 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Terzo stasimo|prec=../Terzo episodio|succ=../Quarto episodio}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="252" to="253" />
8v9vldyjn3xgaqhl56h54vlg5s1e885
Ecuba/Quarto episodio
0
954332
3894715
3800726
2026-09-04T15:42:12Z
Candalua
1675
Porto il SAL a SAL 100%
3894715
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=4 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Quarto episodio|prec=../Terzo stasimo|succ=../Quarto stasimo}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="254" to="259" />
bb9tqm4qmbxvd45fx2b1tq00moeqoz9
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/262
108
954335
3894577
3448738
2026-09-04T14:54:18Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894577
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|254|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
Vedi? Scagliato giunge qui da mano
gagliarda un sasso. Entro la tenda irrompere
or non dobbiam? L’occasione chiama:
rechiam soccorso alle Troiane e ad Ecuba.
{{Vc|{{Smaller|Esce dalla tenda Ecuba.}}}}
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Senza pietà le porte squassa, abbattile,
ma non potrai restituire agli occhi
il fulgor della vista, e i figli piú
non vedrai, che son morti, ed io li uccisi.
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
Dunque, davvero l’ospite di Tracia
o regina, fiaccasti? Il vero parli?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Ben presto lo vedrai giungere cieco,
col cieco piede vacillante, innanzi
a questa tenda, e i corpi dei due figli,
ch’io, con le prodi iliache donne uccisi.
La pena ei mi pagò. Ma dalla tenda
esce: potrai vederlo. Io m’allontano,
e lontana starò dall’uom di Tracia
che ribolle di furia incoercibile.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
jqf9ljtmgipk68kxb6xja2j66buuz6l
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/263
108
954336
3894578
3448739
2026-09-04T14:54:54Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894578
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}''|255|riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Smaller|Esce Polimestore cieco, brancolante.}}}}
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Ahi, dove andrò, dove starò, me misero!
Dove trovar l’approdo,
e mani e piedi, a modo
di montana quadrupede
fiera, spingendo su le lor vestigia?
Su questo o su quel tramite
spinger mi devo, a coglier le assassine,
che m’han ridotto a sí misera fine?
O tristi, o tristi figlie di Frigia!
Dove, dove s’appiattano,
maledette, a fuggirmi? In che recessi?
Deh, se quest’occhio di sangue vermiglio,
tu, Sole, guarire potessi,
guarire il cieco, e rendere
la luce a questo figlio!
Ahimè, ahi!
Zitto: ché sento di queste femmine
furtivamente suonar le peste.
Dove sarà ch’io, lanciandomi,
d’ossa e di carne mi renda sazio
con un festino di belva agreste,
e faccia di loro uno scempio
pari al mio strazio?
Dove andrò, poi che soli
lasciati a queste Mènadi
d’Averno ebbi i figliuoli,
che li sbranassero, che li sgozzassero,
che li esponessero sopra montani
gioghi, sanguínea preda pei cani?
Dove andrò, dove starò,
</poem><noinclude><references/></noinclude>
e9zfglb6iphvby2qgr2c9o3e6qg4l9f
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/264
108
954337
3894579
3448745
2026-09-04T14:55:51Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894579
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|256|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
dove mi volgerò?
Al par di nave che i lini ammàina,
serrando ai fianchi questo mio manto,
starò su questo ferale talamo,
ai miei figliuoli vigile accanto.
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
Fu, sciagurato, la tua colpa orribile;
ed un turpe martirio
degno del tuo delitto
un Dèmone a te avverso ora t’ha inflitto.
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Ahimè, ahimè, di Tracia
stirpi, maestri di lancia, guerrieri
di Marte prediletti,
maestri di corsieri.
Ahimè Achèi!
Ahimè, Atrídi,
udite i miei gridi i miei gridi i miei gridi?
Venite qui, correte, per gl’Iddei.
Non m’ode alcuno, nessun m’aiuta?
Che mai s’indugia?
Le femmine m’uccisero,
le femmine prigioni entro le tende.
Orrende sono le mie pene, orrende.
Ahimè, vergogna mia!
Volgermi dove posso, a qual via?
A volo, forse, nell’etèreo loco
dove Orione e Sirio
dagli occhi dardeggiano
</poem><noinclude><references/></noinclude>
n5amgea4dzdisqzfefori0ql228xovp
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/265
108
954339
3894580
3448752
2026-09-04T14:56:35Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894580
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|257|riga=2}}</noinclude><poem>
i fiammëi raggi del fuoco?
Oppure, o tapin, per le strade
che negre discendono all’Ade?
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
Perdonare convien, se, afflitto alcuno
da pene tali che patir non possa,
abbandona la sua misera vita.
{{Vc|{{Smaller|Giunge Agamènnone.}}}}
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Ho udite grida, e qui giungo: poiché
inquïeta volò sopra l’esercito
l’Eco, la figlia dell’alpestri rupi,
mandando alto rimbombo. E se non fossimo
consci che al suol, sotto le lancie achive
cadute son le frigie torri, assai
spaventati ci avrebbe un tal frastuono.
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
O carissimo, ch’io la voce tua
odo, vedi ciò ch’io soffro, Agamennone?
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Ahimè!
Polimèstore! Chi t’ha rovinato,
infelice, cosí? Chi le pupille
</poem><noinclude><references/></noinclude>
snv086qmwyrs62uzmo9j8dinmkme2rq
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/266
108
954340
3894581
3448753
2026-09-04T14:57:13Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894581
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|258|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
t’insanguinò, chi gli occhi ti accecò,
chi uccise i figli tuoi? Chiunque sia,
grande odio avea per te, per i tuoi pargoli!
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Ecuba ucciso m’ha, con queste femmine
vostre prigioni: ucciso no, ma peggio!
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Che dici? — E tu compiesti un tale scempio?
Questo ardire inaudito, Ecuba, avesti?
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Ahimè, che dici? Essa è vicina a me?
Dimmi, insegnami ov’è, ch’io la ghermisca
con questa man, la insanguini, la sbrani.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Ehi, che fai?
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
{{Spazi|25}}Per gli Dei, ti prego, lasciami
che su lei gitti la furente mano.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Férmati; e, posto dal tuo cuore in bando
questo selvaggio umor, parla, ch’io v’oda
</poem><noinclude><references/></noinclude>
g5xpkb8n9bqvtck1bqx2ojl7ythdl2i
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/267
108
954342
3894582
3448755
2026-09-04T14:58:15Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894582
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|259|riga=2}}</noinclude><poem>
a volta a volta, e nella causa possa
onde soffri formar giusto giudizio.
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
E dunque, parlerò. C’era il piú giovine
dei Priamídi, Polidoro, figlio
d’Ecuba. Priamo l’invio da Troia
a me, ché presso me dovesse crescere:
ché la fine di Troia ei presentiva.
Ed io l’uccisi. Ma perché l’uccisi?
Odi se saggio fui, se previdente.
Io temea che se fosse, a te nemico,
sopravvissuto il pargolo, di nuovo
raccogliere i Troiani, e la città
ricostruir potesse. E, quando avessero
gli Achei saputo che viveva ancora
dei Priamídi alcuno, leverebbero
contro la terra frigia ancor l’esercito,
e, mettendola a sacco, struggerebbero
queste tracie pianure, e sui vicini
di Troia, ancora piomberebbe, o re,
questo flagello onde or soffriamo. Ora, Ecuba,
come del figlio appresa ebbe la morte,
qui m’attirò con tal pretesto, ch’essa
m’insegnerebbe ove nascosto in Ilio
erano l’arche d’oro dei Priàmidi.
E solo me coi figli entro la tenda
guidò, perché nessun altro sapesse.
Proprio in mezzo alla tenda io mi sedei.
E molte, alcune a destra, altre a sinistra
sedute presso a me giovani d’Ilio,
queste lodavan dell’edonia spola
</poem><noinclude><references/></noinclude>
dvtmhc6dszc1wdw7hr5iecs8dk6dc1t
3894710
3894582
2026-09-04T15:41:04Z
Candalua
1675
3894710
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|259|riga=2}}</noinclude><poem>
a volta a volta, e nella causa possa
onde soffri formar giusto giudizio.
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
E dunque, parlerò. C’era il piú giovine
dei Priamídi, Polidoro, figlio
d’Ecuba. Priamo l’invio da Troia
a me, ché presso me dovesse crescere:
ché la fine di Troia ei presentiva.
Ed io l’uccisi. Ma perché l’uccisi?
Odi se saggio fui, se previdente.
Io temea che se fosse, a te nemico,
sopravvissuto il pargolo, di nuovo
raccogliere i Troiani, e la città
ricostruir potesse. E, quando avessero
gli Achei saputo che viveva ancora
dei Priamídi alcuno, leverebbero
contro la terra frigia ancor l’esercito,
e, mettendola a sacco, struggerebbero
queste tracie pianure, e sui vicini
di Troia, ancora piomberebbe, o re,
questo flagello onde or soffriamo. Ora, Ecuba,
come del figlio appresa ebbe la morte,
qui m’attirò con tal pretesto, ch’essa
m’insegnerebbe ove nascosto in Ilio
erano l’arche d’oro dei Priàmidi.
E solo me coi figli entro la tenda
guidò, perché nessun altro sapesse.
Proprio in mezzo alla tenda io mi sedei.
E molte, alcune a destra, altre a sinistra
sedute presso a me giovani d’Ilio,
queste lodavan dell’edonia spola{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|11}}
</poem><noinclude><references/></noinclude>
a7ex0ffddz1zkppnrdohxce6fv8ub5q
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/268
108
954344
3894583
3448757
2026-09-04T14:59:11Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894583
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|260|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
l’opra, alla luce il mio peplo ammirando,
altre, la tracia lancia esaminando,
privo mi fêr della difesa duplice.
E quante aveano figli, i due fanciulli
fra le braccia prendean, sí che lontani
rimanesser dal padre; e li passavano
da mano a mano. E poscia, dai propositi
soavi — creder lo potresti? — a un tratto,
spade impugnando sotto i pepli ascose,
mi trafiggono i figli: altre s’avvinghiano
a me, simili a polpi, e mi trattengono
e piedi e mani. Io, correre al soccorso
volea dei figli; ma se alzavo il volto,
mi tratteneano pei capelli; se
agitavo le mani, oh me tapino!,
nulla potevo: tante eran le femmine.
E infine, male d’ogni mal peggiore,
compiono quest’orror: prese le fibule,
degli occhi miei le misere pupille
insanguinano, forano; e si sbandano
poi per la tenda, qua e là fuggiasche.
In piedi io balzo allora, e a fiera simile
sulle cagne omicide mi precipito,
a mo’ di cacciatore, ogni parete
frugando, rovesciando, fracassando.
Questi mali, Agamènnone, ho patiti,
per far cosa a te grata, per uccidere
un tuo nemico. Ma non vo’ piú fare
lunghe parole. Se qualcun già disse
o dice ora, o dirà mal delle femmine,
io tutto quanto il mal cosí compendio:
né mar né terra nutre una piú perfida
razza; e lo sa chi mai con lor s’acconta.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
7zbzjfd3956ikoevm8v4pl87n9ackcl
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/269
108
954345
3894584
3448759
2026-09-04T15:00:04Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894584
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|261|riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
Non parlar temerario, e non confondere,
pel mal che ti percòte, in un sol biasimo
tutta la stirpe femminile: alcune
di noi degne ne sono, altre nel mare
delle sciagure siamo tratte a forza.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Esser concesso non dovrebbe agli uomini
che le parole loro piú valessero
delle azioni; ma chi bene adopera
bene parlar dovrebbe; e chi commette
opere turpi, pronunciar dovrebbe
solo parole obbrobrïose; e l’empio
favellar non dovrebbe onestamente.
Saggi son certo quanti signoreggiano
la parola; ma saggi infino all’ultimo
mai non saranno, e a tristo fin soccombono:
niuno sfuggito è mai. Tale è il preludio,
ch’io volgo a te, del mio discorso. Adesso
a costui mi rivolgo, e ai suoi propositi
risponderò: ché per tener lontano
dagli Achei, dice, un duplice travaglio,
e per far cosa grata ad Agamènnone,
uccise il figlio mio. Ma, scellerato,
prima di tutto, degli Ellèni un barbaro
amico esser potrebbe? E quale grazia
cercavi tu con tanto zelo? Forse
sposar volevi alcuna donna d’Ellade?
Eri parente di qualcuno? O quale
ragione avevi? Delle tue contrade
</poem><noinclude><references/></noinclude>
mkyfo9ehoc12vz7asqbuzoyluuxz9tw
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/270
108
954346
3894585
3448760
2026-09-04T15:01:00Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894585
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|262|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
le piantagioni saccheggiato avrebbero,
se qui di nuovo navigato avessero?
Chi pensi tu farne convinto? L’oro,
se tu vuoi dir la verità, la tua
sete di lucro il mio figliuolo uccisero.
Se no, spiegami questo. Come va
che, quando Troia prosperava, e un cerchio
di torri la città cingeva ancora,
quando in vita era ancor Priamo, e d’Ettore
fulminava la lancia, or come va,
se proprio ambivi di costui le grazie,
che, crescendo il mio figlio, ed ospitandolo
nella tua casa, allor non l’uccidesti,
né vivo l’adducesti al campo achivo;
ed ora, ch’è per noi spenta ogni luce
— segno col fumo la città ne diede —
sotto i nemici, adesso uccidi l’ospite
all’ara tua venuto? Odimi ancora,
ché ben si veda quanto sei malvagio.
Se tu davvero amico eri agli Achivi,
quelle ricchezze che non tue, l’ammetti,
ma di questo fanciullo erano, ad essi
recar dovevi ed offerirle, ch’erano
in gran penuria, e dalla patria lungi
da sí gran tempo. E invece, tu, nemmeno
ora ti basta il cuor di separartene,
ma le tieni per te, né ti ricredi.
Eppur, se avessi custodito, e in vita
serbato il figlio mio, come dovevi,
la fama tua sarebbe stata bella:
perché nella sventura i veri amici
si distinguono meglio: accatta amici
sempre, da sé, la prospera fortuna.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
gz2tjdby22va9q2v9qzuwrn31stggo8
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/271
108
954347
3894588
3448762
2026-09-04T15:01:50Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894588
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|263|riga=2}}</noinclude><poem>
Ché se ricchezze t’occorreano, e vivo
fosse costui rimasto, un gran tesoro
il mio figlio per te stato sarebbe.
Adesso, piú non t’è quell’uomo amico,
l’oro e i figli hai perduto, e sei tu stesso
cosí ridotto. E a te dico, Agamènnone,
che farai, se vorrai dargli soccorso,
la figura d’un tristo: aiuto a un ospite
perfido tu darai, che fede a quelli
a cui doveva non serbò, che pio
non è, non giusto. Anche di te diremo,
se ciò farai, che il male oprar ti piace.
Ma non voglio ai Signori oltraggi volgere.
{{Vc|{{Sc|coro}}}}
Evviva evviva! Come dànno agli uomini
buoni spunti a parlar, le buone cause!
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Giudicare altrui mali, è per me duro,
ma necessario: ché sarebbe scorno
avere assunto un tale impegno, e poi
repudïarlo. Ora a me sembra, sappilo, che
non per grazia mia, né degli Achivi,
ma per tenerti quel tesoro, tu
abbia l’ospite ucciso; e dici adesso,
che ti trovi nei guai, ciò che ti giova.
Forse cosa da poco uccider gli ospiti
sarà fra voi; ma per noialtri Ellèni
è cosa turpe. E potrei forse, quando
</poem><noinclude><references/></noinclude>
82tbelqiavbz7mokailig0w7gkogdxe
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/272
108
954348
3894591
3448763
2026-09-04T15:02:23Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894591
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|264|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><POEM>
giudicassi che il tuo non fu delitto,
il biasimo fuggir? No certo. Adesso
che osasti oprar quanto non era giusto,
quanto non è gradito ora sopporta.
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Ah, vinto, pare, da una schiava, devo
ai da meno da me pagare il fio?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Giusto non è? Da tristo non opravi?
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Ahimè figliuoli, ahimè pupille mie!
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Ti duoli? E io no, pel mio figliuolo, immagini?
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Tu m’oltraggi, e ci godi, o scellerata!
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Godere non dovrei? Non t’ho punito?
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Ma presto non godrai, quando i marosi.....
</poem><noinclude><references/></noinclude>
g7kbggka8c891uhe1h7zj16e51znmzv
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/273
108
954349
3894592
3448768
2026-09-04T15:02:43Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894592
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|265|riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Mi condurranno verso i lidi Ellèni?
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
T’accoglieran piombata giú dall’albero.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Chi farà che tal salto a forza io spicchi?
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Salirai da te stessa in vetta all’albero.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Le penne al dorso avendo? O in che maniera?
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Diverrai cagna, ed occhi avrai di fuoco.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Come sai tu questa mia metamorfosi?
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Dei Traci il vate l’annuncio, Dïòniso!
</poem><noinclude><references/></noinclude>
411gxiy3rhmfrv8c7w9d8ixevvqvv0z
3894594
3894592
2026-09-04T15:02:49Z
Candalua
1675
3894594
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|265|riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Mi condurranno verso i lidi Ellèni?
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
T’accoglieran piombata giú dall’albero.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Chi farà che tal salto a forza io spicchi?
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Salirai da te stessa in vetta all’albero.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Le penne al dorso avendo? O in che maniera?
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Diverrai cagna, ed occhi avrai di fuoco.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Come sai tu questa mia metamorfosi?
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Dei Traci il vate l’annunciò, Dïòniso!
</poem><noinclude><references/></noinclude>
qtd0oslfy64oxp0vaxd8lu5fyfn8e63
3894713
3894594
2026-09-04T15:41:50Z
Candalua
1675
3894713
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|265|riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Mi condurranno verso i lidi Ellèni?
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
T’accoglieran piombata giú dall’albero.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Chi farà che tal salto a forza io spicchi?
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Salirai da te stessa in vetta all’albero.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Le penne al dorso avendo? O in che maniera?
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Diverrai cagna,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|12}} ed occhi avrai di fuoco.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Come sai tu questa mia metamorfosi?
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Dei Traci il vate l’annunciò, Dïòniso!
</poem><noinclude><references/></noinclude>
qcqicgy44t4m1qqh5b5cbixal1xx7wb
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/274
108
954350
3894595
3448769
2026-09-04T15:03:07Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894595
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|266|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
E dei tuoi mali a te nulla predisse?
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
No. M’avresti se no tratto in inganno?
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Tramuterò da viva, oppur già morta?
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Morta. E la tomba tua detta sarà.....
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Dal mio nome avrà nome? come intendi?
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
della cagna; e sarà segnale ai nauti.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Nulla mi fa, poi che pagasti il fio.
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
E Cassandra morrà: l’ucciderà.....
</poem><noinclude><references/></noinclude>
9gwdfdq71nm0v514nf54hpfcxjnt3tc
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/275
108
954351
3894596
3448770
2026-09-04T15:03:57Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894596
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|267|riga=2}}</noinclude><poem>
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Sputo sul vaticinio, e a te lo giro.
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
la sposa di costui, trista custode.
{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}
Non divenga sí folle la Tindàride.
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
{{Vc|{{Smaller|ad Agamennone.}}}}
E te con una scure ucciderà.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
Ehi tu, sei pazzo? Cerchi il tuo malanno?
{{Vc|{{Sc|polimestore}}}}
Dammi pur morte; ma t’aspetta un bagno
di sangue in Argo.
{{Vc|{{Sc|agamennone}}}}
{{S|40}}Non volete a forza,
o servi, trarlo via?
</poem><noinclude><references/></noinclude>
78tjz9v40eo52j78gdcevc1g3xcczs1
Ecuba/Quarto stasimo
0
954361
3894716
3800727
2026-09-04T15:42:19Z
Candalua
1675
Porto il SAL a SAL 100%
3894716
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=4 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Quarto stasimo|prec=../Quarto episodio|succ=../Esodo}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="260" to="260" />
khlqxgz0va6cbvudpiipx5saqh9l06u
Ecuba/Esodo
0
954362
3894712
3800718
2026-09-04T15:41:24Z
Candalua
1675
Porto il SAL a SAL 100%
3894712
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=4 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Esodo|prec=../Quarto stasimo|succ=../Note}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="261" to="276" />
{{Sezione note}}
561rlt9gfws8i3b33c92niu1ip17c1n
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280
108
954385
3894628
3448862
2026-09-04T15:16:45Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894628
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|272|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><nowiki />
{{Pg|77|Pag. 77}}, v. 4. - <section begin="1" />Chiama Orfeo ''cugino'' di Reso, perché figlio della Musa Calliope.<section end="1" />
{{Pg|78|Pag. 78}}, v. 5. - <section begin="2" />''Essa ha l’obbligo con me'', perché Orfeo celebrò per primo i misteri di Cerere e Proserpina.<section end="2" />
{{Ct|t=2|v=1|f=120%|NOTE ALLE «TRÒADI»}}
{{Pg|108|Pag. 108}}, v. 13. - <section begin="3" />''Come un fuco''. È noto che i maschi delle api conducono nell’alveare un’esistenza di parassiti ingombranti, finché sono uccisi dalle api operaie.<section end="3" />
{{Pg|109|Pag. 109}}, v. 24. - <section begin="4" />''La città fenicia'' è Cartagine.<section end="4" />
{{Pg|120|Pag. 120}}, v. 2. - <section begin="5" />''La cui cesarie bionda''. È dagli antichi celebrata la virtú del fiume Crati, che scorre presso Sibari nella Magna Grecia, di tingere in biondo i capelli di coloro che vi si immergevano o ne bevevano l’acque.<section end="5" />
{{Pg|113|Pag. 113}}, v. 1. - <section begin="6" />''La donna di Sparta è Clitemnestra'', figlia appunto di Tindaro, re di Sparta.<section end="6" />
{{Pg|115|Pag. 115}}, v. 4. - <section begin="7" />''Il figlio d’Achille'', cioè Pirro.<section end="7" />
{{Pg|126|Pag. 126}}, v. 6. - <section begin="8" />''Il cocchio dall’orme quadruplice'' è il famoso cavallo di Troia.
<section end="8" />
{{Pg|133|Pag. 133}}, v. 1. <section begin="9" />''Il tuo figlio'', cioè Paride.<section end="9" />
{{Pg|145|Pag. 145}}, v. 1 sgg. - <section begin="10" />Il coro lamenta le sorti di Troia, cominciando dalla prima distruzione della città, operata da Ercole, che ebbe compagno nell’impresa Telamone. È nota la leggenda di Laomedonte che dovette esporre la figlia Esione ad essere preda di un mostro marino, che la fanciulla fu salvata da Ercole e che non avendo Laomedonte mantenuta la promessa di concedere al salvatore i quattro cavalli divini regalatigli da Giove per il ratto di Ganimede, Ercole saccheggiò Troia.<section end="10" />
{{Pg|147|Pag. 147}}, v. 11. - <section begin="11" />''La Spartana'', cioè Elena.<section end="11" />
{{Pg|153|Pag. 153}}, vv. 10-11. - <section begin="12" />''Nelle prime sillabe'' ecc. Venere in greco è ̓Αφροδίτη e follia è ἀφροσύνη.<section end="12" />
{{Pg|153|Pag. 153}}, v. 14. - <section begin="13" />''In Argo'', per il Peloponneso.<section end="13" />
{{Pg|157|Pag. 157}}, v. 16. <section begin="14" />''Le dodici lune'' sono torte, cosí chiamate a cagione della loro forma, date come offerte alla divinità.<section end="14" />
{{Pg|158|Pag. 158}}, v. ultimo. - <section begin="15" />''Pítane'', era uno dei borghi, dei quali si componeva la città di Sparta.<section end="15" /><noinclude><references/></noinclude>
o7vqzjgt34zi3xl763g0ruc3ha10nxo
Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281
108
954387
3894681
3448867
2026-09-04T15:31:27Z
Candalua
1675
/* Riletta */
3894681
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''NOTE''|275|riga=2}}</noinclude><nowiki />
{{Ct|t=2|v=2|f=120%|NOTE ALL’«ECUBA»}}
{{Pg|192|Pag. 192}}, v. 15. - <section begin="1" />''Madre dei Sogni'': anche nell’''Ifigenia in Tauride'' Euripide rappresenta i sogni come nati dalla terra.<section end="1" />
{{Pg|193|Pag. 193}}, v. 11. - <section begin="2" />''Eleno'', uno dei molti figli di Priamo e d’Ecuba, rappresentato da Omero, ''Il.'' VI. 76, come il piú abile degli indovini.<section end="2" />
{{Pg|194|Pag. 194}}, v. 13. - <section begin="3" />''Tua figlia'', cioè Polissena.<section end="3" />
{{Pg|195|Pag. 195}}, vv. 10-11. - <section begin="4" />''La Menade profetica'' è Cassandra.<section end="4" />
{{Pg|195|Pag. 195}}, vv. 11-13. - <section begin="5" />''I due figli di Teseo'', cioè Acamante e Demofonte.<section end="5" />
{{Pg|200|Pag. 200}}, v. 18. - <section begin="6" />Su l’andata a Troia di Ulisse travestito da pitocco, cfr. quanto Euripide stesso rappresenta nel ''Reso''.<section end="6" />
{{Pg|213|Pag. 213}}, v. 8. - <section begin="7" />''Apídano'', fiume della Tessaglia.<section end="7" />
{{Pg|213|Pag. 213}}, v. 13. - <section begin="8" />''Nell’isola'', cioè in Delo.<section end="8" />
{{Pg|238|Pag. 238}}, v. ultimo. - <section begin="9" />''D’Egitto i figli'': Egitto ebbe cinquanta figliuoli; suo fratello Danao, re d’Argo, cinquanta figliuole; Danao maritò ai cugini le figliuole che, istigate dal padre, uccisero tutte la prima notte di matrimonio i loro mariti, ad eccezione di Ipermestra, che salvò Linceo.<section end="9" />
{{Pg|239|Pag. 239}}, v. 1. - <section begin="10" />''L’isola di Lemno'': allude alle donne di Lemno, che, per vendicarsi dell’infedeltà dei mariti, li uccisero tutti. Di questa tradizione è ricordo anche in Dante, ''Inf.'' XVIII:
<poem>
Ello passò per l’isola di Lenno
Poi che l’ardite femine spietate
Tutti li maschi loro a morte dienno.
</poem><section end="10" />
{{Pg|255|Pag. 255}}, v. ultimo. - <section begin="11" />''Edonia spola'', cioè la spola delle donne tracie, poiché gli Edoni erano un popolo della Tracia.<section end="11" />
{{Pg|261|Pag. 261}}, v. 6. - <section begin="12" />''Diverrai cagna''. Questa tramutazione di Ecuba è diversamente narrata dai mitografi. Euripide accoglie la tradizione che Ecuba navigando verso la Grecia si gettasse furiosa nell’Ellesponto, sulle rive del quale ebbe monumento sepolcrale, che fu chiamato ''Sepolcro del cane''; altri invece la fa trasformata in cagna, perché, come dice Dante, ''Inf.'' XXX,
<poem>
Forsennata latrò sí come cane
Tanto dolor le fe’ la mente torta.
</poem><section end="12" /><noinclude><references/></noinclude>
8d7h474i21x8pj14y11g6v8bx928tkk
Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/376
108
956405
3894722
3471853
2026-09-04T16:02:28Z
Utoutouto
16823
/* Riletta */
3894722
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|366|maschere nude|}}{{block|recita}}</noinclude>
{{block|is|Entra dall’uscio in fondo Fifí La Bella, bel giovanotto, elegante, di ventiquattro anni.}}
{{Sc|La Saracena}} (''inchinandosi''). Serva di Vossignoria.
{{Sc|Fifí}} (''squadrandola con disprezzo''). Ah, voi qua?
{{Sc|La Saracena}}. Stavo per andarmene...
{{Sc|Beatrice}}. Sí, andate, andate. Siamo intese. Aspetto subito Ciampa.
{{Sc|La Saracena}}. Faccia conto che è qua. Bacio le mani a tutti e due.
{{block|is|Via per l’uscio in fondo.}}
{{Ct|c=scena|SCENA TERZA}}
{{Ct|c=personaggi|Beatrice ''e'' Fifí La Bella.}}
{{Sc|Fifí}}. Che hai da spartire tu con codesta megera?
{{Sc|Beatrice}}. Io? Niente. È venuta per un servizio.
{{Sc|Fifí}}. E non sai che una signora per bene non può riceverla senza pericolo di compromettersi?
{{Sc|Beatrice}}. Già! Perché sa tutte le vergogne e le infamie di voi maschiacci, e avete paura che le mogli o le mamme vengano a conoscerle!
{{Sc|Fifí}}. Brava, sí. Coltívati sempre codeste belle idee, tu, e poi mi saprai dire dove andrai a finire!
{{Sc|Beatrice}}. Ah lo so bene dove andrò a finire. Non te ne curare! Per vojaltri tutto lo studio è di tenermi qua zitta e all’oscuro d’ogni cosa!
{{Sc|Fifí}}. Sei piena di veleno per tutti!
{{Sc|Beatrice}}. M’hai riportato il danaro?
{{Sc|Fifí}}. Te l’ho riportato.
{{Sc|Beatrice}}. Ecco perché parli cosí. Ricordo quando ti bisognò questo danaro:
{{block|is|imitando la voce umile e dolce del fratello:}}— «Sorellina mia, per carità, ajutami! tu che sei tanto buona, salvami: ho giocato, perduto: sarebbe il disonore!» — E sai bene che fui costretta a ricorrere a questa «megera» che una signora non può ricevere senza pericolo di compromettersi, proprio per te, per mandarla a Palermo a mettere<noinclude></noinclude>
33e5mpu26z7ebx1h10407hhd7tunkan
Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/377
108
956406
3894726
3471855
2026-09-04T16:05:37Z
Utoutouto
16823
/* Riletta */
3894726
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||il berretto a sonagli|367}}{{block|recita}}</noinclude><noinclude>
</noinclude>in pegno, di nascosto a mio marito, un pajo d’orecchini e un braccialetto.
{{Sc|Fifí}}. Ah, l’hai fatta venire per quel pegno?
{{Sc|Beatrice}}. Da’, da’. È tutto?
{{Sc|Fifí}} (''cavando il portafogli''). Ci manca qualcosina.
{{Sc|Beatrice}}. Lo sapevo. Quanto?
{{Sc|Fifí}}. Se tu avessi potuto aspettarmi, non dico molto, altri quindici giorni... Non capisco perché tutta codesta furia.
{{Sc|Beatrice}}. Voglio che domani sera gli orecchini e il braccialetto siano di nuovo a casa. Ho mandato a chiamar Ciampa proprio per questo: lo faccio partire ora stesso.
{{Sc|Fifí}}. Forse tuo marito ha sospettato? Non deve arrivar domani?
{{Sc|Beatrice}}. Appunto perché deve arrivar domani.
{{Sc|Fifí}}. Uhm, chi ti capisce? Hai da pararti con tutti i tuoi ori per ricevere domani tuo marito?
{{Sc|Beatrice}}. E come! Devo fargli un’accoglienza! Vedrai, vedrai che festino!
{{block|is|Si sente sonare alla porta.}}Ecco Ciampa. Dammi, dammi il danaro. Ne manca molto?
{{Sc|Fifí}} (''traendo il danaro dal portafogli''). Tieni, conta tu, non so... Mi pare che siano tre carte da cento —
{{Sc|Beatrice}} (''contando''). — e una da cinquanta. Mancano centocinquanta lire!
{{Sc|Fifí}}. Te l’ho detto: se avessi potuto aspettare...
{{Sc|Beatrice}}. Basta, basta. Ce le rimetterò io. Puoi andartene.
{{Ct|c=scena|SCENA QUARTA}}
{{Ct|c=personaggi|Fana ''e'' Detti, ''poi'' Ciampa.}}
{{Sc|Fana}} (''dall’uscio in fondo''). C’è Ciampa. Vuole che passi?
{{Sc|Beatrice}}. Fatelo entrare. Ma, aspettate; venite qua.
{{block|is|Se la trae in disparte e le dice piano:}}Voi andate, intanto, dove v’ho detto.
{{Sc|Fana}} (''pianissimo''). Dal Delegato?
{{Sc|Beatrice}}. Gli direte che lo prego di venire qua da me. Se viene subito, fatelo entrare di là, nello studio. Portatevi il chiavino, e fate presto.<noinclude></noinclude>
35dkp40ll3i6omdrx542fgfkeofpcfc
Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/378
108
956407
3894733
3471857
2026-09-04T16:10:59Z
Utoutouto
16823
/* Riletta */
3894733
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|368|maschere nude|}}{{block|recita}}</noinclude>
{{Sc|Fana}}. Sissignora. Prendo lo scialle e vado.
{{block|is|Via.}}
{{Sc|Fifí}}. Ma si può sapere che diavolo stai concertando? Che è tutto questo mistero?
{{Sc|Beatrice}}. Ecco Ciampa. Zitto.
{{block|is|Entra dall’uscio in fondo Ciampa: sui quarantacinque anni; capelli folti, lunghi, volti all’indietro, scompostamente; senza baffi; due larghe basette tagliate a spazzola gl’invadono le guance fin sotto gli occhi pazzeschi, che gli lampeggiano duri, acuti, mobilissimi dietro i grossi occhiali a staffa. Porta all’orecchio destro una penna. Veste una vecchia finanziera.}}
{{Sc|Ciampa}}. Bacio le mani alla mia signora. Oh, caro signor Fifí... — Esposto ai comandi della signora.
{{Sc|Fifí}}. Sempre «esposto» voi, caro Ciampa.
{{Sc|Ciampa}}. Sissignore. Tante volte, come Cristo alla colonna. Ma, termine d’educazione, se non m’inganno, «esposto ai comandi» — oltre che dovere mio, qua, da umile servitore.
{{Sc|Beatrice}}. Eh, via! Servitore, voi? Padroni tutti siamo qua, caro Ciampa, senza distinzione: voi, Fifí, mio marito, ''io... vostra moglie'', che so! mia madre, Fana: tutti uguali! E non so se io, anzi, non sia sott’a tutti!
{{Sc|Ciampa}}. Per carità! Eresie, signora! Che dice mai!
{{Sc|Fifí}}. Lasciatela dire! Dice cosí, perché tutte le donne, secondo lei...
{{Sc|Beatrice}}. Ah, non tutte, no: —certe donne! Perché cert’altre poi ce n’è, che sanno prendervi con le buone e farsi manse manse, che vi sanno lisciare... cosí
{{block|is|gli passa una mano sulla guancia}}e queste, eh! queste stanno sopra a tutte, anche se vengono dalla strada.
{{Sc|Ciampa}}. Permettete, signora? Lei ha nominato anche mia moglie?
{{Sc|Beatrice}}. No: dicevo in generale: Fana, mia madre, ''io... vostra moglie...''
{{Sc|Fifí}}. Tutte donne, e tutte uguali!
{{Sc|Ciampa}}. Mi perdoni. Domando scusa anche a lei, signor Fifí.<noinclude></noinclude>
6txhe9q908kdxdjb8vfpmv0gpqwh3o1
Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/379
108
956408
3894734
3471858
2026-09-04T16:14:22Z
Utoutouto
16823
/* Riletta */
3894734
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||il berretto a sonagli|369}}{{block|recita}}</noinclude><noinclude>
</noinclude>Ma mi sembra che mia moglie, anche in un discorso cosí... generale, c’entri come Pilato nel ''Credo''. — Io sono a servizio, e sta bene; ma mia moglie è ben conservata, dico per casa sua; ed è mia cura che non vada per le bocche della gente, né per bene, né per male.
{{Sc|Beatrice}}. Uh, ne siete veramente cosí geloso, che adombrate solo a sentirla nominare? Càspita!
{{Sc|Ciampa}}. Nossignora. Marcio con un principio: Moglie, sardine ed acciughe: queste, sott’olio e sotto salamoja; la moglie, sotto chiave. Eccola qua!
{{block|is|Cava dalla tasca una chiave e la mostra.}}
{{Sc|Fifí.}} Bel principio, per mia sorella!
{{Sc|Ciampa}} (''ponendogli le mani sul petto''). Ognuno il suo, caro signor Fifí.
{{Sc|Beatrice}} (''a Fifí''). Quasi che, chiudendo la porta, devi dirgli, non restasse poi aperta la finestra!
{{Sc|Ciampa}}. Va bene, signora. Ma obbligo del marito è chiudere la porta.
{{Sc|Beatrice}}. Ah, davvero non avrei mai supposto che foste cosí terribile, voi!
{{Sc|Ciampa}}. Terribile? io? Ma no! Perché? Quando si sono messi i patti belli chiari avanti... — Questa è la finestra. (La porta la chiudo.) Affàcciati. Ma bada che nessuno deve venire a dirmi: «Ciampa, tua moglie sta per rompersi il collo dalla finestra!» — Mi pare che in questo non ci sia niente di terribile. L’uomo considera la donna che ha bisogno di prender aria alla finestra; la donna considera l’uomo che ha l’obbligo di chiudere la porta. E basta. Che comandi ha da darmi la signora?
{{Sc|Beatrice}}. Oh, Fifí... insomma, io ho da parlare con Ciampa.
{{Sc|Fifí}}. E perché vuoi che me ne vada, se devi dirgli soltanto...?
{{Sc|Beatrice}}. Debbo dirglielo davanti a te?
{{Sc|Fifí}}. E perché no? Oh bella... Parla, parla liberamente. T’ho dato ciò che ti dovevo...
{{Sc|Beatrice}}. Già, infatti... Basta. Sentite, Ciampa: ho bisogno di voi, persona fidata, piú che di famiglia...
{{Sc|Ciampa}}. Sissignora, per la devozione —
{{Sc|Beatrice}}. — per la devozione, e ''per tutto''.<noinclude></noinclude>
hmd1mh86n4dzafkf9k3e4ztdj4rir25
Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/380
108
956409
3894735
3471859
2026-09-04T16:21:12Z
Utoutouto
16823
/* Riletta */
3894735
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|370|maschere nude|}}{{block|recita}}</noinclude>
{{Sc|Ciampa}}. Signora, badi che, di comprendonio, io sono fino, sa?
{{Sc|Beatrice}}. Che intendete dire?
{{Sc|Ciampa}}. Niente. Mi pare che lei abbia la bocca... non so... come se avesse mangiato sorbe, ecco, stamattina.
{{Sc|Beatrice}}. Sorbe? Miele! Ho mangiato miele, io, stamattina. Scusate, non vi sto dicendo anzi...?
{{Sc|Ciampa}}. Oh Dio mio, non sono le parole, signora! Non siamo ragazzini! Lei vuol farmi intendere sotto le parole qualche cosa che la parola non dice.
{{Sc|Beatrice}}. Ma dove? ma quando? Se voi avete la coda di paglia...
{{Sc|Ciampa}}. Me n’appello a lei, signor Fifí. Che significa che io sono ''più'' che di famiglia? Le rispondo: — Sissignora, per la devozione... — E lei rincalza: «Per la devozione e ''per tutto''!» — Che significa questo «''per tutto''»? Che significa che qua siamo tutti padroni, senza distinzione, ''mia moglie compresa''? Sono io con la coda di paglia o è lei piuttosto che la vuol pigliare, non so perché, proprio coi denti contro di me?
{{Sc|Fifí}}. Contro di voi? Contro di tutti! È un affar serio!
{{Sc|Beatrice}}. Ma insomma si può sapere che ho detto? O che non so piú parlare adesso?
{{Sc|Ciampa}}. Non è questo, signora mia. Vuol che gliela spieghi io, la cosa com’è? Lo strumento è scordato.
{{Sc|Beatrice}}. Lo strumento? Che strumento?
{{Sc|Ciampa}}. La corda civile, signora. Deve sapere che abbiamo tutti come tre corde d’orologio in testa.
{{block|is|Con la mano destra chiusa come se tenesse tra l’indice e il pollice una chiavetta, fa l’atto di dare una mandata prima sulla tempia destra, poi in mezzo alla fronte, poi sulla tempia sinistra.}}La ''seria'', la ''civile'', la ''pazza''. Sopratutto, dovendo vivere in società, ci serve la civile; per cui sta qua, in mezzo alla fronte. — Ci mangeremmo tutti, signora mia, l’un l’altro, come tanti cani arrabbiati. — Non si può. — Io mi mangerei — per modo d’esempio — il signor Fifí. — Non si può. E che faccio allora? Dò una giratina cosí alla corda civile e gli vado innanzi con cera sorridente, la mano protesa: — «''Oh quanto m’è grato vedervi, caro il mio signor Fifí!''» —<noinclude></noinclude>
ibdszxljhv9vekmfs0xvcasajzzz8f0
Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/381
108
956410
3894969
3471860
2026-09-05T11:47:56Z
Utoutouto
16823
/* Riletta */
3894969
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||il berretto a sonagli|371}}{{block|recita}}</noinclude><noinclude>
</noinclude>Capisce, signora? Ma può venire il momento che le acque s’intorbidano. E allora... allora io cerco, prima, di girare qua la corda seria, per chiarire, rimettere le cose a posto, dare le mie ragioni, dire quattro e quattr’otto, senza tante storie, quello che devo. Che se poi non mi riesce in nessun modo, sferro, signora, la corda pazza, perdo la vista degli occhi e non so piú quello che faccio!
{{Sc|Fifí}}. Benissimo! benissimo! Bravo, Ciampa!
{{Sc|Ciampa}}. Lei, signora, in questo momento, mi perdoni, deve aver girato ben bene in sé — per gli affari suoi — (non voglio sapere) — o la corda seria o la corda pazza, che le fanno dentro un brontolío di cento calabroni! Intanto, vorrebbe parlare con me con la corda civile. Che ne segue? Ne segue che le parole che le escono di bocca sono sí della corda civile, ma vengono fuori stonate. Mi spiego? — Dia ascolto a me; la chiuda. Mandi via subito il signor Fifí...
{{block|is|Gli s’appressa.}}La prego anch’io, signor Fifí: se ne vada.
{{Sc|Beatrice}}. Ma no, perché? Lasciatelo stare.
{{Sc|Fifí}}. Volete levarmi il piacere di starvi a sentire?
{{Sc|Ciampa}} (''con intenzione''). Perché lei, signora, qua — permette? — su la tempia destra, dovrebbe dare una giratina alla corda seria per parlare con me a quattr’occhi, ''seriamente'': per il suo bene e per il mio!
{{Sc|Beatrice}}. Non sto mica parlando per ischerzo, io. Vi voglio appunto parlare seriamente.
{{Sc|Ciampa}}. Ah, e sta bene, allora. Eccomi qua. Badi però, signora, — mi lasci dire questo soltanto — badi che, chi non giri a tempo la corda seria, può avvenire che gli tocchi poi di girare, o di far girare agli altri la pazza: gliel’avverto.
{{Sc|Fifí}}. Mi pare che cominciate voi adesso, caro Ciampa, a parlare stonato.
{{Sc|Beatrice}}. Già, pare da un pezzo anche a me... Non capisco...
{{Sc|Ciampa}}. Chiedo perdono.
{{block|is|Con scatto improvviso:}}Signor Fifí, mio padre aveva tutta la fronte spaccata.
{{Sc|Fifí}}. Come c’entra adesso vostro padre?<noinclude></noinclude>
s4qe9eza51qt4fy0p3fuoamla4hli35
Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/382
108
956411
3894972
3471861
2026-09-05T11:51:21Z
Utoutouto
16823
/* Riletta */
3894972
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|372|maschere nude|}}{{block|recita}}</noinclude>
{{Sc|Ciampa}}. Da ragazzino — sciocco — mio padre, invece di ripararsi la fronte, sa che faceva? si riparava le mani. Inciampando, cadendo, tirava subito le mani indietro, e tònfete, si spaccava la fronte. — Io, caro signor Fifí, metto le mani avanti. Le metto avanti, perché la fronte io me la voglio portare sana, libera — sgombra.
{{Sc|Fifí}}. Ma scusate, se non sapete ancora la ragione per cui mia sorella vi ha fatto chiamare, che mettete le mani avanti?
{{Sc|Ciampa}}. Chiudo la corda seria, e riapro la civile.
{{block|is|S’inchina.}}Ai comandi della mia signora.
{{Sc|Beatrice}}. Dovreste partire questa sera stessa per Palermo.
{{Sc|Ciampa}} (''con un balzo di sorpresa''). Per Palermo? E come? Se domani arriva il padrone...
{{Sc|Beatrice}}. Ha forse tanto bisogno di voi domani al banco il padrone?
{{Sc|Ciampa}}. Come no, scusi? Che starei a farci io allora al banco? Perché mi terrebbe?
{{Sc|Beatrice}}. So che vi tiene a guardia della cassaforte e vi dà alloggio perciò nella stanza accanto.
{{Sc|Ciampa}}. Solo per questo? Lei mi vuole avvilire. Io scrivo, signora.
{{Sc|Fifí}}. Non vedi che ha infatti la penna all’orecchio?
{{Sc|Ciampa}}. All’orecchio, sissignore. Insegna. Scusi, il tavernajo non tiene forse la frasca e la bottiglia di saggio appesa davanti la porta? E io, scrivano, la penna.
{{Sc|Fifí}}. Scrivano e giornalista!
{{Sc|Ciampa}}. Lasci stare il giornalista! Attività superflua, che sfogo di notte. Scrivo per conto del padrone; tengo registri, signora, sbrigo affari. O s’immagina forse che noi scherziamo al banco? o che io ci stia per comparsa? Ha forse inteso suo marito lagnarsi di me?
{{Sc|Beatrice}}. Che? mio marito? di voi? ma figuratevi! Guai a chi vi tocca!
{{Sc|Ciampa}}. E lei vorrebbe mandarmi questa sera stessa a Palermo?
{{Sc|Fifí}}. Perché no? Non vedo che male ci sarebbe.
{{Sc|Beatrice}}. Se dico a mio marito che vi ho mandato io! Non mi sarà permesso di darvi un incarico?<noinclude></noinclude>
iq7qr7ac98so3bsslkdhih2b8altslh
Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/383
108
956412
3894985
3471862
2026-09-05T11:56:47Z
Utoutouto
16823
/* Riletta */
3894985
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||il berretto a sonagli|373}}{{block|recita}}</noinclude>
{{Sc|Ciampa}}. Incarico? Ma lei può sempre comandarmi, signora! È la mia padrona! E per me, caro signor Fifí, andare a prendere una boccata d’aria in una grande città come Palermo, ma si figuri, è la vita! Soffoco qua, signora mia! Qua non c’è aria per me. Appena cammino per le strade di una grande città, già non mi pare piú di camminare sulla terra: m’imparadiso! mi s’aprono le idee! il sangue mi frigge nelle vene! Ah, fossi nato là o in qualche città del Continente, chi sa che sarei a quest’ora...
{{Sc|Fifí}}. Professore... deputato... anche ministro...
{{Sc|Ciampa}}. E re! Non esageriamo. Pupi siamo, caro signor Fifí! Lo spirito divino entra in noi e si fa pupo. Pupo io, pupo lei, pupi tutti. Dovrebbe bastare, santo Dio, esser nati pupi cosí per volontà divina. Nossignori! Ognuno poi si fa pupo per conto suo: quel pupo che può essere o che si crede d’essere. E allora cominciano le liti! Perché ogni pupo, signora mia, vuole portato il suo rispetto, non tanto per quello che dentro di sé si crede, quanto per la parte che deve rappresentar fuori. A quattr’occhi, non è contento nessuno della sua parte: ognuno, ponendosi davanti il proprio pupo, gli tirerebbe magari uno sputo in faccia. Ma dagli altri, no; dagli altri lo vuole rispettato. Esempio: lei qua, signora, è moglie, è vero?
{{Sc|Beatrice}}. Moglie, già! almeno...
{{Sc|Ciampa}}. Si vede dal modo come lo dice, che non ne è contenta. Pur non di meno, come moglie, lei vuole portato il suo rispetto, non è vero?
{{Sc|Beatrice}}. Lo voglio? Altro che! Lo pretendo. E guai a chi non me lo porta!
{{Sc|Ciampa}}. Ecco, vede? Caso in fonte. E cosí, ognuno! Lei forse col cavalier Fioríca, mio riverito principale, se lo conoscesse soltanto come un buon amico, potrebbe stare insieme nella pace degli angeli. La guerra è dei due pupi: il pupo-marito e la pupa-moglie. Dentro, si strappano i capelli, si vanno con le dita negli occhi; appena fuori però, si mettono a braccetto: ''corda civile'' lei, corda ''civile lui'', ''corda civile'' tutto il pubblico che, come vi vede passare, chi si scosta di qua, chi si scosta di là, sorrisi, scappellate, riverenze — e i due pupi godono, tronfi d’orgoglio e di soddisfazione!<noinclude></noinclude>
ltwfa3l9eq0vrt1qbv8jo0t6302xk80
Utente:ZandDev/common.css
2
972999
3894737
3511926
2026-09-04T16:32:48Z
ZandDev
66586
sist. testo nero illeggibile
3894737
css
text/css
/* copiata da [[Utente:Pic57/common.css]] */
.cellVt td {
vertical-align: top;
}
/* nelle pagine Indice la cella riepilogativa in basso */
#index-pages-stat {
padding: .5em 0 .5em .5em;
}
/* in ns0 all'interno delle pagine dei capitoli, a lato, i numeri delle pagine transcluse */
.numeropagina {
background-color: inherit !important;
}
@media screen {
/* nel namespace principale all'interno delle pagine dei capitoli il template in cima */
html.skin-theme-clientpref-night #box_intestazione.sfondo,
/* nel namespace principale all'interno delle pagine dei capitoli il template in fondo */
html.skin-theme-clientpref-night #box_edizione,
/* nelle pagine Indice il template prima della divisione della pagina in colonne */
html.skin-theme-clientpref-night #indiceHeader,
/* intestazioni di sezione nelle pagine Indice, definiti in [[Template:Intestazione/style.css]] */
html.skin-theme-clientpref-night .indiceSectionTitle.sfondo {
background-color: #282800; /* light: #f1f1de */
}
html.skin-theme-clientpref-night #box_intestazione.bordo,
html.skin-theme-clientpref-night #box_edizione,
html.skin-theme-clientpref-night #indiceHeader,
html.skin-theme-clientpref-night .indiceSectionTitle.sfondo {
border-color: #828200; /* light: #cccc99 */
color: inherit;
}
/* nelle pagine Indice la colonna centrale "Pagine dell'edizione" */
html.skin-theme-clientpref-night .indiceSectionContent.pagineDellEdizione {
background-color: var(--background-color-neutral-subtle, #f8f9fa);
}
/* nelle pagine Indice la cella riepilogativa in basso */
html.skin-theme-clientpref-night #index-pages-stat {
background-color: var(--background-color-neutral, #eaecf0);
}
}
@media screen and (prefers-color-scheme: dark) {
html.skin-theme-clientpref-os #box_intestazione.sfondo,
html.skin-theme-clientpref-os #box_edizione,
html.skin-theme-clientpref-os #indiceHeader,
html.skin-theme-clientpref-os .indiceSectionTitle.sfondo {
background-color: #282800;
}
html.skin-theme-clientpref-os #box_intestazione.bordo,
html.skin-theme-clientpref-os #box_edizione,
html.skin-theme-clientpref-os #indiceHeader,
html.skin-theme-clientpref-os .indiceSectionTitle.sfondo {
border-color: #828200;
color: inherit;
}
html.skin-theme-clientpref-os .indiceSectionContent.pagineDellEdizione {
background-color: var(--background-color-neutral-subtle, #f8f9fa);
}
html.skin-theme-clientpref-os #index-pages-stat {
background-color: var(--background-color-neutral, #eaecf0);
}
}
bf7aucnihi4wzgwsuawmozm0r31mlph
Indice:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu
110
985825
3894833
3875509
2026-09-04T22:53:35Z
Paperoastro
3695
proseguo sommario
3894833
proofread-index
text/x-wiki
{{:MediaWiki:Proofreadpage_index_template
|Autore=Clementina Raineri Biscia Pepoli
|NomePagina=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli
|Titolo=
|TitoloOriginale=
|Sottotitolo=
|LinguaOriginale=
|Lingua=
|Traduttore=
|Illustratore=
|Curatore=
|Editore=Premiato Stabilimento Tipografico S.M.
|Città=Bologna
|Anno=1898
|Fonte=scansione
|Immagine=1
|Progetto=
|Argomento=
|Qualità=25%
|Pagine=<pagelist
1=copertina
2=1
3=dedica
4=3 />
|Sommario={{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli|titolo=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli|from=1|delta=copertina}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Alla sovrana d'Italia|titolo=Alla sovrana d'Italia|from=4|delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/In villa|titolo=In villa|from=5|delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Fronda gentil|titolo=Fronda gentil|from=6|delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Tradimmi|titolo=Tradimmi|from=7|delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/D'Aprile il fior|titolo=D'Aprile il fior|from=8|delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Giurai|titolo=Giurai|from=9|delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Un dì|titolo=Un dì|from=10|delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Non dubitar|titolo=Non dubitar|from=11|delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Parto|titolo=Parto|from=12|delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Adriano|titolo=Adriano|from=13|delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Luna |titolo=Luna |from=14 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Ugo |titolo=Ugo |from=15 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo spirito divino |titolo=Allo spirito divino |from=16 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Sovvengo |titolo=Sovvengo |from=17 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/All'ottimo amico C. G. |titolo=All'ottimo amico C. G. |from=18 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (1) |titolo=Allo stesso (1) |from=19 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (Da Felsina a Massaua) |titolo=Allo stesso (Da Felsina a Massaua) |from=20 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (1891) |titolo=Allo stesso (1891) |from=21 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (4) |titolo=Allo stesso (4) |from=22 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/A Como |titolo=A Como |from=23 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/All'inclito gentiluomo conte A. C. S. |titolo=All'inclito gentiluomo conte A. C. S. |from=24 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (5) |titolo=Allo stesso (5) |from=25 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (6) |titolo=Allo stesso (6) |from=26 |delta=1}}
|Volumi=
|Note=File djvu ottenuto da scansioni singole caricate su Commons da [[Utente:Albertomos]]
|Css=
}}
bakx6ljn7h42pzs4etvgfj0k2xdbcr1
3894968
3894833
2026-09-05T11:29:16Z
Paperoastro
3695
proseguo sommario
3894968
proofread-index
text/x-wiki
{{:MediaWiki:Proofreadpage_index_template
|Autore=Clementina Raineri Biscia Pepoli
|NomePagina=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli
|Titolo=
|TitoloOriginale=
|Sottotitolo=
|LinguaOriginale=
|Lingua=
|Traduttore=
|Illustratore=
|Curatore=
|Editore=Premiato Stabilimento Tipografico S.M.
|Città=Bologna
|Anno=1898
|Fonte=scansione
|Immagine=1
|Progetto=
|Argomento=
|Qualità=25%
|Pagine=<pagelist
1=copertina
2=1
3=dedica
4=3 />
|Sommario={{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli|titolo=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli|from=1|delta=copertina}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Alla sovrana d'Italia|titolo=Alla sovrana d'Italia|from=4|delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/In villa|titolo=In villa|from=5|delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Fronda gentil|titolo=Fronda gentil|from=6|delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Tradimmi|titolo=Tradimmi|from=7|delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/D'Aprile il fior|titolo=D'Aprile il fior|from=8|delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Giurai|titolo=Giurai|from=9|delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Un dì|titolo=Un dì|from=10|delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Non dubitar|titolo=Non dubitar|from=11|delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Parto|titolo=Parto|from=12|delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Adriano|titolo=Adriano|from=13|delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Luna |titolo=Luna |from=14 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Ugo |titolo=Ugo |from=15 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo spirito divino |titolo=Allo spirito divino |from=16 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Sovvengo |titolo=Sovvengo |from=17 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/All'ottimo amico C. G. |titolo=All'ottimo amico C. G. |from=18 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (1) |titolo=Allo stesso (1) |from=19 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (Da Felsina a Massaua) |titolo=Allo stesso (Da Felsina a Massaua) |from=20 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (1891) |titolo=Allo stesso (1891) |from=21 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (4) |titolo=Allo stesso (4) |from=22 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/A Como |titolo=A Como |from=23 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/All'inclito gentiluomo conte A. C. S. |titolo=All'inclito gentiluomo conte A. C. S. |from=24 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (5) |titolo=Allo stesso (5) |from=25 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (6) |titolo=Allo stesso (6) |from=26 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (giugno 1898) |titolo=Allo stesso (giugno 1898) |from=27 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (settembre 1898) |titolo=Allo stesso (settembre 1898) |from=28 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/I fiori (piccolo mazzo) |titolo=I fiori (piccolo mazzo) |from=29 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/All'amico mio Aronne (Nell'offrirgli un dono) |titolo=All'amico mio Aronne (Nell'offrirgli un dono) |from=30 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (per altro dono) |titolo=Allo stesso (per altro dono) |from=31 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (brindisi) |titolo=Allo stesso (brindisi) |from=32 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (11) |titolo=Allo stesso (11) |from=33 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (12) |titolo=Allo stesso (12) |from=34 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (offrendo un fior) |titolo=Allo stesso (offrendo un fior) |from=35 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/A lui |titolo=A lui |from=36 |delta=1}}
{{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Un pensiero |titolo=Un pensiero |from=37 |delta=1}}
|Volumi=
|Note=File djvu ottenuto da scansioni singole caricate su Commons da [[Utente:Albertomos]]
|Css=
}}
i9jcfdvarcz3ets4sieihw196d7t6mb
Progetto:Trascrizioni/Proposte di correzione
104
1003432
3894940
3889809
2026-09-05T07:35:05Z
~2026-48210-12
82250
Notifica proposta di correzione
3894940
wikitext
text/x-wiki
{{Intestazione indice progetto
|Titolo pagina=Proposte di correzione
|Nome categoria=
|Nome progetto=Trascrizioni
|Titolo livello 1=Proposte di correzione
|Link livello 1=Progetto:Trascrizioni/Proposte di correzione<!--
|Titolo livello 2=Archivio
|Link livello 2=Progetto:Trascrizioni/Proposte di correzione/Archivio
|Titolo livello 3=Archivio del 2015
|Link livello 3=Progetto:Trascrizioni/Proposte di correzione/Archivio/2024-->
}}
<noinclude>Questa pagina contiene le '''segnalazioni di errori''' presenti nei testi di Wikisource con le rispettive '''proposte di correzione''', inserite dagli utenti mediante il [[Speciale:Accessori|gadget]] "Segnala un errore".
</noinclude>
<includeonly>{{Ambox
| tipo = avviso
| testo = Per la correzione della pagina Segnalazione errori [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Progetto:Trascrizioni/Proposte_di_correzione&action=edit segui questo link].
}}</includeonly>
==Segnalazione errore Pagina:Loti_-_Pescatori_d'Islanda.djvu/55==
Nella pagina: [[Pagina:Loti_-_Pescatori_d'Islanda.djvu/55]] il testo: <i>Avendone</i> dovrebbe essere corretto in <i>Avendo</i>. --[[Speciale:Contributi/~2026-32012-6|~2026-32012-6]] ([[Discussioni utente:~2026-32012-6|discussione]]) 20:20, 15 gen 2026 (CET)
: {{Fatto}} Grazie! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 20:51, 15 gen 2026 (CET)
==Segnalazione errore Pagina:Rusconi_-_Teatro_completo_di_Shakspeare,_1859,_V-VI.djvu/317==
Nella pagina: [[Pagina:Rusconi_-_Teatro_completo_di_Shakspeare,_1859,_V-VI.djvu/317]] il testo: <i>prindpe</i> dovrebbe essere corretto in <i>prindpe</i>.
Commento: principe --[[Speciale:Contributi/~2026-79520-5|~2026-79520-5]] ([[Discussioni utente:~2026-79520-5|discussione]]) 23:59, 4 feb 2026 (CET)
:{{Fatto}}! [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 01:27, 5 feb 2026 (CET)
==Segnalazione errore Pagina:Le_avventure_di_Pinocchio.djvu/12==
Nella pagina: [[Pagina:Le_avventure_di_Pinocchio.djvu/12]] il testo: <i>Che ci sia nascosto dentro qualcuno!</i> dovrebbe essere corretto in <i>Che ci sia nascosto dentro qualcuno?</i>. --[[Speciale:Contributi/~2026-14762-39|~2026-14762-39]] ([[Discussioni utente:~2026-14762-39|discussione]]) 16:01, 7 mar 2026 (CET)
:{{fatto}}, grazie. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:15, 22 mar 2026 (CET)
==Segnalazione errore Pagina:Serao_-_Fantasia,_Torino,_Casanova,_1892.djvu/201==
Nella pagina: [[Pagina:Serao_-_Fantasia,_Torino,_Casanova,_1892.djvu/201]] il testo: <i>è</i> dovrebbe essere corretto in <i>è</i>.
Commento: è strano non ci sia nel testo guida --[[Speciale:Contributi/~2026-14621-63|~2026-14621-63]] ([[Discussioni utente:~2026-14621-63|discussione]]) 16:12, 7 mar 2026 (CET)
: Evidentemente è un errore di stampa, ho inserito {{tl|ec}} per chiarirlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:17, 22 mar 2026 (CET)
==Segnalazione errore Pagina:L'Utopia_e_La_città_del_Sole.djvu/137==
Nella pagina: [[Pagina:L'Utopia_e_La_città_del_Sole.djvu/137]] il testo: <i>rose</i> dovrebbe essere corretto in <i>cose</i>. --[[Speciale:Contributi/~2026-20119-88|~2026-20119-88]] ([[Discussioni utente:~2026-20119-88|discussione]]) 18:09, 31 mar 2026 (CEST)
:{{Fatto}} Grazie della segnalazione! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 15:08, 2 apr 2026 (CEST)
==Segnalazione errore Pagina:Zibaldone_di_pensieri_I.djvu/16==
Nella pagina: [[Pagina:Zibaldone_di_pensieri_I.djvu/16]] il testo: <i>e,</i> dovrebbe essere corretto in <i>e</i>.
Commento: nella trascrizione è presente una virgola assente nell'originale --[[Speciale:Contributi/~2026-37774-50|~2026-37774-50]] ([[Discussioni utente:~2026-37774-50|discussione]]) 00:31, 3 lug 2026 (CEST)
: {{fatto}}. Grazie della segnalazione! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 15:12, 5 lug 2026 (CEST)
==Segnalazione errore Pagina:Opere_(Chiabrera).djvu/27==
Nella pagina: [[Pagina:Opere_(Chiabrera).djvu/27]] il testo: <i>(nessun testo selezionato)</i> dovrebbe essere corretto in <i>condisse > conflisse</i>. --[[Speciale:Contributi/~2026-39413-22|~2026-39413-22]] ([[Discussioni utente:~2026-39413-22|discussione]]) 22:23, 11 lug 2026 (CEST)
: {{fatto}} --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 18:18, 12 lug 2026 (CEST)
==Segnalazione errore Pagina:Guicciardini,_Francesco_–_Scritti_politici_e_ricordi,_1933_–_BEIC_1844634.djvu/300==
Nella pagina: [[Pagina:Guicciardini,_Francesco_–_Scritti_politici_e_ricordi,_1933_–_BEIC_1844634.djvu/300]] il testo: <i>(nessun testo selezionato)</i> dovrebbe essere corretto in <i>perché la 44 è stata interrotta? Come completarla?</i>. --[[Speciale:Contributi/~2026-45859-90|~2026-45859-90]] ([[Discussioni utente:~2026-45859-90|discussione]]) 11:36, 22 ago 2026 (CEST)
: {{non fatto}} Il verso numero 44 continua nella [[Pagina:Guicciardini, Francesco – Scritti politici e ricordi, 1933 – BEIC 1844634.djvu/301|pagina successiva]]. In [[Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|trasclusione]] il verso è completo. --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 12:26, 22 ago 2026 (CEST)
==Segnalazione errore Pagina:Storia_della_letteratura_italiana_I.djvu/9==
Nella pagina: [[Pagina:Storia_della_letteratura_italiana_I.djvu/9]] il testo: <i>(nessun testo selezionato)</i> dovrebbe essere cancellato. --[[Speciale:Contributi/~2026-47847-28|~2026-47847-28]] ([[Discussioni utente:~2026-47847-28|discussione]]) 15:35, 3 set 2026 (CEST)
==Segnalazione errore Pagina:Verne_-_Il_giro_del_mondo_in_ottanta_giorni,_Milano,_Treves,_1873.djvu/289==
Nella pagina: [[Pagina:Verne_-_Il_giro_del_mondo_in_ottanta_giorni,_Milano,_Treves,_1873.djvu/289]] il testo: <i></i> dovrebbe essere corretto in <i>Erasi ingannato</i>.
Commento: Ripetizione --[[Speciale:Contributi/~2026-48210-12|~2026-48210-12]] ([[Discussioni utente:~2026-48210-12|discussione]]) 09:35, 5 set 2026 (CEST)
o7aiv34r9uq367zk55scnt2xjjucyfd
3894947
3894940
2026-09-05T07:58:24Z
Candalua
1675
/* Segnalazione errore Pagina:Verne_-_Il_giro_del_mondo_in_ottanta_giorni,_Milano,_Treves,_1873.djvu/289 */
3894947
wikitext
text/x-wiki
{{Intestazione indice progetto
|Titolo pagina=Proposte di correzione
|Nome categoria=
|Nome progetto=Trascrizioni
|Titolo livello 1=Proposte di correzione
|Link livello 1=Progetto:Trascrizioni/Proposte di correzione<!--
|Titolo livello 2=Archivio
|Link livello 2=Progetto:Trascrizioni/Proposte di correzione/Archivio
|Titolo livello 3=Archivio del 2015
|Link livello 3=Progetto:Trascrizioni/Proposte di correzione/Archivio/2024-->
}}
<noinclude>Questa pagina contiene le '''segnalazioni di errori''' presenti nei testi di Wikisource con le rispettive '''proposte di correzione''', inserite dagli utenti mediante il [[Speciale:Accessori|gadget]] "Segnala un errore".
</noinclude>
<includeonly>{{Ambox
| tipo = avviso
| testo = Per la correzione della pagina Segnalazione errori [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Progetto:Trascrizioni/Proposte_di_correzione&action=edit segui questo link].
}}</includeonly>
==Segnalazione errore Pagina:Loti_-_Pescatori_d'Islanda.djvu/55==
Nella pagina: [[Pagina:Loti_-_Pescatori_d'Islanda.djvu/55]] il testo: <i>Avendone</i> dovrebbe essere corretto in <i>Avendo</i>. --[[Speciale:Contributi/~2026-32012-6|~2026-32012-6]] ([[Discussioni utente:~2026-32012-6|discussione]]) 20:20, 15 gen 2026 (CET)
: {{Fatto}} Grazie! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 20:51, 15 gen 2026 (CET)
==Segnalazione errore Pagina:Rusconi_-_Teatro_completo_di_Shakspeare,_1859,_V-VI.djvu/317==
Nella pagina: [[Pagina:Rusconi_-_Teatro_completo_di_Shakspeare,_1859,_V-VI.djvu/317]] il testo: <i>prindpe</i> dovrebbe essere corretto in <i>prindpe</i>.
Commento: principe --[[Speciale:Contributi/~2026-79520-5|~2026-79520-5]] ([[Discussioni utente:~2026-79520-5|discussione]]) 23:59, 4 feb 2026 (CET)
:{{Fatto}}! [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 01:27, 5 feb 2026 (CET)
==Segnalazione errore Pagina:Le_avventure_di_Pinocchio.djvu/12==
Nella pagina: [[Pagina:Le_avventure_di_Pinocchio.djvu/12]] il testo: <i>Che ci sia nascosto dentro qualcuno!</i> dovrebbe essere corretto in <i>Che ci sia nascosto dentro qualcuno?</i>. --[[Speciale:Contributi/~2026-14762-39|~2026-14762-39]] ([[Discussioni utente:~2026-14762-39|discussione]]) 16:01, 7 mar 2026 (CET)
:{{fatto}}, grazie. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:15, 22 mar 2026 (CET)
==Segnalazione errore Pagina:Serao_-_Fantasia,_Torino,_Casanova,_1892.djvu/201==
Nella pagina: [[Pagina:Serao_-_Fantasia,_Torino,_Casanova,_1892.djvu/201]] il testo: <i>è</i> dovrebbe essere corretto in <i>è</i>.
Commento: è strano non ci sia nel testo guida --[[Speciale:Contributi/~2026-14621-63|~2026-14621-63]] ([[Discussioni utente:~2026-14621-63|discussione]]) 16:12, 7 mar 2026 (CET)
: Evidentemente è un errore di stampa, ho inserito {{tl|ec}} per chiarirlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:17, 22 mar 2026 (CET)
==Segnalazione errore Pagina:L'Utopia_e_La_città_del_Sole.djvu/137==
Nella pagina: [[Pagina:L'Utopia_e_La_città_del_Sole.djvu/137]] il testo: <i>rose</i> dovrebbe essere corretto in <i>cose</i>. --[[Speciale:Contributi/~2026-20119-88|~2026-20119-88]] ([[Discussioni utente:~2026-20119-88|discussione]]) 18:09, 31 mar 2026 (CEST)
:{{Fatto}} Grazie della segnalazione! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 15:08, 2 apr 2026 (CEST)
==Segnalazione errore Pagina:Zibaldone_di_pensieri_I.djvu/16==
Nella pagina: [[Pagina:Zibaldone_di_pensieri_I.djvu/16]] il testo: <i>e,</i> dovrebbe essere corretto in <i>e</i>.
Commento: nella trascrizione è presente una virgola assente nell'originale --[[Speciale:Contributi/~2026-37774-50|~2026-37774-50]] ([[Discussioni utente:~2026-37774-50|discussione]]) 00:31, 3 lug 2026 (CEST)
: {{fatto}}. Grazie della segnalazione! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 15:12, 5 lug 2026 (CEST)
==Segnalazione errore Pagina:Opere_(Chiabrera).djvu/27==
Nella pagina: [[Pagina:Opere_(Chiabrera).djvu/27]] il testo: <i>(nessun testo selezionato)</i> dovrebbe essere corretto in <i>condisse > conflisse</i>. --[[Speciale:Contributi/~2026-39413-22|~2026-39413-22]] ([[Discussioni utente:~2026-39413-22|discussione]]) 22:23, 11 lug 2026 (CEST)
: {{fatto}} --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 18:18, 12 lug 2026 (CEST)
==Segnalazione errore Pagina:Guicciardini,_Francesco_–_Scritti_politici_e_ricordi,_1933_–_BEIC_1844634.djvu/300==
Nella pagina: [[Pagina:Guicciardini,_Francesco_–_Scritti_politici_e_ricordi,_1933_–_BEIC_1844634.djvu/300]] il testo: <i>(nessun testo selezionato)</i> dovrebbe essere corretto in <i>perché la 44 è stata interrotta? Come completarla?</i>. --[[Speciale:Contributi/~2026-45859-90|~2026-45859-90]] ([[Discussioni utente:~2026-45859-90|discussione]]) 11:36, 22 ago 2026 (CEST)
: {{non fatto}} Il verso numero 44 continua nella [[Pagina:Guicciardini, Francesco – Scritti politici e ricordi, 1933 – BEIC 1844634.djvu/301|pagina successiva]]. In [[Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|trasclusione]] il verso è completo. --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 12:26, 22 ago 2026 (CEST)
==Segnalazione errore Pagina:Storia_della_letteratura_italiana_I.djvu/9==
Nella pagina: [[Pagina:Storia_della_letteratura_italiana_I.djvu/9]] il testo: <i>(nessun testo selezionato)</i> dovrebbe essere cancellato. --[[Speciale:Contributi/~2026-47847-28|~2026-47847-28]] ([[Discussioni utente:~2026-47847-28|discussione]]) 15:35, 3 set 2026 (CEST)
==Segnalazione errore Pagina:Verne_-_Il_giro_del_mondo_in_ottanta_giorni,_Milano,_Treves,_1873.djvu/289==
Nella pagina: [[Pagina:Verne_-_Il_giro_del_mondo_in_ottanta_giorni,_Milano,_Treves,_1873.djvu/289]] il testo: <i></i> dovrebbe essere corretto in <i>Erasi ingannato</i>.
Commento: Ripetizione --[[Speciale:Contributi/~2026-48210-12|~2026-48210-12]] ([[Discussioni utente:~2026-48210-12|discussione]]) 09:35, 5 set 2026 (CEST)
:{{fatto}}, grazie. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:58, 5 set 2026 (CEST)
5v0amer0gux18bdmfufguhpnnqab3q9
3894948
3894947
2026-09-05T07:59:01Z
Candalua
1675
/* Segnalazione errore Pagina:Storia_della_letteratura_italiana_I.djvu/9 */
3894948
wikitext
text/x-wiki
{{Intestazione indice progetto
|Titolo pagina=Proposte di correzione
|Nome categoria=
|Nome progetto=Trascrizioni
|Titolo livello 1=Proposte di correzione
|Link livello 1=Progetto:Trascrizioni/Proposte di correzione<!--
|Titolo livello 2=Archivio
|Link livello 2=Progetto:Trascrizioni/Proposte di correzione/Archivio
|Titolo livello 3=Archivio del 2015
|Link livello 3=Progetto:Trascrizioni/Proposte di correzione/Archivio/2024-->
}}
<noinclude>Questa pagina contiene le '''segnalazioni di errori''' presenti nei testi di Wikisource con le rispettive '''proposte di correzione''', inserite dagli utenti mediante il [[Speciale:Accessori|gadget]] "Segnala un errore".
</noinclude>
<includeonly>{{Ambox
| tipo = avviso
| testo = Per la correzione della pagina Segnalazione errori [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Progetto:Trascrizioni/Proposte_di_correzione&action=edit segui questo link].
}}</includeonly>
==Segnalazione errore Pagina:Loti_-_Pescatori_d'Islanda.djvu/55==
Nella pagina: [[Pagina:Loti_-_Pescatori_d'Islanda.djvu/55]] il testo: <i>Avendone</i> dovrebbe essere corretto in <i>Avendo</i>. --[[Speciale:Contributi/~2026-32012-6|~2026-32012-6]] ([[Discussioni utente:~2026-32012-6|discussione]]) 20:20, 15 gen 2026 (CET)
: {{Fatto}} Grazie! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 20:51, 15 gen 2026 (CET)
==Segnalazione errore Pagina:Rusconi_-_Teatro_completo_di_Shakspeare,_1859,_V-VI.djvu/317==
Nella pagina: [[Pagina:Rusconi_-_Teatro_completo_di_Shakspeare,_1859,_V-VI.djvu/317]] il testo: <i>prindpe</i> dovrebbe essere corretto in <i>prindpe</i>.
Commento: principe --[[Speciale:Contributi/~2026-79520-5|~2026-79520-5]] ([[Discussioni utente:~2026-79520-5|discussione]]) 23:59, 4 feb 2026 (CET)
:{{Fatto}}! [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 01:27, 5 feb 2026 (CET)
==Segnalazione errore Pagina:Le_avventure_di_Pinocchio.djvu/12==
Nella pagina: [[Pagina:Le_avventure_di_Pinocchio.djvu/12]] il testo: <i>Che ci sia nascosto dentro qualcuno!</i> dovrebbe essere corretto in <i>Che ci sia nascosto dentro qualcuno?</i>. --[[Speciale:Contributi/~2026-14762-39|~2026-14762-39]] ([[Discussioni utente:~2026-14762-39|discussione]]) 16:01, 7 mar 2026 (CET)
:{{fatto}}, grazie. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:15, 22 mar 2026 (CET)
==Segnalazione errore Pagina:Serao_-_Fantasia,_Torino,_Casanova,_1892.djvu/201==
Nella pagina: [[Pagina:Serao_-_Fantasia,_Torino,_Casanova,_1892.djvu/201]] il testo: <i>è</i> dovrebbe essere corretto in <i>è</i>.
Commento: è strano non ci sia nel testo guida --[[Speciale:Contributi/~2026-14621-63|~2026-14621-63]] ([[Discussioni utente:~2026-14621-63|discussione]]) 16:12, 7 mar 2026 (CET)
: Evidentemente è un errore di stampa, ho inserito {{tl|ec}} per chiarirlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:17, 22 mar 2026 (CET)
==Segnalazione errore Pagina:L'Utopia_e_La_città_del_Sole.djvu/137==
Nella pagina: [[Pagina:L'Utopia_e_La_città_del_Sole.djvu/137]] il testo: <i>rose</i> dovrebbe essere corretto in <i>cose</i>. --[[Speciale:Contributi/~2026-20119-88|~2026-20119-88]] ([[Discussioni utente:~2026-20119-88|discussione]]) 18:09, 31 mar 2026 (CEST)
:{{Fatto}} Grazie della segnalazione! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 15:08, 2 apr 2026 (CEST)
==Segnalazione errore Pagina:Zibaldone_di_pensieri_I.djvu/16==
Nella pagina: [[Pagina:Zibaldone_di_pensieri_I.djvu/16]] il testo: <i>e,</i> dovrebbe essere corretto in <i>e</i>.
Commento: nella trascrizione è presente una virgola assente nell'originale --[[Speciale:Contributi/~2026-37774-50|~2026-37774-50]] ([[Discussioni utente:~2026-37774-50|discussione]]) 00:31, 3 lug 2026 (CEST)
: {{fatto}}. Grazie della segnalazione! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 15:12, 5 lug 2026 (CEST)
==Segnalazione errore Pagina:Opere_(Chiabrera).djvu/27==
Nella pagina: [[Pagina:Opere_(Chiabrera).djvu/27]] il testo: <i>(nessun testo selezionato)</i> dovrebbe essere corretto in <i>condisse > conflisse</i>. --[[Speciale:Contributi/~2026-39413-22|~2026-39413-22]] ([[Discussioni utente:~2026-39413-22|discussione]]) 22:23, 11 lug 2026 (CEST)
: {{fatto}} --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 18:18, 12 lug 2026 (CEST)
==Segnalazione errore Pagina:Guicciardini,_Francesco_–_Scritti_politici_e_ricordi,_1933_–_BEIC_1844634.djvu/300==
Nella pagina: [[Pagina:Guicciardini,_Francesco_–_Scritti_politici_e_ricordi,_1933_–_BEIC_1844634.djvu/300]] il testo: <i>(nessun testo selezionato)</i> dovrebbe essere corretto in <i>perché la 44 è stata interrotta? Come completarla?</i>. --[[Speciale:Contributi/~2026-45859-90|~2026-45859-90]] ([[Discussioni utente:~2026-45859-90|discussione]]) 11:36, 22 ago 2026 (CEST)
: {{non fatto}} Il verso numero 44 continua nella [[Pagina:Guicciardini, Francesco – Scritti politici e ricordi, 1933 – BEIC 1844634.djvu/301|pagina successiva]]. In [[Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|trasclusione]] il verso è completo. --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 12:26, 22 ago 2026 (CEST)
==Segnalazione errore Pagina:Verne_-_Il_giro_del_mondo_in_ottanta_giorni,_Milano,_Treves,_1873.djvu/289==
Nella pagina: [[Pagina:Verne_-_Il_giro_del_mondo_in_ottanta_giorni,_Milano,_Treves,_1873.djvu/289]] il testo: <i></i> dovrebbe essere corretto in <i>Erasi ingannato</i>.
Commento: Ripetizione --[[Speciale:Contributi/~2026-48210-12|~2026-48210-12]] ([[Discussioni utente:~2026-48210-12|discussione]]) 09:35, 5 set 2026 (CEST)
:{{fatto}}, grazie. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:58, 5 set 2026 (CEST)
aae239vg0q6q80e7n3436w8dmqvd0je
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/6
108
1012385
3894749
3849603
2026-09-04T18:19:43Z
Alex brollo
1615
/* new eis level4 */
3894749
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Utenteutentoso" /></noinclude>
{{ct|f=180%|t=1|v=0|w=2px|L=3px|{{Sc|FIRDUSI}}}}
{{Rule|t=1.5|v=0.5|4em}}
{{ct|f=400%|t=4|v=1|w=0px|L=0px|{{Sc|IL LIBRO DEI RE}}}}
{{ct|f=130%|t=1.5|v=1|w=2px|L=2px|{{Sc|POEMA EPICO}}}}
{{ct|f=90%|t=2|v=1|w=5px|L=1px|{{Sc|RECATO DAL PERSIANO IN VERSI ITALIANI}}}}
{{ct|f=70%|t=1.5|v=0|w=0px|L=0px|{{Sc|DA}}}}
{{ct|f=170%|t=1.5|v=1|w=5px|L=5px|{{Sc|ITALO PIZZI}}}}
{{smaller block|<poem>{{Blocco a destra|larghezza=70%|{{Indent|1|L’epopea persiana, nel suo insieme, produce l’impressione dell’incommensurabile, simile alla vista del cielo stellato, che riunisce nei suoi fulgidi sistemi di stelle l’infinita pluralità dei mondi.}}}} {{Blocco a destra|margine=20px|{{Sc|{{AutoreCitato|Adolf Friedrich von Schack|Schack}}.}}}}
</poem>}}
{{Rule|t=3|v=0.5|4em}}
{{ct|f=100%|t=1|v=0|w=1px|L=1px|{{Sc|VOLUME SECONDO}}}}
{{Rule|t=1|v=0.5|4em}}
{{ct|f=90%|t=8|v=0|w=0px|L=0px|{{Sc|TORINO}}}}
{{ct|f=100%|t=1|v=0|w=5px|L=5px|{{Sc|VINCENZO BONA}}}}
{{ct|f=80%|t=1|v=0|w=2px|L=0px|Tipografo di S. M.}}
{{Rule|t=0.7|v=0.5|1em}}
{{ct|f=120%|t=0.5|v=1|w=0px|L=5px|{{Sc|1887}}}}<noinclude></noinclude>
93z7hr1rkuj5k08n45pvdfb4w4vxkx2
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/18
108
1012398
3894783
3890441
2026-09-04T19:39:08Z
Alex brollo
1615
3894783
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" /></noinclude>
<poem>
{{R|270}}E soli e lune, vede ancor, pel solo
Pensier di quella sua spada lucente.
Tremar dinanzi a lui piccioli e grandi,
Compresi di terror... Ma se non crede
Al mio fervente supplicar costui,
{{R|275}}Meraviglia non è, ben che trafitto
Al cor mi sentirò quando i miei detti
Non degnerà d’ascolto. E per converso
Fa che ricusi questo cor l’incarco,
Fa che del suo signor questo mio core
{{R|280}}Pensiero non si dia, l’opra codarda
Iddio non gradirà, non l’avran cara
Kàvus medesmo e doll’irania terra
I prenci tutti... Eppure andirò. Qual cosa
Fuori uscirà dalla mia mente, a lui
{{R|285}}Dirò con fermo cor. Gran giovamento,
Se accoglie il mio pregar, verrà fors’anco
A Irania tutta. S’ei resiste e fermo
In sua voglia si tien, sgombra è la via.
Qui meco è Rùstem co’ gagliardi suoi!
:{{R|290}}E quella notte che sì lunga corse,
Stette in tale pensier. L’aurea corona
Mostrò alfin de’ suoi raggi alta pel cielo
Quest’almo sole, ed ei si cinse i fianchi.
Co’ prenci che il seguir, ratto si mosse
{{R|295}}Verso a l’ostello del suo re. Ne giunse
Novella a Tus, n’ebbe Gurghìn l’annunzio
E Gùderz anco e Ghev e quell’illustre
Behràm e gli altri valorosi prenci,
E intese ognun che d’Irania ai confini
{{R|300}}Era il figlio di Sam, ch’erane apparso
All’orizzonte il fulgido vessillo
Apportator di lieta sorte. Incontro
Mossergli allor festosamente i prodi.
Incontro a lui che di guerrier, di prence
{{R|305}}Avea sul capo la celata. E allora
</poem><noinclude></noinclude>
rbr43ry74u3aa1kb3r0fcf5h0h6j7lj
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/88
108
1012468
3894776
3891023
2026-09-04T19:22:29Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894776
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 85 —|}}</noinclude>
<poem>
Pel valor l’esaltava. A sè chiamollo
E disse: Ad incontrar l’iranio messo
{{R|105}}Tu vanne, amico mio. Novellamente
Del valor tuo fa chiara mostra. Salga
Per opra tua color de la vergogna
Sul volto al messaggier, giù vi discenda
Dagli occhi il pianto! — E Kalahvèr sen venne,
{{R|110}}Come leon selvaggio, alla presenza
Di Rùstem battaglier. Con molte inchieste
L’assalì, come belva nell’aspetto
Feroce e tristo, indi la man gli stese.
Dell’eroe, che recava alta la fronte
{{R|115}}Qual nobile elefante, egli la mano
Strinse, e il dolor quella robusta mano
Livida fe’. Si dolse, ma sospetto
Non lasciò a Kelahvèr del dolor suo,
Qual se decreto di viril fermezza
{{R|120}}Egli avesse dal sol. La poderosa
Mano di Kelahvèr ei prese poi
E sì forte la strinse, che ne caddero
L’unghie divette come da una pianta
Caggion l’aride foglie. Oh! con la mano
{{R|125}}Pendente in giù, con l’unghie rotte, i nervi
Cadenti e a brani la rigonfia cute.
Si tornò Kelahvèr, recò quei segni
Per mostrarli al suo re. No, no, gridava.
Non si cela dolor quand’è gagliardo!
{{R|130}}Migliore assai d’un’inconsulta guerra
È la pace per te! Non far, signore.
Che per te si converta la propizia
Fortuna in rio destin. Poter non hai
Contro cotesto eroe. Che s’ei v’assente.
{{R|135}}Nulla è meglio d’offrirgli ampio tributo
Obbedïenti e pronti. E noi per queste
Castella del Mazènd, su prenci e servi
Il dividendo con ben giusta norma,
</poem><noinclude></noinclude>
enidavxufp3feew2mcdpmqc7ya5s93a
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/92
108
1012472
3894709
3890515
2026-09-04T15:40:50Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894709
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 89 —|}}</noinclude>
<poem>
Come nembo invasor, sospinse innanzi
Il sire del Mazènd e alcun indugio
Ei non cercò del camminar nell’ora.
:Giunto l’annunzio che venia dei Devi
{{R|20}}E già vicino era lo stuol, fe’ cenno
Kàvus regnante che vestisse l’armi
Rùstem pel primo, generoso figlio
Del vecchio Zal, per la vicina pugna.
Quindi a Gùderz e a Tus, ai cavalieri
{{R|25}}Del sangue di Keshvàd, a Ghev possente,
A Gurghìn ed a quanti eran con lui
Nobili eroi, di preparar le schiere,
L’aste di levigar, le targhe ancora,
Ei fe’ precetto. Degli eroi le tende,
{{R|30}}La tenda imperïal lungi ne’ campi
Deserti del Mazènd furon portate;
E Tus, di Nèvdher animoso figlio,
Stavasi al corno destro; ogni recesso
D’alta montagna d’un clangor di trombe
{{R|35}}Pieno allor si sentia. Vennero intanto
Keshvàd e Gùderz a sinistra, e parve
Di ferro un monte quella schiera eletta
In ogni parte. Nel bel mezzo il duce,
Prence Kàvus, andò; tutto all’intorno
{{R|40}}Ala gli fean de’ prodi suoi le file
In bell’ordin schierate, e innanzi a tutti
Quei che ignorava di sconfitta il nome
Dell’armi tra il fragor, Rùstem venia.
:Così, da questa e quella parte, in ordine
{{R|45}}Furon poste le schiere e la battaglia
Chiedean di qua, di là, forte gridando
I valorosi, allor che un uom gagliardo
Fuori balzò che dal Mazènd venia.
Clava pesante avea sul collo, e il nome
{{R|50}}Era Giùya, e cercava inclito un nome
Fra l’armi. In pugno quella sua nodosa
</poem><noinclude></noinclude>
rifoy95q1vsn5f0mzwisbvrq7qyw9yq
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/125
108
1012505
3894700
3890561
2026-09-04T15:38:46Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894700
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 122 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|60}}Fin ch’entrò sicurezza in ogni core
Del come e del perchè, d’ogni temenza
Di grave danno, d’Hamavàr le genti.
Caduti i sette dì, con fermo core
S’apprestâr, si levâr, che ogni disegno
{{R|65}}Era compiuto. Il seppero gli eroi
De’ Berberi vicini, e poi che uguale
Disegno avean nel cor, rapidamente
Si gittâr su la via. Venne la notte,
E fragor si levò di corni e trombe.
{{R|70}}Di qua, di là si corse, e niuno intanto
Degl’Irani sapea che far dovesse
si volesse in quel tumulto. Allora
Che de’ Berberi venne alle sue porte
Il drappello fedel, fera una gioia
{{R|75}}N’ebbe nel core d’Hamavàr il prence.
Tutti là s’avventâr subitamente
E Kàvus fer prigione e i prodi suoi
Famosi in guerra, Tus, Gùderz antico,
Gurghìn e Ghev, di Shaveràn il figlio,
{{R|80}}Zèngheh preclaro. Furon presi e avvinti
Di gravi ceppi, tutti; il trono e l’alta
Irania maestà fu riversata.
:Oh! che dirà quell’uom di mente accorta
Nell’evento sì strano? Oh! che mai pensi,
{{R|85}}O in ogni cosa veramente esperto,
Di quel che qui si narra? — Ove di sangue
Sacro vincol non è, mai non si creda
Sicuro un uom dell’arti altrui, che spesso,
Anche se il lega vincolo di sangue,
{{R|90}}Ogni suo affetto che per te nutria,
Un altro spegne nel suo cor, la fronte
Da te rivolge in altra parte. Allora
Quel segreto livor tutto ei palesa
Che avea per odio. In pria mentiva, e ingiuria
{{R|95}}In ciò ti fea costui. Ma, se giocondo
</poem><noinclude></noinclude>
gr2wcndvouabfd9dtajr9nnttyscm9b
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/131
108
1012511
3894613
3890567
2026-09-04T15:12:34Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894613
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 128 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|100}}Giunse novella poi del re tradito.
Di sue catene e delle insidie, e chiara
Si fe’ condizïon de’ prodi tutti
Dispersi e afflitti. Dal Kabùl raccolse
Rùstem allora nel Zabùl di genti
{{R|105}}Ampia una schiera e si vestì le sue
Armi di guerra e seco trasse i prodi
A nuovi assalti. Parve una gran fiamma
Che si destasse allor, parve un gran nembo
Che ratto corre, quando l’oste ei trasse
{{R|110}}De’ belligeri suoi. Ma un uomo accorto,
Ratto camminator, mandava in pria
Di re Kàvus in cerca e tal messaggio
Gli fea recar: «Venni, o signor, con ampia
Schiera di forti; d’Hamavàr io reco
{{R|115}}La guerra al prence, tempestosa lite
Perch’io gli meni, meni a quanti eroi
Son fra i campioni di sua terra. Intanto
Lieto vivi, signor; soverchiamente
Non t’affligga il tuo duol, ch’io son vicino
{{R|120}}E già son dentro alla nemica terra».
:Un valoroso ancor de’ più prestanti
Sen venne al prence d’Hamavàr. Un foglio
Scritto Rùstem gli avea, di paventose
Parole pieno; di sonanti clave
{{R|125}}Ricordo vi si fea, di spade acute
E di battaglie, in questa guisa: Al prence
Che d’Irania venia, tu dunque, o stolto,
Preparasti le insidie, il sacro patto
Già fermato con lui contaminando
{{R|130}}Con opra vile e rea. Non è cotesta
D’un valoroso la virtù, ricorso
Far nella guerra a tenebrosi inganni.
Tu non seguisti già d’un generoso
Alligator la via, che nell’istante
{{R|135}}Della pugna non va, per trista voglia,
</poem><noinclude></noinclude>
6maalvgibbuvqo2nmgsi23em25e25j8
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/145
108
1012525
3894616
3890581
2026-09-04T15:13:21Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894616
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 142 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
A sua possa e virtù, mentre dintorno
{{R|240}}All’iranio signor prenci sovrani,
Dagli aurei seggi e di gran cor, venièno
Sì come schiavi al suo comando accinti.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|VII. Disfatta di Afrâsyâb.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 293-296)}}
<poem>
:Allora, un cavalier che divorava
Ratto la via, fu dall’iranio sire
Mandato al greco Imperator. Recava
Questo comando: «Or si convien di Grecia
{{R|5}}Ogni prode invïarmi, ogni famoso
Che scorra vincitor per l’ampia terra.
Alla mia mente desolata e oscura
Luce egli apporti. E sian tutti que’ prodi
Esperti assai, reggan le briglie in pugno,
{{R|10}}E queste e i forti risonanti scudi
Abbiano cari. Ogni più grave cosa
Qui far dènno con me, levando ai nugoli
L’aste ferrate. Cotal gente io voglio
Che di Grecia a me venga; essi la terra
{{R|15}}Dènno scorrer con me colta ed amena».
:Nei piani che gli astati cavalieri
Scorron d’Arabia, d’Hamavàr giugnea
Novella intanto. Ben s’intese allora
Ciò che Rùstem oprò nella nemica
{{R|20}}Terra d’Egitto e ne’ battuti campi
De’ Berberi, nel dì che aspro un assalto
Egli diede a quei re. Seppesi ancora
Ch’ei tornava in Irania, alto a richiedere
Dalle turanie stirpi la fatica
{{R|25}}Di nuova guerra. E si levâr, cercarono
Un uom gagliardo, un cavalier, le briglie
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
nhb8al724g9tv00yubxzkdcl4b3s62s
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/154
108
1012534
3894725
3890590
2026-09-04T16:05:08Z
Candalua
1675
Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]]
3894725
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 151 —|}}</noinclude>
<poem>
Pochi i re, come lui, pieni d’ardire.
:Sopra la vetta dell’Albùrz un loco
Ei fece, e i Devi faticando assai
N’ebber stanche le membra. Ei fe’ precetto
{{R|35}}Che durissime pietre ivi tagliassero
Due case a fabbricar che cinque e cinque
Lacci eran lunghe, e dentro in vivo sasso
Fece i presepi de’ cavalli; in marmo
Le colonne, d’acciaio eran le sbarre.
{{R|40}}Là furo avvinti i palafreni, in guerra
Pugnaci e forti, e i muli ancor che portano
Palanchini sul dorso e lungo tratto
Percorrono di via. Di bel cristallo
Altre due case ei fe’; smeraldi ovunque
{{R|45}}Pose ed infisse, e questo loco ai dolci
Piaceri destinò, loco del cibo,
Perchè dal pasto nutrimento e forza
Uman corpo riceve. Un bel tempietto
Elevò ancor d’un’onice venuta
{{R|50}}Del Yemèn da la terra, e ad abitarvi
Un sacerdote di gran fama ei pose,
E fe’ quel loco a questo fin, che mai
Di là non si partisse uman sapere
Nè mai mancasse. Per riporvi l’armi
{{R|55}}Altre due case ei fe’, volle che tutte
Splendessero d’argento intatto e puro;
Indi un palagio tutto d’or dal suolo
Elevò in alto, che ben cento e venti
Palmi contava, e quivi la sua stanza
{{R|60}}Collocar divisò. V’eran figure
Di bei turchesi, e le pareti sue
Recavan fregi di rubino; e in guisa
Ordinò il loco per misura e giuste
Norme, che il dì non vi crescea, la notte
{{R|65}}Mai non scemava. Non un segno infausto
Del mese di Tamùz là si vedea,
</poem><noinclude></noinclude>
9q32sdd3ry6via9ke0i9zyilgagcqep
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/165
108
1012545
3894711
3890601
2026-09-04T15:41:20Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894711
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" /></noinclude><section begin="s1" />{{Ct|c=t01|3. La caccia di Rustem e dei sette eroi}}
{{Rule|2em|t=1|v=3}}<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|I. La caccia nei giardini di Afrâsyâb.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 302-305).}}
<poem>
:Udii che Rùstem fortissimo eroe,
Un giorno, in loco dilettoso, ai forti
Lieta una festa preparò. Quel loco
Chiamavasi Nevènd, là ’v’eran torri
{{R|5}}Eccelse, e piena di ornamenti assai
Era ogni torre. Nel deserto un loco
Fu propizio alla caccia; ora vi splende
Il Fuoco dì Berzìn, guida ai mortali.
D’Irania i prenci eran colà, seduti
{{R|10}}A quel loco di cene, ampia una schiera
D’incliti in armi. Quell’illustre v’era
Tus e Gùderz con lui, di Keshvàd prole,
Behràm e Ghev, nobili prenci, e il forte
Gurghìn con Zèngheh a Shaveràn illustre
{{R|15}}Animoso figliuol, con Gustehemme,
Con Kharràd battaglier, Berzìn che eretta
Avea la fronte, a fulminar la spada
Atto nel campo, e quel, ch’era di tutti
La corona ed il fior, Guràzeh. D’essi
{{R|20}}Aveasi ognuno alquanti eroi. Drappello
Era ben questo valoroso e illustre!
:Tal di festa apprestò loco giocondo
Rùstem guerrier, che questo sol fiammante
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
baixai0srsv6cauxfjh3ai7c5n1zz4m
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/173
108
1012553
3894627
3890609
2026-09-04T15:16:29Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894627
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 170 —|}}</noinclude>
<poem>
Parte del fiume non vogl’io ch’ei scenda.
Del ponte chiuderò l’uno de’ capi
A quel malvagio, dall’opposta parte
{{R|130}}Per alcun tempo il trattenendo, i nostri
Perchè vestano intanto le guerriere
Armi... Davver! che del gioir, de’ giuochi
Intempestivi oltrepassata è l’ora!
:Dell’arco allora a le due parti estreme
{{R|135}}La tesa corda ei rilegò, poi venne
Ratto correndo verso all’un de’ capi
Dell’arduo ponte. Ma vicino al ponte
Egli era già, quando il vessillo scorse,
Al giunger suo, del suo nemico. Scesi
{{R|140}}Da questa parte erano tutti, il fiume
Superando, gli eroi; stavane a capo
Il regnante Afrasyàb. Ghev animoso
A Rùstem grande ne spedìa l’annunzio.
:E Rùstem si vestì la sua di tigre
{{R|145}}Irsuta spoglia, e balzò in groppa al suo
Impetüoso palafren. Sen venne
A far battaglia contro all’oste avversa
De’ Turani, e gridava in strana guisa
Qual fero drago che s’avventa. Allora
{{R|150}}Che il scoverse Afrasyàb nelle bell’armi
Tutto rinchiuso, che fuggìan da lui
La mente e il senno detto avresti; forte
Ei temè di quel braccio e di quell’ampio
Irsuto petto e della man possente,
{{R|155}}Dell’eretta cervice e de la clava
Recata in collo. Ma d’un tratto il prode
Tus e Gùderz con lui, l’asta nel pugno,
Gurghin e Ghev gran cavaliero, e il figlio
Di Shaveràn, Zèngheh preclaro, e il forte
{{R|160}}Behràm, Berzìn, Ferhàd nell’armi esperti,
D’eroi questo drappel gagliardo in armi,
Con l’aste in mano e le spade lucenti
</poem><noinclude></noinclude>
m6acr66iu8vy4qacfrg09jhyash742g
3894703
3894627
2026-09-04T15:39:15Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894703
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 170 —|}}</noinclude>
<poem>
Parte del fiume non vogl’io ch’ei scenda.
Del ponte chiuderò l’uno de’ capi
A quel malvagio, dall’opposta parte
{{R|130}}Per alcun tempo il trattenendo, i nostri
Perchè vestano intanto le guerriere
Armi... Davver! che del gioir, de’ giuochi
Intempestivi oltrepassata è l’ora!
:Dell’arco allora a le due parti estreme
{{R|135}}La tesa corda ei rilegò, poi venne
Ratto correndo verso all’un de’ capi
Dell’arduo ponte. Ma vicino al ponte
Egli era già, quando il vessillo scorse,
Al giunger suo, del suo nemico. Scesi
{{R|140}}Da questa parte erano tutti, il fiume
Superando, gli eroi; stavane a capo
Il regnante Afrasyàb. Ghev animoso
A Rùstem grande ne spedìa l’annunzio.
:E Rùstem si vestì la sua di tigre
{{R|145}}Irsuta spoglia, e balzò in groppa al suo
Impetüoso palafren. Sen venne
A far battaglia contro all’oste avversa
De’ Turani, e gridava in strana guisa
Qual fero drago che s’avventa. Allora
{{R|150}}Che il scoverse Afrasyàb nelle bell’armi
Tutto rinchiuso, che fuggìan da lui
La mente e il senno detto avresti; forte
Ei temè di quel braccio e di quell’ampio
Irsuto petto e della man possente,
{{R|155}}Dell’eretta cervice e de la clava
Recata in collo. Ma d’un tratto il prode
Tus e Gùderz con lui, l’asta nel pugno,
Gurghìn e Ghev gran cavaliero, e il figlio
Di Shaveràn, Zèngheh preclaro, e il forte
{{R|160}}Behràm, Berzìn, Ferhàd nell’armi esperti,
D’eroi questo drappel gagliardo in armi,
Con l’aste in mano e le spade lucenti
</poem><noinclude></noinclude>
nsyq31cgcqbc846j4hl27zrnbk5vg00
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/175
108
1012555
3894777
3890611
2026-09-04T19:24:22Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894777
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 172 —|}}</noinclude>
<poem>
Fe’ scendere una pioggia e l’etra intorno
{{R|200}}Ne ingombrò tutta, come a primavera
Nuvola fosca. Sollevò sul capo,
A quella vista paventosa, il prode
Guròzm lo scudo e s’avanzò. Con l’asta
Raggiunse il capo del destrier nemico,
{{R|205}}E Gurghìn battaglier precipitava
Dall’ardua sella. Ma giugnea quel prode
Ghev all’istante; rimirò il caduto
E d’ira s’infiammò, come un leone
Che rugge nella selva, alta una voce
{{R|210}}Mandò a Gurèzm. E ratto l’afferrava
Al cinto e giù il traea dal loco suo
Quell’uom prestante, e poi con un pugnale
Aprìagli il petto. Oh sì!, pien di spavento
Ei de’ superbi fece il cor! Ma intanto
{{R|215}}De’ Nevdherìdi il regal duce, in pugno
Con quella clava poderosa, orrendi
Colpi sferrava in su la testa ai prodi,
E Guràzeh là dentro si spingea
Col brando acuto, come agreste verro
{{R|220}}In rabbioso furor. Gùderz di contro
Tale assalto inferìa, che scempio ei fece
D’alme turanie, e qual leone in giostra,
Con l’arco al braccio, cavalcando un forte
Destrier, Zevàreh dalla parte opposta
{{R|225}}Spingeasi innanzi. Con eletta schiera
Di giovani campioni incliti in armi,
Correa frattanto, come nembo in cielo,
Gurghìn possente, e trassero le spade,
E le clave brandîr forti e pesanti
{{R|230}}E Ferhàd e Berzìn tra i più famosi.
:Ghev, nel tumulto della pugna, orrenda
Voce mandò contro al turanio sire,
Prence illustre Afrasyàb. Turanio sire,
Gridò, che avversa hai la fortuna, o vile
</poem><noinclude></noinclude>
q0snmpqxeztvuhtfkybsd1243engmyb
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/180
108
1012560
3894662
3890616
2026-09-04T15:25:12Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894662
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 177 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Ardimentoso! A questi, che la fronte
{{R|380}}Levano in alto, con l’acuta spada
La testa spiccherò dalla persona,
Involgendo di tenebre di morte
La loro stella. Oh sì!, giù nella polve
Io le corone abbatterò degl’incliti,
{{R|385}}Divelto il capo col guerresco brando!
:Giovinetto guerrier, rispose il prence,
difesa de’ forti, inclito sire
D’ogni più illustre, nell’orrenda pugna
Esser tu possa vincitor! Le imprese
{{R|390}}De’ tuoi nemici opere son da nulla,
Misere e grame. L’andar tuo nel mezzo
Della battaglia, lieto sia; poi torna
Con la vittoria a me, con nome illustre.
Iddio, di grazia donator, ti sia
{{R|395}}Proteggitor. Deh! sia sospeso il capo
Di chi t’è avverso, a un legno! E poi che vai
Contro a Rùstem così, poi che t’accingi
Alla battaglia seco, assai ten guarda,
Che nell’opere sue malvagio e infido
{{R|400}}Egli è, di tristo cor, pieno la mente
D’inganni, e sanguinario. Oh! tu potessi
Aver vittoria su quel tristo! È lui
Prima cagion di tal iattura in armi!
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|III. Battaglia di Rustem con Pilsem e Alkûs.}}
{{Ct|c=t2|(EU. Calc. p. 311-314).}}
<poem>
:Come udì del suo prence este parole,
Pilsèm die un grido, e parve acuto fremito
D’un timpano di bronzo. Egli balzava.
Ratto qual nembo, al palafren sul dorso,
{{R|5}}Detto avrestù che in cor tema nessuna
</poem><section end="s2" /><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, II}}||12}}}}</noinclude>
6s1f2ls98z5j9xn96a0qotzdun2atnt
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/181
108
1012561
3894704
3890617
2026-09-04T15:39:43Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894704
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 178 —|}}</noinclude>
<poem>
Per laspro assalto avesse. Egli, qual turbine,
Dell’iranico stuol gittossi al mezzo,
E da destra e da manca il rilucente
Brando agitò, vibrò la sua guerriera
{{R|10}}Clava possente. Come un uragano,
Ei fu sopra a Gurghìn, come una fiera
In suo furor gridando, e quell’acuta
Spada sul capo del destrier di lui
Calò. Per l’aspro duol cadde il destriero
{{R|15}}A capo in giù. Ma Gustehèm che il vide,
Di pugna esperto Gustehèm, sen venne
Simile a vampa dal suo loco, e ratto
Ei fu sopra a Pilsèm, come leone
Al proromper dell’ira, e fiero assalto
{{R|20}}Incominciò con lui, nel subitano
Divampar del suo sdegno. E in pria la lancia
Gli calò rovinosa alla cintura,
Ma niun danno arrivò della cintura
Ai solidi fermagli; anzi, la lancia
{{R|25}}Gli si ruppe nel pugno allor che ratto
Ei la calava, onde gittò quel tronco
Dell’asta infranta. Ben notò quell’atto
Pilsèm; la spada fuor traendo allora
Tagliente e acuta, pien di vampo e d’ira.
{{R|30}}Venne con fermo cor. Con quella spada.
Di Gustehèmme su la testa, a sommo
Dell’elmo, tal sferrò colpo mortale,
Che via dal capo gli divelse l’elmo,
Sì come globo. Discoverto il capo,
{{R|35}}Con l’asta infranta al suol, là nel fragore
Dell’orrenda tenzon stavasi in piedi
Come stordito Gustehèmme. E quando,
Dai destro corno, degli eroi l’assalto
E il fermo core designò con gli occhi
{{R|40}}Zèngheh di Shaveràn, venne al soccorso
Di Gustehèm rapidamente. Il vide
</poem><noinclude></noinclude>
5gyvmznw8gzrudnbvr7v33x862gx1ts
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/182
108
1012562
3894668
3890618
2026-09-04T15:26:51Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894668
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 179 —|}}</noinclude>
<poem>
Afflitto e mesto, ed un tremendo assalto
A Pilsèm inferì, come elefante
Dal capo eretto o leon bieco. L’impeto,
{{R|45}}Qual fero alligator selvaggio e ardito,
Sostenne l’altro e s’avanzò con quella
Indica spada nella man. Quel ferro
Giù calò ratto, e lacerando tutta
Di Zèngheh la gualdrappa, al suol la testa
{{R|50}}Gli fe’ cader del palafreno. A terra
Cadde quel prode ancor, ma il lembo estremo
Della tunica intorno a sè raccolse
E al cinto l’annodò, poscia con l’inclito
Di Turania guerrier tornò alla pugna,
{{R|55}}A piè, là in mezzo a la volante polve,
Come leon che la sua preda cercasi.
:Negra una polve essi levâr dal suolo
In quell’istante che più fieri e arditi
Elli s’accapigliâr. Ma Ghev, dal mezzo
{{R|60}}Delle sue file come ciò vedea,
Quando oscurarsi vide il mondo agli occhi
Dei forti amici suoi, diè un alto grido
Sì come tuon su la montagna, o come
Battagliero leon nella suprema
{{R|65}}Ora della tenzon. Venne egli pure
I tre compagni a sostener. Così
Quattro guerrieri accapigliârsi tutti
Con Pilsèm giovinetto. Oh! di sue guancie
Il bel color non tramutò costui,
{{R|70}}Animoso guerrier, ma là nel mezzo
Degli altri prenci s’avventò alla pugna.
Or la spada vibrò, la poderosa
Clava talvolta, fin che cadder lente,
Lente e spossate, agli altri eroi le mani.
:{{R|75}}Ma là dal mezzo di sue accolte schiere
Piran tutto osservò; notò che senza
Aita là si stava il suo fratello
</poem><noinclude></noinclude>
i4696w1q2fct9c9e0faiydafv7lw1u0
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/201
108
1012581
3894674
3890637
2026-09-04T15:28:06Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894674
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 198 —|}}</noinclude>
<poem>
Stimi ei la pugna coi leoni e indietro
{{R|140}}Non si ritragga dal pugnar da forte
Con gli elefanti ardimentosi e fieri!
:Così ei passava appo la bella sposa
La lunga notte e innanzi a lei di molte
E molte cose favellò. Ma quando
{{R|145}}Montò pel ciel questo fiammante sole
Con rinnovato amor tutta la terra
Adornando così, per dirle addio
Si strinse al petto l’avvenente sposa
Rùstem e la baciò più volte in fronte
{{R|150}}E ne’ begli occhi. Lagrimando assai
Si disciolse da lui la giovinetta
Bella come Perì, congiunta al suo
Cordoglio e al suo dolor. Sen venne ratto
Appo l’eroe l’inclito re, novelle
{{R|155}}Del suo riposo e di sua stanza ombrosa
Gli chiese, e al fin di sue parole acconcie
Lieto annunzio gli diè del suo destriero.
Il core del guerrier che regi serti
Ai re donò, di lui ben si compiacque.
{{R|160}}Ed ei si mosse e te’ carezze al suo
Fedel compagno e gli posò sul dorso
La ricca sella. Egli gioia per esso,
Pel re di Semengàn gioia nel core.
Così lieto ei partì, si come nembo
{{R|165}}Venne al Sistàn, le intravvenute cose
Molto pensando in cor. Scese veloce
Di Sistàn in Zabùl, di ciò che vide.
Di ciò che udì, non fece motto ad altri.
</poem><noinclude></noinclude>
qi9wytgvss0tf2lwzof5ve5lov2r98t
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/213
108
1012593
3894586
3891018
2026-09-04T15:01:11Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894586
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 210 —|}}</noinclude>
<poem>
:Sohràb, di pugna disïoso, ratto
Che da lungi il scoverse, una grand’ira
Sentì nel petto e sfoderò la spada.
{{R|35}}Balzò come leon dalle sue schiere,
E fermo e ardito s’avventò all’incontro
D’Hegìr, con questi detti a lui rivolti,
Già di battaglie esperto: Oh! come mai
Solo così, qual per insano ardire,
{{R|40}}Sei disceso all’assalto? Oh! perchè mai
Solo venisti a contrastar da folle?
Ardimentoso se’ disceso adunque
D’alligatori alla tenzone! Or dimmi:
Chi sei tu? quale il nome, e da qual stirpe
{{R|45}}Sceso ti vanti? Piangere ben tosto
Dovrà colei che un dì ti partorla!
Hegìr gli rispondea: Nessun turanio
M’è amico, nè il vogl’io, che di pugnaci
Eroi son vincitor, gran cavaliero,
{{R|50}}Ed un leon, ben che gagliardo, è volpe
Qui, nel cospetto mio. Signore e duce
Son di guerrieri, Hegìr mi chiamo, e fermo
Ho il core qui. Ma la tua testa ratto
Dal busto spiccherò; così recisa
{{R|55}}Al maggior prence della terra io stesso
L’invïerò, mentre al tuo corpo sfatto
La sepoltura gli avoltoi daranno.
:I detti audaci penetrâr gli orecchi
Di Sohràb che ne rise. Egli si volse
{{R|60}}Rapidamente, e allor l’aste ferrate
Incrociaron que’ forti, e fu sì ratto.
Che scerner non potea quella da questa
Lancia chi stava a riguardar. Qual vampa
Corse innanzi l’eroe gagliardo e fiero,
{{R|65}}E sospinse il destrier come un gran monte
Dalla base divelto. Un fiero colpo
Hegìr con l’asta gl’inferì, mirando
</poem><noinclude></noinclude>
ih6uvraj9vdgsbkijpq8j23m30j5si7
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/218
108
1012598
3894785
3890654
2026-09-04T19:43:03Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894785
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 215 —|}}</noinclude>
<poem>
La fanciulla, e l’eroe con questi accenti
Gioioso l’assalia: Da questi nodi
Scampo non cercherai. Perchè discendi
{{R|215}}Fra l’armi a contrastar, vaga fanciulla?
Davver! che dentro al laccio mio nessuna
Fiera mai venne, a te simìl! Da questa
Mia man possente scampo non avrai.
Non turbarti però. — Quel suo bel volto
{{R|220}}Apertamente gli mostrava allora
Gurd-aferìd, che ben conobbe sola
Esser cotesta arte sottil. Mostrando
libero il {{Ec|volto.|volto,|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}} O ardimentoso, disse.
Come leon fra gli altri eroi, la fiera
{{R|225}}Nostra tenzon qui a rimirar si stanno
Due genti, i nostri ferri e le nodose
Clave e l’ardir. Con discoperto il volto,
Con disciolte le chiome io qui mi sono,
E già per te di voci un mormorio
{{R|230}}Corre fra i prodi: «In contrastato campo
Costui la polve ai nuvoli solleva
Con una donna combattendo! A lungo
Non resti là, nè più s’indugi! In questa
Pugna a se stesso ei fa vergogna». Oh! dunque
{{R|235}}Non voler tu per me, nella presenza
D’ambe le genti qui schierate, un alto
Biasmo acquistar; ma se nascostamente
La grave cosa disporrem, fia meglio,
Che d’un prence è virtù mostrar prudenza.
{{R|240}}Ed ora a’ cenni tuoi tutta la mia
Gente soggetta sta con la superba
Rocca, e guerra cercar non si conviene
In questa nostra pace. Ecco, son tuoi
I tesori e il castello e del castello
{{R|245}}Il guardiano, ove salir tu voglia,
Quando t’è caro, alle dimore nostre.
:Così le gote e disvelate e aperte
</poem><noinclude></noinclude>
0jhxi9p25yjc6g9meju5k09wyft90no
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/219
108
1012599
3894587
3890655
2026-09-04T15:01:35Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894587
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 216 —|}}</noinclude>
<poem>
Ella mostrava al giovinetto, e i denti
Le si vedean fra le purpuree labbra.
{{R|250}}Era costei davver quale un giardino
Di paradiso, e simile cipresso,
Alto così, non piantò l’uom de’ campi.
Erano gli occhi suoi come cervetti,
Le ciglia un arco, e rifiorir sue gote
{{R|255}}In ogni tempo detto avresti. Allora
Il giovinetto le parlò: Da queste
Promesse tue non ti ritrar, che visto
M’hai tu nella battaglia, e del tuo core
Non avvincer la speme alle cadenti
{{R|260}}Rovine d’un Castel, che non son esse
Più assai di questo cielo alte e superbe.
Della mia clava i risonanti colpi
Le scrollerebber tutte, e niun de’ tuoi
Giungerebbe a scalfir con la sua lancia
{{R|265}}Questa cervice mia. — Voltò le redini
Gurd-aferid, verso la rocca il suo
Destrier sospinse che recava altera
La fronte eretta, e venne al fianco suo
Sohràb con gran desio. Scese al vestibolo
{{R|270}}Ghezdehèm della rocca, e furon tosto
A un cenno suo schiuse le porte. Dentro
Gurd-aferid gittossi allor, trafitta
L’avvenente persona e ancor dal laccio
Avvinta di Sohràb, e furon chiuse
{{R|275}}Le porte dietro a lei. Accorser tutti,
Tutti fûr mesti; pien di doglia il core,
Lagrimose le ciglia, e per l’affanno
D’Hegìr captivo, pel dolor di quella
Vaga fanciulla, giovinetti e vecchi
{{R|280}}Stavano afflitti e costernati. Ancora
Venne alla figlia sua, con altri eroi
D’inclita fama, Ghezdehemme, e disse:
:Donna di fermo cor, di belve in giostra
</poem><noinclude></noinclude>
pa37txo8m83yyr3cdx03wlcjkaaj7zo
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/228
108
1012608
3894786
3890664
2026-09-04T19:44:00Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894786
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 225 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|45}}I prenci suoi. Benedizion discenda
Da Dio ch’è sire del tremendo giorno
Del suo giudizio, su Ghershàspe antico,
Sovra Nirèm, di Sam su l’alta fronte,
Illustre cavalier, se in te cotale
{{R|50}}Ebber la discendenza e di lor seme
Il lontano rampollo, un uom di puro
Nascimento, del mondo e di sua gloria
Conquistator, che abbatter suol leoni
In fiero assalto. Oh. sì!, la mia fortuna
{{R|55}}S’anima e avviva nel tuo aspetto, ed io
Prego dal ciel che lieto sempre e forte
{{Ec|Esser|Viver|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}} tu possa!... Intanto una ben grave
Cosa incontro ne venne, e questo core
Grave prese travaglio in tal pensiero.
{{R|60}}Sedettero con me tutti i miei prenci
A parlamento e lessero l’epistola
Di Ghezdehèm. Ratto avvisâr con meco
I valorosi in ciò, che a te venisse
Ghev illustre a recar questo mio foglio
{{R|65}}Perchè del mal, del ben che vi sta scritto,
Abbi notizia certa. Allor che letta
Questa epistola avrai, sia notte o giorno,
A favellar d’estranie cose il labbro
Non scioglier tu; se nella man di vaghi
{{R|70}}Fiori hai la pompa, d’odorarli ancora
Non ti prenda desìo, ma ratto in mente
Ferma un consiglio poderoso e a noi
Mostra il tuo volto ancor. Se ai dolci sonni
Tu posi in grembo, tosto balza in piedi,
{{R|75}}E se in piedi sei già, per alcun tempo
Fermo non ti tener, ma qui con tutti
I cavalieri tuoi di molto senno
Vieni e fin dal Zabùl tremendo un grido
Leva di guerra. A quel che già ne disse
{{R|80}}Ghezdehèm del turanio, a lui di contro
</poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, II}}||15}}}}</noinclude>
o8kwl17pxc0o56r8hnlio5cnt74e7pl
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/259
108
1012639
3894589
3890695
2026-09-04T15:01:58Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894589
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 256 —|}}</noinclude>
<poem>
Vincitor di leoni, ai monti suoi
{{R|275}}Si rese nel Zabùl, che tempo è questo
Di banchettar per lui ne’ bei giardini
Di fresche rose. — Oh sì!, questo dirai,
Questo piuttosto dirai tu, soggiunse,
Che la fronte levar debbe quel prode
{{R|280}}Alla battaglia nuova. E in molta pace
Ei sederà, del regno il gran vassallo?
Di ciò rider potrìan garzoni e vecchi!
Ma un patto oggi è fra noi. Dirò che brevi
Son le parole mie. Se a me tu additi
{{R|285}}L’eroe preclaro, tra la folla in alto
Il capo leverai. Farò che nullo
Bisogno in terra mai ti tocchi, aprendo
Miei tesori nascosti. Ove poi sia
Che a me tu celi quest’arcano e il vero,
{{R|290}}Palese ad altri, chiudi a me, la tua
Bella persona al loco suo la testa
Davver! che più non vuol! Scegli tu adunque
Fra due proposte. Oh! tu non sai qual cosa
Già disse a un prence il sacerdote, allora
{{R|295}}Che gli svelava altissimo secreto?
«Cosa non detta ancor, disse, è qual gemma
Che non tocca si sta, giù giù riposta
Nell’involucro suo. Ma s’ella n’esce
E rompe il suo legame, ecco! diventa
{{R|300}}Fulgidissimo anel che non ha prezzo».
:Hegìr così rispose: Ove del suo
Serto regal, del trono suo, del fulgido
Anel di prence è stanco il signor mio,
Cerchi, cerchi quaggiù l’orrido assalto
{{R|305}}Di chi toglie la vita agli elefanti
Ardimentosi. Che se tu vedrai
Quella sua man, quel suo tremendo aspetto,
La sua figura e la cervice, allora
Ben saprai che da lui non trovan scampo
</poem><noinclude></noinclude>
qhrao8w7nyldnm2hg3pqygm3xkbg1k2
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/263
108
1012643
3894730
3890699
2026-09-04T16:07:45Z
Candalua
1675
Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]]
3894730
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 260 —|}}</noinclude>
{{Ct|c=t1|XIII. Assalto di Sohràb.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc, p. .353-355)}}
<poem>
:Come ascoltò quelle parole dure,
Rapidamente de’ gagliardi il sire
Voltò le terga. Egli celò la fronte
Da Hegìr, nè fece motto, a quegli oscuri
{{R|5}}Detti meravigliando. E poi dall’alto,
Per sùbito furor, gli diè tal colpo
Con riversa la man, che al suol lo stese,
E ritornossi al loco suo. Ben lunghi
Pensieri ei fece e s’apprestò di guerra
{{R|10}}Molti arnesi e diversi. Ivi, dintorno
Si strinse ai fianchi la regal cintura
Per vicina tenzon, l’aurea corona
Dal capo si levò, tolse un arnese,
E un greco elmetto, rapido qual turbine,
{{R|15}}Si pose in fronte. Quell’eroe, di Devi
Inclito domator, l’asta afferrava
E l’arco e il laccio e la clava possente.
Indi, mentre per l’ira accolta in petto
Fremeagli il sangue e gli batteano i polsi
{{R|20}}Rapidi e spessi, al suo destrier veloce
In arcioni balzò. Come elefante
Ebbro di foia egli discese al campo,
E sotto a lui, qual monte che cammina,
Via balzò il palafren dal loco ov’era.
{{R|25}}Uscì, dentro nel cor con fiera brama
Di contrastar nel campo, alto alla luna
La polve sollevò. Così sen venne
Al medio loco dell’iranio vallo
Ratto correndo, e giunse ai padiglioni
</poem><noinclude></noinclude>
c2pmp4lcoilm2kydzkazj3ptpuc3hu3
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/264
108
1012644
3894787
3893991
2026-09-04T19:44:56Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894787
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 261 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|30}}Di Kàvus re. Fuggirono da lui
Tutti i più forti, come stuol d’onagri
Fugge l’artiglio d’un leon. Quel braccio
Mirando e quella man, quel piè, quell’asta
Tutta lucente e l’alte staffe e l’auree
{{R|35}}Briglie attorte, nessun de’ più famosi
Dell’iranico stuol levar gli sguardi
Al giovinetto in fronte osò. Ma poi
Tutti que’ prenci s’adunâr confusi
In un sol loco ed, Eccoti, diceano,
{{R|40}}Il fortissimo eroe! Mirargli in viso
Agevole non è. Corrergli incontro
E disfidarlo chi oserà di noi?
:Maledicendo a Kàvus re, diè un grido
Eroe Sohràb. Nobil signor, dicea.
{{R|45}}Quale hai {{Ec|facenda|faccenda|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}} in questo campo d’armi?
Perchè di Kàvus re nome ti festi,
Se fermezza non hai co’ forti in giostra?
Fa che nel pugno l’asta mia ferrata
Crolli per poco, e tutti i prodi tuoi
{{R|50}}Esanimi farò. Sedendo a cena
In questa notte, allor che ucciso cadde
Zindeh-rèzm, sacramento orribil feci
Perch’io vivo nessun lasciassi mai
De’ prenci astati di tua terra, e te,
{{R|55}}Kàvus re, perchè vivo alto appendessi
A un tristo legno... Or quale hai tu d’Irania
Prence gagliardo che a me venga in questo
Campo di pugna? Dov’è Tus valente
E Ghev e Gùderz, Feribùrz tuo figlio,
{{R|60}}E Gustehèm pari a leone? Il primo
Cavalier del tuo regno, il sì famoso
Rùstem, dov’è? Quel che gli assalti agogna
Zengheh eroe, dov’è mai?... Vengano e chiaro
Mostrino a me valor di prodi, in questo
{{R|65}}Loco di pugna, per vendetta ed ira!
</poem><noinclude></noinclude>
tjl2u9sjh2ptexskhfz9x5szmo2qbbr
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/266
108
1012646
3894657
3890702
2026-09-04T15:23:41Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894657
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 263 —|}}</noinclude>
<poem>
A la sella stringea, che Tus recava
La gualdrappa in sua man, che questo a quello,
E quello a questo sì dicea: Fa presto!
:{{R|105}}Rùstem in ascoltar dal suo recinto
Le voci alterne. Oh sì!, questa è tenzone
D’Ahrimàn, disse in cor, nè per un solo
Tal tumulto mi vien!. Così dicendo
Porse la mano e si vesti la sua
{{R|110}}Fatal corazza. La regal cintura
Ai fianchi si legò, di Rakhsh al dorso
Montò d’un balzo e in via si pose. A guardia
Stava de’ prodi suoi, dell’ampio loco,
Zevàreh, e il prode gli dicea: Da questo
{{R|115}}Loco più in là non ti partir. Tu porgi
Più che ogni altro guerrier l’orecchio intento.
:Recarono con lui quel suo vessillo.
Ed ei partì con volto corrucciato,
Disìoso di pugna. Allor ch’ei vide
{{R|120}}Sohràb da lungi e contemplò quell’alta
Statura sua, quella cervice e il petto
Ampio qual fu di Sam, prence belligero,
In altro loco andiam, suvvia, gli disse,
Lungi di qui; con lealtà ne andiamo
{{R|125}}In chiuso campo. — A quel parlar del prode,
Fortissimo guerrier, famoso in armi,
Sohràb si scosse, ei di battaglie amante,
E palma a palma ambe le man battendo,
In chiuso campo se n’andò con lui
{{R|130}}D’ambe le schiere dal cospetto. E in pria
Disse a Rùstem così: Vieni, e rechiamci
In chiuso loco insiem, soli noi due.
Uomini prodi ambo slam noi. D’Irania
Nessun vogliam, non di Turania alcuno,
{{R|135}}Che in campo bastiam noi, noi due soltanto.
Alto e grande sei tu, con late spalle,
Con eretta cervice; eppur dai molti
</poem><noinclude></noinclude>
f43e1f9ljm7665hbylr3m4jamap5n31
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/275
108
1012655
3894708
3890711
2026-09-04T15:40:19Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894708
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 272 —|}}</noinclude>
<poem>
:Ma di rincontro i prodi suoi mirava
Rùstem intento, favellando al saggio
{{R|240}}Ghev, n’ascoltando i detti: Oh! come adunque
Sohràb, dell’armi esperto, all’aspro assalto
Oggi qui s’avventò? — Ghev gli rispose,
Quel nobile guerrieri Mai non vid’io
Gagliardo eroe di tal costume. Ei venne
{{R|245}}Forte correndo fino in mezzo al campo;
Fra gli altri tutti con ardor di pugna
Contro a Tus egli andò, che stava in sella
E la lancia ei stringea, mentre disceso
N’era Gurghìn che vi salì dipoi.
{{R|250}}Venne, ti dissi, e allor che con la fulgida
Asta lo vide, si gittò su lui
Come leone in suo furor. La clava
Che si curvò, sul petto con fatale
Urto gli avventa, sì che via dal capo
{{R|255}}L’elmo gli cade. Perchè a lui resistere
Tus non potè, si volse, e venner molti
Contro a colui de’ più gagliardi, e niuno
De’ valorosi ebbe con lui fermezza;
Fuori che Rùstem battaglier, nessuno
{{R|260}}Stettegli a fronte. Ma noi qui le norme
Osservammo d’un tempo, e a lui di contro
Non disciogliemmo i nostri prodi. Allora
Che non osò stargli di faccia alcuno
Da solo a solo, della pugna il campo
{{R|265}}Libero gli lasciammo. Un cavaliere
Non mosse incontro a lui, sì che dal medio
Loco egli corse dell’iranio vallo
Fino al destro confin. Corse, proruppe
In ogni parte, e sotto a lui balzava
{{R|270}}Il destrier ch’ei reggea. — Si dolse il prode
A quel racconto, e venne, in tal pensiero,
A Kàvus re. Quando l’eroe scoverse
Kàvus regnante, accanto a sè gli fece
</poem><noinclude></noinclude>
fe03mxpcb7u46p6kkwzprini8mv8ctn
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/279
108
1012659
3894788
3890715
2026-09-04T19:46:54Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894788
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 276 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Tahmuràs che domò possa di Devi,
Drizza ancora il pensier. Non fu mai sire
Eguale a lor per l’ampia terra, e al fine
{{R|385}}Accanto a Dio di qui migrar. Nessuno
Di Ghershàspe maggior si vide al mondo
Per guerresca virtù; la sua persona
Toccava l’alto ciel. Nirèm col prode
Sam fu ben grande, eretto il capo; e niuno
{{R|390}}Ebbe su morte potestà. Se vita
Terrena eterna non durò, ma cesse
Ognun di lor, la stessa via noi pure
Percorrerem volenterosi. A morte
Votati siam, giovani e vecchi, e in terra
{{R|395}}Niuno per sempre si restò. Con questa
Sentenza allor che consolata avrai
La madre mia, tu a Zal favella, al sire
Perch’ei non sia mai ribellante, fiacco
Non sia nell’ora ch’egli adduce i forti
{{R|400}}A far battaglia, camminando sempre
Conforme al dir che da principio fece.
Per metà della notte a lor parole
Fu Sohràb argomento. Alla quiete
Fu dato e al sonno tempo che restava.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XV. Lotta di Rustem e di Sohràb.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 361-365).}}
<poem>
:Ma quando l’ale sue spiegò nel cielo
Questo fulgido sol, quando la testa
In giù piegò di notte il bruno augello,
Rùstem si cinse la corazza e tosto
{{R|5}}In arcioni balzò {{Ec|dal|del|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}} suo veloce
Destrier. Della tenzon discese al piano,
Postasi in fronte una celata in ferro.
</poem>
<section end="s2" /><noinclude></noinclude>
q9r1vc7n1ta04se32ep3z9cfx8lqlw1
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/280
108
1012660
3894600
3890716
2026-09-04T15:08:00Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894600
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 277 —|}}</noinclude><poem>
Ma là di contro, co’ suoi prenci, un dolce
Yino bevve Sohràb, tra cantatrici,
{{R|10}}In quella notte. A Humàn dicea: Quel forte,
Quel selvaggio leon, che meco scese
Oggi a pugnar, nella statura sua
Non è minor di me, ne’ quel suo core
Entro l’assalto egli ha cruccioso. In quelle
{{R|15}}Sue spalle e il petto ei mi somiglia, in quella
Cervice, e ben diresti che adoprava
Un sapïente sola una misura.
Si muove l’amor mio, quando le staffe
Ne miro e il piè; vergogna mi colora
{{R|20}}Il volto. I segni che mi diè la madre,
Io trovo, e in cor per lui caldo mi sento.
Io porto fede ch’egli Rùstem sia.
Che pochi son quaggiù che gli sian pari,
Campioni in guerra. Nè pugnar col padre
{{R|25}}Bello per me sarà, qual folle o insano
Investirlo di fronte. Innanzi a Dio
Oh! qual’onta ne avrei, da questa terra
Oh! con qual fronte vergognosa e scura
Dovrei partir! Che se m’è tolta speme
{{R|30}}D’altra vita nel ciel, no, non è bello
Ch’io rechi la battaglia al padre mio!
Questo mio nome sol per onta e biasmo
Altri pronuncierà; vano del core
Ogni desire e in questa vita e in quella
{{R|35}}Si rimarrà così. L’aspra tenzone
Mi rende insano, e sol di male è fonte
Versato sangue! — E Humàn a lui: Fra l’armi
Molte fiate innanzi a me vid’io
Rùstem balzar. Tu pur ciò ch’egli fece
{{R|40}}Là nel Mazènd, guida agli eroi, con quella
Gravosa clava, udisti un giorno. Al forte
Di Rùstem palafren somiglia il forte
Palafren di colui, ma l’orme sue
Non ha sì fonde, nè sì grave ei scalpita.
</poem><noinclude></noinclude>
d00ez213797x1odku1rd47f1wbb4ulz
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/284
108
1012664
3894603
3890720
2026-09-04T15:09:02Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894603
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 281 —|}}</noinclude>
<poem>
Se un’altra volta egli l’atterra e acquista
Dall’atterrarlo di leon rubesto
{{R|155}}Inclita fama, di troncargli il capo
Lecito allor gli fia. Tale il costume
Che appo noi vive. — Con tal’arte ei volle
Sfuggir da morte sotto l’aspro artiglio
Del fero drago. E il giovinetto cesse,
{{R|160}}Ei di gran core, al supplicar del vecchio
Prence così, ne la minaccia sua
Toccò l’effetto. Ciò per generoso
Impeto avvenne e pel destin, per quella
Aperta lealtà di giovin core.
:{{R|165}}Il liberò da quella stretta e corse
Al deserto, a un deserto ove gazzelle
Timide gli passâr veloci innanzi,
E si volse a cacciar, nè di quel prode
Che seco in armi si provò, fu in lui
{{R|170}}Alcun pensiero. Lungo tempo assai
Là si trattenne, fin che accorse, ratto
Come nembo di polve sollevata,
Humàn, che l’inchiedea qual de la pugna
Esito e fin. Le intravvenute cose
{{R|175}}Ad Humàn raccontava e le parole
Che Rùstem gli dicea, ridisse ancora.
Sciagurato garzon, certo che giunto
Se’ a sazietà della tua vita!, a lui
Humàn rispose. Oh! sciagurato questo
{{R|180}}Tuo petto e la statura e il portamento,
E la tua staffa prolungata e il piede
Che hai tu d’un forte! Liberasti un bieco
Lïon ch’era caduto entro al tuo laccio,
Ed a smaltir difficile si rese
{{R|185}}La cosa grave. Tu vedrai qual danno
A te verrà della tenzon nel campo
Per l’inconsulta opera tua! Sentenza
Di ciò fece un gran re: «Non stimerai
</poem><noinclude></noinclude>
hc1i46nsmsjzlrkhhacajn8ijsgu89q
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/288
108
1012668
3894789
3890724
2026-09-04T19:48:01Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894789
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 285 —|}}</noinclude>
<poem>
Giù piegò la persona. Il tempo suo
Il termin suo già già toccava, e niuna
Possa era in lui, sì che il distese al suolo
{{R|15}}Rùstem pari a lïon. Sapea costui
Che al suol rimasto ei non sarebbe e ratto
L’acuta spada sguainando, il seno
Del figlio trapassò, di lui, nell’alma
E vigile ed accorto. Al fatal colpo
{{R|20}}Si contorse e gemè; lasciando allora
Tutti i pensieri suoi, giocondi e tristi,
Sohràb così a dir prese: Ecco! mi venne
Tanto danno da me. Ti diè la chiave
Che chiude i giorni miei, l’avara sorte,
{{R|25}}E in tua man la depose. Oh! tu non hai
Colpa veruna in ciò, che a me sul capo
Tanta rovina addusse il ciel, sì ratto
Travolgendomi a morte! Or sì!, diranno
I coetanei miei, per gioco e scherno,
{{R|30}}Che giacque, stesa nella polve, l’alta
Persona mia!... Mi diè la madre i segni
Del genitor non dubbi, e il viver mio
Per amor toccò fine. E il ricercai,
Bramoso di veder quel volto amato,
{{R|35}}E per questo desìo diedi la vita.
Aimè! che alla sua meta il lungo stento
Non giunse, ed io veder per niuna via
Volto potei di genitor!... Ma intanto,
S’anche nell’onde qual natante pesce
{{R|40}}Calar potessi, o come notte in ombra
Te stesso tramutar, s’anche nel cielo
Salir potessi come stella e questo
Almo sole schiantar d’in su la faccia
Di questa terra, sempre e sempre il mio
{{R|45}}Genitor chiederà la mia vendetta
Da te, quando vedrà che dell’avello
Furon le pietre il mio guancial. De’ {{Ec|prenci,|prenci|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}}
</poem><noinclude></noinclude>
3mh5w32w3twh2f7dx4ni6bz1ylw7e3o
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/294
108
1012674
3894605
3890730
2026-09-04T15:09:50Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894605
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 291 —|}}</noinclude>
<poem>
Loco è a parlar con te. — Si volse allora
L’eroe gagliardo al suo fratello, e disse:
:{{R|230}}Di qui ti volgerai, forte d’intatto
E puro cor. Tu con Humàn la sponda
Attingerai del regal fiume. Impeto
Contro ad alcun non farai tu in niun modo,
:E Zevàreh si mosse in quell’istante.
{{R|235}}Appo Humàn venne e le parole tutte
Gli ridicea del gran guerriero. In questa
Guisa Humàn gli rispose, eroe, che un giorno
Avea nell’arti della guerra istrutto
Sohràb fanciullo: Hegìr tristo e rissoso,
{{R|240}}Hegìr fu lui che tennegli nascosto
Alto segreto del suo duce! Ei sempre
Chiedea del genitor, nè quegli il vero
Gli disse mai, sì che all’error congiunta
Andò l’anima sua. Per sua stoltizia
{{R|245}}Tal sventura c’incolse, e veramente
D’uopo è che il capo si recida a lui.
:Redìa Zevàreh al fortissimo eroe,
Fea parole d’Humàn, degli altri tutti
E dell’opra d’Hegìr tristo e malvagio,
{{R|250}}Per cui precipitava al termin suo
Vital giornata di Sohràb. L’eroe
Folle divenne a quel racconto e tosto
Dinanzi agli occhi suoi fecesi il mondo
Oscuro e tetro. Là da Hegìr sen venne
{{R|255}}Dal fatal campo ove pugnò. L’afferra
Pel celiar delle vesti e d’un fatale
Colpo lo stende al suol; già trae dal seno
Un fulgido pugnal, già già dal busto
Gli recide la testa, allor che i prenci
{{R|260}}Per l’infelice a dimandar perdono
Accorser tutti. Da estremo di morte
Ei ritrassero Hegìr. L’eroe tornava
Dal tristo loco e si rendea piangendo
</poem><noinclude></noinclude>
h02xnt3t6n19cwwu7dl99zn65ro3h9n
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/301
108
1012681
3894791
3890737
2026-09-04T19:49:10Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894791
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 298 —|}}</noinclude>
<poem>
Rampogna molta, e rampogna farammi
Ricca Rudàbeh di virtù! Deh! i prenci,
Deh! gli eroi che diranno, allor che indizio
Giungerà lor di tanto? E come venga
{{R|90}}Di ciò novella e intenderanno ch’io
Svelsi dal mio giardin del bel cipresso
La vaga pianta, qual discolpa mai
In lor cospetto recherò, che vinto
Tragga a’ miei detti lor crucciato core?
:{{R|95}}Pianse, ed il suol giù giù ferocemente
Scavò con l’ugne e la regal sua vesta
Fe’ cadersi divelta a brani a brani
Dalla persona. Di re Kàvus tutti
Stavano accanto a lui sopra la via
{{R|100}}Gli eroi seduti. Di parole amiche
Atte a consigli avean la lingua piena
I valorosi, ma per l’aspro duolo
Di serrame era chiuso il cor del forte.
:Di questo ciel che in alto move, il reo
{{R|105}}Costume è tal. Con una mano un serto,
Con l’altra un laccio esso ti dona; e allora
Che in trono pose alcun beato e lieto
Con quel serto regal, dall’alto seggio
Il precipita poi dentro le attorte
{{R|110}}Spire avvinto del laccio. Oh! perchè mai,
Se partirci dobbiam con quei che a noi
Fûr compagni di via, daremo a questa
Misera vita il nostro amor? Si compiono
Molti giri su in ciel; stanno in que’ giri
{{R|115}}Molte contese e turbamenti, e mai
Scerner non usa da’ regnanti i servi
Il cielo, nè dall’uom semplice e ignaro
Il sapïente, che la vita uguale
Per tutti scorre e giuochi essa ti appresta
{{R|120}}Di {{Ec|varie|molte|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}} guise e varie assai. Ma il grave
Pensier dell’esser nostro anche se duri
</poem><noinclude></noinclude>
f0gparp6udnh5dmfo6yxlzbjjndiq35
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/303
108
1012683
3894590
3890739
2026-09-04T15:02:20Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894590
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 300 —|}}</noinclude>
<poem>
L’avverso fato co’ suoi prodi, in questo
Loco, perchè dalla tua man si avesse
{{R|160}}Acerba morte.... Or che fai tu? Difesa
A tanto mal qual’è? Nel dolor tuo
Fino a che piangerai quel caro estinto?
:Egli morì; ma qui rimase, in questa
Vasta pianura, Humàn, Rùstem rispose.
{{R|165}}Molti di Cina, di Turania molti
Prenci son qui; ma tu per essi in core
Non meditar vendetta. All’ampio esercito
Guida sarà nella sua via Zevàreh,
Per possanza di Dio, del re per cenno.
:{{R|170}}Eroe che ami la gloria, in tal battaglia,
Disse l’iranio sire, ogni dolore
Te solo incolse. Ben che molte offese
Abbian recate di Turania i prodi
A me, ben che d’Irania suscitati
{{R|175}}Abbiano incendi molti, all’armi ancora
Poi che tua voglia non inclina, all’armi
Anch’io non correrò. Pieno è d’affanno
Per la tua angoscia questo core, ed io
Nessun farò di lor tristo pensiero.
:{{R|180}}Hegìr divenne allor per la sua via,
Hegìr valente, e disse: Ogni nemica
Schiera partì già da gran tempo. — Allora
De’ suoi guerrieri dall’infausto loco
Trasse Kàvus lo stuol, tornò con tutta
{{R|185}}La regal pompa nell’irania terra.
Ma Rùstem là rimase, ed attendea
Che ritornasse dal viaggio suo
Zevàreh battaglier, della nemica
Schiera portando a lui novelle. E giunse
{{R|190}}Al primo albor del dì seguente il prode,
E in quell’istante si partì con tutti
Rùstem i prodi suoi. Sparsa la fronte
Avean di negra polve i prenci illustri,
</poem><noinclude></noinclude>
9f0gmgtixz8hkvvwagajtrzsmncczdt
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/310
108
1012690
3894792
3890746
2026-09-04T19:50:01Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894792
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 307 —|}}</noinclude>
<poem>
Dalla speranza tua miseramente
Precipitasti e giù nel suol profondo,
Quale un meschino, a riposar scendesti
{{R|65}}In sonno eterno! Ma il pugnal dal fianco
Pria ch’ei traesse a lacerarti il seno
Candido e puro, a che i ben certi segni
Che la tua madre già ti porse, a lui
Non desti ratto nè d’essi nessuno
{{R|70}}Fosti ricordo a lui? La madre tua
Ben t’avea dato non manchevol segno
Del genitor; perchè non vero adunque
Esso ti giunse?.. Ed or qui si rimane,
Qual prigioniera in suo dolor, la madre
{{R|75}}Orba di te, piena d’affanno, immersa
Nell’angoscia del cor, fra pianti e lai.
Oh! perchè mai nel tuo viaggio al fianco
Io non ti venni, mentre agli altri eroi
Sovrastavi del capo, alto qual canna?
{{R|80}}Anche da lungi Rùstem ravvisata
Allor m’avrebbe e te con me al suo seno,
Figlio diletto, accolto avrìa. Quel forte,
figlio mio, gittando lungi il ferro,
Mai non t’avrebbe trapassato il core!
{{R|85}}Così dicea la misera e co’ pugni
Percotevasi intanto e si svellea
Le chiome, al volto con le man serrate
Onta facendo. La tua madre, o caro,
Sovente ella dicea, qui desolata
{{R|90}}Ora si sta, tu il cor da crudel ferro
Squarciato avesti! — E poi che molto il pianto
Fece e {{Ec|diuturno|continuo|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}}, alla gente dattorno
Che la vedea, di lagrime le ciglia
Fece suffuse e piene. Ella frattanto
{{R|95}}Cadde priva di senso, e il cor di tutti
A quella vista si spezzò per lei;
Cadde sul duro suol, sul duro suolo
</poem><noinclude></noinclude>
ss3myep9fesgmbpo5pit3acnm03dxla
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/334
108
1012714
3894781
3890770
2026-09-04T19:34:25Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894781
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 331 —|}}</noinclude>
{{Ct|c=t1|V. Abboccamento di Siyâvish con Sûdâbeh.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 387-390).}}
<poem>
:Fra cotesti sermoni e cotai detti
Anche andò quella notte e il ciel volgea
Sovra la terra oscura. Alta sedette
Sudàbeh e lieta su quel trono, e in capo
{{R|5}}Di fulgidi rubini un dïadema
Si pose. Intorno a sè tutte chiamava
Le vaghe figlie sue, tutte adornavale
E fea seder sovra sgabelli d’oro
A sè d’accanto. Stavanle dinanzi
{{R|10}}Le ancelle in piè come di foggia nuova
Idoli, e detto avresti un paradiso
Esser quel loco e la dimora. Intanto
Fe’ un motto a Hirbéd la bellissima donna
Qual luna: Vanne omai; queste parole
{{R|15}}A Siyavìsh tu reca: «Or si conviene
Che tu affatichi il piè, perchè tu mostri
A me il tuo volto e l’eretta statura».
:Hirbèd correndo venne, e disse ratto
Quelle che udite avea parole allora
{{R|20}}Nel gineceo. Si mosse il giovinetto
Con grave incesso e venne a lei; vedea
Quel trono suo, vedea la fronte e quella
Aurea corona. Stavanle dinanzi
Le ancelle in piè come di foggia nuova
{{R|25}}Idoli, e detto avresti un paradiso
Esser quel trono e la dimora. Intanto
Scese dal trono la regina e corse
Incontro a lui, di gemme ampio-splendenti
La fronte ornata e il crin. Sedea sul trono
{{R|30}}Di fulgid’auro il bel garzone, e quella
</poem>̀<noinclude></noinclude>
gjbus9y2bdw4j4ytib4j56dg7gw8oei
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/339
108
1012719
3894793
3890775
2026-09-04T19:52:35Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894793
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 336 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|175}}Triste o belle che sian, l’arti che adopransi
Aperte o ascose. Adoprerolle tutte;
E s’ei da me volge la fronte, voce
Contro a lui leverò nell’assemblea.
:Con gli orecchini, e postasi sul capo
{{R|180}}Una corona tutta d’or, sedette
Sudàbeh in trono. D’appellar fea cenno
Prence Siyàvish al suo fianco e molte
Parole avea con lui. Dissegli alfine:
:Un tesor t’apprestava il signor mio,
{{R|185}}Nè di tal foggia l’uom trono e corona
Vide giammai, con tante cose elette
Cui misura non è; cento elefanti
E cento ancor d’uopo sarìan, se tutto
Volessi carreggiar... Io la mia figlia
{{R|190}}Ti darò sposa, ma su me soltanto,
Sul serto mio, su questo viso, fermi
Devi gli occhi tener. Quale hai cagione,
Perchè dall’amor mio così tu fugga,
Dall’aspetto e dal volto? Allor che in pria
{{R|195}}Ti vidi, caro, come morta fui.
Stetti gemendo e sospirando, al core
Offesa sì, che pel dolor non veggo
Il chiaro giorno e penso che nel cielo
Intenebrava il sol. Già da sett’anni
{{R|200}}Scender mi fa l’amor giù per il volto
Un pianto di dolor. Deh! fammi lieta
In parte ascosa, rendimi un sol giorno
Di mia giovine età! Doni regali
Ti darò più d’assai che non ti porse
{{R|205}}Del mondo il prence, serti ed elmi e troni.
Ma se non cedi al mio voler, {{Ec|se al patto|dal patto|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}}
{{Ec|Rifuggi|Se fuggi|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}} e sprezzi il mio consiglio, tutta
Io sperderò la tua possanza. Tenebre
Luna e sol si faranno agli occhi tuoi.
:{{R|210}}E Siyavìsh a lei: Questo non sia
</poem><noinclude></noinclude>
k4o1f5zvuo99tmzsji7drgayiqvxvir
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/348
108
1012728
3894794
3893985
2026-09-04T19:55:34Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894794
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 345 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|50}}E scongiuri potenti; e s’ella ancora
A dire il ver non s’adducesse, il fianco
Scisso le fosse con stridente sega,
Chè son queste dei re possanza e norma.
:Dal regio ostello trasser l’infelice
{{R|55}}I manigoldi e le parlar di ferri,
Di prigioni e di ceppi, e la maliarda:
:In quest’inclita reggia oh! che direi,
Io, d’ogni colpa immune? Io conoscenza
Del reo fatto non ebbi! Ogni parola
{{R|60}}Ch’io parlassi di ciò, saria stoltizia!
:Dissero al re ciò che la donna disse. —
Nel suo secreto Iddio sa il vero! — Allora
Kàvus fe’ cenno che venisse a lei
Ratto Sudàbeh, e gl’indovini tutti
{{R|65}}Lor sentenza dicean: D’una maliarda
Ambo son nati i pargoli. Del seme
Ènno ei sì d’Ahrimàne e n’han l’aspetto.
:E Sudàbeh rispose: Altro secreto
Appo questi si sta! Colatamente
{{R|70}}Fu lor chiusa la bocca dal dir vero,
E per timor di Siyavìsh non osano
Costoro favellar. Deh! che per tema
Del fortissimo eroe, duce di forti,
I più gagliardi, quai leoni in guerra,
{{R|75}}Vanno tremando fra le genti! E invero
Di molte belve egli ha possenza; ei chiude
A un gran fiume la via, quando più il vuole.
Fugge da lui, negli ordini di guerra,
Inclito stuol di combattenti (fossero
{{R|80}}Cento fiate mille). E in me possanza,
Deh! qual sarìa di resistere a lui?
Qual, se non forse le pupille mie
Sempre gonfie di pianto?... E qual mai cosa,
Fuor di quella ch’ei vuol, dirìan cotesti
{{R|85}}Astrologi raccolti, e da chi mai
</poem><noinclude></noinclude>
646ptsvpnrfcqti3qhkrfl3vhwutbtz
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/356
108
1012736
3894796
3890792
2026-09-04T19:56:32Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894796
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 353 —|}}</noinclude>
<poem>
Per tua vendetta ancor gonfio di brama.
{{R|165}}Siyavìsh poi ti parlerà del vero
E disciorrà dall’ira sua funesta
Il cor del sire. Incantagion qui fece
Il vecchio Zal, e però il fuoco ardente
Non si rissò col figlio tuo! — Tu adopri,
{{R|170}}Disse Kàvus a lei, frodi e malie,
Nè ancor si piega l’impudenza tua?
:Disse agl’Irani de la terra il prence:
Per tanto mal ch’ella nascosta fece,
Deh! che farò? qual ne saria la {{Ec|pena.|pena?|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}}
:{{R|175}}Tutti, benedicendo al re sovrano,
Dissero: Pena di costei fia sola
Ch’ella esanime cada. Ella si crucci
Per suo malvagio oprar. — Fe’ cenno il sire
Al carnefice allor: Fuori, alla via,
{{R|180}}A un alto legno appendi tu costei,
E a me ritorna! — Tosto che volgeano
Ver Sudàbeh i carnefici la fronte
E levavan le ancelle alto un lamento,
Pieno d’angoscia si fe’ il cor del sire,
{{R|185}}Smarrì color delle sue gote, e pallide
Quelle gote si fêr. Deh! per cotesto,
Siyavìsh disse allor, padre, il tuo core
Non affligger così! Deh! tu condona
Per me a Sudàbeh la sua colpa. Forse
{{R|190}}Ammonimenti ascolterà Sudàbeh,
Forse avverrà che torni alla via dritta.
:E pensava nel cor: Se avvien che muoia
Per man costei del sire, al fin dell’opra
Pentimento egli avrà. Quand’ei sen dolga,
{{R|195}}Da me ripeterà l’alto corruccio.
:Iva cercando alcun pretesto il sire
A perdonar peccato già trascorso,
E a Siyavìsh ei disse ratto: Lei
A te condono, poi che te vid’io
</poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, II}}||23}}}}</noinclude>
hm7vigsrlgtjx2bjhbhq372k8hfjjk3
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/357
108
1012737
3894729
3890793
2026-09-04T16:07:21Z
Candalua
1675
Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]]
3894729
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 354 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|200}}A giustizia fedel. — Diè un bacio al trono
Del padre suo Siyavìsh giovinetto,
E il re levossi da quel trono e ratto
Fe’ ritorno alla reggia. Ecco, venièno
Le ancelle tutte appo Sudàbeh in corsa,
{{R|205}}Tutte omaggio le fean d’un moto istesso.
:Dì questa guisa anche passò stagione,
E più caldo per lei si fea d’amore
Il cor del sire. Per l’amor di lei
Tale tornò quel cor, che gli occhi amanti
{{R|210}}Di lei dal volto ei non togliea più mai.
Ma Sudàbeh un incanto ordìa secreto.
Un’altra volta, de la terra al sire.
Per ch’egli ancora contro al figlio suo
E tristo e reo si ritornasse, quale
{{R|215}}È pur costume d’indole malvagia.
Di lei per le parole entrò in sospetto
L’iranio prence, ma quel suo sospetto
Da l’intimo del cor non fece aperto
Ad alcuno giammai. — Quando simile
{{R|220}}Opra incontra ad alcun, vuolsi ch’egli aggia
Sapïenza e saggezza e amor del giusto
E fè pur anco. E se di Dio temente
È l’uom quaggiù, conforme a desiderio
Del cor dell’uom compionsi l’opro. Dove
{{R|225}}Sparse velen nemica sorte, un balsamo
Per stolta voglia non cercar da lei.
Tu contro a Dio non hai valor; corruccio
Non ne menar, se tu non se’ alla terra
Sostenitor primiero. È del rotante
{{R|230}}Ciel costume ben questo, e non fia mai
Che il volto suo ti mostri aperto. Un saggio
Sentenza disse in ciò: «Maggiore affetto
Dell’affetto non è che il sangue infonde;
E se nasce figliuol qual tu bramavi.
{{R|235}}Di donne dall’amor distogli il core».
</poem><noinclude></noinclude>
f3gwddrmlg6dtaskvbfo0ld6jueuebk
3894797
3894729
2026-09-04T19:57:24Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894797
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 354 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|200}}A giustizia fedel. — Diè un bacio al trono
Del padre suo Siyavìsh giovinetto,
E il re levossi da quel trono e ratto
Fe’ ritorno alla reggia. Ecco, venièno
Le ancelle tutte appo Sudàbeh in corsa,
{{R|205}}Tutte omaggio le fean d’un moto istesso.
:Dì questa guisa anche passò stagione,
E più caldo per lei si fea d’amore
Il cor del sire. Per l’amor di lei
Tale tornò quel cor, che gli occhi amanti
{{R|210}}Di lei dal volto ei non togliea più mai.
Ma Sudàbeh un incanto ordìa secreto.
Un’altra volta, de la terra al sire.
Per ch’egli ancora contro al figlio suo
E tristo e reo si ritornasse, quale
{{R|215}}È pur costume d’indole malvagia.
Di lei per le parole entrò in sospetto
L’iranio prence, ma quel suo sospetto
Da l’intimo del cor non fece aperto
Ad alcuno giammai. — Quando simile
{{R|220}}Opra incontra ad alcun, vuolsi ch’egli {{Ec|aggia|abbia|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}}
Sapïenza e saggezza e amor del giusto
E fè pur anco. E se di Dio temente
È l’uom quaggiù, conforme a desiderio
Del cor dell’uom compionsi l’opro. Dove
{{R|225}}Sparse velen nemica sorte, un balsamo
Per stolta voglia non cercar da lei.
Tu contro a Dio non hai valor; corruccio
Non ne menar, se tu non se’ alla terra
Sostenitor primiero. È del rotante
{{R|230}}Ciel costume ben questo, e non fia mai
Che il volto suo ti mostri aperto. Un saggio
Sentenza disse in ciò: «Maggiore affetto
Dell’affetto non è che il sangue infonde;
E se nasce figliuol qual tu bramavi.
{{R|235}}Di donne dall’amor distogli il core».
</poem><noinclude></noinclude>
5ctf75wsz3z4eemvs1p0l2gw8ff076i
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/360
108
1012740
3894798
3890796
2026-09-04T19:58:14Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894798
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 357 —|}}</noinclude>
<poem>
L’armi cingesse per la guerra, e grande
N’ebbe contento e fe’ carezze a lui,
Novellamente grado illustre ed inclito
{{R|70}}Anche gli volle conferir. Dinanzi
A te si stanno, Kàvus disse, tutti
Li miei tesori e le mie gemme. Ancora
Dir tu potresti che lo stuol de’ prodi
T’è congiunto ed amico, alle parole,
{{R|75}}All’opre molte, ai voti che per tutta
L’irania terra ei fan per te. — {{Ec|D’accanto|Daccanto|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}}
Il fortissimo eroe chiamossi allora,
E molte ebbe con lui parole liete
E disse poi: Davver! che di tal forza
{{R|80}}Quale, Rùstem, hai tu, nobile in terra
Elefante non è; di tuo consiglio
Non pareggia il vigore ampia riviera.
Ricco di pregi in terra sei, umile
E pazïente, che a Siyavìsh mio
{{R|85}}Balio tu fosti. Se le gemme fulgide
In profonda miniera alto cerchiasse
E duro il ferro, elle ne andrìan disciolte
Ratto che all’opra ti accingessi... Intanto
Venuto è a me con l’armi alla persona
{{R|90}}Siyavìsh e parlò parole meco,
Pari a leone ardimentoso. Or dunque
Che mi di’ tu? Cotesto ecco! ti piaccia
Con cura meditar. Turania guerra
Siyavìsh chieder vuole; ei la battaglia
{{R|95}}Con Afrasyàb desia. Deh! tu con lui
Vanne, e il tuo viso non distôr da lui!
Sappi che dolce mi raggiugne il sonno,
Se vigile tu sei, che mi persegue
Ratto la cura, se tu posi. Intorno,
{{R|100}}Per la tua spada e per le freccie tue,
La terra ha sicurezza, e sottoposta
Ti sta pel ciel l’altezza de la luna!
</poem><noinclude></noinclude>
74e9b9rom6k8nx3451svpoxkif0jov4
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/376
108
1012756
3894717
3890812
2026-09-04T15:43:20Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894717
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 373 —|}}</noinclude>
<poem>
Arabi palafreni, indiche spade
Con foderi dorati, una corona
Degna d’un prence, aspra di gemme, e cento
{{R|250}}Some di drappi su cammelli, e paggi
E fanciulle dugento, e gli dirai
Ch’io non ho guerra contro a lui. Tu il chiedi
Assai, digli tu ancor ch’io più non volgo
Gli occhi ad Irania. Dal confin di Cina
{{R|255}}Del fiume di Gihùn fino a le spiaggie
Possesso è nostro, e in Soghd noi ci teniamo,
E questo regno è ben distinto. Un giorno,
Per Tur e Salm ardimentoso, andonne
Tutto il mondo a soqquadro; e da quel tempo
{{R|260}}Ch’Eràg’ di colpa scevro ucciso cadde,
Il senno antico dal cerèbro uscia
De’ prenci tutti. Fra Turania e Irania
Separazion non fu ben certa, e intanto,
E per la guerra e la vendetta, alcuna
{{R|265}}Di ciò non era conoscenza. Ed ora
In Dio ripongo ogni mia speme. Ei solo
Giorno di gaudio e di speranza allegra
Menar può in cielo. Ei da città d’Irania
Ti suscitò, per ch’ei ti faccia poi
{{R|270}}A’ nostri prodi amico. Avrà sua pace
Per la tua sorte il mondo intero, e andranno
Per te soltanto e perdute e disperse
Guerra e perfidia. Allor che a te da presso
Garsivèz mio verrà, quella tua mente
{{R|275}}Avveduta ei farà, perchè l’antica
Partizïon che fe’, tutta la terra
Fredùn lasciando a’ figli suoi gagliardi,
Torni per noi, ripristinando quella
Di si gran prence volontà, dall’armi,
{{R|280}}Da ogni travaglio ritraendo il piede.
Prence sei tu, ma dal signor d’Irania
Chiedi consiglio perchè mente pieghi
</poem><noinclude></noinclude>
i7t4g20nuhgu78pfllwc77ya784t3mu
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/381
108
1012761
3894799
3890817
2026-09-04T19:59:30Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894799
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 378 —|}}</noinclude>
<poem>
S’ei vuol che dalla guerra altri si tolga,
{{R|130}}Dal re gli ostaggi. Cento giovinetti,
A noi cognati e di famiglia nostra,
Rùstem inclito eroe ci dimandava.
Così ne venne ad Afrasyàb il messo,
Del giovin re, di Garsivèz illustre.
{{R|135}}Gli fe’ il messaggio. Come udì que’ detti,
Molto quei si crucciò, smarrì sua via,
E disse poi: Là, tra l’irania folla,
Cento inviar dovrei congiunti eletti?
Ma sconfìtta dell’armi nel tumulto
{{R|140}}Me solo toccherà, ma ninno amico
Restami al fianco!... E s’io dirò: «Gli ostaggi
Non cercar tu da me », parrà bugiarda
La mia proposta a lui. {{Ec|Così|Però|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}} m’è forza
Gli statichi inviar, s’ei nulla cede
{{R|145}}Senza tal pegno. Lungi almen sen vada
Ogni sventura dal mio capo. Saggio
Quando sarò, ciò meglio fia che stolto.
Quindi così, quali nomò rillustre
Figlio di Zal, ben cento eroi cognati
{{R|150}}Afrasyàb numerò. Con doni assai.
Con gran dovizie ei li mandò pensoso
Al prence iranio. Indisse che squillassero
Guerresche trombe e fremesser timballi
All’improvviso; egli abbattè le tende,
{{R|155}}E Soghd con Samarkànd, Bukhàra alpestre
E Ciaci e Sipengiàb e l’altre ville
Deserte abbandonò coi regi troni
D’avorio e in Gang scendea con le sue schiere;
Non pretesti cercò, non indugiossi.
{{R|160}}Non fe’ ricorso all’arti sue maligne.
Di sua partenza come annunzio intese
Rùstem eroe, l’anima sua si tolse
Da ogni cura e pensier. Rapido venne
Si come nembo al giovinetto sire.
</poem><noinclude></noinclude>
a53jlmcdl0axuyv8mkd8qjqlyoq3z1v
Discussioni indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu
111
1012783
3894804
3890917
2026-09-04T20:06:25Z
Alex brollo
1615
/* Correzioni */ nuova sezione
3894804
wikitext
text/x-wiki
== memoRegex ==
<nowiki>{"^t01 (.+)":["(regex)","{{Ct|c=t01|$1}}","gm"],
"^t1 (.+)\\n(.+)":["(regex)","{{Ct|c=t1|$1}}\n{{Ct|c=t2|$2}}","gm"],
"Ed\\.\\ Cale\\.":["","Ed. Calc.","g"],
"ché":["","chè","g"],
"([Ff])é’":["","$1e’","g"],
"([Nn])é ":["(regex)","$1è ","g"],
"prò’":["","pro’","g"],
"mperial":["","mperïal","g"],
"\\ sé":[""," sè","g"],
"ornai":["","omai","g"],
"cb":["","ch","g"],
"Kabul":["","Kabùl","g"],
"(\\W+s)é(\\W+)":["(regex)","$1è$2","gi"],
"(\\W+f)é(\\W+)":["(regex)","$1è$2","gi"],
"(.+)\\t(.+)\\t(.+)":["(regex)","{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=$1|titolo=$2|pagina=» {{Pg|$3}}}}","gm"],
"Destan\\ ":["","Destàn ","g"],
"glorios":["","glorïos","g"],
"<poem>\\n*":["(regex)","<poem>\n","g"],
"Siyavish":["","Siyavìsh","g"],
"\\ ninna\\ ":[""," niuna ","g"],
"fì":["","fi","g"],
"largezzas=100":["","larghezzas=80","g"]}</nowiki>
== Discussione transclusa ==
{{#section:Discussioni indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu|s1}}
== Correzioni ==
Fatto il controllo dei possibili errori ortografici e dei nomi. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:06, 4 set 2026 (CEST)
orrafa286u5ffit7q03rk3d1317r3nf
3894805
3894804
2026-09-04T20:07:03Z
Alex brollo
1615
/* Correzioni */
3894805
wikitext
text/x-wiki
== memoRegex ==
<nowiki>{"^t01 (.+)":["(regex)","{{Ct|c=t01|$1}}","gm"],
"^t1 (.+)\\n(.+)":["(regex)","{{Ct|c=t1|$1}}\n{{Ct|c=t2|$2}}","gm"],
"Ed\\.\\ Cale\\.":["","Ed. Calc.","g"],
"ché":["","chè","g"],
"([Ff])é’":["","$1e’","g"],
"([Nn])é ":["(regex)","$1è ","g"],
"prò’":["","pro’","g"],
"mperial":["","mperïal","g"],
"\\ sé":[""," sè","g"],
"ornai":["","omai","g"],
"cb":["","ch","g"],
"Kabul":["","Kabùl","g"],
"(\\W+s)é(\\W+)":["(regex)","$1è$2","gi"],
"(\\W+f)é(\\W+)":["(regex)","$1è$2","gi"],
"(.+)\\t(.+)\\t(.+)":["(regex)","{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=$1|titolo=$2|pagina=» {{Pg|$3}}}}","gm"],
"Destan\\ ":["","Destàn ","g"],
"glorios":["","glorïos","g"],
"<poem>\\n*":["(regex)","<poem>\n","g"],
"Siyavish":["","Siyavìsh","g"],
"\\ ninna\\ ":[""," niuna ","g"],
"fì":["","fi","g"],
"largezzas=100":["","larghezzas=80","g"]}</nowiki>
== Discussione transclusa ==
{{#section:Discussioni indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu|s1}}
== Correzioni ==
Fatto l'inserimento degli errata corrige originali, il controllo dei possibili errori ortografici e dei nomi. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:06, 4 set 2026 (CEST)
agj6ezofjxmw4zaxb3dxbtfcenmpr0s
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/405
108
1012787
3894632
3890841
2026-09-04T15:17:48Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894632
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 402 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Fece comando. Diègli argento ed oro,
Regi doni in gran copia, un palafreno
Con auree briglie di valor. Correndo
{{R|430}}Zèngheh di Shaveràn sen venne allora.
Di Siyavìsh come daccanto al seggio
Ascese, quel che dissero in Turania
E ciò che disse egli medesmo e vide,
Ratto gli espose. Allor, per una parte
{{R|435}}Siyavìsh giubilò, si fe’ dolente
Per altra parte e si crucciò, che amico
Il suo nemico ei far doveva. Oh! come
Da fuoco vorator spirar potria
Un’aura fresca? Da nemica gente
{{R|440}}Opre nemiche vengono soltanto.
Anche se inverso a lei bene tu adopri.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XV. Siyâvish alla corte di Afrâsyâb.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 425-430).}}
<poem>
:I casi rammentando intravvenuti
Ad uno ad un partìtamente, un foglio
Al padre ei scrisse: A’ giovani anni miei
Senno trovai; sempre fuggii dall’opre
{{R|5}}Malvagie e ree. Ma del signor del mondo
Per ira e vampo questo cor si strusse
Nel suo secreto. Il gineceo del sire
Fu mio primo dolor, sì che più volte
Bagnar convenne di pianto le gote.
{{R|10}}Passar convenne tra le fiamme, e piansero
Nel deserto le fiere. E poi che uscito
Da tal’onta e vergogna, all’armi io corsi
E qui men venni baldanzoso in guerra
Contro un’orrida belva, or che già in pace
{{R|15}}Viver liete parean due regioni.
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
0suamsxi2x7oimyzz6kt3fgfb6nzqvx
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/457
108
1012839
3894800
3890894
2026-09-04T20:00:12Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894800
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 454 —|}}</noinclude>
<poem>
Di nembo al paro, a Siyavìsh da presso
Accorse un cavalier. Lieta {{Ec|nevella|novella|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}}
Costui gli dava. Da la figlia, ei disse,
{{R|70}}Di celebrato eroe ch’è duce ai forti,
Da Gerìreh, nascea picciolo un figlio,
Come fulgida luna. E lo chiamarono
Firùd (inclito nome). Allor che intese,
Ben che nell’ombre della notte, il fausto
{{R|75}}Annunzio Pìran condottier, con altri
Cavalieri inviommi. «Or va, mi disse,
Vanne al sire; del lieto avvenimento
Annunzio porterai. Di’ che la madre
Del piccioletto illustre, la leggiadra
{{R|80}}Gerìreh, d’ogni donna alma signora,
Di nascosto fè cenno onde la destra
Tuffassero le ancelle al pargoletto
In zafferano e quella destra apposta
Fosse al foglio regal ch’è destinato
{{R|85}}A Siyavìsh possente. E di’ che, grave
Ben che d’anni io mi sia, mi fe’ beato
Iddio dal ciel per questo figlio eletto».
:E Siyavìsh a lui: Deh! mai non sia
Che il trono imperïal vuoto si resti
{{R|90}}Di questo figlio piccioletto! — Allora
Ei donò al messaggier tante monete
Che stanco rimanea chi le raccolse,
Dal carreggiarle; ma quel lieto annunzio
Garsivèz quando intese, Ecco, dicea,
{{R|95}}Oggi uguale a costui Pìran divenne!
:Giunsero intanto giubilando e in festa
Di Ferenghìs alla dimora, e lei
Siyavìsh fe’ del lieto avvenimento
Consapevole ancora. In trono eburneo
{{R|100}}Garsivèz ben vedea la vaga donna,
Postasi di turchesi in fronte un serto,
Con molte ancelle che dorati caschi
</poem><noinclude></noinclude>
3m3mw2rfb7wo3ivd9cdj2g4tluqyu01
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/477
108
1012859
3894801
3890914
2026-09-04T20:02:34Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894801
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 474 —|}}</noinclude>
<poem>
Ei ne squarciava, il cor d’alto spavento
{{R|225}}Empiea d’ogni più illustre... Ogni nascosta
Cosa di lui così tu impara e intendi
Chiara ed aperta e del tuo sangue mai
Non crederti sicuro. Ogni pensiero
Che in cor mi stava, di prudenza antica
{{R|230}}Ogni consiglio, multiforme e varia
Arte che giova, esperïenza ancora
Della fortuna per cotesto sire
Tristo e d’anima fosca, io ti svelai
Partitamente e chiari detti i miei
{{R|235}}Dissi qual sole che risplende in alto.
In Irania lasciasti il padre tuo
Abbandonato, una città fondasti
Nel turanico suol, donasti il core
Ai detti d’Afrasyàb, di molte cure
{{R|240}}Largo gli fosti poi. Arbore è questa
Qual tu piantavi di tua man, che frutto
Ha di veleno e foglie amare e triste.
:Ei parlava e le ciglia fea suffuse
Di pianto, ma quel cor d’ogni malizia
{{R|245}}Tutto era colmo, e piene di sospiri
Eran le labbra. Dubïoso e incerto
Siyavìsh il guardava, e giù dagli occhi
Fea per le gote scendere di pianto
Come due rivi. La sua sorte avversa
{{R|250}}Vennegli in mente, onde suo amor da lui
{{Ec|Aveva|Avea|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}} distolto questo ciel superno,
Vedea che in giovinezza eragli posto
Acerbo fine, che stagion non lunga
Saria volta per lui. Così quel core
{{R|255}}Più si fea colmo di dolor; le gote
Erano smorte e l’anima dolente
E pieno il labbro di sospiri. Alfine
A Garsivèz così rispose: Degno
Di pena non son io, per quanto io guardi.
</poem><noinclude></noinclude>
h2ie5nz24o8zvc3jneo8blk0tufndfd
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/495
108
1012877
3894728
3890934
2026-09-04T16:06:55Z
Candalua
1675
Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]]
3894728
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 492 —|}}</noinclude>
<poem>
Tutti trarranno, essi gagliardi e forti,
{{R|200}}Essi di Kàvus re lïoni in guerra,
Eroi che han maestà, gloria e possanza.
Tutti d’un moto le cinture ai fianchi
Si stringeran per questa guerra, e piene
D’astati eroi le valli e le campagne
{{R|205}}Tutte saranno in ogni parte. Io nullo
Ho in ciò poter, non chi m’è pari, niuno
Di tanti eroi di nostra gente. E certo
Pìran dimani qui verrà, nell’ora
Del sorgere del dì; le sue parole
{{R|210}}Udirà il mio signor... Che se nessuna
Necessità t’induce, oh! per la terra
Il drappo funeral di rinnovata
Guerra per te non si distenda, o sire!
:A quegli accenti si fea mite e calmo
{{R|215}}Di Turania il signor; ma svergognato
Era il fratello suo. Deh! tu prudente,
Dissegli Garsivèz, non dar favore
Alle parole d’un fanciullo. Vile
Non esser tu giammai; togli di mezzo
{{R|220}}Il tuo nemico e non degnar d’ascolto
Di Pilsèm le sentenze. È la pianura
Ingombra d’avoltoi per i caduti
Irani omai; se temi la vendetta,
Ciò bastar ti dovrìa. Che se di Cina
{{R|225}}O di Grecia chiamasse amici suoi
Siyavìsh, ben vedresti in un baleno
Piena la terra di lucenti clave,
Di spade acute. O forse non ti basta
Ciò che festi di mal, se quale insano
{{R|230}}D’ognuno ascolti le parole? Un serpe
Calpestasti alla coda e ne feristi
L’altero capo; ed or, come vorresti
Di ricchi panni ricoprirlo?... Intanto
Se franchigia darai per la sua vita
</poem><noinclude></noinclude>
csa6wv3yk8trtrs74ee1vz6b4ujri6e
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/500
108
1012882
3894780
3890939
2026-09-04T19:30:39Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894780
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 497 —|}}</noinclude>
<poem>
E Ghev e Tus e il fortissimo eroe,
Destàn e Feramùrz e gli altri tutti?
Di tal sciagura ben verrà in Irania
Novella certa, e la sua lieta sorte
{{R|100}}Tutta si turberà. Danno a te venne
Da Garsivèz; maledizione il colga
Con Gùrvi e con Demùr!... Ma chi, per farti
Danno, su te distenderà la mano,
Abbia reciso e via gittato il capo
{{R|105}}Disfatto e pesto, e le tue pene Iddio
Renda più lievi, e a’ tuoi nemici il core
Colmi d’alto terror. Deh! pur mi fosse
Guasto il veder, che non t’avrebber visto
Questi occhi miei per la dirotta via
{{R|110}}In tal guisa sospinto. Oh! come adunque
Tal preveggenza a me venir dovea
Dal genitor, che orbato esto mio grembo
Un giorno mi saria di questo sole?
:Arse di sdegno del turanio sire
{{R|115}}Il cor per lei. Del senno suo, da stolto,
L’occhio forando, Scòstati, egli disse,
Non soffermarti al mio cospetto. Quale
Consiglio m’abbia in ciò, forse che sai?
:Era una cella nell’alta magione,
{{R|120}}E di tal cella non avea contezza
Ferenghìs. Comandò il turanio prence
Che lei qual forsennata ivi traessero
I manigoldi. Dentro al tenebroso
Carcere la gittâr, con ferree sbarre
{{R|125}}Ne chiusero la porta obbedïenti.
:Cenno fe’ allora a Siyavìsh, al prence
Vigil di core e mansueto. Voi,
Gridava, in loco tal costui menate,
Ove non trovi alcun quand’egli appelli
{{R|130}}Chi lo soccorra! — Sollevò lo sguardo
A Gùrvi Garsivèz; nè si ritrasse
</poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, II}}||32}}}}</noinclude>
ibmqmkol0oua8britnzusoiz4s3lrd5
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/518
108
1012900
3894649
3893915
2026-09-04T15:21:32Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894649
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 515 —|}}</noinclude>
<poem>
Giurar solea. Per la regal sua benda,
{{R|140}}Pel suo poter, per l’eterno Signore
Di Saturno e di Marte e del fiammante
Sole, Zadshèm, quell’avo tuo, giurava.
:Quando Afrasyàb quelle parole accorte
Di Pìran ascoltò, dell’uom rissoso
{{R|145}}E battaglier cadde nel sonno il capo.
Terribil sacramento ei pronunciava
Degno di re. Pel chiaro giorno, ei disse,
E per la notte fosca e paventosa,
Per Dio signor che la terra creava,
{{R|150}}Il ciel, le belve e gli animanti ancora
E l’alme nostre, giuro sì che alcuna
Vïolenza da me su quel fanciullo
Non verrà, che parola acerba e dura
Mai non dirò contro di lui! — La terra
{{R|155}}Pìran baciò, poi disse: Inclito sire,
Dispensator di tua giustizia e al giusto
Congiunto sempre, non è prence al mondo
Che a te sia pari, nè v’è intatta luna
Pel ciel che uguagli il tuo bel volto. Al bene
{{R|160}}Ragion ti guidi, e questa terra e il fato.
Sgabello a’ piedi tuoi, ti sian supposti.
:A Khusrèv ritornò velocemente.
Rosse le gote e lieto il cor. Gli disse:
:Scaccia il senno dal cor. S’ei ti propone
{{R|165}}La guerra, festa gli rispondi. A lui
Tu non andrai fuor che zotico e vile,
Fuor che da stolto a favellar la lingua
Non muoverai. Conforme al senno tuo
Non comportarti, fin che passi almeno
{{R|170}}Questo giorno per te. — Così gli pose
Un regal serto su la fronte e ai fianchi
Strinsegli attorno un regal cinto. Allora
Un veloce corsier con un dolce atto
Quei domandava, e ratto vi salìa,
</poem><noinclude></noinclude>
7yo1mlpq36zyrph9sejn9vgnotb9mum
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/522
108
1012904
3894727
3890963
2026-09-04T16:06:11Z
Candalua
1675
Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]]
3894727
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 519 —|}}</noinclude>
<poem>
L’erbe selvaggie; e là dal suol che bevve
{{R|285}}Di Siyavìsh tradito il caldo sangue,
Nacque e le nubi a rasentar vicino
Giunse un ramo virente. Oh sì! spuntava
Un albero di là, dal sangue sparso
Di Siyavìsh regnante, e in su le foglie
{{R|290}}Ne recava distinta e ben notata
L’immagine soave. Una fragranza
Di puro muschio, per amor di lui,
Lungi moveva; e l’arbore leggiadro
Di Dey nel mese come a primavera
{{R|295}}Era vago e fiorente. Ivi era il loco
Ove a pregar venìan meste le genti.
:Tale è costume dell’antico cielo.
Toglier le mamme ad un poppante!... Voi
Non accogliete in cor per questa vita
{{R|300}}Confidente un pensier, che peggior male
Ella serba in secreto. Allor che al mondo
Avvinto sta per inconsulto affetto
Un uman core, giù l’atterra il fato
All’improvviso. Ma tu, saggio e accorto,
{{R|305}}Nulla cercar per la terrena via
Fuor che piacer; del mondo entro al giardino
Non odorar le foglie che del duolo
Reca la pianta. Sia che t’abbi un serto,
Sia meschino un calzar, non vedrai lunga
{{R|310}}Stagione in terra. Non crucciar tu adunque
L’anima tua, chè non è tua la terra
E nessun loco è tuo, fuor che l’angusta
Arca tua funeral. Ricchezze molte
Radunar perchè mai?... T’assidi e godi,
{{R|315}}Dei tesoro di Dio nella speranza!
Oh! nel mondo quaggiù son molte gioie.
Ben che amore ad alcuno unqua non serbi
Il mondo. Fino al ciel solleva il fato
Di tal la fronte, in tenebroso abisso
</poem><noinclude></noinclude>
omptbcm9tr1kbwyts88l2lear31fjlh
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/531
108
1012913
3894635
3891047
2026-09-04T15:18:29Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894635
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 528 —|}}</noinclude>
<poem>
Fra lagrime e sospiri. Al giorno ottavo
Fe’ le trombe squillar di bronzo eletto
E battere i timballi, e a quel regale
Ostello s’adunar Gùderz antico,
{{R|25}}Tus, Ferhàd e Shedùsh, Kharràd valente,
Ghev, Gurgbin e Ruhàm, Shapùr e il figlio
Di Kàvus, Feribùrz, Behràm leone
E Guràzeh che drago era di guerra,
Di magnanimo cor, Zèngheh, rampollo
{{R|30}}Di Shaveràn, e Gustehèmme e il forte
Eshkès fra gli altri valorosi, e il figlio
Di Rùstem prode, Feramùrz, e il sire
Di molti eroi, Zevàreh battagliero.
:Così a lor favellò Rùstem gagliardo:
{{R|35}}Il cor, l’anima mia, la mia persona
Io consacro a vendetta. In terra mai
Non sarà cavalier, non uom famoso
Nella battaglia, che si vesta l’armi
Qual Siyavìsh. Deh! non stimate lieve,
{{R|40}}O prodi miei, la gran faccenda; lieve
Stimar già non si può la doverosa
Vendetta che cerchiam. Via discacciate
Dal core ogni timor, la terra tutta
Pel molto sangue del Gihùn rendete
{{R|45}}Pari all’ampie correnti. Ed io qui giuro,
Giuro per Dio che fin che vivo in terra
Sarò, questo mio cor colmo di doglia
Per Siyavìsh andrà. Sovra quel campo
Arido e tristo ove spargeane il sangue
{{R|50}}Gùrvi malvagio e stolto, io vo’ quest’occhi,
Questa fronte atterrar; forse che l’aspra
Doglia più lieve si farà nel core.
Com’io qui son, legate in pria le mani,
Appeso al collo un rio capestro, al suolo
{{R|55}}M’atterri, come zeba, il mio nemico
In turpe foggia, ambe le man costrette
</poem><noinclude></noinclude>
8tqi8f93vomtc4i9wla87nyc63147a4
3894714
3894635
2026-09-04T15:42:11Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894714
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 528 —|}}</noinclude>
<poem>
Fra lagrime e sospiri. Al giorno ottavo
Fe’ le trombe squillar di bronzo eletto
E battere i timballi, e a quel regale
Ostello s’adunar Gùderz antico,
{{R|25}}Tus, Ferhàd e Shedùsh, Kharràd valente,
Ghev, Gurghìn e Ruhàm, Shapùr e il figlio
Di Kàvus, Feribùrz, Behràm leone
E Guràzeh che drago era di guerra,
Di magnanimo cor, Zèngheh, rampollo
{{R|30}}Di Shaveràn, e Gustehèmme e il forte
Eshkès fra gli altri valorosi, e il figlio
Di Rùstem prode, Feramùrz, e il sire
Di molti eroi, Zevàreh battagliero.
:Così a lor favellò Rùstem gagliardo:
{{R|35}}Il cor, l’anima mia, la mia persona
Io consacro a vendetta. In terra mai
Non sarà cavalier, non uom famoso
Nella battaglia, che si vesta l’armi
Qual Siyavìsh. Deh! non stimate lieve,
{{R|40}}O prodi miei, la gran faccenda; lieve
Stimar già non si può la doverosa
Vendetta che cerchiam. Via discacciate
Dal core ogni timor, la terra tutta
Pel molto sangue del Gihùn rendete
{{R|45}}Pari all’ampie correnti. Ed io qui giuro,
Giuro per Dio che fin che vivo in terra
Sarò, questo mio cor colmo di doglia
Per Siyavìsh andrà. Sovra quel campo
Arido e tristo ove spargeane il sangue
{{R|50}}Gùrvi malvagio e stolto, io vo’ quest’occhi,
Questa fronte atterrar; forse che l’aspra
Doglia più lieve si farà nel core.
Com’io qui son, legate in pria le mani,
Appeso al collo un rio capestro, al suolo
{{R|55}}M’atterri, come zeba, il mio nemico
In turpe foggia, ambe le man costrette
</poem><noinclude></noinclude>
36laio7m5l97g9qxmc5psx9cn57ceh4
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/535
108
1012917
3894624
3890976
2026-09-04T15:15:33Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894624
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 532 —|}}</noinclude>
<poem>
Con l’arco al braccio e la cintura agli alti
Fianchi serrata, e nell’impeto primo
Mille prodi atterrò. Da quell’assalto
{{R|65}}Indietro allora si ritrasse, e poi,
Con l’asta in pugno ritornando, il piede
Per trarsi a dietro a Verazàd fe’ avvinto.
Mille e dugento fecero prigioni,
E l’esercito suo tutto a una voce
{{R|70}}A Verazàd gridò: Non soffermarti!
Che questo è il dì che ci amministra Iddio
Alto castigo. Ricompensa al male
È mal che vien da Dio! — Così, quell’ampio
Esercito d’eroi, que’ cavalieri,
{{R|75}}Nella pugna stordìan. Ma il duce iranio
Che Verazàd potè mirar di fronte,
Levò dal mezzo de’ suoi prodi accolti
Un grido fiero ed incitò il cavallo,
Bruno qual notte, dal suo loco. Strinse
{{R|80}}L’asta nel pugno; con quell’asta al cinto
Di Verazàd menò un gran colpo e tutta
Ne squarciò la corazza ed i gheroni
Sciolse ed infranse. E il levò di tal guisa
Da la sua sella di compatto legno,
{{R|85}}Che detto avresti nella man reggesse
Un picciol bruco. L’atterrò d’un colpo,
Di sella si gittò, benedicendo
Di Siyavìsh al nome, e quella testa
Inclita un dì, la tunica macchiata
{{R|90}}Di caldo sangue, ne spiccò dal corpo.
:Son queste, ei disse allor, della vendetta
Le primizie davver! Sparso fu il seme
E dalla terra germogliò. — Per l’ampia
Terra di Verazàd fûr suscitati
{{R|95}}In ogni loco incendi, e all’alto cielo
Il negro fumo ne salì. Ma scrisse
Un foglio Feramùrz al padre suo,
</poem><noinclude></noinclude>
seb2fjitjy3x5aalorjn8vfaeaz12hj
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/546
108
1012928
3894593
3890987
2026-09-04T15:02:45Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894593
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 543 —|}}</noinclude>
<poem>
Si fe’ d’un tratto per le molte spade
De’ suoi valenti. S’avanzaron tutti
{{R|45}}Gol vessillo di Kàveh, e un grido allora
D’ambe le parti si levò. Quel loco
D’armigeri fu pieno, e ben tu avresti
Detto allor che discernersi la notte
Dal dì non si potea, celato il sole
{{R|50}}Che illumina la terra, anzi ravvolta
Giù nell’ombre col sol la bianca luna
E del drago celeste entro la strozza
Perduti gli astri. Di Turania il sire
Fiero un assalto preparava allora,
{{R|55}}E i prodi suoi le clave e i giavellotti
Strinsero in pugno. Venne da man destra
Barmàn con uno stuol rapido e presto
Di turani guerrieri, e da sinistra
Kuhrèm si collocò di spada armato,
{{R|60}}E là in mezzo de’ suoi fermo si tenne
Il sire. Di rincontro i combattenti
Rùstem fuori traea; sparve la terra
Per la polve de’ prodi. Ecco!, da manca
Gùderz ei pose, di Keshvàd rampollo,
{{R|65}}Hegìr vi pose ed altri eroi gagliardi
In un sol gruppo. Ghev e Tus dal destro
Lato egli mise e cavalieri accorti
Con timpani e con trombe. In mezzo all’ampia
Schiera si tenne Feribùrz, ed era,
{{R|70}}Impazïente di battaglia, il prode
Rùstem con lui, stretta una lancia in pugno.
Così adunque apprestava orrido assalto
Rùstem guerrier, così quel cor dolente
Ei levava al desìo della vendetta.
{{R|75}}Fe’ il loco suo, già vel dicea, nel mezzo
Dell’ampio stuol, Zevàreh dietro a lui
E Feramùrz innanzi. Or, quella terra
De’ palafreni sotto a l’unghie un bigio
</poem><noinclude></noinclude>
8dgkqwp5yfe82plbhfn3n61el8k0npr
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571
108
1012953
3894784
3776577
2026-09-04T19:40:35Z
Alex brollo
1615
3894784
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 568 —|}}</noinclude>{{Ct|c=t01|SECONDO VOLUME}}
{{Rule|2em|t=1|v=3}}
{| align=center
|-
|colspan=4 align=center|ERRATA||CORRIGE
|-
|Pag.||{{Pg|15}},||l. 11||dia; ||dia
|-
| »||{{Pg|215}},||l. 12||volto. ||volto,
|-
| »||{{Pg|225}},||l. 13||Esser ||Viver
|-
| »||{{Pg|261}},||l. 16||facenda ||faccenda
|-
| »||{{Pg|276}},||l. 30||dal ||del
|-
| »||{{Pg|285}},||l. ult.||prenci, ||prenci
|-
| »||{{Pg|298}},||l. penult.,||Di varie ||Di molte
|-
| »||{{Pg|307}},||l. 31||diuturno ||continuo
|-
| »||{{Pg|336}},||l. 32-33||se al patto<br>Rifuggi ||dal patto<br>Se fuggi
|-
| »||{{Pg|345}},||l. 27||possanza ||possanza.
|-
| »||{{Pg|353}},||l. 11||pena. ||pena?
|-
| »||{{Pg|354}},||l. 21||aggia ||abbia
|-
| »||{{Pg|357}},||l. 10||D’accanto ||Daccanto
|-
| »||{{Pg|378}},||l. 15||Così ||Però
|-
| »||{{Pg|454}},||l. 2||nevella ||novella
|-
| »||{{Pg|474}},||l. 28||aveva ||avea
|}<noinclude></noinclude>
52erxcdt72pfgdol6705k4ul0e5brh2
3894802
3894784
2026-09-04T20:03:02Z
Alex brollo
1615
3894802
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 568 —|}}</noinclude>{{Ct|c=t01|SECONDO VOLUME}}
{{Rule|2em|t=1|v=3}}
{| align=center
|-
|colspan=4 align=center|ERRATA||CORRIGE
|-
|Pag.||{{Pg|15}},||l. 11||dia; ||dia
|-
| »||{{Pg|215}},||l. 12||volto. ||volto,
|-
| »||{{Pg|225}},||l. 13||Esser ||Viver
|-
| »||{{Pg|261}},||l. 16||facenda ||faccenda
|-
| »||{{Pg|276}},||l. 30||dal ||del
|-
| »||{{Pg|285}},||l. ult.||prenci, ||prenci
|-
| »||{{Pg|298}},||l. penult.||Di varie ||Di molte
|-
| »||{{Pg|307}},||l. 31||diuturno ||continuo
|-
| »||{{Pg|336}},||l. 32-33||se al patto<br>Rifuggi ||dal patto<br>Se fuggi
|-
| »||{{Pg|345}},||l. 27||possanza ||possanza.
|-
| »||{{Pg|353}},||l. 11||pena. ||pena?
|-
| »||{{Pg|354}},||l. 21||aggia ||abbia
|-
| »||{{Pg|357}},||l. 10||D’accanto ||Daccanto
|-
| »||{{Pg|378}},||l. 15||Così ||Però
|-
| »||{{Pg|454}},||l. 2||nevella ||novella
|-
| »||{{Pg|474}},||l. 28||aveva ||avea
|}<noinclude></noinclude>
3fteii2gegxcwww5az6b65jxc2lk7io
3894803
3894802
2026-09-04T20:03:18Z
Alex brollo
1615
3894803
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 568 —|}}</noinclude>{{Ct|c=t01|SECONDO VOLUME}}
{{Rule|2em|t=1|v=3}}
{| align=center
|-
|colspan=4 align=center|ERRATA||CORRIGE
|-
|Pag.||{{Pg|15}},||l. 11||dia; ||dia,
|-
| »||{{Pg|215}},||l. 12||volto. ||volto,
|-
| »||{{Pg|225}},||l. 13||Esser ||Viver
|-
| »||{{Pg|261}},||l. 16||facenda ||faccenda
|-
| »||{{Pg|276}},||l. 30||dal ||del
|-
| »||{{Pg|285}},||l. ult.||prenci, ||prenci
|-
| »||{{Pg|298}},||l. penult.||Di varie ||Di molte
|-
| »||{{Pg|307}},||l. 31||diuturno ||continuo
|-
| »||{{Pg|336}},||l. 32-33||se al patto<br>Rifuggi ||dal patto<br>Se fuggi
|-
| »||{{Pg|345}},||l. 27||possanza ||possanza.
|-
| »||{{Pg|353}},||l. 11||pena. ||pena?
|-
| »||{{Pg|354}},||l. 21||aggia ||abbia
|-
| »||{{Pg|357}},||l. 10||D’accanto ||Daccanto
|-
| »||{{Pg|378}},||l. 15||Così ||Però
|-
| »||{{Pg|454}},||l. 2||nevella ||novella
|-
| »||{{Pg|474}},||l. 28||aveva ||avea
|}<noinclude></noinclude>
10btbjtqqd4bc8vler7m1gnip195xfh
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/6
108
1012995
3894841
3667944
2026-09-05T04:31:07Z
Alex brollo
1615
Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]]
3894841
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Gatto bianco" /></noinclude>
{{ct|f=180%|t=1|v=0|w=2px|L=3px|{{Sc|FIRDUSI}}}}
{{Rule|t=1.5|v=0.5|4em}}
{{ct|f=400%|t=4|v=1|w=0px|L=0px|{{Sc|IL LIBRO DEI RE}}}}
{{ct|f=130%|t=1.5|v=1|w=2px|L=2px|{{Sc|POEMA EPICO}}}}
{{ct|f=90%|t=2|v=1|w=5px|L=1px|{{Sc|RECATO DAL PERSIANO IN VERSI ITALIANI}}}}
{{ct|f=70%|t=1.5|v=0|w=0px|L=0px|{{Sc|DA}}}}
{{ct|f=170%|t=1.5|v=1|w=5px|L=5px|{{Sc|ITALO PIZZI}}}}
{{smaller block|<poem>{{Blocco a destra|larghezza=70%|{{Indent|1|L’epopea persiana, nel suo insieme, produce l’impressione dell’incommensurabile, simile alla vista del cielo stellato, che riunisce nei suoi fulgidi sistemi di stelle l’infinita pluralità dei mondi.}}}} {{Blocco a destra|margine=20px|{{Sc|{{AutoreCitato|Adolf Friedrich von Schack|Schack}}.}}}}
</poem>}}
{{Rule|t=3|v=0.5|4em}}
{{ct|f=100%|t=1|v=0|w=1px|L=1px|{{Sc|VOLUME TERZO}}}}
{{Rule|t=1|v=0.5|4em}}
{{ct|f=90%|t=8|v=0|w=0px|L=0px|{{Sc|TORINO}}}}
{{ct|f=100%|t=1|v=0|w=5px|L=5px|{{Sc|VINCENZO BONA}}}}
{{ct|f=80%|t=1|v=0|w=2px|L=0px|Tipografo di S. M.}}
{{Rule|t=0.7|v=0.5|1em}}
{{ct|f=120%|t=0.5|v=1|w=0px|L=5px|{{Sc|1887}}}}<noinclude></noinclude>
td8nvtfmh05fhhklck7wejh33i89asl
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/17
108
1013007
3894849
3891059
2026-09-05T04:42:10Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894849
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 14 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|235}}Dator del cibo consüeto, immune
D’ogni difetto, sire egli è del mondo,
Signor del sole, dell’astro de’ vespri,
Del ciel rotante. Non è via dischiusa
Fuor che per cenno suo, per suo precetto,
{{R|240}}E di sua sapïenza alcuna parte
Alcun non ha, non ha la luna o il sole.
:Per comando di lui cinto dell’armi,
Come leon di fermo core, andava
Ghev animoso. Egli partìa soletto,
{{R|245}}Nè alcun seco menò, la sua persona
Avvezza a le delizie a Dio fidando.
Rapido corse fin che le frontiere
Di Turania toccò; chiunque ei vide
Da solo nella via, sermon turanio
{{R|250}}Adoprando, richiese, e indizio alcuno
Di re Khusrèv cercò da lui. Ma quando,
«Non ho di questo re novella certa»,
Quei rispondea, subitamente il corpo
Vuoto dell’alma Ghev gli fea. Nei torti
{{R|255}}Nodi del laccio l’impigliando, lungi
Poca terra di sopra gli gittava,
Perchè nessun l’arcano suo sapesse
Nè udisse alcun la voce sua. Ma tale
Ei menò seco un dì fra quella gente,
{{R|260}}Che gli fu guida. Lunga via percorse
Con lui, nè gli aprì mai per alcun tempo
L’arcano suo. Dissegli un giorno poi:
:Tra molte cose d’una sola inchiederti
In segreto vogl’io. Verace un detto
{{R|265}}Se avrò da te, se libero il tuo core
D’ogni menzogna farai tu col senno.
Ciò che a me chiedi, ti darò. Niegarti
Questa persona mia, quest’alma ancora.
Io non vorrò. — Molto è sapere in terra,
{{R|270}}Quei diè risposta; ma disperso andava
</poem><noinclude></noinclude>
ke66ztt52x34dukl77ucq6z2oojt21e
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/21
108
1013011
3894866
3891063
2026-09-05T04:50:48Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894866
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 18 —|}}</noinclude>
<poem>
Per ricondurmi e farmi re. — Vicino
Più e più si fea l’eroe famoso; allora
Si mosse re Khusrèv dal loco suo
E disse: Ghev, tu ne venisti lieto,
{{R|85}}Venisti a me qual opra di giustizia
Che s’accorda col senno. Oh! come mai
Fino a tal loco la dirotta via
Varcar potesti? Qual novella rechi
Di re Kàvus, di Tus, di Gùderz prode?
{{R|90}}Lieti son tutti? e di Khusrèv nel core
Fanno ei ricordo? E quel di gloria amante,
Rùstem, eroe fortissimo, e con lui
Destàn che fa, che fa l’irania gente?
:Attonito restò, come ciò intese,
{{R|95}}E nel nome di Dio la lingua mosse
Ghev e disse al garzon: Ben io conosco
Che re Khusrèv sei tu, novello sire
In nostra terra. — Ghev, dlssegli il sire,
Khusrèv son io veracemente, al mondo
:{{R|100}}Son io l’annunzio d’un’età novella.
:E Ghev soggiunse: Del tuo dolce amore
Necessità venne alla terra omai,
illustre. Che tu sei l’inclito figlio
Di Siyavìsh, mi penso, e da regale
{{R|105}}Stirpe disceso e di gran senno adorno.
:E tu, famoso eroe, rispose il prence,
Di Gùderz il figliuol sei veramente,
Ghev generoso. — E quei: Signor de’ giusti,
Chi mai di Gùderz ti parlò, chi mai
{{R|110}}Di Ghev e di Keshvàd novella diede?
Esser felice con real grandezza
Possa tu ognor! — Khusrèv rispose: O forte
Pari a leon, la madre mia coteste
Cose mi disse del mio padre in nome.
{{R|115}}Nel tempo che venìan li suoi consigli
AI termine fatal, la sua parola
</poem><noinclude></noinclude>
1ftm1eqpm04tkdu5tgzxw8z7mwm54bq
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/26
108
1013016
3894906
3891068
2026-09-05T05:21:38Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894906
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 23 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
{{R|260}}Fosse pur anco aquilonar bufera,
A vivente non dêi. Resta qui al monte,
A questi paschi dilettosi, e allora
Che re Khusrèv te qui verrà cercando,
Tu destriero gli sii, le vie del mondo
{{R|265}}Tu calca, e sgombra con la tua sonante
Unghia la terra da ogni reo nemico».
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|III. Il destriero di Siyâvish.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 516-518).}}
<poem>
:A cavallo salia quel re gagliardo,
E Ghev a piedi il precedea. Si volsero
Da quella parte dell’aereo monte.
Come l’uom che sen va cercando aita.
{{R|5}}Sceser le mandre nell’angusta valle
E bevvero a quel rio; tornaron poi
Abbeverate. Re Khusrèv si mosse
Rapidamente allor. Quand’egli giunse
Vicino al fonte, veder fe’ le briglie
{{R|10}}E la sella a Bihzàd, perchè compiuta
In ciò fosse la voglia. Oh! levò il guardo
Bihzàd e il prence rimirò! Dal petto
Trasse un sospiro, e tosto ch’ei vedea
Quella spoglia di pardo in che seduto
{{R|15}}Si tenne Siyavìsh, e le sue lunghe
Staile e la sella di compatto legno,
Fermò sul margo de la fonte il piede
Nè si scostò dal loco suo. Tranquillo
Poi che il vide Khusrèv, ratto si mosse
{{R|20}}E con la sella si affrettò. Si tenne
Il nobile destriero al loco suo,
Bruno qual notte, e fe’ degli occhi suoi
Due fonti vive. Pianse il giovinetto
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
n1mfjbgv80ozg2737anpbkytlsa4m6w
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/33
108
1013023
3894867
3891075
2026-09-05T04:52:28Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894867
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 30 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|100}}Dinanzi a Ghev ch’eretta avea la fronte,
Sostegno degli eroi, tutti fuggirono
Di Turania i valenti. Eran feriti,
Eran disfatti, e ritornaron tutti
Da Pìran che cervice alta portava.
{{R|105}}A principe Khusrèv, tinte di sangue
Come leon le mani e l’ampio petto,
Venne quel forte e disse: O re, t’allegra,
Abbi virtude amica e la persona
E forte e lieta. Dietro a noi sen venne
{{R|110}}Esercito d’eroi a far battaglia,
E v’era Nestihèn con man possente.
V’era Kelbàd. Chi ritornò superstite,
Così tornò, che lagrimar pel suo
Petto dovrassi e la cervice. Lascia
{{R|115}}Rùstem soltanto, e non vegg’io chi meco
Possa lottar fra quanti cavalieri
Irania conta, — S’allegrò di lui
Khusrèv di pura fede; anche il lodava,
Benedicendo, assai. Un cibo ei presero
{{R|120}}Di ciò che ritrovâr, poi s’affrettarono
Per passi aperti ed inaccessi lochi.
:Quando giunser piangenti ed affocati.
Feriti al petto, di Turania i prodi
À Pìran battaglier, grave uno sdegno
{{R|125}}Ne avea costui. Disse a Kelbàd: Nascosta
Non rimarrà la portentosa cosa!
Con Ghev che feste voi? dov’è frattanto
Khusrèv?... Narrami tu veracemente
Lo strano caso come avvenne. — Disse
{{R|130}}Kelbàd allor: Se innanzi a te la lingua
Sciogliessi, duce mio, ciò che pur fece
Ghev animoso a’ prodi tuoi gagliardi
Per raccontar, di campi di battaglie
Stanco sarebbe il tuo gran cor. Ben molte
{{R|135}}Fiate in campo mi vedesti, ancora
</poem><noinclude></noinclude>
f6gi79atpqdtcwu9hjo0iq579l9n3lf
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/35
108
1013025
3894862
3891077
2026-09-05T04:48:53Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894862
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 32 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Di Ghev un elefante ebbro e furente,
Sì che in mezzo agli eroi cadde avvilito
Il nome tuo. Che se di ciò novella
{{R|175}}Avrà un giorno Afrasyàb, l’imperïale
Corona gitterà, che due gagliardi,
Cavalieri ed eroi, con agguerrito
Drappel di combattenti, innanzi a un solo
Cavaliero voltarono le terga,
{{R|180}}Ed ei molti uccidea turani prodi.
Ardimentosi. Con ludibrio ed onta
Molto di ciò si narrerà... Ma tu
Uom non se’ da vessil, da clave o timpani.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|V. Venuta di Piràn.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 521-526).}}
<poem>
:E Pìran cavalier seimila prodi
Scelse, animosi e di battaglie amanti,
Dall’esercito suo. Così lor disse:
:Or si convien le briglie a’ palafreni
{{R|5}}Toccar velocemente, e notte e giorno,
Come leoni furibondi, il cinto,
Per riposar dal rapido cammino,
Non scioglier mai. Se toccano l’Irania
Ghev e Khusrèv, pari a leene tutte
{{R|10}}Di quella terra si faran le donne
Incontro a noi. Non rimarranno i pingui
Colti e l’acque scorrenti in questa terra,
E n’avrà fiero duol nel cor profondo
Afrasyàb regnator. Di me la colpa
{{R|15}}In lor fuga ei vedrà, non già del sole,
Non pei moti degli astri o della luna.
:Levarono la fronte a’ detti suoi
E corser notte e dì velocemente
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
o94a9qomp8di66sogcqv7lj0n0vigkm
3894875
3894862
2026-09-05T04:57:18Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894875
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 32 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Di Ghev un elefante ebbro e furente,
Sì che in mezzo agli eroi cadde avvilito
Il nome tuo. Che se di ciò novella
{{R|175}}Avrà un giorno Afrasyàb, l’imperïale
Corona gitterà, che due gagliardi,
Cavalieri ed eroi, con agguerrito
Drappel di combattenti, innanzi a un solo
Cavaliero voltarono le terga,
{{R|180}}Ed ei molti uccidea turani prodi.
Ardimentosi. Con ludibrio ed onta
Molto di ciò si narrerà... Ma tu
Uom non se’ da vessil, da clave o timpani.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|V. Venuta di Pîràn.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 521-526).}}
<poem>
:E Pìran cavalier seimila prodi
Scelse, animosi e di battaglie amanti,
Dall’esercito suo. Così lor disse:
:Or si convien le briglie a’ palafreni
{{R|5}}Toccar velocemente, e notte e giorno,
Come leoni furibondi, il cinto,
Per riposar dal rapido cammino,
Non scioglier mai. Se toccano l’Irania
Ghev e Khusrèv, pari a leene tutte
{{R|10}}Di quella terra si faran le donne
Incontro a noi. Non rimarranno i pingui
Colti e l’acque scorrenti in questa terra,
E n’avrà fiero duol nel cor profondo
Afrasyàb regnator. Di me la colpa
{{R|15}}In lor fuga ei vedrà, non già del sole,
Non pei moti degli astri o della luna.
:Levarono la fronte a’ detti suoi
E corser notte e dì velocemente
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
8zpgech9jo3xb62h7tbggk09zelgkux
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/39
108
1013029
3894868
3891081
2026-09-05T04:52:59Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894868
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 36 —|}}</noinclude>
<poem>
Arditamente del turanio duce,
E Pìran s’adirava. Alto imprecando
Ei rispose: O malnato, o abietto figlio
{{R|130}}Di razza vil, solo tu adunque sceso
A battaglia sei qui? solo dinanzi
Di gagliardi a un drappello arditamente
Così venisti?... Or be’, tu proverai
De’ nostri dardi i fieri colpi e il funebre
{{R|135}}Lenzuol ti appresterà de’ falchi agresti
L’adunco artiglio. Che se un cavaliero
Sei tu veracemente, anche se un monte
Fossi di acciaro, ti verranno attorno
Come formiche i mille prodi miei
{{R|140}}E sul tuo seno ti faranno a brani
Cotesto arnese e poi, quale un carcame,
Ti metteran sotterra. Ecco, un feroce
Leon così dicea: «Quando l’estrema
Ora scoccò d’una cervetta, il fato
{{R|145}}Conta il suo respirar; ch’ella sen viene
D’un leon fero in potestà, ne segue».
E te qui pur menò l’avara sorte
A me dinanzi, d’osti eroi famosi
Nel cospetto. — Gridò quel valoroso.
{{R|150}}Quel signor di gagliardi, inclito e forte:
:O turanio malnato, egli dicea.
Stirpe di Devi, un condottier tuo pari
Mai nel mondo non sia!... Ben tu vedesti
Ciò che fec’io per vendicar la morte
{{R|155}}Di Siyavìsh e ti piacesti allora
Di mia pugna davvero. Oh! quanti eroi
Di Turania e di Cina ebber l’estremo
Fato da questa man nel dì dell’armi!
Ed io la casa tua tutta distrussi,
{{R|160}}Alla tua vita sovrastò l’estremo
Periglio per mia man. Fra l’altra gente
Eran due donne ancor, donne regali,
</poem><noinclude></noinclude>
pj7t3qzzdyuxe8qajw5l4we0ec28vr0
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/41
108
1013031
3894851
3891083
2026-09-05T04:43:13Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894851
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 38 —|}}</noinclude>
<poem>
Trovar potè. Rùstem, allor, lo sguardo
{{R|200}}Girò pel mondo assai, nè alcun gli piacque
Fra tanti eroi; ma sol per sapienza,
Per nascita e valor, per dignitate.
Di me si ricordò nella sua grazia,
Nel favor suo. L’eletta figlia sua,
{{R|205}}Più cara a lui di sua corona, il prode
Rùstem mi diè; sì, sì, la maggior figlia,
Banu-gushàsp cavalcatrice in guerra,
L’inclito eroe mi die, fra tanti eroi
Me solo elesse, la mia fronte all’alto
{{R|210}}Ciel sollevando. Ma la mia sirocchia
A lui diedi in ricambio, inclita donna
Fra le donne regali, la leggiadra
Shahr-i-Banù-Irèm. Così, se levi
Rùstem soltanto, leonino prode.
{{R|215}}Gagliardo e forte, eroe che mi sia pari
Non ho nel mondo. E quando alta vendetta
A dimandar qui ne verrò con lui,
Gran pianto farai tu. Loco di pugna
È per me loco di convito, e l’elmo
{{R|220}}Di gran valore è il serto mio. Con questa
Fulgida spada agli occhi tuoi la terra
Tenebrosa farò. Bada: se vivo
Lascierò alcun delle tue schiere, al mondo
Non dir più mai che nome ho di gagliardo.
{{R|225}}Khusrèv intanto, re dei re, al suolo
D’Irania menerò; de’ forti al sire
L’addurrò nel cospetto, e su quell’inclito
Eburneo seggio anche seder farollo
E in fronte gli porrò quella corona
{{R|230}}Che illumina ogni cor. Poscia, vestendo
L’arnese mio di gran valor, di belve
Le turanie città renderò tutte
Orrido covo. Oh sì!, verrò in Turania
Qual lïon furibondo, alla vendetta
</poem><noinclude></noinclude>
cmhc8mz9hraeys5lsr1endb4duhum6p
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/43
108
1013033
3894869
3891085
2026-09-05T04:53:31Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894869
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 40 —|}}</noinclude>
<poem>
:Pìran che udì, fremè. Pieno d’affanno
Era il suo cor, di lagrime cadenti
S’empiron gli occhi suoi. Spronò il destriero,
Strinse le cosce e quella poderosa
{{R|275}}Clava sul collo si recò. Dal campo
Nel fiume ei si gittò qual navicello,
Invocando l’Eterno, e Ghev a prova
Non s’affrettò, fin che dall’acque ascese
Di Turania il campione. Allor, l’assalto
{{R|280}}Finse, per tema, d’evitar; fuggia
Quel prence valoroso; e quand’ei trasse
Lungi dal fiume e dalle sue falangi
Il nemico, all’arcion la sua guerresca
Clava sospese. Egli fuggia dinanzi
{{R|285}}All’inclito guerrier, fin che l’attorto
Laccio disciolse da la sella. Omai
A Ghev d’accanto è l’avversaro. Allora
Quale atra notte s’oscurava il mondo.
Che impeto fe’ sul prence il fuggitivo
{{R|290}}Iranio, detto l’avrestù davvero
Un drago che s’avventa. Oh! allor fuggìa
Pìran gagliardo innanzi a Ghev, e dietro
Correagli Ghev arditamente! Il braccio
Ei mosse e il laccio suo scagliò veloce,
{{R|295}}L’attorcigliando. Cadde entro a que’ nodi
Del turanio guerrier la testa avvinta,
E quei, del laccio entro a le forti spire
Levatolo di sella, a piè il sospinse
Dinanzi a se, dimesso e vergognoso.
{{R|300}}Lungi il menò del fiume da le sponde
Ratto e al suolo il battè, le man da tergo
Ambe gli avvinse, indi quell’armi sue
Vestissi ed in arcion montò d’un salto.
Stretto il vessillo del turanio in pugno.
{{R|305}}Del Gulzarryùn calò fino alle sponde,
In riva all’acque. Videro i Turani
</poem><noinclude></noinclude>
odxjmwmcu9ggsha9o5u2j2kr63zkbeg
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/45
108
1013035
3894852
3891087
2026-09-05T04:43:30Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894852
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 42 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
E ignobile persona. E la sua vita
Siyavìsh diè, sedotto alle parole
{{R|345}}Di costui. Come cadde quell’illustre,
Cada quest’uomo. — Al re benedicendo
Pìran in pianto si disciolse; un bacio
Sul suolo impresse e favellò: Deh! sire
Che cerchi il ver, che splendi agli altri in mezzo
{{R|350}}Come fulgido sol, tu ben sapesti
Il mio dolor, l’affanno mio, la guerra
Contro al mio re per te. Libero intanto
Dall’artiglio di un Devo io con la tua
Madre ti fei per arte e per consiglio,
{{R|355}}E lagrime sanguigne un dì versai
Per Siyavìsh; tu cercane la prova
Da Ferenghìs. Così, ben ti fia bello
Ch’io pur di questo serpe dall’artiglio
Scampo ritrovi, per la tua fortuna,
{{R|360}}Per la tua dignità di re sovrano.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|VI. Liberazione di Pîrân.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 526-528).}}
<poem>
:L’eroe guatava re Khusrèv, chiedendo
Qual gli desse comando il re gagliardo,
E Ferenghìs vedea starsi con occhi
Gonfi di pianto, gonfia di parole
{{R|5}}Ad imprecar contro Afrasyàb la lingua;
Ed ella intanto gli dicea: Deh!, prode.
Che tollerasti di lontana via
Tanta fatica, sappi omai che questo
Duce canuto è sapïente e illustre,
{{R|10}}D’alma serena. Dopo Iddio signore
Che ci fu guida, ch’ei da morte certa
Ci liberò, tu intendi, e l’amor suo
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
7kf6l8vom9yok6j7odkrim0ar23gn07
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/46
108
1013036
3894853
3891088
2026-09-05T04:43:56Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894853
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 43 —|}}</noinclude>
<poem>
Schermo fu a noi per la gioconda vita
Contro sventura. Grazia egli dimanda
{{R|15}}Per l’egregio suo oprar. Tu cel condona,
Inclito eroe, che ad opere malvagie
Unqua costui non ci guidò. — Regina
D’ogni donna real, Ghev le rispose,
Vivi tu lieta e d’anima gioconda!
{{R|20}}Ma, per la luna, del mio re pel serto,
Pel trono suo, terribil sacramento
Un giorno feci, che se mai, di pugna
In fatail dì, vittoria su costui
Io toccherò, rossa farei la terra
{{R|25}}Del sangue suo. — Deh! leonino prode.
Disse Khusrèv, l’anima tua da sacro
Giuramento di Dio ritrar non devi.
Pel tuo giurar soddisfa il cor, forando
L’orecchio al prigionier col tuo pugnale;
{{R|30}}E allor che sovra il suol dal tuo pugnale
Il sangue stillerà, guardate in mente
La tua clemenza avrai e la vendetta.
:Ch’era caldo nel cor pel vecchio duce
Il suo signor, Ghev ben s’accorse. Vide
{{R|35}}Ch’eran le gote sue molli di pianto
E vergognose, e disse: O re, t’allegra.
Sciogli l’anima tua da questa cura.
Di te in riscatto eguali a me ti siano
Centomila gagliardi, alta saggezza
{{R|40}}Di Chi creolla, ti sia dono! — Il sire
A tal parola imporporò la guancia
E rise, e risplendea per quel sorriso
Attorno il loco. Ei disse a Ghev: Guerriero
D’anima buona, eternamente lieto
{{R|45}}Vivi tu col desìo del tuo bel core!
:E Ghev si mosse e traforò l’orecchio
Di Pìran con l’acciar. Così cercava
Pel giuramento la salute sua,
E Pìran così disse al giovin prence:
</poem><noinclude></noinclude>
49t0bw22ckw6h64lqonybkh6msr5oxq
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/48
108
1013038
3894870
3891090
2026-09-05T04:53:56Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894870
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 45 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Ferenghìs e Khusrèv di vago aspetto
Stringeano al sen con molto affetto il prode.
:Addio, disse Khusrèv. L’ordito è il mondo,
E tu ne sii la trama in seno. Quegli
{{R|90}}Che fa giustizia, se a me pur la rende,
La vita mia, l’anima mia discaro
Non mi sarà donar per te. — Si mosse,
Benedicendo al sire ed all’eroe,
Pìran valente a quella parte, e a questa
{{R|95}}Il sire e Ghev e Ferenghìs ne vennero.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|VII. Venuta di Afrâsyâb.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 528-532).}}
<poem>
:Intenebrava lo splendor del sole
:Agli occhi di Afrasyàb, quando novella
Ebbe de’ prodi suoi. Battè i timballi,
Fe’ le trombe squillar, tutto l’esercito
{{R|5}}In ordin pose, e via, sì come vampa.
Da quel loco si tolse. Ei fe’ una sola
Di due giornate di cammin, venendo
A tutta corsa, via balzando come
Freccia dall’arco. E allor ch’egli ridusse
{{R|10}}I prodi suoi nel contrastato loco,
Quale a Kelbàd co’ principi guerrieri
Fu loco di tenzon, vide per tutta
Quell’ampia terra le schiere disperse,
Vide giacer di qua di là dovunque
{{R|15}}Gli eroi turani, e dimandò: Cotesto
Eroe come venia, con tante squadre.
Fino a tal loco dall’irania terra?
Seppe non un de’ prodi miei che a queste
Spiagge passava esercito nemico
{{R|20}}Di tal valor?... Ma chi portò l’annunzio
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
m1pl21drzznjb6fvc9e8jl7u4rk3m7r
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/49
108
1013039
3894900
3891091
2026-09-05T05:18:50Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894900
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 46 —|}}</noinclude>
<poem>
Dei Devi al figlio, infausto aversi un germe
Siyavish in Turania? Oli! Veramente,
Se oscuro avello educator di lui
Stato si fosse, questo giorno avverso
{{R|25}}Veduto non avrian questi occhi miei!
:Vivi tu lieto, Sipehrèm gli disse;
Che se teme il tuo cor per la nemica
Gente ch’è qui, fu Ghev (basta lui solo),
Figlio di Gùderz, che qui venne, e niuno
{{R|30}}Vedemmo cavalier che con lui fosse.
Sgominata redìa dalla battaglia
D’un sol uom l’ampia schiera, e così avvenne
Che Ferenghis col giovinetto sire
E con Ghev si fuggì. — Ratto che intese
{{R|35}}Il regnante Afrasyàb, delle sue gote
Impallidiva il bel color; per l’opra
Di questo ciel, pieno d’affanno il core
Fu incontanente, ed ei rispose: Chiara
La sentenza si fa che questi orecchi
{{R|40}}Udirono da’ saggi!... Allor che Iddio
Rende nato mortal di lieta sorte,
Senza fatica a regal seggio il mena.
:Mentre di Sipehrèm stava ascoltando
Le parole il gran re, schiera dinanzi
{{R|45}}In vista si mostrò. N’era l’antico
Pìran il duce e avea di sangue tinti
Testa, volto e cervice. E si pensava
Afrasyàb regnator ch’egli raggiunto
Avesse Ghev e s’affrettasse primo
{{R|50}}Con lieto annunzio di vittoria. Ratto
Che più vicino si accostò, miravalo
Il re stupito. Quell’eroe, signore
Di combattenti, era trafitto. Vide.
Vide che su l’arcion con fermi nodi
{{R|55}}Era avvinto colui, le man da tergo,
Con un capestro, onde l’inchiese e assai
</poem><noinclude></noinclude>
6j5xm2frwykmv1g9cfyobbbfc9ff9n8
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/52
108
1013042
3894871
3891094
2026-09-05T04:54:22Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894871
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 49 —|}}</noinclude>
<poem>
Con questa spada che trapassa il ferro,
{{R|130}}Di que’ malvagi sperderò la rea
Semenza guerreggiando. Io con l’acuto
Ferro in due parti fenderò l’abietta
Persona loro e donerolla a’ pesci
A lani̇ar... Ma se Khusrèv d’Irania
{{R|135}}Cerca la terra, Ferenghìs con lui
A che dovrìa partir?... Che se in mia mano
Io Ferenghìs avrò, tetro ed angusto
Renderò il mondo agli occhi suoi protervi!
:Pìran allor sen venne doloroso
{{R|140}}Di Khotèn alla terra e in via si pose
L’inclito sire da quest’altra parte.
Egli e i suoi prodi valorosi e alteri
Si volsero al Gihùn; parve che il lembo
Ei strascinasse delle vesti sue,
{{R|145}}Per corruccio, nel sangue, onde tal cenno
Ebbesi Humàn da lui: T’affretta e sciogli
Le briglie al tuo destrier fino a le spiagge
Del fiume. Se il Gihùn passano, intendi,
Ghev e Khusrèv, nostra fatica è vana
{{R|150}}Quanto al deserto un’aura lieve. Un segno
Vennemi già dal profetar verace
De’ saggi, quale a me da’ tempi antiqui
Un sapiente ripetea. «Dal seme
Di Tur e di Kobàd, così mi disse,
{{R|155}}Un prence sorgerà d’alto lignaggio
Che il turanico suol farà deserto,
Nè lascierà su questa terra alcuno
Recinto di città. Verso l’Irania
Volgerà il core per amor, mostrando
{{R|160}}Fiero a Turania e corrucciato il volto».
:Ghev e Khusrèv giunsero al fiume, ed alto
Di passar oltre avean desìo nel core.
Quivi con tale incominciâr litigio
Che traea prezzo dal pedaggio. Quale,
</poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, III}}||4}}}}</noinclude>
118wgodpjzahz084gllhri8t93fn2od
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/91
108
1013081
3894845
3891134
2026-09-05T04:38:23Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894845
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 88 —|}}</noinclude>
{{Ct|c=t1|II. Giuramento di Khusrev.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 549-553).}}
<poem>
:Ratto che la sua spada rilucente
Trasse quest’almo sol, quando alla notte
Nell’ombre avvolta si celò la fronte,
Da la reggia levossi alto un clangore
{{R|5}}Di trombe e s’adunâr tutti gli eroi
Vogliosi del gran re. Tus battagliero,
Gùderz e Ghev magnanimo e quel prode
Gurghìn con Gustehèm, Ruhàm leone,
Tutti giugnean raccolti i valorosi
{{R|10}}Al re, la casa egli ascendean di lui
Inclita e illustre. Come l’ampio stuolo
Fu innanzi al trono imperïal, del mondo
Il maggior prence così disse: Voglio
Da confine a confin tutta la terra
{{R|15}}Visitar, dell’Irania i vasti campi
Veder con lieto augurio. Andiamne adunque
Come se a caccia ognun di noi movesse,
E in letizia per noi scorra alcun tempo!
Convenner tutti in quella voglia i prenci
{{R|20}}Per andar, per veder dell’ampia terra
Alcuna parte, e uscì alla caccia il sire
Con Rùstem battaglier, famoso prode.
Venner tutti con lui delle sue schiere
I più nobili eroi, della semenza
{{R|25}}Di Keshvàd era Gùderz, Ghev pur anco;
Venne Shapùr, Behràm inclita spada,
Bìzhen saettator, Gurghin, e il figlio
Di Shaveràn, Zèngheh preclaro, e poi
E Ferhàd e Guràzeh, un forte in guerra
{{R|30}}Fra gli altri eroi. Così, per tanta schiera,
</poem><noinclude></noinclude>
gjwonqk20wfutxfyw5sjdexzny6of6a
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/105
108
1013095
3894970
3891148
2026-09-05T11:48:49Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894970
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 102 —|}}</noinclude>
<poem>
Di muschio, e di turchesi un’altra ancora
Ed una in lapislazzuli. Là dentro
{{R|205}}Eran corniole e smeraldi gittati,
Muschio ed acqua di rose ivi commisti.
Dieci v’erano ancor giovani paggi,
Dieci cavalli di gran prezzo, briglie
Che avean dorate. Disse il re: Son questi
{{R|210}}I doni per colui che forza in petto
Avrà per contrastar nel dì dell’armi
Con Tezhà battaglier. Quella sua testa
Quando abbattuta avrà nel fiero campo,
La rechi dell’esercito animoso
{{R|215}}Qui nel cospetto. — Si recò la mano
Per tale impresa al cor Ghev prontamente,
Figlio di Gùderz, ed all’aspro assalto
S’accinse dell’eroe. Le vaghe ancelle
Di gran valor, tutti que’ doni in ampio
{{R|220}}Ordin locati innanzi a lui recarono,
E quei fe’ lodi al re sovrano e disse:
:Orba di te, signor, corona regia
Unqua non resti o imperïal suggello!
:Fe’ cenno il sire al tesorier: Tu dieci
{{R|225}}Tavole apporta, dono eletto, e mesci
Muschio e gemme e denari. Anche m’adduci
Con cinti e serti dieci giovinette
Dal volto di Perì, dugento drappi
Con fregi d’oro e sete, una corona
{{R|230}}Degna di re con dieci auree cinture. —
E disse poi: Son questi i doni eletti
Per chi dal faticar non si ritrae,
Fama e ricchezze disïando. Ei vada
Di qui partendo e la riviera tocchi
{{R|235}}Del Kàseh e là di Siyavìsh tradito
Veneri l’alma santa. Ivi un gran monte
Di legni ei troverà; vince l’altezza
Ben cinque corde e cinque. Un dì vel pose
</poem><noinclude></noinclude>
16jj07j00c4wr9l8ltv0we6dkopuffg
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/129
108
1013119
3894854
3891173
2026-09-05T04:44:28Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894854
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 126 —|}}</noinclude>
<poem>
O in monte o in piano. Tutte egli recava
Le sue mandre al Sipèd, altero monte,
In lacci, e verso Anbùh. Sen venne poi,
Chiuse le porte del castello e ratto
{{R|35}}A un veloce destrier balzò sul dorso.
:Quando levossi di timballi un fremito
Là da Meyèm, e da Girèm un turbo
Nerissimo di polve, egli dall’alto
Terrazzo del castel Gerìreh scorse,
{{R|40}}E il cor suo palpitò d’alto terrore
Per lo stuol che venia. Donna preclara
Gerìreh inver, di Firùd giovinetto
Era la madre e per dolor che avea
Di Siyavìsh tradito, era quel core
{{R|45}}Pieno d’acerbo duol. Venne alla madre
Il giovane Firùd e così disse:
:Donna regal fra l’altre donne regie,
Esercito sen vien con elefanti,
Con timpani, d’Irania, e innanzi ai prenci
{{R|50}}Tus condottier si mostra... Oh! che di’ mai?
Oh! che far qui si dee?... Davver! che bello
Non saria, se un assalto ei cominciasse!
:Gerireh gli dicea: Mai non ti tocchi,
Garzon pugnace, non ti tocchi mai
{{R|55}}Di questo di necessità!... Signore
Nuovo in Irania è il fratel tuo, regnante
E di vigile cor, Khusrèv di nome.
Ben di stirpe e di nome ei ti conosce.
Chè sète voi di sangue e genitura
{{R|60}}D’un solo padre. Ma pel mondo allora
Che re Khusrèv ti cercherà per quella
Di Siyavìsh vendetta, in tutto, o figlio,
Caro l’abbi ed amico. In fra i Turani,
Se togli me, non ha chi a sue battaglie,
{{R|65}}Brandendo il ferro, porga aita. Intanto
Di luce si rivesta e di splendore
</poem><noinclude></noinclude>
87pngr6nx11zqmsk09xmorhr24g38m7
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/132
108
1013122
3894979
3891176
2026-09-05T11:53:57Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894979
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 129 —|}}</noinclude>
<poem>
Che secreta non è veruna cosa
{{R|140}}Di me, di te, per essi. Oh! il nome tuo,
Figlio diletto, e il dolce capo vivano
Sempre! Di Siyavìsh abbiasi luce
L’anima in cielo! Ei non partissi mai
Da questi due. Gran prenci eran cotesti,
{{R|145}}Egli un gran re!... Senza drappelli adunque
Di qui va con Tokhàr, non dispregiando
In core il detto mio. Se degli eroi,
Se di que’ prenci chiederai, sicuro
Indizio a te darà quell’animoso
{{R|150}}Tokhàr veracemente. Ei ben conosce
Gl’infimi tutti dell’irania terra
E i grandi suoi; ti porgerà colui
Del gregge e del pastor segno non dubbio.
:Donna preclara, ei disse, il tuo consiglio
{{R|155}}Luce apporta alla casa e a tutti noi.
:Dal loco suo una vedetta accorse
E seco favellò partitamente
Dell’iranico stuol. Piena d’armati
È la pianura e il monte, egli dicea,
{{R|160}}Piene le falde sue. Tu ben diresti
Ch’è in ceppi il sol, lungi da noi. Vessilli,
Elefanti e guerrieri in ogni parte
Del Castel dalle porte si distendono
A un trar lungo di pietra. — In cotal guisa
{{R|165}}Come il terriere favellò, si mosse
Di gagliardi quel duce e corse forte;
Uscirono così con presti passi
E Firùd e Tokhàr. — Del giovinetto
La sorte omai precipitava. Allora
{{R|170}}Che dall’alto si muove tortüosa
Dell’uom la sorte, non amor, non ira
Vengono all’uopo mai. Come potrìa
La vecchiezza toccar l’uom giovinetto
Di cui sta per fuggir, volando ratto,
</poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, III}}||9}}}}</noinclude>
mp48o795izmx0tuflz5mqj60qgc8kfa
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/137
108
1013127
3894855
3891181
2026-09-05T04:44:55Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894855
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 134 —|}}</noinclude>
{{Ct|c=t1|VI. Colloquio di Behrâm e di Firûd.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 573-577).}}
<poem>
:Spronò il destrier d’innanzi da l’esercito
E al monte s’avviò, la mente ingombra
Di pensieri, e a Tokbàr disse quell’inclito:
:Oh! chi è costui che drittamente viene?
{{R|5}}Certo per noi nessun pensier lo tocca,
Se con tal vampo sale al monte. Un baio
Destriero sotto egli ha, recasi avvinto
Un laccio al culmo dell’arcion. — Rispose
A Firùd in tal guisa il consigliero:
:{{R|10}}Con impeto assalir, con vampo ed ira,
Costui non vuoisi. Al nome e ai segni chiari
Nol riconosco, ma dei Guderzidi
Penso ch’ei sia. Nel dì che di Turan a
Giunse in Irania re Khusrèv, un elmo.
{{R|15}}Elmo regal, qui venne meno; or credo
Che l’elmo sia che su la fronte scorgo
Dell’ignoto guerrier; splende regale
Sovra il suo petto la corazza. Ei certo
Ebbe da Gùderz il natal. Ma intanto
{{R|20}}Qui si convien per dimandarne a lui
Schiuder le labbra. — Allor che più vicino
Fu al vertice Behràm, voce mandava
Qual nuvola che tuona. Oh! chi se’ mai
Tu sul monte costì? disse. Non vedi
{{R|25}}L’esercito infinito? anche non odi
Fremito di timballi e tante voci,
E del vigile eroe, Tus capitano,
Timor non hai? — Firùd così rendea
La sua risposta: Poi che in me nessuna
{{R|30}}Ira hai scoverto, non sbrigliar tant’ira.
</poem><noinclude></noinclude>
hq1m8a8ay1jlfqfs59urhpyavebpmx8
3894981
3894855
2026-09-05T11:54:33Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894981
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 134 —|}}</noinclude>
{{Ct|c=t1|VI. Colloquio di Behrâm e di Firûd.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 573-577).}}
<poem>
:Spronò il destrier d’innanzi da l’esercito
E al monte s’avviò, la mente ingombra
Di pensieri, e a Tokhàr disse quell’inclito:
:Oh! chi è costui che drittamente viene?
{{R|5}}Certo per noi nessun pensier lo tocca,
Se con tal vampo sale al monte. Un baio
Destriero sotto egli ha, recasi avvinto
Un laccio al culmo dell’arcion. — Rispose
A Firùd in tal guisa il consigliero:
:{{R|10}}Con impeto assalir, con vampo ed ira,
Costui non vuoisi. Al nome e ai segni chiari
Nol riconosco, ma dei Guderzidi
Penso ch’ei sia. Nel dì che di Turan a
Giunse in Irania re Khusrèv, un elmo.
{{R|15}}Elmo regal, qui venne meno; or credo
Che l’elmo sia che su la fronte scorgo
Dell’ignoto guerrier; splende regale
Sovra il suo petto la corazza. Ei certo
Ebbe da Gùderz il natal. Ma intanto
{{R|20}}Qui si convien per dimandarne a lui
Schiuder le labbra. — Allor che più vicino
Fu al vertice Behràm, voce mandava
Qual nuvola che tuona. Oh! chi se’ mai
Tu sul monte costì? disse. Non vedi
{{R|25}}L’esercito infinito? anche non odi
Fremito di timballi e tante voci,
E del vigile eroe, Tus capitano,
Timor non hai? — Firùd così rendea
La sua risposta: Poi che in me nessuna
{{R|30}}Ira hai scoverto, non sbrigliar tant’ira.
</poem><noinclude></noinclude>
5sqwrwlio1leycfdirncx1tc3svgzcf
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/145
108
1013135
3894984
3891189
2026-09-05T11:56:34Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894984
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 142 —|}}</noinclude>
{{Ct|c=t1|VII. Morte di Rêvniz e di Zerasp.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 577-579).}}
<poem>
:Alla sua volta fuori si balzava
Il genero di Tus, ma il ciel dall’alto
Gioco si fea di lui. Dalla dirotta
Via di Girèm fino al Sipèd roccioso
{{R|5}}Venne, e pieno di vampo era quel core
Ed ei superbo e tracotante. Allora
Che lo scoverse dall’aerea cima
Firùd guerrier, quell’arco suo reale
Trasse dall’ampia teca e così disse
{{R|10}}A Tokhàr, negli assalti inclito e sperto:
:Tus dispregiava le parole mie,
Che viene un cavalier, nè il valoroso
Behràm è quello. È fermo questo core.
Lieto non è. Vedi, Tokhàr, se in mente
{{R|15}}Ti vien chi ei sia. Per qual cagione adunque
Dal capo fino al piò lo veste il ferro?
Risposta die Tokhàr: Revnìz è quello,
Cavaliero ed eroe. Venti sorelle
E venti ancor, qual gaia primavera,
{{R|20}}Egli ha in sue case, ed egli del virile
Sesso l’unico fu, ma ingannatore
E fraudolento e adulator, se bene
Giovane ancora e valoroso, genero
Di Tus illustre. — Al giorno dell’assalto.
{{R|25}}Parlò al savio Firùd, coteste cose
Non è bello ascoltar. Se degli eroi
Alla tenzone egli verrà, nel lembo
Delle sorelle sue di addormentarlo
Sarà mia cura. Se il disfiora il vento
{{R|30}}Delle mie frecce e s’ei rimane in vita,
</poem><noinclude></noinclude>
4k91883oaots4wd8vvuiqomb1jrpbah
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/150
108
1013140
3894982
3891194
2026-09-05T11:55:09Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894982
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 147 —|}}</noinclude>
<poem>
Cinese. Dal fuggirsi in lor presenza
Avea l’anima fosca il giovinetto,
Però torse le briglie e venne ratto
{{R|65}}Come procella, posta in su la corda
Un’altra freccia di compatto legno.
:Al sire bellicoso allor parlava
Così Tokhàr: Deh! guardati che mai
Tus illustre non tocchi, ove tu brami
{{R|70}}La pugna dimandar. Meglio è che il suo
Destrier per te si atterri. Alla battaglia
Non discendono a piè per lor costume
I prenci, anche se grave è la bisogna
E già stringe il periglio. Anche tu pensa
{{R|75}}Che per un colpo delle frecce mai
Morte non gli verrà. S’egli venisse
Alla cima del monte, oh! non v’ha dubbio
Che dietro gli sarìa de’ prodi suoi
Tutta la schiera. E tu non hai possanza
{{R|80}}Contro a lui nella pugna, e non l’hai visto
Fieramente aggrottar le ciglia fosche.
:Firùd che di Tokhàr queste parole
Udendo accolse, tese l’arco e trasse.
Del duce il palafren quella volante
{{R|85}}Freccia colpì, così come colpisce
Freccia d’un cavalier dall’arco sciolta.
Il leggiadro animal reclinò il capo
E l’anima spirò. Di Tus il core
Pieno è d’un’ira ed è piena la mente
{{R|90}}D’un vampo di furor; ma ratto al campo
Egli si ritornò, sospesa al collo
La targa e a piè, tutto di polve intriso
E corrucciato. Ma Firùd a tergo
Schernivalo così: Che fu? che accadde
{{R|95}}All’inclito guerrier, che non sostenne
D’un cavalier la pugna? Oh! come mai
Verrìa tra file di pugnanti? — Allora
</poem><noinclude></noinclude>
6soqv2unbm0y1tn8b8s77osfrxuxsc6
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/152
108
1013142
3894846
3891196
2026-09-05T04:39:04Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894846
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 149 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
È la persona nel suo sangue. Oh! quale
{{R|135}}Altra iattura aspetterem?... Se figlio
Ei si vanta a Gemshìd, regia semenza
Di re Kobàd, la porta a’ danni suoi
Stoltamente si aprì. Ma quel suo capo
Ratto del ferro mio con un fendente
{{R|140}}Dividerò, di porpora tingendo
Col sangue suo le rupi alla montagna.
Disse e l’usbergo rapido si cinse
E la pelle scalfi della persona.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|IX. Battaglia di Ghêv e di Firùd.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 581-583).}}
<poem>
:Sul suo robusto corridor si assise
E di Girèm per la dirotta via
Gittossi con ardor. Spinse il destriero
Sì come vento che si leva ratto,
{{R|5}}E quel monte salì. D’Azergashàspe
La fiamma egli parea. Ma il nobil figlio
Di Siyavìsh, Firùd, nol vide appena
Che sospirò dal cor. Davver!, dicea,
Che a questa gente bellicosa nulla
{{R|10}}Più cale della via de la montagna
O de la valle. Un più dell’altro assai
È coraggioso, e dello stuol de’ forti
La corona son essi. Oh! ma nessuna
Sapïenza è nel duce! È quel suo capo
{{R|15}}Vuoto di senno come corpo esanime;
Ond’è ch’io temo sì che in questa guerra
Non tocchino vittoria, ove in Turania
Khusrèv medesmo non penètri. Allora,
Per vendicar l’estinto padre, accanto
{{R|20}}Ne andrem noi due, per veder se rechiamo
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
l011m2qbmokc8985fnnjy0r96ka28ht
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/155
108
1013145
3894986
3891199
2026-09-05T11:57:14Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894986
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 152 —|}}</noinclude>
<poem>
Figlio si allevi a te simil! — Grucciossi
Al rabbuffo del padre il giovinetto
{{R|95}}E giurava per Dio che ne sostenta,
Così, così: Non torrò mai dal dorso
Del mio veloce palafren la sella,
O morirò, Zeràspe vendicando.
:Di là sen venne con rigonfio il core
{{R|100}}D’alto dolor, la mente d’un pensiero
Tumida di vendetta, al suo fedele
Gustehèm. Dammi tu fra’ tuoi destrieri,
Gli disse, un palafren che mi sostenga
E salga acconcio la montagna, ond’io
{{R|105}}Mi vesta l’armi e chiaro si discerna
Un uom dall’altro. — Gustehèm gli disse;
:Ragion non è cotesta, e la montagna
Per cagion folle tu salir non dèi.
Venne un turanio su l’aerea cima
{{R|110}}Di questo monte e miranlo dal basso
Le schiere tutte. Ma se d’uopo è a noi
Travalicar quel loco, è di montagne
Piena la terra e di convalli assai
E di pianure. A me due palafreni,
{{R|115}}Atti a portar guerresco usbergo, in questo
Campo restâr; ma se il turanio un d’essi
Mi uccide, un altro che il pareggi in quella
Sua forza e nell’incesso e nell’altezza,
Non troverò più mai. Zeràspe illustre,
{{R|120}}Revnìz e il duce nostro che pur nulla
Stima la terra e il suo poter, quel tuo
Padre gagliardo che leoni agresti
Atterra e al ciel che sovra lui si muove,
Gli occhi non degna sollevar, tornarono
{{R|125}}Dal turanio guerrier tutti col core
Tumido di dolor. Non osa alcuno
Co’ monti contrastar, se pur non sono
D’aquile o d’avoltoi l’ali già pronte.
</poem><noinclude></noinclude>
ohqdsx2yhnz13pez9qgnl2zjd55lzc9
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/156
108
1013146
3894909
3891200
2026-09-05T05:22:34Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894909
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 153 —|}}</noinclude>
<poem>
Se no, davver! che in quella rocca altera
{{R|130}}Nessun penetrerà! — Bìzhen rispose:
:Tu non turbarmi il cor, non tòrmi al braccio
Forza e virtù! Terribil sacramento
Io già fei per la luna e il dïadema
Del nostro re, per Dio fattor del mondo,
{{R|135}}Che il mio destrier dall’orrida montagna
Non ritrarrò, che morirò, Zeràspe
In vendicar. — Non è la via cotesta,
Gustehèm gli dicea; non ha contezza
Senno verace di tal vampo. — E quegli,
{{R|140}}Zeràspe a vendicar, soggiunse ratto,
A piè ne andrò, nè vo’ tuoi palafreni.
:Oh! non vogl’io, rispose Gustehèmme,
Che un solo crin dal vertice del capo
Per colpa mia ti caggia!... Anche se mille
{{R|145}}E mille avessi palafreni, adorni
Alle giubbe ed al crin dell’erte code
Di gemme degne di un gran re, niun d’essi
Diniegar ti vorrei, non i tesori,
Non la mia spada o il mio corsier medesmo.
{{R|150}}Non la mia vita... Or va, mira i destrieri
Ad uno ad un paratamente; e quale
Più t’aggrada ti scegli, e fa comando
Che a qual ti piace, pongano i valletti
La sella. E bene sia s’ei cade ucciso!
:{{R|155}}Un destriero egli avea simile a lupo,
Eccelso e forte, della pube il crine
Irsuto e lungo. Per l’eroe garzone,
Di gloria amante, la real gualdrappa
Sopra vi fu gittata. Oh! ma di tanto
{{R|160}}Ghev crucciavasi in cor. Pensando all’opre
Di Firùd lagrimose, a Gustehèmme
Tale mandò che il richiamasse. Molte
Parole ei fe’ del fanciullesco ardire
Del figlio suo, gli mandò poi l’usbergo
{{R|165}}Di Siyavìsh ed un regal cimiero.
</poem><noinclude></noinclude>
0xju78imk7pwjun48uy7e1qc5dzryyu
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/157
108
1013147
3894983
3891201
2026-09-05T11:55:54Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894983
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 154 —|}}</noinclude>
{{Ct|c=t1|X. Morte di Firûd.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 584-588).}}
<poem>
:Gustehem si portò quella guerresca
Maglia, e ratto qual nembo ne vestìa
Bizhen ardito. Quale è un uom di guerra,
Del Sipèd ei si volse alla montagna.
:{{R|5}}Così disse a Tokhàr l’inclito sire:
Ecco, novellamente un uom di gloria
Qui sale. Guarda omai, vedi qual nome
Ne sia, chi mai dovrà sovra esto prode
Piangere di dolor. — Così rispose
{{R|10}}Tokhàr al sire, in favellar maestro:
:Niuno è pari a costui per tutta Irania.
Figlio è di Ghev ed animoso prode,
Come fero leon sempre vincente
In ogni assalto. Non ha d’altri figli
{{R|15}}Ghev allegrezza, e gli è costui più caro
Della sua vita e d’ogni cosa... Intanto
La man tu stendi al suo destrier, che il core
Dell’iranio signor d’alta ferita
Squarciar non ti convlen. Poi, la corazza
{{R|20}}Egli ha che di sua man d’intorno al collo
Ghev gli annodò, nè giavellotti o frecce
Nulla vi ponno; e forse egli la pugna
A piedi sosterrà. Ma tu non sei
Pari in battaglia a lui; vedi qual spada
{{R|25}}Ei stringe in pugno adamantina? Oh! sire,
Lascia, desisti e senno fa. Si pente
Un uom che stolto s’affatica. Uccisi
Caddero già per te d’Irania alcuni,
Nè si convien ch’uom faccia a sè medesmo
{{R|30}}E vïolenza e danno. — Allor che il figlio
</poem><noinclude></noinclude>
fvbqqe00f3mmvoqn2kiovhi6wj9fexk
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/174
108
1013164
3894902
3891218
2026-09-05T05:19:26Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894902
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 171 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Gùderz e Ghev che per la via terrena
Di quest’inclito fior vanno beati!
:{{R|150}}Ad Afrasyàb l’annunzio andava poi
Che tutta, quale un mar di torbid’acque.
Era sconvolta la turania terra,
Che del Kàseh alle rive ampio un esercito
Era disceso, intenebrar la terra
{{R|155}}Di Siyavish pel figlio. Ei, re di prodi,
A duce Pìran, Già ci scioglie, disse,
Khusrèv arcana cosa. Or, se a cotesto
Muovere incontro dobbiam noi, incontro
Con timpani moviamo e con vessilli.
{{R|160}}Se no, d’Irania formidabil gente
Verrà, nè vedrem noi lucente il sole,
Non la luna mai più. Va, va, raduna
Esercito d’eroi da tutte parti,
Che non è d’uopo che sermon si allunghi!
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XIII. Venuta della neve.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 593-594).}}
<poem>
:Vento allor si levò da questa parte
Rapido sì, che non ebbe la guerra
Nessun d’Irania in mente. E nubi in cielo
Ratto s’agglomerar, qual procelloso
{{R|5}}Nembo d’inverno, e congelò l’acuto
Freddo le labbra. Padiglioni e tende
Si fèr di ghiaccio e la neve cadente
Un vasto ammanto sovra i monti stese,
Allor, quell’ampia regïon disparve
{{R|10}}Sotto la neve accolta e la pianura
Per sette dì nessun vedea. Notturna
Quïete e cibo e del riposo il loco
Ebber disagio, che una roccia avresti
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
1mz62lkkqepg3hvsnxywu8cxfl9itto
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/196
108
1013186
3894863
3891240
2026-09-05T04:49:26Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894863
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 193 —|}}</noinclude>
<poem>
Sen venne il messo. L’uomo illustre ascese
Di Feribùrz nella presenza e il foglio
Porse del sire. Feribùrz i prenci,
{{R|105}}E Tus con quelli, a sè chiamava e assai
Dicea dei casi intravvenuti. Ei volle
Gùderz e Ghev illustre, insiem con altri
Prenci ed eroi di quel confine. Ratto
Che letta egli ebbe la regale epistola,
{{R|110}}Novella pianta a porgere suoi frutti
Al mondo venne. Dell’irania terra
Tutti i gagliardi, quai leoni, e i prenci
Benedicenti al lor signor gridarono.
:Principe Tus, di Kàveh la bandiera
{{R|115}}Con gli elefanti ed i timballi e i suoi
Aurei calzari a Feribùrz in mano
Abbandonando, così disse: Vennero
Esti compagni di gran pregio a tale
Che più n’è degno. A tutti gli anni possa
{{R|120}}Vincer la tua fortuna, i giorni tuoi
Come dell’anno al primo dì sian lieti!
:E sì partì recando ogni guerriero
Che da Nèvdher scendea, stuolo d’armati,
Cavalieri belligeri, nè mai
{{R|125}}Per la via s’indugiò, ma venne ratto
Nella presenza del suo re dal campo
Della battaglia, e là diè un bacio al suolo
Dinanzi a re Khusrèv. Un solo sguardo
Non volsegli Khusrèv. L’iranio sire
{{R|130}}Sciolse le labbra ad imprecar sdegnoso
E degli eroi nella presenza il duce
Umiliò. Malvagio, il nome tuo.
Sclamò, fra i nomi di valenti eroi
Perdasi ratto! Di Dio santo alcuno
{{R|135}}Timor non avestù, non de’ guerrieri
Pudor ti venne, non temenza. L’elmo
Regale e il cinto ti donai, la guerra
</poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, III}}||13}}}}</noinclude>
hk7p30ngembfx5unja7fwh8fz7ij4mp
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/204
108
1013194
3894925
3891248
2026-09-05T05:26:56Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894925
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 201 —|}}</noinclude>
<poem>
:A Fershid-vèrd Humàn così parlava:
Là, là, nel mezzo del nemico esercito
{{R|115}}Vuoisi la pugna ricercar. N’è d’uopo
Che dal mezzo si fugga di sue schiere
Feribùrz e si tragga a’ prenci suoi
Dietro a le spalle; agevol cosa allora
La battaglia sarà col destro corno,
{{R|120}}Sì che in nostro poter tutte avrem noi
Le provvigioni. — Vennero d’un moto
A contrastar con Feribùrz, rampollo
Di Kàvus re, nel mezzo all’ampia schiera;
E poichè rigirâr gli occhi bramosi
{{R|125}}Al medio punto e si levar d’un balzo
Dal loco ov’eran fermi, il duce iranio
Dal cospetto d’Humàn si volse in fuga,
E rottura venia de’ prodi suoi
Al fiero assalto. I posti abbandonarono
{{R|130}}Gli eroi, e tracotanti e quai ribelli
Lor consiglio seguir, lasciando il loco
Ai vincenti nemici. Oh! non restava
Alcuno iranio in piè! Non vide alcuno
Dove timpani fossero, o vessillo
{{R|135}}Dove sorgesse, che alla pugna orrenda
Lor occhi intenebrâr. Quando que’ forti
Volser le terga all’inimico, in pugno
Oh sì davver! che per lor opra stolta
Vento ei stringean. Cadder timballi ed aste,
{{R|140}}Cadder vessilli, e scerner staffe o redini
Non fu concesso allor, che oppresso a un tratto
Era ogni cor. Di sangue la pianura,
Di sangue il monte è madido, e nell’ora
Che più frequente da ogni parte irruppe
{{R|145}}De’ nemici lo stuol, ver le pendici
Si mosse Feribùrz della montagna
E seco andò chi degl’Irani visse.
Deh! che pianger si dee sul viver suo!
</poem><noinclude></noinclude>
dsgqo6yw6ihrjwgdqvsh74ul26y8vub
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/205
108
1013195
3894876
3891249
2026-09-05T05:12:54Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894876
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 202 —|}}</noinclude>
<poem>
:Gùderz e Ghev e molti illustri e prodi
{{R|150}}Restarono sul loco. Allor che il figlio
Inclito di Keshvàd più non scoverse
Al medio punto dell’irania schiera
Di Feribùrz l’insegna, e i prodi suoi,
I suoi forti non vide, il core in petto
{{R|155}}Arder sentì come improvvisa fiamma,
Volse le briglie del fuggir pel calle,
Sì che levossi orribile tumulto
Fra i Guderzidi. Ghev gli disse: vecchio,
Sire di forti, che di clave assai
{{R|160}}Colpi vedesti e di mazze e di strali.
Se innanzi a Pìran fuggir vuoi, sul capo
Sparger noi ci dovrem, segno di duolo,
L’abietta polve. In terra oh! non rimane
Eternamente vivo uno de’ prodi,
{{R|165}}Uno de’ prenci di gran cose esperti;
Nè per me, nè per te schermo si trova
Di contro a morte. Eppur non è sventura
Della morte più tarda! Or, poi che questo
Fatal momento ne raggiunse, meglio
{{R|170}}Ne sarà che la fronte, e non le terga,
Vegga chi ci è nemico. Io da esto loco,
Io dalla pugna non trarrommi a dietro,
Nè di Keshvad al cenere vetusto
Onta farò. Forse che tal sentenza
{{R|175}}Non udisti da un saggio, allor che tale
Ei la dicea conforme alle parole
D’antica età? «Se due fratelli, ei disse.
Schiena appongono a schiena, un po’ di polve
Solo resta nel pugno a gran persona
{{R|180}}Pari a un gran monte». Ora se’ tal; belligeri
Figli hai settanta, e la tua casa illustre
Molti leoni indomiti possiede,
Molti elefanti. Or via! col ferro acuto
Trafiggasi ai nemici in petto il core,
</poem><noinclude></noinclude>
63czuimvidrgac2083wij9jmf2blvjo
3894973
3894876
2026-09-05T11:51:24Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894973
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 202 —|}}</noinclude>
<poem>
:Gùderz e Ghev e molti illustri e prodi
{{R|150}}Restarono sul loco. Allor che il figlio
Inclito di Keshvàd più non scoverse
Al medio punto dell’irania schiera
Di Feribùrz l’insegna, e i prodi suoi,
I suoi forti non vide, il core in petto
{{R|155}}Arder sentì come improvvisa fiamma,
Volse le briglie del fuggir pel calle,
Sì che levossi orribile tumulto
Fra i Guderzidi. Ghev gli disse: vecchio,
Sire di forti, che di clave assai
{{R|160}}Colpi vedesti e di mazze e di strali.
Se innanzi a Pìran fuggir vuoi, sul capo
Sparger noi ci dovrem, segno di duolo,
L’abietta polve. In terra oh! non rimane
Eternamente vivo uno de’ prodi,
{{R|165}}Uno de’ prenci di gran cose esperti;
Nè per me, nè per te schermo si trova
Di contro a morte. Eppur non è sventura
Della morte più tarda! Or, poi che questo
Fatal momento ne raggiunse, meglio
{{R|170}}Ne sarà che la fronte, e non le terga,
Vegga chi ci è nemico. Io da esto loco,
Io dalla pugna non trarrommi a dietro,
Nè di Keshvàd al cenere vetusto
Onta farò. Forse che tal sentenza
{{R|175}}Non udisti da un saggio, allor che tale
Ei la dicea conforme alle parole
D’antica età? «Se due fratelli, ei disse.
Schiena appongono a schiena, un po’ di polve
Solo resta nel pugno a gran persona
{{R|180}}Pari a un gran monte». Ora se’ tal; belligeri
Figli hai settanta, e la tua casa illustre
Molti leoni indomiti possiede,
Molti elefanti. Or via! col ferro acuto
Trafiggasi ai nemici in petto il core,
</poem><noinclude></noinclude>
5etspdjlejh2xfxqnie1c6jqahctyl0
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/207
108
1013197
3894856
3891251
2026-09-05T04:45:34Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894856
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 204 —|}}</noinclude>
<poem>
Dammi il vessillo e dammi i cavalieri
E queste spade tue di tinta azzurra.
:Come ciò disse a Feribùrz, il duce
Non fe’ saviezza disposata al core,
{{R|225}}Ma contro a Bìzhen cacciò un urlo: Vanne,
Chè impetüoso sei nell’opre e nuovo
Nelle battaglie. A me soltanto i forti
Di sua schiera e il vessil porgea di Kàveh
Il signor nostro con celata e seggio
{{R|230}}E dignità di condottier. Vessillo
Non è codesto che toccar lo possa
Bìzhen, figlio di Ghev, nè in terra è alcuno
Che ne sia degno, ben che forte. — Allora
D’azzurra tinta una tagliente spada
{{R|235}}Bizhen ghermì; rapidamente un colpo
Liberò all’asta del vessillo, in due
La recise, afferrò l’asta divelta
E si mosse a partir. Venne, il vessillo
A recar fra’ suoi prodi, e allor che videro
{{R|240}}Quel drappo in sulla via gli eroi turani,
Con leonino cor d’essi un drappello,
Anelando a pugnar, Bìzhen rincorse.
Trasser le clave e i ferri azzurri, il sacro
Vessillo a contrastar. L’insegna è quella,
{{R|245}}Humàn gridava, in cui tutta s’appunta
D’Irania la virtù. Se in poter nostro
Ci rechiam noi la vïoletta insegna,
La terra angusta e incresciosa al core
Farem noi di Khusrèv. — Bizhen intanto
{{R|250}}L’arco tendea, come nembo veloce,
E sui Turani di volanti freccie
Una pioggia versò. Con quelle freccie
Lo stuol nemico allontanando, un gaio
Pasto a’ lupi sbrananti egli apprestava,
{{R|255}}Allor che a Ghev, allor che a Gustehemme
I cavalieri là raccolti in questi
</poem><noinclude></noinclude>
n3qmcyclt0z1wsxotmn56ymtg30xnu9
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/237
108
1013227
3894864
3891281
2026-09-05T04:49:49Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894864
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 234 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Di mancamenti e d’incrementi, al fato
Non soggiace e a difesa al voler suo.
{{R|25}}E noi servi gli siam, chinato il capo
Al suo comando e al suo consiglio. Intanto,
Poichè, nè dubbio v’ha, fe’ di sua mano
L’anime nostre e nostra mente, il cielo
E le stelle creò, lui solo in terra
{{R|30}}Altissimo Fattor conoscerai,
Che tristo e lieto sei per lui. La notte
E il chiaro giorno e la rotante sfera
Creò del ciel, creò l’amore e l’odio,
E sonno e cibo dispensò ai mortali.
:{{R|35}}Molte di Rùstem per la terra intorno
Sono le meraviglie, e la sua storia
D’ognuno stassi in cor. Quale elefante
Egli è davvero in terra, e pari a fiero
Alligator nell’acque, inclito e vigile
{{R|40}}E battaglier. Di lui forza e valore
Son manifesti, le battaglie sue,
Il saver, la prudenza e il senno antico.
Or di Kamùs innanzi recheremo
L’assalto, recheremlo in nostra lingua
{{R|45}}Da un libro antico. Riedi alla parola
Del borgomastro intanto, e che dicendo
Va l’uom sperto di cose, e attendi e guarda.
</poem><section end="s1" />
<section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|II. Andata di Tûs.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 625-626).}}
<poem>
:Ordinate a l’esercito le cose
E pago il core dell’eroe, felice
Un giorno ricercò da gli astri in cielo
Khusrèv regnante, se propizio fosse
{{R|5}}Veramente l’uscir. Sen venne allora
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
9srxbmej48fzd4ae9rxbnbwbwxfva5x
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/244
108
1013234
3894927
3891288
2026-09-05T05:27:35Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894927
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 241 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Principi tutti e valorosi e forti,
Trasser le spade e le pesanti mazze,
{{R|130}}E queste grida, quai leoni biechi,
L’uno all’altro inviâr: Tutti in un gruppo
Giù discendiam; recando un fiero assalto,
Trista rendiamo al cor di Tus la terra!
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|IV. Combattimento di Tûs e di Hûmân.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 628-632).}}
<poem>
:Humàn così parlò: Facciasi omai
Aspro un assalto in questo dì, ma voi
Non vi turbate in cor... Se un prence illustre
La fronte leverà, per assaltarci,
{{R|5}}Tra i prodi avversi, deh! invïamgli contro
Veloce un cavalier. Veggasi alfine
Ver chi piega il destin. Ma non per voglia
Precipitosa cerchisi da noi
Oggi l’assalto, che indugiar s’addice
{{R|10}}In questo giorno. Oh sì!, diman, nel tempo
Che balzerà dal loco suo l’esercito
E da’ recinti suoi fiero di timpani
Strepito sorgerà, tutti d’un moto
Le mazze leverem, salendo a corsa
{{R|15}}Alti del fiume in su le sponde. Allora
Aspra e feroce con le nostre schiere
Una battaglia farem noi, se Iddio
Con la fortuna ci protegge e aita.
:Balzò in arcioni al suo destrier veloce
{{R|20}}Come aquila pel ciel, poi dal suo loco
L’incitò forte. Detto avresti allora
Ch’era di ferro il palafren gagliardo
che d’Albùrz la vetta era ben quella
Tutta d’acciaio rivestita. Il prode
</poem><section end="s2" /><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, III}}||16}}}}</noinclude>
gc2fqqg58u4cayggxiy7ucf5ow6di79
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/258
108
1013248
3894877
3891302
2026-09-05T05:13:13Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894877
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 255 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|175}}Di Gùderz il flgliuol, Ruhàm preclaro,
Ebbesi incontro Fershid-vèrd; convennero
E Shedùsh e Lahàk, posti di fronte
A contrastar; venne Kelbàd col figlio,
Bìzhen, di Ghev, perchè a giostrar ponessero
{{R|180}}E vento e fuoco impetüoso, e insieme
A Sheytaràg’ trovossi Ghev illustre,
Ed eran questi due gagliardi e forti,
D’altissima virtù. Gùderz andava
Con Pìran, Tus ebbesi Humàn. Doveano
{{R|185}}Senza ingiustizia, senza inganni e frodi,
La battaglia ingaggiar. Così, con questa
Legge e tal norma, rivolgean la mente
Alla pugna que’ forti, e si levava
Alto clangor di trombe. I valorosi,
{{R|190}}L’ire attizzando, poderosi colpi
L’un l’altro si vibrâr di ferree clave;
Ma già cadea, ma già precipitava
Degi’Irani la sorte, e la campagna
Di lor morti fu ingombra. Oggi, dicea
{{R|195}}Humàn bravando, la faccenda grave
Caggia diversa da la trista pugna
Di ier. Ma voi, ponendo i cari giorni
A rischio estremo, su levate un grido
D’aspra vendetta e giù calate il brando.
{{R|200}}Ora gli è d’uopo di sgombrar la terra
Da costor, sì che un dì più non distendano
Lor destre ad opre di guerreschi assalti.
Principe Tus innanzi venne e trasse
Elefanti e pedoni, anche timballi,
{{R|205}}E innanzi ai cavalier tutti ordinaronsi
I fanti in una schiera. Avean lanciotti,
Recavan targhe ed aste anche recavano.
:Dal vostro loco niun di voi, gridava
Tus condottier, le piante muova. Innanzi
{{R|210}}L’aste e gli scudi protendete. Veggasi
</poem><noinclude></noinclude>
ghugtqcvuqobk4pg34x14pc3vlx8vut
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/269
108
1013259
3894857
3891313
2026-09-05T04:45:57Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894857
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 266 —|}}</noinclude>
<poem>
E Pìran disse: In militar faccenda,
Per chi s’indugia, lasso di chi affretta
Diviene il piè. D’un uom di fermo core
{{R|175}}Costume è pur cotesto e questa è norma,
I leoni domar con la lentezza.
E già, quale un gran mar, novello esercito
Dinanzi ad Afrasyàb si accoglie e aduna.
S’indugi adunque, fin che a noi la grave
{{R|180}}Oste arrivi con tutti i prodi suoi,
Co’ suoi possenti. Vivo allor nessuno
Lascierem noi in suol d’Irania. Questo
È d’un saggio il consiglio. — E Humàn gli disse:
:Tanto l’anima tua per ciò, signore,
{{R|185}}Non corrucciar. Partìan di qui feriti
D’Irania i forti, e gemebondi e in corsa
Verso il lor prence. Esercito era quello
Di molto ardir, di molta forza e vampo,
Si che per essi la faccia dell’acque
{{R|190}}Trista era e cupa. Ora son qui rimaste
Co’ recinti le tende al loco erette,
E quei dal loco si fuggîr. Deh! sappi
Ch’è di gente perduta nella speme
Propria la fuga e il volgere le terga
{{R|195}}A noi d’un tratto. Non restiamo adunque
Inerti qui, perchè a Khusrèv ritornino
I prodi suoi, e novello s’aduni
Stuolo d’eroi nella sua reggia. In guerra
Anche venir potria Rùstem d’un tratto
{{R|200}}Dai monti di Zabùl, sì che gran danno,
Danno tremendo inver, da tale indugio
Ne incoglierebbe. Ond’è che ci fa d’uopo
Far impeto e d’incanti di magia
Ratto su lor far prova. Allor che in mano,
{{R|205}}Nè dubitar si può, Gùderz avremo
E prence Tus con gli elefanti suoi
E i timpani e il vessil di lieto augurio,
</poem><noinclude></noinclude>
4r38y002pj9ivnrmdy4t0ihsxgqb7nf
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/272
108
1013262
3894878
3891316
2026-09-05T05:14:19Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894878
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 269 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|280}}Entro a’ nostri confini. Or, come fiere,
Vi riparaste sopra il monte, attriti
E da la guerra oppressi... Onta e vergogna
Non è questa per voi? Sonno e riposo
Avete e cibo sul monte e sui sassi?
{{R|285}}Ma dimani, dal monte allor che il sole
Ascenderà, questa tua roccia in pelago
D’acque tramuterò. Dal monte eccelso
Ti trarrò giù, legate in pria ben ferme
Di questo laccio ambe le mani a un nodo.
{{R|290}}Tolto così a tuoi sonni ed a tuoi pasti
Ed al riposo, al mio signor possente
T’invïerò. Chiaro vedrai tu allora
Che vane sono l’arti tue, che piangere
Di coteste arti tue vuoisi da noi.
:{{R|295}}Subitamente un messaggiero allora
A Pìran inviò. Cosa è diversa,
Disse, da che congetturammo noi;
Pur da tergo agli Irani andammo in corsa!
Ma tutto è il monte pien d’armati, e s’ode
{{R|300}}Di timpani fragor. Levasi in alto,
Di Gùderz e di Tus dietro a le spalle.
Il vessillo di Kàveh... Or tu, signore.
Fa che al primo apparir del giorno chiaro,
Quando si mostrerà, luce del mondo,
{{R|305}}Il sole in cielo, qui tu sia già pronto
Con tue falangi e renda con tue schiere
Bruna la faccia di questa pianura.
:Il messaggiero là da Pìran venne,
E Pìran si crucciò, ratto che intese
{{R|310}}D’Humàn parola. Venne l’atra notte.
Ed ei, nell’ora ch’è al dormir propizia,
L’esercito menò sì come rapida
Corrente d’acqua. Come il sol, cruccioso
Del velo azzurro de la notte, il ruppe
{{R|315}}E n’uscì fuori, di Turania il duce
</poem><noinclude></noinclude>
0yify060d93vvjm27i3l3j7dtyj5at3
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/276
108
1013266
3894879
3891320
2026-09-05T05:14:42Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894879
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 273 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Varco non è dischiuso, e qui non tende,
{{R|425}}Non padiglioni, non provviste abbiamo,
Affamata è puranco dell’esercito
Parte non breve. Ed or, tosto che al sole
Si farà smorto il viso e de la notte
Si stenderà l’azzurro vel, si scelga,
{{R|430}}Scelgasi stuol di cavalieri e scendasi
Dall’alto al piano. Di notturno assalto
Facciasi in guisa una battaglia, amica
Se n’è la sorte in cielo, o sia che noi
I corpi nostri a uccidersi a’ nemici
{{R|435}}Abbandonar dovrem, sia che de’ forti
Cingerem la corona. È de la pugna
Esito questo in campo. Altri una fossa
Toccasi ed altri immortal gloria e onore.
:Da Gùderz come udì queste parole,
{{R|440}}Dell’ira antica e del dolor fu pieno
Il cor di prence Tus. Tale ei si tenne
Fin che apparve la notte. E questo sole
Scendeva intanto e intenebrava il mondo.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|VIII. Assalto notturno degl’Irani.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 645-647).}}
<poem>
:Delle vigilie de la notte ombrosa
Scorsa la prima, ei chiusero le labbra
Alle parole. E già si {{Ec|prepavava|preparava}}
Principe Tus alla vicina pugna,
{{R|5}}E chiamavasi attorno ogni più forte
Atto ad oprar. Da questa parte ei diede
A Bìzhen un drappel; Shedùsh dall’altra
Iva, e Kharràd guerrier. Consigli e prieghi
A Gustehèmme ei diede assai, quell’inclito
{{R|10}}Vessillo in consegnargli, indi la clava
</poem><section end="s2" /><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, III}}||18}}}}</noinclude>
dybqbaka9y3lpx3na9zqggx9peejs2s
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/281
108
1013271
3894858
3891325
2026-09-05T04:46:18Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894858
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 278 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|155}}Da Dio santo e potente io questa prima
Grazia dimando, ch’ei da voi lontano
Gli occhi rattenga de’ malvagi. In lui
È il mio rifugio, sempre e sempre, ond’ei
Fuori vi tragga da le angustie. Speme
{{R|160}}Vienmi per lui che tosto ampio un esercito,
Qual colonna di fumo alto levata,
Dietro a noi qui verrà... Ma un foglio intanto
Facciasi al nostro re; tutto narriamo,
Conscio di nostro stato egli si renda.
:{{R|165}}In quell’istante fu notato un foglio
E recavalo tosto un messaggiero,
Di gran nome un eroe. Molte preghiere,
Molti lamenti erano in esso: Eccelso,
Inclito sire, il fortissimo eroe,
{{R|170}}Rùstem, venga in aita, o alcun de’ forti
Di tuo nobile stuol! Con la vittoria,
Pieno il desìo, ritornerem noi tutti,
Che dell’aspetto di Khusrèv regnante
Necessità venìa. Di questi giorni
{{R|175}}Racconteremo allor le cose ascose
E le palesi al vincitor sovrano,
Del re per l’alma soddisfatta e buona
Di nostra sorte coglieremo il frutto.
:Scesero allor ne’ padiglioni, e pace
{{R|180}}Ebbero e quiete dalla lunga pugna
Involontaria. Uscir d’ambe le parti
Le vedette e calar nella pianura,
Nella pianura degli eroi pugnaci.
:Humàn, intanto, al vallo suo tornava
{{R|185}}E per l’orrido campo alcun sentiero
Trovar già non potea pei molti uccisi.
Ma là, di Pìran al cospetto, Oh!, disse,
Qual da noi si volea non si levava
Oggi la polve per l’adusto campo
{{R|190}}Della tenzon. Ma quando i nostri prodi,
</poem><noinclude></noinclude>
5v3ul037ywps1mq60t7y2cr0jglpd0n
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/292
108
1013282
3894843
3891336
2026-09-05T04:36:36Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894843
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 289 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Rùstem i prodi suoi; l’accompagnava
Con anima pensosa il re del mondo,
Per quell’aspro sentier seco ne andando
{{R|165}}Fino a due parasanghe. E fea sol’una
Stazïone di due, nè si posava
Rùstem la notte e il giorno, anche per poco.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XI. Sogno di Tûs.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 653-654).}}
<poem>
:Una notte, col cor pieno d’angoscia,
Tus condottier s’addormentò nel tempo
Che battonsi timballi al primo albore.
La pura anima sua vide nel sogno
{{R|5}}Face lucente uscir dall’acque. Un trono
D’avorio in su la face rilucente,
E su quel trono, con regal corona,
Cinto di maestà, sedea l’estinto
Siyavìsh regnator. Piene d’un riso
{{R|10}}Le labbra, sciolta a favellar la lingua.
Onde a Tus, come un sol, la faccia ei volse:
Gl’Irani tuoi qui tu rattieni, ei disse.
Che in guerra vincerai. Pei Guderzidi
Non affliggerti in cor, che qui si stende
{{R|15}}Ampio e nuovo giardin. Qui, sotto l’ombra
Delle rose, un licor bevo con essi.
Nè ben sappiam fino a qual dì lontano
Berremo noi del generoso vino.
:Lieto e gioioso in cor, levossi ratto
{{R|20}}Dal sonno il prode, libero d’affanno
E da dolor. Deh! vassallo del regno,
A Gùderz ei gridò, mirabil sogno
Vidi nell’alma mia serena! Attendi
Che Rùstem qui verrà, questo o quell’altro
{{R|25}}Istante, pari a turbo impetüoso.
</poem><section end="s2" /><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, III}}||19}}}}</noinclude>
ehaltxz5el5ihibj6mp1i2o7zaz3ap3
Discussioni indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu
111
1013300
3894848
3862359
2026-09-05T04:42:05Z
Alex brollo
1615
Gadget [[Aiuto:Gadget Trova e Sostituisci|Trova e Sostituisci]]: salvataggio MemoRegex
3894848
wikitext
text/x-wiki
== memoRegex ==
<nowiki>{"^t01 (.+)":["(regex)","{{Ct|c=t01|$1}}","gm"],
"^t1 (.+)\\n(.+)":["(regex)","{{Ct|c=t1|$1}}\n{{Ct|c=t2|$2}}","gm"],
"Ed\\.\\ Cale\\.":["","Ed. Calc.","g"],
"ché":["","chè","g"],
"([Ff])é’":["","$1e’","g"],
"([Nn])é ":["(regex)","$1è ","g"],
"prò’":["","pro’","g"],
"mperial":["","mperïal","g"],
"\\ sé":[""," sè","g"],
"ornai":["","omai","g"],
"cb":["","ch","g"],
"Kabul":["","Kabùl","g"],
"(\\W+s)é(\\W+)":["(regex)","$1è$2","gi"],
"(\\W+f)é(\\W+)":["(regex)","$1è$2","gi"],
"(.+)\\t(.+)\\t(.+)":["(regex)","{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=$1|titolo=$2|pagina=» {{Pg|$3}}}}","gm"],
"Destan\\ ":["","Destàn ","g"],
"glorios":["","glorïos","g"],
"<poem>\\n*":["(regex)","<poem>\n","g"],
"Siyavish":["","Siyavìsh","g"],
"\\ ninna\\ ":[""," niuna ","g"],
"fì":["","fi","g"],
"Human":["","Humàn","g"],
"Piran":["","Pìran","g"],
"Gina":["","Cina","g"],
"Khusròv":["","Khusrèv","g"]}</nowiki>
== Discussione transclusa ==
{{#section:Discussioni indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu|s1}}
81xza4hfqu3wwo2kj5sq1vlub2t8f1d
3894861
3894848
2026-09-05T04:48:46Z
Alex brollo
1615
Gadget [[Aiuto:Gadget Trova e Sostituisci|Trova e Sostituisci]]: salvataggio MemoRegex
3894861
wikitext
text/x-wiki
== memoRegex ==
<nowiki>{"^t01 (.+)":["(regex)","{{Ct|c=t01|$1}}","gm"],
"^t1 (.+)\\n(.+)":["(regex)","{{Ct|c=t1|$1}}\n{{Ct|c=t2|$2}}","gm"],
"Ed\\.\\ Cale\\.":["","Ed. Calc.","g"],
"ché":["","chè","g"],
"([Ff])é’":["","$1e’","g"],
"([Nn])é ":["(regex)","$1è ","g"],
"prò’":["","pro’","g"],
"mperial":["","mperïal","g"],
"\\ sé":[""," sè","g"],
"ornai":["","omai","g"],
"cb":["","ch","g"],
"Kabul":["","Kabùl","g"],
"(\\W+s)é(\\W+)":["(regex)","$1è$2","gi"],
"(\\W+f)é(\\W+)":["(regex)","$1è$2","gi"],
"(.+)\\t(.+)\\t(.+)":["(regex)","{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=$1|titolo=$2|pagina=» {{Pg|$3}}}}","gm"],
"Destan\\ ":["","Destàn ","g"],
"glorios":["","glorïos","g"],
"<poem>\\n*":["(regex)","<poem>\n","g"],
"Siyavish":["","Siyavìsh","g"],
"\\ ninna\\ ":[""," niuna ","g"],
"fì":["","fi","g"],
"Human":["","Humàn","g"],
"Piran":["","Pìran","g"],
"Gina":["","Cina","g"],
"Khusròv":["","Khusrèv","g"],
"é":["","è","g"]}</nowiki>
== Discussione transclusa ==
{{#section:Discussioni indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu|s1}}
0sj8wnkrc67m3fybgmrahiy2dd4qdnp
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/312
108
1013308
3894913
3891356
2026-09-05T05:23:53Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894913
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 309 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Non campo o villa, non regal dimora,
{{R|390}}Non castel, non armenti... Or, perchè mai
Dovrem tardar per tanti giorni ancora
E dolerci e affannarci inutilmente
E affliggerci così?... Ma voi frattanto
In questa notte non schiudete il varco
{{R|395}}Perchè dal campo contrastato in fuga
Vadan gl’Irani. Ma diman, la brezza
Allor che spirerà del nuovo giorno,
Ben converrà che in un sol gruppo innanzi
Lo stuol de’ nostri si sospinga. Un cumulo
{{R|400}}Dimani tu vedrai di pari altezza
Alla montagna, cumulo d’uccisi
Forti d’Irania, e tal, che d’ora innanzi,
Se non piangendo, nol potrà nessuno
Di guest’Irani contemplar da lungi.
:{{R|405}}Retto consiglio è sol cotesto, il sire
Di Cina rispondea. Come costui,
Ordinator di combattenti prodi
Non è qui in terra. — I prenci tutti al detto
Qual Kamùs avventò, sire animoso,
{{R|410}}Vincitor di leoni, acconsentirono;
Dissero, e si partîr. Tutta la notte
Furono intesi ad apprestar le squadre.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XIV. Arrivo di Ferîburz.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 663-667).}}
<poem>
:Come pei campi dell’azzurro cielo
Distese un padiglion dai veli fulgidi
Quest’almo sol, venne dall’alto loco
Della vedetta a Gùderz prence un grido:
:{{R|5}}Eroe di nostra gente, ampio uno stuolo
S’avanza e n’è vicino in la sua via.
Per l’atra polve il chiaro dì s’intenebra.
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
tq6mu9mi3vesnmexbhseavy3kb68kna
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/320
108
1013316
3894844
3891364
2026-09-05T04:37:01Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894844
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 317 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
:{{R|260}}Da la vetta del monte, in quella gioia,
Grido levossi dell’irania schiera
Dai valorosi. Giubilanti ei vennero
A’ lor posti e restaronsi per tutta
La notte poi in lor consigli assorti.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XV. Combattimento di Kâmus con Tûs e con Ghêv.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 667-669).}}
<poem>
:Dalla campagna già salìa festoso
De l’allodola il canto e già sul dorso
Ponea del Tauro la sua mano il sole,
Allor che un grido si levò dall’ampio
{{R|5}}Padiglion di Kamùs. Era costui
Micidial, di forti condottiero,
Ed or le squadre de’ suoi prodi intorno
A sè raccolse e diè corazze e pieno
Di battaglie era il cor, di fiero vampo
{{R|10}}Era ingombra la mente. Alla persona
Gli eran le maglie sottoveste, l’elmo
Eragli serto, la corazza ammanto.
Forte un drappel di ardimentosi ei scelse
Da tanti prodi suoi, tutti coperti
{{R|15}}E d’acciaio e di ferro; e già la polve
Mostravasi, ed un varco non si scorse
Per tanti usberghi e tante spade, allora
Che venne da le specole una voce
Al campo iranio: A questa, a questa parte
{{R|20}}Esercito s’approssima, e da sezzo
All’ampia schiera si mostrò il vessillo
Del fortissimo eroe. Ma di rincontro,
Diresti che si fe’ qual negra nuvola
Del turanico stuol l’etra alla polve.
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
6ijd2kavsw8xx5x7qxttdqjzlsyx3pt
3894920
3894844
2026-09-05T05:25:13Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894920
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 317 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
:{{R|260}}Da la vetta del monte, in quella gioia,
Grido levossi dell’irania schiera
Dai valorosi. Giubilanti ei vennero
A’ lor posti e restaronsi per tutta
La notte poi in lor consigli assorti.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XV. Combattimento di Kâmûs con Tûs e con Ghêv.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 667-669).}}
<poem>
:Dalla campagna già salìa festoso
De l’allodola il canto e già sul dorso
Ponea del Tauro la sua mano il sole,
Allor che un grido si levò dall’ampio
{{R|5}}Padiglion di Kamùs. Era costui
Micidial, di forti condottiero,
Ed or le squadre de’ suoi prodi intorno
A sè raccolse e diè corazze e pieno
Di battaglie era il cor, di fiero vampo
{{R|10}}Era ingombra la mente. Alla persona
Gli eran le maglie sottoveste, l’elmo
Eragli serto, la corazza ammanto.
Forte un drappel di ardimentosi ei scelse
Da tanti prodi suoi, tutti coperti
{{R|15}}E d’acciaio e di ferro; e già la polve
Mostravasi, ed un varco non si scorse
Per tanti usberghi e tante spade, allora
Che venne da le specole una voce
Al campo iranio: A questa, a questa parte
{{R|20}}Esercito s’approssima, e da sezzo
All’ampia schiera si mostrò il vessillo
Del fortissimo eroe. Ma di rincontro,
Diresti che si fe’ qual negra nuvola
Del turanico stuol l’etra alla polve.
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
a4n3l7xb6e25zjb8c06rpeafz27uawa
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/324
108
1013320
3894880
3891368
2026-09-05T05:15:06Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894880
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 321 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Mentre pel campo ogni maniera avvenne
D’alto scompiglio. Quando il vasto piano
{{R|135}}S’intenebrò come d’ebano scheggia,
Tus e Kamùs andarono divisi,
Questo da quello. Ritornava intanto
Ogni schiera a sue tende, alla pianura
Quelle volgean, salìano queste al monte.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XVI. Arrivo di Rustem.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 669-671).}}
<poem>
:Ratto che il cielo rimanea deserto
Della luna e del sol, d’ambe le schiere
Usciron le vedette, e prima il labbro
Una disciolse dal suo loco. Oh!, disse,
{{R|5}}Piena di polve è la campagna e oscura
Si fa la notte. La pianura e l’erme
Falde del monte di sommessi accenti
Tutte son piene, e tra i venienti eroi
Risplendon faci. Veramente il prode
{{R|10}}Rùstem egli è che vien correndo, e il segue
La gente del Zabùl. — Gùderz che udìa,
Il figlio di Keshvàd, balzò repente
Per l’atra notte e del monte selvaggio
Le rupi abbandonò. Nelle notturne
{{R|15}}Tenebre, quando il mondo era più tetro,
Il vessillo apparì nel qual splendea
D’un fero drago l’orrida figura.
Ma di Rùstem guerrier quando la fronte
Gùderz mirò, da lagrime degli occhi
{{R|20}}Quelle sue gote fûr velate. Intanto
Rùstem dal suo destrier balzava al suolo
A piè, qual nembo corridor. Gli eroi
Al petto si stringean, suon di lamenti
D’ambo venia con gemito per tanti
</poem><section end="s2" /><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, III}}||21}}}}</noinclude>
fibmc0yw416694zhom904mpd0h7hp7z
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/368
108
1013364
3894872
3891412
2026-09-05T04:54:56Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894872
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 365 —|}}</noinclude>
{{Ct|c=t1|III. Colloquio di Rustem e di Pîrân.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 692-695).}}
<poem>
:Pieno d’affanno e di terror n’andava
Pìran allora, affranto il cor per l’opra
Di Rùstem battaglier. Venne di contro
Al vallo iranio, mandò voce e disse:
:{{R|5}}Prence guerriero, udii che fra l’immensa
Turania schiera di me sol chiedesti;
Da quella gente rapido ne venni
Al popol tuo per conoscer che chiedi.
:Rùstem eroe, che di Turania intese
{{R|10}}Là venirne un guerrier, dinanzi a tutte
Le iranie squadre ad incontrarlo mosse,
Postasi in prima una celata in fronte,
Di ferro. Quale il nome tuo, gli disse,
Turanio prence? Qual desìo fu il tuo,
{{R|15}}Quale il consiglio in questa tua venuta?
:Pìran son io, rispose, il condottiero
De’ prenci di Turania. E tu m’hai chiesto
Per Humàn ch’è di Vèsah il figlio illustre,
Dolce e cortese favellando. In seno
{{R|20}}Il cor per te mi palpitò, signore;
Dimmi or tu chi se’ mai fra questi eroi.
:Rùstem che venne di Zabùl, son io,
Disse, ho corazza e di Kabùl un ferro.
:Udì quel grande, e giù dal suo destriero
{{R|25}}Pìran gittossi e rese omaggio, e il prode
Aggiunse ancor: Quest’almo sol splendente
Un saluto t’invia, prence famoso,
A te l’invia Khusrèv inclito sire,
Primo signor fra tanti prenci e forte
{{R|30}}D’ogni forte presidio. Anche un saluto
</poem><noinclude></noinclude>
o2znfa217bi0dnm76242tpcew2ldmmh
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/412
108
1013408
3894847
3891456
2026-09-05T04:39:39Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894847
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 409 —|}}</noinclude>
<poem>
Riverso al suol. Ma quando intenebrossi
La chiara sorte del signor di Cina
Ed alla notte si accostava il giorno,
Vento destossi repentino e fosche
{{R|260}}Nubi levarsi, onde sparì la luce
De la luna e del sol. Già non discernono
Dal pie la testa i rei nemici; prendono
Per vie lontane e per deserti inospiti.
:Stavasi Pìran a guardar la pugna.
{{R|265}}Vide che oscura si volgea la sorte
Di Manshùr, di Fertùs, del maggior prence
Di Cina, degli eroi tutti famosi
Del turanico suol. Vide riverso
Degli eroi lo stendardo e giù nel fango
{{R|270}}I feriti giacer. Si volse e disse
A Nestihèn ed a Kelbàd: La spada
E i giavellotti di ripor gli è tempo,
Amici miei! Riverso hanno il vessillo
Di color fosco e fuggono gli eroi
{{R|275}}Per vie frequenti e per deserte insieme.
:E Ghev intanto la diritta sponda
Scompigliava, il deserto e le montane
Falde tingendo d’un color di sangue,
Penna qual è d’un rosso augel. Balzava
{{R|280}}Dell’esercito grande alla sinistra.
Balzava a destra, per veder qual loco
Pìran celasse. Nol scovrir que’ prodi
Ch’eran con lui, ma ritornâr correndo
Presso a Rùstem guerrier. Domi dal lungo
{{R|285}}E assiduo faticar teneansi quivi
I destrieri pugnaci ed eran tutti
Feriti ancor, pel sanguinoso assalto
Gementi e tristi. Alle deserte cime
Salîr del monte, satisfatto il core,
{{R|290}}I prenci Irani, ed era a tutti innanzi
Rùstem guerrier con la sua scorta. Aveano
</poem><noinclude></noinclude>
9s5prb3nc611d2nomgbf9zzmhlrrwzh
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/419
108
1013415
3894859
3891463
2026-09-05T04:46:45Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894859
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 416 —|}}</noinclude>
<poem>
E il tempo e il ciel creò, molte fe’ cose
Aperte a noi, molte secrete ancora.
{{R|510}}Avean pingui tesori e genti armate,
Ma perfid’alma e d’ingiustizia l’opre
Erano l’opre lor. Poi che di Dio
Non fean ricordo, non andar contenti
Di cotesto voltar del ciel superno.
{{R|515}}Or d’ogni regìon questi gagliardi,
Eletti prenci d’ogni terra, al dorso
D’un elefante ardito accolti insieme,
Co’ lor troni dorati e gli elmi d’oro,
Al sire invierò, poscia dall’ampia
{{R|520}}Raunata preda qual più degna cosa
Riserbar si potrà, questa in Irania
Sovra cammelli invïerò, per foga
Ardimentosi. Ma, frattanto, l’ampia
Terra conquisterò con la mia spada,
{{R|525}}Col vigor di mia man, da questa a quella
Sponda, così qual è; quaggiù nessuno
Maligno e tristo lascierò, che tosto
Gol brando mio farò che tocchi ognuno
Sua degna parte; e se di qui correndo
{{R|530}}Di Gang andrò alla terra, io penso e credo
Che per indugio non si fa più grande
Uom prode e battaglier. Viltà per noi
Questa sarìa, lasciar che resti in terra
Uom sanguinario e peccatore. Al sangue,
{{R|535}}La mano appresterem noi tutti insieme,
Ch’io già non soffrirò che quei rinvenga
Sede al riposo. Nella polve il capo
Abbatterò degl’idolatri, e aperta
Di Dio santo farò la via diritta.
:{{R|540}}Fin che il mondo sarà, tu resta a noi,
Gùderz gli disse, o generoso, o saggio!
:Il fortissimo eroe cercava un messo
Che all’ardente Khusrèv ne andasse in pria.
</poem><noinclude></noinclude>
9v1wofwvdh56p37mquvvu21m0831got
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/441
108
1013437
3894860
3891486
2026-09-05T04:47:33Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894860
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 438 —|}}</noinclude>
<poem>
Oserà porsi? chi non muore al lampo
{{R|10}}Di quella spada? — Ei si crucciò di tanto
E cacciò un grido: E quale abbiam campione
In guerra contro a lui? Chi ugual gli sia,
Non vediam qui tra i principi turani,
Tal che serbi suo loco entro la pugna.
:{{R|15}}Dicean le schiere ad Afrasyàb: Di tanto
Di Rustem battaglier per la tenzone
Tua mente non crucciar. Tu se’ colui
Che dai campi dell’armi al ciel solleva
L’onda del sangue; ed armi qui son molte
{{R|20}}E tesori e gagliardi. Oh! per cotesto
Chieder la pugna a che ti serbi il core
In tanta angoscia? Per vicino assalto
D’un solo cavalier, deh! non crucciarti,
Ma volgi gli occhi a questi eroi, famosi
{{R|25}}In aspre zutfe. Ben sai tu che tutte
Rùstem di ferro ha le sue membra; eppure,
Ben che animoso, egli è un sol uom. Faccende
Che brevi esser dovean, lunghe son fatte
Per lui soltanto. Ma tu seco appresta
{{R|30}}Per tue falangi la tua impresa e traggi
Il capo suo da l’alto de le nuvole
A terra. Dopo ciò, qual v’ha timore
Dal prence iranio e dalla irania gente?
Lieto Khusrèv non resterà, non quello
{{R|35}}Suo trono eccelso, non l’irania terra,
Non degli alberi suoi ramo fiorente.
Mira l’inclito stuol. Giovani ei sono
Atti alla pugna; e noi, per la natia
Terra diletta, per 1 figli nostri,
{{R|40}}Per le consorti e i piccioletti nati,
Per gl’incliti congiunti, uniti a certa
Morte corriam. Sarà miglior consiglio
Che al reo nemico abbandonar la terra!
:Afrasyàb, come udì, ’l primiero assalto
</poem><noinclude></noinclude>
faf8jdfitxc7azkd8n3qopu7jcs7syu
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/442
108
1013438
3894865
3891487
2026-09-05T04:50:10Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894865
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 439 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|45}}Ad un tratto obbliò. Ma per il suolo
Degli avi suoi, per sè, fresco e novello
Pensiero innanzi si propose. Ratto
Questa risposta ei diè: Quando all’estremo
Sarà quest’opra, muoverò di guerra
{{R|50}}Gli arnesi ancor, nè lascierò che lieto
Vada Khusrèv della sua sorte, lieto
Sul suo trono real, ch’io ne la polve
La testa abbatterò, nel dïuturno
Gozzo dell’armi, in giorno di battaglia,
{{R|55}}All’eroe del Zabùl. Così, di quello
Nipote mio pensier molesto e cura
Dispersi alfin, si rimarrà del suo
Avo alla terra, inclito dono, il corpo
Di Rùstem battaglier. Della mia figlia
{{R|60}}Non soffrirò che il figlio viva o alcuno
Degli armigeri suoi, ch’io con la spada
Farò tacer la sanguinosa lite.
E comandò che le sue schiere in armi
Fossero addotte, e si levasse ognuno
{{R|65}}Dal loco suo per nuovi assalti. I prenci
Benedissero a lui, mandâr cercando
Per i prossimi assalti ogni più forte.
:Ferghàr di nome, era a que’ tempi un forte
Di leonino cor. Ben conoscea
{{R|70}}Costui la rea prigion, ma sempre al laccio
Era sfuggito. Molte prove in guerra
Viste Afrasyàb avea da lui; dovunque
Ferghàr gli piacque. Ei liberò la stanza
D’ogni più estrano ed a Ferghàr fe’ un motto.
:{{R|75}}Vanne, gli disse, tu pregiato, al vallo
Dell’iranico stuol. Fa che tu vegga
Questo Rùstem guerrier; vedi quanti ènno
I cavalieri e come ei sono e guida
Quale hanno mai per questa terra. Vedi
{{R|80}}Gli elefanti pugnaci ed i guerrieri,
De’ forti Irani e il bene e il mal tu nota.
</poem><noinclude></noinclude>
snhaiu6c0i69cfzvytw1978h4wt5cws
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/447
108
1013443
3894882
3891492
2026-09-05T05:16:20Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894882
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 444 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Alla parola di Ferghàr, si afflisse
Il turanio signor, sì che per lui
Tal ne andava al suo duce. E quale un nembo
Duce Pìran accorse. I grandi accorsero,
{{R|230}}I valorosi in giorno di battaglia,
E parte ridicea delle parole
Di Ferghàr Afrasyàb. Chi dunque in guerra,
Gridò chiedendo, a Rùstem sarà eguale?
:Pìran gli disse: Quale a noi proposta
{{R|235}}È meta in guerra fuor che nome illustre
Cercar pugnando? Per i nostri figli
Combatterem noi dunque e per la dolce
Terra natia, per i congiunti nostri!
:Come toccò quella risposta, fiera
{{R|240}}Ansia in guerra cercar si accolse in petto
Il regnante Afrasyàb. Con le tue squadre,
A Pìran disse, vindice tu corri
Contro a Rùstem guerrier! — Dalla presenza
Di quel sire d’eroi usciano i forti,
{{R|245}}Tutti al deserto per novelli assalti
Scendean pur anco. E grida e di timballi
Un fremito levossi alla campagna,
E, de le schiere all’atra polve, bruna
Come d’ebano scheggia andò la terra.
{{R|250}}Falange era cotal, che detto avresti
Tutto all’intorno per la polve accolta
Velarsi il mondo. I timpanisti ancora
Levar le grida, e questo dietro a quello
Adducean gli elefanti in ordin lungo.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XII. Battaglia di Rùstem con Pûlâdvend.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 733-741).}}
<poem>
:Dalla sua reggia a la pianura andava
Sire Afrasyàb e in disïar la guerra
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
lwtjdgokv29m9nk6x0fha8d3f35ow1a
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/453
108
1013449
3894971
3891498
2026-09-05T11:50:08Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894971
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 450 —|}}</noinclude>
<poem>
Figlio di Devi egli assalì qual fero
Lïon disciolto. Puladvènd il laccio
{{R|185}}Avventò allora e il capo dell’eroe
Restò impigliato. Videro quel colpo
E Bìzhen e Ruhàm dal lor sentiero,
Notar di Puladvènd la forza e il braccio
E quella clava, e si gittâr d’un moto
{{R|190}}Per legargli da tergo ambe le mani
Entro ai nodi d’un laccio. Ecco, la destra
Distese Puladvènd accorto assai
E il cavallo incitò. Levossi un grido,
E que’ due valorosi e di gran pregio,
{{R|195}}D’anima forte, quai leon rubesti,
D’inclita possa, egli atterrò d’un colpo
E calpestolli miseri. Quel campo
Guardavano stupiti i cavalieri,
Nè quei ristette, ma gittossi a volo
{{R|200}}Sul vessillo di Kàve e in due col ferro
Ne spezzò l’asta. Cadde il glorïoso
Stendardo al suolo, e sbigottîr gl’Irani
E compresi d’orror diedero un gemito.
Niun là rimase su quel campo; e il saggio
{{R|205}}Gùderz e Feribùrz e gli altri eroi,
Vista del Devo battaglier la prova,
Dier voce a Rùstem vindice: Nel campo
Non un inclito sol lasciò in arcioni
Ardito Puladvènd, un cavaliero
{{R|210}}Non risparmiò de’ valorosi nostri!
Quale de’ nostri Puladvènd al suolo
Non atterrò col laccio e colla spada.
Con la clava e le freccie? Ecco!, è un lamento
In ogni parte l’orrida campagna,
{{R|215}}E aiutator n’è in ciò Rùstem soltanto.
:Un pianto allora e un gemito lugubre
Sorse da destra e da sinistra e in mezzo
Al combattente stuol. Credette allora
</poem><noinclude></noinclude>
dtatdigbiz4wp7ch04o6bgg44ghz1d0
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/459
108
1013455
3894890
3891504
2026-09-05T05:17:01Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894890
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 456 —|}}</noinclude>
<poem>
Qual frutto poi? Già la tua testa ai vincoli
{{R|400}}Di questo laccio hai tu. Ma tu frattanto,
Pensando a lotte, inganni ordisci e frodi,
Questo laccio a stornar dall’erto collo.
:Disse, e discese dal suo Rakhsh; al Devo
Per lo sgomento sbigottiva il core.
{{R|405}}Prima però davan parola in questo
Ambo gli eroi, davan principio a forte
Patto così, che niun de le due schiere
Sarìa venuto, aiutator possente
Nell’aspra lotta de’ pugnaci eroi.
{{R|410}}Allor, poi che discesi eran d’un salto
Da’ lor destrieri, soffermarsi breve
Ora per poco a rinnovar la lena.
Col patto che nessun d’ambe le schiere
Guerriero aiutator sarìa venuto,
{{R|415}}Alla lotta volgean que’ due gagliardi,
Ambo vogliosi di battaglia. In mezzo
Alle due genti mezza parasanga,
E la pugna a mirar stavan le stelle.
:Come leoni in subitano sdegno
{{R|420}}Rùstem e Puladvènd s’accapigliarono.
Forte a le mani s’abbrancar, del cinto
Alla coreggia si afferrar l’un l’altro,
E Shèdah che vedea dal loco suo
Di Rùstem la cervice e l’ampio petto,
{{R|425}}Trasse un sospiro dal profondo seno.
:Ei disse al padre: Quest’eroe che appelli
Rùstem, di Devi domator, con tanto
Ardir, con tal valor, con tanta forza,
A terra fiaccherà di questo Devo
{{R|430}}Fortissimo la testa. Or tu vedrai
Nulla da’ nostri eroi fuor che la fuga.
Col ciel rotante non rissarti invano!
:Piena è d’angoscia la mia mente, disse
A Shèdah re Afrasyàb. Corri! Se vedi
</poem><noinclude></noinclude>
ajvltgg1815bto0iyek72gbjmic1uuf
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/479
108
1013475
3894976
3891524
2026-09-05T11:52:38Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894976
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 476 —|}}</noinclude>
<poem>
Avea disciolto il fedel servo, e quivi
Si riposò, quivi disciolse i vincoli
Dall’egro fianco e la spoglia villosa
{{R|85}}Di pardo ch’ei cingea, della fontana
Posò sul margo. Poi ch’ebbe deposte
L’armi bagnate e il laccio, una si cinse
Veste di maglie il lïon corruccioso
E ne venne alla fonte ove nel dolce
{{R|90}}Sonno si giacque in pria. — L’orribil Devo
Ben si crucciò. — Ma Rakhsh fulgido e bello
Non era più nel dilettoso loco.
:L’eroe, di potestà bramoso in terra,
Si crucciò di sua sorte e destò l’ira
{{R|95}}E levando dal suol le abbandonate
Briglie e la sella, si gittò su l’orme
Del suo corsier con non allegro core.
La sua preda cercando, a piè sen venne
Per lungo tratto, fin che lunge un loco
{{R|100}}Gli si offerse a la vista. Erano quivi
Acque scorrenti e selve e in ogni parte
Gemean timide tortore e colombe
In accenti d’amor. Delle puledre
D’Afrasyàb il custode, entro la selva,
{{R|105}}La fronte al sonno reclinata avea.
:Sì come Devo, dietro a le cavalle
Rakhsh correndo venìa. Nitria nel mezzo
Della raandra fuggente il valoroso,
Quando Rùstem il vide e il suo regale
{{R|110}}Laccio avventò, sì che vi cadde presa
La cervice di Rakhsh. Tosto il mondava
Dall’atra polve e gli ponea sul dorso
Rùstem la sella, ed invocava Iddio,
Dator di grazia. Anche apprestò le redini
{{R|115}}Sul capo a Rakhsh, balzò in arcioni e ratto
Al ferro acuto la man destra appose.
Su quella spada egli invocò di Dio
</poem><noinclude></noinclude>
7e2wp429kelac0206mvcme45rowy03g
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/485
108
1013481
3894978
3891530
2026-09-05T11:53:14Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894978
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 482 —|}}</noinclude>
<poem>
Da tante genti e discendeano a piedi
I duci tutti; ma serrò le cosce
In arcioni il gran re, volle che ratto
Sul suo destrier si ritornasse il prence
{{R|35}}D’ogni più forte, donator di serti.
:Il fortissimo eroe, quale un gran monte
Balzò al dorso di Rakhsh. Egli n’andava
E seco andava quella schiera. Vennero
Da quel loco a l’ostel del prence iranio,
{{R|40}}Con buona voglia e il core aperto ei vennero:
E Rùstem dispartì le tolte mandre
Fra gl’Irani, che sola egli si fea
Di Rakhsh cavalcatura; e gli elefanti
Tra gli elefanti dell’ìranio sire
{{R|45}}Invïò, là ’ve prendere lor via
Contr’essi non potean leoni agresti.
Poi che adornâr per sette di l’ostello
Vino chiedendo e cantatrici e suoni,
Rùstem fra il vino palesò l’istoria
{{R|50}}Tutta e del Devo Akvàn fe’ ricordanza
A principe Khusrèv: Unqua non vidi
Ònagro come lui di tal bellezza,
Con tal cervice e con sì late spalle
E sì fulvo color. Poi che il mio ferro
{{R|55}}La spoglia aurata ne squarciò, di lui
Non avrìa più misericordia alcuno,
Sia nemico od amico. Era il suo capo
Qual d’elefante, lungo il pel, la bocca
Piena di denti, qual di verro, e gli occhi
{{R|60}}Erano bianchi e bruno il labbro, e tutte
Le membra suo mirar senza ribrezzo
Non si potean. Non sarà mai di tale
Forza un cammello e di sì forti membra,
E la pianura quale un mar di sangue
{{R|65}}Era tutta all’intorno. Io gli spiccai
Dal tronco immane col mio ferro il capo,
</poem><noinclude></noinclude>
lyxeuenzdzw35qsyto8znylxxjdnplg
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/488
108
1013484
3894874
3845645
2026-09-05T04:55:51Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894874
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" /></noinclude>{{Ct|f=200%|v=1|t=3|INDICE}}
{{Rule|4em|t=1|v=3}}
{{Ct|c=t01|Il re Khusrev.}}
{{Ct|f=120%|v=2|t=2|{{Sc|Parte Prima.}}}}
{{Ct|c=t1|1. Rinvenimento di Khusrev.}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=I.|titolo=Sogno di Gûderz|pagina=pag. {{Pg|7}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=II.|titolo=Incontro di Ghêv e di Khusrev|pagina=» {{Pg|15}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=III.|titolo=11 destriero di Siyâvish|pagina=» {{Pg|23}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=IV.|titolo=Partenza per l’Iran|pagina=» {{Pg|27}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=V.|titolo=Venuta di Pîrân|pagina=» {{Pg|32}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=VI.|titolo=Liberazione di Pîrân|pagina=» {{Pg|42}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=VII.|titolo=Venuta di Afrâsyâb|pagina=» {{Pg|45}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=VIII.|titolo=Arrivo di Khusrev in Istakhar|pagina=» {{Pg|54}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=IX.|titolo=Rimostranze di Tûs|pagina=» {{Pg|62}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=X.|titolo=Disputa di Gûderz e di Tûs|pagina=» {{Pg|67}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=XI.|titolo=La rocca di Behmen|pagina=» {{Pg|72}}}}
{{Ct|c=t1|2. Leggenda di Firûd.}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=I.|titolo=Venuta di Zâl e di Rustem|pagina=pag. {{Pg|82}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=II.|titolo=Giuramento di Khusrev|pagina=» {{Pg|88}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=III.|titolo=Rassegna degli eroi|pagina=» {{Pg|96}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=IV.|titolo=Partenza di Tûs|pagina=» {{Pg|116}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=V.|titolo=Venuta di Firûd|pagina=» {{Pg|125}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=VI.|titolo=Colloquio di Behrâm e di Firûd|pagina=» {{Pg|134}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=VII.|titolo=Marte di Rêvnîz e di Zerasp|pagina=» {{Pg|142}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=VIII.|titolo=Battaglia di Tûs e di Firûd|pagina=» {{Pg|145}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=IX.|titolo=Battaglia di Ghêv e di Firûd|pagina=» {{Pg|149}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=X.|titolo=Morte di Firûd|pagina=» {{Pg|154}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=XI.|titolo=Morte di Gerîreh e delle ancelle|pagina=» {{Pg|162}}}}<noinclude></noinclude>
0ecizfq8vcurvbeojf0siqg9zsen1px
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/490
108
1013486
3894842
3845647
2026-09-05T04:33:51Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894842
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 487 —|}}</noinclude>
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=IV.|titolo=Consiglio nel campo dei Turani|pagina=» {{Pg|372}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=V.|titolo=Parole di Rustem all'esercito|pagina=» {{Pg|379}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=VI.|titolo=Battaglia tra Irani e Turani|pagina=» {{Pg|385}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=VII.|titolo=Cattura del principe di Cina|pagina=» {{Pg|401}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=VIII.|titolo=Lettere di Rustem e di Khusrev |pagina=» {{Pg|417}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=IX.|titolo=Dolore di Afrâsyâb|pagina=» {{Pg|425}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=X.|titolo=Incontro di Rustem nel Soghd con Kâfûr l’antropofago|pagina=» {{Pg|428}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=XI.|titolo=Disegni di Afrâsyâb|pagina=» {{Pg|437}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=XII.|titolo=Battaglia di Rustem con Pûlâdvend|pagina=» {{Pg|444}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=XIII.|titolo=Ritorno di Rustem|pagina=» {{Pg|460}}}}
{{Ct|c=t1|5. Leggenda del Devo Akvân}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=I.|titolo=Principio del racconto|pagina= pag. {{Pg|467}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=II.|titolo=Comparsa del Devo Akvân |pagina=» {{Pg|468}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=III.|titolo=Incontro di Rustem col Devo|pagina=» {{Pg|473}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=IV.|titolo=Battaglia di Rustem con Afrâsyâb|pagina=» {{Pg|477}}}}
{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=V.|titolo=Ritorno di Rustem|pagina=» {{Pg|481}}}}<noinclude></noinclude>
geq7unrf88n1azmmgvaxenu5pqb3uk0
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/46
108
1014839
3894494
3894490
2026-09-04T12:24:38Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894494
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 41 —|}}</noinclude>
{{Ct|c=t1|VIII. Leggenda di Heftvâd e del verme.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1381-1384).}}
<poem>
:Vedi prodigio che narrava un giorno
L’uom de la villa al dì che ogni secreto
Da l’intimo svelò, quand’ei parola
Tenne di Persia e dell’ampiezza sua,
{{R|5}}Di sua lunghezza ancor, dall’ardue mura
Di Kugiaràn fino a le sponde apriche
Del mar di Persia. — Angusta era a que’ tempi
Una città con abitanti molti,
E ciascun si vivea delle sue mani
{{R|10}}Con l’opra assidua. Eran fanciulle molte
Nella città che lucravansi il pane
Contro voglia e desìo; ma più vicino
Era un gran monte da una parte e a quello
Tutte n’andavan le fanciulle accolte
{{R|15}}In un sol gruppo, e d’esse la bambagia
Recavasi ciascuna al giusto peso
E recavasi ancora un cofanetto
In duro legno, a collocarvi i fusi
Veloci adatto. A ragunarsi andavano
{{R|20}}Le giovinetto in su le porte e poi
Gioiosamente uscian dalla cittade
E al monte si volgean. Lor scarsi cibi
Ponean quivi in comune e nel mangiarne
Parte non era mai che all’altre fosse
{{R|25}}O maggiore o minor, nè andavan mai
Detti ozïosi intorno a sonni o a cibi,
Ma lor gloria e lor biasmo era soltanto
In lor bambagia. Al cader della sera
Tornavan tutte a lor dimore, quando
{{R|30}}In lungo filo tutta erasi volta
La lor bambagia candida e leggera.
:Ma dentro alla città, povero e gramo
</poem><noinclude></noinclude>
lhscbx8hus7rn4l8la0ljq32ar1r5al
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/150
108
1014943
3894498
3868413
2026-09-04T12:29:01Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894498
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 145 —|}}</noinclude>{{Ct|c=t1|VIII. Nascita di Shâpûr figlio di Ormuzd.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1431-1432).}}
<poem>
:Per la fanciulla sì leggiadra in volto
Passâr quaranta dì. Venne da lei
Un piccioletto allor come quest’almo
Sole fiammante, e ratto il sacerdote
{{R|5}}Gli fe’ nome Shapùr. Per tanta gioia
Anche una festa ei celebrava, e detto,
Detto avrestù che maestà di Dio
L’infante era davver, che sovra lui
D’ogni saggezza il nobile vessillo
{{R|10}}Stavasi e l’ombra sua. Per dì quaranta
Furon suoni e concenti, e dolce vino
Chiedean que’ forti ad apprestar già intenti
Un regal seggio. Vennero gli eroi
Aureo-succinti e d’oro una corona
{{R|15}}Sospesero sul capo al regio infante;
Sazio di latte il fean, poscia tra panni
L’avvolgeano di seta. Al quarantesmo
Giorno, allora, il tenean sotto quell’aurea
Corona imperïal, poneanlo al seggio
{{R|20}}Di quell’illustre padre suo, gridavanlo
Benedicendo re sovrano, e i prenci
Spargean tutti su lui splendide gemme.
:Eravi allora un sacerdote (il nome
Shehrùy di cor beato, inclito e saggio
{{R|25}}Ed avveduto. Sovra un aureo trono
Egli venne a seder, ma cinse i fianchi
Della cintura del servaggio innanzi
Al regio infante, e governò la terra
Con nobile consiglio e con giustizia,
{{R|30}}Guida alle genti in tutte l’opre egregie.
</poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VI}}||10}}}}</noinclude>
1hujy5xqgjftosm5mt3i676i7fxujdj
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/151
108
1014944
3894499
3893015
2026-09-04T12:29:20Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894499
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 146 —|}}</noinclude>
<poem>
I tesori ei colmò, le regie squadre
Accrebbe ancora, la regal magione
Ornando e il trono. E fu cotesto allora
Fin che su ciò passâr molt’anni, ed alta
{{R|35}}Fe’ la cervice il piccolo garzone.
:In Tisifuna a un vespro egli sedea,
Sire novello, e stavagli dinanzi
Il sacerdote di gran senno. Al tempo
Che pallido si fe’ quest’almo sole
{{R|40}}E mostravasi omai dell’atra notte
Il bruno velo, dalla via che adduce
Al fiume Arvènd, levossi alto clamore.
:Deh! che sarà tale imprecar? chiedea
Shapùr al sacerdote. E il sacerdote
{{R|45}}Al piccioletto re così rispose:
:Inclito re d’alto valor, la gente
Intenta a trafficar, la gente tutta
Che stenta il viver suo, da le lor celle
Si volgono in quest’ora ai loro alberghi.
{{R|50}}Ma come sul Dizlèh questi di quelli
Passano a lato, ponte così angusto
Col piè calcando, teme ognun di tanto
Per spinte e scosse, che strillando ei vanno
Come galli al mattin. — Nobile e saggio
{{R|55}}Mio consiglier fra gli altri incliti savi,
Shapùr gli rispondea, gittar qui vuolsi
Un altro ponte in là da questo; ed uno
Sia per l’andar, pel ritornarsi l’altro.
Ciò sia, perchè nessun de’ miei soggetti,
{{R|60}}Schiavo guerriero, nell’andar si trovi
In tal rancura; e molte qui si vogliono
Spender monete de’ tesori miei.
:Forte d’assai mostravansi gioiosi
Tutti per lui que’ sacerdoti. Omai
{{R|65}}Quell’arbore novello ed immaturo
A germogliar venìa! Ma il sacerdote
</poem><noinclude></noinclude>
9qkex8psdwn2uph7leb78vyiehkl46p
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/152
108
1014945
3894500
3893016
2026-09-04T12:31:19Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894500
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 147 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Ponte novello indisse allor, conforme
Del piccioletto incoronato al cenno.
Anche gioì della sua madre il core
{{R|70}}Veracemente in ciò, sì che gli addusse
Gente che ama il saper. Giugnea ben tosto
Il fanciulletto di saper sovrano
A cotal punto, che i maestri suoi
Vincendo superò. Quand’egli giunse
{{R|75}}Agli anni sette, incominciò costume
Della palestra e compagni si assunse
Al nobil gioco, seguitando norma
Delle mazze rotanti. A l’anno ottavo
Di regal seggio e d’inclita corona
{{R|80}}Venne costume in lui; veracemente
Detto avrestù che prendere tal norma
Prence Behràm da lui potea. Ma intanto
Egli educava a tutta pompa e grazia
La sua persona e fea sua sede eletta
{{R|85}}In Istakhàr, conforme a legge antica
Degli avi suoi, de’ suoi maggiori illustri,
Principi eletti, dalla fronte altera.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|IX. Rapimento della figlia di Nersì.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1432-1434).}}
<poem>
:All’inclito signor poichè passarono
Alquanti giorni, e risplendea su lui
La sua corona a illuminar la terra,
D’Aynàni de la gente un valoroso,
{{R|5}}Cuor di leone, Tàir, che al cielo ancora
Ardir con la sua spada infuso avrìa,
Con falangi di Persia e genti greche.
Di Bahrèyn con armati e de la terra
Di Kadèsia e de’ Curdi, intorno scese
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
d0pqq9bw5y1y636y4ozndvi6yhqe3on
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/299
108
1015113
3894501
3865697
2026-09-04T12:32:37Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894501
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 294 —|}}</noinclude>{{Ct|c=t1|VI. Il villaggio distrutto e riedificato.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1501-1504).}}
<poem>
:Al primo albor del terzo giorno andava
Prence Behràm della sua caccia al loco,
Egli co’ prodi suoi. Da mano manca
Hormùz ministro gli venia, da destra
{{R|5}}Di nobile consiglio il sacerdote,
Quali a narrargli portentose istorie
Erano intenti, e di Gemshìd antico
E di Fredùn tenean parole. Innanzi
Eran cani e cervieri e falchi arditi
{{R|10}}E falconi reali. In cotal guisa
Breve ei rendea del giorno lungo e lento
Il gravoso durar. Ma quando il sole
Toccò splendente d’esto ciel la volta.
In nessun luogo di gazzelle e onàgri
{{R|15}}Orma ei scoverse; e poi che l’offendea
Questo fulgido sol co’ rai cocenti,
Di sua caccia dal posto ei fea ritorno
Corrucciato del cor. Ma un verde loco
Vennegli innanzi allor; pieno di case
{{R|20}}Era e d’uomini e pieno di quadrupedi,
E molti in su la via da quel villaggio
Scesero in folla e vennero all’incontro
Delle sue schiere a riguardar. Nessuno
Benedisse al suo re; detto tu avresti
{{R|25}}Che quai giumenti erano avvinti al suolo
Tutti cotesti, e pieno d’ira intanto,
Pien di corruccio il re del mondo, fiera
Di scender nel villaggio entro al suo core
Una brama si avea. Però si dolse
</poem><noinclude></noinclude>
q50a3s4xg51olkmncvcrqm9mqs7hejx
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/300
108
1015114
3894502
3893168
2026-09-04T12:32:53Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894502
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 295 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|30}}Di quella gente nè le volse un guardo
Con un atto benigno e al sacerdote
Fe’ in suo disdegno questi detti: Oh! possa
Cotesto loco, sciagurato e infausto,
Di belve agresti e di selvaggie fiere
{{R|35}}Diventar nido, e come pece torbida
L’acqua diventi ne’ ruscelli suoi!
:Quale fosse il voler del suo signore
Conobbe ratto il sacerdote, e tosto
A quel villaggio dalla via discese.
:{{R|40}}Agli abitanti ei disse: Oh! questo loco,
Ch’è verde e pien di frutti e di quadrupedi
E d’uomini così, piacque al signore
Di tutti i re, prence Behràm, che nuovo,
Dolce desìo ripose in esso. Or voi
{{R|45}}Tutti principi ei fa d’un tratto e insieme,
Perchè poi d’esto borgo ameno e bello
Facciasi una città. Donne e fanciulli.
Prenci voi siete in questo borgo, e d’uopo
Non è che alcun di voi serva e obbedisca.
{{R|50}}Artefici che vivon per mercede,
E signori di case, ecco! un sol grado
In questo loco abbiansi omai. Voi tutti,
Uomini e donne e teneri garzoni,
D’esto villaggio principi sarete.
:{{R|55}}Da quel borgo opulento alto levossi
Di gioia un grido, che principi tutti
Egli erano davver, pari ed eguali;
Uomini e donne e servi per mercede
E famigli così furon di pari
{{R|60}}Consiglio e potestà col lor signore,
E tosto che i più giovani del borgo
Da ogni timor furon disciolti, al prence
Di lor villaggio repentini e pronti
Recisero la testa, indi fra loro
{{R|65}}S’accapigliâr, versarono dovunque,
</poem><noinclude></noinclude>
9zntn7preporjdef56tge4fpsx5gewi
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/301
108
1015115
3894503
3893169
2026-09-04T12:33:21Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894503
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 296 —|}}</noinclude>
<poem>
Ed in luoghi inaccessi, il caldo sangue.
Come poi si levò tanto scompiglio
In quel loco abitato, all’improvviso
Tutti dal borgo presero la fuga,
{{R|70}}Abbandonando i vecchi affranti, nullo
Stromento intatto a lavorar campagne
Lasciato là, non frutti e non arnesi
E non armi di guerra. E desolato
E tristo aspetto quel bel loco assunse,
{{R|75}}E seccaron le piante ed i ruscelli
Restâr senz’onda. Fu deserto il piano,
Fûr le case deserte, che fuggite
N’eran le genti con lo bestie ancora.
:Poi che un anno passò, quando ritorno
{{R|80}}Fe’ primavera, a quella parte andava
L’iranio sire per la caccia, e allora
Ch’egli giunse a quel loco ameno in pria
E fiorente e beato, in riguardando
Nulla trovò che integro fosse. Vizze
{{R|85}}Eran le piante e deserte le case,
Senz’uomini la terra e di quadrupedi
Vuota all’intorno. Pallida si fea
Di principe Behràm per ciò la gota.
Sì ch’ei temette dell’Eterno e pieno
{{R|90}}Fu d’acerbo dolor. Si volse e disse
Al sacerdote: Deh! Ruzbìh, qual mai
Sventura è qui! Deserto è il loco ameno!
Ma tu va tosto e co’ tesori miei
Rendilo colto ed abitato, adopra
{{R|95}}Che d’ora in poi non veggasi rancura.
:Del re dei regi dal cospetto andava
Il sacerdote e rapido scendea
A quel loco deserto. Ei s’affrettava
Da questo a quello de’ villaggi e alfine
{{R|100}}Inoperoso rinvenia sul loco
Un vecchio stanco. Giù discese a terra
</poem><noinclude></noinclude>
eta7odgn633iaxbt9nkvq1lg8zpo05t
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/302
108
1015116
3894504
3893170
2026-09-04T12:33:40Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894504
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 297 —|}}</noinclude>
<poem>
Dal palafreno e fe’ carezze al vecchio
E a sè d’accanto il fece assiso e dissegli:
:Antico sere, deh! chi mai rendea
{{R|105}}Così deserto questo loco ameno?
:Un dì, rispose, fe’ passaggio il prence
Da questa terra nostra, e venne allora
Un sacerdote senza senno; egli era
Di quegl’incliti suoi che non dan frutto,
{{R|110}}Che disse a noi: «Tutti qui siete omai
Signori e duci. E vi guardate ancora
Dal far stima d’altrui. Tutti ed insieme
Prenci siete del loco. Or de’ sovrani
D’un tempo siete voi, uomini e donne,
{{R|115}}E imperanti e signori». Ei così disse,
E ratto di scompiglio e di tumulto
Pieno andò questo borgo. Oh! di rapine
Anche fu pieno e di morti e di colpi
Mortiferi di legni! Amico a quello,
{{R|120}}Come egli merta, sia dal cielo Iddio
E rinnovinsi a lui rancura e morte
Ed ambascia di core in sempiterno!
A peggior stato volge omai frattanto
Condizïon di questo loco, e tale
{{R|125}}Egli è, che lagrimar di noi s’addice.
:Per quel vegliardo fu d’angoscia pieno
Sacerdote Ruzbìh; fe’ inchiesta e disse:
:Quale è il duce di voi? — Questa risposta
Il vegliardo rendea: Là ’ve ora crescono
{{R|130}}Erbe e sementi, è il nostro duce. — Oh! dunque,
Ruzbìh dissegli allor, prence tu sii
In questo loco. Deh! tu sii qual nobile
Serto alla fronte in l’opre tue leggiadre!
Dal tesoro del re chiedi monete,
{{R|135}}Chiedi sementi ed asini al lavoro
E bovi e merci e traggi ognun che voglia
In questo borgo lavorar. Saranno
</poem><noinclude></noinclude>
00kpik3mckih5210n4cwmtibkybl0g4
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/303
108
1015117
3894505
3893171
2026-09-04T12:33:54Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894505
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 298 —|}}</noinclude>
<poem>
Quelli i tuoi servi e sarai tu signore.
Ma tu frattanto al vecchio sacerdote
{{R|140}}Non imprecar, che le parole sue
Non disse giusta il suo desire. E quando
Voglia tu alcuno aiutator da quella
Del re dimora, a te sarà ch’io ’l mandi.
Tu, quante cose vuoi, da me richiedi.
:{{R|145}}Ratto che udì quelle parole, il vecchio
Si fe’ gioioso e dall’antico affanno
Si liberò. Corse alla casa intanto
Ed uomini recò là sui ricetti
Dell’acque accolte e cominciò la terra
{{R|150}}A coltivar, tutti i confini suoi
A correr prese. Furon chiesti allora
Dai vicini abitanti asini e bovi
E acconciamente ogni campagna intorno
S’ordinò ratto. Il vecchio intento e i suoi
{{R|155}}Coloni tutti, con gran studio e cura,
Posero in ogni loco alberi molti,
E quand’ei, lavorando, un campo ancora
Volse a fruttificar, gioioso fece
Il cor d’ognun ch’era in que’ lochi. Allora,
{{R|160}}Quanti un giorno fuggian da que’ confini,
Lagrime di dolor giù da le ciglia
Versâr compunti, e come poi novella
Anche si sparse dell’ameno loco
E della cura del longevo sire,
{{R|165}}Tutti al villaggio ritornâr festosi
E quel borgo ordinâr novellamente
E i ruscelli sgombrâr. Moltiplicarsi
Ne’ seminati campi asini e bovi
E pecore e galline, e ognun piantava
{{R|170}}Alberi ovunque, e il loco in pria deserto
Qual paradiso divenìa leggiadro.
Al terz’anno che giunse, ecco! fu adorno
Tutto il villaggio e tutte del suo duce
</poem><noinclude></noinclude>
1zd28p02km39kxmu0mgkaxzbhux4mxr
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/304
108
1015118
3894506
3893172
2026-09-04T12:34:15Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894506
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 299 —|}}</noinclude>
<poem>
Prosperavano l’opre oneste e liete
{{R|175}}Per la sua cura. E quando giunse tempo
Della gioconda primavera, il prence
Ai campi scese della caccia, e seco,
Sire de’ sacerdoti, era pur anco
Ruzbìh. Come al villaggio ambo venièno,
{{R|180}}E riguardava Behram-gòr, e intanto
Pieno di colti e di giumenti l’ampio
Loco intorno vedea. Levate al cielo
Erano alte le torri e di giovenchi
E di pecore pieno era il villaggio,
{{R|185}}E v’erano acque e v’erano giardini
E messi e campi seminati; ancora
Di tulipani e di fiengreco i monti
Eran coperti e per li monti attorno
Capre ed agnelli si vedean dispersi,
{{R|190}}Chè veramente la montagna e tutti
Sembravano que’ campi un paradiso.
:Disse Behràm al sacerdote: Oh! dunque
Che mai festi, o Ruzbìh, se desolato
Questo borgo n’andò verde e fiorente?
{{R|195}}Ne uscirono dispersi uomini e bestie
In ogni parte. Ed or, che desti mai,
Se al suo stato di pria tornava il borgo?
:Dissegli allora il sacerdote: A un solo
Motto ch’io feci, rovinò l’antica
{{R|200}}Città d’un tratto, e per un motto solo
Ridivenne fiorente il borgo ameno.
Così ne andava giubilante e lieto
Del re d’Irania il cor. Questo mi disse
Il mio prence e signor: «Cotesto loco
{{R|205}}E verde e ricco per monete accolte
E per tesori tu distruggi». Ed io
M’ebbi sgomento dell’eterno Autore
Di questa terra, e del biasmo pungente
Di prenci e servi. Anche vedea che quando
</poem><noinclude></noinclude>
4c1a4s6heaqar0vhi5j5jsfrt5d6v25
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/305
108
1015119
3894507
3893173
2026-09-04T12:34:35Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894507
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 300 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|210}}Fa due pensieri un solo cor, si perde
Subitamente questo cor pei due
Pensieri avversi, come già, se due
D’una sola città sono i regnanti,
Mai non sarà che incolume si resti
{{R|215}}La terra che li accoglie. Andai, signore,
E dissi ai vecchi del villaggio: «Niuno
È principe su voi, di questa terra
Abitatori. Imperano le donne
E i fanciulli con esse ed i famigli,
{{R|220}}I servi tutti per mercede e quelli
Che hanno gli orti in custodia». Allor che prence
Colui divenne ch’era servo in pria.
Cadde recisa dell’antico duce
Al suol la testa. Così dunque, à un solo
{{R|225}}Motto che feci, desolato e tristo
Andava il loco dilettoso. Lungi,
Lungi furon da me biasmo d’altrui
E timor dell’Eterno. Allor che il prence
Ebbe pietà degl’infelici ancora,
{{R|230}}Al loco ritomai, diversa via
Per additarvi, e suscitai dal loco
Un vecchio saggio, sapïente e accorto
Ed eloquente, ed ei vi pose molta
Industria e cura e fe’ fiorir novella&hypen;
{{R|235}}mente i lochi deserti, onde fe’ lieto
De’ tuoi soggetti il cor. Quando uno solo
È principe e signor, buono è il consiglio
E bontà cresce e sminuendo cade
Ogni opra trista. Ma la via del male
{{R|240}}A quella gente io sì mostrai coperto
E secreto già un dì, poscia il sentiero
Lor dischiusi di Dio. Migliore assai
D’ogni gemma lucente è la parola,
Quando alcuno l’adopri acconciamente
{{R|245}}Ad un loco propizio. In noi saggezza
</poem><noinclude></noinclude>
mgtresab3y0x2q4i1vo1b1011nrdn28
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/306
108
1015120
3894508
3893175
2026-09-04T12:35:52Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894508
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 301 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Sia qual regina e guidi le sue schiere
La lingua nostra, se pur vuoi che sciolta
Vada l’anima tua d’ogni rancura.
Eternamente giubilante il core
{{R|250}}Sia del nostro signor, disciolto sempre
Da ogni pensiero desolato e tristo!
:Come ascoltò quelle parole il sire,
Evviva! disse; di regal corona
Tu sei degno, Ruzbìh! — Donava allora
{{R|255}}Una sportella di monete d’oro
A quest’uom sì veggente ed assennato,
Vecchio e ricco di pregi. Anche apprestata
Gli era una veste imperïale, ond’ei
Fino alle nubi sollevò la fronte.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|VII. Avventura delle figlie del mugnaio.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1504-1507)}}
<poem>
:La settimana che seguì, con prenci
E sacerdoti ritornò alla caccia
Il re del mondo, e così fu ch’ei stette
Della sua caccia al dilettoso loco
{{R|5}}Per tutto un mese e vin fumoso ei bevve
Con gli armigeri suoi. La preda sua
Passò misura in belve agresti al piano,
In belve al monte, ed ei tornava intanto
Con gli armigeri suoi gioioso in core
{{R|10}}Alla regal città, mentre la notte
Calava sul sentiero e intenebrava
Tutta la terra. Andavano que’ prenci
Dell’esercito suo per lor sentiero
Di regi antiqui raccontando storie,
{{R|15}}Quando l’inclito re scorse da lungi
Splendïente una vampa, in quella guisa
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
ncjsf9g2362afwcu27mde8sdchy875z
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/14
108
1015392
3894509
3893437
2026-09-04T12:59:11Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894509
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 11 —|}}</noinclude><poem>
{{Ct|c=t1|III. Divisione del regno.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1620-1624).}}
<poem>
:I sapïenti allor tutti appellava
Il re dei regi e fea parole intanto
Partitamente d’ogni cosa in terra.
Indi il regno spartìa per quattro giuste
{{R|5}}Parti e si designava ogni contrada
Più colta e amena. E fe’ ricordo in pria
Di Khorassàn, colmando il cor di gioia
Ad ogni illustre in ciò. Parte seconda
E Kum ed Ispahàn, loco di prenci,
{{R|10}}Origine di grandi; e vi fu aggiunta
Azer-abadagàn, laddove i Persi
Deposte avean loro dovizie accolte;
E al tratto che d’Armenia si distende
Sino a frontiera d’Ardebìl, congiunse
{{R|15}}Gez e la terra di Ghilàn quel saggio
E nobil prence. Fu la terza parte
Ahvàz e Persia e de’ Khazàri il suolo,
Dall’occidente all’orïente. Quarta
Venne l’Iràka e la terra di Grecia,
{{R|20}}Tutto quel regno sì fiorente e bello.
:Per queste ampie contrade e questa terra
A chiunque venìa povero e gramo
E per fatica di persona il tristo
Bisogno suo vincea, dava quel prence
{{R|25}}Un ricolmo tesoro, e a lui frattanto
Benedicea la gente. Or, tra i monarchi
Ch’eran prima di lui, fosse ciascuno
Di lui maggiore in potestà sovrana,
O minor fosse, ognun chiedeasi parte
{{R|30}}Di sementi e di messi, e non nascea
</poem><noinclude></noinclude>
ciu74cnts2tdzelugnonhny2r3w2agb
3894510
3894509
2026-09-04T12:59:32Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894510
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 11 —|}}</noinclude>
{{Ct|c=t1|III. Divisione del regno.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1620-1624).}}
<poem>
:I sapïenti allor tutti appellava
Il re dei regi e fea parole intanto
Partitamente d’ogni cosa in terra.
Indi il regno spartìa per quattro giuste
{{R|5}}Parti e si designava ogni contrada
Più colta e amena. E fe’ ricordo in pria
Di Khorassàn, colmando il cor di gioia
Ad ogni illustre in ciò. Parte seconda
E Kum ed Ispahàn, loco di prenci,
{{R|10}}Origine di grandi; e vi fu aggiunta
Azer-abadagàn, laddove i Persi
Deposte avean loro dovizie accolte;
E al tratto che d’Armenia si distende
Sino a frontiera d’Ardebìl, congiunse
{{R|15}}Gez e la terra di Ghilàn quel saggio
E nobil prence. Fu la terza parte
Ahvàz e Persia e de’ Khazàri il suolo,
Dall’occidente all’orïente. Quarta
Venne l’Iràka e la terra di Grecia,
{{R|20}}Tutto quel regno sì fiorente e bello.
:Per queste ampie contrade e questa terra
A chiunque venìa povero e gramo
E per fatica di persona il tristo
Bisogno suo vincea, dava quel prence
{{R|25}}Un ricolmo tesoro, e a lui frattanto
Benedicea la gente. Or, tra i monarchi
Ch’eran prima di lui, fosse ciascuno
Di lui maggiore in potestà sovrana,
O minor fosse, ognun chiedeasi parte
{{R|30}}Di sementi e di messi, e non nascea
</poem><noinclude></noinclude>
ibaza9si8f4ng5npb6dp4dfzvwfvwnu
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/50
108
1015428
3894511
3869283
2026-09-04T13:00:27Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894511
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 47 —|}}</noinclude>{{Ct|c=t1|X. Partenza di Kisra per la guerra.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1637-1641).}}
<poem>
:Letto quel foglio, s’adirò pel rapido
Mutar della fortuna il prence iranio,
Tutti adunò suoi prenci e sacerdoti
E alquante per quel foglio imperïale
{{R|5}}Fe’ parole con lor. Tre giorni ei stette
Coi consiglieri, co’ gagliardi suoi
Sgominatori di falangi avverse,
E al quarto dì convenne ei sì, d’Irania
Prence sovrano, in tal consiglio, in guerra
{{R|10}}Di menar le sue genti armate e pronte
Contro al sire di Grecia. Ecco! levossi
Da le porte del re clangor di trombe
E fremer di timballi e di tamburi
Di bronzo cavo. Non indugio egli ebbe
{{R|15}}Per riposar, ma per giustizia vera
La guerra si cercò, le squadre addusse.
Tutte ordinò le provvigioni e Iddio
Ricordando invocò, dator di grazia.
:Nembo di polve si levò. Che il cielo
{{R|20}}Tutto in un’onda si tingea di pece.
Detto tu avresti; e tutta de la terra
La superficie quel gran prence invase
De’ suoi destrieri per le ferree zampe,
E l’aer tutto arrossò per tanti drappi,
{{R|25}}Disciolti al vento, d’un color di porpora.
Davver! che non restò pel suol calpesto
Anclie a piccioli brucili un luogo aperto,
Davver! che non restò varco dischiuso
Ai venti su pel ciel! Parve la terra
{{R|30}}La riviera del Nilo all’agitarsi
</poem><noinclude></noinclude>
66kne58uxbj4w7nx691qlbxd52alhn7
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/51
108
1015429
3894512
3893474
2026-09-04T13:00:45Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894512
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 48 —|}}</noinclude>
<poem>
Di tanti cavalieri, all’atra polve
Dagli elefanti sollevata, e intanto,
Gol vessillo di Kàveh, il re del mondo
Già s’avanzava con la sua corona
{{R|35}}E i suoi calzari in fulgid’or. Giugnea
Fino a due miglia la ben chiara voce
Di tanti armati, e innanzi dall’esercito
Eran timballi ed elefanti, e innanzi
E dietro ancora ogni guerrier di Persia.
{{R|40}}D’Azer-abadagàn fino alla terra
Principe Kìsra così andò veloce.
:Ma quando gli occhi suoi levarsi al tempio
D’Azergashàspe, anche da lungi ei scese
Dal suo destrier, l’abbandonando, a piedi,
{{R|45}}E dal ministro puro e santo un fascio
Di verbene richiesto, ambe le gote
Degli occhi per l’umor tutte irrigando,
Curvo e chinato entrò nel tempio. A lui
Fu posto innanzi in fulgid’auro un trono,
{{R|50}}Su cui posava il codice sacrato
Del Zendavesta, e ad alta voce intanto
Leggea, secondo i riti, il sacerdote.
Ma del cielo i ministri e 1 prenci tutti
S’avvoltolâr sul duro suol, stracciando
{{R|55}}I lembi tutti di lor vesti adorne.
E gittavan que’ grandi inclite gemme
Sul libro santo e mormorando preci
Benediceano a Dio. Fatto più presso,
Sue laudi il sire cominciò, sue preci
{{R|60}}Cominciò a Dio, signor del mondo. E chiese
Principe Kìsra la vittoria sua
E il poter d’afferrarla, e perchè Iddio
Sì gli mostrasse di giustizia al core
Il diritto sentier. Doni egli fece
{{R|65}}A’ devoti adoranti e là ’ve ancora
Gente fu vista a mendicar. Dinanzi
</poem><noinclude></noinclude>
4qwmhfutfzjjjh0zfgmh478gjo59gvq
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/52
108
1015430
3894513
3893475
2026-09-04T13:01:05Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894513
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 49 —|}}</noinclude>
<poem>
A quel tempio del Fuoco alta una tenda
Elevò il sire e d’ogni parte intorno
S’ordinò la sua gente. A sè dinanzi,
{{R|70}}Esempio di gran senno, il regio scriba
Chiamava allora e fea parole alquante
Acconce e oneste, e gl’indicea puranco
Un’epistola sua con voti e auguri
Ai prenci tutti dell’irania terra.
:{{R|75}}Tementi siate voi, scrisse, di Dio,
Vigili siate e da’ nemici il mondo
Custodite per me. Tutti esti prenci,
Con quanti sono eroi, cerchino sempre
Ver lor soggetti la giustizia, ed abbiano
{{R|80}}Quante all’uopo saranno armate genti,
Perchè varco non trovi il reo nemico.
Fin che alcun non rivegga il mio vessillo,
Troppo sicuro niun di voi si addorma.
:Da quel tempio del Fuoco allor ch’ei scese
{{R|85}}Ver la terra di Grecia, ecco! ne andava
La fama attorno per que’ lochi sparsa,
E ad incontrarlo venne ognun che al suo
Comando era ossequente, ovver fuggìa
Da quella terra ogni ribelle a lui.
{{R|90}}Ma i prenci tutti che amano possanza,
Con doni molti e con offerte assai
Vennero insieme al prence iranio; e in tutti
I lochi ov’ei scendea, per tutti i vichi,
Da ogni parte venian lieti messaggi
{{R|95}}E saluti cortesi. In ogni parte
Di questa terra ov’ei traea sue schiere,
Altro non ebbe che banchetti e cacce,
Ed era sì che mille in ogni notte
Eroi prestanti appo l’iranio prence
{{R|100}}Venìan festosi alla imbandita cena.
Quand’ei fu più vicino, ecco! a battaglia
L’armi apprestava, cominciando in pria
</poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VII.}}||4}}}}</noinclude>
lgw08n1quzecohsy9l3v9b6bo5dhq2a
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/53
108
1015431
3894514
3893476
2026-09-04T13:01:56Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894514
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 50 —|}}</noinclude>
<poem>
Monete a dispensar per l’ampio esercito.
Shirùy figlio a Behràm, nell’aspro assalto
{{R|105}}Pieno di calma e di consigli in core,
Era suo duce; ma il sinistro corno
Di sue genti a Ferhàd conceder volle,
Molti precetti e ammonimenti all’alma
Affidandogli, e a destra il loco ei fece
{{R|110}}D’Ustàd figlio a Berzìn. Pose Gushàspe,
Un uom di gloria e di poter voglioso,
Le provvigioni a custodir. Nel mezzo
Mihràn teneasi in piè, che fermo il core
Avea pur sempre negli assalti. Il prence
{{R|115}}Diè le vedette a Hormùzd, figlio bennato
Di Kharràd, e nel cor, nell’alma ancora,
Gli diè consiglio di saviezza. Intanto,
Venìano in tutte parti esploratori,
Perchè niuna restasse a lui nascosta
{{R|120}}Cosa o parola, ed ei fe’ invito ai saggi
Dell’esercito suo, molti consigli
E buoni ammonimenti a tutti ei porse
E così disse: O innumerevol schiera
D’incliti prenci e di gagliardi in guerra,
{{R|125}}Se alcun di voi dalla mia dritta via
Si parte e respirar senza il mio cenno
S’attenta ed osa, a’ poverelli ei mena
E travaglio e dolor, mena rancura
Anche a color che hanno tesori. E quando
{{R|130}}Volgasi alcun di voi contro a fruttifere
Piante de’ campi o faccia opra non bella
O i seminati col suo piè calpesti
O dinanzi allo stuol degli altri tutti
Il passo muova, giuro per l’Eterno
{{R|135}}Che mi diè la corona e la possanza,
Di Saturno e di Marte e di quest’almo
Sole e donno e signor, che in quell’istante
Io con la spada squarcerògli il petto,
</poem><noinclude></noinclude>
cvhzjzo1ur6gys1x5bl6mkm4ujinpz2
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/54
108
1015432
3894515
3893477
2026-09-04T13:02:12Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894515
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 51 —|}}</noinclude>
<poem>
Anche s’ei può, sì come stella in cielo,
{{R|140}}Tra le nubi celarsi. Ecco! son io
Vedetta prima innanzi da l’esercito
E sto nel mezzo di mie schiere, sempre
Voglioso di poter. Son io custode
Agli elefanti, all’ampie provvigioni,
{{R|145}}All’esercito mio, talor dal destro
Corno e talora dal sinistro. Vado
Liberamente su la terra e il mare,
Nè pace o sonno cèrcomi fra l’armi.
:In sua mente ponea quelle parole
{{R|150}}Di prence Kìsra un banditor. Suo nome
Era Shirzàd. Ne andò correndo poscia
Pel campo attorno e in ogni padiglione
E in ogni tenda entrò, così gridando:
O nobil schiera che non ha confine,
{{R|155}}È questo sì del vigile signore
Alto comando. Se di voi qualcuno
Riguarderà la tenebrosa terra
Contro giustizia e amor, contro saviezza,
Su quella terra tenebrosa il sangue
{{R|160}}Ne fia versato, ratto che di Dio
Lungi egli corra da comando eterno.
:Ma de’ precetti proclamati intorno
Pago non era il nobil re. Nel chiaro
Giorno pur sempre e ne la notte ombrosa,
{{R|165}}Aggiravasi intorno alle sue schiere
Per l’aperto sentier, tutto osservando
E il bene e il male. Avea novelle ei sempre
D’ogni cosa terrena e l’opre giuste
Non trascurava, non le ingiuste mai.
{{R|170}}Che se morìa qualcun delle sue genti
In suo lungo viaggio, egli a quel loco
Un sepolcro gli fea. Quando restava
Oro od argento dell’estinto prode,
O l’arco l’elmo o la cintura o il laccio,
</poem><noinclude></noinclude>
l0rtv5gg6gyl2zu420ts22qexovw507
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/55
108
1015433
3894516
3893478
2026-09-04T13:02:32Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894516
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 52 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|175}}Tutto sotterra con l’estinto andava,
O male o ben si fosse. Oh! niuna cosa
Dallo spento guerrier si separava
Nella sua tomba! Ma la gente intanto
Meraviglia ne avea, che tal grandezza
{{R|180}}Aveasi assunta Nushirvàn regnante.
:In ogni loco ove novello assalto
S’appresentava, indugio savio ei sempre
E consiglio si avea di nobil senno,
Cercava un messaggier verace e pronto,
{{R|185}}Perchè n’andasse appo al nemico suo
Arte sottil cercando. E se gli avversi
Dritta a giustizia rinvenìan la strada,
Vïolenza non fea quel re possente,
Accorto e saggio. Ma se guerra in core
{{R|190}}Altri bramava, in guerra ei discendea,
Di fero alligator scendea con l’ira
Veracemente e la terra e le piante
Dava a rapina e poter si cercava
In terra sì con la giustizia sua
{{R|195}}E la sua spada. Di tal re gagliardo
Il consiglio splendea qual splende il sole
Per la sua via sovra la terra e il mare,
Nè ricusa ad alcun la luce sua
Ratto che in fuga van le fosche nuvole
{{R|200}}Dalla volta del ciel. Giustizia e grazia
Ha questo sol nel dispartir sua luce;
Ha bellezza e virtù; dona chiarezza
A perle splendi̇enti ed a ruscelli,
Nè la grandezza sua, nè la sua luce
{{R|205}}Ad alcun fura mai, ch’egli è tal cosa
Splendida e bella che ogni core illumina.
:L’inclito re dei re, con sua giustizia,
Con suo consiglio e maestà, quest’ampia
Terra all’intorno custodìa di sotto
{{R|210}}All’ali sue proteggitrici. A lui
</poem><noinclude></noinclude>
okbc1raxzg3n05bohi8r36hgs9hmfw3
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/56
108
1015434
3894517
3893479
2026-09-04T13:02:50Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894517
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 53 —|}}</noinclude>
<poem>
Eran la guerra e la pietà pei vinti
Un lieve giuoco, e però appunto in alto
Sua grandezza salìa. Che se venièno
Leoni ed elefanti innanzi a lui,
{{R|215}}Pur d’un sol giorno la bramata pugna
Non protraea. L’esercito guerriero
Che a contrastar venìa con elmi e usberghi
Contro a sue genti, ucciso in fiero assalto
O cadea senza indugio, o in rie catene,
{{R|220}}Mesto e dolente, al carcere condotto
Era del sire, vincitor possente.
:E ciò fu ancor fin ch’egli giunse ratto
A una città. Di questo loco ameno,
Intento al trafficar, Shuràb il nome,
{{R|225}}E principe Gushtàsp, quando ne venne
D’Irania in Grecia, il loco suo si prese
In città di Shuràb. Levate al cielo
Kìsra vedea quell’alte mura, e pieno
Era il castello d’uomini guerrieri,
{{R|230}}D’aste e d’arnesi e di ricchezze. Dentro
Acque profonde, sovra un alto scoglio,
Di là fino a le nubi alte pel cielo
Quell’ardue mura si spingean. Sen venne
L’oste d’Irania a quel castello intorno,
{{R|235}}Ma il varco della via per penetrarvi
Fino alla reggia alcun non vide. Allora
Da quattro parti i màngani di contro
Nushirvàn vi spingea, sì che n’andavano
Scrollate e fesse le superbe mura
{{R|240}}Della gente di Cristo. In ogni parte
Furor levossi di scompigli e stragi,
Sì che loco a fuggir, loco a passarvi,
Gli oppressi non vedean; ma quando scese
Dalla volta del ciel fiammante il sole.
{{R|245}}Umilïate alla pianura intorno
Andâr le mura del castello. Un grido
</poem><noinclude></noinclude>
fn6zq6njrwor9le3weld0l3md5tgxvn
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/57
108
1015435
3894518
3893480
2026-09-04T13:03:07Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894518
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 54 —|}}</noinclude>
<poem>
Levossi allor di cavalieri, e intanto
La polve dall’esercito levata
E il fumo dell’incendio alto poggiavano
{{R|250}}Di questa luna al ciel. Di piè, di capi
Divelti a le persone era quel loco
Ovunque ingombro, e più lontano i corpi
Senza testa giacean! Pianti di donne,
Grida di tanti che chiedean mercede,
{{R|255}}Strepito superâr de’ fieri colpi
De’ timpanisti. E quei che in tanta gente
Era più ricco di tesori o forte
Per sua possanza o d’alta dignitate,
Dal vincitor fu avvinto e sovrapposto
{{R|260}}Qual tristo peso a un elefante. Ancora
Salìan grida e lamenti e voci assai
Di chi chiedea mercè; ma il prence iranio
Perdonar non volea nella fatale
Ora dell’armi, come già nel tempo
{{R|265}}De’ suoi conviti ei non solea monete
Ricusar nè tesori in sua grandezza.
:Le sue falangi da que’ lochi ei trasse,
Quando un altro caste! sul suo sentiero
Gli apparve tosto. Dentro a quelle mura
{{R|270}}Del greco Imperator stanno i tesori,
E della rocca un uom possente e grande
È alla custodia. Del castello il nome,
Araysh-i-Rum; da Kìsra un tristo fine
S’ebbe il castello. Il vigile signore,
{{R|275}}Ben riguardando a quella rocca dove
Giunta non era ancor falange avversa,
Comandò che di frecce una mortale
Pioggia improvvisa i forti suoi versassero,
L’aria rendendo come allor che grandine
{{R|280}}Versa dall’alto a primavera. I duci
Dell’esercito suo preser le mura
Per lor valore ed avventâr le fiamme
</poem><noinclude></noinclude>
0jj33lmy3dhshjpnp6s0aiv3tp8voz7
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/91
108
1015469
3894519
3869491
2026-09-04T13:04:46Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894519
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 88 —|}}</noinclude>{{Ct|c=t1|XVI. Sogno di Nûshîrvân.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1656-1660).}}
<poem>
:Or noi di Buzurc’ mìr nel dir le cose,
Il volto mostrerem più gaio e lieto;
E tu non estimar che vano sia
Un sogno mai, ch’egli è di sapïenza,
{{R|5}}Di profezia parte verace, allora,
Allora più che re del mondo il vegga
E quell’anima sua pura e serena
A sè l’accolga. A consigliar si stanno
Con la luna e del ciel con l’ampia vòlta
{{R|10}}Le chiare stelle, e per la via dispersi
Van lor detti secreti; or, l’alme pure
Vedon ne’ sogni lor tutte le cose
Che avvenir dònno, come si riflette
Un vivo fuoco in acqua pura e tersa.
:{{R|15}}Era una notte addormentato il sire,
Vigile e accorto e d’anima serena.
Principe Nushirvàn, quand’egli vide
In chiaro sogno che dinanzi al trono
Spuntavagli un virgulto imperïale.
{{R|20}}Egli allor, d’ogni prence il maggior sire,
Di gioia ornando il cor, vino chiedea
E musici e concenti. Anche sedea
Con lui, sul trono della sua delizia
E del riposo, con acute zanne
{{R|25}}Un cinghial fero. E quel sedea, del vino
Anche a ber s’apprestava e dalla coppa
Di prence Nushirvàn quel vin chiedea.
:Quando del Toro fra le stelle ardenti
Levò la fronte questo sol, nell’ora
{{R|30}}Che d’ogni parte il canto suo ridesta
</poem><noinclude></noinclude>
5jr2j83jhlhfc3ac0hyopi4he9ac5i8
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/92
108
1015470
3894520
3893514
2026-09-04T13:05:06Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894520
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 89 —|}}</noinclude>
<poem>
La lodoletta del mattin, si assise
Mesto e pensoso al trono imperïale
Principe Kìsra, pieno il cor d’affanno
Pel vago sogno. Interpreti di sogni
{{R|35}}Venìan chiamati allor, posti fûr tutti
I sapïenti nel regale ostello,
E disse il re ciò che vedea la notte
Nel sogno, a’ sacerdoti ivi raccolti,
Usi a mostrargli la sua via. Risposta
{{R|40}}Non diede allor l’interprete de’ sogni,
Che del grave argomento ei non avea
Indizio o segno. — Ove qualcun confessi
Di non saper, dal laccio egli va sciolto
Di rimproveri sempre. — Allor che il sire
{{R|45}}Da’ sapïenti non avea risposta,
Col pensiero del cor si volse all’arti
Rapidamente ed inviò dovunque
Un sacerdote, un saggio disïoso
Di gloria assai, di vigil core. A tutti
{{R|50}}D’una sportella affidò il carco, e molta
Speme ripose in lor ritorno. Ed erano
A diecimila dentro ogni sportella
Dramme lucenti, perchè ognun cercasse
Per l’ampia terra un sapïente assai,
{{R|55}}Interprete di sogni, ond’ei, la via
D’ogni scïenza investigando, acconcia‐
mente quel sonno del signor del mondo
Interpretasse e le nascoste cose
Dal vincolo secreto indi sciogliesse.
{{R|60}}Così dovean ricolma una sportella
Per mercede donargli, anche aggiungendo
Grazia sovrana del signor del mondo.
:Esperto sacerdote in ogni parte
Andava allora, cavalier sagace
{{R|65}}Di molto senno; ed un di questi saggi,
Azad-sèrv il suo nome, ecco! discese
</poem><noinclude></noinclude>
fynupp1b89pyajx1qndy2x8ghvejdle
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/93
108
1015471
3894521
3893515
2026-09-04T13:05:23Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894521
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 90 —|}}</noinclude>
<poem>
Dall’ostello del prence in Merv remota.
Intorno a Merv ei s’aggirò cercando
Finchè, col Zendavesta in fra le mani,
{{R|70}}Un sacerdote egli scoverse. A piccoli
Fanciulli intorno ad insegnar si stava
Il Zendavesta con molt’ira ed impeto
E con voce stridente. Un garzoncello
Maggior degli altri era dinanzi a lui
{{R|75}}Con mente a studïar del Zendavesta
Le carte intenta, Buzurc’ mìr il nome,
E in quel codice sacro il volto suo
Fissava con amor. Volse le redini
Dalla sua via di Kìsra il sacerdote
{{R|80}}E venne e fe’ dimande per quel sogno
Del suo prence e signor. L’uom di scrittura
Esperto e dotto così disse: Impresa
Non per me gli è cotesta. Amico mio
Per ogn’altra scïenza è il Zendavesta,
{{R|85}}Ed io l’apprendo a questi infanti, e motto
Fuor di cotesto non io pongo mai,
Nè l’oso inver. — Del sacerdote il detto
Come udì Buzurc’ miìhr, porse gli orecchi
E il volto sollevò. Preda gli è questa
{{R|90}}Degna di me, disse al maestro, e mia
Impresa è sì l’interpretar quel sogno.
:Fiera una voce gli cacciò di contro
Del Zendavesta l’uom cruccioso, e disse:
:Forse che tu compiesti il libro tuo
{{R|95}}E tutto l’hai, se a stolte cose ardisci
La cervice levar, se già de’ sogni
Cerchi esplicar gli arcani? — Il messaggiero
Così gli disse: Deh! maestro, forse
Il garzoncello sa cotesto, e tu
{{R|100}}Non dispregiarlo. Forse che di luì
Prende la sorte il suo splendore, ed ei
Non da te apprese, ma da la fortuna,
</poem><noinclude></noinclude>
o69f5c8vvk6v7a55t0rxa7a46jm9vl0
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/94
108
1015472
3894522
3893516
2026-09-04T13:05:37Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894522
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 91 —|}}</noinclude>
<poem>
L’arte de’ sogni. — S’adirò il maestro
Per Buzurc’ mìhr, e dissegli: Tu adunque
{{R|105}}Esponi a cotest’uom ciò che più sai.
:Se non dinanzi al re, disse il garzone,
Io non dirò, quando soltanto in seggio
Ei mi ponga a seder. — Diègli quel messo
E cavallo e monete e quante a lui
{{R|110}}Cose eran d’uopo, in più ed in meno. Andavano
Ambo da Merv allor, correndo in via
Come a roseto di volar s’affretta
Un fero augello. Così adunque allora,
Sospinti in corsa, favellando assai
{{R|115}}Del lor prence e signor, di suo comando.
Di sua corona e maestà, del trono
Imperïale, giunsero ad un loco
Ov’era un lago, quando appunto il tempo
Era del cibo e del dormir. Là sotto
{{R|120}}A un albero ei scendean per riposarsi,
Poi che alquanto s’avean preso di cibo.
Sotto a quell’ombra, Buzurc’ mìhr dormia.
Trattosi un lembo su la faccia, e intanto
Stavasi desto accanto a lui quel prence,
{{R|125}}Or che tale ei s’avea nel suo viäggio
Compagno e amico. Ei riguardava a lui,
E attorto un angue là vedea che il lembo
Traea dal volto del garzon dormente.
Poscia dal capo al piè sì l’odorava
{{R|130}}Con fiera voglia, indi fuggìa strisciando
Ad un albero eccelso. Allor che al vertice
Di quella pianta fu salito il negro
Angue ritorto, dal profondo sonno
Del garzoncello si riscosse il capo,
{{R|135}}E il drago che vedea spavento in lui
E turbamento, tra que’ folti rami
Sparia fuggendo. Oh! allor meravigliava
Dì Kìsra il messaggier, sì che ben molto
</poem><noinclude></noinclude>
avidckmm5jdyr0lqmczdak4mh6i77kd
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/95
108
1015473
3894523
3893517
2026-09-04T13:05:50Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894523
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 92 —|}}</noinclude>
<poem>
Invocava di Dio sul giovinetto
{{R|140}}Il santo nome e in cor dicea: Davvero!
Che tal fanciullo e sapïente e accorto
Sublime loco toccherà d’altezza!
:Da quella selva camminando allora
Si volsero alla via, venner con molta
{{R|145}}Pompa ed onore accanto al re. Ne andava
Il messaggier dinanzi dal fanciullo
E rapido venìa con fiero incesso
Di Kìsra fino al trono. Oh! t’accompagni,
Principe Nushirvàn, disse, un’amica
{{R|150}}E giovane fortuna in sempiterno!
In Merv io scesi dal regale albergo,
Là m’aggirai come s’aggira attorno
A boschetti di rose un fero augello,
E un giovinetto fra cotanti saggi
{{R|155}}Rinvenni e a te il menai, rapidamente
Affrettandomi a te. — Dissegli ancora
Quali udite ne avea parole oneste.
Del nero angue parlò, di quel portento
Da lui già visto. Al giovinetto allora
{{R|160}}Principe Kìsra fece invito e disse
Di quell’arcana visïon parole.
:Da Nushirvàn come ascoltò il fanciullo,
Quella sua mente di parole acconce
Ratto fu piena e a favellar si sciolse
{{R|165}}La lingua sua. Così rispose: In questa
Tua casa, o re, fra tante giovinette
Del regal gineceo, sta un garzoncello
Che si fe’ donna, di donnesche vesti
Con l’ornamento. Sgombra d’ogni estrano
{{R|170}}Quest’aula, o sire, per che alcun la via
Non trovi a discoprir consiglio nostro,
E fa precetto che ogni donna tua
A te passi dinanzi e stampi quivi
L’orme proprie sul suol. Da quell’indegno,
</poem><noinclude></noinclude>
1rf3zodo1hzzb5cihmizy8xb5xj8osc
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/96
108
1015474
3894524
3893518
2026-09-04T13:06:01Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894524
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 93 —|}}</noinclude>
<poem>
Eppur sì ardito, chiederò frattanto
Come giunger potè fino al giaciglio
Del leon generoso; e il tuo secreto,
Con Dio, fattor del mondo, arcano sogno
Qual tu vedesti, a te verrà disciolto.
:D’ogni più estrano ei liberò la stanza
E dell’ostello imperïal ben ferma
Chiuse la porta. Comandò che ratto,
Sì come fumo cui tempesta mena.
Fossero addotte dagli eunuchi suoi
Del regio albergo le fanciulle. Vennero
Del gineceo di quel monarca illustre
Le giovinette, di vivaci tinte,
Di fragranze e di fregi adorne tutte;
Oh sì! con grato odor di gelsomini,
Con lor vezzi, e nel volto vergognose,
Lentamente passar le vaghe donne.
:Là nel mezzo di lor già non fu visto
Alcun garzone, e Kìsra s’adirava
Come leone in suo furor. Ma quello
Interprete de’ sogni, Oh! in questa foggia
Cosa non va! dicea. Fra le tue donne
È un garzoncello. Or fa che passin tutte,
Tolte le vesti, una seconda volta,
E sino al fondo lor verace stato
Ti poni a investigar. — Facciasi adunque,
Il re gridò, che passino le donne
Un’altra volta. Voi spogliate il viso
Del vel di verecondia. — Un’altra volta
Dinanzi a lui passavan le fanciulle,.
Vano quel sogno già stimando in core,
Allor che un giovinetto si mostrava
Nella lor schiera, quale un bel cipresso
Nella statura, con leggiadro volto
Qual è de’ Kay monarchi. Oh! ma tremava
Il corpo suo qual salce alla bufera,
</poem><noinclude></noinclude>
7ts83gstivagl99bgdwncfeayw3tx9p
3894525
3894524
2026-09-04T13:06:11Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894525
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 93 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|175}}Eppur sì ardito, chiederò frattanto
Come giunger potè fino al giaciglio
Del leon generoso; e il tuo secreto,
Con Dio, fattor del mondo, arcano sogno
Qual tu vedesti, a te verrà disciolto.
:{{R|180}}D’ogni più estrano ei liberò la stanza
E dell’ostello imperïal ben ferma
Chiuse la porta. Comandò che ratto,
Sì come fumo cui tempesta mena.
Fossero addotte dagli eunuchi suoi
{{R|185}}Del regio albergo le fanciulle. Vennero
Del gineceo di quel monarca illustre
Le giovinette, di vivaci tinte,
Di fragranze e di fregi adorne tutte;
Oh sì! con grato odor di gelsomini,
{{R|190}}Con lor vezzi, e nel volto vergognose,
Lentamente passar le vaghe donne.
:Là nel mezzo di lor già non fu visto
Alcun garzone, e Kìsra s’adirava
Come leone in suo furor. Ma quello
{{R|195}}Interprete de’ sogni, Oh! in questa foggia
Cosa non va! dicea. Fra le tue donne
È un garzoncello. Or fa che passin tutte,
Tolte le vesti, una seconda volta,
E sino al fondo lor verace stato
{{R|200}}Ti poni a investigar. — Facciasi adunque,
Il re gridò, che passino le donne
Un’altra volta. Voi spogliate il viso
Del vel di verecondia. — Un’altra volta
Dinanzi a lui passavan le fanciulle,.
{{R|205}}Vano quel sogno già stimando in core,
Allor che un giovinetto si mostrava
Nella lor schiera, quale un bel cipresso
Nella statura, con leggiadro volto
Qual è de’ Kay monarchi. Oh! ma tremava
{{R|210}}Il corpo suo qual salce alla bufera,
</poem><noinclude></noinclude>
rraodg5ni876s0za3s1vqy8rgx0kgxj
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/97
108
1015475
3894526
3893519
2026-09-04T13:06:26Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894526
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 94 —|}}</noinclude>
<poem>
E già quel cor per la sua dolce vita
La speranza perdea. Dentro a quell’aula
Eran settanta giovinette adorne,
E ciascuna parea veracemente
{{R|215}}Un bel cipresso alla persona. E v’era
Anche una figlia del signor di Giaci
Con eburnee le gote e di cipresso
Con la statura, e un giovinetto, vago
Qual gelsomin, con nobile fragranza
{{R|220}}Di muschio eletto, lei amava un tempo
Nella casa del padre, ed or, qual servo
Fedele e intento, innanzi a lei si stava
Ed erale da presso in ogni loco
Ov’ella andasse. Dimandolla il prence:
:{{R|225}}Oh! chi è costui che si nutria la schiava
A se daccanto? E tu prendesti, o donna,
Di prence Nushirvàn nel gineceo,
Questo fanciullo ardimentoso? — Disse
La giovinetta allor: Minor fratello
{{R|230}}Egli è di me, giovin fanciullo e nato
D’una madre con me. Diverso è il padre,
Ma una sola è la madre, e non è nulla
Opra indegna di lui sul corpo mio.
Cotesti panni ei si vestì per molta
{{R|235}}Vergogna ch’egli ha in cor del mio signore,
Sì ch’ei non osa rimirarlo in volto.
Se a te dinanzi il fratel mio la fronte
Or nascondea, fu l’opra di vergogna
Questa sì, nè tu dèi mendicar scusa.
:{{R|240}}Cagna abietta, gridavate sdegnoso
L’iranio prence, fu contaminata
Per te la stirpe e la famiglia! — E intanto
Con le ciglia aggrottate a quel fanciullo
Guardava Nushirvàn, meravigliando
{{R|245}}De’ giovinetti per tant’opra ardita.
Sì che destando il furor suo si volse
</poem><noinclude></noinclude>
lpfvudj5hdsjmf75o5o4ku14c7oue6f
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/98
108
1015476
3894527
3893520
2026-09-04T13:07:04Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894527
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 95 —|}}</noinclude>
<poem>
Al carnefice e disse: È d’uopo omai
Che il suol nasconda questi due. — Li trasse
Il carnefice allor, su lor correndo,
{{R|250}}E di re Nushirvàn dietro a le seriche
Cortine, là, nel gineceo del prence,
Li appese a un legno, perchè niun cercasse
Macchia di colpa da quel giorno in poi.
:Di monete all’interprete de’ sogni
{{R|255}}Donava il sire una sportella e parte
Anche gli fea di nobile ricchezza
In palafreni e in vestimenta. Oh! allora
Meravigliò per sapïenza tanta,
Assai pensando alle parole acconce
{{R|260}}Del giovinetto. Il nome suo fu scritto
Del re negli scrittoi, fra i sacerdoti
Che mostravan la via diritta a lui;
E intanto si prendea luce e splendore
Stato di Buzurc’ mìhr, volgeagli il cielo
{{R|265}}Alto rotante con amor la fronte.
Così, di giorno in giorno, s’accrescea
Di lui fortuna e ne gioìa d’assai
Del re sovrano il core. Oh sì! quel core
Di prence Kìsra di giustizia pieno
{{R|270}}Mostravasi, quel cor con quella mente
Erano adorni di saper! Nel regio
Ostello sempre sacerdoti avea,
Dotti s’avea d’ogni scienza, e ognora,
Esperti in favellar, settanta saggi
{{R|275}}Eran con lui nella regal dimora
E cibo avean con stanze a’ lor riposi;
E quand’egli da cure iva disciolto
Del far grazia o giustizia o del ber vino
O del far guerra, sempre un nuovo detto
{{R|280}}Ad ogni sacerdote ei dimandava,
Adornando il cor suo di sapïenza.
:Ma nel tempo che giovane era ancora
</poem><noinclude></noinclude>
59xe4abay5q45dd8wkd8ml5qwxh7hy9
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/99
108
1015477
3894528
3893521
2026-09-04T13:08:20Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894528
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 96 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Buzurc’ mìhr, eloquente ed ingegnoso
E di bel volto, avvenne sì che in mezzo
{{R|285}}A tanti illustri sacerdoti, in mezzo
A tanti saggi e astrologi e indovini,
In sapïenza egli vincesse tutti,
Si che principe e duca egli divenne
Dì tanti savi. Dentro ne’ secreti
{{R|290}}De le stelle del cìel non era alcuno
Quanto era Buzurc’ mìhr, di medicina
Nella via non da sezzo era ad alcuno,
E dovunque e pur sempre acconci detti
Venìan da lui per cure di governo,
{{R|295}}Per onesti consigli e per imprese.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XVII. Prima cena di Nûshîrvân coi sapienti.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1660-1663).}}
<poem>
:Avvenne allor che un dì le mense pose
Principe Nushirvàn con tal precetto:
A’ sacerdoti fate invito, a quanti
Son dotti ed aman sapïenza e l’hanno,
{{R|5}}Esperti in favellar, ricchi di senno
E memori di cose. — Ivi adunârsi
Di vigil core i sacerdoti allora,
I saggi tutti che la via cercata
D’ogni scïenza avean. Poi che gustato
{{R|10}}Fu il bianco pane, ei chiesero del vino
Ratto le coppe e col giocondo vino
L’alma serena rallegrâr, di tanto
Non però che iattura indi ne avesse
Lor senno, ma di tanto che sostegno
{{R|15}}All’alma fosse. Il vigile sovrano
Ai sapïenti così disse poi:
:Sciogliete omai dall’intimo dell’alma
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
jb7ppny2rfp3v5g0jukmthk6t2z2jfa
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/161
108
1015540
3894529
3893589
2026-09-04T13:10:07Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894529
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 158 —|}}</noinclude>
{{Ct|c=t1|XXVIII. Apparecchi di guerra contro gli Heytâli.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1689-1692).}}
<poem>
:Al gran signor giugnea novella poi
Del re di Cina ch’era illustre e forte,
D’Heytàl e degli eroi di quella gente,
A cui dal re di Cina alta sconfitta
Era venuta. Anche l’annunzio egli ebbe
Del sire di Ceghàn, qual per la sua
Sorte novella su novello trono
Venuto era a seder, quell’alto seggio
Di re sovrano preso avea pur anco,
E stavangli frattanto i prenci tutti
Ed i forti guerrieri in piè, dinanzi
Al trono, ad uno ad un, quand’ei con essi
Tenea consiglio. Allor, quel re del mondo
Sedette là ne’ suoi pensieri, a quelle
Parole udite dagli accorti suoi
Esploratori, e loco all’assemblea
Entro all’aula apprestò. Venner gli eroi
Al lor prence fedeli, e il maggior duca
Dei sacerdoti v’era ancor, l’illustre
Ardeshìr, e Shapùr e il regio scriba
Yezdeghìrd sapïente. I saggi tutti,
Consiglieri del prence, ecco! si assisero
Dinanzi el trono suo tutti raccolti,
E Kìsra così disse: O sacerdoti
Sperti già di gran cose, e voi, di grandi
Opere autori, e principi e magnati,
Non grato annunzio ebb’io, parole triste
E vane e stolte, del signor di Cina
Per opra sì, d’Heytàl, di que’ gagliardi
</poem><noinclude></noinclude>
o5xqwaadi3ou4wjlsqawb0kwsurc43e
3894530
3894529
2026-09-04T13:10:22Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894530
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 158 —|}}</noinclude>
{{Ct|c=t1|XXVIII. Apparecchi di guerra contro gli Heytâli.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1689-1692).}}
<poem>
:Al gran signor giugnea novella poi
Del re di Cina ch’era illustre e forte,
D’Heytàl e degli eroi di quella gente,
A cui dal re di Cina alta sconfitta
{{R|5}}Era venuta. Anche l’annunzio egli ebbe
Del sire di Ceghàn, qual per la sua
Sorte novella su novello trono
Venuto era a seder, quell’alto seggio
Di re sovrano preso avea pur anco,
{{R|10}}E stavangli frattanto i prenci tutti
Ed i forti guerrieri in piè, dinanzi
Al trono, ad uno ad un, quand’ei con essi
Tenea consiglio. Allor, quel re del mondo
Sedette là ne’ suoi pensieri, a quelle
{{R|15}}Parole udite dagli accorti suoi
Esploratori, e loco all’assemblea
Entro all’aula apprestò. Venner gli eroi
Al lor prence fedeli, e il maggior duca
Dei sacerdoti v’era ancor, l’illustre
{{R|20}}Ardeshìr, e Shapùr e il regio scriba
Yezdeghìrd sapïente. I saggi tutti,
Consiglieri del prence, ecco! si assisero
Dinanzi el trono suo tutti raccolti,
E Kìsra così disse: O sacerdoti
{{R|25}}Sperti già di gran cose, e voi, di grandi
Opere autori, e principi e magnati,
Non grato annunzio ebb’io, parole triste
E vane e stolte, del signor di Cina
Per opra sì, d’Heytàl, di que’ gagliardi
</poem><noinclude></noinclude>
jvlbybruevtl2o7zptz4mrvmkvrtcqr
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/162
108
1015541
3894531
3893590
2026-09-04T13:10:55Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894531
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 159 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|30}}Di Turania preposti alle frontiere.
Esercito infinito si raccolse
Lungi da Ciàci e da Khotèn, da quella
Turania terra, anche di Cina, e in sette
Giorni continui con lor caschi ferrei
{{R|35}}E lor spade di guerra unqua non tolsero
Le gravi selle a’ palafreni. Alfine
Heytàl fu vinta, e di tre parti due
Delle sue genti andâr ferite o uccise.
Davver! che per la gloria e per la fama
{{R|40}}D’Heytàl, per quella gente che di clave
E d’ascie è ricca, meraviglia tocca
Se le venne sconfitta! Oh! non sia mai
Privo di senno un capitano! Allora
Che principe Ghatkèr senno e consiglio
{{R|45}}Vantato avesse, non avrìa sì grande
Schiera spazzata via dal loco suo
Il cielo avverso. Ma poichè ne andava
Tutta a tumulto regïon d’Heytàli,
Gli Heytàli si cercâr della semenza
{{R|50}}Di Behram-gòr novello re. Con nuova
Legge e costume, ei posero sul trono
Il prence eletto e l’acclamaron tutti
Con liete voci. Ed or, di qua da Ciàci
Di Cina il re si sta, l’uom da l’eretta
{{R|55}}Alta cervice, con la sua corona,
Con l’esercito suo, co’ suoi tesori.
E perchè de’ congiunti egli è d’Argiàspe
E d’Afrasyàb antico, ei già non vede
Ne’ sogni suoi fuor che l’irania terra
{{R|60}}Bramosamente. Fino al sol la fronte
Ei leva sì per la vittoria sua
Di Ghatkèr su l’esercito agguerrito,
E ben si vuol che in ciò consenzïenti
Non siamo noi, perch’ei tal vanto meni,
{{R|65}}Ei, di Cina signor. Nostro dominio
</poem><noinclude></noinclude>
rsugr4f11vwgr4jqv0xvfnd6nvjlzlu
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/163
108
1015542
3894532
3893592
2026-09-04T13:11:59Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894532
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 160 —|}}</noinclude>
<poem>
Di Kashàn è la terra, e sol per essa
Adergonsi Cinesi alteramente
Della persona. Di Kashàn le genti
Son lor soggette con travaglio e duolo,
{{R|70}}Le genti sì, che le persone e gli ampi
Tesori ed il confin del bel paese
Agli oppressori abbandonâr. Ma voi
Deh! che vedete in ciò? Che far dovremo
Per cotesti Turani e il re di Cina?
:{{R|75}}Accorti i prenci si levâr d’un moto
Subitamente, la risposta al sire
Ad apprestar. Benedicendo a lui
Tutti a una voce, dissero: Signore
D’inclita sorte e saggio e previdente,
{{R|80}}D’Heytàl in quella terra elli son tutti
Ahrimàni protervi, elli han due volti
E son nemici al nostro suol. Di male
Qualunque cosa loro incolga, merto
Sarà ben degno; anche sarà, se dolci
{{R|85}}Parole udranno da l’iranio sire.
Che se da lor soltanto ne venisse
Questa cagione di vendetta e questo
Solo dolor, ch’ei già spargeano il sangue
D’un prence iranio, nobile signore,
{{R|90}}Uccidendo Pirùz con improvviso
E fiero colpo, sì gran re, splendente
Face alla terra, non dovrìan giammai
Felice in terra un solo dì toccare.
Mai non procede da ingiustizia rea
{{R|95}}Giusto operar. Ma questo è pur castigo
Di Dio giusto signor, che male incolga
A chi male operò. Che se favella
Il prence nostro del signor di Cina,
Se il re di Cina ha in cor l’antico duolo
{{R|100}}E l’antico pensier di sua vendetta,
Forse gli è ciò perchè fra que’ congiunti
</poem><noinclude></noinclude>
g1h4hhjl50xszxhgvyjfiesabsq7rt5
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/164
108
1015543
3894533
3893593
2026-09-04T13:12:17Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894533
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 161 —|}}</noinclude>
<poem>
Dell’estinto Afrasyàb egli ha un maestro
Che il mal gli apprende, lagrimosi ancora
Ambo quegli occhi suoi. Ma perchè ottenne
{{R|105}}Vittoria, assunse anima altera, e quando
Tu per lui temi, in noi non è stupore.
Or però nè d’Heytàl, nè de l’esercito
Di Ghatkèr, tu far dêi motto o parola,
Non averne dolor; ma de’ congiunti
{{R|110}}D’Argia pe e d’Afrasyàb, del re di Cina
Che già s’insediò da questa parte
Del regal fiume, curerai l’impresa
Con anima serena. E tu nel mondo
Sei re sovrano d’eretta cervice,
{{R|115}}E l’alma e la ragion prendonsi luce
Da te soltanto. Deh! colui beato
Che sua ragion nutrendo va! Ma intanto
D’una grande assemblea tu sei più savio,
Almo signore, nè t’è d’uopo mai
{{R|120}}Di consiglieri, non di saggi. In terra
A te s’addice la regal corona
E il trono imperïal, che dignitate
E maestade hai tu, prence sovrano
Di bella sorte. Ma se il nostro sire
{{R|125}}Andasse in Khorassàn, per questo regno
Egli avrebbe a temer. Senza sovrano
Ogni qual volta ritrovasse il reo
Nostro nemico questa terra, esercito
A quando a quando qui verria di Grecia,
{{R|130}}E quelli chiederìan da irania gente
La bramata vendetta e il suol d’Irania
Non tocco non sarìa. Non pose alcuno
In suol d’Irania fino ad oggi il piede,
E niun per danno che recar volesse,
{{R|135}}Quest’ampio regno ricordò. Ma il prence
Se di guerra e d’assalti ha brama in core,
Di suo consiglio anche nel mar fian paghi
</poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VII.}}||11}}}}</noinclude>
ntodd4jbismdurog2pzxpaq3whibcng
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/165
108
1015544
3894534
3893595
2026-09-04T13:12:29Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894534
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 162 —|}}</noinclude>
<poem>
Gli alligatori, ben che fieri e avversi.
:Come ascoltò da’ prenci irani il sire
{{R|140}}E di guerra e di pace este parole
E d’assalti così, poi che nessuno
Avea desìo di far battaglie ancora,
Tutti inclinando a splendidi conviti
E a delizie con l’animo, scoverse
{{R|145}}Quel re sovrano di quest’ampia terra
Qual era in cor de’ saggi suoi consiglio.
:Così rispose: Dell’Eterno è grazia
Ch’io sgomento ho nel cor per questa e quella
Eternal vita! Ma l’irania terra
{{R|150}}Per lungo riposar, per sonno e cibo,
Della guerra il pensier tutto scordava.
Davver! che per riposi e per conviti
Così a voi si aggravò per le battaglie
La mente ottusa! Eppur, libero e franco
{{R|155}}Tale sen va che tollera fatica,
E tocca poi per faticar che s’ebbe,
Ampi tesori. Or noi, per quella forza
Di Dio sovrano, d’esta luna al termine
Tutti ci appresteremo alla partenza.
{{R|160}}Trarrò di Khorassàn ver la frontiera
La falange de’ miei, da tutte parti
Ampio un drappello adunerò. Frattanto,
Noi prenci illustri, eroi, quanti qui siamo,
Degli elefanti indomiti e furenti
{{R|165}}Avvinceremo i timpani sul dorso,
Ed io non soffrirò che il re di Cina,
Non la gente d’Heyàl, benedicendo
Vada all’iranio suol, per un desìo
In cor celato; ma la terra intorno
{{R|170}}Io farò pura da’ nemici miei,
Come d’erbe maligne, e l’ampio regno
Rinnoverò per grazia e per giustizia.
:Meravigliar que’ prenci tutti, e intenti
</poem><noinclude></noinclude>
faw1d6xgtznjuto42362xuzz4nj7tjo
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/166
108
1015545
3894535
3893596
2026-09-04T13:12:44Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894535
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 163 —|}}</noinclude>
<poem>
Sè stessi a discolpar, benedicendo
{{R|175}}Gridâr con alte voci: Inclito sire,
Invitto sempre e di giustizia ricco
E d’alta maestà, s’allieti il mondo
Nel tuo comando! Servi a te noi siamo,
Noi prenci illustri, e qui chiniam la fronte
{{R|180}}Al tuo consiglio e al tuo voler. Nell’ora
Che farà cenno d’appiccar tenzone
Il nostro sire, non vedrà giammai
In noi fiacchezza. — Da quel giorno in poi
Quando sedette il principe sovrano
{{R|185}}Coi consiglieri, a far parole intorno
L’assemblea s’adunò per alcun tempo.
:Fino al principio del novello mese
Così stette quel grande. Ei venne allora
E sedette sul trono imperïale
{{R|190}}Novellamente; e quando i prenci accolti
Videro il lume al re sovrano in fronte
Della luna novella, alto e festoso
Grido levossi pel regal palagio.
E ratto che levossi alla montagna
{{R|195}}La lampada del sol fulgida e chiara
E fu la terra come un aureo drappo
Veracemente (detto avresti allora
Che di topazio una splendente coppa
Qualcun ponea sopra un azzurro velo),
{{R|200}}Voci e grida levârsi e bellicosi
Squilli di tube e timpani di bronzo
Degli elefanti furo avvinti al dorso.
Ratto si mosse l’inclito drappello
Verso il campo dell’armi, e quella via
{{R|205}}Prendeano primi i timpanisti. Intanto
Venne alla reggia Yezdeghìrd lo scriba
Col sacerdote consiglier, con quello
Ardeshìr celebrato, ed un’epistola
Fu scritta allor per ogni terra, ad ogni
</poem><noinclude></noinclude>
593i0nr928z68ea9fgd8wo2tkutobgg
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/167
108
1015546
3894536
3893597
2026-09-04T13:13:37Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894536
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 164 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
{{R|210}}Guerrier famoso, ad ogni prence. Muove,
Così fu scritto, a le battaglie sue
Il re sovrano con le sue falangi,
E voi, per segno a lui d’obbedi̋enza,
Cene e tripudi abbandonate. — Ancora
{{R|215}}Un’epistola indisse al re di Cina,
A Fughanìsh mandò saluto il prence,
E da Madàyn l’esercito fuor trasse
In guisa tal, che solo a un mar scommosso
Quell’ampia terra somigliò. La terra
{{R|220}}Da monte a monte d’agguerrite genti
Andava ingombra, ed era là nel mezzo
All’ampio vallo di quel re del mondo
Alto il vessillo. Ma d’eroi sì grande
Schiera addusse in Gurgàn, che il sol disparve
{{R|225}}Da questa terra. Per gradita caccia
Riposò alquanto il re sovrano allora,
Per montagne aggirossi e per foreste.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XXIX. Lettere del principe di Cina e di Nûshîrvân.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1692-1697.}}
<poem>
:Nel tempo che in Gurgàn co’ prodi suoi
Era a consiglio il re d’Irania, in terra
Stava di Soghd il re di Cina. Intanto,
Qual mare ondoso era la terra tutta
{{R|5}}Di Soghd amena pei congiunti accolti
D’Argiàspe e d’Afrasyàb. Dicea pur sempre
Il re di Cina: A sostener non vale
Quest’ampia terra il trono mio, non l’ampia
Schiera de’ miei. Di qui frattanto noi
{{R|10}}Trascinerem contro l’irania terra
Le nostre squadre e di là ancor dell’altre
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
e346fr5oebtpagafnxddx0gprl6690v
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/158
108
1016069
3894556
3874448
2026-09-04T14:46:27Z
Alex brollo
1615
3894556
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 155 —|}}</noinclude>{{Ct|c=t1|XXII. Terza battaglia e sconfitta di Behràm.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1940-1942).}}
<poem>
:In quell’istante giù dal monte scese
L’esercito fedel, mentre la terra
De’ cavalieri per la negra polvere
Intenebrava. Da l’opposta parte
{{R|5}}Stava Behràm pieno di duol, pentito
Dell’opre sue compiute; e poi che manco
Era di speme, rapido a l’istante
L’esercito sospinse, e luce al giorno
Più non restò. Dicea: Chi mena in guerra
{{R|10}}Le sue falangi, abbia saggezza e possa
E marzïal virtù. Gli eroi che videro
I giavellotti miei, che la guerriera
Indole mia notâr, me preferirono
A cotesti monarchi. Io la corona
{{R|15}}Atterrerò di Nushirvàn. — Allora
Impetüoso e cieco egli avventossi
Fuor da sue schiere contro al prence iranio,
Tese all’arco la corda e sì v’appose
D’un sol legno una freccia. Ei repentino
{{R|20}}Il suo prence colpìa nella cintura.
Ma tortüosa la mortal sua punta
Andando vi s’infisse. Uno scudiero
Come vedea di quella freccia il colpo,
Venne e la estrasse dal serico panno,
{{R|25}}E d’asta un colpo del nemico al cinto
Vibrò l’iranio prence. Era una maglia,
Nè le giunture sue l’asta cadente
Spezzar potè; così la ferrea punta
Di quell’asta possente in due n’andava,
{{R|30}}Ma pieno di terror restava il core
</poem><noinclude></noinclude>
ow27xprkd6phu4vurjqpod09ik2ktn2
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/159
108
1016070
3894559
3894142
2026-09-04T14:47:11Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894559
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 156 —|}}</noinclude><poem>
Dello stolto guerrier. Come s’infranse
Quell’asta sua, s’adirò il prence e un colpo
Menò di clava del guerrier nemico
Ratto al cimiero; ma la ferrea clava
{{R|35}}S’infranse nel colpir, s’avvinghiò al sommo
Dell’elmo e si fissò. Pur, chi vedea
Quel grave colpo, chi sentìa del ferro
L’alto stridir, fe’ voti e auguri e tutto
L’esercito del re vigor riprese,
{{R|40}}Sì che in difetto di Behràm guerriero
L’intento si restò. Come d’un tratto
Agli occhi di Behràm e luna e sole
D’ombra si ricoprir, contro sua voglia
Si trasse a dietro dal suo re. S’avvide
{{R|45}}Ch’iva congiunta a stento e a duol la sua
Impresa grave e si ritrasse a dietro
Dall’opre di valor, dalla battaglia.
:Ma d’Irania le squadre e in un di Grecia
Come vedean di re Khusrèv nell’armi
{{R|50}}L’inclite prove, innanzi s’avventaro,
Trasser le spade della gran vendetta
Tutte d’un moto e fêr, quale un gran monte,
Un impeto gagliardo. Ecco! sen vanno
Dietro a cotesti i prenci tutti e rompono
{{R|55}}E scompiglian l’esercito e il disperdono.
:Appo al suo re con fiero incesso allora
Andavano Bendùy. La tua corona
Superi il cerchio de la luna, ei disse;
Ma un esercito è qui come locuste,
{{R|60}}Come formiche, e preso n’è il deserto
E la landa remota e il campo intorno.
Bello non è per opra stolta il sangue
Così versar, nè accapigliarsi è bello
D’un re col servo. Ma se alcun la vita
{{R|65}}In don ci chiede, meglio è ciò che ucciso
O trafitto vederlo entro la pugna.
</poem><noinclude></noinclude>
hv7x3qd2xr2ve38w5k0939mm78ev08s
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/160
108
1016071
3894560
3894143
2026-09-04T14:47:27Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894560
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 157 —|}}</noinclude><poem>
:Dissegli re Khusrèv: Se alcun si duole
Delle sue colpe, non io vo’ di lui
Farmi castigator. Tutti qui sono
{{R|70}}Sotto l’egida mia; sono al mio serto
Attorno sì quai fulgidi pendenti.
:Poi che il vessillo de la notte in alto
Si sollevò da le montagne oscure,
Ambe le schiere separârsi e a dietro
{{R|75}}Si ritornâr. Da le vedette allora
Voci alterne levârsi e pur s’intese
Di sonagli un concento; oh! in quella notte
Ben pochi assai dormian! Di là si trasse
Bendùy allor che amò sua gloria, e venne
{{R|80}}Fra questa gente e quella al medio loco,
Rapido in corsa. Ma un gagliardo ei scelse
Dall’esercito in pria, di bella voce,
Facondo parlator, quale un araldo,
E gli fe’ cenno che in arcion balzasse
{{R|85}}A un arabo destrier, pronto ed accinto
Un bando a proclamar. Com’ei si trasse
In mezzo a questa e a quella gente, al punto
Là ’ve ben poco alle nemiche squadre
Restavagli di via, levò l’araldo
{{R|90}}Quest’alto grido: O servi al nostro prence,
Di colpe rei, che per la terra intorno
Ite cercando vostra sorte, a quello
Che fia tra voi più peccator, che in questa
Orrida pugna maggior gloria s’ebbe.
{{R|95}}Per Dio condona le peccata il sire
Dell’ampia terra, le peccata sue,
Quante ei fe’ manifeste e quante ascose.
:Come andò per la notte oscura e tetra
Cotesta voce, a questa voce ognuno
{{R|100}}Porse l’orecchio, e tutti i prenci illustri,
Seguaci di Behràm, tosto a partirne
Ad uno ad uno s’accingeano, e quando
</poem><noinclude></noinclude>
062wt436mcx2rzrr230sudazoevv7pw
Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/161
108
1016072
3894563
3894144
2026-09-04T14:48:44Z
Alex brollo
1615
/* new eis level3 */
3894563
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 158 —|}}</noinclude><section begin="s1" /><poem>
Quest’almo sol, che illumina la terra,
Sul monte si levò, quando la terra
{{R|105}}Qual d’un bel drappo di lucente seta
Il giorno rivestì, vuote di genti
Eran le tende alla pianura, e intanto
Di ciò che feasi in quella notte, inconscio
Era Behràm. Là dentro a’ padiglioni
{{R|110}}Alcun non si vedea, fuor che fedeli
E amici di Behràm; questo soltanto!
:Ma Behràm, come avea di ciò novella,
Venne e passò per quelle tende e a’ suoi
Amici disse: Miglior cosa è omai
{{R|115}}Per noi la fuga che restarsi in pace
Con vicino scompiglio. — E chiese allora
Mille cammelli da’ custodi e mille
Dromedari gagliardi, che dal labbro
Bianche gittavan spume, e quante cose
{{R|120}}Erano a carreggiar ne’ suoi tesori,
Strati e tappeti, eburnei troni, argento
Ed oro ancor, collane e braccialetti
D’oro e corone, tutto in alte some
I suoi valletti accumulâr. Balzava
{{R|125}}Egli in arcioni, a ritrarsi dal campo
Del corpo e del pensier già pronto e accinto.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XXIII. Fuga di Behrâm.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1942-1944).}}
<poem>
:Come il suo trono s’apprestò nel cielo
Questo fulgido sol, dal regal fianco
Partìan gli esploratori. Ei non vedeano
Là ne’ recinti alcun mortal, nè molti
{{R|5}}Padiglioni ei vedeano in piedi ancora.
Le vedette tornár, dicean cotesto
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
97f9ak5txuv2o5binfxp173rkf1m14a
Pagina:L'illustratore fiorentino 1908.djvu/145
108
1018556
3894491
3839869
2026-09-04T12:17:49Z
Cruccone
53
/* Pagine SAL 75% */
3894491
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||{{Sc|l’illustratore fiorentino}}|131}}</noinclude>interesse è la tavola che {{Wl|Q207929|Jacopo da Pontormo}} fece per commissione di {{Wl|Q3750510|Francesco Pucci}} e che adorna l’altare di questa famiglia, il secondo a destra di chi entra in chiesa. Rappresenta la Vergine col bambino, S. Giuseppe, S. Francesco e S. Giovanni Battista e gli storici dell’arte, a cominciare del {{Wl|Q128027|Vasari}}, ritengono questa come una delle opere più perfette del Pontormo.
Dell’Empoli sono la Natività dell’altare dei Rossi di Bergamo (1° a destra) e l’Assunzione di quello dei Del Palagio (1° a sinistra). All’altare dei Buontalenti (3° a sinistra) la Concezione che il Borghini ed altri scrittori attribuiscono al Morandini detto il Poppi è invece di Francesco del Brina del quale si legge in basso la firma colla data 1570.
Le pitture degli altri altari sono di {{Wl|Q1061864|Antonio Ciampelli}}, del {{Wl|Q1073101|Morandini}} e del {{Wl|Q966655|Passignano}}.
In sagrestia sono banchi ed armadi di legno con intagli ed intarsi di squisita fattura del XV secolo.
I Celestini vennero soppressi nel 1782 ed allora la chiesa tornò ad esser parrocchia secolare ed il piccolo convento venne venduto a privati.
Sull’alto della facciata, fra la porta ed una finestra, è un tondo di pietra cogli stemmi dei Visdomini e dei Tosinghi e la seguente iscrizione: ''Questo segno è comune de’ Vicedomini figliuoli della Tosa Aliotti fondatori e padroni di questa chiesa.''<noinclude></noinclude>
i0y3rtxh2r1rb6thqqsqa4xdqujukln
Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/123
108
1025790
3894678
3873807
2026-09-04T15:30:34Z
Panz Panz
3665
3894678
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione||INTRODUZIONE.|{{Sc|cxix}}|riga=sì}}</noinclude>e trovato avea ardenti difensori in {{AutoreCitato|Giorgio Gemisto Pletone|Pletone}}, {{AutoreCitato|Angelo Poliziano|Poliziano}}, {{AutoreCitato|Bessarione|Bessarione}}, {{AutoreCitato|Marsilio Ficino|Ficino}}. La dottrina di {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}} vien ristaurata da {{AutoreCitato|Pietro Pomponazzi|Pomponaccio}}, da {{AutoreCitato|Giulio Cesare Scaligero|Scaligero}}, da
{{AutoreCitato|Simone Porzio|Simone}}, da {{AutoreCitato| Giovanni Battista Della Porta|Porta}}, e due sorta di peripateticismo cominciasi a distinguere, l’antico ed il moderno. Tutti gli altri sistemi dell’antichità si rialzano successivamente, ma ciascuno è allora erudito, nessuno pensatore. Finalmente come {{AutoreCitato|Francesco Petrarca|Petrarca}} avea già fatto in Italia, {{AutoreCitato|Erasmo da Rotterdam|Erasmo}} e {{AutoreCitato|Filippo Melantone|Melantone}} nel Nord, {{AutoreCitato|Michel de Montaigne|Montagna}}, {{AutoreCitato|Pierre Charron|Charron}} in Francia rovesciano l’impero della scolastica. Rimane ad intraprendersi una nuova riforma. {{AutoreCitato|Bernardino Telesio|Telesio}} l’intraprende, ma la sua scuola non si fa strada fuori d’Italia; {{AutoreCitato|Gerolamo Cardano|Girolamo Cardano}}, {{AutoreCitato|Rudolf Agricola|Rodolfo Agricola}}, {{AutoreCitato|Giordano Bruno|Giordano Bruno}} (precursore dei vortici cartesiani, delle monadi leibniziane) che ne fanno altri tentativi, hanno imaginazione troppo impetuosa. {{AutoreCitato|Andrea Cesalpino|Andrea Cesalpini}}, quantunque più ritenuto, va a smarrirsi ne’ sistemi del panteismo che {{AutoreCitato|Baruch Spinoza|Spinosa}} ricostruisce in formidabile architettura matematica; {{AutoreCitato|Ralph Cudworth|Cudworth}} promulga la dottrina delle idee innate; {{AutoreCitato|Henry More|Enrico Moro}} la moltiplica, {{AutoreCitato|Tommaso Campanella|Campanella}} fa rivivere, in tutta la lor vigoria, i diritti obbliati dell’esperienza. {{AutoreCitato|Pietro Ramo|Pietro Ramo}} nega l’autenticità de’ libri aristotelici e ricusa ogni merito alla sua dottrina. Ma dopo che sommi pensatori italiani ebbero ristaurati in Italia i metodi della ricerca della verità, sorge in Inghilterra {{AutoreCitato|Francesco Bacone|Bacone}}; egli pure studia la natura, tutto rapportando alla sperienza. {{AutoreCitato|Cartesio|Cartesio}} si rinchiude nel
santuario della meditazione e tutto trae dalle sue proprie idee. {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibnizio}}, collocandosi fra loro, cerca di legare i fatti ai principii, studia gli uni per impiegarli, sviluppa gli altri per fecondarli. Bacoñe insegna a meglio sapere, Cartesio a meglio pensare, Leibniz a meglio dedurre. La prima di queste dottrine acquista una estensione ed uno sviluppamento universale. {{AutoreCitato|Nicolas Malebranche|Malebranche}} dimostra gli errori della imaginazione e dei sensi; {{AutoreCitato|John Locke|Locke}} combattendo le idee innate, intraprende primo l’analisi dello spirito umano; egli, come {{AutoreCitato|Isaac Newton|Newton}}, ha presto i suoi ammiratori ed i suoi seguaci; il metodo analitico diviene generale: per esso si tenta delineare la filiazione, farne apprezzare l’influenza del linguaggio sulla giustatezza dei pensieri e farne vedere tutto l’artificio delle operazioni dell’intelletto.
L’analisi delle sensazioni e delle idee conduce sopratutto all’analisi delle lingue; {{AutoreCitato|Étienne Bonnot de Condillac|Condillac}}, {{AutoreCitato|Charles Pinot Duclos|Duclos}} e {{AutoreCitato|César Chesneau Dumarsais|Dumarsais}} sollevano a viste generali i principii isolati della grammatica. Lo spirito di analisi si introduce nella critica é compaiono opere in cui le bellezze e i difetti de’ grandi maestri vengono discussi dietro principii metodici; genere di scritti quasi totalmente ignoti al secolo di {{AutoreCitato|Luigi XIV di Francia|Luigi XIV}}. {{AutoreCitato|Niccolò Machiavelli|Machiavelli}}, {{AutoreCitato|Francesco Guicciardini|Guicciardini}}, {{AutoreCitato|Pietro Bembo|Bembo}}, {{AutoreCitato|Paolo Paruta|Paruta}}, {{AutoreCitato|Paolo Giovio|Giovio}}, {{AutoreCitato|Benedetto Varchi|Varchi}}, {{AutoreCitato|Carlo Sigonio|Sigonio}}, {{AutoreCitato|Scipione Maffei|Maffei}}, {{AutoreCitato|Guido Bentivoglio|Bentivoglio}}, {{AutoreCitato|Arrigo Caterino Davila|Davila}}, {{AutoreCitato|Paolo Sarpi|Sarpi}}, {{AutoreCitato|Carlo Denina|Denina}}, {{AutoreCitato|Ludovico Antonio Muratori|Muratori}}, {{AutoreCitato|Pietro Giannone|Giannone}} in Italia; {{AutoreCitato|Hernando del Pulgar|Pulgar}}, {{AutoreCitato|Bernardino de Mendoza|Mendoza}}, {{AutoreCitato|Jerónimo Zurita y Castro|Zurita}}, {{AutoreCitato|Juan de Mariana|Mariana}} nella Spagna; {{AutoreCitato|Gabriel Daniel|Daniel}}, {{AutoreCitato|René-Aubert Vertot|Vertot}}, {{AutoreCitato|Charles Rollin|Rollin}}, {{AutoreCitato|Voltaire|Voltaire}}, {{AutoreCitato|Claude-François-Xavier Millot|Millot}}, {{AutoreCitato|Guillaume-Thomas François Raynal|Raynal}} nella Francia; {{AutoreCitato|Edward Hyde, I conte di Clarendon|Clarendon}}, {{AutoreCitato|David Hume|Hume}}, {{AutoreCitato|William Robertson|Robertson}}, {{AutoreCitato|Edward Gibbon|Gibbon}}, {{AutoreCitato|Adam Ferguson|Ferguson}}, {{AutoreCitato|John Gillies|Gillies}}, {{AutoreCitato|Conyers Middleton|Middleton}} in Inghilterra allargano i dominii della letteratura storica, siccome {{AutoreCitato|Jean-Baptiste Bourguignon d'Anville|d’Anville}}, {{AutoreCitato|Anton Friedrich Büsching|Büsching}}, {{AutoreCitato|Pascal François Joseph Gossellin|Gosselin}}, {{AutoreCitato|Pierre Henri Larcher|Larcher}},
{{AutoreCitato|Guillaume de Sainte-Croix|Sainte-Croix}}, {{AutoreCitato|James Rennell|Rennell}}, {{AutoreIgnoto|Vincent}}, {{AutoreCitato|Edme Mentelle|Mentelle}}, {{AutoreCitato|William Guthrie|Guthrie}}, {{AutoreCitato|John Pinkerton|Pinkerton}} allargano quelli della geografica.
La cronologia colla scoperta dei marmi arundeliani, e colle opere di {{AutoreCitato|Giuseppe Giusto Scaligero|Scaligero}}, {{AutoreCitato|Denis Pétau|Pelavio}}, {{AutoreCitato|James Ussher|Usserio}}, {{AutoreCitato|Giovanni Battista Riccioli|Riccioli}}, i Padri Maurini, Larcher, {{AutoreCitato|Antoine Pagi|Pagi}}, {{AutoreCitato|Daniel Papebroch|Papebrochio}}, {{AutoreCitato|Enrico Noris|Noris}}, {{AutoreCitato|John Marsham|Marsham}}, {{AutoreCitato|Nicolas Fréret|Freret}} e più altri ha quasi riuscito di mettere in armonia le discrepanze delle date dei più capitali avvenimenti. La poesia ha già dato l’{{AutoreCitato|Lodovico Ariosto|Ariosto}}, {{AutoreCitato|Torquato Tasso|Tasso}}, {{AutoreCitato|Luís de Camões|Camoens}}, {{AutoreCitato|John Milton|Milton}}, {{AutoreCitato|Lope de Vega|Lope de Vega}}, {{AutoreCitato|Pedro Calderón de la Barca|Calderon}}, {{AutoreCitato|Pierre Corneille|Corneille}}, {{AutoreCitato|Jean Racine|Racine}}, {{AutoreCitato|William Shakespeare|Shakspeare}}, {{AutoreCitato|John Dryden|Dryden}}, {{AutoreCitato|Vittorio Alfieri|Alfieri}}, {{AutoreCitato|Friedrich Schiller|Schiller}} e {{AutoreCitato|Johann Wolfgang von Goethe|Gœthe}}. La comedia ha dato {{AutoreCitato|Molière|Moliere}} e {{AutoreCitato|Carlo Goldoni|Goldoni}}. L’eloquenza sacra ha già avuti i {{AutoreCitato|Louis Bourdaloue|Bourdaloue}}, i {{AutoreCitato|Jacques Bénigne Bossuet|Bossuet}}, i {{AutoreCitato|Esprit Fléchier|Fléchier}}, i {{AutoreCitato|Jean-Baptiste Massillon|Massillon}}. Si cercano nelle idee eterne dello spirito umano le regole del giusto per tutti i paesi e per tutti i secoli, e ne sorge novella scienza morale, che in cambio di sconnessi frammenti presenta edificii maestosi, a simmetrica unità
ridotti ed organizzati. Nella giurisprudenza, in tutto l’intervallo di questo periodo, ha veduto succedersi più scuole, e pareceli uomini di sommo ingegno e sapere. Alla gloriosa scuola di {{AutoreCitato|Andrea Alciato|Andrea Alciato}} succede quella di {{AutoreCitato|Jacques Cujas|Cuiaccio}}, interprete profondo di {{AutoreCitato|Giulio Paolo|Paolo}} e di {{AutoreCitato|Emilio Papiniano|Papiniano}}, combattuto dal {{AutoreCitato|Hugo Donellus|Doneau}} il quale, considerando il diritto come diritto, come una geometria e come un sistema, lo estrae come scienza dal codice romano. {{AutoreCitato|Jean Bodin|Bodin}} acquista al diritto una forma scientifica e sistematica; saltiamo l’autore del diritto naturale e delle genti, ''juxta disciplinam Hebræorum'', e siamo a {{AutoreCitato|Ugo Grozio|Grozio}} che tenta stabilire un diritto od una ragione indipendente da ogni principio religioso,
dimostrandolo col doppio sistema storico e filosofico; ma affatto destituito di sagacità nelle investigazioni metafisiche, gli rimarrebbe la gloria di aver primo trattato del diritto delle genti, se non fosse stato in ciò preceduto dall’italiano {{AutoreCitato|Alberico Gentili|Alberico Gentile}}. {{AutoreCitato|Samuel von Pufendorf|Puffendorf}} successore di Grozio confonde i principii fra loro opposti di Grozio e di {{AutoreCitato|Thomas Hobbes|Hobbes}}: {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibnitz}} genio universale, riforma ed ingrandisce la giurisprudenza con ricerche filosofiche sull’origine del diritto, coi nuovi metodi d’insegnamento, coi piani di codificazione e con una giusta deter-<noinclude><references/></noinclude>
3ozinl98s2229vzdtzxxjrv3fc0i7tp
Discussione:Italia - 12 agosto 2026, Discorso del Ministro degli Esteri Antonio Tajani
1
1025808
3894790
3872474
2026-09-04T19:48:57Z
Xavier121
1159
3894790
wikitext
text/x-wiki
== Infotesto ==
{{Infotesto
| Progetto =
| Edizione =
| Fonte = https://ambvarsavia.esteri.it/it/news/dall_ambasciata/2026/08/intervento-del-vicepresidente-del-consiglio-e-ministro-degli-affari-esteri-e-della-cooperazione-internazionale-on-antonio-tajani-in-occasione-della-cerimonia-di-commemorazione-dell82/
| Note =
}}
7f0xw2lg3wz5fyh22k8n8nafizkixal
3894795
3894790
2026-09-04T19:56:07Z
Xavier121
1159
3894795
wikitext
text/x-wiki
== Infotesto ==
{{Infotesto
| Progetto =
| Edizione =
| Fonte = [https://ambvarsavia.esteri.it/it/news/dall_ambasciata/2026/08/intervento-del-vicepresidente-del-consiglio-e-ministro-degli-affari-esteri-e-della-cooperazione-internazionale-on-antonio-tajani-in-occasione-della-cerimonia-di-commemorazione-dell82/ Ambasciata d'Italia Varsavia]
| Note =
}}
6r3ribnbxvtjwasbkdzhrxatm90h8ga
Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/5
108
1025976
3894609
3874487
2026-09-04T15:11:45Z
Giaccai
13220
3894609
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 71 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>{{ct|t=3|v=2|INTRODUZIONE}}
{{gap|2em}}La storia dello stragismo in Italia può essere raccontata, con sbrigativa brutalità ma con buona approssimazione, come la storia di un paese nel quale la violenza politica è sempre stata funzionale alla stabilizzazione autoritaria e, altresì, al rafforzamento di una sorta di «cordone sanitario» contro la sinistra.
Le stragi sono state compiute e i responsabili per lungo tempo hanno potuto sottrarsi all’autorità giudiziaria per il semplice motivo che quelle stragi, quelle bombe, quelle azioni militari erano organizzate o promosse o appoggiate da uomini delle istituzioni italiane e, come più recentemente è stato scoperto, da uomini legati alle strutture di intelligence statunitensi.
La strage è stata uno strumento di lotta politica in Italia.
Con questa relazione vengono affermate le responsabilità storico-politiche dei promotori della [[strategia della tensione]]. A distanza di più di trent’anni dalla [[strage di piazza Fontana]], che è diventata il simbolo di quel periodo, è possibile per la prima volta formulare un giudizio che sia in grado di tenere conto del contesto interno e internazionale nel quale maturò quella strategia, ma anche della fitta rete di connivenze politiche e istituzionali che strinsero in un patto di sangue gli assassini, i loro mandanti ei loro favoreggiatori.
Un giudizio oggi possibile grazie al lavoro di quei magistrati e di quei rappresentanti delle forze dell’ordine che in questi anni hanno continuato a lavorare senza sosta e sono riusciti a raccogliere documenti e testimonianze importantissime. Proprio grazie a questo grande lavoro, che ha preceduto quello analitico della nostra Commissione, è oggi possibile far partire la ricostruzione storica non dai ragionamenti ma dai fatti.
I ragionamenti, come è sempre augurabile, possono essere discussi e confutati. I fatti no. Sono e rimangono fatti storicamente accaduti e acclarati.
Questo lavoro parte dai fatti. Dai documenti. Dalle testimonianze dei protagonisti dell’epoca. I quali, da soli, sono ampiamente sufficienti a spiegare ciò che è accaduto. I ragionamenti e le analisi che ne scaturiscono non rappresentano che una naturale conseguenza di quanto documentato.
Per questi motivi chiunque voglia in futuro confrontarsi con questo nostro lavoro, non potrà assolutamente prescindere da ciò che è scritto in maniera certa e documentata. Né tantomeno, in nome di un supposto vantaggio politico, potrà chiedere di non tenere conto di questa o quella vicenda. No. Quello che è scritto in queste pagine descrive ciò che è accaduto nel nostro paese e che non potrà mai essere negato da alcuno. Non<noinclude><references/></noinclude>
rzebaegv1cyhz4lvj5hl6s5qa9cmisd
Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/8
108
1025980
3894641
3874065
2026-09-04T15:19:38Z
Giaccai
13220
3894641
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 74 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>{{ct|t=3|v=2|STRAGI E TERRORISMO IN ITALIA<br> DAL DOPOGUERRA AL 1974}}
{{ct|t=1|v=2|PARTE PRIMA - LA STRATEGIA DELLA TENSIONE<br> FINO ALLO SCOPPIO DELLE BOMBE}}
{{Sc|I ― Le origini della strategia della tensione}}<br>
{{Sc|I.1 ''La politica americana in Italia dalla fine della guerra fredda alla nascita di Gladio}}
È difficile individuare una data precisa alla quale far risalire l'origine della c.d. {{Wl|Q956002|strategia della tensione}}. Sicuramente, questa data è molto più lontana di quanto non lo siano gli avvenimenti oggetto di questa relazione, la vera e propria strategia della tensione, con le stragi e gli omicidi quale elemento portante, e le congiure e i depistaggi anche ad opera di apparati dello Stato, come corollario. Si vedrà, più oltre, che per certi versi il rapporto può essere rovesciato, essendo la parte operativa solo l'estrinsecazione di un ben più raffinato disegno.
Di certo, è necessario tornare indietro di molti anni, di decenni, quando con la fine della seconda guerra mondiale inizia lo scontro tra i due blocchi. L'Italia è per buona parte di questo periodo in prima fila come territorio di confine, un vero e proprio «laboratorio» nel quale sperimentare le diverse strategie che Stati Uniti e, diversamente, Unione Sovietica applicheranno poi su scala planetaria.
Un laboratorio nel quale sono cresciuti elementi che vedremo poi «lavorare» in diversi paesi, con i medesimi mezzi e, soprattutto, con i medesimi fini. Ed è difficile non vedere una regia unica - per quanto articolata - negli episodi che in Occidente, dall'Europa al Sud America, hanno segnato questi cinquant'anni di dopoguerra. Per sintesi estrema, e volutamente limitando la nostra analisi al rapporto tra USA e Italia, è possibile affermare che in questo mezzo secolo Washington ha ininterrottamente applicato la «dottrina Truman», permanendo in una convinzione che, anno dopo anno, non trovava più nessun riscontro nella realtà. Non conta qui vedere gli avvenimenti successivi alla metà degli anni '70, ma non può tacersi che i principali artefici della strategia della tensione almeno sotto il profilo operativo si ritroveranno, variamente combinati, attivi anche nel disegno statunitense di controllo del sub continente americano. Basti qui citare il caso di Stefano Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale, e uomo alle dirette dipendenze del ditta-<noinclude><references/></noinclude>
7uxj30kky3go1fgg3k1uxs8aeamq8cj
3894652
3894641
2026-09-04T15:23:09Z
Giaccai
13220
3894652
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 74 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>{{ct|t=3|v=2|STRAGI E TERRORISMO IN ITALIA<br> DAL DOPOGUERRA AL 1974}}
{{ct|t=1|v=2|PARTE PRIMA - LA STRATEGIA DELLA TENSIONE<br> FINO ALLO SCOPPIO DELLE BOMBE}}
{{Sc|I ― Le origini della strategia della tensione}}<br>
{{Sc|I.1 ''La politica americana in Italia dalla fine della guerra fredda alla nascita di Gladio}}
È difficile individuare una data precisa alla quale far risalire l'origine della c.d. {{Wl|Q956002|strategia della tensione}}. Sicuramente, questa data è molto più lontana di quanto non lo siano gli avvenimenti oggetto di questa relazione, la vera e propria strategia della tensione, con le stragi e gli omicidi quale elemento portante, e le congiure e i depistaggi anche ad opera di apparati dello Stato, come corollario. Si vedrà, più oltre, che per certi versi il rapporto può essere rovesciato, essendo la parte operativa solo l'estrinsecazione di un ben più raffinato disegno.
Di certo, è necessario tornare indietro di molti anni, di decenni, quando con la fine della seconda guerra mondiale inizia lo scontro tra i due blocchi. L'Italia è per buona parte di questo periodo in prima fila come territorio di confine, un vero e proprio «laboratorio» nel quale sperimentare le diverse strategie che Stati Uniti e, diversamente, Unione Sovietica applicheranno poi su scala planetaria.
Un laboratorio nel quale sono cresciuti elementi che vedremo poi «lavorare» in diversi paesi, con i medesimi mezzi e, soprattutto, con i medesimi fini. Ed è difficile non vedere una regia unica - per quanto articolata - negli episodi che in Occidente, dall'Europa al Sud America, hanno segnato questi cinquant'anni di dopoguerra. Per sintesi estrema, e volutamente limitando la nostra analisi al rapporto tra USA e Italia, è possibile affermare che in questo mezzo secolo Washington ha ininterrottamente applicato la «dottrina Truman», permanendo in una convinzione che, anno dopo anno, non trovava più nessun riscontro nella realtà. Non conta qui vedere gli avvenimenti successivi alla metà degli anni '70, ma non può tacersi che i principali artefici della strategia della tensione almeno sotto il profilo operativo si ritroveranno, variamente combinati, attivi anche nel disegno statunitense di controllo del sub continente americano. Basti qui citare il caso di {{Wl|Q1372194|Stefano Delle Chiaie}}, fondatore di {{Wl|Q790144)(Q790144|Avanguardia Nazionale}}, e uomo alle dirette dipendenze del ditta-<noinclude><references/></noinclude>
qzvsxgclf7ydvoxriija9d4vm7gyg74
3894974
3894652
2026-09-05T11:51:36Z
Giaccai
13220
3894974
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 74 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>{{ct|t=3|v=2|STRAGI E TERRORISMO IN ITALIA<br> DAL DOPOGUERRA AL 1974}}
{{ct|t=1|v=2|PARTE PRIMA - LA STRATEGIA DELLA TENSIONE<br> FINO ALLO SCOPPIO DELLE BOMBE}}
{{Sc|I ― Le origini della strategia della tensione}}<br>
{{Sc|I.1 ''La politica americana in Italia dalla fine della guerra fredda alla nascita di Gladio}}
È difficile individuare una data precisa alla quale far risalire l'origine della c.d. {{Wl|Q956002|strategia della tensione}}. Sicuramente, questa data è molto più lontana di quanto non lo siano gli avvenimenti oggetto di questa relazione, la vera e propria strategia della tensione, con le stragi e gli omicidi quale elemento portante, e le congiure e i depistaggi anche ad opera di apparati dello Stato, come corollario. Si vedrà, più oltre, che per certi versi il rapporto può essere rovesciato, essendo la parte operativa solo l'estrinsecazione di un ben più raffinato disegno.
Di certo, è necessario tornare indietro di molti anni, di decenni, quando con la fine della seconda guerra mondiale inizia lo scontro tra i due blocchi. L'Italia è per buona parte di questo periodo in prima fila come territorio di confine, un vero e proprio «laboratorio» nel quale sperimentare le diverse strategie che Stati Uniti e, diversamente, Unione Sovietica applicheranno poi su scala planetaria.
Un laboratorio nel quale sono cresciuti elementi che vedremo poi «lavorare» in diversi paesi, con i medesimi mezzi e, soprattutto, con i medesimi fini. Ed è difficile non vedere una regia unica - per quanto articolata - negli episodi che in Occidente, dall'Europa al Sud America, hanno segnato questi cinquant'anni di dopoguerra. Per sintesi estrema, e volutamente limitando la nostra analisi al rapporto tra USA e Italia, è possibile affermare che in questo mezzo secolo Washington ha ininterrottamente applicato la «{{Wt|Q171375|dottrina Truman}}», permanendo in una convinzione che, anno dopo anno, non trovava più nessun riscontro nella realtà. Non conta qui vedere gli avvenimenti successivi alla metà degli anni '70, ma non può tacersi che i principali artefici della strategia della tensione almeno sotto il profilo operativo si ritroveranno, variamente combinati, attivi anche nel disegno statunitense di controllo del sub continente americano. Basti qui citare il caso di {{Wl|Q1372194|Stefano Delle Chiaie}}, fondatore di {{Wl|Q790144)(Q790144|Avanguardia Nazionale}}, e uomo alle dirette dipendenze del ditta-<noinclude><references/></noinclude>
bqt8b4hk3kzvrksz6e7rn43nwtvycjx
3894975
3894974
2026-09-05T11:52:16Z
Giaccai
13220
3894975
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 74 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>{{ct|t=3|v=2|STRAGI E TERRORISMO IN ITALIA<br> DAL DOPOGUERRA AL 1974}}
{{ct|t=1|v=2|PARTE PRIMA - LA STRATEGIA DELLA TENSIONE<br> FINO ALLO SCOPPIO DELLE BOMBE}}
{{Sc|I ― Le origini della strategia della tensione}}<br>
{{Sc|I.1 ''La politica americana in Italia dalla fine della guerra fredda alla nascita di Gladio}}
È difficile individuare una data precisa alla quale far risalire l'origine della c.d. {{Wl|Q956002|strategia della tensione}}. Sicuramente, questa data è molto più lontana di quanto non lo siano gli avvenimenti oggetto di questa relazione, la vera e propria strategia della tensione, con le stragi e gli omicidi quale elemento portante, e le congiure e i depistaggi anche ad opera di apparati dello Stato, come corollario. Si vedrà, più oltre, che per certi versi il rapporto può essere rovesciato, essendo la parte operativa solo l'estrinsecazione di un ben più raffinato disegno.
Di certo, è necessario tornare indietro di molti anni, di decenni, quando con la fine della seconda guerra mondiale inizia lo scontro tra i due blocchi. L'Italia è per buona parte di questo periodo in prima fila come territorio di confine, un vero e proprio «laboratorio» nel quale sperimentare le diverse strategie che Stati Uniti e, diversamente, Unione Sovietica applicheranno poi su scala planetaria.
Un laboratorio nel quale sono cresciuti elementi che vedremo poi «lavorare» in diversi paesi, con i medesimi mezzi e, soprattutto, con i medesimi fini. Ed è difficile non vedere una regia unica - per quanto articolata - negli episodi che in Occidente, dall'Europa al Sud America, hanno segnato questi cinquant'anni di dopoguerra. Per sintesi estrema, e volutamente limitando la nostra analisi al rapporto tra USA e Italia, è possibile affermare che in questo mezzo secolo Washington ha ininterrottamente applicato la «{{Wl|Q171375|dottrina Truman}}», permanendo in una convinzione che, anno dopo anno, non trovava più nessun riscontro nella realtà. Non conta qui vedere gli avvenimenti successivi alla metà degli anni '70, ma non può tacersi che i principali artefici della strategia della tensione almeno sotto il profilo operativo si ritroveranno, variamente combinati, attivi anche nel disegno statunitense di controllo del sub continente americano. Basti qui citare il caso di {{Wl|Q1372194|Stefano Delle Chiaie}}, fondatore di {{Wl|Q790144)(Q790144|Avanguardia Nazionale}}, e uomo alle dirette dipendenze del ditta-<noinclude><references/></noinclude>
ay4h6wzjgdurecq58lfk1wfx9twccqt
3894977
3894975
2026-09-05T11:53:10Z
Giaccai
13220
3894977
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 74 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>{{ct|t=3|v=2|STRAGI E TERRORISMO IN ITALIA<br> DAL DOPOGUERRA AL 1974}}
{{ct|t=1|v=2|PARTE PRIMA - LA STRATEGIA DELLA TENSIONE<br> FINO ALLO SCOPPIO DELLE BOMBE}}
{{Sc|I ― Le origini della strategia della tensione}}<br>
''I.1 ''La politica americana in Italia dalla fine della guerra fredda alla nascita di Gladio''
È difficile individuare una data precisa alla quale far risalire l'origine della c.d. {{Wl|Q956002|strategia della tensione}}. Sicuramente, questa data è molto più lontana di quanto non lo siano gli avvenimenti oggetto di questa relazione, la vera e propria strategia della tensione, con le stragi e gli omicidi quale elemento portante, e le congiure e i depistaggi anche ad opera di apparati dello Stato, come corollario. Si vedrà, più oltre, che per certi versi il rapporto può essere rovesciato, essendo la parte operativa solo l'estrinsecazione di un ben più raffinato disegno.
Di certo, è necessario tornare indietro di molti anni, di decenni, quando con la fine della seconda guerra mondiale inizia lo scontro tra i due blocchi. L'Italia è per buona parte di questo periodo in prima fila come territorio di confine, un vero e proprio «laboratorio» nel quale sperimentare le diverse strategie che Stati Uniti e, diversamente, Unione Sovietica applicheranno poi su scala planetaria.
Un laboratorio nel quale sono cresciuti elementi che vedremo poi «lavorare» in diversi paesi, con i medesimi mezzi e, soprattutto, con i medesimi fini. Ed è difficile non vedere una regia unica - per quanto articolata - negli episodi che in Occidente, dall'Europa al Sud America, hanno segnato questi cinquant'anni di dopoguerra. Per sintesi estrema, e volutamente limitando la nostra analisi al rapporto tra USA e Italia, è possibile affermare che in questo mezzo secolo Washington ha ininterrottamente applicato la «{{Wl|Q171375|dottrina Truman}}», permanendo in una convinzione che, anno dopo anno, non trovava più nessun riscontro nella realtà. Non conta qui vedere gli avvenimenti successivi alla metà degli anni '70, ma non può tacersi che i principali artefici della strategia della tensione almeno sotto il profilo operativo si ritroveranno, variamente combinati, attivi anche nel disegno statunitense di controllo del sub continente americano. Basti qui citare il caso di {{Wl|Q1372194|Stefano Delle Chiaie}}, fondatore di {{Wl|Q790144)(Q790144|Avanguardia Nazionale}}, e uomo alle dirette dipendenze del ditta-<noinclude><references/></noinclude>
fd04rgkligr20xy4g9bsw5irwcvn9y5
3894980
3894977
2026-09-05T11:54:18Z
Giaccai
13220
3894980
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 74 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>{{ct|t=3|v=2|STRAGI E TERRORISMO IN ITALIA<br> DAL DOPOGUERRA AL 1974}}
{{ct|t=1|v=2|PARTE PRIMA - LA STRATEGIA DELLA TENSIONE<br> FINO ALLO SCOPPIO DELLE BOMBE}}
{{Sc|I ― Le origini della strategia della tensione}}<br>
I.1 ''La politica americana in Italia dalla fine della guerra fredda alla nascita di Gladio''
È difficile individuare una data precisa alla quale far risalire l'origine della c.d. {{Wl|Q956002|strategia della tensione}}. Sicuramente, questa data è molto più lontana di quanto non lo siano gli avvenimenti oggetto di questa relazione, la vera e propria strategia della tensione, con le stragi e gli omicidi quale elemento portante, e le congiure e i depistaggi anche ad opera di apparati dello Stato, come corollario. Si vedrà, più oltre, che per certi versi il rapporto può essere rovesciato, essendo la parte operativa solo l'estrinsecazione di un ben più raffinato disegno.
Di certo, è necessario tornare indietro di molti anni, di decenni, quando con la fine della seconda guerra mondiale inizia lo scontro tra i due blocchi. L'Italia è per buona parte di questo periodo in prima fila come territorio di confine, un vero e proprio «laboratorio» nel quale sperimentare le diverse strategie che Stati Uniti e, diversamente, Unione Sovietica applicheranno poi su scala planetaria.
Un laboratorio nel quale sono cresciuti elementi che vedremo poi «lavorare» in diversi paesi, con i medesimi mezzi e, soprattutto, con i medesimi fini. Ed è difficile non vedere una regia unica - per quanto articolata - negli episodi che in Occidente, dall'Europa al Sud America, hanno segnato questi cinquant'anni di dopoguerra. Per sintesi estrema, e volutamente limitando la nostra analisi al rapporto tra USA e Italia, è possibile affermare che in questo mezzo secolo Washington ha ininterrottamente applicato la «{{Wl|Q171375|dottrina Truman}}», permanendo in una convinzione che, anno dopo anno, non trovava più nessun riscontro nella realtà. Non conta qui vedere gli avvenimenti successivi alla metà degli anni '70, ma non può tacersi che i principali artefici della strategia della tensione almeno sotto il profilo operativo si ritroveranno, variamente combinati, attivi anche nel disegno statunitense di controllo del sub continente americano. Basti qui citare il caso di {{Wl|Q1372194|Stefano Delle Chiaie}}, fondatore di {{Wl|Q790144)(Q790144|Avanguardia Nazionale}}, e uomo alle dirette dipendenze del ditta-<noinclude><references/></noinclude>
pz0w8wva538rtdk3cfe3qrvah5tnduj
3894987
3894980
2026-09-05T11:58:04Z
Giaccai
13220
3894987
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 74 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>{{ct|t=3|v=2|{{Sc|stragi e terrorismo in italia dal dopoguerra al 1974}}
{{ct|t=1|v=2|PARTE PRIMA - LA STRATEGIA DELL{{ct|f=100%|t=1|v=1|{{Asterism}}}}A TENSIONE<br> FINO ALLO SCOPPIO DELLE BOMBE}}
{{Sc|I ― Le origini della strategia della tensione}}<br>
I.1 ''La politica americana in Italia dalla fine della guerra fredda alla nascita di Gladio''
È difficile individuare una data precisa alla quale far risalire l'origine della c.d. {{Wl|Q956002|strategia della tensione}}. Sicuramente, questa data è molto più lontana di quanto non lo siano gli avvenimenti oggetto di questa relazione, la vera e propria strategia della tensione, con le stragi e gli omicidi quale elemento portante, e le congiure e i depistaggi anche ad opera di apparati dello Stato, come corollario. Si vedrà, più oltre, che per certi versi il rapporto può essere rovesciato, essendo la parte operativa solo l'estrinsecazione di un ben più raffinato disegno.
Di certo, è necessario tornare indietro di molti anni, di decenni, quando con la fine della seconda guerra mondiale inizia lo scontro tra i due blocchi. L'Italia è per buona parte di questo periodo in prima fila come territorio di confine, un vero e proprio «laboratorio» nel quale sperimentare le diverse strategie che Stati Uniti e, diversamente, Unione Sovietica applicheranno poi su scala planetaria.
Un laboratorio nel quale sono cresciuti elementi che vedremo poi «lavorare» in diversi paesi, con i medesimi mezzi e, soprattutto, con i medesimi fini. Ed è difficile non vedere una regia unica - per quanto articolata - negli episodi che in Occidente, dall'Europa al Sud America, hanno segnato questi cinquant'anni di dopoguerra. Per sintesi estrema, e volutamente limitando la nostra analisi al rapporto tra USA e Italia, è possibile affermare che in questo mezzo secolo Washington ha ininterrottamente applicato la «{{Wl|Q171375|dottrina Truman}}», permanendo in una convinzione che, anno dopo anno, non trovava più nessun riscontro nella realtà. Non conta qui vedere gli avvenimenti successivi alla metà degli anni '70, ma non può tacersi che i principali artefici della strategia della tensione almeno sotto il profilo operativo si ritroveranno, variamente combinati, attivi anche nel disegno statunitense di controllo del sub continente americano. Basti qui citare il caso di {{Wl|Q1372194|Stefano Delle Chiaie}}, fondatore di {{Wl|Q790144)(Q790144|Avanguardia Nazionale}}, e uomo alle dirette dipendenze del ditta-<noinclude><references/></noinclude>
4mlapyxy89cd5qb0861t8x13qyboarl
Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/9
108
1025981
3894677
3874073
2026-09-04T15:30:20Z
Giaccai
13220
3894677
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 75 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>tore {{Wl\Q368|Pinochet}} e del suo «braccio armato», la polizia segreta (la {{Wl|Q545054)(Q545054|DINA}}) di Contreras, nella guerra a tutto campo contro gli oppositori della dittatura. E se questi governi affidavano operazioni delicate a un oscuro neofascista romano, evidentemente il personaggio godeva di credenziali molto alte, che facevano riferimento ad ambienti di ''intelligence'' internazionali.
Con questa accezione si è parlato di Italia come «laboratorio» della strategia della tensione, essendo stati sufficienti le sole ipotesi di mutamenti politici ad indurre le leadership nordamericane a intervenire pesantemente negli affari interni del nostro paese, mentre l’11 settembre 1973, gli apparati della guerra fredda applicano in Cile quanto hanno sperimentato in Europa, e in particolare in Italia, dalla fine del secondo conflitto in poi. In ciò paradossalmente, aiutati dall’Unione Sovietica, che fedele interprete degli {{Wl|Q161227)(Q161227|accordi di Yalta}}, non ritenne di dovere o di potere riaprire fronti di scontro con gli USA per salvaguardare la democrazia di quei paesi che non ricadevano sotto la sua tutela.
Certo, l’ingerenza negli affari interni degli altri paesi e la violazione delle norme di diritto internazionale, necessitavano di una valida motivazione, che se l’URSS fornì fino alla demarcazione dei confini dei due blocchi, non poteva certo ritenersi più valida una volta che i due blocchi si erano definitivamente consolidati. Di più, sotto la medesima motivazione, venne coperto tutto quanto non risultava strategicamente utile alla conservazione del blocco di potere che ha governato il paese per quasi cinquant’anni, con un intreccio di interessi politici, economici e militari non facile da individuare. Per questo, il citato caso di Delle Chiaie non è che uno degli esempi dell’estensione della strategia della tensione, e nella ricostruzione dei singoli episodi non sarà facile individuare le responsabilità proprio in virtù di una incredibile «globalizzazione» del fenomeno: apparati statali, terroristi, ambienti politici, massoneria, lobby finanziarie e servizi segreti occidentali, ognuno con uno o più ruoli (vedremo più oltre le differenti posizioni), riuniti dall’unico comune denominatore dell’«oltranzismo atlantico».
Che in Italia non si sia giunti al colpo di Stato è probabilmente dovuto a due fattori. Per un verso in virtù di quella civiltà europea di cui gli USA – potenza militare, economica e tecnologica – sentono ancora il fascino, e che non ha consentito di applicare metodi «sudamericani» per la risoluzione del problema comunista italiano. In secondo luogo, perchè in Italia l’applicazione della teoria che «prevenire è meglio che curare» diede buoni frutti, e alla sinistra non fu mai consentito di assumere il governo del paese, risparmiando e sé e al paese le certe conseguenze dell’involuzione della crisi.
Il mantenimento dello ''status quo'', certamente, è costato non pochi morti, e qualche difficoltà è pur sorta nel corso di un’ingerenza quarantennale, ma il peggio è sempre stato evitato. È in quel motto, già di Giolitti, il paradosso di questa storia: aver camminato sul crinale di un continuo colpo di Stato senza che si sia mai realizzato, essendo evidente che bastava spaventare certi ambienti per impedire che il PCI e, fino a un certo punto, il PSI assumessero un ruolo di governo del paese.<noinclude><references/></noinclude>
stg7gvivcpyyt83kvf2ww5vr6ltrhjd
3894680
3894677
2026-09-04T15:31:16Z
Giaccai
13220
3894680
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 75 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>tore {{Wl|Q368|Pinochet}} e del suo «braccio armato», la polizia segreta (la {{Wl|Q545054)(Q545054|DINA}}) di Contreras, nella guerra a tutto campo contro gli oppositori della dittatura. E se questi governi affidavano operazioni delicate a un oscuro neofascista romano, evidentemente il personaggio godeva di credenziali molto alte, che facevano riferimento ad ambienti di ''intelligence'' internazionali.
Con questa accezione si è parlato di Italia come «laboratorio» della strategia della tensione, essendo stati sufficienti le sole ipotesi di mutamenti politici ad indurre le leadership nordamericane a intervenire pesantemente negli affari interni del nostro paese, mentre l’11 settembre 1973, gli apparati della guerra fredda applicano in Cile quanto hanno sperimentato in Europa, e in particolare in Italia, dalla fine del secondo conflitto in poi. In ciò paradossalmente, aiutati dall’Unione Sovietica, che fedele interprete degli {{Wl|Q161227)(Q161227|accordi di Yalta}}, non ritenne di dovere o di potere riaprire fronti di scontro con gli USA per salvaguardare la democrazia di quei paesi che non ricadevano sotto la sua tutela.
Certo, l’ingerenza negli affari interni degli altri paesi e la violazione delle norme di diritto internazionale, necessitavano di una valida motivazione, che se l’URSS fornì fino alla demarcazione dei confini dei due blocchi, non poteva certo ritenersi più valida una volta che i due blocchi si erano definitivamente consolidati. Di più, sotto la medesima motivazione, venne coperto tutto quanto non risultava strategicamente utile alla conservazione del blocco di potere che ha governato il paese per quasi cinquant’anni, con un intreccio di interessi politici, economici e militari non facile da individuare. Per questo, il citato caso di Delle Chiaie non è che uno degli esempi dell’estensione della strategia della tensione, e nella ricostruzione dei singoli episodi non sarà facile individuare le responsabilità proprio in virtù di una incredibile «globalizzazione» del fenomeno: apparati statali, terroristi, ambienti politici, massoneria, lobby finanziarie e servizi segreti occidentali, ognuno con uno o più ruoli (vedremo più oltre le differenti posizioni), riuniti dall’unico comune denominatore dell’«oltranzismo atlantico».
Che in Italia non si sia giunti al colpo di Stato è probabilmente dovuto a due fattori. Per un verso in virtù di quella civiltà europea di cui gli USA – potenza militare, economica e tecnologica – sentono ancora il fascino, e che non ha consentito di applicare metodi «sudamericani» per la risoluzione del problema comunista italiano. In secondo luogo, perchè in Italia l’applicazione della teoria che «prevenire è meglio che curare» diede buoni frutti, e alla sinistra non fu mai consentito di assumere il governo del paese, risparmiando e sé e al paese le certe conseguenze dell’involuzione della crisi.
Il mantenimento dello ''status quo'', certamente, è costato non pochi morti, e qualche difficoltà è pur sorta nel corso di un’ingerenza quarantennale, ma il peggio è sempre stato evitato. È in quel motto, già di Giolitti, il paradosso di questa storia: aver camminato sul crinale di un continuo colpo di Stato senza che si sia mai realizzato, essendo evidente che bastava spaventare certi ambienti per impedire che il PCI e, fino a un certo punto, il PSI assumessero un ruolo di governo del paese.<noinclude><references/></noinclude>
66645lw7iqcgj318az4hour9vyoveyg
Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/10
108
1025982
3894719
3874241
2026-09-04T15:45:50Z
Giaccai
13220
3894719
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 76 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>{{gap|2em}}Le energie investite in questa operazione sono difficilmente calcolabili, e probabilmente superiori a quelle necessarie per un golpe, ma il risultato è stato senza dubbio all'altezza dell'investimento. Il governo mondiale degli USA è riuscito a portare un'Italia «<democratica», cioè anti-comunista, oltre la caduta del muro di Berlino.
''1.2 Le elezioni del 18 aprile 1948 e la nuova guerra contro la sinistra''
Questa premessa per spiegare la difficoltà di individuare la data di partenza della strategia USA nei confronti dell'Italia, che possiamo fissare, però, a prima della fine della seconda guerra mondiale, quando con la {{Wl|Q3885257|caduta del fascismo}} il 25 luglio 1943, appare chiaro che il regime ventennale di {{Wl|Q23559|Mussolini}} è destinato a passare la mano, e che sullo scacchiere mondiale c'è ora un'altra grande potenza, l'{{Wl|Q15180|Unione Sovietica}} di {{Wl|Q855|Stalin}}.
È su queste basi che inizia la «<guerra» americana all'Italia, non solo al {{Wl|Q461886|PCI}} o alla sinistra, ma proprio all'intero paese, al quale si impedirà con ogni mezzo di decidere autonomamente da chi farsi governare. Impedire, a costo di una nuova guerra, che le sinistre possano – legittimamente e attraverso libere e democratiche elezioni – giungere al governo del paese, è l'obiettivo primario sul quale concentrare ogni sforzo.
In questa guerra al comunismo, agli Stati Uniti non mancano certo gli alleati, e anche tra i nemici del giorno prima verranno pescate forze utili alla crociata. Intorno agli interessi nordamericani si coagulano immediatamente soggetti diversi e lontani per storia e cultura, cementati solo dall'obiettivo finale: evitare, sempre e comunque, una «deriva comunista» del paese. Così, in breve, accanto a uomini della CIA e ai militari della NATO, troviamo elementi dell'OVRA (la polizia politica di Mussolini), e settori della massoneria, le gerarchie del Vaticano, e parte di quella DC che, assieme ai comunisti, aveva dato il suo contributo alla Resistenza e che governava il paese; la massoneria americana giocherà una parte non irrilevante, come la giocheranno, inevitabilmente, buona parte delle Forze armate italiane e degli apparati adibiti al controllo dell'ordine pubblico. Monarchici ed ex fascisti<ref>La fondazione nel 1946 del MSI, che si richiamava già nel nome alla Repubblica di Salò, non potè certo passare inosservata negli USA, e fu con ogni probabilità avallata dal governo statunitense proprio in funzione anti-comunista.</ref> saranno, di volta in volta, utilizzati per questo disegno, prima che la strategia passi alla fase operativa e le cellule neofasciste diventino il vero braccio armato dell'intera operazione. E i Servizi americani non rinunciano neppure a coltivare buoni rapporti con la mafia fin dall'immediato dopoguerra, in quanto questa, «per sua natura antico- munista, è uno degli elementi su cui poggia la CIA per tenere sotto controllo l'Italia»<ref>Così ha dichiarato l'ex agente della CIA Victor Marchetti in un'intervista al settimanale «Panorama» del 10 febbraio 1976.</ref><noinclude>{{rule|4em|l=2em}}
<references/></noinclude>
ogccqkmfw2lrtail8vbw7e38htfmrjr
3894721
3894719
2026-09-04T16:00:08Z
Giaccai
13220
3894721
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 76 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>{{gap|2em}}Le energie investite in questa operazione sono difficilmente calcolabili, e probabilmente superiori a quelle necessarie per un golpe, ma il risultato è stato senza dubbio all'altezza dell'investimento. Il governo mondiale degli USA è riuscito a portare un'Italia «<democratica», cioè anti-comunista, oltre la caduta del muro di Berlino.
''1.2 Le elezioni del 18 aprile 1948 e la nuova guerra contro la sinistra''
Questa premessa per spiegare la difficoltà di individuare la data di partenza della strategia USA nei confronti dell'Italia, che possiamo fissare, però, a prima della fine della seconda guerra mondiale, quando con la {{Wl|Q3885257|caduta del fascismo}} il 25 luglio 1943, appare chiaro che il regime ventennale di {{Wl|Q23559|Mussolini}} è destinato a passare la mano, e che sullo scacchiere mondiale c'è ora un'altra grande potenza, l'{{Wl|Q15180|Unione Sovietica}} di {{Wl|Q855|Stalin}}.
È su queste basi che inizia la «<guerra» americana all'Italia, non solo al {{Wl|Q461886|PCI}} o alla sinistra, ma proprio all'intero paese, al quale si impedirà con ogni mezzo di decidere autonomamente da chi farsi governare. Impedire, a costo di una nuova guerra, che le sinistre possano – legittimamente e attraverso libere e democratiche elezioni – giungere al governo del paese, è l'obiettivo primario sul quale concentrare ogni sforzo.
In questa guerra al comunismo, agli Stati Uniti non mancano certo gli alleati, e anche tra i nemici del giorno prima verranno pescate forze utili alla crociata. Intorno agli interessi nordamericani si coagulano immediatamente soggetti diversi e lontani per storia e cultura, cementati solo dall'obiettivo finale: evitare, sempre e comunque, una «deriva comunista» del paese. Così, in breve, accanto a uomini della {{Wl|Q37230|CIA}} e ai militari della {{Wl|Q7184|NATO}}, troviamo elementi dell'{{Wl|Q601355|OVRA}} (la polizia politica di Mussolini), e settori della {{Wl|Q41726|massoneria}}, le gerarchie del Vaticano, e parte di quella {{Wl|Q815348|DC}} che, assieme ai comunisti, aveva dato il suo contributo alla {{Wl|Q706633|Resistenza}} e che governava il paese; la massoneria americana giocherà una parte non irrilevante, come la giocheranno, inevitabilmente, buona parte delle Forze armate italiane e degli apparati adibiti al controllo dell'ordine pubblico. Monarchici ed ex fascisti<ref>La fondazione nel 1946 del MSI, che si richiamava già nel nome alla {{Wl|Q153660|Repubblica di Salò}}, non potè certo passare inosservata negli USA, e fu con ogni probabilità avallata dal governo statunitense proprio in funzione anti-comunista.</ref> saranno, di volta in volta, utilizzati per questo disegno, prima che la strategia passi alla fase operativa e le cellule neofasciste diventino il vero braccio armato dell'intera operazione. E i Servizi americani non rinunciano neppure a coltivare buoni rapporti con la mafia fin dall'immediato dopoguerra, in quanto questa, «per sua natura anticomunista, è uno degli elementi su cui poggia la CIA per tenere sotto controllo l'Italia»<ref>Così ha dichiarato l'ex agente della CIA {{Wl|Q2285380|Victor Marchetti}} in un'intervista al settimanale «Panorama» del 10 febbraio 1976.</ref><noinclude>{{rule|4em|l=2em}}
<references/></noinclude>
i0yd9ema5nsuc7uxmprt7bcksx092ij
Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/11
108
1025999
3894724
3874262
2026-09-04T16:03:49Z
Giaccai
13220
3894724
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 77 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>{{gap|2em}}In tale coacervo di forze e di attori, salva la guida del governo USA, è difficile individuare il bandolo della matassa e i veri responsabili di questa guerra, considerato anche che sul medesimo obiettivo finiranno per convergere esigenze differenti, come dimostra l'appello che De Gasperi rivolge agli USA affinché trattengano loro truppe in territorio italiano anche dopo la fine della guerra. Non sarebbe di per sé una richiesta illegittima, salvo che il leader democristiano, nel chiedere ciò, espressamente sottolinea la necessità che il suo nome non venga menzionato in alcun caso, segno di come la segretezza e la copertura diventino fin da subito le parole chiave di questa lunga operazione<ref>In un telegramma al Dipartimento di Stato, il 5 dicembre 1947, l'ambasciatore USA in Italia espressamente riferisce che «dato l'attuale clima politico, il signor De Gasperi chiede che non venga menzionato il suo nome per nessuna delle cose suddette». In Us Foreign Relations, 1948, vol. III, pp. 736-737.</ref>.
C'è un'altra parola chiave nella storia della strategia, o meglio una dicotomia sul filo della quale è possibile leggere tutta questa storia: ortodossia/non-ortodossia, che può essere letta in una duplice veste. Da una parte si contrappongono l'ortodossia democristiana e la non ortodossia comunista rispetto ai valori atlantici; dall'altra, emerge inequivocabilmente - fino alla sua ufficializzazione al {{Wl|Q3689409|Convegno del 1965 al Parco dei Principi]] - l'assoluta non ortodossia di questa guerra. E non ortodossa, in questo caso, più che la posizione del PCI, è la volontà di De Gasperi di mantenere segreta la sua richiesta, esautorando il Parlamento, e non solo le sinistre, su una fondamentale decisione di politica estera.
Similmente non può certo dirsi ortodossa la presa di posizione del Vaticano, che dopo aver mantenuto un atteggiamento quantomeno ambiguo nei confronti del fascismo, dichiara il proprio favore «a qualsiasi intervento necessario da parte degli USA negli affari interni italiani»<ref>Ivi.</ref>, con- fondendo, in un tempo solo, il suo ruolo, il suo territorio (o, meglio, la sua extraterritorialità), e la sua missione, e oltrepassate le proprie competenze con la sua diretta ingerenza - delegando a terzi un'ingerenza ulteriore più pesante.
Sono i documenti ufficiali americani, tuttavia, a rendere chiaro il progetto anticomunista elaborato in quegli anni sulla scorta della c.d. «dottrina Truman»: guerra totale al comunismo, ortodossa nei confronti dell'URSS, non-ortodossa nei confronti di tutti quei paesi, in primis l'Italia, con una presenza comunista in grado di modificare equilibri non solo nazionali. Che queste forze fossero legittimate dal voto popolare, ottenuto peraltro in evidenti condizioni di difficoltà, perdurante l'ostracismo occidentale, è questione che, ai fini della loro guerra, non poteva interessare gli Stati Uniti.
È così che l'Italia si prepara a consolidare le difficili conquiste ottenute con la sconfitta del fascismo. Contemporaneamente allo sviluppo economico ed industriale, infatti, la classe dirigente del paese, forse su ''input'' degli americani, certo con il loro appoggio, si predispone a una nuova<noinclude><references/></noinclude>
exwe00sa7nmluc9mxgqs0e9rzivj12c
Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/12
108
1026000
3894731
3874289
2026-09-04T16:08:23Z
Giaccai
13220
3894731
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 78 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>crociata, questa volta nei confronti di una forza politica legittima e rappresentata in Parlamento con un terzo dei voti del paese<ref>Alle elezioni del 1946 per l'Assemblea costituente, il PCI ebbe il 18,9% dei voti, il PSIUP il 20,7%, e la DC il 35,2%. Alle elezioni politiche del 18 aprile 1948, il Fronte popolare e democratico (PCI e PSI) ottenne il 31% dei voti e la DC il 48,5%.</ref>.
Ma bisogna spostarsi sul terreno delle scelte etiche<ref>«In molti anni l'atlantismo non è stata una scelta politica ma etica». Così si è espresso il senatore Francesco Cossiga nel corso della sua audizione davanti la Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo e le stragi del 6 novembre 1997. Resoconto stenografico, p. 1169. </ref> per comprendere come il paese fosse spaccato in due. Da una parte i comunisti (e i socialisti, almeno fino al 1956) e la fedeltà all'Unione Sovietica di Stalin, dall'altra i paesi filoatlantici, legati a Washington probabilmente più di quanto non lo fossero le sinistre a Mosca. Ed è solo con il termine «etico» che può giustificarsi tutto ciò. L'argomento, infatti, per cui l'adesione agli USA era più legittima di quella all'URSS, è notoriamente fondata sul carattere di «potenza amica» dei primi e di «nemica della democrazia» dell'altra. Ma, pur volendo accettare questa linea interpretativa, appare evidente come fosse ipocrita, se non falsa, questa lettura. La Russia sedeva nel Consiglio di sicurezza dell'ONU, era una delle tre potenze artefici della sconfitta del nazifascismo, e soprattutto intratteneva rapporti diplomatici e commerciali con tutti i paesi occidentali, ivi compresi gli Stati Uniti e l'Italia.
Soprattutto, era noto come l'esperienza sovietica non fosse applicabile in Italia, che in base agli accordi di Yalta rientrava nella sfera di influenza degli americani. Certo, non erano mancati fin dall'immediato dopoguerra esempi clamorosi di presa del potere da parte dei comunisti (nei c.d. paesi satelliti dell'URSS), ma è ben vero che quelle esperienze rientravano tragicamente nelle linee negoziate da Roosvelt, Churchill e Stalin, e che nessuna delle potenze occidentali si sognò mai di intervenire in un territorio fuori dalla propria zona di influenza<ref>Non conta qui raccontare la storia della «svolta di Salerno» con la quale il PCI sancisce ufficialmente la propria posizione in ordine alla impossibilità di importare la rivoluzione comunista in Italia. Ciò che è noto come lo era all'epoca - è che, con quel gesto, Togliatti schierò il partito e tutta la sinistra a fianco delle altre forze democratiche del paese con l'unico obiettivo di ricostruire il paese dopo la rovina del fascismo, e dargli una Costituzione democratica, non certo comunista. E i primi ad avere la consapevolezza che il modello sovietico non fosse in alcun modo ripetibile in Italia erano proprio i comunisti, ma ciò è sempre stato negato, strumentalmente, da chi ha fondato la propria storia e la propria attività in chiave anticomunista
</ref>.
Proprio la centralità dell'Italia nello scacchiere mondiale, con una possibilità di vigilanza su tutto il Mediterraneo, ha fatto del nostro paese il «laboratorio» di cui si diceva. Lungi dal poter cadere sotto il dominio assoluto di una delle due grandi potenze, dal 1945 al 1990 (e possiamo individuare nel 27 novembre 1990 - data dello scioglimento ufficiale di {{Wl|Q3885667|Gladio}} la fine di questa storia), l'Italia è stato un paese a «sovranità limitata», come è stato definito con felice espressione, dove per quarantacinque anni, gli Stati Uniti hanno determinato le scelte di politica interna<noinclude><references/></noinclude>
fupktpo2dw9d863ch96ud05c6rvtvnf
3894736
3894731
2026-09-04T16:31:50Z
Giaccai
13220
3894736
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 78 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>crociata, questa volta nei confronti di una forza politica legittima e rappresentata in Parlamento con un terzo dei voti del paese<ref>Alle elezioni del 1946 per l'Assemblea costituente, il PCI ebbe il 18,9% dei voti, il PSIUP il 20,7%, e la DC il 35,2%. Alle elezioni politiche del 18 aprile 1948, il Fronte popolare e democratico (PCI e PSI) ottenne il 31% dei voti e la DC il 48,5%.</ref>.
Ma bisogna spostarsi sul terreno delle scelte etiche<ref>«In molti anni l'atlantismo non è stata una scelta politica ma etica». Così si è espresso il senatore {{Wl|Q1230|Francesco Cossiga}} nel corso della sua audizione davanti la Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo e le stragi del 6 novembre 1997. Resoconto stenografico, p. 1169. </ref> per comprendere come il paese fosse spaccato in due. Da una parte i comunisti (e i socialisti, almeno fino al 1956) e la fedeltà all'Unione Sovietica di Stalin, dall'altra i paesi filoatlantici, legati a Washington probabilmente più di quanto non lo fossero le sinistre a Mosca. Ed è solo con il termine «etico» che può giustificarsi tutto ciò. L'argomento, infatti, per cui l'adesione agli USA era più legittima di quella all'URSS, è notoriamente fondata sul carattere di «potenza amica» dei primi e di «nemica della democrazia» dell'altra. Ma, pur volendo accettare questa linea interpretativa, appare evidente come fosse ipocrita, se non falsa, questa lettura. La Russia sedeva nel Consiglio di sicurezza dell'ONU, era una delle tre potenze artefici della sconfitta del nazifascismo, e soprattutto intratteneva rapporti diplomatici e commerciali con tutti i paesi occidentali, ivi compresi gli Stati Uniti e l'Italia.
Soprattutto, era noto come l'esperienza sovietica non fosse applicabile in Italia, che in base agli accordi di Yalta rientrava nella sfera di influenza degli americani. Certo, non erano mancati fin dall'immediato dopoguerra esempi clamorosi di presa del potere da parte dei comunisti (nei c.d. paesi satelliti dell'URSS), ma è ben vero che quelle esperienze rientravano tragicamente nelle linee negoziate da {{Wl|Q8007|Roosvelt}}, {{Wl|Q8016|Churchill}} e Stalin, e che nessuna delle potenze occidentali si sognò mai di intervenire in un territorio fuori dalla propria zona di influenza<ref>Non conta qui raccontare la storia della «{{Wl|Q3978557|svolta di Salerno}}» con la quale il PCI sancisce ufficialmente la propria posizione in ordine alla impossibilità di importare la rivoluzione comunista in Italia. Ciò che è noto come lo era all'epoca - è che, con quel gesto, Togliatti schierò il partito e tutta la sinistra a fianco delle altre forze democratiche del paese con l'unico obiettivo di ricostruire il paese dopo la rovina del fascismo, e dargli una Costituzione democratica, non certo comunista. E i primi ad avere la consapevolezza che il modello sovietico non fosse in alcun modo ripetibile in Italia erano proprio i comunisti, ma ciò è sempre stato negato, strumentalmente, da chi ha fondato la propria storia e la propria attività in chiave anticomunista
</ref>.
Proprio la centralità dell'Italia nello scacchiere mondiale, con una possibilità di vigilanza su tutto il Mediterraneo, ha fatto del nostro paese il «laboratorio» di cui si diceva. Lungi dal poter cadere sotto il dominio assoluto di una delle due grandi potenze, dal 1945 al 1990 (e possiamo individuare nel 27 novembre 1990 - data dello scioglimento ufficiale di {{Wl|Q3885667|Gladio}} la fine di questa storia), l'Italia è stato un paese a «sovranità limitata», come è stato definito con felice espressione, dove per quarantacinque anni, gli Stati Uniti hanno determinato le scelte di politica interna<noinclude><references/></noinclude>
7zjuzrnaolpatz423i6t9k0l3oeekj9
Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/13
108
1026006
3894742
3874784
2026-09-04T16:36:01Z
Giaccai
13220
3894742
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 79 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>e internazionale, le sue politiche economiche ed industriali, come quelle in materia sociale e sindacale.
Conviene, dunque, provare a segnalare come fin dall’inizio delle ostilita, da parte statunitense emergesse con forza la necesita di contrastare con ogni mezzo il possibile successo elettorale della sinistra.
''L’Office of policy coordination e le armi nella campagna elettorale''
Siamo ancora nell’ambito del governo unitario - DC, PCI, {{Wl|Q590750|PSI}} — quando la CIA decreta la nascita dell’''Office of policy coordination'' (OPC) con lo scopo di aiutare «i movimenti clandestini anticomunisti sia con l’aiuto finanziario che militare»<ref>''National Security Council'', Direttiva 1/3, 8 marzo 1948, ''Foreign Relations'' 1948, vol. III, p. 779.</ref>, e il risultato di questa prima operazione si avrà di lì a poco con I’estromissione delle sinistre da parte del Presidente del Consiglio {{Wl|Q153832|De Gasperi}}. Non era bastato, evidentemente, che il PCI avesse fornito i suoi esponenti pià illustri all’Esecutivo, né che {{Wl|Q310158|Togliatti}} si fosse fatto promotore in prima persona della grande amnistia nei confronti dei militanti fascisti. Parimenti vano era stato l’impegno democratico delle sinistre nell’approvazione della {{Wl|Q719967|Costituzione}}, con i comunisti in prima fila nel sostenere la necesità dell’unita nazionale, fino al voto favorevole — costato una lacerazione interna al partito e alla sinistra — sull’inclusione dei {{Wl|Q193270|Patti Lateranensi}} nella Carta fondamentale della nazione.
La macchina americana si era ormai messa in moto; nel 1948 i proclami anti-comunisti diventano azione, e scatta il primo dei numerosi piani messi in opera dalla Casa Bianca per contrastare il possibile buon risultato elettorale della sinistra. È il famoso «piano X»: dieci milioni di dollari in armamenti per la campagna elettorale del 1948, a favore dei partiti di centrodestra, ma destinati in ultima analisi a «movimenti reazionari con caratteristiche anticomuniste»<ref>A. Cipriani e G. Cipriani, ''Sovranita limitata'', Roma, Edizioni Associate, 1991, p. 18.</ref>,
Lungi dal considerare sufficiente la propaganda e l’investimento economico, per le elezioni del 1948 dagli USA arrivano dunque in Italia le armi, destinate a tutti coloro che, fuori dalle urne elettorali, intendono continuare la loro battaglia contro la sinistra. Un risultato a favore del Fronte popolare di PCI e PSI viene, quindi, preso in attenta considerazione, ma nessuno sbocco in tal senso è possibile, come afferma anche H. S. Hughes, gia responsabile dell’Ufficio ricerche e analisi dell’OSS (''Office of Strategic Service'', poi divenuto {{Wl|Q37230|CIA}}), secondo cui «alla fine di giugno del 1945 qualsiasi possibilità di una rivoluzione in Italia, seppure esisteva prima, era definitivamente perduta»<ref>R. Faenza e M. Fini, ''Gli americani in Italia'', p. 243.</ref>. Anche il senatore Cossiga, non an-<noinclude><references/></noinclude>
0rgq7523qb6ibpd0lmk8zr1ddofq3z0
Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/14
108
1026011
3894941
3874425
2026-09-05T07:47:16Z
Giaccai
13220
3894941
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 80 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>cora investito di cariche politiche di rilievo ricorda come ci si preparò a quel fatidico 18 aprile 1948:
«In Sardegna noi eravamo armati [...] con armi corte in parte fornite dalle Forze dell’ordine e in parte acquistate sul libero mercato. Le bombe a mano ci furono fornite dall’Arma dei carabinieri. L’addestramento del gruppo, del commando di cui facevo parte venne seguito da un sottufficiale della San Marco del Sud [...]. Nulla posso dire per scienza diretta del fatto che la parte awversa fosse armata»<ref>Audizione senatore F. Cossiga, cit. pag. 1130. E interessante notare che, sottolineando come J’addestramento fosse stato tenuto «da un sottufficiale della San Marco del Sud», il senatore Cossiga aggiunga «non di quella di Valerio Borghese, anche se poi Ja storia dovra chiarire che differenza c’è». Sembra di capire che I’addestramento avvenne, quindi, ad opera di una struttura non dissimile da quella del principe Borghese, il cui nome ricorrerà fin troppo nella storia della strategia della tensione in Italia.</ref>.
E facile ritenere che, in realtà, buona parte di queste armi facessero parte di quella abbondante partita arrivata da oltreoceano, ed è ancora più preoccupante che ai «ragazzi della DC» le armi venissero fornite dalle Forze dell’ordine e dai carabinieri. Sara questa, peraltro, una drammatica consuetudine, con i depositi istituzionali di armi e munizioni utilizzati come fonte di rifornimento da parte dei terroristi<ref>Durante il servizio militare, il capo dei NAR Valerio Fioravanti sottrae dalla polveriera della caserma «due casse di bombe a mano Srom, 25 chili l'una». (I’episodio è riportato da G. Bianconi, ''A mano armata'', ed. L’Unita, p. 71). Sergio Minetto, agente CIA a Verona tra la fine degli anni ’60 e I’inizio degli anni ’70, procura a {{Wl|Q3763037|Gianfranco Bertoli}} le bombe a mano tipo «ananas» con le quali questi si eserciterà per eseguire la {{Wl|Q3975700|strage di via Fatebenefratelli}} a Milano il 17 maggio 1973 [sentenza-ordinanza 3.2.1998 del G.l. di MiJano Salvini, p. 257]. Inquietante è stata la recente scoperta che per la {{Wl|Q1634609|strage di via Fani}} del 16 marzo 1978 furono utilizzati anche alcuni proiettili provenienti «da un deposito dell'italia settentrionale», molto probabilmente della NATO. Le successive indagini non hanno purtroppo consentito di risalire alla fonte dell’informazione. Più complessa è la vicenda del deposito della {{Wl|Q3885667|Gladio}} NASCO di Aurisina, scoperto casualmente dai carabinieri il 24 febbraio 1972, e contenente armi ed esplosivo. Poiché dai differenti verbali risulterebbe come mancante un chilo e mezzo di esplosivo, il magistrato competente ha ipotiz~ zato che il materiale possa essere stato utilizzato per compiere gravi attentati, con particolare riferimento alla strage di Peteano del 31 maggio 1972. Allo stato degli atti, tuttavia, tale circostanza non risulta confermata.</ref>.
La testimonianza del senatore Cossiga, tuttavia, non è la sola a suffragare l’ipotesi che le armi di cui disponevano le forze vicine alla DC provenissero dagli ambienti americani. Con la costituzione dei Comitati Civici di {{Wl|Q3839686|Luigi Gedda}}, infatti, vennero parallelamente attivati numerosi militanti incaricati di distribuire le armi ai civili considerati vicini alle posizioni della Chiesa, della DC e degli americani. Così racconta Vito Talamini, nel 1946 capo squadra alla FIAT di Padova e militante dell’Azione Cattolica:
«Voglio ricordare che qualche mese prima dell’attentato a Togliatti fui chiamato da {{Wl|Q1415906|Gui}}, Lorenzi, Saggin, Riondato e don Piero Costa, assistente diocesano dell’{{Wl|3318304|Azione Cattolica}}. Mi recai dunque presso il {{Wl|Q3803696|Collegio Barbarigo}}, dopo aver giorni prima preso accordi con i predetti a casa mia circa un servizio speciale e segreto — concernente una serie di trasporti diGui, Lorenzi, Saggin, Riondato e don Piero Costa, assistente diocesano dell’Azione Cattolica. Mi recai dunque presso il Collegio Barbarigo, dopo aver giorni prima preso accordi con i predetti a casa mia circa un servizio speciale e segreto — concernente una serie di trasporti di<noinclude><references/></noinclude>
1wjhwhaauo4s5ygosy826qqrt5y49hi
3894942
3894941
2026-09-05T07:48:34Z
Giaccai
13220
3894942
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 80 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>cora investito di cariche politiche di rilievo ricorda come ci si preparò a quel fatidico 18 aprile 1948:
«In Sardegna noi eravamo armati [...] con armi corte in parte fornite dalle Forze dell’ordine e in parte acquistate sul libero mercato. Le bombe a mano ci furono fornite dall’Arma dei carabinieri. L’addestramento del gruppo, del commando di cui facevo parte venne seguito da un sottufficiale della San Marco del Sud [...]. Nulla posso dire per scienza diretta del fatto che la parte awversa fosse armata»<ref>Audizione senatore F. Cossiga, cit. pag. 1130. E interessante notare che, sottolineando come J’addestramento fosse stato tenuto «da un sottufficiale della San Marco del Sud», il senatore Cossiga aggiunga «non di quella di Valerio Borghese, anche se poi Ja storia dovra chiarire che differenza c’è». Sembra di capire che I’addestramento avvenne, quindi, ad opera di una struttura non dissimile da quella del principe Borghese, il cui nome ricorrerà fin troppo nella storia della strategia della tensione in Italia.</ref>.
E facile ritenere che, in realtà, buona parte di queste armi facessero parte di quella abbondante partita arrivata da oltreoceano, ed è ancora più preoccupante che ai «ragazzi della DC» le armi venissero fornite dalle Forze dell’ordine e dai carabinieri. Sara questa, peraltro, una drammatica consuetudine, con i depositi istituzionali di armi e munizioni utilizzati come fonte di rifornimento da parte dei terroristi<ref>Durante il servizio militare, il capo dei NAR Valerio Fioravanti sottrae dalla polveriera della caserma «due casse di bombe a mano Srom, 25 chili l'una». (I’episodio è riportato da G. Bianconi, ''A mano armata'', ed. L’Unita, p. 71). Sergio Minetto, agente CIA a Verona tra la fine degli anni ’60 e I’inizio degli anni ’70, procura a {{Wl|Q3763037|Gianfranco Bertoli}} le bombe a mano tipo «ananas» con le quali questi si eserciterà per eseguire la {{Wl|Q3975700|strage di via Fatebenefratelli}} a Milano il 17 maggio 1973 [sentenza-ordinanza 3.2.1998 del G.l. di MiJano Salvini, p. 257]. Inquietante è stata la recente scoperta che per la {{Wl|Q1634609|strage di via Fani}} del 16 marzo 1978 furono utilizzati anche alcuni proiettili provenienti «da un deposito dell'italia settentrionale», molto probabilmente della NATO. Le successive indagini non hanno purtroppo consentito di risalire alla fonte dell’informazione. Più complessa è la vicenda del deposito della {{Wl|Q3885667|Gladio}} NASCO di Aurisina, scoperto casualmente dai carabinieri il 24 febbraio 1972, e contenente armi ed esplosivo. Poiché dai differenti verbali risulterebbe come mancante un chilo e mezzo di esplosivo, il magistrato competente ha ipotiz~ zato che il materiale possa essere stato utilizzato per compiere gravi attentati, con particolare riferimento alla strage di Peteano del 31 maggio 1972. Allo stato degli atti, tuttavia, tale circostanza non risulta confermata.</ref>.
La testimonianza del senatore Cossiga, tuttavia, non è la sola a suffragare l’ipotesi che le armi di cui disponevano le forze vicine alla DC provenissero dagli ambienti americani. Con la costituzione dei Comitati Civici di {{Wl|Q3839686|Luigi Gedda}}, infatti, vennero parallelamente attivati numerosi militanti incaricati di distribuire le armi ai civili considerati vicini alle posizioni della Chiesa, della DC e degli americani. Così racconta Vito Talamini, nel 1946 capo squadra alla FIAT di Padova e militante dell’Azione Cattolica:
«Voglio ricordare che qualche mese prima dell’attentato a Togliatti fui chiamato da {{Wl|Q1415906|Gui}}, Lorenzi, Saggin, Riondato e don Piero Costa, assistente diocesano dell’{{Wl|3318304|Azione Cattolica}}. Mi recai dunque presso il {{Wl|Q3803696|Collegio Barbarigo}}, dopo aver giorni prima preso accordi con i predetti a casa mia circa un servizio speciale e segreto — concernente una serie di trasporti di<noinclude><references/></noinclude>
5r8xpb3jbjk593rniiydppeq1ahj1yr
3894943
3894942
2026-09-05T07:50:32Z
Giaccai
13220
3894943
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 80 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>cora investito di cariche politiche di rilievo ricorda come ci si preparò a quel fatidico 18 aprile 1948:
«In Sardegna noi eravamo armati [...] con armi corte in parte fornite dalle Forze dell’ordine e in parte acquistate sul libero mercato. Le bombe a mano ci furono fornite dall’Arma dei carabinieri. L’addestramento del gruppo, del commando di cui facevo parte venne seguito da un sottufficiale della San Marco del Sud [...]. Nulla posso dire per scienza diretta del fatto che la parte awversa fosse armata»<ref>Audizione senatore F. Cossiga, cit. pag. 1130. E interessante notare che, sottolineando come J’addestramento fosse stato tenuto «da un sottufficiale della San Marco del Sud», il senatore Cossiga aggiunga «non di quella di Valerio Borghese, anche se poi Ja storia dovra chiarire che differenza c’è». Sembra di capire che I’addestramento avvenne, quindi, ad opera di una struttura non dissimile da quella del principe Borghese, il cui nome ricorrerà fin troppo nella storia della strategia della tensione in Italia.</ref>.
E facile ritenere che, in realtà, buona parte di queste armi facessero parte di quella abbondante partita arrivata da oltreoceano, ed è ancora più preoccupante che ai «ragazzi della DC» le armi venissero fornite dalle Forze dell’ordine e dai carabinieri. Sara questa, peraltro, una drammatica consuetudine, con i depositi istituzionali di armi e munizioni utilizzati come fonte di rifornimento da parte dei terroristi<ref>Durante il servizio militare, il capo dei NAR Valerio Fioravanti sottrae dalla polveriera della caserma «due casse di bombe a mano Srom, 25 chili l'una». (I’episodio è riportato da G. Bianconi, ''A mano armata'', ed. L’Unita, p. 71). Sergio Minetto, agente CIA a Verona tra la fine degli anni ’60 e I’inizio degli anni ’70, procura a {{Wl|Q3763037|Gianfranco Bertoli}} le bombe a mano tipo «ananas» con le quali questi si eserciterà per eseguire la {{Wl|Q3975700|strage di via Fatebenefratelli}} a Milano il 17 maggio 1973 [sentenza-ordinanza 3.2.1998 del G.l. di MiJano Salvini, p. 257]. Inquietante è stata la recente scoperta che per la {{Wl|Q1634609|strage di via Fani}} del 16 marzo 1978 furono utilizzati anche alcuni proiettili provenienti «da un deposito dell'italia settentrionale», molto probabilmente della NATO. Le successive indagini non hanno purtroppo consentito di risalire alla fonte dell’informazione. Più complessa è la vicenda del deposito della {{Wl|Q3885667|Gladio}} NASCO di Aurisina, scoperto casualmente dai carabinieri il 24 febbraio 1972, e contenente armi ed esplosivo. Poiché dai differenti verbali risulterebbe come mancante un chilo e mezzo di esplosivo, il magistrato competente ha ipotiz~ zato che il materiale possa essere stato utilizzato per compiere gravi attentati, con particolare riferimento alla strage di Peteano del 31 maggio 1972. Allo stato degli atti, tuttavia, tale circostanza non risulta confermata.</ref>.
La testimonianza del senatore Cossiga, tuttavia, non è la sola a suffragare l’ipotesi che le armi di cui disponevano le forze vicine alla DC provenissero dagli ambienti americani. Con la costituzione dei {{Wl|Q3684385|Comitati Civici}} di {{Wl|Q3839686|Luigi Gedda}}, infatti, vennero parallelamente attivati numerosi militanti incaricati di distribuire le armi ai civili considerati vicini alle posizioni della Chiesa, della DC e degli americani. Così racconta Vito Talamini, nel 1946 capo squadra alla FIAT di Padova e militante dell’Azione Cattolica:
«Voglio ricordare che qualche mese prima dell’attentato a Togliatti fui chiamato da {{Wl|Q1415906|Gui}}, Lorenzi, Saggin, Riondato e don Piero Costa, assistente diocesano dell’{{Wl|3318304|Azione Cattolica}}. Mi recai dunque presso il {{Wl|Q3803696|Collegio Barbarigo}}, dopo aver giorni prima preso accordi con i predetti a casa mia circa un servizio speciale e segreto — concernente una serie di trasporti di<noinclude><references/></noinclude>
e86fd7zf6qca1lh9lcga5b61rlmgmpk
3894944
3894943
2026-09-05T07:52:21Z
Giaccai
13220
3894944
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 80 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>cora investito di cariche politiche di rilievo ricorda come ci si preparò a quel fatidico {{Wl|Q632933|18 aprile 1948}}:
«In Sardegna noi eravamo armati [...] con armi corte in parte fornite dalle Forze dell’ordine e in parte acquistate sul libero mercato. Le bombe a mano ci furono fornite dall’Arma dei carabinieri. L’addestramento del gruppo, del commando di cui facevo parte venne seguito da un sottufficiale della San Marco del Sud [...]. Nulla posso dire per scienza diretta del fatto che la parte awversa fosse armata»<ref>Audizione senatore F. Cossiga, cit. pag. 1130. E interessante notare che, sottolineando come J’addestramento fosse stato tenuto «da un sottufficiale della San Marco del Sud», il senatore Cossiga aggiunga «non di quella di Valerio Borghese, anche se poi Ja storia dovra chiarire che differenza c’è». Sembra di capire che I’addestramento avvenne, quindi, ad opera di una struttura non dissimile da quella del principe Borghese, il cui nome ricorrerà fin troppo nella storia della strategia della tensione in Italia.</ref>.
E facile ritenere che, in realtà, buona parte di queste armi facessero parte di quella abbondante partita arrivata da oltreoceano, ed è ancora più preoccupante che ai «ragazzi della DC» le armi venissero fornite dalle Forze dell’ordine e dai carabinieri. Sara questa, peraltro, una drammatica consuetudine, con i depositi istituzionali di armi e munizioni utilizzati come fonte di rifornimento da parte dei terroristi<ref>Durante il servizio militare, il capo dei NAR Valerio Fioravanti sottrae dalla polveriera della caserma «due casse di bombe a mano Srom, 25 chili l'una». (I’episodio è riportato da G. Bianconi, ''A mano armata'', ed. L’Unita, p. 71). Sergio Minetto, agente CIA a Verona tra la fine degli anni ’60 e I’inizio degli anni ’70, procura a {{Wl|Q3763037|Gianfranco Bertoli}} le bombe a mano tipo «ananas» con le quali questi si eserciterà per eseguire la {{Wl|Q3975700|strage di via Fatebenefratelli}} a Milano il 17 maggio 1973 [sentenza-ordinanza 3.2.1998 del G.l. di MiJano Salvini, p. 257]. Inquietante è stata la recente scoperta che per la {{Wl|Q1634609|strage di via Fani}} del 16 marzo 1978 furono utilizzati anche alcuni proiettili provenienti «da un deposito dell'italia settentrionale», molto probabilmente della NATO. Le successive indagini non hanno purtroppo consentito di risalire alla fonte dell’informazione. Più complessa è la vicenda del deposito della {{Wl|Q3885667|Gladio}} NASCO di Aurisina, scoperto casualmente dai carabinieri il 24 febbraio 1972, e contenente armi ed esplosivo. Poiché dai differenti verbali risulterebbe come mancante un chilo e mezzo di esplosivo, il magistrato competente ha ipotiz~ zato che il materiale possa essere stato utilizzato per compiere gravi attentati, con particolare riferimento alla strage di Peteano del 31 maggio 1972. Allo stato degli atti, tuttavia, tale circostanza non risulta confermata.</ref>.
La testimonianza del senatore Cossiga, tuttavia, non è la sola a suffragare l’ipotesi che le armi di cui disponevano le forze vicine alla DC provenissero dagli ambienti americani. Con la costituzione dei {{Wl|Q3684385|Comitati Civici}} di {{Wl|Q3839686|Luigi Gedda}}, infatti, vennero parallelamente attivati numerosi militanti incaricati di distribuire le armi ai civili considerati vicini alle posizioni della Chiesa, della DC e degli americani. Così racconta Vito Talamini, nel 1946 capo squadra alla FIAT di Padova e militante dell’Azione Cattolica:
«Voglio ricordare che qualche mese prima dell’attentato a Togliatti fui chiamato da {{Wl|Q1415906|Gui}}, Lorenzi, Saggin, Riondato e don Piero Costa, assistente diocesano dell’{{Wl|3318304|Azione Cattolica}}. Mi recai dunque presso il {{Wl|Q3803696|Collegio Barbarigo}}, dopo aver giorni prima preso accordi con i predetti a casa mia circa un servizio speciale e segreto — concernente una serie di trasporti di<noinclude><references/></noinclude>
kdym37um0sqllp6cjrd7stss0kbp3j2
Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/15
108
1026013
3894945
3874431
2026-09-05T07:57:13Z
Giaccai
13220
3894945
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 81 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>materiale di armamento, ufficialmente da qualificare <<macchine da scrivere» che avrei dovuto effettuare nel giro di più mesi, così come feci. [...] Trasportai così con la mia vettura Lancia Augusta e sempre di sera: bombe a mano nostre «balilla», fucili modello 91, mitra, pistole. Per ogni viaggio trasportavo quattro pacchi che andavo consegnando ai singoli parroci o cappellani. [...] Io attingevo i pacchi dal cortile del Collegio Barbarigo con sede in via Rogati, retto all'epoca da un Monsignore molto quotato. Il Collegio dipendeva dalla curia Vescovile di Padova. [...] Sapevo di operare per conto dei Comitati Civici di Padova, i quali stavano operando un sistema di organizzazione anticomunista»<ref>Sentenza-ordinanza del G.I. di Venezia, dottor C. Mastelloni, pp. 3077-3078.</ref>
Proseguendo nella sua deposizione Talamini, afferma trattarsi «di materiale aviolanciato di notte durante la guerra dagli alleati in zona Arcella di Padova, raccolto da frate Stanislao con alcuni giovani e indi convogliato al Collegio».
Analogamente, l'ex senatore {{Wl|Q55979285|Uberto Breganze}}, all'epoca Presidente diocesano dell'Azione Cattolica, così testimonia davanti al giudice istruttore Mastelloni:
<<Le armi dei partigiani bianchi furono custodite dagli stessi fino a quando gli organi centrali della DC diedero direttive di consegnarle alle Forze dell'Ordine. Ciò avvenne dopo il 1948, dopo le elezioni. Senz'altro all'uopo intervenne il ministro dell'interno {{Wl|Q367342|Scelba}} per il tramite dei Prefetti»<ref>Ibidem, p. 3082.</ref>
Erano quindi certamente i c.d. partigiani bianchi a detenere le armi ben oltre la Liberazione. A distanza di tre anni dal 25 aprile 1945, infatti, elementi civili vicini e/o appartenenti alla DC sono ancora in possesso di armi e munizioni, nel caso le elezioni del 18 aprile 1948 non fossero andate nel verso auspicato dagli americani e dal Vaticano. Che questo fosse lo scopo, infatti, è abbondantemente documentato anche negli atti giudiziari cui si fa qui riferimento. Ancora il senatore Breganze, riferisce che «i partigiani avevano conservato delle armi. A Vicenza erano parecchi e l'armamento era custodito nelle case degli stessi partigiani bianchi. Nei giorni immediatamente precedenti al {{Wl|Q632933|18 aprile del 1948}} vi era una grossa preoccupazione per una avanzata eventuale del {{Wl|Q2246167|Fronte Popolare}} e perciò bisognava illuminare le coscienze sui pericoli della vittoria del Fronte e sull'utilità del successo delle forze democratiche»><ref>Idem.</ref>.
È da notare, per inciso, che l'indagine del consigliere Mastelloni origina da una curiosa denuncia sporta nel 1969 dal signor Giuseppe Falcone, ufficiale di fanteria in congedo, il quale affermò che tra gli oggetti sottratti dalla sua abitazione vi era anche un mitra «Beretta» che egli deteneva dal 1948. La denuncia, per sé non particolarmente rilevante, assume importanza, viceversa, per due ordini di motivi. Il primo è la motivazione che<noinclude><references/></noinclude>
sr7vgl6wvtgykxg1m9uq5l7y9hjy7k7
Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/16
108
1026014
3894950
3874433
2026-09-05T09:32:44Z
Giaccai
13220
3894950
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 82 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>Falcone adduce per giustificare il possesso del mitra, che si ricollega a quanto ora esposto circa l’armamento in dotazione di militari e civili nel dopoguerra. Così espone Falcone nella sua denuncia:
«Nell’anno 1948 in previsione delle elezioni politiche che si presentavano abbastanza difficoltose ebbi incarico, in qualità di comandante di Presidio di Sacile, dal Commando del V Comiliter di Udine, di armare alcuni civili fidati nella zona di Sacile, Vittorio Veneto, Valcellina e limitrofi, di un certo quantitativo di armi. Detti armi anche all’attuale Arcivescovo di Udine – monsignor Zaffonato – allora Vescovo di Vittorio Veneto. Tutta questa zona era sotto il mio controllo diretto. Ad elezioni ultimate – prosegue Falcone – ritirai le armi e le versai alla Sezione Staccata di Artiglieria di Conegliano. Avevo con me e mi serviva nei diversi giri di ispezione un mitra «Beretta» con alcune cartucce. Detto mitra, al quale ero affezionato, ritenni di non versarlo e tenermelo in casa» <ref>Sentenza-ordinanza del G.I. di Venezia, dottor C. Mastelloni, p. 3076.</ref>.
Tale ultima affermazione, peraltro, consente di prefigurare ulteriori ipotesi circa l’illegittimo possesso di armi e munizioni da parte di militari e civili per conto di un partito politico, al fine di contrastare la parte avversa. Che un ufficiale di fanteria, si permetta di trattenere fino al 1969 – cioè fino al furto subito – il mitra «Beretta» in dotazione nel 1948, solo perchè vi era «affezionato» appare decisamente poco credibile, e la circostanza potrebbe, viceversa, implicare che i gruppi filoatlantici abbiano continuato a detenere armi ben oltre lo svolgimento – e al di là dell’obiettivo – delle elezioni del 1948.
A segnalare, in ogni caso, la rilevanza dell’episodio, contribuisce il rinvenimento di un appunto trasmesso dal ministro della difesa {{Wl|Q1415906|Luigi Gui}} al Capo della Polizia nell’agosto 1969, con il quale vengono riportate le dichiarazioni di Falcone relative al possesso e alla detenzione del mitra nel periodo 1948-1969. Non è possibile in questa sede indagare sulle modalità di trasmissione della notizia, ma appare di tutta evidenza che il transito delle dichiarazioni di Falcone da un’anonima caserma dei carabinieri di Conegliano Veneto (TV) al Ministro della difesa e da questi al Capo della Polizia, non può non essere considerato come un evento eccezionale. A maggiore ragione, se di questa vicenda si interessano i vertici della sicurezza nazionale nell’agosto-settembre del 1969, quando sono già scoppiate le prime bombe dimostrative e mancano solo tre mesi alla {{Wl|Q891865|strage di piazza Fontana}}.
Che, dunque, nel corso del 1948, in chiara funzione anticomunista – e non certo antisovietica – gli americani si adoperino per far avere ai propri fiduciari armi e munizioni, appare realtà acclarata, come accertato è il ruolo svolto dal Vaticano nella gestione, attraverso i suoi uomini più fidati, di questi gruppi armati. La costituzione dei Comitati Civici, infatti, rispondeva all’esigenza di poter liberamente operare in campo politico per contrastare un possibile – e, alla luce dei risultati del 1946, probabile<noinclude><references/></noinclude>
dg20due888p0niz7h1dpxh6bexrcf4h
Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/17
108
1026015
3894951
3874439
2026-09-05T09:38:00Z
Giaccai
13220
3894951
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 83 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>— successo del {{Wl|Q2246167|Fronte Popolare delle sinistre}}. L’impedimento, per gli uomini di {{Wl|Q2604|Pio XII}}, risiedeva nelle disposizioni del {{Wl|Q193270|Concordato del 1929}} che, tassativamente, precludevano all’Azione Cattolica la possibilità di svolgere attività e propaganda in favore dei partiti politici. Con il sistematico adeguamento dei propri strumenti alla realtà, il Vaticano dispone così la creazione di strutture «politiche», nominalmente differenti dall’Azione Cattolica, ma in tutto e per tutto coincidenti, tanto che «fu lo stesso Vaticano a sostenere le spese per la nuova organizzazione e per la conseguente propaganda [...] delegando sostanzialmente i vescovi per la nomina dei singoli presidenti dei Comitati civici diocesani»<ref>Dichiarazioni di L. Gedda al G.I. Mastelloni, ''ibidem'', p. 3079.</ref>.
''L’organizzazione «O» e l’Armata italiana della libertaÁ (AIL)''
Questa attività, però, sembra potersi definire sostanzialmente collaterale a quella primaria, posta in essere direttamente dagli Stati Uniti. È sulla base di precise direttive del ''National Security Council'', infatti, che le strutture filoatlantiche si muovono sul fronte italiano. La campagna elettorale del ’48 viene impostata sulla scorta delle indicazioni di questo organismo (i cui documenti sono raccolti nel ''Foreign Relations of the United States''), che a quaranta giorni dalle elezioni così si esprime per giustificare il proprio impegno in Italia: «La dimostrazione di una ferma opposizione degli Stati Uniti al comunismo e la garanzia di un effettivo sostegno degli Stati Uniti potrebbe incoraggiare gli elementi non comunisti in Italia a fare un ultimo vigoroso sforzo anche a rischio di una guerra civile, per prevenire il consolidarsi di un controllo comunista». E proprio per scongiurare il pericolo adombrato, in un successivo punto si dispone di «fornire ai clandestini anticomunisti assistenza finanziaria e militare»<ref>NSC 1/3 dell’8 marzo 1948. (Il corsivo eÁ nostro).</ref>.
Tutto ciò, sulla scorta del principio secondo cui il PCI non aveva legittimità alcuna a governare il paese, anche quando questo fosse accaduto per il tramite di una regolare vittoria elettorale. La direttiva NSC 1/3 dell’8 marzo 1948, da questo punto di vista, è illuminante, in quanto viene reso esplicito che gli «interessi degli Stati Uniti nell’area del Mediterraneo, relativi ai problemi di sicurezza, risultano seriamente minacciati dalla possibilità che il Fronte Popolare, dominato da comunisti, ottenga una partecipazione al Governo attraverso le elezioni nazionali [...]». È quindi necessario, secondo Washington, «nel caso in cui i comunisti italiani dovessero riuscire ad ottenere la guida del governo attraverso sistemi legali, [...] prendere delle misure immediate, compreso ciascun tipo di misura coercitiva, per realizzare una mobilitazione limitata, [...] fornire assistenza militare e finanziaria alla base anticomunista»<ref>''Ibidem.''.</ref>.
È noto come le elezioni del 1948 videro trionfare la Democrazia Cristiana, ma il timore degli USA doveva essere tale che lo scampato peri-<noinclude><references/></noinclude>
5lakfps6pi197o2x10zv1nefy697szo
Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/19
108
1026018
3894952
3874461
2026-09-05T09:43:33Z
Giaccai
13220
3894952
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 85 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>l'interesse che gli Stati Uniti manifestano nel 1958 per un suo presunto (temuto) scioglimento.
A rassicurare il dominus penseranno i vertici dei nostri Servizi, con un appunto del 26 marzo 1958 dal titolo «Risposta ai quesiti del Servizio
americano riguardanti il programma S/B». È bene riportare l'intero passaggio della risposta, per valutarne poi la reale portata. Scrivono, dunque,
i nostri Servizi:
«Il Servizio italiano ha sempre considerato che sarebbe stato un errore lasciare cadere nel nulla tali idealità e propositi [degli aderenti alla
"O"] (che sarebbero altrimenti andati delusi e perduti) e, perciò, quando
a fine 1956 lo Stato Maggiore dell'Esercito disponeva lo scioglimento della "Osoppo", il Servizio italiano prendeva a suo carico l'organizzazione e ne decideva la conservazione e la ricostituzione. Le nuove basi per la
ricostituzione dell'organizzazione datano dal 10 ottobre 1957, quando
esse venivano così precisate:
― denominazione: Stella Alpina
― compiti: in tempo di pace: controllo e neutralizzazione dell'attività slavo-comunista
― in caso di conflitto e o insurrezione interna: antiguerriglia e antisabotaggio [...] <ref>Ibidem, p. 20.</ref>.
A tali compiti, l'organizzazione «O»> si preparava forte di «32 mortai
da 81, 23 mortai da 45, 204 mitragliatrici, 351 fucili mitragliatori, 820
moschetti automatici, 3.416 fucili, 371 fucili esteri»><ref>Ibid. p. 24</ref>. È da notare, peraltro, che la disponibilità di quasi 400 fucili di provenienza straniera, poteva
giustificarsi solo con la clandestinità che caratterizzava la struttura.
Parallelamente alla trasformazione della Osoppo, i vertici istituzionali
del paese predispongono un piano/rete clandestino da attivare in caso di
tentativi insurrezionali del PCI. È lo stesso ministro dell'interno Scelba
a rivelarlo in una intervista, dichiarando che «già nei primi mesi del
1948 era stata messa a punto una infrastruttura capace di far fronte a
un tentativo insurrezionale comunista. L'intero paese era stato diviso in
una serie di grosse circoscrizioni, ognuna delle quali comprendeva varie
province, e alla loro testa era stato designato in maniera riservata [...]
una specie di prefetto regionale[...]. I superprefetti da me designati avrebbero assunto gli interi poteri dello Stato sapendo esattamente, in base ad
un piano prestabilito, che cosa fare»<ref>A. Gambino, «Storia dell'Italia nel dopoguerra», Bari, 1975, pp. 473-4.</ref>
Probabilmente in relazione con questo piano è la costituzione dell'Armata italiana della libertà (AIL) del luglio 1947, fondata dal colonnello
Ettore Musco, già Capo di Stato Maggiore alla data dell'armistizio, designato dagli alleati come capo dei Servizi italiani, e dal 1952 al vertice del
SIFAR. Secondo Faenza e Fini<ref>R. Faenza e M. Fini, op. cit., pp. 264-265.</ref>, in realtà il vero capo dell'AIL era il ge-<noinclude><references/></noinclude>
4yvbvvxb4uqutglgh4istwsoqw3yi2z
Wikisource:Bar/Archivio/2026.09
4
1029421
3894760
3892163
2026-09-04T18:45:37Z
Alex brollo
1615
/* Tavola cronologica assente in Vico */ Risposta
3894760
wikitext
text/x-wiki
{{Bar}}
== Il Libro dei Re: rifiniture ==
@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Sto ritoccando [[Il Libro dei Re]], su cui ha lavorato parecchio @[[Utente:DLamba|DLamba]], e che era un peccato lasciare incompiuto. Ecco alcuni quesiti:
# inizialmente la struttura generale era suddivisa in pagine ns0 indipendenti, una per ciascuno degli 8 volumi. Adesso invece c'è una sola pagina principale, suddivisa in sottopagine che rispecchiano le macro-sezioni dell'opera. Le pagine ns0 dei volumi sono conservate ma "orfane": la prima, [[Il Libro dei Re - Volume I]]. Io le cancellerei: ok?
# fra le prime centinaia di pagine del poema, che DLamba ha portato a un eccellente SAL 75%, e le successive ci sono piccole differenze di formattazione. In particolare, DLamba ha numerato i versi (ogni 5) ma la numerazione cessa alla [[Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu/261|pagina 260]] del primo volume. Rimuovo la numerazione versi oppure la continuo? E: da dove riparto con la numerazione? Se dovessi inserirla, io ripartirei da ognuna delle sezioni trascritta come sottopagina in ns0. Sarebbe un lavoraccio, ma forse potrebbe essere fatto via bot.
PS: Esiste una pagina FB "Amici della Persia", dove il poema di Ferdusi viene nominato più volte. Vediamo se riesco a farci un po' di divulgazione wikisource :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:40, 1 set 2026 (CEST)
:Nell'ordine:
:# Sì, cancella pure.
:# mi rendo conto che se la numerazione non c'è non siamo tenuti ad aggiungerla, ma al tempo stesso i template di numerazione R, Ottava ecc. sono pensati per essere anche delle "áncore" per citare con precisione un passo, dunque è sempre ottima idea aggiungerle. Anni e anni fa si scrisse che la numerazione dei versi fosse requisito per il SAL 75%, dunque si aggiungano i versi.
:'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 10:51, 2 set 2026 (CEST)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Mi organizzo, ma mi manca un dettaglio su come organizzare la numerazione, ossia se ripartire ad ogni sezione di dettaglio o, come ha fatto DLamba, ripartire solo dalle macro-sezioni (alcune delle quali veramente immense). Personalmente preferirei la prima delle due. Intanto scaldo il bot :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:17, 2 set 2026 (CEST)
:::Il criterio è semplice: fintantoché non ci sono numeri di verso ripetuti nella transclusione in ns0 nella stessa pagina, puoi ricominciare la numerazione quanto vuoi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 12:40, 2 set 2026 (CEST)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] (e a chiunque altro interessi): visto che nel Libro dei Re è nominata un'infinità di re, principi e gente varia, ho fatto uno strumento per controllare l'ortografia dei nomi propri. Sul "Cerca errori ortografici" adesso c'è un tab "Nomi propri", che cerca tutte le parole maiuscole, le conta e ne cerca altre di simili (1-2 lettere di differenza). Così ad esempio sull'ultimo volume risulta che: Khusrèv è nominato 368 volte, ma 39 volte c'è Khusrev senza accento, Khusròv c'è 2 volte e 1 volta c'è Kliusrèv, tutti probabili errori di trascrizione. Ovviamente trova anche somiglianze che non c'entrano e trova normali parole che per puro caso sono sempre maiuscole, perché appaiono solo all'inizio di un verso. Ma a parte questo spero che possa venire utile. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:19, 2 set 2026 (CEST)
:::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Altrochè! Grazie! Ma lo userò dopo aver risolto il problema della numerazione dei versi. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:53, 2 set 2026 (CEST)
::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Sono '''stupefatto '''del risultato della nuova opzione per la verifica della grafia dei nomi (delle persone e dei luoghi) e noto una "proprietà emergente": potrebbe anche essere utilizzata per la compilazione di un "Indice dei nomi delle persone e dei luoghi". ''Facile'' la compilazione di un semplice elenco alfabetico, laborioso un elenco completo di link al volume e alla pagina per ciascuna voce. Problema: sarebbe un contributo originale? Potrebbe essere aggiunto a ns0 senza violare le regole di itwikisource? Di certo, in un testo complesso come Il Libro dei Re, privo sia di annotazioni che di indici analitici, sarebbe utile.
::::::Seconda idea: c'è qualcosa che impedisce di caricare un'eventuale versione del testo, integrata di annotazioni e di indici analitici, in itwikibooks?
::::::Comunicazione di servizio: BrolloBot sta aggiungendo la numerazione versi (ogni 5). Il primo volume è stato un po' ostico, ma i successivi, più standardizzati nella formattazione, vanno via lisci, salvo E & O. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:14, 4 set 2026 (CEST)
== Tavola cronologica assente in Vico ==
segnalo che nell'edizione stampata nel 1911 della Scienza Nuova di Vico curata da Nicolini a un certo punto è presente una tavola cronologica qui [[La scienza nuova - Volume I/Libro I/Tavola cronologica]] mentre è assente in una edizione del 1928 sempre curata da Nicolini [[La scienza nuova seconda/Libro primo]]. Entrambe le edizioni ristampano l'edizione originale del 1744. Con tutta probabilità nelle scansioni dell'edizione 1928 il foglio ripiegabile della tavola cronologica era presente anche lì (infatti è richiamato nel testo) ed è stato staccato. Bisognerebbe quindi cercare altre scansioni con quella tavola. Inoltre segnalo che la digitalizzazione del 1911 mette dopo il titolo e l'autore l'anno 1911 che è errato dato che si deve mettere il 1744, cioè l'anno di prima pubblicazione dell'opera. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 13:38, 2 set 2026 (CEST)
:@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Ho dato un'occhiata alla Tavola, spaventosa. Ma ci sarebbe bisogno di un lavoro di riorganizzazione ns0: i tre volumi dovrebbero essere riuniti in un'unica pagina principale. Anni fa la regola "nelle edizioni in più volumi, a ogni pagina nsIndice una pagina principale ns0" aveva motivazioni tecniche, ma oggi sono superate. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:45, 4 set 2026 (CEST)
611b8burptvj177axsvh8gbnhnfjzdq
Pagina:Due canzoni in chiave di sol.pdf/11
108
1029537
3894778
3889329
2026-09-04T19:29:12Z
Pic57
12729
3894778
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="1" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||1}}</noinclude>All'amico<br>
ARISTIDE D<sup>r</sup> GALLI
{{Ct|f=300%|IO RIDO SEMPRE!}}
{{A destra|'''{{AutoreCitato|Giano Brida|G. BRIDA}}.'''}}
<score sound=1>
<< %Apre Aggancio Canto a Pianoforte
\new Staff \with { instrumentName = \markup{\italic "CANTO" }}
<< %Apre aggancio lyrics al Canto
\relative c'{
\clef treble
\key d \major
\time 6/8
\set Staff.midiInstrument = #"voice oohs"
%rigo Canto 1.1
R1*6/8*4|
\break
%rigo canto 1.2
R1*6/8|
r4 r8 \autoBeamOff ^\markup{\italic "Disinvolto"}cis' cis cis|
cis4.~ cis8[ b ^\< cis]|
d4\! r8 ^\> r4 r8|
r4\! r8 r r ^\p a
\break
%rigo canto 1.3
b4.^\< cis|
d4 \!fis,8 b4 \stemDown a8|
\stemUp g4.~g4 a8|
fis4._\(a8 \!r r|
\stemDown b4.^\< cis\!
\break
%rigo canto 2.4
}%Chiude relative Canto
\addlyrics {
Io ri -- do sem -- pre! io
ri -- do sempre e co -- me pe -- sce_o -- gno -- ra son fe-
}%Chiude new staff canto
>> %Chiude aggancio a lyrics
%Inizia basePiano
\new PianoStaff \with { instrumentName = \markup{\bold "Allegro." }}
<<
\new Staff = "Up" {
\clef treble
\key d \major
\time 6/8
%\tempo = mosso_non_troppo
\tempo 4.= 90
\relative c' {
\override Staff.Rest.style = #'classical
%rigo up 1.1
<<{a'4.^^ ^\markup{\italic "Brillante"} a4.^^|
a4.^^ r8 a8^\< ais\!|
g4.^^ g^^|
g4.^^ ^\markup{\italic "cres."} g8\rest \stemDown g8^\< gis\!|
\break
%rigo up 1.2
\stemUp cis4.^^ cis^^|
cis4.^^ r4 r8|
}
\\
{r8_\p g-. e-. r fis-. d-.|
s2.|
r8 a'8-. f-. r g-. e-.|
s1*6/8|
r8 b'!8-. gis-.r a-. fis-.|
r8 gis-. cis,-. s4.|
}
>>
<cis' a gis e>2._\f|
r8 r <d a fis> r r <d a fis>|
r8 r <d a fis> r r <d a fis>|
\break
%rigo Up 1.3
r8_\p r <b g e> r r <cis g e>|
r r <b fis d> r r <b g d>|
r8 r <a g cis,> r8 r <a g cis,>|
r8 r <a fis d> r r <a fis>|
r8 r <b g e> r r <cis g e>
\break
%rigo 2.4
} %Chiude relative Up
}%Chiude New Staff Up
\new Staff="Down" {
\clef bass
\key d \major
\time 6/8
\relative c{
\override Staff.Rest.style = #'classical
%rigo Down 1.1
s1*6/8|
\change Staff = "Up" r8 \stemDown e'8_. \change Staff = "Down" a,8_. r4 r8|
s1*6/8|
\change Staff = "Up" r8 \stemDown fis'8_. \change Staff = "Down" b,8_. r4 r8|
\break
%rigo Down 1.2
s1*6/8|
s4. r4 r8|
\stemUp <a, a,>2.|
\acciaccatura d,8 \stemDown d'8 r r fis8 r r|
a8 r r d r r|
\break
%rigo Down 1.3
cis4. a|
b4. e,|
a4. \stemUp a,|
\stemDown d4.^( d'8 r r)|
cis4. a
\break
%rigo Down 2.4
} %Chiude relative low
}%Chiude Staff low
>>%Fine Base Piano
>>%Fine Piano e Canto
\midi { }
\layout {
%ragged-right = ##t
indent = 3\cm
%short-indent = 2\cm
}
</score><noinclude><references/>
{{PieDiPagina|''Prop. F. Lucca — Milano''| ''r 14958 r'' |}}</noinclude>
es4b3ov4qb7amajv44a0wckgg09taot
Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/131
108
1029575
3894873
3891036
2026-09-05T04:55:06Z
Cruccone
53
Gadget AutoreCitato
3894873
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||CAPITOLO XI|121}}</noinclude>
(1) <section begin="1" />Storia di Girolamo Savonarola e de’ suoi tempi ecc., vol. {{Sc|i}}, pag. 396.<section end="1" />
(2) <section begin="2" />Libro di Deliberazioni degli Officiali del Palazzo, nell’A. di S. di Firenze.<section end="2" />
(3) <section begin="3" />Lavorarono nel palco, e negli altri ornamenti di questa sala, più di dieci maestri di legname tra i quali {{Wl|Q456861|Antonio da San Gallo}}, che aveva fatto il modello del palco, del cavalletto e della sala, Francesco di Domenico, soprannominato, e Baccio d’Agnolo.<section end="3" />
(4) <section begin="4" />Veramente le finestre qui descritte sono dai lati di settentrione e di mezzogiorno.<section end="4" />
(5) <section begin="5" />''Segreto'', cioè quella stanza presso la sala del Consiglio, nella quale si faceva lo spoglio delle fave date nello squittinio per la nomina de’ Magistrati. ''Specchio'', intendi la stanza destinata agli ufficiali dello Specchio, che cosi si chiamava il registro dei debitori del Comune.<section end="5" />
(6) <section begin="6" />Nella vita di Fra Bartolommeo, il Vasari scrive: «Gli fu da {{AutoreCitato|Pier Soderini|Piero Soderini}} allogata la tavola della sala del Consiglio, che di chiaro scuro da lui disegnata ridusse in maniera, ch’era per farsi onore grandissimo; la quale è oggi in San Lorenzo alla cappella del magnifico {{Wl|Q3887191|Ottaviano de’ Medici}} onoratamente collocata così imperfetta<ref>A tal punto il {{AutoreCitato|Gaetano Milanesi|Milanesi}} fa questa nota. E di là fu trasportata nella R. Galleria, ove adesso si ammira nella maggior sala della scuola Toscana. È provato per documento che questa sala fu allogata al Frate dalla Signorìa con deliberazione de’ 26 novembre 1510. Questa stessa tavola aveva avuta a fare {{Wl|Q296265|Filippino Lippi}} che non potè eseguire impedito dalla morte. Se ne ha un intaglio nell’opera più volte citata della ''Galleria di Firenze'', edita da {{AutoreCitato|Giuseppe Molini|Molini}} e Landi, serie {{Sc|i}}, vol. {{Sc|ii}}, al n.º 86; e nuovamente nella tav. {{Sc|xxvi}} D della Galleria suddetta. Nella cassetta {{Sc|iii}}, al n.º 63 della raccolta citata sono gli studii delle figure, tutte nude, schizzate a penna, di questa tavola; al n.º 43 lo studio a matita nera con lumi di biacca, del S. Giovanni Evangelista, che, volto colla testa di faccia, e piegato l’un ginocchio a terra, appoggia sull’altro un libro, sopra il quale tiene ambe le mani; al n.º 13 della cartella 22 lo studio a matita nera ecc. di quella figura che è la prima all’angolo destro del quadro, in piè, con un libro nella destra appoggiato all’anca e coll’altra stesa e aperta.</ref>, nella quale sono tutti e’ protettori della città di Fiorenza, e que’ Santi che nel giorno loro la città ha aute le sue vittorie; dov’è il ritratto d’esso Fra Bartolommeo fattosi in uno specchio».<section end="6" />
(7) <section begin="7" />Op. cit., vol. {{Sc|iv}}, pag. 448.<section end="7" />
(8) <section begin="8" />Op. cit., vol. {{Sc|i}}, pag. 471.<section end="8" />
(9) <section begin="9" />Op. cit., vol. {{Sc|ii}}, pag. 244.<section end="9" />
(10) <section begin="10" />Op. cit., vol. {{Sc|ii}}, pag. 234.<section end="10" />
(11) <section begin="11" />Op. cit., pag. 176.<section end="11" /><noinclude><references/></noinclude>
ckafarjz5ryruv2q0tmkpzicw67h5pb
Pagina:Due canzoni in chiave di sol.pdf/12
108
1029717
3894774
3891033
2026-09-04T19:15:50Z
Pic57
12729
3894774
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|2||}}</noinclude><score sound=1>
<< %Apre Aggancio Canto a Pianoforte
\new Staff
<< %Apre aggancio lyrics al Canto
\relative c'{
\clef treble
\key d \major
\time 6/8
\set Staff.midiInstrument = #"voice oohs"
%rigo canto 2.4
d'4 \stemUp fis,8 \stemDown b4 a8|
\stemUp g4 a8 g4 a8|
\stemUp fis4. fis8 r r|
\stemDown d'4. cis4 cis8
\break
%rigo canto 2.5
b4. \stemUp g4 g8|
fis4 \stemDown cis'8 \acciaccatura e8 d4^> b8|
ais4. ais4 r8|
d4. cis|
\break
%rigo Canto 2.6
b4.^\(fis'\)|
e4^\< e8\! f4^\> f8\!|
e4. f^^|
e2.^\(|
\stemUp a,2.\)
\break
%rigo Canto 2.7
g'4^(^\markup{\italic "Smorfioso"} fis8) g4 fis8|
g4^\(fis8\) g4^\(fis8\)|
f4 e8 f4 e8|
f4^\( e8\) f4^\( e8\)|
ees4^( d8) ees 4 d8|
\break
%rigo Canto 3.8
}%Chiude relative Canto
\addlyrics {
-li -- ce e mi go -- do_in_com -- pa -- gni -- a, m'al -- zo al tra-
-mon -- to e_al sor -- ger del -- l'au -- ro -- ra va -- do_in
let -- to e non ho ma -- lin -- co -- ni -- a
pian -- ga chi vuo -- _ le e si mar -- tel -- li_il cuo -- _ re _ col -- le pas-
}%Chiude new staff canto
>> %Chiude aggancio a lyrics
%Inizia basePiano
\new PianoStaff
<<
\new Staff = "Up" {
\set PianoStaff.connectArpeggios = ##t
\clef treble
\key d \major
\time 6/8
%\tempo = mosso_non_troppo
\tempo 4.= 35
\relative c' {
\override Staff.Rest.style = #'classical
%rigo Up 2.4
r8 r \stemUp <d' fis, d> r r <b g d>|
r8 r <a g cis> r8 r <a g cis>|
r8 r <a fis d> r8 r <a fis d>|
<<{d4.^^ cis^^
\break
%rigo Up 2.5
b4. g^^|
fis4. g^^ ^(|
fis4.) fis^^|
fis' 4.^^ e^^|
\break
%rigo Up 2.6
d4. fis|
\dynamicUp e4.\< f4.\> |
e4.\! ^\< f4. \>|
e4.\! gis,|
}
\\
{r8 r <fis d> r8 r <ais fis e>
\break
%rigo Up 2.5
r8 r <fis d b> r r <d b>|
r8 r <e cis ais> r r <d b>|
r8 r <e cis ais> r r <e cis ais>|
r8 r <d' b fis> r r <ais fis e>|
\break
%rigo Up 2.6
r8 r <b fis d> r r <cis a fis>|
r8 r <cis a e> r r <c a f>|
r8 r <cis a e> r r <c a f>|
r8 r <cis a e> r r <e, d b>|
}
>>
<a e cis a>2\arpeggio r4|
\break
%rigo Up 2.7
<g e c>4^(_\mf <fis e c>8) <g e c>4^( <fis e c>8)
<g d>4^( <fis d>8) <g d>4^( <fis d>8)|
<fis d b>4^( <e d b>8) <fis d b>4^( <e d b>8)|
<f c>4^( <e c>8)<f c>4^( <e c>8)|
<ees c a>4^( <d c a>8) <ees c a>4^( <d cis a>8)
\break
%rigo Up 3.8
} %Chiude relative Up
}%Chiude New Staff Up
\new Staff="Down" {
\clef bass
\key d \major
\time 6/8
\relative c{
\override Staff.Rest.style = #'classical
%rigo Down 2.4
b'4. e,|
a4. \stemUp a,4.|
b4. d4.|
b4. cis|
\break
%rigo Down 2.5
\stemDown d4. e^^|
fis4. eis^^ ^(|
fis)^(fis8) r r|
b4. cis|
\break
%rigo Down 2.6
d,4. dis^^|
e4. dis_^|
e4. dis_^|
e4. \stemUp <e e,>|
<e a>2\arpeggio r4
\break
%rigo Down 2.7
\stemDown b'4^(^\> ais8)\! b4^(^\> ais8)\!|
\stemDown b4^(^\> ais8)\! b4 ais8|
\stemDown b4^( ais8) b4^( ais8)|
\stemDown b4^(^\> ais8)_\! \stemDown b4^( ais8)|
g4^( fis!8) g4^( fis8)
\break
%rigo Down 3.8
} %Chiude relative low
}%Chiude Staff low
>>%Fine Base Piano
>>%Fine Piano e Canto
\midi { }
\layout {
%ragged-right = ##t
%indent = 3\cm
%short-indent = 2\cm
}
</score><noinclude><references/></noinclude>
9gh4uv2yyz5coxuo4m6zv2512leet9z
3894775
3894774
2026-09-04T19:17:21Z
Pic57
12729
3894775
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|2||}}</noinclude><score sound=1>
<< %Apre Aggancio Canto a Pianoforte
\new Staff
<< %Apre aggancio lyrics al Canto
\relative c'{
\clef treble
\key d \major
\time 6/8
\set Staff.midiInstrument = #"voice oohs"
%rigo canto 2.4
d'4 \stemUp fis,8 \stemDown b4 a8|
\stemUp g4 a8 g4 a8|
\stemUp fis4. fis8 r r|
\stemDown d'4. cis4 cis8
\break
%rigo canto 2.5
b4. \stemUp g4 g8|
fis4 \stemDown cis'8 \acciaccatura e8 d4^> b8|
ais4. ais4 r8|
d4. cis|
\break
%rigo Canto 2.6
b4.^\(fis'\)|
e4^\< e8\! f4^\> f8\!|
e4. f^^|
e2.^\(|
\stemUp a,2.\)
\break
%rigo Canto 2.7
\stemDown g'4^(^\markup{\italic "Smorfioso"} fis8) g4 fis8|
g4^\(fis8\) g4^\(fis8\)|
f4 e8 f4 e8|
f4^\( e8\) f4^\( e8\)|
ees4^( d8) ees 4 d8|
\break
%rigo Canto 3.8
}%Chiude relative Canto
\addlyrics {
-li -- ce e mi go -- do_in_com -- pa -- gni -- a, m'al -- zo al tra-
-mon -- to e_al sor -- ger del -- l'au -- ro -- ra va -- do_in
let -- to e non ho ma -- lin -- co -- ni -- a
pian -- ga chi vuo -- _ le e si mar -- tel -- li_il cuo -- _ re _ col -- le pas-
}%Chiude new staff canto
>> %Chiude aggancio a lyrics
%Inizia basePiano
\new PianoStaff
<<
\new Staff = "Up" {
\set PianoStaff.connectArpeggios = ##t
\clef treble
\key d \major
\time 6/8
%\tempo = mosso_non_troppo
\tempo 4.= 35
\relative c' {
\override Staff.Rest.style = #'classical
%rigo Up 2.4
r8 r \stemUp <d' fis, d> r r <b g d>|
r8 r <a g cis> r8 r <a g cis>|
r8 r <a fis d> r8 r <a fis d>|
<<{d4.^^ cis^^
\break
%rigo Up 2.5
b4. g^^|
fis4. g^^ ^(|
fis4.) fis^^|
fis' 4.^^ e^^|
\break
%rigo Up 2.6
d4. fis|
\dynamicUp e4.\< f4.\> |
e4.\! ^\< f4. \>|
e4.\! gis,|
}
\\
{r8 r <fis d> r8 r <ais fis e>
\break
%rigo Up 2.5
r8 r <fis d b> r r <d b>|
r8 r <e cis ais> r r <d b>|
r8 r <e cis ais> r r <e cis ais>|
r8 r <d' b fis> r r <ais fis e>|
\break
%rigo Up 2.6
r8 r <b fis d> r r <cis a fis>|
r8 r <cis a e> r r <c a f>|
r8 r <cis a e> r r <c a f>|
r8 r <cis a e> r r <e, d b>|
}
>>
<a e cis a>2\arpeggio r4|
\break
%rigo Up 2.7
<g e c>4^(_\mf <fis e c>8) <g e c>4^( <fis e c>8)
<g d>4^( <fis d>8) <g d>4^( <fis d>8)|
<fis d b>4^( <e d b>8) <fis d b>4^( <e d b>8)|
<f c>4^( <e c>8)<f c>4^( <e c>8)|
<ees c a>4^( <d c a>8) <ees c a>4^( <d cis a>8)
\break
%rigo Up 3.8
} %Chiude relative Up
}%Chiude New Staff Up
\new Staff="Down" {
\clef bass
\key d \major
\time 6/8
\relative c{
\override Staff.Rest.style = #'classical
%rigo Down 2.4
b'4. e,|
a4. \stemUp a,4.|
b4. d4.|
b4. cis|
\break
%rigo Down 2.5
\stemDown d4. e^^|
fis4. eis^^ ^(|
fis)^(fis8) r r|
b4. cis|
\break
%rigo Down 2.6
d,4. dis^^|
e4. dis_^|
e4. dis_^|
e4. \stemUp <e e,>|
<e a>2\arpeggio r4
\break
%rigo Down 2.7
\stemDown b'4^(^\> ais8)\! b4^(^\> ais8)\!|
\stemDown b4^(^\> ais8)\! b4 ais8|
\stemDown b4^( ais8) b4^( ais8)|
\stemDown b4^(^\> ais8)_\! \stemDown b4^( ais8)|
g4^( fis!8) g4^( fis8)
\break
%rigo Down 3.8
} %Chiude relative low
}%Chiude Staff low
>>%Fine Base Piano
>>%Fine Piano e Canto
\midi { }
\layout {
%ragged-right = ##t
%indent = 3\cm
%short-indent = 2\cm
}
</score><noinclude><references/></noinclude>
kqcg9wfs5gj02nciv2yh0w9usqqk7t1
3894779
3894775
2026-09-04T19:29:47Z
Pic57
12729
3894779
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|2||}}</noinclude><score sound=1>
<< %Apre Aggancio Canto a Pianoforte
\new Staff
<< %Apre aggancio lyrics al Canto
\relative c'{
\clef treble
\key d \major
\time 6/8
\set Staff.midiInstrument = #"voice oohs"
%rigo canto 2.4
d'4 \stemUp fis,8 \stemDown b4 a8|
\stemUp g4 a8 g4 a8|
\stemUp fis4. fis8 r r|
\stemDown d'4. cis4 cis8
\break
%rigo canto 2.5
b4. \stemUp g4 g8|
fis4 \stemDown cis'8 \acciaccatura e8 d4^> b8|
ais4. ais4 r8|
d4. cis|
\break
%rigo Canto 2.6
b4.^\(fis'\)|
e4^\< e8\! f4^\> f8\!|
e4. f^^|
e2.^\(|
\stemUp a,2.\)
\break
%rigo Canto 2.7
\stemDown g'4^(^\markup{\italic "Smorfioso"} fis8) g4 fis8|
g4^\(fis8\) g4^\(fis8\)|
f4 e8 f4 e8|
f4^\( e8\) f4^\( e8\)|
ees4^( d8) ees 4 d8|
\break
%rigo Canto 3.8
}%Chiude relative Canto
\addlyrics {
-li -- ce e mi go -- do_in_com -- pa -- gni -- a, m'al -- zo al tra-
-mon -- to e_al sor -- ger del -- l'au -- ro -- ra va -- do_in
let -- to e non ho ma -- lin -- co -- ni -- a
pian -- ga chi vuo -- _ le e si mar -- tel -- li_il cuo -- _ re _ col -- le pas-
}%Chiude new staff canto
>> %Chiude aggancio a lyrics
%Inizia basePiano
\new PianoStaff
<<
\new Staff = "Up" {
\set PianoStaff.connectArpeggios = ##t
\clef treble
\key d \major
\time 6/8
%\tempo = mosso_non_troppo
\tempo 4.= 90
\relative c' {
\override Staff.Rest.style = #'classical
%rigo Up 2.4
r8 r \stemUp <d' fis, d> r r <b g d>|
r8 r <a g cis> r8 r <a g cis>|
r8 r <a fis d> r8 r <a fis d>|
<<{d4.^^ cis^^
\break
%rigo Up 2.5
b4. g^^|
fis4. g^^ ^(|
fis4.) fis^^|
fis' 4.^^ e^^|
\break
%rigo Up 2.6
d4. fis|
\dynamicUp e4.\< f4.\> |
e4.\! ^\< f4. \>|
e4.\! gis,|
}
\\
{r8 r <fis d> r8 r <ais fis e>
\break
%rigo Up 2.5
r8 r <fis d b> r r <d b>|
r8 r <e cis ais> r r <d b>|
r8 r <e cis ais> r r <e cis ais>|
r8 r <d' b fis> r r <ais fis e>|
\break
%rigo Up 2.6
r8 r <b fis d> r r <cis a fis>|
r8 r <cis a e> r r <c a f>|
r8 r <cis a e> r r <c a f>|
r8 r <cis a e> r r <e, d b>|
}
>>
<a e cis a>2\arpeggio r4|
\break
%rigo Up 2.7
<g e c>4^(_\mf <fis e c>8) <g e c>4^( <fis e c>8)
<g d>4^( <fis d>8) <g d>4^( <fis d>8)|
<fis d b>4^( <e d b>8) <fis d b>4^( <e d b>8)|
<f c>4^( <e c>8)<f c>4^( <e c>8)|
<ees c a>4^( <d c a>8) <ees c a>4^( <d cis a>8)
\break
%rigo Up 3.8
} %Chiude relative Up
}%Chiude New Staff Up
\new Staff="Down" {
\clef bass
\key d \major
\time 6/8
\relative c{
\override Staff.Rest.style = #'classical
%rigo Down 2.4
b'4. e,|
a4. \stemUp a,4.|
b4. d4.|
b4. cis|
\break
%rigo Down 2.5
\stemDown d4. e^^|
fis4. eis^^ ^(|
fis)^(fis8) r r|
b4. cis|
\break
%rigo Down 2.6
d,4. dis^^|
e4. dis_^|
e4. dis_^|
e4. \stemUp <e e,>|
<e a>2\arpeggio r4
\break
%rigo Down 2.7
\stemDown b'4^(^\> ais8)\! b4^(^\> ais8)\!|
\stemDown b4^(^\> ais8)\! b4 ais8|
\stemDown b4^( ais8) b4^( ais8)|
\stemDown b4^(^\> ais8)_\! \stemDown b4^( ais8)|
g4^( fis!8) g4^( fis8)
\break
%rigo Down 3.8
} %Chiude relative low
}%Chiude Staff low
>>%Fine Base Piano
>>%Fine Piano e Canto
\midi { }
\layout {
%ragged-right = ##t
%indent = 3\cm
%short-indent = 2\cm
}
</score><noinclude><references/></noinclude>
1z2qfyqkoq4i1m0ih3ozqsdxmbpzgtn
Autore:Henry More
102
1029821
3894620
2026-09-04T15:14:49Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Henry | Cognome = More | Attività = filosofo | Nazionalità = britannico | Professione e nazionalità = }}
3894620
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Henry
| Cognome = More
| Attività = filosofo
| Nazionalità = britannico
| Professione e nazionalità =
}}
tkrzxkgwgrhwcdioabes6onja5sj0dk
Categoria:Pagine in cui è citato Henry More
14
1029822
3894622
2026-09-04T15:15:00Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Henry More}} [[Categoria:Pagine per autore citato|More, Henry]]
3894622
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Henry More}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|More, Henry]]
21pyyeu8joitw6oaugeum015pgsgmtv
Autore:Hernando del Pulgar
102
1029823
3894625
2026-09-04T15:15:48Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Hernando | Cognome = del Pulgar | Attività = storico/scrittore | Nazionalità = spagnolo | Professione e nazionalità = }}
3894625
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Hernando
| Cognome = del Pulgar
| Attività = storico/scrittore
| Nazionalità = spagnolo
| Professione e nazionalità =
}}
5vlstmp88th967yz7cl6bx7cotpks1d
Categoria:Pagine in cui è citato Hernando del Pulgar
14
1029824
3894626
2026-09-04T15:16:01Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Hernando del Pulgar}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Pulgar, Hernando del]]
3894626
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Hernando del Pulgar}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Pulgar, Hernando del]]
l3mclmu7f3i7rcuziwunqdt55onf6jw
Autore:Bernardino de Mendoza
102
1029825
3894629
2026-09-04T15:16:52Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Bernardino | Cognome = de Mendoza | Attività = militare/diplomatico/scrittore | Nazionalità = spagnolo | Professione e nazionalità = }}
3894629
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Bernardino
| Cognome = de Mendoza
| Attività = militare/diplomatico/scrittore
| Nazionalità = spagnolo
| Professione e nazionalità =
}}
nfm6bbvrfxcgpf1n4g4qgcn8dbeae4e
Categoria:Pagine in cui è citato Bernardino de Mendoza
14
1029826
3894630
2026-09-04T15:17:01Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Bernardino de Mendoza}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Mendoza, Bernardino de]]
3894630
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Bernardino de Mendoza}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Mendoza, Bernardino de]]
q2f8iwwftl55u83h08mvsei8pbyafvd
Autore:René-Aubert Vertot
102
1029827
3894631
2026-09-04T15:17:45Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = René-Aubert | Cognome = Vertot | Attività = storico | Nazionalità = francese | Professione e nazionalità = }}
3894631
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = René-Aubert
| Cognome = Vertot
| Attività = storico
| Nazionalità = francese
| Professione e nazionalità =
}}
1b476l3gg3gp331ptaztwtsrirsen4w
Categoria:Pagine in cui è citato René-Aubert Vertot
14
1029828
3894633
2026-09-04T15:17:58Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|René-Aubert Vertot}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Vertot, René-Aubert]]
3894633
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|René-Aubert Vertot}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Vertot, René-Aubert]]
kfe75pofqea7h86f5fk36zg0t2fpr4l
Autore:Claude-François-Xavier Millot
102
1029829
3894637
2026-09-04T15:18:58Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Claude-François-Xavier | Cognome = Millot | Attività = religioso/storico | Nazionalità = francese | Professione e nazionalità = }}
3894637
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Claude-François-Xavier
| Cognome = Millot
| Attività = religioso/storico
| Nazionalità = francese
| Professione e nazionalità =
}}
dlc06ba6a4na9qoi5k3mzu8ut4ud82u
Categoria:Pagine in cui è citato Claude-François-Xavier Millot
14
1029830
3894638
2026-09-04T15:19:11Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Claude-François-Xavier Millot}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Millot, Claude-François-Xavier]]
3894638
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Claude-François-Xavier Millot}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Millot, Claude-François-Xavier]]
5l12voi3uehmdc3mbhs8a1qn1yo79a1
Autore:Edward Hyde, I conte di Clarendon
102
1029831
3894643
2026-09-04T15:19:59Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Edward | Cognome = Hyde, I conte di Clarendon | Attività = politico/storico | Nazionalità = britannico | Professione e nazionalità = }}
3894643
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Edward
| Cognome = Hyde, I conte di Clarendon
| Attività = politico/storico
| Nazionalità = britannico
| Professione e nazionalità =
}}
hfld8dn0lvq2l6b7mlhs3cryra0t8cw
Categoria:Pagine in cui è citato Edward Hyde, I conte di Clarendon
14
1029832
3894644
2026-09-04T15:20:16Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Edward Hyde, I conte di Clarendon}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Clarendon, Edward Hyde, I conte di]]
3894644
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Edward Hyde, I conte di Clarendon}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Clarendon, Edward Hyde, I conte di]]
sb50x0nzvmexwkgqnlm89ge1731bwfj
Autore:Adam Ferguson
102
1029833
3894646
2026-09-04T15:21:17Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Adam | Cognome = Ferguson | Attività = sociologo/storico/filosofo | Nazionalità = britannico | Professione e nazionalità = }}
3894646
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Adam
| Cognome = Ferguson
| Attività = sociologo/storico/filosofo
| Nazionalità = britannico
| Professione e nazionalità =
}}
nfz4gp8fbtbdky3txdd5dw2vihk145v
Categoria:Pagine in cui è citato Adam Ferguson
14
1029834
3894648
2026-09-04T15:21:30Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Adam Ferguson}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Ferguson, Adam]]
3894648
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Adam Ferguson}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Ferguson, Adam]]
acvrtbtwp00vnwq5h8f2w7tr0df4sts
Autore:Edme Mentelle
102
1029835
3894654
2026-09-04T15:23:21Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Edme | Cognome = Mentelle | Attività = geografo/educatore | Nazionalità = francese | Professione e nazionalità = }}
3894654
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Edme
| Cognome = Mentelle
| Attività = geografo/educatore
| Nazionalità = francese
| Professione e nazionalità =
}}
cavrjcljrn7igl092kb4pvo1szwnr84
Categoria:Pagine in cui è citato Edme Mentelle
14
1029836
3894656
2026-09-04T15:23:32Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Edme Mentelle}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Mentelle, Edme]]
3894656
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Edme Mentelle}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Mentelle, Edme]]
aqlcz3gx0lav6gbhle7ols8sqqom4y7
Autore:William Guthrie
102
1029837
3894658
2026-09-04T15:24:26Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = William | Cognome = Guthrie | Attività = storico | Nazionalità = britannico | Professione e nazionalità = }}
3894658
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = William
| Cognome = Guthrie
| Attività = storico
| Nazionalità = britannico
| Professione e nazionalità =
}}
jtnrgykkxhb98sarz0vwq4elnp5o4a1
Categoria:Pagine in cui è citato William Guthrie
14
1029838
3894660
2026-09-04T15:24:47Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|William Guthrie}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Guthrie, William]]
3894660
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|William Guthrie}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Guthrie, William]]
0jtrwepgsahuqro2hc2i6sg6x3iqn32
Autore:Esprit Fléchier
102
1029839
3894666
2026-09-04T15:26:32Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Esprit | Cognome = Fléchier | Attività = vescovo/oratore/predicatore | Nazionalità = francese | Professione e nazionalità = }}
3894666
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Esprit
| Cognome = Fléchier
| Attività = vescovo/oratore/predicatore
| Nazionalità = francese
| Professione e nazionalità =
}}
dbcunitwcgepsteuvfhu0vy1g321wxa
Categoria:Pagine in cui è citato Esprit Fléchier
14
1029840
3894667
2026-09-04T15:26:46Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Esprit Fléchier}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Fléchier, Esprit]]
3894667
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Esprit Fléchier}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Fléchier, Esprit]]
p4mpi8sl99fzeilpt4a6jqb4m341h1o
Autore:Hugo Donellus
102
1029841
3894670
2026-09-04T15:27:26Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Hugo | Cognome = Donellus | Attività = giurista | Nazionalità = francese | Professione e nazionalità = }}
3894670
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Hugo
| Cognome = Donellus
| Attività = giurista
| Nazionalità = francese
| Professione e nazionalità =
}}
ap5aojm9co6x7tzg9hixpabjv5w01v8
Categoria:Pagine in cui è citato Hugo Donellus
14
1029842
3894671
2026-09-04T15:27:36Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Hugo Donellus}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Donellus, Hugo]]
3894671
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Hugo Donellus}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Donellus, Hugo]]
8dcobwolnc50blywn7ksmsptra6i2yb
Categoria:Pagine in cui è citato Jerónimo Zurita y Castro
14
1029843
3894679
2026-09-04T15:30:37Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Jerónimo Zurita y Castro}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Castro, Jerónimo Zurita y]]
3894679
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Jerónimo Zurita y Castro}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Castro, Jerónimo Zurita y]]
7lyedewvrdmt7dwvfqtdke5wqv10gpb
Autore:John Gillies
102
1029844
3894682
2026-09-04T15:31:33Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = John | Cognome = Gillies | Attività = storico/letterato | Nazionalità = britannico | Professione e nazionalità = }}
3894682
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = John
| Cognome = Gillies
| Attività = storico/letterato
| Nazionalità = britannico
| Professione e nazionalità =
}}
myd3h6vk9vt0u0vb3e4vjwr1xiokdz3
Categoria:Pagine in cui è citato John Gillies
14
1029845
3894683
2026-09-04T15:31:50Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|John Gillies}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Gillies, John]]
3894683
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|John Gillies}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Gillies, John]]
p92stlhusms5hqyoh6ug5ii0cfw6h0z
Autore:Christian Thomasius
102
1029846
3894695
2026-09-04T15:36:31Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Christian | Cognome = Thomasius | Attività = giurista/filosofo | Nazionalità = tedesco | Professione e nazionalità = }}
3894695
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Christian
| Cognome = Thomasius
| Attività = giurista/filosofo
| Nazionalità = tedesco
| Professione e nazionalità =
}}
raz12vykt3qez9zg02iybwt7gdzjwj0
Categoria:Pagine in cui è citato Christian Thomasius
14
1029847
3894696
2026-09-04T15:36:48Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Christian Thomasius}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Thomasius, Christian]]
3894696
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Christian Thomasius}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Thomasius, Christian]]
nkgcyat8u79vkzo9g8s1ija30cp2te9
Autore:Jean Domat
102
1029848
3894697
2026-09-04T15:37:45Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Jean | Cognome = Domat | Attività = scrittore/giurista | Nazionalità = francese | Professione e nazionalità = }}
3894697
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Jean
| Cognome = Domat
| Attività = scrittore/giurista
| Nazionalità = francese
| Professione e nazionalità =
}}
9cx0lne5lsdx56lgto6ri0umhnk7osp
Categoria:Pagine in cui è citato Jean Domat
14
1029849
3894698
2026-09-04T15:38:01Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Jean Domat}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Domat, Jean]]
3894698
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Jean Domat}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Domat, Jean]]
j9glgq4fh2byswkxfjblw3rcjlng652
Autore:Robert Joseph Pothier
102
1029850
3894699
2026-09-04T15:38:39Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Robert Joseph | Cognome = Pothier | Attività = giurista | Nazionalità = francese | Professione e nazionalità = }}
3894699
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Robert Joseph
| Cognome = Pothier
| Attività = giurista
| Nazionalità = francese
| Professione e nazionalità =
}}
28q8dsxbuf0zzbp855roij1nh1b2sd2
Categoria:Pagine in cui è citato Robert Joseph Pothier
14
1029851
3894701
2026-09-04T15:38:52Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Robert Joseph Pothier}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Pothier, Robert Joseph]]
3894701
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Robert Joseph Pothier}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Pothier, Robert Joseph]]
oqaddla9ifb5h86uyuda2q2j82ewqvf
Autore:Sébastien Le Prestre de Vauban
102
1029852
3894739
2026-09-04T16:34:16Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Sébastien | Cognome = Le Prestre de Vauban | Attività = ingegnere/architetto | Nazionalità = francese | Professione e nazionalità = }}
3894739
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Sébastien
| Cognome = Le Prestre de Vauban
| Attività = ingegnere/architetto
| Nazionalità = francese
| Professione e nazionalità =
}}
ab945v4hvjaijtoatslvgwlykz5eoku
Categoria:Pagine in cui è citato Sébastien Le Prestre de Vauban
14
1029853
3894740
2026-09-04T16:34:57Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Sébastien Le Prestre de Vauban}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Vauban, Sébastien Le Prestre de]]
3894740
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Sébastien Le Prestre de Vauban}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Vauban, Sébastien Le Prestre de]]
1nzapq6y7nbpleada6pfcqnf4f7pmfx
Autore:Basilio Brollo
102
1029854
3894743
2026-09-04T16:36:33Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Basilio | Cognome = Brollo | Attività = religioso/sinologo/missionario | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }}
3894743
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Basilio
| Cognome = Brollo
| Attività = religioso/sinologo/missionario
| Nazionalità = italiano
| Professione e nazionalità =
}}
s5yqgkfdw3plsky5ved4dkgm7lrf0ko
Categoria:Pagine in cui è citato Basilio Brollo
14
1029855
3894744
2026-09-04T16:36:48Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Basilio Brollo}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Brollo, Basilio]]
3894744
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Basilio Brollo}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Brollo, Basilio]]
fjiw60x1u1rg0na315rby5vlsbi9l8t
Autore:Karl Ernst Adolf von Hoff
102
1029856
3894751
2026-09-04T18:37:44Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Karl Ernst Adolf | Cognome = von Hoff | Attività = geologo/naturalista | Nazionalità = tedesco | Professione e nazionalità = }}
3894751
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Karl Ernst Adolf
| Cognome = von Hoff
| Attività = geologo/naturalista
| Nazionalità = tedesco
| Professione e nazionalità =
}}
e1zkd44ksutadeqow7f6b83pb6z1o5b
Categoria:Pagine in cui è citato Karl Ernst Adolf von Hoff
14
1029857
3894752
2026-09-04T18:37:57Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Karl Ernst Adolf von Hoff}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Hoff, Karl Ernst Adolf von]]
3894752
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Karl Ernst Adolf von Hoff}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Hoff, Karl Ernst Adolf von]]
6rrc2zwkxbfdzbhkjmr3k2igraxwhwa
Autore:Denison Olmsted
102
1029858
3894753
2026-09-04T18:38:43Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Denison | Cognome = Olmsted | Attività = fisico/astronomo | Nazionalità = statunitense | Professione e nazionalità = }}
3894753
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Denison
| Cognome = Olmsted
| Attività = fisico/astronomo
| Nazionalità = statunitense
| Professione e nazionalità =
}}
nops7i9267gow10vdwwyzqjm5it00ib
Categoria:Pagine in cui è citato Denison Olmsted
14
1029859
3894754
2026-09-04T18:38:54Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Denison Olmsted}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Olmsted, Denison]]
3894754
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Denison Olmsted}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Olmsted, Denison]]
px7dgpup8uop48jw3ddy0be8rxp70vf
Autore:Karl Ludwig Hencke
102
1029860
3894755
2026-09-04T18:39:54Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Karl Ludwig | Cognome = Hencke | Attività = astronomo | Nazionalità = tedesco | Professione e nazionalità = }}
3894755
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Karl Ludwig
| Cognome = Hencke
| Attività = astronomo
| Nazionalità = tedesco
| Professione e nazionalità =
}}
k3cqxgzb2qc7ug6j8z7iml5yuoltsxu
Categoria:Pagine in cui è citato Karl Ludwig Hencke
14
1029861
3894756
2026-09-04T18:40:10Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Karl Ludwig Hencke}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Hencke, Karl Ludwig]]
3894756
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Karl Ludwig Hencke}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Hencke, Karl Ludwig]]
npzauns81ipfodgbuqykyae9wmim68w
Autore:Karl Ludwig Harding
102
1029862
3894757
2026-09-04T18:41:11Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Karl Ludwig | Cognome = Harding | Attività = astronomo | Nazionalità = tedesco | Professione e nazionalità = }}
3894757
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Karl Ludwig
| Cognome = Harding
| Attività = astronomo
| Nazionalità = tedesco
| Professione e nazionalità =
}}
km099taed52d1kpk6nwtm8i9t2z72y1
Categoria:Pagine in cui è citato Karl Ludwig Harding
14
1029863
3894758
2026-09-04T18:41:22Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Karl Ludwig Harding}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Harding, Karl Ludwig]]
3894758
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Karl Ludwig Harding}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Harding, Karl Ludwig]]
hi3d7ujjedem88o3pa917l2aqqd0ked
Autore:Giacomo Gotifredo Ferrari
102
1029864
3894759
2026-09-04T18:45:24Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Giacomo Gotifredo | Cognome = Ferrari | Attività = compositore/scrittore | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }}
3894759
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Giacomo Gotifredo
| Cognome = Ferrari
| Attività = compositore/scrittore
| Nazionalità = italiano
| Professione e nazionalità =
}}
gacg2zquwrb7nqymuvv2hmv0d2b3aiz
Categoria:Pagine in cui è citato Giacomo Gotifredo Ferrari
14
1029865
3894761
2026-09-04T18:45:47Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Giacomo Gotifredo Ferrari}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Ferrari, Giacomo Gotifredo]]
3894761
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Giacomo Gotifredo Ferrari}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Ferrari, Giacomo Gotifredo]]
qoehvui2eway8ce5o28fo4t4hlfakez
Autore:Christopher Wren
102
1029866
3894762
2026-09-04T18:46:39Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Christopher | Cognome = Wren | Attività = architetto/fisico/matematico | Nazionalità = inglese | Professione e nazionalità = }}
3894762
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Christopher
| Cognome = Wren
| Attività = architetto/fisico/matematico
| Nazionalità = inglese
| Professione e nazionalità =
}}
5xlr5sn1mfpr3hbannf7e7mnzowpzrn
Categoria:Pagine in cui è citato Christopher Wren
14
1029867
3894763
2026-09-04T18:46:53Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Christopher Wren}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Wren, Christopher]]
3894763
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Christopher Wren}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Wren, Christopher]]
20ld8an3jtt7r9149fuv0phact7emsp
Autore:Nikolaos Sophianos
102
1029868
3894764
2026-09-04T18:51:50Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Nikolaos | Cognome = Sophianos | Attività = umanista/cartografo | Nazionalità = greco | Professione e nazionalità = }}
3894764
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Nikolaos
| Cognome = Sophianos
| Attività = umanista/cartografo
| Nazionalità = greco
| Professione e nazionalità =
}}
0f0s262a716f5udygynvrknmdyb7dkx
Categoria:Pagine in cui è citato Nikolaos Sophianos
14
1029869
3894765
2026-09-04T18:52:02Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Nikolaos Sophianos}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Sophianos, Nikolaos]]
3894765
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Nikolaos Sophianos}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Sophianos, Nikolaos]]
pgz3umdrys5mnow1cgbfoeu4t38ouch
Autore:Nicolas Gerbel
102
1029870
3894766
2026-09-04T18:52:54Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Nicolas | Cognome = Gerbel | Attività = umanista/giurista | Nazionalità = tedesco | Professione e nazionalità = }}
3894766
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Nicolas
| Cognome = Gerbel
| Attività = umanista/giurista
| Nazionalità = tedesco
| Professione e nazionalità =
}}
acrouv40ojvf8g2q0howh7mx7gz4x87
Categoria:Pagine in cui è citato Nicolas Gerbel
14
1029871
3894767
2026-09-04T18:53:14Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Nicolas Gerbel}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Gerbel, Nicolas]]
3894767
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Nicolas Gerbel}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Gerbel, Nicolas]]
smx740vgqw0pml0htyivd8q1hb7k4u2
Autore:Johann Lauremberg
102
1029872
3894768
2026-09-04T18:55:06Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Johann | Cognome = Lauremberg | Attività = matematico/storico/drammaturgo/cartografo | Nazionalità = tedesco | Professione e nazionalità = }}
3894768
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Johann
| Cognome = Lauremberg
| Attività = matematico/storico/drammaturgo/cartografo
| Nazionalità = tedesco
| Professione e nazionalità =
}}
pd9bajemogcs6v2dl36xxewqzqeemd0
Categoria:Pagine in cui è citato Johann Lauremberg
14
1029873
3894769
2026-09-04T18:55:19Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Johann Lauremberg}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Lauremberg, Johann]]
3894769
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Johann Lauremberg}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Lauremberg, Johann]]
7almw0xmv96m4icohi3e5eo083dk292
Autore:Teseo Ambrogio degli Albonesi
102
1029874
3894770
2026-09-04T18:58:15Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Teseo Ambrogio | Cognome = degli Albonesi | Attività = umanista/giurista | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }}
3894770
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Teseo Ambrogio
| Cognome = degli Albonesi
| Attività = umanista/giurista
| Nazionalità = italiano
| Professione e nazionalità =
}}
ls8vrvbk4tygvbbtstz82kzqx4wb3u5
Categoria:Pagine in cui è citato Teseo Ambrogio degli Albonesi
14
1029875
3894771
2026-09-04T18:58:27Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Teseo Ambrogio degli Albonesi}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Albonesi, Teseo Ambrogio degli]]
3894771
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Teseo Ambrogio degli Albonesi}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Albonesi, Teseo Ambrogio degli]]
ruyxlkmwjbvpbhwqh6eakf1cl6iw0me
Autore:Jean-Baptiste Alexandre Le Blond
102
1029876
3894772
2026-09-04T19:02:30Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Jean-Baptiste Alexandre | Cognome = Le Blond | Attività = architetto | Nazionalità = francese | Professione e nazionalità = }}
3894772
wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Jean-Baptiste Alexandre
| Cognome = Le Blond
| Attività = architetto
| Nazionalità = francese
| Professione e nazionalità =
}}
37a9o6z5n5xc8lgudfnx3nl8abie0bx
Categoria:Pagine in cui è citato Jean-Baptiste Alexandre Le Blond
14
1029877
3894773
2026-09-04T19:02:45Z
Panz Panz
3665
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Jean-Baptiste Alexandre Le Blond}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Blond, Jean-Baptiste Alexandre Le]]
3894773
wikitext
text/x-wiki
{{Vedi anche autore|Jean-Baptiste Alexandre Le Blond}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Blond, Jean-Baptiste Alexandre Le]]
toy8m23l61k9wih107fqwy0nqmviere
Pagina:Due canzoni in chiave di sol.pdf/13
108
1029878
3894782
2026-09-04T19:34:25Z
Pic57
12729
/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: <score sound=1> << %Apre Aggancio Canto a Pianoforte \new Staff << %Apre aggancio lyrics al Canto \relative c'{ \clef treble \key d \major \time 6/8 \set Staff.midiInstrument = #"voice oohs" %rigo Canto 3.8 ees'4^\(d8\) ees4^\(d8\)| des4^\( ^\markup{\italic "poco rit."} c8\) des4 ^\(c8\)| b2.^\( f'2\) r8 f8| e4.~e4 dis16[ e]| \break %rigo canto 3.9 }%Chiude relative Canto \addlyrics { -sio -- _ni _ e c...
3894782
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="1" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||3}}</noinclude><score sound=1>
<< %Apre Aggancio Canto a Pianoforte
\new Staff
<< %Apre aggancio lyrics al Canto
\relative c'{
\clef treble
\key d \major
\time 6/8
\set Staff.midiInstrument = #"voice oohs"
%rigo Canto 3.8
ees'4^\(d8\) ees4^\(d8\)|
des4^\( ^\markup{\italic "poco rit."} c8\) des4 ^\(c8\)|
b2.^\( f'2\) r8 f8|
e4.~e4 dis16[ e]|
\break
%rigo canto 3.9
}%Chiude relative Canto
\addlyrics {
-sio -- _ni _ e con il mal d'a -- mo -- re e con il
}%Chiude new staff canto
>> %Chiude aggancio a lyrics
%Inizia basePiano
\new PianoStaff
<<
\new Staff = "Up" {
\set PianoStaff.connectArpeggios = ##t
\clef treble
\key d \major
\time 6/8
%\tempo = mosso_non_troppo
\tempo 4.= 90
\relative c' {
\override Staff.Rest.style = #'classical
%rigo Up 3.8
<ees bes>4
} %Chiude relative Up
}%Chiude New Staff Up
\new Staff="Down" {
\clef bass
\key d \major
\time 6/8
\relative c{
\override Staff.Rest.style = #'classical
%rigo Down 3.8
g'4
} %Chiude relative low
}%Chiude Staff low
>>%Fine Base Piano
>>%Fine Piano e Canto
\midi { }
\layout {
%ragged-right = ##t
%indent = 3\cm
%short-indent = 2\cm
}
</score><noinclude><references/></noinclude>
bw6i24oxe7b68h14i2hy1rni8vm6xhp
3894816
3894782
2026-09-04T21:03:06Z
Pic57
12729
3894816
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="1" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||3}}</noinclude><score sound=1>
<< %Apre Aggancio Canto a Pianoforte
\new Staff
<< %Apre aggancio lyrics al Canto
\relative c'{
\clef treble
\key d \major
\time 6/8
\set Staff.midiInstrument = #"voice oohs"
%rigo Canto 3.8
ees'4^\(d8\) ees4^\(d8\)|
des4^\( ^\markup{\italic "poco rit."} c8\) des4 ^\(c8\)|
b2.^\( f'2\) r8 f8|
e4.~e4 dis16[ e]|
\break
%rigo canto 3.9
}%Chiude relative Canto
\addlyrics {
-sio -- _ni _ e con il mal d'a -- mo -- re e con il
}%Chiude new staff canto
>> %Chiude aggancio a lyrics
%Inizia basePiano
\new PianoStaff
<<
\new Staff = "Up" {
\set PianoStaff.connectArpeggios = ##t
\clef treble
\key d \major
\time 6/8
%\tempo = mosso_non_troppo
\tempo 4.= 90
\relative c' {
\override Staff.Rest.style = #'classical
%rigo Up 3.8
<ees bes>4^(<d bes>8) <ees bes>4^(<d bes>8)|
<<{s1*6/8*4|}
\\
{}
>>
\break
%rigo Up 3.9
s1*6/8|
<<{a'4.^^ a^^}\\{r8 _\markup{\italic "a Tempo."}g!8 e r f! d}>>
} %Chiude relative Up
}%Chiude New Staff Up
\new Staff="Down" {
\clef bass
\key d \major
\time 6/8
\relative c{
\override Staff.Rest.style = #'classical
%rigo Down 3.8
g'4^( fis!8) g4^( fis!8)|
<<{<des' bes g!>4^( ^\markup {\italic "col canto."} <c bes g>8) <des bes g>4^( <c bes g>8)|
<b! a fis! dis>2.^(
<<{\change Staff= "Up" f' 2.)}\\{\change Staff ="Down" \override Stem.length = #14.0
\stemUp <b, a> }\\{\stemDown <f! d!>}>>
<<{\change Staff= "Up" e'2.^(|
%\break
%rigo Down 3.9a
\change Staff="Down" <d b>4.)^(<d b>8) r r}
\\{
\change Staff="Down" \override Stem.length = #14.0
\stemUp <c a>2.^(
%\break
%rigo Down 3.9b
\stemDown a4.)_(gis8)
}
\\{
\change Staff="Down" \stemDown e,2._(
%\break
%rigo 3.9c
e4.)_(e8) e8\rest e8\rest
}>>
}
\\
{f'4_(e8) f4_(e8)|
}
>>
s1*6/8
} %Chiude relative low
}%Chiude Staff low
>>%Fine Base Piano
>>%Fine Piano e Canto
\midi { }
\layout {
%ragged-right = ##t
%indent = 3\cm
%short-indent = 2\cm
}
</score><noinclude><references/></noinclude>
aoy59ageh1a4oku3hj4bn3w9ebbiyyz
Pagina:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/30
108
1029879
3894837
2026-09-04T22:57:40Z
Paperoastro
3695
/* Trascritta */
3894837
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|ALL’AMICO MIO ARONNE|v=1}}
{{Ct|f=90%|v=1|''(Nell’offrirgli un dono)''}}
{{Rule|4em|v=2}}
{{Blocco centrato|<poem>
D’un grato core accogliere
ti piaccia, Aron, la fè:
questo modesto simbolo
giovi a pensar di me.
Traggi la vita placido,
fien paghi i tuoi desir:
nè dell’augurio fervido
bandisci il sovvenir.
</poem>}}<noinclude>{{PieDiPagina||29|}}</noinclude>
7r661128y307aljk8x9ouu8m8oxvgck
Pagina:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/31
108
1029880
3894838
2026-09-04T23:00:42Z
Paperoastro
3695
/* Trascritta */
3894838
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|ALLO STESSO|v=1}}
{{Ct|f=90%|v=1|''(Per altro dono)''}}
{{Rule|4em|v=2}}
{{Blocco centrato|<poem>
Quel che di speme immagine
t’offre un deserto cor,
ti segua ognor qual egida,
regga tua vita ancor.
E nel mondan periglio
in tua difesa allor,
esso t’adduca provvido
agl’invidiati onor.
Varca sereno impavido
gli avventurati dì,
onde sprezzar dell’invido
l’arti volgar cosi.
Caro ti fia l’augurio,
ch’oggi rivolgo a te:
i voti tuoi s’appaghino
nè ti scordar di me.
</poem>}}<noinclude>{{PieDiPagina||30|}}</noinclude>
jzgfy4l2d0cbcz6n8u5aillwjffgroq
Pagina:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/32
108
1029881
3894839
2026-09-04T23:02:54Z
Paperoastro
3695
/* Trascritta */
3894839
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|ALLO STESSO|v=1}}
{{Ct|f=90%|v=1|''(Brindisi)''}}
{{Rule|4em|v=2}}
{{Blocco centrato|<poem>
Sorge l’incanto, sorgono
i nostri sogni d’or,
oblia la vita i gemiti
d’un affannoso error.
Sparve l’atroce dubbio,
che ne agitava il sen:
di lieti giorni il vivere
a noi sorrida appien!
Questo fervente nettare
rammenti i scorsi dì,
qual della gioia immagine
libiamlo ognor così.
Di lui vorrei nel vortice
le pene mie scordar,
ma i miei affetti ingenui
ognora ricordar!
</poem>}}<noinclude>{{PieDiPagina||31|}}</noinclude>
o38g2ooiu6wcaunpjmiq0dzoymztlhi
Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/122
108
1029882
3894850
2026-09-05T04:43:05Z
Cruccone
53
/* new eis level3 */
3894850
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|112|PALAZZO VECCHIO|}}</noinclude>cercarono, ma non giovò molto l’aiutarla col fare dalla parte di levante due finestre nel mezzo della sala, e quattro dalla banda di ponente{{Nota separata|Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/131|4}}. Appresso per darle ultimo fine, feciono in sul piano del mattonato con molta prestezza, essendo a ciò sollecitati dai cittadini, una ringhiera di legname intorno intorno alle mura di quella, larga ed alta tre braccia; con i suoi sederi a uso di teatro e con balaustri dinanzi; sopra la quale ringhiera avevano a stare tutti i magistrati della città; e nel mezzo della facciata che è volta a levante era una residenza più eminente, dove col Gonfaloniere di justizia stavano i Signori, e da ciascun lato di questo più eminente luogo erano due porte, una delle quali entrava nel Segreto e l’altro nello Specchio{{Nota separata|Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/131|5}}: e nella facciata che è dirimpetto a questa dal lato di ponente, era un altare, dove si diceva messa, con una tavola di mano di {{Wl|Q7780|Fra Bartolommeo}}, come si è detto{{Nota separata|Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/131|6}}; ed accanto all’altare la bigoncia da orare. Nel mezzo poi della sala erano panche in fila ed a traverso per i cittadini; e nel mezzo della ringhiera ed in su le cantonate erano alcuni passi con sei gradi, che facevano salita e commodo ai tavolaccini per raccorre i partiti. In questa sala, che fu allora molto lodata, come fatta con prestezza e con molte belle considerazioni, ha poi meglio scoperto il tempo gli errori dell’esser bassa, scura, malinconica e fuor di squadra. Ma nondimeno meritano il Cronaca e gli altri di esser scusati; sì per la prestezza con che fu fatta, come volleno i cittadini con animo d’ornarla, col tempo, di pitture e metter il palco d’oro; e sì perchè insino allora non era stato fatto in Italia la maggior sala, ancor che grandissime siano quella del palazzo di San Marco in Roma, quella del Vaticano fatta da {{AutoreCitato|Papa Pio II|Pio II}} ed {{AutoreCitato|Papa Innocenzo VIII|Innocenzo Ottavo}}, quella del castello di Napoli, del palazzo di Milano, d’Urbino, di Venezia e di Padoa. Dopo questo fece il Cronaca col consiglio dei medesimi, per salire a questa sala, una scala grande larga sei braccia, ripiegata in due salite, e ricca d’ornamenti di macigno, con pilastri e capitelli corinti e cornici doppie e con archi della medesima pietra, le volte a mezza botte, e le finestre con colonne di mischio, ed i capitelli di marmo intagliato. Ed ancora che questa opera fusse molto lodata, più sarebbe stata se questa scala non fusse riuscita malagevole e troppo ritta, essendo che si poteva far più dolce{{Nota separata|Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/131|7}}». Da<noinclude></noinclude>
fn9jv0s8xfmhkn5v6g78rqiw2jlre5q
Pagina:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/33
108
1029883
3894958
2026-09-05T10:53:53Z
Paperoastro
3695
/* Trascritta */
3894958
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|ALLO STESSO|v=1}}
{{Rule|4em|v=2}}
{{Blocco centrato|<poem>
Ti volli, e pronto il battito
sorse di vita allor
che i detti tuoi sì magici
vibraro sul mio cor.
Oh, da quel giorno, credilo,
volsi il pensiero a te:
tu pur quel di ricordalo,
lo scrivi, Aron, con me.<noinclude>{{PieDiPagina||32|}}</noinclude>
pjvdy2qguczod6pveotclsv0zyrtm1b
3894959
3894958
2026-09-05T10:54:10Z
Paperoastro
3695
3894959
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|ALLO STESSO|v=1}}
{{Rule|4em|v=2}}
{{Blocco centrato|<poem>
Ti volli, e pronto il battito
sorse di vita allor
che i detti tuoi sì magici
vibraro sul mio cor.
Oh, da quel giorno, credilo,
volsi il pensiero a te:
tu pur quel di ricordalo,
lo scrivi, Aron, con me.
</poem>}}<noinclude>{{PieDiPagina||32|}}</noinclude>
57g5telp3oazsmtipdhmumnxsknji3v
Pagina:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/34
108
1029884
3894960
2026-09-05T10:56:40Z
Paperoastro
3695
/* Trascritta */
3894960
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|ALLO STESSO|v=1}}
{{Rule|4em|v=2}}
{{Blocco centrato|<poem>
Teco m’assido e tacita
vo’ ripensando in me
a di soavi e placidi
scorsi talor con te.
Di ricordanza fervida
oggi mi pasco ognor;
ma tai visioni amabili
non bastano al mio cor.
Vivo d’arcano palpito:
languo d’occulto ardor:
di fede antica il vivido
raggio non spensi ancor.
Or se d’un gaio cantico
il dono a te non fo,
tu mi compiangi, aitami
nei giorni che trarrò.
Allora un riso affabile
il labbro sfiorerà,
e della speme un alito
il core innonderà.
Tanto fatale, orribile
non segua mio cammin:
nell’arte tua si provvida,
s’affida il mio destin!
</poem>}}<noinclude>{{PieDiPagina||33|}}</noinclude>
d0lw61vlc79jnlvujdhl6oikma5wdyl
Pagina:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/35
108
1029885
3894961
2026-09-05T10:58:30Z
Paperoastro
3695
/* Trascritta */
3894961
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|ALLO STESSO|v=1}}
{{Ct|f=90%|''(Offrendo un fior)''|v=1}}
{{Rule|4em|v=2}}
{{Blocco centrato|<poem>
Non ricusar quest’umile
pegno d’un fido core,
nel suo linguaggio esprimere
vorrebbe il mio pensier.
Il suo color si vivido,
simbol d’un casto ardore,
rifletta il puro palpito
de’ nostri di primier.
</poem>}}<noinclude>{{PieDiPagina||34|}}</noinclude>
m1ydkmisu08aivtt0hgm30y4x7faxks
Pagina:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/36
108
1029886
3894962
2026-09-05T10:59:57Z
Paperoastro
3695
/* Trascritta */
3894962
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|A LUI|v=1}}
{{Rule|4em|v=2}}
{{Blocco centrato|<poem>
Figgi nel volto pallido
di Tina il guardo ognor,
e tu ne avrai in cambio
un palpito del cor.
I tuoi pensier rivolgansi
ai scorsi di talor;
ritorni a noi quel gaudio
che tacque sin d’allor!
</poem>}}<noinclude>{{PieDiPagina||35|}}</noinclude>
sv3nbqi1dxawomzqgxl2fq7vi0kj8ph
Pagina:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/37
108
1029887
3894963
2026-09-05T11:01:10Z
Paperoastro
3695
/* Trascritta */
3894963
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|UN PENSIERO|v=1}}
{{Rule|4em|v=2}}
{{Blocco centrato|<poem>
Quale possente immagine
d’un fervido desio,
prendi col pensier mio
simbol quel fior di fè.
O se d’eguale palpito
ferve il tuo nobil core,
spegni ogni altro ardore
ne’ mai t’invola a me!
</poem>}}<noinclude>{{PieDiPagina||36|}}</noinclude>
cljgnhyiw2a711dy4pw1kbhr3krv18d
Pagina:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/38
108
1029888
3894964
2026-09-05T11:03:25Z
Paperoastro
3695
/* Trascritta */
3894964
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|ALL’ESIMIO CONCITTADINO</br>C. Z.|v=1|lh=1.5}}
{{Rule|4em|v=2}}
{{Blocco centrato|<poem>
Teco danzando, Cesare,
gaia fanciulla allor,
parea la vita schiudersi
colma per me di fior!
Quei lieti giorni scorsero;
l’incanto lor svanì:
ma tu con me sovvienili
quegli invocati dì.
</poem>}}<noinclude>{{PieDiPagina||37|}}</noinclude>
p39iifewjf6e97pduusmf4x51qpb2qs
Pagina:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/39
108
1029889
3894965
2026-09-05T11:05:36Z
Paperoastro
3695
/* Trascritta */
3894965
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|TUBEROSE|v=1}}
{{Rule|4em|v=2}}
{{Blocco centrato|<poem>
Qual di beltade il simbolo
o vagheggiato fior,
vivi pur anco immagine,
della purezza in cor.
Un dì ti volsi il pavido
mio giovanil sospir,
or nell’olezzo magico
sopisco il mio soffrir.
Sia ch’io paventi o dubiti
se fido alcun mi amò,
coi candidi tuoi petali
il dubbio scioglierò.
Talchè vedrò risorgere
que’ vaghi giorni ancor,
che ti posavo ingenua
sovra il mio seno ognor.
</poem>}}<noinclude>{{PieDiPagina||38|}}</noinclude>
gefwu5iofj0enhym9q07l0kq0xd7hel
Pagina:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/40
108
1029890
3894966
2026-09-05T11:12:23Z
Paperoastro
3695
/* new eis level1 */
3894966
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="1" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|f=120%|L=6pt|v=2|INDICE}}
{{Rule|4em|v=4}}
{| class=tindex
| {{dotted|Alla Sovrana d’Italia}} || pag. || 3
| {{dotted|A Como}} || pag. || 22
|-
| {{dotted|In villa}} ||»|| 4
| {{dotted|All’inclito gentiluomo Conte A. C. S.}} ||»||23
|}
<!--
Fronda gentil
>>
5
"
Tradimmi (infida).
"
6
•
Allo stesso
>>
24
D’aprile il fior
7
id.
<
25
Giurai.
>
8
id.
Giugno 1898
" 26
Un di. (Vergissnicht)
.
"
9
id.
Settembre 1898»
27
Non dubitar.
"
10
Parto
»
11
Adriano. (Dall’America).
" 12
Luna
>>
Allo
stesso. (Per altro dono)»
1 flori. (Piccolo mazzo). >>> 28
All’Amico mio Aronne (Nell’offrire
un dono). >> 29
30
Ugo.
> 14.
id.
(Brindisi).
> 31
•
Allo Spirito Divino.
15
id.
»
32
.
Sovvengo
All’ottimo amico C. G.
Allo stesso.
"
16
id.
33
>>
17
.
id. (Offrendo un fior)» 34
» 18
A Lui
id.
"
19
Un pensiero
id.
»
201
All’esimio concitt, G. Z.
id.
<
21
Tuberose.
.
35
» 36
>>
37
"
38
--><noinclude></noinclude>
6u6eeuvdk46qq13qwwuftij76zgrgjq
Indice:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/styles.css
110
1029891
3894967
2026-09-05T11:19:12Z
Paperoastro
3695
[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: /* classe per la tabella dell'indice */ .tindex {width: 100%; border-collapse:collapse; } .tindex td:nth-of-type(2), .tindex td:nth-of-type(5) {text-align:center} .tindex td:nth-of-type(3), .tindex td:nth-of-type(6) {text-align:right} .tindex td:nth-of-type(3) {border-right:1px solid} .tindex td:nth-of-type(4) {padding-left:.5em}
3894967
sanitized-css
text/css
/* classe per la tabella dell'indice */
.tindex {width: 100%; border-collapse:collapse; }
.tindex td:nth-of-type(2), .tindex td:nth-of-type(5) {text-align:center}
.tindex td:nth-of-type(3), .tindex td:nth-of-type(6) {text-align:right}
.tindex td:nth-of-type(3) {border-right:1px solid}
.tindex td:nth-of-type(4) {padding-left:.5em}
9c6c561x99nano67bkys0gocdvs4tjz