Wikisource itwikisource https://it.wikisource.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.47.0-wmf.18 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikisource Discussioni Wikisource File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Autore Discussioni autore Progetto Discussioni progetto Portale Discussioni portale Pagina Discussioni pagina Indice Discussioni indice Opera Discussioni opera TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Decennali/Dedica 0 68856 3895532 3682807 2026-09-07T05:59:12Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3895532 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Dedica|prec=../|succ=../Decennale primo}} <pages index="Opere di Niccolò Machiavelli VI.djvu" from="371" to="371" fromsection="s2" tosection="s2" /> o84c4yuq6uxei9u6l0m0xwlnauyu9fg Discussioni utente:Candalua 3 75982 3895557 3895279 2026-09-07T07:31:34Z Candalua 1675 /* Proposta per la lista Errata corrige */ Risposta 3895557 wikitext text/x-wiki <div class="plainlinks" style="float:left; border: 1px solid #999;padding: .2em .3em .25em;margin: .3em .3em .3em 1em;">'''Archivio''' [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=742580 2010] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1031411 2011]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1219438 2012] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1362639 2013]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1496195 2014] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1647968 2015]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1826109 2016] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2008393 2017]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2222742 2018] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2518019 2019]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2707633 2020] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2873688 2021]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3099312 2022] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3285185 2023]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3445904 2024] </div> <div style="float:right">{{A fine pagina}}</div> <div style="width:70%; margin: 0 auto; text-align: center; border: 2px solid #FFD595; padding: 5px; background-color: #FFF0D9;"> [[File:Nordkirchen-090806-9419-Capellerallee-Atlas.jpg|200px|center]]'''{{PAGENAME}}''' (non visibile nella foto in quanto sta reggendo sulle sue spalle Atlante che a sua volta regge il Mondo) <br/> è in '''''[[w:Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikipause|wikisinghiozzo permanente]]''''' per cause dipendenti da '''lavoro, donne & altri vizi vari.''' <br/>Chiedete pure, ma sappiate che potrei sparire da un momento all'altro... </div> {{TOCright}} == Fogna! == Caro Candalua, come disse Jovanotti, ''Fogna! Non fmettere mai di fognare!''... e io fogno, o meglio, '''ſ'''ogno. Per diletto ho preso in considerazione un testo settecentesco con le esse lunghe, e mi sono messo di buzzo buono a cliccare con il [[Mediawiki:Gadget-fs.js|gadget f => s]] sulla casella con i due bottoni. Niente di sbagliato, ma mi chiedevo se per vecchi ''boomer-user'' come me fosse possibile usare la tastiera invece del mouse/trackpad: in pratica è possibile fare in modo che, attivato il gadget, oltre che cliccando sui bottoni, sia possibile effettuare la scelta tra effe ed esse cliccando sulla lettera corrispondente della tastiera? in tal modo potrei mantenere gli occhi sullo schermo invece di spostarli continuamente tra casella con bottoni e testo. Lo so, sono un triceratopo, ma lasciami fognare! Che ne pensi? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 14:26, 3 gen 2025 (CET) :Cariffimo [[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliufMagifter]]! Fui tafti è fempre... ehm, sui tasti è sempre un po' difficile, ma ci poffo provare. Però dovrai aspettare un po', magari intanto dèdicati a qualcos'altro e poi ti farò fapere! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:30, 3 gen 2025 (CET) ::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: il fogno diventa una folida realtà! Ora puoi usare i tasti f-s e ''fpaffartela'' con i ''tefti fettecentefchi!'' [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:47, 20 gen 2025 (CET) :::''Maggico Candalua!'' fantaftico! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 20:34, 20 gen 2025 (CET) == Tks... == Mi sa che bisogna darci un occhio... -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:24, 12 gen 2025 (CET) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh sì. Se vuoi dedicarti un po' anche a questo, ti segnalo un paio di gadget utili che forse non hai ancora visto: :* Contributi aggregati: una volta attivato, lo trovi nel menu di destra quando sei sulla pagina di un utente o nei suoi contributi. Ti mostra un riassunto degli indici su cui ha lavorato, dal più recente, col conteggio delle modifiche. :* Cerca errori ortografici: questo lo trovi sugli indici (a volte ci mette un po' a caricare) e cerca possibili errori in base a dei pattern. Ovviamente non li trova tutti, e spesso trova dei falsi positivi, ma è molto utile per trovare gli errori più comuni senza guardare le pagine ad una ad una. Io raccomando di usarlo almeno dopo ogni trascrizione o rilettura completata, per fare un check generale. :[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 03:20, 13 gen 2025 (CET) ::Provato Contributi aggregati... è il conto degli edit fatti nelle pagine relative a un indice? sulla tua PU non finisce più di caricare roba... :D Bello, ma è un altro componente che con dark non va :-( -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 13:06, 13 gen 2025 (CET) :::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eheh, penso sia dura trovare un indice su cui non ho messo le mani... Per tutti questi gadget io ho fatto un css comune con alcuni stili per finestre, bottoni ecc. (altri temo che siano ancora nel common), che trovi all'inizio della pagina di "gadget definition"... Forse si riesce a farne una versione dark, in modo da sistemare tutto in un colpo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:11, 13 gen 2025 (CET) ::::Allora forse avevo già fixato la cosa in locale mettendo a punto non ricordo più quale altro gadget che Alex mi aveva segnalato... il cerca&sostituisci, mi pare. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 16:56, 13 gen 2025 (CET) == "Pasticcio" pt. 2 == Ciao, ho appena fatto un edit che mi ha dato lo stesso problema che ho spiegato nella mia pagina di discussioni. Questa volta [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Autore:Gino_Fano&diff=prev&oldid=3457687 qui]. Sinceramente non mi è chiaro il motivo per cui succeda sta cosa, dato che quella roba cancellata non mi compare nell'editor. In più anche l'anteprima sembra corretta, non si nota nulla di strano fino a quando non salvo la pagina. Annullare l'edit non funziona, ci ho provato ma la pagina diventa vuota (letteralmente), quindi non ho neanche salvato. Potresti sistemare e spiegarmi la causa di questi problemi, così evito che succeda di nuovo? Francamente non mi era mai capitato. Grazie e scusa per il disturbo. [[User:Emyn Muil|Emyn Muil]] ([[User talk:Emyn Muil|disc.]]) 17:29, 13 gen 2025 (CET) :@[[Utente:Emyn Muil|Emyn Muil]]: ciao, questi errori accadono ogni tanto ma non ho mai capito bene la causa, ne stiamo parlando anche adesso al bar. In questi casi, prova comunque a fare un edit "a vuoto" (cioè vai in modifica e salvi senza aver modificato nulla), questo dovrebbe ripristinare l'area dati. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:49, 20 gen 2025 (CET) == Disambigue: problemi in vista == Caro Candalua, il titolo è un po' enfatico perché non so se si tratti di un vero problema o meno. Ti espongo il caso, tu sicuramente capirai quale ingranaggio sotto la scocca dello script sia da regolare. * Mi sto apprestando a spostare [[Poesie (Mamiani)/Inni Sacri]] a [[Inni sacri (Mamiani)]], si prospetta dunque la disambiguazione di [[Inni sacri]] tra quelli di Manzoni e questi di Mamiani. * vado su [[Inni sacri]], attualmente sede degli inni di Manzoni, e trovo già una nota disambigua relativa a [[Il nome di Maria]]... ma questa nota disambigua non dovrebbe trovarsi solo tra [[Inni sacri/Il Nome di Maria]] e [[Nova polemica/Il nome di Maria]]? Il problema è già stato segnalato da qualche altra parte, ma non ricordo dove né quale sia l'origine di questo bugghetto. Secondo te è grave? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 19:41, 22 gen 2025 (CET) :@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: lo so... il problema è che nelle disambigua spesso ci sono dei link in più rispetto ai testi da disambiguare. Devo capire come fare a scartarli. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:17, 22 gen 2025 (CET) ::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: credo di aver sistemato, adesso il gadget guarda anche se il link proviene da un template Testo, in modo da scartare altri link eventualmente presenti nella disambigua ma non pertinenti. Ovviamente bisogna usare Testo solo per i testi da disambiguare. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:02, 24 gen 2025 (CET) :::Fantastico: sei un razzo del debug! Direi che la tua idea è la soluzione migliore. Purtroppo per un breve periodo ho usato dei "doppi template testo", ma ricordo che i casi problematici sono molto pochi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 19:05, 24 gen 2025 (CET) == Decesso di PersonalButtons.js == Da stamattina la mia "bottoniera", che contiene i bottoni definiti in [[Utente:Alex brollo/PersonalButtons.js]], non dà segni di vita. La console si lamenta dell'errore ''document.ready non è una funzione'' e incrimina startup.js. Hai idea di cosa potrebbe essere successo? Disgraziatamente sono consapevole che i miei script personali sono poco robusti, ma senza di loro sono morto... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:05, 27 feb 2025 (CET) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: io stamattina ho messo un po' in ordine il [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki%3AGadgets-definition&diff=3481359&oldid=3464390 Gadgets-definition], ma non credo che c'entri qualcosa. La tua bottoniera si appoggia a qualche altro script? Cos'è startup.js? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:32, 27 feb 2025 (CET) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Non ne ho idea, la console emette questo lamento ... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:21, 27 feb 2025 (CET) :::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Comunque_ ho trovato deselezionato il gadget "Raccolta dei giocattoli", riattivandolo il problema è scomparso (e pure l'errore). Grazie comunque per l'attenzione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:32, 27 feb 2025 (CET) ::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: uhm, strano: io ho spostato alcuni gadget, ma la raccolta dei giocattoli non l'ho toccata. Strano che si sia disabilitato per conto suo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:57, 27 feb 2025 (CET) == Privilegio == Per favore, mi ridai i privilegi di admin dell'interfaccia, che mi sono scaduti? Ne farò un uso omeopatico.... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:49, 20 mar 2025 (CET) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: rinnovati per un anno, così non hai più scuse per non toccare i gadget :D [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 07:54, 20 mar 2025 (CET) == Request to delete [[MediaWiki:Cite_reference_link]] == Hello @[[Utente:Candalua|Candalua]] and sorry for posting in English. [[meta:WMDE_Technical_Wishes|My team]] is currently working on some improvements regarding references and footnotes and we realized, that you added a custom version of [[MediaWiki:Cite_reference_link]] to this wiki once. We recently [https://gerrit.wikimedia.org/r/c/mediawiki/extensions/Cite/+/1056448 updated] that message in the code. Due to the override on your project these updates are not be applied here. Since the [[MediaWiki:Cite_reference_link|custom version]] does not add any special formatting that seems to be needed here it would be best to delete that page. Thank you and feel free to reach out if you have questions or need help. [[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 12:20, 20 mar 2025 (CET) :@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: ok, done. We'll keep hiding the brackets using font-size: 0 as suggested on gerrit. Thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:16, 20 mar 2025 (CET) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Thanks again, I just realized that you also created <code>MediaWiki:Cite_reference_link</code> on [https://vec.wikisource.org/wiki/MediaWiki:Cite_reference_link vec.wikisource.org] it would be really helpful if you could delete that version there as well. At also seems to have no relevant custom changes :-). Best [[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 17:32, 20 mar 2025 (CET) :::@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: done that too, thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:46, 20 mar 2025 (CET) == autoNs0 == Ciao, sembra ci sia un problema col tool: adesso inserisce il tag pages anche quando si entra in modifica, creando un duplicato [[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:26, 5 apr 2025 (CEST) :Aggiungo: il problema [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=L%27ug%C3%B9ri_de_sto_monno&curid=308599&diff=3499830&oldid=3453620 non si presentava ieri alle 14:10] ma [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Lum%C3%ACe_di_Sicilia_(Novella,_1926)&curid=949669&diff=3499972&oldid=3476273 capitava alle 18:59]--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:29, 5 apr 2025 (CEST) ::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: grazie; dovrei aver sistemato. Come avrai visto sto cercando di fare ordine nei gadget per riuscire a velocizzare il caricamento, e sono incorso in una svista. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:07, 5 apr 2025 (CEST) == Correttore ortografico == Proseguendo da [[Discussioni_indice:Yambo,_Luna_paese_incomodo.djvu#Rilettura|qua]], (visto che là è OT), si ho presente le convenzioni sugli accenti, è una vera rottura di palle che in quel testo si usi '''í''' anzichè '''ì''' che c'è sulla tastiera... :-D Anche se forse visto che vedo una incomprensibile sezione memoregex che riguarda la ì, sarebbe più veloce per l'umano mettere delle ì e poi lasciare che sia qualche magia a correggerle... ok, vado a vedere che dice MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici.js per farmi una cultura ;-) ciao -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 10:08, 7 apr 2025 (CEST) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: quella del memoregex è un'altra idea geniale del buon @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: con il gadget [[Aiuto:Strumenti per la rilettura|Strumenti per la rilettura]], hai un comando "Trova e sostituisci" (nel menu di sinistra) con cui puoi sostituire caratteri in una pagina e dirgli "Ricorda questa sostituzione". Nelle pagine successive la potrai applicare (insieme a tutte le altre sostituzioni già salvate da te o da altri) con il comando PostOCR o più rapidamente Alt+7. Attivando anche la [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli|bottoniera]] ti trovi in basso anche dei bottoni "salva regex", "carica regex", "esegui regex", che vengono comodi (specialmente il salva, con cui le regex vengono scritte in quella sezione che hai visto, così sei sicuro di non perderle — altrimenti mi pare che rimangano solo sul browser). :P.S. questa è probabilmente una cosa che prima o poi dovremmo mettere su un gadget per conto suo, in modo che ci siano tutti i comandi in un box solo, più intuitivo per l'utente (lo dico più che altro per Alex, ma ne riparleremo nel bar tecnico). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:53, 8 apr 2025 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sì, l'idea di incorporare il "carica regex" e il "salva regex" nel Trova e sostituisci mi piace molto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:04, 8 apr 2025 (CEST) :::Rispondendo a [[Discussioni_utente:Damadicarta#c-Candalua-20250408073300-Damadicarta-20250407090100|questo]] ("strumento utile, già che ci sono, è il "Controlla interruzioni di pagina", dal menu Strumenti:")... nel menù strumenti non ho quella voce... :(. E ne approfitto per segnalare quella che penso sia un'altra problematica per gli utenti che si approcciano a WS: l'interfaccia è molto dispersiva, con comandi a destra, a sinistra, nel sottomenu, in basso, in alto... La UX è un inferno :-D<br> :::Per es, non me ne voglia @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], ma perchè carica-salva-esegui regex sta in una barra in basso, mentre trova&sostituisci nel menù a sx (o nel menu panino se si nasconde il menu?). E' lo stesso script, o cmq lo stesso tipo di attività, no?<br> :::Altro es. (per par condicio :-p ) perchè "Cerca errori ortografici" e "Controlla interruzioni di pagina" invece stanno nel menù strumenti a dx? Troppe cose sparpagliate ovunque.🤯 :::IMHO ci vorrebbe una razionalizzazione "per attività". :-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:31, 8 apr 2025 (CEST) :::Fra l'altro Vector22, con i suoi spazi esagerati di default e il suo bianco-ovunque-e-senza-bordi peggiora pure la percezione di non capire dove si è e cosa si fa. Lo noto ora perchè "a casa mia" ho stretto tutti gli spazi inutili e messo bei bordini azzurri per delimitare certe cose, ma per l'utente "di default" sembra di navigare in un oceano di comandi sparsi dappertutto... Lo trovo molto "faticoso". --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:35, 8 apr 2025 (CEST) ::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh, infatti sarebbe il punto a cui vorrei arrivare anch'io. Gli "Strumenti per la rilettura" e la "bottoniera" in basso sono tra i gadget più vecchi, e risalgono ad un'epoca in cui era più facile "attaccare roba" al di fuori dei menu standard, e in cui veniva più naturale riunire tante funzioni diverse. L'interfaccia era più basica e la trascrizione più laboriosa, per cui ci siamo scatenati ad inventare gadget che ci potessero aiutare (anche in maniera un po' disordinata, provando e riprovando). Adesso il paradigma è cambiato, perché è possibile caricare i singoli gadget selettivamente in base all'azione (view o edit) e al namespace, quindi è più conveniente avere gadget che fanno una cosa sola e che si caricano solo quando serve quella singola cosa. Quindi vorrei pian piano isolare le funzioni più utili, come il memoregex, e portarle verso questa direzione, anche per riuscire poi a metterci le mani più facilmente, senza timore di rompere altre cose. ::::Per il "Controlla interruzioni di pagina", il gadget è ErroriComuni che dovresti avere attivato; il comando si attiva solo in ns0 e solo in visualizzazione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:21, 8 apr 2025 (CEST) :::::Mah, ho appena finito di correggere i trattini e avere il tasto "esegui memoregex" subito in basso a portata di click senza passare da menù e voci varie è stato molto comodo. Per cui anche l'idea di concentrare tutti i comandi di correzione/verifica nella bottoniera non è male... Forse potrebbe essere una specie di menù con voci che si aprono verso l'alto? boh. :::::Controlla interruzioni di pagina continuo a non vederlo anche se ErroriComuni è on. :-( [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 15:37, 8 apr 2025 (CEST) ::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Ti suggerirei di fare un viaggio esplorativo in Distributed proofreaders, il "laboratorio tipografico specializzato" del progetto Gutenberg. La filosofia di trascrizione è completamente diversa da quella di wikisource, ma la differenza fondamentale, secondo me, è che fa una sola cosa, mentre la nostra interfaccia è un adattamento di quanto serve a una miriade di progetti diversi, dominati da wikipedia. Mi pare di ricordare che nei pasticci che ho fatto, anni fa, ci sia qualche traccia di quell'interfaccia. ::::::Sarebbe poi interessantissimo esplorare per bene la wikisource tedesca, he ha avuto una evoluzione profondamente divergente, fino ad allontanarsi dall'interfaccia proofread. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:38, 8 apr 2025 (CEST) :::::::<small>@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], Distributed proofreaders sarebbe [https://www.pgdp.net/c/]? Look molto anni '90 :D :::::::de.ws in effetti non capisco come operi: l'interfaccia "a fronte" mi sembra concettualmente meglio. Il problema che sento io, come dicevo, è la dispersione "logica" degli strumenti e la difficoltà ad adattare l'interfaccia alle esigenze di lettura. Beninteso, non è una critica al vs lavoro, solo una suggestione. :-) Purtroppo non ho le competenze per fare qualcosa di concreto su questi aspetti. --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:27, 8 apr 2025 (CEST)</small> ::::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Il tuo link punta alla home page: sei andato fino all'interfaccia di editing? Penso che ci si debba registrare e travestire da volontario :-) ::::::::Io l'ho fatto, ho lavorato su un bel po' di pagine, anche se come utente con minimi privilegi (c'è molto rigore nel sito, gli utenti novizi possono fare solo cose elementari, sotto severo tutoraggio, su testi già selezionati e caricati dagli admin, per passare di livello occorre superare veri esami online... è un mondo del tutto diverso da mediawiki), ed è stata un'esperienza molto interessante e suggestiva. ::::::::Ma stiamo devastando la talk page di Candalua; mi scuso e ti propongo, se ti interessa, di parlarne altrove. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:46, 9 apr 2025 (CEST) == Gadget Riassunto ultime modifiche == Ciao. Le righe tr.odd dovrebbero avere background-color: var(--background-color-backdrop-light) e non #efefef, altrimenti in dark restano bianco sporco. ;-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:35, 12 apr 2025 (CEST) :Rammento [[mw:Recommendations for night mode compatibility on Wikimedia wikis]], praticamente la bibbia per questo tipo di operazioni. -- [[User:ZandDev|ZandDev]] ([[User talk:ZandDev|disc.]]) 14:42, 20 apr 2025 (CEST) ::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: {{Fatto}} ::@[[Utente:ZandDev|ZandDev]]: TrameOscure aveva iniziato a lavorare sul night mode, ma poi visti i suoi trascorsi wikipediani qualcuno non si fidava e abbiamo lasciato perdere. Ma se tu ci sai fare, non ti andrebbe di proporti per un flag temporaneo di ''interface administrator''? Io sto già facendo un lavorone di ottimizzazione dei gadget, oltre al consueto "lavoro sporco", e non riesco a stare dietro a tutto. Ovviamente ti farei comunque da "garante" di fronte alla comunità. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:21, 22 apr 2025 (CEST) :::👍 Cmq sono sempre a disp. se a ''qualcuno'' sono passate -come spero- le ''psicosi-poco-[https://foundation.wikimedia.org/wiki/Policy:Universal_Code_of_Conduct/it UCoC-compliant]''. :-p -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:55, 22 apr 2025 (CEST) == Richiesta di rivalutazione opera ora con ISBN == Gentile Candalua, ti scrivo in merito alla precedente cancellazione della pagina ''[[Whelmity. Manifesto del pensiero strutturato]]'', da te motivata con la mancanza di una fonte editoriale verificabile. Ti segnalo che l’opera è ora regolarmente '''pubblicata su Amazon KDP''' in formato cartaceo ('''ISBN: 979-8282754032''') e disponibile anche in formato eBook ('''ASIN: B0F7M6MQ51'''). È inoltre '''archiviata su Internet Archive con metadati completi''': 🔹 https://archive.org/details/whelmity-manifesto-del-pensiero-strutturato 🔹 [[openlibrary:works/OL43287365W|Open Library]] L’opera è rilasciata con licenza '''Creative Commons BY-SA 4.0''', quindi compatibile con le linee guida di Wikisource. Chiedo cortesemente se è possibile '''valutare la ripubblicazione''' o fornirmi ulteriori indicazioni per procedere correttamente. Grazie per l’attenzione e il tempo dedicato, <nowiki>--~~~~</nowiki> [[User:Marino car|Marino car]] ([[User talk:Marino car|disc.]]) 22:53, 8 mag 2025 (CEST) == autoPt == Ciao, ho visto che hai tolto il comando dalla barra a sinistra. Mi pare di capire che lo hai fatto perchè la funzione non è necessaria: la parola viene riunita da sola. Ma ogni tanto non succede vedi [[Pagina:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu/11 |qui]. In questo caso cosa devo fare? ho letto che qualcuno si è messo il tasto da qualche parte, come di fa? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:27, 11 mag 2025 (CEST) :@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: c'è il bottone Pt nella barra in alto (che sarebbe il posto "ufficiale" dove mettere i nostri strumenti). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 11 mag 2025 (CEST) ::Grazie, ora l'ho visto. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:51, 11 mag 2025 (CEST) == Filo d'Arianna per pag. di aiuto e ns:ws == Detto anche breadcrumb. Ho notato che [[:Template:Intestazione indice linee guida]] e [[:Template:Intestazione indice aiuto]] generano una inutile e brutta duplicazione del nome della pagina (vedi [[Aiuto:Guida del lettore|qua]] per es.). Non ne capisco lo scopo e visto che i due template hanno dei parametri non vorrei fare casino. Ma per es fr.ws mi sembra sia più pulito e comprensibile ([https://fr.wikisource.org/wiki/Aide:Cr%C3%A9er_un_fichier_DjVu es.]). Si può togliere questo "doppio/triplo titolo" o ha qualche scopo che non comprendo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:45, 12 mag 2025 (CEST) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: anticamente c'erano degli stili che poi si erano persi in qualche pulizia. Ora li ho rimessi (con templatestyles). C'è da dire però che la cosa aveva maggiore senso quando si poteva nascondere il titolo "normale" delle pagine usando {{tl|Nascondi titolo}}: ora sembra molto più una ripetizione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:09, 12 mag 2025 (CEST) ::Infatti anche quel template non lo capivo.. :D ::Però a sto punto leverei il box di ripetizione, anche perchè non funziona con la mod. scura... [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:45, 12 mag 2025 (CEST) :::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sì, quasi quasi... si potrebbe tenere solo le briciole di pane. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:51, 12 mag 2025 (CEST) ::::Esatto... Poi come hanno fatto i francesi mi sembra molto carino, con la casetta (o volendo col salvagente). -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:56, 12 mag 2025 (CEST) == Linee punteggiate == Ciao. Di situazioni come [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Yambo_-_Manoscritto_trovato_in_una_bottiglia,_Roma,_Scotti,_1905.pdf/78&diff=next&oldid=3523999 questa] ce ne sono in millemila miliardi di pagine in 'sto libro. Mezza riga di punti e mezza riga di testo... in proporzioni variabili. Non sapendo come ottenere l'effetto ho messo punto-spazio-punto-spazio-punto-testo o testo-punto-spazio-punto-spazio-punto a seconda dei casi senza cercare l'esatta resa grafica. Non ci sono mai spazi dopo il terzo punto perchè quella combinazione con spazio finale l'ho usata come regex per il template rigapunteggiata/16 --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:14, 16 mag 2025 (CEST) == Ariosto == Ciao. Sono finalmente arrivato a creare le pagine Opera delle liriche dubbie. [[Opera:Madonna, qual certezza|Questa]] è la prima (corrispondente a [[:d:Q134486391|questo elemento Wikidata]]): quando hai tempo, ci sarebbe da modificare il template {{tl|Opera}} per mostrare il possibile autore anche qui da noi.-- [[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 12:10, 17 mag 2025 (CEST) :@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: ok, ho aggiunto la gestione del "possibile autore" (da testare cosa succede se sono più di uno). Ho creato [[:Categoria:Opere con possibili attribuzioni]] per radunare questi casi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:04, 19 mag 2025 (CEST) ::Grazie mille, ti faccio sapere se trovo comportamenti inaspettati o ''bug''--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 13:08, 19 mag 2025 (CEST) == Due domande "laterali" == Abbi pazienza se ti pongo due domande che con wikisource hanno poco a che fare (ma poi... chissà...). Dopo decenni mi è tornata la voglia di preparare pagine web. Ho scelto come editor Bluegriffon. OK? Altro? E se oltre a creare pagine web locali, volessi metterle in rete, hai qualche suggerimento? Non mi serve un dominio "mio". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:54, 22 mag 2025 (CEST) == Info == Ho "perso un pezzo" nella discussione sulle Ville, si può far sparire il dato? Grazie :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:47, 9 giu 2025 (CEST) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: intendi il tuo IP, vero? ho provveduto a mascherarlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:53, 9 giu 2025 (CEST) == Modifica gadget == Fatta una piccola modifica a [[Mediawiki:Gadget-common.js]], funzione newAutoRi, in modo che funzioni anche se il parametro pagina contiene un tl rl (visualizzazione come numero romano). Visto che sono estremamente arrugginito e che ti stai occupando di risistemare gli script ti avviserò ad ogni mia cauta modifica. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:30, 16 giu 2025 (CEST) == Pg aggiunto in modo strano == [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Come_si_possa_diventare_artisti_cinematografici_1914-PaoloAzzurri.pdf/30&diff=next&oldid=3542341 Questo] mi si è aggiunto facendo Alt+7, immagino che venga da una MemoRegex di chissà quale altro indice! Grazie [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 14:10, 3 lug 2025 (CEST) :@[[Utente:Cruccone|Cruccone]]: purtroppo è un bug noto. Succede a volte quando si cambia indice, probabilmente perché non trova un memoregex sull'indice nuovo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:41, 3 lug 2025 (CEST) == OCR Google == Ciao, mi dicono che hai tolto il pulsante tra i gadgets. A me è molto utile spesso, es. di [[Pagina:Matilde Serao Evviva la vita 1919.pdf/76| questa pagina]] non vedo il testo se non uso il tasto OCRGoogle. Come faccio ad attivarlo per me? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:00, 27 lug 2025 (CEST) :@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ciao, l'ho disattivato perché è da qualche anno che è stato sostituito da uno strumento "ufficiale", che è il bottone "Trascrivi testo": puoi usare quello d'ora in poi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 20:13, 27 lug 2025 (CEST) ::Grazie. Come faccio ad attivarlo? devo inserire una istruzione nel mio common.js? me la puoi indicare? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 15:15, 28 lug 2025 (CEST) :::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non è un gadget, è un componente standard, quindi dovresti già vederlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:38, 28 lug 2025 (CEST) ::::Non lo vedo; potresti guardare il mio common.js per capire se lì ho fatto pasticci? [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:24, 28 lug 2025 (CEST) :::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ho visto che avevi tentato di riaggiungerti il bottone OCRGoogle, ma in quel modo non poteva funzionare, ora forse sì. Comunque, riusciresti a caricare uno screenshot dove si veda l'intera pagina quando vai in modifica? Va bene su Commons, o qualunque altra piattaforma dove ti sia comodo. Vorrei davvero capire come ti appare il sito, perché senz'altro c'è qualcosa di strano. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:10, 28 lug 2025 (CEST) ::::::ecco una [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao.png pagina normale] e [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao_con_eis.png una con eis] del testo Serao che per problemi strano non mi visualizza la pagina. Per questo qui mi serviva assolutamente la funzione ORCGoogle. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:35, 28 lug 2025 (CEST) :::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non sono riuscito a replicare del tutto la tua situazione, comunque vedo che stai ancora usando il tema "Vector legacy"... io ti consiglierei, per cominciare, di passare a quello nuovo, andando su Preferenze -> Aspetto e scegliendo "Vector (2022)". Poi può essere che tu abbia attivato qualche gadget "strano" che magari nasconde o copre il bottone trascrivi... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 28 lug 2025 (CEST) == Problemi OCR Google == Con la mia utenza l'accoppiata pulsante OCR Google - eis funziona, ma non funziona per @Giaccai nè per la mia utenza secondaria. Da cosa può dipendere? Puoi aiutarci? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:16, 1 ago 2025 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: la tua utenza non so, ma hai visto lo screenshot dell'ambiente di @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] che ha postato qui sopra? È come fare un tuffo nel passato... ha ancora la vecchia Vector e altri gadget strani che non usa più nessuno, tipo "Blocca la sidebar" e "Resize.menu"... e le mancano alcune cose indispensabili, tipo Section (e infatti non sa mai come gestire i capitoli che iniziano a metà pagina...). Io ho cercato di replicare la situazione sulla mia utenza, ma non ci sono nemmeno riuscito del tutto. Bisognerebbe fare un "riallineamento" con la situazione generale degli altri utenti, sennò ci sono troppe cose che potrebbero influire, e facciamo anche fatica a capirci. Avrei bisogno di vedere l'elenco completo dei gadget attivi, e magari anche i tab "Aspetto" e "Casella di modifica" delle Preferenze, forse anche lì c'è qualcosa che può influire, tipo il visual editor. E ovviamente sbiancare tutti gli script personali. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:37, 1 ago 2025 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie. Provo a operare con più diligenza sulla mia utenza secondaria. Poi suggerisco a @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] le contromisure. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:43, 1 ago 2025 (CEST) :::@Trovato il problema in [[Utente:Alex brollo bis]]: era attivato il gadget eis test, non aggiornato con le istruzioni di caricamento di OCR Google. Adesso è allineato all'eis generale. @Giaccai : Chissà, forse adesso ti funziona... prova ad attivare Vector 2022. E per attivare l'aggiornamento dei tuoi gadget, disattivane qualcuno, e salva; se poi lo rivuoi puoi riattivarlo e salvare di nuovo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:06, 1 ago 2025 (CEST) ::::caro Alex, ho già attivato Vector 2022 prima di scriverti. Ho cancellato diversi gadget, ho cambiato browser, ma tutto resta come prima, non vedo il tasto OCR standard e neanche il tasto OCR Google. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:35, 1 ago 2025 (CEST) :::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Uffa. :( Riprovo... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:28, 2 ago 2025 (CEST) == Ancora su Giaccai e Google-OCR == Mistero. Dall'utenza di Giaccai, lanciando in modifica dalla console <code>mw.loader.load('//wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki:GoogleOCR.js&action=raw&ctype=text/javascript');</code>, non succede niente. Da tutte le mie utenze, compare immediatamente il pulsante Google OCR funzionante. Nonostante l'azzeramento di script personali (common.js, PersonalButtons.js) non cambia nulla. E' come se ''Giaccai non potesse vedere //wikisource.org''. Ho gettato la spugna. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:39, 10 ago 2025 (CEST) :PS: Giaccai dice che entrando in modifica nsPagina si apriva un box con F8 F7 F6.... non l'ho visto e non ho capito cosa sia e da dove venga. :(. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:09, 10 ago 2025 (CEST) ::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: c'è un'ultima cosa, un pochino drastica, che Giaccai potrebbe fare: aprendo il browser in incognito, crearsi una seconda utenza Giaccai2 e vedere se da lì le cose funzionano. Se neanche così va... allora è proprio stregato il suo pc. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:31, 21 ago 2025 (CEST) :::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Prova anche il suggerimento di Candalua.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:41, 21 ago 2025 (CEST) ::::Ho aperto una nuova utenza con lo stesso risultato (ma senza aprire il browser in incoglino perchè non so come fare) Ho provato le due utenze su un altro pc un Mac, ma in nessun caso vedo il tasto OCR. Sul mio pc ho Linux Mint Mate. Mi rassegno? Grazie molto a entrambi per la pazienza, buona giornata [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:15, 22 ago 2025 (CEST) :::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: scusa, ma vedi proprio tutto identico da un'utenza all'altra? Non c'è nessuna differenza per esempio tra i bottoni della barra di modifica, o tra i comandi del menu? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 22:23, 25 ago 2025 (CEST) == Flag AI == Sarei propenso a richiedere il flag di AI per sistemare robette qua e la che confliggono con la modalità scura in modo che possa finalmente essere funzionale e consistente nonchè abilitata anche per non-loggati. Inoltre vorrei fare qualche altro fix funzional/estetico a vector22 (che di default sembra un'interfaccia per mobile e non per pc...🙄). Visto che nulla s'è mosso in 8 mesi, e che certe obiezioni dovrebbero essere superate, ti pare inopportuno che riproponga la cosa al bar da qui a qualche tempo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 20:30, 20 ago 2025 (CEST) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sembra anche a me che i tempi possano essere maturi. Mi pare che, superato qualche piccolo screzio iniziale, tu abbia dimostrato di portare un contributo utile al progetto, e di saper collaborare con gli altri utenti. Nella richiesta, dettaglia bene il perimetro del tuo intervento: sistemare la modalità scura va bene, ma se hai visto altre fix da fare, spiega bene quali sono e cosa comportano, ed eventualmente rimandale ad una seconda richiesta. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:28, 21 ago 2025 (CEST) ::"Utile" è un parolone... in realtà il mio contributo è abbastanza limitato e per niente paragonabile a quello di moltissimi altri che trascrivono decine di pagine al giorno 😨, ed è anche un po' di contorno e ''sui generis'' ([https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Speciale%3AContributi&target=TrameOscure&namespace=12&tagfilter=&start=&end=&limit=50 propedeutico]?). ::Le "altre" fix sono abbastanza piccolezze, riguardano la compattazione dei menu (che allo stato sembrano spaziati da touch e se si tiene lo zoom a >100% sono pure da scrollare...) e un elegante bordino 1px azzurro (come sotto l'header, che era un'aggiunta mia) per scontornarli: mera estetica ma IMHO decisamente migliorativa percettivamente specie per chi apprezzava vector legacy o addirittura roba più datata e meno piatta/vuota/lattiginosa. Semmai produco uno screenshot. ::Provvedo appena ho ragionevolmente tempo di dedicarmi alla cosa, anche perchè devo prima estrapolare dalle mie millemila modifiche in locale quelle da trasferire. :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 17:24, 21 ago 2025 (CEST) == Bug VisualEditor? == Sono incappato in un problema di VisualEditor che non avevo notato in passato. Se si edita una sezione di una pagina (es [[Aiuto:Guida alla pubblicazione di un testo/Pubblicizzare il testo|m'è successo qua]] con "modifica sorgente" a lato del titolo di sezione, viene caricata come wikitesto raw solo la sezione. Se si fa qualche modifica e si passa a "modifica" tramite la scritta in altro (non l'icona dell'occhio e della penna), si passa al WYSIWYG di quella sola sezione, ma salvando, di tutta la pagina resta veramente ''solo'' quella sezione. In pratica VE carica e visualizza solo una porzione della pagina, ma salvando considera che il salvataggio sia di ''tutta'' la pagina.<br> La cosa non si verifica se lo switch viene fatto con le icone occhio/penna.<br> Non so se è materia di cui ti occupi tu (forse no), ma di certo ne capisci più di me. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:20, 24 ago 2025 (CEST) == Problemi capolettera == Ciao, ho un problema in [[Pagina:Gemelli Careri - Viaggi per Europa, Vol. I, Napoli, Roselli, 1701.djvu/27|questa pagina]]: sostanzialmente, non funziona l'"a capo". Dopo diversi scervellamenti, ho notato che togliendo il tl Capolettera non ci sono problemi e va a capo tranquillamente. E' possibile ci sia qualche bug? Grazie dell'aiuto! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:29, 29 set 2025 (CEST) :Ciao @[[Utente:Modafix|Modafix]]! Era il PieDiPagina che causava questo comportamento strano... aggiungendoci prima un ritorno a capo, è andato a posto. Comunque, credo che nella trasclusione i paragrafi sarebbero venuti giusti lo stesso, che è quello che conta di più. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:47, 29 set 2025 (CEST) ::Grazie ancora! :) [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:54, 29 set 2025 (CEST) == Piccolo e irrilevante bug di autoNs0 == In Critica della ragion pura, la struttura del Sommario è particolarmente complessa, con sovrabbondanza di livelli di sottopagine, e autoNs0 si confonde compilando (in alcuni casi) campi prec e succ "rotti". Non è una problema rilevante, vista l'eccezionalità del caso, ma visto che ho incontrato il problema ho pensato che fosse il caso di segnalartelo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:39, 10 ott 2025 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh, mi pare che regga fino a 5 livelli, e quindi vedo che si arriva addirittura a 8... :D Era stato già complicato gestirne 5, quindi senz'altro lo lascerò così. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:35, 10 ott 2025 (CEST) == Notice of expiration of your interface-admin right == <div dir="ltr">Hi, as part of [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]], this is an automated reminder to let you know that your permission "interface-admin" (Amministratori dell'interfaccia) will expire on 2025-11-04 09:54:42. Please renew this right if you would like to continue using it. <i>In other languages: [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot/Messages/default|click here]]</i> [[User:Leaderbot|Leaderbot]] ([[User talk:Leaderbot|disc.]]) 20:42, 28 ott 2025 (CET)</div> == maggiore rispetto e spiegazioni di cancellazioni voci == Ciao, ho per due volte consecutive inserito una voce riferita a uno scrittore e giornalista che tu hai, nel primo caso cancellato, e nel secondo addirittura bannato. Puoi essere così gentile da spiegarmi i motivi e, soprattutto, capire perché non ci si rivolge all'autore della VOCE e/o DISCUSSIONE, fosse anche in privato, per spiegare l'azione? E' una questione di rispetto verso chi ha interesse per questa enciclopedia, oltre che alla fonte riportata Grazie, attendo un tuo opportuno riscontro Gianbattista Sforza [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 12:19, 24 nov 2025 (CET) :@[[Utente:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]]: il motivo è chiaramente indicato nell'operazione di cancellazione: "Pagina costituita unicamente da collegamenti esterni e spam promozionale". Wikisource non è il luogo dove inserire il curriculum vitae di uno scrittore contemporaneo per cercare di dargli visibilità. In particolare è vietato l'inserimento di link a siti personali o che comunque pubblicizzano un autore a fini commerciali. La biografia si può eventualmente inserire su Wikipedia, sempre se lì la ritengono meritevole di interesse enciclopedico, cosa di cui dubito. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:49, 24 nov 2025 (CET) ::va bene, grazie [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 16:13, 24 nov 2025 (CET) == Ancora sul nuovo Trova e sostituisci == Dopo parecchie settimane di uso intensivo del nuovo Trova e sostituisci, su testi in prosa, sono entusiasta. Adesso sono alle prese con un testo poetico in versi, e trovo un intoppo: la rinuncia a Strumenti di rilettura, ed in particolare dello script per la numerazione dei versi, mi crea qualche difficoltà. Immagino che il problema stia principalmente nella routine cleanup, che in Strumenti richiama (fra le altre cose) il vecchio Trova e sostituisci, mentre il nuovo ridefinisce la routine. Provo a creare un "clone" di [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFramework.js]] cancellando ogni riferimento a cleanup, ad uso personale, in modo da aggirare i conflitti. Ma temo di aver perso qualche abilità critica. Tu hai in progetto di risolvere? Tienimi informato, per favore. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:33, 10 dic 2025 (CET) :Fatto, procedo con il test. Il gadget clone è [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFrameworkNew.js]], sembra funzionare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:17, 10 dic 2025 (CET) ::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: purtroppo ci sto lavorando molto saltuariamente, anche per una certa incertezza su come procedere. Vorrei portare in Trova&Sostituisci il vecchio cleanup e il RigaIntestazione, ma senza portarmi dietro pacchi di codice legacy, e non è facile. Poi bisognerebbe capire che fare degli altri Strumenti per la rilettura. Comunque non ci dovrebbero essere conflitti, solo lo shortcut, ma il Trova&Sostituisci è in grado di accorgersi se hai gli Strumenti attivati e nel caso rinuncia a prendersi lo shortcut. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:12, 10 dic 2025 (CET) :::Io sono appagato, il nuovo gadget si attiva e fa tutto, e non collide con il nuovo Trova e sostituisci. Mi rendo conto che è uno script caotico, ma è quello che mi serviva... ti chiedo solo di verificare che non parta di default. E ancora complimenti per il nuovo Trova e sostituisci. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:35, 10 dic 2025 (CET) ::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh sì, avevi lasciato il default. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:23, 10 dic 2025 (CET) :::::Trovato un bug, c'è qualcosa che non va nella gestione di RigaIntestazione (in Telesilla) scatenato da <code>Alt+7</code>. Indagherò fino allo sfinimento. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:06, 13 dic 2025 (CET) ::::::Mi pare che il problema si verifichi ''solo sotto eis''. Non è molto ma è un indizio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:12, 13 dic 2025 (CET) :::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ieri sera ho introdotto in trova&sostituisci anche la riga intestazione automatica, non so se può interferire. Come le altre funzioni, è disattivabile aprendo il gadget. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 23:27, 13 dic 2025 (CET) ::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Ritorno a Telesilla e verifico. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:27, 14 dic 2025 (CET) :::::::::Sembra che ci siamo. :::::::::* Sotto Modifica non-eis Alt+7 funziona ma con una piccola differenza rispetto all'algoritmo originale. :::::::::* Sotto Modifica eis Al7+7 si imbizzarrisce. :::::::::La differenza rispetto all'algoritmo originale è che l'algoritmo nuovo è ''forzante'', ossia modifica RigaIntestazione anche se RigaIntestazione c'è già. Il vecchio algoritmo invece è "non forzante", non scatta se RigaIntestazione c'è già. Nella mia bottoniera c'è una versione del vecchio script nella versione ''forzante'', che uso solo quando un RigaIntestazione esistente va modificato, altrimenti Alt+7 chiamava ''lo script non forzante''- :::::::::Provo ad aprire il nuovo Trova e sostituisci per cercare di capire il codice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:04, 14 dic 2025 (CET) ::::::::::Come immaginavo, trovo un algoritmo autoRI() nuovo di pacca dentro il gadget; me lo studio con calma. Di certo il problema sta lì. Nel frattempo, devo solo ricordarmi di cliccare il mio pulsante autoRi ''forzante'' prima di salvare la pagina, se serve, e posso lavorare tranquillo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:10, 14 dic 2025 (CET) :::::::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: in effetti credo sia meglio non sovrascrivere Riga intestazione se già presente. Modificherò in tal senso. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:11, 14 dic 2025 (CET) ::::::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie! Problema quasi risolto (sotto eis basta ricordarsi di generare il RigaIntestazione giusto prima di chiamare postOcr). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:22, 25 dic 2025 (CET) == Minuscolo miglioramento di Trova errori ortografici? == Lanciando: $("#errori-ortografici-list a").attr("target","errore") in console, dopo caricata tutta la lista di errori, ottengo che la pagina che si apre dal link usi sempre la stessa scheda del browser. E' un trucco che trovo comodo per evitare che la lista delle schede aperte si allunghi in modo fastidioso (almeno per me). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:52, 25 feb 2026 (CET) == Caratteri nascosti o invisibili nei titoli == Caro Candalua, ho letto da qualche parte che in un titolo possono inserirsi caratteri invisibili che creano problemi. Io nei miei pergrinaggi ho trovato questo: *Primo caso: [[Lettre à M. C*** sur l’unite de temps et de lieu dans la tragédie]] non è lo stesso titolo di [[Lettre à M. C*** sur l'unite de temps et de lieu dans la tragédie]]: sono due pagine differenti, ma non ho capito dove stia la differenza nel titolo, come possa scovarla e quindi disfarmi el doppione inutile (tra l'altro mi piacerebbe scoprire quanti altri di simili doppioni abbiamo nel nostro progetto). *Secondo caso: se guardi il template di navigazione in [[Il buon vino]] noterai che la parte tra parentesi in [[L'allodola (de Tourtoulon)]] non "scompare", e lo stesso vale sia in [[Antologia provenzale/Linguadoca]] quando il titolo è dentro un template:Testo. Sospetto che ci sia un carattere invisibile che interferisce con gli automatismi di mediawiki. Sto pensando correttamente o mi sto creando un film fantasy? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 16:51, 7 mar 2026 (CET) :Caro @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]], :* la differenza, scovata con occhio allenato, sta nell'apostrofo: il primo titolo ce l'ha tipografico. Ho già cercato di impedire la creazione di pagine con questo apostrofo e altri caratteri strani, imponendo una regola in [[MediaWiki:Titleblacklist]], ma ci sono riuscito solo per gli utenti normali: per gli admin la regola non scatta e non interviene nessun avviso, quindi è facile non accorgersene. Si può trovare [https://lists.toolforge.org/itwikisource/Testi/Testi_con_caratteri_speciali qui] una lista di pagine con apostrofi tipografici o lineette lunghe: per fortuna sono solo una manciata. :* per le parentesi, la regola che abbiamo usato è: nascondi la parte tra parentesi solo se inizia per lettera maiuscola. Questo per evitare di nascondere cose legittime tipo ''[[Così è (se vi pare)]]''. Ovviamente anche qui c'è il caso limite... il "de" nobiliare non fa veramente parte del cognome e quindi è giusto che in questo caso sia minuscolo. Si può tuttavia ovviare usando direttamente un wikilink: [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Il_buon_vino&diff=3643755&oldid=3639092], soluzione un po' singolare e da non generalizzare, ma che si può usare in casi come questo. Nel template Testo, invece, c'è già un secondo parametro per sostituire il titolo. :[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:45, 9 mar 2026 (CET) ::Mi cospargo il capo di cenere: sul primo caso ci sarei dovuto arrivare da solo.... Per il secondo, ho imparato qualcosa di nuovo. In ogni caso mi ero fatto un film fantasy. Grazie per la pazienza nello spiegarmi questi particolari tecnici. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 14:17, 9 mar 2026 (CET) :::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: figurati! tra l'altro, mi accorgo adesso che dovrebbe essere ''unité'', non ''unite''. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:50, 9 mar 2026 (CET) == Problema con il salvataggio memoRegex == [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_indice:Porta_-_Poesie_milanesi.djvu&oldid=3653615 In questa pagina Discussioni indice], a seguito di un salvataggio memoRegex, ho notato due problemi: * è stata aggiunta una nuova copia della sezione memoRegex invece di sostituire quella esistente; * una discussione con Edo è sparita (era già successo in precedenti modifiche della pagina e sono impazzito per ritrovala). Adesso che lo so ci sto attento, ma cosa c'è che non va? Sto lavorando sotto eis. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:41, 29 mar 2026 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: mi sa che hai trovato un bug che si verifica ''solo se ci sono altre sezioni prima del memoRegex, almeno una delle quali abbia una sottosezione''. Non esattamente una casistica molto frequente! Dovrei averlo sistemato, comunque spostare la memoRegex in cima alla pagina senz'altro taglia la testa al toro :) [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:45, 29 mar 2026 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Infatti avevo trovato questa soluzione. La causa, la mia fissazione di scrivere immediatamente un minimodi doc di documentazione ''prima '' di cominciare a editare nsPagina. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:57, 29 mar 2026 (CEST) == You may be an eligible candidate for the U4C election == <div lang="en" dir="ltr" class="mw-content-ltr"> Greetings, The [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee|Universal Code of Conduct Coordinating Committee (U4C)]] seeks candidates for the 2026 election. The U4C is the global committee responsible for overseeing enforcement of the [[foundation:Special:MyLanguage/Policy:Universal Code of Conduct|Universal Code of Conduct]]. Elections are held annually, if elected a committee member serves for two years. This year the U4C requires candidates to hold administrator rights on at least one wiki, which is why you are being contacted as you appear to hold this right. There are other requirements, such as candidates must be at least 18 years old and may not be employed by the Wikimedia Foundation or other related chapters and affiliates. You can find more information in the [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026#Call_for_Candidates|call for candidates on Meta-wiki]]. Additionally, the committee's working language is English; some ability to communicate in English is required. The election opens on 18 May, if you are eligible and interested you have until 10 May to submit your candidacy. There will week between for candidates to answer questions from the community. Voting takes place privately in [[m:Special:MyLanguage/SecurePoll|SecurePoll]], successful candidates must receive at least 60% support. More information is available on [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026|the 2026 Elections page]], including timelines and other candidacy information. If you read over the material and consider yourself qualified, please consider submitting your name to run for the committee. If you think someone else in your community might be interested and qualified, please encourage them to run. In partnership with the U4C -- [[m:User:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User_talk:Keegan (WMF)|talk]]) 20:33, 28 apr 2026 (CEST) </div> <!-- Messaggio inviato da User:Keegan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Keegan_(WMF)/test&oldid=30471754 --> == Piccolo inconveniente del nuovo autoNs0 == L'eliminazione di fromsection="" e tosection="" va benissimo, ma dovrebbe scattare solo al salvataggio, e non in anteprima. Non so se è solo mia abitudine, ma io sistematicamente dò un'occhiata all'anteprima per compilare i due parametri lasciandoli vuoti, poi mi regolo per la loro compilazione (soprattutto per il tosection). Per ora uso una piccola furbata: ho notato che lo script cancella tosection="", ma non tosection=" "... e così lo frego. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:37, 14 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: interessante osservazione. {{fatto}}. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:34, 14 mag 2026 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Fulmineo! :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:18, 14 mag 2026 (CEST) == Testi sbloccati da Google di recente == Ciao, dato che so che varie volte chiedi di sbloccare testi da Google, ti segnalo che almeno un mese fa avevo chiesto a Google alcuni sui libri da sbloccare, non ho più avuto notizie di essi, poi ieri ho riguardato i link e li ho trovati sbloccati. A quanto pare Google non mi aveva avvisato dello sblocco via mail come al solito. Magari tu puoi riguardare le tue richieste per vedere se ti è accaduto lo stesso... Ciao. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 10:00, 16 mag 2026 (CEST) == Proposta per Cerca errori ortografici == Finalmente faccio uso del magnifico box "Cerca errori ortografici", vedo che i link alle pagine non sono diretti ma stanno nello script, e immagino che nello script che attiva il link ci sia un attributo <code>target="new"</code> per far aprire la pagina da verificare in una nuova scheda. Ti propongo di modificare il target in modo che la pagina da correggere si apra sempre ''nella stessa scheda'' scegliendo un nome appropriato per la scheda destinata alle correzioni. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:57, 8 lug 2026 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ho come un "djvu" (ah ah ah)... me l'avevi già chiesto (forse per un altro gadget) e te l'avevo bocciata? In generale, riusare una scheda già aperta non è una buona pratica di web design, perché non puoi sapere se l'utente stava ancora usando quella scheda, gli sovrascrivi il contenuto senza dargli modo di impedirlo... quindi spiacente, ma devo respingere nuovamente la proposta. :( [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:19, 8 lug 2026 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Prendo atto di un deterioramento di qualche neurone. :-) Grazie della spiegazione ripetuta che non ricordavo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:02, 8 lug 2026 (CEST) == riga cassata == Ciao, avevo tolto la prima diga dell'indice che in realtà non è un capitolo ma il nome del libro e tu l'hai rimessa, come mai ci tieni a tenerla dato che non fa in realtà veramente parte dell'indice? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 09:03, 12 lug 2026 (CEST) :@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: io invece non capisco perché ti ostini a toglierla :) È una pagina anche quella, ed è la radice di tutta l'alberatura del sommario. Compila Sommario la inserisce apposta, non è un errore... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:43, 13 lug 2026 (CEST) ::Scusami, hai ragione, ho visto che è standard. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:55, 14 lug 2026 (CEST) == Libro dei Re == Ho visto che ci sono 6 tuoi contributo a pagine dell'[[Indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu|Indice VII del Libro dei Re]], e mi sono precipitato a esaminarli.... :-) ma erano solo pagine SAL 0%. Ma forse un'occhiata in giro l'hai data. Hai qualche osservazione/suggerimento? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:19, 3 ago 2026 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: onestamente no, non ho suggerimenti da darti (e non è che te ne servano :) ). Ci tenevo solo a dare un contributo almeno simbolico, vista la mole immane dell'opera. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:04, 3 ago 2026 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Altrochè, se servono :-) ::Ma fra tanti, uno: c'è una notevole differenza fra la mia trascrizione e quella di @[[Utente:DLamba|DLamba]] che ha dato il via alla digitalizzazione. In particolare, ho trascurato il linkaggio dei personaggi a wikidata, che invece DLamba aveva fatto con notevole accuratezza, e bello sarebbe fare lo stesso con i luoghi. Anche la costruzione di un "indice dei personaggi e dei luoghi" sarebbe una bella cosa, anche se piuttosto spaventosa, ma sarebbe un "contributo originale" che non dovrebbe essere incorporato in ns0. Se mai mi venisse la pazza idea di farlo, dove potrei metterlo? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:23, 3 ago 2026 (CEST) == Stupidez sul gadget controllo nomi == Trovo che Verdana mette in maggiore evidenza i diacritici, rispetto al font corrente. Io lo applico in un attimo da console, ma potrebbe essere utile ad altri. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:36, 4 set 2026 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: buona idea. {{Fatto}}. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:09, 4 set 2026 (CEST) == Proposta per la lista Errata corrige == Continuando (tardivamente :-( ...) l'esplorazione dei sorprendenti tool di verifica nsIndice, ho aperto Errata corrige, e ti propongo di aggiungere qualcosa per distinguere quelli a due da quelli a tre parametri (ossia quelli inseriti dall'utente da quelli originali dell'edizione, che dovrebbero prevedere il nome pagina come terzo parametro). I primi sono critici, prchè potrebbero essere arbitrari o errati, e meriterebbero una attenta revisione. Ho anche scaricato per la prima volta il "Scarica il puro testo", nel Libro dei Re Pizzi ha usato senza risparmio alcuni diacritici, e nonostante un po' di cura sono nella correzione certo che una verifica evidenzierebbe numerosi errori. Vediamo se mi viene qualche idea :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:20, 6 set 2026 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: più che giusto. Ho aggiunto il link alla pagina di ec originale, se presente, così da distinguere le due situazioni. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:31, 7 set 2026 (CEST) s8upngy90hs1hr5vp86r9tn5j3qwccp 3895735 3895557 2026-09-07T10:55:22Z Alex brollo 1615 /* Proposta per la lista Errata corrige */ Risposta 3895735 wikitext text/x-wiki <div class="plainlinks" style="float:left; border: 1px solid #999;padding: .2em .3em .25em;margin: .3em .3em .3em 1em;">'''Archivio''' [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=742580 2010] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1031411 2011]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1219438 2012] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1362639 2013]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1496195 2014] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1647968 2015]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1826109 2016] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2008393 2017]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2222742 2018] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2518019 2019]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2707633 2020] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=2873688 2021]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3099312 2022] · [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3285185 2023]<br> [//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3445904 2024] </div> <div style="float:right">{{A fine pagina}}</div> <div style="width:70%; margin: 0 auto; text-align: center; border: 2px solid #FFD595; padding: 5px; background-color: #FFF0D9;"> [[File:Nordkirchen-090806-9419-Capellerallee-Atlas.jpg|200px|center]]'''{{PAGENAME}}''' (non visibile nella foto in quanto sta reggendo sulle sue spalle Atlante che a sua volta regge il Mondo) <br/> è in '''''[[w:Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikipause|wikisinghiozzo permanente]]''''' per cause dipendenti da '''lavoro, donne & altri vizi vari.''' <br/>Chiedete pure, ma sappiate che potrei sparire da un momento all'altro... </div> {{TOCright}} == Fogna! == Caro Candalua, come disse Jovanotti, ''Fogna! Non fmettere mai di fognare!''... e io fogno, o meglio, '''ſ'''ogno. Per diletto ho preso in considerazione un testo settecentesco con le esse lunghe, e mi sono messo di buzzo buono a cliccare con il [[Mediawiki:Gadget-fs.js|gadget f => s]] sulla casella con i due bottoni. Niente di sbagliato, ma mi chiedevo se per vecchi ''boomer-user'' come me fosse possibile usare la tastiera invece del mouse/trackpad: in pratica è possibile fare in modo che, attivato il gadget, oltre che cliccando sui bottoni, sia possibile effettuare la scelta tra effe ed esse cliccando sulla lettera corrispondente della tastiera? in tal modo potrei mantenere gli occhi sullo schermo invece di spostarli continuamente tra casella con bottoni e testo. Lo so, sono un triceratopo, ma lasciami fognare! Che ne pensi? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 14:26, 3 gen 2025 (CET) :Cariffimo [[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliufMagifter]]! Fui tafti è fempre... ehm, sui tasti è sempre un po' difficile, ma ci poffo provare. Però dovrai aspettare un po', magari intanto dèdicati a qualcos'altro e poi ti farò fapere! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:30, 3 gen 2025 (CET) ::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: il fogno diventa una folida realtà! Ora puoi usare i tasti f-s e ''fpaffartela'' con i ''tefti fettecentefchi!'' [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:47, 20 gen 2025 (CET) :::''Maggico Candalua!'' fantaftico! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 20:34, 20 gen 2025 (CET) == Tks... == Mi sa che bisogna darci un occhio... -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:24, 12 gen 2025 (CET) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh sì. Se vuoi dedicarti un po' anche a questo, ti segnalo un paio di gadget utili che forse non hai ancora visto: :* Contributi aggregati: una volta attivato, lo trovi nel menu di destra quando sei sulla pagina di un utente o nei suoi contributi. Ti mostra un riassunto degli indici su cui ha lavorato, dal più recente, col conteggio delle modifiche. :* Cerca errori ortografici: questo lo trovi sugli indici (a volte ci mette un po' a caricare) e cerca possibili errori in base a dei pattern. Ovviamente non li trova tutti, e spesso trova dei falsi positivi, ma è molto utile per trovare gli errori più comuni senza guardare le pagine ad una ad una. Io raccomando di usarlo almeno dopo ogni trascrizione o rilettura completata, per fare un check generale. :[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 03:20, 13 gen 2025 (CET) ::Provato Contributi aggregati... è il conto degli edit fatti nelle pagine relative a un indice? sulla tua PU non finisce più di caricare roba... :D Bello, ma è un altro componente che con dark non va :-( -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 13:06, 13 gen 2025 (CET) :::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eheh, penso sia dura trovare un indice su cui non ho messo le mani... Per tutti questi gadget io ho fatto un css comune con alcuni stili per finestre, bottoni ecc. (altri temo che siano ancora nel common), che trovi all'inizio della pagina di "gadget definition"... Forse si riesce a farne una versione dark, in modo da sistemare tutto in un colpo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:11, 13 gen 2025 (CET) ::::Allora forse avevo già fixato la cosa in locale mettendo a punto non ricordo più quale altro gadget che Alex mi aveva segnalato... il cerca&sostituisci, mi pare. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 16:56, 13 gen 2025 (CET) == "Pasticcio" pt. 2 == Ciao, ho appena fatto un edit che mi ha dato lo stesso problema che ho spiegato nella mia pagina di discussioni. Questa volta [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Autore:Gino_Fano&diff=prev&oldid=3457687 qui]. Sinceramente non mi è chiaro il motivo per cui succeda sta cosa, dato che quella roba cancellata non mi compare nell'editor. In più anche l'anteprima sembra corretta, non si nota nulla di strano fino a quando non salvo la pagina. Annullare l'edit non funziona, ci ho provato ma la pagina diventa vuota (letteralmente), quindi non ho neanche salvato. Potresti sistemare e spiegarmi la causa di questi problemi, così evito che succeda di nuovo? Francamente non mi era mai capitato. Grazie e scusa per il disturbo. [[User:Emyn Muil|Emyn Muil]] ([[User talk:Emyn Muil|disc.]]) 17:29, 13 gen 2025 (CET) :@[[Utente:Emyn Muil|Emyn Muil]]: ciao, questi errori accadono ogni tanto ma non ho mai capito bene la causa, ne stiamo parlando anche adesso al bar. In questi casi, prova comunque a fare un edit "a vuoto" (cioè vai in modifica e salvi senza aver modificato nulla), questo dovrebbe ripristinare l'area dati. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:49, 20 gen 2025 (CET) == Disambigue: problemi in vista == Caro Candalua, il titolo è un po' enfatico perché non so se si tratti di un vero problema o meno. Ti espongo il caso, tu sicuramente capirai quale ingranaggio sotto la scocca dello script sia da regolare. * Mi sto apprestando a spostare [[Poesie (Mamiani)/Inni Sacri]] a [[Inni sacri (Mamiani)]], si prospetta dunque la disambiguazione di [[Inni sacri]] tra quelli di Manzoni e questi di Mamiani. * vado su [[Inni sacri]], attualmente sede degli inni di Manzoni, e trovo già una nota disambigua relativa a [[Il nome di Maria]]... ma questa nota disambigua non dovrebbe trovarsi solo tra [[Inni sacri/Il Nome di Maria]] e [[Nova polemica/Il nome di Maria]]? Il problema è già stato segnalato da qualche altra parte, ma non ricordo dove né quale sia l'origine di questo bugghetto. Secondo te è grave? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 19:41, 22 gen 2025 (CET) :@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: lo so... il problema è che nelle disambigua spesso ci sono dei link in più rispetto ai testi da disambiguare. Devo capire come fare a scartarli. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:17, 22 gen 2025 (CET) ::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: credo di aver sistemato, adesso il gadget guarda anche se il link proviene da un template Testo, in modo da scartare altri link eventualmente presenti nella disambigua ma non pertinenti. Ovviamente bisogna usare Testo solo per i testi da disambiguare. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:02, 24 gen 2025 (CET) :::Fantastico: sei un razzo del debug! Direi che la tua idea è la soluzione migliore. Purtroppo per un breve periodo ho usato dei "doppi template testo", ma ricordo che i casi problematici sono molto pochi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 19:05, 24 gen 2025 (CET) == Decesso di PersonalButtons.js == Da stamattina la mia "bottoniera", che contiene i bottoni definiti in [[Utente:Alex brollo/PersonalButtons.js]], non dà segni di vita. La console si lamenta dell'errore ''document.ready non è una funzione'' e incrimina startup.js. Hai idea di cosa potrebbe essere successo? Disgraziatamente sono consapevole che i miei script personali sono poco robusti, ma senza di loro sono morto... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:05, 27 feb 2025 (CET) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: io stamattina ho messo un po' in ordine il [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki%3AGadgets-definition&diff=3481359&oldid=3464390 Gadgets-definition], ma non credo che c'entri qualcosa. La tua bottoniera si appoggia a qualche altro script? Cos'è startup.js? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:32, 27 feb 2025 (CET) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Non ne ho idea, la console emette questo lamento ... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:21, 27 feb 2025 (CET) :::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Comunque_ ho trovato deselezionato il gadget "Raccolta dei giocattoli", riattivandolo il problema è scomparso (e pure l'errore). Grazie comunque per l'attenzione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:32, 27 feb 2025 (CET) ::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: uhm, strano: io ho spostato alcuni gadget, ma la raccolta dei giocattoli non l'ho toccata. Strano che si sia disabilitato per conto suo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:57, 27 feb 2025 (CET) == Privilegio == Per favore, mi ridai i privilegi di admin dell'interfaccia, che mi sono scaduti? Ne farò un uso omeopatico.... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:49, 20 mar 2025 (CET) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: rinnovati per un anno, così non hai più scuse per non toccare i gadget :D [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 07:54, 20 mar 2025 (CET) == Request to delete [[MediaWiki:Cite_reference_link]] == Hello @[[Utente:Candalua|Candalua]] and sorry for posting in English. [[meta:WMDE_Technical_Wishes|My team]] is currently working on some improvements regarding references and footnotes and we realized, that you added a custom version of [[MediaWiki:Cite_reference_link]] to this wiki once. We recently [https://gerrit.wikimedia.org/r/c/mediawiki/extensions/Cite/+/1056448 updated] that message in the code. Due to the override on your project these updates are not be applied here. Since the [[MediaWiki:Cite_reference_link|custom version]] does not add any special formatting that seems to be needed here it would be best to delete that page. Thank you and feel free to reach out if you have questions or need help. [[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 12:20, 20 mar 2025 (CET) :@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: ok, done. We'll keep hiding the brackets using font-size: 0 as suggested on gerrit. Thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:16, 20 mar 2025 (CET) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Thanks again, I just realized that you also created <code>MediaWiki:Cite_reference_link</code> on [https://vec.wikisource.org/wiki/MediaWiki:Cite_reference_link vec.wikisource.org] it would be really helpful if you could delete that version there as well. At also seems to have no relevant custom changes :-). Best [[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 17:32, 20 mar 2025 (CET) :::@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: done that too, thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:46, 20 mar 2025 (CET) == autoNs0 == Ciao, sembra ci sia un problema col tool: adesso inserisce il tag pages anche quando si entra in modifica, creando un duplicato [[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:26, 5 apr 2025 (CEST) :Aggiungo: il problema [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=L%27ug%C3%B9ri_de_sto_monno&curid=308599&diff=3499830&oldid=3453620 non si presentava ieri alle 14:10] ma [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Lum%C3%ACe_di_Sicilia_(Novella,_1926)&curid=949669&diff=3499972&oldid=3476273 capitava alle 18:59]--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:29, 5 apr 2025 (CEST) ::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: grazie; dovrei aver sistemato. Come avrai visto sto cercando di fare ordine nei gadget per riuscire a velocizzare il caricamento, e sono incorso in una svista. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:07, 5 apr 2025 (CEST) == Correttore ortografico == Proseguendo da [[Discussioni_indice:Yambo,_Luna_paese_incomodo.djvu#Rilettura|qua]], (visto che là è OT), si ho presente le convenzioni sugli accenti, è una vera rottura di palle che in quel testo si usi '''í''' anzichè '''ì''' che c'è sulla tastiera... :-D Anche se forse visto che vedo una incomprensibile sezione memoregex che riguarda la ì, sarebbe più veloce per l'umano mettere delle ì e poi lasciare che sia qualche magia a correggerle... ok, vado a vedere che dice MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici.js per farmi una cultura ;-) ciao -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 10:08, 7 apr 2025 (CEST) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: quella del memoregex è un'altra idea geniale del buon @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: con il gadget [[Aiuto:Strumenti per la rilettura|Strumenti per la rilettura]], hai un comando "Trova e sostituisci" (nel menu di sinistra) con cui puoi sostituire caratteri in una pagina e dirgli "Ricorda questa sostituzione". Nelle pagine successive la potrai applicare (insieme a tutte le altre sostituzioni già salvate da te o da altri) con il comando PostOCR o più rapidamente Alt+7. Attivando anche la [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli|bottoniera]] ti trovi in basso anche dei bottoni "salva regex", "carica regex", "esegui regex", che vengono comodi (specialmente il salva, con cui le regex vengono scritte in quella sezione che hai visto, così sei sicuro di non perderle — altrimenti mi pare che rimangano solo sul browser). :P.S. questa è probabilmente una cosa che prima o poi dovremmo mettere su un gadget per conto suo, in modo che ci siano tutti i comandi in un box solo, più intuitivo per l'utente (lo dico più che altro per Alex, ma ne riparleremo nel bar tecnico). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:53, 8 apr 2025 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sì, l'idea di incorporare il "carica regex" e il "salva regex" nel Trova e sostituisci mi piace molto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:04, 8 apr 2025 (CEST) :::Rispondendo a [[Discussioni_utente:Damadicarta#c-Candalua-20250408073300-Damadicarta-20250407090100|questo]] ("strumento utile, già che ci sono, è il "Controlla interruzioni di pagina", dal menu Strumenti:")... nel menù strumenti non ho quella voce... :(. E ne approfitto per segnalare quella che penso sia un'altra problematica per gli utenti che si approcciano a WS: l'interfaccia è molto dispersiva, con comandi a destra, a sinistra, nel sottomenu, in basso, in alto... La UX è un inferno :-D<br> :::Per es, non me ne voglia @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], ma perchè carica-salva-esegui regex sta in una barra in basso, mentre trova&sostituisci nel menù a sx (o nel menu panino se si nasconde il menu?). E' lo stesso script, o cmq lo stesso tipo di attività, no?<br> :::Altro es. (per par condicio :-p ) perchè "Cerca errori ortografici" e "Controlla interruzioni di pagina" invece stanno nel menù strumenti a dx? Troppe cose sparpagliate ovunque.🤯 :::IMHO ci vorrebbe una razionalizzazione "per attività". :-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:31, 8 apr 2025 (CEST) :::Fra l'altro Vector22, con i suoi spazi esagerati di default e il suo bianco-ovunque-e-senza-bordi peggiora pure la percezione di non capire dove si è e cosa si fa. Lo noto ora perchè "a casa mia" ho stretto tutti gli spazi inutili e messo bei bordini azzurri per delimitare certe cose, ma per l'utente "di default" sembra di navigare in un oceano di comandi sparsi dappertutto... Lo trovo molto "faticoso". --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:35, 8 apr 2025 (CEST) ::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh, infatti sarebbe il punto a cui vorrei arrivare anch'io. Gli "Strumenti per la rilettura" e la "bottoniera" in basso sono tra i gadget più vecchi, e risalgono ad un'epoca in cui era più facile "attaccare roba" al di fuori dei menu standard, e in cui veniva più naturale riunire tante funzioni diverse. L'interfaccia era più basica e la trascrizione più laboriosa, per cui ci siamo scatenati ad inventare gadget che ci potessero aiutare (anche in maniera un po' disordinata, provando e riprovando). Adesso il paradigma è cambiato, perché è possibile caricare i singoli gadget selettivamente in base all'azione (view o edit) e al namespace, quindi è più conveniente avere gadget che fanno una cosa sola e che si caricano solo quando serve quella singola cosa. Quindi vorrei pian piano isolare le funzioni più utili, come il memoregex, e portarle verso questa direzione, anche per riuscire poi a metterci le mani più facilmente, senza timore di rompere altre cose. ::::Per il "Controlla interruzioni di pagina", il gadget è ErroriComuni che dovresti avere attivato; il comando si attiva solo in ns0 e solo in visualizzazione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:21, 8 apr 2025 (CEST) :::::Mah, ho appena finito di correggere i trattini e avere il tasto "esegui memoregex" subito in basso a portata di click senza passare da menù e voci varie è stato molto comodo. Per cui anche l'idea di concentrare tutti i comandi di correzione/verifica nella bottoniera non è male... Forse potrebbe essere una specie di menù con voci che si aprono verso l'alto? boh. :::::Controlla interruzioni di pagina continuo a non vederlo anche se ErroriComuni è on. :-( [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 15:37, 8 apr 2025 (CEST) ::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Ti suggerirei di fare un viaggio esplorativo in Distributed proofreaders, il "laboratorio tipografico specializzato" del progetto Gutenberg. La filosofia di trascrizione è completamente diversa da quella di wikisource, ma la differenza fondamentale, secondo me, è che fa una sola cosa, mentre la nostra interfaccia è un adattamento di quanto serve a una miriade di progetti diversi, dominati da wikipedia. Mi pare di ricordare che nei pasticci che ho fatto, anni fa, ci sia qualche traccia di quell'interfaccia. ::::::Sarebbe poi interessantissimo esplorare per bene la wikisource tedesca, he ha avuto una evoluzione profondamente divergente, fino ad allontanarsi dall'interfaccia proofread. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:38, 8 apr 2025 (CEST) :::::::<small>@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], Distributed proofreaders sarebbe [https://www.pgdp.net/c/]? Look molto anni '90 :D :::::::de.ws in effetti non capisco come operi: l'interfaccia "a fronte" mi sembra concettualmente meglio. Il problema che sento io, come dicevo, è la dispersione "logica" degli strumenti e la difficoltà ad adattare l'interfaccia alle esigenze di lettura. Beninteso, non è una critica al vs lavoro, solo una suggestione. :-) Purtroppo non ho le competenze per fare qualcosa di concreto su questi aspetti. --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:27, 8 apr 2025 (CEST)</small> ::::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Il tuo link punta alla home page: sei andato fino all'interfaccia di editing? Penso che ci si debba registrare e travestire da volontario :-) ::::::::Io l'ho fatto, ho lavorato su un bel po' di pagine, anche se come utente con minimi privilegi (c'è molto rigore nel sito, gli utenti novizi possono fare solo cose elementari, sotto severo tutoraggio, su testi già selezionati e caricati dagli admin, per passare di livello occorre superare veri esami online... è un mondo del tutto diverso da mediawiki), ed è stata un'esperienza molto interessante e suggestiva. ::::::::Ma stiamo devastando la talk page di Candalua; mi scuso e ti propongo, se ti interessa, di parlarne altrove. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:46, 9 apr 2025 (CEST) == Gadget Riassunto ultime modifiche == Ciao. Le righe tr.odd dovrebbero avere background-color: var(--background-color-backdrop-light) e non #efefef, altrimenti in dark restano bianco sporco. ;-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:35, 12 apr 2025 (CEST) :Rammento [[mw:Recommendations for night mode compatibility on Wikimedia wikis]], praticamente la bibbia per questo tipo di operazioni. -- [[User:ZandDev|ZandDev]] ([[User talk:ZandDev|disc.]]) 14:42, 20 apr 2025 (CEST) ::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: {{Fatto}} ::@[[Utente:ZandDev|ZandDev]]: TrameOscure aveva iniziato a lavorare sul night mode, ma poi visti i suoi trascorsi wikipediani qualcuno non si fidava e abbiamo lasciato perdere. Ma se tu ci sai fare, non ti andrebbe di proporti per un flag temporaneo di ''interface administrator''? Io sto già facendo un lavorone di ottimizzazione dei gadget, oltre al consueto "lavoro sporco", e non riesco a stare dietro a tutto. Ovviamente ti farei comunque da "garante" di fronte alla comunità. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:21, 22 apr 2025 (CEST) :::👍 Cmq sono sempre a disp. se a ''qualcuno'' sono passate -come spero- le ''psicosi-poco-[https://foundation.wikimedia.org/wiki/Policy:Universal_Code_of_Conduct/it UCoC-compliant]''. :-p -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:55, 22 apr 2025 (CEST) == Richiesta di rivalutazione opera ora con ISBN == Gentile Candalua, ti scrivo in merito alla precedente cancellazione della pagina ''[[Whelmity. Manifesto del pensiero strutturato]]'', da te motivata con la mancanza di una fonte editoriale verificabile. Ti segnalo che l’opera è ora regolarmente '''pubblicata su Amazon KDP''' in formato cartaceo ('''ISBN: 979-8282754032''') e disponibile anche in formato eBook ('''ASIN: B0F7M6MQ51'''). È inoltre '''archiviata su Internet Archive con metadati completi''': 🔹 https://archive.org/details/whelmity-manifesto-del-pensiero-strutturato 🔹 [[openlibrary:works/OL43287365W|Open Library]] L’opera è rilasciata con licenza '''Creative Commons BY-SA 4.0''', quindi compatibile con le linee guida di Wikisource. Chiedo cortesemente se è possibile '''valutare la ripubblicazione''' o fornirmi ulteriori indicazioni per procedere correttamente. Grazie per l’attenzione e il tempo dedicato, <nowiki>--~~~~</nowiki> [[User:Marino car|Marino car]] ([[User talk:Marino car|disc.]]) 22:53, 8 mag 2025 (CEST) == autoPt == Ciao, ho visto che hai tolto il comando dalla barra a sinistra. Mi pare di capire che lo hai fatto perchè la funzione non è necessaria: la parola viene riunita da sola. Ma ogni tanto non succede vedi [[Pagina:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu/11 |qui]. In questo caso cosa devo fare? ho letto che qualcuno si è messo il tasto da qualche parte, come di fa? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:27, 11 mag 2025 (CEST) :@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: c'è il bottone Pt nella barra in alto (che sarebbe il posto "ufficiale" dove mettere i nostri strumenti). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 11 mag 2025 (CEST) ::Grazie, ora l'ho visto. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:51, 11 mag 2025 (CEST) == Filo d'Arianna per pag. di aiuto e ns:ws == Detto anche breadcrumb. Ho notato che [[:Template:Intestazione indice linee guida]] e [[:Template:Intestazione indice aiuto]] generano una inutile e brutta duplicazione del nome della pagina (vedi [[Aiuto:Guida del lettore|qua]] per es.). Non ne capisco lo scopo e visto che i due template hanno dei parametri non vorrei fare casino. Ma per es fr.ws mi sembra sia più pulito e comprensibile ([https://fr.wikisource.org/wiki/Aide:Cr%C3%A9er_un_fichier_DjVu es.]). Si può togliere questo "doppio/triplo titolo" o ha qualche scopo che non comprendo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:45, 12 mag 2025 (CEST) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: anticamente c'erano degli stili che poi si erano persi in qualche pulizia. Ora li ho rimessi (con templatestyles). C'è da dire però che la cosa aveva maggiore senso quando si poteva nascondere il titolo "normale" delle pagine usando {{tl|Nascondi titolo}}: ora sembra molto più una ripetizione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:09, 12 mag 2025 (CEST) ::Infatti anche quel template non lo capivo.. :D ::Però a sto punto leverei il box di ripetizione, anche perchè non funziona con la mod. scura... [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:45, 12 mag 2025 (CEST) :::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sì, quasi quasi... si potrebbe tenere solo le briciole di pane. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:51, 12 mag 2025 (CEST) ::::Esatto... Poi come hanno fatto i francesi mi sembra molto carino, con la casetta (o volendo col salvagente). -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:56, 12 mag 2025 (CEST) == Linee punteggiate == Ciao. Di situazioni come [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Yambo_-_Manoscritto_trovato_in_una_bottiglia,_Roma,_Scotti,_1905.pdf/78&diff=next&oldid=3523999 questa] ce ne sono in millemila miliardi di pagine in 'sto libro. Mezza riga di punti e mezza riga di testo... in proporzioni variabili. Non sapendo come ottenere l'effetto ho messo punto-spazio-punto-spazio-punto-testo o testo-punto-spazio-punto-spazio-punto a seconda dei casi senza cercare l'esatta resa grafica. Non ci sono mai spazi dopo il terzo punto perchè quella combinazione con spazio finale l'ho usata come regex per il template rigapunteggiata/16 --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:14, 16 mag 2025 (CEST) == Ariosto == Ciao. Sono finalmente arrivato a creare le pagine Opera delle liriche dubbie. [[Opera:Madonna, qual certezza|Questa]] è la prima (corrispondente a [[:d:Q134486391|questo elemento Wikidata]]): quando hai tempo, ci sarebbe da modificare il template {{tl|Opera}} per mostrare il possibile autore anche qui da noi.-- [[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 12:10, 17 mag 2025 (CEST) :@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: ok, ho aggiunto la gestione del "possibile autore" (da testare cosa succede se sono più di uno). Ho creato [[:Categoria:Opere con possibili attribuzioni]] per radunare questi casi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:04, 19 mag 2025 (CEST) ::Grazie mille, ti faccio sapere se trovo comportamenti inaspettati o ''bug''--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 13:08, 19 mag 2025 (CEST) == Due domande "laterali" == Abbi pazienza se ti pongo due domande che con wikisource hanno poco a che fare (ma poi... chissà...). Dopo decenni mi è tornata la voglia di preparare pagine web. Ho scelto come editor Bluegriffon. OK? Altro? E se oltre a creare pagine web locali, volessi metterle in rete, hai qualche suggerimento? Non mi serve un dominio "mio". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:54, 22 mag 2025 (CEST) == Info == Ho "perso un pezzo" nella discussione sulle Ville, si può far sparire il dato? Grazie :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:47, 9 giu 2025 (CEST) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: intendi il tuo IP, vero? ho provveduto a mascherarlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:53, 9 giu 2025 (CEST) == Modifica gadget == Fatta una piccola modifica a [[Mediawiki:Gadget-common.js]], funzione newAutoRi, in modo che funzioni anche se il parametro pagina contiene un tl rl (visualizzazione come numero romano). Visto che sono estremamente arrugginito e che ti stai occupando di risistemare gli script ti avviserò ad ogni mia cauta modifica. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:30, 16 giu 2025 (CEST) == Pg aggiunto in modo strano == [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Come_si_possa_diventare_artisti_cinematografici_1914-PaoloAzzurri.pdf/30&diff=next&oldid=3542341 Questo] mi si è aggiunto facendo Alt+7, immagino che venga da una MemoRegex di chissà quale altro indice! Grazie [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 14:10, 3 lug 2025 (CEST) :@[[Utente:Cruccone|Cruccone]]: purtroppo è un bug noto. Succede a volte quando si cambia indice, probabilmente perché non trova un memoregex sull'indice nuovo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:41, 3 lug 2025 (CEST) == OCR Google == Ciao, mi dicono che hai tolto il pulsante tra i gadgets. A me è molto utile spesso, es. di [[Pagina:Matilde Serao Evviva la vita 1919.pdf/76| questa pagina]] non vedo il testo se non uso il tasto OCRGoogle. Come faccio ad attivarlo per me? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:00, 27 lug 2025 (CEST) :@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ciao, l'ho disattivato perché è da qualche anno che è stato sostituito da uno strumento "ufficiale", che è il bottone "Trascrivi testo": puoi usare quello d'ora in poi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 20:13, 27 lug 2025 (CEST) ::Grazie. Come faccio ad attivarlo? devo inserire una istruzione nel mio common.js? me la puoi indicare? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 15:15, 28 lug 2025 (CEST) :::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non è un gadget, è un componente standard, quindi dovresti già vederlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:38, 28 lug 2025 (CEST) ::::Non lo vedo; potresti guardare il mio common.js per capire se lì ho fatto pasticci? [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:24, 28 lug 2025 (CEST) :::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ho visto che avevi tentato di riaggiungerti il bottone OCRGoogle, ma in quel modo non poteva funzionare, ora forse sì. Comunque, riusciresti a caricare uno screenshot dove si veda l'intera pagina quando vai in modifica? Va bene su Commons, o qualunque altra piattaforma dove ti sia comodo. Vorrei davvero capire come ti appare il sito, perché senz'altro c'è qualcosa di strano. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:10, 28 lug 2025 (CEST) ::::::ecco una [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao.png pagina normale] e [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao_con_eis.png una con eis] del testo Serao che per problemi strano non mi visualizza la pagina. Per questo qui mi serviva assolutamente la funzione ORCGoogle. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:35, 28 lug 2025 (CEST) :::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non sono riuscito a replicare del tutto la tua situazione, comunque vedo che stai ancora usando il tema "Vector legacy"... io ti consiglierei, per cominciare, di passare a quello nuovo, andando su Preferenze -> Aspetto e scegliendo "Vector (2022)". Poi può essere che tu abbia attivato qualche gadget "strano" che magari nasconde o copre il bottone trascrivi... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 28 lug 2025 (CEST) == Problemi OCR Google == Con la mia utenza l'accoppiata pulsante OCR Google - eis funziona, ma non funziona per @Giaccai nè per la mia utenza secondaria. Da cosa può dipendere? Puoi aiutarci? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:16, 1 ago 2025 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: la tua utenza non so, ma hai visto lo screenshot dell'ambiente di @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] che ha postato qui sopra? È come fare un tuffo nel passato... ha ancora la vecchia Vector e altri gadget strani che non usa più nessuno, tipo "Blocca la sidebar" e "Resize.menu"... e le mancano alcune cose indispensabili, tipo Section (e infatti non sa mai come gestire i capitoli che iniziano a metà pagina...). Io ho cercato di replicare la situazione sulla mia utenza, ma non ci sono nemmeno riuscito del tutto. Bisognerebbe fare un "riallineamento" con la situazione generale degli altri utenti, sennò ci sono troppe cose che potrebbero influire, e facciamo anche fatica a capirci. Avrei bisogno di vedere l'elenco completo dei gadget attivi, e magari anche i tab "Aspetto" e "Casella di modifica" delle Preferenze, forse anche lì c'è qualcosa che può influire, tipo il visual editor. E ovviamente sbiancare tutti gli script personali. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:37, 1 ago 2025 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie. Provo a operare con più diligenza sulla mia utenza secondaria. Poi suggerisco a @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] le contromisure. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:43, 1 ago 2025 (CEST) :::@Trovato il problema in [[Utente:Alex brollo bis]]: era attivato il gadget eis test, non aggiornato con le istruzioni di caricamento di OCR Google. Adesso è allineato all'eis generale. @Giaccai : Chissà, forse adesso ti funziona... prova ad attivare Vector 2022. E per attivare l'aggiornamento dei tuoi gadget, disattivane qualcuno, e salva; se poi lo rivuoi puoi riattivarlo e salvare di nuovo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:06, 1 ago 2025 (CEST) ::::caro Alex, ho già attivato Vector 2022 prima di scriverti. Ho cancellato diversi gadget, ho cambiato browser, ma tutto resta come prima, non vedo il tasto OCR standard e neanche il tasto OCR Google. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:35, 1 ago 2025 (CEST) :::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Uffa. :( Riprovo... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:28, 2 ago 2025 (CEST) == Ancora su Giaccai e Google-OCR == Mistero. Dall'utenza di Giaccai, lanciando in modifica dalla console <code>mw.loader.load('//wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki:GoogleOCR.js&action=raw&ctype=text/javascript');</code>, non succede niente. Da tutte le mie utenze, compare immediatamente il pulsante Google OCR funzionante. Nonostante l'azzeramento di script personali (common.js, PersonalButtons.js) non cambia nulla. E' come se ''Giaccai non potesse vedere //wikisource.org''. Ho gettato la spugna. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:39, 10 ago 2025 (CEST) :PS: Giaccai dice che entrando in modifica nsPagina si apriva un box con F8 F7 F6.... non l'ho visto e non ho capito cosa sia e da dove venga. :(. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:09, 10 ago 2025 (CEST) ::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: c'è un'ultima cosa, un pochino drastica, che Giaccai potrebbe fare: aprendo il browser in incognito, crearsi una seconda utenza Giaccai2 e vedere se da lì le cose funzionano. Se neanche così va... allora è proprio stregato il suo pc. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:31, 21 ago 2025 (CEST) :::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Prova anche il suggerimento di Candalua.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:41, 21 ago 2025 (CEST) ::::Ho aperto una nuova utenza con lo stesso risultato (ma senza aprire il browser in incoglino perchè non so come fare) Ho provato le due utenze su un altro pc un Mac, ma in nessun caso vedo il tasto OCR. Sul mio pc ho Linux Mint Mate. Mi rassegno? Grazie molto a entrambi per la pazienza, buona giornata [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:15, 22 ago 2025 (CEST) :::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: scusa, ma vedi proprio tutto identico da un'utenza all'altra? Non c'è nessuna differenza per esempio tra i bottoni della barra di modifica, o tra i comandi del menu? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 22:23, 25 ago 2025 (CEST) == Flag AI == Sarei propenso a richiedere il flag di AI per sistemare robette qua e la che confliggono con la modalità scura in modo che possa finalmente essere funzionale e consistente nonchè abilitata anche per non-loggati. Inoltre vorrei fare qualche altro fix funzional/estetico a vector22 (che di default sembra un'interfaccia per mobile e non per pc...🙄). Visto che nulla s'è mosso in 8 mesi, e che certe obiezioni dovrebbero essere superate, ti pare inopportuno che riproponga la cosa al bar da qui a qualche tempo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 20:30, 20 ago 2025 (CEST) :@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sembra anche a me che i tempi possano essere maturi. Mi pare che, superato qualche piccolo screzio iniziale, tu abbia dimostrato di portare un contributo utile al progetto, e di saper collaborare con gli altri utenti. Nella richiesta, dettaglia bene il perimetro del tuo intervento: sistemare la modalità scura va bene, ma se hai visto altre fix da fare, spiega bene quali sono e cosa comportano, ed eventualmente rimandale ad una seconda richiesta. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:28, 21 ago 2025 (CEST) ::"Utile" è un parolone... in realtà il mio contributo è abbastanza limitato e per niente paragonabile a quello di moltissimi altri che trascrivono decine di pagine al giorno 😨, ed è anche un po' di contorno e ''sui generis'' ([https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Speciale%3AContributi&target=TrameOscure&namespace=12&tagfilter=&start=&end=&limit=50 propedeutico]?). ::Le "altre" fix sono abbastanza piccolezze, riguardano la compattazione dei menu (che allo stato sembrano spaziati da touch e se si tiene lo zoom a >100% sono pure da scrollare...) e un elegante bordino 1px azzurro (come sotto l'header, che era un'aggiunta mia) per scontornarli: mera estetica ma IMHO decisamente migliorativa percettivamente specie per chi apprezzava vector legacy o addirittura roba più datata e meno piatta/vuota/lattiginosa. Semmai produco uno screenshot. ::Provvedo appena ho ragionevolmente tempo di dedicarmi alla cosa, anche perchè devo prima estrapolare dalle mie millemila modifiche in locale quelle da trasferire. :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 17:24, 21 ago 2025 (CEST) == Bug VisualEditor? == Sono incappato in un problema di VisualEditor che non avevo notato in passato. Se si edita una sezione di una pagina (es [[Aiuto:Guida alla pubblicazione di un testo/Pubblicizzare il testo|m'è successo qua]] con "modifica sorgente" a lato del titolo di sezione, viene caricata come wikitesto raw solo la sezione. Se si fa qualche modifica e si passa a "modifica" tramite la scritta in altro (non l'icona dell'occhio e della penna), si passa al WYSIWYG di quella sola sezione, ma salvando, di tutta la pagina resta veramente ''solo'' quella sezione. In pratica VE carica e visualizza solo una porzione della pagina, ma salvando considera che il salvataggio sia di ''tutta'' la pagina.<br> La cosa non si verifica se lo switch viene fatto con le icone occhio/penna.<br> Non so se è materia di cui ti occupi tu (forse no), ma di certo ne capisci più di me. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:20, 24 ago 2025 (CEST) == Problemi capolettera == Ciao, ho un problema in [[Pagina:Gemelli Careri - Viaggi per Europa, Vol. I, Napoli, Roselli, 1701.djvu/27|questa pagina]]: sostanzialmente, non funziona l'"a capo". Dopo diversi scervellamenti, ho notato che togliendo il tl Capolettera non ci sono problemi e va a capo tranquillamente. E' possibile ci sia qualche bug? Grazie dell'aiuto! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:29, 29 set 2025 (CEST) :Ciao @[[Utente:Modafix|Modafix]]! Era il PieDiPagina che causava questo comportamento strano... aggiungendoci prima un ritorno a capo, è andato a posto. Comunque, credo che nella trasclusione i paragrafi sarebbero venuti giusti lo stesso, che è quello che conta di più. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:47, 29 set 2025 (CEST) ::Grazie ancora! :) [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:54, 29 set 2025 (CEST) == Piccolo e irrilevante bug di autoNs0 == In Critica della ragion pura, la struttura del Sommario è particolarmente complessa, con sovrabbondanza di livelli di sottopagine, e autoNs0 si confonde compilando (in alcuni casi) campi prec e succ "rotti". Non è una problema rilevante, vista l'eccezionalità del caso, ma visto che ho incontrato il problema ho pensato che fosse il caso di segnalartelo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:39, 10 ott 2025 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh, mi pare che regga fino a 5 livelli, e quindi vedo che si arriva addirittura a 8... :D Era stato già complicato gestirne 5, quindi senz'altro lo lascerò così. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:35, 10 ott 2025 (CEST) == Notice of expiration of your interface-admin right == <div dir="ltr">Hi, as part of [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]], this is an automated reminder to let you know that your permission "interface-admin" (Amministratori dell'interfaccia) will expire on 2025-11-04 09:54:42. Please renew this right if you would like to continue using it. <i>In other languages: [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot/Messages/default|click here]]</i> [[User:Leaderbot|Leaderbot]] ([[User talk:Leaderbot|disc.]]) 20:42, 28 ott 2025 (CET)</div> == maggiore rispetto e spiegazioni di cancellazioni voci == Ciao, ho per due volte consecutive inserito una voce riferita a uno scrittore e giornalista che tu hai, nel primo caso cancellato, e nel secondo addirittura bannato. Puoi essere così gentile da spiegarmi i motivi e, soprattutto, capire perché non ci si rivolge all'autore della VOCE e/o DISCUSSIONE, fosse anche in privato, per spiegare l'azione? E' una questione di rispetto verso chi ha interesse per questa enciclopedia, oltre che alla fonte riportata Grazie, attendo un tuo opportuno riscontro Gianbattista Sforza [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 12:19, 24 nov 2025 (CET) :@[[Utente:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]]: il motivo è chiaramente indicato nell'operazione di cancellazione: "Pagina costituita unicamente da collegamenti esterni e spam promozionale". Wikisource non è il luogo dove inserire il curriculum vitae di uno scrittore contemporaneo per cercare di dargli visibilità. In particolare è vietato l'inserimento di link a siti personali o che comunque pubblicizzano un autore a fini commerciali. La biografia si può eventualmente inserire su Wikipedia, sempre se lì la ritengono meritevole di interesse enciclopedico, cosa di cui dubito. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:49, 24 nov 2025 (CET) ::va bene, grazie [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 16:13, 24 nov 2025 (CET) == Ancora sul nuovo Trova e sostituisci == Dopo parecchie settimane di uso intensivo del nuovo Trova e sostituisci, su testi in prosa, sono entusiasta. Adesso sono alle prese con un testo poetico in versi, e trovo un intoppo: la rinuncia a Strumenti di rilettura, ed in particolare dello script per la numerazione dei versi, mi crea qualche difficoltà. Immagino che il problema stia principalmente nella routine cleanup, che in Strumenti richiama (fra le altre cose) il vecchio Trova e sostituisci, mentre il nuovo ridefinisce la routine. Provo a creare un "clone" di [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFramework.js]] cancellando ogni riferimento a cleanup, ad uso personale, in modo da aggirare i conflitti. Ma temo di aver perso qualche abilità critica. Tu hai in progetto di risolvere? Tienimi informato, per favore. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:33, 10 dic 2025 (CET) :Fatto, procedo con il test. Il gadget clone è [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFrameworkNew.js]], sembra funzionare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:17, 10 dic 2025 (CET) ::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: purtroppo ci sto lavorando molto saltuariamente, anche per una certa incertezza su come procedere. Vorrei portare in Trova&Sostituisci il vecchio cleanup e il RigaIntestazione, ma senza portarmi dietro pacchi di codice legacy, e non è facile. Poi bisognerebbe capire che fare degli altri Strumenti per la rilettura. Comunque non ci dovrebbero essere conflitti, solo lo shortcut, ma il Trova&Sostituisci è in grado di accorgersi se hai gli Strumenti attivati e nel caso rinuncia a prendersi lo shortcut. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:12, 10 dic 2025 (CET) :::Io sono appagato, il nuovo gadget si attiva e fa tutto, e non collide con il nuovo Trova e sostituisci. Mi rendo conto che è uno script caotico, ma è quello che mi serviva... ti chiedo solo di verificare che non parta di default. E ancora complimenti per il nuovo Trova e sostituisci. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:35, 10 dic 2025 (CET) ::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh sì, avevi lasciato il default. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:23, 10 dic 2025 (CET) :::::Trovato un bug, c'è qualcosa che non va nella gestione di RigaIntestazione (in Telesilla) scatenato da <code>Alt+7</code>. Indagherò fino allo sfinimento. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:06, 13 dic 2025 (CET) ::::::Mi pare che il problema si verifichi ''solo sotto eis''. Non è molto ma è un indizio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:12, 13 dic 2025 (CET) :::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ieri sera ho introdotto in trova&sostituisci anche la riga intestazione automatica, non so se può interferire. Come le altre funzioni, è disattivabile aprendo il gadget. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 23:27, 13 dic 2025 (CET) ::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Ritorno a Telesilla e verifico. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:27, 14 dic 2025 (CET) :::::::::Sembra che ci siamo. :::::::::* Sotto Modifica non-eis Alt+7 funziona ma con una piccola differenza rispetto all'algoritmo originale. :::::::::* Sotto Modifica eis Al7+7 si imbizzarrisce. :::::::::La differenza rispetto all'algoritmo originale è che l'algoritmo nuovo è ''forzante'', ossia modifica RigaIntestazione anche se RigaIntestazione c'è già. Il vecchio algoritmo invece è "non forzante", non scatta se RigaIntestazione c'è già. Nella mia bottoniera c'è una versione del vecchio script nella versione ''forzante'', che uso solo quando un RigaIntestazione esistente va modificato, altrimenti Alt+7 chiamava ''lo script non forzante''- :::::::::Provo ad aprire il nuovo Trova e sostituisci per cercare di capire il codice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:04, 14 dic 2025 (CET) ::::::::::Come immaginavo, trovo un algoritmo autoRI() nuovo di pacca dentro il gadget; me lo studio con calma. Di certo il problema sta lì. Nel frattempo, devo solo ricordarmi di cliccare il mio pulsante autoRi ''forzante'' prima di salvare la pagina, se serve, e posso lavorare tranquillo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:10, 14 dic 2025 (CET) :::::::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: in effetti credo sia meglio non sovrascrivere Riga intestazione se già presente. Modificherò in tal senso. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:11, 14 dic 2025 (CET) ::::::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie! Problema quasi risolto (sotto eis basta ricordarsi di generare il RigaIntestazione giusto prima di chiamare postOcr). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:22, 25 dic 2025 (CET) == Minuscolo miglioramento di Trova errori ortografici? == Lanciando: $("#errori-ortografici-list a").attr("target","errore") in console, dopo caricata tutta la lista di errori, ottengo che la pagina che si apre dal link usi sempre la stessa scheda del browser. E' un trucco che trovo comodo per evitare che la lista delle schede aperte si allunghi in modo fastidioso (almeno per me). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:52, 25 feb 2026 (CET) == Caratteri nascosti o invisibili nei titoli == Caro Candalua, ho letto da qualche parte che in un titolo possono inserirsi caratteri invisibili che creano problemi. Io nei miei pergrinaggi ho trovato questo: *Primo caso: [[Lettre à M. C*** sur l’unite de temps et de lieu dans la tragédie]] non è lo stesso titolo di [[Lettre à M. C*** sur l'unite de temps et de lieu dans la tragédie]]: sono due pagine differenti, ma non ho capito dove stia la differenza nel titolo, come possa scovarla e quindi disfarmi el doppione inutile (tra l'altro mi piacerebbe scoprire quanti altri di simili doppioni abbiamo nel nostro progetto). *Secondo caso: se guardi il template di navigazione in [[Il buon vino]] noterai che la parte tra parentesi in [[L'allodola (de Tourtoulon)]] non "scompare", e lo stesso vale sia in [[Antologia provenzale/Linguadoca]] quando il titolo è dentro un template:Testo. Sospetto che ci sia un carattere invisibile che interferisce con gli automatismi di mediawiki. Sto pensando correttamente o mi sto creando un film fantasy? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 16:51, 7 mar 2026 (CET) :Caro @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]], :* la differenza, scovata con occhio allenato, sta nell'apostrofo: il primo titolo ce l'ha tipografico. Ho già cercato di impedire la creazione di pagine con questo apostrofo e altri caratteri strani, imponendo una regola in [[MediaWiki:Titleblacklist]], ma ci sono riuscito solo per gli utenti normali: per gli admin la regola non scatta e non interviene nessun avviso, quindi è facile non accorgersene. Si può trovare [https://lists.toolforge.org/itwikisource/Testi/Testi_con_caratteri_speciali qui] una lista di pagine con apostrofi tipografici o lineette lunghe: per fortuna sono solo una manciata. :* per le parentesi, la regola che abbiamo usato è: nascondi la parte tra parentesi solo se inizia per lettera maiuscola. Questo per evitare di nascondere cose legittime tipo ''[[Così è (se vi pare)]]''. Ovviamente anche qui c'è il caso limite... il "de" nobiliare non fa veramente parte del cognome e quindi è giusto che in questo caso sia minuscolo. Si può tuttavia ovviare usando direttamente un wikilink: [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Il_buon_vino&diff=3643755&oldid=3639092], soluzione un po' singolare e da non generalizzare, ma che si può usare in casi come questo. Nel template Testo, invece, c'è già un secondo parametro per sostituire il titolo. :[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:45, 9 mar 2026 (CET) ::Mi cospargo il capo di cenere: sul primo caso ci sarei dovuto arrivare da solo.... Per il secondo, ho imparato qualcosa di nuovo. In ogni caso mi ero fatto un film fantasy. Grazie per la pazienza nello spiegarmi questi particolari tecnici. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">&epsilon;</span><span style="color:blue;">&Delta;</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">&omega;</span>]]''' 14:17, 9 mar 2026 (CET) :::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: figurati! tra l'altro, mi accorgo adesso che dovrebbe essere ''unité'', non ''unite''. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:50, 9 mar 2026 (CET) == Problema con il salvataggio memoRegex == [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_indice:Porta_-_Poesie_milanesi.djvu&oldid=3653615 In questa pagina Discussioni indice], a seguito di un salvataggio memoRegex, ho notato due problemi: * è stata aggiunta una nuova copia della sezione memoRegex invece di sostituire quella esistente; * una discussione con Edo è sparita (era già successo in precedenti modifiche della pagina e sono impazzito per ritrovala). Adesso che lo so ci sto attento, ma cosa c'è che non va? Sto lavorando sotto eis. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:41, 29 mar 2026 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: mi sa che hai trovato un bug che si verifica ''solo se ci sono altre sezioni prima del memoRegex, almeno una delle quali abbia una sottosezione''. Non esattamente una casistica molto frequente! Dovrei averlo sistemato, comunque spostare la memoRegex in cima alla pagina senz'altro taglia la testa al toro :) [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:45, 29 mar 2026 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Infatti avevo trovato questa soluzione. La causa, la mia fissazione di scrivere immediatamente un minimodi doc di documentazione ''prima '' di cominciare a editare nsPagina. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:57, 29 mar 2026 (CEST) == You may be an eligible candidate for the U4C election == <div lang="en" dir="ltr" class="mw-content-ltr"> Greetings, The [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee|Universal Code of Conduct Coordinating Committee (U4C)]] seeks candidates for the 2026 election. The U4C is the global committee responsible for overseeing enforcement of the [[foundation:Special:MyLanguage/Policy:Universal Code of Conduct|Universal Code of Conduct]]. Elections are held annually, if elected a committee member serves for two years. This year the U4C requires candidates to hold administrator rights on at least one wiki, which is why you are being contacted as you appear to hold this right. There are other requirements, such as candidates must be at least 18 years old and may not be employed by the Wikimedia Foundation or other related chapters and affiliates. You can find more information in the [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026#Call_for_Candidates|call for candidates on Meta-wiki]]. Additionally, the committee's working language is English; some ability to communicate in English is required. The election opens on 18 May, if you are eligible and interested you have until 10 May to submit your candidacy. There will week between for candidates to answer questions from the community. Voting takes place privately in [[m:Special:MyLanguage/SecurePoll|SecurePoll]], successful candidates must receive at least 60% support. More information is available on [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026|the 2026 Elections page]], including timelines and other candidacy information. If you read over the material and consider yourself qualified, please consider submitting your name to run for the committee. If you think someone else in your community might be interested and qualified, please encourage them to run. In partnership with the U4C -- [[m:User:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User_talk:Keegan (WMF)|talk]]) 20:33, 28 apr 2026 (CEST) </div> <!-- Messaggio inviato da User:Keegan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Keegan_(WMF)/test&oldid=30471754 --> == Piccolo inconveniente del nuovo autoNs0 == L'eliminazione di fromsection="" e tosection="" va benissimo, ma dovrebbe scattare solo al salvataggio, e non in anteprima. Non so se è solo mia abitudine, ma io sistematicamente dò un'occhiata all'anteprima per compilare i due parametri lasciandoli vuoti, poi mi regolo per la loro compilazione (soprattutto per il tosection). Per ora uso una piccola furbata: ho notato che lo script cancella tosection="", ma non tosection=" "... e così lo frego. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:37, 14 mag 2026 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: interessante osservazione. {{fatto}}. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:34, 14 mag 2026 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Fulmineo! :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:18, 14 mag 2026 (CEST) == Testi sbloccati da Google di recente == Ciao, dato che so che varie volte chiedi di sbloccare testi da Google, ti segnalo che almeno un mese fa avevo chiesto a Google alcuni sui libri da sbloccare, non ho più avuto notizie di essi, poi ieri ho riguardato i link e li ho trovati sbloccati. A quanto pare Google non mi aveva avvisato dello sblocco via mail come al solito. Magari tu puoi riguardare le tue richieste per vedere se ti è accaduto lo stesso... Ciao. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 10:00, 16 mag 2026 (CEST) == Proposta per Cerca errori ortografici == Finalmente faccio uso del magnifico box "Cerca errori ortografici", vedo che i link alle pagine non sono diretti ma stanno nello script, e immagino che nello script che attiva il link ci sia un attributo <code>target="new"</code> per far aprire la pagina da verificare in una nuova scheda. Ti propongo di modificare il target in modo che la pagina da correggere si apra sempre ''nella stessa scheda'' scegliendo un nome appropriato per la scheda destinata alle correzioni. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:57, 8 lug 2026 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ho come un "djvu" (ah ah ah)... me l'avevi già chiesto (forse per un altro gadget) e te l'avevo bocciata? In generale, riusare una scheda già aperta non è una buona pratica di web design, perché non puoi sapere se l'utente stava ancora usando quella scheda, gli sovrascrivi il contenuto senza dargli modo di impedirlo... quindi spiacente, ma devo respingere nuovamente la proposta. :( [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:19, 8 lug 2026 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Prendo atto di un deterioramento di qualche neurone. :-) Grazie della spiegazione ripetuta che non ricordavo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:02, 8 lug 2026 (CEST) == riga cassata == Ciao, avevo tolto la prima diga dell'indice che in realtà non è un capitolo ma il nome del libro e tu l'hai rimessa, come mai ci tieni a tenerla dato che non fa in realtà veramente parte dell'indice? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 09:03, 12 lug 2026 (CEST) :@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: io invece non capisco perché ti ostini a toglierla :) È una pagina anche quella, ed è la radice di tutta l'alberatura del sommario. Compila Sommario la inserisce apposta, non è un errore... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:43, 13 lug 2026 (CEST) ::Scusami, hai ragione, ho visto che è standard. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:55, 14 lug 2026 (CEST) == Libro dei Re == Ho visto che ci sono 6 tuoi contributo a pagine dell'[[Indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu|Indice VII del Libro dei Re]], e mi sono precipitato a esaminarli.... :-) ma erano solo pagine SAL 0%. Ma forse un'occhiata in giro l'hai data. Hai qualche osservazione/suggerimento? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:19, 3 ago 2026 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: onestamente no, non ho suggerimenti da darti (e non è che te ne servano :) ). Ci tenevo solo a dare un contributo almeno simbolico, vista la mole immane dell'opera. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:04, 3 ago 2026 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Altrochè, se servono :-) ::Ma fra tanti, uno: c'è una notevole differenza fra la mia trascrizione e quella di @[[Utente:DLamba|DLamba]] che ha dato il via alla digitalizzazione. In particolare, ho trascurato il linkaggio dei personaggi a wikidata, che invece DLamba aveva fatto con notevole accuratezza, e bello sarebbe fare lo stesso con i luoghi. Anche la costruzione di un "indice dei personaggi e dei luoghi" sarebbe una bella cosa, anche se piuttosto spaventosa, ma sarebbe un "contributo originale" che non dovrebbe essere incorporato in ns0. Se mai mi venisse la pazza idea di farlo, dove potrei metterlo? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:23, 3 ago 2026 (CEST) == Stupidez sul gadget controllo nomi == Trovo che Verdana mette in maggiore evidenza i diacritici, rispetto al font corrente. Io lo applico in un attimo da console, ma potrebbe essere utile ad altri. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:36, 4 set 2026 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: buona idea. {{Fatto}}. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:09, 4 set 2026 (CEST) == Proposta per la lista Errata corrige == Continuando (tardivamente :-( ...) l'esplorazione dei sorprendenti tool di verifica nsIndice, ho aperto Errata corrige, e ti propongo di aggiungere qualcosa per distinguere quelli a due da quelli a tre parametri (ossia quelli inseriti dall'utente da quelli originali dell'edizione, che dovrebbero prevedere il nome pagina come terzo parametro). I primi sono critici, prchè potrebbero essere arbitrari o errati, e meriterebbero una attenta revisione. Ho anche scaricato per la prima volta il "Scarica il puro testo", nel Libro dei Re Pizzi ha usato senza risparmio alcuni diacritici, e nonostante un po' di cura sono nella correzione certo che una verifica evidenzierebbe numerosi errori. Vediamo se mi viene qualche idea :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:20, 6 set 2026 (CEST) :@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: più che giusto. Ho aggiunto il link alla pagina di ec originale, se presente, così da distinguere le due situazioni. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:31, 7 set 2026 (CEST) ::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Guardando meglio il file che si ottiene con "Scarica il puro testo", vedo che è riportato anche il numero pagina (com'era ovvio). Vedo se è possibile implementare lo stesso formato del riferimento pagina anche sui miei script di elaborazione offline dei testi che consentono il "caricamento preformattato" a partire dall'OCR. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:55, 7 set 2026 (CEST) n3fhgm33s0deysxyqommcxhnatt63hj Pagina:Rivista italiana di numismatica 1889.djvu/402 108 259206 3895742 3471317 2026-09-07T11:11:40Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3895742 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|}}</noinclude>{{ct|t=4|f=140%|L=.2em|w=3px|LA ZECCA DI FANO}} {{ct|t=1.5|f=120%|w=8px|'''NEL 1797'''}} {{rule|6em}} Nel ''Saggio di Bibliografia Numismatica dette Zecche italiane'' compilato dagli egregi signori {{AutoreCitato|Francesco Gnecchi|Francesco}} ed {{AutoreCitato|Ercole Gnecchi|Ercole Gnecchi}} è detto, parlando della Zecca di Fano, che: “Le monete col nome di {{AutoreCitato|Papa Pio VI|Pio VI}} e di questa città, degli anni 1775-1789, furono fatte coniare da questo Pontefice nell’officina di Roma.” Che io sappia non si conoscono monete col nome di Fano dell’epoca ivi accennata, forse per errore di stampa, bensì ne sono note due pubblicate anche dal {{AutoreCitato|Angelo Cinagli|Cinagli}} (N. 394 e 450) colla data del 1797. A queste credo abbiano voluto alludere gli egregi Autori e sono appunto della categoria di quelle che uscirono in tanta copia da quella medioevale rifioritura di zecche, e che i signori Gnecchi, seguendo in ciò il {{AutoreCitato|Vincenzo Promis|Promis}} ed altri, ritengono quasi tutte coniate nella zecca di Roma. Se le cose fossero andate come essi opinano non si giungerebbe a comprendere la ragione per cui venne coniata moneta col nome delle varie città nell’unica officina di Roma, mentre invece è evidente che, moltiplicando le officine monetarie, i reggitori di allora ebbero in animo, con quanto criterio si vide alla prova, di rimediare alla deficienza di numerario che<noinclude><references/></noinclude> 484gr5wa6gkcpqzmp24ttav95ybshxl Pagina:Opere di Niccolò Machiavelli VI.djvu/372 108 319258 3895534 2452597 2026-09-07T06:01:25Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895534 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|352|||riga=si}}</noinclude> {{Centrato}}{{x-larger|DECENNALE PRIMO}} {{Sc|cioè}} {{larger|COMPENDIO DELLE COSE FATTE IN DIECI ANNI IN ITALIA.}}</div> <poem> {{xx-larger|I}}O canterò l’Italiche fatiche Seguite già ne’ due passati lustri {{R|3}}Sotto le Stelle al suo bene inimiche. Quanti alpestri sentier, quanti palustri Narrerò io, di sangue e morti pieni, {{R|6}}Pel variar de’ regni, e stati illustri! O Musa, questa mia cetra sostieni, E tu, Apollo, per darmi soccorso, {{R|9}}Da le tue Suore accompagnato vieni. Aveva il Sol veloce sopra il dorso Del nostro mondo ben termini mille {{R|12}}E quattro cennovanta quattro corso, Dal tempo, che Gesù le nostre ville Visitò prima, e col Sangue, che perse, {{R|15}}Estinse le diaboliche faville; Quando in se discordante Italia aperse La via a’ Galli, e quando esser calpesta {{R|18}}Dalle genti barbariche sofferse. E perchè a seguitarle non fu presta Vostra Città, chi ne tenea la briglia {{R|21}}Assaggiò i colpi della lor tempesta: </poem><noinclude> <references/></noinclude> 4l3xtd1wk3hbgo8mvluhwbrdf81vzcm Pagina:Opere di Niccolò Machiavelli VI.djvu/373 108 319259 3895535 1780822 2026-09-07T06:02:35Z Dr Zimbu 1553 3895535 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione||DECENNALE PRIMO.|353}}</noinclude><poem> Così tutta Toscana si scompiglia, Così perdesti Pisa, e quelli Stati, {{R|24}}Che dette lor la Medica famiglia. Nè poteste gioir, sendo cavati, Come dovevi, di sotto a quel basto, {{R|27}}Che sessant’anni vi aveva gravati; Perchè vedeste il vostro Stato guasto Vedeste la Cittade in gran periglio; {{R|30}}E de’ Francesi la superbia, e il fasto. Nè mestier fu per uscir dallo artiglio D’un tanto Re, e non esser vassalli, {{R|33}}Di mostrar poco cuore, o men consiglio. Lo strepito dell’armi, e de’ cavalli Non potè far, che non fosse sentita {{R|36}}La voce di un Cappon fra cento Galli. Tanto che il Re superbo fe’ partita, Poscia che la Cittate esser intese {{R|39}}Per mantener sua libertate unita. E come e’ fu passato nel Sanese, Non prezzando Alessandro la vergogna, {{R|42}}Si volse tutto contro al Ragonese. Ma il Gallo, che passar securo agogna, Volle con seco del Papa il figliuolo {{R|45}}Non credendo alla fè di Catalogna. Così col suo vittorioso stuolo Passò nel Regno, qual Falcon, che cale, {{R|48}}O uccel, ch’abbia più veloce volo. Poichè d’una vittoria tanta, e tale Si fu la fama nelli orecchi offerta {{R|51}}A quel primo motor del vostro male, Conobbe ben la sua stultizia certa; E dubitando cader nella fossa, {{R|54}}Che con tanto sudor s’aveva aperta, </poem><noinclude> <references/></noinclude> jgiitqqagrfcechlc0y78khjirtlast Pagina:Storia delle arti del disegno.djvu/21 108 360472 3895743 2480097 2026-09-07T11:13:54Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3895743 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||{{Sc|d e l l' A b. &nbsp; C a r l o &nbsp; F e a.}}|xj}}</noinclude>{{Pt|vente|sovente}} gli ha fatto dire il contrario, o ne ha ritratte falsissime conseguenze. Colla buona volontà di rendere utili alla repubblica letteraria le sue riflessioni, e letture immense di antichi autori, ha proposte delle emendazioni di loro passi, e datene spiegazioni, che talvolta non reggono a più attenta disamina, o non potevano buonamente enunciare come nuove. Ho procurato peraltro di non distrarre il leggitore per quelli piccoli errori di parole, che potevo supporre di stampa, o dell’amanuense, o piccole sviste all’Autore perdonabili, come ho detto pocanzi, e li ho corretti nel testo<ref>Ne darò qui alcuni esempi. In questo primo Tomo alla ''pag. 220. §. 20. lin. 3.'' ho lasciato ''cinque'' in vece di ''quattro'', come già aveano emendato i Milanesi. Alla ''pag. 334. § 11.'' in vece di ''Marco Aurelio'' ho corretto ''M. Acilio Aureolo'', come di lui è veramente la moneta, di cui parla {{AutoreCitato|Jean Tristan|Tristan}} ivi citato, e come dice {{AutoreCitato|Johann Joachim Winckelmann|Winkelmann}} nel ''Trattato prelim. ai Monum. ant. cap. IV. pag. XLVII''. Alla ''pag. 357. § 3.'' ho corretto ''Circe'' in luogo di ''Livia'', come dice Petronio, e Winkelmann nel ''Trattato prelimin. loc. cit. pag. LIX''. Così ''p. 151.'' ho emendato ''de Wilde'' per ''{{AutoreCitato|Jakob Gronov|Gronovio}}; pag. 369. Aristeneto'' per ''Ateneo; pag. 384.'', e ''pag. 435. {{AutoreCitato|Gaio Valerio Flacco|Valerio Flacco}}'' per ''Apollonio''; e così altri innumerabili luoghi.</ref>. Nel rimanente non mi sono fatto lecito di alterare cosa alcuna; quantunque con leggere mutazioni avessi potuto risparmiare molte note, e rendere la lettura meno intrigata, e più corrente. Winkelmann si era ben accorto da sè stesso, che nella prima edizione di quest’opera gli erano sfuggiti molti abbagli, come gli erano sfuggiti anche in altre opere; ed egli lo confessava ingenuamente agli amici. Perciò ebbe tutta la premura di correggerla, e migliorarla con quelle nuove osservazioni, che potè fare per lo spazio di cinque, e più anni<ref> Lettera X. al signor {{AutoreCitato|Christian Gottlob Heyne|Heyne}} dei 13. gennajo 1768. ''par. I. pag. 181.: Je vais en donner une seconde, qui me fait croire que je n’ai satisfait à rien dans la prémiere''.</ref>; al termine de quali pareagli di averla condotta ad un punto, che non solo fosse la più perfetta di tutte<noinclude>{{PieDiPagina||b ij|le}} <references/></noinclude> rhpbxhxwucjcfhihyzvtv1lysmu47k5 Pagina:Storia delle arti del disegno.djvu/22 108 360477 3895744 2480104 2026-09-07T11:15:27Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3895744 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|xij|{{sc|P r e f a z i o n e}}|}}</noinclude>le sue opere; ma che, se qualche cosa poteva essere riguardata come perfetta, questa esser dovesse la nuova edizione della ''Storia dell’Arte''<ref>Lettera XXIV. al sig. {{Wl|Q214427|barone di Riedesel}} dei 14. luglio l767. ''par. I. p. 260.'', e altra al sig. Usteri dei 19. agosto 1767. ''par. iI. p.125''.</ref>, che era il centro di tutti i suoi pensieri, ed il suo idolo, come scorgesi dal trasporto, con cui sì frequentemente ne parla nelle sue lettere: e soleva dire, che se errori vi fossero trascorsi, non sarebbero stati che impercettibili. Eppure! Quanto è vero, che ''decipimur specie recti''<ref>{{AutoreCitato|Quinto Orazio Flacco|Orazio}} ''De arte poet. vers. 25.''</ref>! Io ho dovuto a mio dispiacere toccar con mano, ch’egli si lusingava senza fondamento. Nel rincontrare la detta prima edizione ho veduto, che pochissimi cangiamenti vi ha fatti, e pochi errori vi ha corretti; e che anzi, forse per amore di brevità, o di nuove cose ne ha tolto qualche piccolo tratto, che era degnissimo di restarvi come tanti altri. Si è diffuso molto nelle aggiunte, inserendovi de’ bei lumi, e non pochi squarci presi dalle spiegazioni fatte ai ''Monumenti antichi inediti''; ma vi ha seminati in proporzione anche gli errori. Convien dire ch’egli si fosse fidato troppo della sua memoria, e di quelle selve indigeste di erudizione, che avea compilate in sua gioventù nella biblioteca del <!--de:Graf von Bünau-->conte di Bunau a <!-- ora de:Nöthnitz-->Nothenitz; e che in appresso non avesse avuto il tempo, o la pazienza di rivedere gli autori in fonte, o i monumenti dell’arte, che avea descritti; e di pesare, e digerir meglio la farraggine sterminata d’idee, che sempre più andava acquistando col tempo. Anche un altro motivo ha potuto contribuire in gran parte a simili imperfezioni; ed è, che<noinclude>{{PieDiPagina|||Win-}} <references/></noinclude> m3yh0rjfdr8cwqocifkso7r7gqt575z Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/155 108 389908 3895638 2480440 2026-09-07T08:52:33Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 75% */ 3895638 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||{{Sc|presso i Greci e presso i Romani.}}|149}}</noinclude>artisti coniate prima che le arti greche venissero a fissare in Roma la loro sede. §. 10. Conviene altresì confessare che ne’ tempi medesimi, ne’ quali i Romani veder poteano ed imitare le opere greche, mai ad uguagliare i Greci non giunsero; del che somministra {{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}}<ref>''lib. 14. cap. 7. sect. 18''.</ref> stesso un argomento, ove facendo menzione di due teste colossali, allora esistenti nel Campidoglio, lavoro l’una del celebre {{Sc|Carete}} discepolo di {{Sc|Lisippo}}, e l’altra di {{Sc|Decio}} statuario romano, dice che la seconda in confronto della prima sì deforme parea che d’uno appena mediocre artista credeasi lavoro. Ma non si può quindi inferire che lavoro romano sia qualunque vedesi informe o mediocre antico monumento<ref>Potendo essere qualcuno di essi anche di artefice etrusco. Vedi ''Tom. I. pag. 17 z. not''. {{Sc|a}}.</ref>; e molto meno si dee giudicare dello stile e del disegno degli artisti romani da alcuni lavori che presto e con poco studio faceansi da mediocri artefici per venderli in commercio, quali sono alcune urne sepolcrali. Da tali opere formerebbesi una ben falsa idea dello stile romano. S’aggiunga che trovansi pure sì informi lavori di artisti certamente greci, come appare dalle loro greche iscrizioni, i quali sembran opere degli ultimi tempi di Roma<ref name=pagina155>Che i Romani non avessero uno stile loro proprio si può anche inferire dai pochissimi artefici che hanno avuto. {{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}} ''lib. 35. cap. 4. sect. 7''., zelantissimo della gloria di Roma e indagatore assai accurato, ben pochi ne rammenta, e questi per lo più de’ tempi degl’imperatori. È certo che i Romani, avendo sotto gli occhi tanti bei monumenti dell’arte etrusca e greca, avrebbero potuto formarsi agevolmente uno stile particolare da star del pari a quello degli Etruschi, e de’ Greci. Ma una natural ferocia, unita ad una rusticità loro propria, cagionò in loro il disprezzo delle arti liberali: quella urbanità, che ne’ Romani ravvisa il signor {{AutoreCitato|Nicolas Gédoyn|Gedoyn}} ''De l’urb. rom. Acad. des Inscript. T. VI. Mém. pag. 208. seqq''., si è estesa soltanto al loro idioma; e quella civiltà, che ne’ medesimi riconosce il signor {{Wl|Q17486019|Simon}} ''Acad. des Inscript. Tom. I. Hist. pag. 70''., non fu altro che una cerimoniosa servitù introdottasi in Roma dopo la perdita della libertà. L’esercizio pure della guerra, in cui più volentieri che in qualunque altro impiegavansi i Romani, impedì loro di conoscere il pregio delle belle arti, e di coltivarle. L’ordine dato da L. Mummio, il primo che abbia fatto conoscere in Roma statue e pitture greche, ben fa vedere quanto poco le conoscesse. Dovendosi trasportare in Italia le statue e le pitture più rare prese da lui nello spoglio di Corinto, fece sapere a’ condottieri, che se mai fossero queste andate a male, obbligati gli avrebbe a rifarne altre consimili, {{AutoreCitato|Velleio Patercolo|Vellej. Paterc.}} ''lib 1. cap. 13''. Mostrarono, egli è vero, i Romani negli ultimi tempi della repubblica e sotto i cesari somma premura d’acquistar le opere più pregevoli di pittura e di scultura,</ref>. {{nop}}<noinclude>{{PieDiPagina|||§. 11. Tut-}} <references/></noinclude> shnwpkucjt9bq0uo3tokf4y0jbq2mzm Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, I.djvu/323 108 404819 3895562 1959074 2026-09-07T07:45:58Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3895562 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|320|{{Sc|parte prima}}|}}</noinclude>udita la proposta del suo amico e quello diligentemente essaminato, in questa guisa gli rispose: — Io non posso se non meravigliarmi di te, che essendo quello che sei e veggendoti nei lacci amorosi irretito, mai non abbi cercato o vero di sviluppartene in tutto o, non volendo o non potendo levarti fuor de la pania amorosa, non cerchi tutti quei rimedi che aver si ponno. Tu m’affermi esser piú d’un anno che in cosí penace vita vivi, e nondimeno mai non hai cercato di far Aloinda del tuo amor consapevole. E che vuoi tu che ella indovini il tuo volere se tu né messo né ambasciata le mandi, e ti richieggia ed inviti? Egli tocca a te a servirla, onorarla, seguitarla e farle conoscere l’amor che tu le porti. Chi sa che, conoscendo ella e sapendo esser da te amata, che non si pieghi ad amarti, e che non si tenga da molto piú veggendo che un tuo pari tanto la stimi? Vogliono naturalmente le donne esser onorate, vogliono esser stimate, vogliono esser riverite e quasi che non dissi adorate. Ed ancora che amino e che desiderino una cosa, fingeranno non desiderarla e vorranno esser pregate, e che sforzate faccino ciò che di grado farebbero. Pertanto io giudico che tu le faccia saper con lettere o con fidato messo il tuo amore. Se ella mostrerá aver a caro d’esser da te amata, non mancherá il modo di dar compimento a l’impresa, perché, ove le parti sono d’accordo, di rado avviene che il tutto non si acconci, non si adatti e non si venga al desiderato fine. Se ella non vorrá udir le tue ambasciate o ritrosa a’ tuoi desidèri si scoprirá, noi pensaremo ad altri rimedi. Tentiamo prima questo e poi al resto si provederá. — Udito il conseglio Bandelchil che ’l suo amico gli dava e parendogli al proposito, cominciò con lui a discorrere qual mezzo si deveva pigliare, o mandarle una donna a parlare o scriverle. Onde, ben masticata la cosa, elessero per piú sicuro ed assai meglior modo lo scriverle. E pensato il mezzo con cui le farebbero dar la lettera, l’amante una ne scrisse ne la quale acconciamente il fervente suo amore le faceva manifesto, supplicandola che di lui, il quale fedelissimo servo le era, degnasse aver compassione. Aveva l’amante un paggio, il quale era di piú tempo assai che in viso non<noinclude> <references/></noinclude> bbqh6lzs57ljd6y0x1szd3hs9qaysan Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/116 108 425739 3895584 1761550 2026-09-07T08:02:59Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 75% */ 3895584 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|98|{{Sc|O s s e r v a z i o n i}}|}}</noinclude>{{Pt|rati|dorati}} erano quelli, che il console romano Mummio fece attaccare al fregio del tempio dorico di Giove in Elide<ref>{{AutoreCitato|Pausania|Paus.}} ''l. 5. c. 10. pag. 399. princ.'' [Vedi ''Tom. {{Sc|iI}}. pag. 288. not.'' {{Sc|b}}.</ref>. Le armi che il poeta Alceo abbandonò fuggendo, e che gli Ateniesi appesero al tempio di Pallade nel promontorio Sigeo<ref>{{AutoreCitato|Erodoto|Herodot.}} ''lib. 5. cap. 95. pag. 425.''</ref>, erano probabilmente collocate al luogo stesso del cornicione. Nel primo passo addotto di {{AutoreCitato|Pausania |Pausania}} il traduttore latino, ed altri hanno letto ''capitello'' in luogo di fregio, o di cornicione, contro il vero senso della parola '''ἐπιστύλιον''', la quale sebbene spieghisi per una parte del cornicione<ref>{{AutoreCitato|Marco Vitruvio Pollione|Vitruv.}} ''lib. 4. cap. 3.''</ref>, che va da una colonna all’altra; pure quì, come in altri luoghi, viene adoperata a significare l’intiero cornicione, oppure il fregio in particolare<ref>Vitruvio ''lib. 1. cap. 2., lib. 3. cap. 1., lib. 10. cap. 6.'', come ivi nota bene anche {{AutoreCitato|Berardo Galiani|Galiani}} ''pag. 18. n. 2., p. 100. n. 1., p. 308. n. 1''. lo prende per tutto il cornicione; ma nel ''lib. 6. cap. 5.'' lo prende per l’architrave, come si usa generalmente secondo che nota lo stesso Galiani ai luoghi citati. Non so chi l’adopri in senso di fregio; nè può provarsi, che sia Pausania, nei luoghi addotti da {{AutoreCitato|Johann Joachim Winckelmann|Winkelmann}}.</ref>. Il fregio del tempio d’Elide è detto per circolocuzione '''ἡ ὑπὲρ τῶν κιόνων περιθεούσης ζώνη''', cioè ''la fascia, che gira intorno all’edifizio sopra, le colonne''<ref>Paus. ''loc. cit.''</ref>. In un altro passo, ove questo stesso scrittore parla del lavoro fatto sul fregio del tempio di Giunone vicino a Micene, lo descrive '''ὁπόσα δὲ ὑπὲρ τοὺς κίονάς ἐστιν εἰργασμένα''', ''ciò che è lavorato a rilievo sulle colonie''<ref>''lib. 2. cap. 17. pag. 148. princ.''</ref>. Altri scrittori hanno dato al fregio il nome di '''διάζωσμα''' <ref>{{AutoreCitato|Ateneo di Naucrati|Athen.}} ''lib. 5. cap. 9. pag. 205. C''.</ref>. {{AutoreCitato| Lodovico Domenichi|Domenichi}}, traduttore italiano di {{AutoreCitato |Plutarco|Plutarco}}, ha pure spiegato '''ἐπιστύλιον''' per capitello nel luogo, ove lo scrittore greco parla del tempio, che Pericle fece alzare in Eleusi<ref name=pagina116>{{AutoreCitato|Lodovico Domenichi|Domenichi}} ''Le vite di Plutarco, ec, in Pericle, par. 1. pag. 238. G''. {{AutoreCitato|Plutarco|Plutarco}} in questo luogo, dell’edizione greco-latina, ''pag. 159. in fine'', per epistilio deve intendere sicuramente architrave, soggiungendo che sopra di esso {{autoreIgnoto|Xipezio}} vi pose il '''διάζωμα''' o come legge il {{Wl|Q2376060|Costantini}} nel suo lessico, '''διάζωσμα''', cioè il fregio, che così forse era chiamato solamente quello dell’ordine ionico, e corintio, il quale non avendo triglifi, né metope, rassomigliava; ad una fascia,detta dai Greci '''ζώνη''', e '''διάζωμα''': e perciò sarà probabilmente stata di uno di questi ordini la fabbrica nominata da {{AutoreCitato|Plutarco|Plutarco}}. Il fregio dell’ordine dorico era nominato in greco '''τριγλύφος''' ''triglifo''. Almeno così lo chiamano {{AutoreCitato|Euripide |Euripide}} ''in Oreste, vers. 1372.''</ref>. {{Pt|Comun-|}}<noinclude> {{PieDiPagina| ||que}} <references/> [[Categoria:Pagine con testo greco]]</noinclude> p7ixf012f34zol8xk7d0zonc97qlbyw Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/102 108 466910 3895479 1765390 2026-09-07T05:36:37Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895479 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|94|{{Sc|capo v.}}|}}</noinclude>{{Nop}} Era magrissimo, comechè la mole della testa e la grossezza dei collo lo presentassero anzi muscoloso che no, e che l’abito fratesco nascondesse l’esilità del rimanente; ma sotto panni era sì stremo che pareva una testura di ossa. Gracile ancora la complessione: pativa spessi dolori di capo che degeneravano in febbri, talvolta anco lunghe; di ritenzione d’orina, infermità comune a’ letterati di troppo sedentaria vita; e di emorroidi che gli cagionarono una procidenza dell’intestino retto che qualche volta fu per troncargli la vita; ma si era fabbricato da sè uno strumento, col quale facilissimamente lo rimetteva a suo posto, dopo di che questa infermità molesta non gli recò più che un lieve disturbo. Prima del 1605 era così male andato di salute, che egli stesso contava ogni anno per l’ultimo, e tutti quelli che lo praticavano, non ne facevano giudizio diverso; ma succeduto l’affare dell’Interdetto, l’occupazione dello spirito congiunta a quella del corpo, il muoversi continuo, quell’andare ogni giorno o più volte al giorno dal convento al palazzo, una vita meno uniforme, un conversare più svariato, il trovarsi, benchè solitario, in un mondo di viventi e in mezzo ai grandi affari, e il carteggiare assiduo ora col governo, ora coi più grandi letterati d’Europa, gli restituirono talmente la buona salute che non patì più se non se pochi incomodi, ed una sol volta per innormale natura fu obbligato a letto. Nelle malattie, come ancora negli abituali suoi acciacchi, era solito medicarsi da sè. Portava opinione che il consueto metodo di medicare con una<noinclude><references/></noinclude> pkjda4ks6mqvt6xr6kh4r6diuyeunll Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/103 108 466911 3895480 1765392 2026-09-07T05:36:40Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895480 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo v.}}|95}}</noinclude>subita e totale mutazione nel vivere e nelle azioni, e con tante purghe, non vale altro che a prolungare la convalescenza; e che, massime negli uomini di grave età, il tralasciare per molti giorni le azioni solite deteriorava di molto l’uso delle parti del corpo loro, e che il solo mettersi a letto mutando improvvisamente vitto ed occupazione era un volere ammalarsi. E perciò bisognava bene che il male fosse violentissimo perchè al letto potesse obbligarlo. Le sue medicine erano sostanze semplici, cassia, manna, polpa di tamarindo; o se composte, le preparava da sè. Del resto lo stesso genere di vita come in ogni altra occasione, e solo regolava la qualità degli alimenti dal più al meno; e se travagliato da febbre, solo nel forte degli accessi si sdraiava sopra la sua cassa. Con questo metodo severo seppe conservare ad un corpo gracile oltre a 70 anni di vita e resistere a lunghe vigilie e a studi faticosissimi. Quando infermo, anzichè avvilirsi o muover lamenti e querele, diventava più del solito ilare e giocoso, e le facezie gli abbondavano sì che moveva spesso i circostanti a riso. Era dotato di una passibilità, o vogliam dire facoltà sensitiva, straordinaria: squisitissimi i suoi sensi; e specialmente il palato, non corrotto mai da cibi artificiali, sapeva distinguere tutti i sapori, di forma che era solito dire che di veleno non l’avrebbero ucciso. Infatti una volta gli fu recato nel refettorio del biscotto; il quale, assaggiato appena, rigettò, e le poche bricciole inghiottitegli cagionarono indisposizione per alcuni giorni.<noinclude><references/></noinclude> ig6eidwb3mhd5fhtln0wxgdofjque84 Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/104 108 466912 3895481 1765394 2026-09-07T05:36:53Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895481 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|96|{{Sc|capo v.}}|}}</noinclude>{{Nop}} Questa sensilità si estendeva sino alla memoria, in lui costante, tenacissima. Andato in un luogo una volta, si ricordava anco lunga pezza dappoi dei minimi oggetti vedutivi, e gli descriveva con tale minutezza come se ancora gli stessero sotto gli occhi. Uomini eruditissimi a Roma a studiare quell’emporio di monumenti antichi che ivi si conservano, storia parlante dei secoli che più non sono, ebbero spesso a meravigliare di Frà Paolo nell’udirlo descrivere alcuno di quei monumenti, e ricordare particolarità sfuggite a meno attenti osservatori. Perspicacissimo, e di rado erroneo ne’ suoi giudizi, sapeva conoscere a prima vista l’indole e l’ingegno degli uomini, e il suo occhio penetrativo e sagace s’inoltrava persino nelle più occulte intenzioni, e possiedeva in sommo grado l’artifizio di far parlare altrui, e in via d’interrogazioni obbligarli ad esternare i loro pensieri; il che egli usando l’espressione di Socrate, chiamava far da levatrice e aiutare altrui a partorire. Parlava poco, udiva molto, più atto a scoprire gli intendimenti di altri che a rivelare i propri. Cogli stranieri al sommo guardingo, e più ufficioso che libero; ingenuo cogli amici, in ogni cosa modesto, e poco sopportatore di elogi, i quali benchè giusti lo facevano arrossire e lo imbarazzavano. Avverso ad ogni frivolezza, la sola vista del giuoco, anco di passatempo (cui stimava occupazione di talento avaro), gli dava noia. Ciò nulla ostante la sua conversazione era amena, il parlare sentenzioso e vibrato, e sparso a proposito di motti faceti, pieni<noinclude><references/></noinclude> 0lfhgxau9l9p7oh9mv7etlxvp410co3 Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/105 108 466913 3895482 1765397 2026-09-07T05:37:03Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895482 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo v.}}|97}}</noinclude>di sale e di sentimento. Passava con molta facilità sopra ogni sorte di argomenti, il che doveva principalmente alla vastità delle sue cognizioni e alla sua profonda pratica delle cose e degli uomini. Parlava di tutto, ma sempre richiesto, non mai o di rado chiedente. La prontezza della sua memoria nel citare autori e tempi e testimonianze faceva ammirare persino i più destri. La sua eloquenza, tal quale nelle sue opere; più nei pensieri che nelle parole. Nella conversazione famigliare usava il dialetto natìo; possiedeva perfettamente il latino, il francese, lo spagnuolo, il greco antico e moderno; nell’ebreo era profondo, nel caldeo più che mediocre, aveva pratica del dialetto rabbinico, e degli altri idiomi semitici aveva più o meno leggiera tinta. E con tanto sapere era così umile e così poco smanioso di farsi conoscere, che a chi già saputo non lo avesse, gli bisognava una lunga conversazione per misurare gli spazi infiniti abbracciati dal suo genio. La continua pratica con principi e signori aveva dato alle sue maniere una certa dignità e non curata eleganza, che riusciva ancor più attraente sotto la modestia dell’abito e del discorso, e nella povertà della cella. Era disinteressatissimo e praticava la povertà monastica, non apparente, fallace, insidiosamente avara, ma con lealtà evangelica. Roba, libri, danari, tutto ad uso comune; nulla custodiva, e lasciava che ciascuno pigliasse ciò che voleva. A chi prestanzava da lui diceva: ''Serviti, finchè io lo richiedo''; e quando voleva rendere rispondeva: ''Non mi abbisogna per''<noinclude> <references/>{{PieDiPagina|''Vita di F. Paolo'' T. I.||7}}</noinclude> nhdbtkbuxbmpyspmfnvjxpja2sit33i Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/106 108 466914 3895483 1765400 2026-09-07T05:37:07Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895483 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|98|{{Sc|capo v.}}|}}</noinclude>''adesso, fanne ancora il piacer tuo''. Non chiedeva restituzione, non verificava il restituito; i ringraziamenti sdegnava, i regali abborriva, solo a lui grato dono un libro fattogli dall’autore o da mano amica, o memoria di amico defunto. E a chi rimproveravagli tanta generosità, rispondeva: ''Imitiamo Dio e la natura che danno e non prestano''. Per converso poco esigeva da altri e non chiedeva servizio senza, in quel miglior modo che potesse, rimunerarlo. Colla quale magnanimità si rese la delizia del suo convento, e l’amore di tutti che lo avvicinavano, ed era impossibile di trattare una volta con lui e non affezionarsi ad uomo che possiedeva sì alte virtù di mente e di cuore e faceva ogni sforzo per occultarle. Austero per sè, sopportatore benigno degli altri, amava di sentirsi rimproverare i propri difetti e tosto dava opera ad emendarli. Con ciò giunse a cattivarsi una illimitata benevolenza de’ suoi confratelli che le sue parole tenevano in conto di oracoli, la sua presenza rispettavano come un santuario: amore tramandato da loro ai succedenti, e il nome di Frà Paolo divenne il più nobile orgoglio dei Serviti veneziani, e ancora ne serbavano pia rimembranza quando quel convento fu da Napoleone soppresso nel 1810. Non fu mai veduto andare in collera, la calma del suo spirito non lo abbandonò mai neppure nelle più ardue circostanze. E benchè gaio e frizzante, era così ritenuto e grave che non che gli sfuggisse mai parola indecente, si astenne persino da quelle interiezioni famigliarissime al dialetto veneziano,<noinclude><references/></noinclude> 3cy7uvn58l4y5o8pvocridmvyt5ffyr Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/107 108 466916 3895484 1765462 2026-09-07T05:37:15Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895484 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo v.}}|99}}</noinclude>''alla fè, vi giuro da amico'', e simili. Nel consigliare, non autorevole, ma insinuante, ed aveva l’arte diffile di far gradire i suoi consigli come se propri fossero di quelli a cui gl’indirizzava. Che se fra tante perfezioni morali Frà Paolo non seppe esimersi da una tal quale acerbità avverso la corte di Roma, ciò vuol dire ch’egli ancora era uomo. E se i papi che si dicono santissimi e beatissimi e per soprassoma anco infallibili, nutrirono avverso di lui e si tramandarono come per fedecomesso un odio implacabile, come pretendere che un frate, con tutte le imperfezioni umane, dopo tanti torti, tante calunnie, tanti attentati contro la vita e l’onore dovesse essere più infallibile di loro? Chi ha meno ragione di accusarlo sono i Curiali, essi che mai non si stancarono di perseguitarlo vivo e di vilipenderne il nome e la memoria posciachè scese nel sepolcro. Aveva ragione {{AutoreCitato|Erasmo da Rotterdam|Erasmo}} quando disse che Lutero non sarebbe mai stato un eretico se non toccava il ventre ai frati e la tiara al papa: due peccati che non si rimettono mai nè in questo secolo nè nel futuro. E Frà Paolo sarebbe stato un santo, avrebbe fatto miracoli, e sarebbe onorato di culto e di altari se non avesse scritto contro le pretese temporali de’ pontefici. Tanto è vero che in molti la religione non è altro che l’idolo delle loro passioni, e che se non esistesse un modello eterno per distinguere la virtù, troppo spesso sarebbe calunniata come specie del vizio. {{rule|4em}}<noinclude><references/></noinclude> s6yt4cbkam9sjl1vrq61hth7rln37nf Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/108 108 466922 3895486 1765410 2026-09-07T05:37:46Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895486 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|100||}}</noinclude>{{Ct|f=120%|CAPO SESTO.}} (1590). Quantunque fra le occupazioni scientifiche di Frà Paolo egli si adoperasse eziandio a decomporre metalli, a distillazioni e ad altri esperimenti di chimica, quale lo stato infantile di questa scienza lo poteva permettere, il suo buon senso lo tenne lontano dalle visionarie dottrine degli alchimisti e de’ teurgici, nelle quali era incappato il Van Helmont, il Cardano e più altri filosofi suoi contemporanei, ed era così persuaso della vanità di quelle scienze, che non ebbe alcuna difficoltà di deriderle. Imperocchè al principio del 1590 comparve a Venezia, dopo avere peregrinato altri luoghi d’Italia e gabbato non pochi, un ciarlatano per nome Marco Bragadino di Cipro, già frate cappuccino, il quale si vantava di sapere far l’oro e dava a sè stesso il titolo fastoso di Mammona, Dio della ricchezza. È incredibile la vertigine eccitata da quel frate ciurmatore. Tutti i principi lo volevano: Enrico IV commise al suo ambasciatore a Venezia d’invitarlo alla sua corte; Sisto V, come che tanto spregiudicato, vi pretendeva ragioni perchè era frate: ma Bragadino diceva di voler preferire Venezia, perchè a lui patria. Alloggiava nella splendida casa dei Dandolo, si trattava magnificamente, conduceva con sè due cani con collare d’oro: e possiedendo il secreto di combinare il mercurio con altri o metalli o {{Pt|mine-|}}<noinclude><references/></noinclude> 8p9b0zy03wb05rh1jk4dmtky0dnuwn0 Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/109 108 466923 3895487 1765414 2026-09-07T05:37:48Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895487 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo vi.}}|101}}</noinclude>{{Pt|rali|minerali}} sì che la composizione pigliava il color d’oro, facendo sue esperienze con prosopopea e bella grazia trappolava quanti avevano la stoltìa di fidare in lui; finchè conosciuta l’impostura, fu bandito. Andato in Baviera, l’Elettore, giuntato da lui, il fece impiccare poi abbruciare (nel 1591) come stregone, e con esso anco i cani, cui gl’inquisitori nell’alta loro sapienza sospettarono diavoli. Dimorando in Venezia, ambasciatori, nunzi, patrizi, plebe, tutti correvano a vedere far l’oro; e fra tanto delirio di gente civile, un Barbaro si fece distinguere per sanità di cervello. Essendo che un Ciavùs turco, mandato per negozi dal Gran Signore a Venezia, udendo come quegli faceva l’oro, disse facetamente: ''Se è vero, il mio Sultano verrà a servirlo''. Molti si fecero intorno a Frà Paolo acciò ch’egli pure andasse a vedere, ma e’ se ne burlava, e colle solite sue lepidezze mescolate a sodi ragionamenti cercava di trarre d’inganno altrui. Per suo consiglio, affine di screditare il ciarlatano, fu fatta una mascherata di giovani nobili che girando in gondola vestiti da Mammona, con crogiuoli, mantici, boccette, fabbricavano oro e lo vendevano a cinque lire il soldo; sferzando così la bricconeria del ciurmatore che rubava cinque lire in buoni denari, per un soldo che dava del suo oro. Di tal forma passava il Sarpi l’innocente sua vita, quando verso questo tempo vennero a’ sturbarla le discordie de’ frati. Al Capitolo generale di Cesena (7 giugno 1588) i frati, dovendo eleggere il loro capo, si trovarono al solito divisi in due fazioni: i Fiorentini e {{Pt|Bolo-|}}<noinclude><references/></noinclude> f82rq165ctgepcb608hdtl24bth0xqa Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/110 108 466924 3895488 1765466 2026-09-07T05:37:52Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895488 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|102|{{Sc|capo vi.}}|}}</noinclude>{{Pt|gnesi|Bolognesi}} colle provincie loro aderenti portavano Giovan Battista Libranzio da Budrio, stato per 25 anni professore di metafisica a Pisa, e raccomandato caldamente alla corte di Roma dal gran duca Francesco, morto l’anno innanzi; e i Lombardi e Veneziani favorivano Battista Micolla milanese che per essere stato Procuratore aveva ottenuto dispensa dai papa per le non compiute vacanze. Vinsero i primi, ed essendo il Libranzio uomo buono e pacifico e poco atto a contenere una frataglia inquieta, nacquero tumulti, disordini, accuse, imprigionamenti, e lo stesso generale fu incolpato d’insufficienza e di troppa sopportazione. Il Protettore cercò di mettere qualche accordo, ma non fu possibile. Sisto V chiamò il generale a Roma (1590), e avendo fatto esperienza del senno ed imparzialità di Frà Paolo, gli comandò che si recasse a Bologna, e giudicasse quelle faccende insieme a’ suoi auditori di Ruota. Vi andò nel mese di marzo, fu libero da passioni, e tanto dotto si mostrò nelle leggi e nelle pratiche della curia che gli stessi auditori si riportavano al suo giudizio. Alcuni de’ più discoli furono castigati, e la causa del generale restò interrotta per la morte di lui in Roma, colpito da apoplessìa, a’ 12 d’aprile onde sciolto dal pontefice il tribunale, Frà Paolo si restituì in patria nel maggio seguente. Forse il lettore si annoia che lo trattengo di pettegolezzi monastici, ne’ quali il grand’uomo si smarrisce e non si vede che un cappuccio. Io infatti rimasi dubbio se doveva narrarli; ma considerata la qualità del mio têma, parvemi che l’omissione avrebbe lasciata una lacuna nella continuità dei casi, che<noinclude><references/></noinclude> o1g125dy9zqv8rggtcsjh5cofg2nibw Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/111 108 466925 3895489 1765417 2026-09-07T05:38:02Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895489 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo vi.}}|103}}</noinclude>nella vita sono una catena successiva di cause ed effetti: molto più quando si tratta di personaggi eminenti, nella vita de’ quali anco le inezie sono curiose a sapersi, apparendo come le macchiette di un gran quadro che danno risalto alle figure più cospicue, e compiono la rappresentazione del soggetto. Oltre a ciò, la varietà degli argomenti è bellezza in ogni libro; e le cose qui narrate ed in seguito, se ci fanno per qualche momento dimenticare l’uomo illustre, hanno anch’esse il loro vantaggio, pingendoci le domestiche abitudini di una casta che per molti secoli ha dominato le opinioni del mondo; e forse un acuto lettore saprà dedurne qualche utile riflessione sulla mutabilità degli affetti umani, e sui principii di interesse o di prevenzione donde troppo spesso gli uomini sogliono derivare i loro giudicii. Qui vediamo Frà Paolo onorato e stimato in corte di Roma, più oltre lo vedremo ingiuriato e vilipeso. Restato adunque vacante il generalato, il gran duca Ferdinando, altro protettore di frati, succeduto al fratello Francesco, raccomandò perchè fosse dato ''ad interim'', fino al compimento del triennio, a Frà Lelio Baglioni di Firenze procuratore dell’Ordine, nel che fu compiaciuto da Sisto V; e nel seguente anno (1591) ottenne da Gregorio XIV che fosse confermato pel triennio successivo. Le quali cose benchè remote e indifferenti a Frà Paolo, gli fruttarono gravi disturbi, cui per bene intendere mi conviene tornare indietro alcun poco. Quand’egli andò procuratore a Roma era provinciale di Venezia il padre Gabriele Dardano, di {{Pt|no-|}}<noinclude><references/></noinclude> 4j90ejtm9mvdli7isp4pjhlrf6ghmuu Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/112 108 466926 3895490 1765418 2026-09-07T05:38:06Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895490 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|104|{{Sc|capo vi.}}|}}</noinclude>{{Pt|bile|nobile}} famiglia veneta, ma ambizioso dei gradi supremi, imbroglione ed avido: difetti che astutamente copriva con una apparente santimonia. Fondatore e regolatore di una congregazione di pinzochere, era venerato dal volgo e stimato a Roma, dove tali instituti sono in pregio, essendo la divozione donnesca quella che mantiene in credito i santi. Ma a Frà Gabriele fruttava altrimenti, perocchè col pretesto di soccorrere le sue figliuole spirituali pettegolava nelle case de’ ricchi in busca di limosine, che poi servivano anco per lui. Frà Paolo che lo credeva inframmettente, ma non briccone, nel partire gli raccomandò i frati suoi amici o clienti; ma il Dardano seguendo il suo talento rapace, non fece più distinzione di quelli che degli altri, e tutti espilò con le astuzie di un pubblicano, e sfruttò i beni del convento e della provincia, e destreggiandosi a far mercatura e contrabandi, e a intricar liti, e in ogni altro garbuglio dove potesse cavar denari, era riuscito ad ammassare un bel peculio. Ambiva il generalato; e per farsi largo spendeva a Roma coi cortegiani, massime con quelli del cardinal protettore che ricambiavano di raccomandazioni o di elogi il ladro a cui la liberalità teneva luogo di merito. Ma gli dava ombra il sentire come Frà Paolo, col quale carteggiava continuamente, fosse onorato in Corte, fatto vicario dal generale, e portato favorevolmente nei pensieri del pontefice che lo ammetteva a spessi e famigliari colloqui. E temendo che tanta estimazione non fosse per attraversare i suoi disegni, pensò al modo di levarselo di mezzo; cominciò a scrivergli che era omai tempo<noinclude><references/></noinclude> 5im3p8tmj1iloxd1i32c6abgyvc1zmc Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/113 108 466927 3895491 1765419 2026-09-07T05:38:20Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895491 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo vi.}}|105}}</noinclude>di pensare a sè, e che avrebbe dovuto usare l’aura propizia per tirarsi fuora dalle angustie del convento e inalzarsi ai primi onori della Chiesa: profittasse di pontefice benevolo e una mitra o un cappello rosso essere da preferire ad un povero cappuccio. Ma il Sarpi che non si sentiva di queste ambizioni rispondeva in tuono contrario; e una volta scrivendogli in cifra si lasciò scappare alcune frasi un po’ ardite, dicendo che non apprezzava la Corte, che anzi la abborriva, stantechè ivi le dignità non si possono ottenere se non con male arti. Bisogna che Frà Paolo avesse ragione, e che la corte romana sia una peccatrice incorreggibile, perchè due secoli dopo il celebre Scipione de’ Ricci, che fu poi vescovo di Pistoia, fu disgustato dai ''raggiri e dalle cabale di quella corte, e trovò essere incompatibile il mantenersi galantuomo e perfetto cristiano entrando nella carriera della prelatura colla idea, come dicono, di far fortuna e di pervenire ad alti posti''; e se alcuno vi è riuscito, lo giudicava il ''rara avis in terris''. Tornato Frà Paolo a Venezia e udite le furfanterie del Dardano e le querele degli amici, anzi di tutto il convento, vennero fra loro a parole, indi ad aperta nemicizia, e scrissero a Roma l’uno contro l’altro: Frà Paolo producendo le prove della mala amministrazione del Dardano, e questi accusando Frà Paolo di sospetto nella fede per ciò che praticava con eretici ed Ebrei. Non era creduto l’ex-provinciale perchè la riputazione del Sarpi era troppo bene stabilita; e poco si avvantaggiava l’ex-procuratore, perchè Gabriele spendeva alla ricca e<noinclude><references/></noinclude> 0p6ufqm208b3hmzl5b0feawc37yk2w7 Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/114 108 466928 3895492 1765420 2026-09-07T05:38:41Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895492 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|106|{{Sc|capo vi.}}|}}</noinclude>coi doni si era guadagnata la protezione del nipote al cardinale Santorio, e del Santorio medesimo, che sedotto da lui gli promise il generalato alla prima favorevole occasione. (1592). Intanto non potendo vendicarsi su Frà Paolo, Gabriele si voltò ad offenderlo in quel Frà Giulio, vecchio più che settuagenario, cui egli chiamava suo padre e che si prendeva tanto amorosa cura di lui. E cogliendo occasione di pettegolezzi da confessionario, brigò col patriarca e gli fè togliere la facoltà delle confessioni; e perchè certe monache sue penitenti minacciavano di cavare gli occhi a chi voleva privarle del loro direttore spirituale, Frà Giulio, accusato di fomentare la sedizione nella monacaia, fu mandato per castigo a Bologna, dopo 50 anni di soggiorno a Venezia. Il Sarpi ne fu tocco al vivo, non per l’offesa propria, ma per l’ingiusta persecuzione e perchè il buon frate assai si cruciava di essere tolto alle sue vecchie abitudini; e memore dei molti amici che aveva in Roma e della stima di cui lo onoravano assai prelati, altronde sapendo il proverbio che chi vuole vada e chi non vuole mandi, si decise, abbenchè già si approssimasse l’inverno, di correre egli stesso colà, affine di giustificare l’amico presso il cardinal protettore ed il nuovo pontefice Clemente VIII asceso a’ primi di quell’anno. In vero i caritatevoli suoi uffici furono gratamente accolti, ed ebbe il piacere di ricondurre a Venezia e alle sue monache il travagliato Frà Giulio. Nè fu senza nuova onoranza del Sarpi quell’andata; imperocchè trattandosi allora la causa del<noinclude><references/></noinclude> kv38ugjhluy6144imwsm3io6bztmswz Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/115 108 466929 3895493 1765421 2026-09-07T05:38:43Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895493 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo vi.}}|107}}</noinclude>duca Enrico di Gioiosa, il pontefice sapendo quanto Frà Paolo fosse profondo teologo, volle che anch’egli intervenisse. Quel principe all’età di 20 anni, per disgusto della perdita di una sposa da lui caldamente amata, si fece cappuccino nel 1587. Cinque anni poi, morto suo fratello, unico erede maschio della casa, chiese al papa dispensa di secolarizzarsi; e il papa ne commise l’esame ad una congregazione di cardinali e teologi, i quali spropositarono tante esorbitanze sulla sconfinata potestà pontificia, che il Bellarmino, rivolto a Frà Paolo, disse sotto voce: «Queste sono le cose che hanno fatto perdere la Germania, e lo stesso faranno della Francia e di altri regni». Ma quel prelato non fu conforme a sè stesso, perchè da poi scrisse anch’egli esorbitanze simili, se non anco peggiori. Infine i rispetti umani, le raccomandazioni della corte di Francia, e l’influenza del cardinale di Gioiosa, fecero sortire la dispensa verso la fine di quell’anno 1592. Tornò alla professione dell’armi, alcuni anni dopo s’incappuccinò di nuovo, e morì a Torino nel 1609 per strapazzi di un pellegrinaggio a Roma fatto di verno e a piedi. Il Santa Severina, a cui piaceva l’ingegno e la probità di Frà Paolo, volendo da una parte guadagnarselo e dall’altra levarsi col beneficio questo impedimento a’ suoi disegni, temendo non fosse egli, invece del Dardano, proposto e sostenuto a generale de’ Servi, fece ogni possa per trattenerlo presso di sè; e non riuscendo, l’anno appresso (1593) gli scrisse di suo pugno avvisandolo che lo aveva raccomandato al pontefice per farlo vescovo di {{Pt|Milo-|}}<noinclude><references/></noinclude> q6ph2rbernv47twq2x8pcss6hjgqdha Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/116 108 466930 3895494 1765422 2026-09-07T05:38:57Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895494 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|108|{{Sc|capo vi.}}|}}</noinclude>{{Pt|potamo|Milopotamo}} in Candia. Dicono che il pontefice lo ricusasse per sinistra opinione che aveva di lui, siccome d’uomo che teneva pratica con eterodossi. Ma ciò non si accorda con quello che abbiamo detto di sopra, nè Clemente VIII era così pinzochero da lasciarsi alluccinare da superstizioni plebee. Pare piuttosto, da quello che ho potuto raccogliere, che la sede di Milopotamo essendo povera e con pochi abitanti, sia stata congiunta, per un concordato tra la Santa Sede ed il governo veneto, con quella di Retimo pure in Candia; e a questa alcuni anni dopo, essendo restata vacante, fu promosso Luca Stella di primaria famiglia cittadinesca veneziana, chierico della camera apostolica e referendario dell’una e dell’altra segnatura, che fu poi arcivescovo d’Adria, poi di Creta, poi arcivescovo vescovo di Vicenza, poi di Padova, la più grassa sede episcopale dello stato veneto dando 24,000 ducati di rendita: dalle quali numerose traslazioni, contrarie anco ai canoni ecclesiastici, si vede, lo Stella essere stato un buon cacciatore di benefizi e grato alla Corte. (1594-97). Durante questo tempo le speranze di Gabriele erano state deluse due volte; perocchè morto il generale Libranzio, gli venne sostituito, come narrai, Frà Lelio Baglioni, portato anco dal Santa Severina facendosi promettere che terminato il suo triennio farebbe opera perchè Gabriele gli succedesse. Ma Lelio che ambiva, come tutti, di prolungarsi più che poteva nella carica, e necessitato a lasciarla, cederla ad uno di sua fazione, aderì sulle prime per non incontrare ostacoli; ma venuto il tempo di rassegnare il comando, intrigò tanto, sostenuto dalla continua<noinclude><references/></noinclude> 4b4zfnn1mf3yycp1eewmsd6o4jl9hsj Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/117 108 466931 3895495 1765423 2026-09-07T05:39:01Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895495 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo vi.}}|109}}</noinclude>protezione del gran duca, che nel Capitolo di Cesena (28 maggio 1595) a dispetto di alcune opposizioni e delle minaccie del Santa Severina fu confermato per tre anni ancora. Pochi mesi prima Frà Gabriele era stato rieletto provinciale di Venezia, e fra i due emuli si riaccese una guerra sacra che tutta sconvolse la fratrìa servitica. Il provinciale non preteriva occasione per far dispetto al generale, e il generale usava ogni possa per screditare il provinciale, accusandolo persino alla Congregazione della Riforma per facinoroso, scelerato e colpevole di gravissimi delitti; e trattandolo da spia e da ladro; e che quanto rubava, tutto dava al cardinal protettore. Certo è che Dardano era un cattivo mobile e che l’ambizione lo moveva a cose ingiuste; ma gli ecclesiastici sono così avvezzi allo stile declamatorio e alle esagerazioni rettoriche, senza darsi mai la fatica di provare ciò che dicono, che quando regalano di queste gentilezze ai loro nemici siamo obbligati in coscienza a farvi qualche sottrazione. Checchè si fosse del vero, il Santa Severina se ne trovò offeso, e difendendo il suo protetto con quanto ardore lo perseguitava Frà Lelio, ne nacquero in corte di Roma e tra i Serviti due fazioni; che, povero il mondo, se avessero saputo maneggiare le armi come la lingua. Frà Fulgenzio ci accerta che il parteggiare tra Guelfi e Ghibellini, tra Bianchi e Neri erano ragazzate al cospetto del parteggiare fratesco. Infatti se sono così terribili il diavolo e le donne, quanto più i frati che fanno paura ad entrambi? Frà Paolo avrebbe voluto starsi neutrale; ma pressato da ambe le parti e costretto a decidersi, sì per<noinclude><references/></noinclude> jqkjmli08vgudv1h4kof4sukj6rpjo6 Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/118 108 466932 3895496 1765424 2026-09-07T05:39:04Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895496 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|110|{{Sc|capo vi.}}|}}</noinclude>onore proprio come per ragione si schierò dal lato del generale. Ciò nondimeno proponeva termini alla lite, e desiderava che i potenti non più se ne mischiassero, e fosse lasciata la decisione ai liberi suffragi di un Capitolo. Ma Frà Sante, nipote di Gabriele, disse, doversi aspettare la inspirazione dello Spirito Santo. E Sarpi: ''Lasciamo da parte lo Spirito Santo e operiamo coi mezzi umani''. Non avesse mai detto sì terribile eresia! Sante, o sciocco o maligno, lo denunciò siccome uno che negava gli aiuti dello Spirito Santo. Ma intanto che l’Inquisitore di Venezia aveva il buon senso di rigettare l’accusa, un’altra ne insinuava alla Inquisizione di Roma, di cui faceva parte il Santa Severina, Frà Gabriele incriminandolo nuovamente che conversasse con eretici ed Ebrei; e per far più colpo ricordò quella fatal lettera in cifra che ho detto di sopra, e la sfoderò agli occhi degli Inquisitori. Ma nè il Sant’Offizio trovò materia di eresia, nè il cardinale motivo di personale offesa; sì solamente gli doleva che Frà Paolo, da lui amato e stimato, nol volesse compiacere ne’ suoi desiderii: e più per questo che per altro gli portava un po’ di mal animo. Bene fu per fare un cattivo incontro Frà Gabriele, se per avventura la colpa di cui lo incusarono non fosse stato un arcano sacro. Era capitato a Venezia un Servita cui, per saper piangere a sua voglia, chiamavano Frà Lagrimino; il quale ribaldo ed ipocrita, fuggendo l’ira del generale si era acquistata la protezione del provinciale. Lagrimino, bravo esorcista, si era dato ai lucri del suo mestiere, e fra i clienti si ebbe la moglie di un mercatante; la quale in ricompensa che<noinclude><references/></noinclude> 7m2t61t9iat7a1ufpw0uaqku9xnphoc Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/119 108 466933 3895497 1765425 2026-09-07T05:39:11Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895497 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo vi.}}|111}}</noinclude>il frate le cacciava dal corpo i diavoli, lo regalava con belle pezze di rasi, e mussole e tele fine, che poi Lagrimino, Gabriele e monsignor nunzio a Venezia si dividevano da buoni amici. La ruberia fu scoperta; Lagrimino fuggì; gli fu fatto il processo e fu intaccato nella truffa anco Frà Gabriele; della qual cosa essendone corsa la fama a Roma, il general Lelio lo accusò al governatore, che fecelo portare in carcere. Ma quelli che avevano avuto parte dei rasi e delle mussoline ne ebbero scandalo. Il Santa Severina specialmente ne fece uno scalpore da non dirsi col pontefice, e tanto adoperò, finchè dopo pochi giorni fu rilasciato il Dardano e in sua vece fu sostenuto il generale come calunniatore. Intanto fra intrighi e accuse quella fratesca rimestura durava da più anni. Il papa voleva perdere la testa: spediva brevi di qua e di là, s’interessavano cardinali, vescovi, prelati e sopratutto le monache; e tanto si erano riscaldati gli spiriti che dovendosi tenere un Capitolo a Vicenza, convenne alla polizia di mandarvi una grossa squadra di sbirri. I quali sapendo che i frati fanno voto di povertà, non di astinenza, visitarono divotamente la cantina e dispensa loro, e sì si avvinazzarono ed empirono, che fu facile ai Servi di Maria di disarmarli; e sbirri e frati stavano in punto di venire alle archibugiate, se la prudenza di Frà Paolo colle preghiere colle esortazioni e usando di tutto l’ascendente di cui godeva, non impediva quel pazzo e scandaloso furore. (1597). Era convocato a Roma il Capitolo pel primo di giugno. Gabriele scaduto dal provincialato<noinclude><references/></noinclude> 68cd7s94t02obn0z0s99hw79j7in4sa Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/120 108 466934 3895498 1765426 2026-09-07T05:39:15Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895498 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|112|{{Sc|capo vi.}}|}}</noinclude>si fece nominare definitore, e nella prima carica gli succedette Arcangelo Piccioni, altro nemico del Sarpi: ambi andarono al Capitolo; ma i frati del partito contrario, che assolutamente non volevano il Dardano per loro capo, sollecitarono Frà Paolo che vi andasse anch’egli, e trovasse via di accordo, altrimenti non sarebbe più finita. Ciò egli sentiva benissimo; ma gli facevano paura le mene dei due frati nemici, quella tal lettera in cifra e lo sdegno del cardinal protettore. Gli amici ne lo confortavano, appoggiandosi alla antica benevolenza del medesimo, e alle graziose lettere scrittegli più volte e anco di recente. Allora il Sarpi ricordò facetamente l’apologo del leone che aveva chiarito guerra a tutti gli animali cornuti, il che sentendo la volpe, si nascose dicendo: ''Se il leone vuole che le mie orecchie sieno corna, chi vorrà contradirgli?'' Pure risolse l’andare, ma ben fornito di commendatizie per l’ambasciatore veneto e prelati di corte. N’era anco sollecitato dal Bernerio cardinale d’Ascoli, suo vecchio amico, da lui già conosciuto a Mantova quand’era inquisitore, ed ora della Congregazione del Sant’Offizio; il quale lo assicurava che avrebbe trovato in Roma la migliore accoglienza. Infatti il Santa Severina lo ricevette molto benignamente, e solo si lagnò che avesse favorito con troppo calore il general Lelio; intorno a che il Sarpi essendosi giustificato in modo che il cardinale ne fu contento, questi volle riconciliarlo con Gabriele; al quale tuttavia non riuscì di essere generale, opponendosi non pure Veneziani e Lombardi, ma i Fiorentini ancora, e chi proponeva uno e chi un altro<noinclude><references/></noinclude> tukiudsheeqfest6hik4vnlzx0lasak Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/121 108 466935 3895499 1765427 2026-09-07T05:39:17Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895499 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo vi.}}|113}}</noinclude>candidato. A talchè il papa che aveva altri disturbi per la testa, la finì egli con eleggere ai 30 di maggio Angelo Maria Montorsi, eremita dei Servi del monte Senario presso Firenze, più atto alla santimonia che agli affari, e che non accettò se non dopo minaccia di scomunica. Nè perciò finirono le liti, ma sono estranee alla vita di Frà Paolo. Aggiungo solo che morto il Montorsio nel 1600, il Dardano fu di nuovo escluso dal generalato, toccato invece a un frate Arcangelo Tortelli da Parma; e morto anco questo il seguente anno, Gabriele ad arbitrio del cardinale Santa Severina, e contro le regole dell’Ordine, fu nominato generale ''ad interim'' e confermato da un Capitolo tenuto in Roma a’ 24 maggio 1603, ma poco godette di un incarico procacciato con tanti intrighi, perchè morì a Venezia a’ 27 febbraio del 1604. Frà Fulgenzio afferma che per riuscirvi spese 40,000 ducati; forse è un po’ troppo: ma è sempre vero che a Roma si paga e senza danari non si hanno santi. Il cardinale Santorio di Santa Severina morì ai 7 di giugno del 1603, e mancato questo desposta protettore che disponeva delle cariche dell’Ordine come di cosa propria, mancò il principal fomite della discordia, come bene, quantunque con parole velate, osserva l’annalista de’ Serviti, contemporaneo. Il che giova a difendere Frà Paolo dalla accusa che la attizzasse egli medesimo per la voglia di diventar generale: mentre nelle liste de’ concorrenti a quella dignità, non mai si trova il suo nome. {{rule|4em}}<noinclude> <references/>{{PieDiPagina|''Vita di F. Paolo'' T. I.||8}}</noinclude> 49v51zp4opkx9wv8mcgjzvlluj1hx8w Biografia di Frà Paolo Sarpi/Vol. I/Capo V 0 466964 3895485 3795788 2026-09-07T05:37:25Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3895485 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capo V.|prec=../Capo IV|succ=../Capo VI}} <pages index="Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu" from=93 to=107 /> ibd8jbujj55937dsvv36h1lik4ic64m Biografia di Frà Paolo Sarpi/Vol. I/Capo VI 0 466965 3895500 3795789 2026-09-07T05:39:28Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3895500 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capo VI.|prec=../Capo V|succ=../Capo VII}} <pages index="Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu" from=108 to=121 /> d09ktr60zdwm6ffh54nwaumgnnve9t8 Pagina:Opere di Niccolò Machiavelli VI.djvu/371 108 473330 3895531 2844540 2026-09-07T05:58:57Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895531 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|||351}}</noinclude><section begin="s1" />{{Rule}}{{Rule}} {{Ct|f=200%|L=.4em|'''I DECENNALI'''}} {{Ct|f=160%|L=.2em|AD ALAMANNO SALVIATI.}} {{Rule}}{{Rule}}<section end="s1" /> <section begin="s2" /><noinclude> {| |- |valign=top|</noinclude>{{Centrato}} {{Sc|nicolaus maclavellus}} ALAMANNO SALVIATO Viro praestantissimo salutem. </div> {{X-larger|L}}''Ege, Alamanne, postquam id efflagitas, transacti decennii labores Italicos, nostrum quindecim dierum opus. Fortasse nostri aeque ac Italiae vicem dolebis, dum quibus ipsa fuerit periculis obnoxia perspexeris, et nos tanta infra tam breves terminos perstrinxisse. Forsitan et ambos excusabis, illam necessitudine fati, cuius vis refringi non potest, et nos angustia temporis, quod in huiusmodi ocio nobis adsignatur. Verum obsecro te ut nobis non desis, sicut illi ac labanti patriae tuae non defuisti; si cupis carmina haec nostra, quae tuo invitatu edimus, non contemnenda. Vale.'' <div align="right"> V. Idus Novembris 1504 </div> <noinclude> |valign=top| </noinclude>{{Centrato}} {{Sc|''nicolaus maclavellus''}} ''E I D E M.'' </div> {{X-larger|L}}Eggete, Alamanno, poichè voi lo desiderate, le fatiche d’Italia di dieci anni, e le mia di quindici dì. So che v’increscerà di lei e di me, veggendo da quali infortunj quella sia suta oppressa, e me aver voluto tante gran cose in sì brevi termini restringere. So ancora escuserete l’uno e l’altro, lei colla necessità del fato, e me colla brevità del tempo, che mi è in simili ozj concesso. E perchè voi col mantenere la libertà d’uno de’ suoi primi, avete subvenuto a lei, son certo subverrete ancora a me delle sue fatiche recitatore; e sarete contento mettere in questi mia versi tanto spirito, che del loro gravissimo subietto, e dell’audienza vostra diventino degni. Valete <div align="right"> ''Die 9. Novembris'' 1504 </div> <noinclude> |} </noinclude> <section end="s2" /><noinclude> <references/></noinclude> ht5f1dcd0xixv6s8sao66ywyipqnvs7 Pagina:Rivista italiana di numismatica 1894.djvu/539 108 501218 3895526 1869320 2026-09-07T05:51:14Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895526 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{Centrato|{{x-larger|BIBLIOGRAFIA}} {{larger|LIBRI NUOVI}}.}} {{indentatuta}}'''Renner''' ({{Sc|Victor}} von), ''Griechische Münzen, für Schulzwecke zusammengestellt''. I. Theil. ''Der Osten''. — Wien, 1894. — (Un opusc. in-8, con una tav. in fototipia).</div> II Sig. von Renner è professore ginnasiale a Vienna, ed in tale qualità si giova molto opportunamente della Numismatica come sussidio ed illustrazione all’insegnamento della Storia e della Filologia. Il Ginnasio della Leopoldstadt, al quale appartiene, possiede una raccolta, che l’A. ha riordinata e che va crescendo d’anno in anno per via di doni e di acquisti sistematici; essa fornisce già in massima parte il materiale didattico al Sig. von Renner; alle lacune che tuttora vi esistono egli ripara col ricorrere alla propria raccolta particolare. Vediamo con piacere che il suo tentativo è coronato da buon successo, talchè da molte parti gli fu manifestato il desiderio di avere una guida per raccogliere ed ordinare collezioni numismatiche a scopo d’insegnamento scolastico. L’opuscolo che abbiamo sott’occhio è appunto la prima parte d’un lavoro che l’A. si propone di pubblicare per soddisfare a quella richiesta. Contiene la descrizione dei tipi principali delle monete greche autonome e regie, disposte nel modo che l’A. ha ritenuto più adatto per servire da commento alla Storia, quale s’insegna nelle scuole; egli ha dovuto per conseguenza scostarsi in alcuni punti dal sistema di Eckhel, e comincia p. es. con la Persia. Questa prima parte comprende le monete dell’Oriente, cioè dell’Asia, della Grecia, ecc.; la seconda parte comprenderà quelle della Sicilia, dell’Italia, delle Gallie, della Spagna e di Cartagine. {{A destra|S. A.}} {{nop}}<noinclude><references/></noinclude> l3fmfl0r07fw0bzri1yul24gjx86ra8 3895527 3895526 2026-09-07T05:51:29Z Dr Zimbu 1553 3895527 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{Centrato|{{x-larger|BIBLIOGRAFIA}} {{larger|LIBRI NUOVI}}.}} {{indentatura}}'''Renner''' ({{Sc|Victor}} von), ''Griechische Münzen, für Schulzwecke zusammengestellt''. I. Theil. ''Der Osten''. — Wien, 1894. — (Un opusc. in-8, con una tav. in fototipia).</div> II Sig. von Renner è professore ginnasiale a Vienna, ed in tale qualità si giova molto opportunamente della Numismatica come sussidio ed illustrazione all’insegnamento della Storia e della Filologia. Il Ginnasio della Leopoldstadt, al quale appartiene, possiede una raccolta, che l’A. ha riordinata e che va crescendo d’anno in anno per via di doni e di acquisti sistematici; essa fornisce già in massima parte il materiale didattico al Sig. von Renner; alle lacune che tuttora vi esistono egli ripara col ricorrere alla propria raccolta particolare. Vediamo con piacere che il suo tentativo è coronato da buon successo, talchè da molte parti gli fu manifestato il desiderio di avere una guida per raccogliere ed ordinare collezioni numismatiche a scopo d’insegnamento scolastico. L’opuscolo che abbiamo sott’occhio è appunto la prima parte d’un lavoro che l’A. si propone di pubblicare per soddisfare a quella richiesta. Contiene la descrizione dei tipi principali delle monete greche autonome e regie, disposte nel modo che l’A. ha ritenuto più adatto per servire da commento alla Storia, quale s’insegna nelle scuole; egli ha dovuto per conseguenza scostarsi in alcuni punti dal sistema di Eckhel, e comincia p. es. con la Persia. Questa prima parte comprende le monete dell’Oriente, cioè dell’Asia, della Grecia, ecc.; la seconda parte comprenderà quelle della Sicilia, dell’Italia, delle Gallie, della Spagna e di Cartagine. {{A destra|S. A.}} {{nop}}<noinclude><references/></noinclude> r7iib7zxyxlixetvgquvyjgkskggx6h Pagina:Rivista italiana di numismatica 1894.djvu/540 108 502079 3895528 1872091 2026-09-07T05:53:43Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895528 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|522|{{Sc|bibliografia}}||riga=si}}</noinclude> ''Di Palma Francesco'', Moneta inedita di Campobasso. ''Napoli'', Tipografia della R. Università, 1893, in-4 gr. pp. 12 [Ediz. di 25 esemplari]. Per le nozze d’argento dei Sovrani d’Italia. ''Mariani M.'', Cenni intorno al medagliere (zecche italiane) dell’istituto civico Bonetta in Pavia. ''Pavia'', Tip. Fratelli Fusi, 1894, in-8 p. 15. [Estr. dal ''Bull. storico pavese'', a. II, 1894, fasc. 1-2]. Monete romane, consolari e imperiali, aes grave, monete bizantine, del medio evo e moderne; medaglie. Collezione di Mons. Vitaliano Sossi di Asti. ''Roma''. Tip. dell’Unione cooperativa editrice, 1891, in-8, p. 157, con due tavole. [Antica galleria Borghese, hôtel des ventes, a. IV, n. 47]. ''Orsi P.'', Le monete romane di provenienza trentina, possedute dal Museo Civico di Rovereto, con un’appendice. Nota. In-8. ''Rovereto'', Tipografia Roveretana, 1893. {{rule|10em|v=1|t=1|000}} ''Arnauné Auguste'', La monnaie, le crédit et le change. ''Paris'', Alean, 1894, in-8, pp. III-402. ''Blanchard Louis'', La réforme monétaire de Saint Louis. — Sur la taille et le poids du denier de la monnaie bourgeoise. — Sur la traduction française du traité des monnaies d’Oresmes. ''Marseille'', impr. Barlatier et Barthelet, in-8 (Extr. des ''Memoires de l’Académie des sciences de Marseille''). ''Brédif F''., Attributions fìnancières du Sénat romain sous la République. ''Paris'', Rousseau, 1894, in-8. ''Breton P. N.'', Histoire illustrée des monnaies et jetons du Canadà. ''Montréal'', 1894, in-8 ill. ''Delorme Emmanuel'', Note sur un Triens mérovingien découvert à Blagnac (près Toulouse) en octobre 1893. ''Toulouse'', Impr. A. Chauvin et fils, 1894, in-4. ''Derome C.'', La numismatique du Vermandois. ''Saint-Quentin'', Poette, in-8, pp. 47, avec fig. ''Eck Th''., Saint-Quentin dans l’antiquité et au moyen-âge, récit relatant les intéressantes découvertes faites dans cette ville en 1892 et 1893, suivi d’une notice sur une trouvaille de monnaies romaines faites à Fontaine-Uterte (Aisne). ''Saint-Quentin'', Triqueneaux-Devienne, 1894, in-8, pp. 51. Nouveau Classement des monnaies languedociennes, lecture faite le 2 février 1888 à l’Académie de Marseille. ''Marseille'', impr. Barlatier et Barthelet, s. d., in-8, pp. 54. ''Sagnier A.'', Etude sur le monnayage autonome des Cavares. ''Avignon'', 1894, in-8, pp. 19 et 1 pl. (Extr. des ''Mémoires de l’Académie de Vaucluse''). {{rule|10em|v=1|t=1|000}} ''Stroehlin Paul-Ch''., Annuaire numismatique suisse. Première année. ''Genève'', 1894, in-12. Prospetto illustrato degli spezzati italiani fuori di corso a datare dal 24 luglio 1894. ''Bellinzona'', Colombi.<noinclude></noinclude> 65acdh1owpcgg3ftut0q2yv3e9nuvth Pagina:Rivista italiana di numismatica 1894.djvu/541 108 502081 3895529 2335987 2026-09-07T05:54:40Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895529 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|bibliografia}}|523|riga=si}}</noinclude> ''Bamps'', Note sur un denier inédit de Louis I, comte de Looz. ''Bruxelles'', Goeémare, in-8, pp. 19. ''De Witte'', Histoire monétaire des comtes de Louvain, ducs de Brabant, marquis du Saint-Empire romain, t. I. ''Anvers'', De Backer, in-4. ''Serrure'', Essai de numismatique luxembourgeoise. ''Ghent'', Vijt, pp. 226, in-8 et 222 gravures. {{rule|10em|v=1|t=1|000}} ''Dannenberg Hermann'', Die deutschen Münzen der sächsischen und fränkischen Kaiserzeit. II Band. Mit 1 Karte und 39 Tafln., in-4, pp. {{Sc|viii}}, e 511-757. ''Berlin'', Weidmann, 1891. ''Helferich K''., Die Folgen des deutschoesterr. Münzvereins von 1857. ''Strassburg'', Trübner, 1894. ''Pernice'' dr. ''Erich'', Griechische Gewichte. ''Berlin'', Weidmann, 1894, in-8 ill. Beschreibung der antiken Münzen in den Königl-Museen zu Berlin. III volume, I parte. ''Berlin'', Spemann, 1894, in-8. {{rule|10em|v=1|t=1|000}} {{Centrato|{{larger|PERIODICI}}.}} {{Sc|Revue Numismatique Française}}. — Fascicolo II, 1894. ''Babelon E''., Trouvaille de Samos. — ''Ramsay W''., Colonia Niniva ou Ninica. — ''Drouin E.,'' Monnaies de deux nouveaux rois de la Sogdiane. ''Le Blant E''., Les inscriptions du camée dit «le Jupiter du trésor de Chartres». — ''Schlumberger G''., Bulles d’or byzantines conservées aux Archives vaticanes. — ''Casanova P.'', Dinars inédits du Yemen. — ''Blanchet J. Adrien'', Denier de Charles VIII frappé à Marseille. — Cronaca, Bibliografia, ecc. Fascicolo III, 1894 ''Babelon E.'', Chronologie des monnaies de Samos. — ''Beurlier E.'', Le Koinon de Syrie et les Syriarques Artabanes et Hérode. — ''Blanchet J. Adrien'', Monnaie inédite de Nicée avec l’ΙΠΠΟΣ ΒΡΟ ΤΟΠΟΥΣ. - ''Casanova P''., Numismatique des Danichmendites. — ''Castellane'' (Comte de), Le différent de l’atelier de Fouras sur les monnaies de Charles VII. — ''La Tour H.'', Jean de Candida. — Cronaca, Miscellanea, Necrologia, ecc. {{Sc|Annuaire de Numismatique}}. — Luglio-agosto 1894. ''Caron E.'', Essai de classification des monnaies de Louis VI et Louis VII. — ''Farge D''.r ''E''., Ateliers temporaires de Charles VII.<noinclude>[[Categoria:Pagine con testo greco]]</noinclude> 90ve3ai2u58bmoo3oadmufgfcfji20u 3895530 3895529 2026-09-07T05:54:54Z Dr Zimbu 1553 3895530 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|bibliografia}}|523|riga=si}}</noinclude> ''Bamps'', Note sur un denier inédit de Louis I, comte de Looz. ''Bruxelles'', Goeémare, in-8, pp. 19. ''De Witte'', Histoire monétaire des comtes de Louvain, ducs de Brabant, marquis du Saint-Empire romain, t. I. ''Anvers'', De Backer, in-4. ''Serrure'', Essai de numismatique luxembourgeoise. ''Ghent'', Vijt, pp. 226, in-8 et 222 gravures. {{rule|10em|v=1|t=1|000}} ''Dannenberg Hermann'', Die deutschen Münzen der sächsischen und fränkischen Kaiserzeit. II Band. Mit 1 Karte und 39 Tafln., in-4, pp. {{Sc|viii}}, e 511-757. ''Berlin'', Weidmann, 1891. ''Helferich K''., Die Folgen des deutschoesterr. Münzvereins von 1857. ''Strassburg'', Trübner, 1894. ''Pernice'' dr. ''Erich'', Griechische Gewichte. ''Berlin'', Weidmann, 1894, in-8 ill. Beschreibung der antiken Münzen in den Königl-Museen zu Berlin. III volume, I parte. ''Berlin'', Spemann, 1894, in-8. {{rule|10em|v=1|t=1|000}} {{Centrato|{{larger|PERIODICI}}.}} {{Sc|Revue Numismatique Française}}. — Fascicolo II, 1894. ''Babelon E''., Trouvaille de Samos. — ''Ramsay W''., Colonia Niniva ou Ninica. — ''Drouin E.,'' Monnaies de deux nouveaux rois de la Sogdiane. ''Le Blant E''., Les inscriptions du camée dit «le Jupiter du trésor de Chartres». — ''Schlumberger G''., Bulles d’or byzantines conservées aux Archives vaticanes. — ''Casanova P.'', Dinars inédits du Yemen. — ''Blanchet J. Adrien'', Denier de Charles VIII frappé à Marseille. — Cronaca, Bibliografia, ecc. Fascicolo III, 1894 ''Babelon E.'', Chronologie des monnaies de Samos. — ''Beurlier E.'', Le Koinon de Syrie et les Syriarques Artabanes et Hérode. — ''Blanchet J. Adrien'', Monnaie inédite de Nicée avec l’ΙΠΠΟΣ ΒΡΟ ΤΟΠΟΥΣ. - ''Casanova P''., Numismatique des Danichmendites. — ''Castellane'' (Comte de), Le différent de l’atelier de Fouras sur les monnaies de Charles VII. — ''La Tour H.'', Jean de Candida. — Cronaca, Miscellanea, Necrologia, ecc. {{Sc|Annuaire de Numismatique}}. — Luglio-agosto 1894. ''Caron E.'', Essai de classification des monnaies de Louis VI et Louis VII. — ''Farge D''.r ''E''., Ateliers temporaires de Charles VII.<noinclude>[[Categoria:Pagine con testo greco]]</noinclude> lrrgkj4egiex0npwtzzu6grc3t71p7z Tragedie (Euripide - Romagnoli) 0 693717 3895784 3829045 2026-09-07T11:56:49Z Candalua 1675 Porto il SAL a SAL 100% 3895784 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Euripide | Titolo = Tragedie | Anno di pubblicazione = V secolo a.C. | Lingua originale del testo = greco | Nome e cognome del traduttore = Ettore Romagnoli | Anno di traduzione = 1925-1930 | Progetto = Teatro | Argomento = Mitologia greca | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Tragedie di Euripide (Romagnoli) I.djvu }} {{Raccolta|I poeti greci tradotti da Ettore Romagnoli}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) II.djvu" from="1" to="2" /> ==Indice dell'opera== * {{testo|/Prefazione|Prefazione}} * {{testo|Le Baccanti|Le Baccanti|tipo=tradizionale}} * {{testo|Ione (Euripide)|Ione|tipo=tradizionale}} * {{testo|Medea (Euripide - Romagnoli)|Medea|tipo=tradizionale}} * {{testo|Alcesti (Euripide - Romagnoli)|Alcesti|tipo=tradizionale}} * {{testo|Le Fenicie (Euripide - Romagnoli)|Le Fenicie|tipo=tradizionale}} * {{testo|Le supplici (Euripide)|Le supplici|tipo=tradizionale}} * {{testo|Ercole (Euripide)|Ercole|tipo=tradizionale}} * {{testo|Ippolito|tipo=tradizionale}} * {{testo|Eraclidi|tipo=tradizionale}} * {{testo|Ifigenia in Aulide (Euripide - Romagnoli)|Ifigenia in Aulide|tipo=tradizionale}} * {{testo|Ifigenia in Tauride (Euripide - Romagnoli)|Ifigenia in Tauride|tipo=tradizionale}} * {{testo|Reso|tipo=tradizionale}} * {{testo|Le Troadi|tipo=tradizionale}} * {{testo|Ecuba|tipo=tradizionale}} * {{testo|Elettra (Euripide - Romagnoli)|Elettra|tipo=tradizionale}} * {{testo|Oreste (Euripide - Romagnoli)|Oreste|tipo=tradizionale}} * {{testo|Andromaca (Euripide - Romagnoli)|Andromaca|tipo=tradizionale}} * {{testo|Elena (Euripide - Romagnoli)|Elena|tipo=tradizionale}} * {{testo|Il Ciclope (Euripide - Romagnoli)|Il Ciclope|tipo=tradizionale}} * {{testo|/Note|Note}} [[Categoria:Raccolte di opere teatrali]] stiifntut55kt34h65py4lxhbr1jj51 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/141 108 699469 3895501 3836284 2026-09-07T05:40:31Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895501 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri municipali di roma }}|riga=7}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|MARCHETTI AVV. CAV. GIUSEPPE }} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{capolettera|[[file:Capolettera S - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (crop).jpg|45px|S]]| |-35px}}copo solenne di queste nostre pubblicazioni, è alla presente e alla tarda età consegnare nella luce serena di un biografico ricordo quei cittadini, che dopo la gloria più bella d’Italia — il riscatto di Roma — furono stimati degni di salire al Campidoglio, a far corona del Comunale Consiglio, e notar quindi siccome in pagine imperiture di storia i nomi di tutti loro, siano essi discendenti da nobiltà di stirpe, o da modestia di natali, siano in maggior lustro venuti per potenza d’ingegno e grandezza di opere, o circoscritti in più breve confine, od abbiano altezza di meriti, od umiltà di virtù. — E certamente noi segnaleremo un giorno alla pubblica menzione coloro, avvegnachè ne sia lievissimo il numero, che in tanta luce di secolo, credono deturpare il patrizio blasone, o lo splendore di una fama cospicua, e di merito illustre, notati essendo nelle biografiche memorie di cittadini, che se la nascita ebbero modesta e modeste le virtù, l’onore sostennero d’un medesimo uffizio, e molti, più che la fortuna di un nobile casato e la vanità altissima, posseggono la nobiltà dei sentimenti, e l’altezza dei fatti, e la bellezza e grandezza dell’ingegno. Ma su ciò per ora tirando un velo, noi seguiamo nostro cammino, scrivendo la vita degli egregi e virtuosi uomini, presentandoli scolpiti dalla mano del biografo. — Nell’anno 1815, nella città di Spoleto, che un tempo fu capitale dell’Umbria, nasceva da onorata e civile famiglia l’Avvocato Giuseppe Marchetti. — Gli anni cresceva, coltivando negli studî la mente, e ai più nobili e gentili sensi informando il cuore. — Venuto in Roma si applicò alle scienze legali,<noinclude></noinclude> 35sep2mhnltx8u7lema7cocii57ir3f 3895505 3895501 2026-09-07T05:42:04Z Dr Zimbu 1553 3895505 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| biografie dei consiglieri municipali di roma }}|riga=7}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|MARCHETTI AVV. CAV. GIUSEPPE }} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{capolettera|[[file:Capolettera S - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (crop).jpg|45px|S]]| |-35px}}copo solenne di queste nostre pubblicazioni, è alla presente e alla tarda età consegnare nella luce serena di un biografico ricordo quei cittadini, che dopo la gloria più bella d’Italia — il riscatto di Roma — furono stimati degni di salire al Campidoglio, a far corona del Comunale Consiglio, e notar quindi siccome in pagine imperiture di storia i nomi di tutti loro, siano essi discendenti da nobiltà di stirpe, o da modestia di natali, siano in maggior lustro venuti per potenza d’ingegno e grandezza di opere, o circoscritti in più breve confine, od abbiano altezza di meriti, od umiltà di virtù. — E certamente noi segnaleremo un giorno alla pubblica menzione coloro, avvegnachè ne sia lievissimo il numero, che in tanta luce di secolo, credono deturpare il patrizio blasone, o lo splendore di una fama cospicua, e di merito illustre, notati essendo nelle biografiche memorie di cittadini, che se la nascita ebbero modesta e modeste le virtù, l’onore sostennero d’un medesimo uffizio, e molti, più che la fortuna di un nobile casato e la vanità altissima, posseggono la nobiltà dei sentimenti, e l’altezza dei fatti, e la bellezza e grandezza dell’ingegno. Ma su ciò per ora tirando un velo, noi seguiamo nostro cammino, scrivendo la vita degli egregi e virtuosi uomini, presentandoli scolpiti dalla mano del biografo. —</p> Nell’anno 1815, nella città di Spoleto, che un tempo fu capitale dell’Umbria, nasceva da onorata e civile famiglia l’Avvocato Giuseppe Marchetti. — Gli anni cresceva, coltivando negli studî la mente, e ai più nobili e gentili sensi informando il cuore. — Venuto in Roma si applicò alle scienze legali,<noinclude></noinclude> g3uk69zdwq1zsasuuprlqrbvgsams9w Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/142 108 699470 3895502 3836283 2026-09-07T05:41:11Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895502 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| marchetti avv. cav. giuseppe }}|riga=7}}</noinclude>e la robustezza dell’ingegno si rivelò nel suo più eletto splendore chè la laurea conseguita, ottenne di poi anche il titolo di Avvocato, e si diè ad esercitare nella palestra del foro, dove raccolse sempre le più distinte onoranze, e venne in bellissima fama, ed avuto in altissima stima. — E di vero la reputazione chiarissima di lui fece sì che anche nei tempi del papale regime, fosse desiderato e cercato, affinchè sua opera facesse valere nella magistratura giudiziaria, ma egli oppose sempre ricusa, chè non era ne’ suoi sentimenti prestare a quel governo servigi. — Però appena nell’anno 1849 i tempi mutavano, e la Romana Repubblica era proclamata, egli venia di subito alla carica di giudice del Tribunale di appello in Roma destinato, facendolo i suoi meriti in tali uffici attissimo imperciocchè è egli uomo che alla integrità del carattere, alla grande onestà congiunge amore della giustizia, e questa perciò fu da lui rettamente esercitata, anche per la sua vasta dottrina in materia legale. — E così andò sempre più levando di se universale la stima, che era di poi prescelto dal Commissario francese Avv. {{Wl|Q3771215|Giuseppe Piacentini-Rinaldi}} a far parte della Cassazione Romana, la quale però ebbe durata brevissima, chè il restaurato pontificio regime ne faceva abolizione. — Il Marchetti sapiente e dotto quale egli è, condivide la opinione dell’illustre cittadino di Livorno, che cioè: ''la legge importa che sia educatrice per eccellenza, corregga i costumi rei, non attenda i buoni costumi a correggersi, e norma di vita ella si presenti agli occhi di tutti, come un Cristo sul colle a predicare alle turbe i precetti dell’onesto vivere.'' — Amante dell’Italia, egli desidera che si faccia sempre più grande e rispettata Nazione, e che le forze di tutti cospirino alla felicità del popolo, poichè nel popolo, conviene egli col {{AutoreCitato|Giambattista Vico|Vico}}, ''risiedono le potenze creatrici del lavoro, dell’industria, del genio, e della civilizzazione'', ed il popolo, dice uno scrittore sommo, ''ha diritto ad un libero progressivo sviluppo morale, ha diritto all’educazione, ha diritto di conoscere come proceda il maneggio degli affari, che lo riguardano, ha diritto a partecipare, quanto è possibile, direttamente o indirettamente, in quel maneggio''; e per conoscere sempre meglio i propri doveri ha d’uopo d’interrogare ''la tradizione dell’umanità, il consiglio de’ propri fratelli, non nel cerchio ristretto d’un secolo e d’una setta, ma in tutti i secoli e nella maggiorità degli uomini passati e presenti.'' — La città di Roma i pregi della mente e dell’animo del Marchetti conoscendo, lo eleggeva poscia Consigliere in Campidoglio, d’onde uscito, veniva rieletto con circa cinquemila voti. —<noinclude></noinclude> 2w1zh9gntgmza544c24g0lthbytwwax Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/143 108 699472 3895503 3836282 2026-09-07T05:41:37Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895503 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|marchetti avv. cav. giuseppe}}|riga=7}}</noinclude> Però i proprî affari non permettendogli una larga ingerenza degli uffici municipali ha fatto sempre parte della Giunta come Assessore supplente, ed ha atteso anche all’ufficio dell’istruzione pubblica. — Avvenuta la morte dell’Avvocato Bruni primo presidente del Circolo legale, fu eletto, come degno successore, il Marchetti, nella quale carica per quattro anni fu con unanimità di suffragi riconfermato, ed in tale ufficio essendo, veniva pure decorato dell’ordine della Corona d’Italia. — E noi segnaliamo anco alla pubblica riconoscenza il Marchetti, siccome benemerito della scienza, della civiltà, della nazione, della umanità, imperocchè è stato egli il fondatore dei congressi giuridici in Italia, e con quanta tenacità di propositi, con quante faticose sollecitudini, con quanta abnegazione noi non diremo, ma accenneremo si bene come al nobile intento giungesse attraverso grandi ostacoli, e mercè il concorso d’uomini illustri, mentre sarebbe del Governo cura suprema lo intervenire in appoggio di siffatti congressi avuti oggi presso tutte le più civili nazioni in sommo riguardo, chè sono fecondi del più grande dei risultamenti umani, quale è quello di soccorrere il legislatore a gettare le fondamenta incrollabili, su cui deve posare la Società, e derivarne quella giustizia legale che il progredire dei liberi tempi e il pubblico e privato interesse di ogni cittadino richiede. — Il Marchetti intanto nel novembre dell’anno 1872, inaugurava in Campidoglio l’apertura del primo congresso giuridico, cui intervennero i più distinti giureconsulti, e spargevansi i primi semi delle legali riforme, e raccoglievansi nel campo delle scienze le opinioui dei dotti. — Ed in commemorazione di quel primo congresso fu coniata una bella e splendida medaglia. — Di presente il Marchetti si sta occupando del nuovo congresso giuridico, che avrà effetto in Torino nell’ottobre prossimo. — Egli è perciò in corrispondenza con i più dotti scienziati d’Italia e fuori, ed ogni sua premura intende a rendere questo congresso non solo sempre più degno di una grande e civile nazione, ma sopratutto proficuo ed apportatore di più retti miglioramenti, delle più urgenti riforme che la moderna legislatura reclama e la sociale convivenza comanda. — Quindi gli uomini che stanno al governo dello Stato, hanno sacro dovere di cooperare al più splendido successo di questo congresso giuridico e raccogliere la mente dei sapienti giureconsulti, non solo per l’onore del proprio paese e perchè non si affermi, che il Governo d’Italia è da meno dei Governi più civili e più progressivi, ma per il maggior bene della nazionale famiglia. — E notiamo con vera soddisfazione dell’animo, come quell’illustre uomo, che è il conte {{Wl|Q3067950|Federico Sclopis}}, abbia assunto la Presidenza del Comitato d’organizzazione del congresso in Torino, e come ciò sia arra dell’alto successo<noinclude></noinclude> ghnwiixyta42dtvmenag30n81pol13h Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/144 108 699474 3895504 3836281 2026-09-07T05:41:49Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895504 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| marchetti avv. cav. giuseppe }}|riga=7}}</noinclude>che si meritano i nobilissimi sforzi del Marchetti amante della patria, della scienza, e del progredire della civiltà. — ''E poichè'', come disse uno scrittore illustre, ''l’esistenza attuale è gradino alla futura, la terra il luogo di prove dove combattendo il male, e promovendo il bene, dobbiamo meritare di salire; dovere di tutti e di ciascuno, è di lavorare a santificarla, affine di procedere col moto uniformemente accelerato, alla civiltà, all’unione dei popoli, alla felicita della generazione umana''. — Ed il Marchetti sompre operando, e come cittadino, e come uomo della scienza legale di presente all’ufficio intende, non solo di Presidente della Camera di disciplina degli Avvocati, ma è pur membro del patrocinio gratuito presso la Corte d’Appello di Roma, e fa parte di varie commissioni di beneficenza, come degli Orfani di S. Maria in Aquiro e Santi Quattro Coronati, della Divina Provvidenza, delle Pericolanti, dell’Annuunziata e della Carità; e in siffatte attribuzioni, si rende utilissimo e col consiglio e coll’opera, e mantiene di se soddisfazione in tutti, e al suo nome apporta sempre più bella aureola di stima e di onore. — Ed il governo ad attestargli la particolare considerazione in che lo riguarda, lo ha nominato siccome uno degli Avvocati in Roma, che rappresentano il Pubblico Erario. — Il Marchetti possiede poi le più belle qualità dell’animo, poichè ha le maniere gentili, cortese l’espressione, e nobilissimo il cuore e delle azioni magnanimo e generose si compiace ineffabilmente. Nel conchiudere pertanto questa biografica ricordazione noi sentiamo dolcezza grandissima con aver presentato nell’Avvocato Giuseppe Marchetti, un cittadino integerrimo, un uomo dottissimo, nelle scienze legali ed amministrative eccellente, che al bene della patria, e alla felicità della famiglia umana applica mai sempre sua opera e la pubblica benemerenza quindi più sempre meglio si acquista. —<noinclude>{{PieDiPagina|<small>Tip. Tiberina Piazza Borghese.</small> ||<small>Riccardo Fait — Editore.</small> }}</noinclude> 0ly1frspbed8nmlff3ipc2zd93d4pid Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/145 108 699475 3895507 3836280 2026-09-07T05:42:45Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895507 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|biografie dei consiglieri municipali di roma }}|riga=7}}</noinclude>{{nop}} {{Ct|f=1.8em|MARCHETTI AVV. RAFFAELE }} {{Ct|f=1.1em|{{Sc|Consigliere Municipale}}}} {{Capolettera|[[File:Capolettera C - Biografie dei consiglieri comunali di Roma (page 143 crop).jpg|40px|C]]| |-35px}}hi vide la luce della vita in sui primordi del secolo che volge, gl’incombeva destino d’esser quindi testimone delle atroci lotte politiche interne ed esterne, delle battaglie tra la luce del progresso e le tenebre della ignoranza, di star presente al truculento spettacolo di dilaceratrici signorie, di immani carneficine, di lutti disperati, onde il bel seno d’Italia dai dominatori stranieri era travagliato. — E arroge il Papato, che all’ombra della religione consumava simonie, erigeva patiboli, immolava vittime, e all’eccidio estremo della patria perfidamente congiurava i popoli immergendo nella buia notte di un oscurantismo profondo. — Però in mezzo ai tetri conflitti tra il bene ed il male, in mezzo alle densissime tenebre, onde avvolgevasi la terra italiana, crescevano uomini che la face della scienza, e il fuoco sacro della libertà alimentavano. — E a noi piace sopratutto nelle nostre biografiche pubblicazioni segnalare non solo quei cittadini, che hanno consacrato gli affetti alla patria, ma sì pure coloro, che la illustrarono nel campo della scienza e della dottrina, e la onorarono difendendo i caduti o gli innocenti, nel tempio della giustizia, dove di leggieri s’insinua, come la chiama {{AutoreCitato|George Gordon Byron|Byron}}, la spumante calunnia, od il livore di parte, o la insipienza del magistrato. —</p> Scriviamo quindi oggi la vita dell’Avv.<sup>to</sup> {{Wl|Q63967987|Raffaele Marchetti}} per sentimenti liberali distinto, e nella giurisprudenza dottissimo. — Nel 1818 del mese di Luglio da onesti e civili parenti nacque egli in Bolognola di Camerino, e gli anni cresceva educato agli studî, dei quali {{Pt|com-|}}<noinclude></noinclude> byh6jeav5xq61uq8gipiwzf7sy377mq Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/146 108 699478 3895508 3836279 2026-09-07T05:43:16Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895508 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| avv. raffaele marchetti }}|riga=7}}</noinclude>{{Pt|piva|compiva}} il corso nella città stessa di Camerino. — Nel Novembre 1839 entrava nella Romana Università, ed applicavasi alle legali discipline. Nella scienza del Giure fece profonda sua mente, e nell’anno 1843 ne riportava la laurea. — Ad acquistar poi la prattica forense, si diè a frequentar lo studio dell’Avv. Pasqualoni, che godeva fama di liberale, onde i sospetti della polizia papale caddero di buon’ora anche sopra il Marchetti, il quale era sì cupamente preso di mira, e tanto dette di se a temere che non solo di continuo si lasciavano andare sulle di lui pèste i levrieri pontificî, ma si giungeva persino a sottoporlo a rigorosa perquisizione nella persona e nella casa di sua dimora. — Nè ciò fu bastevole, imperciocchè Mons. Zacchia allora Governatore di Roma senza motivazione di sentenza, lo condannava all’espiazione di dieci giorni di esercizî spirituali nel convento di S. Eusebio. — Esercizî spirituali! — Era questa una pena di rigoroso ritiro in un convento, nel quale era tormentato il recluso con ogni guisa di privazioni e nutrito di giaculatorie, o di prediche, perocchè agli orrori del Sant’Uffizio si tentava supplire con la vaniloquenza piena di arcane paure, e con il fantasma d’un eternità di dolori dopo la morte, formando di Dio un amalgama di contradizioni e d’infamia. — Ma il Marchetti stette saldo nella sua fede di cittadino liberale, e la indipendenza, e la unità e la libertà della patria sempre più desiderò. — Resasi vacante nell’ottobre 1846 la Cattedra di diritto criminale, concorse alla medesima, e così sopra tutti si distinse, che fu onorato della nomina di Uditore presso la S. Consulta, e al succedere degli avvenimenti che l’ascensione di Pio Nono al Papato glorificavano, era promosso quale Capo della Divisione al Ministero della Giustizia, ove la sua opera esercitò anche durante la rivoluziono politica del 1849, in cui seppe pure acquistarsi la stima dei sommi uomini di quei tempi. — Caduta la Romana Repubblica e restauratosi colle bajonette straniere il governo papale, costituivasi la cosidetta Censura politica, la quale decretava la immediata destituzione del Marchetti per — (sono le testuali parole) ''il suo fanatismo verso la cosidetta Repubblica''. — E qui giova notare come egli non fosse partigiano del governo repubblicano, ma sibbene appartenesse alla schiera dei moderati, onde s’ebbe la intimità ed amicizia di un Farini, di un Perfetti, e fu ammiratore caldissimo di quel {{Wl|Q673256|Pellegrino Rossi}}, che cadde trafitto dal pugnale del sicario allorquando saliva le scale del Palazzo della Cancelleria. — Destituito dell’impiego, davasi il Marchetti all’Avvocatura, e nel 1852 dappresso concorso, il titolo d’Avvocato dalla S. Rota otteneva, e venne in<noinclude></noinclude> rbaltoyfuyk7zsvv6ekf96zxy8d4uh2 Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/147 108 699479 3895509 3836278 2026-09-07T05:43:34Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895509 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| avv. raffaele marchetti }}|riga=7}}</noinclude>sì lodata rinomanza che nel 1855 il Ministro Mertel lo nominava Aggiunto alla Procura dei Poveri, e nell’anno 1866 era promosso alla nomina effettiva di Procuratore dei Poveri. — Di splendido ingegno e di vasta dottrina, siccome egli è, raccoglieva trionfi nel Foro penale, in cui la sua voce tuonava con sceltissimo eloquio, con robustezza di stile, e le sue orazioni sapea all’uopo con attico sale condire, e la mordacità della parola, che anco nello scritto adoperava, pungeva a guaio, e sovente giovava a strappare il filo della condanna, che pendeva sul capo dell’accusato. — E fu perciò che s’ebbe ammonizioni e sospensioni in molte difese di cause criminali. — E di fatti, alloraquando la famosa causa difese del Marchese {{Wl|Q442379|Giampietro Campana}}, il quale era sotto l’accusa di peculato per la somma di scudi 900,000 commesso nel S. Monte di Pietà di Roma, il Marchetti per l’acre causticità dello sue difensive orazioni, n’ebbe dal Tribunale una sospensione all’esercizio d’avvocato per tre mesi, come altra sospensione fu contro di lui pronunciata dalla Congregazione dei Vescovi e Regolari per la difesa di un prete. — Correva l’anno 1868. — Nel fondo delle prigioni politiche di Roma giacevano onorandi patriotti, e cittadini che nella insurrezione del 1867 tentarono la liberazione di Roma da un governo, che si reggeva sulla punta delle baionette straniere, e sulla ferocia brutale di pochi sgherani venuti d’oltremonte e d’oltremare. — Tra quei detenuti stavano {{Wl|Q3771038|Giuseppe Monti}} e {{Wl|Q3757141|Gaetano Tognetti}} imputati d’aver dato fuoco alla mina, che fece crollare una parte della {{Wl|Q20631323|Caserma di Serristori}} nel momento che doveva scoppiare la interna ed esterna insurrezione, per rivendicare Roma a libertà. — Ma è nota la storia dei dolorosi avvenimenti, che si compierono a Monterondo, a Mentana, a Villa Glori. Noi ci affrettiamo a dire che la difesa del Monti fu affidata al Marchetti, il quale adoperò tutti gli sforzi dell’ingegno e dell’eloquenza, e tentò suscitare nel cuore dei Giudici il commovimento degli affetti per involare almeno all’estremo supplizio quell’anima italiana. — Ma indarno! — I Magistrati della Consulta sotto l’incubo papale, sordi ad ogni più potente ragione, ad ogni affetto gentile, ad ogni umana pietà, decretarono la morte del povero Monti. — E la bipenne troncò la sua testa e quella dell’infelico compagno Tognetti, e il sangue degli uccisi sprizzò sul capo del Papa, e la faccia di Dio, di cui si vuol chiamare Vicario, s’oscurava di certo, perocchè Dio è banditore del perdono, onde anche ai colpevoli, anche a chi l’uccideva perdonava. — La decapitazione di quegli infelici è stato l’ultimo legale assassinio, l’estremo inumano spettacolo della pena di morte offertosi al guardo dei Romani. —<noinclude></noinclude> 4p3ns9ihc7t37a20cjxifz7r8qo9wrr Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/148 108 699480 3895510 3836277 2026-09-07T05:44:17Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895510 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc| avv. raffaele marchetti }}|riga=7}}</noinclude> E noi facciam plauso a coloro, che comprendendo la civiltà dei tempi, propugnano l’abolizione di quella pena, imperocchè ben disse l’illustre letterato e giureconsulto {{AutoreCitato|Francesco Domenico Guerrazzi|Guerrazzi}}, che il legislatore non con l’estremo supplizio, ma ha mestieri „ „''con le leggi fecondare non solo, bensì creare senso morale, coscienza pubblica, amore della virtù, costumi buoni, santità di vincoli, gentilezza di uffici, e tutto insomma...... che volendo torre via dagli animi la ferocia, onde altri desume la necessità di conservare la pena di morte, bisogna per lo appunto come esempio supremo di educazione, abolirla, e con essa removere dalla mente del popolo lo spettacolo di iniquità e di contradizione, pel quale il magistrato, che ordina la morte dell’uomo, si pretende onorato, e il boja che mette a compimento il comando, si dà in balia alla pubblica esecrazione.''„ I principi del {{AutoreCitato|Cesare Beccaria|Beccaria}} dovranno trionfare. — A provare la pubblica e privata estimazione, che gode l’Avvocato Raffaele Marchetti basterà pur notare come nel Settembre dell’anno 1870, appena Roma era rivendicata a Italia fu eletto Membro della Giunta Politica, e nel 2 Ottobre successivo formò parte della Deputazione incaricata di presentare al Re in Firenze il Plebiscito dei Romani. — Nelle prime elezioni fu poi mandato al seggio di Consigliere in Campidoglio, ed appresso a splendida testimonianza della stima universale, ond’è onorato, venne dal 3.° Collegio di Roma eletto Deputato al Parlamento Nazionale. E quella elezione essendo stata annullata perchè la qualità di impiegato rivestiva, a questa avendo rinunciato, tosto veniva rieletto. — Nella Camera dei Deputati fu egli sempre addetto alla Presidenza come Segretario, e le sue note virtù, e gl’illustri suoi pregi lo fanno riguardare come uno degli uomini, che al bene unicamente intende della Nazione. — E sì che è tempo, gli ottimi e i più sapienti, doversi di tutta lena adoperare per il migliore ordine dello Stato, per la buona amministrazione, per le provvide leggi, e per tutto quanto condur deve a far felice questa Italia, che sofferse tanto, e a sollevare questo popolo, che pur troppo va semprepiù immiserendo. —<noinclude>{{PieDiPagina|<small>Tip. Tiberina Piazza Borghese.</small> ||<small>Riccardo Fait — Editore.</small> }}</noinclude> nbd41vyfteytxqs1p0vui2bdnlat70r Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Giuseppe Marchetti 0 699482 3895506 3836053 2026-09-07T05:42:09Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3895506 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Giuseppe Marchetti|prec=../Remigio Manassei|succ=../Raffaele Marchetti}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=141 to=144 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Marchetti, G]] 5hkm2w8x8f8dq9kwtt6ttft32n8zopm Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Raffaele Marchetti 0 699483 3895511 3836054 2026-09-07T05:44:39Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3895511 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Raffaele Marchetti|prec=../Giuseppe Marchetti|succ=../Mario Massimo}} <pages index="Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu" from=145 to=148 /> [[Categoria:Biografie dei consiglieri comunali di Roma|Marchetti, Raffaele]] 25lnu1zqmp0963igpuz5fm2xjb0uu03 Pagina:Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu/28 108 725710 3895520 3612910 2026-09-07T05:49:41Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895520 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|22|giovanni guidiccioni|n=s}}</noinclude><section begin="s1" /> {{Ct|f=130%|v=1|II}} {{Ct|f=130%|v=1|SECONDO AMORE}} {{Ct|f=90%|v=2|(1520-1530)}} {{Ct|f=120%|v=2|PER UNA LUCREZIA}} <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|f=100%|v=1|I}} {{Ct|f=100%|v=1|{{Sc|le lodi}}}} {{Ct|f=90%|v=1|(1520-1528)}} <section end="s2" /><section begin="s3" /> {{ct|c=t1|XXVIII}} {{ct|c=t|Ella dal cielo gli perdoni il nuovo amore.}} <poem> :A quel che fe’ nel cor l’alta ferita, soavissimo stral, cheggio perdono, se degli occhi, ond’uscío, piú non ragiono, {{R|4}}e se d’altra beltá l’alma è invaghita. :Poi che lor luce e mia speme infinita Morte empia spense e ’l suo piú caro dono chi cel die’ si ritolse, in abbandono {{R|8}}diedi al dolor la mia angosciosa vita; :le cui spine pungean l’anima tanto, che non scerneva il suo sereno stato {{R|11}}e chiudeva a se stessa il camin santo: :diei loco a nuova fiamma, onde, lentato il duol acerbo e scosso il mortal manto, {{R|14}}vengo, ove sei, talor lieto e beato. </poem> <section end="s3" /><noinclude></noinclude> ai5yt83cfei8zxau71iu2dvuk6kpe3f Pagina:Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu/29 108 725711 3895521 3612327 2026-09-07T05:49:43Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895521 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||ii - rime d'amore e di religione|23}}</noinclude><section begin="s1" /> {{ct|c=t1|XXIX}} {{ct|c=t|Il nuovo amore sollevalo alla sua donna morta.}} <poem> :Salgo con l’ali de’ pensieri ardenti, che ’l novo foco mio forma ed accende, lá’ ve ’l cener del tuo ch’altrove splende, {{R|4}}anzi il vivo dolor gli avea giá spenti; :salgo a’ cerchi del ciel puri e lucenti ove i suoi premi il tuo bel viver prende: quivi ti veggio e quivi i desir rende {{R|8}}la tua divinitá queti e contenti. :Ben dèi tu a lei, che spesso a te m’invia, scevro dal duolo e da le cure vili, {{R|11}}render grazie dal ciel, non pur salute, :e dirle che qua giú guida mi sia, mentre che cerchi tu co’ preghi umili {{R|14}}impetrar dal tuo sir la mia salute. </poem> <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{ct|c=t1|XXX}} {{ct|c=t|Beato, quand’ella parla e sospira.}} <poem> :Com’esce fuor sua dolce umil favella tra le rose vermiglie e tra i sospiri, che fan, com’aura suol che lieve spiri, {{R|4}}la fiamma del mio cor piú viva e bella, :Amor ne’ miei pensier cosí favella: — Accendi, fedel mio, tutti i desiri ne le sue ardenti note e coi martiri {{R|8}}cangia la cara libertá novella. :Non odi tu piú che d’umana mente i detti che pietá lieta raccoglie {{R|11}}per vestirne virtú che nuda giace? :non vedi tu il suo cor che non consente al tuo morir, ma ne’ sospir che scioglie {{R|14}}viene a temprar l’ardor che ti disface? </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> cv56arkbk1l7rtqi7ycp8cbnnaf1e87 Pagina:Giro del mondo del dottor d. Gio. Francesco Gemelli Careri - Vol. II.djvu/355 108 731649 3895754 3207646 2026-09-07T11:30:09Z Modafix 8534 3895754 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Sc|Del Gemelli.}}|321}}</noinclude>dentro la baja di Suratte, e lungo la costa. Il loro Regolo è tributario del Gran Mogol, il quale avendo preso parte del di lui paese, restituiglielo con tal patto. Risiede nella Città di Ramorà in Terra ferma, ed alle volte nell’Isola di Sanganibet. Confina co’ suoi stati un’altro Principe Gentile, che comanda il paese di Varel. Ritornando la calma, si vide verso il tardi girare all’intorno del nostro vascello un Terranchino di Sangani; onde sospettandosi, non senza fondamento, di loro intenzione nell’oscurità della notte; consigliai io il Nicodà, o Capitano, che dispensasse polvere, e palle a’ venti soldati, ch’erano nella nave; e facesse caricare l’artiglieria, e disporre le sentinelle; perche i Mori navigano come tante bestie, senza nissuno preparamento, e si riducono a dispensar la munizione, e caricar le armi da fuoco, quando il nemico è già sopra di loro. Non si vide più il Terranchino di Sangani la mattina del Venerdì 10. Il vento si levò contrario, ma in brieve cessato ne lasciò in una nojosa calma. Il Sabato 11. continuò la stessa dispiacevole quiete. Verso il tardi un marinaio prese un mezzano pesce da circa cinque libre; ed essendo la prima pesca del {{Pt|viag-|}}<noinclude>{{PieDiPagina|''Parte II.''|X|gio}} <references/></noinclude> d1v0llqpguj2b2n1j26d56h6leehxlo Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/184 108 735487 3895385 2636677 2026-09-06T12:01:53Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3895385 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|178|{{Sc|vii - gismirante}}|}}</noinclude> <poem> {{o|28|o1}} :Or eccoti venir quella donzella in compagnia ad un leone e un drago, ed adorando al crocifisso; ed ella vide colui ch’era cotanto vago, il qual parlò con ardita favella, che di suo morte non curava un dado. — Dama, merzé, bench’io serva la Morte, che per vederti vengo infin da corte! — {{o|29|o1}} :Ed ella, riguardando Gismirante, ch’era sí bel che contar nol potrei, e imaginando poi in sé davante le cose ch’egli avíe fatte per lei, ridendo disse: — I’ ti vo’ per amante, ma fuor di questa terra uscir vorrei: però, se mi vorrai al tuo dimíno, verrai per me istanotte a matutino. — {{o|30|o1}} :Quand’ella gli ebe ben tutto insegnato ciò ch’egli avesse a far nel suo venire, la donna del baron prese comiato dicendo: — Addio, addio! — nel suo partire. Quando fue tempo, il cavalier pregiato all’albergo tornò sanza fallire. L’albergator domandò onde venía. — Taci — diss’egli, e non gli rispondía. {{o|31|o1}} :Po’ cavalcò a piè d’una finestra, ch’ella avíe detto che dovesse andare, e la donzella, sí come maestra, tutte le guardie fe’ adormentare. Com’ella il vide, disse ardita e presta: — O cavalier, come voglián portare certe mie gioie? — Ed e’ parlò giocondo: — Vienne pur tu, ch’i’ non curo altro al mondo. — </poem><noinclude></noinclude> oiv498wj7836kjqnc94tuu1yh8lni8y Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/185 108 735488 3895386 2636678 2026-09-06T12:04:55Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3895386 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|primo cantare}}|179}}</noinclude> <poem> {{o|32|o1}} :Ed ella gli gittò di molte cose di gran valuta, e di piccol vilume, come fûr gemme e pietre preziose, che le teneva per cotal costume; ed una verga sotto si ripuose che faceva seccare ogni gran fiume: toccato da l’un lato, il fa seccare; po’, ritoccando, lo fa ritornare. {{o|33|o1}} :E po’ s’armava a guisa d’un scudiere, e per le scale iscende nella stalla, e si montava sopra un buon destriere sí di legier, che pare una farfalla, e giunse fuor dov’era il cavaliere. Veggendola, egli d’allegrezza galla; pugnendo degli isproni il destrier forte, giunsono ad una delle mastre porte. {{o|34|o1}} :Quando le guardie si fûr risentite, cominciâro a gridar con gran romore: — Che gente siete voi, ch’atomo gite la notte, prima che venga l’albore? — Rispose il cavalier: — Se non ci aprite, per Dio superno, fia il vostro pigiore: novelle noi abiam che i saracini hanno istanotte passato i confini. {{o|33|o1}} :— Veracemente che per questa istrada — disser le guardie — vo’ non passerete. — Mise mano Gismirante alla spada, dicendo: — O vo’ ci aprite, o vo’ morrete! — Disson le guardie: — Messer, ciò che v’agrada fornito sia, s’un poco attenderete. — Trovar le chiavi, e apersono la porta, ed oltre passâr via sanz’altra iscorta. </poem><noinclude></noinclude> 33uda84wazysrh2dtrdcxbmaf8rleob 3895387 3895386 2026-09-06T12:05:09Z Francyskus 76680 3895387 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|primo cantare}}|179}}</noinclude> <poem> {{o|32|o1}} :Ed ella gli gittò di molte cose di gran valuta, e di piccol vilume, come fûr gemme e pietre preziose, che le teneva per cotal costume; ed una verga sotto si ripuose che faceva seccare ogni gran fiume: toccato da l’un lato, il fa seccare; po’, ritoccando, lo fa ritornare. {{o|33|o1}} :E po’ s’armava a guisa d’un scudiere, e per le scale iscende nella stalla, e si montava sopra un buon destriere sí di legier, che pare una farfalla, e giunse fuor dov’era il cavaliere. Veggendola, egli d’allegrezza galla; pugnendo degli isproni il destrier forte, giunsono ad una delle mastre porte. {{o|34|o1}} :Quando le guardie si fûr risentite, cominciâro a gridar con gran romore: — Che gente siete voi, ch’atomo gite la notte, prima che venga l’albore? — Rispose il cavalier: — Se non ci aprite, per Dio superno, fia il vostro pigiore: novelle noi abiam che i saracini hanno istanotte passato i confini. {{o|35|o1}} :— Veracemente che per questa istrada — disser le guardie — vo’ non passerete. — Mise mano Gismirante alla spada, dicendo: — O vo’ ci aprite, o vo’ morrete! — Disson le guardie: — Messer, ciò che v’agrada fornito sia, s’un poco attenderete. — Trovar le chiavi, e apersono la porta, ed oltre passâr via sanz’altra iscorta. </poem><noinclude></noinclude> 4wnh9f74856b94qr0jeo70qm097aqh2 Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/186 108 735489 3895388 2636679 2026-09-06T12:08:34Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3895388 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|180|{{Sc|vii - gismirante}}|}}</noinclude> <poem> {{o|36|o1}} :E ’nanzi giorno piú che dieci miglia fu dilungato la dama e ’l donzello; e, quando il re non ritrovò la figlia, fece suonar la campana a martello, e fece armar tutta la suo’ famiglia, e molta gente sotto il suo penello: sí che coa piú di mille cavalieri gli seguitò, spronando i buon destrieri, {{o|37|o1}} :E cavalcando sanza prender soste, di lungi ben tre miglia ebon veduti duo cavalier che salieno le coste, benché da lor non furon conosciuti, e lo re sopra ciò fecie proposte, sien seguitati quegli a spron battuti. Allor la giente sua non aspettava l’un altro, e forte ciascun cavalcava. {{o|38|o1}} :E volgendosi indietro la piacente, vide e conobbe que’ che gli seguiéno, e disse a Gismirante: — Omè dolente, se siáno giunti quie, come fareno? Ma qua nel piano ha un’acqua corente, con questa bacchetta la pasereno: se giugneranno, non potran passare: per altro modo non possián scampare. — {{o|39|o1}} :E, quando fûro a quel fiume ch’io dico, toccò colla bacchetta, e disse: — Passa. — Quand’ella fue passato, al modo antico fece alzar l’acqua, dov’era piú bassa. Ella, piangendo, sí diceva: — Amico, non gli aspettar, ché son troppo gran massa. — Ed e’ rispose: — Amor, non te ne caglia, ché io non lascerò questa battaglia. — </poem><noinclude></noinclude> 37bvmxgj9x5rtlzgaoq24pabsoi62or Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/187 108 735490 3895395 2636680 2026-09-06T12:18:57Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3895395 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|primo cantare}}|181}}</noinclude> <poem> {{o|40|o1}} :E la donzella istava inginocchiata, pregava quel baron, forte piangendo; e que’ percosse alla prima brigata, ch’eran dinanzi, che venían correndo, e, col destrier che gli donò la fata, quanti ne giugne tutti va abattendo, ond’ e’ in volta si gli mise tutti e dopo questi vennon di piú dotti. {{o|41|o1}} :E Gismirante, vedendo lor mossa, arditamente tra lor si mettea, e ’l suo cavallo era di sí gran possa, che pur col petto tutti gli abattea; po’ giunse il re colla sua gente grossa, e Gismirante, isgridandol, dicea; — Renditi per pregione, o cavaliere! — ed e' rispuose: — E’ ti falla il pensiere. — {{o|42|o1}} :E ’nverso il re col buon destrier si serra, e diègli un colpo, che cade istordito: . e la sua gente, vedendolo in terra, misonsi in fuga per miglior partito. El franco cavalier, vinto la guerra, e’ disse al re, po’ che fu risentito: — Per me convien che sia la tua finita. — Ed e' rispuose: — La morte m’è vita. — {{o|43|o1}} :E Gismirante disse: — Per amore della tuo figlia, i’ ti vo’ perdonare, e per suo amor i’ ti farò onore; in corte del re Artúe la vo’ menare. — Cosí rimase il re con gran dolore. E quel baron, volendo ritornare a quella giovinetta che l’aspetta, il fiume fé’ seccar colla bacchetta. </poem><noinclude></noinclude> 0vcsqikw8jht3f4f4tdva0l92b841q2 Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/188 108 735491 3895396 2636681 2026-09-06T12:24:11Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3895396 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|182|{{Sc|vii - gismirante}}|}}</noinclude> <poem> {{o|44|o1}} :E questo fiume non aveva ponte: oltre passò sanza niuno difetto, andando per un piano a piè d’un monte allegramente, fuor d’ogni sospetto. Cosí andando, videro una fonte, e dismontâro per pigliar diletto; ed e’, perch’era istanco, a lei appoggiossi, col capo in grembo a lei adormentossi. {{o|45|o1}} :E, mentre che dormiva, un uom selvaggio, vedendol sí ansar, per ch’era lasso, la dama ne portò dal bel visaggio, e sotto il capo gli ebe messo un sasso. Nel secondo cantar vi conteraggio come si trovò solo in su quel passo, e po’ come per forza e per amore racquistò la donzella, al vostro onore. </poem><noinclude></noinclude> g040t0yuqnob7a4kjbuuxrwn3s0cm86 Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/189 108 735492 3895432 3894478 2026-09-06T16:36:05Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3895432 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" /></noinclude> {{ct|v=1|t=3|SECONDO CANTARE}} {{ms|7em}}<poem> {{o|1|o1}} :Divina Maestá, superna Altezza, da cui le grazie vengon tutte quante, prestami grazia con tanta fortezza, ch’i’ possa seguitar di Gismirante e della dama adorna di bellezza, che gli fue tolta per dormire avante da l’uom selvagio, che la porta via, coni’io vi dissi nel cantar di pria. {{o|7|o1}} :Vo’ sapete, signori e buona gente, che molte cose si facíen per arte, ed io v’intendo nel cantar presente di raccontare quie alcuna parte, che per darvi diletto chiaramente di novitá, cercando vo le carte, e quel, che piace a me, vi manifesto; e torno a Gismirante, che s’è desto. {{o|3|o1}} :E, non trovandosi al capo colei per cui e’ s’era afaticato molto, con gran sospiri piange e dice omei, dandosi spesso delle man nel volto; e dicea: — Iddio, ben saper vorrei, almen saper chi tanto ben m’ha tolto. — Afogato si saria veramente se non che la fata gli tornò a mente. </poem><noinclude></noinclude> sz43mcqtyamqob313bb51u8rr5obmxh Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/190 108 735493 3895433 2636683 2026-09-06T17:10:38Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ 3895433 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|184|{{Sc|vii - gismirante}}|}}</noinclude> <poem> {{o|4|o1}} :E, cavalcando verso quella fata, dove promesso avíe di ritornare; ed e’ trovò un’acqua ismisurata, che niuno uomo nolla può passare; ed e’, come persona disperata, si voleva in quel fiume afogare. Ed eccoti venuto a lui il grifone, ch’egli avíe liberato dal dragone. {{o|5|o1}} :E come que’ che per arte parlava, diceva: — Cavalier, montami adosso; — ed egli, udendo ched e’ favellava, meravigliossi, e tutto fu riscosso; per disperato adosso gli montava, pensando ch’egli il gittasse nel fosso; e ’l grifone il passò dall’altro lato, e puosel giú, e fussi dilungato. {{o|6|o1}} :Ed egli andò tanto cosí a piede, ch’a quella fata fu giunto presente; e quella fata volentier lo vede; po’ lo domanda di quel convenente; ed e’ rispuose: — Dama, in buona fede, che fo di ciò ch’io acquistai presente? — Ed ella, che sapea, disse: — Tu l’hai perduta sí che mai non la riavrai. {{o|7|o1}} :Ma, stu vuoi istar meco, amico mio, piú ch’altro al mondo ti farò contento. — Ed e’ le disse: — Per l’amor di Dio, a racquistar la donna i’ ho lo ’ntelletto. - Ella, vedendo il suo fermo disio, puose da lato ogni suo intendimento, e disse: — Sapi ch’ell’è in cotal parte con un selvagio, eh’è fatto per arte, </poem><noinclude></noinclude> s481b1ripzae7begro8ii63yualx4bv 3895434 3895433 2026-09-06T17:10:54Z Francyskus 76680 3895434 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|184|{{Sc|vii - gismirante}}|}}</noinclude> <poem> {{o|4|o1}} :E, cavalcando verso quella fata, dove promesso avíe di ritornare; ed e’ trovò un’acqua ismisurata, che niuno uomo nolla può passare; ed e’, come persona disperata, si voleva in quel fiume afogare. Ed eccoti venuto a lui il grifone, ch’egli avíe liberato dal dragone. {{o|5|o1}} :E come que’ che per arte parlava, diceva: — Cavalier, montami adosso; — ed egli, udendo ched e’ favellava, meravigliossi, e tutto fu riscosso; per disperato adosso gli montava, pensando ch’egli il gittasse nel fosso; e ’l grifone il passò dall’altro lato, e puosel giú, e fussi dilungato. {{o|6|o1}} :Ed egli andò tanto cosí a piede, ch’a quella fata fu giunto presente; e quella fata volentier lo vede; po’ lo domanda di quel convenente; ed e’ rispuose: — Dama, in buona fede, che fo di ciò ch’io acquistai presente? — Ed ella, che sapea, disse: — Tu l’hai perduta sí che mai non la riavrai. {{o|7|o1}} :Ma, stu vuoi istar meco, amico mio, piú ch’altro al mondo ti farò contento. — Ed e’ le disse: — Per l’amor di Dio, a racquistar la donna i’ ho lo ’ntelletto. - Ella, vedendo il suo fermo disio, puose da lato ogni suo intendimento, e disse: — Sapi ch’ell’è in cotal parte con un selvagio, ch’è fatto per arte, </poem><noinclude></noinclude> 07h381tlfhmz7ga35l2kme3g0cbjqle Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/185 108 753160 3895512 2950653 2026-09-07T05:45:12Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895512 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|177}}</noinclude>parte il piano del Verulamio, coll’esaminar anche questo comunque screditato argomento ''degli Aspetti dei Pianeti''; ricercando cosa se ne debba ragionevolmente pensare: il che fo in questo ''Saggio'', prendendo la cosa in via Accademica, dentro i termini del probabile, ai quali tal materia deve per sua natura limitarsi, senza pretesa di stabilire dommi, o dimostrazioni. Divido il discorso in due parti. Ricerco nella prima in generale se i Pianeti possano avere, ed abbiano effettivamente un’Influenza sugli Elementi terreni: questa è la parte Teorica; la seconda sarà per così dire, sperimentale, ed è la discussione delle osservazioni. Vediamo tosto alla prima che si spedirà molto brevemente. {{Ct|class=anno|PARTE PRIMA.}} Dell’influenza fisica dei Pianeti sulla mole terracquea non si può ormai dubitare, dopo che illuminata la Fisica Celeste, si è scoperto il nesso intimo di tutti i Corpi, e la scambievole azione degli uni sopra degli altri. Tale influenza si può distinguere in due specie, l’una ''Meccanica'', l’altra ''Fisica''.<noinclude>{{PieDiPagina|{{Sc|Tom}}. III.|M|}}</noinclude> ewbb8a3he3ccpi0741mqp31y8bvp6ae Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/186 108 753161 3895513 2707564 2026-09-07T05:45:19Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895513 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|178|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude><nowiki/> La ''Meccanica'' consiste nell’attrazione, o gravitazione, la quale procede con le leggi note di masse, e di distanze. Note sono le perturbazioni, che inducono nel corso annuo della Terra le attrazioni di Giove, di Venere, della Luna. Quella di Giove è calcolata in secondi, di altrettanti quella di Venere, e di 8 quella della Luna: la somma è 30 secondi, la qual somma nell’Orbita, che la Terra descrive intorno del Sole, si ritrova essere più di 480 miglia, e di tanto viene la Terra avanzata, e d’altrettanto ritardata nel suo corso per la detta azione di tre Pianeti. Non è calcolata, nè sensibile quella di tre altri Pianeti, a cagion della loro o piccolezza, o distanza; ma per questo non è meno reale, e non si può pronunziarla nulla. Nella diminuzione dell’Obbliquità della Ecclittica, che regna in questi Secoli, e che dipende dall’azione degli stessi Pianeti, valutata cinquanta secondi per secolo, si calcola per Saturno secondi 1,39; per Giove 15,86; per Marte 1,03; per Venere 30,88; per Mercurio, 0,84. {{Ec|E’|È}} chiaro dunque che una proporzionata parte avrà luogo molto più nella perturbazione del moto annuo.<noinclude></noinclude> ec4bjuur5yos7pq5f6d9p99vgiutxce Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/187 108 753162 3895514 2950654 2026-09-07T05:45:23Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895514 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|179}}</noinclude><nowiki/> Or questa azione che si spiega sul corpo totale della Terra, non può andare oziosa sopra le parti, specialmente quelle più mobili, come sono le fluide, le acquee, l’atmosfera, tante specie di arie, e di sottili elementi. Questi elementi dunque devono venire affetti, ed agitati diversamente da tutti i Pianeti insieme, ed in diverso modo da ciascuno in particolare. Non basta: questa istessa azione deve promovere, e suscitare una evaporazione, o espirazione, o esaltazione di vapori, e di altri anche dalle parti solide, non che dalle fluide del corpo terreno. Non sarà poi da dubitare che tali alterazioni degli elementi terreni non debbano indurre un’alterazione nell’atmosfera, ch’è l’Oceano di tutti questi aliti, e proporzionatamente ancora negli altri corpi. Questo è il modo meccanico dell’Influir de’ Pianeti. Il ''modo Fisico'', che si può chiamare piuttosto ''Chimico'', consiste particolarmente nell’azione della luce. La luce fu quella, che da principio, lanciando i suoi dardi sul Caos terracqueo, ne disgregò gli elementi, e diede la prima forma alla Terra. Notissima a questi tempi è l’efficace sua operazione non solo sopra i vegetabili, e gli animali, sopra i<noinclude>{{Ct|class=destra|M&nbsp;&nbsp;2}}</noinclude> rwpylwxvi94ciefnz8yxo7xdh25bpaq Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/188 108 753163 3895515 2707975 2026-09-07T05:45:29Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895515 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|180|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>colori, i sapori, ma ancora sopra le combinazioni, dissoluzioni, composizioni, trasformazioni de’ fluidi aeriformi, e con esso di tanti fenomeni nell’atmosfera. Ora diversa è la luce tramandata da ciascun Pianeta, siccome è provato dal diverso loro colore, igneo, plumbeo, argenteo, ec. e tale qualità non può a meno di qualificare l’azione della luce medesima: oltre che è ben ragionevole di pensare ch’essa luce venga carica di una natura delle diversissime sostanze Planetarie, le quali devono diversificare anche quella sua chimica operazione. Si può inoltre sospettare che vi entri in parte l’elettricità, in parte una virtù magnetica, forse qualche altra. Ed appunto da queste combinazioni può provenire la differenza di quei fenomeni che non intendiamo, che nelle stesse apparenti circostanze abbia luogo, per esempio, piuttosto una caligine che un nuvolo, la bruna, piuttosto che la neve; che una nuvola dia piuttosto vento, che pioggia, ora dia gragnuola, ora tuono; per minimi movimenti nascono varietà grandi in questi fenomeni; ed ognuno ben vede quanto piccola forza di urto basti a sbilanciare un’operazione chimica, o anche meccanica.<noinclude></noinclude> ah6wjtxl4e09gdcb8jflsald3pnfbt1 Template:PAGES NOT PROOFREAD 10 753893 3895545 3895273 2026-09-07T07:00:02Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3895545 wikitext text/x-wiki 88639 gq6mup5hgu3db9seqcjyxb7x7oe91ky Template:ALL PAGES 10 753894 3895546 3895274 2026-09-07T07:00:12Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3895546 wikitext text/x-wiki 630975 rholka1qdyc0efl8f8djrbivhyuf8pv Template:PR TEXTS 10 753895 3895547 3895275 2026-09-07T07:00:22Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3895547 wikitext text/x-wiki 87630 penkasfnpulanxtz3u0i6jm4tvpq1lw Template:ALL TEXTS 10 753896 3895548 3895276 2026-09-07T07:00:32Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3895548 wikitext text/x-wiki 109459 2ozj1wsf5ptkva7bqoqaufa2xkqvzsk Pagina:Panzini - Dizionario moderno.djvu/380 108 786864 3895726 3331018 2026-09-07T10:13:11Z Chiarazuccarini 8867 /* Riletta */ 3895726 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|riga=s}}</noinclude> {{Ct|f=180%|v=1|t=3|L=0px|'''O'''}} '''O:''' per ''ho'', V. ''Avere ed Essere''. '''Obbligante:''' per ''gentile'', ''cortese'', è antico gallicismo ''(obligeant)'', che ha esempi sino dal 600. Vero è che oggi mi pare alquanto fuori dell’uso. Del pari i puristi riprendono il verbo ''obbligare'' nel senso morale di ''astringere con benefici. Obbligare'' (lat. ''ob'' e ''ligare'' = legare) vale propriamente ''imporre obbligo'', ''costringere'', onde nel senso morale bisognerebbe dire almeno ''obbligare a sè''. ({{AutoreCitato|Giuseppe Rigutini|Rigutini}}). '''Obbligare:''' V. ''Obbligante''. '''Obesità:''' V. ''Polisarcia'': le due voci si equivalgono, se non che questa è più della scienza medica, quella del comune linguaggio: lat. ''obesus''. Trattasi sempre di una viziosa disposizione del tessuto adiposo, cagione di molti disturbi, della quale cosa è mal fatto congratularsi come fanno gli stolti. '''Obice:''' nei giornali che danno notizie della guerra che si combatte (1904) tra il Giappone e la Russia, accade sovente di leggere ''obice'' nel senso di ''bomba'', ''proiettile''. In un periodico trovo questa noterella, cosa veramente preziosa, non per sè, ma per il fatto che si osi disputare dottrinalmente di parole in difesa dell’italianità senza tema di parere o da poco o angusto di mente. Riporto lo scritto: «''Barbarismo giornalistico''. Accade spesse volte di leggere, fra le notizie della guerra, che la tal corazzata, giapponese p. es., ha lanciato su di un incrociatore russo tanti ''obici'', che questi ''obici'' scoppiarono, ecc. ed ancora giorni fa sul ''Corriere della Sera'' si lesse che un soldato d’artiglieria, in Francia, veduto in terra un ''obice'' privo di miccia, ne accese la polvere con un zolfanello, ecc. Questa parola ''obice'', usata in questo senso, è il più madornale sproposito che si possa scrivere, e che farà sorridere tutti i militari, d’artiglieria specialmente, ammenochè, con molta maggior ragione, non li faccia piangere sul ''barbarismo invadente'' della lingua giornalistica, prodotta in massima parte da sola pigrizia di aprire un dizionario qualunque. ''Obice'', in italiano, non significa già un proiettile, ''bomba'' o ''granata'', come significherebbe in francese la parola ''obus'', di cui è la negligente e pedestre traduzione, ma bensì è il nome di quel ''cannone'' (che credo ora disusato) che lanciava le bombe o granate, e che in francese si chiama ''obusier''. Ne viene da ciò che uno scrittore francese, non militare, che dovesse tradurre in francese le notizie su rammentate, dovrebbe, in base al dizionario, scrivere che, nella tale e tale altra battaglia, furono lanciati tanti ''obusiers'', cioè tanti cannoni; notizia che farebbe certamente trasecolare quanti l’avessero a leggere, dato che lo scrittore avesse il medesimo coraggio degli italiani nello scriverla. Dovrebbe dunque rimanere in mente a tutti che ''obus'' si traduce per ''bomba'', e che al contrario ''obice'' corrisponde non già a ''obus'', ma ad ''obusier'', che è un pezzo d’artiglieria, e non un projettile». Oimè! a questi barbarismi siamo così abituati da non avvedercene più! Quanto ad ''obice'', poi, pensi il lettore alla frase volgare e di gergo, ''oh, che obice!'' in sostituzione<noinclude></noinclude> a6bbxd7mupvo53aw4e776vsc71o009b Pagina:Panzini - Dizionario moderno.djvu/381 108 786865 3895727 3331021 2026-09-07T10:31:55Z Chiarazuccarini 8867 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3895727 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|Obl|— 339 —|Odi|riga=s}}</noinclude>dell’altra, ''oh, che c<sup>***</sup>!'' per dire ''che fortuna!'', e comprenderà come ''obice'' debba indicare appunto ''cannone'' e non ''bomba!'' '''Obloc:''' voce straniera, usata in marina per indicare i finestrini rotondi ne’ fianchi de’ piroscafi. V. ''Port-hole''. '''Obsequium amicos, veritas odium parit:''' ''la compiacenza produce gli amici, la verità produce l’odio''. ({{AutoreCitato|Marco Terenzio Varrone|Terenzio}}, ''Andria'' I, 1, 48). NB. Perciò forse la verità è costretta a stare nel pozzo! '''Obus:''' fr., V. ''Obice''. '''Oc:''' termine letterario: ''lingua dell’oc (langue d’oc)'', nome del dialetto francese che nell’evo medio si parlava e scriveva a mezzodì della Loira. (Provenzale antico). ''Lingua d’oïl'', nome del dialetto francese che poi prevalse dal tempo d’Ugo Capeto e d’onde derivò il francese odierno: si parlava e si scriveva a settentrione della Loira. Le due denominazioni provengono dal diverso modo del pronunciare l’affermazione ''(sì) oui''. Cfr. {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}}: {{Centrato|{{smaller|del bel paese là dove il ''sì'' suona.}}}}{{no rientro}}Per l’etimologia, ''oc'' deriva dal lat. ''hoc = ciò, ciò appunto'', quindi ''sì: oïl'', onde poi ''oui'', parimenti è dal latino, ''hoc'' + ''illud'' o secondo altri ''hoc'' + ''ille''. '''Ocarina:''' strumento musicale di terra cotta di forma e capacità ovoide, recentemente inventato da un tal Donati di Budrio. '''Occa:''' nome di peso, usato in Turchia e nelle terre di Levante: varia fra i 1200 ed i 1300 grammi. '''Occhietto:''' chiamano i tipografi la pagina che precede il frontespizio, e nel centro della quale è il solo titolo dell’opera. Ne’ libri antichi l’''occhietto'' spesso tien luogo del frontespizio. Si vuole che esso sia stato così detto, dacché intorno al titolo si soleva fare un cerchio tondo, e più spesso ovale a forma dell’occhio. '''Occhio di bue:''' V. '''Oeil de boeuf'''. '''Occhio pollino''' o '''di pernice:''' nome volgarmente dato a nota specie di calli (fr. ''oeil de perdrix''). '''Occhio per occhio, dente per dente:''' (Esodo, XXI, 24) cioè la pena del taglione, ''jus talionis'', contrapasso, di rendere offesa per offesa, la quale se non è più nelle leggi civili, è più spesso nell’umana anima. '''Occitanico:''' ''provenzale'', da ''oc'' o lingua dell’''oc'', detto del provenzale antico. V. ''Oc''. '''Occorrenza:''' vale ''bisogno, affare'', ''cosa che occorre'' (familiarmente anche ''bisogno corporale''): nel senso di ''caso'', ''circostanza'', spiace ad alcuni rigidissimi puristi. V. {{AutoreCitato|Pietro Fanfani|Fanfani}}, ''op. cit.,'' V. {{AutoreCitato|Giovanni Gherardini|Gherardini}}, ''Appendice alle Grammatiche'', pag. 491 e seguenti. I diz. registrano i due sensi. '''Occultismo:''' nome dato a quelle pretese conoscenze naturali che sono ottenute con processi misteriosi ovvero con segreta e magica arte. L’alchimia e l’astrologia nel medio-evo; nel tempo nostro lo spiritismo, la teosofia, la chiromanzia contengono vari elementi di occultismo. Queste dottrine non entrano nell’orbita della scienza moderna: almeno così oggi si deve dire. '''Ochsenmaulsalat:''' voce di vivanda tedesca, che letteralmente vuol dire ''insalata di muso di bue''. Nervetti o muscoli preparati con molta cura, sotto aceto. '''Oclocrazia:''' gr. ''ὀχλο-κρατία'' = governo di moltitudini (spesso nel senso di: ''costituito da tirannide plebea''). '''O con questo o su questo:''' versione dal greco: motto attribuito alle madri spartane nell’atto che consegnavano lo scudo ai figliuoli, cioè o con lo scudo (vincitori) o su lo scudo (morti). V. {{AutoreCitato|Plutarco|Plutarco}}, ''Lacaenarum Apophthegmata'', XV. '''Oculos habent et non videbunt:''' ''hanno gli occhi'', ''ma non vedranno'' (Salmo CXIII, e CXXXIV). '''Oda:''' per ''ode'' ''ὠδή'' = canto) è voce fuor d’uso ({{AutoreCitato|Policarpo Petrocchi|Petrocchi}}). Piacque però al {{AutoreCitato|Ugo Foscolo|Foscolo}}, piace alla odierna scuola estetica ({{AutoreCitato|Gabriele D'Annunzio|d’Annunzio}}). È il caso di dire con {{AutoreCitato|Quinto Orazio Flacco|Orazio}}: ''multa renascentur quae jam cecidere... vocabula'' etc. '''Odeporico:''' grecismo alquanto disusato ''ὁδοιπορικός: attinente a strada'', ''viaggi'', ''descrizione di itinerari''. '''Oderint dum metuant:''' ''mi odino'', ''purchè mi temano''. (Accius, ''Atreus'', in {{AutoreCitato|Marco Tullio Cicerone|Cicerone}}, ''De officiis'', I, 28, 97). '''O di Giotto:''' è il circolo perfetto, fatto a mano libera e mandato per saggio della sua perizia da {{AutoreCitato|Giotto|Giotto}} a Benedetto IX. Onde il modo antico di dire, esser più tondo dell’''o di Giotto''. '''Odi profanum vulgus et arceo:''' ''odio il''<noinclude></noinclude> lcsux8sj8ust4dat425su2ca73ye7o6 3895728 3895727 2026-09-07T10:32:47Z Chiarazuccarini 8867 3895728 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|Obl|— 339 —|Odi|riga=s}}</noinclude>dell’altra, ''oh, che c<sup>***</sup>!'' per dire ''che fortuna!'', e comprenderà come ''obice'' debba indicare appunto ''cannone'' e non ''bomba!'' '''Obloc:''' voce straniera, usata in marina per indicare i finestrini rotondi ne’ fianchi de’ piroscafi. V. ''Port-hole''. '''Obsequium amicos, veritas odium parit:''' ''la compiacenza produce gli amici, la verità produce l’odio''. ({{AutoreCitato|Marco Terenzio Varrone|Terenzio}}, ''Andria'' I, 1, 48). NB. Perciò forse la verità è costretta a stare nel pozzo! '''Obus:''' fr., V. ''Obice''. '''Oc:''' termine letterario: ''lingua dell’oc (langue d’oc)'', nome del dialetto francese che nell’evo medio si parlava e scriveva a mezzodì della Loira. (Provenzale antico). ''Lingua d’oïl'', nome del dialetto francese che poi prevalse dal tempo d’Ugo Capeto e d’onde derivò il francese odierno: si parlava e si scriveva a settentrione della Loira. Le due denominazioni provengono dal diverso modo del pronunciare l’affermazione ''(sì) oui''. Cfr. {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}}: {{Centrato|{{smaller|del bel paese là dove il ''sì'' suona.}}}}{{no rientro}}Per l’etimologia, ''oc'' deriva dal lat. ''hoc = ciò, ciò appunto'', quindi ''sì: oïl'', onde poi ''oui'', parimenti è dal latino, ''hoc'' + ''illud'' o secondo altri ''hoc'' + ''ille''. '''Ocarina:''' strumento musicale di terra cotta di forma e capacità ovoide, recentemente inventato da un tal Donati di Budrio. '''Occa:''' nome di peso, usato in Turchia e nelle terre di Levante: varia fra i 1200 ed i 1300 grammi. '''Occhietto:''' chiamano i tipografi la pagina che precede il frontespizio, e nel centro della quale è il solo titolo dell’opera. Ne’ libri antichi l’''occhietto'' spesso tien luogo del frontespizio. Si vuole che esso sia stato così detto, dacché intorno al titolo si soleva fare un cerchio tondo, e più spesso ovale a forma dell’occhio. '''Occhio di bue:''' V. '''Oeil de boeuf'''. '''Occhio pollino''' o '''di pernice:''' nome volgarmente dato a nota specie di calli (fr. ''oeil de perdrix''). '''Occhio per occhio, dente per dente:''' (Esodo, XXI, 24) cioè la pena del taglione, ''jus talionis'', contrapasso, di rendere offesa per offesa, la quale se non è più nelle leggi civili, è più spesso nell’umana anima. '''Occitanico:''' ''provenzale'', da ''oc'' o lingua dell’''oc'', detto del provenzale antico. V. ''Oc''. '''Occorrenza:''' vale ''bisogno, affare'', ''cosa che occorre'' (familiarmente anche ''bisogno corporale''): nel senso di ''caso'', ''circostanza'', spiace ad alcuni rigidissimi puristi. V. {{AutoreCitato|Pietro Fanfani|Fanfani}}, ''op. cit.,'' V. {{AutoreCitato|Giovanni Gherardini|Gherardini}}, ''Appendice alle Grammatiche'', pag. 491 e seguenti. I diz. registrano i due sensi. '''Occultismo:''' nome dato a quelle pretese conoscenze naturali che sono ottenute con processi misteriosi ovvero con segreta e magica arte. L’alchimia e l’astrologia nel medio-evo; nel tempo nostro lo spiritismo, la teosofia, la chiromanzia contengono vari elementi di occultismo. Queste dottrine non entrano nell’orbita della scienza moderna: almeno così oggi si deve dire. '''Ochsenmaulsalat:''' voce di vivanda tedesca, che letteralmente vuol dire ''insalata di muso di bue''. Nervetti o muscoli preparati con molta cura, sotto aceto. '''Oclocrazia:''' gr. ''ὀχλο-κρατία'' = governo di moltitudini (spesso nel senso di: ''costituito da tirannide plebea''). '''O con questo o su questo:''' versione dal greco: motto attribuito alle madri spartane nell’atto che consegnavano lo scudo ai figliuoli, cioè o con lo scudo (vincitori) o su lo scudo (morti). V. {{AutoreCitato|Plutarco|Plutarco}}, ''Lacaenarum Apophthegmata'', XV. '''Oculos habent et non videbunt:''' ''hanno gli occhi'', ''ma non vedranno'' (Salmo CXIII, e CXXXIV). '''Oda:''' per ''ode'' (''ὠδή'' = canto) è voce fuor d’uso ({{AutoreCitato|Policarpo Petrocchi|Petrocchi}}). Piacque però al {{AutoreCitato|Ugo Foscolo|Foscolo}}, piace alla odierna scuola estetica ({{AutoreCitato|Gabriele D'Annunzio|d’Annunzio}}). È il caso di dire con {{AutoreCitato|Quinto Orazio Flacco|Orazio}}: ''multa renascentur quae jam cecidere... vocabula'' etc. '''Odeporico:''' grecismo alquanto disusato ''ὁδοιπορικός: attinente a strada'', ''viaggi'', ''descrizione di itinerari''. '''Oderint dum metuant:''' ''mi odino'', ''purchè mi temano''. (Accius, ''Atreus'', in {{AutoreCitato|Marco Tullio Cicerone|Cicerone}}, ''De officiis'', I, 28, 97). '''O di Giotto:''' è il circolo perfetto, fatto a mano libera e mandato per saggio della sua perizia da {{AutoreCitato|Giotto|Giotto}} a Benedetto IX. Onde il modo antico di dire, esser più tondo dell’''o di Giotto''. '''Odi profanum vulgus et arceo:''' ''odio il''<noinclude></noinclude> ti0p9mwf18s334dn8uyt76mr9tvtf7n Pagina:Panzini - Dizionario moderno.djvu/382 108 786866 3895731 3332209 2026-09-07T10:46:11Z Chiarazuccarini 8867 /* Riletta */ 3895731 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|Odo|— 340 —|Oil|riga=s}}</noinclude>''profano'' (indegno di essere ammesso nel tempio) ''volgo e me ne scosto''. {{AutoreCitato|Quinto Orazio Flacco|Orazio}}, {{TestoCitato|Le_odi_di_Orazio|''Ode''}} I, lib. III. Locuzione eretica agli orecchi di taluno, se detta in senso politico, ma che non cesserà di esser vera e ripetuta in senso filosofico morale, come appunto intese il gran poeta latino. Cfr. ''Vil maggioranza''. '''Odorare il vento infido:''' familiarmente vale ''fiutare il pericolo'' e quindi cercare fuga e scampo, e si dice di gente che ha conti da rendere alla giustizia. Dicesi anche per celia. Cfr. il {{AutoreCitato|Alessandro Manzoni|Manzoni}}, {{TestoCitato|I_promessi_sposi_(1840)/Capitolo_XI|''P. S.'' Cap. XI.}} {{Centrato|{{smaller|leva il muso, odorando il vento infido.}}}} '''Oeil de boeuf:''' fr., ''occhio di bue'', cioè finestrina ovale (onde il nome storico dell’anticamera regia in Versaglia). '''Offellèe fa el to mestèe:''' sentenza del dialetto milanese, nota oltre i confini di quel dialetto. Già {{AutoreCitato|Carlo Maria Maggi|C. M. Maggi}} si era similmente espresso: ''I mestee i ha da fa chi je sa fa''. Cfr. ''Ne ultra crepidam''. '''Offenbachiano:''' suona ''buffonesco'', ''ridicolo'': da {{AutoreCitato|Jacques Offenbach|Giacomo Offenbach}} (1819-1880) di Colonia, ma francese di elezione e di vita; fecondissimo autore di operette comiche. '''Offrire il fianco:''' porgere in una questione il lato più debole o vulnerabile. '''Oga Magòga:''' dicesi per beffa di paese lontanissimo e incerto. Nella Bibbia ''Gog'' è la personificazione del popolo nemico di Israele, poi ''gog magog'' passò a significare paese straniero e lontano. '''Ogiva:''' nervature che s’incontrano diagonalmente nelle volte della architettura gotica e vi formano scompartimenti angolari. Der. ''ogivale''. Etim. incerta. V. {{AutoreCitato|Francesco Zambaldi|Zambaldi}}, ''op. cit''. Perchè poi il {{AutoreCitato|Policarpo Petrocchi|Petrocchi}} ponga «ogiva» fra le voci antiquate, non so. '''O gran bontà de’ cavalieri antiqui!:''' ({{AutoreCitato|Ludovico Ariosto|Ariosto}}, {{TestoCitato|Orlando_furioso_(1928)/Canto_1|''Orlando Furioso'', I}}, 22.) Dicesi tuttora in vario senso e con intenzione di ironia o di celia. '''Ohm:''' questo è nome di matematico e fisico tedesco insigne (Simone Ohm, 1789-1854). Per deferenza ai suoi lavori venne dato il nome di ''ohm'' all’unità pratica di resistenza elettrica: resistenza offerta ad una corrente costante da una colonna di mercurio, alla temperatura del ghiaccio fondente, della sezione di un millimetro quadrato e della lunghezza di 106 centimetri, che è l’''ohm legale''. L’''ohm internazionale'' poi è il valore dell’''ohm'' quale venne definito dalla Conferenza tenuta a Chicago nel 1893 dai delegati dei governi e, risponde al valore vero dell’unità pratica di resistenza elettrica: è definito dagli stessi elementi che definiscono l’''ohm legale'', salvo che la lunghezza della colonna di mercurio deve essere di cm. 106,3. '''Oide:''' suffisso in origine delle scienze fisiche, indi frequente in molte voci, la più parte neologiche, come ''mattoide'', ''socialistoide'', ''anarcoide'' etc. Su tale desinenza mi piace riportare questa nota fra seria e faceta che leggo in un giornale: «''Oide'' è una desinenza condiscendente e compiacente che viene dalla parola greca ''εἶδος'', che vuol dire ''species'', ''forma'', ''statura'', ''modus'', ''status rei;'' cioè apparenza, sembianza, imagine, visione, forma, statura, modo, stato di una cosa, a seconda dei casi. Questa desinenza nell’appiccicarsi al sostantivo italiano, perdette l’''epsilon'' greco davanti all’''o'' con cui finivano i primi sostantivi italiani, e così abbiamo l’''oide'', e abbiamo la fabbrica di tutti i sostantivi italiani in ''oide'' che ci abbisognino; come, per esempio, monarcoide, clericaloide, republicanoide, liberaloide, e via via, coniatene quanti ne volete, fino al rompiscatoloide. Quell’''eidos'', che diventa poi ''oide'', è dunque significatore ora di apparenza, ora di forma, ora di statura, ora di modo, ora di stato; ma non proprio della sostanza della cosa: significa solo quel che sembra una data cosa. Questa sua facoltà rende l’''oide'' idoneo ad essere adoperato come espediente per trarsi d’imbroglio quando non si sa bene definire un soggetto, una persona, un’opinione, un modo di pensare, di agire.» Vocabolo che è segno dei tempi! '''Oidio:''' (da ''ὠόν = uovo'') genere di fungo parassitario: nefasta crittogama che si manifesta in forma di bolle sui pampini e impedisce il crescere e il maturare del grappolo. In Romagna i villani la dicono ''manna''. '''Oïl:''' lingua d’''oïl''. V. ''Oc''.<noinclude></noinclude> 9lv1kngeelw43ebuxmdeehl75rjwszj 3895733 3895731 2026-09-07T10:48:01Z Chiarazuccarini 8867 3895733 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|Odo|— 340 —|Oil|riga=s}}</noinclude>''profano'' (indegno di essere ammesso nel tempio) ''volgo e me ne scosto''. {{AutoreCitato|Quinto Orazio Flacco|Orazio}}, {{TestoCitato|Le_odi_di_Orazio|''Ode''}} I, lib. III. Locuzione eretica agli orecchi di taluno, se detta in senso politico, ma che non cesserà di esser vera e ripetuta in senso filosofico morale, come appunto intese il gran poeta latino. Cfr. ''Vil maggioranza''. '''Odorare il vento infido:''' familiarmente vale ''fiutare il pericolo'' e quindi cercare fuga e scampo, e si dice di gente che ha conti da rendere alla giustizia. Dicesi anche per celia. Cfr. il {{AutoreCitato|Alessandro Manzoni|Manzoni}}, {{TestoCitato|I_promessi_sposi_(1840)/Capitolo_XI|''P. S.'' Cap. XI.}} {{Centrato|{{smaller|leva il muso, odorando il vento infido.}}}} '''Oeil de boeuf:''' fr., ''occhio di bue'', cioè finestrina ovale (onde il nome storico dell’anticamera regia in Versaglia). '''Offellèe fa el to mestèe:''' sentenza del dialetto milanese, nota oltre i confini di quel dialetto. Già {{AutoreCitato|Carlo Maria Maggi|C. M. Maggi}} si era similmente espresso: ''I mestee i ha da fa chi je sa fa''. Cfr. ''Ne ultra crepidam''. '''Offenbachiano:''' suona ''buffonesco'', ''ridicolo'': da Giacomo Offenbach (1819-1880) di Colonia, ma francese di elezione e di vita; fecondissimo autore di operette comiche. '''Offrire il fianco:''' porgere in una questione il lato più debole o vulnerabile. '''Oga Magòga:''' dicesi per beffa di paese lontanissimo e incerto. Nella Bibbia ''Gog'' è la personificazione del popolo nemico di Israele, poi ''gog magog'' passò a significare paese straniero e lontano. '''Ogiva:''' nervature che s’incontrano diagonalmente nelle volte della architettura gotica e vi formano scompartimenti angolari. Der. ''ogivale''. Etim. incerta. V. {{AutoreCitato|Francesco Zambaldi|Zambaldi}}, ''op. cit''. Perchè poi il {{AutoreCitato|Policarpo Petrocchi|Petrocchi}} ponga «ogiva» fra le voci antiquate, non so. '''O gran bontà de’ cavalieri antiqui!:''' ({{AutoreCitato|Ludovico Ariosto|Ariosto}}, {{TestoCitato|Orlando_furioso_(1928)/Canto_1|''Orlando Furioso'', I}}, 22.) Dicesi tuttora in vario senso e con intenzione di ironia o di celia. '''Ohm:''' questo è nome di matematico e fisico tedesco insigne (Simone Ohm, 1789-1854). Per deferenza ai suoi lavori venne dato il nome di ''ohm'' all’unità pratica di resistenza elettrica: resistenza offerta ad una corrente costante da una colonna di mercurio, alla temperatura del ghiaccio fondente, della sezione di un millimetro quadrato e della lunghezza di 106 centimetri, che è l’''ohm legale''. L’''ohm internazionale'' poi è il valore dell’''ohm'' quale venne definito dalla Conferenza tenuta a Chicago nel 1893 dai delegati dei governi e, risponde al valore vero dell’unità pratica di resistenza elettrica: è definito dagli stessi elementi che definiscono l’''ohm legale'', salvo che la lunghezza della colonna di mercurio deve essere di cm. 106,3. '''Oide:''' suffisso in origine delle scienze fisiche, indi frequente in molte voci, la più parte neologiche, come ''mattoide'', ''socialistoide'', ''anarcoide'' etc. Su tale desinenza mi piace riportare questa nota fra seria e faceta che leggo in un giornale: «''Oide'' è una desinenza condiscendente e compiacente che viene dalla parola greca ''εἶδος'', che vuol dire ''species'', ''forma'', ''statura'', ''modus'', ''status rei;'' cioè apparenza, sembianza, imagine, visione, forma, statura, modo, stato di una cosa, a seconda dei casi. Questa desinenza nell’appiccicarsi al sostantivo italiano, perdette l’''epsilon'' greco davanti all’''o'' con cui finivano i primi sostantivi italiani, e così abbiamo l’''oide'', e abbiamo la fabbrica di tutti i sostantivi italiani in ''oide'' che ci abbisognino; come, per esempio, monarcoide, clericaloide, republicanoide, liberaloide, e via via, coniatene quanti ne volete, fino al rompiscatoloide. Quell’''eidos'', che diventa poi ''oide'', è dunque significatore ora di apparenza, ora di forma, ora di statura, ora di modo, ora di stato; ma non proprio della sostanza della cosa: significa solo quel che sembra una data cosa. Questa sua facoltà rende l’''oide'' idoneo ad essere adoperato come espediente per trarsi d’imbroglio quando non si sa bene definire un soggetto, una persona, un’opinione, un modo di pensare, di agire.» Vocabolo che è segno dei tempi! '''Oidio:''' (da ''ὠόν = uovo'') genere di fungo parassitario: nefasta crittogama che si manifesta in forma di bolle sui pampini e impedisce il crescere e il maturare del grappolo. In Romagna i villani la dicono ''manna''. '''Oïl:''' lingua d’''oïl''. V. ''Oc''.<noinclude></noinclude> skrnr7i5dbab6kgkdo0oe6fgngbyu3j Pagina:Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu/273 108 847082 3895516 3029641 2026-09-07T05:47:18Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895516 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|di vittorio alfieri}}|245|riga=si}}</noinclude> <poem> :Tutta sua la Tragedia, in blanda forma Gli alti sensi feroci appiana e spiega, {{R|84}} Sí che l’alma li beve e par che dorma.<ref>84. Echeggiano, o pare a me, in questo verso, le parole del {{AutoreCitato|Torquato Tasso|{{Sc|Tasso}}}} ({{TestoCitato|Opera:Gerusalemme liberata|''Gerus. lib.''}}, XII, 69): ::::::::::in questa forma ::Passa la bella donna, e par che dorma. — </ref> :Ignoranza ed Orgoglio, usata lega, Fan che una nuova Merope ci nasce {{R|87}} Di padre che non scerne ''Alfa'' da ''Oméga''.<ref>85-87. «Verso il febbraio dell’82, tornatami un giorno fra le mani la {{TestoCitato|La Merope|Merope}} del {{AutoreCitato|Scipione Maffei|Maffei}} per pur vedere s’io c’imparava qualche cosa quanto allo stile, leggendone qua e là degli squarci, mi sentii destare improvvisamente un certo bollore d’indegnazione e di collera nel vedere la nostra Italia in tanta miseria e cecità teatrale che facessero credere o parere quella come l’ottima e sola delle tragedie, non che delle fatte fino allora (che questo lo assento anch’io), ma di quante se ne potrebber far poi in Italia. E immediatamente mi si mostrò quasi un lampo altra tragedia dello stesso nome e fatto, assai piú semplice e calda e incalzante di quella» ({{TestoCitato|Vita (Alfieri, 1804)|''Aut.''}}, IV, 9°). Oltre la ''Merope'' del Maffei, rappresentata con indescrivibile successo a Modena il 12 giugno 1713, protagonista {{AutoreCitato|Elena Virginia Balletti|Elena Balletti}}, soprannominata ''Flaminia'', l’Italia possedeva su tale soggetto il ''Telefonte'' del {{Wl|Q3619393|{{Sc|Cavallerino}}}} (rapp. nel 1512), il ''Cresfonte'' di {{Wl|Q113686899|{{Sc|G. B. Livera}}}}, (stamp. a Padova nel 1588) e la ''Merope'' di {{Wl|Q3907904|{{Sc|Pomponio Torelli}}}} (pubbl. a Parma nel 1589). In Francia il {{AutoreCitato|Voltaire|Voltaire}} trattò nel 1743 lo stesso soggetto.</ref> :Ma che parl’io di Greco a quei che in fasce Stan del Latino ancor nel lustro nono,<ref>89. '''Nel lustro nono,''' nel 1796 l’A. aveva per l’appunto 45 anni.</ref> {{R|90}} Sí che spesso han dall’umil {{AutoreCitato|Fedro|Fedro}} ambasce?<ref>90. Sí che provano difficoltà a capire anche il semplice, piano Fedro.</ref> :Ora, a bomba tornando; i’ gliene dono A chi l’ha fatta; questa Meropuccia {{R|93}} Che usurpar vuolsi terzo-nata<ref>93. '''Terzo nata:''' a quale delle Meropi prealfieriane intende riferirsi Don Buratto? A quella del Torelli e del Maffei, o a quella del Maffei e del Voltaire? Probabilmente a quelle italiane, ma non è certo.</ref> il trono. :Semplice no, ma gretta, in su la gruccia, Ch’ella noma Coturno, si trascina, {{R|96}} Senza aver pure in capo una fettuccia:<ref>96. '''Una fettuccia,''' un ornamento.</ref> :E la si spaccia poi Madre-Regina Col monopolio dell’esclusïone, {{R|99}} Come s’altri fatt’abbiala pedina.<ref>97-99. Superiore infatti a tutte le Meropi antecedenti fu giudicata dai molti che ne istituirono il paragone quella dell’A., e la peggiore quella del Voltaire. — '''Monopolio,''' privilegio. — '''Pedina,''' donna di poco conto.</ref> :Quel mio buon venerabile barbone,<ref>100. Questo vecchio è Polidoro, il fedele servo a cui Merope aveva confidato il proprio figliuolo; il Maffei era persuaso di aver creato con questo vecchio, che ha grande parte ne’ due ultimi atti, un tipo immortale, avendolo foggiato, com’egli stesso asseriva, sul Nestore omerico; ma i critici lo giudicarono, in generale, personaggio di maniera e sbagliato.</ref> Ch’era il Nestor di {{Wl|Q6691|Omèro}} mero mero,<ref>101. '''Mero-mero,''' tal quale.</ref> {{R|102}} Cangiato io ’l veggo in vecchio non ciarlone: </poem><ref follow="p244">additavano come perfetti modelli ({{TestoCitato|Vita (Alfieri, 1804)|''Aut.''}}, IV, 2°).</ref><noinclude><br clear="all" /> <references/></noinclude> 4af560yocsz6zy10pyqchfmk6s7bcto Pagina:Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu/274 108 847083 3895517 3029678 2026-09-07T05:47:34Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895517 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|246|{{Sc|dalle «satire»}}||riga=si}}</noinclude> <poem> :E quel naturalissimo sincero Crudelotto<ref>104. '''Crudelotto,''' volgarmente crudele e spesso senza che della sua crudeltà si vegga la ragione.</ref> Tiranno Polifonte {{R|105}} Mi si è scambiato in Re Machiavelliero.<ref>105. '''Machiavelliero,''' scaltro e terribilmente logico come {{AutoreCitato|Niccolò Machiavelli|Niccolò Machiavelli}}.</ref> :E il mi’ Adrasto, e il su’ anello,<ref>{{Ec|108|106}}. Adrasto è, nella tragedia del {{AutoreCitato|Scipione Maffei|Maffei}}, il perfido consigliere di Cresfonte, e a lui Egisto, figlio di Merope, consegna un anello, su cui è incisa una volpe, per ragion del quale Merope, dapprima, suppone che l’uomo ucciso sul ponte sia il figlio suo, poi che, all’opposto, il figlio suo sia l’uccisore. Da siffatti metodi di agnizione, di cui gli scrittori di commedie e di tragedie del ’500 e del ’600 fecero uso ed abuso, rifuggí sempre l’A., come indegni della nobiltà dell’arte che professava.</ref> e le sí pronte Fide risposte dell’astuta Ismene; {{R|108}} E l’arte in somma qual c’insegna il fonte;<ref>108. '''Il fonte,''' la sorgente di ogni bellezza e di ogni verità.</ref> :(Dico, la dotta ''Tragizzante'' Atene) Dove son elle in questo nuovo impasto? {{R|111}} Sognando il meglio, e’ si sfigura il bene. :Ombra vuolsi, ombra molta: indi è il contrasto. Personaggio che basso e inutil pare, {{R|114}} Agli altri accresce, e senza stento, il fasto.<ref>113-14. Circa il numero dei personaggi da introdursi nella tragedia, la pensava differentemente l’A., come abbiamo veduto, e anche di questo lo satireggiarono gli autori del ''Socrate'', introducendovi solo tre interlocutori, Socrate, Xantippe e Platone.</ref> — :Ombra sia, Don Buratto; ombra Lunare, S’anco a lei piace: ecco, ''abrenunzio''<ref>116. '''Abrenunzio,''' voce latina del linguaggio ecclesiastico che significa ''abiuro''.</ref> seco {{R|117}} Ogni luce che sia troppo Solare. :Vo’ rifar mie tragedie in manto Greco; Strofe, Antistrofe, ed Epodo, e Anapesti, {{R|120}} Tutto accattando dall’Ellénio speco.<ref>120. '''Accattando,''' mendicando. — '''Speco,''' spelonca, antro.</ref> :Trissineggianti<ref>121. '''Trissineggianti,''' molli, umili, acquosi come quelli di {{AutoreCitato|Gian Giorgio Trissino|G. G. Trissino}}; valga un esempio: dice Massinissa a Sofonisba: ::Regina, io non vo’ dir gli oltraggi e l’onte ::Che Siface mi fe’ molti e molt’anni ::Per non rinnovellar vecchio dolore, ::Né far minore in voi qualche speranza. ::Ma, sien quante si furo, il mio costume ::È di perseguitare i miei nemici ::Fin ch’io gli ho vinti, e poi scordar le offese.</ref> poi versi modesti, E moltissimi, molto appianeranno {{R|123}} Lo stil, sí che il lettor non ci si arresti.<ref>123. '''Non ci si arresti,''' passi oltre, senza che il suo intelletto si senta svegliato né il suo cuore si senta commosso.</ref> :I Personaggi si triplicheranno: Né parran miei; sí ben Merope Prima<ref>125. '''Merope prima,''' quella Merope che voi puristi giudicate la piú bella, cioè la {{TestoCitato|La Merope|Merope}} del {{AutoreCitato|Scipione Maffei|Maffei}}.</ref> {{R|126}} Semplicetti e chiaretti imiteranno. :E alle corte; a mostrarle in quanta stima </poem><noinclude><br clear="all" /> <references/></noinclude> 2a0t1b8yzml2qvph8bo7sj7xb5asyyd Pagina:Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu/275 108 847085 3895518 3029800 2026-09-07T05:48:36Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3895518 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|di vittorio alfieri}}|247|riga=si}}</noinclude> <section begin="1" /><poem> Io ’l tenga, innanzi che il mio dir finisca, {{R|129}} Do ’l mio Sonetto all’acuta sua lima, :Che inibisce sí ben che l’uom ''vagisca''.<ref>130. '''Inibisce,''' proibisce. Si noti l’acutezza di questa freccia lanciata per ultimo: i Cruscanti non ammettono fra’ vocaboli italiani ''vagire'' e ''vagito'' e intanto condannano gli uomini a bamboleggiare eternamente, a correr dietro alle parole, non curandosi di ciò che piú dovrebbe importare, cioè delle idee.</ref> </poem><section end="1" /> <section begin="2" /> {{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|{{Sc|Satira Nona}}.<ref>Un viaggio in Italia, o, se era possibile, anche all’estero, soleva considerarsi, nel secolo {{Sc|xviii}}, il necessario compimento di quella qualunque istruzione che i giovani di famiglia aristocratica avessero ricevuto in patria; viaggi che porsero argomento di riso a poeti satirici e a commediografi, dal {{AutoreCitato|Giuseppe Parini|Parini}}, il cui giovin signore ha già devotamente visitato ciò che piú gli premeva in Francia e in Inghilterra, al {{AutoreCitato|Ippolito Pindemonte|Pindemonte}}, che presentò in una satira, intitolata appunto ''I viaggi'', tipi svariati di giovani ignoranti e boriosi, al {{AutoreCitato|Carlo Goldoni|Goldoni}} che nella {{TestoCitato|Pamela|''Pamela nubile''}} introdusse quel Lord Harnold, il quale, dopo aver girato mezza Europa, è tornato in patria recando preziose notizie sulla cioccolata di Venezia, sui gelati di Napoli, sulla aerea leggerezza delle donne parigine. L’A. descrive in questa sua satira, divisa per comodità e per riposo del lettore in due parti, i viaggi da esso compiuti dal 1766 al 1772.</ref>}} {{ct|f=110%|v=2|L=1px|'''I Viaggi.'''}} {{ct|f=110%|L=1px|v=2|''Capitolo Primo.''}} {{Blocco a destra|larghezza=437px|{{Indentatura|1.2em}}{{Type|f=80%|Ἄνδρα μοι ἔννεπε, Μοῦσα, πολύαργον [nel testo d’Omero ''πολύτροπον''], ὃς μάλα πολλά<br/>Πλάγχθη.}}}} {{Blocco a destra|margine=2em|style=margin-bottom: 0.5em|{{Type|f=85%|l=1px|{{AutoreCitato|Omero|{{Sc|Omero}}}}, {{TestoCitato|Opera:Odissea|''Odissea''}}, v. 1.}}}} {{Blocco a destra|larghezza=250px|{{Indentatura|0}}{{Type|f=85%|Narrami, o Musa, le ozïose imprese,<br/>D’uom, che tanto vagò.}}</div>}} <poem> :Certo l’andar qua e là peregrinando Ell’è piacevol molto ed util arte;<ref>2. '''Arte,''' passatempo, divago.</ref> {{R|3}} Pur ch’a pié non si vada, ed accattando. :Vi s’impara piú assai che in su le carte, Non dirò se a stimare o spregiar l’uomo,<ref>3-5. Il {{AutoreCitato|Ippolito Pindemonte|{{Sc|Pindemonte}}}} nella cit. sat., dopo essersi domandato qual frenesia spinga mai gli Italiani a viaggiare senza posa, immagina che il lettore gli obietti: :::::::::Ir d’ogni cosa ::Piú degna e rara in traccia, ed arricchire ::Di passo in passo, come nobil fiume ::Che tanto cresce piú, quanto dal fonte ::Piú s’allontana, tornò sempre in lode. ::Non viaggiò {{AutoreCitato|Pitagora|Pitagora}}? Non {{AutoreCitato|Platone|Plato}}? E che egli risponda: ::O lettor mio, parli erudito; meco ::Dunque, ov’agio tu n’abbia, osserva un poco ::I Pitagori nostri ed i Platoni ::Che ad arricchir di passo in passo, e come ::Nobili fiumi, a crescer van pel mondo.</ref> {{R|6}} Ma a conoscer se stesso e gli altri in parte. :De’ miei vïaggi, per non farne un tomo,<ref>7. '''Un tomo,''' un volume.</ref> </poem><section end="2" /><noinclude><br clear="all" /> <references/> [[Categoria:Pagine con testo greco]]</noinclude> 7dd4vbbzneh2syhpmhgt23d6fpwspm8 Dalle Satire (Alfieri, 1912)/Satira Ottava. I Pedanti 0 847087 3895519 3798369 2026-09-07T05:49:03Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3895519 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Satira Ottava. I Pedanti|prec=../Satira Sesta. L'Educazione|succ=../Satira Nona. I Viaggi}} <pages index="Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu" from="269" to="275" tosection="1" /> {{Sezione note}} {{AltraVersione|Satire (Alfieri, 1903)/Satira ottava. I pedanti|ed. 1903}} rzejrylo4tez50h91yvremc9y4d96la MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici.js 8 861763 3895558 3625404 2026-09-07T07:33:31Z Candalua 1675 3895558 javascript text/javascript // per modificare le regex, vai su: [[MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici-regex.js]] var customRegex = []; $(function() { runSearch = function() { mw.loader.getScript('https://it.wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici-regex.js&action=raw&ctype=text/javascript') .then(function () { window.erroriOrtografici.regexList = window.erroriOrtograficiRegex; // aggiungo alla lista regex le eventuali regex utente mw.loader.getScript('https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Utente:' + mw.config.get("wgUserName") + '/customRegex.js&action=raw&ctype=text/javascript') .then(function () { window.erroriOrtografici.regexList = window.erroriOrtograficiRegex.concat(customRegex); window.erroriOrtografici.getPureText('spelling'); }, function (e) { window.erroriOrtografici.getPureText('spelling'); }); }); }; loadIndexButtons = function() { $('#downloadPureText, #cercaErroriOrtografici, .errori-ortografici-box').remove(); $('.exportLinkContainer').append('<div class="exportLink"><a id="downloadPureText" class="external text" ' + 'title="Scarica il solo testo di tutte le pagine, senza copertina e senza nessuna formattazione"><span>' + '<img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/36/16x16-icon-w-txt.png"></span>Testo puro</a></div>'); $('#downloadPureText').click(function() { mw.loader.getScript('https://it.wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici-main.js&action=raw&ctype=text/javascript') .then(function () { window.erroriOrtografici.getPureText('download'); }); }); $('#indiceHeader').prepend('<a id="cercaErroriOrtografici" class="blue" title="Cerca errori ortografici in questo indice">Cerca errori ortografici</a>'); $('#cercaErroriOrtografici').click(function() { $('.errori-ortografici-box').remove(); mw.loader.getScript('https://it.wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici-main.js&action=raw&ctype=text/javascript') .then(function () { window.erroriOrtografici.openBox(true); loadIndexRegex(); }); }); }; loadIndexRegex = function() { // carica regex dalla pagina di discussione dell'indice var talkPage = 'Index_talk:' + mw.config.get('wgPageName').replace('Indice:', ''); window.erroriOrtograficiApi.get({ action: 'parse', format: 'json', page: talkPage, prop: 'sections' }).always(function (data) { var found = false; if (data.parse && data.parse.sections) { var sections = data.parse.sections; for (var i = 0; i < sections.length; i++) { if (sections[i].line == 'ErroriOrtografici') { found = true; window.erroriOrtograficiApi.get({ action: 'query', prop: 'revisions', titles: talkPage, rvsection: sections[i].index, rvprop: 'content', rvslots: 'main', format: 'json', }).done(function (data) { $.each(data.query.pages, function(k, v) { var sectionText = (v.revisions['0'].slots.main['*']).replace(/==.*?==/g, ''); // remove html tags from section text var div = document.createElement("div"); div.innerHTML = sectionText; var jsonText = div.textContent || div.innerText || ""; var sectionObj = JSON.parse(jsonText); window.erroriOrtografici.operaExceptions = sectionObj.eccezioni; console.log('Eccezioni opera-specifiche caricate dalla sezione ErroriOrtografici nella pagina di discussione: ' + window.erroriOrtografici.operaExceptions); runSearch(); }); }); } } } if (!found) { console.log('Non è presente una sezione ErroriOrtografici nella pagina di discussione'); runSearch(); } }); }; loadIndexButtons(); }); 7f9jm72hcoert3gvt6qf4ky682oe56f MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici.css 8 861770 3895643 3894723 2026-09-07T09:04:38Z Candalua 1675 3895643 css text/css #cercaErroriOrtografici { float: right; margin-left: 10px; } .errori-ortografici-box { position: fixed; left: 200px; top: 100px; width: 790px; z-index: 999999999; } .errori-ortografici-box-main { overflow: auto; min-height: 200px; max-height: 500px; } #errori-ortografici-list { margin-left: 0; list-style: none; counter-reset: item; } #errori-ortografici-list li { font-family: serif; font-size: 11pt; display: grid; grid-template-columns: 2em 1fr 300px; gap: 10px; align-items: center; min-width: 0; counter-increment: item } #errori-ortografici-list li::before { content: counter(item) "."; text-align: right; } #errori-ortografici-list li > div { white-space: nowrap; overflow: hidden; text-overflow: ellipsis; } #errori-ortografici-list li > div:nth-child(2) { font-size: smaller; } #errori-ortografici-params { border-bottom: 1px solid gray; padding-bottom: 10px; margin-bottom: 10px; } #errori-ortografici-params div { padding: 5px; display: inline-block; margin-right: 30px; } #errori-ortografici-params label { padding-right: 10px; display: inline-block; } #errori-ortografici-cat { width: 250px; } #errori-ortografici-max { text-align: right; width: 70px; } #errori-ortografici-bar { text-align: right; } #errori-ortografici-bar #loading-errori-ortografici { float: left; } #downloadTextForSpelling, #errori-ortografici-help, #searchRegex { margin-left: 5px; } .alert { color: red; } .small-label { font-size: smaller; padding-top: 0; } .errori-ortografici-box-main .tabs > input[type=radio] + label { min-width: 130px; } .errori-ortografici-box-main .tabs > input[type=radio] + label + div { overflow: auto; max-height: 400px; } .errori-ortografici-box .errata { color: #ff0000; } .errori-ortografici-box .corrige { color: #00A000; } #errori-ortografici-toggle, #errori-ortografici-toggle-label { float: right; font-size: smaller; } #errori-ortografici-list li.ignored { display: none; } #errori-ortografici-list.grayed li.ignored { display: grid; color: grey; } #errori-ortografici-wordcount ul, #errori-ortografici-names ul { font-family: Verdana, sans-serif; } q62qqrcuuzadu1irb1v9f573m7lwxjo Indice:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu 110 942413 3895785 3586261 2026-09-07T11:56:55Z Candalua 1675 Porto il SAL a SAL 100% 3895785 proofread-index text/x-wiki {{:MediaWiki:Proofreadpage_index_template |Autore=Euripide |NomePagina=Tragedie (Euripide - Romagnoli) |Titolo=Le tragedie |TitoloOriginale= |Sottotitolo= |LinguaOriginale= |Lingua= |Traduttore=Ettore Romagnoli |Illustratore=Adolfo De Carolis/Antonello Moroni |Curatore= |Editore=Zanichelli |Città=Bologna |Anno=1930 |Fonte={{GB|52wZAQAAIAAJ}} |Immagine=7 |Progetto=Teatro |Argomento=Raccolte/tragedie |Qualità=100% |Pagine=<pagelist 1to8=- 7=frontespizio 9=1 284to288=- /> |Sommario={{Indice sommario|nome=Reso|titolo=Reso|from=9|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Reso/Introduzione|titolo=Introduzione|from=11|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Reso/Personaggi|titolo=Personaggi|from=24|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Reso/Prologo|titolo=Prologo|from=25|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Reso/Parodo|titolo=Parodo|from=40|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Reso/Primo episodio|titolo=Primo episodio|from=42|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Reso/Primo stasimo|titolo=Primo stasimo|from=47|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Reso/Secondo episodio|titolo=Secondo episodio|from=49|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Reso/Secondo stasimo|titolo=Secondo stasimo|from=57|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Reso/Terzo episodio|titolo=Terzo episodio|from=60|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Reso/Terzo stasimo|titolo=Terzo stasimo|from=70|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Reso/Esodo|titolo=Esodo|from=74|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Le Troadi|titolo=Le Troadi|from=89|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Le Troadi/Introduzione|titolo=Introduzione|from=91|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Le Troadi/Personaggi|titolo=Personaggi|from=108|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Le Troadi/Prologo|titolo=Prologo|from=109|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Le Troadi/Parodo|titolo=Parodo|from=118|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Le Troadi/Primo episodio|titolo=Primo episodio|from=123|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Le Troadi/Primo stasimo|titolo=Primo stasimo|from=138|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Le Troadi/Secondo episodio|titolo=Secondo episodio|from=141|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Le Troadi/Secondo stasimo|titolo=Secondo stasimo|from=149|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Le Troadi/Terzo episodio|titolo=Terzo episodio|from=159|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Le Troadi/Terzo stasimo|titolo=Terzo stasimo|from=169|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Le Troadi/Esodo|titolo=Esodo|from=172|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Ecuba|titolo=Ecuba|from=187|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Ecuba/Introduzione|titolo=Introduzione|from=189|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Ecuba/Personaggi|titolo=Personaggi|from=200|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Ecuba/Prologo|titolo=Prologo|from=201|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Ecuba/Parodo|titolo=Parodo|from=204|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Ecuba/Primo episodio|titolo=Primo episodio|from=206|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Ecuba/Primo stasimo|titolo=Primo stasimo|from=225|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Ecuba/Secondo episodio|titolo=Secondo episodio|from=227|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Ecuba/Secondo stasimo|titolo=Secondo stasimo|from=234|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Ecuba/Terzo episodio|titolo=Terzo episodio|from=236|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Ecuba/Terzo stasimo|titolo=Terzo stasimo|from=252|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Ecuba/Quarto episodio|titolo=Quarto episodio|from=254|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Ecuba/Quarto stasimo|titolo=Quarto stasimo|from=260|delta=8}} {{Indice sommario|nome=Ecuba/Esodo|titolo=Esodo|from=261|delta=8}} |Volumi=[[Indice:Tragedie di Euripide (Romagnoli) I.djvu|I]] · [[Indice:Tragedie di Euripide (Romagnoli) II.djvu|II]] · [[Indice:Tragedie di Euripide (Romagnoli) III.djvu|III]] · [[Indice:Tragedie di Euripide (Romagnoli) IV.djvu|IV]] · [[Indice:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu|V]] · [[Indice:Tragedie di Euripide (Romagnoli) VI.djvu|VI]] · [[Indice:Tragedie di Euripide (Romagnoli) VII.djvu|VII]] <big> [[File:Postscript-viewer.svg|30px]]'''[[Discussioni indice:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) I.djvu|<span style="color:green">Guida per i rilettori</span>]]''' </big> |Note= |Css= }} 0b3koscey5pri6s2w5ofwoz53yb8bpl Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/101 108 943715 3895774 3457522 2026-09-07T11:47:08Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3895774 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||''LE TROADI''|93|riga=2}}</noinclude>{{Ct|t=2|v=2|f=180%|Duetto de “Le Troadi„}} {{Ct|v=2|STROFE}} <score vorbis="1"> \new PianoStaff \relative c'' \new Staff << { \key c \major \tempo "Lento" \time 6/8 e8^\markup{\tiny ANDR.} ees4 d4. | ees4 d8 des4 e8 | e4. ees4 r8 \break g,8^\markup{\tiny EC.} aes'4 \fermata f8^\markup{\tiny ANDR.} es4 | d4 des8 c4 f8 | f4. e4 r8 \break g,8^\markup{\tiny EC.} aes'4 f4.^\markup{\tiny ANDR.} | e!4 ees8 d!4 r8 | g,8^\markup{\tiny EC.} aes'4 ees4.^\markup{\tiny ANDR.} \break \autoBeamOff d4 des8 c!4 \fermata r8 | aes8^\markup{\tiny EC.} aes8 aes8 f4^\markup{\tiny ANDR.} f8 | ees4. d4\fermata r8 } \addlyrics { A -- chai -- oi | des -- po -- tai m’a -- | gu -- sin | Oi -- moi Ti pai | an e -- mon ste -- na -- zeis | Ai -- ai Tond’ -- al -- ge -- on O Zeu Kai sym -- pho -- ras Te -- ke -- a Prin pot’ -- e -- men } \new Staff { \clef bass \key c \major <<g,,4.~g'4.>> <<g,8 g'8>> r4 | <<g,4.~g'4.>> <<g,8 g'8>> r4 | <<g,4.~g'4.>> <<g,8 g'8>> r4 \break <<f,4~f'4>> r8 r4 r8 | <<f,4.~f'4.>> <<f,8 f'8>> r4 | <<g,4.~g'4.>> <<g,8 g'8>> r4 \break <<f,4~f'4>> r8 r4 r8 | <<g,4.~g'4.>> <<g,8 g'8>> r4 | <<f,4~f'4>> r8 r4 r8 \break <<g,4.~g'4.>> <<g,8 g'8>> r4 | <<f,4. f'4.>> <<aes,4. aes'4.>> | <<g,4.~g'4.>> <<g,8 g'8>> r4 } >> </score><noinclude></noinclude> 1migb3lxh1evtgz8vfah3fvpyqkzm6o Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/102 108 943753 3895778 3457666 2026-09-07T11:54:18Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3895778 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|94|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude>{{Ct|t=2|v=2|ANTISTROFE}} <score vorbis="1"> \new PianoStaff \relative c'' \new Staff << { \key c \major \time 6/8 e8 ^\markup{\tiny EC.} ees4 d4. | ees4 d8 des4 e8 | e4. ees4 r8 \break g,8^\markup{\tiny ANDR.} aes'4 f8^\markup{\tiny EC.} es4 | d4 des8 c4 f8 | f4. e4 r8 \break g,8^\markup{\tiny ANDR.} aes'4 f4.^\markup{\tiny EC.} | e!4 ees8 d!4 r8 | g,8^\markup{\tiny ANDR.} aes'4 ees4.^\markup{\tiny EC.} \break \autoBeamOff d4 des8 c!4 r8 | aes8^\markup{\tiny ANDR.} aes8 aes8 f4^\markup{\tiny EC.} f8 | ees4. d4 r8 } \addlyrics { Be -- bak’ ol | bos be -- ba -- ke | Tro -- ia | Tla -- mon e -- môn | t’eu -- ge -- nei -- a | pai -- dôn | Fe feu Feu | det’ e -- môn | Ka -- kôn oik -- | tra ty -- cha | po -- le -- os Kap -- _ -- | nu -- tai } \new Staff { \clef bass \key c \major <<g,,4.~g'4.>> <<g,8 g'8>> r4 | <<g,4.~g'4.>> <<g,8 g'8>> r4 | <<g,4.~g'4.>> <<g,8 g'8>> r4 \break <<f,4~f'4>> r8 r4 r8 | <<f,4.~f'4.>> <<f,8 f'8>> r4 | <<g,4.~g'4.>> <<g,8 g'8>> r4 \break <<f,4~f'4>> r8 r4 r8 | <<g,4.~g'4.>> <<g,8 g'8>> r4 | <<f,4~f'4>> r8 r4 r8 \break <<g,4.~g'4.>> <<g,8 g'8>> r4 | <<f,4. f'4.>> <<aes,4. aes'4.>> | <<g,4.~g'4.>> <<g,8 g'8>> r4 } >> </score><noinclude></noinclude> 0y6ecuc5j9bjj7ym8hlihn5phrb07ys Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu/104 108 943757 3895770 3414114 2026-09-07T11:44:39Z Candalua 1675 /* Riletta */ 3895770 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|96|''EURIPIDE''||riga=2}}</noinclude>{{Ct|t=2|v=2|CHIARIMENTI ALLA RICOSTRUZIONE MUSICALE}} Nella prefazione generale parlo della musica nel dramma greco, e dei criterî che ci possono guidare nelle integrazioni degli schemi ritmici, e in eventuali tentativi di ricostruirne le melodie. Tenendo presente quello scritto, sarà facile seguire quanto qui semplicemente espongo. Lo spoglio combinato della strofe 577-581 e dell’antistrofe 582-586, dà il seguente schema ritmico <poem> 1) 𝈱 — — — 𝈱 — 𝈱 — 𝈱 — 2) — — 𝈱 — — 𝈱 — 𝈱 — 3) — — — — 𝈱 — 4) {{sans-serif|Ū}} — — — 𝈱 — 5) 𝈱 𝈱 𝈱 — 𝈱 — — </poem> Varî indici (p. e. il tribraco che apre il 5 e le chiuse di 1 e 2) mostrano che siamo in regime trocaico (3/8). E, isolando le dipodie trocaiche che si ravvisano facilmente in 1 e 2, facile riesce la integrazione degli schemi rimasti qua e là mutili per la perdita della musica, e quindi dei segni diacritici suppletorî di quantità. Lo schema completo era il seguente: <poem> 1) 𝈱{{sans-serif|'}} – , 𝈪 | — 𝈱 , — 𝈱 | 𝈪 , 𝈱 ⌃ 2) —{{sans-serif|'}} — , 𝈱 — | — 𝈱 , — 𝈱 | 𝈪 , — ⌃ 3) —{{sans-serif|'}} — , 𝈪 | — 𝈱 , — ⌃ 4) 𝈱 — , 𝈪 | — 𝈱 , ⌃ 5) 𝈱 𝈱 𝈱 , — 𝈱 | 𝈪 , — ⌃ </poem> Evidente riesce la simmetria che intercede rispettivamente fra 1 e 2 e fra 3 e 4. Isolato rimane, rispettivamente nella strofe e nell’antistrofe, il 5. Ma vaghissima riesce la simmetria che formano, rispondendosi a distanza. L’attacco sincopato che apre la melodia, e che riappare alla battuta 4, era comunissimo nella tecnica musicale greca, e lo troviamo, anche al principio, nell’epitafio di Tralle. Anche una semplice lettura, che tenga conto, con un’adeguata modulazione, di questo schema integrato, può dare una migliore idea dell’effetto originario; ma solamente rivestendo di vere inflessioni melodiche i nudi segni delle quantità, si può dimostrare tangibilmente come pote-<noinclude><references/></noinclude> ea2272kxbkn5ckzu81wpb8sgyznmzrk Le Troadi 0 944030 3895780 3814188 2026-09-07T11:54:56Z Candalua 1675 Porto il SAL a SAL 100% 3895780 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Euripide | Nome e cognome del curatore = | Titolo =Le Troadi | Anno di pubblicazione = | Lingua originale del testo =greco | Nome e cognome del traduttore = Ettore Romagnoli | Anno di traduzione = | Progetto = Teatro | Argomento =tragedie | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu }} {{Raccolta|Tragedie (Euripide - Romagnoli)}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="89" to="90" /> ==Indice== * {{testo|/Introduzione}} * {{testo|/Personaggi}} * {{testo|/Prologo}} * {{testo|/Parodo}} * {{testo|/Primo episodio}} * {{testo|/Primo stasimo}} * {{testo|/Secondo episodio}} * {{testo|/Secondo stasimo}} * {{testo|/Terzo episodio}} * {{testo|/Terzo stasimo}} * {{testo|/Esodo}} ggigqpdrzfv7wfue4qwjpnd3c1ry472 Le Troadi/Introduzione 0 944031 3895779 3814190 2026-09-07T11:54:44Z Candalua 1675 Porto il SAL a SAL 100% 3895779 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Introduzione|prec=../|succ=../Personaggi}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="91" to="106" /> {{Sezione note}} cdirrzozmde7un14f4anf556lkbad8x Ecuba 0 951768 3895783 3800717 2026-09-07T11:56:37Z Candalua 1675 Porto il SAL a SAL 100% 3895783 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Euripide | Nome e cognome del curatore = | Titolo =Ecuba | Anno di pubblicazione = | Lingua originale del testo =greco | Nome e cognome del traduttore = Ettore Romagnoli | Anno di traduzione = | Progetto = Teatro | Argomento =tragedie | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu }} {{Raccolta|Tragedie (Euripide - Romagnoli)}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="187" to="188" /> ==Indice== * {{testo|/Introduzione}} * {{testo|/Personaggi}} * {{testo|/Prologo}} * {{testo|/Parodo}} * {{testo|/Primo episodio}} * {{testo|/Primo stasimo}} * {{testo|/Secondo episodio}} * {{testo|/Secondo stasimo}} * {{testo|/Terzo episodio}} * {{testo|/Terzo stasimo}} * {{testo|/Quarto episodio}} * {{testo|/Quarto stasimo}} * {{testo|/Esodo}} pfah8xk4t8c96yyqb4h4z42cbqw8eqs Ecuba/Parodo 0 953141 3895782 3800721 2026-09-07T11:56:30Z Candalua 1675 Porto il SAL a SAL 100% 3895782 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Parodo|prec=../Prologo|succ=../Primo episodio}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="204" to="205" /> {{Sezione note}} 2pb5comw5thrtw998m44gu1xgmz0mto Ecuba/Primo episodio 0 953142 3895781 3894691 2026-09-07T11:55:37Z Candalua 1675 Porto il SAL a SAL 100% 3895781 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Primo episodio|prec=../Parodo|succ=../Primo stasimo}} <pages index="Tragedie di Euripide (Romagnoli) V.djvu" from="206" to="224" /> {{Sezione note}} b1aq352xpufpzyzyps1sd6rc0kumh06 Utente:Pic57/wikidiario 2 957775 3895729 3888857 2026-09-07T10:38:19Z Pic57 12729 /* Musica nel wikiverso 2026.9 */ 3895729 wikitext text/x-wiki == [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.09#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.9] == In costruzione [[File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a).jpg|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)|300px|centro]] {{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano'''}} * Al '''15 settembre 2026''', abbiamo trascritto (197) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}'''). * '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''': :* {{Sc|'''Canti popolari'''}} ::<small> · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}} </small> :* {{Sc|'''Musica colta'''}} — Questo mese abbiamo trascritto due ironici brani sul ''mal d'amore'' scritti da Giano Brida, compositore e direttore d'orchestra, veronese, ma attivo a Milano alla metà del XIX secolo. I due brani sono una riuscita satira del ''mal du siècle'' (o ''Weltschmerz''), ovvero quel senso di vuoto, profonda malinconia e inadeguatezza verso il mondo che colpiva i giovani romantici della prima metà dell'Ottocento a causa di un rifiuto amoroso o per la fine di una passione che riducevano il sofferente allo stato di "esule" intellettuale, incapace di integrarsi nelle dinamiche utilitaristiche della nascente società borghese. I due brani, in chiave di sol, celebrano la liberazione da questo stato. ::<small>* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} * {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}}</small> :* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}} ::· [[Opera: La figlia di Iorio (Franchetti)]] <hr> :* {{Sc|'''Libri'''}} — È stata completata la trascrizione de: ::· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}} <hr> :''[[:Categoria:Partiture|→ Vai a tutte le partiture]]'' <hr> * [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato: :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore | Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore]]'' ::Vedi codice commentato in{{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}} :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante|Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante]]'' :: Vedi codice commentato al rigo down 3.8 in {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Stile classico|Stile classico]]'' :: Vedi tutta la trascrizione di {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} <hr> * '''{{Sc|Revisioni}}''' — **<small>{{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}</small> [[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|400px|centro]] {{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}} <hr> == [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.08#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.8] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.7] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.6 Musica nel wikiverso 2026.6] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.5 Musica nel wikiverso 2026.5] == == 8.5.2026 == Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla". Buon ascolto 🎹 Linkedin - facebook - ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]== ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]== == 17.3.2026 == '''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica. Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!'' ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]== == 22.2.2026== <poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!''' Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files! Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia. https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina. Altri tempi!</poem> ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]== == 27.1.2026== :La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli. :E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità. :Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini. :E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource. :Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI. :E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast]. :Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata. {{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}} == 21.1.2026 == All'Archivio Ricordi (info@) ​Gent.ma Redazione, ... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI. Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle? Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista: # Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale) # A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale ) # [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale) # Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale) # Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale) # Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale) # Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale) # Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale) Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto == 15.1.2026 == Elenco (67 autori) ottenuta da [https://query.wikidata.org/querybuilder/?uselang=it&query=%7B%22conditions%22%3A%5B%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3Anull%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P27%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q38%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q36180%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q201788%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q1930187%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q49757%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q28389%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%5D%2C%22limit%22%3A500%2C%22useLimit%22%3Atrue%2C%22omitLabels%22%3Afalse%7D questa query] a wikidata fatta con il comodo Query Builder chiedendo scrittori, poeti, storici, giornalisti e sceneggiatori italiani scomparsi nel 1955 {| class="wikitable sortable" ! item wikidata !! Nome !! Cognome |- | http://www.wikidata.org/entity/Q799111 || Ermanno || Amicucci |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98164064 || Giuseppe || Ammendola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3893714 || Paolo || Arcari |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3611325 || Alfredo || Baccelli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1615033 || Piero || Ballerini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q19753744 || Achille || Bertini Calosso |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1316687 || Ferruccio || Biancini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q16554572 || Ettore || Boschi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q569638 || Anselmo || Bucci |- | http://www.wikidata.org/entity/Q4015314 || Vittorio || Butera |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55226171 || Franco || Caburi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3623763 || Arrigo || Cajumi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3770245 || Giuseppe || Cardinali |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3833066 || Lino || Carrara |- | http://www.wikidata.org/entity/Q93260474 || Antonio || Casamassa |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3082360 || Franco || Casavola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q21196716 || Garzia || Cassola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q28030727 || Eugenio || Cirese |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3737981 || Fabrizio || Colamussi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3848457 || Mario || Colombi Guidotti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q65132766 || Melchiorre || Corelli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3737666 || Fabio || Cusin |-style="background-color:#abcdef;" | http://www.wikidata.org/entity/Q1005945 || Silvio || D'Amico |- | http://www.wikidata.org/entity/Q102278256 || Nicola || D'Atri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q20953743 || Marziale || Ducos |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55227407 || Silvano || Fasulo |- | http://www.wikidata.org/entity/Q104761101 || Giuseppe || Ferrandi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q50804877 || Raffaele || Foà |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3882159 || Omero || Franceschi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3901119 || Petru || Giovacchini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q110214924 || Paolo || Guicciardini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3935925 || Rinaldo || Küfferle |-style="background-color:#abcdef;" | |http://www.wikidata.org/entity/Q50059259 || Carolina || Lanzani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q113765776 || Francesco || Lo Bue |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3845620 || Marcello || Manni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3845507 || Marcella || Mariani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q123925248 || Antonio || Martino |- | http://www.wikidata.org/entity/Q54925054 || Amato || Masnovo |- | http://www.wikidata.org/entity/Q536191 || Angelo || Mercati |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3732619 || Ersilio || Michel |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1165939 || Luigi || Motta |- | http://www.wikidata.org/entity/Q42298127 || Ruggero || Nuti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q206442 || Biagio || Pace |- | http://www.wikidata.org/entity/Q23775667 || Francesco || Palmegiani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98731369 || Luigi || Parigi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q27824408 || Ferdinando || Pasini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3840013 || Luigi || Piccioni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q52576898 || Luca || Pignato |- | http://www.wikidata.org/entity/Q61481359 || Benvenuto || Pitzorno |- | http://www.wikidata.org/entity/Q115766708 || Pietro || Pizzoni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q18421227 || Gustavo || Reisoli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q63025648 || Romana || Rompato |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98346641 || Anaïs || Ronc-Désaymonet |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3733999 || Ettore || Rossi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q107149686 || Guido || Ruberti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3948292 || Sandro || Salvini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1897006 || Mariano || San Nicolò |- | http://www.wikidata.org/entity/Q93243643 || Angelo || Silvagni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3659855 || Carlo || Silvestri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q75837465 || Cipriano || Silvestri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55452458 || Anna || Stančova |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3740416 || Fausto || Torrefranca |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3629710 || Augusto || Turati |- | http://www.wikidata.org/entity/Q23854442 || Alessandro || Visconti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q92600748 || Vito || Vitale |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3611526 || Alfredo || Zerbini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q59533184 || Elio || Zorzi |} == 14.4.2025 == In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare... Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato. Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno). Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio! == 21.2.2025 == Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio: [[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET) == 21.1.2025 == C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]] == 12.1.2025 == In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br> ''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.'' Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo. ''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».'' Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini. == 10.1.2025 == Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione. <poem>''A chi lo lasci l’aratro, oh Lazaro, a chi lo lasci? Chi ti vanga il campo tuo, la tua mandra chi la pasce?''</poem> Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione. == 9.1.2025 == ''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br> ''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br> Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via... == 4.1.2025 == Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo: "Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br> Faccio un salto sulla sedia! <br> E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br> Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo. Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀 == 28.12.2024 == E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''. ''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così! == 22.12.2024 == E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare. La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare? Io penso che li avrei torturati. Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante. Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu ) Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura. Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀 == 20.12.2024 == Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio. E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare. Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno» Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino» Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀 mn5hfgpjstpqab4o63cpmbkrytsx61i 3895734 3895729 2026-09-07T10:53:19Z Pic57 12729 /* Musica nel wikiverso 2026.9 */ 3895734 wikitext text/x-wiki == [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.09#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.9] == In costruzione [[File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a).jpg|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)|300px|centro]] {{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano'''}} * Al '''15 settembre 2026''', abbiamo trascritto (197) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}'''). * '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''': :* {{Sc|'''Canti popolari'''}} ::<small> · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}} </small> :* {{Sc|'''Musica colta'''}} — Questo mese abbiamo trascritto due ironici brani sul ''mal d'amore'' scritti da Giano Brida, compositore e direttore d'orchestra, veronese, ma attivo a Milano alla metà del XIX secolo. I due brani sono una riuscita satira del ''mal du siècle'' (o ''Weltschmerz''), ovvero quel senso di vuoto, profonda malinconia e inadeguatezza verso il mondo che colpiva i giovani romantici della prima metà dell'Ottocento a causa di un rifiuto amoroso o per la fine di una passione che riducevano il giovane sofferente allo stato di "esule" intellettuale, incapace di integrarsi nelle dinamiche utilitaristiche della nascente società borghese. I due brani, in chiave di sol, celebrano la liberazione da questo stato. ::<small>* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} * {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}}</small> :* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}} ::· [[Opera: La figlia di Iorio (Franchetti)]] <hr> :* {{Sc|'''Libri'''}} — È stata completata la trascrizione de: ::· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}} <hr> :''[[:Categoria:Partiture|→ Vai a tutte le partiture]]'' <hr> * [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato: :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore | Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore]]'' ::Vedi codice commentato in{{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}} :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante|Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante]]'' :: Vedi codice commentato al rigo down 3.8 in {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Stile classico|Stile classico]]'' :: Vedi tutta la trascrizione di {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} <hr> * '''{{Sc|Revisioni}}''' — **<small>{{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} ** {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Peschi fiorenti}} </small> [[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|400px|centro]] {{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}} <hr> == [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.08#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.8] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.7] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.6 Musica nel wikiverso 2026.6] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.5 Musica nel wikiverso 2026.5] == == 8.5.2026 == Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla". Buon ascolto 🎹 Linkedin - facebook - ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]== ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]== == 17.3.2026 == '''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica. Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!'' ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]== == 22.2.2026== <poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!''' Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files! Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia. https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina. Altri tempi!</poem> ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]== == 27.1.2026== :La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli. :E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità. :Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini. :E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource. :Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI. :E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast]. :Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata. {{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}} == 21.1.2026 == All'Archivio Ricordi (info@) ​Gent.ma Redazione, ... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI. Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle? Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista: # Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale) # A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale ) # [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale) # Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale) # Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale) # Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale) # Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale) # Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale) Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto == 15.1.2026 == Elenco (67 autori) ottenuta da [https://query.wikidata.org/querybuilder/?uselang=it&query=%7B%22conditions%22%3A%5B%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3Anull%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P27%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q38%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q36180%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q201788%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q1930187%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q49757%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q28389%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%5D%2C%22limit%22%3A500%2C%22useLimit%22%3Atrue%2C%22omitLabels%22%3Afalse%7D questa query] a wikidata fatta con il comodo Query Builder chiedendo scrittori, poeti, storici, giornalisti e sceneggiatori italiani scomparsi nel 1955 {| class="wikitable sortable" ! item wikidata !! Nome !! Cognome |- | http://www.wikidata.org/entity/Q799111 || Ermanno || Amicucci |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98164064 || Giuseppe || Ammendola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3893714 || Paolo || Arcari |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3611325 || Alfredo || Baccelli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1615033 || Piero || Ballerini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q19753744 || Achille || Bertini Calosso |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1316687 || Ferruccio || Biancini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q16554572 || Ettore || Boschi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q569638 || Anselmo || Bucci |- | http://www.wikidata.org/entity/Q4015314 || Vittorio || Butera |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55226171 || Franco || Caburi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3623763 || Arrigo || Cajumi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3770245 || Giuseppe || Cardinali |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3833066 || Lino || Carrara |- | http://www.wikidata.org/entity/Q93260474 || Antonio || Casamassa |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3082360 || Franco || Casavola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q21196716 || Garzia || Cassola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q28030727 || Eugenio || Cirese |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3737981 || Fabrizio || Colamussi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3848457 || Mario || Colombi Guidotti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q65132766 || Melchiorre || Corelli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3737666 || Fabio || Cusin |-style="background-color:#abcdef;" | http://www.wikidata.org/entity/Q1005945 || Silvio || D'Amico |- | http://www.wikidata.org/entity/Q102278256 || Nicola || D'Atri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q20953743 || Marziale || Ducos |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55227407 || Silvano || Fasulo |- | http://www.wikidata.org/entity/Q104761101 || Giuseppe || Ferrandi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q50804877 || Raffaele || Foà |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3882159 || Omero || Franceschi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3901119 || Petru || Giovacchini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q110214924 || Paolo || Guicciardini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3935925 || Rinaldo || Küfferle |-style="background-color:#abcdef;" | |http://www.wikidata.org/entity/Q50059259 || Carolina || Lanzani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q113765776 || Francesco || Lo Bue |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3845620 || Marcello || Manni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3845507 || Marcella || Mariani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q123925248 || Antonio || Martino |- | http://www.wikidata.org/entity/Q54925054 || Amato || Masnovo |- | http://www.wikidata.org/entity/Q536191 || Angelo || Mercati |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3732619 || Ersilio || Michel |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1165939 || Luigi || Motta |- | http://www.wikidata.org/entity/Q42298127 || Ruggero || Nuti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q206442 || Biagio || Pace |- | http://www.wikidata.org/entity/Q23775667 || Francesco || Palmegiani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98731369 || Luigi || Parigi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q27824408 || Ferdinando || Pasini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3840013 || Luigi || Piccioni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q52576898 || Luca || Pignato |- | http://www.wikidata.org/entity/Q61481359 || Benvenuto || Pitzorno |- | http://www.wikidata.org/entity/Q115766708 || Pietro || Pizzoni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q18421227 || Gustavo || Reisoli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q63025648 || Romana || Rompato |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98346641 || Anaïs || Ronc-Désaymonet |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3733999 || Ettore || Rossi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q107149686 || Guido || Ruberti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3948292 || Sandro || Salvini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1897006 || Mariano || San Nicolò |- | http://www.wikidata.org/entity/Q93243643 || Angelo || Silvagni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3659855 || Carlo || Silvestri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q75837465 || Cipriano || Silvestri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55452458 || Anna || Stančova |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3740416 || Fausto || Torrefranca |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3629710 || Augusto || Turati |- | http://www.wikidata.org/entity/Q23854442 || Alessandro || Visconti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q92600748 || Vito || Vitale |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3611526 || Alfredo || Zerbini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q59533184 || Elio || Zorzi |} == 14.4.2025 == In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare... Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato. Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno). Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio! == 21.2.2025 == Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio: [[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET) == 21.1.2025 == C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]] == 12.1.2025 == In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br> ''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.'' Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo. ''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».'' Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini. == 10.1.2025 == Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione. <poem>''A chi lo lasci l’aratro, oh Lazaro, a chi lo lasci? Chi ti vanga il campo tuo, la tua mandra chi la pasce?''</poem> Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione. == 9.1.2025 == ''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br> ''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br> Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via... == 4.1.2025 == Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo: "Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br> Faccio un salto sulla sedia! <br> E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br> Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo. Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀 == 28.12.2024 == E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''. ''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così! == 22.12.2024 == E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare. La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare? Io penso che li avrei torturati. Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante. Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu ) Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura. Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀 == 20.12.2024 == Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio. E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare. Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno» Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino» Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀 dfs0w4b1vmuorivxc4mpm093tqttaie 3895746 3895734 2026-09-07T11:18:07Z Pic57 12729 /* Musica nel wikiverso 2026.9 */ 3895746 wikitext text/x-wiki == [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.09#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.9] == In costruzione [[File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a).jpg|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)|300px|centro]] {{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano'''}} * Al '''15 settembre 2026''', abbiamo trascritto (197) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}'''). * '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''': :* {{Sc|'''Canti popolari'''}} ::<small> · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}} </small> :* {{Sc|'''Musica colta'''}} — Questo mese abbiamo trascritto due ironici brani sul ''mal d'amore'' scritti da Giano Brida, compositore e direttore d'orchestra, veronese, ma attivo a Milano alla metà del XIX secolo. I due brani sono una riuscita satira del ''mal du siècle'' (o ''Weltschmerz''), ovvero quel senso di vuoto, profonda malinconia e inadeguatezza verso il mondo che colpiva i giovani romantici della prima metà dell'Ottocento a causa di un rifiuto amoroso o per la fine di una passione che riducevano il giovane sofferente allo stato di "esule" intellettuale, incapace di integrarsi nelle dinamiche utilitaristiche della nascente società borghese. I due brani, in chiave di sol, celebrano la liberazione da questo stato. ::<small>* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} * {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}}</small> :* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}} ::· [[Opera: La figlia di Iorio (Franchetti)]] <hr> :* {{Sc|'''Libri'''}} — È stata completata la trascrizione de: ::· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}} <hr> :''[[:Categoria:Partiture|→ Vai a tutte le partiture]]'' <hr> * [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato: :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore | Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore]]'' ::Vedi codice commentato in{{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}} :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante|Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante]]'' :: Vedi codice commentato al rigo down 3.8 in {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Stile classico|Stile classico]]'' :: Vedi tutta la trascrizione di {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} <hr> * '''{{Sc|Revisioni}}''' — Periodicamente, via via che acquisiamo nuove conoscenze, revisioniamo brani già pubblicati con SAL 75% o addirittura 100% '''ottimizzandone il codice lilypond'''. <small> ** {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} ** {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Peschi fiorenti}} ** {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Nina mia son barcaiolo}} </small> [[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|400px|centro]] {{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}} <hr> == [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.08#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.8] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.7] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.6 Musica nel wikiverso 2026.6] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.5 Musica nel wikiverso 2026.5] == == 8.5.2026 == Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla". Buon ascolto 🎹 Linkedin - facebook - ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]== ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]== == 17.3.2026 == '''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica. Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!'' ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]== == 22.2.2026== <poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!''' Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files! Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia. https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina. Altri tempi!</poem> ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]== == 27.1.2026== :La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli. :E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità. :Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini. :E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource. :Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI. :E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast]. :Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata. {{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}} == 21.1.2026 == All'Archivio Ricordi (info@) ​Gent.ma Redazione, ... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI. Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle? Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista: # Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale) # A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale ) # [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale) # Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale) # Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale) # Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale) # Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale) # Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale) Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto == 15.1.2026 == Elenco (67 autori) ottenuta da [https://query.wikidata.org/querybuilder/?uselang=it&query=%7B%22conditions%22%3A%5B%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3Anull%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P27%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q38%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q36180%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q201788%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q1930187%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q49757%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q28389%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%5D%2C%22limit%22%3A500%2C%22useLimit%22%3Atrue%2C%22omitLabels%22%3Afalse%7D questa query] a wikidata fatta con il comodo Query Builder chiedendo scrittori, poeti, storici, giornalisti e sceneggiatori italiani scomparsi nel 1955 {| class="wikitable sortable" ! item wikidata !! Nome !! Cognome |- | http://www.wikidata.org/entity/Q799111 || Ermanno || Amicucci |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98164064 || Giuseppe || Ammendola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3893714 || Paolo || Arcari |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3611325 || Alfredo || Baccelli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1615033 || Piero || Ballerini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q19753744 || Achille || Bertini Calosso |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1316687 || Ferruccio || Biancini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q16554572 || Ettore || Boschi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q569638 || Anselmo || Bucci |- | http://www.wikidata.org/entity/Q4015314 || Vittorio || Butera |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55226171 || Franco || Caburi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3623763 || Arrigo || Cajumi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3770245 || Giuseppe || Cardinali |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3833066 || Lino || Carrara |- | http://www.wikidata.org/entity/Q93260474 || Antonio || Casamassa |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3082360 || Franco || Casavola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q21196716 || Garzia || Cassola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q28030727 || Eugenio || Cirese |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3737981 || Fabrizio || Colamussi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3848457 || Mario || Colombi Guidotti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q65132766 || Melchiorre || Corelli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3737666 || Fabio || Cusin |-style="background-color:#abcdef;" | http://www.wikidata.org/entity/Q1005945 || Silvio || D'Amico |- | http://www.wikidata.org/entity/Q102278256 || Nicola || D'Atri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q20953743 || Marziale || Ducos |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55227407 || Silvano || Fasulo |- | http://www.wikidata.org/entity/Q104761101 || Giuseppe || Ferrandi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q50804877 || Raffaele || Foà |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3882159 || Omero || Franceschi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3901119 || Petru || Giovacchini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q110214924 || Paolo || Guicciardini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3935925 || Rinaldo || Küfferle |-style="background-color:#abcdef;" | |http://www.wikidata.org/entity/Q50059259 || Carolina || Lanzani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q113765776 || Francesco || Lo Bue |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3845620 || Marcello || Manni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3845507 || Marcella || Mariani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q123925248 || Antonio || Martino |- | http://www.wikidata.org/entity/Q54925054 || Amato || Masnovo |- | http://www.wikidata.org/entity/Q536191 || Angelo || Mercati |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3732619 || Ersilio || Michel |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1165939 || Luigi || Motta |- | http://www.wikidata.org/entity/Q42298127 || Ruggero || Nuti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q206442 || Biagio || Pace |- | http://www.wikidata.org/entity/Q23775667 || Francesco || Palmegiani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98731369 || Luigi || Parigi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q27824408 || Ferdinando || Pasini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3840013 || Luigi || Piccioni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q52576898 || Luca || Pignato |- | http://www.wikidata.org/entity/Q61481359 || Benvenuto || Pitzorno |- | http://www.wikidata.org/entity/Q115766708 || Pietro || Pizzoni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q18421227 || Gustavo || Reisoli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q63025648 || Romana || Rompato |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98346641 || Anaïs || Ronc-Désaymonet |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3733999 || Ettore || Rossi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q107149686 || Guido || Ruberti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3948292 || Sandro || Salvini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1897006 || Mariano || San Nicolò |- | http://www.wikidata.org/entity/Q93243643 || Angelo || Silvagni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3659855 || Carlo || Silvestri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q75837465 || Cipriano || Silvestri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55452458 || Anna || Stančova |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3740416 || Fausto || Torrefranca |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3629710 || Augusto || Turati |- | http://www.wikidata.org/entity/Q23854442 || Alessandro || Visconti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q92600748 || Vito || Vitale |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3611526 || Alfredo || Zerbini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q59533184 || Elio || Zorzi |} == 14.4.2025 == In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare... Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato. Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno). Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio! == 21.2.2025 == Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio: [[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET) == 21.1.2025 == C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]] == 12.1.2025 == In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br> ''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.'' Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo. ''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».'' Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini. == 10.1.2025 == Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione. <poem>''A chi lo lasci l’aratro, oh Lazaro, a chi lo lasci? Chi ti vanga il campo tuo, la tua mandra chi la pasce?''</poem> Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione. == 9.1.2025 == ''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br> ''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br> Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via... == 4.1.2025 == Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo: "Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br> Faccio un salto sulla sedia! <br> E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br> Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo. Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀 == 28.12.2024 == E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''. ''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così! == 22.12.2024 == E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare. La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare? Io penso che li avrei torturati. Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante. Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu ) Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura. Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀 == 20.12.2024 == Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio. E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare. Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno» Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino» Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀 pa2bj2ndktpv8bkv0djnrbanxw2nsyf 3895747 3895746 2026-09-07T11:19:37Z Pic57 12729 /* Musica nel wikiverso 2026.9 */ 3895747 wikitext text/x-wiki == [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.09#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.9] == In costruzione [[File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a).jpg|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)|300px|centro]] {{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano'''}} * Al '''15 settembre 2026''', abbiamo trascritto (197) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}'''). * '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''': :* {{Sc|'''Canti popolari'''}} ::<small> · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}} </small> :* {{Sc|'''Musica colta'''}} — Questo mese abbiamo trascritto due impegnativi brani sul ''mal d'amore'' scritti da Giano Brida, compositore e direttore d'orchestra veronese, ma attivo a Milano alla metà del XIX secolo. I due brani sono una riuscita satira del ''mal du siècle'' (o ''Weltschmerz''), ovvero quel senso di vuoto, profonda malinconia e inadeguatezza verso il mondo che colpiva i giovani romantici della prima metà dell'Ottocento a causa di un rifiuto amoroso o per la fine di una passione che riducevano il giovane sofferente allo stato di "esule" intellettuale, incapace di integrarsi nelle dinamiche utilitaristiche della nascente società borghese. I due brani, in chiave di sol, celebrano la liberazione da questo stato. ::<small>* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} * {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}}</small> :* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}} ::· [[Opera: La figlia di Iorio (Franchetti)]] <hr> :* {{Sc|'''Libri'''}} — È stata completata la trascrizione de: ::· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}} <hr> :''[[:Categoria:Partiture|→ Vai a tutte le partiture]]'' <hr> * [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato: :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore | Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore]]'' ::Vedi codice commentato in{{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}} :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante|Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante]]'' :: Vedi codice commentato al rigo down 3.8 in {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Stile classico|Stile classico]]'' :: Vedi tutta la trascrizione di {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} <hr> * '''{{Sc|Revisioni}}''' — Periodicamente, via via che acquisiamo nuove conoscenze, revisioniamo brani già pubblicati con SAL 75% o addirittura 100% '''ottimizzandone il codice lilypond'''. <small> ** {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} ** {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Peschi fiorenti}} ** {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Nina mia son barcaiolo}} </small> [[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|400px|centro]] {{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}} <hr> == [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.08#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.8] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.7] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.6 Musica nel wikiverso 2026.6] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.5 Musica nel wikiverso 2026.5] == == 8.5.2026 == Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla". Buon ascolto 🎹 Linkedin - facebook - ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]== ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]== == 17.3.2026 == '''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica. Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!'' ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]== == 22.2.2026== <poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!''' Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files! Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia. https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina. Altri tempi!</poem> ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]== == 27.1.2026== :La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli. :E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità. :Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini. :E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource. :Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI. :E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast]. :Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata. {{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}} == 21.1.2026 == All'Archivio Ricordi (info@) ​Gent.ma Redazione, ... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI. Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle? Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista: # Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale) # A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale ) # [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale) # Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale) # Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale) # Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale) # Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale) # Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale) Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto == 15.1.2026 == Elenco (67 autori) ottenuta da [https://query.wikidata.org/querybuilder/?uselang=it&query=%7B%22conditions%22%3A%5B%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3Anull%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P27%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q38%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q36180%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q201788%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q1930187%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q49757%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q28389%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%5D%2C%22limit%22%3A500%2C%22useLimit%22%3Atrue%2C%22omitLabels%22%3Afalse%7D questa query] a wikidata fatta con il comodo Query Builder chiedendo scrittori, poeti, storici, giornalisti e sceneggiatori italiani scomparsi nel 1955 {| class="wikitable sortable" ! item wikidata !! Nome !! Cognome |- | http://www.wikidata.org/entity/Q799111 || Ermanno || Amicucci |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98164064 || Giuseppe || Ammendola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3893714 || Paolo || Arcari |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3611325 || Alfredo || Baccelli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1615033 || Piero || Ballerini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q19753744 || Achille || Bertini Calosso |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1316687 || Ferruccio || Biancini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q16554572 || Ettore || Boschi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q569638 || Anselmo || Bucci |- | http://www.wikidata.org/entity/Q4015314 || Vittorio || Butera |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55226171 || Franco || Caburi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3623763 || Arrigo || Cajumi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3770245 || Giuseppe || Cardinali |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3833066 || Lino || Carrara |- | http://www.wikidata.org/entity/Q93260474 || Antonio || Casamassa |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3082360 || Franco || Casavola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q21196716 || Garzia || Cassola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q28030727 || Eugenio || Cirese |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3737981 || Fabrizio || Colamussi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3848457 || Mario || Colombi Guidotti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q65132766 || Melchiorre || Corelli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3737666 || Fabio || Cusin |-style="background-color:#abcdef;" | http://www.wikidata.org/entity/Q1005945 || Silvio || D'Amico |- | http://www.wikidata.org/entity/Q102278256 || Nicola || D'Atri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q20953743 || Marziale || Ducos |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55227407 || Silvano || Fasulo |- | http://www.wikidata.org/entity/Q104761101 || Giuseppe || Ferrandi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q50804877 || Raffaele || Foà |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3882159 || Omero || Franceschi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3901119 || Petru || Giovacchini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q110214924 || Paolo || Guicciardini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3935925 || Rinaldo || Küfferle |-style="background-color:#abcdef;" | |http://www.wikidata.org/entity/Q50059259 || Carolina || Lanzani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q113765776 || Francesco || Lo Bue |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3845620 || Marcello || Manni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3845507 || Marcella || Mariani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q123925248 || Antonio || Martino |- | http://www.wikidata.org/entity/Q54925054 || Amato || Masnovo |- | http://www.wikidata.org/entity/Q536191 || Angelo || Mercati |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3732619 || Ersilio || Michel |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1165939 || Luigi || Motta |- | http://www.wikidata.org/entity/Q42298127 || Ruggero || Nuti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q206442 || Biagio || Pace |- | http://www.wikidata.org/entity/Q23775667 || Francesco || Palmegiani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98731369 || Luigi || Parigi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q27824408 || Ferdinando || Pasini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3840013 || Luigi || Piccioni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q52576898 || Luca || Pignato |- | http://www.wikidata.org/entity/Q61481359 || Benvenuto || Pitzorno |- | http://www.wikidata.org/entity/Q115766708 || Pietro || Pizzoni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q18421227 || Gustavo || Reisoli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q63025648 || Romana || Rompato |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98346641 || Anaïs || Ronc-Désaymonet |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3733999 || Ettore || Rossi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q107149686 || Guido || Ruberti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3948292 || Sandro || Salvini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1897006 || Mariano || San Nicolò |- | http://www.wikidata.org/entity/Q93243643 || Angelo || Silvagni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3659855 || Carlo || Silvestri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q75837465 || Cipriano || Silvestri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55452458 || Anna || Stančova |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3740416 || Fausto || Torrefranca |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3629710 || Augusto || Turati |- | http://www.wikidata.org/entity/Q23854442 || Alessandro || Visconti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q92600748 || Vito || Vitale |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3611526 || Alfredo || Zerbini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q59533184 || Elio || Zorzi |} == 14.4.2025 == In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare... Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato. Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno). Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio! == 21.2.2025 == Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio: [[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET) == 21.1.2025 == C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]] == 12.1.2025 == In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br> ''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.'' Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo. ''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».'' Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini. == 10.1.2025 == Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione. <poem>''A chi lo lasci l’aratro, oh Lazaro, a chi lo lasci? Chi ti vanga il campo tuo, la tua mandra chi la pasce?''</poem> Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione. == 9.1.2025 == ''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br> ''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br> Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via... == 4.1.2025 == Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo: "Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br> Faccio un salto sulla sedia! <br> E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br> Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo. Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀 == 28.12.2024 == E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''. ''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così! == 22.12.2024 == E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare. La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare? Io penso che li avrei torturati. Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante. Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu ) Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura. Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀 == 20.12.2024 == Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio. E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare. Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno» Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino» Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀 40k0bbaiyu7hvvvyvg98661vj1q0uy1 3895749 3895747 2026-09-07T11:22:49Z Pic57 12729 /* Musica nel wikiverso 2026.9 */ 3895749 wikitext text/x-wiki == [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.09#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.9] == In costruzione [[File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a).jpg|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)|300px|centro]] {{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano'''}} * Al '''15 settembre 2026''', abbiamo trascritto (197) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}'''). * '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''': :* {{Sc|'''Canti popolari'''}} ::<small> · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}} </small> :* {{Sc|'''Musica colta'''}} — Questo mese abbiamo trascritto due impegnativi brani sul ''mal d'amore'' scritti da Giano Brida, compositore e direttore d'orchestra veronese, ma attivo a Milano alla metà del XIX secolo. I due brani sono una riuscita satira del ''mal du siècle'' (o ''Weltschmerz''), ovvero quel senso di vuoto, profonda malinconia e inadeguatezza verso il mondo che colpiva i giovani romantici della prima metà dell'Ottocento a causa di un rifiuto amoroso o per la fine di una passione che riducevano il giovane sofferente allo stato di "esule" intellettuale, incapace di integrarsi nelle dinamiche utilitaristiche della nascente società borghese. I due brani, in chiave di sol, celebrano la liberazione da questo stato. <small> :::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} :::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}} </small> :* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}} ::· [[Opera: La figlia di Iorio (Franchetti)]] <hr> :* {{Sc|'''Libri'''}} — È stata completata la trascrizione de: ::· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}} <hr> :''[[:Categoria:Partiture|→ Vai a tutte le partiture]]'' <hr> * [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato: :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore | Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore]]'' ::Vedi codice commentato in{{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}} :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante|Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante]]'' :: Vedi codice commentato al rigo down 3.8 in {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Stile classico|Stile classico]]'' :: Vedi tutta la trascrizione di {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} <hr> * '''{{Sc|Revisioni}}''' — Periodicamente, via via che acquisiamo nuove conoscenze, revisioniamo brani già pubblicati con SAL 75% o addirittura 100% '''ottimizzandone il codice lilypond'''. <small> ** {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} ** {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Peschi fiorenti}} ** {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Nina mia son barcaiolo}} </small> [[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|400px|centro]] {{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}} <hr> == [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.08#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.8] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.7] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.6 Musica nel wikiverso 2026.6] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.5 Musica nel wikiverso 2026.5] == == 8.5.2026 == Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla". Buon ascolto 🎹 Linkedin - facebook - ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]== ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]== == 17.3.2026 == '''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica. Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!'' ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]== == 22.2.2026== <poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!''' Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files! Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia. https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina. Altri tempi!</poem> ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]== == 27.1.2026== :La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli. :E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità. :Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini. :E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource. :Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI. :E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast]. :Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata. {{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}} == 21.1.2026 == All'Archivio Ricordi (info@) ​Gent.ma Redazione, ... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI. Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle? Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista: # Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale) # A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale ) # [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale) # Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale) # Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale) # Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale) # Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale) # Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale) Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto == 15.1.2026 == Elenco (67 autori) ottenuta da [https://query.wikidata.org/querybuilder/?uselang=it&query=%7B%22conditions%22%3A%5B%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3Anull%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P27%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q38%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q36180%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q201788%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q1930187%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q49757%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q28389%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%5D%2C%22limit%22%3A500%2C%22useLimit%22%3Atrue%2C%22omitLabels%22%3Afalse%7D questa query] a wikidata fatta con il comodo Query Builder chiedendo scrittori, poeti, storici, giornalisti e sceneggiatori italiani scomparsi nel 1955 {| class="wikitable sortable" ! item wikidata !! Nome !! Cognome |- | http://www.wikidata.org/entity/Q799111 || Ermanno || Amicucci |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98164064 || Giuseppe || Ammendola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3893714 || Paolo || Arcari |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3611325 || Alfredo || Baccelli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1615033 || Piero || Ballerini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q19753744 || Achille || Bertini Calosso |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1316687 || Ferruccio || Biancini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q16554572 || Ettore || Boschi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q569638 || Anselmo || Bucci |- | http://www.wikidata.org/entity/Q4015314 || Vittorio || Butera |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55226171 || Franco || Caburi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3623763 || Arrigo || Cajumi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3770245 || Giuseppe || Cardinali |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3833066 || Lino || Carrara |- | http://www.wikidata.org/entity/Q93260474 || Antonio || Casamassa |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3082360 || Franco || Casavola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q21196716 || Garzia || Cassola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q28030727 || Eugenio || Cirese |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3737981 || Fabrizio || Colamussi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3848457 || Mario || Colombi Guidotti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q65132766 || Melchiorre || Corelli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3737666 || Fabio || Cusin |-style="background-color:#abcdef;" | http://www.wikidata.org/entity/Q1005945 || Silvio || D'Amico |- | http://www.wikidata.org/entity/Q102278256 || Nicola || D'Atri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q20953743 || Marziale || Ducos |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55227407 || Silvano || Fasulo |- | http://www.wikidata.org/entity/Q104761101 || Giuseppe || Ferrandi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q50804877 || Raffaele || Foà |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3882159 || Omero || Franceschi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3901119 || Petru || Giovacchini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q110214924 || Paolo || Guicciardini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3935925 || Rinaldo || Küfferle |-style="background-color:#abcdef;" | |http://www.wikidata.org/entity/Q50059259 || Carolina || Lanzani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q113765776 || Francesco || Lo Bue |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3845620 || Marcello || Manni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3845507 || Marcella || Mariani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q123925248 || Antonio || Martino |- | http://www.wikidata.org/entity/Q54925054 || Amato || Masnovo |- | http://www.wikidata.org/entity/Q536191 || Angelo || Mercati |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3732619 || Ersilio || Michel |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1165939 || Luigi || Motta |- | http://www.wikidata.org/entity/Q42298127 || Ruggero || Nuti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q206442 || Biagio || Pace |- | http://www.wikidata.org/entity/Q23775667 || Francesco || Palmegiani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98731369 || Luigi || Parigi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q27824408 || Ferdinando || Pasini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3840013 || Luigi || Piccioni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q52576898 || Luca || Pignato |- | http://www.wikidata.org/entity/Q61481359 || Benvenuto || Pitzorno |- | http://www.wikidata.org/entity/Q115766708 || Pietro || Pizzoni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q18421227 || Gustavo || Reisoli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q63025648 || Romana || Rompato |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98346641 || Anaïs || Ronc-Désaymonet |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3733999 || Ettore || Rossi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q107149686 || Guido || Ruberti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3948292 || Sandro || Salvini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1897006 || Mariano || San Nicolò |- | http://www.wikidata.org/entity/Q93243643 || Angelo || Silvagni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3659855 || Carlo || Silvestri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q75837465 || Cipriano || Silvestri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55452458 || Anna || Stančova |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3740416 || Fausto || Torrefranca |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3629710 || Augusto || Turati |- | http://www.wikidata.org/entity/Q23854442 || Alessandro || Visconti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q92600748 || Vito || Vitale |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3611526 || Alfredo || Zerbini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q59533184 || Elio || Zorzi |} == 14.4.2025 == In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare... Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato. Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno). Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio! == 21.2.2025 == Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio: [[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET) == 21.1.2025 == C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]] == 12.1.2025 == In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br> ''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.'' Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo. ''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».'' Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini. == 10.1.2025 == Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione. <poem>''A chi lo lasci l’aratro, oh Lazaro, a chi lo lasci? Chi ti vanga il campo tuo, la tua mandra chi la pasce?''</poem> Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione. == 9.1.2025 == ''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br> ''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br> Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via... == 4.1.2025 == Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo: "Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br> Faccio un salto sulla sedia! <br> E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br> Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo. Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀 == 28.12.2024 == E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''. ''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così! == 22.12.2024 == E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare. La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare? Io penso che li avrei torturati. Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante. Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu ) Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura. Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀 == 20.12.2024 == Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio. E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare. Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno» Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino» Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀 g9adaco279j49eacq31hz0fbiw9ufvg 3895766 3895749 2026-09-07T11:37:57Z Pic57 12729 /* Musica nel wikiverso 2026.9 */ 3895766 wikitext text/x-wiki == [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.09#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.9] == In costruzione {{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano'''}} [[File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a).jpg|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)|300px|centro]] * Al '''15 settembre 2026''', abbiamo trascritto (197) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}'''). * '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''': :* {{Sc|'''Canti popolari'''}} ::<small> · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}} </small> :* {{Sc|'''Musica colta'''}} — Questo mese abbiamo trascritto due impegnativi brani sul ''mal d'amore'' scritti da Giano Brida, compositore e direttore d'orchestra veronese, ma attivo a Milano alla metà del XIX secolo. I due brani sono una riuscita satira del ''mal du siècle'' (o ''Weltschmerz''), ovvero quel senso di vuoto, profonda malinconia e inadeguatezza verso il mondo che colpiva i giovani romantici della prima metà dell'Ottocento a causa di un rifiuto amoroso o per la fine di una passione che riducevano il giovane sofferente allo stato di "esule" intellettuale, incapace di integrarsi nelle dinamiche utilitaristiche della nascente società borghese. I due brani, in chiave di sol, celebrano la liberazione da questo stato. <small> :::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} :::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}} </small> :* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}} ::· [[Opera: La figlia di Iorio (Franchetti)]] <hr> :* {{Sc|'''Libri'''}} — È stata completata la trascrizione de: ::· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}} <hr> :''[[:Categoria:Partiture|→ Vai a tutte le partiture]]'' <hr> * [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato: :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore | Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore]]'' ::Vedi codice commentato in{{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}} :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante|Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante]]'' :: Vedi codice commentato al rigo down 3.8 in {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Stile classico|Stile classico]]'' :: Vedi tutta la trascrizione di {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} <hr> * '''{{Sc|Revisioni}}''' — Periodicamente, via via che acquisiamo nuove conoscenze, revisioniamo brani già pubblicati con SAL 75% o addirittura 100% '''ottimizzandone il codice lilypond'''. <small> :* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} :* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Peschi fiorenti}} :* {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Nina mia son barcaiolo}} :* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}} </small> [[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|400px|centro]] {{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}} <hr> == [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.08#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.8] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.7] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.6 Musica nel wikiverso 2026.6] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.5 Musica nel wikiverso 2026.5] == == 8.5.2026 == Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla". Buon ascolto 🎹 Linkedin - facebook - ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]== ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]== == 17.3.2026 == '''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica. Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!'' ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]== == 22.2.2026== <poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!''' Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files! Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia. https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina. Altri tempi!</poem> ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]== == 27.1.2026== :La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli. :E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità. :Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini. :E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource. :Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI. :E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast]. :Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata. {{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}} == 21.1.2026 == All'Archivio Ricordi (info@) ​Gent.ma Redazione, ... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI. Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle? Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista: # Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale) # A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale ) # [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale) # Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale) # Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale) # Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale) # Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale) # Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale) Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto == 15.1.2026 == Elenco (67 autori) ottenuta da [https://query.wikidata.org/querybuilder/?uselang=it&query=%7B%22conditions%22%3A%5B%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3Anull%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P27%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q38%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q36180%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q201788%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q1930187%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q49757%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q28389%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%5D%2C%22limit%22%3A500%2C%22useLimit%22%3Atrue%2C%22omitLabels%22%3Afalse%7D questa query] a wikidata fatta con il comodo Query Builder chiedendo scrittori, poeti, storici, giornalisti e sceneggiatori italiani scomparsi nel 1955 {| class="wikitable sortable" ! item wikidata !! Nome !! Cognome |- | http://www.wikidata.org/entity/Q799111 || Ermanno || Amicucci |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98164064 || Giuseppe || Ammendola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3893714 || Paolo || Arcari |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3611325 || Alfredo || Baccelli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1615033 || Piero || Ballerini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q19753744 || Achille || Bertini Calosso |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1316687 || Ferruccio || Biancini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q16554572 || Ettore || Boschi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q569638 || Anselmo || Bucci |- | http://www.wikidata.org/entity/Q4015314 || Vittorio || Butera |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55226171 || Franco || Caburi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3623763 || Arrigo || Cajumi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3770245 || Giuseppe || Cardinali |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3833066 || Lino || Carrara |- | http://www.wikidata.org/entity/Q93260474 || Antonio || Casamassa |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3082360 || Franco || Casavola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q21196716 || Garzia || Cassola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q28030727 || Eugenio || Cirese |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3737981 || Fabrizio || Colamussi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3848457 || Mario || Colombi Guidotti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q65132766 || Melchiorre || Corelli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3737666 || Fabio || Cusin |-style="background-color:#abcdef;" | http://www.wikidata.org/entity/Q1005945 || Silvio || D'Amico |- | http://www.wikidata.org/entity/Q102278256 || Nicola || D'Atri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q20953743 || Marziale || Ducos |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55227407 || Silvano || Fasulo |- | http://www.wikidata.org/entity/Q104761101 || Giuseppe || Ferrandi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q50804877 || Raffaele || Foà |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3882159 || Omero || Franceschi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3901119 || Petru || Giovacchini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q110214924 || Paolo || Guicciardini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3935925 || Rinaldo || Küfferle |-style="background-color:#abcdef;" | |http://www.wikidata.org/entity/Q50059259 || Carolina || Lanzani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q113765776 || Francesco || Lo Bue |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3845620 || Marcello || Manni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3845507 || Marcella || Mariani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q123925248 || Antonio || Martino |- | http://www.wikidata.org/entity/Q54925054 || Amato || Masnovo |- | http://www.wikidata.org/entity/Q536191 || Angelo || Mercati |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3732619 || Ersilio || Michel |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1165939 || Luigi || Motta |- | http://www.wikidata.org/entity/Q42298127 || Ruggero || Nuti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q206442 || Biagio || Pace |- | http://www.wikidata.org/entity/Q23775667 || Francesco || Palmegiani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98731369 || Luigi || Parigi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q27824408 || Ferdinando || Pasini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3840013 || Luigi || Piccioni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q52576898 || Luca || Pignato |- | http://www.wikidata.org/entity/Q61481359 || Benvenuto || Pitzorno |- | http://www.wikidata.org/entity/Q115766708 || Pietro || Pizzoni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q18421227 || Gustavo || Reisoli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q63025648 || Romana || Rompato |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98346641 || Anaïs || Ronc-Désaymonet |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3733999 || Ettore || Rossi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q107149686 || Guido || Ruberti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3948292 || Sandro || Salvini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1897006 || Mariano || San Nicolò |- | http://www.wikidata.org/entity/Q93243643 || Angelo || Silvagni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3659855 || Carlo || Silvestri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q75837465 || Cipriano || Silvestri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55452458 || Anna || Stančova |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3740416 || Fausto || Torrefranca |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3629710 || Augusto || Turati |- | http://www.wikidata.org/entity/Q23854442 || Alessandro || Visconti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q92600748 || Vito || Vitale |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3611526 || Alfredo || Zerbini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q59533184 || Elio || Zorzi |} == 14.4.2025 == In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare... Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato. Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno). Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio! == 21.2.2025 == Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio: [[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET) == 21.1.2025 == C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]] == 12.1.2025 == In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br> ''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.'' Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo. ''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».'' Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini. == 10.1.2025 == Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione. <poem>''A chi lo lasci l’aratro, oh Lazaro, a chi lo lasci? Chi ti vanga il campo tuo, la tua mandra chi la pasce?''</poem> Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione. == 9.1.2025 == ''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br> ''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br> Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via... == 4.1.2025 == Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo: "Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br> Faccio un salto sulla sedia! <br> E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br> Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo. Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀 == 28.12.2024 == E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''. ''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così! == 22.12.2024 == E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare. La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare? Io penso che li avrei torturati. Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante. Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu ) Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura. Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀 == 20.12.2024 == Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio. E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare. Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno» Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino» Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀 g8p2hsdmseupbusazq5blreoe49uqz1 3895769 3895766 2026-09-07T11:42:39Z Pic57 12729 /* Musica nel wikiverso 2026.9 */ 3895769 wikitext text/x-wiki == [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.09#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.9] == In costruzione [[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. I (page 32 crop).jpg|Musica e musicisti, 1905 vol. I (page 32 crop a)|400px|centro]] {{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano'''}} [[File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a).jpg|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)|300px|centro]] * Al '''15 settembre 2026''', abbiamo trascritto (197) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}'''). * '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''': :* {{Sc|'''Canti popolari'''}} ::<small> · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}} · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}} </small> :* {{Sc|'''Musica colta'''}} — Questo mese abbiamo trascritto due impegnativi brani sul ''mal d'amore'' scritti da Giano Brida, compositore e direttore d'orchestra veronese, ma attivo a Milano alla metà del XIX secolo. I due brani sono una riuscita satira del ''mal du siècle'' (o ''Weltschmerz''), ovvero quel senso di vuoto, profonda malinconia e inadeguatezza verso il mondo che colpiva i giovani romantici della prima metà dell'Ottocento a causa di un rifiuto amoroso o per la fine di una passione che riducevano il giovane sofferente allo stato di "esule" intellettuale, incapace di integrarsi nelle dinamiche utilitaristiche della nascente società borghese. I due brani, in chiave di sol, celebrano la liberazione da questo stato. <small> :::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} :::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}} </small> :* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}} ::· [[Opera: La figlia di Iorio (Franchetti)]] <hr> :* {{Sc|'''Libri'''}} — È stata completata la trascrizione de: ::· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}} <hr> :''[[:Categoria:Partiture|→ Vai a tutte le partiture]]'' <hr> * [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato: :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore | Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore]]'' ::Vedi codice commentato in{{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}} :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante|Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante]]'' :: Vedi codice commentato al rigo down 3.8 in {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Stile classico|Stile classico]]'' :: Vedi tutta la trascrizione di {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} <hr> * '''{{Sc|Revisioni}}''' — Periodicamente, via via che acquisiamo nuove conoscenze, revisioniamo brani già pubblicati con SAL 75% o addirittura 100% '''ottimizzandone il codice lilypond'''. <small> :* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} :* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Peschi fiorenti}} :* {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Nina mia son barcaiolo}} :* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}} </small> [[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|400px|centro]] {{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}} <hr> == [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.08#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.8] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.7] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.6 Musica nel wikiverso 2026.6] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.5 Musica nel wikiverso 2026.5] == == 8.5.2026 == Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla". Buon ascolto 🎹 Linkedin - facebook - ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]== ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]== == 17.3.2026 == '''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica. Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!'' ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]== == 22.2.2026== <poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!''' Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files! Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia. https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina. Altri tempi!</poem> ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]== == 27.1.2026== :La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli. :E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità. :Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini. :E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource. :Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI. :E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast]. :Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata. {{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}} == 21.1.2026 == All'Archivio Ricordi (info@) ​Gent.ma Redazione, ... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI. Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle? Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista: # Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale) # A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale ) # [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale) # Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale) # Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale) # Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale) # Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale) # Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale) Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto == 15.1.2026 == Elenco (67 autori) ottenuta da [https://query.wikidata.org/querybuilder/?uselang=it&query=%7B%22conditions%22%3A%5B%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3Anull%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P27%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q38%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q36180%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q201788%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q1930187%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q49757%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q28389%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%5D%2C%22limit%22%3A500%2C%22useLimit%22%3Atrue%2C%22omitLabels%22%3Afalse%7D questa query] a wikidata fatta con il comodo Query Builder chiedendo scrittori, poeti, storici, giornalisti e sceneggiatori italiani scomparsi nel 1955 {| class="wikitable sortable" ! item wikidata !! Nome !! Cognome |- | http://www.wikidata.org/entity/Q799111 || Ermanno || Amicucci |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98164064 || Giuseppe || Ammendola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3893714 || Paolo || Arcari |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3611325 || Alfredo || Baccelli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1615033 || Piero || Ballerini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q19753744 || Achille || Bertini Calosso |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1316687 || Ferruccio || Biancini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q16554572 || Ettore || Boschi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q569638 || Anselmo || Bucci |- | http://www.wikidata.org/entity/Q4015314 || Vittorio || Butera |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55226171 || Franco || Caburi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3623763 || Arrigo || Cajumi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3770245 || Giuseppe || Cardinali |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3833066 || Lino || Carrara |- | http://www.wikidata.org/entity/Q93260474 || Antonio || Casamassa |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3082360 || Franco || Casavola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q21196716 || Garzia || Cassola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q28030727 || Eugenio || Cirese |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3737981 || Fabrizio || Colamussi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3848457 || Mario || Colombi Guidotti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q65132766 || Melchiorre || Corelli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3737666 || Fabio || Cusin |-style="background-color:#abcdef;" | http://www.wikidata.org/entity/Q1005945 || Silvio || D'Amico |- | http://www.wikidata.org/entity/Q102278256 || Nicola || D'Atri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q20953743 || Marziale || Ducos |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55227407 || Silvano || Fasulo |- | http://www.wikidata.org/entity/Q104761101 || Giuseppe || Ferrandi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q50804877 || Raffaele || Foà |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3882159 || Omero || Franceschi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3901119 || Petru || Giovacchini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q110214924 || Paolo || Guicciardini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3935925 || Rinaldo || Küfferle |-style="background-color:#abcdef;" | |http://www.wikidata.org/entity/Q50059259 || Carolina || Lanzani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q113765776 || Francesco || Lo Bue |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3845620 || Marcello || Manni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3845507 || Marcella || Mariani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q123925248 || Antonio || Martino |- | http://www.wikidata.org/entity/Q54925054 || Amato || Masnovo |- | http://www.wikidata.org/entity/Q536191 || Angelo || Mercati |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3732619 || Ersilio || Michel |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1165939 || Luigi || Motta |- | http://www.wikidata.org/entity/Q42298127 || Ruggero || Nuti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q206442 || Biagio || Pace |- | http://www.wikidata.org/entity/Q23775667 || Francesco || Palmegiani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98731369 || Luigi || Parigi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q27824408 || Ferdinando || Pasini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3840013 || Luigi || Piccioni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q52576898 || Luca || Pignato |- | http://www.wikidata.org/entity/Q61481359 || Benvenuto || Pitzorno |- | http://www.wikidata.org/entity/Q115766708 || Pietro || Pizzoni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q18421227 || Gustavo || Reisoli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q63025648 || Romana || Rompato |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98346641 || Anaïs || Ronc-Désaymonet |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3733999 || Ettore || Rossi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q107149686 || Guido || Ruberti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3948292 || Sandro || Salvini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1897006 || Mariano || San Nicolò |- | http://www.wikidata.org/entity/Q93243643 || Angelo || Silvagni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3659855 || Carlo || Silvestri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q75837465 || Cipriano || Silvestri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55452458 || Anna || Stančova |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3740416 || Fausto || Torrefranca |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3629710 || Augusto || Turati |- | http://www.wikidata.org/entity/Q23854442 || Alessandro || Visconti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q92600748 || Vito || Vitale |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3611526 || Alfredo || Zerbini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q59533184 || Elio || Zorzi |} == 14.4.2025 == In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare... Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato. Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno). Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio! == 21.2.2025 == Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio: [[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET) == 21.1.2025 == C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]] == 12.1.2025 == In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br> ''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.'' Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo. ''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».'' Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini. == 10.1.2025 == Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione. <poem>''A chi lo lasci l’aratro, oh Lazaro, a chi lo lasci? Chi ti vanga il campo tuo, la tua mandra chi la pasce?''</poem> Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione. == 9.1.2025 == ''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br> ''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br> Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via... == 4.1.2025 == Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo: "Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br> Faccio un salto sulla sedia! <br> E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br> Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo. Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀 == 28.12.2024 == E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''. ''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così! == 22.12.2024 == E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare. La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare? Io penso che li avrei torturati. Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante. Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu ) Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura. Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀 == 20.12.2024 == Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio. E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare. Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno» Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino» Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀 thrnlwoy79n9oibuyty1pz7yen7qfky 3895771 3895769 2026-09-07T11:45:27Z Pic57 12729 /* Musica nel wikiverso 2026.9 */ 3895771 wikitext text/x-wiki == [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.09#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.9] == In costruzione [[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. I (page 32 crop).jpg|Musica e musicisti, 1905 vol. I (page 32 crop a)|400px|centro]] {{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano'''}} [[File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a).jpg|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)|300px|centro]] * Al '''15 settembre 2026''', abbiamo trascritto (197) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}'''). * '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''': :* {{Sc|'''Canti popolari'''}} :: · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}} :: · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}} :* {{Sc|'''Musica colta'''}} — Questo mese abbiamo trascritto due impegnativi brani sul ''mal d'amore'' scritti da Giano Brida, compositore e direttore d'orchestra veronese, ma attivo a Milano alla metà del XIX secolo. I due brani sono una riuscita satira del ''mal du siècle'' (o ''Weltschmerz''), ovvero quel senso di vuoto, profonda malinconia e inadeguatezza verso il mondo che colpiva i giovani romantici della prima metà dell'Ottocento a causa di un rifiuto amoroso o per la fine di una passione che riducevano il giovane sofferente allo stato di "esule" intellettuale, incapace di integrarsi nelle dinamiche utilitaristiche della nascente società borghese. I due brani, in chiave di sol, celebrano la liberazione da questo stato. :::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} :::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}} :* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}} ::· [[Opera: La figlia di Iorio (Franchetti)]] <hr> :* {{Sc|'''Libri'''}} — È stata completata la trascrizione de: ::· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}} <hr> :''[[:Categoria:Partiture|→ Vai a tutte le partiture]]'' <hr> * [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato: :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore | Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore]]'' ::Vedi codice commentato in{{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}} :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante|Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante]]'' :: Vedi codice commentato al rigo down 3.8 in {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Stile classico|Stile classico]]'' :: Vedi tutta la trascrizione di {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} <hr> * '''{{Sc|Revisioni}}''' — Periodicamente, via via che acquisiamo nuove conoscenze, revisioniamo brani già pubblicati con SAL 75% o addirittura 100% '''ottimizzandone il codice lilypond'''. :* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} :* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Peschi fiorenti}} :* {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Nina mia son barcaiolo}} :* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}} [[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|400px|centro]] {{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}} <hr> == [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.08#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.8] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.7] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.6 Musica nel wikiverso 2026.6] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.5 Musica nel wikiverso 2026.5] == == 8.5.2026 == Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla". Buon ascolto 🎹 Linkedin - facebook - ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]== ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]== == 17.3.2026 == '''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica. Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!'' ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]== == 22.2.2026== <poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!''' Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files! Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia. https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina. Altri tempi!</poem> ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]== == 27.1.2026== :La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli. :E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità. :Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini. :E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource. :Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI. :E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast]. :Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata. {{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}} == 21.1.2026 == All'Archivio Ricordi (info@) ​Gent.ma Redazione, ... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI. Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle? Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista: # Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale) # A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale ) # [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale) # Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale) # Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale) # Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale) # Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale) # Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale) Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto == 15.1.2026 == Elenco (67 autori) ottenuta da [https://query.wikidata.org/querybuilder/?uselang=it&query=%7B%22conditions%22%3A%5B%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3Anull%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P27%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q38%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q36180%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q201788%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q1930187%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q49757%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q28389%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%5D%2C%22limit%22%3A500%2C%22useLimit%22%3Atrue%2C%22omitLabels%22%3Afalse%7D questa query] a wikidata fatta con il comodo Query Builder chiedendo scrittori, poeti, storici, giornalisti e sceneggiatori italiani scomparsi nel 1955 {| class="wikitable sortable" ! item wikidata !! Nome !! Cognome |- | http://www.wikidata.org/entity/Q799111 || Ermanno || Amicucci |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98164064 || Giuseppe || Ammendola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3893714 || Paolo || Arcari |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3611325 || Alfredo || Baccelli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1615033 || Piero || Ballerini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q19753744 || Achille || Bertini Calosso |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1316687 || Ferruccio || Biancini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q16554572 || Ettore || Boschi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q569638 || Anselmo || Bucci |- | http://www.wikidata.org/entity/Q4015314 || Vittorio || Butera |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55226171 || Franco || Caburi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3623763 || Arrigo || Cajumi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3770245 || Giuseppe || Cardinali |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3833066 || Lino || Carrara |- | http://www.wikidata.org/entity/Q93260474 || Antonio || Casamassa |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3082360 || Franco || Casavola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q21196716 || Garzia || Cassola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q28030727 || Eugenio || Cirese |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3737981 || Fabrizio || Colamussi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3848457 || Mario || Colombi Guidotti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q65132766 || Melchiorre || Corelli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3737666 || Fabio || Cusin |-style="background-color:#abcdef;" | http://www.wikidata.org/entity/Q1005945 || Silvio || D'Amico |- | http://www.wikidata.org/entity/Q102278256 || Nicola || D'Atri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q20953743 || Marziale || Ducos |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55227407 || Silvano || Fasulo |- | http://www.wikidata.org/entity/Q104761101 || Giuseppe || Ferrandi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q50804877 || Raffaele || Foà |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3882159 || Omero || Franceschi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3901119 || Petru || Giovacchini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q110214924 || Paolo || Guicciardini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3935925 || Rinaldo || Küfferle |-style="background-color:#abcdef;" | |http://www.wikidata.org/entity/Q50059259 || Carolina || Lanzani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q113765776 || Francesco || Lo Bue |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3845620 || Marcello || Manni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3845507 || Marcella || Mariani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q123925248 || Antonio || Martino |- | http://www.wikidata.org/entity/Q54925054 || Amato || Masnovo |- | http://www.wikidata.org/entity/Q536191 || Angelo || Mercati |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3732619 || Ersilio || Michel |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1165939 || Luigi || Motta |- | http://www.wikidata.org/entity/Q42298127 || Ruggero || Nuti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q206442 || Biagio || Pace |- | http://www.wikidata.org/entity/Q23775667 || Francesco || Palmegiani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98731369 || Luigi || Parigi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q27824408 || Ferdinando || Pasini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3840013 || Luigi || Piccioni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q52576898 || Luca || Pignato |- | http://www.wikidata.org/entity/Q61481359 || Benvenuto || Pitzorno |- | http://www.wikidata.org/entity/Q115766708 || Pietro || Pizzoni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q18421227 || Gustavo || Reisoli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q63025648 || Romana || Rompato |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98346641 || Anaïs || Ronc-Désaymonet |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3733999 || Ettore || Rossi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q107149686 || Guido || Ruberti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3948292 || Sandro || Salvini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1897006 || Mariano || San Nicolò |- | http://www.wikidata.org/entity/Q93243643 || Angelo || Silvagni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3659855 || Carlo || Silvestri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q75837465 || Cipriano || Silvestri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55452458 || Anna || Stančova |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3740416 || Fausto || Torrefranca |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3629710 || Augusto || Turati |- | http://www.wikidata.org/entity/Q23854442 || Alessandro || Visconti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q92600748 || Vito || Vitale |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3611526 || Alfredo || Zerbini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q59533184 || Elio || Zorzi |} == 14.4.2025 == In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare... Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato. Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno). Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio! == 21.2.2025 == Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio: [[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET) == 21.1.2025 == C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]] == 12.1.2025 == In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br> ''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.'' Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo. ''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».'' Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini. == 10.1.2025 == Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione. <poem>''A chi lo lasci l’aratro, oh Lazaro, a chi lo lasci? Chi ti vanga il campo tuo, la tua mandra chi la pasce?''</poem> Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione. == 9.1.2025 == ''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br> ''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br> Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via... == 4.1.2025 == Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo: "Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br> Faccio un salto sulla sedia! <br> E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br> Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo. Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀 == 28.12.2024 == E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''. ''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così! == 22.12.2024 == E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare. La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare? Io penso che li avrei torturati. Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante. Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu ) Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura. Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀 == 20.12.2024 == Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio. E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare. Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno» Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino» Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀 doexb6zvgbifeaiixpawyf7ampgiut6 3895772 3895771 2026-09-07T11:46:36Z Pic57 12729 /* Musica nel wikiverso 2026.9 */ 3895772 wikitext text/x-wiki == [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.09#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.9] == In costruzione [[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. I (page 32 crop).jpg|Musica e musicisti, 1905 vol. I (page 32 crop a)|400px|centro]] {{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano'''}} [[File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a).jpg|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)|300px|centro]] * Al '''15 settembre 2026''', abbiamo trascritto e pubblicato (197) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}'''). * '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''': :* {{Sc|'''Canti popolari'''}} :: · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}} :: · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}} :* {{Sc|'''Musica colta'''}} — Questo mese abbiamo trascritto due impegnativi brani sul ''mal d'amore'' scritti da Giano Brida, compositore e direttore d'orchestra veronese, ma attivo a Milano alla metà del XIX secolo. I due brani sono una riuscita satira del ''mal du siècle'' (o ''Weltschmerz''), ovvero quel senso di vuoto, profonda malinconia e inadeguatezza verso il mondo che colpiva i giovani romantici della prima metà dell'Ottocento a causa di un rifiuto amoroso o per la fine di una passione che riducevano il giovane sofferente allo stato di "esule" intellettuale, incapace di integrarsi nelle dinamiche utilitaristiche della nascente società borghese. I due brani, in chiave di sol, celebrano la liberazione da questo stato. :::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} :::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}} :* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}} ::· [[Opera: La figlia di Iorio (Franchetti)]] <hr> :* {{Sc|'''Libri'''}} — È stata completata la trascrizione de: ::· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}} <hr> :''[[:Categoria:Partiture|→ Vai a tutte le partiture]]'' <hr> * [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato: :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore | Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore]]'' ::Vedi codice commentato in{{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}} :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante|Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante]]'' :: Vedi codice commentato al rigo down 3.8 in {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} :* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Stile classico|Stile classico]]'' :: Vedi tutta la trascrizione di {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} <hr> * '''{{Sc|Revisioni}}''' — Periodicamente, via via che acquisiamo nuove conoscenze, revisioniamo brani già pubblicati con SAL 75% o addirittura 100% '''ottimizzandone il codice lilypond'''. :* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}} :* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Peschi fiorenti}} :* {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Nina mia son barcaiolo}} :* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}} [[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|400px|centro]] {{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}} <hr> == [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.08#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.8] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.7] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.6 Musica nel wikiverso 2026.6] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.5 Musica nel wikiverso 2026.5] == == 8.5.2026 == Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla". Buon ascolto 🎹 Linkedin - facebook - ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]== ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]== == 17.3.2026 == '''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica. Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!'' ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]== == 22.2.2026== <poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!''' Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files! Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia. https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina. Altri tempi!</poem> ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]== == 27.1.2026== :La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli. :E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità. :Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini. :E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource. :Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI. :E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast]. :Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata. {{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}} == 21.1.2026 == All'Archivio Ricordi (info@) ​Gent.ma Redazione, ... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI. Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle? Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista: # Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale) # A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale ) # [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale) # Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale) # Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale) # Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale) # Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale) # Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale) Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto == 15.1.2026 == Elenco (67 autori) ottenuta da [https://query.wikidata.org/querybuilder/?uselang=it&query=%7B%22conditions%22%3A%5B%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3Anull%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P27%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q38%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q36180%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q201788%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q1930187%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q49757%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q28389%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%5D%2C%22limit%22%3A500%2C%22useLimit%22%3Atrue%2C%22omitLabels%22%3Afalse%7D questa query] a wikidata fatta con il comodo Query Builder chiedendo scrittori, poeti, storici, giornalisti e sceneggiatori italiani scomparsi nel 1955 {| class="wikitable sortable" ! item wikidata !! Nome !! Cognome |- | http://www.wikidata.org/entity/Q799111 || Ermanno || Amicucci |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98164064 || Giuseppe || Ammendola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3893714 || Paolo || Arcari |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3611325 || Alfredo || Baccelli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1615033 || Piero || Ballerini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q19753744 || Achille || Bertini Calosso |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1316687 || Ferruccio || Biancini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q16554572 || Ettore || Boschi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q569638 || Anselmo || Bucci |- | http://www.wikidata.org/entity/Q4015314 || Vittorio || Butera |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55226171 || Franco || Caburi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3623763 || Arrigo || Cajumi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3770245 || Giuseppe || Cardinali |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3833066 || Lino || Carrara |- | http://www.wikidata.org/entity/Q93260474 || Antonio || Casamassa |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3082360 || Franco || Casavola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q21196716 || Garzia || Cassola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q28030727 || Eugenio || Cirese |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3737981 || Fabrizio || Colamussi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3848457 || Mario || Colombi Guidotti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q65132766 || Melchiorre || Corelli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3737666 || Fabio || Cusin |-style="background-color:#abcdef;" | http://www.wikidata.org/entity/Q1005945 || Silvio || D'Amico |- | http://www.wikidata.org/entity/Q102278256 || Nicola || D'Atri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q20953743 || Marziale || Ducos |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55227407 || Silvano || Fasulo |- | http://www.wikidata.org/entity/Q104761101 || Giuseppe || Ferrandi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q50804877 || Raffaele || Foà |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3882159 || Omero || Franceschi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3901119 || Petru || Giovacchini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q110214924 || Paolo || Guicciardini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3935925 || Rinaldo || Küfferle |-style="background-color:#abcdef;" | |http://www.wikidata.org/entity/Q50059259 || Carolina || Lanzani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q113765776 || Francesco || Lo Bue |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3845620 || Marcello || Manni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3845507 || Marcella || Mariani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q123925248 || Antonio || Martino |- | http://www.wikidata.org/entity/Q54925054 || Amato || Masnovo |- | http://www.wikidata.org/entity/Q536191 || Angelo || Mercati |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3732619 || Ersilio || Michel |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1165939 || Luigi || Motta |- | http://www.wikidata.org/entity/Q42298127 || Ruggero || Nuti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q206442 || Biagio || Pace |- | http://www.wikidata.org/entity/Q23775667 || Francesco || Palmegiani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98731369 || Luigi || Parigi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q27824408 || Ferdinando || Pasini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3840013 || Luigi || Piccioni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q52576898 || Luca || Pignato |- | http://www.wikidata.org/entity/Q61481359 || Benvenuto || Pitzorno |- | http://www.wikidata.org/entity/Q115766708 || Pietro || Pizzoni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q18421227 || Gustavo || Reisoli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q63025648 || Romana || Rompato |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98346641 || Anaïs || Ronc-Désaymonet |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3733999 || Ettore || Rossi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q107149686 || Guido || Ruberti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3948292 || Sandro || Salvini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1897006 || Mariano || San Nicolò |- | http://www.wikidata.org/entity/Q93243643 || Angelo || Silvagni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3659855 || Carlo || Silvestri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q75837465 || Cipriano || Silvestri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55452458 || Anna || Stančova |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3740416 || Fausto || Torrefranca |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3629710 || Augusto || Turati |- | http://www.wikidata.org/entity/Q23854442 || Alessandro || Visconti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q92600748 || Vito || Vitale |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3611526 || Alfredo || Zerbini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q59533184 || Elio || Zorzi |} == 14.4.2025 == In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare... Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato. Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno). Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio! == 21.2.2025 == Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio: [[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET) == 21.1.2025 == C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]] == 12.1.2025 == In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br> ''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.'' Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo. ''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».'' Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini. == 10.1.2025 == Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione. <poem>''A chi lo lasci l’aratro, oh Lazaro, a chi lo lasci? Chi ti vanga il campo tuo, la tua mandra chi la pasce?''</poem> Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione. == 9.1.2025 == ''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br> ''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br> Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via... == 4.1.2025 == Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo: "Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br> Faccio un salto sulla sedia! <br> E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br> Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo. Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀 == 28.12.2024 == E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''. ''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così! == 22.12.2024 == E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare. La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare? Io penso che li avrei torturati. Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante. Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu ) Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura. Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀 == 20.12.2024 == Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio. E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare. Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno» Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino» Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀 gtkroovszbzep2z92zl9oxxwo0u0h6v Pagina:L'illustratore fiorentino 1908.djvu/16 108 980851 3895597 3656685 2026-09-07T08:07:23Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3895597 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|{{smaller|2}}|{{Sc|l’illustratore fiorentino}}|}}</noinclude>e con la colonia militare Sillana probabilmente stanziata presso S. Domenico o Camerata. Il suo nome di Fiorenza, comune ad altre colonie che poi lo perderono, fu augurio di prosperità. Altri centri si eran formati collo scendere degli abitanti, per l’agricoltura e pei commerci, al piano, prima pantanoso e che andava prosciugandosi altri ancora se ne formarono dalla nuova città; quali ebber nome dai possidenti romani ''fundus'' ''Septimianus'', ''Corvinianus'', ''Terentianus'', cioè Settignano, Corbignano, Terenzano; quali furon chiamati dalle miglia di distanza dalla colonia: Quarto, Quinto, Sesto, Settimo, Decimo, Quintole, Settimello ecc. L’estensione della città era secondo il {{AutoreCitato|Ricordano Malispini|Malispini}} dalla Via odierna dei Tosinghi a Vacchereccia, dalla Via dei Cerchi a quella dei Vecchietti; secondo altri era quella stessa che fu poi della cinta medievale; cioè dalla Via Cerretani al Borgo SS. Apostoli e da Via del Proconsolo a Via Tornabuoni. Probabilmente ambedue le opinioni si conciliano pel fatto che in molti campi militari romani poi divenuti permanenti, come in quello di Ganzigrad nella Serbia, le costruzioni non occupavano tutta l’area compresa nella cinta fortificata, ma questa conteneva pure il luogo per le esercitazioni, i mercati ecc. Da tramontana e da ponente Firenze era bagnata dal Mugnone scorrente nel primo naturale alveo e a mezzodì dall’Arno.<noinclude></noinclude> qen7fnfns6fsx3el25609rwh2kvtvbo Indice:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu 110 985825 3895759 3895025 2026-09-07T11:33:35Z Paperoastro 3695 completato sommario 3895759 proofread-index text/x-wiki {{:MediaWiki:Proofreadpage_index_template |Autore=Clementina Raineri Biscia Pepoli |NomePagina=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli |Titolo= |TitoloOriginale= |Sottotitolo= |LinguaOriginale= |Lingua= |Traduttore= |Illustratore= |Curatore= |Editore=Premiato Stabilimento Tipografico S.M. |Città=Bologna |Anno=1898 |Fonte=scansione |Immagine=1 |Progetto= |Argomento= |Qualità=25% |Pagine=<pagelist 1=copertina 2=1 3=dedica 4=3 /> |Sommario={{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli|titolo=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli|from=1|delta=copertina}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Alla sovrana d'Italia|titolo=Alla sovrana d'Italia|from=4|delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/In villa|titolo=In villa|from=5|delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Fronda gentil|titolo=Fronda gentil|from=6|delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Tradimmi|titolo=Tradimmi|from=7|delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/D'Aprile il fior|titolo=D'Aprile il fior|from=8|delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Giurai|titolo=Giurai|from=9|delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Un dì|titolo=Un dì|from=10|delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Non dubitar|titolo=Non dubitar|from=11|delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Parto|titolo=Parto|from=12|delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Adriano|titolo=Adriano|from=13|delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Luna |titolo=Luna |from=14 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Ugo |titolo=Ugo |from=15 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo spirito divino |titolo=Allo spirito divino |from=16 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Sovvengo |titolo=Sovvengo |from=17 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/All'ottimo amico C. G. |titolo=All'ottimo amico C. G. |from=18 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (1) |titolo=Allo stesso (1) |from=19 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (Da Felsina a Massaua) |titolo=Allo stesso (Da Felsina a Massaua) |from=20 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (1891) |titolo=Allo stesso (1891) |from=21 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (4) |titolo=Allo stesso (4) |from=22 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/A Como |titolo=A Como |from=23 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/All'inclito gentiluomo conte A. C. S. |titolo=All'inclito gentiluomo conte A. C. S. |from=24 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (5) |titolo=Allo stesso (5) |from=25 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (6) |titolo=Allo stesso (6) |from=26 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (giugno 1898) |titolo=Allo stesso (giugno 1898) |from=27 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (settembre 1898) |titolo=Allo stesso (settembre 1898) |from=28 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/I fiori (piccolo mazzo) |titolo=I fiori (piccolo mazzo) |from=29 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/All'amico mio Aronne (Nell'offrirgli un dono) |titolo=All'amico mio Aronne (Nell'offrirgli un dono) |from=30 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (per altro dono) |titolo=Allo stesso (per altro dono) |from=31 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (brindisi) |titolo=Allo stesso (brindisi) |from=32 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (11) |titolo=Allo stesso (11) |from=33 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (12) |titolo=Allo stesso (12) |from=34 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Allo stesso (offrendo un fior) |titolo=Allo stesso (offrendo un fior) |from=35 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/A lui |titolo=A lui |from=36 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Un pensiero |titolo=Un pensiero |from=37 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/All'esimio concittadino C. Z. |titolo=All'esimio concittadino C. Z. |from=38 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Tuberose |titolo=Tuberose |from=39 |delta=1}} {{Indice sommario|nome=Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli/Indice |titolo=INDICE |from=40 |delta=1}} |Volumi= |Note=File djvu ottenuto da scansioni singole caricate su Commons da [[Utente:Albertomos]] |Css= }} 7npcwdndbkg8rzg3ft51ym8a01f51c2 Pagina:Opere Matematiche di Paolo Ruffini, Tomo Primo, 1915.djvu/18 108 987400 3895577 3844800 2026-09-07T08:00:05Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3895577 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|{{Sc|vi}}|{{Sc|prefazione.}}||riga=si}}</noinclude><nowiki /> Nella seconda metà del settecento, quando si cercò di mettere ordine in quei calcoli, di condurre quei metodi ad un unico principio e di indagare così la vera natura della risoluzione generale delle equazioni, si vide che essa era intimamente connessa con la ricerca uniforme e prestabilita di tutte le permutazioni fra le radici. Notevoli sono i risultamenti a cui giunsero, quasi contemporaneamente, il {{Sc|{{Wl|Q323028|Waring}}}}<ref name="ref3">''Miscellanea Analytica'' (Cantabrigiae, 1762), lib. I, Cap. IV, pp. 34-65; ''Meditationes algebraicae'' (Cantabrigiae, 1770), Cap. III, pp. 78-124.</ref>, il {{Wl|Q441167|{{Sc|Vandermonde}}}}<ref name="ref4">''Mémoire sur la résolution des équations'' [Histoire de l’Académie des Sciences, année 1771 (Paris, 1774), pp. 47-49; ''Mémoires'', etc., pp. 365-416].</ref>, il {{Wl|Q80222|{{Sc|Lagrange}}}}<ref name="ref5">''Réflexions sur la résolution algébrique des équations'' [Nouveaux Mémoires de l’Académie de Berlin pour les années 1770-71 (Berlin, 1772-73); ''Œuvres'', t. III, pp. 205-421].</ref>; ma a questi autori mancava un punto di vista generale, col quale una simile ricerca fosse salvata dal perdersi in innumerevoli particolarità<ref name="ref6">{{Wl|Q97154|{{Sc|Heinrich Burkhardt}}}}: a) ''Die Anfänge der Gruppentheorie und {{Sc|Paolo Ruffini}}'' [Zeitschrift für Mathematik und Physik Jahrgang XXXVII (1892), Supplement, pp. 119-159]. p. 131; b) ''{{Sc|Paolo Ruffini}} e i primordii della teoria dei gruppi'' (Traduzione di {{Sc|Ernesto Pascal}}) [Annali di Matematica pura ed applicata, serie II, tomo XXII (1894), pp. 175-212], p. 186. D’ora innanzi, nel citare questo importante lavoro richiameremo soltanto le pagine della traduzione italiana.</ref>. Le loro memorie perciò, piuttosto che segnare l’inizio di un nuovo periodo, segnarono la fine dell’antico, e, dopo di esse, il problema rimase stazionario per quasi trent’anni. Un nuovo impulso fu dato dalle opere del matematico modenese {{Sc|Paolo Ruffini}} (1765-1822). La sua «''{{TestoAssente|Teoria generale delle equazioni, in cui si dimostra impossibile la soluzione algebrica delle equazioni generali di grado superiore al quarto}}''» (Bologna, 1799), col far dipendere la risolubilità algebrica di una equazione dalla esistenza di determinati sottogruppi del gruppo cui essa appartiene, trova il vero principio per la dimostrazione rigorosa di una proposizione, della cui verità lo stesso {{Sc|Lagrange}} sempre fu in dubbio, e decide di una questione, tenuta per insolubile dai dotti di quel tempo<ref name="ref7">{{Wl|Q1371855|{{Sc|Bortolotti}}}}, ''Carteggio di {{Sc|Paolo Ruffini}} con alcuni scienziati del suo tempo, relativo al teorema sulla insolubilità di equazioni algebriche, generali, di grado superiore al quarto'' [Memorie di Matematica e di Fisica della Società Italiana delle Scienze (detta dei XL), serie III, tomo XIV (1907), pp. 291-325], pp. 294, 298, 300.</ref> e non risolubile allora con alcun altro mezzo{{#tag:ref|Cfr. {{Sc|Burkhardt}}, loc. cit.<ref name="ref6" />, b), pag. 186.|name="ref8"}}. Con la applicazione poi, che egli fece per primo, della idea fondamentale di ''gruppo di operazioni'', col distinguere, con l’enumerare e clas-<noinclude>{{RuleLeft|7em}} <small><references/></small></noinclude> crlttfle7mt6ktqps7dz4qgjh4d57x8 Pagina:Opere Matematiche di Paolo Ruffini, Tomo Primo, 1915.djvu/25 108 987926 3895614 3581060 2026-09-07T08:12:45Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 75% */ 3895614 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||{{Sc|prefazione.}}|{{Smaller|{{Roman|13}}}}|riga=si}}</noinclude>la ''Teoria generale delle Equazioni'', cui segue, come appendice, l’opuscolo inedito ''«Rischiarimenti e risposte alle obbiezioni»'' che il {{Sc|Ruffini}} compose prima del 1802, e lasciò (tutto di suo pugno), fra i suoi manoscritti. Viene poi la Memoria ''«Delle Soluzioni delle equazioni algebraiche determinate particolari di grado superiore al quarto»'' stampata la prima volta nelle Memorie di Matematica e di Fisica della Società Italiana delle Scienze, tomo IX (Modena, 1802) pp. 444-525. L’importanza dell’Opuscolo ''Rischiarimenti e risposte alle Obbiezioni'', risulta da ciò che quivi il {{Sc|Ruffini}}, non solo risponde alle obbiezioni dei suoi contemporanei; ma previene alcune critiche che furono fatte solo in tempi più recenti e completa la dimostrazione di teoremi che hanno capitale importanza nella teoria delle sostituzioni e che, trovati da lui, non risultavano sufficientemente provati da ciò che egli aveva esposto nel testo. Per simili motivi hanno molto interesse anche le ''note poste a piè di pagina'', le quali sono sempre dello stesso Autore, da lui pubblicate in opere posteriori o lasciate manoscritte fra le sue carte. Di ciascuna di queste note e di ogni anche lieve modificazione al testo della prima edizione si è data ragione nelle ''Annotazioni'' poste in fondo al volume ed indicate con un numero di riferimento chiuso in parentesi quadra. {{A destra|{{larger|{{Sc|Ettore Bortolotti.}}}}|2em}} {{rule|t=9|v=4|7em}}<noinclude></noinclude> a2vach5ouzruh3rr5rwdvwfb1idjqvr Pagina:Opere Matematiche di Paolo Ruffini, Tomo Primo, 1915.djvu/24 108 987927 3895611 3581059 2026-09-07T08:12:14Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 75% */ 3895611 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|{{Smaller|{{Roman|12}}}}|{{Sc|prefazione.}}||riga=si}}</noinclude>che introduca le modificazioni e le aggiunte che lo stesso {{Sc|Ruffini}} ha lasciato nei suoi manoscritti, era opera di schietto patriottismo e di grande amore della scienza, da molto tempo aspettata. A questa opera si è ora accinto il {{Sc|Circolo Matematico di Palermo}}, e per lui il suo benemerito fondatore {{Sc|{{AutoreCitato|Giovanni Battista Guccia|G. B. Guccia}}}}, direttore di quei {{Sc|Rendiconti}}. Questi, con slancio generoso, si è addossato tutte le spese, e si è incaricato della parte più delicata e faticosa: la cura della stampa; ha poi voluto che io mi occupassi di preparare il manoscritto, collazionando le antiche edizioni cogli autografi del {{Sc|Ruffini}}, ora conservati presso la {{Sc|R. Accademia di Scienze, Lettere ed Arti in Modena}}»<ref name="ref35">Ho avuto la fortuna di trovare le carte di {{Sc|Paolo Ruffini}}, presso il pronipote Avv. {{AutoreIgnoto|{{Sc|Luigi Ruffini}}}} segretario del R. Istituto di Belle Arti in Modena. Erano, chissà da quanto tempo, rinchiuse in una cassa, e, nonostante abbiano subito qualche manomissione, il loro disordine le ha in parte salvate, poichè gli autografi di valore non si potevano, senza un esame assai lungo, scovrire fra il monte di carte in cui erano sepolti. L’avvocato {{Sc|Ruffini}} ha donato tutti questi documenti all’{{Sc|Accademia di Modena}}, perchè i cultori di patrie memorie possano liberamente consultarli. Io li ho ordinati e disposti in parecchi cartoni, e mi propongo di compilarne il catalogo. Ho potuto ricostruire i manoscritti completi di quasi tutte le opere. Di tutte poi ho trovato molti abbozzi, tentativi, note, osservazioni, aggiunte, di pugno del {{Sc|Ruffini}}. {{Indent|2|Ho anche ricomposto ed ordinato un voluminoso carteggio.}}</ref>. La deliberazione presa dalla Assemblea dei Soci residenti del ''Circolo Matematico di Palermo'' di ristampare le ''Opere Matematiche ed il Carteggio di'' {{Sc|Paolo Ruffini}}, comunicata alla ''Società Italiana pel progresso delle Scienze'', nei termini qui sopra riportati, e largamente diffusa nelle pubblicazioni del Circolo, ha richiamato sopra {{Sc|Ruffini}} l’attenzione dei dotti. Già un distinto cultore della storia della Scienza, l’americano {{Wl|Q122323|{{Sc|F. Cajori}}}}, si è reso fautore della rivendicazione al {{Sc|Ruffini}} anche della scoperta del ''cosidetto Metodo di'' {{Sc|Horner}} per il calcolo approssimato delle radici di una equazione numerica<ref name="ref36">''{{Sc|Horner}}’s method of approximation anticipated by {{Sc|Ruffini}}''; by Professor {{Sc|Florian Cajori}} [Bulletin of the American mathematical Society - 2<sup>de</sup> Series, Vol. XVII, Nº 8, pp. 409-414 (May 1911)]. {{Indent|2|''{{Sc|P. Ruffini}} ed il così detto «Metodo di {{Sc|Horner}}»'' di {{Sc|Florian Cajori}}. Traduzione autorizzata di {{Sc|Gino Loria}} [Bollettino di bibliografia e storia delle Scienze Matematiche. Anno XIII (1911), pp. 81-86].}}</ref>; e questo fatto, mentre è nuova prova dell’interesse della nostra pubblicazione, fa sperare che da essa potrà venire in luce tutto il merito dell’opera di {{Sc|Paolo Ruffini}}. {{rule|t=1|v=1|7em}} In questo primo volume abbiamo riprodotto, dall’originale del 1799,<noinclude>{{RuleLeft|7em}} <small><references/></small></noinclude> hdu21bsmf4aw6qudmx9v2qgmernruf7 A quel che fe' nel cor l'alta ferita 0 998900 3895522 3793783 2026-09-07T05:50:04Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3895522 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Giovanni Guidiccioni | Nome e cognome del curatore = Ezio Chiorboli | Titolo =A quel che fe' nel cor l'alta ferita | Anno di pubblicazione = 1520-38 | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = Letteratura | Argomento = sonetti | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu | succ = Salgo con l'ali de' pensieri ardenti }} {{Raccolta|Rime (Guidiccioni - Beccuti)}} <pages index="Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu" from="28" to="28" fromsection="s3" /> pnozc3pmbmk09lcvohtunmp48ycy6vv 3895525 3895522 2026-09-07T05:50:29Z Dr Zimbu 1553 3895525 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Giovanni Guidiccioni | Nome e cognome del curatore = Ezio Chiorboli | Titolo =A quel che fe' nel cor l'alta ferita | Anno di pubblicazione = 1520-38 | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = Letteratura | Argomento = sonetti | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu | succ = Salgo con l'ali de' pensieri ardenti }} {{Raccolta|Rime (Guidiccioni)/Rime d'amore e di religione/Secondo amore/Le lodi|Secondo amore - Le lodi}} <pages index="Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu" from="28" to="28" fromsection="s3" /> b3r0kvphni4zv51fl8dn1jo3fug9qqp Salgo con l'ali de' pensieri ardenti 0 998953 3895523 3826223 2026-09-07T05:50:07Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3895523 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Giovanni Guidiccioni | Nome e cognome del curatore = Ezio Chiorboli | Titolo =Salgo con l'ali de' pensieri ardenti | Anno di pubblicazione = | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = Letteratura | Argomento = sonetti | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu | prec = A quel che fe' nel cor l'alta ferita | succ = Com'esce fuor sua dolce umil favella }} {{Raccolta|Rime (Guidiccioni)/Rime d'amore e di religione/Secondo amore/Le lodi|Secondo amore - Le lodi}} <pages index="Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu" from="29" to="29" tosection="s1" /> 0mrdbgiiuycfbpky7idysn2x59h8bv4 Com'esce fuor sua dolce umil favella 0 998954 3895524 3797277 2026-09-07T05:50:09Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3895524 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Giovanni Guidiccioni | Nome e cognome del curatore = Ezio Chiorboli | Titolo =Com'esce fuor sua dolce umil favella | Anno di pubblicazione = | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = Letteratura | Argomento = sonetti | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu | prec = Salgo con l'ali de' pensieri ardenti | succ = Quando i begli occhi e i lor soavi giri }} {{Raccolta|Rime (Guidiccioni)/Rime d'amore e di religione/Secondo amore/Le lodi|Secondo amore - Le lodi}} <pages index="Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu" from="29" to="29" fromsection="s2" /> jfe76koxip70az2ynrliizy69zru3uj MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici-main.js 8 1002247 3895550 3889199 2026-09-07T07:15:12Z Candalua 1675 errata corrige originale 3895550 javascript text/javascript window.erroriOrtograficiApi = new mw.Api( { userAgent: 'ErroriOrtografici/1.0' } ); window.erroriOrtografici = { regexList: null, operaExceptions: [], pagesToLoad: 50, maxIndexPages: 20, singlePageText: null, singleIndexWithoutNs: null, getPureText: function(m, indexPage) { puretext = ''; mode = m; singlePage = (indexPage === undefined); if (singlePage) indexPage = mw.config.get('wgPageName'); $.ajax({ url: "/w/index.php?&title=" + indexPage.replaceAll("&", "%26").replaceAll("?", "%3F") }).done(function(indexResponse) { var firstPageHref = $('.prp-index-pagelist-page:not(.quality0):first', indexResponse).attr('href'); if (firstPageHref == null) { console.log("Errore nel caricamento del pagelist per " + indexWithoutNs + " pages " + fromPageNum + "-" + toPageNum); return; } var firstPage = firstPageHref.replace('/wiki/', '').replace('/w/index.php?title=', '').replace('&action=edit&redlink=1', ''); var lastPage = $('.prp-index-pagelist-page:not(.quality0):last', indexResponse).attr('href').replace('/wiki/', '').replace('/w/index.php?title=', '').replace('&action=edit&redlink=1', ''); var firstPageNum = parseInt(firstPage.substring(firstPage.lastIndexOf('/') + 1)); lastPageNum = parseInt(lastPage.substring(lastPage.lastIndexOf('/') + 1)); indexWithoutNs = indexPage.substring(indexPage.indexOf(':') + 1); fromPageNum = firstPageNum; var q0 = []; $('.prp-index-pagelist .quality0', indexResponse).each(function() { var thisPage = $(this).attr('href').replace('/wiki/', '').replace('/w/index.php?title=', '').replace('&action=edit&redlink=1', ''); var thisPageNum = thisPage.substring(thisPage.lastIndexOf('/') + 1); q0.push(thisPageNum); }); q0List = q0.join(','); startTime = Date.now(); window.erroriOrtografici.parsePages(lastPageNum, fromPageNum, mode, indexWithoutNs, q0List, puretext, startTime, singlePage); }); }, isException: function(thisRegex, word) { var exceptions = window.erroriOrtografici.operaExceptions; if (thisRegex.length > 2) exceptions = exceptions.concat(thisRegex[2]); for (var i = 0; i < exceptions.length; i++) { var ex = exceptions[i].toLowerCase(); var w = word.toLowerCase(); if (ex.indexOf(w) > -1 || w.indexOf(ex) > -1) { return true; } } return false; }, pageLink: function(indexWithoutNs, pagenum, word, singlePage) { return '<a href="/wiki/Page:' + indexWithoutNs.replaceAll("&", "%26").replaceAll("?", "%3F") + '/' + pagenum + (typeof word == "string" ? '?highlight-word=' + word.trim() : '') + `" target="_new${pagenum}">` + (singlePage ? `pag. ${pagenum}` : `${indexWithoutNs}/${pagenum}`) + '</a>'; }, checkForErrors: function(text, thisRegex, indexWithoutNs, isSingleRegex, numRegex) { text = text.replace(/\r?\n/g, ' '); var re = thisRegex[0]; var comment = thisRegex[1]; var result; var listElement = isSingleRegex ? '#errori-ortografici-freesearch-list' : '#errori-ortografici-list'; var resultsCount = (text.match(re) || []).length; if (isSingleRegex) { if (resultsCount == 0) { $('#searchRegexResults').html('Nessun risultato trovato.'); } else if (resultsCount > 500) { $('#searchRegexResults').html(`Trovati ${resultsCount} risultati, si suggerisce di cercare un testo più specifico.`); console.log(`Too many results: ${resultsCount}`); return; } else { $('#searchRegexResults').html(`Trovati ${resultsCount} risultati:`); } } while ((result = re.exec(text)) !== null) { var start = result.index; var end = start + result['0'].length; var wordStart = text.lastIndexOf(' ', start); var wordEnd = text.indexOf(' ', end); var piece = text.substring(start, end); var pieceBefore = text.substring(wordStart, start); var pieceAfter = text.substring(end, wordEnd); var word = pieceBefore + piece + pieceAfter; if (!isSingleRegex && (window.erroriOrtografici.isException(thisRegex, piece.trim()) || window.erroriOrtografici.isException(thisRegex, word.trim()))) { continue; } var previousWordStart = text.lastIndexOf(' ', wordStart - 1); var nextWordEnd = text.indexOf(' ', wordEnd + 1); var wordBefore = text.substring(previousWordStart, wordStart); var wordAfter = text.substring(wordEnd, nextWordEnd); var pagenumMatches = text.substring(0, wordEnd).match(/\[p\.\s(\d+)\]/g); if (pagenumMatches != null) { if ($(listElement + ' li').length < 1000) { var pagenum = pagenumMatches[pagenumMatches.length - 1].replace(/\[p\.\s(\d+)\]/, '$1'); var newLi = $(`<li title="${comment}" data-indice="${indexWithoutNs}" data-pagenum="${pagenum}" data-pos="${start}" data-regex="${re}"` + (typeof numRegex == 'undefined' ? '' : ` data-numregex="${numRegex}"`) + '><div>' + window.erroriOrtografici.pageLink(indexWithoutNs, pagenum, word, singlePage) + ': <span>' + wordBefore + pieceBefore + `<b>${piece}</b>` + pieceAfter + wordAfter + `</span></div><div>${comment}</div></li>`); var alreadyPresent = false; $(listElement + ' li').each(function() { if ($(this).text() == newLi.text()) { alreadyPresent = true; } }); if (!alreadyPresent) { $(listElement).append(newLi); if (!isSingleRegex) { var errorText = newLi.find('span').text(); if ( (window.erroriOrtografici.isInStorage('ignored-errors', errorText) || window.erroriOrtografici.isInStorage('ignored-rules', newLi.data('regex'))) && !window.erroriOrtografici.isInStorage('ignored-rules-exceptions', errorText)) { newLi.addClass('ignored'); window.erroriOrtografici.updateToggle(); } newLi.on('contextmenu', function(e) { e.preventDefault(); var li = $(this); var errorText = li.find('span').text(); $('#errori-ortografici-menu').remove(); $('body').append('<div id="errori-ortografici-menu" class="box box-menu">' + '<a id="ecIgnoreError" href="#">' + (li.hasClass('ignored') ? '△ Recupera' : '▽ Ignora') + ' questo errore</a>' + '<a id="ecIgnoreRule" href="#">▼ Ignora tutti gli errori con questa regola</a>' + '<a id="ecUnignoreRule" href="#">▲ Recupera tutti gli errori con questa regola</a>' + '</div>'); var ruleErrors = $(`#errori-ortografici-list li[data-numregex=${li.data('numregex')}]`); var ruleErrorsIgnored = ruleErrors.filter('.ignored').length; if (ruleErrorsIgnored == 0) $('#ecUnignoreRule').remove(); if (ruleErrorsIgnored == ruleErrors.length) $('#ecIgnoreRule').remove(); $('#ecIgnoreError').click(function() { e.preventDefault(); li.toggleClass('ignored'); if (li.hasClass('ignored')) { window.erroriOrtografici.saveInStorage('ignored-errors', errorText); window.erroriOrtografici.deleteFromStorage('ignored-rules-exceptions', errorText); } else { window.erroriOrtografici.deleteFromStorage('ignored-errors', errorText); window.erroriOrtografici.saveInStorage('ignored-rules-exceptions', errorText); } window.erroriOrtografici.updateToggle(); }); $('#ecIgnoreRule').click(function() { e.preventDefault(); $(`#errori-ortografici-list li[data-numregex=${li.data('numregex')}]`).each(function() { window.erroriOrtografici.deleteFromStorage('ignored-rules-exceptions', $(this).find('span').text()); $(this).addClass('ignored'); }); window.erroriOrtografici.saveInStorage('ignored-rules', li.data('regex')); window.erroriOrtografici.updateToggle(); }); $('#ecUnignoreRule').click(function() { e.preventDefault(); $(`#errori-ortografici-list li[data-numregex=${li.data('numregex')}]`).each(function() { window.erroriOrtografici.deleteFromStorage('ignored-errors', $(this).find('span').text()); $(this).removeClass('ignored'); }); window.erroriOrtografici.deleteFromStorage('ignored-rules', li.data('regex')); window.erroriOrtografici.updateToggle(); }); $('#errori-ortografici-menu').css({ top: e.clientY + 'px', left: e.clientX + 'px' }); $(document).on('click', function() { $('#errori-ortografici-menu').remove(); }); $('#errori-ortografici-menu').on('click', function(e) { e.stopPropagation(); }); }); } var total = $(listElement + ' li').length; if (!isSingleRegex) $('#errori-ortografici-result-count').html(total == 1 ? 'Trovato un possibile errore:' : `Trovati ${total} possibili errori:`); $(listElement + ' li').sort(function(a, b) { return ($(b).data('indice')) != ($(a).data('indice')) ? ($(b).data('indice')) < ($(a).data('indice')) ? 1 : -1 : ($(b).data('pagenum')) < ($(a).data('pagenum')) ? 1 : ($(b).data('pagenum')) == ($(a).data('pagenum')) ? ($(b).data('pos')) < ($(a).data('pos')) ? 1 : -1 : -1; }).appendTo(listElement); window.erroriOrtografici.updateToggle(); } } else if (typeof maxIndexPages == 'undefined') { $('#errori-ortografici-result-count').html('Trovati 1000 possibili errori, ricerca interrotta per troppi risultati:'); } else { $('#loading-errori-ortografici').html(`Trovati 1000 possibili errori in ${maxIndexPages} indici, ricerca interrotta per troppi risultati:`); } } else { console.log("Nessun pagenum trovato"); } } }, parsePages: function(lastPageNum, fromPageNum, mode, indexWithoutNs, q0List, puretext, startTime, singlePage) { var isLast = true; var toPageNum = lastPageNum; if (toPageNum - fromPageNum >= window.erroriOrtografici.pagesToLoad) { toPageNum = fromPageNum + window.erroriOrtografici.pagesToLoad - 1; isLast = false; } console.log(`Load pure text from ${indexWithoutNs} pages ${fromPageNum} - ${toPageNum}`); var wtext = '<' + `pages index="${indexWithoutNs}" from="${fromPageNum}" to="${toPageNum}" exclude="${q0List}"/>`; if (mode == 'spelling') { wtext = ""; for (p = fromPageNum; p <= toPageNum; p++) { wtext += '<' + `pages index="${indexWithoutNs}" from="${p}" to="${p}" exclude="${q0List}"/><references/>`; } } window.erroriOrtograficiApi.post({ action: 'parse', text: wtext, prop: 'text', contentmodel: 'wikitext', disablelimitreport: 1, format: 'json', }).done(function (data, textStatus, jqXHR) { if (data.parse === undefined || data.parse.text['*'] === undefined) { $('.errori-ortografici-box-main').html('Errore nella ricerca'); return; } var html = data.parse.text['*']; var div = document.createElement("div"); // ripuliamo l'html da tutti gli elementi "estranei" al testo div.innerHTML = html.replaceAll("<br />", " ") .replaceAll("<sup>", " ^ <sup>") // marcatore temporaneo per il testo in apice .replaceAll(" ", " ") // tab .replaceAll("|||", " ") .replaceAll(" ", " ").replaceAll(" ", " "); // spazi ripetuti $(div).find('style, img, .linkModifica, .imgCaption, .numeroriga, a.new[title^=Pagina], .mwe-math-element').remove(); // in spelling mode, show page numbers from the file if (mode == 'spelling') { $(div).find('.errata').each(function() { var errata = $(this).attr('title') || $(this).data('errata'); var corrige = $(this).text(); var ecOriginale = $(this).data('eco'); var pagenum = $(Array.from(div.querySelectorAll('.numeropagina')).filter(num => { position = this.compareDocumentPosition(num); return position & Node.DOCUMENT_POSITION_PRECEDING; }).at(-1)).data('pagenum'); var w1 = ''; var w2 = ''; if (this.previousSibling && this.previousSibling.data) { var context1 = this.previousSibling.data.split(' '); if (context1.length > 1) { w1 = context1[context1.length - 2].replace(/[\s]*/g, '') + ' ' + context1[context1.length - 1].replace(/[\s]*/g, ''); } } if (this.nextSibling && this.nextSibling.data) { var context2 = this.nextSibling.data.split(' '); if (context2.length > 1) { w2 = context2[0].replace(/[\s]*/g, '') + ' ' + context2[1].replace(/[\s]*/g, ''); } } var correction = w1 + `<span class="errata">${errata}</span>${w2} → ${w1}<span class="corrige">${corrige}</span>${w2}</a>`; if (ecOriginale) { correction += ` (<a href="/wiki/${ecOriginale}">errata corrige originale</a>)`; } $('#errori-ortografici-ec-list').append('<li>' + window.erroriOrtografici.pageLink(indexWithoutNs, pagenum, errata, singlePage) + `: ${correction}</li>`); }); $(div).find('.numeropagina').each(function(ind) { var pagenum = $(this).data('pagenum'); $(this).html(pagenum ? `[p. ${pagenum}]` : ''); }); } $(div).find('.reference').each(function(ind) { $(this).html(' (' + $(this).text() + ')'); }); $(div).find('[style="font-variant:small-caps"]').each(function(ind) { $(this).text($(this).text().toUpperCase()); }); // this removes any remaining html tags text = div.textContent || div.innerText || ""; puretext += text; if (mode == 'spelling') { for (i = 0; i < window.erroriOrtografici.regexList.length; i++) { window.erroriOrtografici.checkForErrors(text, window.erroriOrtografici.regexList[i], indexWithoutNs, false, i+1); } } if (!isLast) { fromPageNum += window.erroriOrtografici.pagesToLoad; $('#loading-errori-ortografici > span').html(Math.round(fromPageNum / lastPageNum * 100)); window.erroriOrtografici.parsePages(lastPageNum, fromPageNum, mode, indexWithoutNs, q0List, puretext, startTime, singlePage); } else { duration = (Date.now() - startTime) / 1000; console.log(`Pure text loaded from all pages in ${duration} seconds`); var noteNumber = 0; puretext = puretext.replace(/↑/g, function() { noteNumber++; return noteNumber + "."; }); puretext = puretext.replaceAll(" ^ ", ""); if (mode == 'download') { puretext = puretext.replace(/\n +\[/g, '\n[').replace(/ +\[/g, ' ['); var j = document.createElement("a"); j.download = indexWithoutNs.replace(/djvu|pdf/, 'txt'); j.href = URL.createObjectURL(new Blob([puretext])); j.click(); } else if (mode == 'spelling') { var total = $('#errori-ortografici-list li').length; if (singlePage) { window.erroriOrtografici.singlePageText = puretext; window.erroriOrtografici.singleIndexWithoutNs = indexWithoutNs; var link = document.createElement("a"); link.id = 'downloadTextForSpelling'; link.classList.add("blue"); link.download = indexWithoutNs.replace(/djvu|pdf/, 'txt'); link.href = URL.createObjectURL(new Blob([puretext])); link.title = "Scarica il puro testo usato per la ricerca degli errori"; link.appendChild(document.createTextNode("Scarica il testo puro")); $('#errori-ortografici-help').before(link); $('#eo-tab2').click(function() { $('#freeSearch').focus(); }); $('#freeSearch').removeAttr('disabled').focus().keyup(function(e) { $('#invalidRegexMsg').remove(); $('#searchRegexResults').empty(); var reg = $(this).val(); var flags = 'gv'; var regFlags = reg.match(/\/([gim]*)$/); if (regFlags != undefined && regFlags.length > 1) flags = regFlags[1]; reg = reg.replace(/^\//, '').replace(/\/g?i?$/, ''); if (reg.length > 0) { try { var custRegex = [ new RegExp(reg, flags), '' ]; $('#errori-ortografici-freesearch-list').empty(); window.erroriOrtografici.checkForErrors(window.erroriOrtografici.singlePageText, custRegex, window.erroriOrtografici.singleIndexWithoutNs, true); } catch (e) { $('#searchRegexBox').after('<span id="invalidRegexMsg" class="alert">Regex non valida</span>'); } } else { $('#errori-ortografici-freesearch-list').empty(); } }); if ($('#errori-ortografici-ec-list li').length == 0) { $('#errori-ortografici-ec-list').replaceWith('nessuno.'); } var textWithoutPageNumbers = window.erroriOrtografici.singlePageText.replace(/\n*\[p\. \d+\]/g, ''); var count = window.erroriOrtografici.wordCount(textWithoutPageNumbers); for (var c of count) { var words = c.words.join(' '); $('#errori-ortografici-wordcount ul').append(c.count == 1 ? `<li><div id="oneTimeWords" contenteditable="true" spellcheck="true" lang="it" onkeydown="return false" onpaste="return false" autofocus><b>1 occorrenza:</b> ${words}</div></li>` : `<li><b>${c.count} occorrenze:</b> ${words}</li>`); } $('#errori-ortografici-wordcount ul, #errori-ortografici-names ul').dblclick(function() { var word = window.erroriOrtografici.selectedWord(); if (word != '') { $('#eo-tab2').click(); $('#freeSearch').val('(?<!\\p{L})' + word + (word.endsWith("'") || word.endsWith("’") ? '' : '(?!\\p{L})')).keyup(); } }); var namesCount = window.erroriOrtografici.countCapitalizedWords(textWithoutPageNumbers); namesCount.forEach(item => { let output = `${item.name}: ${item.count}`; if (item.variations && item.variations.length > 0) { const variationsFormatted = item.variations .map(v => `${v.word}: ${v.count}`) .join(', '); output += ` (simili: ${variationsFormatted})`; } $('#errori-ortografici-names ul').append(`<li><div contenteditable="true" spellcheck="true" lang="it" onkeydown="return false" onpaste="return false" autofocus>${output}</div></li>`); }); $('#loading-errori-ortografici').html('Caricamento terminato. '); $('#errori-ortografici-result-count').html(total == 0 ? 'Nessun errore trovato.' : total == 1 ? 'Trovato un possibile errore:' : `Trovati ${total} possibili errori:`); } else { $('#loading-errori-ortografici').html(`Trovati ${total} possibili errori in ${window.erroriOrtografici.maxIndexPages} indici:`); } } } }); }, openBox: function(singlePage) { $('#mw-content-text').prepend('<div class="box errori-ortografici-box">' + '<div class="box-title">Cerca errori ortografici</a>' + '<span class="icon-close"></span></div>' + '<div class="box-main errori-ortografici-box-main"></div></div>'); $('.errori-ortografici-box-main').html('<div id="errori-ortografici-bar">' + '<a id="errori-ortografici-help" href="/wiki/Aiuto:Gadget_ErroriOrtografici" class="blue btn" target="_new" title="Consulta la pagina di aiuto su questo strumento (si apre in una nuova scheda)">Guida</a></div>' + '<span id="loading-errori-ortografici">Caricamento in corso... <span>0</span>% <img src="//upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/42/Loading.gif"/></span><ol id="errori-ortografici-list"></ol></div>'); if (singlePage) { $('.errori-ortografici-box-main').append('<div class="tabs">' + '<input type="radio" id="eo-tab1" name="errori-ortografici-tab" checked><label for="eo-tab1">Risultati</label><div id="errori-ortografici-results"><span id="errori-ortografici-toggle-label"></span><a id="errori-ortografici-toggle" href="#"></a><span id="errori-ortografici-result-count"></span></div>' + '<input type="radio" id="eo-tab2" name="errori-ortografici-tab"><label for="eo-tab2">Ricerca libera</label><div id="errori-ortografici-freesearch"></div>' + '<input type="radio" id="eo-tab3" name="errori-ortografici-tab"><label for="eo-tab3">Conteggio parole</label><div id="errori-ortografici-wordcount">Fai doppio clic su una parola per aprire la ricerca.<ul></ul></div>' + '<input type="radio" id="eo-tab4" name="errori-ortografici-tab"><label for="eo-tab4">Nomi propri</label><div id="errori-ortografici-names">Elenco di possibili nomi propri e numero di occorrenze. Doppio clic sul nome per aprire la ricerca.<ul></ul></div>' + '<input type="radio" id="eo-tab5" name="errori-ortografici-tab"><label for="eo-tab5">Errata corrige</label><div id="errori-ortografici-ec"></div>' + '</div>'); $('#errori-ortografici-bar').append($('#loading-errori-ortografici')); $('#errori-ortografici-results').append($('#errori-ortografici-list')); $('#errori-ortografici-freesearch').append('<div id="searchRegexBox"><label>Testo o regex: </label>' + '<input type="text" id="freeSearch" disabled="true"></div><span id="searchRegexResults"></span><ol id="errori-ortografici-freesearch-list"></ol>'); $('#errori-ortografici-ec').append('Errori di stampa già corretti mediante il template Ec: <ol id="errori-ortografici-ec-list"></ol>'); $('#errori-ortografici-toggle').click(function() { $('#errori-ortografici-list').toggleClass('grayed'); window.erroriOrtografici.updateToggle(); }); } try { $('.errori-ortografici-box').draggable({ create: function(event, ui) { $(this).css({ right: "auto", top: $(this).position().top, left: $(this).position().left }); } }); $('.errori-ortografici-box').draggable('option', 'cancel', '.errori-ortografici-box-main'); } catch(e) { console.log('Errore draggable: ' + e) } $('.errori-ortografici-box .icon-close').click(function() { $('.errori-ortografici-box').remove(); }); }, updateToggle: function() { $('#errori-ortografici-menu').remove(); var numIgnored = $('.ignored').length; if (numIgnored == 0) { $('#errori-ortografici-toggle-label').html('Tasto dx: nascondi errori').show(); $('#errori-ortografici-toggle').hide(); } else { $('#errori-ortografici-toggle-label').hide(); $('#errori-ortografici-toggle').html(($('#errori-ortografici-list').hasClass('grayed') ? 'Nascondi ' : 'Mostra ') + numIgnored + (numIgnored == 1 ? ' errore ignorato' : ' errori ignorati')).show(); } }, selectedWord: function() { var selection = window.getSelection(); var word = selection.toString().trim(); if (selection.rangeCount > 0) { const range = selection.getRangeAt(0); const container = range.endContainer; const offset = range.endOffset; if (container.nodeType === Node.TEXT_NODE) { const text = container.textContent; if (offset < text.length) { var char = text.charAt(offset); if (char == "'" || char == "’") word = word + char; } } } return word; }, wordCount: function(text) { const words = text.match(/\p{L}+['’]?/gu); if (!words) return []; const wordCounts = new Map(); const seenInLowercase = new Set(); words.forEach(word => { const lower = word.toLowerCase(); const isCapitalized = word[0] === word[0].toUpperCase() && word[0] !== word[0].toLowerCase(); if (!wordCounts.has(lower)) { wordCounts.set(lower, { count: 0, originalCase: isCapitalized ? word : lower }); } const stats = wordCounts.get(lower); stats.count += 1; if (!isCapitalized) { seenInLowercase.add(lower); stats.originalCase = lower; } }); const frequencyMap = {}; wordCounts.forEach((stats, lower) => { const finalWord = seenInLowercase.has(lower) ? lower : stats.originalCase; const count = stats.count; if (!frequencyMap[count]) { frequencyMap[count] = []; } frequencyMap[count].push(finalWord); }); return Object.keys(frequencyMap).map(count => ({ count: parseInt(count), words: frequencyMap[count].sort((a, b) => a.localeCompare(b)) })) .sort((a, b) => a.count - b.count); }, countCapitalizedWords: function(text) { const getLevenshteinDistance = (a, b) => { const matrix = Array.from({ length: a.length + 1 }, () => new Array(b.length + 1).fill(0)); for (let i = 0; i <= a.length; i++) matrix[i][0] = i; for (let j = 0; j <= b.length; j++) matrix[0][j] = j; for (let i = 1; i <= a.length; i++) { for (let j = 1; j <= b.length; j++) { const cost = a[i - 1] === b[j - 1] ? 0 : 1; matrix[i][j] = Math.min( matrix[i - 1][j] + 1, // Deletion matrix[i][j - 1] + 1, // Insertion matrix[i - 1][j - 1] + cost // Substitution ); } } return matrix[a.length][b.length]; }; const normalizeText = (str) => { return str.normalize("NFD").replace(/[\u0300-\u036f]/g, "").toLowerCase(); }; const words = text.match(/\p{L}+['’]?/gu); if (!words) return []; const rawCounts = new Map(); const lowercaseOccurrences = new Set(); words.forEach(word => { const lower = word.toLowerCase(); // Capitalized: prima lettera maiuscola, MA NON interamente in maiuscolo const isCapitalized = word[0] === word[0].toUpperCase() && word[0] !== word[0].toLowerCase() && word !== word.toUpperCase(); if (!isCapitalized) { lowercaseOccurrences.add(lower); } else { rawCounts.set(word, (rawCounts.get(word) || 0) + 1); } }); const uniqueCapitalizedWords = Array.from(rawCounts.keys()).filter( word => !lowercaseOccurrences.has(word.toLowerCase()) ); uniqueCapitalizedWords.sort((a, b) => rawCounts.get(b) - rawCounts.get(a)); const processed = new Set(); const results = []; for (let i = 0; i < uniqueCapitalizedWords.length; i++) { const primaryWord = uniqueCapitalizedWords[i]; if (processed.has(primaryWord)) continue; const primaryCount = rawCounts.get(primaryWord); const normalizedPrimary = normalizeText(primaryWord); const variations = []; for (let j = i + 1; j < uniqueCapitalizedWords.length; j++) { const secondaryWord = uniqueCapitalizedWords[j]; if (processed.has(secondaryWord)) continue; const normalizedSecondary = normalizeText(secondaryWord); const distance = getLevenshteinDistance(normalizedPrimary, normalizedSecondary); const maxAllowedDistance = primaryWord.length > 5 ? 2 : 1; if (distance <= maxAllowedDistance) { variations.push({ word: secondaryWord, count: rawCounts.get(secondaryWord) }); processed.add(secondaryWord); } } processed.add(primaryWord); const totalOccurrences = primaryCount + variations.reduce((sum, v) => sum + v.count, 0); if (totalOccurrences > 1) { results.push({ name: primaryWord, count: primaryCount, totalCount: totalOccurrences, variations: variations }); } } return results; }, saveInStorage: function(group, value) { var varName = `${group}-${mw.config.get('wgPageName')}`; var list = localStorage[varName]; if (list == undefined) { list = []; } else { list = JSON.parse(list); } list.push(value); localStorage[varName] = JSON.stringify(list); }, deleteFromStorage: function(group, value) { var varName = `${group}-${mw.config.get('wgPageName')}`; var list = localStorage[varName]; if (list != undefined) { list = JSON.parse(list); list = list.filter(v => v !== value); localStorage[varName] = JSON.stringify(list); } }, isInStorage: function(group, value) { var list = localStorage[`${group}-${mw.config.get('wgPageName')}`]; return list && JSON.parse(list).includes(value); } }; clro9y802euy1opyl34wi8691ybsfzf 3895551 3895550 2026-09-07T07:22:57Z Candalua 1675 3895551 javascript text/javascript window.erroriOrtograficiApi = new mw.Api( { userAgent: 'ErroriOrtografici/1.0' } ); window.erroriOrtografici = { regexList: null, operaExceptions: [], pagesToLoad: 50, maxIndexPages: 20, singlePageText: null, singleIndexWithoutNs: null, getPureText: function(m, indexPage) { puretext = ''; mode = m; singlePage = (indexPage === undefined); if (singlePage) indexPage = mw.config.get('wgPageName'); $.ajax({ url: "/w/index.php?&title=" + indexPage.replaceAll("&", "%26").replaceAll("?", "%3F") }).done(function(indexResponse) { var firstPageHref = $('.prp-index-pagelist-page:not(.quality0):first', indexResponse).attr('href'); if (firstPageHref == null) { console.log("Errore nel caricamento del pagelist per " + indexWithoutNs + " pages " + fromPageNum + "-" + toPageNum); return; } var firstPage = firstPageHref.replace('/wiki/', '').replace('/w/index.php?title=', '').replace('&action=edit&redlink=1', ''); var lastPage = $('.prp-index-pagelist-page:not(.quality0):last', indexResponse).attr('href').replace('/wiki/', '').replace('/w/index.php?title=', '').replace('&action=edit&redlink=1', ''); var firstPageNum = parseInt(firstPage.substring(firstPage.lastIndexOf('/') + 1)); lastPageNum = parseInt(lastPage.substring(lastPage.lastIndexOf('/') + 1)); indexWithoutNs = indexPage.substring(indexPage.indexOf(':') + 1); fromPageNum = firstPageNum; var q0 = []; $('.prp-index-pagelist .quality0', indexResponse).each(function() { var thisPage = $(this).attr('href').replace('/wiki/', '').replace('/w/index.php?title=', '').replace('&action=edit&redlink=1', ''); var thisPageNum = thisPage.substring(thisPage.lastIndexOf('/') + 1); q0.push(thisPageNum); }); q0List = q0.join(','); startTime = Date.now(); window.erroriOrtografici.parsePages(lastPageNum, fromPageNum, mode, indexWithoutNs, q0List, puretext, startTime, singlePage); }); }, isException: function(thisRegex, word) { var exceptions = window.erroriOrtografici.operaExceptions; if (thisRegex.length > 2) exceptions = exceptions.concat(thisRegex[2]); for (var i = 0; i < exceptions.length; i++) { var ex = exceptions[i].toLowerCase(); var w = word.toLowerCase(); if (ex.indexOf(w) > -1 || w.indexOf(ex) > -1) { return true; } } return false; }, pageLink: function(indexWithoutNs, pagenum, word, singlePage) { return '<a href="/wiki/Page:' + indexWithoutNs.replaceAll("&", "%26").replaceAll("?", "%3F") + '/' + pagenum + (typeof word == "string" ? '?highlight-word=' + word.trim() : '') + `" target="_new${pagenum}">` + (singlePage ? `pag. ${pagenum}` : `${indexWithoutNs}/${pagenum}`) + '</a>'; }, checkForErrors: function(text, thisRegex, indexWithoutNs, isSingleRegex, numRegex) { text = text.replace(/\r?\n/g, ' '); var re = thisRegex[0]; var comment = thisRegex[1]; var result; var listElement = isSingleRegex ? '#errori-ortografici-freesearch-list' : '#errori-ortografici-list'; var resultsCount = (text.match(re) || []).length; if (isSingleRegex) { if (resultsCount == 0) { $('#searchRegexResults').html('Nessun risultato trovato.'); } else if (resultsCount > 500) { $('#searchRegexResults').html(`Trovati ${resultsCount} risultati, si suggerisce di cercare un testo più specifico.`); console.log(`Too many results: ${resultsCount}`); return; } else { $('#searchRegexResults').html(`Trovati ${resultsCount} risultati:`); } } while ((result = re.exec(text)) !== null) { var start = result.index; var end = start + result['0'].length; var wordStart = text.lastIndexOf(' ', start); var wordEnd = text.indexOf(' ', end); var piece = text.substring(start, end); var pieceBefore = text.substring(wordStart, start); var pieceAfter = text.substring(end, wordEnd); var word = pieceBefore + piece + pieceAfter; if (!isSingleRegex && (window.erroriOrtografici.isException(thisRegex, piece.trim()) || window.erroriOrtografici.isException(thisRegex, word.trim()))) { continue; } var previousWordStart = text.lastIndexOf(' ', wordStart - 1); var nextWordEnd = text.indexOf(' ', wordEnd + 1); var wordBefore = text.substring(previousWordStart, wordStart); var wordAfter = text.substring(wordEnd, nextWordEnd); var pagenumMatches = text.substring(0, wordEnd).match(/\[p\.\s(\d+)\]/g); if (pagenumMatches != null) { if ($(listElement + ' li').length < 1000) { var pagenum = pagenumMatches[pagenumMatches.length - 1].replace(/\[p\.\s(\d+)\]/, '$1'); var newLi = $(`<li title="${comment}" data-indice="${indexWithoutNs}" data-pagenum="${pagenum}" data-pos="${start}" data-regex="${re}"` + (typeof numRegex == 'undefined' ? '' : ` data-numregex="${numRegex}"`) + '><div>' + window.erroriOrtografici.pageLink(indexWithoutNs, pagenum, word, singlePage) + ': <span>' + wordBefore + pieceBefore + `<b>${piece}</b>` + pieceAfter + wordAfter + `</span></div><div>${comment}</div></li>`); var alreadyPresent = false; $(listElement + ' li').each(function() { if ($(this).text() == newLi.text()) { alreadyPresent = true; } }); if (!alreadyPresent) { $(listElement).append(newLi); if (!isSingleRegex) { var errorText = newLi.find('span').text(); if ( (window.erroriOrtografici.isInStorage('ignored-errors', errorText) || window.erroriOrtografici.isInStorage('ignored-rules', newLi.data('regex'))) && !window.erroriOrtografici.isInStorage('ignored-rules-exceptions', errorText)) { newLi.addClass('ignored'); window.erroriOrtografici.updateToggle(); } newLi.on('contextmenu', function(e) { e.preventDefault(); var li = $(this); var errorText = li.find('span').text(); $('#errori-ortografici-menu').remove(); $('body').append('<div id="errori-ortografici-menu" class="box box-menu">' + '<a id="ecIgnoreError" href="#">' + (li.hasClass('ignored') ? '△ Recupera' : '▽ Ignora') + ' questo errore</a>' + '<a id="ecIgnoreRule" href="#">▼ Ignora tutti gli errori con questa regola</a>' + '<a id="ecUnignoreRule" href="#">▲ Recupera tutti gli errori con questa regola</a>' + '</div>'); var ruleErrors = $(`#errori-ortografici-list li[data-numregex=${li.data('numregex')}]`); var ruleErrorsIgnored = ruleErrors.filter('.ignored').length; if (ruleErrorsIgnored == 0) $('#ecUnignoreRule').remove(); if (ruleErrorsIgnored == ruleErrors.length) $('#ecIgnoreRule').remove(); $('#ecIgnoreError').click(function() { e.preventDefault(); li.toggleClass('ignored'); if (li.hasClass('ignored')) { window.erroriOrtografici.saveInStorage('ignored-errors', errorText); window.erroriOrtografici.deleteFromStorage('ignored-rules-exceptions', errorText); } else { window.erroriOrtografici.deleteFromStorage('ignored-errors', errorText); window.erroriOrtografici.saveInStorage('ignored-rules-exceptions', errorText); } window.erroriOrtografici.updateToggle(); }); $('#ecIgnoreRule').click(function() { e.preventDefault(); $(`#errori-ortografici-list li[data-numregex=${li.data('numregex')}]`).each(function() { window.erroriOrtografici.deleteFromStorage('ignored-rules-exceptions', $(this).find('span').text()); $(this).addClass('ignored'); }); window.erroriOrtografici.saveInStorage('ignored-rules', li.data('regex')); window.erroriOrtografici.updateToggle(); }); $('#ecUnignoreRule').click(function() { e.preventDefault(); $(`#errori-ortografici-list li[data-numregex=${li.data('numregex')}]`).each(function() { window.erroriOrtografici.deleteFromStorage('ignored-errors', $(this).find('span').text()); $(this).removeClass('ignored'); }); window.erroriOrtografici.deleteFromStorage('ignored-rules', li.data('regex')); window.erroriOrtografici.updateToggle(); }); $('#errori-ortografici-menu').css({ top: e.clientY + 'px', left: e.clientX + 'px' }); $(document).on('click', function() { $('#errori-ortografici-menu').remove(); }); $('#errori-ortografici-menu').on('click', function(e) { e.stopPropagation(); }); }); } var total = $(listElement + ' li').length; if (!isSingleRegex) $('#errori-ortografici-result-count').html(total == 1 ? 'Trovato un possibile errore:' : `Trovati ${total} possibili errori:`); $(listElement + ' li').sort(function(a, b) { return ($(b).data('indice')) != ($(a).data('indice')) ? ($(b).data('indice')) < ($(a).data('indice')) ? 1 : -1 : ($(b).data('pagenum')) < ($(a).data('pagenum')) ? 1 : ($(b).data('pagenum')) == ($(a).data('pagenum')) ? ($(b).data('pos')) < ($(a).data('pos')) ? 1 : -1 : -1; }).appendTo(listElement); window.erroriOrtografici.updateToggle(); } } else if (typeof maxIndexPages == 'undefined') { $('#errori-ortografici-result-count').html('Trovati 1000 possibili errori, ricerca interrotta per troppi risultati:'); } else { $('#loading-errori-ortografici').html(`Trovati 1000 possibili errori in ${maxIndexPages} indici, ricerca interrotta per troppi risultati:`); } } else { console.log("Nessun pagenum trovato"); } } }, parsePages: function(lastPageNum, fromPageNum, mode, indexWithoutNs, q0List, puretext, startTime, singlePage) { var isLast = true; var toPageNum = lastPageNum; if (toPageNum - fromPageNum >= window.erroriOrtografici.pagesToLoad) { toPageNum = fromPageNum + window.erroriOrtografici.pagesToLoad - 1; isLast = false; } console.log(`Load pure text from ${indexWithoutNs} pages ${fromPageNum} - ${toPageNum}`); var wtext = '<' + `pages index="${indexWithoutNs}" from="${fromPageNum}" to="${toPageNum}" exclude="${q0List}"/>`; if (mode == 'spelling') { wtext = ""; for (var p = fromPageNum; p <= toPageNum; p++) { wtext += '<' + `pages index="${indexWithoutNs}" from="${p}" to="${p}" exclude="${q0List}"/><references/>`; } } window.erroriOrtograficiApi.post({ action: 'parse', text: wtext, prop: 'text', contentmodel: 'wikitext', disablelimitreport: 1, format: 'json', }).done(function (data) { if (data.parse === undefined || data.parse.text['*'] === undefined) { $('.errori-ortografici-box-main').html('Errore nella ricerca'); return; } var html = data.parse.text['*']; var div = document.createElement("div"); // ripuliamo l'html da tutti gli elementi "estranei" al testo div.innerHTML = html.replaceAll("<br />", " ") .replaceAll("<sup>", " ^ <sup>") // marcatore temporaneo per il testo in apice .replaceAll(" ", " ") // tab .replaceAll("|||", " ") .replaceAll(" ", " ").replaceAll(" ", " "); // spazi ripetuti $(div).find('style, img, .linkModifica, .imgCaption, .numeroriga, a.new[title^=Pagina], .mwe-math-element').remove(); // in spelling mode, show page numbers from the file if (mode == 'spelling') { $(div).find('.errata').each(function() { var errata = $(this).attr('title') || $(this).data('errata'); var corrige = $(this).text(); var ecOriginale = $(this).data('eco'); var pagenum = $(Array.from(div.querySelectorAll('.numeropagina')).filter(num => { var position = this.compareDocumentPosition(num); return position & Node.DOCUMENT_POSITION_PRECEDING; }).at(-1)).data('pagenum'); var w1 = ''; var w2 = ''; if (this.previousSibling && this.previousSibling.data) { var context1 = this.previousSibling.data.split(' '); if (context1.length > 1) { w1 = context1[context1.length - 2].replace(/[\s]*/g, '') + ' ' + context1[context1.length - 1].replace(/[\s]*/g, ''); } } if (this.nextSibling && this.nextSibling.data) { var context2 = this.nextSibling.data.split(' '); if (context2.length > 1) { w2 = context2[0].replace(/[\s]*/g, '') + ' ' + context2[1].replace(/[\s]*/g, ''); } } var correction = w1 + `<span class="errata">${errata}</span>${w2} → ${w1}<span class="corrige">${corrige}</span>${w2}</a>`; if (ecOriginale) { correction += ` (<a href="/wiki/${ecOriginale}" target="_newEC">errata corrige originale</a>)`; } $('#errori-ortografici-ec-list').append('<li>' + window.erroriOrtografici.pageLink(indexWithoutNs, pagenum, errata, singlePage) + `: ${correction}</li>`); }); $(div).find('.numeropagina').each(function() { var pagenum = $(this).data('pagenum'); $(this).html(pagenum ? `[p. ${pagenum}]` : ''); }); } $(div).find('.reference').each(function() { $(this).html(' (' + $(this).text() + ')'); }); $(div).find('[style="font-variant:small-caps"]').each(function() { $(this).text($(this).text().toUpperCase()); }); // this removes any remaining html tags var text = div.textContent || div.innerText || ""; puretext += text; if (mode == 'spelling') { for (var i = 0; i < window.erroriOrtografici.regexList.length; i++) { window.erroriOrtografici.checkForErrors(text, window.erroriOrtografici.regexList[i], indexWithoutNs, false, i+1); } } if (!isLast) { fromPageNum += window.erroriOrtografici.pagesToLoad; $('#loading-errori-ortografici > span').html(Math.round(fromPageNum / lastPageNum * 100)); window.erroriOrtografici.parsePages(lastPageNum, fromPageNum, mode, indexWithoutNs, q0List, puretext, startTime, singlePage); } else { var duration = (Date.now() - startTime) / 1000; console.log(`Pure text loaded from all pages in ${duration} seconds`); var noteNumber = 0; puretext = puretext.replace(/↑/g, function() { noteNumber++; return noteNumber + "."; }); puretext = puretext.replaceAll(" ^ ", ""); if (mode == 'download') { puretext = puretext.replace(/\n +\[/g, '\n[').replace(/ +\[/g, ' ['); var j = document.createElement("a"); j.download = indexWithoutNs.replace(/djvu|pdf/, 'txt'); j.href = URL.createObjectURL(new Blob([puretext])); j.click(); } else if (mode == 'spelling') { var total = $('#errori-ortografici-list li').length; if (singlePage) { window.erroriOrtografici.singlePageText = puretext; window.erroriOrtografici.singleIndexWithoutNs = indexWithoutNs; var link = document.createElement("a"); link.id = 'downloadTextForSpelling'; link.classList.add("blue"); link.download = indexWithoutNs.replace(/djvu|pdf/, 'txt'); link.href = URL.createObjectURL(new Blob([puretext])); link.title = "Scarica il puro testo usato per la ricerca degli errori"; link.appendChild(document.createTextNode("Scarica il testo puro")); $('#errori-ortografici-help').before(link); $('#eo-tab2').click(function() { $('#freeSearch').focus(); }); $('#freeSearch').removeAttr('disabled').focus().keyup(function() { $('#invalidRegexMsg').remove(); $('#searchRegexResults').empty(); var reg = $(this).val(); var flags = 'gv'; var regFlags = reg.match(/\/([gim]*)$/); if (regFlags != undefined && regFlags.length > 1) flags = regFlags[1]; reg = reg.replace(/^\//, '').replace(/\/g?i?$/, ''); if (reg.length > 0) { try { var custRegex = [ new RegExp(reg, flags), '' ]; $('#errori-ortografici-freesearch-list').empty(); window.erroriOrtografici.checkForErrors(window.erroriOrtografici.singlePageText, custRegex, window.erroriOrtografici.singleIndexWithoutNs, true); } catch (e) { $('#searchRegexBox').after('<span id="invalidRegexMsg" class="alert">Regex non valida</span>'); } } else { $('#errori-ortografici-freesearch-list').empty(); } }); if ($('#errori-ortografici-ec-list li').length == 0) { $('#errori-ortografici-ec-list').replaceWith('nessuno.'); } var textWithoutPageNumbers = window.erroriOrtografici.singlePageText.replace(/\n*\[p\. \d+\]/g, ''); var count = window.erroriOrtografici.wordCount(textWithoutPageNumbers); for (var c of count) { var words = c.words.join(' '); $('#errori-ortografici-wordcount ul').append(c.count == 1 ? `<li><div id="oneTimeWords" contenteditable="true" spellcheck="true" lang="it" onkeydown="return false" onpaste="return false" autofocus><b>1 occorrenza:</b> ${words}</div></li>` : `<li><b>${c.count} occorrenze:</b> ${words}</li>`); } $('#errori-ortografici-wordcount ul, #errori-ortografici-names ul').dblclick(function() { var word = window.erroriOrtografici.selectedWord(); if (word != '') { $('#eo-tab2').click(); $('#freeSearch').val('(?<!\\p{L})' + word + (word.endsWith("'") || word.endsWith("’") ? '' : '(?!\\p{L})')).keyup(); } }); var namesCount = window.erroriOrtografici.countCapitalizedWords(textWithoutPageNumbers); namesCount.forEach(item => { let output = `${item.name}: ${item.count}`; if (item.variations && item.variations.length > 0) { const variationsFormatted = item.variations .map(v => `${v.word}: ${v.count}`) .join(', '); output += ` (simili: ${variationsFormatted})`; } $('#errori-ortografici-names ul').append(`<li><div contenteditable="true" spellcheck="true" lang="it" onkeydown="return false" onpaste="return false" autofocus>${output}</div></li>`); }); $('#loading-errori-ortografici').html('Caricamento terminato. '); $('#errori-ortografici-result-count').html(total == 0 ? 'Nessun errore trovato.' : total == 1 ? 'Trovato un possibile errore:' : `Trovati ${total} possibili errori:`); } else { $('#loading-errori-ortografici').html(`Trovati ${total} possibili errori in ${window.erroriOrtografici.maxIndexPages} indici:`); } } } }); }, openBox: function(singlePage) { $('#mw-content-text').prepend('<div class="box errori-ortografici-box">' + '<div class="box-title">Cerca errori ortografici</a>' + '<span class="icon-close"></span></div>' + '<div class="box-main errori-ortografici-box-main"></div></div>'); $('.errori-ortografici-box-main').html('<div id="errori-ortografici-bar">' + '<a id="errori-ortografici-help" href="/wiki/Aiuto:Gadget_ErroriOrtografici" class="blue btn" target="_new" title="Consulta la pagina di aiuto su questo strumento (si apre in una nuova scheda)">Guida</a></div>' + '<span id="loading-errori-ortografici">Caricamento in corso... <span>0</span>% <img src="//upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/42/Loading.gif"/></span><ol id="errori-ortografici-list"></ol></div>'); if (singlePage) { $('.errori-ortografici-box-main').append('<div class="tabs">' + '<input type="radio" id="eo-tab1" name="errori-ortografici-tab" checked><label for="eo-tab1">Risultati</label><div id="errori-ortografici-results"><span id="errori-ortografici-toggle-label"></span><a id="errori-ortografici-toggle" href="#"></a><span id="errori-ortografici-result-count"></span></div>' + '<input type="radio" id="eo-tab2" name="errori-ortografici-tab"><label for="eo-tab2">Ricerca libera</label><div id="errori-ortografici-freesearch"></div>' + '<input type="radio" id="eo-tab3" name="errori-ortografici-tab"><label for="eo-tab3">Conteggio parole</label><div id="errori-ortografici-wordcount">Fai doppio clic su una parola per aprire la ricerca.<ul></ul></div>' + '<input type="radio" id="eo-tab4" name="errori-ortografici-tab"><label for="eo-tab4">Nomi propri</label><div id="errori-ortografici-names">Elenco di possibili nomi propri e numero di occorrenze. Doppio clic sul nome per aprire la ricerca.<ul></ul></div>' + '<input type="radio" id="eo-tab5" name="errori-ortografici-tab"><label for="eo-tab5">Errata corrige</label><div id="errori-ortografici-ec"></div>' + '</div>'); $('#errori-ortografici-bar').append($('#loading-errori-ortografici')); $('#errori-ortografici-results').append($('#errori-ortografici-list')); $('#errori-ortografici-freesearch').append('<div id="searchRegexBox"><label>Testo o regex: </label>' + '<input type="text" id="freeSearch" disabled="true"></div><span id="searchRegexResults"></span><ol id="errori-ortografici-freesearch-list"></ol>'); $('#errori-ortografici-ec').append('Errori di stampa già corretti mediante il template Ec: <ol id="errori-ortografici-ec-list"></ol>'); $('#errori-ortografici-toggle').click(function() { $('#errori-ortografici-list').toggleClass('grayed'); window.erroriOrtografici.updateToggle(); }); } try { $('.errori-ortografici-box').draggable({ create: function() { $(this).css({ right: "auto", top: $(this).position().top, left: $(this).position().left }); } }); $('.errori-ortografici-box').draggable('option', 'cancel', '.errori-ortografici-box-main'); } catch(e) { console.log('Errore draggable: ' + e) } $('.errori-ortografici-box .icon-close').click(function() { $('.errori-ortografici-box').remove(); }); }, updateToggle: function() { $('#errori-ortografici-menu').remove(); var numIgnored = $('.ignored').length; if (numIgnored == 0) { $('#errori-ortografici-toggle-label').html('Tasto dx: nascondi errori').show(); $('#errori-ortografici-toggle').hide(); } else { $('#errori-ortografici-toggle-label').hide(); $('#errori-ortografici-toggle').html(($('#errori-ortografici-list').hasClass('grayed') ? 'Nascondi ' : 'Mostra ') + numIgnored + (numIgnored == 1 ? ' errore ignorato' : ' errori ignorati')).show(); } }, selectedWord: function() { var selection = window.getSelection(); var word = selection.toString().trim(); if (selection.rangeCount > 0) { const range = selection.getRangeAt(0); const container = range.endContainer; const offset = range.endOffset; if (container.nodeType === Node.TEXT_NODE) { const text = container.textContent; if (offset < text.length) { var char = text.charAt(offset); if (char == "'" || char == "’") word = word + char; } } } return word; }, wordCount: function(text) { const words = text.match(/\p{L}+['’]?/gu); if (!words) return []; const wordCounts = new Map(); const seenInLowercase = new Set(); words.forEach(word => { const lower = word.toLowerCase(); const isCapitalized = word[0] === word[0].toUpperCase() && word[0] !== word[0].toLowerCase(); if (!wordCounts.has(lower)) { wordCounts.set(lower, { count: 0, originalCase: isCapitalized ? word : lower }); } const stats = wordCounts.get(lower); stats.count += 1; if (!isCapitalized) { seenInLowercase.add(lower); stats.originalCase = lower; } }); const frequencyMap = {}; wordCounts.forEach((stats, lower) => { const finalWord = seenInLowercase.has(lower) ? lower : stats.originalCase; const count = stats.count; if (!frequencyMap[count]) { frequencyMap[count] = []; } frequencyMap[count].push(finalWord); }); return Object.keys(frequencyMap).map(count => ({ count: parseInt(count), words: frequencyMap[count].sort((a, b) => a.localeCompare(b)) })) .sort((a, b) => a.count - b.count); }, countCapitalizedWords: function(text) { const getLevenshteinDistance = (a, b) => { const matrix = Array.from({ length: a.length + 1 }, () => new Array(b.length + 1).fill(0)); for (let i = 0; i <= a.length; i++) matrix[i][0] = i; for (let j = 0; j <= b.length; j++) matrix[0][j] = j; for (let i = 1; i <= a.length; i++) { for (let j = 1; j <= b.length; j++) { const cost = a[i - 1] === b[j - 1] ? 0 : 1; matrix[i][j] = Math.min( matrix[i - 1][j] + 1, // Deletion matrix[i][j - 1] + 1, // Insertion matrix[i - 1][j - 1] + cost // Substitution ); } } return matrix[a.length][b.length]; }; const normalizeText = (str) => { return str.normalize("NFD").replace(/[\u0300-\u036f]/g, "").toLowerCase(); }; const words = text.match(/\p{L}+['’]?/gu); if (!words) return []; const rawCounts = new Map(); const lowercaseOccurrences = new Set(); words.forEach(word => { const lower = word.toLowerCase(); // Capitalized: prima lettera maiuscola, MA NON interamente in maiuscolo const isCapitalized = word[0] === word[0].toUpperCase() && word[0] !== word[0].toLowerCase() && word !== word.toUpperCase(); if (!isCapitalized) { lowercaseOccurrences.add(lower); } else { rawCounts.set(word, (rawCounts.get(word) || 0) + 1); } }); const uniqueCapitalizedWords = Array.from(rawCounts.keys()).filter( word => !lowercaseOccurrences.has(word.toLowerCase()) ); uniqueCapitalizedWords.sort((a, b) => rawCounts.get(b) - rawCounts.get(a)); const processed = new Set(); const results = []; for (let i = 0; i < uniqueCapitalizedWords.length; i++) { const primaryWord = uniqueCapitalizedWords[i]; if (processed.has(primaryWord)) continue; const primaryCount = rawCounts.get(primaryWord); const normalizedPrimary = normalizeText(primaryWord); const variations = []; for (let j = i + 1; j < uniqueCapitalizedWords.length; j++) { const secondaryWord = uniqueCapitalizedWords[j]; if (processed.has(secondaryWord)) continue; const normalizedSecondary = normalizeText(secondaryWord); const distance = getLevenshteinDistance(normalizedPrimary, normalizedSecondary); const maxAllowedDistance = primaryWord.length > 5 ? 2 : 1; if (distance <= maxAllowedDistance) { variations.push({ word: secondaryWord, count: rawCounts.get(secondaryWord) }); processed.add(secondaryWord); } } processed.add(primaryWord); const totalOccurrences = primaryCount + variations.reduce((sum, v) => sum + v.count, 0); if (totalOccurrences > 1) { results.push({ name: primaryWord, count: primaryCount, totalCount: totalOccurrences, variations: variations }); } } return results; }, saveInStorage: function(group, value) { var varName = `${group}-${mw.config.get('wgPageName')}`; var list = localStorage[varName]; if (list == undefined) { list = []; } else { list = JSON.parse(list); } list.push(value); localStorage[varName] = JSON.stringify(list); }, deleteFromStorage: function(group, value) { var varName = `${group}-${mw.config.get('wgPageName')}`; var list = localStorage[varName]; if (list != undefined) { list = JSON.parse(list); list = list.filter(v => v !== value); localStorage[varName] = JSON.stringify(list); } }, isInStorage: function(group, value) { var list = localStorage[`${group}-${mw.config.get('wgPageName')}`]; return list && JSON.parse(list).includes(value); } }; 7sckuc86z7gfoigwzp8n5j1btzh0unj Pagina:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/3 108 1010855 3895764 3841824 2026-09-07T11:36:00Z Paperoastro 3695 3895764 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Gatto bianco" /></noinclude><noinclude>{{Ct|t=14|&nbsp;}}</noinclude> {{Ct|f=100%|v=2|t=2|A’ COLTI E BUONI GIOVINETTI}} {{Ct|f=150%|v=1|ALFREDO {{Sc|e}} PEPPINO RAINERI BISCIA}} {{rule|10em}} {{Ct|f=80%|v=1.5|t=6|AMATI NIPOTI, A VOI INTITOLO}} {{Ct|f=80%|v=1.5|QUESTA MODESTA RACCOLTA DI VERSI}} {{Ct|f=80%|v=1.5|QUAL SEGNO DELL’AFFETTO CHE NUTRO PER VOI:}} {{Ct|f=80%|v=2|CON EGUALE AFFETTO VOI ACCOGLIETELA.}} {{rule|10em}}<noinclude></noinclude> lxc1pyklprw1gr3fshucbi1kh1ee90q Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/192 108 1012572 3895641 3893689 2026-09-07T09:02:54Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895641 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 189 —|}}</noinclude> <poem> {{R|5}}Che un giorno, al primo albor, Rùstem levossi. Avea cruccioso il cor, si diè gli arnesi Di sua caccia apprestò, l’alta si strinse Cintura ai fianchi e di sonanti dardi Si colmò la faretra. Ei venne allora {{R|10}}E a Rakhsh balzò in arcion, spronò quel forte Suo palafren com’elefante, e volse Di Turania al confin. Parea leone In suo corruccio, allor che la sua preda Cercando va. Ma quando alla turania {{R|15}}Terra ei giunse vicin, d’onagri piena La campagna scovrì da questo a quello Confin remoto. Oh! allor s’accese in volto, Qual fresca rosa, quel di serti regi Possente donator. Sorrise alquanto, {{R|20}}Indi dal loco suo spronò il destriero, Indi con l’arco e le saette alate, Con la clava e col laccio, una gran turba Di fiere al suol battè per la campagna. Con rami allor, con aridi vilucchi. {{R|25}}Con secche spine, una gran vampa accese E fomento le diè. Quando si sparse Pe’ legni il fuoco, un arbore vetusto Cercò per farne spiedo, e un forte onàgro In quell’albero infisse, un forte onàgro {{R|30}}Che non di tanto gli era grave in pugno Quanto la piuma d’un augel. Le carni Poi che fûr rosolate, acconciamente Le disparti, se ne cibò, dall’ossa Levò il dolce midollo. Indi sen venne {{R|35}}Rapido e fiero ad una fonte, e quando Del bevere fu sazio, a un dolce sonno Si abbandonò. Dormìa, si riposava Dai moti di quel dì, mentre pel prato Errava pascolando il suo destriero. :{{R|40}}Per quel loco di caccia un breve stuolo </poem><noinclude></noinclude> omjg7uehifw4ub23bqz770hs4c82400 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/254 108 1012634 3895640 3890690 2026-09-07T09:02:41Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895640 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 251 —|}}</noinclude> <poem> Poi che il vessillo immagine dipinta {{R|95}}D’un elefante reca. Egli è di forti Inclito duce, di legal semenza; Alta reca la fronte, in armi i prodi Adduce e care ha le hattaglie. Sotto A’ colpi suoi non reggono del campo {{R|100}}I leoni, e gli mandano tributi, Per tema che han di lui, tutti i più forti. :E Sohràb dimandò: Di chi la chiostra De’ rossi panni? Numerosa gente Vi sta dinanzi e in piè. Reca l’immagine {{R|105}}D’un leone il vessil ch’è violetto, E splendon gemme in quel vessillo. È a tergo Un esercito grande; aste hanno tutti I cavalieri ed han corazze. Il prence Chi mai sarà? Dimmi suo nome, e danno {{R|110}}Non ti recar con falsi detti. — È quello De’ Persi, disse, il primo onor. Di forti Duce, figlio a Keshvàd, Gùderz è detto. Nella battaglia ei seco trae di prodi Ampio uno stuol con fermo core. Ottanta {{R|115}}Egli ha figliuoli, e son leoni in guerra, Elefanti son dessi. Incontro a lui Già non esce a pugnar, ben che feroce, Un elefante, nè in deserta landa Una tigre, nè al monte un leopardo. :{{R|120}}Verde un recinto io veggo là, tornava Sohràb a dimandar. D’Irania i prenci In piè vi stanno nel cospetto, e un trono Di gran valor sorge nel mezzo. Il sacro Vessil di Kàveh è sull’entrar, confitto {{R|125}}Nel suoi profondo. E siede su quel trono Bellicoso un guerrier, con maestate Nel volto, con le spalle e la cervice Degne dei forti. Egli è seduto, e gli altri Che in piè si stanno al suo cospetto, ei supera </poem><noinclude></noinclude> o0kig57add9soy0uuqx42u46dtf6gba Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/348 108 1012728 3895639 3894794 2026-09-07T09:02:17Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895639 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 345 —|}}</noinclude> <poem> {{R|50}}E scongiuri potenti; e s’ella ancora A dire il ver non s’adducesse, il fianco Scisso le fosse con stridente sega, Chè son queste dei re possanza e norma. :Dal regio ostello trasser l’infelice {{R|55}}I manigoldi e le parlar di ferri, Di prigioni e di ceppi, e la maliarda: :In quest’inclita reggia oh! che direi, Io, d’ogni colpa immune? Io conoscenza Del reo fatto non ebbi! Ogni parola {{R|60}}Ch’io parlassi di ciò, saria stoltizia! :Dissero al re ciò che la donna disse. — Nel suo secreto Iddio sa il vero! — Allora Kàvus fe’ cenno che venisse a lei Ratto Sudàbeh, e gl’indovini tutti {{R|65}}Lor sentenza dicean: D’una maliarda Ambo son nati i pargoli. Del seme Ènno ei sì d’Ahrimàne e n’han l’aspetto. :E Sudàbeh rispose: Altro secreto Appo questi si sta! Celatamente {{R|70}}Fu lor chiusa la bocca dal dir vero, E per timor di Siyavìsh non osano Costoro favellar. Deh! che per tema Del fortissimo eroe, duce di forti, I più gagliardi, quai leoni in guerra, {{R|75}}Vanno tremando fra le genti! E invero Di molte belve egli ha possenza; ei chiude A un gran fiume la via, quando più il vuole. Fugge da lui, negli ordini di guerra, Inclito stuol di combattenti (fossero {{R|80}}Cento fiate mille). E in me possanza, Deh! qual sarìa di resistere a lui? Qual, se non forse le pupille mie Sempre gonfie di pianto?... E qual mai cosa, Fuor di quella ch’ei vuol, dirìan cotesti {{R|85}}Astrologi raccolti, e da chi mai </poem><noinclude></noinclude> jg845u2413y3bw1pi8yss3eqtirq275 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/26 108 1013016 3895684 3894906 2026-09-07T09:25:19Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895684 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 23 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> {{R|260}}Fosse pur anco aquilonar bufera, A vivente non dêi. Resta qui al monte, A questi paschi dilettosi, e allora Che re Khusrèv te qui verrà cercando, Tu destriero gli sii, le vie del mondo {{R|265}}Tu calca, e sgombra con la tua sonante Unghia la terra da ogni reo nemico». </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|III. Il destriero di Siyâvish.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 516-518).}} <poem> :A cavallo salia quel re gagliardo, E Ghev a piedi il precedea. Si volsero Da quella parte dell’aereo monte. Come l’uom che sen va cercando aita. {{R|5}}Sceser le mandre nell’angusta valle E bevvero a quel rio; tornaron poi Abbeverate. Re Khusrèv si mosse Rapidamente allor. Quand’egli giunse Vicino al fonte, veder fe’ le briglie {{R|10}}E la sella a Bihzàd, perchè compiuta In ciò fosse la voglia. Oh! levò il guardo Bihzàd e il prence rimirò! Dal petto Trasse un sospiro, e tosto ch’ei vedea Quella spoglia di pardo in che seduto {{R|15}}Si tenne Siyavìsh, e le sue lunghe Staffe e la sella di compatto legno, Fermò sul margo de la fonte il piede Nè si scostò dal loco suo. Tranquillo Poi che il vide Khusrèv, ratto si mosse {{R|20}}E con la sella si affrettò. Si tenne Il nobile destriero al loco suo, Bruno qual notte, e fe’ degli occhi suoi Due fonti vive. Pianse il giovinetto </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 2cr6bxef32ixsfgu6jqrlr2pyjttg1k Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/31 108 1013021 3895653 3894994 2026-09-07T09:12:46Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895653 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 28 —|}}</noinclude> <poem> Si raccogliesser per assalti. Disse All’esercito: In sella, alti sul culmine, {{R|30}}Non siate inerti, o prodi miei. La testa, Soggiunse poi, d’un’asta in su la punta Conficcate di Ghev. Nel suol profondo Seppellir vuolsi Ferenghìs; di ceppi Carco fate Khusrèv infausto a noi, {{R|35}}D’orme infauste ancor più, ch’è senza tetto E senza terra. Che se l’onde ei varca, Lui malnato, del fiume, oh! chi sa dirne Qual menerà sventura in questa terra, A’ nostri prodi? — Così fu che schiera {{R|40}}Partì di giovinetti e di gagliardi, E due vigili prenci ebbe per guida. :Ferenghìs col suo figlio affaticato Avea la fronte reclinata al sonno Per riposar dalla percorsa via {{R|45}}E dal travaglio di sue notti. Ai due Era custode Ghev. Ambo dormìano, Ma Ghev con cruccio e con ansia affannosa De’ cavalier nemici al varco aperto Gli occhi fermi tenea. L’ampia corazza {{R|50}}Avea sul petto e su la fronte un elmo, Pieno d’angoscia il cor, data alla morte La persona, e frattanto il palafreno Di sua gualdrappa ei si tenea coperto. D’ogni forte campion quale è costume. :{{R|55}}Di schiera che venìa, come da lungi La polvere vedea, stese la mano, La spada sfoderò. Sì come nube Tonante in ciel, levò un orrendo grido Onde l’alma turbavasi e la mente {{R|60}}De’ leoni selvaggi. Entro ai nemici Cavalieri ei venia come procella, E tutta all’assalir di quel gagliardo La terra intenebrava. Or con la mazza, </poem><noinclude></noinclude> swtnz0ckqfkhz7100d53l94zvpsg79a Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/33 108 1013023 3895644 3894867 2026-09-07T09:06:13Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895644 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 30 —|}}</noinclude> <poem> {{R|100}}Dinanzi a Ghev ch’eretta avea la fronte, Sostegno degli eroi, tutti fuggirono Di Turania i valenti. Eran feriti, Eran disfatti, e ritornaron tutti Da Pìran che cervice alta portava. {{R|105}}A principe Khusrèv, tinte di sangue Come leon le mani e l’ampio petto, Venne quel forte e disse: O re, t’allegra, Abbi virtude amica e la persona E forte e lieta. Dietro a noi sen venne {{R|110}}Esercito d’eroi a far battaglia, E v’era Nestihèn con man possente. V’era Kelbàd. Chi ritornò superstite, Così tornò, che lagrimar pel suo Petto dovrassi e la cervice. Lascia {{R|115}}Rùstem soltanto, e non vegg’io chi meco Possa lottar fra quanti cavalieri Irania conta, — S’allegrò di lui Khusrèv di pura fede; anche il lodava, Benedicendo, assai. Un cibo ei presero {{R|120}}Di ciò che ritrovâr, poi s’affrettarono Per passi aperti ed inaccessi lochi. :Quando giunser piangenti ed affocati, Feriti al petto, di Turania i prodi À Pìran battaglier, grave uno sdegno {{R|125}}Ne avea costui. Disse a Kelbàd: Nascosta Non rimarrà la portentosa cosa! Con Ghev che feste voi? dov’è frattanto Khusrèv?... Narrami tu veracemente Lo strano caso come avvenne. — Disse {{R|130}}Kelbàd allor: Se innanzi a te la lingua Sciogliessi, duce mio, ciò che pur fece Ghev animoso a’ prodi tuoi gagliardi Per raccontar, di campi di battaglie Stanco sarebbe il tuo gran cor. Ben molte {{R|135}}Fiate in campo mi vedesti, ancora </poem><noinclude></noinclude> gemxvs0w1phxyjpt7nn8j2zy71e6no1 3895645 3895644 2026-09-07T09:06:21Z Candalua 1675 3895645 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 30 —|}}</noinclude> <poem> {{R|100}}Dinanzi a Ghev ch’eretta avea la fronte, Sostegno degli eroi, tutti fuggirono Di Turania i valenti. Eran feriti, Eran disfatti, e ritornaron tutti Da Pìran che cervice alta portava. {{R|105}}A principe Khusrèv, tinte di sangue Come leon le mani e l’ampio petto, Venne quel forte e disse: O re, t’allegra, Abbi virtude amica e la persona E forte e lieta. Dietro a noi sen venne {{R|110}}Esercito d’eroi a far battaglia, E v’era Nestihèn con man possente. V’era Kelbàd. Chi ritornò superstite, Così tornò, che lagrimar pel suo Petto dovrassi e la cervice. Lascia {{R|115}}Rùstem soltanto, e non vegg’io chi meco Possa lottar fra quanti cavalieri Irania conta, — S’allegrò di lui Khusrèv di pura fede; anche il lodava, Benedicendo, assai. Un cibo ei presero {{R|120}}Di ciò che ritrovâr, poi s’affrettarono Per passi aperti ed inaccessi lochi. :Quando giunser piangenti ed affocati, Feriti al petto, di Turania i prodi A Pìran battaglier, grave uno sdegno {{R|125}}Ne avea costui. Disse a Kelbàd: Nascosta Non rimarrà la portentosa cosa! Con Ghev che feste voi? dov’è frattanto Khusrèv?... Narrami tu veracemente Lo strano caso come avvenne. — Disse {{R|130}}Kelbàd allor: Se innanzi a te la lingua Sciogliessi, duce mio, ciò che pur fece Ghev animoso a’ prodi tuoi gagliardi Per raccontar, di campi di battaglie Stanco sarebbe il tuo gran cor. Ben molte {{R|135}}Fiate in campo mi vedesti, ancora </poem><noinclude></noinclude> qtji4u02w4bty04oc98csww3ctxnlr2 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/70 108 1013060 3895672 3891113 2026-09-07T09:19:43Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895672 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 67 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> :Un uom prudente, corridor veloce, A re Kàvus mandò. Se alcun di noi. Dir gli fe’, sovra l’arco, in questo piano. Il legno innesta di volante freccia. {{R|160}}Tal discordia sarà, quale soltanto Vede e contempla per tutta la notte Il regnante Afrasyàb quando fa sogni. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|X. Disputa di Gûderz e di Tûs.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 539-542).}} <poem> :Kàvus elle udì quelle parole oneste, Tale invïò per far ricerca d’ambo Gli eroi discordi. La regal presenza Il messaggier lasciò, venne al cospetto {{R|5}}Del maggior duce de le squadre e dissegli Con un atto gentil: Saggio vegliardo, Non mescer tu del latte entro la coppa Micidïal veleno. Il ferro omai Deponi e l’armi dal tuo fianco sciogli, {{R|10}}Che non è bello si converta in danno Di tue fatiche il frutto. Ecco!, ne vadano Al cospetto regal, senza lor squadre, Ambo gli eroi. — Gùderz ne andava allora, E Tus con lui, appo l’iranio sire, {{R|15}}E quivi a disputâr dinanzi al trono Incominciâr. Così, Tus capitano Di valorosi al re si volse e disse: :Ove del trono suo, di sua corona Stanco diventi un re, d’uopo è che resti {{R|20}}Al figlio suo la signoria del mondo E il trono de’ regnanti e la grandezza E la corona. Ma, vivendo il figlio. Perchè dovria l’imperïal diadema Porsi in fronte il nepote, alto sedersi </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> hrjz33u8pjez5osalvaxgsr1feplx7n Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/75 108 1013065 3895651 3895042 2026-09-07T09:08:57Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895651 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 72 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Esti miei figli con due schiere elette {{R|170}}Al confin d’Ardebìl, verso la terra Ov’è il castello di Behmèn. La guerra V’è tutto l’anno d’Ahrimàne, e quei Che il fuoco adora, offese e danni assai Da lui riceve, si che i sacerdoti {{R|175}}Non osano abitarvi... A qual dei due Col ferro il loco espugnerà, non io Il regal seggio niegherò. — Quel detto Tus e {{Ec|Gùderz, udir|Gùderz udir,|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/491}} di cui principio Pose l’accorto prence. In suo consiglio {{R|180}}Convennero ambedue, che niun più saggia Parola disse allor. Così, col core V’acconsentendo insiem, dalla presenza Di quel sire di forti ei si levarono. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XI. La rocca di Behmen.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 542-547).}} <poem> :Co’ segni del Leon come levossi Quest’almo sol, quando la notte il cielo Giù dall’alto travolse, alla presenza Del maggior sire della terra accorse {{R|5}}Feribùrz e con seco ebbe l’illustre Figlio di Nèvdher, Tus. Così dicea A re Kàvus costui: Quando co’ miei Reco alla pugna i timpani sonori E gli elefanti e reco in mano mia {{R|10}}Il vessillo di Kàveh, a’ miei nemici In livido color volgo il rubino De le lor gote. Or io da questa reggia Imperïal partendomi all’Istante, Le provvigioni adunerò, l’esercito {{R|15}}Ordinerò. Vengami dietro allora Feribùrz co’ timballi e col vessillo </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 4gtdta4rvu0ylnyc7sv32r33179w45g Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/80 108 1013070 3895662 3891123 2026-09-07T09:15:43Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895662 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 77 —|}}</noinclude> <poem> Traballò il suolo del castello. Ratto, Di Dio santo per cenno, alto un fragore Da le mura levossi; oh! detto avresti Ch’egli era tuono a primavera. Ancora {{R|165}}Grido sorgea dall’orrida montagna Con tetra notte, e si fea scuro il mondo Qual viso d’Etiòpe. Ecco, non sole Vedesi o luna o Pleiadi pel cielo; Detto avrestù che nuvola era sorta {{R|170}}Di color fosco, e buia è l’aria intorno Qual di bieco leon la strozza è buia. :Il suo bruno corsier spronava allora Khusrèv, dicendo a’ prodi: Ora di freccie Fate scendere d’alto sul castello {{R|175}}Una pioggia; qual nube a primavera Sian gli archi vostri. — Nuvola d’un tratto Levossi che piovea gragnuola tetra, Gragnuola, che da l’alto de le nuvole Morte recava. Cadder molti Devi {{R|180}}Da que’ dardi trafitti, e molti al fegato Giacquer feriti e al suol travolti. Poi Una luce balzò, sparvero a un tratto L’ombre tutte, e la terra in ogni parte Splendè qual bianca luna. Era cotesto {{R|185}}Di Dio del nome e della imperïale Gloria l’effetto, che levossi un vento Di lieto augurio, e l’aria e de la terra Parve rider la faccia. Ecco, al comando Del nuovo re, partiano i Devi, e ratto {{R|190}}La porta apparve del castel. Per essa Entrava nel Castel, con quell’antico Gùderz figlio a Keshvàd, il re de’ Persi. Scoverse una città nell’ampia rocca Con giardini e palestre, ermi palagi {{R|195}}E case eccelse. Dove in pria splendea Quella luce sovrana, onde le tenebre </poem><noinclude></noinclude> gxdabqvsewr09m1e5v96ys9yznt1ugm Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/81 108 1013071 3895654 3891124 2026-09-07T09:13:01Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895654 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 78 —|}}</noinclude> <poem> Disparver tutte, fe’ precetto il sire Che sorgesse a toccar le fosche nuvole Un edifizio a volta. Era di cinque {{R|200}}E cinque lacci ancor l’ampiezza sua, Tal la lunghezza. Eranvi nicchie attorno Alte, arcüate, e alla metà del corso D’un arabo destrier pari all’intorno L’esterno giro. Vi recò, vi pose {{R|205}}D’Azergashàsp la diva fiamma il prence. Intorno vi sedeano i sacerdoti. Gli astrologi ed i saggi. Ei fe’ dimora Nell’inclita città fin che del Fuoco Il nobil tempio di fragranze adorno {{R|210}}Fosse e di tinte; ma d’un anno allora Che il termine toccò, sue genti ei trasse, Ordinò il carco e i forti in via ripose. Poi che annunzio del re, di sua vittoria, Di sua divina maestà, pervenne {{R|215}}In suol d’Irania, si restò la gente In meraviglia, da che tal grandezza Ebbe raggiunta re Khusrèv e tanta Gloria così. Tutti venìan raccolti Letiziando, con doni a gittarsi, {{R|220}}I prence al nuovo re; ma con drappello D’armigeri che parve una montagna, Vennegli incontro Feribùrz da Irania. Appena il vide, e rapido discese Dal suo destrier di rosea tinta; scese {{R|225}}Di contro a lui quell’animoso prence Dal suo bruno destrier. Così nel volto Baciavalo il fratel del padre suo, Feribùrz, e per lui ponea sul loco Un trono tutto d’or. Sovra quel trono, {{R|230}}Fulgido di turchesi, ei fea sederlo E re benedicendo il salutava. :Sedea così quell’inclito signore </poem><noinclude></noinclude> 58b6wqizzlgak1q4pfr01zxw0mus2tx Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/88 108 1013078 3895693 3891131 2026-09-07T09:51:02Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895693 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 85 —|}}</noinclude> <poem> {{R|95}}In ogni loco, qual giacea deserto, I campi ei coltivò, libero fece Da ogni dolor de’ sofferenti e miseri Il cor dolente, e piovve da le nubi Di primavera nuovo umor che tolse {{R|100}}La rodente rubigine dal suolo, E d’un dì la rancura. E il mondo intanto Adorno andava di bellezza e franco In sicurtà, poi che infrenato il braccio A male oprar fu all’uom che d’Ahrimane {{R|105}}Seguìa la legge. Da ogni terra allora Messi vennero a lui, da ogni più illustre, Da ogni prence, e non era a’ tempi suoi Alcuno in terra di cui ratto il capo Avvinto nel suo laccio ei non traesse. {{R|110}}Pieno di fonti allor, di rivi d’acque Si fece il mondo, e mente travagliosa De’ sventurati allor posò. Ma questa Terra adorna si fe’ qual paradiso, Di re Khusrèv per grazia e per giustizia {{R|115}}Ricca si fe’ di doni. Ei, come un giorno E Fredùn e Gemshìd, fe’ adorno e bello Il regal soglio. Non posò dall’opre Mai di grazia e giustizia il nobil sire. Poi che al Nimrùz, appo al duce de’ forti {{R|120}}E del mondo splendor, novella giunse Che seduto era omai l’inclito sire Sul trono imperïal, l’orme stampando Nell’alto cielo della sua grandezza, Ragunò dall’intorno e da ogni parte {{R|125}}I prodi suoi, perchè prestasse omaggio Al re novello. Dal suo re n’andava Il fortissimo eroe, con molta gioia, Con tutta pompa, e ne venia con seco Zal di Sam, di Nirèm, tutti venìèno {{R|130}}I prenci di Kabùl, tutti con doni </poem><noinclude></noinclude> lnd6dl2rtjm8dg6swwanof9gmbbsimp 3895694 3895693 2026-09-07T09:51:24Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895694 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 85 —|}}</noinclude> <poem> {{R|95}}In ogni loco, qual giacea deserto, I campi ei coltivò, libero fece Da ogni dolor de’ sofferenti e miseri Il cor dolente, e piovve da le nubi Di primavera nuovo umor che tolse {{R|100}}La rodente rubigine dal suolo, E d’un dì la rancura. E il mondo intanto Adorno andava di bellezza e franco In sicurtà, poi che infrenato il braccio A male oprar fu all’uom che d’Ahrimane {{R|105}}Seguìa la legge. Da ogni terra allora Messi vennero a lui, da ogni più illustre, Da ogni prence, e non era a’ tempi suoi Alcuno in terra di cui ratto il capo Avvinto nel suo laccio ei non traesse. {{R|110}}Pieno di fonti allor, di rivi d’acque Si fece il mondo, e mente travagliosa De’ sventurati allor posò. Ma questa Terra adorna si fe’ qual paradiso, Di re Khusrèv per grazia e per giustizia {{R|115}}Ricca si fe’ di doni. Ei, come un giorno E Fredùn e Gemshìd, fe’ adorno e bello Il regal soglio. Non posò dall’opre Mai di grazia e giustizia il nobil sire. Poi che al Nimrùz, appo al duce de’ forti {{R|120}}E del mondo splendor, novella giunse Che seduto era omai l’inclito sire Sul trono imperïal, l’orme stampando Nell’alto cielo della sua grandezza, Ragunò dall’intorno e da ogni parte {{R|125}}I prodi suoi, perchè prestasse omaggio Al re novello. Dal suo re n’andava Il fortissimo eroe, con molta gioia, Con tutta pompa, e ne venia con seco Zal di Sam, di Nirèm, tutti venièno {{R|130}}I prenci di Kabùl, tutti con doni </poem><noinclude></noinclude> 9ki20w0e8q7qxp1l0xgpuw4g0jtet5n Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/89 108 1013079 3895686 3891132 2026-09-07T09:26:36Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895686 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 86 —|}}</noinclude> <poem> Ed in meno ed in più, stuolo, onde il campo Come d’ebano scheggia intenebrava, E a le fiere stordìan gli orecchi, intenti, De’ timballi al fragor. L’inclita schiera {{R|135}}Iva dinanzi e dietro a quel gagliardo Rùstem guerrier la vïoletta in alto Sua bandiera splendea. Preser la via D’Irania alla città. Quando ne giunse Novella al sire, per l’annunzio lieto {{R|140}}Il cor suo giubilò. Si volse e disse Al messaggier: T’allegra! Educatore Ei fu del padre mio. Del valor suo Son manifesti per la terra i segni. :E comandò che con timballi e trombe {{R|145}}Uscissero da lui Gùderz antico E Tus e Ghev. Movean questi gagliardi, Rùstem ad incontrar, di terra in terra; Avean bandiere, avean timballi. A lui Moveano incontro pel cammin di due {{R|150}}Stazioni così tanti guerrieri E tanti prenci e tanti eroi. Ma ratto Che si mostrò di Rùstem valoroso Il vessillo e poggiava un negro turbo Di polve fino al sol da quella schiera, {{R|155}}Gioioso un grido si levò con suoni Di timballi e di trombe e corser fuori Dal loco medio de le squadre, innanzi A Rùstem prode, fortissimo eroe, Ghev e Gùderz e Tus. Lui benedissero {{R|160}}Con molta gioia, e lui stringeva al petto Ciascun de’ tre, mentre del re sovrano Tutti inchiedea quell’inclito guerriero, Vincitor di leoni. I prenci allora, Da Rùstem appo Zal, di Sam progenie, {{R|165}}Venìan tutti, venìan lieti in lor brame. Aperto il core, e volgendosi all’inclito Feramùrz, prendean gioia in rivederlo. </poem><noinclude></noinclude> jdn1vad1nz29s75cphn2nt5b3hiqtd8 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/98 108 1013088 3895680 3891141 2026-09-07T09:23:23Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895680 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 95 —|}}</noinclude> <poem> Ripiglierete ancor la guerra antica, Opera date ancor, di leopardi Il costume assumendo. A me tal cura {{R|250}}Prima sarà; si faran piani i monti All’assalto de’ forti. Or voi d’Irania Non serbate alle cene il vostro core, Ma di Turania a le tenzoni tutto Date lo spirto. Rapirò a Turania {{R|255}}Corona e seggio, e d’ora in poi nessuno Prence dirà il suo re. Ecco, alle vesti Questo a quel raccogliete i lembi sciolti, Di Dio vincente per comando; e quello Che pur si spargerà, sangue di eroi, {{R|260}}Resti dell’uomo tracotante a carco; Ei colpevol ne sia! Che se di questa Eletta schiera alcun cadrà, suo loco Sarà nel ciel superno. Or voi qual cosa Direte a me? qual mai date risposta {{R|265}}Al vostro prence?... Deh! per tutti voi Buono un consiglio qui si ponga. Voi Chiaro intendeste che alle offese primo Veramente egli fu, sì che la pena Di tanto mal posar non dee. Se giusto {{R|270}}È il mio dir, per la via qual vi addimostro, Deh! camminate, e se non è, l’errore Da quest’anima mia toglier vi piaccia! :Apprestaronsi i grandi alla risposta E del cor nell’affanno in piè levaronsi {{R|275}}Dicendo: O re, t’abbi gioioso il core, Libero sempre da ogni tristo affanno Il cor ti serba! Noi slam qui con l’alma E la persona a te dinanzi. Tue Son cose inver la gioia nostra e il pianto, {{R|280}}Grandezza ed umil grado. Anche nascemmo, Per morir, da la madre, e servi tuoi, Ben che liberi nati, al tuo cospetto </poem><noinclude></noinclude> 1je24t11pk27ya7vqw8363no4ar0qg0 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/111 108 1013101 3895673 3891155 2026-09-07T09:20:12Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895673 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 108 —|}}</noinclude> <poem> Tutto s’allieta esercito d’Irania {{R|420}}Con la sede regal! Vedi qual sia Stuol d’armigeri all’uopo, ed ogni forte, Inclito in armi, fra gli eroi ti scegli. Di quella terra ch’è alla tua congiunta. Ben si conviene che a te venga tutto {{R|425}}L’onor pel valor tuo. Forte una schiera Tu affida a Feramùrz, quanti son d’uopo Armigeri guerrieri, e tu comanda Ch’ei l’armi cinga per tal guerra. Un prode Inclito e grande egli è davver. S’inizii {{R|430}}Per la sua man la glorïosa impresa Da Khergàh fino all’India e fino ai lochi Di Kashmìr, alla terra ove hanno stanza I tristi maghi. Penetri la strozza D’alligatori la sua punta! — Quando {{R|435}}Rùstem ciò intese da Khusrèv, quel core Tutto si ravvivò sì come rosa Dentro a un giardino. Assai gli benedisse Dicendo: All’alma tua congiunta sempre Saviezza sia! Felice il trono tuo, {{R|440}}La tua corona! Questo ciel rotante A te serva fedel! — Khusrèv allora Fe’ cenno al maggiordomo. Or tu mi reca, Disse, la mensa. — E recò vino e musici E cantori invitossi. A quelle voci {{R|445}}Vinto restava da stupor quel core. :Ma quando si levò su le montagne Fulgido il sol, quando stanchezza venne Dal lungo canto a musici e cantori, Dall’ostello regal levossi un fremito {{R|450}}Di timballi e ordinaronsi dintorno Al palagio regal tutti i guerrieri. Furono avvinti d’elefanti al dorso I timpani di bronzo, e ratto un suono Di trombe alto salì. Sovra la schiena </poem><noinclude></noinclude> izmggpqwwyhet9ib1um51528muzkrbc Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/118 108 1013108 3895685 3891162 2026-09-07T09:26:01Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895685 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 115 —|}}</noinclude> <poem> Ma «Domani!» non dir. Che sai domani Qual cosa a te verrà? Nè di tesori, Fin che giovane se’, dêi far l’acquisto, Nè affliggerai chi di dolor cagione {{R|675}}A te non fu. Non affidarti a questa Vana dimora; ell’è negra talvolta, Chiara tal’altra, che restar pur dee Nome illustre di te, pur che non serbi Cruccioso il cor pel mondo. Ecco, trapassano {{R|680}}I dì per me, per te; questo rotante Ciel ti conta il respiro. Oh! possa lieto Esser sempre il cor tuo, forte e robusto Il corpo tuo! Qual cosa al terzo loco T’é d’uopo, vedi omai. Di te si piaccia {{R|685}}Iddio signor, sì che a’ nemici tuoi Resti pieno di duol nel petto il core. :Come il consiglio del novello sire Ebbe inteso l’eroe, dal suo veloce Destrier discese al suol. Baciò la terra {{R|690}}E rese omaggio e si rivolse poi Alla lontana via. Ma benedisse Al giovin prence assai: Qual nuova luna, Tu in augumento sii! — Due parasanghe Rùstem l’accompagnò, che si spezzava {{R|695}}Per sua partenza quel gran cor. Consigli Molti gli diede e ammonimenti assai: :Inclito figlio mio che ami la pugna. L’alma d’alcun senza ragion palese Non rattristar. Sviarti per la lode, {{R|700}}A te, bello non è. Ma dove sia Un forte che d’onor senta la brama, Rapido un messaggier gl’invia cortese, E primamente sian parole oneste E dolci quelle tue, per tua giustizia, {{R|705}}Per tuo studio così tieni te stesso D’ogni difetto immune. E quando mai </poem><noinclude></noinclude> 0pfmkhizicgzg0z5pdpgaj4gjyyaavv Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/140 108 1013130 3895660 3891184 2026-09-07T09:15:05Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895660 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 137 —|}}</noinclude> <poem> :Dal palafreno il giovinetto sire Giù si balzava e con alma serena {{R|105}}Sovra una rupe si sedea. Guerriero, A Behràm disse allor, che la cervice Alta sollevi, principe alla terra, Vigile, in guerra leonino core, Se vivo il padre mio questi occhi miei {{R|110}}Giugnessero a veder, maggior letizia Questi occhi non avrian, ch’io qui ti vedo Lieto e d’alma serena e saggio e forte, Di cor veggente. Per tal cosa a questa Cima salii della montagna, ond’io {{R|115}}Chieder potessi quali dell’irania Schiera i più illustri, quale il condottiero Io ben sapessi, quale entro la pugna Ha maggior grido. Or io, sì come è dato, Festa celebrerò nel mio castello, {{R|120}}Onde con lieto cor del maggior duce Possa il volto mirar. Di molte e varie Cose doni farò, in copia grande, Con spade e clave e fulgide cinture E palafreni. Allor, per sette giorni {{R|125}}In festa e gaudio, esalterei me stesso I forti in rimirar. Ma poi, dinanzi All’esercito iranio, in fiero incesso. In Turania n’andrò, col cor trafitto, A dimandar la mia vendetta. Io pure {{R|130}}Questa vendetta di cercar son degno; Nella battaglia, ritto in su gli arcioni, Fuoco ardente son io... Ma intanto è bello Che il duce tuo tu prieghi onde con alma Serena venga alla montagna. Noi {{R|135}}Per sette dì qui ci staremo, e cose Molte e diverse in meno e in più da noi Si tratteranno. Al giorno ottavo, al tempo Che leverassi fremito di timpani </poem><noinclude></noinclude> k2bv2dr90rlm1flgupkgl8yldhdgc5f Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/154 108 1013144 3895691 3891198 2026-09-07T09:50:08Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895691 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 151 —|}}</noinclude> <poem> Stridendo gli toccar l’omero eretto Nel ripiegarsi; quella freccia acuta Di Ghev al palafren ficcò nel petto, {{R|60}}E Ghev giù ne balzò per ritornarsi Al campo iranio. Allor, da la ventosa Montagna del Sipèd levossi un grido, E di Ghev si turbò la corrucciata Mente allo scherno che il colpìa. Gli vennero {{R|65}}Tutti incontro gli eroi. Grazia gli è questa, Diceano elli, di Dio, prence animoso, Che ferito è il destrier, ma tu ferito Non ci sei qui. Deh! che potea diverso Esito aver la grave cosa, e tu {{R|70}}Prigioniero non sei. — Ne venne al padre Bìzhen ancor, uom leonino, e molte Parole disse della pugna: Oh! padre, Vincitor di leoni, eroe gagliardo. Cui non resiste un elefante in giostra, {{R|75}}Come veder potè le spalle tue Un cavaliero? Eppur, questa tua destra L’anima fu de le battaglie!... A mano Col destrier cui feria l’uom di Turania, Qui ti rendesti conturbato, quale {{R|80}}Ebbro dal vin. — Rispose Ghev: Trafitto Poi che fu il mio destrier, ratto da lui Mi trassi a dietro. Ma inesperto e folle Veramente sei tu, nè ben conosci Di singoiar tenzon leggi e costumi. :{{R|85}}Dure e severe altre parole aggiunse, E Bìzhen che vedea quel corrucciato. Le spalle gli voltò. Ghev dello scherno Forte sdegnossi e d’una sferza al capo Il giovane colpì. Da’ tuoi maestri, {{R|90}}Disse, appreso non hai che anche in battaglia Alto vuoisi consiglio? Oh! tu non hai Mente o cerèbro; mai non sia che alcuno </poem><noinclude></noinclude> bkkahpu8hdlzwrc81o9bnferm233sw0 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/155 108 1013145 3895670 3894986 2026-09-07T09:18:18Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895670 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 152 —|}}</noinclude> <poem> Figlio si allevi a te simil! — Crucciossi Al rabbuffo del padre il giovinetto {{R|95}}E giurava per Dio che ne sostenta, Così, così: Non torrò mai dal dorso Del mio veloce palafren la sella, O morirò, Zeràspe vendicando. :Di là sen venne con rigonfio il core {{R|100}}D’alto dolor, la mente d’un pensiero Tumida di vendetta, al suo fedele Gustehèm. Dammi tu fra’ tuoi destrieri, Gli disse, un palafren che mi sostenga E salga acconcio la montagna, ond’io {{R|105}}Mi vesta l’armi e chiaro si discerna Un uom dall’altro. — Gustehèm gli disse; :Ragion non è cotesta, e la montagna Per cagion folle tu salir non dèi. Venne un turanio su l’aerea cima {{R|110}}Di questo monte e miranlo dal basso Le schiere tutte. Ma se d’uopo è a noi Travalicar quel loco, è di montagne Piena la terra e di convalli assai E di pianure. A me due palafreni, {{R|115}}Atti a portar guerresco usbergo, in questo Campo restâr; ma se il turanio un d’essi Mi uccide, un altro che il pareggi in quella Sua forza e nell’incesso e nell’altezza, Non troverò più mai. Zeràspe illustre, {{R|120}}Revnìz e il duce nostro che pur nulla Stima la terra e il suo poter, quel tuo Padre gagliardo che leoni agresti Atterra e al ciel che sovra lui si muove, Gli occhi non degna sollevar, tornarono {{R|125}}Dal turanio guerrier tutti col core Tumido di dolor. Non osa alcuno Co’ monti contrastar, se pur non sono D’aquile o d’avoltoi l’ali già pronte. </poem><noinclude></noinclude> 1dytgk8u1lanmmpqmnaavtwjpq6pfry Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/171 108 1013161 3895649 3891215 2026-09-07T09:08:24Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895649 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 168 —|}}</noinclude> <poem> :{{R|40}}Non t’aftrettar, dicea Ghev animoso A Bizhen suo, nell’orrida battaglia Con tal leone truculento. Oh! mai Non avvenga per te che l’aspro assalto Fuggir ne debba, onde per tal battaglia {{R|45}}Doloroso tu renda il viver mio! Egli è davver qual leon fero; il campo Del suo ricetto è il loco, ed ei non cerca Qual preda sua se non un forte in guerra. :E Bizhen rispondea: Deh! per cotesto, {{R|50}}Nella presenza del mio re, non farmi Onta e vergogna. Dammi a questo assalto Di Siyavìsh l’usbergo, indi richiedi Ch’io pure atterri leopardi in caccia. :E Ghev allora di gran cor gli diede {{R|55}}Quella corazza e Bizhen la ricinse Con molti nodi. A un corridor veloce Balzò in arcioni e con gran vampo scese, Un’asta in pugno, alla pianura. Un cervo Ucciso aveva Pelashàn; le carni {{R|60}}Sopra un vivido fuoco erano apposte A rosolarsi, ed ei se ne cibava E il suo destrier correa per la campagna Al pascolo, disciolto. Al braccio avea L’arco sospeso Pelashàn. Ma quando {{R|65}}Il destrier suo di Bizhen il destriero Scorse da lungi, alto nitrendo corse; Indi intese l’eroe che un cavaliero Venia, già pronto a contrastar con lui. :Alto diè un grido Pelashàn di contro {{R|70}}A Bìzhen che venia. Quell’uom, di Devi E di leoni domator, dicea: :Apertamente dimmi tu qual nome È il tuo. Davver! che la tua stella amica Di te in ciel piangerà! — Bizhen son io. {{R|75}}Dissogli il prode, ne’ guerreschi assalti </poem><noinclude></noinclude> t7qmvs963fmcdm4bu0ollnc42s9run1 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/179 108 1013169 3895647 3891223 2026-09-07T09:07:26Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895647 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 176 —|}}</noinclude> <poem> Ei fu che m’inviò, servo gli sono Al fianco, addetto. Ma perch’io ti mostri La via lontana fino al loco ov’ei {{R|45}}Placido sta, non trucidarmi. — Oh!, disse Behràm, Tezhàv al mio paraggio, intendi, È quale un bue dinanzi a leon fero! :Miseramente col pugnal la testa Gli recise ed al culmine di quella {{R|50}}Sella regal l’avvinse. Ei la recava Così nel campo e gittavala in turpe Guisa lungi da sè; prence non era Kebùdeh o cavalier. Levossi intanto Cantar d’allodolette al ciel sereno, {{R|55}}Cantar di galli, ed a Tezhàv ritorno Kebùdeh anche non fea. Per lui si dolse Dell’uom pugnace il cor. Chiaro s’avvide Che mal tocco l’avea, sì che i suoi prodi, Quanti erano con lui, raccolse tutti {{R|60}}E da quel loco rapido li trasse. :Ratto che il sole gli stendardi fulgidi Levò sul campo e da’ suoi raggi il lembo Estremo de la notte all’ombre scese, Con l’esercito suo principe venne {{R|65}}D’armigeri Tezhàv. Da le vedette Grido si mosse ver l’iranio campo. Ecco!, si disse, di Turania giunse Per guerra far stuolo d’eroi; n’è duce Un fero drago ed ha un vessillo in pugno. :{{R|70}}De’ prenci alteri gli venia dinanzi Ghev, ed alquanti andarono con lui De’ più gagliardi ancor. Movendo l’ira, Di suo nome il chiedea, di questa foggia Gli favellava: O di battaglie amante, {{R|75}}Così dunque a pugnar qui se’ venuto Con tanti eroi? Allegramente vieni D’alligatori in fra gli artigli! — Ardito </poem><noinclude></noinclude> l9do74gdec6zghhmf9iqko15ampe94s Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/185 108 1013175 3895681 3891229 2026-09-07T09:23:54Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895681 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 182 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Dentro a que’ nodi caddero impigliate Le teste, e si fornìa di palafreni {{R|260}}Quell’ampio stuol. Di Tezhàv nel castello, Con molt’ira nel cor, con molto vampo, Albergaron d’Irania i cavalieri. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XV. Battaglia di Peshen.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 598-602).}} <poem> :Tezhàv allor, con occhi pien di lagrime. Oppresso di dolor, poi che daccanto Sen venne ad Afrasyàb, così dicea: :Giunse Tus condottier, seco menando {{R|5}}Ampio stuolo d’eroi con trombe e timpani. Aspra tenzone contro all’uom preclaro Io m’apprestava, ma, dell’opra al fine, O re, mi ritornai. Di molti e molti Eroi giù nella polve i capi sfatti {{R|10}}Caddero allor, la casa mia distrutta, Schiavi i famigli miei. Al loco suo Il Castel più non è; non la frontiera, Non i destrieri miei, non d’abitarvi Degna è la terra. Alle pascenti mandre {{R|15}}Venner dal mio castello i forsennati, E quanti palafreni eranvi sciolti, Menâr con sè. Con molto duolo, a terra Di Pelashàn, di molti eroi famosi, La testa cadde. E quei, ne’ vasti campi. {{R|20}}Vasto incendio destar, le mandre, i greggi Scompigliando fra loro e distruggendo. :Come Afrasyàb quelle parole intese, Forte crucciossi, ma di suo riparo Pose principio. Il nobile signore {{R|25}}A Pìran, figlio dell’antico Vèsah, </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 9j8h7c2n13r8ytq4av12wffseux7s3j Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/209 108 1013199 3895683 3891253 2026-09-07T09:25:01Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895683 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 206 —|}}</noinclude> <poem> Stavasi in fronte a quel figliuol di prenci Una corona in fulgidi rubini, {{R|295}}In perle e gemme splendïenti e vaghe. Or, se giunge in poter d’esti nemici Del giovinetto re l’aurea corona, Vergogna ne avrem noi. Ma s’io da questo Loco di pugna m’allontano, grave {{R|300}}Sarà iattura nello stuol d’Irania. Pur non è bello che, del fiero assalto Negli ordini, in poter del rio nemico Venga il serto d’un re, sì che vergogna A vergogne s’aggiunga, e per tal serto {{R|305}}E per la morte di Revnìz ancora. :Avvenne sì che le parole intese Pìran gagliardo, condottier che eretta Avea la fronte. Oh sì!, novellamente La pugna s’ingaggiò d’ambo gli eserciti {{R|310}}Per l’inclita corona. E furon molti Gli uccisi d’ambedue le avverse squadre, Quando agl’Irani in giù precipitava La sorte lieta. Qual leone in giostra, Prence Behràm balzava allor, movendo {{R|315}}Aspro un assalto con la lancia in resta Al turanico stuol. Dell’asta sua Con la punta ei levò quella corona Dal suol calpesto e meraviglia n’ebbe E questa schiera e quella. Oh! giubilarono {{R|320}}Gl’Irani tutti, che il novello serto Ripreso avea Behràm! Così, gli sdegni Rinfocolando ad ora ad or, tremendi Colpi sul capo si sferrar l’un l’altro, Così l’assalto perdurò, la tenebra {{R|325}}Fin che sorvenne della notte e gli occhi Per l’ombra che venìa, si fecer torbidi. Ma intanto erano otto ai Guderzidi I superstiti soli; in quell’orrendo </poem><noinclude></noinclude> dhq4lug740au3g1qzfzl785ad6f0osc Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/216 108 1013206 3895682 3895035 2026-09-07T09:24:35Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895682 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 213 —|}}</noinclude> <poem> {{R|165}}Vincitor di leoni, egli è davvero, Tal gli rispose; e tutto degli Irani Si fa per lui più splendido l’esercito. :Pìran disse a Ruyìn: Lèvati; loco Behràm non ha di scampo. Oh! se tu vivo {{R|170}}In tua mano il trarrai, per sempre il fato Da tanta guerra cesserà. Ti prendi Fra questi eroi quali più a te son d’uopo, Che amante di battaglie, inclito in guerra, Veramente è colui. — Ruyìn che intese, {{R|175}}Venne correndo, e niun pensiero è in lui Che non fosse pensier del suo nemico. :Behràm il vide, e ratto una mortale Pioggia di dardi, come nembo, d’alto Gli rovesciò sul capo. Egli sedea, {{R|180}}Behràm leone, sovra un alto cumulo, Protesa al capo la sua targa, in atto Di fermo cor. Ma poi che una ferita Ebbe Ruyìn da una sua freccia, il piede, La man de’ prodi si sfiacchì. Ne vennero {{R|185}}In lor viltade al capitano, vennero Foschi nell’alma e corrucciosi. Oh!, dissero, Come costui non scende in giostra alcuno, In acque alligator noi non vedemmo Sì belligero mai! — Come ciò intese, {{R|190}}Pìran dolente fu d’assai. Tremava Sì come foglia d’albero vetusto, E ratto al suo destrier balzava in sella, Veloce al corso, e ne venìan con lui Molti guerrieri bellicosi. Al loco {{R|195}}Venuto di Behràm, Famoso eroe, Dissegli, a che la sanguinosa pugna A piè qui festi? Allor che in pria venisti In turanico suol con quell’illustre Siyavìsh, ben più accorto ed avveduto {{R|200}}E prudente eri tu. Ma si conviene </poem><noinclude></noinclude> 9mrw3ebw36fzea1kbejh974bf9ztgx5 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/223 108 1013213 3895650 3891267 2026-09-07T09:08:42Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895650 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 220 —|}}</noinclude> <poem> O fratel mio! — Tezhàv il supplicava, Per sua uccisïon grazia chiedea, {{R|105}}Iva dicendo: Cosa, ch’era d’uopo Accadesse, ora accadde. E quale è fruito Dal troncar con la spada il capo mio? :E al suol gittossi avvoltolato e questo Grido fece a Behràm: Deh!, generoso, {{R|110}}Addetto servo dell’anima tua Io sarò, sul sepolcro in che tu posi, Adorazion farò! — A Ghev allora Prence Behràm dicea: Chiunque nasce, E forza che morrà. Ma se per lui {{R|115}}Danno mi giunse alla persona, ancora Della morte gustar non dee l’angoscia. E tu, soggiunse, perchè in terra poi Di me ricordo anche egli faccia, il reo Capo non gli troncar. — Ma quel fratello {{R|120}}Vedea trafitto il fratel suo, vedea Tezhàv malvagio nelle sue ritorte, E levò un grido. Per la barba ei prese Tezhàv d’un tratto, e come a lodoletta La testa gli spiccò dalla persona. {{R|125}}Pianse un pianto di duol dagli occhi suoi Behràm allor, meravigliando assai Del ciel per l’opra e levò un grido e disse: :Chi vide mai tal meraviglia o ascosa O manifesta? S’io qualcuno uccido {{R|130}}O se a me innanzi uccidi tu, gli è sempre O un congiunto o un fratel che ucciso cade! — Disse, e l’alma rendea Behràm gagliardo. :Di cotal foggia è la natura e l’opra Di nostra vita; e chi afferrar le redini {{R|135}}Vuol di grandezza, per che sangue spargasi Dee la mano apprestar fin dal principio, Sia ch’egli uccida, sia che in suo dolore L’uccidan altri. Oh! fin che puoi, d’attorno Ai doni di quaggiù non aggirarti! </poem><noinclude></noinclude> jaxddbh6rebnnd324jpbvbkdkrex64b Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/262 108 1013252 3895661 3891306 2026-09-07T09:15:26Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895661 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 259 —|}}</noinclude> <poem> A estremo danno abbandonarci allora {{R|100}}Che Iddio santo ne aita e ne dà forza? Ma tu non ti gittar ne la battaglia Primo degli altri; sui nemici eroi Impeto ben faran gli ardimentosi Di nostra parte. Ma, perchè sinistro {{R|105}}Non t’incolga il destin, non avanzarti, Non ti gittar poco avveduto incontro Al turanico stuol. Resta nel mezzo Di nostre file col vessil di Kàveh, Rimani al loco tuo, stretta nel pugno {{R|110}}La spada azzurra. Da man destra vengano E Ghev e Bìzhen, e custode sia Gustehemme a sinistra. Innanzi a tutti Vada Ruhàm, vada Shedùsh e vada Guràzeh battaglier che per accolta {{R|115}}Ira la schiuma ha su le labbra. E s’io Cadrò trafitto in questo campo, al sire D’Irania tu rimena 1 prodi suoi, Che più d’ogni rimprovero m’è illustre La morte in campo. De’ maligni intorno {{R|120}}Odonsi ovunque le triste parole. :Così d’affanno e di dolor quest’ampia Terra è ripiena; e tu grandezza umana, Fin che t’è dato, non ambir. Chè danno Ti mena ratto l’incremento suo, {{R|125}}Nè t’accresce di vita un solo istante. :Squillar di trombe un’altra volta sorse, Un’altra volta di sonagli e crotali D’India. De’ cavalier pugnaci al grido, Al lampeggiar de le fulminee spade. {{R|130}}Delle scuri al colpir, di tante punte, Di tante clave e giavellotti e dardi All’assiduo cader, tutta la terra A scompiglio ne andò qual mar di negra Pece bogliente. E la pianura intanto </poem><noinclude></noinclude> sfzobbxnn8fkhi5plg4tr95z9dpma2w Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/274 108 1013264 3895655 3891318 2026-09-07T09:13:19Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895655 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 271 —|}}</noinclude> <poem> Temerario tuo dir! Possa nel mondo Non esser tale come te fra i prenci, Incliti in guerra, che tu sol con falsi {{R|355}}Giuramenti alla sua fatal caduta L’infelice traesti; or pel suo sangue Scompigli il mondo e lo deserti. In questa Turania terra, sol per tua cagione, Siyavìsh rimanea; quindi ne venne, {{R|360}}Tristo retaggio, a tutti noi la rea Guerra e l’odio perenne. Oh! sventurato Nobil prence animoso!, onde all’aspetto Avean gioia gli umani... Oh! ma gli arnesi, Gl’inganni tuoi, le tue menzogne, o tristo, {{R|365}}Uom non vincon di senno. A magic’arti Festi ricorso, a incantamenti ancora; Noi, dell’opera al fine, il sangue tuo Qui spargeremo. Fu scarsezza, il sai?, Di pastura a’ giumenti al fatal campo, {{R|370}}Noi perciò qui traemmo i nostri eroi D’Hamàven a le cime. E giunse intanto Novella nostra al sir d’Irania. Ei tosto Verrà co’ prenci suoi, che già dintorno Assembraronsi a lui quanti più illustri {{R|375}}Conta sua gente, Destàn battagliero E Rùstem valoroso; e allor che in via Veracemente sarà sceso in moto Il signor nostro, vedrai tu che nulla Io lascierò, nella turania terra. {{R|380}}Non virgulto, non erba. Opre vedrai, Poi che venisti, di gagliardi. Tempo, Non è agli inganni, e non è dì alle insidie. :Pìran, tosto che udì, da tutte parti Mandò drappelli e rapido la via {{R|385}}Chiuse del monte; e l’oste da ogni parte Si fe’ innanzi qual monte, e di quel monte, A schiere a schiere, tutte le deserte </poem><noinclude></noinclude> rmi9ub5t27ent20pb5sqvh195ulmwhf Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/280 108 1013270 3895657 3895014 2026-09-07T09:14:06Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895657 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 277 —|}}</noinclude> <poem> :Colpi s’udian di risonanti clave {{R|120}}E di timballi e lungamente al campo Tus e Ghev si tenean. Ma Gustehemme, Fra l’armi un lioncel, Shedùsh gagliardo Dissero allor: Lunga tenzon cotesta Del nostro duce! — Anche Guràzeh al giovane {{R|125}}Bìzhen si volse e ripetè: Ben lunga È la tenzon del duce nostro! — Allora Di Tus dal campo ritornò la voce. Come d’ebano scheggia è negro il suolo E tenebroso il ciel, ma tutti in volta {{R|130}}Partirono a quel grido i forti Irani. In ogni loco era di sangue un rio Pel vasto campo, e quei divenner tosto Del duce a tergo. Fieramente allora Brandirono le clave poderose {{R|135}}E Tus grido levò qual suon di timpano, Che s’accorse venir gente alleata. Fùr disciolte le briglie e s’aggravarono Col piè le staffe. Oh! chi potea discernere Lochi alti o bassi? Allor, come leoni. {{R|140}}Di Bìzhen alla voce ardito e fiero, Furon Ghev e Ruhàm. Diero un assalto Fin che proruppe il dì. Quando sul monte Apparve il sole che del mondo è luce, I prodi Irani richiamâr le schiere {{R|145}}Da la battaglia e rimenâr l’esercito Alla montagna ed a le roccie sue. :Principe Tus diceva ai forti: Io tanta Virtù guerriera quale in voi scoversi Dal tramonto del sol fino a quell’ora {{R|150}}Che suonano timballi, non udii Dai prodi ricordar. Possa dai prodi Sempre lungi restar di sorte avversa Occhio maligno, e in festa si rivolti Al suo finir la dolorosa pugna! </poem><noinclude></noinclude> qkxbwodnr0nrzegsdqbkbq7vf7iuu4x 3895658 3895657 2026-09-07T09:14:22Z Candalua 1675 3895658 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 277 —|}}</noinclude> <poem> :Colpi s’udìan di risonanti clave {{R|120}}E di timballi e lungamente al campo Tus e Ghev si tenean. Ma Gustehemme, Fra l’armi un lioncel, Shedùsh gagliardo Dissero allor: Lunga tenzon cotesta Del nostro duce! — Anche Guràzeh al giovane {{R|125}}Bìzhen si volse e ripetè: Ben lunga È la tenzon del duce nostro! — Allora Di Tus dal campo ritornò la voce. Come d’ebano scheggia è negro il suolo E tenebroso il ciel, ma tutti in volta {{R|130}}Partirono a quel grido i forti Irani. In ogni loco era di sangue un rio Pel vasto campo, e quei divenner tosto Del duce a tergo. Fieramente allora Brandirono le clave poderose {{R|135}}E Tus grido levò qual suon di timpano, Che s’accorse venir gente alleata. Fùr disciolte le briglie e s’aggravarono Col piè le staffe. Oh! chi potea discernere Lochi alti o bassi? Allor, come leoni. {{R|140}}Di Bìzhen alla voce ardito e fiero, Furon Ghev e Ruhàm. Diero un assalto Fin che proruppe il dì. Quando sul monte Apparve il sole che del mondo è luce, I prodi Irani richiamâr le schiere {{R|145}}Da la battaglia e rimenâr l’esercito Alla montagna ed a le roccie sue. :Principe Tus diceva ai forti: Io tanta Virtù guerriera quale in voi scoversi Dal tramonto del sol fino a quell’ora {{R|150}}Che suonano timballi, non udii Dai prodi ricordar. Possa dai prodi Sempre lungi restar di sorte avversa Occhio maligno, e in festa si rivolti Al suo finir la dolorosa pugna! </poem><noinclude></noinclude> futrowktk64weqchwp4n95sy3pa74mk Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/295 108 1013285 3895676 3895049 2026-09-07T09:21:58Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895676 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 292 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Il voto mio. Se il Giudice del cielo Pone pel ferro al tempo nostro il fine, {{R|100}}In la parte che Iddio segnar ci volle, Non è augumento, non difetto. E tu Stolte non gittar via parole attorno. Morte è più dolce con un nome illustre Che viver qui con lo spavento in core {{R|105}}E in tal periglio. — In questi detti, a cui Diè principio il buon duce, insieme tutti Convennero d’Irania i valorosi. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XII. Soccorsi di Afrâsyâb.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 654-657).}} <poem> :Poi che dal Cancro pose fuor l’artiglio Questo fulgido sol squarciando il bruno Vel de la notte, a Pìran dal regnante Afrasyàb se ne venne un messaggiero. :{{R|5}}Vien da ogni parte, disse, ampia una schiera Qual con la polve sua di Cina il fiume Render potrìa pari a deserto campo. Della pugna nel dì. Da quella parte. Di là del fiume, un gran signor si avanza, {{R|10}}Cui fe’ lodi Afrasyàb. Qual è di cento Indomiti lïoni la possanza Egli ha ne la persona; ei la cervice Degli elefanti ardimentosi atterra, Di cipresso ha statura ed ha l’aspetto {{R|15}}Di luna, vincitor del mondo intero, Tale che per lui sol trono e corona Acquistano bellezza. Inclito sire Anche è di forti che hanno eretto il capo; Kamùs il nome {{Ec|tuo|suo|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/491}}. Costui d’un tratto {{R|20}}Di Gùderz e di Tus le triste voglie </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> dfpx232vyvdyukbf6g51hf9sqh8z4jc Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/299 108 1013289 3895675 3891343 2026-09-07T09:21:13Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895675 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 296 —|}}</noinclude> <poem> Si volse allora a’ prodi suoi. Scacciate {{R|130}}Ogni tristo pensier, disse, dal core, prodi amici. Per due giorni ancora Poniamci sotto alle fatiche, a l’alte Cime d’Hamàven rivolgendo gli occhi. Non convien che la notte all’improvviso {{R|135}}Fuggan gl’Irani da coteste rupi E dall’aspra montagna, or che ben tosto Il monte e il pian, la valle e la riviera E la deserta via saranno ingombre Dall’ardue insegne de’ venienti eroi. :{{R|140}}Pìran che giunse a lor, vide quel piano, Vide la valle tutta ingombra intorno Dal piè ferrato de’ cavalli. Piena Di padiglioni e di recinti ovunque È la campagna, e levansi dintorno {{R|145}}Or rossi or gialli, or violetti o azzurri; E dentro ogni ricinto è una bandiera Di cinese broccato e di lucente Drappo di seta. Ei si meravigliava E stupor gli venia per tanta impresa, {{R|150}}Molti pensieri ei concepì nel core: :O il paradiso è ben cotesto, o un’aula Di convito regal. Questa è la volta Del ciel sereno, o de la luna il cerchio. :Appo il sire di Cina egli sen venne {{R|155}}A piedi e il suol baciò. Lo strinse al petto Di Cina il prence quando il vide, e assai Meravigliò per la cervice e l’ampio Seno di lui. E gli fe’ inchieste assai E assai l’accarezzò, seduto il volle {{R|160}}Sul suo trono. Ei gridava: Ah! ah! ch’io seggo Lieto e d’alma serena accanto a un prode! — Indi l’inchiese della irania gente Chi serto avesse e chi suggel, qual fosse Di fermo core e battaglier fra l’armi, </poem><noinclude></noinclude> 2v2m9r9shq04j3ljkx9x70ldpjs5mjc Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/301 108 1013291 3895677 3891345 2026-09-07T09:22:15Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895677 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 298 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Sua tenda egli apprestò. Detto tu avresti Che un paradiso era quel loco eletto Per tanti adornamenti e tanti fregi. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XIII. Scoperta delle vedette.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 657-663).}} <poem> :Del ciel la volta quando il sole ascese, Gùderz e Tus aveano ingombro il core E di pensieri e d’ansia. Oh! perchè mai, Oh! perchè mai si tacciono tranquilli {{R|5}}Oggi i Turani?... stanno a parlamento, senza mente ei son pel vin fumoso. Ma, sian tristi o sian lieti, io gran sospetto Ho d’opre triste di nemico reo; Che se alcun lor venia nell’aspra guerra {{R|10}}Nuovo alleato, ben puoi farne stima Che fato avverso noi raggiunse. Uccisi D’Irania i prodi già ti raffigura, tolti già li pensa a le battaglie, Se in vita resteran. Venisse almeno {{R|15}}Rùstem al campo, qui. Se no, gran danno Dai Turani verrà, che non avremo Onor di tomba qui, non sepoltura, E il nostro capo calcherà col piede Ogni giumento vil. — Ghev gli rispose: :{{R|20}}Supremo duce al nostro re, qual cosa T’avvenne mai che il vigile pensiero Sembri smarrir?... Da rio pensier diversi Erano i detti tuoi. Dio t’è propizio, Fattor del mondo, e noi che gli siam servi, {{R|25}}Molta semenza d’opere leggiadre Sparsa abbiam per la terra. Anche per quella Sorte amica del re, prence del mondo, </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> dceml5k6o2yn05vsql4gc43wum94zg5 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/312 108 1013308 3895668 3894913 2026-09-07T09:17:44Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895668 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 309 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Non campo o villa, non regal dimora, {{R|390}}Non castel, non armenti... Or, perchè mai Dovrem tardar per tanti giorni ancora E dolerci e affannarci inutilmente E affliggerci così?... Ma voi frattanto In questa notte non schiudete il varco {{R|395}}Perchè dal campo contrastato in fuga Vadan gl’Irani. Ma diman, la brezza Allor che spirerà del nuovo giorno, Ben converrà che in un sol gruppo innanzi Lo stuol de’ nostri si sospinga. Un cumulo {{R|400}}Dimani tu vedrai di pari altezza Alla montagna, cumulo d’uccisi Forti d’Irania, e tal, che d’ora innanzi, Se non piangendo, nol potrà nessuno Di quest’Irani contemplar da lungi. :{{R|405}}Retto consiglio è sol cotesto, il sire Di Cina rispondea. Come costui, Ordinator di combattenti prodi Non è qui in terra. — I prenci tutti al detto Qual Kamùs avventò, sire animoso, {{R|410}}Vincitor di leoni, acconsentirono; Dissero, e si partîr. Tutta la notte Furono intesi ad apprestar le squadre. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XIV. Arrivo di Ferîburz.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 663-667).}} <poem> :Come pei campi dell’azzurro cielo Distese un padiglion dai veli fulgidi Quest’almo sol, venne dall’alto loco Della vedetta a Gùderz prence un grido: :{{R|5}}Eroe di nostra gente, ampio uno stuolo S’avanza e n’è vicino in la sua via. Per l’atra polve il chiaro dì s’intenebra. </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> ck9yixz540t9rmac1x1wfwxoubyqyv9 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/321 108 1013317 3895687 3891365 2026-09-07T09:26:51Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895687 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 318 —|}}</noinclude> <poem> {{R|25}}Sire di forti un cavalier, qual brano Di monte, viene, e cede il suol di sotto Del suo destriero all’ugna. Egli ha una clava Qual la testa d’un toro. È dietro a lui Una falange, e lo precedon molti {{R|30}}Astati cavalieri. Oh! se con quella Clava all’omero il vedi e alla cervice, Ben si convien che tu rimanga attonito! :Principe Tus dal campo degli Irani Le nuvole del ciel ferìa d’un suono {{R|35}}Di timpani. Ma quando il chiaro annunzio Della vedetta udì, d’alma serena Fecesi e giubilò sì che ne venne Al figlio di Keshvàd, Gùderz antico, E rapido per esso un cavaliero {{R|40}}A Feribùrz ne andò. Scesero in giostra I Turani, ei dicea. Schierarsi i forti De’ lor drappelli, avanzan già nel piano. Qual cosa più s’addice a tua natura, Tu farai, signor mio, che tu se’ prence {{R|45}}E regna il padre tuo. L’eroe fortissimo Giunse pel suo sentier. Di questo campo L’estremo lembo toccherà in brev’ora. :E Feribùrz co’ suoi, prence gagliardo, Accorse e a Tus e a Ghev si ricongiunse. {{R|50}}Ordinaron l’esercito guerriero Alla montagna e sollevâr quel fausto Vessil di Kàveh; e poi che là, di fronte Al corno manco, fu locato il destro, E dette le riserve, e definito {{R|55}}Dell’esercito il mezzo e dato il loco De le provviste, si levò di trombe Alto clangor. Splendente come il cielo, S’avventò la falange, e all’aspro assalto Mosse ardito Kamùs. Più non gli resta {{R|60}}Spazio agl’indugi, ond’ei, come torrente </poem><noinclude></noinclude> stfoo63f6k6sc3xbw89x65ojn5d7ntq Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/332 108 1013328 3895689 3891376 2026-09-07T09:27:31Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895689 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 329 —|}}</noinclude> <poem> L’esercito fedel. Ma tu, qual cosa Più si conviene alla natura tua, Oggi farai. Tu gli elefanti adorna Di crotali e sonagli, e l’ampia terra {{R|105}}Assorda col clangor delle tue trombe. Ma in questo giorno i’ ti darò un assalto Con l’esercito mio; tu co’ tuoi timpani, Con gli elefanti tuoi, ti poni in mezzo A lo stuol de’ pugnanti, E la mia schiera {{R|110}}Tu guarda a tergo, tu solleva in alto Fino a le nubi il casco mio. Già disse Kamùs pugnace a me: «Tu di tal schiera Sii primo duce»; — e intanto un sacramento Tremendo e lungo ei fe’, mentre la clava {{R|115}}D’alto egli trasse: «Non vogl’io, dicea, Fuor che con questa clava oggi l’assalto S’anche le nubi giù mandasser pietre». :Ratto che udì cotesto, il re di Cina, Fe’ le trombe squillar. Detto tu avresti {{R|120}}Che non ha base il suol! Si scosse il cielo. Tremò la terra de’ timballi al fremito, Parea che terra e ciel veracemente Avesser spenta ogni pietà. Ma volle Di Cina il re che su le terga immani {{R|125}}Degli elefanti palanchini acconci Fossero avvinti, e parve la campagna Come fiume ondeggiar. Con regal pompa Ei s’avanzava delle sue falangi Al medio loco, e qual per fosche nubi {{R|130}}Intenebrossì il ciel nell’atra polve. Di crotali fragor, strepiti e suoni D’indico sistro fean balzar nel seno (Detto tu avresti) il cor dei valorosi; Pei molti seggi di turchesi al tergo {{R|135}}Degli elefanti e pei vessilli fulgidi, Qual’onda mossi d’un bel fiume, agli occhi </poem><noinclude></noinclude> 6w4mqnhoc5qhjs2jvvr51xlbat2uuyu Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/346 108 1013342 3895659 3891390 2026-09-07T09:14:45Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895659 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 343 —|}}</noinclude> <poem> Cinghísh, leone illustre. Ei si raccolsero Del re di Cina alla presenza, tutti Principi di Khotèn, grandi Turani. :Per la battaglia diè consigli ognuno, {{R|20}}Molto ciascun parlò d’Irania e in questo Convenìan loro avvisi, apparecchiare Doversi ognuno a sparger sangue in giostra. :Andavano ciascuno al suo riposo, E ognun restò nel padiglion col suo {{R|25}}Proprio desire. Ma poichè sottile Divenne e incurvo della luna il dorso Dietro a le treccie de la notte ombrosa, Poi che più assai si fe’ vicino il sole Dall’acque uscito a tergere la gota, {{R|30}}Delle due schiere poste a fronte i prodi Levârsi tutti tumultuando, e fiero Strepito al ciel salì. Non come ieri Con tanti indugi incominciar la pugna Oggi si dee, gridò il signor di Cina. {{R|35}}Oggi, che Pìran non esiste, ognuno Pensi, benchè tentar guerresco assalto Senza di lui non si dovrìa... Venimmo Armati qui, per la lontana via Rechiam soccorso ai cari amici. Indugio {{R|40}}Se come ieri oggi poniam, di tutto Il valor nostro scornerem la fama. Dimani avremo d’Afrasyàb la grazia, Il riposo avrem poi. Oggi si dee Fiera appiccar con tutte genti unite {{R|45}}Una battaglia e andar contro gli avversi Qual monte che rovina. I più gagliardi Son qui di dieci regioni, e tempo Questo non è di qui posar dormendo E di far cene. — Si levaron tutti {{R|50}}Da tutte parti i valorosi e plauso Fero al prence di Cina: Oggi il supremo </poem><noinclude></noinclude> hjqizxx3gomustndn3kjntgvs5dv1ur Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/352 108 1013348 3895669 3891396 2026-09-07T09:18:05Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895669 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 349 —|}}</noinclude> <poem> Lasciando al suo destrier le sciolte briglie, {{R|40}}Il fatal nodo dell’attorto laccio Tentò più volte di strappar con forza. Strappar già nol potè, sì che perdea Ragione e senno in quell’orrenda stretta. Fin che Rakhsh arrestò l’inclito eroe, {{R|45}}Ritraendo le briglie, e giù di sella Precipitò l’avvinto prence e al suolo Dall’alto il fe’ cader. S’accosta allora, E mentre l’avvincea della persona Col laccio attorto, Or sì che senza danno, {{R|50}}Gli grida, qui ti stai! L’arti tue infide, Gl’incanti tuoi sparîr, mentr’era schiava Ai Devi l’alma tua. Cessâr le pugne E gli assalti cessar. Deh! non vedrai Di Cina e di Kashàn mai più il sentiero! :{{R|55}}Così dicendo ambe le man da tergo Gli legò fortemente e la robusta Mano infilò nel flessuoso laccio; Quindi a piè si tornò de’ prenci Irani Al campo, e si tenea del suo nemico {{R|60}}Sotto l’ascella il corpo. Ai forti ei disse: :Questo guerrier, di pugne amante, incontro Osò venirmi per soverchio ardire. Per livor ch’egli avea. Ma tal di nostra Fallace vita è instabile costume, {{R|65}}Che solleva talor, talora in basso E umilia e opprime; vengon doglie e gioie Solo per essa, e questi al suol si asside, Quegli s’innalza a rasentar le nubi. Ed or, quest’uom gagliardo e valoroso, {{R|70}}Ch’emulo di leoni un dì fu sempre, Venne in Irania a disertarla, quelle Nostre contrade a far di agresti belve Un covo, perchè mai non rimanesse Giardino o casa di Zabùl nei campi </poem><noinclude></noinclude> spmw88fy7tr3jikits474who3rjuu3t Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/393 108 1013389 3895679 3891437 2026-09-07T09:23:03Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895679 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 390 —|}}</noinclude> <poem> {{R|165}}Non diss’io forse che, l’infido loco Abbandonando, a noi venir dovevi, Amena terra ad abitar? Ben poco Val questa vita, e sta dentro a le fauci D’orrido serpe il nostro capo. Intanto {{R|170}}Il prence nostro, giovinetto e bello E cortese d’assai, veder potevi. In sua giustizia ed in suo amor. Ben sembra Che più dolce ti sia cibar serpenti, Pelli vestir di selvatiche fiere, {{R|175}}Che cinger vesti di broccato in vivido Color dipinte. A disputar tue voglie Niun qui viene però. Côrrai del seme Che tu medesmo di tua man gittasti. :E Pìran di rimando: Oh! fortunato, {{R|180}}Arbor fiorente che ha bei frutti, lieto Di fresche fonti, qual mortal sì acconci Detti sa fuor di te? Benedizione Di re ti segua; sempre a’ cenni tuoi Quest’alma e questo cor stanno sommessi; {{R|185}}Mallevador t’è il viver mio! Ma intanto In questa notte a consigliar me stesso Vigilando starò, perch’io disveli Cotesto ancora all’assemblea raccolta. :Delle sue squadre ei si gittò nel mezzo {{R|190}}Rapidamente allor. Ma di menzogne Era pieno il suo cor, la mente sua Già la vendetta meditava. Ratto Ch’ei si fu tolto da quel medio loco Fra le due schiere, di sinistra luce, {{R|195}}Qual monte in fiamme, si vestì la terra. Rùstem disse agl’Irani: Oggi a battaglia Mi cinsi il fianco, amici miei. La mente Piena d’un odio ognun di voi si rechi, Voi le ciglia aggrottate fieramente {{R|200}}In guerresco atto, chè tremenda lotta </poem><noinclude></noinclude> r5s6melepctwukwhzvj2bwe6ibodv8v Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/396 108 1013392 3895663 3891440 2026-09-07T09:15:58Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895663 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 393 —|}}</noinclude> <poem> Imprenditor. Vedrò quale si reca, Per suo valor, guerresca arma nel pugno {{R|275}}Quell’uom del Sigz. — Dell’armi fino al loco Il destriero incitò nella palestra E tal voce mandò: Quel battagliero Uom del Sigz dov’è mai? Bello è ch’ei venga A contrastar con me. — Quelle sue voci {{R|280}}Fino a Rùstem venièno. Ei da sue squadre Guardò, vide Shengùl e fe’ tai detti: :Da Dio, fattor del mondo, ascosa o aperta Sola una grazia domandai, che alcuno Estranio eroe di quest’ampia masnada {{R|285}}Ardir prendesse a dimandar con meco Una battaglia. E non sarà ch’io lasci Vivo Shengùl, non già di Cina il prence, Non di Turania i forti e i valorosi. :Così ne venne di Shengùl accanto {{R|290}}E die tal voce: Eroe malnato, o figlio D’ignobil coppia, sai che il padre mio Mi diè di Rùstem il ben chiaro nome. E tu l’uomo del Sigz, ceffo brutale, Osi appellarmi, e a che? Bada che tua {{R|295}}Morte è l’uomo del Sigz. Funeral veste T’è, nè v’ha dubbio, la corazza e l’elmo. :Disse cotesto e il suo destrier, qual monte, Sospinse, in pugno con quell’asta orrenda Che la vita togliea. Sì come nembo {{R|300}}A lui s’avventa il fortissimo eroe. Stende il braccio di sire a la battaglia E l’asta vibra. Via rapi di sella Shengùl e d’alto il fe’ cader disteso Sul suol calpesto, a capo in giù. Di sopra {{R|305}}Gli fe’ balzar, sì che nessuna offesa Recavagli, il destrier, ma ratto intanto La man portava della spada all’elsa. :Balzaron di rincontro i valorosi </poem><noinclude></noinclude> hsnqidpv4f4scww3hwz4ihh6val8f28 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/430 108 1013426 3895664 3891474 2026-09-07T09:16:24Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895664 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 427 —|}}</noinclude> <poem> {{R|55}}Inclita schiera sono in ceppi. I tristi Sul dorso li traean degli elefanti All’iranio confine, e si tingea Del sangue lor per molte miglia il suolo! Or, che farem? quale avrem noi difesa? {{R|60}}Deh! non è bello che stimiam leggiera Cosa sì grave al nostro cor! Se giunge Rùstem guerrier prima d’ogn’altro, nulla In questi lochi resterà, non sterpi, Non verdi spighe. Era un fanciullo esìle, {{R|65}}Come canna sottil della persona, Rùstem, allor che fino a Rey sospinsi I miei guerrieri. E pur vennemi incontro E di sella mi tolse, e ne stupirono I prenci tutti circostanti. Il cinto {{R|70}}Mi si strappò, della regal mia veste S’infransero i gheroni, ed io dall’alto Gli caddi al piè, sfuggendo alla sua mano. Tal prodigio vid’io di forza e ardire, E intesi ancor da chi ’l sapea, qual duro {{R|75}}Governo ei fe’ con la pesante clava, Solo, de’ prenci del Mazènd. Aperse Al Devo Bianco il sen, ruppe i precordi A Bid et a Pulàd, figlio di Ghàndi. :Si levaron d’un moto e tal risposta {{R|80}}Fecero i prenci: Se chiedean bramosi Assalti e pugne con Irania gl’incliti Di Cina e di Siklàb, di nostre schiere Non un solo perì, nè in questa terra Scorre il sangue però. Ma tempo venne {{R|85}}Che noi pur combattiam, tutti giostrando, Sì come pardi, col nemico. Oh! quale Hai di Rùstem timor? perchè la voglia Soffreghi tu del tuo nemico? Noi Da nostre madri per morir soltanto {{R|90}}Siam nati qui; da che l’armi cingemmo, </poem><noinclude></noinclude> 1hhnhjd54kssw9a6ye6w3p7orgionlo Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/437 108 1013433 3895648 3891482 2026-09-07T09:08:07Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895648 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 434 —|}}</noinclude> <poem> Per lor figli e i tesori e la natia {{R|195}}Terra e i congiunti, davan sè medesmi A volontaria morte. Oh! più felice Chi non nacque di madre! I forti Irani S’avanzarono a piè, targhe afferrarono Ed archi e freccie. Essi venian con altri {{R|200}}Astati eroi che avean Bìzhen a capo E Gustehèm con lui. Ma sale il fumo Gol fuoco vorator, dall’alto scende Pioggia di dardi, e inevitabil fuga È quella omai da quell’istante. Allora {{R|205}}Che del castel da le cadenti mura Usciron gli abitanti, alla campagna Piangendo e in fuga si gittâr; ma ratto Chiuse le porte del castello il prode. Strage e rapina ebber principio. Uccisi {{R|210}}Altri cadean da le nemiche punte, Altri fûr tratti prigionieri, e molto Argento ed or con prezïose cose, Giovinetti e fanciulle e palafreni, L’irania gente da quel loco infesto {{R|215}}Seco portò, prendendo via che a sue Provvigioni raccolte iva spedita. Rùstem andò, lavò la sua persona E il capo altero e innanzi a Dio si tenne Primieramente. Per la sua vittoria {{R|220}}Omaggio ei rese e fe’ sue laudi a Dio, Fattor del mondo, e fe’ agl’Irani un detto: :Meglio è in secreto porger grazie a Dio Che in loco aperto. Or voi, di tal vittoria, Rendete omaggio a lui, per tante sue {{R|225}}Opre benigne fate laudi ancora. :E i prenci allor, tutti d’un moto, a terra Posar la fronte innanzi a Dio signore. Poi che cessâr lor voti a Dio, all’inclito Rùstem così benediceano: A tale </poem><noinclude></noinclude> odtfrgpn1mby6unyxfxy226krf0els5 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/438 108 1013434 3895674 3895023 2026-09-07T09:20:38Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895674 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 435 —|}}</noinclude> <poem> {{R|230}}Che a te pari non sia nell’aspra guerra, Meglio sarà se, con quella acquistata Fama guerriera, sederà tranquillo. D’elefante hai le membra, hai di leone E l’artiglio e l’ardir, nè stanco sei {{R|235}}Di tue battaglie in alcun tempo mai. :Questa mia forza e questo cor gagliardo, Il prode rispondea, son dell’Eterno Eccelso dono; bella parte in esso Voi pure avete, nè s’addice a voi {{R|240}}Levar di lagno alcuna voce a Dio. :E comandò che se n’andasse in corsa Ghev al confine di Khotèn con cinque E cinque mila cavalieri armati, In lor pavesi, in lor gualdrappe, e a forza {{R|245}}Non concedesse che i dispersi ancora Turani s’annodassero. Nel tempo Che la notte mostrò suoi bruni riccioli E s’incurvò come pensosa e mesta La nuova luna, si partì quel prode {{R|250}}Coi cavalieri suoi, gagliardi in guerra, E per tre giorni si tenea correndo. Quando mostrò la sua corona il sole E venne e assise in un eburneo trono, Del quarto giorno al cominciar, tornava {{R|255}}Ghev animoso di Turania e seco Molti incliti traea gagliardi in guerra, Molte fanciulle di Tiràz leggiadre, Molti cavalli di gran pregio e cose D’ogni sorta e valor. D’Irania al sire {{R|260}}Rùstem parte inviò, sparti fra tutta L’oste de’ suoi la rimanente preda. :Ma Tus allor, ma Gustehemme e il prode Ruhàm, Gùderz e Ghev, Shedùsh gagliardo, Bìzhen figlio di Ghev, tutti cotesti, {{R|265}}Levarsi, e a Rùstem benedizïone </poem><noinclude></noinclude> otymz2gsl34bywdk29bln7p4kab7gme Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/441 108 1013437 3895688 3894860 2026-09-07T09:27:15Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895688 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 438 —|}}</noinclude> <poem> Oserà porsi? chi non muore al lampo {{R|10}}Di quella spada? — Ei si crucciò di tanto E cacciò un grido: E quale abbiam campione In guerra contro a lui? Chi ugual gli sia, Non vediam qui tra i principi turani, Tal che serbi suo loco entro la pugna. :{{R|15}}Dicean le schiere ad Afrasyàb: Di tanto Di Rustem battaglier per la tenzone Tua mente non crucciar. Tu se’ colui Che dai campi dell’armi al ciel solleva L’onda del sangue; ed armi qui son molte {{R|20}}E tesori e gagliardi. Oh! per cotesto Chieder la pugna a che ti serbi il core In tanta angoscia? Per vicino assalto D’un solo cavalier, deh! non crucciarti, Ma volgi gli occhi a questi eroi, famosi {{R|25}}In aspre zuffe. Ben sai tu che tutte Rùstem di ferro ha le sue membra; eppure, Ben che animoso, egli è un sol uom. Faccende Che brevi esser dovean, lunghe son fatte Per lui soltanto. Ma tu seco appresta {{R|30}}Per tue falangi la tua impresa e traggi Il capo suo da l’alto de le nuvole A terra. Dopo ciò, qual v’ha timore Dal prence iranio e dalla irania gente? Lieto Khusrèv non resterà, non quello {{R|35}}Suo trono eccelso, non l’irania terra, Non degli alberi suoi ramo fiorente. Mira l’inclito stuol. Giovani ei sono Atti alla pugna; e noi, per la natia Terra diletta, per 1 figli nostri, {{R|40}}Per le consorti e i piccioletti nati, Per gl’incliti congiunti, uniti a certa Morte corriam. Sarà miglior consiglio Che al reo nemico abbandonar la terra! :Afrasyàb, come udì, ’l primiero assalto </poem><noinclude></noinclude> 5ipegzn3w7zodleh6kfs2pjo4hh8qe4 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/460 108 1013456 3895667 3891505 2026-09-07T09:17:27Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895667 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 457 —|}}</noinclude> <poem> {{R|435}}Che Puladvènd nell’ostinata lotta Giunge in mano a serrar quel suo nemico, In turanio sermon sì l’ammaestra E via gli addita, perchè atterri e annienti Il fortissimo eroe. Tu gli dirai: {{R|440}}«Tratto appena l’hai sotto, e tu gli rendi Piena giustizia col tuo ferro acuto». :E Shèdah rispondea: Non fu cotesto, Nella presenza di due schiere, il patto Del mio signor. Se infrangi il patto e sei {{R|445}}Di mente impetüosa, opra leggiadra Non uscirà da questa pugna. Un’acqua Ch’è pura, non turbar! Chi di maligni Biasmi va in cerca, deh! qual biasmo, un giorno, Contro a te recherà! — Sciolse la lingua {{R|450}}Ad imprecar, tanto adirossi allora, Il signor di Turania, e contro al figlio Si fe’ di mal pensiero e sospettoso. :Se il Devo Puladvènd sciagura tocca, Gli disse, per quest’uom tristo e malvagio, {{R|455}}In questo campo niun mi resta in vita De’ prodi miei. Ma la tua lingua è piena D’assai dottrine, e ciò mi basta assai. :Scosse le briglie e si lanciò nel mezzo Della palestra dei due arditi eroi {{R|460}}Shèdah, come leon. Mirò l’assalto Dei due, come elefanti ebbri di foia, Che ruggìan come tuon, le man l’un l’altro Si storcean fieramente. O altero, o indomito Lione, ei disse a Puladvènd, allora {{R|465}}Che a te sotto l’avrai nell’aspra lotta. Con la tua spada squarciagli i precordi. Pregio e virtù si vuol d’opre compiute; Non vampo a millantar! — Ghev che lo sguardo Nel regnante Afrasyàb tenea ben fermo, {{R|470}}Notò quel suo disdegno e le parole </poem><noinclude></noinclude> atxo0d08b1hvdpr255r8silvejyixx6 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/462 108 1013458 3895671 3891507 2026-09-07T09:18:48Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895671 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 459 —|}}</noinclude> <poem> S’eran spezzate a Puladvènd, le gote Impallidír qual rosa di fiengreco, E Rùstem si pensò che alla persona {{R|510}}Più non avesse Puladvènd intatta Una giuntura. Al suo destrier gagliardo Balzò in arcioni, e là nel mezzo il corpo Del tristo serpe abbandonò. Ma quando Giunse quel prode, vincitor di fiere, {{R|515}}Nella presenza delle iranie squadre, Levò gli sguardi Puladvènd sì come Freccia veloce e si fuggì daccanto Al regnante Afrasyàb, dolente il core, Lagrimose le guancie. Erano peste {{R|520}}Per quelle membra l’ossa tutte, ed ei, Che via correndo era sfuggito ad alto Timor di Rùstem, si gittò disteso Là, sovra il negro suol. Dall’uom belligero Per non brev’ora si fuggia la mente. {{R|525}}Rùstem che scorse Puladvènd in vita E sbandarsi pel campo ogni guerriero, Ebbe più tristo il core. Innanzi ei spinse I prodi suoi, Gùderz chiamò, che sperto Era d’assai, e comandò che d’alto {{R|530}}Avventasser le freccie ed oscurassero L’etra all’intorno, quali a primavera Son fosche nubi in ciel. Venìa da un lato Bizhen illustre e Ghev dall’altro, e seco Ruhàm accorto e Gurghìn battagliero. {{R|535}}Detto avrestù che una gran vampa accesa Avessero gli eroi, che tutto il mondo Ardesse ai ferri lor. Ma fe’ tai detti A’ suoi campioni Puladvènd: A morte Perchè ne andremo noi, perdendo il trono {{R|540}}E il serto e il nome illustre? A che la pugna Sempre e sempre pensar? — Le genti sue Cacciossi innanzi e si partì, che rotti Eran per Rùstem del suo spirto i vincoli. </poem><noinclude></noinclude> 6mj4fzvjrkzap7252lklge6lnpzntgz Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/469 108 1013465 3895652 3891514 2026-09-07T09:09:16Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895652 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 466 —|}}</noinclude> <poem> E due clave nodose in che regali Eran gemme confitte, in guisa degna Dell’illustre guerrier. Mandava il sire Gl’incliti doni al valoroso, e poi {{R|215}}Fino a due stazïon venne con lui Per l’alpestre sentier. Quand’ei fu stanco Del lungo camminar, scese d’arcioni Rùstem d’un balzo e l’ossequiò. Cortese L’accomiatava il re, partia quel forte {{R|220}}Da Irania ed al Zabùl salia veloce. Allor più amena al gran signor si rese Da confine a confin quest’alma terra, E giusta al suo desìo si resse il mondo. :Della battaglia di Kamùs ancora {{R|225}}Io la storia compii. Lungo il racconto, Ma nessun detto ne cadea. Perduto Se un solo ne avess’io, di doglia ostello Saria quest’alma veramente. Intanto Gode il cor mio, poi che altri ceppi aggiunti {{R|230}}Da Puladvènd non furo ai ceppi nostri. </poem> {{Rule|8em|t=1|v=1}}<noinclude></noinclude> 7vgzxyqxhtltj38a2706o76hauuwt7y Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/474 108 1013470 3895665 3891519 2026-09-07T09:16:41Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895665 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 471 —|}}</noinclude> <poem> Perchè tu mi comandi, io le lucenti Armi vestii. Compagni tuoi deh! sempre Ti sian dolcezza e maestà d’impero! :Molto, al vederlo, onor gli fe’, sul trono {{R|80}}Imperïale il volle assiso il prence, Così gli favellò: Vivi beato In ogni tempo e d’anima serena, Inclito eroe! Per lo tuo dolce aspetto S’allietano i miei dì, la mia fortuna {{R|85}}Nel vigile tuo cor tutta s’appunta. Novella impresa c’incontrò, fortissimo Eroe, si che di te feci richiesta In quest’ampia assemblea. Ma tu frattanto, Al cenno mio, se ciò grave non stimi, {{R|90}}L’armi ti vesti a conquistar tesori E dïademi. Un pastor così disse Ch’entro a le mandre de’ puledri suoi Disciolto onagro si mostrò. — Narrava, Qual dal pastore udito avea, l’oscuro {{R|95}}Motto a Rùstem così da inizio a fine, E soggiungea: Con te medesmo, o prode, Misurar dèi quest’opra ancor, pugnando. Vanne e da lui ti guarda; esser potria Ahrimàn fraudolento in quelle forme. {{R|100}}E Rùstem rispondea: Per la tua sorte Addetto al trono tuo non teme il servo! Devi e leoni e paventosi draghi Scampo non hanno dal mio ferro acuto. :Uscì alla caccia, qual leone indomito, {{R|105}}Con un laccio alla man, col suo destriero Che sotto egli reggea, ver la pianura, Là ’ve raccolte le puledre aveva Il mandrïano, ove libero il varco Era ai leoni. Per tre giorni il prode {{R|110}}Cercò l’onagro pel fiorente campo E più volte aggirossi, alle puledre </poem><noinclude></noinclude> 1vrv7bn1lp5iyywh2cv4r98c3dhh8pl Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/477 108 1013473 3895666 3891522 2026-09-07T09:17:09Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895666 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 474 —|}}</noinclude> <poem> {{R|10}}Il Devo tristo! Oh! forza, oh! braccio mio, Oh! cor gagliardo, oh! colpi del mio ferro E di mia clava poderosa! Intanto Sarà distrutta la mortai semenza Per quest’opra malvagia e fia compiuta {{R|15}}La voglia d’Afrasyàb. Quanta sventura Alla terra verrà per la mia sorte. Poi che l’opera mia fe’ vana e oscura L’orribil Devo! Nè restar potranno Gùderz e Tus e re Khusrèv, non seggi, {{R|20}}Non corone, non timpani frementi, Non elefanti. E chi sul tristo Devo La sua vendetta piglierà? Nessuno, Emulo pari a me, gli verrà innanzi! :Poi che in sè stesso rimanea dubbioso {{R|25}}Rùstem, Akvàn gli disse: Eroe fortissimo. Scegli tu dove a te dall’alto cielo È più dolce cader. Vuoi ch’io t’avventi In sen dell’acque o sovra il monte, in loco Dove lungi cadrai d’ogni vivente? :{{R|30}}Ripensando a quel dir, Rùstem s’accorse Ch’era sua vita in potestà venuta Del tristo Devo, e disse in cor: D’astuzia In ogn’opra quaggiù nulla è migliore. Altro farà da ciò che dico, il tristo, {{R|35}}Ch’ei non conosce giuramenti e patti Stringer non suol. Che se dirò: «Deh! gittami In sen del mare» —, sovra un monte alpestre Farà cadérmi la maligna possa D’esto Ahrimàn perverso. Ei contro i sassi {{R|40}}Mi avventerà della montagna, ond’io M’infranga e là di me scempio si faccia. Arte qui vuolsi ordir, perchè gli nasca Consiglio in mente dì gittarmi all’acque. Allor gli rispondea: Per quel che chiedi, {{R|45}}Sentenza già mi disse antico un savio </poem><noinclude></noinclude> fddwx8ndt5kcsln2em1vzn2my1gfn0k Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/478 108 1013474 3895646 3891523 2026-09-07T09:07:04Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895646 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 475 —|}}</noinclude> <poem> Di Cina: «Di mortal cui dentro all’acque Incoglie morte, l’anima non vede Seròsh beato in paradiso. L’anima Resta nel duolo al loco suo, nè trova {{R|50}}Ospizio in altra vita». Or tu nel mare Non mi gittar, non far de’ muti pesci Funeral benda a me la cruda strozza; Fammi cader su le montagne, e veggano Tigri e leoni d’un eroe l’artiglio. :{{R|55}}Qual mar che freme, come udì que’ detti, L’orribil Devo urlò. Disse: In tal loco, Sì, sì, ti avventerò, che giù sepolto Ti rimarrai fra l’uno e l’altro mondo. :Ratto ch’ei disse, da gli artigli adunchi {{R|60}}Maligno il Devo nel profondo mare Rùstem andar lasciò, gloria cercantesi, Diverso fe’ da ciò che intese. Allora Ch’ei discese nel mar dall’alto cielo, Trasse dal fianco rapido la spada; {{R|65}}Gli alligatori che volgeansi a lui, Via si fuggîr da sua tenzone. Ei nuota Con la sinistra man, col piè sinistro; Con l’altra man, con l’altro piede, un varco Ratto si schiude tra gli avversi mostri, {{R|70}}Nè s’indugia in quell’opra. Oh! gli è cotale L’uom battagliero! Che se l’uomo in terra Per suo proprio valor sempre restasse Cancellar non potrìa l’orme sue belle Fato avverso quaggiù. Sai ch’é pur tale {{R|75}}Mutevol sorte. Una bevanda porge Dolcissima talor, velen talvolta. Così dall’acque rimuggenti il prode Per suo valor si trasse a parte e salse In loco asciutto e rimirò la vasta {{R|80}}Campagna attorno. Cominciò sue laudi A Dio creante, che dal reo nemico </poem><noinclude></noinclude> 3ycgabe2jy9a6lroc80bnwh82bbh5km Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, III.djvu/479 108 1013475 3895678 3894976 2026-09-07T09:22:36Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895678 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 476 —|}}</noinclude> <poem> Avea disciolto il fedel servo, e quivi Si riposò, quivi disciolse i vincoli Dall’egro fianco e la spoglia villosa {{R|85}}Di pardo ch’ei cingea, della fontana Posò sul margo. Poi ch’ebbe deposte L’armi bagnate e il laccio, una si cinse Veste di maglie il lïon corruccioso E ne venne alla fonte ove nel dolce {{R|90}}Sonno si giacque in pria. — L’orribil Devo Ben si crucciò. — Ma Rakhsh fulgido e bello Non era più nel dilettoso loco. :L’eroe, di potestà bramoso in terra, Si crucciò di sua sorte e destò l’ira {{R|95}}E levando dal suol le abbandonate Briglie e la sella, si gittò su l’orme Del suo corsier con non allegro core. La sua preda cercando, a piè sen venne Per lungo tratto, fin che lunge un loco {{R|100}}Gli si offerse a la vista. Erano quivi Acque scorrenti e selve e in ogni parte Gemean timide tortore e colombe In accenti d’amor. Delle puledre D’Afrasyàb il custode, entro la selva, {{R|105}}La fronte al sonno reclinata avea. :Sì come Devo, dietro a le cavalle Rakhsh correndo venìa. Nitria nel mezzo Della mandra fuggente il valoroso, Quando Rùstem il vide e il suo regale {{R|110}}Laccio avventò, sì che vi cadde presa La cervice di Rakhsh. Tosto il mondava Dall’atra polve e gli ponea sul dorso Rùstem la sella, ed invocava Iddio, Dator di grazia. Anche apprestò le redini {{R|115}}Sul capo a Rakhsh, balzò in arcioni e ratto Al ferro acuto la man destra appose. Su quella spada egli invocò di Dio </poem><noinclude></noinclude> t5w87gyv2stumqu3jszxhuriy1oh91l Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, IV.djvu/21 108 1013511 3895705 3891597 2026-09-07T09:57:27Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895705 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 18 —|}}</noinclude> <poem> Cerca il tuo cor, l’anima tua si cerca Alta saggezza. Di cotali imprese {{R|20}}Molte verranno a te per la possanza Di Dio, per l’alto tuo destino. Or io Cose da dirsi ti dirò. Più volte Io stetti a questi lochi, e furon meco Rùstem e Ghev e Gustehemme e il figlio {{R|25}}Di Nèvdher, Tus, e Ghezdehemme ancora. Alla vasta campagna oh! quante prove Noi demmo di valor; già questo cielo Molte fiate si rivolse, e intanto Nome nostro crescea, pregio ne avemmo {{R|30}}Dinanzi al nostro re. Sappi che un loco Non è lungi di qui, loco di festa; Due son giornate di cammino, e tosto In Turania si va. Ma là un immenso Campo tu vedi per i mille fiori {{R|35}}E giallo e rosso, onde s’allieta il core D’ogni gagliardo. E vi son Loschi ameni, Acque scorrenti, anche giardini. È degno D’un uom guerrier quel dilettoso loco, Che il suol si copre qual di seta, e l’aria {{R|40}}Di muschio olezza, e l’acque ne’ ruscelli Acque di rose dir potresti ancora. Piegano i rami al suol, de’ fiori al peso, I gelsomini, idoli son le rose, E si fan de le rose adoratori {{R|45}}Gli usignoletti. Ma intorno a le rose Saltellano i fagiani, e de’ cipressi Gemon tra i rami gli usignuoli a gara. Non passerà lunga stagione intanto Che bello si farà qual paradiso {{R|50}}De le bell’acque il margo. Un’ampia schiera Di leggiadre fanciulle e in monte e in piano Là tu vedrai fra poco, in tutte parti Assiso ne vedrai gaio un drappello. </poem><noinclude></noinclude> 3wpjvl3rvs8br0yghf2vw88jjtmtw8h Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, IV.djvu/38 108 1013528 3895711 3891614 2026-09-07T09:59:16Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895711 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 35 —|}}</noinclude> <poem> Fin che veduto io non abbia il volto Del regnante Afrasyàb. La stella forse {{R|30}}Di più lieto destin per via secura Additar gli potrò. — Non era scampo Di Pìran dal precetto in niuna guisa, E fean risposta: Eroe famoso, in vita Noi qui terrem costui. Guida propizia {{R|35}}Al nostro prence sarai tu, signore. :Incitò il palafren di Vèsah il figlio, Corse al turanio re. Nel regio ostello Qual servo entrò, dinanzi al suo signore S’appresentò con le mani alle ascelle, {{R|40}}E corse ratto a piè fin là dal trono. Ad Afrasyàb con forza ei benedisse E innanzi al trono in pie si tenne, quale Savio un ministro e intemerato o quale Consigliero d’un re. Vide il gran sire {{R|45}}Che in piè si stava per inchiesta alcuna Pìran illustre e gli sorrise e disse: :Dimmi, suvvia, ciò che più brami. Illustre È tuo grado appo me. Se gemme ed oro, Se regno chiedi tu, se genti in armi, {{R|50}}Non io ti niegherò li miei tesori. Ovver, perchè ti scegli esta rancura? :Pìran che intese, al prence suo devoto, Baciò la terra e in pie levossi e disse: Eternamente loco tuo si resti {{R|55}}Il regal trono! La fortuna amica Altro asilo non ha veracemente Fuor che il tuo seggio! Da regnanti in terra A te vengono lodi, a te l’omaggio Da questo sole che risplende in cielo. {{R|60}}Per la fortuna tua, quanto più è d’uopo Ho veramente, palafreni ed uomini E edi mano vigor. Non è desìo Per me, signor, che niuno de’ tuoi servi </poem><noinclude></noinclude> inyas9j9mq9o03v326zqivwnkkfkz0m Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, IV.djvu/44 108 1013534 3895707 3891620 2026-09-07T09:58:09Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895707 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 41 —|}}</noinclude> <poem> {{R|5}}Ed a bagnar di lagrime le gote Incominciò. Dell’opra sua venuto. Eragli un pentimento, or che al compagno Tanto male egli ordì. Si rese in corsa Al loco designato in che sua via {{R|10}}Avea Bìzhen perduta, e per la selva Più volte s’aggirò nè vide alcuno, Nè udì canto d’augei. Corse e ricorse L’afflitto eroe per la foresta, il suo Amico in essa ricercando invano, {{R|15}}Quando repente lungi ne scoverse L’animoso destrier che apparve ritto Da le sponde del fiume. Avea le briglie Sconvolte e rotte, riversata a retro La sella, il labbro penzolante, iroso {{R|20}}L’aspetto e tristo. Avvidesi che ratto Era Bìzhen perduto e che in Irania Non tornava a que’ dì. Fosser catene O carcer tetro o un legno, avealo incolto Male per Afrasyàb. Gittò con ira {{R|25}}Gurghìn il laccio flessüoso e volse Dal tristo loco il piè, del suo misfatto Pentito forte in core, arte a difesa Cercante, e in pria dalla foresta ombrosa Trasse con sè di Bìzhen il destriero {{R|30}}E l’addusse alla tenda e là rimase Un giorno ancor. Di là si tolse poi, Corse d’Irania alle città, nè pace Trovò nè sonno per la notte e il giorno. :Ma d’Irania al signor come pur giunse {{R|35}}Novella di Gurghìn, quand’egli intese Che Bìzhen per la via seco non era, Non ne fe’ motto a Ghev, pur disïando Farne inchiesta a Gurghìn. Ma giunse intanto Anche a Ghev quell’annunzio or che perduto {{R|40}}Eragli il figlio suo forte e possente, </poem><noinclude></noinclude> 82ja7uommo5ml1z5h1i0xji55ntt1ut Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, IV.djvu/75 108 1013565 3895725 3891652 2026-09-07T10:06:40Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895725 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 72 —|}}</noinclude> <poem> L’invitto sire dell’irania terra Gurghìn a Rùstem condonò, lo trasse {{R|285}}Fuor da’ suoi ceppi e dall’oscura cava. :Da Rùstem chiese il re: Poi che andar brami A questa impresa, quanti vuoi d’armati E di tesori apertamente chiedi, Che d’uopo è assai che vengano compagni {{R|290}}Nella lontana via. Temo che affretti Sparger di Bìzhen l’innocente sangue Il maligno Afrasyàb. Egli è davvero Un uom di core impetüoso, e tutti Gli conferì maligno Devo un giorno {{R|295}}Gl’incanti e le malìe. Gli trarrà certo Dalla via dritta il cor, per che il garzone Ch’è maestro di spada, egli soppianti. Già nel secreto m’ordinai cotesto, Rùstem rispose al re del mondo. Inganno {{R|300}}Fia la chiave del nodo e in questa impresa Non vuolsi già precipitar. Con vesti Noi partirem di mercatanti e in quella Turania regïon staremo assai Con pazïenza. Reggere le briglie {{R|305}}Voglionsi in tanta impresa, e non è questo Tempo all’aste propizio, alle ferrate Clave e ai brandi lucenti. Oro qui vuolsi E argento e gemme prezïose in copia, E partir con la speme in fondo al core, {{R|310}}E là restar con ansia e tema. Vesti E tappeti addurrò, parte a far doni E parte a trafficar per dato prezzo. :Khusrèv come ascoltò quelle parole Di Rùstem battaglier, volle che ratto {{R|315}}Dagli antichi tesori il guardiano Tutte recasse innanzi a lui le cose Che il consiglier chiedea da lui. Disciolse Le sue sportelle il tesorier del sire </poem><noinclude></noinclude> ajt1syqltz9viavera5dbj5y7ulbagw Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, IV.djvu/76 108 1013566 3895718 3891653 2026-09-07T10:01:10Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895718 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 73 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> E fe’ più bella per monete fulgide {{R|320}}E per gemme la reggia. Il valoroso Sen venne ed osservò, quanto era d’uopo Scelse ratto per sè. Dieci cammelli D’oro fe’ carchi e di monete, a cento Di provvigioni e di molt’altre cose {{R|325}}Impose il carco. Al maggiordomo poi Fe’ tal precetto: Dell’iranio esercito Mille tu scegli cavalieri. Accinti Voglion esser dell’armi, e siano eletti Fra i più gagliardi che hanno eretto il capo, {{R|330}}Di gran nome quaggiù. Gurghìn ti prendi E Zèngheh, a Shaveràn nobile figlio, E Gustehèm, brando de’ forti. Il quarto Guràzeh sia, che suol guidar le schiere Nella battaglia ed è custode ai nostri {{R|335}}Campioni, al seggio, a la regal corona. Venga Ruhàm, Ferhàd, prode e valente, Ed Eshkès battaglier che qual leone Scende fra l’armi. Questi armati eroi, E son sette, a me vengano custodi {{R|340}}Della mia gente e di mie ricche merci. :E quei le cose più d’assai recarono, Così com’ei volea, tutto apprestando. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|IX. Partenza di Rustem.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 788-790).}} <poem> :Rùstem indisse a que’ gagliardi allora, Di clave armati, a trucidar nemici Avvezzi in guerra, d’apprestarsi in armi Al primo albor, quando a le regie porte {{R|5}}Sarìa disceso il maggiordomo. Ai primi Albori del mattin, quando s’intendono </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> liaovr5rrkp1vastwt9g87j2imd3rzr Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, IV.djvu/78 108 1013568 3895695 3891655 2026-09-07T09:54:05Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895695 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 75 —|}}</noinclude> <poem> Vesti dipinte, e voci e di sonagli Un tintinnar, qual di guerriere trombe {{R|45}}Di Tahmuràs, allegramente il piano Feano echeggiar, fin che giugnea quel prode Alla città che Pìran governava. :Ed era una città su quel confine Del suol turanio, e Pìran sì ne aveva {{R|50}}Inclita parte. Era alla caccia uscito Pìran allor, nè in quell’albergo illustre Stavasi alcun de’ suoi. Tornava alfine Di Vèsah il figlio dalla caccia, e venne Rùstem e il vide nella via. Di gemme {{R|55}}Empieva allora una dorata coppa E la coprìa d’un vel, due di gran prezzo Ei scegliea palafreni, auree le briglie, Di gemme ornati, ed a’ valletti suoi Affidavali intento. Ei li precesse {{R|60}}E rapido sen venne alla dimora Di Pìran. Fece a lui benedizione E disse: Inclito eroe, nessun t’è uguale In Irania e in Turania e per la sorte E pel valor, pel serto e di regnante {{R|65}}Per tanta maestà. Sei consigliere Del tuo signor, del trono suo la gloria. :Iddio ch’è luce sempiterna, fece Che Pìran mai nol riconobbe. Ei disse Con tale inchiesta: Oh! donde sei? Favella. {{R|70}}Come venisti camminando, e quale Uomo sei tu? — Son io tuo servo, disse, Iddio mi fe’ d’abbeverarmi il loco In tua città. Per trafficar, da Irania Venni in Turania e superai la via {{R|75}}Difficile e lontana. Io vendo e acquisto, Traffico e compro ogni derrata. Or questa Anima mia nell’amor tuo si affida, Che la speranza nel mio cor vittoria </poem><noinclude></noinclude> a3j9e2cmot0a83z5ty7zzogxo5hdu54 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, IV.djvu/122 108 1013613 3895716 3891700 2026-09-07T10:00:38Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895716 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 119 —|}}</noinclude> <poem> Ebbe affanno e dolor, per questa terra Gli occhi ei fe’ lagrimosi. Irania bella Era a que’ giorni misera e dolente, Era dolente il re, sì che di luna {{R|30}}Per il lutto d’Eràg’ splendor non era. Venne da Tur, venne da Salm l’orrendo Turbo de’ mali, e vïolenza incolse Eràg’ per essi. Là in Turania tutta, Dinanzi al popol suo, tu solo hai lode {{R|35}}Per l’amor tuo, per la tua tè. Ma falsa È questa lode omai, che non vegg’io Pace a te in core e vero amor. Quel saggio Prence d’Irania fe’ precetto e disse: :««Dolce tu gli favella e lusinghiero, {{R|40}}Che al tempo che vivea quel valoroso Siyavìsh regnator, unqua principio Ei non fe’ a male oprar, sì che ben grande Onore egli ha dinanzi agli occhi miei, Che innocente del sangue è veramente {{R|45}}Del padre mio tradito»». Or le tue colpe Da quel giorno fatal, poi che nessuno Offeso hai tu de’ principi d’Irania, Khusrèv cancella, e l’opre tue malvagie Opre oneste egli stima. E non è bello {{R|50}}Che tu qui cada per mia man trafitto, Anche se molte le peccata tue Sian davver, se pria ratto non ti coglie D’Afrasyàb nella guerra il tuo destino. Intanto, il figlio mio, questi d’Irania {{R|55}}Prenci animosi, il mio pensier faranno Aperto innanzi a te. Tu quel che sai Lor disvela ed esponi, e lor parola Attendi e chiedi. Che se ottien vittoria Su lor proposte la tua lingua, salvo {{R|60}}Dir ti potrai nel viver tuo, da grave Cura libero e sciolto, e la tua terra, </poem><noinclude></noinclude> 93njzs6z1go6mk8dkstbxbz6wzgbou5 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, IV.djvu/161 108 1013653 3895699 3891743 2026-09-07T09:55:05Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895699 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 158 —|}}</noinclude> <poem> Nella tenzone, onta a cercarsi o gloria Non verranno più mai principi alteri? :{{R|240}}Dal medio loco delle schiere innanzi Il destriero incitò per irne al campo Dagli steccati. Come agli occhi ei sparve Dell’esercito accolto, oh! per l’affanno Balzò il core di Ghev. Ei si pentìa, {{R|245}}Per la doglia del cor sanguigne lagrime Così versava. — Mira tu che sia Cura ed affetto per i figli! — Al cielo Ei la fronte levò, pien di rancura Per tanta angoscia il cor, trafitto il petto, {{R|250}}E disse inverso a Dio: Sire del mondo, Ora t’è d’uopo un guardo tuo rivolgere All’uom ferito al core! Oh! questo core Non volermi crucciar per Bìzhen mio, Che già posa il mio piè sul terren molle {{R|255}}Per lagrime del ciglio! A me tu il rendi, Almo fattor, dal viver suo distorna La rea fortuna! — Tumido nel core Di gran pensieri, venne il prode allora, Venne così con l’anima di duolo {{R|260}}Piena per ciò che fea quel giovin figlio. :Ei dicevasi in cor: Deh! che da stolto Offesa gli recai! Perchè le inchieste Cose non gli concessi? Ove l’incolga Per Humàn la sventura, e che mi fanno {{R|265}}Cinti e spade e loriche? Io rimarrommi Pieno d’ambascia e di corruccio e d’ira, Colmo per lui d’affanno il core, pieni Gli occhi di pianto! — E di là venne in corsa Rapido sì, come bufera in volta; {{R|270}}Al loco de l’assalto innanzi al figlio Si rese e gli parlò: Perchè ci tieni In angustia così? Vampo tu meni In luogo d’indugiar! Forse che tanto, </poem><noinclude></noinclude> h8gstpsutxlm9gz5j01e8p8trc2730y Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, IV.djvu/187 108 1013679 3895701 3891769 2026-09-07T09:56:14Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895701 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 184 —|}}</noinclude> <poem> Degli elefanti i timpani sul dorso, Conquisti Dehistàn, Gurgàn ancora E l’altra terra, rilevando al sole La fronte sua, che poi, con gli elefanti, {{R|265}}Gol trono mio, di Tus verrò su l’orme, Esercito adducendo al suo soccorso. Ma tu di Pìran dall’assalto mai Non ti ritrar; riordina l’esercito E chiedi poscia la battaglia. Come {{R|270}}Nestihèn ed Humàn gli furon tolti, Pensa che in pugno egli non stringe nulla, Fuor che dolor. Ma s’ei desìa la pugna Dai famosi d’Irania, al cenno suo Non ti sottrar. Quando animoso e ardito {{R|275}}Pìran ti chiede la battaglia, vile Non ti mostrar, ma gli va incontro quale Indomito leon. Per nuovo assalto D’Afrasyàb non pensar, ma in cor ti afforza, Ma non volger da lui la fronte indietro. {{R|280}}De’ tuoi nemici nell’orrenda pugna Sarai vincente, se però tu in core Non alberghi rancura. Oh! questa è mia Speranza inver che per la sorte amica Mi darà gioia Iddio!, chè penso e credo {{R|285}}Che al dì che dietro a’ prodi miei novello Stuolo di forti menerò, su quelli La vostra voglia toccherete voi, Levando al chiaro sol la vostra fama. :Di Kàvus re, di Tus, molti inviava {{R|290}}Saluti all’oste sua l’inclito sire, Quel foglio in suggellar. Lo porse al messo, Benedicendo fe’ suoi voti a Dio. :Poi che dinanzi da Khusrèv uscìa Hegìr famoso, quel signor d’eroi {{R|295}}Stette a consiglio con lo scriba. E tanto Era suo amor per l’ampio stuol de’ prodi, </poem><noinclude></noinclude> k594aswepx6dtm3ducl9sc4pdkicm01 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, IV.djvu/255 108 1013748 3895721 3891840 2026-09-07T10:03:31Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895721 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 252 —|}}</noinclude> <poem> È l’iranio signor! Possa mai sempre {{R|320}}Levarsi fino al sol la sua corona! Zèngheh di Shaveràn fra tanti eroi, Fra tanti prodi, è riserbato al decimo Combattimento. Ekhvàst per avversaro Gli fu per sorte, Ekhvàst, che mai non volse {{R|325}}D’alcun da la battaglia il capo in fuga. Ambo ghermîr le ponderose clave, Ekhvàst e Zèngheh, e suscitar contesa Oltra modo o ragion. Pei fieri colpi Grave la pugna si facea; d’un tratto {{R|330}}S’arrestar da la corsa ambo i destrieri D’arabo sangue, e detto avresti allora Che polso in quelli non battea. Ma quando Giù dalla volta cominciò a discendere Di questo cielo splendïente il sole, {{R|335}}Tutta avvampò quella vasta campagna Come rovente un ferro. Ecco, a’ lor posti, Eran feriti i cavalieri, e detto Avresti che di là più non poteano Muovere innanzi il piè. Sciolsero allora {{R|340}}L’un ver l’altro la lingua. Essi diceano: :Il petto avvampa al fiero ardor; ben vuolsi Posar alquanto e prender fiato e poi Alla battaglia ritornarci. — Andarono, I lor pugnaci palafreni addussero {{R|345}}In altro loco, e all’uno e all’altro i piedi Avvinsero con cura. In piè levaronsi Poi che fûr riposati, e s’apprestaro Novellamente all’ostinato assalto, Dell’odio alla tenzon. Sì come un fuoco {{R|350}}S’aggiraron con l’aste i cavalieri Della battaglia al designato punto; Ma in quella che cogliea propizio istante Zèngheh sul suo nemico, il suol profondo Nell’avventarsi sgretolò. D’un colpo </poem><noinclude></noinclude> pgndfk45s53g7kxablq7p1wqnf1gcsb Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, IV.djvu/283 108 1013777 3895708 3891869 2026-09-07T09:58:31Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895708 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 280 —|}}</noinclude> <poem> :Egregio amico mio, disse, tu andavi, E male uscì la mia battaglia! D’uopo {{R|45}}Era ben che tu in pria mi ricercassi, Pria d’arrivar nel loco ove fatale Tenzone ti attendea. Che se alleato Foss’io venuto a te della distretta Nell’ora, ad Ahrimàn fiero un assalto {{R|50}}Avresti dato ancor. Ma il reo nemico Ogni desìo si compie intanto; egli ebbe Ciò che tanto agognò! — Queste parole Bìzhen così dicea. Si scosse allora Gustehemme e dal cor trasse un profondo {{R|55}}Sospiro e così disse a Bìzhen suo: :Diletto amico mio, qui a me daccanto Non perderti così! Peggiore assai M’è di mia morte il tuo dolor; ma poni Sul ferito mio capo il casco mio, {{R|60}}Cercati modo perchè almen tu possa Da questi lochi alla presenza augusta Recarmi del mio re. Tanto mi resti Di vita almen, per ch’io rivegga ancora In viso il mio sovrano; e poi, se morte {{R|65}}Verrà, timor non è, che a noi la terra Sola è giaciglio destinato, e tutto Non muor colui che, vista ogni sua brama Compiuta omai, toccata ogni sua meta, Placidamente muor. Guarda tu ancora {{R|70}}Se addur teco potrai que’ due nemici, Preda a sgomento ed a timor, che Iddio Per questa mano trasse a morte, in sella Gittandoli. Se no, troncane il capo Dalla persona, e que’ capi già illustri {{R|75}}Un giorno e l’armi lor porta con teco, Perchè intendan gl’Irani orrido assalto Che a me dier qui. Tu allor, dinanzi al prence Signor del mondo, narrerai che a morte </poem><noinclude></noinclude> g11hpuyjwt2uxzmnmltkp6tbng2ege1 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, IV.djvu/299 108 1013794 3895710 3891885 2026-09-07T09:58:53Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895710 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 296 —|}}</noinclude> <poem> Nome gli dia di esuberante mare Ne’ suoi conviti, e di lïon che aspetto {{R|25}}Ha di sol, negli assalti. E testimonio Fanno quaggiù la terra e l’acque e in cielo La pupilla del sol, che prence in guerra A lui simìl non fu giammai, non tale In donativi, in nobile conato, {{R|30}}In gloria d’armi. Che se amor verace A guerriero furor non mescolasse, Anche le stelle dal profondo cielo Schiantar potrebbe l’ira sua. Gagliarda È sua persona, e tanti i suoi guerrieri, {{R|35}}Che varco fra di lor più non ritrova Aura che spira. Dietro all’ampio stuolo Settecento pur son schierati a lui Indomiti elefanti, e Iddio signore L’aita con Gibrìl. Da ogni sovrano {{R|40}}Tributo ei chiede, ancor da ogni famoso E da ogni loco. E s’ei non dan tributo, Danno lor terre, danno lor tesori E la corona e il seggio. Oh! chi oserebbe Violar suoi patti o la fronte superba {{R|45}}Sottrarre al cenno suo? — Ma splende il mondo Quand’egli appresta genïal banchetto, Quand’egli scende a guerreggiar, nel fulgido Usbergo suo d’un monte ha la sembianza. :Abu-’l-Kasìm, quel re di fermo core, {{R|50}}Che dall’artiglio d’un lïone affranca Timida belva, re Mahmùd, fra l’armi Atterra al suol d’ogni possente il capo. Fin che il mondo sarà, prence del mondo Oh! sia tal sire, e l’inclito vessillo {{R|55}}Cerchio di luna gl’incoroni! Pompa È del fulgido ciel sì gran monarca; Nelle sue cene egli è, pei doni suoi, Qual nuvola che spande. Ha senno antico, </poem><noinclude></noinclude> tba2b6cemyb23m12wpbaawoqmlm4c09 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, IV.djvu/337 108 1013834 3895722 3891930 2026-09-07T10:04:10Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895722 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 334 —|}}</noinclude> <poem> {{R|280}}Rùstem, famoso eroe. Sempre quel prode Figlio di Zal da vergognosa pace Traeasi a dietro e riserbava in core Di vendetta un desìo per fiera doglia Di Siyavìsh tradito. Oh! si mordea {{R|285}}Co’ denti il labbro e sovra quelli un torbido Sguardo volgea prence Khusrèv. Non questo, Disse, è dritto pensier, da questo campo In Irania tornar. Dove son essi, Nostri consigli e sacramenti, un giorno {{R|290}}Del sire mio congiunto alla presenza Pronunciati da noi? Se vivo restasi Prence Afrasyàb sul trono suo, deserta Irania andrà per lui. Qual recheremo A Kàvus re valevol scusa allora {{R|295}}Che gli occhi nostri leveremgli in fronte? Udiste voi quale da Tur, per voglia Di regal seggio e di corona, incolse Ad Eràg’ fortunato alta sciagura, E quale a Nèvdher per la man del sire {{R|300}}Afrasyàb, che gittossi impetüoso A trucidarlo; e per corona e seggio E per tesoro ei l’innocente uccise Principe iranio Siyavìsh. Ma intanto, Perchè qui venne un ciurmador turanio {{R|305}}Da quella gente con ardito incesso In fino a me, perchè desia con meco Una battaglia, impallidite voi Nelle gote, e perchè? Stupor di voi, Sì, sì, mi vien; ma la vendetta antica {{R|310}}lo crescerò, ch’io non credea giammai Che dal far guerra sciogliessero il cinto Tutti d’Irania i valorosi. Io certo Di quelli che cadean trafitti in campo Dell’iranico stuol, non vidi alcuno {{R|315}}Che per parole d’Afrasyàb la guerra Volesse abbandonar con tanta foga! </poem><noinclude></noinclude> 1g72qyhrtmmsw0a3e83e0m0pjt3cnsi Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, IV.djvu/377 108 1013876 3895704 3891973 2026-09-07T09:56:51Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895704 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 374 —|}}</noinclude> <poem> Che s’affrettasse, a Rùstem con tal cenno D’inviar si pensò: Di qui si fugge Il regnante Afrasyàb; certo che il preme {{R|370}}Di contrastarti gran desìo; ma tu Ordina i tuoi, sta preparato, restami E notte e dì con la faretra e i dardi. :Il messaggier dell’inclito sovrano Era qual si dovea, quale era d’uopo {{R|375}}Su quella via di sì difficil varco. Andò; com’egli giunse a la presenza Di Rùstem battaglier, vide che accinto Era dell’armi quell’eroe possente, Cuor di leone. Aveano i prodi suoi {{R|380}}Su l’omero le clave e ad uno ad uno Al dir del messaggier tendean l’orecchio; E quegli a Rùstem, qual messaggio avea, Ridisse aperto. Procurar la gioia Di suo messaggio era nobile intento. :{{R|385}}Ma di rincontro stavasi tranquillo, Senza querele, meditando in core La sua vendetta, re Khusrèv. L’accolta Preda quanta ella fu, tutta ei divise All’esercito suo, que’ padiglioni {{R|390}}E que’ recinti, le corone e i seggi; Indi gli uccisi ricercò pel campo, D’irania gente, e fe’ apprestar per tutti La benda funeral, dal tristo limo Li fe’ lavar, dal sangue ancora, e poi, {{R|395}}Conforme al rito de’ regnanti, allora Ch’ei sollevò dal sangue ivi raccolto E dal fango que’ corpi, eresse un alto E nobile sepolcro. Anche le sparse Provvigioni adunò, pose alla via {{R|400}}Le falangi de’ suoi, ratto le addusse Del turanio signor su le vestigia. :Ma il regnante Afrasyàb come pur giunse </poem><noinclude></noinclude> 1t5y02qfztgsu3mau0axzquszlyxf63 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, IV.djvu/424 108 1013925 3895700 3892024 2026-09-07T09:55:53Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895700 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 421 —|}}</noinclude> <poem> {{R|45}}Della speranza ad Afrasyàb, che udìa Quelle parole. Egli avviò le schiere, Egli in sella balzò, co’ prodi suoi All’assalto si accinse. Ecco! scendeano Qual corrente d’un fiume i valorosi, {{R|50}}Alla pugna affrettati, e in quell’assalto Non tumulto si fe’, non apparecchi, Non furon voci, non squillar di trombe. :Ma ratto che giugnean questi gagliardi Alle chiostre d’Irania, alto levossi {{R|55}}Di corni un suono, e un fremer di timballi Sul culmo dell’arcion sorse improvviso De’ cavalieri e fu spiegato in alto Il nero drappo di Turania. Quale Era più innanzi dell’accolto esercito, {{R|60}}Il destriero incitò sì che levossi Un fero grido, ma cadeano assai De’ cavalieri entro la fossa, e gli altri Si ritraean dal periglioso assalto. Per questa parte e dal deserto allora {{R|65}}Venne Rùstem correndo e il ciel sereno Intenebrava alla sconvolta polve De’ cavalieri; dall’opposta parte, Figlio di Gùderz, Ghev, con quell’illustre Principe Tus, accorse tosto, e intanto {{R|70}}Di timpani un fragor, di trombe un suono Di fronte si levò, che s’avanzava Il re dei re col suo vessil di Kàveh Spiegato al ciel. Balenava d’azzurro L’etra all’intorno per le molte spade {{R|75}}Dei cavalieri, e già s’udìan coteste Grida nel campo: «Dalli!, piglia!, legalo!, Uccidilo!», e smarrian gli uomini il senno E fermezza i destrieri. In quel tumulto Si fean due laghi d’atro sangue, e l’onda {{R|80}}Di quel sangue scorrente il suol dintorno </poem><noinclude></noinclude> cfz9gamuv0hn7f3b2159w9pq6bnnddx Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, IV.djvu/465 108 1013968 3895724 3892065 2026-09-07T10:05:25Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895724 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 462 —|}}</noinclude> <poem> In muschio eletto, in redini dorate, In destrieri, in collane, in troni eccelsi, In giovinetti, in fulgidi tappeti, In drappi tolti in Cina, in quante cose {{R|20}}Nasceano ai campi di Mekràn, in forti Giovenchi a strascinar carri sonanti (Quarantamila fûr cotesti), il sire Tutto mandava a sè dinanzi, e ognuno Diceasi allor: Davver! che mai non vide {{R|25}}Alcuno d’oggi in pria, nè mai fu in terra Preda maggiore di cotesta! — L’ampio Stuol de’ prodi era tal, che in monte e in piano, La notte e il dì, passavano le squadre, E quando gli occhi suoi levava il duce, {{R|30}}Un drappello giugnea di tanto in tanto Alla sua stazïon. Così discese Fino a Ciàci il gran re, quivi sul trono Che d’avorio splendea, la sua corona Sospese in vista. In Soghd ebbe sua stanza {{R|35}}Per giorni sette e più; vennergli innanzi Telimàn e Khuzàn, prenci famosi. A città di Bukhàra indi si trasse, E sparve il bruno suol sotto a le dense Falangi. Ivi mangiò, riposò ancora {{R|40}}E sette giorni ivi albergò; ma quando La settimana incominciò seconda, Dolente assai per li trascorsi eventi De’ giorni antichi, sospiroso e mesto E con tunica intatta a un tempio eccelso {{R|45}}Venne del Fuoco. Tur l’avea costrutto, Il figlio di Fredùn gli erti pinnacoli Dentro erettivi ancor. Venerabondo Nel cospetto di Dio santo e verace, Sul nero suol chinò la fronte sua {{R|50}}Prence Khusrèv, gittando ai {{Ec|secerdoti|sacerdoti}} Oro ed argento, su l’ardente vampa </poem><noinclude></noinclude> ti1ugtbwdpmanconnj1fqcqncq55i0w Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, IV.djvu/499 108 1014003 3895713 3892100 2026-09-07T09:59:51Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895713 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 496 —|}}</noinclude> <poem> Alla sua terra e alla natia dimora. {{R|185}}Ma in pria fe’ cenno che venisse a lui Il regio scriba. Un’epistola in seta Costui gli scrisse a Gustehemme, illustre Figlio di Nèvdher, per che ratto al suolo, Con molto onor, d’Irania si rendesse, {{R|190}}Tutta quell’ampia regïon facendo Libera a Gihn, per alcun loco mai Non indugiando, non fermando il passo. :Al primo albor, nel tempo che de’ galli Odesi il canto, di timpani un fremito {{R|195}}Di Gihn levossi da l’ostello. Ratto In arcioni ei balzò, scese in Turania, Per il lungo sentier fra molti segni Di gioia e festa. Come accanto ei giunse A turanie città, trascelse un inclito {{R|200}}Messo d’orme preclare e sì gli disse: :Tu vanne a Gustehèm. Tu gli dirai Ogni cosa di noi. — Quel messaggiero Tosto che udì motto del prence, in guisa Di turbine invasor, la lunga via {{R|205}}Correndo superò. Con mente giusta, Con giusta intenzïon, come fu innanzi A Gustehemme, che dal prence iranio Gihn là venia, dissegli aperto. Allora Che quell’annunzio Gustehemme intese, {{R|210}}Mosse Gihn a incontrar per la sua via, E tosto s’adornar per la Turania Le munite città, vino fu chiesto Con musici e cantori. Allor che scese Gihn valoroso in sua città, qual era {{R|215}}De’ prenci antichi nobile costume, Furono appesi in ogni loco intorno Drappi lucenti, e per le vie, pei borghi, Monete si gittâr. Sedette al trono Di re Afrasyàb il nuovo sire, e intanto </poem><noinclude></noinclude> c5dm3sb4ff7ca4u613rpiubynfgksu7 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, IV.djvu/515 108 1014019 3895697 3892116 2026-09-07T09:54:47Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895697 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 512 —|}}</noinclude> <poem> Già per te sopportò, ch’ei le portava Per ricchezza ottener così tu sappi. Sciogli adunque i tuoi doni, a chi n’è degno, Li dispensando, che non lungo tempo {{R|35}}Tu qui ancora starai. Scegli all’altezza Del regal seggio un re, sì che tranquilla Viver possa per lui sovra la terra Anche de’ bruchi la famiglia errante. Il regno ad altri conferito, a nullo {{R|40}}Riposo ti lasciar, che già di tua Partenza l’ora s’avvicina. Intanto Con tal virtù cresce Lohràspe. A lui Tu dona il regno e la regal cintura E il seggio tuo. Così, come chiedesti {{R|45}}A Dio signor, tutto è per te. Ti leva, Senza morir, da questa terra, e sali A quel loco di Dio. — Molte altre cose In secreto gli disse, e meraviglia Per tale annunzio ebbe l’iranio sire. :{{R|50}}L’affaticato re, come destossi Dal lieve sonno, molle intorno il loco Scorse del suo pregar per le cadenti Stille copiose di sudor. Piangea, La gota al suolo umilïata, e a Dio {{R|55}}Benedicea compunto. Oh! s’io m’affretto, Disse, ad uscir dalla terrena vita, D’ogni brama del cor da Dio sovrano Ottenni il compimento! — Ei venne allora, Al seggio imperïal rapido venne, {{R|60}}Con un ammanto ancor non tocco in mano. Il cinse ratto e su l’eburneo trono, Senza monil però, senza corona E braccialetti, il gran monarca assise. </poem><noinclude></noinclude> 73mi6916h8v67icumcu8pogqp4i5jfr Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/6 108 1014795 3895401 3839717 2026-09-06T14:24:44Z Alex brollo 1615 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895401 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Gatto bianco" /></noinclude> {{ct|f=180%|t=1|v=0|w=2px|L=3px|{{Sc|FIRDUSI}}}} {{Rule|t=1.5|v=0.5|4em}} {{ct|f=400%|t=4|v=1|w=0px|L=0px|{{Sc|IL LIBRO DEI RE}}}} {{ct|f=130%|t=1.5|v=1|w=2px|L=2px|{{Sc|POEMA EPICO}}}} {{ct|f=90%|t=2|v=1|w=5px|L=1px|{{Sc|RECATO DAL PERSIANO IN VERSI ITALIANI}}}} {{ct|f=70%|t=1.5|v=0|w=0px|L=0px|{{Sc|DA}}}} {{ct|f=170%|t=1.5|v=1|w=5px|L=5px|{{Sc|ITALO PIZZI}}}} {{smaller block|<poem>{{Blocco a destra|larghezza=70%|{{Indent|1|L’epopea persiana, nel suo insieme, produce l’impressione dell’incommensurabile, simile alla vista del cielo stellato, che riunisce nei suoi fulgidi sistemi di stelle l’infinita pluralità dei mondi.}}}} {{Blocco a destra|margine=20px|{{Sc|{{AutoreCitato|Adolf Friedrich von Schack|Schack}}.}}}} </poem>}} {{Rule|t=3|v=0.5|4em}} {{ct|f=100%|t=1|v=0|w=1px|L=1px|{{Sc|VOLUME SESTO}}}} {{Rule|t=1|v=0.5|4em}} {{ct|f=90%|t=8|v=0|w=0px|L=0px|{{Sc|TORINO}}}} {{ct|f=100%|t=1|v=0|w=5px|L=5px|{{Sc|VINCENZO BONA}}}} {{ct|f=80%|t=1|v=0|w=2px|L=0px|Tipografo di S. M.}} {{Rule|t=0.7|v=0.5|1em}} {{ct|f=120%|t=0.5|v=1|w=0px|L=5px|{{Sc|1888}}}}<noinclude></noinclude> cikwf9edm9fsu54d2rsgbdham992ubp Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/12 108 1014801 3895422 3892878 2026-09-06T15:47:15Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895422 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 7 —|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|II. Sogno di Bâbek.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1365-1366).}} <poem> :Ratto che Dàra cadde ucciso in guerra. Precipitò della sua casa illustre Il chiaro giorno. Ma giocondo figlio Ei si avea, di gran senno e battagliero, {{R|5}}Sasàn di nome. Com’ei vide in quella Guisa trafitto il padre suo, caduta Come vide la sorte a’ prenci irani, Ratto ei fuggì da l’esercito greco, Nè dentro al laccio della rea sventura {{R|10}}Sè medesmo impigliò. Misero e gramo In India si morì. Ma un piccioletto Figlio restava di Sasàn, e il padre, Per questa via, chiamavalo del nome Di Sasàn parimente, e ciò si fece {{R|15}}Fino alla quarta genitura. Ei vissero Quali pastori o cammellieri, e trassero In gravi cure e fatiche e travagli Del viver loro tutti gli anni; e allora Che di Babèk giunse a le case un giorno {{R|20}}D’esti figli il minor, scese ne’ campi E de’ pastori vi scoverse il duce. :Forse che per mercede, egli dicea, Un uom fè d’uopo, qual per trista sorte Passa di qui? — Di que’ pastori il duce {{R|25}}Lo sventurato a sè raccolse e il tenne La notte e il giorno tra fatiche e stenti. Ma poichè laborioso ei si mostrava, Assai gli piacque, e duce de’ pastori Si fe’ il nuovo pastor fra quegli armenti. :{{R|30}}Babék, il figlio di Rudyàb, dormìa </poem><noinclude></noinclude> 23q34m2lmxos9n7hg9kkijts8nfcpfv Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/39 108 1014832 3895413 3892905 2026-09-06T15:24:03Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895413 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 34 —|}}</noinclude> <poem> Kharràd, nome a costui. Quand’egli ’I prese E seco il trasse, afferrate le briglie, Avvinto nel cospetto egli l’addusse Di quel, voglioso di possanza. Allora {{R|175}}Che Ardeshìr Ardevàn scorse da lungi, Re Ardevàn si balzò dal suo destriero, Ferito al corpo d’una freccia, l’anima Fosca e dolente. Al carnefice allora Fe’ comando Ardeshìr: Tu va, tu prendi {{R|180}}Il nemico del re! Con una spada Per metà ne dividi la persona E de’ nemici il cor d’alto spavento Così fa ingombro. — E il carnefice andava E il comando eseguìa. Così disparve {{R|185}}Da questa terra l’inclito signore. Del cielo antico questa è l’opra, ed ora È contro ad Ardevàn, ora ella è contro Ad Ardeshìr! Ma qual fino a le stelle Sublime innalza, misero dipoi {{R|190}}Ella consegna de la terra al grembo. :Anche due figli d’Ardevàn prigioni Vennero allor, sì che cadea la stirpe Tutta d’Arìsh per lui. L’inclito sire Al carcere mandò, con duri ceppi {{R|195}}Avvinti al piè, que’ due meschini; gli altri Ch’eran figli maggiori, all’aspro assalto Sfuggir veloci, nè della sventura Ne’ lacci s’impigliar. Sceser piangendo In India alpestre, e degna cosa invero {{R|200}}Anche saria che tu di ciò narrassi Alcuna istoria. Ma quel campo orrendo Tutto fu ingombro di cinture sparte, Di redini divelte e d’armi ancora D’ambe le schiere, anche d’argento e d’oro, {{R|205}}E il re fe’ cenno che raccolta fosse La ricca preda. A le falangi sue </poem><noinclude></noinclude> h6uxcwhrsiimgengj7w8ij6b65kl8td Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/47 108 1014840 3895418 3893145 2026-09-06T15:34:26Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895418 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 42 —|}}</noinclude> <poem> E di gaia natura, un uom vivea; Heftvàd il nome suo. Deh! perchè mai {{R|35}}Così ne andava il nome suo? Ne andava Così quel nome perchè sette avea Figli nobili Heftvàd. Sola una figlia Avea, diletta al cor, che pregio alcuno Ei non ponea nell’aver figlie assai. {{R|40}}Ed or, sì avvenne che sedeano un giorno Co’ fusi lor le giovinette al monte In ampia schiera e ciò che avean di cibi In comune ponean, lasciando al tempo Di lor pasto frugal gl’intorti fusi; {{R|45}}A-venne ancor che quella giovinetta Fortunata d’Heftvàd un picciol pomo Che il vento scosse dal natio suo ramo, Vide a mezzo la via. Rapidamente Ella il raccolse; e tu frattanto ascolta {{R|50}}Del prodigio la storia. — Allor che morse La giovinetta da le belle gote Il picciol frutto, dentro vi scoperse Un verme ascoso. Fuor dal pomo il trasse Con le sue dita e acconciamente il pose {{R|55}}De’ fusi nel forzier. Quand’ella poi A trarre incominciò dal cofanetto La candida bambagia, Ecco! ella disse. In nome del Signor che non ha pari. Non ha compagni, portentosa cosa {{R|60}}Oggi a voi mostrerò filando intenta Dietro la sorte d’esto verme, ascoso Nel pomo rubicondo. — Intorno a lei Riser gioiose le fanciulle, liete Ne’ volti lor, mostrando le argentine {{R|65}}File dei denti, e quella si filava Due cotanti di ciò che in un sol giorno Filar solea, si che ne scrisse il computo Su l’arena del suol, poi di là venne </poem><noinclude></noinclude> 0uh7e5y54826z8hfb15ewmociuy4i24 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/48 108 1014841 3895616 3893163 2026-09-07T08:13:23Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895616 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 43 —|}}</noinclude> <poem> Pari a nembo di fumo, ed a la madre {{R|70}}Quanto filato avea mostrò festante. :Lei benedisse con amor la madre In questi accenti: Nobil frutto avesti, Vaga fanciulla mia, candida luna Che hai l’aspetto di sol! — Due volte tanto {{R|75}}Di ciò ch’ella solea recarsi al giorno, Al primo albore le assegnò la madre, Di materia a filar. Tosto che giunse Da quella schiera di fanciulle industri, L’anima e il cor con la persona intenta {{R|80}}All’assiduo filar, così ella disse A le donzelle di gran nome: O dolci Compagne mie di bella sorte, in volto Come lune leggiadre, io d’esto verme Per la nobil fortuna in tanta copia {{R|85}}Il filo trassi, che non anche d’altro A me venne bisogno all’opre industri. :E filavasi allor ciò che recato Aveasi in pria, sì che dell’altro ancora Ove stato vi fosse, a lei venuto {{R|90}}Bene all’uopo sarìa. Seco alle case Recava poi ciò che filato avea Acconciamente, e il cor della sua madre Si fea per lei quale giocondo e lieto È paradiso. Intanto, ogni mattina, {{R|95}}Un morsellin di quell’agreste pomo A quel verme porgea la giovinetta, Dal volto di Perì, poi quel cotanto Ch’ella accrescea di quella sua bambagia, Qual donna incantatrice, ella filava. :{{R|100}}Avvenne ancor che un dì la madre e il padre Così diceano a la fanciulla industre: :Tanto tu fili! Forsechè, o leggiadra, Un patto festi quale di sorella Con alata Perì? — La giovinetta </poem><noinclude></noinclude> o6ca6vhfxaflxyoqwceipre6pfjpa39 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/53 108 1014846 3895615 3892918 2026-09-07T08:12:59Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895615 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 48 —|}}</noinclude> <poem> E dispensò con rapido pensiero Monete ed armi. Furïando venne A Heftvàd incontro, e di quell’uom d’abietta E vil natura la superba fronte {{R|35}}Al cielo si levò. Recò tesori Dal suo castello ed armi ancor, se bene Vil cosa innanzi a lui fosse l’esercito, Fosse la pugna. Ma il maggior de’ figli Era lungi da lui. Quand’egli seppe {{R|40}}Qual guerra al padre suo già già toccava, Da’ suoi riposi e da’ suoi lunghi sonni E da sue cene egli levossi e ratto A questa sponda si recò del mare Su navicelli. L’uom che amò sua gloria, {{R|45}}Shahùy nome si avea. Protervo egli era, Maligno e reo. Così, su navicelli, Ad Heftvàd ei ne venne, e il cor del padre Ben s’allietò pel figlio suo. Ma poi, All’ala destra dell’accolto esercito, {{R|50}}Suo loco ei fe’, che duce era de’ prodi E ordinator de le sue schiere. Intanto Ordinate si stavano le due Nemiche squadre e piena avean la mente D’un ardor di battaglia e lor tesori {{R|55}}Di dovizie ricolmi. A quei guardava Prence Ardeshìr dal loco suo. Davvero! Che dell’uom giovinetto il cuore aperto Invecchiò allor nella rancura grave! Ma le due genti trassero da questa {{R|60}}E quella parte lor contrarie schiere. Le spade scintillâr, levossi ardore D’aspra tenzone, e come poi dal dorso Degli elefanti strepito ne venne Di timpani sonori, ecco! a due miglia {{R|65}}La gente ne stordì. Clangor di tube Anche levossi allor, la terra intorno </poem><noinclude></noinclude> fkir0c1h3vpt157nsuoorolqhk8x87b Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/55 108 1014848 3895426 3892920 2026-09-06T15:50:46Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895426 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 50 —|}}</noinclude> <poem> Lungo indugiar del lago in su la riva, Dell’angustia in che egli era al contrastato {{R|105}}Campo dell’armi, chiuse omai le vie A provvista di cibi, ecco! ei discese Di Gihrèm da le mura alla reale Stanza correndo e da ogni parte seco Innumerevol schiera si condusse. {{R|110}}Tutti i tesori egli disperse e molte All’esercito suo sportelle diede D’auree monete, e serti ancor. Novella Prence Ardeshìr quando ne avea, su l’orlo Del suo laghetto d’un pensier la mente {{R|115}}Ebbesi ingombra e disse: Oh! perchè mai, La casa mia senza curar, battaglie Qui venni ad ingaggiar con gente estrana? :Dell’esercito suo tutti i magnati A sè raccolse e di Mihrèk assai {{R|120}}Parole egli ebbe. O duci di guerrieri, Disse, che vi pensate, or che si fece Angusta a noi regal possanza? Molto D’amaro inver da la nemica sorte Io gustai, nè travaglio era al mio computo, {{R|125}}Qual da Mihrèk mi venne. — Ad una voce I prenci rispondean: La rea sventura Mai non ti guardi dentro a le pupille! Che se Mihrèk è il tuo nemico ascoso, Perchè dovresti col dolor dell’alma {{R|130}}La tua vita cercar? Grandezza illustre Hai tu, la terra è tua, tutti noi siamo A te servi e comando a te si spetta. :Le mense di apprestar fe’ cenno allora, Di cercar vino ed auree tazze e musici {{R|135}}E cantori pur anco. Alquanti agnelli Su la mensa imbandir, poi tutti insieme Si volsero a cibar; ma quando il pane Prence Ardeshìr gustava incominciando, </poem><noinclude></noinclude> foxqlf2ky8ev0b5h1hm5dmn6amzdhta Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/66 108 1014859 3895443 3892931 2026-09-06T19:38:37Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895443 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 61 —|}}</noinclude> <poem> De’ prodi suoi. Ma rapido scendea Dal castello Ardeshìr, sì che gli andava Shehrghìr incontro a pié. Recaron tosto Con sue briglie dorate il palafreno {{R|35}}Del prence iranio di bel nome in terra, Ed ei su vi balzò. Fe’ cenno allora Il gran signor che del laghetto in riva Due fosser posti smisurati legni, Confitti al suol. Sospendere ai due legni {{R|40}}Ambo 1 nemici ei fe’, viventi ancora, E degli avversi dal suo sonno ignavo Il cor sopito ridestò. Balzava, Egli Ardeshìr, dal mezzo di sue schiere E i due sospesi di volanti strali {{R|45}}Con un nembo uccidea. Diè alla rapina Lor dovizie dipoi, sì che n’andava Ricco di preda quel drappel di forti, Che quante nel castello erano accolte Cose da questa a quella banda, tutte {{R|50}}Recarono i valletti a piè del muro, Ed ei la preda più al suo cor gradita Fra tante cose prezïose, ratto Di Maestate d’Ardeshir ali alte Porte invïava. Su quel monte poi {{R|55}}Eresse un tempio al divo fuoco e quivi Di Mihr e di Sadèh solenni i riti Rinnovârsi per lui. Il trono e il serto E quella terra, allor, diede a que’ suoi Ospiti cari di vigil fortuna, {{R|60}}E di là si tornò lieto e beato E vincitor, di Persia per la terra Disseminando di giustizia l’opre. Come poi dal riposo avean conforto Ed uomini e cavalli, ei le sue schiere {{R|65}}Trasse fino a Shehrzùr. Alquante genti In Kirmàn invïò con un eletto </poem><noinclude></noinclude> azx4t8q3rq8bkhzlt807equglok7cie Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/68 108 1014861 3895591 3892933 2026-09-07T08:06:19Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895591 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" /></noinclude><section begin="s1" /> {{Ct|f=140%|v=1|t=3|I RE SASSANIDI}} {{Rule|2em|t=1|v=3}} <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t01|I. Il re Ardeshîr Bâbekân.}} {{Rule|2em|t=1|v=3}}<section end="s2" /><section begin="s3" /> {{Ct|c=t1|I. Avventura di Ardeshìr con la figlia di Ardevàn.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1391-1394).}} <poem> :In Bagdad, sovra un trono in bianco avorio, Sedette allora e si posò sul capo Il serto imperïal, luce del core, Prence Ardeshìr, cinto agli eretti fianchi {{R|5}}D’una cintura, con in man la clava De’ monarchi d’Irania, adorna in pria In bella guisa la regal sua sede. :D’allora in poi il dissero le genti Re de’ regnanti e alcun da re Gushtàspe {{R|10}}Discerner nol potea. Quand’ei si pose Di sua grandezza la corona in fronte, Sovra quel seggio suo, lieto e beato Di sua vittoria, così disse: In terra È la giustizia il mio tesoro e il mondo {{R|15}}Già si rinnova per la mia fatica Intorno intorno. Questo mio tesoro Niuno da me si rapirà, che male Incoglie all’uom per l’opre sue non belle. </poem><section end="s3" /><noinclude></noinclude> i1bfergc69jk1preov6ytmcswcfjjj1 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/82 108 1014875 3895620 3892947 2026-09-07T08:14:30Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895620 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 77 —|}}</noinclude> <poem> Di lieta sorte e di parlar verace, {{R|40}}Mira agli astri del ciel perch’io mi sappia Quando avrò pace dagli assalti e quando Avrò la terra in poter mio. Se questo Non sarà, tu mi di’ quand’io senz’ombra Sarò d’affanno e quando mai disperdere {{R|45}}Non dovrò il tesor mio di questa guisa». :A Kayd in India, co’ suoi doni ed altre Cose elette a gittar, ne andò correndo Il regal messo. Ciò che disse a lui Il re dei re, gli disse ratto e sciolse {{R|50}}Dall’intimo del core ogni secreto. Kayd gli fe’ inchieste e sollecito andava, Dietro a le inchieste sue, volgeasi all’arte Di suo saper, di sua destrezza. Innanzi Astrolabi ei recò, gli astri si pose {{R|55}}A noverar, si prese in grembo d’India Astronomica tavola. Del cielo Alto e sereno l’opre ei computava Quanto a frutto vital, quanto a dovizie, Quanto a periglio ed a rancura, e al messo {{R|60}}Così parlò: D’Irania e de la stella Dell’iranio signor computo feci. S’ei la semenza sua con quella stirpe Mista farà ch’è di Mihrèk del seme, Progenie di Nush-zàd, con molta pace {{R|65}}Ei sederà sul regal trono e d’uopo Ei non avrà di mandar schiere attorno In ogni parte. Crescerà il tesoro E la fatica scemerà. Tu vanne. Odio maligno non pensar nel core {{R|70}}Contro una terra e l’altra. Ove cotesto Faccia l’inclito re, sua veramente Irania diverrà; qual vuole e cerca, Ogni desire egli otterrà del core. :Donava il messaggier d’alquante cose </poem><noinclude></noinclude> 62k9x3m5vam0o7vwpu6fyod9px7ca0u Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/87 108 1014880 3895608 3892952 2026-09-07T08:10:56Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895608 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 82 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Veracemente. — Nei nostri giardini, Shapùr le disse, contro a’ nostri amici {{R|100}}La vendetta non cresce. Or dimmi adunque, E sgomento per me dentro al tuo core Non albergar, non per quel giusto sire Inclito e grande. — Per la giusta via, Dissegli allora la fanciulla, sappi {{R|105}}Ch’io di Mihrèk, dell’infelice prole Di Nush-zàd, son la figlia. Accorto e pio Tal qui m’addusse piccioletta e a questo Di castelli signor, ricco di pregi, Sì m’affidò. Ma per timor di quello {{R|110}}Inclito re d’Irania tua, qui fui A trar l’acqua costretta e a servil stato. :Andò Shapùr e investigò quel loco, Fin che dinanzi a lui stettesi in piedi Il signor del villaggio. Or tu mi dona, {{R|115}}Dissegli il prence, questa tua fanciulla Di sì leggiadro volto e in testimonio Il ciel ti prendi in ciò. — Conforme al cenno, Gli die la figlia de’ villaggi il sire, Secondo il rito di chi il Fuoco adora. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|V. Nascita di Ormuzd.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1401-140-2).}} <poem> :Nè lungo tempo si passò, che tosto, Come vivida rosa, a recar frutti Venne colei, qual agile cipresso Nella persona. Nove lune in cielo {{R|5}}Ratto che si mutâr, venne un infante D’ugual grandezza da colei, leggiadra Qual luna in volto. Isfendïàr diresti Che tornato era allora, o veramente </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> h20ahgu3hlrgm7i4e3363t2aprmfic3 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/111 108 1014904 3895622 3892976 2026-09-07T08:14:53Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895622 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 106 —|}}</noinclude> <poem> :Questo mio patto tu ricorda e quelle Parole de’ maligni abbiti in conto {{R|10}}D’aura fugace. Ma le mie parole Come avrà’ udite, tu le adopra intento, Se pur discerni da le cose indegne Cose che hanno valor. Di mia giustizia Con la vindice spada, io l’ampia terra {{R|15}}Ordinai tutta e rispettai valore D’uom di nobile stirpe. A me soggetto Poi che fu tutto il mondo in giusta via, Il suol si accrebbe, ma la dolce vita Per me scemava; e come gran travaglio {{R|20}}Qui da noi si portò, caddero stille Del sudor nostro, ma il regal tesoro S’augumentò. Fatiche e godimenti Or son dinanzi a voi, umile stato Talvolta ed alto grado anche talora. {{R|25}}Di questo ciel che muove in alto, questo È costume verace. In alcun tempo Duolo ei reca, ed amor spiega talvolta, E la fortuna è veramente quale Palafreno restìo, che sempre, in mezzo {{R|30}}A molto ben, ti reca di malizia Il tratto ingannatore. Anche talvolta Ella è destriero mansüeto, quale Per bontà ch’egli ha in cor, leva la testa. Deh! sappi, o figlio mio, ch’esta fallace {{R|35}}Dell’uom dimora non mantien beato, Senza grave timor, chi vi discende. Ond’è che tu ti guarda alla persona. Pregio serbando di saggezza, ratto Che tu non voglia che a misero fine {{R|40}}Approdino i tuoi dì. Che se il monarca Loda la fè, come sorelle insieme Fede saranno e dignità sovrana, Che regno e fè così fra lor son saldi, </poem><noinclude></noinclude> 83wzvk4h7dc7enaj4rtze53mwrcgsie Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/118 108 1014911 3895595 3892983 2026-09-07T08:07:18Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895595 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 113 —|}}</noinclude> <poem> {{R|260}}In Persia feci un dì; l’altra cittade È Ormùzde di Ardeshìr. Per l’aria sua Garzon diventa l’uom già vecchio, e bello È de’ Khùzi per essa il suol profondo, Pieno di genti e d’acque e di guadagni {{R|265}}E di perigli. D’Ardeshìr Piscina È la quarta città, che d’orti è piena E di roseti e di laghetti. Due Sono in la terra di Bagdad, sull’acque Dell’Eufrate correnti, e ricche sono {{R|270}}Di fonti e di quadrupedi e di folte Erbe dovunque. Chiamerai tu queste Di re Ardeshìr i monumenti, e ratto Che udito avrai questa parola, in mente Tu la ricorda. Or noi già per la tomba {{R|275}}Apprestammo i fardelli, e tu mi assegna Ratto la bara e via disgombra il trono. Molte fatiche tollerai nel mondo In manifesto ed in secreto; or tu Per la giustizia tua l’anima mia {{R|280}}Rendi beata e sii vincente e lieto In ogni tempo sovra l’alto seggio! :Disse, e d’un tratto s’oscurò la sua Regal fortuna. Oh! la regal sua fronte E la corona e il trono! — È questa adunque {{R|285}}Del mondo lieto e la legge e il costume, Nè mai sarà che l’intimo secreto Ei ci disciolga. Deh! colui beato Che non vedea real grandezza! D’uopo Non gli fu mai discendere dal trono {{R|290}}E disparir. Ma tu, per ogni via, Opri e lavori, nè però si resta L’uom quaggiù sempre e niuna cosa intatta. Alfin, noi tutti al suol profondo e greve Sarem congiunti, e ci fia d’uopo allora {{R|295}}Sotto al funereo vel celar le gote. </poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VI}}||8}}}}</noinclude> e1j6hh0wuyb88pj86bpyuxi62tpsaqi Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/128 108 1014921 3895428 3892993 2026-09-06T15:52:26Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895428 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 123 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> De’ filosofi greci maestrìa Parte in opra qui poni, in questa terra, {{R|205}}In questo mio confin. Quando poi giunga Alla mia casa il ponte che farai, A me tu vieni perchè mio tu resti Ospite caro, fin che vivi, in molta Sicurezza e letizia e lungi sempre {{R|210}}Dalla sventura e da la man proterva D’Ahrimàn fraudolento. — Allor si pose Bezanùsh in quell’opra e quel gran ponte In anni tre compì. Ratto che il ponte Fu compiuto per lui, si mosse il prence {{R|215}}Da Shustèr e ne venne al suo palagio Dirittamente volto. Ecco! regnava E per giustizia e per consiglio eletto Prence Shapùr, con alta la fortuna Ed inconcusso il trono suo regale. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|II. Il re Ormuzd figlio di Shapûr.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1420-1424).}} <poem> :Poi che trascorsi fùr trent’anni sopra Due mesi ancor, del prence si dispersero E gloria e maestà. Comando ei fea Che Ormùzd innanzi là venisse, e allora {{R|5}}Così parlò: Del bel giardin la faccia Impallidisce omai. Veglia tu adunque E reggi il mondo e prence sii sovrano A giustizia congiunto. Anche fiducia Non porre in grado imperïal, ma leggi {{R|10}}E notte e giorno di Gemshìd le carte. Nulla al mondo farai fuor che a giustizia Opre conformi ed atti onesti. Agl’infimi Tu sii difesa e de’ prenci la gloria. </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> h9t585t91b0n1qxe0t0wdfxplph3rvo Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/176 108 1014969 3895598 3893040 2026-09-07T08:07:33Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895598 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 171 —|}}</noinclude> <poem> Iva degno quel volto. Un raessaggiero Ei si cercò dall’anima serena E de’ confini l’invïò al custode E dissegli: Apparia novellamente {{R|10}}Di re Shapùr la maestà. Raccogli Da tutte parti esercito guerriero. :Del sacerdote il messaggier, correndo. Venne dal loco suo fino alle case Del guardïan de le frontiere. Il dùce {{R|15}}Alle parole sue si fe’ gioioso E ratto fino al suol le gote sue Chinando appose e a Dio si volse e disse: :Giusto Signor di questa terra, indegna Adorazion saria qual io facessi {{R|20}}Ad altri fuor che a te! Chi mai sapea Che re Shapùr tornasse i prodi suoi A riveder, che rivederlo ai prodi Oggi dato qui fosse? Oh! grazia è questa Che da te vien, Signore, unico Iddio, {{R|25}}Del mondo reggitor, guida ai mortali Ad opere leggiadre e a forti imprese! :Quando la notte il negro suo vessillo In alto sollevò, quando alla luna Dintorno si mostrar le bianche stelle, {{R|30}}Da tutte parti esercito guerriero Si raccogliea, da tutti luoghi attorno Ov’era un prence per la terra. Tutti Volgean la fronte all’abitato loco Ad uno ad uno, a due pur anco, e al sire {{R|35}}Venìan correndo. Vennero a l’ostello Del giardiniere e all’ospite del prence S’accostâr giubilanti; e poi che in folla Si radunò l’esercito festoso Di quell’ostello al limitar, ne andava {{R|40}}Il giardinier di nobile consiglio Dinanzi al re. Ben che dimesso e umìle </poem><noinclude></noinclude> rv99u22g27chrn644sm1dk01uwf6wkl 3895625 3895598 2026-09-07T08:16:26Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895625 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 171 —|}}</noinclude> <poem> Iva degno quel volto. Un messaggiero Ei si cercò dall’anima serena E de’ confini l’invïò al custode E dissegli: Apparia novellamente {{R|10}}Di re Shapùr la maestà. Raccogli Da tutte parti esercito guerriero. :Del sacerdote il messaggier, correndo. Venne dal loco suo fino alle case Del guardïan de le frontiere. Il dùce {{R|15}}Alle parole sue si fe’ gioioso E ratto fino al suol le gote sue Chinando appose e a Dio si volse e disse: :Giusto Signor di questa terra, indegna Adorazion saria qual io facessi {{R|20}}Ad altri fuor che a te! Chi mai sapea Che re Shapùr tornasse i prodi suoi A riveder, che rivederlo ai prodi Oggi dato qui fosse? Oh! grazia è questa Che da te vien, Signore, unico Iddio, {{R|25}}Del mondo reggitor, guida ai mortali Ad opere leggiadre e a forti imprese! :Quando la notte il negro suo vessillo In alto sollevò, quando alla luna Dintorno si mostrar le bianche stelle, {{R|30}}Da tutte parti esercito guerriero Si raccogliea, da tutti luoghi attorno Ov’era un prence per la terra. Tutti Volgean la fronte all’abitato loco Ad uno ad uno, a due pur anco, e al sire {{R|35}}Venìan correndo. Vennero a l’ostello Del giardiniere e all’ospite del prence S’accostâr giubilanti; e poi che in folla Si radunò l’esercito festoso Di quell’ostello al limitar, ne andava {{R|40}}Il giardinier di nobile consiglio Dinanzi al re. Ben che dimesso e umìle </poem><noinclude></noinclude> tcb6jdvko3yw63l5384btrpiut9yc0t Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/186 108 1014979 3895618 3893050 2026-09-07T08:14:10Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895618 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 181 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> De’ tristi incendi. Come annunzio venne D’Irania in Grecia, desolata e squallida {{R|270}}Andar la terra sì fiorente in pria, L’inclito Imperator cader captivo La notte oscura, tra le file, in giostra De’ suoi guerrieri, piansero dolenti In Grecia tutti e grave ebber cordoglio {{R|275}}Alle proposte di Shapùr. Chi mai, Ciascun dicea, chi mai fe’ questo male, Fuor che il nostro signor non generoso? </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XV. Guerra di Shâpûr con Yânus.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1448-1449).}} <poem> :Del greco Imperator viveva intanto Un fratello minor; morto era il padre, E la sua madre era anche viva. Giovane Egli era sì, Yanùs di nome, assai {{R|5}}D’onor bramoso, liberal ne’ doni E gioioso di cor. Sulle sue porte Stuol di guerrieri s’adunava e intanto La madre sua, di guerreggiar vogliosa, Gli diè monete e dissegli: Vendetta {{R|10}}Cerca del fratel tuo! Forse non vedi Che gente armata già d’Irania scende? :Yanùs, come ascoltò, ratto si accese E disse: Del fratello oh! qui non vuolsi La vendetta obblïar! — Battè i timballi {{R|15}}E recò fuor la croce, una gran croce, E di gagliardi formidabil schiera. :Tosto che s’incontrar, questa con quella, Le genti avverse, ogni guerrier bramoso D’aspre battaglie più non ebbe pace; {{R|20}}Ma tosto s’ordinâr le lunghe file </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> mn3hamc8cgaicaaqsyger7vr0jeblxa Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/194 108 1014987 3895599 3893058 2026-09-07T08:07:57Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895599 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 189 —|}}</noinclude> <poem> Così partìan da lui, menò sue genti {{R|165}}Prence Shapùr con sè, molto invocando Iddio creator di questa terra. Ei scese Lieto e beato in Istakhàr di Persia, Chè la gloria di Persia era a que’ giorni D’Istakhàr la città su l’ampia terra. :{{R|170}}Quando novella in Nìsibi la gente Ebbesi certa, tutti a nuova guerra Subitamente s’apprestâr. Non vuolsi, Non vuolsi, elli dicean, che per se tolga Prence Shapùr di Nìsibi l’impero {{R|175}}E meni i prodi suoi, ch’ei non fa vera La fè di Cristo e qui addurrà le leggi Del Zendavesta e de’ suoi Guebri. Allora Ch’ei qui verrà, niuna parola nostra Ascolterà. Noi sì lo Zendavesta {{R|180}}Ripudiam con la sua legge vetusta. :Gente soggetta s’arrogava intanto Poter sovrano e in sella anche si assisero I sacerdoti ad ingaggiar battaglia. Ma come giunse la novella certa {{R|185}}A principe Shapùr, sua dritta via Non custodir là in Nìsibi la gente, Cruccio ebbe in cor di Cristo per la fede Ed infinito stuol di gente armata In via sospinse. Di profeta, ei disse, {{R|190}}Cui trasse a morte di Giudea la gente, Religïon lodar non vuolsi. — Allora Per sette giorni fu battaglia quivi E dell’ardua città furon le porte A’ combattenti anguste. Oh! ma di quelli {{R|195}}Molti a morte traea principi illustri Lo stuol di Persia e ceppi gravi impose A chi vivo restò. Chiedean cotesti Ratto in dono la vita e al prence un foglia Scrivean compunti. L’inclito signore </poem><noinclude></noinclude> h152ta1d17eerhk0vnqxhz00kcquolh Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/202 108 1014995 3895613 3893066 2026-09-07T08:12:43Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895613 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 197 —|}}</noinclude> <poem> Alta dottrina sia per giovinetti E per vegliardi. Colpevol persona Del re diventa ogni soggetto, allora {{R|70}}Che integro egli non è, non è fedele Adorator di Dio. Che se vendetta Vuol pigliarsi di lui core di prence, Iattura ei porta nella sua giustizia E nella fè. Son due della persona {{R|75}}I re, core e cerèbro, e l’altre membra Gli strumenti ne son, ne son le squadre Armate e pronte; ma se guasti e infetti Sono cerèbro e cor, per poca speme Di consiglio leal contaminati, {{R|80}}Ratto in quel corpo l’anima si turba E si confonde, e lieto oh! di qual foggia Vivrebbesi uno stuol di combattenti Senza il suo duce? Ratto elli si sperdono, Poi che lieti non sono, e ratto al suolo {{R|85}}Orbe di spirto lasciano lor spoglie. Così, se ingiusto è il re sovrano, tutte Vanno per lui confuse e capovolte L’opre del regno, e biasimo gli tocca Dopo la morte sua; re senza fede {{R|90}}È il nome che gli danno. Or tu, fratello, A questa fè la tua persona affida, A questa fè rivolgi gli occhi. Fede È ben colei che gli occhi e la persona Incolumi ti serba. Oh! quel regnante {{R|95}}Che altra via si cercò da questa in fuori. Sì dovrà da desio di regno in terra Purgar la mano e il cor! Vanno dispersi Dalla sua terra li soggetti suoi, Vanno dispersi da le porte sue {{R|100}}Gli uomini tutti al re devoti. Invero Egli non sa ciò che dicea l’uom saggio Ratto ch’ei volle da menzogna rea </poem><noinclude></noinclude> 9bcnempaci4oiccemwyezgk12l3194t Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/207 108 1015000 3895604 3893071 2026-09-07T08:09:56Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895604 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 202 —|}}</noinclude> <poem> Con uom neppure che ha consigh insani. Conformazion dell’uom di quattro cose {{R|30}}Consta davver, quali son atte e proprie Ad uom bennato; ed una è sì ch’ei sia Ricco di pregi con giustizia eletta E verecondia, l’altra è sì ch’ei sia D’un’indole soltanto e d’un sol core, {{R|35}}La terza poi che in tutte l’opre scelga La via mediana e della destinata Sorte si appaghi di fortuna. Quarta Cosa allora sarà, quando parole Millantatrici ei non avventi e cerchi {{R|40}}Da ogni più stolto la mercede sua, Non detto adulator. Due mondi acquista D’uom sapïente il cor, ma il cor del vile Mai non si allegra di giustizia all’opre, Sì che trista di lui per questo mondo {{R|45}}Resta la fama e il dolce paradiso Nell’altro mondo egli non ha. Laudato, Laudato sia chi scelse il medio punto Nell’opre sue; davver! ch’egli a sè stesso Benedizion prepara! E vanitoso {{R|50}}Millantator ben mostra in su la terra Ch’egli disperde le ricchezze sue Sol per voglia malvagia. Oh! ma l’Eterno, Fattor del mondo, amico sia di voi, Irani prenci, e vigile rimanga {{R|55}}In ogni tempo la fortuna vostra! Aiutator ci sia chi il mondo regge, Che in sempiterno di grandezza il trono Incolume non resta a chi nascea! :Così disse, e que’ prenci si levâro {{R|60}}D’innanzi a lui, su lui benedizioni Invocando da Dio con fausti detti. Poi che cinqu’anni e quattro mesi ancora Si mutarono in ciel, ne andava un giorno </poem><noinclude></noinclude> qgeb8o4ys2n3ncafhltlpn8k3qeimr9 3895606 3895604 2026-09-07T08:10:06Z Candalua 1675 3895606 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 202 —|}}</noinclude> <poem> Con uom neppure che ha consigli insani. Conformazion dell’uom di quattro cose {{R|30}}Consta davver, quali son atte e proprie Ad uom bennato; ed una è sì ch’ei sia Ricco di pregi con giustizia eletta E verecondia, l’altra è sì ch’ei sia D’un’indole soltanto e d’un sol core, {{R|35}}La terza poi che in tutte l’opre scelga La via mediana e della destinata Sorte si appaghi di fortuna. Quarta Cosa allora sarà, quando parole Millantatrici ei non avventi e cerchi {{R|40}}Da ogni più stolto la mercede sua, Non detto adulator. Due mondi acquista D’uom sapïente il cor, ma il cor del vile Mai non si allegra di giustizia all’opre, Sì che trista di lui per questo mondo {{R|45}}Resta la fama e il dolce paradiso Nell’altro mondo egli non ha. Laudato, Laudato sia chi scelse il medio punto Nell’opre sue; davver! ch’egli a sè stesso Benedizion prepara! E vanitoso {{R|50}}Millantator ben mostra in su la terra Ch’egli disperde le ricchezze sue Sol per voglia malvagia. Oh! ma l’Eterno, Fattor del mondo, amico sia di voi, Irani prenci, e vigile rimanga {{R|55}}In ogni tempo la fortuna vostra! Aiutator ci sia chi il mondo regge, Che in sempiterno di grandezza il trono Incolume non resta a chi nascea! :Così disse, e que’ prenci si levâro {{R|60}}D’innanzi a lui, su lui benedizioni Invocando da Dio con fausti detti. Poi che cinqu’anni e quattro mesi ancora Si mutarono in ciel, ne andava un giorno </poem><noinclude></noinclude> 1hunu4xuiyrx8a0f6535ce5lvex4ofc Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/212 108 1015005 3895420 3893076 2026-09-06T15:40:23Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895420 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" /><!--{{RigaIntestazione||— 204 —|}}--></noinclude><section begin="s1" /> {{Ct|c=t01|3. Il re Yezdeghird.}} {{Rule|2em|t=1|v=3}}<section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|I. Principio del regno di Yezdeghird.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1460-1461).}} <poem> :Come divenne principe del mondo, Tutte dalle città le sue falangi Raccolse Yezdeghìrd. Si pose in capo Il dïadema del fratello e intanto {{R|5}}Gioìa nel core per la morte sua Infausta e trista. Ai principi famosi Di quell’alma città si volse e disse: :Chi di giusto sentir dentro al suo core Ebbesi parte, primamente a Dio {{R|10}}Omaggio presti e giubilante e lieto Faccia il cor suo per la giustizia nostra. Mai non vorrò che senso abbia di vita Chi è più perverso, ove la trista mano Protenda al mal con studio. Or, quel di voi {{R|15}}Che giuste cose chiederà da noi, Anche tranquillo andrà da l’opre bieche D’ingiustizia e reità, ch’io sì dovunque Farò maggior suo grado, ogni men bella Voglia da me cacciando fuor, con l’odio {{R|20}}E la rancura. Sol con sapienti, Con sacerdoti vigili dell’alma E di gran senno, in ogni cosa mia </poem> <section end="s2" /><noinclude></noinclude> oklfkgex9t66lhksyen94pyamqjaemg Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/224 108 1015038 3895628 3893089 2026-09-07T08:18:33Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895628 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 219 —|}}</noinclude> <poem> Al giovinetto suo. Comanda adunque, Deh! tu comanda che qui rechi alcuno {{R|335}}Cinque fanciulle o sei, leggiadre e vaghe E d’aspetto di sol, perchè soltanto Due mi vengano elette ed un pensiero In me di fede e di giustizia ancora Sorga per esse. E un pargoletto forse {{R|340}}Ancora mi verrà, che almen per poco Sia d’esto cor la dolce pace, e lieto Del mondo il re di me si mostri ed io Lode m’acquisii fra lo genti tutte. Del garzoncello come udì que’ detti :{{R|345}}Prence Mundhir, il benedisse, ei vecchio E grave d’anni, e comandò che ratto Saàd ricercator n’andasse fuori A l’ostello di tal che si vendea Fanciulle schiave. E quei recava allora {{R|350}}Quaranta vaghe giovinette greche, Atte ai dolci desìi, tutte del core Atte alla gioia; ad agili cipressi Erano pari in lor statura, tutte Leggiadre e vaghe e d’alto desiderio {{R|355}}Degne davver. Da queste, che rosate Avean le gote, due trascelse allora Behràm gagliardo, quali avean di rosa La molle cute e l’ossa tenerelle Di bianco avorio. D’este due, piacenti {{R|360}}Come due stelle, una sapea dolcissime Note trar da un lïuto, e l’altra invero. Con gote d’un color di tulipano, Parea la stella di Canopo in nitido Cielo del Yemen. Di cipresso aveano {{R|365}}Alta statura e lacci eran de’ crini Le vaghe trecce. Ne die il prezzo intanto Prence Mundhir poi che gradite e care Ebbe il garzon le giovinette. Rise </poem><noinclude></noinclude> 8dv56djl0qyksb0rrqsidijtgetrlta Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/236 108 1015050 3895617 3893101 2026-09-07T08:13:48Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895617 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 231 —|}}</noinclude> <poem> V’allontanate poi. Di questo loco {{R|15}}In battaglie di forti ei non è degno! :Così restò nel suo paterno tetto Ferito al core il giovane guerriero, Nè per quell’anno dell’iroso padre Potè il volto mirar, fuor che dell’anno {{R|20}}Al primo giorno e nella festa lieta Di Sadèh, ch’egli allor tra l’altra folla Nel regale cospetto iva pur anco. :Avvenne poi che per lontana via Giunse il greco Tinùsh qual messaggiero {{R|25}}All’iranio signore. In quella terra Il greco Imperator si lo mandava Con tributo di Grecia e con sportello Di monete e con paggi. Allor ch’ei giunse, Gli fe’ carezze il re dei re, gli fece {{R|30}}Orrevol loco ad abitar. Ma intanto Mandavagli un messaggio e gli dicea Behràm dolente: O accorto ed avveduto Che lungi stendi del cor tuo la brama, Per cosa lieve si sdegnò col servo {{R|35}}L’iranìo prence, ed io, così innocente, Corsi da lui lontano. Oh! tu frattanto Prega ond’egli per te sì mi perdoni, Perchè luce riprenda questa mia Sorte avvilita. Mandimi agli amici {{R|40}}Novellamente il re, che più d’assai Che non il padre e non la madre ancora Mundhìr m’è cosa dolce. — Allor che intese Suo messaggio Tinùsh, in quel desio Potè toccar tutte sue brame, e tosto {{R|45}}Il core di Behràm tristo e piangente Si fe’ lieto per lui, che da’ suoi ceppi, Indegni invero, libero egli andava. A’ poverelli molte cose intanto Egli donava ed a partir da quello {{R|50}}Infausto loco ratto ei si accingea. </poem><noinclude></noinclude> 284fx8mg73cxj8opxehz8r9lspq54mx Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/241 108 1015055 3895419 3893106 2026-09-06T15:35:21Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895419 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 236 —|}}</noinclude> <poem> Sovra puledri, un lungo laccio e attorto Reggendo in man con una sella. — Il prence Come sapea l’altissimo secreto {{R|60}}Di Dio signor dell’ampia terra, quale Suscitato gli avea sul suo sentiero L’orribil drago? — Inerti si rimasero Il mandriano e i prodi suoi con seco, E n’ebbe sdegno quel pastor di genti. {{R|65}}Allora ei si prendea le attorte redini E la sella pur anco e baldanzoso Correa daccanto al palafren. Sì queto Il bianco palafren tennesi al loco, Che di là non più innanzi egli avanzava {{R|70}}Le gambe sue, non le anteriori mai, Non quelle mai da sezzo. E il re del mondo Le redini togliea dal mandrïano, E quello ancor, nel togliersi la sella, Stava tranquillo. Come fu la sella {{R|75}}Sovrapposta così, la cinghia il prence Traea con forza, e quel dal loco suo, Oual fero alligator rapido al corso, Non anche si movea. Dietro gli andava Principe Yezdeghìrd, l’eretta coda {{R|80}}Ad avvincergli intento, e quei nitrìa, Nitrìa quel palafren che aveasi l’ugne Forti qual pietra. Un fremito mandava E sul capo del re terribil colpo Dei piè da sezzo liberò. Del sire {{R|85}}Toccarono la terra e la corona E il capo eretto, che venuto egli era Dalla terra, e alla terra si tornava Principe Yezdeghìrd. — Che cerchi adunque. Che cerchi mai da queste roteanti {{R|90}}Sette orbite del ciel levate in alto? Poi che non trovi da rotar che fanno, O fuga, o scampo, non è prezzo alcuno </poem><noinclude></noinclude> exjizi9oqee6evip36yy73r44uzcerp 3895624 3895419 2026-09-07T08:15:52Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895624 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 236 —|}}</noinclude> <poem> Sovra puledri, un lungo laccio e attorto Reggendo in man con una sella. — Il prence Come sapea l’altissimo secreto {{R|60}}Di Dio signor dell’ampia terra, quale Suscitato gli avea sul suo sentiero L’orribil drago? — Inerti si rimasero Il mandriano e i prodi suoi con seco, E n’ebbe sdegno quel pastor di genti. {{R|65}}Allora ei si prendea le attorte redini E la sella pur anco e baldanzoso Correa daccanto al palafren. Sì queto Il bianco palafren tennesi al loco, Che di là non più innanzi egli avanzava {{R|70}}Le gambe sue, non le anteriori mai, Non quelle mai da sezzo. E il re del mondo Le redini togliea dal mandrïano, E quello ancor, nel togliersi la sella, Stava tranquillo. Come fu la sella {{R|75}}Sovrapposta così, la cinghia il prence Traea con forza, e quel dal loco suo, Qual fero alligator rapido al corso, Non anche si movea. Dietro gli andava Principe Yezdeghìrd, l’eretta coda {{R|80}}Ad avvincergli intento, e quei nitrìa, Nitrìa quel palafren che aveasi l’ugne Forti qual pietra. Un fremito mandava E sul capo del re terribil colpo Dei piè da sezzo liberò. Del sire {{R|85}}Toccarono la terra e la corona E il capo eretto, che venuto egli era Dalla terra, e alla terra si tornava Principe Yezdeghìrd. — Che cerchi adunque. Che cerchi mai da queste roteanti {{R|90}}Sette orbite del ciel levate in alto? Poi che non trovi da rotar che fanno, O fuga, o scampo, non è prezzo alcuno </poem><noinclude></noinclude> d16lr5zn1s35kqy3cyjtag9d0yhj9ir Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/243 108 1015057 3895445 3893108 2026-09-06T19:41:22Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895445 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 238 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Le peccata dell’uom, quando potere {{R|130}}Abbia qualcuno di eseguir cotesto. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|VII. Elezione del re.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1475-1476)}} <poem> :Poi che fu sceso nella tomba il sire Di questa terra e vennero d’Irania I prenci tutti lagrimosi e i forti Preposti a le frontiere e i sacerdoti {{R|5}}E gli eroi tutti ed i ministri saggi D’alma serena, tutti si raccolsero In suol di Persia e vennero compunti Di prence Yezdeghird presso l’avello. Eravi Gustehèm quale dall’alto {{R|10}}Del suo destriero uccidere soleva Un elefante, Kàren valoroso Eravi ancor, figlio a Gushàspe illustre, E Milàd con Arìsh, delle frontiere Nobil custode, e Pervìz, di cavalli {{R|15}}Incitator, di clava armato. Ancora Tutti que’ grandi, principi del mondo, Di guerriera virtù, ch’eran celati Per l’iranico suol, quali già un tempo Yezdeghìrd oltraggiò, ratto si accolsero {{R|20}}In quell’alma città, quando Gushàspe, Scriba eloquente, a favellar sì prese: :Illustri cavalieri, e giovinetti E vegliardi qui accolti, alcun non vide, Qual era Yezdeghìrd, prence sovrano {{R|25}}Dal giorno in cui fe’ Iddio quest’ampia terra. Nulla ei sapea fuor che dar morte cruda E oltraggi far con angoscia e dolore, Nasconder suo consiglio a’ suoi soggetti E la ricchezza accumulata. Intanto </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 7hxwok7abqmzg3jp6lg63braf5dmefv Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/244 108 1015058 3895446 3893109 2026-09-06T19:42:30Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895446 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 239 —|}}</noinclude> <poem> {{R|30}}Rispetto ei non avea d’alcuno in terra, Ma quello a questo e questo a quello sempre Abbandonava in potestà. Davvero! Che nessun vide mai sire imperante Più indegno di costui, nè mai l’intese {{R|35}}Da’ prischi eroi! Del seme di colui Niuno vogliam sul trono imperïale, E però su l’avel che lo ricopre, A Dio Signor con voce di lamento Una prece leviam. Ciò basti. Ancora {{R|40}}È vivo un figlio dell’estinto prence, Behràm altero, d’ugual cor, d’uguale Consiglio e d’ugual mente e d’una stessa Discendenza con lui. Sempre il garzone Di Mundhìr fa parole, e indegno sire {{R|45}}Non vogliam noi sul trono imperïale. :Fecer terribil sacramento allora Quanti erano colà d’Irania bella Principi illustri e dissero: Nessuno Di cotesta semenza a imperïale {{R|50}}Dignità lascierem che assurga mai Con la corona della sua grandezza E l’alto seggio. — E s’accordaron tutti In quel consiglio e si levâr, cercando Novello imperator per l’ampia terra. :{{R|55}}Ma de la morte del signor del mondo Poi che si sparse fra regnanti e prenci Rapidamente la novella, il sire Degli Alani e di Persia il primo duce, E Bivèrd e Shìknàn gagliardo in terra, {{R|60}}E il figlio di Berzin, Bihzàd illustre, Di Rùstem battaglier della semenza, E Sam guerrier, dell’inclita famiglia Di Kobàd re, tutti cotesti ad alta Voce gridar: Da questa terra a quella {{R|65}}Costellazion de’ freddi Pesci è mia </poem><noinclude></noinclude> 813qov3p1xi56fbpywxcuvfy0vwysn3 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/245 108 1015059 3895612 3893110 2026-09-07T08:12:24Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895612 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 240 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> La regia dignità. — Così ne andava Da confine a confin pien di tumulto Il mondo intero, poi che un re possente, Incoronato, dal suo trono eccelso {{R|70}}Discendendo sparìa. Ma quanti saggi Erano e prenci e sacerdoti in questa Irania terra, e d’anima serena, In Persia tutti s’adunâr per quella Sì grave cosa nuovamente e dissero {{R|75}}Parole assai di ciò: Deh! chi è mai degno Di questo seggio imperïal? Vedete Chi all’uopo ne verrà, che giusto prence, Dispensator della sua grazia, ancora Non vediam qui perchè su l’alto seggio {{R|80}}Stringasi a’ fianchi l’aureo cinto e acqueti Di nostra sorte il tumultuar, che il mondo Che va privo di re, gli è quale un loco Abbandonato e incolto. — Eravi allora Un vecchio sì, Khusrèv di nome, d’alto, {{R|85}}Generoso sentir, di cor sereno E lieto sempre. Per giustizia egli era D’inclito seme di gagliardi, in quella Frontiera sua, per sua giustizia eletta. Un de’ ricchi e possenti, e i prenci allora {{R|90}}Il trono gli affidâr con la corona, E da ogni parte esercito di prodi S’accolse intorno a lui subitamente. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|VIII. Venuta di Behrâm-gôr.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1476-1479).}} <poem> :A Behram-gòr novella giunse poi Che toccata era in sorte al padre suo La sepoltura da quest’alto cielo. </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> qokrycwdoraticghm6ya0809qm3e31k Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/252 108 1015066 3895402 3893117 2026-09-06T14:28:01Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895402 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 247 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Da principe Mundhìr tosto che intese Questa parola, fondamento diede A pensier luminoso e in questa guisa Rese risposta: Principe che altera {{R|225}}Porti la fronte, che d’alcuno in terra Non hai necessità per sapïenza Vera che aduni, se mancò saggezza Ne’ prenci irani, de’ più illustri molti Caddero uccisi. Or io mi sono antico {{R|230}}Principe qui che ama sua gloria, e quando Tu sì m’ascolti perch’io dica almeno Una parola, sappi omai ch’è d’uopo, È d’uopo a te nella letizia tua Correr la terra con Behràm valente, {{R|235}}Di monarchi signor. Venite omai All’iranico suol con veltri e falchi Qual è costume di regnante illustre, Luce del mondo. Le parole intanto Vuolsi ascoltar de’ prenci irani, e danno, {{R|240}}Se là verrete, non avrete voi. Là dirai tu quale più acconcia allora Parola viene, e l’uom ch’è saggio e accorto, D’ogni stolto è miglior. Che se tu lungi Tieni la mente da operar malvagio, {{R|245}}Non ti dorrai di biasmi o di rimprocci. :Mundhìr che l’ascoltò, doni gli porse E accomiatollo giubilante e lieto Dalle amene città di quella terra. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|IX. Parlamento di Behràm-gór e degl’Irani.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1479-1483).}} <poem> :Egli e il giovane re, coi consiglieri, Si assisero a parlar lungi dal popolo. </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 7pmdsa72a9m1v2yqp2ke4bhyawdsw4l Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/263 108 1015077 3895448 3893129 2026-09-06T19:44:40Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895448 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 258 —|}}</noinclude> <poem> Catene e ceppi. Gli stipendi ancora All’esercito mio darò nel tempo Ch’è più opportuno, e aggiungerò a’ più savi Gioia vera del cor. Ma il nostro core {{R|90}}Consenzïente a nostra lingua abbiamo, Che da menzogna e tenebroso inganno L’alma a dietro volgiam. Che se qualcuno Si muore e qui non ha congiunti suoi E ricchezza di lui restasi ancora {{R|95}}Da misura di là, quella ricchezza A’ poverelli donerò, la mano A quel tesor non stenderò, nè a questa Vita caduca farò schiavo il core. Con gente esperta delle cose ognora {{R|100}}Terrò consigli e piegherò con forte Studio e con cura d’ogni trista brama Il dorso altero. Da’ ministri miei In ogni tempo cercherem parola, E quand’elli faran di nuove imprese {{R|105}}Nuovo principio, fondamento a quelle Per essi cercherem. Dell’assemblea Discioglimento già non vo’, se alcuno Dinanzi ad essa cercami giustizia, Pria che resa ella sia; ma sempre e sempre {{R|110}}A chi la chiede renderolla intègra, Nè la mia lingua fuor che in dir verace Io volgerò per cosa alcuna. Ancora Darò pena col male a chi è malvagio, Qual si conviene per la giusta norma {{R|115}}De’ principi quaggiù. Ma Iddio ch’è santo, M’è testimone in ciò ch’io dico, e il senno È signore di me sulla mia lingua.̂ :Il duce allor de’ sacerdoti e i saggi, Da molta lode accompagnati, e tutti, {{R|120}}Operatori di gran cose, i prenci, A una voce gridâr: Servi a te siamo, </poem><noinclude></noinclude> 6bse6vyk26vp8gs83bf3j9eirslkwko Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/266 108 1015080 3895588 3893132 2026-09-07T08:05:18Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895588 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 261 —|}}</noinclude> <poem> Di vigil core sapïenti eletti. {{R|195}}Il re novello su quel seggio allora Ei fea seder, su quell’eccelso trono Voci dicea benaugurose e poi L’aurea corona al re portava, e il sire Da quel serto regal bellezza avea {{R|200}}Ed ornamento e maestà. Poneagli Quel serto imperïal sovra la fronte Il sacerdote e con letizia molta Ambe le gote, per baciar, sul petto Inclinava del re; ma il re sovrano, {{R|205}}Le cose tutte che ciascun gittava In dono a lui, fra i poveri spartìa. :Affidavasi allora al sacerdote Il trono e il serto, ed egli alla pianura Uscì dalla città con la sua sorte {{R|210}}Vigile e amica. Gustehèm valente Due leoni s’avea feri e gagliardi, Avvinti a una catena ei sì li porse Al sacerdote, ed i valletti suoi I leoni traean di sanguinose {{R|215}}Battaglie amanti. Oh sì! chi li adducea Forsennato sembrò per la paura! A piè del trono di lucente avorio Li avvinser poi, deposer la corona Dell’avorio splendente ad un de’ capi, {{R|220}}E stavasi la gente a riguardare E il trono e il serto e qual sarìa l’impresa Di quell’uom che fortuna avea propizia. E Behràm e Khusròv, come discesero Nella pianura, e gonfio aveano il core {{R|225}}D’alto corruccio, s’avanzâr ver questi Leon feroci. Ma Khusrèv che vide 1 leoni furenti e là nel mezzo Posto un serto regale, ai sacerdoti Si volse e disse: La corona in pria </poem><noinclude></noinclude> eseqxjztemrdycfxy6xioajaeohnsux Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/270 108 1015084 3895403 3893136 2026-09-06T14:28:59Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895403 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 265 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> {{Ct|c=t01|4. Il re Behrâm-gôr.}} {{Rule|2em|t=1|v=3}}<section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|I. Principio del regno di Behrâm-gôr.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1487-1489).}} <poem> :Come si assise Behram-gòr in trono, Parve che questo sol benedizioni A lui facesse pel suo eccelso grado Imperïal. Ma il nobile signore {{R|5}}Iddio creante a venerar si prese, Vigile Iddio, signor del mondo, quale Ogni cosa dal ciel contempla e vede, Di grandezza e vittoria almo signore, D’incremento a’ mortali e d’umil grado {{R|10}}Autor possente, e disse poi: Da Dio Che nostra sorte già creò propizia, Ebbimi il trono e la corona. In lui È la mia speme e da lui vienmi al core E spavento e terror, pel suo favore {{R|15}}Animo grato ho inverso a lui. Ma voi, Ma voi pur anco v’esaltate in lui, Studio ponendo il patto suo fermato Di non infranger mai. — Sciogliean la lingua Gl’Irani allora e si dicean: Noi tutti {{R|20}}A te servir cingemmo i fianchi. Oh! sempre Al nostro sire sia propizia e lieta La sua corona e vivasi in eterno Il suo bel core e la fortuna sua! </poem> <section end="s2" /><noinclude></noinclude> 61tv9r0tkeb0nra49xv1k3whcnjbpgf Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/282 108 1015096 3895589 3893149 2026-09-07T08:05:44Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895589 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 277 —|}}</noinclude> <poem> {{R|90}}All’acquaiolo. — Andò Lanbèk e trasse Alquanti orci con sè; ma niuno apparve Comperator dell’acque sue. Si dolse L’uom generoso e si spogliò d’un suo Leggero guarnellin, si cinse al petto {{R|95}}Un mantil che di sotto agli otri suoi Distendere ei solea quale tappeto, E alle piazze n’andò. Di carne allora E di caciuole acquisto fece e poi, Qual è costume, su la fiamma viva {{R|100}}Pose un caldaio, e l’ospite frattanto Al suo lungo travaglio riguardava. Cosse quel cibo, e ne mangiavan quelli E del vino chiedean, novellamente Apprestando una festa. E in quella notte {{R|105}}Oscura sì, di vin con una tazza In mano, si restò Behràm valente, E seco stava, addetto al vin giocondo, Lanbèk dell’acqua venditor. Ma quando Giorno divenne quella notte, corse {{R|110}}Lanbèk rapidamente e venne accanto A principe Behràm. Dissegli allora: Sii tu beato e notte e giorno, sciolto, Sciolto mai sempre da dolor, da affanno E da rancura! A me d’accanto resta, {{R|115}}Resta oggi ancora! Sappi che restando Mi rendi l’alma e la ricchezza. — Questo, Behràm rispose, mai non sia che lieti Non viviam noi nel terzo giorno ancora! :Il benedisse l’acquaiolo e aggiunse: {{R|120}}Vigile in cor tu sii, congiunto sempre A propizia fortuna! — E in questi detti Scese a le piazze e seco gli otri e tutti Gli arnesi suoi; qual pegno ei li depose Presso un uomo opulento e ciò che d’uopo {{R|125}}Eragli allora, s’acquistò col prezzo </poem><noinclude></noinclude> heoumw3217dgxdh3c5zprmy63dcr2hi Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/284 108 1015098 3895600 3893151 2026-09-07T08:08:34Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895600 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 279 —|}}</noinclude> <poem> Ella ancor ti darà seggio e corona. :Venne qual turbo e al palafren la sella Pose. Tornossi da quel gramo albergo {{R|165}}Delle sue caccie al loco, ed era lieto, E là cacciava fin che giù dal monte La notte si calò. Dalla sua scorta, All’improvviso, dilungossi allora. Nascostamente allor da le sue schiere {{R|170}}Behràm si tolse e venne alla dimora Dell’avaro Abrahàm. A quella porta Egli battè, poi disse: Io son rimaso Indietro dal mio re, quand’ei redìa Dalla sua caccia. E la notte sorvenne {{R|175}}E la via non conosco e non potrei Il mio prence trovar con la sua schiera. Ma se, per questa notte, in questa casa Ospizio troverò, non sarà alcuno In travaglio per me. — Ne andava allora {{R|180}}Nella presenza d’Abrahàm il servo. Cose che udite avea da quell’illustre, Diceagli intento, ed Abraham gli disse: :Di ciò non t’affannar, ma gli rispondi: «Ospizio qui non avrai tu». — Ne andava {{R|185}}L’apportator di quel messaggio e al prence Così dicea: Non è per te qui loco A riposar. — Rispondi al tuo signore, Behràm dissegli allor, che non è modo Ch’io di qui m’allontani. In questa notte {{R|190}}Ospizio ti chiegg’io, nè per alcuna Cosa ch’è tua, ti apporterò disagio. :Come l’udì, ne andò correndo il servo Da presso ad Abrahàm. Per questa notte, Ei disse, dilungar da questa casa {{R|195}}Non vuole il cavalier. Lungo divenne Il far parole e il far consiglio seco. :Va senza indugio, Abrahàm gli rispose, </poem><noinclude></noinclude> 7slhb6gqt9tx9ota8awmd98b8f49d6z Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/313 108 1015127 3895409 3893182 2026-09-06T15:10:27Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895409 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 308 —|}}</noinclude> <poem> Or vuolsi riguardar. Duce e signore D’esti campi son io, signore e donno {{R|25}}Di questa terra e d’esti seminati, Di queste case. Ne’ miei pingui colti L’acque limpide invìo, sì che il mio pregio Fo manifesto per mia intenta cura. Ma un dì che l’acque crebbero e soverchio {{R|30}}Impeto si prendean, là in mezzo a un campa Un pertugio si aperse. Un grido strano Agli orecchi mi venne, e per timore Da quest’anima mia proruppe un gemito. Qual di timpani un suon veracemente {{R|35}}Venne dall’acque in giù stillanti, e quello Estranio suon la via ci dimostrava A tesori nascosti. — A quella parte, Ratto che udì, Behràm si volse e vide Una campagna verdeggiante, piena {{R|40}}D’acque scorrenti. E cenno ei fea che tosta Con marre agresti artefici raccolti Fosser per lui fino a lontane vie, E là discese dal cavallo, ei prence E sovrano signor, tosto che eretto {{R|45}}Un padiglione fu per lui sul campo. Venne la notte, e que’ gagliardi accesero Lor molte faci e destarono intorno, In ogni parte, una gran vampa. Allora Che dal mar sollevò le sue bandiere {{R|50}}Questo fulgido sol, quando più bella Si fe’ la volta dell’azzurro cielo, Artefici calâr da tutte parti Subitamente, e là, quale una grande Oste guerriera, s’affollâr. La terra {{R|55}}Giù presero a scavar con forte lena, E l’ampio loco dell’aperto campo Tutto fu pieno di fossati. Allora Ch’eran già stanchi del cavar la terra </poem><noinclude></noinclude> td15uzj6gakjj1fksrgbrh1sp266ml5 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/315 108 1015129 3895429 3893184 2026-09-06T15:52:53Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895429 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 310 —|}}</noinclude> <poem> {{R|95}}Tornava al suo signor, come ciò vide, Il ministro, corona a questa luna Per suo retto consiglio, e così disse Al re del mondo con ardor: Deh! levati, Che sorvenne dovizia a’ tuoi tesori. {{R|100}}Piena di gemme si mostrò una casa, Di cui la chiave questa volta azzurra Del ciel si avea. — Rispose il prence: Scrive, Scrive suo nome sui tesori suoi Chi ne ha cura e desìo. Vedi tu adunque {{R|105}}Di chi nome si sta su quel tesoro E il suo colmarsi di chi mai nel tempo Della sua vita si facea. — Ne andava, Udito ciò, de’ sacerdoti il prence E di Gemshìd ai bufali sul corpo {{R|110}}Il suggello vedea. Tutto osservai, Diceva allora de la terra al sire, E sta scritto sui bufali lucenti Nome di re Gemshìd. — O in ogni cosa Più sapïente d’ogni saggio, o duce {{R|115}}De’ sacerdoti, disse il re, di quelli Ampi tesori che Gemshìd ripose, Perchè farci dovrem nostro tesoro? Ogni tesor che per diversa via Di giustizia e di spada a noi pervenne, {{R|120}}Mai non possa durar! Ma tu frattanto A chi è più degno, ciò ch’è là, dispensa, Sì che non venga mai trista iattura In nostra sorte a noi. Se il nome nostro Vuolsi far chiaro, con giustizia sola, {{R|125}}Sol con la spada colmeremo noi Il tesor nostro. Ma di tal dovizia Che or si scoprìa, già non si vuol che parte Abbia lo stuol de’ prodi miei, che angusta Non è la terra a noi pel valor nostro, {{R|130}}E la ricchezza tutta, in quella guisa </poem><noinclude></noinclude> ndy0s4260hc1ddryl8gqorvboba8wpy Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/318 108 1015132 3895430 3893188 2026-09-06T15:53:13Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895430 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 313 —|}}</noinclude> <poem> Per mia cagione si dorrà di qualche Travaglio suo, caggiami al suol la testa {{R|205}}E la corona e il mio tesor si sperda. :Un vecchio eravi allor, Mahyàr il nome, Di cui cento e sessanta e quattro ancora Erano gli anni omai. Com’egli intese Quelle parole, in piè levossi e disse: :{{R|210}}Di verace giustizia inclito sire. Novella di Gemshìd ebbimi un giorno E di Fredùn, di tutti i prenci ancora Incliti già, ne’ lor difetti e pregi. Ma pari a te non vide mai qualcuno {{R|215}}Sire del mondo, che tu sei la speme De’ servi tuoi, la maestà de’ grandi Veracemente. Che se fosse il mare Ampio e profondo come il tuo bel core, Ondate leverebbersi di gemme {{R|220}}Dal mare oh sì! chè di Seròsh la luce Vien dall’anima tua, sì che nel core De’ sapienti già scemò saggezza Al tuo paraggio. Per la terra intorno Un tesor profondesti, e ciò nessuno {{R|225}}Vide giammai da principi regnanti E da valletti. Ma se alcun parola De’ giorni fea di re Gemshìd e intanto Di quel tesor da’ bufali scolpiti Qualche volta leggea, niuno in qual parte {{R|230}}Fosse del mondo quel tesor nascosto Seppesi mai, se fosse entro le viscere Del suol più veramente o ne la strozza Di fero drago. Tu il trovasti e gli occhi Già non volgesti a le ricchezze accolte, {{R|235}}Che ti venne disdegno ed onta all’alma Per questa vita ch’è sì breve. In mare Davver! che tante perle alcun non vide, Nè le vedranno mai cento sovrani </poem><noinclude></noinclude> d12r2xreikfod9k123hxvv9g7mjkxwl Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/343 108 1015157 3895626 3893214 2026-09-07T08:16:56Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895626 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 338 —|}}</noinclude> <poem> E ratto ch’ei v’entrò, per sette giorni Là si rimase e molti ebbe diletti {{R|330}}E fe’ doni all’intorno e disse e intese. :Al piano della caccia ei ritornossi Nel giorno ottavo ei stesso, e con lui pure Ruzbib venia con mille cavalieri. Tutto il deserto egli vedea d’onàgri {{R|335}}Ingombro e pieno, sì che l’arco suo Imperïal dall’ampia teca ei trasse, E dell’arco a le punte estreme e adunche La corda avviticchiò, di Dio gridando, Vincente sempre, il nome. Era la bella {{R|340}}Primavera a que’ dì, si che cercavano Gli onagri in volta lor compagne, e tutti A quel loco volgean da tutte parti Bramosamente. Ma costui graffiava A quello il dorso e questo a quello e intanto {{R|345}}D’un bel color di tulipano il suolo Si fea pel sangue. Là restò ed attese Prence Behràm fin che due onàgri insieme Per viva foia si azzuffâr; ma quando Uno de’ maschi valoroso e forte {{R|350}}Rimase vincitor, quand’ei la femmina Sotto si trasse, re Behràm guerriero Tese all’arco la corda e rise allora Ch’ei ciò vide, e gioì. Trasse la freccia Del fero onàgro drittamente al dorso {{R|355}}E la punta del dardo e le sue penne Per le sue carni fe’ passar. Davvero! Che la femmina e il maschio insiem trafisse, E il core degli eroi arse di gioia A tal colpo maestro! Ogni guerriero {{R|360}}Dell’esercito suo, che il fatal colpo Giunse a veder, gridò benedicendo Al sire e disse: Lungi di sventura Da tua grandezza gli occhi! e i giorni tutti </poem><noinclude></noinclude> 7pp6n8yxv3u0w0vvad62kq7hvby3vh6 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/390 108 1015204 3895602 3893261 2026-09-07T08:09:29Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895602 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 385 —|}}</noinclude> <poem> D’Irania le città; d’ognuno il core Per quel tristo pensier fendersi in petto Veramente parea, che ogni speranza Avean smarrita per tal re sovrano, {{R|70}}E vile ei ne stimavano e spregiata Con la persona la regal sua possa. :Ma d’Irania al confin come discese Di Cina il prence e a quel signor di forti, Prence Behràm, ne giunse la novella, {{R|75}}A Gustehèm ch’er’avido di gloria, Ei fece invito e molte ebbe con lui Parole acconce del signor di Cina E di sue genti. Gustehemme gli era E capitano e consigliero, e quando {{R|80}}S’appresentava la battaglia, il prode Ne fea tripudio e festa. Anche chiamava Mihr-i-Pirùz, ch’è di Bihzàd progenie. Terzo Mihr-i-Berzìn, figlio animoso Di Kharràd battaglier, Behràm invitto {{R|85}}Fra i discendenti di Behràm antico, Khazarvàn e Ruhàm di quella stirpe Dei Sassànidi illustre. Uno era prence Di Ghilàn, e di Rey nobile e grande Era l’altro il signor; nella battaglia {{R|90}}Solean cotesti due ferocemente I piè puntar su le dorate staffe E da forti pugnar. V’era pur anco Rad-Berzìn, di battaglie e di tenzoni Guerriero esperto, e di Zabùl la terra {{R|95}}Per lui si governava acconciamente. V’erano Kàren e Burzmìhr ancora E Dad-Berzìn che corrugata avea Sempre la fronte. Centomila eroi Di questi Irani suoi l’inclito sire {{R|100}}Così trascelse, atti agli assalti in guerra, Prudenti e saggi, ed a Nersì, che sceso </poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VI}}||25}}}}</noinclude> a2vfuosszh28a2nhbzn2ovxkyjbg8h3 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/422 108 1015237 3895431 3893294 2026-09-06T15:53:38Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895431 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 417 —|}}</noinclude> <poem> Con parlar freddo e contegnoso. Intanto Ai ministri di Dio così dicea: :{{R|45}}Saggi di puro cor, ricchi di pregi, Le cose tutte della terra, e varie E diverse fra lor, noi ricordiamo, L’opre noi ricordiam de’ prenci antiqui E giusti e ingiusti. Ma per voglie ree, {{R|50}}Per ingiustizia ancor, di molti prenci Fu malvagio il poter; n’andò frattanto Orba di pace e di dolce quiete La persona quaggiù. Vivea la gente In assiduo timor pel suo nemico {{R|55}}E spezzavasi il cor d’ogni più onesto Per l’affanno crudel. D’ognun la mano Pronta e già stesa all’opere malvage Dell’ingiustizia, e niun si avea pensiero D’oprar conforme a Dio. L’opre dei Devi {{R|60}}In ogni loco si stendean, che il core De’ viventi quaggiù distolto andava Da temenza di Dio che il mondo regge. Ma principio del ben, poter del male, Di saggezza la porta e di prudenza {{R|65}}La cura ed il pensier, cose son tali Che posan tutte del monarca in terra Sulla cervice, sì che veramente Provengono da lui l’opre del male E del bene quaggiù. Savio non era, {{R|70}}Non sapïente, non fedele a Dio, Perchè la man distese a l’ingiustizia, Il vecchio padre. Ma dell’opre bieche Dell’estinto mio padre in voi non sia Molto stupor, che ruggine si prese, {{R|75}}Qual è di ferro, quel suo cor sì puro E chiaro un tempo. Deh! pensate voi Che provaron quaggiù Kàvus regnante E l’antico Gemshìd, che lor sentiero </poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VI}}||27}}}}</noinclude> kgj5vmaed7v7fl62z7ae0n5uge0084t Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/439 108 1015254 3895410 3893312 2026-09-06T15:11:33Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895410 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 434 —|}}</noinclude> <poem> Dietro a lui prence le saette e l’arco, {{R|85}}Ed ei per alcun tempo il vasto loco A correre si diè conforme a brama Ch’ei s’avea. Ma si volse e fe’ comando A principe Behràm per ch’ei salisse Ratto in arcioni, l’arco suo regale {{R|90}}Strettosi in pugno. O re, disse l’iranio A principe Shengùl, meco qui sono Molti d’Irania cavalieri e bramano Tutti le mazze e le saette, vènia Ove ne dia quest’inclito signore {{R|95}}Di generoso cor. — D’un cavaliero, Shengùl rispose, l’arco e le saette Son veramente nobile sostegno. Alta cervice hai tu, robuste braccia E di mano vigor; tendi la corda {{R|100}}All’arco adunque e ne disciogli ratto L’apposto anello. — Behram-gòr la corda Tese dell’arco e il suo destrier veloce Spronò fremendo. Una saetta ei prese E l’anello disciolse ed il bersaglio {{R|105}}Con un sol dardo trapassò rompendo. :Benedissero a lui tutti gli astanti Con un sol grido, i forti ed i guerrieri Fra l’armi e i cavalier della palestra. :Shengùl in tal pensier ne venne allora {{R|110}}Per principe Behràm: Con questa forza E questa maestà, con queste frecce E con quest’arco, non somiglia certo A messaggier, non di Turania o d’India O di Persia, costui. S’egli è un congiunto {{R|115}}Dell’iranio signor, s’egli n’è un prence, Ben mi si addice che chiamarlo io debba Col nome di fratel. — Sorrise alquanto E sì disse a Behràm l’inclito sire: :Prence famoso e d’indole preclara, </poem><noinclude></noinclude> 0ov9o38a1jufa28c8fq32yk2b9o96hd Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/446 108 1015261 3895590 3893319 2026-09-07T08:06:02Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895590 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 441 —|}}</noinclude> <poem> {{R|80}}Il nobil sire e la testa del lupo Oiù disfatta recise e die tal voce: :Questo in nome di Dio che non ha pari, Non ha compagni, ch’ei mi diè cotesta Possanza e vigorìa! Per lui risplende {{R|85}}Questo fulgido sol dal ciel sereno! :E comandò che addotti a lui giovenchi Fossero e plaustri a carreggiar del lupo Dalla foresta l’orrido carcame Subitamente. Il carreggiar dal bosco, {{R|90}}E Shengùl che vedea da lungi ancora, L’aula festiva di broccati fulgidi Tutta adornò. Come si assise in trono L’inclito prence, fe’ sedersi incontro A un alto seggio re Behràm. Ciascuno {{R|95}}Fea lodi intanto al nobile guerriero, Cavalieri di Cina e prenci d’India, E ogni grande venìa con doni e offerte Ed a Behràm dicea: Famoso eroe, D’un uom da nulla non son degne invero {{R|100}}L’opere tue, nè schiuso il varco è a noi Per ammirarle giusto. — Era talvolta Prence Shengùl per lui beato, e tristo Anche tal’altra, in alcun tempo ancora Con volto sorridente in verso a lui, {{R|105}}In altro tempo corruccioso e mesto. :Eravi un drago allor, d’acqua e di terra Abitator temuto. Ei si tenea Talor nel fiume, e al chiaro sol talora, Gli elefanti traeva ardimentosi {{R|110}}Con l’alito mortal dentro a le fauci, E sorgeano per lui nel fiume azzurro Spumose l’onde al suo calarvi dentro. :Disse agli amici suoi Shengùl regnante, Disse a’ principi suoi di mente acuta, {{R|115}}Di suo arcano pensier fidi custodi: </poem><noinclude></noinclude> 5x5dnwzc0uqizkvradh7suxib30whbh Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/464 108 1015279 3895607 3893337 2026-09-07T08:10:37Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895607 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 459 —|}}</noinclude> <poem> Di me una prova e ben tu sai che tale In battaglia son io quale a banchetto {{R|25}}Fra bevitori con gagliardo vino. Anche sai tu che centomila d’India Meno d’un solo cavalier son tutti A me dinanzi, che quand’io qui sono Con que’ miei trenta celebrati in armi {{R|30}}Fidi compagni, con ferri di Persia, Con loro usberghi, anche poss’io di lagrime Agl’Indi tutti far gli occhi ripieni E non lasciar che serbisi qualcuno Incolume lo spirto. — Ecco, s’avvide {{R|35}}Che il vero egli dicea Shengùl regnante, Nè celar si potea quel suo valore E la ferma virtù, sì ch’ei soggiunse: :La mia figlia lasciai, li miei congiunti, I consanguinei miei, che più degli occhi {{R|40}}Io t’ebbi caro e qual corona eletta Sovra il mio capo ti stimai. Colei Che più bramavi, anche ti diedi, e questa Fu di me lealtà; da te mi vennero Inganno e frode. Tradimento hai scelto {{R|45}}In loco della fè; deh! quando mai Udisti asseverar che tradimento È il premio della fè? Che dirti ancora Io dovrò se non questo? che quel mio Congiunto che prudente era ed accorto {{R|50}}Nella mia mente, ora si fe’ d’un tratto Qual cavaliero ardimentoso e pensa Che re sovrano ei diventò. Ma il core D’un uom di Persia come mai potria Serbar la fede? Ei dice Sì, ma intanto {{R|55}}Dice No la sua mente. Or tu qui fosti Eguale a lïoncel veracemente Che il cor disciolse da ogni doglia o affanno Per chi già l’educò. Quand’egli i denti </poem><noinclude></noinclude> sxv8ed9uapr75cufr6n1t9xadts7vs5 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/465 108 1015280 3895593 3893338 2026-09-07T08:06:50Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895593 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 460 —|}}</noinclude> <poem> Recherà in prima e aguzzerà gli artigli, {{R|60}}Acre desìo d’accapigliarsi in giostra Con chi ’l nutrì, gli verrà tosto in core. Se tu me conoscessi, oh! come mai, :Behràm rispose, sì malvagio e reo Me potresti chiamar? S’io di qui parto, {{R|65}}Rabbuffi tuoi non merto già, nè puoi Gridarmi autor d’opre non belle o in core Tristo e maligno. Re dei re son io In Irania e in Turania e di guerrieri Inclito duce e d’ogni forte in armi {{R|70}}Primo sostegno. D’ora in poi ben io Cose leggiadre a te farò che degne Di te saranno, e de’ nemici tuoi Dalla persona troncherò la testa. Ma là in Irania di mio padre in loco {{R|75}}Io sì t’avrò, nè per tributi ancora Della tua terra ti darò corruccio, E questa figlia tua dell’occidente Sarà splendida face e quale un serto Ella sarà, che luce su la fronte {{R|80}}D’ogni donna regal. — Meravigliava Prence Shengùl delle parole sue E toglieasi dal capo incontanente L’indica tiara; il palafren d’innanzi Da’ suoi prodi incitando, al re venia {{R|85}}Perdon chiedendo. E allor, con molta gioia. Lui strinse al petto il re dei re, la scusa Dei fieri detti suoi tutta accogliendo. :Ma re Shengùl, di contemplar gioioso Prence Behràm, pose le mense e i nappi {{R|90}}Colmi di vino s’apprestò. Svelava Behràm allora il suo secreto e quelle Cose d’Irania a re Shengùl con cura Tutte esponendo, qual fu l’opra e quale Ne fu pensier, fecegli aperto e disse: </poem><noinclude></noinclude> b0i7pqeepzilixpzxr6iayujygjvufl 3895594 3895593 2026-09-07T08:06:58Z Candalua 1675 3895594 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 460 —|}}</noinclude> <poem> Recherà in prima e aguzzerà gli artigli, {{R|60}}Acre desìo d’accapigliarsi in giostra Con chi ’l nutrì, gli verrà tosto in core. Se tu me conoscessi, oh! come mai, :Behràm rispose, sì malvagio e reo Me potresti chiamar? S’io di qui parto, {{R|65}}Rabbuffi tuoi non merto già, nè puoi Gridarmi autor d’opre non belle o in core Tristo e maligno. Re dei re son io In Irania e in Turania e di guerrieri Inclito duce e d’ogni forte in armi {{R|70}}Primo sostegno. D’ora in poi ben io Cose leggiadre a te farò che degne Di te saranno, e de’ nemici tuoi Dalla persona troncherò la testa. Ma là in Irania di mio padre in loco {{R|75}}Io sì t’avrò, nè per tributi ancora Della tua terra ti darò corruccio, E questa figlia tua dell’occidente Sarà splendida face e quale un serto Ella sarà, che luce su la fronte {{R|80}}D’ogni donna regal. — Meravigliava Prence Shengùl delle parole sue E toglieasi dal capo incontanente L’indica tiara; il palafren d’innanzi Da’ suoi prodi incitando, al re venia {{R|85}}Perdon chiedendo. E allor, con molta gioia, Lui strinse al petto il re dei re, la scusa Dei fieri detti suoi tutta accogliendo. :Ma re Shengùl, di contemplar gioioso Prence Behràm, pose le mense e i nappi {{R|90}}Colmi di vino s’apprestò. Svelava Behràm allora il suo secreto e quelle Cose d’Irania a re Shengùl con cura Tutte esponendo, qual fu l’opra e quale Ne fu pensier, fecegli aperto e disse: </poem><noinclude></noinclude> 7arahchyguzxrbh5c12c9jpyx7pgt0r Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/480 108 1015296 3895447 3893354 2026-09-06T19:43:14Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895447 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 475 —|}}</noinclude> <poem> Che opre malvage da contese e liti. Indi, quant’eran d’uopo a quella gente, E vesti e cibi e morbidi tappeti {{R|105}}De’ suoi tesori, a’ sacerdoti ei diede Di molto senno e disse: Ogni opra trista, Ogni opra bella a me non si nasconda In alcun tempo. Siate voi, frattanto. Voi mediatori in ogni rea contesa, {{R|110}}Nulla cercate che v’apporti poi Rancura o affanno, ma del mal, del bene Consapevol mi fate in ogni tempo, Ogni sospetto mio tosto troncando. :Queste parole per il mondo intero {{R|115}}Subitamente si spargean, nè ascosa Restava allor, leggiadra fosse o rea, Un’opra mai, che d’ogni cosa intorno Aveano i saggi dïuturna cura. Ma venner tosto da ogni terra intorno {{R|120}}Epistole continue. Ecco! fu scritto, Per le tue offerte e per i molti doni E il viver molle e inoperoso, il senno Ne’ cervelli scemò. Per dïuturne Liti e per sangue che si sparse in terra, {{R|125}}Non conoscon valor di chi è più vecchio Esti nostri garzoni. È gonfio il core De’ giovinetti per desio d’avere, Non cura, non pensiero in lor s’annida Per il re nostro e i sacerdoti. Ei volsero {{R|130}}Per cupidigia a tristi inganni e a frodi, Hanno cure e travagli e di contese Feroce brama. Agricoltori e duci Di villaggi e ogni gente inoperosa Cercan battaglie e scaramucce e liti. :{{R|135}}Per questa via, com’erano continue L’epistole a Behràm, trafitto egli ebbe, Pel sangue sparso, il cor d’acerba doglia. </poem><noinclude></noinclude> s5jg7i13clsg6bf5jl28rydd2vpgtai Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/486 108 1015302 3895610 3893360 2026-09-07T08:12:06Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895610 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 481 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> {{R|75}}E vanno errando per le aperte vie Per tutto l’anno, a far rapine intenti. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XXXIII. Morte di re Behrâm-gôr.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1586-1587).}} <poem> :Prence Behràm per questa via passava Anni sessantatrè, nè per la terra Avea chi egual gli fosse. Ecco! al principio Dell’anno giovinetto, a lui sen venne {{R|5}}Il regio scriba, savio sacerdote Ch’era di lui fedel ministro, e disse: :Del re de’ forti vacuo sta il tesoro, Ed io men venni sì a veder, signore, Qual precetto darai. Chi s’alimenta {{R|10}}Di sua dovizia più non guarda a noi, Prezzo per darci di tributi. — Allora Così rispose il re dei re: Soverchio Non cercar tu, che di cotesta cura Necessità non abbiam noi. La terra {{R|15}}Tu abbandona a Colui che la fondava E da cui venne manifesto al giorno Tutto il creato. E passerà pur anco Questa volta del ciel, rimarrà eterno Iddio sovrano, ad opere leggiadre {{R|20}}Guida per me, per te, veracemente. :Ei s’addormì per quella notte. Poi, Al primo albor del dì novello, schiera Infinita d’eroi salì alla reggia, Indi s’accolse quanta era più all’uopo {{R|25}}Gente d’Irania e al padre suo ne venne, Figlio diletto, Yezdeghìrd. Allora, Dinanzi a’ prenci, l’inclita corona Porgeva il sire al figlio suo bennato, </poem><section end="s2" /><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VI}}||31}}}}</noinclude> tv7ukhnfwy2y5sluvdz2vr566gicgaf Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/490 108 1015306 3895421 3893364 2026-09-06T15:42:46Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895421 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 485 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> {{Ct|c=t01|5. Quattro Re Sassanidi.}} {{Rule|2em|t=1|v=3}}<section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|I. Il re Yezdeghird figlio di Behrâm-gôr.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1588-1589).}} <poem> :In questa terra poi che fu sovrano Principe Yezdeghìrd, ratto le sparse Falangi egli adunò. Coi saggi e i prenci Tutti i magnati ivi sedean, sedeano {{R|5}}I sacerdoti che han di re l’aspetto. :Il nobile signor su l’aureo trono Si assise allora e la porta del duolo Rapido chiuse ed infrenò la mano Della sventura, e disse in pria: Colui {{R|10}}Che si ritrae da le peccata a dietro. Di punitor sicuro vive. Allora Che per invidia s’intenebra il core, Medicator di quella cura acerba Tristo Devo si fa, che quando mena {{R|15}}Invidia rea le disoneste voglie E miseria e furor, maligno Devo Ne fa vendetta. Ma se alcuna cosa A te grata non vien, deh! non avvincervi Contro al nemico tuo la mano e il core {{R|20}}Per ch’ei n’abbia dolor. L’atto cortese È ben fratello di ragion, ragione Sovra la fronte di saper sovrano </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> ispzk656j4e9v7z77vwpikswknq4e50 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/495 108 1015311 3895623 3893369 2026-09-07T08:15:37Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895623 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 490 —|}}</noinclude> <poem> Nè fu gloria giammai che superasse {{R|25}}Di re Gemshìd la gloria. Allor che giunse La sua corona a rasentar la bianca Luna su in cielo, ei si morì, lasciando A un altro il seggio imperïal. Nessuno In sempiterno qui dimora, e voi {{R|30}}Da ogni sventura in Dio vi rifugiate! Un anno ei visse con la sua giustizia. Con tal consiglio, nobile e avveduto E senza danni da sventure, e poi, Nell’anno che seguì, secca ed asciutta {{R|35}}Si fe’ l’aria del ciel, sì che nei rivi Qual bruno muschio nereggiavan l’acque, E al terz’anno del pari e al quarto ancora Lieto non era alcun per la cocente Aridità. Secche del ciel le fauci {{R|40}}Come alla terra, e ne’ ruscelli intorno Erano l’acque preziose e scarse Come balsamo eletto. Anche pei molti Che si morìan d’umani in tutte parti, Di quadrupedi ancor, muovere i passi {{R|45}}Nessun potea per la terra deserta. Ma d’Irania il signor, re di monarchi, Poi che vedea la cosa orrenda, tolse Dall’ampia terra ogni tributo a un tratto E ogni balzello, e dov’eran nascosti. {{R|50}}Per ville e per città, colmi granai, A principi ed a servi inclito dono Ei far ne volle e dal regal palagio Levossi un grido. Principi, si disse. Di sovrano poter, quante serbate {{R|55}}Raccolte messi, or dispensate intorno, Di Pirùz col denaro il tesor vostro Intenti a ricolmar. Chi guarda in serbo Raccolte messi ed ha giovenchi e pecore Disciolte ai paschi, venda per tal prezzo </poem><noinclude></noinclude> 61rh94in50cbjq4w1hgemcpgf52uajd Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/498 108 1015314 3895411 3893372 2026-09-06T15:13:29Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895411 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 493 —|}}</noinclude> <poem> Ricco di maestà, d’alta giustizia Ricco pur anco, al trono imperïale Sedea gioioso. Un inclito di Persia Era vi allor, che il nobile signore {{R|30}}Surkhàn chiamava. A lui fe’ cenno e disse Pirùz monarca: Qui a restar t’appresta, Di Balàsh nel cospetto, quale un suo Fedel ministro. — Le falangi sue Così menava coi Turani in guerra {{R|35}}E traea seco la real corona E de’ principi il soglio. Ei sospingea Le sue falangi e l’armi ed i tesori A dimandar con Khoshnavàz illustre Fiera tenzone. Del confine un segno {{R|40}}Eravi allor quale Behràm gagliardo Posto in que’ lochi avea, dal basso in alto Il sollevando, e v’era scritto un patto De’ re dei re, perchè nessun d’Irania, Di Turania nessun, per tutto il mondo, {{R|45}}Oltrepassasse quel ben certo segno E dal fiume di là ponesse il piede. :Vincitor di leoni, allor che giunse A quel loco Pirùz, tosto ch’ei vide Dei prenci irani quel ben certo segno. {{R|50}}Disse d’un tratto a’ prodi suoi gagliardi: :Io pur, dinanzi dai Turani, in questa Guisa medesma, eleverò una torre Co’ miei tesori e con la spada mia. Perchè a niuno mai più tocchi rancura {{R|55}}Dalla gente d’Heytàl. La torre eccelsa Quando fia posta di Terèk sul fiume E i prenci tutti {{Ec|recherammi|recheranmi|Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/8}} a gara Scritto un patto di fede, io, che tal cosa Principe Behram-gòr già fece un tempo {{R|60}}Col valor suo, con la regal sua forza, Con l’alta maestà, col saper suo, </poem><noinclude></noinclude> gttcmpbxdomyi9f0j6evci3likfbeka Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/519 108 1015335 3895414 3893393 2026-09-06T15:26:31Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895414 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 514 —|}}</noinclude> <poem> Con duce Khoslmavàz, dì suo consiglio {{R|240}}Degno di tal che all’arti sue ricorre; Come s’udì che lieto e vincitore Ei ritornava da la guerra, sciolte Dal pie di re Kobàd le rie catene, E menando venia de’ sacerdoti {{R|245}}Il maggiore, Ardeshir con quanti seco Eran captivi dell’irania terra, Ed ora del Gihùn l’acque scorrenti Varcate avea, sì che per monti e piani D’Irania la sua gente iva dispersa, {{R|250}}Da Irania tutta si levò tal grido, Che intronarne davver detto tu avresti L’orecchio di chi udia. Tutti levarsi I prenci di gran senno e al valoroso Ad irne incontro apprestavansi a gara, {{R|255}}E Balàsh all’istante un aureo seggio Fe’ collocar perchè sedesse quivi Kobàd accanto al prode. Allor ch’entrava Sufrày nella città, tutti si mossero Dal loco i prenci e ad incontrar quel grande {{R|260}}S’apprestò re Balàsh, venne con quella Schiera d’eroi che seco avea pur anco. Balàsh, nell’ora che vedea quel volto Di Kobàd or disciolto da le rie Catene e lieto e vincitor, lui strinse {{R|265}}Ratto al suo sen con molta gioia e intanto Levò le mani a deplorar l’offesa Della gente d’Heytàl, di Cina ancora, Con molto sdegno. Da l’aperta via Ascesero all’ostel del prence iranio {{R|270}}Tutti que’ grandi, ma ferito il core Elli si avean, sì che venìan bramosi Di lor vendetta. D’apprestar le mense Pur fe’ cenno Balàsh, di chieder vino E musici e cantori e suon festoso, </poem><noinclude></noinclude> 16laxkv8k5anbstpzgvk1hf4tqqjovw 3895417 3895414 2026-09-06T15:33:27Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895417 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 514 —|}}</noinclude> <poem> Con duce Khoshnavàz, dì suo consiglio {{R|240}}Degno di tal che all’arti sue ricorre; Come s’udì che lieto e vincitore Ei ritornava da la guerra, sciolte Dal pie di re Kobàd le rie catene, E menando venia de’ sacerdoti {{R|245}}Il maggiore, Ardeshir con quanti seco Eran captivi dell’irania terra, Ed ora del Gihùn l’acque scorrenti Varcate avea, sì che per monti e piani D’Irania la sua gente iva dispersa, {{R|250}}Da Irania tutta si levò tal grido, Che intronarne davver detto tu avresti L’orecchio di chi udia. Tutti levarsi I prenci di gran senno e al valoroso Ad irne incontro apprestavansi a gara, {{R|255}}E Balàsh all’istante un aureo seggio Fe’ collocar perchè sedesse quivi Kobàd accanto al prode. Allor ch’entrava Sufrày nella città, tutti si mossero Dal loco i prenci e ad incontrar quel grande {{R|260}}S’apprestò re Balàsh, venne con quella Schiera d’eroi che seco avea pur anco. Balàsh, nell’ora che vedea quel volto Di Kobàd or disciolto da le rie Catene e lieto e vincitor, lui strinse {{R|265}}Ratto al suo sen con molta gioia e intanto Levò le mani a deplorar l’offesa Della gente d’Heytàl, di Cina ancora, Con molto sdegno. Da l’aperta via Ascesero all’ostel del prence iranio {{R|270}}Tutti que’ grandi, ma ferito il core Elli si avean, sì che venìan bramosi Di lor vendetta. D’apprestar le mense Pur fe’ cenno Balàsh, di chieder vino E musici e cantori e suon festoso, </poem><noinclude></noinclude> 329kzzyf6p6gmhb7plae3q7x3geu1o3 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/521 108 1015337 3895416 3893395 2026-09-06T15:31:51Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895416 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 516 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> {{Ct|c=t01|6. Il re Kobâd figlio di Pîrûz.}} {{Rule|2em|t=1|v=3}}<section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|I. Parole di re Kobâd.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1603-1604).}} <poem> Come si assise re Kobàd illustre Sul trono imperïal, come si pose Di sua grandezza il diadema in fronte. Da città d’Istakhàr discese ratto {{R|5}}A Tisifuna, da Istakhàr, dov’era La gloria allor de’ principi d’Irania. :Sovra quel trono di turchesi adorno Poi che fu assiso, così disse: Or nulla Nascosto a me per voi si tenga. A voi {{R|10}}Schiusa è la porta fino a me nel chiaro Giorno mai sempre e nella notte oscura. Quel grande che discioglie a dir del vero La lingua sua nè cercasi menzogna, Quand’ei nell’ira sua perdon si reca, {{R|15}}Sua guida e sire lui dirà pur sempre De’ veridici il duce. Egli si pone Di pace e di contento un trono eccelso Nel mondo qui, per giustizia verace Lode ei tocca da’ prenci. E tu se il core {{R|20}}Lungi terrai da brama di vendetta, Piccoli e grandi a te faranno lode Veracemente. Allor che menzognero </poem> <section end="s2" /><noinclude></noinclude> 28x9nim1m9iy5yom1lqkbs0kk7ejz6l Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/523 108 1015339 3895415 3893397 2026-09-06T15:28:54Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895415 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 518 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> :{{R|60}}Benedissero a lui tutti que’ prenci, Gittâr smeraldi su la sua corona. :Fanciullo era Kobàd; sedici gli anni Ch’ei numerava, e poca parte invero Di governo si avea. L’opre del mondo {{R|65}}Reggea prence Sufrày; solo in sue stanze Era Kobàd signore. Il duca suo Le cose tutte governava, e niuno Del prence suo lasciava al fianco. Il sire Non avea sacerdoti e non comando, {{R|70}}Non volontà. Di Sufrày dal potere Tutta era invasa questa terra allora. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|II. Disgrazia di Sûfrây.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1604-1607).}} <poem> :E fu cotesto fin che gli anni giunsero A ventitré del giovinetto sire. :Un di che ne le coppe di cristallo Qual tulipano il vino rosseggiava, {{R|5}}Salse al prence Sufrày per chieder vènia Di ritornarsi al loco suo. Quel duce Apprestavasi allor con sue falangi, E i timpani battea per ritornarsi All’amena Shiràz. Così ne andava {{R|10}}All’alma sua città lieto e contento, Parte avuta cospicua in ogni suo Desìo più dolce. E Persia tutta invero Era qual serva a lui, tutto egli avea Fuori che il serto imperïal. Frattanto {{R|15}}Er’egli in questa opinïon: Sol io Posi qual prence re Kobàd in trono E sire il proclamai benedicendo. Che se alcun gli dirà trista parola Di me per trista voglia, una risposta </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 7t6m9iw0op6ph75bb2h69jzmxz96g96 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/530 108 1015346 3895592 3893404 2026-09-07T08:06:31Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895592 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 525 —|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|III. Prigionia di Kobâd.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1607-1609).}} <poem> :Quando venne agl’Irani annunzio certo Che giunto era al suo fin di quel gagliardo Il dolce tempo, si levò da tutta La terra intorno per angoscia un grido {{R|5}}E fecero gran pianto uomini e donne E pargoletti. Allor, contaminârsi Di parole a imprecar le lingue tutte De’ forti irani e sciolto lor pensiero Balzò nel mezzo, in pria celato. Sdegno {{R|10}}Irania prese e si levò tumulto E ciascun l’armi s’apprestò di guerra, Che ciascun si dicea: Poi che perìa Sufrày gagliardo, nell’irania terra Seggio non resti di Kobàd! — Allora, {{R|15}}Cittadini e guerrieri un sol drappello Si fean compatto nè per poco mai Di re Kobàd con reverenza il nome Vollero profferir, ma tutti insieme All’ostello regal correndo ascesero {{R|20}}Pel reo calunniator pieni di doglia, Chiedendo aita. E quei che appo il sovrano A calunniar fûr pronti il valoroso E per tristo pensier la sua sventura Agognarono un dì, la folla irata {{R|25}}Prese e fuor trasse dal regale ostello, Indi le tracce a ricercar si diede Di principe Giamàsp. Minor fratello Di re Kobàd era Giamàspe, un forte D’altero capo, e re Kobàd l’avea {{R|30}}Nutrito con amor. Lui scelse allora </poem><noinclude></noinclude> bsmifq6ujb05lr8v2o24er0zwpmf7c9 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/534 108 1015350 3895444 3893408 2026-09-06T19:40:19Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895444 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 529 —|}}</noinclude> <poem> Sapea quale il valor, così gliel porse {{R|140}}E così disse: Questo mio suggello Sèrbati, o cara. Verrà un dì che questo Da te richiederò. — Così rimase In quel villaggio sette giorni ancora Per la leggiadra giovinetta, e poi {{R|145}}Al primo albor partì del giorno ottavo. :Della gente d’Heytàl sen venne al prence Kobàd allora e de’ trascorsi eventi Gli fe’ ricordo e sì narrò che fatto Avean gl’Irani a lui, pronti ed accinti {{R|150}}Al male oprar d’un tratto. Oh! per l’offesa Di Khoshnavàz, quel re gli disse allora, Necessità della tua trista sorte Così t’incolse veramente! Or io Per un patto con te stuol di guerrieri {{R|155}}Sì ti darò, di cui ciascun si reca Sovra le chiome un serto. E se tu avrai La tua corona ancor co’ tuoi tesori, La terra di Ceghàn mi fia compenso Coi tesori e col seggio. Oh! quel confine {{R|160}}E il sovrano poter di me saranno, E tu sarai de l’alleanza mia, Del mio patto, custode. — A quel superbo Kobàd rispose sorridendo: Nullo Ricordo farò mai di quella terra, {{R|165}}E un dì, quando il vorrai, schiera infinita Invïerò per te. Che è mai la terra Di Ceghàn, perch’io volga a lei lo sguardo? :Poi che feano quel patto i due monarchi Da l’eretta cervice, ecco! le porte {{R|170}}Schiuse il prence d’Heytàl de’ suoi tesori E diè a Kobàd monete ed armi e poi Quarantamila, usi a vibrar la spada, Prodi gli addisse, tutti eroi famosi E cavalieri. Scese allor da quella </poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VI}}||34}}}}</noinclude> bl183vjlckbldfaffh0oepdnu7kzr7l Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/546 108 1015362 3895427 3893420 2026-09-06T15:51:39Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895427 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 541 —|}}</noinclude> <poem> Propizio tempo, ei disse, in cui la vera Fede ricercherò. Che se in costui Il vero alberga e di Zerdùsht la fede {{R|95}}Cade in difetto, la sua legge tutta Accoglierò, scerrò per l’alma mia Ciò ch’ei trascelse. Ove mendace e rea La via si mostri di Fredùn o quella D’Esdra o di Cristo, ovver del Zendavesta, {{R|100}}E se acconcia verrà parola detta Da Mazdàk, sì davver! ch’ei solo in terra Esser guida ci dee! Ma se menzogna Ei parla e dell’Eterno alla diritta Via non si volge ricercando, fuori {{R|105}}Esci, signor, della sua fè dal calle, Libero e sciolto, e lungi da te poni La legge sua non bella. A me l’affida Con quanti son della sua fè. Non resti Per le membra d’alcun cuoio o midollo! :{{R|110}}E Rezmìhr e Kharràd fe’ testimoni, Ferayìn e Bendùy, Bihzàd ancora, E di là si tornò, fermo guardando Il veridico patto, alle sue stanze. :Quando al mattin de’ raggi la corona {{R|115}}Mostrò quest’almo sol, quando la terra Tutta splendette qual pur fosse un mare Di bianco avorio, del signor del mondo Venne il figlio eloquente, ed eran seco Principi e sacerdoti. Entravan elli {{R|120}}Insieme tutti nel reale albergo, Entravan tutti con parole pronte E cercando lor via. Quel giovinetto, Gioia del cor del padre suo, sen venne A re Kobàd in la presenza e quivi {{R|125}}La porta aprì delle parole, e intanto. Dinanzi all’assemblea, così si volse A Mazdàk favellando, il sacerdote: </poem><noinclude></noinclude> i7frst11nvjx954we9cekuld8j3wdl1 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/547 108 1015363 3895423 3893421 2026-09-06T15:48:48Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895423 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 542 —|}}</noinclude> <poem> Uom che ti cerchi sapïenza, nuova Religion festi alla terra e in mezzo, {{R|130}}Qual possesso d’ognun, ricchezze e donne Ponesti ancor. Qual cosa mai potria Far conoscere il padre allor che ha figli, E figlio come mai scerner potria L’autor de’ giorni suoi? Quando son pari {{R|135}}Gli uomini in terra e principi da servi Manifesti non vanno, oh! chi mai fia Che cerchi del servir la trista porta, E sovrano poter come fia dato Esercitar? Di me, di te, chi fia {{R|140}}Addetto servo, e per qual modo il reo Fia distinto dal giusto? E se alcun muore, A chi il possesso e la sua casa, allora Che il servo all’opre addetto e il re del mondo Pari fra lor saranno? Oh! tutto il mondo {{R|145}}Deserto andrà per le dottrine tue, Nè vuolsi inver che tanto mal s’innesti In suol d’Irania. Prenci tutti e donni! Chi per mercede servirà? Tesori Posseggon tutti, e tesorier chi fia? {{R|150}}Davver! che queste cose alcun non disse De’ profeti d’un dì; ma tu del core Annidi nel profondo alta stoltizia, Meni la gente all’infernal dimora E le opere più ree non stimi ree! :{{R|155}}Del sacerdote come udì que’ detti Prence Kobàd, ben si commosse e ratto Fe’ giustizia a que’ detti, e a lui frattanto Kìsra valente s’alleò. Ma il core Dell’uom privo di fè d’alto corruccio {{R|160}}Rendeasi ingombro e l’assemblea raccolta Di queste voci in ogni parte sua Faceasi piena: Deh! non resti accanto Al re nostro Mazdàk! Di Dio la santa </poem><noinclude></noinclude> 7pg919noleimamonlzwmt4xr4f93sg1 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VI.djvu/549 108 1015365 3895425 3893423 2026-09-06T15:49:08Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895425 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 544 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> {{R|200}}Ma Kìsra comandò che un alto legno Fosse rizzato e d’alto ne pendesse Un laccio attorto. Vivo allor quel misero, Di cui precipitava la fortuna, Al tronco appese e il capo suo protervo. {{R|205}}Empio ed insano, in giù travolse, e poi Con un nembo di dardi a morte il trasse. :Religïone dì Mazdàk, se fiore Di senno hai tu, non prendere! — Ma intanto I prenci tutti dell’irania terra {{R|210}}Sicurezza si avean per lor possessi E per lor donne e per lor dolci figli, Per lor giardini dilettosi e belli, E re Kobàd sentìa vergogna e solo Per imprecar del nome fea ricordo {{R|215}}Di Mazdàk infelice. Ei molte cose Ai miseri donò, mandò suoi doni Splendidi e ricchi ai templi anche del Fuoco; E tanto s’allietò per Kìsra il prence, Che ben tosto a portar venne suoi frutti, {{R|220}}Sì come gemme, l’inclito rampollo Della pianta regal. Tutti con seco Suoi consigli trattò d’allora in poi, Ciò che il garzon diceva, il padre udìa. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|VII. Morte di re Kobâd.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1616-1618).}} <poem> :Poi che del regno suo furon quaranta Gli anni trascorsi, entrògli in core ambascia Del dì del suo morir. Scrisse un’epistola Inclita e bella in un serico foglio, {{R|5}}In cifre di que’ dì, toccante il core E degna e acconcia, e lodi in pria vi fece </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> irwrrzk4qry6clp59u5wc4nmbhz5q3l Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/8 108 1015384 3895450 3893431 2026-09-06T20:00:02Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895450 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" /></noinclude><section begin="s1" /> {{Ct|f=120%|v=1|t=3|I RE SASSANIDI}} {{Ct|f=120%|v=1|(''seguito'')}} {{Rule|2em|t=1|v=2}}<section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t01|1. Il re Kisra Nûshîrvân.}} {{Rule|2em|t=1|v=2}}<section end="s2" /><section begin="s3" /> {{Ct|c=t1|I. Lamento di Firdusi.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1618).}} <poem> :Alto cipresso mio, gioia del core, Ahi! che t’avvenne se dolente e tristo Così ti festi? In quella tua bellezza, In quella maestate, in quella tua {{R|5}}Gaiezza viva, perchè mai d’affanno Hai pieno il cor, sereno un dì? — Rispose Il bel cipresso a chi lo dimandava: :Io fui lieto finchè non mi vincea L’età soverchia, e sol divenni fiacco {{R|10}}Per avverso poter d’anni sessanta. Da così grave età guàrdati sempre, Non contrastar con lei, ch’ella ha di drago L’alito fiero e di leon l’artiglio, E morde quale atterra. Anche la voce {{R|15}}Ell’ha del tuono e dell’agreste lupo Il selvaggio vigor, tiene l’affanno In questa mano e la tua morte in quella, E il bel cipresso, ch’era gioia al core, Ella incurva a la terra e scialbi e vizzi </poem><section end="s3" /><noinclude></noinclude> ckw6egkab0d6ho2y6hgmrl4l8284zg2 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/9 108 1015385 3895451 3893432 2026-09-06T20:00:46Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895451 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" /></noinclude><section begin="s1" /> <poem> {{R|20}}Del gelsorain fa i petali e d’un tristo Color riveste le purpuree rose, E restano per lei, dopo quel tristo Color ch’ella v’induce, affanni e cure Gravi a soffrir. Del corridor veloce {{R|25}}Avvinto resta il piè senza catene E la bella persona ed aitante Vile e grama si fa. Dei denti omai Le bianche perle giù cadeano attrite E l’agile cipresso tristamente {{R|30}}Piegavasi alla terra. Ecco! dàn lagrime Questi occhi miei, piovono umor per grave Ambascia e affanno, e questo cor già un tempo Gaio e giocondo si colmò di doglia, Tanto mostrossi ingenerosa e rea {{R|35}}Ver noi la grave età. Fin da quel tempo Che saziasi del latte il pargoletto, La morte avanza impetuosa e dirsi Ben può che invecchia quell’infante. Il tempo Dì prence Nushirvàn fu di quaranta {{R|40}}Anni con otto ancor; tu di sessanta Già varcasti il confin, nè giovinetto Sei tu rimaso. Oh! dunque il fine estremo A ricercar d’ogni opra tua ti poni E per folle desìo di tua grandezza {{R|45}}Non indurre al cor tuo novella piaga! </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|II. Parole di Kisra Nûshîrvân.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1618-1620).}} <poem> :Come si assise su l’eburneo trono Principe Kìsra e il serto imperïale, Luce del cor, si pose in fronte, i grandi Tutti del mondo s’adunâr. Seduto </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> jn7ijvgd4gjg4de696jxx6uo59ftysv 3895568 3895451 2026-09-07T07:56:28Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895568 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" /></noinclude><section begin="s1" /> <poem> {{R|20}}Del gelsomin fa i petali e d’un tristo Color riveste le purpuree rose, E restano per lei, dopo quel tristo Color ch’ella v’induce, affanni e cure Gravi a soffrir. Del corridor veloce {{R|25}}Avvinto resta il piè senza catene E la bella persona ed aitante Vile e grama si fa. Dei denti omai Le bianche perle giù cadeano attrite E l’agile cipresso tristamente {{R|30}}Piegavasi alla terra. Ecco! dàn lagrime Questi occhi miei, piovono umor per grave Ambascia e affanno, e questo cor già un tempo Gaio e giocondo si colmò di doglia, Tanto mostrossi ingenerosa e rea {{R|35}}Ver noi la grave età. Fin da quel tempo Che saziasi del latte il pargoletto, La morte avanza impetuosa e dirsi Ben può che invecchia quell’infante. Il tempo Dì prence Nushirvàn fu di quaranta {{R|40}}Anni con otto ancor; tu di sessanta Già varcasti il confin, nè giovinetto Sei tu rimaso. Oh! dunque il fine estremo A ricercar d’ogni opra tua ti poni E per folle desìo di tua grandezza {{R|45}}Non indurre al cor tuo novella piaga! </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|II. Parole di Kisra Nûshîrvân.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1618-1620).}} <poem> :Come si assise su l’eburneo trono Principe Kìsra e il serto imperïale, Luce del cor, si pose in fronte, i grandi Tutti del mondo s’adunâr. Seduto </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 0jnplqlt1fi9yua9bc1oksv3aug3vc1 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/25 108 1015403 3895452 3893448 2026-09-06T20:01:12Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895452 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 22 —|}}</noinclude> <poem> Quell’alto grido, rise alquanto e tosto La sua corazza e l’elmo suo cercossi, Lo stendardo elevò di sua grandezza {{R|80}}Dirittamente e rapido sen venne Allo scrittoio di Babèk, in fronte Postosi in prima un elmo suo ferrato. Dall’elmo gli scendea tutta di greche Maglie una falda, e molti nodi apposti {{R|85}}V’erano sopra, ed egli aveasi in pugno Dal capo di giovenca una sua clava, E quattro, al cinto infissi, in duro legno Acuti strali. Un arco al braccio avea, Un laccio attorto su la sella, e in aureo {{R|90}}Cinto costretta la persona al mezzo. :Il cavallo incitò, strinse le cosce, E quella clava ponderosa in collo Ratto si prese. Così volse a destra Le briglie alquanto ed a sinistra poi, {{R|95}}E l’armi sue con quella in cavalcare Nobil destrezza a dimostrar si mosse A Babèk, di tal foggia. Ed egli vide E ciò gli piacque, ond’ei si fece accanto Con molto ossequio de’ monarchi al sire {{R|100}}E dissegli: Signor, vivi beato E per senno e saviezza all’alme nostre Sii tu sostegno! Per la tua giustizia Ecco! adornasti de la terra il volto, E tal giustizia tua per questa via {{R|105}}Ricorderem noi sempre. Ardir di servo Son le parole mie veracemente, Ma bello a te sarà se da giustizia Non volgerai la fronte a dietro. Or piega, Piega d’alquanto alla diritta mano {{R|110}}Le redini tu ancor, sì come è cosa Di te ben degna e del tuo molto senno. :Principe Kìsra nuovamente allora </poem><noinclude></noinclude> bzay977q92j84qd0wjl0sthe1v6bmd7 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/32 108 1015410 3895453 3893455 2026-09-06T20:02:31Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895453 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 29 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Tutta adornossì per i molti doni In cofani splendenti e per fanciulli {{R|105}}Schiavi e per tanti che chiedean l’accesso. :Anche su ciò non lunga si passava Stagione in cielo, e questo ciel movea Dietro ad amore per l’iranio prence. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|VI. Il giro attorno al regno.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1629-1630J.}} <poem> :Kìsra avveduto fece tal disegno D’andarne attorno da quel loco suo Per qualche tratto e muovere per questa Amena terra e le nascoste cose {{R|5}}Ratto sciorre ed aprir. Battè i timballi E da quel loco tutta insiem condusse La falange de’ suoi. Davver! che in cielo Stupìan di lui e luna e sol! Pel grande Esercito raccolto e per le gemme, {{R|10}}Per l’argento e per l’or, per le cinture Aurifulgenti e per le targhe d’oro. Detto avrestù che dentro a le miniere Copia d’or non restava o di lucenti Perle o di gemme. Placido e giocondo {{R|15}}Principe Kìsra in Khorassàn ne venne E l’esercito addusse in quel costume De’ Sassanidi illustri. In ogni terra Amena e colta ov’ei passava, al campo I recinti ponea co’ padiglioni, {{R|20}}E come si levava alto clangore Di rauche trombe, in piè dinanzi a tutti Un araldo ei ponea. Servi e soggetti, Dicea l’araldo, al principe del mondo, Qual ebbesi da noi nascostamente </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> im9ontwaoeyjltvdgszufupjdv9ltul Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/39 108 1015417 3895454 3893462 2026-09-06T20:02:50Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895454 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 36 —|}}</noinclude> <poem> Di drappi si vedea, d’auree monete, Di palafreni e d’elefanti. I prenci {{R|95}}Vennero innanzi al re sovrano tutti, Vennero tutti scevro e mondo il core E benevoli a lui. Kìsra fe’ inchieste E tutti accolse con atto benigno E secondo misura a ognun diè grado. :{{R|100}}Lieto nel cor si tolse da quel loco Principe Kìsra, e fu la terra intorno Di palafreni e d’elefanti ingombra E di guerrieri. Andava il sire, e intanto Annunzio gli giugnea che per la gente {{R|105}}Di Balùci selvaggia un popol tutto Iva disperso per rapine assai E morti e stragi ed impeti e scompiglio Per quell’ampia contrada. Anche più grave Era di questa la rovina e il duolo {{R|110}}In terra di Ghilàn; dispersa andava Benedizion di Dio per fiere voci Levate ad imprecar. N’ebbe rancura Di prence Nushirvàn l’anima allora, Con la gioia passata il duol presente {{R|115}}Congiungendo e mischiando. Ecco! ei dicea Volto agl’Irani, per timor di nostre Acute spade si fean molli e gl’Indi E gli Alani ver noi, come di seta È molle un drappo. Ma non anche noi {{R|120}}Bastiam nel nostro regno, e vuolsi omai Dagli agnei separar le agresti belve. :Dissegli un uom facondo: Inclito prence, Rosa non è senza dolor di spine Per gli orti nostri. Da che fu la terra, {{R|125}}Ella fu con travaglio, atta i tesori A farci via gittar. Molta fatica Ebbe co’ saggi suoi vegliardi un giorno Prence Ardeshìr per l’opere non belle </poem><noinclude></noinclude> 2piyrf0x1fk57cfft98mf1ip7tjvkn0 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/41 108 1015419 3895455 3893464 2026-09-06T20:03:13Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895455 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 38 —|}}</noinclude> <poem> {{R|165}}Franca e secura da travaglio grave Della rea schiera, nè rimase alcuno, In loco aperto od in secreto loco, Di Balùci del nome. E fu che intanto Sulle montagne andavano dispersi {{R|170}}I greggi lor senza custodi e sciolti Liberamente, che pastor non era De’ vasti armenti, non sovra l’eccelsa Vetta del monte e non alla pianura. Così la gente abbandonò ricordo, {{R|175}}Qual cosa vieta, d’ogni mal sofferto E la montagna e le convalli sue Stimò secure qual sua propria casa. :Verso la gente di Ghilàn si mosse Principe Kìsra da quel loco, allora {{R|180}}Che travaglio novello, ecco! apparìa Da quella gente e da Dilèm. Dal mare Fino alla cima de’ lontani monti La schiera armata si stendea. La terra Di genti è piena e l’etra di vessilli {{R|185}}Ingombra è tutta e va disperso omai Di Ghilàn per la terra intorno ovunque L’iranio stuol, sì che partìasi luce Da questo sole e da l’errante luna. :Disse principe Kìsra: Orma non resti {{R|190}}Qui di leoni o di voraci lupi, Sian grandi o piccioletti! — E fu la terra Ed ogni pianta allor per tante morti Qual se di sangue orribile lavacro Del suol la faccia avesse; ecco, per tante {{R|195}}Rapine e stragi e per gl’incendi, un grido E un pianto si levò d’uomini e donne, E in ogni parte un cumulo d’uccisi Ratto levossi, e di cervella sparse Intrise tutte andâr del campo l’erbe. :{{R|200}}Quanti erano in Ghilàn prodi guerrieri, </poem><noinclude></noinclude> ip75qya8vcc2lbap0ec174bqadiget8 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/49 108 1015427 3895473 3893473 2026-09-07T04:46:53Z Alex brollo 1615 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895473 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 46 —|}}</noinclude> <poem> {{R|75}}Degli elefanti tuoi luride piote? Or io piuttosto vo’ cercar balzelli E tributi da voi! Chi avrà possanza Contro gente di Grecia in fiero assalto? Che fe’ in Irania Sikendèr già udisti, {{R|80}}Che quel prence sovrano e generoso Era de’ nostri, nè pur anco è ascosa, Qual cosa inerte, d’Iskendèr la spada. A che dunque fai tu sì gran litigio Inverso a noi? Ma la tua gente alcuna {{R|85}}Preda fece su noi per sue rapine. Passò tal vïolenza e non ne femmo Alcun ricordo. Ora però, da questo A quell’altro confin, devasteremo Di quegli astati cavalieri tuoi {{R|90}}L’ampia campagna. Nushirvàn di certo Il sole non creò, nè di quest’alto Ciel roteante si prendea la chiave In suo poter, perch’egli poi non stimi Uguale al re dei re nessuno in terra {{R|95}}Ed ei soltanto per la terra tocchi Ogni sua voglia. — Al messaggier d’Irania Il greco Imperator non diè risposta Nè, per l’ira che avea, ricordo ei fece Di sire Nushirvàn; poscia che apposto {{R|100}}Fu all’epistola sua l’imperïale Suggel, sol questo disse: Ecco! alleato È Cristo a me con la sua santa croce! :Il messaggier non disse verbo seco. Trista ei vedea quella risposta, e tristo {{R|105}}Si ritornò. Venne all’iranio sire Come nembo veloce, ed ogni detto Del greco Imperator ridisse a lui. </poem> {{Rule|8em|t=1|v=1}}<noinclude></noinclude> gs30mkq25p6jt88mzig24lu1db2mrgj Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/50 108 1015428 3895566 3894511 2026-09-07T07:54:47Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895566 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 47 —|}}</noinclude>{{Ct|c=t1|X. Partenza di Kisra per la guerra.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1637-1641).}} <poem> :Letto quel foglio, s’adirò pel rapido Mutar della fortuna il prence iranio, Tutti adunò suoi prenci e sacerdoti E alquante per quel foglio imperïale {{R|5}}Fe’ parole con lor. Tre giorni ei stette Coi consiglieri, co’ gagliardi suoi Sgominatori di falangi avverse, E al quarto dì convenne ei sì, d’Irania Prence sovrano, in tal consiglio, in guerra {{R|10}}Di menar le sue genti armate e pronte Contro al sire di Grecia. Ecco! levossi Da le porte del re clangor di trombe E fremer di timballi e di tamburi Di bronzo cavo. Non indugio egli ebbe {{R|15}}Per riposar, ma per giustizia vera La guerra si cercò, le squadre addusse. Tutte ordinò le provvigioni e Iddio Ricordando invocò, dator di grazia. :Nembo di polve si levò. Che il cielo {{R|20}}Tutto in un’onda si tingea di pece. Detto tu avresti; e tutta de la terra La superficie quel gran prence invase De’ suoi destrieri per le ferree zampe, E l’aer tutto arrossò per tanti drappi, {{R|25}}Disciolti al vento, d’un color di porpora. Davver! che non restò pel suol calpesto Anche a piccioli bruchi un luogo aperto, Davver! che non restò varco dischiuso Ai venti su pel ciel! Parve la terra {{R|30}}La riviera del Nilo all’agitarsi </poem><noinclude></noinclude> lglca80omsp5dqsl56gxadc26mhb9xs Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/70 108 1015448 3895456 3893493 2026-09-06T20:04:34Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895456 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 67 —|}}</noinclude> <poem> O di vesti di cibo o d’un ostello Che rifugio ti porga. E se la donna È saggia e ricca di consigli, invero {{R|20}}Ell’è un tesoro sempre colmo, ancora, Ancora più d’assai, quand’ella sia D’alta statura e scendanle i capegli Di color negro fino al piede, e accorta Si mostri e vereconda e sapïente {{R|25}}Ed avveduta, in favellar maestra E di dolci parole e lusinghiere. :Una sposa simìle avea quel nobile Prence d’Irania, quale un bel cipresso Nella statura, nell’aspetto suo {{R|30}}Qual luna intatta. La fanciulla adorna Era di Cristo nella fede, e intanto Sonava tutta la città del grido Di sua bellezza. Un pargoletto infante Nacque un giorno da lei. Volto di sole {{R|35}}Avea quel piccioletto e più d’assai Dell’astro ei risplendea del vespro in cielo, Nush-zàd la madre sua, nobile e illustre. Chiamò il fanciullo, ed improvviso vento Non gli sfiorò le belle gote mai, {{R|40}}Fin ch’egli crebbe di cipresso in guisa Agile e snello, saggio molto e degno Di grado imperïal. Sapea la via Del paradiso e dell’inferno e quale Fosse di Cristo e di Zerdùsht la legge. {{R|45}}Quale d’Esdra profeta. Oh! ma dottrina Del Zendavesta non gli parve giusta, E le gote lavò nel sacro fonte Di Cristo, sì, perchè alla fè del padre Setta antepose della madre sua. {{R|50}}Davver! che ne stupìa la gente tutta! :Ma tanto si crucciò nel mesto core Prence Kìsra di lui, che ben gli parve </poem><noinclude></noinclude> mt1xisoewq6k447c5jjjn1fpbacwgih Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/73 108 1015451 3895457 3893496 2026-09-06T20:04:58Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895457 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 70 —|}}</noinclude> <poem> Son narrator. Così dicea di Persia {{R|20}}Antico vate, dopo cui passarono Quattro volte trent’anni: «Ecco! egli disse, Chi è nemico al suo re, non è d’umano Sangue davver, ma d’Ahrimàne è stirpe». :Qui venne intanto di Nush-zàd la storia. {{R|25}}Ricordo venne sì d’antiqui detti. :Di Kìsra il figlio reo, tosto che intese Andarne sgombro il seggio imperïale Di quell’albero illustre, alla sua torre, Egli, nato di re, schiuse le porte, {{R|30}}E da ogni parte si raccolse a lui Esercito infinito, ogni più tristo Ch’era balzato libero e disciolto Da’ vincoli del senno, e stava intanto Di Nushirvàn nel carcere, di ferree {{R|35}}Catene avvinto. A questi forsennati Tolse Nush-zàd i gravi ceppi, e tutta La nobile città si corrucciava Per l’opera di quello. Ogni fedele Di Cristo che vivea fra quelle mura, {{R|40}}Vescovo ei fosse o sacerdote, intorno A sè raccolse in infinita schiera, E furono di questa incliti e forti Cavalieri pur anco, usi le spade In battaglia a vibrar. Gli diè la madre {{R|45}}Molte ricchezze, che fornito e colmo Ella un tesoro possedea del sire, E tosto trentamila intorno a lui Combattenti adunârsi illustri tutti, Tutti famosi in opere di guerra. {{R|50}}Tutte ei si prese le città vicine A lui dintorno, e ratto ne volava La fama ovunque. Un’epistola scrisse Al suo congiunto, Imperator di Grecia, In suo tetro consiglio. O re, ti leva! </poem><noinclude></noinclude> b484rpg2ttqo4il52geiixq0amwbs88 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/74 108 1015452 3895458 3893497 2026-09-06T20:05:15Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895458 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 71 —|}}</noinclude> <poem> {{R|55}}Scrisse, che prence anche tu sei. Comuni Hai tu con me religïone e lingua E imperator sei tu. Come di Grecia, Tutte d’Irania le città son tue, D’Irania sì, d’Azerbigiàn, di quella {{R|60}}Terra amena dell’India. È morto il padre, Poi che infermo divenne, e la fortuna Di noi travolta ridestossi ancora. :Ma in città di Madàyn giunse frattanto Di ciò novella, qual venia del figlio {{R|65}}Di Kìsra illustre. Di Madàyn allora Il principe custode un cavaliero Inviava al suo re per la sua via, Le udite cose ripeteagli, come Secreta egli n’avea contezza allora, {{R|70}}E tosto il messaggier, si come un’onda Che rapida discende, alla presenza Venne di Nushirvàn. Disse le udite Cose quel messo e porse il foglio, annunzio Dell’opre di Nush-zàd allor palesi. :{{R|75}}Principe Kìsra l’ascoltò, poi lesse L’epistola e crucciossi e fu turbato Del figlio suo per l’opra trista. Allora, Quel gran signor dell’ampia terra, insieme A’ sacerdoti da l’eretta fronte, {{R|80}}Si assise e fe’ parole in suo secreto Consiglio assai. Ma quando entro al suo core Ebbe fermezza tal disegno, innanzi Perchè venisse lo scrittor, fe’ cenno. Scrisse piena di doglia e di corruccio {{R|85}}Un’epistola sua, piene le labbra Di dolenti sospiri e corrugate Ambe le gote. E benedisse in pria A Dio signor che già creò la terra E il tempo e il cielo, che fe’ bella e adorna {{R|90}}L’intatta luna con Saturno e il sole, </poem><noinclude></noinclude> 9thfzguohuu6i0czzih84l5a2c6ca7y Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/88 108 1015466 3895554 3893511 2026-09-07T07:24:30Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895554 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 85 —|}}</noinclude> <poem> Alcuna cosa dell’accolta preda, Ma lui trafitto e abbandonato al suolo Vedean compunti, e un vescovo di Grecia {{R|215}}Il capo in grembo ne tenea. Di pianti Ratto s’empì quel campo di tenzoni E si crucciò di Ram-berzìn il core Per intenso dolor, sì ch’ei chiedea Al vescovo così: Deh! qual ricordo {{R|220}}Serbi tu di Nush-zàd, qual detto o verbo Degno di prenci? — E il vescovo rispose: :D’uopo è che vegga il capo suo scoverto Solo la madre sua. Quand’ei si vide Ferito di saetta alla persona, {{R|225}}Muschio non volle o agalloco odoroso, Non d’iranica foggia il suo sepolcro, Non corona, non drappi intesti in Grecia, Non regal seggio, poi che la sua fosca E trista sorte degna egli vedea {{R|230}}D’abietto schiavo. Ed or la madre sua, Qual è costume de’ fedeli a Cristo, Il funebre lenzuol gli farà pronto Ed un avello coprirà di lui L’alta persona. La sua sorte intanto {{R|235}}A Cristo in ciel comune egli ha, quantunque Sul legno della croce ei non sia morto. :Quanti erano in città fedeli a Cristo Senza vestigia di dolor le gote Allora non soffrîr; ma fiero pianto {{R|240}}Da quell’ampia città subitamente Al ciel levossi e d’uomini e di donne, Quanti erano pur là raccolti insieme. Ed elli sì del principe caduto. Giovane e ardente, ch’era l’occhio e il core {{R|245}}Di sire Nushirvàn, la fredda spoglia Dentro a una bara da quel campo infesto Via si portâr, passandola per mano </poem><noinclude></noinclude> frnit1zp9ht6jkids0sqareqtzh1wl6 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/97 108 1015475 3895738 3894526 2026-09-07T10:57:53Z Alex brollo 1615 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895738 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 94 —|}}</noinclude> <poem> E già quel cor per la sua dolce vita La speranza perdea. Dentro a quell’aula Eran settanta giovinette adorne, E ciascuna parea veracemente {{R|215}}Un bel cipresso alla persona. E v’era Anche una figlia del signor di Ciàci Con eburnee le gote e di cipresso Con la statura, e un giovinetto, vago Qual gelsomin, con nobile fragranza {{R|220}}Di muschio eletto, lei amava un tempo Nella casa del padre, ed or, qual servo Fedele e intento, innanzi a lei si stava Ed erale da presso in ogni loco Ov’ella andasse. Dimandolla il prence: :{{R|225}}Oh! chi è costui che si nutria la schiava A se daccanto? E tu prendesti, o donna, Di prence Nushirvàn nel gineceo, Questo fanciullo ardimentoso? — Disse La giovinetta allor: Minor fratello {{R|230}}Egli è di me, giovin fanciullo e nato D’una madre con me. Diverso è il padre, Ma una sola è la madre, e non è nulla Opra indegna di lui sul corpo mio. Cotesti panni ei si vestì per molta {{R|235}}Vergogna ch’egli ha in cor del mio signore, Sì ch’ei non osa rimirarlo in volto. Se a te dinanzi il fratel mio la fronte Or nascondea, fu l’opra di vergogna Questa sì, nè tu dèi mendicar scusa. :{{R|240}}Cagna abietta, gridavate sdegnoso L’iranio prence, fu contaminata Per te la stirpe e la famiglia! — E intanto Con le ciglia aggrottate a quel fanciullo Guardava Nushirvàn, meravigliando {{R|245}}De’ giovinetti per tant’opra ardita. Sì che destando il furor suo si volse </poem><noinclude></noinclude> kq0ccayfb71iyk2cgia7bxd6qi2hy94 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/107 108 1015485 3895574 3893530 2026-09-07T07:58:56Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895574 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 104 —|}}</noinclude> <poem> :Chi di sè stesso nella turba accolta È custode fedel? — Quegli, rispose, {{R|70}}Che per desìo ch’egli ha, non si diparte Da generoso oprar, da quella sua Indole buona, e quegli ancor che serve Dolce e sommesso quando rea fortuna Scorge venir dalla soverchia altezza. :{{R|75}}Dissegli un altro ancor: Per doni eletti E per indole buona, oh! chi è migliore E in questa vita e in quella, ove suo frutto Rapida apporti la semente sua E rechi ogn’anno per due volte in terra {{R|80}}La gaia primavera? — Egli è colui, Rispose, che, non chiesto, a far suoi doni L’anima appresta e grazie rende ancora A chi li prende. Chi non fa suoi doni Stimerai tu qual mercatante! — E un altro {{R|85}}Soggiunse ancora: Del mortal qual trovasi Ornamento quaggiù? Qual è valore D’ogni opra sua più generosa e bella? :L’uom generoso, rispondea colui. Che benefica l’uom quando n’è degno, {{R|90}}Cresce qual alto e nobile cipresso Che mai negli orti suoi non si fa gramo. Che se alcun seminasse anche fra il muschio Cosa non degna, il fior che tra le spine Aride nacque, non germoglia e niuna {{R|95}}Fragranza apporta. Or tu parola cerchi Di chi è muto od è sordo, e sì t’accosti A vero giusto. Cotal uom non giunge A dar frutti giammai. — Dissegli un altro: :In questa vita ch’è sì breve, il saggio {{R|100}}Non è senza dolor, senza fatica Non è. Deh! che farem, perchè si ottenga Buona fama da noi, sì che gioconda, Dopo il principio, tocchisi la meta? </poem><noinclude></noinclude> el1xxnh1fq396spunwf2x0m9msvzx5g Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/108 108 1015486 3895576 3893531 2026-09-07T07:59:58Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895576 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 105 —|}}</noinclude> <poem> :E quei rispose: Va! lungi ti serba {{R|105}}Dal peccato e ricerca ed ama tutti Come te stesso, e per qualunque cosa Che grata a te non sia, chiuder la porta Mai non ti piaccia a chi t’è amico o avverso. :Dissegli un altro ancor: Deh! qual tu appelli {{R|110}}Miglior fatica di coteste due? Il faticar ch’è dentro alla misura, il faticar che la sorpassa? — Niuna, Niuna cosa, ei dicea, fuor che pensata S’accorda alla ragion. Che se tu vuoi {{R|115}}Che frutti apporti il faticar, tu dèi Di tanto oprar che l’opera compiuta A te ne venga. — Deh! chi è mai, dicea Un altro ancor, degno di lode, allora Che piangere si dee di tal che ha biasmo? :{{R|120}}Quegli n’è degno, rispondea, che in Dio Santo e verace ha molta speme e ancora N’ha sgomento e timor. — Dissegli un altro: :Savio mortale di ragion serena, Di cui la fronte supera la volta {{R|125}}Ardua del ciel, qual è miglior fortuna, Dimmi, per me da questo ciel sublime, Instabile e fallace? — E l’uom facondo Tal risposta gli rese: A quei che vive Tranquillo nè il tormenta il reo bisogno, {{R|130}}Diè la fortuna la sua giusta parte, E ben si vuol che di cotal giustizia Soltanto ei si ricordi. — E un altro inchiese: :Qual è scienza onde beato e lieto Esser poss’io quaggiù? — Vive beato, {{R|135}}Rispose Buzurc’ mìhr, chi ha pazïenza E vile e abietto l’uom senza vergogna E stima e crede. Quegli è ancor beato Di cui per ira non arde la mente, E chiude gli occhi suoi, ben che nell’ira, </poem><noinclude></noinclude> sfqoyrli7dyfblr6yfrspi7d81acp8a Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/112 108 1015491 3895575 3893536 2026-09-07T07:59:28Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895575 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 109 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> A sè compagna, non ritrova in terra {{R|250}}Male peggior di cupidigia. — Tutti Stupirono di lui que’ sapienti D’inclito nome e tutti ad una voce Fecero a lui benedizioni e auguri. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XIX. Terza cena di Nûshîrvân.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1666-1669).}} <poem> :Come passò una settimana, all’alba Ottava il prence si sedea sul trono Tutto a turchesi e a quanti erano saggi Fea dolce invito, a quanti avean possanza {{R|5}}In parole e saper. Disse ciascuno Di molte cose, e niuna veramente Molto gli piacque, ond’ei si volse e disse A Buzurc’ mìhr: Deh! togli da la fronte Di tua modestia il vel! — Sciolse la lingua, {{R|10}}Esperto in favellar, l’uom sapïente E ricordo fe’ allor d’ogni dottrina. :E primamente benedisse al prence In questa guisa: Vincitor deh! sia Questo gran prence incoronato! — E poi {{R|15}}Soggiunse e disse: Grande non diviene L’uomo quaggiù, se non quando la fronte Rivolge a dietro dalla via del male. Che se t’è d’uopo che scïenza cresca, Senno t’è d’uopo a rintracciar parole. {{R|20}}Del cercar gloria fermezza di core È la porta verace, e d’opre vili È stanco il mondo. Che se cerchi il trono, Virtù t’è d’uopo aver; che se dà foglie Un ramoscello, dolci frutti ancora {{R|25}}Aver t’è forza. Quando alcun dimanda </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 9gd8xzlxxwt9tvj0u8kyfago3gu82io Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/114 108 1015493 3895586 3893538 2026-09-07T08:03:13Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895586 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 111 —|}}</noinclude> <poem> Nel dato giorno e nel propizio tempo A te l’amico. Vuolsi in quarto loco Ragion con verità, sciogliere il core {{R|65}}Dalla menzogna e dall’inganno. Al quinto, Se vigore ti avrai della persona. Ove in questo porrai studio e fatica, Grandezza vera fia cotesta. E quando Sarà congiunta a questi pregi tuoi {{R|70}}Parola acconcia, non mostrar tuoi pregi Stoltamente così, senza che molto Ne sii tu esperto. Ove non sia per corpo Forte e robusto alcuno studio o cura, Mai non sarà che in poter suo si rechi {{R|75}}L’uom le sue brame. Che se poi misura Passi lo studio, sappi allor che speme Più non bave colui che sì v’adopra Studio sì grande. E direm noi frattanto Cinque segni del saggio; il suo costume {{R|80}}Offeso non è mai per questi cinque Ben certi segni. Ma dell’uom ch’è ignaro, Per sette cose formasi il costume Veracemente; e s’egli è in duol di tanto, Meraviglia non è. Veggasi in pria {{R|85}}Che quale ha senno in cor, non si tormenta Per cosa che gli sfugge, e non s’allegra Per cosa che non anche egli possiede, Che, s’ella sfugge a lui, tolta gli è sempre. Nell’avvenir non ha speranza, e mai {{R|90}}Non va dicendo che del salce i rami Portano frutti. Anche s’egli è disciolto Dall’affanno e dal mal, sempre egli teme Del futuro ch’è incerto. Allor che il fato Menagli incontro la sventura, innanzi {{R|95}}Ei viene, fiacco non si mostra in tutte L’opere sue. Ma dell’ignaro sette I modi sono che dicemmo; ed uno </poem><noinclude></noinclude> ci9mky1s5z50jcs1t1cnjbwtkq0ind9 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/129 108 1015508 3895583 3893556 2026-09-07T08:02:54Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895583 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 126 —|}}</noinclude> <poem> L’uom che pregio non ha, per cui tesoro D’uom che favelli, non si scema, è gioia Ascoltar per l’uom saggio. — Allor si volse A Buzurc’mìhr il sacerdote e disse: :{{R|20}}Deh! tu che vinci questo ciel rotante In bella gloria, quale sai tu cosa Che scemi te nella grandezza tua E accresca il viver tuo quand’essa scema? :Rispose Buzurc’mìhr: Se scarso cibo {{R|25}}Ti prendi, avrai nel corpo tuo salute E l’alma tua nutricherai. Se molte Opre farai buone ed oneste, certo Che più farai degli avversari tuoi. :E scriba Yezdeghìrd così soggiunse: {{R|30}}Garzon facondo e memore d’assai, Quali sono d"un cor, nel suo secreto, I dieci vizi? Gli hanno sì, ma niuna Necessità n’avrìan gli uomini in terra. :Primamente, rispose il giovinetto, {{R|35}}D’uopo è lavar di biasmi dal desìo Interamente il cor. Senza difetto Uomo non è quaggiù, sia nel secreto, Sia nell’aperto. Se tu prence sei, Altri t’invidia, e dove alcuno è servo, {{R|40}}Lagrime ei tocca. Il delator, nel terzo Loco che viene, e l’uom di doppia fronte A una sol meta van guardando e tentano Polve levar da limpid’acqua. Allora Che l’uom facondo, non al loco suo, {{R|45}}Parole avventa, partonsi da lui Onore e dignità. Ma chi non ode Interamente d’altri le parole, Nulla saprà di tal sermone e fede Non vi porrà. Chi è saggio, alle dovizie {{R|50}}Gli occhi non volge, e se dovizia manca, Fugge dall’ira. — Il maggior duce allora De’ sacerdoti gli fe’ tal dimando: </poem><noinclude></noinclude> gs7nqaptousuouvo3xcx0z422lg282v Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/148 108 1015527 3895459 3893575 2026-09-06T20:05:34Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895459 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 145 —|}}</noinclude> <poem> Contriti mi farà, ch’io le parole Veggo confuse di costui, e intanto Pieno son io di duol pei dì trascorsi. :{{R|70}}Così n’andò, con l’anima d’affanno Piena e d’angoscia, corrugato il volto, Pieni gli occhi di lagrime. Ma tosto Che ad una stazïon l’inclito prence Giunse vicino, ivi piantò recinti, {{R|75}}D’un fiumicel sovra le sponde, e allora Ch’entrò Zuràn nel regio padiglione, D’ogni più estrano fu disgombro il loco. D’incantesmi sul miel, sul bianco latte, Andavane sermone, e così disse {{R|80}}Il principe a Zuràn: Gradito e caro È cotesto sermon. — L’inchiese allora Di Mahbùd spento e de’ suoi figli, e quale Fosse maniera di lor morte acerba. Ma poichè le parole e incerte e vaghe {{R|85}}In sue risposte udìa, manifestossi Rapida allora di Zuràn la colpa. :Dissegli Kìsra: Tu mi parla il vero. Il vero non celar, frodi e menzogne Ricercar non ti piaccia. Opra malvagia {{R|90}}Da menzogna soltanto si produce, E core onesto per tristi compagni Tristo si rende. — Disvelava allora Zuràn il vero in tutte parti, e fuori, Dall’intimo del cor, l’alto secreto {{R|95}}Recò alla luce. Ma la colpa integra Ei riversava sul giudeo, sè stesso Pieno d’angoscia e di dolor mostrando. :L’inclito sire come udì, gli fece Gravi di ceppi a quell’istante i piedi, {{R|100}}E un cavalier con due leardi, ratto Come nembo di fumo all’aer sospinto. Presso al tristo giudeo, fattor d’incanti, </poem><noinclude>{{smaller|{{PieDiPagina|{{Sc|Firdusi, VII.}}||10}}}}</noinclude> 7gfsap5vand053zizf9iekyx5f2h3hx Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/158 108 1015537 3895543 3893585 2026-09-07T06:56:52Z Alex brollo 1615 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895543 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 155 —|}}</noinclude> <poem> D’ascie e di clave era Bukhàra ingombra, Che del re degli Heytàli era pur quello L’accampamento. Re Ghaktèr si mosse {{R|135}}Con esercito grande, incliti duci Dalla terra d’Heytàl raccolti insieme; E allor che da ogni parte al fiero assalto Venner le schiere, chiusa fu la via Anche ai venti del ciel pel loco ingombro {{R|140}}E angusto omai. Davver! che al luccicare De le spade de’ principi, al discendere Di tante clave ponderose, detto Avresti sì che lingua il ferro avea, Che del fiero sermon l’aria si avea {{R|145}}Interpreti le clave. Anche levossi Una bufera e si levò la polvere Dell’esercito immenso e luce sparve Dalla luna e dal sol. Là si raccolsero Le genti di Kashàn, di Soghd ancora, {{R|150}}Uomini e donne e piccioletti insieme, Lagrimosi le gote e costernati, Sì per veder qual fosse di quel campo D’armi l’impresa e chi frutto s’avria Della luna e del sol dai moti arcani. :{{R|155}}Per sette giorni le due avverse schiere, Di battaglia bramose, ecco! restaro L’una incontro dell’altra. In ogni loco Era d’uccisi un cumulo, e pel sangue Di porpora un color le pietre intorno {{R|160}}E le zolle del campo aveano assunto. Ma per l’aste che molte erano quivi, Per le clave e pei ferri e l’ascie molte, Detto avresti! che risonanti pietre Dalle nubi piovean. Dietro alla polve {{R|165}}Il sole intenebrò, de le volanti Aquile in ciel fu torbida per essa La pupilla pur anco. Al giorno ottavo </poem><noinclude></noinclude> h5tn59rrck2oah5cc0uhgz8fynmn5cw 3895549 3895543 2026-09-07T07:09:20Z Alex brollo 1615 3895549 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" /></noinclude> <poem> :D’ascie e di clave era Bukhàra ingombra, Che del re degli Heytàli era pur quello L’accampamento. Re Ghaktèr si mosse {{R|135}}Con esercito grande, incliti duci Dalla terra d’Heytàl raccolti insieme; E allor che da ogni parte al fiero assalto Venner le schiere, chiusa fu la via Anche ai venti del ciel pel loco ingombro {{R|140}}E angusto omai. Davver! che al luccicare De le spade de’ principi, al discendere Di tante clave ponderose, detto Avresti sì che lingua il ferro avea, Che del fiero sermon l’aria si avea {{R|145}}Interpreti le clave. Anche levossi Una bufera e si levò la polvere Dell’esercito immenso e luce sparve Dalla luna e dal sol. Là si raccolsero Le genti di Kashàn, di Soghd ancora, {{R|150}}Uomini e donne e piccioletti insieme, Lagrimosi le gote e costernati, Sì per veder qual fosse di quel campo D’armi l’impresa e chi frutto s’avria Della luna e del sol dai moti arcani. :{{R|155}}Per sette giorni le due avverse schiere, Di battaglia bramose, ecco! restaro L’una incontro dell’altra. In ogni loco Era d’uccisi un cumulo, e pel sangue Di porpora un color le pietre intorno {{R|160}}E le zolle del campo aveano assunto. Ma per l’aste che molte erano quivi, Per le clave e pei ferri e l’ascie molte, Detto avresti! che risonanti pietre Dalle nubi piovean. Dietro alla polve {{R|165}}Il sole intenebrò, de le volanti Aquile in ciel fu torbida per essa La pupilla pur anco. Al giorno ottavo </poem><noinclude></noinclude> n6grc5aexmz5xjf3q3bufkw67xbthwm Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/160 108 1015539 3895460 3893588 2026-09-06T20:05:56Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895460 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 157 —|}}</noinclude> <poem> Pasti riposi. Oh! se un feroce Devo {{R|205}}Non gli assalta improvviso, alcun potere Non abbiam noi contro al signor di Cina, E scendere dobbiam sommessi e vinti In suol d’Irania. Obbedïenza presti Ghatkèr intanto e cingasi le reni {{R|210}}Di re Kìsra al voler, d’Heytàl consegni I campi e la città, scordi le clave E l’ascie ancor. Se no, dalla semenza Di Khoshnavàz eleggeremo un prode Che alta rechi la fronte. Ei sia felice {{R|215}}Per prence Nushirvàn, per lui riprenda Vigor di gioventù l’antico regno. Ed ei racconti al principe d’Irania L’opere tutte del signor di Cina, Sì che facciano a lui benedizione {{R|220}}Tutte le genti. Che l’iranio sire Ha forza e maestà, grazia e saggezza, E la saggezza a verità costante Solleva e nutre. Impose alto tributo. Grave balzello ai greci Imperatori, {{R|225}}E niuno ha contro a lui forza e potere. :Uomini e donne e giovinetti insieme De la gente d’Heytàl tutti convennero In cotesta parola. Eravi un forte Di Ceghàn, di natali incliti e grandi. {{R|230}}Giovane, amante di battaglie e ricco Di giustizia e di grazia. Era del saggio Il nome Fughanìsh, che avea tesori E genti armate e sue. D’Heytàl la gente E dì guerra gli eroi gridâr quell’inclito {{R|235}}Sovrano re, benedicendo a lui. </poem><noinclude></noinclude> pka2wyjjb7ff5fw233df6z3j3xujkve Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/168 108 1015547 3895569 3893598 2026-09-07T07:56:45Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895569 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 165 —|}}</noinclude> <poem> Genti gagliarde alle città verremo. Condurrem noi l’irania terra in Cina E nell’aspra tenzon trarrem dall’alto {{R|15}}Il cielo in terra. Che possegga alcuno Seggio o corona, non vogl’io, non certo Imperïal costume o nobil pregio fortuna propizia. — In questi detti Ei stette alquanto, egli avido di gloria, {{R|20}}Ricco d’onor, ricco di genti armate, Fin che poi venne dell’iranio sire Annunzio certo, ch’ei d’Irania in tutto Il suo regio poter moveasi in armi, Giunse novella de la sua fortuna {{R|25}}Invitta sempre e del poter sovrano, Dell’esercito suo che si stendea Dall’uno all’altro mar. Ben si crucciava, A tal novella, il principe di Cina, E tosto il suo desìo da le battaglie {{R|30}}Si trasse a dietro. Pensieroso e mesto Coi consiglieri egli sedea lung’ora, Mentre i prenci de’ suoi tutti all’intorno Si raccogliean. Si volse il re di Cina Al suo ministro e fe’ tai detti allora: :{{R|35}}Nascondersi non vuol, qual lieve cosa, Cotesto annunzio! Udii che giunse in terra Di Gurgàn prence Kìsra e per quell’ampio Loco distese le falangi sue. Forse ei non ha di noi novella certa, {{R|40}}O forse di consiglio ha vuoto il capo Veracemente. Ma da Cina stendesi Fino al Gihùn l’esercito de’ miei, E sotto allo splendor di mia corona Si sta la terra. Sì m’è d’uopo adunque {{R|45}}Andargli incontro e guerreggiar. L’indugio Chiarezza offusca di mio nome. E quegli Credesi intanto che di là da lui </poem><noinclude></noinclude> fzq31vphae2wy568htpokgwsx2enqbm Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/170 108 1015549 3895461 3893600 2026-09-06T20:06:16Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895461 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 167 —|}}</noinclude> <poem> Vesti molli pur anco, anco tappeti. {{R|85}}Ma chi teme del mal, monete sprezza E bello ed aitante è di persona. :Dell’esercito suo dieci ei trascelse Eloquenti e facondi. Egli doveano Far parole per lui, sapean parole {{R|90}}E intendere e formar. Piena di voti Scrisse di Cina il savio una sua epistola. Quale Arzhèng fea di Cina. Andâr que’ dieci Nobili cavalier ricchi di senno, Pieni la bocca di parole acconce, {{R|95}}Al prence iranio; e la novella certa Come a re Kìsra ne fu allor recata, L’aula di re dei re tutta ei fe’ adorna E comandò che tosto le cortine Altri levasse da le porte e quelli, {{R|100}}Dal limitar, con molta gioia addotti Fossero innanzi. Vennero que’ dieci All’iranio signor coi doni e quelle Cose pregiate a spandersi all’intorno E col foglio regal. Come li vide {{R|105}}Il re del mondo, fe’ accoglienze oneste E fe’ dimandi pel signor di Cina E tutti assider fe’ sopra gli scanni. :Dinanzi a lui chinavano la fronte I cavalieri al suol, del re di Cina {{R|110}}Rendean messaggio. In un serico foglio E di Cina in sermone era l’epistola, E i messaggieri la posar dinanzi Al regio scriba. Yezdeghìrd allora Così a leggere imprese il regal foglio, {{R|115}}Che l’inclita assemblea di ciò rimase In meraviglia. Ma principio a quello Erano in pria benedizioni e voti Da Dio, giusto signor, per quel sovrano Dell’ampia terra; indi venian parole </poem><noinclude></noinclude> 1b94fh2zsyug4o20ie7xwuxfddp8pqd Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/171 108 1015550 3895737 3893602 2026-09-07T10:56:46Z Alex brollo 1615 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895737 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" /></noinclude> <poem> {{R|120}}Per alto grado di quel prence illustre, Per suoi tesori e per suoi prodi in guerra, Per l’armi ancora ed il poter, mostrando Tutto cotesto al prence iranio. Ancora Diceasi in quello: Benedice intanto {{R|125}}L’Imperator di Cina a me, suo servo, E diemmi ancora, senza mio dimando. Una sua figlia e le sue genti armate Sol del consiglio mio fanno richiesta. :Ma per quei doni che invïava il prence {{R|130}}All’ostello del re d’irania bella, A cui serrò la via d’Heytàl la gente, Questo era detto su quel foglio: Venni L’oltraggio a vendicar di Ciàci alpestre Dalla città, per ripigliar que’ serti {{R|135}}Da Ghatkèr vïolento e il mio tesoro, E discesi così fin da le spiagge Del Gulzarryùn, sì che pel molto sangue Del Gihùn le correnti andaron tinte D’un color di rubino. Allor che venne {{R|140}}Annunzio in Cina fino a noi, gridai Benedizioni a chi mi diè l’annunzio; E quei mi favellò de la vittoria Dell’iranio signor, del valor suo, Di sua saggezza e verecondia ancora, {{R|145}}Sì ch’io nel core ad amicizia vera Anelai tosto, qual tra me pur fosse E il re sovrano di quest’ampia terra. Poi che dal foglio que’ suoi detti intese E grandezza di lui ratto scoverse {{R|150}}E nobil stato ed inclito valore, Principe Nushirvàn fe’ ai messaggieri Degno loco apprestar. Gli altri fean lodi Ai messaggieri ed accoglienze molte Fean cortesi ed oneste. Allor che il sire {{R|155}}Apprestava le mense e bevitori </poem><noinclude></noinclude> ia8dt00pzm4iz4gsg495kr6u6gz5irb Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/175 108 1015554 3895449 3893606 2026-09-06T19:58:04Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895449 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 172 —|}}</noinclude> <poem> A Dio, giusto signor, che già creava {{R|265}}Quest’ampio cielo e fe’ grandezza in terra Ed umil stato e pose amor nel core Degli uomini quaggiù. Servi di lui Siam veramente, ed egli è re sovrano, Ferma ragione è in testimonio a noi {{R|270}}Di sua possanza. Sol per suo comando Muove nostro alitar, sovra la terra L’orme non stampa senza lui l’errante Formica; ed io qui chieggo e qui domando Che di Cina al signor miei voti arrechi {{R|275}}Iddio sovrano. Ma per quel che in pria Dicesti già di que’ feroci Heytàli Che le reni cingean per danno altrui, Sappi che stolti e sol per ingiustizia Il sangue egli versâr, poscia ne’ lacci {{R|280}}Da’ loro apposti caddero a impigliarsi. Deh! che se un tristo forza di leone Anche si avesse, mai non dee levarsi Superbo in contro a Dio! Poi che costume Quelli prendean de le selvagge fiere, {{R|285}}Sovr’essi vincitor nella battaglia Giustamente tu fosti. Anche parlasti Di tesori e di genti armate in guerra, Della possanza e di quella corona D’Imperator di Cina e di quel suo {{R|290}}Nobile seggio. Ma chi fa parole Di grandezza così, consenzïente A’ detti suoi non ha l’uom saggio. Forse Veduto non hai tu d’imperïale Grandezza il seggio, non real corona, {{R|295}}Se meraviglia sorge in te per quello Esercito di Ciàci e la sua terra, Chè di sopra a le cose alte e sublimi Cosa più eccelsa anche si sta, di sopra Ad ogni astro del ciel trovasi un’altra </poem><noinclude></noinclude> pnuzfjwz1pz45omptg1k8t9xsc1j26p Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/186 108 1015565 3895462 3893617 2026-09-06T20:06:33Z Alex brollo 1615 /* new eis level3 */ 3895462 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 183 —|}}</noinclude> <poem> Ciò che dicean de le fanciulle intatte Ch’ei nasconde in sua casa, attentamente Volli ascoltar. Mi giubilava il core Per tal vincolo seco, e più d’assai {{R|30}}Per quelle figlie sue velate al viso; Ed ecco! ch’io ti mando un uom prudente, Di cui l’anima bella have in gran pregio Senno verace. Egli verrà, secreto A disvelar di me, del mio principio. {{R|35}}Del fine ancor di tal connubio. Oh! sempre Di verecondia l’anima tua dolce Mostrisi piena e lieto il core e calda Per noi d’amor la nobile tua stirpe! :Poi che inerte restò, fatto cotesto, {{R|40}}Il calamo scrivente, i fogli apposti Ordinò lo scrittor, gli ripiegando; E poi che l’aria fece asciutte e secche Del calamo le stille, in puro muschio Il suggello fu apposto. Ai messaggieri {{R|45}}Inclito dono fece il re sovrano, Dono cotal, che ne stupìa la gente Intorno accolta, e scelse poi fra i prenci Saggio un vegliardo, sapïente e accorto, Il nome suo Mihràn-sitàd, con lui {{R|50}}Cento trascelse cavalier d’Irania Incliti e illustri e degni assai, facondi In dir parole. Kìsra allora al saggio Mihràn-sitàd, in questi accenti, disse: :Vanne tu lieto e con fortuna invitta, {{R|55}}Con giustizia ed amor. Vuolsi che teco Lingua anche sia degna di prenci, esperta In favellar, guida ragion ti sia E cor sereno che desìa saggezza. Attentamente il gineceo del sire {{R|60}}Tu guarderai, partitamente il bene E il mal ne investigando. Anche nel volto </poem><noinclude></noinclude> d1k2utbu5j79iyc9pyokcfpyc6mp3ih Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/197 108 1015576 3895739 3893629 2026-09-07T10:58:25Z Alex brollo 1615 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895739 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 194 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Sì che il nome di Dio molto invocava Su la leggiadra, e le scegliea pur anco Orrevol loco. L’adornâr per lei, Vaga qual luna, di tal sire i paggi. </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XXXIII. Andata di Nûshîrvân in Tîsifûna.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1706-1709).}} <poem> :Poi che giunse novella al re di Cina D’Irania bella e dell’iranio prence E di tal gioia per la figlia sua, Beato ei sì giocondo e giubilante {{R|5}}Pel novello connubio, ecco! sgombrava Il nobile signore e Soghd e Ciàci E Samarkànd e la corona sua Mandava in Kaciar-bàshi. Allor che uscìa Da quest’ampie città la gente armata, {{R|10}}Guardiani mandò su le frontiere L’iranio prence. Si rinnovellava Di Nushirvàn per la giustizia eletta La terra tutta e garzoncelli e vecchi Dormìan supini in bella pace. Allora {{R|15}}Benediceano a lui, prence d’Irania, Tutte le genti in ogni loco attorno, E levando le palme a questo cielo, O allo spazio ed al tempo alto Fattore, Dicean compunte, serba intatto e fermo {{R|20}}Questo amor di giustizia in prence Kìsra, Storna dall’alma sua della fortuna 1 tristi colpi, che per sua grandezza E l’alta maestà lungi dal mondo In aperto e in secreto il mal ne andava. :{{R|25}}Quando giunse in Gurgàn per la sua caccia L’iranio sire, discoperto il volto </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 7e5sw88kixs1zunhp5yesrin8xap0k3 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/208 108 1015587 3895472 3893640 2026-09-07T04:46:06Z Alex brollo 1615 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895472 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 205 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Il sangue del destrier, n’abbia le carni Chi offesa ne toccò; rimanga a piedi Senza cavallo il cavaliero intanto, {{R|100}}E, perdono a cercar, vengane al tempio D’Azergashàspe. Il nome suo cancelli Da’ suoi registri l’ispettor, distrutto L’ostel ne cada in forza altrui. Per colpa Che maggiore o minor fia di cotesta, {{R|105}}Chi la commise ratto a minor grado Scenderà da maggior. Consenzïente A peccata d’altrui non è il monarca D’Irania bella; ei solo entro la reggia Chi è giusto accoglie. Che se alcun la nostra {{R|110}}Via non gradisce, nel regale ostello Mai non avvenga ch’ei mostrarsi ardisca! </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XXXV. Ammonimenti di Bûzurc’ mihr.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1711-1719).}} <poem> :Un dì, si assise giubilante in trono Il re del mondo e i principi raccolse, Di gran saper, nell’aula. Egli parole Dicea ridendo e la fronte spianava, {{R|5}}Quando di contro al seggio suo sedette Buzurc’mìhr sapïente. Ei benedisse All’inclito signor, sì che giocondo Si fe’ quel cor qual lieta primavera, E incominciò: Deh! principe che volto {{R|10}}Hai sorridente (e l’uom maligno e reo Verbo non trova a te di contro mai), Beato re dei re che hai vincitrice La tua fortuna, o signore del mondo Con sapïenza e con gioconda sorte, {{R|15}}In pehlèvica lingua alcuni detti </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> g301fiuo45uf5qhdaj2te62m3k2ihso 3895474 3895472 2026-09-07T04:48:29Z Alex brollo 1615 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895474 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 205 —|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> Il sangue del destrier, n’abbia le carni Chi offesa ne toccò; rimanga a piedi Senza cavallo il cavaliero intanto, {{R|100}}E, perdono a cercar, vengane al tempio D’Azergashàspe. Il nome suo cancelli Da’ suoi registri l’ispettor, distrutto L’ostel ne cada in forza altrui. Per colpa Che maggiore o minor fia di cotesta, {{R|105}}Chi la commise ratto a minor grado Scenderà da maggior. Consenzïente A peccata d’altrui non è il monarca D’Irania bella; ei solo entro la reggia Chi è giusto accoglie. Che se alcun la nostra {{R|110}}Via non gradisce, nel regale ostello Mai non avvenga ch’ei mostrarsi ardisca! </poem><section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=t1|XXXV. Ammonimenti di Bûzurc’mihr.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1711-1719).}} <poem> :Un dì, si assise giubilante in trono Il re del mondo e i principi raccolse, Di gran saper, nell’aula. Egli parole Dicea ridendo e la fronte spianava, {{R|5}}Quando di contro al seggio suo sedette Buzurc’mìhr sapïente. Ei benedisse All’inclito signor, sì che giocondo Si fe’ quel cor qual lieta primavera, E incominciò: Deh! principe che volto {{R|10}}Hai sorridente (e l’uom maligno e reo Verbo non trova a te di contro mai), Beato re dei re che hai vincitrice La tua fortuna, o signore del mondo Con sapïenza e con gioconda sorte, {{R|15}}In pehlèvica lingua alcuni detti </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> ixi3msobp4kjwyh100m4sw4uml58w2z Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/233 108 1015614 3895573 3893666 2026-09-07T07:58:09Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895573 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 230 —|}}</noinclude> <poem> Era costume, fin che la sconfitta {{R|40}}Da una parte venìa, fin che le schiere Adunavansi insiem d’ambo que’ regi. :In quella guisa che narrai, quel saggio Del nardiludio s’apprestava il giuoco E andavano al suo re. Nel suo cospetto {{R|45}}Le cose tutte ei ripetea. Frattanto, Pel camminar di questo re superbo Pel vasto campo lodi eran talvolta, Biasmi tal’altra, e Buzurc’mìhr le cose Tutte esponea di quel vigor del regio {{R|50}}Comando di tal re, de la battaglia Dell’esercito suo, mostrando al sire Del vago gioco ogni vicenda e parte. :Del monarca d’Irania, ecco! stupìa Di tanto il core, ed ei la mente sua {{R|55}}In un grave pensier tutta immergea, Dicea pur anco: O d’anima serena Mortale illustre, giovane in eterno Andar tu possa e giovane in eterno La tua fortuna! — E comandò che ratta {{R|60}}Due mila guardiani i lor cammelli Adducessero a lui, prence d’Irania, Là, coi tributi che venian di Grecia, Dall’iranico suol, di Cina ancora, D’Heytàl e di Mekràn. D’ogni tesoro {{R|65}}Imperïale gli fer carchi, e tosto Dalla soglia regal si pose in via La carovana. Ma poichè le some Furon composte de’ cammelli e il core Dell’iranio signor da questa cura {{R|70}}Andò libero e sciolto, il messaggiero Del re degl’Indi a sè invitò, parole Ebbe molte con lui di sapïenza, E a quel prence sovrano un foglio suo, Pien di consigli e di saper, di senno </poem><noinclude></noinclude> 5wbpsq2ioftlnsm80pcxc2n40gbln8h Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/248 108 1015629 3895553 3893681 2026-09-07T07:24:08Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895553 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 245 —|}}</noinclude> <poem> Gav secondando! Se di me per gli anni Egli è frate maggior, non chi è maggiore {{R|280}}È migliore pur anco. Oh sì davvero! Che son molti in città, molti fra questi Guerrieri nostri, di cui son per gli anni Eguali gli avoltoi che van pel cielo! Eppur, trono di genti e regal serto {{R|285}}Questi non cercan mai, non elmo o seggio, Non fulgido tesor. Che se morìa Giovane ancora il genitor, non certo Ei lasciò il trono della sua grandezza Ad alcun l’assegnando. Or te vegg’io {{R|290}}Inclinar follemente a Gav del core, E al punto se’ di farlo prence. Vedi? Uomini tali ben poss’io formarmi Con la melma del suol! Ma deh! non sia Ch’io mai del genitor sperda la gloria! :{{R|295}}Forte la madre sua fe’ sacramento E disse: Deh! mi perda quest’azzurra Volta del ciel, se a Dio questo mio voto Pregando chiesi e il favorii nel core! Quelle parole mie deh! tu non volgere {{R|300}}Fuor che a giusto pensier, non farti reo Contro ai moti del ciel, che manda il cielo Favori a chi più vuol. Vedi che mai Tu non ti affidi, fuor che a Dio signore, Ad altri in terra. Quelli che venièno {{R|305}}Consigli al labbro mio, qui pronunciai; Ma se non giova a te quel che ti porsi Ammonimento, vedi tu qual torni Miglior cosa per te. Quella voi fate, Cura ponendo in ciò, perchè ciò sia {{R|310}}All’alme vostre nobile sostegno. :Ai saggi tutti ella fe’ invito allora E innanzi a quelli ogni consiglio suo Ripetendo ne venne. Anche recava </poem><noinclude></noinclude> niweffdbyra2mfk2ozesol9n3kam1ex Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/312 108 1015693 3895572 3893750 2026-09-07T07:57:47Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895572 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 309 —|}}</noinclude> <poem> Eserciti raccoglie. Oh! chi è colui {{R|220}}Che più t’è d’uopo di battaglia al giorno, Di gagliardi che spronano cavalli Ed acuti han gli artigli? — Un cavaliere, Così rispose, che ami le battaglie, Sazio non esca mai da le battaglie, {{R|225}}Ma in ogni tempo che banchetti a lui Vengano o assalti al chiaro giorno o all’ore Dell’atra notte, suo vigor non scemi, Ned ei per cosa grave si corrucci, Non per leggera mai. — Dissegli un altro: :{{R|230}}Vivi tu lieto in sempiterno e sia Giovane sempre la tua bella sorte, Principe Nushirvàn! Alla tua reggia Di Nisa è un uom, servo del re, prudente E saggio molto. Eppur, quasi trecento‐ {{R|235}}mila monete rimanean di lui Qual suo debito grave; e allor che fecero I computi per lui negli scrittoi, Pianse e sclamò: «Tutte fûr spese attorno Queste monete!». Ma dolenti or sono {{R|240}}E l’esattor di lui e il sacerdote E degli uffizi il maggior capo. — Allora Che novella di ciò l’iranio prence Ebbesi e intese che dal servo suo Chiedea monete il sacerdote, questo {{R|245}}Fece comando: Non mostrar corruccio Per ciò che altri spendea, ma all’infelice Col tesoro del re fa tu alcun dono. :Dissegli un altro ancor: Cadde ferito Un cavaliere e lungamente giacque {{R|250}}Per sua ferita; pur guarì, ma poi, Su le greche falangi impetüoso Avventandosi un dì, morìa trafitto, E rimaser di lui piccioli infanti. :Il prence comandò: Vuolsi agl’infanti </poem><noinclude></noinclude> om3xpd6rvictamddvmh7q5m3cq3mrik Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/352 108 1015733 3895581 3893794 2026-09-07T08:01:26Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895581 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 349 —|}}</noinclude> <poem> E di cui disvelò l’anima abietta La stolta lingua? I principi più saggi {{R|65}}Che scendean da Iskendèr, vittoria ottennero Ed alto grado. Ma se alcun frattanto Dal mio precetto a dietro si rivolge E il cor ritragge dal consiglio mio E dal mio patto, la sua terra amena {{R|70}}Tutta farò deserta ed i tesori Disperderò, senza timor d’eserciti. :Posero un bacio su la terra i messi, Come fa gente in adular maestra, E dissero: O signor d’alta vittoria, {{R|75}}Di mente eletta, non far tu rimprocci Per le cose trascorse. Ecco! noi siamo Tutti la polve sotto a’ piedi tuoi Quando tu ti affatichi, e siam pur anco Del tuo tesoro i guardïani. Allora {{R|80}}Che pago di noi sia l’inclito prence, Non sarem noi di nostra dolce brama Orbi giammai, non sventurati. Intanto, Quel travaglio che s’ebbe in questi lochi Il re dei re, non stiman cosa lieve {{R|85}}I Greci tutti; ond’è che di monete, Qual tributo ed offerta, a’ tuoi tesori Noi recherem dieci pelli ricolme D’uccisi buoi. Ma tu la legge hai sempre E del meno e del più. Deh! accolga il sire, {{R|90}}Anche se indegna, questa offerta nostra! :Quei rispondea: Faccenda di tesòri Con la sua cura del ministro è degna. :I Greci tutti al sacerdote andavano. Andavano gementi e con nemica {{R|95}}Stella su in ciel. D’ogni argomento allora Disser parole assai, tutto svelaro Del greco Imperator l’alto secreto, Favellâr di monete e de le colme </poem><noinclude></noinclude> eigelivh2h26qzuxuwzfiy9tu6cz2ld Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/383 108 1015764 3895582 3893827 2026-09-07T08:02:00Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895582 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 380 —|}}</noinclude> <poem> {{R|95}}Un fascio in pugno. Allor, qual fu consiglio, Qual fu voler d’Ized-gashàspe, ei disse Fra le preghiere, e il sacerdote udìa, E quegli a favellar stavasi intanto Di ricolmi tesori e di monete, {{R|100}}De’ suoi palagi e de’ castelli suoi, Delle accolte dovizie. Al sacerdote Ized-gashàspe così disse ancora: :Di qui ratto che andrai, nobile amico Che gloria cerchi, a prence Hormùzd in questa {{R|105}}Guisa parlerai tu: «Se da’ miei detti Volgi la mente in altra parte, almeno A mie fatiche ed a travagli miei Ti adduci a ripensar, quali ne’ giorni Durai di prence Nushirvàn. Te stesso {{R|110}}Io già nutrii nel grembo mio; ma intanto Ricompensa mi venne alle fatiche D’esti ceppi il gravame, e dietro a’ ceppi Fiero timor di prossimo periglio. L’innocente cor mio, pieno d’angoscia {{R|115}}Pel mio prence e signor, mostrerò a Dio Nel dì supremo del giudizio suo». :Alla dimora sua nell’ora stessa Che ritornava il sacerdote, alcuno Rapido venne degli esploratori {{R|120}}E ripetè le cose udite in pria, Di sire Hormùzd alla presenza. Allora, Andò congiunto a perfido consiglio 11 cor del prence. Contro a Ized-gashàspe Ei fu cruccioso e tal mandava al carcere {{R|125}}Che l’infelice trucidò. Ben molte Del sacerdote udì parole, e nulla Manifestò del suo pensier più arcano. Pensava ei sì, per opere malvage O per giuste pur anco, arte sottile {{R|130}}Zerdihìsht per uccidere, e comando </poem><noinclude></noinclude> o3anquz9w5cjn6quungfnmnv1fohv6r Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/392 108 1015773 3895571 3893837 2026-09-07T07:57:21Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895571 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 389 —|}}</noinclude> <poem> {{R|420}}Sarà monarca senza pari in terra. Ma poi, pien di tumulto e di scompiglio Il mondo si vedrà, la gloria sua S’asconderà con la sua fama. In tutte Le parti attorno apparirà un nemico, {{R|425}}Un uom, quale Ahrimàn, di stirpe rea, Sì che disperse le falangi iranie Andranno ovunque e dall’eccelso trono Farà cader quest’uom perfido e avverso Della terra il signor. Gli occhi del sire {{R|430}}Farà poi ciechi della donna sua Un congiunto crudel, l’anima ancora Gli strapperà da le disfatte membra. :Hormùzd, che vide di paterne cifre L’epistola segnata, ebbe sgomento {{R|435}}E il foglio lacerò. Pieni di sangue Si fean quegli occhi suoi, pallido il viso, Ed ei disse a Behràm: Tristo mortale Dall’arti ree, deh! che cercasti adunque In questo foglio? Vuoi tu forse il capo {{R|440}}Troncarmi già? — Behràm gli disse: O nato Di turanica stirpe, oh! quando mai Non sarai lieto del versar del sangue? Non di prence Kobàd, ma della schiatta Del re di Cina inver sei tu, se bene {{R|445}}Kìsra il serto regal ti pose in fronte! :Ratto Hormùzd s’avvedea che ove possanza Behràm s’avesse, a capo in giù dal trono Avrìa gittato il suo signor. Que’ detti Non già conformi a le sue brame intese {{R|450}}E l’infelice al tenebroso carcere Nuovamente inviò. Ma l’altra notte, Quando la luna sollevò la fronte Sulla montagna, in quel carcere istesso I manigoldi l’uccidean del sire. :{{R|455}}A quel tempo, non un prudente e savio </poem><noinclude></noinclude> kg363nskgkakofolb16me46xjtt9gb5 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/395 108 1015776 3895579 3893842 2026-09-07T08:00:20Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895579 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 392 —|}}</noinclude> <poem> Di Pervìz prence, che ogni servo fido Have in custodia. — Ma il signor del campo {{R|65}}A Hormùzd correa, dicea de’ seminati E del destriero, ed Hormùzd gli rispose: Vanne, t’affretta, e ratto al palafreno :Taglia la coda con gli orecchi. Danno Che al campo venne, computar si dee {{R|70}}Quanto ei fu veramente, e tutto il danno Si ricompensi da Khusrèv, se cento Volte gli è grande o cento volte cento. Versino intanto di regal tesoro Del campo al sere per que’ colti suoi {{R|75}}Auree monete. — Ratto che l’intese Perviz illustre, a far per lui sue scuse I prenci tutti suscitò dintorno, Per ch’ei fossero innanzi al re d’Irania A supplicar per lui, ned ei del suo {{R|80}}Bruno destrier troncasse orecchi e coda. Ma pel destrier del figlio era cruccioso Il prence illustre, sì che tutti accolse Con fier cipiglio quella esperta gente, E il guardìan de’ palafreni, ratto {{R|85}}Per timor per Khusrèv, correndo venne Ai campi colti, a quel destrier focoso E giovinetto, e gli orecchi e la coda Recisegli col ferro al campo istesso Ov’ei recata avea l’unghia sonante; {{R|90}}Indi Khusrèv, qual era del monarca Alto precetto, a quei che la giustizia Incessante chiedea, diede suo prezzo. :Discese poi quel principe sovrano Di caccia a un loco, e ne apportò ciascuno {{R|95}}Cospicua preda. Un uomo allor, di sangue Di prenci illustri, valoroso in guerra, Piena di frutti lungo il suo sentiero Una vigna scoverse; ei la vedea </poem><noinclude></noinclude> ic30vdpeb1uvgg13yry2fz6bmjcdhlx Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/406 108 1015787 3895580 3893853 2026-09-07T08:01:10Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895580 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 403 —|}}</noinclude> <poem> D’ampio naso e di pelle oscura e fosca, Ardito e forte. Di costui, di gloria {{R|115}}Avido sempre, fia cognome apposto Ciubìneh, ed ei sarà d’eletto seme D’antichi eroi. Quest’uom d’alto intelletto, Con breve scorta di guerrieri suoi, Verrà dal loco suo presso l’iranio {{R|120}}Principe e ratto di Turania il sire Sconfiggerà, scompiglierà le sue Genti guerriere». Come udì cotesto Dagli astrologi suoi di Cina il prence, Niuno vid’io che più di lui si fosse {{R|125}}Beato e lieto. A Nushirvàn monarca Ei diè poi la sua figlia, alma corona Dell’altre figlie sue. Pel prence iranio La ricevetti e ritornai, ciò fatto, Gemme recò da’ suoi tesori allora, {{R|130}}Tanto che avemmo noi doglia e rancura In carreggiarle, e venne poi scendendo Del Gihùn fino al margo, e là depose In un leggiadro navicel la figlia, Luce degli occhi suoi. Si ritornava {{R|135}}Del Gihùn da le sponde, in fiera guisa Pieno d’angoscia al cor, si ritornava Congiunto a fiero duol per la sua figlia. Ed or quel ch’io là vidi, ecco! già dissi Veracemente innanzi a te, signore, {{R|140}}Pastor di genti. Or tu quell’uom ricerca Per la tua terra, e che tu dica vuolsi A chi sa camminar: «Cammina e corri!»; Chè veramente in man di lui riposa Del re vittoria, e tu all’amico tuo {{R|145}}O al tuo nemico non ridir cotesto. :Questo egli disse, e l’anima dal corpo Ratto gli usci; la gente accolta pianse A lui dintorno e sospirò gemendo. </poem><noinclude></noinclude> pfv7m4c1kmvdqy79h190bpy88msols8 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/414 108 1015795 3895544 3893861 2026-09-07T06:58:54Z Alex brollo 1615 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895544 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 411 —|}}</noinclude> <poem> Libero in suo poter, se pur m’ascolta Con alma intenta. Kàvus re fu preso Nei campi d’Hamavàr con le sue schiere {{R|210}}Senza confine, e Rùstem valoroso Dodicimila trascegliea fra tanti Eroi del tempo, cavalieri esperti. Così potea da’ gravi ceppi suoi Principe Kàvus liberar, nè danno {{R|215}}Incolse allor que’ principi famosi, Non offesa d’altrui. Gùderz ancora. Nobile figlio di Keshvàd, signore Di Persi eroi fra l’armi illustri, al tempo Che Siyavìsh tradito ei vendicava, {{R|220}}Dodicimila cavalieri eletti, Con lor gualdrappe, si menò. Quell’inclito Isfendiàr dodicimila eroi Menò pur anco e fe’ d’Argiàspe antico E de’ suoi prodi ciò ch’ei fe’ con arte {{R|225}}Sottile e studio, ed un castello ei prese Al suo nemico. Ove maggior di questo L’esercito si fosse, ei perderebbe E consiglio e valor. Quando in battaglia Menasi un duce esercito maggiore {{R|230}}Di novero ch’è giusto, entro l’assalto Male s’adopra veramente. Ancora Mi favellasti di color che venti Anni e venti passar, ch’ei la battaglia De’ giovinetti con maggior desìo {{R|235}}Non cercano. Colui d’esperienza È ricco sì che di vent’anni e venti Età già vide e per valor guerriero Ogn’altro avanza. Amor del giornaliero Pane e del sale viengli in mente, e volgesi {{R|240}}Da gran tempo su lui quest’alto cielo; Teme egli ancor parole di maligni, Vergogna teme, e da prossimo assalto </poem><noinclude></noinclude> ne682a43td654sy96lo3mrrw5v6po0i Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/423 108 1015804 3895570 3893871 2026-09-07T07:57:05Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895570 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 420 —|}}</noinclude> <poem> {{R|220}}Per vie dirotte e co’ gagliardi suoi Scoversero Behràm. Si ritornava, Visto cotesto, quel drappello ardito, Rapido in corsa, a prence Sàveh, e questa Annunzio sì gli diè: Con un illustre {{R|225}}Principe a capo esercito discese D’Herì nei campi. — E Sàveh re, nel tempo Che udia l’annunzio, la sua mente piena S’ebbe di cure, ei sì che la spedita Via si cercava. Ond’è che il messaggiero {{R|230}}A sè chiamava da la tenda e seco Avea parole in gran disdegno. Oh! tristo, Pieno d’inganni, gli gridò, tu forse Dalla tua altezza precipizio mai Non giugnesti a veder? Di quell’abietto {{R|235}}Iranio prence da l’ostello uscito Veramente sei tu per apprestarmi Un laccio sul sentier? Così qui meni Per guerra farmi esercito di Persia, E nei campi d’Herì selvosi e freschi {{R|240}}Piantar mi festi padiglioni e tende? :Kharràd-Berzìn così rispose al prence: Se dinanzi a tue schiere un picciol stuoia Rapido passa, non averne, o sire, Tristo sospetto, ch’egli è forse un capo {{R|245}}Delle frontiere che qui passa, o tale Vassallo ancor, d’inclito nome, quale Dalla sua terra volge al re la fronte E s’incammina. O son mercanti forse Che guerrieri adducean, per l’aspra via {{R|250}}Tranquilli per andarne. Oh! chi saria Che contro a te volgesse alta la fronte, Se mari e monti cercano battaglia? :Principe Sàveh alle parole sue Dell’alma s’acquetò. Dissegli: Questa {{R|255}}Veramente è la via. Mandisi adunque </poem><noinclude></noinclude> 01yk1til3jwyfxer1dteux7yeeuw4r0 Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/457 108 1015838 3895752 3893907 2026-09-07T11:26:20Z Alex brollo 1615 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895752 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 454 —|}}</noinclude> {{Ct|c=t1|XIII. Battaglia di Behrâm Ciûbineh con Parmûdeh.}} {{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 1830-1833).}} <poem> :Parmùdeh, come avea cotal novella, Il seggio imperïal cercar bramoso L’iranio duce (poi che avea Parmùdeh, Di nome Avàzeh, una sua rocca, ond’era {{R|5}}Sicuro ei sempre e di sua sorte lieto). In quella rocca ciò che avea, depose Rapidamente, fulgide monete, Denari e gemme e cose varie assai, Di vario pregio, indi passò co’ suoi {{R|10}}Combattenti il Gihùn, venne ad un campo, Con fiero incesso, di battaglie e pugne. :Ambe le schiere come venner quivi Prossime a contrastar, non feano indugi In nessun loco di lor via, ma scelsero {{R|15}}Qual fu più acconcio di battaglia un campo A due tratti di via da Balkh munita. Due parasanghe all’uno e all’altro esercito Erano in mezzo; spazïoso e aperto Era quel campo ed a battaglie acconcio. :{{R|20}}Venne Behràm pugnace al dì seguente Rapido a contemplar quei di Parmùdeh Raccolti prenci, e Parmùdeh, gli sguardi Levando ancor, sì lo scoverse e un colle Scelse dirotto in mezzo al campo. Intorno {{R|25}}Dispose a quello le falangi sue, Sì che nel campo non rimase spazio In niuna parte. Esercito vedea Cotal Parmùdeh, che all’aspetto solo Il suol tremava; anche vedea quel duce {{R|30}}Dinanzi a’ prodi suoi che marzïale </poem><noinclude></noinclude> oqlv18ttwnpu8d9zly5z6qd9sgps0qv Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/505 108 1015886 3895567 3893961 2026-09-07T07:56:00Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895567 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 502 —|}}</noinclude> <poem> {{R|270}}Pirùz ucciso e degl’Irani in guerra Precipitava la fortuna, ardito Fecesi Khoshnavàz pel tristo fatto E sul nobile seggio in molta pace Volle seder. Sufrày ne venne allora, {{R|275}}Un de’ figli di Kàren battagliero, Che ricondusse al loco suo quel trono Della regale dignità. Ma quando Giugneva indizio di sua gran vittoria, Venian d’Irania i prenci tutti, lui {{R|280}}Prence per acclamar, perchè signore Fosse di questa terra un che servìa. Ma quei disse agl’Irani: «Indegna cosa È ben cotesta, e solo a re s’addice Serto di re con la grandezza sua! {{R|285}}Se picciolo è Kobàd, grande ei farassi, Nè possiam noi nel bosco del leone Tristo lupo invïar. Che se tu vuoi Prence nomar chi d’incliti natali Gloria non vanta, sperdere tu vuoi {{R|290}}La stirpe tua davver!». Quando poi giunse A viril tempo re Kobàd, che scorse Degna di serto di Sufrày la testa. Per tristi detti di malvagi a morte Subitamente il valoroso ei trasse {{R|295}}Ch’era la forza di suo regno. Allora A re Kobàd furono avvinti i piedi, A lui gagliardo cavalier, guerriero Di nascita regal. Diello in custodia A Rezmlhr un uom tristo, ond’ei del padre {{R|300}}Da lui chiedesse la vendetta. Eppure Guardò attorno Rezmìhr, nè vide alcuno Che degno fosse di regal corona E di trono regal, sì che gli tolse Le ree catene, perchè sciolto a sue {{R|305}}Opre attendesse, ad ogni intento suo </poem><noinclude></noinclude> ome9txkgkokweb2zn5yl4sau0n047nj Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/528 108 1015909 3895740 3872797 2026-09-07T11:00:07Z Alex brollo 1615 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895740 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 525 —|}}</noinclude> {{Ct|f=200%|v=2|t=3|INDICE}} {{Rule|4em|t=1|v=3}} {{Ct|f=120%|v=1|'''I re Sassanidi''' {{Smaller|(''seguito'')}}}} {{Ct|c=t1|1. Il re Kisra Nûshîrvân}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=I.|titolo= Lamento di Firdusi|pagina=pag {{Pg|5}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=II.|titolo= Parole di Kisra Nûshîrvân|pagina=» {{Pg|6}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=III.|titolo= Divisione del regno|pagina=» {{Pg|11}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=IV.|titolo= Rivista dell’esercito|pagina=» {{Pg|19}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=V.|titolo= Sottomissione dei re|pagina=» {{Pg|25}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=VI.|titolo= Il giro attorno al regno|pagina=» {{Pg|35}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=VII.|titolo= Castigo inflitto agli Alani e alla gente di Ballici e di Ghîlân|pagina=» {{Pg|33}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=VIII.|titolo= Venuta dell’arabo Mundhir|pagina=» {{Pg|40}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=IX.|titolo= Lettere di Nûshîrvân e dell’imperatore|pagina=» {{Pg|43}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=X.|titolo= Partenza di Kisra per la guerra|pagina=» {{Pg|47}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XI.|titolo= Battaglia con Furfûryûs|pagina=» {{Pg|55}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XII.|titolo= Sottomissione dell’Imperatore|pagina=» {{Pg|61}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XIII.|titolo= Nascita di Nûsh-zâd|pagina=» {{Pg|66}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XIV.|titolo= Rivolta di Nûsh-zâd|pagina=» {{Pg|69}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XV.|titolo= Morte di Nush-zâd|pagina=» {{Pg|79}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XVI.|titolo= Sogno di Nûshîrvân|pagina=» {{Pg|88}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XVII.|titolo= Prima cena di Nûshîrvân coi sapienti|pagina=» {{Pg|96}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XVIII.|titolo= Seconda cena di Nûshîrvân|pagina=» {{Pg|102}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XIX.|titolo= Terza cena di Nûshîrvân|pagina=» {{Pg|109}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XX.|titolo= Quarta cena di Nûshîrvân|pagina=» {{Pg|116}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XXI.|titolo= Quinta cena di Nûshîrvân|pagina=» {{Pg|121}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XXII.|titolo= Sesta cena di Nûshîrvân|pagina=» {{Pg|125}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XXIII.|titolo= Settima cena di Nûshîrvân|pagina=» {{Pg|131}}}}<noinclude></noinclude> qhnkkohuc5pl9v75sprtapk9ksocuaj Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu/529 108 1015910 3895753 3868853 2026-09-07T11:27:20Z Alex brollo 1615 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3895753 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" /></noinclude> {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XXIV.|titolo=Leggenda di Mahbûd|pagina=» {{Pg|136}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XXV.|titolo=Punizione di Zûrân e del giudeo|pagina=» {{Pg|143}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XXVI.|titolo=Fondazione di Sûrsân|pagina=» {{Pg|148}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XXVII.|titolo=Guerra del Principe di Cina con Ghâtker re degli Heytâli|pagina=» {{Pg|151}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XXVIII.|titolo=Apparecchi di guerra contro gli Heytâli|pagina=» {{Pg|158}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XXIX.|titolo=Lettere del Principe di Cina e di Nûshîrvân|pagina=» {{Pg|164}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XXX.|titolo=Proposte di nozze|pagina=» {{Pg|176}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XXXI.|titolo=Andata di Mihrân-Sitâd|pagina=» {{Pg|182}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XXXII.|titolo=Nozze della figlia del principe di Cina|pagina=» {{Pg|188}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XXXIII.|titolo=Andata di Nushîrvân in Tîsifûna|pagina=» {{Pg|194}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XXXIV.|titolo=Pace per tutto il mondo|pagina=» {{Pg|202}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XXXV.|titolo=Ammonimenti di Bûzurc’ mihr|pagina=» {{Pg|205}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XXXVI.|titolo=Il giuoco degli scacchi|pagina=» {{Pg|222}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XXXVII.|titolo=Il giuoco del nardiludio o trictrac|pagina=» {{Pg|228}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XXXVIII.|titolo=Invenzione del giuoco degli scacchi|pagina=» {{Pg|237}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XXXIX.|titolo=Il libro di Kalîla e Dimna|pagina=» {{Pg|278}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XL.|titolo=Ira di Nushîrvân contro Bûzurc’ mihr|pagina=» {{Pg|288}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XLI.|titolo=Lo scrigno misterioso|pagina=» {{Pg|295}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XLII.|titolo=Sentenze di re Nushîrvân|pagina=» {{Pg|302}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XLIII.|titolo=Libro d’avvertimenti di Nushîrvân a suo figlio|pagina=» {{Pg|316}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XLIV.|titolo=Domande del sacerdote|pagina=» {{Pg|321}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XLV.|titolo=Guerra con l’Imperatore di Grecia|pagina=» {{Pg|336}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XLVI.|titolo=Avventura del calzolaio|pagina=» {{Pg|341}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XLVII.|titolo=Venuta dei messaggieri dell’Imperatore|pagina=» {{Pg|347}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XLVIII.|titolo=Ricerca del successore|pagina=» {{Pg|351}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=XLIX.|titolo=Domande dei sacerdoti a Hormuzd|pagina=» {{Pg|355}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=L.|titolo=Designazione di Hormuzd al regno|pagina=» {{Pg|361}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=LI.|titolo=Sogno di Nushîrvân|pagina=» {{Pg|367}}}} {{Ct|c=t01|2. Il re Hormuzd.}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=I.|titolo=Principio del regno di Hormuzd|pagina=» {{Pg|372}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=II.|titolo=Supplizio dei ministri|pagina=» {{Pg|377}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=III.|titolo=Il rinsavire di Hormuzd|pagina=» {{Pg|390}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=IV.|titolo=La guerra|pagina=» {{Pg|394}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=V.|titolo=Richiesta di Behrâm Ciûbîneh|pagina=» {{Pg|399}}}} {{Vi|larghezzap=50|larghezzas=80|sezione=VI.|titolo=Venuta di Behrâm Ciûbîneh|pagina=» {{Pg|405}}}}<noinclude></noinclude> iusrfefghmjp26bei8nwpkmu9cexi06 Pagina:Le Canzonete dei nostri veci.djvu/91 108 1017387 3895741 3775882 2026-09-07T11:09:28Z Pic57 12729 3895741 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 91 —|}}</noinclude>{{Ct|f=200%|45. Nina mia son barcaiolo.}} <score sound=1> \relative c' { \set Staff.midiInstrument = #"voice oohs" \time 2/4 \tempo 4=108 \key a \major %rigo canto 1.1 e8. e16 ^\markup{\bold "Moderato"} e4~| e8. gis16 a8 b| cis2\(| \stemDown a4\) b8 cis| \break %rigo canto 1.2 d4 b| \stemUp gis8 a16 gis fis8 gis| fis2| e8 e' \stemDown e e| gis4 fis8 e| \break %rigo canto 1.3 d8 e gis fis| e2| cis4 d8 e| fis4 d| b cis8 d| cis2^~| \break %rigo canto 1.4 cis8 e e e| gis4 fis8 e| d8 e gis fis| e2| cis4 d8 e| \break %rigo canto 1.5 fis2 d| b4 cis8 d| cis4 r4 \bar "||" } \addlyrics{ Ni -- na mia... son barca -- _ io -- lo son ga- lan te so -- _ n gen -- _ ti -- le Nel -- la mia bar -- ca se vuoi se vuoi ve -- ni -- -- re, ande _ re -- mo_in al -- to _ mar, sul -- la mia bar -- ca se vuoi se vuoi ve -- ni re an -- de re mo_in al -- to _ mar. } \layout { ragged-last = ##t } \midi {} </score><noinclude><references/></noinclude> r25xszc78jqquv8pfhg7ar7r1zl9da4 Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/247 108 1019161 3895730 3872373 2026-09-07T10:44:04Z Pic57 12729 3895730 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" /></noinclude><section begin="s1" /> <section begin="s35" /> {{Centrato|'''35. Fa la nana, fa la dounca'''}} <score sound=1> \relative c' { \time 3/4 \tempo 4=70 \omit Score.MetronomeMark \set Staff.midiInstrument = #"voice oohs" \override TupletBracket.bracket-visibility = ##f \key a \major %rigo 1.1 \autoBeamOff r4 ^\markup{\bold "Lento"} r a'8 b| cis4. cis8 e fis| \acciaccatura e8 cis8 cis4. e8 cis| cis4.^\fermata cis8 e8^\fermata d| \break %rigo 1.2 cis8 \stemDown a4.^\fermata b8 b| \stemUp a4. a8 \stemDown b b| cis8 a4.~^\fermata a8 r \bar "|." } \addlyrics{ Fa la na -- na, fa la doun -- ca, fa la na -- na fa la doun -- ca, e tu babb por -- ta la coun -- ca } \layout { ragged-last =##t } \midi {} </score> <section end="s35" /> <section begin="s36" /> {{Centrato|'''36. Fi la nana, fi la so'''}} <score sound=1> \relative c' { \time 3/4 \tempo 4=70 \omit Score.MetronomeMark \set Staff.midiInstrument = #"voice oohs" \override TupletBracket.bracket-visibility = ##f \key a \major %rigo 1.1 \autoBeamOff r4 ^\markup{\bold "Lento"} r e8 e| a4. a8 b8 cis| \acciaccatura cis8 b2 e8 fis| e4. d8 cis b| \stemUp \acciaccatura {cis16_([a])}a4~a8 r e e| \break %rigo 1.2 a4. a8 \stemDown b cis| \acciaccatura cis8 b2 e8 fis| e4. d8 cis b| \acciaccatura{cis4 a} \stemUp a4_~a8 r \stemDown cis4| b2 cis4| a2.^\fermata \bar "|." } \addlyrics{ Fi la na -- na, fi la so di ba_ bein c'a niu -- ole piò... A -- ve dêgh _ parchéa dur -- miva la na -- na c'a la fa_si -- va... Don d'n d'n d'n } \layout { ragged-last =##t } \midi {} </score> <section end="s36" /> <section begin="s37" /> {{Centrato|'''37. A va sun'''}} <score sound=1> \relative c' { \time 2/4 \tempo 4=70 \omit Score.MetronomeMark \set Staff.midiInstrument = #"voice oohs" \override TupletBracket.bracket-visibility = ##f \key a \minor %rigo 1.1 e4 ^\markup{\bold "Lento"} a| c2^\fermata| e,4 a| c2^\fermata| e4 c^\fermata| e,4 a^\fermata| c2| e,2| \stemDown a2^\fermata \bar "|." } \addlyrics{ A va sun, a va sun va jau vas sa ko pva sud } \layout { ragged-last =##t } \midi {} </score> <section end="s37" /> 3<section begin="s38" /> {{Centrato|'''38. L'a mädra del mio bèen'''}} <score sound=1> \relative c' { %\time 3/4 \tempo 4=80 \omit Score.MetronomeMark \set Staff.midiInstrument = #"voice oohs" \override TupletBracket.bracket-visibility = ##f \key a \minor \omit Staff.TimeSignature %rigo 1.1 \cadenzaOn f2 ^\markup{\bold "Lento"} aes4 \bar "|" bes4 aes c \bar "|" aes8 f^~f2^\fermata \bar "|" f4 g aes \bar "|" bes4 bes2 \bar "|" \stemUp c8[_\( bes a] g4\)^~g2^\fermata \bar "|" \break %rigo 1.2 g2 bes!4 \bar "|" aes4 f g \bar "|" g8_( e!2.) \bar "|" e!2 e8[ f] \bar "|" g4 bes! aes! \bar "|" bes!8_\([ aes! g] fisis4\)^~fisis2^\fermata \cadenzaOff \bar "|." } \addlyrics{ L'a mä -- dra del mio bè -- en l'a nomm _ O -- li -- _ _ _ vaa L'a m'a man -- dat a di -- ir che _ son ca -- ti -- _ _ _ vaa } \layout { ragged-last =##t } \midi {} </score> <section end="s38" /> <section end="s1" /> <section begin="s2" />{{Ct|f=200%|L=0.7em|TOSCANA}} <section begin="s39" /> {{Centrato|'''''39. Peschi fiorenti'''''}} <score sound=1> \relative c' { \time 4/4 \set Staff.midiInstrument = #"voice oohs" \tempo 4=90 \key d \major %rigo 1.1 \autoBeamOff r2 ^\markup{\bold "Allegretto moderato"} d'4^\fermata cis8 b| cis4 e,2^~e8 r| e8 fis16 g a8 b cis cis \stemUp b a| \break %rigo 1.2 fis4 d2^~d8 r| a'8 b16 cis d8 d e d cis b| cis4 e,2^~ e8 r| \break %rigo 1.3 e fis16 g a8 b cis b a g| fis4 d2^~d8 r| \time 2/4 a'4 fis8 g | a4. b8| \break %tigo 1.4 cis8 d fis, fis| a4 g8 r| g4 e8 fis| g8 s8 \acciaccatura e8 a8 s8| \stemDown cis8 cis b \stemUp cis| \stemDown d4^~ d8 r8 \bar "|." } \addlyrics{ Pe -- schi fio -- ren -- ti. Ho can -- zo -- na -- to di -- cianno -- ve a- man -- ti. Ho can -- zo -- nato di -- cian -- no -- ve a -- man -- ti e se can -- xo -- no voi sa -- ran -- no ven -- ti. Col -- go la ro -- sa_e la -- scio star la fo -- glia. Ho tan -- ta vo -- glia di far con te all'amor } \layout {} \midi {} </score><section end="s39" /> <section end="s2" /><noinclude><references/></noinclude> mcyl9851kj1fu3ksnbpqx4jihi2lxq2 Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/31 108 1019176 3895773 3843347 2026-09-07T11:47:05Z Panz Panz 3665 3895773 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione||INTRODUZIONE.|{{Sc|xxvii}}|riga=sì}}</noinclude>e di rusticità, erasi in Atene stabilita la consuetudine di presentare agli sposi, nel giorno delle nozze, un paniere nel quale vi erano delle ghiande mescolate col pane<ref>{{AutoreCitato|John Potter|Potter}}, ''Archeologia'', lib. 4, cap. 18.</ref>. {{AutoreCitato|Erodoto|Erodoto}} parla di un paese nelle Indie che viveva solo di erbaggi<ref>Lib. III, c. 100.</ref>. {{AutoreCitato|Agatarchide di Cnido|Agatarchide}}<ref>Presso {{AutoreCitato|Fozio di Costantinopoli|Fozio}}, cap. 22, 23.</ref>, {{AutoreCitato|Diodoro Siculo|Diodoro}}<ref>Lib. 3.</ref>, {{AutoreCitato|Strabone|Strabone}}<ref>Lib. 11, 16, 17.</ref> ed altri scrittori nominano nazioni intere, le quali non vivevano che di radici e di piante selvatiche; e le moderne relazioni parlano dell’ugual tenore di vita presso numerosi popoli, il cui cibo principale sono le erbe e le radici<ref>''Asia'' di {{AutoreCitato|João de Barros|Barros}}, deca 1. — {{AutoreCitato|Pietro Della Valle|Pietro Della Valle}}, lett. 1. — {{AutoreCitato|William Dampier|Dampier}}, tom. II, pag. 292. — {{AutoreCitato|Giovanni Francesco Gemelli Careri|Gemelli}}, tom. II, pag. 292. — {{AutoreCitato|Antoine-Yves Goguet|Goguet}}, lib. 11, cap. 1.</ref>. Per quanto grossolano e miserabile fosse il cibo dei primi uomini, essi non erano in grado di potersene procacciare nè di migliore, nè in maggiore quantità. Per mancanza degli stromenti necessari e di intelligenza avranno guasto e distrutto molti frutti e piante, siccome fanno i selvaggi, i quali atterrano gli alberi onde spiccarne i frutti<ref>Dampier, t. IV, p. 185; ''Lettres édif.'', t. II, p. 215.</ref>. Mancavano essi oltre ciò di armi proprie per la caccia e di ordigni per la pesca. Le pietre ed i bastoni erano le sole armi che nei primi tempi adoperavansi<ref>{{AutoreCitato|Gaio Giulio Igino|Hyginus}}, fab. 274. — Diodoro, lib. 1. — {{AutoreCitato|Giorgio Cedreno|Cedreno}}, fol 19.</ref>; e quando in progresso di tempo furono inventate le frecce e le picche, si dovette stare lungo tempo senza armarle in altra maniera che di canne appuntate, di sassi, di ossa o spine di pesci. Puossi giudicare dello stato dei primi uomini per questa parte, da quello di molte nazioni di cui viene parlato sì dagli antichi<ref>Agatarchide presso Fozio, p. 1222. — Diodoro, lib. 2 — {{AutoreCitato|Publio Cornelio Tacito|Tacito}}, ''De moribus Germ.'', n° 46.</ref>, come dai moderni scrittori<ref>{{AutoreCitato|Marc Lescarbot|Lescarbot}}, ''Hist. de la nouv. France'', pag. 772; ''Rec. des Voyag. au Nord'', tom. 8, pag. 175; ''Lettres édif.'', tom. I, pag. 94; tom. II, pag. 142.</ref>. Non conoscevasi pure nei primi tempi la maniera di pescar con le reti. È questa un’arte ignorata dalle nazioni barbare. I primi uomini non si servivano che di lenze<ref>{{AutoreCitato|Sancuniatone|Sanconiatone}} presso {{AutoreCitato|Eusebio di Cesarea|Eusebio}}.</ref>, gli ami delle quali, simili a quelli dei selvaggi, non dovevano essere che o di legno, o d’osso, o di lische di pesce o d’altra grossolana materia. Infine non avevano l’arte di allevare le mandre, nè mezzi per far provisioni che soccorressero alle carestie ed alla sterilità. Non è quindi a maravigliare se, con sì angusti mezzi di sussistenza, i primi uomini trovaronsi molte volte esposti agli orrori della miseria e della fame, e se, coll’aumentarsi delle famiglie, e quindi col minuirsi i mezzi del vivere limitato a ciò che la non coltivata natura offeriva, si videro costretti alle emigrazioni. A queste deplorabili estremità è certamente a tribuirsi l’origine dell’antropofagia. Ch’essa sia stata realmente praticata, già noi l’abbiamo superiormente provato con autorità che la provano tuttavia vigente presso parecchie tribù dell’Asia, dell’Africa e dell’America, use ad andare alla caccia così delle belve come degli uomini. Tali orrori, noi lo ripetiamo, non ponno altrimenti ascriversi che alla mancanza di nutrimento <ref>''Hist. des Incas'', tom. I; ''Voyag. de la baye d’Hudson'', tom. II.</ref>. La storia ci somministra, anche tra popoli colti, molti esempi degli eccessi a cui può spingere la fame<ref>Strab., lib. 4. - Procopio, ''De Bello Goth.'', lib. 2, cap. 20. — {{AutoreCitato|Giovanni da Pian del Carpine|Carpin}}, ''Voyag.'', pag. 37. — {{AutoreCitato|Joannes de Laet|Laet}}, ''Descript. des Indes occid.'', lib. 4, cap. 3.</ref>. Parecchie madri divorarono i propri figli<ref>IV Reg., cap. 6, v. 28, 29. — Geremia, ''Lam.'', cap. 4, v. 10. — {{AutoreCitato|Flavio Giuseppe|Gioseffo Ebreo}}, ''De Bello Jud.'', lib. 6, cap. 24.</ref>. E gli estremi, a cui si videro ridotti i naviganti, e la ferocia famelica di cui sentirono la forza, sono prova sufficiente della verosimiglianza di questa efferatezza snaturata a cui può l’uomo arrivare. Tali erano le condizioni domestiche e civili delle primitive famiglie umane segregate dal popolo ebreo, innanzi che i progressi della ragione potessero introdurre fra loro un germoglio di sociabilità. Niente di più curioso può offrire la storia delle arti primitive, quanto i tentativi degli uomini per migliorare i mezzi della loro sussistenza. Non appena per esempio si avvertì alla opportunità di cuocere alcune vivande, quanta singolare stranezza non assumono agli occhi nostri gli espedienti in cui quei popoli infanti ricorsero, per riuscirvi nel miglior modo! E quali fossero questi espedienti noi li possiamo inferire da quelli che parecchi viaggiatori moderni trovarono praticati presso un gran numero di tribù selvaggie tanto dell’antico, quanto del nuovo continente. Gli abitanti delle isole australi, scoperte nel 1615, non avevano altro secreto per far arrostire gli animali tranne quello di metter loro in corpo delle pietre infuocate<ref>''Rec. des voyag. qui ont servi à l’établissement de la Compagn. des Indes Holland.'', tom. IV, pag. 583.</ref>. Presso altre tribù delle Antille si usa mettere dell’acqua nel concavo di una pietra ben grande; vi gettano quindi carboni o sassi infuocati, ed in tal modo arrivano a riscaldare l’acqua<noinclude><references/></noinclude> guzcut7bv3u61t3hjcskuhjbkomkewp Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/28 108 1019333 3895389 3844079 2026-09-06T12:11:07Z Panz Panz 3665 3895389 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|{{Sc|xxiv}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude>saluberrima il mangiarne le carni. Ma veniamo a nazioni a noi più vicine. Allorchè i negri Jagas, al riferire di Laharpe, si impadroniscono di alcuna città nemica, trucidano tutti coloro che sono oltre il tredicesimo anno di età e se li divorano. Secondo il medesimo autore gli Alfuriani, montanari dell’isola di Ceylan, innanzi che conoscessero il garofano, cibavano la carne de’ loro nemici estinti. Fra presso che tutti gli abitanti delle isole del mare del Sud fu da’ viaggiatori ritrovata comunissima l’antropofagia. I Canadesi, tutti gli Americani settentrionali, i Messicani, i selvaggi del Rio della Plata, della Guiana, del Brasile, della Nuova Zelanda, delle isole Sandwich tutti erano in siffatto barbaro costume al tempo della loro prima scoperta falta da’ viaggiatori. D’onde ripetere quel carattere sanguinario che domina nelle religioni di presso che tutte le prime nazioni selvaggie se non se dallo stato ferino ed antropofago in cui hanno vissuto? Egli è indubitato che le religiose sono le prime instituzioni per opera delle quali le primitive nazioni barbare e randagie cominciarono a venire gradatamente a dirozzarsi e ad una convivenza sociale; quindi la forma ed il carattere delle religioni, come quelle che più vicinamente doveano sentire l’influenza dei costumi de’ popoli su cui cercava di dominare la più sicura e veridica espressione dello stato morale di quei tempi. Il dio Moloc degli Ammoniti a cui bruciavansi in olocausto dei bambini; la dea Siria de’ Siri, a cui sacrificavansi pure dei bambini gettandoli dalla sommità del tempio<ref>Luciano, ''De Dea Syr.''</ref>; la dea Triclaria degli lonii, a cui ogni anno erano una vergine ed un fanciullo immolati<ref>{{AutoreCitato|Pausania|Pausania}}, ''Ach.''</ref>; gli atrocissimi riti degli Albani riportati da {{AutoreCitato|Erodoto|Erodoto}}<ref>Lib. I.</ref>; quelli degli Sciti riportati da {{AutoreCitato|Luciano di Samosata|Luciano}}; che non ne dicono i sacrifizi dei Locresi onde pacificar Pallade irritata dall’attentato di Aiace contro Cassandra<ref>{{AutoreCitato|Natale Conti|Natale Conti}}, ''Mitolog.'', lib. I, cap. 10.</ref>; i sacrifizii de’ Lacedemoni a Diana Ortia<ref>Pausania, ''Lacon.'', lib. III.</ref>; quelli degli abitanti di Potnia nella Beozia al dio Bacco<ref>Pausania, ''Achaic.''</ref>; degli Arcadi in onore del Giove Liceo<ref>{{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}}, lib. VIII.</ref>; dei Leucadi ad Apollo<ref>{{AutoreCitato|Strabone|Strabone}}, lib. X.</ref>; dei Germani al loro Mercurio<ref>Sax., lib. III — Worm., lib. I.</ref>, de’ Goti al loro Marte<ref>{{AutoreCitato|Giordane|Jornandes}}, ''De rebus Goth.'', cap. 5.</ref>; degli antichi Normanni e Danesi al Sole<ref>{{AutoreCitato|Tietmaro di Merseburgo|Ditmarus}}, lib. II.</ref>, degli antichi Svedesi<ref>{{AutoreCitato|Johannes Loccenius|Loccenio}}, ''De antiq. Svedie.'', pag. 32.</ref>; de’ Britanni<ref>{{AutoreCitato|John Selden|Seldeno}}, ''Brit. antiq.'', lib. I.</ref>, e degli abitanti dell’isola Mona, oggi Anglesey<ref>{{AutoreCitato|Raffaele Fulgosio|Fulgosio}}, lib. I, cap. I.</ref>; dei Seritifinni<ref>{{AutoreCitato| Procopio di Cesarea|Procopio}}, ''De bello Goth.'', lib. II.</ref>; degli antichi Marsigliesi<ref>{{AutoreCitato| Marco Anneo Lucano|Lucano}}, ''{{TestoCitato|Farsaglia|Phars.}}'', lib. III. — {{AutoreCitato|Servio Mario Onorato|Servio}} al lib. IX dell'Eneid.</ref>; degli Franchi<ref>Procopio, ''De bello Goth.'', lib. II.</ref>; de’ Lusitani<ref>Strabone, lib. IX.</ref>; de Cartaginesi<ref>{{AutoreCitato|Diodoro Siculo|Diodoro}}, lib. X.</ref>; degli Etiopi<ref>{{AutoreCitato|Eliodoro di Emesa|Heliod.}}, ''Æthiop.'', lib. X.</ref>; degli Egizi<ref>{{AutoreCitato|Igino Astronomo|Hygin.}}, fab. 31. — {{AutoreCitato|Apollodoro di Atene|Apollod.}}, lib. V.</ref>; de’ Giaponesi<ref>{{AutoreCitato|Urbain Chevreau|Chevreau}}, ''Hist. du Monde'', tom. V, lib. VIII, cap. 4.</ref> e moltissimi altri popoli selvaggi si antichi che moderni? Come siffatte sanguinarie credenze ed istituzioni poleano introdursi e mantenersi presso queste nazioni, ove analoghi costumi non ve le avessero già innanzi disposte? Come sostenere tanta carnificina, tanti spettacoli di sangue, se alla carnificina, se a sanguinosi spettacoli già non le avessero adusate l’antropofagia? E se tutte queste prove storiche e tradizionali non valgono ancora ad interamente persuadere che gli uomini abbiano potuto trascorrere a tanta atrocità nè averne di essa quel ribrezzo che si profondo eccitasi in noi solo considerandole, valga il raziocinio. Riducete l’uomo in uno stato d’infanzia morale, come esser doveva nei primi tempi, destituito del sussidio di una provetta ragione, perchè spentosi in lui il lume della primitiva rivelazione, governato da quegli istinti che la ragione tuttavia bambina non poteva nè dominare, nè dirigere a bene; esagilato, aggirato da tutte quelle tempestose passioni tanto più veementi e brutali, quanto più sono signoreggiate da una corpulenta fantasia che ognor sorge vie più gigante quanto meno è efficace la forza dell’intelletto, e facilmente si orribili scene della primitiva barbarie umana non più parranno impossibili e nemmanco improbabili. Nè si opponga essere troppo duro il credere che l’uomo abbandonato ai soli suoi istinti naturali possa riuscire a tanto di atrocità, cui quasi mai giunge la ferocia nemmeno dei bruti a cibarsi della carne della propria specie. Nei bruti destituiti di presso che tutta quella potenza di ragione della quale sì eminenti e progressive sono le attitudini nell’uomo, dovevano essere necessariamente gli istinti e maggiormente determinati e meno suscettivi di alterazione, mentre, ove fosse stata insita nella loro<noinclude><references/></noinclude> 9hoqefvwv2zn7ed5cqzpeagj39fe3uz Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/29 108 1019334 3895390 3844331 2026-09-06T12:11:32Z Panz Panz 3665 3895390 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione||INTRODUZIONE.|{{Sc|xxv}}|riga=sì}}</noinclude>natura la possibilità di vincere quell’istinto che tanto li fa rifuggire dalla carne e dal sangue dei loro simili, sarebbero, irremissibilmente e nel volgere di breve tempo, riusciti alla totale distruzione della propria specie. Non così pertanto era necessario fosse degli istinti dell’uomo; per opera dei quali, non ostante sia loro possibile ogni grado di corruzione e di snaturamento, non potrebbe siccome nei bruti avvenire la ruina totale della specie, chè il germe della ragione dovea par a suo tempo nell’uomo svolgersi e sorgere graduatamente in tutta la sua potenza al riordinamento naturale ed al governo dei traviati istinti; e ciò per quella legge providenziale che domina l’attività e perfettibilità dello spirito umano, e che un numero indefinibile di circostanze di clima e di vicende cosmologiche, politiche e civili conducono sempre finalmente all’alto. E in vero, in che consiste ella mai l’opera continua della ragione in tutta la vita dell’uomo, se non se nella continua direzione di quegli istinti che pur sono sì facili ad essere fuorviati da quella maravigliosa facoltà da cui tutto ha sorgente quanto v’ha di divino e di diabolico nell’uomo, l’imaginativa? — Ora, finchè l’antropofagia dominava nei costumi dei primi popoli, egli è evidentissimo che questi non avrebbero pur mai potuto condursi a quella mitezza di vita che forma il primo stadio della civiltà. Assopiti, per così dire, nel sangue umano i germi di quelle benefiche passioni pel cui solo svolgimento sorgono i principii dell’umanità dei popoli, il mondo di quei tempi non avrebbe pur mai potuto di un passo avviarsi sulla carriera del perfezionamento morale e civile, sino a che vi avevano tali ferocissime consuetudini. L’introdursi pertanto dell’istituzione dei sepolcri, altro per noi non dice che la cessazione di tali umane carnificine. Nè, qui pervenuti col nostro discorso, crediamo noi di avere tutti annoverati gli elementi, e per meglio esprimerci, i fattori della prima civiltà dei popoli, la società domestica, i matrimonii, le prime idee pratiche della proprietà, quelle dei diritti e dei doveri considerati in tutti i loro rapporti di società domestica e civile, furono vicendevolmente altrettante cause ed effetti della civiltà incipiente e progressiva; ma su di ciò noi dobbiamo arrestare le nostre induzioni e rimandare i nostri lettori a quanto ne riferiscono le sacre carte; nella vita patriarcale ivi si maravigliosamente dipinta si riassumono tutte le leggi con cui ha la Providenza organizzato l’edificio sociale dei primi tempi. Ma quali principii hanno avuto tutte quelle arti agricole, industriali e domestiche e tutte quelle scienze primitive che costituirono lo stadio primo dell’umano incivilimento? Fin tanto che l’uomo non coltivava la sua ragione, pochi oggetti solleticavano i suoi sensi: egli non conosceva che due sorta di bisogni, quello di sussistere e quello di riprodursi. Egli trovava di che soddisfare al primo nelle produzioni spontanee della natura, e pel secondo egli non aveva che a seguire ciecamente il suo istinto. Ignorava egli e l’agricoltura e tutte quelle arti che facendo servire la natura alle comodità della vita, allargano la sfera de’ desiderii, ne aumentano la forza, e divengono bene spesso la sorgente di una infinità di malori: ciò che i poeti hanno ingegnosamente designato colla favola di Prometeo e di Pandora. Questa prima età destituita di industria e di desiderii fu chiamata età dell’oro. I melanconici sopratutto e gli sventurati l’hanno altamente celebrata. È fuor di dubbio che, per servirei della espressione di costoro, la giustizia abitasse allora la terra: nell’assoluta mancanza in cui si era e di oggetti e di desiderii, qual motivo potevasi avere di nuocersi scambievolmente? Ma in ogni parte della terra dove esistono uomini, il potere del clima opera con determinata influenza sopra la loro condizione e sopra il loro carattere. Quindi per inevitabile conseguenza naturale avvenir doveva che se in qualche clima, e specialmente nei più temperati, gli uomini hanno potuto avere costumi dolci e pacifici, quali sopra delineammo, in altre condizioni di cielo e di terra, altri costumi meno pacifici e miti debbono essersi necessariamente sviluppati. Simile ad un germe che gettato sulla terra riceve dalla terra stessa l’umore che lo feconda, pregno di quell’umore animalo della forza vivificatrice, vegeta, sviluppasi, sbuccia le foglie che si nutrono anch’esse coll’assorbire l’umido dell’atmosfera che le circonda, l’uomo acquista la maggior parte delle stesse modificazioni sue morali dalle condizioni geologiche ed atmosferiche che certamente non possono essere identiche in tutti i luoghi<ref>Non sia chi voglia prendere alla lettera questo nostro modo di esprimerci, e nemmeno indurre che vogliamo noi escludere l’intervento providenziale in questo svolgimento dell’umanità. La natura opera conseguentemente alle sue leggi, ma l’occhio di Dio sempre vi presiede.</ref>. Quale maggior prova di questo gran vero fisiologico di quello che ne offrono gli istinti degli animali che sono il vero termometro delle latitudini? Senza di questa latente ed altrettanto potentissima influenza, come poter spiegare le tanto differenti tempre di quella umanità che, sortito avendo un unico tipo, una medesima origine, avrebbe pur dovuto avere<noinclude><references/> {{PieDiPagina|''Encicl. pop.'' - {{Sc|Tomo}} I.|C|}}</noinclude> 5lp5c0drfofb3u16ov3q1hwq2fi4x7a Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/30 108 1019379 3895391 3844249 2026-09-06T12:12:39Z Panz Panz 3665 3895391 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|{{Sc|xxvi}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude>caratteri e passioni sotto tutti i cieli identici? Ed ecco pertanto per qual modo le emigrazioni dei popoli che abbandonarono ed invasero regioni di differenti climi, portando con sè il peculiare carattere de’ loro usi, costumi, delle loro passioni, e permischiandosi ad altri popoli, acquistarono ed impartirono nuovi vizi e virti, nuove passioni ed abitudini, e vicendevolmente si soccorsero di esperienze, di arti e d’ogni altra cognizione domestica e civile, che di per se stessi non avrebbero forse pur mai saputo procacciarsi. Quando si voglia gettare uno sguardo aquel poco che ne rimane della storia dei popoli più antichi, desta un senso di maraviglia l’ignoranza in che troviamo alcune di quelle prime genti circa le stesse cose che noi reputiamo oggidì le più necessarie alla materiale nostra esistenza! Chi crederebbe, a cagion d’esempio, esservi stato un tempo in cui l’uomo ignorava non pure l’uso e la proprietà, ma perfino l’esistenza del fuoco, di cui troviamo fatta si chiara menzione nella {{TestoCitato|Bibbia|Bibbia}} là dove si parla dei mattoni fabbricati per la torre di Babele? Eppure niente di più provato di questa verità. Gli Egizi<ref>{{AutoreCitato|Diodoro Siculo|Diodoro}}, lib. I.</ref>, i Fenici<ref>{{AutoreCitato|Sancuniatone|Sanconiatone}} presso {{AutoreCitato|Eusebio di Cesarea|Eusebio}}.</ref>, i Persi<ref>{{AutoreCitato|Antoine Banier|Banier}}, ''Explicat. de la Fab.'', tom. III, pag. 201.</ref>, i Greci e molte altre nazioni<ref>Diodoro, lib. 5. — {{AutoreCitato|Plutarco|Plut.}}, ''passim.'' — {{AutoreCitato|Pausania|Pausania}}, lib. 2, cap. 29.</ref> confessavano avere i loro antenati ignorato l’uso del fuoco. I Cinesi attribuiscono la medesima ignoranza e rozzezza ai loro primi padri<ref>{{AutoreCitato|Martino Martini|Martini}}, ''Histoire de la Chine'', tom. I, pag. 20.</ref>. {{AutoreCitato|Pomponio Mela|Pomponio Mela}}<ref>{{TestoCitato|I tre libri di Pomponio Mela del sito, forma, e misura del mondo/Il terzo libro di Pomponio Mela|Lib. 3}}.</ref>, {{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}}<ref>Lib. 6, sect. 35.</ref> e più altri autori<ref>{{AutoreCitato|Agatarchide di Cnido|Agatarchide}} presso {{AutoreCitato|Fozio di Costantinopoli|Fozio}}, cap. 12, 19, 22. — Solino, cap. 30.</ref> parlano di nazioni loro contemporanee o prive dell’uso del fuoco, o da poco tempo acquistato. Gli abitanti delle isole Mariane, scoperte nel 1521, non avevano del fuoco alcuna idea. Allorchè {{AutoreCitato|Ferdinando Magellano|Magellano}} il fece loro conoscere per la prima volta, lo eredettero essi una specie d’animale che si attaccasse al legno e di cui si nutrisse. I primi di loro che troppo si accostarono ad esso, avendone sperimentato il bruciore, inspirarono si grave timore a’ loro compagni, che non osavano più che riguardarlo di lontano, per timore, diceano essi, che il terribile animale li morsicasse, o li ferisse colla sola sua respirazione. Tale era l’idea che formaronsi essi della fiamma e del calore. La stessa ignoranza del fuoco venne ritrovata tra gli abitanti delle Filippine e delle Canarie<ref>{{AutoreCitato|Charles Le Gobien|Gobien}}, ''Hist. de îles Marianes'', pag. 44.</ref>; fra molti popoli dell’America<ref>{{AutoreCitato|Georgius Hornius|Hornius}}, ''De orig. Amer.'', lib. 1, cap. 8; l. 2, cap. 9, ''Hist. gén. des Voyag.'', tom. 2, pag. 229.</ref> e specialmente fra gli Amikuani<ref>''Lettr. édif.'', tom. XX, pag. 224.</ref>. Circa il come abbiano i primi uomini potuto procacciarsi una tale cognizione le induzioni sono molte, giacchè i mezzi per arrivare a tale cognizione sono stati somministrati dalla natura stessa in gran numero. Il fulmine non fa che troppo frequentemente vedere il fuoco sopra la terra, e gli Egizii asserivano dovuta ad uno di questi accidenti la scoperta del fuoco<ref>Diod., lib. I.</ref>. Senza parlare dei valcani, in presso che tutti i paesi vi hanno fuochi naturali. Quanti esempi antichi e moderni di combustioni spontanee! Alla Cina nella provincia di Kan-si esistono pozzi di fuoco dei quali si fa uso per cuocervi vivande ed altre cose, sospendendo dei vasi alla bocca dei medesimi<ref>{{AutoreCitato|Álvaro Semedo|Semedo}}, ''Hist. de la Chine'', pag. 30 — Martini, ''Atlas Sin.'', pag. 37.</ref>. Veggonsi tuttavia nella Persia simili sotterranei, ove gli antichi sovrani aveano stabilite le loro cucine<ref>{{AutoreCitato|Aristotele|Aristotel.}}, ''De mirabil. auscult.''</ref>. Le antiche tradizioni, e l’esempio delle nazioni selvagge forniscono delle molto verosimili congetture onde poter inferire i mezzi dai primi uomini usati per giovarsi del fuoco nei loro bisogni. La confricazione di due sassi<ref>Lib. 7, sect. 57.</ref>, dice Plinio, offerse la prima idea del fuoco ad alcune nazioni. I Cinesi attribuiscono a Sui-gin-shi il trovato di far fuoco, mediante la confricazione di due legni<ref>Martini, ''Hist. de la Chine'', tom. I, pag. 21.</ref>: i Fenici pure attribuivano ad un tal mezzo l’origine prima del fuoco fra di loro<ref>Sanconiatone presso Eusebio.</ref>, e lo attribuirono i Greci<ref>Plinio, lib. 4, sect. 22. - Solino, cap. 11, pag. 22.</ref>; ed anche al di d’oggi è lo stesso metodo usato da parecchie tribu selvagge<ref>{{AutoreCitato|William Dampier|Dampier}}, tom. I, pag. 143.</ref>. Avanti l’uso del fuoco, gli uomini dovevano quindi essere costretti ad un vilto ben rozzo e scarso; e che ciò sia effettivamente stato, lo provano le tradizioni storiche di parecchie nazioni. Gli Egizii nella prima origine non vivevano che di radici d’erbe<ref>Diodoro, lib. 1.</ref>. I Greci non avevano un miglior nutrimento nei loro primi secoli<ref>Pausania, lib. 8, cap. 1</ref>, ed il principale loro alimento erano le ghiande<ref>Plinio, lib. 7, sect. 57.</ref>. Per richiamare la memoria dei secoli d’ignoranza<noinclude><references/></noinclude> p7vbv9rsnbe5g8tozjko2ppbcf6m1ky 3895392 3895391 2026-09-06T12:12:53Z Panz Panz 3665 3895392 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|{{Sc|xxvi}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude>caratteri e passioni sotto tutti i cieli identici? Ed ecco pertanto per qual modo le emigrazioni dei popoli che abbandonarono ed invasero regioni di differenti climi, portando con sè il peculiare carattere de’ loro usi, costumi, delle loro passioni, e permischiandosi ad altri popoli, acquistarono ed impartirono nuovi vizi e virtù, nuove passioni ed abitudini, e vicendevolmente si soccorsero di esperienze, di arti e d’ogni altra cognizione domestica e civile, che di per se stessi non avrebbero forse pur mai saputo procacciarsi. Quando si voglia gettare uno sguardo aquel poco che ne rimane della storia dei popoli più antichi, desta un senso di maraviglia l’ignoranza in che troviamo alcune di quelle prime genti circa le stesse cose che noi reputiamo oggidì le più necessarie alla materiale nostra esistenza! Chi crederebbe, a cagion d’esempio, esservi stato un tempo in cui l’uomo ignorava non pure l’uso e la proprietà, ma perfino l’esistenza del fuoco, di cui troviamo fatta si chiara menzione nella {{TestoCitato|Bibbia|Bibbia}} là dove si parla dei mattoni fabbricati per la torre di Babele? Eppure niente di più provato di questa verità. Gli Egizi<ref>{{AutoreCitato|Diodoro Siculo|Diodoro}}, lib. I.</ref>, i Fenici<ref>{{AutoreCitato|Sancuniatone|Sanconiatone}} presso {{AutoreCitato|Eusebio di Cesarea|Eusebio}}.</ref>, i Persi<ref>{{AutoreCitato|Antoine Banier|Banier}}, ''Explicat. de la Fab.'', tom. III, pag. 201.</ref>, i Greci e molte altre nazioni<ref>Diodoro, lib. 5. — {{AutoreCitato|Plutarco|Plut.}}, ''passim.'' — {{AutoreCitato|Pausania|Pausania}}, lib. 2, cap. 29.</ref> confessavano avere i loro antenati ignorato l’uso del fuoco. I Cinesi attribuiscono la medesima ignoranza e rozzezza ai loro primi padri<ref>{{AutoreCitato|Martino Martini|Martini}}, ''Histoire de la Chine'', tom. I, pag. 20.</ref>. {{AutoreCitato|Pomponio Mela|Pomponio Mela}}<ref>{{TestoCitato|I tre libri di Pomponio Mela del sito, forma, e misura del mondo/Il terzo libro di Pomponio Mela|Lib. 3}}.</ref>, {{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}}<ref>Lib. 6, sect. 35.</ref> e più altri autori<ref>{{AutoreCitato|Agatarchide di Cnido|Agatarchide}} presso {{AutoreCitato|Fozio di Costantinopoli|Fozio}}, cap. 12, 19, 22. — Solino, cap. 30.</ref> parlano di nazioni loro contemporanee o prive dell’uso del fuoco, o da poco tempo acquistato. Gli abitanti delle isole Mariane, scoperte nel 1521, non avevano del fuoco alcuna idea. Allorchè {{AutoreCitato|Ferdinando Magellano|Magellano}} il fece loro conoscere per la prima volta, lo eredettero essi una specie d’animale che si attaccasse al legno e di cui si nutrisse. I primi di loro che troppo si accostarono ad esso, avendone sperimentato il bruciore, inspirarono si grave timore a’ loro compagni, che non osavano più che riguardarlo di lontano, per timore, diceano essi, che il terribile animale li morsicasse, o li ferisse colla sola sua respirazione. Tale era l’idea che formaronsi essi della fiamma e del calore. La stessa ignoranza del fuoco venne ritrovata tra gli abitanti delle Filippine e delle Canarie<ref>{{AutoreCitato|Charles Le Gobien|Gobien}}, ''Hist. de îles Marianes'', pag. 44.</ref>; fra molti popoli dell’America<ref>{{AutoreCitato|Georgius Hornius|Hornius}}, ''De orig. Amer.'', lib. 1, cap. 8; l. 2, cap. 9, ''Hist. gén. des Voyag.'', tom. 2, pag. 229.</ref> e specialmente fra gli Amikuani<ref>''Lettr. édif.'', tom. XX, pag. 224.</ref>. Circa il come abbiano i primi uomini potuto procacciarsi una tale cognizione le induzioni sono molte, giacchè i mezzi per arrivare a tale cognizione sono stati somministrati dalla natura stessa in gran numero. Il fulmine non fa che troppo frequentemente vedere il fuoco sopra la terra, e gli Egizii asserivano dovuta ad uno di questi accidenti la scoperta del fuoco<ref>Diod., lib. I.</ref>. Senza parlare dei valcani, in presso che tutti i paesi vi hanno fuochi naturali. Quanti esempi antichi e moderni di combustioni spontanee! Alla Cina nella provincia di Kan-si esistono pozzi di fuoco dei quali si fa uso per cuocervi vivande ed altre cose, sospendendo dei vasi alla bocca dei medesimi<ref>{{AutoreCitato|Álvaro Semedo|Semedo}}, ''Hist. de la Chine'', pag. 30 — Martini, ''Atlas Sin.'', pag. 37.</ref>. Veggonsi tuttavia nella Persia simili sotterranei, ove gli antichi sovrani aveano stabilite le loro cucine<ref>{{AutoreCitato|Aristotele|Aristotel.}}, ''De mirabil. auscult.''</ref>. Le antiche tradizioni, e l’esempio delle nazioni selvagge forniscono delle molto verosimili congetture onde poter inferire i mezzi dai primi uomini usati per giovarsi del fuoco nei loro bisogni. La confricazione di due sassi<ref>Lib. 7, sect. 57.</ref>, dice Plinio, offerse la prima idea del fuoco ad alcune nazioni. I Cinesi attribuiscono a Sui-gin-shi il trovato di far fuoco, mediante la confricazione di due legni<ref>Martini, ''Hist. de la Chine'', tom. I, pag. 21.</ref>: i Fenici pure attribuivano ad un tal mezzo l’origine prima del fuoco fra di loro<ref>Sanconiatone presso Eusebio.</ref>, e lo attribuirono i Greci<ref>Plinio, lib. 4, sect. 22. - Solino, cap. 11, pag. 22.</ref>; ed anche al di d’oggi è lo stesso metodo usato da parecchie tribu selvagge<ref>{{AutoreCitato|William Dampier|Dampier}}, tom. I, pag. 143.</ref>. Avanti l’uso del fuoco, gli uomini dovevano quindi essere costretti ad un vilto ben rozzo e scarso; e che ciò sia effettivamente stato, lo provano le tradizioni storiche di parecchie nazioni. Gli Egizii nella prima origine non vivevano che di radici d’erbe<ref>Diodoro, lib. 1.</ref>. I Greci non avevano un miglior nutrimento nei loro primi secoli<ref>Pausania, lib. 8, cap. 1</ref>, ed il principale loro alimento erano le ghiande<ref>Plinio, lib. 7, sect. 57.</ref>. Per richiamare la memoria dei secoli d’ignoranza<noinclude><references/></noinclude> 15dj49204hirjvj86lejyvt5yx6bs1h Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/36 108 1019573 3895393 3845120 2026-09-06T12:13:54Z Panz Panz 3665 3895393 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|{{Sc|xxxii}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude>secondo la persuasione di quasi tutti i moderni orientalisti, ha dovuto avere un’origine assai rimota e certamente anteriore a quella dell’astronomia, e coeva per lo meno a quella del commercio, e in Tiro era già in fiore sino dal 1640 a.C., in Egitto fino dal 1625 a.C. {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}}<ref>Probl. XV.</ref> osservava già fino dai suoi tempi che quasi tutte le nazioni con maravigliosa uniformità sono convenute in ridurre il conteggio ad uno stesso sistema di numerizzazione, e in abbracciare quasi tutte la decupla progressione. Di che cercando egli la ragione avvisò indurla dal cominciare che tutti fanno comunemente a contare su le dita delle mani, le quali essendo soltanto dieci possono aver dato luogo a tale combinazione. Sul quale proposito osserva l’{{AutoreCitato|Lorenzo Hervás y Panduro|Hervas}}<ref>''Aritmetica delle nazioni'', art. 1.</ref> che vari popoli americani danno il nome di una mano al numero cinque, e di due a quello di dieci; anzi soggiunge per maggiore conferma che quei pochissimi che contano per ventine, quasi tutti sono selvaggi, i quali avendo ignudi anche i piedi, possono aggiungere le dieci dita di questi a quelle delle mani e formare così il vigenale conteggio. Il fatto è che non solo i popoli conosciuti al tempo di Aristotele, il quale ne eccettua soltanto uno dei Traci che non sapeva passare oltre il quattro, ma anche quasi tutti gli altri scoperti posteriormente seguono un tal sistema di numerizzazione. E questa universalità può provare assai chiaramente non essere stata questa un’invenzione aritmetica di {{AutoreCitato|Pitagora|Pitagora}}, come parecchi vorrebbero credere, ma una più antica e generale tradizione fondata in qualche ragione della natura, quale potrebbe giustamente credersi la sopraccennata di Aristotele. Che anche la geometria avesse pur avuti principii assai rimoti nell’antichità, lo prova la scoperta della descrizione del triangolo e le investigazioni delle proprietà di questa figura fatta dal frigio Euforbo che vivea il 1200 a. C. Nè meno antica ed altrettanto oscura è l’origine delle arti e delle scienze mediche. Mosè parla delle ostetrici che assisterono ai parti di Rachele e di Tamar<ref>Genes., cap. XXXV, v. 17 e XXXVIII, v. 17.</ref>, e di altre egiziane di qualche secolo posteriori<ref>Exod., 1.</ref>; ma non dice vi fosse uno studio o un’arte particolare di questa pratica. Più tardi (1794 a. C.) ordinando Giuseppe ai medici di Egitto di ungere suo padre<ref>Genes., cap. I., v. 2.</ref> fa indurre già ridotta a scienza la medicina in quelle contrade. E questa la più antica nozione, e la meno contrastata che abbiasi su la medicina. Più tardi (1625) a. C.) le tradizioni storiche parlano di un libro chiamato ''Embre scientia causalitatis'', o regole della scienza medica, che i medici d’Egitto seguivano puntualmente, e di cui erano stati autori i primi successori di Ermete. Egli è però certo che nel periodo in che siamo gli Egizi avevano per ogni sorta di malattia medici particolari<ref>{{AutoreCitato|Erodoto|Erodoto}}, lib. 11.</ref>; che a loro dobbiamo la cognizione di parecchi medicamenti<ref>{{AutoreCitato|Omero|Omero}}, {{TestoCitato|Odissea (Pindemonte)/Libro IV|''Odissea'', IV}}.</ref>; che amavano generalmente i rimedi miti<ref>{{AutoreCitato|Isocrate|Isocrate}}, ''Eucom., Bus.''</ref>, ma che adopravano ciò non ostante i salassi ed i vomitivi<ref>{{AutoreCitato|Diodoro Siculo|Diodor. Sicul.}}, lib. 1.</ref>, e che tanto su le malattie quanto su le loro cagioni aveano già formala qualche teoria<ref>Diodor. Sicul., ''ibid.''</ref>; che Hoang-ti erasi già fatto celebre nella Cina colle sue opere mediche, e Sein-nong coll’erbario dei semplici più utili; che Feridun in Persia inventata avea la teriaca contro il veleno ed il morso delle bestie venefiche; che Melampo già aveva curate coll’elleboro le figliuole di Preto, Chirone aveva formata nella sua grotta una scuola di medicina, ed Esculapio aveva già fatti si estesi progressi nella conoscenza dei semplici e nella composizione dei rimedi, e talmente perfezionata l’arte del guarire che ottenne dalla gratitudine dei popoli, altari e culto. Macaone e Podalirio all’assedio di Troia, e le celebri scuole degli Asclepiadi provano siccome in questo pe riodo della nostra storia le arti mediche si fossero di già avviate su di un vero scientifico progresso. Già nell’epoca in cui siamo la mente dell’uomo ha saputo elevarsi alle più astratte concezioni del pensiero, a ritrovare una soluzione dei gravi problemi, della causalità degli esseri e delle cose, già la storia dei sistemi filosofici ha divisate le filosofie degli Arabi antichi, degli Atlanti, dei Bramani, degli Egizi, degli Etiopi, dei Mongoli Telechini, di Mosco, di Lino, di Locman, dei Gimnosofisti; già le religioni hanno popolato mondo di oracoli, fra i quali sorgono a maggiore celebrità quelli di Cuma, d’Asaca, di Delfo, di Dodona, di Patrasso, di Serapi, di Trifonio, di Anfiarao, di Carmenta; quindi la Sibilla delfica, la cumea, l’albunea, la caldea, l’eritrea, la frigia, la persica, la samia, la tiburtina soggiogano le persuasioni degli uomini, tiranneggiandone lo sprito e facendosi bene spesso le arbitre delle sorgi politiche e civili dei popoli. I tempii di Belo, di Dendera, di Gnido, di Derceto, d’Efeso, d’Escu-<noinclude><references/></noinclude> lzlm57che9wbjaf7g2xc0h28epi3sla Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/47 108 1020188 3895394 3847289 2026-09-06T12:14:35Z Panz Panz 3665 3895394 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione||INTRODUZIONE.|{{Sc|xliii}}|riga=sì}}</noinclude>tosto divorati<ref>Dan., VI, v. 17 e 24.</ref>. Talora si posava la testa del colpevole sopra una larga pietra: con altra pietra percuoteva fino a tanto che fosse interamente schiacciata<ref>Plut., ''Artas.'', §. 25.</ref>. Tamari condannata al fuoco per adulterio<ref>Genesi, XXXVIII, v. 24.</ref>. Giosuè fa sospendere in croce fino al tramonto del sole un vinto monarca<ref>Giosuè, VIII, v. 29.</ref>. Un altra volta lo stesso, dopo avere fatto calcare il collo di cinque re vinti dai piedi de’ suoi capitani, toglie loro la vita, e fa attaccare i loro corpi a cinque pali<ref>''Ibid.'', X, v. 24-26.</ref>. Gedeone fa stendere sopra branche di spini i principali abitanti di Socot e passar sopra di essi pesanti machine che li schiacciano<ref>Giudici, VIII, v. 7 e 16.</ref>. {{AutoreCitato|Alessandro Magno|Alessandro}}, impadronitosi di Tiro, fa crocifiggere duemila de’ principali abitanti di quella città<ref>{{AutoreCitato| Quinto Curzio Rufo|Quinto Curzio}}, IV, §. 4.</ref>. Antioco Epifane ordina di far arroventare padelle e caldaie di si troncano la lingua, le estremità dei piedi e delle mani alle sue vittime; si strappa loro la cotenna, e si gettano ancor vive dentro gli ardenti vasi <ref>Macabei, VII, v. 3.</ref>. Due Giudee accusate di avere circoncisi i loro figli, contro il divieto del re di Siria, sono pubblicamente esposte, e coi loro figliuoletti appesi alle poppe precipitate dalle mura di Gerusalemme<ref>Macabei, VI, v. 10.</ref>. Azaele ordina di segare le donne incinte e di schiacciare i loro figli<ref>IV dei Re, VIII, v. 12.</ref>. Gli esempi delle crocifissioni sono innumerevoli nelle storie di tutti i popoli orientali. Ma se uno strano contrapposto ne offrono la tanta ferocia nelle pene dei delitti, e nelle vendette a lato delle si numerose e sapienti istituzioni civili e di questi antichi popoli, non meno strano spettacolo di contradizione ne offrono le condizioni morali di quelle società dirotte alle più abbominevoli esorbitanze della libidine e d’ogni più e sozza turpitudine nei pubblici costumi, mentre colpivano delle più immodiche pene, l’adulterio, la violazione, il furto, la mancata fede, l’invasa proprietà; mentre persino le più indifferenti formalità civili e religiose assumevano le più severe sembianze della morale austerità. Quindi veggiamo nell’Assiria, dopo la presa di Babilonia, l’indigente avarizia dei padri porre a pubblico mercato l’innocenza e la bellezza delle figlie<ref>Erodot., I, §. 196.</ref>. In secoli meno rimoti i padri e le madri prostituire agli stranieri per somma pattuita, le mogli ed i figliuoli<ref>{{AutoreCitato|Quinto Curzio Rufo|Quinto Curzio}}, v. §. 1.</ref>; e Mosè stesso chiaramente alludere ad un’antica costumanza santificata invano dai sacerdoti egizii, quando proibisce di offerire al Signore il prezzo della prostituzione<ref>Deuter., XXIII, v. 18.</ref>. Che più? Un patriarca di Alessandria ha provato, siccome per poter esercitare il sacerdozio in Assiria presso i gentili, fosse stato necessario il concubito con madre, re sorella e figlia<ref> {{AutoreCitato|John Selden|Seldeno}}, ''De pure nat. et gent.'', V, cap. 11.</ref>. {{AutoreCitato|Paolo Orosio|Orosio}} mostrò siccome Semiramide (forse a coonestar il fatto suo) legittimasse con legge l’unione del figlio e della e madre<ref> {{AutoreCitato|Montesquieu|Montesquieu}}, ''Espirit'' ecc., XXVI, cap. 14.</ref>. In Assiria ammesse le giovinette, contro il costume d’Oriente, alla mensa, e per consuetudine, in sul finir dei banchetti, lasciaavansi cader di dosso i vestimenti<ref> Quinto Curzio, v. §. 1.</ref>. Nell’Egitto la prostituzione contaminare i tempii, le reggie, le pubbliche vie. Sacerdoti che ne la autorizzano con forme religiose. Quindi donne che in pubbliche processioni agitano l’imagine del fallo, ed hanno promesse di beneficii dai sacerdoti coll’offerta dei doni infamemente procacciati. Il monarca Rampsinile immola alla prostituzione la figlia per averne un mezzo di scoprire un ladro del suo tesoro<ref> Erodot., II, §. 121.</ref>. Il re Ceope si vale della pubblica vergogna di sua figlia per sopperire ai bisogni di danaro<ref> ''Ibid.'', §. 126.</ref>. Una cortigiana (Rodope) sa dalle libidini di più re estorcere tesori sufficienti alla costruzione di una piramide<ref>{{AutoreCitato|Strabone|Strabone}}, XVII.</ref>. Quindi gli infami traffici di Neucrate<ref>Erodot., lib. II, §. 155.</ref>; ed i più infami onori tributati alle donne che più si dessero a divedere nell’inverecondia dirotte<ref>{{AutoreCitato|Sesto Empirico|Sesto Empirico}}, ''Ipotiposi'', III, §. 24.</ref>; e tutte le sozzure di cui parlano {{AutoreCitato|Diodoro Siculo|Diodoro}}<ref>Diod. I, §. 91.</ref>, {{AutoreCitato|Erodoto|Erodoto}}<ref>Erodot., II, §. 89.</ref>, Ezechiele<ref>XVI, v. 56, XXIII, v. 20.</ref> e più altri. Vedete in Creta, nel paese dei Minossi e dei Radamanti, le leggi favorire le più brutali passioni e consecrarne lo scandalo con appositi statuti<ref>Strabone, X, pag. 484.</ref>, ed i Parastateuti pubblicamente raccogliere gli stessi plausi, i medesimi onori degli eroi del campo e delle palestra<ref>{{AutoreCitato|Claude-Emmanuel de Pastoret|Pastoret}}, ''Legisl. dei Cretesi'', cap. VI.</ref>. Quindi s’udi {{AutoreCitato|Platone|Platone}} rinfacciare a quegli isolani di avere imaginato la favola di<noinclude><references/></noinclude> cvj8g679u5rqsg52hp0m1qcaanq9oac Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/56 108 1020419 3895775 3851287 2026-09-07T11:48:57Z Panz Panz 3665 3895775 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|{{Sc|lii}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude>{{AutoreCitato|Eschine|Eschine}} applicano la retorica all’eloquenza, l’eloquenza al foro giudiziario e politico, e {{AutoreCitato|Demostene|Demostene}}, colla potenza di un genio solo in questi ultimi anni emulato, tutti li sorpassa. È pure in questo periodo che noi veggiamo apparire i primi studii della grammatica. {{AutoreCitato|Democrito|Democrito}} porta le filosofiche sue discussioni sui verbi, sui nomi, sui dialetti<ref>Laert. ''{{TestoCitato|Vite dei filosofi/Libro Nono/Vita di Democrito|in Democr.}}''</ref>. {{AutoreCitato|Platone|Platone}} stesso discende nel ''Cratilo'' ed in altri dialoghi a ricerche grammaticali, ed {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}} serisse pur tanto di tutte le arti del parlare, che {{AutoreCitato|Dione Crisostomo|Dione Crisostomo}} ben a ragione ripete da lui il principio della critica e della grammatica<ref>Orat., lib. III.</ref>. Illustratori della grammatica furono pure {{AutoreCitato|Teodette|Teodette}} e {{AutoreCitato|Teofrasto|Teofrasto}}; e gli stoici, con a capo {{AutoreCitato|Crisippo di Soli|Crisippo}}, spinsero a tali estremi le minuzie grammaticali, da quasi disgradarne i lavori di tutti que’ posteriori grammatici che, come vedremo, tennero sotto i Tolomei l’impero delle lettere. Nè è a dire che a questi soli rami si restringesse la letteratura di quegli antichi sapienti, che anzi non vi ha parte dello scibile letterario a cui non avessero eglino applicato. E ritornando alla storia, che non fecero essi mai in tutte le diverse parti in cui questa si suddivide? Quanti scrittori di vite e commentari e giornali non produssero? {{AutoreCitato|Ateneo di Naucrati|Ateneo}} cita vari libri di vite scritte da {{AutoreCitato|Clearco di Soli|Clearco solense}}<ref>Lib. IV, VI, XIII.</ref>. {{AutoreCitato|Diogene Laerzio|Laerzio}} parla di vite scritte da {{AutoreCitato|Senocrate|Senocrate}}<ref>''{{TestoCitato|Vite dei filosofi/Libro Quarto/Vita di Senocrate|In Senocrate}}.''</ref>, di {{AutoreCitato|Aristosseno|Aristosseno}} non ci rimane più che l’opera maggiormente celebrata, le sue ''Vite degli uomini illustri''<ref>{{AutoreCitato|Gerardo Giovanni Vossio|Vossio}}, ''De hist. gr.'', lib. I, cap. 9.</ref>; e scrittori di vite furono {{AutoreCitato|Eraclide Pontico|Eraclide pontico}} e {{AutoreCitato|Dicearco da Messina|Dicearco}} e Megacle<ref>{{AutoreCitato|Juan Andrés|Andres}}, tom. III, P. III, c. 1.</ref>, nè altrimenti che biografie erano le imagini coordinate in ordine alfabetico che Suida narra avere scritte {{AutoreCitato|Panfilo di Alessandria|Pamfilo}} discepolo di Platone<ref>''Lexicon græc.'' alla voce ''Pamfilo''.</ref>. Commentari e memorie storiche si scontrano citali sotto i nomi di Teofrasto, di {{AutoreCitato|Ieronimo di Rodi|Jeronimo rodio}} e più altri: e del solo {{AutoreCitato|Alessandro Magno|Alessandro}} cita Ateneo due giornali, di Eumene cardiano e di Diodoto eritreo<ref>Lib. X.</ref>. Dello stesso Alessandro furono biografi {{AutoreCitato|Callistene|Callistene}}, {{AutoreCitato|Aristobulo di Cassandrea|Aristobulo}}, {{AutoreCitato|Clitarco di Alessandria|Clitarco}}, Clito, {{AutoreCitato|Anassimene di Lampsaco|Anassimene}}, {{AutoreCitato|Onesicrito di Astipalea|Onesicrito}}, {{AutoreCitato|Nearco|Nearco}}. Nè mancarono i Greci di autori che si dessero alle sole descrizioni storiche di città e provincie. {{AutoreCitato|Senofonte|Senofonte}} formò descrizioni storico-politiche dei Lacedemoni e degli Ateniesi, ed ebbersi poscia uguali descrizioni dei Corinti da {{AutoreCitato|Eforo di Cuma|Eforo}}, dei Sicioni da {{AutoreCitato|Menecmo di Sicione|Menecmo}}, dei Messeni, dei Beozi da Mirone; Dicearco scrisse descrizioni degli istituti e dei costumi di tutte le città e di tutti i popoli della Grecia<ref>V. {{AutoreCitato|Jakob Gronov|Gronovio}}, ''Græc. Ant.'', tom. XI.</ref>. Ebbero pure scrittori di storie letterarie: e Senofonte compose una storia dei fatti e dei detti di {{AutoreCitato|Socrate|Socrate}}; {{AutoreCitato|Filisto di Siracusa|Filisto}} compose una storia dell’arte oratoria; {{AutoreCitato|Fania di Ereso|Fania}}, discepolo di Aristotele, scrisse una storia dei poeti<ref>Ateneo, lib. VIII.</ref>; {{AutoreCitato|Apollodoro di Atene|Apollodoro}} una dei legislatori e delle sette filosofiche<ref>Laerzio ''{{TestoCitato|Vite dei filosofi/Libro Primo/Vita di Solone|in Solone}}''.</ref>. Teofrasto ed {{AutoreCitato|Eudemo da Rodi|Eudemo}} scrissero storie dell’aritmetica, della geometria e dell’astronomia<ref>Andres, loco citato.</ref>. {{AutoreCitato|Filostefano|Filostefano}} cireneo scrisse una storia delle invenzioni<ref>{{AutoreCitato|Clemente Alessandrino|Clem. Aless.}}, ''Strom.'', lib. I.</ref>; {{AutoreCitato|Eraclide Pontico|Eraclide}}, di quelle dei pitagorici<ref>Laerzio ''{{TestoCitato|Vite dei filosofi/Libro Quinto/Vita di Eraclide|in Heraclide}}''.</ref>; Fania dei socratici<ref>Laerzio ''{{TestoCitato|Vite dei filosofi/Libro Sesto/Vita di Antistene|in Antistene}}''.</ref>; {{AutoreCitato|Nicandro|Nicandro}} degli aristotelici<ref>Suida, ''Lexicon''.</ref>; Pamfilo dei pittori<ref>''Ibid.''</ref>; Dicearco delle gare musicali<ref>Scol. ''in Aristophanis Vespas''.</ref> e Menecmo degli artefici<ref>Ateneo, lib. II.</ref>. Gli Annoni, i Pitea, i Scilaci erano i {{AutoreCitato|Cristoforo Colombo|Colombi}}, i {{AutoreCitato|Ferdinando Magellano|Magellani}}, i {{AutoreCitato|James Cook|Cook}} dell’antica geografia; Democrito, {{AutoreCitato|Eudosso di Cnido|Eudosso}}, Dicearco ne erano i {{AutoreCitato|Konrad Mannert|Mannert}}, i {{AutoreCitato|Conrad Malte-Brun|Maltebrun}}, i {{AutoreCitato|Adriano Balbi|Balbi}}; e la stessa cronologia, avvegnachè arbitrariamente scissa in contrari sistemi, aveva avuti giudiziosi e dotti cultori in {{AutoreCitato|Xanto Lidio|Santo di Lidia}}, {{AutoreCitato|Acusilao|Acusilao}}, {{AutoreCitato|Ferecide di Siro|Ferecide}}, {{AutoreCitato|Ellanico di Lesbo|Ellanico}}: i quali vennero indi tutti sorpassati da {{AutoreCitato|Timeo di Tauromenio|Timeo}} che coll’opera sua ''Olimpionica'', ossia ''Atti cronici'', si ebbe il nome di primo cronologo dell’antichità<ref>{{AutoreCitato|Diodoro Siculo|Diod. Sicul.}}, lib. V. — Suida, ''Lexicon in Timeo''.</ref>. {{AutoreCitato|Denis Pétau|Petavio}}<ref>''De doctr. temp.'', lib. I, cap. 28.</ref>, {{AutoreCitato|Jean Bouhier|Bouhier}}<ref>''Rech. et dissert. sur Hérodot.''</ref>, {{AutoreCitato|Nicolas Fréret|Freret}}<ref>''Reflex. etc., Acad. des Inscrip.'', tom. VI ''et passim''.</ref>, {{AutoreCitato|Pierre Henri Larcher|Larcher}}<ref>''Hérodot. etc.'', VII, ''Tabl. chronol.''</ref> hanno assai dottamente dimostrata la maravigliosa giustezza della cronologia di {{AutoreCitato|Erodoto|Erodoto}}, il che implica una scienza allora molto avanzata in queste discipline. La musica poi aveva in questo periodo prodotto nella carriera de’ suoi progressi un sì numeroso avvicendamento di sistemi, da trovarsi già divisa in una maravigliosa diversità di sette, siccome la Agenoria, la Damonia, l’Epigonia, l’Eratoclea ed altre tutte anteriori ad Aristosseno, siccome le posteriori a costui, l’Archestrassia, l’Agonia, la Faliscia, l’Ermippia e più altre, che tutte vennero poi mandate in oblio dalla Pitagorica, dall’Aristossenica, e dalla ancor più tarda<noinclude><references/></noinclude> 9c6p5chlaq34c7cdjm0akohss8p3siq Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/60 108 1020423 3895776 3864392 2026-09-07T11:49:53Z Panz Panz 3665 3895776 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|{{Sc|lvi}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude> Noi abbiamo già veduto ottener Roma le sue prime leggi scritte in quelle delle dodici tavole. Vuolsi che la romana giurisprudenza non abbia avuti altri principii di quelli che le vengono da queste leggi assegnati; ma Roma ebbe anteriormente ad esse ordinamenti politici e civili nei quali è forse più che non altrove a rintracciare gli elementi di quelle leggi stesse. Roma, nelle prime sue origini, aveva una forma di governo monarchica limitata, che più veramente parlando potea chiamarsi aristocratica, mentre il suo re non era più che un preside nominato a vita investito di parecchi poteri. Amministrava egli la repubblica, ma il potere politico era esercitato tanto da lui quanto dal senato e dai comizii<ref>{{AutoreCitato|Giambattista Vico|Vico}}, ''De constantia jurispr. passim.'' — {{AutoreCitato|Adrianus Catharinus Holtius|Holtius}}, pag. 13, n. 11-15. — {{AutoreCitato|Leopold August Warnkönig|Warnkoenig}}, ''Hist. du droit romain'', P. 1, §. 6.</ref>. Il re era capo supremo di tutta la popolazione armata, ed il suo capitano in guerra<ref> {{AutoreCitato|Barthold Georg Niebuhr|Niebuhr}}, tom. 11, pag. 54, ediz. di Parigi.</ref>. Nei tempi di pace aveva la giurisdizione medesima che più tardi avevano i consoli ed i pretori, insieme al potere esecutivo chiamato ''imperium''<ref>Warnkoenig, ''ibid.'', §. 6. 1°.</ref>. Infliggeva castighi e multe; ma il cittadino poteva appellarsené al popolo<ref>{{AutoreCitato|Marco Tullio Cicerone|Cicero}}, ''De republica'', II. 31.</ref>. Aveva un potere dittatoriale verso gli stranieri; lo si vede anche gran sacerdote e tutelare i ''sacra''; ma non capo del culto; partiva le terre conquistate. Presiedeva il senato ed i comizii, e proponeva a questi i progetti di legge (''rogationes''). Il senato componevasi di trecento ottimati (''gentes'') o di trenta ''curiæ'', ed era un consiglio perpetuo dell’amministrazione<ref>Niebuhr, tom. II, pag. 51-53.</ref>. I comizii erano in origine assemblee nelle quali avevano volo i soli patrizii od ollimati. Durarono col nome di ''comitia curiata'', finchè la plebe, come vedremo più oltre, riuscì a prender parte in queste assemblee legislative<ref>{{AutoreCitato|Aulo Gellio|Aulo Gellio}}, XV. 27.</ref>. Ed ecco l’origine delle ''leges curiatae'', di alcune delle quali l’{{AutoreCitato|Antonio Agustín|Agostino}}, li {{AutoreCitato|Giusto Lipsio|Lipsio}}, l’{{AutoreCitato|Fulvio Orsini|Orsino}} crederono trovar frammenti che risalgono persino a Romolo. Numa Pompilio diede instituzioni sue proprie, ma più sacre che non politiche, e pel primo tra Romani ridusse a precetti religiosi gli insegnamenti più opportuni all’agricoltura ed al ben essere sociale. Servio Tullio divide il popolo in classi, le classi in centurie; instituisce il censo, i comizii centuriati; riduce la plebe in trenta tribù, ed organizza una nuova costituzione, nella quale (avveguachè i patrizii conservassero la loro preponderanza politica) ebbe la plebe il primo germoglio della sua libertà, giacchè in questi comizii centuriati, di cui fu fatta partecipe, ottenne di farsi arbitra necessaria nelle accuse capitali: ''De capite civis nonnisi comitialus maximus agito''. Mentre che il diritto politico di Roma subiva questo iniziamento alla forma democratica, il diritto civile non aveva assunto ancora alcuna forma certa, alcun principio di vincolo stabile ed universale, perchè tuttavia in balia di consuetudini che il patriziato, unico interprete di diritto, volgeva sempre a pro suo ed a danno della plebe. E quanto ne avanza di quelle leggi regie che secondo {{AutoreCitato|Sesto Pomponio|Pomponio}} avrebbe raccolto un Papirio contemporaneo di Tarquinio il Superbo<ref>Al §. 2, in fine, e §. 36.</ref>, e note sotto il nome di ''Jus civile Papirianum'', non ci porge notizia che di cose attinenti al culto ed alla religione<ref>{{AutoreCitato| Ambrogio Teodosio Macrobio|Macrobio}} (''Saturn.'' II, cap. IX) e {{AutoreCitato|Sesto Pompeo Festo|Festo}} (v. ''Pellices'') conservarono alcuni frammenti di questo diritto, hanno molto scritto parecchi commentatori, intorno al puossi vedere il {{AutoreCitato|Giovanni Vincenzo Gravina|Gravina}} (''De origine juris civilis''); il {{AutoreCitato|Antoine Terrasson|Terrasson}} (''Histoire de la jurisprudence romaine''); il {{AutoreCitato| Christian Friedrich von Glück|Glück}} (''Opuscula''); ma {{AutoreCitato|Pierre Daunou|Daunou}} ha molto bene provato, dopo {{AutoreCitato|Gustav Hugo|Hugo}} nella ''Thémis'', tom. V, pag. 251-254, che noi non conosciamo nulla di certo di questa legislazione.</ref>. Roma si libera dei Tarquinii, ed ordinatasi in una pura aristocrazia retta dal senato e da due consoli annuali, è teatro continuo di guerre civili fra i patrizi e la plebe. Le guerre obbligavano questa a negligere l’agricoltura, soli mezzi del viver suo, ed a contrarre debiti per provedersi d’armi e di vitto; e mentre s’accrescevano le ricchezze de’ patrizii colle terre conquistate, e ad essi soli devolvibili, l’usura, in forza della legge del ''nesso'', facea degli indebitati plebei altrettanti schiavi del patrizio. L’esasperazione sempre più aumentata ebbe scoppio una insurrezione allo spettacolo di un vecchio plebeo orribilmente mutilato da un patrizio creditore. La plebe accampatasi sul monte Aventino ottenne una tutela contro l’oppressione in un magistrato che tratto dal suo grembo avesse diritti e poteri validi a tutelare la sua libertà, Roma ha i cinque ''tribuni della plebe'', e poco dopo gli ''edili'', che pure dal seno della plebe venivano eletti<ref>Non gli ''Edili curuli'' di posteriore origine: Thibaut, ''Diss. civ.'', n. 8, pag. 155.</ref>, e con questi magistrati le leggi cui un sacro giuramento d’inviolabilità acquistò il nome di ''sacrate''; per esse ciascun tribuno è inviolabile, e il ''veto'' uno solo di essi può infralire qualunque decreto del senato: poi a qualche tempo (490 a. C.) è vitato interrompere questi magistrati con dispareri <ref follow="p59">illustrarono la interna; e quelli di {{AutoreCitato|Sigmund Wilhelm Zimmern|Zimmern}}, {{AutoreCitato|Adrianus Catharinus Holtius|Holtius}}, che insieme a molti degli autori sopra citati ne svilupparono contemporaneamente l’una e l’altra.</ref><noinclude><references/></noinclude> r2mzyf3ull3l6xckhwwkg33ebdl28z7 Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/72 108 1021305 3895777 3895131 2026-09-07T11:51:54Z Panz Panz 3665 3895777 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|{{Sc|lxviii}}|INTRODUZIONE.|riga=sì}}</noinclude>tutte doviziate delle spoglie dei vinti, d’onde proveniva? Si consideri pertanto alle imprese marittime sì di guerra che di commercio, alle leggi tutelatrici e promotrici della mercatura, alle profonde vedute amministrative sì del senato che dei Cesari, di cui abbiam qui offerto un si rapido cenno e inducasi quale non debba essere stata la perizia nautica dei Romani, quanto il loro governo, si di repubblica che di impero, abbia sentita la somma importanza sociale delle arti mercantili ed industriali; quanto profondamente non abbiano i loro magistrati meditati e svolti tutti i più gravi problemi della politica economia. Ma intanto le matematiche continuando il corso del loro progresso sorgono in Alessandria ad un’altezza emulatrice dell’antica sapienza egizia, e della greca stessa. L’astronomia riconosce da questo periodo l’epoca della vera sua sistemazione in scienza positiva. Già innanzi che Tolomeo Filadelfo fondasse la celebre scuola d’Alessandria, {{AutoreCitato|Autolico di Pitane|Autolico}} avea composto i suoi due trattati della ''Sfera'' e ''Del levarsi e tramontar delle stelle'', i più antichi lavori che ne rimangono dei Greci; {{AutoreCitato|Arato di Soli|Arato}} parafrasato le due opere di {{AutoreCitato|Eudosso di Cnido|Eudossio}} i ''Fenomeni'' e lo ''Specchio'', e Dionigi d’Alessandria incominciata l’era astronomica col 15 giugno, e scoperto l’anno solare di 365 giorni, 5 ore, 49 minuti. Quindi {{AutoreCitato|Aristillo|Aristillo}} e {{AutoreCitato|Timocari|Timocari}} primi osservatori della scuola alessandrina formano un catalogo delle stelle, osservando le principali del zodiaco, ed offrendo con ciò ad {{AutoreCitato|Ipparco di Nicea|Ipparco}} la prima idea della precessione degli equinozii, a {{AutoreCitato|Claudio Tolomeo|Tolomeo}}, quella della teoria del moto degli astri; {{AutoreCitato|Aristarco di Samo|Aristarco da Samo}} determina la distanza del sole per la ''dicotomia'' della luna, coglie cioè l’istante in cui la parte visibile della luna è semi-illuminata, e misura la grandezza dell’arco intercetto fra il sole e questo pianeta; trova un triangolo rettangolo, un cui lato vien costituito dalla distanza dalla luna alla terra, l’altro da quella dalla luna al sole, ed il terzo dalla distanza dal sole all’occhio dello spettatore; trova la distanza dal sole alla terra venti volte più grande di quella dalla terra alla luna, ed il diametro della luna essere un terzo di quello della terra<ref>''De magnit. et dist. solis et lunæ.''</ref>; inventa l’emisfero del quadrante, o quadrante orizzontale; determina il diametro del sole a <math>\frac{1}{720}</math> della circonferenza celeste, e abbozza il primo sistema astronomico collocando il sole al centro delle stelle e muovendo intorno a lui tutti i pianeti<ref>V. Archimed. ''in Aren.''</ref>. {{AutoreCitato|Eratostene|Eratostene}} inventa la sfera armillare, strumento di tanto sussidio alle più fine operazioni astronomiche. La posizione del zodiaco, la via del corso del sole attraverso le stelle, la distanza dei punti solstiziali e l’obliquità della eclittica erano state l’oggetto della ricerca di molti astronomi, i quali non avevano però potuto che svagare in congetture, quando pure si eccettuino l’osservazione già accennata di {{AutoreCitato|Pitea|Pitea}} e l’osservazione del solstizio fatta da {{AutoreCitato|Aristarco di Samo|Aristarco}}; Eratostene colla esattezza a cui pretendea la scuola alessandrina, replica numerose osservazioni nei solstizi estivi e negli invernali, e determina la distanza nei tropici fra 47° 40’, e 47° 45’; la luna ci dista per lui 780,000 stadi, il sole 804,000,000<ref>{{AutoreCitato|Plutarco|Plut.}}, ''De plac. phil.'', lib. II, cap. 32.</ref>; eseguisce la prima misura astronomica e geometrica della terra, e la determina, confrontando l’altezza del polo d’Alessandria e di Siene, a stadi 250,000<ref>{{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}} (lib. II, cap. 108), {{AutoreCitato|Marco Vitruvio Pollione|Vitruvio}} (lib. I, cap. 6) e {{AutoreCitato|Ambrogio Teodosio Macrobio|Macrobio}} (''Somn. Scip.'', lib. I, cap. 20) dicono 252,000; osserva il {{AutoreCitato|Giovanni Battista Riccioli|Riccioli}} (''Almag.'', lib. III, cap. 27), che ciò risulta dall’avere essi preso nel numero tondo di 700 gli stadii compresi in un grado, e che Eratostene ne contava solamente 694. {{Ec|49.|}}</ref>, misura assai prossima a quella data in questi ultimi tempi dal {{AutoreCitato|Jean-Baptiste Delambre|Delambre}}; insegna agli Egizi misurare l’altezza delle piramidi secondo l’ombra e sospetta lo schiacciamento dei poli. {{AutoreCitato|Archimede|Archimede}} autore del primo planetario, assegna al diametro del sole un valore compreso tra la 200<sup>ma</sup> parte dell’angolo retto, e la 164<sup>ma</sup>; calcola il moto dei pianeti; lo rappresenta e dà il centro di gravità degli spazi parabolici e circolari; {{AutoreCitato|Publio Virgilio Marone|Virgilio}}<ref>''Eclog.'' II.</ref> e {{AutoreCitato|Lucio Anneo Seneca|Seneca}}<ref>''Quest. nat.'', lib. VII, cap. 3.</ref> lodano di quest’epoca un {{AutoreCitato|Conone di Samo|Conone}} celeberrimo astronomo, ma la storia della scienza nulla ci ricorda di lui, e ci volge ad Ipparco il vero padre dell’astronomia: quegli che da empirica, come era per l’innanzi quasi sempre stata, la sublima agli universali principii di vera scienza, creando la teoria che connette tutti i fatti osservati, dando la misura precisa che somministra i mezzi di calcolare tutti i fenomeni, saperne conchiudere le distanze e la celerità dei corpi celesti, il loro corso, i loro incontri, i loro eclissi, e determinare i tempi, i modi con cui questi fenomeni si presentano. Scopre egli che il sole più non leva in primavera nei segni stessi sotto cui levava ai tempi degli Argonauti, e ciò gli rivela come la precessione degli equinozii o il movimento progressivo delle stelle in longitudine si faccia parallelamente all’eclittica; osserva il ritorno del sole all’equatore ed ai tropici; e paragonando le sue<noinclude><references/></noinclude> 1mdeuvkqzo09e2yqbhm17iazd0yibaw Pagina:L'Anima musicale d'Italia.djvu/254 108 1024396 3895755 3873559 2026-09-07T11:30:11Z Pic57 12729 3895755 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" /></noinclude>{{Ct|f=150%|CALABRIA}} <section begin="s58" /> {{Centrato|'''58. Int'a nu boscu'''}} <score sound=1> << % ---------------------------------------------------- % RIGO DEL CANTO % ---------------------------------------------------- \new Staff = "canto" { \clef "treble" \key g \major \time 6/8 \tempo 4=71 \new Voice = "melodiaCanto" { \set Staff.midiInstrument = #"voice oohs" \relative c' { % Note di esempio per il canto s1*6/8 ^\markup{\bold "Andantino pastorale"}| r4. d'4.| d4 d8 e4 d8 | d4 d8 d4 d8 | d4. a4^\fermata a8| c4 c8 d4 c8| \break %rigo c1.2 \cadenzaOn s128 \acciaccatura c8 b4. \stemDown a4.~\cadenzaOff \bar"|" a8 r c b4. \acciaccatura {c16 b} a2.| g4. r4.\bar "|." } } } % Testo del canto agganciato alla melodia \new Lyrics \lyricsto "melodiaCanto" { Int'a nu bo -- sco _ g'è una cop -- pie Luz -- za _ ca'ngi ri ciu la me -- sa Ge -- sù.... __ _cri...... } % ---------------------------------------------------- % GRUPPO DI 3 RIGHI IN CHIAVE DI SOL % ---------------------------------------------------- \new PianoStaff << % Primo rigo del gruppo \new Staff = "sol1" { \clef "treble" \key g \major \relative c' { %rigo sa1.1 d'2.~| d2. | b4.~b4 \stemDown g8| b4 g8 b8 c b| a4 \stemUp fis8 \stemDown c'4 \stemUp fis,8| \stemDown c'4 \stemUp fis,8 \stemDown c'8 d c| \break %rigo sa1.2 \cadenzaOn s128 b4 g8 a4 fis8 \cadenzaOff\bar "|" c'4 fis,8 b c b| \stemDown a2.| \stemUp g4. b4 g8| \tempo 4=100 b4 ^\markup{\bold "Più presto, in tempo di tarantella"} g8 \stemDown b8 c b| a4 \stemUp fis8 \stemDown c'4 \stemUp fis,8| c'4 fis,8 \stemDown c' d c| \break %rigo sa1.3 b4 g8 b g b| d8 c b \acciaccatura d8 b a g| \stemUp fis4 fis8 \stemDown c'4 \stemUp fis,8| \stemDown c'4 \stemUp fis,8 \stemDown c'8 d c| b4 \stemUp g8 \stemDown b c b| b4 \stemUp g8 \stemDown b c b| \break %rigo sa1.4 a4 \stemUp fis8 \stemDown c'4 \stemUp fis,8| \stemDown c'4 \stemUp fis,8 \stemDown c' d c| \stemDown b4 \stemUp g8 \stemDown b g b| d8 c b \acciaccatura d8 b a g| \stemUp fis4 fis8 \stemDown c'4 \stemUp fis,8| c'4 fis,8 \stemDown a b a| g2.| \break %rigo sa2.5 } } % Secondo rigo del gruppo \new Staff = "sol2" { \clef "treble" \key g \major \relative c' { %rigo sb1.1 d2.| b | <<{d4 b8 g4 b8} \\ {\stemUp g2.} >> b8 c b g4.| a2.^~| a2.| \break %rigo sb1.2 \cadenzaOn s128 g4 b8 c4. \cadenzaOff \bar "|" a2.| c2.| d4. g,4 b8| g4 b8 g a g| a4 c8 a4 c8| a4 c8 a b a| \break %rigo sb1.3 g4 b8 g b g| g8 a b \acciaccatura a8 b c d| d4 d8 c4 c8| a8 c4 a8 b a| g4 b8 g a g| g4 b8 g a g \break %rigo sb1.4 a4 c8 a4 c8| a4 c8 a b a| g4 b8 g b g| g8 a b \acciaccatura c8 a c d| d4 d8 a4 c8| s8 a8 c c d c| g2.| \break %rigo sb2.5 } } % Terzo rigo del gruppo \new Staff = "sol3" { \clef "treble" \key g \major \relative c' { %rigo sc1.1 <d' d,>2.| <d d,>2.~| <e d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.^(_(| \break %rigo sc1.2 \cadenzaOn s128 <d d,>2.))~\cadenzaOff \bar "|" <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| \break %rigo sc1.3 <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| \break %rigo sc1.4 <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.| \break %rigo sc2.5 } } >> % Fine PianoStaff >> \layout { ragged-last =##t } \midi { } </score> <section end="s58" /><noinclude><references/></noinclude> 72doh2ncht5y0v9ol9hsdytl4gikhv6 3895761 3895755 2026-09-07T11:34:26Z Pic57 12729 3895761 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" /></noinclude>{{Ct|f=150%|CALABRIA}} <section begin="s58" /> {{Centrato|'''58. Int'a nu boscu'''}} <score sound=1> << % ---------------------------------------------------- % RIGO DEL CANTO % ---------------------------------------------------- \new Staff = "canto" { \clef "treble" \key g \major \time 6/8 \tempo 4=71 \new Voice = "melodiaCanto" { \set Staff.midiInstrument = #"voice oohs" \relative c' { % Note di esempio per il canto s1*6/8 ^\markup{\bold "Andantino pastorale"}| r4. d'4.| d4 d8 e4 d8 | d4 d8 d4 d8 | d4. a4^\fermata a8| c4 c8 d4 c8| \break %rigo c1.2 \cadenzaOn s128 \acciaccatura c8 b4. \stemDown a4.~\cadenzaOff \bar"|" a8 r c b4. \acciaccatura {c16 b} a2.| g4. r4.\bar "|." } } } % Testo del canto agganciato alla melodia \new Lyrics \lyricsto "melodiaCanto" { Int'a nu bo -- sco _ g'è una cop -- pie Luz -- za _ ca'ngi ri ciu la me -- sa Ge -- sù.... __ _cri...... } % ---------------------------------------------------- % GRUPPO DI 3 RIGHI IN CHIAVE DI SOL % ---------------------------------------------------- \new PianoStaff << % Primo rigo del gruppo \new Staff = "sol1" { \clef "treble" \key g \major \relative c' { %rigo sa1.1 d'2.~| d2. | b4.~b4 \stemDown g8| b4 g8 b8 c b| a4 \stemUp fis8 \stemDown c'4 \stemUp fis,8| \stemDown c'4 \stemUp fis,8 \stemDown c'8 d c| \break %rigo sa1.2 \cadenzaOn s128 b4 g8 a4 fis8 \cadenzaOff\bar "|" c'4 fis,8 b c b| \stemDown a2.| \stemUp g4. b4 g8| \tempo 4=140 b4 ^\markup{\bold "Più presto, in tempo di tarantella"} g8 \stemDown b8 c b| a4 \stemUp fis8 \stemDown c'4 \stemUp fis,8| c'4 fis,8 \stemDown c' d c| \break %rigo sa1.3 b4 g8 b g b| d8 c b \acciaccatura d8 b a g| \stemUp fis4 fis8 \stemDown c'4 \stemUp fis,8| \stemDown c'4 \stemUp fis,8 \stemDown c'8 d c| b4 \stemUp g8 \stemDown b c b| b4 \stemUp g8 \stemDown b c b| \break %rigo sa1.4 a4 \stemUp fis8 \stemDown c'4 \stemUp fis,8| \stemDown c'4 \stemUp fis,8 \stemDown c' d c| \stemDown b4 \stemUp g8 \stemDown b g b| d8 c b \acciaccatura d8 b a g| \stemUp fis4 fis8 \stemDown c'4 \stemUp fis,8| c'4 fis,8 \stemDown a b a| g2.| \break %rigo sa2.5 } } % Secondo rigo del gruppo \new Staff = "sol2" { \clef "treble" \key g \major \relative c' { %rigo sb1.1 d2.| b | <<{d4 b8 g4 b8} \\ {\stemUp g2.} >> b8 c b g4.| a2.^~| a2.| \break %rigo sb1.2 \cadenzaOn s128 g4 b8 c4. \cadenzaOff \bar "|" a2.| c2.| d4. g,4 b8| g4 b8 g a g| a4 c8 a4 c8| a4 c8 a b a| \break %rigo sb1.3 g4 b8 g b g| g8 a b \acciaccatura a8 b c d| d4 d8 c4 c8| a8 c4 a8 b a| g4 b8 g a g| g4 b8 g a g \break %rigo sb1.4 a4 c8 a4 c8| a4 c8 a b a| g4 b8 g b g| g8 a b \acciaccatura c8 a c d| d4 d8 a4 c8| s8 a8 c c d c| g2.| \break %rigo sb2.5 } } % Terzo rigo del gruppo \new Staff = "sol3" { \clef "treble" \key g \major \relative c' { %rigo sc1.1 <d' d,>2.| <d d,>2.~| <e d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.^(_(| \break %rigo sc1.2 \cadenzaOn s128 <d d,>2.))~\cadenzaOff \bar "|" <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| \break %rigo sc1.3 <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| \break %rigo sc1.4 <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.~| <d d,>2.| \break %rigo sc2.5 } } >> % Fine PianoStaff >> \layout { ragged-last =##t } \midi { } </score> <section end="s58" /><noinclude><references/></noinclude> c89t09st1yg8pe2nc66angfoa00myd9 Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/20 108 1026019 3895398 3874514 2026-09-06T13:35:23Z Giaccai 13220 3895398 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 86 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>nerale {{Wl|Q3620236|Sorice}}, ministro della guerra durante il governo Badoglio, ma è importante notare come il colonnello Musco sia anche il responsabile di quel <<piano X>>, di cui abbiamo detto più sopra, che rappresenta l'esordio dell'ingerenza «<armata» degli USA in Italia. Secondo il reverendo Frank Gigliotti, massone statunitense e collaboratore dei Servizi americani, proprio durante quel periodo «ci sono in Italia cinquanta generali che si stanno organizzando per un colpo di Stato. Sono tutti anticomunisti e sono pronti a tutto»<ref>Documento n. 86500/7 - 747 del 23 ottobre 1947, in R. Faenza e M. Fini, op. cit., p. 265 n.</ref>. Non sembra, quindi, priva di fondamento l'ipotesi che almeno una parte dell'Armata italiana della libertà coincida, in realtà, con la struttura predisposta dal {{Wl|Q1575872|Viminale}} per sostituire i prefetti con uomini di sicura appartenenza atlantica. Che il riferimento dell'AIL fossero i Servizi americani è peraltro dimostrato, inequivocabilmente, dal fatto che tre mesi dopo la sua costituzione, il colonnello Musco deposita presso l'ambasciata USA di via Veneto l'elenco dello Stato Maggiore dell'organizzazione (in realtà, nei documenti americani il vertice dell'organizzazione viene denominato «Comitato Centrale», ed è possibile ipotizzare che il riferimento fosse proprio alla più tipica delle articolazioni dei partiti comunisti). È questa una prassi - che si ripeterà quando verrà consegnato all'ambasciata statunitense un elenco degli appartenenti alla loggia P2 - che denota un indissolubile legame tra l'AIL e i rappresentanti di Washington in Italia, e probabilmente anche tra questi ultimi e il piano elaborato dal ministro Scelba. D'altra parte, che i responsabili dei ministeri chiave per la politica filoatlantica dell'Italia fossero in stretto collegamento con gli apparati USA è dato ormai acquisito, e ciò che preme evidenziare in questa sede sono, in realtà, le eventuali distorsioni che questo rapporto ha creato nella regolare attività politica e istituzionale del nostro paese. E una distorsione si ha certamente quando «attraverso contatti con prefetture e servizi segreti, il dipartimento dell'Esercito si preoccupa di sorvegliare personalità comuniste e socialiste» e i loro spostamenti in Italia e all'estero<ref>R. Gatti, Rimanga tra noi, p. 28. </ref>. Che comunisti e socialisti fossero discriminati, e possibilmente espulsi dalla pubblica amministrazione, lo ha raccontato anche il senatore Cossiga<ref>«Abbiamo pesantemente discriminato i comunisti, mi limito a dire discriminati, ma è vero che talvolta li abbiamo perseguitati: li abbiamo licenziati, li abbiamo controllati». Audiz. cit., p. 1131.</ref> ma appare evidente come il controllo degli spostamenti di parlamentari ed esponenti politici all'interno del loro paese non può non rappresentare una palese violazione dei diritti e delle prerogative sancite dalla nostra Costituzione. Ciò che appare grave, in ogni caso, è che le mine poste alle fondamenta della democrazia italiana vengono collocate dagli americani in totale accordo - se non su richiesta - proprio del governo italiano. Che questa fosse una necessità dettata dalla posizione filosovietica della sinistra italiana, trova peraltro la sua più clamorosa smentita proprio<noinclude><references/></noinclude> jnm94ah24ivqy6xsefwzthaqhiam9jj 3895399 3895398 2026-09-06T13:36:05Z Giaccai 13220 3895399 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 86 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>nerale {{Wl|Q3620236|Sorice}}, ministro della guerra durante il governo Badoglio, ma è importante notare come il colonnello Musco sia anche il responsabile di quel «piano X», di cui abbiamo detto più sopra, che rappresenta l'esordio dell'ingerenza «<armata» degli USA in Italia. Secondo il reverendo Frank Gigliotti, massone statunitense e collaboratore dei Servizi americani, proprio durante quel periodo «ci sono in Italia cinquanta generali che si stanno organizzando per un colpo di Stato. Sono tutti anticomunisti e sono pronti a tutto»<ref>Documento n. 86500/7 - 747 del 23 ottobre 1947, in R. Faenza e M. Fini, op. cit., p. 265 n.</ref>. Non sembra, quindi, priva di fondamento l'ipotesi che almeno una parte dell'Armata italiana della libertà coincida, in realtà, con la struttura predisposta dal {{Wl|Q1575872|Viminale}} per sostituire i prefetti con uomini di sicura appartenenza atlantica. Che il riferimento dell'AIL fossero i Servizi americani è peraltro dimostrato, inequivocabilmente, dal fatto che tre mesi dopo la sua costituzione, il colonnello Musco deposita presso l'ambasciata USA di via Veneto l'elenco dello Stato Maggiore dell'organizzazione (in realtà, nei documenti americani il vertice dell'organizzazione viene denominato «Comitato Centrale», ed è possibile ipotizzare che il riferimento fosse proprio alla più tipica delle articolazioni dei partiti comunisti). È questa una prassi - che si ripeterà quando verrà consegnato all'ambasciata statunitense un elenco degli appartenenti alla loggia P2 - che denota un indissolubile legame tra l'AIL e i rappresentanti di Washington in Italia, e probabilmente anche tra questi ultimi e il piano elaborato dal ministro Scelba. D'altra parte, che i responsabili dei ministeri chiave per la politica filoatlantica dell'Italia fossero in stretto collegamento con gli apparati USA è dato ormai acquisito, e ciò che preme evidenziare in questa sede sono, in realtà, le eventuali distorsioni che questo rapporto ha creato nella regolare attività politica e istituzionale del nostro paese. E una distorsione si ha certamente quando «attraverso contatti con prefetture e servizi segreti, il dipartimento dell'Esercito si preoccupa di sorvegliare personalità comuniste e socialiste» e i loro spostamenti in Italia e all'estero<ref>R. Gatti, Rimanga tra noi, p. 28. </ref>. Che comunisti e socialisti fossero discriminati, e possibilmente espulsi dalla pubblica amministrazione, lo ha raccontato anche il senatore Cossiga<ref>«Abbiamo pesantemente discriminato i comunisti, mi limito a dire discriminati, ma è vero che talvolta li abbiamo perseguitati: li abbiamo licenziati, li abbiamo controllati». Audiz. cit., p. 1131.</ref> ma appare evidente come il controllo degli spostamenti di parlamentari ed esponenti politici all'interno del loro paese non può non rappresentare una palese violazione dei diritti e delle prerogative sancite dalla nostra Costituzione. Ciò che appare grave, in ogni caso, è che le mine poste alle fondamenta della democrazia italiana vengono collocate dagli americani in totale accordo - se non su richiesta - proprio del governo italiano. Che questa fosse una necessità dettata dalla posizione filosovietica della sinistra italiana, trova peraltro la sua più clamorosa smentita proprio<noinclude><references/></noinclude> es4tdyhey1o0typftfwzsiz8hutihn1 Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/21 108 1026020 3895400 3874468 2026-09-06T13:50:49Z Giaccai 13220 3895400 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 87 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>nei documenti americani. Una lettera del 13 febbraio 1952 al Dipartimento di Stato riferisce che «il Partito comunista [...] prepara un’organizzazione segreta nell’eventualità che sia messo fuori legge. Due tipi di comitati sono stati formati: uno di natura politica e l’altro di natura paramilitare per l’organizzazione di formazioni partigiane e la preparazione della guerriglia»<ref>Gatti, op. cit., p. 29.</ref>. Con ciò si può probabilmente porre fine alla famosa tesi della pericolosità del PCI, e del suo ruolo di quinta colonna sovietica all’interno del blocco NATO. Ancora nel 1952, il PCI «prepara un’organizzazione segreta» e non dispone, quindi, di alcuna struttura di questo genere; inoltre, stando alla fonte statunitense, la struttura servirebbe ai comunisti nell’eventualità di essere messi fuori legge, e non ha, pertanto, alcuna caratteristica offensiva, neppure in relazione ai canoni della guerra fredda. Piuttosto, rivelandosi sempre più evidente l’ingerenza americana negli affari interni del nostro paese, il PCI inizia a organizzarsi nella sciagurata ipotesi che possano prevalere i settori più duri dell’amministrazione americana, decisi a tutto pur di impedire alla sinistra qualunque avvicinamento alla stanza dei bottoni. Ma è proprio questa la strategia della Casa Bianca. Inventare il nemico, aumentarne sproporzionatamente il pericolo e le capacità, intervenire per spezzarne le velleità. Che questo pericolo non esista realmente, non è preoccupazione americana, e sembra quasi che questo ruolo «creativo» sia affidato al governo italiano, sempre secondo procedure sperimentate e uomini di sicura affidabilità. È in buona sostanza, il semplice meccanismo della strategia della tensione: creare i presupposti, falsificandoli, per legittimare la reazione. Negli anni ’50, in attesa di «tempi migliori», l’oltranzismo atlantico si esercita e arma le proprie strutture e i propri uomini. Torneranno utili quando, dalla fase teorica e preparativa, si passerà a quella operativa, inizieranno gli scontri preorganizzati tra lavoratori e Forze dell’ordine con l’ausilio dei provocatori, si infiltreranno uomini dello Stato nelle organizzazioni eversive con il compito di accelerarne la deriva in funzione reazionaria, e scoppieranno infine le prime bombe. ''L’Ufficio REI del SIFAR, «Pace e Libertà» e l’attività di Edgardo Sogno'' Per adesso, agli anticomunisti sarà sufficiente mantenere alta l’attenzione e cercare di sfruttare la disponibilità americana verso tutto ciò che possa costituire un argine, purchessia, all’ipotesi di un governo comunista. Ed è utile, a tal fine, anche la strana associazione creata da {{Wl|Q3719100|Edgardo Sogno}}. A coltivare il contatto con «Pace e Libertà» è una struttura, creata all’interno del SIFAR all’inizio degli anni ’50, l’{{Wl|Q141327486|Ufficio Relazioni Economiche e Industriali}} (Ufficio REI), gestito per anni dal maggiore Rocca. A costui, nonostante il suo rifiuto di prestare giuramento alla Repubblica,<noinclude><references/></noinclude> 7xx7mclbk94d41ukzz8p2rnkfeid0i0 Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/24 108 1026029 3895404 3874517 2026-09-06T14:43:59Z Giaccai 13220 3895404 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 90 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>l'ottobre 1950<ref>''Disposizioni per la protezione della popolazione civile in caso di guerra o di calamità (difesa civile)'', Camera dei Deputati, Disegno di legge 1593.</ref>. A dimostrazione che il progetto non si limitava a una ridefinizione delle strutture di protezione civile, Scelba ricordò alla Camera come dopo i fatti di Corea nel mondo fosse intervenuto qualcosa di nuovo «che ha obbligato tutti i paesi pensosi della sicurezza all'interno e della difesa delle proprie frontiere ad organizzare anche la difesa civile [...] considerato anche il modo in cui le guerre vengono oggi combattute»<ref>Camera dei Deputati, seduta pomeridiana del 8 maggio 1951..</ref> Vi è da considerare, peraltro, che una struttura con analoghi compiti era già stata attivata presso il Ministero dell'interno, con disposizione del Consiglio dei ministri, e il disegno di legge potrebbe essere stato, in realtà, il meccanismo per sancire ufficialmente l'esistente. Prassi, questa, ricorrente in molte delle vicende trattate in questa relazione. In questo senso sembra deponga anche Edgardo Sogno che, in una lettera al ministro degli esteri Sforza del 22 ottobre 1949 – un anno prima della presentazione del disegno di legge –, riferisce di aver ricevuto dal ministro Scelba la proposta di assumere la carica di «capo del costituendo Servizio per la Difesa civile». La peculiarità di questa iniziativa legislativa, in ogni caso, è rappresentata dall'essere l'unica tra quelle intraprese in chiave anticomunista a divenire pubblica e a passare attraverso l'esame del Parlamento. E non è certo per caso che il progetto scelbiano dal Parlamento non uscirà mai sotto forma di legge, opponendosi strenuamente le forze di sinistra. È, questa, la dimostrazione dell'impossibilità di eliminare dal gioco democratico i partiti di sinistra se non con strumenti impropri per una democrazia; ma sarà anche, per i più oltranzisti, la dimostrazione della necessità di operare solo tramite ''cover operations'', sempre esautorando il Parlamento e, talvolta, qualche membro dell'Esecutivo ritenuto non affidabile. ''Le origini di Gladio e la politica esautorata'' Vedremo più avanti, ma è bene accennarlo fin da subito, la genesi della struttura Gladio/''Stay Behind'', della quale viene tenuto all'oscuro il Parlamento e che, pur portata a conoscenza di tutti i Presidenti del Consiglio, non verrà comunicata ai Presidenti Fanfani e Spadolini (quest'ultimo verrà «indottrinato» solo successivamente, quando assumerà la carica di Ministro della difesa nel 1° governo Craxi). La Commissione stragi, nella prerelazione su Gladio, approvata il 20 giugno 1991, sintetizzerà il problema nei seguenti termini: «Non ci può essere in queste cose una catena informativa che parta dal basso per raggiungere chi sta in alto. Il rapporto "controllore-controllato" verrebbe sconvolto. [...] In sostanza, occorre che vi sia una doppia catena informativa: "discendente", dal responsabile del Governo al Ministro delegato; "ascendente" dal responsabile del Servizio<noinclude></noinclude> 5z313vwyvufs1512xm58k0ihduoahly 3895405 3895404 2026-09-06T14:47:47Z Giaccai 13220 3895405 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 90 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>l'ottobre 1950<ref>''Disposizioni per la protezione della popolazione civile in caso di guerra o di calamità (difesa civile)'', Camera dei Deputati, Disegno di legge 1593.</ref>. A dimostrazione che il progetto non si limitava a una ridefinizione delle strutture di protezione civile, Scelba ricordò alla Camera come dopo i {{Wl|Q8663|fatti di Corea}} nel mondo fosse intervenuto qualcosa di nuovo «che ha obbligato tutti i paesi pensosi della sicurezza all'interno e della difesa delle proprie frontiere ad organizzare anche la difesa civile [...] considerato anche il modo in cui le guerre vengono oggi combattute»<ref>Camera dei Deputati, seduta pomeridiana del 8 maggio 1951..</ref> Vi è da considerare, peraltro, che una struttura con analoghi compiti era già stata attivata presso il Ministero dell'interno, con disposizione del Consiglio dei ministri, e il disegno di legge potrebbe essere stato, in realtà, il meccanismo per sancire ufficialmente l'esistente. Prassi, questa, ricorrente in molte delle vicende trattate in questa relazione. In questo senso sembra deponga anche Edgardo Sogno che, in una lettera al ministro degli esteri Sforza del 22 ottobre 1949 – un anno prima della presentazione del disegno di legge –, riferisce di aver ricevuto dal ministro Scelba la proposta di assumere la carica di «capo del costituendo Servizio per la Difesa civile». La peculiarità di questa iniziativa legislativa, in ogni caso, è rappresentata dall'essere l'unica tra quelle intraprese in chiave anticomunista a divenire pubblica e a passare attraverso l'esame del Parlamento. E non è certo per caso che il progetto scelbiano dal Parlamento non uscirà mai sotto forma di legge, opponendosi strenuamente le forze di sinistra. È, questa, la dimostrazione dell'impossibilità di eliminare dal gioco democratico i partiti di sinistra se non con strumenti impropri per una democrazia; ma sarà anche, per i più oltranzisti, la dimostrazione della necessità di operare solo tramite ''cover operations'', sempre esautorando il Parlamento e, talvolta, qualche membro dell'Esecutivo ritenuto non affidabile. ''Le origini di Gladio e la politica esautorata'' Vedremo più avanti, ma è bene accennarlo fin da subito, la genesi della struttura Gladio/''Stay Behind'', della quale viene tenuto all'oscuro il Parlamento e che, pur portata a conoscenza di tutti i Presidenti del Consiglio, non verrà comunicata ai Presidenti Fanfani e Spadolini (quest'ultimo verrà «indottrinato» solo successivamente, quando assumerà la carica di Ministro della difesa nel 1° governo Craxi). La Commissione stragi, nella prerelazione su Gladio, approvata il 20 giugno 1991, sintetizzerà il problema nei seguenti termini: «Non ci può essere in queste cose una catena informativa che parta dal basso per raggiungere chi sta in alto. Il rapporto "controllore-controllato" verrebbe sconvolto. [...] In sostanza, occorre che vi sia una doppia catena informativa: "discendente", dal responsabile del Governo al Ministro delegato; "ascendente" dal responsabile del Servizio<noinclude></noinclude> b81yzqqtp2fmbbho58sj4wuaw5of8x1 Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/26 108 1026031 3895406 3874519 2026-09-06T14:58:31Z Giaccai 13220 3895406 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 92 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>mbasciatrice, Montanelli, dopo aver analizzato il momento politico successivo alle elezioni del 1953, evidenzia la debolezza dell'attuale assetto di potere democristiano, stigmatizzando l'atteggiamento di Scelba che «se alle prossime elezioni un Fronte Popolare comunque costituito raggiungesse la maggioranza [...] consegnerebbe il potere, e sarebbe la fine [...] si arrenderebbe per totale impossibilità di compiere un colpo di Stato». La minoranza sana del paese, prosegue Montanelli – che riferisce all'ambasciatrice i suoi colloqui con un gruppo di industriali anticomunisti –, è disarmata, non ha una guida, ma questa minoranza esiste ancora e non è comunista. È l'unica nostra fortuna. Bisogna ricercarla individuo per individuo, darle una bandiera, una organizzazione terroristica e segreta»<ref>Lettera di I. Montanelli all'ambasciatrice C. Booth Luce, 6 maggio 1954, riportata in M. Del Pero, «Anticomunismo d'assalto», ''Italia contemporanea'', n. 212, settembre 1998, p. 643.</ref>. Una organizzazione terroristica e segreta, questa era la ricetta del mondo industriale italiano<ref>L'unica eccezione sembra rappresentata da Agnelli e da Valletta che propugnano, viceversa, un coinvolgimento del PSI in chiave filo occidentale. Vd. nota 22 del citato saggio di M. Del Pero.</ref>, probabilmente condivisa dagli USA, per contrastare il comunismo. Più recentemente Montanelli ha specificato il senso dell'attività svolta in quel torno di tempo in raccordo con l'ambasciatrice USA: «Se al potere fossero saliti, per libere elezioni, i comunisti, gli anglo-americani si sarebbero ritirati dalle nostre basi. Il pericolo che l'Italia correva era questo: interno, non esterno»<ref>''Corriere della sera'', 10 marzo 2000, p. 41.</ref>. È la conferma, da parte di chi visse quegli anni in stretto contatto con la rappresentanza statunitense in Italia, che il timore atlantico non era rivolto a una possibile ma abbiamo visto del tutto improbabile - invasione sovietica, bensì direttamente alla possibilità che PCI e PSI potessero vincere le elezioni e assumere la guida del paese. Con queste finalità, ma ovviamente con una prospettiva più ampia, a partire dal 1951 gli ambienti più ortodossi della NATO iniziano a coltivare il progetto più ambizioso: una rete europea finalizzata alla guerra psicologica contro i comunisti, che costituirà poi l'ossatura della rete ''{{|wl|Q1850638|Stay Behind}}''. Così, proprio mentre il Dipartimento dell'Esercito USA evidenzia come il PCI si organizzi in chiave difensiva (nel caso fosse messo fuori legge), e non abbia in animo, in realtà, alcun intento insurrezionale, il ''North Atlantic Military Committee Standing Group'', organismo creato all'interno della NATO, suggerisce la creazione di una struttura cui affidare la responsabilità esclusiva delle attività della guerra non convenzionale<ref>R. Gatti, op. cit., p. 30.</ref>. Si scorge, in questo periodo, un meccanismo che sarà una costante di tutta la storia dei rapporti tra gli USA e l'Italia: la dilazione dei tempi e la formalizzazione ex post dei fatti. Originando, com'è naturale, oltreoceano tutte le iniziative tese al contrasto del comunismo, in Italia le direttive americane vengono recepite sempre con uno scarto temporale notevole (di diversi anni), e la loro ufficializzazione viene costantemente postici-<noinclude></noinclude> h1ibph3fzr6wz1fsrrkln0ik3jd6ndo 3895407 3895406 2026-09-06T14:59:13Z Giaccai 13220 3895407 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 92 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>mbasciatrice, Montanelli, dopo aver analizzato il momento politico successivo alle elezioni del 1953, evidenzia la debolezza dell'attuale assetto di potere democristiano, stigmatizzando l'atteggiamento di Scelba che «se alle prossime elezioni un Fronte Popolare comunque costituito raggiungesse la maggioranza [...] consegnerebbe il potere, e sarebbe la fine [...] si arrenderebbe per totale impossibilità di compiere un colpo di Stato». La minoranza sana del paese, prosegue Montanelli – che riferisce all'ambasciatrice i suoi colloqui con un gruppo di industriali anticomunisti –, è disarmata, non ha una guida, ma questa minoranza esiste ancora e non è comunista. È l'unica nostra fortuna. Bisogna ricercarla individuo per individuo, darle una bandiera, una organizzazione terroristica e segreta»<ref>Lettera di I. Montanelli all'ambasciatrice C. Booth Luce, 6 maggio 1954, riportata in M. Del Pero, «Anticomunismo d'assalto», ''Italia contemporanea'', n. 212, settembre 1998, p. 643.</ref>. Una organizzazione terroristica e segreta, questa era la ricetta del mondo industriale italiano<ref>L'unica eccezione sembra rappresentata da Agnelli e da Valletta che propugnano, viceversa, un coinvolgimento del PSI in chiave filo occidentale. Vd. nota 22 del citato saggio di M. Del Pero.</ref>, probabilmente condivisa dagli USA, per contrastare il comunismo. Più recentemente Montanelli ha specificato il senso dell'attività svolta in quel torno di tempo in raccordo con l'ambasciatrice USA: «Se al potere fossero saliti, per libere elezioni, i comunisti, gli anglo-americani si sarebbero ritirati dalle nostre basi. Il pericolo che l'Italia correva era questo: interno, non esterno»<ref>''Corriere della sera'', 10 marzo 2000, p. 41.</ref>. È la conferma, da parte di chi visse quegli anni in stretto contatto con la rappresentanza statunitense in Italia, che il timore atlantico non era rivolto a una possibile ma abbiamo visto del tutto improbabile - invasione sovietica, bensì direttamente alla possibilità che PCI e PSI potessero vincere le elezioni e assumere la guida del paese. Con queste finalità, ma ovviamente con una prospettiva più ampia, a partire dal 1951 gli ambienti più ortodossi della NATO iniziano a coltivare il progetto più ambizioso: una rete europea finalizzata alla guerra psicologica contro i comunisti, che costituirà poi l'ossatura della rete ''{{wl|Q1850638|Stay Behind}}''. Così, proprio mentre il Dipartimento dell'Esercito USA evidenzia come il PCI si organizzi in chiave difensiva (nel caso fosse messo fuori legge), e non abbia in animo, in realtà, alcun intento insurrezionale, il ''North Atlantic Military Committee Standing Group'', organismo creato all'interno della NATO, suggerisce la creazione di una struttura cui affidare la responsabilità esclusiva delle attività della guerra non convenzionale<ref>R. Gatti, op. cit., p. 30.</ref>. Si scorge, in questo periodo, un meccanismo che sarà una costante di tutta la storia dei rapporti tra gli USA e l'Italia: la dilazione dei tempi e la formalizzazione ex post dei fatti. Originando, com'è naturale, oltreoceano tutte le iniziative tese al contrasto del comunismo, in Italia le direttive americane vengono recepite sempre con uno scarto temporale notevole (di diversi anni), e la loro ufficializzazione viene costantemente postici-<noinclude></noinclude> 5p87q40bt5gciu7cbgx20v4oyvk134o Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/27 108 1026032 3895408 3874520 2026-09-06T15:04:25Z Giaccai 13220 3895408 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 93 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>pata, a guisa di sanatoria. In tal modo, risulta difficile seguire coerentemente lo svolgersi dei passaggi che portano alla creazione di Gladio e alla sua formalizzazione, all'applicazione del piano ''Demagnetize'', e all'attività dello ''Standing Group'' per la guerra psicologica e non ortodossa. Certo è che, nell'ottobre 1951 il comando NATO organizza un convegno a Parigi – Sicurezza civile e controspionaggio in tempo di pace – nel corso del quale viene avanzata la proposta di creare un comitato per la pianificazione clandestina con lo scopo di coordinare le attività di ''Stay Behind'' in Europa. Quella che in Italia assumerà la denominazione di Gladio, infatti, è una struttura già presente in molti paesi europei, ed è molto probabilmente attiva anche in Italia, anche se – per il meccanismo esposto sopra – verrà formalmente costituita solo molti anni dopo. È necessario, quindi, per i vertici americani e per la CIA coordinare tutte le strutture europee finalizzate al medesimo obiettivo, e, in quest'ottica, sviluppare tutte le forme possibili di guerra non ortodossa nei confronti del comunismo. Che anche in Italia ci si muovesse secondo le medesime in- dicazioni emerge dal promemoria che il capo del SIFAR, generale Umberto Broccoli, invia l'8 ottobre 1951 al Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale {{Wl|Q1572694|Efisio Marras}}. Scrive Broccoli che «nell'attuale relatività di forze NATO-COMINFORM, primo dovere del SIFAR è quello di prevedere, in caso di conflitto, l'occupazione nemica di almeno parte del territorio nazionale e di preorganizzare il servizio informazioni, il sabotaggio, la propaganda e la resistenza». Più oltre, il generale mette in luce come in altri paesi europei già esista una simile organizzazione: «in Olanda e Belgio (e presumibilmente anche in Danimarca e in Norvegia) l'organizzazione può dirsi a punto»<ref>R. Gatti, op. cit., pp. 30-31. </ref>. Da queste premesse nascerà il nucleo dell'organizzazione S/B in Italia, le cui finalità, benché ampiamente analizzate, mantengono un profilo di non sicura legittimità costituzionale. Due ordini di fattori inducono a questa considerazione. Il primo è che, pur a fronte di un pronunciamento della magistratura, rimane dubbia la legittimità di un organismo sorto sulla base di un accordo stipulato tra due Servizi non ufficialmente autonomi nei confronti del potere esecutivo e legislativo dei rispettivi paesi; e, per quanto non si conosca la genesi formale dell'istituzione di ''Stay Behind'' negli USA, certo è che in Italia tale struttura non passa mai al vaglio, né preventivo né ratificativo del Governo e del Parlamento. Come già accennato, i Presidenti del Consiglio e i Ministri della difesa venivano informati, al momento dell'assunzione delle funzioni, dell'esistenza di una rete di contrasto nei confronti di una possibile invasione del territorio nazionale, ma tale prassi perché solo di prassi può parlarsi, non evidenziandosi nessuna disposizione in tal senso non venne sempre rispettata, tanto che dell'esistenza di Gladio non fu informato il Presidente del Consiglio Amintore Fanfani. Non sembra, quindi, eccessivo sostenere che tale apparato sia sorto totalmente al di fuori della Costituzione, e inquietanti<noinclude></noinclude> 1i1mvwmo3gnjnhaff1czejymue1cj4w Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/28 108 1026033 3895412 3874521 2026-09-06T15:21:10Z Giaccai 13220 3895412 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 94 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>ombre non possono non vedersi anche per l’attività di Gladio nel corso degli anni. È il secondo ordine di fattori, infatti, che induce a ritenere la non corrispondenza al dettato costituzionale di tutta la rete ''Stay Behind'', nella consapevolezza, peraltro, che minacce di invasione da parte di potenziali aggressori dell’Est – vale a dire da parte dei comunisti – era terminata, se mai vi fu, venticinque anni prima della scoperta dell’esistenza di Gladio, che venne resa nota all’opinione pubblica solo grazie alle indagini di un magistrato. È ormai evidente che i gladiatori non potevano essere, come ufficialmente sostenuto, solamente 622 (numero casualmente coincidente con quello degli informatori dell’OVRA), e si esporranno più avanti le fondate critiche a questa risibile asserzione. Il vero nocciolo del problema risiede nella possibilità – in parte accertata, e in parte da accertare – che numerosi degli appartenenti a Gladio abbiano, in realtà, assunto compiti e compiuto azioni che nulla hanno a che fare con le finalità «istituzionali» che la struttura prevedeva. Vi è stato nel corso degli anni, e con punte allarmanti nel periodo a cavallo tra i ’60 e i ’70, un intensificarsi della attività dei gruppi di estrema destra che hanno trovato ampia copertura, laddove non collusione, di apparati dello Stato, e segnatamente proprio di quelle strutture preposte al controllo e alla prevenzione dei fenomeni eversivi, come verrà evidenziato nei successivi capitoli dedicati ai singoli episodi della fase culminante della strategia della tensione. ''Il piano Demagnetize/Clydesdale'' Tra il citato Convegno di Parigi del 1951 e la firma dell’accordo tra Italia e USA per la formalizzazione di Gladio, si inserisce un altro capitolo della strategia statunitense nei confronti delle sinistre europee, in particolare dei partiti comunisti di Italia e Francia. È il famoso ''{{Wl|Q1185120|Piano Demagnetize}}'' (che per la Francia assumerà il nome di ''Cloven''), con il quale il governo americano, d’intesa con quello italiano, intende porre un definitivo argine ad ogni attività comunista nel paese. Il piano viene approvato il 21 febbraio 1952 dal ''Psychological Strategy Board'' (PBS), la struttura deputata da Washington alla guerra psicologica, contestualmente alla creazione di un comitato – ''Lenap'' – composto da membri del dipartimento di Stato, della Difesa, della CIA e della ''Mutual Security Agency''. Un ruolo di responsabilitaÁ è affidato all’Ambasciata americana di Roma, all’epoca retta da James Dunn, con funzioni di informazione, di coordinamento e di collegamento con il governo italiano. Come in altri numerosi episodi relativi all’ingerenza americana in Italia, anche in questo vi è una clausola segreta, relativa proprio al ruolo giocato all’interno dal nostro governo. Un rapporto del 16 luglio 1952 segnalava, infatti, che «l’ambasciatore Bunker ha sottolineato l’estrema importanza di proteggere il suo rapporto confidenziale con De Gasperi su questo<noinclude><references/></noinclude> 7of1e1bhqm9oe62f0oxzvkdrecoi27h 3895435 3895412 2026-09-06T17:31:08Z Giaccai 13220 /* Trascritta */ 3895435 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 94 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>ombre non possono non vedersi anche per l’attività di Gladio nel corso degli anni. È il secondo ordine di fattori, infatti, che induce a ritenere la non corrispondenza al dettato costituzionale di tutta la rete ''Stay Behind'', nella consapevolezza, peraltro, che minacce di invasione da parte di potenziali aggressori dell’Est – vale a dire da parte dei comunisti – era terminata, se mai vi fu, venticinque anni prima della scoperta dell’esistenza di Gladio, che venne resa nota all’opinione pubblica solo grazie alle indagini di un magistrato. È ormai evidente che i gladiatori non potevano essere, come ufficialmente sostenuto, solamente 622 (numero casualmente coincidente con quello degli informatori dell’{{Wl|Q601355|OVRA}}), e si esporranno più avanti le fondate critiche a questa risibile asserzione. Il vero nocciolo del problema risiede nella possibilità – in parte accertata, e in parte da accertare – che numerosi degli appartenenti a Gladio abbiano, in realtà, assunto compiti e compiuto azioni che nulla hanno a che fare con le finalità «istituzionali» che la struttura prevedeva. Vi è stato nel corso degli anni, e con punte allarmanti nel periodo a cavallo tra i ’60 e i ’70, un intensificarsi della attività dei gruppi di estrema destra che hanno trovato ampia copertura, laddove non collusione, di apparati dello Stato, e segnatamente proprio di quelle strutture preposte al controllo e alla prevenzione dei fenomeni eversivi, come verrà evidenziato nei successivi capitoli dedicati ai singoli episodi della fase culminante della strategia della tensione. ''Il piano Demagnetize/Clydesdale'' Tra il citato Convegno di Parigi del 1951 e la firma dell’accordo tra Italia e USA per la formalizzazione di Gladio, si inserisce un altro capitolo della strategia statunitense nei confronti delle sinistre europee, in particolare dei partiti comunisti di Italia e Francia. È il famoso ''{{Wl|Q1185120|Piano Demagnetize}}'' (che per la Francia assumerà il nome di ''Cloven''), con il quale il governo americano, d’intesa con quello italiano, intende porre un definitivo argine ad ogni attività comunista nel paese. Il piano viene approvato il 21 febbraio 1952 dal ''Psychological Strategy Board'' (PBS), la struttura deputata da Washington alla guerra psicologica, contestualmente alla creazione di un comitato – ''Lenap'' – composto da membri del dipartimento di Stato, della Difesa, della CIA e della ''Mutual Security Agency''. Un ruolo di responsabilitaÁ è affidato all’Ambasciata americana di Roma, all’epoca retta da James Dunn, con funzioni di informazione, di coordinamento e di collegamento con il governo italiano. Come in altri numerosi episodi relativi all’ingerenza americana in Italia, anche in questo vi è una clausola segreta, relativa proprio al ruolo giocato all’interno dal nostro governo. Un rapporto del 16 luglio 1952 segnalava, infatti, che «l’ambasciatore Bunker ha sottolineato l’estrema importanza di proteggere il suo rapporto confidenziale con De Gasperi su questo<noinclude><references/></noinclude> 8ywg8alxx4a332ss4qnulshltv3g1jq Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/29 108 1026034 3895436 3874526 2026-09-06T17:35:09Z Giaccai 13220 3895436 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 95 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>problema»<ref>Documento citato in M. E. Guasconi ''L’altra faccia della medaglia'', ed. Rubettino, 1999, pp. 44-45.</ref>, e sembra di rileggere il medesimo copione del 1947, quando lo stesso De Gasperi chiede agli alleati di non far trapelare le sue richieste di mantenere nel mediterraneo unità navali USA. La regolare frequentazione ancorché in parte segreta del Presidente del Consiglio italiano con gli americani, non doveva, in realtà aver del tutto fugato i dubbi circa il mantenimento di una politica rigidamente anticomunista nel nostro paese, ed è proprio per compensare questo declino di linea politica che gli americani stabilirono di adottare un piano speciale di contrasto ed emarginazione della sinistra in Italia. Situazione emblematica quella italiana, tanto da diventare per gli USA il terreno in cui sperimentare gli effetti e i risultati della guerra psicologica, passata alla fase operativa tra il giugno e il luglio del 1952, con il piano nel frattempo denominato ''Clydesdale''. Le linee guida del piano, elaborate nel corso di una riunione del Comitato ''Lenap'', prevedevano di dedicare particolare attenzione al blocco PCI-{{Wl|Q1125068|CGIL}}, individuato come l'asse portante del mantenimento di potere della sinistra italiana. Obiettivo conseguente doveva essere, quindi, quello di «rompere il controllo comunista sulle organizzazioni sindacali»<ref>Documento citato in M. E. Guasconi op. cit., p. 45.</ref>, con corrispondente e favorevole attenzione nei confronti degli altri sindacati. Nel dettaglio, il Piano di guerra psicologica per la riduzione del comunismo in Italia, prevedeva due tipologie di azioni, le prime di carattere repressivo nei confronti del Partito comunista e dei suoi affiliati, e le altre più dirette alla crescita economica e sociale del paese<ref>È evidente, sotto questo profilo, come gli americani siano convinti assertori dell'equazione comunismo = povertà, tanto da ritenere di poter debellare il primo attenuando la seconda. Dovrebbe forse, in altra sede, concentrarsi l'attenzione sugli enormi sforzi economici sostenuti dagli USA, non già con l'intento di promuovere lo sviluppo e la ricostruzione dei paesi distrutti dalla guerra, bensì con il precipuo obiettivo di eliminare dalla scena politica un partito che rappresentava una delle due ideologie/potenze uscite vincitrici dal secondo conflitto bellico. A puro titolo di curiosità potrebbe, a tal fine, essere utile indagare anche sul capitolo di bilancio del Ministero dell'interno denominato <<fondi UNRRA».</ref>. Da parte sua, il governo di De Gasperi avrebbe dovuto «apportare revisioni alla legge elettorale per diminuire la rappresentanza del PCI a tutti i livelli governativi, [...] adottare misure legislative e amministrative più vigorose per prosciugare le fonti di finanziamento del PCI in Italia, specialmente quelle provenienti da accordi commerciali con le industrie sovietiche o con altri paesi satelliti, [...] ridurre la vendita e la distribuzione di pubblicazioni sovietiche e del {{Wl|Q183533|COMINFORM}} [...], prendere misure legali contro tutti coloro che fossero coinvolti in movimenti illegali o nascondessero armi [...], favorire i non comunisti nell'affitto di case realizzate con l'utilizzo di fondi lire»<ref>''Piano di guerra psicologica per la riduzione del comunismo in Italia'', cit. in M. E. Guasconi, op. cit., p. 47.</ref>. Più generalmente, il Piano prevedeva un'azione del governo italiano tendente a eliminare l'influenza comunista nei campi della difesa, della sicu-<noinclude><references/></noinclude> mvdo2hyujkugdgkwgjkoxkad536f3ob Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/30 108 1026036 3895552 3874533 2026-09-07T07:23:31Z Giaccai 13220 3895552 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 96 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>rezza interna, dell'informazione e dell'economia, nonché a ridurre la presenza dei comunisti all'interno delle industrie statali. Con un duplice e convergente interesse, agli Stati Uniti veniva lasciata mano libera per la localizzazione delle basi americane e alleate, avendo l'accortezza di estromettere da ogni commessa società vicine al PCI e dalla partecipazione ai lavori società e lavoratori vicini alle formazioni di sinistra. Laddove fosse stata maggiore e più radicata la presenza di lavoratori comunisti, gli USA prevedevano anche l'applicazione di speciali contratti ''offshore'', in base ai quali le aziende che avessero voluto ottenere commesse da parte di società americane – e particolarmente da quelle di Stato – avrebbero dovuto preventivamente licenziare gli appartenenti alle cellule comuniste e socialiste. Risulta che questo genere di contratto venne certamente applicato alle {{Wl|Q2015812|Officine Galileo}}, e scatenò la ovvia reazione del sindacato e dei partiti di sinistra, a testimonianza di un impegno costante in difesa dei lavoratori e dei diritti conquistati con la nascita della Repubblica. Negli anni successivi (e ufficialmente il 10 gennaio 1957), presso la caserma Passalacqua di Verona viene istituito il Battaglione Guerra Psicologica, che assume la denominazione di {{WlQ141340781|Reparto Guerra Psicologica}} e viene posto alla dipendenza del {{Wl|Q141340990|Comando Forze Terrestri Alleate del Sud Europa}} (FTASE), la struttura della NATO sovrintendente le forze di terra del {{Wl|Q877399|Patto Atlantico}} nell'Europa meridionale. Benché non esista documentazione sufficiente a dimostrare un coinvolgimento del Reparto G.P. nella guerra non ortodossa, il solo fatto che abbia operato per quasi quaranta anni, e direttamente alle dipendenze del Comando FTASE induce a ritenere che il Reparto possa aver funzionato con un ruolo di coordinamento di molte delle operazioni attivate dall'alleanza atlantica nei confronti dei comunisti, e l'ipotesi può ritenersi confermata anche da quanto scritto dal giudice istruttore Mastelloni, nella sua ordinanza-sentenza relativa ad ARGO 16: «Dalla deposizione del citato ufficiale [il generale dell'Esercito in ausiliaria Eugenio Cartechini] è emerso che il Battaglione di supporto psicologico aveva avuto origine all'inizio degli anni Cinquanta [e non già nel 1957] con sede allocata presso l'Ospedale militare di Verona [...]»<ref>Cfr. Ordinanza-sentenza G.I. Mastelloni, cit., p. 1337</ref>. La sua dipendenza dai Servizi militari americani, dai quali «dipendevano» anche noti elementi neofascisti come Digilio e Soffiati, induce ulteriormente a ritenere che il Battaglione possa aver svolto funzioni non irrilevanti nell'ottica di quella «guerra senza confini» scatenata dagli Stati Uniti nei confronti dell'Italia. ''1.3 La polizia segreta del Ministero dell'interno e il «Gruppo De Nozza» ''Documentalmente accertata è, viceversa, la creazione di una speciale struttura presso il Ministero dell'interno tra la fine del 1958 e l'inizio del<noinclude><references/></noinclude> jtaxszt4ctx4ve7zvolf3uetu2yiv43 3895555 3895552 2026-09-07T07:25:14Z Giaccai 13220 3895555 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 96 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>rezza interna, dell'informazione e dell'economia, nonché a ridurre la presenza dei comunisti all'interno delle industrie statali. Con un duplice e convergente interesse, agli Stati Uniti veniva lasciata mano libera per la localizzazione delle basi americane e alleate, avendo l'accortezza di estromettere da ogni commessa società vicine al PCI e dalla partecipazione ai lavori società e lavoratori vicini alle formazioni di sinistra. Laddove fosse stata maggiore e più radicata la presenza di lavoratori comunisti, gli USA prevedevano anche l'applicazione di speciali contratti ''offshore'', in base ai quali le aziende che avessero voluto ottenere commesse da parte di società americane – e particolarmente da quelle di Stato – avrebbero dovuto preventivamente licenziare gli appartenenti alle cellule comuniste e socialiste. Risulta che questo genere di contratto venne certamente applicato alle {{Wl|Q2015812|Officine Galileo}}, e scatenò la ovvia reazione del sindacato e dei partiti di sinistra, a testimonianza di un impegno costante in difesa dei lavoratori e dei diritti conquistati con la nascita della Repubblica. Negli anni successivi (e ufficialmente il 10 gennaio 1957), presso la caserma Passalacqua di Verona viene istituito il Battaglione Guerra Psicologica, che assume la denominazione di {{Wl|Q141340781|Reparto Guerra Psicologica}} e viene posto alla dipendenza del Comando Forze Terrestri Alleate del Sud Europa}{{Wl|Q141340990|(FTASE)}}, la struttura della NATO sovrintendente le forze di terra del {{Wl|Q877399|Patto Atlantico}} nell'Europa meridionale. Benché non esista documentazione sufficiente a dimostrare un coinvolgimento del Reparto G.P. nella guerra non ortodossa, il solo fatto che abbia operato per quasi quaranta anni, e direttamente alle dipendenze del Comando FTASE induce a ritenere che il Reparto possa aver funzionato con un ruolo di coordinamento di molte delle operazioni attivate dall'alleanza atlantica nei confronti dei comunisti, e l'ipotesi può ritenersi confermata anche da quanto scritto dal giudice istruttore Mastelloni, nella sua ordinanza-sentenza relativa ad ARGO 16: «Dalla deposizione del citato ufficiale [il generale dell'Esercito in ausiliaria Eugenio Cartechini] è emerso che il Battaglione di supporto psicologico aveva avuto origine all'inizio degli anni Cinquanta [e non già nel 1957] con sede allocata presso l'Ospedale militare di Verona [...]»<ref>Cfr. Ordinanza-sentenza G.I. Mastelloni, cit., p. 1337</ref>. La sua dipendenza dai Servizi militari americani, dai quali «dipendevano» anche noti elementi neofascisti come Digilio e Soffiati, induce ulteriormente a ritenere che il Battaglione possa aver svolto funzioni non irrilevanti nell'ottica di quella «guerra senza confini» scatenata dagli Stati Uniti nei confronti dell'Italia. ''1.3 La polizia segreta del Ministero dell'interno e il «Gruppo De Nozza» ''Documentalmente accertata è, viceversa, la creazione di una speciale struttura presso il Ministero dell'interno tra la fine del 1958 e l'inizio del<noinclude><references/></noinclude> m1gkhian6kmm3didis4ivjz4nuvzmqz 3895556 3895555 2026-09-07T07:26:07Z Giaccai 13220 3895556 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 96 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>rezza interna, dell'informazione e dell'economia, nonché a ridurre la presenza dei comunisti all'interno delle industrie statali. Con un duplice e convergente interesse, agli Stati Uniti veniva lasciata mano libera per la localizzazione delle basi americane e alleate, avendo l'accortezza di estromettere da ogni commessa società vicine al PCI e dalla partecipazione ai lavori società e lavoratori vicini alle formazioni di sinistra. Laddove fosse stata maggiore e più radicata la presenza di lavoratori comunisti, gli USA prevedevano anche l'applicazione di speciali contratti ''offshore'', in base ai quali le aziende che avessero voluto ottenere commesse da parte di società americane – e particolarmente da quelle di Stato – avrebbero dovuto preventivamente licenziare gli appartenenti alle cellule comuniste e socialiste. Risulta che questo genere di contratto venne certamente applicato alle {{Wl|Q2015812|Officine Galileo}}, e scatenò la ovvia reazione del sindacato e dei partiti di sinistra, a testimonianza di un impegno costante in difesa dei lavoratori e dei diritti conquistati con la nascita della Repubblica. Negli anni successivi (e ufficialmente il 10 gennaio 1957), presso la caserma Passalacqua di Verona viene istituito il Battaglione Guerra Psicologica, che assume la denominazione di {{Wl|Q141340781|Reparto Guerra Psicologica}} e viene posto alla dipendenza del Comando Forze Terrestri Alleate del Sud Europa}{{Wl|Q141340990|(FTASE)}}, la struttura della NATO sovrintendente le forze di terra del {{Wl|Q877399|Patto Atlantico}} nell'Europa meridionale. Benché non esista documentazione sufficiente a dimostrare un coinvolgimento del Reparto G.P. nella guerra non ortodossa, il solo fatto che abbia operato per quasi quaranta anni, e direttamente alle dipendenze del Comando FTASE induce a ritenere che il Reparto possa aver funzionato con un ruolo di coordinamento di molte delle operazioni attivate dall'alleanza atlantica nei confronti dei comunisti, e l'ipotesi può ritenersi confermata anche da quanto scritto dal giudice istruttore Mastelloni, nella sua ordinanza-sentenza relativa ad ARGO 16: «Dalla deposizione del citato ufficiale [il generale dell'Esercito in ausiliaria Eugenio Cartechini] è emerso che il Battaglione di supporto psicologico aveva avuto origine all'inizio degli anni Cinquanta [e non già nel 1957] con sede allocata presso l'Ospedale militare di Verona [...]»<ref>Cfr. Ordinanza-sentenza G.I. Mastelloni, cit., p. 1337</ref>. La sua dipendenza dai Servizi militari americani, dai quali «dipendevano» anche noti elementi neofascisti come Digilio e Soffiati, induce ulteriormente a ritenere che il Battaglione possa aver svolto funzioni non irrilevanti nell'ottica di quella «guerra senza confini» scatenata dagli Stati Uniti nei confronti dell'Italia. ''1.3 La polizia segreta del Ministero dell'interno e il «Gruppo De Nozza»'' Documentalmente accertata è, viceversa, la creazione di una speciale struttura presso il Ministero dell'interno tra la fine del 1958 e l'inizio del<noinclude><references/></noinclude> nx5hdwvuavfzrlgt0u0boulfy42kalm Pagina:Due canzoni in chiave di sol.pdf/3 108 1026116 3895736 3888849 2026-09-07T10:56:00Z Pic57 12729 3895736 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||1}}</noinclude>Alla Gentile Signora<br> ARIANNA AGNELLO {{Ct|f=300%|NON PIANGO PIÙ}} {{A destra|'''{{AutoreCitato|Giano Brida|G. BRIDA}}.'''}} <score sound=1> << % --- RIGO CANTO --- \new Staff \with { instrumentName = \markup{\italic "CANTO" } } { \new Voice = "canto" \relative c'' { \override Staff.Rest.style = #'classical \key f \major \time 6/8 \tempo 4. = 60 \set Staff.midiInstrument = #"voice oohs" % Inserisci qui le note della melodia R1*6/8 | r8 ^\markup{\italic "Con calma"} r g g4 g8 | g2 r4| R1*6/8| \break %rigo canto 1.2 R1*6/8 _\markup{\italic "Sensibile il canto."}| r4^\markup{\italic "semplice"} r8 \autoBeamOff ^\< c c c | d2.\>| d8\! d d e4 d8| c4.^( a4) r8| \break %rigo canto 1.3 r4 r8 ^\< bes bes a \>| c4.^( bes8) r8 \! a| c4 bes8 fis4 g8| a4._( f4) r8| r4 r8 r4 ^\< c'8| \break %rigo canto 2.4 } } % --- TESTO VOCALE --- \addlyrics{ Non pian -- go più Non piango più,... _ sono _ tran -- quil -- la_an -- co__--__ra, e go -- do star.... _coll'al -- tre_in com -- pa -- gni -- a... _ma } % --- SISTEMA PIANOFORTE --- \new PianoStaff \with { instrumentName = \markup { \center-column { \bold "Andante" \bold "con moto" }} } << % Mano Destra \new Staff = "right" \relative c'' { \override Staff.Rest.style = #'classical \key f \major \time 6/8 % Inserisci qui le note della mano destra << {f,2._\pp} \\ {f8 e ees d des c} >> <g' f>2._(| <g f d>2.)_(^(| <c e,>4)) r4 r8 r| \break %rigo 1.2 <<{f4. e4.| d4. c| bes4. bes| bes4. c4 bes8| a4.^( f4) r16 a| \break %rigo up 1.3 c4.^^ bes4 a8| c4.^^ bes4 a8| c4 bes8 fis4 g8| a4.^(f4) r8| f'4.^^ e4.^^| } \\ {r8 <a f><a f> r <a f><a f>| r8 <a f><a f> r8 <a f><a f>| r8 <g d> <g d> r <g d> <g d>| r8 <g d> <g d> r <g c,> <g c,>| r8 <c, a><c a> r8 <c a><c a>| \break %rigo 1.3 r8 <a fis c>8 <a fis c> r8 <g e c><g e c>| r8 <a fis c>8 <a fis c> r8 <g e c><g e c>| r8 <a d, cis>8 <g e cis> r <d cis> <e cis>| r8 <c a><c a> r <c a><c a>| r8 <a' f>8 <a f> r <a f> <a f>| \break %rigo up 2.4 } >> } % Mano Sinistra \new Staff = "left" \relative c { \override Staff.Rest.style = #'classical \key f \major \time 6/8 \clef bass % Inserisci qui le note della mano sinistra %rigo down 1.1 s1*6/8| b'2.^(| bes!8) a g f e d| c4 r4 r8 r| \break %rigo 1.2 r8 <c' f,><c f,> r <c f,><c f,>| r8 <c f,><c f,> r <c a f><c a f>| r8 <bes g f><bes g f> r <bes g f><bes g f>| r8 <bes g e><bes g e> r <bes g e><bes g e>| r8 <f c f><f c f> r <f c f><f c f>| \break %rigo down 1.3 r8 <a fis c>8 <a fis c> r <bes g c,><bes g c,>| r8 <a fis c>8 <a fis c> r <bes g c,><bes g c,>| r8 <a fis c> <bes g c,> r8 <a fis c> <bes e, c>| r8<f c f,><f c f,> r <f c f,> <f c f,>| r8 <c' f,><c f,> r <c f,> <c f,> \break %rigo down 2.4 } >> >> \layout { indent = 2.5\cm } \midi { } </score><noinclude><references/> {{PieDiPagina|''Prop. di F. Lucca-Milano.''|r 14957 r|}}</noinclude> hqdvo38x99rajqvdomsphktzo9dkkpf Pagina:Croce - Indovinello Nuovo, Bologna, 1623.pdf/6 108 1026310 3895565 3875688 2026-09-07T07:51:52Z Cruccone 53 /* Pagine SAL 100% */ 3895565 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" /></noinclude>Qual’è quella cosa, c’hora piace, hora dispiace, e corre più che cavallo sfrenato. {{a destra|il Sole.}} Qual’è quella cosa, c’hor’è chiara, hor’è scura, e non stà mai due giorni à una misura. {{a destra|la Luna, c’hora cresce, hora calla.}} Qual’è quella cosa, una figlia diventa padre, e non mangia, et vestesi di lino. {{a destra|la farina.}} Qual è quella cosa, che nacque quando nacque sua madre. {{a destra|la morte.}} Qual’è quella cosa, che non è viva, e se gli dà da filare. {{a destra|la rocca.}} Qual’è quella cosa, che se ne trova per tutto il mondo. {{a destra|la terra.}} Qual’è quella cosa, che hà collo, et non hà capo, ha corpo et non hà schiena, et hà piede, e non hà gambe. {{a destra|l’inghistara.}} Qual’è quella cosa, che si vede più da lontano che d’appresso. {{a destra|la nebbia.}} Qual’è quella cosa, che quanto più si cava, tanto più cresce. {{a destra|la busa.}} Qual’è quella cosa, che si dà à gli huomini, che son più grossi. {{a destra|la camisa larga.}} Qual’è quella cosa, che se tu gli cavi gli occhi, all’hora gli vedrai meglio. {{a destra|la maschera.}} Qual’è quella cosa, che havendola tu, non la puoi dare ad altri. {{a destra|la morte.}} Qual’è quella cosa, ch’è mal farla, et non è peccato alcuno. {{a destra|pissar nel letto.}}<noinclude>{{PieDiPagina|||Qual’}}</noinclude> sw0k3dqqlz2lrucoirecefko6z1fohd Pagina:Bertola de' Giorgi, Aurelio - Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni, 1795 - BEIC IE3406618.djvu/82 108 1026394 3895633 3876142 2026-09-07T08:45:20Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3895633 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|54||}}</noinclude>{{Ct|f=120%|v=1|t=4|{{Sc|lettera xiv.}}}} {{Ct|f=90%|v=1|t=1|''Rive del Reno''.}} {{Ct|f=90%|v=1|t=1|''Da Lorrich a Caub''.}} {{xx-larger|L}}orrich, borgata appartenente a Magonza, giace sulla riva orientale; spira freschezza e giocondità la sua valletta frammezzata da un tenue tributario del Reno, il Gladebach, il quale si usurpa le acque di cinque o sei suoi uguali. Dove le vicine rupi tondeggiano un poco, tutto è in signoria delle viti; dove il pendìo è più ripido, e la sommità più precipitosa, si contentano delle sedi più basse, lasciando quegli spazj pertinacemente orridi e ingrati ad irte boscaglie con cui confinano: e queste con una specie d'impudenza e sporgon fuori e frascheggiano, e vogliono esser vedute le prime: nè già fanno altramente nel mondo i meno piacevoli e i mene utili fra gli uomini. Presso il villaggio di Heimbach a sinistra alcuni orticelli vengono quasi strisciandosi sotto le balze, il cui selvaggio è tuttavia fantasticamente spezzato da una gola sì {{Ec|raggaurdevole|ragguardevole}} per venuste tortuosità e per lucente colture, che poche altre di queste rive l'agguagliano. Dallo stesso lato torreggia il castello di Fürstenberg: e là dove poi il Reno s'apre grandiosamente, siede la città di Bacharach già incendiata dalle guerre nel 1689. Poco prima di giugnervi, vedemmo i vigneti tenere spazj maggiori, e ostentare {{Pt|qua-}}<noinclude><references/></noinclude> f6fliq6bj3joghaqhs1mxca96ncl886 3895698 3895633 2026-09-07T09:55:01Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3895698 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|54||}}</noinclude>{{Ct|f=120%|v=1|t=4|{{Sc|lettera xiv.}}}} {{Ct|f=90%|v=1|t=1|''Rive del Reno''.}} {{Ct|f=90%|v=1|t=1|''Da Lorrich a Caub''.}} {{xx-larger|L}}Orrich, borgata appartenente a Magonza, giace sulla riva orientale; spira freschezza e giocondità la sua valletta frammezzata da un tenue tributario del Reno, il Gladebach, il quale si usurpa le acque di cinque o sei suoi uguali. Dove le vicine rupi tondeggiano un poco, tutto è in signoria delle viti; dove il pendìo è più ripido, e la sommità più precipitosa, si contentano delle sedi più basse, lasciando quegli spazj pertinacemente orridi e ingrati ad irte boscaglie con cui confinano: e queste con una specie d'impudenza e sporgon fuori e frascheggiano, e vogliono esser vedute le prime: nè già fanno altramente nel mondo i meno piacevoli e i meno utili fra gli uomini. Presso il villaggio di Heimbach a sinistra alcuni orticelli vengono quasi strisciandosi sotto le balze, il cui selvaggio è tuttavia fantasticamente spezzato da una gola sì {{Ec|raggaurdevole|ragguardevole}} per venuste tortuosità e per lucente colture, che poche altre di queste rive l'agguagliano. Dallo stesso lato torreggia il castello di Fürstenberg: e là dove poi il Reno s'apre grandiosamente, siede la città di Bacharach già incendiata dalle guerre nel 1689. Poco prima di giugnervi, vedemmo i vigneti tenere spazj maggiori, e ostentare {{Pt|qua-}}<noinclude><references/></noinclude> 5l7hi3lu9khfjsg0nzqm9azodnddz5f Pagina:Bertola de' Giorgi, Aurelio - Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni, 1795 - BEIC IE3406618.djvu/86 108 1026395 3895656 3876143 2026-09-07T09:14:01Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3895656 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|58||}}</noinclude>{{Ct|f=120%|v=1|t=4|{{Sc|lettera xv.}}}} {{Ct|f=90%|v=1|t=1|''Rive del Reno''.}} {{Ct|f=90%|v=1|t=1|''Da Caub a Oberwesel e ai Monti dell'Eco''.}} {{xx-larger|P}}Ranzammo a Caub e ne partimmo un'ora dopo il mezzodì. Ci temperava gli ardori del sole un venticello, e ben perciò ne parve cortese; ma favorendo in oltre la nostra navigazione, affrettava il nostro cammino, e ne riusciva alquanto importuno. Oberwesel avea già fatto a' nostr'occhi un'insigne comparsa: v'hanno luoghi moltissimi e sul Reno e altrove che di lontano assai belli a vedersi, poco nulla risaltano da vicino, e viceversa: ma questa picciola città appartenente all'Elettorato di Treviri piace e da presso e da lungi. I frammenti del vicino castello di Schonburg ricordano uno de' tanti esterminj bellici a cui sono state soggette queste ridenti contrade. Nè solo i segni di siffattti esterminj sono enormi e frequenti su per queste montagne e per queste valli, ma la memoria ancora ne è vivissima negli abitanti. Siccome poi potrebbe fra queste rive viaggiare utilmente e piacevolmente il poeta colla penna alla mano, il dipintore colla matita, il fisico co' suoi strumenti, così l'uomo sensibile, studioso delle cose andate potrebbe qui con un libro di storia alla mano andar rintracciando i luoghi ove le armi han recato la strage e l'orrore; e bagnerebbe più d'una volta il libro di lagrime.<noinclude>{{PieDiPagina|||Pri-}}</noinclude> eoaz1bqigv61nd053jkbx1bof37jxjl Pagina:Due canzoni in chiave di sol.pdf/11 108 1029537 3895467 3895376 2026-09-06T20:37:24Z Pic57 12729 3895467 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||1}}</noinclude>All'amico<br> ARISTIDE D<sup>r</sup> GALLI {{Ct|f=300%|IO RIDO SEMPRE!}} {{A destra|'''{{AutoreCitato|Giano Brida|G. BRIDA}}.'''}} <score sound=1> << %Apre Aggancio Canto a Pianoforte \new Staff \with { instrumentName = \markup{\italic "CANTO" }} << %Apre aggancio lyrics al Canto \relative c'{ \clef treble \key d \major \time 6/8 \set Staff.midiInstrument = #"voice oohs" %rigo Canto 1.1 R1*6/8*4| \break %rigo canto 1.2 R1*6/8| r4 r8 \autoBeamOff ^\markup{\italic "Disinvolto"}cis' cis cis| cis4.~ cis8[ b ^\< cis]| d4\! r8 ^\> r4 r8| r4\! r8 r r ^\p a \break %rigo canto 1.3 b4.^\< cis| d4 \!fis,8 b4 \stemDown a8| \stemUp g4.~g4 a8| fis4._\(a8\) \!r r| \stemDown b4.^\< cis\! \break %rigo canto 2.4 }%Chiude relative Canto \addlyrics { Io ri -- do sem -- pre! io ri -- do sempre e co -- me pe -- sce_o -- gno -- ra son fe- }%Chiude new staff canto >> %Chiude aggancio a lyrics %Inizia basePiano \new PianoStaff \with { instrumentName = \markup{\bold "Allegro." }} << \new Staff = "Up" { \clef treble \key d \major \time 6/8 %\tempo = mosso_non_troppo \tempo 4.= 100 \relative c' { \override Staff.Rest.style = #'classical %rigo up 1.1 <<{a'4.^^ ^\markup{\italic "Brillante"} a4.^^| a4.^^ r8 a8^\< ais\!| g4.^^ g^^| g4.^^ ^\markup{\italic "cres."} g8\rest \stemDown g8^\< gis\!| \break %rigo up 1.2 \stemUp cis4.^^ cis^^| cis4.^^ r4 r8| } \\ {r8_\p g-. e-. r fis-. d-.| s2.| r8 a'8-. f-. r g-. e-.| s1*6/8| r8 b'!8-. gis-.r a-. fis-.| r8 gis-. cis,-. s4.| } >> <cis' a gis e>2._\f| r8 r <d a fis> r r <d a fis>| r8 r <d a fis> r r <d a fis>| \break %rigo Up 1.3 r8_\p r <b g e> r r <cis g e>| r r <b fis d> r r <b g d>| r8 r <a g cis,> r8 r <a g cis,>| r8 r <a fis d> r r <a fis>| r8 r <b g e> r r <cis g e> \break %rigo 2.4 } %Chiude relative Up }%Chiude New Staff Up \new Staff="Down" { \clef bass \key d \major \time 6/8 \relative c{ \override Staff.Rest.style = #'classical %rigo Down 1.1 s1*6/8| \change Staff = "Up" r8 \stemDown e'8_. \change Staff = "Down" a,8_. r4 r8| s1*6/8| \change Staff = "Up" r8 \stemDown fis'8_. \change Staff = "Down" b,8_. r4 r8| \break %rigo Down 1.2 s1*6/8| s4. r4 r8| \stemUp <a, a,>2.| \acciaccatura d,8 \stemDown d'8 r r fis8 r r| a8 r r d r r| \break %rigo Down 1.3 cis4. a| b4. e,| a4. \stemUp a,| \stemDown d4.^( d'8) r r| cis4. a \break %rigo Down 2.4 } %Chiude relative low }%Chiude Staff low >>%Fine Base Piano >>%Fine Piano e Canto \midi { } \layout { %ragged-right = ##t indent = 3\cm %short-indent = 2\cm } </score><noinclude><references/> {{PieDiPagina|''Prop. F. Lucca — Milano''| ''r 14958 r'' |}}</noinclude> rp1l1utsj31h85zwkpz37e376512jcm Pagina:Bertola de' Giorgi, Aurelio - Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni, 1795 - BEIC IE3406618.djvu/79 108 1029598 3895559 3889145 2026-09-07T07:38:39Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3895559 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>no così fronte al mezzodì, che il tolgono alle rive inferiori: si raggruppano in seno alle valli, dove altri monti li \riparano da' venti più freddi: siedo no in lunghe liste sul margine de' piccoli fiumi che entran nel Reno', dove il traffico e la pesca offro- no comodi di più maniere: son chiusi fra monti ed occupano una stretta linea sul Reno, laddove è que- sto più ricco di pescagione: stendonsi in largo gi- ro sulle estremità delle gole de' monti, ove queste aprono un comodo varco ai circonvicini paesi ; e co- là stanno anche in guardia dei ricchi vigneti che lussureggiano su per le due catene montane. Eccoci in faccia a un nuovo dirupo, le cui cime sporgono disugualmente fuori da tortuose siepaglie con listoni o parterri di vigne che quivi sono as- sai basse. E già stato osservato, e l'ho osservato io stesso più volte viaggiando per le montagne, che le produzioni vegetali che spuntano di mezzo ai rotta- mi schistosi, son ricche di una maravigliosa varietà; e noi potemmo distinguer questa con gran diletto, passando sotto alla minore di queste rupi, la quale archeggiando in fuori sembra che voglia ombreggia- re co' suoi arboscelli le acque del Reno: e comechè oltre a questa punta la ripa era tale, che ne facea invito ad uscir di barca, noi ne uscimmo e poggiam- mo sull'alto, e sedutici alcun poco fra le sie paglie e le viti, esaminammo a nostr' agio gli oggetti vicini ei lontani. Di là più d'un castello bizzarramento sfasciato; e più oltre una serie di balze che acca Valciansi le une sopra le altre; e da un lato poi qua si<noinclude><references/></noinclude> 2o9pqmwh62sx47em0ple75o1yph3l2k 3895560 3895559 2026-09-07T07:41:27Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3895560 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>{{pt|no|fanno}} così fronte al mezzodì, che il tolgono alle rive inferiori: si raggruppano in seno alle valli, dove altri monti li riparano da' venti più freddi: siedono in lunghe liste sul margine de' piccoli fiumi che entran nel Reno, dove il traffico e la pesca offrono comodi di più maniere: son chiusi fra monti ed occupano una stretta linea sul Reno, laddove è questo più ricco di pescagione: stendonsi in largo giro sulle estremità delle gole de' monti, ove queste aprono un comodo varco ai circonvicini paesi; e colà stanno anche in guardia dei ricchi vigneti che lussureggiano su per le due catene montane. Eccoci in faccia a un nuovo dirupo, le cui cime sporgono disugualmente fuori da tortuose siepaglie con listoni o parterri di vigne che quivi sono assai basse. {{Ec|E|È}} già stato osservato, e l'ho osservato io stesso più volte viaggiando per le montagne, che le produzioni vegetali che spuntano di mezzo ai rottami schistosi, son ricche di una maravigliosa varietà; e noi potemmo distinguer questa con gran diletto, passando sotto alla minore di queste rupi, la quale archeggiando in fuori sembra che voglia ombreggiare co' suoi arboscelli le acque del Reno: e comechè oltre a questa punta la ripa era tale, che ne facea invito ad uscir di barca, noi ne uscimmo e poggiammo sull'alto, e sedutici alcun poco fra le sie paglie e le viti, esaminammo a nostr'agio gli oggetti vicini ei lontani. Di là più d'un castello bizzarramento sfasciato; e più oltre una serie di balze che accavalciansi le une sopra le altre; e da un lato poi {{Pt|quasi}}<noinclude><references/></noinclude> i10bbs82vaoulb58mwe1ge7e4skxlxz 3895561 3895560 2026-09-07T07:43:32Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3895561 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||51}}</noinclude>{{pt|no|fanno}} così fronte al mezzodì, che il tolgono alle rive inferiori: si raggruppano in seno alle valli, dove altri monti li riparano da' venti più freddi: siedono in lunghe liste sul margine de' piccoli fiumi che entran nel Reno, dove il traffico e la pesca offrono comodi di più maniere: son chiusi fra monti ed occupano una stretta linea sul Reno, laddove è questo più ricco di pescagione: stendonsi in largo giro sulle estremità delle gole de' monti, ove queste aprono un comodo varco ai circonvicini paesi; e colà stanno anche in guardia dei ricchi vigneti che lussureggiano su per le due catene montane. Eccoci in faccia a un nuovo dirupo, le cui cime sporgono disugualmente fuori da tortuose siepaglie con listoni o parterri di vigne che quivi sono assai basse. {{Ec|E|È}} già stato osservato, e l'ho osservato io stesso più volte viaggiando per le montagne, che le produzioni vegetali che spuntano di mezzo ai rottami schistosi, son ricche di una maravigliosa varietà; e noi potemmo distinguer questa con gran diletto, passando sotto alla minore di queste rupi, la quale archeggiando in fuori sembra che voglia ombreggiare co' suoi arboscelli le acque del Reno: e comechè oltre a questa punta la ripa era tale, che ne facea invito ad uscir di barca, noi ne uscimmo e poggiammo sull'alto, e sedutici alcun poco fra le sie paglie e le viti, esaminammo a nostr'agio gli oggetti vicini ei lontani. Di là più d'un castello bizzarramento sfasciato; e più oltre una serie di balze che accavalciansi le une sopra le altre; e da un lato poi {{Pt|quasi}}<noinclude><references/></noinclude> 5bqya83ff7jb71ghy0s72v38jchrgtf 3895578 3895561 2026-09-07T08:00:09Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3895578 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||51}}</noinclude>{{pt|no|fanno}} così fronte al mezzodì, che il tolgono alle rive inferiori: si raggruppano in seno alle valli, dove altri monti li riparano da' venti più freddi: siedono in lunghe liste sul margine de' piccoli fiumi che entran nel Reno, dove il traffico e la pesca offrono comodi di più maniere: son chiusi fra monti ed occupano una stretta linea sul Reno, laddove è questo più ricco di pescagione: stendonsi in largo giro sulle estremità delle gole de' monti, ove queste aprono un comodo varco ai circonvicini paesi; e colà stanno anche in guardia dei ricchi vigneti che lussureggiano su per le due catene montane. Eccoci in faccia a un nuovo dirupo, le cui cime sporgono disugualmente fuori da tortuose siepaglie con listoni o parterri di vigne che quivi sono assai basse. {{Ec|E|È}} già stato osservato, e l'ho osservato io stesso più volte viaggiando per le montagne, che le produzioni vegetali che spuntano di mezzo ai rottami schistosi, son ricche di una maravigliosa varietà; e noi potemmo distinguer questa con gran diletto, passando sotto alla minore di queste rupi, la quale archeggiando in fuori sembra che voglia ombreggiare co' suoi arboscelli le acque del Reno: e comechè oltre a questa punta la ripa era tale, che ne facea invito ad uscir di barca, noi ne uscimmo e poggiammo sull'alto, e sedutici alcun poco fra le siepaglie e le viti, esaminammo a nostr'agio gli oggetti vicini e i lontani. Di là più d'un castello bizzarramento sfasciato; e più oltre una serie di balze che accavalciansi le une sopra le altre; e da un lato poi {{Pt|quasi}}<noinclude><references/></noinclude> fgufpm9ah869dt0bdpmj1xt4k8vpzwp Pagina:Bertola de' Giorgi, Aurelio - Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni, 1795 - BEIC IE3406618.djvu/80 108 1029599 3895563 3889146 2026-09-07T07:48:06Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3895563 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|52||}}</noinclude>{{pt|si|quasi}} nereggia in forma ovale un'ampia foresta. È noto abbastanza come in mezzo alle montagne ingannisi l'occhio, e scemi la lor distanza, cosicchè compariscono assai più vicine che non sono. E tali ne comparivano a noi alcune rimotissime; e avremmo creduto che scesi da quell'altura, ci saremmo trovati non lungi dalle lor falde. Tornatici in barca, ebbimo da un lato picciole gole tenuemente flessuose: ne' declivj copia di tralci; e dove il piano è più uguale, liste di prati orlate intorno intorno da un filare di alberi. Siffatte degradazioni di molle verdura quasi nel centro di orride rupi eccitano una subita maraviglia, e sarebbero degne de' più signorili giardini. Certo pochi altri modelli possono al pari di queste rive avvivare la vecchia uniformità, o rinforzare l'Inglese varietà giardinesca e io vorrei lusingarmi di giovare a quest'arte non poco, dove sapessi delineare con esattezza quel fantastico che qui brilla sotto mille sembianze. Finalmente fummo appiè del borgo di Dreyelshausen, dove i balzi si deprimono, indi s'immorbidiscono oltremodo: solo da lungi alta e scoscesa rupe turba pittorescamente la serie delle nascenti colline: su di essa sfasciumi di una rocca ma de' più romanzeschi, co' quali move contrasto un villaggio biancheggiante giù in fondo. Le rive che ho descritto in questa e nella antecedente lettera, e che son frapposte tra Bingen e Lorrich, si estendono solamente allo spazio di quattro miglia: ma di averne scorse ben cento ne {{Pt|voleva-}}<noinclude><references/></noinclude> t462cmisq93f9wb74ndip6idx117xhm 3895585 3895563 2026-09-07T08:03:07Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3895585 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|52||}}</noinclude>{{pt|si|quasi}} nereggia in forma ovale un'ampia foresta. È noto abbastanza come in mezzo alle montagne ingannisi l'occhio, e scemi la lor distanza, cosicchè compariscono assai più vicine che non sono. E tali ne comparivano a noi alcune rimotissime; e avremmo creduto che scesi da quell'altura, ci saremmo trovati non lungi dalle lor falde. Tornatici in barca, ebbimo da un lato picciole gole tenuemente flessuose: ne' declivj copia di tralci; e dove il piano è più uguale, liste di prati orlate intorno intorno da un filare di alberi. Siffatte degradazioni di molle verdura quasi nel centro di orride rupi eccitano una subita maraviglia, e sarebbero degne de' più signorili giardini. Certo pochi altri modelli possono al pari di queste rive avvivare la vecchia uniformità, o rinforzare l'Inglese varietà giardinesca e io vorrei lusingarmi di giovare a quest'arte non poco, dove sapessi delineare con esattezza quel fantastico che qui brilla sotto mille sembianze. Finalmente fummo appiè del borgo di Dreyelshausen, dove i balzi si deprimono, indi s'immorbidiscono oltremodo: solo da lungi alta e scoscesa rupe turba pittorescamente la serie delle nascenti colline: su di essa sfasciumi di una rocca ma de' più romanzeschi, co' quali move contrasto un villaggio biancheggiante giù in fondo. Le rive che ho descritto in questa e nella antecedente lettera, e che son frapposte tra Bingen e Lorrich, si estendono solamente allo spazio di quattro miglia: ma di averne scorse ben cento ne {{Pt|voleva-}}<noinclude><references/></noinclude> tgpmerifr6c9j7ufpscmy5baiplf41n Pagina:Bertola de' Giorgi, Aurelio - Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni, 1795 - BEIC IE3406618.djvu/81 108 1029600 3895564 3889147 2026-09-07T07:51:11Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3895564 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||53}}</noinclude>{{pt|vano|volevano}} far credere i nostri occhi feriti dalla moltiplicità delle scene, nel tempo stesso che il sentimento del piacere, di che eravamo stati riempiuti, ne induceva a pensare che quello spazio fosse appena di cento passi. Non so tacere la maraviglia che ne mosse il vedere come i nostri navicellaj tenessero tratto tratto cupidamente gli sguardi in queste scene già sì famigliari ai medesimi, e mostrassero d'intenderne il bello ancor per minuto. L'amore, di che son accesi pel lor fiume, aguzza direi quasi la lor vista, ed innalza il lor animo: tale amore poi piglia appoggio da cento piccole tradizioni e storiette fantastiche. Certo i vecchi capi di queste popolazioni ebber bisogno di adescar colle favole, e di sorprendere la immaginazione di coloro, che volevano affezionare a sì alpestri alture e fissarveli. Molti e pescatori e contadini hannomi parlato del Reno in non dissimile maniera da quella onde sappiamo che i popoli del Kamchatka parlano de' lor fiumi, le sponde e le acque de' quali credono essere state lor lasciate in eredità dal primo lor padre; e da cui come da antico inalienabile dominio non mai si allontanano nelle loro trasmigrazioni. Non dispiaccia ai Renani che io li paragoni in qualche modo ai Kamsciadalesi in cosa che onora i loro antenati, e che costituisce sì gran parte del loro benessere.<noinclude>{{PieDiPagina|||LETT. XIV.}}</noinclude> 9rqiw8cey9vvt0e5ojftyyi0h16b1iy 3895603 3895564 2026-09-07T08:09:47Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3895603 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||53}}</noinclude>{{pt|vano|volevano}} far credere i nostri occhi feriti dalla moltiplicità delle scene, nel tempo stesso che il sentimento del piacere, di che eravamo stati riempiuti, ne induceva a pensare che quello spazio fosse appena di cento passi. Non so tacere la maraviglia che ne mosse il vedere come i nostri navicellaj tenessero tratto tratto cupidamente gli sguardi in queste scene già sì famigliari ai medesimi, e mostrassero d'intenderne il bello ancor per minuto. L'amore, di che son accesi pel lor fiume, aguzza direi quasi la lor vista, ed innalza il lor animo: tale amore poi piglia appoggio da cento piccole tradizioni e storiette fantastiche. Certo i vecchi capi di queste popolazioni ebber bisogno di adescar colle favole, e di sorprendere la immaginazione di coloro, che volevano affezionare a sì alpestri alture e fissarveli. Molti e pescatori e contadini hannomi parlato del Reno in non dissimile maniera da quella onde sappiamo che i popoli del Kamchatka parlano de' lor fiumi, le sponde e le acque de' quali credono essere state lor lasciate in eredità dal primo lor padre; e da cui come da antico inalienabile dominio non mai si allontanano nelle loro trasmigrazioni. Non dispiaccia ai Renani che io li paragoni in qualche modo ai Kamsciadalesi in cosa che onora i loro antenati, e che costituisce sì gran parte del loro benessere.<noinclude>{{PieDiPagina|||LETT. XIV.}}</noinclude> r9fd9to8jlyavtbq7fyvw2oqnjn4of7 Pagina:Bertola de' Giorgi, Aurelio - Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni, 1795 - BEIC IE3406618.djvu/83 108 1029601 3895634 3889157 2026-09-07T08:47:36Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3895634 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||55}}</noinclude>quasi eleganza: a ragione procacciano al paese il nome di altar di Bacco. Il lor moscato massimamente può gareggiare co' più rinomati; e può forse solo fra i vini di Germania soddisfare il palato di que' ritrosi, che non pregiano abbastanza le vendemmie Renane. Qui termina propriamente il distretto di Ringau, cioè la più ricca parte di queste rive: oltre a' vini ond'ha tanto grido, è ferace ancora di biade, lussureggia di alberi di frutte squisite. Una delle più singolari e più aggradevoli cose per chi vada pel Reno, si è il prospetto della via già trascorsa: nè io ho tralasciato d'indicarlo una volta. Tratto tratto sono essi prospetti sì nuovi che si giurerebbe non esser quello il paese che si è già veduto. Le frequenti ed enormi piegature de' monti, e le ampie vasche del fiume chiuse e contornate dai monti medesimi, formano principalmente questo gratissimo inganno: trovandoci in mezzo ad esse vasche noi non vedevamo per dove vi fossimo entrati, nè intendevamo per dove dovessimo uscirne e più d'una volta calpestando la geografia, volevamo dubitare esser quello un lago ove il Reno andasse a finire: da questi dubbi successivamente rinascenti e distrutti formasi un cumulo di sensazioni, da cui è stretta l'anima in un giocondo tumulto. Sovente rivoltici indietro, eravamo così rapiti di quel che ne stava dinanzi e così ancora innamorati di quel che avevamo allora alle spalle che non sapevamo ove più fermare lo sguardo. E tanto ne avvenne mentre navigavamo in questi contorni.<noinclude>{{PieDiPagina|||A}}</noinclude> 8q33f8ckmee5lplj9w6a19ajn78aiaj 3895702 3895634 2026-09-07T09:56:33Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3895702 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||55}}</noinclude>quasi eleganza: a ragione procacciano al paese il nome di altar di Bacco. Il lor moscato massimamente può gareggiare co' più rinomati; e può forse solo fra i vini di Germania soddisfare il palato di que' ritrosi, che non pregiano abbastanza le vendemmie Renane. Qui termina propriamente il distretto di Ringau, cioè la più ricca parte di queste rive: oltre a' vini ond'ha tanto grido, è ferace ancora di biade, lussureggia di alberi di frutte squisite. Una delle più singolari e più aggradevoli cose per chi vada pel Reno, si è il prospetto della via già trascorsa: nè io ho tralasciato d'indicarlo una volta. Tratto tratto sono essi prospetti sì nuovi che si giurerebbe non esser quello il paese che si è già veduto. Le frequenti ed enormi piegature de' monti, e le ampie vasche del fiume chiuse e contornate dai monti medesimi, formano principalmente questo gratissimo inganno: trovandoci in mezzo ad esse vasche noi non vedevamo per dove vi fossimo entrati, nè intendevamo per dove dovessimo uscirne e più d'una volta calpestando la geografia, volevamo dubitare esser quello un lago ove il Reno andasse a finire: da questi dubbi successivamente rinascenti e distrutti formasi un cumulo di sensazioni, da cui è stretta l'anima in un giocondo tumulto. Sovente rivoltici indietro, eravamo così rapiti di quel che ne stava dinanzi e così ancora innamorati di quel che avevamo allora alle spalle che non sapevamo ove più fermare lo sguardo. E tanto ne avvenne mentre navigavamo in questi contorni.<noinclude>{{PieDiPagina|||A}}</noinclude> em97acqkkef62u16enzcek9kuhfpwlw Pagina:Bertola de' Giorgi, Aurelio - Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni, 1795 - BEIC IE3406618.djvu/84 108 1029602 3895636 3889158 2026-09-07T08:49:55Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3895636 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|56||}}</noinclude> A me andava ancora più d'una volta per l'anime l'idea de' primi terribili sforzi di queste acque contro il moltiplice argine di tali e tanti monti: e l'immaginazione godea di spaziare nel vortice de' secoli, conghietturando i mirabili viaggi, e i giganteschi lavori di questo fiume. Mi parea talvolta di udire fra quelle tortuose aperture la spaventevole voce, dirò così, de' giovanili suoi sdegni; e talvolta mi parea di vedere scostarsi, fendersi, incavarsi, aprirsi, deprimersi le ardue e pertinaci rocce, cui esso movea guerra, rinforzato dagli impeti delle montane alluvioni, col favor delle quali facea quasi cambiar di vesta al nemico già soggiogato: finalmente lo stato attuale delle placide sue acque, e delle dipinte e popolate sue rive dopo que' sì sterminati sconvolgimenti mi presentava l'immagine di ampia provincia devastata gran tempo dalle armi di un conquistatore, il quale venutone poi a possesso, la fa rifiorire lieta e tranquilla. Alquanto oltre Bacharach, alcune balze si fanno più rotte e scoscese: le viti però non temono di acconciarvisi. Quivi strepitano le acque del Reno tra gl'infrantumi di un altro scoglio segnato a dito da' passaggieri: ma nulla poterono sul nostro animo, in cui nell'atto che ci rivolgemmo indietro facevano deliziosa armonia i sublimi avanzi della rocca di Winsbach, e in cima d'altro dirupo quella di Staleke, antica sede de' Conti Palatini, la città in un aspetto tutto giulivo, e le selve, per così dire, de' suoi vigneti.<noinclude>{{PieDiPagina|||Una}}</noinclude> t305ur0gbmmmy57bop0ektc7wp5ulof 3895706 3895636 2026-09-07T09:57:28Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3895706 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|56||}}</noinclude> A me andava ancora più d'una volta per l'anime l'idea de' primi terribili sforzi di queste acque contro il moltiplice argine di tali e tanti monti: e l'immaginazione godea di spaziare nel vortice de' secoli, conghietturando i mirabili viaggi, e i giganteschi lavori di questo fiume. Mi parea talvolta di udire fra quelle tortuose aperture la spaventevole voce, dirò così, de' giovanili suoi sdegni; e talvolta mi parea di vedere scostarsi, fendersi, incavarsi, aprirsi, deprimersi le ardue e pertinaci rocce, cui esso movea guerra, rinforzato dagli impeti delle montane alluvioni, col favor delle quali facea quasi cambiar di vesta al nemico già soggiogato: finalmente lo stato attuale delle placide sue acque, e delle dipinte e popolate sue rive dopo que' sì sterminati sconvolgimenti mi presentava l'immagine di ampia provincia devastata gran tempo dalle armi di un conquistatore, il quale venutone poi a possesso, la fa rifiorire lieta e tranquilla. Alquanto oltre Bacharach, alcune balze si fanno più rotte e scoscese: le viti però non temono di acconciarvisi. Quivi strepitano le acque del Reno tra gl'infrantumi di un altro scoglio segnato a dito da' passaggieri: ma nulla poterono sul nostro animo, in cui nell'atto che ci rivolgemmo indietro facevano deliziosa armonia i sublimi avanzi della rocca di Winsbach, e in cima d'altro dirupo quella di Staleke, antica sede de' Conti Palatini, la città in un aspetto tutto giulivo, e le selve, per così dire, de' suoi vigneti.<noinclude>{{PieDiPagina|||Una}}</noinclude> ds5ai1z72sjrdv9a9qb4kp2x1g3irdc Pagina:Bertola de' Giorgi, Aurelio - Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni, 1795 - BEIC IE3406618.djvu/85 108 1029603 3895642 3889159 2026-09-07T09:03:37Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3895642 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||57}}</noinclude> Una rupe in mezzo al fiume accoglie un fortino, il quale in lontananza parve anche a noi siccome al sig. {{AutoreCitato|Jean André Deluc|de Luc}}, un vascello che venga navigando verso l'imboccatura d'un canale. In questo fortino detto Pfalz si dà un tocco di campana al passar di là ogni barca: un giorno servì senza dubbio di difesa a Caub, borgo piantato rimpetto ad esso sulla riva orientale: non serve oggi che ad assicurare il dazio che quivi si paga. Sul monte a piè del quale è Caub, sorge la fortezza di Gntenfels che pur conservasi in buono stato. Appartengono questi luoghi all'Elettor Palatino: sono selvaggi nel vero e petrosi, ma non affatto poveri di vigneti. Giù in fondo la città di Oberwesel, a cui sull'alto aggiugne ornamento una rocca, le rupi vicine, diversi villaggi attorno, il fortino in mezzo al Reno, Caub e la sua fortezza, alcuni villaggi che dubbiamente si presentano in lontananza, il culto, il deserto, l'orrido, il gentile, tutto ciò apparve ai nostri occhi in un punto, e fortunatamente apparve rinchiuso entro uno spazio orlato da una parte del più puro azzurro del cielo, e dall'altra di una fascia di nuvolette radenti le cime de' monti, e pompeggianti di più colori.<noinclude>{{PieDiPagina|||LETT. XV.}}</noinclude> m7dpjxth8jmh2h3mqjy6wmhr0ohp1ty 3895712 3895642 2026-09-07T09:59:39Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3895712 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||57}}</noinclude> Una rupe in mezzo al fiume accoglie un fortino, il quale in lontananza parve anche a noi siccome al sig. {{AutoreCitato|Jean André Deluc|de Luc}}, un vascello che venga navigando verso l'imboccatura d'un canale. In questo fortino detto Pfalz si dà un tocco di campana al passar di là ogni barca: un giorno servì senza dubbio di difesa a Caub, borgo piantato rimpetto ad esso sulla riva orientale: non serve oggi che ad assicurare il dazio che quivi si paga. Sul monte a piè del quale è Caub, sorge la fortezza di Gntenfels che pur conservasi in buono stato. Appartengono questi luoghi all'Elettor Palatino: sono selvaggi nel vero e petrosi, ma non affatto poveri di vigneti. Giù in fondo la città di Oberwesel, a cui sull'alto aggiugne ornamento una rocca, le rupi vicine, diversi villaggi attorno, il fortino in mezzo al Reno, Caub e la sua fortezza, alcuni villaggi che dubbiamente si presentano in lontananza, il culto, il deserto, l'orrido, il gentile, tutto ciò apparve ai nostri occhi in un punto, e fortunatamente apparve rinchiuso entro uno spazio orlato da una parte del più puro azzurro del cielo, e dall'altra di una fascia di nuvolette radenti le cime de' monti, e pompeggianti di più colori.<noinclude>{{PieDiPagina|||LETT. XV.}}</noinclude> pm6cwjjwq7yte6tthjdeqinajofkl0s Pagina:Bertola de' Giorgi, Aurelio - Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni, 1795 - BEIC IE3406618.djvu/87 108 1029604 3895703 3889160 2026-09-07T09:56:50Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3895703 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||59}}</noinclude> Prima di giugnere a Oberwesel la riva occidentale incomincia a presentare cave di lavagna, le quali poi più a basso giacciono principalmente sulla orientale: se ne caricano molte barche che vanno di continuo su e giù pel fiume. S'alza rimpetto alla città una rupe a punta ricoverta di vigneti: così bassi e folti come sono, veduti in una certa distanza io gli avrei giudicati una larga prateria, senza gli spazj che osservai tra i filari. Ebbimo poscia dinanzi varj gruppi di balze pendenti a padiglione e lussureggianti al piede di viti: foreste sulla lor cima; e fra l'uno e l'altro di essi gole che volteggiano e declinano morbidamente, sfumate, per dir così, di particelli e di ortaglie. Succede d'improvviso nuova serie di rocce ora strette ne' fianchi ed elevate a foggia di rovinosi obelischi, ora prostese in falde profondamente squarciate: tenui vigneti qua e là tentano invano d'interrompere questo orrore: l'indietro di Oberwesel l'interruppe un momento a' nostri occhi: ma i foschi prospetti di vecchie fortezze uscirono a rinforzarlo bentosto. E quante da Bingen fin qui, tutte grande alimento della immaginazione, e mostra non fallace dell'architettura di varj secoli, della potenza, del genio di chi le eresse è vi abitò, e alcune specchio non disutile delle vicissitudini umane! Sembra impossibile ridurre a cultura siffatte rocce, impossibile vendemmiarvi, e trasportar le uve di là: e qualche lato facendo assolutamente fronte ad ogni sforzo, ha voluto rimanersi nudo ed alpestre: ma {{Pt|gli}}<noinclude><references/></noinclude> e67lhzvej2g040vhnw7050lk038rwy2 3895720 3895703 2026-09-07T10:03:13Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3895720 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||59}}</noinclude> Prima di giugnere a Oberwesel la riva occidentale incomincia a presentare cave di lavagna, le quali poi più a basso giacciono principalmente sulla orientale: se ne caricano molte barche che vanno di continuo su e giù pel fiume. S'alza rimpetto alla città una rupe a punta ricoverta di vigneti: così bassi e folti come sono, veduti in una certa distanza io gli avrei giudicati una larga prateria, senza gli spazj che osservai tra i filari. Ebbimo poscia dinanzi varj gruppi di balze pendenti a padiglione e lussureggianti al piede di viti: foreste sulla lor cima; e fra l'uno e l'altro di essi gole che volteggiano e declinano morbidamente, sfumate, per dir così, di particelli e di ortaglie. Succede d'improvviso nuova serie di rocce ora strette ne' fianchi ed elevate a foggia di rovinosi obelischi, ora prostese in falde profondamente squarciate: tenui vigneti qua e là tentano invano d'interrompere questo orrore: l'indietro di Oberwesel l'interruppe un momento a' nostri occhi: ma i foschi prospetti di vecchie fortezze uscirono a rinforzarlo bentosto. E quante da Bingen fin qui, tutte grande alimento della immaginazione, e mostra non fallace dell'architettura di varj secoli, della potenza, del genio di chi le eresse è vi abitò, e alcune specchio non disutile delle vicissitudini umane! Sembra impossibile ridurre a cultura siffatte rocce, impossibile vendemmiarvi, e trasportar le uve di là: e qualche lato facendo assolutamente fronte ad ogni sforzo, ha voluto rimanersi nudo ed alpestre: ma {{Pt|gli}}<noinclude><references/></noinclude> opimftvca83agour232ygs5gdcmut8i Pagina:Bertola de' Giorgi, Aurelio - Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni, 1795 - BEIC IE3406618.djvu/88 108 1029605 3895715 3889161 2026-09-07T10:00:08Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3895715 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|60||}}</noinclude>gli abitanti de' contorni non disperano mai di soggiogare que' balzi che sono esposti alle influenze del mezzodì: aspettano, e vincono finalmente: l'azione dell'aria, i venti, le acque preparano questa vittoria, e i vecchi e prodi vignajuoli raccomandano morendo alle generazioni future la coraggiosa insistenza contro un nemico, che è stato già da essi pigliato di mira, e talvolta in parte sconfitto. Questa nuova serie di rocce ci annunziava in qualche maniera il nuovo spettacolo che ci attendeva indi a poco. I monti o screpolati spaventevolmente o tagliati quasi a piombo e pendenti sopra le acque si alzano e s'incrocicchiano in guisa che i dubbj che qui il Reno si perdesse in un lago, venivano a rinforzarsi quasi ad ogni occhiata. Erano le tre ore dopo il mezzogiorno, e tutto quivi era ombra. Un patetico che trae all'orrore, spira tra queste alture, e s'insinua profondamente nell'animo: placidissimo il corso del fiume, un alto silenzio all'intorno, il quale noi rompemmo con alquante grida, onde riconoscere e salutare una celebre e distintissima eco, le cui risposte vanno cupamente romoreggiando per le tortuose cavità di que' balzi, i quali piglian nome dalla medesima. Villaggi alquanto sparuti occupano qua e là le anguste spianate lambite dal fiume: alcuni hanno da un fianco la tenue verdezza di un orticello o di un campo, i quali vengono timidamente appoggiandosi a un qualche decrescente angolo delle rocce. Ma la pesca ch'è abbondantissima in queste acque, somministra abbastanza a sussistere. {{Pt|La}}<noinclude><references/></noinclude> i7pkm78htctcuztvijmdwopvnx1okq2 3895723 3895715 2026-09-07T10:04:49Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3895723 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|60||}}</noinclude>gli abitanti de' contorni non disperano mai di soggiogare que' balzi che sono esposti alle influenze del mezzodì: aspettano, e vincono finalmente: l'azione dell'aria, i venti, le acque preparano questa vittoria, e i vecchi e prodi vignajuoli raccomandano morendo alle generazioni future la coraggiosa insistenza contro un nemico, che è stato già da essi pigliato di mira, e talvolta in parte sconfitto. Questa nuova serie di rocce ci annunziava in qualche maniera il nuovo spettacolo che ci attendeva indi a poco. I monti o screpolati spaventevolmente o tagliati quasi a piombo e pendenti sopra le acque si alzano e s'incrocicchiano in guisa che i dubbj che qui il Reno si perdesse in un lago, venivano a rinforzarsi quasi ad ogni occhiata. Erano le tre ore dopo il mezzogiorno, e tutto quivi era ombra. Un patetico che trae all'orrore, spira tra queste alture, e s'insinua profondamente nell'animo: placidissimo il corso del fiume, un alto silenzio all'intorno, il quale noi rompemmo con alquante grida, onde riconoscere e salutare una celebre e distintissima eco, le cui risposte vanno cupamente romoreggiando per le tortuose cavità di que' balzi, i quali piglian nome dalla medesima. Villaggi alquanto sparuti occupano qua e là le anguste spianate lambite dal fiume: alcuni hanno da un fianco la tenue verdezza di un orticello o di un campo, i quali vengono timidamente appoggiandosi a un qualche decrescente angolo delle rocce. Ma la pesca ch'è abbondantissima in queste acque, somministra abbastanza a sussistere. {{Pt|La}}<noinclude><references/></noinclude> 952gkd9u3cu05w70rq4ytxrydn91dob Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni/Lettera XIII. Rive del Reno. Da Asmanshausen a Lorrich. 0 1029609 3895605 3889169 2026-09-07T08:09:59Z Spinoziano (BEIC) 60217 Porto il SAL a SAL 100% 3895605 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Lettera XIII. Rive del Reno. Da Asmanshausen a Lorrich.|prec=../Lettera XII. Rive del Reno. Da Bingen a Asmanshausen.|succ=../Lettera XIV. Rive del Reno. Da Lorrich a Caub.}} <pages index="Bertola de' Giorgi, Aurelio - Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni, 1795 - BEIC IE3406618.djvu" from="78" to="81" /> qjgehb6wtomtjdb0r0iy2yt08l4vl6r Pagina:Due canzoni in chiave di sol.pdf/12 108 1029717 3895466 3895377 2026-09-06T20:36:44Z Pic57 12729 3895466 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|2||}}</noinclude><score sound=1> << %Apre Aggancio Canto a Pianoforte \new Staff << %Apre aggancio lyrics al Canto \relative c'{ \clef treble \key d \major \time 6/8 \set Staff.midiInstrument = #"voice oohs" %rigo canto 2.4 d'4 \stemUp fis,8 \stemDown b4 a8| \stemUp g4 a8 g4 a8| \stemUp fis4. fis8 r r| \stemDown d'4. cis4 cis8 \break %rigo canto 2.5 b4. \stemUp g4 g8| fis4 \stemDown cis'8 \acciaccatura e8 d4^> b8| ais4. ais4 r8| d4. cis| \break %rigo Canto 2.6 b4.^\(fis'\)| e4^\< e8\! f4^\> f8\!| e4. f^^| e2.^\(| \stemUp a,2.\) \break %rigo Canto 2.7 \stemDown g'4^(^\markup{\italic "Smorfioso"} fis8) g4 fis8| g4^\(fis8\) g4^\(fis8\)| f4 e8 f4 e8| f4^\( e8\) f4^\( e8\)| ees4^( d8) ees 4 d8| \break %rigo Canto 3.8 }%Chiude relative Canto \addlyrics { -li -- ce e mi go -- do_in_com -- pa -- gni -- a, m'al -- zo al tra- -mon -- to e_al sor -- ger del -- l'au -- ro -- ra va -- do_in let -- to e non ho ma -- lin -- co -- ni -- a pian -- ga chi vuo -- _ le e si mar -- tel -- li_il cuo -- _ re _ col -- le pas- }%Chiude new staff canto >> %Chiude aggancio a lyrics %Inizia basePiano \new PianoStaff << \new Staff = "Up" { \set PianoStaff.connectArpeggios = ##t \clef treble \key d \major \time 6/8 \tempo 4.= 100 \relative c' { \override Staff.Rest.style = #'classical %rigo Up 2.4 r8 r \stemUp <d' fis, d> r r <b g d>| r8 r <a g cis> r8 r <a g cis>| r8 r <a fis d> r8 r <a fis d>| <<{d4.^^ cis^^ \break %rigo Up 2.5 b4. g^^| fis4. g^^ ^(| fis4.) fis^^| fis' 4.^^ e^^| \break %rigo Up 2.6 d4. fis| \dynamicUp e4.\< f4.\> | e4.\! ^\< f4. \>| e4.\! gis,| } \\ {r8 r <fis d> r8 r <ais fis e> \break %rigo Up 2.5 r8 r <fis d b> r r <d b>| r8 r <e cis ais> r r <d b>| r8 r <e cis ais> r r <e cis ais>| r8 r <d' b fis> r r <ais fis e>| \break %rigo Up 2.6 r8 r <b fis d> r r <cis a fis>| r8 r <cis a e> r r <c a f>| r8 r <cis a e> r r <c a f>| r8 r <cis a e> r r <e, d b>| } >> <a e cis a>2\arpeggio r4| \break %rigo Up 2.7 <g e c>4^(_\mf <fis e c>8) <g e c>4^( <fis e c>8) <g d>4^( <fis d>8) <g d>4^( <fis d>8)| <fis d b>4^( <e d b>8) <fis d b>4^( <e d b>8)| <f c>4^( <e c>8)<f c>4^( <e c>8)| <ees c a>4^( <d c a>8) <ees c a>4^( <d cis a>8) \break %rigo Up 3.8 } %Chiude relative Up }%Chiude New Staff Up \new Staff="Down" { \clef bass \key d \major \time 6/8 \relative c{ \override Staff.Rest.style = #'classical %rigo Down 2.4 b'4. e,| a4. \stemUp a,4.| b4. d4.| b4. cis| \break %rigo Down 2.5 \stemDown d4. e^^| fis4. eis^^ ^(| fis)^(fis8) r r| b4. cis| \break %rigo Down 2.6 d,4. dis^^| e4. dis_^| e4. dis_^| e4. \stemUp <e e,>| <e a>2\arpeggio r4 \break %rigo Down 2.7 \stemDown b'4^(^\> ais8)\! b4^(^\> ais8)\!| \stemDown b4^(^\> ais8)\! b4 ais8| \stemDown b4^( ais8) b4^( ais8)| \stemDown b4^(^\> ais8)_\! \stemDown b4^( ais8)| g4^( fis!8) g4^( fis8) \break %rigo Down 3.8 } %Chiude relative low }%Chiude Staff low >>%Fine Base Piano >>%Fine Piano e Canto \midi { } \layout { %ragged-right = ##t %indent = 3\cm %short-indent = 2\cm } </score><noinclude><references/></noinclude> gswrsjrxwhmz22ymip9z6i32ns5jmka Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni/Lettera XIV. Rive del Reno. Da Lorrich a Caub. 0 1029778 3895714 3889777 2026-09-07T09:59:54Z Spinoziano (BEIC) 60217 Porto il SAL a SAL 100% 3895714 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Lettera XIV. Rive del Reno. Da Lorrich a Caub.|prec=../Lettera XIII. Rive del Reno. Da Asmanshausen a Lorrich.|succ=../Lettera XV. Rive del Reno. Da Caub a Oberwesel e ai Monti dell'Eco.}} <pages index="Bertola de' Giorgi, Aurelio - Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni, 1795 - BEIC IE3406618.djvu" from="82" to="85" /> gf05k277ghcm5t1z3i9f74rogjyvm96 Gismirante/Cantare primo 0 1029819 3895397 3893601 2026-09-06T12:24:23Z Francyskus 76680 Porto il SAL a SAL 75% 3895397 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=6 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Cantare primo|prec=../|succ=../Cantare secondo}} <pages index="AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu" from="177" to="188" /> 97633rru85kj7hi9mfzebc7ueoe6nxq Pagina:Due canzoni in chiave di sol.pdf/13 108 1029878 3895465 3895378 2026-09-06T20:36:19Z Pic57 12729 3895465 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||3}}</noinclude><score sound=1> << %Apre Aggancio Canto a Pianoforte \new Staff << %Apre aggancio lyrics al Canto \relative c'{ \clef treble \key d \major \time 6/8 \set Staff.midiInstrument = #"voice oohs" %rigo Canto 3.8 ees'4^\(d8\) ees4^\(d8\)| des4^\( ^\markup{\italic "poco rit."} c8\) des4 ^\(c8\)| b2.^\( f'2\) r8 f8| e4.~e4 dis16[ e]| \break %rigo canto 3.9 f4.~f4 e8| a,4 r8 r4 r8| r4 r8 \stemUp a ^\markup{\italic "rit. a piacere"} a ais \stemDown b2.^\(| b8\) r r b^\markup{\italic "rit:....."} b bis| \break %rigo canto 3.10 cis2.^\(| cis8\) r r cis cis cis| cis4.^>~cis8[ b cis]| d4 r8 r4 r8| r4 r8 r4 ^\p \stemUp a8| \break %rigo canto 3.11 b4.^\< cis4.| d4\! \stemUp fis,8 b r a| g4 a8 g4 a8| fis4._\( a8\) r r| \break %rigo canto 4.12 }%Chiude relative Canto \addlyrics { -sio -- _ni _ e con il mal d'a -- mo -- re e con il mal d'a -- mor! al mal d'a -- mo -- re? al mal d'a- mo -- re? Io ri -- do sem -- pre! al mal d'a -- mo -- _ re ohi -- bò più non vi pen -- so... }%Chiude new staff canto >> %Chiude aggancio a lyrics %Inizia basePiano \new PianoStaff << \new Staff = "Up" { \set PianoStaff.connectArpeggios = ##t \clef treble \key d \major \time 6/8 %\tempo = mosso_non_troppo \tempo 4.= 100 \relative c' { \override Staff.Rest.style = #'classical %rigo Up 3.8 <ees bes>4^(<d bes>8) <ees bes>4^(<d bes>8)| s1*6/8*4| \break %rigo Up 3.9 s1*6/8| <<{a'4.^^ a^^}\\{r8 _\markup{\italic "a Tempo."}g!8 e r f! d}>> a'4.^^ r4 r8| <<{b4.^^ b^^}\\{r8 _\markup{\italic "a Tempo."} a8 f r g e}>>| b'4.^^ r4 r8| \break %rigo Up 3.10 <<{cis4.^^ cis 4.^^| cis4. r4 r8| } \\ {r8 b gis r cis a| r8 gis cis s4.| } >> <cis a g! e>2. _\markup{\dynamic f \italic " a Tempo"}| r8 r <d a fis> r r <d a fis>| r8 r <d a fis> r r <d a fis>| \break %rigo Up 3.11 r8 r <b g e> r r <cis g e>| r8 r <d fis, d> r r <b g d>| r8 r <a g cis> r r <a g cis>| r8 r <a fis d> r r <a fis> \break %rigo Up 4.12 } %Chiude relative Up }%Chiude New Staff Up \new Staff="Down" { \clef bass \key d \major \time 6/8 \relative c{ \override Staff.Rest.style = #'classical %rigo Down 3.8 g'4^( fis!8) g4^( fis!8)| <<{<des' bes g!>4^( ^\markup {\italic "col canto."} <c bes g>8) <des bes g>4^( <c bes g>8)| <b! a fis! dis>2.^( <<{\change Staff= "Up" f' 2.)}\\{\change Staff ="Down" \override Stem.length = #14.0 \stemUp <b, a> }\\{\stemDown <f! d!>}>> <<{\change Staff= "Up" e'2.^(| %\break %rigo Down 3.9a \change Staff="Down" <d b>4.)^(<d b>8) r r} \\{ \change Staff="Down" \override Stem.length = #14.0 \stemUp <c a>2.^( %\break %rigo Down 3.9b \stemDown a4.)_(gis8) } \\{ \change Staff="Down" \stemDown e,2._( %\break %rigo 3.9c e4.)_(e8) e8\rest e8\rest }>> } \\ {f'4_(e8) f4_(e8)| } >> s1*6/8| \change Staff="Up" r8 e' \change Staff="Down" a,8 r4 ^\markup{\italic "col canto."} r8| s1*6/8| \change Staff="Up" r8 fis' \change Staff="Down" b,8 r4 ^\markup{\italic "col canto."} r8| \break %rigo Down 3.10 s1*6/8| s4. r4 r8| \stemUp <a, a,>2.| \acciaccatura d,8 \stemDown d'8 r8 r fis r r| a8 r r d r r | \break %rigo Down 3.11 cis4.^\p a| b4. e,| a4.a,| d4.^( d'8) r r \break % rigo Down 4.12 } %Chiude relative low }%Chiude Staff low >>%Fine Base Piano >>%Fine Piano e Canto \midi { } \layout { %ragged-right = ##t %indent = 3\cm %short-indent = 2\cm } </score><noinclude><references/></noinclude> 1axqztm8ljyoif9gogmr3jx1bvsk0bx Pagina:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/40 108 1029890 3895696 3895185 2026-09-07T09:54:12Z Paperoastro 3695 3895696 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|f=120%|L=6pt|v=2|INDICE}} {{Rule|4em|v=4}} {| class=tindex | colspan="3" style="width:50%" | | colspan="3" style="width:50%" | |- | {{dotted|Alla Sovrana d’Italia}} || pag. || {{Pg|3}} | {{dotted|A Como}} || pag. || {{Pg|22}} |- | {{dotted|In villa}} ||»|| {{Pg|4}} | All’inclito gentiluomo || |- | {{dotted|Fronda gentil}} ||»|| {{Pg|5}} | style="padding-left:2em" | {{dotted|Conte A. C. S.}} ||»||{{Pg|23}} |- | {{dotted|Tradimmi (''infida'')}}||»|| {{Pg|6}} | {{Dotted|Allo stesso}}||»|| {{Pg|24}} |- | {{dotted|D’aprile il fior}} ||»|| {{Pg|7}} | {{dotted|&nbsp;&nbsp;&nbsp;id.&nbsp;&nbsp;&nbsp;}}||»|| {{Pg|25}} |- | {{dotted|Giurai}} ||»|| {{Pg|8}} | {{dotted|&nbsp;&nbsp;&nbsp;id.&nbsp;&nbsp;&nbsp;''Giugno 1898''}}||»|| {{Pg|26}} |- | {{dotted|Un dì. (''Vergissnicht'')||»|| {{Pg|9}} |{{dotted|&nbsp;&nbsp;&nbsp;id.&nbsp;&nbsp;&nbsp;''Settembre 1898''}}||»|| {{Pg|27}} |- | {{Dotted|Non dubitar}}||»|| {{Pg|10}} | {{Dotted|I fiori. (''Piccolo mazzo'') ||»|| {{Pg|28}} |} <!-- Parto » 11 Adriano. (Dall’America). " 12 Luna >> Allo stesso. (Per altro dono)» All’Amico mio Aronne (Nell’offrire un dono). >> 29 30 Ugo. > 14. id. (Brindisi). > 31 • Allo Spirito Divino. 15 id. » 32 . Sovvengo All’ottimo amico C. G. Allo stesso. " 16 id. 33 >> 17 . id. (Offrendo un fior)» 34 » 18 A Lui id. " 19 Un pensiero id. » 201 All’esimio concitt, G. Z. id. < 21 Tuberose. . 35 » 36 >> 37 " 38 --><noinclude></noinclude> s454d40us4c2aam2hhh7b869umjq7nk 3895745 3895696 2026-09-07T11:17:53Z Paperoastro 3695 /* new eis level3 */ 3895745 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|f=120%|L=6pt|v=2|INDICE}} {{Rule|4em|v=4}} {| class=tindex | colspan="3" style="width:50%" | | colspan="3" style="width:50%" | |- | {{dotted|Alla Sovrana d’Italia}} || pag. || {{Pg|3}} | {{dotted|A Como}} || pag. || {{Pg|22}} |- | {{dotted|In villa}} ||»|| {{Pg|4}} | rowspan=2 | {{dotted|All’inclito gentiluomo Conte A. C. S.}}||»||{{Pg|23}} |- | {{dotted|Fronda gentil}} ||»|| {{Pg|5}} |- | {{dotted|Tradimmi (''infida'')}}||»|| {{Pg|6}} | {{Dotted|Allo stesso}}||»|| {{Pg|24}} |- | {{dotted|D’aprile il fior}} ||»|| {{Pg|7}} | {{dotted|&nbsp;&nbsp;&nbsp;id.&nbsp;&nbsp;&nbsp;}}||»|| {{Pg|25}} |- | {{dotted|Giurai}} ||»|| {{Pg|8}} | {{dotted|&nbsp;&nbsp;&nbsp;id.&nbsp;&nbsp;&nbsp;''Giugno 1898''}}||»|| {{Pg|26}} |- | {{dotted|Un dì. (''Vergissnicht'')||»|| {{Pg|9}} | {{dotted|&nbsp;&nbsp;&nbsp;id.&nbsp;&nbsp;&nbsp;''Settembre 1898''}}||»|| {{Pg|27}} |- | {{Dotted|Non dubitar}}||»|| {{Pg|10}} | {{Dotted|I fiori. (''Piccolo mazzo'') ||»|| {{Pg|28}} |- | {{Dotted|Parto}} ||»|| {{Pg|11}} | rowspan=2 | {{dotted|All’Amico mio Aronne (''Nell’offrire un dono'')}} ||»|| {{Pg|29}} |- | {{dotted|Adriano. ''(Dall’America)''}}||»|| {{Pg|12}} |- | {{dotted|Luna}} ||»|| {{Pg|13|—}} | {{dotted|Allo stesso. ''(Per altro dono)''}}||»|| {{Pg|30}} |- | {{dotted|Ugo}}||»|| {{Pg|14}} | {{dotted|&nbsp;&nbsp;&nbsp;id.&nbsp;&nbsp;&nbsp;''(Brindisi'')}}||»|| {{Pg|31}} |- | {{dotted|Allo Spirito Divino}}||»|| {{Pg|15}} | {{dotted|&nbsp;&nbsp;&nbsp;id.&nbsp;&nbsp;&nbsp;}}||»|| {{Pg|32}} |- | {{dotted|Sovvengo}}||»|| {{Pg|16}} | {{dotted|&nbsp;&nbsp;&nbsp;id.&nbsp;&nbsp;&nbsp;}}||»|| {{Pg|33}} |- | {{dotted|All’ottimo amico C. G.}}||»|| {{Pg|17}} | {{dotted|&nbsp;&nbsp;&nbsp;id.&nbsp;&nbsp;&nbsp;''(Offrendo un fior)''}}||»|| {{Pg|34}} |- | {{dotted|Allo stesso}} ||»|| {{Pg|18}} | {{dotted|A Lui}}||»|| {{Pg|35}} |- | {{dotted|&nbsp;&nbsp;&nbsp;id.&nbsp;&nbsp;&nbsp;||»|| {{Pg|19}} | {{dotted|Un pensiero}}||»|| {{Pg|36}} |- | {{dotted|&nbsp;&nbsp;&nbsp;id.&nbsp;&nbsp;&nbsp;||»|| {{Pg|20}} | {{dotted|All’esimio concitt. G. Z.}}||»|| {{Pg|37}} |- | {{dotted|&nbsp;&nbsp;&nbsp;id.&nbsp;&nbsp;&nbsp;||»|| {{Pg|21}} | {{dotted|Tuberose}}||»|| {{Pg|38}} |} {{Rule|6em|t=3|v=1}}<noinclude></noinclude> 6yfcji3upwbf8umwluzizpqq7ktvhxu Indice:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu/styles.css 110 1029891 3895757 3894967 2026-09-07T11:31:53Z Paperoastro 3695 stile tindex 3895757 sanitized-css text/css /* classe per la tabella dell'indice */ .tindex {width: 100%; border-collapse:collapse; } .tindex td:first-of-type, .tindex td:nth-of-type(4) { margin-left:1em; text-indent:-1em;} .tindex td:nth-of-type(2), .tindex td:nth-of-type(5) {text-align:center} .tindex td:nth-of-type(3), .tindex td:nth-of-type(6) {text-align:right; vertical-align:bottom;} .tindex td:nth-of-type(3) {border-right:1px solid} .tindex td:nth-of-type(4) {padding-left:1.5em} sopc884qatfajw9s1o7fmfbcz6d83gq Pagina:Vocabolario del dialetto napolitano (Rocco 1882, A - CAN).djvu/190 108 1029893 3895437 3895070 2026-09-06T18:44:03Z Suðurítali 82255 3895437 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Suðurítali" />ARR – 168 – ARR</noinclude>S’apara, s’arreseria e sta aspettanno L’ordene vuostre. '''Arresidiatavole'''. Divoratore. ''Bas. Pent.'' 2. 10. ''p.'' 244. No sfrattapanelle, no arresidiatavole. '''Arresidio'''. L’atto e l’effetto dell’''arresediare''. ''Bas. Pent.'' 4. 6. ''p.'' 61. Chi ave fatto sto bello arresidio? ''Ciucc.'' 9. 7. S’ha da fare no castiello E ciert’aute arresidie pe la terra De lo rre de li ciucce. ''Val. Fuorf.'' 2. 5. 24. Nzomma hanno dato a tutto l’arresidio, L’hanno arreddutto pevo de presidio. ''Arch.'' 2. 2. (?) Nce vorria no cannone de corzea Pe nne fa n’arresidio Comme dich’io. '''Arresorvere.''' Risolvere. ''Sarn. Pos.'' 1. ''p.'' 175. Non sapeva a che s’arresorvere nè addove dare de pietto. ''E'' 3. ''p.'' 230. Accossì simmo arresolute e no nce vo autro. ''Pag. Batr.'' 2. 26. A sta neutrale Tutte li summe deje arresorvero. (''L’ed. orig. ha'' Tutti li summi dei arresolvero). ''E'' 2. 27. Arresolute de se dare morte. ''E M. d’O.'' 12. 9. Era ommo forte, De cricco, crapecciuso e arresoluto. ''Fas. Ger.'' 19. 15. E chisto arresoluto Trase. ''Stigl. En.'' 1. 147. Arresoluto De trovare autro regno. ''Perr. Agn. zeff.'' 5. 79. Saccio ch’ognuno de vuje è arresoluto. '''Arresponnere'''. Rispondere. ''Tard. Vaj.'' p. 16. Ecco ca co chesta accasione io v’arresponno e dico ec. '''Arressuso'''. Rissoso, Accattabrighe. '''Arrestare'''. Restare, Ristare, Fermarsi. ''Perr. Agn. zeff.'' 3. 20. Tanto che Tartarone se chiegaje E da la botta storduto arrestaje. ''Fas. Ger.'' 19. 65. Ca de parlare l’uno e l’autro arresta. ''Pag. M. d’O.'' 3. 2. De gualejare sempe maje n’arresta. '''Arrestare'''. Catturare, Menar prigione. '''Arrestare'''. Porre in resta. ''Fas. Ger.'' 3. 16. Moppe la squatra ed arrestaje l’antenna. '''Arresto'''. V. Arriesto. '''Arretecare'''. Indietreggiare, Retrocedere. ''Fas. Ger.'' 20. 69. Accommenzajeno a ghire arretecanno. ''E'' 83. Sempe lo Guasconese arretecava. '''Arretecone, Arretecune'''. A ritroso, All'indietro, Rinculando. ''Fas. Ger.'' 3. 16. E ghiero a poco a poco, Commattenno e saglienno arretecone, A na collina. ''E'' 7. 38. E nche no poco arreto lo vede ire, Nce lo votta a lo ntutto arretecune. '''Arretenare'''. Lo stesso che Accodare, detto degli animali da soma. '''Arreterare, Arretirare'''. Ritirare. ''Ros. Pipp.'' 3. ult. (?) Pippo, tu t’arretire Pecché vide ch’io venco: Statte, statte. '''Arreto'''. Dietro, Indietro. ''Fas. Ger.'' 7. 38. E nche no poco arreto lo vede ire. ''E'' 19. 72. Faje muto bene Venire arreto a chi arreto te tene. ''Cap. Il.'' 2. 79. Comm’a lo funaro Pe parte de ghi nnante jammo arreto. ''Cerl. Clar.'' 3. 10. Posso avanzarmi, o cesso arreto a uso de carrozza? ''Ciucc.'' 8. 17. Ordenava Chen’avesse potuto tornaarreto Lorre. ''Ciucc.'' 9. 22. E quasi sempe co no passo arreto. ''Ciucc.'' 10. 11. Jammo a la bona, e no nc’é nnanze o arreto. ''Ciucc.'' 13. 36. E arreto a chiste n’ata frattaria. ''Perr. Agn. zeff.'' 1. 39. E se vedeva arreto po li rine Ch’Arcure e Felicure hanno lassate. Dare arreto vale Retrocedere, Ritrarsi, e dicesi in particolare di veicoli e vetture. ''Fas. Ger.'' 1. 50. Mmestono e danno arreto. ''Bas. Pent.'' 1. 5. ''p.'' 67. Non me pozzo dare arreto de prommessa. (Fig.) ''Bas. Pent.'' 10. ''p.'' 119. Non pe chesto se dette arreto. (Fig.) ''Bas. Pent.'' 3. 5. ''p.'' 308. Non potenno darese arreto de la promessa. (Fig). Val pure Rendere, Restituire, Mandare indietro. ''Viol. vern.'' 21. Lo masto de cappella Nce l’avea dato arreto. Dalle arreto si usa come Dalle arrieto. V. Arrieto. Ire a V'arreto vale Andare indietro, Cessare, ed anche Scapitare. ''Tard. Vaj.'' p. 44. Cercava de fara ire all’arreto chist’ammore. ''Bas. Pent.'' 3. 6. ''p.'' 318. E pe parte de ire nnante vaje sempre a l’arreto. Mettere arreto vale Porre in posto inferiore, Posporre. ''Bas. Pent.'' 1. egr. ''p.'' 158. Lo lauro è puosto arreto dala foglia. Tornare arreto vale Venir restituito. ''Lo Sagliem.'' 2. 12. La robba torna arreto, Presone lo ncappato, Corriva rieste tu. Parlando di tempo si usa come Fa in italiano, e prendendo aspetto di un aggettivo, rimane per lo più invariato. ''Velard. st.'' 1. Cient’anne arreto ch’era viva vava. ''Cap. Son.'' 43. Patreto Y anno arreto era vastaso. ''Cap. Son.'' 186. Me<noinclude><references/></noinclude> ccudwvpa4m5ze913wux56ygpvoovah8 3895438 3895437 2026-09-06T18:45:23Z Suðurítali 82255 3895438 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Suðurítali" />ARR – 168 – ARR</noinclude>S’apara, s’arreseria e sta aspettanno L’ordene vuostre. '''Arresidiatavole'''. Divoratore. ''Bas. Pent.'' 2. 10. ''p.'' 244. No sfrattapanelle, no arresidiatavole. '''Arresidio'''. L’atto e l’effetto dell’''arresediare''. ''Bas. Pent.'' 4. 6. ''p.'' 61. Chi ave fatto sto bello arresidio? ''Ciucc.'' 9. 7. S’ha da fare no castiello E ciert’aute arresidie pe la terra De lo rre de li ciucce. ''Val. Fuorf.'' 2. 5. 24. Nzomma hanno dato a tutto l’arresidio, L’hanno arreddutto pevo de presidio. ''Arch.'' 2. 2. (?) Nce vorria no cannone de corzea Pe nne fa n’arresidio Comme dich’io. '''Arresorvere.''' Risolvere. ''Sarn. Pos.'' 1. ''p.'' 175. Non sapeva a che s’arresorvere nè addove dare de pietto. ''E'' 3. ''p.'' 230. Accossì simmo arresolute e no nce vo autro. ''Pag. Batr.'' 2. 26. A sta neutrale Tutte li summe deje arresorvero. (''L’ed. orig. ha'' Tutti li summi dei arresolvero). ''E'' 2. 27. Arresolute de se dare morte. ''E M. d’O.'' 12. 9. Era ommo forte, De cricco, crapecciuso e arresoluto. ''Fas. Ger.'' 19. 15. E chisto arresoluto Trase. ''Stigl. En.'' 1. 147. Arresoluto De trovare autro regno. ''Perr. Agn. zeff.'' 5. 79. Saccio ch’ognuno de vuje è arresoluto. '''Arresponnere'''. Rispondere. ''Tard. Vaj.'' p. 16. Ecco ca co chesta accasione io v’arresponno e dico ec. '''Arressuso'''. Rissoso, Accattabrighe. '''Arrestare'''. Restare, Ristare, Fermarsi. ''Perr. Agn. zeff.'' 3. 20. Tanto che Tartarone se chiegaje E da la botta storduto arrestaje. ''Fas. Ger.'' 19. 65. Ca de parlare l’uno e l’autro arresta. ''Pag. M. d’O.'' 3. 2. De gualejare sempe maje n’arresta. '''Arrestare'''. Catturare, Menar prigione. '''Arrestare'''. Porre in resta. ''Fas. Ger.'' 3. 16. Moppe la squatra ed arrestaje l’antenna. '''Arresto'''. V. Arriesto. '''Arretecare'''. Indietreggiare, Retrocedere. ''Fas. Ger.'' 20. 69. Accommenzajeno a ghire arretecanno. ''E'' 83. Sempe lo Guasconese arretecava. '''Arretecone, Arretecune'''. A ritroso, All'indietro, Rinculando. ''Fas. Ger.'' 3. 16. E ghiero a poco a poco, Commattenno e saglienno arretecone, A na collina. ''E'' 7. 38. E nche no poco arreto lo vede ire, Nce lo votta a lo ntutto arretecune. '''Arretenare'''. Lo stesso che Accodare, detto degli animali da soma. '''Arreterare, Arretirare'''. Ritirare. ''Ros. Pipp.'' 3. ult. (?) Pippo, tu t’arretire Pecché vide ch’io venco: Statte, statte. '''Arreto'''. Dietro, Indietro. ''Fas. Ger.'' 7. 38. E nche no poco arreto lo vede ire. ''E'' 19. 72. Faje muto bene Venire arreto a chi arreto te tene. ''Cap. Il.'' 2. 79. Comm’a lo funaro Pe parte de ghi nnante jammo arreto. ''Cerl. Clar.'' 3. 10. Posso avanzarmi, o cesso arreto a uso de carrozza? ''Ciucc.'' 8. 17. Ordenava Chen’avesse potuto tornaarreto Lorre. ''Ciucc.'' 9. 22. E quasi sempe co no passo arreto. ''Ciucc.'' 10. 11. Jammo a la bona, e no nc’é nnanze o arreto. ''Ciucc.'' 13. 36. E arreto a chiste n’ata frattaria. ''Perr. Agn. zeff.'' 1. 39. E se vedeva arreto po li rine Ch’Arcure e Felicure hanno lassate. Dare arreto vale Retrocedere, Ritrarsi, e dicesi in particolare di veicoli e vetture. ''Fas. Ger.'' 1. 50. Mmestono e danno arreto. ''Bas. Pent.'' 1. 5. ''p.'' 67. Non me pozzo dare arreto de prommessa. (Fig.) ''Bas. Pent.'' 10. ''p.'' 119. Non pe chesto se dette arreto. (Fig.) ''Bas. Pent.'' 3. 5. ''p.'' 308. Non potenno darese arreto de la promessa. (Fig). Val pure Rendere, Restituire, Mandare indietro. ''Viol. vern.'' 21. Lo masto de cappella Nce l’avea dato arreto. Dalle arreto si usa come Dalle arrieto. V. Arrieto. ''Ire a l'arreto'' vale Andare indietro, Cessare, ed anche Scapitare. ''Tard. Vaj.'' p. 44. Cercava de fara ire all’arreto chist’ammore. ''Bas. Pent.'' 3. 6. ''p.'' 318. E pe parte de ire nnante vaje sempre a l’arreto. Mettere arreto vale Porre in posto inferiore, Posporre. ''Bas. Pent.'' 1. egr. ''p.'' 158. Lo lauro è puosto arreto dala foglia. Tornare arreto vale Venir restituito. ''Lo Sagliem.'' 2. 12. La robba torna arreto, Presone lo ncappato, Corriva rieste tu. Parlando di tempo si usa come Fa in italiano, e prendendo aspetto di un aggettivo, rimane per lo più invariato. ''Velard. st.'' 1. Cient’anne arreto ch’era viva vava. ''Cap. Son.'' 43. Patreto Y anno arreto era vastaso. ''Cap. Son.'' 186. Me<noinclude><references/></noinclude> das2luxulfwhskwt49ovhpaoiv47hgq 3895439 3895438 2026-09-06T18:50:28Z Suðurítali 82255 3895439 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Suðurítali" />ARR – 168 – ARR</noinclude>S’apara, s’arreseria e sta aspettanno L’ordene vuostre. '''Arresidiatavole'''. Divoratore. ''Bas. Pent.'' 2. 10. ''p.'' 244. No sfrattapanelle, no arresidiatavole. '''Arresidio'''. L’atto e l’effetto dell’''arresediare''. ''Bas. Pent.'' 4. 6. ''p.'' 61. Chi ave fatto sto bello arresidio? ''Ciucc.'' 9. 7. S’ha da fare no castiello E ciert’aute arresidie pe la terra De lo rre de li ciucce. ''Val. Fuorf.'' 2. 5. 24. Nzomma hanno dato a tutto l’arresidio, L’hanno arreddutto pevo de presidio. ''Arch.'' 2. 2. (?) Nce vorria no cannone de corzea Pe nne fa n’arresidio Comme dich’io. '''Arresorvere.''' Risolvere. ''Sarn. Pos.'' 1. ''p.'' 175. Non sapeva a che s’arresorvere nè addove dare de pietto. ''E'' 3. ''p.'' 230. Accossì simmo arresolute e no nce vo autro. ''Pag. Batr.'' 2. 26. A sta neutrale Tutte li summe deje arresorvero. (''L’ed. orig. ha'' Tutti li summi dei arresolvero). ''E'' 2. 27. Arresolute de se dare morte. ''E M. d’O.'' 12. 9. Era ommo forte, De cricco, crapecciuso e arresoluto. ''Fas. Ger.'' 19. 15. E chisto arresoluto Trase. ''Stigl. En.'' 1. 147. Arresoluto De trovare autro regno. ''Perr. Agn. zeff.'' 5. 79. Saccio ch’ognuno de vuje è arresoluto. '''Arresponnere'''. Rispondere. ''Tard. Vaj.'' p. 16. Ecco ca co chesta accasione io v’arresponno e dico ec. '''Arressuso'''. Rissoso, Accattabrighe. '''Arrestare'''. Restare, Ristare, Fermarsi. ''Perr. Agn. zeff.'' 3. 20. Tanto che Tartarone se chiegaje E da la botta storduto arrestaje. ''Fas. Ger.'' 19. 65. Ca de parlare l’uno e l’autro arresta. ''Pag. M. d’O.'' 3. 2. De gualejare sempe maje n’arresta. '''Arrestare'''. Catturare, Menar prigione. '''Arrestare'''. Porre in resta. ''Fas. Ger.'' 3. 16. Moppe la squatra ed arrestaje l’antenna. '''Arresto'''. V. Arriesto. '''Arretecare'''. Indietreggiare, Retrocedere. ''Fas. Ger.'' 20. 69. Accommenzajeno a ghire arretecanno. ''E'' 83. Sempe lo Guasconese arretecava. '''Arretecone, Arretecune'''. A ritroso, All'indietro, Rinculando. ''Fas. Ger.'' 3. 16. E ghiero a poco a poco, Commattenno e saglienno arretecone, A na collina. ''E'' 7. 38. E nche no poco arreto lo vede ire, Nce lo votta a lo ntutto arretecune. '''Arretenare'''. Lo stesso che Accodare, detto degli animali da soma. '''Arreterare, Arretirare'''. Ritirare. ''Ros. Pipp.'' 3. ult. (?) Pippo, tu t’arretire Pecché vide ch’io venco: Statte, statte. '''Arreto'''. Dietro, Indietro. ''Fas. Ger.'' 7. 38. E nche no poco arreto lo vede ire. ''E'' 19. 72. Faje muto bene Venire arreto a chi arreto te tene. ''Cap. Il.'' 2. 79. Comm’a lo funaro Pe parte de ghi nnante jammo arreto. ''Cerl. Clar.'' 3. 10. Posso avanzarmi, o cesso arreto a uso de carrozza? ''Ciucc.'' 8. 17. Ordenava Chen’avesse potuto tornaarreto Lorre. ''Ciucc.'' 9. 22. E quasi sempe co no passo arreto. ''Ciucc.'' 10. 11. Jammo a la bona, e no nc’é nnanze o arreto. ''Ciucc.'' 13. 36. E arreto a chiste n’ata frattaria. ''Perr. Agn. zeff.'' 1. 39. E se vedeva arreto po li rine Ch’Arcure e Felicure hanno lassate. Dare arreto vale Retrocedere, Ritrarsi, e dicesi in particolare di veicoli e vetture. ''Fas. Ger.'' 1. 50. Mmestono e danno arreto. ''Bas. Pent.'' 1. 5. ''p.'' 67. Non me pozzo dare arreto de prommessa. (Fig.) ''Bas. Pent.'' 10. ''p.'' 119. Non pe chesto se dette arreto. (Fig.) ''Bas. Pent.'' 3. 5. ''p.'' 308. Non potenno darese arreto de la promessa. (Fig). Val pure Rendere, Restituire, Mandare indietro. ''Viol. vern.'' 21. Lo masto de cappella Nce l’avea dato arreto. Dalle arreto si usa come Dalle arrieto. V. Arrieto. ''Ire a l'arreto'' vale Andare indietro, Cessare, ed anche Scapitare. ''Tard. Vaj.'' p. 44. Cercava de fara ire all’arreto chist’ammore. ''Bas. Pent.'' 3. 6. ''p.'' 318. E pe parte de ire nnante vaje sempre a l’arreto. Mettere arreto vale Porre in posto inferiore, Posporre. ''Bas. Pent.'' 1. egr. ''p.'' 158. Lo lauro è puosto arreto dala foglia. Tornare arreto vale Venir restituito. ''Lo Sagliem.'' 2. 12. La robba torna arreto, Presone lo ncappato, Corriva rieste tu. Parlando di tempo si usa come Fa in italiano, e prendendo aspetto di un aggettivo, rimane per lo più invariato. ''Velard. st.'' 1. Cient’anne arreto ch’era viva vava. ''Cap. Son.'' 43. Patreto l’anno arreto era vastaso. ''Cap. Son.'' 186. Me<noinclude><references/></noinclude> lnbxraxnz8oolxc1vs9ru9kc8l2k0sr Pagina:Due canzoni in chiave di sol.pdf/14 108 1029930 3895464 3895379 2026-09-06T20:35:52Z Pic57 12729 3895464 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||4}}</noinclude><score sound=1> << %Apre Aggancio Canto a Pianoforte \new Staff << %Apre aggancio lyrics al Canto \relative c'{ \clef treble \key d \major \time 6/8 \set Staff.midiInstrument = #"voice oohs" %rigo canto 4.12 \stemDown b'4. cis4 cis8| d4.^\( ^\< fis8\)~[ fis16] \! r16^\fermata fis8| fis4 \stemUp gis,8 \stemDown b4 d8| fis4. e8[ b cis]| \break %rigo canto 4.13 d4 r8 r4 r8| e4~ ^\markup{\dynamic p \italic "Animato"} e16[ fis] e4~ e16 fis| e4.~ e4 \stemUp fis,8_\(| \stemDown e'4\) \stemUp fis,8_\( ^\markup{\italic "strisciato"}\stemDown e'4\) \stemUp fis,8| \break %rigo canto 4.14 \stemDown e'4.^\( d4\) r8| cis4.^\markup{\italic "A Tempo"} c4 c8| b4. bes8 r bes| a4 ais8 b4 cis8| \break %rigo canto 4.15 d4 r8 r4 d8| e4~e16[ fis] e4~e16[ fis]| e4.~e4 \stemUp fis,8_\(| \stemDown e'4\) a,8 c4 fis8| \break %rigo canto 5.16 }%Chiude relative Canto \addlyrics { vi -- vo ri -- den -- do e con pia -- ce -- re im -- men -- _ _ so! pian -- ga chi vuol _ e si mar -- tel -- li_il cuo -- re col -- le pas --sio -- ni e con il mal d'a- mor al mal d'a -- mor ohi -- bò più non vi }%Chiude new staff canto >> %Chiude aggancio a lyrics %Inizia basePiano \new PianoStaff << \new Staff = "Up" { \set PianoStaff.connectArpeggios = ##t \clef treble \key d \major \time 6/8 %\tempo = mosso_non_troppo \tempo 4.= 100 \relative c' { \override Staff.Rest.style = #'classical %rigo Up 4.12 r8 r <b' g e> r r <cis g e>| r8 r <d fis, d>8~[ <d fis, d> <d fis, d>16] r16 ^\fermata r8| <fis d b>2._\f | <fis, cis g!>4. <e a, g>| \break %rigo Up 4.13 r8 r <<{d d4 d8}\\{\change Staff="Down" \stemUp \override Stem.length = #14.0 <a fis><a fis>4 <a fis>8}>>| \change Staff ="Up" e'4_\p ^\markup{\italic "Animato"}~ e16 fis e4~e16 fis| e4.~e4 r8|e4._.__ _\markup{\italic "col canto"}e4._.__ \break %rigo up 4.14 e4._( d4) r8| cis4.^^ c^^| b4. bes| a4 ais8 b4 cis8 \break %rigo up 4.15 d4 r8 r4 d8| e4~e16 fis e4~e16 fis| e4.e4~ r8| e4 a,8 c4 fis8| \break %rigo 5.16 } %Chiude relative Up }%Chiude New Staff Up \new Staff="Down" { \clef bass \key d \major \time 6/8 \relative c{ \override Staff.Rest.style = #'classical %rigo Down 4.12 cis'4. a ^\markup{\italic "cres."}| b4.^(^\<gis8)~ [gis16] \! r16^\fermata r8| <g e>2.| \stemUp <e a,>4. a,| \break %rigo Down 4.13 <d d,>4 a8\rest a4\rest a8\rest| \stemDown <a' fis d c>4 <a fis d c>8 <a fis d c>4 <a fis d c>8| <a fis d c>4 <a fis d c>8 <a fis d c>4 <a fis d c>8| <a fis d c>4 <a fis d c>8 <a fis d c>4 <a fis d c>8| \break %rigo Down 4.14 <g d b>4 <g d b>8 <g d b>4 <g d b>8| <g e a,>4 <g e a,>8 \stemUp <fis d a>4 <fis d a>8| \stemDown <g d g,>4<g d g,>8<g e g,>4<g e g,>8| <g e a,>4 <g e a,>8 <g e a,>4 <g e a,>8| \break %rigo Down 4.15 <fis d>4 <a fis d>8 <a fis d>4 <a fis d>8| <a fis d c>4 <a fis d c>8 <a fis d c>4 <a fis d c>8 | <a fis d c>4 <a fis d c>8 <a fis d c>4 <a fis d c>8 | <a fis d c>4 <a fis d c>8 <a fis d c>4 <a fis d c>8 | \break %rigo Down 5.16 } %Chiude relative low }%Chiude Staff low >>%Fine Base Piano >>%Fine Piano e Canto \midi { } \layout { %ragged-right = ##t %indent = 3\cm %short-indent = 2\cm } </score><noinclude><references/></noinclude> 0iel21i80y234o9zo297zcfsbg4m0zh 3895471 3895464 2026-09-07T03:31:41Z Pic57 12729 /* Trascritta */ 3895471 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||4}}</noinclude><score sound=1> << %Apre Aggancio Canto a Pianoforte \new Staff << %Apre aggancio lyrics al Canto \relative c'{ \clef treble \key d \major \time 6/8 \set Staff.midiInstrument = #"voice oohs" %rigo canto 4.12 \stemDown b'4. cis4 cis8| d4.^\( ^\< fis8\)~[ fis16] \! r16^\fermata fis8| fis4 \stemUp gis,8 \stemDown b4 d8| fis4. e8[ b cis]| \break %rigo canto 4.13 d4 r8 r4 r8| e4~ ^\markup{\dynamic p \italic "Animato"} e16[ fis] e4~ e16 fis| e4.~ e4 \stemUp fis,8_\(| \stemDown e'4\) \stemUp fis,8_\( ^\markup{\italic "strisciato"}\stemDown e'4\) \stemUp fis,8| \break %rigo canto 4.14 \stemDown e'4.^\( d4\) r8| cis4.^\markup{\italic "A Tempo"} c4 c8| b4. bes8 r bes| a4 ais8 b4 cis8| \break %rigo canto 4.15 d4 r8 r4 d8| e4~e16[ fis] e4~e16[ fis]| e4.~e4 \stemUp fis,8_\(| \stemDown e'4\) a,8 c4 fis8| \break %rigo canto 5.16 }%Chiude relative Canto \addlyrics { vi -- vo ri -- den -- do e con pia -- ce -- re im -- men -- _ _ so! pian -- ga chi vuol _ e si mar -- tel -- li_il cuo -- re col -- le pas --sio -- ni e con il mal d'a- mor al mal d'a -- mor ohi -- bò più non vi }%Chiude new staff canto >> %Chiude aggancio a lyrics %Inizia basePiano \new PianoStaff << \new Staff = "Up" { \set PianoStaff.connectArpeggios = ##t \clef treble \key d \major \time 6/8 %\tempo = mosso_non_troppo \tempo 4.= 100 \relative c' { \override Staff.Rest.style = #'classical %rigo Up 4.12 r8 r <b' g e> r r <cis g e>| r8 r <d fis, d>8~[ <d fis, d> <d fis, d>16] r16 ^\fermata r8| <fis d b>2._\f | <fis, cis g!>4. <e a, g>| \break %rigo Up 4.13 r8 r <<{d d4 d8}\\{\change Staff="Down" \stemUp \override Stem.length = #14.0 <a fis><a fis>4 <a fis>8}>>| \change Staff ="Up" e'4_\p ^\markup{\italic "Animato"}~ e16 fis e4~e16 fis| e4.~e4 r8|e4._.__ _\markup{\italic "col canto"}e4._.__ \break %rigo up 4.14 e4._( d4) r8| cis4.^^ c^^| b4. bes| a4 ais8 b4 cis8 \break %rigo up 4.15 d4 r8 r4 d8| e4~e16 fis e4~e16 fis| e4.e4~ r8| e4 a,8 c4 fis8| \break %rigo 5.16 } %Chiude relative Up }%Chiude New Staff Up \new Staff="Down" { \clef bass \key d \major \time 6/8 \relative c{ \override Staff.Rest.style = #'classical %rigo Down 4.12 cis'4. a ^\markup{\italic "cres."}| b4.^(^\<gis8)~ [gis16] \! r16^\fermata r8| <g e>2.| \stemUp <e a,>4. a,| \break %rigo Down 4.13 <d d,>4 a8\rest a4\rest a8\rest| \stemDown <a' fis d c>4 <a fis d c>8 <a fis d c>4 <a fis d c>8| <a fis d c>4 <a fis d c>8 <a fis d c>4 <a fis d c>8| <a fis d c>4 <a fis d c>8 <a fis d c>4 <a fis d c>8| \break %rigo Down 4.14 <g d b>4 <g d b>8 <g d b>4 <g d b>8| <g e a,>4 <g e a,>8 \stemUp <fis d a>4 <fis d a>8| \stemDown <g d g,>4<g d g,>8<g e g,>4<g e g,>8| <g e a,>4 <g e a,>8 <g e a,>4 <g e a,>8| \break %rigo Down 4.15 <fis d>4 <a fis d>8 <a fis d>4 <a fis d>8| <a fis d c>4 <a fis d c>8 <a fis d c>4 <a fis d c>8 | <a fis d c>4 <a fis d c>8 <a fis d c>4 <a fis d c>8 | <a fis d c>4 <a fis d c>8 <a fis d c>4 <a fis d c>8 | \break %rigo Down 5.16 } %Chiude relative low }%Chiude Staff low >>%Fine Base Piano >>%Fine Piano e Canto \midi { } \layout { %ragged-right = ##t %indent = 3\cm %short-indent = 2\cm } </score><noinclude><references/></noinclude> p4yj6grimtkrxs16pdsc3h585qg4vqp Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/128 108 1029932 3895424 2026-09-06T15:49:06Z Cruccone 53 /* new eis level3 */ 3895424 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|118|PALAZZO VECCHIO|}}</noinclude>processo non si lessero che pochi brani. Si venne pure alla fine nel modo più spiccio che fu possibile; ai 22 di maggio i Commissarii apostolici si radunarono per deliberare intorno alla vita dei tre frati. «La cosa, dice il Villari{{Nota separata|Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/131|10}}, fu presto risoluta. Quanto al Savonarola ed a Fra Silvestro, non si fece neppure discussione: fu decisa la morte. Volendo però in qualche maniera temperare la trista impressione che doveva fare sugli animi una tale sentenza, il Remolino aveva pensato che si potesse risparmiare la vita di Fra Domenico. Ma fu da uno dei cittadini presenti ossservato: Che in questo Frate rimarrebbe viva tutta la dottrina del Savonarola;» ed allora il Remolino subito riprese: «Un frataccio di più o di meno poco monta: mandatelo pure a morte». «In quei giorni, seguita il Villari, s’era anche radunata una Pratica assai ristretta per discutere la sentenza. Non vi fu che un solo, per nome Agnolo Niccolini, il quale si levasse a parlare in favore del Savonarola, dicendo come a lui sembrava gravissima colpa il porre a morte un uomo di qualità si eccellenti, che appena se ne vedeva uno in ogni secolo. Quest’uomo egli disse, «potrebbe non solamente rimettere la fede nel mondo, quando la fosse mancata; ma ancora le scienze, di cui è si altamente dotato. Io perciò vi consiglio di tenerlo in prigione, se così volete; ma serbarlo in vita e dargli modo di scrivere, acciò il mondo non perda i frutti del suo ingegno». Alla sera fu comunicata la sentenza a ciascuno dei frati, i quali la accolsero come una lieta notizia, come la promessa di una festa sperata invano da tanto tempo. Il Savonarola chiese soltanto di poter parlare con i due frati a lui compagni nel martirio e però nella gloria. Alle instanze di Jacopo Niccolini i Signori gli concessero un’ora di colloquio insieme, nella sala del Consiglio maggiore. Con quale animo s’incontrassero i tre frati, che da quaranta giorni vivevano imprigionati e torturati separatamente, e che si rivedevano poche ore innanzi di andare al rogo e alla forca, non è dire; erano essi con quella coscienza, con quella fede e con quell’amore di Dio e degli uomini, di che aveano date tante prove; erano prossimi a darne la maggiore, la più desiderata di tutte e insieme la più gloriosa. Il Savonarola disse a Fra Domenico: «Io so che voi chiedete d’esser bruciato vivo; ma ciò non<noinclude></noinclude> k14rncyzuqu348amrlqcic5zsczft2i Pagina:Vocabolario del dialetto napolitano (Rocco 1882, A - CAN).djvu/191 108 1029933 3895440 2026-09-06T19:21:29Z Suðurítali 82255 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: die no mese arreto No petrarchista a lejere no fascio De cierte poesie. ''Quattr. Av.'' 223. Pe chille spasse de li tiempe arreto Quanno eramo figliule. ''Ciucc.'' 1. 23. Poco juorne arreto. ''E'' 4. 25. Ca se n'era addonato l'anno arreto. ''E'' 9. 30. De chella ch'anne arreto se facette. ''Morm. Fedr.'' 3. 10. 3. Cheste storie Gia soccedute ne li tiempe arrete. Ellitticamente per Fatti indietro. ''Cerl. Clar.'' 1. 2. Ar... 3895440 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Suðurítali" />ARR — 169 — ARR</noinclude>die no mese arreto No petrarchista a lejere no fascio De cierte poesie. ''Quattr. Av.'' 223. Pe chille spasse de li tiempe arreto Quanno eramo figliule. ''Ciucc.'' 1. 23. Poco juorne arreto. ''E'' 4. 25. Ca se n'era addonato l'anno arreto. ''E'' 9. 30. De chella ch'anne arreto se facette. ''Morm. Fedr.'' 3. 10. 3. Cheste storie Gia soccedute ne li tiempe arrete. Ellitticamente per Fatti indietro. ''Cerl. Clar.'' 1. 2. Arreto ca te sbentro. Secondo il Galiani val pure Un'altra volta. '''Arretoculo, Arretonculo'''. Rinculando, A ritroso; e si dice pure pel ''praepostera venere'' dei latini, cioè ''more pecudum''. '''Arretornare'''. Ritornare. '''Arretucere'''. Lo stesso che ''Arredducere''. ''Fas. Ger.'' 2. 75. Nfra ste tenaglie tu te si arretutto. ''E'' 7. 18. Porta a la sciommara Le pecore, e a la mandra l'arretuce. ''E'' 14. 45. Ma quanno Pietro a Cristo crocefisso M'arretocette. ''E'' 18. 96. Ed arretutte Nziemme le bede a scelle spampanate. '''Arrevare, Arrivare'''. Arrivare, Giungere. ''Fas. Ger.'' 19. 121. Addove arriva la canagliaria Sfratta le terre e assacca sciommarune. ''Bas. Pent.'' 1. 7. p. 89. Ed essenno arrevato a no vosco. ''E'' 9. p. 111. Arrevaje Fonzo. ''E'' 4. 8. p. 80. Arrivattero dapò tre anne de caminno a no vosco. ''E'' p. 87. Arrivatte a li piede de na montagna. ''Cort. C. e P.'' 7. p. 195. Nfi ch'arrevaje a chella taverna. ''Sarn. Pos.'' 3. p. 230. Arrevajeno a no puorto de maro. ''Ciucc.'' 8. 13. Arrevattero a ghiuorno. ''E'' 12. 15. Nche arrevate Fujeno abbascio. ''Tior.'' 1. 32. Ed arrevato addove Cecca steva. ''Ol. Nap. acc.'' 3. 77. Ognuno vole Arrevare co l’arba e co lo sole. Fig. Giungere, Pervenire, Riuscire a fare o ottenere alcunché, e simili. ''Cap. Son.'' 33. Si t’arriva a toccà ss’anema sozza. ''E'' 34. Si tu pretienne chello a che arrevare N’ha potuto Bellonia co la mazza. ''Ciucc.'' 4. 20. Chi vo arrevà a sapè chillo che non pote. ''E'' 5. 9. N’arrivo a ntennere Comme sta cosa se po maje sprecare. ''E'' 34. Sto remmore... a l’utemo arrevaje A fa tremmà le prete de le bie. ''E'' 9. 15. Sso remmore... Arrevatte pe nzi dinto a la terra. ''E'' 10. 39. Avite arrevato A fa ride le prete de sse mura. ''E'' 52. Che pe nzi a ngiuriarla l'arrevava. ''E'' 11. 43. Nche arrevare Le bedettero (''le mura'') nzi a lo primmo chiano. ''Quatr. Chianch.'' 1778. (?) E si s'arriva a farne na mangiata Campa mill’anne resoluta e bona. ''Fas. Ger.'' 2. 15. Ca tu arrive ad ogne ncosa. Sopperire, Bastare al bisogno. ''Ol. Nap. acc.'' 3. 80. E non arriva manco: È tardo lo remmedio. ''Cerl. Clar.'' 2. 6. Co la paga non poteva arreva. ''Vott. Sp. cer.'' 101. Non potenno arrevare co le rennete o abbusche che hanno, fanno mepeche, mbroglie e diebbete. Giungere da un punto ad un altro. ''Sta funa è corta e no nce arriva.'' ''Lo Sagliem.'' 3. 17. E saglitence ncoppa ca arrevate. Raggiungere, Arrivare att. ''Bas. Pent.'' 1. 5. p. 72. Mo se nne la vene... ad arrivarence. ''E'' 4. 8. ''p.'' 86. Chelle montagne, le quale sibé parettero vecine, non s'arrevaro maje. ''Perr. Agn. zeff.'' 2. 72. E tanto fece... Che quase la galera ave arrevata. ''E'' 3. 16. Fermate, ferma: ed arrevà la crede. E fig. ''Bas. Pent.'' 2. 5 p. 194. Aggio cercato patte che me pareva mpossibele che se potessero comprire; ma vedennome arrevato e obrecato non saccio comme, te prego ec. '''Arrevare lo zuoppo''' è Raggiungere l’intento, Conseguire lo scopo. ''Cap. Son.'' 73. Te chiante bello p’arrevà lo zuoppo. ''Bas. Pent.'' 4. 6. p. 61. Sta zitto, ca volimmo arrevare sto zuoppo. '''Venire arrevanno''' vale il semplice ''Arrevare''. ''Bas. Pent.'' 2. 6. ''p.'' 206. Venne arrivanno na vecchia. ''E'' 4. 6. p. 60. Se vene arrivanno l’orca. ''E'' 7. ''p.'' 72. Venne arrivanno Troccola. ''E'' 8. ''p.'' 83. Venettero arrevanno li sette frate. ''E'' p. 92. Venne arrivanno lo sorece. '''Si arrevato''' vale Non basta per riuscire nell'intento, Ci vuole altro. ''Ciucc.'' 3. 2. Va te fida a sti vieccchie nzallanute, Ca si arrevato. '''Va nce arriva''' e simili vale Chi avrebbe saputo pensare ad un tale spediente! ''Ciucc.'' 12. 33. Ora va arriva A sapè chesto. ''E'' 61. O bravo! va nce arriva: Viva sempe Mercurio, viva, viva.<noinclude><references/></noinclude> fnvm4uwut3v0hqjeh8010mq0jmtd9o4 3895441 3895440 2026-09-06T19:22:51Z Suðurítali 82255 3895441 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Suðurítali" />ARR — 169 — ARR</noinclude>die no mese arreto No petrarchista a lejere no fascio De cierte poesie. ''Quattr. Av.'' 223. Pe chille spasse de li tiempe arreto Quanno eramo figliule. ''Ciucc.'' 1. 23. Poco juorne arreto. ''E'' 4. 25. Ca se n'era addonato l'anno arreto. ''E'' 9. 30. De chella ch'anne arreto se facette. ''Morm. Fedr.'' 3. 10. 3. Cheste storie Gia soccedute ne li tiempe arrete. Ellitticamente per Fatti indietro. ''Cerl. Clar.'' 1. 2. Arreto ca te sbentro. Secondo il Galiani val pure Un'altra volta. '''Arretoculo, Arretonculo'''. Rinculando, A ritroso; e si dice pure pel ''praepostera venere'' dei latini, cioè ''more pecudum''. '''Arretornare'''. Ritornare. '''Arretucere'''. Lo stesso che ''Arredducere''. ''Fas. Ger.'' 2. 75. Nfra ste tenaglie tu te si arretutto. ''E'' 7. 18. Porta a la sciommara Le pecore, e a la mandra l'arretuce. ''E'' 14. 45. Ma quanno Pietro a Cristo crocefisso M'arretocette. ''E'' 18. 96. Ed arretutte Nziemme le bede a scelle spampanate. '''Arrevare, Arrivare'''. Arrivare, Giungere. ''Fas. Ger.'' 19. 121. Addove arriva la canagliaria Sfratta le terre e assacca sciommarune. ''Bas. Pent.'' 1. 7. p. 89. Ed essenno arrevato a no vosco. ''E'' 9. p. 111. Arrevaje Fonzo. ''E'' 4. 8. p. 80. Arrivattero dapò tre anne de caminno a no vosco. ''E'' p. 87. Arrivatte a li piede de na montagna. ''Cort. C. e P.'' 7. p. 195. Nfi ch'arrevaje a chella taverna. ''Sarn. Pos.'' 3. p. 230. Arrevajeno a no puorto de maro. ''Ciucc.'' 8. 13. Arrevattero a ghiuorno. ''E'' 12. 15. Nche arrevate Fujeno abbascio. ''Tior.'' 1. 32. Ed arrevato addove Cecca steva. ''Ol. Nap. acc.'' 3. 77. Ognuno vole Arrevare co l’arba e co lo sole. Fig. Giungere, Pervenire, Riuscire a fare o ottenere alcunché, e simili. ''Cap. Son.'' 33. Si t’arriva a toccà ss’anema sozza. ''E'' 34. Si tu pretienne chello a che arrevare N’ha potuto Bellonia co la mazza. ''Ciucc.'' 4. 20. Chi vo arrevà a sapè chillo che non pote. ''E'' 5. 9. N’arrivo a ntennere Comme sta cosa se po maje sprecare. ''E'' 34. Sto remmore... a l’utemo arrevaje A fa tremmà le prete de le bie. ''E'' 9. 15. Sso remmore... Arrevatte pe nzi dinto a la terra. ''E'' 10. 39. Avite arrevato A fa ride le prete de sse mura. ''E'' 52. Che pe nzi a ngiuriarla l'arrevava. ''E'' 11. 43. Nche arrevare Le bedettero (''le mura'') nzi a lo primmo chiano. ''Quatr. Chianch.'' 1778. (?) E si s'arriva a farne na mangiata Campa mill’anne resoluta e bona. ''Fas. Ger.'' 2. 15. Ca tu arrive ad ogne ncosa. Sopperire, Bastare al bisogno. ''Ol. Nap. acc.'' 3. 80. E non arriva manco: È tardo lo remmedio. ''Cerl. Clar.'' 2. 6. Co la paga non poteva arreva. ''Vott. Sp. cer.'' 101. Non potenno arrevare co le rennete o abbusche che hanno, fanno mepeche, mbroglie e diebbete. Giungere da un punto ad un altro. ''Sta funa è corta e no nce arriva.'' ''Lo Sagliem.'' 3. 17. E saglitence ncoppa ca arrevate. Raggiungere, Arrivare att. ''Bas. Pent.'' 1. 5. p. 72. Mo se nne la vene... ad arrivarence. ''E'' 4. 8. ''p.'' 86. Chelle montagne, le quale sibé parettero vecine, non s'arrevaro maje. ''Perr. Agn. zeff.'' 2. 72. E tanto fece... Che quase la galera ave arrevata. ''E'' 3. 16. Fermate, ferma: ed arrevà la crede. E fig. ''Bas. Pent.'' 2. 5 p. 194. Aggio cercato patte che me pareva mpossibele che se potessero comprire; ma vedennome arrevato e obrecato non saccio comme, te prego ec. ''Arrevare lo zuoppo'' è Raggiungere l’intento, Conseguire lo scopo. ''Cap. Son.'' 73. Te chiante bello p’arrevà lo zuoppo. ''Bas. Pent.'' 4. 6. p. 61. Sta zitto, ca volimmo arrevare sto zuoppo. ''Venire arrevanno'' vale il semplice ''Arrevare''. ''Bas. Pent.'' 2. 6. ''p.'' 206. Venne arrivanno na vecchia. ''E'' 4. 6. p. 60. Se vene arrivanno l’orca. ''E'' 7. ''p.'' 72. Venne arrivanno Troccola. ''E'' 8. ''p.'' 83. Venettero arrevanno li sette frate. ''E'' p. 92. Venne arrivanno lo sorece. ''Si arrevato'' vale Non basta per riuscire nell'intento, Ci vuole altro. ''Ciucc.'' 3. 2. Va te fida a sti vieccchie nzallanute, Ca si arrevato. ''Va nce arriva'' e simili vale Chi avrebbe saputo pensare ad un tale spediente! ''Ciucc.'' 12. 33. Ora va arriva A sapè chesto. ''E'' 61. O bravo! va nce arriva: Viva sempe Mercurio, viva, viva.<noinclude><references/></noinclude> sf5j8er8ksn22fgazas5tuclvyxx8jl 3895442 3895441 2026-09-06T19:29:28Z Suðurítali 82255 3895442 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Suðurítali" />ARR — 169 — ARR</noinclude>die no mese arreto No petrarchista a lejere no fascio De cierte poesie. ''Quattr. Av.'' 223. Pe chille spasse de li tiempe arreto Quanno eramo figliule. ''Ciucc.'' 1. 23. Poco juorne arreto. ''E'' 4. 25. Ca se n'era addonato l'anno arreto. ''E'' 9. 30. De chella ch'anne arreto se facette. ''Morm. Fedr.'' 3. 10. 3. Cheste storie Gia soccedute ne li tiempe arrete. Ellitticamente per Fatti indietro. ''Cerl. Clar.'' 1. 2. Arreto ca te sbentro. Secondo il Galiani val pure Un'altra volta. '''Arretoculo, Arretonculo'''. Rinculando, A ritroso; e si dice pure pel ''praepostera venere'' dei latini, cioè ''more pecudum''. '''Arretornare'''. Ritornare. '''Arretucere'''. Lo stesso che ''Arredducere''. ''Fas. Ger.'' 2. 75. Nfra ste tenaglie tu te si arretutto. ''E'' 7. 18. Porta a la sciommara Le pecore, e a la mandra l'arretuce. ''E'' 14. 45. Ma quanno Pietro a Cristo crocefisso M'arretocette. ''E'' 18. 96. Ed arretutte Nziemme le bede a scelle spampanate. '''Arrevare, Arrivare'''. Arrivare, Giungere. ''Fas. Ger.'' 19. 121. Addove arriva la canagliaria Sfratta le terre e assecca sciommarune. ''Bas. Pent.'' 1. 7. p. 89. Ed essenno arrevato a no vosco. ''E'' 9. p. 111. Arrevaje Fonzo. ''E'' 4. 8. p. 80. Arrivattero dapò tre anne de caminno a no vosco. ''E'' p. 87. Arrivatte a li piede de na montagna. ''Cort. C. e P.'' 7. p. 195. Nfi ch'arrevaje a chella taverna. ''Sarn. Pos.'' 3. p. 230. Arrevajeno a no puorto de maro. ''Ciucc.'' 8. 13. Arrevattero a ghiuorno. ''E'' 12. 15. Nche arrevate Fujeno abbascio. ''Tior.'' 1. 32. Ed arrevato addove Cecca steva. ''Ol. Nap. acc.'' 3. 77. Ognuno vole Arrevare co l’arba e co lo sole. Fig. Giungere, Pervenire, Riuscire a fare o ottenere alcunché, e simili. ''Cap. Son.'' 33. Si t’arriva a toccà ss’anema sozza. ''E'' 34. Si tu pretienne chello a che arrevare N’ha potuto Bellonia co la mazza. ''Ciucc.'' 4. 20. Chi vo arrevà a sapè chiù che non pote. ''E'' 5. 9. N’arrivo a ntennere Comme sta cosa se po maje sprecare. ''E'' 34. Sto remmore... a l’utemo arrevaje A fa tremmà le prete de le bie. ''E'' 9. 15. Sso remmore... Arrevatte pe nzi dinto a la terra. ''E'' 10. 39. Avite arrevato A fa ride le prete de sse mura. ''E'' 52. Che pe nzi a ngiuriarla l'arrevava. ''E'' 11. 43. Nche arrevare Le bedettero (''le mura'') nzi a lo primmo chiano. ''Quatr. Chianch.'' 1778. (?) E si s'arriva a farne na mangiata Campa mill’anne resoluta e bona. ''Fas. Ger.'' 2. 15. Ca tu arrive ad ogne ncosa. Sopperire, Bastare al bisogno. ''Ol. Nap. acc.'' 3. 80. E non arriva manco: È tardo lo remmedio. ''Cerl. Clar.'' 2. 6. Co la paga non poteva arreva. ''Vott. Sp. cer.'' 101. Non potenno arrevare co le rennete o abbusche che hanno, fanno mepeche, mbroglie e diebbete. Giungere da un punto ad un altro. ''Sta funa è corta e no nce arriva.'' ''Lo Sagliem.'' 3. 17. E saglitence ncoppa ca arrevate. Raggiungere, Arrivare att. ''Bas. Pent.'' 1. 5. p. 72. Mo se nne la vene... ad arrivarence. ''E'' 4. 8. ''p.'' 86. Chelle montagne, le quale sibé parettero vecine, non s'arrevaro maje. ''Perr. Agn. zeff.'' 2. 72. E tanto fece... Che quase la galera ave arrevata. ''E'' 3. 16. Fermate, ferma: ed arrevà la crede. E fig. ''Bas. Pent.'' 2. 5 p. 194. Aggio cercato patte che me pareva mpossibele che se potessero comprire; ma vedennome arrevato e obrecato non saccio comme, te prego ec. ''Arrevare lo zuoppo'' è Raggiungere l’intento, Conseguire lo scopo. ''Cap. Son.'' 73. Te chiante bello p’arrevà lo zuoppo. ''Bas. Pent.'' 4. 6. p. 61. Sta zitto, ca volimmo arrevare sto zuoppo. ''Venire arrevanno'' vale il semplice ''Arrevare''. ''Bas. Pent.'' 2. 6. ''p.'' 206. Venne arrivanno na vecchia. ''E'' 4. 6. p. 60. Se vene arrivanno l’orca. ''E'' 7. ''p.'' 72. Venne arrivanno Troccola. ''E'' 8. ''p.'' 83. Venettero arrevanno li sette frate. ''E'' p. 92. Venne arrivanno lo sorece. ''Si arrevato'' vale Non basta per riuscire nell'intento, Ci vuole altro. ''Ciucc.'' 3. 2. Va te fida a sti vieccchie nzallanute, Ca si arrevato. ''Va nce arriva'' e simili vale Chi avrebbe saputo pensare ad un tale spediente! ''Ciucc.'' 12. 33. Ora va arriva A sapè chesto. ''E'' 61. O bravo! va nce arriva: Viva sempe Mercurio, viva, viva.<noinclude><references/></noinclude> l049zn5wpdplfc58t9oamupexr7kj63 Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/129 108 1029934 3895463 2026-09-06T20:33:08Z Cruccone 53 /* new eis level3 */ 3895463 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||CAPITOLO XI|119}}</noinclude>è bene, a noi non è lecito di scegliere la morte che vogliamo. Sappiamo forse con quale fermezza sopporteremo quella a cui siamo condannati? Ciò non dipende da noi, ma dalla grazia che il Signore ci vorrà concedere». E a Fra Silvestro: «Di voi so che volete, innanzi al popolo, difendere la vostra innocenza. Io v’impongo di abbandonare un tal pensiero, e seguire piuttosto l’esempio del nostro Signore Gesù Cristo, che neppure sulla croce volle parlare della innocenza sua». I due Frati s’inginocchiarono in atto di sommissione e di obbedienza dinanzi al loro superiore, il quale li benedisse, dopo di che ciascuno tornò alla propria stanza. La mattina dopo si ritrovarono insieme per comunicarsi: il Savonarola si comunicò con le proprie sue mani, poi comunicò i due suoi compagni, dopo di che scesero in piazza. Ecco la descrizione che dell’abbruciamento loro ci lasciò il {{Wl|Q1422497|Landucci}} nel suo diario. «E a dì 23 di maggio 1498, mercoledì mattina si fece questo sacrifizio di questi tre Frati. Gli trassono di Palagio e feciongli venire in su quel palchetto della ringhiera; e quivi furono gli Otto e’ Collegi e ’l mandatario del Papa e ’l Generale, e molti calonaci e preti e frati di diverse regole, e ’l Vescovo de’ Pagagliotti, al quale fu commesso digradare detti 3 Frati: e qui in su la ringhiera fu fatto dette cerimonie. Furono vestiti di tutti i paramenti, e poi cavati a uno a uno, colle parole accomodate al digradare, affermando sempre frate Girolamo eretico e scismatico, per questo essere condannato al fuoco; radendo loro el capo e mani, come si usa al detto digradare. E fatto questo, lasciarono e detti frati nelle mani degli Otti, i quali feciono immediate el partito che fussino impiccati e arsi; e di fatto furono menati in sul palchetto allo stile della [[File:Storia del Palazzo Vecchio 1889 (page 129 crop).jpg|20px]]. Dove el primo fu frate Silvestro, e fu impiccato al detto stile a uno de’ corni della croce; e non avendo molto la tratta, stentò buon pezzo, dicendo ''Giusù'' molte volte in mentre ch’era impiccato, perchè el capestro non stringeva forte nè scorse bene. El secondo fu frate Domenico da Pescia, sempre dicendo ''Giesù''; e ’l terzo fu il Frate detto eretico, il quale non parlava forte ma piano, e così fu impiccato. Senza parlare mai ninno di loro, che fu tenuto grande miracolo, massime che ognuno stimava di vedere segni, e ch’egli avessi confessato la verità in quel caso al popolo;<noinclude></noinclude> 5647b4tsnuda0kcxxhufl9nnnmnkkza Pagina:Due canzoni in chiave di sol.pdf/15 108 1029935 3895468 2026-09-06T20:40:57Z Pic57 12729 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: <score sound=1> << %Apre Aggancio Canto a Pianoforte \new Staff << %Apre aggancio lyrics al Canto \relative c'{ \clef treble \key d \major \time 6/8 \set Staff.midiInstrument = #"voice oohs" %rigo canto 5.16 e'4. }%Chiude relative Canto \addlyrics { }%Chiude new staff canto >> %Chiude aggancio a lyrics %Inizia basePiano \new PianoStaff << \new Staff = "Up" { \set PianoStaff.connectArpeggios = #... 3895468 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||5}}</noinclude><score sound=1> << %Apre Aggancio Canto a Pianoforte \new Staff << %Apre aggancio lyrics al Canto \relative c'{ \clef treble \key d \major \time 6/8 \set Staff.midiInstrument = #"voice oohs" %rigo canto 5.16 e'4. }%Chiude relative Canto \addlyrics { }%Chiude new staff canto >> %Chiude aggancio a lyrics %Inizia basePiano \new PianoStaff << \new Staff = "Up" { \set PianoStaff.connectArpeggios = ##t \clef treble \key d \major \time 6/8 %\tempo = mosso_non_troppo \tempo 4.= 100 \relative c' { \override Staff.Rest.style = #'classical %rigo Up 5.16 } %Chiude relative Up }%Chiude New Staff Up \new Staff="Down" { \clef bass \key d \major \time 6/8 \relative c{ \override Staff.Rest.style = #'classical %rigo Down 5.16 } %Chiude relative low }%Chiude Staff low >>%Fine Base Piano >>%Fine Piano e Canto \midi { } \layout { %ragged-right = ##t %indent = 3\cm %short-indent = 2\cm } </score><noinclude><references/></noinclude> 07qfe3vto5ma0o70j3tb1zb8p047y6w 3895469 3895468 2026-09-06T21:49:07Z Pic57 12729 3895469 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||5}}</noinclude><score sound=1> << %Apre Aggancio Canto a Pianoforte \new Staff << %Apre aggancio lyrics al Canto \relative c'{ \clef treble \key d \major \time 6/8 \set Staff.midiInstrument = #"voice oohs" %rigo canto 5.16 e'4.^\(d8\) r8 r| d4.^~d8^\< cis d| fis4.^\(a8\)r8^\fermata^\markup{"pausa"} a,8| ais4 b8 bis4 cis8| \break %rigo canto 5.17 fis4.^( f4) ^\markup{\dynamic f \italic "ten."} e8^>| d4^>r8 r4 r8| r4 r8 r4 ^\markup{\italic "smorfioso a piacere"} ees8| ees4. ees| d4 r8 r4 r8| \break %rigo canto 5.18 }%Chiude relative Canto \addlyrics { pen -- so vi -- vo ri -- den -- do e con pia -- ce -- re_im- men -- _ so al mal d'a -- mor }%Chiude new staff canto >> %Chiude aggancio a lyrics %Inizia basePiano \new PianoStaff << \new Staff = "Up" { \set PianoStaff.connectArpeggios = ##t \clef treble \key d \major \time 6/8 %\tempo = mosso_non_troppo \tempo 4.= 100 \relative c' { \override Staff.Rest.style = #'classical %rigo up 5.16 e4._(d8) r r| d4.~ d8 cis d| <fis d>4 r8 <a fis dis a>8^> r8^\fermata _\markup{"pausa"}a,8| ais4 b8 bis4_\< cis8\!| \break %rigo up 5.17 } %Chiude relative Up }%Chiude New Staff Up \new Staff="Down" { \clef bass \key d \major \time 6/8 \relative c{ \override Staff.Rest.style = #'classical %rigo Down 5.16 <g' d b>4<g d b>8<g d b>4<g d b>8| <gis f d>4 <gis f d>8 <gis f d>4 <gis f d>8| <a fis d a>4 r8 ^\ff <f dis a>8 r8^\fermata r8 ^\pp| <g e a,>4 <g e a,>8<g e a,>4 <g e a,>8| \break %rigo Down 5.17 } %Chiude relative low }%Chiude Staff low >>%Fine Base Piano >>%Fine Piano e Canto \midi { } \layout { %ragged-right = ##t %indent = 3\cm %short-indent = 2\cm } </score><noinclude><references/></noinclude> dlvjoi80k08857t6p8ih3kyippn845c 3895475 3895469 2026-09-07T05:13:41Z Pic57 12729 /* Trascritta */ 3895475 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||5}}</noinclude><score sound=1> << %Apre Aggancio Canto a Pianoforte \new Staff << %Apre aggancio lyrics al Canto \relative c'{ \clef treble \key d \major \time 6/8 \set Staff.midiInstrument = #"voice oohs" %rigo canto 5.16 e'4.^\(d8\) r8 r| d4.^~d8^\< cis d| fis4.^\(a8\)r8^\fermata^\markup{"pausa"} a,8| ais4 b8 bis4 cis8| \break %rigo canto 5.17 fis4.^( f4) ^\markup{\dynamic f \italic "ten."} e8^>| d4^>r8 r4 r8| r4 r8 r4 ^\markup{\italic "smorfioso a piacere"} ees8| ees4. ees| d4 r8 r4 r8| \break %rigo canto 5.18 r4 r8 r4 ees8| ees4. ees8 ees ees| ees8 d8 r8 r4 r8| R1*6/8| \break %rigo canto 5.19 r4 r8^\fermata e8 e e | d2.^\(^\markup{"a Tempo."}| \stemUp a8\) r r \autoBeamOff a ^\markup{"deciso."} \stemDown d fis| e4. a^^ ^\(| d,4\) r8 r4 r8 \bar "|." }%Chiude relative Canto \addlyrics { pen -- so vi -- vo ri -- den -- do e con pia -- ce -- re_im- men -- _ so al mal d'a -- mor ohi -- bò più non vi pen -- so io ri -- do sem -- pre io ri -- do sem -- _ pre. }%Chiude new staff canto >> %Chiude aggancio a lyrics %Inizia basePiano \new PianoStaff << \new Staff = "Up" { \set PianoStaff.connectArpeggios = ##t \clef treble \key d \major \time 6/8 %\tempo = mosso_non_troppo \tempo 4.= 100 \relative c' { \override Staff.Rest.style = #'classical %rigo up 5.16 e4._(d8) r r| d4.~ d8 cis d| <fis d>4 r8 <a fis dis a>8^> r8^\fermata _\markup{"pausa"}a,8| ais4 b8 bis4_\< cis8\!| \break %rigo up 5.17 <<{fis4.~^\markup{\italic "ten."}fis4 fis8^^} \\ {\change Staff="Down" ^\f \stemUp <cis a g>4.~<cis a g>4~ <cis a g>8^\ff} >> r8 ^\markup{\italic "a Tempo."}_\p \change Staff="Down" \stemUp <a fis>8 \change Staff="Up" d8 r8 \change Staff="Down" <bes g>8 \change Staff="Up" ees8| r8 \change Staff="Down"<a, fis>8 \change Staff="Up" d8 r8 \change Staff="Down" <bes g>8 \change Staff="Up" ees8| R1*6/8 _\markup{\italic "col canto."}| r8^\markup{\italic "a Tempo."}_\p \change Staff = Down <a, fis>8 \change Staff = Up d8 r8 \change Staff = Down <bes g>8 \change Staff = Up ees8 | \break %rigo Up 5.18 r8^\markup{\italic "a Tempo."}_\p \change Staff = Down <a, fis>8 \change Staff = Up d8 r8 \change Staff = Down <bes g>8 \change Staff = Up ees8 | R1*6/8| r8 \change Staff="Down"<a, fis>8 \change Staff="Up" d8 r8 \change Staff="Down" <bes g>8 \change Staff="Up" ees8| r8 \change Staff="Down"<a, fis>8 \change Staff="Up" d8 r8 \change Staff="Down" <bes g>8 \change Staff="Up" ees8| \break %rigo Up 5.19 <<{e2.\fermata| d2.^~| d4 r8 r4 ^\markup{\italic "deciso."}r8| <e d>4.^^ <e cis>^^| d8 r r \stemDown<d'' a fis d>4^^ r8 } \\ { \change Staff = "Down" \override Stem.length = #14.0 \stemUp <b,, g>2. _\fermata| <a fis>2.^~_~| <a fis>4 r8 r4 r8^\fff| <a g>4. <a g>| <a fis>8 r r \stemDown <d a>4^^ r8 } >> } %Chiude relative Up }%Chiude New Staff Up \new Staff="Down" { \clef bass \key d \major \time 6/8 \relative c{ \override Staff.Rest.style = #'classical %rigo Down 5.16 <g' d b>4<g d b>8<g d b>4<g d b>8| <gis f d>4 <gis f d>8 <gis f d>4 <gis f d>8| <a fis d a>4 r8 ^\ff <f dis a>8 r8^\fermata r8 ^\pp| <g e a,>4 <g e a,>8<g e a,>4 <g e a,>8| \break %rigo Down 5.17 a,4.~a4 a8_^| <<{s1*6/8|s1*6/8} \\ {<d d,>8 r r <cis! cis,!> r r| <d d,>8 r r <cis! cis,!> r r| } >> s1*6/8| <d d,>8 r r <cis! cis,!> r r| \break %rigo Down 5.18 << \new Voice = "prima" \relative { \voiceOne % Le note qui avranno i gambi in SU s1*6/8| } \new Voice = "seconda" \relative { \voiceTwo % Le note qui avranno i gambi in GIÙ <d d,>8 r r <cis! cis,!> r r| } >> R1*6/8| <<{s1*6/8|s1*6/8} \\ {<d d,>8 r r <cis cis,> r r| <d d,>8 r r <cis cis,> r r| } >> \break %rigo Down 5.19 <g g,>2.| <a a,>2.^~_~| <a a,>4 s8 s4 s8| <a a,>4._^ <a a,>_^| <d d,>8 s8 s8 <fis d>4 } %Chiude relative low }%Chiude Staff low >>%Fine Base Piano >>%Fine Piano e Canto \midi { } \layout { %ragged-right = ##t %indent = 3\cm %short-indent = 2\cm } </score><noinclude><references/></noinclude> q1geyk6rl0hg4zvf4bi1sicyroq5zaz Pagina:Due canzoni in chiave di sol.pdf/16 108 1029936 3895470 2026-09-06T21:54:44Z Pic57 12729 /* Senza testo */ 3895470 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Pic57" /></noinclude><noinclude><references/></noinclude> m94w1ycimfyr5pmtbfqm3xccvr1ufys Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre! 0 1029937 3895476 2026-09-07T05:24:47Z Pic57 12729 Porto il SAL a SAL 75% 3895476 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=7 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Io rido sempre!|prec=../Non piango più|succ= |autore= Giano Brida |argomento=Partiture}} <div class="noprint"> [[File:Io rido sempre.midi|thumb|center|200px|Ascolta il brano per intero.]] </div> <pages index="Due canzoni in chiave di sol.pdf" from="11" to="15" /> n820gxxnzf5wq9fwldf7xdk59dfgezk Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/948 108 1029938 3895477 2026-09-07T05:31:15Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3895477 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|940}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}debbe attuarsi la legge suprema di finalità che è sinonima dell’altra del progredire universale. {{larger|665.}} — A gran ragione, impertanto, si asseriva da noi che il progredire e perfezionarsi è un fatto essenziale di nostra natura eziandio su questo pianeta in quanto ogni singolo uomo appartiene alla gran persona morale di cui ciascuna nazione è membro ed ogni individuo è picciolo atomo. Quindi come non può cessare nella umanità la effettuazione della legge del bene, così neppure quell’organismo perfettivo e comune di cui parliamo e il quale è mezzo e veicolo alla stupenda dispensazione del bene sopra la terra. {{larger|666.}} — Onde è che la generazione umana non vi potendo vivere mai senza desiderio del fine e senza in parte conseguirlo, vi dovrà vivere altresì progredendo e perfezionandosi; e intendiamo che sempre vi continuerà lo sviluppo dell’organismo sociale qua poco addietro descritto. {{larger|667.}} — Ma fu egli decretato e preordinato alla nostra specie una vita immortale sulla faccia del globo? Ci sembra che rispondere a ciò competentemente dipenda per intero dalla risoluzione di questo altro quesito la stirpe nostra sopra la terra à ella facoltà di cercare e trovare il fine in infinito? Gli aforismi che seguono scruteranno da ogni verso tale facoltà per giungere dimostrativamente alle conclusioni. {{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|''A.''}}}} {{larger|668.}} — Ben s’intende che al quesito si dee soddisfare con argomenti dedotti dall’intimo della natura umana e dalle condizioni del mondo abitabile quali<noinclude><references/></noinclude> t1yr6ws6clt8vu5oaej5qncaomkiygo Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/949 108 1029939 3895478 2026-09-07T05:35:08Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3895478 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|941}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}si manifestano ora e quali presumiamo assai ragionevolmente dovere conservarsi. Chè dove mutassero, l’organismo corporale dell’uomo si scomporrebbe e gli avanzi inanimati accrescerebbero la congerie attuale dei fossili e il numero delle specie perdute. {{larger|669.}} — Perciò dalle presenti considerazioni debbe venire escluso il supposto dei cataclismi, non perchè impossibili ma solo a cagione che romperebbono il corso del perfezionamento civile con forze materiali e violente ed aliene dalla virtù formativa di quello. {{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo II.}}}} {{larger|670.}} — Alla prefata interrogazione rispondesi prima con parole molto esplicite che la parte nostra spirituale à piena capacità di cercare e trovare in infinito il suo fine; considerandosi ch’ella possiede una facoltà essenziale ed ingenita di congiunzione con l’Assoluto; e però gli atti che ne provengono terminano in oggetto infinito e però sempre nuovo ed inesauribile. Ma se debba accadere il medesimo dell’altra parte del nostro essere, che è corporale ed istrumentale, si può dubitare a gran ragione. {{larger|671.}} — Il corso perfettivo di nostra specie sul mondo attiensi a tre fatti fondamentali che sono: il moltiplicare della specie medesima ; il serbarsi ed accrescersi delle tradizioni scientifiche; l’attività la libertà l’unione e la rettitudine salda e costante degli animi. Il che ripete in poco diverse parole la nostra sentenza che i tre fattori sostanzialissimi dell’ottimo viver comune sono l’attività la scienza e la moralità. E similmente ricorda i caratteri da noi assegnati alla civiltà non dubbiosa dell’avvenire, che sono la facile trasmissione del pensiere, la spontaneità guarentita e<noinclude><references/></noinclude> 6beb14vnioxazrvac2q26ui01am1q2m Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/950 108 1029940 3895533 2026-09-07T06:00:03Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3895533 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|942}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}’la religione amicata con la libertà e la scienza e conformissima all’Etica naturale. Solo qui menzioniamo espressamente il fatto che va sottointeso ogni sempre della conservazione fisica di essa specie mediante la procreazione e propagazione, rimossa la quale, si annulla il subbietto stesso della civil comunanza. {{larger|672.}} — Ora, dei tre fatti fondamentali qui per ultimo registrati il primo risulta onninamente dalla nostra natura corporea. Gli altri due sono mescolati di materia e di spirito. {{larger|673.}} — Alla tradizione del pensiere bisogna la ritentiva; e questa tuttochè sia facoltà ed atto dello spirito à molte e strette dipendenze dall’organismo corporeo. {{larger|674.}} — La volontà poi sebbene con la scorta della ragione e della coscienza gelosa ed invitta sfugge all’impero dei sensi della fantasia e delle passioni, nullameno non può dal solo fondo dell’anima cavare tutti gl’impulsi e i motivi delle proprie deliberazioni e nemmanco dai soli concetti e dalla sola visione ideale; ma tragge dai sensi e dal mondo esterno occasioni ed eccitazioni potenti e continue a spiegare la energia che in lei nasce virtuale ma non attuale. Concludasi, adunque, che il progresso civile della specie nostra sulla terra sebbene risulta principalmente di ragione e moralità, tuttavolta è mescolato in qualunque cosa dell’azione e reazione tra lo spirito e gli organi suoi corporali. {{larger|675.}} — Al presente, non ci fugga dall’animo questa verità, e potrebbesi chiamare assioma, che ad avverare la legge del progresso non mai terminabile in un ente composto, occorre che tutte le parti integrali sieno capaci ugualmente della dilatazione indefinita dell’essere. In diverso modo, quell’uno elemento che {{Pt|man-|}}<noinclude><references/></noinclude> s5aluk3qhb2tas7r5lh50wigrxe5nf0 Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/951 108 1029941 3895536 2026-09-07T06:05:33Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3895536 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|943}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|man}}casse di tale capacità fermerebbe il moto di tutti gli altri, appunto come si scorge negli oriuoli che l’alterazione ed immobilità d’una sola ruota fa quieti e inattivi tutti gli altri ordigni. Ciò veduto, e ripiegando da capo l’occhio mentale sul nostro essere noi vi vediamo non poca nè leggiera eterogeneità e c’imbattiamo in un elemento che sempre è il medesimo e non possiede capacità di indefinita mutazione ed ampliazione e questo è il nostro corpo organato. Nel fatto, se rimiriamo in particolare alla mente e allo spirito veggiamo che i secoli v’anno recato tale differenza di pensieri e di sentimenti ch’è necessario di argomentare la identità del subbietto pel testimonio intimo ed altre ragioni assolute e non mai per la simiglianza e continuazione degli atti. Sul che basterà figurarci i pensieri e le cognizioni d’un pastorello (poniamo caso) della vecchia Arcadia o dell’Idumea ragguagliati a quelli che volgevano in mente {{AutoreCitato|Galileo Galilei|Galileo}} ed {{AutoreCitato|Isaac Newton|Isacco Newton}}; e di’ il medesimo a rispetto dei sentimenti, paragonando le passioni e i propositi d’un troglodita con l’animo, per via d’esempio, di {{AutoreCitato|Napoleone Bonaparte|Bonaparte}} e di {{AutoreCitato|George Washington|Washington}}. {{larger|676.}} — All’incontro il corpo di coteste persone si dispaiate varia dall’una all’altra per soli accidenti, e il tempo e la civiltà non vi possono nulla. Pretendono bene alcuni fisiologi che l’encefalo sia proporzionalmente cresciuto di mole e il cervello in ispecie, e che forse proseguirà a crescere in virtù del maggiore esercizio. Tuttavolta, nessuno si dubiti che tale aumento non rimanga entro certi confini; chè altramente ne nascerebbe perturbazione profonda nella economia nostra vitale e da ultimo la estinzione di tutta la specie; non vi essendo cosa più certa e patente in fisiologia quanto che al vivere sano bisogna {{Pt|l’equili-|}}<noinclude><references/></noinclude> ny9pcz7cav7c4ur8hjsxdta6wxx028c Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/952 108 1029942 3895537 2026-09-07T06:10:53Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3895537 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" /></noinclude>{{Pt|<br>|l’equili}}brio del sistema nervoso col sistema muscolare; e più in generale, bisogna la rispondenza ammodata e ammisurata d’ogni membro e d’ogni viscere. {{larger|677.}} — Adunque, fra gli elementi costitutivi dell’essere umano sopra la terra avvi una ruota (per ripigliare l’esempio allegato) che non segue il moto delle altre nè può seguire. Del che riman di vedere le conseguenze. {{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|''A.''}}}} {{larger|678.}} — Non sembra quasi credibile che gli scrittori di queste materie intralascino di esaminare la difficoltà innanzi alla quale si ferma al presente e s’indugia la nostra teorica. Ma così è veramente, e citerò in prova due autori solenni, un francese e un tedesco. De’ quattro volumi di speculativa filosofia che il {{AutoreCitato|Félicité de Lamennais|Lamennais}} dettava negli ultimi anni, tre versano per intero nella trattazione della teorica del progresso. Ma tu non vi trovi parola dell’antinomia che sorge tra la immobilità dell’organismo nostro corporeo e la dilatazione di essere indefinita e perpetua delle potenze spirituali; e nel silenzio medesimo egli si mantiene rispetto ad altri limiti certi e non valicabili di cui terremo discorso tra breve. {{larger|679.}} — Nè meno silenzioso intorno al proposito è {{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Giorgio Hegel}} nella sua scienza della storia. E mentre egli incardina la sua intera filosofia nel continuo diventare del tutto, dimentica di porre mente alle conseguenze di questa immutabilità sostanziale della organizzazione umana sopra la terra. Ma forse all’Hegel non bisognano ampliazioni nell’essere umano; dapoichè i problemi dello Spirito che sono gli ultimi diveniri dell’idea assoluta mi sembrano oggimai disgroppati nel suo sistema e pervenuti al lor termine;<noinclude><references/></noinclude> ean49alv2f68tpqllxkrs3mhd1tyn7x 3895538 3895537 2026-09-07T06:11:31Z Tuvok1968 33641 3895538 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|944}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|l’equili}}brio del sistema nervoso col sistema muscolare; e più in generale, bisogna la rispondenza ammodata e ammisurata d’ogni membro e d’ogni viscere. {{larger|677.}} — Adunque, fra gli elementi costitutivi dell’essere umano sopra la terra avvi una ruota (per ripigliare l’esempio allegato) che non segue il moto delle altre nè può seguire. Del che riman di vedere le conseguenze. {{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|''A.''}}}} {{larger|678.}} — Non sembra quasi credibile che gli scrittori di queste materie intralascino di esaminare la difficoltà innanzi alla quale si ferma al presente e s’indugia la nostra teorica. Ma così è veramente, e citerò in prova due autori solenni, un francese e un tedesco. De’ quattro volumi di speculativa filosofia che il {{AutoreCitato|Félicité de Lamennais|Lamennais}} dettava negli ultimi anni, tre versano per intero nella trattazione della teorica del progresso. Ma tu non vi trovi parola dell’antinomia che sorge tra la immobilità dell’organismo nostro corporeo e la dilatazione di essere indefinita e perpetua delle potenze spirituali; e nel silenzio medesimo egli si mantiene rispetto ad altri limiti certi e non valicabili di cui terremo discorso tra breve. {{larger|679.}} — Nè meno silenzioso intorno al proposito è {{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Giorgio Hegel}} nella sua scienza della storia. E mentre egli incardina la sua intera filosofia nel continuo diventare del tutto, dimentica di porre mente alle conseguenze di questa immutabilità sostanziale della organizzazione umana sopra la terra. Ma forse all’Hegel non bisognano ampliazioni nell’essere umano; dapoichè i problemi dello Spirito che sono gli ultimi diveniri dell’idea assoluta mi sembrano oggimai disgroppati nel suo sistema e pervenuti al lor termine;<noinclude><references/></noinclude> 4bbsnvbknq0phqt1d3zdsqk4d3tfy71 3895540 3895538 2026-09-07T06:16:59Z Tuvok1968 33641 3895540 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|944}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|l’equili}}brio del sistema nervoso col sistema muscolare; e più in generale, bisogna la rispondenza ammodata e ammisurata d’ogni membro e d’ogni viscere. {{larger|677.}} — Adunque, fra gli elementi costitutivi dell’essere umano sopra la terra avvi una ruota (per ripigliare l’esempio allegato) che non segue il moto delle altre nè può seguire. Del che riman di vedere le conseguenze. {{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|''A.''}}}} {{larger|678.}} — Non sembra quasi credibile che gli scrittori di queste materie intralascino di esaminare la difficoltà innanzi alla quale si ferma al presente e s’indugia la nostra teorica. Ma così è veramente, e citerò in prova due autori solenni, un francese e un tedesco. De’ quattro volumi di speculativa filosofia che il {{AutoreCitato|Félicité de Lamennais|Lamennais}} dettava negli ultimi anni, tre versano per intero nella trattazione della teorica del progresso. Ma tu non vi trovi parola dell’antinomia che sorge tra la immobilità dell’organismo nostro corporeo e la dilatazione di essere indefinita e perpetua delle potenze spirituali; e nel silenzio medesimo egli si mantiene rispetto ad altri limiti certi e non valicabili di cui terremo discorso tra breve. {{larger|679.}} — Nè meno silenzioso intorno al proposito è {{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Giorgio Hegel}} nella sua scienza della storia. E mentre egli incardina la sua intera filosofia nel continuo diventare del tutto, dimentica di porre mente alle conseguenze di questa immutabilità sostanziale della organizzazione umana sopra la terra. Ma forse all’Hegel non bisognano ampliazioni nell’essere umano; dapoichè i problemi dello Spirito che sono gli ultimi diveniri dell’idea assoluta mi sembrano oggimai disgroppati nel suo sistema e pervenuti al lor termine;<noinclude><references/></noinclude> 4tpgsk7n53iw9z30ybk7udddsejq51r Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/953 108 1029943 3895539 2026-09-07T06:15:18Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3895539 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|945}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}cotesta, almeno, è la significazione che esce dai lunghi trattati di lui sulla religione sul diritto sulla estetica e sulla storia. Onde il progresso indefinito del lontano avvenire non so bene dove si nasconde, e quello che farà l’Idea per consumar tempo e non si tediare; quando pure non si adattasse a ripetere sè medesima od anche a tornare indietro e salir da capo alla nozione dell’essere indeterminato. Chè veramente l’un moto non è più necessario dell’altro e sono tutti egualmente possibili ed impossibili. Il fatto sta che un diventare incessante ed interminabile incontra paradossi enormi e non risolubili. Perchè ciò che diventa dee dissomigliare in parte da quello che era. Ma continuando nell’infinito, la dissomiglianza si fa enorme, e la somiglianza, o dir si voglia l’identico permanente, è quasi nulla al paragone. {{larger|680.}} — Onde non è più l’Idea che muta e diventa, ma un’altra cosa e quindi un’altra e così prosegui. Nè gioverà l’asserire intrepidamente che ogni mutazione nel suo fondo è certa medesimezza ideale ovvero che sono aspetti forme e rivoluzioni dell’Idea. Considerato che le mutazioni e i diveniri o sono mere apparenze o sono realità; in questo secondo supposto regge interissima e irrefragabile la obbiezione; nell’altro supposto gli svolgimenti progressivi della Logica della Natura e dello Spirito sono fantasmi variamente larvati per riempiere un sogno perpetuo di non so quale divinità. {{larger|681.}} — Oltredichè, il diventare senza mai termine distendesi in un futuro arcano ed inopinabile, perchè il nuovo quanto più cresce tanto si fa più discosto dal noto e pensato. Ma d’altro canto, gli Hegeliani negano la esistenza di tutto ciò di cui non ritrovano la nozione. Dunque il progresso non può andare più là della<noinclude>{{PieDiPagina|{{smaller|{{Sc|Mamiani — II.}}}}||{{smaller|60}}}}</noinclude> jb381zr1o7o3tp2of5lv2b54xdk4ztp Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/954 108 1029944 3895541 2026-09-07T06:39:00Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3895541 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|946}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}scienza assoluta che gli Hegeliani beatamente possiedono, e l’Idea tornerà forse nel nulla come l’ente dei Buddisti, e per tal maniera si trarrà dall’impaccio dell’essersi chiuse tutte le porte del progresso avvenire. Noi trattammo di sopra la difficoltà del conciliare la innovazione e la permanenza e medesiniezza dell’ente, e la risolvemmo, se il lettore ben si ricorda, col ristringere la innovazione al quantitativo ed escludere il qualitativo. {{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|''B.''}}}} {{larger|682.}} — Si pronunziava da noi senza niuna incertezza che il maggiore effetto del progresso futuro dei popoli esser debbe un’ampliazione maravigliosa della vita razionale e quasi un emanciparsi al tutto dalla tirannide del nostro organismo corporeo. Il che non solamente non dovrà menomare la vita operosa dell’uomo, ma si accrescerla di mano in mano e convertendo in motivi ed impulsi affatto spirituali e d’animo quelli che oggi provengono in troppa gran parte dalla sensibilità e dall’organismo. {{larger|683.}} — Giova, nondimeno, avvertire qualmente ci sia difficile e quasichè impossibile l’immaginare la forma di tale energia profonda e operosa e tuttavolta promossa mai sempre da cagioni spirituali e non bisognevole delle occasioni e provocazioni dell’organismo. Per fermo, se noi contempliamo i gesti ei pensieri, poniamo caso, di {{AutoreCitato|Marco Aurelio|Marco Aurelio}} subito vi scorgiamo un’attività incessante e vigorosissima eccitata e rinnovata ogni sempre da cagioni pure e sublimi di ragione e moralità. Nondimeno è da ricordare che le miserie e i vizj del mondo e gl’infortunj crescenti e la crescente corruttela del popol romano davano a<noinclude><references/></noinclude> e028ssy9gn93uugtrzddg5118nl6lt3 Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/955 108 1029945 3895542 2026-09-07T06:42:38Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3895542 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|947}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}quel giusto occasioni continue e motivi indiretti ma pur gagliardi e sensibili di tenere svegliata e operosa la forza dell’animo. La legge di polarità esercitavasi dentro e fuori di lui con rara potenza e frequenza e il contrasto nasceva da un doppio ordine di elementi. l’uno interiore dell’anima sua, l’altro esteriore di malvagi e furiosi che la oppugnavano. {{larger|684.}} — Ma nell’epoca lontanissima e progressiva del genere umano della quale disegnammo più sopra alcune fattezze non intendiamo in quale maniera si eserciterebbe con gran vigore la legge di polarità e ne scoppierebbero, a così parlare, atti diversi e continui di sempre maggiore ed energica operosità. Nel vero, ne’ tempi di cui discorriamo le guerre sono cessate e le rivolture violente politiche sono una storia divenuta antichissima. Nel generale regnano fra gli uomini la giustizia la concordia e l’amichevole intrinsechezza. Tutto ciò che tiene del contenzioso dell’ostile e dell’ingiurioso sparisce; i bisogni materiali trovano competente soddisfazione, e il vivere si fa tranquillo ed agevole quanto virtuoso e dalla saggezza governato. {{larger|685.}} — Ora in mondo cotale l’uomo non si stempra non si sgagliarda e non si ammollisce? Ma dov’è la cote delle ire soldatesche, degli affetti traditi, della malizia e perfidia umana per riforbire la nostra costanza e fortezza e promovere la gagliardia estrema dell’animo? Eppure quello stato di pace profonda e di universale giustizia e benevolenza ci è comandato ogni giorno dal senso morale e dai giudicj della ragione. {{larger|686.}} — Concludiamo che debbono fra cotesti estremi intervenire alte cagioni spirituali la cui efficienza e il cui operato non ci è lecito d’indovinare. E insomma da questo lato la finità e immobilità del nostro organismo non sembra far divieto assoluto al cercare e<noinclude><references/></noinclude> bnaujf64j7jm9fqmu5zq9gcfzo5fz8p Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/445 108 1029946 3895587 2026-09-07T08:05:10Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3895587 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|425}}</noinclude>che restavano al Ponte di Alfaras sopra la Noguara. Il Generale Carpenter con 300. cavalli fu distaccato per Arbona, dove vi erano da 100. Francesi, che non volevano rendersi. Si seppe, che ritornavano in Francia sette battaglioni Francesi, che erano due d’Orleans, due di Umena, uno di Amò, uno di Domà, ed altro d’Artiglieri Reali. Restarono 25. battaglioni, fin tanto giunsero i 20. di nuova leva, che il Duca d’Angiò fe riempire. A 6. Ottobre giunse un distaccamento d’Arbecca con un Sorgente Maggiore di Lucini, che disse, che vi erano 80. uomini con viveri per otto giorni, ed acqua per tre dì. Due contadini d’Alfaras dissero, che il nemico marciava questa mattina parte per Monson, e parte per Camprel, e che il ponte d’Alfaras era affatto rotto. Un Sorgente, desertore del Reggimento Somò, ed uno Spagnuolo di guardia dissero il medesimo, e che tre brigate dovevano andare in Francia, e che in Linguadoca vi erano gran rivoluzioni: e che in Fraga avevano posti due battaglioni, e due in Lerida, e che questa mattina avean fatto un distaccamento di 18. uomini per battaglione,<noinclude>{{PieDiPagina|||sen-{{spazi|5}}}}</noinclude> qrtvuem9zdfpaxtz96a87br860v34lw Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/446 108 1029947 3895596 2026-09-07T08:07:19Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3895596 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|426|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude>senza sapersi per dove fosse destinato. Nel 7. vennero quattro desertori, che dissero, il nemico era in Tamarit, e Camponelli, avendo distaccati molti battaglioni per Francia. Erano cominciati a venire per il fiume i legni, per le fortificazioni di questa Villa, che si andavano avvanzando. Passò in Barcellona un’Ufficiale di ogni nazione, per disporre i quartieri d’inverno. Giunsero negli 8. undici desertori, e dissero, che si era fatto distaccamento per Francia. Un’Alfiere di Humada con 20. contadini, ed altro Capitan di Micheletti, aveano attaccato nel luogo di Aullo 100. Granatieri del nemico, de’ quali fecero 83. prigionieri, e cinque muli. Vennero nel 9. tre desertori, e dissero, che il nemico dimorava ne’ medesimi Campi. Una partita di Ussari nel cammino di Lerida fece sette prigionieri, e prese cinque muli. Per un corriero mandato dal General Vezel si ebbe notizia, che il nemico era decampato, e giunto in Monson, ed avea fatto un distaccamento di 3000. uomini per il ponte di Montagnana; fortificando intanto quel luogo. Nel 10. dopo aver mosso il nemico il<noinclude>{{PieDiPagina|||suo{{spazi|5}}}}</noinclude> hw15war5twx7w9wh4b612radreu81u5 Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/447 108 1029948 3895601 2026-09-07T08:09:26Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3895601 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|427}}</noinclude>suo Campo, fece un distaccamento per Aren, dal cui assedio s’era ritirato il General Vezel. Negli 11. giunsero due Sorgenti, e quattro soldati desertori, e dissero, che il nemico dimorava nel Campo di Comporrel, e che era marciata la brigata di Orleans per Francia. Nel 12. giunse un desertore da Lerida del Reggimento di Lisbona, e disse, che i due battaglioni Francesi, ch’erano in Lerida, erano passati in Fraga; restando nella prima piazza, di guarnigione sette battaglioni, mentre i di più erano forzati, o quintati. Giunse un Sorgente Ussaro, che colla sua partita prese sei cavalli, dodeci muli, e otto prigionieri. I Micheletti anche presero nel Campo nemico altri, che mandavano in Ager. I Francesi eran di già quasi decampati, e si erano accampati in Tolva; essendovi un Campo quasi tutto de’ Francesi a Benevarri. Il Conte Esteyn, e Conte Fombusani, con alcuni battaglioni andarono in Francia, per dove doveva andare ancora il Conte di Besons. Le fortificazioni di Balaguer ogni dì si andavano perfezzionando. Giunsero due desertori, uno del Campo nemico, e<noinclude>{{PieDiPagina|||disse,{{spazi|5}}}}</noinclude> 0zt827p7343x09pvlwnflmxe4gl44fe Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/448 108 1029949 3895609 2026-09-07T08:11:29Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3895609 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|428|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude>disse, che la maggior parte della sua Infanteria stava ne’ medesimi Campi di Camponelli, Tamarit, ed Urgel, e che non vi erano, che due Reggimenti di Cavalleria. Altro di Arbecca, disse, che i Francesi avean mutata la guarnigione, ponendo Spagnuoli al numero di 200. de’ Reggimenti di Lisbona, Cadiz, e Navarra, e che stavano travagliando alla mina, per far volare il Castello, e ritirarsi. Giunse parte della guarnigion d’Alicante, e disse, che’l domani giungerebbe il resto, da incorporarsi al Reggimento d’Umada. Giunsero il Colonnello Schober, e il Colonnello Odoardo della Cuenca, e dissero, che il nemico era stato con 5000. uomini ad attaccargli tre dì prima; e che i Collegati aspettatolo, e cominciate le scaramuccie fra i Granatieri, de’ nemici eran restati alquanti morti con parte de’ loro Ufficiali: ma che sapendo i Collegati, che veniva il Conte Esteyn con 4000. uomini, si eran ritirati senza perdere un’uomo. Il Maresciallo trattò di disporre le truppe, per sicurezza della Cuenca. I Micheletti condussero due prigionieri a cavallo, e quattro muli; e gli Ussari fecero consimil presa. Si ebbe notizia, che subito, che la gente<noinclude>{{PieDiPagina|||de’{{spazi|5}}}}</noinclude> 703vg1gurpketepwqymhuvgh13zdctw Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/449 108 1029950 3895619 2026-09-07T08:14:19Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3895619 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|429}}</noinclude>de’ Collegati si fu ritirata, i nemici con sollecita marcia si ritirarono al loro Campo di Camponelli, e che si seppe di certo, che i Francesi ritornavano in Francia. Venne un Tenente del Reggimeto di Milano. Una partita di Ussari fece due prigionieri, i quali dissero, che in Camporech non vi erano, che due brigate d’Infanteria, e che tutta la Cavalleria era partita per il quartiere d’inverno. Una partita di Micheletti fece altri otto prigionieri, e condusse alcuni muli. Si diede ordine di partire per Barcellona il Reggimento di guardie, e quello di Humada; e nell’istesso tempo marciò per la medesima parte la guarnigione d’Alicante. Nel 15. giunsero due desertori del Reggimento delle Guardie Vallone. S’ebbe notizia da tre desertori a cavallo, e tre a piedi Francesi, venuti da Lerida, che ’l nemico era decampato a’ 14. da Caporech, ed era al fiume Sinca; e che dovevano passare sopra il ponte di Monson. Un partitante condusse 20. prigionieri nemici, quai dissero, che in Portogallo le truppe del Duca d’Angiò erano state battute dalle Portoghesi. In questo dì vennero 2. desertori, e giunse il General Vezel. Nel 18. gli Ussari condussero tre sol-<noinclude>{{PieDiPagina|||disse,{{spazi|5}}}}</noinclude> krd3k99lqftl6p30m79t7wnr957g5xe 3895621 3895619 2026-09-07T08:14:37Z Modafix 8534 3895621 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|429}}</noinclude>de’ Collegati si fu ritirata, i nemici con sollecita marcia si ritirarono al loro Campo di Camponelli, e che si seppe di certo, che i Francesi ritornavano in Francia. Venne un Tenente del Reggimeto di Milano. Una partita di Ussari fece due prigionieri, i quali dissero, che in Camporech non vi erano, che due brigate d’Infanteria, e che tutta la Cavalleria era partita per il quartiere d’inverno. Una partita di Micheletti fece altri otto prigionieri, e condusse alcuni muli. Si diede ordine di partire per Barcellona il Reggimento di guardie, e quello di Humada; e nell’istesso tempo marciò per la medesima parte la guarnigione d’Alicante. Nel 15. giunsero due desertori del Reggimento delle Guardie Vallone. S’ebbe notizia da tre desertori a cavallo, e tre a piedi Francesi, venuti da Lerida, che ’l nemico era decampato a’ 14. da Caporech, ed era al fiume Sinca; e che dovevano passare sopra il ponte di Monson. Un partitante condusse 20. prigionieri nemici, quai dissero, che in Portogallo le truppe del Duca d’Angiò erano state battute dalle Portoghesi. In questo dì vennero 2. desertori, e giunse il General Vezel. Nel 18. gli Ussari condussero tre sol-<noinclude>{{PieDiPagina|||dati{{spazi|5}}}}</noinclude> gu2gui4q5ug9om68d5b8o26reydzk46 Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/450 108 1029951 3895627 2026-09-07T08:18:10Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3895627 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|430|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude>dati a cavallo della guarnigione di Lerida, ed in detto giorno venne un desertore. Nel 19. partirono per gli lor quartieri i due Reggimenti d’Infanteria Olandese, col loro Generale S. Aman. Venne un desertore a cavallo, e l’artiglieria passò il ponte, per marciare coll’Infanteria, e Cavalleria Inghilese, come fece nel 20. l’artiglieria per Terragona, e l’Infanteria, e Cavalleria per gli suoi quartieri d’inverno. Nel 21. si posero in cammino i due Reggimenti de’ Dragoni di Matta, e Scliplintre Olandesi, ed il Reggimento di Revenclau. Giunsero tre desertori venuti da Fraga, e dissero, che colà ancora erano accampati quattro battaglioni Francesi. Nel 22. il Maresciallo Starembergh partì per Barcellona, e i Portoghesi per gli loro quartieri, colla cui ritirata terminò la Campagna.<section end="s5" /> <section begin="s6" />{{Ct|t=1|v=1.6|w=1em|f=110%|{{Type|l=0.8em|CA}}P. {{Ec|VI.|VII.}}}} {{Ct|v=1.5|''Ritorno dell’Autore in Napoli.''}} {{Capolettera|D}}Opo aver preso comiato, e date le grazie a tutti i buoni amici, disposi la mia partenza per Napoli. Ed accagionchè il Sig. Duca di Telesi di buona memo-<noinclude>{{PieDiPagina|||ria{{spazi|5}}}}</noinclude> i3vd1exv31xlewf3p191piyom7frdun 3895629 3895627 2026-09-07T08:19:17Z Modafix 8534 3895629 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|430|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude>dati a cavallo della guarnigione di Lerida, ed in detto giorno venne un desertore. Nel 19. partirono per gli lor quartieri i due Reggimenti d’Infanteria Olandese, col loro Generale S. Aman. Venne un desertore a cavallo, e l’artiglieria passò il ponte, per marciare coll’Infanteria, e Cavalleria Inghilese, come fece nel 20. l’artiglieria per Terragona, e l’Infanteria, e Cavalleria per gli suoi quartieri d’inverno. Nel 21. si posero in cammino i due Reggimenti de’ Dragoni di Matta, e Scliplintre Olandesi, ed il Reggimento di Revenclau. Giunsero tre desertori venuti da Fraga, e dissero, che colà ancora erano accampati quattro battaglioni Francesi. Nel 22. il Maresciallo Starembergh partì per Barcellona, e i Portoghesi per gli loro quartieri, colla cui ritirata terminò la Campagna.<section end="s6" /> <section begin="s7" />{{Ct|t=1|v=1.6|w=1em|f=110%|{{Type|l=0.8em|CA}}P. {{Ec|VI.|VII.}}}} {{Ct|v=1.5|''Ritorno dell’Autore in Napoli.''}} {{Capolettera|D}}Opo aver preso comiato, e date le grazie a tutti i buoni amici, disposi la mia partenza per Napoli. Ed accagionchè il Sig. Duca di Telesi di buona memo-<noinclude>{{PieDiPagina|||ria{{spazi|5}}}}</noinclude> cb4s2bbqnv82zeo4pgltfulhmxg22ot Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/956 108 1029952 3895630 2026-09-07T08:38:19Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3895630 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|948}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}trovare il fine in infinito; sì ci obbliga a pensare un principio ignoto ed inconoscibile di perfettiva innovazione. {{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo III.}}}} {{larger|687.}} — Dicemmo pur dianzi la tradizione dello sci- bile fondarsi sulla ritentiva, perchè scrisse il poeta: {{Blocco centrato|<poem>{{smaller|«.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}non fa scienza,<br>Sanza lo ritenere avere inteso.»}}</poem>}} {{larger|688.}} — Lasciamo stare che la memoria è soggetta più che altra facoltà spirituale a mille accidenti ed è la prima che soffre del peso degli anni. Tali accidenze dileguansi nel generale degli uomini, perocchè mentre qualcuno n’è percosso, molti ne vanno immuni. Ma crescendo, come fa, lo scibile, e massime lo sperimentale, in maniera smisurata e rimanendo la potenza memorativa e percettiva in certi confini non valicabili, a che spediente avremo ricorso? e per che guisa manterremo la proporzione tra il contenente ed il contenuto? {{larger|689.}} — Vero è, per detto di {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibnizio}}, che quanto più l’intelletto profondasi in una scienza, tanto si stringe il novero dei principj che di quella affermiamo e tanto è maggiore il cumulo di cognizioni che in essi principj s’inchiude. Ma tale sentenza à valor relativo e non assoluto. I principj non ci esentano dallo aver notizia dei particolari. E per atto di esempio, nell’astronomia di quanto i principj sono divenuti più pochi e più semplici da Newton in poi? Nullameno la notizia dei particolari degni d’attenzione e necessarj a sapersi è ormai sterminata e non à possibile paragone con quella posseduta da {{AutoreCitato|Claudio Tolomeo|Tolomeo}} e da {{AutoreCitato|Ipparco di Nicea|Ipparco}}. {{larger|690.}} — Quindi nessuno confidasi oggi di conoscere<noinclude><references/></noinclude> 3i0sdee7hoi4m3snw4bdmcyjpllgh5w 3895631 3895630 2026-09-07T08:39:00Z Tuvok1968 33641 3895631 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|948}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}trovare il fine in infinito; sì ci obbliga a pensare un principio ignoto ed inconoscibile di perfettiva innovazione. {{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo III.}}}} {{larger|687.}} — Dicemmo pur dianzi la tradizione dello sci- bile fondarsi sulla ritentiva, perchè scrisse il poeta: {{Blocco centrato|<poem>{{smaller|«{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}non fa scienza,<br>{{spazi|5}}Sanza lo ritenere avere inteso.»}}</poem>}} {{larger|688.}} — Lasciamo stare che la memoria è soggetta più che altra facoltà spirituale a mille accidenti ed è la prima che soffre del peso degli anni. Tali accidenze dileguansi nel generale degli uomini, perocchè mentre qualcuno n’è percosso, molti ne vanno immuni. Ma crescendo, come fa, lo scibile, e massime lo sperimentale, in maniera smisurata e rimanendo la potenza memorativa e percettiva in certi confini non valicabili, a che spediente avremo ricorso? e per che guisa manterremo la proporzione tra il contenente ed il contenuto? {{larger|689.}} — Vero è, per detto di {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibnizio}}, che quanto più l’intelletto profondasi in una scienza, tanto si stringe il novero dei principj che di quella affermiamo e tanto è maggiore il cumulo di cognizioni che in essi principj s’inchiude. Ma tale sentenza à valor relativo e non assoluto. I principj non ci esentano dallo aver notizia dei particolari. E per atto di esempio, nell’astronomia di quanto i principj sono divenuti più pochi e più semplici da Newton in poi? Nullameno la notizia dei particolari degni d’attenzione e necessarj a sapersi è ormai sterminata e non à possibile paragone con quella posseduta da {{AutoreCitato|Claudio Tolomeo|Tolomeo}} e da {{AutoreCitato|Ipparco di Nicea|Ipparco}}. {{larger|690.}} — Quindi nessuno confidasi oggi di conoscere<noinclude><references/></noinclude> ou1st2zdahn26ki590ppphvkppl7pkx Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/957 108 1029953 3895632 2026-09-07T08:42:59Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3895632 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|949}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}compiutamente l’astronomia in ciascuna sua materia. Ma l’uno s’appiglia all’osservazione, l’altro al calcolo. Questi consuma gli anni a compiere il catalogo delle fisse, quegli delle stelle doppie, un terzo s’addice allo studio delle nebulose e un quarto a migliorare le lenti e altri ordigni da specula. {{larger|691.}} — Ma ciò che incontra agli studiosi d’astronomia ripetesi in egual modo e forse di vantaggio in qualunque altro subbietto di scienza; e le menti che un giorno bastavano al tutto d’una disciplina, oggi non bastano nettampoco ad una sua parte; e varcato qualche secolo, quella parte medesima si spezzerà in altre ed altre e ciascuna diverrà una scienza vastissima. {{larger|692.}} — Avvi dunque una sorta d’antagonismo non dissipabile fra la cognizione profonda degli universali e la cognizione esatta e compiuta d’ogni particolare. E se l’antagonismo cresce col tempo in ciascuna dottrina speciale, cresce viemaggiormente fra esse dottrine speciali e la sintesi terminativa di tutto lo scibile. {{larger|693.}} — Quindi in genere tutte le sintesi vaste e le vaste unificazioni diverranno di più in più impraticabili e niuno ingegno vi riuscirà sufficiente e quindi il sapere diverrà sdruscito e spezzato e cadrà nell’empirismo ogni giorno di vantaggio; ovvero le sintesi generali farannosi troppo astratte e indeterminate senza forte e visibil legame coi fatti particolari; saranno un contenente quasichè vuoto e sempre meno applicativo. {{larger|694.}} — So bene che gli nomini s’aiutano già, e s’aiuteranno più ancora nell’avvenire, coi lessici i manuali i compendj gli abbozzi d’enciclopedie e simile. Del pari s’aiutano e aiuterannosi maggiormente con lo spezzare gli studj e ciascuno dedicarsi a qualche porzionucula dello scibile. Ma che perciò? Coteste frazioni non corrono da sè medesime ad unirsi dentro la mente<noinclude><references/></noinclude> e9iuwwn54qcnvovnlxinttqogfp18rg Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/958 108 1029954 3895635 2026-09-07T08:47:50Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3895635 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|950}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}e nemmanco ti puoi giovare d’alcuno portentoso intelletto che il faccia per te; avvegnadiochè bisogna assimilare la scienza che ti si porge, nè tu l’assimili se non l’intendi a dovere e se non ne conosci i particolari e non discerni la lor connessione coi generali e questi non vedi giacersi virtualmente ed unificati dentro i principj. {{larger|695.}} — Qualora, adunque, non sia trovata l’arte di crescere la comprensiva e la ritentiva quanto cresce fuor modo la materia apprensibile e memorabile, certo il sapere umano s’imbatterà in limiti di là dai quali in nessun modo non potrà ire. Ma tale arte vorrebbe significare da ultimo crescere di mano in mano le potenze intellettuali, e cioè a dire rifar l’anima e modificarne l’essenza; e perch’ella è chiusa negli organi e l’atto delle sue facoltà si connette a quelli talvolta strettissimamente che è il caso del percepire e del ricordare, bisognerà trovar l’arte eziandio di recare mutazione notabile e più sempre maggiore al nostro organismo. Tutte cose per nostro giudicio impossibili e ''sopraposte'', direbbe il poeta, ''al segno dei mortali''. {{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|''A.''}}}} {{larger|696.}} — Si provò largamente ne’ Libri anteriori quanto sia vana opinione quella dei vecchi enciclopedisti di chiudere all’ultimo tutto lo scibile dentro un solo principio, conosciuto il quale non fosse ogni rimanente che applicazione perpetua di esso. Coloro volevano trasmutare tutte le cose in una sola forma di essere, mentre sono infinite; e il diverso nella creazione moltiplica nè più nè meno del simile. Ed anche laddove regna la simiglianza e la identità comincia la infinitudine delle varietà e delle relazioni sul che testimoniano le {{Pt|ma-|}}<noinclude><references/></noinclude> muhln33qt2ovsqwei17x6v13vcub6fk Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/959 108 1029955 3895637 2026-09-07T08:51:48Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3895637 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|951}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|ma}}tematiche pure, le quali nessuno scienziato oggidì oserebbe dire di conoscere tutte ed anzi confesserà volentieri di conoscerne qualche parte appena. {{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo IV.}}}} {{larger|697.}} — V’è un altro segno che l’uomo non può trascendere, e sono i termini della terra la quale già comincia a parere molto meno vasta che gli antichi non giudicavano. Per uscirne, converrebbe non vivere di aria e bisognerebbero organi differenti affatto da ogni complessione e forma di animali a noi noti. Laonde nè pur basterebbero le metamorfosi immaginate dai Darvinisti. Avvenga principalmente che la ossigenazione è necessaria pure alle infime specie. {{larger|698.}} — Infrattanto le popolazioni moltiplicano; e sembra certo che in Russia ogni 43 anni e in America ogni 25 si raddoppiano. Verissima è pure, nel generale, la legge osservata e commentata dal {{AutoreCitato|Thomas Robert Malthus|Malthus}}, che le generazioni umane crescono più copiose ed in minor tempo dei mezzi di sussistenza; e più esattamente, che questi moltiplicano in sola ragione aritmetica, quelle in ragion geometrica. E certo è che il terreno vegetale adunato per avventura da migliaia di secoli consumasi rapidamente; e a noi tocca di supplirlo con dura fatica. {{larger|699.}} — Ma d’altro canto, l’arte e l’industria umana diventano miracolose. Quindi la nostra specie trarrà, per maniera di dire, il pane dalle pietre e abiterà climi reputati ora inospiti affatto. Alzerà case sui laghi sulle riviere e sui mari, e additerannosi un giorno assai più città e metropoli che borghi e catapecchie al presente. {{larger|700.}} — Con tutto ciò, l’onda delle generazioni nè<noinclude><references/></noinclude> mxmcaqmeyt2ign7vef0maqyk1dk2l7c Categoria:Testi in cui è citato Giano Brida 14 1029956 3895690 2026-09-07T09:48:20Z Pic57 12729 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Giano Brida}} [[Categoria:Testi per autore citato|Brida, Giano]] 3895690 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Giano Brida}} [[Categoria:Testi per autore citato|Brida, Giano]] g4mp0nax049kz9ay0cgfy9v0dl419tv Aggiunta a' viaggi di Europa/Parte III/Cap. VI 0 1029957 3895692 2026-09-07T09:50:34Z Modafix 8534 Porto il SAL a SAL 75% 3895692 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=75%|data=7 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Parte III]] - Cap. VI|prec=../Cap. V|succ=../Cap. VII}} <pages index="Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu" from="405" to="450" fromsection="s6" tosection="s6" /> cu4u9afk1xzwleb1ir23prufd02wte4 Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/451 108 1029958 3895709 2026-09-07T09:58:48Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3895709 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|431}}</noinclude>ria, avea condotto un Vascel Catalano nominato il Santo Cristo; questo Cavaliere (per altro di rare, ed amabili qualità) ebbe la bontà di offerirmi decente passaggio sopra il medesimo: onde io per servirlo, e godere insieme della sua dolce conversazione, accettai la generosa offerta, ed attesi a terminare alcun picciolo affare per imbarcarmi; come feci la sera de’ 3. di Novembre, dopo aver pranzato la mattina in casa de’ Signori Conti, e Contessa d’Althem, dove vi furono ancora a tavola la Signora Contessa Stodel, Signor Conte Hoenfeld, che dovea imbarcarsi, e Signor Marchese Davia. E quantunque prima di un’ora di notte fossimo a bordo con detti Signor Duca, Conte, e P. D. Pietro Carafa, della nobilissima famiglia de’ Principi di Chiusano, non fecimo mossa prima della mezza notte. In essa avendo il vento contrario, non giungemmo ne’ 4. che tardi in {{Wl|Q12110|Arens}}, dove diedimo fondo per prendere alcuna provisione; atteso il Capitan del Vascello era del medesimo luogo. Questo è posto alla riva del mare, composto di buone fabbriche, popolato di comodi abitanti, e di bellissime donne, che lavorano merletti molto fini e con polizia.<noinclude>{{PieDiPagina|||La{{spazi|5}}}}</noinclude> 47242xejygeb4x5q3k8kuc0p1wqgca4 Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/452 108 1029959 3895717 2026-09-07T10:00:57Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3895717 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|432|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude> La sera de’ 5. fu convitato il Signor Duca di Telesi colla conversazione ad uno ballo di zitelle, che ballavano alla loro maniera con molto spirito, e garbo. Erano bellissime, e molto familiari, ed il ballo era di sodisfazione, mentre l’uomo prendeva la donna per mano, e nel ballare le stringeva con un braccio il fianco, e alzava in aria. Io fui richiesto a ballare, e per non essere tacciato, feci la mia parte. Anche nel 6. si fermò in detto Casale il Vascello per far’acqua. Nel 7. si pose alla vela di buon’ora verso Sardegna con buon vento; però negli 8. la calma non ci fece far cammino. Nel 9. continuò la medesima calma sino a mezzodi, però dopo si mosse un vento favorevole, che ci portò molto avanti. Nel 10. rinfrescandosi verso mezza notte, si convertì in una furiosa tempesta con turbini, che continuando sino al far del giorno degli 11. comparve il Cielo tenebroso, dileguandosi in una continua pioggia; mentre il mare fremeva agitato, quasi che Eolo, Nettuno, e le Regioni aeree si fossero congiurate a’ nostri danni: vedendosi piangere abbattuti i pusillanimi, e dati in braccio al timore i più coraggiosi, che facevano con continuati pianti, e singhioz-<noinclude>{{PieDiPagina|||zi,{{spazi|5}}}}</noinclude> alrqd6eh9g4ql0r5mph3xk2e7fjzljy Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni/Lettera XV. Rive del Reno. Da Caub a Oberwesel e ai Monti dell'Eco. 0 1029960 3895719 2026-09-07T10:01:18Z Spinoziano (BEIC) 60217 Porto il SAL a SAL 25% 3895719 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=7 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Lettera XV. Rive del Reno. Da Caub a Oberwesel e ai Monti dell'Eco.|prec=../Lettera XIV. Rive del Reno. Da Lorrich a Caub.|succ=../Lettera XVI. Rive del Reno. Incontro di Pescatori.}} <pages index="Bertola de' Giorgi, Aurelio - Viaggio sul Reno e ne' suoi contorni, 1795 - BEIC IE3406618.djvu" from="86" to="90" /> ahp9epepfjltz0kf5p7n8askuoofi7q Categoria:Pagine in cui è citato Jacques Offenbach 14 1029961 3895732 2026-09-07T10:46:40Z Chiarazuccarini 8867 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Jacques Offenbach}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Offenbach, Jacques]] 3895732 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Jacques Offenbach}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Offenbach, Jacques]] pqidl0aq6gx3z96feb3kf72ahn4s8jc Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/453 108 1029962 3895748 2026-09-07T11:21:35Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3895748 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|433}}</noinclude>zi, particolarmente da 15. Preti Catalani, che passavano in Roma per le loro pretenzioni. Colla folta nebbia, scoverta terra, verso la quale si andava, quella la coprì densa nubbe; e seguitandosi dal mal’accorto Piloto verso quella il cammino senza la dovuta accuratezza, si trovò la prora poco tempo dopo, un tiro di pistola lontana da uno scoglio, verso il quale andava a fracassarsi il Vascello. A sì lagrimevole vista esclamarono tutti, che andavamo a perderci sopra la terra; però più per assistenza divina, che per avvertenza dello sciocco Piloto, girando la prora, si evitò l’evidente pericolo. Nessuno dell’Equipaggio conobbe che terra si fosse, stimando alcuno, che fosse l’{{Wl|Q19347|Isola Gorgona}} sopra Livorno. La costeggiammo nondimeno, per trovare un seno da ripararci fin tanto il Cielo si serenava. E dopo alquante miglia di cammino, si accorse il Piloto, esser quella terra di Francia, e noi all’incontro {{Wl|Q231554|Civita}}; onde riandando l’andato cammino, entrammò nell’Isole delle Crocette, poste fra {{Wl|Q44160|Tolone}}, e {{Wl|Q23482|Marsiglia}}, dove non fremeva tanto il mare. Ivi dato fondo per pura necessità di porre in salvo la notra vita, si temeva d’esser fatti prigioni<noinclude>{{PieDiPagina||Ee|da’{{spazi|5}}}}</noinclude> hgb2n7nkwbu42iwmgnkzt89m1qimasu Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/454 108 1029963 3895750 2026-09-07T11:23:46Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3895750 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|434|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude>da’Francesi, mentre eravamo due ore lontani da Marsiglia, e poco più da Tolone. Passavano, e ripassavano barchette di pescatori, un Vascello, e qualche Pinco, mentre dalla parte di terra si vedevano più contadini per loro affari andare; e sopra l’eminenza del Monte due cannoni in batteria. Per ragionevole prevenzione, le persone riguardevoli, che vi erano nel Vascello, unirono le scritture di più lor pregiudizio colle lettere, e fattone un fascio, l’attaccarono con una palla di cannone per sepellirlo nel fondo dal mare, subito, ch’erano attaccati da’ Francesi; mentre intanto la gentaglia, che andava imbarcata sotto coverta, sorpresa dal timore, poneva in gran confusione tutti del Vascello, parendole ogni mosca elefante, i pinchi Vascelli, le barche pescarecce Galere, ed ogni ombra согро. Nella più austera Religione non si osservò tanto silenzio, e ritiratezza, quanto si tenne in questo periglioso accidente per non essere scoverti, o intesi da’ Francesi; bandito affatto la notte il lume. Io però non istimai necessaria la diligenza comune, lasciando i miei dispacci, e scritture nell’istesso stato. Durò questo timor panico anche il giorno de’ 12. nel quale non<noinclude>{{PieDiPagina|||po-{{spazi|5}}}}</noinclude> lz8ehcac1iagmw3l2w04gre5rxwed6d Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/455 108 1029964 3895751 2026-09-07T11:26:07Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3895751 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|435}}</noinclude>potemmo porci in alto mare, per fuggire dalla terra nemica, mentre la tempesta era nello stello vigore, e contrario il vento. I Francesi furono sciocchi a non riconoscere il Vascello, e credo, usassero della compassione verso tanti animi abbattuti; o stimandoci inutili per prigionieri, ci lasciarono in pace, senza nemeno vedere, che gente fossimo. Nel 13. abbonacciandosi il mare, levassimo l’ancora, e fecimo vela verso mezzo giorno, e scirocco, e dopo mezzo dì verso scirocco sino alla notte, nella quale non fecimo cammino per il vento contrario da Levante; che continuando nel 14. non si potè portare il rumbo, ɑ cammino, che a mezzo giorno: e tuttavia rinforzandosi il vento e la tempesta, non potendo tenerci in alto mare, per non esser portati dalla corrente sopra le Coste di Linguadoca; ritornammo in gabbia, e qual farfalla a perderci nell’istesso luogo, o seno; sì per l’oscurità, vento impetuoso, e pioggia, come per timore d’esser fatti prigioni; onde ben di notte diedimo fondo nell’istesse Isole. Sul far del giorno passando più imbarcazioni allato del Vascello, la gentaglia avvilita, l’un l’altro pubblicavano, che venivano<noinclude>{{PieDiPagina||Ee 2|Va-{{spazi|5}}}}</noinclude> bi7qt0bk67kk9lmrfid0hj7c7ci9hkh 3895763 3895751 2026-09-07T11:34:38Z Modafix 8534 3895763 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|435}}</noinclude>potemmo porci in alto mare, per fuggire dalla terra nemica, mentre la tempesta era nello stello vigore, e contrario il vento. I Francesi furono sciocchi a non riconoscere il Vascello, e credo, usassero della compassione verso tanti animi abbattuti; o stimandoci inutili per prigionieri, ci lasciarono in pace, senza nemeno vedere, che gente fossimo. Nel 13. abbonacciandosi il mare, levassimo l’ancora, e fecimo vela verso mezzo giorno, e scirocco, e dopo mezzo dì verso scirocco sino alla notte, nella quale non fecimo cammino per il vento contrario da Levante; che continuando nel 14. non si potè portare il rumbo, ɑ cammino, che a mezzo giorno: e tuttavia rinforzandosi il vento e la tempesta, non potendo tenerci in alto mare, per non esser portati dalla corrente sopra le Coste di Linguadoca; ritornammo in gabbia, e qual farfalla a perderci nell’istesso luogo, o seno; sì per l’oscurità, vento impetuoso, e pioggia, come per timore d’esser fatti prigioni; onde ben di notte diedimo fondo nell’istesse Isole. Sul far del giorno passando più imbarcazioni allato del Vascello, la gentaglia avvilita, l’un l’altro pubblicavano, che venivano<noinclude>{{PieDiPagina||Ee 2|Va-{{spazi|5}}}}</noinclude> jh2ut0t0g3tngh10zo4y271xda24s83 Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/456 108 1029965 3895756 2026-09-07T11:31:00Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3895756 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|436|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude>Vascelli, e Galere Francesi a prenderci; in modo, che fra medesimi non si sentivano che sospiri, e pianti: però il Signor Duca di Telesi in tutti questi riscontri dimostrò sempre una gran costanza, ed intrepidezza d’animo, propria della sua gran nascita. Nel 15. continuò l’istesso Levante, che ci fece dimorare fra le già dette Isole delle Crocette; però nel 16. ci posimo di buon’ora alla vela verso mezzo giorno; slontanandoci intanto da due Vascelli, che si vedevano sopra l’{{Wl|Q292728|Isole di Heres}}, i quali forse temevano più di noi, per essere di poca forza. Si scostò imprudentemente il Piloto dal terreno, dimodoche sopravenendo la borasca, non potè ripigliarlo, essendo questo buono per marinaro, non per nocchiero; non avendo capacità della carta marittima, conducendoci in Francia quando doveva passare per sopra il Capo di Cagliari in Sardegna. Questo fu il consimile viaggio, che fece da Bandercongo il Piloto Tabaccaro, descritto nel [[Giro del mondo del dottor d. Gio. Francesco Gemelli Careri - Vol. II/Libro III/V|Libro Secondo del mio Giro del Mondo]]. Nella notte passò una nave allato del nostro Vascello, senza inquietarci. Rinforzato il Levante, e fattosi il mare impetuoso, come se fossero gli elementi<noinclude>{{PieDiPagina|||con-{{spazi|5}}}}</noinclude> ejxmy7fhw7azfg7voaiwbpp29og15g3 3895758 3895756 2026-09-07T11:31:53Z Modafix 8534 3895758 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|436|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude>Vascelli, e Galere Francesi a prenderci; in modo, che fra medesimi non si sentivano che sospiri, e pianti: però il Signor Duca di Telesi in tutti questi riscontri dimostrò sempre una gran costanza, ed intrepidezza d’animo, propria della sua gran nascita. Nel 15. continuò l’istesso Levante, che ci fece dimorare fra le già dette Isole delle Crocette; però nel 16. ci posimo di buon’ora alla vela verso mezzo giorno; slontanandoci intanto da due Vascelli, che si vedevano sopra l’{{Wl|Q292728|Isole di Heres}}, i quali forse temevano più di noi, per essere di poca forza. Si scostò imprudentemente il Piloto dal terreno, dimodoche sopravenendo la borasca, non potè ripigliarlo, essendo questo buono per marinaro, non per nocchiero; non avendo capacità della carta marittima, conducendoci in Francia quando doveva passare per sopra il Capo di Cagliari in Sardegna. Questo fu il consimile viaggio, che fece da Bandercongo il Piloto Tabaccaro, descritto nel {{TestoCitato|Giro del mondo del dottor d. Gio. Francesco Gemelli Careri - Vol. II/Libro III/V|Libro Secondo del mio Giro del Mondo}}. Nella notte passò una nave allato del nostro Vascello, senza inquietarci. Rinforzato il Levante, e fattosi il mare impetuoso, come se fossero gli elementi<noinclude>{{PieDiPagina|||con-{{spazi|5}}}}</noinclude> 4j0l54wr2o5ewqu8o9f5ei11tg803xt Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/457 108 1029966 3895760 2026-09-07T11:34:23Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3895760 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|437}}</noinclude>congiurati a’ nostri danni, per non potersi ripigliare il terreno abbandonato; risolvè il Piloto ritornare in Ispagna; verso dove pose la prora con vento fresco, correndosi molto, come faceva anche un Vascello, che poi si pose alla cappa, o in secco, per non disandare l’andato; il che poteva fare il nostro Piloto, che volle ritornare in dietro. Avveduti, che il Vascello faceva acqua per la prora, si posero in gran timore tutti; ed io, se i primi perigli non appresi, questo mi fece impressione. Si continuò il cammino medesimo sino mezza notte; ma dopoi mutando il vento in Ponente, si propose dal Piloto di ritornare in dietro; però i marinari s’ammutinarono, e dissero, che se egli voleva perder la vita, essi non volevano arrischiarla: il perchè fu necessitato seguitare l’intrapreso ritorno. Ma aprendosi maggiormente il Vascello al far del giorno de’ 17., si tennero perduti i passaggieri, e’ marinari; ed a gara travagliavano con tre trombe, e vasi di legno molti marinari per cavar fuori la gran quantità d’acqua, che per più aperture della prora entrava. Onde vedendo ogniuno il soprastante pericolo di sommergersi il Vascello; i più si confessarono, reiterando<noinclude>{{PieDiPagina||Ee 3|an-{{spazi|5}}}}</noinclude> bettz10m7fchzgubs9qagyd1ho337n4 Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli 0 1029967 3895762 2026-09-07T11:34:31Z Paperoastro 3695 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3895762 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=7 settembre 2026}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Clementina Raineri Biscia Pepoli | Nome e cognome del curatore = | Titolo =Alcune poesie della Contessa Clementina Raineri Biscia Pepoli | Anno di pubblicazione = | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = | Argomento = | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu }} <pages index="Raineri Biscia Pepoli - Alcune poesie.djvu" from="1" to="3" /> ==Indice== * {{testo|/Alla sovrana d'Italia}} * {{testo|/In villa}} * {{testo|/Fronda gentil}} * {{testo|/Tradimmi}} * {{testo|/D'Aprile il fior}} * {{testo|/Giurai}} * {{testo|/Un dì}} * {{testo|/Non dubitar}} * {{testo|/Parto}} * {{testo|/Adriano}} * {{testo|/Luna}} * {{testo|/Ugo}} * {{testo|/Allo spirito divino}} * {{testo|/Sovvengo}} * {{testo|/All'ottimo amico C. G.}} * {{testo|/Allo stesso (1)}} * {{testo|/Allo stesso (Da Felsina a Massaua)}} * {{testo|/Allo stesso (1891)}} * {{testo|/Allo stesso (4)}} * {{testo|/A Como}} * {{testo|/All'inclito gentiluomo conte A. C. S.}} * {{testo|/Allo stesso (5)}} * {{testo|/Allo stesso (6)}} * {{testo|/Allo stesso (giugno 1898)}} * {{testo|/Allo stesso (settembre 1898)}} * {{testo|/I fiori (piccolo mazzo)}} * {{testo|/All'amico mio Aronne (Nell'offrirgli un dono)}} * {{testo|/Allo stesso (per altro dono)}} * {{testo|/Allo stesso (brindisi)}} * {{testo|/Allo stesso (11)}} * {{testo|/Allo stesso (12)}} * {{testo|/Allo stesso (offrendo un fior)}} * {{testo|/A lui}} * {{testo|/Un pensiero}} * {{testo|/All'esimio concittadino C. Z.}} * {{testo|/Tuberose}} * {{testo|/Indice}} r043cy89kylcjnknl66hy2loi93n1i4 Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/458 108 1029968 3895765 2026-09-07T11:36:39Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3895765 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|438|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude>anche molti la confessione, con voti di andare a visitare a piedi la Vergine di Monserrato; altri piangevano, esalando ardenti sospiri verso il Cielo. Il Capitano del Vascello in questo tempo la fece più da Padre Spirituale, che da Nocchiero, mentre in luogo di prendere preservativi per impedire l’accrescimento del male, ed animare con parole gli animi abbattuti; mandò due candele benedette al Conte d’Hoenfeldt, acciochè l’accendesse, come fece; ponendosi genuflesso in mezzo alle medesime, avanti d’un Crocifisso; raccomandandosi l’anima più col cuore, che colle parole, nello stato, e positura di un moribondo; non gustando cibi in tutti i giorni di tempesta. Il P. D. Pietro Carafa steso sul letto, parea, che per il grave timore esalasse lo spirito. Il Canonico Villalonga, che andava a pretendere in Roma, increpava la sua ambizione, addolorato di testa, e dicea cose, quali si rappresentano da Notar Pespice in iscena. Un P. Maestro Carmelitano scese nell’Ospedale, ch’era sotto coverta, per tanti infermi più di mente, e timore, che di corpo. Gli confessava, e confortava, mentre mancava a lui il conforto necessario. Un Prete Na-<noinclude>{{PieDiPagina|||pole-{{spazi|5}}}}</noinclude> sr2dotxtha2um9sxdotmu5xep54aoqj Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/459 108 1029969 3895767 2026-09-07T11:39:04Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3895767 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.3em|{{Sc|Del Gemelli}}.}}|439}}</noinclude>poletano di debolissima complessione, in tutto il viaggio stette agonizzando nel bujo del Vascello, servendogli l’istesso luogo di mensa, ed esito corporale. Nel mentre senza alterazione, sopra il ginocchio nella poppa io mi posi a scrivere il deplorabile stato, e sciagura d’ogniuno, osservai, che il Signor Duca di Telesi con costanza d’animo considerava il periglio; dicendo: Iddio non permetterà, ch’amendue i fratelli siano per soggiacere all’istesso destino. Mentre il maggiore, partendo da Genova per Barcellona a Gennaro del 1708. naufrago nell’istesso Golfo, e forse luogo medesimo; perche il Capitan del Vascello, facendo forza con molte vele, per dar la caccia ad una nave Francese, aprendosi quello, andò a picco con tutta la gente. La tempesta, e l’onde, che sorpassavano, bagnò molti, ed a più tolse l’appetito; a me però l’accrebbe, non lasciando di ben mangiare, e bere: tanto più, che v’era un’ottima, ed abbondante provisione, fatta con gran dispendio dalla generosità di detto Signor Duca per tutti, e sufficiente per andare in Asia, non che in Italia. In tali angosce facendosi cammino verso mezzodi, nel 18. scoprimmo terreno, verso<noinclude>{{PieDiPagina||Ee 4|il{{spazi|5}}}}</noinclude> nirf55qlj8ijeufd93xm2pelrvsj783 Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/460 108 1029970 3895768 2026-09-07T11:41:35Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3895768 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|440|{{Sc|Aggiunta de’ Viaggi}}|}}</noinclude>il quale continuando la prora, sulla notte diedimo fondo in Arens, molto lungi dall’abitazione. All’istesso punto procurò ogniuno porsi il primo nella lancia, che non potea portare molti; a segno, che alcuni sul lasciarsi cadere dal Vascello, si fracassarono le gambe; e chi rimase, fu ben composto da’ marinari, per esser l’istessa notte a terra condotto. Nel 19. per disimbarcare la robba a terra dal Vascello, ogni battello prendeva 18. carlini di Napoli. Una quantità di Preti Catalani, a piedi processionalmente s’incamminarono verso la Vergine di Monserrato. Io restai per mancanza di vettura l’istesso giorno, e notte in Arens, senza attristarmi: perche il luogo era allegro al lido del mare, le donne belle, spiritose, pronte, e molto familiari; quanto brutti, rozzi, ed incivili gli uomini. Partii per {{Wl|Q11492|Matarò}} (due ore di cammino distante da Arens) e pensando trovar vetture di passar avanti per esser Città di grazia, ricca, grande, e popolata, restai deluso: mentre per più diligenze fatte, non si poterono avere, con tutto che vi siano molti mercanti, ed artisti; onde mi fu di bisogno alloggiare nella Locanda<noinclude>{{PieDiPagina|||del{{spazi|5}}}}</noinclude> sd6o96b7vrr2bbv6ic11p7ddnm3sv76