Wikisource itwikisource https://it.wikisource.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.47.0-wmf.18 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikisource Discussioni Wikisource File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Autore Discussioni autore Progetto Discussioni progetto Portale Discussioni portale Pagina Discussioni pagina Indice Discussioni indice Opera Discussioni opera TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Divina Commedia/Inferno/Canto XV 0 1367 3894834 3686243 2026-09-04T22:55:01Z Micione 2672 +3 ancore 3894834 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=11 luglio 2013|arg=Poemi}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[Divina Commedia/Inferno|Inferno]]<br />Canto quindicesimo|prec=../Canto XIV|succ=../Canto XVI}} ''Canto XV, ove tratta di quello medesimo girone e di quello medesimo cerchio; e qui sono puniti coloro che fanno forza ne la deitade, spregiando natura e sua bontade, sì come sono li soddomiti.'' <poem> Ora cen porta l’un de’ duri margini; e ’l fummo del ruscel di sopra aduggia, sì che dal foco salva l’acqua e li argini. {{r|3}} Quali Fiamminghi tra Guizzante e Bruggia, temendo ’l fiotto che ’nver’ lor s’avventa, fanno lo schermo perché ’l mar si fuggia; {{r|6}} e quali Padoan lungo la Brenta, per difender lor ville e lor castelli, anzi che Carentana il caldo senta: {{r|9}} a tale imagine eran fatti quelli, tutto che né sì alti né sì grossi, qual che si fosse, lo maestro félli. {{r|12}} Già eravam da la selva rimossi tanto, ch’i’ non avrei visto dov’era, perch’io in dietro rivolto mi fossi, {{r|15}} quando incontrammo d’anime una schiera che venian lungo l’argine, e ciascuna ci riguardava come suol da sera {{r|18}} guardare uno altro sotto nuova luna; e sì ver’ noi aguzzavan le ciglia come ’l vecchio sartor fa ne la cruna. {{r|21}} Così adocchiato da cotal famiglia, fui conosciuto da un, che mi prese per lo lembo e gridò: "Qual maraviglia!". {{r|24}} E io, quando ’l suo braccio a me distese, ficcaï li occhi per lo cotto aspetto, sì che ’l viso abbrusciato non difese {{r|27}} la conoscenza süa al mio ’ntelletto; e chinando la mano a la sua faccia, rispuosi: "{{§|Siete voi qui, ser Brunetto?|Siete voi qui, ser Brunetto?}}". {{r|30}} E quelli: "O figliuol mio, non ti dispiaccia se Brunetto Latino un poco teco ritorna ’n dietro e lascia andar la traccia". {{r|33}} I’ dissi lui: "Quanto posso, ven preco; e se volete che con voi m’asseggia, faròl, se piace a costui che vo seco". {{r|36}} "O figliuol", disse, "qual di questa greggia s’arresta punto, giace poi cent’anni sanz’arrostarsi quando ’l foco il feggia. {{r|39}} Però va oltre: i’ ti verrò a’ panni; e poi rigiugnerò la mia masnada, che va piangendo i suoi etterni danni". {{r|42}} Io non osava scender de la strada per andar par di lui; ma ’l capo chino tenea com’uom che reverente vada. {{r|45}} El cominciò: "Qual fortuna o destino anzi l’ultimo dì qua giù ti mena? e chi è questi che mostra ’l cammino?". {{r|48}} "Là sù di sopra, in la vita serena", rispuos’io lui, "mi smarri’ in una valle, avanti che l’età mia fosse piena. {{r|51}} Pur ier mattina le volsi le spalle: questi m’apparve, tornand’ïo in quella, e reducemi a ca per questo calle". {{r|54}} {{§|Se tu segui tua stella|Ed elli a me: "Se tu segui tua stella, non puoi fallire a glorïoso porto, se ben m’accorsi ne la vita bella; {{r|57}} e s’io non fossi sì per tempo morto, veggendo il cielo a te così benigno, dato t’avrei a l’opera conforto. {{r|60}} Ma quello ingrato popolo maligno che discese di Fiesole ab antico, e tiene ancor del monte e del macigno, {{r|63}} ti si farà, per tuo ben far, nimico; ed è ragion, ché tra li lazzi sorbi si disconvien fruttare al dolce fico. {{r|66}} {{§|Vecchia fama nel mondo li chiama orbi|Vecchia fama nel mondo li chiama orbi; gent’è avara, invidiosa e superba: dai lor costumi fa che tu ti forbi.}} {{r|69}} La tua fortuna tanto onor ti serba, che l’una parte e l’altra avranno fame di te; ma lungi fia dal becco l’erba. {{r|72}} Faccian le bestie fiesolane strame di lor medesme, e non tocchin la pianta, s’alcuna surge ancora in lor letame, {{r|75}} in cui riviva la sementa santa di que’ Roman che vi rimaser quando fu fatto il nido di malizia tanta".}} {{r|78}} {{§|Se fosse tutto pieno il mio dimando|"Se fosse tutto pieno il mio dimando", rispuos’io lui, "voi non sareste ancora de l’umana natura posto in bando; {{r|81}} {{§|ché 'n la mente m'è fitta, e or m'accora|ché ’n la mente m’è fitta, e or m’accora, la cara e buona imagine paterna di voi quando nel mondo ad ora ad ora {{r|84}} m’insegnavate come l’uom s’etterna}}: e quant’io l’abbia in grado, mentr’io vivo convien che ne la mia lingua si scerna. {{r|87}} Ciò che narrate di mio corso scrivo, e serbolo a chiosar con altro testo a donna che saprà, s’a lei arrivo. {{r|90}} Tanto vogl’io che vi sia manifesto, pur che mia coscïenza non mi garra, ch’a la Fortuna, come vuol, son presto. {{r|93}} Non è nuova a li orecchi miei tal arra: però giri Fortuna la sua rota come le piace, e ’l villan la sua marra".}} {{r|96}} Lo mio maestro allora in su la gota destra si volse in dietro e riguardommi; {{§|Bene ascolta chi la nota|poi disse: "Bene ascolta chi la nota".}} {{r|99}} Né per tanto di men parlando vommi con ser Brunetto, e dimando chi sono li suoi compagni più noti e più sommi. {{r|102}} Ed elli a me: "Saper d’alcuno è buono; de li altri fia laudabile tacerci, ché ’l tempo saria corto a tanto suono. {{r|105}} In somma sappi che tutti fur cherci e litterati grandi e di gran fama, d’un peccato medesmo al mondo lerci. {{r|108}} Priscian sen va con quella turba grama, e Francesco d’Accorso anche; e vedervi, s’avessi avuto di tal tigna brama, {{r|111}} colui potei che dal servo de’ servi fu trasmutato d’Arno in Bacchiglione, dove lasciò li mal protesi nervi. {{r|114}} Di più direi; ma ’l venire e ’l sermone più lungo esser non può, però ch’i’ veggio là surger nuovo fummo del sabbione. {{r|117}} Gente vien con la quale esser non deggio. Sieti raccomandato il mio Tesoro, nel qual io vivo ancora, e più non cheggio". {{r|120}} {{§|Poi si rivolse|Poi si rivolse, e parve di coloro che corrono a Verona il drappo verde per la campagna; e parve di costoro {{r|123}} quelli che vince, non colui che perde.}} </poem> ===== Altri progetti ===== {{Interprogetto|etichetta=Inferno - Canto quindicesimo|w=Inferno_-_Canto_quindicesimo}} [[cs:Božská komedie/Peklo/Zpěv patnáctý]] [[en:The Divine Comedy/Inferno/Canto XV]] [[es:La Divina Comedia: El Infierno: Canto XV]] [[fr:La Divine Comédie (trad. Lamennais)/L’Enfer/Chant XV]] [[pt:A Divina Comédia/Inferno/XV]] [[ru:Божественная комедия (Данте/Мин)/Ад/Песнь XV/ДО]] 110080rbculz7sfsot914327hzxsk5s Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV 0 1400 3894819 3686310 2026-09-04T21:58:22Z Micione 2672 +4 ancore 3894819 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=17 agosto 2008|arg=Poemi}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[Divina Commedia/Purgatorio|Purgatorio]]<br /><br />Canto quattordicesimo|prec=../Canto XIII|succ=../Canto XV}} ''Canto XIV, dove si tratta del sopradetto girone, e qui si purga la sopradetta colpa della invidia; dove nomina messer Rinieri da Calvoli e molti altri.'' <poem> "Chi è costui che ’l nostro monte cerchia prima che morte li abbia dato il volo, e apre li occhi a sua voglia e coverchia?". {{r|3}} "Non so chi sia, ma so ch’e’ non è solo; domandal tu che più li t’avvicini, e dolcemente, sì che parli, acco’ lo". {{r|6}} Così due spirti, l’uno a l’altro chini, ragionavan di me ivi a man dritta; poi fer li visi, per dirmi, supini; {{r|9}} e disse l’uno: "O anima che fitta nel corpo ancora inver’ lo ciel ten vai, per carità ne consola e ne ditta {{r|12}} onde vieni e chi se’; ché tu ne fai tanto maravigliar de la tua grazia, quanto vuol cosa che non fu più mai". {{r|15}} {{§|Per mezza Toscana si spazia|E io: "Per mezza Toscana si spazia un fiumicel che nasce in Falterona, e cento miglia di corso nol sazia. {{r|18}} Di sovr’esso rech’io questa persona: dirvi ch’i’ sia, saria parlare indarno, ché ’l nome mio ancor molto non suona".}} {{r|21}} "Se ben lo ’ntendimento tuo accarno con lo ’ntelletto", allora mi rispuose quei che diceva pria, "tu parli d’Arno". {{r|24}} E l’altro disse lui: "Perché nascose questi il vocabol di quella riviera, pur com’om fa de l’orribili cose?". {{r|27}} E l’ombra che di ciò domandata era, {{§|Non so; ma degno|si sdebitò così: "Non so; ma degno ben è che ’l nome di tal valle pèra; {{r|30}} ché dal principio suo, ov’è sì pregno l’alpestro monte ond’è tronco Peloro, che ’n pochi luoghi passa oltra quel segno, {{r|33}} infin là ’ve si rende per ristoro di quel che ’l ciel de la marina asciuga, ond’ hanno i fiumi ciò che va con loro, {{r|36}} vertù così per nimica si fuga da tutti come biscia, o per sventura del luogo, o per mal uso che li fruga: {{r|39}} ond’ hanno sì mutata lor natura li abitator de la misera valle, che par che Circe li avesse in pastura. {{r|42}} Tra brutti porci, più degni di galle che d’altro cibo fatto in uman uso, dirizza prima il suo povero calle. {{r|45}} Botoli trova poi, venendo giuso, ringhiosi più che non chiede lor possa, e da lor disdegnosa torce il muso. {{r|48}} Vassi caggendo; e quant’ella più ’ngrossa, tanto più trova di can farsi lupi la maladetta e sventurata fossa. {{r|51}} Discesa poi per più pelaghi cupi, trova le volpi sì piene di froda, che non temono ingegno che le occùpi. {{r|54}} Né lascerò di dir perch’altri m’oda; e buon sarà costui, s’ancor s’ammenta di ciò che vero spirto mi disnoda. {{r|57}} Io veggio tuo nepote che diventa cacciator di quei lupi in su la riva del fiero fiume, e tutti li sgomenta. {{r|60}} Vende la carne loro essendo viva; poscia li ancide come antica belva; molti di vita e sé di pregio priva. {{r|63}} Sanguinoso esce de la trista selva; lasciala tal, che di qui a mille anni ne lo stato primaio non si rinselva".}} {{r|66}} Com’a l’annunzio di dogliosi danni si turba il viso di colui ch’ascolta, da qual che parte il periglio l’assanni, {{r|69}} così vid’io l’altr’anima, che volta stava a udir, turbarsi e farsi trista, poi ch’ebbe la parola a sé raccolta. {{r|72}} Lo dir de l’una e de l’altra la vista mi fer voglioso di saper lor nomi, e dimanda ne fei con prieghi mista; {{r|75}} per che lo spirto che di pria parlòmi ricominciò: "Tu vuo’ ch’io mi deduca nel fare a te ciò che tu far non vuo’ mi. {{r|78}} Ma da che Dio in te vuol che traluca tanto sua grazia, non ti sarò scarso; però sappi ch’io fui Guido del Duca. {{r|81}} {{§|Fu il sangue mio d'invidia sì rïarso|Fu il sangue mio d’invidia sì rïarso, che se veduto avesse uom farsi lieto, visto m’avresti di livore sparso. {{r|84}} Di mia semente cotal paglia mieto; o gente umana, perché poni ’l core là ’v’è mestier di consorte divieto? {{r|87}} Questi è Rinier; questi è ’l pregio e l’onore de la casa da Calboli, ove nullo fatto s’è reda poi del suo valore. {{r|90}} E non pur lo suo sangue è fatto brullo, tra ’l Po e ’l monte e la marina e ’l Reno, del ben richesto al vero e al trastullo; {{r|93}} ché dentro a questi termini è ripieno di venenosi sterpi, sì che tardi per coltivare omai verrebber meno. {{r|96}} Ov’è ’l buon Lizio e Arrigo Mainardi? Pier Traversaro e Guido di Carpigna? {{§|Oh Romagnuoli tornati in bastardi!|Oh Romagnuoli tornati in bastardi! {{r|99}} Quando in Bologna un Fabbro si ralligna? quando in Faenza un Bernardin di Fosco, verga gentil di picciola gramigna?}}}} {{r|102}} Non ti maravigliar s’io piango, Tosco, quando rimembro, con Guido da Prata, Ugolin d’Azzo che vivette nosco, {{r|105}} Federigo Tignoso e sua brigata, la casa Traversara e li Anastagi (e l’una gente e l’altra è diretata), {{r|108}} le donne e ’ cavalier, li affanni e li agi che ne ’nvogliava amore e cortesia là dove i cuor son fatti sì malvagi. {{r|111}} O Bretinoro, ché non fuggi via, poi che gita se n’è la tua famiglia e molta gente per non esser ria? {{r|114}} Ben fa Bagnacaval, che non rifiglia; e mal fa Castrocaro, e peggio Conio, che di figliar tai conti più s’impiglia. {{r|117}} Ben faranno i Pagan, da che ’l demonio lor sen girà; ma non però che puro già mai rimagna d’essi testimonio. {{r|120}} O Ugolin de’ Fantolin, sicuro è ’l nome tuo, da che più non s’aspetta chi far lo possa, tralignando, scuro. {{r|123}} Ma va via, Tosco, omai; ch’or mi diletta troppo di pianger più che di parlare, sì m’ ha nostra ragion la mente stretta". {{r|126}} Noi sapavam che quell’anime care ci sentivano andar; però, tacendo, facëan noi del cammin confidare. {{r|129}} Poi fummo fatti soli procedendo, folgore parve quando l’aere fende, voce che giunse di contra dicendo: {{r|132}} ’Anciderammi qualunque m’apprende’; e fuggì come tuon che si dilegua, se sùbito la nuvola scoscende. {{r|135}} Come da lei l’udir nostro ebbe triegua, ed ecco l’altra con sì gran fracasso, che somigliò tonar che tosto segua: {{r|138}} "Io sono Aglauro che divenni sasso"; e allor, per ristrignermi al poeta, in destro feci, e non innanzi, il passo. {{r|141}} Già era l’aura d’ogne parte queta; {{§|Quel fu 'l duro camo|ed el mi disse: "Quel fu ’l duro camo che dovria l’uom tener dentro a sua meta. {{r|144}} Ma voi prendete l’esca, sì che l’amo de l’antico avversaro a sé vi tira; e però poco val freno o richiamo. {{r|147}} Chiamavi ’l cielo e ’ntorno vi si gira, mostrandovi le sue bellezze etterne, e l’occhio vostro pur a terra mira; {{r|150}} onde vi batte chi tutto discerne".}} </poem> ===== Altri progetti ===== {{Interprogetto|etichetta=Purgatorio - Canto quattordicesimo|w=Purgatorio_-_Canto_quattordicesimo}} [[cs:Božská komedie/Očistec/Zpěv čtrnáctý]] [[en:The Divine Comedy/Purgatorio/Canto XIV]] [[es:La Divina Comedia: El Purgatorio: Canto XIV]] [[fr:La Divine Comédie (trad. Lamennais)/Le Purgatoire/Chant XIV]] [[pt:A Divina Comédia/Purgatório/XIV]] [[ro:Divina Comedie/Purgatoriul/Cântul XIV]] [[ru:Божественная комедия (Данте/Мин)/Чистилище/Песнь XIV/ДО]] rup96fzww1iv0sjsm0149byeu9l83ua Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX 0 1406 3894741 3686316 2026-09-04T16:35:34Z Micione 2672 +3 ancore 3894741 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=19 giugno 2020|arg=Poemi}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[Divina Commedia/Purgatorio|Purgatorio]]<br /><br />Canto ventesimo|prec=../Canto XXIX|succ=../Canto XXI}} ''Canto XX, ove si tratta del sopradetto girone e de la sopradetta colpa de l’avarizia.'' <poem> {{§|Contra miglior voler voler mal pugna|Contra miglior voler voler mal pugna; onde contra ’l piacer mio, per piacerli, trassi de l’acqua non sazia la spugna.}} {{r|3}} Mossimi; e ’l duca mio si mosse per li luoghi spediti pur lungo la roccia, come si va per muro stretto a’ merli; {{r|6}} ché la gente che fonde a goccia a goccia per li occhi il mal che tutto ’l mondo occupa, da l’altra parte in fuor troppo s’approccia. {{r|9}} {{§|Maladetta sie tu, antica lupa|Maladetta sie tu, antica lupa, che più che tutte l’altre bestie hai preda per la tua fame sanza fine cupa! {{r|12}} O ciel, nel cui girar par che si creda le condizion di qua giù trasmutarsi, quando verrà per cui questa disceda?}} {{r|15}} Noi andavam con passi lenti e scarsi, e io attento a l’ombre, ch’i’ sentia pietosamente piangere e lagnarsi; {{r|18}} e per ventura udi’ "Dolce Maria!" dinanzi a noi chiamar così nel pianto come fa donna che in parturir sia; {{r|21}} e seguitar: "Povera fosti tanto, quanto veder si può per quello ospizio dove sponesti il tuo portato santo". {{r|24}} Seguentemente intesi: "O buon Fabrizio, con povertà volesti anzi virtute che gran ricchezza posseder con vizio". {{r|27}} {{§|Queste parole|Queste parole m’eran sì piaciute, ch’io mi trassi oltre per aver contezza di quello spirto onde parean venute.}} {{r|30}} Esso parlava ancor de la larghezza che fece Niccolò a le pulcelle, per condurre ad onor lor giovinezza. {{r|33}} "O anima che tanto ben favelle, dimmi chi fosti", dissi, "e perché sola tu queste degne lode rinovelle. {{r|36}} Non fia sanza mercé la tua parola, s’io ritorno a compiér lo cammin corto di quella vita ch’al termine vola". {{r|39}} Ed elli: "Io ti dirò, non per conforto ch’io attenda di là, ma perché tanta grazia in te luce prima che sie morto. {{r|42}} Io fui radice de la mala pianta che la terra cristiana tutta aduggia, sì che buon frutto rado se ne schianta. {{r|45}} Ma se Doagio, Lilla, Guanto e Bruggia potesser, tosto ne saria vendetta; e io la cheggio a lui che tutto giuggia. {{r|48}} Chiamato fui di là Ugo Ciappetta; di me son nati i Filippi e i Luigi per cui novellamente è Francia retta. {{r|51}} Figliuol fu’ io d’un beccaio di Parigi: quando li regi antichi venner meno tutti, fuor ch’un renduto in panni bigi, {{r|54}} trova’ mi stretto ne le mani il freno del governo del regno, e tanta possa di nuovo acquisto, e sì d’amici pieno, {{r|57}} ch’a la corona vedova promossa la testa di mio figlio fu, dal quale cominciar di costor le sacrate ossa. {{r|60}} Mentre che la gran dota provenzale al sangue mio non tolse la vergogna, poco valea, ma pur non facea male. {{r|63}} Lì cominciò con forza e con menzogna la sua rapina; e poscia, per ammenda, Pontì e Normandia prese e Guascogna. {{r|66}} Carlo venne in Italia e, per ammenda, vittima fé di Curradino; e poi ripinse al ciel Tommaso, per ammenda. {{r|69}} Tempo vegg’io, non molto dopo ancoi, che tragge un altro Carlo fuor di Francia, per far conoscer meglio e sé e ’ suoi. {{r|72}} Sanz’arme n’esce e solo con la lancia con la qual giostrò Giuda, e quella ponta sì, ch’a Fiorenza fa scoppiar la pancia. {{r|75}} Quindi non terra, ma peccato e onta guadagnerà, per sé tanto più grave, quanto più lieve simil danno conta. {{r|78}} L’altro, che già uscì preso di nave, veggio vender sua figlia e patteggiarne come fanno i corsar de l’altre schiave. {{r|81}} {{§|O avarizia, che puoi tu più farne|O avarizia, che puoi tu più farne, poscia c’ ha’ il mio sangue a te sì tratto, che non si cura de la propria carne? {{r|84}} {{§|Perché men paia il mal futuro|Perché men paia il mal futuro e 'l fatto, veggio in Alagna intrar lo fiordaliso, e nel vicario suo Cristo esser catto.}} {{r|87}} Veggiolo un’altra volta esser deriso; veggio rinovellar l’aceto e ’l fiele, e tra vivi ladroni esser anciso. {{r|90}} Veggio il novo Pilato sì crudele, che ciò nol sazia, ma sanza decreto portar nel Tempio le cupide vele. {{r|93}} O Segnor mio, quando sarò io lieto a veder la vendetta che, nascosa, fa dolce l’ira tua nel tuo secreto?}} {{r|96}} Ciò ch’io dicea di quell’unica sposa de lo Spirito Santo e che ti fece verso me volger per alcuna chiosa, {{r|99}} tanto è risposto a tutte nostre prece quanto ’l dì dura; ma com’el s’annotta, contrario suon prendemo in quella vece. {{r|102}} Noi repetiam Pigmalïon allotta, cui traditore e ladro e paricida fece la voglia sua de l’oro ghiotta; {{r|105}} e la miseria de l’avaro Mida, che seguì a la sua dimanda gorda, per la qual sempre convien che si rida. {{r|108}} Del folle Acàn ciascun poi si ricorda, come furò le spoglie, sì che l’ira di Iosüè qui par ch’ancor lo morda. {{r|111}} Indi accusiam col marito Saffira; lodiamo i calci ch’ebbe Elïodoro; e in infamia tutto ’l monte gira {{r|114}} Polinestòr ch’ancise Polidoro; ultimamente ci si grida: "Crasso, dilci, che ’l sai: di che sapore è l’oro?". {{r|117}} Talor parla l’uno alto e l’altro basso, secondo l’affezion ch’ad ir ci sprona ora a maggiore e ora a minor passo: {{r|120}} però al ben che ’l dì ci si ragiona, dianzi non era io sol; ma qui da presso non alzava la voce altra persona". {{r|123}} Noi eravam partiti già da esso, e brigavam di soverchiar la strada tanto quanto al poder n’era permesso, {{r|126}} quand’io senti’, come cosa che cada, tremar lo monte; onde mi prese un gelo qual prender suol colui ch’a morte vada. {{r|129}} Certo non si scoteo sì forte Delo, pria che Latona in lei facesse ’l nido a parturir li due occhi del cielo. {{r|132}} Poi cominciò da tutte parti un grido tal, che ’l maestro inverso me si feo, dicendo: "Non dubbiar, mentr’io ti guido". {{r|135}} ’Glorïa in excelsis’ tutti ’Deo’ dicean, per quel ch’io da’ vicin compresi, onde intender lo grido si poteo. {{r|138}} No’ istavamo immobili e sospesi come i pastor che prima udir quel canto, fin che ’l tremar cessò ed el compiési. {{r|141}} Poi ripigliammo nostro cammin santo, guardando l’ombre che giacean per terra, tornate già in su l’usato pianto. {{r|144}} Nulla ignoranza mai con tanta guerra mi fé desideroso di sapere, se la memoria mia in ciò non erra, {{r|147}} quanta pareami allor, pensando, avere; né per la fretta dimandare er’oso, né per me lì potea cosa vedere: {{r|150}} così m’andava timido e pensoso. </poem> ===== Altri progetti ===== {{Interprogetto|etichetta=Purgatorio - Canto ventesimo|w=Purgatorio_-_Canto_ventesimo}} [[cs:Božská komedie/Očistec/Zpěv dvacátý]] [[en:The Divine Comedy/Purgatorio/Canto XX]] [[es:La Divina Comedia: El Purgatorio: Canto XX]] [[fr:La Divine Comédie (trad. Lamennais)/Le Purgatoire/Chant XX]] [[pt:A Divina Comédia/Purgatório/XX]] [[ro:Divina Comedie/Purgatoriul/Cântul XX]] 7pbkd2hknr6ttquhpo0d3ee8l7cfg7b Discussioni aiuto:Aiuto 13 60736 3894949 2519097 2026-09-05T08:06:54Z Giaccai 13220 /* pulsante Wiki */ nuova sezione 3894949 wikitext text/x-wiki {{Pagina discussione}} == pulsante Wiki == Da qualche gionro non mi funziona più in modalità modifica il pulsante wiki che consente di creare un legame tra una parola del testo e il relativo elemento in Wikidata. E' un problema mio o è stata introdotta quache modifica?. Approfitto per chiedere anche come fare a scaricare un libro visto che cliccando su pdf mi compare questa pagina di blocco https://ws-export.wmcloud.org/?format=pdf&lang=it&page=Indice%3ACommissione_stragi_Documento_PD_sulla_strategia_della_tensione.pdf Anubis. Grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 10:06, 5 set 2026 (CEST) azhgwp30wvb2fvsqld5bw7w5o5yq38o Discussioni utente:Candalua 3 75982 3894693 3869871 2026-09-04T15:36:18Z Alex brollo 1615 /* Stupidez sul gadget controllo nomi */ nuova sezione 3894693 wikitext text/x-wiki <div class="plainlinks" style="float:left; border: 1px solid #999;padding: .2em .3em .25em;margin: .3em .3em .3em 1em;">'''Archivio''' [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=742580 2010] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1031411 2011]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1219438 2012] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1362639 2013]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1496195 2014] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1647968 2015]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1826109 2016] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2008393 2017]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2222742 2018] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2518019 2019]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2707633 2020] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2873688 2021]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3099312 2022] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3285185 2023]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3445904 2024] </div> <div style="float:right">{{A fine pagina}}</div> <div style="width:70%; margin: 0 auto; text-align: center; border: 2px solid #FFD595; padding: 5px; background-color: #FFF0D9;"> [[File:Nordkirchen-090806-9419-Capellerallee-Atlas.jpg|200px|center]]'''{{PAGENAME}}''' (non visibile nella foto in quanto sta reggendo sulle sue spalle Atlante che a sua volta regge il Mondo) <br/> è in '''''[[w:Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikipause|wikisinghiozzo permanente]]''''' per cause dipendenti da '''lavoro, donne & altri vizi vari.''' <br/>Chiedete pure, ma sappiate che potrei sparire da un momento all'altro... </div> {{TOCright}} == Fogna! == Caro Candalua, come disse Jovanotti, ''Fogna! Non fmettere mai di fognare!''... e io fogno, o meglio, '''ſ'''ogno. Per diletto ho preso in considerazione un testo settecentesco con le esse lunghe, e mi sono messo di buzzo buono a cliccare con il [[Mediawiki:Gadget-fs.js|gadget f => s]] sulla casella con i due bottoni. Niente di sbagliato, ma mi chiedevo se per vecchi ''boomer-user'' come me fosse possibile usare la tastiera invece del mouse/trackpad: in pratica è possibile fare in modo che, attivato il gadget, oltre che cliccando sui bottoni, sia possibile effettuare la scelta tra effe ed esse cliccando sulla lettera corrispondente della tastiera? in tal modo potrei mantenere gli occhi sullo schermo invece di spostarli continuamente tra casella con bottoni e testo. Lo so, sono un triceratopo, ma lasciami fognare! Che ne pensi? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 14:26, 3 gen 2025 (CET) :Cariffimo [[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliufMagifter]]! Fui tafti è fempre... ehm, sui tasti è sempre un po' difficile, ma ci poffo provare. Però dovrai aspettare un po', magari intanto dèdicati a qualcos'altro e poi ti farò fapere! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:30, 3 gen 2025 (CET) ::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: il fogno diventa una folida realtà! Ora puoi usare i tasti f-s e ''fpaffartela'' con i ''tefti fettecentefchi!'' [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:47, 20 gen 2025 (CET) :::''Maggico Candalua!'' fantaftico! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 20:34, 20 gen 2025 (CET) == Tks... == Mi sa che bisogna darci un occhio... -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:24, 12 gen 2025 (CET) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh sì. Se vuoi dedicarti un po' anche a questo, ti segnalo un paio di gadget utili che forse non hai ancora visto: :* Contributi aggregati: una volta attivato, lo trovi nel menu di destra quando sei sulla pagina di un utente o nei suoi contributi. Ti mostra un riassunto degli indici su cui ha lavorato, dal più recente, col conteggio delle modifiche. :* Cerca errori ortografici: questo lo trovi sugli indici (a volte ci mette un po' a caricare) e cerca possibili errori in base a dei pattern. Ovviamente non li trova tutti, e spesso trova dei falsi positivi, ma è molto utile per trovare gli errori più comuni senza guardare le pagine ad una ad una. Io raccomando di usarlo almeno dopo ogni trascrizione o rilettura completata, per fare un check generale. :[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 03:20, 13 gen 2025 (CET) ::Provato Contributi aggregati... è il conto degli edit fatti nelle pagine relative a un indice? sulla tua PU non finisce più di caricare roba... :D Bello, ma è un altro componente che con dark non va :-( -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 13:06, 13 gen 2025 (CET) :::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eheh, penso sia dura trovare un indice su cui non ho messo le mani... Per tutti questi gadget io ho fatto un css comune con alcuni stili per finestre, bottoni ecc. (altri temo che siano ancora nel common), che trovi all'inizio della pagina di "gadget definition"... Forse si riesce a farne una versione dark, in modo da sistemare tutto in un colpo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:11, 13 gen 2025 (CET) ::::Allora forse avevo già fixato la cosa in locale mettendo a punto non ricordo più quale altro gadget che Alex mi aveva segnalato... il cerca&sostituisci, mi pare. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 16:56, 13 gen 2025 (CET) == "Pasticcio" pt. 2 == Ciao, ho appena fatto un edit che mi ha dato lo stesso problema che ho spiegato nella mia pagina di discussioni. Questa volta [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Autore:Gino_Fano&diff=prev&oldid=3457687 qui]. Sinceramente non mi è chiaro il motivo per cui succeda sta cosa, dato che quella roba cancellata non mi compare nell'editor. In più anche l'anteprima sembra corretta, non si nota nulla di strano fino a quando non salvo la pagina. Annullare l'edit non funziona, ci ho provato ma la pagina diventa vuota (letteralmente), quindi non ho neanche salvato. Potresti sistemare e spiegarmi la causa di questi problemi, così evito che succeda di nuovo? Francamente non mi era mai capitato. Grazie e scusa per il disturbo. [[User:Emyn Muil|Emyn Muil]] ([[User talk:Emyn Muil|disc.]]) 17:29, 13 gen 2025 (CET) :@[[Utente:Emyn Muil|Emyn Muil]]: ciao, questi errori accadono ogni tanto ma non ho mai capito bene la causa, ne stiamo parlando anche adesso al bar. In questi casi, prova comunque a fare un edit "a vuoto" (cioè vai in modifica e salvi senza aver modificato nulla), questo dovrebbe ripristinare l'area dati. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:49, 20 gen 2025 (CET) == Disambigue: problemi in vista == Caro Candalua, il titolo è un po' enfatico perché non so se si tratti di un vero problema o meno. Ti espongo il caso, tu sicuramente capirai quale ingranaggio sotto la scocca dello script sia da regolare. * Mi sto apprestando a spostare [[Poesie (Mamiani)/Inni Sacri]] a [[Inni sacri (Mamiani)]], si prospetta dunque la disambiguazione di [[Inni sacri]] tra quelli di Manzoni e questi di Mamiani. * vado su [[Inni sacri]], attualmente sede degli inni di Manzoni, e trovo già una nota disambigua relativa a [[Il nome di Maria]]... ma questa nota disambigua non dovrebbe trovarsi solo tra [[Inni sacri/Il Nome di Maria]] e [[Nova polemica/Il nome di Maria]]? Il problema è già stato segnalato da qualche altra parte, ma non ricordo dove né quale sia l'origine di questo bugghetto. Secondo te è grave? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 19:41, 22 gen 2025 (CET) :@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: lo so... il problema è che nelle disambigua spesso ci sono dei link in più rispetto ai testi da disambiguare. Devo capire come fare a scartarli. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:17, 22 gen 2025 (CET) ::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: credo di aver sistemato, adesso il gadget guarda anche se il link proviene da un template Testo, in modo da scartare altri link eventualmente presenti nella disambigua ma non pertinenti. Ovviamente bisogna usare Testo solo per i testi da disambiguare. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:02, 24 gen 2025 (CET) :::Fantastico: sei un razzo del debug! Direi che la tua idea è la soluzione migliore. Purtroppo per un breve periodo ho usato dei "doppi template testo", ma ricordo che i casi problematici sono molto pochi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 19:05, 24 gen 2025 (CET) == Decesso di PersonalButtons.js == Da stamattina la mia "bottoniera", che contiene i bottoni definiti in [[Utente:Alex brollo/PersonalButtons.js]], non dà segni di vita. La console si lamenta dell'errore ''document.ready non è una funzione'' e incrimina startup.js. Hai idea di cosa potrebbe essere successo? Disgraziatamente sono consapevole che i miei script personali sono poco robusti, ma senza di loro sono morto... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:05, 27 feb 2025 (CET) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: io stamattina ho messo un po' in ordine il [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki%3AGadgets-definition&diff=3481359&oldid=3464390 Gadgets-definition], ma non credo che c'entri qualcosa. La tua bottoniera si appoggia a qualche altro script? Cos'è startup.js? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:32, 27 feb 2025 (CET) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Non ne ho idea, la console emette questo lamento ... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:21, 27 feb 2025 (CET) :::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Comunque_ ho trovato deselezionato il gadget "Raccolta dei giocattoli", riattivandolo il problema è scomparso (e pure l'errore). Grazie comunque per l'attenzione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:32, 27 feb 2025 (CET) ::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: uhm, strano: io ho spostato alcuni gadget, ma la raccolta dei giocattoli non l'ho toccata. Strano che si sia disabilitato per conto suo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:57, 27 feb 2025 (CET) == Privilegio == Per favore, mi ridai i privilegi di admin dell'interfaccia, che mi sono scaduti? Ne farò un uso omeopatico.... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:49, 20 mar 2025 (CET) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: rinnovati per un anno, così non hai più scuse per non toccare i gadget :D [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 07:54, 20 mar 2025 (CET) == Request to delete [[MediaWiki:Cite_reference_link]] == Hello @[[Utente:Candalua|Candalua]] and sorry for posting in English. [[meta:WMDE_Technical_Wishes|My team]] is currently working on some improvements regarding references and footnotes and we realized, that you added a custom version of [[MediaWiki:Cite_reference_link]] to this wiki once. We recently [https://gerrit.wikimedia.org/r/c/mediawiki/extensions/Cite/+/1056448 updated] that message in the code. Due to the override on your project these updates are not be applied here. Since the [[MediaWiki:Cite_reference_link|custom version]] does not add any special formatting that seems to be needed here it would be best to delete that page. Thank you and feel free to reach out if you have questions or need help. [[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 12:20, 20 mar 2025 (CET) :@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: ok, done. We'll keep hiding the brackets using font-size: 0 as suggested on gerrit. Thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:16, 20 mar 2025 (CET) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Thanks again, I just realized that you also created <code>MediaWiki:Cite_reference_link</code> on [https://vec.wikisource.org/wiki/MediaWiki:Cite_reference_link vec.wikisource.org] it would be really helpful if you could delete that version there as well. At also seems to have no relevant custom changes :-). Best [[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 17:32, 20 mar 2025 (CET) :::@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: done that too, thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:46, 20 mar 2025 (CET) == autoNs0 == Ciao, sembra ci sia un problema col tool: adesso inserisce il tag pages anche quando si entra in modifica, creando un duplicato [[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:26, 5 apr 2025 (CEST) :Aggiungo: il problema [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=L%27ug%C3%B9ri_de_sto_monno&curid=308599&diff=3499830&oldid=3453620 non si presentava ieri alle 14:10] ma [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Lum%C3%ACe_di_Sicilia_(Novella,_1926)&curid=949669&diff=3499972&oldid=3476273 capitava alle 18:59]--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:29, 5 apr 2025 (CEST) ::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: grazie; dovrei aver sistemato. Come avrai visto sto cercando di fare ordine nei gadget per riuscire a velocizzare il caricamento, e sono incorso in una svista. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:07, 5 apr 2025 (CEST) == Correttore ortografico == Proseguendo da [[Discussioni_indice:Yambo,_Luna_paese_incomodo.djvu#Rilettura|qua]], (visto che là è OT), si ho presente le convenzioni sugli accenti, è una vera rottura di palle che in quel testo si usi '''í''' anzichè '''ì''' che c'è sulla tastiera... :-D Anche se forse visto che vedo una incomprensibile sezione memoregex che riguarda la ì, sarebbe più veloce per l'umano mettere delle ì e poi lasciare che sia qualche magia a correggerle... ok, vado a vedere che dice MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici.js per farmi una cultura ;-) ciao -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 10:08, 7 apr 2025 (CEST) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: quella del memoregex è un'altra idea geniale del buon @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: con il gadget [[Aiuto:Strumenti per la rilettura|Strumenti per la rilettura]], hai un comando "Trova e sostituisci" (nel menu di sinistra) con cui puoi sostituire caratteri in una pagina e dirgli "Ricorda questa sostituzione". Nelle pagine successive la potrai applicare (insieme a tutte le altre sostituzioni già salvate da te o da altri) con il comando PostOCR o più rapidamente Alt+7. Attivando anche la [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli|bottoniera]] ti trovi in basso anche dei bottoni "salva regex", "carica regex", "esegui regex", che vengono comodi (specialmente il salva, con cui le regex vengono scritte in quella sezione che hai visto, così sei sicuro di non perderle — altrimenti mi pare che rimangano solo sul browser). :P.S. questa è probabilmente una cosa che prima o poi dovremmo mettere su un gadget per conto suo, in modo che ci siano tutti i comandi in un box solo, più intuitivo per l'utente (lo dico più che altro per Alex, ma ne riparleremo nel bar tecnico). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:53, 8 apr 2025 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sì, l'idea di incorporare il "carica regex" e il "salva regex" nel Trova e sostituisci mi piace molto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:04, 8 apr 2025 (CEST) :::Rispondendo a [[Discussioni_utente:Damadicarta#c-Candalua-20250408073300-Damadicarta-20250407090100|questo]] ("strumento utile, già che ci sono, è il "Controlla interruzioni di pagina", dal menu Strumenti:")... nel menù strumenti non ho quella voce... :(. E ne approfitto per segnalare quella che penso sia un'altra problematica per gli utenti che si approcciano a WS: l'interfaccia è molto dispersiva, con comandi a destra, a sinistra, nel sottomenu, in basso, in alto... La UX è un inferno :-D<br> :::Per es, non me ne voglia @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], ma perchè carica-salva-esegui regex sta in una barra in basso, mentre trova&sostituisci nel menù a sx (o nel menu panino se si nasconde il menu?). E' lo stesso script, o cmq lo stesso tipo di attività, no?<br> :::Altro es. (per par condicio :-p ) perchè "Cerca errori ortografici" e "Controlla interruzioni di pagina" invece stanno nel menù strumenti a dx? Troppe cose sparpagliate ovunque.🤯 :::IMHO ci vorrebbe una razionalizzazione "per attività". :-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:31, 8 apr 2025 (CEST) :::Fra l'altro Vector22, con i suoi spazi esagerati di default e il suo bianco-ovunque-e-senza-bordi peggiora pure la percezione di non capire dove si è e cosa si fa. Lo noto ora perchè "a casa mia" ho stretto tutti gli spazi inutili e messo bei bordini azzurri per delimitare certe cose, ma per l'utente "di default" sembra di navigare in un oceano di comandi sparsi dappertutto... Lo trovo molto "faticoso". --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:35, 8 apr 2025 (CEST) ::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh, infatti sarebbe il punto a cui vorrei arrivare anch'io. Gli "Strumenti per la rilettura" e la "bottoniera" in basso sono tra i gadget più vecchi, e risalgono ad un'epoca in cui era più facile "attaccare roba" al di fuori dei menu standard, e in cui veniva più naturale riunire tante funzioni diverse. L'interfaccia era più basica e la trascrizione più laboriosa, per cui ci siamo scatenati ad inventare gadget che ci potessero aiutare (anche in maniera un po' disordinata, provando e riprovando). Adesso il paradigma è cambiato, perché è possibile caricare i singoli gadget selettivamente in base all'azione (view o edit) e al namespace, quindi è più conveniente avere gadget che fanno una cosa sola e che si caricano solo quando serve quella singola cosa. Quindi vorrei pian piano isolare le funzioni più utili, come il memoregex, e portarle verso questa direzione, anche per riuscire poi a metterci le mani più facilmente, senza timore di rompere altre cose. ::::Per il "Controlla interruzioni di pagina", il gadget è ErroriComuni che dovresti avere attivato; il comando si attiva solo in ns0 e solo in visualizzazione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:21, 8 apr 2025 (CEST) :::::Mah, ho appena finito di correggere i trattini e avere il tasto "esegui memoregex" subito in basso a portata di click senza passare da menù e voci varie è stato molto comodo. Per cui anche l'idea di concentrare tutti i comandi di correzione/verifica nella bottoniera non è male... Forse potrebbe essere una specie di menù con voci che si aprono verso l'alto? boh. :::::Controlla interruzioni di pagina continuo a non vederlo anche se ErroriComuni è on. :-( [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 15:37, 8 apr 2025 (CEST) ::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Ti suggerirei di fare un viaggio esplorativo in Distributed proofreaders, il "laboratorio tipografico specializzato" del progetto Gutenberg. La filosofia di trascrizione è completamente diversa da quella di wikisource, ma la differenza fondamentale, secondo me, è che fa una sola cosa, mentre la nostra interfaccia è un adattamento di quanto serve a una miriade di progetti diversi, dominati da wikipedia. Mi pare di ricordare che nei pasticci che ho fatto, anni fa, ci sia qualche traccia di quell'interfaccia. ::::::Sarebbe poi interessantissimo esplorare per bene la wikisource tedesca, he ha avuto una evoluzione profondamente divergente, fino ad allontanarsi dall'interfaccia proofread. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:38, 8 apr 2025 (CEST) :::::::<small>@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], Distributed proofreaders sarebbe [https://www.pgdp.net/c/]? Look molto anni '90 :D :::::::de.ws in effetti non capisco come operi: l'interfaccia "a fronte" mi sembra concettualmente meglio. Il problema che sento io, come dicevo, è la dispersione "logica" degli strumenti e la difficoltà ad adattare l'interfaccia alle esigenze di lettura. Beninteso, non è una critica al vs lavoro, solo una suggestione. :-) Purtroppo non ho le competenze per fare qualcosa di concreto su questi aspetti. --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:27, 8 apr 2025 (CEST)</small> ::::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Il tuo link punta alla home page: sei andato fino all'interfaccia di editing? Penso che ci si debba registrare e travestire da volontario :-) ::::::::Io l'ho fatto, ho lavorato su un bel po' di pagine, anche se come utente con minimi privilegi (c'è molto rigore nel sito, gli utenti novizi possono fare solo cose elementari, sotto severo tutoraggio, su testi già selezionati e caricati dagli admin, per passare di livello occorre superare veri esami online... è un mondo del tutto diverso da mediawiki), ed è stata un'esperienza molto interessante e suggestiva. ::::::::Ma stiamo devastando la talk page di Candalua; mi scuso e ti propongo, se ti interessa, di parlarne altrove. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:46, 9 apr 2025 (CEST) == Gadget Riassunto ultime modifiche == Ciao. Le righe tr.odd dovrebbero avere background-color: var(--background-color-backdrop-light) e non #efefef, altrimenti in dark restano bianco sporco. ;-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:35, 12 apr 2025 (CEST) :Rammento [[mw:Recommendations for night mode compatibility on Wikimedia wikis]], praticamente la bibbia per questo tipo di operazioni. -- [[User:ZandDev|ZandDev]] ([[User talk:ZandDev|disc.]]) 14:42, 20 apr 2025 (CEST) ::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: {{Fatto}} ::@[[Utente:ZandDev|ZandDev]]: TrameOscure aveva iniziato a lavorare sul night mode, ma poi visti i suoi trascorsi wikipediani qualcuno non si fidava e abbiamo lasciato perdere. Ma se tu ci sai fare, non ti andrebbe di proporti per un flag temporaneo di ''interface administrator''? Io sto già facendo un lavorone di ottimizzazione dei gadget, oltre al consueto "lavoro sporco", e non riesco a stare dietro a tutto. Ovviamente ti farei comunque da "garante" di fronte alla comunità. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:21, 22 apr 2025 (CEST) :::👍 Cmq sono sempre a disp. se a ''qualcuno'' sono passate -come spero- le ''psicosi-poco-[https://foundation.wikimedia.org/wiki/Policy:Universal_Code_of_Conduct/it UCoC-compliant]''. :-p -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:55, 22 apr 2025 (CEST) == Richiesta di rivalutazione opera ora con ISBN == Gentile Candalua, ti scrivo in merito alla precedente cancellazione della pagina ''[[Whelmity. Manifesto del pensiero strutturato]]'', da te motivata con la mancanza di una fonte editoriale verificabile. Ti segnalo che l’opera è ora regolarmente '''pubblicata su Amazon KDP''' in formato cartaceo ('''ISBN: 979-8282754032''') e disponibile anche in formato eBook ('''ASIN: B0F7M6MQ51'''). È inoltre '''archiviata su Internet Archive con metadati completi''': 🔹 https://archive.org/details/whelmity-manifesto-del-pensiero-strutturato 🔹 [[openlibrary:works/OL43287365W|Open Library]] L’opera è rilasciata con licenza '''Creative Commons BY-SA 4.0''', quindi compatibile con le linee guida di Wikisource. Chiedo cortesemente se è possibile '''valutare la ripubblicazione''' o fornirmi ulteriori indicazioni per procedere correttamente. Grazie per l’attenzione e il tempo dedicato, <nowiki>--~~~~</nowiki> [[User:Marino car|Marino car]] ([[User talk:Marino car|disc.]]) 22:53, 8 mag 2025 (CEST) == autoPt == Ciao, ho visto che hai tolto il comando dalla barra a sinistra. Mi pare di capire che lo hai fatto perchè la funzione non è necessaria: la parola viene riunita da sola. Ma ogni tanto non succede vedi [[Pagina:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu/11 |qui]. In questo caso cosa devo fare? ho letto che qualcuno si è messo il tasto da qualche parte, come di fa? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:27, 11 mag 2025 (CEST) :@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: c'è il bottone Pt nella barra in alto (che sarebbe il posto "ufficiale" dove mettere i nostri strumenti). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 11 mag 2025 (CEST) ::Grazie, ora l'ho visto. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:51, 11 mag 2025 (CEST) == Filo d'Arianna per pag. di aiuto e ns:ws == Detto anche breadcrumb. Ho notato che [[:Template:Intestazione indice linee guida]] e [[:Template:Intestazione indice aiuto]] generano una inutile e brutta duplicazione del nome della pagina (vedi [[Aiuto:Guida del lettore|qua]] per es.). Non ne capisco lo scopo e visto che i due template hanno dei parametri non vorrei fare casino. Ma per es fr.ws mi sembra sia più pulito e comprensibile ([https://fr.wikisource.org/wiki/Aide:Cr%C3%A9er_un_fichier_DjVu es.]). Si può togliere questo "doppio/triplo titolo" o ha qualche scopo che non comprendo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:45, 12 mag 2025 (CEST) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: anticamente c'erano degli stili che poi si erano persi in qualche pulizia. Ora li ho rimessi (con templatestyles). C'è da dire però che la cosa aveva maggiore senso quando si poteva nascondere il titolo "normale" delle pagine usando {{tl|Nascondi titolo}}: ora sembra molto più una ripetizione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:09, 12 mag 2025 (CEST) ::Infatti anche quel template non lo capivo.. :D ::Però a sto punto leverei il box di ripetizione, anche perchè non funziona con la mod. scura... [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:45, 12 mag 2025 (CEST) :::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sì, quasi quasi... si potrebbe tenere solo le briciole di pane. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:51, 12 mag 2025 (CEST) ::::Esatto... Poi come hanno fatto i francesi mi sembra molto carino, con la casetta (o volendo col salvagente). -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:56, 12 mag 2025 (CEST) == Linee punteggiate == Ciao. Di situazioni come [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Yambo_-_Manoscritto_trovato_in_una_bottiglia,_Roma,_Scotti,_1905.pdf/78&diff=next&oldid=3523999 questa] ce ne sono in millemila miliardi di pagine in 'sto libro. Mezza riga di punti e mezza riga di testo... in proporzioni variabili. Non sapendo come ottenere l'effetto ho messo punto-spazio-punto-spazio-punto-testo o testo-punto-spazio-punto-spazio-punto a seconda dei casi senza cercare l'esatta resa grafica. Non ci sono mai spazi dopo il terzo punto perchè quella combinazione con spazio finale l'ho usata come regex per il template rigapunteggiata/16 --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:14, 16 mag 2025 (CEST) == Ariosto == Ciao. Sono finalmente arrivato a creare le pagine Opera delle liriche dubbie. [[Opera:Madonna, qual certezza|Questa]] è la prima (corrispondente a [[:d:Q134486391|questo elemento Wikidata]]): quando hai tempo, ci sarebbe da modificare il template {{tl|Opera}} per mostrare il possibile autore anche qui da noi.-- [[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 12:10, 17 mag 2025 (CEST) :@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: ok, ho aggiunto la gestione del "possibile autore" (da testare cosa succede se sono più di uno). Ho creato [[:Categoria:Opere con possibili attribuzioni]] per radunare questi casi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:04, 19 mag 2025 (CEST) ::Grazie mille, ti faccio sapere se trovo comportamenti inaspettati o ''bug''--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 13:08, 19 mag 2025 (CEST) == Due domande "laterali" == Abbi pazienza se ti pongo due domande che con wikisource hanno poco a che fare (ma poi... chissà...). Dopo decenni mi è tornata la voglia di preparare pagine web. Ho scelto come editor Bluegriffon. OK? Altro? E se oltre a creare pagine web locali, volessi metterle in rete, hai qualche suggerimento? Non mi serve un dominio "mio". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:54, 22 mag 2025 (CEST) == Info == Ho "perso un pezzo" nella discussione sulle Ville, si può far sparire il dato? Grazie :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:47, 9 giu 2025 (CEST) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: intendi il tuo IP, vero? ho provveduto a mascherarlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:53, 9 giu 2025 (CEST) == Modifica gadget == Fatta una piccola modifica a [[Mediawiki:Gadget-common.js]], funzione newAutoRi, in modo che funzioni anche se il parametro pagina contiene un tl rl (visualizzazione come numero romano). Visto che sono estremamente arrugginito e che ti stai occupando di risistemare gli script ti avviserò ad ogni mia cauta modifica. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:30, 16 giu 2025 (CEST) == Pg aggiunto in modo strano == [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Come_si_possa_diventare_artisti_cinematografici_1914-PaoloAzzurri.pdf/30&diff=next&oldid=3542341 Questo] mi si è aggiunto facendo Alt+7, immagino che venga da una MemoRegex di chissà quale altro indice! Grazie [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 14:10, 3 lug 2025 (CEST) :@[[Utente:Cruccone|Cruccone]]: purtroppo è un bug noto. Succede a volte quando si cambia indice, probabilmente perché non trova un memoregex sull'indice nuovo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:41, 3 lug 2025 (CEST) == OCR Google == Ciao, mi dicono che hai tolto il pulsante tra i gadgets. A me è molto utile spesso, es. di [[Pagina:Matilde Serao Evviva la vita 1919.pdf/76| questa pagina]] non vedo il testo se non uso il tasto OCRGoogle. Come faccio ad attivarlo per me? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:00, 27 lug 2025 (CEST) :@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ciao, l'ho disattivato perché è da qualche anno che è stato sostituito da uno strumento "ufficiale", che è il bottone "Trascrivi testo": puoi usare quello d'ora in poi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 20:13, 27 lug 2025 (CEST) ::Grazie. Come faccio ad attivarlo? devo inserire una istruzione nel mio common.js? me la puoi indicare? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 15:15, 28 lug 2025 (CEST) :::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non è un gadget, è un componente standard, quindi dovresti già vederlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:38, 28 lug 2025 (CEST) ::::Non lo vedo; potresti guardare il mio common.js per capire se lì ho fatto pasticci? [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:24, 28 lug 2025 (CEST) :::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ho visto che avevi tentato di riaggiungerti il bottone OCRGoogle, ma in quel modo non poteva funzionare, ora forse sì. Comunque, riusciresti a caricare uno screenshot dove si veda l'intera pagina quando vai in modifica? Va bene su Commons, o qualunque altra piattaforma dove ti sia comodo. Vorrei davvero capire come ti appare il sito, perché senz'altro c'è qualcosa di strano. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:10, 28 lug 2025 (CEST) ::::::ecco una [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao.png pagina normale] e [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao_con_eis.png una con eis] del testo Serao che per problemi strano non mi visualizza la pagina. Per questo qui mi serviva assolutamente la funzione ORCGoogle. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:35, 28 lug 2025 (CEST) :::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non sono riuscito a replicare del tutto la tua situazione, comunque vedo che stai ancora usando il tema "Vector legacy"... io ti consiglierei, per cominciare, di passare a quello nuovo, andando su Preferenze -> Aspetto e scegliendo "Vector (2022)". Poi può essere che tu abbia attivato qualche gadget "strano" che magari nasconde o copre il bottone trascrivi... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 28 lug 2025 (CEST) == Problemi OCR Google == Con la mia utenza l'accoppiata pulsante OCR Google - eis funziona, ma non funziona per @Giaccai nè per la mia utenza secondaria. Da cosa può dipendere? Puoi aiutarci? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:16, 1 ago 2025 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: la tua utenza non so, ma hai visto lo screenshot dell'ambiente di @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] che ha postato qui sopra? È come fare un tuffo nel passato... ha ancora la vecchia Vector e altri gadget strani che non usa più nessuno, tipo "Blocca la sidebar" e "Resize.menu"... e le mancano alcune cose indispensabili, tipo Section (e infatti non sa mai come gestire i capitoli che iniziano a metà pagina...). Io ho cercato di replicare la situazione sulla mia utenza, ma non ci sono nemmeno riuscito del tutto. Bisognerebbe fare un "riallineamento" con la situazione generale degli altri utenti, sennò ci sono troppe cose che potrebbero influire, e facciamo anche fatica a capirci. Avrei bisogno di vedere l'elenco completo dei gadget attivi, e magari anche i tab "Aspetto" e "Casella di modifica" delle Preferenze, forse anche lì c'è qualcosa che può influire, tipo il visual editor. E ovviamente sbiancare tutti gli script personali. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:37, 1 ago 2025 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie. Provo a operare con più diligenza sulla mia utenza secondaria. Poi suggerisco a @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] le contromisure. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:43, 1 ago 2025 (CEST) :::@Trovato il problema in [[Utente:Alex brollo bis]]: era attivato il gadget eis test, non aggiornato con le istruzioni di caricamento di OCR Google. Adesso è allineato all'eis generale. @Giaccai : Chissà, forse adesso ti funziona... prova ad attivare Vector 2022. E per attivare l'aggiornamento dei tuoi gadget, disattivane qualcuno, e salva; se poi lo rivuoi puoi riattivarlo e salvare di nuovo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:06, 1 ago 2025 (CEST) ::::caro Alex, ho già attivato Vector 2022 prima di scriverti. Ho cancellato diversi gadget, ho cambiato browser, ma tutto resta come prima, non vedo il tasto OCR standard e neanche il tasto OCR Google. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:35, 1 ago 2025 (CEST) :::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Uffa. :( Riprovo... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:28, 2 ago 2025 (CEST) == Ancora su Giaccai e Google-OCR == Mistero. Dall'utenza di Giaccai, lanciando in modifica dalla console <code>mw.loader.load('//wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki:GoogleOCR.js&action=raw&ctype=text/javascript');</code>, non succede niente. Da tutte le mie utenze, compare immediatamente il pulsante Google OCR funzionante. Nonostante l'azzeramento di script personali (common.js, PersonalButtons.js) non cambia nulla. E' come se ''Giaccai non potesse vedere //wikisource.org''. Ho gettato la spugna. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:39, 10 ago 2025 (CEST) :PS: Giaccai dice che entrando in modifica nsPagina si apriva un box con F8 F7 F6.... non l'ho visto e non ho capito cosa sia e da dove venga. :(. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:09, 10 ago 2025 (CEST) ::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: c'è un'ultima cosa, un pochino drastica, che Giaccai potrebbe fare: aprendo il browser in incognito, crearsi una seconda utenza Giaccai2 e vedere se da lì le cose funzionano. Se neanche così va... allora è proprio stregato il suo pc. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:31, 21 ago 2025 (CEST) :::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Prova anche il suggerimento di Candalua.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:41, 21 ago 2025 (CEST) ::::Ho aperto una nuova utenza con lo stesso risultato (ma senza aprire il browser in incoglino perchè non so come fare) Ho provato le due utenze su un altro pc un Mac, ma in nessun caso vedo il tasto OCR. Sul mio pc ho Linux Mint Mate. Mi rassegno? Grazie molto a entrambi per la pazienza, buona giornata [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:15, 22 ago 2025 (CEST) :::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: scusa, ma vedi proprio tutto identico da un'utenza all'altra? Non c'è nessuna differenza per esempio tra i bottoni della barra di modifica, o tra i comandi del menu? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 22:23, 25 ago 2025 (CEST) == Flag AI == Sarei propenso a richiedere il flag di AI per sistemare robette qua e la che confliggono con la modalità scura in modo che possa finalmente essere funzionale e consistente nonchè abilitata anche per non-loggati. Inoltre vorrei fare qualche altro fix funzional/estetico a vector22 (che di default sembra un'interfaccia per mobile e non per pc...🙄). Visto che nulla s'è mosso in 8 mesi, e che certe obiezioni dovrebbero essere superate, ti pare inopportuno che riproponga la cosa al bar da qui a qualche tempo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 20:30, 20 ago 2025 (CEST) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sembra anche a me che i tempi possano essere maturi. Mi pare che, superato qualche piccolo screzio iniziale, tu abbia dimostrato di portare un contributo utile al progetto, e di saper collaborare con gli altri utenti. Nella richiesta, dettaglia bene il perimetro del tuo intervento: sistemare la modalità scura va bene, ma se hai visto altre fix da fare, spiega bene quali sono e cosa comportano, ed eventualmente rimandale ad una seconda richiesta. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:28, 21 ago 2025 (CEST) ::"Utile" è un parolone... in realtà il mio contributo è abbastanza limitato e per niente paragonabile a quello di moltissimi altri che trascrivono decine di pagine al giorno 😨, ed è anche un po' di contorno e ''sui generis'' ([https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Speciale%3AContributi&target=TrameOscure&namespace=12&tagfilter=&start=&end=&limit=50 propedeutico]?). ::Le "altre" fix sono abbastanza piccolezze, riguardano la compattazione dei menu (che allo stato sembrano spaziati da touch e se si tiene lo zoom a >100% sono pure da scrollare...) e un elegante bordino 1px azzurro (come sotto l'header, che era un'aggiunta mia) per scontornarli: mera estetica ma IMHO decisamente migliorativa percettivamente specie per chi apprezzava vector legacy o addirittura roba più datata e meno piatta/vuota/lattiginosa. Semmai produco uno screenshot. ::Provvedo appena ho ragionevolmente tempo di dedicarmi alla cosa, anche perchè devo prima estrapolare dalle mie millemila modifiche in locale quelle da trasferire. :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 17:24, 21 ago 2025 (CEST) == Bug VisualEditor? == Sono incappato in un problema di VisualEditor che non avevo notato in passato. Se si edita una sezione di una pagina (es [[Aiuto:Guida alla pubblicazione di un testo/Pubblicizzare il testo|m'è successo qua]] con "modifica sorgente" a lato del titolo di sezione, viene caricata come wikitesto raw solo la sezione. Se si fa qualche modifica e si passa a "modifica" tramite la scritta in altro (non l'icona dell'occhio e della penna), si passa al WYSIWYG di quella sola sezione, ma salvando, di tutta la pagina resta veramente ''solo'' quella sezione. In pratica VE carica e visualizza solo una porzione della pagina, ma salvando considera che il salvataggio sia di ''tutta'' la pagina.<br> La cosa non si verifica se lo switch viene fatto con le icone occhio/penna.<br> Non so se è materia di cui ti occupi tu (forse no), ma di certo ne capisci più di me. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:20, 24 ago 2025 (CEST) == Problemi capolettera == Ciao, ho un problema in [[Pagina:Gemelli Careri - Viaggi per Europa, Vol. I, Napoli, Roselli, 1701.djvu/27|questa pagina]]: sostanzialmente, non funziona l'"a capo". Dopo diversi scervellamenti, ho notato che togliendo il tl Capolettera non ci sono problemi e va a capo tranquillamente. E' possibile ci sia qualche bug? Grazie dell'aiuto! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:29, 29 set 2025 (CEST) :Ciao @[[Utente:Modafix|Modafix]]! Era il PieDiPagina che causava questo comportamento strano... aggiungendoci prima un ritorno a capo, è andato a posto. Comunque, credo che nella trasclusione i paragrafi sarebbero venuti giusti lo stesso, che è quello che conta di più. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:47, 29 set 2025 (CEST) ::Grazie ancora! :) [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:54, 29 set 2025 (CEST) == Piccolo e irrilevante bug di autoNs0 == In Critica della ragion pura, la struttura del Sommario è particolarmente complessa, con sovrabbondanza di livelli di sottopagine, e autoNs0 si confonde compilando (in alcuni casi) campi prec e succ "rotti". Non è una problema rilevante, vista l'eccezionalità del caso, ma visto che ho incontrato il problema ho pensato che fosse il caso di segnalartelo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:39, 10 ott 2025 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh, mi pare che regga fino a 5 livelli, e quindi vedo che si arriva addirittura a 8... :D Era stato già complicato gestirne 5, quindi senz'altro lo lascerò così. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:35, 10 ott 2025 (CEST) == Notice of expiration of your interface-admin right == <div dir="ltr">Hi, as part of [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]], this is an automated reminder to let you know that your permission "interface-admin" (Amministratori dell'interfaccia) will expire on 2025-11-04 09:54:42. Please renew this right if you would like to continue using it. <i>In other languages: [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot/Messages/default|click here]]</i> [[User:Leaderbot|Leaderbot]] ([[User talk:Leaderbot|disc.]]) 20:42, 28 ott 2025 (CET)</div> == maggiore rispetto e spiegazioni di cancellazioni voci == Ciao, ho per due volte consecutive inserito una voce riferita a uno scrittore e giornalista che tu hai, nel primo caso cancellato, e nel secondo addirittura bannato. Puoi essere così gentile da spiegarmi i motivi e, soprattutto, capire perché non ci si rivolge all'autore della VOCE e/o DISCUSSIONE, fosse anche in privato, per spiegare l'azione? E' una questione di rispetto verso chi ha interesse per questa enciclopedia, oltre che alla fonte riportata Grazie, attendo un tuo opportuno riscontro Gianbattista Sforza [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 12:19, 24 nov 2025 (CET) :@[[Utente:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]]: il motivo è chiaramente indicato nell'operazione di cancellazione: "Pagina costituita unicamente da collegamenti esterni e spam promozionale". Wikisource non è il luogo dove inserire il curriculum vitae di uno scrittore contemporaneo per cercare di dargli visibilità. In particolare è vietato l'inserimento di link a siti personali o che comunque pubblicizzano un autore a fini commerciali. La biografia si può eventualmente inserire su Wikipedia, sempre se lì la ritengono meritevole di interesse enciclopedico, cosa di cui dubito. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:49, 24 nov 2025 (CET) ::va bene, grazie [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 16:13, 24 nov 2025 (CET) == Ancora sul nuovo Trova e sostituisci == Dopo parecchie settimane di uso intensivo del nuovo Trova e sostituisci, su testi in prosa, sono entusiasta. Adesso sono alle prese con un testo poetico in versi, e trovo un intoppo: la rinuncia a Strumenti di rilettura, ed in particolare dello script per la numerazione dei versi, mi crea qualche difficoltà. Immagino che il problema stia principalmente nella routine cleanup, che in Strumenti richiama (fra le altre cose) il vecchio Trova e sostituisci, mentre il nuovo ridefinisce la routine. Provo a creare un "clone" di [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFramework.js]] cancellando ogni riferimento a cleanup, ad uso personale, in modo da aggirare i conflitti. Ma temo di aver perso qualche abilità critica. Tu hai in progetto di risolvere? Tienimi informato, per favore. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:33, 10 dic 2025 (CET) :Fatto, procedo con il test. Il gadget clone è [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFrameworkNew.js]], sembra funzionare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:17, 10 dic 2025 (CET) ::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: purtroppo ci sto lavorando molto saltuariamente, anche per una certa incertezza su come procedere. Vorrei portare in Trova&Sostituisci il vecchio cleanup e il RigaIntestazione, ma senza portarmi dietro pacchi di codice legacy, e non è facile. Poi bisognerebbe capire che fare degli altri Strumenti per la rilettura. Comunque non ci dovrebbero essere conflitti, solo lo shortcut, ma il Trova&Sostituisci è in grado di accorgersi se hai gli Strumenti attivati e nel caso rinuncia a prendersi lo shortcut. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:12, 10 dic 2025 (CET) :::Io sono appagato, il nuovo gadget si attiva e fa tutto, e non collide con il nuovo Trova e sostituisci. Mi rendo conto che è uno script caotico, ma è quello che mi serviva... ti chiedo solo di verificare che non parta di default. E ancora complimenti per il nuovo Trova e sostituisci. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:35, 10 dic 2025 (CET) ::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh sì, avevi lasciato il default. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:23, 10 dic 2025 (CET) :::::Trovato un bug, c'è qualcosa che non va nella gestione di RigaIntestazione (in Telesilla) scatenato da <code>Alt+7</code>. Indagherò fino allo sfinimento. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:06, 13 dic 2025 (CET) ::::::Mi pare che il problema si verifichi ''solo sotto eis''. Non è molto ma è un indizio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:12, 13 dic 2025 (CET) :::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ieri sera ho introdotto in trova&sostituisci anche la riga intestazione automatica, non so se può interferire. Come le altre funzioni, è disattivabile aprendo il gadget. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 23:27, 13 dic 2025 (CET) ::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Ritorno a Telesilla e verifico. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:27, 14 dic 2025 (CET) :::::::::Sembra che ci siamo. :::::::::* Sotto Modifica non-eis Alt+7 funziona ma con una piccola differenza rispetto all'algoritmo originale. :::::::::* Sotto Modifica eis Al7+7 si imbizzarrisce. :::::::::La differenza rispetto all'algoritmo originale è che l'algoritmo nuovo è ''forzante'', ossia modifica RigaIntestazione anche se RigaIntestazione c'è già. Il vecchio algoritmo invece è "non forzante", non scatta se RigaIntestazione c'è già. Nella mia bottoniera c'è una versione del vecchio script nella versione ''forzante'', che uso solo quando un RigaIntestazione esistente va modificato, altrimenti Alt+7 chiamava ''lo script non forzante''- :::::::::Provo ad aprire il nuovo Trova e sostituisci per cercare di capire il codice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:04, 14 dic 2025 (CET) ::::::::::Come immaginavo, trovo un algoritmo autoRI() nuovo di pacca dentro il gadget; me lo studio con calma. Di certo il problema sta lì. Nel frattempo, devo solo ricordarmi di cliccare il mio pulsante autoRi ''forzante'' prima di salvare la pagina, se serve, e posso lavorare tranquillo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:10, 14 dic 2025 (CET) :::::::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: in effetti credo sia meglio non sovrascrivere Riga intestazione se già presente. Modificherò in tal senso. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:11, 14 dic 2025 (CET) ::::::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie! Problema quasi risolto (sotto eis basta ricordarsi di generare il RigaIntestazione giusto prima di chiamare postOcr). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:22, 25 dic 2025 (CET) == Minuscolo miglioramento di Trova errori ortografici? == Lanciando: $("#errori-ortografici-list a").attr("target","errore") in console, dopo caricata tutta la lista di errori, ottengo che la pagina che si apre dal link usi sempre la stessa scheda del browser. E' un trucco che trovo comodo per evitare che la lista delle schede aperte si allunghi in modo fastidioso (almeno per me). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:52, 25 feb 2026 (CET) == Caratteri nascosti o invisibili nei titoli == Caro Candalua, ho letto da qualche parte che in un titolo possono inserirsi caratteri invisibili che creano problemi. Io nei miei pergrinaggi ho trovato questo: *Primo caso: [[Lettre à M. C*** sur l’unite de temps et de lieu dans la tragédie]] non è lo stesso titolo di [[Lettre à M. C*** sur l'unite de temps et de lieu dans la tragédie]]: sono due pagine differenti, ma non ho capito dove stia la differenza nel titolo, come possa scovarla e quindi disfarmi el doppione inutile (tra l'altro mi piacerebbe scoprire quanti altri di simili doppioni abbiamo nel nostro progetto). *Secondo caso: se guardi il template di navigazione in [[Il buon vino]] noterai che la parte tra parentesi in [[L'allodola (de Tourtoulon)]] non "scompare", e lo stesso vale sia in [[Antologia provenzale/Linguadoca]] quando il titolo è dentro un template:Testo. Sospetto che ci sia un carattere invisibile che interferisce con gli automatismi di mediawiki. Sto pensando correttamente o mi sto creando un film fantasy? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 16:51, 7 mar 2026 (CET) :Caro @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]], :* la differenza, scovata con occhio allenato, sta nell'apostrofo: il primo titolo ce l'ha tipografico. Ho già cercato di impedire la creazione di pagine con questo apostrofo e altri caratteri strani, imponendo una regola in [[MediaWiki:Titleblacklist]], ma ci sono riuscito solo per gli utenti normali: per gli admin la regola non scatta e non interviene nessun avviso, quindi è facile non accorgersene. Si può trovare [https://lists.toolforge.org/itwikisource/Testi/Testi_con_caratteri_speciali qui] una lista di pagine con apostrofi tipografici o lineette lunghe: per fortuna sono solo una manciata. :* per le parentesi, la regola che abbiamo usato è: nascondi la parte tra parentesi solo se inizia per lettera maiuscola. Questo per evitare di nascondere cose legittime tipo ''[[Così è (se vi pare)]]''. Ovviamente anche qui c'è il caso limite... il "de" nobiliare non fa veramente parte del cognome e quindi è giusto che in questo caso sia minuscolo. Si può tuttavia ovviare usando direttamente un wikilink: [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Il_buon_vino&diff=3643755&oldid=3639092], soluzione un po' singolare e da non generalizzare, ma che si può usare in casi come questo. Nel template Testo, invece, c'è già un secondo parametro per sostituire il titolo. :[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:45, 9 mar 2026 (CET) ::Mi cospargo il capo di cenere: sul primo caso ci sarei dovuto arrivare da solo.... Per il secondo, ho imparato qualcosa di nuovo. In ogni caso mi ero fatto un film fantasy. Grazie per la pazienza nello spiegarmi questi particolari tecnici. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 14:17, 9 mar 2026 (CET) :::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: figurati! tra l'altro, mi accorgo adesso che dovrebbe essere ''unité'', non ''unite''. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:50, 9 mar 2026 (CET) == Problema con il salvataggio memoRegex == [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_indice:Porta_-_Poesie_milanesi.djvu&oldid=3653615 In questa pagina Discussioni indice], a seguito di un salvataggio memoRegex, ho notato due problemi: * è stata aggiunta una nuova copia della sezione memoRegex invece di sostituire quella esistente; * una discussione con Edo è sparita (era già successo in precedenti modifiche della pagina e sono impazzito per ritrovala). Adesso che lo so ci sto attento, ma cosa c'è che non va? Sto lavorando sotto eis. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:41, 29 mar 2026 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: mi sa che hai trovato un bug che si verifica ''solo se ci sono altre sezioni prima del memoRegex, almeno una delle quali abbia una sottosezione''. Non esattamente una casistica molto frequente! Dovrei averlo sistemato, comunque spostare la memoRegex in cima alla pagina senz'altro taglia la testa al toro :) [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:45, 29 mar 2026 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Infatti avevo trovato questa soluzione. La causa, la mia fissazione di scrivere immediatamente un minimodi doc di documentazione ''prima '' di cominciare a editare nsPagina. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:57, 29 mar 2026 (CEST) == You may be an eligible candidate for the U4C election == <div lang="en" dir="ltr" class="mw-content-ltr"> Greetings, The [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee|Universal Code of Conduct Coordinating Committee (U4C)]] seeks candidates for the 2026 election. The U4C is the global committee responsible for overseeing enforcement of the [[foundation:Special:MyLanguage/Policy:Universal Code of Conduct|Universal Code of Conduct]]. Elections are held annually, if elected a committee member serves for two years. This year the U4C requires candidates to hold administrator rights on at least one wiki, which is why you are being contacted as you appear to hold this right. There are other requirements, such as candidates must be at least 18 years old and may not be employed by the Wikimedia Foundation or other related chapters and affiliates. You can find more information in the [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026#Call_for_Candidates|call for candidates on Meta-wiki]]. Additionally, the committee's working language is English; some ability to communicate in English is required. The election opens on 18 May, if you are eligible and interested you have until 10 May to submit your candidacy. There will week between for candidates to answer questions from the community. Voting takes place privately in [[m:Special:MyLanguage/SecurePoll|SecurePoll]], successful candidates must receive at least 60% support. More information is available on [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026|the 2026 Elections page]], including timelines and other candidacy information. If you read over the material and consider yourself qualified, please consider submitting your name to run for the committee. If you think someone else in your community might be interested and qualified, please encourage them to run. In partnership with the U4C -- [[m:User:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User_talk:Keegan (WMF)|talk]]) 20:33, 28 apr 2026 (CEST) </div> <!-- Messaggio inviato da User:Keegan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Keegan_(WMF)/test&oldid=30471754 --> == Piccolo inconveniente del nuovo autoNs0 == L'eliminazione di fromsection="" e tosection="" va benissimo, ma dovrebbe scattare solo al salvataggio, e non in anteprima. Non so se è solo mia abitudine, ma io sistematicamente dò un'occhiata all'anteprima per compilare i due parametri lasciandoli vuoti, poi mi regolo per la loro compilazione (soprattutto per il tosection). Per ora uso una piccola furbata: ho notato che lo script cancella tosection="", ma non tosection=" "... e così lo frego. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:37, 14 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: interessante osservazione. {{fatto}}. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:34, 14 mag 2026 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Fulmineo! :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:18, 14 mag 2026 (CEST) == Testi sbloccati da Google di recente == Ciao, dato che so che varie volte chiedi di sbloccare testi da Google, ti segnalo che almeno un mese fa avevo chiesto a Google alcuni sui libri da sbloccare, non ho più avuto notizie di essi, poi ieri ho riguardato i link e li ho trovati sbloccati. A quanto pare Google non mi aveva avvisato dello sblocco via mail come al solito. Magari tu puoi riguardare le tue richieste per vedere se ti è accaduto lo stesso... Ciao. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 10:00, 16 mag 2026 (CEST) == Proposta per Cerca errori ortografici == Finalmente faccio uso del magnifico box "Cerca errori ortografici", vedo che i link alle pagine non sono diretti ma stanno nello script, e immagino che nello script che attiva il link ci sia un attributo <code>target="new"</code> per far aprire la pagina da verificare in una nuova scheda. Ti propongo di modificare il target in modo che la pagina da correggere si apra sempre ''nella stessa scheda'' scegliendo un nome appropriato per la scheda destinata alle correzioni. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:57, 8 lug 2026 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ho come un "djvu" (ah ah ah)... me l'avevi già chiesto (forse per un altro gadget) e te l'avevo bocciata? In generale, riusare una scheda già aperta non è una buona pratica di web design, perché non puoi sapere se l'utente stava ancora usando quella scheda, gli sovrascrivi il contenuto senza dargli modo di impedirlo... quindi spiacente, ma devo respingere nuovamente la proposta. :( [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:19, 8 lug 2026 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Prendo atto di un deterioramento di qualche neurone. :-) Grazie della spiegazione ripetuta che non ricordavo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:02, 8 lug 2026 (CEST) == riga cassata == Ciao, avevo tolto la prima diga dell'indice che in realtà non è un capitolo ma il nome del libro e tu l'hai rimessa, come mai ci tieni a tenerla dato che non fa in realtà veramente parte dell'indice? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 09:03, 12 lug 2026 (CEST) :@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: io invece non capisco perché ti ostini a toglierla :) È una pagina anche quella, ed è la radice di tutta l'alberatura del sommario. Compila Sommario la inserisce apposta, non è un errore... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:43, 13 lug 2026 (CEST) ::Scusami, hai ragione, ho visto che è standard. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:55, 14 lug 2026 (CEST) == Libro dei Re == Ho visto che ci sono 6 tuoi contributo a pagine dell'[[Indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu|Indice VII del Libro dei Re]], e mi sono precipitato a esaminarli.... :-) ma erano solo pagine SAL 0%. Ma forse un'occhiata in giro l'hai data. Hai qualche osservazione/suggerimento? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:19, 3 ago 2026 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: onestamente no, non ho suggerimenti da darti (e non è che te ne servano :) ). Ci tenevo solo a dare un contributo almeno simbolico, vista la mole immane dell'opera. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:04, 3 ago 2026 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Altrochè, se servono :-) ::Ma fra tanti, uno: c'è una notevole differenza fra la mia trascrizione e quella di @[[Utente:DLamba|DLamba]] che ha dato il via alla digitalizzazione. In particolare, ho trascurato il linkaggio dei personaggi a wikidata, che invece DLamba aveva fatto con notevole accuratezza, e bello sarebbe fare lo stesso con i luoghi. Anche la costruzione di un "indice dei personaggi e dei luoghi" sarebbe una bella cosa, anche se piuttosto spaventosa, ma sarebbe un "contributo originale" che non dovrebbe essere incorporato in ns0. Se mai mi venisse la pazza idea di farlo, dove potrei metterlo? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:23, 3 ago 2026 (CEST) == Stupidez sul gadget controllo nomi == Trovo che Verdana mette in maggiore evidenza i diacritici, rispetto al font corrente. Io lo applico in un attimo da console, ma potrebbe essere utile ad altri. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:36, 4 set 2026 (CEST) ij1hk50105xp92r88wmmedjl35notrm 3894732 3894693 2026-09-04T16:09:25Z Candalua 1675 /* Stupidez sul gadget controllo nomi */ Risposta 3894732 wikitext text/x-wiki <div class="plainlinks" style="float:left; border: 1px solid #999;padding: .2em .3em .25em;margin: .3em .3em .3em 1em;">'''Archivio''' [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=742580 2010] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1031411 2011]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1219438 2012] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1362639 2013]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1496195 2014] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1647968 2015]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1826109 2016] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2008393 2017]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2222742 2018] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2518019 2019]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2707633 2020] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2873688 2021]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3099312 2022] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3285185 2023]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3445904 2024] </div> <div style="float:right">{{A fine pagina}}</div> <div style="width:70%; margin: 0 auto; text-align: center; border: 2px solid #FFD595; padding: 5px; background-color: #FFF0D9;"> [[File:Nordkirchen-090806-9419-Capellerallee-Atlas.jpg|200px|center]]'''{{PAGENAME}}''' (non visibile nella foto in quanto sta reggendo sulle sue spalle Atlante che a sua volta regge il Mondo) <br/> è in '''''[[w:Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikipause|wikisinghiozzo permanente]]''''' per cause dipendenti da '''lavoro, donne & altri vizi vari.''' <br/>Chiedete pure, ma sappiate che potrei sparire da un momento all'altro... </div> {{TOCright}} == Fogna! == Caro Candalua, come disse Jovanotti, ''Fogna! Non fmettere mai di fognare!''... e io fogno, o meglio, '''ſ'''ogno. Per diletto ho preso in considerazione un testo settecentesco con le esse lunghe, e mi sono messo di buzzo buono a cliccare con il [[Mediawiki:Gadget-fs.js|gadget f => s]] sulla casella con i due bottoni. Niente di sbagliato, ma mi chiedevo se per vecchi ''boomer-user'' come me fosse possibile usare la tastiera invece del mouse/trackpad: in pratica è possibile fare in modo che, attivato il gadget, oltre che cliccando sui bottoni, sia possibile effettuare la scelta tra effe ed esse cliccando sulla lettera corrispondente della tastiera? in tal modo potrei mantenere gli occhi sullo schermo invece di spostarli continuamente tra casella con bottoni e testo. Lo so, sono un triceratopo, ma lasciami fognare! Che ne pensi? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 14:26, 3 gen 2025 (CET) :Cariffimo [[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliufMagifter]]! Fui tafti è fempre... ehm, sui tasti è sempre un po' difficile, ma ci poffo provare. Però dovrai aspettare un po', magari intanto dèdicati a qualcos'altro e poi ti farò fapere! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:30, 3 gen 2025 (CET) ::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: il fogno diventa una folida realtà! Ora puoi usare i tasti f-s e ''fpaffartela'' con i ''tefti fettecentefchi!'' [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:47, 20 gen 2025 (CET) :::''Maggico Candalua!'' fantaftico! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 20:34, 20 gen 2025 (CET) == Tks... == Mi sa che bisogna darci un occhio... -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:24, 12 gen 2025 (CET) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh sì. Se vuoi dedicarti un po' anche a questo, ti segnalo un paio di gadget utili che forse non hai ancora visto: :* Contributi aggregati: una volta attivato, lo trovi nel menu di destra quando sei sulla pagina di un utente o nei suoi contributi. Ti mostra un riassunto degli indici su cui ha lavorato, dal più recente, col conteggio delle modifiche. :* Cerca errori ortografici: questo lo trovi sugli indici (a volte ci mette un po' a caricare) e cerca possibili errori in base a dei pattern. Ovviamente non li trova tutti, e spesso trova dei falsi positivi, ma è molto utile per trovare gli errori più comuni senza guardare le pagine ad una ad una. Io raccomando di usarlo almeno dopo ogni trascrizione o rilettura completata, per fare un check generale. :[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 03:20, 13 gen 2025 (CET) ::Provato Contributi aggregati... è il conto degli edit fatti nelle pagine relative a un indice? sulla tua PU non finisce più di caricare roba... :D Bello, ma è un altro componente che con dark non va :-( -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 13:06, 13 gen 2025 (CET) :::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eheh, penso sia dura trovare un indice su cui non ho messo le mani... Per tutti questi gadget io ho fatto un css comune con alcuni stili per finestre, bottoni ecc. (altri temo che siano ancora nel common), che trovi all'inizio della pagina di "gadget definition"... Forse si riesce a farne una versione dark, in modo da sistemare tutto in un colpo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:11, 13 gen 2025 (CET) ::::Allora forse avevo già fixato la cosa in locale mettendo a punto non ricordo più quale altro gadget che Alex mi aveva segnalato... il cerca&sostituisci, mi pare. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 16:56, 13 gen 2025 (CET) == "Pasticcio" pt. 2 == Ciao, ho appena fatto un edit che mi ha dato lo stesso problema che ho spiegato nella mia pagina di discussioni. Questa volta [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Autore:Gino_Fano&diff=prev&oldid=3457687 qui]. Sinceramente non mi è chiaro il motivo per cui succeda sta cosa, dato che quella roba cancellata non mi compare nell'editor. In più anche l'anteprima sembra corretta, non si nota nulla di strano fino a quando non salvo la pagina. Annullare l'edit non funziona, ci ho provato ma la pagina diventa vuota (letteralmente), quindi non ho neanche salvato. Potresti sistemare e spiegarmi la causa di questi problemi, così evito che succeda di nuovo? Francamente non mi era mai capitato. Grazie e scusa per il disturbo. [[User:Emyn Muil|Emyn Muil]] ([[User talk:Emyn Muil|disc.]]) 17:29, 13 gen 2025 (CET) :@[[Utente:Emyn Muil|Emyn Muil]]: ciao, questi errori accadono ogni tanto ma non ho mai capito bene la causa, ne stiamo parlando anche adesso al bar. In questi casi, prova comunque a fare un edit "a vuoto" (cioè vai in modifica e salvi senza aver modificato nulla), questo dovrebbe ripristinare l'area dati. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:49, 20 gen 2025 (CET) == Disambigue: problemi in vista == Caro Candalua, il titolo è un po' enfatico perché non so se si tratti di un vero problema o meno. Ti espongo il caso, tu sicuramente capirai quale ingranaggio sotto la scocca dello script sia da regolare. * Mi sto apprestando a spostare [[Poesie (Mamiani)/Inni Sacri]] a [[Inni sacri (Mamiani)]], si prospetta dunque la disambiguazione di [[Inni sacri]] tra quelli di Manzoni e questi di Mamiani. * vado su [[Inni sacri]], attualmente sede degli inni di Manzoni, e trovo già una nota disambigua relativa a [[Il nome di Maria]]... ma questa nota disambigua non dovrebbe trovarsi solo tra [[Inni sacri/Il Nome di Maria]] e [[Nova polemica/Il nome di Maria]]? Il problema è già stato segnalato da qualche altra parte, ma non ricordo dove né quale sia l'origine di questo bugghetto. Secondo te è grave? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 19:41, 22 gen 2025 (CET) :@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: lo so... il problema è che nelle disambigua spesso ci sono dei link in più rispetto ai testi da disambiguare. Devo capire come fare a scartarli. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:17, 22 gen 2025 (CET) ::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: credo di aver sistemato, adesso il gadget guarda anche se il link proviene da un template Testo, in modo da scartare altri link eventualmente presenti nella disambigua ma non pertinenti. Ovviamente bisogna usare Testo solo per i testi da disambiguare. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:02, 24 gen 2025 (CET) :::Fantastico: sei un razzo del debug! Direi che la tua idea è la soluzione migliore. Purtroppo per un breve periodo ho usato dei "doppi template testo", ma ricordo che i casi problematici sono molto pochi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 19:05, 24 gen 2025 (CET) == Decesso di PersonalButtons.js == Da stamattina la mia "bottoniera", che contiene i bottoni definiti in [[Utente:Alex brollo/PersonalButtons.js]], non dà segni di vita. La console si lamenta dell'errore ''document.ready non è una funzione'' e incrimina startup.js. Hai idea di cosa potrebbe essere successo? Disgraziatamente sono consapevole che i miei script personali sono poco robusti, ma senza di loro sono morto... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:05, 27 feb 2025 (CET) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: io stamattina ho messo un po' in ordine il [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki%3AGadgets-definition&diff=3481359&oldid=3464390 Gadgets-definition], ma non credo che c'entri qualcosa. La tua bottoniera si appoggia a qualche altro script? Cos'è startup.js? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:32, 27 feb 2025 (CET) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Non ne ho idea, la console emette questo lamento ... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:21, 27 feb 2025 (CET) :::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Comunque_ ho trovato deselezionato il gadget "Raccolta dei giocattoli", riattivandolo il problema è scomparso (e pure l'errore). Grazie comunque per l'attenzione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:32, 27 feb 2025 (CET) ::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: uhm, strano: io ho spostato alcuni gadget, ma la raccolta dei giocattoli non l'ho toccata. Strano che si sia disabilitato per conto suo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:57, 27 feb 2025 (CET) == Privilegio == Per favore, mi ridai i privilegi di admin dell'interfaccia, che mi sono scaduti? Ne farò un uso omeopatico.... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:49, 20 mar 2025 (CET) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: rinnovati per un anno, così non hai più scuse per non toccare i gadget :D [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 07:54, 20 mar 2025 (CET) == Request to delete [[MediaWiki:Cite_reference_link]] == Hello @[[Utente:Candalua|Candalua]] and sorry for posting in English. [[meta:WMDE_Technical_Wishes|My team]] is currently working on some improvements regarding references and footnotes and we realized, that you added a custom version of [[MediaWiki:Cite_reference_link]] to this wiki once. We recently [https://gerrit.wikimedia.org/r/c/mediawiki/extensions/Cite/+/1056448 updated] that message in the code. Due to the override on your project these updates are not be applied here. Since the [[MediaWiki:Cite_reference_link|custom version]] does not add any special formatting that seems to be needed here it would be best to delete that page. Thank you and feel free to reach out if you have questions or need help. [[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 12:20, 20 mar 2025 (CET) :@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: ok, done. We'll keep hiding the brackets using font-size: 0 as suggested on gerrit. Thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:16, 20 mar 2025 (CET) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Thanks again, I just realized that you also created <code>MediaWiki:Cite_reference_link</code> on [https://vec.wikisource.org/wiki/MediaWiki:Cite_reference_link vec.wikisource.org] it would be really helpful if you could delete that version there as well. At also seems to have no relevant custom changes :-). Best [[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 17:32, 20 mar 2025 (CET) :::@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: done that too, thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:46, 20 mar 2025 (CET) == autoNs0 == Ciao, sembra ci sia un problema col tool: adesso inserisce il tag pages anche quando si entra in modifica, creando un duplicato [[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:26, 5 apr 2025 (CEST) :Aggiungo: il problema [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=L%27ug%C3%B9ri_de_sto_monno&curid=308599&diff=3499830&oldid=3453620 non si presentava ieri alle 14:10] ma [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Lum%C3%ACe_di_Sicilia_(Novella,_1926)&curid=949669&diff=3499972&oldid=3476273 capitava alle 18:59]--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:29, 5 apr 2025 (CEST) ::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: grazie; dovrei aver sistemato. Come avrai visto sto cercando di fare ordine nei gadget per riuscire a velocizzare il caricamento, e sono incorso in una svista. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:07, 5 apr 2025 (CEST) == Correttore ortografico == Proseguendo da [[Discussioni_indice:Yambo,_Luna_paese_incomodo.djvu#Rilettura|qua]], (visto che là è OT), si ho presente le convenzioni sugli accenti, è una vera rottura di palle che in quel testo si usi '''í''' anzichè '''ì''' che c'è sulla tastiera... :-D Anche se forse visto che vedo una incomprensibile sezione memoregex che riguarda la ì, sarebbe più veloce per l'umano mettere delle ì e poi lasciare che sia qualche magia a correggerle... ok, vado a vedere che dice MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici.js per farmi una cultura ;-) ciao -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 10:08, 7 apr 2025 (CEST) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: quella del memoregex è un'altra idea geniale del buon @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: con il gadget [[Aiuto:Strumenti per la rilettura|Strumenti per la rilettura]], hai un comando "Trova e sostituisci" (nel menu di sinistra) con cui puoi sostituire caratteri in una pagina e dirgli "Ricorda questa sostituzione". Nelle pagine successive la potrai applicare (insieme a tutte le altre sostituzioni già salvate da te o da altri) con il comando PostOCR o più rapidamente Alt+7. Attivando anche la [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli|bottoniera]] ti trovi in basso anche dei bottoni "salva regex", "carica regex", "esegui regex", che vengono comodi (specialmente il salva, con cui le regex vengono scritte in quella sezione che hai visto, così sei sicuro di non perderle — altrimenti mi pare che rimangano solo sul browser). :P.S. questa è probabilmente una cosa che prima o poi dovremmo mettere su un gadget per conto suo, in modo che ci siano tutti i comandi in un box solo, più intuitivo per l'utente (lo dico più che altro per Alex, ma ne riparleremo nel bar tecnico). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:53, 8 apr 2025 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sì, l'idea di incorporare il "carica regex" e il "salva regex" nel Trova e sostituisci mi piace molto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:04, 8 apr 2025 (CEST) :::Rispondendo a [[Discussioni_utente:Damadicarta#c-Candalua-20250408073300-Damadicarta-20250407090100|questo]] ("strumento utile, già che ci sono, è il "Controlla interruzioni di pagina", dal menu Strumenti:")... nel menù strumenti non ho quella voce... :(. E ne approfitto per segnalare quella che penso sia un'altra problematica per gli utenti che si approcciano a WS: l'interfaccia è molto dispersiva, con comandi a destra, a sinistra, nel sottomenu, in basso, in alto... La UX è un inferno :-D<br> :::Per es, non me ne voglia @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], ma perchè carica-salva-esegui regex sta in una barra in basso, mentre trova&sostituisci nel menù a sx (o nel menu panino se si nasconde il menu?). E' lo stesso script, o cmq lo stesso tipo di attività, no?<br> :::Altro es. (per par condicio :-p ) perchè "Cerca errori ortografici" e "Controlla interruzioni di pagina" invece stanno nel menù strumenti a dx? Troppe cose sparpagliate ovunque.🤯 :::IMHO ci vorrebbe una razionalizzazione "per attività". :-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:31, 8 apr 2025 (CEST) :::Fra l'altro Vector22, con i suoi spazi esagerati di default e il suo bianco-ovunque-e-senza-bordi peggiora pure la percezione di non capire dove si è e cosa si fa. Lo noto ora perchè "a casa mia" ho stretto tutti gli spazi inutili e messo bei bordini azzurri per delimitare certe cose, ma per l'utente "di default" sembra di navigare in un oceano di comandi sparsi dappertutto... Lo trovo molto "faticoso". --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:35, 8 apr 2025 (CEST) ::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh, infatti sarebbe il punto a cui vorrei arrivare anch'io. Gli "Strumenti per la rilettura" e la "bottoniera" in basso sono tra i gadget più vecchi, e risalgono ad un'epoca in cui era più facile "attaccare roba" al di fuori dei menu standard, e in cui veniva più naturale riunire tante funzioni diverse. L'interfaccia era più basica e la trascrizione più laboriosa, per cui ci siamo scatenati ad inventare gadget che ci potessero aiutare (anche in maniera un po' disordinata, provando e riprovando). Adesso il paradigma è cambiato, perché è possibile caricare i singoli gadget selettivamente in base all'azione (view o edit) e al namespace, quindi è più conveniente avere gadget che fanno una cosa sola e che si caricano solo quando serve quella singola cosa. Quindi vorrei pian piano isolare le funzioni più utili, come il memoregex, e portarle verso questa direzione, anche per riuscire poi a metterci le mani più facilmente, senza timore di rompere altre cose. ::::Per il "Controlla interruzioni di pagina", il gadget è ErroriComuni che dovresti avere attivato; il comando si attiva solo in ns0 e solo in visualizzazione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:21, 8 apr 2025 (CEST) :::::Mah, ho appena finito di correggere i trattini e avere il tasto "esegui memoregex" subito in basso a portata di click senza passare da menù e voci varie è stato molto comodo. Per cui anche l'idea di concentrare tutti i comandi di correzione/verifica nella bottoniera non è male... Forse potrebbe essere una specie di menù con voci che si aprono verso l'alto? boh. :::::Controlla interruzioni di pagina continuo a non vederlo anche se ErroriComuni è on. :-( [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 15:37, 8 apr 2025 (CEST) ::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Ti suggerirei di fare un viaggio esplorativo in Distributed proofreaders, il "laboratorio tipografico specializzato" del progetto Gutenberg. La filosofia di trascrizione è completamente diversa da quella di wikisource, ma la differenza fondamentale, secondo me, è che fa una sola cosa, mentre la nostra interfaccia è un adattamento di quanto serve a una miriade di progetti diversi, dominati da wikipedia. Mi pare di ricordare che nei pasticci che ho fatto, anni fa, ci sia qualche traccia di quell'interfaccia. ::::::Sarebbe poi interessantissimo esplorare per bene la wikisource tedesca, he ha avuto una evoluzione profondamente divergente, fino ad allontanarsi dall'interfaccia proofread. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:38, 8 apr 2025 (CEST) :::::::<small>@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], Distributed proofreaders sarebbe [https://www.pgdp.net/c/]? Look molto anni '90 :D :::::::de.ws in effetti non capisco come operi: l'interfaccia "a fronte" mi sembra concettualmente meglio. Il problema che sento io, come dicevo, è la dispersione "logica" degli strumenti e la difficoltà ad adattare l'interfaccia alle esigenze di lettura. Beninteso, non è una critica al vs lavoro, solo una suggestione. :-) Purtroppo non ho le competenze per fare qualcosa di concreto su questi aspetti. --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:27, 8 apr 2025 (CEST)</small> ::::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Il tuo link punta alla home page: sei andato fino all'interfaccia di editing? Penso che ci si debba registrare e travestire da volontario :-) ::::::::Io l'ho fatto, ho lavorato su un bel po' di pagine, anche se come utente con minimi privilegi (c'è molto rigore nel sito, gli utenti novizi possono fare solo cose elementari, sotto severo tutoraggio, su testi già selezionati e caricati dagli admin, per passare di livello occorre superare veri esami online... è un mondo del tutto diverso da mediawiki), ed è stata un'esperienza molto interessante e suggestiva. ::::::::Ma stiamo devastando la talk page di Candalua; mi scuso e ti propongo, se ti interessa, di parlarne altrove. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:46, 9 apr 2025 (CEST) == Gadget Riassunto ultime modifiche == Ciao. Le righe tr.odd dovrebbero avere background-color: var(--background-color-backdrop-light) e non #efefef, altrimenti in dark restano bianco sporco. ;-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:35, 12 apr 2025 (CEST) :Rammento [[mw:Recommendations for night mode compatibility on Wikimedia wikis]], praticamente la bibbia per questo tipo di operazioni. -- [[User:ZandDev|ZandDev]] ([[User talk:ZandDev|disc.]]) 14:42, 20 apr 2025 (CEST) ::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: {{Fatto}} ::@[[Utente:ZandDev|ZandDev]]: TrameOscure aveva iniziato a lavorare sul night mode, ma poi visti i suoi trascorsi wikipediani qualcuno non si fidava e abbiamo lasciato perdere. Ma se tu ci sai fare, non ti andrebbe di proporti per un flag temporaneo di ''interface administrator''? Io sto già facendo un lavorone di ottimizzazione dei gadget, oltre al consueto "lavoro sporco", e non riesco a stare dietro a tutto. Ovviamente ti farei comunque da "garante" di fronte alla comunità. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:21, 22 apr 2025 (CEST) :::👍 Cmq sono sempre a disp. se a ''qualcuno'' sono passate -come spero- le ''psicosi-poco-[https://foundation.wikimedia.org/wiki/Policy:Universal_Code_of_Conduct/it UCoC-compliant]''. :-p -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:55, 22 apr 2025 (CEST) == Richiesta di rivalutazione opera ora con ISBN == Gentile Candalua, ti scrivo in merito alla precedente cancellazione della pagina ''[[Whelmity. Manifesto del pensiero strutturato]]'', da te motivata con la mancanza di una fonte editoriale verificabile. Ti segnalo che l’opera è ora regolarmente '''pubblicata su Amazon KDP''' in formato cartaceo ('''ISBN: 979-8282754032''') e disponibile anche in formato eBook ('''ASIN: B0F7M6MQ51'''). È inoltre '''archiviata su Internet Archive con metadati completi''': 🔹 https://archive.org/details/whelmity-manifesto-del-pensiero-strutturato 🔹 [[openlibrary:works/OL43287365W|Open Library]] L’opera è rilasciata con licenza '''Creative Commons BY-SA 4.0''', quindi compatibile con le linee guida di Wikisource. Chiedo cortesemente se è possibile '''valutare la ripubblicazione''' o fornirmi ulteriori indicazioni per procedere correttamente. Grazie per l’attenzione e il tempo dedicato, <nowiki>--~~~~</nowiki> [[User:Marino car|Marino car]] ([[User talk:Marino car|disc.]]) 22:53, 8 mag 2025 (CEST) == autoPt == Ciao, ho visto che hai tolto il comando dalla barra a sinistra. Mi pare di capire che lo hai fatto perchè la funzione non è necessaria: la parola viene riunita da sola. Ma ogni tanto non succede vedi [[Pagina:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu/11 |qui]. In questo caso cosa devo fare? ho letto che qualcuno si è messo il tasto da qualche parte, come di fa? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:27, 11 mag 2025 (CEST) :@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: c'è il bottone Pt nella barra in alto (che sarebbe il posto "ufficiale" dove mettere i nostri strumenti). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 11 mag 2025 (CEST) ::Grazie, ora l'ho visto. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:51, 11 mag 2025 (CEST) == Filo d'Arianna per pag. di aiuto e ns:ws == Detto anche breadcrumb. Ho notato che [[:Template:Intestazione indice linee guida]] e [[:Template:Intestazione indice aiuto]] generano una inutile e brutta duplicazione del nome della pagina (vedi [[Aiuto:Guida del lettore|qua]] per es.). Non ne capisco lo scopo e visto che i due template hanno dei parametri non vorrei fare casino. Ma per es fr.ws mi sembra sia più pulito e comprensibile ([https://fr.wikisource.org/wiki/Aide:Cr%C3%A9er_un_fichier_DjVu es.]). Si può togliere questo "doppio/triplo titolo" o ha qualche scopo che non comprendo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:45, 12 mag 2025 (CEST) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: anticamente c'erano degli stili che poi si erano persi in qualche pulizia. Ora li ho rimessi (con templatestyles). C'è da dire però che la cosa aveva maggiore senso quando si poteva nascondere il titolo "normale" delle pagine usando {{tl|Nascondi titolo}}: ora sembra molto più una ripetizione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:09, 12 mag 2025 (CEST) ::Infatti anche quel template non lo capivo.. :D ::Però a sto punto leverei il box di ripetizione, anche perchè non funziona con la mod. scura... [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:45, 12 mag 2025 (CEST) :::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sì, quasi quasi... si potrebbe tenere solo le briciole di pane. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:51, 12 mag 2025 (CEST) ::::Esatto... Poi come hanno fatto i francesi mi sembra molto carino, con la casetta (o volendo col salvagente). -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:56, 12 mag 2025 (CEST) == Linee punteggiate == Ciao. Di situazioni come [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Yambo_-_Manoscritto_trovato_in_una_bottiglia,_Roma,_Scotti,_1905.pdf/78&diff=next&oldid=3523999 questa] ce ne sono in millemila miliardi di pagine in 'sto libro. Mezza riga di punti e mezza riga di testo... in proporzioni variabili. Non sapendo come ottenere l'effetto ho messo punto-spazio-punto-spazio-punto-testo o testo-punto-spazio-punto-spazio-punto a seconda dei casi senza cercare l'esatta resa grafica. Non ci sono mai spazi dopo il terzo punto perchè quella combinazione con spazio finale l'ho usata come regex per il template rigapunteggiata/16 --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:14, 16 mag 2025 (CEST) == Ariosto == Ciao. Sono finalmente arrivato a creare le pagine Opera delle liriche dubbie. [[Opera:Madonna, qual certezza|Questa]] è la prima (corrispondente a [[:d:Q134486391|questo elemento Wikidata]]): quando hai tempo, ci sarebbe da modificare il template {{tl|Opera}} per mostrare il possibile autore anche qui da noi.-- [[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 12:10, 17 mag 2025 (CEST) :@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: ok, ho aggiunto la gestione del "possibile autore" (da testare cosa succede se sono più di uno). Ho creato [[:Categoria:Opere con possibili attribuzioni]] per radunare questi casi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:04, 19 mag 2025 (CEST) ::Grazie mille, ti faccio sapere se trovo comportamenti inaspettati o ''bug''--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 13:08, 19 mag 2025 (CEST) == Due domande "laterali" == Abbi pazienza se ti pongo due domande che con wikisource hanno poco a che fare (ma poi... chissà...). Dopo decenni mi è tornata la voglia di preparare pagine web. Ho scelto come editor Bluegriffon. OK? Altro? E se oltre a creare pagine web locali, volessi metterle in rete, hai qualche suggerimento? Non mi serve un dominio "mio". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:54, 22 mag 2025 (CEST) == Info == Ho "perso un pezzo" nella discussione sulle Ville, si può far sparire il dato? Grazie :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:47, 9 giu 2025 (CEST) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: intendi il tuo IP, vero? ho provveduto a mascherarlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:53, 9 giu 2025 (CEST) == Modifica gadget == Fatta una piccola modifica a [[Mediawiki:Gadget-common.js]], funzione newAutoRi, in modo che funzioni anche se il parametro pagina contiene un tl rl (visualizzazione come numero romano). Visto che sono estremamente arrugginito e che ti stai occupando di risistemare gli script ti avviserò ad ogni mia cauta modifica. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:30, 16 giu 2025 (CEST) == Pg aggiunto in modo strano == [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Come_si_possa_diventare_artisti_cinematografici_1914-PaoloAzzurri.pdf/30&diff=next&oldid=3542341 Questo] mi si è aggiunto facendo Alt+7, immagino che venga da una MemoRegex di chissà quale altro indice! Grazie [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 14:10, 3 lug 2025 (CEST) :@[[Utente:Cruccone|Cruccone]]: purtroppo è un bug noto. Succede a volte quando si cambia indice, probabilmente perché non trova un memoregex sull'indice nuovo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:41, 3 lug 2025 (CEST) == OCR Google == Ciao, mi dicono che hai tolto il pulsante tra i gadgets. A me è molto utile spesso, es. di [[Pagina:Matilde Serao Evviva la vita 1919.pdf/76| questa pagina]] non vedo il testo se non uso il tasto OCRGoogle. Come faccio ad attivarlo per me? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:00, 27 lug 2025 (CEST) :@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ciao, l'ho disattivato perché è da qualche anno che è stato sostituito da uno strumento "ufficiale", che è il bottone "Trascrivi testo": puoi usare quello d'ora in poi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 20:13, 27 lug 2025 (CEST) ::Grazie. Come faccio ad attivarlo? devo inserire una istruzione nel mio common.js? me la puoi indicare? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 15:15, 28 lug 2025 (CEST) :::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non è un gadget, è un componente standard, quindi dovresti già vederlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:38, 28 lug 2025 (CEST) ::::Non lo vedo; potresti guardare il mio common.js per capire se lì ho fatto pasticci? [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:24, 28 lug 2025 (CEST) :::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ho visto che avevi tentato di riaggiungerti il bottone OCRGoogle, ma in quel modo non poteva funzionare, ora forse sì. Comunque, riusciresti a caricare uno screenshot dove si veda l'intera pagina quando vai in modifica? Va bene su Commons, o qualunque altra piattaforma dove ti sia comodo. Vorrei davvero capire come ti appare il sito, perché senz'altro c'è qualcosa di strano. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:10, 28 lug 2025 (CEST) ::::::ecco una [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao.png pagina normale] e [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao_con_eis.png una con eis] del testo Serao che per problemi strano non mi visualizza la pagina. Per questo qui mi serviva assolutamente la funzione ORCGoogle. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:35, 28 lug 2025 (CEST) :::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non sono riuscito a replicare del tutto la tua situazione, comunque vedo che stai ancora usando il tema "Vector legacy"... io ti consiglierei, per cominciare, di passare a quello nuovo, andando su Preferenze -> Aspetto e scegliendo "Vector (2022)". Poi può essere che tu abbia attivato qualche gadget "strano" che magari nasconde o copre il bottone trascrivi... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 28 lug 2025 (CEST) == Problemi OCR Google == Con la mia utenza l'accoppiata pulsante OCR Google - eis funziona, ma non funziona per @Giaccai nè per la mia utenza secondaria. Da cosa può dipendere? Puoi aiutarci? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:16, 1 ago 2025 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: la tua utenza non so, ma hai visto lo screenshot dell'ambiente di @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] che ha postato qui sopra? È come fare un tuffo nel passato... ha ancora la vecchia Vector e altri gadget strani che non usa più nessuno, tipo "Blocca la sidebar" e "Resize.menu"... e le mancano alcune cose indispensabili, tipo Section (e infatti non sa mai come gestire i capitoli che iniziano a metà pagina...). Io ho cercato di replicare la situazione sulla mia utenza, ma non ci sono nemmeno riuscito del tutto. Bisognerebbe fare un "riallineamento" con la situazione generale degli altri utenti, sennò ci sono troppe cose che potrebbero influire, e facciamo anche fatica a capirci. Avrei bisogno di vedere l'elenco completo dei gadget attivi, e magari anche i tab "Aspetto" e "Casella di modifica" delle Preferenze, forse anche lì c'è qualcosa che può influire, tipo il visual editor. E ovviamente sbiancare tutti gli script personali. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:37, 1 ago 2025 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie. Provo a operare con più diligenza sulla mia utenza secondaria. Poi suggerisco a @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] le contromisure. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:43, 1 ago 2025 (CEST) :::@Trovato il problema in [[Utente:Alex brollo bis]]: era attivato il gadget eis test, non aggiornato con le istruzioni di caricamento di OCR Google. Adesso è allineato all'eis generale. @Giaccai : Chissà, forse adesso ti funziona... prova ad attivare Vector 2022. E per attivare l'aggiornamento dei tuoi gadget, disattivane qualcuno, e salva; se poi lo rivuoi puoi riattivarlo e salvare di nuovo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:06, 1 ago 2025 (CEST) ::::caro Alex, ho già attivato Vector 2022 prima di scriverti. Ho cancellato diversi gadget, ho cambiato browser, ma tutto resta come prima, non vedo il tasto OCR standard e neanche il tasto OCR Google. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:35, 1 ago 2025 (CEST) :::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Uffa. :( Riprovo... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:28, 2 ago 2025 (CEST) == Ancora su Giaccai e Google-OCR == Mistero. Dall'utenza di Giaccai, lanciando in modifica dalla console <code>mw.loader.load('//wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki:GoogleOCR.js&action=raw&ctype=text/javascript');</code>, non succede niente. Da tutte le mie utenze, compare immediatamente il pulsante Google OCR funzionante. Nonostante l'azzeramento di script personali (common.js, PersonalButtons.js) non cambia nulla. E' come se ''Giaccai non potesse vedere //wikisource.org''. Ho gettato la spugna. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:39, 10 ago 2025 (CEST) :PS: Giaccai dice che entrando in modifica nsPagina si apriva un box con F8 F7 F6.... non l'ho visto e non ho capito cosa sia e da dove venga. :(. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:09, 10 ago 2025 (CEST) ::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: c'è un'ultima cosa, un pochino drastica, che Giaccai potrebbe fare: aprendo il browser in incognito, crearsi una seconda utenza Giaccai2 e vedere se da lì le cose funzionano. Se neanche così va... allora è proprio stregato il suo pc. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:31, 21 ago 2025 (CEST) :::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Prova anche il suggerimento di Candalua.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:41, 21 ago 2025 (CEST) ::::Ho aperto una nuova utenza con lo stesso risultato (ma senza aprire il browser in incoglino perchè non so come fare) Ho provato le due utenze su un altro pc un Mac, ma in nessun caso vedo il tasto OCR. Sul mio pc ho Linux Mint Mate. Mi rassegno? Grazie molto a entrambi per la pazienza, buona giornata [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:15, 22 ago 2025 (CEST) :::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: scusa, ma vedi proprio tutto identico da un'utenza all'altra? Non c'è nessuna differenza per esempio tra i bottoni della barra di modifica, o tra i comandi del menu? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 22:23, 25 ago 2025 (CEST) == Flag AI == Sarei propenso a richiedere il flag di AI per sistemare robette qua e la che confliggono con la modalità scura in modo che possa finalmente essere funzionale e consistente nonchè abilitata anche per non-loggati. Inoltre vorrei fare qualche altro fix funzional/estetico a vector22 (che di default sembra un'interfaccia per mobile e non per pc...🙄). Visto che nulla s'è mosso in 8 mesi, e che certe obiezioni dovrebbero essere superate, ti pare inopportuno che riproponga la cosa al bar da qui a qualche tempo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 20:30, 20 ago 2025 (CEST) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sembra anche a me che i tempi possano essere maturi. Mi pare che, superato qualche piccolo screzio iniziale, tu abbia dimostrato di portare un contributo utile al progetto, e di saper collaborare con gli altri utenti. Nella richiesta, dettaglia bene il perimetro del tuo intervento: sistemare la modalità scura va bene, ma se hai visto altre fix da fare, spiega bene quali sono e cosa comportano, ed eventualmente rimandale ad una seconda richiesta. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:28, 21 ago 2025 (CEST) ::"Utile" è un parolone... in realtà il mio contributo è abbastanza limitato e per niente paragonabile a quello di moltissimi altri che trascrivono decine di pagine al giorno 😨, ed è anche un po' di contorno e ''sui generis'' ([https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Speciale%3AContributi&target=TrameOscure&namespace=12&tagfilter=&start=&end=&limit=50 propedeutico]?). ::Le "altre" fix sono abbastanza piccolezze, riguardano la compattazione dei menu (che allo stato sembrano spaziati da touch e se si tiene lo zoom a >100% sono pure da scrollare...) e un elegante bordino 1px azzurro (come sotto l'header, che era un'aggiunta mia) per scontornarli: mera estetica ma IMHO decisamente migliorativa percettivamente specie per chi apprezzava vector legacy o addirittura roba più datata e meno piatta/vuota/lattiginosa. Semmai produco uno screenshot. ::Provvedo appena ho ragionevolmente tempo di dedicarmi alla cosa, anche perchè devo prima estrapolare dalle mie millemila modifiche in locale quelle da trasferire. :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 17:24, 21 ago 2025 (CEST) == Bug VisualEditor? == Sono incappato in un problema di VisualEditor che non avevo notato in passato. Se si edita una sezione di una pagina (es [[Aiuto:Guida alla pubblicazione di un testo/Pubblicizzare il testo|m'è successo qua]] con "modifica sorgente" a lato del titolo di sezione, viene caricata come wikitesto raw solo la sezione. Se si fa qualche modifica e si passa a "modifica" tramite la scritta in altro (non l'icona dell'occhio e della penna), si passa al WYSIWYG di quella sola sezione, ma salvando, di tutta la pagina resta veramente ''solo'' quella sezione. In pratica VE carica e visualizza solo una porzione della pagina, ma salvando considera che il salvataggio sia di ''tutta'' la pagina.<br> La cosa non si verifica se lo switch viene fatto con le icone occhio/penna.<br> Non so se è materia di cui ti occupi tu (forse no), ma di certo ne capisci più di me. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:20, 24 ago 2025 (CEST) == Problemi capolettera == Ciao, ho un problema in [[Pagina:Gemelli Careri - Viaggi per Europa, Vol. I, Napoli, Roselli, 1701.djvu/27|questa pagina]]: sostanzialmente, non funziona l'"a capo". Dopo diversi scervellamenti, ho notato che togliendo il tl Capolettera non ci sono problemi e va a capo tranquillamente. E' possibile ci sia qualche bug? Grazie dell'aiuto! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:29, 29 set 2025 (CEST) :Ciao @[[Utente:Modafix|Modafix]]! Era il PieDiPagina che causava questo comportamento strano... aggiungendoci prima un ritorno a capo, è andato a posto. Comunque, credo che nella trasclusione i paragrafi sarebbero venuti giusti lo stesso, che è quello che conta di più. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:47, 29 set 2025 (CEST) ::Grazie ancora! :) [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:54, 29 set 2025 (CEST) == Piccolo e irrilevante bug di autoNs0 == In Critica della ragion pura, la struttura del Sommario è particolarmente complessa, con sovrabbondanza di livelli di sottopagine, e autoNs0 si confonde compilando (in alcuni casi) campi prec e succ "rotti". Non è una problema rilevante, vista l'eccezionalità del caso, ma visto che ho incontrato il problema ho pensato che fosse il caso di segnalartelo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:39, 10 ott 2025 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh, mi pare che regga fino a 5 livelli, e quindi vedo che si arriva addirittura a 8... :D Era stato già complicato gestirne 5, quindi senz'altro lo lascerò così. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:35, 10 ott 2025 (CEST) == Notice of expiration of your interface-admin right == <div dir="ltr">Hi, as part of [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]], this is an automated reminder to let you know that your permission "interface-admin" (Amministratori dell'interfaccia) will expire on 2025-11-04 09:54:42. Please renew this right if you would like to continue using it. <i>In other languages: [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot/Messages/default|click here]]</i> [[User:Leaderbot|Leaderbot]] ([[User talk:Leaderbot|disc.]]) 20:42, 28 ott 2025 (CET)</div> == maggiore rispetto e spiegazioni di cancellazioni voci == Ciao, ho per due volte consecutive inserito una voce riferita a uno scrittore e giornalista che tu hai, nel primo caso cancellato, e nel secondo addirittura bannato. Puoi essere così gentile da spiegarmi i motivi e, soprattutto, capire perché non ci si rivolge all'autore della VOCE e/o DISCUSSIONE, fosse anche in privato, per spiegare l'azione? E' una questione di rispetto verso chi ha interesse per questa enciclopedia, oltre che alla fonte riportata Grazie, attendo un tuo opportuno riscontro Gianbattista Sforza [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 12:19, 24 nov 2025 (CET) :@[[Utente:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]]: il motivo è chiaramente indicato nell'operazione di cancellazione: "Pagina costituita unicamente da collegamenti esterni e spam promozionale". Wikisource non è il luogo dove inserire il curriculum vitae di uno scrittore contemporaneo per cercare di dargli visibilità. In particolare è vietato l'inserimento di link a siti personali o che comunque pubblicizzano un autore a fini commerciali. La biografia si può eventualmente inserire su Wikipedia, sempre se lì la ritengono meritevole di interesse enciclopedico, cosa di cui dubito. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:49, 24 nov 2025 (CET) ::va bene, grazie [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 16:13, 24 nov 2025 (CET) == Ancora sul nuovo Trova e sostituisci == Dopo parecchie settimane di uso intensivo del nuovo Trova e sostituisci, su testi in prosa, sono entusiasta. Adesso sono alle prese con un testo poetico in versi, e trovo un intoppo: la rinuncia a Strumenti di rilettura, ed in particolare dello script per la numerazione dei versi, mi crea qualche difficoltà. Immagino che il problema stia principalmente nella routine cleanup, che in Strumenti richiama (fra le altre cose) il vecchio Trova e sostituisci, mentre il nuovo ridefinisce la routine. Provo a creare un "clone" di [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFramework.js]] cancellando ogni riferimento a cleanup, ad uso personale, in modo da aggirare i conflitti. Ma temo di aver perso qualche abilità critica. Tu hai in progetto di risolvere? Tienimi informato, per favore. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:33, 10 dic 2025 (CET) :Fatto, procedo con il test. Il gadget clone è [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFrameworkNew.js]], sembra funzionare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:17, 10 dic 2025 (CET) ::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: purtroppo ci sto lavorando molto saltuariamente, anche per una certa incertezza su come procedere. Vorrei portare in Trova&Sostituisci il vecchio cleanup e il RigaIntestazione, ma senza portarmi dietro pacchi di codice legacy, e non è facile. Poi bisognerebbe capire che fare degli altri Strumenti per la rilettura. Comunque non ci dovrebbero essere conflitti, solo lo shortcut, ma il Trova&Sostituisci è in grado di accorgersi se hai gli Strumenti attivati e nel caso rinuncia a prendersi lo shortcut. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:12, 10 dic 2025 (CET) :::Io sono appagato, il nuovo gadget si attiva e fa tutto, e non collide con il nuovo Trova e sostituisci. Mi rendo conto che è uno script caotico, ma è quello che mi serviva... ti chiedo solo di verificare che non parta di default. E ancora complimenti per il nuovo Trova e sostituisci. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:35, 10 dic 2025 (CET) ::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh sì, avevi lasciato il default. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:23, 10 dic 2025 (CET) :::::Trovato un bug, c'è qualcosa che non va nella gestione di RigaIntestazione (in Telesilla) scatenato da <code>Alt+7</code>. Indagherò fino allo sfinimento. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:06, 13 dic 2025 (CET) ::::::Mi pare che il problema si verifichi ''solo sotto eis''. Non è molto ma è un indizio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:12, 13 dic 2025 (CET) :::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ieri sera ho introdotto in trova&sostituisci anche la riga intestazione automatica, non so se può interferire. Come le altre funzioni, è disattivabile aprendo il gadget. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 23:27, 13 dic 2025 (CET) ::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Ritorno a Telesilla e verifico. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:27, 14 dic 2025 (CET) :::::::::Sembra che ci siamo. :::::::::* Sotto Modifica non-eis Alt+7 funziona ma con una piccola differenza rispetto all'algoritmo originale. :::::::::* Sotto Modifica eis Al7+7 si imbizzarrisce. :::::::::La differenza rispetto all'algoritmo originale è che l'algoritmo nuovo è ''forzante'', ossia modifica RigaIntestazione anche se RigaIntestazione c'è già. Il vecchio algoritmo invece è "non forzante", non scatta se RigaIntestazione c'è già. Nella mia bottoniera c'è una versione del vecchio script nella versione ''forzante'', che uso solo quando un RigaIntestazione esistente va modificato, altrimenti Alt+7 chiamava ''lo script non forzante''- :::::::::Provo ad aprire il nuovo Trova e sostituisci per cercare di capire il codice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:04, 14 dic 2025 (CET) ::::::::::Come immaginavo, trovo un algoritmo autoRI() nuovo di pacca dentro il gadget; me lo studio con calma. Di certo il problema sta lì. Nel frattempo, devo solo ricordarmi di cliccare il mio pulsante autoRi ''forzante'' prima di salvare la pagina, se serve, e posso lavorare tranquillo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:10, 14 dic 2025 (CET) :::::::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: in effetti credo sia meglio non sovrascrivere Riga intestazione se già presente. Modificherò in tal senso. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:11, 14 dic 2025 (CET) ::::::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie! Problema quasi risolto (sotto eis basta ricordarsi di generare il RigaIntestazione giusto prima di chiamare postOcr). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:22, 25 dic 2025 (CET) == Minuscolo miglioramento di Trova errori ortografici? == Lanciando: $("#errori-ortografici-list a").attr("target","errore") in console, dopo caricata tutta la lista di errori, ottengo che la pagina che si apre dal link usi sempre la stessa scheda del browser. E' un trucco che trovo comodo per evitare che la lista delle schede aperte si allunghi in modo fastidioso (almeno per me). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:52, 25 feb 2026 (CET) == Caratteri nascosti o invisibili nei titoli == Caro Candalua, ho letto da qualche parte che in un titolo possono inserirsi caratteri invisibili che creano problemi. Io nei miei pergrinaggi ho trovato questo: *Primo caso: [[Lettre à M. C*** sur l’unite de temps et de lieu dans la tragédie]] non è lo stesso titolo di [[Lettre à M. C*** sur l'unite de temps et de lieu dans la tragédie]]: sono due pagine differenti, ma non ho capito dove stia la differenza nel titolo, come possa scovarla e quindi disfarmi el doppione inutile (tra l'altro mi piacerebbe scoprire quanti altri di simili doppioni abbiamo nel nostro progetto). *Secondo caso: se guardi il template di navigazione in [[Il buon vino]] noterai che la parte tra parentesi in [[L'allodola (de Tourtoulon)]] non "scompare", e lo stesso vale sia in [[Antologia provenzale/Linguadoca]] quando il titolo è dentro un template:Testo. Sospetto che ci sia un carattere invisibile che interferisce con gli automatismi di mediawiki. Sto pensando correttamente o mi sto creando un film fantasy? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 16:51, 7 mar 2026 (CET) :Caro @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]], :* la differenza, scovata con occhio allenato, sta nell'apostrofo: il primo titolo ce l'ha tipografico. Ho già cercato di impedire la creazione di pagine con questo apostrofo e altri caratteri strani, imponendo una regola in [[MediaWiki:Titleblacklist]], ma ci sono riuscito solo per gli utenti normali: per gli admin la regola non scatta e non interviene nessun avviso, quindi è facile non accorgersene. Si può trovare [https://lists.toolforge.org/itwikisource/Testi/Testi_con_caratteri_speciali qui] una lista di pagine con apostrofi tipografici o lineette lunghe: per fortuna sono solo una manciata. :* per le parentesi, la regola che abbiamo usato è: nascondi la parte tra parentesi solo se inizia per lettera maiuscola. Questo per evitare di nascondere cose legittime tipo ''[[Così è (se vi pare)]]''. Ovviamente anche qui c'è il caso limite... il "de" nobiliare non fa veramente parte del cognome e quindi è giusto che in questo caso sia minuscolo. Si può tuttavia ovviare usando direttamente un wikilink: [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Il_buon_vino&diff=3643755&oldid=3639092], soluzione un po' singolare e da non generalizzare, ma che si può usare in casi come questo. Nel template Testo, invece, c'è già un secondo parametro per sostituire il titolo. :[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:45, 9 mar 2026 (CET) ::Mi cospargo il capo di cenere: sul primo caso ci sarei dovuto arrivare da solo.... Per il secondo, ho imparato qualcosa di nuovo. In ogni caso mi ero fatto un film fantasy. Grazie per la pazienza nello spiegarmi questi particolari tecnici. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 14:17, 9 mar 2026 (CET) :::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: figurati! tra l'altro, mi accorgo adesso che dovrebbe essere ''unité'', non ''unite''. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:50, 9 mar 2026 (CET) == Problema con il salvataggio memoRegex == [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_indice:Porta_-_Poesie_milanesi.djvu&oldid=3653615 In questa pagina Discussioni indice], a seguito di un salvataggio memoRegex, ho notato due problemi: * è stata aggiunta una nuova copia della sezione memoRegex invece di sostituire quella esistente; * una discussione con Edo è sparita (era già successo in precedenti modifiche della pagina e sono impazzito per ritrovala). Adesso che lo so ci sto attento, ma cosa c'è che non va? Sto lavorando sotto eis. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:41, 29 mar 2026 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: mi sa che hai trovato un bug che si verifica ''solo se ci sono altre sezioni prima del memoRegex, almeno una delle quali abbia una sottosezione''. Non esattamente una casistica molto frequente! Dovrei averlo sistemato, comunque spostare la memoRegex in cima alla pagina senz'altro taglia la testa al toro :) [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:45, 29 mar 2026 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Infatti avevo trovato questa soluzione. La causa, la mia fissazione di scrivere immediatamente un minimodi doc di documentazione ''prima '' di cominciare a editare nsPagina. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:57, 29 mar 2026 (CEST) == You may be an eligible candidate for the U4C election == <div lang="en" dir="ltr" class="mw-content-ltr"> Greetings, The [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee|Universal Code of Conduct Coordinating Committee (U4C)]] seeks candidates for the 2026 election. The U4C is the global committee responsible for overseeing enforcement of the [[foundation:Special:MyLanguage/Policy:Universal Code of Conduct|Universal Code of Conduct]]. Elections are held annually, if elected a committee member serves for two years. This year the U4C requires candidates to hold administrator rights on at least one wiki, which is why you are being contacted as you appear to hold this right. There are other requirements, such as candidates must be at least 18 years old and may not be employed by the Wikimedia Foundation or other related chapters and affiliates. You can find more information in the [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026#Call_for_Candidates|call for candidates on Meta-wiki]]. Additionally, the committee's working language is English; some ability to communicate in English is required. The election opens on 18 May, if you are eligible and interested you have until 10 May to submit your candidacy. There will week between for candidates to answer questions from the community. Voting takes place privately in [[m:Special:MyLanguage/SecurePoll|SecurePoll]], successful candidates must receive at least 60% support. More information is available on [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026|the 2026 Elections page]], including timelines and other candidacy information. If you read over the material and consider yourself qualified, please consider submitting your name to run for the committee. If you think someone else in your community might be interested and qualified, please encourage them to run. In partnership with the U4C -- [[m:User:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User_talk:Keegan (WMF)|talk]]) 20:33, 28 apr 2026 (CEST) </div> <!-- Messaggio inviato da User:Keegan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Keegan_(WMF)/test&oldid=30471754 --> == Piccolo inconveniente del nuovo autoNs0 == L'eliminazione di fromsection="" e tosection="" va benissimo, ma dovrebbe scattare solo al salvataggio, e non in anteprima. Non so se è solo mia abitudine, ma io sistematicamente dò un'occhiata all'anteprima per compilare i due parametri lasciandoli vuoti, poi mi regolo per la loro compilazione (soprattutto per il tosection). Per ora uso una piccola furbata: ho notato che lo script cancella tosection="", ma non tosection=" "... e così lo frego. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:37, 14 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: interessante osservazione. {{fatto}}. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:34, 14 mag 2026 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Fulmineo! :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:18, 14 mag 2026 (CEST) == Testi sbloccati da Google di recente == Ciao, dato che so che varie volte chiedi di sbloccare testi da Google, ti segnalo che almeno un mese fa avevo chiesto a Google alcuni sui libri da sbloccare, non ho più avuto notizie di essi, poi ieri ho riguardato i link e li ho trovati sbloccati. A quanto pare Google non mi aveva avvisato dello sblocco via mail come al solito. Magari tu puoi riguardare le tue richieste per vedere se ti è accaduto lo stesso... Ciao. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 10:00, 16 mag 2026 (CEST) == Proposta per Cerca errori ortografici == Finalmente faccio uso del magnifico box "Cerca errori ortografici", vedo che i link alle pagine non sono diretti ma stanno nello script, e immagino che nello script che attiva il link ci sia un attributo <code>target="new"</code> per far aprire la pagina da verificare in una nuova scheda. Ti propongo di modificare il target in modo che la pagina da correggere si apra sempre ''nella stessa scheda'' scegliendo un nome appropriato per la scheda destinata alle correzioni. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:57, 8 lug 2026 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ho come un "djvu" (ah ah ah)... me l'avevi già chiesto (forse per un altro gadget) e te l'avevo bocciata? In generale, riusare una scheda già aperta non è una buona pratica di web design, perché non puoi sapere se l'utente stava ancora usando quella scheda, gli sovrascrivi il contenuto senza dargli modo di impedirlo... quindi spiacente, ma devo respingere nuovamente la proposta. :( [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:19, 8 lug 2026 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Prendo atto di un deterioramento di qualche neurone. :-) Grazie della spiegazione ripetuta che non ricordavo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:02, 8 lug 2026 (CEST) == riga cassata == Ciao, avevo tolto la prima diga dell'indice che in realtà non è un capitolo ma il nome del libro e tu l'hai rimessa, come mai ci tieni a tenerla dato che non fa in realtà veramente parte dell'indice? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 09:03, 12 lug 2026 (CEST) :@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: io invece non capisco perché ti ostini a toglierla :) È una pagina anche quella, ed è la radice di tutta l'alberatura del sommario. Compila Sommario la inserisce apposta, non è un errore... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:43, 13 lug 2026 (CEST) ::Scusami, hai ragione, ho visto che è standard. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:55, 14 lug 2026 (CEST) == Libro dei Re == Ho visto che ci sono 6 tuoi contributo a pagine dell'[[Indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu|Indice VII del Libro dei Re]], e mi sono precipitato a esaminarli.... :-) ma erano solo pagine SAL 0%. Ma forse un'occhiata in giro l'hai data. Hai qualche osservazione/suggerimento? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:19, 3 ago 2026 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: onestamente no, non ho suggerimenti da darti (e non è che te ne servano :) ). Ci tenevo solo a dare un contributo almeno simbolico, vista la mole immane dell'opera. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:04, 3 ago 2026 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Altrochè, se servono :-) ::Ma fra tanti, uno: c'è una notevole differenza fra la mia trascrizione e quella di @[[Utente:DLamba|DLamba]] che ha dato il via alla digitalizzazione. In particolare, ho trascurato il linkaggio dei personaggi a wikidata, che invece DLamba aveva fatto con notevole accuratezza, e bello sarebbe fare lo stesso con i luoghi. Anche la costruzione di un "indice dei personaggi e dei luoghi" sarebbe una bella cosa, anche se piuttosto spaventosa, ma sarebbe un "contributo originale" che non dovrebbe essere incorporato in ns0. Se mai mi venisse la pazza idea di farlo, dove potrei metterlo? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:23, 3 ago 2026 (CEST) == Stupidez sul gadget controllo nomi == Trovo che Verdana mette in maggiore evidenza i diacritici, rispetto al font corrente. Io lo applico in un attimo da console, ma potrebbe essere utile ad altri. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:36, 4 set 2026 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: buona idea. {{Fatto}}. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:09, 4 set 2026 (CEST) 0wlqwrtoul9etudpgjoyw9bo5a232pm Template:Autore/PluraleAttività 10 265179 3894956 3870663 2026-09-05T10:31:42Z Paperoastro 3695 +professione 3894956 wikitext text/x-wiki {{ #switch: {{{1}}} | abate | abate laico | badessa = abati | accademico | accademica = accademici | acquarellista = acquarellisti | aforista = aforisti | agente segreto | agente segreta = agenti segreti | agiografo | agiografa = agiografi | agnostico = agnostici | agricoltore = agricoltori | agrimensore = agrimensori | agronomo | agronoma = agronomi | aiuto regista = aiuti regista | alchimista = alchimisti | allevatore = allevatori | alpinista = alpinisti | amanuense = amanuensi | ambasciatore = ambasciatori | ambientalista = ambientalisti | amministratore = amministratori | ammiraglio = ammiragli | ampelografo | ampelografa = ampelografi | anarchico | anarchica = anarchici | anatomista = anatomisti | arcangelo | angelo = angeli | 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1553 /* Riletta */ 3894929 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /><small>{{RigaIntestazione | sin =''Profezia contro'' | centro = GEREMIA, 22. | dx =''la casa di Davide.''}}</small></noinclude>{{colonna}}<section begin=22 />{{Centrato|{{smaller|''Profezia contro la casa reale di Giuda.''}}}} {{vb|22|1|capolettera}} COSÌ ha detto il Signore: Scendi nella casa del re di Giuda, e pronunzia quivi questa parola, {{vb|22|2}}E di’: Ascolta la parola del Signore, o re di Giuda, che siedi sopra il trono di Davide; tu, e i tuoi servitori, e il tuo popolo ch’entrate per queste porte: {{vb|22|3}}Così ha detto il Signore: Fate giudicio e giustizia; e riscotete di man dell’oppressore colui a cui è tolto ''il suo'': e non fate torto al forestiere, nè all’orfano, nè alla vedova; non fate violenza, e non ispandete sangue innocente in questo luogo. {{vb|22|4}}Perciocchè, se pur mettete ad affetto questa parola, i re ''del legnaggio'' di Davide, che seggono sopra il suo trono, entreranno per le porte di questa Casa, montati sopra carri, e sopra cavalli, essi, e i lor servitori, e il lor popolo. {{vb|22|5}}Ma se voi non ascoltate queste parole, io giuro per me stesso<ref>{{BibLink|Eb|6|13}}, {{BibLink|Eb|6|17|17}}.</ref>, dice il Signore, che questa Casa sarà messa in desolazione. {{vb|22|6}}Perciocchè, così ha detto il Signore intorno alla casa del re di Giuda: Tu mi ''sei stata come'' Galaad, ''come'' la sommità del Libano; se io non ti riduco in deserto, ''in'' città disabitate. {{vb|22|7}}Io ordinerò contro a te de’ guastatori, che avranno ciascuno le sue armi; e taglieranno la scelta de’ tuoi cedri, e li getteranno nel fuoco. {{vb|22|8}}E molte genti passeranno presso di questa città, e diranno l’uno all’altro: Perchè ha il Signore fatto così a cotesta gran città? {{vb|22|9}}E si dirà: Perciocchè hanno lasciato il patto del Signore Iddio loro, e hanno adorati altri dii, ed hanno lor servito<ref>{{BibLink|Deut|29|24}}. ecc. {{BibLink|1 Re|9|8|1 Re 9. 8}}, {{BibLink|1 Re|9|9|9}}. {{BibLink|2 Re|22|17|2 Re 22. 17}}.</ref>. {{vb|22|10}}Non piagnete per lo morto, e non ve ne condolete; piagnete pur per quel che se ne va via; perciocchè egli non ritornerà pi''ù'', e non vedrà ''più'' il suo natío paese. {{vb|22|11}}Perciocchè il Signore ha detto così di Sallum, figliuolo di Giosia, re di Giuda, che ha regnato in luogo di Giosia, suo padre, ed è uscito di questo luogo: Egli non vi ritornerà più; {{vb|22|12}}Anzi morrà nel luogo dove è stato menato in cattività, e non vedrà più questo paese<ref>{{BibLink|2 Re|23|30|2 Re 23. 30}}, {{BibLink|2 Re|23|34|34}}.</ref>. {{vb|22|13}}Guai a colui ch’edifica la sua casa, e non con giustizia; e le sue sale, e non con dirittura; ''che'' si serve del suo prossimo per nulla, e non gli dà il pagamento dell’opera sua<ref>{{BibLink|Lev|19|13}}. {{BibLink|Giac|5|4}}.</ref>; {{vb|22|14}}Che dice: Io mi edificherò una casa grande, e delle sale spaziose; e taglia a quelle delle finestre larghe, 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''e'' allora bene gli ''avvenne''. {{vb|22|16}}Egli fece ragione al povero e al bisognoso: ''e'' allora bene gli avvenne; non ''è'' ciò conoscermi? dice il Signore. {{vb|22|17}}Ma tu non hai gli occhi, nè il cuore, se non alla tua avarizia, e a spandere il sangue innocente, e ad oppressione, e a storsione, per far''la''. {{vb|22|18}}Perciò, il Signore ha detto così di Gioiachim, figliuolo di Giosia, re di Giuda: Ei non se ne farà cordoglio, ''dicendo'': Ahi fratel mio! Ahi sorella! Ei non se ne farà ''altresì'' cordoglio, ''dicendo'': Ahi Signore! e: Ahi sua maestà! {{vb|22|19}}Egli sarà seppellito della sepoltura di un asino, essendo strascinato, e gettato via lungi dalle porte di Gerusalemme. {{vb|22|20}}Sali pure in sul Libano, e grida; e da’ fuori la tua voce in Basan, e grida a ''quelli che sono'' di là; perciocchè tutti i tuoi amanti sono stati rotti. {{vb|22|21}}Io ti ho parlato nelle tue prosperità; ''ma'' tu hai detto: Io non ascolterò; questa ''è stata'' la tua usanza fin dalla tua fanciullezza, chè tu non hai ''giammai'' ascoltata la mia voce. {{vb|22|22}}Il vento si pascerà di tutti i tuoi pastori, e i tuoi amanti andranno in cattività; allora sarai pure svergognata e confusa, per tutta la tua malvagità. {{vb|22|23}}Tu dimori nel Libano, tu ti annidi sopra i cedri; oh! quanto sarai graziosa, quando ti verranno le doglie del parto; i dolori, come di donna che partorisce! {{vb|22|24}}''Come'' io vivo, dice il Signore, avvegnachè tu, Conia, figliuolo di Gioiachim, re di Giuda, fossi un suggello nella mia man destra, pur te ne divellerò; {{vb|22|25}}E ti darò in man di quelli che cercano l’anima tua, e in man di quelli de’ quali tu hai spavento, e in man di Nebucadnesar, re di Babilonia, e in man de’ Caldei; {{vb|22|26}}E caccerò te, e tua madre che ti ha partorito, in un paese strano, dove non siete nati; e quivi morrete<ref>{{BibLink|2 Cron|36|9}}, {{BibLink|2 Cron|36|10|10}}.</ref>. {{vb|22|27}}E quant’è al paese, al quale essi hanno l’animo intento, per tornarvi, non vi torneranno. {{vb|22|28}}''È'' quest’uomo Conia un idolo sprezzato, ''e'' rotto in pezzi? ''è'' egli un vaso, del quale non si fa stima alcuna? perchè dunque sono stati cacciati egli, e la sua progenie, e gettati in un paese, che non conoscono? {{vb|22|29}}O paese, o paese, o paese, ascolta la parola del Signore! {{vb|22|30}}Così ha detto il Signore: Scrivete pure ''che'' quest’uomo ''sarà'' privo di {{Pt|fi-|}}{{FineColonna}}<section end=22 /><noinclude> <hr> <references/>{{PieDiPagina||622}}</noinclude> j963jkhfluorf8tqgegnxf9ldsaw3me 3894931 3894929 2026-09-05T05:36:39Z Dr Zimbu 1553 3894931 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /><small>{{RigaIntestazione | sin =''Profezia contro'' | centro = GEREMIA, 22. | dx =''la casa di Davide.''}}</small></noinclude>{{colonna}}<section begin=22 />{{Centrato|{{smaller|''Profezia contro la casa reale di Giuda.''}}}} {{vb|22|1|capolettera}} COSÌ ha detto il Signore: Scendi nella casa del re di Giuda, e pronunzia quivi questa parola,</p> {{vb|22|2}}E di’: Ascolta la parola del Signore, o re di Giuda, che siedi sopra il trono di Davide; tu, e i tuoi servitori, e il tuo popolo ch’entrate per queste porte: {{vb|22|3}}Così ha detto il Signore: Fate giudicio e giustizia; e riscotete di man dell’oppressore colui a cui è tolto ''il suo'': e non fate torto al forestiere, nè all’orfano, nè alla vedova; non fate violenza, e non ispandete sangue innocente in questo luogo. {{vb|22|4}}Perciocchè, se pur mettete ad affetto questa parola, i re ''del legnaggio'' di Davide, che seggono sopra il suo trono, entreranno per le porte di questa Casa, montati sopra carri, e sopra cavalli, essi, e i lor servitori, e il lor popolo. {{vb|22|5}}Ma se voi non ascoltate queste parole, io giuro per me stesso<ref>{{BibLink|Eb|6|13}}, {{BibLink|Eb|6|17|17}}.</ref>, dice il Signore, che questa Casa sarà messa in desolazione. {{vb|22|6}}Perciocchè, così ha detto il Signore intorno alla casa del re di Giuda: Tu mi ''sei stata come'' Galaad, ''come'' la sommità del Libano; se io non ti riduco in deserto, ''in'' città disabitate. {{vb|22|7}}Io ordinerò contro a te de’ guastatori, che avranno ciascuno le sue armi; e taglieranno la scelta de’ tuoi cedri, e li getteranno nel fuoco. {{vb|22|8}}E molte genti passeranno presso di questa città, e diranno l’uno all’altro: Perchè ha il Signore fatto così a cotesta gran città? {{vb|22|9}}E si dirà: Perciocchè hanno lasciato il patto del Signore Iddio loro, e hanno adorati altri dii, ed hanno lor servito<ref>{{BibLink|Deut|29|24}}. ecc. {{BibLink|1 Re|9|8|1 Re 9. 8}}, {{BibLink|1 Re|9|9|9}}. {{BibLink|2 Re|22|17|2 Re 22. 17}}.</ref>. {{vb|22|10}}Non piagnete per lo morto, e non ve ne condolete; piagnete pur per quel che se ne va via; perciocchè egli non ritornerà pi''ù'', e non vedrà ''più'' il suo natío paese. {{vb|22|11}}Perciocchè il Signore ha detto così di Sallum, figliuolo di Giosia, re di Giuda, che ha regnato in luogo di Giosia, suo padre, ed è uscito di questo luogo: Egli non vi ritornerà più; {{vb|22|12}}Anzi morrà nel luogo dove è stato menato in cattività, e non vedrà più questo paese<ref>{{BibLink|2 Re|23|30|2 Re 23. 30}}, {{BibLink|2 Re|23|34|34}}.</ref>. {{vb|22|13}}Guai a colui ch’edifica la sua casa, e non con giustizia; e le sue sale, e non con dirittura; ''che'' si serve del suo prossimo per nulla, e non gli dà il pagamento dell’opera sua<ref>{{BibLink|Lev|19|13}}. {{BibLink|Giac|5|4}}.</ref>; {{vb|22|14}}Che dice: Io mi edificherò una casa grande, e delle sale spaziose; e taglia a quelle delle finestre larghe, e ''la fa'' tavolata di cedri, e ''la'' dipigne di minio! {{AltraColonna}} {{vb|22|15}}Regneresti tu pure, che tu ti rimescoli ''così'' co’ cedri? non mangiò, e non bevve tuo padre, facendo ciò ch’è diritto, e giusto<ref>{{BibLink|2 Re|23|25|2 Re 23. 25}}.</ref>? ''e'' allora bene gli ''avvenne''. {{vb|22|16}}Egli fece ragione al povero e al bisognoso: ''e'' allora bene gli avvenne; non ''è'' ciò conoscermi? dice il Signore. {{vb|22|17}}Ma tu non hai gli occhi, nè il cuore, se non alla tua avarizia, e a spandere il sangue innocente, e ad oppressione, e a storsione, per far''la''. {{vb|22|18}}Perciò, il Signore ha detto così di Gioiachim, figliuolo di Giosia, re di Giuda: Ei non se ne farà cordoglio, ''dicendo'': Ahi fratel mio! Ahi sorella! Ei non se ne farà ''altresì'' cordoglio, ''dicendo'': Ahi Signore! e: Ahi sua maestà! {{vb|22|19}}Egli sarà seppellito della sepoltura di un asino, essendo strascinato, e gettato via lungi dalle porte di Gerusalemme. {{vb|22|20}}Sali pure in sul Libano, e grida; e da’ fuori la tua voce in Basan, e grida a ''quelli che sono'' di là; perciocchè tutti i tuoi amanti sono stati rotti. {{vb|22|21}}Io ti ho parlato nelle tue prosperità; ''ma'' tu hai detto: Io non ascolterò; questa ''è stata'' la tua usanza fin dalla tua fanciullezza, chè tu non hai ''giammai'' ascoltata la mia voce. {{vb|22|22}}Il vento si pascerà di tutti i tuoi pastori, e i tuoi amanti andranno in cattività; allora sarai pure svergognata e confusa, per tutta la tua malvagità. {{vb|22|23}}Tu dimori nel Libano, tu ti annidi sopra i cedri; oh! quanto sarai graziosa, quando ti verranno le doglie del parto; i dolori, come di donna che partorisce! {{vb|22|24}}''Come'' io vivo, dice il Signore, avvegnachè tu, Conia, figliuolo di Gioiachim, re di Giuda, fossi un suggello nella mia man destra, pur te ne divellerò; {{vb|22|25}}E ti darò in man di quelli che cercano l’anima tua, e in man di quelli de’ quali tu hai spavento, e in man di Nebucadnesar, re di Babilonia, e in man de’ Caldei; {{vb|22|26}}E caccerò te, e tua madre che ti ha partorito, in un paese strano, dove non siete nati; e quivi morrete<ref>{{BibLink|2 Cron|36|9}}, {{BibLink|2 Cron|36|10|10}}.</ref>. {{vb|22|27}}E quant’è al paese, al quale essi hanno l’animo intento, per tornarvi, non vi torneranno. {{vb|22|28}}''È'' quest’uomo Conia un idolo sprezzato, ''e'' rotto in pezzi? ''è'' egli un vaso, del quale non si fa stima alcuna? perchè dunque sono stati cacciati egli, e la sua progenie, e gettati in un paese, che non conoscono? {{vb|22|29}}O paese, o paese, o paese, ascolta la parola del Signore! {{vb|22|30}}Così ha detto il Signore: Scrivete pure ''che'' quest’uomo ''sarà'' privo di {{Pt|fi-|}}{{FineColonna}}<section end=22 /><noinclude> <hr> <references/>{{PieDiPagina||622}}</noinclude> 24ocvch71wi8yq4qw4z94ipmqnnht8c Pagina:La Sacra Bibbia (Diodati 1885).djvu/631 108 300024 3894930 2426505 2026-09-05T05:36:15Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894930 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /><small>{{RigaIntestazione | sin =''“Il Signore nostra giustizia.”'' | centro = GEREMIA, 23. | dx =''I falsi profeti.''}}</small></noinclude><section begin=22 />{{colonna}}{{vb|22|30|continua}}{{Pt|gliuoli|figliuoli}}, ''e sarà'' uomo ''che'' non prospererà a’ suoi dì; ''e'' che niuno della sua progenie prospererà, sedendo sopra il trono di Davide, e signoreggiando per l’innanzi sopra Giuda. <section end=22 /> <section begin=23 /> {{vb|23|1|capolettera}} GUAI a’ pastori, che disperdono, e dissipano la greggia del mio pasco<ref>{{BibLink|Ezec|34|2}}.</ref>! dice il Signore. {{vb|23|2}}Perciò, così ha detto il Signore Iddio d’Israele a’ pastori che pascono il mio popolo: Voi avete dissipate le mie pecore, e le avete scacciate, e non ne avete avuta cura; ecco, io farò punizione sopra voi della malvagità dei vostri fatti, dice il Signore. {{vb|23|3}}Ed io raccoglierò il rimanente delle mie pecore, da tutti i paesi ne’ quali io le avrò scacciate, e le farò tornare alle lor mandre<ref>{{BibLink|Ezec|34|12}}, ecc.</ref>; e frutteranno, e moltiplicheranno. {{vb|23|4}}Ed io costituirò sopra loro de’ pastori che le pastureranno; ed esse non avranno più paura, nè spavento, e non ne mancherà alcuna, dice il Signore. {{Centrato|{{smaller|''Il Germoglio di Davide.''}}}} {{vb|23|5}}Ecco, i giorni vengono, dice il Signore, che io farò sorgere a Davide un Germoglio giusto<ref>{{BibLink|Is|11|1}}. {{BibLink|Ger|33|14}}-{{BibLink|Ger|33|16|16}}. {{BibLink|Zac|6|12}}, {{BibLink|Zac|6|13|13}}. {{BibLink|Giov|1|45}}.</ref>, il quale regnerà da re, e prospererà, e farà giudicio, e giustizia nella terra. {{vb|23|6}}A’ suoi dì Giuda sarà salvato, e Israele abiterà in sicurtà; e questo ''sarà'' il suo Nome, del quale sarà chiamato: IL SIGNORE NOSTRA GIUSTIZIA<ref>{{BibLink|1 Cor|1|30}}.</ref>. {{vb|23|7}}Perciò, ecco, i giorni vengono, dice il Signore, che non si dirà più: Il Signore vive, che ha tratti i figliuoli d’Israele fuor del paese di Egitto; {{vb|23|8}}Ma: Il Signore vive, che ha tratta e condotta la progenie della casa d’Israele fuor del paese di Settentrione, e di tutti i paesi dove io li avea scacciati; ed essi abiteranno nella lor terra. {{Centrato|{{smaller|''Contro i falsi profeti.''}}}} {{vb|23|9}}Il mio cuore è rotto dentro di me per cagion de’ profeti; tutte le mie ossa ''ne'' sono scrollate; io son come un uomo ebbro, e come una persona sopraffatta dal vino; per cagion del Signore, e per cagion delle parole della sua santità. {{vb|23|10}}Perciocchè il paese è pieno di adulteri; perciocchè il paese fa cordoglio per l’esecrazioni; i paschi del deserto ''ne'' son tutti secchi; il corso di costoro ''è'' malvagio, e la lor forza non è diritta. {{vb|23|11}}Perciocchè, e profeti e sacerdoti sono profani; e nella mia Casa stessa ho trovata la lor malvagità, dice il Signore. {{vb|23|12}}Perciò, la lor via sarà come sdruccioli in tenebre; saranno sospinti, e {{Pt|cade-|}}{{AltraColonna}}{{vb|23|12|continua}}{{Pt|ranno|caderanno}} in esse; perciocchè io farò venir sopra loro del male, l’anno della lor visitazione, dice il Signore. {{vb|23|13}}Ben avea io vedute cose sconvenevoli ne’ profeti di Samaria; profetizzavano per Baal, e traviavano il mio popolo Israele; {{vb|23|14}}Ma io ho vedute cose nefande ne’ profeti di Gerusalemme, commettere adulterii, e procedere in falsità; e hanno confortate le mani de’ malfattori, acciocchè niun di loro si converta dalla sua malvagità; essi tutti mi sono stati come Sodoma, e gli abitanti di quella come Gomorra. {{vb|23|15}}Perciò, il Signor degli eserciti ha detto così di que’ profeti: Ecco, io li ciberò di assenzio, e darò loro a bere acque di tosco; perciocchè da’ profeti di Gerusalemme è uscita la profanità per tutto il paese. {{vb|23|16}}Così ha detto il Signor degli eserciti: Non ascoltate le parole de’ profeti che vi profetizzano; essi vi fanno vaneggiare; propongono le visioni del cuor loro, ''che'' non ''sono uscite'' della bocca del Signore; {{vb|23|17}}Non restano di dire a quelli che mi dispettano: Il Signore ha detto: Voi avrete pace<ref>{{BibLink|Ger|6|14}}; {{BibLink|Ger|8|11|8. 11}}.</ref>; e a tutti coloro che camminano secondo la durezza del cuor loro: Male alcuno non verrà sopra voi. {{vb|23|18}}Perciocchè, chi è stato presente nel segreto consiglio del Signore<ref>{{BibLink|1 Cor|2|16}}, ecc.</ref>? e chi ha veduta, e intesa la sua parola? chi ha porto l’orecchio alla sua parola, e ''l''’ha udita? {{vb|23|19}}Ecco il turbo del Signore, l’ira è uscita, il turbo soprasta, caderà sopra il capo degli empi. {{vb|23|20}}L’ira del Signore non si racqueterà finchè egli non abbia eseguiti e messi ad effetto i pensieri del cuor suo; alla fin de’ giorni voi intenderete molto bene la cosa. {{vb|23|21}}Io non ho mandati que’ profeti, e son corsi; io non ho lor parlato, ed hanno profetizzato. {{vb|23|22}}Se fossero stati presenti nel mio segreto consiglio, avrebbero fatte intendere le mie parole al mio popolo, e li avrebbero stornati dalla lor cattiva via, e dalla malvagità de’ lor fatti. {{vb|23|23}}''Sono'' io Dio da presso, dice il Signore, e non Dio da lungi? {{vb|23|24}}Potrebbesi nascondere alcuno in ''tali'' nascondimenti che io nol vedessi? dice il Signore; non riempio io il cielo, e la terra? dice il Signore<ref>{{BibLink|1 Re|8|27|1 Re 8. 27}}. {{BibLink|Sal|139|7}}, ecc.</ref>. {{vb|23|25}}Io ho udito quel che hanno detto que’ profeti, che profetizzano menzogna nel Nome mio, dicendo: Io ho avuto un sogno, io ho avuto un sogno. {{vb|23|26}}Infino a quando è ''questo'' nel cuore de’ profeti che profetizzano menzogna, e ''son'' profeti dell’inganno del cuor loro?{{FineColonna}}<section end=23 /><noinclude> <hr> <references/>{{PieDiPagina||623}}</noinclude> jxubfxpn9samzrztw00jmtrktott0z7 Geremia (Diodati 1821)/capitolo 22 0 300033 3894932 3695363 2026-09-05T05:36:49Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3894932 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=5 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=|prec=../capitolo_21|succ=../capitolo_23}} <pages index="La Sacra Bibbia (Diodati 1885).djvu" from=630 to=631 fromsection=22 tosection=22 /> {{Sezione note}} <!--{{Sezione note}}--> [[Categoria:Testi sacri del cristianesimo]] l54ll00zfhsmv9pd2434cljka2lrfsa Pagina:Opere di Raimondo Montecuccoli (1821).djvu/363 108 371408 3894492 2453410 2026-09-04T12:20:36Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 75% */ 3894492 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|||343}}</noinclude>''l’eccellente libro delle'' Considerazioni sull’arte della guerra ''del general francese {{Wl|Q2346010|Rogniat}}, e non sarà senza loro utile, poichè questo valoroso maestro dell’arte applica sovente i principii alle cose e dichiara con tutta esattezza i diversi casi particolari del genere di difesa di cui si tratta.'' ''Sembrerà forse a taluni che io abbia accresciuta di troppo la mole del volume colla traduzione di questi due lavori; ma se si pon mente alla situazione e alle circostanze tutte dell’Italia sotto ogni aspetto dì guerra, si vedrà che dopo la Fiandra non v’ha paese che possa quanto questo venir acconciamente difeso da campi e da luoghi trincerati; epperò importava allo scopo di quest’opera di stabilire ampiamente l’utilità e il modo di usare queste difese.'' [[File:Opere di Raimondo Montecuccoli p363.jpg|center|200px]] {{Nop}}<noinclude> <references/></noinclude> p0ql6npiofc9r3sh92tyeuwwhoush3z La scienza nuova - Volume I 0 404545 3894750 3717341 2026-09-04T18:33:57Z Alex brollo 1615 3894750 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=24 marzo 2023|arg=Da definire}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Giambattista Vico | Titolo =La scienza nuova - Volume I | Anno di pubblicazione = 1744 | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = | Argomento = | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Vico - La scienza nuova, 1, 1911.djvu }} <pages index="Vico - La scienza nuova, 1, 1911.djvu" from=11 to=11 /> <pages index="Vico - La scienza nuova, 1, 1911.djvu" from=10 to=10 /> == Indice == * {{testo|/Dedica dell'editore|Dedica dell’editore}} * {{testo|/Introduzione dell'editore|Introduzione dell’editore}} ** {{testo|/Introduzione dell'editore/I|I. La struttura esterna della Scienza nuova}} ** {{testo|/Introduzione dell'editore/II|II. Le varie redazioni della Scienza nuova}} ** {{testo|/Introduzione dell'editore/III|III. Ristampe e traduzioni della seconda Scienza nuova}} ** {{testo|/Introduzione dell'editore/IV|IV. Di questa edizione}} * {{testo|/Titolo|Titolo}} * {{testo|/Occasione di meditarsi|Occasione di meditarsi quest’opera}} * {{testo|/Illustrazione|Illustrazione}} * {{testo|/Idea dell'opera|Idea dell’opera}} * {{testo|/Spiegazione della dipintura|Spiegazione della dipintura proposta al frontespizio che serve per l’introduzione dell’opera}} * {{testo|/Libro I|Libro primo - Dello stabilimento de' principii}} ** {{testo|/Libro I/Tavola cronologica|Tavola cronologica descritta sopra le tre epoche de’ tempi degli Egizi, che dicevano tutto il mondo innanzi essere scorso per tre età, degli dèi, degli eroi e degli uomini.}} ** {{testo|/Libro I/Sezione I|Sezione prima - Annotazioni alla tavola cronologica, nella quale si fa l’apparecchio delle materie}} ** {{testo|/Libro I/Sezione II|Sezione seconda - Degli elementi}} ** {{testo|/Libro I/Sezione III|Sezione terza - De' principi}} ** {{testo|/Libro I/Sezione IV|Sezione quarta - Del metodo}} * {{testo|/Libro II|Libro secondo - Della sapienza poetica}} ** {{testo|/Libro II/Prolegomeni|Prolegomeni}} ** {{testo|/Libro II/Introduzione|Introduzione}} *** {{testo|/Libro II/Introduzione/Capitolo I|Capitolo primo - Della sapienza generalmente}} *** {{testo|/Libro II/Introduzione/Capitolo II|Capitolo secondo - Proposizione e partizione della sapienza poetica}} *** {{testo|/Libro II/Introduzione/Capitolo III|Capitolo terzo - Del diluvio universale e de’ giganti}} ** {{testo|/Libro II/Sezione I|Sezione prima - Metafisica poetica}} *** {{testo|/Libro II/Sezione I/Capitolo I|Capitolo primo - Della metafisica poetica, che ne dà l’origini della poesia, dell’idolatria, della divinazione e de’ sagrifizi}} *** {{testo|/Libro II/Sezione I/Capitolo II|Capitolo secondo - Corollari d’intorno agli aspetti principali di questa scienza}} *** {{testo|/Libro II/Sezione I/Capitolo III|Capitolo terzo - Come da questa debbano tutte l’altre scienze prender i loro principii}} *** {{testo|/Libro II/Sezione I/Capitolo IV|Capitolo quarto - Riprensione delle metafisiche di Renato Delle Carte, di Benedetto Spinosa e di Giovanni Locke}} ** {{testo|/Libro II/Sezione II|Sezione seconda - Logica poetica}} *** {{testo|/Libro II/Sezione II/Capitolo I|Capitolo primo - Della logica poetica}} *** {{testo|/Libro II/Sezione II/Capitolo II|Capitolo secondo - Corollari d’intorno a’ tropi, mostri e trasformazioni poetiche}} *** {{testo|/Libro II/Sezione II/Capitolo III|Capitolo terzo - Corollari d’intorno al parlare per caratteri poetici delle prime nazioni}} *** {{testo|/Libro II/Sezione II/Capitolo IV|Capitolo quarto - Corollari d’intorno all’origini delle lingue e delle lettere; e, quivi dentro, l’origini de’ geroglifici, delle leggi, de’ nomi, dell’insegne gentilizie, delle medaglie, delle monete; e quindi della prima lingua e letteratura del diritto natural delle genti}} *** {{testo|/Libro II/Sezione II/Capitolo V|Capitolo quinto - Dimostrazione della verità della religion cristiana}} 3ls9m1qj7l9e7bs8eo21tvx33v5vnhd Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/45 108 466838 3894881 1765252 2026-09-05T05:16:17Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894881 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo ii.}}|37}}</noinclude>{{Pt|stito|assistito}} e consigliato in ogni cosa da un consesso di cinque frati almeno, chiamati Padri Discreti, ed erano i maestri di teologia, detti nel linguaggio fratesco Padri Maestri, il procuratore del convento e i maggiori di 40 anni. Amministravano il temporale il procuratore del convento e il sindaco, i quali ogni mese rendevano i conti al Capitolo. Il sacrista aveva cura delle cose sacre o attinenti al culto; il depositario, delle masserizie e suppellettili: e vi era il custode del pane e del vino, il dispensatore della companatica, l’ospitaliere che aveva cura degli ospiti, l’infermiere e il portinaio, i quali ultimi servili offizi erano dei laici. E si aggiungano i maestri dei novizi, de’ giovani professi, e di teologia, e il reggente degli studi che presiedeva al corpo accademico della provincia e alla instruzione dei frati. Amministrava la provincia il provinciale che durava in carica un triennio, nè poteva essere rieletto nella medesima provincia se non dopo sei anni di contumacia, e in un’altra, se non dopo tre anni di non interrotto soggiorno in quella. Aveva per consiglieri alcuni chiamati i Padri Soci cui doveva consultare nelle cose di momento, ed uno di loro lo accompagnava nelle visite che doveva fare ogni anno nei conventi subalterni. Aveva voce nei Capitoli di tutta la provincia, con facoltà di eleggere ''ad interim'' gli ufficiali dei conventi, e decidere, nei casi che il Capitolo proponendo partiti diversi non lasciassse via d’accordi; di trasferire i frati di uno in altro convento, di riprenderli, correggerli, castigarli anco col carcere, ma determinata la natura delle colpe<noinclude><references/></noinclude> knukljd9jqyq0b35vkgfjr1j367ul7z Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/46 108 466839 3894883 1765253 2026-09-05T05:16:20Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894883 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|38|{{Sc|capo ii.}}|}}</noinclude>spettanti al suo giudizio; per le altre formava i processi e la sentenza, e li mandava al generale per esssere approvati. Se un frate appellava da lui al generale, ei poteva sostenere la sua sentenza rimettendola al giudizio di un altro provinciale, ed era valida se questi giudicava conforme a lui. Abitava quel convento della provincia che più gli piacesse; ne’ viaggi, spesato dal comune; da alcune tasse percepiva anco una specie di emolumento. Uscito di carica godeva di varii privilegi, come di essere definitore per diritto; di non essere corretto, tranne il caso d’insulti o provocazioni personali, dal priore; di precedere tutti gli altri magistrati inferiori al grado di provinciale; e di essere servito da un converso a sua scelta, non però al tutto esente dal ministerio pubblico. Anco il generale durava in carica tre anni, con una contumacia di sei anni prima di essere rieletto. Per altro queste contumacie fratesche, introdotte la maggior parte da Frà Paolo ad esempio degli altri Mendicanti, non si osservavano mai. V’erano mille intrighi per deluderle, e sempre pronta una dispensa di papa per violarle. A rigor di legge il generale doveva essere eletto dal gran Capitolo, o dieta o comizi, come lo chiamavano, e ogni provincia proponeva i suoi candidati. Ma tra i Serviti troppo frequenti erano le elezioni forzate; perocchè i gran duchi di Toscana, il papa o il cardinal protettore, quelli per favore, questi per danari intrudevano chi a loro piaceva, e obbligavano il Capitolo a riconoscerlo. La sua autorità, comechè ampia, era tutta costituzionale; presiedeva o per sè o pe’ suoi vicari<noinclude><references/></noinclude> f8wls9lgcikqy78graa7rlxhpbtsjvc Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/47 108 466840 3894884 1765254 2026-09-05T05:16:31Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894884 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo ii.}}|39}}</noinclude>a tutti i Capitoli provinciali, a lui si aspettava il pronunciar sentenza su tutti i casi gravi o cause in appello, rimuovere, deporre, scomunicare non solo i frati, ma i priori di convento ed altri ufficiali subalterni; giudicare in un Capitolo, coll’assistenza de’ definitori, i provinciali; vedere i conti di ogni comunità, approvare gli atti de’ Capitoli di provincia, o generali; insomma fare tutto quello che riguarda l’esecuzione delle leggi, l’amministrazione economica e la disciplina. Visitava, per obbligo, una volta almeno i conventi dell’Ordine, spesato ne’ viaggi; oltre agli emolumenti che traeva da tasse in suo favore. Il generalato era scala a più alte dignità della Chiesa e perciò ricerco dagli ambiziosi; godeva di molti privilegi in Roma, e tra gli altri di sedere nella cappella del papa. L’uscito di carica poteva abitare un convento a scelta, non dipendeva che dal generale, aveva la precedenza sulle altre magistrature, e la prima voce in Capitolo. Ogni Ordine ha il suo protettore, che è sempre un cardinale, che lo tiene raccomandato al papa, ne conserva i privilegi, procura promozioni a’ suoi individui, approva e tutela le costituzioni, giudica in appello contro il generale, ed esercita sulla fraterìa una ingerenza che si confonde con l’imperio. Una carica importantissima dopo il generale, e per certi lati forse anco più influente e lucrosa, era quella di procuratore dell’Ordine. Eletto dalla Dieta durava tre anni in carica, nè poteva esser rieletto se non dopo 12 anni di vacanza, e sei per essere generale. Era l’avvocato fiscale per tutte le cause {{Pt|del-|}}<noinclude><references/></noinclude> 33l1xk6sg9tr2qx6w6bodk7j32yps0i Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/48 108 466841 3894885 1765255 2026-09-05T05:16:35Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894885 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|40|{{Sc|capo ii.}}|}}</noinclude>{{Pt|l’Ordine|dell’Ordine}}, private o pubbliche, che si trattavano in corte di Roma; e conservatore degli archivi: al solo generale soggetto, da cui riceveva 60 scudi annui oltre alle spese di lettere od altro, cui rimborsavano i litiganti. Abitava il convento di San Marcello a Roma, dal quale riceveva vitto, medico, medicinali ed ogni altro bisognevole: libero non pertanto dagli obblighi monastici. A quest’ufficio volevansi uomini provetti, maestri in teologia, versati nella giurisprudenza, di buona fama e atti alla predicazione, avendo per privilegio di predicare due volte all’anno, l’Epifania e la domenica di Passione, nella cappella del papa. In carica, aveva voto in tutti i Capitoli come il generale. Uscito di carica, godeva le istesse prerogative del provinciale, ma più ampie: il primo vocale nel convento, indipendente dal priore, precedeva ogni altro, financo i provinciali se fuori della loro provincia, ed aveva diritto di assegnarsi per esclusivo suo servigio, anco contro voglia del provinciale, un frate converso. I definitori erano come i giuristi e giudici relatori nelle materie che si trattavano nei Capitoli: ogni provincia aveva i suoi. I procuratori dell’Ordine e i provinciali usciti di carica erano per diritto definitori perpetui; ma nelle assemblee dovevano intervenire a proprie spese: gli altri duravano in carica da un Capitolo all’altro. Tra i monaci antichi il Capitolo era una camera apposita, così chiamata perchè vi si adunavano ogni giorno a leggere e a spiegare un capitolo della regola; e come ivi pure si trattavano gli affari domestici e si eleggevano gli ufficiali e gli abati, i frati diedero egual nome alle loro assemblee.<noinclude><references/></noinclude> k8h1x750zlvzle34cpiqrv8cdtnqmm8 Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/49 108 466842 3894886 1765256 2026-09-05T05:16:38Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894886 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo ii.}}|41}}</noinclude>{{Nop}} Le quali erano o conventuali, o provinciali o generali. Convocava le prime il priore ad ogni bisogno, o nelle visite il provinciale o il generale. Vi avevano voce attiva i soli professi, purchè sottodiaconi, figli o dimoranti nel convento; e voce passiva, cioè di proporre per ciò che toccava a loro particolarmente, ma non di deliberare, i conversi e i novizi. L’iniziativa, cioè il diritto di far proposte era in tutti; ma per scala di gradi dal supremo all’infimo, di forma che quantunque gli squittini fossero secreti, le deliberazioni erano sempre ad arbitrio dei preminenti. Il Capitolo provinciale si adunava ogni anno nel luogo scelto dal provinciale e nel tempo prescritto dal generale, il quale non potendo presiederlo in persona, nominava un suo vicario: in forma però che tutti i Capitoli dovevano essere celebrati entro lo spazio di due mesi dopo la Pasqua, e i vocali avvisati tre mesi prima. Ogni convento mandava suoi deputati quattro padri-discreti, o più o meno, onde queste assemblee avevano apparenza più aristocratica delle antecedenti; imperocchè i suffragi erano ristretti al generale o suo vicario, provinciali, soci, padri-discreti, definitori, priori, maestri, baccellieri, 50 o 60 individui su quattro o cinque volte tanto che poteva contarne la provincia. Si eleggevano i definitori del Capitolo, i quali definivano le cose poste in trattazione, ne davano un preavviso; ed anco, col consenso del generale, le decidevano. I definitori nominavano i sindaci, i depositari e i procuratori del convento. Nel capitolo poi si giudicavano sommariamente le cause pendenti; si faceva<noinclude><references/></noinclude> jfcmdhfg8voz7njeu8is7wjzbaihrgz Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/50 108 466843 3894887 1765257 2026-09-05T05:16:42Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894887 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|42|{{Sc|capo ii.}}|}}</noinclude>il sindacato del provinciale; si eleggeva il nuovo se quello scadeva, o se, per mal governo, deposto; si verificavano i conti della provincia e della comunità; si esaminavano quelli da promoversi al baccellierato, si eleggevano i priori, i lettori di casi di coscienza, i maestri de’ novizi; e se era inditto un comizio generale, eleggevano il definitore deputato e i candidati da proporre a generale e a procuratore dell’Ordine: infine, ogni provvisione bisognevole alla provincia. I grandi Capitoli o diete o comizi a’ tempi del Sarpi dovevano essere convocati ogni tre anni; ma in seguito, a risparmio di spese e di brighe furono dai pontefici statuiti a sei anni. Il generale dieci mesi innanzi avvisava del luogo le provincie acciò deputassero ciascuna il suo definitore generale. Ivi la rappresentanza era ancora più ristretta, perchè votavano solamente il generale, gli ex-generali, il procuratore dell’Ordine, i definitori deputati, i provinciali coi loro soci, 30 o 35 al più. Durava per solito quattro giorni. Nel primo il generale e il procuratore scadenti rassegnavano l’ufficio, si scrutiniavano le qualità dei candidati proposti per essere surrogati a loro, e si eleggeva il nuovo generale. Nel secondo e terzo era il sindacato del generale scaduto, e si terminavano le cause ivi prodotte da giudicarsi. Nell’ultimo si rivedevano le costituzioni, se avevano bisogno di chiarimenti o riforma, e si eleggeva il procuratore generale. I definitori avevano anco qui la stessa ingerenza, per non dire la principale. In tutti i Capitoli, secreti sempre gli squittini;<noinclude><references/></noinclude> 23eunukctsf1xmfna3zfbuae130ivsi Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/51 108 466844 3894888 1765258 2026-09-05T05:16:45Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894888 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo ii.}}|43}}</noinclude>i più voti sopra la metà decidevano: come in tutte le repubbliche, proibito il broglio e praticato. I Serviti vestono di lana nera: una tonaca con maniche strette, chiusa sino al petto e serrata alle reni con una correggia a fibbia; una pazienza, drappo quadrangolare nel cui mezzo è un’apertura per passarvi la testa, e che scende egualmente davanti e di dietro a foggia di una pianeta; uno scapolare o cappuccio ed una cappa. Il cappello a tre angoli come quello dei preti. Partendo dal principio che i monaci sono una milizia spirituale, la divisione delle ore monastiche e del canto corale fu stabilita dai primi istitutori sul piede delle fazioni di sentinella dei Romani; i quali dividevano il giorno in dodici ore, e la notte in quattro parti che chiamavano vigilie. I monaci cantavano sei volte nel giorno, e quattro alla notte, onde restano ancora nei breviari i nomi del salmeggio di prima, terza, sesta, nona, vespero e compieta; e di primo notturno, secondo notturno e simili. I monaci diventati un po’ grassi, cominciarono ad avvedersi che sturbare il sonno, massime d’inverno, per levarsi a cantare, era incomodo, e diminuirono le vigilie; e i frati instituiti per brigarsi negli affari del mondo, fecero del canto corale una specie di esercizio diurno e direi quasi di passatempo, quando non hanno di meglio. {{rule|4em}}<noinclude><references/></noinclude> k3gwx0dwck369uxev7c71xrbfibaj57 Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/52 108 466845 3894891 1765259 2026-09-05T05:17:21Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894891 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|44||}}</noinclude>{{Ct|f=120%|CAPO TERZO.}} (1579). Frà Paolo godeva di una estimazione così scevra d’invidia che nel Capitolo convocato in Verona nell’aprile del 1579 fu a pieni voti eletto provinciale, minore ancora di 27 anni, primo esempio in 350 anni da che durava l’Ordine de’ Servi che uomo così giovane fosse a quella dignità innalzato. Nella quale si fece distinguere per imparzialità e disinteresse e per assiduità, sì che malgrado le nuove incumbenze gli fu affidato eziandio l’incarico di reggente degli studi, e continuò a dettare le teologiche sue lezioni. Ma se v’è una milizia difficile da governare, sono certamente i frati; e aveva ragione il cardinale Pallavicino scrivendo che se il papa li volesse ridurre al dovere, e’ si ribellerebbono tutti quanti. Una vita monotona, costretta, disoccupata, fra l’ozio, senza varietà di distrazioni, lascia un vacuo nella attività umana sempre bisognosa di esercizio; e però non avendo essi a far altro, vuoto il pensiero di cure, l’animo di affetti, se non possono tribolare il mondo e brigarsi con lui, passano il tempo in discordia fra di loro. Dopo la riunione de’ Serviti esistevano assai mali umori fra le provincie che formavano l’abolita congregazione e la provincia di Firenze. Questa si governava a modo suo per privilegi speciali {{Pt|accon-|}}<noinclude><references/></noinclude> ivtcza060rzf5isc5mljkwtbk4nd4j5 Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/53 108 466847 3894892 1765261 2026-09-05T05:17:46Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894892 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo iii.}}|45}}</noinclude>{{Pt|sentitile|acconsentitile}} da’ pontefici; e quelle vantavano altri privilegi fattisi confermare dal concordato di unione, a cui per patto niuno rinunciare volevano. Da tale deformità di governo nasceva che le costituzioni dell’Ordine fossero spregiate, indi abusi e querele senza numero. La famiglia era divisa: con Firenze aderivano Roma, Bologna e Napoli; e con Venezia e Mantova consentiva Milano. I generali, scelti per lo più dalla fazione fiorentina, trovavano modo di farsi ripetutamente confermare nella loro carica, o passavano da una ad altra carica senza interpolazione di tempi, con danno di altri ambiziosi che vi aspiravano. La stessa mala pratica prevaleva nelle provincie riguardo ai provinciali, per cui la repubblica fratesca era in mano di pochi oligarchi, donde provenivano emulazione fra’ due partiti e discordia in ciascuna famiglia. Era dunque necessario di riformare le costituzioni in modo che salvando le prerogative di ciascuno potessero le cariche essere distribuite con tale ordine e misura, che determinandole ad un tempo prescritto, e frapposto al loro esercizio una ragionevole vacanza, fossero tolte le parzialità, e a maggior numero d’individui fosse aperta la speranza di poterle conseguire. Era anco necessario di tutelare i subalterni dall’arbitrio dei giudizi, e stabilire su giuste basi le norme de’ processi, e le attribuzioni rispettive di ciascun magistrato. Anco il governo economico aveva bisogno di particolari provvedimenti, stante l’incuria o l’abuso degli amministratori. E infine conveniva conformare gli statuti dell’Ordine ai decreti dei concilio tridentino riguardanti il reggimento fratesco. Già da dieci<noinclude><references/></noinclude> 3ikss602x9rxditwm3xwtvszfpasdbl Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/54 108 466848 3894893 1765262 2026-09-05T05:17:50Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894893 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|46|{{Sc|capo iii.}}|}}</noinclude>anni si erano travagliati inutilmente e papa e cardinal protettore e prior generale, e mai non si venne ad alcuna conclusione. Infine dal generale Jacopo Tavanti fiorentino fu convocato, ai 26 di maggio 1579, un gran Capitolo a Parma, che fu celebratissimo negli annali de’ Serviti pel concorso fra i più dotti dei loro membri, molti de’ quali si fecero distinguere per eloquenza, predicando alternamente dai pergami; altri dalle cattedre disputando di filosofia e di teologia: e fra questi fu udito, presente il duca Ottavio Farnese, con sommo applauso, Frà Paolo. Compiuta questa nobile gara d’ingegno che durò tutta la quaresima, congregati i comizi, fu deliberato che a riformare le costituzioni si eleggessero tre fra i più distinti per sapere, dottrina e pratica delle cose. Il merito di Frà Paolo era già tanto cospicuo che innanzi a lui cedettero altri molti più anziani e che avevano coperte le più insigni cariche dell’Ordine. Al dotto giovine provinciale andarono compagni nell’opera altri rispettabili per veneranda canizie e per fama egregia, Alessandro di Scandiano provinciale della Lombardia e Cirillo di Bologna socio della provincia di Romagna; a cui furono aggiunti per la qualità dell’offizio Frà Jacopo, in quel Capitolo confermato nuovamente nel generalato, ed Antonio di Borgo San Sepolcro procuratore dell’Ordine: ed ebbero comandamento di portarsi a Roma a intendersela, per quello che dovevano fare, col cardinal protettore e col pontefice. Partì Frà Paolo coi compagni verso la fine di giugno e restò a Roma quasi tutto il resto dell’anno. Oltre ai lavori in comune, a lui, intendentissimo<noinclude><references/></noinclude> c5xirkyvsmy5gzn3sda09is2tqfs05l Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/55 108 466849 3894894 1765263 2026-09-05T05:18:23Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3894894 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo iii.}}|47}}</noinclude>della giurisprudenza civile e canonica, toccò in particolare di stendere tutto il capo che tratta de’ giudizi, ed è il {{Sc|xxvii}} delle costituzioni, che fece le meraviglie de’ giureconsulti più consumati, e, dice il Lomonaco, avrebbe fatto lo stupore della posterità, se egli anzichè essere il legislatore di un monastero lo fosse stato di un popolo. «Quanti uomini (continua) nelle picciole imprese mostrarono eminenza di sapere, eppure per la infelicità delle circostanze i nomi loro non pervennero a tardi nepoti! Al contrario, se i Licurghi, i Soloni, i Numa, anzichè essere ordinatori di repubbliche e duci di nazioni, fossero stati guardiani di convento, qual mostra avrebbero fatta negli annali della gloria?» Quando l’uomo è genio, lascia in ogni sua opera luminose scintille del suo fuoco; e fra quelle da me scorte nell’accennato lavoro di Frà Paolo, tralasciando la precisione, rara a que’ tempi nel definire le colpe o i delitti e il sensato metodo di procedura per conoscerli e vendicarli, mi piace di ricordare una sua massima riprodotta con più ampia luce filosofica da due illustri italiani, {{AutoreCitato|Cesare Beccaria|Beccaria}} e {{AutoreCitato|Gaetano Filangieri|Filangieri}}, ed è che: «Il carcere debbe essere ad emendazione del reo, non a sua distruzione; ed il magistrato che contro di lui incrudelisce, debbe essere scacciato siccome indegno di esercitare pubblico ufficio». Ma fa dispiacere che a canto a così aurea massima si vegga l’altra ferrea di usare la tortura per conoscere la verità. Quantunque l’autore raccomandi la prudenza e insinui il pericolo che la ferità de’ tormenti non faccia dire all’incolpato quello che non è vero, è pur sempre un {{Pt|tri-|}}<noinclude><references/></noinclude> 87skatcnnigvrx9evb6c241kxwa4yoe Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/56 108 466850 3894895 1765265 2026-09-05T05:18:26Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894895 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|48|{{Sc|capo iii.}}|}}</noinclude>{{Pt|buto|tributo}} che il mite animo di Frà Paolo pagava ai pregiudizi barbari del suo secolo, canonizzati primamente da un papa, Alessandro III, e distrutti dai due filosofi che ho sopra nominati. Compiuta l’opera delle costituzioni, fu approvata da papa Gregorio XIII a’ 21 settembre e dal cardinale Farnese protettore, il quale risedava nella sua legazione di Viterbo, al primo di ottobre: dopo di che potè il Sarpi restituirsi in patria. E intanto benchè questa sua prima andata a Roma non gli fruttasse che disturbi, dovendo contentare tante teste e fare e rifare e quasi interrompere ogni lavoro, gli valse almeno la stima del generale Tavanti, del cardinal protettore, dello stesso pontefice col quale trattò in persona più volte; ma più particolarmente del cardinale Giulio Antonio Santorio, detto di Santa Severina, vice protettore; e diventato protettore l’anno dopo (1580) per la rinuncia del cardinale Farnese; e di più altri personaggi di quella corte, sì che dall’arduo impegno uscì con lode e accresciuta riputazione. (1580-82). Tornato a Venezia, compiè il triennale suo ufficio con severità e giustizia non disgiunta da piacevolezza. Fece buone leggi per l’amministrazione interiore, levò le discordie, fece regnare la eguaglianza monastica e il buon ordine, fu mite cogli erranti per fragilità, rigido coi perversi, sprezzatore dei regali, sordo alle raccomandazioni, e talmente incorrotto e di buona fama che i suoi processi o sentenze non furono mai riformate a Roma: e quando alcuno ricorreva al protettore Santa Severina, esso era solito rispondere: «Farò quanto<noinclude><references/></noinclude> mpwtw6h03p9vekrw7tbxd3opoksxa91 Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/57 108 466851 3894896 1765266 2026-09-05T05:18:29Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894896 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo iii.}}|49}}</noinclude>potrò per grazia, niente per giustizia, perchè i giudizi del vostro provinciale non ammettono replica». E alcuna volta domandatolo che usasse indulgenza verso alcuni suoi protetti, il Sarpi schiettamente rispose, non poterlo fare, perchè la giustizia non ammette accettazion di persone. (1582-83). Uscito di carica nell’aprile del 1582, nel mese di maggio del seguente anno fu di nuovo mandato a Roma in qualità di definitore a rappresentare la sua provincia nella elezione del nuovo generale. Nel 1585 fu dal Capitolo generale, convocato in Bologna alli 8 giugno, eletto, senza ch’egli nè lo chiedesse, nè lo desiderasse, procuratore nell’Ordine; e qui ancora fu fatta giustizia al suo merito essendo stato preferito a più altri che brigavano quella carica illustre. Andato adunque a Roma ad assumere il nuovo suo impiego, convien credere che vi soggiornasse sino a tutto il 1588; imperocchè dice egli stesso di esservi dimorato quattro anni di seguito, quantunque uscisse di carica ai 7 giugno di quell’anno, quando nei comizi di Cesena gli fu sostituito Lelio Baglioni. In quella capitale si cattivò l’affetto di Sisto V succeduto a Gregorio XIII nell’aprile del 1585, che fiero principe, ma conoscitore degli uomini, lo impiegò in varie congregazioni e trattava con lui con tanta famigliarità che eccitò la gelosa attenzione de’ cortegiani. Fra le altre, un giorno uscito il papa di palazzo e scontratosi col Sarpi, fece fermare la lettiga, lo chiamò a sè e lo trattenne a lungo ragionamento; il qual<noinclude> <references/>{{PieDiPagina|''Vita di F. Paolo'' T. I.||4}}</noinclude> nolq3oovahd8f473woiyk4p3zz2ly0l Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/58 108 466852 3894897 1765267 2026-09-05T05:18:36Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894897 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|50|{{Sc|capo iii.}}|}}</noinclude>tratto fu avuto per indizio di prossimo cardinalato. E veramente, ove fosse stato ambizioso, a niun altro era così bene spianata la via alle prime dignità come a Frà Paolo; che oltre al sapere in lui non comune, godeva la stima e l’amore di principi e prelati insigni: e Sisto, pontefice scaltro, senza pregiudizi, versato negli affari, pratico delle cose e degli uomini, non era tale da farsi pregare a conferire la porpora ad un frate che in perspicacia d’ingegno e in fermezza di carattere tanto lo somigliava. Il Sarpi si era eziandio confermato nella benevolenza del cardinale Santa Severina, uomo difficile, assoluto, ambizioso della tiara che contese cinque anni dopo a Clemente VIII, e che pure con lui si mostrò sempre piacevole, cortese ed affabile; il che dimostra in Frà Paolo un’arte squisitissima di sapersi insinuare, e assai belle doti per cattivarsi il cuore altrui. Strinse anco amicizia, dettata dalla conformità d’indole e di costumi, col cardinale Castagna genovese che fu poi papa Urbano VII: prelato mansuetissimo e di cuore integerrimo, ed uno di quelli che intervennero al concilio tridentino; col quale conversando Frà Paolo tesoreggiò assai notizie importanti, ed è del Castagna che parla in una sua lettera a Jacopo Leschassier (29 settembre 1609) dove dice: «Essendo io giovane interrogai l’arcivescovo di Rossano che fu poi papa Urbano VII e che essendo al concilio ebbe l’incarico di comporre i decreti, perchè, contro l’usato, al prefazio dei decreti del concilio le narrazioni e conclusioni o fossero contrarie, o per lo meno non<noinclude><references/></noinclude> mitw5db4yrflfmxz4qm23zr017myp6k Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/59 108 466853 3894898 1765268 2026-09-05T05:18:40Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894898 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo iii.}}|51}}</noinclude>concordassero: rispose, che veramente tutto si faceva conforme, ma che portato nelle congregazioni di Trento o a Roma, il prefazio come quello che a niuno fastidiva, lo lasciavano passare; ma dei decreti toglievano o aggiungevano assai cose, finchè ciascuno se ne chiamasse soddisfatto». Fu pure a Roma che conobbe il gesuita Bellarmino, poi cardinale, e il celebre dottore Navarro, spagnuolo, dal quale seppe assai cose intorno alla origine dei gesuiti di cui conobbe i fondatori, contando egli allora circa 95 anni; e dicevagli che ove Sant’Ignazio fosse venuto al mondo non avrebbe più riconosciuta la sua compagnia, tanto era fatta diversa da quella di prima. Passò anco a Napoli in qualità di vice gerente o vicario generale per assistere ai Capitoli di quella provincia. Ed ivi rinnovò gli amichevoli vincoli con Giovan Battista della Porta, naturalista egregio, e primo tra i restauratori della filosofia sperimentale, da lui già conosciuto a Venezia; il quale confessa nel suo trattato della ''Magia Naturale'' di avere dal Sarpi appreso assai cose recondite, massime sui fenomeni magnetici, e lo chiama il maggiore enciclopedico da lui conosciuto. In questo triennio Frà Paolo maneggiando con destrezza, integrità e lode gli affari del suo Ordine, non pretermise di erudirsi viepiù in tutte le facoltà che l’occasione propizia gli presentava. Studiò le antichità ecclesiastiche, la pratica della giurisprudenza romana, visitò biblioteche ed archivi quant’egli potè; conversando coi dotti raccolse documenti di storia, di critica e di erudizione in ogni<noinclude><references/></noinclude> a44fv3yso4haf9uledvwrizrz2kg218 Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/60 108 466854 3894899 1765269 2026-09-05T05:18:42Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894899 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|52|{{Sc|capo iii.}}|}}</noinclude>genere. Poi, nelle ore libere si applicava alle favorite scienze fisiche, nelle quali vie più s’immerse dopochè finito il suo ufficio tornò a Venezia. Onde egli è tempo di dire ciò che fece e scrisse, e che ho voluto comprendere tutto in un capo onde non interrompere il filo de’ racconti. {{rule|4em}}<noinclude><references/></noinclude> bx0lea031v9h7344h610u6iit8sz9pe Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/61 108 466855 3894903 1765270 2026-09-05T05:19:26Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3894903 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|||53}}</noinclude>{{Ct|f=120%|CAPO QUARTO.}} (1575-1605). Fin qui a miei lettori non ho fatto che dipingere un frate: ora conviene parlare del filosofo; e più sotto vedremo questo medesimo, gran teologo, gran giureconsulto, grand’uomo di stato, e lo scrittore il più coraggioso e il più utile del suo secolo. Comechè Frà Paolo dirigesse tutte le sue ricerche a uno scopo unico, non mi sarà per ciò possibile di ritrarre qual fosse il suo sistema di filosofia, prendendo questo vocabolo nel più esteso significato che raccoglie tutte le nozioni del mondo fisico e intellettuale; perocchè essendo perduti i suoi scritti, null’altro più ci rimane che quel poco conservatoci da Marco Foscarini e da Francesco Grisellini. Ma perchè anco da quel poco possa il lettore rilevare l’arditezza e l’acume di lui, premetterò alcune parole sullo stato della scienza a quel tempo. La filosofia di {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}}, o meglio quella degli Arabi che la avevano stravolta con versioni infedeli e commenti visionari, aveva per lungo tempo dominato le scuole; e ridotta quasi a sole arguzie fantastiche, fu un continuo ostacolo ai progressi dello spirito umano. Ma risorte le lettere in Italia, e l’amore degli studi fomentato dai principi e particolarmente dai papi, e promosso viepiù dalle condizioni politiche e dallo spirito investigatore {{Pt|dell’e-|}}<noinclude><references/></noinclude> 0u9fdnaab7sxuzc1aofvjq4m3y3awuc Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/62 108 466856 3894904 1765271 2026-09-05T05:19:48Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3894904 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|54|{{Sc|capo iv.}}|}}</noinclude>{{Pt|tà|dell’età}}, cominciò a nausear l’antico e nascer gusto per le cose nuove. In tempo adunque opportuno alcuni Greci venuti in Italia fecero conoscere nei secoli XV e XVI le opere di {{AutoreCitato|Platone|Platone}}, di cui appena era noto il nome; e quella sua filosofia immaginosa e lusinghiera piacque, e per opera di Nicolò V pontefice fu quasi vicina ad ottenere il predominio. Ma altri Greci fecero pur conoscere gli originali di Aristotele, rilevarono gli errori delle antiche versioni, altre più fedeli ne furono fatte; surse guerra tra le due sêtte, dove i preti prendendo, come è il solito, per religione i loro pregiudizi scomunicarono ora Platone, ora Aristotele, i quali ebbero varia fortuna. Intanto s’incominciò a studiar meglio que’ filosofi e gli altri dell’antichità, e surse in alcuni il desiderio di conciliarli tutti insieme: opera impossibile, come è impossibile di conciliare i teologi. Ciò nulla ostante questi tentativi spianarono la strada ad altri maggiori; perocchè scosso il giogo dell’autorità in un punto, è guida ad un altro, e questi a quattro, e così via via moltiplicandosi i progressi per quadrati e per cubi. Alcuni, fastiditi di Aristotele e di Platone, immaginarono nuovi sistemi: per ciò fare era necessario lo spirito di osservazione, bisognava ricominciare da capo l’esame degli arcani della natura e conoscere le vie regolari de’ suoi processi: da qui i primi passi della moderna filosofia sperimentale. La medicina, scienza empirica sino allora, fu assoggettata a più severe regole e associata alla botanica e allo studio de’ semplici dopo che Mattioli fece conoscere all’Italia le opere di {{AutoreCitato|Dioscoride|Dioscoride}}; l’anatomia, depressa da’ pregiudizi di religione, cominciò<noinclude><references/></noinclude> ltszc7722c6x8ivdwpukgdnhwiuf6gz Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/63 108 466857 3894905 1765272 2026-09-05T05:20:39Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3894905 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo iv.}}|55}}</noinclude>a risorgere; l’alchimia pazza madre generò figlia saggia, la chimica; la fisica ebbe a compagni l’osservazione e l’esperienza; la astrologia giudiciaria già screditata da {{AutoreCitato|Pico della Mirandola|Pico della Mirandola}}, benchè da altri difesa, cedeva a poco a poco all’astronomia; salirono in onore le matematiche, e la filosofia speculativa non professò mai opinioni tanto audaci come nel secolo XVI. Nè i papi se ne adombravano: chè anzi intanto che il patriarca di Venezia faceva abbruciare il libro di Pietro Pomponaccio, {{AutoreCitato|Pietro Bembo|Bembo}} lo difendeva a Roma, e Leone X impediva si tentasse processo contro il filosofo che metteva in dubbio l’immortalità dell’anima. {{AutoreCitato|Bernardino Telesio|Bernardino Telesio}} calabrese, nato nel 1502 e morto a Roma nel 1588, fu il primo che dopo l’immature prove altrui desse un calcio all’aristotelismo, e innalzasse sulle sue rovine un nuovo sistema; ma benchè non sempre coerente a sè stesso, e più immaginoso che osservatore, la sua filosofia avendo trovato numerosi seguaci, diede un vivo impulso a nuove ricerche. Più ardito di lui fu {{AutoreCitato|Girolamo Cardano|Gerolamo Cardano}} milanese morto nel 1576, medico, matematico e filosofo insigne; ma che dotato di un naturale strano se altri ne fu mai al mondo, accoppiò alle più giuste e più luminose idee, puerilità e superstizioni che sembrano incredibili. E più fecero {{AutoreCitato|Giordano Bruno|Giordano Bruno}} e {{AutoreCitato|Tommaso Campanella|Tommaso Campanella}} altri calabresi, ambo domenicani, quello di Nola, questi di Stilo, {{Ec|comtemporanei|contemporanei}} del Sarpi: il primo accusato di eresia fu arrostito dalla Inquisizione di Roma nel 1600; e l’altro dopo lunghe {{Pt|per-|}}<noinclude><references/></noinclude> 11tchdsd403h209q9jc96ni6tjhd6wu Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/64 108 466858 3894907 1765273 2026-09-05T05:21:40Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3894907 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|56|{{Sc|capo iv.}}|}}</noinclude>{{Pt|secuzioni|persecuzioni}} fratesche e una prigionia di 27 anni morì quietamente a Parigi nel 1639. Tanta è la potenza del genio italiano, che dove le altre nazioni imbarbarirono tosto che furono oppresse, ei grandeggiò a dispetto della fortuna; e fra le stretture di timidi incresciosi governi, sotto la verga del dispotismo, fra i dolori del corpo e dello spirito, nello squallore dei carceri, nella miseria dello esilio ardette immenso il generoso amore della sapienza. Pochi dei sommi uomini d’Italia furono felici, i più perseguitati e infelicissimi. Giordano Bruno condannato dai falsi giudizi del mondo alla infame taccia d’ateo, ha bisogno ancora di una età illuminata che rivendichi il pregio delle sublimi sue speculazioni. Non è colpa dell’Italia o degli Italiani se la memoria di sì grand’uomo passa inonorata fra loro, e se toccò ad un tedesco, il dottore Wagner, il merito di tirarne gli scritti volgari dall’inglorioso oblìo in cui giacevano sepolti, e che, studiati, mettono Giordano Bruno a lato de’ più profondi pensatori. Fu il precursore di {{AutoreCitato|Galileo Galilei|Galileo}}, di {{AutoreCitato|Cartesio|Cartesio}}, di {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibnizio}} e di {{AutoreCitato|Johann Gottlieb Fichte|Fichte}}; anzi i tre ultimi non fecero talvolta che copiarlo. Incominciò molte scoperte nella astronomia e nella fisica, e ne indovinò altre. È il primo che abbia assunto con qualche estensione la difesa del {{AutoreCitato|Copernico|Copernico}}. Privo di sussidi artifiziali, colla sola potenza del suo ingegno, indovinò essere le comete non meteore, ma veri mondi siderei soggetti a moti regolari; indovinò più altri pianeti oltre ai conosciuti in allora; e che le stelle fisse sono sistemi solari; e la forma sferica a cui tendono la materia e i mondi; ed essere tutti i globi popolati, {{Pt|co-|}}<noinclude><references/></noinclude> hg0a1opoxhh820csejrwb3jfc0y8wbm 3894908 3894907 2026-09-05T05:22:00Z Dr Zimbu 1553 3894908 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|56|{{Sc|capo iv.}}|}}</noinclude>{{Pt|secuzioni|persecuzioni}} fratesche e una prigionia di 27 anni morì quietamente a Parigi nel 1639. Tanta è la potenza del genio italiano, che dove le altre nazioni imbarbarirono tosto che furono oppresse, ei grandeggiò a dispetto della fortuna; e fra le stretture di timidi incresciosi governi, sotto la verga del dispotismo, fra i dolori del corpo e dello spirito, nello squallore dei carceri, nella miseria dello esilio ardette immenso il generoso amore della sapienza. Pochi dei sommi uomini d’Italia furono felici, i più perseguitati e infelicissimi. Giordano Bruno condannato dai falsi giudizi del mondo alla infame taccia d’ateo, ha bisogno ancora di una età illuminata che rivendichi il pregio delle sublimi sue speculazioni. Non è colpa dell’Italia o degli Italiani se la memoria di sì grand’uomo passa inonorata fra loro, e se toccò ad un tedesco, il dottore Wagner, il merito di tirarne gli scritti volgari dall’inglorioso oblìo in cui giacevano sepolti, e che, studiati, mettono Giordano Bruno a lato de’ più profondi pensatori. Fu il precursore di {{AutoreCitato|Galileo Galilei|Galileo}}, di {{AutoreCitato|Cartesio|Cartesio}}, di {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibnizio}} e di {{AutoreCitato|Johann Gottlieb Fichte|Fichte}}; anzi i tre ultimi non fecero talvolta che copiarlo. Incominciò molte scoperte nella astronomia e nella fisica, e ne indovinò altre. È il primo che abbia assunto con qualche estensione la difesa del {{AutoreCitato|Niccolò Copernico|Copernico}}. Privo di sussidi artifiziali, colla sola potenza del suo ingegno, indovinò essere le comete non meteore, ma veri mondi siderei soggetti a moti regolari; indovinò più altri pianeti oltre ai conosciuti in allora; e che le stelle fisse sono sistemi solari; e la forma sferica a cui tendono la materia e i mondi; ed essere tutti i globi popolati, {{Pt|co-|}}<noinclude><references/></noinclude> aj2za51hxk0wmfkmden4fdlp7pkmk4p Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/70 108 466864 3894910 1765279 2026-09-05T05:23:41Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3894910 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|62|{{Sc|capo iv.}}|}}</noinclude>{{Pt|rienze|sperienze}} in tal particolare con specchi sferici concavi, convessi e piani, e fin osservando l’effetto prodotto dai raggi del sole e dal risplendere della luna e delle stelle sull’acqua arrivando, ed essendo riflettuti tali oggetti dalla medesima per determinare i loro siti e distanze. Diverse volte le sperienze furono conseguenti al principio fondamentale dei miei raziocini, ma altre volte li trovai smentiti del tutto; il che ho grande argomento di credere, esser possa derivato per quello che in molti casi i raggi spezzati e divergenti entrano nel nostro occhio convergenti». Foscarini aggiunge di aver vedute fra le carte di Frà Paolo figure matematiche con le quali si rende ragione dell’iride e della riflessione della luce. Appartenevano agli anni 1587-88; ma non fornisce maggior lume. L’anatomia comparativa, scienza allora nascente e stimata dal volgo poco men che sacrilega, ebbe in lui uno de’ più divoti ed assidui cultori, essendochè già da vari anni si fosse applicato a incidere agnelli, cani, gatti, conigli, capretti, onde studiare la struttura e l’uso delle parti dei corpi animati; e condotto non dal caso ma dal suo intelletto ragionatore procedette alla famosa scoperta della circolazione del sangue, di cui diede i primi indizi {{AutoreIgnoto|Francesco Patrizio}}, protratta alquanto più oltre da {{AutoreCitato|Andrea Cesalpino|Andrea Cesalpino}}, e poi illustrata dall’inglese {{AutoreCitato|William Harvey|Harvey}}. Osservò Frà Paolo che il sangue, come corpo grave, non poteva restar sospeso ne’ vasi senza amminicoli che aprendosi e rinserrandosi lo spingessero a trascorrere con quella economia che è necessaria<noinclude><references/></noinclude> 10tk72mxz371o17065msw59fuodethm Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/71 108 466865 3894911 1765280 2026-09-05T05:23:49Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894911 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo iv.}}|63}}</noinclude>alla vita. Il che lo indusse a cercare ne’ ricettacoli sanguigni le leggi naturali di questo movimento, e trovò che le vene aveano loro valvole per cui il sangue da esse passava nelle arterie, e da queste alle vene ancora, con successione regolare girando e diffondendosi in tutte le parti del corpo. La quale scoperta fatta da lui, secondo che pensa il Foscarini, tra il 1574 e 1578, è attestata da tanti contemporanei che ingiustamente alcuni Inglesi, gelosi della gloria del loro Harvey, hanno preteso di fraudarne Frà Paolo; e giunsero perfino a scrivere, non avere egli fatta alcuna scoperta di tal genere, e quanto lasciò scritto averlo estratto dal libro dell’Harvey: non avvertendo l’anacronismo che fu esso pubblicato cinque anni dopo la morte del Sarpi, e in conseguenza più di trent’anni dopo che l’opinion pubblica e i professori dell’università di Padova, e gli anatomisti e fisiologi oltremontani, che visitando Venezia avevano conosciuto Frà Paolo, parlavano di quella scoperta e ne facevano onore al frate dei Servi. Altri ne diedero gloria a Gerolamo Fabrizio di Acquapendente; ma sono smentiti dal celebre Nicola Peiresc che studiò a Padova a quei tempi e che fu amico del Sarpi e dell’Acquapendente; il quale attesta che la scoperta delle valvole delle vene era da tutti assegnata al frate, e che Fabrizio l’aveva da lui imparata. Quanto al trattato originale in cui l’autore esponeva la nuova teoria del sangue, fu veduto dall’anatomico Wesling in mano di Frà Fulgenzio. È probabile che il Sarpi di questi ritrovati facesse una specie di mistero onde sottrarsi alle persecuzioni che i pregiudizi di<noinclude><references/></noinclude> fm1pa55d7saqn0i6q8iqrz8l5bwm9g2 Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/72 108 466866 3894912 1765281 2026-09-05T05:23:53Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894912 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|64|{{Sc|capo iv.}}|}}</noinclude>quei tempi, e principalmente i frati, movevano avverso gli anatomici; ed anco per iscansare le contradizioni che trovava il nuovo sistema in molti medici idioti e incapponiti nelle viete dottrine. Siccome il trattato di Frà Paolo è perduto e neppure il Grisellini lo vide, così è incerto sino a qual punto abbia portata la sua scoperta; ma dalla lettera che riferirò fra poco v’ha luogo a credere che siasi inoltrato tanto innanzi da dedurne una pressochè piena dimostrazione: il che nulla toglie alla gloria dell’Harvey che può avere camminato per la stessa via, ignaro di ciò che il Sarpi aveva fatto, o avendone solamente qualche leggiere notizia. È noto come nel secolo passato molti anatomici oltremontani ed anco d’Italia abbiano messa in voga la ipotesi della transfusione artificiale del sangue dalle vene di uomini robusti e sani in quelle di valetudinari o vecchi, coll’intento di restituire a questi la perduta sanità o il vigore, ed un giovane francese condannato a morire nei disordini della Rivoluzione, col desiderio di morire utilmente per l’umanità propose che il suo sangue fosse trasfuso in qualche malaticcio: gli fu negato. Duolmi di avere dimenticato il nome di questo pio e generoso Francese. Ora di questa opinione, come di altre induzioni fisiologiche, si trovano chiarissimi indizi in un frammento di lettera di Frà Paolo conservatoci dal Grisellini, ed ove è fatta aperta menzione de’ suoi esperimenti sulla circolazione del sangue; e si vede ancora che Frà Paolo prima di altri moderni ha conosciuti gli effetti dell’aria nuova inspirata nei corpi<noinclude><references/></noinclude> aqoyu12lpai1buy39h9unewe9hmyz8v Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/73 108 466867 3894914 1765282 2026-09-05T05:23:55Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894914 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo iv.}}|65}}</noinclude>apparentemente morti, per ritornarli in vita; a che pensò nel secolo passato Hunter coll’invenzione del suo soffietto ad uso di rivivificare gli asfissiaci e gli annegati, perfezionato pochi anni sono dal professore Configliacchi. «Riguardo poi, scrive Frà Paolo alla persona cui dirige la lettera, agli eccitamenti suoi, le dirò che non sono più in caso di poter, come altre volte, svagarmi nelle ore mie silenziose facendo qualche anatomica osservazione sugli agnelli, capretti, vitelli, cani ed altri piccoli animali; che per altro ne ripeterei adesso ben volentieri non poche per l’occasione del generoso dono da V. S. fattomi della grand’opera e veramente utile dell’illustre Vesallio. E veramente sarebbe molto analogo alle cose già da me avvertite e registrate sul corso del sangue ne’ vasi del corpo animale e sulla struttura e officio delle loro valvulette quel tanto che con piacere in detta opera trovasi accennato, benchè non tanto lucidamente, nel libro VII capo 9. Ivi però v’ha luogo a raccogliere che insufflando aria nuova per la trachea di uomini morienti, o ne’ quali paiono cessate le funzioni vitali, si riesce a restituire al sangue degli stessi il perduto moto e allungare loro così di alquanto la vita. Se ciò sia, come non è da dubitare sulla fede di quel grande anatomico, sempre più rimango confermato nella opinione che l’aria la quale respiriamo avvolga in sè un principio o agente capace di avvivare il liquore sanguigno, di rimetterlo nella sua carriera ne’ colti da mortali sfinimenti, ne’ sopraffatti da vapori perniciosi esalanti da’ sepolcri, da cave minerali, da sotterranee e tenebrose buche, da fogne,<noinclude> <references/>{{PieDiPagina|''Vita di F. Paolo'' T. I.||5}}</noinclude> igyyxft0hnwvz29imgta1taxedlceqz Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/74 108 466868 3894915 1765283 2026-09-05T05:23:58Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894915 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|66|{{Sc|capo iv.}}|}}</noinclude>latrine, ecc., un agente insomma per cui nelle sacre carte sta scritto: ''anima omnis carnis'', cioè di ogni vivente, ''in sanguine est'', e del quale parlarono anco diversi antichi filosofanti, e fra’ scrittori de’ tempi a noi vicini Marsilio Ficino, Pico Mirandolano ecc.» Un’altra bella scoperta del Sarpi e che fu scala a più altre nell’ottica, fu quella della contrazione e dilatazione del forame dell’uvea in tutti gli animali, della quale Fabricio di Acquapendente che pel primo ne ha parlato dice: «Questo arcano fu osservato dal Padre Maestro Paolo Veneto dell’Ordine de’ Servi, insigne filosofo, ma particolarmente delle matematiche e sopratutto dell’ottica studiosissimo». E del merito di questa scoperta parlando il Portefield dice che essa richiede non solo una cognizione della anatomia più sottile dell’occhio umano e degli altri animali, ma la cognizione di un compiuto sistema di ottica, non puramente matematico, ma fisico ancora, che supponga ed abbracci tutto che vi è di matematico in questa scienza. Non è dunque se non se un dettato di maligna invidia ciò che afferma Portal che Fabricio non ha scoperto nè descritto cosa che non fosse già nota prima di lui. Vi sono in Francia certi umori che quando si tratta dei loro compatrioti, tutto vedono in grande e perfino le più piccole inezie magnificano con una enfasi che non è lungi dalla cerretaneria. Quando poi è discorso degli stranieri, hanno altri occhiali: tutto vedono in piccolo e con aria sprezzante. E poichè sono in sul discorso mi permetta il {{Pt|let-|}}<noinclude><references/></noinclude> 77nfiqbpkbox6biyqu8pyov4u6bpjus Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/75 108 466869 3894916 1765284 2026-09-05T05:24:01Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894916 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo iv.}}|67}}</noinclude>{{Pt|tore|lettore}} una breve digressione, che non sarà l’ultima. La filosofia in Italia nacque lungo tempo prima che non in Francia o in Inghilterra; ma in un secolo inclinato più alla immaginazione che alla osservazione, e però i nostri filosofi avvilupparono il buono che dissero fra mezzo i sogni e le chimere di trascendentalismo platonico, di sottigliezze aristoteliche, di magia naturale, di astrologia e di tali altre pazziuole in voga a quella età. Ma sarebbe ottimo pensamento se una società di dotti Italiani si prendesse ad estrarre da loro tutto ciò che hanno scritto di buono o di singolare e ne formassero un florilegio illustrato di opportune annotazioni intorno allo stato della scienza a quei tempi e a’ suoi progressi ulteriori, e come quelle o scoperte o aberrazioni stesse possono avervi contribuito. Quante idee di cui si fanno belli gli oltremontani troverebbonsi più o meno dichiarate nelle opere ora ignote di Marsilio Ficino, di Francesco Patrizio, di Cardano, di Campanella, di Giordano Bruno, di Pico della Mirandola e di altri assai! In Francia o in Inghilterra un lavoro simile sarebbe accolto con vero entusiasmo; in Italia, mi duole a dirlo, bisognerebbe spingerlo per farlo gradire, stante quello spirito d’inerzia e quella indifferenza per la gloria nazionale che caratterizza gli Italiani. Pure è necessità che si faccia. I Tedeschi pel tenebroso Kant hanno scritto commenti sopra commenti e persino un dizionario apposito per intenderlo; e il nostro Vico, molto maggiore di Kant, giacque finora negletto e sconosciuto e più lodato per tradizione che per pratica; e adesso soltanto grazie alle cure del dottore<noinclude><references/></noinclude> oa7bzj4tbj7384cx5texfdrchcvbbf9 Biografia di Frà Paolo Sarpi/Vol. I/Capo II 0 466888 3894889 3795784 2026-09-05T05:16:57Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3894889 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=5 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capo II.|prec=../Capo I|succ=../Capo III}} <pages index="Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu" from=27 to=51 /> 1dons42pzkanajx85j2cj6elp3jmu5q Biografia di Frà Paolo Sarpi/Vol. I/Capo III 0 466889 3894901 3795785 2026-09-05T05:18:56Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3894901 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=5 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capo III.|prec=../Capo II|succ=../Capo IV}} <pages index="Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu" from=52 to=60 /> kwm6764xtk25r8ygdj04rou86k7k5ve Pagina:Lorenzoni Cadore 1907.djvu/11 108 534836 3894746 3415018 2026-09-04T16:40:50Z ZandDev 66586 /* Riletta */ spazi 3894746 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="ZandDev" /></noinclude>{{ct|t=4|v=2|f=100%|INDICE DEL TESTO}} {{rule|4em}} {{Colonna|50%|style=padding:0 20px 0 0;|class=indentatura|em=-1}} {{Vi|larghezzap=40|titolo=Acquatona (L')| pagina={{pg|68}}}} {{Vi|larghezzap=40|titolo=Acque nere (Torrente)| pagina={{pg|78}}}} {{Vi|larghezzap=40|titolo=Agnello (Col)| pagina={{pg|87}}}} {{Vi|larghezzap=40|titolo=Aguto (Monte)| pagina={{pg|55}}}} {{Vi|larghezzap=40|titolo=Ancóna (Croda)| pagina={{pg|100}}}} {{Vi|larghezzap=40|titolo=Anna (Cappella e laghetto di S.)| pagina={{pg|81}}}} {{Vi|larghezzap=40|titolo=― (Colle di S.)| pagina={{pg|128}}}} {{Vi|larghezzap=40|titolo=Ansièi (Vallata dell')| pagina={{pg|87}}}} {{Vi|larghezzap=40|titolo=Antelào (Monte)| pagina={{pg|111}}, {{pg|113}}}} {{Vi|larghezzap=40|titolo=Argentèra (Miniera dell')| pagina={{pg|87}}}} {{Vi|larghezzap=40|titolo=Aiàrnola (Monte)| pagina={{pg|72}}, {{pg|78}}}} {{Vi|larghezzap=40|titolo=Auronzo| pagina={{pg|83}}}} {{Vi|larghezzap=40|titolo=— S. 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E certamente, avendo le cose grandi piccolissimi ed invisibili cominciamenti, tardo accrescimento ed inespugnabile forza nel procedere innanzi (perché dalla natura istessa, a dar loro il moto ordinata, sono sostenute), non può l’uomo né del principio<noinclude></noinclude> 0ly2ofu0n5tcx86mc49q24qjwtg106w Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/64 108 592948 3894934 2109924 2026-09-05T05:38:03Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894934 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|58|{{Sc|libro primo}}}}</noinclude> avvedersi, né il loro crescere arrestare, né, poiché sono stabilite, disfarle. Perché non estendendosi il potere d’alcun uomo oltre ai confini della sua breve vita, non è possibile che innanzi al nascere abbia le nuove cose potute prevenire, né dopo la morte è sicuro che secondo le sue mire e’ sia ubbidito. Vero è che gli uomini, quando veggono qualche bell’ordine formato, si pregiano d’averlo essi voluto istituire, ed a perfezionarlo (come essi dicono) dánno di piglio. Ma neppure questa perfezione agli uomini in tutto si dee: perché, o ella è conforme all’indole della cosa, e siegue; o l’è contraria, e da se stessa si disfa. Romolo certamente non pensò a far sorgere un vasto imperio, né Augusto si accorse che, nel perfezionarlo e nello stabilirlo, egli lo disfaceva. Quella virtú istessa, che ad ingrandir la repubblica concorse, e que’ vizi, che la distrussero, erano negli uomini originati dagli ordini e da’ difetti di quello stato, disposti a produr questi effetti. E, per rivolgerci alla nostra materia, grandissima cosa è senza dubbio l’istituzione della moneta; ma è falso che gli uomini fossero quelli, i quali imprima avessero pensato ad usarla. Ella si cominciò (come io ho narrato) ad usare quasi senza che si conoscesse ch’ella si usava e senza comprendersene l’utilitá. Dappoiché fu nota e resa comunale, si applicarono gli uomini a migliorarla, e, perché la sua natura vi concorreva, si poté col conio e con altre arti facilitare. Ma è da tenersi per indubitato, e questo io voglio in questo capo dimostrare, che la provvidenza è quella che ha voluto che noi avessimo l’utilitá della moneta, disponendo cosí le cose, che, conosciuti i metalli, la moneta si dovea necessariamente introdurre; e, quando poi questa fu introdotta, non si poté de’ metalli far a meno, né sostituir loro alcun’altra mercanzia, cosí richiedendo i bisogni dell’una e le proprietá degli altri. Questa materia, quanto è importantissima, tanto io spero ch’ella sará per essere a’ miei lettori piacevole e fruttuosa. Sono da ridere invero tanti, che dicono essere gli uomini tutti un tempo convenuti ed aver acconsentito ad usar questi metalli, per sé di niun uso, come moneta, e cosí aver dato<noinclude></noinclude> mu4iun73codkbexln2qhle2rc0wg2vx Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/65 108 592949 3894935 2109925 2026-09-05T05:38:21Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894935 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo quarto}}|59}}</noinclude> loro il valore. Dove sono mai questi congressi, queste convenzioni di tutto il genere umano; quale il secolo, quale il luogo, quali i deputati, per mezzo de’ quali gli spagnuoli e i cinesi, i goti e gli africani cosí stabilmente convennero, che per tanti secoli dopo, quando finanche un popolo ignorò l’esistenza dell’altro, mai non si mutarono d’idea? I barbari, che distrussero l’imperio, e i romani, che lo difendevano, mentre in ogni altra cosa erano ostinati nemici e contrari, in questo solo rimasero d’accordo, che l’oro e l’argento come ricchezza valutarono. Eh! che bisogna pur dire che, quando tutti gli uomini convengono in un istesso sentimento ed in quello per molti secoli durano, non è giá questo la deliberazione de’ congressi tenuti a piè della torre di Babilonia o in sull’uscita dell’arca: sono le disposizioni dell’animo nostro e le costituzioni intrinseche delle cose; perché queste sono veramente sempre le medesime, e sempre le medesime sono state in ogni tempo. E che cosí sia come io dico, mi pare che si possa sino all’evidenza dimostrare. Per la qual cosa io argumento cosí. Qualora si vuol far conoscere una necessaria connessione tra due cose, conviene che si esamini bene la natura di ambedue, ed in questo conoscimento si ha da scoprire quella concatenazione indissolubile che è tra loro. Io comincerò adunque a ricercar la natura della moneta, e poi, procedendo innanzi, dirò le proprietá dell’argento e dell’oro; onde si conoscerá che quella non può essere senza di questi. E, sebbene della moneta si debba ragionare nel libro seguente, pure, giacché mi vi sono di giá appressato, comincerò da ora a palesare le di lei definizioni, riserbando al libro secondo lo spiegarle e stabilirle con buone ragioni. Di due sorte è la moneta: {{spaziato|ideale}} e {{spaziato|reale}}; e a due diversi usi è adoperata: a valutare le cose e a comperarle. Per valutare è buona la moneta ideale cosí come la reale, e forse anche piú: anzicché ogni moneta, quando apprezza alcuna cosa, è considerata come ideale; il che vuol dire che una sola voce, un solo numero basta a valutare ogni cosa, non consistendo il prezzo che in una proporzione, la quale ottimamente co’<noinclude></noinclude> kh1kcdooemgzdo0h3ai2168gltn73wq Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/66 108 592950 3894936 2109926 2026-09-05T05:38:29Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894936 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|60|{{Sc|libro primo}}}}</noinclude> numeri si esprime e s’intende. Perloché, riguardo a quest’uso, io definisco la moneta cosí: {{spaziato|Moneta è una comune misura per conoscere il prezzo d’ogni cosa}}. Utilissimo oltre ogni credere è quest’uso, perché senza una comune misura mal si conosce la proporzione delle cose; mentre, riferendosi una ad un’altra, solo la ragione fra loro due si viene ad intendere. S’io dico: — Un baril di vino vale cinquanta libbre di pane, — io non conosco altra proporzione che fra il grano e il vino: ma, s’io sapessi che il baril di vino vale un ducato, subito io intenderò con idea distinta la proporzione fra ’l vino ed un infinito numero di generi, i cui prezzi mi sono noti. E con quanto poca fatica questa intelligenza si venga ad acquistare, lo sa ciascuno. Se giovi, non credo sia da dubitarne; perocché la nostra felicitá da niente altro deriva che dal formare retti e veri giudizi, non avendo le disgrazie tutte, senza eccettuarne veruna, altro padre che l’errore; ed i giudizi non sono mai veri, se le idee non sono vivacemente chiare nell’intelletto. L’altro uso della moneta è di comperare quelle cose istesse, ch’ella apprezza. A questo uffizio non si può adoprar altro che la reale, cioè il metallo; e, se con alcun’altra spezie di cosa si compra, egli è, perché queste rappresentano il metallo, che è quanto dire che il metallo, assolutamente ed originariamente, è quello che compra ed equivale a tutto. Perciò la moneta reale stimo che si debba definire cosí: {{spaziato|Moneta sono pezzi di metallo, per autoritá pubblica fatto dividere in parti o eguali o proporzionali fra loro, i quali si dánno e si prendono sicuramente da tutti come un pegno e una sicurezza perpetua di dover avere da altri, quandoché sia, un equivalente a quello che fu dato per aver questi pezzi di metallo.}} Abbastanza mi par chiara questa definizione, né credo che ad alcuno potrá nascere difficoltá, riguardando a quelle compre in cui vi è frode o inganno: perché bisogna pensare che i prezzi e i contratti si valutano in moneta ideale e si eseguiscono in reale; laonde gli errori cadono sempre nel misurar male una cosa sulla sua comune misura, che è la moneta ideale: non cadono sulla reale, la quale<noinclude></noinclude> o5kfeefbx483ijaimbmu1cw5rhdpgln Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/67 108 592951 3894937 2109927 2026-09-05T05:38:52Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3894937 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo quarto}}|61}}</noinclude> è sempre un vero e fedele equivalente lá dove non è errore o malizia. Spiegato ogni uso della moneta, passo a discorrere della natura de’ metalli, e principalmente dell’oro e dell’argento. Sono i metalli i corpi piú gravi della natura, i quali col fuoco si liquefanno, col freddo si rappigliano e s’indurano, e con istrumenti meccanici prendono quella forma che uno vuole. Il loro peso non ha che fare coll’utilitá loro all’uso di moneta, ma solo il loro esser fusili e malleabili. Ma forse non rincrescerá il sapere che la proporzione tra ’l peso dell’oro e dell’argento è come 19.636 a 11.087, quando l’argento sia purissimo<ref>Secondo che nelle ''Transazioni filosofiche'', n. 169, p. 926 e n. 119, p. 694, rapportato.</ref>. Secondo questa istessa divisione di parti, il piombo ne pesa 11.345, l’argento vivo 14.019, l’acqua comune 1000. Inoltre un pollice cubico d’oro del piede parigino pesa once 12, grossi 2, grani 37, misura di Francia; d’argento, pesa once 6, grossi 5, grani 38; ma questo è d’un argento alquanto men travagliato al fuoco, e perciò piú leggiero. Questo è del peso. Ora replico di nuovo che questo pregio non contribuisce punto al valor de’ metalli, siccome al piombo, che pure è piú pesante dell’argento, niente giova. Lo stesso è di molti pregi dell’oro e dell’argento, de’ quali è errore il credere che ad accrescerne la stima abbian conferito, quantunque {{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}} e, dopo lui, tutti gli altri come molto importanti gli hanno enumerati: perché quello, che non varia o l’utilitá o la raritá, non varia mai il valore. E sapientemente dice {{AutoreCitato|John Locke|Giovanni Locke}}: che talora una qualitá di molta utilitá alla vita, che qualche cosa abbia, se non ne accresce il consumo, non ne accresce il prezzo. Cosí, se si scuoprisse che col grano si potesse lavorare una medicina sicuramente efficace contro il mal della pietra, si aumenterebbero i pregi del grano, ma non il prezzo di lui. Se le pannocchie del formentone avessero il piú vago color porporino che si potesse vedere, sarebbero piú belle; ma, se non se ne facesse nuovo uso, non sarebbero piú care. E, perché si conosca quanto sia vero questo che io dico,<noinclude></noinclude> cs2jb077pool3r7bn0kqrec6b4lde9y Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/68 108 592952 3894938 2109928 2026-09-05T05:39:23Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894938 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|62|{{Sc|libro primo}}}}</noinclude> sará bene rapportar qui brevemente quelle proprietá dell’oro e dell’argento, che io sento inconsideratamente celebrarsi come quelle che indussero l’uomo ad usargli per moneta, ed esaminare se cosí sia come Plinio dice<ref>''N. H.'', {{Sc|xxxiii}}, 19 [3]: «''Praecipuam gratiam huic materiae fuisse arbitror, non colore.., nec pondere..., sed quia rerum uni nihil igne deperii, tuto eliam in incendiis rogisque durante materia... Altera causa pretii maior, quam minimum usu deteri... Nec aliud laxius dilatatur, aut numerosius dividitur... Super caetera non rubigo ulla, non aerugo, non aliud ex ipso quod consumat bonitatem minuatve pondus. Iam contra salis et aceti succos, domitores rerum, constantia: superque omnia netur ac texitur lanae modo et sine lana».''</ref>. Sono questi due metalli soli da’ chimici detti «perfetti», perché in essi non si contiene porzione alcuna di terra, o sia di materia friabile, inutile ed atta col fuoco a vetrificarsi; la quale in tutti gli altri metalli inferiori, che «imperfetti» perciò si dicono, si ritruova. È dunque la loro sustanza costituita di mercurio e di solfo. Con queste due voci esprimono i chimici certi principi fisici, e non giá l’argento vivo e il solfo comune. Chiamano «mercurio» quella sustanza non volatile, ma atta a liquefarsi e scorrere e formarsi, la quale, lasciando trapassare tra’ suoi pori tutti i sali discioglienti e il fuoco, non si fa da essi penetrare o mutare. Diconsi «solfo» quelle particelle, che danno al mercurio consistenza, durezza e colore, le quali il fuoco rende volatili, i sali le disciolgono, impregnansene e se ne tingono; e forse questo solfo altro non è che le particelle della luce. Una tale constituzione meritamente gli fa chiamare «semplicissimi», non potendosi in niente altro risolvere e permanendo immutabilmente costanti ad ogni esperimento. Né si è potuto ancora con alcuna forza di altro corpo (tolti i raggi della luce, raccolti nella lente ustoria dello {{Wl|Q77288|Tschirnausen}}) trasformargli in modo o diminuirgli, sicché nella loro prima natura e quantitá non ritornassero sempre. Due mesi tenne {{Wl|Q43393|Roberto Boyle}} liquide tre once d’oro, senza che si scemassero neppur d’un grano; e due mesi tenutovi l’argento, si scemò solo di una dodicesima parte, se pur questa non fu d’estranea materia, che se ne distaccò. La spiegazione di tutte queste qualitá dell’oro e dell’argento si potrá leggere, da<noinclude></noinclude> 0v9fv225kqh7f74gs7fryid82h5fpmc Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/69 108 592953 3894939 2109929 2026-09-05T05:39:40Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894939 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo quarto}}|63}}</noinclude> chi ne fusse desideroso, ne’ ragionamenti letti dall’{{Wl|Q71619|Homberg}} nell’Accademia delle scienze; e sono certamente studio dilettevole ed utile ed alla disposizione dell’animo mio il piú confacente: ma, perché il mio istituto non richiede che piú mi vi trattenga sopra, io me ne astengo. Passo a dire della dissoluzione de’ metalli perfetti, che anche ingiustamente è creduta nell’oro una proprietá utile alla moneta. Chiamasi «dissoluzione» quella divisione d’un corpo in parti minutissime, natanti in un fluido, che tingono, e, la natura di esso imitando, si rendono in tutto liquide e scorrenti. L’acqua comune perciò è il generale disciogliente di tutti i metalli, quando siano finissimamente spolverizzati; l’argento vivo anche egli discioglie tutti i metalli, che siano purgati dalla parte oleosa; ma, propriamente parlando, gli acidi, o sia i sali, sono i veri discioglienti de’ corpi. Niuno però di questi ha forza da scioglier l’oro, altro che il sal marino; siccome il solo nitro discioglie l’argento: gli altri metalli poi da qualunque acido sono stemperati. Quello che è strano, egli è che il sal marino, se si congiunge col nitro, con maggior forza stempera l’oro; e questa dicesi «acqua regia», la quale componesi con due parti di nitro, tre di vitriuolo e cinque di sal marino distillati insieme: ma il nitro, che discioglie l’argento, se vi si meschia il sal marino, diviene inefficace. Vero è che la flemma dell’acqua regia di fresco distillata, dopo che ha sciolto qualche pezzetto d’oro, può liquefar l’argento. E questa sperienza, che il caso scoprí, fu poi felicemente spiegata dall’Homberg, a cui avvenne<ref>Nelle ''Memorie del 1706'', p. 127.</ref>. Di qua deriva che l’oro non è soggetto a rugine, perché del sal marino, non essendo egli volatile, non è pregna né l’aria né la terra; ma il nitro, che ha forza d’addentare l’argento, e di cui è sparsa l’aria e la terra, fa che l’argento sia sottoposto ad annerirsi ed a far rugine, quasi come i metalli inferiori. Per la stessa cagione l’aceto non doma l’oro, come Plinio avvertí; né il piombo, il mercurio od altro minerale,<noinclude></noinclude> p9ckwiuanli5wkb8lyr7hsb2qq2r2gg Indice:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu 110 622767 3894840 3867570 2026-09-04T23:03:53Z Francyskus 76680 3894840 proofread-index text/x-wiki {{:MediaWiki:Proofreadpage_index_template |Autore=Autori vari |NomePagina=Fiore di leggende, Cantari antichi |Titolo= |TitoloOriginale= |Sottotitolo= |LinguaOriginale= |Lingua= |Traduttore= |Illustratore= |Curatore=Ezio Levi |Editore=Laterza |Città=Bari |Anno=1914 |Fonte={{IA|064FioreDiLeggendeSi113}} |Immagine=5 |Progetto= |Argomento= |Qualità=25% |Pagine=<pagelist 1to6=- 7=1 398=- 1=copertina 5=frontespizio/> |Sommario={{Indice sommario|nome=Fiore di leggende, Cantari antichi|titolo=Fiore di leggende, Cantari antichi|from=5|delta=frontespizio}} {{Indice sommario|nome=Il bel Gherardino|titolo=Il bel Gherardino|from=9|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Il bel Gherardino/Cantare primo|titolo=Cantare primo|from=11|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Il bel Gherardino/Cantare secondo|titolo=Cantare secondo|from=23|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Pulzella gaia|titolo=Pulzella gaia|from=35|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Pulzella gaia/Cantare primo|titolo=Cantare primo|from=37|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Pulzella gaia/Cantare secondo|titolo=Cantare secondo|from=51|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Liombruno|titolo=Liombruno|from=65|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Liombruno/Cantare primo|titolo=Cantare primo|from=67|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Liombruno/Cantare secondo|titolo=Cantare secondo|from=81|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Istoria di tre giovani disperati e di tre fate|titolo=Istoria di tre giovani disperati e di tre fate|from=95|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Istoria di tre giovani disperati e di tre fate/Cantare primo|titolo=Cantare primo|from=97|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Istoria di tre giovani disperati e di tre fate/Cantare secondo|titolo=Cantare secondo|from=115|delta=6}} {{Indice sommario|nome=La donna del Vergiù|titolo=La donna del Vergiù|from=129|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Gibello|titolo=Gibello|from=149|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Gibello/Cantare primo|titolo=Cantare primo|from=151|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Gibello/Cantare secondo|titolo=Cantare secondo|from=163|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Gismirante|titolo=Gismirante|from=175|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Gismirante/Cantare primo|titolo=Cantare primo|from=177|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Gismirante/Cantare secondo|titolo=Cantare secondo|from=189|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Bruto di Bretagna|titolo=Bruto di Bretagna|from=205|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Madonna Lionessa|titolo=Madonna Lionessa|from=219|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Reina d'Oriente|titolo=Reina d'Oriente|from=235|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Reina d'Oriente/Cantare primo|titolo=Cantare primo|from=237|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Reina d'Oriente/Secondo cantare|titolo=Secondo cantare|from=251|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Reina d'Oriente/Terzo cantare|titolo=Terzo cantare|from=265|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Reina d'Oriente/Quarto cantare|titolo=Quarto cantare|from=279|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Madonna Elena|titolo=Madonna Elena|from=291|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Cerbino|titolo=Cerbino|from=311|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Fiore di leggende, Cantari antichi/Nota|titolo=Nota|from=339|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Fiore di leggende, Cantari antichi/Glossario|titolo=Glossario|from=389|delta=6}} {{Indice sommario|nome=Fiore di leggende, Cantari antichi/Indice|titolo=Indice|from=397|delta=6}} |Volumi= |Note={{BEIC|pid= 1818672}} [[Categoria:Scrittori d'Italia Laterza|AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu]] |Css= }} kxktk7esg1mpopg2o8uzy98qqveaold Pagina:Wells - Quando il dormente si sveglierà, 1907.djvu/192 108 662197 3894541 2308436 2026-09-04T14:34:19Z Carbonchiolo 81333 /* Riletta */ 3894541 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione|182|{{Sc|quando il dormente si sveglierà}}|riga=sì}}</noinclude> {{Pt|menti|parlamenti}} erano in pratica considerati come antiche vestigia, come curiosità. Perfino nei due imperi della Russia e della Germania, l’influenza della sua ricchezza aveva un peso enorme. Là, naturalmente, si presentavano e problemi e difficoltà e pericoli — anche possibilità — ma, collocato così in alto come era lui, la Russia e la Germania stessa, gli apparivano sufficientemente lontane. In quanto a ciò che fosse l’amministrazione della zona nera, a ciò che potesse significare giustamente la zona nera, non se ne preoccupò minimamente, secondo l’abitudine presa nella sua prima esistenza e che là vi fosse una minaccia sospesa sopra la spaziosa visione che aveva dinanzi e sè, il suo cervello del diciannovesimo secolo non poteva immaginarlo. Al contrario il suo spirito si staccava ad un tratto da quella scena per pensare ad un terrore svanito. — Dov’è il pericolo giallo? — domandò Graham e Asano lo pregò di spiegarsi. Lo spettro giallo era scomparso giacchè Cinesi ed Europei vivevano in pace: il ventesimo secolo era giunto, ma malgrado la certezza che in media il Cinese era ugualmente civilizzato, più morale e molto pù intelligente del servo europeo e aveva rinnovato sopra vasta scala la fraternità dello Scozzese e dell’Inglese, fraternità che si era operata nel diciassettesimo secolo. Come Asano diceva: — È stato riflettuto, e riconosciuto che noi, dopo tutto, eravamo dei bianchi. Graham tornò a contemplar lo spettacolo che aveva sotto gli occhi, e i suoi pensieri presero una nuova direzione. Al sud-ovest, oscuro, smaglianti e incantatrici, {{Pt|vo-|}}<noinclude></noinclude> 8alop5wkvay7u7rtnl06kn744j5k0et Pagina:Opere matematiche (Cremona) I.djvu/24 108 710624 3894497 3577036 2026-09-04T12:27:40Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3894497 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||||riga=si}}</noinclude> {{Ct|f=150%|v=2|3.}} {{Ct|f=120%|INTORNO AD ALCUNI TEOREMI DI GEOMETRIA SEGMENTARIA.}} {{rule|4em}} {{Ct|f=70%|v=0.8|t=0.8|''Programma dell’I. R. Ginnasio liceale di Cremona'', alla fine dell’anno scolastico 1857, pp. 1-14.}} {{rule|4em}} Scopo di questa breve nota è la dimostrazione di alcuni recentissimi teoremi enunciati dal signor {{Sc|{{Wl|Q27767370|De Lafitte}}}} nelle ''questions proposées'' del ''cahier de mai'' 1857, ''Annales de Mathématiques redigees par M. Terquem''. A tale uopo mi serviro delle coordinate trilineari e delle tangenziali, cioè farò uso di quel metodo (sì elegante ed efficace, ove si tratti di teoremi della geometria di posizione), che alcuni matematici inglesi chiamano ''abridged notation''<ref>Per apprezzare i servigi che questo mezzo analitico rende alla geometria, vedi i lavori degli abilissimi geometri — {{Sc|{{AutoreCitato|Étienne Bobillier|Bobillier}}}}, {{Sc|{{AutoreCitato|Julius Plücker|Plücker}}}}, {{Sc|{{AutoreCitato|George Salmon|Salmon}}}}, {{Sc|{{AutoreCitato|George Whitehead Hearn|Hearn}}}}, {{Sc|{{AutoreCitato|Francesco Brioschi|Brioschi}}}}, {{Sc|{{AutoreCitato|Henri-Auguste Faure|Faure}}}}, ecc. Annales de Gergonne — Crelle, Journal für die Mathematik — {{Sc|Salmon}}’s Conic Sections — {{Sc|Salmon}}’s Higher plane curves {{Sc|Hearn}}’s Researches on curves of the second order — Annales de M. Terquem — Annali del signor Tortolini ecc.</ref>. {{Centrato|'''1.'''}} Si abbiano due figure omografiche, poste in uno stesso piano. È noto esistere in generale tre rette omologhe a sè medesime, le quali si denominano ''rette doppie''. I punti d’intersezione di queste rette sono ''punti doppi''. Se si assumono le rette doppie come assi di coordinate trilineari (''lines of reference''), le formole analitiche per la trasformazione omografica delle figure, riescono assai semplici. Siano <math>a</math>, <math>b</math>, <math>c</math> quantità arbitrarie; <math>x</math>, <math>y</math>, <math>z</math> le lunghezze delle perpendicolari condotte sulle tre rette doppie da un punto qualunque del piano delle due figure; cioè le <math>x</math>, <math>y</math> <math>z</math> siano le coordinate trilineari del medesimo punto. Risguardando questo punto come<noinclude>{{rule|4em|l=4em}}</noinclude> ors5ehog249e5l9o3lvxlw18dp2y72d Pagina:De Sanctis, Francesco – Storia della letteratura italiana, Vol. I, 1912 – BEIC 1806199.djvu/429 108 722968 3894493 3424403 2026-09-04T12:22:50Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3894493 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||{{Sc|xii - il cinquecento}}|423}}</noinclude>dire il ridere del suo contenuto, considerarlo come un giuoco d’immaginazione, un esercizio dello spirito. Questo doppio elemento dell’arte è detto dal {{AutoreCitato|Giovanni Maria Cecchi|Cecchi}} il «ridicolo» e il «grupposo», intendendo per «grupposo» il nodo, l’intreccio, la varietá e novitá de’ casi. Di questo maraviglioso perseguitato dal ridicolo ti dá il Machiavelli splendido esempio nel suo ''Belfegor''. La novella, il romanzo, la commedia sono il teatro naturale di questa poesia, la ''Divina commedia'' dell’arte nuova. Ma nel concetto del Machiavelli la vita non è una farsa della provvidenza, e non è il giuoco capriccioso della fortuna; ma è regolata da forze o da leggi umane e naturali. Perciò la base dell’arte non è l’avventura o l’intrigo, ma il {{spaziato|carattere}}; e se volete vedere quello che sará, guardate quali sono gli attori e quali le forze che mettono in giuoco. L’arte non può starsi contenta alla semplice esterioritá e presentare gli avvenimenti come un accozzo fortuito di casi straordinari, ma dee forare la superficie e cercare al di dentro dell’uomo quelle cause che sembrano provvidenziali o casuali. Cosí l’arte non è un vano e ozioso gioco d’immaginazione, ma è rappresentazione seria della vita nella sua realtá non solo esteriore, ma interiore. E quest’arte, che cerca la sua base nella scienza dell’uomo, ti dá la {{TestoCitato|La Mandragola|''Mandragola''}} e le ''Storie fiorentine'', e piú tardi la ''{{TestoCitato|Storia d'Italia}}'' del {{AutoreCitato|Francesco Guicciardini|Guicciardini}} e i suoi ''{{TestoCitato|Ricordi (Guicciardini)|Ricordi}}''. A questo modo si realizza questa grand’epoca detta il «Risorgimento», che dal Boccaccio si stende sino alla seconda metá del secolo decimosesto. Da una parte, mancati tutti gl’ideali, religioso, politico, morale, e non rimasta nella coscienza altra cosa salda che l’amore della coltura e dell’arte, il contenuto non ha alcun valore in se stesso e diviene una materia qualunque trattata a libito dall’immaginazione, che ne fa la sua creatura e spesso anche il suo gioco; un gioco che ha la sua idealitá nell’ironia ariostesca e trova la sua dissoluzione nella caricatura della ''Maccaronea''. Mentre l’arte produce i suoi miracoli nella piena indifferenza del contenuto, come pura arte, un nuovo contenuto si forma e penetra nella coscienza, uno studio dell’uomo e della natura in se stessi, che cerca la sua base<noinclude></noinclude> 5r95ltyzvckgkebxxroarz3n9x4ncsa Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/97 108 735401 3894640 3056496 2026-09-04T15:19:23Z Francyskus 76680 3894640 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" /></noinclude> {{ct|v=1|t=3|CANTARE PRIMO}} {{ms|7em}}<poem> {{o|1|o1}} :Colui che da Giovanni ebbe il battesmo in nel fiume Giordano, ignudo nato, il qual principio fu del cristianesmo, che dei nostri peccati ci ha lavato, prestimi aiuto lui, ché io medesmo so ch’io non sono a tal mestier usato; pertanto presti grazia a mia memoria ch’i’ possa raccontar la bella istoria. {{o|2|o1}} :Dapoi che siete venuti a ascoltare, io vi vo’ dire una bella novella; istate tutti attenti al mio parlare, ché so ch’a tutti la vi parrá bella. In ogni luogo sí vorre’ cercare, pel mondo tutto, per cittá e castella: «perché gli è dato ad ogni creatura, come gli è nato, a ciascun sua ventura»; {{o|3|o1}} :ma vuolsi se non è nella sua terra cercarne un’altra, tanto che la trovi, e non temer fatica, affanno o guerra. Rado s’ha il ben, se prima il mal non provi, e vuolsi passar monti ed ogni terra, ché, se se’ pigro e sempre un luogo covi, tu non la troverai, questo ti provo, se tu stai saldo e mai esci dal covo. </poem><noinclude></noinclude> c3ycfnr3v7ayngsep33sxvuj1ct2ap5 Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/99 108 735403 3894720 2638816 2026-09-04T15:50:58Z Francyskus 76680 /* Riletta */ 3894720 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare primo}}|93}}</noinclude> <poem> {{o|8|o1}} :Diceva l’uno: — E’ sará me’ cenare, e poi cenato porrènci a dormire. — Mentre che stanno cosí a ragionare, ecco tre belle giovane apparire, tal che fanno costor maravigliare; e, giunte quivi, cominciorno a dire: — Voi siate tutti quanti e’ ben trovati, da poi che siete nel prato alloggiati. — {{o|9|o1}} :Disse un di lor: — Le ben venute siate! Dove n’andate adesso, ch’è giá notte? Se volete, con noi quivi posate, e non andate errando per le grotte; da poi che noi tre siamo e voi tre siate, ognun ne torrá una questa notte, e ciascuna di voi piacer arete; dove vi piace, domattina andrete. — {{o|10|o1}} :Una rispose: — Non ne fare istima, ch’a nessun modo non mi toccherai, se giá per donna non mi pigli prima; per altro modo me tu non arai; ma, se mi vuoi sposar, odi mia rima: farò tal cosa che tu riderai, e darotti per dota tanto avere ch’alla tua vita tu potrai godere. {{o|11|o1}} — Sappi — rispose alla donna colui — ch’i’non son ora per donna pigliare, se giá non fosse, come dite voi, che quella, a chi m’avesse a maritare, mi desse tanto aver, ch’avesse poi per la mia vita sempre a trionfare. A questo modo forse lo farei; per altro modo mai non ne torrei! — </poem><noinclude></noinclude> qfwmnj12lo6ar1l7n87ld14t50p6kwm Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/100 108 735404 3894738 2638818 2026-09-04T16:33:36Z Francyskus 76680 /* Riletta */ 3894738 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|94|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude> <poem> {{o|12|o1}} :Disse la donna: — Sappi domandare e chiedi quel che vuoi, ché l’averai. — Colui rispose: — Se tu mi puoi dare questo che chieggo, tu sempre m’arai: una borsa che sia di tal affare, che fusse piena di denari assai, e s’io aprissi quella borsa ogn’ora cento ducati ne balzasser fuora. {{o|13|o1}} :— Ecco la borsa la qual tu mi chiedi. — Disse colui: — I’ vo veder la prova. — Guarda qui ben, se cosa alcuna vedi. — Colei la borsa dalla bocca snoda e fe’ balzar cento ducati a’ piedi. Colui, che di tal cosa ben gli proda, tolse costei, ch’aveva il viso bello, come sua donna e dettegli l’anello. {{o|14|o1}} :Disse quell’altra al secondo di loro: — E tu che cosa pensi nel tuo cuore? Disse colui: — Non chieggio argento od oro, ma sí un tappeto di fino colore, che mi portasse senza far dimoro, senza esser visto, in ogni concistore. — Detto tappeto la donna lo trova, e poi gli disse: — Faranne la prova. — {{o|15|o1}} Colui sel mise addosso ed ha parlato con quel tappeto ravvolto alle rene, e fecesi portare in capo al prato, e prestamente indrieto se ne viene; ed ha la donna subito sposato, ché gli pare la cosa andasse bene. E poi quell’altra disse senza lagno: — C’hai tu pensato? Dimmelo, compagno! </poem><noinclude></noinclude> 0th1dab53kbglhil1d3azh9voi29m6w Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/101 108 735405 3894745 2638820 2026-09-04T16:37:06Z Francyskus 76680 /* Riletta */ 3894745 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare primo}}|95}}</noinclude> <poem> {{o|16|o1}} :— Se tu sapessi quello c’ho pensato e potessimel dare, o viso adorno, i’ t’arei come gli altri anch’io sposato e servireiti sempre senza scorno. — Abbi pur quel che tu m’hai domandato! — E colui disse che voleva un corno, ched ogni volta che l’abbi sonato sian dieci squadre quivi, ognun armato. {{o|17|o1}} — Perché, quando io volessi assai denari, io metterei l’assedio ad una terra, che per paura, senza alcun divari, mi dien l’argento per levar la guerra, che contra me non arén poi ripari, tanta metterei gente in quella terra. — Disse la donna, che con lui ragiona: — Ecco lo corno. Fa’ la prova e suona. — {{o|18|o1}} E’ si pigliò quel corno e l’ha sonato: ecco la gente d’arme comparire; son dieci squadre, ciaschedun armato, dimostran d’aver forza e grand’ardire. Un’altra volta e’ l’ebbe risonato; eccotene altrettanti lí venire. Dieci volte il sonò di valimento, tanto che venner delle squadre cento. {{o|19|o1}} :Fecer la prova e furon consolati, e ciaschedun quel ch’avien chiesto l’ebbe, e tutt’e tre si furon maritati a quelle tre, che a nissun non l'increbbe. E tutt’e tre si fûrno addormentati infin che l’altro giorno arriverebbe; ma la mattina, quando si destorno, ignuna delle donne e’ non trovorno. </poem><noinclude></noinclude> 5bbvv7hwk79s7il9cm7fb0x0vosfosg Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/102 108 735406 3894747 2638821 2026-09-04T16:44:20Z Francyskus 76680 /* Riletta */ 3894747 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|96|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude> <poem> {{o|20|o1}} :E disse: — Ove son io stanotte stato? — e viene il sogno suo imaginando; e diceva a’ compagni: — I’ ho sognato un sogno ch’io verrò poi ragionando: e’ mi pareva moglie aver pigliato, e stavomi con essa sollazzando. Arebbela nessun di voi veduta, ché non so giá quel che se ne sie suta? — {{o|21|o1}} :L’altro rispose: — A me parve iersera, quando eravamo a cenare nel prato, venner tre donne con bella maniera e dolcemente ci ebbon salutato. — Quell’altro lor compagno si dispera, e non sa come il fatto sia passato, dicendo: — Una ne presi per mia sposa: or non so come vada questa cosa. — {{o|22|o1}} :Quell’altro disse: — Anch’io ne presi una e donommi un tappeto molto bello e, perché fusse ben di notte bruna, mi portava, dov’io voleva, quello. — E ’l primo disse che di seta bruna la sua una borsa gli donò per ello, che, come quella borsa ella s’apriva, cento ducati fuor di quella usciva. {{o|23|o1}} :Il minor disse: — A me donò la mia un corno lavorato gentilmente, ch’a sonarlo, ogni volta quel facía ben dieci squadre di pulita gente. — Guardando intorno, ciaschedun vedía quelle cose ciascuna di presente; viden la borsa e quel tappeto adorno, e similmente il lavorato corno. </poem><noinclude></noinclude> s8k12l41prhcq33z89a7nejjf7ntzzq Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/103 108 735407 3894748 2638823 2026-09-04T16:46:19Z Francyskus 76680 /* Riletta */ 3894748 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare primo}}|97}}</noinclude> <poem> {{o|24|o1}} :— Questo sará un sogno da dovero? — Faccián la prova? — E poi qual cosa fia? — Fecion la prova e viddon ch’era vero; e inverso Roma pigliaron la via. Quel della borsa pagava l’ostiero, quando avevan mangiato all’osteria. Stettono a Roma circa quattro mesi, poi terminoron di mutar paesi. {{o|25|o1}} :Partissi prima quel ch’avea la borsa, e prese il suo cammin verso la Spagna, e molto bene all’oste il becco intorsa, e facea scotti, che non ne sparagna; ed avea giá di molta via trascorsa, e molto spende perc’ha chi guadagna, ed are’ fatto di denar duo sacchi, giocar sapendo a’ tavolier e a scacchi. {{o|26|o1}} :Giocava a tavole e era buon maestro, tal che venne agli orecchi alla regina; e fu mandato per lui molto presto che venga in corte; e lui tosto cammina avanti alla regina molto destro; con riverenza la saluta e inchina e diceva: — Madama, in cortesia, che mi comanda Vostra Signoria? {{o|27|o1}} :— Detto m’è stato di tua gentilezza, e come a scacchi giuochi cosí bene, ed a tavole — disse — con destrezza ne sanno giocar pochi come tene. I’ ho di giocar teco gran vaghezza poi che cosí gentil maestro sene. — Ed ei rispose che gli era contento di far ciò che gli fosse in piacimento. </poem><noinclude></noinclude> 4zvvj2vc75pc0ub7ptn5lhjjpcj764w Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/105 108 735409 3894806 3056484 2026-09-04T20:37:24Z Francyskus 76680 /* Riletta */ 3894806 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare primo}}|99}}</noinclude> <poem> {{o|32|o1}} :Tanto che disse: — Poi ch’amor m’ha giunto e forzami a seguir tutte tue voglie, io son regina, com’io t’ho riconto; se ti piacessi di tôrmi per moglie, di te come di me sia fatto conto. Cosí fortuna adempie le sue voglie. Ma non fare’ cotal cosa altrimente, se non mi fai della borsa un presente. {{o|33|o1}} :E vo’ che, come sai, anche a me insegni. Veggo che fai de’ fiorini a tua posta; € di tal cosa non vo’ che ti sdegni; non so come tal cosa sia composta. — Costui gli disse: — Guarda questi segni, che, se pigli la borsa senza sosta e che la scuota per li pellicini, n’uscirá sempre fuor cento fiorini. {{o|34|o1}} :— Questo è per certo una mirabil cosa! I’ ti farò signor di questo regno, e sarò, com’io dissi, poi tua sposa, se di tal grazia fai l’animo degno! — Costui, che ’l cuor in corpo non gli posa e vede riuscir il suo disegno, gli disse: — Io son contento: io te la dono, se farai prima quel ch’io ti ragiono. {{o|35|o1}} :— Ista’ cosí un poco e lá verrai, ed io m’avvierò, ma vien’ lá solo. Quivi soletta tu mi troverai. — E cosí seppe ben tirar l’aiuolo, diègli la borsa, e non credette mai esser piantato cosí a piuolo. Costei n’andò ed in zambra si misse. Prima avea detto che Biagio venisse, </poem><noinclude></noinclude> i8jf7nu7e5saem24ge6dvl9wsl2tbxr Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/106 108 735410 3894807 3056485 2026-09-04T20:39:30Z Francyskus 76680 /* Riletta */ 3894807 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|100|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude> <poem> {{o|36|o1}} :ed avvisato i servi di tal fatto: — State qui fermi, che non vi partiate; se Biagio d’entrar qui fa alcun atto, fate che dentro entrar non lo lasciate e fategli, oltre a questo, miglior patto: dategli a conto dieci bastonate. Dite che non sappiate chi si sia e, scossogli il mantel, cacciatel via! — {{o|37|o1}} :Ecco che Biagio s’accostava a l’uscio, onde un gli disse: — Che vai tu cercando? — Biagio, ch’aveva il cervello nel guscio, disse a colui: — Io ti farò dar bando! Benché tu porti il piede nel camoscio, ascolta quel che ti vo ragionando: io non istimo nulla il tuo parlare, e voglio alla regina dentro entrare. — {{o|38|o1}} :Eccoti giunti quattro mascalzoni e cominciôrgli a scardassar la lana. Trovossi in mezzo di quattro bastoni, ch’ogni volta cascava in terra piana; ed ebbe frutti di molte ragioni, che rimbombava come buca e tana. E fêrno uscire il mostro fuor del guscio, ed a quel suon si trovò fuor dell’uscio. {{o|39|o1}} :Non sa costui che fare, il meschinello; ma dipartissi, solitario e cheto, tornando inverso Roma, il poverello; e ritrovò i compagni, ciascun lieto; e disse ad un di lor: — O car fratello, bisogna che mi presti il tuo tappeto, perch’una donna m’ha gabbato a forza e con inganni m’ha tolta la borza. </poem><noinclude></noinclude> dx2d187bktqxopvp7rl3j4m7qti01cw Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/107 108 735411 3894808 3056486 2026-09-04T20:41:42Z Francyskus 76680 /* Riletta */ 3894808 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare primo}}|101}}</noinclude> <poem> {{o|40|o1}} :— Il mio tappeto non ti vo’ prestare, che ho paura che lo perderesti. — Io voglio nella zambra sua entrare, sí che bisogna che tu me lo presti; io voglio la mia borsa ripigliare. — Tanto che pur sono d’accordo questi; e misseselo addosso e tirò via ed al palazzo di costei giugnía. {{o|41|o1}} :Giunto che fu di costei al palagio, subito in zambra entrò per la finestra, e vide la regina star ad agio; ma ella se ne accorse molto destra, però che giá invisibil non va Biagio. Lei, che di simulare era maestra, e disse: — Molto m’hai fatta stupire, perché tardato hai tanto il tuo venire. {{o|42|o1}} :Io non so la cagion del tuo tardare. Hammi tu forse al tutto rifiutata? — Adesso, che m’hai fatto bastonare, tu vuoi mostrare di non esser stata? — Biagio, tu mi fai ben maravigliare di questa cosa che tu m’hai parlata. — E lui sí li contava la cagione, e lei fingeva d’averne passione. {{o|43|o1}} :— Vo’ che mi cavi un dubbio della testa, ch’i’ son del caso impallidita e smorta: perché io ti vidi entrar per la finestra? perché non sei venuto per la porta? — Sí ho questo tappeto in mia podésta, mi porta dove voglio senza scorta. — Cotesto mai non crederei giá io, se non provassi cotal cosa anch’io, </poem><noinclude></noinclude> 5cknvnx81h81c3fp9qfzf1awlhmjf9i Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/108 108 735412 3894809 3056487 2026-09-04T20:43:32Z Francyskus 76680 /* Riletta */ 3894809 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|102|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude> <poem> {{o|44|o1}} :ché questa pare pur cosa incredibile; io mi stupisco e non lo posso credere! — Rispose Biagio: — Io so che gli è possibile — e che provasse cominciò a credere. — Dimmi — diss’ella — se si va invisibile con quest’addosso, se mel vuoi concedere. — Invisibile vassi — disse Biagio: — tu lo puoi qui provar per lo palagio. {{o|45|o1}} :Tu gli puoi comandar quel che tu vuoi, che in ogni lato ti fará la scorta. Non puoi esser veduta, stu non vuoi, e contra lui non val finestra o porta. — Costei sel mise addosso, e disse poi: — Vedimi tu? Son io diritta o torta? — Biagio rispose: — Io non veggio niente. — E lei trovava l’uscio prestamente. {{o|46|o1}} :Biagio restossi in camera soletto. Costei si fece a’ suoi servi vedere, e contò lor del tappeto l’effetto, e poi diceva alle sue cameriere ch’andassen due di loro a fare il letto, s’alcun vi trovan ritto od a sedere: — Fate che presto leviate il rumore, e i servi correran lá con furore. — {{o|47|o1}} :E come giunti son, ebbon veduto costui che sta la regina a aspettare, e, senza dargli le donne saluto, incominciorno subito a gridare. E’ servi, come questo hanno sentuto, addosso a Biagio s’ebbono a cacciare, e diceva ciascun: — Se ben ti squadro, tu debbi esser per certo qualche ladro! — </poem><noinclude></noinclude> djfj10d0m95fc2f405gksjoo8x927cj Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/109 108 735413 3894810 3056488 2026-09-04T20:47:09Z Francyskus 76680 /* Riletta */ 3894810 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare primo}}|103}}</noinclude> <poem> {{o|48|o1}} :E cominciorno a scuotergli il mantello. Biagio diceva: — Io non son rubatore! Costor pur gli imbottíano il giubberello, tal che di zambra si fuggiva fuore, e fuggí per paura, il meschinello, che per istizza gli crepava il core; e disse: — Lasso! che debbo piú fare? — E prese verso Roma a camminare, {{o|49|o1}} :tanto che giunse a’ suoi compagni un giorno; e disse, malcontento e corrucciato, com’avea ricevuto grande scorno, come il tappeto gli è stato rubato. — Prestami — disse a quell’altro — il tuo corno, e voglio esser in Spagna ritornato, e voglio a quella mover tanta guerra, piglierò lei e abbrucierò la terra! — {{o|50|o1}} :Disse il compagno: — Non ne ragionare, perché so certo che lo perderesti, e mai non si potrebbe racquistare. Faresti a me come all’altro facesti. — Biagio lo seppe tanto predicare ch’ai tutto bisognò che glielo presti; ed halli dato il corno in sua balía. Biagio lo prese e poi tirava via. {{o|51|o1}} :E come giunse nel pian, s’accamporno presso alla terra dove egli ha pensato; e cominciava a sonar questo corno, ed ha di molta gente ragunato. Intanto le novelle via n’andorno alla regina, come il fatto è andato, e con questo facea gran minacciare, tanto che alfin gli dava che pensare. </poem><noinclude></noinclude> 42kmkd9xa88fufkt5tzafoj9rvwj4gg Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/110 108 735414 3894811 3056490 2026-09-04T20:49:28Z Francyskus 76680 /* Riletta */ 3894811 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|104|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude> <poem> {{o|52|o1}} :Costei mandava spioni per intendere chi sia costui; e. quando l’ha saputo, diceva: — Il placherò senza contendere, s’io ho tant’agio ch’io gli abbi parlato. — E fe’ pensier fin giú nel prato scendere, ed aveva ogni cosa pur pensato. Montò a cavallo con sua compagnia e ’nverso il campo pigliava la via. {{o|53|o1}} :E, giunta al campo, ne va al padiglione, e domandava chi era il signore; e scese prestamente da l’arcione, e fece a questo singolare onore. E disse: — Io vorrei intender la cagione perché sei mosso in cosí gran furore. — Biagio gli disse: — Tu l’intenderai, ed ogni frode adesso pagherai! {{o|54|o1}} :— Se mai t’è stato fatto alcun oltraggio, io non lo so, ché non ci ho colpa niuna e n’è stato cagion mio baronaggio, se ti fu fatta villania nessuna. Ma so che sei sí savio e tanto saggio, ed hai da ringraziar ben la fortuna, che t’ha donato tanta forza e ingegno, che t’ha fatto signor di questo regno. {{o|55|o1}} :E dotti la mia fé che ’l tuo venire io l’ho sí caro, che contar nol posso, e molto mi fu duolo il tuo partire, ch’ancor pensarlo trema tutto il dosso. Disposta son di sempre te ubbidire in ogni caso ched io so e ch’io posso. S’io t’ho per il passato nulla offeso, me ne sa male, ed honne al cor gran peso! </poem><noinclude></noinclude> br03k4pvjaogczltu7h35r2iu93pjw8 Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/111 108 735415 3894812 3056491 2026-09-04T20:51:42Z Francyskus 76680 /* Riletta */ 3894812 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare primo}}|105}}</noinclude> <poem> {{o|56|o1}} :Liberamente ti vo’ dar la terra e ciò, ch’io ho, in balía t’offro e dono, purché si ponga fine a tanta guerra. E nella mente stupita mi sono, ché certo nel mio regno, in ogni terra, e tutti i gran signori che ci sono, e’ non han tanta forza veramente che faccin la metá di questa gente. {{o|57|o1}} :Tu mi trarresti di gran fantasia, raccontarmi tal cosa veramente, se fai per arte di negromanzia, ched e’ ti venga drieto tanta gente. — Rispose Biagio: — La possanza mia non te la voglio raccontar per niente, acciò che non m’inganni, come fai; ma d’ogni cosa te ne pentirai. {{o|58|o1}} :— Adunque sarai tu cotanto strano, che tu mi voglia far tal villania? Da poi che inver’ di me sei sí villano, io son condotta in tutta tua balía, prendi questo coltel nella tua mano, dammi nel petto e passa l’alma mia, e dirassi di te che sei crudele dapo’ ch’uccidi chi t’è sí fedele! — {{o|59|o1}} :Udito ch’ebbe di lei le parole, sagline male, e volse il suo pensiero, e nell’animo suo seco si duole; e diceva fra sé: — Egli è pur vero ched una donna possa quel che vuole e faccia altrui parer bianco per nero! — Ed è sí rimutato nella mente, e sí diceva alla donna in presente: </poem><noinclude></noinclude> 31e84l4pe961g2qt85lt8tqybjguuy2 Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/112 108 735416 3894813 3056492 2026-09-04T20:54:20Z Francyskus 76680 /* Riletta */ 3894813 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|106|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude> <poem> {{o|60|o1}} :— Io ti dono la vita e la tua terra; rendimi la mia borsa e ’l mio tappeto ed io ti leverò cotanta guerra e poi ti conterò questo secreto. — Costei che gli lo dica pur lo serra; ma Biagio alle parole stava cheto. Lei disse: — Fammi questo manifesto, e donarotti assai, oltra di questo. — {{o|61|o1}} :E disse: — Se tu m’ami, o sire adorno, trammi del capo, deh, questa oppinione! — Biagio gli disse: — Vedi questo corno? Vo’ che tu sappi questa condizione: ogni volta che ’l suono, notte o giorno, vien dieci squadre armate a tua intenzione. — Disse la donna: — È cotesto possibile? — Sí — disse Biagio — lo vedrai visibile. — {{o|62|o1}} :Disse la donna: — Fammi di ciò sazia: io mi voglio recar quivi da parte; e se mi dái, barone, tanta grazia, io ti darò del mio reame parte. — Seppe costei sí ben far con sua audacia, come colei che di ciò sapea l’arte, Biagio gli ha il corno nelle sue man dato; costei con gran vaghezza l’ha accettato. {{o|63|o1}} :Montò sul suo cavallo per ragione e, come s’ebbe alquanto a discostare, conobbe come quella è fatagione; comincia el suo cavallo speronare. — Mio danno! — disse Biagio — Io n’ho cagione, ch’i’ m’ho lassato di nuovo gabbare! — Come non ebbe il corno in sua balía, tutta la gente fu sparita via. </poem><noinclude></noinclude> 6cg6uimqfzo59q3ff22q8j2kndnq8ml Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/113 108 735417 3894814 3056494 2026-09-04T20:55:11Z Francyskus 76680 /* Riletta */ 3894814 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare primo}}|107}}</noinclude> <poem> {{o|64|o1}} :Costei se ne tornava inverso casa e lasciò Biagio, che s’ha a disperare, e diceva di lui: — Bestia di vasai Cosí intervien, chi non si sa guidare! Vide che gente non gli era rimasa, e diceva tra sé: — Lasciamlo andare! Lassollo andare, il povero meschino; ché cosí n’ha voluto il suo destino. </poem><noinclude></noinclude> kazkf8rek52il22u2f8y6qn0mcn4gmm Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/115 108 735419 3894817 3894488 2026-09-04T21:05:23Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3894817 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" /></noinclude> {{ct|v=1|t=3|CANTARE SECONDO}} {{ms|7em}}<poem> {{o|1|o1}} :Biagio diceva: — Che debbo piú fare? lasso me, che fatt’ho tristi guadagni! In che modo poss’io piú ritornare a rivedere i lassati compagni? — E si voleva al tutto disperare; nulla gli val, invan par che si lagni; e dicea come fa chi mal si guida: — Cosí ne avvien a chi troppo si fida. — {{o|2|o1}} :Biagio si trova in maggior laberinto che fusse mai e non ne puote uscire, perché la fede sua sí l’ha sospinto a questi casi che gli hanno avvenire, e si ritrova come un corpo estinto, e piú non sa dove si debba gire. E, trovandosi in tanto duro assedio, e’ sempre prega il ciel trovar rimedio. {{o|3|o1}} :Ma quella fata, che die’ loro il corno, non lo vòlse però abbandonare, e fece che trovasse in quel contorno un piè di fico, che possa mangiare, e fece che quei fichi in tal soggiorno avean tal virtú ch’i’ vo’ contare: sí facean certi fichi a cotal guisa, che tutti ne farete grasse risa. </poem><noinclude></noinclude> 5jek3l40gp4lsbf7440glyp764efcyq Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/116 108 735420 3894818 2636609 2026-09-04T21:06:38Z Francyskus 76680 /* Pagine SAL 25% */ 3894818 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|110|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude> <poem> {{o|4|o1}} :Ogni volta che Biagio ne mangiava, e gli venia come a l’asin la coda; per ogni fico che lui masticava, un palmo gli crescea la detta coda. Egli aveva gran fame e pur mangiava, tanto ch’attorno molto se n’annoda, e diceva: — Io non so piú che mi fare; i’ ho gran fame e non vo’ piú mangiare. — {{o|5|o1}} :Ed ha lassato quel fico, e cammina e la coda gli dava ben sei volte. Egli era di gennaio in su la china, ch’eran riposte tutte le ricolte; come egli ebbe passato una collina, gli venne le sue luci intorno vòlte e vide un altro fico in quella costa carco di fichi, ed a quel piè s’accosta. {{o|6|o1}} :Egli eran belli e fuor d’ogni misura. A Biagio alla memoria gli ritorna dell’altro fico e della sua sciagura, fermossi alquanto ed un poco soggiorna. Poi disse: — Io vo’ mangiare alla ventura, se mi dovesse ben nascer le corna ! — Un di quei fichi in bocca si mettia, tal che un palmo di coda gli andò via. {{o|7|o1}} :Biagio si cominciava a rallegrare: — E sará forse la ventura mia i — E cominciò di quei fichi a mangiare, tal che tutta la coda gli andò via. Biagio fra sé cominciava a pensare, e fra sé stesso pensando dicia; diceva: — Io son disposto di vedere s’io posso le mie cose riavere.— </poem><noinclude></noinclude> dvil1zbfu9n1jjc6v0hm2pbfqfm8una 3894820 3894818 2026-09-04T22:11:01Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3894820 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|110|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude> <poem> {{o|4|o1}} :Ogni volta che Biagio ne mangiava, e gli venía come a l’asin la coda; per ogni fico che lui masticava, un palmo gli crescea la detta coda. Egli aveva gran fame e pur mangiava, tanto ch’attorno molto se n’annoda, e diceva: — Io non so piú che mi fare; i’ ho gran fame e non vo’ piú mangiare. — {{o|5|o1}} :Ed ha lassato quel fico, e cammina e la coda gli dava ben sei volte. Egli era di gennaio in su la china, ch’eran riposte tutte le ricolte; come egli ebbe passato una collina, gli venne le sue luci intorno vòlte e vide un altro fico in quella costa carco di fichi, ed a quel piè s’accosta. {{o|6|o1}} :Egli eran belli e fuor d’ogni misura. A Biagio alla memoria gli ritorna dell’altro fico e della sua sciagura, fermossi alquanto ed un poco soggiorna. Poi disse: — Io vo’ mangiare alla ventura, se mi dovesse ben nascer le corna! — Un di quei fichi in bocca si mettía, tal che un palmo di coda gli andò via. {{o|7|o1}} :Biagio si cominciava a rallegrare: — E' sará forse la ventura mia! — E cominciò di quei fichi a mangiare, tal che tutta la coda gli andò via. Biagio fra sé cominciava a pensare, e fra sé stesso pensando dicía; diceva: — Io son disposto di vedere s’io posso le mie cose riavere.— </poem><noinclude></noinclude> iu6nljo2pyyazrzu5ek7ihng4fmai0w Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/117 108 735421 3894821 2636610 2026-09-04T22:16:02Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3894821 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare secondo}}|111}}</noinclude> <poem> {{o|8|o1}} :Tanto che trovò questo un canestraio, ed andava a quel fico che fu il primo; otto ne colse e sí li messe in quello. Disse: — Sí mi riesce com’io stimo! — E tolsen otto da quel ficarello, perché di que’ faceva grande stimo. Andonne alla cittá, una mattina, sol per vender quei fichi alla regina, {{o|9|o1}} :e posesi a seder sotto il palagio. Erasi de’ suoi panni travestito; egli era freddo e stava con disagio. Ed uno alla regina ne fu ito, la quale stava a iscaldarsi con agio; disse: — Madonna, giú, nel vostro sito, sotto la loggia io ho veduta cosa, che a vederla mi par maravigliosa! {{o|10|o1}} :Un villano c’ha un bel panier di fichi, che di settembre non sarian sí belli: e’ vuol quattro ducati d’otto fichi. — — Va’ via! — disse colei — va’ via per elli, e che lui me gli dia fa’ che gli dichi, e prestamente porterammi quelli. — Colui n’andò per essi, e sí gli porta quattro ducati; e lui trovò la porta. {{o|11|o1}} :L’ora ne venne poi del desinare; aveva la regina due donzelle, che le faceva seco a mensa stare, e tutte due eran pulite e belle. Quando si furon poi poste a mangiare, fu l’acqua alle man data a tutte quelle; e, postasi a seder, senza ch’il dichi, fe’ la regina portarsi que’ fichi. </poem><noinclude></noinclude> 4s16g3iuxq8tvcnjraavqr33rk6djee Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/118 108 735422 3894822 2636611 2026-09-04T22:19:45Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3894822 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|112|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude> <poem> {{o|12|o1}} :Tolse que’ fichi, e sí n’ha dati dua ad una di color ch’eran con seco, e disse: — Mangia questi, che son tua, e dua ne do a quest’altra eh’è teco. — Quegli altri quattro volle che sien sua. — E’ per gran dono — disser — me lo reco. — Tal che per gran vaghezza gli mangiorno, e che sien vaga cosa ragionorno. {{o|13|o1}} :Ell’avíen quasi mezzo desinato, e ancor tra lor questi fichi si loda; una delle donzelle avea parlato e tal parlare alla regina isnoda, e disse: — Un tristo caso mi è incontrato! Oh trista a me! Che mi è nato la coda! — Cosí disse quell’altra: — Anche a me pare. — Tanto ch’elle restâr di desinare. {{o|14|o1}} E la regina in zambra se n’andò, e chiama poi con seco le donzelle. Alzonsi i panni, e la coda guardò, e tutt’e tre l’avean, le meschinelle, quelle n’avean due palmi, misurò, e la regina n’ebbe quattro anch’elle; e, ragguagliando che dua e dua fa quattro, le non sapean comprender questo fatto, {{o|15|o1}} :E venne quella cosa immaginando, siccome aveva lor dato due fichi, se ne venivan due palmi trovando, e lei, che n’ebbe quattro, si replíchi; e tanto sopra questo vien pensando, che infine disse: — E’ sono stati i fichi. — E fe’ per molti medici mandare che di tal mal la venghin medicare. </poem><noinclude></noinclude> jb5x4bbrabxad93ah27wlgporz7n6wu Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/119 108 735423 3894823 2636612 2026-09-04T22:23:03Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3894823 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare secondo}}|113}}</noinclude> <poem> {{o|16|o1}} :E fur di molti medici trovati, ed a ciascun gran cosa gli pareva; e infine tutti s’erano accordati: rimedio a questa cosa non s’aveva; tanto che molti n’è mal capitati, perché cosí la regina volea; e comandò che cosí si facesse, perché tal cosa non si risapesse. {{o|17|o1}} :Nientedimeno tal cosa si sa. Biagio, che nella terra è ritornato, ad un medico a casa se ne va e a questo modo a lui n’ebbe parlato: — Maestro, Dio ti doni sanitá! — Disse il maestro: — Denar ci abbi dato! - Biagio gli disse: — Danari anco arai, sed a mio modo, maestro, tu farai. — {{o|18|o1}} :Biagio era stato piú volte in Turchia e sapeva il linguaggio molto bene. Disse al maestro: — La disgrazia mia m’ha fatto sopportare affanni e pene: io vengo dalle parti di Rossía; Fortuna mi rivolse le sue rene. Tutta la robba mia rimase in mare ed ho avuto fatica di campare. {{o|19|o1}} :L’arte mia era della medicina, e son venuto a caso in questa terra; e’ parmi intender come la regina cattiva infermitá suo corpo serra. Se mi presti una vesta purpurina con un cavallo usato nella guerra e due famigli, molto car l’arei e del guadagno mio te ne darei. </poem><noinclude></noinclude> edj6f6cj9xqsfbzaqhscgurh21sbhiq Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/120 108 735424 3894824 2636613 2026-09-04T22:25:17Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3894824 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|114|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude> <poem> {{o|20|o1}} :Ma piglia duo famigli forestieri, e tu te n’anderai alla signora, e dirai alla regina come ieri io capitai qui, circa ventun’ora, e di trovarmi a Roma avea pensieri, e come, sendo tu all’uscio di fuora, ti salutai e che, parlando meco, volesti che la sera stessi teco. {{o|21|o1}} :E, perché ero maestro di tua arte, tu m’alloggiasti e che poi, ragionando «del medicar n’ho avuto buona parte», ogni cosa venisti domandando, ogni cosa ti dissi, a parte a parte, com’ogni infermitá vengo sanando. Se queste cose, ch’io dico, farai, cinquecento ducati da me avrai. — {{o|22|o1}} :Come il medico intese del denaio, trovolli un bel cavallo e dua garzoni, una vesta con fodera di vaio. Lasciollo in casa, senza piú sermoni; andonne alla regina col cuor gaio e, ragionando di lor salvazioni, come egli ha in casa un medico saputo, che per andare a Roma era venuto, {{o|23|o1}} :che va l’imperadore a medicare; ad ogni malattia egli ha rimedio. — Incominciai di voi a ragionare, ché, per non tenerti troppo a tedio, cotal infermitá sa ben sanare, e leveratti infin da questo assedio. — Disse colei: — S’egli è quel che tu spandi, subitamente fa’ per lui si mandi. — </poem><noinclude></noinclude> et0motj552oegdrsfpn6212dsjxv6cv Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/121 108 735425 3894825 2636614 2026-09-04T22:28:06Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3894825 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare secondo}}|115}}</noinclude> <poem> {{o|24|o1}} :Venne maestro Biagio prestamente, e diede alla regina un bel saluto: — Colui che fé’ la luna e ’l dí lucente ti salvi e guardi e sia sempre in aiuto! — E la regina a lui similemente disse: — Maestro, siate il benvenuto! Se per guarirmi venuto sarete, da me denar, quanti volete, arete. — {{o|25|o1}} :Disse maestro Biagio: — Alla buon’ora! io credo in ogni modo voi guarire. — E cominciò la sua disgrazia allora a raccontare e donde egli ha a venire, e come fu del suo paese fuora, e quel che in mare gli ebbe a intervenire che perse ciò ch’aveva dentro in mare, — come il maestro giá v’ebbe a raccontare. {{o|26|o1}} :— Orsú, poi che tu sei sí buon maestro, come m’ha detto dianzi qui costui... — E lui col suo parlar rispose destro: — Sempre mai, in ogni lato dov’i’ fui, ho voluto veder senza sinestro e la mattina; cosí dico a vui. Ma mi bisogna, a volervi sanare, veder con l’occhio e con la man toccare. — {{o|27|o1}} :Fu data in cura a Biagio ogni donzella, e ’n camera n’andò, dov’eran quelle. A Biagio gli parea ciascuna bella, che rilucevan come fan le stelle. Biagio a ciascuna di quelle favella: — Cavatevi ciascuna le gonnelle, ché mi bisogna, per la fede mia, vedere a tutte vostra malattia. — </poem><noinclude></noinclude> a9zwkri15ld3mk0y04rxfb2xbon2s8y Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/122 108 735426 3894826 2636615 2026-09-04T22:31:39Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3894826 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|116|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude> <poem> {{o|23|o1}} :Tal che le fece tutta dua spogliare, e vide tutto e toccò con la mano, tanto che lo facevan sospirare e feciongli arricciar tutta la lana; ed aveva ciascuna a confortare: — La vostra malattia fie tosto sana, e prestamente senza alcun divaro. — Fa vista di pigliare un lattovaro. {{o|29|o1}} :E tolse un di quei fichi prestamente, lo mise in bocca ad una di coloro; e poi a l’altra fece similmente, e destramente nettò com’un oro: ne dette dua per una li presente; e, stando un poco, ciascuna di loro cominciarono a dir: — Maestro tale, noi siam guarite d’ogni nostro male! — {{o|30|o1}} :Andò la nuova tosto alla regina come è guarita ciascuna donzella, e prestamente alla zambra cammina, e trovò come è vera la novella; e disse a Biagio: — La tua medicina rider faratti ben la tua scarsella. — Rispose Biagio: — I’ vo’ mezzi e’ danari, ché cosí fanno sempre e’ nostri pari. — {{o|31|o1}} :E félli dare seicento ducati: — E ’l resto arai, come m’arai guarita, e tutti ti saranno annoverati innanzi che da me facci partita. — Per questo giorno ci sarem posati; domani arém la cosa me’ chiarita, sí che per ora datemi licenza, e domani farem l’altra esperienza. — </poem><noinclude></noinclude> pd00af2mgkk95ojmc714bzh7qt7vjtr 3894827 3894826 2026-09-04T22:31:56Z Francyskus 76680 3894827 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|116|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude> <poem> {{o|28|o1}} :Tal che le fece tutta dua spogliare, e vide tutto e toccò con la mano, tanto che lo facevan sospirare e feciongli arricciar tutta la lana; ed aveva ciascuna a confortare: — La vostra malattia fie tosto sana, e prestamente senza alcun divaro. — Fa vista di pigliare un lattovaro. {{o|29|o1}} :E tolse un di quei fichi prestamente, lo mise in bocca ad una di coloro; e poi a l’altra fece similmente, e destramente nettò com’un oro: ne dette dua per una li presente; e, stando un poco, ciascuna di loro cominciarono a dir: — Maestro tale, noi siam guarite d’ogni nostro male! — {{o|30|o1}} :Andò la nuova tosto alla regina come è guarita ciascuna donzella, e prestamente alla zambra cammina, e trovò come è vera la novella; e disse a Biagio: — La tua medicina rider faratti ben la tua scarsella. — Rispose Biagio: — I’ vo’ mezzi e’ danari, ché cosí fanno sempre e’ nostri pari. — {{o|31|o1}} :E félli dare seicento ducati: — E ’l resto arai, come m’arai guarita, e tutti ti saranno annoverati innanzi che da me facci partita. — Per questo giorno ci sarem posati; domani arém la cosa me’ chiarita, sí che per ora datemi licenza, e domani farem l’altra esperienza. — </poem><noinclude></noinclude> atwdx7vkupsz6pb3jh87u8ij6spk963 Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/123 108 735427 3894828 2636617 2026-09-04T22:40:50Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3894828 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare secondo}}|117}}</noinclude> <poem> {{o|32|o1}} :Quattrocento ducati dette al medico che gli prestò la veste col cavallo; costui gli prese, che non ha il parietico. Biagio gli disse: — Ascolta, senza fallo; perch’io non paia questa volta eretico tòi questo pizzicotto e dipoi dállo a quel che mi prestò cotesta vesta, e doman poi ti sará resa questa; {{o|33|o1}} :ch’i’ vo che me la lasci tanto ch’io guarisca la regina del suo male, e poi verrò a casa tua anch’io, e vedrai poi ch’io ti sarò leale. — Disse coltri fra sé: — Vatti con Dio, ché con questi farem buon carnevale. — Questi cinquanta ancor vo’ che ti pigli e che con essi tu paghi i famigli. — {{o|34|o1}} :Biagio fe’ buono scotto per la sera, e, venuta che fu poi la mattina, come del letto Biagio levato era, e’ se n’andò dinanzi alla regina, e vidde ancora a lei la sua matèra, dove fece a quell’altre medicina, e dègli in lattovar duo di que’ fichi, e che sia dolce cosa par che dichi. {{o|35|o1}} :Alla regina parve dolce cosa e disse: — Questo è un buono lattovaro. — Rispose Biagio: — Sopra d’ogni cosa è questo molto da tenerlo caro. — Mentre che la regina si riposa, dall’uno all’altro fu poco divaro; e, detto questa cosa ch’ognun loda, che gli cascò duo palmi della coda. </poem><noinclude></noinclude> ctiddab8vljfnxxtkhhaqw60xl6z2xb Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/124 108 735428 3894829 2636618 2026-09-04T22:43:32Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3894829 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|118|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude> <poem> {{o|36|o1}} :Fu la regina assai di ciò contenta e voleva che Biagio seguitasse. Biagio non ebbe la parola lenta, e gli diceva che non s’affrettasse, e risposegli: — Mai non mi rammenta che fusse alcuno che mi ragionasse di fare in fretta questa medicina, ch’ell’è di troppo noia e troppo fina. {{o|37|o1}} :E basta ben che domane a buon’ora i’ farò sí che sarete contenta; ma io voglio una grazia da voi ora e voglio che di ciò siate contenta. — lo son contenta di piacerti ognora, né a ciò io non sarò pigra né lenta; e pensa s’io ti possa far servizio che ti ristori d’un tal benefizio. {{o|38|o1}} :— Io ho sentito di voi ragionare ch’avete assai tesoro e cosí bello, e tante belle cose a tal affare, sí che, se v’è in piacer, vorria vedello. — Disse la donna: — Dopo desinare tel mostrerò, se t’è in piacere quello; vorrei sognar volentier di sapere far cosa ched io possa a te piacere. — {{o|39|o1}} :Biagio sí se n’andò a desinare, e disse: — Forse anche potrei godere. — E pensa nel suo cor quel ch’abbi a fare, che possa le sue cose riavere. Com’ebbe desinato, a tal affare, e la regina, per farli piacere, mandò per lui e ’n zambra si lo mena, la quale è tutta di tesoro piena. </poem><noinclude></noinclude> dxsk8m8q63e4xh04dtei81qkji3cl4z Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/125 108 735429 3894830 2636619 2026-09-04T22:46:52Z Francyskus 76680 /* Pagine SAL 25% */ 3894830 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare secondo}}|119}}</noinclude> <poem> {{o|40|o1}} :La prima cosa, distese il tappeto, che tolse a Biagio, in mezzo del solaio. Biagio stava a veder e stava cheto. Prima n’avea sottomesso un vaio e molte gioie, auditor mio discreto, che valean quelle cose un gran denaio; e poi vi misse, senza far soggiorno, quella borsa di Biagio ed anco il corno. {{o|41|o1}} :Molt’altre belle gioie e belle cose, che sarebbe a contare un lungo dire, che le molte parole son tediose, E cominciò la donna a Biagio a dire: — Non son queste mie gioie graziose? — Sí — disse Biagio — invero, a non mentire. Disse la donna: — Stu mi guarirai, quanto tu vuoi di questo piglierai. {{o|42|o1}} :Disse Biagio: — S’i’ torno in mie contrade, non mi manca né gioie né danari; non istinto castella né cittade, che non si trova al mondo uno a me pari. I' fo per poter dir la veritade di questa cosa, e di far tutti chiari chi mi domanderá del tuo tesoro; com’ho veduto cosí dirò loro. — {{o|43|o1}} :— Perché tu possa meglio raccontare, 10 ti vo’ dir di tre cose, in segreto: codesta borsa per cotal affare, e questo corno conquesto tappeto, 11 lor valor non si potria contare. E, perché tu ti parta da me lieto, i’ ti vo’ la virtú di tutte dire, acciò che ’n tuo paese il possi dire. </poem><noinclude></noinclude> 2rcgh27x9o30xq9y3y6js8cls9paxb1 3894831 3894830 2026-09-04T22:48:08Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3894831 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare secondo}}|119}}</noinclude> <poem> {{o|40|o1}} :La prima cosa, distese il tappeto, che tolse a Biagio, in mezzo del solaio. Biagio stava a veder e stava cheto. Prima n’avea sottomesso un vaio e molte gioie, auditor mio discreto, che valean quelle cose un gran denaio; e poi vi misse, senza far soggiorno, quella borsa di Biagio ed anco il corno. {{o|41|o1}} :Molt’altre belle gioie e belle cose, che sarebbe a contare un lungo dire, che le molte parole son tediose, E cominciò la donna a Biagio a dire: — Non son queste mie gioie graziose? — Sí — disse Biagio — invero, a non mentire. Disse la donna: — Stu mi guarirai, quanto tu vuoi di questo piglierai. {{o|42|o1}} :Disse Biagio: — S’i’ torno in mie contrade, non mi manca né gioie né danari; non istinto castella né cittade, che non si trova al mondo uno a me pari. I' fo per poter dir la veritade di questa cosa, e di far tutti chiari chi mi domanderá del tuo tesoro; com’ho veduto cosí dirò loro. — {{o|43|o1}} :— Perché tu possa meglio raccontare, io ti vo’ dir di tre cose, in segreto: codesta borsa per cotal affare, e questo corno conquesto tappeto, il lor valor non si potria contare. E, perché tu ti parta da me lieto, i’ ti vo’ la virtú di tutte dire, acciò che ’n tuo paese il possi dire. </poem><noinclude></noinclude> meg6fyzlvh56irh0h4be5zynus13qsw Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/126 108 735430 3894832 2636620 2026-09-04T22:51:51Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3894832 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|120|{{Sc|iv - istoria di tre giovani disperati e di tre fate}}|}}</noinclude> <poem> {{o|44|o1}} :La borsa (nota, perché dir lo possa a chi tal fatti avesse domandati), per ogni volta che gli do una scossa, e’ casca quivi ben cento ducati. Ogni volta che ’l corno sonar possa, vien dieci squadre qui d’uomini armati. — Questo è gran caso — Biagio allor rispose. Disse la donna: — E c’è piú belle cose. {{o|45|o1}} :Questo tappeto, chi l’ha sulle spalle, se colui che l’ha addosso vuol che porti, lo porterá persino in Roncisvalle, e contra lui non val mura né porti, e passa monti e ciascheduna valle; e’ venti come lui non van sí forti. Non è questa gran cosa? Dimmi tue di queste cose ch’abbin tal virtue. — {{o|46|o1}} :Biagio prese la borsa con la mano e ’l corno ancora, e disse alla regina: — Se fusse quel che dici, intendi sano, al mondo non fu mai cosa sí fina. — E poi prese il tappeto di tostano, misse alle spalle e poi disse: — Cammina! — E lassò quivi le gioie cascare, E la regina incominciò a gridare. {{o|47|o1}} :Corsero i servi sua a quelle grida, e dissen tutti quelli: — Che vuol dire? Rispose la regina: — A chi si fida, come a me, suole sempre intervenire; ora e’ convien che di me ben si rida, tal che per questo credo di morire. — E disse a’ servi sua questa ragione, e quel maestro n’è tutta cagione. </poem><noinclude></noinclude> 9yhsiqsiav15a3ec80dadcx77fawpjl Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/127 108 735431 3894835 2636621 2026-09-04T22:56:11Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3894835 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|cantare secondo}}|121}}</noinclude> <poem> {{o|48|o1}} :Biagio fu in poco spazio a’ suoi compagni, e contò di ogni cosa il fatto appieno, e com’egli avea fatto buon guadagni, che un’altra volta sia di senno pieno; e, perché di color nessun si lagni, e’ si cavò la sua borsa di seno e, perché ben da lui sien ristorati, donò per un cinquecento ducati. {{o|49|o1}} :Però non si vorrebbe alcun gabbare. Costei ingannò Biagio, com’è detto; ma Biagio seppe ivi sí ben fare, che gabbò lei, come fosse un valletto. E’ però non si vuol d’alcun fidare, come si vede di molti l’effetto, che si son molti di qualcun fidati, sí che dipoi son rimasti ingannati. {{o|50|o1}} :Se costei tolse a Biagio quel suo corno, prima gli tolse la borsa e ’l tappeto, e fecel disperato andare a torno. Ma quella fata gli die’ quel segreto, gli fe’ trovar que’ fichi a tal soggiorno; intese il fatto ben, come discreto. A dir la veritá qui, ch’ognun loda, a lei rimase duo palmi di coda! </poem><noinclude></noinclude> ejmqwtkrdxhl1vub90aw4ddbd7o879q Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/217 108 753210 3894917 2950669 2026-09-05T05:24:47Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894917 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|209}}</noinclude>{{Pt|re.|Mare.}} Ma non si verifica poi, che il solo Vento sgombri dall’Aria le medesime Nebbie. 4. Perchè nei libri di Marina d’ogni Nazione vi sono segnali per il tempo di Nebbia, la quale si vede combinarsi, ed esistere anche con un Vento capace di far fare ai Vascelli 4, 6, e più miglia per ora, senza che la stessa Nebbia venga dal medesimo Vento sgombrata, e nemmeno resa più rara. 5. Cosi si vede avvenire quando le Nebbie stesse occupano la parte più bassa dell’Atmosfera; ma quando esse occupano una parte superiore della medesima, allora è, che si vede il Sole in quel medesimo modo, con cui si potrebbe vedere, se il si guardasse con un vetro verde. 6. Si vede allora la Luna formante quel che volgarmente si dice, ''Occhio di Bue'', o ''Alone'', in cui non essendovi alcuna Nuvola che la oscuri, i di lei raggi però restano in qualche modo sepolti dalla densità della frapposta Atmosfera. 7. Quando finalmente queste Nebbie sono più alte, o sono forse meno dense, allora si forma quel Cerchio che si vede alcuna volta circondare la Luna, o sia la Corona.<noinclude>{{PieDiPagina|{{Sc|Tom}}. III.|O|}}</noinclude> 2dvhc1ooj04izhkf2fn23xn5rkj5xh5 Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/218 108 753211 3894918 2950670 2026-09-05T05:24:50Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894918 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|210|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude><nowiki/> {{Ct|V}} {{Ct|Sull’Aria Nuvolosa.|class=sezione}} 1. Ma quei Vapori che disciolti, e bassi, non facevano che rendere più pesante l’Aria, e che più alti, o più uniti facevano conoscere la loro esistenza per gl’impedimenti che presentavano al passaggio della vista, e della luce, si rendono da per se stessi visibili, allorchè si formano in Nuvole. 2. Navigandosi nell’Estate al Sud della Montagna Alta formante il così detto Capo S. Angelo, nell’estrema parte al Sud-Est della Laconia in Marea, molte volte coi Venti al Nord, sebbene sereni, si vidde formarsi in Aria sopra la cima di esso Monte qualche Nuvoletta bianca, la quale pochi momenti dopo formata si sciolse: ritornava essa successivamente a formarsi, e poi a sciogliersi. Che se questo Fenomeno si è verificato sopra una piccola Nuvola, ed in questo tal sito, non si è mai veduto però verificarsi un così visibile scioglimento sopra qualche gran Nuvola, e tanto meno poi {{Pt|so-|}}<noinclude></noinclude> 5x3wbqpamugdjro5welydlqtmuhi6kk Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/219 108 753212 3894919 2950671 2026-09-05T05:25:08Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894919 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|211}}</noinclude>{{Pt|pra|sopra}} un’ammasso notabile di Nuvole, il quale non si è veduto partir dal suo sito senza una ragionevole supposizione, che il Vento l’avesse cacciate. 3. Nel nostro Golfo li Venti al Nord liberano l’Aria delle Nubi, sebbene anche qualche volta ci voglia una forza di tre, o quattro giorni per intieramente cacciarle; come poi li Venti del Sud, quanto maggior numero di giorni essi soffiano, tanto più ingombrano l’Aria, e la caricano di Nuvole. 4. Tra quei Venti al Nord, che alcune volte staranno li tre, o quattro giorni a nettar l’Aria; li più forti del nostro Golfo sono li Venti da Borea, ossia dal Nord-Est all’incirca, nell’Inverno; Venti che in questa stagione sono sempre burrascosi, ed impetuosi ec. Nè si conta ch’essi principino a cedere, ed a calmarsi, se non dopo che essi avranno reso l’aria intieramente pura, e serena. 5. Li Venti Australi molto più nell’Inverno, che nell’Estate portano tutti Nuvole, e Pioggia per tutto quel moltissimo tempo, ed anche per quelle decine di giorni, in cui in Inverno spirano forte; perchè prima di<noinclude>{{Ct|class=destra|O&nbsp;&nbsp;2}}</noinclude> ng1rib2c07u613i8no4covzc0go2heo Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/220 108 753213 3894921 2709823 2026-09-05T05:25:26Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894921 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|212|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>venire a noi devono portar seco li molti vapori del Mediterraneo. 6. Quelle Nuvole, o Pioggie, che a noi vengono portate dai Venti Australi, vengono in Costantinopoli portate dai Venti al Nord, che se ne caricano nel passar ch’essi fanno per il Mar Nero. 7. Se si vede regnar sul Mare dei Venti, che o non subito, o alcuna volta mai scoppiano l’Aria col portare in altro luogo le Nubi, vedendosi nell’Estate alcun’altra volta nell’alto dell’Aria delle piccole Nubi senza che si sia reso visibile quel Vento, che necessariamente avrebbe ivi dovuto condurle, ed ognuno potrà ricordarsi d’aver veduto qualche giorno il Cielo, in tutto, o in parte coperto, senza aver veduto il Vento che lo avrà ricoperto. (La verità è che le Nuvole si formano nell’Atmosfera senza Venti, per sola operazione Chimica sui vapori.) 8. Ognuno potrà aver veduto differenze grandi, o nella varia ''altezza'' delle Nuvole, o nella differente loro ''massa'', o nella varia loro ''figura'', o finalmente nell’apparente loro ''colore''. Tali differenze si diversificano ancora in ragion della stagione, mentre {{Pt|nell’In-|}}<noinclude></noinclude> f9r1d17zfrv3jjyv70f8eyi09jzu97y Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/221 108 753214 3894922 2950672 2026-09-05T05:25:29Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894922 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|213}}</noinclude>{{Pt|verno|nell’Inverno}} esse sembrano nel loro intiero a noi più vicine, che nella State. Il loro colore può variare dal modo, con cui sono riguardate dal Sole. 9. Qualunque siano queste differenze, e le efficaci cause loro, anche nella più grossa statica sono tanto notabili, che anche a prima vista la gente di Marina distingue se l’Aria che corre, come volgarmente si dice, sia da Sirocco, da Levante, da Garbino, o dai Venti del Nord, Venti, che regnano a vicenda nel nostro Golfo, avendo anzi assegnato loro un nome differentissimo: chiamano Crispino quel Cielo che presenta uno strato leggero di Nuvole alte, non raddoppiate tra esse nei loro strati, in modo che lasciano travedere l’azzurro dell’Aria, e come rappresentanti alcuni increspamenti. 10. Ci sono certe Nuvole grandi, basse, oscure, o nere; sembrano dover immediatamente mandar la Pioggia. Le bianche, quantunque basse, non mostrano dover sciogliersi in Pioggia, così presto. Altre basse, ma alternativamente lasciano Sereni alcuni tratti del Cielo. 11. Ci sono nell’Inverno delle Nubi a mezz’aria, che sembrano lasciate quasi con<noinclude>{{Ct|class=destra|O&nbsp;&nbsp;3}}</noinclude> kipdi1fyqnmkbg5pm5ilwrfnr3p0cts Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/222 108 753215 3894923 2709826 2026-09-05T05:25:32Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894923 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|214|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>una mano, e che si rappresentano quei Globi ne’ quali quasi sempre esse si raccolgano, ricoprendo ora tutto, ora qualche parte del Cielo. 12. Ma qual mancanza di osservazioni si trova in questa serie di oggetti che pure attentamente osservati, potrebbero condurre a qualche utile conseguenza? 13. Differenti egualmente sono gli effetti che un tal ammasso di Nuvole genera nell’Atmosfera, e queste diferenze sono relative alla regione individua, ed alla rispettiva Stagione. 14. Si osserva nell’Arcipelago, che nei mesi più caldi di Luglio, ed Agosto, e più di Settembre, li Venti Australi arrivano una volta a durare due giorni. Caricata ch’essi abbiano la parte Settentrionale dell’Arcipelago dei loro vapori, si vede sorgere dalla parte del Nord qualche Lampo, nè passano dopo quello due, o tre ore, che tosto insorge una fiera Tramontana, che rispingendo li Venti del Sud, scacciando le Nuvole al Mezzodì, rende l’Aria serena. 15. Quel Lampo stesso che nell’Estate dà segno di mandar Vento, da quella parte in cui si fece vedere, nell’Inverno {{Pt|all’incon-|}}<noinclude></noinclude> pckukltygefpzk2zmlcgkvkha5vug8x Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/223 108 753216 3894924 2950673 2026-09-05T05:25:34Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894924 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|215}}</noinclude>{{Pt|tro,|all’incontro,}} quando apparisce, suole sempre chiamare il Vento dal Rombo opposto a quello in cui si fece vedere. 16. Altra diferenza ancora più notabile nell’Arcipelago, ma comune anche al nostro Golfo si vede nell’Inverno, quando soffiano li Venti Australi. Oltre che essi ricoprono sempre il Cielo di Nuvole, portano seco ancora un certo fosco nell’Aria, fosco, che sebbene non arriva al grado di formar una Nebbia, è però grande imbarazzo alla Navigazione, per il pericolo, e per la frequenza dei naufragj che indispensabilmente ne devono succedere. 17. Se queste sono alcune delle più generali osservazioni che la memoria ricorda a chi da qualche tempo ha tralasciato l’esercizio del mare, e che anche in quel tempo non riguardava le Nubi, che come anticipati messaggieri di quel Vento che dovea seguirle, senza por mente a quelle più altre relazioni, a cui una mente più attenta, ed una più scrupolosa osservazione, poteva condurre; non potremo ommettere di riferire, darsi ancora de’ Venti, che insorgono, e spirano senza la precedenza, e l’accompagnamento di Nuvole.<noinclude>{{Ct|class=destra|O&nbsp;&nbsp;4}}</noinclude> 94hqwxogndqex1ueohmr6w3vba7kyig Istoria di tre giovani disperati e di tre fate/Cantare primo 0 833042 3894815 3809584 2026-09-04T20:55:39Z Francyskus 76680 Porto il SAL a SAL 100% 3894815 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=4 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Cantare primo|prec=../|succ=../Cantare secondo}} <pages index="AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu" from="97" to="113" /> 7pr3pqgwnmotlfikwmre1yf8ze2hgjj Istoria di tre giovani disperati e di tre fate/Cantare secondo 0 833043 3894836 3809585 2026-09-04T22:56:29Z Francyskus 76680 Porto il SAL a SAL 75% 3894836 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=5 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Cantare secondo|prec=../Cantare primo|succ=}} <pages index="AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu" from="115" to="128" /> cxj1jtfw62q4putd2jehwfn4sy2djdh Pagina:Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu/264 108 842203 3894926 3011427 2026-09-05T05:27:20Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894926 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|236|{{Sc|dalle «satire»}}||riga=si}}</noinclude> <poem> :Veggio Bresciane donne iniquo speglio<ref>112. Famose le donne bresciane per la loro fierezza: il popolo le chiama comunemente ''büle''. — '''Speglio,''' specchio.</ref> Farsi di ben forbiti pugnaletti, {{R|114}} Cui prova o amante infido o sposo veglio.<ref>114. '''Veglio,''' vecchio.</ref> :Tai son de’ lor bustini i rei stecchetti:<ref>115. Alle stecche del busto portano questi pugnali.</ref> Né ascosi gli han; ma d’elsa e nastro ornati {{R|117}} Ombreggian d’atro orrore i vaghi petti. :Assassini ambo i sessi, abbeverati Di sangue, usbergo han poi d’altri assassini {{R|120}} Cui noma il volgo stupido Avvocati.<ref>120. Quattro erano, secondo l’A., le pesti del mondo (cosí in {{TestoCitato|Opera:Re, confessori, medici, avvocati (Alfieri)|un epigramma}}): i re, i confessori, i medici e gli avvocati.</ref> :Lor facondia noleggiasi a zecchini: Trasmutan l’assassinio in rissa mera,<ref>122. '''Mera,''' semplice.</ref> {{R|123}} Onde i cori a pietà fan tosto inchini. :L’Italia (in questo sol una ed intera) Tien<ref>{{Ec|124|125}}. '''Tien,''' considera.</ref> l’omicidio in rissa un peccatuccio; {{R|126}} Tanto a chi infrange il Venerdí<ref>{{Ec|125|126}}. '''Il Venerdí,''' la trasgressione all’ordine di mangiare di magro in tal giorno della settimana.</ref> severa. :Tre coltellate ha date, il poveruccio: Disgrazia! Chiesa, chiesa: a lui dia scampo {{R|129}} Un qualche santo Frate in suo cappuccio.<ref>127-129. Il {{AutoreCitato|Alessandro Manzoni|{{Sc|Manzoni}}}} ({{TestoCitato|I promessi sposi|''Pr. Sposi''}}, IV): «....Salvatelo, salvatelo. — Sta fresco anche lui. — Vedete com’è concio! butta sangue da tutte le parti. — Scappi, scappi. Non si lasci prendere».</ref> :Io qui di sdegno smisurato avvampo, Com’uom devoto a Temide si adira; {{R|132}} E al Tebro<ref>132. '''Al Tebro,''' a Roma.</ref> io volo rapido qual lampo. :Scorgo da impuro fonte ivi la dira<ref>133. '''Dira,''' crudele.</ref> Empia emanar micidïal pietade, {{R|135}} Per cui l’offeso solo, e invan, sospira. :Gente di sangue e di corrucci invade<ref>136. {{AutoreCitato|Dante Alighieri|{{Sc|Dante}}}}, nell’''Inf.'', ({{TestoCitato|Divina Commedia/Inferno/Canto XXIV|XXIV}}, 129), di un ladro: ::...io ’l vidi uom già di sangue e di corrucci. Nel son. {{TestoCitato|Opera:Vuota insalubre region, che stato (Alfieri)|''Vuota insalubre region che stato''}}: ::Squallidi, oppressi, estenüati volti ::Di popol rio, codardo e insanguinato...</ref> Le vie colà: cui dà ricovro il Tempio, {{R|138}} Mentre l’ucciso in su la soglia cade: :Tinto, fumante ancor del crudo scempio, All’are<ref>140. '''All’are,''' agli altari, nel tempio.</ref> innanzi il rio pugnal forbisce {{R|141}} L’uccisor salvo, agli uccisori esempio. </poem><noinclude><br clear="all" /> <references/></noinclude> 25dhwdljbp28fhmel1sbvha3xr29lqf Pagina:Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu/265 108 842204 3894928 3011431 2026-09-05T05:28:23Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3894928 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|di vittorio alfieri}}|237|riga=si}}</noinclude> <poem> :Di caldo sangue rosseggianti strisce<ref>142. Similmente il {{AutoreCitato|Giuseppe Parini|{{Sc|Parini}}}} (''{{TestoCitato|Il Giorno/Il Mattino|Mattino}}'', 1083): :::::::...il suol di lunga striscia, ::Spettacol miserabile!, segnaro.</ref> Svelano invan dell’assassino l’orme: {{R|144}} Sacro Portier seguirle ti inibisce. :D’impuniti misfatti orride torme Tutto annerano il ciel di Roma pia, {{R|147}} Dove sol Prepotenza illesa dorme. :D’ogni Grande il palazzo è Sagrestia:<ref>148. Non solamente le chiese sono luoghi d’impunità, ma il palazzo di ogni nobile è inviolato asilo a chi siasi macchiato di qualche delitto.</ref> L’omicida securo ivi si asconde, {{R|150}} Finché innocente giudicato ei sia. :Se il proteggono i Grandi, ei n’han ben donde:<ref>151. I Grandi hanno ben ragione di proteggere gli assassini: sono assassini essi pure. Il {{AutoreCitato|Alessandro Manzoni|{{Sc|Manzoni}}}}, di Don Rodrigo e del Griso (''{{TestoCitato|I promessi sposi|P. S.}}'', VII): «Dopo aver ammazzato uno, di giorno, in piazza, [il Griso] era andato a implorar la protezione di Don Rodrigo; e questo vestendolo della sua livrea, l’aveva messo al coperto da ogni ricerca della giustizia. Cosí, impegnandosi a ogni delitto che gli venisse comandato, si era assicurata l’impunità del primo. Per Don Rodrigo, l’acquisto non era stato di poca importanza; perché il Griso, oltre all’essere, senza paragone, il piú valente della famiglia, era anche una prova di ciò che il suo padrone aveva potuto attentar felicemente contro le leggi; dimodoché la sua potenza ne veniva ingrandita, nel fatto e nell’opinione».</ref> Assassini essi pur, ma di veleno, {{R|153}} Dritto è che stuol di Pari<ref>153. '''Di Pari,''' di rei simili ad essi.</ref> li circonde. :Mostruosa cosí, qual piú qual meno, Ogni gente d’Italia usi raccozza {{R|156}} Fero-vigliacchi entro al divoto<ref>156. '''Divoto,''' uso alle forme esteriori del culto. </ref> seno. :Se parli, o scrivi, o pensi, ella ti strozza:<ref>157. Non solo in Italia è giudicato reo di morte chi parla o scrive in senso contrario al presente ordine — o disordine — di cose; ma si punisce senza pietà anche chi osi semplicemente pensare con la propria testa.</ref> Ma, quanti vuoi veri delitti eleggi, {{R|159}} Benignamente tutti ella li ingozza. — :Non si maritan, no, Servaggio e Leggi.<ref>160. «... io domando in qual cosa differisca il governo e autorità di un solo nella tirannide, dal governo e autorità di un solo nella monarchia. Mi si risponde: «Nell’abuso». Io replico: «E chi vi può impedire quest’abuso?» Mi si soggiunge: «Le leggi». Ripiglio: Queste leggi hanno elle forza ed autorità per se stesse, indipendente affatto da quella del principe? Nessuno piú a questa obiezione mi replica. Dunque, all’autorità di un solo, potente ed armato, andando annessa l’autorità di queste pretese leggi (e fossero elle puranche divine) ogni qual volta le leggi e costui non concordano, che faranno le misere, per se stesse impotenti, contro alla potestà assoluta e la forza? Soggiaceranno le leggi; e tutto giorno, in fatti, soggiacciono». ({{TestoCitato|Opera:Della tirannide|''La Tirannide''}}, I, 2°).</ref> </poem><noinclude><br clear="all" /> <references/></noinclude> 2iaoc2eth5mqq0ml40h583lt27cs6ux Pagina:Verne - Il giro del mondo in ottanta giorni, Milano, Treves, 1873.djvu/289 108 861120 3894946 3584130 2026-09-05T07:57:22Z Candalua 1675 3894946 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione||{{Sc|in ottanta giorni}}|281|riga=si}}</noinclude><nowiki /> — Aspettiamo!» rispose la giovane donna, che rimase tutta pensierosa. Così, durante quella giornata di domenica, la casa di Saville-row fu come se fosse stata disabitata, e, per la prima volta da che dimorava in quella casa, Phileas Fogg non andò al suo Club, allorchè le undici e mezzo suonarono alla torre del Parlamento. E perchè il nostro gentleman si sarebb’egli presentato al Reform-Club? I suoi colleghi non ve lo aspettavano più. Se la sera del giorno prima, in quella data fatale del sabato 21 dicembre, alle dieci e trentacinque, Phileas Fogg non era comparso nel salone del Reform-Club, la sua scommessa era perduta. Non era neppur necessario ch’egli andasse dal suo banchiere per pigliarvi quella somma di ventimila sterline. I suoi avversarii avevano in mano un bono firmato da lui, e bastava passarlo ai fratelli Baring, perchè le ventimila sterline fossero portate a loro credito. Il signor Fogg non aveva dunque bisogno d’uscire, e non uscì. Egli rimase nella sua camera e diè assetto a’ suoi affari. Gambalesta non cessò di salire e scendere le scale della casa di Saville-row. Le ore non trascorrevano per quel poveraccio. Egli ascoltava all’uscio della camera del suo padrone, ed in ciò fare egli non credeva di commettere la menoma indiscrezione! Egli guardava dal buco della toppa, e s’immaginava di avere questo diritto! Gambalesta paventava ad ogni istante qualche catastrofe. A volte altresì, egli pensava a Fix, ma un cangiamento erasi operato nella sua mente. Egli non se la pigliava più con l’ispettore di polizia. Fix erasi ingannato come tutti rispetto a Phileas Fogg, ma erasi ingannato in buona fede, e, tenendogli dietro, arrestandolo, egli non aveva fatto altro che il suo do-<noinclude></noinclude> i7ezwy0hnkilmrfyk2imow814ooc7xk MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici.css 8 861770 3894723 3889193 2026-09-04T16:03:20Z Candalua 1675 3894723 css text/css #cercaErroriOrtografici { float: right; margin-left: 10px; } .errori-ortografici-box { position: fixed; left: 200px; top: 100px; width: 790px; z-index: 999999999; } .errori-ortografici-box-main { overflow: auto; min-height: 200px; max-height: 500px; } #errori-ortografici-list { margin-left: 0; list-style: none; counter-reset: item; } #errori-ortografici-list li { font-family: serif; font-size: 11pt; display: grid; grid-template-columns: 2em 1fr 300px; gap: 10px; align-items: center; min-width: 0; counter-increment: item } #errori-ortografici-list li::before { content: counter(item) "."; text-align: right; } #errori-ortografici-list li > div { white-space: nowrap; overflow: hidden; text-overflow: ellipsis; } #errori-ortografici-list li > div:nth-child(2) { font-size: smaller; } #errori-ortografici-params { border-bottom: 1px solid gray; padding-bottom: 10px; margin-bottom: 10px; } #errori-ortografici-params div { padding: 5px; display: inline-block; margin-right: 30px; } #errori-ortografici-params label { padding-right: 10px; display: inline-block; } #errori-ortografici-cat { width: 250px; } #errori-ortografici-max { text-align: right; width: 70px; } #errori-ortografici-bar { text-align: right; } #errori-ortografici-bar #loading-errori-ortografici { float: left; } #downloadTextForSpelling, #errori-ortografici-help, #searchRegex { margin-left: 5px; } .alert { color: red; } .small-label { font-size: smaller; padding-top: 0; } .errori-ortografici-box-main .tabs > input[type=radio] + label { min-width: 130px; } .errori-ortografici-box-main .tabs > input[type=radio] + label + div { overflow: auto; max-height: 400px; } .errori-ortografici-box .errata { color: #ff0000; } .errori-ortografici-box .corrige { color: #00A000; } #errori-ortografici-toggle, #errori-ortografici-toggle-label { float: right; font-size: smaller; } #errori-ortografici-list li.ignored { display: none; } #errori-ortografici-list.grayed li.ignored { display: grid; color: grey; } #errori-ortografici-names ul { font-family: Verdana, sans-serif; } lipw88cdi51j9b6tawcr12k3pu8abj8 Pagina:Leopardi - Epistolario, Bollati Boringhieri, Torino 1998, II.djvu/312 108 921935 3894955 3881589 2026-09-05T10:20:29Z Candalua 1675 3894955 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="LSalami" /></noinclude><section begin="s1344"/>1345. Di Giovanni Rosini. {{blocco a destra|c=d|[s.d., ma Pisa, tra il 21 e il 24 agosto 1828]}} A.C. Saluterò il Carmignani quando tornerà. - Ho una voglia di aggiungere il parallelo breve della peste di Firenze e di quella d'Atene;<ref>cfr. lettera 1306.</ref> ma ho osservato che tra Lucrezio e Tucidide è qualche discrepanza, se pure il primo non ha abbellito p[er] comodo di poesia. <section end="s1344"/><section begin="s1346"/>{{dest|1346|Di|Antonio Fortunato Stella}} {{blocco a destra|c=d|Milano 23 Ag.° 1828.}} Signore ed Amico amatiss.mo . In seno alla grata sua del 19 ho trovato il titolo della Crestomazia, il qual va bene.<ref>Si veda la lettera 1342 a p. 1527.</ref> Mi sarà cara assai anche la prefazione, purchè per questa Ella nulla debba soffrire. In quanto all’''Enciclopedia delle cognizioni inutili'', ec. desidero ch'Ella possa mandarla a termine nel pross. inverno; e questo assai più perchè mi proverà che le forze sue mentali e fisiche le servono, che pel mio proprio interesse. Circa agli sborsi mensili, continueranno per certo a tutto dicem- bre; e ben vorrei che continuassero sempre, come il bisogno del mio cuore il richiederebbe. Io non dubito ch'Ella continuerà a riguardarmi collo stesso amore come io pure sarò sempre Il suo cord.mo amico e serv.e Ant. Fort. Stella <section end="s1346"/><references/><noinclude></noinclude> gpcb3z46gs6iqw9sjlnfvapkjbyamam Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/27 108 942876 3894597 3602331 2026-09-04T15:06:45Z Candalua 1675 3894597 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione||''RESO''|19|riga=2}}</noinclude><poem> che si scuotan dal sonno, e l’aste impugnino. Alle tue schiere amici manda: adattate ai corsïer le redini. Chi andrà di Panto al figlio,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|1}} d’Europa al figlio,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|2}} principe dei Lici? Dove son quei che attendono alle vittime? Dove dei frombolieri i capitani? E voi, stringete ai cornei archi le funi, o della Frigia arcieri. {{Vc|{{Sc|ettore}}}} Ciò che dici, da un lato sgomenta, dall’altro incoraggia; e di certo nulla dici. Di Pane Saturnio ti percosse la sferza, e per questo, lasciato il tuo posto, disturbi le schiere? Che dici? Qual nunzio dirò che tu rechi? Le parole son molte; ma nulla tu dici d’esplicito. {{Vc|{{Sc|coro}}}} ''Antistrofe'' Ettore, alto si espande fulgor, tra il buio, dall’argivo esercito: le stazioni delle navi brillano. Le schiere accorse sono tutte quante alla tenda d’Agamènnone, per qualche ordine; ed il tumulto è grande. Mai prima d’ora con sí gran frastuono non s’adunaron le falangi nautiche. </poem><noinclude><references/></noinclude> fvnf8qsu4oergjte6ohc8qtb2lahe47 Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/34 108 942883 3894598 3846347 2026-09-04T15:07:11Z Candalua 1675 3894598 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Fischiola" />{{RigaIntestazione|26|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{sc|dolone}}}} Per la patria affrontare un tal pericolo io bramo, andare alla nemica flotta esploratore; e tornerò quando abbia scoperto degli Achei tutti i disegni. Ma pongo un patto a questa mia fatica. {{Vc|{{Sc|ettore}}}} Buon auspicio è il tuo nome, e tu la patria ami, Dolone. Di tuo padre{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|3}} illustre era la casa; e tu l’onor ne addoppi. {{Vc|{{sc|dolone}}}} Giusto è ch’io mi travagli, e del travaglio abbia degno compenso. Aggiunto a ogni opera, il compenso ne fa duplice il gaudio. {{Vc|{{Sc|ettore}}}} Giusto è ciò che tu dici, e non contrasto. Stabilisci tu stesso, ove non sia la mia sovranità, questo compenso. {{Vc|{{sc|dolone}}}} Non bramo il regno tuo pieno d’affanni. {{Vc|{{Sc|ettore}}}} Genero divenir vuoi dei Priàmidi? </poem><noinclude><references/></noinclude> 0urasckn4rau346cmrsjqmoeowbohyz Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/35 108 942916 3894599 3846425 2026-09-04T15:07:28Z Candalua 1675 3894599 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Fischiola" />{{RigaIntestazione||''RESO''|27|riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{sc|dolone}}}} Nozze coi piú da me stringer non voglio. {{Vc|{{Sc|ettore}}}} Oro ce n’è, se tal compenso brami. {{Vc|{{sc|dolone}}}} In casa n’ho: penuria io non conosco. {{Vc|{{Sc|ettore}}}} Che brami, allor, di quanto Ilio racchiude? {{Vc|{{sc|dolone}}}} Vinti gli Achivi, un dono a me prometti. {{Vc|{{Sc|ettore}}}} Lo avrai: tranne che il duce delle navi. {{Vc|{{sc|dolone}}}} Per Menelao non intercedo: uccidilo. {{Vc|{{Sc|ettore}}}} Il figlio d’Oïlèo{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|4}} non vorrai chiedermi? </poem><noinclude><references/></noinclude> 0xe5ej9rx6t0cjn8ukwdkpffr7g6ppk Reso/Prologo 0 942924 3894619 3888518 2026-09-04T15:13:51Z Candalua 1675 3894619 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=1 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Prologo|prec=../Personaggi|succ=../Parodo}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="25" to="39" /> {{Sezione note}} copsgcpaept5h5j0pzy1kmmcdgowe8w Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/44 108 942940 3894601 3846822 2026-09-04T15:08:04Z Candalua 1675 3894601 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Fischiola" />{{RigaIntestazione|36|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> tutta la terra. Eppur tra le boscaglie giunse di notte, e gran terrore infuse in noi bifolchi che sul balzo d’Ida, nativo antico della terra altare, abbiam soggiorno: ché con gran frastuono incedeva, scorreva il Tracio esercito. Percossi di terror, che degli Argivi non giungesse taluno a far bottino, a saccheggiare le tue stalle, i greggi conducevamo sulle vette, quando le orecchie mi colpí di non ellènica loquela il suono; ed il terror cessò. Io mossi allora; e ad un uom che giungeva esploratore del signore, chiesi con traci accenti il condottier chi fosse di quelle schiere che giungeano a Troia, e di qual padre. E quando tutto seppi ciò che bramavo, stetti; e Reso vidi sopra un carro di Tracia, a un Nume simile. Un giogo d’oro costringeva i colli di due puledri, piú che neve candidi: di fregi d’oro impresso, e di cervici equestri ornato, rifulgea sugli omeri uno scudo di bronzo, ed una Gorgone simile a quella ch’à la Dea{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|5}} su l’egida terrore alto dai fitti tintinnaboli crepitanti, spirava. E dell’esercito nessuno far, tant’era immane, il novero potrebbe: molti i cavalieri, molte dei pèltasti le schiere, i lanciatori di frecce, molti, e molti si addensavano vèliti, in tracia veste. Un uomo simile giunge a Troia alleato: alle sue mani </poem><noinclude><references/></noinclude> rr9zw13twpjbaybr3m0ff55ovyco6tl Reso/Primo episodio 0 942943 3894618 3888521 2026-09-04T15:13:34Z Candalua 1675 3894618 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=1 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Primo episodio|prec=../Parodo|succ=../Primo stasimo}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="42" to="46" /> {{Sezione note}} 2ep6b68daq5yoteqo4hyxvtgunwxljx Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/47 108 943059 3894602 3847265 2026-09-04T15:08:44Z Candalua 1675 3894602 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Fischiola" /></noinclude>{{FI |file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 47 crop).jpg |width = 100% |caption = }} <poem> {{Vc|{{Sc|coro}}}} ''Strofe I'' Dal labbro mio l’invidia lungi tenga Adrastèa,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|6}} di Giove figlia: ciò che gradito all’anima mia riesce, dirò. Tu giungi, giungi, o gèrmine del Fiume, vieni a questa reggia Frigia, poi che infin la Pïèride, che t’è madre, e lo Strímone, fiume dai ponti belli, t’inviò, ''Antistrofe I'' che un dí, della melodica Musa nel grembo immacolato, i vortici spingendo, alla tua giovine vita il rigoglio die’. Al par di Giove fulgido tu giungi a me sovra i puledri rapidi. Esultare nei cantici, adesso, o patria Frigia, Giove liberator, concesso m’è. </poem><noinclude><references/></noinclude> nkybz4q7b8rdug8o7ursq4hlwtyfx7t 3894604 3894602 2026-09-04T15:09:29Z Candalua 1675 3894604 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Fischiola" /></noinclude>{{FI |file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 47 crop).jpg |width = 100% |caption = }} <poem> {{Vc|{{Sc|coro}}}} ''Strofe I'' Dal labbro mio l’invidia lungi tenga Adrastèa,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|6}} di Giove figlia: ciò che gradito all’anima mia riesce, dirò. Tu giungi, giungi, o gèrmine{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|7}} del Fiume, vieni a questa reggia Frigia, poi che infin la Pïèride,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|8}} che t’è madre, e lo Strímone, fiume dai ponti belli, t’inviò, ''Antistrofe I'' che un dí, della melodica Musa nel grembo immacolato, i vortici spingendo, alla tua giovine vita il rigoglio die’. Al par di Giove fulgido tu giungi a me sovra i puledri rapidi. Esultare nei cantici, adesso, o patria Frigia, Giove liberator, concesso m’è. </poem><noinclude><references/></noinclude> jgr0cxvprz6anb6j2m02lbguh2oasln Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/55 108 943068 3894606 3888513 2026-09-04T15:10:03Z Candalua 1675 3894606 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''RESO''|47|riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|reso}}}} Chi dopo lui, piú prode è nell’esercito? {{Vc|{{Sc|ettore}}}} Punto da meno Aiace non mi sembra, né il figlio di Tidèo.{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|9}} Poi, lo scaltrissimo Ulisse v’è, maestro di furbizie, e cuore audace quanto basta. Mali a questa terra egli recò gravissimi; ché nel tempio d’Atena a notte ei venne, e il simulacro ne rubò, l’addusse ai legni achivi. In veste da pitocco, da vagabondo un altro giorno entrò dentro le torri, ed imprecava mille danni agli Argivi; e ad Ilio esploratore l’avean mandato. E uccise poi le scolte delle porte i custodi, e s’involò. Sopra l’ara timbrèa, nei pressi d’Ilio sempre in agguato sta. Dobbiamo un tristo di furbizie campione in lui combattere. {{Vc|{{Sc|reso}}}} A faccia a faccia abbattere il nemico, e non di furto brama un cuor magnanimo. Quest’uom, che, come dici tu, s’appiatta in agguati furtivi, e trama insidie, vivo lo prenderò, l’infilerò per la schiena in un palo, e l’esporrò sopra la soglia della porta, pasto </poem><noinclude><references/></noinclude> 3c85vdol7p0pxb21ffbyyq61qkjv7f2 Reso/Primo stasimo 0 943070 3894617 3888522 2026-09-04T15:13:21Z Candalua 1675 3894617 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=1 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Primo stasimo|prec=../Primo episodio|succ=../Secondo episodio}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="47" to="48" /> {{Sezione note}} q27svc09rd8u3yczsss9o92ufn20xjl Reso/Secondo episodio 0 943071 3894615 3888517 2026-09-04T15:13:10Z Candalua 1675 3894615 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=1 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Secondo episodio|prec=../Primo stasimo|succ=../Secondo stasimo}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="49" to="56" /> {{Sezione note}} fr6hp7357qq5ttavepps4wdxdp6jepm Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/63 108 943269 3894607 3888535 2026-09-04T15:10:53Z Candalua 1675 3894607 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''RESO''|55|riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Smaller|Appare improvvisamente la Dea Atena.}}}} {{Vc|{{Sc|atena}}}} Dove movete, le troiane schiere abbandonate, in cuor morsi dal cruccio, perché mettere a morte Ettore o Pàride non vi concede il Nume? E non sapete che giunto è a Troia un alleato, Reso, con un grande apparecchio? Ov’ei la notte trascorra, sino al nuovo dí, la lancia far non potrà d’Achille, e non d’Aiace, ch’egli il campo naval non ponga a sacco degli Achei tutto, e i valli non abbatta e un grande accesso oltre le porte schiuda con la sua lancia. Se tu questo uccidi, il tutto stringi. Lascia in pace d’Ettore dunque i giacigli, e non volergli il capo mozzare: un’altra man l’ucciderà.{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|10}} {{Vc|{{Sc|ulisse}}}} O diva Atena, il suon della tua voce odo, ben noto a me: ché nei perigli sempre mi sei vicina, e mi difendi. Dove posa quell’uom{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|11}} dimmi, del barbaro stuolo in qual punto le sue schiere accampa. {{Vc|{{Sc|atena}}}} Sta qui presso, e le sue schiere confuse non son con le troiane, anzi in disparte Ettore le accampò, per questo scorcio </poem><noinclude><references/></noinclude> t2c5awbb3nb6u9qq8bucpiyqy96kbl3 Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/64 108 943276 3894608 3888539 2026-09-04T15:11:31Z Candalua 1675 3894608 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|56|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> di notte sino al dí. Stanno qui presso, legate al carro, le puledre tracie, e facile è scoprirle fra le tenebre: ch’esse brillano come ala di cigno fluvïatile. Poi che ucciso avrete il lor signore, al campo le addurrete, fulgidissima preda. Al mondo luogo non c’è che vanti una pariglia simile. {{Vc|{{Sc|ulisse}}}} O Dïomede, delle tracie turbe tu fa’ sterminio, o a me la cura lasciane; ma dei puledri tu datti pensiero. {{Vc|{{Sc|diomede}}}} A me la strage, a te i puledri. Pratico sei di scaltrezze, hai mente acuta; e gli uomini là schierare conviene ove piú giovino. {{Vc|{{Sc|atena}}}} Ma ecco, verso noi vedo Alessandro{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|12}} muovere: da le scolte incerti indizi di nemici qui giunti a lui pervennero. {{Vc|{{Sc|diomede}}}} E d’altri in compagnia qui giunge, o solo? </poem><noinclude><references/></noinclude> a9prkhhl47xoe2j0j8utrhwg1lehkrf Reso/Terzo episodio 0 943284 3894610 3888550 2026-09-04T15:11:51Z Candalua 1675 3894610 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=1 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Terzo episodio|prec=../Secondo stasimo|succ=../Terzo stasimo}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="60" to="69" /> {{Sezione note}} kjozzli65r02x9tebsvwt4bqtb558yb Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/83 108 943557 3894611 3888566 2026-09-04T15:12:24Z Candalua 1675 3894611 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''RESO''|75|riga=2}}</noinclude><poem> barbaramente dai nemici ucciso. Ma chi l’uccise, il frodolento Ulisse, degna pena pagarne un dí dovrà. {{Vc|{{Sc|canto}}}} ''Strofe'' Con accorata nenia te piangerò, mio figlio, te, di tua madre cruccio, quando movesti a Troia. Tristo il viaggio fu, gli auspíci tristi: ch’io rattenerti volli su quel tramite, ti scongiurava il padre; e tu partisti. Diletto, oh, quanto duolo è il mio per te, diletto mio figliuolo! {{Vc|{{Sc|coro}}}} Per quanto a me, che a lui non son di sangue stretto, s’addice, anch’io piango tuo figlio. ''Antistrofe'' Deh, muoia il germe d’Eneo,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|13}} e di Laerte il germine, che me d’un fulgidissimo figlio ha privato; ed Elena muoia, che vagabonda al frigio letto giunse dalla tua reggia, e a te miserrima fine sotto Ilio inflisse, o mio diletto. E quanti tetti e quanti vuoti furon per lei d’eroi prestanti! </poem><noinclude><references/></noinclude> sbkqt6h0vdhkpy78sms1zhrefbuch2y Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/84 108 943558 3894612 3888567 2026-09-04T15:12:32Z Candalua 1675 3894612 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|76|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> Quanta doglia da vivo e quanta, sceso poi nell’Averno, o figlio di Filàmmone,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/279|14}} tu recasti al cuor mio! Ché l’arroganza che ti perdé, la gara con le Muse cagione fu che questo figlio misero io generassi; ché nell’almo talamo fui di Strimone trascinata, mentre la corrente del fiume attraversavo, il dí che del Pangèo verso le balze d’oro movemmo noi, Muse, recando i musici strumenti, al gran cimento di melodia, col gran vate di Tracia, e Tamíri, che noi per l’arte nostra vituperato avea, cieco rendemmo. E come poi ti partorii, per onta delle sorelle mie, della perduta verginità, nei vortici del padre fluvïal ti gettai: né lo Strimóne t’affidò per nutrirti, a man di donna, ma dei fonti alle Ninfe. E qui, cresciuto mirabilmente da virginee mani fosti, o figliuolo, e il primo eri fra gli uomini, imperando sui Traci. E che dovessi spingendo a guerra le cruenti schiere nella patria morire, io non temevo; ma ti vietavo che venissi a Troia, ché conoscevo il tuo destin. Ma d’Ettore le frequenti ambasciate e i mille inviti t’ebber convinto a sostener gli amici. E della strage Atena è sola autrice. Non la compieva Ulisse, e non il figlio di Tidèo, pur compiendola: non credere che ignara io sia di ciò. Pure, alla tua </poem><noinclude><references/></noinclude> b496n29cfsfr04ecpj7y8lku1r4u1nr Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/85 108 943559 3894621 3888568 2026-09-04T15:14:52Z Candalua 1675 3894621 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''RESO''|77|riga=2}}</noinclude><poem> città rendiam piú che ad ogni altra onore, frequentiam quella terra; ed i segreti degli arcani misteri Orfeo svelò, cugino{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|1}} di costui ch’ora tu spengi. E il tuo concittadin santo, Museo, che tanto si levò su tutti gli uomini, Febo, e noi, sue sorelle, ammaestrammo. Ed ecco il premio: fra le braccia stringo il figlio, e sopra lui levo la nenia funebre: ch’io non cerco altro poeta. {{Vc|{{Sc|coro}}}} Ettore, a torto, dunque, il tracio auriga che tu l’avessi ucciso t’accusò. {{Vc|{{Sc|ettore}}}} Tutto io sapevo; e per saper che Ulisse con l’arti sue l’aveva ucciso, d’uopo di profeti non era. E quanto a me, quando io vedevo la mia patria invasa dall’esercito ellèno, ambasciatori non dovevo mandar forse agli amici, per chiamarli al soccorso? Io li mandai. Con me, come ei dovea, giunse a combattere: è morto, e assai men duole. E adesso, pronto sono ad alzargli un tumulo, e la pompa seco a bruciar di mille vesti: ch’egli giunse amico, e perí di morte misera. </poem><noinclude><references/></noinclude> 82gojl0gvylgy6klfrskzzd82k9kz9l Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/86 108 943560 3894623 3888569 2026-09-04T15:15:04Z Candalua 1675 3894623 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|78|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|musa}}}} Nelle latèbre della terra oscure esso non scenderà: tanto di Dèmetra Dea delle spighe io pregherò la figlia, sposa al Signore di laggiú, che l’anima del figliuol mi conceda; ed essa ha l’obbligo con me,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|2}} che onor palesemente rendo agli amici d’Orfeo. Ma d’ora innanzi, per me sarà come se morto ei sia, né luce vegga piú. Perché trovarsi dove io mi trovi, e della madre il volto vedere, ei non potrà. Dell’argentífera terra nascosto negli oscuri anfratti, uomo e Nume sarà, vivo e sepolto, come di Bacco il sacerdote ch’abita l’alpe di Pange, e pei veggenti è Nume. E per la Dea del mar breve il mio cruccio sarà: ché morir deve anche il suo figlio. E noi, sorelle Muse, i canti funebri intoneremo per te prima, e un giorno per il figlio di Teti, Achille: Pallade che uccise te, salvar non lo potrà: tale una freccia la farètra serba per lui d’Apollo. Oh angosce che la nascita dei figli arreca! Oh come un uom di senno senza prole vorrà vivere, senza dare sepolcro ai figli a cui die’ vita! {{Vc|{{Sc|coro}}}} Cura la madre avrà che i riti funebri sian compiuti per lui. Tu, se qualche ordine </poem><noinclude><references/></noinclude> 9w2jw6hgkvzln6c9xq9bzrskpy2at9j 3894954 3894623 2026-09-05T10:07:32Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3894954 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|78|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|musa}}}} Nelle latèbre della terra oscure esso non scenderà: tanto di Dèmetra Dea delle spighe io pregherò la figlia, sposa al Signore di laggiú, che l’anima del figliuol mi conceda; ed essa ha l’obbligo con me,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|2}} che onor palesemente rendo agli amici d’Orfeo. Ma d’ora innanzi, per me sarà come se morto ei sia, né luce vegga piú. Perché trovarsi dove io mi trovi, e della madre il volto vedere, ei non potrà. Dell’argentífera terra nascosto negli oscuri anfratti, uomo e Nume sarà, vivo e sepolto, come di Bacco il sacerdote ch’abita l’alpe di Pange, e pei veggenti è Nume. E per la Dea del mar breve il mio cruccio sarà: ché morir deve anche il suo figlio. E noi, sorelle Muse, i canti funebri intoneremo per te prima, e un giorno per il figlio di Teti, Achille: Pàllade che uccise te, salvar non lo potrà: tale una freccia la farètra serba per lui d’Apollo. Oh angosce che la nascita dei figli arreca! Oh come un uom di senno senza prole vorrà vivere, senza dare sepolcro ai figli a cui die’ vita! {{Vc|{{Sc|coro}}}} Cura la madre avrà che i riti funebri sian compiuti per lui. Tu, se qualche ordine </poem><noinclude><references/></noinclude> bp3ek0gq68y6b3qlxl4ai5t25aisvor Reso/Esodo 0 943563 3894614 3888570 2026-09-04T15:12:52Z Candalua 1675 3894614 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=1 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Esodo|prec=../Terzo stasimo|succ=}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="74" to="88" /> {{Sezione note}} lv3uhxgl8p7op9wb4dvwjti8lbz2ouc Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/103 108 943755 3894718 3414100 2026-09-04T15:44:37Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894718 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''LE TROADI''|95|riga=2}}</noinclude><nowiki /> {{Asterism}} Mi sono intrattenuto unicamente sopra aspetti del dramma non dico esterni, ma pur sempre formali. Perché quanto all’intimo, credo che ci sia poco da suggerire al lettore: tanto immediata è l’efficacia patetica de ''Le Tròadi'', tanto palesi ne appaiono le ragioni. E troviamo anche in questo dramma i soliti atteggiamenti, o, se volete, difetti d’Euripide. Lo spirito sofistico fa capolino qua e là, per esempio, nel discorso di Cassandra, e nel contradditorio fra Ecuba ed Elena. E non mancano le critiche, espresse o sottintese, ai Numi o alla mitologia. E certi quadretti di genere, in sé graziosi, sembrano un po’ stonati in questa azione che gronda lagrime e sangue. E il campanilismo e la solita manía di lusingar l’amor proprio degli spettatori, qualche volta fa stizza e riesce grottesca, come quando le misere prigioniere troiane si augurano di essere condotte in Atene, e non a Sparta. Ma davvero qui bisognerà ripetere l’oraziano ''ubi plura nitent''. La costante profonda sincerità di sentimento, e la commozione patetica, che, viva e pulsante in tutto il dramma, tocca un apice insostenibile nella separazione di Andromaca dal figlio, e nel compianto di Ecuba sul cadaverino maciullato, pongono sicuramente ''Le Tròadi'' fra i puri capolavori di Euripide. Non è interamente superfluo affermarlo, perché è questo il dramma che i critici letterari solevano scegliere per dimostrare che Euripide non sapeva costruire una tragedia (Vedi Parmentier, opera citata, pag. 13).<noinclude><references/></noinclude> 37futt455fhgedvhlsaolwwyn23uk3f Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/105 108 943759 3894953 3457691 2026-09-05T10:05:58Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894953 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''LE TROADI''|97|riga=2}}</noinclude>rono essere sviluppati ed acquistare alta virtú espressiva elementi che alla semplice lettura del testo mutilato sembrano aridi e inarmonici. A questa semplice efficacia dimostrativa aspira il mio tentativo, e non ha la menoma pretesa artistica. Per un brano di questo carattere, Euripide avrà probabilmente adoperato il modo cromatico. A questo mi sono attenuto, e al tono di sol. Una gamma di sol cromatico, comprendeva, se composta di tetracordi disgiunti, le seguenti note; {{Blocco centrato}} <score vorbis="1"> \layout { indent = #0 line-width = 8\cm ragged-right = ##f ragged-last = ##f } \relative c'' { \clef treble \key c \major \omit Staff.TimeSignature \cadenzaOn \override TextScript.padding = #4 (g2^\markup{\tiny I.º tetracordo} aes4 a4 c2) d2^\markup{\tiny II.º tetracordo} (ees4 e4 g2) \cadenzaOff } </score> {{Fine blocco}} E se composta di tetracordi congiunti, le seguenti: {{Blocco centrato}} <score vorbis="1"> \layout { indent = #0 line-width = 8\cm ragged-right = ##f ragged-last = ##f } \relative c'' { \clef treble \key c \major \omit Staff.TimeSignature \cadenzaOn \override TextScript.padding = #4 (g2^\markup{\tiny I.º tetracordo} aes4 a4 c2^\markup{\tiny II.º tetracordo})( des4 d f2) \cadenzaOff } </score> {{Fine blocco}} E siccome nella pratica si inseriva il 2º tetracordo congiunto anche nella gamma dei tetracordi disgiunti, le note che un compositore antico aveva a sua disposizione in un sol cromatico, erano le seguenti: {{Blocco centrato}} <score vorbis="1"> \layout { indent = #0 line-width = 8\cm ragged-right = ##f ragged-last = ##f } \relative c'' { \clef treble \key c \major \omit Staff.TimeSignature \cadenzaOn \override TextScript.padding = #4 g4 aes4 a4 c4 des4 d4 ees4 e4 f4 g4 \cadenzaOff } </score> {{Fine blocco}} A queste mi sono attenuto nel comporre la melodia. Ho aggiunto qualche nota al basso, negli stretti limiti in cui possiamo supporre che le adoperassero i compositori greci.<noinclude><references/></noinclude> 034sof44wiwxs42vrogfrnpw5kyto9s Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/120 108 944074 3894634 3889526 2026-09-04T15:18:24Z Candalua 1675 3894634 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|112|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Da l’aurora, o figliuole, con l’anima percossa d’orrore, qui venni. {{Vc|{{Sc|corifea b}}}} Giunto è forse dei Danai un araldo? Di chi, trista me, sono schiava? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Sarà presto decisa tua sorte. {{Vc|{{Sc|corifea b}}}} Ahi ahi! Quale d’Argo signore o di Ftia, quale mai, me tapina, in un’isola m’addurrà schiava, lungi da Troia? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Ahi ahi! a quale signore servire, in che terra, da vecchia dovrò, come un fuco,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|3}} effige funesta, immagine vana di morte? Ahi ahi! Della soglia a custodia, od a cura dei bimbi, io che onori riscossi a Troia regali! </poem><noinclude><references/></noinclude> rc7ej4h8vwlgzfna5hzgia77tusvu6n Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/121 108 944075 3894639 3889527 2026-09-04T15:19:19Z Candalua 1675 3894639 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''LE TROADI''|113|riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|coro}}}} ''Strofe II'' Ahimè, ahi, con che gemiti l’estremo danno tuo tu piangi! Io, misera, piú non farò sopra l’Idèo telaio ire e redire i pettini. Dei padri miei la casa or miro l’ultima, l’ultima volta; e patirò durissime pene; o sospinta d’un Acheo nel talamo — oh, maledetta tal notte e tal Dèmone! — o di Pirène attingere dovrò la sacra linfa, ancella sordida. Alla beata celebre potessi pervenir terra di Tèseo! Ma dell’Eurota ai vortici, d’Elena alla dimora odiosissima, mai, deh, non giunga, agli ordini di Menelao, saccheggiator di Troia! ''Antistrofe II'' La terra venerabile del Penèo, che all’Olimpo è base fulgida, è d’ogni ben, narra la fama, prospera, tutta è di pomi florida. A questo suolo, dopo la santissima di Tesèo sacra terra, io vorrei giungere, o d’Efesto all’etnèa terra, che levasi sul mar, di fronte alla città fenicia,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|4}} ed è madre dei siculi monti, e ghirlande il valor suo proclamano. Quindi la terra approssima, pel navicchier che solca il flutto Ionio, </poem><noinclude><references/></noinclude> f1dgza6kerfvqu9d9g34zihgnh1yzpe Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/122 108 944076 3894642 3889528 2026-09-04T15:19:51Z Candalua 1675 3894642 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|114|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> cui bagna il fulgidissimo Crati, la cui cesarie bionda{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|5}} e fulvida si snoda, e col santissimo umor nutre ed allieta un forte popolo. </poem> {{FI |file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 122 crop).jpg |width = 60% |caption = }}<noinclude><references/></noinclude> t2fplsame2egegsaf8zkorrpxlzs8sb Le Troadi/Parodo 0 944077 3894636 3889529 2026-09-04T15:18:49Z Candalua 1675 3894636 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=3 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Parodo|prec=../Prologo|succ=../Primo episodio}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="118" to="122" /> {{Sezione note}} jwu5lk8n3iwdfkdr4hhqzhasf0kgemw Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/125 108 944293 3894645 3889532 2026-09-04T15:20:48Z Candalua 1675 3894645 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''LE TROADI''|117|riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Serva alla donna di Sparta{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|6}} ella dunque sarà? Ahimè ahimè! {{Vc|{{Sc|taltibio}}}} No, ma segreta sposa del suo talamo. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Di Febo la vergine, a cui diede il Dio chioma d’oro che vivere immune da nozze potesse? {{Vc|{{Sc|taltibio}}}} L’innamorò la vergine fatidica. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Gitta, o figlia, le chiavi tue sante, dalle membra il velame disciogli dell’infule sacre. {{Vc|{{Sc|taltibio}}}} Gran cosa è pur salire un regio talamo! {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} E la figliuola che or ora m’avete rapita, dov’è? </poem><noinclude><references/></noinclude> 8p7y3g5t9iho0q3u6hkxoarvbm6hwu2 Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/127 108 944295 3894647 3889668 2026-09-04T15:21:30Z Candalua 1675 3894647 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''LE TROADI''|119|riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} E quale ebbe sorte la sposa d’Ettore, il bronzeo guerriero, la misera Andromaca? {{Vc|{{Sc|taltibio}}}} L’ebbe il figlio d’Achille:{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|7}} anch’essa scelta. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} E a chi sarò serva io, ch’ho d’uopo del bastone, che sia terzo puntello al vecchio mio corpo? {{Vc|{{Sc|taltibio}}}} Ulisse t’ebbe in sorte, il signor d’Itaca. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Ahimè ahimè! Lacera il raso tuo capo, strappa entrambe le guance con l’unghia. Ahimè ahimè! Voluta la sorte m’ha schiava d’un uom sozzo, maestro di frode, nemico a giustizia, d’una belva che legge non ha, che le cose di lí, qui travisa, di lí quelle di qui, </poem><noinclude><references/></noinclude> kn94bvyoredrvkyias4ijy6xlnn9s2j Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/138 108 944480 3894650 3889714 2026-09-04T15:22:02Z Candalua 1675 3894650 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" /></noinclude>{{FI |file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 138 crop).jpg |width = 100% |caption = }} <poem> {{Vc|{{Sc|coro}}}} ''Strofe'' O Musa, per Ilio intona fra lagrime il canto funereo degl’inni novelli che adesso per Troia m’appresto a cantare. Come io per il cocchio dall’orma quadruplice{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|8}} perduta fui, misera, fui schiava agli Argivi, allor che dinanzi alla porta il cavallo dagli aurei frontali lasciâr, pieno d’armi, che al cielo mandava il rimbombo. E, asceso sovr’essa la rocca, il popol di Troia gridò: «Cessaron le pene: quest’idolo, su dunque, alla vergine d’Ilio offrite, alla figlia di Giove». Chi mai non uscí dalla casa, delle giovani, chi dei vegliardi? E, gioendo, canzoni intonando, accolsero il loro esterminio. </poem><noinclude><references/></noinclude> ir6n3yf8jyqqnbqxwyt4wfw8l14vsm6 Le Troadi/Primo stasimo 0 944483 3894651 3889721 2026-09-04T15:22:15Z Candalua 1675 3894651 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=3 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Primo stasimo|prec=../Primo episodio|succ=../Secondo episodio}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="138" to="140" /> {{Sezione note}} ljpahj09i0n7ay4q0imt7knolwufpte Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/145 108 945048 3894653 3889730 2026-09-04T15:23:13Z Candalua 1675 3894653 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''LE TROADI''|137|riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|andromaca}}}} Per il corruccio dei Numi, poiché a morte sfuggiva il tuo figlio,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|9}} che per un letto odïoso distrusse la rocca di Troia. Presso Pàllade stese, preda ai vulturi, stanno le salme sanguinolente. Il giogo servile egli a Troia acquistò. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} O patria sventurata..... {{Vc|{{Sc|andromaca}}}} {{Spazi|32}}mentre io t’abbandono, ti piango. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Vedi or la misera fine..... {{Vc|{{Sc|andromaca}}}} {{Spazi|35}}e la casa ove madre io divenni. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Deserta è Troia: o figli, la madre da voi si separa. O quanto il mio tormento, o quale il mio canto di doglia! Or nella nostra casa su lagrima lagrima stilla. Ma piú non versa pianto chi, spento, dimentica i crucci. </poem><noinclude></noinclude> e8mi3qjlqbpnsdd9wuo661bxd8j9rqs Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/157 108 945202 3894659 3889749 2026-09-04T15:24:38Z Candalua 1675 3894659 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" /></noinclude>{{FI |file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 157 crop).jpg |width = 100% |caption = }} <poem> {{Vc|{{Sc|coro}}{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|10}}}} ''Strofe'' Nell’isola d’api nutrice, re Telamóne, abitavi, in Salamina cinta dai flutti, dov’essa declive volgesi ai colli sacri là dove il germoglio da prima fece sbocciare Atena del glauco ulivo, ghirlanda celeste, ornamento d’Atene opulenta. Quindi movesti, movesti — col figlio d’Alcmèna, maestro dell’arco, per compier la gesta, distrugger la nostra città, allor che da l’Ellade tu prima partivi. ''Antistrofe I'' Quando ei, pei puledri crucciato, primo de l’Ellade il fiore condusse, e del Simèta fermò su le belle fluenti le navi solcatrici del mare, e le gómene strinse da poppa, e l’arco tolse che mai non falliva, per Laomedonte fatale, e i muri coi moduli estrutti di Febo, con la furia purpurea del fuoco abbatté. La terra di Troia, e le mura dardanie, con duplice cozzo due volte distrusse la lancia cruenta. </poem><noinclude><references/></noinclude> 9slur3en43ha7t58rw4w8eui7qnzzyu Le Troadi/Secondo episodio 0 945204 3894655 3889747 2026-09-04T15:23:26Z Candalua 1675 3894655 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=3 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Secondo episodio|prec=../Primo stasimo|succ=../Secondo stasimo}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="141" to="156" /> {{Sezione note}} fffntnkb1i35yqhijlmel5kdo1le9ns Le Troadi/Secondo stasimo 0 945205 3894661 3889753 2026-09-04T15:24:49Z Candalua 1675 3894661 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=3 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Secondo stasimo|prec=../Secondo episodio|succ=../Terzo episodio}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="157" to="158" /> {{Sezione note}} t9sm3oqfkvubb3den7g7gfkz0ll2hrl Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/159 108 945477 3894663 3889754 2026-09-04T15:25:20Z Candalua 1675 3894663 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" /></noinclude>{{FI |file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 159 crop).jpg |width = 100% |caption = }} <poem> {{Vc|{{Smaller|Giunge Menelao.}}}} {{Vc|{{Sc|menelao}}}} Quanto è, raggio del Sol, bello il tuo lume, oggi ch’io riaver la sposa mia, Elena, posso! Ch’io son Menelao da tanti mali travagliato; e questo è l’esercito achivo. E a Troia io venni, non, com’è fama, a causa d’una femmina, bensí d’un uomo, che rapí la sposa mia dalla reggia, ospite infido. Ora egli, come voller gli Dei, scontò la pena, egli e la sua città, caduta sotto le lance Ellène; e la Spartana{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|11}} a prendere io vengo qui: ché della donna il nome che fu mia sposa, non dirò. Fra l’altre prigioniere di Troia, in questa tenda ella or si trova. Quelli che patirono per riaverla, in guerra, or l’affidarono, ch’io l’uccidessi, a me: se pur non voglio ricondurmela in Argo, e non ucciderla. Ed io decisi che il destino d’Elena non si compiesse in Troia, e in terra d’Ellade </poem><noinclude><references/></noinclude> eifylqumuhz4p69g1xaeenwfn7rwwwj Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/165 108 945484 3894665 3889771 2026-09-04T15:26:04Z Candalua 1675 3894665 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''LE TROADI''|157|riga=2}}</noinclude><poem> Hai detto — e questa è poi troppo ridicola — che con mio figlio Cípride alla casa giunse di Menelao. Ché, non poteva, tranquilla in cielo rimanendo, te con tutta Amícla trasportare ad Ilio? Ma troppo insigne per bellezza fu mio figlio; e come lo vedesti, Cípride per te divenne la tua brama. Gli uomini ad Afrodite tutte quante addossano le follie proprie; e nelle prime sillabe{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|12}} del nome della Dea la follia suona. Come, lucente d’or, nelle sue vesti barbare t’apparí, folle di brama tu divenisti, ché vivevi in Argo povera vita; ma, lasciando Sparta per la città dei Frigi, ove dell’oro scorreano i fumi, di guazzar nel fasto certo credevi. A te, di Menelao la casa non bastò, per le sfacciate lascivie tue. Su via, dici che a forza il mio figliuolo ti rapí. Ma quale degli Spartani mai t’udí? Qual grido levasti? Eppure, il giovinetto Càstore viveva ancóra, e il suo gemello: ancóra non erano fra gli astri. E quando a Troia giungesti, e sulle tue traccie gli Argivi, ed era il cozzo di battaglia, quando a Menelao propizia era la sorte, tu lo esaltavi, per crucciar mio figlio, ché un insigne rivale in lui vedesse: quando i Troiani poi vinceano, nulla era piú Menelao. Solo badavi alla fortuna, in guisa tal, che sempre </poem><noinclude><references/></noinclude> cuqn6nk15wi8dedm0oni74boiffxwh7 3894669 3894665 2026-09-04T15:27:05Z Candalua 1675 3894669 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''LE TROADI''|157|riga=2}}</noinclude><poem> Hai detto — e questa è poi troppo ridicola — che con mio figlio Cípride alla casa giunse di Menelao. Ché, non poteva, tranquilla in cielo rimanendo, te con tutta Amícla trasportare ad Ilio? Ma troppo insigne per bellezza fu mio figlio; e come lo vedesti, Cípride per te divenne la tua brama. Gli uomini ad Afrodite tutte quante addossano le follie proprie; e nelle prime sillabe{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|12}} del nome della Dea la follia suona. Come, lucente d’or, nelle sue vesti barbare t’apparí, folle di brama tu divenisti, ché vivevi in Argo{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|13}} povera vita; ma, lasciando Sparta per la città dei Frigi, ove dell’oro scorreano i fumi, di guazzar nel fasto certo credevi. A te, di Menelao la casa non bastò, per le sfacciate lascivie tue. Su via, dici che a forza il mio figliuolo ti rapí. Ma quale degli Spartani mai t’udí? Qual grido levasti? Eppure, il giovinetto Càstore viveva ancóra, e il suo gemello: ancóra non erano fra gli astri. E quando a Troia giungesti, e sulle tue traccie gli Argivi, ed era il cozzo di battaglia, quando a Menelao propizia era la sorte, tu lo esaltavi, per crucciar mio figlio, ché un insigne rivale in lui vedesse: quando i Troiani poi vinceano, nulla era piú Menelao. Solo badavi alla fortuna, in guisa tal, che sempre </poem><noinclude><references/></noinclude> fti6bda78etomsphagrcyhj8cexjhn8 Le Troadi/Terzo episodio 0 945632 3894664 3889776 2026-09-04T15:25:31Z Candalua 1675 3894664 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=3 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Terzo episodio|prec=../Secondo stasimo|succ=../Terzo stasimo}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="159" to="168" /> {{Sezione note}} 9b60x8cwg7zzzv3dn1b08um1x5ywd3m Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/169 108 945708 3894672 3889778 2026-09-04T15:27:39Z Candalua 1675 3894672 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" /></noinclude>{{FI |file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 169 crop).jpg |width = 100% |caption = }} <poem> {{Vc|{{Sc|coro}}}} ''Strofe I'' Or cosí, Giove, il tempio d’Ilio, e l’are balsamiche hai tradite agli Achèi, e il fumo dell’eterea mirra, e le fiamme dei libami, e Pergamo, Pergamo, la città sacra, e gl’Idèi valloni, ombrati d’ellera, ove disciolte nevi erran di fiumi, e, santissima sede, il sommo vertice, ove prima del sole ardono i lumi. ''Antistrofe I'' Tutto è finito: e vittime, e feste, fra le tenebre notturne, ai Numi, e suono fausto di balli, e statue d’oro, e il rito santissimo di Frigia delle dodici lune.{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|14}} Incerta io sono, o Signor che nell’ètere abiti, incerta io son se la tua mente alla nostra città volgi, cui l’impeto ha divorata della vampa ardente. </poem><noinclude><references/></noinclude> s8jrx9090uc1e0b5z9gzqst4su98gn5 Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/170 108 945709 3894675 3889779 2026-09-04T15:28:22Z Candalua 1675 3894675 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|162|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> ''Strofe II'' O sposo, o diletto, né tumulo né lavacro tu avesti; ed or vagoli defunto; e una nave, con impeto alivolo, ad Argo prolifera di corsieri ne adduce, oltre il pelago, dove al cielo si levano pietre — di mura ciclopie, E in braccio alle madri, fra lagrime si lamenta una turba di pargoli. E geme la vergine: «Madre, ahimè, ché soletta mi strappano da te lunge gli Achei, con la furia dei remi, sul ceruleo naviglio, alla santissima Salamina, od all’istmio duplice eccelso vertice, dove, dicon, di Pèlope le soglie si dischiudono». ''Antistrofe II'' Deh, quando nel mezzo del pelago Menelao sarà giunto, del folgore il duplice sacro barbaglio in mezzo alla nave precipiti nell’Egeo, mentre me dalla patria servitú lagrimosa conduce — lontano nell’Ellade. Frattanto, nell’aureo specchio, di fanciulle delizia, la figlia di Zeus si vagheggia. Deh, la terra piú mai di Laconia non rivegga, né l’ara domestica, nella città di Pítane,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|15{{Sezione note}}}} </poem><noinclude><references/></noinclude> lum01eubxp48h5piowhhxyxltvtmfa9 3894676 3894675 2026-09-04T15:29:30Z Candalua 1675 3894676 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|162|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> ''Strofe II'' O sposo, o diletto, né tumulo né lavacro tu avesti; ed or vagoli defunto; e una nave, con impeto alivolo, ad Argo prolifera di corsieri ne adduce, oltre il pelago, dove al cielo si levano pietre — di mura ciclopie, E in braccio alle madri, fra lagrime si lamenta una turba di pargoli. E geme la vergine: «Madre, ahimè, ché soletta mi strappano da te lunge gli Achei, con la furia dei remi, sul ceruleo naviglio, alla santissima Salamina, od all’istmio duplice eccelso vertice, dove, dicon, di Pèlope le soglie si dischiudono». ''Antistrofe II'' Deh, quando nel mezzo del pelago Menelao sarà giunto, del folgore il duplice sacro barbaglio in mezzo alla nave precipiti nell’Egeo, mentre me dalla patria servitú lagrimosa conduce — lontano nell’Ellade. Frattanto, nell’aureo specchio, di fanciulle delizia, la figlia di Zeus si vagheggia. Deh, la terra piú mai di Laconia non rivegga, né l’ara domestica, nella città di Pítane,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280|15}} </poem><noinclude><references/></noinclude> 9iw8vyb03z7gyr2n6flyj7ve9v5vp0e Le Troadi/Terzo stasimo 0 945712 3894673 3889781 2026-09-04T15:27:50Z Candalua 1675 3894673 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=3 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Terzo stasimo|prec=../Terzo episodio|succ=../Esodo}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="169" to="171" /> {{Sezione note}} b7xt7mvcrfvrfdawse8wr7qafxdzybe Ecuba/Prologo 0 952022 3894685 3890354 2026-09-04T15:32:31Z Candalua 1675 3894685 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=3 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Prologo|prec=../Personaggi|succ=../Parodo}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="201" to="205" /> {{Sezione note}} 6yuxq98lb3sw2pqza10avtktr7uurk2 Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/204 108 952171 3894684 3634454 2026-09-04T15:32:21Z Candalua 1675 3894684 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Mimidellaboheme" />{{RigaIntestazione|196|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude>{{FI |file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 204 crop).jpg |width = 100% |caption = }} <poem> {{Vc|{{Smaller|Sempre sorretta dalle ancelle, Ecuba si avanza.}}}} {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Questa vecchia dinanzi alla tenda conducete, o fanciulle, reggete questa schiava, ora vostra compagna, o Troiane, ed un tempo regina. Prendete, portate, guidate, sollevate il mio corpo, stringendo la vecchia mia mano; ed al curvo baston di tua mano reggendomi, farò che piú svelto l’incesso proceda del tardo mio pie’. {{Vc|{{Smaller|Si ferma sul davanti della scena.}}}} O notte di tenebre, o folgore di Giove, perché da terribili notturne fantasime son tanto agitata? Deh, Terra venerabile, madre dei Sogni{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|1}} alinegri, lontana stia quella visione che in sogno m’apparve intorno al figlio mio che vive al sicuro fra i Traci, a Polissena diletta mia figlia: terribile essa era! </poem><noinclude><references/></noinclude> oku8vpn5b1uo5zp84v6xy8r43ycbokc Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/205 108 952172 3894686 3890353 2026-09-04T15:32:52Z Candalua 1675 3894686 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|197|riga=2}}</noinclude><poem> Sotterranei Numi, salvate mio figlio, ch’è l’àncora sola di mia casa, ed ora abita, all’ospite paterno affidato, nella Tracia coperta di neve. Qualche cosa di nuovo accadrà. E quelle che gemono avranno motivo di gemiti: mai non fu pel terrore il cuor mio cosí pieno di brividi. Dove piú vedrò l’anima d’Eleno{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|2}} divino, o Troiane, o Cassandra che i sogni mi spieghino? Vid’io gaietta cerva sgozzata dai denti d’un lupo dalle ginocchia mie strappata con furia crudele. E questo ancor piú mi sgomenta. Sulla vetta del tumulo apparve il fantasma d’Achille; e chiedeva che gli offrissero in dono qualcuna delle misere donne di Troia. Deh, lungi, deh, lungi dal capo di mia figlia, vi supplico, o Dèmoni, si sperda l’auspicio! </poem><noinclude><references/></noinclude> 2d3obxkazvc3qrpl74wm5vwwbbkn097 Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/206 108 953120 3894687 3890356 2026-09-04T15:33:35Z Candalua 1675 3894687 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" /></noinclude>{{FI |file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 206 crop).jpg |width = 100% |caption = }} <poem> {{Vc|{{Smaller|Entrano le prigioniere troiane che costituiscono il coro.}}}} {{Vc|{{Sc|coro}}}} A te, Ecuba, venni in gran fretta, del Signore lasciando la tenda, ove io fui sorteggiata, e condotta come schiava, quand’io fui scacciata dalle Ilíache mura, prigione degli Achivi, per forza di lancia, non per darti sollievo dei mali, ma perché d’un messaggio il gran peso m’assunsi, ond’io giungo, o Signora, di gran triboli aralda per te. A quello che narrano, fu deciso nel pieno consesso degli Achei che tua figlia{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|3}} per vittima fosse offerta ad Achille. Tu sai quand’egli, sul tumulo apparso, nell’oro dell’armi, le navi già pronte a solcare il mar, già premendo le vele su gli stragli, rattenne, gridando </poem><noinclude><references/></noinclude> j0br1vvdjt4siqysc8d0qev4bqsywp2 Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/207 108 953121 3894688 3890358 2026-09-04T15:34:06Z Candalua 1675 3894688 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|199|riga=2}}</noinclude><poem> cosí: «Dove mai veleggiate, o Dànai, privo d’offerta lasciando il mio tumulo?» E allor, fu tempesta fra gli Èlleni di gravi parole; e s’urtavano due pareri diversi: ché questi credevan che offrire la vittima convenisse, e quegli altri negavano. E zelava il tuo bene Agamènnone, per l’amor che lo stringe alla Mènade profetica.{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|4}} Invece i due figli di Tèseo, rampolli d’Atene facean due discorsi diversi. Però convenivano in questo: che di giovine sangue era d’uopo ghirlandar del Pelíde la tomba, né l’amor di Cassandra dovesse prevaler su la lancia d’Achille. E il fervor degli opposti discorsi pressoché si agguagliava, sin quando il figliuol di Laerte, il volpino demagogo dal labbro mellifluo, convinse l’esercito che mal convenía, per pietà d’una schiava, il migliore dei Dànai rinnegare, sicché, dei defunti qualcuno, giungendo a Persèfone, dicesse che i Dànai, partendo dal suolo di Troia, dei Dànai dimentichi furon che morte trovaron pugnando per gli Èlleni. E tra poco qui Ulisse a strappare verrà dal tuo seno, </poem><noinclude><references/></noinclude> 9qxpencpmjvhf5ybpz5qezccr89e18o 3894689 3894688 2026-09-04T15:34:33Z Candalua 1675 3894689 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|199|riga=2}}</noinclude><poem> cosí: «Dove mai veleggiate, o Dànai, privo d’offerta lasciando il mio tumulo?» E allor, fu tempesta fra gli Èlleni di gravi parole; e s’urtavano due pareri diversi: ché questi credevan che offrire la vittima convenisse, e quegli altri negavano. E zelava il tuo bene Agamènnone, per l’amor che lo stringe alla Mènade profetica.{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|4}} Invece i due figli di Tèseo,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|5}} rampolli d’Atene facean due discorsi diversi. Però convenivano in questo: che di giovine sangue era d’uopo ghirlandar del Pelíde la tomba, né l’amor di Cassandra dovesse prevaler su la lancia d’Achille. E il fervor degli opposti discorsi pressoché si agguagliava, sin quando il figliuol di Laerte, il volpino demagogo dal labbro mellifluo, convinse l’esercito che mal convenía, per pietà d’una schiava, il migliore dei Dànai rinnegare, sicché, dei defunti qualcuno, giungendo a Persèfone, dicesse che i Dànai, partendo dal suolo di Troia, dei Dànai dimentichi furon che morte trovaron pugnando per gli Èlleni. E tra poco qui Ulisse a strappare verrà dal tuo seno, </poem><noinclude><references/></noinclude> 93lquwhokdvglw2dxpfepbh7dva7aft Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/212 108 953126 3894690 3890366 2026-09-04T15:35:25Z Candalua 1675 3894690 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|204|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> il figliuolo d’Achille. Or sai che cosa tu devi fare? Non lasciar che a forza ti debbano strappar, né meco a zuffa venir di mani: alla tua poca forza e al mal che incombe sopra te rifletti. Fare senno conviene anche fra i mali. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Ahimè Giunto è, mi sembra, il gran cimento, colmo di lagni, e non scevro di gemiti: ch’io non morii quando morir dovevo, né mi distrusse Giove, e mi risparmia perché, tapina, io veda altri malanni dei trascorsi maggiori. E s’è pur lecito che volga un servo ai liberi domande che non rechino cruccio, e il cuor non mordano, tu risponder dovresti, ed ascoltarti io che tali domande a te rivolsi. {{Vc|{{Sc|ulisse}}}} Chiedi: un istante ben voglio concederti. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Ricordi allor ch’esploratore ad Ilio{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|6}} venisti, brutto nelle vesti sordide, e giú dagli occhi lagrime di sangue a bagnare le tue guance stillavano? {{Vc|{{Sc|ulisse}}}} Sí; ma ricordo me ne resta appena. </poem><noinclude><references/></noinclude> isnsko0wiv902otl8ztk0chx0o1omwe Ecuba/Primo episodio 0 953142 3894691 3800723 2026-09-04T15:35:38Z Candalua 1675 3894691 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=29 dicembre 2024|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Primo episodio|prec=../Parodo|succ=../Primo stasimo}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="206" to="224" /> {{Sezione note}} 2ehf529d9carh0j8bu3vabziwthzc8v Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/225 108 953209 3894692 3894472 2026-09-04T15:36:12Z Candalua 1675 3894692 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" /></noinclude>{{FI |file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 225 crop).jpg |width = 100% |caption = }} <poem> {{Vc|{{Sc|coro}}}} ''Strofe'' Vento del mare, vento che le rapide navi che il ponto solcano sopra le gonfie spingi acque del pelago, dove addurrai me misera? Chi sarà l’uomo a cui serva sarò, poi che venduta fui? A un porto forse della doria sponda, o a Ftia, dove l’Apídano,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|7}} che padre è, come narrano, di bellissime linfe, i campi inonda? ''Antistrofe I'' O col remeggio che percòte i vortici sarò condotta a vivere misera vita, a servitú, nell’isola ove la primigenia palma, ed il sacro alloro offrirono a Latona i rami loro, onde il parto divino s’adornò? E con le delie vergini, della divina Artèmide l’auree bende e l’arco esalterò? </poem><noinclude><references/></noinclude> ctilp8s27vlr4zsdsqvhqwsr6m5z9ly 3894702 3894692 2026-09-04T15:39:00Z Candalua 1675 3894702 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" /></noinclude>{{FI |file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 225 crop).jpg |width = 100% |caption = }} <poem> {{Vc|{{Sc|coro}}}} ''Strofe'' Vento del mare, vento che le rapide navi che il ponto solcano sopra le gonfie spingi acque del pelago, dove addurrai me misera? Chi sarà l’uomo a cui serva sarò, poi che venduta fui? A un porto forse della doria sponda, o a Ftia, dove l’Apídano,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|7}} che padre è, come narrano, di bellissime linfe, i campi inonda? ''Antistrofe I'' O col remeggio che percòte i vortici sarò condotta a vivere misera vita, a servitú, nell’isola{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|8}} ove la primigenia palma, ed il sacro alloro offrirono a Latona i rami loro, onde il parto divino s’adornò? E con le delie vergini, della divina Artèmide l’auree bende e l’arco esalterò? </poem><noinclude><references/></noinclude> 5c1syfp5le4puf6drugssj05baxcjw6 Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/229 108 953214 3894495 3446411 2026-09-04T12:25:51Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894495 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|221|riga=2}}</noinclude><poem> T’hanno strappata dalla madre, e t’hanno uccisa, o figlia; ed io, per la tua parte orba sono di figli. O me tapina! E come a morte la poneste? Forse con riverenza? Oppur con vïolenza, quasi nemica l’uccideste, o vecchio? Cose ingrate dirai: pure favella. {{Vc|{{Sc|taltibio}}}} Donna, tu vuoi che a doppio io versi lagrime per la pietà della tua figlia: ch’ora queste pupille bagnerò, narrandoti quella sciagura, e piansi presso al tumulo quando morí. Presente era la turba dell’esercito acheo tutta, raccolta al sepolcro dinanzi, ove immolata cader dovea la tua fanciulla. E il figlio d’Achille per la man prese, e recò sul tumulo alto Polissena; ed io gli ero vicino. E giovinetti illustri seguían, prescelti fra gli Achivi, pronti i sobbalzi a frenar della fanciulla. E preso un aureo calice ricolmo, il figliuolo d’Achille, a sommo il braccio lo sollevò, per offerire al morto padre le libagioni. E a me fe’ segno che silenzio bandissi agli Achei tutti. Ed io, sui pie’ sursi fra lor, gridai: «Tacete, Achei, taccia la turba tutta, state muti, silenzio!» — E nella turba alito piú non corse. E quegli disse: </poem><noinclude><references/></noinclude> 0g4d3e4z3jlezmq9r63233weg7ql213 Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/230 108 953269 3894496 3446548 2026-09-04T12:26:50Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894496 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|222|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> «O di Pelèo figliuolo, o padre mio, queste libagïoni incantatrici da me gradisci, che i defunti attraggono. Vieni, ché tu l’immacolato negro sangue possa libar di questa vergine, che l’esercito ed io doniamo a te. Sii benigno con noi, fa’ tu che sciogliere possiam le poppe, l’ancore, le gómene, e che torniam dal suol d’Ilio alla patria, avendo in sorte un prospero ritorno». Parlò cosí, tutto pregò l’esercito. Per l’elsa indi impugnò l’aurëa spada, dalla guaina fuor la trasse, e segno fece ai prescelti degli Argivi che prendesser la fanciulla. Ed essa, come se ne avvide, cosí mosse la voce: «Voi che la mia città struggeste, Argivi, di buon grado io morrò: nessun mi tocchi, senza tremar la mia gola offrirò: libera, in nome degli Dei, lasciatemi a morte andar, sí ch’io libera muoia: onta sarebbe a me fra i morti schiava essere chiamata: ché regina io sono». Il popolo levò grida di plauso. E Agamènnone, il sire, impose ai giovani che la fanciulla libera lasciassero. Ed essa, udito dei signori l’ordine, al sommo della spalla il peplo prese, e sino a mezzo il fianco lo strappò, vicino all’umbilico; e il petto e il seno bellissimi mostrò, come di statua. Ed il ginocchio al suol chinato, disse parole piene di coraggio. «Vedi, </poem><noinclude><references/></noinclude> 8brjgkafd18d2h7iy6bxf2q8249nksz Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/231 108 953270 3894537 3446549 2026-09-04T14:27:42Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894537 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|223|riga=2}}</noinclude><poem> se questo seno vuoi colpire, giovine, colpiscilo: se vuoi questa mia gola, ecco offerta la gola». Ed ei, volendo e non volendo insiem, per la pietà della fanciulla, del respiro infine le vie recise con la spada; e rivoli ne sgorgarono. Ed ella, anche morendo, gran riguardo a cader compostamente ebbe, e celò quanto celare agli occhi degli uomini conviene. E poi ch’emise, per la piaga mortal, l’ultimo anelito, diverso ufficio ebbero ognun gli Argivi. Alcuni d’essi, con le mani frondi spargean sulla defunta: altri, recando ceppi di pino, alzavano una pira, e chi nulla recava, udia rampogne da chi recava: «Te ne stai cosí a mani vuote, o sciagurato, e peplo non rechi, o fregio alcuno a questa giovine? Nulla doni a costei, ch’ebbe magnanimo spirito, e grande cuor?» Questo dicevano della tua figlia morta. Onde a me tu sembri la donna avventurata piú d’ogni altra, pei tuoi figli, e la piú misera. {{Vc|{{Sc|coro}}}} Pei Priamídi e per la mia città, il Destino divampa in doglie orribili. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Ignoro a qual di tanti mal che premono debba, o figlia, affissarmi. Ove all’un d’essi </poem><noinclude><references/></noinclude> 0hac0b3itmwa0lnx5x55wgflyx2hx9l Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/232 108 953271 3894538 3446554 2026-09-04T14:28:36Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894538 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|224|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> m’appigli, un altro nol consente, e súbito un nuovo affanno mi distoglie, e mali fa succedere a mali. Ed or, non posso cancellar dalla mente il tuo martirio, cosí ch’io non lo pianga; eppur, la nobile tua fin, vieta del duolo a me l’eccesso. Strana cosa non è? Quando una terra sterile, arrisa è dai favor’ del cielo, colma la spiga germina, e la fertile, defraudata dei favori debiti, cattivo arreca il frutto. Invece il tristo fra gli uomini, altro mai non è che tristo, e il buono buono, e non corrompe l’indole per le sciagure, e onesto ognor si serba. E la causa qual n’è? Forse i parenti, o l’educazion? Questa, se buona, insegna il bene; e chi conosce il bene, anche conosce il mal, ché lo misura col modulo del bene. Ah, ma che invano saetta l’arco di mia mente! {{Vc|{{Smaller|a Taltibio.}}}} {{Spazi|60}}Or tu muovi, e agli Argivi imponi ciò: che niuno tocchi la mia figliuola, e che la folla tengan lungi da lei. Ché non conosce freno la turba d’un immenso esercito, e piú trista del fuoco è la licenza della gente di mare; e chi non fa male, è un dappoco. {{Vc|{{Smaller|Taltibio esce.<br />Ecuba si rivolge ad un’ancella.}}}} </poem><noinclude><references/></noinclude> j6gb6rmn93i7d2tc5748kio6dydh1a0 Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/233 108 953272 3894539 3446557 2026-09-04T14:31:21Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894539 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|225|riga=2}}</noinclude><poem> {{Spazi|45}}Or tu prendi una brocca, o vecchia ancella, e attingi e porta qui acqua di mar, ch’io la mia figlia, sposa e non sposa, fanciulla e non fanciulla, con gli estremi lavacri asperga, e come n’è degna, esponga. Ahimè, come n’è degna non posso: come mi sarà possibile. Che devo far? Qualche ornamento ad una delle captive chiederò, che stanno dinanzi a queste tende, a me vicine, se dalla propria casa alcuna ai nuovi padroni alcuna cosa abbia sottratta. O della reggia mia parvenza, o case un dí felici, e tu che un giorno avevi tante ricchezze e tante meraviglie, e tanti figli, o Priamo; oh me di pargoli antica madre, come ora piú nulla non siamo, privi dell’antico orgoglio! E c’è fra noi chi superbisce ancora, questi perché chiude ricchezze in casa, quegli perché segno d’onore è fatto tra i cittadini. E tutto è nulla, e vani gli accorgimenti, del pensiero, e i vanti son della lingua. Il piú felice è l’uomo che giunge senza alcun malanno a sera. {{Vc|{{Smaller|Entra nella tenda.}}}} </poem> {{FI |file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 46 crop).jpg |width = 70% |caption = }}<noinclude><references/></noinclude> lqrvlvczdpltn4i02runz2vc0evrp53 Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/234 108 953275 3894540 3446569 2026-09-04T14:32:00Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894540 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" /></noinclude>{{FI |file = Tragedie_di_Euripide_(Romagnoli)_VI-0048.png |width = 100% |caption = }} <poem> {{Vc|{{Sc|coro}}}} ''Strofe'' La mia sorte funesta principio ebbe, il mio lutto, quando gli abeti dell’idèa foresta Alessandro abbatté prima, e del pelago spinse le navi sopra il gonfio flutto, verso il talamo d’Elena, la piú bella fra quante donne contempla il sole aureo fiammante. ''Antistrofe'' Ché duolo, e d’ogni duolo un destin piú fatale volgon lor giro. La follia d’un solo tutta una gente, del Simèto ai margini, travolge a rovinoso ultimo male. La gara, onde giudizio diede fra i picchi idèi un pastor, sopra tre figlie di Dei, ''Epodo'' fu con la lancia, con lo sterminio decisa, e il crollo dei tetti miei. </poem><noinclude><references/></noinclude> ogmv258jc5yzf783vt8c4nns1aw1oh4 Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/235 108 953276 3894542 3446573 2026-09-04T14:34:36Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894542 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|227|riga=2}}</noinclude><poem> Ma pure, qualche lacona vergine lunghessi i fluidi rivi d’Eurota bagna le ciglia, piú d’una madre sopra la candida fronte la mano batte, la gota lania, nei solchi l’unghia invermiglia. </poem> {{FI |file = Tragedie_di_Euripide_(Romagnoli)_V-0107.png |width = 70% |caption = }}<noinclude><references/></noinclude> j1knp4d89vceiq4dvx80sbusm61wayx Ecuba/Primo stasimo 0 953277 3894565 3800724 2026-09-04T14:49:45Z Candalua 1675 Porto il SAL a SAL 100% 3894565 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=4 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Primo stasimo|prec=../Primo episodio|succ=../Secondo episodio}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="225" to="226" /> 45lbomwgyorpw8w51uw8ujiqt8xjlfm 3894694 3894565 2026-09-04T15:36:24Z Candalua 1675 3894694 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=4 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Primo stasimo|prec=../Primo episodio|succ=../Secondo episodio}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="225" to="226" /> {{Sezione note}} f251lg720dybyfj3iindqrf256m83hb Ecuba/Secondo episodio 0 953278 3894566 3800728 2026-09-04T14:49:53Z Candalua 1675 Porto il SAL a SAL 100% 3894566 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=4 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Secondo episodio|prec=../Primo stasimo|succ=../Secondo stasimo}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="227" to="233" /> 6iciur212u7xl6bof3dq2st2qin1asg Ecuba/Secondo stasimo 0 953279 3894567 3800729 2026-09-04T14:49:59Z Candalua 1675 Porto il SAL a SAL 100% 3894567 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=4 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Secondo stasimo|prec=../Secondo episodio|succ=../Terzo episodio}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="234" to="235" /> hksydpqu4qo1su47zbv1i1l7qkf2ie7 Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/236 108 953872 3894543 3447948 2026-09-04T14:35:05Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894543 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" /></noinclude>{{FI |file = Tragedie di Sofocle (Romagnoli) III-0006.png |width = 100% |caption = }} <poem> {{Vc|{{Smaller|L’ancella che era stata incaricata di cercar l’acqua per la salma di Polissena, giunge recando un cadavere nascosto in un mantello.}}}} {{Vc|{{Sc|ancella}}}} O donne, Ecuba ov’è, l’infelicissima, che di sciagure ogni altro uomo, ogni donna supera? Niun le rapirà tal serto. {{Vc|{{Sc|coro}}}} Ah sciagurata, che sinistre grida! Mai non han fine i tuoi messaggi lugubri? {{Vc|{{Sc|ancella}}}} Questo cruccio ti reco, Ecuba: facile non è muti restar nelle sciagure! {{Vc|{{Sc|coro}}}} Eccola: dalla tenda il passo avanza. A udir le tue parole, in punto giunge. </poem><noinclude><references/></noinclude> qve1isu2l1q8ln50vsm49twvs9a4yp4 Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/237 108 953873 3894544 3447953 2026-09-04T14:35:37Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894544 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|229|riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|ancella}}}} O in tutto piú ch’io non so dire misera, sei perduta, o regina; e luce vedi e non sei piú: non hai sposo né figlio né patria: sei d’ogni sciagura al fondo. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Nuove cose non dici, e mali enumeri ben noti a me. Ma perché mai qui giungi e rechi a me di Polissena il corpo? Detto mi fu che tutti si apprestavano con gran zelo gli Achivi a seppellirla. {{Vc|{{Sc|ancella}}}} Tutto ella ignora, e Polissena piange, né conosce le sue nuove sciagure. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Ahimè tapina! Di Cassandra forse la profetica salma a me tu rechi? {{Vc|{{Sc|ancella}}}} Di chi vive favelli, e questo morto non gemi. Guarda questo ignoto corpo: nuovo infausto prodigio a te non sembra? {{Vc|{{Smaller|Scuopre il cadavere, che è quello del fanciullo Polidoro.}}}} </poem><noinclude><references/></noinclude> t0druorsbzbyl2n43ulqe5bm3flmwtk Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/238 108 953874 3894545 3447952 2026-09-04T14:36:24Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894545 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|230|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Ahimè, che spento Polidoro io veggo, il figlio mio, che il re di Tracia aveva nella sua reggia in sua custodia! Misera me, son perduta! Nulla io sono piú. {{Vc|{{Smaller|La sua declamazione lamentosa diviene canto.}}}} O figlio, figlio mio! L’inno deliro io gemo: or or le offese conobbi del Dèmone che non conosce oblio. {{Vc|{{Sc|ancella}}}} Di Paride la colpa or vedi, o misera! {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Nuove incredibili nuove incredibili calamità io veggo: l’una dall’altra nasce; senza lagrime senza ambasce mai verun giorno per me passerà. {{Vc|{{Sc|coro}}}} Orrendi orrendi guai soffriamo, o misera. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} O figlio figlio di madre misera, qual morte ti colpí, </poem><noinclude><references/></noinclude> 7f0ruy6obl9olneap5rgpvb4h56vllf Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/239 108 953875 3894546 3447956 2026-09-04T14:37:22Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894546 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|231|riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} di quale fato vittima giaci? Per man di chi? {{Vc|{{Sc|ancella}}}} Non so: sopra la spiaggia io lo rinvenni. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Dal mar gittato sulla liscia sabbia oppur da lancia che trafitto l’abbia? {{Vc|{{Sc|ancella}}}} Del mar l’avea sospinto il flutto gonfio. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Ahimè, ahimè! Ora la visione m’è chiara, che al mio ciglio notturna apparve: chiara la fantasima cinta di negre piume io vidi; e tu, mio figlio, piú non vedevi lume. {{Vc|{{Sc|coro}}}} Sai chi l’uccise, poi che i sogni interpreti? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} L’ospite nostro, l’ospite, il re dei cavalieri traci: a nasconderlo a lui l’annoso padre lo die’. </poem><noinclude><references/></noinclude> drx9o5puxlgnmorlyxa8m6dxpg98s2l Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/240 108 953876 3894547 3447959 2026-09-04T14:38:19Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894547 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|232|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|coro}}}} Ahimè, che dici? Ucciso l’ha per lucro? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Indicibile infamia, inesprimibile, che supera ogni orrore, insopportabile, empia. Ove la giustizia è piú degli ospiti? Oh, maledetto fra tutti! Percosso tu l’hai col ferro affilato, le tenere membra hai recise a brani, né d’un fanciullo a pietà ti sei mosso. {{Vc|{{Sc|coro}}}} Come un Dèmone avverso, o sciagurata, te, d’ogni altra mortale assai piú misera, rendea! Ma giunger qui veggo Agamènnone, il signor. D’ora in poi si taccia, o amiche. {{Vc|{{Smaller|Entra Agamennone.}}}} {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Ecuba, a che la figlia tua nel tumulo indugi a seppellir? Venne Taltibio a dirmi ciò, che la tua figlia niuno toccar dovesse degli Argivi; e noi l’abbiam lasciata lí, né la tocchiamo. Ma tu tardi, sí ch’io ne meraviglio, e per mandarti lí giungo, ché tutto bene disposto è là, se in tanto misera sorte, parlar si può di bene. {{Vc|{{Smaller|Scorge il cadavere di Polidoro.}}}} </poem><noinclude><references/></noinclude> bdwjc6zmmlkffo1btpsqzt7fa1t72wa Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/241 108 953877 3894548 3447960 2026-09-04T14:39:17Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894548 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|233|riga=2}}</noinclude><poem> {{Spazi|60}}O via, qual dei Troiani è questi mai, che spento veggo alla tenda presso? Non annuncia certo un Argivo, il peplo ch’egli indossa. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} {{Vc|{{Smaller|Rimane prostrata sul cadavere di Polidoro, e durante le domande di Agamènnone séguita a parlare fra sé, non dando alcun segno di essersi accorta della presenza del sovrano.}}}} Misera — ch’io mi volgo a me, volgendomi, Ecuba, a te — che debbo fare? Taccio, oppur cado ai ginocchi d’Agamènnone? {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Perché la schiena a me tu volgi, e lagrimi, e nulla dir mi vuoi? Costui chi è? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Cruccio a cruccio apporrò, se mi respinge da sé, schiava e nemica reputandomi. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Indovino io non son, sí che la via dei tuoi pensier’, se tu non parli, io scopra. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Forse piú che non sia giudico infesto il cuore suo? Non tanto m’odia, forse. </poem><noinclude><references/></noinclude> 84b4o2fwstto71kt4ju36zxz71v3pdq Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/242 108 953878 3894549 3447962 2026-09-04T14:39:51Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894549 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|234|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Se di ciò nulla dir mi vuoi, t’accordi bene con me: ché nulla udire io bramo. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Senza costui, di me né dei miei figli trarre vendetta non potrei. Che indugio? Conviene ardire, ch’io riesca, o no. {{Vc|{{Smaller|Alza il capo e tende supplice le braccia verso Agamennone.}}}} Per le ginocchia tue, per la tua guancia, per la tua giusta mano io ti scongiuro! {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Che cosa brami? Che tu possa libera la tua vita condurre? È cosa facile. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} No, no! Se mai vendetta avrò degli empî, schiava tutta la vita eleggo vivere. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} E a che mi chiami? Qual soccorso invochi? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Nulla di quanto, o re, supponi. Vedi questa salma su cui lagrime verso. </poem><noinclude><references/></noinclude> lh7l4tr5cl05y1jsts5w5nlgr9ajtmi Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/243 108 953879 3894550 3447963 2026-09-04T14:40:16Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894550 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|235|riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Veggo, ma ignoro a che tu miri, o donna. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Costui portai nel grembo, e a luce il diedi. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Uno è costui dei tuoi figliuoli, o misera? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Sí, non di quelli che sotto Ilio caddero. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Oltre quelli ne avesti, o donna, un altro? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} L’ebbi, costui che vedi; e invano l’ebbi. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Dov’era, quando la città fu presa? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} La sua vita a salvar, l’inviò Priamo. </poem><noinclude><references/></noinclude> slbzxpt0ynfr06evo8crst476r8ycu7 Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/244 108 953880 3894551 3447964 2026-09-04T14:40:38Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894551 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|236|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Dove, lui sol, dagli altri figli lungi? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} In questa terra, ove caduto è spento. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} All’uom ch’è qui sovrano, a Polimèstore? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} A lui, di molto infausto oro custode. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} E qual fu la sua sorte? E chi l’uccise? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Chi altri se non lui? L’ospite tracio. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Ah, malvagio! Usurpar l’oro bramò! {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Quando dei Frigi udí la fine, appunto. </poem><noinclude><references/></noinclude> ddrxl8uf0n0csm5fmc99tf4485wncsz Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/245 108 953881 3894552 3447965 2026-09-04T14:41:04Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894552 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|237|riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Tu lo trovasti, o alcun recò la salma? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Costei, che la trovò sopra la spiaggia. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} E lo cercava, o intenta era ad altra opera? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Per Polissena linfa iva ad attingere. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} L’uccise, dunque, in mar lo gittò l’ospite? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Dilacerato, alla balía dell’onde. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} O smisurati tuoi travagli! O misera! {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Ogni pena ho sofferto, e son perduta. </poem><noinclude><references/></noinclude> hyvqlysin0vvz7lir5a2p2qgj5zenwk Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/246 108 953882 3894553 3447966 2026-09-04T14:42:06Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894553 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|238|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Ahi ahi! Qual donna fu tanto infelice? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Niuna, se pure la Sventura stessa dir tu non voglia. Odi or perché mi prostro supplice ai tuoi ginocchi; e se a te sembra che giusto sia che tale pena io soffra, io mi rassegno; ma se no, divieni vendicatore mio, tu, contro un uomo ospite mio, d’ogni altro uomo piú empio, che, senza aver dei Numi di sotterra né dei Celesti riverenza, un’opera compie’ d’ogni altra piú nefanda; e spesso partecipata la mia mensa aveva, e degli amici primo era nel novero per l’ospitalità. Ma poi che ottenne quanto voleva, e si credé sicuro, lo uccise; e poi che spento fu, di tomba non lo degnò, ma lo gittò nel pelago. E schiave ora noi siam, senza potere; ma potere i Celesti hanno, e la Legge che fin su loro dòmina, per cui ai Celesti abbiam fede, e nella vita poniam confine tra l’ingiusto e il giusto. Ora, se questa legge in te rimessa violata sarà, se non dovranno pagare il fio quelli che uccidon gli ospiti, oppur le cose sacre manomettono, niuna giustizia sarà piú fra gli uomini. </poem><noinclude><references/></noinclude> bb69s7vfn1im973xf4gysl5vq85l1nu Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/247 108 953883 3894554 3447968 2026-09-04T14:45:05Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894554 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|239|riga=2}}</noinclude><poem> Vituperoso ciò reputa, ed abbi di me riguardo, abbi pietà. Da lungi guardami, a guisa di pittor, considera che mali io soffro. Fui regina un giorno, ed or sono tua schiava: ebbi figliuoli belli, ed or vecchia sono, e senza figli, senza città, reietta, la piú misera d’ogni mortale..... Ahimè tapina! Dove ritraggi il pie’? Nulla otterrò, lo vedo. Misera me! Perché con tanta pena noi mortali studiam l’altre scienze, come pure convien, con tanta brama, e Suada, che pur sola regina è dei mortali, non poniamo affatto di zelo piú, per impararla a fondo, la mercede sborsando? Eppur con essa convincere si può, ciò che si brama conseguire si può. Or di buon esito quale speranza avere io posso? I figli sopravvissuti piú non sono: io stessa parto, a servaggio d’ignominia: il fumo veggo dalla città balzare. E forse a un punto vano del discorso io giungo se a Cípride ricorro, e pur favello. Al fianco tuo la figlia mia fatidica giace, che i Frigi chiamano Cassandra. Mostrar come potrai riconoscenza delle dolci vigilie, e quali grazie dai carissimi amplessi, e dal tuo talamo riscuoterà mia figlia, ed io da lei? Somma nel cuore all’uom la gratitudine dalle tenebre nasce, e dai notturni gaudî amorosi. Or dammi ascolto. Vedi </poem><noinclude><references/></noinclude> oqfjymfehncfv5os9lksr67obzvgec4 Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/248 108 953884 3894555 3447970 2026-09-04T14:45:51Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894555 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|240|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> tu questo morto? Se per lui t’adoperi, lo fai per tuo cognato. Una parola sola soggiungo. Oh, se favella avessero le mie braccia, le mani, i miei capelli, l’orma dei piedi, per l’arte di Dèdalo e d’alcuno dei Numi, e si stringessero tutti a un tempo, piangendo, ai tuoi ginocchi, e preci d’ogni specie a te volgessero! O re, luce degli Èlleni suprema, commuoviti, la man vendicatrice a questa vecchia porgi, anche se a nulla essa è ridotta, fallo. Un uom dabbene deve servire la giustizia, e infliggere castigo, sempre e in ogni luogo, ai tristi. {{Vc|{{Sc|coro}}}} È strano! Cosa non si dà fra gli uomini che non possa avvenir. Segnano varie necessità le varie leggi, e amici rendon fra loro quei che nimicissimi erano, e ostili quei che già si amavano. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Io pietà di te sento, e di tuo figlio, Ecuba, della tua misera sorte, della supplice mano; e quanto chiedi voglio accordarti, per riguardo ai Numi, alla giustizia. Deh, potessi a te far cosa grata, senza che all’esercito sembrasse ch’io dei Traci al re tramata per amor di Cassandra abbia la morte! </poem><noinclude><references/></noinclude> pgsz71fcjy5lafpk4txz4phfr92y5ev Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/249 108 953885 3894557 3447971 2026-09-04T14:46:35Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894557 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|241|riga=2}}</noinclude><poem> Ché un punto c’è, che l’anima mi turba: quest’uomo amico reputa l’esercito, e nemico il defunto: esso t’è caro, ma tale amore è nel tuo cuore, in quello dell’esercito no. Perciò rifletti: volonteroso tu m’avrai, partecipe del tuo dolore, e pronto al tuo soccorso; ma tardo, ove gli Achei m’infliggan biasimo. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Ahimè! Fra i mortali nessun c’è che sia libero. Uno della ricchezza e un altro è servo della fortuna; e dalla turba questo dei cittadini è trattenuto, e quello dalle leggi sancite, e agir secondo l’indole sua non può. Ma poi che temi ed alla turba oltre il dovuto indulgi, io di questo terror ti farò libero. Basta, se contro l’uccisor del figlio mio qualche male tramerò, che tu connivente a me sia, non che m’aiuti. Ché, se tumulto poi nasca, e al soccorso dell’uom di Tracia, quando ei patirà quello che patirà, corron gli Achivi, frenali tu, senza parer che sia per far cosa a me grata. A tutto il resto — fa cuore — ordine porre io ben saprò. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} E come? Che farai? Forse la spada con la vetusta man stretta, a quel barbaro </poem><noinclude><references/></noinclude> 1jum7ts9mhhkq9igfdkzeg3t58sin9z Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/250 108 953886 3894558 3447973 2026-09-04T14:46:57Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894558 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|242|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> infliggerai la morte? Oppur coi tossici? Con alcun che t’assiste? E chi man forte ti darà? Dove troverai gli amici? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Questa tenda rinchiude assai troiane. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Le schiave, dici tu, preda degli Elleni? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Con queste l’assassino io punirò. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Come mai donne vinceranno gli uomini? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Può molto, e piú congiunto a frode, il numero. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Certo; ma poca stima ho delle femmine. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} E perché? Donne forse non uccisero d’Egitto i figli, e spopolata d’uomini </poem><noinclude><references/></noinclude> 2trqoanv8cclm2o86cjjlutfirxb2kb 3894705 3894558 2026-09-04T15:39:43Z Candalua 1675 3894705 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|242|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> infliggerai la morte? Oppur coi tossici? Con alcun che t’assiste? E chi man forte ti darà? Dove troverai gli amici? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Questa tenda rinchiude assai troiane. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Le schiave, dici tu, preda degli Elleni? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Con queste l’assassino io punirò. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Come mai donne vinceranno gli uomini? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Può molto, e piú congiunto a frode, il numero. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Certo; ma poca stima ho delle femmine. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} E perché? Donne forse non uccisero d’Egitto i figli,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|9}} e spopolata d’uomini </poem><noinclude><references/></noinclude> icxzccc6gi1tputbl0t2o3mgpexigt2 Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/251 108 953887 3894561 3447975 2026-09-04T14:47:41Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894561 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}''|243|riga=2}}</noinclude><poem> tutta non reser l’isola di Lenno? Ma facciamo cosí: la tua promessa tu non disdire, e fa’ che quest’ancella sicuramente fra le schiere passi. {{Vc|{{Smaller|Si volge all’ancella.}}}} E tu, récati all’ospite di Tracia, e di’: «Colei che fu regina d’Ilio, Ecuba, a sé, pel bene tuo, non meno che per il suo ti chiama; e i figli tuoi con te: ché i suoi discorsi anche i tuoi figli devono udire». {{Vc|{{Smaller|Ad Agamènnone.}}}} {{Spazi|35}}E tu, fa’ che s’indugino di Polissena i funerali, o re, sinché l’un presso all’altro, i due fratelli, duplice cura della madre, bruci sola una fiamma, e nella terra scendano. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Sarà fatto cosí. Ché, se potesse l’esercito salpare, io non potrei questa grazia accordarti. Adesso, invece, il Dio non spira aura benigna, e inerti forza è restare e che s’attenda il vento. Vada or tutto pel meglio. A tutti giova, a ciascun uomo, alla città, che al tristo tocchino i mali, ed agli onesti il bene. {{Vc|{{Smaller|Parte.}}}} </poem><noinclude><references/></noinclude> 6pvobzg9b9zcthhxlp6k19qj6zh4bur 3894707 3894561 2026-09-04T15:40:17Z Candalua 1675 3894707 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}''|243|riga=2}}</noinclude><poem> tutta non reser l’isola di Lenno?{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|10}} Ma facciamo cosí: la tua promessa tu non disdire, e fa’ che quest’ancella sicuramente fra le schiere passi. {{Vc|{{Smaller|Si volge all’ancella.}}}} E tu, récati all’ospite di Tracia, e di’: «Colei che fu regina d’Ilio, Ecuba, a sé, pel bene tuo, non meno che per il suo ti chiama; e i figli tuoi con te: ché i suoi discorsi anche i tuoi figli devono udire». {{Vc|{{Smaller|Ad Agamènnone.}}}} {{Spazi|35}}E tu, fa’ che s’indugino di Polissena i funerali, o re, sinché l’un presso all’altro, i due fratelli, duplice cura della madre, bruci sola una fiamma, e nella terra scendano. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Sarà fatto cosí. Ché, se potesse l’esercito salpare, io non potrei questa grazia accordarti. Adesso, invece, il Dio non spira aura benigna, e inerti forza è restare e che s’attenda il vento. Vada or tutto pel meglio. A tutti giova, a ciascun uomo, alla città, che al tristo tocchino i mali, ed agli onesti il bene. {{Vc|{{Smaller|Parte.}}}} </poem><noinclude><references/></noinclude> 1fhmzb5ofblblsg4mkku4tgr2sfdupr Ecuba/Terzo episodio 0 953888 3894568 3800730 2026-09-04T14:50:08Z Candalua 1675 Porto il SAL a SAL 100% 3894568 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=4 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Terzo episodio|prec=../Secondo stasimo|succ=../Terzo stasimo}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="236" to="251" /> ejghma2h5hrjzkn6bpgyobmqaldqvw9 3894706 3894568 2026-09-04T15:39:53Z Candalua 1675 3894706 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=4 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Terzo episodio|prec=../Secondo stasimo|succ=../Terzo stasimo}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="236" to="251" /> {{Sezione note}} hnnb886fpgvy8o8dqks9lgk1fmdz5js Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/252 108 954310 3894562 3448696 2026-09-04T14:48:20Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894562 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" /></noinclude>{{FI |file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 252 crop).jpg |width = 100% |caption = }} <poem> {{Vc|{{Sc|coro}}}} ''Strofe I'' Ilio, diletta patria mia, nel novero piú non sei delle rocche inespugnabili, tale d’Ellèni te nasconde un nuvolo, dalle lancie distrutta, dalle cuspidi. Il serto è raso delle torri, orribile è la macchia su te della fuliggine: mai piú non potrò, misera, il piede a te rivolgere. ''Antistrofe II'' Fui perduta che a mezzo eran le ténebre, quando ha tregua il convito, e su le palpebre si effonde il dolce sonno; e dopo i cantici, dopo i gioiosi sacrifici, il talamo accoglieva il mio sposo; e la sua lancia presso il piòl: ché piú le moltitudini non vedeva dei nauti venuti al sacco d’Ilio. ''Strofe II'' Io componea fra i vincoli delle bende i miei riccioli, </poem><noinclude><references/></noinclude> n9102os9fu4a1u524m6sj2f4fxvn432 Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/253 108 954311 3894564 3448697 2026-09-04T14:49:03Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894564 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|245|riga=2}}</noinclude><poem> e le luci, degli aurei specchi figgevo nel fulgore intèrmine, e movevo al giaciglio. Ed uno strepito corse per la città: su tutta Troia questo bando volò: «Figli de gli Elleni, infin, presa l’acròpoli, infin, le case d’Ilio dar potete al saccheggio!» ''Antistrofe II'' E allora, il caro talamo lasciai, la sola tunica cingendo, a mo’ di vergine doria, ed ai pie’ della divina Artèmide caddi, e fu vano; e spento al suol procombere vidi il mio sposo, e tratta fui sul pelago, da lungi Ilio mirando; e il pie’ rivolsero i legni, e dalla Tròade lungi fui tratta, misera, nella ferale ambascia, ''Epodo'' Elena, dei Dioscuri la sorella, e l’obbrobrio d’Ida, il bifolco Paride maledicendo: ché mi manda profuga dalla mia casa, e strugge la mia patria questa sposa non sposa, anzi sterminio di Dèmone maligno! Oh, piú del pelago l’estuar non la tolleri, né la sua casa piú la vegga reduce. </poem><noinclude><references/></noinclude> j2a9thn5nkg4975fz4m8iqfuh8kxuyc Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/254 108 954322 3894570 3448716 2026-09-04T14:51:07Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894570 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" /></noinclude>{{FI |file = Tragedie di Euripide (Romagnoli) V (page 254 crop).jpg |width = 100% |caption = }} <poem> {{Vc|{{Smaller|Giunge Polimestore con due figli e un séguito.}}}} {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} O fra gli uomini tutti a me carissimo, Priamo, e tu, diletta Ecuba, io piango, nel veder te, la tua città, la figlia tua, morta or ora. Ahimè cosa non c’è sicura al mondo: non l’egregia fama; né la fortuna ch’or t’arride, pegno sarà che il male sopra te non piombi: ché tutto quanto su e giú confondono con gran tumulto i Numi, affinché gli uomini di tutto ignari, venerar li debbano. Ma che giova di ciò far lagno, quando esser non può che i mali un uom fronteggi? Se dell’assenza mia poi ti lagnassi, non far: ch’io mi trovavo in mezzo ai monti di Tracia, allor che qui giungesti. E quando tornato fui, di casa uscivo appena, ed incontrai l’ancella tua, che a me fece i discorsi ond’io qui sono accorso. </poem><noinclude><references/></noinclude> 81gktb6k98irom6atpvsb9u95mcamb7 Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/255 108 954324 3894571 3448717 2026-09-04T14:51:39Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894571 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|247|riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Il tuo volto fissare, o Polimèstore, io n’ho vergogna: in tanto male io giaccio. Di chi mi vide quando ero felice pudor m’assale, or che mi trovo in questa calamità, né gli occhi miei negli occhi fissargli ardisco. Che sia per mal animo verso te, non supporre, Polimèstore. Altra n’è la cagione; e per le donne è uso in volto non fissare gli uomini. {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Ragion non c’è di meraviglia. Ma quale bisogno hai tu di me? Da casa perché m’hai fatto qui volgere il piede? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} A te voglio parlar d’una bisogna che mi riguarda, e ai figli tuoi. Dà ordine che dalla tenda lungi stiano i servi. {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} {{Vc|{{Smaller|Ai servi.}}}} Andate pure. È questa solitudine sicura. Amica tu mi sei, gli Achivi mi sono amici. {{Vc|{{Smaller|Ad Ecuba.}}}} {{Spazi|30}}E adesso, dimmi: un uomo avventurato, come può soccorrere gli amici sventurati? Io sono pronto. </poem><noinclude><references/></noinclude> 3analafvnov6nq9pao9y0u9iijswdlb Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/256 108 954325 3894572 3448718 2026-09-04T14:51:58Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894572 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|248|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Prima del figlio mio, che ricevesti dalla mia mano, dalla man del padre in casa tua, di Polidoro dimmi se vive: il resto poi ti chiederò. {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Certo: felice sei, da questo lato. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Dolci parole, o caro, e di te degne. {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Quale altra cosa vuoi saper da me? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Se di me, madre sua, memoria serba. {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} E a te venire qui volea, di furto. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} E in salvo è l’oro che recò da Troia? </poem><noinclude><references/></noinclude> sk6vsbl8gjhnuqn9ocdwg3qsevwby52 Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/257 108 954326 3894573 3448720 2026-09-04T14:52:23Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894573 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|249|riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} In salvo: i tetti miei lo custodiscono. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Curalo: e non bramar la roba d’altri. {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Punto! La mia sempre mi basti, o donna. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Sai ciò che dire a te bramo, e ai tuoi figli? {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Io no: dal labbro tuo fa’ ch’io l’apprenda. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Oh tu che amo come amo, c’è molto..... {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Che cosa, ch’io saper debba e i miei figli? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} antico oro sepolto dai Priàmidi, </poem><noinclude><references/></noinclude> lmcsp1lai0lq3mv9kmz4bzn24yd5i71 3894574 3894573 2026-09-04T14:52:35Z Candalua 1675 3894574 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|249|riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} In salvo: i tetti miei lo custodiscono. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Curalo: e non bramar la roba d’altri. {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Punto! La mia sempre mi basti, o donna. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Sai ciò che dire a te bramo, e ai tuoi figli? {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Io no: dal labbro tuo fa’ ch’io l’apprenda. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Oh tu che amo come amo, c’è molto..... {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Che cosa, ch’io saper debba e i miei figli? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} antico oro sepolto dai Priàmidi. </poem><noinclude><references/></noinclude> kbzj9gqt4xjubp7f801wjxiygd90aee Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/258 108 954329 3894575 3448727 2026-09-04T14:52:55Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894575 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|250|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Scoprire al figlio tuo vuoi tal tesoro? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Sí, per tuo mezzo: poi che un pio tu sei. {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Ed a che giova che i miei figli assistano? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Se tu morissi mai, meglio è che sappiano. {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Dici bene: è cosí maggior prudenza. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Sai dove son d’Atena Ilia le cripte? {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} È quivi l’oro? E segno v’ha che l’indichi? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Negra una pietra che dal suolo sporge. </poem><noinclude><references/></noinclude> t6d01yzo6cpdom45eui7hwqyyihha8v Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/259 108 954330 3894576 3448730 2026-09-04T14:53:23Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894576 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|251|riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Intorno a queste cose altro vuoi dirmi? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Di serbare il tesor ch’io meco addussi. {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Dov’è? Lo ascondi sotto il peplo, forse? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Fra molte pelli, in queste tende ascoso. {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Dove? Il campo naval questo è dei Danai. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} In quelle ove prigioni son le femmine. {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} C’è sicurezza? Alcun uomo non c’è? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Niun degli Achivi: siamo sole. Su, entra: ché già gli Argivi delle navi scioglier bramano il pie’ via dalla Tròade. Fa’ quel che devi, e poi coi figli insieme torna là dove il figlio mio ponesti. {{Vc|{{Smaller|Polimestore e i suoi figliuoli entrano con Ecuba nella tenda.}}}} </poem><noinclude><references/></noinclude> 68e46xv9xm2x8lqtprwehkk0zzqcewy Ecuba/Terzo stasimo 0 954331 3894569 3800731 2026-09-04T14:50:16Z Candalua 1675 Porto il SAL a SAL 100% 3894569 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=4 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Terzo stasimo|prec=../Terzo episodio|succ=../Quarto episodio}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="252" to="253" /> 8v9vldyjn3xgaqhl56h54vlg5s1e885 Ecuba/Quarto episodio 0 954332 3894715 3800726 2026-09-04T15:42:12Z Candalua 1675 Porto il SAL a SAL 100% 3894715 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=4 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Quarto episodio|prec=../Terzo stasimo|succ=../Quarto stasimo}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="254" to="259" /> bb9tqm4qmbxvd45fx2b1tq00moeqoz9 Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/262 108 954335 3894577 3448738 2026-09-04T14:54:18Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894577 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|254|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|coro}}}} Vedi? Scagliato giunge qui da mano gagliarda un sasso. Entro la tenda irrompere or non dobbiam? L’occasione chiama: rechiam soccorso alle Troiane e ad Ecuba. {{Vc|{{Smaller|Esce dalla tenda Ecuba.}}}} {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Senza pietà le porte squassa, abbattile, ma non potrai restituire agli occhi il fulgor della vista, e i figli piú non vedrai, che son morti, ed io li uccisi. {{Vc|{{Sc|coro}}}} Dunque, davvero l’ospite di Tracia o regina, fiaccasti? Il vero parli? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Ben presto lo vedrai giungere cieco, col cieco piede vacillante, innanzi a questa tenda, e i corpi dei due figli, ch’io, con le prodi iliache donne uccisi. La pena ei mi pagò. Ma dalla tenda esce: potrai vederlo. Io m’allontano, e lontana starò dall’uom di Tracia che ribolle di furia incoercibile. </poem><noinclude><references/></noinclude> jqf9ljtmgipk68kxb6xja2j66buuz6l Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/263 108 954336 3894578 3448739 2026-09-04T14:54:54Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894578 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''{{Vc|{{Sc|ecuba}}}}''|255|riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Smaller|Esce Polimestore cieco, brancolante.}}}} {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Ahi, dove andrò, dove starò, me misero! Dove trovar l’approdo, e mani e piedi, a modo di montana quadrupede fiera, spingendo su le lor vestigia? Su questo o su quel tramite spinger mi devo, a coglier le assassine, che m’han ridotto a sí misera fine? O tristi, o tristi figlie di Frigia! Dove, dove s’appiattano, maledette, a fuggirmi? In che recessi? Deh, se quest’occhio di sangue vermiglio, tu, Sole, guarire potessi, guarire il cieco, e rendere la luce a questo figlio! Ahimè, ahi! Zitto: ché sento di queste femmine furtivamente suonar le peste. Dove sarà ch’io, lanciandomi, d’ossa e di carne mi renda sazio con un festino di belva agreste, e faccia di loro uno scempio pari al mio strazio? Dove andrò, poi che soli lasciati a queste Mènadi d’Averno ebbi i figliuoli, che li sbranassero, che li sgozzassero, che li esponessero sopra montani gioghi, sanguínea preda pei cani? Dove andrò, dove starò, </poem><noinclude><references/></noinclude> e9zfglb6iphvby2qgr2c9o3e6qg4l9f Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/264 108 954337 3894579 3448745 2026-09-04T14:55:51Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894579 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|256|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> dove mi volgerò? Al par di nave che i lini ammàina, serrando ai fianchi questo mio manto, starò su questo ferale talamo, ai miei figliuoli vigile accanto. {{Vc|{{Sc|coro}}}} Fu, sciagurato, la tua colpa orribile; ed un turpe martirio degno del tuo delitto un Dèmone a te avverso ora t’ha inflitto. {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Ahimè, ahimè, di Tracia stirpi, maestri di lancia, guerrieri di Marte prediletti, maestri di corsieri. Ahimè Achèi! Ahimè, Atrídi, udite i miei gridi i miei gridi i miei gridi? Venite qui, correte, per gl’Iddei. Non m’ode alcuno, nessun m’aiuta? Che mai s’indugia? Le femmine m’uccisero, le femmine prigioni entro le tende. Orrende sono le mie pene, orrende. Ahimè, vergogna mia! Volgermi dove posso, a qual via? A volo, forse, nell’etèreo loco dove Orione e Sirio dagli occhi dardeggiano </poem><noinclude><references/></noinclude> n5amgea4dzdisqzfefori0ql228xovp Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/265 108 954339 3894580 3448752 2026-09-04T14:56:35Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894580 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|257|riga=2}}</noinclude><poem> i fiammëi raggi del fuoco? Oppure, o tapin, per le strade che negre discendono all’Ade? {{Vc|{{Sc|coro}}}} Perdonare convien, se, afflitto alcuno da pene tali che patir non possa, abbandona la sua misera vita. {{Vc|{{Smaller|Giunge Agamènnone.}}}} {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Ho udite grida, e qui giungo: poiché inquïeta volò sopra l’esercito l’Eco, la figlia dell’alpestri rupi, mandando alto rimbombo. E se non fossimo consci che al suol, sotto le lancie achive cadute son le frigie torri, assai spaventati ci avrebbe un tal frastuono. {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} O carissimo, ch’io la voce tua odo, vedi ciò ch’io soffro, Agamennone? {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Ahimè! Polimèstore! Chi t’ha rovinato, infelice, cosí? Chi le pupille </poem><noinclude><references/></noinclude> snv086qmwyrs62uzmo9j8dinmkme2rq Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/266 108 954340 3894581 3448753 2026-09-04T14:57:13Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894581 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|258|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> t’insanguinò, chi gli occhi ti accecò, chi uccise i figli tuoi? Chiunque sia, grande odio avea per te, per i tuoi pargoli! {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Ecuba ucciso m’ha, con queste femmine vostre prigioni: ucciso no, ma peggio! {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Che dici? — E tu compiesti un tale scempio? Questo ardire inaudito, Ecuba, avesti? {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Ahimè, che dici? Essa è vicina a me? Dimmi, insegnami ov’è, ch’io la ghermisca con questa man, la insanguini, la sbrani. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Ehi, che fai? {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} {{Spazi|25}}Per gli Dei, ti prego, lasciami che su lei gitti la furente mano. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Férmati; e, posto dal tuo cuore in bando questo selvaggio umor, parla, ch’io v’oda </poem><noinclude><references/></noinclude> g5xpkb8n9bqvtck1bqx2ojl7ythdl2i Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/267 108 954342 3894582 3448755 2026-09-04T14:58:15Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894582 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|259|riga=2}}</noinclude><poem> a volta a volta, e nella causa possa onde soffri formar giusto giudizio. {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} E dunque, parlerò. C’era il piú giovine dei Priamídi, Polidoro, figlio d’Ecuba. Priamo l’invio da Troia a me, ché presso me dovesse crescere: ché la fine di Troia ei presentiva. Ed io l’uccisi. Ma perché l’uccisi? Odi se saggio fui, se previdente. Io temea che se fosse, a te nemico, sopravvissuto il pargolo, di nuovo raccogliere i Troiani, e la città ricostruir potesse. E, quando avessero gli Achei saputo che viveva ancora dei Priamídi alcuno, leverebbero contro la terra frigia ancor l’esercito, e, mettendola a sacco, struggerebbero queste tracie pianure, e sui vicini di Troia, ancora piomberebbe, o re, questo flagello onde or soffriamo. Ora, Ecuba, come del figlio appresa ebbe la morte, qui m’attirò con tal pretesto, ch’essa m’insegnerebbe ove nascosto in Ilio erano l’arche d’oro dei Priàmidi. E solo me coi figli entro la tenda guidò, perché nessun altro sapesse. Proprio in mezzo alla tenda io mi sedei. E molte, alcune a destra, altre a sinistra sedute presso a me giovani d’Ilio, queste lodavan dell’edonia spola </poem><noinclude><references/></noinclude> dvtmhc6dszc1wdw7hr5iecs8dk6dc1t 3894710 3894582 2026-09-04T15:41:04Z Candalua 1675 3894710 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|259|riga=2}}</noinclude><poem> a volta a volta, e nella causa possa onde soffri formar giusto giudizio. {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} E dunque, parlerò. C’era il piú giovine dei Priamídi, Polidoro, figlio d’Ecuba. Priamo l’invio da Troia a me, ché presso me dovesse crescere: ché la fine di Troia ei presentiva. Ed io l’uccisi. Ma perché l’uccisi? Odi se saggio fui, se previdente. Io temea che se fosse, a te nemico, sopravvissuto il pargolo, di nuovo raccogliere i Troiani, e la città ricostruir potesse. E, quando avessero gli Achei saputo che viveva ancora dei Priamídi alcuno, leverebbero contro la terra frigia ancor l’esercito, e, mettendola a sacco, struggerebbero queste tracie pianure, e sui vicini di Troia, ancora piomberebbe, o re, questo flagello onde or soffriamo. Ora, Ecuba, come del figlio appresa ebbe la morte, qui m’attirò con tal pretesto, ch’essa m’insegnerebbe ove nascosto in Ilio erano l’arche d’oro dei Priàmidi. E solo me coi figli entro la tenda guidò, perché nessun altro sapesse. Proprio in mezzo alla tenda io mi sedei. E molte, alcune a destra, altre a sinistra sedute presso a me giovani d’Ilio, queste lodavan dell’edonia spola{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|11}} </poem><noinclude><references/></noinclude> a7ex0ffddz1zkppnrdohxce6fv8ub5q Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/268 108 954344 3894583 3448757 2026-09-04T14:59:11Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894583 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|260|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> l’opra, alla luce il mio peplo ammirando, altre, la tracia lancia esaminando, privo mi fêr della difesa duplice. E quante aveano figli, i due fanciulli fra le braccia prendean, sí che lontani rimanesser dal padre; e li passavano da mano a mano. E poscia, dai propositi soavi — creder lo potresti? — a un tratto, spade impugnando sotto i pepli ascose, mi trafiggono i figli: altre s’avvinghiano a me, simili a polpi, e mi trattengono e piedi e mani. Io, correre al soccorso volea dei figli; ma se alzavo il volto, mi tratteneano pei capelli; se agitavo le mani, oh me tapino!, nulla potevo: tante eran le femmine. E infine, male d’ogni mal peggiore, compiono quest’orror: prese le fibule, degli occhi miei le misere pupille insanguinano, forano; e si sbandano poi per la tenda, qua e là fuggiasche. In piedi io balzo allora, e a fiera simile sulle cagne omicide mi precipito, a mo’ di cacciatore, ogni parete frugando, rovesciando, fracassando. Questi mali, Agamènnone, ho patiti, per far cosa a te grata, per uccidere un tuo nemico. Ma non vo’ piú fare lunghe parole. Se qualcun già disse o dice ora, o dirà mal delle femmine, io tutto quanto il mal cosí compendio: né mar né terra nutre una piú perfida razza; e lo sa chi mai con lor s’acconta. </poem><noinclude><references/></noinclude> 7zbzjfd3956ikoevm8v4pl87n9ackcl Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/269 108 954345 3894584 3448759 2026-09-04T15:00:04Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894584 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|261|riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|coro}}}} Non parlar temerario, e non confondere, pel mal che ti percòte, in un sol biasimo tutta la stirpe femminile: alcune di noi degne ne sono, altre nel mare delle sciagure siamo tratte a forza. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Esser concesso non dovrebbe agli uomini che le parole loro piú valessero delle azioni; ma chi bene adopera bene parlar dovrebbe; e chi commette opere turpi, pronunciar dovrebbe solo parole obbrobrïose; e l’empio favellar non dovrebbe onestamente. Saggi son certo quanti signoreggiano la parola; ma saggi infino all’ultimo mai non saranno, e a tristo fin soccombono: niuno sfuggito è mai. Tale è il preludio, ch’io volgo a te, del mio discorso. Adesso a costui mi rivolgo, e ai suoi propositi risponderò: ché per tener lontano dagli Achei, dice, un duplice travaglio, e per far cosa grata ad Agamènnone, uccise il figlio mio. Ma, scellerato, prima di tutto, degli Ellèni un barbaro amico esser potrebbe? E quale grazia cercavi tu con tanto zelo? Forse sposar volevi alcuna donna d’Ellade? Eri parente di qualcuno? O quale ragione avevi? Delle tue contrade </poem><noinclude><references/></noinclude> mkyfo9ehoc12vz7asqbuzoyluuxz9tw Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/270 108 954346 3894585 3448760 2026-09-04T15:01:00Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894585 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|262|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> le piantagioni saccheggiato avrebbero, se qui di nuovo navigato avessero? Chi pensi tu farne convinto? L’oro, se tu vuoi dir la verità, la tua sete di lucro il mio figliuolo uccisero. Se no, spiegami questo. Come va che, quando Troia prosperava, e un cerchio di torri la città cingeva ancora, quando in vita era ancor Priamo, e d’Ettore fulminava la lancia, or come va, se proprio ambivi di costui le grazie, che, crescendo il mio figlio, ed ospitandolo nella tua casa, allor non l’uccidesti, né vivo l’adducesti al campo achivo; ed ora, ch’è per noi spenta ogni luce — segno col fumo la città ne diede — sotto i nemici, adesso uccidi l’ospite all’ara tua venuto? Odimi ancora, ché ben si veda quanto sei malvagio. Se tu davvero amico eri agli Achivi, quelle ricchezze che non tue, l’ammetti, ma di questo fanciullo erano, ad essi recar dovevi ed offerirle, ch’erano in gran penuria, e dalla patria lungi da sí gran tempo. E invece, tu, nemmeno ora ti basta il cuor di separartene, ma le tieni per te, né ti ricredi. Eppur, se avessi custodito, e in vita serbato il figlio mio, come dovevi, la fama tua sarebbe stata bella: perché nella sventura i veri amici si distinguono meglio: accatta amici sempre, da sé, la prospera fortuna. </poem><noinclude><references/></noinclude> gz2tjdby22va9q2v9qzuwrn31stggo8 Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/271 108 954347 3894588 3448762 2026-09-04T15:01:50Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894588 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|263|riga=2}}</noinclude><poem> Ché se ricchezze t’occorreano, e vivo fosse costui rimasto, un gran tesoro il mio figlio per te stato sarebbe. Adesso, piú non t’è quell’uomo amico, l’oro e i figli hai perduto, e sei tu stesso cosí ridotto. E a te dico, Agamènnone, che farai, se vorrai dargli soccorso, la figura d’un tristo: aiuto a un ospite perfido tu darai, che fede a quelli a cui doveva non serbò, che pio non è, non giusto. Anche di te diremo, se ciò farai, che il male oprar ti piace. Ma non voglio ai Signori oltraggi volgere. {{Vc|{{Sc|coro}}}} Evviva evviva! Come dànno agli uomini buoni spunti a parlar, le buone cause! {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Giudicare altrui mali, è per me duro, ma necessario: ché sarebbe scorno avere assunto un tale impegno, e poi repudïarlo. Ora a me sembra, sappilo, che non per grazia mia, né degli Achivi, ma per tenerti quel tesoro, tu abbia l’ospite ucciso; e dici adesso, che ti trovi nei guai, ciò che ti giova. Forse cosa da poco uccider gli ospiti sarà fra voi; ma per noialtri Ellèni è cosa turpe. E potrei forse, quando </poem><noinclude><references/></noinclude> 82tbelqiavbz7mokailig0w7gkogdxe Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/272 108 954348 3894591 3448763 2026-09-04T15:02:23Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894591 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|264|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><POEM> giudicassi che il tuo non fu delitto, il biasimo fuggir? No certo. Adesso che osasti oprar quanto non era giusto, quanto non è gradito ora sopporta. {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Ah, vinto, pare, da una schiava, devo ai da meno da me pagare il fio? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Giusto non è? Da tristo non opravi? {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Ahimè figliuoli, ahimè pupille mie! {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Ti duoli? E io no, pel mio figliuolo, immagini? {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Tu m’oltraggi, e ci godi, o scellerata! {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Godere non dovrei? Non t’ho punito? {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Ma presto non godrai, quando i marosi..... </poem><noinclude><references/></noinclude> g7kbggka8c891uhe1h7zj16e51znmzv Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/273 108 954349 3894592 3448768 2026-09-04T15:02:43Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894592 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|265|riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Mi condurranno verso i lidi Ellèni? {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} T’accoglieran piombata giú dall’albero. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Chi farà che tal salto a forza io spicchi? {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Salirai da te stessa in vetta all’albero. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Le penne al dorso avendo? O in che maniera? {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Diverrai cagna, ed occhi avrai di fuoco. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Come sai tu questa mia metamorfosi? {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Dei Traci il vate l’annuncio, Dïòniso! </poem><noinclude><references/></noinclude> 411gxiy3rhmfrv8c7w9d8ixevvqvv0z 3894594 3894592 2026-09-04T15:02:49Z Candalua 1675 3894594 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|265|riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Mi condurranno verso i lidi Ellèni? {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} T’accoglieran piombata giú dall’albero. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Chi farà che tal salto a forza io spicchi? {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Salirai da te stessa in vetta all’albero. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Le penne al dorso avendo? O in che maniera? {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Diverrai cagna, ed occhi avrai di fuoco. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Come sai tu questa mia metamorfosi? {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Dei Traci il vate l’annunciò, Dïòniso! </poem><noinclude><references/></noinclude> qtd0oslfy64oxp0vaxd8lu5fyfn8e63 3894713 3894594 2026-09-04T15:41:50Z Candalua 1675 3894713 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|265|riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Mi condurranno verso i lidi Ellèni? {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} T’accoglieran piombata giú dall’albero. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Chi farà che tal salto a forza io spicchi? {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Salirai da te stessa in vetta all’albero. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Le penne al dorso avendo? O in che maniera? {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Diverrai cagna,{{Nota separata|Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281|12}} ed occhi avrai di fuoco. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Come sai tu questa mia metamorfosi? {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Dei Traci il vate l’annunciò, Dïòniso! </poem><noinclude><references/></noinclude> qcqicgy44t4m1qqh5b5cbixal1xx7wb Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/274 108 954350 3894595 3448769 2026-09-04T15:03:07Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894595 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|266|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} E dei tuoi mali a te nulla predisse? {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} No. M’avresti se no tratto in inganno? {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Tramuterò da viva, oppur già morta? {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Morta. E la tomba tua detta sarà..... {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Dal mio nome avrà nome? come intendi? {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} della cagna; e sarà segnale ai nauti. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Nulla mi fa, poi che pagasti il fio. {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} E Cassandra morrà: l’ucciderà..... </poem><noinclude><references/></noinclude> 9gwdfdq71nm0v514nf54hpfcxjnt3tc Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/275 108 954351 3894596 3448770 2026-09-04T15:03:57Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894596 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''ECUBA''|267|riga=2}}</noinclude><poem> {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Sputo sul vaticinio, e a te lo giro. {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} la sposa di costui, trista custode. {{Vc|{{Sc|ecuba}}}} Non divenga sí folle la Tindàride. {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} {{Vc|{{Smaller|ad Agamennone.}}}} E te con una scure ucciderà. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} Ehi tu, sei pazzo? Cerchi il tuo malanno? {{Vc|{{Sc|polimestore}}}} Dammi pur morte; ma t’aspetta un bagno di sangue in Argo. {{Vc|{{Sc|agamennone}}}} {{S|40}}Non volete a forza, o servi, trarlo via? </poem><noinclude><references/></noinclude> 78tjz9v40eo52j78gdcevc1g3xcczs1 Ecuba/Quarto stasimo 0 954361 3894716 3800727 2026-09-04T15:42:19Z Candalua 1675 Porto il SAL a SAL 100% 3894716 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=4 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Quarto stasimo|prec=../Quarto episodio|succ=../Esodo}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="260" to="260" /> khlqxgz0va6cbvudpiipx5saqh9l06u Ecuba/Esodo 0 954362 3894712 3800718 2026-09-04T15:41:24Z Candalua 1675 Porto il SAL a SAL 100% 3894712 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=4 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Esodo|prec=../Quarto stasimo|succ=../Note}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="261" to="276" /> {{Sezione note}} 561rlt9gfws8i3b33c92niu1ip17c1n Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/280 108 954385 3894628 3448862 2026-09-04T15:16:45Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894628 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|272|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude><nowiki /> {{Pg|77|Pag. 77}}, v. 4. - <section begin="1" />Chiama Orfeo ''cugino'' di Reso, perché figlio della Musa Calliope.<section end="1" /> {{Pg|78|Pag. 78}}, v. 5. - <section begin="2" />''Essa ha l’obbligo con me'', perché Orfeo celebrò per primo i misteri di Cerere e Proserpina.<section end="2" /> {{Ct|t=2|v=1|f=120%|NOTE ALLE «TRÒADI»}} {{Pg|108|Pag. 108}}, v. 13. - <section begin="3" />''Come un fuco''. È noto che i maschi delle api conducono nell’alveare un’esistenza di parassiti ingombranti, finché sono uccisi dalle api operaie.<section end="3" /> {{Pg|109|Pag. 109}}, v. 24. - <section begin="4" />''La città fenicia'' è Cartagine.<section end="4" /> {{Pg|120|Pag. 120}}, v. 2. - <section begin="5" />''La cui cesarie bionda''. È dagli antichi celebrata la virtú del fiume Crati, che scorre presso Sibari nella Magna Grecia, di tingere in biondo i capelli di coloro che vi si immergevano o ne bevevano l’acque.<section end="5" /> {{Pg|113|Pag. 113}}, v. 1. - <section begin="6" />''La donna di Sparta è Clitemnestra'', figlia appunto di Tindaro, re di Sparta.<section end="6" /> {{Pg|115|Pag. 115}}, v. 4. - <section begin="7" />''Il figlio d’Achille'', cioè Pirro.<section end="7" /> {{Pg|126|Pag. 126}}, v. 6. - <section begin="8" />''Il cocchio dall’orme quadruplice'' è il famoso cavallo di Troia. <section end="8" /> {{Pg|133|Pag. 133}}, v. 1. <section begin="9" />''Il tuo figlio'', cioè Paride.<section end="9" /> {{Pg|145|Pag. 145}}, v. 1 sgg. - <section begin="10" />Il coro lamenta le sorti di Troia, cominciando dalla prima distruzione della città, operata da Ercole, che ebbe compagno nell’impresa Telamone. È nota la leggenda di Laomedonte che dovette esporre la figlia Esione ad essere preda di un mostro marino, che la fanciulla fu salvata da Ercole e che non avendo Laomedonte mantenuta la promessa di concedere al salvatore i quattro cavalli divini regalatigli da Giove per il ratto di Ganimede, Ercole saccheggiò Troia.<section end="10" /> {{Pg|147|Pag. 147}}, v. 11. - <section begin="11" />''La Spartana'', cioè Elena.<section end="11" /> {{Pg|153|Pag. 153}}, vv. 10-11. - <section begin="12" />''Nelle prime sillabe'' ecc. Venere in greco è ̓Αφροδίτη e follia è ἀφροσύνη.<section end="12" /> {{Pg|153|Pag. 153}}, v. 14. - <section begin="13" />''In Argo'', per il Peloponneso.<section end="13" /> {{Pg|157|Pag. 157}}, v. 16. <section begin="14" />''Le dodici lune'' sono torte, cosí chiamate a cagione della loro forma, date come offerte alla divinità.<section end="14" /> {{Pg|158|Pag. 158}}, v. ultimo. - <section begin="15" />''Pítane'', era uno dei borghi, dei quali si componeva la città di Sparta.<section end="15" /><noinclude><references/></noinclude> o7vqzjgt34zi3xl763g0ruc3ha10nxo Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/281 108 954387 3894681 3448867 2026-09-04T15:31:27Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3894681 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''NOTE''|275|riga=2}}</noinclude><nowiki /> {{Ct|t=2|v=2|f=120%|NOTE ALL’«ECUBA»}} {{Pg|192|Pag. 192}}, v. 15. - <section begin="1" />''Madre dei Sogni'': anche nell’''Ifigenia in Tauride'' Euripide rappresenta i sogni come nati dalla terra.<section end="1" /> {{Pg|193|Pag. 193}}, v. 11. - <section begin="2" />''Eleno'', uno dei molti figli di Priamo e d’Ecuba, rappresentato da Omero, ''Il.'' VI. 76, come il piú abile degli indovini.<section end="2" /> {{Pg|194|Pag. 194}}, v. 13. - <section begin="3" />''Tua figlia'', cioè Polissena.<section end="3" /> {{Pg|195|Pag. 195}}, vv. 10-11. - <section begin="4" />''La Menade profetica'' è Cassandra.<section end="4" /> {{Pg|195|Pag. 195}}, vv. 11-13. - <section begin="5" />''I due figli di Teseo'', cioè Acamante e Demofonte.<section end="5" /> {{Pg|200|Pag. 200}}, v. 18. - <section begin="6" />Su l’andata a Troia di Ulisse travestito da pitocco, cfr. quanto Euripide stesso rappresenta nel ''Reso''.<section end="6" /> {{Pg|213|Pag. 213}}, v. 8. - <section begin="7" />''Apídano'', fiume della Tessaglia.<section end="7" /> {{Pg|213|Pag. 213}}, v. 13. - <section begin="8" />''Nell’isola'', cioè in Delo.<section end="8" /> {{Pg|238|Pag. 238}}, v. ultimo. - <section begin="9" />''D’Egitto i figli'': Egitto ebbe cinquanta figliuoli; suo fratello Danao, re d’Argo, cinquanta figliuole; Danao maritò ai cugini le figliuole che, istigate dal padre, uccisero tutte la prima notte di matrimonio i loro mariti, ad eccezione di Ipermestra, che salvò Linceo.<section end="9" /> {{Pg|239|Pag. 239}}, v. 1. - <section begin="10" />''L’isola di Lemno'': allude alle donne di Lemno, che, per vendicarsi dell’infedeltà dei mariti, li uccisero tutti. Di questa tradizione è ricordo anche in Dante, ''Inf.'' XVIII: <poem> Ello passò per l’isola di Lenno Poi che l’ardite femine spietate Tutti li maschi loro a morte dienno. </poem><section end="10" /> {{Pg|255|Pag. 255}}, v. ultimo. - <section begin="11" />''Edonia spola'', cioè la spola delle donne tracie, poiché gli Edoni erano un popolo della Tracia.<section end="11" /> {{Pg|261|Pag. 261}}, v. 6. - <section begin="12" />''Diverrai cagna''. Questa tramutazione di Ecuba è diversamente narrata dai mitografi. Euripide accoglie la tradizione che Ecuba navigando verso la Grecia si gettasse furiosa nell’Ellesponto, sulle rive del quale ebbe monumento sepolcrale, che fu chiamato ''Sepolcro del cane''; altri invece la fa trasformata in cagna, perché, come dice Dante, ''Inf.'' XXX, <poem> Forsennata latrò sí come cane Tanto dolor le fe’ la mente torta. </poem><section end="12" /><noinclude><references/></noinclude> 8d7h474i21x8pj14y11g6v8bx928tkk Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/376 108 956405 3894722 3471853 2026-09-04T16:02:28Z Utoutouto 16823 /* Riletta */ 3894722 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|366|maschere nude|}}{{block|recita}}</noinclude> {{block|is|Entra dall’uscio in fondo Fifí La Bella, bel giovanotto, elegante, di ventiquattro anni.}} {{Sc|La Saracena}} (''inchinandosi''). Serva di Vossignoria. {{Sc|Fifí}} (''squadrandola con disprezzo''). Ah, voi qua? {{Sc|La Saracena}}. Stavo per andarmene... {{Sc|Beatrice}}. Sí, andate, andate. Siamo intese. Aspetto subito Ciampa. {{Sc|La Saracena}}. Faccia conto che è qua. Bacio le mani a tutti e due. {{block|is|Via per l’uscio in fondo.}} {{Ct|c=scena|SCENA TERZA}} {{Ct|c=personaggi|Beatrice ''e'' Fifí La Bella.}} {{Sc|Fifí}}. Che hai da spartire tu con codesta megera? {{Sc|Beatrice}}. Io? Niente. È venuta per un servizio. {{Sc|Fifí}}. E non sai che una signora per bene non può riceverla senza pericolo di compromettersi? {{Sc|Beatrice}}. Già! Perché sa tutte le vergogne e le infamie di voi maschiacci, e avete paura che le mogli o le mamme vengano a conoscerle! {{Sc|Fifí}}. Brava, sí. Coltívati sempre codeste belle idee, tu, e poi mi saprai dire dove andrai a finire! {{Sc|Beatrice}}. Ah lo so bene dove andrò a finire. Non te ne curare! Per vojaltri tutto lo studio è di tenermi qua zitta e all’oscuro d’ogni cosa! {{Sc|Fifí}}. Sei piena di veleno per tutti! {{Sc|Beatrice}}. M’hai riportato il danaro? {{Sc|Fifí}}. Te l’ho riportato. {{Sc|Beatrice}}. Ecco perché parli cosí. Ricordo quando ti bisognò questo danaro: {{block|is|imitando la voce umile e dolce del fratello:}}— «Sorellina mia, per carità, ajutami! tu che sei tanto buona, salvami: ho giocato, perduto: sarebbe il disonore!» — E sai bene che fui costretta a ricorrere a questa «megera» che una signora non può ricevere senza pericolo di compromettersi, proprio per te, per mandarla a Palermo a mettere<noinclude></noinclude> 33e5mpu26z7ebx1h10407hhd7tunkan Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/377 108 956406 3894726 3471855 2026-09-04T16:05:37Z Utoutouto 16823 /* Riletta */ 3894726 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||il berretto a sonagli|367}}{{block|recita}}</noinclude><noinclude> </noinclude>in pegno, di nascosto a mio marito, un pajo d’orecchini e un braccialetto. {{Sc|Fifí}}. Ah, l’hai fatta venire per quel pegno? {{Sc|Beatrice}}. Da’, da’. È tutto? {{Sc|Fifí}} (''cavando il portafogli''). Ci manca qualcosina. {{Sc|Beatrice}}. Lo sapevo. Quanto? {{Sc|Fifí}}. Se tu avessi potuto aspettarmi, non dico molto, altri quindici giorni... Non capisco perché tutta codesta furia. {{Sc|Beatrice}}. Voglio che domani sera gli orecchini e il braccialetto siano di nuovo a casa. Ho mandato a chiamar Ciampa proprio per questo: lo faccio partire ora stesso. {{Sc|Fifí}}. Forse tuo marito ha sospettato? Non deve arrivar domani? {{Sc|Beatrice}}. Appunto perché deve arrivar domani. {{Sc|Fifí}}. Uhm, chi ti capisce? Hai da pararti con tutti i tuoi ori per ricevere domani tuo marito? {{Sc|Beatrice}}. E come! Devo fargli un’accoglienza! Vedrai, vedrai che festino! {{block|is|Si sente sonare alla porta.}}Ecco Ciampa. Dammi, dammi il danaro. Ne manca molto? {{Sc|Fifí}} (''traendo il danaro dal portafogli''). Tieni, conta tu, non so... Mi pare che siano tre carte da cento — {{Sc|Beatrice}} (''contando''). — e una da cinquanta. Mancano centocinquanta lire! {{Sc|Fifí}}. Te l’ho detto: se avessi potuto aspettare... {{Sc|Beatrice}}. Basta, basta. Ce le rimetterò io. Puoi andartene. {{Ct|c=scena|SCENA QUARTA}} {{Ct|c=personaggi|Fana ''e'' Detti, ''poi'' Ciampa.}} {{Sc|Fana}} (''dall’uscio in fondo''). C’è Ciampa. Vuole che passi? {{Sc|Beatrice}}. Fatelo entrare. Ma, aspettate; venite qua. {{block|is|Se la trae in disparte e le dice piano:}}Voi andate, intanto, dove v’ho detto. {{Sc|Fana}} (''pianissimo''). Dal Delegato? {{Sc|Beatrice}}. Gli direte che lo prego di venire qua da me. Se viene subito, fatelo entrare di là, nello studio. Portatevi il chiavino, e fate presto.<noinclude></noinclude> 35dkp40ll3i6omdrx542fgfkeofpcfc Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/378 108 956407 3894733 3471857 2026-09-04T16:10:59Z Utoutouto 16823 /* Riletta */ 3894733 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|368|maschere nude|}}{{block|recita}}</noinclude> {{Sc|Fana}}. Sissignora. Prendo lo scialle e vado. {{block|is|Via.}} {{Sc|Fifí}}. Ma si può sapere che diavolo stai concertando? Che è tutto questo mistero? {{Sc|Beatrice}}. Ecco Ciampa. Zitto. {{block|is|Entra dall’uscio in fondo Ciampa: sui quarantacinque anni; capelli folti, lunghi, volti all’indietro, scompostamente; senza baffi; due larghe basette tagliate a spazzola gl’invadono le guance fin sotto gli occhi pazzeschi, che gli lampeggiano duri, acuti, mobilissimi dietro i grossi occhiali a staffa. Porta all’orecchio destro una penna. Veste una vecchia finanziera.}} {{Sc|Ciampa}}. Bacio le mani alla mia signora. Oh, caro signor Fifí... — Esposto ai comandi della signora. {{Sc|Fifí}}. Sempre «esposto» voi, caro Ciampa. {{Sc|Ciampa}}. Sissignore. Tante volte, come Cristo alla colonna. Ma, termine d’educazione, se non m’inganno, «esposto ai comandi» — oltre che dovere mio, qua, da umile servitore. {{Sc|Beatrice}}. Eh, via! Servitore, voi? Padroni tutti siamo qua, caro Ciampa, senza distinzione: voi, Fifí, mio marito, ''io... vostra moglie'', che so! mia madre, Fana: tutti uguali! E non so se io, anzi, non sia sott’a tutti! {{Sc|Ciampa}}. Per carità! Eresie, signora! Che dice mai! {{Sc|Fifí}}. Lasciatela dire! Dice cosí, perché tutte le donne, secondo lei... {{Sc|Beatrice}}. Ah, non tutte, no: —certe donne! Perché cert’altre poi ce n’è, che sanno prendervi con le buone e farsi manse manse, che vi sanno lisciare... cosí {{block|is|gli passa una mano sulla guancia}}e queste, eh! queste stanno sopra a tutte, anche se vengono dalla strada. {{Sc|Ciampa}}. Permettete, signora? Lei ha nominato anche mia moglie? {{Sc|Beatrice}}. No: dicevo in generale: Fana, mia madre, ''io... vostra moglie...'' {{Sc|Fifí}}. Tutte donne, e tutte uguali! {{Sc|Ciampa}}. Mi perdoni. Domando scusa anche a lei, signor Fifí.<noinclude></noinclude> 6txhe9q908kdxdjb8vfpmv0gpqwh3o1 Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/379 108 956408 3894734 3471858 2026-09-04T16:14:22Z Utoutouto 16823 /* Riletta */ 3894734 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||il berretto a sonagli|369}}{{block|recita}}</noinclude><noinclude> </noinclude>Ma mi sembra che mia moglie, anche in un discorso cosí... generale, c’entri come Pilato nel ''Credo''. — Io sono a servizio, e sta bene; ma mia moglie è ben conservata, dico per casa sua; ed è mia cura che non vada per le bocche della gente, né per bene, né per male. {{Sc|Beatrice}}. Uh, ne siete veramente cosí geloso, che adombrate solo a sentirla nominare? Càspita! {{Sc|Ciampa}}. Nossignora. Marcio con un principio: Moglie, sardine ed acciughe: queste, sott’olio e sotto salamoja; la moglie, sotto chiave. Eccola qua! {{block|is|Cava dalla tasca una chiave e la mostra.}} {{Sc|Fifí.}} Bel principio, per mia sorella! {{Sc|Ciampa}} (''ponendogli le mani sul petto''). Ognuno il suo, caro signor Fifí. {{Sc|Beatrice}} (''a Fifí''). Quasi che, chiudendo la porta, devi dirgli, non restasse poi aperta la finestra! {{Sc|Ciampa}}. Va bene, signora. Ma obbligo del marito è chiudere la porta. {{Sc|Beatrice}}. Ah, davvero non avrei mai supposto che foste cosí terribile, voi! {{Sc|Ciampa}}. Terribile? io? Ma no! Perché? Quando si sono messi i patti belli chiari avanti... — Questa è la finestra. (La porta la chiudo.) Affàcciati. Ma bada che nessuno deve venire a dirmi: «Ciampa, tua moglie sta per rompersi il collo dalla finestra!» — Mi pare che in questo non ci sia niente di terribile. L’uomo considera la donna che ha bisogno di prender aria alla finestra; la donna considera l’uomo che ha l’obbligo di chiudere la porta. E basta. Che comandi ha da darmi la signora? {{Sc|Beatrice}}. Oh, Fifí... insomma, io ho da parlare con Ciampa. {{Sc|Fifí}}. E perché vuoi che me ne vada, se devi dirgli soltanto...? {{Sc|Beatrice}}. Debbo dirglielo davanti a te? {{Sc|Fifí}}. E perché no? Oh bella... Parla, parla liberamente. T’ho dato ciò che ti dovevo... {{Sc|Beatrice}}. Già, infatti... Basta. Sentite, Ciampa: ho bisogno di voi, persona fidata, piú che di famiglia... {{Sc|Ciampa}}. Sissignora, per la devozione — {{Sc|Beatrice}}. — per la devozione, e ''per tutto''.<noinclude></noinclude> hmd1mh86n4dzafkf9k3e4ztdj4rir25 Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/380 108 956409 3894735 3471859 2026-09-04T16:21:12Z Utoutouto 16823 /* Riletta */ 3894735 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|370|maschere nude|}}{{block|recita}}</noinclude> {{Sc|Ciampa}}. Signora, badi che, di comprendonio, io sono fino, sa? {{Sc|Beatrice}}. Che intendete dire? {{Sc|Ciampa}}. Niente. Mi pare che lei abbia la bocca... non so... come se avesse mangiato sorbe, ecco, stamattina. {{Sc|Beatrice}}. Sorbe? Miele! Ho mangiato miele, io, stamattina. Scusate, non vi sto dicendo anzi...? {{Sc|Ciampa}}. Oh Dio mio, non sono le parole, signora! Non siamo ragazzini! Lei vuol farmi intendere sotto le parole qualche cosa che la parola non dice. {{Sc|Beatrice}}. Ma dove? ma quando? Se voi avete la coda di paglia... {{Sc|Ciampa}}. Me n’appello a lei, signor Fifí. Che significa che io sono ''più'' che di famiglia? Le rispondo: — Sissignora, per la devozione... — E lei rincalza: «Per la devozione e ''per tutto''!» — Che significa questo «''per tutto''»? Che significa che qua siamo tutti padroni, senza distinzione, ''mia moglie compresa''? Sono io con la coda di paglia o è lei piuttosto che la vuol pigliare, non so perché, proprio coi denti contro di me? {{Sc|Fifí}}. Contro di voi? Contro di tutti! È un affar serio! {{Sc|Beatrice}}. Ma insomma si può sapere che ho detto? O che non so piú parlare adesso? {{Sc|Ciampa}}. Non è questo, signora mia. Vuol che gliela spieghi io, la cosa com’è? Lo strumento è scordato. {{Sc|Beatrice}}. Lo strumento? Che strumento? {{Sc|Ciampa}}. La corda civile, signora. Deve sapere che abbiamo tutti come tre corde d’orologio in testa. {{block|is|Con la mano destra chiusa come se tenesse tra l’indice e il pollice una chiavetta, fa l’atto di dare una mandata prima sulla tempia destra, poi in mezzo alla fronte, poi sulla tempia sinistra.}}La ''seria'', la ''civile'', la ''pazza''. Sopratutto, dovendo vivere in società, ci serve la civile; per cui sta qua, in mezzo alla fronte. — Ci mangeremmo tutti, signora mia, l’un l’altro, come tanti cani arrabbiati. — Non si può. — Io mi mangerei — per modo d’esempio — il signor Fifí. — Non si può. E che faccio allora? Dò una giratina cosí alla corda civile e gli vado innanzi con cera sorridente, la mano protesa: — «''Oh quanto m’è grato vedervi, caro il mio signor Fifí!''» —<noinclude></noinclude> ibdszxljhv9vekmfs0xvcasajzzz8f0 Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/381 108 956410 3894969 3471860 2026-09-05T11:47:56Z Utoutouto 16823 /* Riletta */ 3894969 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||il berretto a sonagli|371}}{{block|recita}}</noinclude><noinclude> </noinclude>Capisce, signora? Ma può venire il momento che le acque s’intorbidano. E allora... allora io cerco, prima, di girare qua la corda seria, per chiarire, rimettere le cose a posto, dare le mie ragioni, dire quattro e quattr’otto, senza tante storie, quello che devo. Che se poi non mi riesce in nessun modo, sferro, signora, la corda pazza, perdo la vista degli occhi e non so piú quello che faccio! {{Sc|Fifí}}. Benissimo! benissimo! Bravo, Ciampa! {{Sc|Ciampa}}. Lei, signora, in questo momento, mi perdoni, deve aver girato ben bene in sé — per gli affari suoi — (non voglio sapere) — o la corda seria o la corda pazza, che le fanno dentro un brontolío di cento calabroni! Intanto, vorrebbe parlare con me con la corda civile. Che ne segue? Ne segue che le parole che le escono di bocca sono sí della corda civile, ma vengono fuori stonate. Mi spiego? — Dia ascolto a me; la chiuda. Mandi via subito il signor Fifí... {{block|is|Gli s’appressa.}}La prego anch’io, signor Fifí: se ne vada. {{Sc|Beatrice}}. Ma no, perché? Lasciatelo stare. {{Sc|Fifí}}. Volete levarmi il piacere di starvi a sentire? {{Sc|Ciampa}} (''con intenzione''). Perché lei, signora, qua — permette? — su la tempia destra, dovrebbe dare una giratina alla corda seria per parlare con me a quattr’occhi, ''seriamente'': per il suo bene e per il mio! {{Sc|Beatrice}}. Non sto mica parlando per ischerzo, io. Vi voglio appunto parlare seriamente. {{Sc|Ciampa}}. Ah, e sta bene, allora. Eccomi qua. Badi però, signora, — mi lasci dire questo soltanto — badi che, chi non giri a tempo la corda seria, può avvenire che gli tocchi poi di girare, o di far girare agli altri la pazza: gliel’avverto. {{Sc|Fifí}}. Mi pare che cominciate voi adesso, caro Ciampa, a parlare stonato. {{Sc|Beatrice}}. Già, pare da un pezzo anche a me... Non capisco... {{Sc|Ciampa}}. Chiedo perdono. {{block|is|Con scatto improvviso:}}Signor Fifí, mio padre aveva tutta la fronte spaccata. {{Sc|Fifí}}. Come c’entra adesso vostro padre?<noinclude></noinclude> s4qe9eza51qt4fy0p3fuoamla4hli35 Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/382 108 956411 3894972 3471861 2026-09-05T11:51:21Z Utoutouto 16823 /* Riletta */ 3894972 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|372|maschere nude|}}{{block|recita}}</noinclude> {{Sc|Ciampa}}. Da ragazzino — sciocco — mio padre, invece di ripararsi la fronte, sa che faceva? si riparava le mani. Inciampando, cadendo, tirava subito le mani indietro, e tònfete, si spaccava la fronte. — Io, caro signor Fifí, metto le mani avanti. Le metto avanti, perché la fronte io me la voglio portare sana, libera — sgombra. {{Sc|Fifí}}. Ma scusate, se non sapete ancora la ragione per cui mia sorella vi ha fatto chiamare, che mettete le mani avanti? {{Sc|Ciampa}}. Chiudo la corda seria, e riapro la civile. {{block|is|S’inchina.}}Ai comandi della mia signora. {{Sc|Beatrice}}. Dovreste partire questa sera stessa per Palermo. {{Sc|Ciampa}} (''con un balzo di sorpresa''). Per Palermo? E come? Se domani arriva il padrone... {{Sc|Beatrice}}. Ha forse tanto bisogno di voi domani al banco il padrone? {{Sc|Ciampa}}. Come no, scusi? Che starei a farci io allora al banco? Perché mi terrebbe? {{Sc|Beatrice}}. So che vi tiene a guardia della cassaforte e vi dà alloggio perciò nella stanza accanto. {{Sc|Ciampa}}. Solo per questo? Lei mi vuole avvilire. Io scrivo, signora. {{Sc|Fifí}}. Non vedi che ha infatti la penna all’orecchio? {{Sc|Ciampa}}. All’orecchio, sissignore. Insegna. Scusi, il tavernajo non tiene forse la frasca e la bottiglia di saggio appesa davanti la porta? E io, scrivano, la penna. {{Sc|Fifí}}. Scrivano e giornalista! {{Sc|Ciampa}}. Lasci stare il giornalista! Attività superflua, che sfogo di notte. Scrivo per conto del padrone; tengo registri, signora, sbrigo affari. O s’immagina forse che noi scherziamo al banco? o che io ci stia per comparsa? Ha forse inteso suo marito lagnarsi di me? {{Sc|Beatrice}}. Che? mio marito? di voi? ma figuratevi! Guai a chi vi tocca! {{Sc|Ciampa}}. E lei vorrebbe mandarmi questa sera stessa a Palermo? {{Sc|Fifí}}. Perché no? Non vedo che male ci sarebbe. {{Sc|Beatrice}}. Se dico a mio marito che vi ho mandato io! Non mi sarà permesso di darvi un incarico?<noinclude></noinclude> iq7qr7ac98so3bsslkdhih2b8altslh Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/383 108 956412 3894985 3471862 2026-09-05T11:56:47Z Utoutouto 16823 /* Riletta */ 3894985 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||il berretto a sonagli|373}}{{block|recita}}</noinclude> {{Sc|Ciampa}}. Incarico? Ma lei può sempre comandarmi, signora! È la mia padrona! E per me, caro signor Fifí, andare a prendere una boccata d’aria in una grande città come Palermo, ma si figuri, è la vita! Soffoco qua, signora mia! Qua non c’è aria per me. Appena cammino per le strade di una grande città, già non mi pare piú di camminare sulla terra: m’imparadiso! mi s’aprono le idee! il sangue mi frigge nelle vene! Ah, fossi nato là o in qualche città del Continente, chi sa che sarei a quest’ora... {{Sc|Fifí}}. Professore... deputato... anche ministro... {{Sc|Ciampa}}. E re! Non esageriamo. Pupi siamo, caro signor Fifí! Lo spirito divino entra in noi e si fa pupo. Pupo io, pupo lei, pupi tutti. Dovrebbe bastare, santo Dio, esser nati pupi cosí per volontà divina. Nossignori! Ognuno poi si fa pupo per conto suo: quel pupo che può essere o che si crede d’essere. E allora cominciano le liti! Perché ogni pupo, signora mia, vuole portato il suo rispetto, non tanto per quello che dentro di sé si crede, quanto per la parte che deve rappresentar fuori. A quattr’occhi, non è contento nessuno della sua parte: ognuno, ponendosi davanti il proprio pupo, gli tirerebbe magari uno sputo in faccia. Ma dagli altri, no; dagli altri lo vuole rispettato. Esempio: lei qua, signora, è moglie, è vero? {{Sc|Beatrice}}. Moglie, già! almeno... {{Sc|Ciampa}}. Si vede dal modo come lo dice, che non ne è contenta. Pur non di meno, come moglie, lei vuole portato il suo rispetto, non è vero? {{Sc|Beatrice}}. Lo voglio? Altro che! Lo pretendo. E guai a chi non me lo porta! {{Sc|Ciampa}}. Ecco, vede? Caso in fonte. E cosí, ognuno! Lei forse col cavalier Fioríca, mio riverito principale, se lo conoscesse soltanto come un buon amico, potrebbe stare insieme nella pace degli angeli. La guerra è dei due pupi: il pupo-marito e la pupa-moglie. Dentro, si strappano i capelli, si vanno con le dita negli occhi; appena fuori però, si mettono a braccetto: ''corda civile'' lei, corda ''civile lui'', ''corda civile'' tutto il pubblico che, come vi vede passare, chi si scosta di qua, chi si scosta di là, sorrisi, scappellate, riverenze — e i due pupi godono, tronfi d’orgoglio e di soddisfazione!<noinclude></noinclude> ltwfa3l9eq0vrt1qbv8jo0t6302xk80 Utente:ZandDev/common.css 2 972999 3894737 3511926 2026-09-04T16:32:48Z ZandDev 66586 sist. testo nero illeggibile 3894737 css text/css /* copiata da [[Utente:Pic57/common.css]] */ .cellVt td { vertical-align: top; } /* nelle pagine Indice la cella riepilogativa in basso */ #index-pages-stat { padding: .5em 0 .5em .5em; } /* in ns0 all'interno delle pagine dei capitoli, a lato, i numeri delle pagine transcluse */ .numeropagina { background-color: inherit !important; } @media screen { /* nel namespace principale all'interno delle pagine dei capitoli il template in cima */ html.skin-theme-clientpref-night #box_intestazione.sfondo, /* nel namespace principale all'interno delle pagine dei capitoli il template in fondo */ html.skin-theme-clientpref-night #box_edizione, /* nelle pagine Indice il template prima della divisione della pagina in colonne */ html.skin-theme-clientpref-night #indiceHeader, /* intestazioni di sezione nelle pagine Indice, definiti in [[Template:Intestazione/style.css]] */ html.skin-theme-clientpref-night .indiceSectionTitle.sfondo { background-color: #282800; 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Commento: principe --[[Speciale:Contributi/&#126;2026-79520-5|&#126;2026-79520-5]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-79520-5|discussione]]) 23:59, 4 feb 2026 (CET) :{{Fatto}}! [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 01:27, 5 feb 2026 (CET) ==Segnalazione errore Pagina:Le_avventure_di_Pinocchio.djvu/12== Nella pagina: [[Pagina:Le_avventure_di_Pinocchio.djvu/12]] il testo: <i>Che ci sia nascosto dentro qualcuno!</i> dovrebbe essere corretto in <i>Che ci sia nascosto dentro qualcuno?</i>. --[[Speciale:Contributi/&#126;2026-14762-39|&#126;2026-14762-39]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-14762-39|discussione]]) 16:01, 7 mar 2026 (CET) :{{fatto}}, grazie. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:15, 22 mar 2026 (CET) ==Segnalazione errore Pagina:Serao_-_Fantasia,_Torino,_Casanova,_1892.djvu/201== Nella pagina: [[Pagina:Serao_-_Fantasia,_Torino,_Casanova,_1892.djvu/201]] il testo: <i>è</i> dovrebbe essere corretto in <i>è</i>. Commento: è strano non ci sia nel testo guida --[[Speciale:Contributi/&#126;2026-14621-63|&#126;2026-14621-63]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-14621-63|discussione]]) 16:12, 7 mar 2026 (CET) : Evidentemente è un errore di stampa, ho inserito {{tl|ec}} per chiarirlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:17, 22 mar 2026 (CET) ==Segnalazione errore Pagina:L'Utopia_e_La_città_del_Sole.djvu/137== Nella pagina: [[Pagina:L'Utopia_e_La_città_del_Sole.djvu/137]] il testo: <i>rose</i> dovrebbe essere corretto in <i>cose</i>. --[[Speciale:Contributi/&#126;2026-20119-88|&#126;2026-20119-88]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-20119-88|discussione]]) 18:09, 31 mar 2026 (CEST) :{{Fatto}} Grazie della segnalazione! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 15:08, 2 apr 2026 (CEST) ==Segnalazione errore Pagina:Zibaldone_di_pensieri_I.djvu/16== Nella pagina: [[Pagina:Zibaldone_di_pensieri_I.djvu/16]] il testo: <i>e,</i> dovrebbe essere corretto in <i>e</i>. Commento: nella trascrizione è presente una virgola assente nell'originale --[[Speciale:Contributi/&#126;2026-37774-50|&#126;2026-37774-50]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-37774-50|discussione]]) 00:31, 3 lug 2026 (CEST) : {{fatto}}. Grazie della segnalazione! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 15:12, 5 lug 2026 (CEST) ==Segnalazione errore Pagina:Opere_(Chiabrera).djvu/27== Nella pagina: [[Pagina:Opere_(Chiabrera).djvu/27]] il testo: <i>(nessun testo selezionato)</i> dovrebbe essere corretto in <i>condisse > conflisse</i>. --[[Speciale:Contributi/&#126;2026-39413-22|&#126;2026-39413-22]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-39413-22|discussione]]) 22:23, 11 lug 2026 (CEST) : {{fatto}} --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 18:18, 12 lug 2026 (CEST) ==Segnalazione errore Pagina:Guicciardini,_Francesco_–_Scritti_politici_e_ricordi,_1933_–_BEIC_1844634.djvu/300== Nella pagina: [[Pagina:Guicciardini,_Francesco_–_Scritti_politici_e_ricordi,_1933_–_BEIC_1844634.djvu/300]] il testo: <i>(nessun testo selezionato)</i> dovrebbe essere corretto in <i>perché la 44 è stata interrotta? Come completarla?</i>. --[[Speciale:Contributi/&#126;2026-45859-90|&#126;2026-45859-90]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-45859-90|discussione]]) 11:36, 22 ago 2026 (CEST) : {{non fatto}} Il verso numero 44 continua nella [[Pagina:Guicciardini, Francesco – Scritti politici e ricordi, 1933 – BEIC 1844634.djvu/301|pagina successiva]]. In [[Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|trasclusione]] il verso è completo. --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 12:26, 22 ago 2026 (CEST) ==Segnalazione errore Pagina:Storia_della_letteratura_italiana_I.djvu/9== Nella pagina: [[Pagina:Storia_della_letteratura_italiana_I.djvu/9]] il testo: <i>(nessun testo selezionato)</i> dovrebbe essere cancellato. --[[Speciale:Contributi/~2026-47847-28|~2026-47847-28]] ([[Discussioni utente:~2026-47847-28|discussione]]) 15:35, 3 set 2026 (CEST) ==Segnalazione errore Pagina:Verne_-_Il_giro_del_mondo_in_ottanta_giorni,_Milano,_Treves,_1873.djvu/289== Nella pagina: [[Pagina:Verne_-_Il_giro_del_mondo_in_ottanta_giorni,_Milano,_Treves,_1873.djvu/289]] il testo: <i></i> dovrebbe essere corretto in <i>Erasi ingannato</i>. Commento: Ripetizione --[[Speciale:Contributi/~2026-48210-12|~2026-48210-12]] ([[Discussioni utente:~2026-48210-12|discussione]]) 09:35, 5 set 2026 (CEST) o7aiv34r9uq367zk55scnt2xjjucyfd 3894947 3894940 2026-09-05T07:58:24Z Candalua 1675 /* Segnalazione errore Pagina:Verne_-_Il_giro_del_mondo_in_ottanta_giorni,_Milano,_Treves,_1873.djvu/289 */ 3894947 wikitext text/x-wiki {{Intestazione indice progetto |Titolo pagina=Proposte di correzione |Nome categoria= |Nome progetto=Trascrizioni |Titolo livello 1=Proposte di correzione |Link livello 1=Progetto:Trascrizioni/Proposte di correzione<!-- |Titolo livello 2=Archivio |Link livello 2=Progetto:Trascrizioni/Proposte di correzione/Archivio |Titolo livello 3=Archivio del 2015 |Link livello 3=Progetto:Trascrizioni/Proposte di correzione/Archivio/2024--> }} <noinclude>Questa pagina contiene le '''segnalazioni di errori''' presenti nei testi di Wikisource con le rispettive '''proposte di correzione''', inserite dagli utenti mediante il [[Speciale:Accessori|gadget]] "Segnala un errore". </noinclude> <includeonly>{{Ambox | tipo = avviso | testo = Per la correzione della pagina Segnalazione errori [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Progetto:Trascrizioni/Proposte_di_correzione&action=edit segui questo link]. }}</includeonly> ==Segnalazione errore Pagina:Loti_-_Pescatori_d'Islanda.djvu/55== Nella pagina: [[Pagina:Loti_-_Pescatori_d'Islanda.djvu/55]] il testo: <i>Avendone</i> dovrebbe essere corretto in <i>Avendo</i>. --[[Speciale:Contributi/&#126;2026-32012-6|&#126;2026-32012-6]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-32012-6|discussione]]) 20:20, 15 gen 2026 (CET) : {{Fatto}} Grazie! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 20:51, 15 gen 2026 (CET) ==Segnalazione errore Pagina:Rusconi_-_Teatro_completo_di_Shakspeare,_1859,_V-VI.djvu/317== Nella pagina: [[Pagina:Rusconi_-_Teatro_completo_di_Shakspeare,_1859,_V-VI.djvu/317]] il testo: <i>prindpe</i> dovrebbe essere corretto in <i>prindpe</i>. Commento: principe --[[Speciale:Contributi/&#126;2026-79520-5|&#126;2026-79520-5]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-79520-5|discussione]]) 23:59, 4 feb 2026 (CET) :{{Fatto}}! [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 01:27, 5 feb 2026 (CET) ==Segnalazione errore Pagina:Le_avventure_di_Pinocchio.djvu/12== Nella pagina: [[Pagina:Le_avventure_di_Pinocchio.djvu/12]] il testo: <i>Che ci sia nascosto dentro qualcuno!</i> dovrebbe essere corretto in <i>Che ci sia nascosto dentro qualcuno?</i>. --[[Speciale:Contributi/&#126;2026-14762-39|&#126;2026-14762-39]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-14762-39|discussione]]) 16:01, 7 mar 2026 (CET) :{{fatto}}, grazie. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:15, 22 mar 2026 (CET) ==Segnalazione errore Pagina:Serao_-_Fantasia,_Torino,_Casanova,_1892.djvu/201== Nella pagina: [[Pagina:Serao_-_Fantasia,_Torino,_Casanova,_1892.djvu/201]] il testo: <i>è</i> dovrebbe essere corretto in <i>è</i>. Commento: è strano non ci sia nel testo guida --[[Speciale:Contributi/&#126;2026-14621-63|&#126;2026-14621-63]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-14621-63|discussione]]) 16:12, 7 mar 2026 (CET) : Evidentemente è un errore di stampa, ho inserito {{tl|ec}} per chiarirlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:17, 22 mar 2026 (CET) ==Segnalazione errore Pagina:L'Utopia_e_La_città_del_Sole.djvu/137== Nella pagina: [[Pagina:L'Utopia_e_La_città_del_Sole.djvu/137]] il testo: <i>rose</i> dovrebbe essere corretto in <i>cose</i>. --[[Speciale:Contributi/&#126;2026-20119-88|&#126;2026-20119-88]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-20119-88|discussione]]) 18:09, 31 mar 2026 (CEST) :{{Fatto}} Grazie della segnalazione! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 15:08, 2 apr 2026 (CEST) ==Segnalazione errore Pagina:Zibaldone_di_pensieri_I.djvu/16== Nella pagina: [[Pagina:Zibaldone_di_pensieri_I.djvu/16]] il testo: <i>e,</i> dovrebbe essere corretto in <i>e</i>. Commento: nella trascrizione è presente una virgola assente nell'originale --[[Speciale:Contributi/&#126;2026-37774-50|&#126;2026-37774-50]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-37774-50|discussione]]) 00:31, 3 lug 2026 (CEST) : {{fatto}}. Grazie della segnalazione! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 15:12, 5 lug 2026 (CEST) ==Segnalazione errore Pagina:Opere_(Chiabrera).djvu/27== Nella pagina: [[Pagina:Opere_(Chiabrera).djvu/27]] il testo: <i>(nessun testo selezionato)</i> dovrebbe essere corretto in <i>condisse > conflisse</i>. --[[Speciale:Contributi/&#126;2026-39413-22|&#126;2026-39413-22]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-39413-22|discussione]]) 22:23, 11 lug 2026 (CEST) : {{fatto}} --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 18:18, 12 lug 2026 (CEST) ==Segnalazione errore Pagina:Guicciardini,_Francesco_–_Scritti_politici_e_ricordi,_1933_–_BEIC_1844634.djvu/300== Nella pagina: [[Pagina:Guicciardini,_Francesco_–_Scritti_politici_e_ricordi,_1933_–_BEIC_1844634.djvu/300]] il testo: <i>(nessun testo selezionato)</i> dovrebbe essere corretto in <i>perché la 44 è stata interrotta? Come completarla?</i>. --[[Speciale:Contributi/&#126;2026-45859-90|&#126;2026-45859-90]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-45859-90|discussione]]) 11:36, 22 ago 2026 (CEST) : {{non fatto}} Il verso numero 44 continua nella [[Pagina:Guicciardini, Francesco – Scritti politici e ricordi, 1933 – BEIC 1844634.djvu/301|pagina successiva]]. In [[Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|trasclusione]] il verso è completo. --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 12:26, 22 ago 2026 (CEST) ==Segnalazione errore Pagina:Storia_della_letteratura_italiana_I.djvu/9== Nella pagina: [[Pagina:Storia_della_letteratura_italiana_I.djvu/9]] il testo: <i>(nessun testo selezionato)</i> dovrebbe essere cancellato. --[[Speciale:Contributi/~2026-47847-28|~2026-47847-28]] ([[Discussioni utente:~2026-47847-28|discussione]]) 15:35, 3 set 2026 (CEST) ==Segnalazione errore Pagina:Verne_-_Il_giro_del_mondo_in_ottanta_giorni,_Milano,_Treves,_1873.djvu/289== Nella pagina: [[Pagina:Verne_-_Il_giro_del_mondo_in_ottanta_giorni,_Milano,_Treves,_1873.djvu/289]] il testo: <i></i> dovrebbe essere corretto in <i>Erasi ingannato</i>. Commento: Ripetizione --[[Speciale:Contributi/~2026-48210-12|~2026-48210-12]] ([[Discussioni utente:~2026-48210-12|discussione]]) 09:35, 5 set 2026 (CEST) :{{fatto}}, grazie. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:58, 5 set 2026 (CEST) 5v0amer0gux18bdmfufguhpnnqab3q9 3894948 3894947 2026-09-05T07:59:01Z Candalua 1675 /* Segnalazione errore Pagina:Storia_della_letteratura_italiana_I.djvu/9 */ 3894948 wikitext text/x-wiki {{Intestazione indice progetto |Titolo pagina=Proposte di correzione |Nome categoria= |Nome progetto=Trascrizioni |Titolo livello 1=Proposte di correzione |Link livello 1=Progetto:Trascrizioni/Proposte di correzione<!-- |Titolo livello 2=Archivio |Link livello 2=Progetto:Trascrizioni/Proposte di correzione/Archivio |Titolo livello 3=Archivio del 2015 |Link livello 3=Progetto:Trascrizioni/Proposte di correzione/Archivio/2024--> }} <noinclude>Questa pagina contiene le '''segnalazioni di errori''' presenti nei testi di Wikisource con le rispettive '''proposte di correzione''', inserite dagli utenti mediante il [[Speciale:Accessori|gadget]] "Segnala un errore". </noinclude> <includeonly>{{Ambox | tipo = avviso | testo = Per la correzione della pagina Segnalazione errori [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Progetto:Trascrizioni/Proposte_di_correzione&action=edit segui questo link]. }}</includeonly> ==Segnalazione errore Pagina:Loti_-_Pescatori_d'Islanda.djvu/55== Nella pagina: [[Pagina:Loti_-_Pescatori_d'Islanda.djvu/55]] il testo: <i>Avendone</i> dovrebbe essere corretto in <i>Avendo</i>. --[[Speciale:Contributi/&#126;2026-32012-6|&#126;2026-32012-6]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-32012-6|discussione]]) 20:20, 15 gen 2026 (CET) : {{Fatto}} Grazie! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 20:51, 15 gen 2026 (CET) ==Segnalazione errore Pagina:Rusconi_-_Teatro_completo_di_Shakspeare,_1859,_V-VI.djvu/317== Nella pagina: [[Pagina:Rusconi_-_Teatro_completo_di_Shakspeare,_1859,_V-VI.djvu/317]] il testo: <i>prindpe</i> dovrebbe essere corretto in <i>prindpe</i>. Commento: principe --[[Speciale:Contributi/&#126;2026-79520-5|&#126;2026-79520-5]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-79520-5|discussione]]) 23:59, 4 feb 2026 (CET) :{{Fatto}}! [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 01:27, 5 feb 2026 (CET) ==Segnalazione errore Pagina:Le_avventure_di_Pinocchio.djvu/12== Nella pagina: [[Pagina:Le_avventure_di_Pinocchio.djvu/12]] il testo: <i>Che ci sia nascosto dentro qualcuno!</i> dovrebbe essere corretto in <i>Che ci sia nascosto dentro qualcuno?</i>. --[[Speciale:Contributi/&#126;2026-14762-39|&#126;2026-14762-39]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-14762-39|discussione]]) 16:01, 7 mar 2026 (CET) :{{fatto}}, grazie. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:15, 22 mar 2026 (CET) ==Segnalazione errore Pagina:Serao_-_Fantasia,_Torino,_Casanova,_1892.djvu/201== Nella pagina: [[Pagina:Serao_-_Fantasia,_Torino,_Casanova,_1892.djvu/201]] il testo: <i>è</i> dovrebbe essere corretto in <i>è</i>. Commento: è strano non ci sia nel testo guida --[[Speciale:Contributi/&#126;2026-14621-63|&#126;2026-14621-63]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-14621-63|discussione]]) 16:12, 7 mar 2026 (CET) : Evidentemente è un errore di stampa, ho inserito {{tl|ec}} per chiarirlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:17, 22 mar 2026 (CET) ==Segnalazione errore Pagina:L'Utopia_e_La_città_del_Sole.djvu/137== Nella pagina: [[Pagina:L'Utopia_e_La_città_del_Sole.djvu/137]] il testo: <i>rose</i> dovrebbe essere corretto in <i>cose</i>. --[[Speciale:Contributi/&#126;2026-20119-88|&#126;2026-20119-88]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-20119-88|discussione]]) 18:09, 31 mar 2026 (CEST) :{{Fatto}} Grazie della segnalazione! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 15:08, 2 apr 2026 (CEST) ==Segnalazione errore Pagina:Zibaldone_di_pensieri_I.djvu/16== Nella pagina: [[Pagina:Zibaldone_di_pensieri_I.djvu/16]] il testo: <i>e,</i> dovrebbe essere corretto in <i>e</i>. Commento: nella trascrizione è presente una virgola assente nell'originale --[[Speciale:Contributi/&#126;2026-37774-50|&#126;2026-37774-50]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-37774-50|discussione]]) 00:31, 3 lug 2026 (CEST) : {{fatto}}. Grazie della segnalazione! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 15:12, 5 lug 2026 (CEST) ==Segnalazione errore Pagina:Opere_(Chiabrera).djvu/27== Nella pagina: [[Pagina:Opere_(Chiabrera).djvu/27]] il testo: <i>(nessun testo selezionato)</i> dovrebbe essere corretto in <i>condisse > conflisse</i>. --[[Speciale:Contributi/&#126;2026-39413-22|&#126;2026-39413-22]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-39413-22|discussione]]) 22:23, 11 lug 2026 (CEST) : {{fatto}} --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 18:18, 12 lug 2026 (CEST) ==Segnalazione errore Pagina:Guicciardini,_Francesco_–_Scritti_politici_e_ricordi,_1933_–_BEIC_1844634.djvu/300== Nella pagina: [[Pagina:Guicciardini,_Francesco_–_Scritti_politici_e_ricordi,_1933_–_BEIC_1844634.djvu/300]] il testo: <i>(nessun testo selezionato)</i> dovrebbe essere corretto in <i>perché la 44 è stata interrotta? Come completarla?</i>. --[[Speciale:Contributi/&#126;2026-45859-90|&#126;2026-45859-90]] ([[Discussioni utente:&#126;2026-45859-90|discussione]]) 11:36, 22 ago 2026 (CEST) : {{non fatto}} Il verso numero 44 continua nella [[Pagina:Guicciardini, Francesco – Scritti politici e ricordi, 1933 – BEIC 1844634.djvu/301|pagina successiva]]. In [[Ricordi (Guicciardini)/Serie seconda|trasclusione]] il verso è completo. --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 12:26, 22 ago 2026 (CEST) ==Segnalazione errore Pagina:Verne_-_Il_giro_del_mondo_in_ottanta_giorni,_Milano,_Treves,_1873.djvu/289== Nella pagina: [[Pagina:Verne_-_Il_giro_del_mondo_in_ottanta_giorni,_Milano,_Treves,_1873.djvu/289]] il testo: <i></i> dovrebbe essere corretto in <i>Erasi ingannato</i>. Commento: Ripetizione --[[Speciale:Contributi/~2026-48210-12|~2026-48210-12]] ([[Discussioni utente:~2026-48210-12|discussione]]) 09:35, 5 set 2026 (CEST) :{{fatto}}, grazie. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:58, 5 set 2026 (CEST) aae239vg0q6q80e7n3436w8dmqvd0je Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/6 108 1012385 3894749 3849603 2026-09-04T18:19:43Z Alex brollo 1615 /* new eis level4 */ 3894749 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utenteutentoso" /></noinclude> {{ct|f=180%|t=1|v=0|w=2px|L=3px|{{Sc|FIRDUSI}}}} {{Rule|t=1.5|v=0.5|4em}} {{ct|f=400%|t=4|v=1|w=0px|L=0px|{{Sc|IL LIBRO DEI RE}}}} {{ct|f=130%|t=1.5|v=1|w=2px|L=2px|{{Sc|POEMA EPICO}}}} {{ct|f=90%|t=2|v=1|w=5px|L=1px|{{Sc|RECATO DAL PERSIANO IN VERSI ITALIANI}}}} {{ct|f=70%|t=1.5|v=0|w=0px|L=0px|{{Sc|DA}}}} {{ct|f=170%|t=1.5|v=1|w=5px|L=5px|{{Sc|ITALO PIZZI}}}} {{smaller block|<poem>{{Blocco a destra|larghezza=70%|{{Indent|1|L’epopea persiana, nel suo insieme, produce l’impressione dell’incommensurabile, simile alla vista del cielo stellato, che riunisce nei suoi fulgidi sistemi di stelle l’infinita pluralità dei mondi.}}}} {{Blocco a destra|margine=20px|{{Sc|{{AutoreCitato|Adolf Friedrich von Schack|Schack}}.}}}} </poem>}} {{Rule|t=3|v=0.5|4em}} {{ct|f=100%|t=1|v=0|w=1px|L=1px|{{Sc|VOLUME SECONDO}}}} {{Rule|t=1|v=0.5|4em}} {{ct|f=90%|t=8|v=0|w=0px|L=0px|{{Sc|TORINO}}}} {{ct|f=100%|t=1|v=0|w=5px|L=5px|{{Sc|VINCENZO BONA}}}} {{ct|f=80%|t=1|v=0|w=2px|L=0px|Tipografo di S. 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Gran giovamento, Se accoglie il mio pregar, verrà fors’anco A Irania tutta. S’ei resiste e fermo In sua voglia si tien, sgombra è la via. Qui meco è Rùstem co’ gagliardi suoi! :{{R|290}}E quella notte che sì lunga corse, Stette in tale pensier. L’aurea corona Mostrò alfin de’ suoi raggi alta pel cielo Quest’almo sole, ed ei si cinse i fianchi. Co’ prenci che il seguir, ratto si mosse {{R|295}}Verso a l’ostello del suo re. Ne giunse Novella a Tus, n’ebbe Gurghìn l’annunzio E Gùderz anco e Ghev e quell’illustre Behràm e gli altri valorosi prenci, E intese ognun che d’Irania ai confini {{R|300}}Era il figlio di Sam, ch’erane apparso All’orizzonte il fulgido vessillo Apportator di lieta sorte. Incontro Mossergli allor festosamente i prodi. Incontro a lui che di guerrier, di prence {{R|305}}Avea sul capo la celata. E allora </poem><noinclude></noinclude> rbr43ry74u3aa1kb3r0fcf5h0h6j7lj Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/88 108 1012468 3894776 3891023 2026-09-04T19:22:29Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894776 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 85 —|}}</noinclude> <poem> Pel valor l’esaltava. A sè chiamollo E disse: Ad incontrar l’iranio messo {{R|105}}Tu vanne, amico mio. Novellamente Del valor tuo fa chiara mostra. Salga Per opra tua color de la vergogna Sul volto al messaggier, giù vi discenda Dagli occhi il pianto! — E Kalahvèr sen venne, {{R|110}}Come leon selvaggio, alla presenza Di Rùstem battaglier. Con molte inchieste L’assalì, come belva nell’aspetto Feroce e tristo, indi la man gli stese. Dell’eroe, che recava alta la fronte {{R|115}}Qual nobile elefante, egli la mano Strinse, e il dolor quella robusta mano Livida fe’. Si dolse, ma sospetto Non lasciò a Kelahvèr del dolor suo, Qual se decreto di viril fermezza {{R|120}}Egli avesse dal sol. La poderosa Mano di Kelahvèr ei prese poi E sì forte la strinse, che ne caddero L’unghie divette come da una pianta Caggion l’aride foglie. Oh! con la mano {{R|125}}Pendente in giù, con l’unghie rotte, i nervi Cadenti e a brani la rigonfia cute. Si tornò Kelahvèr, recò quei segni Per mostrarli al suo re. No, no, gridava. Non si cela dolor quand’è gagliardo! {{R|130}}Migliore assai d’un’inconsulta guerra È la pace per te! Non far, signore. Che per te si converta la propizia Fortuna in rio destin. Poter non hai Contro cotesto eroe. Che s’ei v’assente. {{R|135}}Nulla è meglio d’offrirgli ampio tributo Obbedïenti e pronti. E noi per queste Castella del Mazènd, su prenci e servi Il dividendo con ben giusta norma, </poem><noinclude></noinclude> enidavxufp3feew2mcdpmqc7ya5s93a Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/92 108 1012472 3894709 3890515 2026-09-04T15:40:50Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894709 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 89 —|}}</noinclude> <poem> Come nembo invasor, sospinse innanzi Il sire del Mazènd e alcun indugio Ei non cercò del camminar nell’ora. :Giunto l’annunzio che venia dei Devi {{R|20}}E già vicino era lo stuol, fe’ cenno Kàvus regnante che vestisse l’armi Rùstem pel primo, generoso figlio Del vecchio Zal, per la vicina pugna. Quindi a Gùderz e a Tus, ai cavalieri {{R|25}}Del sangue di Keshvàd, a Ghev possente, A Gurghìn ed a quanti eran con lui Nobili eroi, di preparar le schiere, L’aste di levigar, le targhe ancora, Ei fe’ precetto. Degli eroi le tende, {{R|30}}La tenda imperïal lungi ne’ campi Deserti del Mazènd furon portate; E Tus, di Nèvdher animoso figlio, Stavasi al corno destro; ogni recesso D’alta montagna d’un clangor di trombe {{R|35}}Pieno allor si sentia. Vennero intanto Keshvàd e Gùderz a sinistra, e parve Di ferro un monte quella schiera eletta In ogni parte. Nel bel mezzo il duce, Prence Kàvus, andò; tutto all’intorno {{R|40}}Ala gli fean de’ prodi suoi le file In bell’ordin schierate, e innanzi a tutti Quei che ignorava di sconfitta il nome Dell’armi tra il fragor, Rùstem venia. :Così, da questa e quella parte, in ordine {{R|45}}Furon poste le schiere e la battaglia Chiedean di qua, di là, forte gridando I valorosi, allor che un uom gagliardo Fuori balzò che dal Mazènd venia. Clava pesante avea sul collo, e il nome {{R|50}}Era Giùya, e cercava inclito un nome Fra l’armi. In pugno quella sua nodosa </poem><noinclude></noinclude> rifoy95q1vsn5f0mzwisbvrq7qyw9yq Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/125 108 1012505 3894700 3890561 2026-09-04T15:38:46Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894700 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 122 —|}}</noinclude> <poem> {{R|60}}Fin ch’entrò sicurezza in ogni core Del come e del perchè, d’ogni temenza Di grave danno, d’Hamavàr le genti. Caduti i sette dì, con fermo core S’apprestâr, si levâr, che ogni disegno {{R|65}}Era compiuto. Il seppero gli eroi De’ Berberi vicini, e poi che uguale Disegno avean nel cor, rapidamente Si gittâr su la via. Venne la notte, E fragor si levò di corni e trombe. {{R|70}}Di qua, di là si corse, e niuno intanto Degl’Irani sapea che far dovesse si volesse in quel tumulto. Allora Che de’ Berberi venne alle sue porte Il drappello fedel, fera una gioia {{R|75}}N’ebbe nel core d’Hamavàr il prence. Tutti là s’avventâr subitamente E Kàvus fer prigione e i prodi suoi Famosi in guerra, Tus, Gùderz antico, Gurghìn e Ghev, di Shaveràn il figlio, {{R|80}}Zèngheh preclaro. Furon presi e avvinti Di gravi ceppi, tutti; il trono e l’alta Irania maestà fu riversata. :Oh! che dirà quell’uom di mente accorta Nell’evento sì strano? Oh! che mai pensi, {{R|85}}O in ogni cosa veramente esperto, Di quel che qui si narra? — Ove di sangue Sacro vincol non è, mai non si creda Sicuro un uom dell’arti altrui, che spesso, Anche se il lega vincolo di sangue, {{R|90}}Ogni suo affetto che per te nutria, Un altro spegne nel suo cor, la fronte Da te rivolge in altra parte. Allora Quel segreto livor tutto ei palesa Che avea per odio. In pria mentiva, e ingiuria {{R|95}}In ciò ti fea costui. Ma, se giocondo </poem><noinclude></noinclude> gr2wcndvouabfd9dtajr9nnttyscm9b Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/131 108 1012511 3894613 3890567 2026-09-04T15:12:34Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894613 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 128 —|}}</noinclude> <poem> {{R|100}}Giunse novella poi del re tradito. Di sue catene e delle insidie, e chiara Si fe’ condizïon de’ prodi tutti Dispersi e afflitti. Dal Kabùl raccolse Rùstem allora nel Zabùl di genti {{R|105}}Ampia una schiera e si vestì le sue Armi di guerra e seco trasse i prodi A nuovi assalti. Parve una gran fiamma Che si destasse allor, parve un gran nembo Che ratto corre, quando l’oste ei trasse {{R|110}}De’ belligeri suoi. Ma un uomo accorto, Ratto camminator, mandava in pria Di re Kàvus in cerca e tal messaggio Gli fea recar: «Venni, o signor, con ampia Schiera di forti; d’Hamavàr io reco {{R|115}}La guerra al prence, tempestosa lite Perch’io gli meni, meni a quanti eroi Son fra i campioni di sua terra. Intanto Lieto vivi, signor; soverchiamente Non t’affligga il tuo duol, ch’io son vicino {{R|120}}E già son dentro alla nemica terra». :Un valoroso ancor de’ più prestanti Sen venne al prence d’Hamavàr. Un foglio Scritto Rùstem gli avea, di paventose Parole pieno; di sonanti clave {{R|125}}Ricordo vi si fea, di spade acute E di battaglie, in questa guisa: Al prence Che d’Irania venia, tu dunque, o stolto, Preparasti le insidie, il sacro patto Già fermato con lui contaminando {{R|130}}Con opra vile e rea. Non è cotesta D’un valoroso la virtù, ricorso Far nella guerra a tenebrosi inganni. Tu non seguisti già d’un generoso Alligator la via, che nell’istante {{R|135}}Della pugna non va, per trista voglia, </poem><noinclude></noinclude> 6maalvgibbuvqo2nmgsi23em25e25j8 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/145 108 1012525 3894616 3890581 2026-09-04T15:13:21Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894616 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 142 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> A sua possa e virtù, mentre dintorno {{R|240}}All’iranio signor prenci sovrani, Dagli aurei seggi e di gran cor, venièno Sì come schiavi al suo comando accinti. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|VII. Disfatta di Afrâsyâb.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 293-296)}} <poem> :Allora, un cavalier che divorava Ratto la via, fu dall’iranio sire Mandato al greco Imperator. Recava Questo comando: «Or si convien di Grecia {{R|5}}Ogni prode invïarmi, ogni famoso Che scorra vincitor per l’ampia terra. Alla mia mente desolata e oscura Luce egli apporti. E sian tutti que’ prodi Esperti assai, reggan le briglie in pugno, {{R|10}}E queste e i forti risonanti scudi Abbiano cari. Ogni più grave cosa Qui far dènno con me, levando ai nugoli L’aste ferrate. Cotal gente io voglio Che di Grecia a me venga; essi la terra {{R|15}}Dènno scorrer con me colta ed amena». :Nei piani che gli astati cavalieri Scorron d’Arabia, d’Hamavàr giugnea Novella intanto. Ben s’intese allora Ciò che Rùstem oprò nella nemica {{R|20}}Terra d’Egitto e ne’ battuti campi De’ Berberi, nel dì che aspro un assalto Egli diede a quei re. Seppesi ancora Ch’ei tornava in Irania, alto a richiedere Dalle turanie stirpi la fatica {{R|25}}Di nuova guerra. E si levâr, cercarono Un uom gagliardo, un cavalier, le briglie </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> nhb8al724g9tv00yubxzkdcl4b3s62s Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/154 108 1012534 3894725 3890590 2026-09-04T16:05:08Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3894725 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 151 —|}}</noinclude> <poem> Pochi i re, come lui, pieni d’ardire. :Sopra la vetta dell’Albùrz un loco Ei fece, e i Devi faticando assai N’ebber stanche le membra. Ei fe’ precetto {{R|35}}Che durissime pietre ivi tagliassero Due case a fabbricar che cinque e cinque Lacci eran lunghe, e dentro in vivo sasso Fece i presepi de’ cavalli; in marmo Le colonne, d’acciaio eran le sbarre. {{R|40}}Là furo avvinti i palafreni, in guerra Pugnaci e forti, e i muli ancor che portano Palanchini sul dorso e lungo tratto Percorrono di via. Di bel cristallo Altre due case ei fe’; smeraldi ovunque {{R|45}}Pose ed infisse, e questo loco ai dolci Piaceri destinò, loco del cibo, Perchè dal pasto nutrimento e forza Uman corpo riceve. Un bel tempietto Elevò ancor d’un’onice venuta {{R|50}}Del Yemèn da la terra, e ad abitarvi Un sacerdote di gran fama ei pose, E fe’ quel loco a questo fin, che mai Di là non si partisse uman sapere Nè mai mancasse. Per riporvi l’armi {{R|55}}Altre due case ei fe’, volle che tutte Splendessero d’argento intatto e puro; Indi un palagio tutto d’or dal suolo Elevò in alto, che ben cento e venti Palmi contava, e quivi la sua stanza {{R|60}}Collocar divisò. V’eran figure Di bei turchesi, e le pareti sue Recavan fregi di rubino; e in guisa Ordinò il loco per misura e giuste Norme, che il dì non vi crescea, la notte {{R|65}}Mai non scemava. Non un segno infausto Del mese di Tamùz là si vedea, </poem><noinclude></noinclude> 9q32sdd3ry6via9ke0i9zyilgagcqep Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/165 108 1012545 3894711 3890601 2026-09-04T15:41:20Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894711 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" /></noinclude><section begin="s1" />{{Ct|c=t01|3. La caccia di Rustem e dei sette eroi}} {{Rule|2em|t=1|v=3}}<section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|I. La caccia nei giardini di Afrâsyâb.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 302-305).}} <poem> :Udii che Rùstem fortissimo eroe, Un giorno, in loco dilettoso, ai forti Lieta una festa preparò. Quel loco Chiamavasi Nevènd, là ’v’eran torri {{R|5}}Eccelse, e piena di ornamenti assai Era ogni torre. Nel deserto un loco Fu propizio alla caccia; ora vi splende Il Fuoco dì Berzìn, guida ai mortali. D’Irania i prenci eran colà, seduti {{R|10}}A quel loco di cene, ampia una schiera D’incliti in armi. Quell’illustre v’era Tus e Gùderz con lui, di Keshvàd prole, Behràm e Ghev, nobili prenci, e il forte Gurghìn con Zèngheh a Shaveràn illustre {{R|15}}Animoso figliuol, con Gustehemme, Con Kharràd battaglier, Berzìn che eretta Avea la fronte, a fulminar la spada Atto nel campo, e quel, ch’era di tutti La corona ed il fior, Guràzeh. D’essi {{R|20}}Aveasi ognuno alquanti eroi. Drappello Era ben questo valoroso e illustre! :Tal di festa apprestò loco giocondo Rùstem guerrier, che questo sol fiammante </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> baixai0srsv6cauxfjh3ai7c5n1zz4m Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/173 108 1012553 3894627 3890609 2026-09-04T15:16:29Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894627 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 170 —|}}</noinclude> <poem> Parte del fiume non vogl’io ch’ei scenda. Del ponte chiuderò l’uno de’ capi A quel malvagio, dall’opposta parte {{R|130}}Per alcun tempo il trattenendo, i nostri Perchè vestano intanto le guerriere Armi... Davver! che del gioir, de’ giuochi Intempestivi oltrepassata è l’ora! :Dell’arco allora a le due parti estreme {{R|135}}La tesa corda ei rilegò, poi venne Ratto correndo verso all’un de’ capi Dell’arduo ponte. Ma vicino al ponte Egli era già, quando il vessillo scorse, Al giunger suo, del suo nemico. Scesi {{R|140}}Da questa parte erano tutti, il fiume Superando, gli eroi; stavane a capo Il regnante Afrasyàb. Ghev animoso A Rùstem grande ne spedìa l’annunzio. :E Rùstem si vestì la sua di tigre {{R|145}}Irsuta spoglia, e balzò in groppa al suo Impetüoso palafren. Sen venne A far battaglia contro all’oste avversa De’ Turani, e gridava in strana guisa Qual fero drago che s’avventa. Allora {{R|150}}Che il scoverse Afrasyàb nelle bell’armi Tutto rinchiuso, che fuggìan da lui La mente e il senno detto avresti; forte Ei temè di quel braccio e di quell’ampio Irsuto petto e della man possente, {{R|155}}Dell’eretta cervice e de la clava Recata in collo. Ma d’un tratto il prode Tus e Gùderz con lui, l’asta nel pugno, Gurghin e Ghev gran cavaliero, e il figlio Di Shaveràn, Zèngheh preclaro, e il forte {{R|160}}Behràm, Berzìn, Ferhàd nell’armi esperti, D’eroi questo drappel gagliardo in armi, Con l’aste in mano e le spade lucenti </poem><noinclude></noinclude> m6acr66iu8vy4qacfrg09jhyash742g 3894703 3894627 2026-09-04T15:39:15Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894703 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 170 —|}}</noinclude> <poem> Parte del fiume non vogl’io ch’ei scenda. Del ponte chiuderò l’uno de’ capi A quel malvagio, dall’opposta parte {{R|130}}Per alcun tempo il trattenendo, i nostri Perchè vestano intanto le guerriere Armi... Davver! che del gioir, de’ giuochi Intempestivi oltrepassata è l’ora! :Dell’arco allora a le due parti estreme {{R|135}}La tesa corda ei rilegò, poi venne Ratto correndo verso all’un de’ capi Dell’arduo ponte. Ma vicino al ponte Egli era già, quando il vessillo scorse, Al giunger suo, del suo nemico. Scesi {{R|140}}Da questa parte erano tutti, il fiume Superando, gli eroi; stavane a capo Il regnante Afrasyàb. Ghev animoso A Rùstem grande ne spedìa l’annunzio. :E Rùstem si vestì la sua di tigre {{R|145}}Irsuta spoglia, e balzò in groppa al suo Impetüoso palafren. Sen venne A far battaglia contro all’oste avversa De’ Turani, e gridava in strana guisa Qual fero drago che s’avventa. Allora {{R|150}}Che il scoverse Afrasyàb nelle bell’armi Tutto rinchiuso, che fuggìan da lui La mente e il senno detto avresti; forte Ei temè di quel braccio e di quell’ampio Irsuto petto e della man possente, {{R|155}}Dell’eretta cervice e de la clava Recata in collo. Ma d’un tratto il prode Tus e Gùderz con lui, l’asta nel pugno, Gurghìn e Ghev gran cavaliero, e il figlio Di Shaveràn, Zèngheh preclaro, e il forte {{R|160}}Behràm, Berzìn, Ferhàd nell’armi esperti, D’eroi questo drappel gagliardo in armi, Con l’aste in mano e le spade lucenti </poem><noinclude></noinclude> nsyq31cgcqbc846j4hl27zrnbk5vg00 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/175 108 1012555 3894777 3890611 2026-09-04T19:24:22Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894777 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 172 —|}}</noinclude> <poem> Fe’ scendere una pioggia e l’etra intorno {{R|200}}Ne ingombrò tutta, come a primavera Nuvola fosca. Sollevò sul capo, A quella vista paventosa, il prode Guròzm lo scudo e s’avanzò. Con l’asta Raggiunse il capo del destrier nemico, {{R|205}}E Gurghìn battaglier precipitava Dall’ardua sella. Ma giugnea quel prode Ghev all’istante; rimirò il caduto E d’ira s’infiammò, come un leone Che rugge nella selva, alta una voce {{R|210}}Mandò a Gurèzm. E ratto l’afferrava Al cinto e giù il traea dal loco suo Quell’uom prestante, e poi con un pugnale Aprìagli il petto. Oh sì!, pien di spavento Ei de’ superbi fece il cor! Ma intanto {{R|215}}De’ Nevdherìdi il regal duce, in pugno Con quella clava poderosa, orrendi Colpi sferrava in su la testa ai prodi, E Guràzeh là dentro si spingea Col brando acuto, come agreste verro {{R|220}}In rabbioso furor. Gùderz di contro Tale assalto inferìa, che scempio ei fece D’alme turanie, e qual leone in giostra, Con l’arco al braccio, cavalcando un forte Destrier, Zevàreh dalla parte opposta {{R|225}}Spingeasi innanzi. Con eletta schiera Di giovani campioni incliti in armi, Correa frattanto, come nembo in cielo, Gurghìn possente, e trassero le spade, E le clave brandîr forti e pesanti {{R|230}}E Ferhàd e Berzìn tra i più famosi. :Ghev, nel tumulto della pugna, orrenda Voce mandò contro al turanio sire, Prence illustre Afrasyàb. Turanio sire, Gridò, che avversa hai la fortuna, o vile </poem><noinclude></noinclude> q0snmpqxeztvuhtfkybsd1243engmyb Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/180 108 1012560 3894662 3890616 2026-09-04T15:25:12Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894662 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 177 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Ardimentoso! A questi, che la fronte {{R|380}}Levano in alto, con l’acuta spada La testa spiccherò dalla persona, Involgendo di tenebre di morte La loro stella. Oh sì!, giù nella polve Io le corone abbatterò degl’incliti, {{R|385}}Divelto il capo col guerresco brando! :Giovinetto guerrier, rispose il prence, difesa de’ forti, inclito sire D’ogni più illustre, nell’orrenda pugna Esser tu possa vincitor! Le imprese {{R|390}}De’ tuoi nemici opere son da nulla, Misere e grame. L’andar tuo nel mezzo Della battaglia, lieto sia; poi torna Con la vittoria a me, con nome illustre. Iddio, di grazia donator, ti sia {{R|395}}Proteggitor. Deh! sia sospeso il capo Di chi t’è avverso, a un legno! E poi che vai Contro a Rùstem così, poi che t’accingi Alla battaglia seco, assai ten guarda, Che nell’opere sue malvagio e infido {{R|400}}Egli è, di tristo cor, pieno la mente D’inganni, e sanguinario. Oh! tu potessi Aver vittoria su quel tristo! È lui Prima cagion di tal iattura in armi! </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|III. Battaglia di Rustem con Pilsem e Alkûs.}} {{Ct|c=t2|(EU. Calc. p. 311-314).}} <poem> :Come udì del suo prence este parole, Pilsèm die un grido, e parve acuto fremito D’un timpano di bronzo. Egli balzava. Ratto qual nembo, al palafren sul dorso, {{R|5}}Detto avrestù che in cor tema nessuna </poem><section end="s2" /><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, II}}||12}}}}</noinclude> 6s1f2ls98z5j9xn96a0qotzdun2atnt Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/181 108 1012561 3894704 3890617 2026-09-04T15:39:43Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894704 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 178 —|}}</noinclude> <poem> Per laspro assalto avesse. Egli, qual turbine, Dell’iranico stuol gittossi al mezzo, E da destra e da manca il rilucente Brando agitò, vibrò la sua guerriera {{R|10}}Clava possente. Come un uragano, Ei fu sopra a Gurghìn, come una fiera In suo furor gridando, e quell’acuta Spada sul capo del destrier di lui Calò. Per l’aspro duol cadde il destriero {{R|15}}A capo in giù. Ma Gustehèm che il vide, Di pugna esperto Gustehèm, sen venne Simile a vampa dal suo loco, e ratto Ei fu sopra a Pilsèm, come leone Al proromper dell’ira, e fiero assalto {{R|20}}Incominciò con lui, nel subitano Divampar del suo sdegno. E in pria la lancia Gli calò rovinosa alla cintura, Ma niun danno arrivò della cintura Ai solidi fermagli; anzi, la lancia {{R|25}}Gli si ruppe nel pugno allor che ratto Ei la calava, onde gittò quel tronco Dell’asta infranta. Ben notò quell’atto Pilsèm; la spada fuor traendo allora Tagliente e acuta, pien di vampo e d’ira. {{R|30}}Venne con fermo cor. Con quella spada. Di Gustehèmme su la testa, a sommo Dell’elmo, tal sferrò colpo mortale, Che via dal capo gli divelse l’elmo, Sì come globo. Discoverto il capo, {{R|35}}Con l’asta infranta al suol, là nel fragore Dell’orrenda tenzon stavasi in piedi Come stordito Gustehèmme. E quando, Dai destro corno, degli eroi l’assalto E il fermo core designò con gli occhi {{R|40}}Zèngheh di Shaveràn, venne al soccorso Di Gustehèm rapidamente. Il vide </poem><noinclude></noinclude> 5gyvmznw8gzrudnbvr7v33x862gx1ts Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/182 108 1012562 3894668 3890618 2026-09-04T15:26:51Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894668 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 179 —|}}</noinclude> <poem> Afflitto e mesto, ed un tremendo assalto A Pilsèm inferì, come elefante Dal capo eretto o leon bieco. L’impeto, {{R|45}}Qual fero alligator selvaggio e ardito, Sostenne l’altro e s’avanzò con quella Indica spada nella man. Quel ferro Giù calò ratto, e lacerando tutta Di Zèngheh la gualdrappa, al suol la testa {{R|50}}Gli fe’ cader del palafreno. A terra Cadde quel prode ancor, ma il lembo estremo Della tunica intorno a sè raccolse E al cinto l’annodò, poscia con l’inclito Di Turania guerrier tornò alla pugna, {{R|55}}A piè, là in mezzo a la volante polve, Come leon che la sua preda cercasi. :Negra una polve essi levâr dal suolo In quell’istante che più fieri e arditi Elli s’accapigliâr. Ma Ghev, dal mezzo {{R|60}}Delle sue file come ciò vedea, Quando oscurarsi vide il mondo agli occhi Dei forti amici suoi, diè un alto grido Sì come tuon su la montagna, o come Battagliero leon nella suprema {{R|65}}Ora della tenzon. Venne egli pure I tre compagni a sostener. Così Quattro guerrieri accapigliârsi tutti Con Pilsèm giovinetto. Oh! di sue guancie Il bel color non tramutò costui, {{R|70}}Animoso guerrier, ma là nel mezzo Degli altri prenci s’avventò alla pugna. Or la spada vibrò, la poderosa Clava talvolta, fin che cadder lente, Lente e spossate, agli altri eroi le mani. :{{R|75}}Ma là dal mezzo di sue accolte schiere Piran tutto osservò; notò che senza Aita là si stava il suo fratello </poem><noinclude></noinclude> i4696w1q2fct9c9e0faiydafv7lw1u0 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/201 108 1012581 3894674 3890637 2026-09-04T15:28:06Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894674 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 198 —|}}</noinclude> <poem> Stimi ei la pugna coi leoni e indietro {{R|140}}Non si ritragga dal pugnar da forte Con gli elefanti ardimentosi e fieri! :Così ei passava appo la bella sposa La lunga notte e innanzi a lei di molte E molte cose favellò. Ma quando {{R|145}}Montò pel ciel questo fiammante sole Con rinnovato amor tutta la terra Adornando così, per dirle addio Si strinse al petto l’avvenente sposa Rùstem e la baciò più volte in fronte {{R|150}}E ne’ begli occhi. Lagrimando assai Si disciolse da lui la giovinetta Bella come Perì, congiunta al suo Cordoglio e al suo dolor. Sen venne ratto Appo l’eroe l’inclito re, novelle {{R|155}}Del suo riposo e di sua stanza ombrosa Gli chiese, e al fin di sue parole acconcie Lieto annunzio gli diè del suo destriero. Il core del guerrier che regi serti Ai re donò, di lui ben si compiacque. {{R|160}}Ed ei si mosse e te’ carezze al suo Fedel compagno e gli posò sul dorso La ricca sella. Egli gioia per esso, Pel re di Semengàn gioia nel core. Così lieto ei partì, si come nembo {{R|165}}Venne al Sistàn, le intravvenute cose Molto pensando in cor. Scese veloce Di Sistàn in Zabùl, di ciò che vide. Di ciò che udì, non fece motto ad altri. </poem><noinclude></noinclude> qi9wytgvss0tf2lwzof5ve5lov2r98t Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/213 108 1012593 3894586 3891018 2026-09-04T15:01:11Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894586 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 210 —|}}</noinclude> <poem> :Sohràb, di pugna disïoso, ratto Che da lungi il scoverse, una grand’ira Sentì nel petto e sfoderò la spada. {{R|35}}Balzò come leon dalle sue schiere, E fermo e ardito s’avventò all’incontro D’Hegìr, con questi detti a lui rivolti, Già di battaglie esperto: Oh! come mai Solo così, qual per insano ardire, {{R|40}}Sei disceso all’assalto? Oh! perchè mai Solo venisti a contrastar da folle? Ardimentoso se’ disceso adunque D’alligatori alla tenzone! Or dimmi: Chi sei tu? quale il nome, e da qual stirpe {{R|45}}Sceso ti vanti? Piangere ben tosto Dovrà colei che un dì ti partorla! Hegìr gli rispondea: Nessun turanio M’è amico, nè il vogl’io, che di pugnaci Eroi son vincitor, gran cavaliero, {{R|50}}Ed un leon, ben che gagliardo, è volpe Qui, nel cospetto mio. Signore e duce Son di guerrieri, Hegìr mi chiamo, e fermo Ho il core qui. Ma la tua testa ratto Dal busto spiccherò; così recisa {{R|55}}Al maggior prence della terra io stesso L’invïerò, mentre al tuo corpo sfatto La sepoltura gli avoltoi daranno. :I detti audaci penetrâr gli orecchi Di Sohràb che ne rise. Egli si volse {{R|60}}Rapidamente, e allor l’aste ferrate Incrociaron que’ forti, e fu sì ratto. Che scerner non potea quella da questa Lancia chi stava a riguardar. Qual vampa Corse innanzi l’eroe gagliardo e fiero, {{R|65}}E sospinse il destrier come un gran monte Dalla base divelto. Un fiero colpo Hegìr con l’asta gl’inferì, mirando </poem><noinclude></noinclude> ih6uvraj9vdgsbkijpq8j23m30j5si7 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/218 108 1012598 3894785 3890654 2026-09-04T19:43:03Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894785 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 215 —|}}</noinclude> <poem> La fanciulla, e l’eroe con questi accenti Gioioso l’assalia: Da questi nodi Scampo non cercherai. Perchè discendi {{R|215}}Fra l’armi a contrastar, vaga fanciulla? Davver! che dentro al laccio mio nessuna Fiera mai venne, a te simìl! Da questa Mia man possente scampo non avrai. Non turbarti però. — Quel suo bel volto {{R|220}}Apertamente gli mostrava allora Gurd-aferìd, che ben conobbe sola Esser cotesta arte sottil. Mostrando libero il {{Ec|volto.|volto,|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}} O ardimentoso, disse. Come leon fra gli altri eroi, la fiera {{R|225}}Nostra tenzon qui a rimirar si stanno Due genti, i nostri ferri e le nodose Clave e l’ardir. Con discoperto il volto, Con disciolte le chiome io qui mi sono, E già per te di voci un mormorio {{R|230}}Corre fra i prodi: «In contrastato campo Costui la polve ai nuvoli solleva Con una donna combattendo! A lungo Non resti là, nè più s’indugi! In questa Pugna a se stesso ei fa vergogna». Oh! dunque {{R|235}}Non voler tu per me, nella presenza D’ambe le genti qui schierate, un alto Biasmo acquistar; ma se nascostamente La grave cosa disporrem, fia meglio, Che d’un prence è virtù mostrar prudenza. {{R|240}}Ed ora a’ cenni tuoi tutta la mia Gente soggetta sta con la superba Rocca, e guerra cercar non si conviene In questa nostra pace. Ecco, son tuoi I tesori e il castello e del castello {{R|245}}Il guardiano, ove salir tu voglia, Quando t’è caro, alle dimore nostre. :Così le gote e disvelate e aperte </poem><noinclude></noinclude> 0jhxi9p25yjc6g9meju5k09wyft90no Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/219 108 1012599 3894587 3890655 2026-09-04T15:01:35Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894587 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 216 —|}}</noinclude> <poem> Ella mostrava al giovinetto, e i denti Le si vedean fra le purpuree labbra. {{R|250}}Era costei davver quale un giardino Di paradiso, e simile cipresso, Alto così, non piantò l’uom de’ campi. Erano gli occhi suoi come cervetti, Le ciglia un arco, e rifiorir sue gote {{R|255}}In ogni tempo detto avresti. Allora Il giovinetto le parlò: Da queste Promesse tue non ti ritrar, che visto M’hai tu nella battaglia, e del tuo core Non avvincer la speme alle cadenti {{R|260}}Rovine d’un Castel, che non son esse Più assai di questo cielo alte e superbe. Della mia clava i risonanti colpi Le scrollerebber tutte, e niun de’ tuoi Giungerebbe a scalfir con la sua lancia {{R|265}}Questa cervice mia. — Voltò le redini Gurd-aferid, verso la rocca il suo Destrier sospinse che recava altera La fronte eretta, e venne al fianco suo Sohràb con gran desio. Scese al vestibolo {{R|270}}Ghezdehèm della rocca, e furon tosto A un cenno suo schiuse le porte. Dentro Gurd-aferid gittossi allor, trafitta L’avvenente persona e ancor dal laccio Avvinta di Sohràb, e furon chiuse {{R|275}}Le porte dietro a lei. Accorser tutti, Tutti fûr mesti; pien di doglia il core, Lagrimose le ciglia, e per l’affanno D’Hegìr captivo, pel dolor di quella Vaga fanciulla, giovinetti e vecchi {{R|280}}Stavano afflitti e costernati. Ancora Venne alla figlia sua, con altri eroi D’inclita fama, Ghezdehemme, e disse: :Donna di fermo cor, di belve in giostra </poem><noinclude></noinclude> pa37txo8m83yyr3cdx03wlcjkaaj7zo Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/228 108 1012608 3894786 3890664 2026-09-04T19:44:00Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894786 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 225 —|}}</noinclude> <poem> {{R|45}}I prenci suoi. Benedizion discenda Da Dio ch’è sire del tremendo giorno Del suo giudizio, su Ghershàspe antico, Sovra Nirèm, di Sam su l’alta fronte, Illustre cavalier, se in te cotale {{R|50}}Ebber la discendenza e di lor seme Il lontano rampollo, un uom di puro Nascimento, del mondo e di sua gloria Conquistator, che abbatter suol leoni In fiero assalto. Oh. sì!, la mia fortuna {{R|55}}S’anima e avviva nel tuo aspetto, ed io Prego dal ciel che lieto sempre e forte {{Ec|Esser|Viver|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}} tu possa!... Intanto una ben grave Cosa incontro ne venne, e questo core Grave prese travaglio in tal pensiero. {{R|60}}Sedettero con me tutti i miei prenci A parlamento e lessero l’epistola Di Ghezdehèm. Ratto avvisâr con meco I valorosi in ciò, che a te venisse Ghev illustre a recar questo mio foglio {{R|65}}Perchè del mal, del ben che vi sta scritto, Abbi notizia certa. Allor che letta Questa epistola avrai, sia notte o giorno, A favellar d’estranie cose il labbro Non scioglier tu; se nella man di vaghi {{R|70}}Fiori hai la pompa, d’odorarli ancora Non ti prenda desìo, ma ratto in mente Ferma un consiglio poderoso e a noi Mostra il tuo volto ancor. Se ai dolci sonni Tu posi in grembo, tosto balza in piedi, {{R|75}}E se in piedi sei già, per alcun tempo Fermo non ti tener, ma qui con tutti I cavalieri tuoi di molto senno Vieni e fin dal Zabùl tremendo un grido Leva di guerra. A quel che già ne disse {{R|80}}Ghezdehèm del turanio, a lui di contro </poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, II}}||15}}}}</noinclude> o8kwl17pxc0o56r8hnlio5cnt74e7pl Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/259 108 1012639 3894589 3890695 2026-09-04T15:01:58Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894589 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 256 —|}}</noinclude> <poem> Vincitor di leoni, ai monti suoi {{R|275}}Si rese nel Zabùl, che tempo è questo Di banchettar per lui ne’ bei giardini Di fresche rose. — Oh sì!, questo dirai, Questo piuttosto dirai tu, soggiunse, Che la fronte levar debbe quel prode {{R|280}}Alla battaglia nuova. E in molta pace Ei sederà, del regno il gran vassallo? Di ciò rider potrìan garzoni e vecchi! Ma un patto oggi è fra noi. Dirò che brevi Son le parole mie. Se a me tu additi {{R|285}}L’eroe preclaro, tra la folla in alto Il capo leverai. Farò che nullo Bisogno in terra mai ti tocchi, aprendo Miei tesori nascosti. Ove poi sia Che a me tu celi quest’arcano e il vero, {{R|290}}Palese ad altri, chiudi a me, la tua Bella persona al loco suo la testa Davver! che più non vuol! Scegli tu adunque Fra due proposte. Oh! tu non sai qual cosa Già disse a un prence il sacerdote, allora {{R|295}}Che gli svelava altissimo secreto? «Cosa non detta ancor, disse, è qual gemma Che non tocca si sta, giù giù riposta Nell’involucro suo. Ma s’ella n’esce E rompe il suo legame, ecco! diventa {{R|300}}Fulgidissimo anel che non ha prezzo». :Hegìr così rispose: Ove del suo Serto regal, del trono suo, del fulgido Anel di prence è stanco il signor mio, Cerchi, cerchi quaggiù l’orrido assalto {{R|305}}Di chi toglie la vita agli elefanti Ardimentosi. Che se tu vedrai Quella sua man, quel suo tremendo aspetto, La sua figura e la cervice, allora Ben saprai che da lui non trovan scampo </poem><noinclude></noinclude> qhrao8w7nyldnm2hg3pqygm3xkbg1k2 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/263 108 1012643 3894730 3890699 2026-09-04T16:07:45Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3894730 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 260 —|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|XIII. Assalto di Sohràb.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc, p. .353-355)}} <poem> :Come ascoltò quelle parole dure, Rapidamente de’ gagliardi il sire Voltò le terga. Egli celò la fronte Da Hegìr, nè fece motto, a quegli oscuri {{R|5}}Detti meravigliando. E poi dall’alto, Per sùbito furor, gli diè tal colpo Con riversa la man, che al suol lo stese, E ritornossi al loco suo. Ben lunghi Pensieri ei fece e s’apprestò di guerra {{R|10}}Molti arnesi e diversi. Ivi, dintorno Si strinse ai fianchi la regal cintura Per vicina tenzon, l’aurea corona Dal capo si levò, tolse un arnese, E un greco elmetto, rapido qual turbine, {{R|15}}Si pose in fronte. Quell’eroe, di Devi Inclito domator, l’asta afferrava E l’arco e il laccio e la clava possente. Indi, mentre per l’ira accolta in petto Fremeagli il sangue e gli batteano i polsi {{R|20}}Rapidi e spessi, al suo destrier veloce In arcioni balzò. Come elefante Ebbro di foia egli discese al campo, E sotto a lui, qual monte che cammina, Via balzò il palafren dal loco ov’era. {{R|25}}Uscì, dentro nel cor con fiera brama Di contrastar nel campo, alto alla luna La polve sollevò. Così sen venne Al medio loco dell’iranio vallo Ratto correndo, e giunse ai padiglioni </poem><noinclude></noinclude> c2pmp4lcoilm2kydzkazj3ptpuc3hu3 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/264 108 1012644 3894787 3893991 2026-09-04T19:44:56Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894787 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 261 —|}}</noinclude> <poem> {{R|30}}Di Kàvus re. Fuggirono da lui Tutti i più forti, come stuol d’onagri Fugge l’artiglio d’un leon. Quel braccio Mirando e quella man, quel piè, quell’asta Tutta lucente e l’alte staffe e l’auree {{R|35}}Briglie attorte, nessun de’ più famosi Dell’iranico stuol levar gli sguardi Al giovinetto in fronte osò. Ma poi Tutti que’ prenci s’adunâr confusi In un sol loco ed, Eccoti, diceano, {{R|40}}Il fortissimo eroe! Mirargli in viso Agevole non è. Corrergli incontro E disfidarlo chi oserà di noi? :Maledicendo a Kàvus re, diè un grido Eroe Sohràb. Nobil signor, dicea. {{R|45}}Quale hai {{Ec|facenda|faccenda|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}} in questo campo d’armi? Perchè di Kàvus re nome ti festi, Se fermezza non hai co’ forti in giostra? Fa che nel pugno l’asta mia ferrata Crolli per poco, e tutti i prodi tuoi {{R|50}}Esanimi farò. Sedendo a cena In questa notte, allor che ucciso cadde Zindeh-rèzm, sacramento orribil feci Perch’io vivo nessun lasciassi mai De’ prenci astati di tua terra, e te, {{R|55}}Kàvus re, perchè vivo alto appendessi A un tristo legno... Or quale hai tu d’Irania Prence gagliardo che a me venga in questo Campo di pugna? Dov’è Tus valente E Ghev e Gùderz, Feribùrz tuo figlio, {{R|60}}E Gustehèm pari a leone? Il primo Cavalier del tuo regno, il sì famoso Rùstem, dov’è? Quel che gli assalti agogna Zengheh eroe, dov’è mai?... Vengano e chiaro Mostrino a me valor di prodi, in questo {{R|65}}Loco di pugna, per vendetta ed ira! </poem><noinclude></noinclude> tjl2u9sjh2ptexskhfz9x5szmo2qbbr Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/266 108 1012646 3894657 3890702 2026-09-04T15:23:41Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894657 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 263 —|}}</noinclude> <poem> A la sella stringea, che Tus recava La gualdrappa in sua man, che questo a quello, E quello a questo sì dicea: Fa presto! :{{R|105}}Rùstem in ascoltar dal suo recinto Le voci alterne. Oh sì!, questa è tenzone D’Ahrimàn, disse in cor, nè per un solo Tal tumulto mi vien!. Così dicendo Porse la mano e si vesti la sua {{R|110}}Fatal corazza. La regal cintura Ai fianchi si legò, di Rakhsh al dorso Montò d’un balzo e in via si pose. A guardia Stava de’ prodi suoi, dell’ampio loco, Zevàreh, e il prode gli dicea: Da questo {{R|115}}Loco più in là non ti partir. Tu porgi Più che ogni altro guerrier l’orecchio intento. :Recarono con lui quel suo vessillo. Ed ei partì con volto corrucciato, Disìoso di pugna. Allor ch’ei vide {{R|120}}Sohràb da lungi e contemplò quell’alta Statura sua, quella cervice e il petto Ampio qual fu di Sam, prence belligero, In altro loco andiam, suvvia, gli disse, Lungi di qui; con lealtà ne andiamo {{R|125}}In chiuso campo. — A quel parlar del prode, Fortissimo guerrier, famoso in armi, Sohràb si scosse, ei di battaglie amante, E palma a palma ambe le man battendo, In chiuso campo se n’andò con lui {{R|130}}D’ambe le schiere dal cospetto. E in pria Disse a Rùstem così: Vieni, e rechiamci In chiuso loco insiem, soli noi due. Uomini prodi ambo slam noi. D’Irania Nessun vogliam, non di Turania alcuno, {{R|135}}Che in campo bastiam noi, noi due soltanto. Alto e grande sei tu, con late spalle, Con eretta cervice; eppur dai molti </poem><noinclude></noinclude> f43e1f9ljm7665hbylr3m4jamap5n31 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/275 108 1012655 3894708 3890711 2026-09-04T15:40:19Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894708 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 272 —|}}</noinclude> <poem> :Ma di rincontro i prodi suoi mirava Rùstem intento, favellando al saggio {{R|240}}Ghev, n’ascoltando i detti: Oh! come adunque Sohràb, dell’armi esperto, all’aspro assalto Oggi qui s’avventò? — Ghev gli rispose, Quel nobile guerrieri Mai non vid’io Gagliardo eroe di tal costume. Ei venne {{R|245}}Forte correndo fino in mezzo al campo; Fra gli altri tutti con ardor di pugna Contro a Tus egli andò, che stava in sella E la lancia ei stringea, mentre disceso N’era Gurghìn che vi salì dipoi. {{R|250}}Venne, ti dissi, e allor che con la fulgida Asta lo vide, si gittò su lui Come leone in suo furor. La clava Che si curvò, sul petto con fatale Urto gli avventa, sì che via dal capo {{R|255}}L’elmo gli cade. Perchè a lui resistere Tus non potè, si volse, e venner molti Contro a colui de’ più gagliardi, e niuno De’ valorosi ebbe con lui fermezza; Fuori che Rùstem battaglier, nessuno {{R|260}}Stettegli a fronte. Ma noi qui le norme Osservammo d’un tempo, e a lui di contro Non disciogliemmo i nostri prodi. Allora Che non osò stargli di faccia alcuno Da solo a solo, della pugna il campo {{R|265}}Libero gli lasciammo. Un cavaliere Non mosse incontro a lui, sì che dal medio Loco egli corse dell’iranio vallo Fino al destro confin. Corse, proruppe In ogni parte, e sotto a lui balzava {{R|270}}Il destrier ch’ei reggea. — Si dolse il prode A quel racconto, e venne, in tal pensiero, A Kàvus re. Quando l’eroe scoverse Kàvus regnante, accanto a sè gli fece </poem><noinclude></noinclude> fe03mxpcb7u46p6kkwzprini8mv8ctn Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/279 108 1012659 3894788 3890715 2026-09-04T19:46:54Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894788 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 276 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Tahmuràs che domò possa di Devi, Drizza ancora il pensier. Non fu mai sire Eguale a lor per l’ampia terra, e al fine {{R|385}}Accanto a Dio di qui migrar. Nessuno Di Ghershàspe maggior si vide al mondo Per guerresca virtù; la sua persona Toccava l’alto ciel. Nirèm col prode Sam fu ben grande, eretto il capo; e niuno {{R|390}}Ebbe su morte potestà. Se vita Terrena eterna non durò, ma cesse Ognun di lor, la stessa via noi pure Percorrerem volenterosi. A morte Votati siam, giovani e vecchi, e in terra {{R|395}}Niuno per sempre si restò. Con questa Sentenza allor che consolata avrai La madre mia, tu a Zal favella, al sire Perch’ei non sia mai ribellante, fiacco Non sia nell’ora ch’egli adduce i forti {{R|400}}A far battaglia, camminando sempre Conforme al dir che da principio fece. Per metà della notte a lor parole Fu Sohràb argomento. Alla quiete Fu dato e al sonno tempo che restava. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XV. Lotta di Rustem e di Sohràb.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 361-365).}} <poem> :Ma quando l’ale sue spiegò nel cielo Questo fulgido sol, quando la testa In giù piegò di notte il bruno augello, Rùstem si cinse la corazza e tosto {{R|5}}In arcioni balzò {{Ec|dal|del|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}} suo veloce Destrier. Della tenzon discese al piano, Postasi in fronte una celata in ferro. </poem> <section end="s2" /><noinclude></noinclude> q9r1vc7n1ta04se32ep3z9cfx8lqlw1 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/280 108 1012660 3894600 3890716 2026-09-04T15:08:00Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894600 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 277 —|}}</noinclude><poem> Ma là di contro, co’ suoi prenci, un dolce Yino bevve Sohràb, tra cantatrici, {{R|10}}In quella notte. A Humàn dicea: Quel forte, Quel selvaggio leon, che meco scese Oggi a pugnar, nella statura sua Non è minor di me, ne’ quel suo core Entro l’assalto egli ha cruccioso. In quelle {{R|15}}Sue spalle e il petto ei mi somiglia, in quella Cervice, e ben diresti che adoprava Un sapïente sola una misura. Si muove l’amor mio, quando le staffe Ne miro e il piè; vergogna mi colora {{R|20}}Il volto. I segni che mi diè la madre, Io trovo, e in cor per lui caldo mi sento. Io porto fede ch’egli Rùstem sia. Che pochi son quaggiù che gli sian pari, Campioni in guerra. Nè pugnar col padre {{R|25}}Bello per me sarà, qual folle o insano Investirlo di fronte. Innanzi a Dio Oh! qual’onta ne avrei, da questa terra Oh! con qual fronte vergognosa e scura Dovrei partir! Che se m’è tolta speme {{R|30}}D’altra vita nel ciel, no, non è bello Ch’io rechi la battaglia al padre mio! Questo mio nome sol per onta e biasmo Altri pronuncierà; vano del core Ogni desire e in questa vita e in quella {{R|35}}Si rimarrà così. L’aspra tenzone Mi rende insano, e sol di male è fonte Versato sangue! — E Humàn a lui: Fra l’armi Molte fiate innanzi a me vid’io Rùstem balzar. Tu pur ciò ch’egli fece {{R|40}}Là nel Mazènd, guida agli eroi, con quella Gravosa clava, udisti un giorno. Al forte Di Rùstem palafren somiglia il forte Palafren di colui, ma l’orme sue Non ha sì fonde, nè sì grave ei scalpita. </poem><noinclude></noinclude> d00ez213797x1odku1rd47f1wbb4ulz Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/284 108 1012664 3894603 3890720 2026-09-04T15:09:02Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894603 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 281 —|}}</noinclude> <poem> Se un’altra volta egli l’atterra e acquista Dall’atterrarlo di leon rubesto {{R|155}}Inclita fama, di troncargli il capo Lecito allor gli fia. Tale il costume Che appo noi vive. — Con tal’arte ei volle Sfuggir da morte sotto l’aspro artiglio Del fero drago. E il giovinetto cesse, {{R|160}}Ei di gran core, al supplicar del vecchio Prence così, ne la minaccia sua Toccò l’effetto. Ciò per generoso Impeto avvenne e pel destin, per quella Aperta lealtà di giovin core. :{{R|165}}Il liberò da quella stretta e corse Al deserto, a un deserto ove gazzelle Timide gli passâr veloci innanzi, E si volse a cacciar, nè di quel prode Che seco in armi si provò, fu in lui {{R|170}}Alcun pensiero. Lungo tempo assai Là si trattenne, fin che accorse, ratto Come nembo di polve sollevata, Humàn, che l’inchiedea qual de la pugna Esito e fin. Le intravvenute cose {{R|175}}Ad Humàn raccontava e le parole Che Rùstem gli dicea, ridisse ancora. Sciagurato garzon, certo che giunto Se’ a sazietà della tua vita!, a lui Humàn rispose. Oh! sciagurato questo {{R|180}}Tuo petto e la statura e il portamento, E la tua staffa prolungata e il piede Che hai tu d’un forte! Liberasti un bieco Lïon ch’era caduto entro al tuo laccio, Ed a smaltir difficile si rese {{R|185}}La cosa grave. Tu vedrai qual danno A te verrà della tenzon nel campo Per l’inconsulta opera tua! Sentenza Di ciò fece un gran re: «Non stimerai </poem><noinclude></noinclude> hc1i46nsmsjzlrkhhacajn8ijsgu89q Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/288 108 1012668 3894789 3890724 2026-09-04T19:48:01Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894789 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 285 —|}}</noinclude> <poem> Giù piegò la persona. Il tempo suo Il termin suo già già toccava, e niuna Possa era in lui, sì che il distese al suolo {{R|15}}Rùstem pari a lïon. Sapea costui Che al suol rimasto ei non sarebbe e ratto L’acuta spada sguainando, il seno Del figlio trapassò, di lui, nell’alma E vigile ed accorto. Al fatal colpo {{R|20}}Si contorse e gemè; lasciando allora Tutti i pensieri suoi, giocondi e tristi, Sohràb così a dir prese: Ecco! mi venne Tanto danno da me. Ti diè la chiave Che chiude i giorni miei, l’avara sorte, {{R|25}}E in tua man la depose. Oh! tu non hai Colpa veruna in ciò, che a me sul capo Tanta rovina addusse il ciel, sì ratto Travolgendomi a morte! Or sì!, diranno I coetanei miei, per gioco e scherno, {{R|30}}Che giacque, stesa nella polve, l’alta Persona mia!... Mi diè la madre i segni Del genitor non dubbi, e il viver mio Per amor toccò fine. E il ricercai, Bramoso di veder quel volto amato, {{R|35}}E per questo desìo diedi la vita. Aimè! che alla sua meta il lungo stento Non giunse, ed io veder per niuna via Volto potei di genitor!... Ma intanto, S’anche nell’onde qual natante pesce {{R|40}}Calar potessi, o come notte in ombra Te stesso tramutar, s’anche nel cielo Salir potessi come stella e questo Almo sole schiantar d’in su la faccia Di questa terra, sempre e sempre il mio {{R|45}}Genitor chiederà la mia vendetta Da te, quando vedrà che dell’avello Furon le pietre il mio guancial. De’ {{Ec|prenci,|prenci|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}} </poem><noinclude></noinclude> 3mh5w32w3twh2f7dx4ni6bz1ylw7e3o Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/294 108 1012674 3894605 3890730 2026-09-04T15:09:50Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894605 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 291 —|}}</noinclude> <poem> Loco è a parlar con te. — Si volse allora L’eroe gagliardo al suo fratello, e disse: :{{R|230}}Di qui ti volgerai, forte d’intatto E puro cor. Tu con Humàn la sponda Attingerai del regal fiume. Impeto Contro ad alcun non farai tu in niun modo, :E Zevàreh si mosse in quell’istante. {{R|235}}Appo Humàn venne e le parole tutte Gli ridicea del gran guerriero. In questa Guisa Humàn gli rispose, eroe, che un giorno Avea nell’arti della guerra istrutto Sohràb fanciullo: Hegìr tristo e rissoso, {{R|240}}Hegìr fu lui che tennegli nascosto Alto segreto del suo duce! Ei sempre Chiedea del genitor, nè quegli il vero Gli disse mai, sì che all’error congiunta Andò l’anima sua. Per sua stoltizia {{R|245}}Tal sventura c’incolse, e veramente D’uopo è che il capo si recida a lui. :Redìa Zevàreh al fortissimo eroe, Fea parole d’Humàn, degli altri tutti E dell’opra d’Hegìr tristo e malvagio, {{R|250}}Per cui precipitava al termin suo Vital giornata di Sohràb. L’eroe Folle divenne a quel racconto e tosto Dinanzi agli occhi suoi fecesi il mondo Oscuro e tetro. Là da Hegìr sen venne {{R|255}}Dal fatal campo ove pugnò. L’afferra Pel celiar delle vesti e d’un fatale Colpo lo stende al suol; già trae dal seno Un fulgido pugnal, già già dal busto Gli recide la testa, allor che i prenci {{R|260}}Per l’infelice a dimandar perdono Accorser tutti. Da estremo di morte Ei ritrassero Hegìr. L’eroe tornava Dal tristo loco e si rendea piangendo </poem><noinclude></noinclude> h02xnt3t6n19cwwu7dl99zn65ro3h9n Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/301 108 1012681 3894791 3890737 2026-09-04T19:49:10Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894791 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 298 —|}}</noinclude> <poem> Rampogna molta, e rampogna farammi Ricca Rudàbeh di virtù! Deh! i prenci, Deh! gli eroi che diranno, allor che indizio Giungerà lor di tanto? E come venga {{R|90}}Di ciò novella e intenderanno ch’io Svelsi dal mio giardin del bel cipresso La vaga pianta, qual discolpa mai In lor cospetto recherò, che vinto Tragga a’ miei detti lor crucciato core? :{{R|95}}Pianse, ed il suol giù giù ferocemente Scavò con l’ugne e la regal sua vesta Fe’ cadersi divelta a brani a brani Dalla persona. Di re Kàvus tutti Stavano accanto a lui sopra la via {{R|100}}Gli eroi seduti. Di parole amiche Atte a consigli avean la lingua piena I valorosi, ma per l’aspro duolo Di serrame era chiuso il cor del forte. :Di questo ciel che in alto move, il reo {{R|105}}Costume è tal. Con una mano un serto, Con l’altra un laccio esso ti dona; e allora Che in trono pose alcun beato e lieto Con quel serto regal, dall’alto seggio Il precipita poi dentro le attorte {{R|110}}Spire avvinto del laccio. Oh! perchè mai, Se partirci dobbiam con quei che a noi Fûr compagni di via, daremo a questa Misera vita il nostro amor? Si compiono Molti giri su in ciel; stanno in que’ giri {{R|115}}Molte contese e turbamenti, e mai Scerner non usa da’ regnanti i servi Il cielo, nè dall’uom semplice e ignaro Il sapïente, che la vita uguale Per tutti scorre e giuochi essa ti appresta {{R|120}}Di {{Ec|varie|molte|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}} guise e varie assai. Ma il grave Pensier dell’esser nostro anche se duri </poem><noinclude></noinclude> f0gparp6udnh5dmfo6yxlzbjjndiq35 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/303 108 1012683 3894590 3890739 2026-09-04T15:02:20Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894590 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 300 —|}}</noinclude> <poem> L’avverso fato co’ suoi prodi, in questo Loco, perchè dalla tua man si avesse {{R|160}}Acerba morte.... Or che fai tu? Difesa A tanto mal qual’è? Nel dolor tuo Fino a che piangerai quel caro estinto? :Egli morì; ma qui rimase, in questa Vasta pianura, Humàn, Rùstem rispose. {{R|165}}Molti di Cina, di Turania molti Prenci son qui; ma tu per essi in core Non meditar vendetta. All’ampio esercito Guida sarà nella sua via Zevàreh, Per possanza di Dio, del re per cenno. :{{R|170}}Eroe che ami la gloria, in tal battaglia, Disse l’iranio sire, ogni dolore Te solo incolse. Ben che molte offese Abbian recate di Turania i prodi A me, ben che d’Irania suscitati {{R|175}}Abbiano incendi molti, all’armi ancora Poi che tua voglia non inclina, all’armi Anch’io non correrò. Pieno è d’affanno Per la tua angoscia questo core, ed io Nessun farò di lor tristo pensiero. :{{R|180}}Hegìr divenne allor per la sua via, Hegìr valente, e disse: Ogni nemica Schiera partì già da gran tempo. — Allora De’ suoi guerrieri dall’infausto loco Trasse Kàvus lo stuol, tornò con tutta {{R|185}}La regal pompa nell’irania terra. Ma Rùstem là rimase, ed attendea Che ritornasse dal viaggio suo Zevàreh battaglier, della nemica Schiera portando a lui novelle. E giunse {{R|190}}Al primo albor del dì seguente il prode, E in quell’istante si partì con tutti Rùstem i prodi suoi. Sparsa la fronte Avean di negra polve i prenci illustri, </poem><noinclude></noinclude> 9f0gmgtixz8hkvvwagajtrzsmncczdt Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/310 108 1012690 3894792 3890746 2026-09-04T19:50:01Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894792 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 307 —|}}</noinclude> <poem> Dalla speranza tua miseramente Precipitasti e giù nel suol profondo, Quale un meschino, a riposar scendesti {{R|65}}In sonno eterno! Ma il pugnal dal fianco Pria ch’ei traesse a lacerarti il seno Candido e puro, a che i ben certi segni Che la tua madre già ti porse, a lui Non desti ratto nè d’essi nessuno {{R|70}}Fosti ricordo a lui? La madre tua Ben t’avea dato non manchevol segno Del genitor; perchè non vero adunque Esso ti giunse?.. Ed or qui si rimane, Qual prigioniera in suo dolor, la madre {{R|75}}Orba di te, piena d’affanno, immersa Nell’angoscia del cor, fra pianti e lai. Oh! perchè mai nel tuo viaggio al fianco Io non ti venni, mentre agli altri eroi Sovrastavi del capo, alto qual canna? {{R|80}}Anche da lungi Rùstem ravvisata Allor m’avrebbe e te con me al suo seno, Figlio diletto, accolto avrìa. Quel forte, figlio mio, gittando lungi il ferro, Mai non t’avrebbe trapassato il core! {{R|85}}Così dicea la misera e co’ pugni Percotevasi intanto e si svellea Le chiome, al volto con le man serrate Onta facendo. La tua madre, o caro, Sovente ella dicea, qui desolata {{R|90}}Ora si sta, tu il cor da crudel ferro Squarciato avesti! — E poi che molto il pianto Fece e {{Ec|diuturno|continuo|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}}, alla gente dattorno Che la vedea, di lagrime le ciglia Fece suffuse e piene. Ella frattanto {{R|95}}Cadde priva di senso, e il cor di tutti A quella vista si spezzò per lei; Cadde sul duro suol, sul duro suolo </poem><noinclude></noinclude> ss3myep9fesgmbpo5pit3acnm03dxla Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/334 108 1012714 3894781 3890770 2026-09-04T19:34:25Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894781 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 331 —|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|V. Abboccamento di Siyâvish con Sûdâbeh.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 387-390).}} <poem> :Fra cotesti sermoni e cotai detti Anche andò quella notte e il ciel volgea Sovra la terra oscura. Alta sedette Sudàbeh e lieta su quel trono, e in capo {{R|5}}Di fulgidi rubini un dïadema Si pose. Intorno a sè tutte chiamava Le vaghe figlie sue, tutte adornavale E fea seder sovra sgabelli d’oro A sè d’accanto. Stavanle dinanzi {{R|10}}Le ancelle in piè come di foggia nuova Idoli, e detto avresti un paradiso Esser quel loco e la dimora. Intanto Fe’ un motto a Hirbéd la bellissima donna Qual luna: Vanne omai; queste parole {{R|15}}A Siyavìsh tu reca: «Or si conviene Che tu affatichi il piè, perchè tu mostri A me il tuo volto e l’eretta statura». :Hirbèd correndo venne, e disse ratto Quelle che udite avea parole allora {{R|20}}Nel gineceo. Si mosse il giovinetto Con grave incesso e venne a lei; vedea Quel trono suo, vedea la fronte e quella Aurea corona. Stavanle dinanzi Le ancelle in piè come di foggia nuova {{R|25}}Idoli, e detto avresti un paradiso Esser quel trono e la dimora. Intanto Scese dal trono la regina e corse Incontro a lui, di gemme ampio-splendenti La fronte ornata e il crin. Sedea sul trono {{R|30}}Di fulgid’auro il bel garzone, e quella </poem>̀<noinclude></noinclude> gjbus9y2bdw4j4ytib4j56dg7gw8oei Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/339 108 1012719 3894793 3890775 2026-09-04T19:52:35Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894793 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 336 —|}}</noinclude> <poem> {{R|175}}Triste o belle che sian, l’arti che adopransi Aperte o ascose. Adoprerolle tutte; E s’ei da me volge la fronte, voce Contro a lui leverò nell’assemblea. :Con gli orecchini, e postasi sul capo {{R|180}}Una corona tutta d’or, sedette Sudàbeh in trono. D’appellar fea cenno Prence Siyàvish al suo fianco e molte Parole avea con lui. Dissegli alfine: :Un tesor t’apprestava il signor mio, {{R|185}}Nè di tal foggia l’uom trono e corona Vide giammai, con tante cose elette Cui misura non è; cento elefanti E cento ancor d’uopo sarìan, se tutto Volessi carreggiar... Io la mia figlia {{R|190}}Ti darò sposa, ma su me soltanto, Sul serto mio, su questo viso, fermi Devi gli occhi tener. Quale hai cagione, Perchè dall’amor mio così tu fugga, Dall’aspetto e dal volto? Allor che in pria {{R|195}}Ti vidi, caro, come morta fui. Stetti gemendo e sospirando, al core Offesa sì, che pel dolor non veggo Il chiaro giorno e penso che nel cielo Intenebrava il sol. Già da sett’anni {{R|200}}Scender mi fa l’amor giù per il volto Un pianto di dolor. Deh! fammi lieta In parte ascosa, rendimi un sol giorno Di mia giovine età! Doni regali Ti darò più d’assai che non ti porse {{R|205}}Del mondo il prence, serti ed elmi e troni. Ma se non cedi al mio voler, {{Ec|se al patto|dal patto|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}} {{Ec|Rifuggi|Se fuggi|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}} e sprezzi il mio consiglio, tutta Io sperderò la tua possanza. Tenebre Luna e sol si faranno agli occhi tuoi. :{{R|210}}E Siyavìsh a lei: Questo non sia </poem><noinclude></noinclude> k4o1f5zvuo99tmzsji7drgayiqvxvir Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/348 108 1012728 3894794 3893985 2026-09-04T19:55:34Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894794 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 345 —|}}</noinclude> <poem> {{R|50}}E scongiuri potenti; e s’ella ancora A dire il ver non s’adducesse, il fianco Scisso le fosse con stridente sega, Chè son queste dei re possanza e norma. :Dal regio ostello trasser l’infelice {{R|55}}I manigoldi e le parlar di ferri, Di prigioni e di ceppi, e la maliarda: :In quest’inclita reggia oh! che direi, Io, d’ogni colpa immune? Io conoscenza Del reo fatto non ebbi! Ogni parola {{R|60}}Ch’io parlassi di ciò, saria stoltizia! :Dissero al re ciò che la donna disse. — Nel suo secreto Iddio sa il vero! — Allora Kàvus fe’ cenno che venisse a lei Ratto Sudàbeh, e gl’indovini tutti {{R|65}}Lor sentenza dicean: D’una maliarda Ambo son nati i pargoli. Del seme Ènno ei sì d’Ahrimàne e n’han l’aspetto. :E Sudàbeh rispose: Altro secreto Appo questi si sta! Colatamente {{R|70}}Fu lor chiusa la bocca dal dir vero, E per timor di Siyavìsh non osano Costoro favellar. Deh! che per tema Del fortissimo eroe, duce di forti, I più gagliardi, quai leoni in guerra, {{R|75}}Vanno tremando fra le genti! E invero Di molte belve egli ha possenza; ei chiude A un gran fiume la via, quando più il vuole. Fugge da lui, negli ordini di guerra, Inclito stuol di combattenti (fossero {{R|80}}Cento fiate mille). E in me possanza, Deh! qual sarìa di resistere a lui? Qual, se non forse le pupille mie Sempre gonfie di pianto?... E qual mai cosa, Fuor di quella ch’ei vuol, dirìan cotesti {{R|85}}Astrologi raccolti, e da chi mai </poem><noinclude></noinclude> 646ptsvpnrfcqti3qhkrfl3vhwutbtz Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/356 108 1012736 3894796 3890792 2026-09-04T19:56:32Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894796 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 353 —|}}</noinclude> <poem> Per tua vendetta ancor gonfio di brama. {{R|165}}Siyavìsh poi ti parlerà del vero E disciorrà dall’ira sua funesta Il cor del sire. Incantagion qui fece Il vecchio Zal, e però il fuoco ardente Non si rissò col figlio tuo! — Tu adopri, {{R|170}}Disse Kàvus a lei, frodi e malie, Nè ancor si piega l’impudenza tua? :Disse agl’Irani de la terra il prence: Per tanto mal ch’ella nascosta fece, Deh! che farò? qual ne saria la {{Ec|pena.|pena?|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}} :{{R|175}}Tutti, benedicendo al re sovrano, Dissero: Pena di costei fia sola Ch’ella esanime cada. Ella si crucci Per suo malvagio oprar. — Fe’ cenno il sire Al carnefice allor: Fuori, alla via, {{R|180}}A un alto legno appendi tu costei, E a me ritorna! — Tosto che volgeano Ver Sudàbeh i carnefici la fronte E levavan le ancelle alto un lamento, Pieno d’angoscia si fe’ il cor del sire, {{R|185}}Smarrì color delle sue gote, e pallide Quelle gote si fêr. Deh! per cotesto, Siyavìsh disse allor, padre, il tuo core Non affligger così! Deh! tu condona Per me a Sudàbeh la sua colpa. Forse {{R|190}}Ammonimenti ascolterà Sudàbeh, Forse avverrà che torni alla via dritta. :E pensava nel cor: Se avvien che muoia Per man costei del sire, al fin dell’opra Pentimento egli avrà. Quand’ei sen dolga, {{R|195}}Da me ripeterà l’alto corruccio. :Iva cercando alcun pretesto il sire A perdonar peccato già trascorso, E a Siyavìsh ei disse ratto: Lei A te condono, poi che te vid’io </poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, II}}||23}}}}</noinclude> hm7vigsrlgtjx2bjhbhq372k8hfjjk3 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/357 108 1012737 3894729 3890793 2026-09-04T16:07:21Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3894729 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 354 —|}}</noinclude> <poem> {{R|200}}A giustizia fedel. — Diè un bacio al trono Del padre suo Siyavìsh giovinetto, E il re levossi da quel trono e ratto Fe’ ritorno alla reggia. Ecco, venièno Le ancelle tutte appo Sudàbeh in corsa, {{R|205}}Tutte omaggio le fean d’un moto istesso. :Dì questa guisa anche passò stagione, E più caldo per lei si fea d’amore Il cor del sire. Per l’amor di lei Tale tornò quel cor, che gli occhi amanti {{R|210}}Di lei dal volto ei non togliea più mai. Ma Sudàbeh un incanto ordìa secreto. Un’altra volta, de la terra al sire. Per ch’egli ancora contro al figlio suo E tristo e reo si ritornasse, quale {{R|215}}È pur costume d’indole malvagia. Di lei per le parole entrò in sospetto L’iranio prence, ma quel suo sospetto Da l’intimo del cor non fece aperto Ad alcuno giammai. — Quando simile {{R|220}}Opra incontra ad alcun, vuolsi ch’egli aggia Sapïenza e saggezza e amor del giusto E fè pur anco. E se di Dio temente È l’uom quaggiù, conforme a desiderio Del cor dell’uom compionsi l’opro. Dove {{R|225}}Sparse velen nemica sorte, un balsamo Per stolta voglia non cercar da lei. Tu contro a Dio non hai valor; corruccio Non ne menar, se tu non se’ alla terra Sostenitor primiero. È del rotante {{R|230}}Ciel costume ben questo, e non fia mai Che il volto suo ti mostri aperto. Un saggio Sentenza disse in ciò: «Maggiore affetto Dell’affetto non è che il sangue infonde; E se nasce figliuol qual tu bramavi. {{R|235}}Di donne dall’amor distogli il core». </poem><noinclude></noinclude> f3gwddrmlg6dtaskvbfo0ld6jueuebk 3894797 3894729 2026-09-04T19:57:24Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894797 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 354 —|}}</noinclude> <poem> {{R|200}}A giustizia fedel. — Diè un bacio al trono Del padre suo Siyavìsh giovinetto, E il re levossi da quel trono e ratto Fe’ ritorno alla reggia. Ecco, venièno Le ancelle tutte appo Sudàbeh in corsa, {{R|205}}Tutte omaggio le fean d’un moto istesso. :Dì questa guisa anche passò stagione, E più caldo per lei si fea d’amore Il cor del sire. Per l’amor di lei Tale tornò quel cor, che gli occhi amanti {{R|210}}Di lei dal volto ei non togliea più mai. Ma Sudàbeh un incanto ordìa secreto. Un’altra volta, de la terra al sire. Per ch’egli ancora contro al figlio suo E tristo e reo si ritornasse, quale {{R|215}}È pur costume d’indole malvagia. Di lei per le parole entrò in sospetto L’iranio prence, ma quel suo sospetto Da l’intimo del cor non fece aperto Ad alcuno giammai. — Quando simile {{R|220}}Opra incontra ad alcun, vuolsi ch’egli {{Ec|aggia|abbia|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}} Sapïenza e saggezza e amor del giusto E fè pur anco. E se di Dio temente È l’uom quaggiù, conforme a desiderio Del cor dell’uom compionsi l’opro. Dove {{R|225}}Sparse velen nemica sorte, un balsamo Per stolta voglia non cercar da lei. Tu contro a Dio non hai valor; corruccio Non ne menar, se tu non se’ alla terra Sostenitor primiero. È del rotante {{R|230}}Ciel costume ben questo, e non fia mai Che il volto suo ti mostri aperto. Un saggio Sentenza disse in ciò: «Maggiore affetto Dell’affetto non è che il sangue infonde; E se nasce figliuol qual tu bramavi. {{R|235}}Di donne dall’amor distogli il core». </poem><noinclude></noinclude> 5ctf75wsz3z4eemvs1p0l2gw8ff076i Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/360 108 1012740 3894798 3890796 2026-09-04T19:58:14Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894798 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 357 —|}}</noinclude> <poem> L’armi cingesse per la guerra, e grande N’ebbe contento e fe’ carezze a lui, Novellamente grado illustre ed inclito {{R|70}}Anche gli volle conferir. Dinanzi A te si stanno, Kàvus disse, tutti Li miei tesori e le mie gemme. Ancora Dir tu potresti che lo stuol de’ prodi T’è congiunto ed amico, alle parole, {{R|75}}All’opre molte, ai voti che per tutta L’irania terra ei fan per te. — {{Ec|D’accanto|Daccanto|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}} Il fortissimo eroe chiamossi allora, E molte ebbe con lui parole liete E disse poi: Davver! che di tal forza {{R|80}}Quale, Rùstem, hai tu, nobile in terra Elefante non è; di tuo consiglio Non pareggia il vigore ampia riviera. Ricco di pregi in terra sei, umile E pazïente, che a Siyavìsh mio {{R|85}}Balio tu fosti. Se le gemme fulgide In profonda miniera alto cerchiasse E duro il ferro, elle ne andrìan disciolte Ratto che all’opra ti accingessi... Intanto Venuto è a me con l’armi alla persona {{R|90}}Siyavìsh e parlò parole meco, Pari a leone ardimentoso. Or dunque Che mi di’ tu? Cotesto ecco! ti piaccia Con cura meditar. Turania guerra Siyavìsh chieder vuole; ei la battaglia {{R|95}}Con Afrasyàb desia. Deh! tu con lui Vanne, e il tuo viso non distôr da lui! Sappi che dolce mi raggiugne il sonno, Se vigile tu sei, che mi persegue Ratto la cura, se tu posi. Intorno, {{R|100}}Per la tua spada e per le freccie tue, La terra ha sicurezza, e sottoposta Ti sta pel ciel l’altezza de la luna! </poem><noinclude></noinclude> 74e9b9rom6k8nx3451svpoxkif0jov4 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/376 108 1012756 3894717 3890812 2026-09-04T15:43:20Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894717 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 373 —|}}</noinclude> <poem> Arabi palafreni, indiche spade Con foderi dorati, una corona Degna d’un prence, aspra di gemme, e cento {{R|250}}Some di drappi su cammelli, e paggi E fanciulle dugento, e gli dirai Ch’io non ho guerra contro a lui. Tu il chiedi Assai, digli tu ancor ch’io più non volgo Gli occhi ad Irania. Dal confin di Cina {{R|255}}Del fiume di Gihùn fino a le spiaggie Possesso è nostro, e in Soghd noi ci teniamo, E questo regno è ben distinto. Un giorno, Per Tur e Salm ardimentoso, andonne Tutto il mondo a soqquadro; e da quel tempo {{R|260}}Ch’Eràg’ di colpa scevro ucciso cadde, Il senno antico dal cerèbro uscia De’ prenci tutti. Fra Turania e Irania Separazion non fu ben certa, e intanto, E per la guerra e la vendetta, alcuna {{R|265}}Di ciò non era conoscenza. Ed ora In Dio ripongo ogni mia speme. Ei solo Giorno di gaudio e di speranza allegra Menar può in cielo. Ei da città d’Irania Ti suscitò, per ch’ei ti faccia poi {{R|270}}A’ nostri prodi amico. Avrà sua pace Per la tua sorte il mondo intero, e andranno Per te soltanto e perdute e disperse Guerra e perfidia. Allor che a te da presso Garsivèz mio verrà, quella tua mente {{R|275}}Avveduta ei farà, perchè l’antica Partizïon che fe’, tutta la terra Fredùn lasciando a’ figli suoi gagliardi, Torni per noi, ripristinando quella Di si gran prence volontà, dall’armi, {{R|280}}Da ogni travaglio ritraendo il piede. Prence sei tu, ma dal signor d’Irania Chiedi consiglio perchè mente pieghi </poem><noinclude></noinclude> i7t4g20nuhgu78pfllwc77ya784t3mu Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/381 108 1012761 3894799 3890817 2026-09-04T19:59:30Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894799 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 378 —|}}</noinclude> <poem> S’ei vuol che dalla guerra altri si tolga, {{R|130}}Dal re gli ostaggi. Cento giovinetti, A noi cognati e di famiglia nostra, Rùstem inclito eroe ci dimandava. Così ne venne ad Afrasyàb il messo, Del giovin re, di Garsivèz illustre. {{R|135}}Gli fe’ il messaggio. Come udì que’ detti, Molto quei si crucciò, smarrì sua via, E disse poi: Là, tra l’irania folla, Cento inviar dovrei congiunti eletti? Ma sconfìtta dell’armi nel tumulto {{R|140}}Me solo toccherà, ma ninno amico Restami al fianco!... E s’io dirò: «Gli ostaggi Non cercar tu da me », parrà bugiarda La mia proposta a lui. {{Ec|Così|Però|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}} m’è forza Gli statichi inviar, s’ei nulla cede {{R|145}}Senza tal pegno. Lungi almen sen vada Ogni sventura dal mio capo. Saggio Quando sarò, ciò meglio fia che stolto. Quindi così, quali nomò rillustre Figlio di Zal, ben cento eroi cognati {{R|150}}Afrasyàb numerò. Con doni assai. Con gran dovizie ei li mandò pensoso Al prence iranio. Indisse che squillassero Guerresche trombe e fremesser timballi All’improvviso; egli abbattè le tende, {{R|155}}E Soghd con Samarkànd, Bukhàra alpestre E Ciaci e Sipengiàb e l’altre ville Deserte abbandonò coi regi troni D’avorio e in Gang scendea con le sue schiere; Non pretesti cercò, non indugiossi. {{R|160}}Non fe’ ricorso all’arti sue maligne. Di sua partenza come annunzio intese Rùstem eroe, l’anima sua si tolse Da ogni cura e pensier. Rapido venne Si come nembo al giovinetto sire. </poem><noinclude></noinclude> a53jlmcdl0axuyv8mkd8qjqlyoq3z1v Discussioni indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu 111 1012783 3894804 3890917 2026-09-04T20:06:25Z Alex brollo 1615 /* Correzioni */ nuova sezione 3894804 wikitext text/x-wiki == memoRegex == <nowiki>{"^t01 (.+)":["(regex)","{{Ct|c=t01|$1}}","gm"], "^t1 (.+)\\n(.+)":["(regex)","{{Ct|c=t1|$1}}\n{{Ct|c=t2|$2}}","gm"], "Ed\\.\\ Cale\\.":["","Ed. Calc.","g"], "ché":["","chè","g"], "([Ff])é’":["","$1e’","g"], "([Nn])é ":["(regex)","$1è ","g"], "prò’":["","pro’","g"], "mperial":["","mperïal","g"], "\\ sé":[""," sè","g"], "ornai":["","omai","g"], "cb":["","ch","g"], "Kabul":["","Kabùl","g"], "(\\W+s)é(\\W+)":["(regex)","$1è$2","gi"], "(\\W+f)é(\\W+)":["(regex)","$1è$2","gi"], "(.+)\\t(.+)\\t(.+)":["(regex)","{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=$1|titolo=$2|pagina=» {{Pg|$3}}}}","gm"], "Destan\\ ":["","Destàn ","g"], "glorios":["","glorïos","g"], "<poem>\\n*":["(regex)","<poem>\n","g"], "Siyavish":["","Siyavìsh","g"], "\\ ninna\\ ":[""," niuna ","g"], "fì":["","fi","g"], "largezzas=100":["","larghezzas=80","g"]}</nowiki> == Discussione transclusa == {{#section:Discussioni indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu|s1}} == Correzioni == Fatto il controllo dei possibili errori ortografici e dei nomi. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:06, 4 set 2026 (CEST) orrafa286u5ffit7q03rk3d1317r3nf 3894805 3894804 2026-09-04T20:07:03Z Alex brollo 1615 /* Correzioni */ 3894805 wikitext text/x-wiki == memoRegex == <nowiki>{"^t01 (.+)":["(regex)","{{Ct|c=t01|$1}}","gm"], "^t1 (.+)\\n(.+)":["(regex)","{{Ct|c=t1|$1}}\n{{Ct|c=t2|$2}}","gm"], "Ed\\.\\ Cale\\.":["","Ed. 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[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:06, 4 set 2026 (CEST) agj6ezofjxmw4zaxb3dxbtfcenmpr0s Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/405 108 1012787 3894632 3890841 2026-09-04T15:17:48Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894632 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 402 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Fece comando. Diègli argento ed oro, Regi doni in gran copia, un palafreno Con auree briglie di valor. Correndo {{R|430}}Zèngheh di Shaveràn sen venne allora. Di Siyavìsh come daccanto al seggio Ascese, quel che dissero in Turania E ciò che disse egli medesmo e vide, Ratto gli espose. Allor, per una parte {{R|435}}Siyavìsh giubilò, si fe’ dolente Per altra parte e si crucciò, che amico Il suo nemico ei far doveva. Oh! come Da fuoco vorator spirar potria Un’aura fresca? Da nemica gente {{R|440}}Opre nemiche vengono soltanto. Anche se inverso a lei bene tu adopri. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XV. Siyâvish alla corte di Afrâsyâb.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 425-430).}} <poem> :I casi rammentando intravvenuti Ad uno ad un partìtamente, un foglio Al padre ei scrisse: A’ giovani anni miei Senno trovai; sempre fuggii dall’opre {{R|5}}Malvagie e ree. Ma del signor del mondo Per ira e vampo questo cor si strusse Nel suo secreto. Il gineceo del sire Fu mio primo dolor, sì che più volte Bagnar convenne di pianto le gote. {{R|10}}Passar convenne tra le fiamme, e piansero Nel deserto le fiere. E poi che uscito Da tal’onta e vergogna, all’armi io corsi E qui men venni baldanzoso in guerra Contro un’orrida belva, or che già in pace {{R|15}}Viver liete parean due regioni. </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 0suamsxi2x7oimyzz6kt3fgfb6nzqvx Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/457 108 1012839 3894800 3890894 2026-09-04T20:00:12Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894800 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 454 —|}}</noinclude> <poem> Di nembo al paro, a Siyavìsh da presso Accorse un cavalier. Lieta {{Ec|nevella|novella|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}} Costui gli dava. Da la figlia, ei disse, {{R|70}}Di celebrato eroe ch’è duce ai forti, Da Gerìreh, nascea picciolo un figlio, Come fulgida luna. E lo chiamarono Firùd (inclito nome). Allor che intese, Ben che nell’ombre della notte, il fausto {{R|75}}Annunzio Pìran condottier, con altri Cavalieri inviommi. «Or va, mi disse, Vanne al sire; del lieto avvenimento Annunzio porterai. Di’ che la madre Del piccioletto illustre, la leggiadra {{R|80}}Gerìreh, d’ogni donna alma signora, Di nascosto fè cenno onde la destra Tuffassero le ancelle al pargoletto In zafferano e quella destra apposta Fosse al foglio regal ch’è destinato {{R|85}}A Siyavìsh possente. E di’ che, grave Ben che d’anni io mi sia, mi fe’ beato Iddio dal ciel per questo figlio eletto». :E Siyavìsh a lui: Deh! mai non sia Che il trono imperïal vuoto si resti {{R|90}}Di questo figlio piccioletto! — Allora Ei donò al messaggier tante monete Che stanco rimanea chi le raccolse, Dal carreggiarle; ma quel lieto annunzio Garsivèz quando intese, Ecco, dicea, {{R|95}}Oggi uguale a costui Pìran divenne! :Giunsero intanto giubilando e in festa Di Ferenghìs alla dimora, e lei Siyavìsh fe’ del lieto avvenimento Consapevole ancora. In trono eburneo {{R|100}}Garsivèz ben vedea la vaga donna, Postasi di turchesi in fronte un serto, Con molte ancelle che dorati caschi </poem><noinclude></noinclude> 3m3mw2rfb7wo3ivd9cdj2g4tluqyu01 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/477 108 1012859 3894801 3890914 2026-09-04T20:02:34Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894801 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 474 —|}}</noinclude> <poem> Ei ne squarciava, il cor d’alto spavento {{R|225}}Empiea d’ogni più illustre... Ogni nascosta Cosa di lui così tu impara e intendi Chiara ed aperta e del tuo sangue mai Non crederti sicuro. Ogni pensiero Che in cor mi stava, di prudenza antica {{R|230}}Ogni consiglio, multiforme e varia Arte che giova, esperïenza ancora Della fortuna per cotesto sire Tristo e d’anima fosca, io ti svelai Partitamente e chiari detti i miei {{R|235}}Dissi qual sole che risplende in alto. In Irania lasciasti il padre tuo Abbandonato, una città fondasti Nel turanico suol, donasti il core Ai detti d’Afrasyàb, di molte cure {{R|240}}Largo gli fosti poi. Arbore è questa Qual tu piantavi di tua man, che frutto Ha di veleno e foglie amare e triste. :Ei parlava e le ciglia fea suffuse Di pianto, ma quel cor d’ogni malizia {{R|245}}Tutto era colmo, e piene di sospiri Eran le labbra. Dubïoso e incerto Siyavìsh il guardava, e giù dagli occhi Fea per le gote scendere di pianto Come due rivi. La sua sorte avversa {{R|250}}Vennegli in mente, onde suo amor da lui {{Ec|Aveva|Avea|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571}} distolto questo ciel superno, Vedea che in giovinezza eragli posto Acerbo fine, che stagion non lunga Saria volta per lui. Così quel core {{R|255}}Più si fea colmo di dolor; le gote Erano smorte e l’anima dolente E pieno il labbro di sospiri. Alfine A Garsivèz così rispose: Degno Di pena non son io, per quanto io guardi. </poem><noinclude></noinclude> h2ie5nz24o8zvc3jneo8blk0tufndfd Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/495 108 1012877 3894728 3890934 2026-09-04T16:06:55Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3894728 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 492 —|}}</noinclude> <poem> Tutti trarranno, essi gagliardi e forti, {{R|200}}Essi di Kàvus re lïoni in guerra, Eroi che han maestà, gloria e possanza. Tutti d’un moto le cinture ai fianchi Si stringeran per questa guerra, e piene D’astati eroi le valli e le campagne {{R|205}}Tutte saranno in ogni parte. Io nullo Ho in ciò poter, non chi m’è pari, niuno Di tanti eroi di nostra gente. E certo Pìran dimani qui verrà, nell’ora Del sorgere del dì; le sue parole {{R|210}}Udirà il mio signor... Che se nessuna Necessità t’induce, oh! per la terra Il drappo funeral di rinnovata Guerra per te non si distenda, o sire! :A quegli accenti si fea mite e calmo {{R|215}}Di Turania il signor; ma svergognato Era il fratello suo. Deh! tu prudente, Dissegli Garsivèz, non dar favore Alle parole d’un fanciullo. Vile Non esser tu giammai; togli di mezzo {{R|220}}Il tuo nemico e non degnar d’ascolto Di Pilsèm le sentenze. È la pianura Ingombra d’avoltoi per i caduti Irani omai; se temi la vendetta, Ciò bastar ti dovrìa. Che se di Cina {{R|225}}O di Grecia chiamasse amici suoi Siyavìsh, ben vedresti in un baleno Piena la terra di lucenti clave, Di spade acute. O forse non ti basta Ciò che festi di mal, se quale insano {{R|230}}D’ognuno ascolti le parole? Un serpe Calpestasti alla coda e ne feristi L’altero capo; ed or, come vorresti Di ricchi panni ricoprirlo?... Intanto Se franchigia darai per la sua vita </poem><noinclude></noinclude> csa6wv3yk8trtrs74ee1vz6b4ujri6e Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/500 108 1012882 3894780 3890939 2026-09-04T19:30:39Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894780 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 497 —|}}</noinclude> <poem> E Ghev e Tus e il fortissimo eroe, Destàn e Feramùrz e gli altri tutti? Di tal sciagura ben verrà in Irania Novella certa, e la sua lieta sorte {{R|100}}Tutta si turberà. Danno a te venne Da Garsivèz; maledizione il colga Con Gùrvi e con Demùr!... Ma chi, per farti Danno, su te distenderà la mano, Abbia reciso e via gittato il capo {{R|105}}Disfatto e pesto, e le tue pene Iddio Renda più lievi, e a’ tuoi nemici il core Colmi d’alto terror. Deh! pur mi fosse Guasto il veder, che non t’avrebber visto Questi occhi miei per la dirotta via {{R|110}}In tal guisa sospinto. Oh! come adunque Tal preveggenza a me venir dovea Dal genitor, che orbato esto mio grembo Un giorno mi saria di questo sole? :Arse di sdegno del turanio sire {{R|115}}Il cor per lei. Del senno suo, da stolto, L’occhio forando, Scòstati, egli disse, Non soffermarti al mio cospetto. Quale Consiglio m’abbia in ciò, forse che sai? :Era una cella nell’alta magione, {{R|120}}E di tal cella non avea contezza Ferenghìs. Comandò il turanio prence Che lei qual forsennata ivi traessero I manigoldi. Dentro al tenebroso Carcere la gittâr, con ferree sbarre {{R|125}}Ne chiusero la porta obbedïenti. :Cenno fe’ allora a Siyavìsh, al prence Vigil di core e mansueto. Voi, Gridava, in loco tal costui menate, Ove non trovi alcun quand’egli appelli {{R|130}}Chi lo soccorra! — Sollevò lo sguardo A Gùrvi Garsivèz; nè si ritrasse </poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, II}}||32}}}}</noinclude> ibmqmkol0oua8britnzusoiz4s3lrd5 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/518 108 1012900 3894649 3893915 2026-09-04T15:21:32Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894649 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 515 —|}}</noinclude> <poem> Giurar solea. Per la regal sua benda, {{R|140}}Pel suo poter, per l’eterno Signore Di Saturno e di Marte e del fiammante Sole, Zadshèm, quell’avo tuo, giurava. :Quando Afrasyàb quelle parole accorte Di Pìran ascoltò, dell’uom rissoso {{R|145}}E battaglier cadde nel sonno il capo. Terribil sacramento ei pronunciava Degno di re. Pel chiaro giorno, ei disse, E per la notte fosca e paventosa, Per Dio signor che la terra creava, {{R|150}}Il ciel, le belve e gli animanti ancora E l’alme nostre, giuro sì che alcuna Vïolenza da me su quel fanciullo Non verrà, che parola acerba e dura Mai non dirò contro di lui! — La terra {{R|155}}Pìran baciò, poi disse: Inclito sire, Dispensator di tua giustizia e al giusto Congiunto sempre, non è prence al mondo Che a te sia pari, nè v’è intatta luna Pel ciel che uguagli il tuo bel volto. Al bene {{R|160}}Ragion ti guidi, e questa terra e il fato. Sgabello a’ piedi tuoi, ti sian supposti. :A Khusrèv ritornò velocemente. Rosse le gote e lieto il cor. Gli disse: :Scaccia il senno dal cor. S’ei ti propone {{R|165}}La guerra, festa gli rispondi. A lui Tu non andrai fuor che zotico e vile, Fuor che da stolto a favellar la lingua Non muoverai. Conforme al senno tuo Non comportarti, fin che passi almeno {{R|170}}Questo giorno per te. — Così gli pose Un regal serto su la fronte e ai fianchi Strinsegli attorno un regal cinto. Allora Un veloce corsier con un dolce atto Quei domandava, e ratto vi salìa, </poem><noinclude></noinclude> 7yo1mlpq36zyrph9sejn9vgnotb9mum Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/522 108 1012904 3894727 3890963 2026-09-04T16:06:11Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3894727 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 519 —|}}</noinclude> <poem> L’erbe selvaggie; e là dal suol che bevve {{R|285}}Di Siyavìsh tradito il caldo sangue, Nacque e le nubi a rasentar vicino Giunse un ramo virente. Oh sì! spuntava Un albero di là, dal sangue sparso Di Siyavìsh regnante, e in su le foglie {{R|290}}Ne recava distinta e ben notata L’immagine soave. Una fragranza Di puro muschio, per amor di lui, Lungi moveva; e l’arbore leggiadro Di Dey nel mese come a primavera {{R|295}}Era vago e fiorente. Ivi era il loco Ove a pregar venìan meste le genti. :Tale è costume dell’antico cielo. Toglier le mamme ad un poppante!... Voi Non accogliete in cor per questa vita {{R|300}}Confidente un pensier, che peggior male Ella serba in secreto. Allor che al mondo Avvinto sta per inconsulto affetto Un uman core, giù l’atterra il fato All’improvviso. Ma tu, saggio e accorto, {{R|305}}Nulla cercar per la terrena via Fuor che piacer; del mondo entro al giardino Non odorar le foglie che del duolo Reca la pianta. Sia che t’abbi un serto, Sia meschino un calzar, non vedrai lunga {{R|310}}Stagione in terra. Non crucciar tu adunque L’anima tua, chè non è tua la terra E nessun loco è tuo, fuor che l’angusta Arca tua funeral. Ricchezze molte Radunar perchè mai?... T’assidi e godi, {{R|315}}Dei tesoro di Dio nella speranza! Oh! nel mondo quaggiù son molte gioie. Ben che amore ad alcuno unqua non serbi Il mondo. Fino al ciel solleva il fato Di tal la fronte, in tenebroso abisso </poem><noinclude></noinclude> omptbcm9tr1kbwyts88l2lear31fjlh Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/531 108 1012913 3894635 3891047 2026-09-04T15:18:29Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894635 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 528 —|}}</noinclude> <poem> Fra lagrime e sospiri. Al giorno ottavo Fe’ le trombe squillar di bronzo eletto E battere i timballi, e a quel regale Ostello s’adunar Gùderz antico, {{R|25}}Tus, Ferhàd e Shedùsh, Kharràd valente, Ghev, Gurgbin e Ruhàm, Shapùr e il figlio Di Kàvus, Feribùrz, Behràm leone E Guràzeh che drago era di guerra, Di magnanimo cor, Zèngheh, rampollo {{R|30}}Di Shaveràn, e Gustehèmme e il forte Eshkès fra gli altri valorosi, e il figlio Di Rùstem prode, Feramùrz, e il sire Di molti eroi, Zevàreh battagliero. :Così a lor favellò Rùstem gagliardo: {{R|35}}Il cor, l’anima mia, la mia persona Io consacro a vendetta. In terra mai Non sarà cavalier, non uom famoso Nella battaglia, che si vesta l’armi Qual Siyavìsh. Deh! non stimate lieve, {{R|40}}O prodi miei, la gran faccenda; lieve Stimar già non si può la doverosa Vendetta che cerchiam. Via discacciate Dal core ogni timor, la terra tutta Pel molto sangue del Gihùn rendete {{R|45}}Pari all’ampie correnti. Ed io qui giuro, Giuro per Dio che fin che vivo in terra Sarò, questo mio cor colmo di doglia Per Siyavìsh andrà. Sovra quel campo Arido e tristo ove spargeane il sangue {{R|50}}Gùrvi malvagio e stolto, io vo’ quest’occhi, Questa fronte atterrar; forse che l’aspra Doglia più lieve si farà nel core. Com’io qui son, legate in pria le mani, Appeso al collo un rio capestro, al suolo {{R|55}}M’atterri, come zeba, il mio nemico In turpe foggia, ambe le man costrette </poem><noinclude></noinclude> 8tqi8f93vomtc4i9wla87nyc63147a4 3894714 3894635 2026-09-04T15:42:11Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894714 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 528 —|}}</noinclude> <poem> Fra lagrime e sospiri. Al giorno ottavo Fe’ le trombe squillar di bronzo eletto E battere i timballi, e a quel regale Ostello s’adunar Gùderz antico, {{R|25}}Tus, Ferhàd e Shedùsh, Kharràd valente, Ghev, Gurghìn e Ruhàm, Shapùr e il figlio Di Kàvus, Feribùrz, Behràm leone E Guràzeh che drago era di guerra, Di magnanimo cor, Zèngheh, rampollo {{R|30}}Di Shaveràn, e Gustehèmme e il forte Eshkès fra gli altri valorosi, e il figlio Di Rùstem prode, Feramùrz, e il sire Di molti eroi, Zevàreh battagliero. :Così a lor favellò Rùstem gagliardo: {{R|35}}Il cor, l’anima mia, la mia persona Io consacro a vendetta. In terra mai Non sarà cavalier, non uom famoso Nella battaglia, che si vesta l’armi Qual Siyavìsh. Deh! non stimate lieve, {{R|40}}O prodi miei, la gran faccenda; lieve Stimar già non si può la doverosa Vendetta che cerchiam. Via discacciate Dal core ogni timor, la terra tutta Pel molto sangue del Gihùn rendete {{R|45}}Pari all’ampie correnti. Ed io qui giuro, Giuro per Dio che fin che vivo in terra Sarò, questo mio cor colmo di doglia Per Siyavìsh andrà. Sovra quel campo Arido e tristo ove spargeane il sangue {{R|50}}Gùrvi malvagio e stolto, io vo’ quest’occhi, Questa fronte atterrar; forse che l’aspra Doglia più lieve si farà nel core. Com’io qui son, legate in pria le mani, Appeso al collo un rio capestro, al suolo {{R|55}}M’atterri, come zeba, il mio nemico In turpe foggia, ambe le man costrette </poem><noinclude></noinclude> 36laio7m5l97g9qxmc5psx9cn57ceh4 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/535 108 1012917 3894624 3890976 2026-09-04T15:15:33Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894624 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 532 —|}}</noinclude> <poem> Con l’arco al braccio e la cintura agli alti Fianchi serrata, e nell’impeto primo Mille prodi atterrò. Da quell’assalto {{R|65}}Indietro allora si ritrasse, e poi, Con l’asta in pugno ritornando, il piede Per trarsi a dietro a Verazàd fe’ avvinto. Mille e dugento fecero prigioni, E l’esercito suo tutto a una voce {{R|70}}A Verazàd gridò: Non soffermarti! Che questo è il dì che ci amministra Iddio Alto castigo. Ricompensa al male È mal che vien da Dio! — Così, quell’ampio Esercito d’eroi, que’ cavalieri, {{R|75}}Nella pugna stordìan. Ma il duce iranio Che Verazàd potè mirar di fronte, Levò dal mezzo de’ suoi prodi accolti Un grido fiero ed incitò il cavallo, Bruno qual notte, dal suo loco. Strinse {{R|80}}L’asta nel pugno; con quell’asta al cinto Di Verazàd menò un gran colpo e tutta Ne squarciò la corazza ed i gheroni Sciolse ed infranse. E il levò di tal guisa Da la sua sella di compatto legno, {{R|85}}Che detto avresti nella man reggesse Un picciol bruco. L’atterrò d’un colpo, Di sella si gittò, benedicendo Di Siyavìsh al nome, e quella testa Inclita un dì, la tunica macchiata {{R|90}}Di caldo sangue, ne spiccò dal corpo. :Son queste, ei disse allor, della vendetta Le primizie davver! Sparso fu il seme E dalla terra germogliò. — Per l’ampia Terra di Verazàd fûr suscitati {{R|95}}In ogni loco incendi, e all’alto cielo Il negro fumo ne salì. Ma scrisse Un foglio Feramùrz al padre suo, </poem><noinclude></noinclude> seb2fjitjy3x5aalorjn8vfaeaz12hj Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/546 108 1012928 3894593 3890987 2026-09-04T15:02:45Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894593 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 543 —|}}</noinclude> <poem> Si fe’ d’un tratto per le molte spade De’ suoi valenti. S’avanzaron tutti {{R|45}}Gol vessillo di Kàveh, e un grido allora D’ambe le parti si levò. Quel loco D’armigeri fu pieno, e ben tu avresti Detto allor che discernersi la notte Dal dì non si potea, celato il sole {{R|50}}Che illumina la terra, anzi ravvolta Giù nell’ombre col sol la bianca luna E del drago celeste entro la strozza Perduti gli astri. Di Turania il sire Fiero un assalto preparava allora, {{R|55}}E i prodi suoi le clave e i giavellotti Strinsero in pugno. Venne da man destra Barmàn con uno stuol rapido e presto Di turani guerrieri, e da sinistra Kuhrèm si collocò di spada armato, {{R|60}}E là in mezzo de’ suoi fermo si tenne Il sire. Di rincontro i combattenti Rùstem fuori traea; sparve la terra Per la polve de’ prodi. Ecco!, da manca Gùderz ei pose, di Keshvàd rampollo, {{R|65}}Hegìr vi pose ed altri eroi gagliardi In un sol gruppo. Ghev e Tus dal destro Lato egli mise e cavalieri accorti Con timpani e con trombe. In mezzo all’ampia Schiera si tenne Feribùrz, ed era, {{R|70}}Impazïente di battaglia, il prode Rùstem con lui, stretta una lancia in pugno. Così adunque apprestava orrido assalto Rùstem guerrier, così quel cor dolente Ei levava al desìo della vendetta. {{R|75}}Fe’ il loco suo, già vel dicea, nel mezzo Dell’ampio stuol, Zevàreh dietro a lui E Feramùrz innanzi. Or, quella terra De’ palafreni sotto a l’unghie un bigio </poem><noinclude></noinclude> 8dgkqwp5yfe82plbhfn3n61el8k0npr Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/571 108 1012953 3894784 3776577 2026-09-04T19:40:35Z Alex brollo 1615 3894784 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 568 —|}}</noinclude>{{Ct|c=t01|SECONDO VOLUME}} {{Rule|2em|t=1|v=3}} {| align=center |- |colspan=4 align=center|ERRATA||CORRIGE |- |Pag.||{{Pg|15}},||l. 11||dia; ||dia |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|215}},||l. 12||volto. ||volto, |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|225}},||l. 13||Esser ||Viver |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|261}},||l. 16||facenda ||faccenda |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|276}},||l. 30||dal ||del |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|285}},||l. ult.||prenci, ||prenci |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|298}},||l. penult.,||Di varie ||Di molte |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|307}},||l. 31||diuturno ||continuo |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|336}},||l. 32-33||se al patto<br>Rifuggi ||dal patto<br>Se fuggi |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|345}},||l. 27||possanza ||possanza. |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|353}},||l. 11||pena. ||pena? |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|354}},||l. 21||aggia ||abbia |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|357}},||l. 10||D’accanto ||Daccanto |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|378}},||l. 15||Così ||Però |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|454}},||l. 2||nevella ||novella |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|474}},||l. 28||aveva ||avea |}<noinclude></noinclude> 52erxcdt72pfgdol6705k4ul0e5brh2 3894802 3894784 2026-09-04T20:03:02Z Alex brollo 1615 3894802 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 568 —|}}</noinclude>{{Ct|c=t01|SECONDO VOLUME}} {{Rule|2em|t=1|v=3}} {| align=center |- |colspan=4 align=center|ERRATA||CORRIGE |- |Pag.||{{Pg|15}},||l. 11||dia; ||dia |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|215}},||l. 12||volto. ||volto, |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|225}},||l. 13||Esser ||Viver |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|261}},||l. 16||facenda ||faccenda |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|276}},||l. 30||dal ||del |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|285}},||l. ult.||prenci, ||prenci |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|298}},||l. penult.||Di varie ||Di molte |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|307}},||l. 31||diuturno ||continuo |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|336}},||l. 32-33||se al patto<br>Rifuggi ||dal patto<br>Se fuggi |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|345}},||l. 27||possanza ||possanza. |- |&nbsp;&nbsp;»||{{Pg|353}},||l. 11||pena. ||pena? 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Rapido corse fin che le frontiere Di Turania toccò; chiunque ei vide Da solo nella via, sermon turanio {{R|250}}Adoprando, richiese, e indizio alcuno Di re Khusrèv cercò da lui. Ma quando, «Non ho di questo re novella certa», Quei rispondea, subitamente il corpo Vuoto dell’alma Ghev gli fea. Nei torti {{R|255}}Nodi del laccio l’impigliando, lungi Poca terra di sopra gli gittava, Perchè nessun l’arcano suo sapesse Nè udisse alcun la voce sua. Ma tale Ei menò seco un dì fra quella gente, {{R|260}}Che gli fu guida. Lunga via percorse Con lui, nè gli aprì mai per alcun tempo L’arcano suo. Dissegli un giorno poi: :Tra molte cose d’una sola inchiederti In segreto vogl’io. Verace un detto {{R|265}}Se avrò da te, se libero il tuo core D’ogni menzogna farai tu col senno. Ciò che a me chiedi, ti darò. Niegarti Questa persona mia, quest’alma ancora. Io non vorrò. — Molto è sapere in terra, {{R|270}}Quei diè risposta; ma disperso andava </poem><noinclude></noinclude> ke66ztt52x34dukl77ucq6z2oojt21e Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/21 108 1013011 3894866 3891063 2026-09-05T04:50:48Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894866 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 18 —|}}</noinclude> <poem> Per ricondurmi e farmi re. — Vicino Più e più si fea l’eroe famoso; allora Si mosse re Khusrèv dal loco suo E disse: Ghev, tu ne venisti lieto, {{R|85}}Venisti a me qual opra di giustizia Che s’accorda col senno. Oh! come mai Fino a tal loco la dirotta via Varcar potesti? Qual novella rechi Di re Kàvus, di Tus, di Gùderz prode? {{R|90}}Lieti son tutti? e di Khusrèv nel core Fanno ei ricordo? E quel di gloria amante, Rùstem, eroe fortissimo, e con lui Destàn che fa, che fa l’irania gente? :Attonito restò, come ciò intese, {{R|95}}E nel nome di Dio la lingua mosse Ghev e disse al garzon: Ben io conosco Che re Khusrèv sei tu, novello sire In nostra terra. — Ghev, dlssegli il sire, Khusrèv son io veracemente, al mondo :{{R|100}}Son io l’annunzio d’un’età novella. :E Ghev soggiunse: Del tuo dolce amore Necessità venne alla terra omai, illustre. Che tu sei l’inclito figlio Di Siyavìsh, mi penso, e da regale {{R|105}}Stirpe disceso e di gran senno adorno. :E tu, famoso eroe, rispose il prence, Di Gùderz il figliuol sei veramente, Ghev generoso. — E quei: Signor de’ giusti, Chi mai di Gùderz ti parlò, chi mai {{R|110}}Di Ghev e di Keshvàd novella diede? Esser felice con real grandezza Possa tu ognor! — Khusrèv rispose: O forte Pari a leon, la madre mia coteste Cose mi disse del mio padre in nome. {{R|115}}Nel tempo che venìan li suoi consigli AI termine fatal, la sua parola </poem><noinclude></noinclude> 1ftm1eqpm04tkdu5tgzxw8z7mwm54bq Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/26 108 1013016 3894906 3891068 2026-09-05T05:21:38Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894906 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 23 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> {{R|260}}Fosse pur anco aquilonar bufera, A vivente non dêi. Resta qui al monte, A questi paschi dilettosi, e allora Che re Khusrèv te qui verrà cercando, Tu destriero gli sii, le vie del mondo {{R|265}}Tu calca, e sgombra con la tua sonante Unghia la terra da ogni reo nemico». </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|III. Il destriero di Siyâvish.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 516-518).}} <poem> :A cavallo salia quel re gagliardo, E Ghev a piedi il precedea. Si volsero Da quella parte dell’aereo monte. Come l’uom che sen va cercando aita. {{R|5}}Sceser le mandre nell’angusta valle E bevvero a quel rio; tornaron poi Abbeverate. Re Khusrèv si mosse Rapidamente allor. Quand’egli giunse Vicino al fonte, veder fe’ le briglie {{R|10}}E la sella a Bihzàd, perchè compiuta In ciò fosse la voglia. Oh! levò il guardo Bihzàd e il prence rimirò! Dal petto Trasse un sospiro, e tosto ch’ei vedea Quella spoglia di pardo in che seduto {{R|15}}Si tenne Siyavìsh, e le sue lunghe Staile e la sella di compatto legno, Fermò sul margo de la fonte il piede Nè si scostò dal loco suo. Tranquillo Poi che il vide Khusrèv, ratto si mosse {{R|20}}E con la sella si affrettò. Si tenne Il nobile destriero al loco suo, Bruno qual notte, e fe’ degli occhi suoi Due fonti vive. Pianse il giovinetto </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> n1mfjbgv80ozg2737anpbkytlsa4m6w Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/33 108 1013023 3894867 3891075 2026-09-05T04:52:28Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894867 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 30 —|}}</noinclude> <poem> {{R|100}}Dinanzi a Ghev ch’eretta avea la fronte, Sostegno degli eroi, tutti fuggirono Di Turania i valenti. Eran feriti, Eran disfatti, e ritornaron tutti Da Pìran che cervice alta portava. {{R|105}}A principe Khusrèv, tinte di sangue Come leon le mani e l’ampio petto, Venne quel forte e disse: O re, t’allegra, Abbi virtude amica e la persona E forte e lieta. Dietro a noi sen venne {{R|110}}Esercito d’eroi a far battaglia, E v’era Nestihèn con man possente. V’era Kelbàd. Chi ritornò superstite, Così tornò, che lagrimar pel suo Petto dovrassi e la cervice. Lascia {{R|115}}Rùstem soltanto, e non vegg’io chi meco Possa lottar fra quanti cavalieri Irania conta, — S’allegrò di lui Khusrèv di pura fede; anche il lodava, Benedicendo, assai. Un cibo ei presero {{R|120}}Di ciò che ritrovâr, poi s’affrettarono Per passi aperti ed inaccessi lochi. :Quando giunser piangenti ed affocati. Feriti al petto, di Turania i prodi À Pìran battaglier, grave uno sdegno {{R|125}}Ne avea costui. Disse a Kelbàd: Nascosta Non rimarrà la portentosa cosa! Con Ghev che feste voi? dov’è frattanto Khusrèv?... Narrami tu veracemente Lo strano caso come avvenne. — Disse {{R|130}}Kelbàd allor: Se innanzi a te la lingua Sciogliessi, duce mio, ciò che pur fece Ghev animoso a’ prodi tuoi gagliardi Per raccontar, di campi di battaglie Stanco sarebbe il tuo gran cor. Ben molte {{R|135}}Fiate in campo mi vedesti, ancora </poem><noinclude></noinclude> f6gi79atpqdtcwu9hjo0iq579l9n3lf Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/35 108 1013025 3894862 3891077 2026-09-05T04:48:53Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894862 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 32 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Di Ghev un elefante ebbro e furente, Sì che in mezzo agli eroi cadde avvilito Il nome tuo. Che se di ciò novella {{R|175}}Avrà un giorno Afrasyàb, l’imperïale Corona gitterà, che due gagliardi, Cavalieri ed eroi, con agguerrito Drappel di combattenti, innanzi a un solo Cavaliero voltarono le terga, {{R|180}}Ed ei molti uccidea turani prodi. Ardimentosi. Con ludibrio ed onta Molto di ciò si narrerà... Ma tu Uom non se’ da vessil, da clave o timpani. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|V. Venuta di Piràn.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 521-526).}} <poem> :E Pìran cavalier seimila prodi Scelse, animosi e di battaglie amanti, Dall’esercito suo. Così lor disse: :Or si convien le briglie a’ palafreni {{R|5}}Toccar velocemente, e notte e giorno, Come leoni furibondi, il cinto, Per riposar dal rapido cammino, Non scioglier mai. Se toccano l’Irania Ghev e Khusrèv, pari a leene tutte {{R|10}}Di quella terra si faran le donne Incontro a noi. Non rimarranno i pingui Colti e l’acque scorrenti in questa terra, E n’avrà fiero duol nel cor profondo Afrasyàb regnator. Di me la colpa {{R|15}}In lor fuga ei vedrà, non già del sole, Non pei moti degli astri o della luna. :Levarono la fronte a’ detti suoi E corser notte e dì velocemente </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> o94a9qomp8di66sogcqv7lj0n0vigkm 3894875 3894862 2026-09-05T04:57:18Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894875 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 32 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Di Ghev un elefante ebbro e furente, Sì che in mezzo agli eroi cadde avvilito Il nome tuo. Che se di ciò novella {{R|175}}Avrà un giorno Afrasyàb, l’imperïale Corona gitterà, che due gagliardi, Cavalieri ed eroi, con agguerrito Drappel di combattenti, innanzi a un solo Cavaliero voltarono le terga, {{R|180}}Ed ei molti uccidea turani prodi. Ardimentosi. Con ludibrio ed onta Molto di ciò si narrerà... Ma tu Uom non se’ da vessil, da clave o timpani. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|V. Venuta di Pîràn.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 521-526).}} <poem> :E Pìran cavalier seimila prodi Scelse, animosi e di battaglie amanti, Dall’esercito suo. Così lor disse: :Or si convien le briglie a’ palafreni {{R|5}}Toccar velocemente, e notte e giorno, Come leoni furibondi, il cinto, Per riposar dal rapido cammino, Non scioglier mai. Se toccano l’Irania Ghev e Khusrèv, pari a leene tutte {{R|10}}Di quella terra si faran le donne Incontro a noi. Non rimarranno i pingui Colti e l’acque scorrenti in questa terra, E n’avrà fiero duol nel cor profondo Afrasyàb regnator. Di me la colpa {{R|15}}In lor fuga ei vedrà, non già del sole, Non pei moti degli astri o della luna. :Levarono la fronte a’ detti suoi E corser notte e dì velocemente </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 8zpgech9jo3xb62h7tbggk09zelgkux Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/39 108 1013029 3894868 3891081 2026-09-05T04:52:59Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894868 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 36 —|}}</noinclude> <poem> Arditamente del turanio duce, E Pìran s’adirava. Alto imprecando Ei rispose: O malnato, o abietto figlio {{R|130}}Di razza vil, solo tu adunque sceso A battaglia sei qui? solo dinanzi Di gagliardi a un drappello arditamente Così venisti?... Or be’, tu proverai De’ nostri dardi i fieri colpi e il funebre {{R|135}}Lenzuol ti appresterà de’ falchi agresti L’adunco artiglio. Che se un cavaliero Sei tu veracemente, anche se un monte Fossi di acciaro, ti verranno attorno Come formiche i mille prodi miei {{R|140}}E sul tuo seno ti faranno a brani Cotesto arnese e poi, quale un carcame, Ti metteran sotterra. Ecco, un feroce Leon così dicea: «Quando l’estrema Ora scoccò d’una cervetta, il fato {{R|145}}Conta il suo respirar; ch’ella sen viene D’un leon fero in potestà, ne segue». E te qui pur menò l’avara sorte A me dinanzi, d’osti eroi famosi Nel cospetto. — Gridò quel valoroso. {{R|150}}Quel signor di gagliardi, inclito e forte: :O turanio malnato, egli dicea. Stirpe di Devi, un condottier tuo pari Mai nel mondo non sia!... Ben tu vedesti Ciò che fec’io per vendicar la morte {{R|155}}Di Siyavìsh e ti piacesti allora Di mia pugna davvero. Oh! quanti eroi Di Turania e di Cina ebber l’estremo Fato da questa man nel dì dell’armi! Ed io la casa tua tutta distrussi, {{R|160}}Alla tua vita sovrastò l’estremo Periglio per mia man. Fra l’altra gente Eran due donne ancor, donne regali, </poem><noinclude></noinclude> pj7t3qzzdyuxe8qajw5l4we0ec28vr0 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/41 108 1013031 3894851 3891083 2026-09-05T04:43:13Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894851 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 38 —|}}</noinclude> <poem> Trovar potè. Rùstem, allor, lo sguardo {{R|200}}Girò pel mondo assai, nè alcun gli piacque Fra tanti eroi; ma sol per sapienza, Per nascita e valor, per dignitate. Di me si ricordò nella sua grazia, Nel favor suo. L’eletta figlia sua, {{R|205}}Più cara a lui di sua corona, il prode Rùstem mi diè; sì, sì, la maggior figlia, Banu-gushàsp cavalcatrice in guerra, L’inclito eroe mi die, fra tanti eroi Me solo elesse, la mia fronte all’alto {{R|210}}Ciel sollevando. Ma la mia sirocchia A lui diedi in ricambio, inclita donna Fra le donne regali, la leggiadra Shahr-i-Banù-Irèm. Così, se levi Rùstem soltanto, leonino prode. {{R|215}}Gagliardo e forte, eroe che mi sia pari Non ho nel mondo. E quando alta vendetta A dimandar qui ne verrò con lui, Gran pianto farai tu. Loco di pugna È per me loco di convito, e l’elmo {{R|220}}Di gran valore è il serto mio. Con questa Fulgida spada agli occhi tuoi la terra Tenebrosa farò. Bada: se vivo Lascierò alcun delle tue schiere, al mondo Non dir più mai che nome ho di gagliardo. {{R|225}}Khusrèv intanto, re dei re, al suolo D’Irania menerò; de’ forti al sire L’addurrò nel cospetto, e su quell’inclito Eburneo seggio anche seder farollo E in fronte gli porrò quella corona {{R|230}}Che illumina ogni cor. Poscia, vestendo L’arnese mio di gran valor, di belve Le turanie città renderò tutte Orrido covo. Oh sì!, verrò in Turania Qual lïon furibondo, alla vendetta </poem><noinclude></noinclude> cmhc8mz9hraeys5lsr1endb4duhum6p Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/43 108 1013033 3894869 3891085 2026-09-05T04:53:31Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894869 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 40 —|}}</noinclude> <poem> :Pìran che udì, fremè. Pieno d’affanno Era il suo cor, di lagrime cadenti S’empiron gli occhi suoi. Spronò il destriero, Strinse le cosce e quella poderosa {{R|275}}Clava sul collo si recò. Dal campo Nel fiume ei si gittò qual navicello, Invocando l’Eterno, e Ghev a prova Non s’affrettò, fin che dall’acque ascese Di Turania il campione. Allor, l’assalto {{R|280}}Finse, per tema, d’evitar; fuggia Quel prence valoroso; e quand’ei trasse Lungi dal fiume e dalle sue falangi Il nemico, all’arcion la sua guerresca Clava sospese. Egli fuggia dinanzi {{R|285}}All’inclito guerrier, fin che l’attorto Laccio disciolse da la sella. Omai A Ghev d’accanto è l’avversaro. Allora Quale atra notte s’oscurava il mondo. Che impeto fe’ sul prence il fuggitivo {{R|290}}Iranio, detto l’avrestù davvero Un drago che s’avventa. Oh! allor fuggìa Pìran gagliardo innanzi a Ghev, e dietro Correagli Ghev arditamente! Il braccio Ei mosse e il laccio suo scagliò veloce, {{R|295}}L’attorcigliando. Cadde entro a que’ nodi Del turanio guerrier la testa avvinta, E quei, del laccio entro a le forti spire Levatolo di sella, a piè il sospinse Dinanzi a se, dimesso e vergognoso. {{R|300}}Lungi il menò del fiume da le sponde Ratto e al suolo il battè, le man da tergo Ambe gli avvinse, indi quell’armi sue Vestissi ed in arcion montò d’un salto. Stretto il vessillo del turanio in pugno. {{R|305}}Del Gulzarryùn calò fino alle sponde, In riva all’acque. Videro i Turani </poem><noinclude></noinclude> odxjmwmcu9ggsha9o5u2j2kr63zkbeg Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/45 108 1013035 3894852 3891087 2026-09-05T04:43:30Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894852 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 42 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> E ignobile persona. E la sua vita Siyavìsh diè, sedotto alle parole {{R|345}}Di costui. Come cadde quell’illustre, Cada quest’uomo. — Al re benedicendo Pìran in pianto si disciolse; un bacio Sul suolo impresse e favellò: Deh! sire Che cerchi il ver, che splendi agli altri in mezzo {{R|350}}Come fulgido sol, tu ben sapesti Il mio dolor, l’affanno mio, la guerra Contro al mio re per te. Libero intanto Dall’artiglio di un Devo io con la tua Madre ti fei per arte e per consiglio, {{R|355}}E lagrime sanguigne un dì versai Per Siyavìsh; tu cercane la prova Da Ferenghìs. Così, ben ti fia bello Ch’io pur di questo serpe dall’artiglio Scampo ritrovi, per la tua fortuna, {{R|360}}Per la tua dignità di re sovrano. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|VI. Liberazione di Pîrân.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 526-528).}} <poem> :L’eroe guatava re Khusrèv, chiedendo Qual gli desse comando il re gagliardo, E Ferenghìs vedea starsi con occhi Gonfi di pianto, gonfia di parole {{R|5}}Ad imprecar contro Afrasyàb la lingua; Ed ella intanto gli dicea: Deh!, prode. Che tollerasti di lontana via Tanta fatica, sappi omai che questo Duce canuto è sapïente e illustre, {{R|10}}D’alma serena. Dopo Iddio signore Che ci fu guida, ch’ei da morte certa Ci liberò, tu intendi, e l’amor suo </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 7kf6l8vom9yok6j7odkrim0ar23gn07 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/46 108 1013036 3894853 3891088 2026-09-05T04:43:56Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894853 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 43 —|}}</noinclude> <poem> Schermo fu a noi per la gioconda vita Contro sventura. Grazia egli dimanda {{R|15}}Per l’egregio suo oprar. Tu cel condona, Inclito eroe, che ad opere malvagie Unqua costui non ci guidò. — Regina D’ogni donna real, Ghev le rispose, Vivi tu lieta e d’anima gioconda! {{R|20}}Ma, per la luna, del mio re pel serto, Pel trono suo, terribil sacramento Un giorno feci, che se mai, di pugna In fatail dì, vittoria su costui Io toccherò, rossa farei la terra {{R|25}}Del sangue suo. — Deh! leonino prode. Disse Khusrèv, l’anima tua da sacro Giuramento di Dio ritrar non devi. Pel tuo giurar soddisfa il cor, forando L’orecchio al prigionier col tuo pugnale; {{R|30}}E allor che sovra il suol dal tuo pugnale Il sangue stillerà, guardate in mente La tua clemenza avrai e la vendetta. :Ch’era caldo nel cor pel vecchio duce Il suo signor, Ghev ben s’accorse. Vide {{R|35}}Ch’eran le gote sue molli di pianto E vergognose, e disse: O re, t’allegra. Sciogli l’anima tua da questa cura. Di te in riscatto eguali a me ti siano Centomila gagliardi, alta saggezza {{R|40}}Di Chi creolla, ti sia dono! — Il sire A tal parola imporporò la guancia E rise, e risplendea per quel sorriso Attorno il loco. Ei disse a Ghev: Guerriero D’anima buona, eternamente lieto {{R|45}}Vivi tu col desìo del tuo bel core! :E Ghev si mosse e traforò l’orecchio Di Pìran con l’acciar. Così cercava Pel giuramento la salute sua, E Pìran così disse al giovin prence: </poem><noinclude></noinclude> 49t0bw22ckw6h64lqonybkh6msr5oxq Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/48 108 1013038 3894870 3891090 2026-09-05T04:53:56Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894870 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 45 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Ferenghìs e Khusrèv di vago aspetto Stringeano al sen con molto affetto il prode. :Addio, disse Khusrèv. L’ordito è il mondo, E tu ne sii la trama in seno. Quegli {{R|90}}Che fa giustizia, se a me pur la rende, La vita mia, l’anima mia discaro Non mi sarà donar per te. — Si mosse, Benedicendo al sire ed all’eroe, Pìran valente a quella parte, e a questa {{R|95}}Il sire e Ghev e Ferenghìs ne vennero. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|VII. Venuta di Afrâsyâb.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 528-532).}} <poem> :Intenebrava lo splendor del sole :Agli occhi di Afrasyàb, quando novella Ebbe de’ prodi suoi. Battè i timballi, Fe’ le trombe squillar, tutto l’esercito {{R|5}}In ordin pose, e via, sì come vampa. Da quel loco si tolse. Ei fe’ una sola Di due giornate di cammin, venendo A tutta corsa, via balzando come Freccia dall’arco. E allor ch’egli ridusse {{R|10}}I prodi suoi nel contrastato loco, Quale a Kelbàd co’ principi guerrieri Fu loco di tenzon, vide per tutta Quell’ampia terra le schiere disperse, Vide giacer di qua di là dovunque {{R|15}}Gli eroi turani, e dimandò: Cotesto Eroe come venia, con tante squadre. Fino a tal loco dall’irania terra? Seppe non un de’ prodi miei che a queste Spiagge passava esercito nemico {{R|20}}Di tal valor?... Ma chi portò l’annunzio </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> m1pl21drzznjb6fvc9e8jl7u4rk3m7r Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/49 108 1013039 3894900 3891091 2026-09-05T05:18:50Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894900 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 46 —|}}</noinclude> <poem> Dei Devi al figlio, infausto aversi un germe Siyavish in Turania? Oli! Veramente, Se oscuro avello educator di lui Stato si fosse, questo giorno avverso {{R|25}}Veduto non avrian questi occhi miei! :Vivi tu lieto, Sipehrèm gli disse; Che se teme il tuo cor per la nemica Gente ch’è qui, fu Ghev (basta lui solo), Figlio di Gùderz, che qui venne, e niuno {{R|30}}Vedemmo cavalier che con lui fosse. Sgominata redìa dalla battaglia D’un sol uom l’ampia schiera, e così avvenne Che Ferenghis col giovinetto sire E con Ghev si fuggì. — Ratto che intese {{R|35}}Il regnante Afrasyàb, delle sue gote Impallidiva il bel color; per l’opra Di questo ciel, pieno d’affanno il core Fu incontanente, ed ei rispose: Chiara La sentenza si fa che questi orecchi {{R|40}}Udirono da’ saggi!... Allor che Iddio Rende nato mortal di lieta sorte, Senza fatica a regal seggio il mena. :Mentre di Sipehrèm stava ascoltando Le parole il gran re, schiera dinanzi {{R|45}}In vista si mostrò. N’era l’antico Pìran il duce e avea di sangue tinti Testa, volto e cervice. E si pensava Afrasyàb regnator ch’egli raggiunto Avesse Ghev e s’affrettasse primo {{R|50}}Con lieto annunzio di vittoria. Ratto Che più vicino si accostò, miravalo Il re stupito. Quell’eroe, signore Di combattenti, era trafitto. Vide. Vide che su l’arcion con fermi nodi {{R|55}}Era avvinto colui, le man da tergo, Con un capestro, onde l’inchiese e assai </poem><noinclude></noinclude> 6j5xm2frwykmv1g9cfyobbbfc9ff9n8 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/52 108 1013042 3894871 3891094 2026-09-05T04:54:22Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894871 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 49 —|}}</noinclude> <poem> Con questa spada che trapassa il ferro, {{R|130}}Di que’ malvagi sperderò la rea Semenza guerreggiando. Io con l’acuto Ferro in due parti fenderò l’abietta Persona loro e donerolla a’ pesci A lani̇ar... Ma se Khusrèv d’Irania {{R|135}}Cerca la terra, Ferenghìs con lui A che dovrìa partir?... Che se in mia mano Io Ferenghìs avrò, tetro ed angusto Renderò il mondo agli occhi suoi protervi! :Pìran allor sen venne doloroso {{R|140}}Di Khotèn alla terra e in via si pose L’inclito sire da quest’altra parte. Egli e i suoi prodi valorosi e alteri Si volsero al Gihùn; parve che il lembo Ei strascinasse delle vesti sue, {{R|145}}Per corruccio, nel sangue, onde tal cenno Ebbesi Humàn da lui: T’affretta e sciogli Le briglie al tuo destrier fino a le spiagge Del fiume. Se il Gihùn passano, intendi, Ghev e Khusrèv, nostra fatica è vana {{R|150}}Quanto al deserto un’aura lieve. Un segno Vennemi già dal profetar verace De’ saggi, quale a me da’ tempi antiqui Un sapiente ripetea. «Dal seme Di Tur e di Kobàd, così mi disse, {{R|155}}Un prence sorgerà d’alto lignaggio Che il turanico suol farà deserto, Nè lascierà su questa terra alcuno Recinto di città. Verso l’Irania Volgerà il core per amor, mostrando {{R|160}}Fiero a Turania e corrucciato il volto». :Ghev e Khusrèv giunsero al fiume, ed alto Di passar oltre avean desìo nel core. Quivi con tale incominciâr litigio Che traea prezzo dal pedaggio. Quale, </poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, III}}||4}}}}</noinclude> 118wgodpjzahz084gllhri8t93fn2od Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/91 108 1013081 3894845 3891134 2026-09-05T04:38:23Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894845 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 88 —|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|II. Giuramento di Khusrev.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 549-553).}} <poem> :Ratto che la sua spada rilucente Trasse quest’almo sol, quando alla notte Nell’ombre avvolta si celò la fronte, Da la reggia levossi alto un clangore {{R|5}}Di trombe e s’adunâr tutti gli eroi Vogliosi del gran re. Tus battagliero, Gùderz e Ghev magnanimo e quel prode Gurghìn con Gustehèm, Ruhàm leone, Tutti giugnean raccolti i valorosi {{R|10}}Al re, la casa egli ascendean di lui Inclita e illustre. Come l’ampio stuolo Fu innanzi al trono imperïal, del mondo Il maggior prence così disse: Voglio Da confine a confin tutta la terra {{R|15}}Visitar, dell’Irania i vasti campi Veder con lieto augurio. Andiamne adunque Come se a caccia ognun di noi movesse, E in letizia per noi scorra alcun tempo! Convenner tutti in quella voglia i prenci {{R|20}}Per andar, per veder dell’ampia terra Alcuna parte, e uscì alla caccia il sire Con Rùstem battaglier, famoso prode. Venner tutti con lui delle sue schiere I più nobili eroi, della semenza {{R|25}}Di Keshvàd era Gùderz, Ghev pur anco; Venne Shapùr, Behràm inclita spada, Bìzhen saettator, Gurghin, e il figlio Di Shaveràn, Zèngheh preclaro, e poi E Ferhàd e Guràzeh, un forte in guerra {{R|30}}Fra gli altri eroi. Così, per tanta schiera, </poem><noinclude></noinclude> gjwonqk20wfutxfyw5sjdexzny6of6a Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/105 108 1013095 3894970 3891148 2026-09-05T11:48:49Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894970 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 102 —|}}</noinclude> <poem> Di muschio, e di turchesi un’altra ancora Ed una in lapislazzuli. Là dentro {{R|205}}Eran corniole e smeraldi gittati, Muschio ed acqua di rose ivi commisti. Dieci v’erano ancor giovani paggi, Dieci cavalli di gran prezzo, briglie Che avean dorate. Disse il re: Son questi {{R|210}}I doni per colui che forza in petto Avrà per contrastar nel dì dell’armi Con Tezhà battaglier. Quella sua testa Quando abbattuta avrà nel fiero campo, La rechi dell’esercito animoso {{R|215}}Qui nel cospetto. — Si recò la mano Per tale impresa al cor Ghev prontamente, Figlio di Gùderz, ed all’aspro assalto S’accinse dell’eroe. Le vaghe ancelle Di gran valor, tutti que’ doni in ampio {{R|220}}Ordin locati innanzi a lui recarono, E quei fe’ lodi al re sovrano e disse: :Orba di te, signor, corona regia Unqua non resti o imperïal suggello! :Fe’ cenno il sire al tesorier: Tu dieci {{R|225}}Tavole apporta, dono eletto, e mesci Muschio e gemme e denari. Anche m’adduci Con cinti e serti dieci giovinette Dal volto di Perì, dugento drappi Con fregi d’oro e sete, una corona {{R|230}}Degna di re con dieci auree cinture. — E disse poi: Son questi i doni eletti Per chi dal faticar non si ritrae, Fama e ricchezze disïando. Ei vada Di qui partendo e la riviera tocchi {{R|235}}Del Kàseh e là di Siyavìsh tradito Veneri l’alma santa. Ivi un gran monte Di legni ei troverà; vince l’altezza Ben cinque corde e cinque. Un dì vel pose </poem><noinclude></noinclude> 16jj07j00c4wr9l8ltv0we6dkopuffg Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/129 108 1013119 3894854 3891173 2026-09-05T04:44:28Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894854 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 126 —|}}</noinclude> <poem> O in monte o in piano. Tutte egli recava Le sue mandre al Sipèd, altero monte, In lacci, e verso Anbùh. Sen venne poi, Chiuse le porte del castello e ratto {{R|35}}A un veloce destrier balzò sul dorso. :Quando levossi di timballi un fremito Là da Meyèm, e da Girèm un turbo Nerissimo di polve, egli dall’alto Terrazzo del castel Gerìreh scorse, {{R|40}}E il cor suo palpitò d’alto terrore Per lo stuol che venia. Donna preclara Gerìreh inver, di Firùd giovinetto Era la madre e per dolor che avea Di Siyavìsh tradito, era quel core {{R|45}}Pieno d’acerbo duol. Venne alla madre Il giovane Firùd e così disse: :Donna regal fra l’altre donne regie, Esercito sen vien con elefanti, Con timpani, d’Irania, e innanzi ai prenci {{R|50}}Tus condottier si mostra... Oh! che di’ mai? Oh! che far qui si dee?... Davver! che bello Non saria, se un assalto ei cominciasse! :Gerireh gli dicea: Mai non ti tocchi, Garzon pugnace, non ti tocchi mai {{R|55}}Di questo di necessità!... Signore Nuovo in Irania è il fratel tuo, regnante E di vigile cor, Khusrèv di nome. Ben di stirpe e di nome ei ti conosce. Chè sète voi di sangue e genitura {{R|60}}D’un solo padre. Ma pel mondo allora Che re Khusrèv ti cercherà per quella Di Siyavìsh vendetta, in tutto, o figlio, Caro l’abbi ed amico. In fra i Turani, Se togli me, non ha chi a sue battaglie, {{R|65}}Brandendo il ferro, porga aita. Intanto Di luce si rivesta e di splendore </poem><noinclude></noinclude> 87pngr6nx11zqmsk09xmorhr24g38m7 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/132 108 1013122 3894979 3891176 2026-09-05T11:53:57Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894979 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 129 —|}}</noinclude> <poem> Che secreta non è veruna cosa {{R|140}}Di me, di te, per essi. Oh! il nome tuo, Figlio diletto, e il dolce capo vivano Sempre! Di Siyavìsh abbiasi luce L’anima in cielo! Ei non partissi mai Da questi due. Gran prenci eran cotesti, {{R|145}}Egli un gran re!... Senza drappelli adunque Di qui va con Tokhàr, non dispregiando In core il detto mio. Se degli eroi, Se di que’ prenci chiederai, sicuro Indizio a te darà quell’animoso {{R|150}}Tokhàr veracemente. Ei ben conosce Gl’infimi tutti dell’irania terra E i grandi suoi; ti porgerà colui Del gregge e del pastor segno non dubbio. :Donna preclara, ei disse, il tuo consiglio {{R|155}}Luce apporta alla casa e a tutti noi. :Dal loco suo una vedetta accorse E seco favellò partitamente Dell’iranico stuol. Piena d’armati È la pianura e il monte, egli dicea, {{R|160}}Piene le falde sue. Tu ben diresti Ch’è in ceppi il sol, lungi da noi. Vessilli, Elefanti e guerrieri in ogni parte Del Castel dalle porte si distendono A un trar lungo di pietra. — In cotal guisa {{R|165}}Come il terriere favellò, si mosse Di gagliardi quel duce e corse forte; Uscirono così con presti passi E Firùd e Tokhàr. — Del giovinetto La sorte omai precipitava. Allora {{R|170}}Che dall’alto si muove tortüosa Dell’uom la sorte, non amor, non ira Vengono all’uopo mai. Come potrìa La vecchiezza toccar l’uom giovinetto Di cui sta per fuggir, volando ratto, </poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, III}}||9}}}}</noinclude> mp48o795izmx0tuflz5mqj60qgc8kfa Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/137 108 1013127 3894855 3891181 2026-09-05T04:44:55Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894855 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 134 —|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|VI. Colloquio di Behrâm e di Firûd.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 573-577).}} <poem> :Spronò il destrier d’innanzi da l’esercito E al monte s’avviò, la mente ingombra Di pensieri, e a Tokbàr disse quell’inclito: :Oh! chi è costui che drittamente viene? {{R|5}}Certo per noi nessun pensier lo tocca, Se con tal vampo sale al monte. Un baio Destriero sotto egli ha, recasi avvinto Un laccio al culmo dell’arcion. — Rispose A Firùd in tal guisa il consigliero: :{{R|10}}Con impeto assalir, con vampo ed ira, Costui non vuoisi. Al nome e ai segni chiari Nol riconosco, ma dei Guderzidi Penso ch’ei sia. Nel dì che di Turan a Giunse in Irania re Khusrèv, un elmo. {{R|15}}Elmo regal, qui venne meno; or credo Che l’elmo sia che su la fronte scorgo Dell’ignoto guerrier; splende regale Sovra il suo petto la corazza. Ei certo Ebbe da Gùderz il natal. Ma intanto {{R|20}}Qui si convien per dimandarne a lui Schiuder le labbra. — Allor che più vicino Fu al vertice Behràm, voce mandava Qual nuvola che tuona. Oh! chi se’ mai Tu sul monte costì? disse. Non vedi {{R|25}}L’esercito infinito? anche non odi Fremito di timballi e tante voci, E del vigile eroe, Tus capitano, Timor non hai? — Firùd così rendea La sua risposta: Poi che in me nessuna {{R|30}}Ira hai scoverto, non sbrigliar tant’ira. </poem><noinclude></noinclude> hq1m8a8ay1jlfqfs59urhpyavebpmx8 3894981 3894855 2026-09-05T11:54:33Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894981 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 134 —|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|VI. Colloquio di Behrâm e di Firûd.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 573-577).}} <poem> :Spronò il destrier d’innanzi da l’esercito E al monte s’avviò, la mente ingombra Di pensieri, e a Tokhàr disse quell’inclito: :Oh! chi è costui che drittamente viene? {{R|5}}Certo per noi nessun pensier lo tocca, Se con tal vampo sale al monte. Un baio Destriero sotto egli ha, recasi avvinto Un laccio al culmo dell’arcion. — Rispose A Firùd in tal guisa il consigliero: :{{R|10}}Con impeto assalir, con vampo ed ira, Costui non vuoisi. Al nome e ai segni chiari Nol riconosco, ma dei Guderzidi Penso ch’ei sia. Nel dì che di Turan a Giunse in Irania re Khusrèv, un elmo. {{R|15}}Elmo regal, qui venne meno; or credo Che l’elmo sia che su la fronte scorgo Dell’ignoto guerrier; splende regale Sovra il suo petto la corazza. Ei certo Ebbe da Gùderz il natal. Ma intanto {{R|20}}Qui si convien per dimandarne a lui Schiuder le labbra. — Allor che più vicino Fu al vertice Behràm, voce mandava Qual nuvola che tuona. Oh! chi se’ mai Tu sul monte costì? disse. 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Allora Che lo scoverse dall’aerea cima Firùd guerrier, quell’arco suo reale Trasse dall’ampia teca e così disse {{R|10}}A Tokhàr, negli assalti inclito e sperto: :Tus dispregiava le parole mie, Che viene un cavalier, nè il valoroso Behràm è quello. È fermo questo core. Lieto non è. Vedi, Tokhàr, se in mente {{R|15}}Ti vien chi ei sia. Per qual cagione adunque Dal capo fino al piò lo veste il ferro? Risposta die Tokhàr: Revnìz è quello, Cavaliero ed eroe. Venti sorelle E venti ancor, qual gaia primavera, {{R|20}}Egli ha in sue case, ed egli del virile Sesso l’unico fu, ma ingannatore E fraudolento e adulator, se bene Giovane ancora e valoroso, genero Di Tus illustre. — Al giorno dell’assalto. {{R|25}}Parlò al savio Firùd, coteste cose Non è bello ascoltar. Se degli eroi Alla tenzone egli verrà, nel lembo Delle sorelle sue di addormentarlo Sarà mia cura. Se il disfiora il vento {{R|30}}Delle mie frecce e s’ei rimane in vita, </poem><noinclude></noinclude> 4k91883oaots4wd8vvuiqomb1jrpbah Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/150 108 1013140 3894982 3891194 2026-09-05T11:55:09Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894982 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 147 —|}}</noinclude> <poem> Cinese. Dal fuggirsi in lor presenza Avea l’anima fosca il giovinetto, Però torse le briglie e venne ratto {{R|65}}Come procella, posta in su la corda Un’altra freccia di compatto legno. :Al sire bellicoso allor parlava Così Tokhàr: Deh! guardati che mai Tus illustre non tocchi, ove tu brami {{R|70}}La pugna dimandar. Meglio è che il suo Destrier per te si atterri. Alla battaglia Non discendono a piè per lor costume I prenci, anche se grave è la bisogna E già stringe il periglio. Anche tu pensa {{R|75}}Che per un colpo delle frecce mai Morte non gli verrà. S’egli venisse Alla cima del monte, oh! non v’ha dubbio Che dietro gli sarìa de’ prodi suoi Tutta la schiera. E tu non hai possanza {{R|80}}Contro a lui nella pugna, e non l’hai visto Fieramente aggrottar le ciglia fosche. :Firùd che di Tokhàr queste parole Udendo accolse, tese l’arco e trasse. Del duce il palafren quella volante {{R|85}}Freccia colpì, così come colpisce Freccia d’un cavalier dall’arco sciolta. Il leggiadro animal reclinò il capo E l’anima spirò. Di Tus il core Pieno è d’un’ira ed è piena la mente {{R|90}}D’un vampo di furor; ma ratto al campo Egli si ritornò, sospesa al collo La targa e a piè, tutto di polve intriso E corrucciato. Ma Firùd a tergo Schernivalo così: Che fu? che accadde {{R|95}}All’inclito guerrier, che non sostenne D’un cavalier la pugna? Oh! come mai Verrìa tra file di pugnanti? — Allora </poem><noinclude></noinclude> 6soqv2unbm0y1tn8b8s77osfrxuxsc6 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/152 108 1013142 3894846 3891196 2026-09-05T04:39:04Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894846 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 149 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> È la persona nel suo sangue. Oh! quale {{R|135}}Altra iattura aspetterem?... Se figlio Ei si vanta a Gemshìd, regia semenza Di re Kobàd, la porta a’ danni suoi Stoltamente si aprì. Ma quel suo capo Ratto del ferro mio con un fendente {{R|140}}Dividerò, di porpora tingendo Col sangue suo le rupi alla montagna. Disse e l’usbergo rapido si cinse E la pelle scalfi della persona. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|IX. Battaglia di Ghêv e di Firùd.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 581-583).}} <poem> :Sul suo robusto corridor si assise E di Girèm per la dirotta via Gittossi con ardor. Spinse il destriero Sì come vento che si leva ratto, {{R|5}}E quel monte salì. D’Azergashàspe La fiamma egli parea. Ma il nobil figlio Di Siyavìsh, Firùd, nol vide appena Che sospirò dal cor. Davver!, dicea, Che a questa gente bellicosa nulla {{R|10}}Più cale della via de la montagna O de la valle. Un più dell’altro assai È coraggioso, e dello stuol de’ forti La corona son essi. Oh! ma nessuna Sapïenza è nel duce! È quel suo capo {{R|15}}Vuoto di senno come corpo esanime; Ond’è ch’io temo sì che in questa guerra Non tocchino vittoria, ove in Turania Khusrèv medesmo non penètri. Allora, Per vendicar l’estinto padre, accanto {{R|20}}Ne andrem noi due, per veder se rechiamo </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> l011m2qbmokc8985fnnjy0r96ka28ht Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/155 108 1013145 3894986 3891199 2026-09-05T11:57:14Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894986 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 152 —|}}</noinclude> <poem> Figlio si allevi a te simil! — Grucciossi Al rabbuffo del padre il giovinetto {{R|95}}E giurava per Dio che ne sostenta, Così, così: Non torrò mai dal dorso Del mio veloce palafren la sella, O morirò, Zeràspe vendicando. :Di là sen venne con rigonfio il core {{R|100}}D’alto dolor, la mente d’un pensiero Tumida di vendetta, al suo fedele Gustehèm. Dammi tu fra’ tuoi destrieri, Gli disse, un palafren che mi sostenga E salga acconcio la montagna, ond’io {{R|105}}Mi vesta l’armi e chiaro si discerna Un uom dall’altro. — Gustehèm gli disse; :Ragion non è cotesta, e la montagna Per cagion folle tu salir non dèi. Venne un turanio su l’aerea cima {{R|110}}Di questo monte e miranlo dal basso Le schiere tutte. Ma se d’uopo è a noi Travalicar quel loco, è di montagne Piena la terra e di convalli assai E di pianure. A me due palafreni, {{R|115}}Atti a portar guerresco usbergo, in questo Campo restâr; ma se il turanio un d’essi Mi uccide, un altro che il pareggi in quella Sua forza e nell’incesso e nell’altezza, Non troverò più mai. Zeràspe illustre, {{R|120}}Revnìz e il duce nostro che pur nulla Stima la terra e il suo poter, quel tuo Padre gagliardo che leoni agresti Atterra e al ciel che sovra lui si muove, Gli occhi non degna sollevar, tornarono {{R|125}}Dal turanio guerrier tutti col core Tumido di dolor. Non osa alcuno Co’ monti contrastar, se pur non sono D’aquile o d’avoltoi l’ali già pronte. </poem><noinclude></noinclude> ohqdsx2yhnz13pez9qgnl2zjd55lzc9 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/156 108 1013146 3894909 3891200 2026-09-05T05:22:34Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894909 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 153 —|}}</noinclude> <poem> Se no, davver! che in quella rocca altera {{R|130}}Nessun penetrerà! — Bìzhen rispose: :Tu non turbarmi il cor, non tòrmi al braccio Forza e virtù! Terribil sacramento Io già fei per la luna e il dïadema Del nostro re, per Dio fattor del mondo, {{R|135}}Che il mio destrier dall’orrida montagna Non ritrarrò, che morirò, Zeràspe In vendicar. — Non è la via cotesta, Gustehèm gli dicea; non ha contezza Senno verace di tal vampo. — E quegli, {{R|140}}Zeràspe a vendicar, soggiunse ratto, A piè ne andrò, nè vo’ tuoi palafreni. :Oh! non vogl’io, rispose Gustehèmme, Che un solo crin dal vertice del capo Per colpa mia ti caggia!... Anche se mille {{R|145}}E mille avessi palafreni, adorni Alle giubbe ed al crin dell’erte code Di gemme degne di un gran re, niun d’essi Diniegar ti vorrei, non i tesori, Non la mia spada o il mio corsier medesmo. {{R|150}}Non la mia vita... Or va, mira i destrieri Ad uno ad un paratamente; e quale Più t’aggrada ti scegli, e fa comando Che a qual ti piace, pongano i valletti La sella. E bene sia s’ei cade ucciso! :{{R|155}}Un destriero egli avea simile a lupo, Eccelso e forte, della pube il crine Irsuto e lungo. Per l’eroe garzone, Di gloria amante, la real gualdrappa Sopra vi fu gittata. Oh! ma di tanto {{R|160}}Ghev crucciavasi in cor. Pensando all’opre Di Firùd lagrimose, a Gustehèmme Tale mandò che il richiamasse. Molte Parole ei fe’ del fanciullesco ardire Del figlio suo, gli mandò poi l’usbergo {{R|165}}Di Siyavìsh ed un regal cimiero. </poem><noinclude></noinclude> 0xju78imk7pwjun48uy7e1qc5dzryyu Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/157 108 1013147 3894983 3891201 2026-09-05T11:55:54Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894983 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 154 —|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|X. Morte di Firûd.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 584-588).}} <poem> :Gustehem si portò quella guerresca Maglia, e ratto qual nembo ne vestìa Bizhen ardito. Quale è un uom di guerra, Del Sipèd ei si volse alla montagna. :{{R|5}}Così disse a Tokhàr l’inclito sire: Ecco, novellamente un uom di gloria Qui sale. Guarda omai, vedi qual nome Ne sia, chi mai dovrà sovra esto prode Piangere di dolor. — Così rispose {{R|10}}Tokhàr al sire, in favellar maestro: :Niuno è pari a costui per tutta Irania. Figlio è di Ghev ed animoso prode, Come fero leon sempre vincente In ogni assalto. Non ha d’altri figli {{R|15}}Ghev allegrezza, e gli è costui più caro Della sua vita e d’ogni cosa... Intanto La man tu stendi al suo destrier, che il core Dell’iranio signor d’alta ferita Squarciar non ti convlen. Poi, la corazza {{R|20}}Egli ha che di sua man d’intorno al collo Ghev gli annodò, nè giavellotti o frecce Nulla vi ponno; e forse egli la pugna A piedi sosterrà. Ma tu non sei Pari in battaglia a lui; vedi qual spada {{R|25}}Ei stringe in pugno adamantina? Oh! sire, Lascia, desisti e senno fa. Si pente Un uom che stolto s’affatica. Uccisi Caddero già per te d’Irania alcuni, Nè si convien ch’uom faccia a sè medesmo {{R|30}}E vïolenza e danno. — Allor che il figlio </poem><noinclude></noinclude> fvbqqe00f3mmvoqn2kiovhi6wj9fexk Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/174 108 1013164 3894902 3891218 2026-09-05T05:19:26Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894902 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 171 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Gùderz e Ghev che per la via terrena Di quest’inclito fior vanno beati! :{{R|150}}Ad Afrasyàb l’annunzio andava poi Che tutta, quale un mar di torbid’acque. Era sconvolta la turania terra, Che del Kàseh alle rive ampio un esercito Era disceso, intenebrar la terra {{R|155}}Di Siyavish pel figlio. Ei, re di prodi, A duce Pìran, Già ci scioglie, disse, Khusrèv arcana cosa. Or, se a cotesto Muovere incontro dobbiam noi, incontro Con timpani moviamo e con vessilli. {{R|160}}Se no, d’Irania formidabil gente Verrà, nè vedrem noi lucente il sole, Non la luna mai più. Va, va, raduna Esercito d’eroi da tutte parti, Che non è d’uopo che sermon si allunghi! </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XIII. Venuta della neve.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 593-594).}} <poem> :Vento allor si levò da questa parte Rapido sì, che non ebbe la guerra Nessun d’Irania in mente. E nubi in cielo Ratto s’agglomerar, qual procelloso {{R|5}}Nembo d’inverno, e congelò l’acuto Freddo le labbra. Padiglioni e tende Si fèr di ghiaccio e la neve cadente Un vasto ammanto sovra i monti stese, Allor, quell’ampia regïon disparve {{R|10}}Sotto la neve accolta e la pianura Per sette dì nessun vedea. Notturna Quïete e cibo e del riposo il loco Ebber disagio, che una roccia avresti </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 1mz62lkkqepg3hvsnxywu8cxfl9itto Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/196 108 1013186 3894863 3891240 2026-09-05T04:49:26Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894863 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 193 —|}}</noinclude> <poem> Sen venne il messo. L’uomo illustre ascese Di Feribùrz nella presenza e il foglio Porse del sire. Feribùrz i prenci, {{R|105}}E Tus con quelli, a sè chiamava e assai Dicea dei casi intravvenuti. Ei volle Gùderz e Ghev illustre, insiem con altri Prenci ed eroi di quel confine. Ratto Che letta egli ebbe la regale epistola, {{R|110}}Novella pianta a porgere suoi frutti Al mondo venne. Dell’irania terra Tutti i gagliardi, quai leoni, e i prenci Benedicenti al lor signor gridarono. :Principe Tus, di Kàveh la bandiera {{R|115}}Con gli elefanti ed i timballi e i suoi Aurei calzari a Feribùrz in mano Abbandonando, così disse: Vennero Esti compagni di gran pregio a tale Che più n’è degno. A tutti gli anni possa {{R|120}}Vincer la tua fortuna, i giorni tuoi Come dell’anno al primo dì sian lieti! :E sì partì recando ogni guerriero Che da Nèvdher scendea, stuolo d’armati, Cavalieri belligeri, nè mai {{R|125}}Per la via s’indugiò, ma venne ratto Nella presenza del suo re dal campo Della battaglia, e là diè un bacio al suolo Dinanzi a re Khusrèv. Un solo sguardo Non volsegli Khusrèv. L’iranio sire {{R|130}}Sciolse le labbra ad imprecar sdegnoso E degli eroi nella presenza il duce Umiliò. Malvagio, il nome tuo. Sclamò, fra i nomi di valenti eroi Perdasi ratto! Di Dio santo alcuno {{R|135}}Timor non avestù, non de’ guerrieri Pudor ti venne, non temenza. L’elmo Regale e il cinto ti donai, la guerra </poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, III}}||13}}}}</noinclude> hk7p30ngembfx5unja7fwh8fz7ij4mp Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/204 108 1013194 3894925 3891248 2026-09-05T05:26:56Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894925 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 201 —|}}</noinclude> <poem> :A Fershid-vèrd Humàn così parlava: Là, là, nel mezzo del nemico esercito {{R|115}}Vuoisi la pugna ricercar. N’è d’uopo Che dal mezzo si fugga di sue schiere Feribùrz e si tragga a’ prenci suoi Dietro a le spalle; agevol cosa allora La battaglia sarà col destro corno, {{R|120}}Sì che in nostro poter tutte avrem noi Le provvigioni. — Vennero d’un moto A contrastar con Feribùrz, rampollo Di Kàvus re, nel mezzo all’ampia schiera; E poichè rigirâr gli occhi bramosi {{R|125}}Al medio punto e si levar d’un balzo Dal loco ov’eran fermi, il duce iranio Dal cospetto d’Humàn si volse in fuga, E rottura venia de’ prodi suoi Al fiero assalto. I posti abbandonarono {{R|130}}Gli eroi, e tracotanti e quai ribelli Lor consiglio seguir, lasciando il loco Ai vincenti nemici. Oh! non restava Alcuno iranio in piè! Non vide alcuno Dove timpani fossero, o vessillo {{R|135}}Dove sorgesse, che alla pugna orrenda Lor occhi intenebrâr. Quando que’ forti Volser le terga all’inimico, in pugno Oh sì davver! che per lor opra stolta Vento ei stringean. Cadder timballi ed aste, {{R|140}}Cadder vessilli, e scerner staffe o redini Non fu concesso allor, che oppresso a un tratto Era ogni cor. Di sangue la pianura, Di sangue il monte è madido, e nell’ora Che più frequente da ogni parte irruppe {{R|145}}De’ nemici lo stuol, ver le pendici Si mosse Feribùrz della montagna E seco andò chi degl’Irani visse. Deh! che pianger si dee sul viver suo! </poem><noinclude></noinclude> dsgqo6yw6ihrjwgdqvsh74ul26y8vub Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/205 108 1013195 3894876 3891249 2026-09-05T05:12:54Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894876 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 202 —|}}</noinclude> <poem> :Gùderz e Ghev e molti illustri e prodi {{R|150}}Restarono sul loco. Allor che il figlio Inclito di Keshvàd più non scoverse Al medio punto dell’irania schiera Di Feribùrz l’insegna, e i prodi suoi, I suoi forti non vide, il core in petto {{R|155}}Arder sentì come improvvisa fiamma, Volse le briglie del fuggir pel calle, Sì che levossi orribile tumulto Fra i Guderzidi. Ghev gli disse: vecchio, Sire di forti, che di clave assai {{R|160}}Colpi vedesti e di mazze e di strali. Se innanzi a Pìran fuggir vuoi, sul capo Sparger noi ci dovrem, segno di duolo, L’abietta polve. In terra oh! non rimane Eternamente vivo uno de’ prodi, {{R|165}}Uno de’ prenci di gran cose esperti; Nè per me, nè per te schermo si trova Di contro a morte. Eppur non è sventura Della morte più tarda! Or, poi che questo Fatal momento ne raggiunse, meglio {{R|170}}Ne sarà che la fronte, e non le terga, Vegga chi ci è nemico. Io da esto loco, Io dalla pugna non trarrommi a dietro, Nè di Keshvad al cenere vetusto Onta farò. Forse che tal sentenza {{R|175}}Non udisti da un saggio, allor che tale Ei la dicea conforme alle parole D’antica età? «Se due fratelli, ei disse. Schiena appongono a schiena, un po’ di polve Solo resta nel pugno a gran persona {{R|180}}Pari a un gran monte». Ora se’ tal; belligeri Figli hai settanta, e la tua casa illustre Molti leoni indomiti possiede, Molti elefanti. Or via! col ferro acuto Trafiggasi ai nemici in petto il core, </poem><noinclude></noinclude> 63czuimvidrgac2083wij9jmf2blvjo 3894973 3894876 2026-09-05T11:51:24Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894973 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 202 —|}}</noinclude> <poem> :Gùderz e Ghev e molti illustri e prodi {{R|150}}Restarono sul loco. Allor che il figlio Inclito di Keshvàd più non scoverse Al medio punto dell’irania schiera Di Feribùrz l’insegna, e i prodi suoi, I suoi forti non vide, il core in petto {{R|155}}Arder sentì come improvvisa fiamma, Volse le briglie del fuggir pel calle, Sì che levossi orribile tumulto Fra i Guderzidi. Ghev gli disse: vecchio, Sire di forti, che di clave assai {{R|160}}Colpi vedesti e di mazze e di strali. Se innanzi a Pìran fuggir vuoi, sul capo Sparger noi ci dovrem, segno di duolo, L’abietta polve. In terra oh! non rimane Eternamente vivo uno de’ prodi, {{R|165}}Uno de’ prenci di gran cose esperti; Nè per me, nè per te schermo si trova Di contro a morte. Eppur non è sventura Della morte più tarda! Or, poi che questo Fatal momento ne raggiunse, meglio {{R|170}}Ne sarà che la fronte, e non le terga, Vegga chi ci è nemico. Io da esto loco, Io dalla pugna non trarrommi a dietro, Nè di Keshvàd al cenere vetusto Onta farò. Forse che tal sentenza {{R|175}}Non udisti da un saggio, allor che tale Ei la dicea conforme alle parole D’antica età? «Se due fratelli, ei disse. Schiena appongono a schiena, un po’ di polve Solo resta nel pugno a gran persona {{R|180}}Pari a un gran monte». Ora se’ tal; belligeri Figli hai settanta, e la tua casa illustre Molti leoni indomiti possiede, Molti elefanti. Or via! col ferro acuto Trafiggasi ai nemici in petto il core, </poem><noinclude></noinclude> 5etspdjlejh2xfxqnie1c6jqahctyl0 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/207 108 1013197 3894856 3891251 2026-09-05T04:45:34Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894856 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 204 —|}}</noinclude> <poem> Dammi il vessillo e dammi i cavalieri E queste spade tue di tinta azzurra. :Come ciò disse a Feribùrz, il duce Non fe’ saviezza disposata al core, {{R|225}}Ma contro a Bìzhen cacciò un urlo: Vanne, Chè impetüoso sei nell’opre e nuovo Nelle battaglie. A me soltanto i forti Di sua schiera e il vessil porgea di Kàveh Il signor nostro con celata e seggio {{R|230}}E dignità di condottier. Vessillo Non è codesto che toccar lo possa Bìzhen, figlio di Ghev, nè in terra è alcuno Che ne sia degno, ben che forte. — Allora D’azzurra tinta una tagliente spada {{R|235}}Bizhen ghermì; rapidamente un colpo Liberò all’asta del vessillo, in due La recise, afferrò l’asta divelta E si mosse a partir. Venne, il vessillo A recar fra’ suoi prodi, e allor che videro {{R|240}}Quel drappo in sulla via gli eroi turani, Con leonino cor d’essi un drappello, Anelando a pugnar, Bìzhen rincorse. Trasser le clave e i ferri azzurri, il sacro Vessillo a contrastar. L’insegna è quella, {{R|245}}Humàn gridava, in cui tutta s’appunta D’Irania la virtù. Se in poter nostro Ci rechiam noi la vïoletta insegna, La terra angusta e incresciosa al core Farem noi di Khusrèv. — Bizhen intanto {{R|250}}L’arco tendea, come nembo veloce, E sui Turani di volanti freccie Una pioggia versò. Con quelle freccie Lo stuol nemico allontanando, un gaio Pasto a’ lupi sbrananti egli apprestava, {{R|255}}Allor che a Ghev, allor che a Gustehemme I cavalieri là raccolti in questi </poem><noinclude></noinclude> n3qmcyclt0z1wsxotmn56ymtg30xnu9 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/237 108 1013227 3894864 3891281 2026-09-05T04:49:49Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894864 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 234 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Di mancamenti e d’incrementi, al fato Non soggiace e a difesa al voler suo. {{R|25}}E noi servi gli siam, chinato il capo Al suo comando e al suo consiglio. Intanto, Poichè, nè dubbio v’ha, fe’ di sua mano L’anime nostre e nostra mente, il cielo E le stelle creò, lui solo in terra {{R|30}}Altissimo Fattor conoscerai, Che tristo e lieto sei per lui. La notte E il chiaro giorno e la rotante sfera Creò del ciel, creò l’amore e l’odio, E sonno e cibo dispensò ai mortali. :{{R|35}}Molte di Rùstem per la terra intorno Sono le meraviglie, e la sua storia D’ognuno stassi in cor. Quale elefante Egli è davvero in terra, e pari a fiero Alligator nell’acque, inclito e vigile {{R|40}}E battaglier. Di lui forza e valore Son manifesti, le battaglie sue, Il saver, la prudenza e il senno antico. Or di Kamùs innanzi recheremo L’assalto, recheremlo in nostra lingua {{R|45}}Da un libro antico. Riedi alla parola Del borgomastro intanto, e che dicendo Va l’uom sperto di cose, e attendi e guarda. </poem><section end="s1" /> <section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|II. Andata di Tûs.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 625-626).}} <poem> :Ordinate a l’esercito le cose E pago il core dell’eroe, felice Un giorno ricercò da gli astri in cielo Khusrèv regnante, se propizio fosse {{R|5}}Veramente l’uscir. Sen venne allora </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 9srxbmej48fzd4ae9rxbnbwbwxfva5x Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/244 108 1013234 3894927 3891288 2026-09-05T05:27:35Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894927 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 241 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Principi tutti e valorosi e forti, Trasser le spade e le pesanti mazze, {{R|130}}E queste grida, quai leoni biechi, L’uno all’altro inviâr: Tutti in un gruppo Giù discendiam; recando un fiero assalto, Trista rendiamo al cor di Tus la terra! </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|IV. Combattimento di Tûs e di Hûmân.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 628-632).}} <poem> :Humàn così parlò: Facciasi omai Aspro un assalto in questo dì, ma voi Non vi turbate in cor... Se un prence illustre La fronte leverà, per assaltarci, {{R|5}}Tra i prodi avversi, deh! invïamgli contro Veloce un cavalier. Veggasi alfine Ver chi piega il destin. Ma non per voglia Precipitosa cerchisi da noi Oggi l’assalto, che indugiar s’addice {{R|10}}In questo giorno. Oh sì!, diman, nel tempo Che balzerà dal loco suo l’esercito E da’ recinti suoi fiero di timpani Strepito sorgerà, tutti d’un moto Le mazze leverem, salendo a corsa {{R|15}}Alti del fiume in su le sponde. Allora Aspra e feroce con le nostre schiere Una battaglia farem noi, se Iddio Con la fortuna ci protegge e aita. :Balzò in arcioni al suo destrier veloce {{R|20}}Come aquila pel ciel, poi dal suo loco L’incitò forte. Detto avresti allora Ch’era di ferro il palafren gagliardo che d’Albùrz la vetta era ben quella Tutta d’acciaio rivestita. Il prode </poem><section end="s2" /><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, III}}||16}}}}</noinclude> gc2fqqg58u4cayggxiy7ucf5ow6di79 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/258 108 1013248 3894877 3891302 2026-09-05T05:13:13Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894877 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 255 —|}}</noinclude> <poem> {{R|175}}Di Gùderz il flgliuol, Ruhàm preclaro, Ebbesi incontro Fershid-vèrd; convennero E Shedùsh e Lahàk, posti di fronte A contrastar; venne Kelbàd col figlio, Bìzhen, di Ghev, perchè a giostrar ponessero {{R|180}}E vento e fuoco impetüoso, e insieme A Sheytaràg’ trovossi Ghev illustre, Ed eran questi due gagliardi e forti, D’altissima virtù. Gùderz andava Con Pìran, Tus ebbesi Humàn. Doveano {{R|185}}Senza ingiustizia, senza inganni e frodi, La battaglia ingaggiar. Così, con questa Legge e tal norma, rivolgean la mente Alla pugna que’ forti, e si levava Alto clangor di trombe. I valorosi, {{R|190}}L’ire attizzando, poderosi colpi L’un l’altro si vibrâr di ferree clave; Ma già cadea, ma già precipitava Degi’Irani la sorte, e la campagna Di lor morti fu ingombra. Oggi, dicea {{R|195}}Humàn bravando, la faccenda grave Caggia diversa da la trista pugna Di ier. Ma voi, ponendo i cari giorni A rischio estremo, su levate un grido D’aspra vendetta e giù calate il brando. {{R|200}}Ora gli è d’uopo di sgombrar la terra Da costor, sì che un dì più non distendano Lor destre ad opre di guerreschi assalti. Principe Tus innanzi venne e trasse Elefanti e pedoni, anche timballi, {{R|205}}E innanzi ai cavalier tutti ordinaronsi I fanti in una schiera. Avean lanciotti, Recavan targhe ed aste anche recavano. :Dal vostro loco niun di voi, gridava Tus condottier, le piante muova. Innanzi {{R|210}}L’aste e gli scudi protendete. Veggasi </poem><noinclude></noinclude> ghugtqcvuqobk4pg34x14pc3vlx8vut Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/269 108 1013259 3894857 3891313 2026-09-05T04:45:57Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894857 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 266 —|}}</noinclude> <poem> E Pìran disse: In militar faccenda, Per chi s’indugia, lasso di chi affretta Diviene il piè. D’un uom di fermo core {{R|175}}Costume è pur cotesto e questa è norma, I leoni domar con la lentezza. E già, quale un gran mar, novello esercito Dinanzi ad Afrasyàb si accoglie e aduna. S’indugi adunque, fin che a noi la grave {{R|180}}Oste arrivi con tutti i prodi suoi, Co’ suoi possenti. Vivo allor nessuno Lascierem noi in suol d’Irania. Questo È d’un saggio il consiglio. — E Humàn gli disse: :Tanto l’anima tua per ciò, signore, {{R|185}}Non corrucciar. Partìan di qui feriti D’Irania i forti, e gemebondi e in corsa Verso il lor prence. Esercito era quello Di molto ardir, di molta forza e vampo, Si che per essi la faccia dell’acque {{R|190}}Trista era e cupa. Ora son qui rimaste Co’ recinti le tende al loco erette, E quei dal loco si fuggîr. Deh! sappi Ch’è di gente perduta nella speme Propria la fuga e il volgere le terga {{R|195}}A noi d’un tratto. Non restiamo adunque Inerti qui, perchè a Khusrèv ritornino I prodi suoi, e novello s’aduni Stuolo d’eroi nella sua reggia. In guerra Anche venir potria Rùstem d’un tratto {{R|200}}Dai monti di Zabùl, sì che gran danno, Danno tremendo inver, da tale indugio Ne incoglierebbe. Ond’è che ci fa d’uopo Far impeto e d’incanti di magia Ratto su lor far prova. Allor che in mano, {{R|205}}Nè dubitar si può, Gùderz avremo E prence Tus con gli elefanti suoi E i timpani e il vessil di lieto augurio, </poem><noinclude></noinclude> 4r38y002pj9ivnrmdy4t0ihsxgqb7nf Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/272 108 1013262 3894878 3891316 2026-09-05T05:14:19Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894878 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 269 —|}}</noinclude> <poem> {{R|280}}Entro a’ nostri confini. Or, come fiere, Vi riparaste sopra il monte, attriti E da la guerra oppressi... Onta e vergogna Non è questa per voi? Sonno e riposo Avete e cibo sul monte e sui sassi? {{R|285}}Ma dimani, dal monte allor che il sole Ascenderà, questa tua roccia in pelago D’acque tramuterò. Dal monte eccelso Ti trarrò giù, legate in pria ben ferme Di questo laccio ambe le mani a un nodo. {{R|290}}Tolto così a tuoi sonni ed a tuoi pasti Ed al riposo, al mio signor possente T’invïerò. Chiaro vedrai tu allora Che vane sono l’arti tue, che piangere Di coteste arti tue vuoisi da noi. :{{R|295}}Subitamente un messaggiero allora A Pìran inviò. Cosa è diversa, Disse, da che congetturammo noi; Pur da tergo agli Irani andammo in corsa! Ma tutto è il monte pien d’armati, e s’ode {{R|300}}Di timpani fragor. Levasi in alto, Di Gùderz e di Tus dietro a le spalle. Il vessillo di Kàveh... Or tu, signore. Fa che al primo apparir del giorno chiaro, Quando si mostrerà, luce del mondo, {{R|305}}Il sole in cielo, qui tu sia già pronto Con tue falangi e renda con tue schiere Bruna la faccia di questa pianura. :Il messaggiero là da Pìran venne, E Pìran si crucciò, ratto che intese {{R|310}}D’Humàn parola. Venne l’atra notte. Ed ei, nell’ora ch’è al dormir propizia, L’esercito menò sì come rapida Corrente d’acqua. Come il sol, cruccioso Del velo azzurro de la notte, il ruppe {{R|315}}E n’uscì fuori, di Turania il duce </poem><noinclude></noinclude> 0yify060d93vvjm27i3l3j7dtyj5at3 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/276 108 1013266 3894879 3891320 2026-09-05T05:14:42Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894879 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 273 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Varco non è dischiuso, e qui non tende, {{R|425}}Non padiglioni, non provviste abbiamo, Affamata è puranco dell’esercito Parte non breve. Ed or, tosto che al sole Si farà smorto il viso e de la notte Si stenderà l’azzurro vel, si scelga, {{R|430}}Scelgasi stuol di cavalieri e scendasi Dall’alto al piano. Di notturno assalto Facciasi in guisa una battaglia, amica Se n’è la sorte in cielo, o sia che noi I corpi nostri a uccidersi a’ nemici {{R|435}}Abbandonar dovrem, sia che de’ forti Cingerem la corona. È de la pugna Esito questo in campo. Altri una fossa Toccasi ed altri immortal gloria e onore. :Da Gùderz come udì queste parole, {{R|440}}Dell’ira antica e del dolor fu pieno Il cor di prence Tus. Tale ei si tenne Fin che apparve la notte. E questo sole Scendeva intanto e intenebrava il mondo. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|VIII. Assalto notturno degl’Irani.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 645-647).}} <poem> :Delle vigilie de la notte ombrosa Scorsa la prima, ei chiusero le labbra Alle parole. E già si {{Ec|prepavava|preparava}} Principe Tus alla vicina pugna, {{R|5}}E chiamavasi attorno ogni più forte Atto ad oprar. Da questa parte ei diede A Bìzhen un drappel; Shedùsh dall’altra Iva, e Kharràd guerrier. Consigli e prieghi A Gustehèmme ei diede assai, quell’inclito {{R|10}}Vessillo in consegnargli, indi la clava </poem><section end="s2" /><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, III}}||18}}}}</noinclude> dybqbaka9y3lpx3na9zqggx9peejs2s Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/281 108 1013271 3894858 3891325 2026-09-05T04:46:18Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894858 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 278 —|}}</noinclude> <poem> {{R|155}}Da Dio santo e potente io questa prima Grazia dimando, ch’ei da voi lontano Gli occhi rattenga de’ malvagi. In lui È il mio rifugio, sempre e sempre, ond’ei Fuori vi tragga da le angustie. Speme {{R|160}}Vienmi per lui che tosto ampio un esercito, Qual colonna di fumo alto levata, Dietro a noi qui verrà... Ma un foglio intanto Facciasi al nostro re; tutto narriamo, Conscio di nostro stato egli si renda. :{{R|165}}In quell’istante fu notato un foglio E recavalo tosto un messaggiero, Di gran nome un eroe. Molte preghiere, Molti lamenti erano in esso: Eccelso, Inclito sire, il fortissimo eroe, {{R|170}}Rùstem, venga in aita, o alcun de’ forti Di tuo nobile stuol! Con la vittoria, Pieno il desìo, ritornerem noi tutti, Che dell’aspetto di Khusrèv regnante Necessità venìa. Di questi giorni {{R|175}}Racconteremo allor le cose ascose E le palesi al vincitor sovrano, Del re per l’alma soddisfatta e buona Di nostra sorte coglieremo il frutto. :Scesero allor ne’ padiglioni, e pace {{R|180}}Ebbero e quiete dalla lunga pugna Involontaria. Uscir d’ambe le parti Le vedette e calar nella pianura, Nella pianura degli eroi pugnaci. :Humàn, intanto, al vallo suo tornava {{R|185}}E per l’orrido campo alcun sentiero Trovar già non potea pei molti uccisi. Ma là, di Pìran al cospetto, Oh!, disse, Qual da noi si volea non si levava Oggi la polve per l’adusto campo {{R|190}}Della tenzon. Ma quando i nostri prodi, </poem><noinclude></noinclude> 5v3ul037ywps1mq60t7y2cr0jglpd0n Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/292 108 1013282 3894843 3891336 2026-09-05T04:36:36Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894843 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 289 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Rùstem i prodi suoi; l’accompagnava Con anima pensosa il re del mondo, Per quell’aspro sentier seco ne andando {{R|165}}Fino a due parasanghe. E fea sol’una Stazïone di due, nè si posava Rùstem la notte e il giorno, anche per poco. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XI. Sogno di Tûs.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 653-654).}} <poem> :Una notte, col cor pieno d’angoscia, Tus condottier s’addormentò nel tempo Che battonsi timballi al primo albore. La pura anima sua vide nel sogno {{R|5}}Face lucente uscir dall’acque. Un trono D’avorio in su la face rilucente, E su quel trono, con regal corona, Cinto di maestà, sedea l’estinto Siyavìsh regnator. Piene d’un riso {{R|10}}Le labbra, sciolta a favellar la lingua. Onde a Tus, come un sol, la faccia ei volse: Gl’Irani tuoi qui tu rattieni, ei disse. Che in guerra vincerai. Pei Guderzidi Non affliggerti in cor, che qui si stende {{R|15}}Ampio e nuovo giardin. Qui, sotto l’ombra Delle rose, un licor bevo con essi. Nè ben sappiam fino a qual dì lontano Berremo noi del generoso vino. :Lieto e gioioso in cor, levossi ratto {{R|20}}Dal sonno il prode, libero d’affanno E da dolor. Deh! vassallo del regno, A Gùderz ei gridò, mirabil sogno Vidi nell’alma mia serena! Attendi Che Rùstem qui verrà, questo o quell’altro {{R|25}}Istante, pari a turbo impetüoso. </poem><section end="s2" /><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, III}}||19}}}}</noinclude> ehaltxz5el5ihibj6mp1i2o7zaz3ap3 Discussioni indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu 111 1013300 3894848 3862359 2026-09-05T04:42:05Z Alex brollo 1615 Gadget [[Aiuto:Gadget Trova e Sostituisci|Trova e Sostituisci]]: salvataggio MemoRegex 3894848 wikitext text/x-wiki == memoRegex == <nowiki>{"^t01 (.+)":["(regex)","{{Ct|c=t01|$1}}","gm"], "^t1 (.+)\\n(.+)":["(regex)","{{Ct|c=t1|$1}}\n{{Ct|c=t2|$2}}","gm"], "Ed\\.\\ Cale\\.":["","Ed. Calc.","g"], "ché":["","chè","g"], "([Ff])é’":["","$1e’","g"], "([Nn])é ":["(regex)","$1è ","g"], "prò’":["","pro’","g"], "mperial":["","mperïal","g"], "\\ sé":[""," sè","g"], "ornai":["","omai","g"], "cb":["","ch","g"], "Kabul":["","Kabùl","g"], "(\\W+s)é(\\W+)":["(regex)","$1è$2","gi"], "(\\W+f)é(\\W+)":["(regex)","$1è$2","gi"], "(.+)\\t(.+)\\t(.+)":["(regex)","{{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=$1|titolo=$2|pagina=» {{Pg|$3}}}}","gm"], "Destan\\ ":["","Destàn ","g"], "glorios":["","glorïos","g"], "<poem>\\n*":["(regex)","<poem>\n","g"], "Siyavish":["","Siyavìsh","g"], "\\ ninna\\ ":[""," niuna ","g"], "fì":["","fi","g"], "Human":["","Humàn","g"], "Piran":["","Pìran","g"], "Gina":["","Cina","g"], "Khusròv":["","Khusrèv","g"]}</nowiki> == Discussione transclusa == {{#section:Discussioni indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu|s1}} 81xza4hfqu3wwo2kj5sq1vlub2t8f1d 3894861 3894848 2026-09-05T04:48:46Z Alex brollo 1615 Gadget [[Aiuto:Gadget Trova e Sostituisci|Trova e Sostituisci]]: salvataggio MemoRegex 3894861 wikitext text/x-wiki == memoRegex == <nowiki>{"^t01 (.+)":["(regex)","{{Ct|c=t01|$1}}","gm"], "^t1 (.+)\\n(.+)":["(regex)","{{Ct|c=t1|$1}}\n{{Ct|c=t2|$2}}","gm"], "Ed\\.\\ Cale\\.":["","Ed. 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Or, perchè mai Dovrem tardar per tanti giorni ancora E dolerci e affannarci inutilmente E affliggerci così?... Ma voi frattanto In questa notte non schiudete il varco {{R|395}}Perchè dal campo contrastato in fuga Vadan gl’Irani. Ma diman, la brezza Allor che spirerà del nuovo giorno, Ben converrà che in un sol gruppo innanzi Lo stuol de’ nostri si sospinga. Un cumulo {{R|400}}Dimani tu vedrai di pari altezza Alla montagna, cumulo d’uccisi Forti d’Irania, e tal, che d’ora innanzi, Se non piangendo, nol potrà nessuno Di guest’Irani contemplar da lungi. :{{R|405}}Retto consiglio è sol cotesto, il sire Di Cina rispondea. Come costui, Ordinator di combattenti prodi Non è qui in terra. — I prenci tutti al detto Qual Kamùs avventò, sire animoso, {{R|410}}Vincitor di leoni, acconsentirono; Dissero, e si partîr. Tutta la notte Furono intesi ad apprestar le squadre. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XIV. Arrivo di Ferîburz.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 663-667).}} <poem> :Come pei campi dell’azzurro cielo Distese un padiglion dai veli fulgidi Quest’almo sol, venne dall’alto loco Della vedetta a Gùderz prence un grido: :{{R|5}}Eroe di nostra gente, ampio uno stuolo S’avanza e n’è vicino in la sua via. Per l’atra polve il chiaro dì s’intenebra. </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> tq6mu9mi3vesnmexbhseavy3kb68kna Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/320 108 1013316 3894844 3891364 2026-09-05T04:37:01Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894844 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 317 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> :{{R|260}}Da la vetta del monte, in quella gioia, Grido levossi dell’irania schiera Dai valorosi. Giubilanti ei vennero A’ lor posti e restaronsi per tutta La notte poi in lor consigli assorti. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XV. Combattimento di Kâmus con Tûs e con Ghêv.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 667-669).}} <poem> :Dalla campagna già salìa festoso De l’allodola il canto e già sul dorso Ponea del Tauro la sua mano il sole, Allor che un grido si levò dall’ampio {{R|5}}Padiglion di Kamùs. Era costui Micidial, di forti condottiero, Ed or le squadre de’ suoi prodi intorno A sè raccolse e diè corazze e pieno Di battaglie era il cor, di fiero vampo {{R|10}}Era ingombra la mente. Alla persona Gli eran le maglie sottoveste, l’elmo Eragli serto, la corazza ammanto. Forte un drappel di ardimentosi ei scelse Da tanti prodi suoi, tutti coperti {{R|15}}E d’acciaio e di ferro; e già la polve Mostravasi, ed un varco non si scorse Per tanti usberghi e tante spade, allora Che venne da le specole una voce Al campo iranio: A questa, a questa parte {{R|20}}Esercito s’approssima, e da sezzo All’ampia schiera si mostrò il vessillo Del fortissimo eroe. Ma di rincontro, Diresti che si fe’ qual negra nuvola Del turanico stuol l’etra alla polve. </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 6ijd2kavsw8xx5x7qxttdqjzlsyx3pt 3894920 3894844 2026-09-05T05:25:13Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894920 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 317 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> :{{R|260}}Da la vetta del monte, in quella gioia, Grido levossi dell’irania schiera Dai valorosi. Giubilanti ei vennero A’ lor posti e restaronsi per tutta La notte poi in lor consigli assorti. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XV. Combattimento di Kâmûs con Tûs e con Ghêv.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 667-669).}} <poem> :Dalla campagna già salìa festoso De l’allodola il canto e già sul dorso Ponea del Tauro la sua mano il sole, Allor che un grido si levò dall’ampio {{R|5}}Padiglion di Kamùs. Era costui Micidial, di forti condottiero, Ed or le squadre de’ suoi prodi intorno A sè raccolse e diè corazze e pieno Di battaglie era il cor, di fiero vampo {{R|10}}Era ingombra la mente. Alla persona Gli eran le maglie sottoveste, l’elmo Eragli serto, la corazza ammanto. Forte un drappel di ardimentosi ei scelse Da tanti prodi suoi, tutti coperti {{R|15}}E d’acciaio e di ferro; e già la polve Mostravasi, ed un varco non si scorse Per tanti usberghi e tante spade, allora Che venne da le specole una voce Al campo iranio: A questa, a questa parte {{R|20}}Esercito s’approssima, e da sezzo All’ampia schiera si mostrò il vessillo Del fortissimo eroe. Ma di rincontro, Diresti che si fe’ qual negra nuvola Del turanico stuol l’etra alla polve. </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> a4n3l7xb6e25zjb8c06rpeafz27uawa Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/324 108 1013320 3894880 3891368 2026-09-05T05:15:06Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894880 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 321 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Mentre pel campo ogni maniera avvenne D’alto scompiglio. Quando il vasto piano {{R|135}}S’intenebrò come d’ebano scheggia, Tus e Kamùs andarono divisi, Questo da quello. Ritornava intanto Ogni schiera a sue tende, alla pianura Quelle volgean, salìano queste al monte. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XVI. Arrivo di Rustem.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 669-671).}} <poem> :Ratto che il cielo rimanea deserto Della luna e del sol, d’ambe le schiere Usciron le vedette, e prima il labbro Una disciolse dal suo loco. Oh!, disse, {{R|5}}Piena di polve è la campagna e oscura Si fa la notte. La pianura e l’erme Falde del monte di sommessi accenti Tutte son piene, e tra i venienti eroi Risplendon faci. Veramente il prode {{R|10}}Rùstem egli è che vien correndo, e il segue La gente del Zabùl. — Gùderz che udìa, Il figlio di Keshvàd, balzò repente Per l’atra notte e del monte selvaggio Le rupi abbandonò. Nelle notturne {{R|15}}Tenebre, quando il mondo era più tetro, Il vessillo apparì nel qual splendea D’un fero drago l’orrida figura. Ma di Rùstem guerrier quando la fronte Gùderz mirò, da lagrime degli occhi {{R|20}}Quelle sue gote fûr velate. Intanto Rùstem dal suo destrier balzava al suolo A piè, qual nembo corridor. Gli eroi Al petto si stringean, suon di lamenti D’ambo venia con gemito per tanti </poem><section end="s2" /><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, III}}||21}}}}</noinclude> fibmc0yw416694zhom904mpd0h7hp7z Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/368 108 1013364 3894872 3891412 2026-09-05T04:54:56Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894872 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 365 —|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|III. Colloquio di Rustem e di Pîrân.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 692-695).}} <poem> :Pieno d’affanno e di terror n’andava Pìran allora, affranto il cor per l’opra Di Rùstem battaglier. Venne di contro Al vallo iranio, mandò voce e disse: :{{R|5}}Prence guerriero, udii che fra l’immensa Turania schiera di me sol chiedesti; Da quella gente rapido ne venni Al popol tuo per conoscer che chiedi. :Rùstem eroe, che di Turania intese {{R|10}}Là venirne un guerrier, dinanzi a tutte Le iranie squadre ad incontrarlo mosse, Postasi in prima una celata in fronte, Di ferro. Quale il nome tuo, gli disse, Turanio prence? Qual desìo fu il tuo, {{R|15}}Quale il consiglio in questa tua venuta? :Pìran son io, rispose, il condottiero De’ prenci di Turania. E tu m’hai chiesto Per Humàn ch’è di Vèsah il figlio illustre, Dolce e cortese favellando. In seno {{R|20}}Il cor per te mi palpitò, signore; Dimmi or tu chi se’ mai fra questi eroi. :Rùstem che venne di Zabùl, son io, Disse, ho corazza e di Kabùl un ferro. :Udì quel grande, e giù dal suo destriero {{R|25}}Pìran gittossi e rese omaggio, e il prode Aggiunse ancor: Quest’almo sol splendente Un saluto t’invia, prence famoso, A te l’invia Khusrèv inclito sire, Primo signor fra tanti prenci e forte {{R|30}}D’ogni forte presidio. Anche un saluto </poem><noinclude></noinclude> o2znfa217bi0dnm76242tpcew2ldmmh Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/412 108 1013408 3894847 3891456 2026-09-05T04:39:39Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894847 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 409 —|}}</noinclude> <poem> Riverso al suol. Ma quando intenebrossi La chiara sorte del signor di Cina Ed alla notte si accostava il giorno, Vento destossi repentino e fosche {{R|260}}Nubi levarsi, onde sparì la luce De la luna e del sol. Già non discernono Dal pie la testa i rei nemici; prendono Per vie lontane e per deserti inospiti. :Stavasi Pìran a guardar la pugna. {{R|265}}Vide che oscura si volgea la sorte Di Manshùr, di Fertùs, del maggior prence Di Cina, degli eroi tutti famosi Del turanico suol. Vide riverso Degli eroi lo stendardo e giù nel fango {{R|270}}I feriti giacer. Si volse e disse A Nestihèn ed a Kelbàd: La spada E i giavellotti di ripor gli è tempo, Amici miei! Riverso hanno il vessillo Di color fosco e fuggono gli eroi {{R|275}}Per vie frequenti e per deserte insieme. :E Ghev intanto la diritta sponda Scompigliava, il deserto e le montane Falde tingendo d’un color di sangue, Penna qual è d’un rosso augel. Balzava {{R|280}}Dell’esercito grande alla sinistra. Balzava a destra, per veder qual loco Pìran celasse. Nol scovrir que’ prodi Ch’eran con lui, ma ritornâr correndo Presso a Rùstem guerrier. Domi dal lungo {{R|285}}E assiduo faticar teneansi quivi I destrieri pugnaci ed eran tutti Feriti ancor, pel sanguinoso assalto Gementi e tristi. Alle deserte cime Salîr del monte, satisfatto il core, {{R|290}}I prenci Irani, ed era a tutti innanzi Rùstem guerrier con la sua scorta. Aveano </poem><noinclude></noinclude> 9s5prb3nc611d2nomgbf9zzmhlrrwzh Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/419 108 1013415 3894859 3891463 2026-09-05T04:46:45Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894859 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 416 —|}}</noinclude> <poem> E il tempo e il ciel creò, molte fe’ cose Aperte a noi, molte secrete ancora. {{R|510}}Avean pingui tesori e genti armate, Ma perfid’alma e d’ingiustizia l’opre Erano l’opre lor. Poi che di Dio Non fean ricordo, non andar contenti Di cotesto voltar del ciel superno. {{R|515}}Or d’ogni regìon questi gagliardi, Eletti prenci d’ogni terra, al dorso D’un elefante ardito accolti insieme, Co’ lor troni dorati e gli elmi d’oro, Al sire invierò, poscia dall’ampia {{R|520}}Raunata preda qual più degna cosa Riserbar si potrà, questa in Irania Sovra cammelli invïerò, per foga Ardimentosi. Ma, frattanto, l’ampia Terra conquisterò con la mia spada, {{R|525}}Col vigor di mia man, da questa a quella Sponda, così qual è; quaggiù nessuno Maligno e tristo lascierò, che tosto Gol brando mio farò che tocchi ognuno Sua degna parte; e se di qui correndo {{R|530}}Di Gang andrò alla terra, io penso e credo Che per indugio non si fa più grande Uom prode e battaglier. Viltà per noi Questa sarìa, lasciar che resti in terra Uom sanguinario e peccatore. Al sangue, {{R|535}}La mano appresterem noi tutti insieme, Ch’io già non soffrirò che quei rinvenga Sede al riposo. Nella polve il capo Abbatterò degl’idolatri, e aperta Di Dio santo farò la via diritta. :{{R|540}}Fin che il mondo sarà, tu resta a noi, Gùderz gli disse, o generoso, o saggio! :Il fortissimo eroe cercava un messo Che all’ardente Khusrèv ne andasse in pria. </poem><noinclude></noinclude> 9v1wofwvdh56p37mquvvu21m0831got Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/441 108 1013437 3894860 3891486 2026-09-05T04:47:33Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894860 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 438 —|}}</noinclude> <poem> Oserà porsi? chi non muore al lampo {{R|10}}Di quella spada? — Ei si crucciò di tanto E cacciò un grido: E quale abbiam campione In guerra contro a lui? Chi ugual gli sia, Non vediam qui tra i principi turani, Tal che serbi suo loco entro la pugna. :{{R|15}}Dicean le schiere ad Afrasyàb: Di tanto Di Rustem battaglier per la tenzone Tua mente non crucciar. Tu se’ colui Che dai campi dell’armi al ciel solleva L’onda del sangue; ed armi qui son molte {{R|20}}E tesori e gagliardi. Oh! per cotesto Chieder la pugna a che ti serbi il core In tanta angoscia? Per vicino assalto D’un solo cavalier, deh! non crucciarti, Ma volgi gli occhi a questi eroi, famosi {{R|25}}In aspre zutfe. Ben sai tu che tutte Rùstem di ferro ha le sue membra; eppure, Ben che animoso, egli è un sol uom. Faccende Che brevi esser dovean, lunghe son fatte Per lui soltanto. Ma tu seco appresta {{R|30}}Per tue falangi la tua impresa e traggi Il capo suo da l’alto de le nuvole A terra. Dopo ciò, qual v’ha timore Dal prence iranio e dalla irania gente? Lieto Khusrèv non resterà, non quello {{R|35}}Suo trono eccelso, non l’irania terra, Non degli alberi suoi ramo fiorente. Mira l’inclito stuol. Giovani ei sono Atti alla pugna; e noi, per la natia Terra diletta, per 1 figli nostri, {{R|40}}Per le consorti e i piccioletti nati, Per gl’incliti congiunti, uniti a certa Morte corriam. Sarà miglior consiglio Che al reo nemico abbandonar la terra! :Afrasyàb, come udì, ’l primiero assalto </poem><noinclude></noinclude> faf8jdfitxc7azkd8n3qopu7jcs7syu Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/442 108 1013438 3894865 3891487 2026-09-05T04:50:10Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894865 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 439 —|}}</noinclude> <poem> {{R|45}}Ad un tratto obbliò. Ma per il suolo Degli avi suoi, per sè, fresco e novello Pensiero innanzi si propose. Ratto Questa risposta ei diè: Quando all’estremo Sarà quest’opra, muoverò di guerra {{R|50}}Gli arnesi ancor, nè lascierò che lieto Vada Khusrèv della sua sorte, lieto Sul suo trono real, ch’io ne la polve La testa abbatterò, nel dïuturno Gozzo dell’armi, in giorno di battaglia, {{R|55}}All’eroe del Zabùl. Così, di quello Nipote mio pensier molesto e cura Dispersi alfin, si rimarrà del suo Avo alla terra, inclito dono, il corpo Di Rùstem battaglier. Della mia figlia {{R|60}}Non soffrirò che il figlio viva o alcuno Degli armigeri suoi, ch’io con la spada Farò tacer la sanguinosa lite. E comandò che le sue schiere in armi Fossero addotte, e si levasse ognuno {{R|65}}Dal loco suo per nuovi assalti. I prenci Benedissero a lui, mandâr cercando Per i prossimi assalti ogni più forte. :Ferghàr di nome, era a que’ tempi un forte Di leonino cor. Ben conoscea {{R|70}}Costui la rea prigion, ma sempre al laccio Era sfuggito. Molte prove in guerra Viste Afrasyàb avea da lui; dovunque Ferghàr gli piacque. Ei liberò la stanza D’ogni più estrano ed a Ferghàr fe’ un motto. :{{R|75}}Vanne, gli disse, tu pregiato, al vallo Dell’iranico stuol. Fa che tu vegga Questo Rùstem guerrier; vedi quanti ènno I cavalieri e come ei sono e guida Quale hanno mai per questa terra. Vedi {{R|80}}Gli elefanti pugnaci ed i guerrieri, De’ forti Irani e il bene e il mal tu nota. </poem><noinclude></noinclude> snhaiu6c0i69cfzvytw1978h4wt5cws Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/447 108 1013443 3894882 3891492 2026-09-05T05:16:20Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894882 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 444 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Alla parola di Ferghàr, si afflisse Il turanio signor, sì che per lui Tal ne andava al suo duce. E quale un nembo Duce Pìran accorse. I grandi accorsero, {{R|230}}I valorosi in giorno di battaglia, E parte ridicea delle parole Di Ferghàr Afrasyàb. Chi dunque in guerra, Gridò chiedendo, a Rùstem sarà eguale? :Pìran gli disse: Quale a noi proposta {{R|235}}È meta in guerra fuor che nome illustre Cercar pugnando? Per i nostri figli Combatterem noi dunque e per la dolce Terra natia, per i congiunti nostri! :Come toccò quella risposta, fiera {{R|240}}Ansia in guerra cercar si accolse in petto Il regnante Afrasyàb. Con le tue squadre, A Pìran disse, vindice tu corri Contro a Rùstem guerrier! — Dalla presenza Di quel sire d’eroi usciano i forti, {{R|245}}Tutti al deserto per novelli assalti Scendean pur anco. E grida e di timballi Un fremito levossi alla campagna, E, de le schiere all’atra polve, bruna Come d’ebano scheggia andò la terra. {{R|250}}Falange era cotal, che detto avresti Tutto all’intorno per la polve accolta Velarsi il mondo. I timpanisti ancora Levar le grida, e questo dietro a quello Adducean gli elefanti in ordin lungo. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XII. Battaglia di Rùstem con Pûlâdvend.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 733-741).}} <poem> :Dalla sua reggia a la pianura andava Sire Afrasyàb e in disïar la guerra </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> lwtjdgokv29m9nk6x0fha8d3f35ow1a Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/453 108 1013449 3894971 3891498 2026-09-05T11:50:08Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894971 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 450 —|}}</noinclude> <poem> Figlio di Devi egli assalì qual fero Lïon disciolto. Puladvènd il laccio {{R|185}}Avventò allora e il capo dell’eroe Restò impigliato. Videro quel colpo E Bìzhen e Ruhàm dal lor sentiero, Notar di Puladvènd la forza e il braccio E quella clava, e si gittâr d’un moto {{R|190}}Per legargli da tergo ambe le mani Entro ai nodi d’un laccio. Ecco, la destra Distese Puladvènd accorto assai E il cavallo incitò. Levossi un grido, E que’ due valorosi e di gran pregio, {{R|195}}D’anima forte, quai leon rubesti, D’inclita possa, egli atterrò d’un colpo E calpestolli miseri. Quel campo Guardavano stupiti i cavalieri, Nè quei ristette, ma gittossi a volo {{R|200}}Sul vessillo di Kàve e in due col ferro Ne spezzò l’asta. Cadde il glorïoso Stendardo al suolo, e sbigottîr gl’Irani E compresi d’orror diedero un gemito. Niun là rimase su quel campo; e il saggio {{R|205}}Gùderz e Feribùrz e gli altri eroi, Vista del Devo battaglier la prova, Dier voce a Rùstem vindice: Nel campo Non un inclito sol lasciò in arcioni Ardito Puladvènd, un cavaliero {{R|210}}Non risparmiò de’ valorosi nostri! Quale de’ nostri Puladvènd al suolo Non atterrò col laccio e colla spada. Con la clava e le freccie? Ecco!, è un lamento In ogni parte l’orrida campagna, {{R|215}}E aiutator n’è in ciò Rùstem soltanto. :Un pianto allora e un gemito lugubre Sorse da destra e da sinistra e in mezzo Al combattente stuol. Credette allora </poem><noinclude></noinclude> dtatdigbiz4wp7ch04o6bgg44ghz1d0 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/459 108 1013455 3894890 3891504 2026-09-05T05:17:01Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894890 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 456 —|}}</noinclude> <poem> Qual frutto poi? Già la tua testa ai vincoli {{R|400}}Di questo laccio hai tu. Ma tu frattanto, Pensando a lotte, inganni ordisci e frodi, Questo laccio a stornar dall’erto collo. :Disse, e discese dal suo Rakhsh; al Devo Per lo sgomento sbigottiva il core. {{R|405}}Prima però davan parola in questo Ambo gli eroi, davan principio a forte Patto così, che niun de le due schiere Sarìa venuto, aiutator possente Nell’aspra lotta de’ pugnaci eroi. {{R|410}}Allor, poi che discesi eran d’un salto Da’ lor destrieri, soffermarsi breve Ora per poco a rinnovar la lena. Col patto che nessun d’ambe le schiere Guerriero aiutator sarìa venuto, {{R|415}}Alla lotta volgean que’ due gagliardi, Ambo vogliosi di battaglia. In mezzo Alle due genti mezza parasanga, E la pugna a mirar stavan le stelle. :Come leoni in subitano sdegno {{R|420}}Rùstem e Puladvènd s’accapigliarono. Forte a le mani s’abbrancar, del cinto Alla coreggia si afferrar l’un l’altro, E Shèdah che vedea dal loco suo Di Rùstem la cervice e l’ampio petto, {{R|425}}Trasse un sospiro dal profondo seno. :Ei disse al padre: Quest’eroe che appelli Rùstem, di Devi domator, con tanto Ardir, con tal valor, con tanta forza, A terra fiaccherà di questo Devo {{R|430}}Fortissimo la testa. Or tu vedrai Nulla da’ nostri eroi fuor che la fuga. Col ciel rotante non rissarti invano! :Piena è d’angoscia la mia mente, disse A Shèdah re Afrasyàb. Corri! Se vedi </poem><noinclude></noinclude> ajvltgg1815bto0iyek72gbjmic1uuf Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/479 108 1013475 3894976 3891524 2026-09-05T11:52:38Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894976 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 476 —|}}</noinclude> <poem> Avea disciolto il fedel servo, e quivi Si riposò, quivi disciolse i vincoli Dall’egro fianco e la spoglia villosa {{R|85}}Di pardo ch’ei cingea, della fontana Posò sul margo. Poi ch’ebbe deposte L’armi bagnate e il laccio, una si cinse Veste di maglie il lïon corruccioso E ne venne alla fonte ove nel dolce {{R|90}}Sonno si giacque in pria. — L’orribil Devo Ben si crucciò. — Ma Rakhsh fulgido e bello Non era più nel dilettoso loco. :L’eroe, di potestà bramoso in terra, Si crucciò di sua sorte e destò l’ira {{R|95}}E levando dal suol le abbandonate Briglie e la sella, si gittò su l’orme Del suo corsier con non allegro core. La sua preda cercando, a piè sen venne Per lungo tratto, fin che lunge un loco {{R|100}}Gli si offerse a la vista. Erano quivi Acque scorrenti e selve e in ogni parte Gemean timide tortore e colombe In accenti d’amor. Delle puledre D’Afrasyàb il custode, entro la selva, {{R|105}}La fronte al sonno reclinata avea. :Sì come Devo, dietro a le cavalle Rakhsh correndo venìa. Nitria nel mezzo Della raandra fuggente il valoroso, Quando Rùstem il vide e il suo regale {{R|110}}Laccio avventò, sì che vi cadde presa La cervice di Rakhsh. Tosto il mondava Dall’atra polve e gli ponea sul dorso Rùstem la sella, ed invocava Iddio, Dator di grazia. Anche apprestò le redini {{R|115}}Sul capo a Rakhsh, balzò in arcioni e ratto Al ferro acuto la man destra appose. Su quella spada egli invocò di Dio </poem><noinclude></noinclude> 7e2wp429kelac0206mvcme45rowy03g Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/485 108 1013481 3894978 3891530 2026-09-05T11:53:14Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894978 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 482 —|}}</noinclude> <poem> Da tante genti e discendeano a piedi I duci tutti; ma serrò le cosce In arcioni il gran re, volle che ratto Sul suo destrier si ritornasse il prence {{R|35}}D’ogni più forte, donator di serti. :Il fortissimo eroe, quale un gran monte Balzò al dorso di Rakhsh. Egli n’andava E seco andava quella schiera. Vennero Da quel loco a l’ostel del prence iranio, {{R|40}}Con buona voglia e il core aperto ei vennero: E Rùstem dispartì le tolte mandre Fra gl’Irani, che sola egli si fea Di Rakhsh cavalcatura; e gli elefanti Tra gli elefanti dell’ìranio sire {{R|45}}Invïò, là ’ve prendere lor via Contr’essi non potean leoni agresti. Poi che adornâr per sette di l’ostello Vino chiedendo e cantatrici e suoni, Rùstem fra il vino palesò l’istoria {{R|50}}Tutta e del Devo Akvàn fe’ ricordanza A principe Khusrèv: Unqua non vidi Ònagro come lui di tal bellezza, Con tal cervice e con sì late spalle E sì fulvo color. Poi che il mio ferro {{R|55}}La spoglia aurata ne squarciò, di lui Non avrìa più misericordia alcuno, Sia nemico od amico. Era il suo capo Qual d’elefante, lungo il pel, la bocca Piena di denti, qual di verro, e gli occhi {{R|60}}Erano bianchi e bruno il labbro, e tutte Le membra suo mirar senza ribrezzo Non si potean. Non sarà mai di tale Forza un cammello e di sì forti membra, E la pianura quale un mar di sangue {{R|65}}Era tutta all’intorno. Io gli spiccai Dal tronco immane col mio ferro il capo, </poem><noinclude></noinclude> lyxeuenzdzw35qsyto8znylxxjdnplg Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/488 108 1013484 3894874 3845645 2026-09-05T04:55:51Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894874 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" /></noinclude>{{Ct|f=200%|v=1|t=3|INDICE}} {{Rule|4em|t=1|v=3}} {{Ct|c=t01|Il re Khusrev.}} {{Ct|f=120%|v=2|t=2|{{Sc|Parte Prima.}}}} {{Ct|c=t1|1. Rinvenimento di Khusrev.}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=I.|titolo=Sogno di Gûderz|pagina=pag. {{Pg|7}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=II.|titolo=Incontro di Ghêv e di Khusrev|pagina=» {{Pg|15}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=III.|titolo=11 destriero di Siyâvish|pagina=» {{Pg|23}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=IV.|titolo=Partenza per l’Iran|pagina=» {{Pg|27}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=V.|titolo=Venuta di Pîrân|pagina=» {{Pg|32}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=VI.|titolo=Liberazione di Pîrân|pagina=» {{Pg|42}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=VII.|titolo=Venuta di Afrâsyâb|pagina=» {{Pg|45}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=VIII.|titolo=Arrivo di Khusrev in Istakhar|pagina=» {{Pg|54}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=IX.|titolo=Rimostranze di Tûs|pagina=» {{Pg|62}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=X.|titolo=Disputa di Gûderz e di Tûs|pagina=» {{Pg|67}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=XI.|titolo=La rocca di Behmen|pagina=» {{Pg|72}}}} {{Ct|c=t1|2. Leggenda di Firûd.}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=I.|titolo=Venuta di Zâl e di Rustem|pagina=pag. {{Pg|82}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=II.|titolo=Giuramento di Khusrev|pagina=» {{Pg|88}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=III.|titolo=Rassegna degli eroi|pagina=» {{Pg|96}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=IV.|titolo=Partenza di Tûs|pagina=» {{Pg|116}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=V.|titolo=Venuta di Firûd|pagina=» {{Pg|125}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=VI.|titolo=Colloquio di Behrâm e di Firûd|pagina=» {{Pg|134}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=VII.|titolo=Marte di Rêvnîz e di Zerasp|pagina=» {{Pg|142}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=VIII.|titolo=Battaglia di Tûs e di Firûd|pagina=» {{Pg|145}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=IX.|titolo=Battaglia di Ghêv e di Firûd|pagina=» {{Pg|149}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=X.|titolo=Morte di Firûd|pagina=» {{Pg|154}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=XI.|titolo=Morte di Gerîreh e delle ancelle|pagina=» {{Pg|162}}}}<noinclude></noinclude> 0ecizfq8vcurvbeojf0siqg9zsen1px Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/490 108 1013486 3894842 3845647 2026-09-05T04:33:51Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894842 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 487 —|}}</noinclude> {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=IV.|titolo=Consiglio nel campo dei Turani|pagina=» {{Pg|372}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=V.|titolo=Parole di Rustem all'esercito|pagina=» {{Pg|379}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=VI.|titolo=Battaglia tra Irani e Turani|pagina=» {{Pg|385}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=VII.|titolo=Cattura del principe di Cina|pagina=» {{Pg|401}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=VIII.|titolo=Lettere di Rustem e di Khusrev |pagina=» {{Pg|417}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=IX.|titolo=Dolore di Afrâsyâb|pagina=» {{Pg|425}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=X.|titolo=Incontro di Rustem nel Soghd con Kâfûr l’antropofago|pagina=» {{Pg|428}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=XI.|titolo=Disegni di Afrâsyâb|pagina=» {{Pg|437}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=XII.|titolo=Battaglia di Rustem con Pûlâdvend|pagina=» {{Pg|444}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=XIII.|titolo=Ritorno di Rustem|pagina=» {{Pg|460}}}} {{Ct|c=t1|5. Leggenda del Devo Akvân}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=I.|titolo=Principio del racconto|pagina= pag. {{Pg|467}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=II.|titolo=Comparsa del Devo Akvân |pagina=» {{Pg|468}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=III.|titolo=Incontro di Rustem col Devo|pagina=» {{Pg|473}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=IV.|titolo=Battaglia di Rustem con Afrâsyâb|pagina=» {{Pg|477}}}} {{Vi|larghezzap=50|largezzas=50|sezione=V.|titolo=Ritorno di Rustem|pagina=» {{Pg|481}}}}<noinclude></noinclude> geq7unrf88n1azmmgvaxenu5pqb3uk0 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/46 108 1014839 3894494 3894490 2026-09-04T12:24:38Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894494 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 41 —|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|VIII. Leggenda di Heftvâd e del verme.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1381-1384).}} <poem> :Vedi prodigio che narrava un giorno L’uom de la villa al dì che ogni secreto Da l’intimo svelò, quand’ei parola Tenne di Persia e dell’ampiezza sua, {{R|5}}Di sua lunghezza ancor, dall’ardue mura Di Kugiaràn fino a le sponde apriche Del mar di Persia. — Angusta era a que’ tempi Una città con abitanti molti, E ciascun si vivea delle sue mani {{R|10}}Con l’opra assidua. Eran fanciulle molte Nella città che lucravansi il pane Contro voglia e desìo; ma più vicino Era un gran monte da una parte e a quello Tutte n’andavan le fanciulle accolte {{R|15}}In un sol gruppo, e d’esse la bambagia Recavasi ciascuna al giusto peso E recavasi ancora un cofanetto In duro legno, a collocarvi i fusi Veloci adatto. A ragunarsi andavano {{R|20}}Le giovinetto in su le porte e poi Gioiosamente uscian dalla cittade E al monte si volgean. Lor scarsi cibi Ponean quivi in comune e nel mangiarne Parte non era mai che all’altre fosse {{R|25}}O maggiore o minor, nè andavan mai Detti ozïosi intorno a sonni o a cibi, Ma lor gloria e lor biasmo era soltanto In lor bambagia. Al cader della sera Tornavan tutte a lor dimore, quando {{R|30}}In lungo filo tutta erasi volta La lor bambagia candida e leggera. :Ma dentro alla città, povero e gramo </poem><noinclude></noinclude> lhscbx8hus7rn4l8la0ljq32ar1r5al Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/150 108 1014943 3894498 3868413 2026-09-04T12:29:01Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894498 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 145 —|}}</noinclude>{{Ct|c=t1|VIII. Nascita di Shâpûr figlio di Ormuzd.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1431-1432).}} <poem> :Per la fanciulla sì leggiadra in volto Passâr quaranta dì. Venne da lei Un piccioletto allor come quest’almo Sole fiammante, e ratto il sacerdote {{R|5}}Gli fe’ nome Shapùr. Per tanta gioia Anche una festa ei celebrava, e detto, Detto avrestù che maestà di Dio L’infante era davver, che sovra lui D’ogni saggezza il nobile vessillo {{R|10}}Stavasi e l’ombra sua. Per dì quaranta Furon suoni e concenti, e dolce vino Chiedean que’ forti ad apprestar già intenti Un regal seggio. Vennero gli eroi Aureo-succinti e d’oro una corona {{R|15}}Sospesero sul capo al regio infante; Sazio di latte il fean, poscia tra panni L’avvolgeano di seta. Al quarantesmo Giorno, allora, il tenean sotto quell’aurea Corona imperïal, poneanlo al seggio {{R|20}}Di quell’illustre padre suo, gridavanlo Benedicendo re sovrano, e i prenci Spargean tutti su lui splendide gemme. :Eravi allora un sacerdote (il nome Shehrùy di cor beato, inclito e saggio {{R|25}}Ed avveduto. Sovra un aureo trono Egli venne a seder, ma cinse i fianchi Della cintura del servaggio innanzi Al regio infante, e governò la terra Con nobile consiglio e con giustizia, {{R|30}}Guida alle genti in tutte l’opre egregie. </poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VI}}||10}}}}</noinclude> 1hujy5xqgjftosm5mt3i676i7fxujdj Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/151 108 1014944 3894499 3893015 2026-09-04T12:29:20Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894499 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 146 —|}}</noinclude> <poem> I tesori ei colmò, le regie squadre Accrebbe ancora, la regal magione Ornando e il trono. E fu cotesto allora Fin che su ciò passâr molt’anni, ed alta {{R|35}}Fe’ la cervice il piccolo garzone. :In Tisifuna a un vespro egli sedea, Sire novello, e stavagli dinanzi Il sacerdote di gran senno. Al tempo Che pallido si fe’ quest’almo sole {{R|40}}E mostravasi omai dell’atra notte Il bruno velo, dalla via che adduce Al fiume Arvènd, levossi alto clamore. :Deh! che sarà tale imprecar? chiedea Shapùr al sacerdote. E il sacerdote {{R|45}}Al piccioletto re così rispose: :Inclito re d’alto valor, la gente Intenta a trafficar, la gente tutta Che stenta il viver suo, da le lor celle Si volgono in quest’ora ai loro alberghi. {{R|50}}Ma come sul Dizlèh questi di quelli Passano a lato, ponte così angusto Col piè calcando, teme ognun di tanto Per spinte e scosse, che strillando ei vanno Come galli al mattin. — Nobile e saggio {{R|55}}Mio consiglier fra gli altri incliti savi, Shapùr gli rispondea, gittar qui vuolsi Un altro ponte in là da questo; ed uno Sia per l’andar, pel ritornarsi l’altro. Ciò sia, perchè nessun de’ miei soggetti, {{R|60}}Schiavo guerriero, nell’andar si trovi In tal rancura; e molte qui si vogliono Spender monete de’ tesori miei. :Forte d’assai mostravansi gioiosi Tutti per lui que’ sacerdoti. Omai {{R|65}}Quell’arbore novello ed immaturo A germogliar venìa! Ma il sacerdote </poem><noinclude></noinclude> 9qkex8psdwn2uph7leb78vyiehkl46p Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/152 108 1014945 3894500 3893016 2026-09-04T12:31:19Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894500 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 147 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Ponte novello indisse allor, conforme Del piccioletto incoronato al cenno. Anche gioì della sua madre il core {{R|70}}Veracemente in ciò, sì che gli addusse Gente che ama il saper. Giugnea ben tosto Il fanciulletto di saper sovrano A cotal punto, che i maestri suoi Vincendo superò. Quand’egli giunse {{R|75}}Agli anni sette, incominciò costume Della palestra e compagni si assunse Al nobil gioco, seguitando norma Delle mazze rotanti. A l’anno ottavo Di regal seggio e d’inclita corona {{R|80}}Venne costume in lui; veracemente Detto avrestù che prendere tal norma Prence Behràm da lui potea. Ma intanto Egli educava a tutta pompa e grazia La sua persona e fea sua sede eletta {{R|85}}In Istakhàr, conforme a legge antica Degli avi suoi, de’ suoi maggiori illustri, Principi eletti, dalla fronte altera. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|IX. Rapimento della figlia di Nersì.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1432-1434).}} <poem> :All’inclito signor poichè passarono Alquanti giorni, e risplendea su lui La sua corona a illuminar la terra, D’Aynàni de la gente un valoroso, {{R|5}}Cuor di leone, Tàir, che al cielo ancora Ardir con la sua spada infuso avrìa, Con falangi di Persia e genti greche. Di Bahrèyn con armati e de la terra Di Kadèsia e de’ Curdi, intorno scese </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> d0pqq9bw5y1y636y4ozndvi6yhqe3on Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/299 108 1015113 3894501 3865697 2026-09-04T12:32:37Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894501 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 294 —|}}</noinclude>{{Ct|c=t1|VI. Il villaggio distrutto e riedificato.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1501-1504).}} <poem> :Al primo albor del terzo giorno andava Prence Behràm della sua caccia al loco, Egli co’ prodi suoi. Da mano manca Hormùz ministro gli venia, da destra {{R|5}}Di nobile consiglio il sacerdote, Quali a narrargli portentose istorie Erano intenti, e di Gemshìd antico E di Fredùn tenean parole. Innanzi Eran cani e cervieri e falchi arditi {{R|10}}E falconi reali. In cotal guisa Breve ei rendea del giorno lungo e lento Il gravoso durar. Ma quando il sole Toccò splendente d’esto ciel la volta. In nessun luogo di gazzelle e onàgri {{R|15}}Orma ei scoverse; e poi che l’offendea Questo fulgido sol co’ rai cocenti, Di sua caccia dal posto ei fea ritorno Corrucciato del cor. Ma un verde loco Vennegli innanzi allor; pieno di case {{R|20}}Era e d’uomini e pieno di quadrupedi, E molti in su la via da quel villaggio Scesero in folla e vennero all’incontro Delle sue schiere a riguardar. Nessuno Benedisse al suo re; detto tu avresti {{R|25}}Che quai giumenti erano avvinti al suolo Tutti cotesti, e pieno d’ira intanto, Pien di corruccio il re del mondo, fiera Di scender nel villaggio entro al suo core Una brama si avea. Però si dolse </poem><noinclude></noinclude> q50a3s4xg51olkmncvcrqm9mqs7hejx Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/300 108 1015114 3894502 3893168 2026-09-04T12:32:53Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894502 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 295 —|}}</noinclude> <poem> {{R|30}}Di quella gente nè le volse un guardo Con un atto benigno e al sacerdote Fe’ in suo disdegno questi detti: Oh! possa Cotesto loco, sciagurato e infausto, Di belve agresti e di selvaggie fiere {{R|35}}Diventar nido, e come pece torbida L’acqua diventi ne’ ruscelli suoi! :Quale fosse il voler del suo signore Conobbe ratto il sacerdote, e tosto A quel villaggio dalla via discese. :{{R|40}}Agli abitanti ei disse: Oh! questo loco, Ch’è verde e pien di frutti e di quadrupedi E d’uomini così, piacque al signore Di tutti i re, prence Behràm, che nuovo, Dolce desìo ripose in esso. Or voi {{R|45}}Tutti principi ei fa d’un tratto e insieme, Perchè poi d’esto borgo ameno e bello Facciasi una città. Donne e fanciulli. Prenci voi siete in questo borgo, e d’uopo Non è che alcun di voi serva e obbedisca. {{R|50}}Artefici che vivon per mercede, E signori di case, ecco! un sol grado In questo loco abbiansi omai. Voi tutti, Uomini e donne e teneri garzoni, D’esto villaggio principi sarete. :{{R|55}}Da quel borgo opulento alto levossi Di gioia un grido, che principi tutti Egli erano davver, pari ed eguali; Uomini e donne e servi per mercede E famigli così furon di pari {{R|60}}Consiglio e potestà col lor signore, E tosto che i più giovani del borgo Da ogni timor furon disciolti, al prence Di lor villaggio repentini e pronti Recisero la testa, indi fra loro {{R|65}}S’accapigliâr, versarono dovunque, </poem><noinclude></noinclude> 9zntn7preporjdef56tge4fpsx5gewi Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/301 108 1015115 3894503 3893169 2026-09-04T12:33:21Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894503 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 296 —|}}</noinclude> <poem> Ed in luoghi inaccessi, il caldo sangue. Come poi si levò tanto scompiglio In quel loco abitato, all’improvviso Tutti dal borgo presero la fuga, {{R|70}}Abbandonando i vecchi affranti, nullo Stromento intatto a lavorar campagne Lasciato là, non frutti e non arnesi E non armi di guerra. E desolato E tristo aspetto quel bel loco assunse, {{R|75}}E seccaron le piante ed i ruscelli Restâr senz’onda. Fu deserto il piano, Fûr le case deserte, che fuggite N’eran le genti con lo bestie ancora. :Poi che un anno passò, quando ritorno {{R|80}}Fe’ primavera, a quella parte andava L’iranio sire per la caccia, e allora Ch’egli giunse a quel loco ameno in pria E fiorente e beato, in riguardando Nulla trovò che integro fosse. Vizze {{R|85}}Eran le piante e deserte le case, Senz’uomini la terra e di quadrupedi Vuota all’intorno. Pallida si fea Di principe Behràm per ciò la gota. Sì ch’ei temette dell’Eterno e pieno {{R|90}}Fu d’acerbo dolor. Si volse e disse Al sacerdote: Deh! Ruzbìh, qual mai Sventura è qui! Deserto è il loco ameno! Ma tu va tosto e co’ tesori miei Rendilo colto ed abitato, adopra {{R|95}}Che d’ora in poi non veggasi rancura. :Del re dei regi dal cospetto andava Il sacerdote e rapido scendea A quel loco deserto. Ei s’affrettava Da questo a quello de’ villaggi e alfine {{R|100}}Inoperoso rinvenia sul loco Un vecchio stanco. Giù discese a terra </poem><noinclude></noinclude> eta7odgn633iaxbt9nkvq1lg8zpo05t Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/302 108 1015116 3894504 3893170 2026-09-04T12:33:40Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894504 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 297 —|}}</noinclude> <poem> Dal palafreno e fe’ carezze al vecchio E a sè d’accanto il fece assiso e dissegli: :Antico sere, deh! chi mai rendea {{R|105}}Così deserto questo loco ameno? :Un dì, rispose, fe’ passaggio il prence Da questa terra nostra, e venne allora Un sacerdote senza senno; egli era Di quegl’incliti suoi che non dan frutto, {{R|110}}Che disse a noi: «Tutti qui siete omai Signori e duci. E vi guardate ancora Dal far stima d’altrui. Tutti ed insieme Prenci siete del loco. Or de’ sovrani D’un tempo siete voi, uomini e donne, {{R|115}}E imperanti e signori». Ei così disse, E ratto di scompiglio e di tumulto Pieno andò questo borgo. Oh! di rapine Anche fu pieno e di morti e di colpi Mortiferi di legni! Amico a quello, {{R|120}}Come egli merta, sia dal cielo Iddio E rinnovinsi a lui rancura e morte Ed ambascia di core in sempiterno! A peggior stato volge omai frattanto Condizïon di questo loco, e tale {{R|125}}Egli è, che lagrimar di noi s’addice. :Per quel vegliardo fu d’angoscia pieno Sacerdote Ruzbìh; fe’ inchiesta e disse: :Quale è il duce di voi? — Questa risposta Il vegliardo rendea: Là ’ve ora crescono {{R|130}}Erbe e sementi, è il nostro duce. — Oh! dunque, Ruzbìh dissegli allor, prence tu sii In questo loco. Deh! tu sii qual nobile Serto alla fronte in l’opre tue leggiadre! Dal tesoro del re chiedi monete, {{R|135}}Chiedi sementi ed asini al lavoro E bovi e merci e traggi ognun che voglia In questo borgo lavorar. Saranno </poem><noinclude></noinclude> 00kpik3mckih5210n4cwmtibkybl0g4 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/303 108 1015117 3894505 3893171 2026-09-04T12:33:54Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894505 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 298 —|}}</noinclude> <poem> Quelli i tuoi servi e sarai tu signore. Ma tu frattanto al vecchio sacerdote {{R|140}}Non imprecar, che le parole sue Non disse giusta il suo desire. E quando Voglia tu alcuno aiutator da quella Del re dimora, a te sarà ch’io ’l mandi. Tu, quante cose vuoi, da me richiedi. :{{R|145}}Ratto che udì quelle parole, il vecchio Si fe’ gioioso e dall’antico affanno Si liberò. Corse alla casa intanto Ed uomini recò là sui ricetti Dell’acque accolte e cominciò la terra {{R|150}}A coltivar, tutti i confini suoi A correr prese. Furon chiesti allora Dai vicini abitanti asini e bovi E acconciamente ogni campagna intorno S’ordinò ratto. Il vecchio intento e i suoi {{R|155}}Coloni tutti, con gran studio e cura, Posero in ogni loco alberi molti, E quand’ei, lavorando, un campo ancora Volse a fruttificar, gioioso fece Il cor d’ognun ch’era in que’ lochi. Allora, {{R|160}}Quanti un giorno fuggian da que’ confini, Lagrime di dolor giù da le ciglia Versâr compunti, e come poi novella Anche si sparse dell’ameno loco E della cura del longevo sire, {{R|165}}Tutti al villaggio ritornâr festosi E quel borgo ordinâr novellamente E i ruscelli sgombrâr. Moltiplicarsi Ne’ seminati campi asini e bovi E pecore e galline, e ognun piantava {{R|170}}Alberi ovunque, e il loco in pria deserto Qual paradiso divenìa leggiadro. Al terz’anno che giunse, ecco! fu adorno Tutto il villaggio e tutte del suo duce </poem><noinclude></noinclude> 1zd28p02km39kxmu0mgkaxzbhux4mxr Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/304 108 1015118 3894506 3893172 2026-09-04T12:34:15Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894506 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 299 —|}}</noinclude> <poem> Prosperavano l’opre oneste e liete {{R|175}}Per la sua cura. E quando giunse tempo Della gioconda primavera, il prence Ai campi scese della caccia, e seco, Sire de’ sacerdoti, era pur anco Ruzbìh. Come al villaggio ambo venièno, {{R|180}}E riguardava Behram-gòr, e intanto Pieno di colti e di giumenti l’ampio Loco intorno vedea. Levate al cielo Erano alte le torri e di giovenchi E di pecore pieno era il villaggio, {{R|185}}E v’erano acque e v’erano giardini E messi e campi seminati; ancora Di tulipani e di fiengreco i monti Eran coperti e per li monti attorno Capre ed agnelli si vedean dispersi, {{R|190}}Chè veramente la montagna e tutti Sembravano que’ campi un paradiso. :Disse Behràm al sacerdote: Oh! dunque Che mai festi, o Ruzbìh, se desolato Questo borgo n’andò verde e fiorente? {{R|195}}Ne uscirono dispersi uomini e bestie In ogni parte. Ed or, che desti mai, Se al suo stato di pria tornava il borgo? :Dissegli allora il sacerdote: A un solo Motto ch’io feci, rovinò l’antica {{R|200}}Città d’un tratto, e per un motto solo Ridivenne fiorente il borgo ameno. Così ne andava giubilante e lieto Del re d’Irania il cor. Questo mi disse Il mio prence e signor: «Cotesto loco {{R|205}}E verde e ricco per monete accolte E per tesori tu distruggi». Ed io M’ebbi sgomento dell’eterno Autore Di questa terra, e del biasmo pungente Di prenci e servi. Anche vedea che quando </poem><noinclude></noinclude> 4c1a4s6heaqar0vhi5j5jsfrt5d6v25 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/305 108 1015119 3894507 3893173 2026-09-04T12:34:35Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894507 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 300 —|}}</noinclude> <poem> {{R|210}}Fa due pensieri un solo cor, si perde Subitamente questo cor pei due Pensieri avversi, come già, se due D’una sola città sono i regnanti, Mai non sarà che incolume si resti {{R|215}}La terra che li accoglie. Andai, signore, E dissi ai vecchi del villaggio: «Niuno È principe su voi, di questa terra Abitatori. Imperano le donne E i fanciulli con esse ed i famigli, {{R|220}}I servi tutti per mercede e quelli Che hanno gli orti in custodia». Allor che prence Colui divenne ch’era servo in pria. Cadde recisa dell’antico duce Al suol la testa. Così dunque, à un solo {{R|225}}Motto che feci, desolato e tristo Andava il loco dilettoso. Lungi, Lungi furon da me biasmo d’altrui E timor dell’Eterno. Allor che il prence Ebbe pietà degl’infelici ancora, {{R|230}}Al loco ritomai, diversa via Per additarvi, e suscitai dal loco Un vecchio saggio, sapïente e accorto Ed eloquente, ed ei vi pose molta Industria e cura e fe’ fiorir novella&hypen; {{R|235}}mente i lochi deserti, onde fe’ lieto De’ tuoi soggetti il cor. Quando uno solo È principe e signor, buono è il consiglio E bontà cresce e sminuendo cade Ogni opra trista. Ma la via del male {{R|240}}A quella gente io sì mostrai coperto E secreto già un dì, poscia il sentiero Lor dischiusi di Dio. Migliore assai D’ogni gemma lucente è la parola, Quando alcuno l’adopri acconciamente {{R|245}}Ad un loco propizio. In noi saggezza </poem><noinclude></noinclude> mgtresab3y0x2q4i1vo1b1011nrdn28 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/306 108 1015120 3894508 3893175 2026-09-04T12:35:52Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894508 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 301 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Sia qual regina e guidi le sue schiere La lingua nostra, se pur vuoi che sciolta Vada l’anima tua d’ogni rancura. Eternamente giubilante il core {{R|250}}Sia del nostro signor, disciolto sempre Da ogni pensiero desolato e tristo! :Come ascoltò quelle parole il sire, Evviva! disse; di regal corona Tu sei degno, Ruzbìh! — Donava allora {{R|255}}Una sportella di monete d’oro A quest’uom sì veggente ed assennato, Vecchio e ricco di pregi. Anche apprestata Gli era una veste imperïale, ond’ei Fino alle nubi sollevò la fronte. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|VII. Avventura delle figlie del mugnaio.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1504-1507)}} <poem> :La settimana che seguì, con prenci E sacerdoti ritornò alla caccia Il re del mondo, e così fu ch’ei stette Della sua caccia al dilettoso loco {{R|5}}Per tutto un mese e vin fumoso ei bevve Con gli armigeri suoi. La preda sua Passò misura in belve agresti al piano, In belve al monte, ed ei tornava intanto Con gli armigeri suoi gioioso in core {{R|10}}Alla regal città, mentre la notte Calava sul sentiero e intenebrava Tutta la terra. Andavano que’ prenci Dell’esercito suo per lor sentiero Di regi antiqui raccontando storie, {{R|15}}Quando l’inclito re scorse da lungi Splendïente una vampa, in quella guisa </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> ncjsf9g2362afwcu27mde8sdchy875z Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/14 108 1015392 3894509 3893437 2026-09-04T12:59:11Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894509 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 11 —|}}</noinclude><poem> {{Ct|c=t1|III. Divisione del regno.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1620-1624).}} <poem> :I sapïenti allor tutti appellava Il re dei regi e fea parole intanto Partitamente d’ogni cosa in terra. Indi il regno spartìa per quattro giuste {{R|5}}Parti e si designava ogni contrada Più colta e amena. E fe’ ricordo in pria Di Khorassàn, colmando il cor di gioia Ad ogni illustre in ciò. Parte seconda E Kum ed Ispahàn, loco di prenci, {{R|10}}Origine di grandi; e vi fu aggiunta Azer-abadagàn, laddove i Persi Deposte avean loro dovizie accolte; E al tratto che d’Armenia si distende Sino a frontiera d’Ardebìl, congiunse {{R|15}}Gez e la terra di Ghilàn quel saggio E nobil prence. Fu la terza parte Ahvàz e Persia e de’ Khazàri il suolo, Dall’occidente all’orïente. Quarta Venne l’Iràka e la terra di Grecia, {{R|20}}Tutto quel regno sì fiorente e bello. :Per queste ampie contrade e questa terra A chiunque venìa povero e gramo E per fatica di persona il tristo Bisogno suo vincea, dava quel prence {{R|25}}Un ricolmo tesoro, e a lui frattanto Benedicea la gente. Or, tra i monarchi Ch’eran prima di lui, fosse ciascuno Di lui maggiore in potestà sovrana, O minor fosse, ognun chiedeasi parte {{R|30}}Di sementi e di messi, e non nascea </poem><noinclude></noinclude> ciu74cnts2tdzelugnonhny2r3w2agb 3894510 3894509 2026-09-04T12:59:32Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894510 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 11 —|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|III. Divisione del regno.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1620-1624).}} <poem> :I sapïenti allor tutti appellava Il re dei regi e fea parole intanto Partitamente d’ogni cosa in terra. Indi il regno spartìa per quattro giuste {{R|5}}Parti e si designava ogni contrada Più colta e amena. E fe’ ricordo in pria Di Khorassàn, colmando il cor di gioia Ad ogni illustre in ciò. Parte seconda E Kum ed Ispahàn, loco di prenci, {{R|10}}Origine di grandi; e vi fu aggiunta Azer-abadagàn, laddove i Persi Deposte avean loro dovizie accolte; E al tratto che d’Armenia si distende Sino a frontiera d’Ardebìl, congiunse {{R|15}}Gez e la terra di Ghilàn quel saggio E nobil prence. Fu la terza parte Ahvàz e Persia e de’ Khazàri il suolo, Dall’occidente all’orïente. Quarta Venne l’Iràka e la terra di Grecia, {{R|20}}Tutto quel regno sì fiorente e bello. :Per queste ampie contrade e questa terra A chiunque venìa povero e gramo E per fatica di persona il tristo Bisogno suo vincea, dava quel prence {{R|25}}Un ricolmo tesoro, e a lui frattanto Benedicea la gente. Or, tra i monarchi Ch’eran prima di lui, fosse ciascuno Di lui maggiore in potestà sovrana, O minor fosse, ognun chiedeasi parte {{R|30}}Di sementi e di messi, e non nascea </poem><noinclude></noinclude> ibaza9si8f4ng5npb6dp4dfzvwfvwnu Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/50 108 1015428 3894511 3869283 2026-09-04T13:00:27Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894511 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 47 —|}}</noinclude>{{Ct|c=t1|X. Partenza di Kisra per la guerra.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1637-1641).}} <poem> :Letto quel foglio, s’adirò pel rapido Mutar della fortuna il prence iranio, Tutti adunò suoi prenci e sacerdoti E alquante per quel foglio imperïale {{R|5}}Fe’ parole con lor. Tre giorni ei stette Coi consiglieri, co’ gagliardi suoi Sgominatori di falangi avverse, E al quarto dì convenne ei sì, d’Irania Prence sovrano, in tal consiglio, in guerra {{R|10}}Di menar le sue genti armate e pronte Contro al sire di Grecia. Ecco! levossi Da le porte del re clangor di trombe E fremer di timballi e di tamburi Di bronzo cavo. Non indugio egli ebbe {{R|15}}Per riposar, ma per giustizia vera La guerra si cercò, le squadre addusse. Tutte ordinò le provvigioni e Iddio Ricordando invocò, dator di grazia. :Nembo di polve si levò. Che il cielo {{R|20}}Tutto in un’onda si tingea di pece. Detto tu avresti; e tutta de la terra La superficie quel gran prence invase De’ suoi destrieri per le ferree zampe, E l’aer tutto arrossò per tanti drappi, {{R|25}}Disciolti al vento, d’un color di porpora. Davver! che non restò pel suol calpesto Anclie a piccioli brucili un luogo aperto, Davver! che non restò varco dischiuso Ai venti su pel ciel! Parve la terra {{R|30}}La riviera del Nilo all’agitarsi </poem><noinclude></noinclude> 66kne58uxbj4w7nx691qlbxd52alhn7 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/51 108 1015429 3894512 3893474 2026-09-04T13:00:45Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894512 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 48 —|}}</noinclude> <poem> Di tanti cavalieri, all’atra polve Dagli elefanti sollevata, e intanto, Gol vessillo di Kàveh, il re del mondo Già s’avanzava con la sua corona {{R|35}}E i suoi calzari in fulgid’or. Giugnea Fino a due miglia la ben chiara voce Di tanti armati, e innanzi dall’esercito Eran timballi ed elefanti, e innanzi E dietro ancora ogni guerrier di Persia. {{R|40}}D’Azer-abadagàn fino alla terra Principe Kìsra così andò veloce. :Ma quando gli occhi suoi levarsi al tempio D’Azergashàspe, anche da lungi ei scese Dal suo destrier, l’abbandonando, a piedi, {{R|45}}E dal ministro puro e santo un fascio Di verbene richiesto, ambe le gote Degli occhi per l’umor tutte irrigando, Curvo e chinato entrò nel tempio. A lui Fu posto innanzi in fulgid’auro un trono, {{R|50}}Su cui posava il codice sacrato Del Zendavesta, e ad alta voce intanto Leggea, secondo i riti, il sacerdote. Ma del cielo i ministri e 1 prenci tutti S’avvoltolâr sul duro suol, stracciando {{R|55}}I lembi tutti di lor vesti adorne. E gittavan que’ grandi inclite gemme Sul libro santo e mormorando preci Benediceano a Dio. Fatto più presso, Sue laudi il sire cominciò, sue preci {{R|60}}Cominciò a Dio, signor del mondo. E chiese Principe Kìsra la vittoria sua E il poter d’afferrarla, e perchè Iddio Sì gli mostrasse di giustizia al core Il diritto sentier. Doni egli fece {{R|65}}A’ devoti adoranti e là ’ve ancora Gente fu vista a mendicar. Dinanzi </poem><noinclude></noinclude> 4qwmhfutfzjjjh0zfgmh478gjo59gvq Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/52 108 1015430 3894513 3893475 2026-09-04T13:01:05Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894513 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 49 —|}}</noinclude> <poem> A quel tempio del Fuoco alta una tenda Elevò il sire e d’ogni parte intorno S’ordinò la sua gente. A sè dinanzi, {{R|70}}Esempio di gran senno, il regio scriba Chiamava allora e fea parole alquante Acconce e oneste, e gl’indicea puranco Un’epistola sua con voti e auguri Ai prenci tutti dell’irania terra. :{{R|75}}Tementi siate voi, scrisse, di Dio, Vigili siate e da’ nemici il mondo Custodite per me. Tutti esti prenci, Con quanti sono eroi, cerchino sempre Ver lor soggetti la giustizia, ed abbiano {{R|80}}Quante all’uopo saranno armate genti, Perchè varco non trovi il reo nemico. Fin che alcun non rivegga il mio vessillo, Troppo sicuro niun di voi si addorma. :Da quel tempio del Fuoco allor ch’ei scese {{R|85}}Ver la terra di Grecia, ecco! ne andava La fama attorno per que’ lochi sparsa, E ad incontrarlo venne ognun che al suo Comando era ossequente, ovver fuggìa Da quella terra ogni ribelle a lui. {{R|90}}Ma i prenci tutti che amano possanza, Con doni molti e con offerte assai Vennero insieme al prence iranio; e in tutti I lochi ov’ei scendea, per tutti i vichi, Da ogni parte venian lieti messaggi {{R|95}}E saluti cortesi. In ogni parte Di questa terra ov’ei traea sue schiere, Altro non ebbe che banchetti e cacce, Ed era sì che mille in ogni notte Eroi prestanti appo l’iranio prence {{R|100}}Venìan festosi alla imbandita cena. Quand’ei fu più vicino, ecco! a battaglia L’armi apprestava, cominciando in pria </poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VII.}}||4}}}}</noinclude> lgw08n1quzecohsy9l3v9b6bo5dhq2a Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/53 108 1015431 3894514 3893476 2026-09-04T13:01:56Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894514 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 50 —|}}</noinclude> <poem> Monete a dispensar per l’ampio esercito. Shirùy figlio a Behràm, nell’aspro assalto {{R|105}}Pieno di calma e di consigli in core, Era suo duce; ma il sinistro corno Di sue genti a Ferhàd conceder volle, Molti precetti e ammonimenti all’alma Affidandogli, e a destra il loco ei fece {{R|110}}D’Ustàd figlio a Berzìn. Pose Gushàspe, Un uom di gloria e di poter voglioso, Le provvigioni a custodir. Nel mezzo Mihràn teneasi in piè, che fermo il core Avea pur sempre negli assalti. Il prence {{R|115}}Diè le vedette a Hormùzd, figlio bennato Di Kharràd, e nel cor, nell’alma ancora, Gli diè consiglio di saviezza. Intanto, Venìano in tutte parti esploratori, Perchè niuna restasse a lui nascosta {{R|120}}Cosa o parola, ed ei fe’ invito ai saggi Dell’esercito suo, molti consigli E buoni ammonimenti a tutti ei porse E così disse: O innumerevol schiera D’incliti prenci e di gagliardi in guerra, {{R|125}}Se alcun di voi dalla mia dritta via Si parte e respirar senza il mio cenno S’attenta ed osa, a’ poverelli ei mena E travaglio e dolor, mena rancura Anche a color che hanno tesori. E quando {{R|130}}Volgasi alcun di voi contro a fruttifere Piante de’ campi o faccia opra non bella O i seminati col suo piè calpesti O dinanzi allo stuol degli altri tutti Il passo muova, giuro per l’Eterno {{R|135}}Che mi diè la corona e la possanza, Di Saturno e di Marte e di quest’almo Sole e donno e signor, che in quell’istante Io con la spada squarcerògli il petto, </poem><noinclude></noinclude> cvhzjzo1ur6gys1x5bl6mkm4ujinpz2 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/54 108 1015432 3894515 3893477 2026-09-04T13:02:12Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894515 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 51 —|}}</noinclude> <poem> Anche s’ei può, sì come stella in cielo, {{R|140}}Tra le nubi celarsi. Ecco! son io Vedetta prima innanzi da l’esercito E sto nel mezzo di mie schiere, sempre Voglioso di poter. Son io custode Agli elefanti, all’ampie provvigioni, {{R|145}}All’esercito mio, talor dal destro Corno e talora dal sinistro. Vado Liberamente su la terra e il mare, Nè pace o sonno cèrcomi fra l’armi. :In sua mente ponea quelle parole {{R|150}}Di prence Kìsra un banditor. Suo nome Era Shirzàd. Ne andò correndo poscia Pel campo attorno e in ogni padiglione E in ogni tenda entrò, così gridando: O nobil schiera che non ha confine, {{R|155}}È questo sì del vigile signore Alto comando. Se di voi qualcuno Riguarderà la tenebrosa terra Contro giustizia e amor, contro saviezza, Su quella terra tenebrosa il sangue {{R|160}}Ne fia versato, ratto che di Dio Lungi egli corra da comando eterno. :Ma de’ precetti proclamati intorno Pago non era il nobil re. Nel chiaro Giorno pur sempre e ne la notte ombrosa, {{R|165}}Aggiravasi intorno alle sue schiere Per l’aperto sentier, tutto osservando E il bene e il male. Avea novelle ei sempre D’ogni cosa terrena e l’opre giuste Non trascurava, non le ingiuste mai. {{R|170}}Che se morìa qualcun delle sue genti In suo lungo viaggio, egli a quel loco Un sepolcro gli fea. Quando restava Oro od argento dell’estinto prode, O l’arco l’elmo o la cintura o il laccio, </poem><noinclude></noinclude> l0rtv5gg6gyl2zu420ts22qexovw507 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/55 108 1015433 3894516 3893478 2026-09-04T13:02:32Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894516 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 52 —|}}</noinclude> <poem> {{R|175}}Tutto sotterra con l’estinto andava, O male o ben si fosse. Oh! niuna cosa Dallo spento guerrier si separava Nella sua tomba! Ma la gente intanto Meraviglia ne avea, che tal grandezza {{R|180}}Aveasi assunta Nushirvàn regnante. :In ogni loco ove novello assalto S’appresentava, indugio savio ei sempre E consiglio si avea di nobil senno, Cercava un messaggier verace e pronto, {{R|185}}Perchè n’andasse appo al nemico suo Arte sottil cercando. E se gli avversi Dritta a giustizia rinvenìan la strada, Vïolenza non fea quel re possente, Accorto e saggio. Ma se guerra in core {{R|190}}Altri bramava, in guerra ei discendea, Di fero alligator scendea con l’ira Veracemente e la terra e le piante Dava a rapina e poter si cercava In terra sì con la giustizia sua {{R|195}}E la sua spada. Di tal re gagliardo Il consiglio splendea qual splende il sole Per la sua via sovra la terra e il mare, Nè ricusa ad alcun la luce sua Ratto che in fuga van le fosche nuvole {{R|200}}Dalla volta del ciel. Giustizia e grazia Ha questo sol nel dispartir sua luce; Ha bellezza e virtù; dona chiarezza A perle splendi̇enti ed a ruscelli, Nè la grandezza sua, nè la sua luce {{R|205}}Ad alcun fura mai, ch’egli è tal cosa Splendida e bella che ogni core illumina. :L’inclito re dei re, con sua giustizia, Con suo consiglio e maestà, quest’ampia Terra all’intorno custodìa di sotto {{R|210}}All’ali sue proteggitrici. A lui </poem><noinclude></noinclude> okbc1raxzg3n05bohi8r36hgs9hmfw3 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/56 108 1015434 3894517 3893479 2026-09-04T13:02:50Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894517 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 53 —|}}</noinclude> <poem> Eran la guerra e la pietà pei vinti Un lieve giuoco, e però appunto in alto Sua grandezza salìa. Che se venièno Leoni ed elefanti innanzi a lui, {{R|215}}Pur d’un sol giorno la bramata pugna Non protraea. L’esercito guerriero Che a contrastar venìa con elmi e usberghi Contro a sue genti, ucciso in fiero assalto O cadea senza indugio, o in rie catene, {{R|220}}Mesto e dolente, al carcere condotto Era del sire, vincitor possente. :E ciò fu ancor fin ch’egli giunse ratto A una città. Di questo loco ameno, Intento al trafficar, Shuràb il nome, {{R|225}}E principe Gushtàsp, quando ne venne D’Irania in Grecia, il loco suo si prese In città di Shuràb. Levate al cielo Kìsra vedea quell’alte mura, e pieno Era il castello d’uomini guerrieri, {{R|230}}D’aste e d’arnesi e di ricchezze. Dentro Acque profonde, sovra un alto scoglio, Di là fino a le nubi alte pel cielo Quell’ardue mura si spingean. Sen venne L’oste d’Irania a quel castello intorno, {{R|235}}Ma il varco della via per penetrarvi Fino alla reggia alcun non vide. Allora Da quattro parti i màngani di contro Nushirvàn vi spingea, sì che n’andavano Scrollate e fesse le superbe mura {{R|240}}Della gente di Cristo. In ogni parte Furor levossi di scompigli e stragi, Sì che loco a fuggir, loco a passarvi, Gli oppressi non vedean; ma quando scese Dalla volta del ciel fiammante il sole. {{R|245}}Umilïate alla pianura intorno Andâr le mura del castello. Un grido </poem><noinclude></noinclude> fn6zq6njrwor9le3weld0l3md5tgxvn Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/57 108 1015435 3894518 3893480 2026-09-04T13:03:07Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894518 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 54 —|}}</noinclude> <poem> Levossi allor di cavalieri, e intanto La polve dall’esercito levata E il fumo dell’incendio alto poggiavano {{R|250}}Di questa luna al ciel. Di piè, di capi Divelti a le persone era quel loco Ovunque ingombro, e più lontano i corpi Senza testa giacean! Pianti di donne, Grida di tanti che chiedean mercede, {{R|255}}Strepito superâr de’ fieri colpi De’ timpanisti. E quei che in tanta gente Era più ricco di tesori o forte Per sua possanza o d’alta dignitate, Dal vincitor fu avvinto e sovrapposto {{R|260}}Qual tristo peso a un elefante. Ancora Salìan grida e lamenti e voci assai Di chi chiedea mercè; ma il prence iranio Perdonar non volea nella fatale Ora dell’armi, come già nel tempo {{R|265}}De’ suoi conviti ei non solea monete Ricusar nè tesori in sua grandezza. :Le sue falangi da que’ lochi ei trasse, Quando un altro caste! sul suo sentiero Gli apparve tosto. Dentro a quelle mura {{R|270}}Del greco Imperator stanno i tesori, E della rocca un uom possente e grande È alla custodia. Del castello il nome, Araysh-i-Rum; da Kìsra un tristo fine S’ebbe il castello. Il vigile signore, {{R|275}}Ben riguardando a quella rocca dove Giunta non era ancor falange avversa, Comandò che di frecce una mortale Pioggia improvvisa i forti suoi versassero, L’aria rendendo come allor che grandine {{R|280}}Versa dall’alto a primavera. I duci Dell’esercito suo preser le mura Per lor valore ed avventâr le fiamme </poem><noinclude></noinclude> 0jj33lmy3dhshjpnp6s0aiv3tp8voz7 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/91 108 1015469 3894519 3869491 2026-09-04T13:04:46Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894519 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 88 —|}}</noinclude>{{Ct|c=t1|XVI. Sogno di Nûshîrvân.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1656-1660).}} <poem> :Or noi di Buzurc’ mìr nel dir le cose, Il volto mostrerem più gaio e lieto; E tu non estimar che vano sia Un sogno mai, ch’egli è di sapïenza, {{R|5}}Di profezia parte verace, allora, Allora più che re del mondo il vegga E quell’anima sua pura e serena A sè l’accolga. A consigliar si stanno Con la luna e del ciel con l’ampia vòlta {{R|10}}Le chiare stelle, e per la via dispersi Van lor detti secreti; or, l’alme pure Vedon ne’ sogni lor tutte le cose Che avvenir dònno, come si riflette Un vivo fuoco in acqua pura e tersa. :{{R|15}}Era una notte addormentato il sire, Vigile e accorto e d’anima serena. Principe Nushirvàn, quand’egli vide In chiaro sogno che dinanzi al trono Spuntavagli un virgulto imperïale. {{R|20}}Egli allor, d’ogni prence il maggior sire, Di gioia ornando il cor, vino chiedea E musici e concenti. Anche sedea Con lui, sul trono della sua delizia E del riposo, con acute zanne {{R|25}}Un cinghial fero. E quel sedea, del vino Anche a ber s’apprestava e dalla coppa Di prence Nushirvàn quel vin chiedea. :Quando del Toro fra le stelle ardenti Levò la fronte questo sol, nell’ora {{R|30}}Che d’ogni parte il canto suo ridesta </poem><noinclude></noinclude> 5jr2j83jhlhfc3ac0hyopi4he9ac5i8 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/92 108 1015470 3894520 3893514 2026-09-04T13:05:06Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894520 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 89 —|}}</noinclude> <poem> La lodoletta del mattin, si assise Mesto e pensoso al trono imperïale Principe Kìsra, pieno il cor d’affanno Pel vago sogno. Interpreti di sogni {{R|35}}Venìan chiamati allor, posti fûr tutti I sapïenti nel regale ostello, E disse il re ciò che vedea la notte Nel sogno, a’ sacerdoti ivi raccolti, Usi a mostrargli la sua via. Risposta {{R|40}}Non diede allor l’interprete de’ sogni, Che del grave argomento ei non avea Indizio o segno. — Ove qualcun confessi Di non saper, dal laccio egli va sciolto Di rimproveri sempre. — Allor che il sire {{R|45}}Da’ sapïenti non avea risposta, Col pensiero del cor si volse all’arti Rapidamente ed inviò dovunque Un sacerdote, un saggio disïoso Di gloria assai, di vigil core. A tutti {{R|50}}D’una sportella affidò il carco, e molta Speme ripose in lor ritorno. Ed erano A diecimila dentro ogni sportella Dramme lucenti, perchè ognun cercasse Per l’ampia terra un sapïente assai, {{R|55}}Interprete di sogni, ond’ei, la via D’ogni scïenza investigando, acconcia‐ mente quel sonno del signor del mondo Interpretasse e le nascoste cose Dal vincolo secreto indi sciogliesse. {{R|60}}Così dovean ricolma una sportella Per mercede donargli, anche aggiungendo Grazia sovrana del signor del mondo. :Esperto sacerdote in ogni parte Andava allora, cavalier sagace {{R|65}}Di molto senno; ed un di questi saggi, Azad-sèrv il suo nome, ecco! discese </poem><noinclude></noinclude> fynupp1b89pyajx1qndy2x8ghvejdle Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/93 108 1015471 3894521 3893515 2026-09-04T13:05:23Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894521 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 90 —|}}</noinclude> <poem> Dall’ostello del prence in Merv remota. Intorno a Merv ei s’aggirò cercando Finchè, col Zendavesta in fra le mani, {{R|70}}Un sacerdote egli scoverse. A piccoli Fanciulli intorno ad insegnar si stava Il Zendavesta con molt’ira ed impeto E con voce stridente. Un garzoncello Maggior degli altri era dinanzi a lui {{R|75}}Con mente a studïar del Zendavesta Le carte intenta, Buzurc’ mìr il nome, E in quel codice sacro il volto suo Fissava con amor. Volse le redini Dalla sua via di Kìsra il sacerdote {{R|80}}E venne e fe’ dimande per quel sogno Del suo prence e signor. L’uom di scrittura Esperto e dotto così disse: Impresa Non per me gli è cotesta. Amico mio Per ogn’altra scïenza è il Zendavesta, {{R|85}}Ed io l’apprendo a questi infanti, e motto Fuor di cotesto non io pongo mai, Nè l’oso inver. — Del sacerdote il detto Come udì Buzurc’ miìhr, porse gli orecchi E il volto sollevò. Preda gli è questa {{R|90}}Degna di me, disse al maestro, e mia Impresa è sì l’interpretar quel sogno. :Fiera una voce gli cacciò di contro Del Zendavesta l’uom cruccioso, e disse: :Forse che tu compiesti il libro tuo {{R|95}}E tutto l’hai, se a stolte cose ardisci La cervice levar, se già de’ sogni Cerchi esplicar gli arcani? — Il messaggiero Così gli disse: Deh! maestro, forse Il garzoncello sa cotesto, e tu {{R|100}}Non dispregiarlo. Forse che di luì Prende la sorte il suo splendore, ed ei Non da te apprese, ma da la fortuna, </poem><noinclude></noinclude> o69f5c8vvk6v7a55t0rxa7a46jm9vl0 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/94 108 1015472 3894522 3893516 2026-09-04T13:05:37Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894522 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 91 —|}}</noinclude> <poem> L’arte de’ sogni. — S’adirò il maestro Per Buzurc’ mìhr, e dissegli: Tu adunque {{R|105}}Esponi a cotest’uom ciò che più sai. :Se non dinanzi al re, disse il garzone, Io non dirò, quando soltanto in seggio Ei mi ponga a seder. — Diègli quel messo E cavallo e monete e quante a lui {{R|110}}Cose eran d’uopo, in più ed in meno. Andavano Ambo da Merv allor, correndo in via Come a roseto di volar s’affretta Un fero augello. Così adunque allora, Sospinti in corsa, favellando assai {{R|115}}Del lor prence e signor, di suo comando. Di sua corona e maestà, del trono Imperïale, giunsero ad un loco Ov’era un lago, quando appunto il tempo Era del cibo e del dormir. Là sotto {{R|120}}A un albero ei scendean per riposarsi, Poi che alquanto s’avean preso di cibo. Sotto a quell’ombra, Buzurc’ mìhr dormia. Trattosi un lembo su la faccia, e intanto Stavasi desto accanto a lui quel prence, {{R|125}}Or che tale ei s’avea nel suo viäggio Compagno e amico. Ei riguardava a lui, E attorto un angue là vedea che il lembo Traea dal volto del garzon dormente. Poscia dal capo al piè sì l’odorava {{R|130}}Con fiera voglia, indi fuggìa strisciando Ad un albero eccelso. Allor che al vertice Di quella pianta fu salito il negro Angue ritorto, dal profondo sonno Del garzoncello si riscosse il capo, {{R|135}}E il drago che vedea spavento in lui E turbamento, tra que’ folti rami Sparia fuggendo. Oh! allor meravigliava Dì Kìsra il messaggier, sì che ben molto </poem><noinclude></noinclude> avidckmm5jdyr0lqmczdak4mh6i77kd Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/95 108 1015473 3894523 3893517 2026-09-04T13:05:50Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894523 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 92 —|}}</noinclude> <poem> Invocava di Dio sul giovinetto {{R|140}}Il santo nome e in cor dicea: Davvero! Che tal fanciullo e sapïente e accorto Sublime loco toccherà d’altezza! :Da quella selva camminando allora Si volsero alla via, venner con molta {{R|145}}Pompa ed onore accanto al re. Ne andava Il messaggier dinanzi dal fanciullo E rapido venìa con fiero incesso Di Kìsra fino al trono. Oh! t’accompagni, Principe Nushirvàn, disse, un’amica {{R|150}}E giovane fortuna in sempiterno! In Merv io scesi dal regale albergo, Là m’aggirai come s’aggira attorno A boschetti di rose un fero augello, E un giovinetto fra cotanti saggi {{R|155}}Rinvenni e a te il menai, rapidamente Affrettandomi a te. — Dissegli ancora Quali udite ne avea parole oneste. Del nero angue parlò, di quel portento Da lui già visto. Al giovinetto allora {{R|160}}Principe Kìsra fece invito e disse Di quell’arcana visïon parole. :Da Nushirvàn come ascoltò il fanciullo, Quella sua mente di parole acconce Ratto fu piena e a favellar si sciolse {{R|165}}La lingua sua. Così rispose: In questa Tua casa, o re, fra tante giovinette Del regal gineceo, sta un garzoncello Che si fe’ donna, di donnesche vesti Con l’ornamento. Sgombra d’ogni estrano {{R|170}}Quest’aula, o sire, per che alcun la via Non trovi a discoprir consiglio nostro, E fa precetto che ogni donna tua A te passi dinanzi e stampi quivi L’orme proprie sul suol. Da quell’indegno, </poem><noinclude></noinclude> 1rf3zodo1hzzb5cihmizy8xb5xj8osc Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/96 108 1015474 3894524 3893518 2026-09-04T13:06:01Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894524 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 93 —|}}</noinclude> <poem> Eppur sì ardito, chiederò frattanto Come giunger potè fino al giaciglio Del leon generoso; e il tuo secreto, Con Dio, fattor del mondo, arcano sogno Qual tu vedesti, a te verrà disciolto. :D’ogni più estrano ei liberò la stanza E dell’ostello imperïal ben ferma Chiuse la porta. Comandò che ratto, Sì come fumo cui tempesta mena. Fossero addotte dagli eunuchi suoi Del regio albergo le fanciulle. Vennero Del gineceo di quel monarca illustre Le giovinette, di vivaci tinte, Di fragranze e di fregi adorne tutte; Oh sì! con grato odor di gelsomini, Con lor vezzi, e nel volto vergognose, Lentamente passar le vaghe donne. :Là nel mezzo di lor già non fu visto Alcun garzone, e Kìsra s’adirava Come leone in suo furor. Ma quello Interprete de’ sogni, Oh! in questa foggia Cosa non va! dicea. Fra le tue donne È un garzoncello. Or fa che passin tutte, Tolte le vesti, una seconda volta, E sino al fondo lor verace stato Ti poni a investigar. — Facciasi adunque, Il re gridò, che passino le donne Un’altra volta. Voi spogliate il viso Del vel di verecondia. — Un’altra volta Dinanzi a lui passavan le fanciulle,. Vano quel sogno già stimando in core, Allor che un giovinetto si mostrava Nella lor schiera, quale un bel cipresso Nella statura, con leggiadro volto Qual è de’ Kay monarchi. Oh! ma tremava Il corpo suo qual salce alla bufera, </poem><noinclude></noinclude> 7ts83gstivagl99bgdwncfeayw3tx9p 3894525 3894524 2026-09-04T13:06:11Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894525 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 93 —|}}</noinclude> <poem> {{R|175}}Eppur sì ardito, chiederò frattanto Come giunger potè fino al giaciglio Del leon generoso; e il tuo secreto, Con Dio, fattor del mondo, arcano sogno Qual tu vedesti, a te verrà disciolto. :{{R|180}}D’ogni più estrano ei liberò la stanza E dell’ostello imperïal ben ferma Chiuse la porta. Comandò che ratto, Sì come fumo cui tempesta mena. Fossero addotte dagli eunuchi suoi {{R|185}}Del regio albergo le fanciulle. Vennero Del gineceo di quel monarca illustre Le giovinette, di vivaci tinte, Di fragranze e di fregi adorne tutte; Oh sì! con grato odor di gelsomini, {{R|190}}Con lor vezzi, e nel volto vergognose, Lentamente passar le vaghe donne. :Là nel mezzo di lor già non fu visto Alcun garzone, e Kìsra s’adirava Come leone in suo furor. Ma quello {{R|195}}Interprete de’ sogni, Oh! in questa foggia Cosa non va! dicea. Fra le tue donne È un garzoncello. Or fa che passin tutte, Tolte le vesti, una seconda volta, E sino al fondo lor verace stato {{R|200}}Ti poni a investigar. — Facciasi adunque, Il re gridò, che passino le donne Un’altra volta. Voi spogliate il viso Del vel di verecondia. — Un’altra volta Dinanzi a lui passavan le fanciulle,. {{R|205}}Vano quel sogno già stimando in core, Allor che un giovinetto si mostrava Nella lor schiera, quale un bel cipresso Nella statura, con leggiadro volto Qual è de’ Kay monarchi. Oh! ma tremava {{R|210}}Il corpo suo qual salce alla bufera, </poem><noinclude></noinclude> rraodg5ni876s0za3s1vqy8rgx0kgxj Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/97 108 1015475 3894526 3893519 2026-09-04T13:06:26Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894526 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 94 —|}}</noinclude> <poem> E già quel cor per la sua dolce vita La speranza perdea. Dentro a quell’aula Eran settanta giovinette adorne, E ciascuna parea veracemente {{R|215}}Un bel cipresso alla persona. E v’era Anche una figlia del signor di Giaci Con eburnee le gote e di cipresso Con la statura, e un giovinetto, vago Qual gelsomin, con nobile fragranza {{R|220}}Di muschio eletto, lei amava un tempo Nella casa del padre, ed or, qual servo Fedele e intento, innanzi a lei si stava Ed erale da presso in ogni loco Ov’ella andasse. Dimandolla il prence: :{{R|225}}Oh! chi è costui che si nutria la schiava A se daccanto? E tu prendesti, o donna, Di prence Nushirvàn nel gineceo, Questo fanciullo ardimentoso? — Disse La giovinetta allor: Minor fratello {{R|230}}Egli è di me, giovin fanciullo e nato D’una madre con me. Diverso è il padre, Ma una sola è la madre, e non è nulla Opra indegna di lui sul corpo mio. Cotesti panni ei si vestì per molta {{R|235}}Vergogna ch’egli ha in cor del mio signore, Sì ch’ei non osa rimirarlo in volto. Se a te dinanzi il fratel mio la fronte Or nascondea, fu l’opra di vergogna Questa sì, nè tu dèi mendicar scusa. :{{R|240}}Cagna abietta, gridavate sdegnoso L’iranio prence, fu contaminata Per te la stirpe e la famiglia! — E intanto Con le ciglia aggrottate a quel fanciullo Guardava Nushirvàn, meravigliando {{R|245}}De’ giovinetti per tant’opra ardita. Sì che destando il furor suo si volse </poem><noinclude></noinclude> lpfvudj5hdsjmf75o5o4ku14c7oue6f Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/98 108 1015476 3894527 3893520 2026-09-04T13:07:04Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894527 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 95 —|}}</noinclude> <poem> Al carnefice e disse: È d’uopo omai Che il suol nasconda questi due. — Li trasse Il carnefice allor, su lor correndo, {{R|250}}E di re Nushirvàn dietro a le seriche Cortine, là, nel gineceo del prence, Li appese a un legno, perchè niun cercasse Macchia di colpa da quel giorno in poi. :Di monete all’interprete de’ sogni {{R|255}}Donava il sire una sportella e parte Anche gli fea di nobile ricchezza In palafreni e in vestimenta. Oh! allora Meravigliò per sapïenza tanta, Assai pensando alle parole acconce {{R|260}}Del giovinetto. Il nome suo fu scritto Del re negli scrittoi, fra i sacerdoti Che mostravan la via diritta a lui; E intanto si prendea luce e splendore Stato di Buzurc’ mìhr, volgeagli il cielo {{R|265}}Alto rotante con amor la fronte. Così, di giorno in giorno, s’accrescea Di lui fortuna e ne gioìa d’assai Del re sovrano il core. Oh sì! quel core Di prence Kìsra di giustizia pieno {{R|270}}Mostravasi, quel cor con quella mente Erano adorni di saper! Nel regio Ostello sempre sacerdoti avea, Dotti s’avea d’ogni scienza, e ognora, Esperti in favellar, settanta saggi {{R|275}}Eran con lui nella regal dimora E cibo avean con stanze a’ lor riposi; E quand’egli da cure iva disciolto Del far grazia o giustizia o del ber vino O del far guerra, sempre un nuovo detto {{R|280}}Ad ogni sacerdote ei dimandava, Adornando il cor suo di sapïenza. :Ma nel tempo che giovane era ancora </poem><noinclude></noinclude> 59xe4abay5q45dd8wkd8ml5qwxh7hy9 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/99 108 1015477 3894528 3893521 2026-09-04T13:08:20Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894528 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 96 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Buzurc’ mìhr, eloquente ed ingegnoso E di bel volto, avvenne sì che in mezzo {{R|285}}A tanti illustri sacerdoti, in mezzo A tanti saggi e astrologi e indovini, In sapïenza egli vincesse tutti, Si che principe e duca egli divenne Dì tanti savi. Dentro ne’ secreti {{R|290}}De le stelle del cìel non era alcuno Quanto era Buzurc’ mìhr, di medicina Nella via non da sezzo era ad alcuno, E dovunque e pur sempre acconci detti Venìan da lui per cure di governo, {{R|295}}Per onesti consigli e per imprese. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XVII. Prima cena di Nûshîrvân coi sapienti.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1660-1663).}} <poem> :Avvenne allor che un dì le mense pose Principe Nushirvàn con tal precetto: A’ sacerdoti fate invito, a quanti Son dotti ed aman sapïenza e l’hanno, {{R|5}}Esperti in favellar, ricchi di senno E memori di cose. — Ivi adunârsi Di vigil core i sacerdoti allora, I saggi tutti che la via cercata D’ogni scïenza avean. Poi che gustato {{R|10}}Fu il bianco pane, ei chiesero del vino Ratto le coppe e col giocondo vino L’alma serena rallegrâr, di tanto Non però che iattura indi ne avesse Lor senno, ma di tanto che sostegno {{R|15}}All’alma fosse. Il vigile sovrano Ai sapïenti così disse poi: :Sciogliete omai dall’intimo dell’alma </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> jb7ppny2rfp3v5g0jukmthk6t2z2jfa Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/161 108 1015540 3894529 3893589 2026-09-04T13:10:07Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894529 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 158 —|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|XXVIII. Apparecchi di guerra contro gli Heytâli.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1689-1692).}} <poem> :Al gran signor giugnea novella poi Del re di Cina ch’era illustre e forte, D’Heytàl e degli eroi di quella gente, A cui dal re di Cina alta sconfitta Era venuta. Anche l’annunzio egli ebbe Del sire di Ceghàn, qual per la sua Sorte novella su novello trono Venuto era a seder, quell’alto seggio Di re sovrano preso avea pur anco, E stavangli frattanto i prenci tutti Ed i forti guerrieri in piè, dinanzi Al trono, ad uno ad un, quand’ei con essi Tenea consiglio. Allor, quel re del mondo Sedette là ne’ suoi pensieri, a quelle Parole udite dagli accorti suoi Esploratori, e loco all’assemblea Entro all’aula apprestò. Venner gli eroi Al lor prence fedeli, e il maggior duca Dei sacerdoti v’era ancor, l’illustre Ardeshìr, e Shapùr e il regio scriba Yezdeghìrd sapïente. I saggi tutti, Consiglieri del prence, ecco! si assisero Dinanzi el trono suo tutti raccolti, E Kìsra così disse: O sacerdoti Sperti già di gran cose, e voi, di grandi Opere autori, e principi e magnati, Non grato annunzio ebb’io, parole triste E vane e stolte, del signor di Cina Per opra sì, d’Heytàl, di que’ gagliardi </poem><noinclude></noinclude> o5xqwaadi3ou4wjlsqawb0kwsurc43e 3894530 3894529 2026-09-04T13:10:22Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894530 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 158 —|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|XXVIII. Apparecchi di guerra contro gli Heytâli.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1689-1692).}} <poem> :Al gran signor giugnea novella poi Del re di Cina ch’era illustre e forte, D’Heytàl e degli eroi di quella gente, A cui dal re di Cina alta sconfitta {{R|5}}Era venuta. Anche l’annunzio egli ebbe Del sire di Ceghàn, qual per la sua Sorte novella su novello trono Venuto era a seder, quell’alto seggio Di re sovrano preso avea pur anco, {{R|10}}E stavangli frattanto i prenci tutti Ed i forti guerrieri in piè, dinanzi Al trono, ad uno ad un, quand’ei con essi Tenea consiglio. Allor, quel re del mondo Sedette là ne’ suoi pensieri, a quelle {{R|15}}Parole udite dagli accorti suoi Esploratori, e loco all’assemblea Entro all’aula apprestò. Venner gli eroi Al lor prence fedeli, e il maggior duca Dei sacerdoti v’era ancor, l’illustre {{R|20}}Ardeshìr, e Shapùr e il regio scriba Yezdeghìrd sapïente. I saggi tutti, Consiglieri del prence, ecco! si assisero Dinanzi el trono suo tutti raccolti, E Kìsra così disse: O sacerdoti {{R|25}}Sperti già di gran cose, e voi, di grandi Opere autori, e principi e magnati, Non grato annunzio ebb’io, parole triste E vane e stolte, del signor di Cina Per opra sì, d’Heytàl, di que’ gagliardi </poem><noinclude></noinclude> jvlbybruevtl2o7zptz4mrvmkvrtcqr Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/162 108 1015541 3894531 3893590 2026-09-04T13:10:55Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894531 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 159 —|}}</noinclude> <poem> {{R|30}}Di Turania preposti alle frontiere. Esercito infinito si raccolse Lungi da Ciàci e da Khotèn, da quella Turania terra, anche di Cina, e in sette Giorni continui con lor caschi ferrei {{R|35}}E lor spade di guerra unqua non tolsero Le gravi selle a’ palafreni. Alfine Heytàl fu vinta, e di tre parti due Delle sue genti andâr ferite o uccise. Davver! che per la gloria e per la fama {{R|40}}D’Heytàl, per quella gente che di clave E d’ascie è ricca, meraviglia tocca Se le venne sconfitta! Oh! non sia mai Privo di senno un capitano! Allora Che principe Ghatkèr senno e consiglio {{R|45}}Vantato avesse, non avrìa sì grande Schiera spazzata via dal loco suo Il cielo avverso. Ma poichè ne andava Tutta a tumulto regïon d’Heytàli, Gli Heytàli si cercâr della semenza {{R|50}}Di Behram-gòr novello re. Con nuova Legge e costume, ei posero sul trono Il prence eletto e l’acclamaron tutti Con liete voci. Ed or, di qua da Ciàci Di Cina il re si sta, l’uom da l’eretta {{R|55}}Alta cervice, con la sua corona, Con l’esercito suo, co’ suoi tesori. E perchè de’ congiunti egli è d’Argiàspe E d’Afrasyàb antico, ei già non vede Ne’ sogni suoi fuor che l’irania terra {{R|60}}Bramosamente. Fino al sol la fronte Ei leva sì per la vittoria sua Di Ghatkèr su l’esercito agguerrito, E ben si vuol che in ciò consenzïenti Non siamo noi, perch’ei tal vanto meni, {{R|65}}Ei, di Cina signor. Nostro dominio </poem><noinclude></noinclude> rsugr4f11vwgr4jqv0xvfnd6nvjlzlu Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/163 108 1015542 3894532 3893592 2026-09-04T13:11:59Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894532 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 160 —|}}</noinclude> <poem> Di Kashàn è la terra, e sol per essa Adergonsi Cinesi alteramente Della persona. Di Kashàn le genti Son lor soggette con travaglio e duolo, {{R|70}}Le genti sì, che le persone e gli ampi Tesori ed il confin del bel paese Agli oppressori abbandonâr. Ma voi Deh! che vedete in ciò? Che far dovremo Per cotesti Turani e il re di Cina? :{{R|75}}Accorti i prenci si levâr d’un moto Subitamente, la risposta al sire Ad apprestar. Benedicendo a lui Tutti a una voce, dissero: Signore D’inclita sorte e saggio e previdente, {{R|80}}D’Heytàl in quella terra elli son tutti Ahrimàni protervi, elli han due volti E son nemici al nostro suol. Di male Qualunque cosa loro incolga, merto Sarà ben degno; anche sarà, se dolci {{R|85}}Parole udranno da l’iranio sire. Che se da lor soltanto ne venisse Questa cagione di vendetta e questo Solo dolor, ch’ei già spargeano il sangue D’un prence iranio, nobile signore, {{R|90}}Uccidendo Pirùz con improvviso E fiero colpo, sì gran re, splendente Face alla terra, non dovrìan giammai Felice in terra un solo dì toccare. Mai non procede da ingiustizia rea {{R|95}}Giusto operar. Ma questo è pur castigo Di Dio giusto signor, che male incolga A chi male operò. Che se favella Il prence nostro del signor di Cina, Se il re di Cina ha in cor l’antico duolo {{R|100}}E l’antico pensier di sua vendetta, Forse gli è ciò perchè fra que’ congiunti </poem><noinclude></noinclude> g1h4hhjl50xszxhgvyjfiesabsq7rt5 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/164 108 1015543 3894533 3893593 2026-09-04T13:12:17Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894533 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 161 —|}}</noinclude> <poem> Dell’estinto Afrasyàb egli ha un maestro Che il mal gli apprende, lagrimosi ancora Ambo quegli occhi suoi. Ma perchè ottenne {{R|105}}Vittoria, assunse anima altera, e quando Tu per lui temi, in noi non è stupore. Or però nè d’Heytàl, nè de l’esercito Di Ghatkèr, tu far dêi motto o parola, Non averne dolor; ma de’ congiunti {{R|110}}D’Argia pe e d’Afrasyàb, del re di Cina Che già s’insediò da questa parte Del regal fiume, curerai l’impresa Con anima serena. E tu nel mondo Sei re sovrano d’eretta cervice, {{R|115}}E l’alma e la ragion prendonsi luce Da te soltanto. Deh! colui beato Che sua ragion nutrendo va! Ma intanto D’una grande assemblea tu sei più savio, Almo signore, nè t’è d’uopo mai {{R|120}}Di consiglieri, non di saggi. In terra A te s’addice la regal corona E il trono imperïal, che dignitate E maestade hai tu, prence sovrano Di bella sorte. Ma se il nostro sire {{R|125}}Andasse in Khorassàn, per questo regno Egli avrebbe a temer. Senza sovrano Ogni qual volta ritrovasse il reo Nostro nemico questa terra, esercito A quando a quando qui verria di Grecia, {{R|130}}E quelli chiederìan da irania gente La bramata vendetta e il suol d’Irania Non tocco non sarìa. Non pose alcuno In suol d’Irania fino ad oggi il piede, E niun per danno che recar volesse, {{R|135}}Quest’ampio regno ricordò. Ma il prence Se di guerra e d’assalti ha brama in core, Di suo consiglio anche nel mar fian paghi </poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VII.}}||11}}}}</noinclude> ntodd4jbismdurog2pzxpaq3whibcng Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/165 108 1015544 3894534 3893595 2026-09-04T13:12:29Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894534 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 162 —|}}</noinclude> <poem> Gli alligatori, ben che fieri e avversi. :Come ascoltò da’ prenci irani il sire {{R|140}}E di guerra e di pace este parole E d’assalti così, poi che nessuno Avea desìo di far battaglie ancora, Tutti inclinando a splendidi conviti E a delizie con l’animo, scoverse {{R|145}}Quel re sovrano di quest’ampia terra Qual era in cor de’ saggi suoi consiglio. :Così rispose: Dell’Eterno è grazia Ch’io sgomento ho nel cor per questa e quella Eternal vita! Ma l’irania terra {{R|150}}Per lungo riposar, per sonno e cibo, Della guerra il pensier tutto scordava. Davver! che per riposi e per conviti Così a voi si aggravò per le battaglie La mente ottusa! Eppur, libero e franco {{R|155}}Tale sen va che tollera fatica, E tocca poi per faticar che s’ebbe, Ampi tesori. Or noi, per quella forza Di Dio sovrano, d’esta luna al termine Tutti ci appresteremo alla partenza. {{R|160}}Trarrò di Khorassàn ver la frontiera La falange de’ miei, da tutte parti Ampio un drappello adunerò. Frattanto, Noi prenci illustri, eroi, quanti qui siamo, Degli elefanti indomiti e furenti {{R|165}}Avvinceremo i timpani sul dorso, Ed io non soffrirò che il re di Cina, Non la gente d’Heyàl, benedicendo Vada all’iranio suol, per un desìo In cor celato; ma la terra intorno {{R|170}}Io farò pura da’ nemici miei, Come d’erbe maligne, e l’ampio regno Rinnoverò per grazia e per giustizia. :Meravigliar que’ prenci tutti, e intenti </poem><noinclude></noinclude> faw1d6xgtznjuto42362xuzz4nj7tjo Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/166 108 1015545 3894535 3893596 2026-09-04T13:12:44Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894535 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 163 —|}}</noinclude> <poem> Sè stessi a discolpar, benedicendo {{R|175}}Gridâr con alte voci: Inclito sire, Invitto sempre e di giustizia ricco E d’alta maestà, s’allieti il mondo Nel tuo comando! Servi a te noi siamo, Noi prenci illustri, e qui chiniam la fronte {{R|180}}Al tuo consiglio e al tuo voler. Nell’ora Che farà cenno d’appiccar tenzone Il nostro sire, non vedrà giammai In noi fiacchezza. — Da quel giorno in poi Quando sedette il principe sovrano {{R|185}}Coi consiglieri, a far parole intorno L’assemblea s’adunò per alcun tempo. :Fino al principio del novello mese Così stette quel grande. Ei venne allora E sedette sul trono imperïale {{R|190}}Novellamente; e quando i prenci accolti Videro il lume al re sovrano in fronte Della luna novella, alto e festoso Grido levossi pel regal palagio. E ratto che levossi alla montagna {{R|195}}La lampada del sol fulgida e chiara E fu la terra come un aureo drappo Veracemente (detto avresti allora Che di topazio una splendente coppa Qualcun ponea sopra un azzurro velo), {{R|200}}Voci e grida levârsi e bellicosi Squilli di tube e timpani di bronzo Degli elefanti furo avvinti al dorso. Ratto si mosse l’inclito drappello Verso il campo dell’armi, e quella via {{R|205}}Prendeano primi i timpanisti. Intanto Venne alla reggia Yezdeghìrd lo scriba Col sacerdote consiglier, con quello Ardeshìr celebrato, ed un’epistola Fu scritta allor per ogni terra, ad ogni </poem><noinclude></noinclude> 593i0nr928z68ea9fgd8wo2tkutobgg Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/167 108 1015546 3894536 3893597 2026-09-04T13:13:37Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894536 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 164 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> {{R|210}}Guerrier famoso, ad ogni prence. Muove, Così fu scritto, a le battaglie sue Il re sovrano con le sue falangi, E voi, per segno a lui d’obbedi̋enza, Cene e tripudi abbandonate. — Ancora {{R|215}}Un’epistola indisse al re di Cina, A Fughanìsh mandò saluto il prence, E da Madàyn l’esercito fuor trasse In guisa tal, che solo a un mar scommosso Quell’ampia terra somigliò. La terra {{R|220}}Da monte a monte d’agguerrite genti Andava ingombra, ed era là nel mezzo All’ampio vallo di quel re del mondo Alto il vessillo. Ma d’eroi sì grande Schiera addusse in Gurgàn, che il sol disparve {{R|225}}Da questa terra. Per gradita caccia Riposò alquanto il re sovrano allora, Per montagne aggirossi e per foreste. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XXIX. Lettere del principe di Cina e di Nûshîrvân.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1692-1697.}} <poem> :Nel tempo che in Gurgàn co’ prodi suoi Era a consiglio il re d’Irania, in terra Stava di Soghd il re di Cina. Intanto, Qual mare ondoso era la terra tutta {{R|5}}Di Soghd amena pei congiunti accolti D’Argiàspe e d’Afrasyàb. Dicea pur sempre Il re di Cina: A sostener non vale Quest’ampia terra il trono mio, non l’ampia Schiera de’ miei. Di qui frattanto noi {{R|10}}Trascinerem contro l’irania terra Le nostre squadre e di là ancor dell’altre </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> e346fr5oebtpagafnxddx0gprl6690v Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/158 108 1016069 3894556 3874448 2026-09-04T14:46:27Z Alex brollo 1615 3894556 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 155 —|}}</noinclude>{{Ct|c=t1|XXII. Terza battaglia e sconfitta di Behràm.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1940-1942).}} <poem> :In quell’istante giù dal monte scese L’esercito fedel, mentre la terra De’ cavalieri per la negra polvere Intenebrava. Da l’opposta parte {{R|5}}Stava Behràm pieno di duol, pentito Dell’opre sue compiute; e poi che manco Era di speme, rapido a l’istante L’esercito sospinse, e luce al giorno Più non restò. Dicea: Chi mena in guerra {{R|10}}Le sue falangi, abbia saggezza e possa E marzïal virtù. Gli eroi che videro I giavellotti miei, che la guerriera Indole mia notâr, me preferirono A cotesti monarchi. Io la corona {{R|15}}Atterrerò di Nushirvàn. — Allora Impetüoso e cieco egli avventossi Fuor da sue schiere contro al prence iranio, Tese all’arco la corda e sì v’appose D’un sol legno una freccia. Ei repentino {{R|20}}Il suo prence colpìa nella cintura. Ma tortüosa la mortal sua punta Andando vi s’infisse. Uno scudiero Come vedea di quella freccia il colpo, Venne e la estrasse dal serico panno, {{R|25}}E d’asta un colpo del nemico al cinto Vibrò l’iranio prence. Era una maglia, Nè le giunture sue l’asta cadente Spezzar potè; così la ferrea punta Di quell’asta possente in due n’andava, {{R|30}}Ma pieno di terror restava il core </poem><noinclude></noinclude> ow27xprkd6phu4vurjqpod09ik2ktn2 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/159 108 1016070 3894559 3894142 2026-09-04T14:47:11Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894559 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 156 —|}}</noinclude><poem> Dello stolto guerrier. Come s’infranse Quell’asta sua, s’adirò il prence e un colpo Menò di clava del guerrier nemico Ratto al cimiero; ma la ferrea clava {{R|35}}S’infranse nel colpir, s’avvinghiò al sommo Dell’elmo e si fissò. Pur, chi vedea Quel grave colpo, chi sentìa del ferro L’alto stridir, fe’ voti e auguri e tutto L’esercito del re vigor riprese, {{R|40}}Sì che in difetto di Behràm guerriero L’intento si restò. Come d’un tratto Agli occhi di Behràm e luna e sole D’ombra si ricoprir, contro sua voglia Si trasse a dietro dal suo re. S’avvide {{R|45}}Ch’iva congiunta a stento e a duol la sua Impresa grave e si ritrasse a dietro Dall’opre di valor, dalla battaglia. :Ma d’Irania le squadre e in un di Grecia Come vedean di re Khusrèv nell’armi {{R|50}}L’inclite prove, innanzi s’avventaro, Trasser le spade della gran vendetta Tutte d’un moto e fêr, quale un gran monte, Un impeto gagliardo. Ecco! sen vanno Dietro a cotesti i prenci tutti e rompono {{R|55}}E scompiglian l’esercito e il disperdono. :Appo al suo re con fiero incesso allora Andavano Bendùy. La tua corona Superi il cerchio de la luna, ei disse; Ma un esercito è qui come locuste, {{R|60}}Come formiche, e preso n’è il deserto E la landa remota e il campo intorno. Bello non è per opra stolta il sangue Così versar, nè accapigliarsi è bello D’un re col servo. Ma se alcun la vita {{R|65}}In don ci chiede, meglio è ciò che ucciso O trafitto vederlo entro la pugna. </poem><noinclude></noinclude> hv7x3qd2xr2ve38w5k0939mm78ev08s Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/160 108 1016071 3894560 3894143 2026-09-04T14:47:27Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894560 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 157 —|}}</noinclude><poem> :Dissegli re Khusrèv: Se alcun si duole Delle sue colpe, non io vo’ di lui Farmi castigator. Tutti qui sono {{R|70}}Sotto l’egida mia; sono al mio serto Attorno sì quai fulgidi pendenti. :Poi che il vessillo de la notte in alto Si sollevò da le montagne oscure, Ambe le schiere separârsi e a dietro {{R|75}}Si ritornâr. Da le vedette allora Voci alterne levârsi e pur s’intese Di sonagli un concento; oh! in quella notte Ben pochi assai dormian! Di là si trasse Bendùy allor che amò sua gloria, e venne {{R|80}}Fra questa gente e quella al medio loco, Rapido in corsa. Ma un gagliardo ei scelse Dall’esercito in pria, di bella voce, Facondo parlator, quale un araldo, E gli fe’ cenno che in arcion balzasse {{R|85}}A un arabo destrier, pronto ed accinto Un bando a proclamar. Com’ei si trasse In mezzo a questa e a quella gente, al punto Là ’ve ben poco alle nemiche squadre Restavagli di via, levò l’araldo {{R|90}}Quest’alto grido: O servi al nostro prence, Di colpe rei, che per la terra intorno Ite cercando vostra sorte, a quello Che fia tra voi più peccator, che in questa Orrida pugna maggior gloria s’ebbe. {{R|95}}Per Dio condona le peccata il sire Dell’ampia terra, le peccata sue, Quante ei fe’ manifeste e quante ascose. :Come andò per la notte oscura e tetra Cotesta voce, a questa voce ognuno {{R|100}}Porse l’orecchio, e tutti i prenci illustri, Seguaci di Behràm, tosto a partirne Ad uno ad uno s’accingeano, e quando </poem><noinclude></noinclude> 062wt436mcx2rzrr230sudazoevv7pw Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VIII.djvu/161 108 1016072 3894563 3894144 2026-09-04T14:48:44Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3894563 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 158 —|}}</noinclude><section begin="s1" /><poem> Quest’almo sol, che illumina la terra, Sul monte si levò, quando la terra {{R|105}}Qual d’un bel drappo di lucente seta Il giorno rivestì, vuote di genti Eran le tende alla pianura, e intanto Di ciò che feasi in quella notte, inconscio Era Behràm. Là dentro a’ padiglioni {{R|110}}Alcun non si vedea, fuor che fedeli E amici di Behràm; questo soltanto! :Ma Behràm, come avea di ciò novella, Venne e passò per quelle tende e a’ suoi Amici disse: Miglior cosa è omai {{R|115}}Per noi la fuga che restarsi in pace Con vicino scompiglio. — E chiese allora Mille cammelli da’ custodi e mille Dromedari gagliardi, che dal labbro Bianche gittavan spume, e quante cose {{R|120}}Erano a carreggiar ne’ suoi tesori, Strati e tappeti, eburnei troni, argento Ed oro ancor, collane e braccialetti D’oro e corone, tutto in alte some I suoi valletti accumulâr. Balzava {{R|125}}Egli in arcioni, a ritrarsi dal campo Del corpo e del pensier già pronto e accinto. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XXIII. Fuga di Behrâm.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1942-1944).}} <poem> :Come il suo trono s’apprestò nel cielo Questo fulgido sol, dal regal fianco Partìan gli esploratori. Ei non vedeano Là ne’ recinti alcun mortal, nè molti {{R|5}}Padiglioni ei vedeano in piedi ancora. Le vedette tornár, dicean cotesto </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 97f9ak5txuv2o5binfxp173rkf1m14a Pagina:L'illustratore fiorentino 1908.djvu/145 108 1018556 3894491 3839869 2026-09-04T12:17:49Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 75% */ 3894491 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||{{Sc|l’illustratore fiorentino}}|131}}</noinclude>interesse è la tavola che {{Wl|Q207929|Jacopo da Pontormo}} fece per commissione di {{Wl|Q3750510|Francesco Pucci}} e che adorna l’altare di questa famiglia, il secondo a destra di chi entra in chiesa. Rappresenta la Vergine col bambino, S. Giuseppe, S. Francesco e S. Giovanni Battista e gli storici dell’arte, a cominciare del {{Wl|Q128027|Vasari}}, ritengono questa come una delle opere più perfette del Pontormo. Dell’Empoli sono la Natività dell’altare dei Rossi di Bergamo (1° a destra) e l’Assunzione di quello dei Del Palagio (1° a sinistra). All’altare dei Buontalenti (3° a sinistra) la Concezione che il Borghini ed altri scrittori attribuiscono al Morandini detto il Poppi è invece di Francesco del Brina del quale si legge in basso la firma colla data 1570. Le pitture degli altri altari sono di {{Wl|Q1061864|Antonio Ciampelli}}, del {{Wl|Q1073101|Morandini}} e del {{Wl|Q966655|Passignano}}. In sagrestia sono banchi ed armadi di legno con intagli ed intarsi di squisita fattura del XV secolo. I Celestini vennero soppressi nel 1782 ed allora la chiesa tornò ad esser parrocchia secolare ed il piccolo convento venne venduto a privati. Sull’alto della facciata, fra la porta ed una finestra, è un tondo di pietra cogli stemmi dei Visdomini e dei Tosinghi e la seguente iscrizione: ''Questo segno è comune de’ Vicedomini figliuoli della Tosa Aliotti fondatori e padroni di questa chiesa.''<noinclude></noinclude> i0y3rtxh2r1rb6thqqsqa4xdqujukln Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/123 108 1025790 3894678 3873807 2026-09-04T15:30:34Z Panz Panz 3665 3894678 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione||INTRODUZIONE.|{{Sc|cxix}}|riga=sì}}</noinclude>e trovato avea ardenti difensori in {{AutoreCitato|Giorgio Gemisto Pletone|Pletone}}, {{AutoreCitato|Angelo Poliziano|Poliziano}}, {{AutoreCitato|Bessarione|Bessarione}}, {{AutoreCitato|Marsilio Ficino|Ficino}}. La dottrina di {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}} vien ristaurata da {{AutoreCitato|Pietro Pomponazzi|Pomponaccio}}, da {{AutoreCitato|Giulio Cesare Scaligero|Scaligero}}, da {{AutoreCitato|Simone Porzio|Simone}}, da {{AutoreCitato| Giovanni Battista Della Porta|Porta}}, e due sorta di peripateticismo cominciasi a distinguere, l’antico ed il moderno. Tutti gli altri sistemi dell’antichità si rialzano successivamente, ma ciascuno è allora erudito, nessuno pensatore. Finalmente come {{AutoreCitato|Francesco Petrarca|Petrarca}} avea già fatto in Italia, {{AutoreCitato|Erasmo da Rotterdam|Erasmo}} e {{AutoreCitato|Filippo Melantone|Melantone}} nel Nord, {{AutoreCitato|Michel de Montaigne|Montagna}}, {{AutoreCitato|Pierre Charron|Charron}} in Francia rovesciano l’impero della scolastica. Rimane ad intraprendersi una nuova riforma. {{AutoreCitato|Bernardino Telesio|Telesio}} l’intraprende, ma la sua scuola non si fa strada fuori d’Italia; {{AutoreCitato|Gerolamo Cardano|Girolamo Cardano}}, {{AutoreCitato|Rudolf Agricola|Rodolfo Agricola}}, {{AutoreCitato|Giordano Bruno|Giordano Bruno}} (precursore dei vortici cartesiani, delle monadi leibniziane) che ne fanno altri tentativi, hanno imaginazione troppo impetuosa. {{AutoreCitato|Andrea Cesalpino|Andrea Cesalpini}}, quantunque più ritenuto, va a smarrirsi ne’ sistemi del panteismo che {{AutoreCitato|Baruch Spinoza|Spinosa}} ricostruisce in formidabile architettura matematica; {{AutoreCitato|Ralph Cudworth|Cudworth}} promulga la dottrina delle idee innate; {{AutoreCitato|Henry More|Enrico Moro}} la moltiplica, {{AutoreCitato|Tommaso Campanella|Campanella}} fa rivivere, in tutta la lor vigoria, i diritti obbliati dell’esperienza. {{AutoreCitato|Pietro Ramo|Pietro Ramo}} nega l’autenticità de’ libri aristotelici e ricusa ogni merito alla sua dottrina. Ma dopo che sommi pensatori italiani ebbero ristaurati in Italia i metodi della ricerca della verità, sorge in Inghilterra {{AutoreCitato|Francesco Bacone|Bacone}}; egli pure studia la natura, tutto rapportando alla sperienza. {{AutoreCitato|Cartesio|Cartesio}} si rinchiude nel santuario della meditazione e tutto trae dalle sue proprie idee. {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibnizio}}, collocandosi fra loro, cerca di legare i fatti ai principii, studia gli uni per impiegarli, sviluppa gli altri per fecondarli. Bacoñe insegna a meglio sapere, Cartesio a meglio pensare, Leibniz a meglio dedurre. La prima di queste dottrine acquista una estensione ed uno sviluppamento universale. {{AutoreCitato|Nicolas Malebranche|Malebranche}} dimostra gli errori della imaginazione e dei sensi; {{AutoreCitato|John Locke|Locke}} combattendo le idee innate, intraprende primo l’analisi dello spirito umano; egli, come {{AutoreCitato|Isaac Newton|Newton}}, ha presto i suoi ammiratori ed i suoi seguaci; il metodo analitico diviene generale: per esso si tenta delineare la filiazione, farne apprezzare l’influenza del linguaggio sulla giustatezza dei pensieri e farne vedere tutto l’artificio delle operazioni dell’intelletto. L’analisi delle sensazioni e delle idee conduce sopratutto all’analisi delle lingue; {{AutoreCitato|Étienne Bonnot de Condillac|Condillac}}, {{AutoreCitato|Charles Pinot Duclos|Duclos}} e {{AutoreCitato|César Chesneau Dumarsais|Dumarsais}} sollevano a viste generali i principii isolati della grammatica. Lo spirito di analisi si introduce nella critica é compaiono opere in cui le bellezze e i difetti de’ grandi maestri vengono discussi dietro principii metodici; genere di scritti quasi totalmente ignoti al secolo di {{AutoreCitato|Luigi XIV di Francia|Luigi XIV}}. {{AutoreCitato|Niccolò Machiavelli|Machiavelli}}, {{AutoreCitato|Francesco Guicciardini|Guicciardini}}, {{AutoreCitato|Pietro Bembo|Bembo}}, {{AutoreCitato|Paolo Paruta|Paruta}}, {{AutoreCitato|Paolo Giovio|Giovio}}, {{AutoreCitato|Benedetto Varchi|Varchi}}, {{AutoreCitato|Carlo Sigonio|Sigonio}}, {{AutoreCitato|Scipione Maffei|Maffei}}, {{AutoreCitato|Guido Bentivoglio|Bentivoglio}}, {{AutoreCitato|Arrigo Caterino Davila|Davila}}, {{AutoreCitato|Paolo Sarpi|Sarpi}}, {{AutoreCitato|Carlo Denina|Denina}}, {{AutoreCitato|Ludovico Antonio Muratori|Muratori}}, {{AutoreCitato|Pietro Giannone|Giannone}} in Italia; {{AutoreCitato|Hernando del Pulgar|Pulgar}}, {{AutoreCitato|Bernardino de Mendoza|Mendoza}}, {{AutoreCitato|Jerónimo Zurita y Castro|Zurita}}, {{AutoreCitato|Juan de Mariana|Mariana}} nella Spagna; {{AutoreCitato|Gabriel Daniel|Daniel}}, {{AutoreCitato|René-Aubert Vertot|Vertot}}, {{AutoreCitato|Charles Rollin|Rollin}}, {{AutoreCitato|Voltaire|Voltaire}}, {{AutoreCitato|Claude-François-Xavier Millot|Millot}}, {{AutoreCitato|Guillaume-Thomas François Raynal|Raynal}} nella Francia; {{AutoreCitato|Edward Hyde, I conte di Clarendon|Clarendon}}, {{AutoreCitato|David Hume|Hume}}, {{AutoreCitato|William Robertson|Robertson}}, {{AutoreCitato|Edward Gibbon|Gibbon}}, {{AutoreCitato|Adam Ferguson|Ferguson}}, {{AutoreCitato|John Gillies|Gillies}}, {{AutoreCitato|Conyers Middleton|Middleton}} in Inghilterra allargano i dominii della letteratura storica, siccome {{AutoreCitato|Jean-Baptiste Bourguignon d'Anville|d’Anville}}, {{AutoreCitato|Anton Friedrich Büsching|Büsching}}, {{AutoreCitato|Pascal François Joseph Gossellin|Gosselin}}, {{AutoreCitato|Pierre Henri Larcher|Larcher}}, {{AutoreCitato|Guillaume de Sainte-Croix|Sainte-Croix}}, {{AutoreCitato|James Rennell|Rennell}}, {{AutoreIgnoto|Vincent}}, {{AutoreCitato|Edme Mentelle|Mentelle}}, {{AutoreCitato|William Guthrie|Guthrie}}, {{AutoreCitato|John Pinkerton|Pinkerton}} allargano quelli della geografica. La cronologia colla scoperta dei marmi arundeliani, e colle opere di {{AutoreCitato|Giuseppe Giusto Scaligero|Scaligero}}, {{AutoreCitato|Denis Pétau|Pelavio}}, {{AutoreCitato|James Ussher|Usserio}}, {{AutoreCitato|Giovanni Battista Riccioli|Riccioli}}, i Padri Maurini, Larcher, {{AutoreCitato|Antoine Pagi|Pagi}}, {{AutoreCitato|Daniel Papebroch|Papebrochio}}, {{AutoreCitato|Enrico Noris|Noris}}, {{AutoreCitato|John Marsham|Marsham}}, {{AutoreCitato|Nicolas Fréret|Freret}} e più altri ha quasi riuscito di mettere in armonia le discrepanze delle date dei più capitali avvenimenti. La poesia ha già dato l’{{AutoreCitato|Lodovico Ariosto|Ariosto}}, {{AutoreCitato|Torquato Tasso|Tasso}}, {{AutoreCitato|Luís de Camões|Camoens}}, {{AutoreCitato|John Milton|Milton}}, {{AutoreCitato|Lope de Vega|Lope de Vega}}, {{AutoreCitato|Pedro Calderón de la Barca|Calderon}}, {{AutoreCitato|Pierre Corneille|Corneille}}, {{AutoreCitato|Jean Racine|Racine}}, {{AutoreCitato|William Shakespeare|Shakspeare}}, {{AutoreCitato|John Dryden|Dryden}}, {{AutoreCitato|Vittorio Alfieri|Alfieri}}, {{AutoreCitato|Friedrich Schiller|Schiller}} e {{AutoreCitato|Johann Wolfgang von Goethe|Gœthe}}. La comedia ha dato {{AutoreCitato|Molière|Moliere}} e {{AutoreCitato|Carlo Goldoni|Goldoni}}. L’eloquenza sacra ha già avuti i {{AutoreCitato|Louis Bourdaloue|Bourdaloue}}, i {{AutoreCitato|Jacques Bénigne Bossuet|Bossuet}}, i {{AutoreCitato|Esprit Fléchier|Fléchier}}, i {{AutoreCitato|Jean-Baptiste Massillon|Massillon}}. Si cercano nelle idee eterne dello spirito umano le regole del giusto per tutti i paesi e per tutti i secoli, e ne sorge novella scienza morale, che in cambio di sconnessi frammenti presenta edificii maestosi, a simmetrica unità ridotti ed organizzati. Nella giurisprudenza, in tutto l’intervallo di questo periodo, ha veduto succedersi più scuole, e pareceli uomini di sommo ingegno e sapere. Alla gloriosa scuola di {{AutoreCitato|Andrea Alciato|Andrea Alciato}} succede quella di {{AutoreCitato|Jacques Cujas|Cuiaccio}}, interprete profondo di {{AutoreCitato|Giulio Paolo|Paolo}} e di {{AutoreCitato|Emilio Papiniano|Papiniano}}, combattuto dal {{AutoreCitato|Hugo Donellus|Doneau}} il quale, considerando il diritto come diritto, come una geometria e come un sistema, lo estrae come scienza dal codice romano. {{AutoreCitato|Jean Bodin|Bodin}} acquista al diritto una forma scientifica e sistematica; saltiamo l’autore del diritto naturale e delle genti, ''juxta disciplinam Hebræorum'', e siamo a {{AutoreCitato|Ugo Grozio|Grozio}} che tenta stabilire un diritto od una ragione indipendente da ogni principio religioso, dimostrandolo col doppio sistema storico e filosofico; ma affatto destituito di sagacità nelle investigazioni metafisiche, gli rimarrebbe la gloria di aver primo trattato del diritto delle genti, se non fosse stato in ciò preceduto dall’italiano {{AutoreCitato|Alberico Gentili|Alberico Gentile}}. {{AutoreCitato|Samuel von Pufendorf|Puffendorf}} successore di Grozio confonde i principii fra loro opposti di Grozio e di {{AutoreCitato|Thomas Hobbes|Hobbes}}: {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibnitz}} genio universale, riforma ed ingrandisce la giurisprudenza con ricerche filosofiche sull’origine del diritto, coi nuovi metodi d’insegnamento, coi piani di codificazione e con una giusta deter-<noinclude><references/></noinclude> 3ozinl98s2229vzdtzxxjrv3fc0i7tp Discussione:Italia - 12 agosto 2026, Discorso del Ministro degli Esteri Antonio Tajani 1 1025808 3894790 3872474 2026-09-04T19:48:57Z Xavier121 1159 3894790 wikitext text/x-wiki == Infotesto == {{Infotesto | Progetto = | Edizione = | Fonte = https://ambvarsavia.esteri.it/it/news/dall_ambasciata/2026/08/intervento-del-vicepresidente-del-consiglio-e-ministro-degli-affari-esteri-e-della-cooperazione-internazionale-on-antonio-tajani-in-occasione-della-cerimonia-di-commemorazione-dell82/ | Note = }} 7f0xw2lg3wz5fyh22k8n8nafizkixal 3894795 3894790 2026-09-04T19:56:07Z Xavier121 1159 3894795 wikitext text/x-wiki == Infotesto == {{Infotesto | Progetto = | Edizione = | Fonte = [https://ambvarsavia.esteri.it/it/news/dall_ambasciata/2026/08/intervento-del-vicepresidente-del-consiglio-e-ministro-degli-affari-esteri-e-della-cooperazione-internazionale-on-antonio-tajani-in-occasione-della-cerimonia-di-commemorazione-dell82/ Ambasciata d'Italia Varsavia] | Note = }} 6r3ribnbxvtjwasbkdzhrxatm90h8ga Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/5 108 1025976 3894609 3874487 2026-09-04T15:11:45Z Giaccai 13220 3894609 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 71 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>{{ct|t=3|v=2|INTRODUZIONE}} {{gap|2em}}La storia dello stragismo in Italia può essere raccontata, con sbrigativa brutalità ma con buona approssimazione, come la storia di un paese nel quale la violenza politica è sempre stata funzionale alla stabilizzazione autoritaria e, altresì, al rafforzamento di una sorta di «cordone sanitario» contro la sinistra. Le stragi sono state compiute e i responsabili per lungo tempo hanno potuto sottrarsi all’autorità giudiziaria per il semplice motivo che quelle stragi, quelle bombe, quelle azioni militari erano organizzate o promosse o appoggiate da uomini delle istituzioni italiane e, come più recentemente è stato scoperto, da uomini legati alle strutture di intelligence statunitensi. La strage è stata uno strumento di lotta politica in Italia. Con questa relazione vengono affermate le responsabilità storico-politiche dei promotori della [[strategia della tensione]]. A distanza di più di trent’anni dalla [[strage di piazza Fontana]], che è diventata il simbolo di quel periodo, è possibile per la prima volta formulare un giudizio che sia in grado di tenere conto del contesto interno e internazionale nel quale maturò quella strategia, ma anche della fitta rete di connivenze politiche e istituzionali che strinsero in un patto di sangue gli assassini, i loro mandanti ei loro favoreggiatori. Un giudizio oggi possibile grazie al lavoro di quei magistrati e di quei rappresentanti delle forze dell’ordine che in questi anni hanno continuato a lavorare senza sosta e sono riusciti a raccogliere documenti e testimonianze importantissime. Proprio grazie a questo grande lavoro, che ha preceduto quello analitico della nostra Commissione, è oggi possibile far partire la ricostruzione storica non dai ragionamenti ma dai fatti. I ragionamenti, come è sempre augurabile, possono essere discussi e confutati. I fatti no. Sono e rimangono fatti storicamente accaduti e acclarati. Questo lavoro parte dai fatti. Dai documenti. Dalle testimonianze dei protagonisti dell’epoca. I quali, da soli, sono ampiamente sufficienti a spiegare ciò che è accaduto. I ragionamenti e le analisi che ne scaturiscono non rappresentano che una naturale conseguenza di quanto documentato. Per questi motivi chiunque voglia in futuro confrontarsi con questo nostro lavoro, non potrà assolutamente prescindere da ciò che è scritto in maniera certa e documentata. Né tantomeno, in nome di un supposto vantaggio politico, potrà chiedere di non tenere conto di questa o quella vicenda. No. Quello che è scritto in queste pagine descrive ciò che è accaduto nel nostro paese e che non potrà mai essere negato da alcuno. 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E se questi governi affidavano operazioni delicate a un oscuro neofascista romano, evidentemente il personaggio godeva di credenziali molto alte, che facevano riferimento ad ambienti di ''intelligence'' internazionali. Con questa accezione si è parlato di Italia come «laboratorio» della strategia della tensione, essendo stati sufficienti le sole ipotesi di mutamenti politici ad indurre le leadership nordamericane a intervenire pesantemente negli affari interni del nostro paese, mentre l’11 settembre 1973, gli apparati della guerra fredda applicano in Cile quanto hanno sperimentato in Europa, e in particolare in Italia, dalla fine del secondo conflitto in poi. In ciò paradossalmente, aiutati dall’Unione Sovietica, che fedele interprete degli {{Wl|Q161227)(Q161227|accordi di Yalta}}, non ritenne di dovere o di potere riaprire fronti di scontro con gli USA per salvaguardare la democrazia di quei paesi che non ricadevano sotto la sua tutela. Certo, l’ingerenza negli affari interni degli altri paesi e la violazione delle norme di diritto internazionale, necessitavano di una valida motivazione, che se l’URSS fornì fino alla demarcazione dei confini dei due blocchi, non poteva certo ritenersi più valida una volta che i due blocchi si erano definitivamente consolidati. Di più, sotto la medesima motivazione, venne coperto tutto quanto non risultava strategicamente utile alla conservazione del blocco di potere che ha governato il paese per quasi cinquant’anni, con un intreccio di interessi politici, economici e militari non facile da individuare. Per questo, il citato caso di Delle Chiaie non è che uno degli esempi dell’estensione della strategia della tensione, e nella ricostruzione dei singoli episodi non sarà facile individuare le responsabilità proprio in virtù di una incredibile «globalizzazione» del fenomeno: apparati statali, terroristi, ambienti politici, massoneria, lobby finanziarie e servizi segreti occidentali, ognuno con uno o più ruoli (vedremo più oltre le differenti posizioni), riuniti dall’unico comune denominatore dell’«oltranzismo atlantico». Che in Italia non si sia giunti al colpo di Stato è probabilmente dovuto a due fattori. Per un verso in virtù di quella civiltà europea di cui gli USA – potenza militare, economica e tecnologica – sentono ancora il fascino, e che non ha consentito di applicare metodi «sudamericani» per la risoluzione del problema comunista italiano. In secondo luogo, perchè in Italia l’applicazione della teoria che «prevenire è meglio che curare» diede buoni frutti, e alla sinistra non fu mai consentito di assumere il governo del paese, risparmiando e sé e al paese le certe conseguenze dell’involuzione della crisi. Il mantenimento dello ''status quo'', certamente, è costato non pochi morti, e qualche difficoltà è pur sorta nel corso di un’ingerenza quarantennale, ma il peggio è sempre stato evitato. È in quel motto, già di Giolitti, il paradosso di questa storia: aver camminato sul crinale di un continuo colpo di Stato senza che si sia mai realizzato, essendo evidente che bastava spaventare certi ambienti per impedire che il PCI e, fino a un certo punto, il PSI assumessero un ruolo di governo del paese.<noinclude><references/></noinclude> stg7gvivcpyyt83kvf2ww5vr6ltrhjd 3894680 3894677 2026-09-04T15:31:16Z Giaccai 13220 3894680 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 75 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>tore {{Wl|Q368|Pinochet}} e del suo «braccio armato», la polizia segreta (la {{Wl|Q545054)(Q545054|DINA}}) di Contreras, nella guerra a tutto campo contro gli oppositori della dittatura. 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In secondo luogo, perchè in Italia l’applicazione della teoria che «prevenire è meglio che curare» diede buoni frutti, e alla sinistra non fu mai consentito di assumere il governo del paese, risparmiando e sé e al paese le certe conseguenze dell’involuzione della crisi. Il mantenimento dello ''status quo'', certamente, è costato non pochi morti, e qualche difficoltà è pur sorta nel corso di un’ingerenza quarantennale, ma il peggio è sempre stato evitato. È in quel motto, già di Giolitti, il paradosso di questa storia: aver camminato sul crinale di un continuo colpo di Stato senza che si sia mai realizzato, essendo evidente che bastava spaventare certi ambienti per impedire che il PCI e, fino a un certo punto, il PSI assumessero un ruolo di governo del paese.<noinclude><references/></noinclude> 66645lw7iqcgj318az4hour9vyoveyg Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/10 108 1025982 3894719 3874241 2026-09-04T15:45:50Z Giaccai 13220 3894719 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 76 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>{{gap|2em}}Le energie investite in questa operazione sono difficilmente calcolabili, e probabilmente superiori a quelle necessarie per un golpe, ma il risultato è stato senza dubbio all'altezza dell'investimento. Il governo mondiale degli USA è riuscito a portare un'Italia «<democratica», cioè anti-comunista, oltre la caduta del muro di Berlino. ''1.2 Le elezioni del 18 aprile 1948 e la nuova guerra contro la sinistra'' Questa premessa per spiegare la difficoltà di individuare la data di partenza della strategia USA nei confronti dell'Italia, che possiamo fissare, però, a prima della fine della seconda guerra mondiale, quando con la {{Wl|Q3885257|caduta del fascismo}} il 25 luglio 1943, appare chiaro che il regime ventennale di {{Wl|Q23559|Mussolini}} è destinato a passare la mano, e che sullo scacchiere mondiale c'è ora un'altra grande potenza, l'{{Wl|Q15180|Unione Sovietica}} di {{Wl|Q855|Stalin}}. È su queste basi che inizia la «<guerra» americana all'Italia, non solo al {{Wl|Q461886|PCI}} o alla sinistra, ma proprio all'intero paese, al quale si impedirà con ogni mezzo di decidere autonomamente da chi farsi governare. Impedire, a costo di una nuova guerra, che le sinistre possano – legittimamente e attraverso libere e democratiche elezioni – giungere al governo del paese, è l'obiettivo primario sul quale concentrare ogni sforzo. In questa guerra al comunismo, agli Stati Uniti non mancano certo gli alleati, e anche tra i nemici del giorno prima verranno pescate forze utili alla crociata. Intorno agli interessi nordamericani si coagulano immediatamente soggetti diversi e lontani per storia e cultura, cementati solo dall'obiettivo finale: evitare, sempre e comunque, una «deriva comunista» del paese. Così, in breve, accanto a uomini della CIA e ai militari della NATO, troviamo elementi dell'OVRA (la polizia politica di Mussolini), e settori della massoneria, le gerarchie del Vaticano, e parte di quella DC che, assieme ai comunisti, aveva dato il suo contributo alla Resistenza e che governava il paese; la massoneria americana giocherà una parte non irrilevante, come la giocheranno, inevitabilmente, buona parte delle Forze armate italiane e degli apparati adibiti al controllo dell'ordine pubblico. Monarchici ed ex fascisti<ref>La fondazione nel 1946 del MSI, che si richiamava già nel nome alla Repubblica di Salò, non potè certo passare inosservata negli USA, e fu con ogni probabilità avallata dal governo statunitense proprio in funzione anti-comunista.</ref> saranno, di volta in volta, utilizzati per questo disegno, prima che la strategia passi alla fase operativa e le cellule neofasciste diventino il vero braccio armato dell'intera operazione. E i Servizi americani non rinunciano neppure a coltivare buoni rapporti con la mafia fin dall'immediato dopoguerra, in quanto questa, «per sua natura antico- munista, è uno degli elementi su cui poggia la CIA per tenere sotto controllo l'Italia»<ref>Così ha dichiarato l'ex agente della CIA Victor Marchetti in un'intervista al settimanale «Panorama» del 10 febbraio 1976.</ref><noinclude>{{rule|4em|l=2em}} <references/></noinclude> ogccqkmfw2lrtail8vbw7e38htfmrjr 3894721 3894719 2026-09-04T16:00:08Z Giaccai 13220 3894721 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 76 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>{{gap|2em}}Le energie investite in questa operazione sono difficilmente calcolabili, e probabilmente superiori a quelle necessarie per un golpe, ma il risultato è stato senza dubbio all'altezza dell'investimento. Il governo mondiale degli USA è riuscito a portare un'Italia «<democratica», cioè anti-comunista, oltre la caduta del muro di Berlino. ''1.2 Le elezioni del 18 aprile 1948 e la nuova guerra contro la sinistra'' Questa premessa per spiegare la difficoltà di individuare la data di partenza della strategia USA nei confronti dell'Italia, che possiamo fissare, però, a prima della fine della seconda guerra mondiale, quando con la {{Wl|Q3885257|caduta del fascismo}} il 25 luglio 1943, appare chiaro che il regime ventennale di {{Wl|Q23559|Mussolini}} è destinato a passare la mano, e che sullo scacchiere mondiale c'è ora un'altra grande potenza, l'{{Wl|Q15180|Unione Sovietica}} di {{Wl|Q855|Stalin}}. È su queste basi che inizia la «<guerra» americana all'Italia, non solo al {{Wl|Q461886|PCI}} o alla sinistra, ma proprio all'intero paese, al quale si impedirà con ogni mezzo di decidere autonomamente da chi farsi governare. Impedire, a costo di una nuova guerra, che le sinistre possano – legittimamente e attraverso libere e democratiche elezioni – giungere al governo del paese, è l'obiettivo primario sul quale concentrare ogni sforzo. In questa guerra al comunismo, agli Stati Uniti non mancano certo gli alleati, e anche tra i nemici del giorno prima verranno pescate forze utili alla crociata. Intorno agli interessi nordamericani si coagulano immediatamente soggetti diversi e lontani per storia e cultura, cementati solo dall'obiettivo finale: evitare, sempre e comunque, una «deriva comunista» del paese. Così, in breve, accanto a uomini della {{Wl|Q37230|CIA}} e ai militari della {{Wl|Q7184|NATO}}, troviamo elementi dell'{{Wl|Q601355|OVRA}} (la polizia politica di Mussolini), e settori della {{Wl|Q41726|massoneria}}, le gerarchie del Vaticano, e parte di quella {{Wl|Q815348|DC}} che, assieme ai comunisti, aveva dato il suo contributo alla {{Wl|Q706633|Resistenza}} e che governava il paese; la massoneria americana giocherà una parte non irrilevante, come la giocheranno, inevitabilmente, buona parte delle Forze armate italiane e degli apparati adibiti al controllo dell'ordine pubblico. Monarchici ed ex fascisti<ref>La fondazione nel 1946 del MSI, che si richiamava già nel nome alla {{Wl|Q153660|Repubblica di Salò}}, non potè certo passare inosservata negli USA, e fu con ogni probabilità avallata dal governo statunitense proprio in funzione anti-comunista.</ref> saranno, di volta in volta, utilizzati per questo disegno, prima che la strategia passi alla fase operativa e le cellule neofasciste diventino il vero braccio armato dell'intera operazione. E i Servizi americani non rinunciano neppure a coltivare buoni rapporti con la mafia fin dall'immediato dopoguerra, in quanto questa, «per sua natura anticomunista, è uno degli elementi su cui poggia la CIA per tenere sotto controllo l'Italia»<ref>Così ha dichiarato l'ex agente della CIA {{Wl|Q2285380|Victor Marchetti}} in un'intervista al settimanale «Panorama» del 10 febbraio 1976.</ref><noinclude>{{rule|4em|l=2em}} <references/></noinclude> i0yd9ema5nsuc7uxmprt7bcksx092ij Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/11 108 1025999 3894724 3874262 2026-09-04T16:03:49Z Giaccai 13220 3894724 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 77 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>{{gap|2em}}In tale coacervo di forze e di attori, salva la guida del governo USA, è difficile individuare il bandolo della matassa e i veri responsabili di questa guerra, considerato anche che sul medesimo obiettivo finiranno per convergere esigenze differenti, come dimostra l'appello che De Gasperi rivolge agli USA affinché trattengano loro truppe in territorio italiano anche dopo la fine della guerra. Non sarebbe di per sé una richiesta illegittima, salvo che il leader democristiano, nel chiedere ciò, espressamente sottolinea la necessità che il suo nome non venga menzionato in alcun caso, segno di come la segretezza e la copertura diventino fin da subito le parole chiave di questa lunga operazione<ref>In un telegramma al Dipartimento di Stato, il 5 dicembre 1947, l'ambasciatore USA in Italia espressamente riferisce che «dato l'attuale clima politico, il signor De Gasperi chiede che non venga menzionato il suo nome per nessuna delle cose suddette». In Us Foreign Relations, 1948, vol. III, pp. 736-737.</ref>. C'è un'altra parola chiave nella storia della strategia, o meglio una dicotomia sul filo della quale è possibile leggere tutta questa storia: ortodossia/non-ortodossia, che può essere letta in una duplice veste. Da una parte si contrappongono l'ortodossia democristiana e la non ortodossia comunista rispetto ai valori atlantici; dall'altra, emerge inequivocabilmente - fino alla sua ufficializzazione al {{Wl|Q3689409|Convegno del 1965 al Parco dei Principi]] - l'assoluta non ortodossia di questa guerra. E non ortodossa, in questo caso, più che la posizione del PCI, è la volontà di De Gasperi di mantenere segreta la sua richiesta, esautorando il Parlamento, e non solo le sinistre, su una fondamentale decisione di politica estera. Similmente non può certo dirsi ortodossa la presa di posizione del Vaticano, che dopo aver mantenuto un atteggiamento quantomeno ambiguo nei confronti del fascismo, dichiara il proprio favore «a qualsiasi intervento necessario da parte degli USA negli affari interni italiani»<ref>Ivi.</ref>, con- fondendo, in un tempo solo, il suo ruolo, il suo territorio (o, meglio, la sua extraterritorialità), e la sua missione, e oltrepassate le proprie competenze con la sua diretta ingerenza - delegando a terzi un'ingerenza ulteriore più pesante. Sono i documenti ufficiali americani, tuttavia, a rendere chiaro il progetto anticomunista elaborato in quegli anni sulla scorta della c.d. «dottrina Truman»: guerra totale al comunismo, ortodossa nei confronti dell'URSS, non-ortodossa nei confronti di tutti quei paesi, in primis l'Italia, con una presenza comunista in grado di modificare equilibri non solo nazionali. Che queste forze fossero legittimate dal voto popolare, ottenuto peraltro in evidenti condizioni di difficoltà, perdurante l'ostracismo occidentale, è questione che, ai fini della loro guerra, non poteva interessare gli Stati Uniti. È così che l'Italia si prepara a consolidare le difficili conquiste ottenute con la sconfitta del fascismo. Contemporaneamente allo sviluppo economico ed industriale, infatti, la classe dirigente del paese, forse su ''input'' degli americani, certo con il loro appoggio, si predispone a una nuova<noinclude><references/></noinclude> exwe00sa7nmluc9mxgqs0e9rzivj12c Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/12 108 1026000 3894731 3874289 2026-09-04T16:08:23Z Giaccai 13220 3894731 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 78 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>crociata, questa volta nei confronti di una forza politica legittima e rappresentata in Parlamento con un terzo dei voti del paese<ref>Alle elezioni del 1946 per l'Assemblea costituente, il PCI ebbe il 18,9% dei voti, il PSIUP il 20,7%, e la DC il 35,2%. Alle elezioni politiche del 18 aprile 1948, il Fronte popolare e democratico (PCI e PSI) ottenne il 31% dei voti e la DC il 48,5%.</ref>. Ma bisogna spostarsi sul terreno delle scelte etiche<ref>«In molti anni l'atlantismo non è stata una scelta politica ma etica». Così si è espresso il senatore Francesco Cossiga nel corso della sua audizione davanti la Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo e le stragi del 6 novembre 1997. Resoconto stenografico, p. 1169. </ref> per comprendere come il paese fosse spaccato in due. Da una parte i comunisti (e i socialisti, almeno fino al 1956) e la fedeltà all'Unione Sovietica di Stalin, dall'altra i paesi filoatlantici, legati a Washington probabilmente più di quanto non lo fossero le sinistre a Mosca. Ed è solo con il termine «etico» che può giustificarsi tutto ciò. L'argomento, infatti, per cui l'adesione agli USA era più legittima di quella all'URSS, è notoriamente fondata sul carattere di «potenza amica» dei primi e di «nemica della democrazia» dell'altra. Ma, pur volendo accettare questa linea interpretativa, appare evidente come fosse ipocrita, se non falsa, questa lettura. La Russia sedeva nel Consiglio di sicurezza dell'ONU, era una delle tre potenze artefici della sconfitta del nazifascismo, e soprattutto intratteneva rapporti diplomatici e commerciali con tutti i paesi occidentali, ivi compresi gli Stati Uniti e l'Italia. Soprattutto, era noto come l'esperienza sovietica non fosse applicabile in Italia, che in base agli accordi di Yalta rientrava nella sfera di influenza degli americani. Certo, non erano mancati fin dall'immediato dopoguerra esempi clamorosi di presa del potere da parte dei comunisti (nei c.d. paesi satelliti dell'URSS), ma è ben vero che quelle esperienze rientravano tragicamente nelle linee negoziate da Roosvelt, Churchill e Stalin, e che nessuna delle potenze occidentali si sognò mai di intervenire in un territorio fuori dalla propria zona di influenza<ref>Non conta qui raccontare la storia della «svolta di Salerno» con la quale il PCI sancisce ufficialmente la propria posizione in ordine alla impossibilità di importare la rivoluzione comunista in Italia. Ciò che è noto come lo era all'epoca - è che, con quel gesto, Togliatti schierò il partito e tutta la sinistra a fianco delle altre forze democratiche del paese con l'unico obiettivo di ricostruire il paese dopo la rovina del fascismo, e dargli una Costituzione democratica, non certo comunista. E i primi ad avere la consapevolezza che il modello sovietico non fosse in alcun modo ripetibile in Italia erano proprio i comunisti, ma ciò è sempre stato negato, strumentalmente, da chi ha fondato la propria storia e la propria attività in chiave anticomunista </ref>. Proprio la centralità dell'Italia nello scacchiere mondiale, con una possibilità di vigilanza su tutto il Mediterraneo, ha fatto del nostro paese il «laboratorio» di cui si diceva. Lungi dal poter cadere sotto il dominio assoluto di una delle due grandi potenze, dal 1945 al 1990 (e possiamo individuare nel 27 novembre 1990 - data dello scioglimento ufficiale di {{Wl|Q3885667|Gladio}} la fine di questa storia), l'Italia è stato un paese a «sovranità limitata», come è stato definito con felice espressione, dove per quarantacinque anni, gli Stati Uniti hanno determinato le scelte di politica interna<noinclude><references/></noinclude> fupktpo2dw9d863ch96ud05c6rvtvnf 3894736 3894731 2026-09-04T16:31:50Z Giaccai 13220 3894736 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 78 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>crociata, questa volta nei confronti di una forza politica legittima e rappresentata in Parlamento con un terzo dei voti del paese<ref>Alle elezioni del 1946 per l'Assemblea costituente, il PCI ebbe il 18,9% dei voti, il PSIUP il 20,7%, e la DC il 35,2%. Alle elezioni politiche del 18 aprile 1948, il Fronte popolare e democratico (PCI e PSI) ottenne il 31% dei voti e la DC il 48,5%.</ref>. Ma bisogna spostarsi sul terreno delle scelte etiche<ref>«In molti anni l'atlantismo non è stata una scelta politica ma etica». Così si è espresso il senatore {{Wl|Q1230|Francesco Cossiga}} nel corso della sua audizione davanti la Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo e le stragi del 6 novembre 1997. Resoconto stenografico, p. 1169. </ref> per comprendere come il paese fosse spaccato in due. Da una parte i comunisti (e i socialisti, almeno fino al 1956) e la fedeltà all'Unione Sovietica di Stalin, dall'altra i paesi filoatlantici, legati a Washington probabilmente più di quanto non lo fossero le sinistre a Mosca. Ed è solo con il termine «etico» che può giustificarsi tutto ciò. L'argomento, infatti, per cui l'adesione agli USA era più legittima di quella all'URSS, è notoriamente fondata sul carattere di «potenza amica» dei primi e di «nemica della democrazia» dell'altra. Ma, pur volendo accettare questa linea interpretativa, appare evidente come fosse ipocrita, se non falsa, questa lettura. La Russia sedeva nel Consiglio di sicurezza dell'ONU, era una delle tre potenze artefici della sconfitta del nazifascismo, e soprattutto intratteneva rapporti diplomatici e commerciali con tutti i paesi occidentali, ivi compresi gli Stati Uniti e l'Italia. Soprattutto, era noto come l'esperienza sovietica non fosse applicabile in Italia, che in base agli accordi di Yalta rientrava nella sfera di influenza degli americani. Certo, non erano mancati fin dall'immediato dopoguerra esempi clamorosi di presa del potere da parte dei comunisti (nei c.d. paesi satelliti dell'URSS), ma è ben vero che quelle esperienze rientravano tragicamente nelle linee negoziate da {{Wl|Q8007|Roosvelt}}, {{Wl|Q8016|Churchill}} e Stalin, e che nessuna delle potenze occidentali si sognò mai di intervenire in un territorio fuori dalla propria zona di influenza<ref>Non conta qui raccontare la storia della «{{Wl|Q3978557|svolta di Salerno}}» con la quale il PCI sancisce ufficialmente la propria posizione in ordine alla impossibilità di importare la rivoluzione comunista in Italia. Ciò che è noto come lo era all'epoca - è che, con quel gesto, Togliatti schierò il partito e tutta la sinistra a fianco delle altre forze democratiche del paese con l'unico obiettivo di ricostruire il paese dopo la rovina del fascismo, e dargli una Costituzione democratica, non certo comunista. E i primi ad avere la consapevolezza che il modello sovietico non fosse in alcun modo ripetibile in Italia erano proprio i comunisti, ma ciò è sempre stato negato, strumentalmente, da chi ha fondato la propria storia e la propria attività in chiave anticomunista </ref>. Proprio la centralità dell'Italia nello scacchiere mondiale, con una possibilità di vigilanza su tutto il Mediterraneo, ha fatto del nostro paese il «laboratorio» di cui si diceva. Lungi dal poter cadere sotto il dominio assoluto di una delle due grandi potenze, dal 1945 al 1990 (e possiamo individuare nel 27 novembre 1990 - data dello scioglimento ufficiale di {{Wl|Q3885667|Gladio}} la fine di questa storia), l'Italia è stato un paese a «sovranità limitata», come è stato definito con felice espressione, dove per quarantacinque anni, gli Stati Uniti hanno determinato le scelte di politica interna<noinclude><references/></noinclude> 7zjuzrnaolpatz423i6t9k0l3oeekj9 Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/13 108 1026006 3894742 3874784 2026-09-04T16:36:01Z Giaccai 13220 3894742 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 79 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>e internazionale, le sue politiche economiche ed industriali, come quelle in materia sociale e sindacale. Conviene, dunque, provare a segnalare come fin dall’inizio delle ostilita, da parte statunitense emergesse con forza la necesita di contrastare con ogni mezzo il possibile successo elettorale della sinistra. ''L’Office of policy coordination e le armi nella campagna elettorale'' Siamo ancora nell’ambito del governo unitario - DC, PCI, {{Wl|Q590750|PSI}} — quando la CIA decreta la nascita dell’''Office of policy coordination'' (OPC) con lo scopo di aiutare «i movimenti clandestini anticomunisti sia con l’aiuto finanziario che militare»<ref>''National Security Council'', Direttiva 1/3, 8 marzo 1948, ''Foreign Relations'' 1948, vol. III, p. 779.</ref>, e il risultato di questa prima operazione si avrà di lì a poco con I’estromissione delle sinistre da parte del Presidente del Consiglio {{Wl|Q153832|De Gasperi}}. Non era bastato, evidentemente, che il PCI avesse fornito i suoi esponenti pià illustri all’Esecutivo, né che {{Wl|Q310158|Togliatti}} si fosse fatto promotore in prima persona della grande amnistia nei confronti dei militanti fascisti. Parimenti vano era stato l’impegno democratico delle sinistre nell’approvazione della {{Wl|Q719967|Costituzione}}, con i comunisti in prima fila nel sostenere la necesità dell’unita nazionale, fino al voto favorevole — costato una lacerazione interna al partito e alla sinistra — sull’inclusione dei {{Wl|Q193270|Patti Lateranensi}} nella Carta fondamentale della nazione. La macchina americana si era ormai messa in moto; nel 1948 i proclami anti-comunisti diventano azione, e scatta il primo dei numerosi piani messi in opera dalla Casa Bianca per contrastare il possibile buon risultato elettorale della sinistra. È il famoso «piano X»: dieci milioni di dollari in armamenti per la campagna elettorale del 1948, a favore dei partiti di centrodestra, ma destinati in ultima analisi a «movimenti reazionari con caratteristiche anticomuniste»<ref>A. Cipriani e G. Cipriani, ''Sovranita limitata'', Roma, Edizioni Associate, 1991, p. 18.</ref>, Lungi dal considerare sufficiente la propaganda e l’investimento economico, per le elezioni del 1948 dagli USA arrivano dunque in Italia le armi, destinate a tutti coloro che, fuori dalle urne elettorali, intendono continuare la loro battaglia contro la sinistra. Un risultato a favore del Fronte popolare di PCI e PSI viene, quindi, preso in attenta considerazione, ma nessuno sbocco in tal senso è possibile, come afferma anche H. S. Hughes, gia responsabile dell’Ufficio ricerche e analisi dell’OSS (''Office of Strategic Service'', poi divenuto {{Wl|Q37230|CIA}}), secondo cui «alla fine di giugno del 1945 qualsiasi possibilità di una rivoluzione in Italia, seppure esisteva prima, era definitivamente perduta»<ref>R. Faenza e M. Fini, ''Gli americani in Italia'', p. 243.</ref>. Anche il senatore Cossiga, non an-<noinclude><references/></noinclude> 0rgq7523qb6ibpd0lmk8zr1ddofq3z0 Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/14 108 1026011 3894941 3874425 2026-09-05T07:47:16Z Giaccai 13220 3894941 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 80 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>cora investito di cariche politiche di rilievo ricorda come ci si preparò a quel fatidico 18 aprile 1948: «In Sardegna noi eravamo armati [...] con armi corte in parte fornite dalle Forze dell’ordine e in parte acquistate sul libero mercato. Le bombe a mano ci furono fornite dall’Arma dei carabinieri. L’addestramento del gruppo, del commando di cui facevo parte venne seguito da un sottufficiale della San Marco del Sud [...]. Nulla posso dire per scienza diretta del fatto che la parte awversa fosse armata»<ref>Audizione senatore F. Cossiga, cit. pag. 1130. E interessante notare che, sottolineando come J’addestramento fosse stato tenuto «da un sottufficiale della San Marco del Sud», il senatore Cossiga aggiunga «non di quella di Valerio Borghese, anche se poi Ja storia dovra chiarire che differenza c’è». Sembra di capire che I’addestramento avvenne, quindi, ad opera di una struttura non dissimile da quella del principe Borghese, il cui nome ricorrerà fin troppo nella storia della strategia della tensione in Italia.</ref>. E facile ritenere che, in realtà, buona parte di queste armi facessero parte di quella abbondante partita arrivata da oltreoceano, ed è ancora più preoccupante che ai «ragazzi della DC» le armi venissero fornite dalle Forze dell’ordine e dai carabinieri. Sara questa, peraltro, una drammatica consuetudine, con i depositi istituzionali di armi e munizioni utilizzati come fonte di rifornimento da parte dei terroristi<ref>Durante il servizio militare, il capo dei NAR Valerio Fioravanti sottrae dalla polveriera della caserma «due casse di bombe a mano Srom, 25 chili l'una». (I’episodio è riportato da G. Bianconi, ''A mano armata'', ed. L’Unita, p. 71). Sergio Minetto, agente CIA a Verona tra la fine degli anni ’60 e I’inizio degli anni ’70, procura a {{Wl|Q3763037|Gianfranco Bertoli}} le bombe a mano tipo «ananas» con le quali questi si eserciterà per eseguire la {{Wl|Q3975700|strage di via Fatebenefratelli}} a Milano il 17 maggio 1973 [sentenza-ordinanza 3.2.1998 del G.l. di MiJano Salvini, p. 257]. Inquietante è stata la recente scoperta che per la {{Wl|Q1634609|strage di via Fani}} del 16 marzo 1978 furono utilizzati anche alcuni proiettili provenienti «da un deposito dell'italia settentrionale», molto probabilmente della NATO. Le successive indagini non hanno purtroppo consentito di risalire alla fonte dell’informazione. Più complessa è la vicenda del deposito della {{Wl|Q3885667|Gladio}} NASCO di Aurisina, scoperto casualmente dai carabinieri il 24 febbraio 1972, e contenente armi ed esplosivo. Poiché dai differenti verbali risulterebbe come mancante un chilo e mezzo di esplosivo, il magistrato competente ha ipotiz~ zato che il materiale possa essere stato utilizzato per compiere gravi attentati, con particolare riferimento alla strage di Peteano del 31 maggio 1972. Allo stato degli atti, tuttavia, tale circostanza non risulta confermata.</ref>. La testimonianza del senatore Cossiga, tuttavia, non è la sola a suffragare l’ipotesi che le armi di cui disponevano le forze vicine alla DC provenissero dagli ambienti americani. Con la costituzione dei Comitati Civici di {{Wl|Q3839686|Luigi Gedda}}, infatti, vennero parallelamente attivati numerosi militanti incaricati di distribuire le armi ai civili considerati vicini alle posizioni della Chiesa, della DC e degli americani. Così racconta Vito Talamini, nel 1946 capo squadra alla FIAT di Padova e militante dell’Azione Cattolica: «Voglio ricordare che qualche mese prima dell’attentato a Togliatti fui chiamato da {{Wl|Q1415906|Gui}}, Lorenzi, Saggin, Riondato e don Piero Costa, assistente diocesano dell’{{Wl|3318304|Azione Cattolica}}. Mi recai dunque presso il {{Wl|Q3803696|Collegio Barbarigo}}, dopo aver giorni prima preso accordi con i predetti a casa mia circa un servizio speciale e segreto — concernente una serie di trasporti diGui, Lorenzi, Saggin, Riondato e don Piero Costa, assistente diocesano dell’Azione Cattolica. Mi recai dunque presso il Collegio Barbarigo, dopo aver giorni prima preso accordi con i predetti a casa mia circa un servizio speciale e segreto — concernente una serie di trasporti di<noinclude><references/></noinclude> 1wjhwhaauo4s5ygosy826qqrt5y49hi 3894942 3894941 2026-09-05T07:48:34Z Giaccai 13220 3894942 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 80 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>cora investito di cariche politiche di rilievo ricorda come ci si preparò a quel fatidico 18 aprile 1948: «In Sardegna noi eravamo armati [...] con armi corte in parte fornite dalle Forze dell’ordine e in parte acquistate sul libero mercato. Le bombe a mano ci furono fornite dall’Arma dei carabinieri. L’addestramento del gruppo, del commando di cui facevo parte venne seguito da un sottufficiale della San Marco del Sud [...]. Nulla posso dire per scienza diretta del fatto che la parte awversa fosse armata»<ref>Audizione senatore F. Cossiga, cit. pag. 1130. E interessante notare che, sottolineando come J’addestramento fosse stato tenuto «da un sottufficiale della San Marco del Sud», il senatore Cossiga aggiunga «non di quella di Valerio Borghese, anche se poi Ja storia dovra chiarire che differenza c’è». Sembra di capire che I’addestramento avvenne, quindi, ad opera di una struttura non dissimile da quella del principe Borghese, il cui nome ricorrerà fin troppo nella storia della strategia della tensione in Italia.</ref>. E facile ritenere che, in realtà, buona parte di queste armi facessero parte di quella abbondante partita arrivata da oltreoceano, ed è ancora più preoccupante che ai «ragazzi della DC» le armi venissero fornite dalle Forze dell’ordine e dai carabinieri. Sara questa, peraltro, una drammatica consuetudine, con i depositi istituzionali di armi e munizioni utilizzati come fonte di rifornimento da parte dei terroristi<ref>Durante il servizio militare, il capo dei NAR Valerio Fioravanti sottrae dalla polveriera della caserma «due casse di bombe a mano Srom, 25 chili l'una». (I’episodio è riportato da G. Bianconi, ''A mano armata'', ed. L’Unita, p. 71). Sergio Minetto, agente CIA a Verona tra la fine degli anni ’60 e I’inizio degli anni ’70, procura a {{Wl|Q3763037|Gianfranco Bertoli}} le bombe a mano tipo «ananas» con le quali questi si eserciterà per eseguire la {{Wl|Q3975700|strage di via Fatebenefratelli}} a Milano il 17 maggio 1973 [sentenza-ordinanza 3.2.1998 del G.l. di MiJano Salvini, p. 257]. Inquietante è stata la recente scoperta che per la {{Wl|Q1634609|strage di via Fani}} del 16 marzo 1978 furono utilizzati anche alcuni proiettili provenienti «da un deposito dell'italia settentrionale», molto probabilmente della NATO. Le successive indagini non hanno purtroppo consentito di risalire alla fonte dell’informazione. Più complessa è la vicenda del deposito della {{Wl|Q3885667|Gladio}} NASCO di Aurisina, scoperto casualmente dai carabinieri il 24 febbraio 1972, e contenente armi ed esplosivo. Poiché dai differenti verbali risulterebbe come mancante un chilo e mezzo di esplosivo, il magistrato competente ha ipotiz~ zato che il materiale possa essere stato utilizzato per compiere gravi attentati, con particolare riferimento alla strage di Peteano del 31 maggio 1972. Allo stato degli atti, tuttavia, tale circostanza non risulta confermata.</ref>. La testimonianza del senatore Cossiga, tuttavia, non è la sola a suffragare l’ipotesi che le armi di cui disponevano le forze vicine alla DC provenissero dagli ambienti americani. Con la costituzione dei Comitati Civici di {{Wl|Q3839686|Luigi Gedda}}, infatti, vennero parallelamente attivati numerosi militanti incaricati di distribuire le armi ai civili considerati vicini alle posizioni della Chiesa, della DC e degli americani. Così racconta Vito Talamini, nel 1946 capo squadra alla FIAT di Padova e militante dell’Azione Cattolica: «Voglio ricordare che qualche mese prima dell’attentato a Togliatti fui chiamato da {{Wl|Q1415906|Gui}}, Lorenzi, Saggin, Riondato e don Piero Costa, assistente diocesano dell’{{Wl|3318304|Azione Cattolica}}. Mi recai dunque presso il {{Wl|Q3803696|Collegio Barbarigo}}, dopo aver giorni prima preso accordi con i predetti a casa mia circa un servizio speciale e segreto — concernente una serie di trasporti di<noinclude><references/></noinclude> 5r8xpb3jbjk593rniiydppeq1ahj1yr 3894943 3894942 2026-09-05T07:50:32Z Giaccai 13220 3894943 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 80 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>cora investito di cariche politiche di rilievo ricorda come ci si preparò a quel fatidico 18 aprile 1948: «In Sardegna noi eravamo armati [...] con armi corte in parte fornite dalle Forze dell’ordine e in parte acquistate sul libero mercato. Le bombe a mano ci furono fornite dall’Arma dei carabinieri. L’addestramento del gruppo, del commando di cui facevo parte venne seguito da un sottufficiale della San Marco del Sud [...]. Nulla posso dire per scienza diretta del fatto che la parte awversa fosse armata»<ref>Audizione senatore F. Cossiga, cit. pag. 1130. E interessante notare che, sottolineando come J’addestramento fosse stato tenuto «da un sottufficiale della San Marco del Sud», il senatore Cossiga aggiunga «non di quella di Valerio Borghese, anche se poi Ja storia dovra chiarire che differenza c’è». Sembra di capire che I’addestramento avvenne, quindi, ad opera di una struttura non dissimile da quella del principe Borghese, il cui nome ricorrerà fin troppo nella storia della strategia della tensione in Italia.</ref>. E facile ritenere che, in realtà, buona parte di queste armi facessero parte di quella abbondante partita arrivata da oltreoceano, ed è ancora più preoccupante che ai «ragazzi della DC» le armi venissero fornite dalle Forze dell’ordine e dai carabinieri. Sara questa, peraltro, una drammatica consuetudine, con i depositi istituzionali di armi e munizioni utilizzati come fonte di rifornimento da parte dei terroristi<ref>Durante il servizio militare, il capo dei NAR Valerio Fioravanti sottrae dalla polveriera della caserma «due casse di bombe a mano Srom, 25 chili l'una». (I’episodio è riportato da G. Bianconi, ''A mano armata'', ed. L’Unita, p. 71). Sergio Minetto, agente CIA a Verona tra la fine degli anni ’60 e I’inizio degli anni ’70, procura a {{Wl|Q3763037|Gianfranco Bertoli}} le bombe a mano tipo «ananas» con le quali questi si eserciterà per eseguire la {{Wl|Q3975700|strage di via Fatebenefratelli}} a Milano il 17 maggio 1973 [sentenza-ordinanza 3.2.1998 del G.l. di MiJano Salvini, p. 257]. Inquietante è stata la recente scoperta che per la {{Wl|Q1634609|strage di via Fani}} del 16 marzo 1978 furono utilizzati anche alcuni proiettili provenienti «da un deposito dell'italia settentrionale», molto probabilmente della NATO. Le successive indagini non hanno purtroppo consentito di risalire alla fonte dell’informazione. Più complessa è la vicenda del deposito della {{Wl|Q3885667|Gladio}} NASCO di Aurisina, scoperto casualmente dai carabinieri il 24 febbraio 1972, e contenente armi ed esplosivo. Poiché dai differenti verbali risulterebbe come mancante un chilo e mezzo di esplosivo, il magistrato competente ha ipotiz~ zato che il materiale possa essere stato utilizzato per compiere gravi attentati, con particolare riferimento alla strage di Peteano del 31 maggio 1972. Allo stato degli atti, tuttavia, tale circostanza non risulta confermata.</ref>. La testimonianza del senatore Cossiga, tuttavia, non è la sola a suffragare l’ipotesi che le armi di cui disponevano le forze vicine alla DC provenissero dagli ambienti americani. Con la costituzione dei {{Wl|Q3684385|Comitati Civici}} di {{Wl|Q3839686|Luigi Gedda}}, infatti, vennero parallelamente attivati numerosi militanti incaricati di distribuire le armi ai civili considerati vicini alle posizioni della Chiesa, della DC e degli americani. Così racconta Vito Talamini, nel 1946 capo squadra alla FIAT di Padova e militante dell’Azione Cattolica: «Voglio ricordare che qualche mese prima dell’attentato a Togliatti fui chiamato da {{Wl|Q1415906|Gui}}, Lorenzi, Saggin, Riondato e don Piero Costa, assistente diocesano dell’{{Wl|3318304|Azione Cattolica}}. Mi recai dunque presso il {{Wl|Q3803696|Collegio Barbarigo}}, dopo aver giorni prima preso accordi con i predetti a casa mia circa un servizio speciale e segreto — concernente una serie di trasporti di<noinclude><references/></noinclude> e86fd7zf6qca1lh9lcga5b61rlmgmpk 3894944 3894943 2026-09-05T07:52:21Z Giaccai 13220 3894944 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 80 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>cora investito di cariche politiche di rilievo ricorda come ci si preparò a quel fatidico {{Wl|Q632933|18 aprile 1948}}: «In Sardegna noi eravamo armati [...] con armi corte in parte fornite dalle Forze dell’ordine e in parte acquistate sul libero mercato. Le bombe a mano ci furono fornite dall’Arma dei carabinieri. L’addestramento del gruppo, del commando di cui facevo parte venne seguito da un sottufficiale della San Marco del Sud [...]. Nulla posso dire per scienza diretta del fatto che la parte awversa fosse armata»<ref>Audizione senatore F. Cossiga, cit. pag. 1130. E interessante notare che, sottolineando come J’addestramento fosse stato tenuto «da un sottufficiale della San Marco del Sud», il senatore Cossiga aggiunga «non di quella di Valerio Borghese, anche se poi Ja storia dovra chiarire che differenza c’è». Sembra di capire che I’addestramento avvenne, quindi, ad opera di una struttura non dissimile da quella del principe Borghese, il cui nome ricorrerà fin troppo nella storia della strategia della tensione in Italia.</ref>. E facile ritenere che, in realtà, buona parte di queste armi facessero parte di quella abbondante partita arrivata da oltreoceano, ed è ancora più preoccupante che ai «ragazzi della DC» le armi venissero fornite dalle Forze dell’ordine e dai carabinieri. Sara questa, peraltro, una drammatica consuetudine, con i depositi istituzionali di armi e munizioni utilizzati come fonte di rifornimento da parte dei terroristi<ref>Durante il servizio militare, il capo dei NAR Valerio Fioravanti sottrae dalla polveriera della caserma «due casse di bombe a mano Srom, 25 chili l'una». (I’episodio è riportato da G. Bianconi, ''A mano armata'', ed. L’Unita, p. 71). Sergio Minetto, agente CIA a Verona tra la fine degli anni ’60 e I’inizio degli anni ’70, procura a {{Wl|Q3763037|Gianfranco Bertoli}} le bombe a mano tipo «ananas» con le quali questi si eserciterà per eseguire la {{Wl|Q3975700|strage di via Fatebenefratelli}} a Milano il 17 maggio 1973 [sentenza-ordinanza 3.2.1998 del G.l. di MiJano Salvini, p. 257]. Inquietante è stata la recente scoperta che per la {{Wl|Q1634609|strage di via Fani}} del 16 marzo 1978 furono utilizzati anche alcuni proiettili provenienti «da un deposito dell'italia settentrionale», molto probabilmente della NATO. Le successive indagini non hanno purtroppo consentito di risalire alla fonte dell’informazione. Più complessa è la vicenda del deposito della {{Wl|Q3885667|Gladio}} NASCO di Aurisina, scoperto casualmente dai carabinieri il 24 febbraio 1972, e contenente armi ed esplosivo. Poiché dai differenti verbali risulterebbe come mancante un chilo e mezzo di esplosivo, il magistrato competente ha ipotiz~ zato che il materiale possa essere stato utilizzato per compiere gravi attentati, con particolare riferimento alla strage di Peteano del 31 maggio 1972. Allo stato degli atti, tuttavia, tale circostanza non risulta confermata.</ref>. La testimonianza del senatore Cossiga, tuttavia, non è la sola a suffragare l’ipotesi che le armi di cui disponevano le forze vicine alla DC provenissero dagli ambienti americani. 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Per ogni viaggio trasportavo quattro pacchi che andavo consegnando ai singoli parroci o cappellani. [...] Io attingevo i pacchi dal cortile del Collegio Barbarigo con sede in via Rogati, retto all'epoca da un Monsignore molto quotato. Il Collegio dipendeva dalla curia Vescovile di Padova. [...] Sapevo di operare per conto dei Comitati Civici di Padova, i quali stavano operando un sistema di organizzazione anticomunista»<ref>Sentenza-ordinanza del G.I. di Venezia, dottor C. Mastelloni, pp. 3077-3078.</ref> Proseguendo nella sua deposizione Talamini, afferma trattarsi «di materiale aviolanciato di notte durante la guerra dagli alleati in zona Arcella di Padova, raccolto da frate Stanislao con alcuni giovani e indi convogliato al Collegio». Analogamente, l'ex senatore {{Wl|Q55979285|Uberto Breganze}}, all'epoca Presidente diocesano dell'Azione Cattolica, così testimonia davanti al giudice istruttore Mastelloni: <<Le armi dei partigiani bianchi furono custodite dagli stessi fino a quando gli organi centrali della DC diedero direttive di consegnarle alle Forze dell'Ordine. Ciò avvenne dopo il 1948, dopo le elezioni. Senz'altro all'uopo intervenne il ministro dell'interno {{Wl|Q367342|Scelba}} per il tramite dei Prefetti»<ref>Ibidem, p. 3082.</ref> Erano quindi certamente i c.d. partigiani bianchi a detenere le armi ben oltre la Liberazione. A distanza di tre anni dal 25 aprile 1945, infatti, elementi civili vicini e/o appartenenti alla DC sono ancora in possesso di armi e munizioni, nel caso le elezioni del 18 aprile 1948 non fossero andate nel verso auspicato dagli americani e dal Vaticano. Che questo fosse lo scopo, infatti, è abbondantemente documentato anche negli atti giudiziari cui si fa qui riferimento. Ancora il senatore Breganze, riferisce che «i partigiani avevano conservato delle armi. A Vicenza erano parecchi e l'armamento era custodito nelle case degli stessi partigiani bianchi. Nei giorni immediatamente precedenti al {{Wl|Q632933|18 aprile del 1948}} vi era una grossa preoccupazione per una avanzata eventuale del {{Wl|Q2246167|Fronte Popolare}} e perciò bisognava illuminare le coscienze sui pericoli della vittoria del Fronte e sull'utilità del successo delle forze democratiche»><ref>Idem.</ref>. È da notare, per inciso, che l'indagine del consigliere Mastelloni origina da una curiosa denuncia sporta nel 1969 dal signor Giuseppe Falcone, ufficiale di fanteria in congedo, il quale affermò che tra gli oggetti sottratti dalla sua abitazione vi era anche un mitra «Beretta» che egli deteneva dal 1948. La denuncia, per sé non particolarmente rilevante, assume importanza, viceversa, per due ordini di motivi. Il primo è la motivazione che<noinclude><references/></noinclude> sr7vgl6wvtgykxg1m9uq5l7y9hjy7k7 Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/16 108 1026014 3894950 3874433 2026-09-05T09:32:44Z Giaccai 13220 3894950 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 82 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>Falcone adduce per giustificare il possesso del mitra, che si ricollega a quanto ora esposto circa l’armamento in dotazione di militari e civili nel dopoguerra. Così espone Falcone nella sua denuncia: «Nell’anno 1948 in previsione delle elezioni politiche che si presentavano abbastanza difficoltose ebbi incarico, in qualità di comandante di Presidio di Sacile, dal Commando del V Comiliter di Udine, di armare alcuni civili fidati nella zona di Sacile, Vittorio Veneto, Valcellina e limitrofi, di un certo quantitativo di armi. Detti armi anche all’attuale Arcivescovo di Udine – monsignor Zaffonato – allora Vescovo di Vittorio Veneto. Tutta questa zona era sotto il mio controllo diretto. Ad elezioni ultimate – prosegue Falcone – ritirai le armi e le versai alla Sezione Staccata di Artiglieria di Conegliano. Avevo con me e mi serviva nei diversi giri di ispezione un mitra «Beretta» con alcune cartucce. Detto mitra, al quale ero affezionato, ritenni di non versarlo e tenermelo in casa» <ref>Sentenza-ordinanza del G.I. di Venezia, dottor C. Mastelloni, p. 3076.</ref>. Tale ultima affermazione, peraltro, consente di prefigurare ulteriori ipotesi circa l’illegittimo possesso di armi e munizioni da parte di militari e civili per conto di un partito politico, al fine di contrastare la parte avversa. Che un ufficiale di fanteria, si permetta di trattenere fino al 1969 – cioè fino al furto subito – il mitra «Beretta» in dotazione nel 1948, solo perchè vi era «affezionato» appare decisamente poco credibile, e la circostanza potrebbe, viceversa, implicare che i gruppi filoatlantici abbiano continuato a detenere armi ben oltre lo svolgimento – e al di là dell’obiettivo – delle elezioni del 1948. A segnalare, in ogni caso, la rilevanza dell’episodio, contribuisce il rinvenimento di un appunto trasmesso dal ministro della difesa {{Wl|Q1415906|Luigi Gui}} al Capo della Polizia nell’agosto 1969, con il quale vengono riportate le dichiarazioni di Falcone relative al possesso e alla detenzione del mitra nel periodo 1948-1969. Non è possibile in questa sede indagare sulle modalità di trasmissione della notizia, ma appare di tutta evidenza che il transito delle dichiarazioni di Falcone da un’anonima caserma dei carabinieri di Conegliano Veneto (TV) al Ministro della difesa e da questi al Capo della Polizia, non può non essere considerato come un evento eccezionale. A maggiore ragione, se di questa vicenda si interessano i vertici della sicurezza nazionale nell’agosto-settembre del 1969, quando sono già scoppiate le prime bombe dimostrative e mancano solo tre mesi alla {{Wl|Q891865|strage di piazza Fontana}}. Che, dunque, nel corso del 1948, in chiara funzione anticomunista – e non certo antisovietica – gli americani si adoperino per far avere ai propri fiduciari armi e munizioni, appare realtà acclarata, come accertato è il ruolo svolto dal Vaticano nella gestione, attraverso i suoi uomini più fidati, di questi gruppi armati. La costituzione dei Comitati Civici, infatti, rispondeva all’esigenza di poter liberamente operare in campo politico per contrastare un possibile – e, alla luce dei risultati del 1946, probabile<noinclude><references/></noinclude> dg20due888p0niz7h1dpxh6bexrcf4h Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/17 108 1026015 3894951 3874439 2026-09-05T09:38:00Z Giaccai 13220 3894951 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 83 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>— successo del {{Wl|Q2246167|Fronte Popolare delle sinistre}}. L’impedimento, per gli uomini di {{Wl|Q2604|Pio XII}}, risiedeva nelle disposizioni del {{Wl|Q193270|Concordato del 1929}} che, tassativamente, precludevano all’Azione Cattolica la possibilità di svolgere attività e propaganda in favore dei partiti politici. Con il sistematico adeguamento dei propri strumenti alla realtà, il Vaticano dispone così la creazione di strutture «politiche», nominalmente differenti dall’Azione Cattolica, ma in tutto e per tutto coincidenti, tanto che «fu lo stesso Vaticano a sostenere le spese per la nuova organizzazione e per la conseguente propaganda [...] delegando sostanzialmente i vescovi per la nomina dei singoli presidenti dei Comitati civici diocesani»<ref>Dichiarazioni di L. Gedda al G.I. Mastelloni, ''ibidem'', p. 3079.</ref>. ''L’organizzazione «O» e l’Armata italiana della libertaÁ (AIL)'' Questa attività, però, sembra potersi definire sostanzialmente collaterale a quella primaria, posta in essere direttamente dagli Stati Uniti. È sulla base di precise direttive del ''National Security Council'', infatti, che le strutture filoatlantiche si muovono sul fronte italiano. La campagna elettorale del ’48 viene impostata sulla scorta delle indicazioni di questo organismo (i cui documenti sono raccolti nel ''Foreign Relations of the United States''), che a quaranta giorni dalle elezioni così si esprime per giustificare il proprio impegno in Italia: «La dimostrazione di una ferma opposizione degli Stati Uniti al comunismo e la garanzia di un effettivo sostegno degli Stati Uniti potrebbe incoraggiare gli elementi non comunisti in Italia a fare un ultimo vigoroso sforzo anche a rischio di una guerra civile, per prevenire il consolidarsi di un controllo comunista». E proprio per scongiurare il pericolo adombrato, in un successivo punto si dispone di «fornire ai clandestini anticomunisti assistenza finanziaria e militare»<ref>NSC 1/3 dell’8 marzo 1948. (Il corsivo eÁ nostro).</ref>. Tutto ciò, sulla scorta del principio secondo cui il PCI non aveva legittimità alcuna a governare il paese, anche quando questo fosse accaduto per il tramite di una regolare vittoria elettorale. La direttiva NSC 1/3 dell’8 marzo 1948, da questo punto di vista, è illuminante, in quanto viene reso esplicito che gli «interessi degli Stati Uniti nell’area del Mediterraneo, relativi ai problemi di sicurezza, risultano seriamente minacciati dalla possibilità che il Fronte Popolare, dominato da comunisti, ottenga una partecipazione al Governo attraverso le elezioni nazionali [...]». È quindi necessario, secondo Washington, «nel caso in cui i comunisti italiani dovessero riuscire ad ottenere la guida del governo attraverso sistemi legali, [...] prendere delle misure immediate, compreso ciascun tipo di misura coercitiva, per realizzare una mobilitazione limitata, [...] fornire assistenza militare e finanziaria alla base anticomunista»<ref>''Ibidem.''.</ref>. È noto come le elezioni del 1948 videro trionfare la Democrazia Cristiana, ma il timore degli USA doveva essere tale che lo scampato peri-<noinclude><references/></noinclude> 5lakfps6pi197o2x10zv1nefy697szo Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/19 108 1026018 3894952 3874461 2026-09-05T09:43:33Z Giaccai 13220 3894952 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 85 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>l'interesse che gli Stati Uniti manifestano nel 1958 per un suo presunto (temuto) scioglimento. A rassicurare il dominus penseranno i vertici dei nostri Servizi, con un appunto del 26 marzo 1958 dal titolo «Risposta ai quesiti del Servizio americano riguardanti il programma S/B». È bene riportare l'intero passaggio della risposta, per valutarne poi la reale portata. Scrivono, dunque, i nostri Servizi: «Il Servizio italiano ha sempre considerato che sarebbe stato un errore lasciare cadere nel nulla tali idealità e propositi [degli aderenti alla "O"] (che sarebbero altrimenti andati delusi e perduti) e, perciò, quando a fine 1956 lo Stato Maggiore dell'Esercito disponeva lo scioglimento della "Osoppo", il Servizio italiano prendeva a suo carico l'organizzazione e ne decideva la conservazione e la ricostituzione. Le nuove basi per la ricostituzione dell'organizzazione datano dal 10 ottobre 1957, quando esse venivano così precisate: ― denominazione: Stella Alpina ― compiti: in tempo di pace: controllo e neutralizzazione dell'attività slavo-comunista ― in caso di conflitto e o insurrezione interna: antiguerriglia e antisabotaggio [...] <ref>Ibidem, p. 20.</ref>. A tali compiti, l'organizzazione «O»> si preparava forte di «32 mortai da 81, 23 mortai da 45, 204 mitragliatrici, 351 fucili mitragliatori, 820 moschetti automatici, 3.416 fucili, 371 fucili esteri»><ref>Ibid. p. 24</ref>. È da notare, peraltro, che la disponibilità di quasi 400 fucili di provenienza straniera, poteva giustificarsi solo con la clandestinità che caratterizzava la struttura. Parallelamente alla trasformazione della Osoppo, i vertici istituzionali del paese predispongono un piano/rete clandestino da attivare in caso di tentativi insurrezionali del PCI. È lo stesso ministro dell'interno Scelba a rivelarlo in una intervista, dichiarando che «già nei primi mesi del 1948 era stata messa a punto una infrastruttura capace di far fronte a un tentativo insurrezionale comunista. L'intero paese era stato diviso in una serie di grosse circoscrizioni, ognuna delle quali comprendeva varie province, e alla loro testa era stato designato in maniera riservata [...] una specie di prefetto regionale[...]. I superprefetti da me designati avrebbero assunto gli interi poteri dello Stato sapendo esattamente, in base ad un piano prestabilito, che cosa fare»<ref>A. Gambino, «Storia dell'Italia nel dopoguerra», Bari, 1975, pp. 473-4.</ref> Probabilmente in relazione con questo piano è la costituzione dell'Armata italiana della libertà (AIL) del luglio 1947, fondata dal colonnello Ettore Musco, già Capo di Stato Maggiore alla data dell'armistizio, designato dagli alleati come capo dei Servizi italiani, e dal 1952 al vertice del SIFAR. Secondo Faenza e Fini<ref>R. Faenza e M. Fini, op. cit., pp. 264-265.</ref>, in realtà il vero capo dell'AIL era il ge-<noinclude><references/></noinclude> 4yvbvvxb4uqutglgh4istwsoqw3yi2z Wikisource:Bar/Archivio/2026.09 4 1029421 3894760 3892163 2026-09-04T18:45:37Z Alex brollo 1615 /* Tavola cronologica assente in Vico */ Risposta 3894760 wikitext text/x-wiki {{Bar}} == Il Libro dei Re: rifiniture == @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Sto ritoccando [[Il Libro dei Re]], su cui ha lavorato parecchio @[[Utente:DLamba|DLamba]], e che era un peccato lasciare incompiuto. Ecco alcuni quesiti: # inizialmente la struttura generale era suddivisa in pagine ns0 indipendenti, una per ciascuno degli 8 volumi. Adesso invece c'è una sola pagina principale, suddivisa in sottopagine che rispecchiano le macro-sezioni dell'opera. Le pagine ns0 dei volumi sono conservate ma "orfane": la prima, [[Il Libro dei Re - Volume I]]. Io le cancellerei: ok? # fra le prime centinaia di pagine del poema, che DLamba ha portato a un eccellente SAL 75%, e le successive ci sono piccole differenze di formattazione. In particolare, DLamba ha numerato i versi (ogni 5) ma la numerazione cessa alla [[Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu/261|pagina 260]] del primo volume. Rimuovo la numerazione versi oppure la continuo? E: da dove riparto con la numerazione? Se dovessi inserirla, io ripartirei da ognuna delle sezioni trascritta come sottopagina in ns0. Sarebbe un lavoraccio, ma forse potrebbe essere fatto via bot. PS: Esiste una pagina FB "Amici della Persia", dove il poema di Ferdusi viene nominato più volte. Vediamo se riesco a farci un po' di divulgazione wikisource :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:40, 1 set 2026 (CEST) :Nell'ordine: :# Sì, cancella pure. :# mi rendo conto che se la numerazione non c'è non siamo tenuti ad aggiungerla, ma al tempo stesso i template di numerazione R, Ottava ecc. sono pensati per essere anche delle "áncore" per citare con precisione un passo, dunque è sempre ottima idea aggiungerle. Anni e anni fa si scrisse che la numerazione dei versi fosse requisito per il SAL 75%, dunque si aggiungano i versi. :'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 10:51, 2 set 2026 (CEST) ::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Mi organizzo, ma mi manca un dettaglio su come organizzare la numerazione, ossia se ripartire ad ogni sezione di dettaglio o, come ha fatto DLamba, ripartire solo dalle macro-sezioni (alcune delle quali veramente immense). Personalmente preferirei la prima delle due. Intanto scaldo il bot :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:17, 2 set 2026 (CEST) :::Il criterio è semplice: fintantoché non ci sono numeri di verso ripetuti nella transclusione in ns0 nella stessa pagina, puoi ricominciare la numerazione quanto vuoi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 12:40, 2 set 2026 (CEST) ::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] (e a chiunque altro interessi): visto che nel Libro dei Re è nominata un'infinità di re, principi e gente varia, ho fatto uno strumento per controllare l'ortografia dei nomi propri. Sul "Cerca errori ortografici" adesso c'è un tab "Nomi propri", che cerca tutte le parole maiuscole, le conta e ne cerca altre di simili (1-2 lettere di differenza). Così ad esempio sull'ultimo volume risulta che: Khusrèv è nominato 368 volte, ma 39 volte c'è Khusrev senza accento, Khusròv c'è 2 volte e 1 volta c'è Kliusrèv, tutti probabili errori di trascrizione. Ovviamente trova anche somiglianze che non c'entrano e trova normali parole che per puro caso sono sempre maiuscole, perché appaiono solo all'inizio di un verso. Ma a parte questo spero che possa venire utile. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:19, 2 set 2026 (CEST) :::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Altrochè! Grazie! Ma lo userò dopo aver risolto il problema della numerazione dei versi. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:53, 2 set 2026 (CEST) ::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Sono '''stupefatto '''del risultato della nuova opzione per la verifica della grafia dei nomi (delle persone e dei luoghi) e noto una "proprietà emergente": potrebbe anche essere utilizzata per la compilazione di un "Indice dei nomi delle persone e dei luoghi". ''Facile'' la compilazione di un semplice elenco alfabetico, laborioso un elenco completo di link al volume e alla pagina per ciascuna voce. Problema: sarebbe un contributo originale? Potrebbe essere aggiunto a ns0 senza violare le regole di itwikisource? Di certo, in un testo complesso come Il Libro dei Re, privo sia di annotazioni che di indici analitici, sarebbe utile. ::::::Seconda idea: c'è qualcosa che impedisce di caricare un'eventuale versione del testo, integrata di annotazioni e di indici analitici, in itwikibooks? ::::::Comunicazione di servizio: BrolloBot sta aggiungendo la numerazione versi (ogni 5). Il primo volume è stato un po' ostico, ma i successivi, più standardizzati nella formattazione, vanno via lisci, salvo E & O. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:14, 4 set 2026 (CEST) == Tavola cronologica assente in Vico == segnalo che nell'edizione stampata nel 1911 della Scienza Nuova di Vico curata da Nicolini a un certo punto è presente una tavola cronologica qui [[La scienza nuova - Volume I/Libro I/Tavola cronologica]] mentre è assente in una edizione del 1928 sempre curata da Nicolini [[La scienza nuova seconda/Libro primo]]. Entrambe le edizioni ristampano l'edizione originale del 1744. Con tutta probabilità nelle scansioni dell'edizione 1928 il foglio ripiegabile della tavola cronologica era presente anche lì (infatti è richiamato nel testo) ed è stato staccato. Bisognerebbe quindi cercare altre scansioni con quella tavola. Inoltre segnalo che la digitalizzazione del 1911 mette dopo il titolo e l'autore l'anno 1911 che è errato dato che si deve mettere il 1744, cioè l'anno di prima pubblicazione dell'opera. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 13:38, 2 set 2026 (CEST) :@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Ho dato un'occhiata alla Tavola, spaventosa. Ma ci sarebbe bisogno di un lavoro di riorganizzazione ns0: i tre volumi dovrebbero essere riuniti in un'unica pagina principale. Anni fa la regola "nelle edizioni in più volumi, a ogni pagina nsIndice una pagina principale ns0" aveva motivazioni tecniche, ma oggi sono superate. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:45, 4 set 2026 (CEST) 611b8burptvj177axsvh8gbnhnfjzdq Pagina:Due canzoni in chiave di sol.pdf/11 108 1029537 3894778 3889329 2026-09-04T19:29:12Z Pic57 12729 3894778 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||1}}</noinclude>All'amico<br> ARISTIDE D<sup>r</sup> GALLI {{Ct|f=300%|IO RIDO SEMPRE!}} {{A destra|'''{{AutoreCitato|Giano Brida|G. BRIDA}}.'''}} <score sound=1> << %Apre Aggancio Canto a Pianoforte \new Staff \with { instrumentName = \markup{\italic "CANTO" }} << %Apre aggancio lyrics al Canto \relative c'{ \clef treble \key d \major \time 6/8 \set Staff.midiInstrument = #"voice oohs" %rigo Canto 1.1 R1*6/8*4| \break %rigo canto 1.2 R1*6/8| r4 r8 \autoBeamOff ^\markup{\italic "Disinvolto"}cis' cis cis| cis4.~ cis8[ b ^\< cis]| d4\! r8 ^\> r4 r8| r4\! r8 r r ^\p a \break %rigo canto 1.3 b4.^\< cis| d4 \!fis,8 b4 \stemDown a8| \stemUp g4.~g4 a8| fis4._\(a8 \!r r| \stemDown b4.^\< cis\! \break %rigo canto 2.4 }%Chiude relative Canto \addlyrics { Io ri -- do sem -- pre! io ri -- do sempre e co -- me pe -- sce_o -- gno -- ra son fe- }%Chiude new staff canto >> %Chiude aggancio a lyrics %Inizia basePiano \new PianoStaff \with { instrumentName = \markup{\bold "Allegro." }} << \new Staff = "Up" { \clef treble \key d \major \time 6/8 %\tempo = mosso_non_troppo \tempo 4.= 90 \relative c' { \override Staff.Rest.style = #'classical %rigo up 1.1 <<{a'4.^^ ^\markup{\italic "Brillante"} a4.^^| a4.^^ r8 a8^\< ais\!| g4.^^ g^^| g4.^^ ^\markup{\italic "cres."} g8\rest \stemDown g8^\< gis\!| \break %rigo up 1.2 \stemUp cis4.^^ cis^^| cis4.^^ r4 r8| } \\ {r8_\p g-. e-. r fis-. d-.| s2.| r8 a'8-. f-. r g-. e-.| s1*6/8| r8 b'!8-. gis-.r a-. fis-.| r8 gis-. cis,-. s4.| } >> <cis' a gis e>2._\f| r8 r <d a fis> r r <d a fis>| r8 r <d a fis> r r <d a fis>| \break %rigo Up 1.3 r8_\p r <b g e> r r <cis g e>| r r <b fis d> r r <b g d>| r8 r <a g cis,> r8 r <a g cis,>| r8 r <a fis d> r r <a fis>| r8 r <b g e> r r <cis g e> \break %rigo 2.4 } %Chiude relative Up }%Chiude New Staff Up \new Staff="Down" { \clef bass \key d \major \time 6/8 \relative c{ \override Staff.Rest.style = #'classical %rigo Down 1.1 s1*6/8| \change Staff = "Up" r8 \stemDown e'8_. \change Staff = "Down" a,8_. r4 r8| s1*6/8| \change Staff = "Up" r8 \stemDown fis'8_. \change Staff = "Down" b,8_. r4 r8| \break %rigo Down 1.2 s1*6/8| s4. r4 r8| \stemUp <a, a,>2.| \acciaccatura d,8 \stemDown d'8 r r fis8 r r| a8 r r d r r| \break %rigo Down 1.3 cis4. a| b4. e,| a4. \stemUp a,| \stemDown d4.^( d'8 r r)| cis4. a \break %rigo Down 2.4 } %Chiude relative low }%Chiude Staff low >>%Fine Base Piano >>%Fine Piano e Canto \midi { } \layout { %ragged-right = ##t indent = 3\cm %short-indent = 2\cm } </score><noinclude><references/> {{PieDiPagina|''Prop. F. Lucca — Milano''| ''r 14958 r'' |}}</noinclude> es4b3ov4qb7amajv44a0wckgg09taot Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/131 108 1029575 3894873 3891036 2026-09-05T04:55:06Z Cruccone 53 Gadget AutoreCitato 3894873 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||CAPITOLO XI|121}}</noinclude> (1) <section begin="1" />Storia di Girolamo Savonarola e de’ suoi tempi ecc., vol. {{Sc|i}}, pag. 396.<section end="1" /> (2) <section begin="2" />Libro di Deliberazioni degli Officiali del Palazzo, nell’A. di S. di Firenze.<section end="2" /> (3) <section begin="3" />Lavorarono nel palco, e negli altri ornamenti di questa sala, più di dieci maestri di legname tra i quali {{Wl|Q456861|Antonio da San Gallo}}, che aveva fatto il modello del palco, del cavalletto e della sala, Francesco di Domenico, soprannominato, e Baccio d’Agnolo.<section end="3" /> (4) <section begin="4" />Veramente le finestre qui descritte sono dai lati di settentrione e di mezzogiorno.<section end="4" /> (5) <section begin="5" />''Segreto'', cioè quella stanza presso la sala del Consiglio, nella quale si faceva lo spoglio delle fave date nello squittinio per la nomina de’ Magistrati. ''Specchio'', intendi la stanza destinata agli ufficiali dello Specchio, che cosi si chiamava il registro dei debitori del Comune.<section end="5" /> (6) <section begin="6" />Nella vita di Fra Bartolommeo, il Vasari scrive: «Gli fu da {{AutoreCitato|Pier Soderini|Piero Soderini}} allogata la tavola della sala del Consiglio, che di chiaro scuro da lui disegnata ridusse in maniera, ch’era per farsi onore grandissimo; la quale è oggi in San Lorenzo alla cappella del magnifico {{Wl|Q3887191|Ottaviano de’ Medici}} onoratamente collocata così imperfetta<ref>A tal punto il {{AutoreCitato|Gaetano Milanesi|Milanesi}} fa questa nota. E di là fu trasportata nella R. Galleria, ove adesso si ammira nella maggior sala della scuola Toscana. È provato per documento che questa sala fu allogata al Frate dalla Signorìa con deliberazione de’ 26 novembre 1510. Questa stessa tavola aveva avuta a fare {{Wl|Q296265|Filippino Lippi}} che non potè eseguire impedito dalla morte. Se ne ha un intaglio nell’opera più volte citata della ''Galleria di Firenze'', edita da {{AutoreCitato|Giuseppe Molini|Molini}} e Landi, serie {{Sc|i}}, vol. {{Sc|ii}}, al n.º 86; e nuovamente nella tav. {{Sc|xxvi}} D della Galleria suddetta. Nella cassetta {{Sc|iii}}, al n.º 63 della raccolta citata sono gli studii delle figure, tutte nude, schizzate a penna, di questa tavola; al n.º 43 lo studio a matita nera con lumi di biacca, del S. Giovanni Evangelista, che, volto colla testa di faccia, e piegato l’un ginocchio a terra, appoggia sull’altro un libro, sopra il quale tiene ambe le mani; al n.º 13 della cartella 22 lo studio a matita nera ecc. di quella figura che è la prima all’angolo destro del quadro, in piè, con un libro nella destra appoggiato all’anca e coll’altra stesa e aperta.</ref>, nella quale sono tutti e’ protettori della città di Fiorenza, e que’ Santi che nel giorno loro la città ha aute le sue vittorie; dov’è il ritratto d’esso Fra Bartolommeo fattosi in uno specchio».<section end="6" /> (7) <section begin="7" />Op. cit., vol. {{Sc|iv}}, pag. 448.<section end="7" /> (8) <section begin="8" />Op. cit., vol. {{Sc|i}}, pag. 471.<section end="8" /> (9) <section begin="9" />Op. cit., vol. {{Sc|ii}}, pag. 244.<section end="9" /> (10) <section begin="10" />Op. cit., vol. {{Sc|ii}}, pag. 234.<section end="10" /> (11) <section begin="11" />Op. cit., pag. 176.<section end="11" /><noinclude><references/></noinclude> ckafarjz5ryruv2q0tmkpzicw67h5pb Pagina:Due canzoni in chiave di sol.pdf/12 108 1029717 3894774 3891033 2026-09-04T19:15:50Z Pic57 12729 3894774 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|2||}}</noinclude><score sound=1> << %Apre Aggancio Canto a Pianoforte \new Staff << %Apre aggancio lyrics al Canto \relative c'{ \clef treble \key d \major \time 6/8 \set Staff.midiInstrument = #"voice oohs" %rigo canto 2.4 d'4 \stemUp fis,8 \stemDown b4 a8| \stemUp g4 a8 g4 a8| \stemUp fis4. fis8 r r| \stemDown d'4. cis4 cis8 \break %rigo canto 2.5 b4. \stemUp g4 g8| fis4 \stemDown cis'8 \acciaccatura e8 d4^> b8| ais4. ais4 r8| d4. cis| \break %rigo Canto 2.6 b4.^\(fis'\)| e4^\< e8\! f4^\> f8\!| e4. f^^| e2.^\(| \stemUp a,2.\) \break %rigo Canto 2.7 g'4^(^\markup{\italic "Smorfioso"} fis8) g4 fis8| g4^\(fis8\) g4^\(fis8\)| f4 e8 f4 e8| f4^\( e8\) f4^\( e8\)| ees4^( d8) ees 4 d8| \break %rigo Canto 3.8 }%Chiude relative Canto \addlyrics { -li -- ce e mi go -- do_in_com -- pa -- gni -- a, m'al -- zo al tra- -mon -- to e_al sor -- ger del -- l'au -- ro -- ra va -- do_in let -- to e non ho ma -- lin -- co -- ni -- a pian -- ga chi vuo -- _ le e si mar -- tel -- li_il cuo -- _ re _ col -- le pas- }%Chiude new staff canto >> %Chiude aggancio a lyrics %Inizia basePiano \new PianoStaff << \new Staff = "Up" { \set PianoStaff.connectArpeggios = ##t \clef treble \key d \major \time 6/8 %\tempo = mosso_non_troppo \tempo 4.= 35 \relative c' { \override Staff.Rest.style = #'classical %rigo Up 2.4 r8 r \stemUp <d' fis, d> r r <b g d>| r8 r <a g cis> r8 r <a g cis>| r8 r <a fis d> r8 r <a fis d>| <<{d4.^^ cis^^ \break %rigo Up 2.5 b4. g^^| fis4. g^^ ^(| fis4.) fis^^| fis' 4.^^ e^^| \break %rigo Up 2.6 d4. fis| \dynamicUp e4.\< f4.\> | e4.\! ^\< f4. \>| e4.\! gis,| } \\ {r8 r <fis d> r8 r <ais fis e> \break %rigo Up 2.5 r8 r <fis d b> r r <d b>| r8 r <e cis ais> r r <d b>| r8 r <e cis ais> r r <e cis ais>| r8 r <d' b fis> r r <ais fis e>| \break %rigo Up 2.6 r8 r <b fis d> r r <cis a fis>| r8 r <cis a e> r r <c a f>| r8 r <cis a e> r r <c a f>| r8 r <cis a e> r r <e, d b>| } >> <a e cis a>2\arpeggio r4| \break %rigo Up 2.7 <g e c>4^(_\mf <fis e c>8) <g e c>4^( <fis e c>8) <g d>4^( <fis d>8) <g d>4^( <fis d>8)| <fis d b>4^( <e d b>8) <fis d b>4^( <e d b>8)| <f c>4^( <e c>8)<f c>4^( <e c>8)| <ees c a>4^( <d c a>8) <ees c a>4^( <d cis a>8) \break %rigo Up 3.8 } %Chiude relative Up }%Chiude New Staff Up \new Staff="Down" { \clef bass \key d \major \time 6/8 \relative c{ \override Staff.Rest.style = #'classical %rigo Down 2.4 b'4. e,| a4. \stemUp a,4.| b4. d4.| b4. cis| \break %rigo Down 2.5 \stemDown d4. e^^| fis4. eis^^ ^(| fis)^(fis8) r r| b4. cis| \break %rigo Down 2.6 d,4. dis^^| e4. dis_^| e4. dis_^| e4. \stemUp <e e,>| <e a>2\arpeggio r4 \break %rigo Down 2.7 \stemDown b'4^(^\> ais8)\! b4^(^\> ais8)\!| \stemDown b4^(^\> ais8)\! b4 ais8| \stemDown b4^( ais8) b4^( ais8)| \stemDown b4^(^\> ais8)_\! \stemDown b4^( ais8)| g4^( fis!8) g4^( fis8) \break %rigo Down 3.8 } %Chiude relative low }%Chiude Staff low >>%Fine Base Piano >>%Fine Piano e Canto \midi { } \layout { %ragged-right = ##t %indent = 3\cm %short-indent = 2\cm } </score><noinclude><references/></noinclude> 9gh4uv2yyz5coxuo4m6zv2512leet9z 3894775 3894774 2026-09-04T19:17:21Z Pic57 12729 3894775 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|2||}}</noinclude><score sound=1> << %Apre Aggancio Canto a Pianoforte \new Staff << %Apre aggancio lyrics al Canto \relative c'{ \clef treble \key d \major \time 6/8 \set Staff.midiInstrument = #"voice oohs" %rigo canto 2.4 d'4 \stemUp fis,8 \stemDown b4 a8| \stemUp g4 a8 g4 a8| \stemUp fis4. fis8 r r| \stemDown d'4. cis4 cis8 \break %rigo canto 2.5 b4. \stemUp g4 g8| fis4 \stemDown cis'8 \acciaccatura e8 d4^> b8| ais4. ais4 r8| d4. cis| \break %rigo Canto 2.6 b4.^\(fis'\)| e4^\< e8\! f4^\> f8\!| e4. f^^| e2.^\(| \stemUp a,2.\) \break %rigo Canto 2.7 \stemDown g'4^(^\markup{\italic "Smorfioso"} fis8) g4 fis8| g4^\(fis8\) g4^\(fis8\)| f4 e8 f4 e8| f4^\( e8\) f4^\( e8\)| ees4^( d8) ees 4 d8| \break %rigo Canto 3.8 }%Chiude relative Canto \addlyrics { -li -- ce e mi go -- do_in_com -- pa -- gni -- a, m'al -- zo al tra- -mon -- to e_al sor -- ger del -- l'au -- ro -- ra va -- do_in let -- to e non ho ma -- lin -- co -- ni -- a pian -- ga chi vuo -- _ le e si mar -- tel -- li_il cuo -- _ re _ col -- le pas- }%Chiude new staff canto >> %Chiude aggancio a lyrics %Inizia basePiano \new PianoStaff << \new Staff = "Up" { \set PianoStaff.connectArpeggios = ##t \clef treble \key d \major \time 6/8 %\tempo = mosso_non_troppo \tempo 4.= 35 \relative c' { \override Staff.Rest.style = #'classical %rigo Up 2.4 r8 r \stemUp <d' fis, d> r r <b g d>| r8 r <a g cis> r8 r <a g cis>| r8 r <a fis d> r8 r <a fis d>| <<{d4.^^ cis^^ \break %rigo Up 2.5 b4. g^^| fis4. g^^ ^(| fis4.) fis^^| fis' 4.^^ e^^| \break %rigo Up 2.6 d4. 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Autore:William Guthrie 102 1029837 3894658 2026-09-04T15:24:26Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = William | Cognome = Guthrie | Attività = storico | Nazionalità = britannico | Professione e nazionalità = }} 3894658 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = William | Cognome = Guthrie | Attività = storico | Nazionalità = britannico | Professione e nazionalità = }} jtnrgykkxhb98sarz0vwq4elnp5o4a1 Categoria:Pagine in cui è citato William Guthrie 14 1029838 3894660 2026-09-04T15:24:47Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|William Guthrie}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Guthrie, William]] 3894660 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|William Guthrie}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Guthrie, William]] 0jtrwepgsahuqro2hc2i6sg6x3iqn32 Autore:Esprit Fléchier 102 1029839 3894666 2026-09-04T15:26:32Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = 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Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Karl Ernst Adolf von Hoff}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Hoff, Karl Ernst Adolf von]] 3894752 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Karl Ernst Adolf von Hoff}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Hoff, Karl Ernst Adolf von]] 6rrc2zwkxbfdzbhkjmr3k2igraxwhwa Autore:Denison Olmsted 102 1029858 3894753 2026-09-04T18:38:43Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Denison | Cognome = Olmsted | Attività = fisico/astronomo | Nazionalità = statunitense | Professione e nazionalità = }} 3894753 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Denison | Cognome = Olmsted | Attività = fisico/astronomo | Nazionalità = statunitense | Professione e nazionalità = }} nops7i9267gow10vdwwyzqjm5it00ib Categoria:Pagine in cui è citato Denison Olmsted 14 1029859 3894754 2026-09-04T18:38:54Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche 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Autore:Giacomo Gotifredo Ferrari 102 1029864 3894759 2026-09-04T18:45:24Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Giacomo Gotifredo | Cognome = Ferrari | Attività = compositore/scrittore | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} 3894759 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Giacomo Gotifredo | Cognome = Ferrari | Attività = compositore/scrittore | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} gacg2zquwrb7nqymuvv2hmv0d2b3aiz Categoria:Pagine in cui è citato Giacomo Gotifredo Ferrari 14 1029865 3894761 2026-09-04T18:45:47Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Giacomo Gotifredo Ferrari}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Ferrari, Giacomo Gotifredo]] 3894761 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Giacomo Gotifredo Ferrari}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Ferrari, Giacomo Gotifredo]] qoehvui2eway8ce5o28fo4t4hlfakez Autore:Christopher Wren 102 1029866 3894762 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37a9o6z5n5xc8lgudfnx3nl8abie0bx Categoria:Pagine in cui è citato Jean-Baptiste Alexandre Le Blond 14 1029877 3894773 2026-09-04T19:02:45Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Jean-Baptiste Alexandre Le Blond}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Blond, Jean-Baptiste Alexandre Le]] 3894773 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Jean-Baptiste Alexandre Le Blond}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Blond, Jean-Baptiste Alexandre Le]] toy8m23l61k9wih107fqwy0nqmviere Pagina:Due canzoni in chiave di sol.pdf/13 108 1029878 3894782 2026-09-04T19:34:25Z Pic57 12729 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: <score sound=1> << %Apre Aggancio Canto a Pianoforte \new Staff << %Apre aggancio lyrics al Canto \relative c'{ \clef treble \key d \major \time 6/8 \set Staff.midiInstrument = #"voice oohs" %rigo Canto 3.8 ees'4^\(d8\) ees4^\(d8\)| des4^\( ^\markup{\italic "poco rit."} c8\) des4 ^\(c8\)| b2.^\( f'2\) r8 f8| 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Traggi la vita placido, fien paghi i tuoi desir: nè dell’augurio fervido bandisci il sovvenir. </poem>}}<noinclude>{{PieDiPagina||29|}}</noinclude> 7r661128y307aljk8x9ouu8m8oxvgck Pagina:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/31 108 1029880 3894838 2026-09-04T23:00:42Z Paperoastro 3695 /* Trascritta */ 3894838 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|ALLO STESSO|v=1}} {{Ct|f=90%|v=1|''(Per altro dono)''}} {{Rule|4em|v=2}} {{Blocco centrato|<poem> Quel che di speme immagine t’offre un deserto cor, ti segua ognor qual egida, regga tua vita ancor. E nel mondan periglio in tua difesa allor, esso t’adduca provvido agl’invidiati onor. Varca sereno impavido gli avventurati dì, onde sprezzar dell’invido l’arti volgar cosi. Caro ti fia l’augurio, ch’oggi rivolgo a te: i voti tuoi s’appaghino nè ti scordar di me. </poem>}}<noinclude>{{PieDiPagina||30|}}</noinclude> jzgfy4l2d0cbcz6n8u5aillwjffgroq Pagina:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/32 108 1029881 3894839 2026-09-04T23:02:54Z Paperoastro 3695 /* Trascritta */ 3894839 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|ALLO STESSO|v=1}} {{Ct|f=90%|v=1|''(Brindisi)''}} {{Rule|4em|v=2}} {{Blocco centrato|<poem> Sorge l’incanto, sorgono i nostri sogni d’or, oblia la vita i gemiti d’un affannoso error. Sparve l’atroce dubbio, che ne agitava il sen: di lieti giorni il vivere a noi sorrida appien! Questo fervente nettare rammenti i scorsi dì, qual della gioia immagine libiamlo ognor così. Di lui vorrei nel vortice le pene mie scordar, ma i miei affetti ingenui ognora ricordar! </poem>}}<noinclude>{{PieDiPagina||31|}}</noinclude> o38g2ooiu6wcaunpjmiq0dzoymztlhi Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/122 108 1029882 3894850 2026-09-05T04:43:05Z Cruccone 53 /* new eis level3 */ 3894850 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|112|PALAZZO VECCHIO|}}</noinclude>cercarono, ma non giovò molto l’aiutarla col fare dalla parte di levante due finestre nel mezzo della sala, e quattro dalla banda di ponente{{Nota separata|Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/131|4}}. Appresso per darle ultimo fine, feciono in sul piano del mattonato con molta prestezza, essendo a ciò sollecitati dai cittadini, una ringhiera di legname intorno intorno alle mura di quella, larga ed alta tre braccia; con i suoi sederi a uso di teatro e con balaustri dinanzi; sopra la quale ringhiera avevano a stare tutti i magistrati della città; e nel mezzo della facciata che è volta a levante era una residenza più eminente, dove col Gonfaloniere di justizia stavano i Signori, e da ciascun lato di questo più eminente luogo erano due porte, una delle quali entrava nel Segreto e l’altro nello Specchio{{Nota separata|Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/131|5}}: e nella facciata che è dirimpetto a questa dal lato di ponente, era un altare, dove si diceva messa, con una tavola di mano di {{Wl|Q7780|Fra Bartolommeo}}, come si è detto{{Nota separata|Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/131|6}}; ed accanto all’altare la bigoncia da orare. Nel mezzo poi della sala erano panche in fila ed a traverso per i cittadini; e nel mezzo della ringhiera ed in su le cantonate erano alcuni passi con sei gradi, che facevano salita e commodo ai tavolaccini per raccorre i partiti. In questa sala, che fu allora molto lodata, come fatta con prestezza e con molte belle considerazioni, ha poi meglio scoperto il tempo gli errori dell’esser bassa, scura, malinconica e fuor di squadra. Ma nondimeno meritano il Cronaca e gli altri di esser scusati; sì per la prestezza con che fu fatta, come volleno i cittadini con animo d’ornarla, col tempo, di pitture e metter il palco d’oro; e sì perchè insino allora non era stato fatto in Italia la maggior sala, ancor che grandissime siano quella del palazzo di San Marco in Roma, quella del Vaticano fatta da {{AutoreCitato|Papa Pio II|Pio II}} ed {{AutoreCitato|Papa Innocenzo VIII|Innocenzo Ottavo}}, quella del castello di Napoli, del palazzo di Milano, d’Urbino, di Venezia e di Padoa. Dopo questo fece il Cronaca col consiglio dei medesimi, per salire a questa sala, una scala grande larga sei braccia, ripiegata in due salite, e ricca d’ornamenti di macigno, con pilastri e capitelli corinti e cornici doppie e con archi della medesima pietra, le volte a mezza botte, e le finestre con colonne di mischio, ed i capitelli di marmo intagliato. Ed ancora che questa opera fusse molto lodata, più sarebbe stata se questa scala non fusse riuscita malagevole e troppo ritta, essendo che si poteva far più dolce{{Nota separata|Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/131|7}}». Da<noinclude></noinclude> fn9jv0s8xfmhkn5v6g78rqiw2jlre5q Pagina:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/33 108 1029883 3894958 2026-09-05T10:53:53Z Paperoastro 3695 /* Trascritta */ 3894958 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|ALLO STESSO|v=1}} {{Rule|4em|v=2}} {{Blocco centrato|<poem> Ti volli, e pronto il battito sorse di vita allor che i detti tuoi sì magici vibraro sul mio cor. Oh, da quel giorno, credilo, volsi il pensiero a te: tu pur quel di ricordalo, lo scrivi, Aron, con me.<noinclude>{{PieDiPagina||32|}}</noinclude> pjvdy2qguczod6pveotclsv0zyrtm1b 3894959 3894958 2026-09-05T10:54:10Z Paperoastro 3695 3894959 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|ALLO STESSO|v=1}} {{Rule|4em|v=2}} {{Blocco centrato|<poem> Ti volli, e pronto il battito sorse di vita allor che i detti tuoi sì magici vibraro sul mio cor. Oh, da quel giorno, credilo, volsi il pensiero a te: tu pur quel di ricordalo, lo scrivi, Aron, con me. </poem>}}<noinclude>{{PieDiPagina||32|}}</noinclude> 57g5telp3oazsmtipdhmumnxsknji3v Pagina:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/34 108 1029884 3894960 2026-09-05T10:56:40Z Paperoastro 3695 /* Trascritta */ 3894960 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|ALLO STESSO|v=1}} {{Rule|4em|v=2}} {{Blocco centrato|<poem> Teco m’assido e tacita vo’ ripensando in me a di soavi e placidi scorsi talor con te. Di ricordanza fervida oggi mi pasco ognor; ma tai visioni amabili non bastano al mio cor. Vivo d’arcano palpito: languo d’occulto ardor: di fede antica il vivido raggio non spensi ancor. Or se d’un gaio cantico il dono a te non fo, tu mi compiangi, aitami nei giorni che trarrò. Allora un riso affabile il labbro sfiorerà, e della speme un alito il core innonderà. Tanto fatale, orribile non segua mio cammin: nell’arte tua si provvida, s’affida il mio destin! </poem>}}<noinclude>{{PieDiPagina||33|}}</noinclude> d0lw61vlc79jnlvujdhl6oikma5wdyl Pagina:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/35 108 1029885 3894961 2026-09-05T10:58:30Z Paperoastro 3695 /* Trascritta */ 3894961 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|ALLO STESSO|v=1}} {{Ct|f=90%|''(Offrendo un fior)''|v=1}} {{Rule|4em|v=2}} {{Blocco centrato|<poem> Non ricusar quest’umile pegno d’un fido core, nel suo linguaggio esprimere vorrebbe il mio pensier. Il suo color si vivido, simbol d’un casto ardore, rifletta il puro palpito de’ nostri di primier. </poem>}}<noinclude>{{PieDiPagina||34|}}</noinclude> m1ydkmisu08aivtt0hgm30y4x7faxks Pagina:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/36 108 1029886 3894962 2026-09-05T10:59:57Z Paperoastro 3695 /* Trascritta */ 3894962 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|A LUI|v=1}} {{Rule|4em|v=2}} {{Blocco centrato|<poem> Figgi nel volto pallido di Tina il guardo ognor, e tu ne avrai in cambio un palpito del cor. I tuoi pensier rivolgansi ai scorsi di talor; ritorni a noi quel gaudio che tacque sin d’allor! </poem>}}<noinclude>{{PieDiPagina||35|}}</noinclude> sv3nbqi1dxawomzqgxl2fq7vi0kj8ph Pagina:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/37 108 1029887 3894963 2026-09-05T11:01:10Z Paperoastro 3695 /* Trascritta */ 3894963 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|UN PENSIERO|v=1}} {{Rule|4em|v=2}} {{Blocco centrato|<poem> Quale possente immagine d’un fervido desio, prendi col pensier mio simbol quel fior di fè. O se d’eguale palpito ferve il tuo nobil core, spegni ogni altro ardore ne’ mai t’invola a me! </poem>}}<noinclude>{{PieDiPagina||36|}}</noinclude> cljgnhyiw2a711dy4pw1kbhr3krv18d Pagina:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/38 108 1029888 3894964 2026-09-05T11:03:25Z Paperoastro 3695 /* Trascritta */ 3894964 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|ALL’ESIMIO CONCITTADINO</br>C. Z.|v=1|lh=1.5}} {{Rule|4em|v=2}} {{Blocco centrato|<poem> Teco danzando, Cesare, gaia fanciulla allor, parea la vita schiudersi colma per me di fior! Quei lieti giorni scorsero; l’incanto lor svanì: ma tu con me sovvienili quegli invocati dì. </poem>}}<noinclude>{{PieDiPagina||37|}}</noinclude> p39iifewjf6e97pduusmf4x51qpb2qs Pagina:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/39 108 1029889 3894965 2026-09-05T11:05:36Z Paperoastro 3695 /* Trascritta */ 3894965 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|TUBEROSE|v=1}} {{Rule|4em|v=2}} {{Blocco centrato|<poem> Qual di beltade il simbolo o vagheggiato fior, vivi pur anco immagine, della purezza in cor. Un dì ti volsi il pavido mio giovanil sospir, or nell’olezzo magico sopisco il mio soffrir. Sia ch’io paventi o dubiti se fido alcun mi amò, coi candidi tuoi petali il dubbio scioglierò. Talchè vedrò risorgere que’ vaghi giorni ancor, che ti posavo ingenua sovra il mio seno ognor. </poem>}}<noinclude>{{PieDiPagina||38|}}</noinclude> gefwu5iofj0enhym9q07l0kq0xd7hel Pagina:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/40 108 1029890 3894966 2026-09-05T11:12:23Z Paperoastro 3695 /* new eis level1 */ 3894966 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|f=120%|L=6pt|v=2|INDICE}} {{Rule|4em|v=4}} {| class=tindex | {{dotted|Alla Sovrana d’Italia}} || pag. || 3 | {{dotted|A Como}} || pag. || 22 |- | {{dotted|In villa}} ||»|| 4 | {{dotted|All’inclito gentiluomo Conte A. C. S.}} ||»||23 |} <!-- Fronda gentil >> 5 " Tradimmi (infida). " 6 • Allo stesso >> 24 D’aprile il fior 7 id. < 25 Giurai. > 8 id. Giugno 1898 " 26 Un di. (Vergissnicht) . " 9 id. Settembre 1898» 27 Non dubitar. " 10 Parto » 11 Adriano. (Dall’America). " 12 Luna >> Allo stesso. (Per altro dono)» 1 flori. (Piccolo mazzo). >>> 28 All’Amico mio Aronne (Nell’offrire un dono). >> 29 30 Ugo. > 14. id. (Brindisi). > 31 • Allo Spirito Divino. 15 id. » 32 . Sovvengo All’ottimo amico C. G. Allo stesso. " 16 id. 33 >> 17 . id. (Offrendo un fior)» 34 » 18 A Lui id. " 19 Un pensiero id. » 201 All’esimio concitt, G. Z. id. < 21 Tuberose. . 35 » 36 >> 37 " 38 --><noinclude></noinclude> 6u6eeuvdk46qq13qwwuftij76zgrgjq Indice:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/styles.css 110 1029891 3894967 2026-09-05T11:19:12Z Paperoastro 3695 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: /* classe per la tabella dell'indice */ .tindex {width: 100%; border-collapse:collapse; } .tindex td:nth-of-type(2), .tindex td:nth-of-type(5) {text-align:center} .tindex td:nth-of-type(3), .tindex td:nth-of-type(6) {text-align:right} .tindex td:nth-of-type(3) {border-right:1px solid} .tindex td:nth-of-type(4) {padding-left:.5em} 3894967 sanitized-css text/css /* classe per la tabella dell'indice */ .tindex {width: 100%; border-collapse:collapse; } .tindex td:nth-of-type(2), .tindex td:nth-of-type(5) {text-align:center} .tindex td:nth-of-type(3), .tindex td:nth-of-type(6) {text-align:right} .tindex td:nth-of-type(3) {border-right:1px solid} .tindex td:nth-of-type(4) {padding-left:.5em} 9c6c561x99nano67bkys0gocdvs4tjz