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Dr Zimbu
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Porto il SAL a SAL 100%
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{{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Dedica|prec=../|succ=../Decennale primo}}
<pages index="Opere di Niccolò Machiavelli VI.djvu" from="371" to="371" fromsection="s2" tosection="s2" />
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Discussioni utente:Candalua
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Candalua
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/* Proposta per la lista Errata corrige */ Risposta
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<div class="plainlinks" style="float:left; border: 1px solid #999;padding: .2em .3em .25em;margin: .3em .3em .3em 1em;">'''Archivio'''
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</div>
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[[File:Nordkirchen-090806-9419-Capellerallee-Atlas.jpg|200px|center]]'''{{PAGENAME}}''' (non visibile nella foto in quanto sta reggendo sulle sue spalle Atlante che a sua volta regge il Mondo) <br/> è in '''''[[w:Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikipause|wikisinghiozzo permanente]]''''' per cause dipendenti da '''lavoro, donne & altri vizi vari.''' <br/>Chiedete pure, ma sappiate che potrei sparire da un momento all'altro...
</div>
{{TOCright}}
== Fogna! ==
Caro Candalua,
come disse Jovanotti, ''Fogna! Non fmettere mai di fognare!''... e io fogno, o meglio, '''ſ'''ogno. Per diletto ho preso in considerazione un testo settecentesco con le esse lunghe, e mi sono messo di buzzo buono a cliccare con il [[Mediawiki:Gadget-fs.js|gadget f => s]] sulla casella con i due bottoni. Niente di sbagliato, ma mi chiedevo se per vecchi ''boomer-user'' come me fosse possibile usare la tastiera invece del mouse/trackpad: in pratica è possibile fare in modo che, attivato il gadget, oltre che cliccando sui bottoni, sia possibile effettuare la scelta tra effe ed esse cliccando sulla lettera corrispondente della tastiera? in tal modo potrei mantenere gli occhi sullo schermo invece di spostarli continuamente tra casella con bottoni e testo. Lo so, sono un triceratopo, ma lasciami fognare! Che ne pensi? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:26, 3 gen 2025 (CET)
:Cariffimo [[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliufMagifter]]! Fui tafti è fempre... ehm, sui tasti è sempre un po' difficile, ma ci poffo provare. Però dovrai aspettare un po', magari intanto dèdicati a qualcos'altro e poi ti farò fapere! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:30, 3 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: il fogno diventa una folida realtà! Ora puoi usare i tasti f-s e ''fpaffartela'' con i ''tefti fettecentefchi!'' [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:47, 20 gen 2025 (CET)
:::''Maggico Candalua!'' fantaftico! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 20:34, 20 gen 2025 (CET)
== Tks... ==
Mi sa che bisogna darci un occhio... -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:24, 12 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh sì. Se vuoi dedicarti un po' anche a questo, ti segnalo un paio di gadget utili che forse non hai ancora visto:
:* Contributi aggregati: una volta attivato, lo trovi nel menu di destra quando sei sulla pagina di un utente o nei suoi contributi. Ti mostra un riassunto degli indici su cui ha lavorato, dal più recente, col conteggio delle modifiche.
:* Cerca errori ortografici: questo lo trovi sugli indici (a volte ci mette un po' a caricare) e cerca possibili errori in base a dei pattern. Ovviamente non li trova tutti, e spesso trova dei falsi positivi, ma è molto utile per trovare gli errori più comuni senza guardare le pagine ad una ad una. Io raccomando di usarlo almeno dopo ogni trascrizione o rilettura completata, per fare un check generale.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 03:20, 13 gen 2025 (CET)
::Provato Contributi aggregati... è il conto degli edit fatti nelle pagine relative a un indice? sulla tua PU non finisce più di caricare roba... :D Bello, ma è un altro componente che con dark non va :-( -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 13:06, 13 gen 2025 (CET)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eheh, penso sia dura trovare un indice su cui non ho messo le mani... Per tutti questi gadget io ho fatto un css comune con alcuni stili per finestre, bottoni ecc. (altri temo che siano ancora nel common), che trovi all'inizio della pagina di "gadget definition"... Forse si riesce a farne una versione dark, in modo da sistemare tutto in un colpo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:11, 13 gen 2025 (CET)
::::Allora forse avevo già fixato la cosa in locale mettendo a punto non ricordo più quale altro gadget che Alex mi aveva segnalato... il cerca&sostituisci, mi pare. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 16:56, 13 gen 2025 (CET)
== "Pasticcio" pt. 2 ==
Ciao, ho appena fatto un edit che mi ha dato lo stesso problema che ho spiegato nella mia pagina di discussioni. Questa volta [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Autore:Gino_Fano&diff=prev&oldid=3457687 qui]. Sinceramente non mi è chiaro il motivo per cui succeda sta cosa, dato che quella roba cancellata non mi compare nell'editor. In più anche l'anteprima sembra corretta, non si nota nulla di strano fino a quando non salvo la pagina. Annullare l'edit non funziona, ci ho provato ma la pagina diventa vuota (letteralmente), quindi non ho neanche salvato. Potresti sistemare e spiegarmi la causa di questi problemi, così evito che succeda di nuovo? Francamente non mi era mai capitato. Grazie e scusa per il disturbo. [[User:Emyn Muil|Emyn Muil]] ([[User talk:Emyn Muil|disc.]]) 17:29, 13 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:Emyn Muil|Emyn Muil]]: ciao, questi errori accadono ogni tanto ma non ho mai capito bene la causa, ne stiamo parlando anche adesso al bar. In questi casi, prova comunque a fare un edit "a vuoto" (cioè vai in modifica e salvi senza aver modificato nulla), questo dovrebbe ripristinare l'area dati. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:49, 20 gen 2025 (CET)
== Disambigue: problemi in vista ==
Caro Candalua,
il titolo è un po' enfatico perché non so se si tratti di un vero problema o meno. Ti espongo il caso, tu sicuramente capirai quale ingranaggio sotto la scocca dello script sia da regolare.
* Mi sto apprestando a spostare [[Poesie (Mamiani)/Inni Sacri]] a [[Inni sacri (Mamiani)]], si prospetta dunque la disambiguazione di [[Inni sacri]] tra quelli di Manzoni e questi di Mamiani.
* vado su [[Inni sacri]], attualmente sede degli inni di Manzoni, e trovo già una nota disambigua relativa a [[Il nome di Maria]]... ma questa nota disambigua non dovrebbe trovarsi solo tra [[Inni sacri/Il Nome di Maria]] e [[Nova polemica/Il nome di Maria]]? Il problema è già stato segnalato da qualche altra parte, ma non ricordo dove né quale sia l'origine di questo bugghetto. Secondo te è grave?
'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:41, 22 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: lo so... il problema è che nelle disambigua spesso ci sono dei link in più rispetto ai testi da disambiguare. Devo capire come fare a scartarli. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:17, 22 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: credo di aver sistemato, adesso il gadget guarda anche se il link proviene da un template Testo, in modo da scartare altri link eventualmente presenti nella disambigua ma non pertinenti. Ovviamente bisogna usare Testo solo per i testi da disambiguare. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:02, 24 gen 2025 (CET)
:::Fantastico: sei un razzo del debug! Direi che la tua idea è la soluzione migliore. Purtroppo per un breve periodo ho usato dei "doppi template testo", ma ricordo che i casi problematici sono molto pochi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:05, 24 gen 2025 (CET)
== Decesso di PersonalButtons.js ==
Da stamattina la mia "bottoniera", che contiene i bottoni definiti in [[Utente:Alex brollo/PersonalButtons.js]], non dà segni di vita. La console si lamenta dell'errore ''document.ready non è una funzione'' e incrimina startup.js. Hai idea di cosa potrebbe essere successo? Disgraziatamente sono consapevole che i miei script personali sono poco robusti, ma senza di loro sono morto... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:05, 27 feb 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: io stamattina ho messo un po' in ordine il [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki%3AGadgets-definition&diff=3481359&oldid=3464390 Gadgets-definition], ma non credo che c'entri qualcosa. La tua bottoniera si appoggia a qualche altro script? Cos'è startup.js? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:32, 27 feb 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Non ne ho idea, la console emette questo lamento ... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:21, 27 feb 2025 (CET)
:::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Comunque_ ho trovato deselezionato il gadget "Raccolta dei giocattoli", riattivandolo il problema è scomparso (e pure l'errore). Grazie comunque per l'attenzione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:32, 27 feb 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: uhm, strano: io ho spostato alcuni gadget, ma la raccolta dei giocattoli non l'ho toccata. Strano che si sia disabilitato per conto suo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:57, 27 feb 2025 (CET)
== Privilegio ==
Per favore, mi ridai i privilegi di admin dell'interfaccia, che mi sono scaduti? Ne farò un uso omeopatico.... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:49, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: rinnovati per un anno, così non hai più scuse per non toccare i gadget :D [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 07:54, 20 mar 2025 (CET)
== Request to delete [[MediaWiki:Cite_reference_link]] ==
Hello @[[Utente:Candalua|Candalua]] and sorry for posting in English.
[[meta:WMDE_Technical_Wishes|My team]] is currently working on some improvements regarding references and footnotes and we realized, that you added a custom version of [[MediaWiki:Cite_reference_link]] to this wiki once.
We recently [https://gerrit.wikimedia.org/r/c/mediawiki/extensions/Cite/+/1056448 updated] that message in the code. Due to the override on your project these updates are not be applied here. Since the [[MediaWiki:Cite_reference_link|custom version]] does not add any special formatting that seems to be needed here it would be best to delete that page.
Thank you and feel free to reach out if you have questions or need help.
[[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 12:20, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: ok, done. We'll keep hiding the brackets using font-size: 0 as suggested on gerrit. Thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:16, 20 mar 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Thanks again, I just realized that you also created <code>MediaWiki:Cite_reference_link</code> on [https://vec.wikisource.org/wiki/MediaWiki:Cite_reference_link vec.wikisource.org] it would be really helpful if you could delete that version there as well. At also seems to have no relevant custom changes :-). Best [[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 17:32, 20 mar 2025 (CET)
:::@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: done that too, thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:46, 20 mar 2025 (CET)
== autoNs0 ==
Ciao, sembra ci sia un problema col tool: adesso inserisce il tag pages anche quando si entra in modifica, creando un duplicato [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:26, 5 apr 2025 (CEST)
:Aggiungo: il problema [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=L%27ug%C3%B9ri_de_sto_monno&curid=308599&diff=3499830&oldid=3453620 non si presentava ieri alle 14:10] ma [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Lum%C3%ACe_di_Sicilia_(Novella,_1926)&curid=949669&diff=3499972&oldid=3476273 capitava alle 18:59]--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:29, 5 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: grazie; dovrei aver sistemato. Come avrai visto sto cercando di fare ordine nei gadget per riuscire a velocizzare il caricamento, e sono incorso in una svista. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:07, 5 apr 2025 (CEST)
== Correttore ortografico ==
Proseguendo da [[Discussioni_indice:Yambo,_Luna_paese_incomodo.djvu#Rilettura|qua]], (visto che là è OT), si ho presente le convenzioni sugli accenti, è una vera rottura di palle che in quel testo si usi '''í''' anzichè '''ì''' che c'è sulla tastiera... :-D Anche se forse visto che vedo una incomprensibile sezione memoregex che riguarda la ì, sarebbe più veloce per l'umano mettere delle ì e poi lasciare che sia qualche magia a correggerle... ok, vado a vedere che dice MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici.js per farmi una cultura ;-) ciao -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 10:08, 7 apr 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: quella del memoregex è un'altra idea geniale del buon @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: con il gadget [[Aiuto:Strumenti per la rilettura|Strumenti per la rilettura]], hai un comando "Trova e sostituisci" (nel menu di sinistra) con cui puoi sostituire caratteri in una pagina e dirgli "Ricorda questa sostituzione". Nelle pagine successive la potrai applicare (insieme a tutte le altre sostituzioni già salvate da te o da altri) con il comando PostOCR o più rapidamente Alt+7. Attivando anche la [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli|bottoniera]] ti trovi in basso anche dei bottoni "salva regex", "carica regex", "esegui regex", che vengono comodi (specialmente il salva, con cui le regex vengono scritte in quella sezione che hai visto, così sei sicuro di non perderle — altrimenti mi pare che rimangano solo sul browser).
:P.S. questa è probabilmente una cosa che prima o poi dovremmo mettere su un gadget per conto suo, in modo che ci siano tutti i comandi in un box solo, più intuitivo per l'utente (lo dico più che altro per Alex, ma ne riparleremo nel bar tecnico). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:53, 8 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sì, l'idea di incorporare il "carica regex" e il "salva regex" nel Trova e sostituisci mi piace molto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:04, 8 apr 2025 (CEST)
:::Rispondendo a [[Discussioni_utente:Damadicarta#c-Candalua-20250408073300-Damadicarta-20250407090100|questo]] ("strumento utile, già che ci sono, è il "Controlla interruzioni di pagina", dal menu Strumenti:")... nel menù strumenti non ho quella voce... :(. E ne approfitto per segnalare quella che penso sia un'altra problematica per gli utenti che si approcciano a WS: l'interfaccia è molto dispersiva, con comandi a destra, a sinistra, nel sottomenu, in basso, in alto... La UX è un inferno :-D<br>
:::Per es, non me ne voglia @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], ma perchè carica-salva-esegui regex sta in una barra in basso, mentre trova&sostituisci nel menù a sx (o nel menu panino se si nasconde il menu?). E' lo stesso script, o cmq lo stesso tipo di attività, no?<br>
:::Altro es. (per par condicio :-p ) perchè "Cerca errori ortografici" e "Controlla interruzioni di pagina" invece stanno nel menù strumenti a dx? Troppe cose sparpagliate ovunque.🤯
:::IMHO ci vorrebbe una razionalizzazione "per attività". :-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:31, 8 apr 2025 (CEST)
:::Fra l'altro Vector22, con i suoi spazi esagerati di default e il suo bianco-ovunque-e-senza-bordi peggiora pure la percezione di non capire dove si è e cosa si fa. Lo noto ora perchè "a casa mia" ho stretto tutti gli spazi inutili e messo bei bordini azzurri per delimitare certe cose, ma per l'utente "di default" sembra di navigare in un oceano di comandi sparsi dappertutto... Lo trovo molto "faticoso". --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:35, 8 apr 2025 (CEST)
::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh, infatti sarebbe il punto a cui vorrei arrivare anch'io. Gli "Strumenti per la rilettura" e la "bottoniera" in basso sono tra i gadget più vecchi, e risalgono ad un'epoca in cui era più facile "attaccare roba" al di fuori dei menu standard, e in cui veniva più naturale riunire tante funzioni diverse. L'interfaccia era più basica e la trascrizione più laboriosa, per cui ci siamo scatenati ad inventare gadget che ci potessero aiutare (anche in maniera un po' disordinata, provando e riprovando). Adesso il paradigma è cambiato, perché è possibile caricare i singoli gadget selettivamente in base all'azione (view o edit) e al namespace, quindi è più conveniente avere gadget che fanno una cosa sola e che si caricano solo quando serve quella singola cosa. Quindi vorrei pian piano isolare le funzioni più utili, come il memoregex, e portarle verso questa direzione, anche per riuscire poi a metterci le mani più facilmente, senza timore di rompere altre cose.
::::Per il "Controlla interruzioni di pagina", il gadget è ErroriComuni che dovresti avere attivato; il comando si attiva solo in ns0 e solo in visualizzazione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:21, 8 apr 2025 (CEST)
:::::Mah, ho appena finito di correggere i trattini e avere il tasto "esegui memoregex" subito in basso a portata di click senza passare da menù e voci varie è stato molto comodo. Per cui anche l'idea di concentrare tutti i comandi di correzione/verifica nella bottoniera non è male... Forse potrebbe essere una specie di menù con voci che si aprono verso l'alto? boh.
:::::Controlla interruzioni di pagina continuo a non vederlo anche se ErroriComuni è on. :-( [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 15:37, 8 apr 2025 (CEST)
::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Ti suggerirei di fare un viaggio esplorativo in Distributed proofreaders, il "laboratorio tipografico specializzato" del progetto Gutenberg. La filosofia di trascrizione è completamente diversa da quella di wikisource, ma la differenza fondamentale, secondo me, è che fa una sola cosa, mentre la nostra interfaccia è un adattamento di quanto serve a una miriade di progetti diversi, dominati da wikipedia. Mi pare di ricordare che nei pasticci che ho fatto, anni fa, ci sia qualche traccia di quell'interfaccia.
::::::Sarebbe poi interessantissimo esplorare per bene la wikisource tedesca, he ha avuto una evoluzione profondamente divergente, fino ad allontanarsi dall'interfaccia proofread. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:38, 8 apr 2025 (CEST)
:::::::<small>@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], Distributed proofreaders sarebbe [https://www.pgdp.net/c/]? Look molto anni '90 :D
:::::::de.ws in effetti non capisco come operi: l'interfaccia "a fronte" mi sembra concettualmente meglio. Il problema che sento io, come dicevo, è la dispersione "logica" degli strumenti e la difficoltà ad adattare l'interfaccia alle esigenze di lettura. Beninteso, non è una critica al vs lavoro, solo una suggestione. :-) Purtroppo non ho le competenze per fare qualcosa di concreto su questi aspetti. --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:27, 8 apr 2025 (CEST)</small>
::::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Il tuo link punta alla home page: sei andato fino all'interfaccia di editing? Penso che ci si debba registrare e travestire da volontario :-)
::::::::Io l'ho fatto, ho lavorato su un bel po' di pagine, anche se come utente con minimi privilegi (c'è molto rigore nel sito, gli utenti novizi possono fare solo cose elementari, sotto severo tutoraggio, su testi già selezionati e caricati dagli admin, per passare di livello occorre superare veri esami online... è un mondo del tutto diverso da mediawiki), ed è stata un'esperienza molto interessante e suggestiva.
::::::::Ma stiamo devastando la talk page di Candalua; mi scuso e ti propongo, se ti interessa, di parlarne altrove. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:46, 9 apr 2025 (CEST)
== Gadget Riassunto ultime modifiche ==
Ciao. Le righe tr.odd dovrebbero avere background-color: var(--background-color-backdrop-light) e non #efefef, altrimenti in dark restano bianco sporco. ;-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:35, 12 apr 2025 (CEST)
:Rammento [[mw:Recommendations for night mode compatibility on Wikimedia wikis]], praticamente la bibbia per questo tipo di operazioni. -- [[User:ZandDev|ZandDev]] ([[User talk:ZandDev|disc.]]) 14:42, 20 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: {{Fatto}}
::@[[Utente:ZandDev|ZandDev]]: TrameOscure aveva iniziato a lavorare sul night mode, ma poi visti i suoi trascorsi wikipediani qualcuno non si fidava e abbiamo lasciato perdere. Ma se tu ci sai fare, non ti andrebbe di proporti per un flag temporaneo di ''interface administrator''? Io sto già facendo un lavorone di ottimizzazione dei gadget, oltre al consueto "lavoro sporco", e non riesco a stare dietro a tutto. Ovviamente ti farei comunque da "garante" di fronte alla comunità. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:21, 22 apr 2025 (CEST)
:::👍 Cmq sono sempre a disp. se a ''qualcuno'' sono passate -come spero- le ''psicosi-poco-[https://foundation.wikimedia.org/wiki/Policy:Universal_Code_of_Conduct/it UCoC-compliant]''. :-p -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:55, 22 apr 2025 (CEST)
== Richiesta di rivalutazione opera ora con ISBN ==
Gentile Candalua,
ti scrivo in merito alla precedente cancellazione della pagina ''[[Whelmity. Manifesto del pensiero strutturato]]'', da te motivata con la mancanza di una fonte editoriale verificabile.
Ti segnalo che l’opera è ora regolarmente '''pubblicata su Amazon KDP''' in formato cartaceo ('''ISBN: 979-8282754032''') e disponibile anche in formato eBook ('''ASIN: B0F7M6MQ51''').
È inoltre '''archiviata su Internet Archive con metadati completi''':
🔹 https://archive.org/details/whelmity-manifesto-del-pensiero-strutturato
🔹 [[openlibrary:works/OL43287365W|Open Library]]
L’opera è rilasciata con licenza '''Creative Commons BY-SA 4.0''', quindi compatibile con le linee guida di Wikisource.
Chiedo cortesemente se è possibile '''valutare la ripubblicazione''' o fornirmi ulteriori indicazioni per procedere correttamente.
Grazie per l’attenzione e il tempo dedicato,
<nowiki>--~~~~</nowiki> [[User:Marino car|Marino car]] ([[User talk:Marino car|disc.]]) 22:53, 8 mag 2025 (CEST)
== autoPt ==
Ciao, ho visto che hai tolto il comando dalla barra a sinistra. Mi pare di capire che lo hai fatto perchè la funzione non è necessaria: la parola viene riunita da sola. Ma ogni tanto non succede vedi [[Pagina:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu/11 |qui]. In questo caso cosa devo fare? ho letto che qualcuno si è messo il tasto da qualche parte, come di fa? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:27, 11 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: c'è il bottone Pt nella barra in alto (che sarebbe il posto "ufficiale" dove mettere i nostri strumenti). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 11 mag 2025 (CEST)
::Grazie, ora l'ho visto. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:51, 11 mag 2025 (CEST)
== Filo d'Arianna per pag. di aiuto e ns:ws ==
Detto anche breadcrumb. Ho notato che [[:Template:Intestazione indice linee guida]] e [[:Template:Intestazione indice aiuto]] generano una inutile e brutta duplicazione del nome della pagina (vedi [[Aiuto:Guida del lettore|qua]] per es.). Non ne capisco lo scopo e visto che i due template hanno dei parametri non vorrei fare casino. Ma per es fr.ws mi sembra sia più pulito e comprensibile ([https://fr.wikisource.org/wiki/Aide:Cr%C3%A9er_un_fichier_DjVu es.]). Si può togliere questo "doppio/triplo titolo" o ha qualche scopo che non comprendo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:45, 12 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: anticamente c'erano degli stili che poi si erano persi in qualche pulizia. Ora li ho rimessi (con templatestyles). C'è da dire però che la cosa aveva maggiore senso quando si poteva nascondere il titolo "normale" delle pagine usando {{tl|Nascondi titolo}}: ora sembra molto più una ripetizione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:09, 12 mag 2025 (CEST)
::Infatti anche quel template non lo capivo.. :D
::Però a sto punto leverei il box di ripetizione, anche perchè non funziona con la mod. scura... [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:45, 12 mag 2025 (CEST)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sì, quasi quasi... si potrebbe tenere solo le briciole di pane. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:51, 12 mag 2025 (CEST)
::::Esatto... Poi come hanno fatto i francesi mi sembra molto carino, con la casetta (o volendo col salvagente). -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:56, 12 mag 2025 (CEST)
== Linee punteggiate ==
Ciao. Di situazioni come [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Yambo_-_Manoscritto_trovato_in_una_bottiglia,_Roma,_Scotti,_1905.pdf/78&diff=next&oldid=3523999 questa] ce ne sono in millemila miliardi di pagine in 'sto libro.
Mezza riga di punti e mezza riga di testo... in proporzioni variabili. Non sapendo come ottenere l'effetto ho messo punto-spazio-punto-spazio-punto-testo o testo-punto-spazio-punto-spazio-punto a seconda dei casi senza cercare l'esatta resa grafica. Non ci sono mai spazi dopo il terzo punto perchè quella combinazione con spazio finale l'ho usata come regex per il template rigapunteggiata/16 --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:14, 16 mag 2025 (CEST)
== Ariosto ==
Ciao. Sono finalmente arrivato a creare le pagine Opera delle liriche dubbie. [[Opera:Madonna, qual certezza|Questa]] è la prima (corrispondente a [[:d:Q134486391|questo elemento Wikidata]]): quando hai tempo, ci sarebbe da modificare il template {{tl|Opera}} per mostrare il possibile autore anche qui da noi.-- [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 12:10, 17 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: ok, ho aggiunto la gestione del "possibile autore" (da testare cosa succede se sono più di uno). Ho creato [[:Categoria:Opere con possibili attribuzioni]] per radunare questi casi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:04, 19 mag 2025 (CEST)
::Grazie mille, ti faccio sapere se trovo comportamenti inaspettati o ''bug''--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 13:08, 19 mag 2025 (CEST)
== Due domande "laterali" ==
Abbi pazienza se ti pongo due domande che con wikisource hanno poco a che fare (ma poi... chissà...).
Dopo decenni mi è tornata la voglia di preparare pagine web.
Ho scelto come editor Bluegriffon. OK? Altro?
E se oltre a creare pagine web locali, volessi metterle in rete, hai qualche suggerimento? Non mi serve un dominio "mio". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:54, 22 mag 2025 (CEST)
== Info ==
Ho "perso un pezzo" nella discussione sulle Ville, si può far sparire il dato? Grazie :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:47, 9 giu 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: intendi il tuo IP, vero? ho provveduto a mascherarlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:53, 9 giu 2025 (CEST)
== Modifica gadget ==
Fatta una piccola modifica a [[Mediawiki:Gadget-common.js]], funzione newAutoRi, in modo che funzioni anche se il parametro pagina contiene un tl rl (visualizzazione come numero romano). Visto che sono estremamente arrugginito e che ti stai occupando di risistemare gli script ti avviserò ad ogni mia cauta modifica. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:30, 16 giu 2025 (CEST)
== Pg aggiunto in modo strano ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Come_si_possa_diventare_artisti_cinematografici_1914-PaoloAzzurri.pdf/30&diff=next&oldid=3542341 Questo] mi si è aggiunto facendo Alt+7, immagino che venga da una MemoRegex di chissà quale altro indice! Grazie [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 14:10, 3 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Cruccone|Cruccone]]: purtroppo è un bug noto. Succede a volte quando si cambia indice, probabilmente perché non trova un memoregex sull'indice nuovo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:41, 3 lug 2025 (CEST)
== OCR Google ==
Ciao, mi dicono che hai tolto il pulsante tra i gadgets. A me è molto utile spesso, es. di [[Pagina:Matilde Serao Evviva la vita 1919.pdf/76| questa pagina]] non vedo il testo se non uso il tasto OCRGoogle. Come faccio ad attivarlo per me? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:00, 27 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ciao, l'ho disattivato perché è da qualche anno che è stato sostituito da uno strumento "ufficiale", che è il bottone "Trascrivi testo": puoi usare quello d'ora in poi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 20:13, 27 lug 2025 (CEST)
::Grazie. Come faccio ad attivarlo? devo inserire una istruzione nel mio common.js? me la puoi indicare? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 15:15, 28 lug 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non è un gadget, è un componente standard, quindi dovresti già vederlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:38, 28 lug 2025 (CEST)
::::Non lo vedo; potresti guardare il mio common.js per capire se lì ho fatto pasticci? [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:24, 28 lug 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ho visto che avevi tentato di riaggiungerti il bottone OCRGoogle, ma in quel modo non poteva funzionare, ora forse sì. Comunque, riusciresti a caricare uno screenshot dove si veda l'intera pagina quando vai in modifica? Va bene su Commons, o qualunque altra piattaforma dove ti sia comodo. Vorrei davvero capire come ti appare il sito, perché senz'altro c'è qualcosa di strano. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:10, 28 lug 2025 (CEST)
::::::ecco una [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao.png pagina normale] e [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao_con_eis.png una con eis] del testo Serao che per problemi strano non mi visualizza la pagina. Per questo qui mi serviva assolutamente la funzione ORCGoogle. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:35, 28 lug 2025 (CEST)
:::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non sono riuscito a replicare del tutto la tua situazione, comunque vedo che stai ancora usando il tema "Vector legacy"... io ti consiglierei, per cominciare, di passare a quello nuovo, andando su Preferenze -> Aspetto e scegliendo "Vector (2022)". Poi può essere che tu abbia attivato qualche gadget "strano" che magari nasconde o copre il bottone trascrivi... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 28 lug 2025 (CEST)
== Problemi OCR Google ==
Con la mia utenza l'accoppiata pulsante OCR Google - eis funziona, ma non funziona per @Giaccai nè per la mia utenza secondaria. Da cosa può dipendere? Puoi aiutarci? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:16, 1 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: la tua utenza non so, ma hai visto lo screenshot dell'ambiente di @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] che ha postato qui sopra? È come fare un tuffo nel passato... ha ancora la vecchia Vector e altri gadget strani che non usa più nessuno, tipo "Blocca la sidebar" e "Resize.menu"... e le mancano alcune cose indispensabili, tipo Section (e infatti non sa mai come gestire i capitoli che iniziano a metà pagina...). Io ho cercato di replicare la situazione sulla mia utenza, ma non ci sono nemmeno riuscito del tutto. Bisognerebbe fare un "riallineamento" con la situazione generale degli altri utenti, sennò ci sono troppe cose che potrebbero influire, e facciamo anche fatica a capirci. Avrei bisogno di vedere l'elenco completo dei gadget attivi, e magari anche i tab "Aspetto" e "Casella di modifica" delle Preferenze, forse anche lì c'è qualcosa che può influire, tipo il visual editor. E ovviamente sbiancare tutti gli script personali. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:37, 1 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie. Provo a operare con più diligenza sulla mia utenza secondaria. Poi suggerisco a @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] le contromisure. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:43, 1 ago 2025 (CEST)
:::@Trovato il problema in [[Utente:Alex brollo bis]]: era attivato il gadget eis test, non aggiornato con le istruzioni di caricamento di OCR Google. Adesso è allineato all'eis generale. @Giaccai : Chissà, forse adesso ti funziona... prova ad attivare Vector 2022. E per attivare l'aggiornamento dei tuoi gadget, disattivane qualcuno, e salva; se poi lo rivuoi puoi riattivarlo e salvare di nuovo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:06, 1 ago 2025 (CEST)
::::caro Alex, ho già attivato Vector 2022 prima di scriverti. Ho cancellato diversi gadget, ho cambiato browser, ma tutto resta come prima, non vedo il tasto OCR standard e neanche il tasto OCR Google. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:35, 1 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Uffa. :( Riprovo... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:28, 2 ago 2025 (CEST)
== Ancora su Giaccai e Google-OCR ==
Mistero. Dall'utenza di Giaccai, lanciando in modifica dalla console <code>mw.loader.load('//wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki:GoogleOCR.js&action=raw&ctype=text/javascript');</code>, non succede niente. Da tutte le mie utenze, compare immediatamente il pulsante Google OCR funzionante. Nonostante l'azzeramento di script personali (common.js, PersonalButtons.js) non cambia nulla. E' come se ''Giaccai non potesse vedere //wikisource.org''. Ho gettato la spugna. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:39, 10 ago 2025 (CEST)
:PS: Giaccai dice che entrando in modifica nsPagina si apriva un box con F8 F7 F6.... non l'ho visto e non ho capito cosa sia e da dove venga. :(. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:09, 10 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: c'è un'ultima cosa, un pochino drastica, che Giaccai potrebbe fare: aprendo il browser in incognito, crearsi una seconda utenza Giaccai2 e vedere se da lì le cose funzionano. Se neanche così va... allora è proprio stregato il suo pc. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:31, 21 ago 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Prova anche il suggerimento di Candalua.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:41, 21 ago 2025 (CEST)
::::Ho aperto una nuova utenza con lo stesso risultato (ma senza aprire il browser in incoglino perchè non so come fare) Ho provato le due utenze su un altro pc un Mac, ma in nessun caso vedo il tasto OCR. Sul mio pc ho Linux Mint Mate. Mi rassegno? Grazie molto a entrambi per la pazienza, buona giornata [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:15, 22 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: scusa, ma vedi proprio tutto identico da un'utenza all'altra? Non c'è nessuna differenza per esempio tra i bottoni della barra di modifica, o tra i comandi del menu? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 22:23, 25 ago 2025 (CEST)
== Flag AI ==
Sarei propenso a richiedere il flag di AI per sistemare robette qua e la che confliggono con la modalità scura in modo che possa finalmente essere funzionale e consistente nonchè abilitata anche per non-loggati.
Inoltre vorrei fare qualche altro fix funzional/estetico a vector22 (che di default sembra un'interfaccia per mobile e non per pc...🙄). Visto che nulla s'è mosso in 8 mesi, e che certe obiezioni dovrebbero essere superate, ti pare inopportuno che riproponga la cosa al bar da qui a qualche tempo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 20:30, 20 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sembra anche a me che i tempi possano essere maturi. Mi pare che, superato qualche piccolo screzio iniziale, tu abbia dimostrato di portare un contributo utile al progetto, e di saper collaborare con gli altri utenti. Nella richiesta, dettaglia bene il perimetro del tuo intervento: sistemare la modalità scura va bene, ma se hai visto altre fix da fare, spiega bene quali sono e cosa comportano, ed eventualmente rimandale ad una seconda richiesta. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:28, 21 ago 2025 (CEST)
::"Utile" è un parolone... in realtà il mio contributo è abbastanza limitato e per niente paragonabile a quello di moltissimi altri che trascrivono decine di pagine al giorno 😨, ed è anche un po' di contorno e ''sui generis'' ([https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Speciale%3AContributi&target=TrameOscure&namespace=12&tagfilter=&start=&end=&limit=50 propedeutico]?).
::Le "altre" fix sono abbastanza piccolezze, riguardano la compattazione dei menu (che allo stato sembrano spaziati da touch e se si tiene lo zoom a >100% sono pure da scrollare...) e un elegante bordino 1px azzurro (come sotto l'header, che era un'aggiunta mia) per scontornarli: mera estetica ma IMHO decisamente migliorativa percettivamente specie per chi apprezzava vector legacy o addirittura roba più datata e meno piatta/vuota/lattiginosa. Semmai produco uno screenshot.
::Provvedo appena ho ragionevolmente tempo di dedicarmi alla cosa, anche perchè devo prima estrapolare dalle mie millemila modifiche in locale quelle da trasferire. :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 17:24, 21 ago 2025 (CEST)
== Bug VisualEditor? ==
Sono incappato in un problema di VisualEditor che non avevo notato in passato.
Se si edita una sezione di una pagina (es [[Aiuto:Guida alla pubblicazione di un testo/Pubblicizzare il testo|m'è successo qua]] con "modifica sorgente" a lato del titolo di sezione, viene caricata come wikitesto raw solo la sezione. Se si fa qualche modifica e si passa a "modifica" tramite la scritta in altro (non l'icona dell'occhio e della penna), si passa al WYSIWYG di quella sola sezione, ma salvando, di tutta la pagina resta veramente ''solo'' quella sezione. In pratica VE carica e visualizza solo una porzione della pagina, ma salvando considera che il salvataggio sia di ''tutta'' la pagina.<br>
La cosa non si verifica se lo switch viene fatto con le icone occhio/penna.<br>
Non so se è materia di cui ti occupi tu (forse no), ma di certo ne capisci più di me. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:20, 24 ago 2025 (CEST)
== Problemi capolettera ==
Ciao, ho un problema in [[Pagina:Gemelli Careri - Viaggi per Europa, Vol. I, Napoli, Roselli, 1701.djvu/27|questa pagina]]: sostanzialmente, non funziona l'"a capo". Dopo diversi scervellamenti, ho notato che togliendo il tl Capolettera non ci sono problemi e va a capo tranquillamente. E' possibile ci sia qualche bug? Grazie dell'aiuto! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:29, 29 set 2025 (CEST)
:Ciao @[[Utente:Modafix|Modafix]]! Era il PieDiPagina che causava questo comportamento strano... aggiungendoci prima un ritorno a capo, è andato a posto. Comunque, credo che nella trasclusione i paragrafi sarebbero venuti giusti lo stesso, che è quello che conta di più. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:47, 29 set 2025 (CEST)
::Grazie ancora! :) [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:54, 29 set 2025 (CEST)
== Piccolo e irrilevante bug di autoNs0 ==
In Critica della ragion pura, la struttura del Sommario è particolarmente complessa, con sovrabbondanza di livelli di sottopagine, e autoNs0 si confonde compilando (in alcuni casi) campi prec e succ "rotti". Non è una problema rilevante, vista l'eccezionalità del caso, ma visto che ho incontrato il problema ho pensato che fosse il caso di segnalartelo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:39, 10 ott 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh, mi pare che regga fino a 5 livelli, e quindi vedo che si arriva addirittura a 8... :D Era stato già complicato gestirne 5, quindi senz'altro lo lascerò così. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:35, 10 ott 2025 (CEST)
== Notice of expiration of your interface-admin right ==
<div dir="ltr">Hi, as part of [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]], this is an automated reminder to let you know that your permission "interface-admin" (Amministratori dell'interfaccia) will expire on 2025-11-04 09:54:42. Please renew this right if you would like to continue using it. <i>In other languages: [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot/Messages/default|click here]]</i> [[User:Leaderbot|Leaderbot]] ([[User talk:Leaderbot|disc.]]) 20:42, 28 ott 2025 (CET)</div>
== maggiore rispetto e spiegazioni di cancellazioni voci ==
Ciao, ho per due volte consecutive inserito una voce riferita a uno scrittore e giornalista che tu hai, nel primo caso cancellato, e nel secondo addirittura bannato.
Puoi essere così gentile da spiegarmi i motivi e, soprattutto, capire perché non ci si rivolge all'autore della VOCE e/o DISCUSSIONE, fosse anche in privato, per spiegare l'azione?
E' una questione di rispetto verso chi ha interesse per questa enciclopedia, oltre che alla fonte riportata
Grazie, attendo un tuo opportuno riscontro
Gianbattista Sforza [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 12:19, 24 nov 2025 (CET)
:@[[Utente:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]]: il motivo è chiaramente indicato nell'operazione di cancellazione: "Pagina costituita unicamente da collegamenti esterni e spam promozionale". Wikisource non è il luogo dove inserire il curriculum vitae di uno scrittore contemporaneo per cercare di dargli visibilità. In particolare è vietato l'inserimento di link a siti personali o che comunque pubblicizzano un autore a fini commerciali. La biografia si può eventualmente inserire su Wikipedia, sempre se lì la ritengono meritevole di interesse enciclopedico, cosa di cui dubito. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:49, 24 nov 2025 (CET)
::va bene, grazie [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 16:13, 24 nov 2025 (CET)
== Ancora sul nuovo Trova e sostituisci ==
Dopo parecchie settimane di uso intensivo del nuovo Trova e sostituisci, su testi in prosa, sono entusiasta. Adesso sono alle prese con un testo poetico in versi, e trovo un intoppo: la rinuncia a Strumenti di rilettura, ed in particolare dello script per la numerazione dei versi, mi crea qualche difficoltà.
Immagino che il problema stia principalmente nella routine cleanup, che in Strumenti richiama (fra le altre cose) il vecchio Trova e sostituisci, mentre il nuovo ridefinisce la routine.
Provo a creare un "clone" di [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFramework.js]] cancellando ogni riferimento a cleanup, ad uso personale, in modo da aggirare i conflitti. Ma temo di aver perso qualche abilità critica. Tu hai in progetto di risolvere? Tienimi informato, per favore. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:33, 10 dic 2025 (CET)
:Fatto, procedo con il test. Il gadget clone è [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFrameworkNew.js]], sembra funzionare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:17, 10 dic 2025 (CET)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: purtroppo ci sto lavorando molto saltuariamente, anche per una certa incertezza su come procedere. Vorrei portare in Trova&Sostituisci il vecchio cleanup e il RigaIntestazione, ma senza portarmi dietro pacchi di codice legacy, e non è facile. Poi bisognerebbe capire che fare degli altri Strumenti per la rilettura. Comunque non ci dovrebbero essere conflitti, solo lo shortcut, ma il Trova&Sostituisci è in grado di accorgersi se hai gli Strumenti attivati e nel caso rinuncia a prendersi lo shortcut. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:12, 10 dic 2025 (CET)
:::Io sono appagato, il nuovo gadget si attiva e fa tutto, e non collide con il nuovo Trova e sostituisci. Mi rendo conto che è uno script caotico, ma è quello che mi serviva... ti chiedo solo di verificare che non parta di default. E ancora complimenti per il nuovo Trova e sostituisci. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:35, 10 dic 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh sì, avevi lasciato il default. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:23, 10 dic 2025 (CET)
:::::Trovato un bug, c'è qualcosa che non va nella gestione di RigaIntestazione (in Telesilla) scatenato da <code>Alt+7</code>. Indagherò fino allo sfinimento. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:06, 13 dic 2025 (CET)
::::::Mi pare che il problema si verifichi ''solo sotto eis''. Non è molto ma è un indizio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:12, 13 dic 2025 (CET)
:::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ieri sera ho introdotto in trova&sostituisci anche la riga intestazione automatica, non so se può interferire. Come le altre funzioni, è disattivabile aprendo il gadget. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 23:27, 13 dic 2025 (CET)
::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Ritorno a Telesilla e verifico. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:27, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::Sembra che ci siamo.
:::::::::* Sotto Modifica non-eis Alt+7 funziona ma con una piccola differenza rispetto all'algoritmo originale.
:::::::::* Sotto Modifica eis Al7+7 si imbizzarrisce.
:::::::::La differenza rispetto all'algoritmo originale è che l'algoritmo nuovo è ''forzante'', ossia modifica RigaIntestazione anche se RigaIntestazione c'è già. Il vecchio algoritmo invece è "non forzante", non scatta se RigaIntestazione c'è già. Nella mia bottoniera c'è una versione del vecchio script nella versione ''forzante'', che uso solo quando un RigaIntestazione esistente va modificato, altrimenti Alt+7 chiamava ''lo script non forzante''-
:::::::::Provo ad aprire il nuovo Trova e sostituisci per cercare di capire il codice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:04, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::Come immaginavo, trovo un algoritmo autoRI() nuovo di pacca dentro il gadget; me lo studio con calma. Di certo il problema sta lì. Nel frattempo, devo solo ricordarmi di cliccare il mio pulsante autoRi ''forzante'' prima di salvare la pagina, se serve, e posso lavorare tranquillo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:10, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: in effetti credo sia meglio non sovrascrivere Riga intestazione se già presente. Modificherò in tal senso. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:11, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie! Problema quasi risolto (sotto eis basta ricordarsi di generare il RigaIntestazione giusto prima di chiamare postOcr). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:22, 25 dic 2025 (CET)
== Minuscolo miglioramento di Trova errori ortografici? ==
Lanciando:
$("#errori-ortografici-list a").attr("target","errore")
in console, dopo caricata tutta la lista di errori, ottengo che la pagina che si apre dal link usi sempre la stessa scheda del browser. E' un trucco che trovo comodo per evitare che la lista delle schede aperte si allunghi in modo fastidioso (almeno per me). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:52, 25 feb 2026 (CET)
== Caratteri nascosti o invisibili nei titoli ==
Caro Candalua,
ho letto da qualche parte che in un titolo possono inserirsi caratteri invisibili che creano problemi. Io nei miei pergrinaggi ho trovato questo:
*Primo caso: [[Lettre à M. C*** sur l’unite de temps et de lieu dans la tragédie]] non è lo stesso titolo di [[Lettre à M. C*** sur l'unite de temps et de lieu dans la tragédie]]: sono due pagine differenti, ma non ho capito dove stia la differenza nel titolo, come possa scovarla e quindi disfarmi el doppione inutile (tra l'altro mi piacerebbe scoprire quanti altri di simili doppioni abbiamo nel nostro progetto).
*Secondo caso: se guardi il template di navigazione in [[Il buon vino]] noterai che la parte tra parentesi in [[L'allodola (de Tourtoulon)]] non "scompare", e lo stesso vale sia in [[Antologia provenzale/Linguadoca]] quando il titolo è dentro un template:Testo. Sospetto che ci sia un carattere invisibile che interferisce con gli automatismi di mediawiki.
Sto pensando correttamente o mi sto creando un film fantasy? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 16:51, 7 mar 2026 (CET)
:Caro @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]],
:* la differenza, scovata con occhio allenato, sta nell'apostrofo: il primo titolo ce l'ha tipografico. Ho già cercato di impedire la creazione di pagine con questo apostrofo e altri caratteri strani, imponendo una regola in [[MediaWiki:Titleblacklist]], ma ci sono riuscito solo per gli utenti normali: per gli admin la regola non scatta e non interviene nessun avviso, quindi è facile non accorgersene. Si può trovare [https://lists.toolforge.org/itwikisource/Testi/Testi_con_caratteri_speciali qui] una lista di pagine con apostrofi tipografici o lineette lunghe: per fortuna sono solo una manciata.
:* per le parentesi, la regola che abbiamo usato è: nascondi la parte tra parentesi solo se inizia per lettera maiuscola. Questo per evitare di nascondere cose legittime tipo ''[[Così è (se vi pare)]]''. Ovviamente anche qui c'è il caso limite... il "de" nobiliare non fa veramente parte del cognome e quindi è giusto che in questo caso sia minuscolo. Si può tuttavia ovviare usando direttamente un wikilink: [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Il_buon_vino&diff=3643755&oldid=3639092], soluzione un po' singolare e da non generalizzare, ma che si può usare in casi come questo. Nel template Testo, invece, c'è già un secondo parametro per sostituire il titolo.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:45, 9 mar 2026 (CET)
::Mi cospargo il capo di cenere: sul primo caso ci sarei dovuto arrivare da solo.... Per il secondo, ho imparato qualcosa di nuovo. In ogni caso mi ero fatto un film fantasy. Grazie per la pazienza nello spiegarmi questi particolari tecnici. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:17, 9 mar 2026 (CET)
:::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: figurati! tra l'altro, mi accorgo adesso che dovrebbe essere ''unité'', non ''unite''. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:50, 9 mar 2026 (CET)
== Problema con il salvataggio memoRegex ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_indice:Porta_-_Poesie_milanesi.djvu&oldid=3653615 In questa pagina Discussioni indice], a seguito di un salvataggio memoRegex, ho notato due problemi:
* è stata aggiunta una nuova copia della sezione memoRegex invece di sostituire quella esistente;
* una discussione con Edo è sparita (era già successo in precedenti modifiche della pagina e sono impazzito per ritrovala).
Adesso che lo so ci sto attento, ma cosa c'è che non va? Sto lavorando sotto eis. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:41, 29 mar 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: mi sa che hai trovato un bug che si verifica ''solo se ci sono altre sezioni prima del memoRegex, almeno una delle quali abbia una sottosezione''. Non esattamente una casistica molto frequente! Dovrei averlo sistemato, comunque spostare la memoRegex in cima alla pagina senz'altro taglia la testa al toro :) [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:45, 29 mar 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Infatti avevo trovato questa soluzione. La causa, la mia fissazione di scrivere immediatamente un minimodi doc di documentazione ''prima '' di cominciare a editare nsPagina. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:57, 29 mar 2026 (CEST)
== You may be an eligible candidate for the U4C election ==
<div lang="en" dir="ltr" class="mw-content-ltr">
Greetings,
The [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee|Universal Code of Conduct Coordinating Committee (U4C)]] seeks candidates for the 2026 election. The U4C is the global committee responsible for overseeing enforcement of the [[foundation:Special:MyLanguage/Policy:Universal Code of Conduct|Universal Code of Conduct]]. Elections are held annually, if elected a committee member serves for two years.
This year the U4C requires candidates to hold administrator rights on at least one wiki, which is why you are being contacted as you appear to hold this right. There are other requirements, such as candidates must be at least 18 years old and may not be employed by the Wikimedia Foundation or other related chapters and affiliates. You can find more information in the [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026#Call_for_Candidates|call for candidates on Meta-wiki]]. Additionally, the committee's working language is English; some ability to communicate in English is required.
The election opens on 18 May, if you are eligible and interested you have until 10 May to submit your candidacy. There will week between for candidates to answer questions from the community. Voting takes place privately in [[m:Special:MyLanguage/SecurePoll|SecurePoll]], successful candidates must receive at least 60% support. More information is available on [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026|the 2026 Elections page]], including timelines and other candidacy information. If you read over the material and consider yourself qualified, please consider submitting your name to run for the committee. If you think someone else in your community might be interested and qualified, please encourage them to run.
In partnership with the U4C -- [[m:User:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User_talk:Keegan (WMF)|talk]]) 20:33, 28 apr 2026 (CEST) </div>
<!-- Messaggio inviato da User:Keegan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Keegan_(WMF)/test&oldid=30471754 -->
== Piccolo inconveniente del nuovo autoNs0 ==
L'eliminazione di fromsection="" e tosection="" va benissimo, ma dovrebbe scattare solo al salvataggio, e non in anteprima. Non so se è solo mia abitudine, ma io sistematicamente dò un'occhiata all'anteprima per compilare i due parametri lasciandoli vuoti, poi mi regolo per la loro compilazione (soprattutto per il tosection). Per ora uso una piccola furbata: ho notato che lo script cancella tosection="", ma non tosection=" "... e così lo frego. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:37, 14 mag 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: interessante osservazione. {{fatto}}. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:34, 14 mag 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Fulmineo! :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:18, 14 mag 2026 (CEST)
== Testi sbloccati da Google di recente ==
Ciao, dato che so che varie volte chiedi di sbloccare testi da Google, ti segnalo che almeno un mese fa avevo chiesto a Google alcuni sui libri da sbloccare, non ho più avuto notizie di essi, poi ieri ho riguardato i link e li ho trovati sbloccati. A quanto pare Google non mi aveva avvisato dello sblocco via mail come al solito. Magari tu puoi riguardare le tue richieste per vedere se ti è accaduto lo stesso...
Ciao. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 10:00, 16 mag 2026 (CEST)
== Proposta per Cerca errori ortografici ==
Finalmente faccio uso del magnifico box "Cerca errori ortografici", vedo che i link alle pagine non sono diretti ma stanno nello script, e immagino che nello script che attiva il link ci sia un attributo <code>target="new"</code> per far aprire la pagina da verificare in una nuova scheda. Ti propongo di modificare il target in modo che la pagina da correggere si apra sempre ''nella stessa scheda'' scegliendo un nome appropriato per la scheda destinata alle correzioni. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:57, 8 lug 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ho come un "djvu" (ah ah ah)... me l'avevi già chiesto (forse per un altro gadget) e te l'avevo bocciata? In generale, riusare una scheda già aperta non è una buona pratica di web design, perché non puoi sapere se l'utente stava ancora usando quella scheda, gli sovrascrivi il contenuto senza dargli modo di impedirlo... quindi spiacente, ma devo respingere nuovamente la proposta. :( [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:19, 8 lug 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Prendo atto di un deterioramento di qualche neurone. :-) Grazie della spiegazione ripetuta che non ricordavo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:02, 8 lug 2026 (CEST)
== riga cassata ==
Ciao, avevo tolto la prima diga dell'indice che in realtà non è un capitolo ma il nome del libro e tu l'hai rimessa, come mai ci tieni a tenerla dato che non fa in realtà veramente parte dell'indice? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 09:03, 12 lug 2026 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: io invece non capisco perché ti ostini a toglierla :) È una pagina anche quella, ed è la radice di tutta l'alberatura del sommario. Compila Sommario la inserisce apposta, non è un errore... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:43, 13 lug 2026 (CEST)
::Scusami, hai ragione, ho visto che è standard. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:55, 14 lug 2026 (CEST)
== Libro dei Re ==
Ho visto che ci sono 6 tuoi contributo a pagine dell'[[Indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu|Indice VII del Libro dei Re]], e mi sono precipitato a esaminarli.... :-) ma erano solo pagine SAL 0%. Ma forse un'occhiata in giro l'hai data. Hai qualche osservazione/suggerimento? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:19, 3 ago 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: onestamente no, non ho suggerimenti da darti (e non è che te ne servano :) ). Ci tenevo solo a dare un contributo almeno simbolico, vista la mole immane dell'opera. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:04, 3 ago 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Altrochè, se servono :-)
::Ma fra tanti, uno: c'è una notevole differenza fra la mia trascrizione e quella di @[[Utente:DLamba|DLamba]] che ha dato il via alla digitalizzazione. In particolare, ho trascurato il linkaggio dei personaggi a wikidata, che invece DLamba aveva fatto con notevole accuratezza, e bello sarebbe fare lo stesso con i luoghi. Anche la costruzione di un "indice dei personaggi e dei luoghi" sarebbe una bella cosa, anche se piuttosto spaventosa, ma sarebbe un "contributo originale" che non dovrebbe essere incorporato in ns0. Se mai mi venisse la pazza idea di farlo, dove potrei metterlo? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:23, 3 ago 2026 (CEST)
== Stupidez sul gadget controllo nomi ==
Trovo che Verdana mette in maggiore evidenza i diacritici, rispetto al font corrente. Io lo applico in un attimo da console, ma potrebbe essere utile ad altri. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:36, 4 set 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: buona idea. {{Fatto}}. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:09, 4 set 2026 (CEST)
== Proposta per la lista Errata corrige ==
Continuando (tardivamente :-( ...) l'esplorazione dei sorprendenti tool di verifica nsIndice, ho aperto Errata corrige, e ti propongo di aggiungere qualcosa per distinguere quelli a due da quelli a tre parametri (ossia quelli inseriti dall'utente da quelli originali dell'edizione, che dovrebbero prevedere il nome pagina come terzo parametro). I primi sono critici, prchè potrebbero essere arbitrari o errati, e meriterebbero una attenta revisione.
Ho anche scaricato per la prima volta il "Scarica il puro testo", nel Libro dei Re Pizzi ha usato senza risparmio alcuni diacritici, e nonostante un po' di cura sono nella correzione certo che una verifica evidenzierebbe numerosi errori. Vediamo se mi viene qualche idea :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:20, 6 set 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: più che giusto. Ho aggiunto il link alla pagina di ec originale, se presente, così da distinguere le due situazioni. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:31, 7 set 2026 (CEST)
s8upngy90hs1hr5vp86r9tn5j3qwccp
3895735
3895557
2026-09-07T10:55:22Z
Alex brollo
1615
/* Proposta per la lista Errata corrige */ Risposta
3895735
wikitext
text/x-wiki
<div class="plainlinks" style="float:left; border: 1px solid #999;padding: .2em .3em .25em;margin: .3em .3em .3em 1em;">'''Archivio'''
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<div style="width:70%; margin: 0 auto; text-align: center; border: 2px solid #FFD595; padding: 5px; background-color: #FFF0D9;">
[[File:Nordkirchen-090806-9419-Capellerallee-Atlas.jpg|200px|center]]'''{{PAGENAME}}''' (non visibile nella foto in quanto sta reggendo sulle sue spalle Atlante che a sua volta regge il Mondo) <br/> è in '''''[[w:Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikipause|wikisinghiozzo permanente]]''''' per cause dipendenti da '''lavoro, donne & altri vizi vari.''' <br/>Chiedete pure, ma sappiate che potrei sparire da un momento all'altro...
</div>
{{TOCright}}
== Fogna! ==
Caro Candalua,
come disse Jovanotti, ''Fogna! Non fmettere mai di fognare!''... e io fogno, o meglio, '''ſ'''ogno. Per diletto ho preso in considerazione un testo settecentesco con le esse lunghe, e mi sono messo di buzzo buono a cliccare con il [[Mediawiki:Gadget-fs.js|gadget f => s]] sulla casella con i due bottoni. Niente di sbagliato, ma mi chiedevo se per vecchi ''boomer-user'' come me fosse possibile usare la tastiera invece del mouse/trackpad: in pratica è possibile fare in modo che, attivato il gadget, oltre che cliccando sui bottoni, sia possibile effettuare la scelta tra effe ed esse cliccando sulla lettera corrispondente della tastiera? in tal modo potrei mantenere gli occhi sullo schermo invece di spostarli continuamente tra casella con bottoni e testo. Lo so, sono un triceratopo, ma lasciami fognare! Che ne pensi? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:26, 3 gen 2025 (CET)
:Cariffimo [[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliufMagifter]]! Fui tafti è fempre... ehm, sui tasti è sempre un po' difficile, ma ci poffo provare. Però dovrai aspettare un po', magari intanto dèdicati a qualcos'altro e poi ti farò fapere! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:30, 3 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: il fogno diventa una folida realtà! Ora puoi usare i tasti f-s e ''fpaffartela'' con i ''tefti fettecentefchi!'' [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:47, 20 gen 2025 (CET)
:::''Maggico Candalua!'' fantaftico! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 20:34, 20 gen 2025 (CET)
== Tks... ==
Mi sa che bisogna darci un occhio... -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:24, 12 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh sì. Se vuoi dedicarti un po' anche a questo, ti segnalo un paio di gadget utili che forse non hai ancora visto:
:* Contributi aggregati: una volta attivato, lo trovi nel menu di destra quando sei sulla pagina di un utente o nei suoi contributi. Ti mostra un riassunto degli indici su cui ha lavorato, dal più recente, col conteggio delle modifiche.
:* Cerca errori ortografici: questo lo trovi sugli indici (a volte ci mette un po' a caricare) e cerca possibili errori in base a dei pattern. Ovviamente non li trova tutti, e spesso trova dei falsi positivi, ma è molto utile per trovare gli errori più comuni senza guardare le pagine ad una ad una. Io raccomando di usarlo almeno dopo ogni trascrizione o rilettura completata, per fare un check generale.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 03:20, 13 gen 2025 (CET)
::Provato Contributi aggregati... è il conto degli edit fatti nelle pagine relative a un indice? sulla tua PU non finisce più di caricare roba... :D Bello, ma è un altro componente che con dark non va :-( -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 13:06, 13 gen 2025 (CET)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eheh, penso sia dura trovare un indice su cui non ho messo le mani... Per tutti questi gadget io ho fatto un css comune con alcuni stili per finestre, bottoni ecc. (altri temo che siano ancora nel common), che trovi all'inizio della pagina di "gadget definition"... Forse si riesce a farne una versione dark, in modo da sistemare tutto in un colpo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:11, 13 gen 2025 (CET)
::::Allora forse avevo già fixato la cosa in locale mettendo a punto non ricordo più quale altro gadget che Alex mi aveva segnalato... il cerca&sostituisci, mi pare. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 16:56, 13 gen 2025 (CET)
== "Pasticcio" pt. 2 ==
Ciao, ho appena fatto un edit che mi ha dato lo stesso problema che ho spiegato nella mia pagina di discussioni. Questa volta [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Autore:Gino_Fano&diff=prev&oldid=3457687 qui]. Sinceramente non mi è chiaro il motivo per cui succeda sta cosa, dato che quella roba cancellata non mi compare nell'editor. In più anche l'anteprima sembra corretta, non si nota nulla di strano fino a quando non salvo la pagina. Annullare l'edit non funziona, ci ho provato ma la pagina diventa vuota (letteralmente), quindi non ho neanche salvato. Potresti sistemare e spiegarmi la causa di questi problemi, così evito che succeda di nuovo? Francamente non mi era mai capitato. Grazie e scusa per il disturbo. [[User:Emyn Muil|Emyn Muil]] ([[User talk:Emyn Muil|disc.]]) 17:29, 13 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:Emyn Muil|Emyn Muil]]: ciao, questi errori accadono ogni tanto ma non ho mai capito bene la causa, ne stiamo parlando anche adesso al bar. In questi casi, prova comunque a fare un edit "a vuoto" (cioè vai in modifica e salvi senza aver modificato nulla), questo dovrebbe ripristinare l'area dati. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:49, 20 gen 2025 (CET)
== Disambigue: problemi in vista ==
Caro Candalua,
il titolo è un po' enfatico perché non so se si tratti di un vero problema o meno. Ti espongo il caso, tu sicuramente capirai quale ingranaggio sotto la scocca dello script sia da regolare.
* Mi sto apprestando a spostare [[Poesie (Mamiani)/Inni Sacri]] a [[Inni sacri (Mamiani)]], si prospetta dunque la disambiguazione di [[Inni sacri]] tra quelli di Manzoni e questi di Mamiani.
* vado su [[Inni sacri]], attualmente sede degli inni di Manzoni, e trovo già una nota disambigua relativa a [[Il nome di Maria]]... ma questa nota disambigua non dovrebbe trovarsi solo tra [[Inni sacri/Il Nome di Maria]] e [[Nova polemica/Il nome di Maria]]? Il problema è già stato segnalato da qualche altra parte, ma non ricordo dove né quale sia l'origine di questo bugghetto. Secondo te è grave?
'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:41, 22 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: lo so... il problema è che nelle disambigua spesso ci sono dei link in più rispetto ai testi da disambiguare. Devo capire come fare a scartarli. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:17, 22 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: credo di aver sistemato, adesso il gadget guarda anche se il link proviene da un template Testo, in modo da scartare altri link eventualmente presenti nella disambigua ma non pertinenti. Ovviamente bisogna usare Testo solo per i testi da disambiguare. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:02, 24 gen 2025 (CET)
:::Fantastico: sei un razzo del debug! Direi che la tua idea è la soluzione migliore. Purtroppo per un breve periodo ho usato dei "doppi template testo", ma ricordo che i casi problematici sono molto pochi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:05, 24 gen 2025 (CET)
== Decesso di PersonalButtons.js ==
Da stamattina la mia "bottoniera", che contiene i bottoni definiti in [[Utente:Alex brollo/PersonalButtons.js]], non dà segni di vita. La console si lamenta dell'errore ''document.ready non è una funzione'' e incrimina startup.js. Hai idea di cosa potrebbe essere successo? Disgraziatamente sono consapevole che i miei script personali sono poco robusti, ma senza di loro sono morto... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:05, 27 feb 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: io stamattina ho messo un po' in ordine il [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki%3AGadgets-definition&diff=3481359&oldid=3464390 Gadgets-definition], ma non credo che c'entri qualcosa. La tua bottoniera si appoggia a qualche altro script? Cos'è startup.js? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:32, 27 feb 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Non ne ho idea, la console emette questo lamento ... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:21, 27 feb 2025 (CET)
:::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Comunque_ ho trovato deselezionato il gadget "Raccolta dei giocattoli", riattivandolo il problema è scomparso (e pure l'errore). Grazie comunque per l'attenzione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:32, 27 feb 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: uhm, strano: io ho spostato alcuni gadget, ma la raccolta dei giocattoli non l'ho toccata. Strano che si sia disabilitato per conto suo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:57, 27 feb 2025 (CET)
== Privilegio ==
Per favore, mi ridai i privilegi di admin dell'interfaccia, che mi sono scaduti? Ne farò un uso omeopatico.... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:49, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: rinnovati per un anno, così non hai più scuse per non toccare i gadget :D [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 07:54, 20 mar 2025 (CET)
== Request to delete [[MediaWiki:Cite_reference_link]] ==
Hello @[[Utente:Candalua|Candalua]] and sorry for posting in English.
[[meta:WMDE_Technical_Wishes|My team]] is currently working on some improvements regarding references and footnotes and we realized, that you added a custom version of [[MediaWiki:Cite_reference_link]] to this wiki once.
We recently [https://gerrit.wikimedia.org/r/c/mediawiki/extensions/Cite/+/1056448 updated] that message in the code. Due to the override on your project these updates are not be applied here. Since the [[MediaWiki:Cite_reference_link|custom version]] does not add any special formatting that seems to be needed here it would be best to delete that page.
Thank you and feel free to reach out if you have questions or need help.
[[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 12:20, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: ok, done. We'll keep hiding the brackets using font-size: 0 as suggested on gerrit. Thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:16, 20 mar 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Thanks again, I just realized that you also created <code>MediaWiki:Cite_reference_link</code> on [https://vec.wikisource.org/wiki/MediaWiki:Cite_reference_link vec.wikisource.org] it would be really helpful if you could delete that version there as well. At also seems to have no relevant custom changes :-). Best [[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 17:32, 20 mar 2025 (CET)
:::@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: done that too, thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:46, 20 mar 2025 (CET)
== autoNs0 ==
Ciao, sembra ci sia un problema col tool: adesso inserisce il tag pages anche quando si entra in modifica, creando un duplicato [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:26, 5 apr 2025 (CEST)
:Aggiungo: il problema [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=L%27ug%C3%B9ri_de_sto_monno&curid=308599&diff=3499830&oldid=3453620 non si presentava ieri alle 14:10] ma [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Lum%C3%ACe_di_Sicilia_(Novella,_1926)&curid=949669&diff=3499972&oldid=3476273 capitava alle 18:59]--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:29, 5 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: grazie; dovrei aver sistemato. Come avrai visto sto cercando di fare ordine nei gadget per riuscire a velocizzare il caricamento, e sono incorso in una svista. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:07, 5 apr 2025 (CEST)
== Correttore ortografico ==
Proseguendo da [[Discussioni_indice:Yambo,_Luna_paese_incomodo.djvu#Rilettura|qua]], (visto che là è OT), si ho presente le convenzioni sugli accenti, è una vera rottura di palle che in quel testo si usi '''í''' anzichè '''ì''' che c'è sulla tastiera... :-D Anche se forse visto che vedo una incomprensibile sezione memoregex che riguarda la ì, sarebbe più veloce per l'umano mettere delle ì e poi lasciare che sia qualche magia a correggerle... ok, vado a vedere che dice MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici.js per farmi una cultura ;-) ciao -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 10:08, 7 apr 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: quella del memoregex è un'altra idea geniale del buon @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: con il gadget [[Aiuto:Strumenti per la rilettura|Strumenti per la rilettura]], hai un comando "Trova e sostituisci" (nel menu di sinistra) con cui puoi sostituire caratteri in una pagina e dirgli "Ricorda questa sostituzione". Nelle pagine successive la potrai applicare (insieme a tutte le altre sostituzioni già salvate da te o da altri) con il comando PostOCR o più rapidamente Alt+7. Attivando anche la [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli|bottoniera]] ti trovi in basso anche dei bottoni "salva regex", "carica regex", "esegui regex", che vengono comodi (specialmente il salva, con cui le regex vengono scritte in quella sezione che hai visto, così sei sicuro di non perderle — altrimenti mi pare che rimangano solo sul browser).
:P.S. questa è probabilmente una cosa che prima o poi dovremmo mettere su un gadget per conto suo, in modo che ci siano tutti i comandi in un box solo, più intuitivo per l'utente (lo dico più che altro per Alex, ma ne riparleremo nel bar tecnico). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:53, 8 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sì, l'idea di incorporare il "carica regex" e il "salva regex" nel Trova e sostituisci mi piace molto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:04, 8 apr 2025 (CEST)
:::Rispondendo a [[Discussioni_utente:Damadicarta#c-Candalua-20250408073300-Damadicarta-20250407090100|questo]] ("strumento utile, già che ci sono, è il "Controlla interruzioni di pagina", dal menu Strumenti:")... nel menù strumenti non ho quella voce... :(. E ne approfitto per segnalare quella che penso sia un'altra problematica per gli utenti che si approcciano a WS: l'interfaccia è molto dispersiva, con comandi a destra, a sinistra, nel sottomenu, in basso, in alto... La UX è un inferno :-D<br>
:::Per es, non me ne voglia @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], ma perchè carica-salva-esegui regex sta in una barra in basso, mentre trova&sostituisci nel menù a sx (o nel menu panino se si nasconde il menu?). E' lo stesso script, o cmq lo stesso tipo di attività, no?<br>
:::Altro es. (per par condicio :-p ) perchè "Cerca errori ortografici" e "Controlla interruzioni di pagina" invece stanno nel menù strumenti a dx? Troppe cose sparpagliate ovunque.🤯
:::IMHO ci vorrebbe una razionalizzazione "per attività". :-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:31, 8 apr 2025 (CEST)
:::Fra l'altro Vector22, con i suoi spazi esagerati di default e il suo bianco-ovunque-e-senza-bordi peggiora pure la percezione di non capire dove si è e cosa si fa. Lo noto ora perchè "a casa mia" ho stretto tutti gli spazi inutili e messo bei bordini azzurri per delimitare certe cose, ma per l'utente "di default" sembra di navigare in un oceano di comandi sparsi dappertutto... Lo trovo molto "faticoso". --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:35, 8 apr 2025 (CEST)
::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh, infatti sarebbe il punto a cui vorrei arrivare anch'io. Gli "Strumenti per la rilettura" e la "bottoniera" in basso sono tra i gadget più vecchi, e risalgono ad un'epoca in cui era più facile "attaccare roba" al di fuori dei menu standard, e in cui veniva più naturale riunire tante funzioni diverse. L'interfaccia era più basica e la trascrizione più laboriosa, per cui ci siamo scatenati ad inventare gadget che ci potessero aiutare (anche in maniera un po' disordinata, provando e riprovando). Adesso il paradigma è cambiato, perché è possibile caricare i singoli gadget selettivamente in base all'azione (view o edit) e al namespace, quindi è più conveniente avere gadget che fanno una cosa sola e che si caricano solo quando serve quella singola cosa. Quindi vorrei pian piano isolare le funzioni più utili, come il memoregex, e portarle verso questa direzione, anche per riuscire poi a metterci le mani più facilmente, senza timore di rompere altre cose.
::::Per il "Controlla interruzioni di pagina", il gadget è ErroriComuni che dovresti avere attivato; il comando si attiva solo in ns0 e solo in visualizzazione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:21, 8 apr 2025 (CEST)
:::::Mah, ho appena finito di correggere i trattini e avere il tasto "esegui memoregex" subito in basso a portata di click senza passare da menù e voci varie è stato molto comodo. Per cui anche l'idea di concentrare tutti i comandi di correzione/verifica nella bottoniera non è male... Forse potrebbe essere una specie di menù con voci che si aprono verso l'alto? boh.
:::::Controlla interruzioni di pagina continuo a non vederlo anche se ErroriComuni è on. :-( [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 15:37, 8 apr 2025 (CEST)
::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Ti suggerirei di fare un viaggio esplorativo in Distributed proofreaders, il "laboratorio tipografico specializzato" del progetto Gutenberg. La filosofia di trascrizione è completamente diversa da quella di wikisource, ma la differenza fondamentale, secondo me, è che fa una sola cosa, mentre la nostra interfaccia è un adattamento di quanto serve a una miriade di progetti diversi, dominati da wikipedia. Mi pare di ricordare che nei pasticci che ho fatto, anni fa, ci sia qualche traccia di quell'interfaccia.
::::::Sarebbe poi interessantissimo esplorare per bene la wikisource tedesca, he ha avuto una evoluzione profondamente divergente, fino ad allontanarsi dall'interfaccia proofread. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:38, 8 apr 2025 (CEST)
:::::::<small>@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], Distributed proofreaders sarebbe [https://www.pgdp.net/c/]? Look molto anni '90 :D
:::::::de.ws in effetti non capisco come operi: l'interfaccia "a fronte" mi sembra concettualmente meglio. Il problema che sento io, come dicevo, è la dispersione "logica" degli strumenti e la difficoltà ad adattare l'interfaccia alle esigenze di lettura. Beninteso, non è una critica al vs lavoro, solo una suggestione. :-) Purtroppo non ho le competenze per fare qualcosa di concreto su questi aspetti. --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:27, 8 apr 2025 (CEST)</small>
::::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Il tuo link punta alla home page: sei andato fino all'interfaccia di editing? Penso che ci si debba registrare e travestire da volontario :-)
::::::::Io l'ho fatto, ho lavorato su un bel po' di pagine, anche se come utente con minimi privilegi (c'è molto rigore nel sito, gli utenti novizi possono fare solo cose elementari, sotto severo tutoraggio, su testi già selezionati e caricati dagli admin, per passare di livello occorre superare veri esami online... è un mondo del tutto diverso da mediawiki), ed è stata un'esperienza molto interessante e suggestiva.
::::::::Ma stiamo devastando la talk page di Candalua; mi scuso e ti propongo, se ti interessa, di parlarne altrove. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:46, 9 apr 2025 (CEST)
== Gadget Riassunto ultime modifiche ==
Ciao. Le righe tr.odd dovrebbero avere background-color: var(--background-color-backdrop-light) e non #efefef, altrimenti in dark restano bianco sporco. ;-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:35, 12 apr 2025 (CEST)
:Rammento [[mw:Recommendations for night mode compatibility on Wikimedia wikis]], praticamente la bibbia per questo tipo di operazioni. -- [[User:ZandDev|ZandDev]] ([[User talk:ZandDev|disc.]]) 14:42, 20 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: {{Fatto}}
::@[[Utente:ZandDev|ZandDev]]: TrameOscure aveva iniziato a lavorare sul night mode, ma poi visti i suoi trascorsi wikipediani qualcuno non si fidava e abbiamo lasciato perdere. Ma se tu ci sai fare, non ti andrebbe di proporti per un flag temporaneo di ''interface administrator''? Io sto già facendo un lavorone di ottimizzazione dei gadget, oltre al consueto "lavoro sporco", e non riesco a stare dietro a tutto. Ovviamente ti farei comunque da "garante" di fronte alla comunità. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:21, 22 apr 2025 (CEST)
:::👍 Cmq sono sempre a disp. se a ''qualcuno'' sono passate -come spero- le ''psicosi-poco-[https://foundation.wikimedia.org/wiki/Policy:Universal_Code_of_Conduct/it UCoC-compliant]''. :-p -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:55, 22 apr 2025 (CEST)
== Richiesta di rivalutazione opera ora con ISBN ==
Gentile Candalua,
ti scrivo in merito alla precedente cancellazione della pagina ''[[Whelmity. Manifesto del pensiero strutturato]]'', da te motivata con la mancanza di una fonte editoriale verificabile.
Ti segnalo che l’opera è ora regolarmente '''pubblicata su Amazon KDP''' in formato cartaceo ('''ISBN: 979-8282754032''') e disponibile anche in formato eBook ('''ASIN: B0F7M6MQ51''').
È inoltre '''archiviata su Internet Archive con metadati completi''':
🔹 https://archive.org/details/whelmity-manifesto-del-pensiero-strutturato
🔹 [[openlibrary:works/OL43287365W|Open Library]]
L’opera è rilasciata con licenza '''Creative Commons BY-SA 4.0''', quindi compatibile con le linee guida di Wikisource.
Chiedo cortesemente se è possibile '''valutare la ripubblicazione''' o fornirmi ulteriori indicazioni per procedere correttamente.
Grazie per l’attenzione e il tempo dedicato,
<nowiki>--~~~~</nowiki> [[User:Marino car|Marino car]] ([[User talk:Marino car|disc.]]) 22:53, 8 mag 2025 (CEST)
== autoPt ==
Ciao, ho visto che hai tolto il comando dalla barra a sinistra. Mi pare di capire che lo hai fatto perchè la funzione non è necessaria: la parola viene riunita da sola. Ma ogni tanto non succede vedi [[Pagina:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu/11 |qui]. In questo caso cosa devo fare? ho letto che qualcuno si è messo il tasto da qualche parte, come di fa? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:27, 11 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: c'è il bottone Pt nella barra in alto (che sarebbe il posto "ufficiale" dove mettere i nostri strumenti). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 11 mag 2025 (CEST)
::Grazie, ora l'ho visto. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:51, 11 mag 2025 (CEST)
== Filo d'Arianna per pag. di aiuto e ns:ws ==
Detto anche breadcrumb. Ho notato che [[:Template:Intestazione indice linee guida]] e [[:Template:Intestazione indice aiuto]] generano una inutile e brutta duplicazione del nome della pagina (vedi [[Aiuto:Guida del lettore|qua]] per es.). Non ne capisco lo scopo e visto che i due template hanno dei parametri non vorrei fare casino. Ma per es fr.ws mi sembra sia più pulito e comprensibile ([https://fr.wikisource.org/wiki/Aide:Cr%C3%A9er_un_fichier_DjVu es.]). Si può togliere questo "doppio/triplo titolo" o ha qualche scopo che non comprendo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:45, 12 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: anticamente c'erano degli stili che poi si erano persi in qualche pulizia. Ora li ho rimessi (con templatestyles). C'è da dire però che la cosa aveva maggiore senso quando si poteva nascondere il titolo "normale" delle pagine usando {{tl|Nascondi titolo}}: ora sembra molto più una ripetizione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:09, 12 mag 2025 (CEST)
::Infatti anche quel template non lo capivo.. :D
::Però a sto punto leverei il box di ripetizione, anche perchè non funziona con la mod. scura... [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:45, 12 mag 2025 (CEST)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sì, quasi quasi... si potrebbe tenere solo le briciole di pane. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:51, 12 mag 2025 (CEST)
::::Esatto... Poi come hanno fatto i francesi mi sembra molto carino, con la casetta (o volendo col salvagente). -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:56, 12 mag 2025 (CEST)
== Linee punteggiate ==
Ciao. Di situazioni come [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Yambo_-_Manoscritto_trovato_in_una_bottiglia,_Roma,_Scotti,_1905.pdf/78&diff=next&oldid=3523999 questa] ce ne sono in millemila miliardi di pagine in 'sto libro.
Mezza riga di punti e mezza riga di testo... in proporzioni variabili. Non sapendo come ottenere l'effetto ho messo punto-spazio-punto-spazio-punto-testo o testo-punto-spazio-punto-spazio-punto a seconda dei casi senza cercare l'esatta resa grafica. Non ci sono mai spazi dopo il terzo punto perchè quella combinazione con spazio finale l'ho usata come regex per il template rigapunteggiata/16 --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:14, 16 mag 2025 (CEST)
== Ariosto ==
Ciao. Sono finalmente arrivato a creare le pagine Opera delle liriche dubbie. [[Opera:Madonna, qual certezza|Questa]] è la prima (corrispondente a [[:d:Q134486391|questo elemento Wikidata]]): quando hai tempo, ci sarebbe da modificare il template {{tl|Opera}} per mostrare il possibile autore anche qui da noi.-- [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 12:10, 17 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: ok, ho aggiunto la gestione del "possibile autore" (da testare cosa succede se sono più di uno). Ho creato [[:Categoria:Opere con possibili attribuzioni]] per radunare questi casi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:04, 19 mag 2025 (CEST)
::Grazie mille, ti faccio sapere se trovo comportamenti inaspettati o ''bug''--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 13:08, 19 mag 2025 (CEST)
== Due domande "laterali" ==
Abbi pazienza se ti pongo due domande che con wikisource hanno poco a che fare (ma poi... chissà...).
Dopo decenni mi è tornata la voglia di preparare pagine web.
Ho scelto come editor Bluegriffon. OK? Altro?
E se oltre a creare pagine web locali, volessi metterle in rete, hai qualche suggerimento? Non mi serve un dominio "mio". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:54, 22 mag 2025 (CEST)
== Info ==
Ho "perso un pezzo" nella discussione sulle Ville, si può far sparire il dato? Grazie :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:47, 9 giu 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: intendi il tuo IP, vero? ho provveduto a mascherarlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:53, 9 giu 2025 (CEST)
== Modifica gadget ==
Fatta una piccola modifica a [[Mediawiki:Gadget-common.js]], funzione newAutoRi, in modo che funzioni anche se il parametro pagina contiene un tl rl (visualizzazione come numero romano). Visto che sono estremamente arrugginito e che ti stai occupando di risistemare gli script ti avviserò ad ogni mia cauta modifica. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:30, 16 giu 2025 (CEST)
== Pg aggiunto in modo strano ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Come_si_possa_diventare_artisti_cinematografici_1914-PaoloAzzurri.pdf/30&diff=next&oldid=3542341 Questo] mi si è aggiunto facendo Alt+7, immagino che venga da una MemoRegex di chissà quale altro indice! Grazie [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 14:10, 3 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Cruccone|Cruccone]]: purtroppo è un bug noto. Succede a volte quando si cambia indice, probabilmente perché non trova un memoregex sull'indice nuovo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:41, 3 lug 2025 (CEST)
== OCR Google ==
Ciao, mi dicono che hai tolto il pulsante tra i gadgets. A me è molto utile spesso, es. di [[Pagina:Matilde Serao Evviva la vita 1919.pdf/76| questa pagina]] non vedo il testo se non uso il tasto OCRGoogle. Come faccio ad attivarlo per me? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:00, 27 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ciao, l'ho disattivato perché è da qualche anno che è stato sostituito da uno strumento "ufficiale", che è il bottone "Trascrivi testo": puoi usare quello d'ora in poi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 20:13, 27 lug 2025 (CEST)
::Grazie. Come faccio ad attivarlo? devo inserire una istruzione nel mio common.js? me la puoi indicare? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 15:15, 28 lug 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non è un gadget, è un componente standard, quindi dovresti già vederlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:38, 28 lug 2025 (CEST)
::::Non lo vedo; potresti guardare il mio common.js per capire se lì ho fatto pasticci? [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:24, 28 lug 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ho visto che avevi tentato di riaggiungerti il bottone OCRGoogle, ma in quel modo non poteva funzionare, ora forse sì. Comunque, riusciresti a caricare uno screenshot dove si veda l'intera pagina quando vai in modifica? Va bene su Commons, o qualunque altra piattaforma dove ti sia comodo. Vorrei davvero capire come ti appare il sito, perché senz'altro c'è qualcosa di strano. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:10, 28 lug 2025 (CEST)
::::::ecco una [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao.png pagina normale] e [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao_con_eis.png una con eis] del testo Serao che per problemi strano non mi visualizza la pagina. Per questo qui mi serviva assolutamente la funzione ORCGoogle. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:35, 28 lug 2025 (CEST)
:::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non sono riuscito a replicare del tutto la tua situazione, comunque vedo che stai ancora usando il tema "Vector legacy"... io ti consiglierei, per cominciare, di passare a quello nuovo, andando su Preferenze -> Aspetto e scegliendo "Vector (2022)". Poi può essere che tu abbia attivato qualche gadget "strano" che magari nasconde o copre il bottone trascrivi... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 28 lug 2025 (CEST)
== Problemi OCR Google ==
Con la mia utenza l'accoppiata pulsante OCR Google - eis funziona, ma non funziona per @Giaccai nè per la mia utenza secondaria. Da cosa può dipendere? Puoi aiutarci? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:16, 1 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: la tua utenza non so, ma hai visto lo screenshot dell'ambiente di @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] che ha postato qui sopra? È come fare un tuffo nel passato... ha ancora la vecchia Vector e altri gadget strani che non usa più nessuno, tipo "Blocca la sidebar" e "Resize.menu"... e le mancano alcune cose indispensabili, tipo Section (e infatti non sa mai come gestire i capitoli che iniziano a metà pagina...). Io ho cercato di replicare la situazione sulla mia utenza, ma non ci sono nemmeno riuscito del tutto. Bisognerebbe fare un "riallineamento" con la situazione generale degli altri utenti, sennò ci sono troppe cose che potrebbero influire, e facciamo anche fatica a capirci. Avrei bisogno di vedere l'elenco completo dei gadget attivi, e magari anche i tab "Aspetto" e "Casella di modifica" delle Preferenze, forse anche lì c'è qualcosa che può influire, tipo il visual editor. E ovviamente sbiancare tutti gli script personali. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:37, 1 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie. Provo a operare con più diligenza sulla mia utenza secondaria. Poi suggerisco a @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] le contromisure. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:43, 1 ago 2025 (CEST)
:::@Trovato il problema in [[Utente:Alex brollo bis]]: era attivato il gadget eis test, non aggiornato con le istruzioni di caricamento di OCR Google. Adesso è allineato all'eis generale. @Giaccai : Chissà, forse adesso ti funziona... prova ad attivare Vector 2022. E per attivare l'aggiornamento dei tuoi gadget, disattivane qualcuno, e salva; se poi lo rivuoi puoi riattivarlo e salvare di nuovo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:06, 1 ago 2025 (CEST)
::::caro Alex, ho già attivato Vector 2022 prima di scriverti. Ho cancellato diversi gadget, ho cambiato browser, ma tutto resta come prima, non vedo il tasto OCR standard e neanche il tasto OCR Google. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:35, 1 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Uffa. :( Riprovo... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:28, 2 ago 2025 (CEST)
== Ancora su Giaccai e Google-OCR ==
Mistero. Dall'utenza di Giaccai, lanciando in modifica dalla console <code>mw.loader.load('//wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki:GoogleOCR.js&action=raw&ctype=text/javascript');</code>, non succede niente. Da tutte le mie utenze, compare immediatamente il pulsante Google OCR funzionante. Nonostante l'azzeramento di script personali (common.js, PersonalButtons.js) non cambia nulla. E' come se ''Giaccai non potesse vedere //wikisource.org''. Ho gettato la spugna. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:39, 10 ago 2025 (CEST)
:PS: Giaccai dice che entrando in modifica nsPagina si apriva un box con F8 F7 F6.... non l'ho visto e non ho capito cosa sia e da dove venga. :(. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:09, 10 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: c'è un'ultima cosa, un pochino drastica, che Giaccai potrebbe fare: aprendo il browser in incognito, crearsi una seconda utenza Giaccai2 e vedere se da lì le cose funzionano. Se neanche così va... allora è proprio stregato il suo pc. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:31, 21 ago 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Prova anche il suggerimento di Candalua.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:41, 21 ago 2025 (CEST)
::::Ho aperto una nuova utenza con lo stesso risultato (ma senza aprire il browser in incoglino perchè non so come fare) Ho provato le due utenze su un altro pc un Mac, ma in nessun caso vedo il tasto OCR. Sul mio pc ho Linux Mint Mate. Mi rassegno? Grazie molto a entrambi per la pazienza, buona giornata [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:15, 22 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: scusa, ma vedi proprio tutto identico da un'utenza all'altra? Non c'è nessuna differenza per esempio tra i bottoni della barra di modifica, o tra i comandi del menu? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 22:23, 25 ago 2025 (CEST)
== Flag AI ==
Sarei propenso a richiedere il flag di AI per sistemare robette qua e la che confliggono con la modalità scura in modo che possa finalmente essere funzionale e consistente nonchè abilitata anche per non-loggati.
Inoltre vorrei fare qualche altro fix funzional/estetico a vector22 (che di default sembra un'interfaccia per mobile e non per pc...🙄). Visto che nulla s'è mosso in 8 mesi, e che certe obiezioni dovrebbero essere superate, ti pare inopportuno che riproponga la cosa al bar da qui a qualche tempo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 20:30, 20 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sembra anche a me che i tempi possano essere maturi. Mi pare che, superato qualche piccolo screzio iniziale, tu abbia dimostrato di portare un contributo utile al progetto, e di saper collaborare con gli altri utenti. Nella richiesta, dettaglia bene il perimetro del tuo intervento: sistemare la modalità scura va bene, ma se hai visto altre fix da fare, spiega bene quali sono e cosa comportano, ed eventualmente rimandale ad una seconda richiesta. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:28, 21 ago 2025 (CEST)
::"Utile" è un parolone... in realtà il mio contributo è abbastanza limitato e per niente paragonabile a quello di moltissimi altri che trascrivono decine di pagine al giorno 😨, ed è anche un po' di contorno e ''sui generis'' ([https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Speciale%3AContributi&target=TrameOscure&namespace=12&tagfilter=&start=&end=&limit=50 propedeutico]?).
::Le "altre" fix sono abbastanza piccolezze, riguardano la compattazione dei menu (che allo stato sembrano spaziati da touch e se si tiene lo zoom a >100% sono pure da scrollare...) e un elegante bordino 1px azzurro (come sotto l'header, che era un'aggiunta mia) per scontornarli: mera estetica ma IMHO decisamente migliorativa percettivamente specie per chi apprezzava vector legacy o addirittura roba più datata e meno piatta/vuota/lattiginosa. Semmai produco uno screenshot.
::Provvedo appena ho ragionevolmente tempo di dedicarmi alla cosa, anche perchè devo prima estrapolare dalle mie millemila modifiche in locale quelle da trasferire. :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 17:24, 21 ago 2025 (CEST)
== Bug VisualEditor? ==
Sono incappato in un problema di VisualEditor che non avevo notato in passato.
Se si edita una sezione di una pagina (es [[Aiuto:Guida alla pubblicazione di un testo/Pubblicizzare il testo|m'è successo qua]] con "modifica sorgente" a lato del titolo di sezione, viene caricata come wikitesto raw solo la sezione. Se si fa qualche modifica e si passa a "modifica" tramite la scritta in altro (non l'icona dell'occhio e della penna), si passa al WYSIWYG di quella sola sezione, ma salvando, di tutta la pagina resta veramente ''solo'' quella sezione. In pratica VE carica e visualizza solo una porzione della pagina, ma salvando considera che il salvataggio sia di ''tutta'' la pagina.<br>
La cosa non si verifica se lo switch viene fatto con le icone occhio/penna.<br>
Non so se è materia di cui ti occupi tu (forse no), ma di certo ne capisci più di me. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:20, 24 ago 2025 (CEST)
== Problemi capolettera ==
Ciao, ho un problema in [[Pagina:Gemelli Careri - Viaggi per Europa, Vol. I, Napoli, Roselli, 1701.djvu/27|questa pagina]]: sostanzialmente, non funziona l'"a capo". Dopo diversi scervellamenti, ho notato che togliendo il tl Capolettera non ci sono problemi e va a capo tranquillamente. E' possibile ci sia qualche bug? Grazie dell'aiuto! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:29, 29 set 2025 (CEST)
:Ciao @[[Utente:Modafix|Modafix]]! Era il PieDiPagina che causava questo comportamento strano... aggiungendoci prima un ritorno a capo, è andato a posto. Comunque, credo che nella trasclusione i paragrafi sarebbero venuti giusti lo stesso, che è quello che conta di più. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:47, 29 set 2025 (CEST)
::Grazie ancora! :) [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:54, 29 set 2025 (CEST)
== Piccolo e irrilevante bug di autoNs0 ==
In Critica della ragion pura, la struttura del Sommario è particolarmente complessa, con sovrabbondanza di livelli di sottopagine, e autoNs0 si confonde compilando (in alcuni casi) campi prec e succ "rotti". Non è una problema rilevante, vista l'eccezionalità del caso, ma visto che ho incontrato il problema ho pensato che fosse il caso di segnalartelo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:39, 10 ott 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh, mi pare che regga fino a 5 livelli, e quindi vedo che si arriva addirittura a 8... :D Era stato già complicato gestirne 5, quindi senz'altro lo lascerò così. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:35, 10 ott 2025 (CEST)
== Notice of expiration of your interface-admin right ==
<div dir="ltr">Hi, as part of [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]], this is an automated reminder to let you know that your permission "interface-admin" (Amministratori dell'interfaccia) will expire on 2025-11-04 09:54:42. Please renew this right if you would like to continue using it. <i>In other languages: [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot/Messages/default|click here]]</i> [[User:Leaderbot|Leaderbot]] ([[User talk:Leaderbot|disc.]]) 20:42, 28 ott 2025 (CET)</div>
== maggiore rispetto e spiegazioni di cancellazioni voci ==
Ciao, ho per due volte consecutive inserito una voce riferita a uno scrittore e giornalista che tu hai, nel primo caso cancellato, e nel secondo addirittura bannato.
Puoi essere così gentile da spiegarmi i motivi e, soprattutto, capire perché non ci si rivolge all'autore della VOCE e/o DISCUSSIONE, fosse anche in privato, per spiegare l'azione?
E' una questione di rispetto verso chi ha interesse per questa enciclopedia, oltre che alla fonte riportata
Grazie, attendo un tuo opportuno riscontro
Gianbattista Sforza [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 12:19, 24 nov 2025 (CET)
:@[[Utente:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]]: il motivo è chiaramente indicato nell'operazione di cancellazione: "Pagina costituita unicamente da collegamenti esterni e spam promozionale". Wikisource non è il luogo dove inserire il curriculum vitae di uno scrittore contemporaneo per cercare di dargli visibilità. In particolare è vietato l'inserimento di link a siti personali o che comunque pubblicizzano un autore a fini commerciali. La biografia si può eventualmente inserire su Wikipedia, sempre se lì la ritengono meritevole di interesse enciclopedico, cosa di cui dubito. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:49, 24 nov 2025 (CET)
::va bene, grazie [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 16:13, 24 nov 2025 (CET)
== Ancora sul nuovo Trova e sostituisci ==
Dopo parecchie settimane di uso intensivo del nuovo Trova e sostituisci, su testi in prosa, sono entusiasta. Adesso sono alle prese con un testo poetico in versi, e trovo un intoppo: la rinuncia a Strumenti di rilettura, ed in particolare dello script per la numerazione dei versi, mi crea qualche difficoltà.
Immagino che il problema stia principalmente nella routine cleanup, che in Strumenti richiama (fra le altre cose) il vecchio Trova e sostituisci, mentre il nuovo ridefinisce la routine.
Provo a creare un "clone" di [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFramework.js]] cancellando ogni riferimento a cleanup, ad uso personale, in modo da aggirare i conflitti. Ma temo di aver perso qualche abilità critica. Tu hai in progetto di risolvere? Tienimi informato, per favore. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:33, 10 dic 2025 (CET)
:Fatto, procedo con il test. Il gadget clone è [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFrameworkNew.js]], sembra funzionare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:17, 10 dic 2025 (CET)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: purtroppo ci sto lavorando molto saltuariamente, anche per una certa incertezza su come procedere. Vorrei portare in Trova&Sostituisci il vecchio cleanup e il RigaIntestazione, ma senza portarmi dietro pacchi di codice legacy, e non è facile. Poi bisognerebbe capire che fare degli altri Strumenti per la rilettura. Comunque non ci dovrebbero essere conflitti, solo lo shortcut, ma il Trova&Sostituisci è in grado di accorgersi se hai gli Strumenti attivati e nel caso rinuncia a prendersi lo shortcut. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:12, 10 dic 2025 (CET)
:::Io sono appagato, il nuovo gadget si attiva e fa tutto, e non collide con il nuovo Trova e sostituisci. Mi rendo conto che è uno script caotico, ma è quello che mi serviva... ti chiedo solo di verificare che non parta di default. E ancora complimenti per il nuovo Trova e sostituisci. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:35, 10 dic 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh sì, avevi lasciato il default. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:23, 10 dic 2025 (CET)
:::::Trovato un bug, c'è qualcosa che non va nella gestione di RigaIntestazione (in Telesilla) scatenato da <code>Alt+7</code>. Indagherò fino allo sfinimento. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:06, 13 dic 2025 (CET)
::::::Mi pare che il problema si verifichi ''solo sotto eis''. Non è molto ma è un indizio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:12, 13 dic 2025 (CET)
:::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ieri sera ho introdotto in trova&sostituisci anche la riga intestazione automatica, non so se può interferire. Come le altre funzioni, è disattivabile aprendo il gadget. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 23:27, 13 dic 2025 (CET)
::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Ritorno a Telesilla e verifico. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:27, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::Sembra che ci siamo.
:::::::::* Sotto Modifica non-eis Alt+7 funziona ma con una piccola differenza rispetto all'algoritmo originale.
:::::::::* Sotto Modifica eis Al7+7 si imbizzarrisce.
:::::::::La differenza rispetto all'algoritmo originale è che l'algoritmo nuovo è ''forzante'', ossia modifica RigaIntestazione anche se RigaIntestazione c'è già. Il vecchio algoritmo invece è "non forzante", non scatta se RigaIntestazione c'è già. Nella mia bottoniera c'è una versione del vecchio script nella versione ''forzante'', che uso solo quando un RigaIntestazione esistente va modificato, altrimenti Alt+7 chiamava ''lo script non forzante''-
:::::::::Provo ad aprire il nuovo Trova e sostituisci per cercare di capire il codice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:04, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::Come immaginavo, trovo un algoritmo autoRI() nuovo di pacca dentro il gadget; me lo studio con calma. Di certo il problema sta lì. Nel frattempo, devo solo ricordarmi di cliccare il mio pulsante autoRi ''forzante'' prima di salvare la pagina, se serve, e posso lavorare tranquillo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:10, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: in effetti credo sia meglio non sovrascrivere Riga intestazione se già presente. Modificherò in tal senso. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:11, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie! Problema quasi risolto (sotto eis basta ricordarsi di generare il RigaIntestazione giusto prima di chiamare postOcr). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:22, 25 dic 2025 (CET)
== Minuscolo miglioramento di Trova errori ortografici? ==
Lanciando:
$("#errori-ortografici-list a").attr("target","errore")
in console, dopo caricata tutta la lista di errori, ottengo che la pagina che si apre dal link usi sempre la stessa scheda del browser. E' un trucco che trovo comodo per evitare che la lista delle schede aperte si allunghi in modo fastidioso (almeno per me). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:52, 25 feb 2026 (CET)
== Caratteri nascosti o invisibili nei titoli ==
Caro Candalua,
ho letto da qualche parte che in un titolo possono inserirsi caratteri invisibili che creano problemi. Io nei miei pergrinaggi ho trovato questo:
*Primo caso: [[Lettre à M. C*** sur l’unite de temps et de lieu dans la tragédie]] non è lo stesso titolo di [[Lettre à M. C*** sur l'unite de temps et de lieu dans la tragédie]]: sono due pagine differenti, ma non ho capito dove stia la differenza nel titolo, come possa scovarla e quindi disfarmi el doppione inutile (tra l'altro mi piacerebbe scoprire quanti altri di simili doppioni abbiamo nel nostro progetto).
*Secondo caso: se guardi il template di navigazione in [[Il buon vino]] noterai che la parte tra parentesi in [[L'allodola (de Tourtoulon)]] non "scompare", e lo stesso vale sia in [[Antologia provenzale/Linguadoca]] quando il titolo è dentro un template:Testo. Sospetto che ci sia un carattere invisibile che interferisce con gli automatismi di mediawiki.
Sto pensando correttamente o mi sto creando un film fantasy? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 16:51, 7 mar 2026 (CET)
:Caro @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]],
:* la differenza, scovata con occhio allenato, sta nell'apostrofo: il primo titolo ce l'ha tipografico. Ho già cercato di impedire la creazione di pagine con questo apostrofo e altri caratteri strani, imponendo una regola in [[MediaWiki:Titleblacklist]], ma ci sono riuscito solo per gli utenti normali: per gli admin la regola non scatta e non interviene nessun avviso, quindi è facile non accorgersene. Si può trovare [https://lists.toolforge.org/itwikisource/Testi/Testi_con_caratteri_speciali qui] una lista di pagine con apostrofi tipografici o lineette lunghe: per fortuna sono solo una manciata.
:* per le parentesi, la regola che abbiamo usato è: nascondi la parte tra parentesi solo se inizia per lettera maiuscola. Questo per evitare di nascondere cose legittime tipo ''[[Così è (se vi pare)]]''. Ovviamente anche qui c'è il caso limite... il "de" nobiliare non fa veramente parte del cognome e quindi è giusto che in questo caso sia minuscolo. Si può tuttavia ovviare usando direttamente un wikilink: [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Il_buon_vino&diff=3643755&oldid=3639092], soluzione un po' singolare e da non generalizzare, ma che si può usare in casi come questo. Nel template Testo, invece, c'è già un secondo parametro per sostituire il titolo.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:45, 9 mar 2026 (CET)
::Mi cospargo il capo di cenere: sul primo caso ci sarei dovuto arrivare da solo.... Per il secondo, ho imparato qualcosa di nuovo. In ogni caso mi ero fatto un film fantasy. Grazie per la pazienza nello spiegarmi questi particolari tecnici. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:17, 9 mar 2026 (CET)
:::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: figurati! tra l'altro, mi accorgo adesso che dovrebbe essere ''unité'', non ''unite''. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:50, 9 mar 2026 (CET)
== Problema con il salvataggio memoRegex ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_indice:Porta_-_Poesie_milanesi.djvu&oldid=3653615 In questa pagina Discussioni indice], a seguito di un salvataggio memoRegex, ho notato due problemi:
* è stata aggiunta una nuova copia della sezione memoRegex invece di sostituire quella esistente;
* una discussione con Edo è sparita (era già successo in precedenti modifiche della pagina e sono impazzito per ritrovala).
Adesso che lo so ci sto attento, ma cosa c'è che non va? Sto lavorando sotto eis. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:41, 29 mar 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: mi sa che hai trovato un bug che si verifica ''solo se ci sono altre sezioni prima del memoRegex, almeno una delle quali abbia una sottosezione''. Non esattamente una casistica molto frequente! Dovrei averlo sistemato, comunque spostare la memoRegex in cima alla pagina senz'altro taglia la testa al toro :) [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:45, 29 mar 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Infatti avevo trovato questa soluzione. La causa, la mia fissazione di scrivere immediatamente un minimodi doc di documentazione ''prima '' di cominciare a editare nsPagina. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:57, 29 mar 2026 (CEST)
== You may be an eligible candidate for the U4C election ==
<div lang="en" dir="ltr" class="mw-content-ltr">
Greetings,
The [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee|Universal Code of Conduct Coordinating Committee (U4C)]] seeks candidates for the 2026 election. The U4C is the global committee responsible for overseeing enforcement of the [[foundation:Special:MyLanguage/Policy:Universal Code of Conduct|Universal Code of Conduct]]. Elections are held annually, if elected a committee member serves for two years.
This year the U4C requires candidates to hold administrator rights on at least one wiki, which is why you are being contacted as you appear to hold this right. There are other requirements, such as candidates must be at least 18 years old and may not be employed by the Wikimedia Foundation or other related chapters and affiliates. You can find more information in the [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026#Call_for_Candidates|call for candidates on Meta-wiki]]. Additionally, the committee's working language is English; some ability to communicate in English is required.
The election opens on 18 May, if you are eligible and interested you have until 10 May to submit your candidacy. There will week between for candidates to answer questions from the community. Voting takes place privately in [[m:Special:MyLanguage/SecurePoll|SecurePoll]], successful candidates must receive at least 60% support. More information is available on [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026|the 2026 Elections page]], including timelines and other candidacy information. If you read over the material and consider yourself qualified, please consider submitting your name to run for the committee. If you think someone else in your community might be interested and qualified, please encourage them to run.
In partnership with the U4C -- [[m:User:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User_talk:Keegan (WMF)|talk]]) 20:33, 28 apr 2026 (CEST) </div>
<!-- Messaggio inviato da User:Keegan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Keegan_(WMF)/test&oldid=30471754 -->
== Piccolo inconveniente del nuovo autoNs0 ==
L'eliminazione di fromsection="" e tosection="" va benissimo, ma dovrebbe scattare solo al salvataggio, e non in anteprima. Non so se è solo mia abitudine, ma io sistematicamente dò un'occhiata all'anteprima per compilare i due parametri lasciandoli vuoti, poi mi regolo per la loro compilazione (soprattutto per il tosection). Per ora uso una piccola furbata: ho notato che lo script cancella tosection="", ma non tosection=" "... e così lo frego. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:37, 14 mag 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: interessante osservazione. {{fatto}}. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:34, 14 mag 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Fulmineo! :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:18, 14 mag 2026 (CEST)
== Testi sbloccati da Google di recente ==
Ciao, dato che so che varie volte chiedi di sbloccare testi da Google, ti segnalo che almeno un mese fa avevo chiesto a Google alcuni sui libri da sbloccare, non ho più avuto notizie di essi, poi ieri ho riguardato i link e li ho trovati sbloccati. A quanto pare Google non mi aveva avvisato dello sblocco via mail come al solito. Magari tu puoi riguardare le tue richieste per vedere se ti è accaduto lo stesso...
Ciao. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 10:00, 16 mag 2026 (CEST)
== Proposta per Cerca errori ortografici ==
Finalmente faccio uso del magnifico box "Cerca errori ortografici", vedo che i link alle pagine non sono diretti ma stanno nello script, e immagino che nello script che attiva il link ci sia un attributo <code>target="new"</code> per far aprire la pagina da verificare in una nuova scheda. Ti propongo di modificare il target in modo che la pagina da correggere si apra sempre ''nella stessa scheda'' scegliendo un nome appropriato per la scheda destinata alle correzioni. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:57, 8 lug 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ho come un "djvu" (ah ah ah)... me l'avevi già chiesto (forse per un altro gadget) e te l'avevo bocciata? In generale, riusare una scheda già aperta non è una buona pratica di web design, perché non puoi sapere se l'utente stava ancora usando quella scheda, gli sovrascrivi il contenuto senza dargli modo di impedirlo... quindi spiacente, ma devo respingere nuovamente la proposta. :( [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:19, 8 lug 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Prendo atto di un deterioramento di qualche neurone. :-) Grazie della spiegazione ripetuta che non ricordavo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:02, 8 lug 2026 (CEST)
== riga cassata ==
Ciao, avevo tolto la prima diga dell'indice che in realtà non è un capitolo ma il nome del libro e tu l'hai rimessa, come mai ci tieni a tenerla dato che non fa in realtà veramente parte dell'indice? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 09:03, 12 lug 2026 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: io invece non capisco perché ti ostini a toglierla :) È una pagina anche quella, ed è la radice di tutta l'alberatura del sommario. Compila Sommario la inserisce apposta, non è un errore... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:43, 13 lug 2026 (CEST)
::Scusami, hai ragione, ho visto che è standard. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:55, 14 lug 2026 (CEST)
== Libro dei Re ==
Ho visto che ci sono 6 tuoi contributo a pagine dell'[[Indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu|Indice VII del Libro dei Re]], e mi sono precipitato a esaminarli.... :-) ma erano solo pagine SAL 0%. Ma forse un'occhiata in giro l'hai data. Hai qualche osservazione/suggerimento? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:19, 3 ago 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: onestamente no, non ho suggerimenti da darti (e non è che te ne servano :) ). Ci tenevo solo a dare un contributo almeno simbolico, vista la mole immane dell'opera. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:04, 3 ago 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Altrochè, se servono :-)
::Ma fra tanti, uno: c'è una notevole differenza fra la mia trascrizione e quella di @[[Utente:DLamba|DLamba]] che ha dato il via alla digitalizzazione. In particolare, ho trascurato il linkaggio dei personaggi a wikidata, che invece DLamba aveva fatto con notevole accuratezza, e bello sarebbe fare lo stesso con i luoghi. Anche la costruzione di un "indice dei personaggi e dei luoghi" sarebbe una bella cosa, anche se piuttosto spaventosa, ma sarebbe un "contributo originale" che non dovrebbe essere incorporato in ns0. Se mai mi venisse la pazza idea di farlo, dove potrei metterlo? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:23, 3 ago 2026 (CEST)
== Stupidez sul gadget controllo nomi ==
Trovo che Verdana mette in maggiore evidenza i diacritici, rispetto al font corrente. Io lo applico in un attimo da console, ma potrebbe essere utile ad altri. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:36, 4 set 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: buona idea. {{Fatto}}. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:09, 4 set 2026 (CEST)
== Proposta per la lista Errata corrige ==
Continuando (tardivamente :-( ...) l'esplorazione dei sorprendenti tool di verifica nsIndice, ho aperto Errata corrige, e ti propongo di aggiungere qualcosa per distinguere quelli a due da quelli a tre parametri (ossia quelli inseriti dall'utente da quelli originali dell'edizione, che dovrebbero prevedere il nome pagina come terzo parametro). I primi sono critici, prchè potrebbero essere arbitrari o errati, e meriterebbero una attenta revisione.
Ho anche scaricato per la prima volta il "Scarica il puro testo", nel Libro dei Re Pizzi ha usato senza risparmio alcuni diacritici, e nonostante un po' di cura sono nella correzione certo che una verifica evidenzierebbe numerosi errori. Vediamo se mi viene qualche idea :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:20, 6 set 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: più che giusto. Ho aggiunto il link alla pagina di ec originale, se presente, così da distinguere le due situazioni. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:31, 7 set 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Guardando meglio il file che si ottiene con "Scarica il puro testo", vedo che è riportato anche il numero pagina (com'era ovvio). Vedo se è possibile implementare lo stesso formato del riferimento pagina anche sui miei script di elaborazione offline dei testi che consentono il "caricamento preformattato" a partire dall'OCR. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:55, 7 set 2026 (CEST)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|}}</noinclude>{{ct|t=4|f=140%|L=.2em|w=3px|LA ZECCA DI FANO}}
{{ct|t=1.5|f=120%|w=8px|'''NEL 1797'''}}
{{rule|6em}}
Nel ''Saggio di Bibliografia Numismatica dette Zecche italiane'' compilato dagli egregi signori {{AutoreCitato|Francesco Gnecchi|Francesco}} ed {{AutoreCitato|Ercole Gnecchi|Ercole Gnecchi}} è detto, parlando della Zecca di Fano, che: “Le monete col nome di {{AutoreCitato|Papa Pio VI|Pio VI}} e di questa città, degli anni 1775-1789, furono fatte coniare da questo Pontefice nell’officina di Roma.” Che io sappia non si conoscono monete col nome di Fano dell’epoca ivi accennata, forse per errore di stampa, bensì ne sono note due pubblicate anche dal {{AutoreCitato|Angelo Cinagli|Cinagli}} (N. 394 e 450) colla data del 1797. A queste credo abbiano voluto alludere gli egregi Autori e sono appunto della categoria di quelle che uscirono in tanta copia da quella medioevale rifioritura di zecche, e che i signori Gnecchi, seguendo in ciò il {{AutoreCitato|Vincenzo Promis|Promis}} ed altri, ritengono quasi tutte coniate nella zecca di Roma. Se le cose fossero andate come essi opinano non si giungerebbe a comprendere la ragione per cui venne coniata moneta col nome delle varie città nell’unica officina di Roma, mentre invece è evidente che, moltiplicando le officine monetarie, i reggitori di allora ebbero in animo, con quanto criterio si vide alla prova, di rimediare alla deficienza di numerario che<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|352|||riga=si}}</noinclude>
{{Centrato}}{{x-larger|DECENNALE PRIMO}}
{{Sc|cioè}}
{{larger|COMPENDIO DELLE COSE FATTE IN DIECI ANNI IN ITALIA.}}</div>
<poem>
{{xx-larger|I}}O canterò l’Italiche fatiche
Seguite già ne’ due passati lustri
{{R|3}}Sotto le Stelle al suo bene inimiche.
Quanti alpestri sentier, quanti palustri
Narrerò io, di sangue e morti pieni,
{{R|6}}Pel variar de’ regni, e stati illustri!
O Musa, questa mia cetra sostieni,
E tu, Apollo, per darmi soccorso,
{{R|9}}Da le tue Suore accompagnato vieni.
Aveva il Sol veloce sopra il dorso
Del nostro mondo ben termini mille
{{R|12}}E quattro cennovanta quattro corso,
Dal tempo, che Gesù le nostre ville
Visitò prima, e col Sangue, che perse,
{{R|15}}Estinse le diaboliche faville;
Quando in se discordante Italia aperse
La via a’ Galli, e quando esser calpesta
{{R|18}}Dalle genti barbariche sofferse.
E perchè a seguitarle non fu presta
Vostra Città, chi ne tenea la briglia
{{R|21}}Assaggiò i colpi della lor tempesta:
</poem><noinclude>
<references/></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione||DECENNALE PRIMO.|353}}</noinclude><poem>
Così tutta Toscana si scompiglia,
Così perdesti Pisa, e quelli Stati,
{{R|24}}Che dette lor la Medica famiglia.
Nè poteste gioir, sendo cavati,
Come dovevi, di sotto a quel basto,
{{R|27}}Che sessant’anni vi aveva gravati;
Perchè vedeste il vostro Stato guasto
Vedeste la Cittade in gran periglio;
{{R|30}}E de’ Francesi la superbia, e il fasto.
Nè mestier fu per uscir dallo artiglio
D’un tanto Re, e non esser vassalli,
{{R|33}}Di mostrar poco cuore, o men consiglio.
Lo strepito dell’armi, e de’ cavalli
Non potè far, che non fosse sentita
{{R|36}}La voce di un Cappon fra cento Galli.
Tanto che il Re superbo fe’ partita,
Poscia che la Cittate esser intese
{{R|39}}Per mantener sua libertate unita.
E come e’ fu passato nel Sanese,
Non prezzando Alessandro la vergogna,
{{R|42}}Si volse tutto contro al Ragonese.
Ma il Gallo, che passar securo agogna,
Volle con seco del Papa il figliuolo
{{R|45}}Non credendo alla fè di Catalogna.
Così col suo vittorioso stuolo
Passò nel Regno, qual Falcon, che cale,
{{R|48}}O uccel, ch’abbia più veloce volo.
Poichè d’una vittoria tanta, e tale
Si fu la fama nelli orecchi offerta
{{R|51}}A quel primo motor del vostro male,
Conobbe ben la sua stultizia certa;
E dubitando cader nella fossa,
{{R|54}}Che con tanto sudor s’aveva aperta,
</poem><noinclude>
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||{{Sc|d e l l' A b. C a r l o F e a.}}|xj}}</noinclude>{{Pt|vente|sovente}} gli ha fatto dire il contrario, o ne ha ritratte falsissime conseguenze. Colla buona volontà di rendere utili alla repubblica letteraria le sue riflessioni, e letture immense di antichi autori, ha proposte delle emendazioni di loro passi, e datene spiegazioni, che talvolta non reggono a più attenta disamina, o non potevano buonamente enunciare come nuove. Ho procurato peraltro di non distrarre il leggitore per quelli piccoli errori di parole, che potevo supporre di stampa, o dell’amanuense, o piccole sviste all’Autore perdonabili, come ho detto pocanzi, e li ho corretti nel testo<ref>Ne darò qui alcuni esempi. In questo primo Tomo alla ''pag. 220. §. 20. lin. 3.'' ho lasciato ''cinque'' in vece di ''quattro'', come già aveano emendato i Milanesi. Alla ''pag. 334. § 11.'' in vece di ''Marco Aurelio'' ho corretto ''M. Acilio Aureolo'', come di lui è veramente la moneta, di cui parla {{AutoreCitato|Jean Tristan|Tristan}} ivi citato, e come dice {{AutoreCitato|Johann Joachim Winckelmann|Winkelmann}} nel ''Trattato prelim. ai Monum. ant. cap. IV. pag. XLVII''. Alla ''pag. 357. § 3.'' ho corretto ''Circe'' in luogo di ''Livia'', come dice Petronio, e Winkelmann nel ''Trattato prelimin. loc. cit. pag. LIX''. Così ''p. 151.'' ho emendato ''de Wilde'' per ''{{AutoreCitato|Jakob Gronov|Gronovio}}; pag. 369. Aristeneto'' per ''Ateneo; pag. 384.'', e ''pag. 435. {{AutoreCitato|Gaio Valerio Flacco|Valerio Flacco}}'' per ''Apollonio''; e così altri innumerabili luoghi.</ref>. Nel rimanente non mi sono fatto lecito di alterare cosa alcuna; quantunque con leggere mutazioni avessi potuto risparmiare molte note, e rendere la lettura meno intrigata, e più corrente.
Winkelmann si era ben accorto da sè stesso, che nella prima edizione di quest’opera gli erano sfuggiti molti abbagli, come gli erano sfuggiti anche in altre opere; ed egli lo confessava ingenuamente agli amici. Perciò ebbe tutta la premura di correggerla, e migliorarla con quelle nuove osservazioni, che potè fare per lo spazio di cinque, e più anni<ref> Lettera X. al signor {{AutoreCitato|Christian Gottlob Heyne|Heyne}} dei 13. gennajo 1768. ''par. I. pag. 181.: Je vais en donner une seconde, qui me fait croire que je n’ai satisfait à rien dans la prémiere''.</ref>; al termine de quali pareagli di averla condotta ad un punto, che non solo fosse la più perfetta di tutte<noinclude>{{PieDiPagina||b ij|le}}
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|xij|{{sc|P r e f a z i o n e}}|}}</noinclude>le sue opere; ma che, se qualche cosa poteva essere riguardata come perfetta, questa esser dovesse la nuova edizione della ''Storia dell’Arte''<ref>Lettera XXIV. al sig. {{Wl|Q214427|barone di Riedesel}} dei 14. luglio l767. ''par. I. p. 260.'', e altra al sig. Usteri dei 19. agosto 1767. ''par. iI. p.125''.</ref>, che era il centro di tutti i suoi pensieri, ed il suo idolo, come scorgesi dal trasporto, con cui sì frequentemente ne parla nelle sue lettere: e soleva dire, che se errori vi fossero trascorsi, non sarebbero stati che impercettibili. Eppure! Quanto è vero, che ''decipimur specie recti''<ref>{{AutoreCitato|Quinto Orazio Flacco|Orazio}} ''De arte poet. vers. 25.''</ref>! Io ho dovuto a mio dispiacere toccar con mano, ch’egli si lusingava senza fondamento. Nel rincontrare la detta prima edizione ho veduto, che pochissimi cangiamenti vi ha fatti, e pochi errori vi ha corretti; e che anzi, forse per amore di brevità, o di nuove cose ne ha tolto qualche piccolo tratto, che era degnissimo di restarvi come tanti altri. Si è diffuso molto nelle aggiunte, inserendovi de’ bei lumi, e non pochi squarci presi dalle spiegazioni fatte ai ''Monumenti antichi inediti''; ma vi ha seminati in proporzione anche gli errori. Convien dire ch’egli si fosse fidato troppo della sua memoria, e di quelle selve indigeste di erudizione, che avea compilate in sua gioventù nella biblioteca del <!--de:Graf von Bünau-->conte di Bunau a <!-- ora de:Nöthnitz-->Nothenitz; e che in appresso non avesse avuto il tempo, o la pazienza di rivedere gli autori in fonte, o i monumenti dell’arte, che avea descritti; e di pesare, e digerir meglio la farraggine sterminata d’idee, che sempre più andava acquistando col tempo. Anche un altro motivo ha potuto contribuire in gran parte a simili imperfezioni; ed è, che<noinclude>{{PieDiPagina|||Win-}}
<references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||{{Sc|presso i Greci e presso i Romani.}}|149}}</noinclude>artisti coniate prima che le arti greche venissero a fissare in Roma la loro sede.
§. 10. Conviene altresì confessare che ne’ tempi medesimi, ne’ quali i Romani veder poteano ed imitare le opere greche, mai ad uguagliare i Greci non giunsero; del che somministra {{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}}<ref>''lib. 14. cap. 7. sect. 18''.</ref> stesso un argomento, ove facendo menzione di due teste colossali, allora esistenti nel Campidoglio, lavoro l’una del celebre {{Sc|Carete}} discepolo di {{Sc|Lisippo}}, e l’altra di {{Sc|Decio}} statuario romano, dice che la seconda in confronto della prima sì deforme parea che d’uno appena mediocre artista credeasi lavoro. Ma non si può quindi inferire che lavoro romano sia qualunque vedesi informe o mediocre antico monumento<ref>Potendo essere qualcuno di essi anche di artefice etrusco. Vedi ''Tom. I. pag. 17 z. not''. {{Sc|a}}.</ref>; e molto meno si dee giudicare dello stile e del disegno degli artisti romani da alcuni lavori che presto e con poco studio faceansi da mediocri artefici per venderli in commercio, quali sono alcune urne sepolcrali. Da tali opere formerebbesi una ben falsa idea dello stile romano. S’aggiunga che trovansi pure sì informi lavori di artisti certamente greci, come appare dalle loro greche iscrizioni, i quali sembran opere degli ultimi tempi di Roma<ref name=pagina155>Che i Romani non avessero uno stile loro proprio si può anche inferire dai pochissimi artefici che hanno avuto. {{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}} ''lib. 35. cap. 4. sect. 7''., zelantissimo della gloria di Roma e indagatore assai accurato, ben pochi ne rammenta, e questi per lo più de’ tempi degl’imperatori. È certo che i Romani, avendo sotto gli occhi tanti bei monumenti dell’arte etrusca e greca, avrebbero potuto formarsi agevolmente uno stile particolare da star del pari a quello degli Etruschi, e de’ Greci. Ma una natural ferocia, unita ad una rusticità loro propria, cagionò in loro il disprezzo delle arti liberali: quella urbanità, che ne’ Romani ravvisa il signor {{AutoreCitato|Nicolas Gédoyn|Gedoyn}} ''De l’urb. rom. Acad. des Inscript. T. VI. Mém. pag. 208. seqq''., si è estesa soltanto al loro idioma; e quella civiltà, che ne’ medesimi riconosce il signor {{Wl|Q17486019|Simon}} ''Acad. des Inscript. Tom. I. Hist. pag. 70''., non fu altro che una cerimoniosa servitù introdottasi in Roma dopo la perdita della libertà. L’esercizio pure della guerra, in cui più volentieri che in qualunque altro impiegavansi i Romani, impedì loro di conoscere il pregio delle belle arti, e di coltivarle. L’ordine dato da L. Mummio, il primo che abbia fatto conoscere in Roma statue e pitture greche, ben fa vedere quanto poco le conoscesse. Dovendosi trasportare in Italia le statue e le pitture più rare prese da lui nello spoglio di Corinto, fece sapere a’ condottieri, che se mai fossero queste andate a male, obbligati gli avrebbe a rifarne altre consimili, {{AutoreCitato|Velleio Patercolo|Vellej. Paterc.}} ''lib 1. cap. 13''. Mostrarono, egli è vero, i Romani negli ultimi tempi della repubblica e sotto i cesari somma premura d’acquistar le opere più pregevoli di pittura e di scultura,</ref>.
{{nop}}<noinclude>{{PieDiPagina|||§. 11. Tut-}}
<references/></noinclude>
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Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, I.djvu/323
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<noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|320|{{Sc|parte prima}}|}}</noinclude>udita la proposta del suo amico e quello diligentemente essaminato, in questa guisa gli rispose: — Io non posso se non meravigliarmi di te, che essendo quello che sei e veggendoti nei lacci amorosi irretito, mai non abbi cercato o vero di sviluppartene in tutto o, non volendo o non potendo levarti fuor de la pania amorosa, non cerchi tutti quei rimedi che aver si ponno. Tu m’affermi esser piú d’un anno che in cosí penace vita vivi, e nondimeno mai non hai cercato di far Aloinda del tuo amor consapevole. E che vuoi tu che ella indovini il tuo volere se tu né messo né ambasciata le mandi, e ti richieggia ed inviti? Egli tocca a te a servirla, onorarla, seguitarla e farle conoscere l’amor che tu le porti. Chi sa che, conoscendo ella e sapendo esser da te amata, che non si pieghi ad amarti, e che non si tenga da molto piú veggendo che un tuo pari tanto la stimi? Vogliono naturalmente le donne esser onorate, vogliono esser stimate, vogliono esser riverite e quasi che non dissi adorate. Ed ancora che amino e che desiderino una cosa, fingeranno non desiderarla e vorranno esser pregate, e che sforzate faccino ciò che di grado farebbero. Pertanto io giudico che tu le faccia saper con lettere o con fidato messo il tuo amore. Se ella mostrerá aver a caro d’esser da te amata, non mancherá il modo di dar compimento a l’impresa, perché, ove le parti sono d’accordo, di rado avviene che il tutto non si acconci, non si adatti e non si venga al desiderato fine. Se ella non vorrá udir le tue ambasciate o ritrosa a’ tuoi desidèri si scoprirá, noi pensaremo ad altri rimedi. Tentiamo prima questo e poi al resto si provederá. — Udito il conseglio Bandelchil che ’l suo amico gli dava e parendogli al proposito, cominciò con lui a discorrere qual mezzo si deveva pigliare, o mandarle una donna a parlare o scriverle. Onde, ben masticata la cosa, elessero per piú sicuro ed assai meglior modo lo scriverle. E pensato il mezzo con cui le farebbero dar la lettera, l’amante una ne scrisse ne la quale acconciamente il fervente suo amore le faceva manifesto, supplicandola che di lui, il quale fedelissimo servo le era, degnasse aver compassione. Aveva l’amante un paggio, il quale era di piú tempo assai che in viso non<noinclude>
<references/></noinclude>
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Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/116
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<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|98|{{Sc|O s s e r v a z i o n i}}|}}</noinclude>{{Pt|rati|dorati}} erano quelli, che il console romano Mummio fece attaccare al fregio del tempio dorico di Giove in Elide<ref>{{AutoreCitato|Pausania|Paus.}} ''l. 5. c. 10. pag. 399. princ.'' [Vedi ''Tom. {{Sc|iI}}. pag. 288. not.'' {{Sc|b}}.</ref>. Le armi che il poeta Alceo abbandonò fuggendo, e che gli Ateniesi appesero al tempio di Pallade nel promontorio Sigeo<ref>{{AutoreCitato|Erodoto|Herodot.}} ''lib. 5. cap. 95. pag. 425.''</ref>, erano probabilmente collocate al luogo stesso del cornicione. Nel primo passo addotto di {{AutoreCitato|Pausania |Pausania}} il traduttore latino, ed altri hanno letto ''capitello'' in luogo di fregio, o di cornicione, contro il vero senso della parola '''ἐπιστύλιον''', la quale sebbene spieghisi per una parte del cornicione<ref>{{AutoreCitato|Marco Vitruvio Pollione|Vitruv.}} ''lib. 4. cap. 3.''</ref>, che va da una colonna all’altra; pure quì, come in altri luoghi, viene adoperata a significare l’intiero cornicione, oppure il fregio in particolare<ref>Vitruvio ''lib. 1. cap. 2., lib. 3. cap. 1., lib. 10. cap. 6.'', come ivi nota bene anche {{AutoreCitato|Berardo Galiani|Galiani}} ''pag. 18. n. 2., p. 100. n. 1., p. 308. n. 1''. lo prende per tutto il cornicione; ma nel ''lib. 6. cap. 5.'' lo prende per l’architrave, come si usa generalmente secondo che nota lo stesso Galiani ai luoghi citati. Non so chi l’adopri in senso di fregio; nè può provarsi, che sia Pausania, nei luoghi addotti da {{AutoreCitato|Johann Joachim Winckelmann|Winkelmann}}.</ref>. Il fregio del tempio d’Elide è detto per circolocuzione '''ἡ ὑπὲρ τῶν κιόνων περιθεούσης ζώνη''', cioè ''la fascia, che gira intorno all’edifizio sopra, le colonne''<ref>Paus. ''loc. cit.''</ref>. In un altro passo, ove questo stesso scrittore parla del lavoro fatto sul fregio del tempio di Giunone vicino a Micene, lo descrive '''ὁπόσα δὲ ὑπὲρ τοὺς κίονάς ἐστιν εἰργασμένα''', ''ciò che è lavorato a rilievo sulle colonie''<ref>''lib. 2. cap. 17. pag. 148. princ.''</ref>. Altri scrittori hanno dato al fregio il nome di '''διάζωσμα''' <ref>{{AutoreCitato|Ateneo di Naucrati|Athen.}} ''lib. 5. cap. 9. pag. 205. C''.</ref>. {{AutoreCitato| Lodovico Domenichi|Domenichi}}, traduttore italiano di {{AutoreCitato |Plutarco|Plutarco}}, ha pure spiegato '''ἐπιστύλιον''' per capitello nel luogo, ove lo scrittore greco parla del tempio, che Pericle fece alzare in Eleusi<ref name=pagina116>{{AutoreCitato|Lodovico Domenichi|Domenichi}} ''Le vite di Plutarco, ec, in Pericle, par. 1. pag. 238. G''. {{AutoreCitato|Plutarco|Plutarco}} in questo luogo, dell’edizione greco-latina, ''pag. 159. in fine'', per epistilio deve intendere sicuramente architrave, soggiungendo che sopra di esso {{autoreIgnoto|Xipezio}} vi pose il '''διάζωμα''' o come legge il {{Wl|Q2376060|Costantini}} nel suo lessico, '''διάζωσμα''', cioè il fregio, che così forse era chiamato solamente quello dell’ordine ionico, e corintio, il quale non avendo triglifi, né metope, rassomigliava; ad una fascia,detta dai Greci '''ζώνη''', e '''διάζωμα''': e perciò sarà probabilmente stata di uno di questi ordini la fabbrica nominata da {{AutoreCitato|Plutarco|Plutarco}}. Il fregio dell’ordine dorico era nominato in greco '''τριγλύφος''' ''triglifo''. Almeno così lo chiamano {{AutoreCitato|Euripide |Euripide}} ''in Oreste, vers. 1372.''</ref>. {{Pt|Comun-|}}<noinclude>
{{PieDiPagina| ||que}}
<references/>
[[Categoria:Pagine con testo greco]]</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|94|{{Sc|capo v.}}|}}</noinclude>{{Nop}}
Era magrissimo, comechè la mole della testa e la grossezza dei collo lo presentassero anzi muscoloso che no, e che l’abito fratesco nascondesse l’esilità del rimanente; ma sotto panni era sì stremo che pareva una testura di ossa. Gracile ancora la complessione: pativa spessi dolori di capo che degeneravano in febbri, talvolta anco lunghe; di ritenzione d’orina, infermità comune a’ letterati di troppo sedentaria vita; e di emorroidi che gli cagionarono una procidenza dell’intestino retto che qualche volta fu per troncargli la vita; ma si era fabbricato da sè uno strumento, col quale facilissimamente lo rimetteva a suo posto, dopo di che questa infermità molesta non gli recò più che un lieve disturbo. Prima del 1605 era così male andato di salute, che egli stesso contava ogni anno per l’ultimo, e tutti quelli che lo praticavano, non ne facevano giudizio diverso; ma succeduto l’affare dell’Interdetto, l’occupazione dello spirito congiunta a quella del corpo, il muoversi continuo, quell’andare ogni giorno o più volte al giorno dal convento al palazzo, una vita meno uniforme, un conversare più svariato, il trovarsi, benchè solitario, in un mondo di viventi e in mezzo ai grandi affari, e il carteggiare assiduo ora col governo, ora coi più grandi letterati d’Europa, gli restituirono talmente la buona salute che non patì più se non se pochi incomodi, ed una sol volta per innormale natura fu obbligato a letto.
Nelle malattie, come ancora negli abituali suoi acciacchi, era solito medicarsi da sè. Portava opinione che il consueto metodo di medicare con una<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo v.}}|95}}</noinclude>subita e totale mutazione nel vivere e nelle azioni, e con tante purghe, non vale altro che a prolungare la convalescenza; e che, massime negli uomini di grave età, il tralasciare per molti giorni le azioni solite deteriorava di molto l’uso delle parti del corpo loro, e che il solo mettersi a letto mutando improvvisamente vitto ed occupazione era un volere ammalarsi. E perciò bisognava bene che il male fosse violentissimo perchè al letto potesse obbligarlo. Le sue medicine erano sostanze semplici, cassia, manna, polpa di tamarindo; o se composte, le preparava da sè. Del resto lo stesso genere di vita come in ogni altra occasione, e solo regolava la qualità degli alimenti dal più al meno; e se travagliato da febbre, solo nel forte degli accessi si sdraiava sopra la sua cassa. Con questo metodo severo seppe conservare ad un corpo gracile oltre a 70 anni di vita e resistere a lunghe vigilie e a studi faticosissimi. Quando infermo, anzichè avvilirsi o muover lamenti e querele, diventava più del solito ilare e giocoso, e le facezie gli abbondavano sì che moveva spesso i circostanti a riso.
Era dotato di una passibilità, o vogliam dire facoltà sensitiva, straordinaria: squisitissimi i suoi sensi; e specialmente il palato, non corrotto mai da cibi artificiali, sapeva distinguere tutti i sapori, di forma che era solito dire che di veleno non l’avrebbero ucciso. Infatti una volta gli fu recato nel refettorio del biscotto; il quale, assaggiato appena, rigettò, e le poche bricciole inghiottitegli cagionarono indisposizione per alcuni giorni.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|96|{{Sc|capo v.}}|}}</noinclude>{{Nop}}
Questa sensilità si estendeva sino alla memoria, in lui costante, tenacissima. Andato in un luogo una volta, si ricordava anco lunga pezza dappoi dei minimi oggetti vedutivi, e gli descriveva con tale minutezza come se ancora gli stessero sotto gli occhi. Uomini eruditissimi a Roma a studiare quell’emporio di monumenti antichi che ivi si conservano, storia parlante dei secoli che più non sono, ebbero spesso a meravigliare di Frà Paolo nell’udirlo descrivere alcuno di quei monumenti, e ricordare particolarità sfuggite a meno attenti osservatori.
Perspicacissimo, e di rado erroneo ne’ suoi giudizi, sapeva conoscere a prima vista l’indole e l’ingegno degli uomini, e il suo occhio penetrativo e sagace s’inoltrava persino nelle più occulte intenzioni, e possiedeva in sommo grado l’artifizio di far parlare altrui, e in via d’interrogazioni obbligarli ad esternare i loro pensieri; il che egli usando l’espressione di Socrate, chiamava far da levatrice e aiutare altrui a partorire.
Parlava poco, udiva molto, più atto a scoprire gli intendimenti di altri che a rivelare i propri. Cogli stranieri al sommo guardingo, e più ufficioso che libero; ingenuo cogli amici, in ogni cosa modesto, e poco sopportatore di elogi, i quali benchè giusti lo facevano arrossire e lo imbarazzavano. Avverso ad ogni frivolezza, la sola vista del giuoco, anco di passatempo (cui stimava occupazione di talento avaro), gli dava noia. Ciò nulla ostante la sua conversazione era amena, il parlare sentenzioso e vibrato, e sparso a proposito di motti faceti, pieni<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo v.}}|97}}</noinclude>di sale e di sentimento. Passava con molta facilità sopra ogni sorte di argomenti, il che doveva principalmente alla vastità delle sue cognizioni e alla sua profonda pratica delle cose e degli uomini. Parlava di tutto, ma sempre richiesto, non mai o di rado chiedente. La prontezza della sua memoria nel citare autori e tempi e testimonianze faceva ammirare persino i più destri. La sua eloquenza, tal quale nelle sue opere; più nei pensieri che nelle parole. Nella conversazione famigliare usava il dialetto natìo; possiedeva perfettamente il latino, il francese, lo spagnuolo, il greco antico e moderno; nell’ebreo era profondo, nel caldeo più che mediocre, aveva pratica del dialetto rabbinico, e degli altri idiomi semitici aveva più o meno leggiera tinta. E con tanto sapere era così umile e così poco smanioso di farsi conoscere, che a chi già saputo non lo avesse, gli bisognava una lunga conversazione per misurare gli spazi infiniti abbracciati dal suo genio.
La continua pratica con principi e signori aveva dato alle sue maniere una certa dignità e non curata eleganza, che riusciva ancor più attraente sotto la modestia dell’abito e del discorso, e nella povertà della cella.
Era disinteressatissimo e praticava la povertà monastica, non apparente, fallace, insidiosamente avara, ma con lealtà evangelica. Roba, libri, danari, tutto ad uso comune; nulla custodiva, e lasciava che ciascuno pigliasse ciò che voleva. A chi prestanzava da lui diceva: ''Serviti, finchè io lo richiedo''; e quando voleva rendere rispondeva: ''Non mi abbisogna per''<noinclude>
<references/>{{PieDiPagina|''Vita di F. Paolo'' T. I.||7}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|98|{{Sc|capo v.}}|}}</noinclude>''adesso, fanne ancora il piacer tuo''. Non chiedeva restituzione, non verificava il restituito; i ringraziamenti sdegnava, i regali abborriva, solo a lui grato dono un libro fattogli dall’autore o da mano amica, o memoria di amico defunto. E a chi rimproveravagli tanta generosità, rispondeva: ''Imitiamo Dio e la natura che danno e non prestano''. Per converso poco esigeva da altri e non chiedeva servizio senza, in quel miglior modo che potesse, rimunerarlo. Colla quale magnanimità si rese la delizia del suo convento, e l’amore di tutti che lo avvicinavano, ed era impossibile di trattare una volta con lui e non affezionarsi ad uomo che possiedeva sì alte virtù di mente e di cuore e faceva ogni sforzo per occultarle.
Austero per sè, sopportatore benigno degli altri, amava di sentirsi rimproverare i propri difetti e tosto dava opera ad emendarli. Con ciò giunse a cattivarsi una illimitata benevolenza de’ suoi confratelli che le sue parole tenevano in conto di oracoli, la sua presenza rispettavano come un santuario: amore tramandato da loro ai succedenti, e il nome di Frà Paolo divenne il più nobile orgoglio dei Serviti veneziani, e ancora ne serbavano pia rimembranza quando quel convento fu da Napoleone soppresso nel 1810.
Non fu mai veduto andare in collera, la calma del suo spirito non lo abbandonò mai neppure nelle più ardue circostanze. E benchè gaio e frizzante, era così ritenuto e grave che non che gli sfuggisse mai parola indecente, si astenne persino da quelle interiezioni famigliarissime al dialetto veneziano,<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo v.}}|99}}</noinclude>''alla fè, vi giuro da amico'', e simili. Nel consigliare, non autorevole, ma insinuante, ed aveva l’arte diffile di far gradire i suoi consigli come se propri fossero di quelli a cui gl’indirizzava.
Che se fra tante perfezioni morali Frà Paolo non seppe esimersi da una tal quale acerbità avverso la corte di Roma, ciò vuol dire ch’egli ancora era uomo. E se i papi che si dicono santissimi e beatissimi e per soprassoma anco infallibili, nutrirono avverso di lui e si tramandarono come per fedecomesso un odio implacabile, come pretendere che un frate, con tutte le imperfezioni umane, dopo tanti torti, tante calunnie, tanti attentati contro la vita e l’onore dovesse essere più infallibile di loro? Chi ha meno ragione di accusarlo sono i Curiali, essi che mai non si stancarono di perseguitarlo vivo e di vilipenderne il nome e la memoria posciachè scese nel sepolcro. Aveva ragione {{AutoreCitato|Erasmo da Rotterdam|Erasmo}} quando disse che Lutero non sarebbe mai stato un eretico se non toccava il ventre ai frati e la tiara al papa: due peccati che non si rimettono mai nè in questo secolo nè nel futuro. E Frà Paolo sarebbe stato un santo, avrebbe fatto miracoli, e sarebbe onorato di culto e di altari se non avesse scritto contro le pretese temporali de’ pontefici. Tanto è vero che in molti la religione non è altro che l’idolo delle loro passioni, e che se non esistesse un modello eterno per distinguere la virtù, troppo spesso sarebbe calunniata come specie del vizio.
{{rule|4em}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|100||}}</noinclude>{{Ct|f=120%|CAPO SESTO.}}
(1590). Quantunque fra le occupazioni scientifiche di Frà Paolo egli si adoperasse eziandio a decomporre metalli, a distillazioni e ad altri esperimenti di chimica, quale lo stato infantile di questa scienza lo poteva permettere, il suo buon senso lo tenne lontano dalle visionarie dottrine degli alchimisti e de’ teurgici, nelle quali era incappato il Van Helmont, il Cardano e più altri filosofi suoi contemporanei, ed era così persuaso della vanità di quelle scienze, che non ebbe alcuna difficoltà di deriderle.
Imperocchè al principio del 1590 comparve a Venezia, dopo avere peregrinato altri luoghi d’Italia e gabbato non pochi, un ciarlatano per nome Marco Bragadino di Cipro, già frate cappuccino, il quale si vantava di sapere far l’oro e dava a sè stesso il titolo fastoso di Mammona, Dio della ricchezza. È incredibile la vertigine eccitata da quel frate ciurmatore. Tutti i principi lo volevano: Enrico IV commise al suo ambasciatore a Venezia d’invitarlo alla sua corte; Sisto V, come che tanto spregiudicato, vi pretendeva ragioni perchè era frate: ma Bragadino diceva di voler preferire Venezia, perchè a lui patria. Alloggiava nella splendida casa dei Dandolo, si trattava magnificamente, conduceva con sè due cani con collare d’oro: e possiedendo il secreto di combinare il mercurio con altri o metalli o {{Pt|mine-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo vi.}}|101}}</noinclude>{{Pt|rali|minerali}} sì che la composizione pigliava il color d’oro, facendo sue esperienze con prosopopea e bella grazia trappolava quanti avevano la stoltìa di fidare in lui; finchè conosciuta l’impostura, fu bandito. Andato in Baviera, l’Elettore, giuntato da lui, il fece impiccare poi abbruciare (nel 1591) come stregone, e con esso anco i cani, cui gl’inquisitori nell’alta loro sapienza sospettarono diavoli.
Dimorando in Venezia, ambasciatori, nunzi, patrizi, plebe, tutti correvano a vedere far l’oro; e fra tanto delirio di gente civile, un Barbaro si fece distinguere per sanità di cervello. Essendo che un Ciavùs turco, mandato per negozi dal Gran Signore a Venezia, udendo come quegli faceva l’oro, disse facetamente: ''Se è vero, il mio Sultano verrà a servirlo''. Molti si fecero intorno a Frà Paolo acciò ch’egli pure andasse a vedere, ma e’ se ne burlava, e colle solite sue lepidezze mescolate a sodi ragionamenti cercava di trarre d’inganno altrui. Per suo consiglio, affine di screditare il ciarlatano, fu fatta una mascherata di giovani nobili che girando in gondola vestiti da Mammona, con crogiuoli, mantici, boccette, fabbricavano oro e lo vendevano a cinque lire il soldo; sferzando così la bricconeria del ciurmatore che rubava cinque lire in buoni denari, per un soldo che dava del suo oro.
Di tal forma passava il Sarpi l’innocente sua vita, quando verso questo tempo vennero a’ sturbarla le discordie de’ frati.
Al Capitolo generale di Cesena (7 giugno 1588) i frati, dovendo eleggere il loro capo, si trovarono al solito divisi in due fazioni: i Fiorentini e {{Pt|Bolo-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|102|{{Sc|capo vi.}}|}}</noinclude>{{Pt|gnesi|Bolognesi}} colle provincie loro aderenti portavano Giovan Battista Libranzio da Budrio, stato per 25 anni professore di metafisica a Pisa, e raccomandato caldamente alla corte di Roma dal gran duca Francesco, morto l’anno innanzi; e i Lombardi e Veneziani favorivano Battista Micolla milanese che per essere stato Procuratore aveva ottenuto dispensa dai papa per le non compiute vacanze. Vinsero i primi, ed essendo il Libranzio uomo buono e pacifico e poco atto a contenere una frataglia inquieta, nacquero tumulti, disordini, accuse, imprigionamenti, e lo stesso generale fu incolpato d’insufficienza e di troppa sopportazione. Il Protettore cercò di mettere qualche accordo, ma non fu possibile. Sisto V chiamò il generale a Roma (1590), e avendo fatto esperienza del senno ed imparzialità di Frà Paolo, gli comandò che si recasse a Bologna, e giudicasse quelle faccende insieme a’ suoi auditori di Ruota. Vi andò nel mese di marzo, fu libero da passioni, e tanto dotto si mostrò nelle leggi e nelle pratiche della curia che gli stessi auditori si riportavano al suo giudizio. Alcuni de’ più discoli furono castigati, e la causa del generale restò interrotta per la morte di lui in Roma, colpito da apoplessìa, a’ 12 d’aprile onde sciolto dal pontefice il tribunale, Frà Paolo si restituì in patria nel maggio seguente.
Forse il lettore si annoia che lo trattengo di pettegolezzi monastici, ne’ quali il grand’uomo si smarrisce e non si vede che un cappuccio. Io infatti rimasi dubbio se doveva narrarli; ma considerata la qualità del mio têma, parvemi che l’omissione avrebbe lasciata una lacuna nella continuità dei casi, che<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo vi.}}|103}}</noinclude>nella vita sono una catena successiva di cause ed effetti: molto più quando si tratta di personaggi eminenti, nella vita de’ quali anco le inezie sono curiose a sapersi, apparendo come le macchiette di un gran quadro che danno risalto alle figure più cospicue, e compiono la rappresentazione del soggetto. Oltre a ciò, la varietà degli argomenti è bellezza in ogni libro; e le cose qui narrate ed in seguito, se ci fanno per qualche momento dimenticare l’uomo illustre, hanno anch’esse il loro vantaggio, pingendoci le domestiche abitudini di una casta che per molti secoli ha dominato le opinioni del mondo; e forse un acuto lettore saprà dedurne qualche utile riflessione sulla mutabilità degli affetti umani, e sui principii di interesse o di prevenzione donde troppo spesso gli uomini sogliono derivare i loro giudicii. Qui vediamo Frà Paolo onorato e stimato in corte di Roma, più oltre lo vedremo ingiuriato e vilipeso.
Restato adunque vacante il generalato, il gran duca Ferdinando, altro protettore di frati, succeduto al fratello Francesco, raccomandò perchè fosse dato ''ad interim'', fino al compimento del triennio, a Frà Lelio Baglioni di Firenze procuratore dell’Ordine, nel che fu compiaciuto da Sisto V; e nel seguente anno (1591) ottenne da Gregorio XIV che fosse confermato pel triennio successivo. Le quali cose benchè remote e indifferenti a Frà Paolo, gli fruttarono gravi disturbi, cui per bene intendere mi conviene tornare indietro alcun poco.
Quand’egli andò procuratore a Roma era provinciale di Venezia il padre Gabriele Dardano, di {{Pt|no-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|104|{{Sc|capo vi.}}|}}</noinclude>{{Pt|bile|nobile}} famiglia veneta, ma ambizioso dei gradi supremi, imbroglione ed avido: difetti che astutamente copriva con una apparente santimonia. Fondatore e regolatore di una congregazione di pinzochere, era venerato dal volgo e stimato a Roma, dove tali instituti sono in pregio, essendo la divozione donnesca quella che mantiene in credito i santi. Ma a Frà Gabriele fruttava altrimenti, perocchè col pretesto di soccorrere le sue figliuole spirituali pettegolava nelle case de’ ricchi in busca di limosine, che poi servivano anco per lui. Frà Paolo che lo credeva inframmettente, ma non briccone, nel partire gli raccomandò i frati suoi amici o clienti; ma il Dardano seguendo il suo talento rapace, non fece più distinzione di quelli che degli altri, e tutti espilò con le astuzie di un pubblicano, e sfruttò i beni del convento e della provincia, e destreggiandosi a far mercatura e contrabandi, e a intricar liti, e in ogni altro garbuglio dove potesse cavar denari, era riuscito ad ammassare un bel peculio. Ambiva il generalato; e per farsi largo spendeva a Roma coi cortegiani, massime con quelli del cardinal protettore che ricambiavano di raccomandazioni o di elogi il ladro a cui la liberalità teneva luogo di merito. Ma gli dava ombra il sentire come Frà Paolo, col quale carteggiava continuamente, fosse onorato in Corte, fatto vicario dal generale, e portato favorevolmente nei pensieri del pontefice che lo ammetteva a spessi e famigliari colloqui. E temendo che tanta estimazione non fosse per attraversare i suoi disegni, pensò al modo di levarselo di mezzo; cominciò a scrivergli che era omai tempo<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo vi.}}|105}}</noinclude>di pensare a sè, e che avrebbe dovuto usare l’aura propizia per tirarsi fuora dalle angustie del convento e inalzarsi ai primi onori della Chiesa: profittasse di pontefice benevolo e una mitra o un cappello rosso essere da preferire ad un povero cappuccio. Ma il Sarpi che non si sentiva di queste ambizioni rispondeva in tuono contrario; e una volta scrivendogli in cifra si lasciò scappare alcune frasi un po’ ardite, dicendo che non apprezzava la Corte, che anzi la abborriva, stantechè ivi le dignità non si possono ottenere se non con male arti. Bisogna che Frà Paolo avesse ragione, e che la corte romana sia una peccatrice incorreggibile, perchè due secoli dopo il celebre Scipione de’ Ricci, che fu poi vescovo di Pistoia, fu disgustato dai ''raggiri e dalle cabale di quella corte, e trovò essere incompatibile il mantenersi galantuomo e perfetto cristiano entrando nella carriera della prelatura colla idea, come dicono, di far fortuna e di pervenire ad alti posti''; e se alcuno vi è riuscito, lo giudicava il ''rara avis in terris''.
Tornato Frà Paolo a Venezia e udite le furfanterie del Dardano e le querele degli amici, anzi di tutto il convento, vennero fra loro a parole, indi ad aperta nemicizia, e scrissero a Roma l’uno contro l’altro: Frà Paolo producendo le prove della mala amministrazione del Dardano, e questi accusando Frà Paolo di sospetto nella fede per ciò che praticava con eretici ed Ebrei. Non era creduto l’ex-provinciale perchè la riputazione del Sarpi era troppo bene stabilita; e poco si avvantaggiava l’ex-procuratore, perchè Gabriele spendeva alla ricca e<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|106|{{Sc|capo vi.}}|}}</noinclude>coi doni si era guadagnata la protezione del nipote al cardinale Santorio, e del Santorio medesimo, che sedotto da lui gli promise il generalato alla prima favorevole occasione.
(1592). Intanto non potendo vendicarsi su Frà Paolo, Gabriele si voltò ad offenderlo in quel Frà Giulio, vecchio più che settuagenario, cui egli chiamava suo padre e che si prendeva tanto amorosa cura di lui. E cogliendo occasione di pettegolezzi da confessionario, brigò col patriarca e gli fè togliere la facoltà delle confessioni; e perchè certe monache sue penitenti minacciavano di cavare gli occhi a chi voleva privarle del loro direttore spirituale, Frà Giulio, accusato di fomentare la sedizione nella monacaia, fu mandato per castigo a Bologna, dopo 50 anni di soggiorno a Venezia. Il Sarpi ne fu tocco al vivo, non per l’offesa propria, ma per l’ingiusta persecuzione e perchè il buon frate assai si cruciava di essere tolto alle sue vecchie abitudini; e memore dei molti amici che aveva in Roma e della stima di cui lo onoravano assai prelati, altronde sapendo il proverbio che chi vuole vada e chi non vuole mandi, si decise, abbenchè già si approssimasse l’inverno, di correre egli stesso colà, affine di giustificare l’amico presso il cardinal protettore ed il nuovo pontefice Clemente VIII asceso a’ primi di quell’anno. In vero i caritatevoli suoi uffici furono gratamente accolti, ed ebbe il piacere di ricondurre a Venezia e alle sue monache il travagliato Frà Giulio.
Nè fu senza nuova onoranza del Sarpi quell’andata; imperocchè trattandosi allora la causa del<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo vi.}}|107}}</noinclude>duca Enrico di Gioiosa, il pontefice sapendo quanto Frà Paolo fosse profondo teologo, volle che anch’egli intervenisse. Quel principe all’età di 20 anni, per disgusto della perdita di una sposa da lui caldamente amata, si fece cappuccino nel 1587. Cinque anni poi, morto suo fratello, unico erede maschio della casa, chiese al papa dispensa di secolarizzarsi; e il papa ne commise l’esame ad una congregazione di cardinali e teologi, i quali spropositarono tante esorbitanze sulla sconfinata potestà pontificia, che il Bellarmino, rivolto a Frà Paolo, disse sotto voce: «Queste sono le cose che hanno fatto perdere la Germania, e lo stesso faranno della Francia e di altri regni». Ma quel prelato non fu conforme a sè stesso, perchè da poi scrisse anch’egli esorbitanze simili, se non anco peggiori. Infine i rispetti umani, le raccomandazioni della corte di Francia, e l’influenza del cardinale di Gioiosa, fecero sortire la dispensa verso la fine di quell’anno 1592. Tornò alla professione dell’armi, alcuni anni dopo s’incappuccinò di nuovo, e morì a Torino nel 1609 per strapazzi di un pellegrinaggio a Roma fatto di verno e a piedi.
Il Santa Severina, a cui piaceva l’ingegno e la probità di Frà Paolo, volendo da una parte guadagnarselo e dall’altra levarsi col beneficio questo impedimento a’ suoi disegni, temendo non fosse egli, invece del Dardano, proposto e sostenuto a generale de’ Servi, fece ogni possa per trattenerlo presso di sè; e non riuscendo, l’anno appresso (1593) gli scrisse di suo pugno avvisandolo che lo aveva raccomandato al pontefice per farlo vescovo di {{Pt|Milo-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|108|{{Sc|capo vi.}}|}}</noinclude>{{Pt|potamo|Milopotamo}} in Candia. Dicono che il pontefice lo ricusasse per sinistra opinione che aveva di lui, siccome d’uomo che teneva pratica con eterodossi. Ma ciò non si accorda con quello che abbiamo detto di sopra, nè Clemente VIII era così pinzochero da lasciarsi alluccinare da superstizioni plebee.
Pare piuttosto, da quello che ho potuto raccogliere, che la sede di Milopotamo essendo povera e con pochi abitanti, sia stata congiunta, per un concordato tra la Santa Sede ed il governo veneto, con quella di Retimo pure in Candia; e a questa alcuni anni dopo, essendo restata vacante, fu promosso Luca Stella di primaria famiglia cittadinesca veneziana, chierico della camera apostolica e referendario dell’una e dell’altra segnatura, che fu poi arcivescovo d’Adria, poi di Creta, poi arcivescovo vescovo di Vicenza, poi di Padova, la più grassa sede episcopale dello stato veneto dando 24,000 ducati di rendita: dalle quali numerose traslazioni, contrarie anco ai canoni ecclesiastici, si vede, lo Stella essere stato un buon cacciatore di benefizi e grato alla Corte.
(1594-97). Durante questo tempo le speranze di Gabriele erano state deluse due volte; perocchè morto il generale Libranzio, gli venne sostituito, come narrai, Frà Lelio Baglioni, portato anco dal Santa Severina facendosi promettere che terminato il suo triennio farebbe opera perchè Gabriele gli succedesse. Ma Lelio che ambiva, come tutti, di prolungarsi più che poteva nella carica, e necessitato a lasciarla, cederla ad uno di sua fazione, aderì sulle prime per non incontrare ostacoli; ma venuto il tempo di rassegnare il comando, intrigò tanto, sostenuto dalla continua<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo vi.}}|109}}</noinclude>protezione del gran duca, che nel Capitolo di Cesena (28 maggio 1595) a dispetto di alcune opposizioni e delle minaccie del Santa Severina fu confermato per tre anni ancora. Pochi mesi prima Frà Gabriele era stato rieletto provinciale di Venezia, e fra i due emuli si riaccese una guerra sacra che tutta sconvolse la fratrìa servitica. Il provinciale non preteriva occasione per far dispetto al generale, e il generale usava ogni possa per screditare il provinciale, accusandolo persino alla Congregazione della Riforma per facinoroso, scelerato e colpevole di gravissimi delitti; e trattandolo da spia e da ladro; e che quanto rubava, tutto dava al cardinal protettore. Certo è che Dardano era un cattivo mobile e che l’ambizione lo moveva a cose ingiuste; ma gli ecclesiastici sono così avvezzi allo stile declamatorio e alle esagerazioni rettoriche, senza darsi mai la fatica di provare ciò che dicono, che quando regalano di queste gentilezze ai loro nemici siamo obbligati in coscienza a farvi qualche sottrazione. Checchè si fosse del vero, il Santa Severina se ne trovò offeso, e difendendo il suo protetto con quanto ardore lo perseguitava Frà Lelio, ne nacquero in corte di Roma e tra i Serviti due fazioni; che, povero il mondo, se avessero saputo maneggiare le armi come la lingua. Frà Fulgenzio ci accerta che il parteggiare tra Guelfi e Ghibellini, tra Bianchi e Neri erano ragazzate al cospetto del parteggiare fratesco. Infatti se sono così terribili il diavolo e le donne, quanto più i frati che fanno paura ad entrambi?
Frà Paolo avrebbe voluto starsi neutrale; ma pressato da ambe le parti e costretto a decidersi, sì per<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|110|{{Sc|capo vi.}}|}}</noinclude>onore proprio come per ragione si schierò dal lato del generale. Ciò nondimeno proponeva termini alla lite, e desiderava che i potenti non più se ne mischiassero, e fosse lasciata la decisione ai liberi suffragi di un Capitolo. Ma Frà Sante, nipote di Gabriele, disse, doversi aspettare la inspirazione dello Spirito Santo. E Sarpi: ''Lasciamo da parte lo Spirito Santo e operiamo coi mezzi umani''. Non avesse mai detto sì terribile eresia! Sante, o sciocco o maligno, lo denunciò siccome uno che negava gli aiuti dello Spirito Santo. Ma intanto che l’Inquisitore di Venezia aveva il buon senso di rigettare l’accusa, un’altra ne insinuava alla Inquisizione di Roma, di cui faceva parte il Santa Severina, Frà Gabriele incriminandolo nuovamente che conversasse con eretici ed Ebrei; e per far più colpo ricordò quella fatal lettera in cifra che ho detto di sopra, e la sfoderò agli occhi degli Inquisitori. Ma nè il Sant’Offizio trovò materia di eresia, nè il cardinale motivo di personale offesa; sì solamente gli doleva che Frà Paolo, da lui amato e stimato, nol volesse compiacere ne’ suoi desiderii: e più per questo che per altro gli portava un po’ di mal animo. Bene fu per fare un cattivo incontro Frà Gabriele, se per avventura la colpa di cui lo incusarono non fosse stato un arcano sacro. Era capitato a Venezia un Servita cui, per saper piangere a sua voglia, chiamavano Frà Lagrimino; il quale ribaldo ed ipocrita, fuggendo l’ira del generale si era acquistata la protezione del provinciale. Lagrimino, bravo esorcista, si era dato ai lucri del suo mestiere, e fra i clienti si ebbe la moglie di un mercatante; la quale in ricompensa che<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo vi.}}|111}}</noinclude>il frate le cacciava dal corpo i diavoli, lo regalava con belle pezze di rasi, e mussole e tele fine, che poi Lagrimino, Gabriele e monsignor nunzio a Venezia si dividevano da buoni amici. La ruberia fu scoperta; Lagrimino fuggì; gli fu fatto il processo e fu intaccato nella truffa anco Frà Gabriele; della qual cosa essendone corsa la fama a Roma, il general Lelio lo accusò al governatore, che fecelo portare in carcere. Ma quelli che avevano avuto parte dei rasi e delle mussoline ne ebbero scandalo. Il Santa Severina specialmente ne fece uno scalpore da non dirsi col pontefice, e tanto adoperò, finchè dopo pochi giorni fu rilasciato il Dardano e in sua vece fu sostenuto il generale come calunniatore.
Intanto fra intrighi e accuse quella fratesca rimestura durava da più anni. Il papa voleva perdere la testa: spediva brevi di qua e di là, s’interessavano cardinali, vescovi, prelati e sopratutto le monache; e tanto si erano riscaldati gli spiriti che dovendosi tenere un Capitolo a Vicenza, convenne alla polizia di mandarvi una grossa squadra di sbirri. I quali sapendo che i frati fanno voto di povertà, non di astinenza, visitarono divotamente la cantina e dispensa loro, e sì si avvinazzarono ed empirono, che fu facile ai Servi di Maria di disarmarli; e sbirri e frati stavano in punto di venire alle archibugiate, se la prudenza di Frà Paolo colle preghiere colle esortazioni e usando di tutto l’ascendente di cui godeva, non impediva quel pazzo e scandaloso furore.
(1597). Era convocato a Roma il Capitolo pel primo di giugno. Gabriele scaduto dal provincialato<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|112|{{Sc|capo vi.}}|}}</noinclude>si fece nominare definitore, e nella prima carica gli succedette Arcangelo Piccioni, altro nemico del Sarpi: ambi andarono al Capitolo; ma i frati del partito contrario, che assolutamente non volevano il Dardano per loro capo, sollecitarono Frà Paolo che vi andasse anch’egli, e trovasse via di accordo, altrimenti non sarebbe più finita. Ciò egli sentiva benissimo; ma gli facevano paura le mene dei due frati nemici, quella tal lettera in cifra e lo sdegno del cardinal protettore. Gli amici ne lo confortavano, appoggiandosi alla antica benevolenza del medesimo, e alle graziose lettere scrittegli più volte e anco di recente. Allora il Sarpi ricordò facetamente l’apologo del leone che aveva chiarito guerra a tutti gli animali cornuti, il che sentendo la volpe, si nascose dicendo: ''Se il leone vuole che le mie orecchie sieno corna, chi vorrà contradirgli?'' Pure risolse l’andare, ma ben fornito di commendatizie per l’ambasciatore veneto e prelati di corte. N’era anco sollecitato dal Bernerio cardinale d’Ascoli, suo vecchio amico, da lui già conosciuto a Mantova quand’era inquisitore, ed ora della Congregazione del Sant’Offizio; il quale lo assicurava che avrebbe trovato in Roma la migliore accoglienza.
Infatti il Santa Severina lo ricevette molto benignamente, e solo si lagnò che avesse favorito con troppo calore il general Lelio; intorno a che il Sarpi essendosi giustificato in modo che il cardinale ne fu contento, questi volle riconciliarlo con Gabriele; al quale tuttavia non riuscì di essere generale, opponendosi non pure Veneziani e Lombardi, ma i Fiorentini ancora, e chi proponeva uno e chi un altro<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo vi.}}|113}}</noinclude>candidato. A talchè il papa che aveva altri disturbi per la testa, la finì egli con eleggere ai 30 di maggio Angelo Maria Montorsi, eremita dei Servi del monte Senario presso Firenze, più atto alla santimonia che agli affari, e che non accettò se non dopo minaccia di scomunica. Nè perciò finirono le liti, ma sono estranee alla vita di Frà Paolo. Aggiungo solo che morto il Montorsio nel 1600, il Dardano fu di nuovo escluso dal generalato, toccato invece a un frate Arcangelo Tortelli da Parma; e morto anco questo il seguente anno, Gabriele ad arbitrio del cardinale Santa Severina, e contro le regole dell’Ordine, fu nominato generale ''ad interim'' e confermato da un Capitolo tenuto in Roma a’ 24 maggio 1603, ma poco godette di un incarico procacciato con tanti intrighi, perchè morì a Venezia a’ 27 febbraio del 1604. Frà Fulgenzio afferma che per riuscirvi spese 40,000 ducati; forse è un po’ troppo: ma è sempre vero che a Roma si paga e senza danari non si hanno santi.
Il cardinale Santorio di Santa Severina morì ai 7 di giugno del 1603, e mancato questo desposta protettore che disponeva delle cariche dell’Ordine come di cosa propria, mancò il principal fomite della discordia, come bene, quantunque con parole velate, osserva l’annalista de’ Serviti, contemporaneo. Il che giova a difendere Frà Paolo dalla accusa che la attizzasse egli medesimo per la voglia di diventar generale: mentre nelle liste de’ concorrenti a quella dignità, non mai si trova il suo nome.
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|||351}}</noinclude><section begin="s1" />{{Rule}}{{Rule}}
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{{Ct|f=160%|L=.2em|AD ALAMANNO SALVIATI.}}
{{Rule}}{{Rule}}<section end="s1" />
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{|
|-
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{{Sc|nicolaus maclavellus}}
ALAMANNO SALVIATO
Viro praestantissimo salutem.
</div>
{{X-larger|L}}''Ege, Alamanne, postquam id efflagitas, transacti decennii labores Italicos, nostrum quindecim dierum opus. Fortasse nostri aeque ac Italiae vicem dolebis, dum quibus ipsa fuerit periculis obnoxia perspexeris, et nos tanta infra tam breves terminos perstrinxisse. Forsitan et ambos excusabis, illam necessitudine fati, cuius vis refringi non potest, et nos angustia temporis, quod in huiusmodi ocio nobis adsignatur. Verum obsecro te ut nobis non desis, sicut illi ac labanti patriae tuae non defuisti; si cupis carmina haec nostra, quae tuo invitatu edimus, non contemnenda. Vale.''
<div align="right">
V. Idus Novembris 1504
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</noinclude>{{Centrato}}
{{Sc|''nicolaus maclavellus''}}
''E I D E M.''
</div>
{{X-larger|L}}Eggete, Alamanno, poichè voi lo desiderate, le fatiche d’Italia di dieci anni, e le mia di quindici dì. So che v’increscerà di lei e di me, veggendo da quali infortunj quella sia suta oppressa, e me aver voluto tante gran cose in sì brevi termini restringere. So ancora escuserete l’uno e l’altro, lei colla necessità del fato, e me colla brevità del tempo, che mi è in simili ozj concesso. E perchè voi col mantenere la libertà d’uno de’ suoi primi, avete subvenuto a lei, son certo subverrete ancora a me delle sue fatiche recitatore; e sarete contento mettere in questi mia versi tanto spirito, che del loro gravissimo subietto, e dell’audienza vostra diventino degni. Valete
<div align="right">
''Die 9. Novembris'' 1504
</div>
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|}
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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1894.djvu/539
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{Centrato|{{x-larger|BIBLIOGRAFIA}}
{{larger|LIBRI NUOVI}}.}}
{{indentatuta}}'''Renner''' ({{Sc|Victor}} von), ''Griechische Münzen, für Schulzwecke zusammengestellt''. I. Theil. ''Der Osten''. — Wien, 1894. — (Un opusc. in-8, con una tav. in fototipia).</div>
II Sig. von Renner è professore ginnasiale a Vienna, ed in tale qualità si giova molto opportunamente della Numismatica come sussidio ed illustrazione all’insegnamento della Storia e della Filologia. Il Ginnasio della Leopoldstadt, al quale appartiene, possiede una raccolta, che l’A. ha riordinata e che va crescendo d’anno in anno per via di doni e di acquisti sistematici; essa fornisce già in massima parte il materiale didattico al Sig. von Renner; alle lacune che tuttora vi esistono egli ripara col ricorrere alla propria raccolta particolare.
Vediamo con piacere che il suo tentativo è coronato da buon successo, talchè da molte parti gli fu manifestato il desiderio di avere una guida per raccogliere ed ordinare collezioni numismatiche a scopo d’insegnamento scolastico.
L’opuscolo che abbiamo sott’occhio è appunto la prima parte d’un lavoro che l’A. si propone di pubblicare per soddisfare a quella richiesta.
Contiene la descrizione dei tipi principali delle monete greche autonome e regie, disposte nel modo che l’A. ha ritenuto più adatto per servire da commento alla Storia, quale s’insegna nelle scuole; egli ha dovuto per conseguenza scostarsi in alcuni punti dal sistema di Eckhel, e comincia p. es. con la Persia.
Questa prima parte comprende le monete dell’Oriente, cioè dell’Asia, della Grecia, ecc.; la seconda parte comprenderà quelle della Sicilia, dell’Italia, delle Gallie, della Spagna e di Cartagine.
{{A destra|S. A.}}
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text/x-wiki
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II Sig. von Renner è professore ginnasiale a Vienna, ed in tale qualità si giova molto opportunamente della Numismatica come sussidio ed illustrazione all’insegnamento della Storia e della Filologia. Il Ginnasio della Leopoldstadt, al quale appartiene, possiede una raccolta, che l’A. ha riordinata e che va crescendo d’anno in anno per via di doni e di acquisti sistematici; essa fornisce già in massima parte il materiale didattico al Sig. von Renner; alle lacune che tuttora vi esistono egli ripara col ricorrere alla propria raccolta particolare.
Vediamo con piacere che il suo tentativo è coronato da buon successo, talchè da molte parti gli fu manifestato il desiderio di avere una guida per raccogliere ed ordinare collezioni numismatiche a scopo d’insegnamento scolastico.
L’opuscolo che abbiamo sott’occhio è appunto la prima parte d’un lavoro che l’A. si propone di pubblicare per soddisfare a quella richiesta.
Contiene la descrizione dei tipi principali delle monete greche autonome e regie, disposte nel modo che l’A. ha ritenuto più adatto per servire da commento alla Storia, quale s’insegna nelle scuole; egli ha dovuto per conseguenza scostarsi in alcuni punti dal sistema di Eckhel, e comincia p. es. con la Persia.
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''Di Palma Francesco'', Moneta inedita di Campobasso. ''Napoli'', Tipografia della R. Università, 1893, in-4 gr. pp. 12 [Ediz. di 25 esemplari]. Per le nozze d’argento dei Sovrani d’Italia.
''Mariani M.'', Cenni intorno al medagliere (zecche italiane) dell’istituto civico Bonetta in Pavia. ''Pavia'', Tip. Fratelli Fusi, 1894, in-8 p. 15. [Estr. dal ''Bull. storico pavese'', a. II, 1894, fasc. 1-2].
Monete romane, consolari e imperiali, aes grave, monete bizantine, del medio evo e moderne; medaglie. Collezione di Mons. Vitaliano Sossi di Asti. ''Roma''. Tip. dell’Unione cooperativa editrice, 1891, in-8, p. 157, con due tavole. [Antica galleria Borghese, hôtel des ventes, a. IV, n. 47].
''Orsi P.'', Le monete romane di provenienza trentina, possedute dal Museo Civico di Rovereto, con un’appendice. Nota. In-8. ''Rovereto'', Tipografia Roveretana, 1893.
{{rule|10em|v=1|t=1|000}}
''Arnauné Auguste'', La monnaie, le crédit et le change. ''Paris'', Alean, 1894, in-8, pp. III-402.
''Blanchard Louis'', La réforme monétaire de Saint Louis. — Sur la taille et le poids du denier de la monnaie bourgeoise. — Sur la traduction française du traité des monnaies d’Oresmes. ''Marseille'', impr. Barlatier et Barthelet, in-8 (Extr. des ''Memoires de l’Académie des sciences de Marseille'').
''Brédif F''., Attributions fìnancières du Sénat romain sous la République. ''Paris'', Rousseau, 1894, in-8.
''Breton P. N.'', Histoire illustrée des monnaies et jetons du Canadà. ''Montréal'', 1894, in-8 ill.
''Delorme Emmanuel'', Note sur un Triens mérovingien découvert à Blagnac (près Toulouse) en octobre 1893. ''Toulouse'', Impr. A. Chauvin et fils, 1894, in-4.
''Derome C.'', La numismatique du Vermandois. ''Saint-Quentin'', Poette, in-8, pp. 47, avec fig.
''Eck Th''., Saint-Quentin dans l’antiquité et au moyen-âge, récit relatant les intéressantes découvertes faites dans cette ville en 1892 et 1893, suivi d’une notice sur une trouvaille de monnaies romaines faites à Fontaine-Uterte (Aisne). ''Saint-Quentin'', Triqueneaux-Devienne, 1894, in-8, pp. 51.
Nouveau Classement des monnaies languedociennes, lecture faite le 2 février 1888 à l’Académie de Marseille. ''Marseille'', impr. Barlatier et Barthelet, s. d., in-8, pp. 54.
''Sagnier A.'', Etude sur le monnayage autonome des Cavares. ''Avignon'', 1894, in-8, pp. 19 et 1 pl. (Extr. des ''Mémoires de l’Académie de Vaucluse'').
{{rule|10em|v=1|t=1|000}}
''Stroehlin Paul-Ch''., Annuaire numismatique suisse. Première année. ''Genève'', 1894, in-12.
Prospetto illustrato degli spezzati italiani fuori di corso a datare dal 24 luglio 1894. ''Bellinzona'', Colombi.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|bibliografia}}|523|riga=si}}</noinclude>
''Bamps'', Note sur un denier inédit de Louis I, comte de Looz. ''Bruxelles'', Goeémare, in-8, pp. 19.
''De Witte'', Histoire monétaire des comtes de Louvain, ducs de Brabant, marquis du Saint-Empire romain, t. I. ''Anvers'', De Backer, in-4.
''Serrure'', Essai de numismatique luxembourgeoise. ''Ghent'', Vijt, pp. 226, in-8 et 222 gravures.
{{rule|10em|v=1|t=1|000}}
''Dannenberg Hermann'', Die deutschen Münzen der sächsischen und fränkischen Kaiserzeit. II Band. Mit 1 Karte und 39 Tafln., in-4, pp. {{Sc|viii}}, e 511-757. ''Berlin'', Weidmann, 1891.
''Helferich K''., Die Folgen des deutschoesterr. Münzvereins von 1857. ''Strassburg'', Trübner, 1894.
''Pernice'' dr. ''Erich'', Griechische Gewichte. ''Berlin'', Weidmann, 1894, in-8 ill.
Beschreibung der antiken Münzen in den Königl-Museen zu Berlin. III volume, I parte. ''Berlin'', Spemann, 1894, in-8.
{{rule|10em|v=1|t=1|000}}
{{Centrato|{{larger|PERIODICI}}.}}
{{Sc|Revue Numismatique Française}}. — Fascicolo II, 1894.
''Babelon E''., Trouvaille de Samos. — ''Ramsay W''., Colonia Niniva ou Ninica. — ''Drouin E.,'' Monnaies de deux nouveaux rois de la Sogdiane. ''Le Blant E''., Les inscriptions du camée dit «le Jupiter du trésor de Chartres». — ''Schlumberger G''., Bulles d’or byzantines conservées aux Archives vaticanes. — ''Casanova P.'', Dinars inédits du Yemen. — ''Blanchet J. Adrien'', Denier de Charles VIII frappé à Marseille. — Cronaca, Bibliografia, ecc.
Fascicolo III, 1894
''Babelon E.'', Chronologie des monnaies de Samos. — ''Beurlier E.'', Le Koinon de Syrie et les Syriarques Artabanes et Hérode. — ''Blanchet J. Adrien'', Monnaie inédite de Nicée avec l’ΙΠΠΟΣ ΒΡΟ ΤΟΠΟΥΣ. - ''Casanova P''., Numismatique des Danichmendites. — ''Castellane'' (Comte de), Le différent de l’atelier de Fouras sur les monnaies de Charles VII. — ''La Tour H.'', Jean de Candida. — Cronaca, Miscellanea, Necrologia, ecc.
{{Sc|Annuaire de Numismatique}}. — Luglio-agosto 1894.
''Caron E.'', Essai de classification des monnaies de Louis VI et Louis VII. — ''Farge D''.r ''E''., Ateliers temporaires de Charles VII.<noinclude>[[Categoria:Pagine con testo greco]]</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|bibliografia}}|523|riga=si}}</noinclude>
''Bamps'', Note sur un denier inédit de Louis I, comte de Looz. ''Bruxelles'', Goeémare, in-8, pp. 19.
''De Witte'', Histoire monétaire des comtes de Louvain, ducs de Brabant, marquis du Saint-Empire romain, t. I. ''Anvers'', De Backer, in-4.
''Serrure'', Essai de numismatique luxembourgeoise. ''Ghent'', Vijt, pp. 226, in-8 et 222 gravures.
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''Dannenberg Hermann'', Die deutschen Münzen der sächsischen und fränkischen Kaiserzeit. II Band. Mit 1 Karte und 39 Tafln., in-4, pp. {{Sc|viii}}, e 511-757. ''Berlin'', Weidmann, 1891.
''Helferich K''., Die Folgen des deutschoesterr. Münzvereins von 1857. ''Strassburg'', Trübner, 1894.
''Pernice'' dr. ''Erich'', Griechische Gewichte. ''Berlin'', Weidmann, 1894, in-8 ill.
Beschreibung der antiken Münzen in den Königl-Museen zu Berlin. III volume, I parte. ''Berlin'', Spemann, 1894, in-8.
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{{Centrato|{{larger|PERIODICI}}.}}
{{Sc|Revue Numismatique Française}}. — Fascicolo II, 1894.
''Babelon E''., Trouvaille de Samos. — ''Ramsay W''., Colonia Niniva ou Ninica. — ''Drouin E.,'' Monnaies de deux nouveaux rois de la Sogdiane. ''Le Blant E''., Les inscriptions du camée dit «le Jupiter du trésor de Chartres». — ''Schlumberger G''., Bulles d’or byzantines conservées aux Archives vaticanes. — ''Casanova P.'', Dinars inédits du Yemen. — ''Blanchet J. Adrien'', Denier de Charles VIII frappé à Marseille. — Cronaca, Bibliografia, ecc.
Fascicolo III, 1894
''Babelon E.'', Chronologie des monnaies de Samos. — ''Beurlier E.'', Le Koinon de Syrie et les Syriarques Artabanes et Hérode. — ''Blanchet J. Adrien'', Monnaie inédite de Nicée avec l’ΙΠΠΟΣ ΒΡΟ ΤΟΠΟΥΣ. - ''Casanova P''., Numismatique des Danichmendites. — ''Castellane'' (Comte de), Le différent de l’atelier de Fouras sur les monnaies de Charles VII. — ''La Tour H.'', Jean de Candida. — Cronaca, Miscellanea, Necrologia, ecc.
{{Sc|Annuaire de Numismatique}}. — Luglio-agosto 1894.
''Caron E.'', Essai de classification des monnaies de Louis VI et Louis VII. — ''Farge D''.r ''E''., Ateliers temporaires de Charles VII.<noinclude>[[Categoria:Pagine con testo greco]]</noinclude>
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Tragedie (Euripide - Romagnoli)
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{{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{Intestazione
| Nome e cognome dell'autore = Euripide
| Titolo = Tragedie
| Anno di pubblicazione = V secolo a.C.
| Lingua originale del testo = greco
| Nome e cognome del traduttore = Ettore Romagnoli
| Anno di traduzione = 1925-1930
| Progetto = Teatro
| Argomento = Mitologia greca
| URL della versione cartacea a fronte = Indice:Tragedie di Euripide (Romagnoli) I.djvu
}}
{{Raccolta|I poeti greci tradotti da Ettore Romagnoli}}
<pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) II.djvu" from="1" to="2" />
==Indice dell'opera==
* {{testo|/Prefazione|Prefazione}}
* {{testo|Le Baccanti|Le Baccanti|tipo=tradizionale}}
* {{testo|Ione (Euripide)|Ione|tipo=tradizionale}}
* {{testo|Medea (Euripide - Romagnoli)|Medea|tipo=tradizionale}}
* {{testo|Alcesti (Euripide - Romagnoli)|Alcesti|tipo=tradizionale}}
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* {{testo|Ercole (Euripide)|Ercole|tipo=tradizionale}}
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* {{testo|Ifigenia in Aulide (Euripide - Romagnoli)|Ifigenia in Aulide|tipo=tradizionale}}
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* {{testo|/Note|Note}}
[[Categoria:Raccolte di opere teatrali]]
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri municipali di roma }}|riga=7}}</noinclude>{{nop}}
{{Ct|f=1.8em|MARCHETTI AVV. CAV. GIUSEPPE }}
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{{capolettera|[[file:Capolettera S - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (crop).jpg|45px|S]]| |-35px}}copo solenne di queste nostre pubblicazioni, è alla presente e alla tarda età consegnare nella luce serena di un biografico ricordo quei cittadini, che dopo la gloria più bella d’Italia — il riscatto di Roma — furono stimati degni di salire al Campidoglio, a far corona del Comunale Consiglio, e notar quindi siccome in pagine imperiture di storia i nomi di tutti loro, siano essi discendenti da nobiltà di stirpe, o da modestia di natali, siano in maggior lustro venuti per potenza d’ingegno e grandezza di opere, o circoscritti in più breve confine, od abbiano altezza di meriti, od umiltà di virtù. — E certamente noi segnaleremo un giorno alla pubblica menzione coloro, avvegnachè ne sia lievissimo il numero, che in tanta luce di secolo, credono deturpare il patrizio blasone, o lo splendore di una fama cospicua, e di merito illustre, notati essendo nelle biografiche memorie di cittadini, che se la nascita ebbero modesta e modeste le virtù, l’onore sostennero d’un medesimo uffizio, e molti, più che la fortuna di un nobile casato e la vanità altissima, posseggono la nobiltà dei sentimenti, e l’altezza dei fatti, e la bellezza e grandezza dell’ingegno. Ma su ciò per ora tirando un velo, noi seguiamo nostro cammino, scrivendo la vita degli egregi e virtuosi uomini, presentandoli scolpiti dalla mano del biografo. —
Nell’anno 1815, nella città di Spoleto, che un tempo fu capitale dell’Umbria, nasceva da onorata e civile famiglia l’Avvocato Giuseppe Marchetti. — Gli anni cresceva, coltivando negli studî la mente, e ai più nobili e gentili sensi informando il cuore. — Venuto in Roma si applicò alle scienze legali,<noinclude></noinclude>
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{{capolettera|[[file:Capolettera S - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (crop).jpg|45px|S]]| |-35px}}copo solenne di queste nostre pubblicazioni, è alla presente e alla tarda età consegnare nella luce serena di un biografico ricordo quei cittadini, che dopo la gloria più bella d’Italia — il riscatto di Roma — furono stimati degni di salire al Campidoglio, a far corona del Comunale Consiglio, e notar quindi siccome in pagine imperiture di storia i nomi di tutti loro, siano essi discendenti da nobiltà di stirpe, o da modestia di natali, siano in maggior lustro venuti per potenza d’ingegno e grandezza di opere, o circoscritti in più breve confine, od abbiano altezza di meriti, od umiltà di virtù. — E certamente noi segnaleremo un giorno alla pubblica menzione coloro, avvegnachè ne sia lievissimo il numero, che in tanta luce di secolo, credono deturpare il patrizio blasone, o lo splendore di una fama cospicua, e di merito illustre, notati essendo nelle biografiche memorie di cittadini, che se la nascita ebbero modesta e modeste le virtù, l’onore sostennero d’un medesimo uffizio, e molti, più che la fortuna di un nobile casato e la vanità altissima, posseggono la nobiltà dei sentimenti, e l’altezza dei fatti, e la bellezza e grandezza dell’ingegno. Ma su ciò per ora tirando un velo, noi seguiamo nostro cammino, scrivendo la vita degli egregi e virtuosi uomini, presentandoli scolpiti dalla mano del biografo. —</p>
Nell’anno 1815, nella città di Spoleto, che un tempo fu capitale dell’Umbria, nasceva da onorata e civile famiglia l’Avvocato Giuseppe Marchetti. — Gli anni cresceva, coltivando negli studî la mente, e ai più nobili e gentili sensi informando il cuore. — Venuto in Roma si applicò alle scienze legali,<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| marchetti avv. cav. giuseppe }}|riga=7}}</noinclude>e la robustezza dell’ingegno si rivelò nel suo più eletto splendore chè la laurea conseguita, ottenne di poi anche il titolo di Avvocato, e si diè ad esercitare nella palestra del foro, dove raccolse sempre le più distinte onoranze, e venne in bellissima fama, ed avuto in altissima stima. — E di vero la reputazione chiarissima di lui fece sì che anche nei tempi del papale regime, fosse desiderato e cercato, affinchè sua opera facesse valere nella magistratura giudiziaria, ma egli oppose sempre ricusa, chè non era ne’ suoi sentimenti prestare a quel governo servigi. —
Però appena nell’anno 1849 i tempi mutavano, e la Romana Repubblica era proclamata, egli venia di subito alla carica di giudice del Tribunale di appello in Roma destinato, facendolo i suoi meriti in tali uffici attissimo imperciocchè è egli uomo che alla integrità del carattere, alla grande onestà congiunge amore della giustizia, e questa perciò fu da lui rettamente esercitata, anche per la sua vasta dottrina in materia legale. —
E così andò sempre più levando di se universale la stima, che era di poi prescelto dal Commissario francese Avv. {{Wl|Q3771215|Giuseppe Piacentini-Rinaldi}} a far parte della Cassazione Romana, la quale però ebbe durata brevissima, chè il restaurato pontificio regime ne faceva abolizione. — Il Marchetti sapiente e dotto quale egli è, condivide la opinione dell’illustre cittadino di Livorno, che cioè: ''la legge importa che sia educatrice per eccellenza, corregga i costumi rei, non attenda i buoni costumi a correggersi, e norma di vita ella si presenti agli occhi di tutti, come un Cristo sul colle a predicare alle turbe i precetti dell’onesto vivere.'' —
Amante dell’Italia, egli desidera che si faccia sempre più grande e rispettata Nazione, e che le forze di tutti cospirino alla felicità del popolo, poichè nel popolo, conviene egli col {{AutoreCitato|Giambattista Vico|Vico}}, ''risiedono le potenze creatrici del lavoro, dell’industria, del genio, e della civilizzazione'', ed il popolo, dice uno scrittore sommo, ''ha diritto ad un libero progressivo sviluppo morale, ha diritto all’educazione, ha diritto di conoscere come proceda il maneggio degli affari, che lo riguardano, ha diritto a partecipare, quanto è possibile, direttamente o indirettamente, in quel maneggio''; e per conoscere sempre meglio i propri doveri ha d’uopo d’interrogare ''la tradizione dell’umanità, il consiglio de’ propri fratelli, non nel cerchio ristretto d’un secolo e d’una setta, ma in tutti i secoli e nella maggiorità degli uomini passati e presenti.'' —
La città di Roma i pregi della mente e dell’animo del Marchetti conoscendo, lo eleggeva poscia Consigliere in Campidoglio, d’onde uscito, veniva rieletto con circa cinquemila voti. —<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|marchetti avv. cav. giuseppe}}|riga=7}}</noinclude>
Però i proprî affari non permettendogli una larga ingerenza degli uffici municipali ha fatto sempre parte della Giunta come Assessore supplente, ed ha atteso anche all’ufficio dell’istruzione pubblica. —
Avvenuta la morte dell’Avvocato Bruni primo presidente del Circolo legale, fu eletto, come degno successore, il Marchetti, nella quale carica per quattro anni fu con unanimità di suffragi riconfermato, ed in tale ufficio essendo, veniva pure decorato dell’ordine della Corona d’Italia. —
E noi segnaliamo anco alla pubblica riconoscenza il Marchetti, siccome benemerito della scienza, della civiltà, della nazione, della umanità, imperocchè è stato egli il fondatore dei congressi giuridici in Italia, e con quanta tenacità di propositi, con quante faticose sollecitudini, con quanta abnegazione noi non diremo, ma accenneremo si bene come al nobile intento giungesse attraverso grandi ostacoli, e mercè il concorso d’uomini illustri, mentre sarebbe del Governo cura suprema lo intervenire in appoggio di siffatti congressi avuti oggi presso tutte le più civili nazioni in sommo riguardo, chè sono fecondi del più grande dei risultamenti umani, quale è quello di soccorrere il legislatore a gettare le fondamenta incrollabili, su cui deve posare la Società, e derivarne quella giustizia legale che il progredire dei liberi tempi e il pubblico e privato interesse di ogni cittadino richiede. — Il Marchetti intanto nel novembre dell’anno 1872, inaugurava in Campidoglio l’apertura del primo congresso giuridico, cui intervennero i più distinti giureconsulti, e spargevansi i primi semi delle legali riforme, e raccoglievansi nel campo delle scienze le opinioui dei dotti. — Ed in commemorazione di quel primo congresso fu coniata una bella e splendida medaglia. — Di presente il Marchetti si sta occupando del nuovo congresso giuridico, che avrà effetto in Torino nell’ottobre prossimo. — Egli è perciò in corrispondenza con i più dotti scienziati d’Italia e fuori, ed ogni sua premura intende a rendere questo congresso non solo sempre più degno di una grande e civile nazione, ma sopratutto proficuo ed apportatore di più retti miglioramenti, delle più urgenti riforme che la moderna legislatura reclama e la sociale convivenza comanda. — Quindi gli uomini che stanno al governo dello Stato, hanno sacro dovere di cooperare al più splendido successo di questo congresso giuridico e raccogliere la mente dei sapienti giureconsulti, non solo per l’onore del proprio paese e perchè non si affermi, che il Governo d’Italia è da meno dei Governi più civili e più progressivi, ma per il maggior bene della nazionale famiglia. —
E notiamo con vera soddisfazione dell’animo, come quell’illustre uomo, che è il conte {{Wl|Q3067950|Federico Sclopis}}, abbia assunto la Presidenza del Comitato d’organizzazione del congresso in Torino, e come ciò sia arra dell’alto successo<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| marchetti avv. cav. giuseppe }}|riga=7}}</noinclude>che si meritano i nobilissimi sforzi del Marchetti amante della patria, della scienza, e del progredire della civiltà. —
''E poichè'', come disse uno scrittore illustre, ''l’esistenza attuale è gradino alla futura, la terra il luogo di prove dove combattendo il male, e promovendo il bene, dobbiamo meritare di salire; dovere di tutti e di ciascuno, è di lavorare a santificarla, affine di procedere col moto uniformemente accelerato, alla civiltà, all’unione dei popoli, alla felicita della generazione umana''. —
Ed il Marchetti sompre operando, e come cittadino, e come uomo della scienza legale di presente all’ufficio intende, non solo di Presidente della Camera di disciplina degli Avvocati, ma è pur membro del patrocinio gratuito presso la Corte d’Appello di Roma, e fa parte di varie commissioni di beneficenza, come degli Orfani di S. Maria in Aquiro e Santi Quattro Coronati, della Divina Provvidenza, delle Pericolanti, dell’Annuunziata e della Carità; e in siffatte attribuzioni, si rende utilissimo e col consiglio e coll’opera, e mantiene di se soddisfazione in tutti, e al suo nome apporta sempre più bella aureola di stima e di onore. —
Ed il governo ad attestargli la particolare considerazione in che lo riguarda, lo ha nominato siccome uno degli Avvocati in Roma, che rappresentano il Pubblico Erario. —
Il Marchetti possiede poi le più belle qualità dell’animo, poichè ha le maniere gentili, cortese l’espressione, e nobilissimo il cuore e delle azioni magnanimo e generose si compiace ineffabilmente.
Nel conchiudere pertanto questa biografica ricordazione noi sentiamo dolcezza grandissima con aver presentato nell’Avvocato Giuseppe Marchetti, un cittadino integerrimo, un uomo dottissimo, nelle scienze legali ed amministrative eccellente, che al bene della patria, e alla felicità della famiglia umana applica mai sempre sua opera e la pubblica benemerenza quindi più sempre meglio si acquista. —<noinclude>{{PieDiPagina|<small>Tip. Tiberina Piazza Borghese.</small> ||<small>Riccardo Fait — Editore.</small> }}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|biografie dei consiglieri municipali di roma }}|riga=7}}</noinclude>{{nop}}
{{Ct|f=1.8em|MARCHETTI AVV. RAFFAELE }}
{{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}}
{{Capolettera|[[File:Capolettera C - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 143 crop).jpg|40px|C]]| |-35px}}hi vide la luce della vita in sui primordi del secolo che volge, gl’incombeva destino d’esser quindi testimone delle atroci lotte politiche interne ed esterne, delle battaglie tra la luce del progresso e le tenebre della ignoranza, di star presente al truculento spettacolo di dilaceratrici signorie, di immani carneficine, di lutti disperati, onde il bel seno d’Italia dai dominatori stranieri era travagliato. — E arroge il Papato, che all’ombra della religione consumava simonie, erigeva patiboli, immolava vittime, e all’eccidio estremo della patria perfidamente congiurava i popoli immergendo nella buia notte di un oscurantismo profondo. — Però in mezzo ai tetri conflitti tra il bene ed il male, in mezzo alle densissime tenebre, onde avvolgevasi la terra italiana, crescevano uomini che la face della scienza, e il fuoco sacro della libertà alimentavano. — E a noi piace sopratutto nelle nostre biografiche pubblicazioni segnalare non solo quei cittadini, che hanno consacrato gli affetti alla patria, ma sì pure coloro, che la illustrarono nel campo della scienza e della dottrina, e la onorarono difendendo i caduti o gli innocenti, nel tempio della giustizia, dove di leggieri s’insinua, come la chiama {{AutoreCitato|George Gordon Byron|Byron}}, la spumante calunnia, od il livore di parte, o la insipienza del magistrato. —</p>
Scriviamo quindi oggi la vita dell’Avv.<sup>to</sup> {{Wl|Q63967987|Raffaele Marchetti}} per sentimenti liberali distinto, e nella giurisprudenza dottissimo. —
Nel 1818 del mese di Luglio da onesti e civili parenti nacque egli in Bolognola di Camerino, e gli anni cresceva educato agli studî, dei quali {{Pt|com-|}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| avv. raffaele marchetti }}|riga=7}}</noinclude>{{Pt|piva|compiva}} il corso nella città stessa di Camerino. — Nel Novembre 1839 entrava nella Romana Università, ed applicavasi alle legali discipline. Nella scienza del Giure fece profonda sua mente, e nell’anno 1843 ne riportava la laurea. — Ad acquistar poi la prattica forense, si diè a frequentar lo studio dell’Avv. Pasqualoni, che godeva fama di liberale, onde i sospetti della polizia papale caddero di buon’ora anche sopra il Marchetti, il quale era sì cupamente preso di mira, e tanto dette di se a temere che non solo di continuo si lasciavano andare sulle di lui pèste i levrieri pontificî, ma si giungeva persino a sottoporlo a rigorosa perquisizione nella persona e nella casa di sua dimora. — Nè ciò fu bastevole, imperciocchè Mons. Zacchia allora Governatore di Roma senza motivazione di sentenza, lo condannava all’espiazione di dieci giorni di esercizî spirituali nel convento di S. Eusebio. —
Esercizî spirituali! — Era questa una pena di rigoroso ritiro in un convento, nel quale era tormentato il recluso con ogni guisa di privazioni e nutrito di giaculatorie, o di prediche, perocchè agli orrori del Sant’Uffizio si tentava supplire con la vaniloquenza piena di arcane paure, e con il fantasma d’un eternità di dolori dopo la morte, formando di Dio un amalgama di contradizioni e d’infamia. —
Ma il Marchetti stette saldo nella sua fede di cittadino liberale, e la indipendenza, e la unità e la libertà della patria sempre più desiderò. —
Resasi vacante nell’ottobre 1846 la Cattedra di diritto criminale, concorse alla medesima, e così sopra tutti si distinse, che fu onorato della nomina di Uditore presso la S. Consulta, e al succedere degli avvenimenti che l’ascensione di Pio Nono al Papato glorificavano, era promosso quale Capo della Divisione al Ministero della Giustizia, ove la sua opera esercitò anche durante la rivoluziono politica del 1849, in cui seppe pure acquistarsi la stima dei sommi uomini di quei tempi. —
Caduta la Romana Repubblica e restauratosi colle bajonette straniere il governo papale, costituivasi la cosidetta Censura politica, la quale decretava la immediata destituzione del Marchetti per — (sono le testuali parole) ''il suo fanatismo verso la cosidetta Repubblica''. — E qui giova notare come egli non fosse partigiano del governo repubblicano, ma sibbene appartenesse alla schiera dei moderati, onde s’ebbe la intimità ed amicizia di un Farini, di un Perfetti, e fu ammiratore caldissimo di quel {{Wl|Q673256|Pellegrino Rossi}}, che cadde trafitto dal pugnale del sicario allorquando saliva le scale del Palazzo della Cancelleria. —
Destituito dell’impiego, davasi il Marchetti all’Avvocatura, e nel 1852 dappresso concorso, il titolo d’Avvocato dalla S. Rota otteneva, e venne in<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| avv. raffaele marchetti }}|riga=7}}</noinclude>sì lodata rinomanza che nel 1855 il Ministro Mertel lo nominava Aggiunto alla Procura dei Poveri, e nell’anno 1866 era promosso alla nomina effettiva di Procuratore dei Poveri. —
Di splendido ingegno e di vasta dottrina, siccome egli è, raccoglieva trionfi nel Foro penale, in cui la sua voce tuonava con sceltissimo eloquio, con robustezza di stile, e le sue orazioni sapea all’uopo con attico sale condire, e la mordacità della parola, che anco nello scritto adoperava, pungeva a guaio, e sovente giovava a strappare il filo della condanna, che pendeva sul capo dell’accusato. — E fu perciò che s’ebbe ammonizioni e sospensioni in molte difese di cause criminali. — E di fatti, alloraquando la famosa causa difese del Marchese {{Wl|Q442379|Giampietro Campana}}, il quale era sotto l’accusa di peculato per la somma di scudi 900,000 commesso nel S. Monte di Pietà di Roma, il Marchetti per l’acre causticità dello sue difensive orazioni, n’ebbe dal Tribunale una sospensione all’esercizio d’avvocato per tre mesi, come altra sospensione fu contro di lui pronunciata dalla Congregazione dei Vescovi e Regolari per la difesa di un prete. —
Correva l’anno 1868. — Nel fondo delle prigioni politiche di Roma giacevano onorandi patriotti, e cittadini che nella insurrezione del 1867 tentarono la liberazione di Roma da un governo, che si reggeva sulla punta delle baionette straniere, e sulla ferocia brutale di pochi sgherani venuti d’oltremonte e d’oltremare. — Tra quei detenuti stavano {{Wl|Q3771038|Giuseppe Monti}} e {{Wl|Q3757141|Gaetano Tognetti}} imputati d’aver dato fuoco alla mina, che fece crollare una parte della {{Wl|Q20631323|Caserma di Serristori}} nel momento che doveva scoppiare la interna ed esterna insurrezione, per rivendicare Roma a libertà. — Ma è nota la storia dei dolorosi avvenimenti, che si compierono a Monterondo, a Mentana, a Villa Glori. Noi ci affrettiamo a dire che la difesa del Monti fu affidata al Marchetti, il quale adoperò tutti gli sforzi dell’ingegno e dell’eloquenza, e tentò suscitare nel cuore dei Giudici il commovimento degli affetti per involare almeno all’estremo supplizio quell’anima italiana. — Ma indarno! — I Magistrati della Consulta sotto l’incubo papale, sordi ad ogni più potente ragione, ad ogni affetto gentile, ad ogni umana pietà, decretarono la morte del povero Monti. — E la bipenne troncò la sua testa e quella dell’infelico compagno Tognetti, e il sangue degli uccisi sprizzò sul capo del Papa, e la faccia di Dio, di cui si vuol chiamare Vicario, s’oscurava di certo, perocchè Dio è banditore del perdono, onde anche ai colpevoli, anche a chi l’uccideva perdonava. —
La decapitazione di quegli infelici è stato l’ultimo legale assassinio, l’estremo inumano spettacolo della pena di morte offertosi al guardo dei Romani. —<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| avv. raffaele marchetti }}|riga=7}}</noinclude>
E noi facciam plauso a coloro, che comprendendo la civiltà dei tempi, propugnano l’abolizione di quella pena, imperocchè ben disse l’illustre letterato e giureconsulto {{AutoreCitato|Francesco Domenico Guerrazzi|Guerrazzi}}, che il legislatore non con l’estremo supplizio, ma ha mestieri „ „''con le leggi fecondare non solo, bensì creare senso morale, coscienza pubblica, amore della virtù, costumi buoni, santità di vincoli, gentilezza di uffici, e tutto insomma...... che volendo torre via dagli animi la ferocia, onde altri desume la necessità di conservare la pena di morte, bisogna per lo appunto come esempio supremo di educazione, abolirla, e con essa removere dalla mente del popolo lo spettacolo di iniquità e di contradizione, pel quale il magistrato, che ordina la morte dell’uomo, si pretende onorato, e il boja che mette a compimento il comando, si dà in balia alla pubblica esecrazione.''„ I principi del {{AutoreCitato|Cesare Beccaria|Beccaria}} dovranno trionfare. —
A provare la pubblica e privata estimazione, che gode l’Avvocato Raffaele Marchetti basterà pur notare come nel Settembre dell’anno 1870, appena Roma era rivendicata a Italia fu eletto Membro della Giunta Politica, e nel 2 Ottobre successivo formò parte della Deputazione incaricata di presentare al Re in Firenze il Plebiscito dei Romani. —
Nelle prime elezioni fu poi mandato al seggio di Consigliere in Campidoglio, ed appresso a splendida testimonianza della stima universale, ond’è onorato, venne dal 3.° Collegio di Roma eletto Deputato al Parlamento Nazionale. E quella elezione essendo stata annullata perchè la qualità di impiegato rivestiva, a questa avendo rinunciato, tosto veniva rieletto. —
Nella Camera dei Deputati fu egli sempre addetto alla Presidenza come Segretario, e le sue note virtù, e gl’illustri suoi pregi lo fanno riguardare come uno degli uomini, che al bene unicamente intende della Nazione. — E sì che è tempo, gli ottimi e i più sapienti, doversi di tutta lena adoperare per il migliore ordine dello Stato, per la buona amministrazione, per le provvide leggi, e per tutto quanto condur deve a far felice questa Italia, che sofferse tanto, e a sollevare questo popolo, che pur troppo va semprepiù immiserendo. —<noinclude>{{PieDiPagina|<small>Tip. Tiberina Piazza Borghese.</small> ||<small>Riccardo Fait — Editore.</small> }}</noinclude>
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Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Giuseppe Marchetti
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[[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Marchetti, G]]
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Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Raffaele Marchetti
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[[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Marchetti, Raffaele]]
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|22|giovanni guidiccioni|n=s}}</noinclude><section begin="s1" />
{{Ct|f=130%|v=1|II}}
{{Ct|f=130%|v=1|SECONDO AMORE}}
{{Ct|f=90%|v=2|(1520-1530)}}
{{Ct|f=120%|v=2|PER UNA LUCREZIA}}
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{{Ct|f=100%|v=1|{{Sc|le lodi}}}}
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<section end="s2" /><section begin="s3" />
{{ct|c=t1|XXVIII}}
{{ct|c=t|Ella dal cielo gli perdoni il nuovo amore.}}
<poem>
:A quel che fe’ nel cor l’alta ferita,
soavissimo stral, cheggio perdono,
se degli occhi, ond’uscío, piú non ragiono,
{{R|4}}e se d’altra beltá l’alma è invaghita.
:Poi che lor luce e mia speme infinita
Morte empia spense e ’l suo piú caro dono
chi cel die’ si ritolse, in abbandono
{{R|8}}diedi al dolor la mia angosciosa vita;
:le cui spine pungean l’anima tanto,
che non scerneva il suo sereno stato
{{R|11}}e chiudeva a se stessa il camin santo:
:diei loco a nuova fiamma, onde, lentato
il duol acerbo e scosso il mortal manto,
{{R|14}}vengo, ove sei, talor lieto e beato.
</poem>
<section end="s3" /><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||ii - rime d'amore e di religione|23}}</noinclude><section begin="s1" />
{{ct|c=t1|XXIX}}
{{ct|c=t|Il nuovo amore sollevalo alla sua donna morta.}}
<poem>
:Salgo con l’ali de’ pensieri ardenti,
che ’l novo foco mio forma ed accende,
lá’ ve ’l cener del tuo ch’altrove splende,
{{R|4}}anzi il vivo dolor gli avea giá spenti;
:salgo a’ cerchi del ciel puri e lucenti
ove i suoi premi il tuo bel viver prende:
quivi ti veggio e quivi i desir rende
{{R|8}}la tua divinitá queti e contenti.
:Ben dèi tu a lei, che spesso a te m’invia,
scevro dal duolo e da le cure vili,
{{R|11}}render grazie dal ciel, non pur salute,
:e dirle che qua giú guida mi sia,
mentre che cerchi tu co’ preghi umili
{{R|14}}impetrar dal tuo sir la mia salute.
</poem>
<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{ct|c=t1|XXX}}
{{ct|c=t|Beato, quand’ella parla e sospira.}}
<poem>
:Com’esce fuor sua dolce umil favella
tra le rose vermiglie e tra i sospiri,
che fan, com’aura suol che lieve spiri,
{{R|4}}la fiamma del mio cor piú viva e bella,
:Amor ne’ miei pensier cosí favella:
— Accendi, fedel mio, tutti i desiri
ne le sue ardenti note e coi martiri
{{R|8}}cangia la cara libertá novella.
:Non odi tu piú che d’umana mente
i detti che pietá lieta raccoglie
{{R|11}}per vestirne virtú che nuda giace?
:non vedi tu il suo cor che non consente
al tuo morir, ma ne’ sospir che scioglie
{{R|14}}viene a temprar l’ardor che ti disface?
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Pagina:Giro del mondo del dottor d. Gio. Francesco Gemelli Careri - Vol. II.djvu/355
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Modafix
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Sc|Del Gemelli.}}|321}}</noinclude>dentro la baja di Suratte, e lungo la costa. Il loro Regolo è tributario del Gran Mogol, il quale avendo preso parte del di lui paese, restituiglielo con tal patto. Risiede nella Città di Ramorà in Terra ferma, ed alle volte nell’Isola di Sanganibet. Confina co’ suoi stati un’altro Principe Gentile, che comanda il paese di Varel. Ritornando la calma, si vide verso il tardi girare all’intorno del nostro vascello un Terranchino di Sangani; onde sospettandosi, non senza fondamento, di loro intenzione nell’oscurità della notte; consigliai io il Nicodà, o Capitano, che dispensasse polvere, e palle a’ venti soldati, ch’erano nella nave; e facesse caricare l’artiglieria, e disporre le sentinelle; perche i Mori navigano come tante bestie, senza nissuno preparamento, e si riducono a dispensar la munizione, e caricar le armi da fuoco, quando il nemico è già sopra di loro. Non si vide più il Terranchino di Sangani la mattina del Venerdì 10. Il vento si levò contrario, ma in brieve cessato ne lasciò in una nojosa calma.
Il Sabato 11. continuò la stessa dispiacevole quiete. Verso il tardi un marinaio prese un mezzano pesce da circa cinque libre; ed essendo la prima pesca del {{Pt|viag-|}}<noinclude>{{PieDiPagina|''Parte II.''|X|gio}}
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|178|{{Sc|vii - gismirante}}|}}</noinclude>
<poem>
{{o|28|o1}}
:Or eccoti venir quella donzella
in compagnia ad un leone e un drago,
ed adorando al crocifisso; ed ella
vide colui ch’era cotanto vago,
il qual parlò con ardita favella,
che di suo morte non curava un dado.
— Dama, merzé, bench’io serva la Morte,
che per vederti vengo infin da corte! —
{{o|29|o1}}
:Ed ella, riguardando Gismirante,
ch’era sí bel che contar nol potrei,
e imaginando poi in sé davante
le cose ch’egli avíe fatte per lei,
ridendo disse: — I’ ti vo’ per amante,
ma fuor di questa terra uscir vorrei:
però, se mi vorrai al tuo dimíno,
verrai per me istanotte a matutino. —
{{o|30|o1}}
:Quand’ella gli ebe ben tutto insegnato
ciò ch’egli avesse a far nel suo venire,
la donna del baron prese comiato
dicendo: — Addio, addio! — nel suo partire.
Quando fue tempo, il cavalier pregiato
all’albergo tornò sanza fallire.
L’albergator domandò onde venía.
— Taci — diss’egli, e non gli rispondía.
{{o|31|o1}}
:Po’ cavalcò a piè d’una finestra,
ch’ella avíe detto che dovesse andare,
e la donzella, sí come maestra,
tutte le guardie fe’ adormentare.
Com’ella il vide, disse ardita e presta:
— O cavalier, come voglián portare
certe mie gioie? — Ed e’ parlò giocondo:
— Vienne pur tu, ch’i’ non curo altro al mondo. —
</poem><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|primo cantare}}|179}}</noinclude>
<poem>
{{o|32|o1}}
:Ed ella gli gittò di molte cose
di gran valuta, e di piccol vilume,
come fûr gemme e pietre preziose,
che le teneva per cotal costume;
ed una verga sotto si ripuose
che faceva seccare ogni gran fiume:
toccato da l’un lato, il fa seccare;
po’, ritoccando, lo fa ritornare.
{{o|33|o1}}
:E po’ s’armava a guisa d’un scudiere,
e per le scale iscende nella stalla,
e si montava sopra un buon destriere
sí di legier, che pare una farfalla,
e giunse fuor dov’era il cavaliere.
Veggendola, egli d’allegrezza galla;
pugnendo degli isproni il destrier forte,
giunsono ad una delle mastre porte.
{{o|34|o1}}
:Quando le guardie si fûr risentite,
cominciâro a gridar con gran romore:
— Che gente siete voi, ch’atomo gite
la notte, prima che venga l’albore? —
Rispose il cavalier: — Se non ci aprite,
per Dio superno, fia il vostro pigiore:
novelle noi abiam che i saracini
hanno istanotte passato i confini.
{{o|33|o1}}
:— Veracemente che per questa istrada —
disser le guardie — vo’ non passerete. —
Mise mano Gismirante alla spada,
dicendo: — O vo’ ci aprite, o vo’ morrete! —
Disson le guardie: — Messer, ciò che v’agrada
fornito sia, s’un poco attenderete. —
Trovar le chiavi, e apersono la porta,
ed oltre passâr via sanz’altra iscorta.
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
{{o|32|o1}}
:Ed ella gli gittò di molte cose
di gran valuta, e di piccol vilume,
come fûr gemme e pietre preziose,
che le teneva per cotal costume;
ed una verga sotto si ripuose
che faceva seccare ogni gran fiume:
toccato da l’un lato, il fa seccare;
po’, ritoccando, lo fa ritornare.
{{o|33|o1}}
:E po’ s’armava a guisa d’un scudiere,
e per le scale iscende nella stalla,
e si montava sopra un buon destriere
sí di legier, che pare una farfalla,
e giunse fuor dov’era il cavaliere.
Veggendola, egli d’allegrezza galla;
pugnendo degli isproni il destrier forte,
giunsono ad una delle mastre porte.
{{o|34|o1}}
:Quando le guardie si fûr risentite,
cominciâro a gridar con gran romore:
— Che gente siete voi, ch’atomo gite
la notte, prima che venga l’albore? —
Rispose il cavalier: — Se non ci aprite,
per Dio superno, fia il vostro pigiore:
novelle noi abiam che i saracini
hanno istanotte passato i confini.
{{o|35|o1}}
:— Veracemente che per questa istrada —
disser le guardie — vo’ non passerete. —
Mise mano Gismirante alla spada,
dicendo: — O vo’ ci aprite, o vo’ morrete! —
Disson le guardie: — Messer, ciò che v’agrada
fornito sia, s’un poco attenderete. —
Trovar le chiavi, e apersono la porta,
ed oltre passâr via sanz’altra iscorta.
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|180|{{Sc|vii - gismirante}}|}}</noinclude>
<poem>
{{o|36|o1}}
:E ’nanzi giorno piú che dieci miglia
fu dilungato la dama e ’l donzello;
e, quando il re non ritrovò la figlia,
fece suonar la campana a martello,
e fece armar tutta la suo’ famiglia,
e molta gente sotto il suo penello:
sí che coa piú di mille cavalieri
gli seguitò, spronando i buon destrieri,
{{o|37|o1}}
:E cavalcando sanza prender soste,
di lungi ben tre miglia ebon veduti
duo cavalier che salieno le coste,
benché da lor non furon conosciuti,
e lo re sopra ciò fecie proposte,
sien seguitati quegli a spron battuti.
Allor la giente sua non aspettava
l’un altro, e forte ciascun cavalcava.
{{o|38|o1}}
:E volgendosi indietro la piacente,
vide e conobbe que’ che gli seguiéno,
e disse a Gismirante: — Omè dolente,
se siáno giunti quie, come fareno?
Ma qua nel piano ha un’acqua corente,
con questa bacchetta la pasereno:
se giugneranno, non potran passare:
per altro modo non possián scampare. —
{{o|39|o1}}
:E, quando fûro a quel fiume ch’io dico,
toccò colla bacchetta, e disse: — Passa. —
Quand’ella fue passato, al modo antico
fece alzar l’acqua, dov’era piú bassa.
Ella, piangendo, sí diceva: — Amico,
non gli aspettar, ché son troppo gran massa. —
Ed e’ rispose: — Amor, non te ne caglia,
ché io non lascerò questa battaglia. —
</poem><noinclude></noinclude>
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Francyskus
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|primo cantare}}|181}}</noinclude>
<poem>
{{o|40|o1}}
:E la donzella istava inginocchiata,
pregava quel baron, forte piangendo;
e que’ percosse alla prima brigata,
ch’eran dinanzi, che venían correndo,
e, col destrier che gli donò la fata,
quanti ne giugne tutti va abattendo,
ond’ e’ in volta si gli mise tutti
e dopo questi vennon di piú dotti.
{{o|41|o1}}
:E Gismirante, vedendo lor mossa,
arditamente tra lor si mettea,
e ’l suo cavallo era di sí gran possa,
che pur col petto tutti gli abattea;
po’ giunse il re colla sua gente grossa,
e Gismirante, isgridandol, dicea;
— Renditi per pregione, o cavaliere! —
ed e' rispuose: — E’ ti falla il pensiere. —
{{o|42|o1}}
:E ’nverso il re col buon destrier si serra,
e diègli un colpo, che cade istordito: .
e la sua gente, vedendolo in terra,
misonsi in fuga per miglior partito.
El franco cavalier, vinto la guerra,
e’ disse al re, po’ che fu risentito:
— Per me convien che sia la tua finita. —
Ed e' rispuose: — La morte m’è vita. —
{{o|43|o1}}
:E Gismirante disse: — Per amore
della tuo figlia, i’ ti vo’ perdonare,
e per suo amor i’ ti farò onore;
in corte del re Artúe la vo’ menare. —
Cosí rimase il re con gran dolore.
E quel baron, volendo ritornare
a quella giovinetta che l’aspetta,
il fiume fé’ seccar colla bacchetta.
</poem><noinclude></noinclude>
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Francyskus
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|182|{{Sc|vii - gismirante}}|}}</noinclude>
<poem>
{{o|44|o1}}
:E questo fiume non aveva ponte:
oltre passò sanza niuno difetto,
andando per un piano a piè d’un monte
allegramente, fuor d’ogni sospetto.
Cosí andando, videro una fonte,
e dismontâro per pigliar diletto;
ed e’, perch’era istanco, a lei appoggiossi,
col capo in grembo a lei adormentossi.
{{o|45|o1}}
:E, mentre che dormiva, un uom selvaggio,
vedendol sí ansar, per ch’era lasso,
la dama ne portò dal bel visaggio,
e sotto il capo gli ebe messo un sasso.
Nel secondo cantar vi conteraggio
come si trovò solo in su quel passo,
e po’ come per forza e per amore
racquistò la donzella, al vostro onore.
</poem><noinclude></noinclude>
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Francyskus
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" /></noinclude>
{{ct|v=1|t=3|SECONDO CANTARE}}
{{ms|7em}}<poem>
{{o|1|o1}}
:Divina Maestá, superna Altezza,
da cui le grazie vengon tutte quante,
prestami grazia con tanta fortezza,
ch’i’ possa seguitar di Gismirante
e della dama adorna di bellezza,
che gli fue tolta per dormire avante
da l’uom selvagio, che la porta via,
coni’io vi dissi nel cantar di pria.
{{o|7|o1}}
:Vo’ sapete, signori e buona gente,
che molte cose si facíen per arte,
ed io v’intendo nel cantar presente
di raccontare quie alcuna parte,
che per darvi diletto chiaramente
di novitá, cercando vo le carte,
e quel, che piace a me, vi manifesto;
e torno a Gismirante, che s’è desto.
{{o|3|o1}}
:E, non trovandosi al capo colei
per cui e’ s’era afaticato molto,
con gran sospiri piange e dice omei,
dandosi spesso delle man nel volto;
e dicea: — Iddio, ben saper vorrei,
almen saper chi tanto ben m’ha tolto. —
Afogato si saria veramente
se non che la fata gli tornò a mente.
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/190
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Francyskus
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|184|{{Sc|vii - gismirante}}|}}</noinclude>
<poem>
{{o|4|o1}}
:E, cavalcando verso quella fata,
dove promesso avíe di ritornare;
ed e’ trovò un’acqua ismisurata,
che niuno uomo nolla può passare;
ed e’, come persona disperata,
si voleva in quel fiume afogare.
Ed eccoti venuto a lui il grifone,
ch’egli avíe liberato dal dragone.
{{o|5|o1}}
:E come que’ che per arte parlava,
diceva: — Cavalier, montami adosso; —
ed egli, udendo ched e’ favellava,
meravigliossi, e tutto fu riscosso;
per disperato adosso gli montava,
pensando ch’egli il gittasse nel fosso;
e ’l grifone il passò dall’altro lato,
e puosel giú, e fussi dilungato.
{{o|6|o1}}
:Ed egli andò tanto cosí a piede,
ch’a quella fata fu giunto presente;
e quella fata volentier lo vede;
po’ lo domanda di quel convenente;
ed e’ rispuose: — Dama, in buona fede,
che fo di ciò ch’io acquistai presente? —
Ed ella, che sapea, disse: — Tu l’hai
perduta sí che mai non la riavrai.
{{o|7|o1}}
:Ma, stu vuoi istar meco, amico mio,
piú ch’altro al mondo ti farò contento. —
Ed e’ le disse: — Per l’amor di Dio,
a racquistar la donna i’ ho lo ’ntelletto. -
Ella, vedendo il suo fermo disio,
puose da lato ogni suo intendimento,
e disse: — Sapi ch’ell’è in cotal parte
con un selvagio, eh’è fatto per arte,
</poem><noinclude></noinclude>
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Francyskus
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|184|{{Sc|vii - gismirante}}|}}</noinclude>
<poem>
{{o|4|o1}}
:E, cavalcando verso quella fata,
dove promesso avíe di ritornare;
ed e’ trovò un’acqua ismisurata,
che niuno uomo nolla può passare;
ed e’, come persona disperata,
si voleva in quel fiume afogare.
Ed eccoti venuto a lui il grifone,
ch’egli avíe liberato dal dragone.
{{o|5|o1}}
:E come que’ che per arte parlava,
diceva: — Cavalier, montami adosso; —
ed egli, udendo ched e’ favellava,
meravigliossi, e tutto fu riscosso;
per disperato adosso gli montava,
pensando ch’egli il gittasse nel fosso;
e ’l grifone il passò dall’altro lato,
e puosel giú, e fussi dilungato.
{{o|6|o1}}
:Ed egli andò tanto cosí a piede,
ch’a quella fata fu giunto presente;
e quella fata volentier lo vede;
po’ lo domanda di quel convenente;
ed e’ rispuose: — Dama, in buona fede,
che fo di ciò ch’io acquistai presente? —
Ed ella, che sapea, disse: — Tu l’hai
perduta sí che mai non la riavrai.
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:Ma, stu vuoi istar meco, amico mio,
piú ch’altro al mondo ti farò contento. —
Ed e’ le disse: — Per l’amor di Dio,
a racquistar la donna i’ ho lo ’ntelletto. -
Ella, vedendo il suo fermo disio,
puose da lato ogni suo intendimento,
e disse: — Sapi ch’ell’è in cotal parte
con un selvagio, ch’è fatto per arte,
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Dr Zimbu
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|177}}</noinclude>parte il piano del Verulamio, coll’esaminar anche questo comunque screditato argomento ''degli Aspetti dei Pianeti''; ricercando cosa se ne debba ragionevolmente pensare: il che fo in questo ''Saggio'', prendendo la cosa in via Accademica, dentro i termini del probabile, ai quali tal materia deve per sua natura limitarsi, senza pretesa di stabilire dommi, o dimostrazioni. Divido il discorso in due parti. Ricerco nella prima in generale se i Pianeti possano avere, ed abbiano effettivamente un’Influenza sugli Elementi terreni: questa è la parte Teorica; la seconda sarà per così dire, sperimentale, ed è la discussione delle osservazioni. Vediamo tosto alla prima che si spedirà molto brevemente.
{{Ct|class=anno|PARTE PRIMA.}}
Dell’influenza fisica dei Pianeti sulla mole terracquea non si può ormai dubitare, dopo che illuminata la Fisica Celeste, si è scoperto il nesso intimo di tutti i Corpi, e la scambievole azione degli uni sopra degli altri. Tale influenza si può distinguere in due specie, l’una ''Meccanica'', l’altra ''Fisica''.<noinclude>{{PieDiPagina|{{Sc|Tom}}. III.|M|}}</noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|178|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude><nowiki/>
La ''Meccanica'' consiste nell’attrazione, o gravitazione, la quale procede con le leggi note di masse, e di distanze. Note sono le perturbazioni, che inducono nel corso annuo della Terra le attrazioni di Giove, di Venere, della Luna. Quella di Giove è calcolata in secondi, di altrettanti quella di Venere, e di 8 quella della Luna: la somma è 30 secondi, la qual somma nell’Orbita, che la Terra descrive intorno del Sole, si ritrova essere più di 480 miglia, e di tanto viene la Terra avanzata, e d’altrettanto ritardata nel suo corso per la detta azione di tre Pianeti. Non è calcolata, nè sensibile quella di tre altri Pianeti, a cagion della loro o piccolezza, o distanza; ma per questo non è meno reale, e non si può pronunziarla nulla. Nella diminuzione dell’Obbliquità della Ecclittica, che regna in questi Secoli, e che dipende dall’azione degli stessi Pianeti, valutata cinquanta secondi per secolo, si calcola per Saturno secondi 1,39; per Giove 15,86; per Marte 1,03; per Venere 30,88; per Mercurio, 0,84. {{Ec|E’|È}} chiaro dunque che una proporzionata parte avrà luogo molto più nella perturbazione del moto annuo.<noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|179}}</noinclude><nowiki/>
Or questa azione che si spiega sul corpo totale della Terra, non può andare oziosa sopra le parti, specialmente quelle più mobili, come sono le fluide, le acquee, l’atmosfera, tante specie di arie, e di sottili elementi. Questi elementi dunque devono venire affetti, ed agitati diversamente da tutti i Pianeti insieme, ed in diverso modo da ciascuno in particolare. Non basta: questa istessa azione deve promovere, e suscitare una evaporazione, o espirazione, o esaltazione di vapori, e di altri anche dalle parti solide, non che dalle fluide del corpo terreno. Non sarà poi da dubitare che tali alterazioni degli elementi terreni non debbano indurre un’alterazione nell’atmosfera, ch’è l’Oceano di tutti questi aliti, e proporzionatamente ancora negli altri corpi. Questo è il modo meccanico dell’Influir de’ Pianeti.
Il ''modo Fisico'', che si può chiamare piuttosto ''Chimico'', consiste particolarmente nell’azione della luce. La luce fu quella, che da principio, lanciando i suoi dardi sul Caos terracqueo, ne disgregò gli elementi, e diede la prima forma alla Terra. Notissima a questi tempi è l’efficace sua operazione non solo sopra i vegetabili, e gli animali, sopra i<noinclude>{{Ct|class=destra|M 2}}</noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|180|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>colori, i sapori, ma ancora sopra le combinazioni, dissoluzioni, composizioni, trasformazioni de’ fluidi aeriformi, e con esso di tanti fenomeni nell’atmosfera. Ora diversa è la luce tramandata da ciascun Pianeta, siccome è provato dal diverso loro colore, igneo, plumbeo, argenteo, ec. e tale qualità non può a meno di qualificare l’azione della luce medesima: oltre che è ben ragionevole di pensare ch’essa luce venga carica di una natura delle diversissime sostanze Planetarie, le quali devono diversificare anche quella sua chimica operazione. Si può inoltre sospettare che vi entri in parte l’elettricità, in parte una virtù magnetica, forse qualche altra. Ed appunto da queste combinazioni può provenire la differenza di quei fenomeni che non intendiamo, che nelle stesse apparenti circostanze abbia luogo, per esempio, piuttosto una caligine che un nuvolo, la bruna, piuttosto che la neve; che una nuvola dia piuttosto vento, che pioggia, ora dia gragnuola, ora tuono; per minimi movimenti nascono varietà grandi in questi fenomeni; ed ognuno ben vede quanto piccola forza di urto basti a sbilanciare un’operazione chimica, o anche meccanica.<noinclude></noinclude>
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Chiarazuccarini
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|riga=s}}</noinclude>
{{Ct|f=180%|v=1|t=3|L=0px|'''O'''}}
'''O:''' per ''ho'', V. ''Avere ed Essere''.
'''Obbligante:''' per ''gentile'', ''cortese'', è antico gallicismo ''(obligeant)'', che ha esempi sino dal 600. Vero è che oggi mi pare alquanto fuori dell’uso. Del pari i puristi riprendono il verbo ''obbligare'' nel senso morale di ''astringere con benefici. Obbligare'' (lat. ''ob'' e ''ligare'' = legare) vale propriamente ''imporre obbligo'', ''costringere'', onde nel senso morale bisognerebbe dire almeno ''obbligare a sè''. ({{AutoreCitato|Giuseppe Rigutini|Rigutini}}).
'''Obbligare:''' V. ''Obbligante''.
'''Obesità:''' V. ''Polisarcia'': le due voci si equivalgono, se non che questa è più della scienza medica, quella del comune linguaggio: lat. ''obesus''. Trattasi sempre di una viziosa disposizione del tessuto adiposo, cagione di molti disturbi, della quale cosa è mal fatto congratularsi come fanno gli stolti.
'''Obice:''' nei giornali che danno notizie della guerra che si combatte (1904) tra il Giappone e la Russia, accade sovente di leggere ''obice'' nel senso di ''bomba'', ''proiettile''. In un periodico trovo questa noterella, cosa veramente preziosa, non per sè, ma per il fatto che si osi disputare dottrinalmente di parole in difesa dell’italianità senza tema di parere o da poco o angusto di mente. Riporto lo scritto: «''Barbarismo giornalistico''. Accade spesse volte di leggere, fra le notizie della guerra, che la tal corazzata, giapponese p. es., ha lanciato su di un incrociatore russo tanti ''obici'', che questi ''obici'' scoppiarono, ecc. ed ancora giorni fa sul ''Corriere della Sera'' si lesse che un soldato d’artiglieria, in Francia, veduto in terra un ''obice'' privo di miccia, ne accese la polvere con un zolfanello, ecc. Questa parola ''obice'', usata in questo senso, è il più madornale sproposito che si possa scrivere, e che farà sorridere tutti i militari, d’artiglieria specialmente, ammenochè, con molta maggior ragione, non li faccia piangere sul ''barbarismo invadente'' della lingua giornalistica, prodotta in massima parte da sola pigrizia di aprire un dizionario qualunque. ''Obice'', in italiano, non significa già un proiettile, ''bomba'' o ''granata'', come significherebbe in francese la parola ''obus'', di cui è la negligente e pedestre traduzione, ma bensì è il nome di quel ''cannone'' (che credo ora disusato) che lanciava le bombe o granate, e che in francese si chiama ''obusier''. Ne viene da ciò che uno scrittore francese, non militare, che dovesse tradurre in francese le notizie su rammentate, dovrebbe, in base al dizionario, scrivere che, nella tale e tale altra battaglia, furono lanciati tanti ''obusiers'', cioè tanti cannoni; notizia che farebbe certamente trasecolare quanti l’avessero a leggere, dato che lo scrittore avesse il medesimo coraggio degli italiani nello scriverla. Dovrebbe dunque rimanere in mente a tutti che ''obus'' si traduce per ''bomba'', e che al contrario ''obice'' corrisponde non già a ''obus'', ma ad ''obusier'', che è un pezzo d’artiglieria, e non un projettile». Oimè! a questi barbarismi siamo così abituati da non avvedercene più! Quanto ad ''obice'', poi, pensi il lettore alla frase volgare e di gergo, ''oh, che obice!'' in sostituzione<noinclude></noinclude>
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Chiarazuccarini
8867
/* Riletta */ Gadget AutoreCitato
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|Obl|— 339 —|Odi|riga=s}}</noinclude>dell’altra, ''oh, che c<sup>***</sup>!'' per dire ''che fortuna!'', e comprenderà come ''obice'' debba indicare appunto ''cannone'' e non ''bomba!''
'''Obloc:''' voce straniera, usata in marina per indicare i finestrini rotondi ne’ fianchi de’ piroscafi. V. ''Port-hole''.
'''Obsequium amicos, veritas odium parit:''' ''la compiacenza produce gli amici, la verità produce l’odio''. ({{AutoreCitato|Marco Terenzio Varrone|Terenzio}}, ''Andria'' I, 1, 48). NB. Perciò forse la verità è costretta a stare nel pozzo!
'''Obus:''' fr., V. ''Obice''.
'''Oc:''' termine letterario: ''lingua dell’oc (langue d’oc)'', nome del dialetto francese che nell’evo medio si parlava e scriveva a mezzodì della Loira. (Provenzale antico). ''Lingua d’oïl'', nome del dialetto francese che poi prevalse dal tempo d’Ugo Capeto e d’onde derivò il francese odierno: si parlava e si scriveva a settentrione della Loira. Le due denominazioni provengono dal diverso modo del pronunciare l’affermazione ''(sì) oui''. Cfr. {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}}: {{Centrato|{{smaller|del bel paese là dove il ''sì'' suona.}}}}{{no rientro}}Per l’etimologia, ''oc'' deriva dal lat. ''hoc = ciò, ciò appunto'', quindi ''sì: oïl'', onde poi ''oui'', parimenti è dal latino, ''hoc'' + ''illud'' o secondo altri ''hoc'' + ''ille''.
'''Ocarina:''' strumento musicale di terra cotta di forma e capacità ovoide, recentemente inventato da un tal Donati di Budrio.
'''Occa:''' nome di peso, usato in Turchia e nelle terre di Levante: varia fra i 1200 ed i 1300 grammi.
'''Occhietto:''' chiamano i tipografi la pagina che precede il frontespizio, e nel centro della quale è il solo titolo dell’opera. Ne’ libri antichi l’''occhietto'' spesso tien luogo del frontespizio. Si vuole che esso sia stato così detto, dacché intorno al titolo si soleva fare un cerchio tondo, e più spesso ovale a forma dell’occhio.
'''Occhio di bue:''' V. '''Oeil de boeuf'''.
'''Occhio pollino''' o '''di pernice:''' nome volgarmente dato a nota specie di calli (fr. ''oeil de perdrix'').
'''Occhio per occhio, dente per dente:''' (Esodo, XXI, 24) cioè la pena del taglione, ''jus talionis'', contrapasso, di rendere offesa per offesa, la quale se non è più nelle leggi civili, è più spesso nell’umana anima.
'''Occitanico:''' ''provenzale'', da ''oc'' o lingua dell’''oc'', detto del provenzale antico. V. ''Oc''.
'''Occorrenza:''' vale ''bisogno, affare'', ''cosa che occorre'' (familiarmente anche ''bisogno corporale''): nel senso di ''caso'', ''circostanza'', spiace ad alcuni rigidissimi puristi. V. {{AutoreCitato|Pietro Fanfani|Fanfani}}, ''op. cit.,'' V. {{AutoreCitato|Giovanni Gherardini|Gherardini}}, ''Appendice alle Grammatiche'', pag. 491 e seguenti. I diz. registrano i due sensi.
'''Occultismo:''' nome dato a quelle pretese conoscenze naturali che sono ottenute con processi misteriosi ovvero con segreta e magica arte. L’alchimia e l’astrologia nel medio-evo; nel tempo nostro lo spiritismo, la teosofia, la chiromanzia contengono vari elementi di occultismo. Queste dottrine non entrano nell’orbita della scienza moderna: almeno così oggi si deve dire.
'''Ochsenmaulsalat:''' voce di vivanda tedesca, che letteralmente vuol dire ''insalata di muso di bue''. Nervetti o muscoli preparati con molta cura, sotto aceto.
'''Oclocrazia:''' gr. ''ὀχλο-κρατία'' = governo di moltitudini (spesso nel senso di: ''costituito da tirannide plebea'').
'''O con questo o su questo:''' versione dal greco: motto attribuito alle madri spartane nell’atto che consegnavano lo scudo ai figliuoli, cioè o con lo scudo (vincitori) o su lo scudo (morti). V. {{AutoreCitato|Plutarco|Plutarco}}, ''Lacaenarum Apophthegmata'', XV.
'''Oculos habent et non videbunt:''' ''hanno gli occhi'', ''ma non vedranno'' (Salmo CXIII, e CXXXIV).
'''Oda:''' per ''ode'' ''ὠδή'' = canto) è voce fuor d’uso ({{AutoreCitato|Policarpo Petrocchi|Petrocchi}}). Piacque però al {{AutoreCitato|Ugo Foscolo|Foscolo}}, piace alla odierna scuola estetica ({{AutoreCitato|Gabriele D'Annunzio|d’Annunzio}}). È il caso di dire con {{AutoreCitato|Quinto Orazio Flacco|Orazio}}: ''multa renascentur quae jam cecidere... vocabula'' etc.
'''Odeporico:''' grecismo alquanto disusato ''ὁδοιπορικός: attinente a strada'', ''viaggi'', ''descrizione di itinerari''.
'''Oderint dum metuant:''' ''mi odino'', ''purchè mi temano''. (Accius, ''Atreus'', in {{AutoreCitato|Marco Tullio Cicerone|Cicerone}}, ''De officiis'', I, 28, 97).
'''O di Giotto:''' è il circolo perfetto, fatto a mano libera e mandato per saggio della sua perizia da {{AutoreCitato|Giotto|Giotto}} a Benedetto IX. Onde il modo antico di dire, esser più tondo dell’''o di Giotto''.
'''Odi profanum vulgus et arceo:''' ''odio il''<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|Obl|— 339 —|Odi|riga=s}}</noinclude>dell’altra, ''oh, che c<sup>***</sup>!'' per dire ''che fortuna!'', e comprenderà come ''obice'' debba indicare appunto ''cannone'' e non ''bomba!''
'''Obloc:''' voce straniera, usata in marina per indicare i finestrini rotondi ne’ fianchi de’ piroscafi. V. ''Port-hole''.
'''Obsequium amicos, veritas odium parit:''' ''la compiacenza produce gli amici, la verità produce l’odio''. ({{AutoreCitato|Marco Terenzio Varrone|Terenzio}}, ''Andria'' I, 1, 48). NB. Perciò forse la verità è costretta a stare nel pozzo!
'''Obus:''' fr., V. ''Obice''.
'''Oc:''' termine letterario: ''lingua dell’oc (langue d’oc)'', nome del dialetto francese che nell’evo medio si parlava e scriveva a mezzodì della Loira. (Provenzale antico). ''Lingua d’oïl'', nome del dialetto francese che poi prevalse dal tempo d’Ugo Capeto e d’onde derivò il francese odierno: si parlava e si scriveva a settentrione della Loira. Le due denominazioni provengono dal diverso modo del pronunciare l’affermazione ''(sì) oui''. Cfr. {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}}: {{Centrato|{{smaller|del bel paese là dove il ''sì'' suona.}}}}{{no rientro}}Per l’etimologia, ''oc'' deriva dal lat. ''hoc = ciò, ciò appunto'', quindi ''sì: oïl'', onde poi ''oui'', parimenti è dal latino, ''hoc'' + ''illud'' o secondo altri ''hoc'' + ''ille''.
'''Ocarina:''' strumento musicale di terra cotta di forma e capacità ovoide, recentemente inventato da un tal Donati di Budrio.
'''Occa:''' nome di peso, usato in Turchia e nelle terre di Levante: varia fra i 1200 ed i 1300 grammi.
'''Occhietto:''' chiamano i tipografi la pagina che precede il frontespizio, e nel centro della quale è il solo titolo dell’opera. Ne’ libri antichi l’''occhietto'' spesso tien luogo del frontespizio. Si vuole che esso sia stato così detto, dacché intorno al titolo si soleva fare un cerchio tondo, e più spesso ovale a forma dell’occhio.
'''Occhio di bue:''' V. '''Oeil de boeuf'''.
'''Occhio pollino''' o '''di pernice:''' nome volgarmente dato a nota specie di calli (fr. ''oeil de perdrix'').
'''Occhio per occhio, dente per dente:''' (Esodo, XXI, 24) cioè la pena del taglione, ''jus talionis'', contrapasso, di rendere offesa per offesa, la quale se non è più nelle leggi civili, è più spesso nell’umana anima.
'''Occitanico:''' ''provenzale'', da ''oc'' o lingua dell’''oc'', detto del provenzale antico. V. ''Oc''.
'''Occorrenza:''' vale ''bisogno, affare'', ''cosa che occorre'' (familiarmente anche ''bisogno corporale''): nel senso di ''caso'', ''circostanza'', spiace ad alcuni rigidissimi puristi. V. {{AutoreCitato|Pietro Fanfani|Fanfani}}, ''op. cit.,'' V. {{AutoreCitato|Giovanni Gherardini|Gherardini}}, ''Appendice alle Grammatiche'', pag. 491 e seguenti. I diz. registrano i due sensi.
'''Occultismo:''' nome dato a quelle pretese conoscenze naturali che sono ottenute con processi misteriosi ovvero con segreta e magica arte. L’alchimia e l’astrologia nel medio-evo; nel tempo nostro lo spiritismo, la teosofia, la chiromanzia contengono vari elementi di occultismo. Queste dottrine non entrano nell’orbita della scienza moderna: almeno così oggi si deve dire.
'''Ochsenmaulsalat:''' voce di vivanda tedesca, che letteralmente vuol dire ''insalata di muso di bue''. Nervetti o muscoli preparati con molta cura, sotto aceto.
'''Oclocrazia:''' gr. ''ὀχλο-κρατία'' = governo di moltitudini (spesso nel senso di: ''costituito da tirannide plebea'').
'''O con questo o su questo:''' versione dal greco: motto attribuito alle madri spartane nell’atto che consegnavano lo scudo ai figliuoli, cioè o con lo scudo (vincitori) o su lo scudo (morti). V. {{AutoreCitato|Plutarco|Plutarco}}, ''Lacaenarum Apophthegmata'', XV.
'''Oculos habent et non videbunt:''' ''hanno gli occhi'', ''ma non vedranno'' (Salmo CXIII, e CXXXIV).
'''Oda:''' per ''ode'' (''ὠδή'' = canto) è voce fuor d’uso ({{AutoreCitato|Policarpo Petrocchi|Petrocchi}}). Piacque però al {{AutoreCitato|Ugo Foscolo|Foscolo}}, piace alla odierna scuola estetica ({{AutoreCitato|Gabriele D'Annunzio|d’Annunzio}}). È il caso di dire con {{AutoreCitato|Quinto Orazio Flacco|Orazio}}: ''multa renascentur quae jam cecidere... vocabula'' etc.
'''Odeporico:''' grecismo alquanto disusato ''ὁδοιπορικός: attinente a strada'', ''viaggi'', ''descrizione di itinerari''.
'''Oderint dum metuant:''' ''mi odino'', ''purchè mi temano''. (Accius, ''Atreus'', in {{AutoreCitato|Marco Tullio Cicerone|Cicerone}}, ''De officiis'', I, 28, 97).
'''O di Giotto:''' è il circolo perfetto, fatto a mano libera e mandato per saggio della sua perizia da {{AutoreCitato|Giotto|Giotto}} a Benedetto IX. Onde il modo antico di dire, esser più tondo dell’''o di Giotto''.
'''Odi profanum vulgus et arceo:''' ''odio il''<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|Odo|— 340 —|Oil|riga=s}}</noinclude>''profano'' (indegno di essere ammesso nel tempio) ''volgo e me ne scosto''. {{AutoreCitato|Quinto Orazio Flacco|Orazio}}, {{TestoCitato|Le_odi_di_Orazio|''Ode''}} I, lib. III. Locuzione eretica agli orecchi di taluno, se detta in senso politico, ma che non cesserà di esser vera e ripetuta in senso filosofico morale, come appunto intese il gran poeta latino. Cfr. ''Vil maggioranza''.
'''Odorare il vento infido:''' familiarmente vale ''fiutare il pericolo'' e quindi cercare fuga e scampo, e si dice di gente che ha conti da rendere alla giustizia. Dicesi anche per celia. Cfr. il {{AutoreCitato|Alessandro Manzoni|Manzoni}}, {{TestoCitato|I_promessi_sposi_(1840)/Capitolo_XI|''P. S.'' Cap. XI.}}
{{Centrato|{{smaller|leva il muso, odorando il vento infido.}}}}
'''Oeil de boeuf:''' fr., ''occhio di bue'', cioè finestrina ovale (onde il nome storico dell’anticamera regia in Versaglia).
'''Offellèe fa el to mestèe:''' sentenza del dialetto milanese, nota oltre i confini di quel dialetto. Già {{AutoreCitato|Carlo Maria Maggi|C. M. Maggi}} si era similmente espresso: ''I mestee i ha da fa chi je sa fa''. Cfr. ''Ne ultra crepidam''.
'''Offenbachiano:''' suona ''buffonesco'', ''ridicolo'': da {{AutoreCitato|Jacques Offenbach|Giacomo Offenbach}} (1819-1880) di Colonia, ma francese di elezione e di vita; fecondissimo autore di operette comiche.
'''Offrire il fianco:''' porgere in una questione il lato più debole o vulnerabile.
'''Oga Magòga:''' dicesi per beffa di paese lontanissimo e incerto. Nella Bibbia ''Gog'' è la personificazione del popolo nemico di Israele, poi ''gog magog'' passò a significare paese straniero e lontano.
'''Ogiva:''' nervature che s’incontrano diagonalmente nelle volte della architettura gotica e vi formano scompartimenti angolari. Der. ''ogivale''. Etim. incerta. V. {{AutoreCitato|Francesco Zambaldi|Zambaldi}}, ''op. cit''. Perchè poi il {{AutoreCitato|Policarpo Petrocchi|Petrocchi}} ponga «ogiva» fra le voci antiquate, non so.
'''O gran bontà de’ cavalieri antiqui!:''' ({{AutoreCitato|Ludovico Ariosto|Ariosto}}, {{TestoCitato|Orlando_furioso_(1928)/Canto_1|''Orlando Furioso'', I}}, 22.) Dicesi tuttora in vario senso e con intenzione di ironia o di celia.
'''Ohm:''' questo è nome di matematico e fisico tedesco insigne (Simone Ohm, 1789-1854). Per deferenza ai suoi lavori venne dato il nome di ''ohm'' all’unità pratica di resistenza elettrica: resistenza offerta ad una corrente costante da una colonna di mercurio, alla temperatura del ghiaccio fondente, della sezione di un millimetro quadrato e della lunghezza di 106 centimetri, che è l’''ohm legale''. L’''ohm internazionale'' poi è il valore dell’''ohm'' quale venne definito dalla Conferenza tenuta a Chicago nel 1893 dai delegati dei governi e, risponde al valore vero dell’unità pratica di resistenza elettrica: è definito dagli stessi elementi che definiscono l’''ohm legale'', salvo che la lunghezza della colonna di mercurio deve essere di cm. 106,3.
'''Oide:''' suffisso in origine delle scienze fisiche, indi frequente in molte voci, la più parte neologiche, come ''mattoide'', ''socialistoide'', ''anarcoide'' etc. Su tale desinenza mi piace riportare questa nota fra seria e faceta che leggo in un giornale: «''Oide'' è una desinenza condiscendente e compiacente che viene dalla parola greca ''εἶδος'', che vuol dire ''species'', ''forma'', ''statura'', ''modus'', ''status rei;'' cioè apparenza, sembianza, imagine, visione, forma, statura, modo, stato di una cosa, a seconda dei casi. Questa desinenza nell’appiccicarsi al sostantivo italiano, perdette l’''epsilon'' greco davanti all’''o'' con cui finivano i primi sostantivi italiani, e così abbiamo l’''oide'', e abbiamo la fabbrica di tutti i sostantivi italiani in ''oide'' che ci abbisognino; come, per esempio, monarcoide, clericaloide, republicanoide, liberaloide, e via via, coniatene quanti ne volete, fino al rompiscatoloide. Quell’''eidos'', che diventa poi ''oide'', è dunque significatore ora di apparenza, ora di forma, ora di statura, ora di modo, ora di stato; ma non proprio della sostanza della cosa: significa solo quel che sembra una data cosa. Questa sua facoltà rende l’''oide'' idoneo ad essere adoperato come espediente per trarsi d’imbroglio quando non si sa bene definire un soggetto, una persona, un’opinione, un modo di pensare, di agire.» Vocabolo che è segno dei tempi!
'''Oidio:''' (da ''ὠόν = uovo'') genere di fungo parassitario: nefasta crittogama che si manifesta in forma di bolle sui pampini e impedisce il crescere e il maturare del grappolo. In Romagna i villani la dicono ''manna''.
'''Oïl:''' lingua d’''oïl''. V. ''Oc''.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|Odo|— 340 —|Oil|riga=s}}</noinclude>''profano'' (indegno di essere ammesso nel tempio) ''volgo e me ne scosto''. {{AutoreCitato|Quinto Orazio Flacco|Orazio}}, {{TestoCitato|Le_odi_di_Orazio|''Ode''}} I, lib. III. Locuzione eretica agli orecchi di taluno, se detta in senso politico, ma che non cesserà di esser vera e ripetuta in senso filosofico morale, come appunto intese il gran poeta latino. Cfr. ''Vil maggioranza''.
'''Odorare il vento infido:''' familiarmente vale ''fiutare il pericolo'' e quindi cercare fuga e scampo, e si dice di gente che ha conti da rendere alla giustizia. Dicesi anche per celia. Cfr. il {{AutoreCitato|Alessandro Manzoni|Manzoni}}, {{TestoCitato|I_promessi_sposi_(1840)/Capitolo_XI|''P. S.'' Cap. XI.}}
{{Centrato|{{smaller|leva il muso, odorando il vento infido.}}}}
'''Oeil de boeuf:''' fr., ''occhio di bue'', cioè finestrina ovale (onde il nome storico dell’anticamera regia in Versaglia).
'''Offellèe fa el to mestèe:''' sentenza del dialetto milanese, nota oltre i confini di quel dialetto. Già {{AutoreCitato|Carlo Maria Maggi|C. M. Maggi}} si era similmente espresso: ''I mestee i ha da fa chi je sa fa''. Cfr. ''Ne ultra crepidam''.
'''Offenbachiano:''' suona ''buffonesco'', ''ridicolo'': da Giacomo Offenbach (1819-1880) di Colonia, ma francese di elezione e di vita; fecondissimo autore di operette comiche.
'''Offrire il fianco:''' porgere in una questione il lato più debole o vulnerabile.
'''Oga Magòga:''' dicesi per beffa di paese lontanissimo e incerto. Nella Bibbia ''Gog'' è la personificazione del popolo nemico di Israele, poi ''gog magog'' passò a significare paese straniero e lontano.
'''Ogiva:''' nervature che s’incontrano diagonalmente nelle volte della architettura gotica e vi formano scompartimenti angolari. Der. ''ogivale''. Etim. incerta. V. {{AutoreCitato|Francesco Zambaldi|Zambaldi}}, ''op. cit''. Perchè poi il {{AutoreCitato|Policarpo Petrocchi|Petrocchi}} ponga «ogiva» fra le voci antiquate, non so.
'''O gran bontà de’ cavalieri antiqui!:''' ({{AutoreCitato|Ludovico Ariosto|Ariosto}}, {{TestoCitato|Orlando_furioso_(1928)/Canto_1|''Orlando Furioso'', I}}, 22.) Dicesi tuttora in vario senso e con intenzione di ironia o di celia.
'''Ohm:''' questo è nome di matematico e fisico tedesco insigne (Simone Ohm, 1789-1854). Per deferenza ai suoi lavori venne dato il nome di ''ohm'' all’unità pratica di resistenza elettrica: resistenza offerta ad una corrente costante da una colonna di mercurio, alla temperatura del ghiaccio fondente, della sezione di un millimetro quadrato e della lunghezza di 106 centimetri, che è l’''ohm legale''. L’''ohm internazionale'' poi è il valore dell’''ohm'' quale venne definito dalla Conferenza tenuta a Chicago nel 1893 dai delegati dei governi e, risponde al valore vero dell’unità pratica di resistenza elettrica: è definito dagli stessi elementi che definiscono l’''ohm legale'', salvo che la lunghezza della colonna di mercurio deve essere di cm. 106,3.
'''Oide:''' suffisso in origine delle scienze fisiche, indi frequente in molte voci, la più parte neologiche, come ''mattoide'', ''socialistoide'', ''anarcoide'' etc. Su tale desinenza mi piace riportare questa nota fra seria e faceta che leggo in un giornale: «''Oide'' è una desinenza condiscendente e compiacente che viene dalla parola greca ''εἶδος'', che vuol dire ''species'', ''forma'', ''statura'', ''modus'', ''status rei;'' cioè apparenza, sembianza, imagine, visione, forma, statura, modo, stato di una cosa, a seconda dei casi. Questa desinenza nell’appiccicarsi al sostantivo italiano, perdette l’''epsilon'' greco davanti all’''o'' con cui finivano i primi sostantivi italiani, e così abbiamo l’''oide'', e abbiamo la fabbrica di tutti i sostantivi italiani in ''oide'' che ci abbisognino; come, per esempio, monarcoide, clericaloide, republicanoide, liberaloide, e via via, coniatene quanti ne volete, fino al rompiscatoloide. Quell’''eidos'', che diventa poi ''oide'', è dunque significatore ora di apparenza, ora di forma, ora di statura, ora di modo, ora di stato; ma non proprio della sostanza della cosa: significa solo quel che sembra una data cosa. Questa sua facoltà rende l’''oide'' idoneo ad essere adoperato come espediente per trarsi d’imbroglio quando non si sa bene definire un soggetto, una persona, un’opinione, un modo di pensare, di agire.» Vocabolo che è segno dei tempi!
'''Oidio:''' (da ''ὠόν = uovo'') genere di fungo parassitario: nefasta crittogama che si manifesta in forma di bolle sui pampini e impedisce il crescere e il maturare del grappolo. In Romagna i villani la dicono ''manna''.
'''Oïl:''' lingua d’''oïl''. V. ''Oc''.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|di vittorio alfieri}}|245|riga=si}}</noinclude>
<poem>
:Tutta sua la Tragedia, in blanda forma
Gli alti sensi feroci appiana e spiega,
{{R|84}} Sí che l’alma li beve e par che dorma.<ref>84. Echeggiano, o pare a me, in questo verso, le parole del {{AutoreCitato|Torquato Tasso|{{Sc|Tasso}}}} ({{TestoCitato|Opera:Gerusalemme liberata|''Gerus. lib.''}}, XII, 69):
::::::::::in questa forma
::Passa la bella donna, e par che dorma. — </ref>
:Ignoranza ed Orgoglio, usata lega,
Fan che una nuova Merope ci nasce
{{R|87}} Di padre che non scerne ''Alfa'' da ''Oméga''.<ref>85-87. «Verso il febbraio dell’82, tornatami un giorno fra le mani la {{TestoCitato|La Merope|Merope}} del {{AutoreCitato|Scipione Maffei|Maffei}} per pur vedere s’io c’imparava qualche cosa quanto allo stile, leggendone qua e là degli squarci, mi sentii destare improvvisamente un certo bollore d’indegnazione e di collera nel vedere la nostra Italia in tanta miseria e cecità teatrale che facessero credere o parere quella come l’ottima e sola delle tragedie, non che delle fatte fino allora (che questo lo assento anch’io), ma di quante se ne potrebber far poi in Italia. E immediatamente mi si mostrò quasi un lampo altra tragedia dello stesso nome e fatto, assai piú semplice e calda e incalzante di quella» ({{TestoCitato|Vita (Alfieri, 1804)|''Aut.''}}, IV, 9°). Oltre la ''Merope'' del Maffei, rappresentata con indescrivibile successo a Modena il 12 giugno 1713, protagonista {{AutoreCitato|Elena Virginia Balletti|Elena Balletti}}, soprannominata ''Flaminia'', l’Italia possedeva su tale soggetto il ''Telefonte'' del {{Wl|Q3619393|{{Sc|Cavallerino}}}} (rapp. nel 1512), il ''Cresfonte'' di {{Wl|Q113686899|{{Sc|G. B. Livera}}}}, (stamp. a Padova nel 1588) e la ''Merope'' di {{Wl|Q3907904|{{Sc|Pomponio Torelli}}}} (pubbl. a Parma nel 1589). In Francia il {{AutoreCitato|Voltaire|Voltaire}} trattò nel 1743 lo stesso soggetto.</ref>
:Ma che parl’io di Greco a quei che in fasce
Stan del Latino ancor nel lustro nono,<ref>89. '''Nel lustro nono,''' nel 1796 l’A. aveva per l’appunto 45 anni.</ref>
{{R|90}} Sí che spesso han dall’umil {{AutoreCitato|Fedro|Fedro}} ambasce?<ref>90. Sí che provano difficoltà a capire anche il semplice, piano Fedro.</ref>
:Ora, a bomba tornando; i’ gliene dono
A chi l’ha fatta; questa Meropuccia
{{R|93}} Che usurpar vuolsi terzo-nata<ref>93. '''Terzo nata:''' a quale delle Meropi prealfieriane intende riferirsi Don Buratto? A quella del Torelli e del Maffei, o a quella del Maffei e del Voltaire? Probabilmente a quelle italiane, ma non è certo.</ref> il trono.
:Semplice no, ma gretta, in su la gruccia,
Ch’ella noma Coturno, si trascina,
{{R|96}} Senza aver pure in capo una fettuccia:<ref>96. '''Una fettuccia,''' un ornamento.</ref>
:E la si spaccia poi Madre-Regina
Col monopolio dell’esclusïone,
{{R|99}} Come s’altri fatt’abbiala pedina.<ref>97-99. Superiore infatti a tutte le Meropi antecedenti fu giudicata dai molti che ne istituirono il paragone quella dell’A., e la peggiore quella del Voltaire. — '''Monopolio,''' privilegio. — '''Pedina,''' donna di poco conto.</ref>
:Quel mio buon venerabile barbone,<ref>100. Questo vecchio è Polidoro, il fedele servo a cui Merope aveva confidato il proprio figliuolo; il Maffei era persuaso di aver creato con questo vecchio, che ha grande parte ne’ due ultimi atti, un tipo immortale, avendolo foggiato, com’egli stesso asseriva, sul Nestore omerico; ma i critici lo giudicarono, in generale, personaggio di maniera e sbagliato.</ref>
Ch’era il Nestor di {{Wl|Q6691|Omèro}} mero mero,<ref>101. '''Mero-mero,''' tal quale.</ref>
{{R|102}} Cangiato io ’l veggo in vecchio non ciarlone:
</poem><ref follow="p244">additavano come perfetti modelli ({{TestoCitato|Vita (Alfieri, 1804)|''Aut.''}}, IV, 2°).</ref><noinclude><br clear="all" />
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|246|{{Sc|dalle «satire»}}||riga=si}}</noinclude>
<poem>
:E quel naturalissimo sincero
Crudelotto<ref>104. '''Crudelotto,''' volgarmente crudele e spesso senza che della sua crudeltà si vegga la ragione.</ref> Tiranno Polifonte
{{R|105}} Mi si è scambiato in Re Machiavelliero.<ref>105. '''Machiavelliero,''' scaltro e terribilmente logico come {{AutoreCitato|Niccolò Machiavelli|Niccolò Machiavelli}}.</ref>
:E il mi’ Adrasto, e il su’ anello,<ref>{{Ec|108|106}}. Adrasto è, nella tragedia del {{AutoreCitato|Scipione Maffei|Maffei}}, il perfido consigliere di Cresfonte, e a lui Egisto, figlio di Merope, consegna un anello, su cui è incisa una volpe, per ragion del quale Merope, dapprima, suppone che l’uomo ucciso sul ponte sia il figlio suo, poi che, all’opposto, il figlio suo sia l’uccisore. Da siffatti metodi di agnizione, di cui gli scrittori di commedie e di tragedie del ’500 e del ’600 fecero uso ed abuso, rifuggí sempre l’A., come indegni della nobiltà dell’arte che professava.</ref> e le sí pronte
Fide risposte dell’astuta Ismene;
{{R|108}} E l’arte in somma qual c’insegna il fonte;<ref>108. '''Il fonte,''' la sorgente di ogni bellezza e di ogni verità.</ref>
:(Dico, la dotta ''Tragizzante'' Atene)
Dove son elle in questo nuovo impasto?
{{R|111}} Sognando il meglio, e’ si sfigura il bene.
:Ombra vuolsi, ombra molta: indi è il contrasto.
Personaggio che basso e inutil pare,
{{R|114}} Agli altri accresce, e senza stento, il fasto.<ref>113-14. Circa il numero dei personaggi da introdursi nella tragedia, la pensava differentemente l’A., come abbiamo veduto, e anche di questo lo satireggiarono gli autori del ''Socrate'', introducendovi solo tre interlocutori, Socrate, Xantippe e Platone.</ref> —
:Ombra sia, Don Buratto; ombra Lunare,
S’anco a lei piace: ecco, ''abrenunzio''<ref>116. '''Abrenunzio,''' voce latina del linguaggio ecclesiastico che significa ''abiuro''.</ref> seco
{{R|117}} Ogni luce che sia troppo Solare.
:Vo’ rifar mie tragedie in manto Greco;
Strofe, Antistrofe, ed Epodo, e Anapesti,
{{R|120}} Tutto accattando dall’Ellénio speco.<ref>120. '''Accattando,''' mendicando. — '''Speco,''' spelonca, antro.</ref>
:Trissineggianti<ref>121. '''Trissineggianti,''' molli, umili, acquosi come quelli di {{AutoreCitato|Gian Giorgio Trissino|G. G. Trissino}}; valga un esempio: dice Massinissa a Sofonisba:
::Regina, io non vo’ dir gli oltraggi e l’onte
::Che Siface mi fe’ molti e molt’anni
::Per non rinnovellar vecchio dolore,
::Né far minore in voi qualche speranza.
::Ma, sien quante si furo, il mio costume
::È di perseguitare i miei nemici
::Fin ch’io gli ho vinti, e poi scordar le offese.</ref> poi versi modesti,
E moltissimi, molto appianeranno
{{R|123}} Lo stil, sí che il lettor non ci si arresti.<ref>123. '''Non ci si arresti,''' passi oltre, senza che il suo intelletto si senta svegliato né il suo cuore si senta commosso.</ref>
:I Personaggi si triplicheranno:
Né parran miei; sí ben Merope Prima<ref>125. '''Merope prima,''' quella Merope che voi puristi giudicate la piú bella, cioè la {{TestoCitato|La Merope|Merope}} del {{AutoreCitato|Scipione Maffei|Maffei}}.</ref>
{{R|126}} Semplicetti e chiaretti imiteranno.
:E alle corte; a mostrarle in quanta stima
</poem><noinclude><br clear="all" />
<references/></noinclude>
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<section begin="1" /><poem>
Io ’l tenga, innanzi che il mio dir finisca,
{{R|129}} Do ’l mio Sonetto all’acuta sua lima,
:Che inibisce sí ben che l’uom ''vagisca''.<ref>130. '''Inibisce,''' proibisce. Si noti l’acutezza di questa freccia lanciata per ultimo: i Cruscanti non ammettono fra’ vocaboli italiani ''vagire'' e ''vagito'' e intanto condannano gli uomini a bamboleggiare eternamente, a correr dietro alle parole, non curandosi di ciò che piú dovrebbe importare, cioè delle idee.</ref>
</poem><section end="1" />
<section begin="2" />
{{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|{{Sc|Satira Nona}}.<ref>Un viaggio in Italia, o, se era possibile, anche all’estero, soleva considerarsi, nel secolo {{Sc|xviii}}, il necessario compimento di quella qualunque istruzione che i giovani di famiglia aristocratica avessero ricevuto in patria; viaggi che porsero argomento di riso a poeti satirici e a commediografi, dal {{AutoreCitato|Giuseppe Parini|Parini}}, il cui giovin signore ha già devotamente visitato ciò che piú gli premeva in Francia e in Inghilterra, al {{AutoreCitato|Ippolito Pindemonte|Pindemonte}}, che presentò in una satira, intitolata appunto ''I viaggi'', tipi svariati di giovani ignoranti e boriosi, al {{AutoreCitato|Carlo Goldoni|Goldoni}} che nella {{TestoCitato|Pamela|''Pamela nubile''}} introdusse quel Lord Harnold, il quale, dopo aver girato mezza Europa, è tornato in patria recando preziose notizie sulla cioccolata di Venezia, sui gelati di Napoli, sulla aerea leggerezza delle donne parigine. L’A. descrive in questa sua satira, divisa per comodità e per riposo del lettore in due parti, i viaggi da esso compiuti dal 1766 al 1772.</ref>}}
{{ct|f=110%|v=2|L=1px|'''I Viaggi.'''}}
{{ct|f=110%|L=1px|v=2|''Capitolo Primo.''}}
{{Blocco a destra|larghezza=437px|{{Indentatura|1.2em}}{{Type|f=80%|Ἄνδρα μοι ἔννεπε, Μοῦσα, πολύαργον [nel testo d’Omero ''πολύτροπον''], ὃς μάλα πολλά<br/>Πλάγχθη.}}}}
{{Blocco a destra|margine=2em|style=margin-bottom: 0.5em|{{Type|f=85%|l=1px|{{AutoreCitato|Omero|{{Sc|Omero}}}}, {{TestoCitato|Opera:Odissea|''Odissea''}}, v. 1.}}}}
{{Blocco a destra|larghezza=250px|{{Indentatura|0}}{{Type|f=85%|Narrami, o Musa, le ozïose imprese,<br/>D’uom, che tanto vagò.}}</div>}}
<poem>
:Certo l’andar qua e là peregrinando
Ell’è piacevol molto ed util arte;<ref>2. '''Arte,''' passatempo, divago.</ref>
{{R|3}} Pur ch’a pié non si vada, ed accattando.
:Vi s’impara piú assai che in su le carte,
Non dirò se a stimare o spregiar l’uomo,<ref>3-5. Il {{AutoreCitato|Ippolito Pindemonte|{{Sc|Pindemonte}}}} nella cit. sat., dopo essersi domandato qual frenesia spinga mai gli Italiani a viaggiare senza posa, immagina che il lettore gli obietti:
:::::::::Ir d’ogni cosa
::Piú degna e rara in traccia, ed arricchire
::Di passo in passo, come nobil fiume
::Che tanto cresce piú, quanto dal fonte
::Piú s’allontana, tornò sempre in lode.
::Non viaggiò {{AutoreCitato|Pitagora|Pitagora}}? Non {{AutoreCitato|Platone|Plato}}?
E che egli risponda:
::O lettor mio, parli erudito; meco
::Dunque, ov’agio tu n’abbia, osserva un poco
::I Pitagori nostri ed i Platoni
::Che ad arricchir di passo in passo, e come
::Nobili fiumi, a crescer van pel mondo.</ref>
{{R|6}} Ma a conoscer se stesso e gli altri in parte.
:De’ miei vïaggi, per non farne un tomo,<ref>7. '''Un tomo,''' un volume.</ref>
</poem><section end="2" /><noinclude><br clear="all" />
<references/>
[[Categoria:Pagine con testo greco]]</noinclude>
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Dalle Satire (Alfieri, 1912)/Satira Ottava. I Pedanti
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<pages index="Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu" from="269" to="275" tosection="1" />
{{Sezione note}}
{{AltraVersione|Satire (Alfieri, 1903)/Satira ottava. I pedanti|ed. 1903}}
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// per modificare le regex, vai su: [[MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici-regex.js]]
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// aggiungo alla lista regex le eventuali regex utente
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'title="Scarica il solo testo di tutte le pagine, senza copertina e senza nessuna formattazione"><span>' +
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// carica regex dalla pagina di discussione dell'indice
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var found = false;
if (data.parse && data.parse.sections) {
var sections = data.parse.sections;
for (var i = 0; i < sections.length; i++) {
if (sections[i].line == 'ErroriOrtografici') {
found = true;
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var sectionText = (v.revisions['0'].slots.main['*']).replace(/==.*?==/g, '');
// remove html tags from section text
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var sectionObj = JSON.parse(jsonText);
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console.log('Non è presente una sezione ErroriOrtografici nella pagina di discussione');
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<noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|96|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude>{{Ct|t=2|v=2|CHIARIMENTI ALLA RICOSTRUZIONE MUSICALE}}
Nella prefazione generale parlo della musica nel dramma greco, e dei criterî che ci possono guidare nelle integrazioni degli schemi ritmici, e in eventuali tentativi di ricostruirne le melodie. Tenendo presente quello scritto, sarà facile seguire quanto qui semplicemente espongo.
Lo spoglio combinato della strofe 577-581 e dell’antistrofe 582-586, dà il seguente schema ritmico
<poem>
1) 𝈱 — — — 𝈱 — 𝈱 — 𝈱 —
2) — — 𝈱 — — 𝈱 — 𝈱 —
3) — — — — 𝈱 —
4) {{sans-serif|Ū}} — — — 𝈱 —
5) 𝈱 𝈱 𝈱 — 𝈱 — —
</poem>
Varî indici (p. e. il tribraco che apre il 5 e le chiuse di 1 e 2) mostrano che siamo in regime trocaico (3/8). E, isolando le dipodie trocaiche che si ravvisano facilmente in 1 e 2, facile riesce la integrazione degli schemi rimasti qua e là mutili per la perdita della musica, e quindi dei segni diacritici suppletorî di quantità. Lo schema completo era il seguente:
<poem>
1) 𝈱{{sans-serif|'}} – , 𝈪 | — 𝈱 , — 𝈱 | 𝈪 , 𝈱 ⌃
2) —{{sans-serif|'}} — , 𝈱 — | — 𝈱 , — 𝈱 | 𝈪 , — ⌃
3) —{{sans-serif|'}} — , 𝈪 | — 𝈱 , — ⌃
4) 𝈱 — , 𝈪 | — 𝈱 , ⌃
5) 𝈱 𝈱 𝈱 , — 𝈱 | 𝈪 , — ⌃
</poem>
Evidente riesce la simmetria che intercede rispettivamente fra 1 e 2 e fra 3 e 4. Isolato rimane, rispettivamente nella strofe e nell’antistrofe, il 5. Ma vaghissima riesce la simmetria che formano, rispondendosi a distanza. L’attacco sincopato che apre la melodia, e che riappare alla battuta 4, era comunissimo nella tecnica musicale greca, e lo troviamo, anche al principio, nell’epitafio di Tralle.
Anche una semplice lettura, che tenga conto, con un’adeguata modulazione, di questo schema integrato, può dare una migliore idea dell’effetto originario; ma solamente rivestendo di vere inflessioni melodiche i nudi segni delle quantità, si può dimostrare tangibilmente come pote-<noinclude><references/></noinclude>
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Le Troadi
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== [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.09#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.9] ==
In costruzione
[[File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a).jpg|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)|300px|centro]]
{{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano'''}}
* Al '''15 settembre 2026''', abbiamo trascritto (197) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''').
* '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''':
:* {{Sc|'''Canti popolari'''}}
::<small> · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
</small>
:* {{Sc|'''Musica colta'''}} — Questo mese abbiamo trascritto due ironici brani sul ''mal d'amore'' scritti da Giano Brida, compositore e direttore d'orchestra, veronese, ma attivo a Milano alla metà del XIX secolo. I due brani sono una riuscita satira del ''mal du siècle'' (o ''Weltschmerz''), ovvero quel senso di vuoto, profonda malinconia e inadeguatezza verso il mondo che colpiva i giovani romantici della prima metà dell'Ottocento a causa di un rifiuto amoroso o per la fine di una passione che riducevano il sofferente allo stato di "esule" intellettuale, incapace di integrarsi nelle dinamiche utilitaristiche della nascente società borghese. I due brani, in chiave di sol, celebrano la liberazione da questo stato.
::<small>* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} * {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}}</small>
:* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}}
::· [[Opera: La figlia di Iorio (Franchetti)]]
<hr>
:* {{Sc|'''Libri'''}} — È stata completata la trascrizione de:
::· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}}
<hr>
:''[[:Categoria:Partiture|→ Vai a tutte le partiture]]''
<hr>
* [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato:
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore | Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore]]''
::Vedi codice commentato in{{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante|Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante]]''
:: Vedi codice commentato al rigo down 3.8 in {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Stile classico|Stile classico]]''
:: Vedi tutta la trascrizione di {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
<hr>
* '''{{Sc|Revisioni}}''' —
**<small>{{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}</small>
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{{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}}
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== 8.5.2026 ==
Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla".
Buon ascolto 🎹
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==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]==
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]==
== 17.3.2026 ==
'''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica.
Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!''
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]==
== 22.2.2026==
<poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!'''
Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files!
Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia.
https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina.
Altri tempi!</poem>
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]==
== 27.1.2026==
:La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli.
:E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità.
:Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini.
:E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource.
:Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI.
:E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast].
:Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata.
{{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}}
== 21.1.2026 ==
All'Archivio Ricordi (info@)
Gent.ma Redazione,
... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI.
Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle?
Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista:
# Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale)
# A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale )
# [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale)
# Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale)
# Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
# Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto
== 15.1.2026 ==
Elenco (67 autori) ottenuta da [https://query.wikidata.org/querybuilder/?uselang=it&query=%7B%22conditions%22%3A%5B%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3Anull%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P27%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q38%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q36180%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q201788%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q1930187%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q49757%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q28389%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%5D%2C%22limit%22%3A500%2C%22useLimit%22%3Atrue%2C%22omitLabels%22%3Afalse%7D questa query] a wikidata fatta con il comodo Query Builder chiedendo scrittori, poeti, storici, giornalisti e sceneggiatori italiani scomparsi nel 1955
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| http://www.wikidata.org/entity/Q27824408 || Ferdinando || Pasini
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| http://www.wikidata.org/entity/Q3840013 || Luigi || Piccioni
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| http://www.wikidata.org/entity/Q52576898 || Luca || Pignato
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q61481359 || Benvenuto || Pitzorno
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q115766708 || Pietro || Pizzoni
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q18421227 || Gustavo || Reisoli
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q63025648 || Romana || Rompato
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q98346641 || Anaïs || Ronc-Désaymonet
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3733999 || Ettore || Rossi
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q107149686 || Guido || Ruberti
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3948292 || Sandro || Salvini
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q1897006 || Mariano || San Nicolò
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q93243643 || Angelo || Silvagni
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3659855 || Carlo || Silvestri
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q75837465 || Cipriano || Silvestri
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q55452458 || Anna || Stančova
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3740416 || Fausto || Torrefranca
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3629710 || Augusto || Turati
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q23854442 || Alessandro || Visconti
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q92600748 || Vito || Vitale
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3611526 || Alfredo || Zerbini
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q59533184 || Elio || Zorzi
|}
== 14.4.2025 ==
In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare...
Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato.
Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno).
Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio!
== 21.2.2025 ==
Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio:
[[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET)
== 21.1.2025 ==
C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]]
== 12.1.2025 ==
In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br>
''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.''
Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo.
''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».''
Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini.
== 10.1.2025 ==
Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione.
<poem>''A chi lo lasci l’aratro,
oh Lazaro, a chi lo lasci?
Chi ti vanga il campo tuo,
la tua mandra chi la pasce?''</poem>
Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione.
== 9.1.2025 ==
''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br>
''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br>
Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via...
== 4.1.2025 ==
Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo:
"Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br>
Faccio un salto sulla sedia! <br>
E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br>
Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo.
Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro
Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀
== 28.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''.
''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così!
== 22.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare.
La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare?
Io penso che li avrei torturati.
Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante.
Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu )
Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura.
Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀
== 20.12.2024 ==
Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio.
E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare.
Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno»
Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino»
Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀
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2026-09-07T10:53:19Z
Pic57
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/* Musica nel wikiverso 2026.9 */
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wikitext
text/x-wiki
== [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.09#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.9] ==
In costruzione
[[File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a).jpg|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)|300px|centro]]
{{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano'''}}
* Al '''15 settembre 2026''', abbiamo trascritto (197) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''').
* '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''':
:* {{Sc|'''Canti popolari'''}}
::<small> · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
</small>
:* {{Sc|'''Musica colta'''}} — Questo mese abbiamo trascritto due ironici brani sul ''mal d'amore'' scritti da Giano Brida, compositore e direttore d'orchestra, veronese, ma attivo a Milano alla metà del XIX secolo. I due brani sono una riuscita satira del ''mal du siècle'' (o ''Weltschmerz''), ovvero quel senso di vuoto, profonda malinconia e inadeguatezza verso il mondo che colpiva i giovani romantici della prima metà dell'Ottocento a causa di un rifiuto amoroso o per la fine di una passione che riducevano il giovane sofferente allo stato di "esule" intellettuale, incapace di integrarsi nelle dinamiche utilitaristiche della nascente società borghese. I due brani, in chiave di sol, celebrano la liberazione da questo stato.
::<small>* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} * {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}}</small>
:* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}}
::· [[Opera: La figlia di Iorio (Franchetti)]]
<hr>
:* {{Sc|'''Libri'''}} — È stata completata la trascrizione de:
::· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}}
<hr>
:''[[:Categoria:Partiture|→ Vai a tutte le partiture]]''
<hr>
* [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato:
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore | Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore]]''
::Vedi codice commentato in{{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante|Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante]]''
:: Vedi codice commentato al rigo down 3.8 in {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Stile classico|Stile classico]]''
:: Vedi tutta la trascrizione di {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
<hr>
* '''{{Sc|Revisioni}}''' —
**<small>{{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
** {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Peschi fiorenti}}
</small>
[[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|400px|centro]]
{{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}}
<hr>
== [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.08#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.8] ==
==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.7] ==
==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.6 Musica nel wikiverso 2026.6] ==
==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.5 Musica nel wikiverso 2026.5] ==
== 8.5.2026 ==
Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla".
Buon ascolto 🎹
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==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]==
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]==
== 17.3.2026 ==
'''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica.
Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!''
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]==
== 22.2.2026==
<poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!'''
Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files!
Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia.
https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina.
Altri tempi!</poem>
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]==
== 27.1.2026==
:La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli.
:E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità.
:Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini.
:E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource.
:Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI.
:E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast].
:Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata.
{{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}}
== 21.1.2026 ==
All'Archivio Ricordi (info@)
Gent.ma Redazione,
... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI.
Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle?
Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista:
# Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale)
# A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale )
# [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale)
# Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale)
# Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
# Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto
== 15.1.2026 ==
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== 14.4.2025 ==
In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare...
Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato.
Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno).
Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio!
== 21.2.2025 ==
Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio:
[[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET)
== 21.1.2025 ==
C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]]
== 12.1.2025 ==
In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br>
''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.''
Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo.
''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».''
Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini.
== 10.1.2025 ==
Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione.
<poem>''A chi lo lasci l’aratro,
oh Lazaro, a chi lo lasci?
Chi ti vanga il campo tuo,
la tua mandra chi la pasce?''</poem>
Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione.
== 9.1.2025 ==
''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br>
''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br>
Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via...
== 4.1.2025 ==
Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo:
"Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br>
Faccio un salto sulla sedia! <br>
E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br>
Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo.
Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro
Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀
== 28.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''.
''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così!
== 22.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare.
La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare?
Io penso che li avrei torturati.
Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante.
Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu )
Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura.
Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀
== 20.12.2024 ==
Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio.
E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare.
Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno»
Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino»
Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀
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== [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.09#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.9] ==
In costruzione
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* Al '''15 settembre 2026''', abbiamo trascritto (197) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''').
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:* {{Sc|'''Musica colta'''}} — Questo mese abbiamo trascritto due ironici brani sul ''mal d'amore'' scritti da Giano Brida, compositore e direttore d'orchestra, veronese, ma attivo a Milano alla metà del XIX secolo. I due brani sono una riuscita satira del ''mal du siècle'' (o ''Weltschmerz''), ovvero quel senso di vuoto, profonda malinconia e inadeguatezza verso il mondo che colpiva i giovani romantici della prima metà dell'Ottocento a causa di un rifiuto amoroso o per la fine di una passione che riducevano il giovane sofferente allo stato di "esule" intellettuale, incapace di integrarsi nelle dinamiche utilitaristiche della nascente società borghese. I due brani, in chiave di sol, celebrano la liberazione da questo stato.
::<small>* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} * {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}}</small>
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<hr>
* [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato:
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore | Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore]]''
::Vedi codice commentato in{{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante|Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante]]''
:: Vedi codice commentato al rigo down 3.8 in {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Stile classico|Stile classico]]''
:: Vedi tutta la trascrizione di {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
<hr>
* '''{{Sc|Revisioni}}''' — Periodicamente, via via che acquisiamo nuove conoscenze, revisioniamo brani già pubblicati con SAL 75% o addirittura 100% '''ottimizzandone il codice lilypond'''.
<small>
** {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
** {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Peschi fiorenti}}
** {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Nina mia son barcaiolo}}
</small>
[[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|400px|centro]]
{{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}}
<hr>
== [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.08#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.8] ==
==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.7] ==
==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.6 Musica nel wikiverso 2026.6] ==
==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.5 Musica nel wikiverso 2026.5] ==
== 8.5.2026 ==
Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla".
Buon ascolto 🎹
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==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]==
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]==
== 17.3.2026 ==
'''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica.
Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!''
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]==
== 22.2.2026==
<poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!'''
Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files!
Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia.
https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina.
Altri tempi!</poem>
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]==
== 27.1.2026==
:La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli.
:E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità.
:Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini.
:E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource.
:Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI.
:E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast].
:Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata.
{{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}}
== 21.1.2026 ==
All'Archivio Ricordi (info@)
Gent.ma Redazione,
... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI.
Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle?
Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista:
# Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale)
# A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale )
# [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale)
# Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale)
# Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
# Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto
== 15.1.2026 ==
Elenco (67 autori) ottenuta da [https://query.wikidata.org/querybuilder/?uselang=it&query=%7B%22conditions%22%3A%5B%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3Anull%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P27%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q38%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q36180%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q201788%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q1930187%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q49757%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q28389%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%5D%2C%22limit%22%3A500%2C%22useLimit%22%3Atrue%2C%22omitLabels%22%3Afalse%7D questa query] a wikidata fatta con il comodo Query Builder chiedendo scrittori, poeti, storici, giornalisti e sceneggiatori italiani scomparsi nel 1955
{| class="wikitable sortable"
! item wikidata !! Nome !! Cognome
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| http://www.wikidata.org/entity/Q799111 || Ermanno || Amicucci
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| http://www.wikidata.org/entity/Q3611526 || Alfredo || Zerbini
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q59533184 || Elio || Zorzi
|}
== 14.4.2025 ==
In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare...
Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato.
Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno).
Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio!
== 21.2.2025 ==
Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio:
[[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET)
== 21.1.2025 ==
C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]]
== 12.1.2025 ==
In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br>
''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.''
Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo.
''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».''
Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini.
== 10.1.2025 ==
Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione.
<poem>''A chi lo lasci l’aratro,
oh Lazaro, a chi lo lasci?
Chi ti vanga il campo tuo,
la tua mandra chi la pasce?''</poem>
Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione.
== 9.1.2025 ==
''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br>
''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br>
Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via...
== 4.1.2025 ==
Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo:
"Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br>
Faccio un salto sulla sedia! <br>
E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br>
Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo.
Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro
Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀
== 28.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''.
''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così!
== 22.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare.
La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare?
Io penso che li avrei torturati.
Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante.
Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu )
Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura.
Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀
== 20.12.2024 ==
Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio.
E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare.
Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno»
Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino»
Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀
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2026-09-07T11:19:37Z
Pic57
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/* Musica nel wikiverso 2026.9 */
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wikitext
text/x-wiki
== [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.09#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.9] ==
In costruzione
[[File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a).jpg|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)|300px|centro]]
{{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano'''}}
* Al '''15 settembre 2026''', abbiamo trascritto (197) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''').
* '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''':
:* {{Sc|'''Canti popolari'''}}
::<small> · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
</small>
:* {{Sc|'''Musica colta'''}} — Questo mese abbiamo trascritto due impegnativi brani sul ''mal d'amore'' scritti da Giano Brida, compositore e direttore d'orchestra veronese, ma attivo a Milano alla metà del XIX secolo. I due brani sono una riuscita satira del ''mal du siècle'' (o ''Weltschmerz''), ovvero quel senso di vuoto, profonda malinconia e inadeguatezza verso il mondo che colpiva i giovani romantici della prima metà dell'Ottocento a causa di un rifiuto amoroso o per la fine di una passione che riducevano il giovane sofferente allo stato di "esule" intellettuale, incapace di integrarsi nelle dinamiche utilitaristiche della nascente società borghese. I due brani, in chiave di sol, celebrano la liberazione da questo stato.
::<small>* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} * {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}}</small>
:* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}}
::· [[Opera: La figlia di Iorio (Franchetti)]]
<hr>
:* {{Sc|'''Libri'''}} — È stata completata la trascrizione de:
::· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}}
<hr>
:''[[:Categoria:Partiture|→ Vai a tutte le partiture]]''
<hr>
* [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato:
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore | Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore]]''
::Vedi codice commentato in{{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante|Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante]]''
:: Vedi codice commentato al rigo down 3.8 in {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Stile classico|Stile classico]]''
:: Vedi tutta la trascrizione di {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
<hr>
* '''{{Sc|Revisioni}}''' — Periodicamente, via via che acquisiamo nuove conoscenze, revisioniamo brani già pubblicati con SAL 75% o addirittura 100% '''ottimizzandone il codice lilypond'''.
<small>
** {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
** {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Peschi fiorenti}}
** {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Nina mia son barcaiolo}}
</small>
[[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|400px|centro]]
{{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}}
<hr>
== [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.08#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.8] ==
==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.7] ==
==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.6 Musica nel wikiverso 2026.6] ==
==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.5 Musica nel wikiverso 2026.5] ==
== 8.5.2026 ==
Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla".
Buon ascolto 🎹
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==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]==
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]==
== 17.3.2026 ==
'''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica.
Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!''
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]==
== 22.2.2026==
<poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!'''
Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files!
Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia.
https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina.
Altri tempi!</poem>
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]==
== 27.1.2026==
:La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli.
:E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità.
:Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini.
:E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource.
:Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI.
:E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast].
:Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata.
{{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}}
== 21.1.2026 ==
All'Archivio Ricordi (info@)
Gent.ma Redazione,
... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI.
Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle?
Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista:
# Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale)
# A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale )
# [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale)
# Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale)
# Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
# Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto
== 15.1.2026 ==
Elenco (67 autori) ottenuta da [https://query.wikidata.org/querybuilder/?uselang=it&query=%7B%22conditions%22%3A%5B%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3Anull%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P27%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q38%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q36180%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q201788%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q1930187%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q49757%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q28389%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%5D%2C%22limit%22%3A500%2C%22useLimit%22%3Atrue%2C%22omitLabels%22%3Afalse%7D questa query] a wikidata fatta con il comodo Query Builder chiedendo scrittori, poeti, storici, giornalisti e sceneggiatori italiani scomparsi nel 1955
{| class="wikitable sortable"
! item wikidata !! Nome !! Cognome
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| http://www.wikidata.org/entity/Q98164064 || Giuseppe || Ammendola
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| http://www.wikidata.org/entity/Q1165939 || Luigi || Motta
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| http://www.wikidata.org/entity/Q42298127 || Ruggero || Nuti
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| http://www.wikidata.org/entity/Q206442 || Biagio || Pace
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| http://www.wikidata.org/entity/Q23775667 || Francesco || Palmegiani
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| http://www.wikidata.org/entity/Q98731369 || Luigi || Parigi
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| http://www.wikidata.org/entity/Q27824408 || Ferdinando || Pasini
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| http://www.wikidata.org/entity/Q3840013 || Luigi || Piccioni
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| http://www.wikidata.org/entity/Q52576898 || Luca || Pignato
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| http://www.wikidata.org/entity/Q61481359 || Benvenuto || Pitzorno
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| http://www.wikidata.org/entity/Q115766708 || Pietro || Pizzoni
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| http://www.wikidata.org/entity/Q18421227 || Gustavo || Reisoli
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| http://www.wikidata.org/entity/Q63025648 || Romana || Rompato
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q98346641 || Anaïs || Ronc-Désaymonet
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3733999 || Ettore || Rossi
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q107149686 || Guido || Ruberti
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3948292 || Sandro || Salvini
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q1897006 || Mariano || San Nicolò
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q93243643 || Angelo || Silvagni
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3659855 || Carlo || Silvestri
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q75837465 || Cipriano || Silvestri
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q55452458 || Anna || Stančova
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3740416 || Fausto || Torrefranca
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3629710 || Augusto || Turati
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q23854442 || Alessandro || Visconti
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q92600748 || Vito || Vitale
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3611526 || Alfredo || Zerbini
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q59533184 || Elio || Zorzi
|}
== 14.4.2025 ==
In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare...
Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato.
Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno).
Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio!
== 21.2.2025 ==
Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio:
[[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET)
== 21.1.2025 ==
C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]]
== 12.1.2025 ==
In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br>
''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.''
Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo.
''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».''
Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini.
== 10.1.2025 ==
Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione.
<poem>''A chi lo lasci l’aratro,
oh Lazaro, a chi lo lasci?
Chi ti vanga il campo tuo,
la tua mandra chi la pasce?''</poem>
Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione.
== 9.1.2025 ==
''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br>
''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br>
Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via...
== 4.1.2025 ==
Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo:
"Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br>
Faccio un salto sulla sedia! <br>
E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br>
Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo.
Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro
Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀
== 28.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''.
''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così!
== 22.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare.
La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare?
Io penso che li avrei torturati.
Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante.
Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu )
Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura.
Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀
== 20.12.2024 ==
Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio.
E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare.
Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno»
Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino»
Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀
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2026-09-07T11:22:49Z
Pic57
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/* Musica nel wikiverso 2026.9 */
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wikitext
text/x-wiki
== [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.09#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.9] ==
In costruzione
[[File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a).jpg|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)|300px|centro]]
{{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano'''}}
* Al '''15 settembre 2026''', abbiamo trascritto (197) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''').
* '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''':
:* {{Sc|'''Canti popolari'''}}
::<small> · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
</small>
:* {{Sc|'''Musica colta'''}} — Questo mese abbiamo trascritto due impegnativi brani sul ''mal d'amore'' scritti da Giano Brida, compositore e direttore d'orchestra veronese, ma attivo a Milano alla metà del XIX secolo. I due brani sono una riuscita satira del ''mal du siècle'' (o ''Weltschmerz''), ovvero quel senso di vuoto, profonda malinconia e inadeguatezza verso il mondo che colpiva i giovani romantici della prima metà dell'Ottocento a causa di un rifiuto amoroso o per la fine di una passione che riducevano il giovane sofferente allo stato di "esule" intellettuale, incapace di integrarsi nelle dinamiche utilitaristiche della nascente società borghese. I due brani, in chiave di sol, celebrano la liberazione da questo stato.
<small>
:::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}}
</small>
:* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}}
::· [[Opera: La figlia di Iorio (Franchetti)]]
<hr>
:* {{Sc|'''Libri'''}} — È stata completata la trascrizione de:
::· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}}
<hr>
:''[[:Categoria:Partiture|→ Vai a tutte le partiture]]''
<hr>
* [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato:
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore | Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore]]''
::Vedi codice commentato in{{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante|Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante]]''
:: Vedi codice commentato al rigo down 3.8 in {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Stile classico|Stile classico]]''
:: Vedi tutta la trascrizione di {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
<hr>
* '''{{Sc|Revisioni}}''' — Periodicamente, via via che acquisiamo nuove conoscenze, revisioniamo brani già pubblicati con SAL 75% o addirittura 100% '''ottimizzandone il codice lilypond'''.
<small>
** {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
** {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Peschi fiorenti}}
** {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Nina mia son barcaiolo}}
</small>
[[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|400px|centro]]
{{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}}
<hr>
== [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.08#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.8] ==
==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.7] ==
==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.6 Musica nel wikiverso 2026.6] ==
==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.5 Musica nel wikiverso 2026.5] ==
== 8.5.2026 ==
Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla".
Buon ascolto 🎹
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==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]==
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]==
== 17.3.2026 ==
'''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica.
Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!''
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]==
== 22.2.2026==
<poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!'''
Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files!
Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia.
https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina.
Altri tempi!</poem>
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]==
== 27.1.2026==
:La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli.
:E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità.
:Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini.
:E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource.
:Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI.
:E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast].
:Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata.
{{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}}
== 21.1.2026 ==
All'Archivio Ricordi (info@)
Gent.ma Redazione,
... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI.
Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle?
Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista:
# Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale)
# A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale )
# [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale)
# Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale)
# Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
# Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto
== 15.1.2026 ==
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== 14.4.2025 ==
In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare...
Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato.
Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno).
Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio!
== 21.2.2025 ==
Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio:
[[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET)
== 21.1.2025 ==
C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]]
== 12.1.2025 ==
In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br>
''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.''
Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo.
''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».''
Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini.
== 10.1.2025 ==
Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione.
<poem>''A chi lo lasci l’aratro,
oh Lazaro, a chi lo lasci?
Chi ti vanga il campo tuo,
la tua mandra chi la pasce?''</poem>
Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione.
== 9.1.2025 ==
''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br>
''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br>
Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via...
== 4.1.2025 ==
Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo:
"Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br>
Faccio un salto sulla sedia! <br>
E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br>
Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo.
Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro
Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀
== 28.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''.
''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così!
== 22.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare.
La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare?
Io penso che li avrei torturati.
Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante.
Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu )
Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura.
Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀
== 20.12.2024 ==
Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio.
E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare.
Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno»
Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino»
Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀
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== [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.09#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.9] ==
In costruzione
{{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano'''}}
[[File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a).jpg|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)|300px|centro]]
* Al '''15 settembre 2026''', abbiamo trascritto (197) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''').
* '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''':
:* {{Sc|'''Canti popolari'''}}
::<small> · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
</small>
:* {{Sc|'''Musica colta'''}} — Questo mese abbiamo trascritto due impegnativi brani sul ''mal d'amore'' scritti da Giano Brida, compositore e direttore d'orchestra veronese, ma attivo a Milano alla metà del XIX secolo. I due brani sono una riuscita satira del ''mal du siècle'' (o ''Weltschmerz''), ovvero quel senso di vuoto, profonda malinconia e inadeguatezza verso il mondo che colpiva i giovani romantici della prima metà dell'Ottocento a causa di un rifiuto amoroso o per la fine di una passione che riducevano il giovane sofferente allo stato di "esule" intellettuale, incapace di integrarsi nelle dinamiche utilitaristiche della nascente società borghese. I due brani, in chiave di sol, celebrano la liberazione da questo stato.
<small>
:::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}}
</small>
:* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}}
::· [[Opera: La figlia di Iorio (Franchetti)]]
<hr>
:* {{Sc|'''Libri'''}} — È stata completata la trascrizione de:
::· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}}
<hr>
:''[[:Categoria:Partiture|→ Vai a tutte le partiture]]''
<hr>
* [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato:
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore | Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore]]''
::Vedi codice commentato in{{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante|Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante]]''
:: Vedi codice commentato al rigo down 3.8 in {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Stile classico|Stile classico]]''
:: Vedi tutta la trascrizione di {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
<hr>
* '''{{Sc|Revisioni}}''' — Periodicamente, via via che acquisiamo nuove conoscenze, revisioniamo brani già pubblicati con SAL 75% o addirittura 100% '''ottimizzandone il codice lilypond'''.
<small>
:* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Peschi fiorenti}}
:* {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Nina mia son barcaiolo}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}}
</small>
[[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|400px|centro]]
{{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}}
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== [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.08#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.8] ==
==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.7] ==
==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.6 Musica nel wikiverso 2026.6] ==
==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.5 Musica nel wikiverso 2026.5] ==
== 8.5.2026 ==
Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla".
Buon ascolto 🎹
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==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]==
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]==
== 17.3.2026 ==
'''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica.
Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!''
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]==
== 22.2.2026==
<poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!'''
Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files!
Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia.
https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina.
Altri tempi!</poem>
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]==
== 27.1.2026==
:La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli.
:E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità.
:Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini.
:E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource.
:Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI.
:E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast].
:Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata.
{{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}}
== 21.1.2026 ==
All'Archivio Ricordi (info@)
Gent.ma Redazione,
... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI.
Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle?
Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista:
# Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale)
# A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale )
# [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale)
# Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale)
# Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
# Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto
== 15.1.2026 ==
Elenco (67 autori) ottenuta da [https://query.wikidata.org/querybuilder/?uselang=it&query=%7B%22conditions%22%3A%5B%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3Anull%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P27%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q38%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q36180%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q201788%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q1930187%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q49757%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q28389%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%5D%2C%22limit%22%3A500%2C%22useLimit%22%3Atrue%2C%22omitLabels%22%3Afalse%7D questa query] a wikidata fatta con il comodo Query Builder chiedendo scrittori, poeti, storici, giornalisti e sceneggiatori italiani scomparsi nel 1955
{| class="wikitable sortable"
! item wikidata !! Nome !! Cognome
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| http://www.wikidata.org/entity/Q799111 || Ermanno || Amicucci
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| http://www.wikidata.org/entity/Q3611526 || Alfredo || Zerbini
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q59533184 || Elio || Zorzi
|}
== 14.4.2025 ==
In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare...
Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato.
Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno).
Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio!
== 21.2.2025 ==
Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio:
[[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET)
== 21.1.2025 ==
C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]]
== 12.1.2025 ==
In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br>
''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.''
Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo.
''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».''
Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini.
== 10.1.2025 ==
Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione.
<poem>''A chi lo lasci l’aratro,
oh Lazaro, a chi lo lasci?
Chi ti vanga il campo tuo,
la tua mandra chi la pasce?''</poem>
Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione.
== 9.1.2025 ==
''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br>
''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br>
Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via...
== 4.1.2025 ==
Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo:
"Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br>
Faccio un salto sulla sedia! <br>
E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br>
Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo.
Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro
Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀
== 28.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''.
''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così!
== 22.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare.
La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare?
Io penso che li avrei torturati.
Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante.
Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu )
Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura.
Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀
== 20.12.2024 ==
Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio.
E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare.
Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno»
Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino»
Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀
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2026-09-07T11:42:39Z
Pic57
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/* Musica nel wikiverso 2026.9 */
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wikitext
text/x-wiki
== [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.09#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.9] ==
In costruzione
[[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. I (page 32 crop).jpg|Musica e musicisti, 1905 vol. I (page 32 crop a)|400px|centro]]
{{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano'''}}
[[File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a).jpg|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)|300px|centro]]
* Al '''15 settembre 2026''', abbiamo trascritto (197) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''').
* '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''':
:* {{Sc|'''Canti popolari'''}}
::<small> · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
</small>
:* {{Sc|'''Musica colta'''}} — Questo mese abbiamo trascritto due impegnativi brani sul ''mal d'amore'' scritti da Giano Brida, compositore e direttore d'orchestra veronese, ma attivo a Milano alla metà del XIX secolo. I due brani sono una riuscita satira del ''mal du siècle'' (o ''Weltschmerz''), ovvero quel senso di vuoto, profonda malinconia e inadeguatezza verso il mondo che colpiva i giovani romantici della prima metà dell'Ottocento a causa di un rifiuto amoroso o per la fine di una passione che riducevano il giovane sofferente allo stato di "esule" intellettuale, incapace di integrarsi nelle dinamiche utilitaristiche della nascente società borghese. I due brani, in chiave di sol, celebrano la liberazione da questo stato.
<small>
:::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}}
</small>
:* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}}
::· [[Opera: La figlia di Iorio (Franchetti)]]
<hr>
:* {{Sc|'''Libri'''}} — È stata completata la trascrizione de:
::· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}}
<hr>
:''[[:Categoria:Partiture|→ Vai a tutte le partiture]]''
<hr>
* [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato:
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore | Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore]]''
::Vedi codice commentato in{{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante|Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante]]''
:: Vedi codice commentato al rigo down 3.8 in {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Stile classico|Stile classico]]''
:: Vedi tutta la trascrizione di {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
<hr>
* '''{{Sc|Revisioni}}''' — Periodicamente, via via che acquisiamo nuove conoscenze, revisioniamo brani già pubblicati con SAL 75% o addirittura 100% '''ottimizzandone il codice lilypond'''.
<small>
:* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Peschi fiorenti}}
:* {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Nina mia son barcaiolo}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}}
</small>
[[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|400px|centro]]
{{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}}
<hr>
== [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.08#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.8] ==
==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.7] ==
==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.6 Musica nel wikiverso 2026.6] ==
==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.5 Musica nel wikiverso 2026.5] ==
== 8.5.2026 ==
Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla".
Buon ascolto 🎹
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==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]==
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]==
== 17.3.2026 ==
'''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica.
Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!''
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]==
== 22.2.2026==
<poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!'''
Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files!
Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia.
https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina.
Altri tempi!</poem>
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]==
== 27.1.2026==
:La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli.
:E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità.
:Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini.
:E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource.
:Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI.
:E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast].
:Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata.
{{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}}
== 21.1.2026 ==
All'Archivio Ricordi (info@)
Gent.ma Redazione,
... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI.
Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle?
Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista:
# Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale)
# A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale )
# [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale)
# Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale)
# Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
# Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto
== 15.1.2026 ==
Elenco (67 autori) ottenuta da [https://query.wikidata.org/querybuilder/?uselang=it&query=%7B%22conditions%22%3A%5B%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3Anull%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P27%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q38%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q36180%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q201788%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q1930187%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q49757%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q28389%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%5D%2C%22limit%22%3A500%2C%22useLimit%22%3Atrue%2C%22omitLabels%22%3Afalse%7D questa query] a wikidata fatta con il comodo Query Builder chiedendo scrittori, poeti, storici, giornalisti e sceneggiatori italiani scomparsi nel 1955
{| class="wikitable sortable"
! item wikidata !! Nome !! Cognome
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| http://www.wikidata.org/entity/Q98164064 || Giuseppe || Ammendola
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| http://www.wikidata.org/entity/Q54925054 || Amato || Masnovo
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| http://www.wikidata.org/entity/Q536191 || Angelo || Mercati
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| http://www.wikidata.org/entity/Q3732619 || Ersilio || Michel
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| http://www.wikidata.org/entity/Q1165939 || Luigi || Motta
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| http://www.wikidata.org/entity/Q42298127 || Ruggero || Nuti
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| http://www.wikidata.org/entity/Q206442 || Biagio || Pace
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| http://www.wikidata.org/entity/Q23775667 || Francesco || Palmegiani
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| http://www.wikidata.org/entity/Q98731369 || Luigi || Parigi
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| http://www.wikidata.org/entity/Q27824408 || Ferdinando || Pasini
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| http://www.wikidata.org/entity/Q3840013 || Luigi || Piccioni
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| http://www.wikidata.org/entity/Q52576898 || Luca || Pignato
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q61481359 || Benvenuto || Pitzorno
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| http://www.wikidata.org/entity/Q115766708 || Pietro || Pizzoni
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q18421227 || Gustavo || Reisoli
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q63025648 || Romana || Rompato
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q98346641 || Anaïs || Ronc-Désaymonet
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3733999 || Ettore || Rossi
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q107149686 || Guido || Ruberti
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3948292 || Sandro || Salvini
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q1897006 || Mariano || San Nicolò
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q93243643 || Angelo || Silvagni
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3659855 || Carlo || Silvestri
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q75837465 || Cipriano || Silvestri
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q55452458 || Anna || Stančova
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3740416 || Fausto || Torrefranca
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3629710 || Augusto || Turati
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q23854442 || Alessandro || Visconti
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q92600748 || Vito || Vitale
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q3611526 || Alfredo || Zerbini
|-
| http://www.wikidata.org/entity/Q59533184 || Elio || Zorzi
|}
== 14.4.2025 ==
In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare...
Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato.
Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno).
Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio!
== 21.2.2025 ==
Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio:
[[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET)
== 21.1.2025 ==
C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]]
== 12.1.2025 ==
In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br>
''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.''
Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo.
''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».''
Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini.
== 10.1.2025 ==
Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione.
<poem>''A chi lo lasci l’aratro,
oh Lazaro, a chi lo lasci?
Chi ti vanga il campo tuo,
la tua mandra chi la pasce?''</poem>
Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione.
== 9.1.2025 ==
''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br>
''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br>
Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via...
== 4.1.2025 ==
Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo:
"Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br>
Faccio un salto sulla sedia! <br>
E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br>
Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo.
Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro
Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀
== 28.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''.
''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così!
== 22.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare.
La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare?
Io penso che li avrei torturati.
Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante.
Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu )
Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura.
Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀
== 20.12.2024 ==
Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio.
E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare.
Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno»
Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino»
Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀
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2026-09-07T11:45:27Z
Pic57
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/* Musica nel wikiverso 2026.9 */
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wikitext
text/x-wiki
== [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.09#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.9] ==
In costruzione
[[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. I (page 32 crop).jpg|Musica e musicisti, 1905 vol. I (page 32 crop a)|400px|centro]]
{{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano'''}}
[[File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a).jpg|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)|300px|centro]]
* Al '''15 settembre 2026''', abbiamo trascritto (197) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''').
* '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''':
:* {{Sc|'''Canti popolari'''}}
:: · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}}
:: · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
:* {{Sc|'''Musica colta'''}} — Questo mese abbiamo trascritto due impegnativi brani sul ''mal d'amore'' scritti da Giano Brida, compositore e direttore d'orchestra veronese, ma attivo a Milano alla metà del XIX secolo. I due brani sono una riuscita satira del ''mal du siècle'' (o ''Weltschmerz''), ovvero quel senso di vuoto, profonda malinconia e inadeguatezza verso il mondo che colpiva i giovani romantici della prima metà dell'Ottocento a causa di un rifiuto amoroso o per la fine di una passione che riducevano il giovane sofferente allo stato di "esule" intellettuale, incapace di integrarsi nelle dinamiche utilitaristiche della nascente società borghese. I due brani, in chiave di sol, celebrano la liberazione da questo stato.
:::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}}
:* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}}
::· [[Opera: La figlia di Iorio (Franchetti)]]
<hr>
:* {{Sc|'''Libri'''}} — È stata completata la trascrizione de:
::· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}}
<hr>
:''[[:Categoria:Partiture|→ Vai a tutte le partiture]]''
<hr>
* [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato:
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore | Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore]]''
::Vedi codice commentato in{{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante|Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante]]''
:: Vedi codice commentato al rigo down 3.8 in {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Stile classico|Stile classico]]''
:: Vedi tutta la trascrizione di {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
<hr>
* '''{{Sc|Revisioni}}''' — Periodicamente, via via che acquisiamo nuove conoscenze, revisioniamo brani già pubblicati con SAL 75% o addirittura 100% '''ottimizzandone il codice lilypond'''.
:* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Peschi fiorenti}}
:* {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Nina mia son barcaiolo}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}}
[[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|400px|centro]]
{{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}}
<hr>
== [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.08#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.8] ==
==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.7] ==
==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.6 Musica nel wikiverso 2026.6] ==
==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.5 Musica nel wikiverso 2026.5] ==
== 8.5.2026 ==
Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla".
Buon ascolto 🎹
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==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]==
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]==
== 17.3.2026 ==
'''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica.
Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!''
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]==
== 22.2.2026==
<poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!'''
Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files!
Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia.
https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina.
Altri tempi!</poem>
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]==
== 27.1.2026==
:La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli.
:E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità.
:Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini.
:E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource.
:Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI.
:E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast].
:Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata.
{{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}}
== 21.1.2026 ==
All'Archivio Ricordi (info@)
Gent.ma Redazione,
... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI.
Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle?
Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista:
# Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale)
# A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale )
# [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale)
# Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale)
# Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
# Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto
== 15.1.2026 ==
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== 14.4.2025 ==
In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare...
Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato.
Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno).
Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio!
== 21.2.2025 ==
Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio:
[[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET)
== 21.1.2025 ==
C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]]
== 12.1.2025 ==
In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br>
''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.''
Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo.
''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».''
Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini.
== 10.1.2025 ==
Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione.
<poem>''A chi lo lasci l’aratro,
oh Lazaro, a chi lo lasci?
Chi ti vanga il campo tuo,
la tua mandra chi la pasce?''</poem>
Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione.
== 9.1.2025 ==
''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br>
''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br>
Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via...
== 4.1.2025 ==
Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo:
"Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br>
Faccio un salto sulla sedia! <br>
E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br>
Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo.
Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro
Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀
== 28.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''.
''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così!
== 22.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare.
La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare?
Io penso che li avrei torturati.
Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante.
Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu )
Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura.
Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀
== 20.12.2024 ==
Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio.
E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare.
Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno»
Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino»
Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀
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== [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.09#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.9] ==
In costruzione
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* Al '''15 settembre 2026''', abbiamo trascritto e pubblicato (197) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''').
* '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''':
:* {{Sc|'''Canti popolari'''}}
:: · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}}
:: · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
:* {{Sc|'''Musica colta'''}} — Questo mese abbiamo trascritto due impegnativi brani sul ''mal d'amore'' scritti da Giano Brida, compositore e direttore d'orchestra veronese, ma attivo a Milano alla metà del XIX secolo. I due brani sono una riuscita satira del ''mal du siècle'' (o ''Weltschmerz''), ovvero quel senso di vuoto, profonda malinconia e inadeguatezza verso il mondo che colpiva i giovani romantici della prima metà dell'Ottocento a causa di un rifiuto amoroso o per la fine di una passione che riducevano il giovane sofferente allo stato di "esule" intellettuale, incapace di integrarsi nelle dinamiche utilitaristiche della nascente società borghese. I due brani, in chiave di sol, celebrano la liberazione da questo stato.
:::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}}
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:''[[:Categoria:Partiture|→ Vai a tutte le partiture]]''
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* [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato:
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore | Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore]]''
::Vedi codice commentato in{{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante|Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante]]''
:: Vedi codice commentato al rigo down 3.8 in {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Stile classico|Stile classico]]''
:: Vedi tutta la trascrizione di {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
<hr>
* '''{{Sc|Revisioni}}''' — Periodicamente, via via che acquisiamo nuove conoscenze, revisioniamo brani già pubblicati con SAL 75% o addirittura 100% '''ottimizzandone il codice lilypond'''.
:* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Peschi fiorenti}}
:* {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Nina mia son barcaiolo}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}}
[[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|400px|centro]]
{{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}}
<hr>
== [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.08#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.8] ==
==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.7] ==
==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.6 Musica nel wikiverso 2026.6] ==
==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.5 Musica nel wikiverso 2026.5] ==
== 8.5.2026 ==
Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla".
Buon ascolto 🎹
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==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]==
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]==
== 17.3.2026 ==
'''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica.
Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!''
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]==
== 22.2.2026==
<poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!'''
Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files!
Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia.
https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina.
Altri tempi!</poem>
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]==
== 27.1.2026==
:La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli.
:E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità.
:Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini.
:E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource.
:Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI.
:E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast].
:Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata.
{{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}}
== 21.1.2026 ==
All'Archivio Ricordi (info@)
Gent.ma Redazione,
... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI.
Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle?
Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista:
# Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale)
# A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale )
# [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale)
# Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale)
# Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
# Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto
== 15.1.2026 ==
Elenco (67 autori) ottenuta da [https://query.wikidata.org/querybuilder/?uselang=it&query=%7B%22conditions%22%3A%5B%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3Anull%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P27%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q38%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q36180%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q201788%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q1930187%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q49757%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q28389%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%5D%2C%22limit%22%3A500%2C%22useLimit%22%3Atrue%2C%22omitLabels%22%3Afalse%7D questa query] a wikidata fatta con il comodo Query Builder chiedendo scrittori, poeti, storici, giornalisti e sceneggiatori italiani scomparsi nel 1955
{| class="wikitable sortable"
! item wikidata !! Nome !! Cognome
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| http://www.wikidata.org/entity/Q799111 || Ermanno || Amicucci
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| http://www.wikidata.org/entity/Q3611526 || Alfredo || Zerbini
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| http://www.wikidata.org/entity/Q59533184 || Elio || Zorzi
|}
== 14.4.2025 ==
In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare...
Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato.
Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno).
Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio!
== 21.2.2025 ==
Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio:
[[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET)
== 21.1.2025 ==
C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]]
== 12.1.2025 ==
In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br>
''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.''
Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo.
''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».''
Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini.
== 10.1.2025 ==
Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione.
<poem>''A chi lo lasci l’aratro,
oh Lazaro, a chi lo lasci?
Chi ti vanga il campo tuo,
la tua mandra chi la pasce?''</poem>
Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione.
== 9.1.2025 ==
''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br>
''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br>
Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via...
== 4.1.2025 ==
Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo:
"Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br>
Faccio un salto sulla sedia! <br>
E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br>
Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo.
Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro
Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀
== 28.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''.
''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così!
== 22.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare.
La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare?
Io penso che li avrei torturati.
Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante.
Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu )
Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura.
Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀
== 20.12.2024 ==
Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio.
E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare.
Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno»
Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino»
Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀
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<noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|{{smaller|2}}|{{Sc|l’illustratore fiorentino}}|}}</noinclude>e con la colonia militare Sillana probabilmente stanziata presso S. Domenico o Camerata. Il suo nome di Fiorenza, comune ad altre colonie che poi lo perderono, fu augurio di prosperità.
Altri centri si eran formati collo scendere degli abitanti, per l’agricoltura e pei commerci, al piano, prima pantanoso e che andava prosciugandosi altri ancora se ne formarono dalla nuova città; quali ebber nome dai possidenti romani ''fundus'' ''Septimianus'', ''Corvinianus'', ''Terentianus'', cioè Settignano, Corbignano, Terenzano; quali furon chiamati dalle miglia di distanza dalla colonia: Quarto, Quinto, Sesto, Settimo, Decimo, Quintole, Settimello ecc.
L’estensione della città era secondo il {{AutoreCitato|Ricordano Malispini|Malispini}} dalla Via odierna dei Tosinghi a Vacchereccia, dalla Via dei Cerchi a quella dei Vecchietti; secondo altri era quella stessa che fu poi della cinta medievale; cioè dalla Via Cerretani al Borgo SS. Apostoli e da Via del Proconsolo a Via Tornabuoni. Probabilmente ambedue le opinioni si conciliano pel fatto che in molti campi militari romani poi divenuti permanenti, come in quello di Ganzigrad nella Serbia, le costruzioni non occupavano tutta l’area compresa nella cinta fortificata, ma questa conteneva pure il luogo per le esercitazioni, i mercati ecc.
Da tramontana e da ponente Firenze era bagnata dal Mugnone scorrente nel primo naturale alveo e a mezzodì dall’Arno.<noinclude></noinclude>
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Nella seconda metà del settecento, quando si cercò di mettere ordine in quei calcoli, di condurre quei metodi ad un unico principio e di indagare così la vera natura della risoluzione generale delle equazioni, si vide che essa era intimamente connessa con la ricerca uniforme e prestabilita di tutte le permutazioni fra le radici. Notevoli sono i risultamenti a cui giunsero, quasi contemporaneamente, il {{Sc|{{Wl|Q323028|Waring}}}}<ref name="ref3">''Miscellanea Analytica'' (Cantabrigiae, 1762), lib. I, Cap. IV, pp. 34-65; ''Meditationes algebraicae'' (Cantabrigiae, 1770), Cap. III, pp. 78-124.</ref>, il {{Wl|Q441167|{{Sc|Vandermonde}}}}<ref name="ref4">''Mémoire sur la résolution des équations'' [Histoire de l’Académie des Sciences, année 1771 (Paris, 1774), pp. 47-49; ''Mémoires'', etc., pp. 365-416].</ref>, il {{Wl|Q80222|{{Sc|Lagrange}}}}<ref name="ref5">''Réflexions sur la résolution algébrique des équations'' [Nouveaux Mémoires de l’Académie de Berlin pour les années 1770-71 (Berlin, 1772-73); ''Œuvres'', t. III, pp. 205-421].</ref>; ma a questi autori mancava un punto di vista generale, col quale una simile ricerca fosse salvata dal perdersi in innumerevoli particolarità<ref name="ref6">{{Wl|Q97154|{{Sc|Heinrich Burkhardt}}}}: a) ''Die Anfänge der Gruppentheorie und {{Sc|Paolo Ruffini}}'' [Zeitschrift für Mathematik und Physik Jahrgang XXXVII (1892), Supplement, pp. 119-159]. p. 131; b) ''{{Sc|Paolo Ruffini}} e i primordii della teoria dei gruppi'' (Traduzione di {{Sc|Ernesto Pascal}}) [Annali di Matematica pura ed applicata, serie II, tomo XXII (1894), pp. 175-212], p. 186. D’ora innanzi, nel citare questo importante lavoro richiameremo soltanto le pagine della traduzione italiana.</ref>. Le loro memorie perciò, piuttosto che segnare l’inizio di un nuovo periodo, segnarono la fine dell’antico, e, dopo di esse, il problema rimase stazionario per quasi trent’anni.
Un nuovo impulso fu dato dalle opere del matematico modenese {{Sc|Paolo Ruffini}} (1765-1822).
La sua «''{{TestoAssente|Teoria generale delle equazioni, in cui si dimostra impossibile la soluzione algebrica delle equazioni generali di grado superiore al quarto}}''» (Bologna, 1799), col far dipendere la risolubilità algebrica di una equazione dalla esistenza di determinati sottogruppi del gruppo cui essa appartiene, trova il vero principio per la dimostrazione rigorosa di una proposizione, della cui verità lo stesso {{Sc|Lagrange}} sempre fu in dubbio, e decide di una questione, tenuta per insolubile dai dotti di quel tempo<ref name="ref7">{{Wl|Q1371855|{{Sc|Bortolotti}}}}, ''Carteggio di {{Sc|Paolo Ruffini}} con alcuni scienziati del suo tempo, relativo al teorema sulla insolubilità di equazioni algebriche, generali, di grado superiore al quarto'' [Memorie di Matematica e di Fisica della Società Italiana delle Scienze (detta dei XL), serie III, tomo XIV (1907), pp. 291-325], pp. 294, 298, 300.</ref> e non risolubile allora con alcun altro mezzo{{#tag:ref|Cfr. {{Sc|Burkhardt}}, loc. cit.<ref name="ref6" />, b), pag. 186.|name="ref8"}}.
Con la applicazione poi, che egli fece per primo, della idea fondamentale di ''gruppo di operazioni'', col distinguere, con l’enumerare e clas-<noinclude>{{RuleLeft|7em}}
<small><references/></small></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||{{Sc|prefazione.}}|{{Smaller|{{Roman|13}}}}|riga=si}}</noinclude>la ''Teoria generale delle Equazioni'', cui segue, come appendice, l’opuscolo inedito ''«Rischiarimenti e risposte alle obbiezioni»'' che il {{Sc|Ruffini}} compose prima del 1802, e lasciò (tutto di suo pugno), fra i suoi manoscritti.
Viene poi la Memoria ''«Delle Soluzioni delle equazioni algebraiche determinate particolari di grado superiore al quarto»'' stampata la prima volta nelle Memorie di Matematica e di Fisica della Società Italiana delle Scienze, tomo IX (Modena, 1802) pp. 444-525.
L’importanza dell’Opuscolo ''Rischiarimenti e risposte alle Obbiezioni'', risulta da ciò che quivi il {{Sc|Ruffini}}, non solo risponde alle obbiezioni dei suoi contemporanei; ma previene alcune critiche che furono fatte solo in tempi più recenti e completa la dimostrazione di teoremi che hanno capitale importanza nella teoria delle sostituzioni e che, trovati da lui, non risultavano sufficientemente provati da ciò che egli aveva esposto nel testo.
Per simili motivi hanno molto interesse anche le ''note poste a piè di pagina'', le quali sono sempre dello stesso Autore, da lui pubblicate in opere posteriori o lasciate manoscritte fra le sue carte.
Di ciascuna di queste note e di ogni anche lieve modificazione al testo della prima edizione si è data ragione nelle ''Annotazioni'' poste in fondo al volume ed indicate con un numero di riferimento chiuso in parentesi quadra.
{{A destra|{{larger|{{Sc|Ettore Bortolotti.}}}}|2em}}
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<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|{{Smaller|{{Roman|12}}}}|{{Sc|prefazione.}}||riga=si}}</noinclude>che introduca le modificazioni e le aggiunte che lo stesso {{Sc|Ruffini}} ha lasciato nei suoi manoscritti, era opera di schietto patriottismo e di grande amore della scienza, da molto tempo aspettata.
A questa opera si è ora accinto il {{Sc|Circolo Matematico di Palermo}}, e per lui il suo benemerito fondatore {{Sc|{{AutoreCitato|Giovanni Battista Guccia|G. B. Guccia}}}}, direttore di quei {{Sc|Rendiconti}}.
Questi, con slancio generoso, si è addossato tutte le spese, e si è incaricato della parte più delicata e faticosa: la cura della stampa; ha poi voluto che io mi occupassi di preparare il manoscritto, collazionando le antiche edizioni cogli autografi del {{Sc|Ruffini}}, ora conservati presso la {{Sc|R. Accademia di Scienze, Lettere ed Arti in Modena}}»<ref name="ref35">Ho avuto la fortuna di trovare le carte di {{Sc|Paolo Ruffini}}, presso il pronipote Avv. {{AutoreIgnoto|{{Sc|Luigi Ruffini}}}} segretario del R. Istituto di Belle Arti in Modena. Erano, chissà da quanto tempo, rinchiuse in una cassa, e, nonostante abbiano subito qualche manomissione, il loro disordine le ha in parte salvate, poichè gli autografi di valore non si potevano, senza un esame assai lungo, scovrire fra il monte di carte in cui erano sepolti. L’avvocato {{Sc|Ruffini}} ha donato tutti questi documenti all’{{Sc|Accademia di Modena}}, perchè i cultori di patrie memorie possano liberamente consultarli. Io li ho ordinati e disposti in parecchi cartoni, e mi propongo di compilarne il catalogo. Ho potuto ricostruire i manoscritti completi di quasi tutte le opere. Di tutte poi ho trovato molti abbozzi, tentativi, note, osservazioni, aggiunte, di pugno del {{Sc|Ruffini}}.
{{Indent|2|Ho anche ricomposto ed ordinato un voluminoso carteggio.}}</ref>.
La deliberazione presa dalla Assemblea dei Soci residenti del ''Circolo Matematico di Palermo'' di ristampare le ''Opere Matematiche ed il Carteggio di'' {{Sc|Paolo Ruffini}}, comunicata alla ''Società Italiana pel progresso delle Scienze'', nei termini qui sopra riportati, e largamente diffusa nelle pubblicazioni del Circolo, ha richiamato sopra {{Sc|Ruffini}} l’attenzione dei dotti. Già un distinto cultore della storia della Scienza, l’americano {{Wl|Q122323|{{Sc|F. Cajori}}}}, si è reso fautore della rivendicazione al {{Sc|Ruffini}} anche della scoperta del ''cosidetto Metodo di'' {{Sc|Horner}} per il calcolo approssimato delle radici di una equazione numerica<ref name="ref36">''{{Sc|Horner}}’s method of approximation anticipated by {{Sc|Ruffini}}''; by Professor {{Sc|Florian Cajori}} [Bulletin of the American mathematical Society - 2<sup>de</sup> Series, Vol. XVII, Nº 8, pp. 409-414 (May 1911)].
{{Indent|2|''{{Sc|P. Ruffini}} ed il così detto «Metodo di {{Sc|Horner}}»'' di {{Sc|Florian Cajori}}. Traduzione autorizzata di {{Sc|Gino Loria}} [Bollettino di bibliografia e storia delle Scienze Matematiche. Anno XIII (1911), pp. 81-86].}}</ref>; e questo fatto, mentre è nuova prova dell’interesse della nostra pubblicazione, fa sperare che da essa potrà venire in luce tutto il merito dell’opera di {{Sc|Paolo Ruffini}}.
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In questo primo volume abbiamo riprodotto, dall’originale del 1799,<noinclude>{{RuleLeft|7em}}
<small><references/></small></noinclude>
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| Nome e cognome dell'autore = Giovanni Guidiccioni
| Nome e cognome del curatore = Ezio Chiorboli
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wikitext
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{{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{Intestazione
| Nome e cognome dell'autore = Giovanni Guidiccioni
| Nome e cognome del curatore = Ezio Chiorboli
| Titolo =A quel che fe' nel cor l'alta ferita
| Anno di pubblicazione = 1520-38
| Lingua originale del testo =
| Nome e cognome del traduttore =
| Anno di traduzione =
| Progetto = Letteratura
| Argomento = sonetti
| URL della versione cartacea a fronte = Indice:Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu
| succ = Salgo con l'ali de' pensieri ardenti
}}
{{Raccolta|Rime (Guidiccioni)/Rime d'amore e di religione/Secondo amore/Le lodi|Secondo amore - Le lodi}}
<pages index="Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu" from="28" to="28" fromsection="s3" />
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Salgo con l'ali de' pensieri ardenti
0
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3895523
3826223
2026-09-07T05:50:07Z
Dr Zimbu
1553
Porto il SAL a SAL 100%
3895523
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{Intestazione
| Nome e cognome dell'autore = Giovanni Guidiccioni
| Nome e cognome del curatore = Ezio Chiorboli
| Titolo =Salgo con l'ali de' pensieri ardenti
| Anno di pubblicazione =
| Lingua originale del testo =
| Nome e cognome del traduttore =
| Anno di traduzione =
| Progetto = Letteratura
| Argomento = sonetti
| URL della versione cartacea a fronte = Indice:Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu
| prec = A quel che fe' nel cor l'alta ferita
| succ = Com'esce fuor sua dolce umil favella
}}
{{Raccolta|Rime (Guidiccioni)/Rime d'amore e di religione/Secondo amore/Le lodi|Secondo amore - Le lodi}}
<pages index="Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu" from="29" to="29" tosection="s1" />
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Com'esce fuor sua dolce umil favella
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2026-09-07T05:50:09Z
Dr Zimbu
1553
Porto il SAL a SAL 100%
3895524
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{Intestazione
| Nome e cognome dell'autore = Giovanni Guidiccioni
| Nome e cognome del curatore = Ezio Chiorboli
| Titolo =Com'esce fuor sua dolce umil favella
| Anno di pubblicazione =
| Lingua originale del testo =
| Nome e cognome del traduttore =
| Anno di traduzione =
| Progetto = Letteratura
| Argomento = sonetti
| URL della versione cartacea a fronte = Indice:Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu
| prec = Salgo con l'ali de' pensieri ardenti
| succ = Quando i begli occhi e i lor soavi giri
}}
{{Raccolta|Rime (Guidiccioni)/Rime d'amore e di religione/Secondo amore/Le lodi|Secondo amore - Le lodi}}
<pages index="Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu" from="29" to="29" fromsection="s2" />
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MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici-main.js
8
1002247
3895550
3889199
2026-09-07T07:15:12Z
Candalua
1675
errata corrige originale
3895550
javascript
text/javascript
window.erroriOrtograficiApi = new mw.Api( { userAgent: 'ErroriOrtografici/1.0' } );
window.erroriOrtografici = {
regexList: null,
operaExceptions: [],
pagesToLoad: 50,
maxIndexPages: 20,
singlePageText: null,
singleIndexWithoutNs: null,
getPureText: function(m, indexPage) {
puretext = '';
mode = m;
singlePage = (indexPage === undefined);
if (singlePage)
indexPage = mw.config.get('wgPageName');
$.ajax({
url: "/w/index.php?&title=" + indexPage.replaceAll("&", "%26").replaceAll("?", "%3F")
}).done(function(indexResponse) {
var firstPageHref = $('.prp-index-pagelist-page:not(.quality0):first', indexResponse).attr('href');
if (firstPageHref == null) {
console.log("Errore nel caricamento del pagelist per " + indexWithoutNs + " pages " + fromPageNum + "-" + toPageNum);
return;
}
var firstPage = firstPageHref.replace('/wiki/', '').replace('/w/index.php?title=', '').replace('&action=edit&redlink=1', '');
var lastPage = $('.prp-index-pagelist-page:not(.quality0):last', indexResponse).attr('href').replace('/wiki/', '').replace('/w/index.php?title=', '').replace('&action=edit&redlink=1', '');
var firstPageNum = parseInt(firstPage.substring(firstPage.lastIndexOf('/') + 1));
lastPageNum = parseInt(lastPage.substring(lastPage.lastIndexOf('/') + 1));
indexWithoutNs = indexPage.substring(indexPage.indexOf(':') + 1);
fromPageNum = firstPageNum;
var q0 = [];
$('.prp-index-pagelist .quality0', indexResponse).each(function() {
var thisPage = $(this).attr('href').replace('/wiki/', '').replace('/w/index.php?title=', '').replace('&action=edit&redlink=1', '');
var thisPageNum = thisPage.substring(thisPage.lastIndexOf('/') + 1);
q0.push(thisPageNum);
});
q0List = q0.join(',');
startTime = Date.now();
window.erroriOrtografici.parsePages(lastPageNum, fromPageNum, mode, indexWithoutNs, q0List, puretext, startTime, singlePage);
});
},
isException: function(thisRegex, word) {
var exceptions = window.erroriOrtografici.operaExceptions;
if (thisRegex.length > 2)
exceptions = exceptions.concat(thisRegex[2]);
for (var i = 0; i < exceptions.length; i++) {
var ex = exceptions[i].toLowerCase();
var w = word.toLowerCase();
if (ex.indexOf(w) > -1 || w.indexOf(ex) > -1) {
return true;
}
}
return false;
},
pageLink: function(indexWithoutNs, pagenum, word, singlePage) {
return '<a href="/wiki/Page:' + indexWithoutNs.replaceAll("&", "%26").replaceAll("?", "%3F") + '/' + pagenum + (typeof word == "string" ? '?highlight-word=' + word.trim() : '') + `" target="_new${pagenum}">`
+ (singlePage ? `pag. ${pagenum}` : `${indexWithoutNs}/${pagenum}`) + '</a>';
},
checkForErrors: function(text, thisRegex, indexWithoutNs, isSingleRegex, numRegex) {
text = text.replace(/\r?\n/g, ' ');
var re = thisRegex[0];
var comment = thisRegex[1];
var result;
var listElement = isSingleRegex ? '#errori-ortografici-freesearch-list' : '#errori-ortografici-list';
var resultsCount = (text.match(re) || []).length;
if (isSingleRegex) {
if (resultsCount == 0) {
$('#searchRegexResults').html('Nessun risultato trovato.');
} else if (resultsCount > 500) {
$('#searchRegexResults').html(`Trovati ${resultsCount} risultati, si suggerisce di cercare un testo più specifico.`);
console.log(`Too many results: ${resultsCount}`);
return;
} else {
$('#searchRegexResults').html(`Trovati ${resultsCount} risultati:`);
}
}
while ((result = re.exec(text)) !== null) {
var start = result.index;
var end = start + result['0'].length;
var wordStart = text.lastIndexOf(' ', start);
var wordEnd = text.indexOf(' ', end);
var piece = text.substring(start, end);
var pieceBefore = text.substring(wordStart, start);
var pieceAfter = text.substring(end, wordEnd);
var word = pieceBefore + piece + pieceAfter;
if (!isSingleRegex && (window.erroriOrtografici.isException(thisRegex, piece.trim()) || window.erroriOrtografici.isException(thisRegex, word.trim()))) {
continue;
}
var previousWordStart = text.lastIndexOf(' ', wordStart - 1);
var nextWordEnd = text.indexOf(' ', wordEnd + 1);
var wordBefore = text.substring(previousWordStart, wordStart);
var wordAfter = text.substring(wordEnd, nextWordEnd);
var pagenumMatches = text.substring(0, wordEnd).match(/\[p\.\s(\d+)\]/g);
if (pagenumMatches != null) {
if ($(listElement + ' li').length < 1000) {
var pagenum = pagenumMatches[pagenumMatches.length - 1].replace(/\[p\.\s(\d+)\]/, '$1');
var newLi = $(`<li title="${comment}" data-indice="${indexWithoutNs}" data-pagenum="${pagenum}" data-pos="${start}" data-regex="${re}"` + (typeof numRegex == 'undefined' ? '' : ` data-numregex="${numRegex}"`) + '><div>' +
window.erroriOrtografici.pageLink(indexWithoutNs, pagenum, word, singlePage) + ': <span>' + wordBefore + pieceBefore + `<b>${piece}</b>` + pieceAfter + wordAfter + `</span></div><div>${comment}</div></li>`);
var alreadyPresent = false;
$(listElement + ' li').each(function() {
if ($(this).text() == newLi.text()) {
alreadyPresent = true;
}
});
if (!alreadyPresent) {
$(listElement).append(newLi);
if (!isSingleRegex) {
var errorText = newLi.find('span').text();
if ( (window.erroriOrtografici.isInStorage('ignored-errors', errorText) || window.erroriOrtografici.isInStorage('ignored-rules', newLi.data('regex'))) &&
!window.erroriOrtografici.isInStorage('ignored-rules-exceptions', errorText)) {
newLi.addClass('ignored');
window.erroriOrtografici.updateToggle();
}
newLi.on('contextmenu', function(e) {
e.preventDefault();
var li = $(this);
var errorText = li.find('span').text();
$('#errori-ortografici-menu').remove();
$('body').append('<div id="errori-ortografici-menu" class="box box-menu">'
+ '<a id="ecIgnoreError" href="#">' + (li.hasClass('ignored') ? '△ Recupera' : '▽ Ignora') + ' questo errore</a>'
+ '<a id="ecIgnoreRule" href="#">▼ Ignora tutti gli errori con questa regola</a>'
+ '<a id="ecUnignoreRule" href="#">▲ Recupera tutti gli errori con questa regola</a>'
+ '</div>');
var ruleErrors = $(`#errori-ortografici-list li[data-numregex=${li.data('numregex')}]`);
var ruleErrorsIgnored = ruleErrors.filter('.ignored').length;
if (ruleErrorsIgnored == 0) $('#ecUnignoreRule').remove();
if (ruleErrorsIgnored == ruleErrors.length) $('#ecIgnoreRule').remove();
$('#ecIgnoreError').click(function() {
e.preventDefault();
li.toggleClass('ignored');
if (li.hasClass('ignored')) {
window.erroriOrtografici.saveInStorage('ignored-errors', errorText);
window.erroriOrtografici.deleteFromStorage('ignored-rules-exceptions', errorText);
} else {
window.erroriOrtografici.deleteFromStorage('ignored-errors', errorText);
window.erroriOrtografici.saveInStorage('ignored-rules-exceptions', errorText);
}
window.erroriOrtografici.updateToggle();
});
$('#ecIgnoreRule').click(function() {
e.preventDefault();
$(`#errori-ortografici-list li[data-numregex=${li.data('numregex')}]`).each(function() {
window.erroriOrtografici.deleteFromStorage('ignored-rules-exceptions', $(this).find('span').text());
$(this).addClass('ignored');
});
window.erroriOrtografici.saveInStorage('ignored-rules', li.data('regex'));
window.erroriOrtografici.updateToggle();
});
$('#ecUnignoreRule').click(function() {
e.preventDefault();
$(`#errori-ortografici-list li[data-numregex=${li.data('numregex')}]`).each(function() {
window.erroriOrtografici.deleteFromStorage('ignored-errors', $(this).find('span').text());
$(this).removeClass('ignored');
});
window.erroriOrtografici.deleteFromStorage('ignored-rules', li.data('regex'));
window.erroriOrtografici.updateToggle();
});
$('#errori-ortografici-menu').css({
top: e.clientY + 'px',
left: e.clientX + 'px'
});
$(document).on('click', function() {
$('#errori-ortografici-menu').remove();
});
$('#errori-ortografici-menu').on('click', function(e) {
e.stopPropagation();
});
});
}
var total = $(listElement + ' li').length;
if (!isSingleRegex) $('#errori-ortografici-result-count').html(total == 1 ? 'Trovato un possibile errore:' : `Trovati ${total} possibili errori:`);
$(listElement + ' li').sort(function(a, b) {
return ($(b).data('indice')) != ($(a).data('indice')) ?
($(b).data('indice')) < ($(a).data('indice')) ? 1 : -1 :
($(b).data('pagenum')) < ($(a).data('pagenum')) ? 1 :
($(b).data('pagenum')) == ($(a).data('pagenum')) ?
($(b).data('pos')) < ($(a).data('pos')) ? 1 : -1 : -1;
}).appendTo(listElement);
window.erroriOrtografici.updateToggle();
}
} else if (typeof maxIndexPages == 'undefined') {
$('#errori-ortografici-result-count').html('Trovati 1000 possibili errori, ricerca interrotta per troppi risultati:');
} else {
$('#loading-errori-ortografici').html(`Trovati 1000 possibili errori in ${maxIndexPages} indici, ricerca interrotta per troppi risultati:`);
}
} else {
console.log("Nessun pagenum trovato");
}
}
},
parsePages: function(lastPageNum, fromPageNum, mode, indexWithoutNs, q0List, puretext, startTime, singlePage) {
var isLast = true;
var toPageNum = lastPageNum;
if (toPageNum - fromPageNum >= window.erroriOrtografici.pagesToLoad) {
toPageNum = fromPageNum + window.erroriOrtografici.pagesToLoad - 1;
isLast = false;
}
console.log(`Load pure text from ${indexWithoutNs} pages ${fromPageNum} - ${toPageNum}`);
var wtext = '<' + `pages index="${indexWithoutNs}" from="${fromPageNum}" to="${toPageNum}" exclude="${q0List}"/>`;
if (mode == 'spelling') {
wtext = "";
for (p = fromPageNum; p <= toPageNum; p++) {
wtext += '<' + `pages index="${indexWithoutNs}" from="${p}" to="${p}" exclude="${q0List}"/><references/>`;
}
}
window.erroriOrtograficiApi.post({
action: 'parse',
text: wtext,
prop: 'text',
contentmodel: 'wikitext',
disablelimitreport: 1,
format: 'json',
}).done(function (data, textStatus, jqXHR) {
if (data.parse === undefined || data.parse.text['*'] === undefined) {
$('.errori-ortografici-box-main').html('Errore nella ricerca');
return;
}
var html = data.parse.text['*'];
var div = document.createElement("div");
// ripuliamo l'html da tutti gli elementi "estranei" al testo
div.innerHTML = html.replaceAll("<br />", " ")
.replaceAll("<sup>", " ^ <sup>") // marcatore temporaneo per il testo in apice
.replaceAll(" ", " ") // tab
.replaceAll("|||", " ")
.replaceAll(" ", " ").replaceAll(" ", " "); // spazi ripetuti
$(div).find('style, img, .linkModifica, .imgCaption, .numeroriga, a.new[title^=Pagina], .mwe-math-element').remove();
// in spelling mode, show page numbers from the file
if (mode == 'spelling') {
$(div).find('.errata').each(function() {
var errata = $(this).attr('title') || $(this).data('errata');
var corrige = $(this).text();
var ecOriginale = $(this).data('eco');
var pagenum = $(Array.from(div.querySelectorAll('.numeropagina')).filter(num => {
position = this.compareDocumentPosition(num);
return position & Node.DOCUMENT_POSITION_PRECEDING;
}).at(-1)).data('pagenum');
var w1 = '';
var w2 = '';
if (this.previousSibling && this.previousSibling.data) {
var context1 = this.previousSibling.data.split(' ');
if (context1.length > 1) {
w1 = context1[context1.length - 2].replace(/[\s]*/g, '') + ' ' + context1[context1.length - 1].replace(/[\s]*/g, '');
}
}
if (this.nextSibling && this.nextSibling.data) {
var context2 = this.nextSibling.data.split(' ');
if (context2.length > 1) {
w2 = context2[0].replace(/[\s]*/g, '') + ' ' + context2[1].replace(/[\s]*/g, '');
}
}
var correction = w1 + `<span class="errata">${errata}</span>${w2} → ${w1}<span class="corrige">${corrige}</span>${w2}</a>`;
if (ecOriginale) {
correction += ` (<a href="/wiki/${ecOriginale}">errata corrige originale</a>)`;
}
$('#errori-ortografici-ec-list').append('<li>' + window.erroriOrtografici.pageLink(indexWithoutNs, pagenum, errata, singlePage) + `: ${correction}</li>`);
});
$(div).find('.numeropagina').each(function(ind) {
var pagenum = $(this).data('pagenum');
$(this).html(pagenum ? `[p. ${pagenum}]` : '');
});
}
$(div).find('.reference').each(function(ind) {
$(this).html(' (' + $(this).text() + ')');
});
$(div).find('[style="font-variant:small-caps"]').each(function(ind) {
$(this).text($(this).text().toUpperCase());
});
// this removes any remaining html tags
text = div.textContent || div.innerText || "";
puretext += text;
if (mode == 'spelling') {
for (i = 0; i < window.erroriOrtografici.regexList.length; i++) {
window.erroriOrtografici.checkForErrors(text, window.erroriOrtografici.regexList[i], indexWithoutNs, false, i+1);
}
}
if (!isLast) {
fromPageNum += window.erroriOrtografici.pagesToLoad;
$('#loading-errori-ortografici > span').html(Math.round(fromPageNum / lastPageNum * 100));
window.erroriOrtografici.parsePages(lastPageNum, fromPageNum, mode, indexWithoutNs, q0List, puretext, startTime, singlePage);
} else {
duration = (Date.now() - startTime) / 1000;
console.log(`Pure text loaded from all pages in ${duration} seconds`);
var noteNumber = 0;
puretext = puretext.replace(/↑/g, function() {
noteNumber++;
return noteNumber + ".";
});
puretext = puretext.replaceAll(" ^ ", "");
if (mode == 'download') {
puretext = puretext.replace(/\n +\[/g, '\n[').replace(/ +\[/g, ' [');
var j = document.createElement("a");
j.download = indexWithoutNs.replace(/djvu|pdf/, 'txt');
j.href = URL.createObjectURL(new Blob([puretext]));
j.click();
} else if (mode == 'spelling') {
var total = $('#errori-ortografici-list li').length;
if (singlePage) {
window.erroriOrtografici.singlePageText = puretext;
window.erroriOrtografici.singleIndexWithoutNs = indexWithoutNs;
var link = document.createElement("a");
link.id = 'downloadTextForSpelling';
link.classList.add("blue");
link.download = indexWithoutNs.replace(/djvu|pdf/, 'txt');
link.href = URL.createObjectURL(new Blob([puretext]));
link.title = "Scarica il puro testo usato per la ricerca degli errori";
link.appendChild(document.createTextNode("Scarica il testo puro"));
$('#errori-ortografici-help').before(link);
$('#eo-tab2').click(function() {
$('#freeSearch').focus();
});
$('#freeSearch').removeAttr('disabled').focus().keyup(function(e) {
$('#invalidRegexMsg').remove();
$('#searchRegexResults').empty();
var reg = $(this).val();
var flags = 'gv';
var regFlags = reg.match(/\/([gim]*)$/);
if (regFlags != undefined && regFlags.length > 1)
flags = regFlags[1];
reg = reg.replace(/^\//, '').replace(/\/g?i?$/, '');
if (reg.length > 0) {
try {
var custRegex = [ new RegExp(reg, flags), '' ];
$('#errori-ortografici-freesearch-list').empty();
window.erroriOrtografici.checkForErrors(window.erroriOrtografici.singlePageText, custRegex, window.erroriOrtografici.singleIndexWithoutNs, true);
} catch (e) {
$('#searchRegexBox').after('<span id="invalidRegexMsg" class="alert">Regex non valida</span>');
}
} else {
$('#errori-ortografici-freesearch-list').empty();
}
});
if ($('#errori-ortografici-ec-list li').length == 0) {
$('#errori-ortografici-ec-list').replaceWith('nessuno.');
}
var textWithoutPageNumbers = window.erroriOrtografici.singlePageText.replace(/\n*\[p\. \d+\]/g, '');
var count = window.erroriOrtografici.wordCount(textWithoutPageNumbers);
for (var c of count) {
var words = c.words.join(' ');
$('#errori-ortografici-wordcount ul').append(c.count == 1 ?
`<li><div id="oneTimeWords" contenteditable="true" spellcheck="true" lang="it" onkeydown="return false" onpaste="return false" autofocus><b>1 occorrenza:</b> ${words}</div></li>` :
`<li><b>${c.count} occorrenze:</b> ${words}</li>`);
}
$('#errori-ortografici-wordcount ul, #errori-ortografici-names ul').dblclick(function() {
var word = window.erroriOrtografici.selectedWord();
if (word != '') {
$('#eo-tab2').click();
$('#freeSearch').val('(?<!\\p{L})' + word + (word.endsWith("'") || word.endsWith("’") ? '' : '(?!\\p{L})')).keyup();
}
});
var namesCount = window.erroriOrtografici.countCapitalizedWords(textWithoutPageNumbers);
namesCount.forEach(item => {
let output = `${item.name}: ${item.count}`;
if (item.variations && item.variations.length > 0) {
const variationsFormatted = item.variations
.map(v => `${v.word}: ${v.count}`)
.join(', ');
output += ` (simili: ${variationsFormatted})`;
}
$('#errori-ortografici-names ul').append(`<li><div contenteditable="true" spellcheck="true" lang="it" onkeydown="return false" onpaste="return false" autofocus>${output}</div></li>`);
});
$('#loading-errori-ortografici').html('Caricamento terminato. ');
$('#errori-ortografici-result-count').html(total == 0 ? 'Nessun errore trovato.' : total == 1 ? 'Trovato un possibile errore:' : `Trovati ${total} possibili errori:`);
} else {
$('#loading-errori-ortografici').html(`Trovati ${total} possibili errori in ${window.erroriOrtografici.maxIndexPages} indici:`);
}
}
}
});
},
openBox: function(singlePage) {
$('#mw-content-text').prepend('<div class="box errori-ortografici-box">' +
'<div class="box-title">Cerca errori ortografici</a>' +
'<span class="icon-close"></span></div>' +
'<div class="box-main errori-ortografici-box-main"></div></div>');
$('.errori-ortografici-box-main').html('<div id="errori-ortografici-bar">' +
'<a id="errori-ortografici-help" href="/wiki/Aiuto:Gadget_ErroriOrtografici" class="blue btn" target="_new" title="Consulta la pagina di aiuto su questo strumento (si apre in una nuova scheda)">Guida</a></div>' +
'<span id="loading-errori-ortografici">Caricamento in corso... <span>0</span>% <img src="//upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/42/Loading.gif"/></span><ol id="errori-ortografici-list"></ol></div>');
if (singlePage) {
$('.errori-ortografici-box-main').append('<div class="tabs">' +
'<input type="radio" id="eo-tab1" name="errori-ortografici-tab" checked><label for="eo-tab1">Risultati</label><div id="errori-ortografici-results"><span id="errori-ortografici-toggle-label"></span><a id="errori-ortografici-toggle" href="#"></a><span id="errori-ortografici-result-count"></span></div>' +
'<input type="radio" id="eo-tab2" name="errori-ortografici-tab"><label for="eo-tab2">Ricerca libera</label><div id="errori-ortografici-freesearch"></div>' +
'<input type="radio" id="eo-tab3" name="errori-ortografici-tab"><label for="eo-tab3">Conteggio parole</label><div id="errori-ortografici-wordcount">Fai doppio clic su una parola per aprire la ricerca.<ul></ul></div>' +
'<input type="radio" id="eo-tab4" name="errori-ortografici-tab"><label for="eo-tab4">Nomi propri</label><div id="errori-ortografici-names">Elenco di possibili nomi propri e numero di occorrenze. Doppio clic sul nome per aprire la ricerca.<ul></ul></div>' +
'<input type="radio" id="eo-tab5" name="errori-ortografici-tab"><label for="eo-tab5">Errata corrige</label><div id="errori-ortografici-ec"></div>' +
'</div>');
$('#errori-ortografici-bar').append($('#loading-errori-ortografici'));
$('#errori-ortografici-results').append($('#errori-ortografici-list'));
$('#errori-ortografici-freesearch').append('<div id="searchRegexBox"><label>Testo o regex: </label>' +
'<input type="text" id="freeSearch" disabled="true"></div><span id="searchRegexResults"></span><ol id="errori-ortografici-freesearch-list"></ol>');
$('#errori-ortografici-ec').append('Errori di stampa già corretti mediante il template Ec: <ol id="errori-ortografici-ec-list"></ol>');
$('#errori-ortografici-toggle').click(function() {
$('#errori-ortografici-list').toggleClass('grayed');
window.erroriOrtografici.updateToggle();
});
}
try {
$('.errori-ortografici-box').draggable({
create: function(event, ui) {
$(this).css({
right: "auto",
top: $(this).position().top,
left: $(this).position().left
});
}
});
$('.errori-ortografici-box').draggable('option', 'cancel', '.errori-ortografici-box-main');
} catch(e) { console.log('Errore draggable: ' + e) }
$('.errori-ortografici-box .icon-close').click(function() {
$('.errori-ortografici-box').remove();
});
},
updateToggle: function() {
$('#errori-ortografici-menu').remove();
var numIgnored = $('.ignored').length;
if (numIgnored == 0) {
$('#errori-ortografici-toggle-label').html('Tasto dx: nascondi errori').show();
$('#errori-ortografici-toggle').hide();
} else {
$('#errori-ortografici-toggle-label').hide();
$('#errori-ortografici-toggle').html(($('#errori-ortografici-list').hasClass('grayed') ? 'Nascondi ' : 'Mostra ') + numIgnored + (numIgnored == 1 ? ' errore ignorato' : ' errori ignorati')).show();
}
},
selectedWord: function() {
var selection = window.getSelection();
var word = selection.toString().trim();
if (selection.rangeCount > 0) {
const range = selection.getRangeAt(0);
const container = range.endContainer;
const offset = range.endOffset;
if (container.nodeType === Node.TEXT_NODE) {
const text = container.textContent;
if (offset < text.length) {
var char = text.charAt(offset);
if (char == "'" || char == "’") word = word + char;
}
}
}
return word;
},
wordCount: function(text) {
const words = text.match(/\p{L}+['’]?/gu);
if (!words) return [];
const wordCounts = new Map();
const seenInLowercase = new Set();
words.forEach(word => {
const lower = word.toLowerCase();
const isCapitalized = word[0] === word[0].toUpperCase() && word[0] !== word[0].toLowerCase();
if (!wordCounts.has(lower)) {
wordCounts.set(lower, {
count: 0,
originalCase: isCapitalized ? word : lower
});
}
const stats = wordCounts.get(lower);
stats.count += 1;
if (!isCapitalized) {
seenInLowercase.add(lower);
stats.originalCase = lower;
}
});
const frequencyMap = {};
wordCounts.forEach((stats, lower) => {
const finalWord = seenInLowercase.has(lower) ? lower : stats.originalCase;
const count = stats.count;
if (!frequencyMap[count]) {
frequencyMap[count] = [];
}
frequencyMap[count].push(finalWord);
});
return Object.keys(frequencyMap).map(count => ({
count: parseInt(count),
words: frequencyMap[count].sort((a, b) => a.localeCompare(b))
}))
.sort((a, b) => a.count - b.count);
},
countCapitalizedWords: function(text) {
const getLevenshteinDistance = (a, b) => {
const matrix = Array.from({ length: a.length + 1 }, () => new Array(b.length + 1).fill(0));
for (let i = 0; i <= a.length; i++) matrix[i][0] = i;
for (let j = 0; j <= b.length; j++) matrix[0][j] = j;
for (let i = 1; i <= a.length; i++) {
for (let j = 1; j <= b.length; j++) {
const cost = a[i - 1] === b[j - 1] ? 0 : 1;
matrix[i][j] = Math.min(
matrix[i - 1][j] + 1, // Deletion
matrix[i][j - 1] + 1, // Insertion
matrix[i - 1][j - 1] + cost // Substitution
);
}
}
return matrix[a.length][b.length];
};
const normalizeText = (str) => {
return str.normalize("NFD").replace(/[\u0300-\u036f]/g, "").toLowerCase();
};
const words = text.match(/\p{L}+['’]?/gu);
if (!words) return [];
const rawCounts = new Map();
const lowercaseOccurrences = new Set();
words.forEach(word => {
const lower = word.toLowerCase();
// Capitalized: prima lettera maiuscola, MA NON interamente in maiuscolo
const isCapitalized = word[0] === word[0].toUpperCase() &&
word[0] !== word[0].toLowerCase() &&
word !== word.toUpperCase();
if (!isCapitalized) {
lowercaseOccurrences.add(lower);
} else {
rawCounts.set(word, (rawCounts.get(word) || 0) + 1);
}
});
const uniqueCapitalizedWords = Array.from(rawCounts.keys()).filter(
word => !lowercaseOccurrences.has(word.toLowerCase())
);
uniqueCapitalizedWords.sort((a, b) => rawCounts.get(b) - rawCounts.get(a));
const processed = new Set();
const results = [];
for (let i = 0; i < uniqueCapitalizedWords.length; i++) {
const primaryWord = uniqueCapitalizedWords[i];
if (processed.has(primaryWord)) continue;
const primaryCount = rawCounts.get(primaryWord);
const normalizedPrimary = normalizeText(primaryWord);
const variations = [];
for (let j = i + 1; j < uniqueCapitalizedWords.length; j++) {
const secondaryWord = uniqueCapitalizedWords[j];
if (processed.has(secondaryWord)) continue;
const normalizedSecondary = normalizeText(secondaryWord);
const distance = getLevenshteinDistance(normalizedPrimary, normalizedSecondary);
const maxAllowedDistance = primaryWord.length > 5 ? 2 : 1;
if (distance <= maxAllowedDistance) {
variations.push({
word: secondaryWord,
count: rawCounts.get(secondaryWord)
});
processed.add(secondaryWord);
}
}
processed.add(primaryWord);
const totalOccurrences = primaryCount + variations.reduce((sum, v) => sum + v.count, 0);
if (totalOccurrences > 1) {
results.push({
name: primaryWord,
count: primaryCount,
totalCount: totalOccurrences,
variations: variations
});
}
}
return results;
},
saveInStorage: function(group, value) {
var varName = `${group}-${mw.config.get('wgPageName')}`;
var list = localStorage[varName];
if (list == undefined) {
list = [];
} else {
list = JSON.parse(list);
}
list.push(value);
localStorage[varName] = JSON.stringify(list);
},
deleteFromStorage: function(group, value) {
var varName = `${group}-${mw.config.get('wgPageName')}`;
var list = localStorage[varName];
if (list != undefined) {
list = JSON.parse(list);
list = list.filter(v => v !== value);
localStorage[varName] = JSON.stringify(list);
}
},
isInStorage: function(group, value) {
var list = localStorage[`${group}-${mw.config.get('wgPageName')}`];
return list && JSON.parse(list).includes(value);
}
};
clro9y802euy1opyl34wi8691ybsfzf
3895551
3895550
2026-09-07T07:22:57Z
Candalua
1675
3895551
javascript
text/javascript
window.erroriOrtograficiApi = new mw.Api( { userAgent: 'ErroriOrtografici/1.0' } );
window.erroriOrtografici = {
regexList: null,
operaExceptions: [],
pagesToLoad: 50,
maxIndexPages: 20,
singlePageText: null,
singleIndexWithoutNs: null,
getPureText: function(m, indexPage) {
puretext = '';
mode = m;
singlePage = (indexPage === undefined);
if (singlePage)
indexPage = mw.config.get('wgPageName');
$.ajax({
url: "/w/index.php?&title=" + indexPage.replaceAll("&", "%26").replaceAll("?", "%3F")
}).done(function(indexResponse) {
var firstPageHref = $('.prp-index-pagelist-page:not(.quality0):first', indexResponse).attr('href');
if (firstPageHref == null) {
console.log("Errore nel caricamento del pagelist per " + indexWithoutNs + " pages " + fromPageNum + "-" + toPageNum);
return;
}
var firstPage = firstPageHref.replace('/wiki/', '').replace('/w/index.php?title=', '').replace('&action=edit&redlink=1', '');
var lastPage = $('.prp-index-pagelist-page:not(.quality0):last', indexResponse).attr('href').replace('/wiki/', '').replace('/w/index.php?title=', '').replace('&action=edit&redlink=1', '');
var firstPageNum = parseInt(firstPage.substring(firstPage.lastIndexOf('/') + 1));
lastPageNum = parseInt(lastPage.substring(lastPage.lastIndexOf('/') + 1));
indexWithoutNs = indexPage.substring(indexPage.indexOf(':') + 1);
fromPageNum = firstPageNum;
var q0 = [];
$('.prp-index-pagelist .quality0', indexResponse).each(function() {
var thisPage = $(this).attr('href').replace('/wiki/', '').replace('/w/index.php?title=', '').replace('&action=edit&redlink=1', '');
var thisPageNum = thisPage.substring(thisPage.lastIndexOf('/') + 1);
q0.push(thisPageNum);
});
q0List = q0.join(',');
startTime = Date.now();
window.erroriOrtografici.parsePages(lastPageNum, fromPageNum, mode, indexWithoutNs, q0List, puretext, startTime, singlePage);
});
},
isException: function(thisRegex, word) {
var exceptions = window.erroriOrtografici.operaExceptions;
if (thisRegex.length > 2)
exceptions = exceptions.concat(thisRegex[2]);
for (var i = 0; i < exceptions.length; i++) {
var ex = exceptions[i].toLowerCase();
var w = word.toLowerCase();
if (ex.indexOf(w) > -1 || w.indexOf(ex) > -1) {
return true;
}
}
return false;
},
pageLink: function(indexWithoutNs, pagenum, word, singlePage) {
return '<a href="/wiki/Page:' + indexWithoutNs.replaceAll("&", "%26").replaceAll("?", "%3F") + '/' + pagenum + (typeof word == "string" ? '?highlight-word=' + word.trim() : '') + `" target="_new${pagenum}">`
+ (singlePage ? `pag. ${pagenum}` : `${indexWithoutNs}/${pagenum}`) + '</a>';
},
checkForErrors: function(text, thisRegex, indexWithoutNs, isSingleRegex, numRegex) {
text = text.replace(/\r?\n/g, ' ');
var re = thisRegex[0];
var comment = thisRegex[1];
var result;
var listElement = isSingleRegex ? '#errori-ortografici-freesearch-list' : '#errori-ortografici-list';
var resultsCount = (text.match(re) || []).length;
if (isSingleRegex) {
if (resultsCount == 0) {
$('#searchRegexResults').html('Nessun risultato trovato.');
} else if (resultsCount > 500) {
$('#searchRegexResults').html(`Trovati ${resultsCount} risultati, si suggerisce di cercare un testo più specifico.`);
console.log(`Too many results: ${resultsCount}`);
return;
} else {
$('#searchRegexResults').html(`Trovati ${resultsCount} risultati:`);
}
}
while ((result = re.exec(text)) !== null) {
var start = result.index;
var end = start + result['0'].length;
var wordStart = text.lastIndexOf(' ', start);
var wordEnd = text.indexOf(' ', end);
var piece = text.substring(start, end);
var pieceBefore = text.substring(wordStart, start);
var pieceAfter = text.substring(end, wordEnd);
var word = pieceBefore + piece + pieceAfter;
if (!isSingleRegex && (window.erroriOrtografici.isException(thisRegex, piece.trim()) || window.erroriOrtografici.isException(thisRegex, word.trim()))) {
continue;
}
var previousWordStart = text.lastIndexOf(' ', wordStart - 1);
var nextWordEnd = text.indexOf(' ', wordEnd + 1);
var wordBefore = text.substring(previousWordStart, wordStart);
var wordAfter = text.substring(wordEnd, nextWordEnd);
var pagenumMatches = text.substring(0, wordEnd).match(/\[p\.\s(\d+)\]/g);
if (pagenumMatches != null) {
if ($(listElement + ' li').length < 1000) {
var pagenum = pagenumMatches[pagenumMatches.length - 1].replace(/\[p\.\s(\d+)\]/, '$1');
var newLi = $(`<li title="${comment}" data-indice="${indexWithoutNs}" data-pagenum="${pagenum}" data-pos="${start}" data-regex="${re}"` + (typeof numRegex == 'undefined' ? '' : ` data-numregex="${numRegex}"`) + '><div>' +
window.erroriOrtografici.pageLink(indexWithoutNs, pagenum, word, singlePage) + ': <span>' + wordBefore + pieceBefore + `<b>${piece}</b>` + pieceAfter + wordAfter + `</span></div><div>${comment}</div></li>`);
var alreadyPresent = false;
$(listElement + ' li').each(function() {
if ($(this).text() == newLi.text()) {
alreadyPresent = true;
}
});
if (!alreadyPresent) {
$(listElement).append(newLi);
if (!isSingleRegex) {
var errorText = newLi.find('span').text();
if ( (window.erroriOrtografici.isInStorage('ignored-errors', errorText) || window.erroriOrtografici.isInStorage('ignored-rules', newLi.data('regex'))) &&
!window.erroriOrtografici.isInStorage('ignored-rules-exceptions', errorText)) {
newLi.addClass('ignored');
window.erroriOrtografici.updateToggle();
}
newLi.on('contextmenu', function(e) {
e.preventDefault();
var li = $(this);
var errorText = li.find('span').text();
$('#errori-ortografici-menu').remove();
$('body').append('<div id="errori-ortografici-menu" class="box box-menu">'
+ '<a id="ecIgnoreError" href="#">' + (li.hasClass('ignored') ? '△ Recupera' : '▽ Ignora') + ' questo errore</a>'
+ '<a id="ecIgnoreRule" href="#">▼ Ignora tutti gli errori con questa regola</a>'
+ '<a id="ecUnignoreRule" href="#">▲ Recupera tutti gli errori con questa regola</a>'
+ '</div>');
var ruleErrors = $(`#errori-ortografici-list li[data-numregex=${li.data('numregex')}]`);
var ruleErrorsIgnored = ruleErrors.filter('.ignored').length;
if (ruleErrorsIgnored == 0) $('#ecUnignoreRule').remove();
if (ruleErrorsIgnored == ruleErrors.length) $('#ecIgnoreRule').remove();
$('#ecIgnoreError').click(function() {
e.preventDefault();
li.toggleClass('ignored');
if (li.hasClass('ignored')) {
window.erroriOrtografici.saveInStorage('ignored-errors', errorText);
window.erroriOrtografici.deleteFromStorage('ignored-rules-exceptions', errorText);
} else {
window.erroriOrtografici.deleteFromStorage('ignored-errors', errorText);
window.erroriOrtografici.saveInStorage('ignored-rules-exceptions', errorText);
}
window.erroriOrtografici.updateToggle();
});
$('#ecIgnoreRule').click(function() {
e.preventDefault();
$(`#errori-ortografici-list li[data-numregex=${li.data('numregex')}]`).each(function() {
window.erroriOrtografici.deleteFromStorage('ignored-rules-exceptions', $(this).find('span').text());
$(this).addClass('ignored');
});
window.erroriOrtografici.saveInStorage('ignored-rules', li.data('regex'));
window.erroriOrtografici.updateToggle();
});
$('#ecUnignoreRule').click(function() {
e.preventDefault();
$(`#errori-ortografici-list li[data-numregex=${li.data('numregex')}]`).each(function() {
window.erroriOrtografici.deleteFromStorage('ignored-errors', $(this).find('span').text());
$(this).removeClass('ignored');
});
window.erroriOrtografici.deleteFromStorage('ignored-rules', li.data('regex'));
window.erroriOrtografici.updateToggle();
});
$('#errori-ortografici-menu').css({
top: e.clientY + 'px',
left: e.clientX + 'px'
});
$(document).on('click', function() {
$('#errori-ortografici-menu').remove();
});
$('#errori-ortografici-menu').on('click', function(e) {
e.stopPropagation();
});
});
}
var total = $(listElement + ' li').length;
if (!isSingleRegex) $('#errori-ortografici-result-count').html(total == 1 ? 'Trovato un possibile errore:' : `Trovati ${total} possibili errori:`);
$(listElement + ' li').sort(function(a, b) {
return ($(b).data('indice')) != ($(a).data('indice')) ?
($(b).data('indice')) < ($(a).data('indice')) ? 1 : -1 :
($(b).data('pagenum')) < ($(a).data('pagenum')) ? 1 :
($(b).data('pagenum')) == ($(a).data('pagenum')) ?
($(b).data('pos')) < ($(a).data('pos')) ? 1 : -1 : -1;
}).appendTo(listElement);
window.erroriOrtografici.updateToggle();
}
} else if (typeof maxIndexPages == 'undefined') {
$('#errori-ortografici-result-count').html('Trovati 1000 possibili errori, ricerca interrotta per troppi risultati:');
} else {
$('#loading-errori-ortografici').html(`Trovati 1000 possibili errori in ${maxIndexPages} indici, ricerca interrotta per troppi risultati:`);
}
} else {
console.log("Nessun pagenum trovato");
}
}
},
parsePages: function(lastPageNum, fromPageNum, mode, indexWithoutNs, q0List, puretext, startTime, singlePage) {
var isLast = true;
var toPageNum = lastPageNum;
if (toPageNum - fromPageNum >= window.erroriOrtografici.pagesToLoad) {
toPageNum = fromPageNum + window.erroriOrtografici.pagesToLoad - 1;
isLast = false;
}
console.log(`Load pure text from ${indexWithoutNs} pages ${fromPageNum} - ${toPageNum}`);
var wtext = '<' + `pages index="${indexWithoutNs}" from="${fromPageNum}" to="${toPageNum}" exclude="${q0List}"/>`;
if (mode == 'spelling') {
wtext = "";
for (var p = fromPageNum; p <= toPageNum; p++) {
wtext += '<' + `pages index="${indexWithoutNs}" from="${p}" to="${p}" exclude="${q0List}"/><references/>`;
}
}
window.erroriOrtograficiApi.post({
action: 'parse',
text: wtext,
prop: 'text',
contentmodel: 'wikitext',
disablelimitreport: 1,
format: 'json',
}).done(function (data) {
if (data.parse === undefined || data.parse.text['*'] === undefined) {
$('.errori-ortografici-box-main').html('Errore nella ricerca');
return;
}
var html = data.parse.text['*'];
var div = document.createElement("div");
// ripuliamo l'html da tutti gli elementi "estranei" al testo
div.innerHTML = html.replaceAll("<br />", " ")
.replaceAll("<sup>", " ^ <sup>") // marcatore temporaneo per il testo in apice
.replaceAll(" ", " ") // tab
.replaceAll("|||", " ")
.replaceAll(" ", " ").replaceAll(" ", " "); // spazi ripetuti
$(div).find('style, img, .linkModifica, .imgCaption, .numeroriga, a.new[title^=Pagina], .mwe-math-element').remove();
// in spelling mode, show page numbers from the file
if (mode == 'spelling') {
$(div).find('.errata').each(function() {
var errata = $(this).attr('title') || $(this).data('errata');
var corrige = $(this).text();
var ecOriginale = $(this).data('eco');
var pagenum = $(Array.from(div.querySelectorAll('.numeropagina')).filter(num => {
var position = this.compareDocumentPosition(num);
return position & Node.DOCUMENT_POSITION_PRECEDING;
}).at(-1)).data('pagenum');
var w1 = '';
var w2 = '';
if (this.previousSibling && this.previousSibling.data) {
var context1 = this.previousSibling.data.split(' ');
if (context1.length > 1) {
w1 = context1[context1.length - 2].replace(/[\s]*/g, '') + ' ' + context1[context1.length - 1].replace(/[\s]*/g, '');
}
}
if (this.nextSibling && this.nextSibling.data) {
var context2 = this.nextSibling.data.split(' ');
if (context2.length > 1) {
w2 = context2[0].replace(/[\s]*/g, '') + ' ' + context2[1].replace(/[\s]*/g, '');
}
}
var correction = w1 + `<span class="errata">${errata}</span>${w2} → ${w1}<span class="corrige">${corrige}</span>${w2}</a>`;
if (ecOriginale) {
correction += ` (<a href="/wiki/${ecOriginale}" target="_newEC">errata corrige originale</a>)`;
}
$('#errori-ortografici-ec-list').append('<li>' + window.erroriOrtografici.pageLink(indexWithoutNs, pagenum, errata, singlePage) + `: ${correction}</li>`);
});
$(div).find('.numeropagina').each(function() {
var pagenum = $(this).data('pagenum');
$(this).html(pagenum ? `[p. ${pagenum}]` : '');
});
}
$(div).find('.reference').each(function() {
$(this).html(' (' + $(this).text() + ')');
});
$(div).find('[style="font-variant:small-caps"]').each(function() {
$(this).text($(this).text().toUpperCase());
});
// this removes any remaining html tags
var text = div.textContent || div.innerText || "";
puretext += text;
if (mode == 'spelling') {
for (var i = 0; i < window.erroriOrtografici.regexList.length; i++) {
window.erroriOrtografici.checkForErrors(text, window.erroriOrtografici.regexList[i], indexWithoutNs, false, i+1);
}
}
if (!isLast) {
fromPageNum += window.erroriOrtografici.pagesToLoad;
$('#loading-errori-ortografici > span').html(Math.round(fromPageNum / lastPageNum * 100));
window.erroriOrtografici.parsePages(lastPageNum, fromPageNum, mode, indexWithoutNs, q0List, puretext, startTime, singlePage);
} else {
var duration = (Date.now() - startTime) / 1000;
console.log(`Pure text loaded from all pages in ${duration} seconds`);
var noteNumber = 0;
puretext = puretext.replace(/↑/g, function() {
noteNumber++;
return noteNumber + ".";
});
puretext = puretext.replaceAll(" ^ ", "");
if (mode == 'download') {
puretext = puretext.replace(/\n +\[/g, '\n[').replace(/ +\[/g, ' [');
var j = document.createElement("a");
j.download = indexWithoutNs.replace(/djvu|pdf/, 'txt');
j.href = URL.createObjectURL(new Blob([puretext]));
j.click();
} else if (mode == 'spelling') {
var total = $('#errori-ortografici-list li').length;
if (singlePage) {
window.erroriOrtografici.singlePageText = puretext;
window.erroriOrtografici.singleIndexWithoutNs = indexWithoutNs;
var link = document.createElement("a");
link.id = 'downloadTextForSpelling';
link.classList.add("blue");
link.download = indexWithoutNs.replace(/djvu|pdf/, 'txt');
link.href = URL.createObjectURL(new Blob([puretext]));
link.title = "Scarica il puro testo usato per la ricerca degli errori";
link.appendChild(document.createTextNode("Scarica il testo puro"));
$('#errori-ortografici-help').before(link);
$('#eo-tab2').click(function() {
$('#freeSearch').focus();
});
$('#freeSearch').removeAttr('disabled').focus().keyup(function() {
$('#invalidRegexMsg').remove();
$('#searchRegexResults').empty();
var reg = $(this).val();
var flags = 'gv';
var regFlags = reg.match(/\/([gim]*)$/);
if (regFlags != undefined && regFlags.length > 1)
flags = regFlags[1];
reg = reg.replace(/^\//, '').replace(/\/g?i?$/, '');
if (reg.length > 0) {
try {
var custRegex = [ new RegExp(reg, flags), '' ];
$('#errori-ortografici-freesearch-list').empty();
window.erroriOrtografici.checkForErrors(window.erroriOrtografici.singlePageText, custRegex, window.erroriOrtografici.singleIndexWithoutNs, true);
} catch (e) {
$('#searchRegexBox').after('<span id="invalidRegexMsg" class="alert">Regex non valida</span>');
}
} else {
$('#errori-ortografici-freesearch-list').empty();
}
});
if ($('#errori-ortografici-ec-list li').length == 0) {
$('#errori-ortografici-ec-list').replaceWith('nessuno.');
}
var textWithoutPageNumbers = window.erroriOrtografici.singlePageText.replace(/\n*\[p\. \d+\]/g, '');
var count = window.erroriOrtografici.wordCount(textWithoutPageNumbers);
for (var c of count) {
var words = c.words.join(' ');
$('#errori-ortografici-wordcount ul').append(c.count == 1 ?
`<li><div id="oneTimeWords" contenteditable="true" spellcheck="true" lang="it" onkeydown="return false" onpaste="return false" autofocus><b>1 occorrenza:</b> ${words}</div></li>` :
`<li><b>${c.count} occorrenze:</b> ${words}</li>`);
}
$('#errori-ortografici-wordcount ul, #errori-ortografici-names ul').dblclick(function() {
var word = window.erroriOrtografici.selectedWord();
if (word != '') {
$('#eo-tab2').click();
$('#freeSearch').val('(?<!\\p{L})' + word + (word.endsWith("'") || word.endsWith("’") ? '' : '(?!\\p{L})')).keyup();
}
});
var namesCount = window.erroriOrtografici.countCapitalizedWords(textWithoutPageNumbers);
namesCount.forEach(item => {
let output = `${item.name}: ${item.count}`;
if (item.variations && item.variations.length > 0) {
const variationsFormatted = item.variations
.map(v => `${v.word}: ${v.count}`)
.join(', ');
output += ` (simili: ${variationsFormatted})`;
}
$('#errori-ortografici-names ul').append(`<li><div contenteditable="true" spellcheck="true" lang="it" onkeydown="return false" onpaste="return false" autofocus>${output}</div></li>`);
});
$('#loading-errori-ortografici').html('Caricamento terminato. ');
$('#errori-ortografici-result-count').html(total == 0 ? 'Nessun errore trovato.' : total == 1 ? 'Trovato un possibile errore:' : `Trovati ${total} possibili errori:`);
} else {
$('#loading-errori-ortografici').html(`Trovati ${total} possibili errori in ${window.erroriOrtografici.maxIndexPages} indici:`);
}
}
}
});
},
openBox: function(singlePage) {
$('#mw-content-text').prepend('<div class="box errori-ortografici-box">' +
'<div class="box-title">Cerca errori ortografici</a>' +
'<span class="icon-close"></span></div>' +
'<div class="box-main errori-ortografici-box-main"></div></div>');
$('.errori-ortografici-box-main').html('<div id="errori-ortografici-bar">' +
'<a id="errori-ortografici-help" href="/wiki/Aiuto:Gadget_ErroriOrtografici" class="blue btn" target="_new" title="Consulta la pagina di aiuto su questo strumento (si apre in una nuova scheda)">Guida</a></div>' +
'<span id="loading-errori-ortografici">Caricamento in corso... <span>0</span>% <img src="//upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/42/Loading.gif"/></span><ol id="errori-ortografici-list"></ol></div>');
if (singlePage) {
$('.errori-ortografici-box-main').append('<div class="tabs">' +
'<input type="radio" id="eo-tab1" name="errori-ortografici-tab" checked><label for="eo-tab1">Risultati</label><div id="errori-ortografici-results"><span id="errori-ortografici-toggle-label"></span><a id="errori-ortografici-toggle" href="#"></a><span id="errori-ortografici-result-count"></span></div>' +
'<input type="radio" id="eo-tab2" name="errori-ortografici-tab"><label for="eo-tab2">Ricerca libera</label><div id="errori-ortografici-freesearch"></div>' +
'<input type="radio" id="eo-tab3" name="errori-ortografici-tab"><label for="eo-tab3">Conteggio parole</label><div id="errori-ortografici-wordcount">Fai doppio clic su una parola per aprire la ricerca.<ul></ul></div>' +
'<input type="radio" id="eo-tab4" name="errori-ortografici-tab"><label for="eo-tab4">Nomi propri</label><div id="errori-ortografici-names">Elenco di possibili nomi propri e numero di occorrenze. Doppio clic sul nome per aprire la ricerca.<ul></ul></div>' +
'<input type="radio" id="eo-tab5" name="errori-ortografici-tab"><label for="eo-tab5">Errata corrige</label><div id="errori-ortografici-ec"></div>' +
'</div>');
$('#errori-ortografici-bar').append($('#loading-errori-ortografici'));
$('#errori-ortografici-results').append($('#errori-ortografici-list'));
$('#errori-ortografici-freesearch').append('<div id="searchRegexBox"><label>Testo o regex: </label>' +
'<input type="text" id="freeSearch" disabled="true"></div><span id="searchRegexResults"></span><ol id="errori-ortografici-freesearch-list"></ol>');
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top: $(this).position().top,
left: $(this).position().left
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},
selectedWord: function() {
var selection = window.getSelection();
var word = selection.toString().trim();
if (selection.rangeCount > 0) {
const range = selection.getRangeAt(0);
const container = range.endContainer;
const offset = range.endOffset;
if (container.nodeType === Node.TEXT_NODE) {
const text = container.textContent;
if (offset < text.length) {
var char = text.charAt(offset);
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const words = text.match(/\p{L}+['’]?/gu);
if (!words) return [];
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const seenInLowercase = new Set();
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const lower = word.toLowerCase();
const isCapitalized = word[0] === word[0].toUpperCase() && word[0] !== word[0].toLowerCase();
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const finalWord = seenInLowercase.has(lower) ? lower : stats.originalCase;
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frequencyMap[count] = [];
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count: parseInt(count),
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}))
.sort((a, b) => a.count - b.count);
},
countCapitalizedWords: function(text) {
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const matrix = Array.from({ length: a.length + 1 }, () => new Array(b.length + 1).fill(0));
for (let i = 0; i <= a.length; i++) matrix[i][0] = i;
for (let j = 0; j <= b.length; j++) matrix[0][j] = j;
for (let i = 1; i <= a.length; i++) {
for (let j = 1; j <= b.length; j++) {
const cost = a[i - 1] === b[j - 1] ? 0 : 1;
matrix[i][j] = Math.min(
matrix[i - 1][j] + 1, // Deletion
matrix[i][j - 1] + 1, // Insertion
matrix[i - 1][j - 1] + cost // Substitution
);
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const normalizeText = (str) => {
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const words = text.match(/\p{L}+['’]?/gu);
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const rawCounts = new Map();
const lowercaseOccurrences = new Set();
words.forEach(word => {
const lower = word.toLowerCase();
// Capitalized: prima lettera maiuscola, MA NON interamente in maiuscolo
const isCapitalized = word[0] === word[0].toUpperCase() && word[0] !== word[0].toLowerCase() && word !== word.toUpperCase();
if (!isCapitalized) {
lowercaseOccurrences.add(lower);
} else {
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const uniqueCapitalizedWords = Array.from(rawCounts.keys()).filter(
word => !lowercaseOccurrences.has(word.toLowerCase())
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const processed = new Set();
const results = [];
for (let i = 0; i < uniqueCapitalizedWords.length; i++) {
const primaryWord = uniqueCapitalizedWords[i];
if (processed.has(primaryWord)) continue;
const primaryCount = rawCounts.get(primaryWord);
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const variations = [];
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const secondaryWord = uniqueCapitalizedWords[j];
if (processed.has(secondaryWord)) continue;
const normalizedSecondary = normalizeText(secondaryWord);
const distance = getLevenshteinDistance(normalizedPrimary, normalizedSecondary);
const maxAllowedDistance = primaryWord.length > 5 ? 2 : 1;
if (distance <= maxAllowedDistance) {
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}
processed.add(primaryWord);
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var varName = `${group}-${mw.config.get('wgPageName')}`;
var list = localStorage[varName];
if (list == undefined) {
list = [];
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localStorage[varName] = JSON.stringify(list);
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deleteFromStorage: function(group, value) {
var varName = `${group}-${mw.config.get('wgPageName')}`;
var list = localStorage[varName];
if (list != undefined) {
list = JSON.parse(list);
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isInStorage: function(group, value) {
var list = localStorage[`${group}-${mw.config.get('wgPageName')}`];
return list && JSON.parse(list).includes(value);
}
};
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Pagina:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/3
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Paperoastro
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Gatto bianco" /></noinclude><noinclude>{{Ct|t=14| }}</noinclude>
{{Ct|f=100%|v=2|t=2|A’ COLTI E BUONI GIOVINETTI}}
{{Ct|f=150%|v=1|ALFREDO {{Sc|e}} PEPPINO RAINERI BISCIA}}
{{rule|10em}}
{{Ct|f=80%|v=1.5|t=6|AMATI NIPOTI, A VOI INTITOLO}}
{{Ct|f=80%|v=1.5|QUESTA MODESTA RACCOLTA DI VERSI}}
{{Ct|f=80%|v=1.5|QUAL SEGNO DELL’AFFETTO CHE NUTRO PER VOI:}}
{{Ct|f=80%|v=2|CON EGUALE AFFETTO VOI ACCOGLIETELA.}}
{{rule|10em}}<noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/192
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Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]]
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 189 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|5}}Che un giorno, al primo albor, Rùstem levossi.
Avea cruccioso il cor, si diè gli arnesi
Di sua caccia apprestò, l’alta si strinse
Cintura ai fianchi e di sonanti dardi
Si colmò la faretra. Ei venne allora
{{R|10}}E a Rakhsh balzò in arcion, spronò quel forte
Suo palafren com’elefante, e volse
Di Turania al confin. Parea leone
In suo corruccio, allor che la sua preda
Cercando va. Ma quando alla turania
{{R|15}}Terra ei giunse vicin, d’onagri piena
La campagna scovrì da questo a quello
Confin remoto. Oh! allor s’accese in volto,
Qual fresca rosa, quel di serti regi
Possente donator. Sorrise alquanto,
{{R|20}}Indi dal loco suo spronò il destriero,
Indi con l’arco e le saette alate,
Con la clava e col laccio, una gran turba
Di fiere al suol battè per la campagna.
Con rami allor, con aridi vilucchi.
{{R|25}}Con secche spine, una gran vampa accese
E fomento le diè. Quando si sparse
Pe’ legni il fuoco, un arbore vetusto
Cercò per farne spiedo, e un forte onàgro
In quell’albero infisse, un forte onàgro
{{R|30}}Che non di tanto gli era grave in pugno
Quanto la piuma d’un augel. Le carni
Poi che fûr rosolate, acconciamente
Le disparti, se ne cibò, dall’ossa
Levò il dolce midollo. Indi sen venne
{{R|35}}Rapido e fiero ad una fonte, e quando
Del bevere fu sazio, a un dolce sonno
Si abbandonò. Dormìa, si riposava
Dai moti di quel dì, mentre pel prato
Errava pascolando il suo destriero.
:{{R|40}}Per quel loco di caccia un breve stuolo
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/254
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Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]]
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 251 —|}}</noinclude>
<poem>
Poi che il vessillo immagine dipinta
{{R|95}}D’un elefante reca. Egli è di forti
Inclito duce, di legal semenza;
Alta reca la fronte, in armi i prodi
Adduce e care ha le hattaglie. Sotto
A’ colpi suoi non reggono del campo
{{R|100}}I leoni, e gli mandano tributi,
Per tema che han di lui, tutti i più forti.
:E Sohràb dimandò: Di chi la chiostra
De’ rossi panni? Numerosa gente
Vi sta dinanzi e in piè. Reca l’immagine
{{R|105}}D’un leone il vessil ch’è violetto,
E splendon gemme in quel vessillo. È a tergo
Un esercito grande; aste hanno tutti
I cavalieri ed han corazze. Il prence
Chi mai sarà? Dimmi suo nome, e danno
{{R|110}}Non ti recar con falsi detti. — È quello
De’ Persi, disse, il primo onor. Di forti
Duce, figlio a Keshvàd, Gùderz è detto.
Nella battaglia ei seco trae di prodi
Ampio uno stuol con fermo core. Ottanta
{{R|115}}Egli ha figliuoli, e son leoni in guerra,
Elefanti son dessi. Incontro a lui
Già non esce a pugnar, ben che feroce,
Un elefante, nè in deserta landa
Una tigre, nè al monte un leopardo.
:{{R|120}}Verde un recinto io veggo là, tornava
Sohràb a dimandar. D’Irania i prenci
In piè vi stanno nel cospetto, e un trono
Di gran valor sorge nel mezzo. Il sacro
Vessil di Kàveh è sull’entrar, confitto
{{R|125}}Nel suoi profondo. E siede su quel trono
Bellicoso un guerrier, con maestate
Nel volto, con le spalle e la cervice
Degne dei forti. Egli è seduto, e gli altri
Che in piè si stanno al suo cospetto, ei supera
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/348
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Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]]
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 345 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|50}}E scongiuri potenti; e s’ella ancora
A dire il ver non s’adducesse, il fianco
Scisso le fosse con stridente sega,
Chè son queste dei re possanza e norma.
:Dal regio ostello trasser l’infelice
{{R|55}}I manigoldi e le parlar di ferri,
Di prigioni e di ceppi, e la maliarda:
:In quest’inclita reggia oh! che direi,
Io, d’ogni colpa immune? Io conoscenza
Del reo fatto non ebbi! Ogni parola
{{R|60}}Ch’io parlassi di ciò, saria stoltizia!
:Dissero al re ciò che la donna disse. —
Nel suo secreto Iddio sa il vero! — Allora
Kàvus fe’ cenno che venisse a lei
Ratto Sudàbeh, e gl’indovini tutti
{{R|65}}Lor sentenza dicean: D’una maliarda
Ambo son nati i pargoli. Del seme
Ènno ei sì d’Ahrimàne e n’han l’aspetto.
:E Sudàbeh rispose: Altro secreto
Appo questi si sta! Celatamente
{{R|70}}Fu lor chiusa la bocca dal dir vero,
E per timor di Siyavìsh non osano
Costoro favellar. Deh! che per tema
Del fortissimo eroe, duce di forti,
I più gagliardi, quai leoni in guerra,
{{R|75}}Vanno tremando fra le genti! E invero
Di molte belve egli ha possenza; ei chiude
A un gran fiume la via, quando più il vuole.
Fugge da lui, negli ordini di guerra,
Inclito stuol di combattenti (fossero
{{R|80}}Cento fiate mille). E in me possanza,
Deh! qual sarìa di resistere a lui?
Qual, se non forse le pupille mie
Sempre gonfie di pianto?... E qual mai cosa,
Fuor di quella ch’ei vuol, dirìan cotesti
{{R|85}}Astrologi raccolti, e da chi mai
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/26
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Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]]
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 23 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
{{R|260}}Fosse pur anco aquilonar bufera,
A vivente non dêi. Resta qui al monte,
A questi paschi dilettosi, e allora
Che re Khusrèv te qui verrà cercando,
Tu destriero gli sii, le vie del mondo
{{R|265}}Tu calca, e sgombra con la tua sonante
Unghia la terra da ogni reo nemico».
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|III. Il destriero di Siyâvish.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 516-518).}}
<poem>
:A cavallo salia quel re gagliardo,
E Ghev a piedi il precedea. Si volsero
Da quella parte dell’aereo monte.
Come l’uom che sen va cercando aita.
{{R|5}}Sceser le mandre nell’angusta valle
E bevvero a quel rio; tornaron poi
Abbeverate. Re Khusrèv si mosse
Rapidamente allor. Quand’egli giunse
Vicino al fonte, veder fe’ le briglie
{{R|10}}E la sella a Bihzàd, perchè compiuta
In ciò fosse la voglia. Oh! levò il guardo
Bihzàd e il prence rimirò! Dal petto
Trasse un sospiro, e tosto ch’ei vedea
Quella spoglia di pardo in che seduto
{{R|15}}Si tenne Siyavìsh, e le sue lunghe
Staffe e la sella di compatto legno,
Fermò sul margo de la fonte il piede
Nè si scostò dal loco suo. Tranquillo
Poi che il vide Khusrèv, ratto si mosse
{{R|20}}E con la sella si affrettò. Si tenne
Il nobile destriero al loco suo,
Bruno qual notte, e fe’ degli occhi suoi
Due fonti vive. Pianse il giovinetto
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/31
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Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]]
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 28 —|}}</noinclude>
<poem>
Si raccogliesser per assalti. Disse
All’esercito: In sella, alti sul culmine,
{{R|30}}Non siate inerti, o prodi miei. La testa,
Soggiunse poi, d’un’asta in su la punta
Conficcate di Ghev. Nel suol profondo
Seppellir vuolsi Ferenghìs; di ceppi
Carco fate Khusrèv infausto a noi,
{{R|35}}D’orme infauste ancor più, ch’è senza tetto
E senza terra. Che se l’onde ei varca,
Lui malnato, del fiume, oh! chi sa dirne
Qual menerà sventura in questa terra,
A’ nostri prodi? — Così fu che schiera
{{R|40}}Partì di giovinetti e di gagliardi,
E due vigili prenci ebbe per guida.
:Ferenghìs col suo figlio affaticato
Avea la fronte reclinata al sonno
Per riposar dalla percorsa via
{{R|45}}E dal travaglio di sue notti. Ai due
Era custode Ghev. Ambo dormìano,
Ma Ghev con cruccio e con ansia affannosa
De’ cavalier nemici al varco aperto
Gli occhi fermi tenea. L’ampia corazza
{{R|50}}Avea sul petto e su la fronte un elmo,
Pieno d’angoscia il cor, data alla morte
La persona, e frattanto il palafreno
Di sua gualdrappa ei si tenea coperto.
D’ogni forte campion quale è costume.
:{{R|55}}Di schiera che venìa, come da lungi
La polvere vedea, stese la mano,
La spada sfoderò. Sì come nube
Tonante in ciel, levò un orrendo grido
Onde l’alma turbavasi e la mente
{{R|60}}De’ leoni selvaggi. Entro ai nemici
Cavalieri ei venia come procella,
E tutta all’assalir di quel gagliardo
La terra intenebrava. Or con la mazza,
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/33
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 30 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|100}}Dinanzi a Ghev ch’eretta avea la fronte,
Sostegno degli eroi, tutti fuggirono
Di Turania i valenti. Eran feriti,
Eran disfatti, e ritornaron tutti
Da Pìran che cervice alta portava.
{{R|105}}A principe Khusrèv, tinte di sangue
Come leon le mani e l’ampio petto,
Venne quel forte e disse: O re, t’allegra,
Abbi virtude amica e la persona
E forte e lieta. Dietro a noi sen venne
{{R|110}}Esercito d’eroi a far battaglia,
E v’era Nestihèn con man possente.
V’era Kelbàd. Chi ritornò superstite,
Così tornò, che lagrimar pel suo
Petto dovrassi e la cervice. Lascia
{{R|115}}Rùstem soltanto, e non vegg’io chi meco
Possa lottar fra quanti cavalieri
Irania conta, — S’allegrò di lui
Khusrèv di pura fede; anche il lodava,
Benedicendo, assai. Un cibo ei presero
{{R|120}}Di ciò che ritrovâr, poi s’affrettarono
Per passi aperti ed inaccessi lochi.
:Quando giunser piangenti ed affocati,
Feriti al petto, di Turania i prodi
À Pìran battaglier, grave uno sdegno
{{R|125}}Ne avea costui. Disse a Kelbàd: Nascosta
Non rimarrà la portentosa cosa!
Con Ghev che feste voi? dov’è frattanto
Khusrèv?... Narrami tu veracemente
Lo strano caso come avvenne. — Disse
{{R|130}}Kelbàd allor: Se innanzi a te la lingua
Sciogliessi, duce mio, ciò che pur fece
Ghev animoso a’ prodi tuoi gagliardi
Per raccontar, di campi di battaglie
Stanco sarebbe il tuo gran cor. Ben molte
{{R|135}}Fiate in campo mi vedesti, ancora
</poem><noinclude></noinclude>
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2026-09-07T09:06:21Z
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proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 30 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|100}}Dinanzi a Ghev ch’eretta avea la fronte,
Sostegno degli eroi, tutti fuggirono
Di Turania i valenti. Eran feriti,
Eran disfatti, e ritornaron tutti
Da Pìran che cervice alta portava.
{{R|105}}A principe Khusrèv, tinte di sangue
Come leon le mani e l’ampio petto,
Venne quel forte e disse: O re, t’allegra,
Abbi virtude amica e la persona
E forte e lieta. Dietro a noi sen venne
{{R|110}}Esercito d’eroi a far battaglia,
E v’era Nestihèn con man possente.
V’era Kelbàd. Chi ritornò superstite,
Così tornò, che lagrimar pel suo
Petto dovrassi e la cervice. Lascia
{{R|115}}Rùstem soltanto, e non vegg’io chi meco
Possa lottar fra quanti cavalieri
Irania conta, — S’allegrò di lui
Khusrèv di pura fede; anche il lodava,
Benedicendo, assai. Un cibo ei presero
{{R|120}}Di ciò che ritrovâr, poi s’affrettarono
Per passi aperti ed inaccessi lochi.
:Quando giunser piangenti ed affocati,
Feriti al petto, di Turania i prodi
A Pìran battaglier, grave uno sdegno
{{R|125}}Ne avea costui. Disse a Kelbàd: Nascosta
Non rimarrà la portentosa cosa!
Con Ghev che feste voi? dov’è frattanto
Khusrèv?... Narrami tu veracemente
Lo strano caso come avvenne. — Disse
{{R|130}}Kelbàd allor: Se innanzi a te la lingua
Sciogliessi, duce mio, ciò che pur fece
Ghev animoso a’ prodi tuoi gagliardi
Per raccontar, di campi di battaglie
Stanco sarebbe il tuo gran cor. Ben molte
{{R|135}}Fiate in campo mi vedesti, ancora
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Candalua
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Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]]
3895672
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 67 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
:Un uom prudente, corridor veloce,
A re Kàvus mandò. Se alcun di noi.
Dir gli fe’, sovra l’arco, in questo piano.
Il legno innesta di volante freccia.
{{R|160}}Tal discordia sarà, quale soltanto
Vede e contempla per tutta la notte
Il regnante Afrasyàb quando fa sogni.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|X. Disputa di Gûderz e di Tûs.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 539-542).}}
<poem>
:Kàvus elle udì quelle parole oneste,
Tale invïò per far ricerca d’ambo
Gli eroi discordi. La regal presenza
Il messaggier lasciò, venne al cospetto
{{R|5}}Del maggior duce de le squadre e dissegli
Con un atto gentil: Saggio vegliardo,
Non mescer tu del latte entro la coppa
Micidïal veleno. Il ferro omai
Deponi e l’armi dal tuo fianco sciogli,
{{R|10}}Che non è bello si converta in danno
Di tue fatiche il frutto. Ecco!, ne vadano
Al cospetto regal, senza lor squadre,
Ambo gli eroi. — Gùderz ne andava allora,
E Tus con lui, appo l’iranio sire,
{{R|15}}E quivi a disputâr dinanzi al trono
Incominciâr. Così, Tus capitano
Di valorosi al re si volse e disse:
:Ove del trono suo, di sua corona
Stanco diventi un re, d’uopo è che resti
{{R|20}}Al figlio suo la signoria del mondo
E il trono de’ regnanti e la grandezza
E la corona. Ma, vivendo il figlio.
Perchè dovria l’imperïal diadema
Porsi in fronte il nepote, alto sedersi
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
Esti miei figli con due schiere elette
{{R|170}}Al confin d’Ardebìl, verso la terra
Ov’è il castello di Behmèn. La guerra
V’è tutto l’anno d’Ahrimàne, e quei
Che il fuoco adora, offese e danni assai
Da lui riceve, si che i sacerdoti
{{R|175}}Non osano abitarvi... A qual dei due
Col ferro il loco espugnerà, non io
Il regal seggio niegherò. — Quel detto
Tus e {{Ec|Gùderz, udir|Gùderz udir,|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/491}} di cui principio
Pose l’accorto prence. In suo consiglio
{{R|180}}Convennero ambedue, che niun più saggia
Parola disse allor. Così, col core
V’acconsentendo insiem, dalla presenza
Di quel sire di forti ei si levarono.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XI. La rocca di Behmen.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 542-547).}}
<poem>
:Co’ segni del Leon come levossi
Quest’almo sol, quando la notte il cielo
Giù dall’alto travolse, alla presenza
Del maggior sire della terra accorse
{{R|5}}Feribùrz e con seco ebbe l’illustre
Figlio di Nèvdher, Tus. Così dicea
A re Kàvus costui: Quando co’ miei
Reco alla pugna i timpani sonori
E gli elefanti e reco in mano mia
{{R|10}}Il vessillo di Kàveh, a’ miei nemici
In livido color volgo il rubino
De le lor gote. Or io da questa reggia
Imperïal partendomi all’Istante,
Le provvigioni adunerò, l’esercito
{{R|15}}Ordinerò. Vengami dietro allora
Feribùrz co’ timballi e col vessillo
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/80
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<poem>
Traballò il suolo del castello. Ratto,
Di Dio santo per cenno, alto un fragore
Da le mura levossi; oh! detto avresti
Ch’egli era tuono a primavera. Ancora
{{R|165}}Grido sorgea dall’orrida montagna
Con tetra notte, e si fea scuro il mondo
Qual viso d’Etiòpe. Ecco, non sole
Vedesi o luna o Pleiadi pel cielo;
Detto avrestù che nuvola era sorta
{{R|170}}Di color fosco, e buia è l’aria intorno
Qual di bieco leon la strozza è buia.
:Il suo bruno corsier spronava allora
Khusrèv, dicendo a’ prodi: Ora di freccie
Fate scendere d’alto sul castello
{{R|175}}Una pioggia; qual nube a primavera
Sian gli archi vostri. — Nuvola d’un tratto
Levossi che piovea gragnuola tetra,
Gragnuola, che da l’alto de le nuvole
Morte recava. Cadder molti Devi
{{R|180}}Da que’ dardi trafitti, e molti al fegato
Giacquer feriti e al suol travolti. Poi
Una luce balzò, sparvero a un tratto
L’ombre tutte, e la terra in ogni parte
Splendè qual bianca luna. Era cotesto
{{R|185}}Di Dio del nome e della imperïale
Gloria l’effetto, che levossi un vento
Di lieto augurio, e l’aria e de la terra
Parve rider la faccia. Ecco, al comando
Del nuovo re, partiano i Devi, e ratto
{{R|190}}La porta apparve del castel. Per essa
Entrava nel Castel, con quell’antico
Gùderz figlio a Keshvàd, il re de’ Persi.
Scoverse una città nell’ampia rocca
Con giardini e palestre, ermi palagi
{{R|195}}E case eccelse. Dove in pria splendea
Quella luce sovrana, onde le tenebre
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Disparver tutte, fe’ precetto il sire
Che sorgesse a toccar le fosche nuvole
Un edifizio a volta. Era di cinque
{{R|200}}E cinque lacci ancor l’ampiezza sua,
Tal la lunghezza. Eranvi nicchie attorno
Alte, arcüate, e alla metà del corso
D’un arabo destrier pari all’intorno
L’esterno giro. Vi recò, vi pose
{{R|205}}D’Azergashàsp la diva fiamma il prence.
Intorno vi sedeano i sacerdoti.
Gli astrologi ed i saggi. Ei fe’ dimora
Nell’inclita città fin che del Fuoco
Il nobil tempio di fragranze adorno
{{R|210}}Fosse e di tinte; ma d’un anno allora
Che il termine toccò, sue genti ei trasse,
Ordinò il carco e i forti in via ripose.
Poi che annunzio del re, di sua vittoria,
Di sua divina maestà, pervenne
{{R|215}}In suol d’Irania, si restò la gente
In meraviglia, da che tal grandezza
Ebbe raggiunta re Khusrèv e tanta
Gloria così. Tutti venìan raccolti
Letiziando, con doni a gittarsi,
{{R|220}}I prence al nuovo re; ma con drappello
D’armigeri che parve una montagna,
Vennegli incontro Feribùrz da Irania.
Appena il vide, e rapido discese
Dal suo destrier di rosea tinta; scese
{{R|225}}Di contro a lui quell’animoso prence
Dal suo bruno destrier. Così nel volto
Baciavalo il fratel del padre suo,
Feribùrz, e per lui ponea sul loco
Un trono tutto d’or. Sovra quel trono,
{{R|230}}Fulgido di turchesi, ei fea sederlo
E re benedicendo il salutava.
:Sedea così quell’inclito signore
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
{{R|95}}In ogni loco, qual giacea deserto,
I campi ei coltivò, libero fece
Da ogni dolor de’ sofferenti e miseri
Il cor dolente, e piovve da le nubi
Di primavera nuovo umor che tolse
{{R|100}}La rodente rubigine dal suolo,
E d’un dì la rancura. E il mondo intanto
Adorno andava di bellezza e franco
In sicurtà, poi che infrenato il braccio
A male oprar fu all’uom che d’Ahrimane
{{R|105}}Seguìa la legge. Da ogni terra allora
Messi vennero a lui, da ogni più illustre,
Da ogni prence, e non era a’ tempi suoi
Alcuno in terra di cui ratto il capo
Avvinto nel suo laccio ei non traesse.
{{R|110}}Pieno di fonti allor, di rivi d’acque
Si fece il mondo, e mente travagliosa
De’ sventurati allor posò. Ma questa
Terra adorna si fe’ qual paradiso,
Di re Khusrèv per grazia e per giustizia
{{R|115}}Ricca si fe’ di doni. Ei, come un giorno
E Fredùn e Gemshìd, fe’ adorno e bello
Il regal soglio. Non posò dall’opre
Mai di grazia e giustizia il nobil sire.
Poi che al Nimrùz, appo al duce de’ forti
{{R|120}}E del mondo splendor, novella giunse
Che seduto era omai l’inclito sire
Sul trono imperïal, l’orme stampando
Nell’alto cielo della sua grandezza,
Ragunò dall’intorno e da ogni parte
{{R|125}}I prodi suoi, perchè prestasse omaggio
Al re novello. Dal suo re n’andava
Il fortissimo eroe, con molta gioia,
Con tutta pompa, e ne venia con seco
Zal di Sam, di Nirèm, tutti venìèno
{{R|130}}I prenci di Kabùl, tutti con doni
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
{{R|95}}In ogni loco, qual giacea deserto,
I campi ei coltivò, libero fece
Da ogni dolor de’ sofferenti e miseri
Il cor dolente, e piovve da le nubi
Di primavera nuovo umor che tolse
{{R|100}}La rodente rubigine dal suolo,
E d’un dì la rancura. E il mondo intanto
Adorno andava di bellezza e franco
In sicurtà, poi che infrenato il braccio
A male oprar fu all’uom che d’Ahrimane
{{R|105}}Seguìa la legge. Da ogni terra allora
Messi vennero a lui, da ogni più illustre,
Da ogni prence, e non era a’ tempi suoi
Alcuno in terra di cui ratto il capo
Avvinto nel suo laccio ei non traesse.
{{R|110}}Pieno di fonti allor, di rivi d’acque
Si fece il mondo, e mente travagliosa
De’ sventurati allor posò. Ma questa
Terra adorna si fe’ qual paradiso,
Di re Khusrèv per grazia e per giustizia
{{R|115}}Ricca si fe’ di doni. Ei, come un giorno
E Fredùn e Gemshìd, fe’ adorno e bello
Il regal soglio. Non posò dall’opre
Mai di grazia e giustizia il nobil sire.
Poi che al Nimrùz, appo al duce de’ forti
{{R|120}}E del mondo splendor, novella giunse
Che seduto era omai l’inclito sire
Sul trono imperïal, l’orme stampando
Nell’alto cielo della sua grandezza,
Ragunò dall’intorno e da ogni parte
{{R|125}}I prodi suoi, perchè prestasse omaggio
Al re novello. Dal suo re n’andava
Il fortissimo eroe, con molta gioia,
Con tutta pompa, e ne venia con seco
Zal di Sam, di Nirèm, tutti venièno
{{R|130}}I prenci di Kabùl, tutti con doni
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<poem>
Ed in meno ed in più, stuolo, onde il campo
Come d’ebano scheggia intenebrava,
E a le fiere stordìan gli orecchi, intenti,
De’ timballi al fragor. L’inclita schiera
{{R|135}}Iva dinanzi e dietro a quel gagliardo
Rùstem guerrier la vïoletta in alto
Sua bandiera splendea. Preser la via
D’Irania alla città. Quando ne giunse
Novella al sire, per l’annunzio lieto
{{R|140}}Il cor suo giubilò. Si volse e disse
Al messaggier: T’allegra! Educatore
Ei fu del padre mio. Del valor suo
Son manifesti per la terra i segni.
:E comandò che con timballi e trombe
{{R|145}}Uscissero da lui Gùderz antico
E Tus e Ghev. Movean questi gagliardi,
Rùstem ad incontrar, di terra in terra;
Avean bandiere, avean timballi. A lui
Moveano incontro pel cammin di due
{{R|150}}Stazioni così tanti guerrieri
E tanti prenci e tanti eroi. Ma ratto
Che si mostrò di Rùstem valoroso
Il vessillo e poggiava un negro turbo
Di polve fino al sol da quella schiera,
{{R|155}}Gioioso un grido si levò con suoni
Di timballi e di trombe e corser fuori
Dal loco medio de le squadre, innanzi
A Rùstem prode, fortissimo eroe,
Ghev e Gùderz e Tus. Lui benedissero
{{R|160}}Con molta gioia, e lui stringeva al petto
Ciascun de’ tre, mentre del re sovrano
Tutti inchiedea quell’inclito guerriero,
Vincitor di leoni. I prenci allora,
Da Rùstem appo Zal, di Sam progenie,
{{R|165}}Venìan tutti, venìan lieti in lor brame.
Aperto il core, e volgendosi all’inclito
Feramùrz, prendean gioia in rivederlo.
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Ripiglierete ancor la guerra antica,
Opera date ancor, di leopardi
Il costume assumendo. A me tal cura
{{R|250}}Prima sarà; si faran piani i monti
All’assalto de’ forti. Or voi d’Irania
Non serbate alle cene il vostro core,
Ma di Turania a le tenzoni tutto
Date lo spirto. Rapirò a Turania
{{R|255}}Corona e seggio, e d’ora in poi nessuno
Prence dirà il suo re. Ecco, alle vesti
Questo a quel raccogliete i lembi sciolti,
Di Dio vincente per comando; e quello
Che pur si spargerà, sangue di eroi,
{{R|260}}Resti dell’uomo tracotante a carco;
Ei colpevol ne sia! Che se di questa
Eletta schiera alcun cadrà, suo loco
Sarà nel ciel superno. Or voi qual cosa
Direte a me? qual mai date risposta
{{R|265}}Al vostro prence?... Deh! per tutti voi
Buono un consiglio qui si ponga. Voi
Chiaro intendeste che alle offese primo
Veramente egli fu, sì che la pena
Di tanto mal posar non dee. Se giusto
{{R|270}}È il mio dir, per la via qual vi addimostro,
Deh! camminate, e se non è, l’errore
Da quest’anima mia toglier vi piaccia!
:Apprestaronsi i grandi alla risposta
E del cor nell’affanno in piè levaronsi
{{R|275}}Dicendo: O re, t’abbi gioioso il core,
Libero sempre da ogni tristo affanno
Il cor ti serba! Noi slam qui con l’alma
E la persona a te dinanzi. Tue
Son cose inver la gioia nostra e il pianto,
{{R|280}}Grandezza ed umil grado. Anche nascemmo,
Per morir, da la madre, e servi tuoi,
Ben che liberi nati, al tuo cospetto
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/111
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<poem>
Tutto s’allieta esercito d’Irania
{{R|420}}Con la sede regal! Vedi qual sia
Stuol d’armigeri all’uopo, ed ogni forte,
Inclito in armi, fra gli eroi ti scegli.
Di quella terra ch’è alla tua congiunta.
Ben si conviene che a te venga tutto
{{R|425}}L’onor pel valor tuo. Forte una schiera
Tu affida a Feramùrz, quanti son d’uopo
Armigeri guerrieri, e tu comanda
Ch’ei l’armi cinga per tal guerra. Un prode
Inclito e grande egli è davver. S’inizii
{{R|430}}Per la sua man la glorïosa impresa
Da Khergàh fino all’India e fino ai lochi
Di Kashmìr, alla terra ove hanno stanza
I tristi maghi. Penetri la strozza
D’alligatori la sua punta! — Quando
{{R|435}}Rùstem ciò intese da Khusrèv, quel core
Tutto si ravvivò sì come rosa
Dentro a un giardino. Assai gli benedisse
Dicendo: All’alma tua congiunta sempre
Saviezza sia! Felice il trono tuo,
{{R|440}}La tua corona! Questo ciel rotante
A te serva fedel! — Khusrèv allora
Fe’ cenno al maggiordomo. Or tu mi reca,
Disse, la mensa. — E recò vino e musici
E cantori invitossi. A quelle voci
{{R|445}}Vinto restava da stupor quel core.
:Ma quando si levò su le montagne
Fulgido il sol, quando stanchezza venne
Dal lungo canto a musici e cantori,
Dall’ostello regal levossi un fremito
{{R|450}}Di timballi e ordinaronsi dintorno
Al palagio regal tutti i guerrieri.
Furono avvinti d’elefanti al dorso
I timpani di bronzo, e ratto un suono
Di trombe alto salì. Sovra la schiena
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Ma «Domani!» non dir. Che sai domani
Qual cosa a te verrà? Nè di tesori,
Fin che giovane se’, dêi far l’acquisto,
Nè affliggerai chi di dolor cagione
{{R|675}}A te non fu. Non affidarti a questa
Vana dimora; ell’è negra talvolta,
Chiara tal’altra, che restar pur dee
Nome illustre di te, pur che non serbi
Cruccioso il cor pel mondo. Ecco, trapassano
{{R|680}}I dì per me, per te; questo rotante
Ciel ti conta il respiro. Oh! possa lieto
Esser sempre il cor tuo, forte e robusto
Il corpo tuo! Qual cosa al terzo loco
T’é d’uopo, vedi omai. Di te si piaccia
{{R|685}}Iddio signor, sì che a’ nemici tuoi
Resti pieno di duol nel petto il core.
:Come il consiglio del novello sire
Ebbe inteso l’eroe, dal suo veloce
Destrier discese al suol. Baciò la terra
{{R|690}}E rese omaggio e si rivolse poi
Alla lontana via. Ma benedisse
Al giovin prence assai: Qual nuova luna,
Tu in augumento sii! — Due parasanghe
Rùstem l’accompagnò, che si spezzava
{{R|695}}Per sua partenza quel gran cor. Consigli
Molti gli diede e ammonimenti assai:
:Inclito figlio mio che ami la pugna.
L’alma d’alcun senza ragion palese
Non rattristar. Sviarti per la lode,
{{R|700}}A te, bello non è. Ma dove sia
Un forte che d’onor senta la brama,
Rapido un messaggier gl’invia cortese,
E primamente sian parole oneste
E dolci quelle tue, per tua giustizia,
{{R|705}}Per tuo studio così tieni te stesso
D’ogni difetto immune. E quando mai
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<poem>
:Dal palafreno il giovinetto sire
Giù si balzava e con alma serena
{{R|105}}Sovra una rupe si sedea. Guerriero,
A Behràm disse allor, che la cervice
Alta sollevi, principe alla terra,
Vigile, in guerra leonino core,
Se vivo il padre mio questi occhi miei
{{R|110}}Giugnessero a veder, maggior letizia
Questi occhi non avrian, ch’io qui ti vedo
Lieto e d’alma serena e saggio e forte,
Di cor veggente. Per tal cosa a questa
Cima salii della montagna, ond’io
{{R|115}}Chieder potessi quali dell’irania
Schiera i più illustri, quale il condottiero
Io ben sapessi, quale entro la pugna
Ha maggior grido. Or io, sì come è dato,
Festa celebrerò nel mio castello,
{{R|120}}Onde con lieto cor del maggior duce
Possa il volto mirar. Di molte e varie
Cose doni farò, in copia grande,
Con spade e clave e fulgide cinture
E palafreni. Allor, per sette giorni
{{R|125}}In festa e gaudio, esalterei me stesso
I forti in rimirar. Ma poi, dinanzi
All’esercito iranio, in fiero incesso.
In Turania n’andrò, col cor trafitto,
A dimandar la mia vendetta. Io pure
{{R|130}}Questa vendetta di cercar son degno;
Nella battaglia, ritto in su gli arcioni,
Fuoco ardente son io... Ma intanto è bello
Che il duce tuo tu prieghi onde con alma
Serena venga alla montagna. Noi
{{R|135}}Per sette dì qui ci staremo, e cose
Molte e diverse in meno e in più da noi
Si tratteranno. Al giorno ottavo, al tempo
Che leverassi fremito di timpani
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Stridendo gli toccar l’omero eretto
Nel ripiegarsi; quella freccia acuta
Di Ghev al palafren ficcò nel petto,
{{R|60}}E Ghev giù ne balzò per ritornarsi
Al campo iranio. Allor, da la ventosa
Montagna del Sipèd levossi un grido,
E di Ghev si turbò la corrucciata
Mente allo scherno che il colpìa. Gli vennero
{{R|65}}Tutti incontro gli eroi. Grazia gli è questa,
Diceano elli, di Dio, prence animoso,
Che ferito è il destrier, ma tu ferito
Non ci sei qui. Deh! che potea diverso
Esito aver la grave cosa, e tu
{{R|70}}Prigioniero non sei. — Ne venne al padre
Bìzhen ancor, uom leonino, e molte
Parole disse della pugna: Oh! padre,
Vincitor di leoni, eroe gagliardo.
Cui non resiste un elefante in giostra,
{{R|75}}Come veder potè le spalle tue
Un cavaliero? Eppur, questa tua destra
L’anima fu de le battaglie!... A mano
Col destrier cui feria l’uom di Turania,
Qui ti rendesti conturbato, quale
{{R|80}}Ebbro dal vin. — Rispose Ghev: Trafitto
Poi che fu il mio destrier, ratto da lui
Mi trassi a dietro. Ma inesperto e folle
Veramente sei tu, nè ben conosci
Di singoiar tenzon leggi e costumi.
:{{R|85}}Dure e severe altre parole aggiunse,
E Bìzhen che vedea quel corrucciato.
Le spalle gli voltò. Ghev dello scherno
Forte sdegnossi e d’una sferza al capo
Il giovane colpì. Da’ tuoi maestri,
{{R|90}}Disse, appreso non hai che anche in battaglia
Alto vuoisi consiglio? Oh! tu non hai
Mente o cerèbro; mai non sia che alcuno
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Figlio si allevi a te simil! — Crucciossi
Al rabbuffo del padre il giovinetto
{{R|95}}E giurava per Dio che ne sostenta,
Così, così: Non torrò mai dal dorso
Del mio veloce palafren la sella,
O morirò, Zeràspe vendicando.
:Di là sen venne con rigonfio il core
{{R|100}}D’alto dolor, la mente d’un pensiero
Tumida di vendetta, al suo fedele
Gustehèm. Dammi tu fra’ tuoi destrieri,
Gli disse, un palafren che mi sostenga
E salga acconcio la montagna, ond’io
{{R|105}}Mi vesta l’armi e chiaro si discerna
Un uom dall’altro. — Gustehèm gli disse;
:Ragion non è cotesta, e la montagna
Per cagion folle tu salir non dèi.
Venne un turanio su l’aerea cima
{{R|110}}Di questo monte e miranlo dal basso
Le schiere tutte. Ma se d’uopo è a noi
Travalicar quel loco, è di montagne
Piena la terra e di convalli assai
E di pianure. A me due palafreni,
{{R|115}}Atti a portar guerresco usbergo, in questo
Campo restâr; ma se il turanio un d’essi
Mi uccide, un altro che il pareggi in quella
Sua forza e nell’incesso e nell’altezza,
Non troverò più mai. Zeràspe illustre,
{{R|120}}Revnìz e il duce nostro che pur nulla
Stima la terra e il suo poter, quel tuo
Padre gagliardo che leoni agresti
Atterra e al ciel che sovra lui si muove,
Gli occhi non degna sollevar, tornarono
{{R|125}}Dal turanio guerrier tutti col core
Tumido di dolor. Non osa alcuno
Co’ monti contrastar, se pur non sono
D’aquile o d’avoltoi l’ali già pronte.
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
:{{R|40}}Non t’aftrettar, dicea Ghev animoso
A Bizhen suo, nell’orrida battaglia
Con tal leone truculento. Oh! mai
Non avvenga per te che l’aspro assalto
Fuggir ne debba, onde per tal battaglia
{{R|45}}Doloroso tu renda il viver mio!
Egli è davver qual leon fero; il campo
Del suo ricetto è il loco, ed ei non cerca
Qual preda sua se non un forte in guerra.
:E Bizhen rispondea: Deh! per cotesto,
{{R|50}}Nella presenza del mio re, non farmi
Onta e vergogna. Dammi a questo assalto
Di Siyavìsh l’usbergo, indi richiedi
Ch’io pure atterri leopardi in caccia.
:E Ghev allora di gran cor gli diede
{{R|55}}Quella corazza e Bizhen la ricinse
Con molti nodi. A un corridor veloce
Balzò in arcioni e con gran vampo scese,
Un’asta in pugno, alla pianura. Un cervo
Ucciso aveva Pelashàn; le carni
{{R|60}}Sopra un vivido fuoco erano apposte
A rosolarsi, ed ei se ne cibava
E il suo destrier correa per la campagna
Al pascolo, disciolto. Al braccio avea
L’arco sospeso Pelashàn. Ma quando
{{R|65}}Il destrier suo di Bizhen il destriero
Scorse da lungi, alto nitrendo corse;
Indi intese l’eroe che un cavaliero
Venia, già pronto a contrastar con lui.
:Alto diè un grido Pelashàn di contro
{{R|70}}A Bìzhen che venia. Quell’uom, di Devi
E di leoni domator, dicea:
:Apertamente dimmi tu qual nome
È il tuo. Davver! che la tua stella amica
Di te in ciel piangerà! — Bizhen son io.
{{R|75}}Dissogli il prode, ne’ guerreschi assalti
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Ei fu che m’inviò, servo gli sono
Al fianco, addetto. Ma perch’io ti mostri
La via lontana fino al loco ov’ei
{{R|45}}Placido sta, non trucidarmi. — Oh!, disse
Behràm, Tezhàv al mio paraggio, intendi,
È quale un bue dinanzi a leon fero!
:Miseramente col pugnal la testa
Gli recise ed al culmine di quella
{{R|50}}Sella regal l’avvinse. Ei la recava
Così nel campo e gittavala in turpe
Guisa lungi da sè; prence non era
Kebùdeh o cavalier. Levossi intanto
Cantar d’allodolette al ciel sereno,
{{R|55}}Cantar di galli, ed a Tezhàv ritorno
Kebùdeh anche non fea. Per lui si dolse
Dell’uom pugnace il cor. Chiaro s’avvide
Che mal tocco l’avea, sì che i suoi prodi,
Quanti erano con lui, raccolse tutti
{{R|60}}E da quel loco rapido li trasse.
:Ratto che il sole gli stendardi fulgidi
Levò sul campo e da’ suoi raggi il lembo
Estremo de la notte all’ombre scese,
Con l’esercito suo principe venne
{{R|65}}D’armigeri Tezhàv. Da le vedette
Grido si mosse ver l’iranio campo.
Ecco!, si disse, di Turania giunse
Per guerra far stuolo d’eroi; n’è duce
Un fero drago ed ha un vessillo in pugno.
:{{R|70}}De’ prenci alteri gli venia dinanzi
Ghev, ed alquanti andarono con lui
De’ più gagliardi ancor. Movendo l’ira,
Di suo nome il chiedea, di questa foggia
Gli favellava: O di battaglie amante,
{{R|75}}Così dunque a pugnar qui se’ venuto
Con tanti eroi? Allegramente vieni
D’alligatori in fra gli artigli! — Ardito
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Dentro a que’ nodi caddero impigliate
Le teste, e si fornìa di palafreni
{{R|260}}Quell’ampio stuol. Di Tezhàv nel castello,
Con molt’ira nel cor, con molto vampo,
Albergaron d’Irania i cavalieri.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XV. Battaglia di Peshen.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 598-602).}}
<poem>
:Tezhàv allor, con occhi pien di lagrime.
Oppresso di dolor, poi che daccanto
Sen venne ad Afrasyàb, così dicea:
:Giunse Tus condottier, seco menando
{{R|5}}Ampio stuolo d’eroi con trombe e timpani.
Aspra tenzone contro all’uom preclaro
Io m’apprestava, ma, dell’opra al fine,
O re, mi ritornai. Di molti e molti
Eroi giù nella polve i capi sfatti
{{R|10}}Caddero allor, la casa mia distrutta,
Schiavi i famigli miei. Al loco suo
Il Castel più non è; non la frontiera,
Non i destrieri miei, non d’abitarvi
Degna è la terra. Alle pascenti mandre
{{R|15}}Venner dal mio castello i forsennati,
E quanti palafreni eranvi sciolti,
Menâr con sè. Con molto duolo, a terra
Di Pelashàn, di molti eroi famosi,
La testa cadde. E quei, ne’ vasti campi.
{{R|20}}Vasto incendio destar, le mandre, i greggi
Scompigliando fra loro e distruggendo.
:Come Afrasyàb quelle parole intese,
Forte crucciossi, ma di suo riparo
Pose principio. Il nobile signore
{{R|25}}A Pìran, figlio dell’antico Vèsah,
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
Stavasi in fronte a quel figliuol di prenci
Una corona in fulgidi rubini,
{{R|295}}In perle e gemme splendïenti e vaghe.
Or, se giunge in poter d’esti nemici
Del giovinetto re l’aurea corona,
Vergogna ne avrem noi. Ma s’io da questo
Loco di pugna m’allontano, grave
{{R|300}}Sarà iattura nello stuol d’Irania.
Pur non è bello che, del fiero assalto
Negli ordini, in poter del rio nemico
Venga il serto d’un re, sì che vergogna
A vergogne s’aggiunga, e per tal serto
{{R|305}}E per la morte di Revnìz ancora.
:Avvenne sì che le parole intese
Pìran gagliardo, condottier che eretta
Avea la fronte. Oh sì!, novellamente
La pugna s’ingaggiò d’ambo gli eserciti
{{R|310}}Per l’inclita corona. E furon molti
Gli uccisi d’ambedue le avverse squadre,
Quando agl’Irani in giù precipitava
La sorte lieta. Qual leone in giostra,
Prence Behràm balzava allor, movendo
{{R|315}}Aspro un assalto con la lancia in resta
Al turanico stuol. Dell’asta sua
Con la punta ei levò quella corona
Dal suol calpesto e meraviglia n’ebbe
E questa schiera e quella. Oh! giubilarono
{{R|320}}Gl’Irani tutti, che il novello serto
Ripreso avea Behràm! Così, gli sdegni
Rinfocolando ad ora ad or, tremendi
Colpi sul capo si sferrar l’un l’altro,
Così l’assalto perdurò, la tenebra
{{R|325}}Fin che sorvenne della notte e gli occhi
Per l’ombra che venìa, si fecer torbidi.
Ma intanto erano otto ai Guderzidi
I superstiti soli; in quell’orrendo
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
{{R|165}}Vincitor di leoni, egli è davvero,
Tal gli rispose; e tutto degli Irani
Si fa per lui più splendido l’esercito.
:Pìran disse a Ruyìn: Lèvati; loco
Behràm non ha di scampo. Oh! se tu vivo
{{R|170}}In tua mano il trarrai, per sempre il fato
Da tanta guerra cesserà. Ti prendi
Fra questi eroi quali più a te son d’uopo,
Che amante di battaglie, inclito in guerra,
Veramente è colui. — Ruyìn che intese,
{{R|175}}Venne correndo, e niun pensiero è in lui
Che non fosse pensier del suo nemico.
:Behràm il vide, e ratto una mortale
Pioggia di dardi, come nembo, d’alto
Gli rovesciò sul capo. Egli sedea,
{{R|180}}Behràm leone, sovra un alto cumulo,
Protesa al capo la sua targa, in atto
Di fermo cor. Ma poi che una ferita
Ebbe Ruyìn da una sua freccia, il piede,
La man de’ prodi si sfiacchì. Ne vennero
{{R|185}}In lor viltade al capitano, vennero
Foschi nell’alma e corrucciosi. Oh!, dissero,
Come costui non scende in giostra alcuno,
In acque alligator noi non vedemmo
Sì belligero mai! — Come ciò intese,
{{R|190}}Pìran dolente fu d’assai. Tremava
Sì come foglia d’albero vetusto,
E ratto al suo destrier balzava in sella,
Veloce al corso, e ne venìan con lui
Molti guerrieri bellicosi. Al loco
{{R|195}}Venuto di Behràm, Famoso eroe,
Dissegli, a che la sanguinosa pugna
A piè qui festi? Allor che in pria venisti
In turanico suol con quell’illustre
Siyavìsh, ben più accorto ed avveduto
{{R|200}}E prudente eri tu. Ma si conviene
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
O fratel mio! — Tezhàv il supplicava,
Per sua uccisïon grazia chiedea,
{{R|105}}Iva dicendo: Cosa, ch’era d’uopo
Accadesse, ora accadde. E quale è fruito
Dal troncar con la spada il capo mio?
:E al suol gittossi avvoltolato e questo
Grido fece a Behràm: Deh!, generoso,
{{R|110}}Addetto servo dell’anima tua
Io sarò, sul sepolcro in che tu posi,
Adorazion farò! — A Ghev allora
Prence Behràm dicea: Chiunque nasce,
E forza che morrà. Ma se per lui
{{R|115}}Danno mi giunse alla persona, ancora
Della morte gustar non dee l’angoscia.
E tu, soggiunse, perchè in terra poi
Di me ricordo anche egli faccia, il reo
Capo non gli troncar. — Ma quel fratello
{{R|120}}Vedea trafitto il fratel suo, vedea
Tezhàv malvagio nelle sue ritorte,
E levò un grido. Per la barba ei prese
Tezhàv d’un tratto, e come a lodoletta
La testa gli spiccò dalla persona.
{{R|125}}Pianse un pianto di duol dagli occhi suoi
Behràm allor, meravigliando assai
Del ciel per l’opra e levò un grido e disse:
:Chi vide mai tal meraviglia o ascosa
O manifesta? S’io qualcuno uccido
{{R|130}}O se a me innanzi uccidi tu, gli è sempre
O un congiunto o un fratel che ucciso cade! —
Disse, e l’alma rendea Behràm gagliardo.
:Di cotal foggia è la natura e l’opra
Di nostra vita; e chi afferrar le redini
{{R|135}}Vuol di grandezza, per che sangue spargasi
Dee la mano apprestar fin dal principio,
Sia ch’egli uccida, sia che in suo dolore
L’uccidan altri. Oh! fin che puoi, d’attorno
Ai doni di quaggiù non aggirarti!
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
A estremo danno abbandonarci allora
{{R|100}}Che Iddio santo ne aita e ne dà forza?
Ma tu non ti gittar ne la battaglia
Primo degli altri; sui nemici eroi
Impeto ben faran gli ardimentosi
Di nostra parte. Ma, perchè sinistro
{{R|105}}Non t’incolga il destin, non avanzarti,
Non ti gittar poco avveduto incontro
Al turanico stuol. Resta nel mezzo
Di nostre file col vessil di Kàveh,
Rimani al loco tuo, stretta nel pugno
{{R|110}}La spada azzurra. Da man destra vengano
E Ghev e Bìzhen, e custode sia
Gustehemme a sinistra. Innanzi a tutti
Vada Ruhàm, vada Shedùsh e vada
Guràzeh battaglier che per accolta
{{R|115}}Ira la schiuma ha su le labbra. E s’io
Cadrò trafitto in questo campo, al sire
D’Irania tu rimena 1 prodi suoi,
Che più d’ogni rimprovero m’è illustre
La morte in campo. De’ maligni intorno
{{R|120}}Odonsi ovunque le triste parole.
:Così d’affanno e di dolor quest’ampia
Terra è ripiena; e tu grandezza umana,
Fin che t’è dato, non ambir. Chè danno
Ti mena ratto l’incremento suo,
{{R|125}}Nè t’accresce di vita un solo istante.
:Squillar di trombe un’altra volta sorse,
Un’altra volta di sonagli e crotali
D’India. De’ cavalier pugnaci al grido,
Al lampeggiar de le fulminee spade.
{{R|130}}Delle scuri al colpir, di tante punte,
Di tante clave e giavellotti e dardi
All’assiduo cader, tutta la terra
A scompiglio ne andò qual mar di negra
Pece bogliente. E la pianura intanto
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Temerario tuo dir! Possa nel mondo
Non esser tale come te fra i prenci,
Incliti in guerra, che tu sol con falsi
{{R|355}}Giuramenti alla sua fatal caduta
L’infelice traesti; or pel suo sangue
Scompigli il mondo e lo deserti. In questa
Turania terra, sol per tua cagione,
Siyavìsh rimanea; quindi ne venne,
{{R|360}}Tristo retaggio, a tutti noi la rea
Guerra e l’odio perenne. Oh! sventurato
Nobil prence animoso!, onde all’aspetto
Avean gioia gli umani... Oh! ma gli arnesi,
Gl’inganni tuoi, le tue menzogne, o tristo,
{{R|365}}Uom non vincon di senno. A magic’arti
Festi ricorso, a incantamenti ancora;
Noi, dell’opera al fine, il sangue tuo
Qui spargeremo. Fu scarsezza, il sai?,
Di pastura a’ giumenti al fatal campo,
{{R|370}}Noi perciò qui traemmo i nostri eroi
D’Hamàven a le cime. E giunse intanto
Novella nostra al sir d’Irania. Ei tosto
Verrà co’ prenci suoi, che già dintorno
Assembraronsi a lui quanti più illustri
{{R|375}}Conta sua gente, Destàn battagliero
E Rùstem valoroso; e allor che in via
Veracemente sarà sceso in moto
Il signor nostro, vedrai tu che nulla
Io lascierò, nella turania terra.
{{R|380}}Non virgulto, non erba. Opre vedrai,
Poi che venisti, di gagliardi. Tempo,
Non è agli inganni, e non è dì alle insidie.
:Pìran, tosto che udì, da tutte parti
Mandò drappelli e rapido la via
{{R|385}}Chiuse del monte; e l’oste da ogni parte
Si fe’ innanzi qual monte, e di quel monte,
A schiere a schiere, tutte le deserte
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
:Colpi s’udian di risonanti clave
{{R|120}}E di timballi e lungamente al campo
Tus e Ghev si tenean. Ma Gustehemme,
Fra l’armi un lioncel, Shedùsh gagliardo
Dissero allor: Lunga tenzon cotesta
Del nostro duce! — Anche Guràzeh al giovane
{{R|125}}Bìzhen si volse e ripetè: Ben lunga
È la tenzon del duce nostro! — Allora
Di Tus dal campo ritornò la voce.
Come d’ebano scheggia è negro il suolo
E tenebroso il ciel, ma tutti in volta
{{R|130}}Partirono a quel grido i forti Irani.
In ogni loco era di sangue un rio
Pel vasto campo, e quei divenner tosto
Del duce a tergo. Fieramente allora
Brandirono le clave poderose
{{R|135}}E Tus grido levò qual suon di timpano,
Che s’accorse venir gente alleata.
Fùr disciolte le briglie e s’aggravarono
Col piè le staffe. Oh! chi potea discernere
Lochi alti o bassi? Allor, come leoni.
{{R|140}}Di Bìzhen alla voce ardito e fiero,
Furon Ghev e Ruhàm. Diero un assalto
Fin che proruppe il dì. Quando sul monte
Apparve il sole che del mondo è luce,
I prodi Irani richiamâr le schiere
{{R|145}}Da la battaglia e rimenâr l’esercito
Alla montagna ed a le roccie sue.
:Principe Tus diceva ai forti: Io tanta
Virtù guerriera quale in voi scoversi
Dal tramonto del sol fino a quell’ora
{{R|150}}Che suonano timballi, non udii
Dai prodi ricordar. Possa dai prodi
Sempre lungi restar di sorte avversa
Occhio maligno, e in festa si rivolti
Al suo finir la dolorosa pugna!
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
:Colpi s’udìan di risonanti clave
{{R|120}}E di timballi e lungamente al campo
Tus e Ghev si tenean. Ma Gustehemme,
Fra l’armi un lioncel, Shedùsh gagliardo
Dissero allor: Lunga tenzon cotesta
Del nostro duce! — Anche Guràzeh al giovane
{{R|125}}Bìzhen si volse e ripetè: Ben lunga
È la tenzon del duce nostro! — Allora
Di Tus dal campo ritornò la voce.
Come d’ebano scheggia è negro il suolo
E tenebroso il ciel, ma tutti in volta
{{R|130}}Partirono a quel grido i forti Irani.
In ogni loco era di sangue un rio
Pel vasto campo, e quei divenner tosto
Del duce a tergo. Fieramente allora
Brandirono le clave poderose
{{R|135}}E Tus grido levò qual suon di timpano,
Che s’accorse venir gente alleata.
Fùr disciolte le briglie e s’aggravarono
Col piè le staffe. Oh! chi potea discernere
Lochi alti o bassi? Allor, come leoni.
{{R|140}}Di Bìzhen alla voce ardito e fiero,
Furon Ghev e Ruhàm. Diero un assalto
Fin che proruppe il dì. Quando sul monte
Apparve il sole che del mondo è luce,
I prodi Irani richiamâr le schiere
{{R|145}}Da la battaglia e rimenâr l’esercito
Alla montagna ed a le roccie sue.
:Principe Tus diceva ai forti: Io tanta
Virtù guerriera quale in voi scoversi
Dal tramonto del sol fino a quell’ora
{{R|150}}Che suonano timballi, non udii
Dai prodi ricordar. Possa dai prodi
Sempre lungi restar di sorte avversa
Occhio maligno, e in festa si rivolti
Al suo finir la dolorosa pugna!
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Il voto mio. Se il Giudice del cielo
Pone pel ferro al tempo nostro il fine,
{{R|100}}In la parte che Iddio segnar ci volle,
Non è augumento, non difetto. E tu
Stolte non gittar via parole attorno.
Morte è più dolce con un nome illustre
Che viver qui con lo spavento in core
{{R|105}}E in tal periglio. — In questi detti, a cui
Diè principio il buon duce, insieme tutti
Convennero d’Irania i valorosi.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XII. Soccorsi di Afrâsyâb.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 654-657).}}
<poem>
:Poi che dal Cancro pose fuor l’artiglio
Questo fulgido sol squarciando il bruno
Vel de la notte, a Pìran dal regnante
Afrasyàb se ne venne un messaggiero.
:{{R|5}}Vien da ogni parte, disse, ampia una schiera
Qual con la polve sua di Cina il fiume
Render potrìa pari a deserto campo.
Della pugna nel dì. Da quella parte.
Di là del fiume, un gran signor si avanza,
{{R|10}}Cui fe’ lodi Afrasyàb. Qual è di cento
Indomiti lïoni la possanza
Egli ha ne la persona; ei la cervice
Degli elefanti ardimentosi atterra,
Di cipresso ha statura ed ha l’aspetto
{{R|15}}Di luna, vincitor del mondo intero,
Tale che per lui sol trono e corona
Acquistano bellezza. Inclito sire
Anche è di forti che hanno eretto il capo;
Kamùs il nome {{Ec|tuo|suo|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/491}}. Costui d’un tratto
{{R|20}}Di Gùderz e di Tus le triste voglie
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/299
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<poem>
Si volse allora a’ prodi suoi. Scacciate
{{R|130}}Ogni tristo pensier, disse, dal core,
prodi amici. Per due giorni ancora
Poniamci sotto alle fatiche, a l’alte
Cime d’Hamàven rivolgendo gli occhi.
Non convien che la notte all’improvviso
{{R|135}}Fuggan gl’Irani da coteste rupi
E dall’aspra montagna, or che ben tosto
Il monte e il pian, la valle e la riviera
E la deserta via saranno ingombre
Dall’ardue insegne de’ venienti eroi.
:{{R|140}}Pìran che giunse a lor, vide quel piano,
Vide la valle tutta ingombra intorno
Dal piè ferrato de’ cavalli. Piena
Di padiglioni e di recinti ovunque
È la campagna, e levansi dintorno
{{R|145}}Or rossi or gialli, or violetti o azzurri;
E dentro ogni ricinto è una bandiera
Di cinese broccato e di lucente
Drappo di seta. Ei si meravigliava
E stupor gli venia per tanta impresa,
{{R|150}}Molti pensieri ei concepì nel core:
:O il paradiso è ben cotesto, o un’aula
Di convito regal. Questa è la volta
Del ciel sereno, o de la luna il cerchio.
:Appo il sire di Cina egli sen venne
{{R|155}}A piedi e il suol baciò. Lo strinse al petto
Di Cina il prence quando il vide, e assai
Meravigliò per la cervice e l’ampio
Seno di lui. E gli fe’ inchieste assai
E assai l’accarezzò, seduto il volle
{{R|160}}Sul suo trono. Ei gridava: Ah! ah! ch’io seggo
Lieto e d’alma serena accanto a un prode! —
Indi l’inchiese della irania gente
Chi serto avesse e chi suggel, qual fosse
Di fermo core e battaglier fra l’armi,
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Sua tenda egli apprestò. Detto tu avresti
Che un paradiso era quel loco eletto
Per tanti adornamenti e tanti fregi.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XIII. Scoperta delle vedette.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 657-663).}}
<poem>
:Del ciel la volta quando il sole ascese,
Gùderz e Tus aveano ingombro il core
E di pensieri e d’ansia. Oh! perchè mai,
Oh! perchè mai si tacciono tranquilli
{{R|5}}Oggi i Turani?... stanno a parlamento,
senza mente ei son pel vin fumoso.
Ma, sian tristi o sian lieti, io gran sospetto
Ho d’opre triste di nemico reo;
Che se alcun lor venia nell’aspra guerra
{{R|10}}Nuovo alleato, ben puoi farne stima
Che fato avverso noi raggiunse. Uccisi
D’Irania i prodi già ti raffigura,
tolti già li pensa a le battaglie,
Se in vita resteran. Venisse almeno
{{R|15}}Rùstem al campo, qui. Se no, gran danno
Dai Turani verrà, che non avremo
Onor di tomba qui, non sepoltura,
E il nostro capo calcherà col piede
Ogni giumento vil. — Ghev gli rispose:
:{{R|20}}Supremo duce al nostro re, qual cosa
T’avvenne mai che il vigile pensiero
Sembri smarrir?... Da rio pensier diversi
Erano i detti tuoi. Dio t’è propizio,
Fattor del mondo, e noi che gli siam servi,
{{R|25}}Molta semenza d’opere leggiadre
Sparsa abbiam per la terra. Anche per quella
Sorte amica del re, prence del mondo,
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
Non campo o villa, non regal dimora,
{{R|390}}Non castel, non armenti... Or, perchè mai
Dovrem tardar per tanti giorni ancora
E dolerci e affannarci inutilmente
E affliggerci così?... Ma voi frattanto
In questa notte non schiudete il varco
{{R|395}}Perchè dal campo contrastato in fuga
Vadan gl’Irani. Ma diman, la brezza
Allor che spirerà del nuovo giorno,
Ben converrà che in un sol gruppo innanzi
Lo stuol de’ nostri si sospinga. Un cumulo
{{R|400}}Dimani tu vedrai di pari altezza
Alla montagna, cumulo d’uccisi
Forti d’Irania, e tal, che d’ora innanzi,
Se non piangendo, nol potrà nessuno
Di quest’Irani contemplar da lungi.
:{{R|405}}Retto consiglio è sol cotesto, il sire
Di Cina rispondea. Come costui,
Ordinator di combattenti prodi
Non è qui in terra. — I prenci tutti al detto
Qual Kamùs avventò, sire animoso,
{{R|410}}Vincitor di leoni, acconsentirono;
Dissero, e si partîr. Tutta la notte
Furono intesi ad apprestar le squadre.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XIV. Arrivo di Ferîburz.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 663-667).}}
<poem>
:Come pei campi dell’azzurro cielo
Distese un padiglion dai veli fulgidi
Quest’almo sol, venne dall’alto loco
Della vedetta a Gùderz prence un grido:
:{{R|5}}Eroe di nostra gente, ampio uno stuolo
S’avanza e n’è vicino in la sua via.
Per l’atra polve il chiaro dì s’intenebra.
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
{{R|25}}Sire di forti un cavalier, qual brano
Di monte, viene, e cede il suol di sotto
Del suo destriero all’ugna. Egli ha una clava
Qual la testa d’un toro. È dietro a lui
Una falange, e lo precedon molti
{{R|30}}Astati cavalieri. Oh! se con quella
Clava all’omero il vedi e alla cervice,
Ben si convien che tu rimanga attonito!
:Principe Tus dal campo degli Irani
Le nuvole del ciel ferìa d’un suono
{{R|35}}Di timpani. Ma quando il chiaro annunzio
Della vedetta udì, d’alma serena
Fecesi e giubilò sì che ne venne
Al figlio di Keshvàd, Gùderz antico,
E rapido per esso un cavaliero
{{R|40}}A Feribùrz ne andò. Scesero in giostra
I Turani, ei dicea. Schierarsi i forti
De’ lor drappelli, avanzan già nel piano.
Qual cosa più s’addice a tua natura,
Tu farai, signor mio, che tu se’ prence
{{R|45}}E regna il padre tuo. L’eroe fortissimo
Giunse pel suo sentier. Di questo campo
L’estremo lembo toccherà in brev’ora.
:E Feribùrz co’ suoi, prence gagliardo,
Accorse e a Tus e a Ghev si ricongiunse.
{{R|50}}Ordinaron l’esercito guerriero
Alla montagna e sollevâr quel fausto
Vessil di Kàveh; e poi che là, di fronte
Al corno manco, fu locato il destro,
E dette le riserve, e definito
{{R|55}}Dell’esercito il mezzo e dato il loco
De le provviste, si levò di trombe
Alto clangor. Splendente come il cielo,
S’avventò la falange, e all’aspro assalto
Mosse ardito Kamùs. Più non gli resta
{{R|60}}Spazio agl’indugi, ond’ei, come torrente
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
L’esercito fedel. Ma tu, qual cosa
Più si conviene alla natura tua,
Oggi farai. Tu gli elefanti adorna
Di crotali e sonagli, e l’ampia terra
{{R|105}}Assorda col clangor delle tue trombe.
Ma in questo giorno i’ ti darò un assalto
Con l’esercito mio; tu co’ tuoi timpani,
Con gli elefanti tuoi, ti poni in mezzo
A lo stuol de’ pugnanti, E la mia schiera
{{R|110}}Tu guarda a tergo, tu solleva in alto
Fino a le nubi il casco mio. Già disse
Kamùs pugnace a me: «Tu di tal schiera
Sii primo duce»; — e intanto un sacramento
Tremendo e lungo ei fe’, mentre la clava
{{R|115}}D’alto egli trasse: «Non vogl’io, dicea,
Fuor che con questa clava oggi l’assalto
S’anche le nubi giù mandasser pietre».
:Ratto che udì cotesto, il re di Cina,
Fe’ le trombe squillar. Detto tu avresti
{{R|120}}Che non ha base il suol! Si scosse il cielo.
Tremò la terra de’ timballi al fremito,
Parea che terra e ciel veracemente
Avesser spenta ogni pietà. Ma volle
Di Cina il re che su le terga immani
{{R|125}}Degli elefanti palanchini acconci
Fossero avvinti, e parve la campagna
Come fiume ondeggiar. Con regal pompa
Ei s’avanzava delle sue falangi
Al medio loco, e qual per fosche nubi
{{R|130}}Intenebrossì il ciel nell’atra polve.
Di crotali fragor, strepiti e suoni
D’indico sistro fean balzar nel seno
(Detto tu avresti) il cor dei valorosi;
Pei molti seggi di turchesi al tergo
{{R|135}}Degli elefanti e pei vessilli fulgidi,
Qual’onda mossi d’un bel fiume, agli occhi
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Cinghísh, leone illustre. Ei si raccolsero
Del re di Cina alla presenza, tutti
Principi di Khotèn, grandi Turani.
:Per la battaglia diè consigli ognuno,
{{R|20}}Molto ciascun parlò d’Irania e in questo
Convenìan loro avvisi, apparecchiare
Doversi ognuno a sparger sangue in giostra.
:Andavano ciascuno al suo riposo,
E ognun restò nel padiglion col suo
{{R|25}}Proprio desire. Ma poichè sottile
Divenne e incurvo della luna il dorso
Dietro a le treccie de la notte ombrosa,
Poi che più assai si fe’ vicino il sole
Dall’acque uscito a tergere la gota,
{{R|30}}Delle due schiere poste a fronte i prodi
Levârsi tutti tumultuando, e fiero
Strepito al ciel salì. Non come ieri
Con tanti indugi incominciar la pugna
Oggi si dee, gridò il signor di Cina.
{{R|35}}Oggi, che Pìran non esiste, ognuno
Pensi, benchè tentar guerresco assalto
Senza di lui non si dovrìa... Venimmo
Armati qui, per la lontana via
Rechiam soccorso ai cari amici. Indugio
{{R|40}}Se come ieri oggi poniam, di tutto
Il valor nostro scornerem la fama.
Dimani avremo d’Afrasyàb la grazia,
Il riposo avrem poi. Oggi si dee
Fiera appiccar con tutte genti unite
{{R|45}}Una battaglia e andar contro gli avversi
Qual monte che rovina. I più gagliardi
Son qui di dieci regioni, e tempo
Questo non è di qui posar dormendo
E di far cene. — Si levaron tutti
{{R|50}}Da tutte parti i valorosi e plauso
Fero al prence di Cina: Oggi il supremo
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Lasciando al suo destrier le sciolte briglie,
{{R|40}}Il fatal nodo dell’attorto laccio
Tentò più volte di strappar con forza.
Strappar già nol potè, sì che perdea
Ragione e senno in quell’orrenda stretta.
Fin che Rakhsh arrestò l’inclito eroe,
{{R|45}}Ritraendo le briglie, e giù di sella
Precipitò l’avvinto prence e al suolo
Dall’alto il fe’ cader. S’accosta allora,
E mentre l’avvincea della persona
Col laccio attorto, Or sì che senza danno,
{{R|50}}Gli grida, qui ti stai! L’arti tue infide,
Gl’incanti tuoi sparîr, mentr’era schiava
Ai Devi l’alma tua. Cessâr le pugne
E gli assalti cessar. Deh! non vedrai
Di Cina e di Kashàn mai più il sentiero!
:{{R|55}}Così dicendo ambe le man da tergo
Gli legò fortemente e la robusta
Mano infilò nel flessuoso laccio;
Quindi a piè si tornò de’ prenci Irani
Al campo, e si tenea del suo nemico
{{R|60}}Sotto l’ascella il corpo. Ai forti ei disse:
:Questo guerrier, di pugne amante, incontro
Osò venirmi per soverchio ardire.
Per livor ch’egli avea. Ma tal di nostra
Fallace vita è instabile costume,
{{R|65}}Che solleva talor, talora in basso
E umilia e opprime; vengon doglie e gioie
Solo per essa, e questi al suol si asside,
Quegli s’innalza a rasentar le nubi.
Ed or, quest’uom gagliardo e valoroso,
{{R|70}}Ch’emulo di leoni un dì fu sempre,
Venne in Irania a disertarla, quelle
Nostre contrade a far di agresti belve
Un covo, perchè mai non rimanesse
Giardino o casa di Zabùl nei campi
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
{{R|165}}Non diss’io forse che, l’infido loco
Abbandonando, a noi venir dovevi,
Amena terra ad abitar? Ben poco
Val questa vita, e sta dentro a le fauci
D’orrido serpe il nostro capo. Intanto
{{R|170}}Il prence nostro, giovinetto e bello
E cortese d’assai, veder potevi.
In sua giustizia ed in suo amor. Ben sembra
Che più dolce ti sia cibar serpenti,
Pelli vestir di selvatiche fiere,
{{R|175}}Che cinger vesti di broccato in vivido
Color dipinte. A disputar tue voglie
Niun qui viene però. Côrrai del seme
Che tu medesmo di tua man gittasti.
:E Pìran di rimando: Oh! fortunato,
{{R|180}}Arbor fiorente che ha bei frutti, lieto
Di fresche fonti, qual mortal sì acconci
Detti sa fuor di te? Benedizione
Di re ti segua; sempre a’ cenni tuoi
Quest’alma e questo cor stanno sommessi;
{{R|185}}Mallevador t’è il viver mio! Ma intanto
In questa notte a consigliar me stesso
Vigilando starò, perch’io disveli
Cotesto ancora all’assemblea raccolta.
:Delle sue squadre ei si gittò nel mezzo
{{R|190}}Rapidamente allor. Ma di menzogne
Era pieno il suo cor, la mente sua
Già la vendetta meditava. Ratto
Ch’ei si fu tolto da quel medio loco
Fra le due schiere, di sinistra luce,
{{R|195}}Qual monte in fiamme, si vestì la terra.
Rùstem disse agl’Irani: Oggi a battaglia
Mi cinsi il fianco, amici miei. La mente
Piena d’un odio ognun di voi si rechi,
Voi le ciglia aggrottate fieramente
{{R|200}}In guerresco atto, chè tremenda lotta
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Imprenditor. Vedrò quale si reca,
Per suo valor, guerresca arma nel pugno
{{R|275}}Quell’uom del Sigz. — Dell’armi fino al loco
Il destriero incitò nella palestra
E tal voce mandò: Quel battagliero
Uom del Sigz dov’è mai? Bello è ch’ei venga
A contrastar con me. — Quelle sue voci
{{R|280}}Fino a Rùstem venièno. Ei da sue squadre
Guardò, vide Shengùl e fe’ tai detti:
:Da Dio, fattor del mondo, ascosa o aperta
Sola una grazia domandai, che alcuno
Estranio eroe di quest’ampia masnada
{{R|285}}Ardir prendesse a dimandar con meco
Una battaglia. E non sarà ch’io lasci
Vivo Shengùl, non già di Cina il prence,
Non di Turania i forti e i valorosi.
:Così ne venne di Shengùl accanto
{{R|290}}E die tal voce: Eroe malnato, o figlio
D’ignobil coppia, sai che il padre mio
Mi diè di Rùstem il ben chiaro nome.
E tu l’uomo del Sigz, ceffo brutale,
Osi appellarmi, e a che? Bada che tua
{{R|295}}Morte è l’uomo del Sigz. Funeral veste
T’è, nè v’ha dubbio, la corazza e l’elmo.
:Disse cotesto e il suo destrier, qual monte,
Sospinse, in pugno con quell’asta orrenda
Che la vita togliea. Sì come nembo
{{R|300}}A lui s’avventa il fortissimo eroe.
Stende il braccio di sire a la battaglia
E l’asta vibra. Via rapi di sella
Shengùl e d’alto il fe’ cader disteso
Sul suol calpesto, a capo in giù. Di sopra
{{R|305}}Gli fe’ balzar, sì che nessuna offesa
Recavagli, il destrier, ma ratto intanto
La man portava della spada all’elsa.
:Balzaron di rincontro i valorosi
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 427 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|55}}Inclita schiera sono in ceppi. I tristi
Sul dorso li traean degli elefanti
All’iranio confine, e si tingea
Del sangue lor per molte miglia il suolo!
Or, che farem? quale avrem noi difesa?
{{R|60}}Deh! non è bello che stimiam leggiera
Cosa sì grave al nostro cor! Se giunge
Rùstem guerrier prima d’ogn’altro, nulla
In questi lochi resterà, non sterpi,
Non verdi spighe. Era un fanciullo esìle,
{{R|65}}Come canna sottil della persona,
Rùstem, allor che fino a Rey sospinsi
I miei guerrieri. E pur vennemi incontro
E di sella mi tolse, e ne stupirono
I prenci tutti circostanti. Il cinto
{{R|70}}Mi si strappò, della regal mia veste
S’infransero i gheroni, ed io dall’alto
Gli caddi al piè, sfuggendo alla sua mano.
Tal prodigio vid’io di forza e ardire,
E intesi ancor da chi ’l sapea, qual duro
{{R|75}}Governo ei fe’ con la pesante clava,
Solo, de’ prenci del Mazènd. Aperse
Al Devo Bianco il sen, ruppe i precordi
A Bid et a Pulàd, figlio di Ghàndi.
:Si levaron d’un moto e tal risposta
{{R|80}}Fecero i prenci: Se chiedean bramosi
Assalti e pugne con Irania gl’incliti
Di Cina e di Siklàb, di nostre schiere
Non un solo perì, nè in questa terra
Scorre il sangue però. Ma tempo venne
{{R|85}}Che noi pur combattiam, tutti giostrando,
Sì come pardi, col nemico. Oh! quale
Hai di Rùstem timor? perchè la voglia
Soffreghi tu del tuo nemico? Noi
Da nostre madri per morir soltanto
{{R|90}}Siam nati qui; da che l’armi cingemmo,
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Per lor figli e i tesori e la natia
{{R|195}}Terra e i congiunti, davan sè medesmi
A volontaria morte. Oh! più felice
Chi non nacque di madre! I forti Irani
S’avanzarono a piè, targhe afferrarono
Ed archi e freccie. Essi venian con altri
{{R|200}}Astati eroi che avean Bìzhen a capo
E Gustehèm con lui. Ma sale il fumo
Gol fuoco vorator, dall’alto scende
Pioggia di dardi, e inevitabil fuga
È quella omai da quell’istante. Allora
{{R|205}}Che del castel da le cadenti mura
Usciron gli abitanti, alla campagna
Piangendo e in fuga si gittâr; ma ratto
Chiuse le porte del castello il prode.
Strage e rapina ebber principio. Uccisi
{{R|210}}Altri cadean da le nemiche punte,
Altri fûr tratti prigionieri, e molto
Argento ed or con prezïose cose,
Giovinetti e fanciulle e palafreni,
L’irania gente da quel loco infesto
{{R|215}}Seco portò, prendendo via che a sue
Provvigioni raccolte iva spedita.
Rùstem andò, lavò la sua persona
E il capo altero e innanzi a Dio si tenne
Primieramente. Per la sua vittoria
{{R|220}}Omaggio ei rese e fe’ sue laudi a Dio,
Fattor del mondo, e fe’ agl’Irani un detto:
:Meglio è in secreto porger grazie a Dio
Che in loco aperto. Or voi, di tal vittoria,
Rendete omaggio a lui, per tante sue
{{R|225}}Opre benigne fate laudi ancora.
:E i prenci allor, tutti d’un moto, a terra
Posar la fronte innanzi a Dio signore.
Poi che cessâr lor voti a Dio, all’inclito
Rùstem così benediceano: A tale
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
{{R|230}}Che a te pari non sia nell’aspra guerra,
Meglio sarà se, con quella acquistata
Fama guerriera, sederà tranquillo.
D’elefante hai le membra, hai di leone
E l’artiglio e l’ardir, nè stanco sei
{{R|235}}Di tue battaglie in alcun tempo mai.
:Questa mia forza e questo cor gagliardo,
Il prode rispondea, son dell’Eterno
Eccelso dono; bella parte in esso
Voi pure avete, nè s’addice a voi
{{R|240}}Levar di lagno alcuna voce a Dio.
:E comandò che se n’andasse in corsa
Ghev al confine di Khotèn con cinque
E cinque mila cavalieri armati,
In lor pavesi, in lor gualdrappe, e a forza
{{R|245}}Non concedesse che i dispersi ancora
Turani s’annodassero. Nel tempo
Che la notte mostrò suoi bruni riccioli
E s’incurvò come pensosa e mesta
La nuova luna, si partì quel prode
{{R|250}}Coi cavalieri suoi, gagliardi in guerra,
E per tre giorni si tenea correndo.
Quando mostrò la sua corona il sole
E venne e assise in un eburneo trono,
Del quarto giorno al cominciar, tornava
{{R|255}}Ghev animoso di Turania e seco
Molti incliti traea gagliardi in guerra,
Molte fanciulle di Tiràz leggiadre,
Molti cavalli di gran pregio e cose
D’ogni sorta e valor. D’Irania al sire
{{R|260}}Rùstem parte inviò, sparti fra tutta
L’oste de’ suoi la rimanente preda.
:Ma Tus allor, ma Gustehemme e il prode
Ruhàm, Gùderz e Ghev, Shedùsh gagliardo,
Bìzhen figlio di Ghev, tutti cotesti,
{{R|265}}Levarsi, e a Rùstem benedizïone
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Oserà porsi? chi non muore al lampo
{{R|10}}Di quella spada? — Ei si crucciò di tanto
E cacciò un grido: E quale abbiam campione
In guerra contro a lui? Chi ugual gli sia,
Non vediam qui tra i principi turani,
Tal che serbi suo loco entro la pugna.
:{{R|15}}Dicean le schiere ad Afrasyàb: Di tanto
Di Rustem battaglier per la tenzone
Tua mente non crucciar. Tu se’ colui
Che dai campi dell’armi al ciel solleva
L’onda del sangue; ed armi qui son molte
{{R|20}}E tesori e gagliardi. Oh! per cotesto
Chieder la pugna a che ti serbi il core
In tanta angoscia? Per vicino assalto
D’un solo cavalier, deh! non crucciarti,
Ma volgi gli occhi a questi eroi, famosi
{{R|25}}In aspre zuffe. Ben sai tu che tutte
Rùstem di ferro ha le sue membra; eppure,
Ben che animoso, egli è un sol uom. Faccende
Che brevi esser dovean, lunghe son fatte
Per lui soltanto. Ma tu seco appresta
{{R|30}}Per tue falangi la tua impresa e traggi
Il capo suo da l’alto de le nuvole
A terra. Dopo ciò, qual v’ha timore
Dal prence iranio e dalla irania gente?
Lieto Khusrèv non resterà, non quello
{{R|35}}Suo trono eccelso, non l’irania terra,
Non degli alberi suoi ramo fiorente.
Mira l’inclito stuol. Giovani ei sono
Atti alla pugna; e noi, per la natia
Terra diletta, per 1 figli nostri,
{{R|40}}Per le consorti e i piccioletti nati,
Per gl’incliti congiunti, uniti a certa
Morte corriam. Sarà miglior consiglio
Che al reo nemico abbandonar la terra!
:Afrasyàb, come udì, ’l primiero assalto
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
{{R|435}}Che Puladvènd nell’ostinata lotta
Giunge in mano a serrar quel suo nemico,
In turanio sermon sì l’ammaestra
E via gli addita, perchè atterri e annienti
Il fortissimo eroe. Tu gli dirai:
{{R|440}}«Tratto appena l’hai sotto, e tu gli rendi
Piena giustizia col tuo ferro acuto».
:E Shèdah rispondea: Non fu cotesto,
Nella presenza di due schiere, il patto
Del mio signor. Se infrangi il patto e sei
{{R|445}}Di mente impetüosa, opra leggiadra
Non uscirà da questa pugna. Un’acqua
Ch’è pura, non turbar! Chi di maligni
Biasmi va in cerca, deh! qual biasmo, un giorno,
Contro a te recherà! — Sciolse la lingua
{{R|450}}Ad imprecar, tanto adirossi allora,
Il signor di Turania, e contro al figlio
Si fe’ di mal pensiero e sospettoso.
:Se il Devo Puladvènd sciagura tocca,
Gli disse, per quest’uom tristo e malvagio,
{{R|455}}In questo campo niun mi resta in vita
De’ prodi miei. Ma la tua lingua è piena
D’assai dottrine, e ciò mi basta assai.
:Scosse le briglie e si lanciò nel mezzo
Della palestra dei due arditi eroi
{{R|460}}Shèdah, come leon. Mirò l’assalto
Dei due, come elefanti ebbri di foia,
Che ruggìan come tuon, le man l’un l’altro
Si storcean fieramente. O altero, o indomito
Lione, ei disse a Puladvènd, allora
{{R|465}}Che a te sotto l’avrai nell’aspra lotta.
Con la tua spada squarciagli i precordi.
Pregio e virtù si vuol d’opre compiute;
Non vampo a millantar! — Ghev che lo sguardo
Nel regnante Afrasyàb tenea ben fermo,
{{R|470}}Notò quel suo disdegno e le parole
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
S’eran spezzate a Puladvènd, le gote
Impallidír qual rosa di fiengreco,
E Rùstem si pensò che alla persona
{{R|510}}Più non avesse Puladvènd intatta
Una giuntura. Al suo destrier gagliardo
Balzò in arcioni, e là nel mezzo il corpo
Del tristo serpe abbandonò. Ma quando
Giunse quel prode, vincitor di fiere,
{{R|515}}Nella presenza delle iranie squadre,
Levò gli sguardi Puladvènd sì come
Freccia veloce e si fuggì daccanto
Al regnante Afrasyàb, dolente il core,
Lagrimose le guancie. Erano peste
{{R|520}}Per quelle membra l’ossa tutte, ed ei,
Che via correndo era sfuggito ad alto
Timor di Rùstem, si gittò disteso
Là, sovra il negro suol. Dall’uom belligero
Per non brev’ora si fuggia la mente.
{{R|525}}Rùstem che scorse Puladvènd in vita
E sbandarsi pel campo ogni guerriero,
Ebbe più tristo il core. Innanzi ei spinse
I prodi suoi, Gùderz chiamò, che sperto
Era d’assai, e comandò che d’alto
{{R|530}}Avventasser le freccie ed oscurassero
L’etra all’intorno, quali a primavera
Son fosche nubi in ciel. Venìa da un lato
Bizhen illustre e Ghev dall’altro, e seco
Ruhàm accorto e Gurghìn battagliero.
{{R|535}}Detto avrestù che una gran vampa accesa
Avessero gli eroi, che tutto il mondo
Ardesse ai ferri lor. Ma fe’ tai detti
A’ suoi campioni Puladvènd: A morte
Perchè ne andremo noi, perdendo il trono
{{R|540}}E il serto e il nome illustre? A che la pugna
Sempre e sempre pensar? — Le genti sue
Cacciossi innanzi e si partì, che rotti
Eran per Rùstem del suo spirto i vincoli.
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<poem>
E due clave nodose in che regali
Eran gemme confitte, in guisa degna
Dell’illustre guerrier. Mandava il sire
Gl’incliti doni al valoroso, e poi
{{R|215}}Fino a due stazïon venne con lui
Per l’alpestre sentier. Quand’ei fu stanco
Del lungo camminar, scese d’arcioni
Rùstem d’un balzo e l’ossequiò. Cortese
L’accomiatava il re, partia quel forte
{{R|220}}Da Irania ed al Zabùl salia veloce.
Allor più amena al gran signor si rese
Da confine a confin quest’alma terra,
E giusta al suo desìo si resse il mondo.
:Della battaglia di Kamùs ancora
{{R|225}}Io la storia compii. Lungo il racconto,
Ma nessun detto ne cadea. Perduto
Se un solo ne avess’io, di doglia ostello
Saria quest’alma veramente. Intanto
Gode il cor mio, poi che altri ceppi aggiunti
{{R|230}}Da Puladvènd non furo ai ceppi nostri.
</poem>
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<poem>
Perchè tu mi comandi, io le lucenti
Armi vestii. Compagni tuoi deh! sempre
Ti sian dolcezza e maestà d’impero!
:Molto, al vederlo, onor gli fe’, sul trono
{{R|80}}Imperïale il volle assiso il prence,
Così gli favellò: Vivi beato
In ogni tempo e d’anima serena,
Inclito eroe! Per lo tuo dolce aspetto
S’allietano i miei dì, la mia fortuna
{{R|85}}Nel vigile tuo cor tutta s’appunta.
Novella impresa c’incontrò, fortissimo
Eroe, si che di te feci richiesta
In quest’ampia assemblea. Ma tu frattanto,
Al cenno mio, se ciò grave non stimi,
{{R|90}}L’armi ti vesti a conquistar tesori
E dïademi. Un pastor così disse
Ch’entro a le mandre de’ puledri suoi
Disciolto onagro si mostrò. — Narrava,
Qual dal pastore udito avea, l’oscuro
{{R|95}}Motto a Rùstem così da inizio a fine,
E soggiungea: Con te medesmo, o prode,
Misurar dèi quest’opra ancor, pugnando.
Vanne e da lui ti guarda; esser potria
Ahrimàn fraudolento in quelle forme.
{{R|100}}E Rùstem rispondea: Per la tua sorte
Addetto al trono tuo non teme il servo!
Devi e leoni e paventosi draghi
Scampo non hanno dal mio ferro acuto.
:Uscì alla caccia, qual leone indomito,
{{R|105}}Con un laccio alla man, col suo destriero
Che sotto egli reggea, ver la pianura,
Là ’ve raccolte le puledre aveva
Il mandrïano, ove libero il varco
Era ai leoni. Per tre giorni il prode
{{R|110}}Cercò l’onagro pel fiorente campo
E più volte aggirossi, alle puledre
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
{{R|10}}Il Devo tristo! Oh! forza, oh! braccio mio,
Oh! cor gagliardo, oh! colpi del mio ferro
E di mia clava poderosa! Intanto
Sarà distrutta la mortai semenza
Per quest’opra malvagia e fia compiuta
{{R|15}}La voglia d’Afrasyàb. Quanta sventura
Alla terra verrà per la mia sorte.
Poi che l’opera mia fe’ vana e oscura
L’orribil Devo! Nè restar potranno
Gùderz e Tus e re Khusrèv, non seggi,
{{R|20}}Non corone, non timpani frementi,
Non elefanti. E chi sul tristo Devo
La sua vendetta piglierà? Nessuno,
Emulo pari a me, gli verrà innanzi!
:Poi che in sè stesso rimanea dubbioso
{{R|25}}Rùstem, Akvàn gli disse: Eroe fortissimo.
Scegli tu dove a te dall’alto cielo
È più dolce cader. Vuoi ch’io t’avventi
In sen dell’acque o sovra il monte, in loco
Dove lungi cadrai d’ogni vivente?
:{{R|30}}Ripensando a quel dir, Rùstem s’accorse
Ch’era sua vita in potestà venuta
Del tristo Devo, e disse in cor: D’astuzia
In ogn’opra quaggiù nulla è migliore.
Altro farà da ciò che dico, il tristo,
{{R|35}}Ch’ei non conosce giuramenti e patti
Stringer non suol. Che se dirò: «Deh! gittami
In sen del mare» —, sovra un monte alpestre
Farà cadérmi la maligna possa
D’esto Ahrimàn perverso. Ei contro i sassi
{{R|40}}Mi avventerà della montagna, ond’io
M’infranga e là di me scempio si faccia.
Arte qui vuolsi ordir, perchè gli nasca
Consiglio in mente dì gittarmi all’acque.
Allor gli rispondea: Per quel che chiedi,
{{R|45}}Sentenza già mi disse antico un savio
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Di Cina: «Di mortal cui dentro all’acque
Incoglie morte, l’anima non vede
Seròsh beato in paradiso. L’anima
Resta nel duolo al loco suo, nè trova
{{R|50}}Ospizio in altra vita». Or tu nel mare
Non mi gittar, non far de’ muti pesci
Funeral benda a me la cruda strozza;
Fammi cader su le montagne, e veggano
Tigri e leoni d’un eroe l’artiglio.
:{{R|55}}Qual mar che freme, come udì que’ detti,
L’orribil Devo urlò. Disse: In tal loco,
Sì, sì, ti avventerò, che giù sepolto
Ti rimarrai fra l’uno e l’altro mondo.
:Ratto ch’ei disse, da gli artigli adunchi
{{R|60}}Maligno il Devo nel profondo mare
Rùstem andar lasciò, gloria cercantesi,
Diverso fe’ da ciò che intese. Allora
Ch’ei discese nel mar dall’alto cielo,
Trasse dal fianco rapido la spada;
{{R|65}}Gli alligatori che volgeansi a lui,
Via si fuggîr da sua tenzone. Ei nuota
Con la sinistra man, col piè sinistro;
Con l’altra man, con l’altro piede, un varco
Ratto si schiude tra gli avversi mostri,
{{R|70}}Nè s’indugia in quell’opra. Oh! gli è cotale
L’uom battagliero! Che se l’uomo in terra
Per suo proprio valor sempre restasse
Cancellar non potrìa l’orme sue belle
Fato avverso quaggiù. Sai ch’é pur tale
{{R|75}}Mutevol sorte. Una bevanda porge
Dolcissima talor, velen talvolta.
Così dall’acque rimuggenti il prode
Per suo valor si trasse a parte e salse
In loco asciutto e rimirò la vasta
{{R|80}}Campagna attorno. Cominciò sue laudi
A Dio creante, che dal reo nemico
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<poem>
Avea disciolto il fedel servo, e quivi
Si riposò, quivi disciolse i vincoli
Dall’egro fianco e la spoglia villosa
{{R|85}}Di pardo ch’ei cingea, della fontana
Posò sul margo. Poi ch’ebbe deposte
L’armi bagnate e il laccio, una si cinse
Veste di maglie il lïon corruccioso
E ne venne alla fonte ove nel dolce
{{R|90}}Sonno si giacque in pria. — L’orribil Devo
Ben si crucciò. — Ma Rakhsh fulgido e bello
Non era più nel dilettoso loco.
:L’eroe, di potestà bramoso in terra,
Si crucciò di sua sorte e destò l’ira
{{R|95}}E levando dal suol le abbandonate
Briglie e la sella, si gittò su l’orme
Del suo corsier con non allegro core.
La sua preda cercando, a piè sen venne
Per lungo tratto, fin che lunge un loco
{{R|100}}Gli si offerse a la vista. Erano quivi
Acque scorrenti e selve e in ogni parte
Gemean timide tortore e colombe
In accenti d’amor. Delle puledre
D’Afrasyàb il custode, entro la selva,
{{R|105}}La fronte al sonno reclinata avea.
:Sì come Devo, dietro a le cavalle
Rakhsh correndo venìa. Nitria nel mezzo
Della mandra fuggente il valoroso,
Quando Rùstem il vide e il suo regale
{{R|110}}Laccio avventò, sì che vi cadde presa
La cervice di Rakhsh. Tosto il mondava
Dall’atra polve e gli ponea sul dorso
Rùstem la sella, ed invocava Iddio,
Dator di grazia. Anche apprestò le redini
{{R|115}}Sul capo a Rakhsh, balzò in arcioni e ratto
Al ferro acuto la man destra appose.
Su quella spada egli invocò di Dio
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<poem>
Cerca il tuo cor, l’anima tua si cerca
Alta saggezza. Di cotali imprese
{{R|20}}Molte verranno a te per la possanza
Di Dio, per l’alto tuo destino. Or io
Cose da dirsi ti dirò. Più volte
Io stetti a questi lochi, e furon meco
Rùstem e Ghev e Gustehemme e il figlio
{{R|25}}Di Nèvdher, Tus, e Ghezdehemme ancora.
Alla vasta campagna oh! quante prove
Noi demmo di valor; già questo cielo
Molte fiate si rivolse, e intanto
Nome nostro crescea, pregio ne avemmo
{{R|30}}Dinanzi al nostro re. Sappi che un loco
Non è lungi di qui, loco di festa;
Due son giornate di cammino, e tosto
In Turania si va. Ma là un immenso
Campo tu vedi per i mille fiori
{{R|35}}E giallo e rosso, onde s’allieta il core
D’ogni gagliardo. E vi son Loschi ameni,
Acque scorrenti, anche giardini. È degno
D’un uom guerrier quel dilettoso loco,
Che il suol si copre qual di seta, e l’aria
{{R|40}}Di muschio olezza, e l’acque ne’ ruscelli
Acque di rose dir potresti ancora.
Piegano i rami al suol, de’ fiori al peso,
I gelsomini, idoli son le rose,
E si fan de le rose adoratori
{{R|45}}Gli usignoletti. Ma intorno a le rose
Saltellano i fagiani, e de’ cipressi
Gemon tra i rami gli usignuoli a gara.
Non passerà lunga stagione intanto
Che bello si farà qual paradiso
{{R|50}}De le bell’acque il margo. Un’ampia schiera
Di leggiadre fanciulle e in monte e in piano
Là tu vedrai fra poco, in tutte parti
Assiso ne vedrai gaio un drappello.
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Fin che veduto io non abbia il volto
Del regnante Afrasyàb. La stella forse
{{R|30}}Di più lieto destin per via secura
Additar gli potrò. — Non era scampo
Di Pìran dal precetto in niuna guisa,
E fean risposta: Eroe famoso, in vita
Noi qui terrem costui. Guida propizia
{{R|35}}Al nostro prence sarai tu, signore.
:Incitò il palafren di Vèsah il figlio,
Corse al turanio re. Nel regio ostello
Qual servo entrò, dinanzi al suo signore
S’appresentò con le mani alle ascelle,
{{R|40}}E corse ratto a piè fin là dal trono.
Ad Afrasyàb con forza ei benedisse
E innanzi al trono in pie si tenne, quale
Savio un ministro e intemerato o quale
Consigliero d’un re. Vide il gran sire
{{R|45}}Che in piè si stava per inchiesta alcuna
Pìran illustre e gli sorrise e disse:
:Dimmi, suvvia, ciò che più brami. Illustre
È tuo grado appo me. Se gemme ed oro,
Se regno chiedi tu, se genti in armi,
{{R|50}}Non io ti niegherò li miei tesori.
Ovver, perchè ti scegli esta rancura?
:Pìran che intese, al prence suo devoto,
Baciò la terra e in pie levossi e disse:
Eternamente loco tuo si resti
{{R|55}}Il regal trono! La fortuna amica
Altro asilo non ha veracemente
Fuor che il tuo seggio! Da regnanti in terra
A te vengono lodi, a te l’omaggio
Da questo sole che risplende in cielo.
{{R|60}}Per la fortuna tua, quanto più è d’uopo
Ho veramente, palafreni ed uomini
E edi mano vigor. Non è desìo
Per me, signor, che niuno de’ tuoi servi
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
{{R|5}}Ed a bagnar di lagrime le gote
Incominciò. Dell’opra sua venuto.
Eragli un pentimento, or che al compagno
Tanto male egli ordì. Si rese in corsa
Al loco designato in che sua via
{{R|10}}Avea Bìzhen perduta, e per la selva
Più volte s’aggirò nè vide alcuno,
Nè udì canto d’augei. Corse e ricorse
L’afflitto eroe per la foresta, il suo
Amico in essa ricercando invano,
{{R|15}}Quando repente lungi ne scoverse
L’animoso destrier che apparve ritto
Da le sponde del fiume. Avea le briglie
Sconvolte e rotte, riversata a retro
La sella, il labbro penzolante, iroso
{{R|20}}L’aspetto e tristo. Avvidesi che ratto
Era Bìzhen perduto e che in Irania
Non tornava a que’ dì. Fosser catene
O carcer tetro o un legno, avealo incolto
Male per Afrasyàb. Gittò con ira
{{R|25}}Gurghìn il laccio flessüoso e volse
Dal tristo loco il piè, del suo misfatto
Pentito forte in core, arte a difesa
Cercante, e in pria dalla foresta ombrosa
Trasse con sè di Bìzhen il destriero
{{R|30}}E l’addusse alla tenda e là rimase
Un giorno ancor. Di là si tolse poi,
Corse d’Irania alle città, nè pace
Trovò nè sonno per la notte e il giorno.
:Ma d’Irania al signor come pur giunse
{{R|35}}Novella di Gurghìn, quand’egli intese
Che Bìzhen per la via seco non era,
Non ne fe’ motto a Ghev, pur disïando
Farne inchiesta a Gurghìn. Ma giunse intanto
Anche a Ghev quell’annunzio or che perduto
{{R|40}}Eragli il figlio suo forte e possente,
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
L’invitto sire dell’irania terra
Gurghìn a Rùstem condonò, lo trasse
{{R|285}}Fuor da’ suoi ceppi e dall’oscura cava.
:Da Rùstem chiese il re: Poi che andar brami
A questa impresa, quanti vuoi d’armati
E di tesori apertamente chiedi,
Che d’uopo è assai che vengano compagni
{{R|290}}Nella lontana via. Temo che affretti
Sparger di Bìzhen l’innocente sangue
Il maligno Afrasyàb. Egli è davvero
Un uom di core impetüoso, e tutti
Gli conferì maligno Devo un giorno
{{R|295}}Gl’incanti e le malìe. Gli trarrà certo
Dalla via dritta il cor, per che il garzone
Ch’è maestro di spada, egli soppianti.
Già nel secreto m’ordinai cotesto,
Rùstem rispose al re del mondo. Inganno
{{R|300}}Fia la chiave del nodo e in questa impresa
Non vuolsi già precipitar. Con vesti
Noi partirem di mercatanti e in quella
Turania regïon staremo assai
Con pazïenza. Reggere le briglie
{{R|305}}Voglionsi in tanta impresa, e non è questo
Tempo all’aste propizio, alle ferrate
Clave e ai brandi lucenti. Oro qui vuolsi
E argento e gemme prezïose in copia,
E partir con la speme in fondo al core,
{{R|310}}E là restar con ansia e tema. Vesti
E tappeti addurrò, parte a far doni
E parte a trafficar per dato prezzo.
:Khusrèv come ascoltò quelle parole
Di Rùstem battaglier, volle che ratto
{{R|315}}Dagli antichi tesori il guardiano
Tutte recasse innanzi a lui le cose
Che il consiglier chiedea da lui. Disciolse
Le sue sportelle il tesorier del sire
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
E fe’ più bella per monete fulgide
{{R|320}}E per gemme la reggia. Il valoroso
Sen venne ed osservò, quanto era d’uopo
Scelse ratto per sè. Dieci cammelli
D’oro fe’ carchi e di monete, a cento
Di provvigioni e di molt’altre cose
{{R|325}}Impose il carco. Al maggiordomo poi
Fe’ tal precetto: Dell’iranio esercito
Mille tu scegli cavalieri. Accinti
Voglion esser dell’armi, e siano eletti
Fra i più gagliardi che hanno eretto il capo,
{{R|330}}Di gran nome quaggiù. Gurghìn ti prendi
E Zèngheh, a Shaveràn nobile figlio,
E Gustehèm, brando de’ forti. Il quarto
Guràzeh sia, che suol guidar le schiere
Nella battaglia ed è custode ai nostri
{{R|335}}Campioni, al seggio, a la regal corona.
Venga Ruhàm, Ferhàd, prode e valente,
Ed Eshkès battaglier che qual leone
Scende fra l’armi. Questi armati eroi,
E son sette, a me vengano custodi
{{R|340}}Della mia gente e di mie ricche merci.
:E quei le cose più d’assai recarono,
Così com’ei volea, tutto apprestando.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|IX. Partenza di Rustem.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 788-790).}}
<poem>
:Rùstem indisse a que’ gagliardi allora,
Di clave armati, a trucidar nemici
Avvezzi in guerra, d’apprestarsi in armi
Al primo albor, quando a le regie porte
{{R|5}}Sarìa disceso il maggiordomo. Ai primi
Albori del mattin, quando s’intendono
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
Vesti dipinte, e voci e di sonagli
Un tintinnar, qual di guerriere trombe
{{R|45}}Di Tahmuràs, allegramente il piano
Feano echeggiar, fin che giugnea quel prode
Alla città che Pìran governava.
:Ed era una città su quel confine
Del suol turanio, e Pìran sì ne aveva
{{R|50}}Inclita parte. Era alla caccia uscito
Pìran allor, nè in quell’albergo illustre
Stavasi alcun de’ suoi. Tornava alfine
Di Vèsah il figlio dalla caccia, e venne
Rùstem e il vide nella via. Di gemme
{{R|55}}Empieva allora una dorata coppa
E la coprìa d’un vel, due di gran prezzo
Ei scegliea palafreni, auree le briglie,
Di gemme ornati, ed a’ valletti suoi
Affidavali intento. Ei li precesse
{{R|60}}E rapido sen venne alla dimora
Di Pìran. Fece a lui benedizione
E disse: Inclito eroe, nessun t’è uguale
In Irania e in Turania e per la sorte
E pel valor, pel serto e di regnante
{{R|65}}Per tanta maestà. Sei consigliere
Del tuo signor, del trono suo la gloria.
:Iddio ch’è luce sempiterna, fece
Che Pìran mai nol riconobbe. Ei disse
Con tale inchiesta: Oh! donde sei? Favella.
{{R|70}}Come venisti camminando, e quale
Uomo sei tu? — Son io tuo servo, disse,
Iddio mi fe’ d’abbeverarmi il loco
In tua città. Per trafficar, da Irania
Venni in Turania e superai la via
{{R|75}}Difficile e lontana. Io vendo e acquisto,
Traffico e compro ogni derrata. Or questa
Anima mia nell’amor tuo si affida,
Che la speranza nel mio cor vittoria
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Ebbe affanno e dolor, per questa terra
Gli occhi ei fe’ lagrimosi. Irania bella
Era a que’ giorni misera e dolente,
Era dolente il re, sì che di luna
{{R|30}}Per il lutto d’Eràg’ splendor non era.
Venne da Tur, venne da Salm l’orrendo
Turbo de’ mali, e vïolenza incolse
Eràg’ per essi. Là in Turania tutta,
Dinanzi al popol suo, tu solo hai lode
{{R|35}}Per l’amor tuo, per la tua tè. Ma falsa
È questa lode omai, che non vegg’io
Pace a te in core e vero amor. Quel saggio
Prence d’Irania fe’ precetto e disse:
:««Dolce tu gli favella e lusinghiero,
{{R|40}}Che al tempo che vivea quel valoroso
Siyavìsh regnator, unqua principio
Ei non fe’ a male oprar, sì che ben grande
Onore egli ha dinanzi agli occhi miei,
Che innocente del sangue è veramente
{{R|45}}Del padre mio tradito»». Or le tue colpe
Da quel giorno fatal, poi che nessuno
Offeso hai tu de’ principi d’Irania,
Khusrèv cancella, e l’opre tue malvagie
Opre oneste egli stima. E non è bello
{{R|50}}Che tu qui cada per mia man trafitto,
Anche se molte le peccata tue
Sian davver, se pria ratto non ti coglie
D’Afrasyàb nella guerra il tuo destino.
Intanto, il figlio mio, questi d’Irania
{{R|55}}Prenci animosi, il mio pensier faranno
Aperto innanzi a te. Tu quel che sai
Lor disvela ed esponi, e lor parola
Attendi e chiedi. Che se ottien vittoria
Su lor proposte la tua lingua, salvo
{{R|60}}Dir ti potrai nel viver tuo, da grave
Cura libero e sciolto, e la tua terra,
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Nella tenzone, onta a cercarsi o gloria
Non verranno più mai principi alteri?
:{{R|240}}Dal medio loco delle schiere innanzi
Il destriero incitò per irne al campo
Dagli steccati. Come agli occhi ei sparve
Dell’esercito accolto, oh! per l’affanno
Balzò il core di Ghev. Ei si pentìa,
{{R|245}}Per la doglia del cor sanguigne lagrime
Così versava. — Mira tu che sia
Cura ed affetto per i figli! — Al cielo
Ei la fronte levò, pien di rancura
Per tanta angoscia il cor, trafitto il petto,
{{R|250}}E disse inverso a Dio: Sire del mondo,
Ora t’è d’uopo un guardo tuo rivolgere
All’uom ferito al core! Oh! questo core
Non volermi crucciar per Bìzhen mio,
Che già posa il mio piè sul terren molle
{{R|255}}Per lagrime del ciglio! A me tu il rendi,
Almo fattor, dal viver suo distorna
La rea fortuna! — Tumido nel core
Di gran pensieri, venne il prode allora,
Venne così con l’anima di duolo
{{R|260}}Piena per ciò che fea quel giovin figlio.
:Ei dicevasi in cor: Deh! che da stolto
Offesa gli recai! Perchè le inchieste
Cose non gli concessi? Ove l’incolga
Per Humàn la sventura, e che mi fanno
{{R|265}}Cinti e spade e loriche? Io rimarrommi
Pieno d’ambascia e di corruccio e d’ira,
Colmo per lui d’affanno il core, pieni
Gli occhi di pianto! — E di là venne in corsa
Rapido sì, come bufera in volta;
{{R|270}}Al loco de l’assalto innanzi al figlio
Si rese e gli parlò: Perchè ci tieni
In angustia così? Vampo tu meni
In luogo d’indugiar! Forse che tanto,
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Degli elefanti i timpani sul dorso,
Conquisti Dehistàn, Gurgàn ancora
E l’altra terra, rilevando al sole
La fronte sua, che poi, con gli elefanti,
{{R|265}}Gol trono mio, di Tus verrò su l’orme,
Esercito adducendo al suo soccorso.
Ma tu di Pìran dall’assalto mai
Non ti ritrar; riordina l’esercito
E chiedi poscia la battaglia. Come
{{R|270}}Nestihèn ed Humàn gli furon tolti,
Pensa che in pugno egli non stringe nulla,
Fuor che dolor. Ma s’ei desìa la pugna
Dai famosi d’Irania, al cenno suo
Non ti sottrar. Quando animoso e ardito
{{R|275}}Pìran ti chiede la battaglia, vile
Non ti mostrar, ma gli va incontro quale
Indomito leon. Per nuovo assalto
D’Afrasyàb non pensar, ma in cor ti afforza,
Ma non volger da lui la fronte indietro.
{{R|280}}De’ tuoi nemici nell’orrenda pugna
Sarai vincente, se però tu in core
Non alberghi rancura. Oh! questa è mia
Speranza inver che per la sorte amica
Mi darà gioia Iddio!, chè penso e credo
{{R|285}}Che al dì che dietro a’ prodi miei novello
Stuolo di forti menerò, su quelli
La vostra voglia toccherete voi,
Levando al chiaro sol la vostra fama.
:Di Kàvus re, di Tus, molti inviava
{{R|290}}Saluti all’oste sua l’inclito sire,
Quel foglio in suggellar. Lo porse al messo,
Benedicendo fe’ suoi voti a Dio.
:Poi che dinanzi da Khusrèv uscìa
Hegìr famoso, quel signor d’eroi
{{R|295}}Stette a consiglio con lo scriba. E tanto
Era suo amor per l’ampio stuol de’ prodi,
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
È l’iranio signor! Possa mai sempre
{{R|320}}Levarsi fino al sol la sua corona!
Zèngheh di Shaveràn fra tanti eroi,
Fra tanti prodi, è riserbato al decimo
Combattimento. Ekhvàst per avversaro
Gli fu per sorte, Ekhvàst, che mai non volse
{{R|325}}D’alcun da la battaglia il capo in fuga.
Ambo ghermîr le ponderose clave,
Ekhvàst e Zèngheh, e suscitar contesa
Oltra modo o ragion. Pei fieri colpi
Grave la pugna si facea; d’un tratto
{{R|330}}S’arrestar da la corsa ambo i destrieri
D’arabo sangue, e detto avresti allora
Che polso in quelli non battea. Ma quando
Giù dalla volta cominciò a discendere
Di questo cielo splendïente il sole,
{{R|335}}Tutta avvampò quella vasta campagna
Come rovente un ferro. Ecco, a’ lor posti,
Eran feriti i cavalieri, e detto
Avresti che di là più non poteano
Muovere innanzi il piè. Sciolsero allora
{{R|340}}L’un ver l’altro la lingua. Essi diceano:
:Il petto avvampa al fiero ardor; ben vuolsi
Posar alquanto e prender fiato e poi
Alla battaglia ritornarci. — Andarono,
I lor pugnaci palafreni addussero
{{R|345}}In altro loco, e all’uno e all’altro i piedi
Avvinsero con cura. In piè levaronsi
Poi che fûr riposati, e s’apprestaro
Novellamente all’ostinato assalto,
Dell’odio alla tenzon. Sì come un fuoco
{{R|350}}S’aggiraron con l’aste i cavalieri
Della battaglia al designato punto;
Ma in quella che cogliea propizio istante
Zèngheh sul suo nemico, il suol profondo
Nell’avventarsi sgretolò. D’un colpo
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
:Egregio amico mio, disse, tu andavi,
E male uscì la mia battaglia! D’uopo
{{R|45}}Era ben che tu in pria mi ricercassi,
Pria d’arrivar nel loco ove fatale
Tenzone ti attendea. Che se alleato
Foss’io venuto a te della distretta
Nell’ora, ad Ahrimàn fiero un assalto
{{R|50}}Avresti dato ancor. Ma il reo nemico
Ogni desìo si compie intanto; egli ebbe
Ciò che tanto agognò! — Queste parole
Bìzhen così dicea. Si scosse allora
Gustehemme e dal cor trasse un profondo
{{R|55}}Sospiro e così disse a Bìzhen suo:
:Diletto amico mio, qui a me daccanto
Non perderti così! Peggiore assai
M’è di mia morte il tuo dolor; ma poni
Sul ferito mio capo il casco mio,
{{R|60}}Cercati modo perchè almen tu possa
Da questi lochi alla presenza augusta
Recarmi del mio re. Tanto mi resti
Di vita almen, per ch’io rivegga ancora
In viso il mio sovrano; e poi, se morte
{{R|65}}Verrà, timor non è, che a noi la terra
Sola è giaciglio destinato, e tutto
Non muor colui che, vista ogni sua brama
Compiuta omai, toccata ogni sua meta,
Placidamente muor. Guarda tu ancora
{{R|70}}Se addur teco potrai que’ due nemici,
Preda a sgomento ed a timor, che Iddio
Per questa mano trasse a morte, in sella
Gittandoli. Se no, troncane il capo
Dalla persona, e que’ capi già illustri
{{R|75}}Un giorno e l’armi lor porta con teco,
Perchè intendan gl’Irani orrido assalto
Che a me dier qui. Tu allor, dinanzi al prence
Signor del mondo, narrerai che a morte
</poem><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 296 —|}}</noinclude>
<poem>
Nome gli dia di esuberante mare
Ne’ suoi conviti, e di lïon che aspetto
{{R|25}}Ha di sol, negli assalti. E testimonio
Fanno quaggiù la terra e l’acque e in cielo
La pupilla del sol, che prence in guerra
A lui simìl non fu giammai, non tale
In donativi, in nobile conato,
{{R|30}}In gloria d’armi. Che se amor verace
A guerriero furor non mescolasse,
Anche le stelle dal profondo cielo
Schiantar potrebbe l’ira sua. Gagliarda
È sua persona, e tanti i suoi guerrieri,
{{R|35}}Che varco fra di lor più non ritrova
Aura che spira. Dietro all’ampio stuolo
Settecento pur son schierati a lui
Indomiti elefanti, e Iddio signore
L’aita con Gibrìl. Da ogni sovrano
{{R|40}}Tributo ei chiede, ancor da ogni famoso
E da ogni loco. E s’ei non dan tributo,
Danno lor terre, danno lor tesori
E la corona e il seggio. Oh! chi oserebbe
Violar suoi patti o la fronte superba
{{R|45}}Sottrarre al cenno suo? — Ma splende il mondo
Quand’egli appresta genïal banchetto,
Quand’egli scende a guerreggiar, nel fulgido
Usbergo suo d’un monte ha la sembianza.
:Abu-’l-Kasìm, quel re di fermo core,
{{R|50}}Che dall’artiglio d’un lïone affranca
Timida belva, re Mahmùd, fra l’armi
Atterra al suol d’ogni possente il capo.
Fin che il mondo sarà, prence del mondo
Oh! sia tal sire, e l’inclito vessillo
{{R|55}}Cerchio di luna gl’incoroni! Pompa
È del fulgido ciel sì gran monarca;
Nelle sue cene egli è, pei doni suoi,
Qual nuvola che spande. Ha senno antico,
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
{{R|280}}Rùstem, famoso eroe. Sempre quel prode
Figlio di Zal da vergognosa pace
Traeasi a dietro e riserbava in core
Di vendetta un desìo per fiera doglia
Di Siyavìsh tradito. Oh! si mordea
{{R|285}}Co’ denti il labbro e sovra quelli un torbido
Sguardo volgea prence Khusrèv. Non questo,
Disse, è dritto pensier, da questo campo
In Irania tornar. Dove son essi,
Nostri consigli e sacramenti, un giorno
{{R|290}}Del sire mio congiunto alla presenza
Pronunciati da noi? Se vivo restasi
Prence Afrasyàb sul trono suo, deserta
Irania andrà per lui. Qual recheremo
A Kàvus re valevol scusa allora
{{R|295}}Che gli occhi nostri leveremgli in fronte?
Udiste voi quale da Tur, per voglia
Di regal seggio e di corona, incolse
Ad Eràg’ fortunato alta sciagura,
E quale a Nèvdher per la man del sire
{{R|300}}Afrasyàb, che gittossi impetüoso
A trucidarlo; e per corona e seggio
E per tesoro ei l’innocente uccise
Principe iranio Siyavìsh. Ma intanto,
Perchè qui venne un ciurmador turanio
{{R|305}}Da quella gente con ardito incesso
In fino a me, perchè desia con meco
Una battaglia, impallidite voi
Nelle gote, e perchè? Stupor di voi,
Sì, sì, mi vien; ma la vendetta antica
{{R|310}}lo crescerò, ch’io non credea giammai
Che dal far guerra sciogliessero il cinto
Tutti d’Irania i valorosi. Io certo
Di quelli che cadean trafitti in campo
Dell’iranico stuol, non vidi alcuno
{{R|315}}Che per parole d’Afrasyàb la guerra
Volesse abbandonar con tanta foga!
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Che s’affrettasse, a Rùstem con tal cenno
D’inviar si pensò: Di qui si fugge
Il regnante Afrasyàb; certo che il preme
{{R|370}}Di contrastarti gran desìo; ma tu
Ordina i tuoi, sta preparato, restami
E notte e dì con la faretra e i dardi.
:Il messaggier dell’inclito sovrano
Era qual si dovea, quale era d’uopo
{{R|375}}Su quella via di sì difficil varco.
Andò; com’egli giunse a la presenza
Di Rùstem battaglier, vide che accinto
Era dell’armi quell’eroe possente,
Cuor di leone. Aveano i prodi suoi
{{R|380}}Su l’omero le clave e ad uno ad uno
Al dir del messaggier tendean l’orecchio;
E quegli a Rùstem, qual messaggio avea,
Ridisse aperto. Procurar la gioia
Di suo messaggio era nobile intento.
:{{R|385}}Ma di rincontro stavasi tranquillo,
Senza querele, meditando in core
La sua vendetta, re Khusrèv. L’accolta
Preda quanta ella fu, tutta ei divise
All’esercito suo, que’ padiglioni
{{R|390}}E que’ recinti, le corone e i seggi;
Indi gli uccisi ricercò pel campo,
D’irania gente, e fe’ apprestar per tutti
La benda funeral, dal tristo limo
Li fe’ lavar, dal sangue ancora, e poi,
{{R|395}}Conforme al rito de’ regnanti, allora
Ch’ei sollevò dal sangue ivi raccolto
E dal fango que’ corpi, eresse un alto
E nobile sepolcro. Anche le sparse
Provvigioni adunò, pose alla via
{{R|400}}Le falangi de’ suoi, ratto le addusse
Del turanio signor su le vestigia.
:Ma il regnante Afrasyàb come pur giunse
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
{{R|45}}Della speranza ad Afrasyàb, che udìa
Quelle parole. Egli avviò le schiere,
Egli in sella balzò, co’ prodi suoi
All’assalto si accinse. Ecco! scendeano
Qual corrente d’un fiume i valorosi,
{{R|50}}Alla pugna affrettati, e in quell’assalto
Non tumulto si fe’, non apparecchi,
Non furon voci, non squillar di trombe.
:Ma ratto che giugnean questi gagliardi
Alle chiostre d’Irania, alto levossi
{{R|55}}Di corni un suono, e un fremer di timballi
Sul culmo dell’arcion sorse improvviso
De’ cavalieri e fu spiegato in alto
Il nero drappo di Turania. Quale
Era più innanzi dell’accolto esercito,
{{R|60}}Il destriero incitò sì che levossi
Un fero grido, ma cadeano assai
De’ cavalieri entro la fossa, e gli altri
Si ritraean dal periglioso assalto.
Per questa parte e dal deserto allora
{{R|65}}Venne Rùstem correndo e il ciel sereno
Intenebrava alla sconvolta polve
De’ cavalieri; dall’opposta parte,
Figlio di Gùderz, Ghev, con quell’illustre
Principe Tus, accorse tosto, e intanto
{{R|70}}Di timpani un fragor, di trombe un suono
Di fronte si levò, che s’avanzava
Il re dei re col suo vessil di Kàveh
Spiegato al ciel. Balenava d’azzurro
L’etra all’intorno per le molte spade
{{R|75}}Dei cavalieri, e già s’udìan coteste
Grida nel campo: «Dalli!, piglia!, legalo!,
Uccidilo!», e smarrian gli uomini il senno
E fermezza i destrieri. In quel tumulto
Si fean due laghi d’atro sangue, e l’onda
{{R|80}}Di quel sangue scorrente il suol dintorno
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
In muschio eletto, in redini dorate,
In destrieri, in collane, in troni eccelsi,
In giovinetti, in fulgidi tappeti,
In drappi tolti in Cina, in quante cose
{{R|20}}Nasceano ai campi di Mekràn, in forti
Giovenchi a strascinar carri sonanti
(Quarantamila fûr cotesti), il sire
Tutto mandava a sè dinanzi, e ognuno
Diceasi allor: Davver! che mai non vide
{{R|25}}Alcuno d’oggi in pria, nè mai fu in terra
Preda maggiore di cotesta! — L’ampio
Stuol de’ prodi era tal, che in monte e in piano,
La notte e il dì, passavano le squadre,
E quando gli occhi suoi levava il duce,
{{R|30}}Un drappello giugnea di tanto in tanto
Alla sua stazïon. Così discese
Fino a Ciàci il gran re, quivi sul trono
Che d’avorio splendea, la sua corona
Sospese in vista. In Soghd ebbe sua stanza
{{R|35}}Per giorni sette e più; vennergli innanzi
Telimàn e Khuzàn, prenci famosi.
A città di Bukhàra indi si trasse,
E sparve il bruno suol sotto a le dense
Falangi. Ivi mangiò, riposò ancora
{{R|40}}E sette giorni ivi albergò; ma quando
La settimana incominciò seconda,
Dolente assai per li trascorsi eventi
De’ giorni antichi, sospiroso e mesto
E con tunica intatta a un tempio eccelso
{{R|45}}Venne del Fuoco. Tur l’avea costrutto,
Il figlio di Fredùn gli erti pinnacoli
Dentro erettivi ancor. Venerabondo
Nel cospetto di Dio santo e verace,
Sul nero suol chinò la fronte sua
{{R|50}}Prence Khusrèv, gittando ai {{Ec|secerdoti|sacerdoti}}
Oro ed argento, su l’ardente vampa
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Alla sua terra e alla natia dimora.
{{R|185}}Ma in pria fe’ cenno che venisse a lui
Il regio scriba. Un’epistola in seta
Costui gli scrisse a Gustehemme, illustre
Figlio di Nèvdher, per che ratto al suolo,
Con molto onor, d’Irania si rendesse,
{{R|190}}Tutta quell’ampia regïon facendo
Libera a Gihn, per alcun loco mai
Non indugiando, non fermando il passo.
:Al primo albor, nel tempo che de’ galli
Odesi il canto, di timpani un fremito
{{R|195}}Di Gihn levossi da l’ostello. Ratto
In arcioni ei balzò, scese in Turania,
Per il lungo sentier fra molti segni
Di gioia e festa. Come accanto ei giunse
A turanie città, trascelse un inclito
{{R|200}}Messo d’orme preclare e sì gli disse:
:Tu vanne a Gustehèm. Tu gli dirai
Ogni cosa di noi. — Quel messaggiero
Tosto che udì motto del prence, in guisa
Di turbine invasor, la lunga via
{{R|205}}Correndo superò. Con mente giusta,
Con giusta intenzïon, come fu innanzi
A Gustehemme, che dal prence iranio
Gihn là venia, dissegli aperto. Allora
Che quell’annunzio Gustehemme intese,
{{R|210}}Mosse Gihn a incontrar per la sua via,
E tosto s’adornar per la Turania
Le munite città, vino fu chiesto
Con musici e cantori. Allor che scese
Gihn valoroso in sua città, qual era
{{R|215}}De’ prenci antichi nobile costume,
Furono appesi in ogni loco intorno
Drappi lucenti, e per le vie, pei borghi,
Monete si gittâr. Sedette al trono
Di re Afrasyàb il nuovo sire, e intanto
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<poem>
Già per te sopportò, ch’ei le portava
Per ricchezza ottener così tu sappi.
Sciogli adunque i tuoi doni, a chi n’è degno,
Li dispensando, che non lungo tempo
{{R|35}}Tu qui ancora starai. Scegli all’altezza
Del regal seggio un re, sì che tranquilla
Viver possa per lui sovra la terra
Anche de’ bruchi la famiglia errante.
Il regno ad altri conferito, a nullo
{{R|40}}Riposo ti lasciar, che già di tua
Partenza l’ora s’avvicina. Intanto
Con tal virtù cresce Lohràspe. A lui
Tu dona il regno e la regal cintura
E il seggio tuo. Così, come chiedesti
{{R|45}}A Dio signor, tutto è per te. Ti leva,
Senza morir, da questa terra, e sali
A quel loco di Dio. — Molte altre cose
In secreto gli disse, e meraviglia
Per tale annunzio ebbe l’iranio sire.
:{{R|50}}L’affaticato re, come destossi
Dal lieve sonno, molle intorno il loco
Scorse del suo pregar per le cadenti
Stille copiose di sudor. Piangea,
La gota al suolo umilïata, e a Dio
{{R|55}}Benedicea compunto. Oh! s’io m’affretto,
Disse, ad uscir dalla terrena vita,
D’ogni brama del cor da Dio sovrano
Ottenni il compimento! — Ei venne allora,
Al seggio imperïal rapido venne,
{{R|60}}Con un ammanto ancor non tocco in mano.
Il cinse ratto e su l’eburneo trono,
Senza monil però, senza corona
E braccialetti, il gran monarca assise.
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{{ct|f=400%|t=4|v=1|w=0px|L=0px|{{Sc|IL LIBRO DEI RE}}}}
{{ct|f=130%|t=1.5|v=1|w=2px|L=2px|{{Sc|POEMA EPICO}}}}
{{ct|f=90%|t=2|v=1|w=5px|L=1px|{{Sc|RECATO DAL PERSIANO IN VERSI ITALIANI}}}}
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{{ct|f=170%|t=1.5|v=1|w=5px|L=5px|{{Sc|ITALO PIZZI}}}}
{{smaller block|<poem>{{Blocco a destra|larghezza=70%|{{Indent|1|L’epopea persiana, nel suo insieme, produce l’impressione dell’incommensurabile, simile alla vista del cielo stellato, che riunisce nei suoi fulgidi sistemi di stelle l’infinita pluralità dei mondi.}}}} {{Blocco a destra|margine=20px|{{Sc|{{AutoreCitato|Adolf Friedrich von Schack|Schack}}.}}}}
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Alex brollo
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{{Ct|c=t1|II. Sogno di Bâbek.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1365-1366).}}
<poem>
:Ratto che Dàra cadde ucciso in guerra.
Precipitò della sua casa illustre
Il chiaro giorno. Ma giocondo figlio
Ei si avea, di gran senno e battagliero,
{{R|5}}Sasàn di nome. Com’ei vide in quella
Guisa trafitto il padre suo, caduta
Come vide la sorte a’ prenci irani,
Ratto ei fuggì da l’esercito greco,
Nè dentro al laccio della rea sventura
{{R|10}}Sè medesmo impigliò. Misero e gramo
In India si morì. Ma un piccioletto
Figlio restava di Sasàn, e il padre,
Per questa via, chiamavalo del nome
Di Sasàn parimente, e ciò si fece
{{R|15}}Fino alla quarta genitura. Ei vissero
Quali pastori o cammellieri, e trassero
In gravi cure e fatiche e travagli
Del viver loro tutti gli anni; e allora
Che di Babèk giunse a le case un giorno
{{R|20}}D’esti figli il minor, scese ne’ campi
E de’ pastori vi scoverse il duce.
:Forse che per mercede, egli dicea,
Un uom fè d’uopo, qual per trista sorte
Passa di qui? — Di que’ pastori il duce
{{R|25}}Lo sventurato a sè raccolse e il tenne
La notte e il giorno tra fatiche e stenti.
Ma poichè laborioso ei si mostrava,
Assai gli piacque, e duce de’ pastori
Si fe’ il nuovo pastor fra quegli armenti.
:{{R|30}}Babék, il figlio di Rudyàb, dormìa
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Kharràd, nome a costui. Quand’egli ’I prese
E seco il trasse, afferrate le briglie,
Avvinto nel cospetto egli l’addusse
Di quel, voglioso di possanza. Allora
{{R|175}}Che Ardeshìr Ardevàn scorse da lungi,
Re Ardevàn si balzò dal suo destriero,
Ferito al corpo d’una freccia, l’anima
Fosca e dolente. Al carnefice allora
Fe’ comando Ardeshìr: Tu va, tu prendi
{{R|180}}Il nemico del re! Con una spada
Per metà ne dividi la persona
E de’ nemici il cor d’alto spavento
Così fa ingombro. — E il carnefice andava
E il comando eseguìa. Così disparve
{{R|185}}Da questa terra l’inclito signore.
Del cielo antico questa è l’opra, ed ora
È contro ad Ardevàn, ora ella è contro
Ad Ardeshìr! Ma qual fino a le stelle
Sublime innalza, misero dipoi
{{R|190}}Ella consegna de la terra al grembo.
:Anche due figli d’Ardevàn prigioni
Vennero allor, sì che cadea la stirpe
Tutta d’Arìsh per lui. L’inclito sire
Al carcere mandò, con duri ceppi
{{R|195}}Avvinti al piè, que’ due meschini; gli altri
Ch’eran figli maggiori, all’aspro assalto
Sfuggir veloci, nè della sventura
Ne’ lacci s’impigliar. Sceser piangendo
In India alpestre, e degna cosa invero
{{R|200}}Anche saria che tu di ciò narrassi
Alcuna istoria. Ma quel campo orrendo
Tutto fu ingombro di cinture sparte,
Di redini divelte e d’armi ancora
D’ambe le schiere, anche d’argento e d’oro,
{{R|205}}E il re fe’ cenno che raccolta fosse
La ricca preda. A le falangi sue
</poem><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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<poem>
E di gaia natura, un uom vivea;
Heftvàd il nome suo. Deh! perchè mai
{{R|35}}Così ne andava il nome suo? Ne andava
Così quel nome perchè sette avea
Figli nobili Heftvàd. Sola una figlia
Avea, diletta al cor, che pregio alcuno
Ei non ponea nell’aver figlie assai.
{{R|40}}Ed or, sì avvenne che sedeano un giorno
Co’ fusi lor le giovinette al monte
In ampia schiera e ciò che avean di cibi
In comune ponean, lasciando al tempo
Di lor pasto frugal gl’intorti fusi;
{{R|45}}A-venne ancor che quella giovinetta
Fortunata d’Heftvàd un picciol pomo
Che il vento scosse dal natio suo ramo,
Vide a mezzo la via. Rapidamente
Ella il raccolse; e tu frattanto ascolta
{{R|50}}Del prodigio la storia. — Allor che morse
La giovinetta da le belle gote
Il picciol frutto, dentro vi scoperse
Un verme ascoso. Fuor dal pomo il trasse
Con le sue dita e acconciamente il pose
{{R|55}}De’ fusi nel forzier. Quand’ella poi
A trarre incominciò dal cofanetto
La candida bambagia, Ecco! ella disse.
In nome del Signor che non ha pari.
Non ha compagni, portentosa cosa
{{R|60}}Oggi a voi mostrerò filando intenta
Dietro la sorte d’esto verme, ascoso
Nel pomo rubicondo. — Intorno a lei
Riser gioiose le fanciulle, liete
Ne’ volti lor, mostrando le argentine
{{R|65}}File dei denti, e quella si filava
Due cotanti di ciò che in un sol giorno
Filar solea, si che ne scrisse il computo
Su l’arena del suol, poi di là venne
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Pari a nembo di fumo, ed a la madre
{{R|70}}Quanto filato avea mostrò festante.
:Lei benedisse con amor la madre
In questi accenti: Nobil frutto avesti,
Vaga fanciulla mia, candida luna
Che hai l’aspetto di sol! — Due volte tanto
{{R|75}}Di ciò ch’ella solea recarsi al giorno,
Al primo albore le assegnò la madre,
Di materia a filar. Tosto che giunse
Da quella schiera di fanciulle industri,
L’anima e il cor con la persona intenta
{{R|80}}All’assiduo filar, così ella disse
A le donzelle di gran nome: O dolci
Compagne mie di bella sorte, in volto
Come lune leggiadre, io d’esto verme
Per la nobil fortuna in tanta copia
{{R|85}}Il filo trassi, che non anche d’altro
A me venne bisogno all’opre industri.
:E filavasi allor ciò che recato
Aveasi in pria, sì che dell’altro ancora
Ove stato vi fosse, a lei venuto
{{R|90}}Bene all’uopo sarìa. Seco alle case
Recava poi ciò che filato avea
Acconciamente, e il cor della sua madre
Si fea per lei quale giocondo e lieto
È paradiso. Intanto, ogni mattina,
{{R|95}}Un morsellin di quell’agreste pomo
A quel verme porgea la giovinetta,
Dal volto di Perì, poi quel cotanto
Ch’ella accrescea di quella sua bambagia,
Qual donna incantatrice, ella filava.
:{{R|100}}Avvenne ancor che un dì la madre e il padre
Così diceano a la fanciulla industre:
:Tanto tu fili! Forsechè, o leggiadra,
Un patto festi quale di sorella
Con alata Perì? — La giovinetta
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<poem>
E dispensò con rapido pensiero
Monete ed armi. Furïando venne
A Heftvàd incontro, e di quell’uom d’abietta
E vil natura la superba fronte
{{R|35}}Al cielo si levò. Recò tesori
Dal suo castello ed armi ancor, se bene
Vil cosa innanzi a lui fosse l’esercito,
Fosse la pugna. Ma il maggior de’ figli
Era lungi da lui. Quand’egli seppe
{{R|40}}Qual guerra al padre suo già già toccava,
Da’ suoi riposi e da’ suoi lunghi sonni
E da sue cene egli levossi e ratto
A questa sponda si recò del mare
Su navicelli. L’uom che amò sua gloria,
{{R|45}}Shahùy nome si avea. Protervo egli era,
Maligno e reo. Così, su navicelli,
Ad Heftvàd ei ne venne, e il cor del padre
Ben s’allietò pel figlio suo. Ma poi,
All’ala destra dell’accolto esercito,
{{R|50}}Suo loco ei fe’, che duce era de’ prodi
E ordinator de le sue schiere. Intanto
Ordinate si stavano le due
Nemiche squadre e piena avean la mente
D’un ardor di battaglia e lor tesori
{{R|55}}Di dovizie ricolmi. A quei guardava
Prence Ardeshìr dal loco suo. Davvero!
Che dell’uom giovinetto il cuore aperto
Invecchiò allor nella rancura grave!
Ma le due genti trassero da questa
{{R|60}}E quella parte lor contrarie schiere.
Le spade scintillâr, levossi ardore
D’aspra tenzone, e come poi dal dorso
Degli elefanti strepito ne venne
Di timpani sonori, ecco! a due miglia
{{R|65}}La gente ne stordì. Clangor di tube
Anche levossi allor, la terra intorno
</poem><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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<poem>
Lungo indugiar del lago in su la riva,
Dell’angustia in che egli era al contrastato
{{R|105}}Campo dell’armi, chiuse omai le vie
A provvista di cibi, ecco! ei discese
Di Gihrèm da le mura alla reale
Stanza correndo e da ogni parte seco
Innumerevol schiera si condusse.
{{R|110}}Tutti i tesori egli disperse e molte
All’esercito suo sportelle diede
D’auree monete, e serti ancor. Novella
Prence Ardeshìr quando ne avea, su l’orlo
Del suo laghetto d’un pensier la mente
{{R|115}}Ebbesi ingombra e disse: Oh! perchè mai,
La casa mia senza curar, battaglie
Qui venni ad ingaggiar con gente estrana?
:Dell’esercito suo tutti i magnati
A sè raccolse e di Mihrèk assai
{{R|120}}Parole egli ebbe. O duci di guerrieri,
Disse, che vi pensate, or che si fece
Angusta a noi regal possanza? Molto
D’amaro inver da la nemica sorte
Io gustai, nè travaglio era al mio computo,
{{R|125}}Qual da Mihrèk mi venne. — Ad una voce
I prenci rispondean: La rea sventura
Mai non ti guardi dentro a le pupille!
Che se Mihrèk è il tuo nemico ascoso,
Perchè dovresti col dolor dell’alma
{{R|130}}La tua vita cercar? Grandezza illustre
Hai tu, la terra è tua, tutti noi siamo
A te servi e comando a te si spetta.
:Le mense di apprestar fe’ cenno allora,
Di cercar vino ed auree tazze e musici
{{R|135}}E cantori pur anco. Alquanti agnelli
Su la mensa imbandir, poi tutti insieme
Si volsero a cibar; ma quando il pane
Prence Ardeshìr gustava incominciando,
</poem><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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<poem>
De’ prodi suoi. Ma rapido scendea
Dal castello Ardeshìr, sì che gli andava
Shehrghìr incontro a pié. Recaron tosto
Con sue briglie dorate il palafreno
{{R|35}}Del prence iranio di bel nome in terra,
Ed ei su vi balzò. Fe’ cenno allora
Il gran signor che del laghetto in riva
Due fosser posti smisurati legni,
Confitti al suol. Sospendere ai due legni
{{R|40}}Ambo 1 nemici ei fe’, viventi ancora,
E degli avversi dal suo sonno ignavo
Il cor sopito ridestò. Balzava,
Egli Ardeshìr, dal mezzo di sue schiere
E i due sospesi di volanti strali
{{R|45}}Con un nembo uccidea. Diè alla rapina
Lor dovizie dipoi, sì che n’andava
Ricco di preda quel drappel di forti,
Che quante nel castello erano accolte
Cose da questa a quella banda, tutte
{{R|50}}Recarono i valletti a piè del muro,
Ed ei la preda più al suo cor gradita
Fra tante cose prezïose, ratto
Di Maestate d’Ardeshir ali alte
Porte invïava. Su quel monte poi
{{R|55}}Eresse un tempio al divo fuoco e quivi
Di Mihr e di Sadèh solenni i riti
Rinnovârsi per lui. Il trono e il serto
E quella terra, allor, diede a que’ suoi
Ospiti cari di vigil fortuna,
{{R|60}}E di là si tornò lieto e beato
E vincitor, di Persia per la terra
Disseminando di giustizia l’opre.
Come poi dal riposo avean conforto
Ed uomini e cavalli, ei le sue schiere
{{R|65}}Trasse fino a Shehrzùr. Alquante genti
In Kirmàn invïò con un eletto
</poem><noinclude></noinclude>
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{{Ct|f=140%|v=1|t=3|I RE SASSANIDI}}
{{Rule|2em|t=1|v=3}}
<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t01|I. Il re Ardeshîr Bâbekân.}}
{{Rule|2em|t=1|v=3}}<section end="s2" /><section begin="s3" />
{{Ct|c=t1|I. Avventura di Ardeshìr con la figlia di Ardevàn.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1391-1394).}}
<poem>
:In Bagdad, sovra un trono in bianco avorio,
Sedette allora e si posò sul capo
Il serto imperïal, luce del core,
Prence Ardeshìr, cinto agli eretti fianchi
{{R|5}}D’una cintura, con in man la clava
De’ monarchi d’Irania, adorna in pria
In bella guisa la regal sua sede.
:D’allora in poi il dissero le genti
Re de’ regnanti e alcun da re Gushtàspe
{{R|10}}Discerner nol potea. Quand’ei si pose
Di sua grandezza la corona in fronte,
Sovra quel seggio suo, lieto e beato
Di sua vittoria, così disse: In terra
È la giustizia il mio tesoro e il mondo
{{R|15}}Già si rinnova per la mia fatica
Intorno intorno. Questo mio tesoro
Niuno da me si rapirà, che male
Incoglie all’uom per l’opre sue non belle.
</poem><section end="s3" /><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 77 —|}}</noinclude>
<poem>
Di lieta sorte e di parlar verace,
{{R|40}}Mira agli astri del ciel perch’io mi sappia
Quando avrò pace dagli assalti e quando
Avrò la terra in poter mio. Se questo
Non sarà, tu mi di’ quand’io senz’ombra
Sarò d’affanno e quando mai disperdere
{{R|45}}Non dovrò il tesor mio di questa guisa».
:A Kayd in India, co’ suoi doni ed altre
Cose elette a gittar, ne andò correndo
Il regal messo. Ciò che disse a lui
Il re dei re, gli disse ratto e sciolse
{{R|50}}Dall’intimo del core ogni secreto.
Kayd gli fe’ inchieste e sollecito andava,
Dietro a le inchieste sue, volgeasi all’arte
Di suo saper, di sua destrezza. Innanzi
Astrolabi ei recò, gli astri si pose
{{R|55}}A noverar, si prese in grembo d’India
Astronomica tavola. Del cielo
Alto e sereno l’opre ei computava
Quanto a frutto vital, quanto a dovizie,
Quanto a periglio ed a rancura, e al messo
{{R|60}}Così parlò: D’Irania e de la stella
Dell’iranio signor computo feci.
S’ei la semenza sua con quella stirpe
Mista farà ch’è di Mihrèk del seme,
Progenie di Nush-zàd, con molta pace
{{R|65}}Ei sederà sul regal trono e d’uopo
Ei non avrà di mandar schiere attorno
In ogni parte. Crescerà il tesoro
E la fatica scemerà. Tu vanne.
Odio maligno non pensar nel core
{{R|70}}Contro una terra e l’altra. Ove cotesto
Faccia l’inclito re, sua veramente
Irania diverrà; qual vuole e cerca,
Ogni desire egli otterrà del core.
:Donava il messaggier d’alquante cose
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/87
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<poem>
Veracemente. — Nei nostri giardini,
Shapùr le disse, contro a’ nostri amici
{{R|100}}La vendetta non cresce. Or dimmi adunque,
E sgomento per me dentro al tuo core
Non albergar, non per quel giusto sire
Inclito e grande. — Per la giusta via,
Dissegli allora la fanciulla, sappi
{{R|105}}Ch’io di Mihrèk, dell’infelice prole
Di Nush-zàd, son la figlia. Accorto e pio
Tal qui m’addusse piccioletta e a questo
Di castelli signor, ricco di pregi,
Sì m’affidò. Ma per timor di quello
{{R|110}}Inclito re d’Irania tua, qui fui
A trar l’acqua costretta e a servil stato.
:Andò Shapùr e investigò quel loco,
Fin che dinanzi a lui stettesi in piedi
Il signor del villaggio. Or tu mi dona,
{{R|115}}Dissegli il prence, questa tua fanciulla
Di sì leggiadro volto e in testimonio
Il ciel ti prendi in ciò. — Conforme al cenno,
Gli die la figlia de’ villaggi il sire,
Secondo il rito di chi il Fuoco adora.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|V. Nascita di Ormuzd.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1401-140-2).}}
<poem>
:Nè lungo tempo si passò, che tosto,
Come vivida rosa, a recar frutti
Venne colei, qual agile cipresso
Nella persona. Nove lune in cielo
{{R|5}}Ratto che si mutâr, venne un infante
D’ugual grandezza da colei, leggiadra
Qual luna in volto. Isfendïàr diresti
Che tornato era allora, o veramente
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/111
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 106 —|}}</noinclude>
<poem>
:Questo mio patto tu ricorda e quelle
Parole de’ maligni abbiti in conto
{{R|10}}D’aura fugace. Ma le mie parole
Come avrà’ udite, tu le adopra intento,
Se pur discerni da le cose indegne
Cose che hanno valor. Di mia giustizia
Con la vindice spada, io l’ampia terra
{{R|15}}Ordinai tutta e rispettai valore
D’uom di nobile stirpe. A me soggetto
Poi che fu tutto il mondo in giusta via,
Il suol si accrebbe, ma la dolce vita
Per me scemava; e come gran travaglio
{{R|20}}Qui da noi si portò, caddero stille
Del sudor nostro, ma il regal tesoro
S’augumentò. Fatiche e godimenti
Or son dinanzi a voi, umile stato
Talvolta ed alto grado anche talora.
{{R|25}}Di questo ciel che muove in alto, questo
È costume verace. In alcun tempo
Duolo ei reca, ed amor spiega talvolta,
E la fortuna è veramente quale
Palafreno restìo, che sempre, in mezzo
{{R|30}}A molto ben, ti reca di malizia
Il tratto ingannatore. Anche talvolta
Ella è destriero mansüeto, quale
Per bontà ch’egli ha in cor, leva la testa.
Deh! sappi, o figlio mio, ch’esta fallace
{{R|35}}Dell’uom dimora non mantien beato,
Senza grave timor, chi vi discende.
Ond’è che tu ti guarda alla persona.
Pregio serbando di saggezza, ratto
Che tu non voglia che a misero fine
{{R|40}}Approdino i tuoi dì. Che se il monarca
Loda la fè, come sorelle insieme
Fede saranno e dignità sovrana,
Che regno e fè così fra lor son saldi,
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
{{R|260}}In Persia feci un dì; l’altra cittade
È Ormùzde di Ardeshìr. Per l’aria sua
Garzon diventa l’uom già vecchio, e bello
È de’ Khùzi per essa il suol profondo,
Pieno di genti e d’acque e di guadagni
{{R|265}}E di perigli. D’Ardeshìr Piscina
È la quarta città, che d’orti è piena
E di roseti e di laghetti. Due
Sono in la terra di Bagdad, sull’acque
Dell’Eufrate correnti, e ricche sono
{{R|270}}Di fonti e di quadrupedi e di folte
Erbe dovunque. Chiamerai tu queste
Di re Ardeshìr i monumenti, e ratto
Che udito avrai questa parola, in mente
Tu la ricorda. Or noi già per la tomba
{{R|275}}Apprestammo i fardelli, e tu mi assegna
Ratto la bara e via disgombra il trono.
Molte fatiche tollerai nel mondo
In manifesto ed in secreto; or tu
Per la giustizia tua l’anima mia
{{R|280}}Rendi beata e sii vincente e lieto
In ogni tempo sovra l’alto seggio!
:Disse, e d’un tratto s’oscurò la sua
Regal fortuna. Oh! la regal sua fronte
E la corona e il trono! — È questa adunque
{{R|285}}Del mondo lieto e la legge e il costume,
Nè mai sarà che l’intimo secreto
Ei ci disciolga. Deh! colui beato
Che non vedea real grandezza! D’uopo
Non gli fu mai discendere dal trono
{{R|290}}E disparir. Ma tu, per ogni via,
Opri e lavori, nè però si resta
L’uom quaggiù sempre e niuna cosa intatta.
Alfin, noi tutti al suol profondo e greve
Sarem congiunti, e ci fia d’uopo allora
{{R|295}}Sotto al funereo vel celar le gote.
</poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VI}}||8}}}}</noinclude>
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Alex brollo
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 123 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
De’ filosofi greci maestrìa
Parte in opra qui poni, in questa terra,
{{R|205}}In questo mio confin. Quando poi giunga
Alla mia casa il ponte che farai,
A me tu vieni perchè mio tu resti
Ospite caro, fin che vivi, in molta
Sicurezza e letizia e lungi sempre
{{R|210}}Dalla sventura e da la man proterva
D’Ahrimàn fraudolento. — Allor si pose
Bezanùsh in quell’opra e quel gran ponte
In anni tre compì. Ratto che il ponte
Fu compiuto per lui, si mosse il prence
{{R|215}}Da Shustèr e ne venne al suo palagio
Dirittamente volto. Ecco! regnava
E per giustizia e per consiglio eletto
Prence Shapùr, con alta la fortuna
Ed inconcusso il trono suo regale.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|II. Il re Ormuzd figlio di Shapûr.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1420-1424).}}
<poem>
:Poi che trascorsi fùr trent’anni sopra
Due mesi ancor, del prence si dispersero
E gloria e maestà. Comando ei fea
Che Ormùzd innanzi là venisse, e allora
{{R|5}}Così parlò: Del bel giardin la faccia
Impallidisce omai. Veglia tu adunque
E reggi il mondo e prence sii sovrano
A giustizia congiunto. Anche fiducia
Non porre in grado imperïal, ma leggi
{{R|10}}E notte e giorno di Gemshìd le carte.
Nulla al mondo farai fuor che a giustizia
Opre conformi ed atti onesti. Agl’infimi
Tu sii difesa e de’ prenci la gloria.
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/176
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 171 —|}}</noinclude>
<poem>
Iva degno quel volto. Un raessaggiero
Ei si cercò dall’anima serena
E de’ confini l’invïò al custode
E dissegli: Apparia novellamente
{{R|10}}Di re Shapùr la maestà. Raccogli
Da tutte parti esercito guerriero.
:Del sacerdote il messaggier, correndo.
Venne dal loco suo fino alle case
Del guardïan de le frontiere. Il dùce
{{R|15}}Alle parole sue si fe’ gioioso
E ratto fino al suol le gote sue
Chinando appose e a Dio si volse e disse:
:Giusto Signor di questa terra, indegna
Adorazion saria qual io facessi
{{R|20}}Ad altri fuor che a te! Chi mai sapea
Che re Shapùr tornasse i prodi suoi
A riveder, che rivederlo ai prodi
Oggi dato qui fosse? Oh! grazia è questa
Che da te vien, Signore, unico Iddio,
{{R|25}}Del mondo reggitor, guida ai mortali
Ad opere leggiadre e a forti imprese!
:Quando la notte il negro suo vessillo
In alto sollevò, quando alla luna
Dintorno si mostrar le bianche stelle,
{{R|30}}Da tutte parti esercito guerriero
Si raccogliea, da tutti luoghi attorno
Ov’era un prence per la terra. Tutti
Volgean la fronte all’abitato loco
Ad uno ad uno, a due pur anco, e al sire
{{R|35}}Venìan correndo. Vennero a l’ostello
Del giardiniere e all’ospite del prence
S’accostâr giubilanti; e poi che in folla
Si radunò l’esercito festoso
Di quell’ostello al limitar, ne andava
{{R|40}}Il giardinier di nobile consiglio
Dinanzi al re. Ben che dimesso e umìle
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Iva degno quel volto. Un messaggiero
Ei si cercò dall’anima serena
E de’ confini l’invïò al custode
E dissegli: Apparia novellamente
{{R|10}}Di re Shapùr la maestà. Raccogli
Da tutte parti esercito guerriero.
:Del sacerdote il messaggier, correndo.
Venne dal loco suo fino alle case
Del guardïan de le frontiere. Il dùce
{{R|15}}Alle parole sue si fe’ gioioso
E ratto fino al suol le gote sue
Chinando appose e a Dio si volse e disse:
:Giusto Signor di questa terra, indegna
Adorazion saria qual io facessi
{{R|20}}Ad altri fuor che a te! Chi mai sapea
Che re Shapùr tornasse i prodi suoi
A riveder, che rivederlo ai prodi
Oggi dato qui fosse? Oh! grazia è questa
Che da te vien, Signore, unico Iddio,
{{R|25}}Del mondo reggitor, guida ai mortali
Ad opere leggiadre e a forti imprese!
:Quando la notte il negro suo vessillo
In alto sollevò, quando alla luna
Dintorno si mostrar le bianche stelle,
{{R|30}}Da tutte parti esercito guerriero
Si raccogliea, da tutti luoghi attorno
Ov’era un prence per la terra. Tutti
Volgean la fronte all’abitato loco
Ad uno ad uno, a due pur anco, e al sire
{{R|35}}Venìan correndo. Vennero a l’ostello
Del giardiniere e all’ospite del prence
S’accostâr giubilanti; e poi che in folla
Si radunò l’esercito festoso
Di quell’ostello al limitar, ne andava
{{R|40}}Il giardinier di nobile consiglio
Dinanzi al re. Ben che dimesso e umìle
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<poem>
De’ tristi incendi. Come annunzio venne
D’Irania in Grecia, desolata e squallida
{{R|270}}Andar la terra sì fiorente in pria,
L’inclito Imperator cader captivo
La notte oscura, tra le file, in giostra
De’ suoi guerrieri, piansero dolenti
In Grecia tutti e grave ebber cordoglio
{{R|275}}Alle proposte di Shapùr. Chi mai,
Ciascun dicea, chi mai fe’ questo male,
Fuor che il nostro signor non generoso?
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XV. Guerra di Shâpûr con Yânus.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1448-1449).}}
<poem>
:Del greco Imperator viveva intanto
Un fratello minor; morto era il padre,
E la sua madre era anche viva. Giovane
Egli era sì, Yanùs di nome, assai
{{R|5}}D’onor bramoso, liberal ne’ doni
E gioioso di cor. Sulle sue porte
Stuol di guerrieri s’adunava e intanto
La madre sua, di guerreggiar vogliosa,
Gli diè monete e dissegli: Vendetta
{{R|10}}Cerca del fratel tuo! Forse non vedi
Che gente armata già d’Irania scende?
:Yanùs, come ascoltò, ratto si accese
E disse: Del fratello oh! qui non vuolsi
La vendetta obblïar! — Battè i timballi
{{R|15}}E recò fuor la croce, una gran croce,
E di gagliardi formidabil schiera.
:Tosto che s’incontrar, questa con quella,
Le genti avverse, ogni guerrier bramoso
D’aspre battaglie più non ebbe pace;
{{R|20}}Ma tosto s’ordinâr le lunghe file
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
Così partìan da lui, menò sue genti
{{R|165}}Prence Shapùr con sè, molto invocando
Iddio creator di questa terra. Ei scese
Lieto e beato in Istakhàr di Persia,
Chè la gloria di Persia era a que’ giorni
D’Istakhàr la città su l’ampia terra.
:{{R|170}}Quando novella in Nìsibi la gente
Ebbesi certa, tutti a nuova guerra
Subitamente s’apprestâr. Non vuolsi,
Non vuolsi, elli dicean, che per se tolga
Prence Shapùr di Nìsibi l’impero
{{R|175}}E meni i prodi suoi, ch’ei non fa vera
La fè di Cristo e qui addurrà le leggi
Del Zendavesta e de’ suoi Guebri. Allora
Ch’ei qui verrà, niuna parola nostra
Ascolterà. Noi sì lo Zendavesta
{{R|180}}Ripudiam con la sua legge vetusta.
:Gente soggetta s’arrogava intanto
Poter sovrano e in sella anche si assisero
I sacerdoti ad ingaggiar battaglia.
Ma come giunse la novella certa
{{R|185}}A principe Shapùr, sua dritta via
Non custodir là in Nìsibi la gente,
Cruccio ebbe in cor di Cristo per la fede
Ed infinito stuol di gente armata
In via sospinse. Di profeta, ei disse,
{{R|190}}Cui trasse a morte di Giudea la gente,
Religïon lodar non vuolsi. — Allora
Per sette giorni fu battaglia quivi
E dell’ardua città furon le porte
A’ combattenti anguste. Oh! ma di quelli
{{R|195}}Molti a morte traea principi illustri
Lo stuol di Persia e ceppi gravi impose
A chi vivo restò. Chiedean cotesti
Ratto in dono la vita e al prence un foglia
Scrivean compunti. L’inclito signore
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Alta dottrina sia per giovinetti
E per vegliardi. Colpevol persona
Del re diventa ogni soggetto, allora
{{R|70}}Che integro egli non è, non è fedele
Adorator di Dio. Che se vendetta
Vuol pigliarsi di lui core di prence,
Iattura ei porta nella sua giustizia
E nella fè. Son due della persona
{{R|75}}I re, core e cerèbro, e l’altre membra
Gli strumenti ne son, ne son le squadre
Armate e pronte; ma se guasti e infetti
Sono cerèbro e cor, per poca speme
Di consiglio leal contaminati,
{{R|80}}Ratto in quel corpo l’anima si turba
E si confonde, e lieto oh! di qual foggia
Vivrebbesi uno stuol di combattenti
Senza il suo duce? Ratto elli si sperdono,
Poi che lieti non sono, e ratto al suolo
{{R|85}}Orbe di spirto lasciano lor spoglie.
Così, se ingiusto è il re sovrano, tutte
Vanno per lui confuse e capovolte
L’opre del regno, e biasimo gli tocca
Dopo la morte sua; re senza fede
{{R|90}}È il nome che gli danno. Or tu, fratello,
A questa fè la tua persona affida,
A questa fè rivolgi gli occhi. Fede
È ben colei che gli occhi e la persona
Incolumi ti serba. Oh! quel regnante
{{R|95}}Che altra via si cercò da questa in fuori.
Sì dovrà da desio di regno in terra
Purgar la mano e il cor! Vanno dispersi
Dalla sua terra li soggetti suoi,
Vanno dispersi da le porte sue
{{R|100}}Gli uomini tutti al re devoti. Invero
Egli non sa ciò che dicea l’uom saggio
Ratto ch’ei volle da menzogna rea
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/207
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<poem>
Con uom neppure che ha consigh insani.
Conformazion dell’uom di quattro cose
{{R|30}}Consta davver, quali son atte e proprie
Ad uom bennato; ed una è sì ch’ei sia
Ricco di pregi con giustizia eletta
E verecondia, l’altra è sì ch’ei sia
D’un’indole soltanto e d’un sol core,
{{R|35}}La terza poi che in tutte l’opre scelga
La via mediana e della destinata
Sorte si appaghi di fortuna. Quarta
Cosa allora sarà, quando parole
Millantatrici ei non avventi e cerchi
{{R|40}}Da ogni più stolto la mercede sua,
Non detto adulator. Due mondi acquista
D’uom sapïente il cor, ma il cor del vile
Mai non si allegra di giustizia all’opre,
Sì che trista di lui per questo mondo
{{R|45}}Resta la fama e il dolce paradiso
Nell’altro mondo egli non ha. Laudato,
Laudato sia chi scelse il medio punto
Nell’opre sue; davver! ch’egli a sè stesso
Benedizion prepara! E vanitoso
{{R|50}}Millantator ben mostra in su la terra
Ch’egli disperde le ricchezze sue
Sol per voglia malvagia. Oh! ma l’Eterno,
Fattor del mondo, amico sia di voi,
Irani prenci, e vigile rimanga
{{R|55}}In ogni tempo la fortuna vostra!
Aiutator ci sia chi il mondo regge,
Che in sempiterno di grandezza il trono
Incolume non resta a chi nascea!
:Così disse, e que’ prenci si levâro
{{R|60}}D’innanzi a lui, su lui benedizioni
Invocando da Dio con fausti detti.
Poi che cinqu’anni e quattro mesi ancora
Si mutarono in ciel, ne andava un giorno
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Con uom neppure che ha consigli insani.
Conformazion dell’uom di quattro cose
{{R|30}}Consta davver, quali son atte e proprie
Ad uom bennato; ed una è sì ch’ei sia
Ricco di pregi con giustizia eletta
E verecondia, l’altra è sì ch’ei sia
D’un’indole soltanto e d’un sol core,
{{R|35}}La terza poi che in tutte l’opre scelga
La via mediana e della destinata
Sorte si appaghi di fortuna. Quarta
Cosa allora sarà, quando parole
Millantatrici ei non avventi e cerchi
{{R|40}}Da ogni più stolto la mercede sua,
Non detto adulator. Due mondi acquista
D’uom sapïente il cor, ma il cor del vile
Mai non si allegra di giustizia all’opre,
Sì che trista di lui per questo mondo
{{R|45}}Resta la fama e il dolce paradiso
Nell’altro mondo egli non ha. Laudato,
Laudato sia chi scelse il medio punto
Nell’opre sue; davver! ch’egli a sè stesso
Benedizion prepara! E vanitoso
{{R|50}}Millantator ben mostra in su la terra
Ch’egli disperde le ricchezze sue
Sol per voglia malvagia. Oh! ma l’Eterno,
Fattor del mondo, amico sia di voi,
Irani prenci, e vigile rimanga
{{R|55}}In ogni tempo la fortuna vostra!
Aiutator ci sia chi il mondo regge,
Che in sempiterno di grandezza il trono
Incolume non resta a chi nascea!
:Così disse, e que’ prenci si levâro
{{R|60}}D’innanzi a lui, su lui benedizioni
Invocando da Dio con fausti detti.
Poi che cinqu’anni e quattro mesi ancora
Si mutarono in ciel, ne andava un giorno
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{{Ct|c=t01|3. Il re Yezdeghird.}}
{{Rule|2em|t=1|v=3}}<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|I. Principio del regno di Yezdeghird.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1460-1461).}}
<poem>
:Come divenne principe del mondo,
Tutte dalle città le sue falangi
Raccolse Yezdeghìrd. Si pose in capo
Il dïadema del fratello e intanto
{{R|5}}Gioìa nel core per la morte sua
Infausta e trista. Ai principi famosi
Di quell’alma città si volse e disse:
:Chi di giusto sentir dentro al suo core
Ebbesi parte, primamente a Dio
{{R|10}}Omaggio presti e giubilante e lieto
Faccia il cor suo per la giustizia nostra.
Mai non vorrò che senso abbia di vita
Chi è più perverso, ove la trista mano
Protenda al mal con studio. Or, quel di voi
{{R|15}}Che giuste cose chiederà da noi,
Anche tranquillo andrà da l’opre bieche
D’ingiustizia e reità, ch’io sì dovunque
Farò maggior suo grado, ogni men bella
Voglia da me cacciando fuor, con l’odio
{{R|20}}E la rancura. Sol con sapienti,
Con sacerdoti vigili dell’alma
E di gran senno, in ogni cosa mia
</poem>
<section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/224
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<poem>
Al giovinetto suo. Comanda adunque,
Deh! tu comanda che qui rechi alcuno
{{R|335}}Cinque fanciulle o sei, leggiadre e vaghe
E d’aspetto di sol, perchè soltanto
Due mi vengano elette ed un pensiero
In me di fede e di giustizia ancora
Sorga per esse. E un pargoletto forse
{{R|340}}Ancora mi verrà, che almen per poco
Sia d’esto cor la dolce pace, e lieto
Del mondo il re di me si mostri ed io
Lode m’acquisii fra lo genti tutte.
Del garzoncello come udì que’ detti
:{{R|345}}Prence Mundhir, il benedisse, ei vecchio
E grave d’anni, e comandò che ratto
Saàd ricercator n’andasse fuori
A l’ostello di tal che si vendea
Fanciulle schiave. E quei recava allora
{{R|350}}Quaranta vaghe giovinette greche,
Atte ai dolci desìi, tutte del core
Atte alla gioia; ad agili cipressi
Erano pari in lor statura, tutte
Leggiadre e vaghe e d’alto desiderio
{{R|355}}Degne davver. Da queste, che rosate
Avean le gote, due trascelse allora
Behràm gagliardo, quali avean di rosa
La molle cute e l’ossa tenerelle
Di bianco avorio. D’este due, piacenti
{{R|360}}Come due stelle, una sapea dolcissime
Note trar da un lïuto, e l’altra invero.
Con gote d’un color di tulipano,
Parea la stella di Canopo in nitido
Cielo del Yemen. Di cipresso aveano
{{R|365}}Alta statura e lacci eran de’ crini
Le vaghe trecce. Ne die il prezzo intanto
Prence Mundhir poi che gradite e care
Ebbe il garzon le giovinette. Rise
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/236
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<poem>
V’allontanate poi. Di questo loco
{{R|15}}In battaglie di forti ei non è degno!
:Così restò nel suo paterno tetto
Ferito al core il giovane guerriero,
Nè per quell’anno dell’iroso padre
Potè il volto mirar, fuor che dell’anno
{{R|20}}Al primo giorno e nella festa lieta
Di Sadèh, ch’egli allor tra l’altra folla
Nel regale cospetto iva pur anco.
:Avvenne poi che per lontana via
Giunse il greco Tinùsh qual messaggiero
{{R|25}}All’iranio signore. In quella terra
Il greco Imperator si lo mandava
Con tributo di Grecia e con sportello
Di monete e con paggi. Allor ch’ei giunse,
Gli fe’ carezze il re dei re, gli fece
{{R|30}}Orrevol loco ad abitar. Ma intanto
Mandavagli un messaggio e gli dicea
Behràm dolente: O accorto ed avveduto
Che lungi stendi del cor tuo la brama,
Per cosa lieve si sdegnò col servo
{{R|35}}L’iranìo prence, ed io, così innocente,
Corsi da lui lontano. Oh! tu frattanto
Prega ond’egli per te sì mi perdoni,
Perchè luce riprenda questa mia
Sorte avvilita. Mandimi agli amici
{{R|40}}Novellamente il re, che più d’assai
Che non il padre e non la madre ancora
Mundhìr m’è cosa dolce. — Allor che intese
Suo messaggio Tinùsh, in quel desio
Potè toccar tutte sue brame, e tosto
{{R|45}}Il core di Behràm tristo e piangente
Si fe’ lieto per lui, che da’ suoi ceppi,
Indegni invero, libero egli andava.
A’ poverelli molte cose intanto
Egli donava ed a partir da quello
{{R|50}}Infausto loco ratto ei si accingea.
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/241
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 236 —|}}</noinclude>
<poem>
Sovra puledri, un lungo laccio e attorto
Reggendo in man con una sella. — Il prence
Come sapea l’altissimo secreto
{{R|60}}Di Dio signor dell’ampia terra, quale
Suscitato gli avea sul suo sentiero
L’orribil drago? — Inerti si rimasero
Il mandriano e i prodi suoi con seco,
E n’ebbe sdegno quel pastor di genti.
{{R|65}}Allora ei si prendea le attorte redini
E la sella pur anco e baldanzoso
Correa daccanto al palafren. Sì queto
Il bianco palafren tennesi al loco,
Che di là non più innanzi egli avanzava
{{R|70}}Le gambe sue, non le anteriori mai,
Non quelle mai da sezzo. E il re del mondo
Le redini togliea dal mandrïano,
E quello ancor, nel togliersi la sella,
Stava tranquillo. Come fu la sella
{{R|75}}Sovrapposta così, la cinghia il prence
Traea con forza, e quel dal loco suo,
Oual fero alligator rapido al corso,
Non anche si movea. Dietro gli andava
Principe Yezdeghìrd, l’eretta coda
{{R|80}}Ad avvincergli intento, e quei nitrìa,
Nitrìa quel palafren che aveasi l’ugne
Forti qual pietra. Un fremito mandava
E sul capo del re terribil colpo
Dei piè da sezzo liberò. Del sire
{{R|85}}Toccarono la terra e la corona
E il capo eretto, che venuto egli era
Dalla terra, e alla terra si tornava
Principe Yezdeghìrd. — Che cerchi adunque.
Che cerchi mai da queste roteanti
{{R|90}}Sette orbite del ciel levate in alto?
Poi che non trovi da rotar che fanno,
O fuga, o scampo, non è prezzo alcuno
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Sovra puledri, un lungo laccio e attorto
Reggendo in man con una sella. — Il prence
Come sapea l’altissimo secreto
{{R|60}}Di Dio signor dell’ampia terra, quale
Suscitato gli avea sul suo sentiero
L’orribil drago? — Inerti si rimasero
Il mandriano e i prodi suoi con seco,
E n’ebbe sdegno quel pastor di genti.
{{R|65}}Allora ei si prendea le attorte redini
E la sella pur anco e baldanzoso
Correa daccanto al palafren. Sì queto
Il bianco palafren tennesi al loco,
Che di là non più innanzi egli avanzava
{{R|70}}Le gambe sue, non le anteriori mai,
Non quelle mai da sezzo. E il re del mondo
Le redini togliea dal mandrïano,
E quello ancor, nel togliersi la sella,
Stava tranquillo. Come fu la sella
{{R|75}}Sovrapposta così, la cinghia il prence
Traea con forza, e quel dal loco suo,
Qual fero alligator rapido al corso,
Non anche si movea. Dietro gli andava
Principe Yezdeghìrd, l’eretta coda
{{R|80}}Ad avvincergli intento, e quei nitrìa,
Nitrìa quel palafren che aveasi l’ugne
Forti qual pietra. Un fremito mandava
E sul capo del re terribil colpo
Dei piè da sezzo liberò. Del sire
{{R|85}}Toccarono la terra e la corona
E il capo eretto, che venuto egli era
Dalla terra, e alla terra si tornava
Principe Yezdeghìrd. — Che cerchi adunque.
Che cerchi mai da queste roteanti
{{R|90}}Sette orbite del ciel levate in alto?
Poi che non trovi da rotar che fanno,
O fuga, o scampo, non è prezzo alcuno
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 238 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Le peccata dell’uom, quando potere
{{R|130}}Abbia qualcuno di eseguir cotesto.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|VII. Elezione del re.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1475-1476)}}
<poem>
:Poi che fu sceso nella tomba il sire
Di questa terra e vennero d’Irania
I prenci tutti lagrimosi e i forti
Preposti a le frontiere e i sacerdoti
{{R|5}}E gli eroi tutti ed i ministri saggi
D’alma serena, tutti si raccolsero
In suol di Persia e vennero compunti
Di prence Yezdeghird presso l’avello.
Eravi Gustehèm quale dall’alto
{{R|10}}Del suo destriero uccidere soleva
Un elefante, Kàren valoroso
Eravi ancor, figlio a Gushàspe illustre,
E Milàd con Arìsh, delle frontiere
Nobil custode, e Pervìz, di cavalli
{{R|15}}Incitator, di clava armato. Ancora
Tutti que’ grandi, principi del mondo,
Di guerriera virtù, ch’eran celati
Per l’iranico suol, quali già un tempo
Yezdeghìrd oltraggiò, ratto si accolsero
{{R|20}}In quell’alma città, quando Gushàspe,
Scriba eloquente, a favellar sì prese:
:Illustri cavalieri, e giovinetti
E vegliardi qui accolti, alcun non vide,
Qual era Yezdeghìrd, prence sovrano
{{R|25}}Dal giorno in cui fe’ Iddio quest’ampia terra.
Nulla ei sapea fuor che dar morte cruda
E oltraggi far con angoscia e dolore,
Nasconder suo consiglio a’ suoi soggetti
E la ricchezza accumulata. Intanto
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/244
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 239 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|30}}Rispetto ei non avea d’alcuno in terra,
Ma quello a questo e questo a quello sempre
Abbandonava in potestà. Davvero!
Che nessun vide mai sire imperante
Più indegno di costui, nè mai l’intese
{{R|35}}Da’ prischi eroi! Del seme di colui
Niuno vogliam sul trono imperïale,
E però su l’avel che lo ricopre,
A Dio Signor con voce di lamento
Una prece leviam. Ciò basti. Ancora
{{R|40}}È vivo un figlio dell’estinto prence,
Behràm altero, d’ugual cor, d’uguale
Consiglio e d’ugual mente e d’una stessa
Discendenza con lui. Sempre il garzone
Di Mundhìr fa parole, e indegno sire
{{R|45}}Non vogliam noi sul trono imperïale.
:Fecer terribil sacramento allora
Quanti erano colà d’Irania bella
Principi illustri e dissero: Nessuno
Di cotesta semenza a imperïale
{{R|50}}Dignità lascierem che assurga mai
Con la corona della sua grandezza
E l’alto seggio. — E s’accordaron tutti
In quel consiglio e si levâr, cercando
Novello imperator per l’ampia terra.
:{{R|55}}Ma de la morte del signor del mondo
Poi che si sparse fra regnanti e prenci
Rapidamente la novella, il sire
Degli Alani e di Persia il primo duce,
E Bivèrd e Shìknàn gagliardo in terra,
{{R|60}}E il figlio di Berzin, Bihzàd illustre,
Di Rùstem battaglier della semenza,
E Sam guerrier, dell’inclita famiglia
Di Kobàd re, tutti cotesti ad alta
Voce gridar: Da questa terra a quella
{{R|65}}Costellazion de’ freddi Pesci è mia
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
La regia dignità. — Così ne andava
Da confine a confin pien di tumulto
Il mondo intero, poi che un re possente,
Incoronato, dal suo trono eccelso
{{R|70}}Discendendo sparìa. Ma quanti saggi
Erano e prenci e sacerdoti in questa
Irania terra, e d’anima serena,
In Persia tutti s’adunâr per quella
Sì grave cosa nuovamente e dissero
{{R|75}}Parole assai di ciò: Deh! chi è mai degno
Di questo seggio imperïal? Vedete
Chi all’uopo ne verrà, che giusto prence,
Dispensator della sua grazia, ancora
Non vediam qui perchè su l’alto seggio
{{R|80}}Stringasi a’ fianchi l’aureo cinto e acqueti
Di nostra sorte il tumultuar, che il mondo
Che va privo di re, gli è quale un loco
Abbandonato e incolto. — Eravi allora
Un vecchio sì, Khusrèv di nome, d’alto,
{{R|85}}Generoso sentir, di cor sereno
E lieto sempre. Per giustizia egli era
D’inclito seme di gagliardi, in quella
Frontiera sua, per sua giustizia eletta.
Un de’ ricchi e possenti, e i prenci allora
{{R|90}}Il trono gli affidâr con la corona,
E da ogni parte esercito di prodi
S’accolse intorno a lui subitamente.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|VIII. Venuta di Behrâm-gôr.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1476-1479).}}
<poem>
:A Behram-gòr novella giunse poi
Che toccata era in sorte al padre suo
La sepoltura da quest’alto cielo.
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
Da principe Mundhìr tosto che intese
Questa parola, fondamento diede
A pensier luminoso e in questa guisa
Rese risposta: Principe che altera
{{R|225}}Porti la fronte, che d’alcuno in terra
Non hai necessità per sapïenza
Vera che aduni, se mancò saggezza
Ne’ prenci irani, de’ più illustri molti
Caddero uccisi. Or io mi sono antico
{{R|230}}Principe qui che ama sua gloria, e quando
Tu sì m’ascolti perch’io dica almeno
Una parola, sappi omai ch’è d’uopo,
È d’uopo a te nella letizia tua
Correr la terra con Behràm valente,
{{R|235}}Di monarchi signor. Venite omai
All’iranico suol con veltri e falchi
Qual è costume di regnante illustre,
Luce del mondo. Le parole intanto
Vuolsi ascoltar de’ prenci irani, e danno,
{{R|240}}Se là verrete, non avrete voi.
Là dirai tu quale più acconcia allora
Parola viene, e l’uom ch’è saggio e accorto,
D’ogni stolto è miglior. Che se tu lungi
Tieni la mente da operar malvagio,
{{R|245}}Non ti dorrai di biasmi o di rimprocci.
:Mundhìr che l’ascoltò, doni gli porse
E accomiatollo giubilante e lieto
Dalle amene città di quella terra.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|IX. Parlamento di Behràm-gór e degl’Irani.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1479-1483).}}
<poem>
:Egli e il giovane re, coi consiglieri,
Si assisero a parlar lungi dal popolo.
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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<poem>
Catene e ceppi. Gli stipendi ancora
All’esercito mio darò nel tempo
Ch’è più opportuno, e aggiungerò a’ più savi
Gioia vera del cor. Ma il nostro core
{{R|90}}Consenzïente a nostra lingua abbiamo,
Che da menzogna e tenebroso inganno
L’alma a dietro volgiam. Che se qualcuno
Si muore e qui non ha congiunti suoi
E ricchezza di lui restasi ancora
{{R|95}}Da misura di là, quella ricchezza
A’ poverelli donerò, la mano
A quel tesor non stenderò, nè a questa
Vita caduca farò schiavo il core.
Con gente esperta delle cose ognora
{{R|100}}Terrò consigli e piegherò con forte
Studio e con cura d’ogni trista brama
Il dorso altero. Da’ ministri miei
In ogni tempo cercherem parola,
E quand’elli faran di nuove imprese
{{R|105}}Nuovo principio, fondamento a quelle
Per essi cercherem. Dell’assemblea
Discioglimento già non vo’, se alcuno
Dinanzi ad essa cercami giustizia,
Pria che resa ella sia; ma sempre e sempre
{{R|110}}A chi la chiede renderolla intègra,
Nè la mia lingua fuor che in dir verace
Io volgerò per cosa alcuna. Ancora
Darò pena col male a chi è malvagio,
Qual si conviene per la giusta norma
{{R|115}}De’ principi quaggiù. Ma Iddio ch’è santo,
M’è testimone in ciò ch’io dico, e il senno
È signore di me sulla mia lingua.̂
:Il duce allor de’ sacerdoti e i saggi,
Da molta lode accompagnati, e tutti,
{{R|120}}Operatori di gran cose, i prenci,
A una voce gridâr: Servi a te siamo,
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Di vigil core sapïenti eletti.
{{R|195}}Il re novello su quel seggio allora
Ei fea seder, su quell’eccelso trono
Voci dicea benaugurose e poi
L’aurea corona al re portava, e il sire
Da quel serto regal bellezza avea
{{R|200}}Ed ornamento e maestà. Poneagli
Quel serto imperïal sovra la fronte
Il sacerdote e con letizia molta
Ambe le gote, per baciar, sul petto
Inclinava del re; ma il re sovrano,
{{R|205}}Le cose tutte che ciascun gittava
In dono a lui, fra i poveri spartìa.
:Affidavasi allora al sacerdote
Il trono e il serto, ed egli alla pianura
Uscì dalla città con la sua sorte
{{R|210}}Vigile e amica. Gustehèm valente
Due leoni s’avea feri e gagliardi,
Avvinti a una catena ei sì li porse
Al sacerdote, ed i valletti suoi
I leoni traean di sanguinose
{{R|215}}Battaglie amanti. Oh sì! chi li adducea
Forsennato sembrò per la paura!
A piè del trono di lucente avorio
Li avvinser poi, deposer la corona
Dell’avorio splendente ad un de’ capi,
{{R|220}}E stavasi la gente a riguardare
E il trono e il serto e qual sarìa l’impresa
Di quell’uom che fortuna avea propizia.
E Behràm e Khusròv, come discesero
Nella pianura, e gonfio aveano il core
{{R|225}}D’alto corruccio, s’avanzâr ver questi
Leon feroci. Ma Khusrèv che vide
1 leoni furenti e là nel mezzo
Posto un serto regale, ai sacerdoti
Si volse e disse: La corona in pria
</poem><noinclude></noinclude>
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{{Ct|c=t01|4. Il re Behrâm-gôr.}}
{{Rule|2em|t=1|v=3}}<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|I. Principio del regno di Behrâm-gôr.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1487-1489).}}
<poem>
:Come si assise Behram-gòr in trono,
Parve che questo sol benedizioni
A lui facesse pel suo eccelso grado
Imperïal. Ma il nobile signore
{{R|5}}Iddio creante a venerar si prese,
Vigile Iddio, signor del mondo, quale
Ogni cosa dal ciel contempla e vede,
Di grandezza e vittoria almo signore,
D’incremento a’ mortali e d’umil grado
{{R|10}}Autor possente, e disse poi: Da Dio
Che nostra sorte già creò propizia,
Ebbimi il trono e la corona. In lui
È la mia speme e da lui vienmi al core
E spavento e terror, pel suo favore
{{R|15}}Animo grato ho inverso a lui. Ma voi,
Ma voi pur anco v’esaltate in lui,
Studio ponendo il patto suo fermato
Di non infranger mai. — Sciogliean la lingua
Gl’Irani allora e si dicean: Noi tutti
{{R|20}}A te servir cingemmo i fianchi. Oh! sempre
Al nostro sire sia propizia e lieta
La sua corona e vivasi in eterno
Il suo bel core e la fortuna sua!
</poem>
<section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
{{R|90}}All’acquaiolo. — Andò Lanbèk e trasse
Alquanti orci con sè; ma niuno apparve
Comperator dell’acque sue. Si dolse
L’uom generoso e si spogliò d’un suo
Leggero guarnellin, si cinse al petto
{{R|95}}Un mantil che di sotto agli otri suoi
Distendere ei solea quale tappeto,
E alle piazze n’andò. Di carne allora
E di caciuole acquisto fece e poi,
Qual è costume, su la fiamma viva
{{R|100}}Pose un caldaio, e l’ospite frattanto
Al suo lungo travaglio riguardava.
Cosse quel cibo, e ne mangiavan quelli
E del vino chiedean, novellamente
Apprestando una festa. E in quella notte
{{R|105}}Oscura sì, di vin con una tazza
In mano, si restò Behràm valente,
E seco stava, addetto al vin giocondo,
Lanbèk dell’acqua venditor. Ma quando
Giorno divenne quella notte, corse
{{R|110}}Lanbèk rapidamente e venne accanto
A principe Behràm. Dissegli allora:
Sii tu beato e notte e giorno, sciolto,
Sciolto mai sempre da dolor, da affanno
E da rancura! A me d’accanto resta,
{{R|115}}Resta oggi ancora! Sappi che restando
Mi rendi l’alma e la ricchezza. — Questo,
Behràm rispose, mai non sia che lieti
Non viviam noi nel terzo giorno ancora!
:Il benedisse l’acquaiolo e aggiunse:
{{R|120}}Vigile in cor tu sii, congiunto sempre
A propizia fortuna! — E in questi detti
Scese a le piazze e seco gli otri e tutti
Gli arnesi suoi; qual pegno ei li depose
Presso un uomo opulento e ciò che d’uopo
{{R|125}}Eragli allora, s’acquistò col prezzo
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Ella ancor ti darà seggio e corona.
:Venne qual turbo e al palafren la sella
Pose. Tornossi da quel gramo albergo
{{R|165}}Delle sue caccie al loco, ed era lieto,
E là cacciava fin che giù dal monte
La notte si calò. Dalla sua scorta,
All’improvviso, dilungossi allora.
Nascostamente allor da le sue schiere
{{R|170}}Behràm si tolse e venne alla dimora
Dell’avaro Abrahàm. A quella porta
Egli battè, poi disse: Io son rimaso
Indietro dal mio re, quand’ei redìa
Dalla sua caccia. E la notte sorvenne
{{R|175}}E la via non conosco e non potrei
Il mio prence trovar con la sua schiera.
Ma se, per questa notte, in questa casa
Ospizio troverò, non sarà alcuno
In travaglio per me. — Ne andava allora
{{R|180}}Nella presenza d’Abrahàm il servo.
Cose che udite avea da quell’illustre,
Diceagli intento, ed Abraham gli disse:
:Di ciò non t’affannar, ma gli rispondi:
«Ospizio qui non avrai tu». — Ne andava
{{R|185}}L’apportator di quel messaggio e al prence
Così dicea: Non è per te qui loco
A riposar. — Rispondi al tuo signore,
Behràm dissegli allor, che non è modo
Ch’io di qui m’allontani. In questa notte
{{R|190}}Ospizio ti chiegg’io, nè per alcuna
Cosa ch’è tua, ti apporterò disagio.
:Come l’udì, ne andò correndo il servo
Da presso ad Abrahàm. Per questa notte,
Ei disse, dilungar da questa casa
{{R|195}}Non vuole il cavalier. Lungo divenne
Il far parole e il far consiglio seco.
:Va senza indugio, Abrahàm gli rispose,
</poem><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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<poem>
Or vuolsi riguardar. Duce e signore
D’esti campi son io, signore e donno
{{R|25}}Di questa terra e d’esti seminati,
Di queste case. Ne’ miei pingui colti
L’acque limpide invìo, sì che il mio pregio
Fo manifesto per mia intenta cura.
Ma un dì che l’acque crebbero e soverchio
{{R|30}}Impeto si prendean, là in mezzo a un campa
Un pertugio si aperse. Un grido strano
Agli orecchi mi venne, e per timore
Da quest’anima mia proruppe un gemito.
Qual di timpani un suon veracemente
{{R|35}}Venne dall’acque in giù stillanti, e quello
Estranio suon la via ci dimostrava
A tesori nascosti. — A quella parte,
Ratto che udì, Behràm si volse e vide
Una campagna verdeggiante, piena
{{R|40}}D’acque scorrenti. E cenno ei fea che tosta
Con marre agresti artefici raccolti
Fosser per lui fino a lontane vie,
E là discese dal cavallo, ei prence
E sovrano signor, tosto che eretto
{{R|45}}Un padiglione fu per lui sul campo.
Venne la notte, e que’ gagliardi accesero
Lor molte faci e destarono intorno,
In ogni parte, una gran vampa. Allora
Che dal mar sollevò le sue bandiere
{{R|50}}Questo fulgido sol, quando più bella
Si fe’ la volta dell’azzurro cielo,
Artefici calâr da tutte parti
Subitamente, e là, quale una grande
Oste guerriera, s’affollâr. La terra
{{R|55}}Giù presero a scavar con forte lena,
E l’ampio loco dell’aperto campo
Tutto fu pieno di fossati. Allora
Ch’eran già stanchi del cavar la terra
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
{{R|95}}Tornava al suo signor, come ciò vide,
Il ministro, corona a questa luna
Per suo retto consiglio, e così disse
Al re del mondo con ardor: Deh! levati,
Che sorvenne dovizia a’ tuoi tesori.
{{R|100}}Piena di gemme si mostrò una casa,
Di cui la chiave questa volta azzurra
Del ciel si avea. — Rispose il prence: Scrive,
Scrive suo nome sui tesori suoi
Chi ne ha cura e desìo. Vedi tu adunque
{{R|105}}Di chi nome si sta su quel tesoro
E il suo colmarsi di chi mai nel tempo
Della sua vita si facea. — Ne andava,
Udito ciò, de’ sacerdoti il prence
E di Gemshìd ai bufali sul corpo
{{R|110}}Il suggello vedea. Tutto osservai,
Diceva allora de la terra al sire,
E sta scritto sui bufali lucenti
Nome di re Gemshìd. — O in ogni cosa
Più sapïente d’ogni saggio, o duce
{{R|115}}De’ sacerdoti, disse il re, di quelli
Ampi tesori che Gemshìd ripose,
Perchè farci dovrem nostro tesoro?
Ogni tesor che per diversa via
Di giustizia e di spada a noi pervenne,
{{R|120}}Mai non possa durar! Ma tu frattanto
A chi è più degno, ciò ch’è là, dispensa,
Sì che non venga mai trista iattura
In nostra sorte a noi. Se il nome nostro
Vuolsi far chiaro, con giustizia sola,
{{R|125}}Sol con la spada colmeremo noi
Il tesor nostro. Ma di tal dovizia
Che or si scoprìa, già non si vuol che parte
Abbia lo stuol de’ prodi miei, che angusta
Non è la terra a noi pel valor nostro,
{{R|130}}E la ricchezza tutta, in quella guisa
</poem><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 313 —|}}</noinclude>
<poem>
Per mia cagione si dorrà di qualche
Travaglio suo, caggiami al suol la testa
{{R|205}}E la corona e il mio tesor si sperda.
:Un vecchio eravi allor, Mahyàr il nome,
Di cui cento e sessanta e quattro ancora
Erano gli anni omai. Com’egli intese
Quelle parole, in piè levossi e disse:
:{{R|210}}Di verace giustizia inclito sire.
Novella di Gemshìd ebbimi un giorno
E di Fredùn, di tutti i prenci ancora
Incliti già, ne’ lor difetti e pregi.
Ma pari a te non vide mai qualcuno
{{R|215}}Sire del mondo, che tu sei la speme
De’ servi tuoi, la maestà de’ grandi
Veracemente. Che se fosse il mare
Ampio e profondo come il tuo bel core,
Ondate leverebbersi di gemme
{{R|220}}Dal mare oh sì! chè di Seròsh la luce
Vien dall’anima tua, sì che nel core
De’ sapienti già scemò saggezza
Al tuo paraggio. Per la terra intorno
Un tesor profondesti, e ciò nessuno
{{R|225}}Vide giammai da principi regnanti
E da valletti. Ma se alcun parola
De’ giorni fea di re Gemshìd e intanto
Di quel tesor da’ bufali scolpiti
Qualche volta leggea, niuno in qual parte
{{R|230}}Fosse del mondo quel tesor nascosto
Seppesi mai, se fosse entro le viscere
Del suol più veramente o ne la strozza
Di fero drago. Tu il trovasti e gli occhi
Già non volgesti a le ricchezze accolte,
{{R|235}}Che ti venne disdegno ed onta all’alma
Per questa vita ch’è sì breve. In mare
Davver! che tante perle alcun non vide,
Nè le vedranno mai cento sovrani
</poem><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 338 —|}}</noinclude>
<poem>
E ratto ch’ei v’entrò, per sette giorni
Là si rimase e molti ebbe diletti
{{R|330}}E fe’ doni all’intorno e disse e intese.
:Al piano della caccia ei ritornossi
Nel giorno ottavo ei stesso, e con lui pure
Ruzbib venia con mille cavalieri.
Tutto il deserto egli vedea d’onàgri
{{R|335}}Ingombro e pieno, sì che l’arco suo
Imperïal dall’ampia teca ei trasse,
E dell’arco a le punte estreme e adunche
La corda avviticchiò, di Dio gridando,
Vincente sempre, il nome. Era la bella
{{R|340}}Primavera a que’ dì, si che cercavano
Gli onagri in volta lor compagne, e tutti
A quel loco volgean da tutte parti
Bramosamente. Ma costui graffiava
A quello il dorso e questo a quello e intanto
{{R|345}}D’un bel color di tulipano il suolo
Si fea pel sangue. Là restò ed attese
Prence Behràm fin che due onàgri insieme
Per viva foia si azzuffâr; ma quando
Uno de’ maschi valoroso e forte
{{R|350}}Rimase vincitor, quand’ei la femmina
Sotto si trasse, re Behràm guerriero
Tese all’arco la corda e rise allora
Ch’ei ciò vide, e gioì. Trasse la freccia
Del fero onàgro drittamente al dorso
{{R|355}}E la punta del dardo e le sue penne
Per le sue carni fe’ passar. Davvero!
Che la femmina e il maschio insiem trafisse,
E il core degli eroi arse di gioia
A tal colpo maestro! Ogni guerriero
{{R|360}}Dell’esercito suo, che il fatal colpo
Giunse a veder, gridò benedicendo
Al sire e disse: Lungi di sventura
Da tua grandezza gli occhi! e i giorni tutti
</poem><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 385 —|}}</noinclude>
<poem>
D’Irania le città; d’ognuno il core
Per quel tristo pensier fendersi in petto
Veramente parea, che ogni speranza
Avean smarrita per tal re sovrano,
{{R|70}}E vile ei ne stimavano e spregiata
Con la persona la regal sua possa.
:Ma d’Irania al confin come discese
Di Cina il prence e a quel signor di forti,
Prence Behràm, ne giunse la novella,
{{R|75}}A Gustehèm ch’er’avido di gloria,
Ei fece invito e molte ebbe con lui
Parole acconce del signor di Cina
E di sue genti. Gustehemme gli era
E capitano e consigliero, e quando
{{R|80}}S’appresentava la battaglia, il prode
Ne fea tripudio e festa. Anche chiamava
Mihr-i-Pirùz, ch’è di Bihzàd progenie.
Terzo Mihr-i-Berzìn, figlio animoso
Di Kharràd battaglier, Behràm invitto
{{R|85}}Fra i discendenti di Behràm antico,
Khazarvàn e Ruhàm di quella stirpe
Dei Sassànidi illustre. Uno era prence
Di Ghilàn, e di Rey nobile e grande
Era l’altro il signor; nella battaglia
{{R|90}}Solean cotesti due ferocemente
I piè puntar su le dorate staffe
E da forti pugnar. V’era pur anco
Rad-Berzìn, di battaglie e di tenzoni
Guerriero esperto, e di Zabùl la terra
{{R|95}}Per lui si governava acconciamente.
V’erano Kàren e Burzmìhr ancora
E Dad-Berzìn che corrugata avea
Sempre la fronte. Centomila eroi
Di questi Irani suoi l’inclito sire
{{R|100}}Così trascelse, atti agli assalti in guerra,
Prudenti e saggi, ed a Nersì, che sceso
</poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VI}}||25}}}}</noinclude>
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<poem>
Con parlar freddo e contegnoso. Intanto
Ai ministri di Dio così dicea:
:{{R|45}}Saggi di puro cor, ricchi di pregi,
Le cose tutte della terra, e varie
E diverse fra lor, noi ricordiamo,
L’opre noi ricordiam de’ prenci antiqui
E giusti e ingiusti. Ma per voglie ree,
{{R|50}}Per ingiustizia ancor, di molti prenci
Fu malvagio il poter; n’andò frattanto
Orba di pace e di dolce quiete
La persona quaggiù. Vivea la gente
In assiduo timor pel suo nemico
{{R|55}}E spezzavasi il cor d’ogni più onesto
Per l’affanno crudel. D’ognun la mano
Pronta e già stesa all’opere malvage
Dell’ingiustizia, e niun si avea pensiero
D’oprar conforme a Dio. L’opre dei Devi
{{R|60}}In ogni loco si stendean, che il core
De’ viventi quaggiù distolto andava
Da temenza di Dio che il mondo regge.
Ma principio del ben, poter del male,
Di saggezza la porta e di prudenza
{{R|65}}La cura ed il pensier, cose son tali
Che posan tutte del monarca in terra
Sulla cervice, sì che veramente
Provengono da lui l’opre del male
E del bene quaggiù. Savio non era,
{{R|70}}Non sapïente, non fedele a Dio,
Perchè la man distese a l’ingiustizia,
Il vecchio padre. Ma dell’opre bieche
Dell’estinto mio padre in voi non sia
Molto stupor, che ruggine si prese,
{{R|75}}Qual è di ferro, quel suo cor sì puro
E chiaro un tempo. Deh! pensate voi
Che provaron quaggiù Kàvus regnante
E l’antico Gemshìd, che lor sentiero
</poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VI}}||27}}}}</noinclude>
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<poem>
Dietro a lui prence le saette e l’arco,
{{R|85}}Ed ei per alcun tempo il vasto loco
A correre si diè conforme a brama
Ch’ei s’avea. Ma si volse e fe’ comando
A principe Behràm per ch’ei salisse
Ratto in arcioni, l’arco suo regale
{{R|90}}Strettosi in pugno. O re, disse l’iranio
A principe Shengùl, meco qui sono
Molti d’Irania cavalieri e bramano
Tutti le mazze e le saette, vènia
Ove ne dia quest’inclito signore
{{R|95}}Di generoso cor. — D’un cavaliero,
Shengùl rispose, l’arco e le saette
Son veramente nobile sostegno.
Alta cervice hai tu, robuste braccia
E di mano vigor; tendi la corda
{{R|100}}All’arco adunque e ne disciogli ratto
L’apposto anello. — Behram-gòr la corda
Tese dell’arco e il suo destrier veloce
Spronò fremendo. Una saetta ei prese
E l’anello disciolse ed il bersaglio
{{R|105}}Con un sol dardo trapassò rompendo.
:Benedissero a lui tutti gli astanti
Con un sol grido, i forti ed i guerrieri
Fra l’armi e i cavalier della palestra.
:Shengùl in tal pensier ne venne allora
{{R|110}}Per principe Behràm: Con questa forza
E questa maestà, con queste frecce
E con quest’arco, non somiglia certo
A messaggier, non di Turania o d’India
O di Persia, costui. S’egli è un congiunto
{{R|115}}Dell’iranio signor, s’egli n’è un prence,
Ben mi si addice che chiamarlo io debba
Col nome di fratel. — Sorrise alquanto
E sì disse a Behràm l’inclito sire:
:Prence famoso e d’indole preclara,
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<poem>
{{R|80}}Il nobil sire e la testa del lupo
Oiù disfatta recise e die tal voce:
:Questo in nome di Dio che non ha pari,
Non ha compagni, ch’ei mi diè cotesta
Possanza e vigorìa! Per lui risplende
{{R|85}}Questo fulgido sol dal ciel sereno!
:E comandò che addotti a lui giovenchi
Fossero e plaustri a carreggiar del lupo
Dalla foresta l’orrido carcame
Subitamente. Il carreggiar dal bosco,
{{R|90}}E Shengùl che vedea da lungi ancora,
L’aula festiva di broccati fulgidi
Tutta adornò. Come si assise in trono
L’inclito prence, fe’ sedersi incontro
A un alto seggio re Behràm. Ciascuno
{{R|95}}Fea lodi intanto al nobile guerriero,
Cavalieri di Cina e prenci d’India,
E ogni grande venìa con doni e offerte
Ed a Behràm dicea: Famoso eroe,
D’un uom da nulla non son degne invero
{{R|100}}L’opere tue, nè schiuso il varco è a noi
Per ammirarle giusto. — Era talvolta
Prence Shengùl per lui beato, e tristo
Anche tal’altra, in alcun tempo ancora
Con volto sorridente in verso a lui,
{{R|105}}In altro tempo corruccioso e mesto.
:Eravi un drago allor, d’acqua e di terra
Abitator temuto. Ei si tenea
Talor nel fiume, e al chiaro sol talora,
Gli elefanti traeva ardimentosi
{{R|110}}Con l’alito mortal dentro a le fauci,
E sorgeano per lui nel fiume azzurro
Spumose l’onde al suo calarvi dentro.
:Disse agli amici suoi Shengùl regnante,
Disse a’ principi suoi di mente acuta,
{{R|115}}Di suo arcano pensier fidi custodi:
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<poem>
Di me una prova e ben tu sai che tale
In battaglia son io quale a banchetto
{{R|25}}Fra bevitori con gagliardo vino.
Anche sai tu che centomila d’India
Meno d’un solo cavalier son tutti
A me dinanzi, che quand’io qui sono
Con que’ miei trenta celebrati in armi
{{R|30}}Fidi compagni, con ferri di Persia,
Con loro usberghi, anche poss’io di lagrime
Agl’Indi tutti far gli occhi ripieni
E non lasciar che serbisi qualcuno
Incolume lo spirto. — Ecco, s’avvide
{{R|35}}Che il vero egli dicea Shengùl regnante,
Nè celar si potea quel suo valore
E la ferma virtù, sì ch’ei soggiunse:
:La mia figlia lasciai, li miei congiunti,
I consanguinei miei, che più degli occhi
{{R|40}}Io t’ebbi caro e qual corona eletta
Sovra il mio capo ti stimai. Colei
Che più bramavi, anche ti diedi, e questa
Fu di me lealtà; da te mi vennero
Inganno e frode. Tradimento hai scelto
{{R|45}}In loco della fè; deh! quando mai
Udisti asseverar che tradimento
È il premio della fè? Che dirti ancora
Io dovrò se non questo? che quel mio
Congiunto che prudente era ed accorto
{{R|50}}Nella mia mente, ora si fe’ d’un tratto
Qual cavaliero ardimentoso e pensa
Che re sovrano ei diventò. Ma il core
D’un uom di Persia come mai potria
Serbar la fede? Ei dice Sì, ma intanto
{{R|55}}Dice No la sua mente. Or tu qui fosti
Eguale a lïoncel veracemente
Che il cor disciolse da ogni doglia o affanno
Per chi già l’educò. Quand’egli i denti
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Recherà in prima e aguzzerà gli artigli,
{{R|60}}Acre desìo d’accapigliarsi in giostra
Con chi ’l nutrì, gli verrà tosto in core.
Se tu me conoscessi, oh! come mai,
:Behràm rispose, sì malvagio e reo
Me potresti chiamar? S’io di qui parto,
{{R|65}}Rabbuffi tuoi non merto già, nè puoi
Gridarmi autor d’opre non belle o in core
Tristo e maligno. Re dei re son io
In Irania e in Turania e di guerrieri
Inclito duce e d’ogni forte in armi
{{R|70}}Primo sostegno. D’ora in poi ben io
Cose leggiadre a te farò che degne
Di te saranno, e de’ nemici tuoi
Dalla persona troncherò la testa.
Ma là in Irania di mio padre in loco
{{R|75}}Io sì t’avrò, nè per tributi ancora
Della tua terra ti darò corruccio,
E questa figlia tua dell’occidente
Sarà splendida face e quale un serto
Ella sarà, che luce su la fronte
{{R|80}}D’ogni donna regal. — Meravigliava
Prence Shengùl delle parole sue
E toglieasi dal capo incontanente
L’indica tiara; il palafren d’innanzi
Da’ suoi prodi incitando, al re venia
{{R|85}}Perdon chiedendo. E allor, con molta gioia.
Lui strinse al petto il re dei re, la scusa
Dei fieri detti suoi tutta accogliendo.
:Ma re Shengùl, di contemplar gioioso
Prence Behràm, pose le mense e i nappi
{{R|90}}Colmi di vino s’apprestò. Svelava
Behràm allora il suo secreto e quelle
Cose d’Irania a re Shengùl con cura
Tutte esponendo, qual fu l’opra e quale
Ne fu pensier, fecegli aperto e disse:
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<poem>
Recherà in prima e aguzzerà gli artigli,
{{R|60}}Acre desìo d’accapigliarsi in giostra
Con chi ’l nutrì, gli verrà tosto in core.
Se tu me conoscessi, oh! come mai,
:Behràm rispose, sì malvagio e reo
Me potresti chiamar? S’io di qui parto,
{{R|65}}Rabbuffi tuoi non merto già, nè puoi
Gridarmi autor d’opre non belle o in core
Tristo e maligno. Re dei re son io
In Irania e in Turania e di guerrieri
Inclito duce e d’ogni forte in armi
{{R|70}}Primo sostegno. D’ora in poi ben io
Cose leggiadre a te farò che degne
Di te saranno, e de’ nemici tuoi
Dalla persona troncherò la testa.
Ma là in Irania di mio padre in loco
{{R|75}}Io sì t’avrò, nè per tributi ancora
Della tua terra ti darò corruccio,
E questa figlia tua dell’occidente
Sarà splendida face e quale un serto
Ella sarà, che luce su la fronte
{{R|80}}D’ogni donna regal. — Meravigliava
Prence Shengùl delle parole sue
E toglieasi dal capo incontanente
L’indica tiara; il palafren d’innanzi
Da’ suoi prodi incitando, al re venia
{{R|85}}Perdon chiedendo. E allor, con molta gioia,
Lui strinse al petto il re dei re, la scusa
Dei fieri detti suoi tutta accogliendo.
:Ma re Shengùl, di contemplar gioioso
Prence Behràm, pose le mense e i nappi
{{R|90}}Colmi di vino s’apprestò. Svelava
Behràm allora il suo secreto e quelle
Cose d’Irania a re Shengùl con cura
Tutte esponendo, qual fu l’opra e quale
Ne fu pensier, fecegli aperto e disse:
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<poem>
Che opre malvage da contese e liti.
Indi, quant’eran d’uopo a quella gente,
E vesti e cibi e morbidi tappeti
{{R|105}}De’ suoi tesori, a’ sacerdoti ei diede
Di molto senno e disse: Ogni opra trista,
Ogni opra bella a me non si nasconda
In alcun tempo. Siate voi, frattanto.
Voi mediatori in ogni rea contesa,
{{R|110}}Nulla cercate che v’apporti poi
Rancura o affanno, ma del mal, del bene
Consapevol mi fate in ogni tempo,
Ogni sospetto mio tosto troncando.
:Queste parole per il mondo intero
{{R|115}}Subitamente si spargean, nè ascosa
Restava allor, leggiadra fosse o rea,
Un’opra mai, che d’ogni cosa intorno
Aveano i saggi dïuturna cura.
Ma venner tosto da ogni terra intorno
{{R|120}}Epistole continue. Ecco! fu scritto,
Per le tue offerte e per i molti doni
E il viver molle e inoperoso, il senno
Ne’ cervelli scemò. Per dïuturne
Liti e per sangue che si sparse in terra,
{{R|125}}Non conoscon valor di chi è più vecchio
Esti nostri garzoni. È gonfio il core
De’ giovinetti per desio d’avere,
Non cura, non pensiero in lor s’annida
Per il re nostro e i sacerdoti. Ei volsero
{{R|130}}Per cupidigia a tristi inganni e a frodi,
Hanno cure e travagli e di contese
Feroce brama. Agricoltori e duci
Di villaggi e ogni gente inoperosa
Cercan battaglie e scaramucce e liti.
:{{R|135}}Per questa via, com’erano continue
L’epistole a Behràm, trafitto egli ebbe,
Pel sangue sparso, il cor d’acerba doglia.
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
{{R|75}}E vanno errando per le aperte vie
Per tutto l’anno, a far rapine intenti.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XXXIII. Morte di re Behrâm-gôr.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1586-1587).}}
<poem>
:Prence Behràm per questa via passava
Anni sessantatrè, nè per la terra
Avea chi egual gli fosse. Ecco! al principio
Dell’anno giovinetto, a lui sen venne
{{R|5}}Il regio scriba, savio sacerdote
Ch’era di lui fedel ministro, e disse:
:Del re de’ forti vacuo sta il tesoro,
Ed io men venni sì a veder, signore,
Qual precetto darai. Chi s’alimenta
{{R|10}}Di sua dovizia più non guarda a noi,
Prezzo per darci di tributi. — Allora
Così rispose il re dei re: Soverchio
Non cercar tu, che di cotesta cura
Necessità non abbiam noi. La terra
{{R|15}}Tu abbandona a Colui che la fondava
E da cui venne manifesto al giorno
Tutto il creato. E passerà pur anco
Questa volta del ciel, rimarrà eterno
Iddio sovrano, ad opere leggiadre
{{R|20}}Guida per me, per te, veracemente.
:Ei s’addormì per quella notte. Poi,
Al primo albor del dì novello, schiera
Infinita d’eroi salì alla reggia,
Indi s’accolse quanta era più all’uopo
{{R|25}}Gente d’Irania e al padre suo ne venne,
Figlio diletto, Yezdeghìrd. Allora,
Dinanzi a’ prenci, l’inclita corona
Porgeva il sire al figlio suo bennato,
</poem><section end="s2" /><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VI}}||31}}}}</noinclude>
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Alex brollo
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{{Ct|c=t01|5. Quattro Re Sassanidi.}}
{{Rule|2em|t=1|v=3}}<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|I. Il re Yezdeghird figlio di Behrâm-gôr.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1588-1589).}}
<poem>
:In questa terra poi che fu sovrano
Principe Yezdeghìrd, ratto le sparse
Falangi egli adunò. Coi saggi e i prenci
Tutti i magnati ivi sedean, sedeano
{{R|5}}I sacerdoti che han di re l’aspetto.
:Il nobile signor su l’aureo trono
Si assise allora e la porta del duolo
Rapido chiuse ed infrenò la mano
Della sventura, e disse in pria: Colui
{{R|10}}Che si ritrae da le peccata a dietro.
Di punitor sicuro vive. Allora
Che per invidia s’intenebra il core,
Medicator di quella cura acerba
Tristo Devo si fa, che quando mena
{{R|15}}Invidia rea le disoneste voglie
E miseria e furor, maligno Devo
Ne fa vendetta. Ma se alcuna cosa
A te grata non vien, deh! non avvincervi
Contro al nemico tuo la mano e il core
{{R|20}}Per ch’ei n’abbia dolor. L’atto cortese
È ben fratello di ragion, ragione
Sovra la fronte di saper sovrano
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/495
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Candalua
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<poem>
Nè fu gloria giammai che superasse
{{R|25}}Di re Gemshìd la gloria. Allor che giunse
La sua corona a rasentar la bianca
Luna su in cielo, ei si morì, lasciando
A un altro il seggio imperïal. Nessuno
In sempiterno qui dimora, e voi
{{R|30}}Da ogni sventura in Dio vi rifugiate!
Un anno ei visse con la sua giustizia.
Con tal consiglio, nobile e avveduto
E senza danni da sventure, e poi,
Nell’anno che seguì, secca ed asciutta
{{R|35}}Si fe’ l’aria del ciel, sì che nei rivi
Qual bruno muschio nereggiavan l’acque,
E al terz’anno del pari e al quarto ancora
Lieto non era alcun per la cocente
Aridità. Secche del ciel le fauci
{{R|40}}Come alla terra, e ne’ ruscelli intorno
Erano l’acque preziose e scarse
Come balsamo eletto. Anche pei molti
Che si morìan d’umani in tutte parti,
Di quadrupedi ancor, muovere i passi
{{R|45}}Nessun potea per la terra deserta.
Ma d’Irania il signor, re di monarchi,
Poi che vedea la cosa orrenda, tolse
Dall’ampia terra ogni tributo a un tratto
E ogni balzello, e dov’eran nascosti.
{{R|50}}Per ville e per città, colmi granai,
A principi ed a servi inclito dono
Ei far ne volle e dal regal palagio
Levossi un grido. Principi, si disse.
Di sovrano poter, quante serbate
{{R|55}}Raccolte messi, or dispensate intorno,
Di Pirùz col denaro il tesor vostro
Intenti a ricolmar. Chi guarda in serbo
Raccolte messi ed ha giovenchi e pecore
Disciolte ai paschi, venda per tal prezzo
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/498
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 493 —|}}</noinclude>
<poem>
Ricco di maestà, d’alta giustizia
Ricco pur anco, al trono imperïale
Sedea gioioso. Un inclito di Persia
Era vi allor, che il nobile signore
{{R|30}}Surkhàn chiamava. A lui fe’ cenno e disse
Pirùz monarca: Qui a restar t’appresta,
Di Balàsh nel cospetto, quale un suo
Fedel ministro. — Le falangi sue
Così menava coi Turani in guerra
{{R|35}}E traea seco la real corona
E de’ principi il soglio. Ei sospingea
Le sue falangi e l’armi ed i tesori
A dimandar con Khoshnavàz illustre
Fiera tenzone. Del confine un segno
{{R|40}}Eravi allor quale Behràm gagliardo
Posto in que’ lochi avea, dal basso in alto
Il sollevando, e v’era scritto un patto
De’ re dei re, perchè nessun d’Irania,
Di Turania nessun, per tutto il mondo,
{{R|45}}Oltrepassasse quel ben certo segno
E dal fiume di là ponesse il piede.
:Vincitor di leoni, allor che giunse
A quel loco Pirùz, tosto ch’ei vide
Dei prenci irani quel ben certo segno.
{{R|50}}Disse d’un tratto a’ prodi suoi gagliardi:
:Io pur, dinanzi dai Turani, in questa
Guisa medesma, eleverò una torre
Co’ miei tesori e con la spada mia.
Perchè a niuno mai più tocchi rancura
{{R|55}}Dalla gente d’Heytàl. La torre eccelsa
Quando fia posta di Terèk sul fiume
E i prenci tutti {{Ec|recherammi|recheranmi|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/8}} a gara
Scritto un patto di fede, io, che tal cosa
Principe Behram-gòr già fece un tempo
{{R|60}}Col valor suo, con la regal sua forza,
Con l’alta maestà, col saper suo,
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/519
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 514 —|}}</noinclude>
<poem>
Con duce Khoslmavàz, dì suo consiglio
{{R|240}}Degno di tal che all’arti sue ricorre;
Come s’udì che lieto e vincitore
Ei ritornava da la guerra, sciolte
Dal pie di re Kobàd le rie catene,
E menando venia de’ sacerdoti
{{R|245}}Il maggiore, Ardeshir con quanti seco
Eran captivi dell’irania terra,
Ed ora del Gihùn l’acque scorrenti
Varcate avea, sì che per monti e piani
D’Irania la sua gente iva dispersa,
{{R|250}}Da Irania tutta si levò tal grido,
Che intronarne davver detto tu avresti
L’orecchio di chi udia. Tutti levarsi
I prenci di gran senno e al valoroso
Ad irne incontro apprestavansi a gara,
{{R|255}}E Balàsh all’istante un aureo seggio
Fe’ collocar perchè sedesse quivi
Kobàd accanto al prode. Allor ch’entrava
Sufrày nella città, tutti si mossero
Dal loco i prenci e ad incontrar quel grande
{{R|260}}S’apprestò re Balàsh, venne con quella
Schiera d’eroi che seco avea pur anco.
Balàsh, nell’ora che vedea quel volto
Di Kobàd or disciolto da le rie
Catene e lieto e vincitor, lui strinse
{{R|265}}Ratto al suo sen con molta gioia e intanto
Levò le mani a deplorar l’offesa
Della gente d’Heytàl, di Cina ancora,
Con molto sdegno. Da l’aperta via
Ascesero all’ostel del prence iranio
{{R|270}}Tutti que’ grandi, ma ferito il core
Elli si avean, sì che venìan bramosi
Di lor vendetta. D’apprestar le mense
Pur fe’ cenno Balàsh, di chieder vino
E musici e cantori e suon festoso,
</poem><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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<poem>
Con duce Khoshnavàz, dì suo consiglio
{{R|240}}Degno di tal che all’arti sue ricorre;
Come s’udì che lieto e vincitore
Ei ritornava da la guerra, sciolte
Dal pie di re Kobàd le rie catene,
E menando venia de’ sacerdoti
{{R|245}}Il maggiore, Ardeshir con quanti seco
Eran captivi dell’irania terra,
Ed ora del Gihùn l’acque scorrenti
Varcate avea, sì che per monti e piani
D’Irania la sua gente iva dispersa,
{{R|250}}Da Irania tutta si levò tal grido,
Che intronarne davver detto tu avresti
L’orecchio di chi udia. Tutti levarsi
I prenci di gran senno e al valoroso
Ad irne incontro apprestavansi a gara,
{{R|255}}E Balàsh all’istante un aureo seggio
Fe’ collocar perchè sedesse quivi
Kobàd accanto al prode. Allor ch’entrava
Sufrày nella città, tutti si mossero
Dal loco i prenci e ad incontrar quel grande
{{R|260}}S’apprestò re Balàsh, venne con quella
Schiera d’eroi che seco avea pur anco.
Balàsh, nell’ora che vedea quel volto
Di Kobàd or disciolto da le rie
Catene e lieto e vincitor, lui strinse
{{R|265}}Ratto al suo sen con molta gioia e intanto
Levò le mani a deplorar l’offesa
Della gente d’Heytàl, di Cina ancora,
Con molto sdegno. Da l’aperta via
Ascesero all’ostel del prence iranio
{{R|270}}Tutti que’ grandi, ma ferito il core
Elli si avean, sì che venìan bramosi
Di lor vendetta. D’apprestar le mense
Pur fe’ cenno Balàsh, di chieder vino
E musici e cantori e suon festoso,
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Alex brollo
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{{Ct|c=t01|6. Il re Kobâd figlio di Pîrûz.}}
{{Rule|2em|t=1|v=3}}<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|I. Parole di re Kobâd.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1603-1604).}}
<poem>
Come si assise re Kobàd illustre
Sul trono imperïal, come si pose
Di sua grandezza il diadema in fronte.
Da città d’Istakhàr discese ratto
{{R|5}}A Tisifuna, da Istakhàr, dov’era
La gloria allor de’ principi d’Irania.
:Sovra quel trono di turchesi adorno
Poi che fu assiso, così disse: Or nulla
Nascosto a me per voi si tenga. A voi
{{R|10}}Schiusa è la porta fino a me nel chiaro
Giorno mai sempre e nella notte oscura.
Quel grande che discioglie a dir del vero
La lingua sua nè cercasi menzogna,
Quand’ei nell’ira sua perdon si reca,
{{R|15}}Sua guida e sire lui dirà pur sempre
De’ veridici il duce. Egli si pone
Di pace e di contento un trono eccelso
Nel mondo qui, per giustizia verace
Lode ei tocca da’ prenci. E tu se il core
{{R|20}}Lungi terrai da brama di vendetta,
Piccoli e grandi a te faranno lode
Veracemente. Allor che menzognero
</poem>
<section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/523
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Alex brollo
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 518 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
:{{R|60}}Benedissero a lui tutti que’ prenci,
Gittâr smeraldi su la sua corona.
:Fanciullo era Kobàd; sedici gli anni
Ch’ei numerava, e poca parte invero
Di governo si avea. L’opre del mondo
{{R|65}}Reggea prence Sufrày; solo in sue stanze
Era Kobàd signore. Il duca suo
Le cose tutte governava, e niuno
Del prence suo lasciava al fianco. Il sire
Non avea sacerdoti e non comando,
{{R|70}}Non volontà. Di Sufrày dal potere
Tutta era invasa questa terra allora.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|II. Disgrazia di Sûfrây.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1604-1607).}}
<poem>
:E fu cotesto fin che gli anni giunsero
A ventitré del giovinetto sire.
:Un di che ne le coppe di cristallo
Qual tulipano il vino rosseggiava,
{{R|5}}Salse al prence Sufrày per chieder vènia
Di ritornarsi al loco suo. Quel duce
Apprestavasi allor con sue falangi,
E i timpani battea per ritornarsi
All’amena Shiràz. Così ne andava
{{R|10}}All’alma sua città lieto e contento,
Parte avuta cospicua in ogni suo
Desìo più dolce. E Persia tutta invero
Era qual serva a lui, tutto egli avea
Fuori che il serto imperïal. Frattanto
{{R|15}}Er’egli in questa opinïon: Sol io
Posi qual prence re Kobàd in trono
E sire il proclamai benedicendo.
Che se alcun gli dirà trista parola
Di me per trista voglia, una risposta
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Candalua
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{{Ct|c=t1|III. Prigionia di Kobâd.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1607-1609).}}
<poem>
:Quando venne agl’Irani annunzio certo
Che giunto era al suo fin di quel gagliardo
Il dolce tempo, si levò da tutta
La terra intorno per angoscia un grido
{{R|5}}E fecero gran pianto uomini e donne
E pargoletti. Allor, contaminârsi
Di parole a imprecar le lingue tutte
De’ forti irani e sciolto lor pensiero
Balzò nel mezzo, in pria celato. Sdegno
{{R|10}}Irania prese e si levò tumulto
E ciascun l’armi s’apprestò di guerra,
Che ciascun si dicea: Poi che perìa
Sufrày gagliardo, nell’irania terra
Seggio non resti di Kobàd! — Allora,
{{R|15}}Cittadini e guerrieri un sol drappello
Si fean compatto nè per poco mai
Di re Kobàd con reverenza il nome
Vollero profferir, ma tutti insieme
All’ostello regal correndo ascesero
{{R|20}}Pel reo calunniator pieni di doglia,
Chiedendo aita. E quei che appo il sovrano
A calunniar fûr pronti il valoroso
E per tristo pensier la sua sventura
Agognarono un dì, la folla irata
{{R|25}}Prese e fuor trasse dal regale ostello,
Indi le tracce a ricercar si diede
Di principe Giamàsp. Minor fratello
Di re Kobàd era Giamàspe, un forte
D’altero capo, e re Kobàd l’avea
{{R|30}}Nutrito con amor. Lui scelse allora
</poem><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 529 —|}}</noinclude>
<poem>
Sapea quale il valor, così gliel porse
{{R|140}}E così disse: Questo mio suggello
Sèrbati, o cara. Verrà un dì che questo
Da te richiederò. — Così rimase
In quel villaggio sette giorni ancora
Per la leggiadra giovinetta, e poi
{{R|145}}Al primo albor partì del giorno ottavo.
:Della gente d’Heytàl sen venne al prence
Kobàd allora e de’ trascorsi eventi
Gli fe’ ricordo e sì narrò che fatto
Avean gl’Irani a lui, pronti ed accinti
{{R|150}}Al male oprar d’un tratto. Oh! per l’offesa
Di Khoshnavàz, quel re gli disse allora,
Necessità della tua trista sorte
Così t’incolse veramente! Or io
Per un patto con te stuol di guerrieri
{{R|155}}Sì ti darò, di cui ciascun si reca
Sovra le chiome un serto. E se tu avrai
La tua corona ancor co’ tuoi tesori,
La terra di Ceghàn mi fia compenso
Coi tesori e col seggio. Oh! quel confine
{{R|160}}E il sovrano poter di me saranno,
E tu sarai de l’alleanza mia,
Del mio patto, custode. — A quel superbo
Kobàd rispose sorridendo: Nullo
Ricordo farò mai di quella terra,
{{R|165}}E un dì, quando il vorrai, schiera infinita
Invïerò per te. Che è mai la terra
Di Ceghàn, perch’io volga a lei lo sguardo?
:Poi che feano quel patto i due monarchi
Da l’eretta cervice, ecco! le porte
{{R|170}}Schiuse il prence d’Heytàl de’ suoi tesori
E diè a Kobàd monete ed armi e poi
Quarantamila, usi a vibrar la spada,
Prodi gli addisse, tutti eroi famosi
E cavalieri. Scese allor da quella
</poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VI}}||34}}}}</noinclude>
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 541 —|}}</noinclude>
<poem>
Propizio tempo, ei disse, in cui la vera
Fede ricercherò. Che se in costui
Il vero alberga e di Zerdùsht la fede
{{R|95}}Cade in difetto, la sua legge tutta
Accoglierò, scerrò per l’alma mia
Ciò ch’ei trascelse. Ove mendace e rea
La via si mostri di Fredùn o quella
D’Esdra o di Cristo, ovver del Zendavesta,
{{R|100}}E se acconcia verrà parola detta
Da Mazdàk, sì davver! ch’ei solo in terra
Esser guida ci dee! Ma se menzogna
Ei parla e dell’Eterno alla diritta
Via non si volge ricercando, fuori
{{R|105}}Esci, signor, della sua fè dal calle,
Libero e sciolto, e lungi da te poni
La legge sua non bella. A me l’affida
Con quanti son della sua fè. Non resti
Per le membra d’alcun cuoio o midollo!
:{{R|110}}E Rezmìhr e Kharràd fe’ testimoni,
Ferayìn e Bendùy, Bihzàd ancora,
E di là si tornò, fermo guardando
Il veridico patto, alle sue stanze.
:Quando al mattin de’ raggi la corona
{{R|115}}Mostrò quest’almo sol, quando la terra
Tutta splendette qual pur fosse un mare
Di bianco avorio, del signor del mondo
Venne il figlio eloquente, ed eran seco
Principi e sacerdoti. Entravan elli
{{R|120}}Insieme tutti nel reale albergo,
Entravan tutti con parole pronte
E cercando lor via. Quel giovinetto,
Gioia del cor del padre suo, sen venne
A re Kobàd in la presenza e quivi
{{R|125}}La porta aprì delle parole, e intanto.
Dinanzi all’assemblea, così si volse
A Mazdàk favellando, il sacerdote:
</poem><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 542 —|}}</noinclude>
<poem>
Uom che ti cerchi sapïenza, nuova
Religion festi alla terra e in mezzo,
{{R|130}}Qual possesso d’ognun, ricchezze e donne
Ponesti ancor. Qual cosa mai potria
Far conoscere il padre allor che ha figli,
E figlio come mai scerner potria
L’autor de’ giorni suoi? Quando son pari
{{R|135}}Gli uomini in terra e principi da servi
Manifesti non vanno, oh! chi mai fia
Che cerchi del servir la trista porta,
E sovrano poter come fia dato
Esercitar? Di me, di te, chi fia
{{R|140}}Addetto servo, e per qual modo il reo
Fia distinto dal giusto? E se alcun muore,
A chi il possesso e la sua casa, allora
Che il servo all’opre addetto e il re del mondo
Pari fra lor saranno? Oh! tutto il mondo
{{R|145}}Deserto andrà per le dottrine tue,
Nè vuolsi inver che tanto mal s’innesti
In suol d’Irania. Prenci tutti e donni!
Chi per mercede servirà? Tesori
Posseggon tutti, e tesorier chi fia?
{{R|150}}Davver! che queste cose alcun non disse
De’ profeti d’un dì; ma tu del core
Annidi nel profondo alta stoltizia,
Meni la gente all’infernal dimora
E le opere più ree non stimi ree!
:{{R|155}}Del sacerdote come udì que’ detti
Prence Kobàd, ben si commosse e ratto
Fe’ giustizia a que’ detti, e a lui frattanto
Kìsra valente s’alleò. Ma il core
Dell’uom privo di fè d’alto corruccio
{{R|160}}Rendeasi ingombro e l’assemblea raccolta
Di queste voci in ogni parte sua
Faceasi piena: Deh! non resti accanto
Al re nostro Mazdàk! Di Dio la santa
</poem><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 544 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
{{R|200}}Ma Kìsra comandò che un alto legno
Fosse rizzato e d’alto ne pendesse
Un laccio attorto. Vivo allor quel misero,
Di cui precipitava la fortuna,
Al tronco appese e il capo suo protervo.
{{R|205}}Empio ed insano, in giù travolse, e poi
Con un nembo di dardi a morte il trasse.
:Religïone dì Mazdàk, se fiore
Di senno hai tu, non prendere! — Ma intanto
I prenci tutti dell’irania terra
{{R|210}}Sicurezza si avean per lor possessi
E per lor donne e per lor dolci figli,
Per lor giardini dilettosi e belli,
E re Kobàd sentìa vergogna e solo
Per imprecar del nome fea ricordo
{{R|215}}Di Mazdàk infelice. Ei molte cose
Ai miseri donò, mandò suoi doni
Splendidi e ricchi ai templi anche del Fuoco;
E tanto s’allietò per Kìsra il prence,
Che ben tosto a portar venne suoi frutti,
{{R|220}}Sì come gemme, l’inclito rampollo
Della pianta regal. Tutti con seco
Suoi consigli trattò d’allora in poi,
Ciò che il garzon diceva, il padre udìa.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|VII. Morte di re Kobâd.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1616-1618).}}
<poem>
:Poi che del regno suo furon quaranta
Gli anni trascorsi, entrògli in core ambascia
Del dì del suo morir. Scrisse un’epistola
Inclita e bella in un serico foglio,
{{R|5}}In cifre di que’ dì, toccante il core
E degna e acconcia, e lodi in pria vi fece
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/8
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" /></noinclude><section begin="s1" />
{{Ct|f=120%|v=1|t=3|I RE SASSANIDI}}
{{Ct|f=120%|v=1|(''seguito'')}}
{{Rule|2em|t=1|v=2}}<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t01|1. Il re Kisra Nûshîrvân.}}
{{Rule|2em|t=1|v=2}}<section end="s2" /><section begin="s3" />
{{Ct|c=t1|I. Lamento di Firdusi.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1618).}}
<poem>
:Alto cipresso mio, gioia del core,
Ahi! che t’avvenne se dolente e tristo
Così ti festi? In quella tua bellezza,
In quella maestate, in quella tua
{{R|5}}Gaiezza viva, perchè mai d’affanno
Hai pieno il cor, sereno un dì? — Rispose
Il bel cipresso a chi lo dimandava:
:Io fui lieto finchè non mi vincea
L’età soverchia, e sol divenni fiacco
{{R|10}}Per avverso poter d’anni sessanta.
Da così grave età guàrdati sempre,
Non contrastar con lei, ch’ella ha di drago
L’alito fiero e di leon l’artiglio,
E morde quale atterra. Anche la voce
{{R|15}}Ell’ha del tuono e dell’agreste lupo
Il selvaggio vigor, tiene l’affanno
In questa mano e la tua morte in quella,
E il bel cipresso, ch’era gioia al core,
Ella incurva a la terra e scialbi e vizzi
</poem><section end="s3" /><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/9
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" /></noinclude><section begin="s1" />
<poem>
{{R|20}}Del gelsorain fa i petali e d’un tristo
Color riveste le purpuree rose,
E restano per lei, dopo quel tristo
Color ch’ella v’induce, affanni e cure
Gravi a soffrir. Del corridor veloce
{{R|25}}Avvinto resta il piè senza catene
E la bella persona ed aitante
Vile e grama si fa. Dei denti omai
Le bianche perle giù cadeano attrite
E l’agile cipresso tristamente
{{R|30}}Piegavasi alla terra. Ecco! dàn lagrime
Questi occhi miei, piovono umor per grave
Ambascia e affanno, e questo cor già un tempo
Gaio e giocondo si colmò di doglia,
Tanto mostrossi ingenerosa e rea
{{R|35}}Ver noi la grave età. Fin da quel tempo
Che saziasi del latte il pargoletto,
La morte avanza impetuosa e dirsi
Ben può che invecchia quell’infante. Il tempo
Dì prence Nushirvàn fu di quaranta
{{R|40}}Anni con otto ancor; tu di sessanta
Già varcasti il confin, nè giovinetto
Sei tu rimaso. Oh! dunque il fine estremo
A ricercar d’ogni opra tua ti poni
E per folle desìo di tua grandezza
{{R|45}}Non indurre al cor tuo novella piaga!
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|II. Parole di Kisra Nûshîrvân.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1618-1620).}}
<poem>
:Come si assise su l’eburneo trono
Principe Kìsra e il serto imperïale,
Luce del cor, si pose in fronte, i grandi
Tutti del mondo s’adunâr. Seduto
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Candalua
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" /></noinclude><section begin="s1" />
<poem>
{{R|20}}Del gelsomin fa i petali e d’un tristo
Color riveste le purpuree rose,
E restano per lei, dopo quel tristo
Color ch’ella v’induce, affanni e cure
Gravi a soffrir. Del corridor veloce
{{R|25}}Avvinto resta il piè senza catene
E la bella persona ed aitante
Vile e grama si fa. Dei denti omai
Le bianche perle giù cadeano attrite
E l’agile cipresso tristamente
{{R|30}}Piegavasi alla terra. Ecco! dàn lagrime
Questi occhi miei, piovono umor per grave
Ambascia e affanno, e questo cor già un tempo
Gaio e giocondo si colmò di doglia,
Tanto mostrossi ingenerosa e rea
{{R|35}}Ver noi la grave età. Fin da quel tempo
Che saziasi del latte il pargoletto,
La morte avanza impetuosa e dirsi
Ben può che invecchia quell’infante. Il tempo
Dì prence Nushirvàn fu di quaranta
{{R|40}}Anni con otto ancor; tu di sessanta
Già varcasti il confin, nè giovinetto
Sei tu rimaso. Oh! dunque il fine estremo
A ricercar d’ogni opra tua ti poni
E per folle desìo di tua grandezza
{{R|45}}Non indurre al cor tuo novella piaga!
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|II. Parole di Kisra Nûshîrvân.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1618-1620).}}
<poem>
:Come si assise su l’eburneo trono
Principe Kìsra e il serto imperïale,
Luce del cor, si pose in fronte, i grandi
Tutti del mondo s’adunâr. Seduto
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
Quell’alto grido, rise alquanto e tosto
La sua corazza e l’elmo suo cercossi,
Lo stendardo elevò di sua grandezza
{{R|80}}Dirittamente e rapido sen venne
Allo scrittoio di Babèk, in fronte
Postosi in prima un elmo suo ferrato.
Dall’elmo gli scendea tutta di greche
Maglie una falda, e molti nodi apposti
{{R|85}}V’erano sopra, ed egli aveasi in pugno
Dal capo di giovenca una sua clava,
E quattro, al cinto infissi, in duro legno
Acuti strali. Un arco al braccio avea,
Un laccio attorto su la sella, e in aureo
{{R|90}}Cinto costretta la persona al mezzo.
:Il cavallo incitò, strinse le cosce,
E quella clava ponderosa in collo
Ratto si prese. Così volse a destra
Le briglie alquanto ed a sinistra poi,
{{R|95}}E l’armi sue con quella in cavalcare
Nobil destrezza a dimostrar si mosse
A Babèk, di tal foggia. Ed egli vide
E ciò gli piacque, ond’ei si fece accanto
Con molto ossequio de’ monarchi al sire
{{R|100}}E dissegli: Signor, vivi beato
E per senno e saviezza all’alme nostre
Sii tu sostegno! Per la tua giustizia
Ecco! adornasti de la terra il volto,
E tal giustizia tua per questa via
{{R|105}}Ricorderem noi sempre. Ardir di servo
Son le parole mie veracemente,
Ma bello a te sarà se da giustizia
Non volgerai la fronte a dietro. Or piega,
Piega d’alquanto alla diritta mano
{{R|110}}Le redini tu ancor, sì come è cosa
Di te ben degna e del tuo molto senno.
:Principe Kìsra nuovamente allora
</poem><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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<poem>
Tutta adornossì per i molti doni
In cofani splendenti e per fanciulli
{{R|105}}Schiavi e per tanti che chiedean l’accesso.
:Anche su ciò non lunga si passava
Stagione in cielo, e questo ciel movea
Dietro ad amore per l’iranio prence.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|VI. Il giro attorno al regno.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1629-1630J.}}
<poem>
:Kìsra avveduto fece tal disegno
D’andarne attorno da quel loco suo
Per qualche tratto e muovere per questa
Amena terra e le nascoste cose
{{R|5}}Ratto sciorre ed aprir. Battè i timballi
E da quel loco tutta insiem condusse
La falange de’ suoi. Davver! che in cielo
Stupìan di lui e luna e sol! Pel grande
Esercito raccolto e per le gemme,
{{R|10}}Per l’argento e per l’or, per le cinture
Aurifulgenti e per le targhe d’oro.
Detto avrestù che dentro a le miniere
Copia d’or non restava o di lucenti
Perle o di gemme. Placido e giocondo
{{R|15}}Principe Kìsra in Khorassàn ne venne
E l’esercito addusse in quel costume
De’ Sassanidi illustri. In ogni terra
Amena e colta ov’ei passava, al campo
I recinti ponea co’ padiglioni,
{{R|20}}E come si levava alto clangore
Di rauche trombe, in piè dinanzi a tutti
Un araldo ei ponea. Servi e soggetti,
Dicea l’araldo, al principe del mondo,
Qual ebbesi da noi nascostamente
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/39
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<poem>
Di drappi si vedea, d’auree monete,
Di palafreni e d’elefanti. I prenci
{{R|95}}Vennero innanzi al re sovrano tutti,
Vennero tutti scevro e mondo il core
E benevoli a lui. Kìsra fe’ inchieste
E tutti accolse con atto benigno
E secondo misura a ognun diè grado.
:{{R|100}}Lieto nel cor si tolse da quel loco
Principe Kìsra, e fu la terra intorno
Di palafreni e d’elefanti ingombra
E di guerrieri. Andava il sire, e intanto
Annunzio gli giugnea che per la gente
{{R|105}}Di Balùci selvaggia un popol tutto
Iva disperso per rapine assai
E morti e stragi ed impeti e scompiglio
Per quell’ampia contrada. Anche più grave
Era di questa la rovina e il duolo
{{R|110}}In terra di Ghilàn; dispersa andava
Benedizion di Dio per fiere voci
Levate ad imprecar. N’ebbe rancura
Di prence Nushirvàn l’anima allora,
Con la gioia passata il duol presente
{{R|115}}Congiungendo e mischiando. Ecco! ei dicea
Volto agl’Irani, per timor di nostre
Acute spade si fean molli e gl’Indi
E gli Alani ver noi, come di seta
È molle un drappo. Ma non anche noi
{{R|120}}Bastiam nel nostro regno, e vuolsi omai
Dagli agnei separar le agresti belve.
:Dissegli un uom facondo: Inclito prence,
Rosa non è senza dolor di spine
Per gli orti nostri. Da che fu la terra,
{{R|125}}Ella fu con travaglio, atta i tesori
A farci via gittar. Molta fatica
Ebbe co’ saggi suoi vegliardi un giorno
Prence Ardeshìr per l’opere non belle
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/41
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<poem>
{{R|165}}Franca e secura da travaglio grave
Della rea schiera, nè rimase alcuno,
In loco aperto od in secreto loco,
Di Balùci del nome. E fu che intanto
Sulle montagne andavano dispersi
{{R|170}}I greggi lor senza custodi e sciolti
Liberamente, che pastor non era
De’ vasti armenti, non sovra l’eccelsa
Vetta del monte e non alla pianura.
Così la gente abbandonò ricordo,
{{R|175}}Qual cosa vieta, d’ogni mal sofferto
E la montagna e le convalli sue
Stimò secure qual sua propria casa.
:Verso la gente di Ghilàn si mosse
Principe Kìsra da quel loco, allora
{{R|180}}Che travaglio novello, ecco! apparìa
Da quella gente e da Dilèm. Dal mare
Fino alla cima de’ lontani monti
La schiera armata si stendea. La terra
Di genti è piena e l’etra di vessilli
{{R|185}}Ingombra è tutta e va disperso omai
Di Ghilàn per la terra intorno ovunque
L’iranio stuol, sì che partìasi luce
Da questo sole e da l’errante luna.
:Disse principe Kìsra: Orma non resti
{{R|190}}Qui di leoni o di voraci lupi,
Sian grandi o piccioletti! — E fu la terra
Ed ogni pianta allor per tante morti
Qual se di sangue orribile lavacro
Del suol la faccia avesse; ecco, per tante
{{R|195}}Rapine e stragi e per gl’incendi, un grido
E un pianto si levò d’uomini e donne,
E in ogni parte un cumulo d’uccisi
Ratto levossi, e di cervella sparse
Intrise tutte andâr del campo l’erbe.
:{{R|200}}Quanti erano in Ghilàn prodi guerrieri,
</poem><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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<poem>
{{R|75}}Degli elefanti tuoi luride piote?
Or io piuttosto vo’ cercar balzelli
E tributi da voi! Chi avrà possanza
Contro gente di Grecia in fiero assalto?
Che fe’ in Irania Sikendèr già udisti,
{{R|80}}Che quel prence sovrano e generoso
Era de’ nostri, nè pur anco è ascosa,
Qual cosa inerte, d’Iskendèr la spada.
A che dunque fai tu sì gran litigio
Inverso a noi? Ma la tua gente alcuna
{{R|85}}Preda fece su noi per sue rapine.
Passò tal vïolenza e non ne femmo
Alcun ricordo. Ora però, da questo
A quell’altro confin, devasteremo
Di quegli astati cavalieri tuoi
{{R|90}}L’ampia campagna. Nushirvàn di certo
Il sole non creò, nè di quest’alto
Ciel roteante si prendea la chiave
In suo poter, perch’egli poi non stimi
Uguale al re dei re nessuno in terra
{{R|95}}Ed ei soltanto per la terra tocchi
Ogni sua voglia. — Al messaggier d’Irania
Il greco Imperator non diè risposta
Nè, per l’ira che avea, ricordo ei fece
Di sire Nushirvàn; poscia che apposto
{{R|100}}Fu all’epistola sua l’imperïale
Suggel, sol questo disse: Ecco! alleato
È Cristo a me con la sua santa croce!
:Il messaggier non disse verbo seco.
Trista ei vedea quella risposta, e tristo
{{R|105}}Si ritornò. Venne all’iranio sire
Come nembo veloce, ed ogni detto
Del greco Imperator ridisse a lui.
</poem>
{{Rule|8em|t=1|v=1}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 47 —|}}</noinclude>{{Ct|c=t1|X. Partenza di Kisra per la guerra.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1637-1641).}}
<poem>
:Letto quel foglio, s’adirò pel rapido
Mutar della fortuna il prence iranio,
Tutti adunò suoi prenci e sacerdoti
E alquante per quel foglio imperïale
{{R|5}}Fe’ parole con lor. Tre giorni ei stette
Coi consiglieri, co’ gagliardi suoi
Sgominatori di falangi avverse,
E al quarto dì convenne ei sì, d’Irania
Prence sovrano, in tal consiglio, in guerra
{{R|10}}Di menar le sue genti armate e pronte
Contro al sire di Grecia. Ecco! levossi
Da le porte del re clangor di trombe
E fremer di timballi e di tamburi
Di bronzo cavo. Non indugio egli ebbe
{{R|15}}Per riposar, ma per giustizia vera
La guerra si cercò, le squadre addusse.
Tutte ordinò le provvigioni e Iddio
Ricordando invocò, dator di grazia.
:Nembo di polve si levò. Che il cielo
{{R|20}}Tutto in un’onda si tingea di pece.
Detto tu avresti; e tutta de la terra
La superficie quel gran prence invase
De’ suoi destrieri per le ferree zampe,
E l’aer tutto arrossò per tanti drappi,
{{R|25}}Disciolti al vento, d’un color di porpora.
Davver! che non restò pel suol calpesto
Anche a piccioli bruchi un luogo aperto,
Davver! che non restò varco dischiuso
Ai venti su pel ciel! Parve la terra
{{R|30}}La riviera del Nilo all’agitarsi
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/70
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 67 —|}}</noinclude>
<poem>
O di vesti di cibo o d’un ostello
Che rifugio ti porga. E se la donna
È saggia e ricca di consigli, invero
{{R|20}}Ell’è un tesoro sempre colmo, ancora,
Ancora più d’assai, quand’ella sia
D’alta statura e scendanle i capegli
Di color negro fino al piede, e accorta
Si mostri e vereconda e sapïente
{{R|25}}Ed avveduta, in favellar maestra
E di dolci parole e lusinghiere.
:Una sposa simìle avea quel nobile
Prence d’Irania, quale un bel cipresso
Nella statura, nell’aspetto suo
{{R|30}}Qual luna intatta. La fanciulla adorna
Era di Cristo nella fede, e intanto
Sonava tutta la città del grido
Di sua bellezza. Un pargoletto infante
Nacque un giorno da lei. Volto di sole
{{R|35}}Avea quel piccioletto e più d’assai
Dell’astro ei risplendea del vespro in cielo,
Nush-zàd la madre sua, nobile e illustre.
Chiamò il fanciullo, ed improvviso vento
Non gli sfiorò le belle gote mai,
{{R|40}}Fin ch’egli crebbe di cipresso in guisa
Agile e snello, saggio molto e degno
Di grado imperïal. Sapea la via
Del paradiso e dell’inferno e quale
Fosse di Cristo e di Zerdùsht la legge.
{{R|45}}Quale d’Esdra profeta. Oh! ma dottrina
Del Zendavesta non gli parve giusta,
E le gote lavò nel sacro fonte
Di Cristo, sì, perchè alla fè del padre
Setta antepose della madre sua.
{{R|50}}Davver! che ne stupìa la gente tutta!
:Ma tanto si crucciò nel mesto core
Prence Kìsra di lui, che ben gli parve
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/73
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Alex brollo
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 70 —|}}</noinclude>
<poem>
Son narrator. Così dicea di Persia
{{R|20}}Antico vate, dopo cui passarono
Quattro volte trent’anni: «Ecco! egli disse,
Chi è nemico al suo re, non è d’umano
Sangue davver, ma d’Ahrimàne è stirpe».
:Qui venne intanto di Nush-zàd la storia.
{{R|25}}Ricordo venne sì d’antiqui detti.
:Di Kìsra il figlio reo, tosto che intese
Andarne sgombro il seggio imperïale
Di quell’albero illustre, alla sua torre,
Egli, nato di re, schiuse le porte,
{{R|30}}E da ogni parte si raccolse a lui
Esercito infinito, ogni più tristo
Ch’era balzato libero e disciolto
Da’ vincoli del senno, e stava intanto
Di Nushirvàn nel carcere, di ferree
{{R|35}}Catene avvinto. A questi forsennati
Tolse Nush-zàd i gravi ceppi, e tutta
La nobile città si corrucciava
Per l’opera di quello. Ogni fedele
Di Cristo che vivea fra quelle mura,
{{R|40}}Vescovo ei fosse o sacerdote, intorno
A sè raccolse in infinita schiera,
E furono di questa incliti e forti
Cavalieri pur anco, usi le spade
In battaglia a vibrar. Gli diè la madre
{{R|45}}Molte ricchezze, che fornito e colmo
Ella un tesoro possedea del sire,
E tosto trentamila intorno a lui
Combattenti adunârsi illustri tutti,
Tutti famosi in opere di guerra.
{{R|50}}Tutte ei si prese le città vicine
A lui dintorno, e ratto ne volava
La fama ovunque. Un’epistola scrisse
Al suo congiunto, Imperator di Grecia,
In suo tetro consiglio. O re, ti leva!
</poem><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 71 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|55}}Scrisse, che prence anche tu sei. Comuni
Hai tu con me religïone e lingua
E imperator sei tu. Come di Grecia,
Tutte d’Irania le città son tue,
D’Irania sì, d’Azerbigiàn, di quella
{{R|60}}Terra amena dell’India. È morto il padre,
Poi che infermo divenne, e la fortuna
Di noi travolta ridestossi ancora.
:Ma in città di Madàyn giunse frattanto
Di ciò novella, qual venia del figlio
{{R|65}}Di Kìsra illustre. Di Madàyn allora
Il principe custode un cavaliero
Inviava al suo re per la sua via,
Le udite cose ripeteagli, come
Secreta egli n’avea contezza allora,
{{R|70}}E tosto il messaggier, si come un’onda
Che rapida discende, alla presenza
Venne di Nushirvàn. Disse le udite
Cose quel messo e porse il foglio, annunzio
Dell’opre di Nush-zàd allor palesi.
:{{R|75}}Principe Kìsra l’ascoltò, poi lesse
L’epistola e crucciossi e fu turbato
Del figlio suo per l’opra trista. Allora,
Quel gran signor dell’ampia terra, insieme
A’ sacerdoti da l’eretta fronte,
{{R|80}}Si assise e fe’ parole in suo secreto
Consiglio assai. Ma quando entro al suo core
Ebbe fermezza tal disegno, innanzi
Perchè venisse lo scrittor, fe’ cenno.
Scrisse piena di doglia e di corruccio
{{R|85}}Un’epistola sua, piene le labbra
Di dolenti sospiri e corrugate
Ambe le gote. E benedisse in pria
A Dio signor che già creò la terra
E il tempo e il cielo, che fe’ bella e adorna
{{R|90}}L’intatta luna con Saturno e il sole,
</poem><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 85 —|}}</noinclude>
<poem>
Alcuna cosa dell’accolta preda,
Ma lui trafitto e abbandonato al suolo
Vedean compunti, e un vescovo di Grecia
{{R|215}}Il capo in grembo ne tenea. Di pianti
Ratto s’empì quel campo di tenzoni
E si crucciò di Ram-berzìn il core
Per intenso dolor, sì ch’ei chiedea
Al vescovo così: Deh! qual ricordo
{{R|220}}Serbi tu di Nush-zàd, qual detto o verbo
Degno di prenci? — E il vescovo rispose:
:D’uopo è che vegga il capo suo scoverto
Solo la madre sua. Quand’ei si vide
Ferito di saetta alla persona,
{{R|225}}Muschio non volle o agalloco odoroso,
Non d’iranica foggia il suo sepolcro,
Non corona, non drappi intesti in Grecia,
Non regal seggio, poi che la sua fosca
E trista sorte degna egli vedea
{{R|230}}D’abietto schiavo. Ed or la madre sua,
Qual è costume de’ fedeli a Cristo,
Il funebre lenzuol gli farà pronto
Ed un avello coprirà di lui
L’alta persona. La sua sorte intanto
{{R|235}}A Cristo in ciel comune egli ha, quantunque
Sul legno della croce ei non sia morto.
:Quanti erano in città fedeli a Cristo
Senza vestigia di dolor le gote
Allora non soffrîr; ma fiero pianto
{{R|240}}Da quell’ampia città subitamente
Al ciel levossi e d’uomini e di donne,
Quanti erano pur là raccolti insieme.
Ed elli sì del principe caduto.
Giovane e ardente, ch’era l’occhio e il core
{{R|245}}Di sire Nushirvàn, la fredda spoglia
Dentro a una bara da quel campo infesto
Via si portâr, passandola per mano
</poem><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
1615
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 94 —|}}</noinclude>
<poem>
E già quel cor per la sua dolce vita
La speranza perdea. Dentro a quell’aula
Eran settanta giovinette adorne,
E ciascuna parea veracemente
{{R|215}}Un bel cipresso alla persona. E v’era
Anche una figlia del signor di Ciàci
Con eburnee le gote e di cipresso
Con la statura, e un giovinetto, vago
Qual gelsomin, con nobile fragranza
{{R|220}}Di muschio eletto, lei amava un tempo
Nella casa del padre, ed or, qual servo
Fedele e intento, innanzi a lei si stava
Ed erale da presso in ogni loco
Ov’ella andasse. Dimandolla il prence:
:{{R|225}}Oh! chi è costui che si nutria la schiava
A se daccanto? E tu prendesti, o donna,
Di prence Nushirvàn nel gineceo,
Questo fanciullo ardimentoso? — Disse
La giovinetta allor: Minor fratello
{{R|230}}Egli è di me, giovin fanciullo e nato
D’una madre con me. Diverso è il padre,
Ma una sola è la madre, e non è nulla
Opra indegna di lui sul corpo mio.
Cotesti panni ei si vestì per molta
{{R|235}}Vergogna ch’egli ha in cor del mio signore,
Sì ch’ei non osa rimirarlo in volto.
Se a te dinanzi il fratel mio la fronte
Or nascondea, fu l’opra di vergogna
Questa sì, nè tu dèi mendicar scusa.
:{{R|240}}Cagna abietta, gridavate sdegnoso
L’iranio prence, fu contaminata
Per te la stirpe e la famiglia! — E intanto
Con le ciglia aggrottate a quel fanciullo
Guardava Nushirvàn, meravigliando
{{R|245}}De’ giovinetti per tant’opra ardita.
Sì che destando il furor suo si volse
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
:Chi di sè stesso nella turba accolta
È custode fedel? — Quegli, rispose,
{{R|70}}Che per desìo ch’egli ha, non si diparte
Da generoso oprar, da quella sua
Indole buona, e quegli ancor che serve
Dolce e sommesso quando rea fortuna
Scorge venir dalla soverchia altezza.
:{{R|75}}Dissegli un altro ancor: Per doni eletti
E per indole buona, oh! chi è migliore
E in questa vita e in quella, ove suo frutto
Rapida apporti la semente sua
E rechi ogn’anno per due volte in terra
{{R|80}}La gaia primavera? — Egli è colui,
Rispose, che, non chiesto, a far suoi doni
L’anima appresta e grazie rende ancora
A chi li prende. Chi non fa suoi doni
Stimerai tu qual mercatante! — E un altro
{{R|85}}Soggiunse ancora: Del mortal qual trovasi
Ornamento quaggiù? Qual è valore
D’ogni opra sua più generosa e bella?
:L’uom generoso, rispondea colui.
Che benefica l’uom quando n’è degno,
{{R|90}}Cresce qual alto e nobile cipresso
Che mai negli orti suoi non si fa gramo.
Che se alcun seminasse anche fra il muschio
Cosa non degna, il fior che tra le spine
Aride nacque, non germoglia e niuna
{{R|95}}Fragranza apporta. Or tu parola cerchi
Di chi è muto od è sordo, e sì t’accosti
A vero giusto. Cotal uom non giunge
A dar frutti giammai. — Dissegli un altro:
:In questa vita ch’è sì breve, il saggio
{{R|100}}Non è senza dolor, senza fatica
Non è. Deh! che farem, perchè si ottenga
Buona fama da noi, sì che gioconda,
Dopo il principio, tocchisi la meta?
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
:E quei rispose: Va! lungi ti serba
{{R|105}}Dal peccato e ricerca ed ama tutti
Come te stesso, e per qualunque cosa
Che grata a te non sia, chiuder la porta
Mai non ti piaccia a chi t’è amico o avverso.
:Dissegli un altro ancor: Deh! qual tu appelli
{{R|110}}Miglior fatica di coteste due?
Il faticar ch’è dentro alla misura,
il faticar che la sorpassa? — Niuna,
Niuna cosa, ei dicea, fuor che pensata
S’accorda alla ragion. Che se tu vuoi
{{R|115}}Che frutti apporti il faticar, tu dèi
Di tanto oprar che l’opera compiuta
A te ne venga. — Deh! chi è mai, dicea
Un altro ancor, degno di lode, allora
Che piangere si dee di tal che ha biasmo?
:{{R|120}}Quegli n’è degno, rispondea, che in Dio
Santo e verace ha molta speme e ancora
N’ha sgomento e timor. — Dissegli un altro:
:Savio mortale di ragion serena,
Di cui la fronte supera la volta
{{R|125}}Ardua del ciel, qual è miglior fortuna,
Dimmi, per me da questo ciel sublime,
Instabile e fallace? — E l’uom facondo
Tal risposta gli rese: A quei che vive
Tranquillo nè il tormenta il reo bisogno,
{{R|130}}Diè la fortuna la sua giusta parte,
E ben si vuol che di cotal giustizia
Soltanto ei si ricordi. — E un altro inchiese:
:Qual è scienza onde beato e lieto
Esser poss’io quaggiù? — Vive beato,
{{R|135}}Rispose Buzurc’ mìhr, chi ha pazïenza
E vile e abietto l’uom senza vergogna
E stima e crede. Quegli è ancor beato
Di cui per ira non arde la mente,
E chiude gli occhi suoi, ben che nell’ira,
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
A sè compagna, non ritrova in terra
{{R|250}}Male peggior di cupidigia. — Tutti
Stupirono di lui que’ sapienti
D’inclito nome e tutti ad una voce
Fecero a lui benedizioni e auguri.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XIX. Terza cena di Nûshîrvân.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1666-1669).}}
<poem>
:Come passò una settimana, all’alba
Ottava il prence si sedea sul trono
Tutto a turchesi e a quanti erano saggi
Fea dolce invito, a quanti avean possanza
{{R|5}}In parole e saper. Disse ciascuno
Di molte cose, e niuna veramente
Molto gli piacque, ond’ei si volse e disse
A Buzurc’ mìhr: Deh! togli da la fronte
Di tua modestia il vel! — Sciolse la lingua,
{{R|10}}Esperto in favellar, l’uom sapïente
E ricordo fe’ allor d’ogni dottrina.
:E primamente benedisse al prence
In questa guisa: Vincitor deh! sia
Questo gran prence incoronato! — E poi
{{R|15}}Soggiunse e disse: Grande non diviene
L’uomo quaggiù, se non quando la fronte
Rivolge a dietro dalla via del male.
Che se t’è d’uopo che scïenza cresca,
Senno t’è d’uopo a rintracciar parole.
{{R|20}}Del cercar gloria fermezza di core
È la porta verace, e d’opre vili
È stanco il mondo. Che se cerchi il trono,
Virtù t’è d’uopo aver; che se dà foglie
Un ramoscello, dolci frutti ancora
{{R|25}}Aver t’è forza. Quando alcun dimanda
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
Nel dato giorno e nel propizio tempo
A te l’amico. Vuolsi in quarto loco
Ragion con verità, sciogliere il core
{{R|65}}Dalla menzogna e dall’inganno. Al quinto,
Se vigore ti avrai della persona.
Ove in questo porrai studio e fatica,
Grandezza vera fia cotesta. E quando
Sarà congiunta a questi pregi tuoi
{{R|70}}Parola acconcia, non mostrar tuoi pregi
Stoltamente così, senza che molto
Ne sii tu esperto. Ove non sia per corpo
Forte e robusto alcuno studio o cura,
Mai non sarà che in poter suo si rechi
{{R|75}}L’uom le sue brame. Che se poi misura
Passi lo studio, sappi allor che speme
Più non bave colui che sì v’adopra
Studio sì grande. E direm noi frattanto
Cinque segni del saggio; il suo costume
{{R|80}}Offeso non è mai per questi cinque
Ben certi segni. Ma dell’uom ch’è ignaro,
Per sette cose formasi il costume
Veracemente; e s’egli è in duol di tanto,
Meraviglia non è. Veggasi in pria
{{R|85}}Che quale ha senno in cor, non si tormenta
Per cosa che gli sfugge, e non s’allegra
Per cosa che non anche egli possiede,
Che, s’ella sfugge a lui, tolta gli è sempre.
Nell’avvenir non ha speranza, e mai
{{R|90}}Non va dicendo che del salce i rami
Portano frutti. Anche s’egli è disciolto
Dall’affanno e dal mal, sempre egli teme
Del futuro ch’è incerto. Allor che il fato
Menagli incontro la sventura, innanzi
{{R|95}}Ei viene, fiacco non si mostra in tutte
L’opere sue. Ma dell’ignaro sette
I modi sono che dicemmo; ed uno
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
L’uom che pregio non ha, per cui tesoro
D’uom che favelli, non si scema, è gioia
Ascoltar per l’uom saggio. — Allor si volse
A Buzurc’mìhr il sacerdote e disse:
:{{R|20}}Deh! tu che vinci questo ciel rotante
In bella gloria, quale sai tu cosa
Che scemi te nella grandezza tua
E accresca il viver tuo quand’essa scema?
:Rispose Buzurc’mìhr: Se scarso cibo
{{R|25}}Ti prendi, avrai nel corpo tuo salute
E l’alma tua nutricherai. Se molte
Opre farai buone ed oneste, certo
Che più farai degli avversari tuoi.
:E scriba Yezdeghìrd così soggiunse:
{{R|30}}Garzon facondo e memore d’assai,
Quali sono d"un cor, nel suo secreto,
I dieci vizi? Gli hanno sì, ma niuna
Necessità n’avrìan gli uomini in terra.
:Primamente, rispose il giovinetto,
{{R|35}}D’uopo è lavar di biasmi dal desìo
Interamente il cor. Senza difetto
Uomo non è quaggiù, sia nel secreto,
Sia nell’aperto. Se tu prence sei,
Altri t’invidia, e dove alcuno è servo,
{{R|40}}Lagrime ei tocca. Il delator, nel terzo
Loco che viene, e l’uom di doppia fronte
A una sol meta van guardando e tentano
Polve levar da limpid’acqua. Allora
Che l’uom facondo, non al loco suo,
{{R|45}}Parole avventa, partonsi da lui
Onore e dignità. Ma chi non ode
Interamente d’altri le parole,
Nulla saprà di tal sermone e fede
Non vi porrà. Chi è saggio, alle dovizie
{{R|50}}Gli occhi non volge, e se dovizia manca,
Fugge dall’ira. — Il maggior duce allora
De’ sacerdoti gli fe’ tal dimando:
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/148
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Alex brollo
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<poem>
Contriti mi farà, ch’io le parole
Veggo confuse di costui, e intanto
Pieno son io di duol pei dì trascorsi.
:{{R|70}}Così n’andò, con l’anima d’affanno
Piena e d’angoscia, corrugato il volto,
Pieni gli occhi di lagrime. Ma tosto
Che ad una stazïon l’inclito prence
Giunse vicino, ivi piantò recinti,
{{R|75}}D’un fiumicel sovra le sponde, e allora
Ch’entrò Zuràn nel regio padiglione,
D’ogni più estrano fu disgombro il loco.
D’incantesmi sul miel, sul bianco latte,
Andavane sermone, e così disse
{{R|80}}Il principe a Zuràn: Gradito e caro
È cotesto sermon. — L’inchiese allora
Di Mahbùd spento e de’ suoi figli, e quale
Fosse maniera di lor morte acerba.
Ma poichè le parole e incerte e vaghe
{{R|85}}In sue risposte udìa, manifestossi
Rapida allora di Zuràn la colpa.
:Dissegli Kìsra: Tu mi parla il vero.
Il vero non celar, frodi e menzogne
Ricercar non ti piaccia. Opra malvagia
{{R|90}}Da menzogna soltanto si produce,
E core onesto per tristi compagni
Tristo si rende. — Disvelava allora
Zuràn il vero in tutte parti, e fuori,
Dall’intimo del cor, l’alto secreto
{{R|95}}Recò alla luce. Ma la colpa integra
Ei riversava sul giudeo, sè stesso
Pieno d’angoscia e di dolor mostrando.
:L’inclito sire come udì, gli fece
Gravi di ceppi a quell’istante i piedi,
{{R|100}}E un cavalier con due leardi, ratto
Come nembo di fumo all’aer sospinto.
Presso al tristo giudeo, fattor d’incanti,
</poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VII.}}||10}}}}</noinclude>
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Alex brollo
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 155 —|}}</noinclude>
<poem>
D’ascie e di clave era Bukhàra ingombra,
Che del re degli Heytàli era pur quello
L’accampamento. Re Ghaktèr si mosse
{{R|135}}Con esercito grande, incliti duci
Dalla terra d’Heytàl raccolti insieme;
E allor che da ogni parte al fiero assalto
Venner le schiere, chiusa fu la via
Anche ai venti del ciel pel loco ingombro
{{R|140}}E angusto omai. Davver! che al luccicare
De le spade de’ principi, al discendere
Di tante clave ponderose, detto
Avresti sì che lingua il ferro avea,
Che del fiero sermon l’aria si avea
{{R|145}}Interpreti le clave. Anche levossi
Una bufera e si levò la polvere
Dell’esercito immenso e luce sparve
Dalla luna e dal sol. Là si raccolsero
Le genti di Kashàn, di Soghd ancora,
{{R|150}}Uomini e donne e piccioletti insieme,
Lagrimosi le gote e costernati,
Sì per veder qual fosse di quel campo
D’armi l’impresa e chi frutto s’avria
Della luna e del sol dai moti arcani.
:{{R|155}}Per sette giorni le due avverse schiere,
Di battaglia bramose, ecco! restaro
L’una incontro dell’altra. In ogni loco
Era d’uccisi un cumulo, e pel sangue
Di porpora un color le pietre intorno
{{R|160}}E le zolle del campo aveano assunto.
Ma per l’aste che molte erano quivi,
Per le clave e pei ferri e l’ascie molte,
Detto avresti! che risonanti pietre
Dalle nubi piovean. Dietro alla polve
{{R|165}}Il sole intenebrò, de le volanti
Aquile in ciel fu torbida per essa
La pupilla pur anco. Al giorno ottavo
</poem><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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<poem>
:D’ascie e di clave era Bukhàra ingombra,
Che del re degli Heytàli era pur quello
L’accampamento. Re Ghaktèr si mosse
{{R|135}}Con esercito grande, incliti duci
Dalla terra d’Heytàl raccolti insieme;
E allor che da ogni parte al fiero assalto
Venner le schiere, chiusa fu la via
Anche ai venti del ciel pel loco ingombro
{{R|140}}E angusto omai. Davver! che al luccicare
De le spade de’ principi, al discendere
Di tante clave ponderose, detto
Avresti sì che lingua il ferro avea,
Che del fiero sermon l’aria si avea
{{R|145}}Interpreti le clave. Anche levossi
Una bufera e si levò la polvere
Dell’esercito immenso e luce sparve
Dalla luna e dal sol. Là si raccolsero
Le genti di Kashàn, di Soghd ancora,
{{R|150}}Uomini e donne e piccioletti insieme,
Lagrimosi le gote e costernati,
Sì per veder qual fosse di quel campo
D’armi l’impresa e chi frutto s’avria
Della luna e del sol dai moti arcani.
:{{R|155}}Per sette giorni le due avverse schiere,
Di battaglia bramose, ecco! restaro
L’una incontro dell’altra. In ogni loco
Era d’uccisi un cumulo, e pel sangue
Di porpora un color le pietre intorno
{{R|160}}E le zolle del campo aveano assunto.
Ma per l’aste che molte erano quivi,
Per le clave e pei ferri e l’ascie molte,
Detto avresti! che risonanti pietre
Dalle nubi piovean. Dietro alla polve
{{R|165}}Il sole intenebrò, de le volanti
Aquile in ciel fu torbida per essa
La pupilla pur anco. Al giorno ottavo
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 157 —|}}</noinclude>
<poem>
Pasti riposi. Oh! se un feroce Devo
{{R|205}}Non gli assalta improvviso, alcun potere
Non abbiam noi contro al signor di Cina,
E scendere dobbiam sommessi e vinti
In suol d’Irania. Obbedïenza presti
Ghatkèr intanto e cingasi le reni
{{R|210}}Di re Kìsra al voler, d’Heytàl consegni
I campi e la città, scordi le clave
E l’ascie ancor. Se no, dalla semenza
Di Khoshnavàz eleggeremo un prode
Che alta rechi la fronte. Ei sia felice
{{R|215}}Per prence Nushirvàn, per lui riprenda
Vigor di gioventù l’antico regno.
Ed ei racconti al principe d’Irania
L’opere tutte del signor di Cina,
Sì che facciano a lui benedizione
{{R|220}}Tutte le genti. Che l’iranio sire
Ha forza e maestà, grazia e saggezza,
E la saggezza a verità costante
Solleva e nutre. Impose alto tributo.
Grave balzello ai greci Imperatori,
{{R|225}}E niuno ha contro a lui forza e potere.
:Uomini e donne e giovinetti insieme
De la gente d’Heytàl tutti convennero
In cotesta parola. Eravi un forte
Di Ceghàn, di natali incliti e grandi.
{{R|230}}Giovane, amante di battaglie e ricco
Di giustizia e di grazia. Era del saggio
Il nome Fughanìsh, che avea tesori
E genti armate e sue. D’Heytàl la gente
E dì guerra gli eroi gridâr quell’inclito
{{R|235}}Sovrano re, benedicendo a lui.
</poem><noinclude></noinclude>
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Candalua
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 165 —|}}</noinclude>
<poem>
Genti gagliarde alle città verremo.
Condurrem noi l’irania terra in Cina
E nell’aspra tenzon trarrem dall’alto
{{R|15}}Il cielo in terra. Che possegga alcuno
Seggio o corona, non vogl’io, non certo
Imperïal costume o nobil pregio
fortuna propizia. — In questi detti
Ei stette alquanto, egli avido di gloria,
{{R|20}}Ricco d’onor, ricco di genti armate,
Fin che poi venne dell’iranio sire
Annunzio certo, ch’ei d’Irania in tutto
Il suo regio poter moveasi in armi,
Giunse novella de la sua fortuna
{{R|25}}Invitta sempre e del poter sovrano,
Dell’esercito suo che si stendea
Dall’uno all’altro mar. Ben si crucciava,
A tal novella, il principe di Cina,
E tosto il suo desìo da le battaglie
{{R|30}}Si trasse a dietro. Pensieroso e mesto
Coi consiglieri egli sedea lung’ora,
Mentre i prenci de’ suoi tutti all’intorno
Si raccogliean. Si volse il re di Cina
Al suo ministro e fe’ tai detti allora:
:{{R|35}}Nascondersi non vuol, qual lieve cosa,
Cotesto annunzio! Udii che giunse in terra
Di Gurgàn prence Kìsra e per quell’ampio
Loco distese le falangi sue.
Forse ei non ha di noi novella certa,
{{R|40}}O forse di consiglio ha vuoto il capo
Veracemente. Ma da Cina stendesi
Fino al Gihùn l’esercito de’ miei,
E sotto allo splendor di mia corona
Si sta la terra. Sì m’è d’uopo adunque
{{R|45}}Andargli incontro e guerreggiar. L’indugio
Chiarezza offusca di mio nome. E quegli
Credesi intanto che di là da lui
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/170
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 167 —|}}</noinclude>
<poem>
Vesti molli pur anco, anco tappeti.
{{R|85}}Ma chi teme del mal, monete sprezza
E bello ed aitante è di persona.
:Dell’esercito suo dieci ei trascelse
Eloquenti e facondi. Egli doveano
Far parole per lui, sapean parole
{{R|90}}E intendere e formar. Piena di voti
Scrisse di Cina il savio una sua epistola.
Quale Arzhèng fea di Cina. Andâr que’ dieci
Nobili cavalier ricchi di senno,
Pieni la bocca di parole acconce,
{{R|95}}Al prence iranio; e la novella certa
Come a re Kìsra ne fu allor recata,
L’aula di re dei re tutta ei fe’ adorna
E comandò che tosto le cortine
Altri levasse da le porte e quelli,
{{R|100}}Dal limitar, con molta gioia addotti
Fossero innanzi. Vennero que’ dieci
All’iranio signor coi doni e quelle
Cose pregiate a spandersi all’intorno
E col foglio regal. Come li vide
{{R|105}}Il re del mondo, fe’ accoglienze oneste
E fe’ dimandi pel signor di Cina
E tutti assider fe’ sopra gli scanni.
:Dinanzi a lui chinavano la fronte
I cavalieri al suol, del re di Cina
{{R|110}}Rendean messaggio. In un serico foglio
E di Cina in sermone era l’epistola,
E i messaggieri la posar dinanzi
Al regio scriba. Yezdeghìrd allora
Così a leggere imprese il regal foglio,
{{R|115}}Che l’inclita assemblea di ciò rimase
In meraviglia. Ma principio a quello
Erano in pria benedizioni e voti
Da Dio, giusto signor, per quel sovrano
Dell’ampia terra; indi venian parole
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/171
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" /></noinclude>
<poem>
{{R|120}}Per alto grado di quel prence illustre,
Per suoi tesori e per suoi prodi in guerra,
Per l’armi ancora ed il poter, mostrando
Tutto cotesto al prence iranio. Ancora
Diceasi in quello: Benedice intanto
{{R|125}}L’Imperator di Cina a me, suo servo,
E diemmi ancora, senza mio dimando.
Una sua figlia e le sue genti armate
Sol del consiglio mio fanno richiesta.
:Ma per quei doni che invïava il prence
{{R|130}}All’ostello del re d’irania bella,
A cui serrò la via d’Heytàl la gente,
Questo era detto su quel foglio: Venni
L’oltraggio a vendicar di Ciàci alpestre
Dalla città, per ripigliar que’ serti
{{R|135}}Da Ghatkèr vïolento e il mio tesoro,
E discesi così fin da le spiagge
Del Gulzarryùn, sì che pel molto sangue
Del Gihùn le correnti andaron tinte
D’un color di rubino. Allor che venne
{{R|140}}Annunzio in Cina fino a noi, gridai
Benedizioni a chi mi diè l’annunzio;
E quei mi favellò de la vittoria
Dell’iranio signor, del valor suo,
Di sua saggezza e verecondia ancora,
{{R|145}}Sì ch’io nel core ad amicizia vera
Anelai tosto, qual tra me pur fosse
E il re sovrano di quest’ampia terra.
Poi che dal foglio que’ suoi detti intese
E grandezza di lui ratto scoverse
{{R|150}}E nobil stato ed inclito valore,
Principe Nushirvàn fe’ ai messaggieri
Degno loco apprestar. Gli altri fean lodi
Ai messaggieri ed accoglienze molte
Fean cortesi ed oneste. Allor che il sire
{{R|155}}Apprestava le mense e bevitori
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/175
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<poem>
A Dio, giusto signor, che già creava
{{R|265}}Quest’ampio cielo e fe’ grandezza in terra
Ed umil stato e pose amor nel core
Degli uomini quaggiù. Servi di lui
Siam veramente, ed egli è re sovrano,
Ferma ragione è in testimonio a noi
{{R|270}}Di sua possanza. Sol per suo comando
Muove nostro alitar, sovra la terra
L’orme non stampa senza lui l’errante
Formica; ed io qui chieggo e qui domando
Che di Cina al signor miei voti arrechi
{{R|275}}Iddio sovrano. Ma per quel che in pria
Dicesti già di que’ feroci Heytàli
Che le reni cingean per danno altrui,
Sappi che stolti e sol per ingiustizia
Il sangue egli versâr, poscia ne’ lacci
{{R|280}}Da’ loro apposti caddero a impigliarsi.
Deh! che se un tristo forza di leone
Anche si avesse, mai non dee levarsi
Superbo in contro a Dio! Poi che costume
Quelli prendean de le selvagge fiere,
{{R|285}}Sovr’essi vincitor nella battaglia
Giustamente tu fosti. Anche parlasti
Di tesori e di genti armate in guerra,
Della possanza e di quella corona
D’Imperator di Cina e di quel suo
{{R|290}}Nobile seggio. Ma chi fa parole
Di grandezza così, consenzïente
A’ detti suoi non ha l’uom saggio. Forse
Veduto non hai tu d’imperïale
Grandezza il seggio, non real corona,
{{R|295}}Se meraviglia sorge in te per quello
Esercito di Ciàci e la sua terra,
Chè di sopra a le cose alte e sublimi
Cosa più eccelsa anche si sta, di sopra
Ad ogni astro del ciel trovasi un’altra
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/186
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Alex brollo
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<poem>
Ciò che dicean de le fanciulle intatte
Ch’ei nasconde in sua casa, attentamente
Volli ascoltar. Mi giubilava il core
Per tal vincolo seco, e più d’assai
{{R|30}}Per quelle figlie sue velate al viso;
Ed ecco! ch’io ti mando un uom prudente,
Di cui l’anima bella have in gran pregio
Senno verace. Egli verrà, secreto
A disvelar di me, del mio principio.
{{R|35}}Del fine ancor di tal connubio. Oh! sempre
Di verecondia l’anima tua dolce
Mostrisi piena e lieto il core e calda
Per noi d’amor la nobile tua stirpe!
:Poi che inerte restò, fatto cotesto,
{{R|40}}Il calamo scrivente, i fogli apposti
Ordinò lo scrittor, gli ripiegando;
E poi che l’aria fece asciutte e secche
Del calamo le stille, in puro muschio
Il suggello fu apposto. Ai messaggieri
{{R|45}}Inclito dono fece il re sovrano,
Dono cotal, che ne stupìa la gente
Intorno accolta, e scelse poi fra i prenci
Saggio un vegliardo, sapïente e accorto,
Il nome suo Mihràn-sitàd, con lui
{{R|50}}Cento trascelse cavalier d’Irania
Incliti e illustri e degni assai, facondi
In dir parole. Kìsra allora al saggio
Mihràn-sitàd, in questi accenti, disse:
:Vanne tu lieto e con fortuna invitta,
{{R|55}}Con giustizia ed amor. Vuolsi che teco
Lingua anche sia degna di prenci, esperta
In favellar, guida ragion ti sia
E cor sereno che desìa saggezza.
Attentamente il gineceo del sire
{{R|60}}Tu guarderai, partitamente il bene
E il mal ne investigando. Anche nel volto
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/197
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<poem>
Sì che il nome di Dio molto invocava
Su la leggiadra, e le scegliea pur anco
Orrevol loco. L’adornâr per lei,
Vaga qual luna, di tal sire i paggi.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XXXIII. Andata di Nûshîrvân in Tîsifûna.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1706-1709).}}
<poem>
:Poi che giunse novella al re di Cina
D’Irania bella e dell’iranio prence
E di tal gioia per la figlia sua,
Beato ei sì giocondo e giubilante
{{R|5}}Pel novello connubio, ecco! sgombrava
Il nobile signore e Soghd e Ciàci
E Samarkànd e la corona sua
Mandava in Kaciar-bàshi. Allor che uscìa
Da quest’ampie città la gente armata,
{{R|10}}Guardiani mandò su le frontiere
L’iranio prence. Si rinnovellava
Di Nushirvàn per la giustizia eletta
La terra tutta e garzoncelli e vecchi
Dormìan supini in bella pace. Allora
{{R|15}}Benediceano a lui, prence d’Irania,
Tutte le genti in ogni loco attorno,
E levando le palme a questo cielo,
O allo spazio ed al tempo alto Fattore,
Dicean compunte, serba intatto e fermo
{{R|20}}Questo amor di giustizia in prence Kìsra,
Storna dall’alma sua della fortuna
1 tristi colpi, che per sua grandezza
E l’alta maestà lungi dal mondo
In aperto e in secreto il mal ne andava.
:{{R|25}}Quando giunse in Gurgàn per la sua caccia
L’iranio sire, discoperto il volto
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/208
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<poem>
Il sangue del destrier, n’abbia le carni
Chi offesa ne toccò; rimanga a piedi
Senza cavallo il cavaliero intanto,
{{R|100}}E, perdono a cercar, vengane al tempio
D’Azergashàspe. Il nome suo cancelli
Da’ suoi registri l’ispettor, distrutto
L’ostel ne cada in forza altrui. Per colpa
Che maggiore o minor fia di cotesta,
{{R|105}}Chi la commise ratto a minor grado
Scenderà da maggior. Consenzïente
A peccata d’altrui non è il monarca
D’Irania bella; ei solo entro la reggia
Chi è giusto accoglie. Che se alcun la nostra
{{R|110}}Via non gradisce, nel regale ostello
Mai non avvenga ch’ei mostrarsi ardisca!
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XXXV. Ammonimenti di Bûzurc’ mihr.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1711-1719).}}
<poem>
:Un dì, si assise giubilante in trono
Il re del mondo e i principi raccolse,
Di gran saper, nell’aula. Egli parole
Dicea ridendo e la fronte spianava,
{{R|5}}Quando di contro al seggio suo sedette
Buzurc’mìhr sapïente. Ei benedisse
All’inclito signor, sì che giocondo
Si fe’ quel cor qual lieta primavera,
E incominciò: Deh! principe che volto
{{R|10}}Hai sorridente (e l’uom maligno e reo
Verbo non trova a te di contro mai),
Beato re dei re che hai vincitrice
La tua fortuna, o signore del mondo
Con sapïenza e con gioconda sorte,
{{R|15}}In pehlèvica lingua alcuni detti
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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<poem>
Il sangue del destrier, n’abbia le carni
Chi offesa ne toccò; rimanga a piedi
Senza cavallo il cavaliero intanto,
{{R|100}}E, perdono a cercar, vengane al tempio
D’Azergashàspe. Il nome suo cancelli
Da’ suoi registri l’ispettor, distrutto
L’ostel ne cada in forza altrui. Per colpa
Che maggiore o minor fia di cotesta,
{{R|105}}Chi la commise ratto a minor grado
Scenderà da maggior. Consenzïente
A peccata d’altrui non è il monarca
D’Irania bella; ei solo entro la reggia
Chi è giusto accoglie. Che se alcun la nostra
{{R|110}}Via non gradisce, nel regale ostello
Mai non avvenga ch’ei mostrarsi ardisca!
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XXXV. Ammonimenti di Bûzurc’mihr.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1711-1719).}}
<poem>
:Un dì, si assise giubilante in trono
Il re del mondo e i principi raccolse,
Di gran saper, nell’aula. Egli parole
Dicea ridendo e la fronte spianava,
{{R|5}}Quando di contro al seggio suo sedette
Buzurc’mìhr sapïente. Ei benedisse
All’inclito signor, sì che giocondo
Si fe’ quel cor qual lieta primavera,
E incominciò: Deh! principe che volto
{{R|10}}Hai sorridente (e l’uom maligno e reo
Verbo non trova a te di contro mai),
Beato re dei re che hai vincitrice
La tua fortuna, o signore del mondo
Con sapïenza e con gioconda sorte,
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<poem>
Era costume, fin che la sconfitta
{{R|40}}Da una parte venìa, fin che le schiere
Adunavansi insiem d’ambo que’ regi.
:In quella guisa che narrai, quel saggio
Del nardiludio s’apprestava il giuoco
E andavano al suo re. Nel suo cospetto
{{R|45}}Le cose tutte ei ripetea. Frattanto,
Pel camminar di questo re superbo
Pel vasto campo lodi eran talvolta,
Biasmi tal’altra, e Buzurc’mìhr le cose
Tutte esponea di quel vigor del regio
{{R|50}}Comando di tal re, de la battaglia
Dell’esercito suo, mostrando al sire
Del vago gioco ogni vicenda e parte.
:Del monarca d’Irania, ecco! stupìa
Di tanto il core, ed ei la mente sua
{{R|55}}In un grave pensier tutta immergea,
Dicea pur anco: O d’anima serena
Mortale illustre, giovane in eterno
Andar tu possa e giovane in eterno
La tua fortuna! — E comandò che ratta
{{R|60}}Due mila guardiani i lor cammelli
Adducessero a lui, prence d’Irania,
Là, coi tributi che venian di Grecia,
Dall’iranico suol, di Cina ancora,
D’Heytàl e di Mekràn. D’ogni tesoro
{{R|65}}Imperïale gli fer carchi, e tosto
Dalla soglia regal si pose in via
La carovana. Ma poichè le some
Furon composte de’ cammelli e il core
Dell’iranio signor da questa cura
{{R|70}}Andò libero e sciolto, il messaggiero
Del re degl’Indi a sè invitò, parole
Ebbe molte con lui di sapïenza,
E a quel prence sovrano un foglio suo,
Pien di consigli e di saper, di senno
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/248
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<poem>
Gav secondando! Se di me per gli anni
Egli è frate maggior, non chi è maggiore
{{R|280}}È migliore pur anco. Oh sì davvero!
Che son molti in città, molti fra questi
Guerrieri nostri, di cui son per gli anni
Eguali gli avoltoi che van pel cielo!
Eppur, trono di genti e regal serto
{{R|285}}Questi non cercan mai, non elmo o seggio,
Non fulgido tesor. Che se morìa
Giovane ancora il genitor, non certo
Ei lasciò il trono della sua grandezza
Ad alcun l’assegnando. Or te vegg’io
{{R|290}}Inclinar follemente a Gav del core,
E al punto se’ di farlo prence. Vedi?
Uomini tali ben poss’io formarmi
Con la melma del suol! Ma deh! non sia
Ch’io mai del genitor sperda la gloria!
:{{R|295}}Forte la madre sua fe’ sacramento
E disse: Deh! mi perda quest’azzurra
Volta del ciel, se a Dio questo mio voto
Pregando chiesi e il favorii nel core!
Quelle parole mie deh! tu non volgere
{{R|300}}Fuor che a giusto pensier, non farti reo
Contro ai moti del ciel, che manda il cielo
Favori a chi più vuol. Vedi che mai
Tu non ti affidi, fuor che a Dio signore,
Ad altri in terra. Quelli che venièno
{{R|305}}Consigli al labbro mio, qui pronunciai;
Ma se non giova a te quel che ti porsi
Ammonimento, vedi tu qual torni
Miglior cosa per te. Quella voi fate,
Cura ponendo in ciò, perchè ciò sia
{{R|310}}All’alme vostre nobile sostegno.
:Ai saggi tutti ella fe’ invito allora
E innanzi a quelli ogni consiglio suo
Ripetendo ne venne. Anche recava
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/312
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<poem>
Eserciti raccoglie. Oh! chi è colui
{{R|220}}Che più t’è d’uopo di battaglia al giorno,
Di gagliardi che spronano cavalli
Ed acuti han gli artigli? — Un cavaliere,
Così rispose, che ami le battaglie,
Sazio non esca mai da le battaglie,
{{R|225}}Ma in ogni tempo che banchetti a lui
Vengano o assalti al chiaro giorno o all’ore
Dell’atra notte, suo vigor non scemi,
Ned ei per cosa grave si corrucci,
Non per leggera mai. — Dissegli un altro:
:{{R|230}}Vivi tu lieto in sempiterno e sia
Giovane sempre la tua bella sorte,
Principe Nushirvàn! Alla tua reggia
Di Nisa è un uom, servo del re, prudente
E saggio molto. Eppur, quasi trecento‐
{{R|235}}mila monete rimanean di lui
Qual suo debito grave; e allor che fecero
I computi per lui negli scrittoi,
Pianse e sclamò: «Tutte fûr spese attorno
Queste monete!». Ma dolenti or sono
{{R|240}}E l’esattor di lui e il sacerdote
E degli uffizi il maggior capo. — Allora
Che novella di ciò l’iranio prence
Ebbesi e intese che dal servo suo
Chiedea monete il sacerdote, questo
{{R|245}}Fece comando: Non mostrar corruccio
Per ciò che altri spendea, ma all’infelice
Col tesoro del re fa tu alcun dono.
:Dissegli un altro ancor: Cadde ferito
Un cavaliere e lungamente giacque
{{R|250}}Per sua ferita; pur guarì, ma poi,
Su le greche falangi impetüoso
Avventandosi un dì, morìa trafitto,
E rimaser di lui piccioli infanti.
:Il prence comandò: Vuolsi agl’infanti
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/352
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<poem>
E di cui disvelò l’anima abietta
La stolta lingua? I principi più saggi
{{R|65}}Che scendean da Iskendèr, vittoria ottennero
Ed alto grado. Ma se alcun frattanto
Dal mio precetto a dietro si rivolge
E il cor ritragge dal consiglio mio
E dal mio patto, la sua terra amena
{{R|70}}Tutta farò deserta ed i tesori
Disperderò, senza timor d’eserciti.
:Posero un bacio su la terra i messi,
Come fa gente in adular maestra,
E dissero: O signor d’alta vittoria,
{{R|75}}Di mente eletta, non far tu rimprocci
Per le cose trascorse. Ecco! noi siamo
Tutti la polve sotto a’ piedi tuoi
Quando tu ti affatichi, e siam pur anco
Del tuo tesoro i guardïani. Allora
{{R|80}}Che pago di noi sia l’inclito prence,
Non sarem noi di nostra dolce brama
Orbi giammai, non sventurati. Intanto,
Quel travaglio che s’ebbe in questi lochi
Il re dei re, non stiman cosa lieve
{{R|85}}I Greci tutti; ond’è che di monete,
Qual tributo ed offerta, a’ tuoi tesori
Noi recherem dieci pelli ricolme
D’uccisi buoi. Ma tu la legge hai sempre
E del meno e del più. Deh! accolga il sire,
{{R|90}}Anche se indegna, questa offerta nostra!
:Quei rispondea: Faccenda di tesòri
Con la sua cura del ministro è degna.
:I Greci tutti al sacerdote andavano.
Andavano gementi e con nemica
{{R|95}}Stella su in ciel. D’ogni argomento allora
Disser parole assai, tutto svelaro
Del greco Imperator l’alto secreto,
Favellâr di monete e de le colme
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/383
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<poem>
{{R|95}}Un fascio in pugno. Allor, qual fu consiglio,
Qual fu voler d’Ized-gashàspe, ei disse
Fra le preghiere, e il sacerdote udìa,
E quegli a favellar stavasi intanto
Di ricolmi tesori e di monete,
{{R|100}}De’ suoi palagi e de’ castelli suoi,
Delle accolte dovizie. Al sacerdote
Ized-gashàspe così disse ancora:
:Di qui ratto che andrai, nobile amico
Che gloria cerchi, a prence Hormùzd in questa
{{R|105}}Guisa parlerai tu: «Se da’ miei detti
Volgi la mente in altra parte, almeno
A mie fatiche ed a travagli miei
Ti adduci a ripensar, quali ne’ giorni
Durai di prence Nushirvàn. Te stesso
{{R|110}}Io già nutrii nel grembo mio; ma intanto
Ricompensa mi venne alle fatiche
D’esti ceppi il gravame, e dietro a’ ceppi
Fiero timor di prossimo periglio.
L’innocente cor mio, pieno d’angoscia
{{R|115}}Pel mio prence e signor, mostrerò a Dio
Nel dì supremo del giudizio suo».
:Alla dimora sua nell’ora stessa
Che ritornava il sacerdote, alcuno
Rapido venne degli esploratori
{{R|120}}E ripetè le cose udite in pria,
Di sire Hormùzd alla presenza. Allora,
Andò congiunto a perfido consiglio
11 cor del prence. Contro a Ized-gashàspe
Ei fu cruccioso e tal mandava al carcere
{{R|125}}Che l’infelice trucidò. Ben molte
Del sacerdote udì parole, e nulla
Manifestò del suo pensier più arcano.
Pensava ei sì, per opere malvage
O per giuste pur anco, arte sottile
{{R|130}}Zerdihìsht per uccidere, e comando
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/392
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 389 —|}}</noinclude>
<poem>
{{R|420}}Sarà monarca senza pari in terra.
Ma poi, pien di tumulto e di scompiglio
Il mondo si vedrà, la gloria sua
S’asconderà con la sua fama. In tutte
Le parti attorno apparirà un nemico,
{{R|425}}Un uom, quale Ahrimàn, di stirpe rea,
Sì che disperse le falangi iranie
Andranno ovunque e dall’eccelso trono
Farà cader quest’uom perfido e avverso
Della terra il signor. Gli occhi del sire
{{R|430}}Farà poi ciechi della donna sua
Un congiunto crudel, l’anima ancora
Gli strapperà da le disfatte membra.
:Hormùzd, che vide di paterne cifre
L’epistola segnata, ebbe sgomento
{{R|435}}E il foglio lacerò. Pieni di sangue
Si fean quegli occhi suoi, pallido il viso,
Ed ei disse a Behràm: Tristo mortale
Dall’arti ree, deh! che cercasti adunque
In questo foglio? Vuoi tu forse il capo
{{R|440}}Troncarmi già? — Behràm gli disse: O nato
Di turanica stirpe, oh! quando mai
Non sarai lieto del versar del sangue?
Non di prence Kobàd, ma della schiatta
Del re di Cina inver sei tu, se bene
{{R|445}}Kìsra il serto regal ti pose in fronte!
:Ratto Hormùzd s’avvedea che ove possanza
Behràm s’avesse, a capo in giù dal trono
Avrìa gittato il suo signor. Que’ detti
Non già conformi a le sue brame intese
{{R|450}}E l’infelice al tenebroso carcere
Nuovamente inviò. Ma l’altra notte,
Quando la luna sollevò la fronte
Sulla montagna, in quel carcere istesso
I manigoldi l’uccidean del sire.
:{{R|455}}A quel tempo, non un prudente e savio
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Di Pervìz prence, che ogni servo fido
Have in custodia. — Ma il signor del campo
{{R|65}}A Hormùzd correa, dicea de’ seminati
E del destriero, ed Hormùzd gli rispose:
Vanne, t’affretta, e ratto al palafreno
:Taglia la coda con gli orecchi. Danno
Che al campo venne, computar si dee
{{R|70}}Quanto ei fu veramente, e tutto il danno
Si ricompensi da Khusrèv, se cento
Volte gli è grande o cento volte cento.
Versino intanto di regal tesoro
Del campo al sere per que’ colti suoi
{{R|75}}Auree monete. — Ratto che l’intese
Perviz illustre, a far per lui sue scuse
I prenci tutti suscitò dintorno,
Per ch’ei fossero innanzi al re d’Irania
A supplicar per lui, ned ei del suo
{{R|80}}Bruno destrier troncasse orecchi e coda.
Ma pel destrier del figlio era cruccioso
Il prence illustre, sì che tutti accolse
Con fier cipiglio quella esperta gente,
E il guardìan de’ palafreni, ratto
{{R|85}}Per timor per Khusrèv, correndo venne
Ai campi colti, a quel destrier focoso
E giovinetto, e gli orecchi e la coda
Recisegli col ferro al campo istesso
Ov’ei recata avea l’unghia sonante;
{{R|90}}Indi Khusrèv, qual era del monarca
Alto precetto, a quei che la giustizia
Incessante chiedea, diede suo prezzo.
:Discese poi quel principe sovrano
Di caccia a un loco, e ne apportò ciascuno
{{R|95}}Cospicua preda. Un uomo allor, di sangue
Di prenci illustri, valoroso in guerra,
Piena di frutti lungo il suo sentiero
Una vigna scoverse; ei la vedea
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
D’ampio naso e di pelle oscura e fosca,
Ardito e forte. Di costui, di gloria
{{R|115}}Avido sempre, fia cognome apposto
Ciubìneh, ed ei sarà d’eletto seme
D’antichi eroi. Quest’uom d’alto intelletto,
Con breve scorta di guerrieri suoi,
Verrà dal loco suo presso l’iranio
{{R|120}}Principe e ratto di Turania il sire
Sconfiggerà, scompiglierà le sue
Genti guerriere». Come udì cotesto
Dagli astrologi suoi di Cina il prence,
Niuno vid’io che più di lui si fosse
{{R|125}}Beato e lieto. A Nushirvàn monarca
Ei diè poi la sua figlia, alma corona
Dell’altre figlie sue. Pel prence iranio
La ricevetti e ritornai, ciò fatto,
Gemme recò da’ suoi tesori allora,
{{R|130}}Tanto che avemmo noi doglia e rancura
In carreggiarle, e venne poi scendendo
Del Gihùn fino al margo, e là depose
In un leggiadro navicel la figlia,
Luce degli occhi suoi. Si ritornava
{{R|135}}Del Gihùn da le sponde, in fiera guisa
Pieno d’angoscia al cor, si ritornava
Congiunto a fiero duol per la sua figlia.
Ed or quel ch’io là vidi, ecco! già dissi
Veracemente innanzi a te, signore,
{{R|140}}Pastor di genti. Or tu quell’uom ricerca
Per la tua terra, e che tu dica vuolsi
A chi sa camminar: «Cammina e corri!»;
Chè veramente in man di lui riposa
Del re vittoria, e tu all’amico tuo
{{R|145}}O al tuo nemico non ridir cotesto.
:Questo egli disse, e l’anima dal corpo
Ratto gli usci; la gente accolta pianse
A lui dintorno e sospirò gemendo.
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
Libero in suo poter, se pur m’ascolta
Con alma intenta. Kàvus re fu preso
Nei campi d’Hamavàr con le sue schiere
{{R|210}}Senza confine, e Rùstem valoroso
Dodicimila trascegliea fra tanti
Eroi del tempo, cavalieri esperti.
Così potea da’ gravi ceppi suoi
Principe Kàvus liberar, nè danno
{{R|215}}Incolse allor que’ principi famosi,
Non offesa d’altrui. Gùderz ancora.
Nobile figlio di Keshvàd, signore
Di Persi eroi fra l’armi illustri, al tempo
Che Siyavìsh tradito ei vendicava,
{{R|220}}Dodicimila cavalieri eletti,
Con lor gualdrappe, si menò. Quell’inclito
Isfendiàr dodicimila eroi
Menò pur anco e fe’ d’Argiàspe antico
E de’ suoi prodi ciò ch’ei fe’ con arte
{{R|225}}Sottile e studio, ed un castello ei prese
Al suo nemico. Ove maggior di questo
L’esercito si fosse, ei perderebbe
E consiglio e valor. Quando in battaglia
Menasi un duce esercito maggiore
{{R|230}}Di novero ch’è giusto, entro l’assalto
Male s’adopra veramente. Ancora
Mi favellasti di color che venti
Anni e venti passar, ch’ei la battaglia
De’ giovinetti con maggior desìo
{{R|235}}Non cercano. Colui d’esperienza
È ricco sì che di vent’anni e venti
Età già vide e per valor guerriero
Ogn’altro avanza. Amor del giornaliero
Pane e del sale viengli in mente, e volgesi
{{R|240}}Da gran tempo su lui quest’alto cielo;
Teme egli ancor parole di maligni,
Vergogna teme, e da prossimo assalto
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
{{R|220}}Per vie dirotte e co’ gagliardi suoi
Scoversero Behràm. Si ritornava,
Visto cotesto, quel drappello ardito,
Rapido in corsa, a prence Sàveh, e questa
Annunzio sì gli diè: Con un illustre
{{R|225}}Principe a capo esercito discese
D’Herì nei campi. — E Sàveh re, nel tempo
Che udia l’annunzio, la sua mente piena
S’ebbe di cure, ei sì che la spedita
Via si cercava. Ond’è che il messaggiero
{{R|230}}A sè chiamava da la tenda e seco
Avea parole in gran disdegno. Oh! tristo,
Pieno d’inganni, gli gridò, tu forse
Dalla tua altezza precipizio mai
Non giugnesti a veder? Di quell’abietto
{{R|235}}Iranio prence da l’ostello uscito
Veramente sei tu per apprestarmi
Un laccio sul sentier? Così qui meni
Per guerra farmi esercito di Persia,
E nei campi d’Herì selvosi e freschi
{{R|240}}Piantar mi festi padiglioni e tende?
:Kharràd-Berzìn così rispose al prence:
Se dinanzi a tue schiere un picciol stuoia
Rapido passa, non averne, o sire,
Tristo sospetto, ch’egli è forse un capo
{{R|245}}Delle frontiere che qui passa, o tale
Vassallo ancor, d’inclito nome, quale
Dalla sua terra volge al re la fronte
E s’incammina. O son mercanti forse
Che guerrieri adducean, per l’aspra via
{{R|250}}Tranquilli per andarne. Oh! chi saria
Che contro a te volgesse alta la fronte,
Se mari e monti cercano battaglia?
:Principe Sàveh alle parole sue
Dell’alma s’acquetò. Dissegli: Questa
{{R|255}}Veramente è la via. Mandisi adunque
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Alex brollo
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{{Ct|c=t1|XIII. Battaglia di Behrâm Ciûbineh con Parmûdeh.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1830-1833).}}
<poem>
:Parmùdeh, come avea cotal novella,
Il seggio imperïal cercar bramoso
L’iranio duce (poi che avea Parmùdeh,
Di nome Avàzeh, una sua rocca, ond’era
{{R|5}}Sicuro ei sempre e di sua sorte lieto).
In quella rocca ciò che avea, depose
Rapidamente, fulgide monete,
Denari e gemme e cose varie assai,
Di vario pregio, indi passò co’ suoi
{{R|10}}Combattenti il Gihùn, venne ad un campo,
Con fiero incesso, di battaglie e pugne.
:Ambe le schiere come venner quivi
Prossime a contrastar, non feano indugi
In nessun loco di lor via, ma scelsero
{{R|15}}Qual fu più acconcio di battaglia un campo
A due tratti di via da Balkh munita.
Due parasanghe all’uno e all’altro esercito
Erano in mezzo; spazïoso e aperto
Era quel campo ed a battaglie acconcio.
:{{R|20}}Venne Behràm pugnace al dì seguente
Rapido a contemplar quei di Parmùdeh
Raccolti prenci, e Parmùdeh, gli sguardi
Levando ancor, sì lo scoverse e un colle
Scelse dirotto in mezzo al campo. Intorno
{{R|25}}Dispose a quello le falangi sue,
Sì che nel campo non rimase spazio
In niuna parte. Esercito vedea
Cotal Parmùdeh, che all’aspetto solo
Il suol tremava; anche vedea quel duce
{{R|30}}Dinanzi a’ prodi suoi che marzïale
</poem><noinclude></noinclude>
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<poem>
{{R|270}}Pirùz ucciso e degl’Irani in guerra
Precipitava la fortuna, ardito
Fecesi Khoshnavàz pel tristo fatto
E sul nobile seggio in molta pace
Volle seder. Sufrày ne venne allora,
{{R|275}}Un de’ figli di Kàren battagliero,
Che ricondusse al loco suo quel trono
Della regale dignità. Ma quando
Giugneva indizio di sua gran vittoria,
Venian d’Irania i prenci tutti, lui
{{R|280}}Prence per acclamar, perchè signore
Fosse di questa terra un che servìa.
Ma quei disse agl’Irani: «Indegna cosa
È ben cotesta, e solo a re s’addice
Serto di re con la grandezza sua!
{{R|285}}Se picciolo è Kobàd, grande ei farassi,
Nè possiam noi nel bosco del leone
Tristo lupo invïar. Che se tu vuoi
Prence nomar chi d’incliti natali
Gloria non vanta, sperdere tu vuoi
{{R|290}}La stirpe tua davver!». Quando poi giunse
A viril tempo re Kobàd, che scorse
Degna di serto di Sufrày la testa.
Per tristi detti di malvagi a morte
Subitamente il valoroso ei trasse
{{R|295}}Ch’era la forza di suo regno. Allora
A re Kobàd furono avvinti i piedi,
A lui gagliardo cavalier, guerriero
Di nascita regal. Diello in custodia
A Rezmlhr un uom tristo, ond’ei del padre
{{R|300}}Da lui chiedesse la vendetta. Eppure
Guardò attorno Rezmìhr, nè vide alcuno
Che degno fosse di regal corona
E di trono regal, sì che gli tolse
Le ree catene, perchè sciolto a sue
{{R|305}}Opre attendesse, ad ogni intento suo
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Alex brollo
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{{Ct|f=200%|v=2|t=3|INDICE}}
{{Rule|4em|t=1|v=3}}
{{Ct|f=120%|v=1|'''I re Sassanidi''' {{Smaller|(''seguito'')}}}}
{{Ct|c=t1|1. Il re Kisra Nûshîrvân}}
{{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=I.|titolo= Lamento di Firdusi|pagina=pag {{Pg|5}}}}
{{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=II.|titolo= Parole di Kisra Nûshîrvân|pagina=» {{Pg|6}}}}
{{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=III.|titolo= Divisione del regno|pagina=» {{Pg|11}}}}
{{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=IV.|titolo= Rivista dell’esercito|pagina=» {{Pg|19}}}}
{{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=V.|titolo= Sottomissione dei re|pagina=» {{Pg|25}}}}
{{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=VI.|titolo= Il giro attorno al regno|pagina=» {{Pg|35}}}}
{{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=VII.|titolo= Castigo inflitto agli Alani e alla gente di Ballici e di Ghîlân|pagina=» {{Pg|33}}}}
{{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=VIII.|titolo= Venuta dell’arabo Mundhir|pagina=» {{Pg|40}}}}
{{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=IX.|titolo= Lettere di Nûshîrvân e dell’imperatore|pagina=» {{Pg|43}}}}
{{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=X.|titolo= Partenza di Kisra per la guerra|pagina=» {{Pg|47}}}}
{{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XI.|titolo= Battaglia con Furfûryûs|pagina=» {{Pg|55}}}}
{{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XII.|titolo= Sottomissione dell’Imperatore|pagina=» {{Pg|61}}}}
{{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XIII.|titolo= Nascita di Nûsh-zâd|pagina=» {{Pg|66}}}}
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{{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XV.|titolo= Morte di Nush-zâd|pagina=» {{Pg|79}}}}
{{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XVI.|titolo= Sogno di Nûshîrvân|pagina=» {{Pg|88}}}}
{{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XVII.|titolo= Prima cena di Nûshîrvân coi sapienti|pagina=» {{Pg|96}}}}
{{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XVIII.|titolo= Seconda cena di Nûshîrvân|pagina=» {{Pg|102}}}}
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Alex brollo
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e8. e16 ^\markup{\bold "Moderato"} e4~|
e8. gis16 a8 b|
cis2\(|
\stemDown a4\) b8 cis|
\break
%rigo canto 1.2
d4 b|
\stemUp gis8 a16 gis fis8 gis|
fis2|
e8 e' \stemDown e e|
gis4 fis8 e|
\break
%rigo canto 1.3
d8 e gis fis|
e2|
cis4 d8 e|
fis4 d|
b cis8 d|
cis2^~|
\break
%rigo canto 1.4
cis8 e e e|
gis4 fis8 e|
d8 e gis fis|
e2|
cis4 d8 e|
\break
%rigo canto 1.5
fis2 d|
b4 cis8 d|
cis4 r4 \bar "||"
}
\addlyrics{
Ni -- na mia... son barca -- _ io -- lo son ga-
lan te so -- _ n gen -- _ ti -- le Nel -- la mia bar -- ca se
vuoi se vuoi ve -- ni -- -- re, ande _ re -- mo_in al -- to _ mar,
sul -- la mia bar -- ca se vuoi se vuoi ve -- ni re an -- de
re mo_in al -- to _ mar.
}
\layout {
ragged-last = ##t
}
\midi {}
</score><noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/247
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" /></noinclude><section begin="s1" />
<section begin="s35" />
{{Centrato|'''35. Fa la nana, fa la dounca'''}}
<score sound=1>
\relative c' {
\time 3/4
\tempo 4=70
\omit Score.MetronomeMark
\set Staff.midiInstrument = #"voice oohs"
\override TupletBracket.bracket-visibility = ##f
\key a \major
%rigo 1.1
\autoBeamOff r4 ^\markup{\bold "Lento"} r a'8 b|
cis4. cis8 e fis|
\acciaccatura e8 cis8 cis4. e8 cis|
cis4.^\fermata cis8 e8^\fermata d|
\break
%rigo 1.2
cis8 \stemDown a4.^\fermata b8 b|
\stemUp a4. a8 \stemDown b b|
cis8 a4.~^\fermata a8 r \bar "|."
}
\addlyrics{
Fa la na -- na, fa la doun -- ca, fa la na -- na fa la
doun -- ca, e tu babb por -- ta la coun -- ca
}
\layout {
ragged-last =##t
}
\midi {}
</score>
<section end="s35" />
<section begin="s36" />
{{Centrato|'''36. Fi la nana, fi la so'''}}
<score sound=1>
\relative c' {
\time 3/4
\tempo 4=70
\omit Score.MetronomeMark
\set Staff.midiInstrument = #"voice oohs"
\override TupletBracket.bracket-visibility = ##f
\key a \major
%rigo 1.1
\autoBeamOff r4 ^\markup{\bold "Lento"} r e8 e|
a4. a8 b8 cis|
\acciaccatura cis8 b2 e8 fis|
e4. d8 cis b|
\stemUp \acciaccatura {cis16_([a])}a4~a8 r e e|
\break
%rigo 1.2
a4. a8 \stemDown b cis|
\acciaccatura cis8 b2 e8 fis|
e4. d8 cis b|
\acciaccatura{cis4 a} \stemUp a4_~a8 r \stemDown cis4|
b2 cis4|
a2.^\fermata \bar "|."
}
\addlyrics{
Fi la na -- na, fi la so di ba_ bein c'a niu -- ole piò... A -- ve
dêgh _ parchéa dur -- miva la na -- na c'a la fa_si -- va... Don d'n d'n d'n
}
\layout {
ragged-last =##t
}
\midi {}
</score>
<section end="s36" />
<section begin="s37" />
{{Centrato|'''37. A va sun'''}}
<score sound=1>
\relative c' {
\time 2/4
\tempo 4=70
\omit Score.MetronomeMark
\set Staff.midiInstrument = #"voice oohs"
\override TupletBracket.bracket-visibility = ##f
\key a \minor
%rigo 1.1
e4 ^\markup{\bold "Lento"} a|
c2^\fermata|
e,4 a|
c2^\fermata|
e4 c^\fermata|
e,4 a^\fermata|
c2|
e,2|
\stemDown a2^\fermata \bar "|."
}
\addlyrics{
A va sun, a va sun va jau vas sa ko pva sud
}
\layout {
ragged-last =##t
}
\midi {}
</score>
<section end="s37" />
3<section begin="s38" />
{{Centrato|'''38. L'a mädra del mio bèen'''}}
<score sound=1>
\relative c' {
%\time 3/4
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\omit Score.MetronomeMark
\set Staff.midiInstrument = #"voice oohs"
\override TupletBracket.bracket-visibility = ##f
\key a \minor
\omit Staff.TimeSignature
%rigo 1.1
\cadenzaOn f2 ^\markup{\bold "Lento"} aes4 \bar "|"
bes4 aes c \bar "|"
aes8 f^~f2^\fermata \bar "|"
f4 g aes \bar "|"
bes4 bes2 \bar "|"
\stemUp c8[_\( bes a] g4\)^~g2^\fermata \bar "|"
\break
%rigo 1.2
g2 bes!4 \bar "|"
aes4 f g \bar "|"
g8_( e!2.) \bar "|"
e!2 e8[ f] \bar "|"
g4 bes! aes! \bar "|"
bes!8_\([ aes! g] fisis4\)^~fisis2^\fermata
\cadenzaOff
\bar "|."
}
\addlyrics{
L'a mä -- dra del mio bè -- en l'a nomm _ O -- li -- _ _ _ vaa
L'a m'a man -- dat a di -- ir che _ son ca -- ti -- _ _ _ vaa
}
\layout {
ragged-last =##t
}
\midi {}
</score>
<section end="s38" />
<section end="s1" />
<section begin="s2" />{{Ct|f=200%|L=0.7em|TOSCANA}}
<section begin="s39" />
{{Centrato|'''''39. Peschi fiorenti'''''}}
<score sound=1>
\relative c' {
\time 4/4
\set Staff.midiInstrument = #"voice oohs"
\tempo 4=90
\key d \major
%rigo 1.1
\autoBeamOff r2 ^\markup{\bold "Allegretto moderato"} d'4^\fermata cis8 b|
cis4 e,2^~e8 r|
e8 fis16 g a8 b cis cis \stemUp b a|
\break
%rigo 1.2
fis4 d2^~d8 r|
a'8 b16 cis d8 d e d cis b|
cis4 e,2^~ e8 r|
\break
%rigo 1.3
e fis16 g a8 b cis b a g|
fis4 d2^~d8 r|
\time 2/4
a'4 fis8 g |
a4. b8|
\break
%tigo 1.4
cis8 d fis, fis|
a4 g8 r|
g4 e8 fis|
g8 s8 \acciaccatura e8 a8 s8|
\stemDown cis8 cis b \stemUp cis|
\stemDown d4^~ d8 r8 \bar "|."
}
\addlyrics{ Pe -- schi fio -- ren -- ti. Ho can -- zo -- na -- to di -- cianno -- ve a-
man -- ti. Ho can -- zo -- nato di -- cian -- no -- ve a -- man -- ti
e se can -- xo -- no voi sa -- ran -- no ven -- ti. Col -- go la ro -- sa_e
la -- scio star la fo -- glia. Ho tan -- ta vo -- glia di far con te all'amor
}
\layout {}
\midi {}
</score><section end="s39" />
<section end="s2" /><noinclude><references/></noinclude>
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Panz Panz
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione||INTRODUZIONE.|{{Sc|xxvii}}|riga=sì}}</noinclude>e di rusticità, erasi in Atene stabilita la consuetudine di presentare agli sposi, nel giorno delle nozze, un paniere nel quale vi erano delle ghiande mescolate col pane<ref>{{AutoreCitato|John Potter|Potter}}, ''Archeologia'', lib. 4, cap. 18.</ref>. {{AutoreCitato|Erodoto|Erodoto}} parla di un paese nelle Indie che viveva solo di erbaggi<ref>Lib. III, c. 100.</ref>. {{AutoreCitato|Agatarchide di Cnido|Agatarchide}}<ref>Presso {{AutoreCitato|Fozio di Costantinopoli|Fozio}}, cap. 22, 23.</ref>, {{AutoreCitato|Diodoro Siculo|Diodoro}}<ref>Lib. 3.</ref>, {{AutoreCitato|Strabone|Strabone}}<ref>Lib. 11, 16, 17.</ref> ed altri scrittori nominano nazioni intere, le quali non vivevano che di radici e di piante selvatiche; e le moderne relazioni parlano dell’ugual tenore di vita presso numerosi popoli, il cui cibo principale sono le erbe e le radici<ref>''Asia'' di {{AutoreCitato|João de Barros|Barros}}, deca 1. — {{AutoreCitato|Pietro Della Valle|Pietro Della Valle}}, lett. 1. — {{AutoreCitato|William Dampier|Dampier}}, tom. II, pag. 292. — {{AutoreCitato|Giovanni Francesco Gemelli Careri|Gemelli}}, tom. II, pag. 292. — {{AutoreCitato|Antoine-Yves Goguet|Goguet}}, lib. 11, cap. 1.</ref>.
Per quanto grossolano e miserabile fosse il cibo dei primi uomini, essi non erano in grado di potersene procacciare nè di migliore, nè in maggiore quantità. Per mancanza degli stromenti necessari e di intelligenza avranno guasto e distrutto molti frutti e piante, siccome fanno i selvaggi, i quali atterrano gli alberi onde spiccarne i frutti<ref>Dampier, t. IV, p. 185; ''Lettres édif.'', t. II, p. 215.</ref>. Mancavano essi oltre ciò di armi proprie per la caccia e di ordigni per la pesca. Le pietre ed i bastoni erano le sole armi che nei primi tempi adoperavansi<ref>{{AutoreCitato|Gaio Giulio Igino|Hyginus}}, fab. 274. — Diodoro, lib. 1. — {{AutoreCitato|Giorgio Cedreno|Cedreno}}, fol 19.</ref>; e quando in progresso di tempo furono inventate le frecce e le picche, si dovette stare lungo tempo senza armarle in altra maniera che di canne appuntate, di sassi, di ossa o spine di pesci. Puossi giudicare dello stato dei primi uomini per questa parte, da quello di molte nazioni di cui viene parlato sì dagli antichi<ref>Agatarchide presso Fozio, p. 1222. — Diodoro, lib. 2 — {{AutoreCitato|Publio Cornelio Tacito|Tacito}}, ''De moribus Germ.'', n° 46.</ref>, come dai moderni scrittori<ref>{{AutoreCitato|Marc Lescarbot|Lescarbot}}, ''Hist. de la nouv. France'', pag. 772; ''Rec. des Voyag. au Nord'', tom. 8, pag. 175; ''Lettres édif.'', tom. I, pag. 94; tom. II, pag. 142.</ref>. Non conoscevasi pure nei primi tempi la maniera di pescar con le reti. È questa un’arte ignorata dalle nazioni barbare. I primi uomini non si servivano che di lenze<ref>{{AutoreCitato|Sancuniatone|Sanconiatone}} presso {{AutoreCitato|Eusebio di Cesarea|Eusebio}}.</ref>, gli ami delle quali, simili a quelli dei selvaggi, non dovevano essere che o di legno, o d’osso, o di lische di pesce o d’altra grossolana materia. Infine non avevano l’arte di allevare le mandre, nè mezzi per far provisioni che soccorressero alle carestie ed alla sterilità.
Non è quindi a maravigliare se, con sì angusti mezzi di sussistenza, i primi uomini trovaronsi molte volte esposti agli orrori della miseria e della fame, e se, coll’aumentarsi delle famiglie, e quindi col minuirsi i mezzi del vivere limitato a ciò che la non coltivata natura offeriva, si videro costretti alle emigrazioni. A queste deplorabili estremità è certamente a tribuirsi l’origine dell’antropofagia. Ch’essa sia stata realmente praticata, già noi l’abbiamo superiormente provato con autorità che la provano tuttavia vigente presso parecchie tribù dell’Asia, dell’Africa e dell’America, use ad andare alla caccia così delle belve come degli uomini. Tali orrori, noi lo ripetiamo, non ponno altrimenti ascriversi che alla mancanza di nutrimento <ref>''Hist. des Incas'', tom. I; ''Voyag. de la baye d’Hudson'', tom. II.</ref>. La storia ci somministra, anche tra popoli colti, molti esempi degli eccessi a cui può spingere la fame<ref>Strab., lib. 4. - Procopio, ''De Bello Goth.'', lib. 2, cap. 20. — {{AutoreCitato|Giovanni da Pian del Carpine|Carpin}}, ''Voyag.'', pag. 37. — {{AutoreCitato|Joannes de Laet|Laet}}, ''Descript. des Indes occid.'', lib. 4, cap. 3.</ref>. Parecchie madri divorarono i propri figli<ref>IV Reg., cap. 6, v. 28, 29. — Geremia, ''Lam.'', cap. 4, v. 10. — {{AutoreCitato|Flavio Giuseppe|Gioseffo Ebreo}}, ''De Bello Jud.'', lib. 6, cap. 24.</ref>. E gli estremi, a cui si videro ridotti i naviganti, e la ferocia famelica di cui sentirono la forza, sono prova sufficiente della verosimiglianza di questa efferatezza snaturata a cui può l’uomo arrivare.
Tali erano le condizioni domestiche e civili delle primitive famiglie umane segregate dal popolo ebreo, innanzi che i progressi della ragione potessero introdurre fra loro un germoglio di sociabilità.
Niente di più curioso può offrire la storia delle arti primitive, quanto i tentativi degli uomini per migliorare i mezzi della loro sussistenza. Non appena per esempio si avvertì alla opportunità di cuocere alcune vivande, quanta singolare stranezza non assumono agli occhi nostri gli espedienti in cui quei popoli infanti ricorsero, per riuscirvi nel miglior modo! E quali fossero questi espedienti noi li possiamo inferire da quelli che parecchi viaggiatori moderni trovarono praticati presso un gran numero di tribù selvaggie tanto dell’antico, quanto del nuovo continente. Gli abitanti delle isole australi, scoperte nel 1615, non avevano altro secreto per far arrostire gli animali tranne quello di metter loro in corpo delle pietre infuocate<ref>''Rec. des voyag. qui ont servi à l’établissement de la Compagn. des Indes Holland.'', tom. IV, pag. 583.</ref>. Presso altre tribù delle Antille si usa mettere dell’acqua nel concavo di una pietra ben grande; vi gettano quindi carboni o sassi infuocati, ed in tal modo arrivano a riscaldare l’acqua<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|{{Sc|xxiv}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude>saluberrima il mangiarne le carni. Ma veniamo a nazioni a noi più vicine. Allorchè i negri Jagas, al riferire di Laharpe, si impadroniscono di alcuna città nemica, trucidano tutti coloro che sono oltre il tredicesimo anno di età e se li divorano. Secondo il medesimo autore gli Alfuriani, montanari dell’isola di Ceylan, innanzi che conoscessero il garofano, cibavano la carne de’ loro nemici estinti. Fra presso che tutti gli abitanti delle isole del mare del Sud fu da’ viaggiatori ritrovata comunissima l’antropofagia. I Canadesi, tutti gli Americani settentrionali, i Messicani, i selvaggi del Rio della Plata, della Guiana, del Brasile, della Nuova Zelanda, delle isole Sandwich tutti erano in siffatto barbaro costume al tempo della loro prima scoperta falta da’ viaggiatori. D’onde ripetere quel carattere sanguinario che domina nelle religioni di presso che tutte le prime nazioni selvaggie se non se dallo stato ferino ed antropofago in cui hanno vissuto? Egli è indubitato che le religiose sono le prime instituzioni per opera delle quali le primitive nazioni barbare e randagie cominciarono a venire gradatamente a dirozzarsi e ad una convivenza sociale; quindi la forma ed il carattere delle religioni, come quelle che più vicinamente doveano sentire l’influenza dei costumi de’ popoli su cui cercava di dominare la più sicura e veridica espressione dello stato morale di quei tempi. Il dio Moloc degli Ammoniti a cui bruciavansi in olocausto dei bambini; la dea Siria de’ Siri, a cui sacrificavansi pure dei bambini gettandoli dalla sommità del tempio<ref>Luciano, ''De Dea Syr.''</ref>; la dea Triclaria degli lonii, a cui ogni anno erano una vergine ed un fanciullo immolati<ref>{{AutoreCitato|Pausania|Pausania}}, ''Ach.''</ref>; gli atrocissimi riti degli Albani riportati da {{AutoreCitato|Erodoto|Erodoto}}<ref>Lib. I.</ref>; quelli degli Sciti riportati da {{AutoreCitato|Luciano di Samosata|Luciano}}; che non ne dicono i sacrifizi dei Locresi onde pacificar Pallade irritata dall’attentato di Aiace contro Cassandra<ref>{{AutoreCitato|Natale Conti|Natale Conti}}, ''Mitolog.'', lib. I, cap. 10.</ref>; i sacrifizii de’ Lacedemoni a Diana Ortia<ref>Pausania, ''Lacon.'', lib. III.</ref>; quelli degli abitanti di Potnia nella Beozia al dio Bacco<ref>Pausania, ''Achaic.''</ref>; degli Arcadi in onore del Giove Liceo<ref>{{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}}, lib. VIII.</ref>; dei Leucadi ad Apollo<ref>{{AutoreCitato|Strabone|Strabone}}, lib. X.</ref>; dei Germani al loro Mercurio<ref>Sax., lib. III — Worm., lib. I.</ref>, de’ Goti al loro Marte<ref>{{AutoreCitato|Giordane|Jornandes}}, ''De rebus Goth.'', cap. 5.</ref>; degli antichi Normanni e Danesi al Sole<ref>{{AutoreCitato|Tietmaro di Merseburgo|Ditmarus}}, lib. II.</ref>, degli antichi Svedesi<ref>{{AutoreCitato|Johannes Loccenius|Loccenio}}, ''De antiq. Svedie.'', pag. 32.</ref>; de’ Britanni<ref>{{AutoreCitato|John Selden|Seldeno}}, ''Brit. antiq.'', lib. I.</ref>, e degli abitanti dell’isola Mona, oggi Anglesey<ref>{{AutoreCitato|Raffaele Fulgosio|Fulgosio}}, lib. I, cap. I.</ref>; dei Seritifinni<ref>{{AutoreCitato| Procopio di Cesarea|Procopio}}, ''De bello Goth.'', lib. II.</ref>; degli antichi Marsigliesi<ref>{{AutoreCitato| Marco Anneo Lucano|Lucano}}, ''{{TestoCitato|Farsaglia|Phars.}}'', lib. III. — {{AutoreCitato|Servio Mario Onorato|Servio}} al lib. IX dell'Eneid.</ref>; degli Franchi<ref>Procopio, ''De bello Goth.'', lib. II.</ref>; de’ Lusitani<ref>Strabone, lib. IX.</ref>; de Cartaginesi<ref>{{AutoreCitato|Diodoro Siculo|Diodoro}}, lib. X.</ref>; degli Etiopi<ref>{{AutoreCitato|Eliodoro di Emesa|Heliod.}}, ''Æthiop.'', lib. X.</ref>; degli Egizi<ref>{{AutoreCitato|Igino Astronomo|Hygin.}}, fab. 31. — {{AutoreCitato|Apollodoro di Atene|Apollod.}}, lib. V.</ref>; de’ Giaponesi<ref>{{AutoreCitato|Urbain Chevreau|Chevreau}}, ''Hist. du Monde'', tom. V, lib. VIII, cap. 4.</ref> e moltissimi altri popoli selvaggi si antichi che moderni? Come siffatte sanguinarie credenze ed istituzioni poleano introdursi e mantenersi presso queste nazioni, ove analoghi costumi non ve le avessero già innanzi disposte? Come sostenere tanta carnificina, tanti spettacoli di sangue, se alla carnificina, se a sanguinosi spettacoli già non le avessero adusate l’antropofagia? E se tutte queste prove storiche e tradizionali non valgono ancora ad interamente persuadere che gli uomini abbiano potuto trascorrere a tanta atrocità nè averne di essa quel ribrezzo che si profondo eccitasi in noi solo considerandole, valga il raziocinio. Riducete l’uomo in uno stato d’infanzia morale, come esser doveva nei primi tempi, destituito del sussidio di una provetta ragione, perchè spentosi in lui il lume della primitiva rivelazione, governato da quegli istinti che la ragione tuttavia bambina non poteva nè dominare, nè dirigere a bene; esagilato, aggirato da tutte quelle tempestose passioni tanto più veementi e brutali, quanto più sono signoreggiate da una corpulenta fantasia che ognor sorge vie più gigante quanto meno è efficace la forza dell’intelletto, e facilmente si orribili scene della primitiva barbarie umana non più parranno impossibili e nemmanco improbabili. Nè si opponga essere troppo duro il credere che l’uomo abbandonato ai soli suoi istinti naturali possa riuscire a tanto di atrocità, cui quasi mai giunge la ferocia nemmeno dei bruti a cibarsi della carne della propria specie. Nei bruti destituiti di presso che tutta quella potenza di ragione della quale sì eminenti e progressive sono le attitudini nell’uomo, dovevano essere necessariamente gli istinti e maggiormente determinati e meno suscettivi di alterazione, mentre, ove fosse stata insita nella loro<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione||INTRODUZIONE.|{{Sc|xxv}}|riga=sì}}</noinclude>natura la possibilità di vincere quell’istinto che tanto li fa rifuggire dalla carne e dal sangue dei loro simili, sarebbero, irremissibilmente e nel volgere di breve tempo, riusciti alla totale distruzione della propria specie. Non così pertanto era necessario fosse degli istinti dell’uomo; per opera dei quali, non ostante sia loro possibile ogni grado di corruzione e di snaturamento, non potrebbe siccome nei bruti avvenire la ruina totale della specie, chè il germe della ragione dovea par a suo tempo nell’uomo svolgersi e sorgere
graduatamente in tutta la sua potenza al riordinamento naturale ed al governo dei traviati istinti; e ciò per quella legge providenziale che domina l’attività e perfettibilità dello spirito umano, e che un numero indefinibile di circostanze di clima e di vicende cosmologiche, politiche e civili conducono sempre finalmente all’alto. E in vero, in che consiste ella mai l’opera continua della ragione in tutta la vita dell’uomo, se non se nella continua direzione di quegli istinti che pur sono sì facili ad essere fuorviati da quella maravigliosa facoltà da cui tutto ha sorgente quanto v’ha di divino e di diabolico nell’uomo, l’imaginativa? — Ora, finchè l’antropofagia dominava nei costumi dei primi popoli, egli è evidentissimo che questi non avrebbero pur mai potuto condursi a quella mitezza di vita che forma il primo stadio della civiltà. Assopiti, per così dire, nel sangue umano i germi di quelle benefiche passioni pel cui solo svolgimento sorgono i principii dell’umanità dei popoli, il mondo di quei tempi non avrebbe pur mai potuto di un passo avviarsi sulla carriera del perfezionamento morale e civile, sino a che vi avevano tali ferocissime consuetudini. L’introdursi pertanto dell’istituzione dei sepolcri, altro per noi non dice che la cessazione di tali umane carnificine. Nè, qui pervenuti col nostro discorso, crediamo noi di avere tutti annoverati gli elementi, e per meglio esprimerci, i fattori della prima civiltà dei popoli, la società domestica, i matrimonii, le prime idee pratiche della proprietà, quelle dei diritti e dei doveri considerati in tutti i loro rapporti di società domestica e civile, furono vicendevolmente altrettante cause ed effetti della civiltà incipiente e progressiva; ma su di ciò noi dobbiamo arrestare le nostre induzioni e rimandare i nostri lettori a quanto ne riferiscono le sacre carte; nella vita patriarcale ivi si maravigliosamente dipinta si riassumono tutte le leggi con cui ha la Providenza organizzato l’edificio sociale dei primi tempi.
Ma quali principii hanno avuto tutte quelle arti agricole, industriali e domestiche e tutte quelle scienze primitive che costituirono lo stadio primo
dell’umano incivilimento?
Fin tanto che l’uomo non coltivava la sua ragione, pochi oggetti solleticavano i suoi sensi: egli non conosceva che due sorta di bisogni, quello di sussistere e quello di riprodursi. Egli trovava di che soddisfare al primo nelle produzioni spontanee della natura, e pel secondo egli non aveva che a seguire ciecamente il suo istinto. Ignorava egli e l’agricoltura e tutte quelle arti che facendo servire la natura alle comodità della vita, allargano la sfera de’ desiderii, ne aumentano la forza, e divengono bene spesso la sorgente di una infinità di malori: ciò che i poeti hanno ingegnosamente designato colla favola di Prometeo e di Pandora. Questa prima età destituita di industria e di desiderii fu chiamata età dell’oro. I melanconici sopratutto e gli sventurati l’hanno altamente celebrata. È fuor di dubbio che, per servirei della espressione di costoro, la giustizia abitasse allora la terra: nell’assoluta mancanza in cui si era e di oggetti e di desiderii, qual motivo potevasi avere di nuocersi scambievolmente? Ma in ogni parte della terra dove esistono uomini, il potere del clima opera con determinata influenza sopra la loro condizione e sopra il loro carattere. Quindi per inevitabile conseguenza naturale avvenir doveva che se in qualche clima, e specialmente nei più temperati, gli uomini hanno potuto avere costumi dolci e pacifici, quali sopra delineammo, in altre condizioni di cielo e di terra, altri costumi meno pacifici e miti debbono essersi necessariamente sviluppati. Simile ad un germe che gettato sulla terra riceve dalla terra stessa l’umore che lo feconda, pregno di quell’umore animalo della forza vivificatrice, vegeta, sviluppasi, sbuccia le foglie che si nutrono anch’esse coll’assorbire l’umido dell’atmosfera che le circonda, l’uomo acquista la maggior parte delle stesse modificazioni sue morali dalle condizioni geologiche ed atmosferiche che certamente non possono essere identiche in tutti i luoghi<ref>Non sia chi voglia prendere alla lettera questo nostro modo di esprimerci, e nemmeno indurre che vogliamo noi escludere l’intervento providenziale in questo svolgimento dell’umanità. La natura opera conseguentemente alle sue leggi, ma l’occhio di Dio sempre vi presiede.</ref>. Quale maggior prova di questo gran vero fisiologico di quello che ne offrono gli istinti degli animali che sono il vero termometro delle latitudini? Senza di questa latente ed altrettanto potentissima influenza, come poter spiegare le tanto differenti tempre di quella umanità che, sortito avendo un unico tipo, una medesima origine, avrebbe pur dovuto avere<noinclude><references/>
{{PieDiPagina|''Encicl. pop.'' - {{Sc|Tomo}} I.|C|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|{{Sc|xxvi}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude>caratteri e passioni sotto tutti i cieli identici? Ed
ecco pertanto per qual modo le emigrazioni dei popoli che abbandonarono ed invasero regioni di differenti climi, portando con sè il peculiare carattere de’ loro usi, costumi, delle loro passioni, e permischiandosi ad altri popoli, acquistarono ed impartirono nuovi vizi e virti, nuove passioni ed abitudini, e vicendevolmente si soccorsero di esperienze, di arti e d’ogni altra cognizione domestica e civile, che di per se stessi non avrebbero forse pur mai saputo procacciarsi.
Quando si voglia gettare uno sguardo aquel poco che ne rimane della storia dei popoli più antichi, desta un senso di maraviglia l’ignoranza in che troviamo alcune di quelle prime genti circa le stesse cose che noi reputiamo oggidì le più necessarie alla materiale nostra esistenza! Chi crederebbe, a cagion d’esempio, esservi stato un tempo in cui l’uomo ignorava non pure l’uso e la proprietà, ma perfino l’esistenza del fuoco, di cui troviamo fatta si chiara menzione nella {{TestoCitato|Bibbia|Bibbia}} là dove si parla dei mattoni fabbricati per la torre di Babele? Eppure niente di più provato di questa verità. Gli Egizi<ref>{{AutoreCitato|Diodoro Siculo|Diodoro}}, lib. I.</ref>, i Fenici<ref>{{AutoreCitato|Sancuniatone|Sanconiatone}} presso {{AutoreCitato|Eusebio di Cesarea|Eusebio}}.</ref>, i Persi<ref>{{AutoreCitato|Antoine Banier|Banier}}, ''Explicat. de la Fab.'', tom. III, pag. 201.</ref>, i Greci e molte altre nazioni<ref>Diodoro, lib. 5. — {{AutoreCitato|Plutarco|Plut.}}, ''passim.'' — {{AutoreCitato|Pausania|Pausania}}, lib. 2, cap. 29.</ref> confessavano avere i loro antenati ignorato l’uso del fuoco. I Cinesi attribuiscono la medesima ignoranza e rozzezza ai loro primi padri<ref>{{AutoreCitato|Martino Martini|Martini}}, ''Histoire de la Chine'', tom. I, pag. 20.</ref>. {{AutoreCitato|Pomponio Mela|Pomponio Mela}}<ref>{{TestoCitato|I tre libri di Pomponio Mela del sito, forma, e misura del mondo/Il terzo libro di Pomponio Mela|Lib. 3}}.</ref>, {{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}}<ref>Lib. 6, sect. 35.</ref> e più
altri autori<ref>{{AutoreCitato|Agatarchide di Cnido|Agatarchide}} presso {{AutoreCitato|Fozio di Costantinopoli|Fozio}}, cap. 12, 19, 22. — Solino, cap. 30.</ref> parlano di nazioni loro contemporanee o prive dell’uso del fuoco, o da poco tempo acquistato. Gli abitanti delle isole Mariane, scoperte nel 1521, non avevano del fuoco alcuna idea. Allorchè {{AutoreCitato|Ferdinando Magellano|Magellano}} il fece loro conoscere per la prima volta, lo eredettero essi una specie d’animale che si attaccasse al legno e di cui si nutrisse. I primi di loro che troppo si accostarono
ad esso, avendone sperimentato il bruciore, inspirarono si grave timore a’ loro compagni, che non osavano più che riguardarlo di lontano, per timore, diceano essi, che il terribile animale li morsicasse, o li ferisse colla sola sua respirazione. Tale era l’idea che formaronsi essi della fiamma e del calore. La stessa ignoranza del fuoco venne ritrovata tra gli abitanti delle Filippine e delle Canarie<ref>{{AutoreCitato|Charles Le Gobien|Gobien}}, ''Hist. de îles Marianes'', pag. 44.</ref>; fra molti popoli dell’America<ref>{{AutoreCitato|Georgius Hornius|Hornius}}, ''De orig. Amer.'', lib. 1, cap. 8; l. 2, cap. 9, ''Hist. gén. des Voyag.'', tom. 2, pag. 229.</ref> e specialmente fra gli Amikuani<ref>''Lettr. édif.'', tom. XX, pag. 224.</ref>.
Circa il come abbiano i primi uomini potuto procacciarsi una tale cognizione le induzioni sono molte, giacchè i mezzi per arrivare a tale cognizione sono stati somministrati dalla natura stessa in gran numero. Il fulmine non fa che troppo frequentemente vedere il fuoco sopra la terra, e gli Egizii asserivano dovuta ad uno di questi accidenti la scoperta del fuoco<ref>Diod., lib. I.</ref>. Senza parlare dei valcani, in presso che tutti i paesi vi hanno fuochi naturali. Quanti esempi antichi e moderni di combustioni spontanee! Alla Cina nella provincia di Kan-si esistono pozzi di fuoco dei quali si fa uso per cuocervi vivande ed altre cose, sospendendo dei vasi alla bocca dei medesimi<ref>{{AutoreCitato|Álvaro Semedo|Semedo}}, ''Hist. de la Chine'', pag. 30 — Martini, ''Atlas Sin.'', pag. 37.</ref>. Veggonsi tuttavia nella Persia simili sotterranei, ove gli antichi sovrani aveano stabilite le loro cucine<ref>{{AutoreCitato|Aristotele|Aristotel.}}, ''De mirabil. auscult.''</ref>. Le antiche tradizioni, e l’esempio delle nazioni selvagge forniscono delle molto verosimili congetture onde poter inferire i mezzi dai primi uomini usati per giovarsi del fuoco nei loro bisogni. La confricazione di due sassi<ref>Lib. 7, sect. 57.</ref>, dice Plinio, offerse la prima idea del fuoco ad alcune nazioni. I Cinesi attribuiscono a Sui-gin-shi il trovato di far fuoco, mediante la confricazione di due legni<ref>Martini, ''Hist. de la Chine'', tom. I, pag. 21.</ref>: i Fenici pure attribuivano ad un tal mezzo l’origine prima del fuoco fra di loro<ref>Sanconiatone presso Eusebio.</ref>, e lo attribuirono i Greci<ref>Plinio, lib. 4, sect. 22. - Solino, cap. 11, pag. 22.</ref>; ed anche al di d’oggi è
lo stesso metodo usato da parecchie tribu selvagge<ref>{{AutoreCitato|William Dampier|Dampier}}, tom. I, pag. 143.</ref>.
Avanti l’uso del fuoco, gli uomini dovevano quindi essere costretti ad un vilto ben rozzo e scarso; e che ciò sia effettivamente stato, lo provano le tradizioni storiche di parecchie nazioni. Gli Egizii nella prima origine non vivevano che di radici d’erbe<ref>Diodoro, lib. 1.</ref>. I Greci non avevano un miglior nutrimento nei loro primi secoli<ref>Pausania, lib. 8, cap. 1</ref>, ed il principale loro alimento erano le ghiande<ref>Plinio, lib. 7, sect. 57.</ref>. Per richiamare la memoria dei secoli d’ignoranza<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|{{Sc|xxvi}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude>caratteri e passioni sotto tutti i cieli identici? Ed
ecco pertanto per qual modo le emigrazioni dei popoli che abbandonarono ed invasero regioni di differenti climi, portando con sè il peculiare carattere de’ loro usi, costumi, delle loro passioni, e permischiandosi ad altri popoli, acquistarono ed impartirono nuovi vizi e virtù, nuove passioni ed abitudini, e vicendevolmente si soccorsero di esperienze, di arti e d’ogni altra cognizione domestica e civile, che di per se stessi non avrebbero forse pur mai saputo procacciarsi.
Quando si voglia gettare uno sguardo aquel poco che ne rimane della storia dei popoli più antichi, desta un senso di maraviglia l’ignoranza in che troviamo alcune di quelle prime genti circa le stesse cose che noi reputiamo oggidì le più necessarie alla materiale nostra esistenza! Chi crederebbe, a cagion d’esempio, esservi stato un tempo in cui l’uomo ignorava non pure l’uso e la proprietà, ma perfino l’esistenza del fuoco, di cui troviamo fatta si chiara menzione nella {{TestoCitato|Bibbia|Bibbia}} là dove si parla dei mattoni fabbricati per la torre di Babele? Eppure niente di più provato di questa verità. Gli Egizi<ref>{{AutoreCitato|Diodoro Siculo|Diodoro}}, lib. I.</ref>, i Fenici<ref>{{AutoreCitato|Sancuniatone|Sanconiatone}} presso {{AutoreCitato|Eusebio di Cesarea|Eusebio}}.</ref>, i Persi<ref>{{AutoreCitato|Antoine Banier|Banier}}, ''Explicat. de la Fab.'', tom. III, pag. 201.</ref>, i Greci e molte altre nazioni<ref>Diodoro, lib. 5. — {{AutoreCitato|Plutarco|Plut.}}, ''passim.'' — {{AutoreCitato|Pausania|Pausania}}, lib. 2, cap. 29.</ref> confessavano avere i loro antenati ignorato l’uso del fuoco. I Cinesi attribuiscono la medesima ignoranza e rozzezza ai loro primi padri<ref>{{AutoreCitato|Martino Martini|Martini}}, ''Histoire de la Chine'', tom. I, pag. 20.</ref>. {{AutoreCitato|Pomponio Mela|Pomponio Mela}}<ref>{{TestoCitato|I tre libri di Pomponio Mela del sito, forma, e misura del mondo/Il terzo libro di Pomponio Mela|Lib. 3}}.</ref>, {{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}}<ref>Lib. 6, sect. 35.</ref> e più
altri autori<ref>{{AutoreCitato|Agatarchide di Cnido|Agatarchide}} presso {{AutoreCitato|Fozio di Costantinopoli|Fozio}}, cap. 12, 19, 22. — Solino, cap. 30.</ref> parlano di nazioni loro contemporanee o prive dell’uso del fuoco, o da poco tempo acquistato. Gli abitanti delle isole Mariane, scoperte nel 1521, non avevano del fuoco alcuna idea. Allorchè {{AutoreCitato|Ferdinando Magellano|Magellano}} il fece loro conoscere per la prima volta, lo eredettero essi una specie d’animale che si attaccasse al legno e di cui si nutrisse. I primi di loro che troppo si accostarono
ad esso, avendone sperimentato il bruciore, inspirarono si grave timore a’ loro compagni, che non osavano più che riguardarlo di lontano, per timore, diceano essi, che il terribile animale li morsicasse, o li ferisse colla sola sua respirazione. Tale era l’idea che formaronsi essi della fiamma e del calore. La stessa ignoranza del fuoco venne ritrovata tra gli abitanti delle Filippine e delle Canarie<ref>{{AutoreCitato|Charles Le Gobien|Gobien}}, ''Hist. de îles Marianes'', pag. 44.</ref>; fra molti popoli dell’America<ref>{{AutoreCitato|Georgius Hornius|Hornius}}, ''De orig. Amer.'', lib. 1, cap. 8; l. 2, cap. 9, ''Hist. gén. des Voyag.'', tom. 2, pag. 229.</ref> e specialmente fra gli Amikuani<ref>''Lettr. édif.'', tom. XX, pag. 224.</ref>.
Circa il come abbiano i primi uomini potuto procacciarsi una tale cognizione le induzioni sono molte, giacchè i mezzi per arrivare a tale cognizione sono stati somministrati dalla natura stessa in gran numero. Il fulmine non fa che troppo frequentemente vedere il fuoco sopra la terra, e gli Egizii asserivano dovuta ad uno di questi accidenti la scoperta del fuoco<ref>Diod., lib. I.</ref>. Senza parlare dei valcani, in presso che tutti i paesi vi hanno fuochi naturali. Quanti esempi antichi e moderni di combustioni spontanee! Alla Cina nella provincia di Kan-si esistono pozzi di fuoco dei quali si fa uso per cuocervi vivande ed altre cose, sospendendo dei vasi alla bocca dei medesimi<ref>{{AutoreCitato|Álvaro Semedo|Semedo}}, ''Hist. de la Chine'', pag. 30 — Martini, ''Atlas Sin.'', pag. 37.</ref>. Veggonsi tuttavia nella Persia simili sotterranei, ove gli antichi sovrani aveano stabilite le loro cucine<ref>{{AutoreCitato|Aristotele|Aristotel.}}, ''De mirabil. auscult.''</ref>. Le antiche tradizioni, e l’esempio delle nazioni selvagge forniscono delle molto verosimili congetture onde poter inferire i mezzi dai primi uomini usati per giovarsi del fuoco nei loro bisogni. La confricazione di due sassi<ref>Lib. 7, sect. 57.</ref>, dice Plinio, offerse la prima idea del fuoco ad alcune nazioni. I Cinesi attribuiscono a Sui-gin-shi il trovato di far fuoco, mediante la confricazione di due legni<ref>Martini, ''Hist. de la Chine'', tom. I, pag. 21.</ref>: i Fenici pure attribuivano ad un tal mezzo l’origine prima del fuoco fra di loro<ref>Sanconiatone presso Eusebio.</ref>, e lo attribuirono i Greci<ref>Plinio, lib. 4, sect. 22. - Solino, cap. 11, pag. 22.</ref>; ed anche al di d’oggi è
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Avanti l’uso del fuoco, gli uomini dovevano quindi essere costretti ad un vilto ben rozzo e scarso; e che ciò sia effettivamente stato, lo provano le tradizioni storiche di parecchie nazioni. Gli Egizii nella prima origine non vivevano che di radici d’erbe<ref>Diodoro, lib. 1.</ref>. I Greci non avevano un miglior nutrimento nei loro primi secoli<ref>Pausania, lib. 8, cap. 1</ref>, ed il principale loro alimento erano le ghiande<ref>Plinio, lib. 7, sect. 57.</ref>. Per richiamare la memoria dei secoli d’ignoranza<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|{{Sc|xxxii}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude>secondo la persuasione di quasi tutti i moderni orientalisti, ha dovuto avere un’origine assai rimota e certamente anteriore a quella dell’astronomia, e coeva per lo meno a quella del commercio, e in Tiro era già in fiore sino dal 1640 a.C., in Egitto fino dal 1625 a.C. {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}}<ref>Probl. XV.</ref> osservava già fino dai suoi tempi che quasi tutte le nazioni con maravigliosa uniformità sono convenute in
ridurre il conteggio ad uno stesso sistema di numerizzazione, e in abbracciare quasi tutte la decupla progressione. Di che cercando egli la ragione avvisò indurla dal cominciare che tutti fanno comunemente a contare su le dita delle mani, le quali essendo soltanto dieci possono aver dato luogo a tale combinazione. Sul quale proposito osserva l’{{AutoreCitato|Lorenzo Hervás y Panduro|Hervas}}<ref>''Aritmetica delle nazioni'', art. 1.</ref> che vari popoli americani danno il nome di una mano al numero cinque, e di due a quello di dieci; anzi soggiunge per maggiore conferma che quei pochissimi che contano per ventine, quasi tutti sono selvaggi, i quali avendo ignudi anche i piedi, possono aggiungere le dieci dita di questi a quelle delle mani e formare così il vigenale conteggio. Il fatto è che non solo i popoli conosciuti al tempo di Aristotele, il quale ne eccettua soltanto uno dei Traci che non sapeva passare oltre il quattro, ma anche quasi tutti gli altri scoperti posteriormente seguono un tal sistema di numerizzazione. E questa universalità può provare assai chiaramente non
essere stata questa un’invenzione aritmetica di {{AutoreCitato|Pitagora|Pitagora}}, come parecchi vorrebbero credere, ma una più antica e generale tradizione fondata in qualche ragione della natura, quale potrebbe giustamente credersi la sopraccennata di Aristotele. Che anche la geometria avesse pur avuti
principii assai rimoti nell’antichità, lo prova la scoperta della descrizione del triangolo e le investigazioni delle proprietà di questa figura fatta dal frigio Euforbo che vivea il 1200 a. C.
Nè meno antica ed altrettanto oscura è l’origine delle arti e delle scienze mediche. Mosè parla delle ostetrici che assisterono ai parti di Rachele e di Tamar<ref>Genes., cap. XXXV, v. 17 e XXXVIII, v. 17.</ref>, e di altre egiziane di qualche secolo posteriori<ref>Exod., 1.</ref>; ma non dice vi fosse uno
studio o un’arte particolare di questa pratica. Più
tardi (1794 a. C.) ordinando Giuseppe ai medici di Egitto di ungere suo padre<ref>Genes., cap. I., v. 2.</ref> fa indurre già ridotta a scienza la medicina in quelle contrade. E questa la più antica nozione, e la meno contrastata che abbiasi su la medicina. Più tardi (1625) a. C.) le tradizioni storiche parlano di un libro
chiamato ''Embre scientia causalitatis'', o regole della scienza medica, che i medici d’Egitto seguivano puntualmente, e di cui erano stati autori i primi successori di Ermete. Egli è però certo che nel periodo in che siamo gli Egizi avevano per ogni sorta di malattia medici particolari<ref>{{AutoreCitato|Erodoto|Erodoto}}, lib. 11.</ref>; che a loro dobbiamo la cognizione di parecchi medicamenti<ref>{{AutoreCitato|Omero|Omero}}, {{TestoCitato|Odissea (Pindemonte)/Libro IV|''Odissea'', IV}}.</ref>; che amavano generalmente i rimedi miti<ref>{{AutoreCitato|Isocrate|Isocrate}}, ''Eucom., Bus.''</ref>, ma che adopravano ciò non ostante i salassi ed i vomitivi<ref>{{AutoreCitato|Diodoro Siculo|Diodor. Sicul.}}, lib. 1.</ref>, e che tanto su le malattie quanto su le loro cagioni aveano già formala
qualche teoria<ref>Diodor. Sicul., ''ibid.''</ref>; che Hoang-ti erasi già fatto celebre nella Cina colle sue opere mediche, e Sein-nong coll’erbario dei semplici più utili; che Feridun in Persia inventata avea la teriaca contro il veleno ed il morso delle bestie venefiche; che
Melampo già aveva curate coll’elleboro le figliuole di Preto, Chirone aveva formata nella sua grotta una scuola di medicina, ed Esculapio aveva già fatti si estesi progressi nella conoscenza dei semplici e nella composizione dei rimedi, e talmente perfezionata l’arte del guarire che ottenne dalla gratitudine dei popoli, altari e culto. Macaone e Podalirio all’assedio di Troia, e le celebri scuole degli Asclepiadi provano siccome in questo pe riodo della nostra storia le arti mediche si fossero di già avviate su di un vero scientifico progresso.
Già nell’epoca in cui siamo la mente dell’uomo ha saputo elevarsi alle più astratte concezioni del pensiero, a ritrovare una soluzione dei gravi problemi, della causalità degli esseri e delle cose, già la storia dei sistemi filosofici ha divisate le filosofie degli Arabi antichi, degli Atlanti, dei Bramani, degli Egizi, degli Etiopi, dei Mongoli Telechini, di Mosco, di Lino, di Locman, dei Gimnosofisti; già le religioni hanno popolato mondo di oracoli, fra i quali sorgono a maggiore celebrità quelli di Cuma, d’Asaca, di Delfo, di Dodona, di Patrasso, di Serapi, di Trifonio, di Anfiarao, di Carmenta; quindi la Sibilla delfica, la cumea, l’albunea, la caldea, l’eritrea, la frigia, la persica, la samia, la tiburtina soggiogano le persuasioni degli uomini, tiranneggiandone lo sprito e facendosi bene spesso le arbitre delle sorgi politiche e civili dei popoli. I tempii di Belo, di Dendera, di Gnido, di Derceto, d’Efeso, d’Escu-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione||INTRODUZIONE.|{{Sc|xliii}}|riga=sì}}</noinclude>tosto divorati<ref>Dan., VI, v. 17 e 24.</ref>. Talora si posava la testa del colpevole sopra una larga pietra: con altra pietra percuoteva fino a tanto che fosse interamente schiacciata<ref>Plut., ''Artas.'', §. 25.</ref>. Tamari condannata al fuoco per adulterio<ref>Genesi, XXXVIII, v. 24.</ref>. Giosuè fa sospendere in croce fino al tramonto del sole un vinto monarca<ref>Giosuè, VIII, v. 29.</ref>. Un altra volta lo stesso, dopo avere fatto calcare il collo di cinque re vinti dai piedi de’ suoi capitani, toglie loro la vita, e fa attaccare i loro corpi a cinque pali<ref>''Ibid.'', X, v. 24-26.</ref>. Gedeone fa stendere sopra branche di spini i principali abitanti di
Socot e passar sopra di essi pesanti machine che li schiacciano<ref>Giudici, VIII, v. 7 e 16.</ref>. {{AutoreCitato|Alessandro Magno|Alessandro}}, impadronitosi di Tiro, fa crocifiggere duemila de’ principali abitanti di quella città<ref>{{AutoreCitato| Quinto Curzio Rufo|Quinto Curzio}}, IV, §. 4.</ref>. Antioco Epifane ordina di far arroventare padelle e caldaie di si troncano la lingua, le estremità dei piedi e delle mani alle sue vittime; si strappa loro la cotenna, e si gettano ancor vive dentro gli ardenti vasi <ref>Macabei, VII, v. 3.</ref>. Due Giudee accusate di avere circoncisi i loro figli, contro il divieto del re di Siria, sono pubblicamente esposte, e coi loro figliuoletti appesi alle poppe precipitate dalle mura di Gerusalemme<ref>Macabei, VI, v. 10.</ref>. Azaele ordina di segare le donne incinte e di schiacciare i loro figli<ref>IV dei Re, VIII, v. 12.</ref>. Gli esempi delle crocifissioni sono innumerevoli nelle storie di tutti i popoli orientali.
Ma se uno strano contrapposto ne offrono la tanta ferocia nelle pene dei delitti, e nelle vendette a lato delle si numerose e sapienti istituzioni civili e di questi antichi popoli, non meno strano spettacolo di contradizione ne offrono le condizioni morali di quelle società dirotte alle più abbominevoli esorbitanze della libidine e d’ogni più e sozza turpitudine nei pubblici costumi, mentre colpivano delle più immodiche pene, l’adulterio, la violazione, il furto, la mancata fede, l’invasa proprietà; mentre persino le più indifferenti formalità civili e religiose assumevano le più severe sembianze della morale austerità. Quindi veggiamo nell’Assiria, dopo la presa di Babilonia, l’indigente avarizia dei padri porre a pubblico mercato l’innocenza e la bellezza delle figlie<ref>Erodot., I, §. 196.</ref>. In secoli meno rimoti i padri e le madri prostituire agli stranieri per somma pattuita, le mogli ed i figliuoli<ref>{{AutoreCitato|Quinto Curzio Rufo|Quinto Curzio}}, v. §. 1.</ref>; e Mosè stesso chiaramente alludere ad un’antica costumanza santificata invano dai sacerdoti egizii, quando proibisce di offerire al Signore il prezzo della prostituzione<ref>Deuter., XXIII, v. 18.</ref>. Che più? Un patriarca di Alessandria ha provato, siccome per poter esercitare il sacerdozio in Assiria presso i gentili, fosse stato necessario il concubito con madre, re sorella e figlia<ref> {{AutoreCitato|John Selden|Seldeno}}, ''De pure nat. et gent.'', V, cap. 11.</ref>. {{AutoreCitato|Paolo Orosio|Orosio}} mostrò siccome Semiramide (forse a coonestar il fatto suo) legittimasse con legge l’unione del figlio e della e madre<ref> {{AutoreCitato|Montesquieu|Montesquieu}}, ''Espirit'' ecc., XXVI, cap. 14.</ref>. In Assiria ammesse le giovinette, contro il costume d’Oriente, alla mensa, e per consuetudine, in sul finir dei banchetti, lasciaavansi cader di dosso i vestimenti<ref> Quinto Curzio, v. §. 1.</ref>. Nell’Egitto la prostituzione contaminare i tempii, le reggie, le pubbliche vie. Sacerdoti che ne la autorizzano con forme religiose. Quindi donne che in pubbliche processioni agitano l’imagine del fallo, ed hanno promesse di beneficii dai sacerdoti coll’offerta dei doni infamemente procacciati. Il monarca Rampsinile immola alla prostituzione la figlia per averne un mezzo di scoprire un ladro del suo tesoro<ref> Erodot., II, §. 121.</ref>. Il re Ceope si vale della pubblica vergogna di sua figlia per sopperire ai bisogni di danaro<ref> ''Ibid.'', §. 126.</ref>. Una cortigiana (Rodope) sa dalle libidini di più re estorcere tesori sufficienti alla costruzione di una piramide<ref>{{AutoreCitato|Strabone|Strabone}}, XVII.</ref>. Quindi gli infami traffici di Neucrate<ref>Erodot., lib. II, §. 155.</ref>; ed i più infami onori tributati alle donne che più si dessero a divedere nell’inverecondia dirotte<ref>{{AutoreCitato|Sesto Empirico|Sesto Empirico}}, ''Ipotiposi'', III, §. 24.</ref>; e tutte le sozzure di cui parlano {{AutoreCitato|Diodoro Siculo|Diodoro}}<ref>Diod. I, §. 91.</ref>, {{AutoreCitato|Erodoto|Erodoto}}<ref>Erodot., II, §. 89.</ref>, Ezechiele<ref>XVI, v. 56, XXIII, v. 20.</ref> e più altri. Vedete in Creta, nel paese dei Minossi e dei Radamanti, le leggi favorire le più brutali passioni e consecrarne lo scandalo con appositi statuti<ref>Strabone, X, pag. 484.</ref>, ed i Parastateuti pubblicamente raccogliere gli stessi plausi, i medesimi onori degli eroi del campo e delle palestra<ref>{{AutoreCitato|Claude-Emmanuel de Pastoret|Pastoret}}, ''Legisl. dei Cretesi'', cap. VI.</ref>. Quindi s’udi {{AutoreCitato|Platone|Platone}} rinfacciare a quegli isolani di avere imaginato la favola di<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|{{Sc|lii}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude>{{AutoreCitato|Eschine|Eschine}} applicano la retorica all’eloquenza, l’eloquenza al foro giudiziario e politico, e {{AutoreCitato|Demostene|Demostene}}, colla potenza di un genio solo in questi ultimi anni emulato, tutti li sorpassa. È pure in questo periodo che noi veggiamo apparire i primi studii della grammatica. {{AutoreCitato|Democrito|Democrito}} porta le filosofiche sue discussioni sui verbi, sui nomi, sui dialetti<ref>Laert. ''{{TestoCitato|Vite dei filosofi/Libro Nono/Vita di Democrito|in Democr.}}''</ref>. {{AutoreCitato|Platone|Platone}} stesso discende nel ''Cratilo'' ed in altri dialoghi a ricerche grammaticali, ed {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}} serisse pur tanto di tutte le arti del parlare, che
{{AutoreCitato|Dione Crisostomo|Dione Crisostomo}} ben a ragione ripete da lui il principio della critica e della grammatica<ref>Orat., lib. III.</ref>. Illustratori della grammatica furono pure {{AutoreCitato|Teodette|Teodette}} e {{AutoreCitato|Teofrasto|Teofrasto}}; e gli stoici, con a capo {{AutoreCitato|Crisippo di Soli|Crisippo}}, spinsero a tali estremi le minuzie grammaticali, da quasi disgradarne i lavori di tutti que’ posteriori grammatici che, come vedremo, tennero sotto i Tolomei l’impero delle lettere. Nè è a dire che a questi soli rami si restringesse la letteratura di quegli antichi sapienti, che anzi non vi ha parte dello scibile letterario a cui non avessero eglino applicato. E ritornando alla storia, che non fecero essi mai in tutte le diverse parti in cui questa si suddivide? Quanti scrittori di vite e commentari e giornali non produssero? {{AutoreCitato|Ateneo di Naucrati|Ateneo}} cita vari libri di vite scritte da {{AutoreCitato|Clearco di Soli|Clearco solense}}<ref>Lib. IV, VI, XIII.</ref>. {{AutoreCitato|Diogene Laerzio|Laerzio}} parla di vite scritte da {{AutoreCitato|Senocrate|Senocrate}}<ref>''{{TestoCitato|Vite dei filosofi/Libro Quarto/Vita di Senocrate|In Senocrate}}.''</ref>, di {{AutoreCitato|Aristosseno|Aristosseno}} non ci rimane più che l’opera maggiormente celebrata, le sue ''Vite degli uomini illustri''<ref>{{AutoreCitato|Gerardo Giovanni Vossio|Vossio}}, ''De hist. gr.'', lib. I, cap. 9.</ref>; e scrittori di vite furono {{AutoreCitato|Eraclide Pontico|Eraclide pontico}} e {{AutoreCitato|Dicearco da Messina|Dicearco}} e Megacle<ref>{{AutoreCitato|Juan Andrés|Andres}}, tom. III, P. III, c. 1.</ref>, nè altrimenti che biografie erano le imagini coordinate in ordine alfabetico che Suida narra avere scritte {{AutoreCitato|Panfilo di Alessandria|Pamfilo}} discepolo di Platone<ref>''Lexicon græc.'' alla voce ''Pamfilo''.</ref>. Commentari e memorie storiche si scontrano citali sotto i nomi di Teofrasto, di {{AutoreCitato|Ieronimo di Rodi|Jeronimo rodio}} e più altri: e del solo {{AutoreCitato|Alessandro Magno|Alessandro}} cita Ateneo due giornali, di Eumene cardiano e di Diodoto eritreo<ref>Lib. X.</ref>. Dello stesso Alessandro furono biografi {{AutoreCitato|Callistene|Callistene}}, {{AutoreCitato|Aristobulo di Cassandrea|Aristobulo}}, {{AutoreCitato|Clitarco di Alessandria|Clitarco}}, Clito, {{AutoreCitato|Anassimene di Lampsaco|Anassimene}}, {{AutoreCitato|Onesicrito di Astipalea|Onesicrito}}, {{AutoreCitato|Nearco|Nearco}}. Nè mancarono i Greci di autori che si dessero alle sole descrizioni storiche di città e provincie. {{AutoreCitato|Senofonte|Senofonte}} formò descrizioni storico-politiche dei Lacedemoni e degli Ateniesi, ed ebbersi poscia uguali descrizioni dei Corinti da {{AutoreCitato|Eforo di Cuma|Eforo}}, dei Sicioni da {{AutoreCitato|Menecmo di Sicione|Menecmo}}, dei Messeni, dei Beozi da Mirone; Dicearco scrisse descrizioni degli istituti e dei costumi di tutte le città e di tutti i popoli della Grecia<ref>V. {{AutoreCitato|Jakob Gronov|Gronovio}}, ''Græc. Ant.'', tom. XI.</ref>. Ebbero pure scrittori di storie letterarie: e Senofonte compose una storia dei fatti e dei detti di {{AutoreCitato|Socrate|Socrate}}; {{AutoreCitato|Filisto di Siracusa|Filisto}} compose una storia dell’arte oratoria; {{AutoreCitato|Fania di Ereso|Fania}}, discepolo di Aristotele, scrisse una storia dei poeti<ref>Ateneo, lib. VIII.</ref>; {{AutoreCitato|Apollodoro di Atene|Apollodoro}} una dei legislatori e delle sette filosofiche<ref>Laerzio ''{{TestoCitato|Vite dei filosofi/Libro Primo/Vita di Solone|in Solone}}''.</ref>. Teofrasto ed {{AutoreCitato|Eudemo da Rodi|Eudemo}} scrissero storie
dell’aritmetica, della geometria e dell’astronomia<ref>Andres, loco citato.</ref>. {{AutoreCitato|Filostefano|Filostefano}} cireneo scrisse una storia delle invenzioni<ref>{{AutoreCitato|Clemente Alessandrino|Clem. Aless.}}, ''Strom.'', lib. I.</ref>; {{AutoreCitato|Eraclide Pontico|Eraclide}}, di quelle dei pitagorici<ref>Laerzio ''{{TestoCitato|Vite dei filosofi/Libro Quinto/Vita di Eraclide|in Heraclide}}''.</ref>; Fania dei socratici<ref>Laerzio ''{{TestoCitato|Vite dei filosofi/Libro Sesto/Vita di Antistene|in Antistene}}''.</ref>; {{AutoreCitato|Nicandro|Nicandro}} degli aristotelici<ref>Suida, ''Lexicon''.</ref>; Pamfilo dei pittori<ref>''Ibid.''</ref>; Dicearco delle gare musicali<ref>Scol. ''in Aristophanis Vespas''.</ref> e Menecmo degli artefici<ref>Ateneo, lib. II.</ref>.
Gli Annoni, i Pitea, i Scilaci erano i {{AutoreCitato|Cristoforo Colombo|Colombi}}, i {{AutoreCitato|Ferdinando Magellano|Magellani}}, i {{AutoreCitato|James Cook|Cook}} dell’antica geografia; Democrito, {{AutoreCitato|Eudosso di Cnido|Eudosso}}, Dicearco ne erano i {{AutoreCitato|Konrad Mannert|Mannert}}, i {{AutoreCitato|Conrad Malte-Brun|Maltebrun}}, i {{AutoreCitato|Adriano Balbi|Balbi}}; e la stessa cronologia, avvegnachè arbitrariamente scissa in contrari sistemi, aveva avuti giudiziosi e dotti cultori in {{AutoreCitato|Xanto Lidio|Santo di Lidia}},
{{AutoreCitato|Acusilao|Acusilao}}, {{AutoreCitato|Ferecide di Siro|Ferecide}}, {{AutoreCitato|Ellanico di Lesbo|Ellanico}}: i quali vennero indi tutti sorpassati da {{AutoreCitato|Timeo di Tauromenio|Timeo}} che coll’opera sua ''Olimpionica'', ossia ''Atti cronici'', si ebbe il nome di primo cronologo dell’antichità<ref>{{AutoreCitato|Diodoro Siculo|Diod. Sicul.}}, lib. V. — Suida, ''Lexicon in Timeo''.</ref>. {{AutoreCitato|Denis Pétau|Petavio}}<ref>''De doctr. temp.'', lib. I, cap. 28.</ref>,
{{AutoreCitato|Jean Bouhier|Bouhier}}<ref>''Rech. et dissert. sur Hérodot.''</ref>, {{AutoreCitato|Nicolas Fréret|Freret}}<ref>''Reflex. etc., Acad. des Inscrip.'', tom. VI ''et passim''.</ref>, {{AutoreCitato|Pierre Henri Larcher|Larcher}}<ref>''Hérodot. etc.'', VII, ''Tabl. chronol.''</ref> hanno assai dottamente dimostrata la maravigliosa giustezza della cronologia di {{AutoreCitato|Erodoto|Erodoto}}, il che implica una
scienza allora molto avanzata in queste discipline.
La musica poi aveva in questo periodo prodotto nella carriera de’ suoi progressi un sì numeroso avvicendamento di sistemi, da trovarsi già divisa in una maravigliosa diversità di sette, siccome la Agenoria, la Damonia, l’Epigonia, l’Eratoclea ed altre tutte anteriori ad Aristosseno, siccome le posteriori a costui, l’Archestrassia, l’Agonia, la Faliscia, l’Ermippia e più altre, che tutte vennero poi mandate in oblio dalla Pitagorica, dall’Aristossenica, e dalla ancor più tarda<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|{{Sc|lvi}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude>
Noi abbiamo già veduto ottener Roma le sue prime leggi scritte in quelle delle dodici tavole. Vuolsi che la romana giurisprudenza non abbia avuti altri principii di quelli che le vengono da queste leggi assegnati; ma Roma ebbe anteriormente ad esse ordinamenti politici e civili nei quali è forse più che non altrove a rintracciare gli elementi di quelle leggi stesse.
Roma, nelle prime sue origini, aveva una forma di governo monarchica limitata, che più veramente parlando potea chiamarsi aristocratica, mentre il suo re non era più che un preside nominato a vita investito di parecchi poteri. Amministrava egli la repubblica, ma il potere politico era esercitato tanto da lui quanto dal senato e dai comizii<ref>{{AutoreCitato|Giambattista Vico|Vico}}, ''De constantia jurispr. passim.'' — {{AutoreCitato|Adrianus Catharinus Holtius|Holtius}}, pag. 13, n. 11-15. — {{AutoreCitato|Leopold August Warnkönig|Warnkoenig}}, ''Hist. du droit romain'', P. 1, §. 6.</ref>. Il re era capo supremo di tutta la popolazione armata, ed il suo capitano in guerra<ref> {{AutoreCitato|Barthold Georg Niebuhr|Niebuhr}}, tom. 11, pag. 54, ediz. di Parigi.</ref>. Nei tempi di pace aveva la giurisdizione medesima che più tardi avevano i consoli ed i pretori, insieme al potere esecutivo chiamato ''imperium''<ref>Warnkoenig, ''ibid.'', §. 6. 1°.</ref>. Infliggeva castighi e multe; ma il cittadino poteva appellarsené al popolo<ref>{{AutoreCitato|Marco Tullio Cicerone|Cicero}}, ''De republica'', II. 31.</ref>. Aveva un potere dittatoriale verso gli stranieri; lo si vede anche gran sacerdote e tutelare i ''sacra''; ma non capo del culto; partiva le terre conquistate. Presiedeva il senato ed i comizii, e proponeva a questi i progetti di legge (''rogationes''). Il senato componevasi di trecento ottimati (''gentes'') o di trenta ''curiæ'', ed era un consiglio perpetuo dell’amministrazione<ref>Niebuhr, tom. II, pag. 51-53.</ref>. I comizii erano in origine assemblee nelle quali avevano volo i soli patrizii od ollimati. Durarono col nome di ''comitia curiata'', finchè la plebe, come vedremo più oltre, riuscì a prender parte in queste assemblee legislative<ref>{{AutoreCitato|Aulo Gellio|Aulo Gellio}}, XV. 27.</ref>. Ed ecco l’origine delle ''leges curiatae'', di alcune delle quali l’{{AutoreCitato|Antonio Agustín|Agostino}}, li {{AutoreCitato|Giusto Lipsio|Lipsio}}, l’{{AutoreCitato|Fulvio Orsini|Orsino}} crederono trovar frammenti che risalgono persino a Romolo. Numa Pompilio diede instituzioni sue proprie, ma più sacre che non politiche, e pel primo tra Romani ridusse a precetti religiosi gli insegnamenti più opportuni all’agricoltura ed al ben essere sociale. Servio Tullio divide il popolo in classi, le classi in centurie; instituisce il censo, i comizii centuriati; riduce la plebe in trenta tribù, ed organizza una nuova costituzione, nella quale (avveguachè i patrizii conservassero la loro preponderanza politica) ebbe la plebe il primo germoglio della sua libertà, giacchè in questi comizii centuriati, di cui fu fatta partecipe, ottenne di farsi arbitra necessaria nelle accuse capitali: ''De capite civis nonnisi comitialus maximus agito''.
Mentre che il diritto politico di Roma subiva questo iniziamento alla forma democratica, il diritto civile non aveva assunto ancora alcuna forma certa, alcun principio di vincolo stabile ed universale, perchè tuttavia in balia di consuetudini che il patriziato, unico interprete di diritto, volgeva sempre a pro suo ed a danno della plebe. E quanto ne avanza di quelle leggi regie che secondo {{AutoreCitato|Sesto Pomponio|Pomponio}} avrebbe raccolto un Papirio contemporaneo di Tarquinio il Superbo<ref>Al §. 2, in fine, e §. 36.</ref>, e note sotto il nome di ''Jus civile Papirianum'', non ci porge notizia che di cose attinenti al culto ed alla religione<ref>{{AutoreCitato| Ambrogio Teodosio Macrobio|Macrobio}} (''Saturn.'' II, cap. IX) e {{AutoreCitato|Sesto Pompeo Festo|Festo}} (v. ''Pellices'') conservarono alcuni frammenti di questo diritto, hanno molto scritto parecchi commentatori, intorno al puossi vedere il {{AutoreCitato|Giovanni Vincenzo Gravina|Gravina}} (''De origine juris civilis''); il {{AutoreCitato|Antoine Terrasson|Terrasson}} (''Histoire de la jurisprudence romaine''); il {{AutoreCitato| Christian Friedrich von Glück|Glück}} (''Opuscula''); ma {{AutoreCitato|Pierre Daunou|Daunou}} ha molto bene provato, dopo {{AutoreCitato|Gustav Hugo|Hugo}} nella ''Thémis'', tom. V, pag. 251-254, che noi non conosciamo nulla di certo di questa legislazione.</ref>. Roma si libera dei Tarquinii, ed ordinatasi in una pura aristocrazia retta dal senato e da due consoli annuali, è teatro continuo di guerre civili fra i patrizi e la plebe. Le guerre obbligavano questa a negligere l’agricoltura, soli mezzi del viver suo, ed a contrarre debiti per provedersi d’armi e di vitto; e mentre s’accrescevano le ricchezze de’ patrizii colle terre conquistate, e ad essi soli devolvibili, l’usura, in forza della legge del ''nesso'', facea degli indebitati plebei altrettanti schiavi del patrizio. L’esasperazione sempre più aumentata ebbe scoppio una insurrezione allo spettacolo di un vecchio plebeo orribilmente mutilato da un patrizio creditore. La plebe accampatasi sul monte Aventino ottenne una tutela contro l’oppressione in un magistrato che tratto dal suo grembo avesse diritti e poteri validi a tutelare la sua libertà, Roma ha i cinque ''tribuni della plebe'', e poco dopo gli ''edili'', che pure dal seno della plebe venivano eletti<ref>Non gli ''Edili curuli'' di posteriore origine: Thibaut, ''Diss. civ.'', n. 8, pag. 155.</ref>, e con questi magistrati le leggi cui un sacro giuramento d’inviolabilità acquistò il nome di ''sacrate''; per esse ciascun tribuno è inviolabile, e il ''veto'' uno solo di essi può infralire qualunque decreto del senato: poi a qualche tempo (490 a. C.) è vitato interrompere questi magistrati con dispareri
<ref follow="p59">illustrarono la interna; e quelli di {{AutoreCitato|Sigmund Wilhelm Zimmern|Zimmern}}, {{AutoreCitato|Adrianus Catharinus Holtius|Holtius}}, che insieme a molti degli autori sopra citati ne svilupparono contemporaneamente l’una e l’altra.</ref><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|{{Sc|lxviii}}|INTRODUZIONE.|riga=sì}}</noinclude>tutte doviziate delle spoglie dei vinti, d’onde proveniva?
Si consideri pertanto alle imprese marittime sì di guerra che di commercio, alle leggi tutelatrici e promotrici della mercatura, alle profonde vedute amministrative sì del senato che dei Cesari, di cui abbiam qui offerto un si rapido cenno e inducasi quale non debba essere stata la perizia nautica dei Romani, quanto il loro governo, si di repubblica che di impero, abbia sentita la somma importanza sociale delle arti mercantili ed industriali; quanto profondamente non abbiano i loro magistrati meditati e svolti tutti i più gravi problemi della politica economia.
Ma intanto le matematiche continuando il corso del loro progresso sorgono in Alessandria ad un’altezza emulatrice dell’antica sapienza egizia, e della greca stessa. L’astronomia riconosce da questo periodo l’epoca della vera sua sistemazione in scienza positiva. Già innanzi che Tolomeo Filadelfo fondasse la celebre scuola d’Alessandria, {{AutoreCitato|Autolico di Pitane|Autolico}} avea composto i suoi due trattati della ''Sfera'' e ''Del levarsi e tramontar delle stelle'', i più antichi lavori che ne rimangono dei Greci; {{AutoreCitato|Arato di Soli|Arato}} parafrasato le due opere di {{AutoreCitato|Eudosso di Cnido|Eudossio}} i ''Fenomeni'' e lo ''Specchio'', e Dionigi d’Alessandria incominciata l’era astronomica col 15 giugno, e scoperto l’anno solare di 365 giorni, 5 ore, 49 minuti. Quindi {{AutoreCitato|Aristillo|Aristillo}} e {{AutoreCitato|Timocari|Timocari}} primi osservatori della scuola alessandrina formano un catalogo delle stelle, osservando le principali del zodiaco, ed offrendo con ciò ad {{AutoreCitato|Ipparco di Nicea|Ipparco}} la prima idea della precessione degli equinozii, a {{AutoreCitato|Claudio Tolomeo|Tolomeo}}, quella della teoria del moto degli astri; {{AutoreCitato|Aristarco di Samo|Aristarco da Samo}} determina la distanza del sole per la ''dicotomia'' della luna, coglie cioè l’istante in cui la parte visibile della luna è semi-illuminata, e misura la grandezza dell’arco intercetto fra il sole e questo pianeta; trova un triangolo rettangolo, un cui lato vien costituito dalla distanza dalla luna alla terra, l’altro da quella dalla luna al sole, ed il terzo dalla distanza dal sole all’occhio dello spettatore; trova la distanza dal sole alla terra venti volte più grande di quella dalla terra alla luna, ed il diametro della luna essere un terzo di quello della terra<ref>''De magnit. et dist. solis et lunæ.''</ref>; inventa l’emisfero del quadrante, o quadrante orizzontale; determina il diametro del sole a <math>\frac{1}{720}</math> della circonferenza celeste, e abbozza il primo sistema astronomico collocando il sole al centro delle stelle e muovendo intorno a lui tutti i pianeti<ref>V. Archimed. ''in Aren.''</ref>. {{AutoreCitato|Eratostene|Eratostene}} inventa la sfera armillare, strumento di tanto sussidio alle più fine operazioni astronomiche. La posizione del zodiaco, la via del corso del sole attraverso le stelle, la distanza dei punti solstiziali e l’obliquità della eclittica erano state l’oggetto della ricerca di molti astronomi, i quali non avevano però potuto che svagare in congetture, quando pure si eccettuino l’osservazione già accennata di {{AutoreCitato|Pitea|Pitea}} e l’osservazione del solstizio fatta da {{AutoreCitato|Aristarco di Samo|Aristarco}}; Eratostene colla esattezza a cui pretendea la scuola alessandrina, replica numerose osservazioni nei solstizi estivi e negli invernali, e determina la distanza nei tropici fra 47° 40’, e 47° 45’; la luna ci dista per lui 780,000 stadi, il sole 804,000,000<ref>{{AutoreCitato|Plutarco|Plut.}}, ''De plac. phil.'', lib. II, cap. 32.</ref>; eseguisce la prima misura astronomica e geometrica della terra, e la determina, confrontando l’altezza del polo d’Alessandria e di Siene, a stadi 250,000<ref>{{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}} (lib. II, cap. 108), {{AutoreCitato|Marco Vitruvio Pollione|Vitruvio}} (lib. I, cap. 6) e {{AutoreCitato|Ambrogio Teodosio Macrobio|Macrobio}} (''Somn. Scip.'', lib. I, cap. 20) dicono 252,000; osserva il {{AutoreCitato|Giovanni Battista Riccioli|Riccioli}} (''Almag.'', lib. III, cap. 27), che ciò risulta dall’avere essi preso nel numero tondo di 700 gli stadii compresi in un grado, e che Eratostene ne contava solamente 694. {{Ec|49.|}}</ref>, misura assai prossima a quella data in questi ultimi tempi dal {{AutoreCitato|Jean-Baptiste Delambre|Delambre}}; insegna agli Egizi misurare l’altezza delle piramidi secondo l’ombra e sospetta lo schiacciamento dei poli. {{AutoreCitato|Archimede|Archimede}} autore del primo planetario, assegna al diametro del sole un valore compreso tra la 200<sup>ma</sup> parte dell’angolo retto, e la 164<sup>ma</sup>; calcola il moto dei pianeti; lo rappresenta e dà il centro di gravità degli spazi parabolici e circolari; {{AutoreCitato|Publio Virgilio Marone|Virgilio}}<ref>''Eclog.'' II.</ref> e {{AutoreCitato|Lucio Anneo Seneca|Seneca}}<ref>''Quest. nat.'', lib. VII, cap. 3.</ref> lodano di quest’epoca un {{AutoreCitato|Conone di Samo|Conone}} celeberrimo astronomo, ma la storia della scienza nulla ci ricorda di lui, e ci volge ad Ipparco il vero padre dell’astronomia: quegli che da empirica, come era per l’innanzi quasi sempre stata, la sublima agli universali principii di vera scienza, creando la teoria che connette tutti i fatti osservati, dando la misura precisa che somministra i mezzi di calcolare tutti i fenomeni, saperne conchiudere le distanze e la celerità dei corpi celesti, il loro corso, i loro incontri, i loro eclissi, e determinare i tempi, i modi con cui questi fenomeni si presentano. Scopre egli che il sole più non leva in primavera nei segni stessi sotto cui levava ai tempi degli Argonauti, e ciò gli rivela come la precessione degli equinozii o il movimento progressivo delle stelle in longitudine si faccia parallelamente all’eclittica; osserva il ritorno del sole all’equatore ed ai tropici; e paragonando le sue<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" /></noinclude>{{Ct|f=150%|CALABRIA}}
<section begin="s58" />
{{Centrato|'''58. Int'a nu boscu'''}}
<score sound=1>
<<
% ----------------------------------------------------
% RIGO DEL CANTO
% ----------------------------------------------------
\new Staff = "canto" {
\clef "treble"
\key g \major
\time 6/8
\tempo 4=71
\new Voice = "melodiaCanto" {
\set Staff.midiInstrument = #"voice oohs"
\relative c' {
% Note di esempio per il canto
s1*6/8 ^\markup{\bold "Andantino pastorale"}|
r4. d'4.|
d4 d8 e4 d8 |
d4 d8 d4 d8 |
d4. a4^\fermata a8|
c4 c8 d4 c8|
\break
%rigo c1.2
\cadenzaOn s128 \acciaccatura c8 b4. \stemDown a4.~\cadenzaOff \bar"|"
a8 r c b4.
\acciaccatura {c16 b} a2.|
g4. r4.\bar "|."
}
}
}
% Testo del canto agganciato alla melodia
\new Lyrics \lyricsto "melodiaCanto" {
Int'a nu bo -- sco _ g'è una cop -- pie Luz -- za _ ca'ngi ri ciu la
me -- sa Ge -- sù.... __ _cri......
}
% ----------------------------------------------------
% GRUPPO DI 3 RIGHI IN CHIAVE DI SOL
% ----------------------------------------------------
\new PianoStaff <<
% Primo rigo del gruppo
\new Staff = "sol1" {
\clef "treble"
\key g \major
\relative c' {
%rigo sa1.1
d'2.~|
d2. |
b4.~b4 \stemDown g8|
b4 g8 b8 c b|
a4 \stemUp fis8 \stemDown c'4 \stemUp fis,8|
\stemDown c'4 \stemUp fis,8 \stemDown c'8 d c|
\break
%rigo sa1.2
\cadenzaOn s128 b4 g8 a4 fis8 \cadenzaOff\bar "|"
c'4 fis,8 b c b|
\stemDown a2.|
\stemUp g4. b4 g8|
\tempo 4=100
b4 ^\markup{\bold "Più presto, in tempo di tarantella"} g8 \stemDown b8 c b|
a4 \stemUp fis8 \stemDown c'4 \stemUp fis,8|
c'4 fis,8 \stemDown c' d c|
\break
%rigo sa1.3
b4 g8 b g b|
d8 c b \acciaccatura d8 b a g|
\stemUp fis4 fis8 \stemDown c'4 \stemUp fis,8|
\stemDown c'4 \stemUp fis,8 \stemDown c'8 d c|
b4 \stemUp g8 \stemDown b c b|
b4 \stemUp g8 \stemDown b c b|
\break
%rigo sa1.4
a4 \stemUp fis8 \stemDown c'4 \stemUp fis,8|
\stemDown c'4 \stemUp fis,8 \stemDown c' d c|
\stemDown b4 \stemUp g8 \stemDown b g b|
d8 c b \acciaccatura d8 b a g|
\stemUp fis4 fis8 \stemDown c'4 \stemUp fis,8|
c'4 fis,8 \stemDown a b a|
g2.|
\break
%rigo sa2.5
}
}
% Secondo rigo del gruppo
\new Staff = "sol2" {
\clef "treble"
\key g \major
\relative c' {
%rigo sb1.1
d2.|
b |
<<{d4 b8 g4 b8}
\\
{\stemUp g2.}
>>
b8 c b g4.|
a2.^~|
a2.|
\break
%rigo sb1.2
\cadenzaOn s128 g4 b8 c4. \cadenzaOff \bar "|"
a2.|
c2.|
d4. g,4 b8|
g4 b8 g a g|
a4 c8 a4 c8|
a4 c8 a b a|
\break
%rigo sb1.3
g4 b8 g b g|
g8 a b \acciaccatura a8 b c d|
d4 d8 c4 c8|
a8 c4 a8 b a|
g4 b8 g a g|
g4 b8 g a g
\break
%rigo sb1.4
a4 c8 a4 c8|
a4 c8 a b a|
g4 b8 g b g|
g8 a b \acciaccatura c8 a c d|
d4 d8 a4 c8|
s8 a8 c c d c|
g2.|
\break
%rigo sb2.5
}
}
% Terzo rigo del gruppo
\new Staff = "sol3" {
\clef "treble"
\key g \major
\relative c' {
%rigo sc1.1
<d' d,>2.|
<d d,>2.~|
<e d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.^(_(|
\break
%rigo sc1.2
\cadenzaOn s128 <d d,>2.))~\cadenzaOff \bar "|"
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
\break
%rigo sc1.3
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
\break
%rigo sc1.4
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.|
\break
%rigo sc2.5
}
}
>> % Fine PianoStaff
>>
\layout {
ragged-last =##t
}
\midi { }
</score>
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<<
% ----------------------------------------------------
% RIGO DEL CANTO
% ----------------------------------------------------
\new Staff = "canto" {
\clef "treble"
\key g \major
\time 6/8
\tempo 4=71
\new Voice = "melodiaCanto" {
\set Staff.midiInstrument = #"voice oohs"
\relative c' {
% Note di esempio per il canto
s1*6/8 ^\markup{\bold "Andantino pastorale"}|
r4. d'4.|
d4 d8 e4 d8 |
d4 d8 d4 d8 |
d4. a4^\fermata a8|
c4 c8 d4 c8|
\break
%rigo c1.2
\cadenzaOn s128 \acciaccatura c8 b4. \stemDown a4.~\cadenzaOff \bar"|"
a8 r c b4.
\acciaccatura {c16 b} a2.|
g4. r4.\bar "|."
}
}
}
% Testo del canto agganciato alla melodia
\new Lyrics \lyricsto "melodiaCanto" {
Int'a nu bo -- sco _ g'è una cop -- pie Luz -- za _ ca'ngi ri ciu la
me -- sa Ge -- sù.... __ _cri......
}
% ----------------------------------------------------
% GRUPPO DI 3 RIGHI IN CHIAVE DI SOL
% ----------------------------------------------------
\new PianoStaff <<
% Primo rigo del gruppo
\new Staff = "sol1" {
\clef "treble"
\key g \major
\relative c' {
%rigo sa1.1
d'2.~|
d2. |
b4.~b4 \stemDown g8|
b4 g8 b8 c b|
a4 \stemUp fis8 \stemDown c'4 \stemUp fis,8|
\stemDown c'4 \stemUp fis,8 \stemDown c'8 d c|
\break
%rigo sa1.2
\cadenzaOn s128 b4 g8 a4 fis8 \cadenzaOff\bar "|"
c'4 fis,8 b c b|
\stemDown a2.|
\stemUp g4. b4 g8|
\tempo 4=140
b4 ^\markup{\bold "Più presto, in tempo di tarantella"} g8 \stemDown b8 c b|
a4 \stemUp fis8 \stemDown c'4 \stemUp fis,8|
c'4 fis,8 \stemDown c' d c|
\break
%rigo sa1.3
b4 g8 b g b|
d8 c b \acciaccatura d8 b a g|
\stemUp fis4 fis8 \stemDown c'4 \stemUp fis,8|
\stemDown c'4 \stemUp fis,8 \stemDown c'8 d c|
b4 \stemUp g8 \stemDown b c b|
b4 \stemUp g8 \stemDown b c b|
\break
%rigo sa1.4
a4 \stemUp fis8 \stemDown c'4 \stemUp fis,8|
\stemDown c'4 \stemUp fis,8 \stemDown c' d c|
\stemDown b4 \stemUp g8 \stemDown b g b|
d8 c b \acciaccatura d8 b a g|
\stemUp fis4 fis8 \stemDown c'4 \stemUp fis,8|
c'4 fis,8 \stemDown a b a|
g2.|
\break
%rigo sa2.5
}
}
% Secondo rigo del gruppo
\new Staff = "sol2" {
\clef "treble"
\key g \major
\relative c' {
%rigo sb1.1
d2.|
b |
<<{d4 b8 g4 b8}
\\
{\stemUp g2.}
>>
b8 c b g4.|
a2.^~|
a2.|
\break
%rigo sb1.2
\cadenzaOn s128 g4 b8 c4. \cadenzaOff \bar "|"
a2.|
c2.|
d4. g,4 b8|
g4 b8 g a g|
a4 c8 a4 c8|
a4 c8 a b a|
\break
%rigo sb1.3
g4 b8 g b g|
g8 a b \acciaccatura a8 b c d|
d4 d8 c4 c8|
a8 c4 a8 b a|
g4 b8 g a g|
g4 b8 g a g
\break
%rigo sb1.4
a4 c8 a4 c8|
a4 c8 a b a|
g4 b8 g b g|
g8 a b \acciaccatura c8 a c d|
d4 d8 a4 c8|
s8 a8 c c d c|
g2.|
\break
%rigo sb2.5
}
}
% Terzo rigo del gruppo
\new Staff = "sol3" {
\clef "treble"
\key g \major
\relative c' {
%rigo sc1.1
<d' d,>2.|
<d d,>2.~|
<e d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.^(_(|
\break
%rigo sc1.2
\cadenzaOn s128 <d d,>2.))~\cadenzaOff \bar "|"
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
\break
%rigo sc1.3
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
\break
%rigo sc1.4
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.~|
<d d,>2.|
\break
%rigo sc2.5
}
}
>> % Fine PianoStaff
>>
\layout {
ragged-last =##t
}
\midi { }
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<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 86 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>nerale {{Wl|Q3620236|Sorice}}, ministro della guerra durante il governo Badoglio, ma è importante notare come il colonnello Musco sia anche il responsabile di quel
<<piano X>>, di cui abbiamo detto più sopra, che rappresenta l'esordio dell'ingerenza «<armata» degli USA in Italia. Secondo il reverendo Frank Gigliotti, massone statunitense e collaboratore dei Servizi americani, proprio durante quel periodo «ci sono in Italia cinquanta generali che si stanno organizzando per un colpo di Stato. Sono tutti anticomunisti e sono pronti a tutto»<ref>Documento n. 86500/7 - 747 del 23 ottobre 1947, in R. Faenza e M. Fini, op. cit., p. 265 n.</ref>. Non sembra, quindi, priva di fondamento l'ipotesi che almeno una parte dell'Armata italiana della libertà coincida, in realtà, con la struttura predisposta dal {{Wl|Q1575872|Viminale}} per sostituire i prefetti con uomini di sicura appartenenza atlantica.
Che il riferimento dell'AIL fossero i Servizi americani è peraltro dimostrato, inequivocabilmente, dal fatto che tre mesi dopo la sua costituzione, il colonnello Musco deposita presso l'ambasciata USA di via Veneto l'elenco dello Stato Maggiore dell'organizzazione (in realtà, nei documenti americani il vertice dell'organizzazione viene denominato «Comitato Centrale», ed è possibile ipotizzare che il riferimento fosse proprio alla più tipica delle articolazioni dei partiti comunisti). È questa una prassi - che si ripeterà quando verrà consegnato all'ambasciata statunitense un elenco degli appartenenti alla loggia P2 - che denota un indissolubile legame tra l'AIL e i rappresentanti di Washington in Italia, e probabilmente anche tra questi ultimi e il piano elaborato dal ministro Scelba.
D'altra parte, che i responsabili dei ministeri chiave per la politica filoatlantica dell'Italia fossero in stretto collegamento con gli apparati USA è dato ormai acquisito, e ciò che preme evidenziare in questa sede sono, in realtà, le eventuali distorsioni che questo rapporto ha creato nella regolare attività politica e istituzionale del nostro paese. E una distorsione si ha certamente quando «attraverso contatti con prefetture e servizi segreti, il dipartimento dell'Esercito si preoccupa di sorvegliare personalità comuniste e socialiste» e i loro spostamenti in Italia e all'estero<ref>R. Gatti, Rimanga tra noi, p. 28. </ref>. Che comunisti e socialisti fossero discriminati, e possibilmente espulsi dalla pubblica amministrazione, lo ha raccontato anche il senatore Cossiga<ref>«Abbiamo pesantemente discriminato i comunisti, mi limito a dire discriminati, ma è vero che talvolta li abbiamo perseguitati: li abbiamo licenziati, li abbiamo controllati». Audiz. cit., p. 1131.</ref> ma appare evidente come il controllo degli spostamenti di parlamentari ed esponenti politici all'interno del loro paese non può non rappresentare una palese violazione dei diritti e delle prerogative sancite dalla nostra Costituzione. Ciò che appare grave, in ogni caso, è che le mine poste alle fondamenta della democrazia italiana vengono collocate dagli americani in totale accordo - se non su richiesta - proprio del governo italiano.
Che questa fosse una necessità dettata dalla posizione filosovietica della sinistra italiana, trova peraltro la sua più clamorosa smentita proprio<noinclude><references/></noinclude>
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{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>nerale {{Wl|Q3620236|Sorice}}, ministro della guerra durante il governo Badoglio, ma è importante notare come il colonnello Musco sia anche il responsabile di quel
«piano X», di cui abbiamo detto più sopra, che rappresenta l'esordio dell'ingerenza «<armata» degli USA in Italia. Secondo il reverendo Frank Gigliotti, massone statunitense e collaboratore dei Servizi americani, proprio durante quel periodo «ci sono in Italia cinquanta generali che si stanno organizzando per un colpo di Stato. Sono tutti anticomunisti e sono pronti a tutto»<ref>Documento n. 86500/7 - 747 del 23 ottobre 1947, in R. Faenza e M. Fini, op. cit., p. 265 n.</ref>. Non sembra, quindi, priva di fondamento l'ipotesi che almeno una parte dell'Armata italiana della libertà coincida, in realtà, con la struttura predisposta dal {{Wl|Q1575872|Viminale}} per sostituire i prefetti con uomini di sicura appartenenza atlantica.
Che il riferimento dell'AIL fossero i Servizi americani è peraltro dimostrato, inequivocabilmente, dal fatto che tre mesi dopo la sua costituzione, il colonnello Musco deposita presso l'ambasciata USA di via Veneto l'elenco dello Stato Maggiore dell'organizzazione (in realtà, nei documenti americani il vertice dell'organizzazione viene denominato «Comitato Centrale», ed è possibile ipotizzare che il riferimento fosse proprio alla più tipica delle articolazioni dei partiti comunisti). È questa una prassi - che si ripeterà quando verrà consegnato all'ambasciata statunitense un elenco degli appartenenti alla loggia P2 - che denota un indissolubile legame tra l'AIL e i rappresentanti di Washington in Italia, e probabilmente anche tra questi ultimi e il piano elaborato dal ministro Scelba.
D'altra parte, che i responsabili dei ministeri chiave per la politica filoatlantica dell'Italia fossero in stretto collegamento con gli apparati USA è dato ormai acquisito, e ciò che preme evidenziare in questa sede sono, in realtà, le eventuali distorsioni che questo rapporto ha creato nella regolare attività politica e istituzionale del nostro paese. E una distorsione si ha certamente quando «attraverso contatti con prefetture e servizi segreti, il dipartimento dell'Esercito si preoccupa di sorvegliare personalità comuniste e socialiste» e i loro spostamenti in Italia e all'estero<ref>R. Gatti, Rimanga tra noi, p. 28. </ref>. Che comunisti e socialisti fossero discriminati, e possibilmente espulsi dalla pubblica amministrazione, lo ha raccontato anche il senatore Cossiga<ref>«Abbiamo pesantemente discriminato i comunisti, mi limito a dire discriminati, ma è vero che talvolta li abbiamo perseguitati: li abbiamo licenziati, li abbiamo controllati». Audiz. cit., p. 1131.</ref> ma appare evidente come il controllo degli spostamenti di parlamentari ed esponenti politici all'interno del loro paese non può non rappresentare una palese violazione dei diritti e delle prerogative sancite dalla nostra Costituzione. Ciò che appare grave, in ogni caso, è che le mine poste alle fondamenta della democrazia italiana vengono collocate dagli americani in totale accordo - se non su richiesta - proprio del governo italiano.
Che questa fosse una necessità dettata dalla posizione filosovietica della sinistra italiana, trova peraltro la sua più clamorosa smentita proprio<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 87 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>nei documenti americani. Una lettera del 13 febbraio 1952 al Dipartimento di Stato riferisce che «il Partito comunista [...] prepara un’organizzazione segreta nell’eventualità che sia messo fuori legge. Due tipi di comitati sono stati formati: uno di natura politica e l’altro di natura paramilitare per l’organizzazione di formazioni partigiane e la preparazione della guerriglia»<ref>Gatti, op. cit., p. 29.</ref>. Con ciò si può probabilmente porre fine alla famosa tesi della pericolosità del PCI, e del suo ruolo di quinta colonna sovietica all’interno del blocco NATO. Ancora nel 1952, il PCI «prepara un’organizzazione segreta» e non dispone, quindi, di alcuna struttura di questo genere; inoltre, stando alla fonte statunitense, la struttura servirebbe ai comunisti nell’eventualità di essere messi fuori legge, e non ha, pertanto, alcuna caratteristica offensiva, neppure in relazione ai canoni della guerra fredda. Piuttosto, rivelandosi sempre più evidente l’ingerenza americana negli affari interni del nostro paese, il PCI inizia a organizzarsi nella sciagurata ipotesi che possano prevalere i settori più duri dell’amministrazione americana, decisi a tutto pur di impedire alla sinistra qualunque avvicinamento alla stanza dei bottoni.
Ma è proprio questa la strategia della Casa Bianca. Inventare il nemico, aumentarne sproporzionatamente il pericolo e le capacità, intervenire per spezzarne le velleità. Che questo pericolo non esista realmente, non è preoccupazione americana, e sembra quasi che questo ruolo «creativo» sia affidato al governo italiano, sempre secondo procedure sperimentate e uomini di sicura affidabilità. È in buona sostanza, il semplice meccanismo della strategia della tensione: creare i presupposti, falsificandoli, per legittimare la reazione.
Negli anni ’50, in attesa di «tempi migliori», l’oltranzismo atlantico si esercita e arma le proprie strutture e i propri uomini. Torneranno utili quando, dalla fase teorica e preparativa, si passerà a quella operativa, inizieranno gli scontri preorganizzati tra lavoratori e Forze dell’ordine con l’ausilio dei provocatori, si infiltreranno uomini dello Stato nelle organizzazioni eversive con il compito di accelerarne la deriva in funzione reazionaria, e scoppieranno infine le prime bombe.
''L’Ufficio REI del SIFAR, «Pace e Libertà» e l’attività di Edgardo Sogno''
Per adesso, agli anticomunisti sarà sufficiente mantenere alta l’attenzione e cercare di sfruttare la disponibilità americana verso tutto ciò che possa costituire un argine, purchessia, all’ipotesi di un governo comunista. Ed è utile, a tal fine, anche la strana associazione creata da {{Wl|Q3719100|Edgardo Sogno}}. A coltivare il contatto con «Pace e Libertà» è una struttura, creata all’interno del SIFAR all’inizio degli anni ’50, l’{{Wl|Q141327486|Ufficio Relazioni Economiche e Industriali}} (Ufficio REI), gestito per anni dal maggiore Rocca. A costui, nonostante il suo rifiuto di prestare giuramento alla Repubblica,<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 90 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>l'ottobre 1950<ref>''Disposizioni per la protezione della popolazione civile in caso di guerra o di calamità (difesa civile)'', Camera dei Deputati, Disegno di legge 1593.</ref>. A dimostrazione che il progetto non si limitava a una ridefinizione delle strutture di protezione civile, Scelba ricordò alla Camera come dopo i fatti di Corea nel mondo fosse intervenuto qualcosa di nuovo «che ha obbligato tutti i paesi pensosi della sicurezza all'interno e della difesa delle proprie frontiere ad organizzare anche la difesa civile [...] considerato anche il modo in cui le guerre vengono oggi combattute»<ref>Camera dei Deputati, seduta pomeridiana del 8 maggio 1951..</ref> Vi è da considerare, peraltro, che una struttura con analoghi compiti era già stata attivata presso il Ministero dell'interno, con disposizione del Consiglio dei ministri, e il disegno di legge potrebbe essere stato, in realtà, il meccanismo per sancire ufficialmente l'esistente. Prassi, questa, ricorrente in molte delle vicende trattate in questa relazione. In questo senso sembra deponga anche Edgardo Sogno che, in una lettera al ministro degli esteri Sforza del 22 ottobre 1949 – un anno prima della presentazione del disegno di legge –, riferisce di aver ricevuto dal ministro Scelba la proposta di assumere la carica di «capo del costituendo Servizio per la Difesa civile». La peculiarità di questa iniziativa legislativa, in ogni caso, è rappresentata dall'essere l'unica tra quelle intraprese in chiave anticomunista a divenire pubblica e a passare attraverso l'esame del Parlamento. E non è certo per caso che il progetto scelbiano dal Parlamento non uscirà mai sotto forma di legge, opponendosi strenuamente le forze di sinistra. È, questa, la dimostrazione dell'impossibilità di eliminare dal gioco democratico i partiti di sinistra se non con strumenti impropri per una democrazia; ma sarà anche, per i più oltranzisti, la dimostrazione della necessità di operare solo tramite ''cover operations'', sempre esautorando il Parlamento e, talvolta, qualche membro dell'Esecutivo ritenuto non affidabile.
''Le origini di Gladio e la politica esautorata''
Vedremo più avanti, ma è bene accennarlo fin da subito, la genesi della struttura Gladio/''Stay Behind'', della quale viene tenuto all'oscuro il Parlamento e che, pur portata a conoscenza di tutti i Presidenti del Consiglio, non verrà comunicata ai Presidenti Fanfani e Spadolini (quest'ultimo verrà «indottrinato» solo successivamente, quando assumerà la carica di Ministro della difesa nel 1° governo Craxi). La Commissione stragi, nella prerelazione su Gladio, approvata il 20 giugno 1991, sintetizzerà il problema nei seguenti termini: «Non ci può essere in queste cose una catena informativa che parta dal basso per raggiungere chi sta in alto. Il rapporto "controllore-controllato" verrebbe sconvolto. [...] In sostanza, occorre che vi sia una doppia catena informativa: "discendente", dal responsabile del Governo al Ministro delegato; "ascendente" dal responsabile del Servizio<noinclude></noinclude>
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Giaccai
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<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 90 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>l'ottobre 1950<ref>''Disposizioni per la protezione della popolazione civile in caso di guerra o di calamità (difesa civile)'', Camera dei Deputati, Disegno di legge 1593.</ref>. A dimostrazione che il progetto non si limitava a una ridefinizione delle strutture di protezione civile, Scelba ricordò alla Camera come dopo i {{Wl|Q8663|fatti di Corea}} nel mondo fosse intervenuto qualcosa di nuovo «che ha obbligato tutti i paesi pensosi della sicurezza all'interno e della difesa delle proprie frontiere ad organizzare anche la difesa civile [...] considerato anche il modo in cui le guerre vengono oggi combattute»<ref>Camera dei Deputati, seduta pomeridiana del 8 maggio 1951..</ref> Vi è da considerare, peraltro, che una struttura con analoghi compiti era già stata attivata presso il Ministero dell'interno, con disposizione del Consiglio dei ministri, e il disegno di legge potrebbe essere stato, in realtà, il meccanismo per sancire ufficialmente l'esistente. Prassi, questa, ricorrente in molte delle vicende trattate in questa relazione. In questo senso sembra deponga anche Edgardo Sogno che, in una lettera al ministro degli esteri Sforza del 22 ottobre 1949 – un anno prima della presentazione del disegno di legge –, riferisce di aver ricevuto dal ministro Scelba la proposta di assumere la carica di «capo del costituendo Servizio per la Difesa civile». La peculiarità di questa iniziativa legislativa, in ogni caso, è rappresentata dall'essere l'unica tra quelle intraprese in chiave anticomunista a divenire pubblica e a passare attraverso l'esame del Parlamento. E non è certo per caso che il progetto scelbiano dal Parlamento non uscirà mai sotto forma di legge, opponendosi strenuamente le forze di sinistra. È, questa, la dimostrazione dell'impossibilità di eliminare dal gioco democratico i partiti di sinistra se non con strumenti impropri per una democrazia; ma sarà anche, per i più oltranzisti, la dimostrazione della necessità di operare solo tramite ''cover operations'', sempre esautorando il Parlamento e, talvolta, qualche membro dell'Esecutivo ritenuto non affidabile.
''Le origini di Gladio e la politica esautorata''
Vedremo più avanti, ma è bene accennarlo fin da subito, la genesi della struttura Gladio/''Stay Behind'', della quale viene tenuto all'oscuro il Parlamento e che, pur portata a conoscenza di tutti i Presidenti del Consiglio, non verrà comunicata ai Presidenti Fanfani e Spadolini (quest'ultimo verrà «indottrinato» solo successivamente, quando assumerà la carica di Ministro della difesa nel 1° governo Craxi). La Commissione stragi, nella prerelazione su Gladio, approvata il 20 giugno 1991, sintetizzerà il problema nei seguenti termini: «Non ci può essere in queste cose una catena informativa che parta dal basso per raggiungere chi sta in alto. Il rapporto "controllore-controllato" verrebbe sconvolto. [...] In sostanza, occorre che vi sia una doppia catena informativa: "discendente", dal responsabile del Governo al Ministro delegato; "ascendente" dal responsabile del Servizio<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 92 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>mbasciatrice, Montanelli, dopo aver analizzato il momento politico successivo alle elezioni del 1953, evidenzia la debolezza dell'attuale assetto di potere democristiano, stigmatizzando l'atteggiamento di Scelba che «se alle prossime elezioni un Fronte Popolare comunque costituito raggiungesse la maggioranza [...] consegnerebbe il potere, e sarebbe la fine [...] si arrenderebbe per totale impossibilità di compiere un colpo di Stato». La minoranza sana del paese, prosegue Montanelli – che riferisce all'ambasciatrice i suoi colloqui con un gruppo di industriali anticomunisti –, è disarmata, non ha una guida, ma questa minoranza esiste ancora e non è comunista. È l'unica nostra fortuna. Bisogna ricercarla individuo per individuo, darle una bandiera, una organizzazione terroristica e segreta»<ref>Lettera di I. Montanelli all'ambasciatrice C. Booth Luce, 6 maggio 1954, riportata in M. Del Pero, «Anticomunismo d'assalto», ''Italia contemporanea'', n. 212, settembre 1998, p. 643.</ref>.
Una organizzazione terroristica e segreta, questa era la ricetta del mondo industriale italiano<ref>L'unica eccezione sembra rappresentata da Agnelli e da Valletta che propugnano, viceversa, un coinvolgimento del PSI in chiave filo occidentale. Vd. nota 22 del citato saggio di M. Del Pero.</ref>, probabilmente condivisa dagli USA, per contrastare il comunismo.
Più recentemente Montanelli ha specificato il senso dell'attività svolta in quel torno di tempo in raccordo con l'ambasciatrice USA: «Se al potere fossero saliti, per libere elezioni, i comunisti, gli anglo-americani si sarebbero ritirati dalle nostre basi. Il pericolo che l'Italia correva era questo: interno, non esterno»<ref>''Corriere della sera'', 10 marzo 2000, p. 41.</ref>. È la conferma, da parte di chi visse quegli anni in stretto contatto con la rappresentanza statunitense in Italia, che il timore atlantico non era rivolto a una possibile ma abbiamo visto del tutto improbabile - invasione sovietica, bensì direttamente alla possibilità che PCI e PSI potessero vincere le elezioni e assumere la guida del paese.
Con queste finalità, ma ovviamente con una prospettiva più ampia, a partire dal 1951 gli ambienti più ortodossi della NATO iniziano a coltivare il progetto più ambizioso: una rete europea finalizzata alla guerra psicologica contro i comunisti, che costituirà poi l'ossatura della rete ''{{|wl|Q1850638|Stay Behind}}''. Così, proprio mentre il Dipartimento dell'Esercito USA evidenzia come il PCI si organizzi in chiave difensiva (nel caso fosse messo fuori legge), e non abbia in animo, in realtà, alcun intento insurrezionale, il ''North Atlantic Military Committee Standing Group'', organismo creato all'interno della NATO, suggerisce la creazione di una struttura cui affidare la responsabilità esclusiva delle attività della guerra non convenzionale<ref>R. Gatti, op. cit., p. 30.</ref>. Si scorge, in questo periodo, un meccanismo che sarà una costante di tutta la storia dei rapporti tra gli USA e l'Italia: la dilazione dei tempi e la formalizzazione ex post dei fatti. Originando, com'è naturale, oltreoceano tutte le iniziative tese al contrasto del comunismo, in Italia le direttive americane vengono recepite sempre con uno scarto temporale notevole (di diversi anni), e la loro ufficializzazione viene costantemente postici-<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 92 —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>mbasciatrice, Montanelli, dopo aver analizzato il momento politico successivo alle elezioni del 1953, evidenzia la debolezza dell'attuale assetto di potere democristiano, stigmatizzando l'atteggiamento di Scelba che «se alle prossime elezioni un Fronte Popolare comunque costituito raggiungesse la maggioranza [...] consegnerebbe il potere, e sarebbe la fine [...] si arrenderebbe per totale impossibilità di compiere un colpo di Stato». La minoranza sana del paese, prosegue Montanelli – che riferisce all'ambasciatrice i suoi colloqui con un gruppo di industriali anticomunisti –, è disarmata, non ha una guida, ma questa minoranza esiste ancora e non è comunista. È l'unica nostra fortuna. Bisogna ricercarla individuo per individuo, darle una bandiera, una organizzazione terroristica e segreta»<ref>Lettera di I. Montanelli all'ambasciatrice C. Booth Luce, 6 maggio 1954, riportata in M. Del Pero, «Anticomunismo d'assalto», ''Italia contemporanea'', n. 212, settembre 1998, p. 643.</ref>.
Una organizzazione terroristica e segreta, questa era la ricetta del mondo industriale italiano<ref>L'unica eccezione sembra rappresentata da Agnelli e da Valletta che propugnano, viceversa, un coinvolgimento del PSI in chiave filo occidentale. Vd. nota 22 del citato saggio di M. Del Pero.</ref>, probabilmente condivisa dagli USA, per contrastare il comunismo.
Più recentemente Montanelli ha specificato il senso dell'attività svolta in quel torno di tempo in raccordo con l'ambasciatrice USA: «Se al potere fossero saliti, per libere elezioni, i comunisti, gli anglo-americani si sarebbero ritirati dalle nostre basi. Il pericolo che l'Italia correva era questo: interno, non esterno»<ref>''Corriere della sera'', 10 marzo 2000, p. 41.</ref>. È la conferma, da parte di chi visse quegli anni in stretto contatto con la rappresentanza statunitense in Italia, che il timore atlantico non era rivolto a una possibile ma abbiamo visto del tutto improbabile - invasione sovietica, bensì direttamente alla possibilità che PCI e PSI potessero vincere le elezioni e assumere la guida del paese.
Con queste finalità, ma ovviamente con una prospettiva più ampia, a partire dal 1951 gli ambienti più ortodossi della NATO iniziano a coltivare il progetto più ambizioso: una rete europea finalizzata alla guerra psicologica contro i comunisti, che costituirà poi l'ossatura della rete ''{{wl|Q1850638|Stay Behind}}''. Così, proprio mentre il Dipartimento dell'Esercito USA evidenzia come il PCI si organizzi in chiave difensiva (nel caso fosse messo fuori legge), e non abbia in animo, in realtà, alcun intento insurrezionale, il ''North Atlantic Military Committee Standing Group'', organismo creato all'interno della NATO, suggerisce la creazione di una struttura cui affidare la responsabilità esclusiva delle attività della guerra non convenzionale<ref>R. Gatti, op. cit., p. 30.</ref>. Si scorge, in questo periodo, un meccanismo che sarà una costante di tutta la storia dei rapporti tra gli USA e l'Italia: la dilazione dei tempi e la formalizzazione ex post dei fatti. Originando, com'è naturale, oltreoceano tutte le iniziative tese al contrasto del comunismo, in Italia le direttive americane vengono recepite sempre con uno scarto temporale notevole (di diversi anni), e la loro ufficializzazione viene costantemente postici-<noinclude></noinclude>
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{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>pata, a guisa di sanatoria. In tal modo, risulta difficile seguire coerentemente lo svolgersi dei passaggi che portano alla creazione di Gladio e alla sua formalizzazione, all'applicazione del piano ''Demagnetize'', e all'attività dello ''Standing Group'' per la guerra psicologica e non ortodossa.
Certo è che, nell'ottobre 1951 il comando NATO organizza un convegno a Parigi – Sicurezza civile e controspionaggio in tempo di pace – nel corso del quale viene avanzata la proposta di creare un comitato per la pianificazione clandestina con lo scopo di coordinare le attività di ''Stay Behind'' in Europa. Quella che in Italia assumerà la denominazione di Gladio, infatti, è una struttura già presente in molti paesi europei, ed è molto probabilmente attiva anche in Italia, anche se – per il meccanismo esposto sopra – verrà formalmente costituita solo molti anni dopo. È necessario, quindi, per i vertici americani e per la CIA coordinare tutte le strutture europee finalizzate al medesimo obiettivo, e, in quest'ottica, sviluppare tutte le forme possibili di guerra non ortodossa nei confronti del comunismo. Che anche in Italia ci si muovesse secondo le medesime in- dicazioni emerge dal promemoria che il capo del SIFAR, generale Umberto Broccoli, invia l'8 ottobre 1951 al Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale {{Wl|Q1572694|Efisio Marras}}. Scrive Broccoli che «nell'attuale relatività di forze NATO-COMINFORM, primo dovere del SIFAR è quello di prevedere, in caso di conflitto, l'occupazione nemica di almeno parte del territorio nazionale e di preorganizzare il servizio informazioni, il sabotaggio, la propaganda e la resistenza». Più oltre, il generale mette in luce come in altri paesi europei già esista una simile organizzazione: «in Olanda e Belgio (e presumibilmente anche in Danimarca e in Norvegia) l'organizzazione può dirsi a punto»<ref>R. Gatti, op. cit., pp. 30-31. </ref>.
Da queste premesse nascerà il nucleo dell'organizzazione S/B in Italia, le cui finalità, benché ampiamente analizzate, mantengono un profilo di non sicura legittimità costituzionale. Due ordini di fattori inducono a questa considerazione. Il primo è che, pur a fronte di un pronunciamento della magistratura, rimane dubbia la legittimità di un organismo sorto sulla base di un accordo stipulato tra due Servizi non ufficialmente autonomi nei confronti del potere esecutivo e legislativo dei rispettivi paesi; e, per quanto non si conosca la genesi formale dell'istituzione di ''Stay Behind'' negli USA, certo è che in Italia tale struttura non passa mai al vaglio, né preventivo né ratificativo del Governo e del Parlamento. Come già accennato, i Presidenti del Consiglio e i Ministri della difesa venivano informati, al momento dell'assunzione delle funzioni, dell'esistenza di una rete di contrasto nei confronti di una possibile invasione del territorio nazionale, ma tale prassi perché solo di prassi può parlarsi, non evidenziandosi nessuna disposizione in tal senso non venne sempre rispettata, tanto che dell'esistenza di Gladio non fu informato il Presidente del Consiglio Amintore Fanfani. Non sembra, quindi, eccessivo sostenere che tale apparato sia sorto totalmente al di fuori della Costituzione, e inquietanti<noinclude></noinclude>
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{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>ombre non possono non vedersi anche per l’attività di Gladio nel corso
degli anni.
È il secondo ordine di fattori, infatti, che induce a ritenere la non corrispondenza al dettato costituzionale di tutta la rete ''Stay Behind'', nella consapevolezza, peraltro, che minacce di invasione da parte di potenziali aggressori dell’Est – vale a dire da parte dei comunisti – era terminata, se
mai vi fu, venticinque anni prima della scoperta dell’esistenza di Gladio,
che venne resa nota all’opinione pubblica solo grazie alle indagini di un
magistrato.
È ormai evidente che i gladiatori non potevano essere, come ufficialmente sostenuto, solamente 622 (numero casualmente coincidente con
quello degli informatori dell’OVRA), e si esporranno più avanti le fondate
critiche a questa risibile asserzione. Il vero nocciolo del problema risiede
nella possibilità – in parte accertata, e in parte da accertare – che numerosi
degli appartenenti a Gladio abbiano, in realtà, assunto compiti e compiuto
azioni che nulla hanno a che fare con le finalità «istituzionali» che la
struttura prevedeva. Vi è stato nel corso degli anni, e con punte allarmanti
nel periodo a cavallo tra i ’60 e i ’70, un intensificarsi della attività dei
gruppi di estrema destra che hanno trovato ampia copertura, laddove
non collusione, di apparati dello Stato, e segnatamente proprio di quelle
strutture preposte al controllo e alla prevenzione dei fenomeni eversivi,
come verrà evidenziato nei successivi capitoli dedicati ai singoli episodi
della fase culminante della strategia della tensione.
''Il piano Demagnetize/Clydesdale''
Tra il citato Convegno di Parigi del 1951 e la firma dell’accordo tra
Italia e USA per la formalizzazione di Gladio, si inserisce un altro capitolo della strategia statunitense nei confronti delle sinistre europee, in particolare dei partiti comunisti di Italia e Francia. È il famoso ''{{Wl|Q1185120|Piano Demagnetize}}'' (che per la Francia assumerà il nome di ''Cloven''), con il quale il
governo americano, d’intesa con quello italiano, intende porre un definitivo argine ad ogni attività comunista nel paese.
Il piano viene approvato il 21 febbraio 1952 dal ''Psychological
Strategy Board'' (PBS), la struttura deputata da Washington alla guerra
psicologica, contestualmente alla creazione di un comitato – ''Lenap'' – composto da membri del dipartimento di Stato, della Difesa, della
CIA e della ''Mutual Security Agency''. Un ruolo di responsabilitaÁ è affidato all’Ambasciata americana di Roma, all’epoca retta da James
Dunn, con funzioni di informazione, di coordinamento e di collegamento con il governo italiano.
Come in altri numerosi episodi relativi all’ingerenza americana in Italia, anche in questo vi è una clausola segreta, relativa proprio al ruolo giocato all’interno dal nostro governo. Un rapporto del 16 luglio 1952 segnalava, infatti, che «l’ambasciatore Bunker ha sottolineato l’estrema importanza di proteggere il suo rapporto confidenziale con De Gasperi su questo<noinclude><references/></noinclude>
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degli anni.
È il secondo ordine di fattori, infatti, che induce a ritenere la non corrispondenza al dettato costituzionale di tutta la rete ''Stay Behind'', nella consapevolezza, peraltro, che minacce di invasione da parte di potenziali aggressori dell’Est – vale a dire da parte dei comunisti – era terminata, se
mai vi fu, venticinque anni prima della scoperta dell’esistenza di Gladio,
che venne resa nota all’opinione pubblica solo grazie alle indagini di un
magistrato.
È ormai evidente che i gladiatori non potevano essere, come ufficialmente sostenuto, solamente 622 (numero casualmente coincidente con
quello degli informatori dell’{{Wl|Q601355|OVRA}}), e si esporranno più avanti le fondate
critiche a questa risibile asserzione. Il vero nocciolo del problema risiede
nella possibilità – in parte accertata, e in parte da accertare – che numerosi
degli appartenenti a Gladio abbiano, in realtà, assunto compiti e compiuto
azioni che nulla hanno a che fare con le finalità «istituzionali» che la
struttura prevedeva. Vi è stato nel corso degli anni, e con punte allarmanti
nel periodo a cavallo tra i ’60 e i ’70, un intensificarsi della attività dei
gruppi di estrema destra che hanno trovato ampia copertura, laddove
non collusione, di apparati dello Stato, e segnatamente proprio di quelle
strutture preposte al controllo e alla prevenzione dei fenomeni eversivi,
come verrà evidenziato nei successivi capitoli dedicati ai singoli episodi
della fase culminante della strategia della tensione.
''Il piano Demagnetize/Clydesdale''
Tra il citato Convegno di Parigi del 1951 e la firma dell’accordo tra
Italia e USA per la formalizzazione di Gladio, si inserisce un altro capitolo della strategia statunitense nei confronti delle sinistre europee, in particolare dei partiti comunisti di Italia e Francia. È il famoso ''{{Wl|Q1185120|Piano Demagnetize}}'' (che per la Francia assumerà il nome di ''Cloven''), con il quale il
governo americano, d’intesa con quello italiano, intende porre un definitivo argine ad ogni attività comunista nel paese.
Il piano viene approvato il 21 febbraio 1952 dal ''Psychological
Strategy Board'' (PBS), la struttura deputata da Washington alla guerra
psicologica, contestualmente alla creazione di un comitato – ''Lenap'' – composto da membri del dipartimento di Stato, della Difesa, della
CIA e della ''Mutual Security Agency''. Un ruolo di responsabilitaÁ è affidato all’Ambasciata americana di Roma, all’epoca retta da James
Dunn, con funzioni di informazione, di coordinamento e di collegamento con il governo italiano.
Come in altri numerosi episodi relativi all’ingerenza americana in Italia, anche in questo vi è una clausola segreta, relativa proprio al ruolo giocato all’interno dal nostro governo. Un rapporto del 16 luglio 1952 segnalava, infatti, che «l’ambasciatore Bunker ha sottolineato l’estrema importanza di proteggere il suo rapporto confidenziale con De Gasperi su questo<noinclude><references/></noinclude>
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{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>problema»<ref>Documento citato in M. E. Guasconi ''L’altra faccia della medaglia'', ed. Rubettino, 1999, pp. 44-45.</ref>, e sembra di rileggere il medesimo copione del 1947, quando lo stesso De Gasperi chiede agli alleati di non far trapelare le sue richieste di mantenere nel mediterraneo unità navali USA. La regolare frequentazione ancorché in parte segreta del Presidente del Consiglio italiano con gli americani, non doveva, in realtà aver del tutto fugato i dubbi circa il mantenimento di una politica rigidamente anticomunista nel nostro paese, ed è proprio per compensare questo declino di linea politica che gli americani stabilirono di adottare un piano speciale di contrasto ed emarginazione della sinistra in Italia.
Situazione emblematica quella italiana, tanto da diventare per gli USA il terreno in cui sperimentare gli effetti e i risultati della guerra psicologica, passata alla fase operativa tra il giugno e il luglio del 1952, con il piano nel frattempo denominato ''Clydesdale''. Le linee guida del piano, elaborate nel corso di una riunione del Comitato ''Lenap'', prevedevano di dedicare particolare attenzione al blocco PCI-{{Wl|Q1125068|CGIL}}, individuato come l'asse portante del mantenimento di potere della sinistra italiana. Obiettivo conseguente doveva essere, quindi, quello di «rompere il controllo comunista sulle organizzazioni sindacali»<ref>Documento citato in M. E. Guasconi op. cit., p. 45.</ref>, con corrispondente e favorevole attenzione nei confronti degli altri sindacati. Nel dettaglio, il Piano di guerra psicologica per la riduzione del comunismo in Italia, prevedeva due tipologie di azioni, le prime di carattere repressivo nei confronti del Partito comunista e dei suoi affiliati, e le altre più dirette alla crescita economica e sociale del paese<ref>È evidente, sotto questo profilo, come gli americani siano convinti assertori dell'equazione comunismo = povertà, tanto da ritenere di poter debellare il primo attenuando la seconda. Dovrebbe forse, in altra sede, concentrarsi l'attenzione sugli enormi sforzi economici sostenuti dagli USA, non già con l'intento di promuovere lo sviluppo e la ricostruzione dei paesi distrutti dalla guerra, bensì con il precipuo obiettivo di eliminare dalla scena politica un partito che rappresentava una delle due ideologie/potenze uscite vincitrici dal secondo conflitto bellico. A puro titolo di curiosità potrebbe, a tal fine, essere utile indagare anche sul capitolo di bilancio del Ministero dell'interno denominato <<fondi UNRRA».</ref>. Da parte sua, il governo di De Gasperi avrebbe dovuto «apportare revisioni alla legge elettorale per diminuire la rappresentanza del PCI a tutti i livelli governativi, [...] adottare misure legislative e amministrative più vigorose per prosciugare le fonti di finanziamento del PCI in Italia, specialmente quelle provenienti da accordi commerciali con le industrie sovietiche o con altri paesi satelliti, [...] ridurre la vendita e la distribuzione di pubblicazioni sovietiche e del {{Wl|Q183533|COMINFORM}} [...], prendere misure legali contro tutti coloro che fossero coinvolti in movimenti illegali o nascondessero armi [...], favorire i non comunisti nell'affitto di case realizzate con l'utilizzo di fondi lire»<ref>''Piano di guerra psicologica per la riduzione del comunismo in Italia'', cit. in M. E. Guasconi, op. cit., p. 47.</ref>. Più generalmente, il Piano prevedeva un'azione del governo italiano tendente a eliminare l'influenza comunista nei campi della difesa, della sicu-<noinclude><references/></noinclude>
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{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>rezza interna, dell'informazione e dell'economia, nonché a ridurre la presenza dei comunisti all'interno delle industrie statali.
Con un duplice e convergente interesse, agli Stati Uniti veniva lasciata mano libera per la localizzazione delle basi americane e alleate, avendo l'accortezza di estromettere da ogni commessa società vicine al PCI e dalla partecipazione ai lavori società e lavoratori vicini alle formazioni di sinistra. Laddove fosse stata maggiore e più radicata la presenza di lavoratori comunisti, gli USA prevedevano anche l'applicazione di speciali contratti ''offshore'', in base ai quali le aziende che avessero voluto ottenere commesse da parte di società americane – e particolarmente da quelle di Stato – avrebbero dovuto preventivamente licenziare gli appartenenti alle cellule comuniste e socialiste. Risulta che questo genere di contratto venne certamente applicato alle {{Wl|Q2015812|Officine Galileo}}, e scatenò la ovvia reazione del sindacato e dei partiti di sinistra, a testimonianza di un impegno costante in difesa dei lavoratori e dei diritti conquistati con la nascita della Repubblica.
Negli anni successivi (e ufficialmente il 10 gennaio 1957), presso la caserma Passalacqua di Verona viene istituito il Battaglione Guerra Psicologica, che assume la denominazione di {{WlQ141340781|Reparto Guerra Psicologica}} e viene posto alla dipendenza del {{Wl|Q141340990|Comando Forze Terrestri Alleate del Sud Europa}} (FTASE), la struttura della NATO sovrintendente le forze di terra del {{Wl|Q877399|Patto Atlantico}} nell'Europa meridionale. Benché non esista documentazione sufficiente a dimostrare un coinvolgimento del Reparto G.P. nella guerra non ortodossa, il solo fatto che abbia operato per quasi quaranta anni, e direttamente alle dipendenze del Comando FTASE induce a ritenere che il Reparto possa aver funzionato con un ruolo di coordinamento di molte delle operazioni attivate dall'alleanza atlantica nei confronti dei comunisti, e l'ipotesi può ritenersi confermata anche da quanto scritto dal giudice istruttore Mastelloni, nella sua ordinanza-sentenza relativa ad ARGO 16: «Dalla deposizione del citato ufficiale [il generale dell'Esercito in ausiliaria Eugenio Cartechini] è emerso che il Battaglione di supporto psicologico aveva avuto origine all'inizio degli anni Cinquanta [e non già nel 1957] con sede allocata presso l'Ospedale militare di Verona [...]»<ref>Cfr. Ordinanza-sentenza G.I. Mastelloni, cit., p. 1337</ref>. La sua dipendenza dai Servizi militari americani, dai quali «dipendevano» anche noti elementi neofascisti come Digilio e Soffiati, induce ulteriormente a ritenere che il Battaglione possa aver svolto funzioni non irrilevanti nell'ottica di quella «guerra senza confini» scatenata dagli Stati Uniti nei confronti dell'Italia.
''1.3 La polizia segreta del Ministero dell'interno e il «Gruppo De Nozza»
''Documentalmente accertata è, viceversa, la creazione di una speciale struttura presso il Ministero dell'interno tra la fine del 1958 e l'inizio del<noinclude><references/></noinclude>
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Con un duplice e convergente interesse, agli Stati Uniti veniva lasciata mano libera per la localizzazione delle basi americane e alleate, avendo l'accortezza di estromettere da ogni commessa società vicine al PCI e dalla partecipazione ai lavori società e lavoratori vicini alle formazioni di sinistra. Laddove fosse stata maggiore e più radicata la presenza di lavoratori comunisti, gli USA prevedevano anche l'applicazione di speciali contratti ''offshore'', in base ai quali le aziende che avessero voluto ottenere commesse da parte di società americane – e particolarmente da quelle di Stato – avrebbero dovuto preventivamente licenziare gli appartenenti alle cellule comuniste e socialiste. Risulta che questo genere di contratto venne certamente applicato alle {{Wl|Q2015812|Officine Galileo}}, e scatenò la ovvia reazione del sindacato e dei partiti di sinistra, a testimonianza di un impegno costante in difesa dei lavoratori e dei diritti conquistati con la nascita della Repubblica.
Negli anni successivi (e ufficialmente il 10 gennaio 1957), presso la caserma Passalacqua di Verona viene istituito il Battaglione Guerra Psicologica, che assume la denominazione di {{Wl|Q141340781|Reparto Guerra Psicologica}} e viene posto alla dipendenza del Comando Forze Terrestri Alleate del Sud Europa}{{Wl|Q141340990|(FTASE)}}, la struttura della NATO sovrintendente le forze di terra del {{Wl|Q877399|Patto Atlantico}} nell'Europa meridionale. Benché non esista documentazione sufficiente a dimostrare un coinvolgimento del Reparto G.P. nella guerra non ortodossa, il solo fatto che abbia operato per quasi quaranta anni, e direttamente alle dipendenze del Comando FTASE induce a ritenere che il Reparto possa aver funzionato con un ruolo di coordinamento di molte delle operazioni attivate dall'alleanza atlantica nei confronti dei comunisti, e l'ipotesi può ritenersi confermata anche da quanto scritto dal giudice istruttore Mastelloni, nella sua ordinanza-sentenza relativa ad ARGO 16: «Dalla deposizione del citato ufficiale [il generale dell'Esercito in ausiliaria Eugenio Cartechini] è emerso che il Battaglione di supporto psicologico aveva avuto origine all'inizio degli anni Cinquanta [e non già nel 1957] con sede allocata presso l'Ospedale militare di Verona [...]»<ref>Cfr. Ordinanza-sentenza G.I. Mastelloni, cit., p. 1337</ref>. La sua dipendenza dai Servizi militari americani, dai quali «dipendevano» anche noti elementi neofascisti come Digilio e Soffiati, induce ulteriormente a ritenere che il Battaglione possa aver svolto funzioni non irrilevanti nell'ottica di quella «guerra senza confini» scatenata dagli Stati Uniti nei confronti dell'Italia.
''1.3 La polizia segreta del Ministero dell'interno e il «Gruppo De Nozza»
''Documentalmente accertata è, viceversa, la creazione di una speciale struttura presso il Ministero dell'interno tra la fine del 1958 e l'inizio del<noinclude><references/></noinclude>
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Con un duplice e convergente interesse, agli Stati Uniti veniva lasciata mano libera per la localizzazione delle basi americane e alleate, avendo l'accortezza di estromettere da ogni commessa società vicine al PCI e dalla partecipazione ai lavori società e lavoratori vicini alle formazioni di sinistra. Laddove fosse stata maggiore e più radicata la presenza di lavoratori comunisti, gli USA prevedevano anche l'applicazione di speciali contratti ''offshore'', in base ai quali le aziende che avessero voluto ottenere commesse da parte di società americane – e particolarmente da quelle di Stato – avrebbero dovuto preventivamente licenziare gli appartenenti alle cellule comuniste e socialiste. Risulta che questo genere di contratto venne certamente applicato alle {{Wl|Q2015812|Officine Galileo}}, e scatenò la ovvia reazione del sindacato e dei partiti di sinistra, a testimonianza di un impegno costante in difesa dei lavoratori e dei diritti conquistati con la nascita della Repubblica.
Negli anni successivi (e ufficialmente il 10 gennaio 1957), presso la caserma Passalacqua di Verona viene istituito il Battaglione Guerra Psicologica, che assume la denominazione di {{Wl|Q141340781|Reparto Guerra Psicologica}} e viene posto alla dipendenza del Comando Forze Terrestri Alleate del Sud Europa}{{Wl|Q141340990|(FTASE)}}, la struttura della NATO sovrintendente le forze di terra del {{Wl|Q877399|Patto Atlantico}} nell'Europa meridionale. Benché non esista documentazione sufficiente a dimostrare un coinvolgimento del Reparto G.P. nella guerra non ortodossa, il solo fatto che abbia operato per quasi quaranta anni, e direttamente alle dipendenze del Comando FTASE induce a ritenere che il Reparto possa aver funzionato con un ruolo di coordinamento di molte delle operazioni attivate dall'alleanza atlantica nei confronti dei comunisti, e l'ipotesi può ritenersi confermata anche da quanto scritto dal giudice istruttore Mastelloni, nella sua ordinanza-sentenza relativa ad ARGO 16: «Dalla deposizione del citato ufficiale [il generale dell'Esercito in ausiliaria Eugenio Cartechini] è emerso che il Battaglione di supporto psicologico aveva avuto origine all'inizio degli anni Cinquanta [e non già nel 1957] con sede allocata presso l'Ospedale militare di Verona [...]»<ref>Cfr. Ordinanza-sentenza G.I. Mastelloni, cit., p. 1337</ref>. La sua dipendenza dai Servizi militari americani, dai quali «dipendevano» anche noti elementi neofascisti come Digilio e Soffiati, induce ulteriormente a ritenere che il Battaglione possa aver svolto funzioni non irrilevanti nell'ottica di quella «guerra senza confini» scatenata dagli Stati Uniti nei confronti dell'Italia.
''1.3 La polizia segreta del Ministero dell'interno e il «Gruppo De Nozza»''
Documentalmente accertata è, viceversa, la creazione di una speciale struttura presso il Ministero dell'interno tra la fine del 1958 e l'inizio del<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||1}}</noinclude>Alla Gentile Signora<br>
ARIANNA AGNELLO
{{Ct|f=300%|NON PIANGO PIÙ}}
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%rigo canto 1.2
R1*6/8 _\markup{\italic "Sensibile il canto."}|
r4^\markup{\italic "semplice"} r8 \autoBeamOff ^\< c c c |
d2.\>|
d8\! d d e4 d8|
c4.^( a4) r8|
\break
%rigo canto 1.3
r4 r8 ^\< bes bes a \>|
c4.^( bes8) r8 \! a|
c4 bes8 fis4 g8|
a4._( f4) r8|
r4 r8 r4 ^\< c'8|
\break
%rigo canto 2.4
}
}
% --- TESTO VOCALE ---
\addlyrics{
Non pian -- go più
Non piango più,... _ sono _ tran -- quil -- la_an -- co__--__ra,
e go -- do star.... _coll'al -- tre_in com -- pa -- gni -- a... _ma
}
% --- SISTEMA PIANOFORTE ---
\new PianoStaff \with {
instrumentName = \markup {
\center-column { \bold "Andante" \bold "con moto" }}
} <<
% Mano Destra
\new Staff = "right" \relative c'' {
\override Staff.Rest.style = #'classical
\key f \major
\time 6/8
% Inserisci qui le note della mano destra
<<
{f,2._\pp}
\\
{f8 e ees d des c}
>>
<g' f>2._(|
<g f d>2.)_(^(|
<c e,>4)) r4 r8 r|
\break
%rigo 1.2
<<{f4. e4.|
d4. c|
bes4. bes|
bes4. c4 bes8|
a4.^( f4) r16 a|
\break
%rigo up 1.3
c4.^^ bes4 a8|
c4.^^ bes4 a8|
c4 bes8 fis4 g8|
a4.^(f4) r8|
f'4.^^ e4.^^|
}
\\
{r8 <a f><a f> r <a f><a f>|
r8 <a f><a f> r8 <a f><a f>|
r8 <g d> <g d> r <g d> <g d>|
r8 <g d> <g d> r <g c,> <g c,>|
r8 <c, a><c a> r8 <c a><c a>|
\break
%rigo 1.3
r8 <a fis c>8 <a fis c> r8 <g e c><g e c>|
r8 <a fis c>8 <a fis c> r8 <g e c><g e c>|
r8 <a d, cis>8 <g e cis> r <d cis> <e cis>|
r8 <c a><c a> r <c a><c a>|
r8 <a' f>8 <a f> r <a f> <a f>|
\break
%rigo up 2.4
}
>>
}
% Mano Sinistra
\new Staff = "left" \relative c {
\override Staff.Rest.style = #'classical
\key f \major
\time 6/8
\clef bass
% Inserisci qui le note della mano sinistra
%rigo down 1.1
s1*6/8|
b'2.^(|
bes!8) a g f e d|
c4 r4 r8 r|
\break
%rigo 1.2
r8 <c' f,><c f,> r <c f,><c f,>|
r8 <c f,><c f,> r <c a f><c a f>|
r8 <bes g f><bes g f> r <bes g f><bes g f>|
r8 <bes g e><bes g e> r <bes g e><bes g e>|
r8 <f c f><f c f> r <f c f><f c f>|
\break
%rigo down 1.3
r8 <a fis c>8 <a fis c> r <bes g c,><bes g c,>|
r8 <a fis c>8 <a fis c> r <bes g c,><bes g c,>|
r8 <a fis c> <bes g c,> r8 <a fis c> <bes e, c>|
r8<f c f,><f c f,> r <f c f,> <f c f,>|
r8 <c' f,><c f,> r <c f,> <c f,>
\break
%rigo down 2.4
}
>>
>>
\layout {
indent = 2.5\cm
}
\midi { }
</score><noinclude><references/>
{{PieDiPagina|''Prop. di F. Lucca-Milano.''|r 14957 r|}}</noinclude>
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Pagina:Croce - Indovinello Nuovo, Bologna, 1623.pdf/6
108
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Cruccone
53
/* Pagine SAL 100% */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" /></noinclude>Qual’è quella cosa, c’hora piace, hora dispiace, e corre più che cavallo sfrenato.
{{a destra|il Sole.}}
Qual’è quella cosa, c’hor’è chiara, hor’è scura, e non stà mai due giorni à una misura.
{{a destra|la Luna, c’hora cresce, hora calla.}}
Qual’è quella cosa, una figlia diventa padre, e non mangia, et vestesi di lino.
{{a destra|la farina.}}
Qual è quella cosa, che nacque quando nacque sua madre.
{{a destra|la morte.}}
Qual’è quella cosa, che non è viva, e se gli dà da filare.
{{a destra|la rocca.}}
Qual’è quella cosa, che se ne trova per tutto il mondo.
{{a destra|la terra.}}
Qual’è quella cosa, che hà collo, et non hà capo, ha corpo et non hà schiena, et hà piede, e non hà gambe.
{{a destra|l’inghistara.}}
Qual’è quella cosa, che si vede più da lontano che d’appresso.
{{a destra|la nebbia.}}
Qual’è quella cosa, che quanto più si cava, tanto più cresce.
{{a destra|la busa.}}
Qual’è quella cosa, che si dà à gli huomini, che son più grossi.
{{a destra|la camisa larga.}}
Qual’è quella cosa, che se tu gli cavi gli occhi, all’hora gli vedrai meglio.
{{a destra|la maschera.}}
Qual’è quella cosa, che havendola tu, non la puoi dare ad altri.
{{a destra|la morte.}}
Qual’è quella cosa, ch’è mal farla, et non è peccato alcuno.
{{a destra|pissar nel letto.}}<noinclude>{{PieDiPagina|||Qual’}}</noinclude>
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Pagina:Bertola de' Giorgi, Aurelio - Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni, 1795 - BEIC IE3406618.djvu/82
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Marcella Medici (BEIC)
22982
/* Trascritta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|54||}}</noinclude>{{Ct|f=120%|v=1|t=4|{{Sc|lettera xiv.}}}}
{{Ct|f=90%|v=1|t=1|''Rive del Reno''.}}
{{Ct|f=90%|v=1|t=1|''Da Lorrich a Caub''.}}
{{xx-larger|L}}orrich, borgata appartenente a Magonza, giace sulla riva orientale; spira freschezza e giocondità la sua valletta frammezzata da un tenue tributario del Reno, il Gladebach, il quale si usurpa le acque di cinque o sei suoi uguali. Dove le vicine rupi tondeggiano un poco, tutto è in signoria delle viti; dove il pendìo è più ripido, e la sommità più precipitosa, si contentano delle sedi più basse, lasciando quegli spazj pertinacemente orridi e ingrati ad irte boscaglie con cui confinano: e queste con una specie d'impudenza e sporgon fuori e frascheggiano, e vogliono esser vedute le prime: nè già fanno altramente nel mondo i meno piacevoli e i mene utili fra gli uomini.
Presso il villaggio di Heimbach a sinistra alcuni orticelli vengono quasi strisciandosi sotto le balze, il cui selvaggio è tuttavia fantasticamente spezzato da una gola sì {{Ec|raggaurdevole|ragguardevole}} per venuste tortuosità e per lucente colture, che poche altre di queste rive l'agguagliano. Dallo stesso lato torreggia il castello di Fürstenberg: e là dove poi il Reno s'apre grandiosamente, siede la città di Bacharach già incendiata dalle guerre nel 1689. Poco prima di giugnervi, vedemmo i vigneti tenere spazj maggiori, e ostentare {{Pt|qua-}}<noinclude><references/></noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|54||}}</noinclude>{{Ct|f=120%|v=1|t=4|{{Sc|lettera xiv.}}}}
{{Ct|f=90%|v=1|t=1|''Rive del Reno''.}}
{{Ct|f=90%|v=1|t=1|''Da Lorrich a Caub''.}}
{{xx-larger|L}}Orrich, borgata appartenente a Magonza, giace sulla riva orientale; spira freschezza e giocondità la sua valletta frammezzata da un tenue tributario del Reno, il Gladebach, il quale si usurpa le acque di cinque o sei suoi uguali. Dove le vicine rupi tondeggiano un poco, tutto è in signoria delle viti; dove il pendìo è più ripido, e la sommità più precipitosa, si contentano delle sedi più basse, lasciando quegli spazj pertinacemente orridi e ingrati ad irte boscaglie con cui confinano: e queste con una specie d'impudenza e sporgon fuori e frascheggiano, e vogliono esser vedute le prime: nè già fanno altramente nel mondo i meno piacevoli e i meno utili fra gli uomini.
Presso il villaggio di Heimbach a sinistra alcuni orticelli vengono quasi strisciandosi sotto le balze, il cui selvaggio è tuttavia fantasticamente spezzato da una gola sì {{Ec|raggaurdevole|ragguardevole}} per venuste tortuosità e per lucente colture, che poche altre di queste rive l'agguagliano. Dallo stesso lato torreggia il castello di Fürstenberg: e là dove poi il Reno s'apre grandiosamente, siede la città di Bacharach già incendiata dalle guerre nel 1689. Poco prima di giugnervi, vedemmo i vigneti tenere spazj maggiori, e ostentare {{Pt|qua-}}<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Bertola de' Giorgi, Aurelio - Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni, 1795 - BEIC IE3406618.djvu/86
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Marcella Medici (BEIC)
22982
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|58||}}</noinclude>{{Ct|f=120%|v=1|t=4|{{Sc|lettera xv.}}}}
{{Ct|f=90%|v=1|t=1|''Rive del Reno''.}}
{{Ct|f=90%|v=1|t=1|''Da Caub a Oberwesel e ai Monti dell'Eco''.}}
{{xx-larger|P}}Ranzammo a Caub e ne partimmo un'ora dopo il mezzodì. Ci temperava gli ardori del sole un venticello, e ben perciò ne parve cortese; ma favorendo in oltre la nostra navigazione, affrettava il nostro cammino, e ne riusciva alquanto importuno. Oberwesel avea già fatto a' nostr'occhi un'insigne comparsa: v'hanno luoghi moltissimi e sul Reno e altrove che di lontano assai belli a vedersi, poco nulla risaltano da vicino, e viceversa: ma questa picciola città appartenente all'Elettorato di Treviri piace e da presso e da lungi. I frammenti del vicino castello di Schonburg ricordano uno de' tanti esterminj bellici a cui sono state soggette queste ridenti contrade. Nè solo i segni di siffattti esterminj sono enormi e frequenti su per queste montagne e per queste valli, ma la memoria ancora ne è vivissima negli abitanti. Siccome poi potrebbe fra queste rive viaggiare utilmente e piacevolmente il poeta colla penna alla mano, il dipintore colla matita, il fisico co' suoi strumenti, così l'uomo sensibile, studioso delle cose andate potrebbe qui con un libro di storia alla mano andar rintracciando i luoghi ove le armi han recato la strage e l'orrore; e bagnerebbe più d'una volta il libro di lagrime.<noinclude>{{PieDiPagina|||Pri-}}</noinclude>
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Pagina:Due canzoni in chiave di sol.pdf/11
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Pic57
12729
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||1}}</noinclude>All'amico<br>
ARISTIDE D<sup>r</sup> GALLI
{{Ct|f=300%|IO RIDO SEMPRE!}}
{{A destra|'''{{AutoreCitato|Giano Brida|G. BRIDA}}.'''}}
<score sound=1>
<< %Apre Aggancio Canto a Pianoforte
\new Staff \with { instrumentName = \markup{\italic "CANTO" }}
<< %Apre aggancio lyrics al Canto
\relative c'{
\clef treble
\key d \major
\time 6/8
\set Staff.midiInstrument = #"voice oohs"
%rigo Canto 1.1
R1*6/8*4|
\break
%rigo canto 1.2
R1*6/8|
r4 r8 \autoBeamOff ^\markup{\italic "Disinvolto"}cis' cis cis|
cis4.~ cis8[ b ^\< cis]|
d4\! r8 ^\> r4 r8|
r4\! r8 r r ^\p a
\break
%rigo canto 1.3
b4.^\< cis|
d4 \!fis,8 b4 \stemDown a8|
\stemUp g4.~g4 a8|
fis4._\(a8\) \!r r|
\stemDown b4.^\< cis\!
\break
%rigo canto 2.4
}%Chiude relative Canto
\addlyrics {
Io ri -- do sem -- pre! io
ri -- do sempre e co -- me pe -- sce_o -- gno -- ra son fe-
}%Chiude new staff canto
>> %Chiude aggancio a lyrics
%Inizia basePiano
\new PianoStaff \with { instrumentName = \markup{\bold "Allegro." }}
<<
\new Staff = "Up" {
\clef treble
\key d \major
\time 6/8
%\tempo = mosso_non_troppo
\tempo 4.= 100
\relative c' {
\override Staff.Rest.style = #'classical
%rigo up 1.1
<<{a'4.^^ ^\markup{\italic "Brillante"} a4.^^|
a4.^^ r8 a8^\< ais\!|
g4.^^ g^^|
g4.^^ ^\markup{\italic "cres."} g8\rest \stemDown g8^\< gis\!|
\break
%rigo up 1.2
\stemUp cis4.^^ cis^^|
cis4.^^ r4 r8|
}
\\
{r8_\p g-. e-. r fis-. d-.|
s2.|
r8 a'8-. f-. r g-. e-.|
s1*6/8|
r8 b'!8-. gis-.r a-. fis-.|
r8 gis-. cis,-. s4.|
}
>>
<cis' a gis e>2._\f|
r8 r <d a fis> r r <d a fis>|
r8 r <d a fis> r r <d a fis>|
\break
%rigo Up 1.3
r8_\p r <b g e> r r <cis g e>|
r r <b fis d> r r <b g d>|
r8 r <a g cis,> r8 r <a g cis,>|
r8 r <a fis d> r r <a fis>|
r8 r <b g e> r r <cis g e>
\break
%rigo 2.4
} %Chiude relative Up
}%Chiude New Staff Up
\new Staff="Down" {
\clef bass
\key d \major
\time 6/8
\relative c{
\override Staff.Rest.style = #'classical
%rigo Down 1.1
s1*6/8|
\change Staff = "Up" r8 \stemDown e'8_. \change Staff = "Down" a,8_. r4 r8|
s1*6/8|
\change Staff = "Up" r8 \stemDown fis'8_. \change Staff = "Down" b,8_. r4 r8|
\break
%rigo Down 1.2
s1*6/8|
s4. r4 r8|
\stemUp <a, a,>2.|
\acciaccatura d,8 \stemDown d'8 r r fis8 r r|
a8 r r d r r|
\break
%rigo Down 1.3
cis4. a|
b4. e,|
a4. \stemUp a,|
\stemDown d4.^( d'8) r r|
cis4. a
\break
%rigo Down 2.4
} %Chiude relative low
}%Chiude Staff low
>>%Fine Base Piano
>>%Fine Piano e Canto
\midi { }
\layout {
%ragged-right = ##t
indent = 3\cm
%short-indent = 2\cm
}
</score><noinclude><references/>
{{PieDiPagina|''Prop. F. Lucca — Milano''| ''r 14958 r'' |}}</noinclude>
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Pagina:Bertola de' Giorgi, Aurelio - Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni, 1795 - BEIC IE3406618.djvu/79
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Marcella Medici (BEIC)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>no così fronte al mezzodì, che il tolgono alle rive inferiori: si raggruppano in seno alle valli, dove altri monti li \riparano da' venti più freddi: siedo no in lunghe liste sul margine de' piccoli fiumi che entran nel Reno', dove il traffico e la pesca offro- no comodi di più maniere: son chiusi fra monti ed occupano una stretta linea sul Reno, laddove è que- sto più ricco di pescagione: stendonsi in largo gi- ro sulle estremità delle gole de' monti, ove queste aprono un comodo varco ai circonvicini paesi ; e co- là stanno anche in guardia dei ricchi vigneti che lussureggiano su per le due catene montane. Eccoci in faccia a un nuovo dirupo, le cui cime sporgono disugualmente fuori da tortuose siepaglie con listoni o parterri di vigne che quivi sono as- sai basse. E già stato osservato, e l'ho osservato io stesso più volte viaggiando per le montagne, che le produzioni vegetali che spuntano di mezzo ai rotta- mi schistosi, son ricche di una maravigliosa varietà; e noi potemmo distinguer questa con gran diletto, passando sotto alla minore di queste rupi, la quale archeggiando in fuori sembra che voglia ombreggia- re co' suoi arboscelli le acque del Reno: e comechè oltre a questa punta la ripa era tale, che ne facea invito ad uscir di barca, noi ne uscimmo e poggiam- mo sull'alto, e sedutici alcun poco fra le sie paglie e le viti, esaminammo a nostr' agio gli oggetti vicini ei lontani. Di là più d'un castello bizzarramento sfasciato; e più oltre una serie di balze che acca Valciansi le une sopra le altre; e da un lato poi qua si<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>{{pt|no|fanno}} così fronte al mezzodì, che il tolgono alle rive inferiori: si raggruppano in seno alle valli, dove altri monti li riparano da' venti più freddi: siedono in lunghe liste sul margine de' piccoli fiumi che entran nel Reno, dove il traffico e la pesca offrono comodi di più maniere: son chiusi fra monti ed occupano una stretta linea sul Reno, laddove è questo più ricco di pescagione: stendonsi in largo giro sulle estremità delle gole de' monti, ove queste aprono un comodo varco ai circonvicini paesi; e colà stanno anche in guardia dei ricchi vigneti che lussureggiano su per le due catene montane.
Eccoci in faccia a un nuovo dirupo, le cui cime sporgono disugualmente fuori da tortuose siepaglie con listoni o parterri di vigne che quivi sono assai basse. {{Ec|E|È}} già stato osservato, e l'ho osservato io stesso più volte viaggiando per le montagne, che le produzioni vegetali che spuntano di mezzo ai rottami schistosi, son ricche di una maravigliosa varietà; e noi potemmo distinguer questa con gran diletto, passando sotto alla minore di queste rupi, la quale archeggiando in fuori sembra che voglia ombreggiare co' suoi arboscelli le acque del Reno: e comechè oltre a questa punta la ripa era tale, che ne facea invito ad uscir di barca, noi ne uscimmo e poggiammo sull'alto, e sedutici alcun poco fra le sie paglie e le viti, esaminammo a nostr'agio gli oggetti vicini ei lontani. Di là più d'un castello bizzarramento sfasciato; e più oltre una serie di balze che accavalciansi le une sopra le altre; e da un lato poi {{Pt|quasi}}<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||51}}</noinclude>{{pt|no|fanno}} così fronte al mezzodì, che il tolgono alle rive inferiori: si raggruppano in seno alle valli, dove altri monti li riparano da' venti più freddi: siedono in lunghe liste sul margine de' piccoli fiumi che entran nel Reno, dove il traffico e la pesca offrono comodi di più maniere: son chiusi fra monti ed occupano una stretta linea sul Reno, laddove è questo più ricco di pescagione: stendonsi in largo giro sulle estremità delle gole de' monti, ove queste aprono un comodo varco ai circonvicini paesi; e colà stanno anche in guardia dei ricchi vigneti che lussureggiano su per le due catene montane.
Eccoci in faccia a un nuovo dirupo, le cui cime sporgono disugualmente fuori da tortuose siepaglie con listoni o parterri di vigne che quivi sono assai basse. {{Ec|E|È}} già stato osservato, e l'ho osservato io stesso più volte viaggiando per le montagne, che le produzioni vegetali che spuntano di mezzo ai rottami schistosi, son ricche di una maravigliosa varietà; e noi potemmo distinguer questa con gran diletto, passando sotto alla minore di queste rupi, la quale archeggiando in fuori sembra che voglia ombreggiare co' suoi arboscelli le acque del Reno: e comechè oltre a questa punta la ripa era tale, che ne facea invito ad uscir di barca, noi ne uscimmo e poggiammo sull'alto, e sedutici alcun poco fra le sie paglie e le viti, esaminammo a nostr'agio gli oggetti vicini ei lontani. Di là più d'un castello bizzarramento sfasciato; e più oltre una serie di balze che accavalciansi le une sopra le altre; e da un lato poi {{Pt|quasi}}<noinclude><references/></noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||51}}</noinclude>{{pt|no|fanno}} così fronte al mezzodì, che il tolgono alle rive inferiori: si raggruppano in seno alle valli, dove altri monti li riparano da' venti più freddi: siedono in lunghe liste sul margine de' piccoli fiumi che entran nel Reno, dove il traffico e la pesca offrono comodi di più maniere: son chiusi fra monti ed occupano una stretta linea sul Reno, laddove è questo più ricco di pescagione: stendonsi in largo giro sulle estremità delle gole de' monti, ove queste aprono un comodo varco ai circonvicini paesi; e colà stanno anche in guardia dei ricchi vigneti che lussureggiano su per le due catene montane.
Eccoci in faccia a un nuovo dirupo, le cui cime sporgono disugualmente fuori da tortuose siepaglie con listoni o parterri di vigne che quivi sono assai basse. {{Ec|E|È}} già stato osservato, e l'ho osservato io stesso più volte viaggiando per le montagne, che le produzioni vegetali che spuntano di mezzo ai rottami schistosi, son ricche di una maravigliosa varietà; e noi potemmo distinguer questa con gran diletto, passando sotto alla minore di queste rupi, la quale archeggiando in fuori sembra che voglia ombreggiare co' suoi arboscelli le acque del Reno: e comechè oltre a questa punta la ripa era tale, che ne facea invito ad uscir di barca, noi ne uscimmo e poggiammo sull'alto, e sedutici alcun poco fra le siepaglie e le viti, esaminammo a nostr'agio gli oggetti vicini e i lontani. Di là più d'un castello bizzarramento sfasciato; e più oltre una serie di balze che accavalciansi le une sopra le altre; e da un lato poi {{Pt|quasi}}<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Bertola de' Giorgi, Aurelio - Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni, 1795 - BEIC IE3406618.djvu/80
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Marcella Medici (BEIC)
22982
/* Trascritta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|52||}}</noinclude>{{pt|si|quasi}} nereggia in forma ovale un'ampia foresta. È noto abbastanza come in mezzo alle montagne ingannisi l'occhio, e scemi la lor distanza, cosicchè compariscono assai più vicine che non sono. E tali ne comparivano a noi alcune rimotissime; e avremmo creduto che scesi da quell'altura, ci saremmo trovati non lungi dalle lor falde.
Tornatici in barca, ebbimo da un lato picciole gole tenuemente flessuose: ne' declivj copia di tralci; e dove il piano è più uguale, liste di prati orlate intorno intorno da un filare di alberi. Siffatte degradazioni di molle verdura quasi nel centro di orride rupi eccitano una subita maraviglia, e sarebbero degne de' più signorili giardini. Certo pochi altri modelli possono al pari di queste rive avvivare la vecchia uniformità, o rinforzare l'Inglese varietà giardinesca e io vorrei lusingarmi di giovare a quest'arte non poco, dove sapessi delineare con esattezza quel fantastico che qui brilla sotto mille sembianze. Finalmente fummo appiè del borgo di Dreyelshausen, dove i balzi si deprimono, indi s'immorbidiscono oltremodo: solo da lungi alta e scoscesa rupe turba pittorescamente la serie delle nascenti colline: su di essa sfasciumi di una rocca ma de' più romanzeschi, co' quali move contrasto un villaggio biancheggiante giù in fondo.
Le rive che ho descritto in questa e nella antecedente lettera, e che son frapposte tra Bingen e Lorrich, si estendono solamente allo spazio di quattro miglia: ma di averne scorse ben cento ne {{Pt|voleva-}}<noinclude><references/></noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|52||}}</noinclude>{{pt|si|quasi}} nereggia in forma ovale un'ampia foresta. È noto abbastanza come in mezzo alle montagne ingannisi l'occhio, e scemi la lor distanza, cosicchè compariscono assai più vicine che non sono. E tali ne comparivano a noi alcune rimotissime; e avremmo creduto che scesi da quell'altura, ci saremmo trovati non lungi dalle lor falde.
Tornatici in barca, ebbimo da un lato picciole gole tenuemente flessuose: ne' declivj copia di tralci; e dove il piano è più uguale, liste di prati orlate intorno intorno da un filare di alberi. Siffatte degradazioni di molle verdura quasi nel centro di orride rupi eccitano una subita maraviglia, e sarebbero degne de' più signorili giardini. Certo pochi altri modelli possono al pari di queste rive avvivare la vecchia uniformità, o rinforzare l'Inglese varietà giardinesca e io vorrei lusingarmi di giovare a quest'arte non poco, dove sapessi delineare con esattezza quel fantastico che qui brilla sotto mille sembianze. Finalmente fummo appiè del borgo di Dreyelshausen, dove i balzi si deprimono, indi s'immorbidiscono oltremodo: solo da lungi alta e scoscesa rupe turba pittorescamente la serie delle nascenti colline: su di essa sfasciumi di una rocca ma de' più romanzeschi, co' quali move contrasto un villaggio biancheggiante giù in fondo.
Le rive che ho descritto in questa e nella antecedente lettera, e che son frapposte tra Bingen e Lorrich, si estendono solamente allo spazio di quattro miglia: ma di averne scorse ben cento ne {{Pt|voleva-}}<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||53}}</noinclude>{{pt|vano|volevano}} far credere i nostri occhi feriti dalla moltiplicità delle scene, nel tempo stesso che il sentimento del piacere, di che eravamo stati riempiuti, ne induceva a pensare che quello spazio fosse appena di cento passi.
Non so tacere la maraviglia che ne mosse il vedere come i nostri navicellaj tenessero tratto tratto cupidamente gli sguardi in queste scene già sì famigliari ai medesimi, e mostrassero d'intenderne il bello ancor per minuto. L'amore, di che son accesi pel lor fiume, aguzza direi quasi la lor vista, ed innalza il lor animo: tale amore poi piglia appoggio da cento piccole tradizioni e storiette fantastiche. Certo i vecchi capi di queste popolazioni ebber bisogno di adescar colle favole, e di sorprendere la immaginazione di coloro, che volevano affezionare a sì alpestri alture e fissarveli. Molti e pescatori e contadini hannomi parlato del Reno in non dissimile maniera da quella onde sappiamo che i popoli del Kamchatka parlano de' lor fiumi, le sponde e le acque de' quali credono essere state lor lasciate in eredità dal primo lor padre; e da cui come da antico inalienabile dominio non mai si allontanano nelle loro trasmigrazioni. Non dispiaccia ai Renani che io li paragoni in qualche modo ai Kamsciadalesi in cosa che onora i loro antenati, e che costituisce sì gran parte del loro benessere.<noinclude>{{PieDiPagina|||LETT. XIV.}}</noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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Non so tacere la maraviglia che ne mosse il vedere come i nostri navicellaj tenessero tratto tratto cupidamente gli sguardi in queste scene già sì famigliari ai medesimi, e mostrassero d'intenderne il bello ancor per minuto. L'amore, di che son accesi pel lor fiume, aguzza direi quasi la lor vista, ed innalza il lor animo: tale amore poi piglia appoggio da cento piccole tradizioni e storiette fantastiche. Certo i vecchi capi di queste popolazioni ebber bisogno di adescar colle favole, e di sorprendere la immaginazione di coloro, che volevano affezionare a sì alpestri alture e fissarveli. Molti e pescatori e contadini hannomi parlato del Reno in non dissimile maniera da quella onde sappiamo che i popoli del Kamchatka parlano de' lor fiumi, le sponde e le acque de' quali credono essere state lor lasciate in eredità dal primo lor padre; e da cui come da antico inalienabile dominio non mai si allontanano nelle loro trasmigrazioni. Non dispiaccia ai Renani che io li paragoni in qualche modo ai Kamsciadalesi in cosa che onora i loro antenati, e che costituisce sì gran parte del loro benessere.<noinclude>{{PieDiPagina|||LETT. XIV.}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||55}}</noinclude>quasi eleganza: a ragione procacciano al paese il nome di altar di Bacco. Il lor moscato massimamente può gareggiare co' più rinomati; e può forse solo fra i vini di Germania soddisfare il palato di que' ritrosi, che non pregiano abbastanza le vendemmie Renane. Qui termina propriamente il distretto di Ringau, cioè la più ricca parte di queste rive: oltre a' vini ond'ha tanto grido, è ferace ancora di biade, lussureggia di alberi di frutte squisite.
Una delle più singolari e più aggradevoli cose per chi vada pel Reno, si è il prospetto della via già trascorsa: nè io ho tralasciato d'indicarlo una volta. Tratto tratto sono essi prospetti sì nuovi che si giurerebbe non esser quello il paese che si è già veduto. Le frequenti ed enormi piegature de' monti, e le ampie vasche del fiume chiuse e contornate dai monti medesimi, formano principalmente questo gratissimo inganno: trovandoci in mezzo ad esse vasche noi non vedevamo per dove vi fossimo entrati, nè intendevamo per dove dovessimo uscirne e più d'una volta calpestando la geografia, volevamo dubitare esser quello un lago ove il Reno andasse a finire: da questi dubbi successivamente rinascenti e distrutti formasi un cumulo di sensazioni, da cui è stretta l'anima in un giocondo tumulto. Sovente rivoltici indietro, eravamo così rapiti di quel che ne stava dinanzi e così ancora innamorati di quel che avevamo allora alle spalle che non sapevamo ove più fermare lo sguardo. E tanto ne avvenne mentre navigavamo in questi contorni.<noinclude>{{PieDiPagina|||A}}</noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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Una delle più singolari e più aggradevoli cose per chi vada pel Reno, si è il prospetto della via già trascorsa: nè io ho tralasciato d'indicarlo una volta. Tratto tratto sono essi prospetti sì nuovi che si giurerebbe non esser quello il paese che si è già veduto. Le frequenti ed enormi piegature de' monti, e le ampie vasche del fiume chiuse e contornate dai monti medesimi, formano principalmente questo gratissimo inganno: trovandoci in mezzo ad esse vasche noi non vedevamo per dove vi fossimo entrati, nè intendevamo per dove dovessimo uscirne e più d'una volta calpestando la geografia, volevamo dubitare esser quello un lago ove il Reno andasse a finire: da questi dubbi successivamente rinascenti e distrutti formasi un cumulo di sensazioni, da cui è stretta l'anima in un giocondo tumulto. Sovente rivoltici indietro, eravamo così rapiti di quel che ne stava dinanzi e così ancora innamorati di quel che avevamo allora alle spalle che non sapevamo ove più fermare lo sguardo. E tanto ne avvenne mentre navigavamo in questi contorni.<noinclude>{{PieDiPagina|||A}}</noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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A me andava ancora più d'una volta per l'anime l'idea de' primi terribili sforzi di queste acque contro il moltiplice argine di tali e tanti monti: e l'immaginazione godea di spaziare nel vortice de' secoli, conghietturando i mirabili viaggi, e i giganteschi lavori di questo fiume. Mi parea talvolta di udire fra quelle tortuose aperture la spaventevole voce, dirò così, de' giovanili suoi sdegni; e talvolta mi parea di vedere scostarsi, fendersi, incavarsi, aprirsi, deprimersi le ardue e pertinaci rocce, cui esso movea guerra, rinforzato dagli impeti delle montane alluvioni, col favor delle quali facea quasi cambiar di vesta al nemico già soggiogato: finalmente lo stato attuale delle placide sue acque, e delle dipinte e popolate sue rive dopo que' sì sterminati sconvolgimenti mi presentava l'immagine di ampia provincia devastata gran tempo dalle armi di un conquistatore, il quale venutone poi a possesso, la fa rifiorire lieta e tranquilla.
Alquanto oltre Bacharach, alcune balze si fanno più rotte e scoscese: le viti però non temono di acconciarvisi. Quivi strepitano le acque del Reno tra gl'infrantumi di un altro scoglio segnato a dito da' passaggieri: ma nulla poterono sul nostro animo, in cui nell'atto che ci rivolgemmo indietro facevano deliziosa armonia i sublimi avanzi della rocca di Winsbach, e in cima d'altro dirupo quella di Staleke, antica sede de' Conti Palatini, la città in un aspetto tutto giulivo, e le selve, per così dire, de' suoi vigneti.<noinclude>{{PieDiPagina|||Una}}</noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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A me andava ancora più d'una volta per l'anime l'idea de' primi terribili sforzi di queste acque contro il moltiplice argine di tali e tanti monti: e l'immaginazione godea di spaziare nel vortice de' secoli, conghietturando i mirabili viaggi, e i giganteschi lavori di questo fiume. Mi parea talvolta di udire fra quelle tortuose aperture la spaventevole voce, dirò così, de' giovanili suoi sdegni; e talvolta mi parea di vedere scostarsi, fendersi, incavarsi, aprirsi, deprimersi le ardue e pertinaci rocce, cui esso movea guerra, rinforzato dagli impeti delle montane alluvioni, col favor delle quali facea quasi cambiar di vesta al nemico già soggiogato: finalmente lo stato attuale delle placide sue acque, e delle dipinte e popolate sue rive dopo que' sì sterminati sconvolgimenti mi presentava l'immagine di ampia provincia devastata gran tempo dalle armi di un conquistatore, il quale venutone poi a possesso, la fa rifiorire lieta e tranquilla.
Alquanto oltre Bacharach, alcune balze si fanno più rotte e scoscese: le viti però non temono di acconciarvisi. Quivi strepitano le acque del Reno tra gl'infrantumi di un altro scoglio segnato a dito da' passaggieri: ma nulla poterono sul nostro animo, in cui nell'atto che ci rivolgemmo indietro facevano deliziosa armonia i sublimi avanzi della rocca di Winsbach, e in cima d'altro dirupo quella di Staleke, antica sede de' Conti Palatini, la città in un aspetto tutto giulivo, e le selve, per così dire, de' suoi vigneti.<noinclude>{{PieDiPagina|||Una}}</noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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Una rupe in mezzo al fiume accoglie un fortino, il quale in lontananza parve anche a noi siccome al sig. {{AutoreCitato|Jean André Deluc|de Luc}}, un vascello che venga navigando verso l'imboccatura d'un canale. In questo fortino detto Pfalz si dà un tocco di campana al passar di là ogni barca: un giorno servì senza dubbio di difesa a Caub, borgo piantato rimpetto ad esso sulla riva orientale: non serve oggi che ad assicurare il dazio che quivi si paga. Sul monte a piè del quale è Caub, sorge la fortezza di Gntenfels che pur conservasi in buono stato. Appartengono questi luoghi all'Elettor Palatino: sono selvaggi nel vero e petrosi, ma non affatto poveri di vigneti. Giù in fondo la città di Oberwesel, a cui sull'alto aggiugne ornamento una rocca, le rupi vicine, diversi villaggi attorno, il fortino in mezzo al Reno, Caub e la sua fortezza, alcuni villaggi che dubbiamente si presentano in lontananza, il culto, il deserto, l'orrido, il gentile, tutto ciò apparve ai nostri occhi in un punto, e fortunatamente apparve rinchiuso entro uno spazio orlato da una parte del più puro azzurro del cielo, e dall'altra di una fascia di nuvolette radenti le cime de' monti, e pompeggianti di più colori.<noinclude>{{PieDiPagina|||LETT. XV.}}</noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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Marcella Medici (BEIC)
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Prima di giugnere a Oberwesel la riva occidentale incomincia a presentare cave di lavagna, le quali poi più a basso giacciono principalmente sulla orientale: se ne caricano molte barche che vanno di continuo su e giù pel fiume. S'alza rimpetto alla città una rupe a punta ricoverta di vigneti: così bassi e folti come sono, veduti in una certa distanza io gli avrei giudicati una larga prateria, senza gli spazj che osservai tra i filari. Ebbimo poscia dinanzi varj gruppi di balze pendenti a padiglione e lussureggianti al piede di viti: foreste sulla lor cima; e fra l'uno e l'altro di essi gole che volteggiano e declinano morbidamente, sfumate, per dir così, di particelli e di ortaglie.
Succede d'improvviso nuova serie di rocce ora strette ne' fianchi ed elevate a foggia di rovinosi obelischi, ora prostese in falde profondamente squarciate: tenui vigneti qua e là tentano invano d'interrompere questo orrore: l'indietro di Oberwesel l'interruppe un momento a' nostri occhi: ma i foschi prospetti di vecchie fortezze uscirono a rinforzarlo bentosto. E quante da Bingen fin qui, tutte grande alimento della immaginazione, e mostra non fallace dell'architettura di varj secoli, della potenza, del genio di chi le eresse è vi abitò, e alcune specchio non disutile delle vicissitudini umane!
Sembra impossibile ridurre a cultura siffatte rocce, impossibile vendemmiarvi, e trasportar le uve di là: e qualche lato facendo assolutamente fronte ad ogni sforzo, ha voluto rimanersi nudo ed alpestre: ma {{Pt|gli}}<noinclude><references/></noinclude>
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Prima di giugnere a Oberwesel la riva occidentale incomincia a presentare cave di lavagna, le quali poi più a basso giacciono principalmente sulla orientale: se ne caricano molte barche che vanno di continuo su e giù pel fiume. S'alza rimpetto alla città una rupe a punta ricoverta di vigneti: così bassi e folti come sono, veduti in una certa distanza io gli avrei giudicati una larga prateria, senza gli spazj che osservai tra i filari. Ebbimo poscia dinanzi varj gruppi di balze pendenti a padiglione e lussureggianti al piede di viti: foreste sulla lor cima; e fra l'uno e l'altro di essi gole che volteggiano e declinano morbidamente, sfumate, per dir così, di particelli e di ortaglie.
Succede d'improvviso nuova serie di rocce ora strette ne' fianchi ed elevate a foggia di rovinosi obelischi, ora prostese in falde profondamente squarciate: tenui vigneti qua e là tentano invano d'interrompere questo orrore: l'indietro di Oberwesel l'interruppe un momento a' nostri occhi: ma i foschi prospetti di vecchie fortezze uscirono a rinforzarlo bentosto. E quante da Bingen fin qui, tutte grande alimento della immaginazione, e mostra non fallace dell'architettura di varj secoli, della potenza, del genio di chi le eresse è vi abitò, e alcune specchio non disutile delle vicissitudini umane!
Sembra impossibile ridurre a cultura siffatte rocce, impossibile vendemmiarvi, e trasportar le uve di là: e qualche lato facendo assolutamente fronte ad ogni sforzo, ha voluto rimanersi nudo ed alpestre: ma {{Pt|gli}}<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|60||}}</noinclude>gli abitanti de' contorni non disperano mai di soggiogare que' balzi che sono esposti alle influenze del mezzodì: aspettano, e vincono finalmente: l'azione dell'aria, i venti, le acque preparano questa vittoria, e i vecchi e prodi vignajuoli raccomandano morendo alle generazioni future la coraggiosa insistenza contro un nemico, che è stato già da essi pigliato di mira, e talvolta in parte sconfitto.
Questa nuova serie di rocce ci annunziava in qualche maniera il nuovo spettacolo che ci attendeva indi a poco. I monti o screpolati spaventevolmente o tagliati quasi a piombo e pendenti sopra le acque si alzano e s'incrocicchiano in guisa che i dubbj che qui il Reno si perdesse in un lago, venivano a rinforzarsi quasi ad ogni occhiata. Erano le tre ore dopo il mezzogiorno, e tutto quivi era ombra. Un patetico che trae all'orrore, spira tra queste alture, e s'insinua profondamente nell'animo: placidissimo il corso del fiume, un alto silenzio all'intorno, il quale noi rompemmo con alquante grida, onde riconoscere e salutare una celebre e distintissima eco, le cui risposte vanno cupamente romoreggiando per le tortuose cavità di que' balzi, i quali piglian nome dalla medesima. Villaggi alquanto sparuti occupano qua e là le anguste spianate lambite dal fiume: alcuni hanno da un fianco la tenue verdezza di un orticello o di un campo, i quali vengono timidamente appoggiandosi a un qualche decrescente angolo delle rocce. Ma la pesca ch'è abbondantissima in queste acque, somministra abbastanza a sussistere. {{Pt|La}}<noinclude><references/></noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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text/x-wiki
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Questa nuova serie di rocce ci annunziava in qualche maniera il nuovo spettacolo che ci attendeva indi a poco. I monti o screpolati spaventevolmente o tagliati quasi a piombo e pendenti sopra le acque si alzano e s'incrocicchiano in guisa che i dubbj che qui il Reno si perdesse in un lago, venivano a rinforzarsi quasi ad ogni occhiata. Erano le tre ore dopo il mezzogiorno, e tutto quivi era ombra. Un patetico che trae all'orrore, spira tra queste alture, e s'insinua profondamente nell'animo: placidissimo il corso del fiume, un alto silenzio all'intorno, il quale noi rompemmo con alquante grida, onde riconoscere e salutare una celebre e distintissima eco, le cui risposte vanno cupamente romoreggiando per le tortuose cavità di que' balzi, i quali piglian nome dalla medesima. Villaggi alquanto sparuti occupano qua e là le anguste spianate lambite dal fiume: alcuni hanno da un fianco la tenue verdezza di un orticello o di un campo, i quali vengono timidamente appoggiandosi a un qualche decrescente angolo delle rocce. Ma la pesca ch'è abbondantissima in queste acque, somministra abbastanza a sussistere. {{Pt|La}}<noinclude><references/></noinclude>
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Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni/Lettera XIII. Rive del Reno. Da Asmanshausen a Lorrich.
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{{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Lettera XIII. Rive del Reno. Da Asmanshausen a Lorrich.|prec=../Lettera XII. Rive del Reno. Da Bingen a Asmanshausen.|succ=../Lettera XIV. Rive del Reno. Da Lorrich a Caub.}}
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|2||}}</noinclude><score sound=1>
<< %Apre Aggancio Canto a Pianoforte
\new Staff
<< %Apre aggancio lyrics al Canto
\relative c'{
\clef treble
\key d \major
\time 6/8
\set Staff.midiInstrument = #"voice oohs"
%rigo canto 2.4
d'4 \stemUp fis,8 \stemDown b4 a8|
\stemUp g4 a8 g4 a8|
\stemUp fis4. fis8 r r|
\stemDown d'4. cis4 cis8
\break
%rigo canto 2.5
b4. \stemUp g4 g8|
fis4 \stemDown cis'8 \acciaccatura e8 d4^> b8|
ais4. ais4 r8|
d4. cis|
\break
%rigo Canto 2.6
b4.^\(fis'\)|
e4^\< e8\! f4^\> f8\!|
e4. f^^|
e2.^\(|
\stemUp a,2.\)
\break
%rigo Canto 2.7
\stemDown g'4^(^\markup{\italic "Smorfioso"} fis8) g4 fis8|
g4^\(fis8\) g4^\(fis8\)|
f4 e8 f4 e8|
f4^\( e8\) f4^\( e8\)|
ees4^( d8) ees 4 d8|
\break
%rigo Canto 3.8
}%Chiude relative Canto
\addlyrics {
-li -- ce e mi go -- do_in_com -- pa -- gni -- a, m'al -- zo al tra-
-mon -- to e_al sor -- ger del -- l'au -- ro -- ra va -- do_in
let -- to e non ho ma -- lin -- co -- ni -- a
pian -- ga chi vuo -- _ le e si mar -- tel -- li_il cuo -- _ re _ col -- le pas-
}%Chiude new staff canto
>> %Chiude aggancio a lyrics
%Inizia basePiano
\new PianoStaff
<<
\new Staff = "Up" {
\set PianoStaff.connectArpeggios = ##t
\clef treble
\key d \major
\time 6/8
\tempo 4.= 100
\relative c' {
\override Staff.Rest.style = #'classical
%rigo Up 2.4
r8 r \stemUp <d' fis, d> r r <b g d>|
r8 r <a g cis> r8 r <a g cis>|
r8 r <a fis d> r8 r <a fis d>|
<<{d4.^^ cis^^
\break
%rigo Up 2.5
b4. g^^|
fis4. g^^ ^(|
fis4.) fis^^|
fis' 4.^^ e^^|
\break
%rigo Up 2.6
d4. fis|
\dynamicUp e4.\< f4.\> |
e4.\! ^\< f4. \>|
e4.\! gis,|
}
\\
{r8 r <fis d> r8 r <ais fis e>
\break
%rigo Up 2.5
r8 r <fis d b> r r <d b>|
r8 r <e cis ais> r r <d b>|
r8 r <e cis ais> r r <e cis ais>|
r8 r <d' b fis> r r <ais fis e>|
\break
%rigo Up 2.6
r8 r <b fis d> r r <cis a fis>|
r8 r <cis a e> r r <c a f>|
r8 r <cis a e> r r <c a f>|
r8 r <cis a e> r r <e, d b>|
}
>>
<a e cis a>2\arpeggio r4|
\break
%rigo Up 2.7
<g e c>4^(_\mf <fis e c>8) <g e c>4^( <fis e c>8)
<g d>4^( <fis d>8) <g d>4^( <fis d>8)|
<fis d b>4^( <e d b>8) <fis d b>4^( <e d b>8)|
<f c>4^( <e c>8)<f c>4^( <e c>8)|
<ees c a>4^( <d c a>8) <ees c a>4^( <d cis a>8)
\break
%rigo Up 3.8
} %Chiude relative Up
}%Chiude New Staff Up
\new Staff="Down" {
\clef bass
\key d \major
\time 6/8
\relative c{
\override Staff.Rest.style = #'classical
%rigo Down 2.4
b'4. e,|
a4. \stemUp a,4.|
b4. d4.|
b4. cis|
\break
%rigo Down 2.5
\stemDown d4. e^^|
fis4. eis^^ ^(|
fis)^(fis8) r r|
b4. cis|
\break
%rigo Down 2.6
d,4. dis^^|
e4. dis_^|
e4. dis_^|
e4. \stemUp <e e,>|
<e a>2\arpeggio r4
\break
%rigo Down 2.7
\stemDown b'4^(^\> ais8)\! b4^(^\> ais8)\!|
\stemDown b4^(^\> ais8)\! b4 ais8|
\stemDown b4^( ais8) b4^( ais8)|
\stemDown b4^(^\> ais8)_\! \stemDown b4^( ais8)|
g4^( fis!8) g4^( fis8)
\break
%rigo Down 3.8
} %Chiude relative low
}%Chiude Staff low
>>%Fine Base Piano
>>%Fine Piano e Canto
\midi { }
\layout {
%ragged-right = ##t
%indent = 3\cm
%short-indent = 2\cm
}
</score><noinclude><references/></noinclude>
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Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni/Lettera XIV. Rive del Reno. Da Lorrich a Caub.
0
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2026-09-07T09:59:54Z
Spinoziano (BEIC)
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Porto il SAL a SAL 100%
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wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Lettera XIV. Rive del Reno. Da Lorrich a Caub.|prec=../Lettera XIII. Rive del Reno. Da Asmanshausen a Lorrich.|succ=../Lettera XV. Rive del Reno. Da Caub a Oberwesel e ai Monti dell'Eco.}}
<pages index="Bertola de' Giorgi, Aurelio - Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni, 1795 - BEIC IE3406618.djvu" from="82" to="85" />
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Gismirante/Cantare primo
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2026-09-06T12:24:23Z
Francyskus
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Porto il SAL a SAL 75%
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wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=75%|data=6 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Cantare primo|prec=../|succ=../Cantare secondo}}
<pages index="AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu" from="177" to="188" />
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Pagina:Due canzoni in chiave di sol.pdf/13
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Pic57
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proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||3}}</noinclude><score sound=1>
<< %Apre Aggancio Canto a Pianoforte
\new Staff
<< %Apre aggancio lyrics al Canto
\relative c'{
\clef treble
\key d \major
\time 6/8
\set Staff.midiInstrument = #"voice oohs"
%rigo Canto 3.8
ees'4^\(d8\) ees4^\(d8\)|
des4^\( ^\markup{\italic "poco rit."} c8\) des4 ^\(c8\)|
b2.^\( f'2\) r8 f8|
e4.~e4 dis16[ e]|
\break
%rigo canto 3.9
f4.~f4 e8|
a,4 r8 r4 r8|
r4 r8 \stemUp a ^\markup{\italic "rit. a piacere"} a ais
\stemDown b2.^\(|
b8\) r r b^\markup{\italic "rit:....."} b bis|
\break
%rigo canto 3.10
cis2.^\(|
cis8\) r r cis cis cis|
cis4.^>~cis8[ b cis]|
d4 r8 r4 r8|
r4 r8 r4 ^\p \stemUp a8|
\break
%rigo canto 3.11
b4.^\< cis4.| d4\! \stemUp fis,8 b r a|
g4 a8 g4 a8|
fis4._\( a8\) r r|
\break
%rigo canto 4.12
}%Chiude relative Canto
\addlyrics {
-sio -- _ni _ e con il mal d'a -- mo -- re e con il
mal d'a -- mor! al mal d'a -- mo -- re? al mal d'a-
mo -- re? Io ri -- do sem -- pre! al
mal d'a -- mo -- _ re ohi -- bò più non vi pen -- so...
}%Chiude new staff canto
>> %Chiude aggancio a lyrics
%Inizia basePiano
\new PianoStaff
<<
\new Staff = "Up" {
\set PianoStaff.connectArpeggios = ##t
\clef treble
\key d \major
\time 6/8
%\tempo = mosso_non_troppo
\tempo 4.= 100
\relative c' {
\override Staff.Rest.style = #'classical
%rigo Up 3.8
<ees bes>4^(<d bes>8) <ees bes>4^(<d bes>8)|
s1*6/8*4|
\break
%rigo Up 3.9
s1*6/8|
<<{a'4.^^ a^^}\\{r8 _\markup{\italic "a Tempo."}g!8 e r f! d}>>
a'4.^^ r4 r8|
<<{b4.^^ b^^}\\{r8 _\markup{\italic "a Tempo."} a8 f r g e}>>|
b'4.^^ r4 r8|
\break
%rigo Up 3.10
<<{cis4.^^ cis 4.^^|
cis4. r4 r8|
}
\\
{r8 b gis r cis a|
r8 gis cis s4.|
}
>>
<cis a g! e>2. _\markup{\dynamic f \italic " a Tempo"}|
r8 r <d a fis> r r <d a fis>|
r8 r <d a fis> r r <d a fis>|
\break
%rigo Up 3.11
r8 r <b g e> r r <cis g e>|
r8 r <d fis, d> r r <b g d>|
r8 r <a g cis> r r <a g cis>|
r8 r <a fis d> r r <a fis>
\break
%rigo Up 4.12
} %Chiude relative Up
}%Chiude New Staff Up
\new Staff="Down" {
\clef bass
\key d \major
\time 6/8
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%rigo Down 3.8
g'4^( fis!8) g4^( fis!8)|
<<{<des' bes g!>4^( ^\markup {\italic "col canto."} <c bes g>8) <des bes g>4^( <c bes g>8)|
<b! a fis! dis>2.^(
<<{\change Staff= "Up" f' 2.)}\\{\change Staff ="Down" \override Stem.length = #14.0
\stemUp <b, a> }\\{\stemDown <f! d!>}>>
<<{\change Staff= "Up" e'2.^(|
%\break
%rigo Down 3.9a
\change Staff="Down" <d b>4.)^(<d b>8) r r}
\\{
\change Staff="Down" \override Stem.length = #14.0
\stemUp <c a>2.^(
%\break
%rigo Down 3.9b
\stemDown a4.)_(gis8)
}
\\{
\change Staff="Down" \stemDown e,2._(
%\break
%rigo 3.9c
e4.)_(e8) e8\rest e8\rest
}>>
}
\\
{f'4_(e8) f4_(e8)|
}
>>
s1*6/8|
\change Staff="Up" r8 e' \change Staff="Down" a,8 r4 ^\markup{\italic "col canto."} r8|
s1*6/8|
\change Staff="Up" r8 fis' \change Staff="Down" b,8 r4 ^\markup{\italic "col canto."} r8|
\break
%rigo Down 3.10
s1*6/8|
s4. r4 r8|
\stemUp <a, a,>2.|
\acciaccatura d,8 \stemDown d'8 r8 r fis r r|
a8 r r d r r |
\break
%rigo Down 3.11
cis4.^\p a|
b4. e,|
a4.a,|
d4.^( d'8) r r
\break
% rigo Down 4.12
} %Chiude relative low
}%Chiude Staff low
>>%Fine Base Piano
>>%Fine Piano e Canto
\midi { }
\layout {
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Paperoastro
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| All’inclito gentiluomo ||
|-
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<!--
Parto
»
11
Adriano. (Dall’America).
" 12
Luna
>>
Allo
stesso. (Per altro dono)»
All’Amico mio Aronne (Nell’offrire
un dono). >> 29
30
Ugo.
> 14.
id.
(Brindisi).
> 31
•
Allo Spirito Divino.
15
id.
»
32
.
Sovvengo
All’ottimo amico C. G.
Allo stesso.
"
16
id.
33
>>
17
.
id. (Offrendo un fior)» 34
» 18
A Lui
id.
"
19
Un pensiero
id.
»
201
All’esimio concitt, G. Z.
id.
<
21
Tuberose.
.
35
» 36
>>
37
"
38
--><noinclude></noinclude>
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Paperoastro
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text/x-wiki
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| colspan="3" style="width:50%" |
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| {{dotted|Alla Sovrana d’Italia}} || pag. || {{Pg|3}}
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| rowspan=2 | {{dotted|All’Amico mio Aronne (''Nell’offrire un dono'')}} ||»|| {{Pg|29}}
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Indice:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/styles.css
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Paperoastro
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Pagina:Vocabolario del dialetto napolitano (Rocco 1882, A - CAN).djvu/190
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Suðurítali
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proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="1" user="Suðurítali" />ARR – 168 – ARR</noinclude>S’apara, s’arreseria e sta aspettanno
L’ordene vuostre.
'''Arresidiatavole'''. Divoratore. ''Bas. Pent.'' 2. 10. ''p.'' 244. No sfrattapanelle, no arresidiatavole.
'''Arresidio'''. L’atto e l’effetto dell’''arresediare''. ''Bas. Pent.'' 4. 6. ''p.'' 61. Chi ave fatto sto bello arresidio? ''Ciucc.'' 9. 7. S’ha da fare no castiello E ciert’aute arresidie pe la terra De lo rre de li ciucce. ''Val. Fuorf.'' 2. 5. 24. Nzomma hanno dato a tutto l’arresidio, L’hanno arreddutto pevo de presidio. ''Arch.'' 2. 2. (?) Nce vorria no cannone de corzea Pe nne fa n’arresidio Comme dich’io.
'''Arresorvere.''' Risolvere. ''Sarn. Pos.'' 1. ''p.'' 175. Non sapeva a che s’arresorvere nè addove dare de pietto. ''E'' 3. ''p.'' 230. Accossì simmo arresolute e no nce vo autro. ''Pag. Batr.'' 2. 26. A sta neutrale Tutte li summe deje arresorvero. (''L’ed. orig. ha'' Tutti li summi dei arresolvero). ''E'' 2. 27. Arresolute de se dare morte. ''E M. d’O.'' 12. 9. Era ommo forte, De cricco, crapecciuso e arresoluto. ''Fas. Ger.'' 19. 15. E chisto arresoluto Trase. ''Stigl. En.'' 1. 147. Arresoluto De trovare autro regno. ''Perr. Agn. zeff.'' 5. 79. Saccio ch’ognuno de vuje è arresoluto.
'''Arresponnere'''. Rispondere. ''Tard. Vaj.'' p. 16. Ecco ca co chesta accasione io v’arresponno e dico ec.
'''Arressuso'''. Rissoso, Accattabrighe.
'''Arrestare'''. Restare, Ristare, Fermarsi. ''Perr. Agn. zeff.'' 3. 20. Tanto che Tartarone se chiegaje E da la botta storduto arrestaje. ''Fas. Ger.'' 19. 65. Ca de parlare l’uno e l’autro arresta. ''Pag. M. d’O.'' 3. 2. De gualejare sempe maje n’arresta.
'''Arrestare'''. Catturare, Menar prigione.
'''Arrestare'''. Porre in resta. ''Fas. Ger.'' 3. 16. Moppe la squatra ed arrestaje l’antenna.
'''Arresto'''. V. Arriesto.
'''Arretecare'''. Indietreggiare, Retrocedere. ''Fas. Ger.'' 20. 69. Accommenzajeno a ghire arretecanno. ''E'' 83. Sempe lo Guasconese arretecava.
'''Arretecone, Arretecune'''. A ritroso, All'indietro, Rinculando. ''Fas. Ger.'' 3. 16. E ghiero a poco a poco, Commattenno e saglienno arretecone, A na collina. ''E'' 7. 38. E nche no poco arreto lo vede ire, Nce lo votta a lo ntutto arretecune.
'''Arretenare'''. Lo stesso che Accodare, detto degli animali da soma.
'''Arreterare, Arretirare'''. Ritirare. ''Ros. Pipp.'' 3. ult. (?) Pippo, tu t’arretire Pecché vide ch’io venco: Statte, statte.
'''Arreto'''. Dietro, Indietro. ''Fas. Ger.'' 7. 38. E nche no poco arreto lo vede ire. ''E'' 19. 72. Faje muto bene Venire arreto a chi arreto te tene. ''Cap. Il.'' 2. 79. Comm’a lo funaro Pe parte de ghi nnante jammo arreto. ''Cerl. Clar.'' 3. 10. Posso avanzarmi, o cesso arreto a uso de carrozza? ''Ciucc.'' 8. 17. Ordenava Chen’avesse potuto tornaarreto Lorre. ''Ciucc.'' 9. 22. E quasi sempe co no passo arreto. ''Ciucc.'' 10. 11. Jammo a la bona, e no nc’é nnanze o arreto. ''Ciucc.'' 13. 36. E arreto a chiste n’ata frattaria. ''Perr. Agn. zeff.'' 1. 39. E se vedeva arreto po li rine Ch’Arcure e Felicure hanno lassate.
Dare arreto vale Retrocedere, Ritrarsi, e dicesi in particolare di veicoli e vetture. ''Fas. Ger.'' 1. 50. Mmestono e danno arreto. ''Bas. Pent.'' 1. 5. ''p.'' 67. Non me pozzo dare arreto de prommessa. (Fig.) ''Bas. Pent.'' 10. ''p.'' 119. Non pe chesto se dette arreto. (Fig.) ''Bas. Pent.'' 3. 5. ''p.'' 308. Non potenno darese arreto de la promessa. (Fig).
Val pure Rendere, Restituire, Mandare indietro. ''Viol. vern.'' 21. Lo masto de cappella Nce l’avea dato arreto.
Dalle arreto si usa come Dalle arrieto. V. Arrieto.
Ire a V'arreto vale Andare indietro, Cessare, ed anche Scapitare. ''Tard. Vaj.'' p. 44. Cercava de fara ire all’arreto chist’ammore. ''Bas. Pent.'' 3. 6. ''p.'' 318. E pe parte de ire nnante vaje sempre a l’arreto.
Mettere arreto vale Porre in posto inferiore, Posporre. ''Bas. Pent.'' 1. egr. ''p.'' 158. Lo lauro è puosto arreto dala foglia.
Tornare arreto vale Venir restituito. ''Lo Sagliem.'' 2. 12. La robba torna arreto, Presone lo ncappato, Corriva rieste tu.
Parlando di tempo si usa come Fa in italiano, e prendendo aspetto di un aggettivo, rimane per lo più invariato. ''Velard. st.'' 1. Cient’anne arreto ch’era viva vava. ''Cap. Son.'' 43. Patreto Y anno arreto era vastaso. ''Cap. Son.'' 186. Me<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="1" user="Suðurítali" />ARR – 168 – ARR</noinclude>S’apara, s’arreseria e sta aspettanno
L’ordene vuostre.
'''Arresidiatavole'''. Divoratore. ''Bas. Pent.'' 2. 10. ''p.'' 244. No sfrattapanelle, no arresidiatavole.
'''Arresidio'''. L’atto e l’effetto dell’''arresediare''. ''Bas. Pent.'' 4. 6. ''p.'' 61. Chi ave fatto sto bello arresidio? ''Ciucc.'' 9. 7. S’ha da fare no castiello E ciert’aute arresidie pe la terra De lo rre de li ciucce. ''Val. Fuorf.'' 2. 5. 24. Nzomma hanno dato a tutto l’arresidio, L’hanno arreddutto pevo de presidio. ''Arch.'' 2. 2. (?) Nce vorria no cannone de corzea Pe nne fa n’arresidio Comme dich’io.
'''Arresorvere.''' Risolvere. ''Sarn. Pos.'' 1. ''p.'' 175. Non sapeva a che s’arresorvere nè addove dare de pietto. ''E'' 3. ''p.'' 230. Accossì simmo arresolute e no nce vo autro. ''Pag. Batr.'' 2. 26. A sta neutrale Tutte li summe deje arresorvero. (''L’ed. orig. ha'' Tutti li summi dei arresolvero). ''E'' 2. 27. Arresolute de se dare morte. ''E M. d’O.'' 12. 9. Era ommo forte, De cricco, crapecciuso e arresoluto. ''Fas. Ger.'' 19. 15. E chisto arresoluto Trase. ''Stigl. En.'' 1. 147. Arresoluto De trovare autro regno. ''Perr. Agn. zeff.'' 5. 79. Saccio ch’ognuno de vuje è arresoluto.
'''Arresponnere'''. Rispondere. ''Tard. Vaj.'' p. 16. Ecco ca co chesta accasione io v’arresponno e dico ec.
'''Arressuso'''. Rissoso, Accattabrighe.
'''Arrestare'''. Restare, Ristare, Fermarsi. ''Perr. Agn. zeff.'' 3. 20. Tanto che Tartarone se chiegaje E da la botta storduto arrestaje. ''Fas. Ger.'' 19. 65. Ca de parlare l’uno e l’autro arresta. ''Pag. M. d’O.'' 3. 2. De gualejare sempe maje n’arresta.
'''Arrestare'''. Catturare, Menar prigione.
'''Arrestare'''. Porre in resta. ''Fas. Ger.'' 3. 16. Moppe la squatra ed arrestaje l’antenna.
'''Arresto'''. V. Arriesto.
'''Arretecare'''. Indietreggiare, Retrocedere. ''Fas. Ger.'' 20. 69. Accommenzajeno a ghire arretecanno. ''E'' 83. Sempe lo Guasconese arretecava.
'''Arretecone, Arretecune'''. A ritroso, All'indietro, Rinculando. ''Fas. Ger.'' 3. 16. E ghiero a poco a poco, Commattenno e saglienno arretecone, A na collina. ''E'' 7. 38. E nche no poco arreto lo vede ire, Nce lo votta a lo ntutto arretecune.
'''Arretenare'''. Lo stesso che Accodare, detto degli animali da soma.
'''Arreterare, Arretirare'''. Ritirare. ''Ros. Pipp.'' 3. ult. (?) Pippo, tu t’arretire Pecché vide ch’io venco: Statte, statte.
'''Arreto'''. Dietro, Indietro. ''Fas. Ger.'' 7. 38. E nche no poco arreto lo vede ire. ''E'' 19. 72. Faje muto bene Venire arreto a chi arreto te tene. ''Cap. Il.'' 2. 79. Comm’a lo funaro Pe parte de ghi nnante jammo arreto. ''Cerl. Clar.'' 3. 10. Posso avanzarmi, o cesso arreto a uso de carrozza? ''Ciucc.'' 8. 17. Ordenava Chen’avesse potuto tornaarreto Lorre. ''Ciucc.'' 9. 22. E quasi sempe co no passo arreto. ''Ciucc.'' 10. 11. Jammo a la bona, e no nc’é nnanze o arreto. ''Ciucc.'' 13. 36. E arreto a chiste n’ata frattaria. ''Perr. Agn. zeff.'' 1. 39. E se vedeva arreto po li rine Ch’Arcure e Felicure hanno lassate.
Dare arreto vale Retrocedere, Ritrarsi, e dicesi in particolare di veicoli e vetture. ''Fas. Ger.'' 1. 50. Mmestono e danno arreto. ''Bas. Pent.'' 1. 5. ''p.'' 67. Non me pozzo dare arreto de prommessa. (Fig.) ''Bas. Pent.'' 10. ''p.'' 119. Non pe chesto se dette arreto. (Fig.) ''Bas. Pent.'' 3. 5. ''p.'' 308. Non potenno darese arreto de la promessa. (Fig).
Val pure Rendere, Restituire, Mandare indietro. ''Viol. vern.'' 21. Lo masto de cappella Nce l’avea dato arreto.
Dalle arreto si usa come Dalle arrieto. V. Arrieto.
''Ire a l'arreto'' vale Andare indietro, Cessare, ed anche Scapitare. ''Tard. Vaj.'' p. 44. Cercava de fara ire all’arreto chist’ammore. ''Bas. Pent.'' 3. 6. ''p.'' 318. E pe parte de ire nnante vaje sempre a l’arreto.
Mettere arreto vale Porre in posto inferiore, Posporre. ''Bas. Pent.'' 1. egr. ''p.'' 158. Lo lauro è puosto arreto dala foglia.
Tornare arreto vale Venir restituito. ''Lo Sagliem.'' 2. 12. La robba torna arreto, Presone lo ncappato, Corriva rieste tu.
Parlando di tempo si usa come Fa in italiano, e prendendo aspetto di un aggettivo, rimane per lo più invariato. ''Velard. st.'' 1. Cient’anne arreto ch’era viva vava. ''Cap. Son.'' 43. Patreto Y anno arreto era vastaso. ''Cap. Son.'' 186. Me<noinclude><references/></noinclude>
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L’ordene vuostre.
'''Arresidiatavole'''. Divoratore. ''Bas. Pent.'' 2. 10. ''p.'' 244. No sfrattapanelle, no arresidiatavole.
'''Arresidio'''. L’atto e l’effetto dell’''arresediare''. ''Bas. Pent.'' 4. 6. ''p.'' 61. Chi ave fatto sto bello arresidio? ''Ciucc.'' 9. 7. S’ha da fare no castiello E ciert’aute arresidie pe la terra De lo rre de li ciucce. ''Val. Fuorf.'' 2. 5. 24. Nzomma hanno dato a tutto l’arresidio, L’hanno arreddutto pevo de presidio. ''Arch.'' 2. 2. (?) Nce vorria no cannone de corzea Pe nne fa n’arresidio Comme dich’io.
'''Arresorvere.''' Risolvere. ''Sarn. Pos.'' 1. ''p.'' 175. Non sapeva a che s’arresorvere nè addove dare de pietto. ''E'' 3. ''p.'' 230. Accossì simmo arresolute e no nce vo autro. ''Pag. Batr.'' 2. 26. A sta neutrale Tutte li summe deje arresorvero. (''L’ed. orig. ha'' Tutti li summi dei arresolvero). ''E'' 2. 27. Arresolute de se dare morte. ''E M. d’O.'' 12. 9. Era ommo forte, De cricco, crapecciuso e arresoluto. ''Fas. Ger.'' 19. 15. E chisto arresoluto Trase. ''Stigl. En.'' 1. 147. Arresoluto De trovare autro regno. ''Perr. Agn. zeff.'' 5. 79. Saccio ch’ognuno de vuje è arresoluto.
'''Arresponnere'''. Rispondere. ''Tard. Vaj.'' p. 16. Ecco ca co chesta accasione io v’arresponno e dico ec.
'''Arressuso'''. Rissoso, Accattabrighe.
'''Arrestare'''. Restare, Ristare, Fermarsi. ''Perr. Agn. zeff.'' 3. 20. Tanto che Tartarone se chiegaje E da la botta storduto arrestaje. ''Fas. Ger.'' 19. 65. Ca de parlare l’uno e l’autro arresta. ''Pag. M. d’O.'' 3. 2. De gualejare sempe maje n’arresta.
'''Arrestare'''. Catturare, Menar prigione.
'''Arrestare'''. Porre in resta. ''Fas. Ger.'' 3. 16. Moppe la squatra ed arrestaje l’antenna.
'''Arresto'''. V. Arriesto.
'''Arretecare'''. Indietreggiare, Retrocedere. ''Fas. Ger.'' 20. 69. Accommenzajeno a ghire arretecanno. ''E'' 83. Sempe lo Guasconese arretecava.
'''Arretecone, Arretecune'''. A ritroso, All'indietro, Rinculando. ''Fas. Ger.'' 3. 16. E ghiero a poco a poco, Commattenno e saglienno arretecone, A na collina. ''E'' 7. 38. E nche no poco arreto lo vede ire, Nce lo votta a lo ntutto arretecune.
'''Arretenare'''. Lo stesso che Accodare, detto degli animali da soma.
'''Arreterare, Arretirare'''. Ritirare. ''Ros. Pipp.'' 3. ult. (?) Pippo, tu t’arretire Pecché vide ch’io venco: Statte, statte.
'''Arreto'''. Dietro, Indietro. ''Fas. Ger.'' 7. 38. E nche no poco arreto lo vede ire. ''E'' 19. 72. Faje muto bene Venire arreto a chi arreto te tene. ''Cap. Il.'' 2. 79. Comm’a lo funaro Pe parte de ghi nnante jammo arreto. ''Cerl. Clar.'' 3. 10. Posso avanzarmi, o cesso arreto a uso de carrozza? ''Ciucc.'' 8. 17. Ordenava Chen’avesse potuto tornaarreto Lorre. ''Ciucc.'' 9. 22. E quasi sempe co no passo arreto. ''Ciucc.'' 10. 11. Jammo a la bona, e no nc’é nnanze o arreto. ''Ciucc.'' 13. 36. E arreto a chiste n’ata frattaria. ''Perr. Agn. zeff.'' 1. 39. E se vedeva arreto po li rine Ch’Arcure e Felicure hanno lassate.
Dare arreto vale Retrocedere, Ritrarsi, e dicesi in particolare di veicoli e vetture. ''Fas. Ger.'' 1. 50. Mmestono e danno arreto. ''Bas. Pent.'' 1. 5. ''p.'' 67. Non me pozzo dare arreto de prommessa. (Fig.) ''Bas. Pent.'' 10. ''p.'' 119. Non pe chesto se dette arreto. (Fig.) ''Bas. Pent.'' 3. 5. ''p.'' 308. Non potenno darese arreto de la promessa. (Fig).
Val pure Rendere, Restituire, Mandare indietro. ''Viol. vern.'' 21. Lo masto de cappella Nce l’avea dato arreto.
Dalle arreto si usa come Dalle arrieto. V. Arrieto.
''Ire a l'arreto'' vale Andare indietro, Cessare, ed anche Scapitare. ''Tard. Vaj.'' p. 44. Cercava de fara ire all’arreto chist’ammore. ''Bas. Pent.'' 3. 6. ''p.'' 318. E pe parte de ire nnante vaje sempre a l’arreto.
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Tornare arreto vale Venir restituito. ''Lo Sagliem.'' 2. 12. La robba torna arreto, Presone lo ncappato, Corriva rieste tu.
Parlando di tempo si usa come Fa in italiano, e prendendo aspetto di un aggettivo, rimane per lo più invariato. ''Velard. st.'' 1. Cient’anne arreto ch’era viva vava. ''Cap. Son.'' 43. Patreto l’anno arreto era vastaso. ''Cap. Son.'' 186. Me<noinclude><references/></noinclude>
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b4. bes8 r bes|
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%rigo canto 5.16
}%Chiude relative Canto
\addlyrics {
vi -- vo ri -- den -- do e con pia -- ce -- re im -- men -- _ _
so! pian -- ga chi vuol _ e si mar -- tel -- li_il
cuo -- re col -- le pas --sio -- ni e con il mal d'a-
mor al mal d'a -- mor ohi -- bò più non vi
}%Chiude new staff canto
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%Inizia basePiano
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<<
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%rigo Down 4.13
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Cruccone
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<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|118|PALAZZO VECCHIO|}}</noinclude>processo non si lessero che pochi brani. Si venne pure alla fine nel modo più spiccio che fu possibile; ai 22 di maggio i Commissarii apostolici si radunarono per deliberare intorno alla vita dei tre frati. «La cosa, dice il Villari{{Nota separata|Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/131|10}}, fu presto risoluta. Quanto al Savonarola ed a Fra Silvestro, non si fece neppure discussione: fu decisa la morte. Volendo però in qualche maniera temperare la trista impressione che doveva fare sugli animi una tale sentenza, il Remolino aveva pensato che si potesse risparmiare la vita di Fra Domenico. Ma fu da uno dei cittadini presenti ossservato: Che in questo Frate rimarrebbe viva tutta la dottrina del Savonarola;» ed allora il Remolino subito riprese: «Un frataccio di più o di meno poco monta: mandatelo pure a morte».
«In quei giorni, seguita il Villari, s’era anche radunata una Pratica assai ristretta per discutere la sentenza. Non vi fu che un solo, per nome Agnolo Niccolini, il quale si levasse a parlare in favore del Savonarola, dicendo come a lui sembrava gravissima colpa il porre a morte un uomo di qualità si eccellenti, che appena se ne vedeva uno in ogni secolo. Quest’uomo egli disse, «potrebbe non solamente rimettere la fede nel mondo, quando la fosse mancata; ma ancora le scienze, di cui è si altamente dotato. Io perciò vi consiglio di tenerlo in prigione, se così volete; ma serbarlo in vita e dargli modo di scrivere, acciò il mondo non perda i frutti del suo ingegno». Alla sera fu comunicata la sentenza a ciascuno dei frati, i quali la accolsero come una lieta notizia, come la promessa di una festa sperata invano da tanto tempo. Il Savonarola chiese soltanto di poter parlare con i due frati a lui compagni nel martirio e però nella gloria. Alle instanze di Jacopo Niccolini i Signori gli concessero un’ora di colloquio insieme, nella sala del Consiglio maggiore.
Con quale animo s’incontrassero i tre frati, che da quaranta giorni vivevano imprigionati e torturati separatamente, e che si rivedevano poche ore innanzi di andare al rogo e alla forca, non è dire; erano essi con quella coscienza, con quella fede e con quell’amore di Dio e degli uomini, di che aveano date tante prove; erano prossimi a darne la maggiore, la più desiderata di tutte e insieme la più gloriosa. Il Savonarola disse a Fra Domenico: «Io so che voi chiedete d’esser bruciato vivo; ma ciò non<noinclude></noinclude>
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Pagina:Vocabolario del dialetto napolitano (Rocco 1882, A - CAN).djvu/191
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<noinclude><pagequality level="1" user="Suðurítali" />ARR — 169 — ARR</noinclude>die no mese arreto No petrarchista a lejere no fascio De cierte poesie. ''Quattr. Av.'' 223. Pe chille spasse de li tiempe arreto Quanno eramo figliule. ''Ciucc.'' 1. 23. Poco juorne arreto. ''E'' 4. 25. Ca se n'era addonato l'anno arreto. ''E'' 9. 30. De chella ch'anne arreto se facette. ''Morm. Fedr.'' 3. 10. 3. Cheste storie Gia soccedute ne li tiempe arrete.
Ellitticamente per Fatti indietro. ''Cerl. Clar.'' 1. 2. Arreto ca te sbentro.
Secondo il Galiani val pure Un'altra volta.
'''Arretoculo, Arretonculo'''. Rinculando, A ritroso; e si dice pure pel ''praepostera venere'' dei latini, cioè ''more pecudum''.
'''Arretornare'''. Ritornare.
'''Arretucere'''. Lo stesso che ''Arredducere''. ''Fas. Ger.'' 2. 75. Nfra ste tenaglie tu te si arretutto. ''E'' 7. 18. Porta a la sciommara Le pecore, e a la mandra l'arretuce. ''E'' 14. 45. Ma quanno Pietro a Cristo crocefisso M'arretocette. ''E'' 18. 96. Ed arretutte Nziemme le bede a scelle spampanate.
'''Arrevare, Arrivare'''. Arrivare, Giungere. ''Fas. Ger.'' 19. 121. Addove arriva la canagliaria Sfratta le terre e assacca sciommarune. ''Bas. Pent.'' 1. 7. p. 89. Ed essenno arrevato a no vosco. ''E'' 9. p. 111. Arrevaje Fonzo. ''E'' 4. 8. p. 80. Arrivattero dapò tre anne de caminno a no vosco. ''E'' p. 87. Arrivatte a li piede de na montagna. ''Cort. C. e P.'' 7. p. 195. Nfi ch'arrevaje a chella taverna. ''Sarn. Pos.'' 3. p. 230. Arrevajeno a no puorto de maro. ''Ciucc.'' 8. 13. Arrevattero a ghiuorno. ''E'' 12. 15. Nche arrevate Fujeno abbascio. ''Tior.'' 1. 32. Ed arrevato addove Cecca steva. ''Ol. Nap. acc.'' 3. 77. Ognuno vole Arrevare co l’arba e co lo sole.
Fig. Giungere, Pervenire, Riuscire a fare o ottenere alcunché, e simili. ''Cap. Son.'' 33. Si t’arriva a toccà ss’anema sozza. ''E'' 34. Si tu pretienne chello a che arrevare N’ha potuto Bellonia co la mazza. ''Ciucc.'' 4. 20. Chi vo arrevà a sapè chillo che non pote. ''E'' 5. 9. N’arrivo a ntennere Comme sta cosa se po maje sprecare. ''E'' 34. Sto remmore... a l’utemo arrevaje A fa tremmà le prete de le bie. ''E'' 9. 15. Sso remmore... Arrevatte pe nzi dinto a la terra. ''E'' 10. 39. Avite arrevato A fa ride le prete de sse mura. ''E'' 52. Che pe nzi a ngiuriarla l'arrevava. ''E'' 11. 43. Nche arrevare Le bedettero (''le mura'') nzi a lo primmo chiano. ''Quatr. Chianch.'' 1778. (?) E si s'arriva a farne na mangiata Campa mill’anne resoluta e bona. ''Fas. Ger.'' 2. 15. Ca tu arrive ad ogne ncosa.
Sopperire, Bastare al bisogno. ''Ol. Nap. acc.'' 3. 80. E non arriva manco: È tardo lo remmedio. ''Cerl. Clar.'' 2. 6. Co la paga non poteva arreva. ''Vott. Sp. cer.'' 101. Non potenno arrevare co le rennete o abbusche che hanno, fanno mepeche, mbroglie e diebbete.
Giungere da un punto ad un altro. ''Sta funa è corta e no nce arriva.'' ''Lo Sagliem.'' 3. 17. E saglitence ncoppa ca arrevate.
Raggiungere, Arrivare att. ''Bas. Pent.'' 1. 5. p. 72. Mo se nne la vene... ad arrivarence. ''E'' 4. 8. ''p.'' 86. Chelle montagne, le quale sibé parettero vecine, non s'arrevaro maje. ''Perr. Agn. zeff.'' 2. 72. E tanto fece... Che quase la galera ave arrevata. ''E'' 3. 16. Fermate, ferma: ed arrevà la crede.
E fig. ''Bas. Pent.'' 2. 5 p. 194. Aggio cercato patte che me pareva mpossibele che se potessero comprire; ma vedennome arrevato e obrecato non saccio comme, te prego ec.
'''Arrevare lo zuoppo''' è Raggiungere l’intento, Conseguire lo scopo. ''Cap. Son.'' 73. Te chiante bello p’arrevà lo zuoppo. ''Bas. Pent.'' 4. 6. p. 61. Sta zitto, ca volimmo arrevare sto zuoppo.
'''Venire arrevanno''' vale il semplice ''Arrevare''. ''Bas. Pent.'' 2. 6. ''p.'' 206. Venne arrivanno na vecchia. ''E'' 4. 6. p. 60. Se vene arrivanno l’orca. ''E'' 7. ''p.'' 72. Venne arrivanno Troccola. ''E'' 8. ''p.'' 83. Venettero arrevanno li sette frate. ''E'' p. 92. Venne arrivanno lo sorece.
'''Si arrevato''' vale Non basta per riuscire nell'intento, Ci vuole altro. ''Ciucc.'' 3. 2. Va te fida a sti vieccchie nzallanute, Ca si arrevato.
'''Va nce arriva''' e simili vale Chi avrebbe saputo pensare ad un tale spediente! ''Ciucc.'' 12. 33. Ora va arriva A sapè chesto. ''E'' 61. O bravo! va nce arriva: Viva sempe Mercurio, viva, viva.<noinclude><references/></noinclude>
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Ellitticamente per Fatti indietro. ''Cerl. Clar.'' 1. 2. Arreto ca te sbentro.
Secondo il Galiani val pure Un'altra volta.
'''Arretoculo, Arretonculo'''. Rinculando, A ritroso; e si dice pure pel ''praepostera venere'' dei latini, cioè ''more pecudum''.
'''Arretornare'''. Ritornare.
'''Arretucere'''. Lo stesso che ''Arredducere''. ''Fas. Ger.'' 2. 75. Nfra ste tenaglie tu te si arretutto. ''E'' 7. 18. Porta a la sciommara Le pecore, e a la mandra l'arretuce. ''E'' 14. 45. Ma quanno Pietro a Cristo crocefisso M'arretocette. ''E'' 18. 96. Ed arretutte Nziemme le bede a scelle spampanate.
'''Arrevare, Arrivare'''. Arrivare, Giungere. ''Fas. Ger.'' 19. 121. Addove arriva la canagliaria Sfratta le terre e assacca sciommarune. ''Bas. Pent.'' 1. 7. p. 89. Ed essenno arrevato a no vosco. ''E'' 9. p. 111. Arrevaje Fonzo. ''E'' 4. 8. p. 80. Arrivattero dapò tre anne de caminno a no vosco. ''E'' p. 87. Arrivatte a li piede de na montagna. ''Cort. C. e P.'' 7. p. 195. Nfi ch'arrevaje a chella taverna. ''Sarn. Pos.'' 3. p. 230. Arrevajeno a no puorto de maro. ''Ciucc.'' 8. 13. Arrevattero a ghiuorno. ''E'' 12. 15. Nche arrevate Fujeno abbascio. ''Tior.'' 1. 32. Ed arrevato addove Cecca steva. ''Ol. Nap. acc.'' 3. 77. Ognuno vole Arrevare co l’arba e co lo sole.
Fig. Giungere, Pervenire, Riuscire a fare o ottenere alcunché, e simili. ''Cap. Son.'' 33. Si t’arriva a toccà ss’anema sozza. ''E'' 34. Si tu pretienne chello a che arrevare N’ha potuto Bellonia co la mazza. ''Ciucc.'' 4. 20. Chi vo arrevà a sapè chillo che non pote. ''E'' 5. 9. N’arrivo a ntennere Comme sta cosa se po maje sprecare. ''E'' 34. Sto remmore... a l’utemo arrevaje A fa tremmà le prete de le bie. ''E'' 9. 15. Sso remmore... Arrevatte pe nzi dinto a la terra. ''E'' 10. 39. Avite arrevato A fa ride le prete de sse mura. ''E'' 52. Che pe nzi a ngiuriarla l'arrevava. ''E'' 11. 43. Nche arrevare Le bedettero (''le mura'') nzi a lo primmo chiano. ''Quatr. Chianch.'' 1778. (?) E si s'arriva a farne na mangiata Campa mill’anne resoluta e bona. ''Fas. Ger.'' 2. 15. Ca tu arrive ad ogne ncosa.
Sopperire, Bastare al bisogno. ''Ol. Nap. acc.'' 3. 80. E non arriva manco: È tardo lo remmedio. ''Cerl. Clar.'' 2. 6. Co la paga non poteva arreva. ''Vott. Sp. cer.'' 101. Non potenno arrevare co le rennete o abbusche che hanno, fanno mepeche, mbroglie e diebbete.
Giungere da un punto ad un altro. ''Sta funa è corta e no nce arriva.'' ''Lo Sagliem.'' 3. 17. E saglitence ncoppa ca arrevate.
Raggiungere, Arrivare att. ''Bas. Pent.'' 1. 5. p. 72. Mo se nne la vene... ad arrivarence. ''E'' 4. 8. ''p.'' 86. Chelle montagne, le quale sibé parettero vecine, non s'arrevaro maje. ''Perr. Agn. zeff.'' 2. 72. E tanto fece... Che quase la galera ave arrevata. ''E'' 3. 16. Fermate, ferma: ed arrevà la crede.
E fig. ''Bas. Pent.'' 2. 5 p. 194. Aggio cercato patte che me pareva mpossibele che se potessero comprire; ma vedennome arrevato e obrecato non saccio comme, te prego ec.
''Arrevare lo zuoppo'' è Raggiungere l’intento, Conseguire lo scopo. ''Cap. Son.'' 73. Te chiante bello p’arrevà lo zuoppo. ''Bas. Pent.'' 4. 6. p. 61. Sta zitto, ca volimmo arrevare sto zuoppo.
''Venire arrevanno'' vale il semplice ''Arrevare''. ''Bas. Pent.'' 2. 6. ''p.'' 206. Venne arrivanno na vecchia. ''E'' 4. 6. p. 60. Se vene arrivanno l’orca. ''E'' 7. ''p.'' 72. Venne arrivanno Troccola. ''E'' 8. ''p.'' 83. Venettero arrevanno li sette frate. ''E'' p. 92. Venne arrivanno lo sorece.
''Si arrevato'' vale Non basta per riuscire nell'intento, Ci vuole altro. ''Ciucc.'' 3. 2. Va te fida a sti vieccchie nzallanute, Ca si arrevato.
''Va nce arriva'' e simili vale Chi avrebbe saputo pensare ad un tale spediente! ''Ciucc.'' 12. 33. Ora va arriva A sapè chesto. ''E'' 61. O bravo! va nce arriva: Viva sempe Mercurio, viva, viva.<noinclude><references/></noinclude>
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Ellitticamente per Fatti indietro. ''Cerl. Clar.'' 1. 2. Arreto ca te sbentro.
Secondo il Galiani val pure Un'altra volta.
'''Arretoculo, Arretonculo'''. Rinculando, A ritroso; e si dice pure pel ''praepostera venere'' dei latini, cioè ''more pecudum''.
'''Arretornare'''. Ritornare.
'''Arretucere'''. Lo stesso che ''Arredducere''. ''Fas. Ger.'' 2. 75. Nfra ste tenaglie tu te si arretutto. ''E'' 7. 18. Porta a la sciommara Le pecore, e a la mandra l'arretuce. ''E'' 14. 45. Ma quanno Pietro a Cristo crocefisso M'arretocette. ''E'' 18. 96. Ed arretutte Nziemme le bede a scelle spampanate.
'''Arrevare, Arrivare'''. Arrivare, Giungere. ''Fas. Ger.'' 19. 121. Addove arriva la canagliaria Sfratta le terre e assecca sciommarune. ''Bas. Pent.'' 1. 7. p. 89. Ed essenno arrevato a no vosco. ''E'' 9. p. 111. Arrevaje Fonzo. ''E'' 4. 8. p. 80. Arrivattero dapò tre anne de caminno a no vosco. ''E'' p. 87. Arrivatte a li piede de na montagna. ''Cort. C. e P.'' 7. p. 195. Nfi ch'arrevaje a chella taverna. ''Sarn. Pos.'' 3. p. 230. Arrevajeno a no puorto de maro. ''Ciucc.'' 8. 13. Arrevattero a ghiuorno. ''E'' 12. 15. Nche arrevate Fujeno abbascio. ''Tior.'' 1. 32. Ed arrevato addove Cecca steva. ''Ol. Nap. acc.'' 3. 77. Ognuno vole Arrevare co l’arba e co lo sole.
Fig. Giungere, Pervenire, Riuscire a fare o ottenere alcunché, e simili. ''Cap. Son.'' 33. Si t’arriva a toccà ss’anema sozza. ''E'' 34. Si tu pretienne chello a che arrevare N’ha potuto Bellonia co la mazza. ''Ciucc.'' 4. 20. Chi vo arrevà a sapè chiù che non pote. ''E'' 5. 9. N’arrivo a ntennere Comme sta cosa se po maje sprecare. ''E'' 34. Sto remmore... a l’utemo arrevaje A fa tremmà le prete de le bie. ''E'' 9. 15. Sso remmore... Arrevatte pe nzi dinto a la terra. ''E'' 10. 39. Avite arrevato A fa ride le prete de sse mura. ''E'' 52. Che pe nzi a ngiuriarla l'arrevava. ''E'' 11. 43. Nche arrevare Le bedettero (''le mura'') nzi a lo primmo chiano. ''Quatr. Chianch.'' 1778. (?) E si s'arriva a farne na mangiata Campa mill’anne resoluta e bona. ''Fas. Ger.'' 2. 15. Ca tu arrive ad ogne ncosa.
Sopperire, Bastare al bisogno. ''Ol. Nap. acc.'' 3. 80. E non arriva manco: È tardo lo remmedio. ''Cerl. Clar.'' 2. 6. Co la paga non poteva arreva. ''Vott. Sp. cer.'' 101. Non potenno arrevare co le rennete o abbusche che hanno, fanno mepeche, mbroglie e diebbete.
Giungere da un punto ad un altro. ''Sta funa è corta e no nce arriva.'' ''Lo Sagliem.'' 3. 17. E saglitence ncoppa ca arrevate.
Raggiungere, Arrivare att. ''Bas. Pent.'' 1. 5. p. 72. Mo se nne la vene... ad arrivarence. ''E'' 4. 8. ''p.'' 86. Chelle montagne, le quale sibé parettero vecine, non s'arrevaro maje. ''Perr. Agn. zeff.'' 2. 72. E tanto fece... Che quase la galera ave arrevata. ''E'' 3. 16. Fermate, ferma: ed arrevà la crede.
E fig. ''Bas. Pent.'' 2. 5 p. 194. Aggio cercato patte che me pareva mpossibele che se potessero comprire; ma vedennome arrevato e obrecato non saccio comme, te prego ec.
''Arrevare lo zuoppo'' è Raggiungere l’intento, Conseguire lo scopo. ''Cap. Son.'' 73. Te chiante bello p’arrevà lo zuoppo. ''Bas. Pent.'' 4. 6. p. 61. Sta zitto, ca volimmo arrevare sto zuoppo.
''Venire arrevanno'' vale il semplice ''Arrevare''. ''Bas. Pent.'' 2. 6. ''p.'' 206. Venne arrivanno na vecchia. ''E'' 4. 6. p. 60. Se vene arrivanno l’orca. ''E'' 7. ''p.'' 72. Venne arrivanno Troccola. ''E'' 8. ''p.'' 83. Venettero arrevanno li sette frate. ''E'' p. 92. Venne arrivanno lo sorece.
''Si arrevato'' vale Non basta per riuscire nell'intento, Ci vuole altro. ''Ciucc.'' 3. 2. Va te fida a sti vieccchie nzallanute, Ca si arrevato.
''Va nce arriva'' e simili vale Chi avrebbe saputo pensare ad un tale spediente! ''Ciucc.'' 12. 33. Ora va arriva A sapè chesto. ''E'' 61. O bravo! va nce arriva: Viva sempe Mercurio, viva, viva.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||CAPITOLO XI|119}}</noinclude>è bene, a noi non è lecito di scegliere la morte che vogliamo. Sappiamo forse con quale fermezza sopporteremo quella a cui siamo condannati? Ciò non dipende da noi, ma dalla grazia che il Signore ci vorrà concedere». E a Fra Silvestro: «Di voi so che volete, innanzi al popolo, difendere la vostra innocenza. Io v’impongo di abbandonare un tal pensiero, e seguire piuttosto l’esempio del nostro Signore Gesù Cristo, che neppure sulla croce volle parlare della innocenza sua». I due Frati s’inginocchiarono in atto di sommissione e di obbedienza dinanzi al loro superiore, il quale li benedisse, dopo di che ciascuno tornò alla propria stanza. La mattina dopo si ritrovarono insieme per comunicarsi: il Savonarola si comunicò con le proprie sue mani, poi comunicò i due suoi compagni, dopo di che scesero in piazza. Ecco la descrizione che dell’abbruciamento loro ci lasciò il {{Wl|Q1422497|Landucci}} nel suo diario. «E a dì 23 di maggio 1498, mercoledì mattina si fece questo sacrifizio di questi tre Frati. Gli trassono di Palagio e feciongli venire in su quel palchetto della ringhiera; e quivi furono gli Otto e’ Collegi e ’l mandatario del Papa e ’l Generale, e molti calonaci e preti e frati di diverse regole, e ’l Vescovo de’ Pagagliotti, al quale fu commesso digradare detti 3 Frati: e qui in su la ringhiera fu fatto dette cerimonie. Furono vestiti di tutti i paramenti, e poi cavati a uno a uno, colle parole accomodate al digradare, affermando sempre frate Girolamo eretico e scismatico, per questo essere condannato al fuoco; radendo loro el capo e mani, come si usa al detto digradare. E fatto questo, lasciarono e detti frati nelle mani degli Otti, i quali feciono immediate el partito che fussino impiccati e arsi; e di fatto furono menati in sul palchetto allo stile della [[File:Storia del Palazzo Vecchio 1889 (page 129 crop).jpg|20px]]. Dove el primo fu frate Silvestro, e fu impiccato al detto stile a uno de’ corni della croce; e non avendo molto la tratta, stentò buon pezzo, dicendo ''Giusù'' molte volte in mentre ch’era impiccato, perchè el capestro non stringeva forte nè scorse bene. El secondo fu frate Domenico da Pescia, sempre dicendo ''Giesù''; e ’l terzo fu il Frate detto eretico, il quale non parlava forte ma piano, e così fu impiccato. Senza parlare mai ninno di loro, che fu tenuto grande miracolo, massime che ognuno stimava di vedere segni, e ch’egli avessi confessato la verità in quel caso al popolo;<noinclude></noinclude>
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fis4.^( f4) ^\markup{\dynamic f \italic "ten."} e8^>|
d4^>r8 r4 r8|
r4 r8 r4 ^\markup{\italic "smorfioso a piacere"} ees8|
ees4. ees|
d4 r8 r4 r8|
\break
%rigo canto 5.18
}%Chiude relative Canto
\addlyrics {
pen -- so vi -- vo ri -- den -- do e con pia -- ce -- re_im-
men -- _ so al mal d'a -- mor
}%Chiude new staff canto
>> %Chiude aggancio a lyrics
%Inizia basePiano
\new PianoStaff
<<
\new Staff = "Up" {
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\key d \major
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%rigo up 5.16
e4._(d8) r r|
d4.~ d8 cis d|
<fis d>4 r8 <a fis dis a>8^> r8^\fermata _\markup{"pausa"}a,8|
ais4 b8 bis4_\< cis8\!|
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%rigo up 5.17
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%rigo Down 5.16
<g' d b>4<g d b>8<g d b>4<g d b>8|
<gis f d>4 <gis f d>8 <gis f d>4 <gis f d>8|
<a fis d a>4 r8 ^\ff <f dis a>8 r8^\fermata r8 ^\pp|
<g e a,>4 <g e a,>8<g e a,>4 <g e a,>8|
\break
%rigo Down 5.17
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>>%Fine Base Piano
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\layout {
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Pic57
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<< %Apre Aggancio Canto a Pianoforte
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<< %Apre aggancio lyrics al Canto
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%rigo canto 5.16
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d4.^~d8^\< cis d|
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ais4 b8 bis4 cis8|
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%rigo canto 5.17
fis4.^( f4) ^\markup{\dynamic f \italic "ten."} e8^>|
d4^>r8 r4 r8|
r4 r8 r4 ^\markup{\italic "smorfioso a piacere"} ees8|
ees4. ees|
d4 r8 r4 r8|
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%rigo canto 5.18
r4 r8 r4 ees8|
ees4. ees8 ees ees|
ees8 d8 r8 r4 r8|
R1*6/8|
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%rigo canto 5.19
r4 r8^\fermata e8 e e |
d2.^\(^\markup{"a Tempo."}|
\stemUp a8\) r r \autoBeamOff a ^\markup{"deciso."} \stemDown d fis|
e4. a^^ ^\(|
d,4\) r8 r4 r8 \bar "|."
}%Chiude relative Canto
\addlyrics {
pen -- so vi -- vo ri -- den -- do e con pia -- ce -- re_im-
men -- _ so al mal d'a -- mor
ohi -- bò più non vi pen -- so
io ri -- do sem -- pre io ri -- do sem -- _ pre.
}%Chiude new staff canto
>> %Chiude aggancio a lyrics
%Inizia basePiano
\new PianoStaff
<<
\new Staff = "Up" {
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%rigo up 5.16
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<fis d>4 r8 <a fis dis a>8^> r8^\fermata _\markup{"pausa"}a,8|
ais4 b8 bis4_\< cis8\!|
\break
%rigo up 5.17
<<{fis4.~^\markup{\italic "ten."}fis4 fis8^^}
\\
{\change Staff="Down" ^\f \stemUp <cis a g>4.~<cis a g>4~ <cis a g>8^\ff}
>>
r8 ^\markup{\italic "a Tempo."}_\p \change Staff="Down" \stemUp <a fis>8 \change Staff="Up" d8 r8 \change Staff="Down" <bes g>8 \change Staff="Up" ees8|
r8 \change Staff="Down"<a, fis>8 \change Staff="Up" d8 r8 \change Staff="Down" <bes g>8 \change Staff="Up" ees8|
R1*6/8 _\markup{\italic "col canto."}|
r8^\markup{\italic "a Tempo."}_\p \change Staff = Down <a, fis>8 \change Staff = Up d8 r8 \change Staff = Down <bes g>8 \change Staff = Up ees8 |
\break
%rigo Up 5.18
r8^\markup{\italic "a Tempo."}_\p \change Staff = Down <a, fis>8 \change Staff = Up d8 r8 \change Staff = Down <bes g>8 \change Staff = Up ees8 |
R1*6/8|
r8 \change Staff="Down"<a, fis>8 \change Staff="Up" d8 r8 \change Staff="Down" <bes g>8 \change Staff="Up" ees8|
r8 \change Staff="Down"<a, fis>8 \change Staff="Up" d8 r8 \change Staff="Down" <bes g>8 \change Staff="Up" ees8|
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%rigo Up 5.19
<<{e2.\fermata|
d2.^~|
d4 r8 r4 ^\markup{\italic "deciso."}r8|
<e d>4.^^ <e cis>^^|
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<a fis>8 r r \stemDown <d a>4^^ r8
}
>>
} %Chiude relative Up
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%rigo Down 5.16
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%rigo Down 5.17
a,4.~a4 a8_^|
<<{s1*6/8|s1*6/8}
\\
{<d d,>8 r r <cis! cis,!> r r|
<d d,>8 r r <cis! cis,!> r r|
}
>>
s1*6/8|
<d d,>8 r r <cis! cis,!> r r|
\break
%rigo Down 5.18
<<
\new Voice = "prima" \relative {
\voiceOne
% Le note qui avranno i gambi in SU
s1*6/8|
}
\new Voice = "seconda" \relative {
\voiceTwo
% Le note qui avranno i gambi in GIÙ
<d d,>8 r r <cis! cis,!> r r|
}
>>
R1*6/8|
<<{s1*6/8|s1*6/8}
\\
{<d d,>8 r r <cis cis,> r r|
<d d,>8 r r <cis cis,> r r|
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>>
\break
%rigo Down 5.19
<g g,>2.|
<a a,>2.^~_~|
<a a,>4 s8 s4 s8|
<a a,>4._^ <a a,>_^|
<d d,>8 s8 s8 <fis d>4
} %Chiude relative low
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Pic57
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text/x-wiki
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Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!
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Pic57
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Porto il SAL a SAL 75%
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wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=75%|data=7 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Io rido sempre!|prec=../Non piango più|succ=
|autore= Giano Brida
|argomento=Partiture}}
<div class="noprint">
[[File:Io rido sempre.midi|thumb|center|200px|Ascolta il brano per intero.]]
</div>
<pages index="Due canzoni in chiave di sol.pdf" from="11" to="15" />
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/948
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Tuvok1968
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|940}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}debbe attuarsi la legge suprema di finalità che è sinonima dell’altra del progredire universale.
{{larger|665.}} — A gran ragione, impertanto, si asseriva da noi che il progredire e perfezionarsi è un fatto essenziale di nostra natura eziandio su questo pianeta in quanto ogni singolo uomo appartiene alla gran persona morale di cui ciascuna nazione è membro ed ogni individuo è picciolo atomo. Quindi come non può cessare nella umanità la effettuazione della legge del bene, così neppure quell’organismo perfettivo e comune di cui parliamo e il quale è mezzo e veicolo alla stupenda dispensazione del bene sopra la terra.
{{larger|666.}} — Onde è che la generazione umana non vi potendo vivere mai senza desiderio del fine e senza in parte conseguirlo, vi dovrà vivere altresì progredendo e perfezionandosi; e intendiamo che sempre vi continuerà lo sviluppo dell’organismo sociale qua poco addietro descritto.
{{larger|667.}} — Ma fu egli decretato e preordinato alla nostra specie una vita immortale sulla faccia del globo?
Ci sembra che rispondere a ciò competentemente dipenda per intero dalla risoluzione di questo altro quesito la stirpe nostra sopra la terra à ella facoltà di cercare e trovare il fine in infinito? Gli aforismi che seguono scruteranno da ogni verso tale facoltà per giungere dimostrativamente alle conclusioni.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|''A.''}}}}
{{larger|668.}} — Ben s’intende che al quesito si dee soddisfare con argomenti dedotti dall’intimo della natura umana e dalle condizioni del mondo abitabile quali<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/949
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|941}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}si manifestano ora e quali presumiamo assai ragionevolmente dovere conservarsi. Chè dove mutassero, l’organismo corporale dell’uomo si scomporrebbe e gli avanzi inanimati accrescerebbero la congerie attuale dei fossili e il numero delle specie perdute.
{{larger|669.}} — Perciò dalle presenti considerazioni debbe venire escluso il supposto dei cataclismi, non perchè impossibili ma solo a cagione che romperebbono il corso del perfezionamento civile con forze materiali e violente ed aliene dalla virtù formativa di quello.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo II.}}}}
{{larger|670.}} — Alla prefata interrogazione rispondesi prima con parole molto esplicite che la parte nostra spirituale à piena capacità di cercare e trovare in infinito il suo fine; considerandosi ch’ella possiede una facoltà essenziale ed ingenita di congiunzione con l’Assoluto; e però gli atti che ne provengono terminano in oggetto infinito e però sempre nuovo ed inesauribile. Ma se debba accadere il medesimo dell’altra parte del nostro essere, che è corporale ed istrumentale, si può dubitare a gran ragione.
{{larger|671.}} — Il corso perfettivo di nostra specie sul mondo attiensi a tre fatti fondamentali che sono: il moltiplicare della specie medesima ; il serbarsi ed accrescersi delle tradizioni scientifiche; l’attività la libertà l’unione e la rettitudine salda e costante degli animi. Il che ripete in poco diverse parole la nostra sentenza che i tre fattori sostanzialissimi dell’ottimo viver comune sono l’attività la scienza e la moralità. E similmente ricorda i caratteri da noi assegnati alla civiltà non dubbiosa dell’avvenire, che sono la facile trasmissione del pensiere, la spontaneità guarentita e<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/950
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|942}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}’la religione amicata con la libertà e la scienza e conformissima all’Etica naturale. Solo qui menzioniamo espressamente il fatto che va sottointeso ogni sempre della conservazione fisica di essa specie mediante la procreazione e propagazione, rimossa la quale, si annulla il subbietto stesso della civil comunanza.
{{larger|672.}} — Ora, dei tre fatti fondamentali qui per ultimo registrati il primo risulta onninamente dalla nostra natura corporea. Gli altri due sono mescolati di materia e di spirito.
{{larger|673.}} — Alla tradizione del pensiere bisogna la ritentiva; e questa tuttochè sia facoltà ed atto dello spirito à molte e strette dipendenze dall’organismo corporeo.
{{larger|674.}} — La volontà poi sebbene con la scorta della ragione e della coscienza gelosa ed invitta sfugge all’impero dei sensi della fantasia e delle passioni, nullameno non può dal solo fondo dell’anima cavare tutti gl’impulsi e i motivi delle proprie deliberazioni e nemmanco dai soli concetti e dalla sola visione ideale; ma tragge dai sensi e dal mondo esterno occasioni ed eccitazioni potenti e continue a spiegare la energia che in lei nasce virtuale ma non attuale.
Concludasi, adunque, che il progresso civile della specie nostra sulla terra sebbene risulta principalmente di ragione e moralità, tuttavolta è mescolato in qualunque cosa dell’azione e reazione tra lo spirito e gli organi suoi corporali.
{{larger|675.}} — Al presente, non ci fugga dall’animo questa verità, e potrebbesi chiamare assioma, che ad avverare la legge del progresso non mai terminabile in un ente composto, occorre che tutte le parti integrali sieno capaci ugualmente della dilatazione indefinita dell’essere. In diverso modo, quell’uno elemento che {{Pt|man-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/951
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Tuvok1968
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|943}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|man}}casse di tale capacità fermerebbe il moto di tutti gli altri, appunto come si scorge negli oriuoli che l’alterazione ed immobilità d’una sola ruota fa quieti e inattivi tutti gli altri ordigni.
Ciò veduto, e ripiegando da capo l’occhio mentale sul nostro essere noi vi vediamo non poca nè leggiera eterogeneità e c’imbattiamo in un elemento che sempre è il medesimo e non possiede capacità di indefinita mutazione ed ampliazione e questo è il nostro corpo organato. Nel fatto, se rimiriamo in particolare alla mente e allo spirito veggiamo che i secoli v’anno recato tale differenza di pensieri e di sentimenti ch’è necessario di argomentare la identità del subbietto pel testimonio intimo ed altre ragioni assolute e non mai per la simiglianza e continuazione degli atti. Sul che basterà figurarci i pensieri e le cognizioni d’un pastorello (poniamo caso) della vecchia Arcadia o dell’Idumea ragguagliati a quelli che volgevano in mente {{AutoreCitato|Galileo Galilei|Galileo}} ed {{AutoreCitato|Isaac Newton|Isacco Newton}}; e di’ il medesimo a rispetto dei sentimenti, paragonando le passioni e i propositi d’un troglodita con l’animo, per via d’esempio, di {{AutoreCitato|Napoleone Bonaparte|Bonaparte}} e di {{AutoreCitato|George Washington|Washington}}.
{{larger|676.}} — All’incontro il corpo di coteste persone si dispaiate varia dall’una all’altra per soli accidenti, e il tempo e la civiltà non vi possono nulla. Pretendono bene alcuni fisiologi che l’encefalo sia proporzionalmente cresciuto di mole e il cervello in ispecie, e che forse proseguirà a crescere in virtù del maggiore esercizio. Tuttavolta, nessuno si dubiti che tale aumento non rimanga entro certi confini; chè altramente ne nascerebbe perturbazione profonda nella economia nostra vitale e da ultimo la estinzione di tutta la specie; non vi essendo cosa più certa e patente in fisiologia quanto che al vivere sano bisogna {{Pt|l’equili-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/952
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Tuvok1968
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" /></noinclude>{{Pt|<br>|l’equili}}brio del sistema nervoso col sistema muscolare; e più in generale, bisogna la rispondenza ammodata e ammisurata d’ogni membro e d’ogni viscere.
{{larger|677.}} — Adunque, fra gli elementi costitutivi dell’essere umano sopra la terra avvi una ruota (per ripigliare l’esempio allegato) che non segue il moto delle altre nè può seguire. Del che riman di vedere le conseguenze.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|''A.''}}}}
{{larger|678.}} — Non sembra quasi credibile che gli scrittori di queste materie intralascino di esaminare la difficoltà innanzi alla quale si ferma al presente e s’indugia la nostra teorica. Ma così è veramente, e citerò in prova due autori solenni, un francese e un tedesco. De’ quattro volumi di speculativa filosofia che il {{AutoreCitato|Félicité de Lamennais|Lamennais}} dettava negli ultimi anni, tre versano per intero nella trattazione della teorica del progresso. Ma tu non vi trovi parola dell’antinomia che sorge tra la immobilità dell’organismo nostro corporeo e la dilatazione di essere indefinita e perpetua delle potenze spirituali; e nel silenzio medesimo egli si mantiene rispetto ad altri limiti certi e non valicabili di cui terremo discorso tra breve.
{{larger|679.}} — Nè meno silenzioso intorno al proposito è {{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Giorgio Hegel}} nella sua scienza della storia. E mentre egli incardina la sua intera filosofia nel continuo diventare del tutto, dimentica di porre mente alle conseguenze di questa immutabilità sostanziale della organizzazione umana sopra la terra. Ma forse all’Hegel non bisognano ampliazioni nell’essere umano; dapoichè i problemi dello Spirito che sono gli ultimi diveniri dell’idea assoluta mi sembrano oggimai disgroppati nel suo sistema e pervenuti al lor termine;<noinclude><references/></noinclude>
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Tuvok1968
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|944}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|l’equili}}brio del sistema nervoso col sistema muscolare; e più in generale, bisogna la rispondenza ammodata e ammisurata d’ogni membro e d’ogni viscere.
{{larger|677.}} — Adunque, fra gli elementi costitutivi dell’essere umano sopra la terra avvi una ruota (per ripigliare l’esempio allegato) che non segue il moto delle altre nè può seguire. Del che riman di vedere le conseguenze.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|''A.''}}}}
{{larger|678.}} — Non sembra quasi credibile che gli scrittori di queste materie intralascino di esaminare la difficoltà innanzi alla quale si ferma al presente e s’indugia la nostra teorica. Ma così è veramente, e citerò in prova due autori solenni, un francese e un tedesco. De’ quattro volumi di speculativa filosofia che il {{AutoreCitato|Félicité de Lamennais|Lamennais}} dettava negli ultimi anni, tre versano per intero nella trattazione della teorica del progresso. Ma tu non vi trovi parola dell’antinomia che sorge tra la immobilità dell’organismo nostro corporeo e la dilatazione di essere indefinita e perpetua delle potenze spirituali; e nel silenzio medesimo egli si mantiene rispetto ad altri limiti certi e non valicabili di cui terremo discorso tra breve.
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Tuvok1968
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|944}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|l’equili}}brio del sistema nervoso col sistema muscolare; e più in generale, bisogna la rispondenza ammodata e ammisurata d’ogni membro e d’ogni viscere.
{{larger|677.}} — Adunque, fra gli elementi costitutivi dell’essere umano sopra la terra avvi una ruota (per ripigliare l’esempio allegato) che non segue il moto delle altre nè può seguire. Del che riman di vedere le conseguenze.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|''A.''}}}}
{{larger|678.}} — Non sembra quasi credibile che gli scrittori di queste materie intralascino di esaminare la difficoltà innanzi alla quale si ferma al presente e s’indugia la nostra teorica. Ma così è veramente, e citerò in prova due autori solenni, un francese e un tedesco. De’ quattro volumi di speculativa filosofia che il {{AutoreCitato|Félicité de Lamennais|Lamennais}} dettava negli ultimi anni, tre versano per intero nella trattazione della teorica del progresso. Ma tu non vi trovi parola dell’antinomia che sorge tra la immobilità dell’organismo nostro corporeo e la dilatazione di essere indefinita e perpetua delle potenze spirituali; e nel silenzio medesimo egli si mantiene rispetto ad altri limiti certi e non valicabili di cui terremo discorso tra breve.
{{larger|679.}} — Nè meno silenzioso intorno al proposito è {{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Giorgio Hegel}} nella sua scienza della storia. E mentre egli incardina la sua intera filosofia nel continuo diventare del tutto, dimentica di porre mente alle conseguenze di questa immutabilità sostanziale della organizzazione umana sopra la terra. Ma forse all’Hegel non bisognano ampliazioni nell’essere umano; dapoichè i problemi dello Spirito che sono gli ultimi diveniri dell’idea assoluta mi sembrano oggimai disgroppati nel suo sistema e pervenuti al lor termine;<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/953
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Tuvok1968
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|945}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}cotesta, almeno, è la significazione che esce dai lunghi trattati di lui sulla religione sul diritto sulla estetica e sulla storia. Onde il progresso indefinito del lontano avvenire non so bene dove si nasconde, e quello che farà l’Idea per consumar tempo e non si tediare; quando pure non si adattasse a ripetere sè medesima od anche a tornare indietro e salir da capo alla nozione dell’essere indeterminato. Chè veramente l’un moto non è più necessario dell’altro e sono tutti egualmente possibili ed impossibili. Il fatto sta che un diventare incessante ed interminabile incontra paradossi enormi e non risolubili. Perchè ciò che diventa dee dissomigliare in parte da quello che era. Ma continuando nell’infinito, la dissomiglianza si fa enorme, e la somiglianza, o dir si voglia l’identico permanente, è quasi nulla al paragone.
{{larger|680.}} — Onde non è più l’Idea che muta e diventa, ma un’altra cosa e quindi un’altra e così prosegui. Nè gioverà l’asserire intrepidamente che ogni mutazione nel suo fondo è certa medesimezza ideale ovvero che sono aspetti forme e rivoluzioni dell’Idea. Considerato che le mutazioni e i diveniri o sono mere apparenze o sono realità; in questo secondo supposto regge interissima e irrefragabile la obbiezione; nell’altro supposto gli svolgimenti progressivi della Logica della Natura e dello Spirito sono fantasmi variamente larvati per riempiere un sogno perpetuo di non so quale divinità.
{{larger|681.}} — Oltredichè, il diventare senza mai termine distendesi in un futuro arcano ed inopinabile, perchè il nuovo quanto più cresce tanto si fa più discosto dal noto e pensato. Ma d’altro canto, gli Hegeliani negano la esistenza di tutto ciò di cui non ritrovano la nozione. Dunque il progresso non può andare più là della<noinclude>{{PieDiPagina|{{smaller|{{Sc|Mamiani — II.}}}}||{{smaller|60}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|946}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}scienza assoluta che gli Hegeliani beatamente possiedono, e l’Idea tornerà forse nel nulla come l’ente dei Buddisti, e per tal maniera si trarrà dall’impaccio dell’essersi chiuse tutte le porte del progresso avvenire. Noi trattammo di sopra la difficoltà del conciliare la innovazione e la permanenza e medesiniezza dell’ente, e la risolvemmo, se il lettore ben si ricorda, col ristringere la innovazione al quantitativo ed escludere il qualitativo.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|''B.''}}}}
{{larger|682.}} — Si pronunziava da noi senza niuna incertezza che il maggiore effetto del progresso futuro dei popoli esser debbe un’ampliazione maravigliosa della vita razionale e quasi un emanciparsi al tutto dalla tirannide del nostro organismo corporeo. Il che non solamente non dovrà menomare la vita operosa dell’uomo, ma si accrescerla di mano in mano e convertendo in motivi ed impulsi affatto spirituali e d’animo quelli che oggi provengono in troppa gran parte dalla sensibilità e dall’organismo.
{{larger|683.}} — Giova, nondimeno, avvertire qualmente ci sia difficile e quasichè impossibile l’immaginare la forma di tale energia profonda e operosa e tuttavolta promossa mai sempre da cagioni spirituali e non bisognevole delle occasioni e provocazioni dell’organismo. Per fermo, se noi contempliamo i gesti ei pensieri, poniamo caso, di {{AutoreCitato|Marco Aurelio|Marco Aurelio}} subito vi scorgiamo un’attività incessante e vigorosissima eccitata e rinnovata ogni sempre da cagioni pure e sublimi di ragione e moralità. Nondimeno è da ricordare che le miserie e i vizj del mondo e gl’infortunj crescenti e la crescente corruttela del popol romano davano a<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|947}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}quel giusto occasioni continue e motivi indiretti ma pur gagliardi e sensibili di tenere svegliata e operosa la forza dell’animo. La legge di polarità esercitavasi dentro e fuori di lui con rara potenza e frequenza e il contrasto nasceva da un doppio ordine di elementi.
l’uno interiore dell’anima sua, l’altro esteriore di malvagi e furiosi che la oppugnavano.
{{larger|684.}} — Ma nell’epoca lontanissima e progressiva del genere umano della quale disegnammo più sopra alcune fattezze non intendiamo in quale maniera si eserciterebbe con gran vigore la legge di polarità e ne scoppierebbero, a così parlare, atti diversi e continui di sempre maggiore ed energica operosità. Nel vero, ne’ tempi di cui discorriamo le guerre sono cessate e le rivolture violente politiche sono una storia divenuta antichissima. Nel generale regnano fra gli uomini la giustizia la concordia e l’amichevole intrinsechezza. Tutto ciò che tiene del contenzioso dell’ostile e dell’ingiurioso sparisce; i bisogni materiali trovano competente soddisfazione, e il vivere si fa tranquillo ed agevole quanto virtuoso e dalla saggezza governato.
{{larger|685.}} — Ora in mondo cotale l’uomo non si stempra non si sgagliarda e non si ammollisce? Ma dov’è la cote delle ire soldatesche, degli affetti traditi, della malizia e perfidia umana per riforbire la nostra costanza e fortezza e promovere la gagliardia estrema dell’animo? Eppure quello stato di pace profonda e di universale giustizia e benevolenza ci è comandato ogni giorno dal senso morale e dai giudicj della ragione.
{{larger|686.}} — Concludiamo che debbono fra cotesti estremi intervenire alte cagioni spirituali la cui efficienza e il cui operato non ci è lecito d’indovinare. E insomma da questo lato la finità e immobilità del nostro organismo non sembra far divieto assoluto al cercare e<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|425}}</noinclude>che restavano al Ponte di Alfaras sopra la Noguara. Il Generale Carpenter con 300. cavalli fu distaccato per Arbona, dove vi erano da 100. Francesi, che non volevano rendersi. Si seppe, che ritornavano in Francia sette battaglioni Francesi, che erano due d’Orleans, due di Umena, uno di Amò, uno di Domà, ed altro d’Artiglieri Reali. Restarono 25. battaglioni, fin tanto giunsero i 20. di nuova leva, che il Duca d’Angiò fe riempire.
A 6. Ottobre giunse un distaccamento d’Arbecca con un Sorgente Maggiore di Lucini, che disse, che vi erano 80. uomini con viveri per otto giorni, ed acqua per tre dì. Due contadini d’Alfaras dissero, che il nemico marciava questa mattina parte per Monson, e parte per Camprel, e che il ponte d’Alfaras era affatto rotto. Un Sorgente, desertore del Reggimento Somò, ed uno Spagnuolo di guardia dissero il medesimo, e che tre brigate dovevano andare in Francia, e che in Linguadoca vi erano gran rivoluzioni: e che in Fraga avevano posti due battaglioni, e due in Lerida, e che questa mattina avean fatto un distaccamento di 18. uomini per battaglione,<noinclude>{{PieDiPagina|||sen-{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|426|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude>senza sapersi per dove fosse destinato.
Nel 7. vennero quattro desertori, che dissero, il nemico era in Tamarit, e Camponelli, avendo distaccati molti battaglioni per Francia. Erano cominciati a venire per il fiume i legni, per le fortificazioni di questa Villa, che si andavano avvanzando. Passò in Barcellona un’Ufficiale di ogni nazione, per disporre i quartieri d’inverno.
Giunsero negli 8. undici desertori, e dissero, che si era fatto distaccamento per Francia. Un’Alfiere di Humada con 20. contadini, ed altro Capitan di Micheletti, aveano attaccato nel luogo di Aullo 100. Granatieri del nemico, de’ quali fecero 83. prigionieri, e cinque muli.
Vennero nel 9. tre desertori, e dissero, che il nemico dimorava ne’ medesimi Campi. Una partita di Ussari nel cammino di Lerida fece sette prigionieri, e prese cinque muli. Per un corriero mandato dal General Vezel si ebbe notizia, che il nemico era decampato, e giunto in Monson, ed avea fatto un distaccamento di 3000. uomini per il ponte di Montagnana; fortificando intanto quel luogo.
Nel 10. dopo aver mosso il nemico il<noinclude>{{PieDiPagina|||suo{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|427}}</noinclude>suo Campo, fece un distaccamento per Aren, dal cui assedio s’era ritirato il General Vezel. Negli 11. giunsero due Sorgenti, e quattro soldati desertori, e dissero, che il nemico dimorava nel Campo di Comporrel, e che era marciata la brigata di Orleans per Francia.
Nel 12. giunse un desertore da Lerida del Reggimento di Lisbona, e disse, che i due battaglioni Francesi, ch’erano in Lerida, erano passati in Fraga; restando nella prima piazza, di guarnigione sette battaglioni, mentre i di più erano forzati, o quintati.
Giunse un Sorgente Ussaro, che colla sua partita prese sei cavalli, dodeci muli, e otto prigionieri. I Micheletti anche presero nel Campo nemico altri, che mandavano in Ager. I Francesi eran di già quasi decampati, e si erano accampati in Tolva; essendovi un Campo quasi tutto de’ Francesi a Benevarri. Il Conte Esteyn, e Conte Fombusani, con alcuni battaglioni andarono in Francia, per dove doveva andare ancora il Conte di Besons.
Le fortificazioni di Balaguer ogni dì si andavano perfezzionando. Giunsero due desertori, uno del Campo nemico, e<noinclude>{{PieDiPagina|||disse,{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|428|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude>disse, che la maggior parte della sua Infanteria stava ne’ medesimi Campi di Camponelli, Tamarit, ed Urgel, e che non vi erano, che due Reggimenti di Cavalleria. Altro di Arbecca, disse, che i Francesi avean mutata la guarnigione, ponendo Spagnuoli al numero di 200. de’ Reggimenti di Lisbona, Cadiz, e Navarra, e che stavano travagliando alla mina, per far volare il Castello, e ritirarsi. Giunse parte della guarnigion d’Alicante, e disse, che’l domani giungerebbe il resto, da incorporarsi al Reggimento d’Umada.
Giunsero il Colonnello Schober, e il Colonnello Odoardo della Cuenca, e dissero, che il nemico era stato con 5000. uomini ad attaccargli tre dì prima; e che i Collegati aspettatolo, e cominciate le scaramuccie fra i Granatieri, de’ nemici eran restati alquanti morti con parte de’ loro Ufficiali: ma che sapendo i Collegati, che veniva il Conte Esteyn con 4000. uomini, si eran ritirati senza perdere un’uomo. Il Maresciallo trattò di disporre le truppe, per sicurezza della Cuenca. I Micheletti condussero due prigionieri a cavallo, e quattro muli; e gli Ussari fecero consimil presa. Si ebbe notizia, che subito, che la gente<noinclude>{{PieDiPagina|||de’{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|429}}</noinclude>de’ Collegati si fu ritirata, i nemici con sollecita marcia si ritirarono al loro Campo di Camponelli, e che si seppe di certo, che i Francesi ritornavano in Francia. Venne un Tenente del Reggimeto di Milano. Una partita di Ussari fece due prigionieri, i quali dissero, che in Camporech non vi erano, che due brigate d’Infanteria, e che tutta la Cavalleria era partita per il quartiere d’inverno.
Una partita di Micheletti fece altri otto prigionieri, e condusse alcuni muli. Si diede ordine di partire per Barcellona il Reggimento di guardie, e quello di Humada; e nell’istesso tempo marciò per la medesima parte la guarnigione d’Alicante. Nel 15. giunsero due desertori del Reggimento delle Guardie Vallone. S’ebbe notizia da tre desertori a cavallo, e tre a piedi Francesi, venuti da Lerida, che ’l nemico era decampato a’ 14. da Caporech, ed era al fiume Sinca; e che dovevano passare sopra il ponte di Monson. Un partitante condusse 20. prigionieri nemici, quai dissero, che in Portogallo le truppe del Duca d’Angiò erano state battute dalle Portoghesi. In questo dì vennero 2. desertori, e giunse il General Vezel.
Nel 18. gli Ussari condussero tre sol-<noinclude>{{PieDiPagina|||disse,{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|429}}</noinclude>de’ Collegati si fu ritirata, i nemici con sollecita marcia si ritirarono al loro Campo di Camponelli, e che si seppe di certo, che i Francesi ritornavano in Francia. Venne un Tenente del Reggimeto di Milano. Una partita di Ussari fece due prigionieri, i quali dissero, che in Camporech non vi erano, che due brigate d’Infanteria, e che tutta la Cavalleria era partita per il quartiere d’inverno.
Una partita di Micheletti fece altri otto prigionieri, e condusse alcuni muli. Si diede ordine di partire per Barcellona il Reggimento di guardie, e quello di Humada; e nell’istesso tempo marciò per la medesima parte la guarnigione d’Alicante. Nel 15. giunsero due desertori del Reggimento delle Guardie Vallone. S’ebbe notizia da tre desertori a cavallo, e tre a piedi Francesi, venuti da Lerida, che ’l nemico era decampato a’ 14. da Caporech, ed era al fiume Sinca; e che dovevano passare sopra il ponte di Monson. Un partitante condusse 20. prigionieri nemici, quai dissero, che in Portogallo le truppe del Duca d’Angiò erano state battute dalle Portoghesi. In questo dì vennero 2. desertori, e giunse il General Vezel.
Nel 18. gli Ussari condussero tre sol-<noinclude>{{PieDiPagina|||dati{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|430|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude>dati a cavallo della guarnigione di Lerida, ed in detto giorno venne un desertore. Nel 19. partirono per gli lor quartieri i due Reggimenti d’Infanteria Olandese, col loro Generale S. Aman. Venne un desertore a cavallo, e l’artiglieria passò il ponte, per marciare coll’Infanteria, e Cavalleria Inghilese, come fece nel 20. l’artiglieria per Terragona, e l’Infanteria, e Cavalleria per gli suoi quartieri d’inverno. Nel 21. si posero in cammino i due Reggimenti de’ Dragoni di Matta, e Scliplintre Olandesi, ed il Reggimento di Revenclau. Giunsero tre desertori venuti da Fraga, e dissero, che colà ancora erano accampati quattro battaglioni Francesi. Nel 22. il Maresciallo Starembergh partì per Barcellona, e i Portoghesi per gli loro quartieri, colla cui ritirata terminò la Campagna.<section end="s5" />
<section begin="s6" />{{Ct|t=1|v=1.6|w=1em|f=110%|{{Type|l=0.8em|CA}}P. {{Ec|VI.|VII.}}}}
{{Ct|v=1.5|''Ritorno dell’Autore in Napoli.''}}
{{Capolettera|D}}Opo aver preso comiato, e date le grazie a tutti i buoni amici, disposi la mia partenza per Napoli. Ed accagionchè il Sig. Duca di Telesi di buona memo-<noinclude>{{PieDiPagina|||ria{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|430|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude>dati a cavallo della guarnigione di Lerida, ed in detto giorno venne un desertore. Nel 19. partirono per gli lor quartieri i due Reggimenti d’Infanteria Olandese, col loro Generale S. Aman. Venne un desertore a cavallo, e l’artiglieria passò il ponte, per marciare coll’Infanteria, e Cavalleria Inghilese, come fece nel 20. l’artiglieria per Terragona, e l’Infanteria, e Cavalleria per gli suoi quartieri d’inverno. Nel 21. si posero in cammino i due Reggimenti de’ Dragoni di Matta, e Scliplintre Olandesi, ed il Reggimento di Revenclau. Giunsero tre desertori venuti da Fraga, e dissero, che colà ancora erano accampati quattro battaglioni Francesi. Nel 22. il Maresciallo Starembergh partì per Barcellona, e i Portoghesi per gli loro quartieri, colla cui ritirata terminò la Campagna.<section end="s6" />
<section begin="s7" />{{Ct|t=1|v=1.6|w=1em|f=110%|{{Type|l=0.8em|CA}}P. {{Ec|VI.|VII.}}}}
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|948}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}trovare il fine in infinito; sì ci obbliga a pensare un principio ignoto ed inconoscibile di perfettiva innovazione.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo III.}}}}
{{larger|687.}} — Dicemmo pur dianzi la tradizione dello sci-
bile fondarsi sulla ritentiva, perchè scrisse il poeta:
{{Blocco centrato|<poem>{{smaller|«.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}non fa scienza,<br>Sanza lo ritenere avere inteso.»}}</poem>}}
{{larger|688.}} — Lasciamo stare che la memoria è soggetta più che altra facoltà spirituale a mille accidenti ed è la prima che soffre del peso degli anni. Tali accidenze dileguansi nel generale degli uomini, perocchè mentre qualcuno n’è percosso, molti ne vanno immuni. Ma crescendo, come fa, lo scibile, e massime lo sperimentale, in maniera smisurata e rimanendo la potenza memorativa e percettiva in certi confini non valicabili, a che spediente avremo ricorso? e per che guisa manterremo la proporzione tra il contenente ed il contenuto?
{{larger|689.}} — Vero è, per detto di {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibnizio}}, che quanto più l’intelletto profondasi in una scienza, tanto si stringe il novero dei principj che di quella affermiamo e tanto è maggiore il cumulo di cognizioni che in essi principj s’inchiude. Ma tale sentenza à valor relativo e non assoluto. I principj non ci esentano dallo aver notizia dei particolari. E per atto di esempio, nell’astronomia di quanto i principj sono divenuti più pochi e più semplici da Newton in poi? Nullameno la notizia dei particolari degni d’attenzione e necessarj a sapersi è ormai sterminata e non à possibile paragone con quella posseduta da {{AutoreCitato|Claudio Tolomeo|Tolomeo}} e da {{AutoreCitato|Ipparco di Nicea|Ipparco}}.
{{larger|690.}} — Quindi nessuno confidasi oggi di conoscere<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|948}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}trovare il fine in infinito; sì ci obbliga a pensare un principio ignoto ed inconoscibile di perfettiva innovazione.
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{{larger|687.}} — Dicemmo pur dianzi la tradizione dello sci-
bile fondarsi sulla ritentiva, perchè scrisse il poeta:
{{Blocco centrato|<poem>{{smaller|«{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}non fa scienza,<br>{{spazi|5}}Sanza lo ritenere avere inteso.»}}</poem>}}
{{larger|688.}} — Lasciamo stare che la memoria è soggetta più che altra facoltà spirituale a mille accidenti ed è la prima che soffre del peso degli anni. Tali accidenze dileguansi nel generale degli uomini, perocchè mentre qualcuno n’è percosso, molti ne vanno immuni. Ma crescendo, come fa, lo scibile, e massime lo sperimentale, in maniera smisurata e rimanendo la potenza memorativa e percettiva in certi confini non valicabili, a che spediente avremo ricorso? e per che guisa manterremo la proporzione tra il contenente ed il contenuto?
{{larger|689.}} — Vero è, per detto di {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibnizio}}, che quanto più l’intelletto profondasi in una scienza, tanto si stringe il novero dei principj che di quella affermiamo e tanto è maggiore il cumulo di cognizioni che in essi principj s’inchiude. Ma tale sentenza à valor relativo e non assoluto. I principj non ci esentano dallo aver notizia dei particolari. E per atto di esempio, nell’astronomia di quanto i principj sono divenuti più pochi e più semplici da Newton in poi? Nullameno la notizia dei particolari degni d’attenzione e necessarj a sapersi è ormai sterminata e non à possibile paragone con quella posseduta da {{AutoreCitato|Claudio Tolomeo|Tolomeo}} e da {{AutoreCitato|Ipparco di Nicea|Ipparco}}.
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|949}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}compiutamente l’astronomia in ciascuna sua materia. Ma l’uno s’appiglia all’osservazione, l’altro al calcolo. Questi consuma gli anni a compiere il catalogo delle fisse, quegli delle stelle doppie, un terzo s’addice allo studio delle nebulose e un quarto a migliorare le lenti e altri ordigni da specula.
{{larger|691.}} — Ma ciò che incontra agli studiosi d’astronomia ripetesi in egual modo e forse di vantaggio in qualunque altro subbietto di scienza; e le menti che un giorno bastavano al tutto d’una disciplina, oggi non bastano nettampoco ad una sua parte; e varcato qualche secolo, quella parte medesima si spezzerà in altre ed altre e ciascuna diverrà una scienza vastissima.
{{larger|692.}} — Avvi dunque una sorta d’antagonismo non dissipabile fra la cognizione profonda degli universali e la cognizione esatta e compiuta d’ogni particolare. E se l’antagonismo cresce col tempo in ciascuna dottrina speciale, cresce viemaggiormente fra esse dottrine speciali e la sintesi terminativa di tutto lo scibile.
{{larger|693.}} — Quindi in genere tutte le sintesi vaste e le vaste unificazioni diverranno di più in più impraticabili e niuno ingegno vi riuscirà sufficiente e quindi il sapere diverrà sdruscito e spezzato e cadrà nell’empirismo ogni giorno di vantaggio; ovvero le sintesi generali farannosi troppo astratte e indeterminate senza forte e visibil legame coi fatti particolari; saranno un contenente quasichè vuoto e sempre meno applicativo.
{{larger|694.}} — So bene che gli nomini s’aiutano già, e s’aiuteranno più ancora nell’avvenire, coi lessici i manuali i compendj gli abbozzi d’enciclopedie e simile. Del pari s’aiutano e aiuterannosi maggiormente con lo spezzare gli studj e ciascuno dedicarsi a qualche porzionucula dello scibile. Ma che perciò? Coteste frazioni non corrono da sè medesime ad unirsi dentro la mente<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|950}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}e nemmanco ti puoi giovare d’alcuno portentoso intelletto che il faccia per te; avvegnadiochè bisogna assimilare la scienza che ti si porge, nè tu l’assimili se non l’intendi a dovere e se non ne conosci i particolari e non discerni la lor connessione coi generali e questi non vedi giacersi virtualmente ed unificati dentro i principj.
{{larger|695.}} — Qualora, adunque, non sia trovata l’arte di crescere la comprensiva e la ritentiva quanto cresce fuor modo la materia apprensibile e memorabile, certo il sapere umano s’imbatterà in limiti di là dai quali in nessun modo non potrà ire. Ma tale arte vorrebbe significare da ultimo crescere di mano in mano le potenze intellettuali, e cioè a dire rifar l’anima e modificarne l’essenza; e perch’ella è chiusa negli organi e l’atto delle sue facoltà si connette a quelli talvolta strettissimamente che è il caso del percepire e del ricordare, bisognerà trovar l’arte eziandio di recare mutazione notabile e più sempre maggiore al nostro organismo. Tutte cose per nostro giudicio impossibili e ''sopraposte'', direbbe il poeta, ''al segno dei mortali''.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|''A.''}}}}
{{larger|696.}} — Si provò largamente ne’ Libri anteriori quanto sia vana opinione quella dei vecchi enciclopedisti di chiudere all’ultimo tutto lo scibile dentro un solo principio, conosciuto il quale non fosse ogni rimanente che applicazione perpetua di esso. Coloro volevano trasmutare tutte le cose in una sola forma di essere, mentre sono infinite; e il diverso nella creazione moltiplica nè più nè meno del simile. Ed anche laddove regna la simiglianza e la identità comincia la infinitudine delle varietà e delle relazioni sul che testimoniano le {{Pt|ma-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/959
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Tuvok1968
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|951}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|ma}}tematiche pure, le quali nessuno scienziato oggidì oserebbe dire di conoscere tutte ed anzi confesserà volentieri di conoscerne qualche parte appena.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo IV.}}}}
{{larger|697.}} — V’è un altro segno che l’uomo non può trascendere, e sono i termini della terra la quale già comincia a parere molto meno vasta che gli antichi non giudicavano. Per uscirne, converrebbe non vivere di aria e bisognerebbero organi differenti affatto da ogni complessione e forma di animali a noi noti. Laonde nè pur basterebbero le metamorfosi immaginate dai Darvinisti. Avvenga principalmente che la ossigenazione è necessaria pure alle infime specie.
{{larger|698.}} — Infrattanto le popolazioni moltiplicano; e sembra certo che in Russia ogni 43 anni e in America ogni 25 si raddoppiano. Verissima è pure, nel generale, la legge osservata e commentata dal {{AutoreCitato|Thomas Robert Malthus|Malthus}}, che le generazioni umane crescono più copiose ed in minor tempo dei mezzi di sussistenza; e più esattamente, che questi moltiplicano in sola ragione aritmetica, quelle in ragion geometrica. E certo è che il terreno vegetale adunato per avventura da migliaia di secoli consumasi rapidamente; e a noi tocca di supplirlo con dura fatica.
{{larger|699.}} — Ma d’altro canto, l’arte e l’industria umana diventano miracolose. Quindi la nostra specie trarrà, per maniera di dire, il pane dalle pietre e abiterà climi reputati ora inospiti affatto. Alzerà case sui laghi sulle riviere e sui mari, e additerannosi un giorno assai più città e metropoli che borghi e catapecchie al presente.
{{larger|700.}} — Con tutto ciò, l’onda delle generazioni nè<noinclude><references/></noinclude>
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Categoria:Testi in cui è citato Giano Brida
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{{Vedi anche autore|Giano Brida}}
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Aggiunta a' viaggi di Europa/Parte III/Cap. VI
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|431}}</noinclude>ria, avea condotto un Vascel Catalano nominato il Santo Cristo; questo Cavaliere (per altro di rare, ed amabili qualità) ebbe la bontà di offerirmi decente passaggio sopra il medesimo: onde io per servirlo, e godere insieme della sua dolce conversazione, accettai la generosa offerta, ed attesi a terminare alcun picciolo affare per imbarcarmi; come feci la sera de’ 3. di Novembre, dopo aver pranzato la mattina in casa de’ Signori Conti, e Contessa d’Althem, dove vi furono ancora a tavola la Signora Contessa Stodel, Signor Conte Hoenfeld, che dovea imbarcarsi, e Signor Marchese Davia. E quantunque prima di un’ora di notte fossimo a bordo con detti Signor Duca, Conte, e P. D. Pietro Carafa, della nobilissima famiglia de’ Principi di Chiusano, non fecimo mossa prima della mezza notte. In essa avendo il vento contrario, non giungemmo ne’ 4. che tardi in {{Wl|Q12110|Arens}}, dove diedimo fondo per prendere alcuna provisione; atteso il Capitan del Vascello era del medesimo luogo. Questo è posto alla riva del mare, composto di buone fabbriche, popolato di comodi abitanti, e di bellissime donne, che lavorano merletti molto fini e con polizia.<noinclude>{{PieDiPagina|||La{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|432|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude>
La sera de’ 5. fu convitato il Signor Duca di Telesi colla conversazione ad uno ballo di zitelle, che ballavano alla loro maniera con molto spirito, e garbo. Erano bellissime, e molto familiari, ed il ballo era di sodisfazione, mentre l’uomo prendeva la donna per mano, e nel ballare le stringeva con un braccio il fianco, e alzava in aria. Io fui richiesto a ballare, e per non essere tacciato, feci la mia parte. Anche nel 6. si fermò in detto Casale il Vascello per far’acqua. Nel 7. si pose alla vela di buon’ora verso Sardegna con buon vento; però negli 8. la calma non ci fece far cammino. Nel 9. continuò la medesima calma sino a mezzodi, però dopo si mosse un vento favorevole, che ci portò molto avanti. Nel 10. rinfrescandosi verso mezza notte, si convertì in una furiosa tempesta con turbini, che continuando sino al far del giorno degli 11. comparve il Cielo tenebroso, dileguandosi in una continua pioggia; mentre il mare fremeva agitato, quasi che Eolo, Nettuno, e le Regioni aeree si fossero congiurate a’ nostri danni: vedendosi piangere abbattuti i pusillanimi, e dati in braccio al timore i più coraggiosi, che facevano con continuati pianti, e singhioz-<noinclude>{{PieDiPagina|||zi,{{spazi|5}}}}</noinclude>
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Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni/Lettera XV. Rive del Reno. Da Caub a Oberwesel e ai Monti dell'Eco.
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{{Qualità|avz=25%|data=7 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Lettera XV. Rive del Reno. Da Caub a Oberwesel e ai Monti dell'Eco.|prec=../Lettera XIV. Rive del Reno. Da Lorrich a Caub.|succ=../Lettera XVI. Rive del Reno. Incontro di Pescatori.}}
<pages index="Bertola de' Giorgi, Aurelio - Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni, 1795 - BEIC IE3406618.djvu" from="86" to="90" />
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Categoria:Pagine in cui è citato Jacques Offenbach
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{{Vedi anche autore|Jacques Offenbach}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Offenbach, Jacques]]
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|433}}</noinclude>zi, particolarmente da 15. Preti Catalani, che passavano in Roma per le loro pretenzioni. Colla folta nebbia, scoverta terra, verso la quale si andava, quella la coprì densa nubbe; e seguitandosi dal mal’accorto Piloto verso quella il cammino senza la dovuta accuratezza, si trovò la prora poco tempo dopo, un tiro di pistola lontana da uno scoglio, verso il quale andava a fracassarsi il Vascello. A sì lagrimevole vista esclamarono tutti, che andavamo a perderci sopra la terra; però più per assistenza divina, che per avvertenza dello sciocco Piloto, girando la prora, si evitò l’evidente pericolo. Nessuno dell’Equipaggio conobbe che terra si fosse, stimando alcuno, che fosse l’{{Wl|Q19347|Isola Gorgona}} sopra Livorno. La costeggiammo nondimeno, per trovare un seno da ripararci fin tanto il Cielo si serenava. E dopo alquante miglia di cammino, si accorse il Piloto, esser quella terra di Francia, e noi all’incontro {{Wl|Q231554|Civita}}; onde riandando l’andato cammino, entrammò nell’Isole delle Crocette, poste fra {{Wl|Q44160|Tolone}}, e {{Wl|Q23482|Marsiglia}}, dove non fremeva tanto il mare. Ivi dato fondo per pura necessità di porre in salvo la notra vita, si temeva d’esser fatti prigioni<noinclude>{{PieDiPagina||Ee|da’{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|434|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude>da’Francesi, mentre eravamo due ore lontani da Marsiglia, e poco più da Tolone. Passavano, e ripassavano barchette di pescatori, un Vascello, e qualche Pinco, mentre dalla parte di terra si vedevano più contadini per loro affari andare; e sopra l’eminenza del Monte due cannoni in batteria. Per ragionevole prevenzione, le persone riguardevoli, che vi erano nel Vascello, unirono le scritture di più lor pregiudizio colle lettere, e fattone un fascio, l’attaccarono con una palla di cannone per sepellirlo nel fondo dal mare, subito, ch’erano attaccati da’ Francesi; mentre intanto la gentaglia, che andava imbarcata sotto coverta, sorpresa dal timore, poneva in gran confusione tutti del Vascello, parendole ogni mosca elefante, i pinchi Vascelli, le barche pescarecce Galere, ed ogni ombra согро. Nella più austera Religione non si osservò tanto silenzio, e ritiratezza, quanto si tenne in questo periglioso accidente per non essere scoverti, o intesi da’ Francesi; bandito affatto la notte il lume. Io però non istimai necessaria la diligenza comune, lasciando i miei dispacci, e scritture nell’istesso stato. Durò questo timor panico anche il giorno de’ 12. nel quale non<noinclude>{{PieDiPagina|||po-{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|435}}</noinclude>potemmo porci in alto mare, per fuggire dalla terra nemica, mentre la tempesta era nello stello vigore, e contrario il vento. I Francesi furono sciocchi a non riconoscere il Vascello, e credo, usassero della compassione verso tanti animi abbattuti; o stimandoci inutili per prigionieri, ci lasciarono in pace, senza nemeno vedere, che gente fossimo.
Nel 13. abbonacciandosi il mare, levassimo l’ancora, e fecimo vela verso mezzo giorno, e scirocco, e dopo mezzo dì verso scirocco sino alla notte, nella quale non fecimo cammino per il vento contrario da Levante; che continuando nel 14. non si potè portare il rumbo, ɑ cammino, che a mezzo giorno: e tuttavia rinforzandosi il vento e la tempesta, non potendo tenerci in alto mare, per non esser portati dalla corrente sopra le Coste di Linguadoca; ritornammo in gabbia, e qual farfalla a perderci nell’istesso luogo, o seno; sì per l’oscurità, vento impetuoso, e pioggia, come per timore d’esser fatti prigioni; onde ben di notte diedimo fondo nell’istesse Isole. Sul far del giorno passando più imbarcazioni allato del Vascello, la gentaglia avvilita, l’un l’altro pubblicavano, che venivano<noinclude>{{PieDiPagina||Ee 2|Va-{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|435}}</noinclude>potemmo porci in alto mare, per fuggire dalla terra nemica, mentre la tempesta era nello stello vigore, e contrario il vento. I Francesi furono sciocchi a non riconoscere il Vascello, e credo, usassero della compassione verso tanti animi abbattuti; o stimandoci inutili per prigionieri, ci lasciarono in pace, senza nemeno vedere, che gente fossimo.
Nel 13. abbonacciandosi il mare, levassimo l’ancora, e fecimo vela verso mezzo giorno, e scirocco, e dopo mezzo dì verso scirocco sino alla notte, nella quale non fecimo cammino per il vento contrario da Levante; che continuando nel 14. non si potè portare il rumbo, ɑ cammino, che a mezzo giorno: e tuttavia rinforzandosi il vento e la tempesta, non potendo tenerci in alto mare, per non esser portati dalla corrente sopra le Coste di Linguadoca; ritornammo in gabbia, e qual farfalla a perderci nell’istesso luogo, o seno; sì per l’oscurità, vento impetuoso, e pioggia, come per timore d’esser fatti prigioni; onde ben di notte diedimo fondo nell’istesse Isole. Sul far del giorno passando più imbarcazioni allato del Vascello, la gentaglia avvilita, l’un l’altro pubblicavano, che venivano<noinclude>{{PieDiPagina||Ee 2|Va-{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|436|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude>Vascelli, e Galere Francesi a prenderci; in modo, che fra medesimi non si sentivano che sospiri, e pianti: però il Signor Duca di Telesi in tutti questi riscontri dimostrò sempre una gran costanza, ed intrepidezza d’animo, propria della sua gran nascita.
Nel 15. continuò l’istesso Levante, che ci fece dimorare fra le già dette Isole delle Crocette; però nel 16. ci posimo di buon’ora alla vela verso mezzo giorno; slontanandoci intanto da due Vascelli, che si vedevano sopra l’{{Wl|Q292728|Isole di Heres}}, i quali forse temevano più di noi, per essere di poca forza. Si scostò imprudentemente il Piloto dal terreno, dimodoche sopravenendo la borasca, non potè ripigliarlo, essendo questo buono per marinaro, non per nocchiero; non avendo capacità della carta marittima, conducendoci in Francia quando doveva passare per sopra il Capo di Cagliari in Sardegna. Questo fu il consimile viaggio, che fece da Bandercongo il Piloto Tabaccaro, descritto nel [[Giro del mondo del dottor d. Gio. Francesco Gemelli Careri - Vol. II/Libro III/V|Libro Secondo del mio Giro del Mondo]].
Nella notte passò una nave allato del nostro Vascello, senza inquietarci. Rinforzato il Levante, e fattosi il mare impetuoso, come se fossero gli elementi<noinclude>{{PieDiPagina|||con-{{spazi|5}}}}</noinclude>
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Nel 15. continuò l’istesso Levante, che ci fece dimorare fra le già dette Isole delle Crocette; però nel 16. ci posimo di buon’ora alla vela verso mezzo giorno; slontanandoci intanto da due Vascelli, che si vedevano sopra l’{{Wl|Q292728|Isole di Heres}}, i quali forse temevano più di noi, per essere di poca forza. Si scostò imprudentemente il Piloto dal terreno, dimodoche sopravenendo la borasca, non potè ripigliarlo, essendo questo buono per marinaro, non per nocchiero; non avendo capacità della carta marittima, conducendoci in Francia quando doveva passare per sopra il Capo di Cagliari in Sardegna. Questo fu il consimile viaggio, che fece da Bandercongo il Piloto Tabaccaro, descritto nel {{TestoCitato|Giro del mondo del dottor d. Gio. Francesco Gemelli Careri - Vol. II/Libro III/V|Libro Secondo del mio Giro del Mondo}}.
Nella notte passò una nave allato del nostro Vascello, senza inquietarci. Rinforzato il Levante, e fattosi il mare impetuoso, come se fossero gli elementi<noinclude>{{PieDiPagina|||con-{{spazi|5}}}}</noinclude>
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Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/457
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|437}}</noinclude>congiurati a’ nostri danni, per non potersi ripigliare il terreno abbandonato; risolvè il Piloto ritornare in Ispagna; verso dove pose la prora con vento fresco, correndosi molto, come faceva anche un Vascello, che poi si pose alla cappa, o in secco, per non disandare l’andato; il che poteva fare il nostro Piloto, che volle ritornare in dietro. Avveduti, che il Vascello faceva acqua per la prora, si posero in gran timore tutti; ed io, se i primi perigli non appresi, questo mi fece impressione. Si continuò il cammino medesimo sino mezza notte; ma dopoi mutando il vento in Ponente, si propose dal Piloto di ritornare in dietro; però i marinari s’ammutinarono, e dissero, che se egli voleva perder la vita, essi non volevano arrischiarla: il perchè fu necessitato seguitare l’intrapreso ritorno. Ma aprendosi maggiormente il Vascello al far del giorno de’ 17., si tennero perduti i passaggieri, e’ marinari; ed a gara travagliavano con tre trombe, e vasi di legno molti marinari per cavar fuori la gran quantità d’acqua, che per più aperture della prora entrava. Onde vedendo ogniuno il soprastante pericolo di sommergersi il Vascello; i più si confessarono, reiterando<noinclude>{{PieDiPagina||Ee 3|an-{{spazi|5}}}}</noinclude>
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Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli
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Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]]
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text/x-wiki
{{Qualità|avz=25%|data=7 settembre 2026}}{{Intestazione
| Nome e cognome dell'autore = Clementina Raineri Biscia Pepoli
| Nome e cognome del curatore =
| Titolo =Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli
| Anno di pubblicazione =
| Lingua originale del testo =
| Nome e cognome del traduttore =
| Anno di traduzione =
| Progetto =
| Argomento =
| URL della versione cartacea a fronte = Indice:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu
}}
<pages index="Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu" from="1" to="3" />
==Indice==
* {{testo|/Alla sovrana d'Italia}}
* {{testo|/In villa}}
* {{testo|/Fronda gentil}}
* {{testo|/Tradimmi}}
* {{testo|/D'Aprile il fior}}
* {{testo|/Giurai}}
* {{testo|/Un dì}}
* {{testo|/Non dubitar}}
* {{testo|/Parto}}
* {{testo|/Adriano}}
* {{testo|/Luna}}
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* {{testo|/All'ottimo amico C. G.}}
* {{testo|/Allo stesso (1)}}
* {{testo|/Allo stesso (Da Felsina a Massaua)}}
* {{testo|/Allo stesso (1891)}}
* {{testo|/Allo stesso (4)}}
* {{testo|/A Como}}
* {{testo|/All'inclito gentiluomo conte A. C. S.}}
* {{testo|/Allo stesso (5)}}
* {{testo|/Allo stesso (6)}}
* {{testo|/Allo stesso (giugno 1898)}}
* {{testo|/Allo stesso (settembre 1898)}}
* {{testo|/I fiori (piccolo mazzo)}}
* {{testo|/All'amico mio Aronne (Nell'offrirgli un dono)}}
* {{testo|/Allo stesso (per altro dono)}}
* {{testo|/Allo stesso (brindisi)}}
* {{testo|/Allo stesso (11)}}
* {{testo|/Allo stesso (12)}}
* {{testo|/Allo stesso (offrendo un fior)}}
* {{testo|/A lui}}
* {{testo|/Un pensiero}}
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|438|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude>anche molti la confessione, con voti di andare a visitare a piedi la Vergine di Monserrato; altri piangevano, esalando ardenti sospiri verso il Cielo. Il Capitano del Vascello in questo tempo la fece più da Padre Spirituale, che da Nocchiero, mentre in luogo di prendere preservativi per impedire l’accrescimento del male, ed animare con parole gli animi abbattuti; mandò due candele benedette al Conte d’Hoenfeldt, acciochè l’accendesse, come fece; ponendosi genuflesso in mezzo alle medesime, avanti d’un Crocifisso; raccomandandosi l’anima più col cuore, che colle parole, nello stato, e positura di un moribondo; non gustando cibi in tutti i giorni di tempesta.
Il P. D. Pietro Carafa steso sul letto, parea, che per il grave timore esalasse lo spirito. Il Canonico Villalonga, che andava a pretendere in Roma, increpava la sua ambizione, addolorato di testa, e dicea cose, quali si rappresentano da Notar Pespice in iscena. Un P. Maestro Carmelitano scese nell’Ospedale, ch’era sotto coverta, per tanti infermi più di mente, e timore, che di corpo. Gli confessava, e confortava, mentre mancava a lui il conforto necessario. Un Prete Na-<noinclude>{{PieDiPagina|||pole-{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|439}}</noinclude>poletano di debolissima complessione, in tutto il viaggio stette agonizzando nel bujo del Vascello, servendogli l’istesso luogo di mensa, ed esito corporale. Nel mentre senza alterazione, sopra il ginocchio nella poppa io mi posi a scrivere il deplorabile stato, e sciagura d’ogniuno, osservai, che il Signor Duca di Telesi con costanza d’animo considerava il periglio; dicendo: Iddio non permetterà, ch’amendue i fratelli siano per soggiacere all’istesso destino. Mentre il maggiore, partendo da Genova per Barcellona a Gennaro del 1708. naufrago nell’istesso Golfo, e forse luogo medesimo; perche il Capitan del Vascello, facendo forza con molte vele, per dar la caccia ad una nave Francese, aprendosi quello, andò a picco con tutta la gente. La tempesta, e l’onde, che sorpassavano, bagnò molti, ed a più tolse l’appetito; a me però l’accrebbe, non lasciando di ben mangiare, e bere: tanto più, che v’era un’ottima, ed abbondante provisione, fatta con gran dispendio dalla generosità di detto Signor Duca per tutti, e sufficiente per andare in Asia, non che in Italia. In tali angosce facendosi cammino verso mezzodi, nel 18. scoprimmo terreno, verso<noinclude>{{PieDiPagina||Ee 4|il{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|440|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude>il quale continuando la prora, sulla notte diedimo fondo in Arens, molto lungi dall’abitazione. All’istesso punto procurò ogniuno porsi il primo nella lancia, che non potea portare molti; a segno, che alcuni sul lasciarsi cadere dal Vascello, si fracassarono le gambe; e chi rimase, fu ben composto da’ marinari, per esser l’istessa notte a terra condotto.
Nel 19. per disimbarcare la robba a terra dal Vascello, ogni battello prendeva 18. carlini di Napoli. Una quantità di Preti Catalani, a piedi processionalmente s’incamminarono verso la Vergine di Monserrato. Io restai per mancanza di vettura l’istesso giorno, e notte in Arens, senza attristarmi: perche il luogo era allegro al lido del mare, le donne belle, spiritose, pronte, e molto familiari; quanto brutti, rozzi, ed incivili gli uomini.
Partii per {{Wl|Q11492|Matarò}} (due ore di cammino distante da Arens) e pensando trovar vetture di passar avanti per esser Città di grazia, ricca, grande, e popolata, restai deluso: mentre per più diligenze fatte, non si poterono avere, con tutto che vi siano molti mercanti, ed artisti; onde mi fu di bisogno alloggiare nella Locanda<noinclude>{{PieDiPagina|||del{{spazi|5}}}}</noinclude>
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