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Divina Commedia/Inferno/Canto XXV
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{{Qualità|avz=75%|data=11 luglio 2013|arg=Poemi}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[Divina Commedia/Inferno|Inferno]]<br />Canto venticinquesimo|prec=../Canto XXIV|succ=../Canto XXVI}}
''Canto XXV, dove si tratta di quella medesima materia che detta è nel capitolo dinanzi a questo, e tratta contr’ a’ fiorentini, ma in prima sgrida contro a la città di Pistoia; ed è quella medesima bolgia.''
<poem>
Al fine de le sue parole il ladro
le mani alzò con amendue le fiche,
gridando: "Togli, Dio, ch’a te le squadro!". {{r|3}}
Da indi in qua mi fuor le serpi amiche,
perch’una li s’avvolse allora al collo,
come dicesse ’Non vo’ che più diche’; {{r|6}}
e un’altra a le braccia, e rilegollo,
ribadendo sé stessa sì dinanzi,
che non potea con esse dare un crollo. {{r|9}}
{{§|Ahi Pistoia|Ahi Pistoia, Pistoia, ché non stanzi
d'incenerarti sì che più non duri,
poi che 'n mal fare il seme tuo avanzi?}} {{r|12}}
Per tutt’i cerchi de lo ’nferno scuri
non vidi spirto in Dio tanto superbo,
non quel che cadde a Tebe giù da’ muri. {{r|15}}
El si fuggì che non parlò più verbo;
e io vidi un centauro pien di rabbia
venir chiamando: "Ov’è, ov’è l’acerbo?". {{r|18}}
Maremma non cred’io che tante n’abbia,
quante bisce elli avea su per la groppa
infin ove comincia nostra labbia. {{r|21}}
Sovra le spalle, dietro da la coppa,
con l’ali aperte li giacea un draco;
e quello affuoca qualunque s’intoppa. {{r|24}}
Lo mio maestro disse: "Questi è Caco,
che, sotto ’l sasso di monte Aventino,
di sangue fece spesse volte laco. {{r|27}}
Non va co’ suoi fratei per un cammino,
per lo furto che frodolente fece
del grande armento ch’elli ebbe a vicino; {{r|30}}
onde cessar le sue opere biece
sotto la mazza d’Ercule, che forse
gliene diè cento, e non sentì le diece". {{r|33}}
Mentre che sì parlava, ed el trascorse,
e tre spiriti venner sotto noi,
de’ quai né io né ’l duca mio s’accorse, {{r|36}}
se non quando gridar: "Chi siete voi?";
per che nostra novella si ristette,
e intendemmo pur ad essi poi. {{r|39}}
Io non li conoscea; ma ei seguette,
come suol seguitar per alcun caso,
che l’un nomar un altro convenette, {{r|42}}
dicendo: "Cianfa dove fia rimaso?";
per ch’io, acciò che ’l duca stesse attento,
mi puosi ’l dito su dal mento al naso. {{r|45}}
Se tu se’ or, lettore, a creder lento
ciò ch’io dirò, non sarà maraviglia,
ché io che ’l vidi, a pena il mi consento. {{r|48}}
Com’io tenea levate in lor le ciglia,
e un serpente con sei piè si lancia
dinanzi a l’uno, e tutto a lui s’appiglia. {{r|51}}
Co’ piè di mezzo li avvinse la pancia
e con li anterïor le braccia prese;
poi li addentò e l’una e l’altra guancia; {{r|54}}
li diretani a le cosce distese,
e miseli la coda tra ’mbedue
e dietro per le ren sù la ritese. {{r|57}}
Ellera abbarbicata mai non fue
ad alber sì, come l’orribil fiera
per l’altrui membra avviticchiò le sue. {{r|60}}
Poi s’appiccar, come di calda cera
fossero stati, e mischiar lor colore,
né l’un né l’altro già parea quel ch’era: {{r|63}}
{{§|come procede innanzi da l'ardore|come procede innanzi da l’ardore,
per lo papiro suso, un color bruno
che non è nero ancora e ’l bianco more.}} {{r|66}}
Li altri due ’l riguardavano, e ciascuno
gridava: "Omè, Agnel, come ti muti!
Vedi che già non se’ né due né uno". {{r|69}}
Già eran li due capi un divenuti,
quando n’apparver due figure miste
in una faccia, ov’eran due perduti. {{r|72}}
Fersi le braccia due di quattro liste;
le cosce con le gambe e ’l ventre e ’l casso
divenner membra che non fuor mai viste. {{r|75}}
Ogne primaio aspetto ivi era casso:
due e nessun l’imagine perversa
parea; e tal sen gio con lento passo. {{r|78}}
{{§|Come 'l ramarro sotto la gran fersa|Come 'l ramarro sotto la gran fersa
dei dì canicular, cangiando sepe,
folgore par se la via attraversa, {{r|81}}
sì pareva, venendo verso l’epe
de li altri due, un serpentello acceso,
livido e nero come gran di pepe; {{r|84}}
e quella parte onde prima è preso
nostro alimento, a l’un di lor trafisse;
poi cadde giuso innanzi lui disteso. {{r|87}}
Lo trafitto ’l mirò, ma nulla disse;
anzi, co’ piè fermati, sbadigliava
pur come sonno o febbre l’assalisse. {{r|90}}
Elli ’l serpente e quei lui riguardava;
l’un per la piaga e l’altro per la bocca
fummavan forte, e ’l fummo si scontrava. {{r|93}}
Taccia Lucano omai là dov’e’ tocca
del misero Sabello e di Nasidio,
e attenda a udir quel ch’or si scocca. {{r|96}}
Taccia di Cadmo e d’Aretusa Ovidio,
ché se quello in serpente e quella in fonte
converte poetando, io non lo ’nvidio; {{r|99}}
ché due nature mai a fronte a fronte
non trasmutò sì ch’amendue le forme
a cambiar lor matera fosser pronte. {{r|102}}
Insieme si rispuosero a tai norme,
che ’l serpente la coda in forca fesse,
e ’l feruto ristrinse insieme l’orme. {{r|105}}
Le gambe con le cosce seco stesse
s’appiccar sì, che ’n poco la giuntura
non facea segno alcun che si paresse. {{r|108}}
Togliea la coda fessa la figura
che si perdeva là, e la sua pelle
si facea molle, e quella di là dura. {{r|111}}
Io vidi intrar le braccia per l’ascelle,
e i due piè de la fiera, ch’eran corti,
tanto allungar quanto accorciavan quelle. {{r|114}}
Poscia li piè di rietro, insieme attorti,
diventaron lo membro che l’uom cela,
e ’l misero del suo n’avea due porti. {{r|117}}
Mentre che ’l fummo l’uno e l’altro vela
di color novo, e genera ’l pel suso
per l’una parte e da l’altra il dipela, {{r|120}}
l’un si levò e l’altro cadde giuso,
non torcendo però le lucerne empie,
sotto le quai ciascun cambiava muso. {{r|123}}
Quel ch’era dritto, il trasse ver’ le tempie,
e di troppa matera ch’in là venne
uscir li orecchi de le gote scempie; {{r|126}}
ciò che non corse in dietro e si ritenne
di quel soverchio, fé naso a la faccia
e le labbra ingrossò quanto convenne. {{r|129}}
Quel che giacëa, il muso innanzi caccia,
e li orecchi ritira per la testa
come face le corna la lumaccia; {{r|132}}
e la lingua, ch’avëa unita e presta
prima a parlar, si fende, e la forcuta
ne l’altro si richiude; e ’l fummo resta.}} {{r|135}}
L’anima ch’era fiera divenuta,
suffolando si fugge per la valle,
e l’altro dietro a lui parlando sputa. {{r|138}}
Poscia li volse le novelle spalle,
e disse a l’altro: "I’ vo’ che Buoso corra,
com’ ho fatt’io, carpon per questo calle". {{r|141}}
Così vid’io la settima zavorra
mutare e trasmutare; e qui mi scusi
la novità se fior la penna abborra. {{r|144}}
E avvegna che li occhi miei confusi
fossero alquanto e l’animo smagato,
non poter quei fuggirsi tanto chiusi, {{r|147}}
ch’i’ non scorgessi ben Puccio Sciancato;
ed era quel che sol, di tre compagni
che venner prima, non era mutato; {{r|150}}
l’altr’era quel che tu, Gaville, piagni.
</poem>
===== Altri progetti =====
{{Interprogetto|etichetta=Inferno - Canto venticinquesimo|w=Inferno_-_Canto_venticinquesimo}}
[[cs:Božská komedie/Peklo/Zpěv dvacátý pátý]]
[[en:The Divine Comedy/Inferno/Canto XXV]]
[[es:La Divina Comedia: El Infierno: Canto XXV]]
[[fr:La Divine Comédie (trad. Lamennais)/L’Enfer/Chant XXV]]
[[pt:A Divina Comédia/Inferno/XXV]]
[[ru:Божественная комедия (Данте/Мин)/Ад/Песнь XXV/ДО]]
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Autore:Camillo Boito
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2026-09-17T21:02:16Z
Candalua
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/* Raccolte di novelle */
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wikitext
text/x-wiki
{{Autore
| Nome = Camillo
| Cognome = Boito
| Attività = architetto/scrittore
| Nazionalità = italiano
| Professione e nazionalità =
}}
== Opere ==
=== Raccolte di novelle ===
*''Storielle vane'', 1876 {{GB|g94IAQAAMAAJ}}
* {{Testo|Senso|Senso. Nuove storielle vane}}
** {{Testo|Senso/Vade retro, Satana|Vade retro, Satana|tipo=tradizionale}}
** {{Testo|Senso/Macchia grigia|Macchia grigia|tipo=tradizionale}}
** {{Testo|Senso/Il collare di Budda|Il collare di Budda|tipo=tradizionale}}
** {{Testo|Senso/Santuario|Santuario|tipo=tradizionale}}
** {{Testo|Senso/Quattr'ore al lido|Quattr'ore al lido|tipo=tradizionale}}
** {{Testo|Senso/Meno di un giorno|Meno di un giorno|tipo=tradizionale}}
** {{Testo|Senso/Il demonio muto|Il demonio muto|tipo=tradizionale}}
** {{Testo|Senso/Senso|Senso|tipo=tradizionale}}
{{Cassetto
|MargineDestro=210
|Titolo=* {{Testo|Il maestro di setticlavio}}
|Testo=
* {{Testo|Il maestro di setticlavio/Il maestro di setticlavio|Il maestro di setticlavio}}
* {{Testo|Il maestro di setticlavio/Il demonio muto|Il demonio muto}}
* {{Testo|Il maestro di setticlavio/Il colore a Venezia|Il colore a Venezia}}
* {{Testo|Il maestro di setticlavio/Quattr'ore al lido|Quattr'ore al lido}}
}}
=== Saggistica ===
* ''Scultura e pittura d'oggi'', Torino, 1877 - {{IA|sculturaepittura00boit}}
* ''Leonardo e Michelangelo'', Milano, 1879 - {{IA|leonardoemichela00boit}}
* ''I principii del disegno e gli stili dell'ornamento'', Milano, 1897 - {{IA|iprincipiideldis00boit}}
* ''Il duomo di Milano'', Milano, 1889 - {{IA|ilduomodimilanoe00boit}}
* ''Questioni pratiche di belle arti'', Milano, 1893 - {{IA|questionipratich00boit}}
== Autori correlati ==
* [[Autore:Arrigo Boito|Arrigo Boito]] (1842 – 1918), fratello minore di Camillo Boito.
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|del chiabrera}}|367}}</noinclude><section begin="1" />{{Pt|fizio|l’artifizio}} di poetare. Or io col riguardo dovutosi alle persone grandi, ed alle grandissime, io darò loda somigliante ad Ottavio Rinuccini; perciocchè egli non studiò scienza nessuna, ed anco della lingua latina poco fu esperto; non pertanto egli mise mano a diverse maniere di poesia, e fecesi chiaro per tutta Italia, alla quale tutta non mezzanamente fu caro; ebbe una vena di verseggiare sonoramente, e verseggiava con agevolezza non picciola, e con saldo giudizio scorgeva il migliore, ed il fiore coglieva di celebrati componimenti; ed in ciò fare fu da tenace memoria sostenuto; ed anco appigliossi a novelle maniere, e fu il primiero che in sulla scena conducesse a rappresentarsi favole cantate, della quale impresa raccolse gloria, e trasse altri a seguire i suoi trovamenti. Firenze e Mantova con nozze reali ne feciono testimonianza, la quale tuttavia dura ed è per non mancare in picciolo tempo, perciocchè in una si cantò la sventura di Euridice, e nell’altra l’abbandonamento di Arianna, quella musicata da Giacomo Peri, e questa da Claudio Monteverde. Nè solo suo pregio furono le poesie, ma suoi costumi furono oltramodo gentili usando fra le persone; nè parve poeta da riporsi fra luoghi solinghi, ma sì da passeggiare per palagi reali, ed altissimi, e da fare con buona accoglienza raccorre le Muse nelle stanze degli altissimi principi. Giunse sull’orlo di sessant’anni, e morì in Firenze, là dove nacque di sangue ben chiaro, lasciando non punto vile la memoria della sua vita. Ora avvegnacchè queste cose sien vere, non è già da contrastarsi, che colui farassi sovrano, in cui lo studio solleverà, e la natura non verrà meno allo studio.<section end="1" />
<section begin="2" />{{Centrato|{{AutoreCitato|Giovan Battista Strozzi (il vecchio)|GIAMBATISTA STROZZI}}}}
Giambatista Strozzi nacque di Lorenzo Strozzi, e di {{AutoreCitato|Lucrezia Tornabuoni|Lucrezia Tornaboni}}, e di qui appare, che sua patria fu Firenze; e siccome fu il sangue gentile, così le ricchezze furono mezzane. Lasciò che un fratello si maritasse, ed egli consegnossi intieramente alle lettere; fa alto di persona, e di riguardevole aspetto; gli occhi ebbe sempre deboli, e crescendo gli anni, fu nella vecchiezza abbandonato dalla vista: per altro di complessione gagliarda. Di quest’uomo ho da dir brevemente qui alcuna cosa, e se quei ragionamenti sogliono desiderarsi, i quali cose leggiadre raccontano, ed agli ascoltatori fan giovamento, parmi averne per le mani un sì fatto. Egli ancor giovine ascoltò maestri di Filosofia in Pisa, tanto quanto alle belle lettere dovessero dare splendore, alle quali egli studiando, rivolse l’animo affatto, e nelle prose divenne grande, nè punto picciolo volse rimanere nei versi. Di questo fece varie sperienze, ed in molte maniere trattonne; perciocchè lesse nelle Accademie sovente, e disse nelle chiese assai volte. In verso compose sonetti, madrigali e canzoni, ed anco epistole spargendole di concetti morali e delle lodi de’ signori ch’egli onorò; e fu di buon grado sentito in Firenze da sublimi intelletti, ed in Roma da personaggi ed ingegni illustrissimi; e veramente in poche parti o verseggiando o proseggiando, lasciò che alcuno gli fosse superiore; ma nella candidezza e nella gentilezza della favella egli si fece superiore a ciascuno. Arebbe volentieri tentato il poema eroico, il cui peso egli sentivasi forte a sostenere; ma l’infermità degli occhi, e gli sconci che la accompagnano ne lo distolsero; non per tanto sopra l’onore il quale egli acquistò dai volumi scritti, fu commendato di questo, ch’egli averebbe saputo scrivere. Qui farei punto, se io ragionassi d’uomo semplicemente letterato; ma per lo Strozzi fa bisogno ritornare da capo: tali furono suoi costumi e le virtù dell’animo suo. Non fu cittadino sì ricco, il quale possa darsi vanto di averlo soverchiato di liberalità; giovinetti di buon talento egli raccolsegli in casa, e procacciò che si formassero di dottrina, ed alcuni chiarissimi ne son divenuti; peregrino di fama non trapassò per Firenze, che egli non gli desse albergo, o almeno alle sue tavole non l’onorasse, prontissimo a spendere suo favore co’ principi per chiunque gliene facesse ragionevole preghiera; e conosciuti appena da lui, amògli siccome amici, e gli amici siccome sè stesso; ed è vero che di sua bocca non esce parola, la quale altro non sii che loda di ognuno. Il suo animo sempre fu, ed apparve cristiano, e nell’afflizione degli occhi infermi mantiensi non solamente con pazienza, ma con franchezza; argomento ne sia la giocondità, poichè seco non può compagno dimorare salvo che lieto. Per tutto questo amato fu, e conosciuto da’ pari suoi singolarmente, ed i grandi e principi di titolo lo pregiano, ed i sommi pontefici l’ebbero caro. Egli al presente è sul settantesimo sesto anno, e vivesi con intiera sanità, e ci promette che anco lungamente farà godere della sua presenza, conciosiacchè suoi modi temprati gli fanno schermo da ogni assalto di malattia. Ho parlato di uomo sì fatto poco e scarsamente, e ne abbia colpa il mio piccolo sapere, e fui per non farne ragionamento pure per ciò, ma da altra parte non è giusta nè ragionevole cagione tacere degli uomini solo perchè delle loro qualità a compimento non possa parlarsi; che in tal maniera all’altrui valore, quanto egli fosse più sovrano, si verrebbe maggiormente meno, e darebbesi bando allo scrivere, essendo pari fatica lodare coloro, i quali per nulla adoperare al mondo son sicuri e mal conosciuti, e coloro che con nobili operazioni si son rischiarati; chè per gli uni mancano degne parole, e per gli altri degne azioni. Ora dello Strozzi fassi memoria, acciò abbiasi esempio in cui, riguardando gli uomini, possano non pure farsi savi, ma con felicità divenire più buoni.
<section end="2" /><noinclude>
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<section begin="1" />{{Centrato|{{AutoreCitato|Giovanni Ciampoli|GIOVANNI CIAMPOLI}}}}
A ragione siccome amico dell’invidia si additerebbe colui dal quale negato fosse a Firenze il pregio per chiarezza d’ingegni illustrissimi, ed anco dirittamente appellerebbesi nemico della verità chiunque non riponesse Giovanni Ciampoli infra coloro, ed anzi fra i primi che fra i secondi. Vassene altiera quella città, nè senza ragione, per lungo numero di singolari cittadini, molti, maestri delle scienze profonde, moltissimi forniti di quelle lettere a cui per eccellenza dassi il nome di belle comunemente da’ popoli. Ora dovunque noi vorremo nominare il Ciampoli, nè fia con nostra loda conceduto. Egli da prima apprese gli ordini dell’idioma toscano e del latino e del greco: poscia uscendo di casa, dimorò in Pisa per cagione dello studio, nè meno poi in Padova, ed in Bologna. Quivi adornossi della filosofia; ascoltò ciò che dettano i maestri della legge imperiale; prese conoscenza delle matematiche, e nulla a dietro lasciò di quello, che nelle scuole suole insegnarsi a’ peregrini intelletti. Sì fattamente fornito egli inviossi nello steccato di Roma per combattere la fortuna, se ella malvagiamente si facesse incontro alla sua chiara virtù; poco penò ad essere conosciuto ed insieme amato, ma da D. Virginio Cesarini per modo che di due stelle fecesi un astro, onde tu tutto il Cielo si rischiarò di quella gran corte. {{AutoreCitato|Papa Gregorio XV|Gregorio XV}} sommo pontefice chiamollo nel Vaticano, e creollo secretario de’ brevi, i quali soglionsi scrivere a’ principi; succedendo {{AutoreCitato|Papa Urbano VIII|Urbano VIII}} lasciollo nelle fatiche medesime, ma gli crebbe onore chiamandolo suo secreto cameriere. In questo grado, e nell’età di trentacinque anni spone la volontà di nostro Signore a’ principi, e con amata violenza comanda persuadendo nelle reggie di tutta Europa; ma dando risposta a reali ambasciatori con tuono soave di voce, fa rimbombare tuoni di tale eloquenza, onde scuotonsi gli animi non di timore, ma di maraviglia grandissima. Veramente gli si deono sommi titoli per avere sormontata la gloria di quegli Antichi; ma se egli nella vecchiezza sublimerassi sopra le lodi della sua medesima gioventù, fia mestieri fra gli uomini trovare nuove note per esprimere il merito dal non più manifestato valore.<section end="1" />
<section begin="2" />{{Centrato|{{AutoreCitato|Virginio Cesarini|D. VIRGINIO CESARINI}}}}
Italia quanto ella è grande colmossi di maraviglia, quando vedeva D. Virginio Cesarini universale padrone delle scienze, pure in quegli anni nei quali sogliono cominciare gli uomini ad apprenderle; e veramente rare volte videsi quello che ad ogni ora Roma soleva per lui vedere; ciò era un nobile giovinetto, cinto di spada ed in abito assai leggiadro, azzuffarsi nelle letterarie contese con uomini maestri e nelle scuole diventati tutti canuti; e per vaghezza lasciarli in forse del saper loro su quelle cattedre, in cui dell’altrui dottrina soleano trionfare. Egli della filosofia fu espertissimo, della sacra teologia penetrò negli intendimenti più secreti, e niuna finalmente delle scienze gli fu straniera; la gentilezza delle lettere umane ebbe in sua balia; e nella poesia latina, verso la quale egli piegava l’animo, colse il pregio di ogni corona; la toscana non ebbe a vile, anzi in molte maniere scherzovvi dentro, ed avvegnacchè egli l’ingegno solamente trastullasse, fecelo per modo, che gli altrui studj appena adeguavano i suoi trastulli, e di tante e tanto ammirabili eccellenze egli adornossi di quà da trent’anni della sua vita; perciocchè quivi gli diede assalto una male conosciuta infermità, la quale non lasciollo al mondo, ma l’atterrò. Ora di personaggio sì fatto pare soverchio per onorarlo raccontare, ch’egli splendesse di nobiltà chiaramente, e che non gli venisse meno ricchezza, e che nella sembianza gli fiorisse singolare bellezza: in persona di cui l’anima non sfavillasse, apparirebbono questi splendori; ma in D. Virginio la chiarezza eterna dell’intelletto adombrò queste caduche faville. Non è già da porsi in silenzio, che tutte le genti il riverirono, e che sommi Pontefici il vollero appresso, e l’apprezzarono sommamente, e via meno è da tacersi, che il Romano Popolo, ed il Senato con pubblica pompa gli fecero esequie, e comandarono, che nel Campidoglio ne durasse sempiterna memoria. Quale fia dunque lo sconsigliato, che affissandosi in questo specchio non divenga vaghissimo di virtù, essendo certo che nella vita e nella morte ella ne accompagna con altissima pompa di onorevolezza, e ripone i nostri nomi nel tempio desiderato d’eternità?<section end="2" />
<section begin="3" />{{Centrato|{{AutoreCitato|Giovan Battista Marino|GIAMBATISTA MARINO}}}}
Volgendo la mente sopra Giambatista Marino sovvienimi di {{AutoreCitato|Pindaro|Pindaro}}, quando egli cantava contra {{AutoreCitato|Bacchilide|Bachilide}}. Diceva quell’uomo chiarissimo, che tra poeti coloro erano eccellenti, i quali della natura aveano lor movimento; ma se altri pigliava vigore solo dall’arte, egli averebbe gracchiato siccome un corbo. Il Marino, il quale non prima ebbe favella che vena, ed a cui per altro conceduta non fu la lingua, salvo perchè egli cantasse, può farne manifestissima prova fra noi. E come senza largo favor di natura amicissima potevansi mettere insieme cotanti versi, e di cotante maniere, ed addattarsi a cotante generazioni di poemi? Certamente altri guardando al gran numero, dispera della lor gran bontà, ed esaminando la lor gran bontà, non dà fede a se medesimo del loro sì grande numero; e se parlando di poeta altri volesse poeticamente parlare, acconciamente piglierebbe argomento della patria; perciocchè essendo il Marini venuto al Mondo sulle bellissime piagge di Napoli, potremmo dire, ch’egli apprendesse dalle Sirene a mirabilmente cantare, ma non per affogare alcun passaggiere, anzi per far giocondi gli ascoltatori. Visse oltra cinquantacinque anni, caro a chiunque ebbe con lui amistà, celebrato da {{Pt|po-|}}<section end="3" /><noinclude>
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Italia quanto ella è grande colmossi di maraviglia, quando vedeva D. Virginio Cesarini universale padrone delle scienze pure in quegli anni, ne quali sogliono cominciare gli uomini ad apprenderle; e veramente rare volte videsi quello, che ad ogni ora Roma soleva per lui vedere; ciò era un nobile giovinetto cinto di spada, ed in abito assai leggiadro azzuffarsi nelle letterarie contese con uomini maestri, e nelle scuole diventati tutti canuti; e per vaghezza lasciarli in forse del saper loro su quelle catedre, in cui dell’altrui dottrina soleano trionfare. Egli della filosofia fu espertissimo, della sacra teologia penetrò negli intendimenti più secreti, e niuna finalmente delle scienze gli fu straniera; la gentilezza delle lettere umane ebbe in sua balia; e nella poesia latina, verso la quale egli piegava l’animo, colse il pregio di ogni corona; la toscana non ebbe a vile, anzi in molte maniere scherzovvi dentro, ed avvegnacchè egli l’ingegno solamente trastullasse, fecelo per modo, che gli altrui studj appena adeguavano i suoi trastulli, e di tante e tanto ammirabili eccellenze egli adornossi di quà da trent’anni della sua vita; perciocchè quivi gli diede assalto una male conosciuta infermità, la quale non lasciollo al mondo, ma l’atterrò. Ora di personaggio sì fatto pare soverchio per onorarlo raccontare, ch’egli splendesse di nobiltà chiaramente, e che non gli venisse meno ricchezza, e che nella sembianza gli fiorisse singolare bellezza: in persona di cui l’anima non sfavillasse, apparirebbono questi splendori; ma in D. Virginio la chiarezza eterna dell’intelletto adombrò queste caduche faville. Non è già da porsi in silenzio, che tutte le genti il riverirono, e che sommi Pontefici il vollero appresso, e l’apprezzarono sommamente, e via meno è da tacersi, che il Romano Popolo, ed il Senato con pubblica pompa gli fecero esequie, e comandarono, che nel Campidoglio ne durasse sempiterna memoria. Quale fia dunque lo sconsigliato, che affissandosi in questo specchio non divenga vaghissimo di virtù, essendo certo che nella vita e nella morte ella ne accompagna con altissima pompa di onorevolezza, e ripone i nostri nomi nel tempio desiderato d’eternità?<section end="2" />
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Volgendo la mente sopra Giambatista Marino sovvienimi di {{AutoreCitato|Pindaro|Pindaro}}, quando egli cantava contra {{AutoreCitato|Bacchilide|Bachilide}}. Diceva quell’uomo chiarissimo, che tra poeti coloro erano eccellenti, i quali della natura aveano lor movimento; ma se altri pigliava vigore solo dall’arte, egli averebbe gracchiato siccome un corbo. Il Marino, il quale non prima ebbe favella che vena, ed a cui per altro conceduta non fu la lingua, salvo perchè egli cantasse, può farne manifestissima prova fra noi. E come senza largo favor di natura amicissima potevansi mettere insieme cotanti versi, e di cotante maniere, ed addattarsi a cotante generazioni di poemi? Certamente altri guardando al gran numero, dispera della lor gran bontà, ed esaminando la lor gran bontà, non dà fede a se medesimo del loro sì grande numero; e se parlando di poeta altri volesse poeticamente parlare, acconciamente piglierebbe argomento della patria; perciocchè essendo il Marini venuto al Mondo sulle bellissime piagge di Napoli, potremmo dire, ch’egli apprendesse dalle Sirene a mirabilmente cantare, ma non per affogare alcun passaggiere, anzi per far giocondi gli ascoltatori. Visse oltra cinquantacinque anni, caro a chiunque ebbe con lui amistà, celebrato da {{Pt|po-|}}<section end="3" /><noinclude>
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<section begin="1" />{{Centrato|{{AutoreCitato|Giovanni Ciampoli|GIOVANNI CIAMPOLI}}}}
A ragione siccome amico dell’invidia si additerebbe colui dal quale negato fosse a Firenze il pregio per chiarezza d’ingegni illustrissimi, ed anco dirittamente appellerebbesi nemico della verità chiunque non riponesse Giovanni Ciampoli infra coloro, ed anzi fra i primi che fra i secondi. Vassene altiera quella città, nè senza ragione, per lungo numero di singolari cittadini, molti, maestri delle scienze profonde, moltissimi forniti di quelle lettere a cui per eccellenza dassi il nome di belle comunemente da’ popoli. Ora dovunque noi vorremo nominare il Ciampoli, nè fia con nostra loda conceduto. Egli da prima apprese gli ordini dell’idioma toscano e del latino e del greco: poscia uscendo di casa, dimorò in Pisa per cagione dello studio, nè meno poi in Padova, ed in Bologna. Quivi adornossi della filosofia; ascoltò ciò che dettano i maestri della legge imperiale; prese conoscenza delle matematiche, e nulla a dietro lasciò di quello, che nelle scuole suole insegnarsi a’ peregrini intelletti. Sì fattamente fornito egli inviossi nello steccato di Roma per combattere la fortuna, se ella malvagiamente si facesse incontro alla sua chiara virtù; poco penò ad essere conosciuto ed insieme amato, ma da D. Virginio Cesarini per modo che di due stelle fecesi un astro, onde tu tutto il Cielo si rischiarò di quella gran corte. {{AutoreCitato|Papa Gregorio XV|Gregorio XV}} sommo pontefice chiamollo nel Vaticano, e creollo secretario de’ brevi, i quali soglionsi scrivere a’ principi; succedendo {{AutoreCitato|Papa Urbano VIII|Urbano VIII}} lasciollo nelle fatiche medesime, ma gli crebbe onore chiamandolo suo secreto cameriere. In questo grado, e nell’età di trentacinque anni spone la volontà di nostro Signore a’ principi, e con amata violenza comanda persuadendo nelle reggie di tutta Europa; ma dando risposta a reali ambasciatori con tuono soave di voce, fa rimbombare tuoni di tale eloquenza, onde scuotonsi gli animi non di timore, ma di maraviglia grandissima. Veramente gli si deono sommi titoli per avere sormontata la gloria di quegli Antichi; ma se egli nella vecchiezza sublimerassi sopra le lodi della sua medesima gioventù, fia mestieri fra gli uomini trovare nuove note per esprimere il merito dal non più manifestato valore.<section end="1" />
<section begin="2" />{{Centrato|{{AutoreCitato|Virginio Cesarini|D. VIRGINIO CESARINI}}}}
Italia quanto ella è grande colmossi di maraviglia, quando vedeva D. Virginio Cesarini universale padrone delle scienze, pure in quegli anni nei quali sogliono cominciare gli uomini ad apprenderle; e veramente rare volte videsi quello che ad ogni ora Roma soleva per lui vedere; ciò era un nobile giovinetto, cinto di spada ed in abito assai leggiadro, azzuffarsi nelle letterarie contese con uomini maestri e nelle scuole diventati tutti canuti; e per vaghezza lasciarli in forse del saper loro su quelle cattedre, in cui dell’altrui dottrina soleano trionfare. Egli della filosofia fu espertissimo, della sacra teologia penetrò negli intendimenti più secreti, e niuna finalmente delle scienze gli fu straniera; la gentilezza delle lettere umane ebbe in sua balia; e nella poesia latina, verso la quale egli piegava l’animo, colse il pregio di ogni corona; la toscana non ebbe a vile, anzi in molte maniere scherzovvi dentro, ed avvegnacchè egli l’ingegno solamente trastullasse, fecelo per modo, che gli altrui studj appena adeguavano i suoi trastulli, e di tante e tanto ammirabili eccellenze egli adornossi di quà da trent’anni della sua vita; perciocchè quivi gli diede assalto una male conosciuta infermità, la quale non lasciollo al mondo, ma l’atterrò. Ora di personaggio sì fatto pare soverchio per onorarlo raccontare, ch’egli splendesse di nobiltà chiaramente, e che non gli venisse meno ricchezza, e che nella sembianza gli fiorisse singolare bellezza: in persona di cui l’anima non sfavillasse, apparirebbono questi splendori; ma in D. Virginio la chiarezza eterna dell’intelletto adombrò queste caduche faville. Non è già da porsi in silenzio, che tutte le genti il riverirono, e che sommi Pontefici il vollero appresso, e l’apprezzarono sommamente, e via meno è da tacersi, che il Romano Popolo, ed il Senato con pubblica pompa gli fecero esequie, e comandarono, che nel Campidoglio ne durasse sempiterna memoria. Quale fia dunque lo sconsigliato, che affissandosi in questo specchio non divenga vaghissimo di virtù, essendo certo che nella vita e nella morte ella ne accompagna con altissima pompa di onorevolezza, e ripone i nostri nomi nel tempio desiderato d’eternità?<section end="2" />
<section begin="3" />{{Centrato|{{AutoreCitato|Giovan Battista Marino|GIAMBATISTA MARINO}}}}
Volgendo la mente sopra Giambatista Marino sovvienimi di {{AutoreCitato|Pindaro|Pindaro}}, quando egli cantava contra {{AutoreCitato|Bacchilide|Bachilide}}. Diceva quell’uomo chiarissimo, che tra poeti coloro erano eccellenti, i quali della natura aveano lor movimento; ma se altri pigliava vigore solo dall’arte, egli averebbe gracchiato siccome un corbo. Il Marino, il quale non prima ebbe favella che vena, ed a cui per altro conceduta non fu la lingua, salvo perchè egli cantasse, può farne manifestissima prova fra noi. E come senza largo favor di natura amicissima potevansi mettere insieme cotanti versi, e di cotante maniere, ed addattarsi a cotante generazioni di poemi? Certamente altri guardando al gran numero, dispera della lor gran bontà, ed esaminando la lor gran bontà, non dà fede a se medesimo del loro sì grande numero; e se parlando di poeta altri volesse poeticamente parlare, acconciamente piglierebbe argomento della patria; perciocchè essendo il Marini venuto al Mondo sulle bellissime piagge di Napoli, potremmo dire, ch’egli apprendesse dalle Sirene a mirabilmente cantare, ma non per affogare alcun passaggiere, anzi per far giocondi gli ascoltatori. Visse oltra cinquantacinque anni, caro a chiunque ebbe con lui amistà, celebrato da {{Pt|po-|}}<section end="3" /><noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|368|{{sc|prose}}|}}</noinclude>{{nop}}
<section begin="1" />{{Centrato|{{AutoreCitato|Giovanni Ciampoli|GIOVANNI CIAMPOLI}}}}
A ragione siccome amico dell’invidia si additerebbe colui dal quale negato fosse a Firenze il pregio per chiarezza d’ingegni illustrissimi, ed anco dirittamente appellerebbesi nemico della verità chiunque non riponesse Giovanni Ciampoli infra coloro, ed anzi fra i primi che fra i secondi. Vassene altiera quella città, nè senza ragione, per lungo numero di singolari cittadini, molti, maestri delle scienze profonde, moltissimi forniti di quelle lettere a cui per eccellenza dassi il nome di belle comunemente da’ popoli. Ora dovunque noi vorremo nominare il Ciampoli, nè fia con nostra loda conceduto. Egli da prima apprese gli ordini dell’idioma toscano e del latino e del greco: poscia uscendo di casa, dimorò in Pisa per cagione dello studio, nè meno poi in Padova, ed in Bologna. Quivi adornossi della filosofia; ascoltò ciò che dettano i maestri della legge imperiale; prese conoscenza delle matematiche, e nulla a dietro lasciò di quello, che nelle scuole suole insegnarsi a’ peregrini intelletti. Sì fattamente fornito egli inviossi nello steccato di Roma per combattere la fortuna, se ella malvagiamente si facesse incontro alla sua chiara virtù; poco penò ad essere conosciuto ed insieme amato, ma da D. Virginio Cesarini per modo che di due stelle fecesi un astro, onde tu tutto il Cielo si rischiarò di quella gran corte. {{AutoreCitato|Papa Gregorio XV|Gregorio XV}} sommo pontefice chiamollo nel Vaticano, e creollo secretario de’ brevi, i quali soglionsi scrivere a’ principi; succedendo {{AutoreCitato|Papa Urbano VIII|Urbano VIII}} lasciollo nelle fatiche medesime, ma gli crebbe onore chiamandolo suo secreto cameriere. In questo grado, e nell’età di trentacinque anni spone la volontà di nostro Signore a’ principi, e con amata violenza comanda persuadendo nelle reggie di tutta Europa; ma dando risposta a reali ambasciatori con tuono soave di voce, fa rimbombare tuoni di tale eloquenza, onde scuotonsi gli animi non di timore, ma di maraviglia grandissima. Veramente gli si deono sommi titoli per avere sormontata la gloria di quegli Antichi; ma se egli nella vecchiezza sublimerassi sopra le lodi della sua medesima gioventù, fia mestieri fra gli uomini trovare nuove note per esprimere il merito dal non più manifestato valore.<section end="1" />
<section begin="2" />{{Centrato|{{AutoreCitato|Virginio Cesarini|D. VIRGINIO CESARINI}}}}
Italia quanto ella è grande colmossi di maraviglia, quando vedeva D. Virginio Cesarini universale padrone delle scienze, pure in quegli anni nei quali sogliono cominciare gli uomini ad apprenderle; e veramente rare volte videsi quello che ad ogni ora Roma soleva per lui vedere; ciò era un nobile giovinetto, cinto di spada ed in abito assai leggiadro, azzuffarsi nelle letterarie contese con uomini maestri e nelle scuole diventati tutti canuti; e per vaghezza lasciarli in forse del saper loro su quelle cattedre, in cui dell’altrui dottrina soleano trionfare. Egli della filosofia fu espertissimo; della sacra teologia penetrò negli intendimenti più secreti, e niuna finalmente delle scienze gli fu straniera. La gentilezza delle lettere umane ebbe in sua balia; e nella sua poesia latina, verso la quale egli piegava l’animo, colse il pregio di ogni corona; la toscana non ebbe a vile, anzi in molte maniere scherzovvi dentro, ed avvegnacchè egli l’ingegno solamente trastullasse, fecelo per modo che gli altrui studi appena adeguavano i suoi trastulli. E di tante e tanto ammirabili eccellenze egli adornossi di quà da trent’anni della sua vita, perciocchè quivi gli diede assalto una male conosciuta infermità, la quale non lasciollo al mondo, ma l’atterrò. Ora di personaggio sì fatto pare soverchio, per onorarlo, raccontare ch’egli splendesse di nobiltà chiaramente, e che non gli venisse meno ricchezza, e che nella sembianza gli fiorisse singolare bellezza. In persona di cui l’anima non sfavillasse, apparirebbono questi splendori, ma in don Virginio la chiarezza eterna dell’intelletto adombrò queste caduche faville. Non è già da porsi in silenzio, che tutte le genti il riverirono, e che sommi pontefici il vollero appresso, e l’apprezzarono sommamente, e via meno è da tacersi, che il romano popolo, ed il senato con pubblica pompa gli fecero esequie, e comandarono, che nel Campidoglio ne durasse sempiterna memoria. Quale fia dunque lo sconsigliato, che affissandosi in questo specchio non divenga vaghissimo di virtù, essendo certo che nella vita e nella morte ella ne accompagna con altissima pompa di onorevolezza, e ripone i nostri nomi nel tempio desiderato di eternità?<section end="2" />
<section begin="3" />{{Centrato|{{AutoreCitato|Giovan Battista Marino|GIAMBATISTA MARINO}}}}
Volgendo la mente sopra Giambatista Marino sovvienimi di {{AutoreCitato|Pindaro|Pindaro}}, quando egli cantava contra {{AutoreCitato|Bacchilide|Bachilide}}. Diceva quell’uomo chiarissimo, che tra poeti coloro erano eccellenti i quali della natura aveano lor movimento, ma se altri pigliava vigore solo dall’arte, egli averebbe gracchiato siccome un corbo. Il Marino, il quale non prima ebbe favella che vena, ed a cui per altro conceduta non fu la lingua salvo perchè egli cantasse, può farne manifestissima prova fra noi. E come senza largo favor di natura amicissima potevansi mettere insieme cotanti versi, e di cotante maniere, ed adattarsi a cotante generazioni di poemi? Certamente altri, guardando al gran numero, dispera della lor gran bontà, ed esaminando la lor gran bontà non dà fede a sè medesimo del loro sì grande numero; e se parlando di poeta altri volesse poeticamente parlare, acconciamente piglierebbe argomento della patria; perciocchè essendo il Marini venuto al Mondo sulle bellissime piagge di Napoli, potremmo dire, ch’egli apprendesse dalle Sirene a mirabilmente cantare, ma non per affogare alcun passaggiere, anzi per far giocondi gli ascoltatori. Visse oltra cinquantacinque anni, caro a chiunque ebbe con lui amistà, celebrato da’ {{Pt|po-|}}<section end="3" /><noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|del chiabrera}}|369}}</noinclude><section begin="1" />{{Pt|poli,|popoli,}} diletto a’ principi, ed il reame di Francia, ove fece soggiorno non breve, l’ammirò non poco, ed è vero che ivi fu gradito da’ re medesimi: alfine ritornando in Italia vago di rivedere le case paterne e la patria, vi si condusse, e fra le braccia de’ parenti e degli amici fornì suoi giorni. Fu con molto splendore sepolto, e con tristezza lagrimato; e per molte maniere mostrossi di sua persona desiderio e rimembranza. Tuttavia possiamo dire veracemente, che il nostro Parnaso non ha lauri abbastanza per coronarlo, e che la sua gloria non ha mestiere alcuno di marmi. Le doti, delle quali fornillo natura, onde egli diede battaglia alla morte e le porte si aperse all’immortalità, gli fanno cotale sepolcro che le spoglie non men vaghe che ricche di signori grandissimi, rimangono vile cosa, e solamente segno alle popolari ammirazioni.<ref>Il Marini ebbe grande ingegno, e somma fortuna, ma ne abusò; la poesia si risente per lui di una indecente laidezza, che la fa detestevole alla Religione non meno che alla purità del costume, e di uno stile men cauto, che diè poi luogo alle tante e sì mostruose metafore onde fu deturpato il secolo decimosettimo.
{{a destra|''L’Edit.''}}</ref><section end="1" />
<section begin="2" />{{Centrato|{{w|Alessandro Farnese|ALESSANDRO FARNESE}}}}
Io non ho pell’addietro co’ serenissimi Farnesi avuto cagione di chiamarmi servidore per modo che, scrivendo alcuna cosa del duca Alessandro, ad altri paresse che io parte volessi sciogliere degli obblighi miei; e ciò dico recandomelo a disavventura, anzi che no. Ma non posso darmi ad intendere in qual modo anima cattolicamente cristiana, solo s’ella non vive affatto schifa dello scrivere, o non sia senza alcuno talento di ragionare, possa tenersi in silenzio, rimembrando di tal campione, il quale da prima cinse la spada per l’onore della Chiesa di Roma, nè mai se la discinse pure perciò. Nemmeno io sono per la Dio mercede sorpreso da sì sciocca alterezza, che io reputi l’ingegno mio bastante a degnamente rappresentare al mondo un cavaliere adornato di titoli non comparabili; e chiunque ha di me alcuna contezza il si crederà; ma io non posso indivinare, quale sii la persona per nascimento italiana, ed eletta a spirare fra queste aure gentili, che non spinga volentieri la voce, e di buon grado non scioglia la lingua onorando il nome di quel guerriero, per cui Italia eresse i trionfi, e fa maggiore il suo numero degli eroi. Di qui parmi non essere in tutto disconsigliato, e spero di non dovere incontrar biasimo del mio pensamento: bene mi stimerei mal consigliato entrando in isperanza di tutte raccontare le azioni innumerabili di questo signore, e di tutte illustrarle colle mie parole; ed allora confesserei di farmi simigliante allo sciocco boschiere, il quale con una accetta prendesse ad atterrare tutti gli alberi di una grandissima selva. Ma non prendendone io a comporre la storia, o a compilare la vita, sceglierò le cime della sua virtù dando diletto con maraviglia d’immenso
valore, e pagherò ragionevole tributo a meriti non comparabili. Laonde avendo egli tratto a fine grandissime imprese, parte con vigor di senno e parte con forza d’armi, io proverommi con due carriere trascorrere lo spazio delle sue lodi, e ciò sarà additando la prudenza e la fortezza con le quali egli volossene al seggio dell’umana immortalità.
E veramente se alla memoria vogliamo ritornare lo stato già delle Fiandre, e di quante fiamme e per quante cagioni accese elle ne ardessero, non può stimarsi, salvo infinito consiglio, avere potuto raffrenare gli sdegni, e rintuzzare le speranze e sollevare le disperazioni e moderare le brame di tanti popoli ingannati e di tanti duci ingannatori. Perciocchè dipartendosi Filippo II e ritornandosene alle Spagne, lasciò nelle Fiandre in sua vece Margarita d’Austria sua sorella, ed ivi un molto grande ministro Antonio Perenotto. Verso costui era malamente disposto Guglielmo Nassao principe d’Orange, ed altri chiari per titoli e per nobiltà: mal disposto era l’animo di costoro per vederlosi molto sublimato, erano non meno annoiati, perocchè le spese, nella guerra aveano fatto grandi e nella pace provavano le mercedi molto leggiere. Percossi da questi stimoli si diedero a maestrevolmente sommovere i popoli, e farli lontani dalla Chiesa di Roma, per farli quindi rubellare al loro re, ed in piccolo tempo con sottigliezza di persuasiva adempierono i loro desiderj. L’uomo reo del peccato è tratto a tuttavia peccare e traboccasi in fondo, creata che fu l’eresia e la ribellione, loro si feciono incontra leggi ed armi, e ciascuna delle parti ostinandosi, in un momento eccitossi la guerra. Fu mandato a maneggiarla Fernando di Toledo duca d’Alva con bastevole esercito, costui adoperò secondo suo senno, ma non pertanto ogni miseria videsi sorgere in quelle provincie: tribunali severi, sentenze mortali, battaglie sul campo, e per offesa e per difesa tutti i regni dappresso sorsero fieramente. Provando che la acerbezza contra loro usatasi arrabbiava i Fiamenghi, provide il re Filippo di governare d’ingegno più mansueto, e fu questi Luigi Rechesense gran commendatore di Castiglia: sotto costui si perdette Alidelburgo, s’ammottinarono i terzi vecchi degli Spagnuoli dopo la vittoria di Mochi, e si disperse l’armata dappresso Lillò. Alfine si morì il re Filippo; lasciò che il consiglio di Stato prendesse il governo; allora, riacquistata Terisca in Zelanda, gli Spagnuoli si alborottarono in Alosto, di donde venne cagione, che il consiglio armasse incontra loro, e di cui tutti gli Spagnuoli si unirono contra il consiglio, e si vedea non pure perduta la fede al re, ma ogni concordia, ed anco la speranza d’ogni rimedio, ed avvenne, che Anversa fu sforzata e messa a rubba, e di qui i Fiamenghi, per l’odio contra Spagnuoli, si giunsero col principe d’Orange. In questo tempo venne don Gio. d’Austria fratello del re Filippo, ed egli, per soddisfare a’ paesani, mandò gli Spagnuoli e gli altri suoi stranieri soldati fuori di Fiandra, e trasse dal castello di<noinclude>{{PieDiPagina|{{Sc|chiabrera, testi ec.}}||47}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|monete di milano inedite}} |41}}</noinclude>
{{Ct|t=3|v=1|f=120%|CARLO MAGNO}}
{{Ct|t=1|v=1|{{Sc|imperatore e re d’italia.}}}}
{{Ct|t=1|v=2|(774-814).}}
{{no rientro}}1. ''Denaro'' (gr. 1.600). — ''Var. Gnecchi, n. 1-5.''
::<div style=text-indent:-1em;">D/ — {{sans-serif|'''+ CARLVS • REX • FR •'''}} Nel campo, in un circolo perlato, Croce.</div>
::<div style=text-indent:-1em;">R/ — <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>+ MEDIOL/</span>. Nel campo, in un circolo c. s.: <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;><big>⊏</big>ROLS</span> in monogramma.</div>
:{| width=100%
| Coll. Boyne a Firenze. || align=right | R.<sup>3</sup> Arg. L. 25.
|}
{{smaller block|f=90%|t=1|v=1|Il Signor William Boyne di Firenze, in un suo Articoletto pubblicato nel 1886 sull’''Annuaire de Numismatique'' (Observations au sujet de la trouvaille de Sarzana et de quelques pièces publiées par E. Gariel. ''Ann. de Num.'', 1886, pag. 459-462), parlando di alcuni denari di Carlo Magno, appartenenti al ripostiglio di Sarzana, e descritti dal Gariel, come di zecca incerta, vorrebbe attribuirne alcuni a Milano, leggendo nel monogramma del rovescio le lettere {{Sc|med}}.
Il Sig. M. Cerexhe, nel suo libro: ''Les Monnaies de Charlemagne'', pubblicato nel 1887, descrive a pag. 78-79 tre di questi stessi denari di Sarzana, attribuendoli a Milano pel monogramma del rovescio, ch’egli decompone nelle lettere {{Sc|mediol}}. A pag. 131 poi della stessa opera, egli pubblica un altro denaro, il quale porta nel dritto, sotto il busto di Carlo Magno, la lettera {{Sc|m}}, e ciò induce l’autore ad assegnare pure quella moneta a Milano. Queste attribuzioni però, come lo confessa lo stesso autore, sono già oppugnate da qualche valente numismatico. Noi, alla nostra volta, pur rispettando l’opinione degli egregi Autori, essendo l’attribuzione di quei denari ancora molto incerta e contestata, non crediamo opportuno di includerli nella serie delle monete milanesi.}}
{{Ct|t=3|v=1|f=120%|LODOVICO IL PIO}}
{{Ct|t=1|v=1|{{Sc|imperatore e re d’italia.}}}}
{{Ct|t=1|v=2|(814-840).}}
{{no rientro}}1. ''Denaro'' (gr. 1.600). — ''Var. n. 1-2.''
::<div style=text-indent:-1em;">D/ – <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>HLVD • VVICVS IMP AVG</span>. Busto laureato a destra.</div>
{{nop}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|42|{{Sc|f. ed e. gnecchi}}|}}</noinclude>
::<div style=text-indent:-1em;">R/ — <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>MEDIOLANVM.</span> Tempio tetrastilo con una croce nel mezzo.</div>
:{| width=100%
| Coll. Gnecchi a Milano. || align=right | Arg. R.<sup>3</sup> L. 250<ref>Anche relativamente ai prezzi delle monete, abbiamo dovuto introdurre delle modificazioni su quelli pubblicati nel nostro libro. Queste si riducono quasi tutte a ''diminuzioni'', dipendenti dalla scoperta di ripostigli, che aumentarono il numero degli esemplari conosciuti, o dall’aver trovato in talune collezioni esemplari dei quali prima ignoravamo l’esistenza</ref>.
|}
{{no rientro}}2. ''Denaro — 2<sup>a</sup> Var. n. 1-2''.
::<div style=text-indent:-1em;">D/ – {{sans-serif|'''HLVDOVVICVS IMPAVC'''}} Busto c. s.</div>
::<div style=text-indent:-1em;">R/ — Come il precedente.</div>
{{A destra|Arg. R.<sup>3</sup> L. 250.}}
{{no rientro}}{{smaller block|f=90%|{{Sc|{{AutoreCitato|Ernest Gariel|Gariel}}}}, ''Les monnaies royales de France sous la race carolingienne''. Paris, 1883-85, in-4. Parte II, pag. 180; tav. XVII, n. 82.}}
{{no rientro}}3. ''Denaro'' (gr. 1.580). — ''3<sup>a</sup> Var. n. 1-2.''
::<div style=text-indent:-1em;">D/ – {{sans-serif|'''HLVDOVVICVS IMP AVG'''}}. Busto c. s.</div>
::<div style=text-indent:-1em;">R/ — Come i precedenti.</div>
:{| width=100%
| Coll. Papadopoli a Venezia. || align=right | Arg. R.<sup>3</sup> L. 250.
|}
[[File:Rivista italiana di numismatica 1893 (page 49 crop).jpg|250px|center]]
<!--
v. https://archive.org/stream/rivistaitalianad06sociuoft#page/42/mode/2up
-->
{{no rientro}}4. ''Denaro. — Inedito''.
::<div style=text-indent:-1em;">D/ — {{sans-serif|'''+ HLVDOVVICVS IMP'''}}. Croce c. s.</div>
::<div style=text-indent:-1em;">R/ — {{sans-serif|'''MEDIO LANVM'''}}, in leggenda circolare intorno a un tempio tetrastilo sormontato da una croce.</div>
{{A destra|Arg. R.<sup>8</sup> L. 300.}}
{{no rientro}}{{smaller block|f=90%|{{Sc|Gariel}}, Op, cit. Parte II, pag. 179; tav. XVII, n, 81.}}
{{no rientro}}5. ''Denaro'' (gr. 1.900). — ''Var. n. 3-7.''
::<div style=text-indent:-1em;">D/ – {{sans-serif|'''+ HLVDOIIVICV•S IMP'''}}. In un circolo perlato, Croce avente all’estremità del braccio inferiore un globetto.</div>
::<div style=text-indent:-1em;">R/ — {{sans-serif|'''MEDIO - LANVM'''}} in due righe entro un circolo perlato.</div>
:{| width=100%
| Coll. Gnecchi. || align=right | Arg. R.<sup>4</sup> L. 50.
|}
{{nop}}<noinclude>
<references/></noinclude>
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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1893.djvu/50
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|monete di milano inedite}} |43}}</noinclude>{{nop}}
{{no rientro}}6. ''Denaro'' (gr. 1.600). – ''2<sup>a</sup> Var, n. 3-7.''
D/ – <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>+ HLVDOVVICV{{larger|∽}} • IMP</span>. Croce entro un circolo perlato.
R/ – {{sans-serif|'''MEDIO LANVM •'''}} in due righe c. s.
:{| width=100%
| Coll. Boyne. || align=right | Arg. R.<sup>4</sup> L. 50.
|}
{{Ct|t=3|v=1|f=120%|LOTARIO I}}
{{Ct|t=1|v=1|{{Sc|imperatore e re d’italia.}}}}
{{Ct|t=1|v=2|(840-855).}}
{{no rientro}}1. ''Denaro'', (gr. 1.500). — ''Var. n. 1–7.''
::<div style=text-indent:-1em;">D/ — '''+ <span style="letter-spacing:-.3em; font-family:sans-serif;font-weight:bold;">HL</span> {{sans-serif|OTHARIVS IMP}}'''. Croce in un circolo perlato.</div>
::<div style=text-indent:-1em;">R/ — <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>MEDIOL •</span> in una riga nel campo.</div>
:{| width=100%
| Coll. Boyne. || align=right | Arg. R.<sup>2</sup> L. 20.
|}
{{no rientro}}2. ''Denaro'' (gr. 1.250). — ''2<sup>a</sup> Var. n. 1-7''.
::<div style=text-indent:-1em;">D/ — '''+''' <span style="letter-spacing:-.3em; font-family:sans-serif;font-weight:bold;">HL</span> {{sans-serif|'''OTHNRIVS'''}} (sic) <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>IMP</span> (Fra le due aste superiori della prima <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>H</span>, un punto). Croce c. s.</div>
::<div style=text-indent:-1em;">R/ – <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>MEDIOL</span> in una riga nel campo.</div>
:Coll. Verri (esemplare corroso). Arg. R.<sup>2</sup> L. 20.
{{smaller block|f=90%|t=1|v=1|NB. Conserviamo, come abbiamo fatto nelle ''Monete di Milano'', il nome di Verri alla collezione formata or fa un secolo dal conte {{AutoreCitato|Pietro Verri|Pietro Verri}} e continuata dal conte Gabriele, attualmente in proprietà del conte Lorenzo Sormani Andreani, il quale l'ha pure aumentata in questi ultimi anni.}}
{{no rientro}}3. ''Denaro'' (gr. 1.450). — ''3<sup>a</sup> Var. n. 1-7.''
::<div style=text-indent:-1em;">D/ – <span style="letter-spacing:-.3em; font-family:sans-serif;font-weight:bold;">HL</span> <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>OTHARIVS IMP</span>. Croce c. s.</div>
::<div style=text-indent:-1em;">R/ — <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>MEDIOL<sup>{{Sc|a}}</sup></span> in una riga nel campo.</div>
:{| width=100%
| Museo d’Antichità a Parma. || align=right | Arg. R.<sup>2</sup> L. 20.
|}
{{no rientro}}4. Denaro (gr. 1.340). — ''4<sup>a</sup> Var. n. 1-7.''
::<div style=text-indent:-1em;">D/ – <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>+ HI oTHARIVSIMPAV</span> (<span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>TH</span> in monogr.). Croce c. s.</div>
::<div style=text-indent:-1em;">R/ — '''<span style=font-family:sans-serif;>MEDI oL</span>''' in una riga nel campo.</div>
:{| width=100%
| Museo Civico di Brescia. || align=right | Arg. R.<sup>2</sup> L. 20.
|}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|44|{{Sc|f. ed e. gnecchi}}|}}</noinclude>
{{Ct|t=3|v=1|f=120%|BERENGARIO I}}
{{Ct|t=1|v=1|{{Sc|re d’italia.}}}}
{{Ct|t=1|v=2|(888-924).}}
{{no rientro}}1. ''Denaro'' (gr. 1.820). — ''Var. n. 1-2''.
::<div style=text-indent:-1em;">D/ – <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>+ BERINGARIVS • RIX</span>. Nel campo, in un circolo perlato, Monogramma di Cristo.</div>
::<div style=text-indent:-1em;">R/ – <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>+ XRISTIANA RELIGIO</span>. Nel campo, in tre righe: <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>MEDI C OLA</span>.</div>
:{| width=100%
| Coll. Verri. || align=right | Arg. R.<sup>3</sup> L. 30.
|}
{{no rientro}}2. ''Denaro'' (gr. 1.700). — '' Var. 1-2.''
::<div style=text-indent:-1em;">D/ – {{sans-serif|'''+ BERENGARIVS • REX'''}}. Come il precedente.</div>
::<div style=text-indent:-1em;">R/ – {{sans-serif|'''+ XRISTIANA • RELIGIO'''}}. Nel campo, in tre righe: <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>MEDI C OLA</span>.</div>
:{| width=100%
| Coll. Boyne. || align=right | Arg. R.<sup>3</sup> L. 30.
|}
{{no rientro}}3. ''Denaro'' (gr. 1.620). — ''3<sup>a</sup> Var. 1-2''.
::<div style=text-indent:-1em;">D/ – <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>+ BERENCARIVS IMP</span>. C. s.</div>
::<div style=text-indent:-1em;">R/ – <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>+ XRISTIANA PILGIO</span>. Nel campo, c. s.: <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>MDI C OLA</span>.</div>
:{| width=100%
| Coll. Verri. || align=right | Arg. R. L. 30.
|}
{{no rientro}}4. ''Denaro. — 4<sup>a</sup> Var. 1-2.''
::<div style=text-indent:-1em;">D/ – <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>+ REPIIICΛPIVS REX</span>. C. s.</div>
::<div style=text-indent:-1em;">R/ – <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>+ XPISTIANA PIIICIO</span>. Nel campo, c. s.: <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>MEDI C OIΛ</span>.</div>
{{a destra|Arg. R.<sup>3</sup> L. 30.}}
{{no rientro}}{{smaller block|f=90%|{{Sc|Gariel}}, Op. cit. Parte II, pag. 344; tav. LXV, n. 1.}}
{{no rientro}}5. ''Denaro'' (gr. 1.020). — ''Inedito''.
::<div style=text-indent:-1em;">D/ – <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>BERENCARIVS RE</span>.... Entro un circolo, Croce accantonata da quattro punti.</div>
::<div style=text-indent:-1em;">R/ – <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>MEDIOLANIVM</span>. Tempio tetrastilo sormontato da una croce.</div>
::{{smaller block|f=90%|Coll. Osnago a Milano. (Esemplare mancante di un pezzetto).}}
{{a destra|Arg. R<sup>8</sup> L. 300.}}
{{nop}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|monete di milano inedite}} |57}}</noinclude>{{nop}}
{{no rientro}}5. ''Pegione'' (gr. 2.550-2.520). — ''Var. n. 4.''
::<div style=text-indent:-1em;">D/ – <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>BERNABOS • & • GALEAZ • VICECOMITES</span>. Nel campo incorniciato la Biscia fra le iniziali <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>B • G</span>. Al disopra l’Aquila imperiale. Nei quattro angoli esterni della cornice quattro borchie.</div>
::<div style=text-indent:-1em;">R/ – <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>S • AMBROSI MEDIOLANV</span>. Il Santo seduto col pastorale e lo staffile.</div>
:{| width=100%
| Museo di Parma. || align=right | Arg. R. L. 3.
|}
[[File:Rivista italiana di numismatica 1893 (page 64 crop).jpg|250px|center]]
<!--{{immagine da inserire}}
vedi anche https://archive.org/stream/rivistaitalianad06sociuoft#page/56/mode/2up
-->
{{no rientro}}6. ''Denaro o Mezzo denaro?'' (gr. 0.380). — ''Var. n. 7.''
::<div style=text-indent:-1em;">D/ – <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>• + • B • G • VICECOMES</span>. Croce fiorita.</div>
::<div style=text-indent:-1em;">R/ – Nel campo, in tre righe: <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>+ME DIOLA NVM</span>. Al disopra e al disotto, la Biscia fra due trifogli.</div>
:{| width=100%
| Coll. Gnecchi. || align=right | Arg. R.<sup>6</sup> L. 50.
|}
{{no rientro}}7. ''Denaro o Mezzo denaro'' (gr. 0.400). — ''2<sup>a</sup> Var. n. 7.''
::<div style=text-indent:-1em;">D/ – <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>+ B • G • VICECOITES</span>. Croce fiorita.</div>
::<div style=text-indent:-1em;">R/ — Come il precedente.</div>
:{| width=100%
| Coll. Bertolotti. || align=right | Arg. R.<sup>6</sup> L. 50.
|}
{{Ct|t=3|v=1|f=120%|GALEAZZO II VISCONTI}}
{{Ct|t=1|v=1|{{Sc|signore di milano.}}}}
{{Ct|t=1|v=2|(1354-1378).}}
Negli ''Avvertimenti preliminari'' alle nostre Monete di Milano (pag. XXV), parlando delle controversie che nascono talora fra i numismatici sulla attribuzione di qualche moneta, dicevamo quanto segue: “Il fiorino d’oro e alcune e forse<noinclude>
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|monete di milano inedite}} |59}}</noinclude>
Restano assegnati con certezza a quest’ultimo i numeri seguenti:
::{|
|-
|align=center| N. || 2. Fiorino d’oro coi ''tizzoni'' nel campo del diritto, e al rovescio la leggenda: <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>DNS: MEDIOLANI: PAPIE: & C • </span>
|-
|align=center| » || 3. Pegione col ''Drago crestato'' fiancheggiato dai ''tizzoni'', nel diritto.
|-
|align=center| » || 7, 8 e 9. Sesini col ''Drago crestato'' nel diritto, e al rovescio, il ''tizzone colle secchie''.
|}
Vanno invece restituiti a Gian Galeazzo i numeri seguenti:
::{|
|-
| align=center| N. ||1. Fiorino d’oro col ''Cimiero coronato'' sormontato dal ''Drago alato'',
|-
|align=center| » ||4, 5 e 6. Pegioni colla ''Biscia'' fra le lettere <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>G Z</span> nel diritto.
|}
Partendo dunque da questi dati, per noi ormai sicuri, descriveremo fra le varianti inedite di Gian Galeazzo 4 ''pegioni'' varianti dal tipo dei pegioni 4-5-6, da noi pubblicati sotto le monete di Galeazzo II.
{{no rientro}}''Fiorino'' (gr. 3.510). — ''Var. n. 2.''
::<div style=text-indent:-1em;">D/ <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>+ GALEAZ: VICECOMES:</span> (''I tre anelli''), Galeazzo a cavallo galoppante a destra, colla spada sguainata. La corazza è ornata dalla biscia, e la gualdrappa da due biscie fiancheggiate ciascuna dalle lettere <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>G Z</span>. Queste due lettere sono ripetute sul collo del cavallo. Al disopra, ai due lati nel campo, ''i tizzoni colle secchie''.</div>
::<div style=text-indent:-1em;">R/ <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>• + D{{overline|N}}S: MEDIOLANI: PAPIE: & C •</span> Nel campo incorniciato, Cimiero sormontato dal drago cristato, fiancheggiato dalle lettere <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>G Z</span>. Al disotto Scudo colla Biscia. Agli angoli esterni della cornice, i ''tre anelli''.</div>
:{| width=100%
| Coll. Gnecchi. || align=right | Oro. R.<sup>4</sup> L. 150.
|}
{{smaller block|f=90%|NB. In altro esemplare della nostra collezione, come pure in uno della collezione Papadopoli, i ''tre anelli'' del dritto, invece che nel giro, si trovano nella parte superiore del campo a sinistra, dietro la testa di Galeazzo.}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|60|{{Sc|f. ed e. gnecchi}}|}}</noinclude>
{{Ct|t=3|v=1|f=120%|BARNABÒ VISCONTI}}
{{Ct|t=1|v=1|{{Sc|signore di milano.}}}}
{{Ct|t=1|v=2|(1354-1385).}}
{{no rientro}}1. ''Fiorino'' (gr. 3.500). — ''Var. n. 1''.
::<div style=text-indent:-1em;">D/ – <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>+ CIMERIV • DNI • BENABOVIS • VICECOMITIS</span>. Nel campo incorniciato cimiero sormontato dal drago alato, fra le iniziali <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>D • B</span>. Al disotto, scudo colla biscia. Agli otto angoli esterni della cornice, otto borchie.</div>
::<div style=text-indent:-1em;">R/ – <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>• MDLI • ET • C • DNI • GENERALIS</span>. Nel campo incorniciato, la biscia fra le iniziali <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>D • B</span>. Al disopra aquila. A ciascuno degli angoli esterni della cornice, i tre anelli.</div>
:{| width=100%
| Museo di Parma. || align=right | Oro R.<sup>4</sup> L. 70.
|}
{{no rientro}}2. ''Fiorino'' (gr. 3.500), — ''2<sup>a</sup> Var. n. 1''.
::<div style=text-indent:-1em;">D/ – <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>+ CIMERIV • DNI • BENABOVIS • VICECOMIS •</span> Come il precedente.</div>
::<div style=text-indent:-1em;">R/ — Come il precedente.</div>
:{| width=100%
| Coll. Bertolotti. || align=right | Oro R.<sup>4</sup> L. 70.
|}
{{FI
|file = Rivista italiana di numismatica 1893 (page 67 crop).jpg
| tsize = 250px
| float = center
| caption =
}}
{{no rientro}}3. ''Grosso''<ref name=pagina67>A questa moneta da noi descritta nelle ''|Monete di Milano'' al N. 11, e ad una sua ''variante'' data al N. 12, fu da noi, sulla fede del {{AutoreCitato|Giovanni Mulazzani|Mulazzani}}, assegnato il nome di ''Pegione'', mentre indicavamo come ''Soldo'' l’altra moneta consimile colle iniziali D B, descritta al N. 13. Stante la</ref> (gr. 3.550). — ''Compl. della Descriz. del n. 11.''
::<div style=text-indent:-1em;">D/ — Anepigrafo. — Cimiero sormontato dal drago, fra le iniziali <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>D • B</span>. Sulla falda del cimiero, in due righe, <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>SO VF</span>.</div>
::<div style=text-indent:-1em;">R/ — Anepigrafo, — Sant’Ambrogio in piedi col pastorale e lo staffile, fra le iniziali <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>D • B</span>.</div>
:{| width=100%
| Coll. Verri. || align=right | Arg. R.<sup>8</sup> L. 200.
|}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|62|{{Sc|f. ed e. gnecchi}}|}}</noinclude>
{{Ct|t=3|v=1|GIAN GALEAZZO VISCONTI {{Sc|Conte di Virtù}}<ref name=pagina69>
{{ct|v=1|{{Sc|il pezzo d’oro da dieci zecchini.}}}}
Nelle nostre ''Monete di Milano'' abbiamo pubblicato, sotto Gian Galeazzo (N. 1, pag. 44), il magnifico pezzo in oro da 10 Zecchini o Medaglia, appartenente alla collezione Verri. Questo pezzo, che è l’unico conosciuto, non appartiene certo all’epoca di Gian Galeazzo (1385-1402), sibbene a quella degli Sforza, come lo indicano chiaramente il suo tipo ed i suoi caratteri. Esso può considerarsi con tutta certezza come una ''Restituzione'' o medaglia commemorativa fatta coniare in onore del primo Duca di Milano da uno de’ suoi ultimi successori. I caratteri capitali romani della leggenda, usati per la prima volta nella seconda monetazione di Galeazzo Maria Sforza, e così pure la testina mitrata di S. Ambrogio al principio della leggenda, introdotta appunto sotto la stesso Galeazzo Maria Sforza, quale distintivo della zecca milanese, ci dimostrano chiaramente come il medaglione non possa essere anteriore a quest’epoca. Ma questo non è tutto. Giova inoltre considerare che il medaglione d’oro in questione non è un pezzo isolato, ma che invece ve n’hanno altri, i quali, coniati in oro e in argentò, formano una serie rappresentante parecchi fra i Duchi di Milano, incominciando dal Conte di Virtù e terminando coll’ultimo Sforza. La serie non è completa, ma probabilmente lo era, e solo di alcuni ci è pervenuto qualche rarissimo esemplare. Per di più questi medaglioni o multipli di fiorini o di testoni, secondo che furono coniati in oro o in argento, non solo formano una serie pel tipo unico e costante, ma hanno fra di loro tale collegamento, che talvolta il conio che servì di dritto a uno di essi, servì poi di rovescio ad un altro. Così il medaglione d’argento della collezione Verri, che porta al dritto il busto di Francesco I Sforza (V. ''Monete di Milano'', Francesco I Sforza, n. 14, Tav. XII, n. 1), ha il rovescio comune col dritto del medaglione d’oro di G. Galeazzo Visconti in questione, e il dritto comune col rovescio dell’altro medaglione d’argento di Lodovico</ref><ref name=pagina69bis> </ref>}}
{{Ct|t=1|v=1|{{Sc|primo duca di milano.}}}}
{{Ct|t=1|v=2|(1385-1402).}}
{{no rientro}}1. ''Pegione'' c. s. (gr. 2.570–2.554). — ''Var. n. 4-6 di Galeazzo II. (Pag. 40)''.
::<div style=text-indent:-1em;">D/ – <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>+ GALEAZ • VICECOES . D • MEDIOLANI • & • C</span>. Nel campo incorniciato, la biscia fra le lettere <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>G Z</span>.</div>
::<div style=text-indent:-1em;">R/ - <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>S • AMBROSIV • MEDIOLAN</span>. Il Santo seduto col pastorale e lo staffile. Ai suoi lati, nel campo, due cerchietti od anelli.</div>
:{| width=100%
| Coll. Municipale, Gnecchi. || align=right | Arg. R. L. 2.
|}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|monete di milano inedite}} |63}}</noinclude>{{nop}}
{{no rientro}}2. ''Pegione'' (gr. 2.470). — ''2<sup>a</sup> Var. 4-6'' c. s.
::<div style=text-indent:-1em;">D/ — Come il precedente.</div>
::<div style=text-indent:-1em;">R/ – <span style=font-family:sans-serif;font-weight:bold;>• S - AMBROSI • MEDIOLAN</span>. Come il precedente.</div>
:{| width=100%
| Coll. Papadopoli. || align=right | Arg. R. L. 2.
|}
<ref follow=pagina69>Maria Sforza (V. n. 6 di questo principe). Il conio poi che servì al dritto di quest’ultimo si ripete al rovescio dell’altro di Francesco II Sforza (V, n. 7, Tav. XXII, n. 5). — Tali collegamenti e tali ripetizioni inducono naturalmente a supporre che tutti questi pezzi siano contemporanei. Li attribuiremmo volontieri a Lodovico il Moro, come il principe magnifico e ambizioso della sua stirpe; e in tal caso bisognerebbe supporre che alcuni dei conii da lui apprestati fossero nuovamente impiegati dai suoi successori. Ma forse converrà attribuirli a Francesco II Sforza, l’ultimo dei duchi di Milano, rappresentato nella serie di questi medaglioni, quantunque la vita agitata e le preoccupazioni politiche di questo principe non lo additino come il più naturalmente indicato a quest’opera artistica. In ogni modo è fuori di dubbio che essi appartengono alla fine dell’epoca Sforzesca.</ref>
<ref follow=pagina69bis>
{{Centrato|LA LIRA DI GIAN GALEAZZO.}}
Un’altra importante osservazione dobbiamo fare a proposito del pezzo volgarmente e impropriamente detto ''Lira'' di Gian Galeazzo, da noi pubblicato tra le sue monete d’argento al N. 2 (pag. 45) e del quale riportiamo il disegno:
[[File:Rivista italiana di numismatica 1893 (page 70 crop).jpg|250px|center]]
<!--
vedi https://archive.org/stream/rivistaitalianad06sociuoft#page/62/mode/2up-->
Questa moneta non è certamente dell’epoca che vorrebbe rappresentare. Avendo riesaminato attentamente i vari esemplari custoditi nelle collezioni da noi citate, oltre a quello della collezione Bertolotti, e avendo sentito anche il parere di vari numismatici nostri amici, siamo venuti nella convinzione che questo pezzo o è una medaglia o un gettone dell’epoca sforzesca, o più probabilmente è una falsificazione prodotta verso la fine del secolo decimosettimo e che non può in alcun modo appartenere all’epoca di Gian Galeazzo.<br/>
Dapprima il suo peso, affatto discorde da quello di tutte le monete di Gian Galeazzo e troppo saltuario e variante da un esemplare all’altro (oscilla tra gr. 6,30 e gr. 8,60); poi il busto, che non troviamo in alcun’altra moneta milanese di quell’epoca, l’abito stesso del Duca, la poca somiglianza del suo ritratto, i caratteri che, per quanto tentino di imitare e imitino abbastanza bene quelli dell’epoca viscontea, esaminati attentamente, non sono identici e lasciano scoprire lo sforzo {{Pt|dell’imita-|}}</ref><noinclude>
<references/></noinclude>
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Pagina:La Sacra Bibbia (Diodati 1885).djvu/646
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /><small>{{RigaIntestazione | sin =''Geremia arrestato'' | centro = GEREMIA, 38. | dx =''e gettato nella fossa.''}}</small></noinclude><section begin=37 />{{colonna}}{{vb|37|7|continua}}vostro soccorso, è ritornato nel suo paese, in Egitto.
{{vb|37|8}}E i Caldei torneranno, e combatteranno contro a questa città, e la prenderanno, e l’arderanno col fuoco.
{{vb|37|9}}Così ha detto il Signore: Non v’ingannate voi stessi, dicendo: Per certo i Caldei si dipartiranno da noi; perciocchè essi non se ''ne'' dipartiranno.
{{vb|37|10}}Anzi, avvegnachè voi aveste sconfitto tutto l’esercito de’ Caldei, che combattono con voi, e che non ne fossero rimasti se non ''alcuni pochi'', ''pur'' si leverebbero quelli, ciascuno nella sua tenda, e brucerebbero questa città col fuoco.
{{vb|37|11}}Or avvenne che quando l’esercito dei Caldei si fu dipartito d’appresso a Gerusalemme, per cagion dell’esercito di Faraone;
{{vb|37|12}}Geremia usciva di Gerusalemme, per andarsene nel paese di Beniamino, per isfuggire di là per mezzo il popolo.
{{vb|37|13}}Ma quando fu alla porta di Beniamino, quivi ''era'' un capitano della guardia, il cui nome ''era'' Ireia, figliuolo di Selemia, figliuolo di Hanania; il quale prese il profeta Geremia, dicendo: Tu vai ad arrenderti a’ Caldei.
{{vb|37|14}}E Geremia disse: ''Ciò è'' falso; io non vo ad arrendermi a’ Caldei. Ma colui non l’ascoltò; anzi, lo prese, e lo menò a’ principi.
{{vb|37|15}}E i principi si adirarono gravemente contro a Geremia, e lo percossero, e lo misero in prigione, in casa di Gionatan, scriba; perciocchè avevano di quella fatta una carcere.
{{vb|37|16}}Quando Geremia fu entrato nella fossa, e nelle grotte, vi dimorò molti giorni<ref>{{BibLink|Ger|38|6}}, {{BibLink|Ger|38|26|26}}.</ref>.
{{vb|37|17}}Poi il re Sedechia mandò a farlo trarre ''di là'': e il re lo domandò in casa sua di nascosto, e disse: Evvi alcuna parola da parte del Signore? E Geremia disse: ''Sì'', ve n’è. Poi disse: Tu sarai dato in mano del re di Babilonia.
{{vb|37|18}}Oltre a ciò, geremia disse al re Sedechia: Che peccato ho io commesso contro a te, o contro a’ tuoi servitori, o contro a questo popolo, che voi mi avete messo in prigione?
{{vb|37|19}}E dove ''sono ora'' i vostri profeti, che vi profetizzavano, dicendo: Il re di Babilonia non verrà sopra voi, nè sopra questo paese?
{{vb|37|20}}Or al presente, ascolta, ti prego, o re, mio signore; deh! caggia la mia supplicazione nel tuo cospetto; non farmi ritornar nella casa di Gionatan, scriba, chè io non vi muoia.
{{vb|37|21}}E il re Sedechia comandò che Geremia fosse rinchiuso nella corte della prigione, e che gli fosse dato un pezzo di pane per giorno, dalla piazza de’ fornai; ''il che {{AltraColonna}}{{vb|37|21|continua}}fu fatto'' finchè tutto il pane fu venuto meno nella città. Così Geremia stette nella corte della prigione. <section end=37 />
<section begin=38 />
{{Centrato|{{smaller|''Geremia gettato nella fossa.''}}}}
{{vb|38|1|capolettera}} MA Sefatia, figliuolo di Mattan, e Ghedalia, figliuolo di Pashur, e Iucal, figliuolo di Selemia, e Pashur, figliuolo di Malchia, udirono le parole che Geremia pronunziava a tutto il popolo, dicendo:</p>
{{vb|38|2}}Così ha detto il Signore: Quelli che dimoreranno in questa città morranno di spada, di fame, e di pestilenza; ma chi se ne uscirà a’ Caldei viverà; e l’anima sua gli sarà per ispoglia, ed egli viverà<ref>{{BibLink|Ger|21|8}}, ecc.</ref>.
{{vb|38|3}}Così ha detto il Signore: Questa città sarà per certo data in man dell’esercito del re di Babilonia, ed esso la prenderà.
{{vb|38|4}}E i principi dissero al re: Deh! facciasi morir quest’uomo; perciocchè egli rende rimesse le mani della gente di guerra, che è restata in questa città, e le mani di tutto il popolo; tenendo loro cotali ragionamenti; conciossiachè quest’uomo non procacci punto la prosperità di questo popolo, anzi il male.
{{vb|38|5}}E il re Sedechia disse: Eccolo in mano vostra; perciocchè il re non può nulla contro a voi.
{{vb|38|6}}Essi adunque presero Geremia, e lo gettarono nella fossa di Malchia, figliuolo di Hammelec, ch’''era'' nella corte della prigione; e ve lo calarono con delle funi. Or nella fossa non ''vi era'' acqua, ma del pantano; e Geremia affondò nel pantano.
{{vb|38|7}}Ma Ebed-melec Etiopo, eunuco, il quale ''era'' nella casa del re, avendo udito che avevano messo Geremia nella fossa (ora, il re sedeva ''allora'' nella porta di Beniamino);
{{vb|38|8}}Se ne uscì della casa del re, e parlò al re, dicendo:
{{vb|38|9}}O re, mio signore, male hanno fatto quegli uomini in tutto ciò che hanno fatto al profeta Geremia, avendolo gettato nella fossa; or ''assai'' sarebbe egli morto di fame là dove era; conciossiachè non ''vi sia'' più pane alcuno nella città.
{{vb|38|10}}E il re comandò ad Ebed-melec Etiopo, dicendo: Prendi teco di qui trent’uomini, e tira il profeta Geremia fuor della fossa, avanti ch’egli muoia.
{{vb|38|11}}Ed Ebed-melec prese quegli uomini seco, ed entrò nella casa del re, di sotto alla tesoreria, e ne tolse de’ vecchi stracci, e de’ vecchi panni logori, e li calò a Geremia con delle funi nella fossa.
{{vb|38|12}}Ed Ebed-melec Etiopo disse a Geremia: Deh! mettiti questi vecchi stracci, e panni logori, sotto le ascelle di sotto alle funi. E Geremia fece così.
{{vb|38|13}}Ed essi trassero Geremia con quelle funi, e lo fecero salir fuor della fossa. E {{FineColonna}}<section end=38 /><noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /><small>{{RigaIntestazione | sin =''Sedechia non si arrende'' | centro = GEREMIA, 39. | dx =''ed è fatto prigione.''}}</small></noinclude><section begin=38 />{{colonna}}{{vb|38|13|continua}}Geremia dimorò nella corte della prigione<ref>{{BibLink|Ger|37|21}}.</ref>.
{{vb|38|14}}Poi il re Sedechia mandò a far venire a sè il profeta Geremia all’entrata principale della Casa del Signore. E il re disse a Geremia: Io ti domando una cosa, non celarmi nulla.
{{vb|38|15}}E Geremia disse a Sedechia: Quando io te l’avrò dichiarata, non mi farai tu pur morire? se altresì io ti do alcun consiglio, tu non mi ascolterai.
{{vb|38|16}}E il re Sedechia giurò in segreto a Geremia, dicendo: ''Come'' il Signore, che ci ha fatta quest’anima, vive, io non ti farò morire, e non ti darò in man di questi uomini, che cercano l’anima tua.
{{vb|38|17}}Allora Geremia disse a Sedechia: Così ha detto il Signore, l’Iddio degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Se pur tu esci fuori a’ capitani del re di Babilonia<ref>{{BibLink|2 Re|24|12|2 Re 24. 12}}.</ref>, l’anima tua viverà, e questa città non sarà arsa col fuoco; e viverai, tu, e la casa tua;
{{vb|38|18}}Ma, se tu non esci a’ capitani del re di Babilonia, questa città sarà data in man de’ Caldei, che l’arderanno col fuoco, e tu non iscamperai dalle lor mani.
{{vb|38|19}}E il re Sedechia disse a Geremia: Io sono in gran perplessità per que’ Giudei, che si son rivolti a parte de’ Caldei, che io non sia dato in man loro, e che non mi scherniscano.
{{vb|38|20}}E Geremia disse: Tu non ''vi'' sarai dato. Deh! ascolta la voce del Signore, in ciò che io ti dico; ed egli ti sarà bene, e l’anima tua viverà.
{{vb|38|21}}Ma, se tu ricusi d’uscire, quest’''è'' quello, che il Signore mi ha fatto vedere:
{{vb|38|22}}Ecco, tutte le donne ch’eran rimaste nella casa del re di Giuda, erano tratte fuori a’ capitani del re di Babilonia; ed esse dicevano: I tuoi confidenti ti han persuaso e vinto; i tuoi piedi sono stati fitti nel fango, ''ed essi'' si son tratti addietro.
{{vb|38|23}}Così saranno menate tutte le tue mogli, e i tuoi figliuoli, a’ Caldei<ref>{{BibLink|Ger|39|6}}.</ref>; e tu stesso non iscamperai dalle lor mani; anzi sarai preso, ''e dato'' in mano del re di Babilonia; e farai, che questa casa sarà arsa col fuoco.
{{vb|38|24}}E Sedechia disse a Geremia: Niuno sappia di queste parole, e tu non morrai.
{{vb|38|25}}E se pure i principi, avendo udito che io ho parlato teco, vengono a te, e ti dicono: Deh! dichiaraci quel che tu hai detto al re, non celarcelo, e noi non ti faremo morire; e che ti ha detto il re?
{{vb|38|26}}Di’ loro: Io ho supplicato umilmente al re, che non mi facesse ritornar nella casa di Gionatan, per morir quivi.
{{vb|38|27}}Tutti i principi adunque vennero a Geremia, e lo domandarono; ed egli rispose loro secondo tutte le parole che il re ''gli'' aveva comandate. Ed essi lo {{Pt|lascia-|}}{{AltraColonna}}{{vb|38|27|continua}}{{Pt|rono|lasciarono}} in pace; perciocchè la cosa non fu divolgata.
{{vb|38|28}}E Geremia dimorò nella corte della prigione, infino al giorno che Gerusalemme fu presa; ed egli ''vi'' era allora che Gerusalemme fu presa. <section end=38 />
<section begin=39 />
{{Centrato|{{smaller|''Nebucadnesar prende Gerusalemme e libera Geremia.''}}}}
{{vb|39|1|capolettera}} NELL’anno nono di Sedechia, re di Giuda, nel decimo mese, Nebucadnesar, re di Babilonia, venne, con tutto il suo esercito, sopra Gerusalemme, e l’assediò<ref>{{BibLink|2 Re|25|1|2 Re 25. 1}}, ecc. {{BibLink|Ger|52|4}}, ecc.</ref>.
{{vb|39|2}}Nell’anno undecimo di Sedechia, nel quarto mese, nel nono giorno del mese, ''i Caldei'' penetrarono dentro alla città.
{{vb|39|3}}E tutti i capitani del re di Babilonia ''vi'' entrarono, e si fermarono alla porta di mezzo, ''cioè'': Nergal-sareser, Samgar-nebu, Sarsechim, Rab-saris, Nergal-sareser, Rab-mag, e tutti gli altri capitani del re di Babilonia.
{{vb|39|4}}E quando Sedechia, re di Giuda, e tutta la gente di guerra, ''li'' ebber veduti, se ne fuggirono, e uscirono di notte della città, traendo verso l’orto del re, per la porta d’infra le due mura; ''e il re'' uscì traendo verso il deserto<ref>{{BibLink|Ger|52|7}}, ecc.</ref>.
{{vb|39|5}}Ma l’esercito de’ Caldei li perseguitò, e raggiunse Sedechia nelle campagne di Gerico; e lo presero, e lo menarono a Nebucadnesar, re di Babilonia, in Ribla, nel paese di Hamat; e ''quivi'' egli gli pronunziò la sua sentenza.
{{vb|39|6}}E il re di Babilonia fece scannare i figliuoli di Sedechia in Ribla, in sua presenza; fece eziandio scannare tutti i nobili di Giuda.
{{vb|39|7}}Poi fece abbacinar gli occhi a Sedechia, e lo fece legar di due catene di rame, per menarlo in Babilonia.
{{vb|39|8}}E i Caldei arsero col fuoco la casa del re, e le case del popolo, e disfecero le mura di Gerusalemme.
{{vb|39|9}}E Nebuzaradan, capitano delle guardie, menò in cattività in Babilonia il rimanente del popolo ch’era restato nella città; e quelli che si erano andati ad arrendere a lui, e tutto ''l’altro'' popolo ch’era restato.
{{vb|39|10}}Ma Nebuzaradan, capitano delle guardie, lasciò nel paese di Giuda i più poveri d’infra il popolo, i quali non avevano nulla; e diede loro in quel giorno vigne e campi.
{{vb|39|11}}Or Nebucadnesar, re di Babilonia, aveva data commessione a Nebuzaradan, capitano delle guardie, intorno a Geremia, dicendo:
{{vb|39|12}}Prendilo, ed abbi cura di lui, e non fargli alcun male; anzi fa inverso lui come egli ti dirà.
{{vb|39|13}}Nebuzaradan adunque, capitano {{Pt|del-|}}{{FineColonna}}<section end=39 /><noinclude>
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Geremia (Diodati 1821)/capitolo 38
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /><small>{{RigaIntestazione | sin =''Geremia liberato dai Caldei'' | centro = GEREMIA, 40, 41. | dx =''rimane in Giudea.''}}</small></noinclude><section begin=39 />{{colonna}}{{vb|39|13|continua}}{{Pt|le|delle}} guardie, e Nebusazban, Rab-saris, Nergal-sareser, Rab-mag, e tutti gli ''altri'' capitani del re di Babilonia,
{{vb|39|14}}Mandarono a far trarre Geremia fuor della corte della prigione, e lo diedero a Ghedalia, figliuolo di Ahicam, figliuolo di Safan, per condurlo fuori in casa ''sua''. Ma egli dimorò per mezzo il popolo.
{{vb|39|15}}Or la parola del Signore era stata ''indirizzata'' a Geremia, mentre egli era rinchiuso nella corte della prigione, dicendo:
{{vb|39|16}}Va e parla ad Ebed-melec Etiopo<ref>{{BibLink|Ger|38|7}}, {{BibLink|Ger|38|12|12}}.</ref>, dicendo: Così ha detto il Signor degli eserciti, l’Iddio d’Israele: Ecco, io fo venire le mie parole contro a questa città, in male, e non in bene; e in quel giorno esse avverranno nella tua presenza.
{{vb|39|17}}Ma in quel giorno io ti libererò, dice il Signore; e tu non sarai dato in man degli uomini, de’ quali tu temi.
{{vb|39|18}}Perciocchè io ti scamperò di certo, e tu non caderai per la spada; e l’anima tua ti sarà per ispoglia; conciossiachè tu ti sii confidato in me, dice il Signore. <section end=39 />
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{{Centrato|{{smaller|''Geremia rimane in Giudea con Ghedalia.''}}}}
{{vb|40|1|capolettera}} LA parola che fu dal Signore ''indirizzata'' a Geremia, dopo che Nebuzaradan, capitano delle guardie, l’ebbe rimandato da Rama, quando lo prese. Or egli era legato di catene in mezzo della moltitudine di que’ di Gerusalemme, e di Giuda, ch’erano menati in cattività in Babilonia<ref>{{BibLink|Ger|39|14}}.</ref>.
{{vb|40|2}}Il capitano delle guardie adunque prese Geremia, e gli disse: Il Signore Iddio tuo aveva pronunziato questo male contro a questo luogo.
{{vb|40|3}}E il Signore altresì l’ha fatto venire, e ha fatto secondo ch’egli aveva parlato; perciocchè voi avete peccato contro al Signore, e non avete ubbidito alla sua voce; laonde questo vi è avvenuto.
{{vb|40|4}}Or al presente, ecco, io ti sciolgo oggi dalle catene, che tu hai in sulle mani; se ti piace di venir meco in Babilonia, vieni, ed io avrò cura di te; ma, se non ti aggrada di venir meco in Babilonia, rimantene; ecco, tutto il paese ''è'' al tuo comando; va dove ti parrà e piacerà.
{{vb|40|5}}E ''perciocchè'' Ghedalia, figliuolo di Ahicam, figliuolo di Safan, il quale il re di Babilonia ha costituito sopra le città di Giuda<ref>{{BibLink|2 Re|25|22|2 Re 25. 22}}, ecc.</ref>, non ritornerà ancora, ritorna tu a lui, e dimora con lui in mezzo del popolo; ovvero, va dovunque ti piacerà. E il capitano delle guardie gli diede provvisione per lo viaggio, ed un presente, e l’accomiatò.
{{vb|40|6}}Geremia adunque venne a Ghedalia, figliuolo di Ahicam, in Mispa, e dimorò con lui, in mezzo del popolo, ch’era restato nel paese.{{AltraColonna}}
{{vb|40|7}}Or tutti i capi della gente di guerra, ch’''erano'' per la campagna, colla lor gente, avendo inteso che il re di Babilonia aveva costituito Ghedalia, figliuolo di Ahicam, sopra il paese, e che gli aveva dati in governo uomini, e donne, e piccoli fanciulli; e ''questi'', de’ più poveri del paese, d’infra quelli che non erano stati menati in cattività in Babilonia;
{{vb|40|8}}Vennero a Ghedalia, in Mispa, ''cioè'': Ismaele, figliuolo di Netania; e Giohanan, e Gionatan, figliuoli di Carea; e Seraia, figliuolo di Tanhumet; e i figliuoli di Efai Netofatita; e Iezania, figliuolo d’un Maacatita, colla lor gente.
{{vb|40|9}}E Ghedalia, figliuolo di Ahicam, figliuolo di Safan, giurò loro, ed alla lor gente, dicendo: Non temiate di servire a’ Caldei; abitate nel paese, e servite al re di Babilonia, e sarà ben per voi.
{{vb|40|10}}E quant’è a me, ecco, io dimoro in Mispa, per presentarmi davanti a’ Caldei, che verranno a noi; ma voi ricogliete il vino, i frutti della state, e l’olio, e riponeteli ne’ vostri vaselli, e abitate nelle vostre città che avete occupate.
{{vb|40|11}}Parimente ancora tutti i Giudei, ch’''erano'' in Moab, e fra i figliuoli di Ammon, ed in Edom, e quelli ch’''erano'' in qualunque ''altro'' paese, avendo inteso che il re di Babilonia aveva lasciato qualche rimanente a Giuda, e che aveva costituito sopra essi Ghedalia, figliuolo di Ahicam, figliuolo di Safan;
{{vb|40|12}}Se ne ritornarono da tutti i luoghi, dove erano stati dispersi, e vennero nel paese di Giuda, a Ghedalia, in Mispa; e ricolsero vino, e frutti della state, in molto grande abbondanza.
{{vb|40|13}}Or Giohanan, figliuolo di Carea, e tutti i capi della gente di guerra, ch’''erano'' per la campagna, vennero a Ghedalia, in Mispa;
{{vb|40|14}}E gli dissero: Sai tu bene, che Baalis, re de’ figliuoli di Ammon, ha mandato Ismaele, figliuolo di Netania, per percuoterti a morte? Ma Ghedalia, figliuolo di Ahicam, non credette loro.
{{vb|40|15}}Oltre a ciò, giohanan, figliuolo di Carea, parlò di segreto a Ghedalia, in Mispa, dicendo: Deh! ''lascia'' che io vada, e percuota Ismaele, figliuolo di Netania, e niuno ''lo'' risaprà; perchè ti percuoterebbe egli a morte, laonde tutti i Giudei, che si son raccolti appresso di te sarebbero dispersi, e il rimanente di Giuda perirebbe?
{{vb|40|16}}E Ghedalia, figliuolo di Ahicam, disse a Giohanan, figliuolo di Carea: Non farlo; perciocchè tu parli falsamente contro a Ismaele. <section end=40 />
<section begin=41 />
{{Centrato|{{smaller|''Ghedalia assassinato.''}}}}
{{vb|41|1|capolettera}} OR avvenne nel settimo mese, che Ismaele, figliuolo di Netania, figliuolo di Elisama, del sangue reale, e {{FineColonna}}<section end=41 /><noinclude>
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Geremia (Diodati 1821)/capitolo 39
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Geremia (Diodati 1821)/capitolo 40
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Cruccone
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||{{Sc|novella xxiii}}|321}}</noinclude>dimostrava ed era picciolo della persona. Egli era poi tanto avveduto e scaltrito e sí pronto ed audace a le preposte e risposte, e con sí fermo viso negava una manifesta veritá, che averebbe fatta la salsa a Satanasso. Costui instrusse a pieno Bandelchil di quanto voleva che facesse e diedeli l’amorosa lettera. Soleva l’amante andar ogni dí per la terra a diporto ora a piede ed ora a cavallo e passar di continuo dinanzi la casa de la sua innamorata, che per non esser in una contrada publica, non poteva dar di sé sospetto. Cavalcando adunque un giorno di brigata con alcuni altri, lo scaltrito paggio, caminando lungo il muro de la casa di Aloinda, come fu suso una finestra che a le volte del vino rendeva luce ed aveva le crati del ferro sovra il sentiero de la strada, si lasciò cader un paio di speroni che in mano aveva, e lasciando senza dir altro cavalcare il padrone e la sua compagnia, andò a l’uscio de la casa e quello trovato aperto, entrò dentro e mostrandosi in apparenza tutto sbigottito, a caso vide la fanciulla, che in un lato de l’entrata facendo suoi lavori sedeva, e le disse: — Madonna, per Dio non v’incresca farmi aprirl a vostra volta del vino, perché seguendo mio padrone, che passa ora per la contrada, gli speroni che io portava in mano mi sono caduti per la finestra di fuori dentro la vostra cantina, e se io non li porterò a casa il padrone mi dará di molte busse. — Arrivò in quello la madre di Aloinda, la quale, udendo ciò che il paggio chiedeva, disse: — Figliuola, va’ e mena teco costui e fa’ che trovi gli speroni. — Entrarono tutti dui ne la cantina, ove, veggendo il paggio che nessuno li seguiva, fattosi da principio narrò brevemente l’amore a la giovane del suo padrone e le diede la lettera. Ella senza rispondere prese la lettera ed il paggio gli speroni, e se ne vennero di sopra. Quivi il paggio, ringraziata la donna, al padrone se ne ritornò. Aloinda, presa la comoditá, lesse quanto l’amante le scriveva, ed in sí forte punto le entrarono l’amorose parole nel core, che tutta d’amore s’accese. Il perché altro non desiderava che veder l’amante e seco ritrovarsi. Onde, come poteva imaginarsi che egli per la contrada passasse, se in destro le veniva, andava a le finestre e tutta ridente e con buonissimo<noinclude>{{PieDiPagina|{{Sc|M. Bandello}}, ''Novelle''.||21}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione||''L'Aeropilo''|217|riga=sì}}</noinclude>
carro, ma questo carro non poteva funzionare che
nei luoghi privi d’alberi e d’edifizi.
L’aereonauta umano, per quanto vide Graham, era
ancora molto al disotto del dono naturale del gabbiano
e dell’acchiappa-mosche: mancava un possente
stimolo che avrebbe potuto rapidamente portare l’aeropilo
a un grado di perfezione. Questi apparecchi
non erano stati mai utilizzati per la guerra poichè
l’ultima grande lotta internazionale aveva avuto luogo
prima dell’usurpazione del Consiglio.
Le sei piattaforme volanti di Londra erano riunite
in una mezzaluna irregolare, sulla riva destra del fiume: esse costituivano tre gruppi di due e conservavano
gli antichi nomi di Roehampton, Wimbledon Park,
Streatham, Norwood, Blackheath, e Shooter’s Hill.
Erano delle costruzioni uniformi che s’elevavano al
di sopra dell’altezza media dei tetti; ciascuna aveva
circa 4000 piedi di lunghezza e 1000 di larghezza ed
erano fatte di quella lega d’alluminio e di ferro che
nell’architettura aveva preso il posto del ferro stesso.
Esse formavano una graticola di travi e di longarine
a traverso le quali salivano degli ascensori e
delle scale in cima a cui si stendeva uno spazio uniforme
dove i carri portatili potevano su delle ruote
leggermente inclinate, correre agevolmente fino all’estremità
della piattaforma; e quando qualche aeropilo
o aeropiano non era caricato, questi spazi sotto
il cielo aperto, erano tenuti liberi per mezzo delle
macchine segnalate.
Mentre che si accomodavano gli aeropiani, i passeggeri
aspettavano ordinariamente nei teatri, nelle
trattorie, nei luoghi di piaceri diversi che si trovavano
vicino ai bellissimi magazzini situati in basso.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione|218|{{Sc|quando il dormente si sveglierà}}|riga=sì}}</noinclude>
Questa parte di Londra era in generale la più frequentata
di tutte con un non so che della facile e
voluttuosa allegria dei porti di mare o delle città
termali. E poco lontano di là, per quelli a cui una
escursione nell’aria era causa di seri pensieri, vi erano
i quartieri religiosi con attraenti cappelle votive, alle
quali faceva concorrenza un gran numero di bellissimi
stabilimenti medicali che fornivano le droghe sostanziose
necessarie in un viaggio.
A differenti livelli, attraverso l’insieme delle camere
e dei corridoi di sopra, univasi alle grandi strade
movibili della città, un sistema complesso di passaggi
speciali, d’ascensori e di carri onde permettere lo
scambio dei viaggiatori e dei bagagli di piattaforma
in piattaforma. E la qualità speciale dell’architettura
di questo quartiere, era la solidità un po’
ostentata dei pilastri e dei travicelli metallici, che dappertutto interrompevano la prospettiva cerchiando i
vestiboli e i passaggi, incalzandosi e intrecciandosi per
sostenere il peso delle piattaforme e il grave urto
degli aeropiani.
Graham, accompagnato da Asano, suo dignitario
giapponese, si recò a quegli imbarcaderi passando
dalle strade pubbliche: Lincoln era stato chiamato
da Ostrog per alcuni affari dell’amministrazione. Una
scorta di vigorosi agenti della polizia dei Motori a
vento, aspettava il maestro, fuori degli Uffici, per
aprirgli un passaggio sulle vie mobili superiori.
Nessuno aspettava la sua visita, pur tuttavia una
folla abbastanza numerosa accorse e lo accompagnò
fino al luogo dove doveva fermarsi; mentre egli camminava
sentiva il suo nome pronunziato a voce alta
dal popolo e vide uscire dalle scale della strada cen-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione||''L'Aeropilo''|219|riga=sì}}</noinclude>
trale una moltitudine innumerevole di uomini, di donne,
di bambini vestiti d’azzurro. Non riusciva a capire
ciò che essi borbottavano, e quello che più d’ogni
altra cosa gli destò di nuovo meraviglia era di sentir
parlare un dialetto volgare ai poveri della città. Quando
lasciò la via mobile, le sue guardie furono improvvisamente
circondate da una folla fitta e sovreccitata
e gli parve che qualche individuo cercasse d’arrivare
fino a lui per consegnargli delle suppliche; a
mala pena le guardie riuscivano a fargli strada.
Egli trovò l’aeropilo con un aeronauta che lo aspettava
sulla piattaforma di levante; vista da vicino la
macchina sembrava più piccola. Era posta sopra un
carro da lanciare e il suo scheletro d’alluminio era
grosso come il guscio di un yacht di 20 tonnellate; le
sue ali laterali affilate e legate da nervature metalliche,
simili alle nervature d’un’ala di farfalla, eran
provviste d’una membrana vitrea; la loro ombra si proiettava
sopra uno spazio di centinaia di metri quadrati.
Due sedili si dondolavano liberamente sospesi
a una quantità di corde, dentro ad alcune membrane
protettrici della carcassa, e quasi dalla parte posteriore: le seggiole de’ passeggeri erano riparate da un
paravento, circondate da anelli metallici, e provviste
di cuscini pneumatici.
Volendo, Graham poteva benissimo star chiuso, ma
siccome desiderava vivamente di vedere tutte le novità
che gli si presentavano, preferì di tenere aperto.
L’aeronauta era seduto dietro una vetrata situata sopra
la sua testa, e il passeggiero aveva la facoltà di star
fermo sul suo sedile, cosa indispensabile per toccar
terra, e di muoversi per mezzo d’una piccola ruota
e d’una leva fino a una cassa che si trovava alla<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione|220|{{Sc|quando il dormente si sveglierà}}|riga=sì}}</noinclude>
prua della macchina dove metteva la sua valigia, le
coperte e le provvigioni, cosicchè le seggiole servivano
di contrappeso alle parti dell’apparecchio centrale
fino all’elice e alla poppa.
Apparentemente l’apparecchio era semplicissimo.
Asano, accennando col dito le diverse parti, spiegò che
il motore a gas al tempo della regina Vittoria, era
di quelli esplosivi, il quale ad ogni colpo consumava
una goccia d’una sostanza chiamata {{spaziato|fomile}}: il motore
consisteva in un serbatoio e in uno stantuffo
situato sulla lunga manovella scannellata del tronco
dell’elice. Ecco tutto ciò che Graham potè vedere. Soltanto
Graham, Asano e il loro seguito, poterono montare
sulla piattaforma: diretto dall’aeronauta, Graham
s’accomodò sul suo sedile, dopo aver bevuto una mistura
contenente dell’ergotina, bevanda che, a quanto
gli dissero, si faceva prendere invariabilmente a quelli
che intraprendevan un viaggio nell’aria, e destinata a
controbilanciare il possibile effetto della diminuzione
della pressione atmosferica sull’organismo.
Dopo ciò egli dichiarò d’esser pronto per la partenza,
e Asano gli levò di mano il bicchiere vuoto, stese
le sbarre della navicella e restò sulla piattaforma agitando
la mano, mentre Graham credeva di vederlo
sdrucciolare verso destra e sparire.
Il motore rumoreggiò, l’elice girò le sue spirali,
e, dopo un secondo la piattaforma e i tetti degli edifizi
sfilarono rapidamente in direzione orizzontale, davanti
agli occhi di Graham. Egli s’attaccò istintivamente
alle sbarre della sua seggiola, sentendosi trasportare
in alto e udendo il soffio dell’aria al di sopra
del paravento.
L’elice girava con potenti pulsazioni ritmiche:<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione||''L'Aeropilo''|221|riga=sì}}</noinclude>
una, due, tre, poi una pausa, movimenti che il meccanico
controllava delicatamente; la macchina cominciò
a vibrare con una trepidazione che durò per tutto
il viaggio, e i tetti, le case sembravano fuggire con
un’estrema velocità diventando di mano in mano più
piccoli. Graham volle guardare attraverso le membrature
della macchina e non provò nessun capogiro;
una rapida funicolare avrebbe prodotto le medesime
sensazioni. Egli riconobbe il Palazzo del Consiglio
e il duomo di Highgate: poi guardò dritto in basso,
fra i suoi piedi.
Allora un terrore fisico s’impadronì di lui, un atroce
sentimento di pericolo. Si puntellò solidamente
e per un minuto o due non gli riuscì d’alzare gli occhi.
A una distanza di circa cento piedi al di sopra della
sua testa girava uno degli enormi Motori a vento del
sud ovest di Londra, e al di là, dalla parte di mezzogiorno,
una piattaforma volante si copriva di migliaia
di punti neri che erano una folla umana. Tutto ciò
sembrava rovesciarsi in una caduta vertiginosa. Per
un momento egli ebbe l’irresistibile tentazione di lasciarsi
capitombolare, e serrò i denti, alzò gli occhi,
per un improvviso sforzo muscolare... e il panico passò.
Rimase ancora un istante digrignando i denti con
gli occhi aperti fissando il cielo, mentre il motore
continuava a sbuffare. Graham, sempre aggrappato
alle sbarre, s’accorse che un sorrisetto ironico sfiorava
il volto dell’aeronauta e sorrise anche lui ma
un po’ forzatamente.
— Ciò sembra strano sul principio, — esclamò dimenticando
la propria dignità.
Ma non osò più guardare in basso; rivolse invece lo
sguardo al disopra della testa dell’aeronauta, verso un<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione|222|{{Sc|quando il dormente si sveglierà}}|riga=sì}}</noinclude>
vago cerchio di cielo azzurro, ma sempre tormentato
dal pensiero d’un possibile accidente. E il motore continuava
a fremere.
— Se per caso, — diceva egli a sè stesso, — si
rompesse un piccolissimo pezzo di questa macchina
che mi trasporta in alto!
Fece uno sforzo violento per scacciare lungi da
sè simili supposizioni; ci riuscì infine e continuò tranquillamente il suo viaggio nell’aria pura.
Allontanate tali preoccupazioni dalla sua mente, un
certo piacere subentrò alle sgradevoli impressioni che
aveva subito. Gli avevano parlato del mal d’aria,
ma egli constatò che il movimento pulsativo dell’aeropilo
non era nulla in confronto del colpo della prua
d’una nave su delle onde mosse da un vento moderato,
e siccome era un buon marinaro, non aveva niente
da temere in quanto a questo. L’aria pungente e rarefatta
nella quale essi salivano, gli produceva un’impressione
di leggerezza e una certa disposizione all’allegria.
Egli alzò la testa e vide, in alto, il cielo
azzurro sparso di nuvole biancastre, poi guardò con
circospezione a traverso le membrature e le sbarre
uno stuolo di bianchi uccelli che fuggivamo al di
sopra di lui, quindi volse gli occhi in basso con
meno apprensione e scorse, indorato dal sole, il fragile
posto di sentinella del guardiano dei mulini a
vento, che la lontananza rendeva di mano in mano
più piccolo. Siccome ora osservava tutto con animo
più tranquillo vide una linea azzurra di colline, poi
Londra, già sotto il vento, inestricabile reticolato di
tetti. Il limite della città si presentò al suo sguardo
netto e chiaro, dissipando gli ultimi suoi timori e
cagionandogli una viva sorpresa, perchè questo li-<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione||''L'Aeropilo''|223|riga=sì}}</noinclude>
mite di Londra era come un muro, una scogliera,
una brusca pendenza di trecento o quattrocento piedi,
una parete interrotta qua e là da terrazze, una facciata
complicata e decorativa.
Il passaggio graduato dalla città alla campagna
a traverso un’immensa spugna di sobborghi, tratto
caratteristico delle città del XIX secolo, non esisteva
più. Del circuito di Londra non restava più nulla
all’infuori di alcuni spazii verdeggianti coperti d’alberi,
un deserto di rovine, variopinto, rivestito d’un
fitto bosco di piantagioni eterogenee che altre volte
avevano adornato i giardini del distretto della città,
e alcuni terreni coltivati. Una quantità di frondi avevano
pure ricoperto le vestigia delle costruzioni di
una volta, ma per la maggior parte questa specie
di scogli, di rocche isolate s’inalzavano fra le antiche
strade, piccole isole barocche in mezzo a quelle
distese pianeggianti di verde e di bruno abbandonate
a sè stesse da molti anni, e troppo massicce, forse,
per poterne sbarazzare le vie, quelle vie percorse dagli
enormi meccanismi agricoli del tempo.
La vegetazione di quel deserto ondulava e schiumava
in mezzo ai muri crollanti delle case, e s’interrompeva
ai piedi del recinto della città, in un
flutto di rovi e di agrifogli, di cardi e di alte erbe.
Qua e là i fastosi palazzi di piaceri dominavano in
mezzo ai miseri avanzi dell’epoca vittoriana e in direzione
di essi, partendo dalla città, facevan capo
alcune strade di funi. In quella giornata d’inverno
quei palazzi sembravano abbandonati e così i giardini
artificiali che sorgevano fra le rovine.
I limiti della città erano, a dir vero, così nettamente
definiti che nei giorni passati, allorchè si chiu-<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione|224|{{Sc|quando il dormente si sveglierà}}|riga=sì}}</noinclude>
devano le porte al cader della notte e il predatore
nemico gironzava sotto i muri stessi.... un’enorme
gola circolare agevolava un commercio colossale
sulla via eadhamitata che si dirigeva verso Bath.
Tale fu il primo aspetto del mondo al di là della
città, agli occhi di Graham, e a poco a poco questo
panorama disparve, allorchè infine potè guardare
verticalmente in basso, vide al disotto di sè i
campi coltivati della vallata del Tamigi, innumerevoli
e piccoli pezzi rettangolari d’un vermiglio bruno,
sparsi di fili luccicanti i quali non erano altro che
Serbatoi d’acqua.
La stia disposizione all’ilarità aumentò rapidamente
cambiandosi in una specie di ebbrezza; egli aspirava
l’aria a pieni polmoni, rideva forte, aveva una voglia
matta di gridare, e questo desiderio divenne così
irresistibile, che gridò.
La macchina dopo aver raggiunto la massima altezza
cominciò a descrivere una curva verso mezzogiorno
e Graham notò che la direzione di questa barca aerea
s’effettuava per il movimento d’andata e di ritorno
di tutto il motore, indietro e in avanti, lungo i suoi
puntelli, e per l’apertura o la chiusura d’una o due
sottili parti idi membrane, nell’una o nell’altra delle
ali che altrimenti sarebbero rimaste rigide.
L’aeronauta fece sdrucciolare il motore in avanti,
lungo la ruota, ed aprì l’animella dell’ala sotto vento,
fino a che il tronco centrale dell’aeropilo fosse orizzontale
e puntato verso sud-ovest. In questa direzione
essi filarono dando leggermente dalla parte sotto
il vento, con moto lento e alternato, dapprima
un’ascensione breve, violenta, poi uno scivolio discendente
rapidissimo, gradevole. Durante questo tempo
l’elice restava inattiva.<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione||''L'Aeropilo''|225|riga=sì}}</noinclude>
Le ascensioni davano a Graham la grande soddisfazione
del proprio sforzo riuscito felicemente; le
discese in mezzo all’aria rarefatta costituivano per
lui una gioia indescrivibile tanto che non avrebbe
voluto fermarsi mai. Egli esaminava attentamente il
paesaggio che si stendeva verso settentrione, sopra
di sè, e tutti i più piccoli particolari lo interessavano in
modo straordinario.
Le rovine delle case che si ergevano una volta
nella campagna lo colpivano e così le vaste pianure
senz’alberi da dove erano sparite le fattorie, i villaggi,
i sobborghi e le città, dove non restavano più
che delle macerie. Egli s’era aspettato questo spettacolo,
ma vederlo coi propri occhi era un’altra cosa.
Cercò d’orientarsi e di riconoscere i diversi luoghi che
aveva conosciuto in quel bacino concavo, ma sul principio
non riuscì a distinguere nessun punto segnalato
perchè si erano allontanati dalla valle del Tamigi.
Ben presto però essi passarono al disopra d’una collina
calcarea, ben definita, che egli riconobbe per
il dorso d’asino di Guildford, a causa del noto profilo
della gola alla sua estremità orientale, e delle
rovine della città che una volta s’inalzava bruscamente
su ciascun versante della vallata.
E di là egli scoprì altri ponti, Leith Hill, le lande sabbiose
d’Aldershot, e altre ancora. Una scarpata di dune
mostrava dei giganteschi Motori a vento che giravano
lentamente, ed eccettuato là dove la strada eadhamitata
di Portsmouth, tutta frastagliata di forme precoci,
seguiva l’antica ferrovia, la valle dove scorreva
la Wey era chiusa da alcune forti barriere.
Tutta quanta la distesa delle dune scoscese fin
dove lo sguardo poteva spaziare a traverso i vapori<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione|226|{{Sc|quando il dormente si sveglierà}}|riga=sì}}</noinclude>
di un color grigio, era gremita di motori a vento in
confronto ai quali i più grandi della Città sembravano
piccoli, e che giravano maestosamente sotto il soffio
del vento di sud-ovest. E qua e là si scorgevano
delle estensioni sparse di montoni, i montoni del Trust
Britannico dell’Alimentazione, con un pastore a cavallo
simile ad una macchia nera. Poi, come se si
precipitassero dietro all'aeropilo, scorse le alture di
Wealden, la catena delle colline di Hindhead, di Pitch
e di Leith, con una seconda fila di motori a vento,
che cercavano di togliere a quelli delle dune la loro
parte di brezza. La landa purpurea era screziata di
giunchi e di ginestre gialle e sul versante più lontano,
una mandria di bovi fuggiva davanti a due uomini
a cavallo. Tutte queste cose passarono rapidamente
dietro il veicolo aereo, diventando sempre più
piccole, perdendo il proprio colore, finchè si ridussero a piccoli punti mobili che la nebbia inghiottiva.
Allorchè questo paesaggio si perdè nella lontananza,
Graham sentì vicino a sè il lamentevole grido d’un
pavone capelluto; s’accorse che egli si librava ora
al disopra delle dune meridionali, e distinse le cime
dello scalo aereo di Portsdown Hill. Un momento
dopo, simile a uno sparpagliamento di piccole città
fluttuanti, s’offrirono al suo sguardo le coste scoscese
delle Aiguilles basse e bianche, indorate dalla
luce stessa che faceva scintillare le acque grigie dello
stretto braccio di mare.
Essi oltrepassarono con uno slancio il Solent e
dopo qualche minuto, l’isola di Wight fuggiva dietro di
loro; al disotto il mare si stendeva sempre più largo,
qui imporporato dall’ombra di una nube, là grigio,
più lontano simile ad uno specchio brunito, là an-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione||''L'Aeropilo''|227|riga=sì}}</noinclude>
cora immensa pianura d’un azzurro verdastro e torbido.
L’isola di Wight diminuiva nella distanza, e ben presto
un lembo di nebbia grigia staccandosi da altri lembi
i quali non erano altro che nubi discese dal cielo,
rese visibili i suoi contorni: era una costa indorata
dal sole e bella a vedersi, la costa settentrionale
della Francia. Essa s’inalzava, si coloriva, diventando
sempre più chiara e distinta, mentre la parte
opposta del paese delle dune d’Inghilterra si mostrava
a poco a poco al disotto di essi.
Parigi sorse ad un tratto sull’orizzonte, vi restò
come sospeso, poi fu perduto di vista nel tempo che
l’aeropilo descriveva una vasta curva per risalire verso
settentrione. Graham riconobbe la torre Eiffel, sempre
in piedi e vicino ad essa un enorme duomo, sormontato
da una statua realmente di colossale grandezza
ma che sembrava una capocchia di spillo. Vide pure,
senza però capire sul principio ciò che significasse,
un’immensa nube obliqua di fumo; l’aereonauta parlò
di perturbazioni nelle strade inferiori, frase alla quale
Graham non prestò sul principio grande attenzione.
Ma osservò invece i minareti, i campanili, i contorni
dei graziosi edifici che, innumerevoli, si slanciavano
verso il cielo, al disopra delle ali dei motori a vento
della città, e concluse che almeno in fatto di grazia
e d’eleganza, Parigi aveva sempre il primato su Londra,
la sua più grande e più popolata rivale.
Mentre il suo sguardo si volgeva su questo panorama
una forma azzurra salì rapidamente dalla città
come una foglia morta scacciata dal vento; descrisse
parecchie curve, poi si diresse verso di loro diventando
man mano più grande. L’aereonauta pronunziò
qualche parola.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione|228|{{Sc|quando il dormente si sveglierà}}|riga=sì}}</noinclude>
— Che cosa? — fece Graham distogliendo con rammarico gli occhi da quel grandioso spettacolo.
— Aeropiano, Sire, — gli gridò l’aereonauta col braccio teso.
La grande macchina s’avanzava a vista d’occhio, e l’aeropilo salì ancora descrivendo una lunga curva verso il nord, ma l’aeropiano s’avvicinava più velocemente. Lo slancio dell’aeropilo che sembrava tanto potente e rapido apparve a un tratto lento in confronto dell’altro volatore terribile. Che mostro gigantesco! Quale velocità vertiginosa e costante! Esso passò sotto a loro, nella sua corsa silenziosa, grande inviluppo d’ali trasparenti, reticolato d’antenne e di fili, massa vivente.
Graham con una sola occhiata potè vedere numerose file di viaggiatori imbacuccati, sospesi sui loro piccoli sedili dietro i taglia-vento, un meccanico vestito di bianco che malgrado le raffiche del vento, scivolava lungo una strada formata di scale, dei motori rumoreggianti che mandavano fuori una quantità di fumo con movimento simultaneo, un’elice che girava, e una superfice immensa di ali. Questa vista gli destò un grande entusiasmo, e intanto il mostro era già passato.
Esso s’inalzò leggermente e le piccole ali dell’aeropilo si posero in traccia di lui. Si erano appena allontanati e già, come sembrava a Graham, l’aeropiano non era più che una macchia larga e azzurra sull’orizzonte, e si aggirava fra Londra e Parigi rifacendo lo stesso viaggio, che, se il tempo era bello, compieva anche quattro volte al giorno, in ogni direzione.
Essi attraversarono la Manica molto lentamente se-<noinclude><references/></noinclude>
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Carbonchiolo
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<noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione||''L'Aeropilo''|229|riga=sì}}</noinclude>
condo Graham, le cui idee diventavano esagerate, e ben presto Beachy Head s’inalzò grigia, alla loro sinistra.
— Terra! — gridò l’aereonauta con la voce affievolita dal fischio del taglia-vento.
— Non ancora, — protestò Graham ridendo. — voglio vedere e sapere dell’altro.
— Credevo.... — disse l’aereonauta.
— Voglio sapere in che modo si manovra questa macchina, — continuò Graham. — Vengo vicino a voi, — aggiunse, lasciando il suo sedile e facendo un passo lungo il ripiano che li separava, ma si fermò subito, e il suo volto cambiò di colore, le mani gli si aggranchirono. Un altro passo e si trovò aggrappato vicino l’aereonauta; sentì allora un peso sulle spalle e s’accorse che era la pressione dell’aria. Le sue vesti non erano più che un punto vorticoso dietro di lui: il vento soffiava al disopra dello schermo sparpagliandogli i capelli sulle guance e intanto l’aereonauta era occupato a fare delle provvisorie riparazioni, spostando il centro di gravità, per assicurarsi la stabile durata, e modificando la pressione.
— Vorrei che voi mi spiegasse il meccanismo, — insistè Graham. — Che cosa succede quando spingete in avanti il motore?
L’aereonauta esitò; poi rispose laconicamente:
— È una cosa molto complicata, Sire.
— Non importa, — esclamò Graham.
Vi fu un momento di silenzio.
— L’aereonautismo è il segreto.... il privilegio....
— Va benissimo, ma io sono il padrone e voglio sapere.
Rise di cuore pensando al potere che poteva eser-<noinclude><references/></noinclude>
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Carbonchiolo
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<noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione|230|{{Sc|quando il dormente si sveglierà}}|riga=sì}}</noinclude>
citare anche nelle regioni superiori dell’aria. L’aeropilo intanto descriveva una curva, il vento fresco e frizzante sferzava il volto di Graham, le sue vesti si gonfiavano e quasi lo spingevano mentre la prua girava leggermente puntata verso ovest.
I due uomini si guardarono negli occhi.
— Sire, vi sono dei regolamenti....
— I regolamenti non mi riguardano, — replicò Graham, — sembra che lo dimentichiate.
L’aereonauta scrutava la fisonomia del Maestro.
— No, — diss’egli, — non lo dimentico, Sire. Ma per tutta la terra.... chiunque non è un aereonauta giurato non ha il diritto.... Noi prendiamo dei passeggeri e non degli scolari.
— L’ho sentito dire. Ma io non mi diverto affatto a discutere su questo soggetto. Sapete perchè ho dormito duecento anni? Per viaggiare nell’aria.
— Sire, — continuò l’aereonauta, — i regolamenti.... Se io violo i regolamenti....
Graham fece un gesto che voleva dire:
— Voi non avete nulla da temere.
— Ebbene, se volete osservare i miei movimenti....
— No, — protestò Graham, che tutto ad un tratto vacillò e dovette aggrapparsi perchè l’aeropilo volgeva la prua più in alto ancora. — Ciò non mi basta. Voglio manovrare da me stesso.... manovrare da me stesso anche se dovessi sfracellarmi. Sì, lo voglio: voi comprendete. M’arrampicherò là e verrò a sedermi vicino a voi. Attenzione! Voglio volare col mio proprio volo, anche se dovessi alla fine precipitare di sotto. Sarò almeno compensato del mio letargo: altre volte era un sogno volare. Andiamo! mantenete l’equilibrio.<noinclude><references/></noinclude>
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Carbonchiolo
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<noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione||''L'Aeropilo''|231|riga=sì}}</noinclude>
— Una dozzina di spioni mi perseguitano, Sire.
La pazienza di Graham era al colmo: forse la sua collera era un po’ esagerata. Si slanciò bestemmiando attraverso la massa intermediaria delle stanghe, e l’aeropilo oscillò.
— Sono io il padrone della terra? O forse lo siete voi? Andiamo. Levate le mani da queste stanghe, e tenete invece i miei polsi. Così va bene. E come si fa a girare la prua per sdrucciolare in basso?
— Sire, — protestò ancora l’aereonauta.
— Che c’è di nuovo?
— Voi mi proteggerete?
— Perbacco, sicuro! Quand’anche dovessi bruciare Londra. Andiamo.
E con questa promessa Graham pagò la sua prima lezione di navigazione aerea.
— Voi avete certamente il vostro vantaggio insegnandomi a manovrare in questa escursione, — aggiunse ridendo allegramente, poichè l’aria pura gli faceva lo stesso effetto d’un vino generoso.
— Bisogna che tiri questo? Ah! ho capito, così. Olà!
— Indietro, Sire, indietro.
— Indietro?... Bene! Uno, due... tre.... Dio buono! Ah! eccolo che sale! Ma è un organismo vivente!
E la macchina si mise a danzare nell’aria nel più fantastico modo: ora descriveva una spirale di cento metri e più di diametro, ora risaliva quasi con una pazza velocità, poi s’abbassava rapidamente a picco, ricadendo come un falco, per tornare a risalire tutt’ad un tratto con uno slancio furioso.
In una di queste discese sembrò che filasse dritta verso il parco dei palloni-réclame a sud-est, ma non fece che una curva e passò al di là con una improvvisa riscossa di destrezza.<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:De Sanctis, Francesco – Storia della letteratura italiana, Vol. II, 1912 – BEIC 1807957.djvu/282
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Cruccone
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<noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|276|{{Sc|storia della letteratura italiana}}|}}</noinclude>valentissimi, seguendo anche loro la via aperta da {{AutoreCitato|Galileo Galilei|Galileo}}, ma pur delle scienze storiche e sociali. L’abbondanza dell’oro per la scoperta dell’America e la crisi monetaria die’ occasione a’ primi scritti di economia: il {{TestoAssente|''Discorso sopra le monete e la vera proporzione fra l’oro e l’argento''}} di {{AutoreCitato|Gasparo Scaruffi|Gaspare Scaruffi}}, che propugnava, come Campanella, l’uniformitá monetaria; e il trattato sulle ''{{TestoCitato|Breve trattato delle cause che possono far abbondare li regni d'oro e d'argento dove non sono miniere|Cause che possono fare abbondare i regni di oro e d’argento}}'' di {{AutoreCitato|Antonio Serra|Antonio Serra}} di Cosenza, scritto alla Vicaria, dove l’autore, come complice di Campanella, era tenuto prigione. Moltiplicarono i trattati di giurisprudenza, massime nella seconda metá del secolo. {{AutoreCitato|Alberico Gentili|Alberico Gentile}} nel suo libro {{TestoAssente|''De iure belli''}} fa giá presentire {{AutoreCitato|Ugo Grozio|Grozio}}; e gli è vicino per forza speculativa {{wl|Q55714072|Alessandro Turamini}}, che scrisse {{TestoAssente|''De legibus''}}. Tra gl’interpreti del dritto romano sono degni di nota l’{{AutoreCitato|Andrea Alciato|Alciato}}, l’{{AutoreCitato|Giuseppe Averani|Averani}}, il {{AutoreCitato|Prospero Farinacci|Farinaccio}}, il {{Wl|Q2853936|Fabro}}. Fondatori della storia del dritto furono il «gran» {{AutoreCitato|Carlo Sigonio|Carlo Sigonio}}, come lo chiama {{AutoreCitato|Giambattista Vico|Vico}}, e il {{AutoreCitato|Guido Panciroli|Panciroli}}, maestro del {{AutoreCitato|Torquato Tasso|Tasso}}.
Pubblicarono lavori non dispregevoli di cronologia l’{{AutoreCitato|Leone Allacci|Allacci}}, il {{AutoreCitato|Giovanni Battista Riccioli|Riccioli}}, il {{AutoreCitato|Filippo Vecchietti|Vecchietti}}. Comparivano storie venete, napolitane, piemontesi, pisane: il {{AutoreCitato|Giovan Battista Nani|Nani}}, il {{Wl|Q105479952|Garzoni}}, il {{AutoreCitato|Giovanni Antonio Summonte|Summonte}}, il {{wl|Q63302009|Capecelatro}}, il {{AutoreCitato|Emanuele Tesauro|Tesauro}}, il {{AutoreCitato|Raffaello Roncioni|Roncioni}}: cronache piú che storie, volgari di sentimento e di stile. In Roma naturalmente si sviluppava l’archeologia. Il {{AutoreCitato|Raffaele Fabretti|Fabretti}} di Urbino scrivea degli {{TestoAssente|''Acquidotti romani''}} e della {{TestoAssente|''Colonna traiana''}}, e pubblicava in otto serie quattrocentotrenta iscrizioni dottamente illustrate. Moltiplicavano le compilazioni, le raccolte, come sussidio agli studiosi. Il {{Wl|Q40687091|Zilioli}} scrisse l’{{TestoAssente|''Indice di tutt’i libri di dritto pontificio e cesareo''}}, e il {{Wl|Q61483002|Ziletti}} in ventotto volumi il trattato {{TestoAssente|''Iuris universi''}}. Avevi giá annali, giornali, biblioteche, cataloghi e simili mezzi di diffusione. {{AutoreCitato|Vittorio Siri|Vittorio Siri}} aveva pubblicato il {{TestoAssente|''Mercurio politico''}} e le {{TestoAssente|''Memorie recondite''}}, l’{{Wl|Q30905329|Avogadro}} il {{TestoAssente|''Mercurio veridico''}}. Il {{wl|Q3750342|Nazzari}} cominciò a Roma nel 1668 il ''{{wl|Q3765878|Giornale de’ letterati}}'', e il {{AutoreCitato|Giovanni Cinelli Calvoli|Cinelli}} pubblicava la {{TestoAssente|''Biblioteca volante''}}, una specie di storia letteraria. Comparivano gli {{TestoAssente|''Annali''}} del {{AutoreCitato|Cesare Baronio|Baronio}}, le {{TestoAssente|''Vite de’ papi e cardinali''}} del {{AutoreCitato|Alfonso Chacón|Ciacconio}}, la {{TestoAssente|''Storia generale de’ concili''}} di monsignor {{wl|Q3845921|Battaglini}}, la {{TestoAssente|''Storia delle eresie''}} del {{AutoreCitato|Domenico Bernini|Bernini}}, la {{TestoAssente|''Napoli sacra''}}<noinclude>
<references/></div></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|281}}</noinclude>{{Ct|class=anno|Segue la Tavola delle Piogge dell’Anno 1793.}}
{| align=center style="text-align:right; border:3px solid black; border-collapse:collapse; font-size:smaller"
| {{Cs|b}} |
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|-
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|-
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Dr Zimbu
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|289}}</noinclude>
{{Ct|class=sezione|Sommario delle Stagioni.}}
Dietro ad un Novembre, ed a un Decembre notabili per il Freddo, e più per l’umido, col diluvio dei 25 dell’ultimo Mese, che portò quell’enorme Fiumana, entrò il ''Gennajo'' 1795. con osservabile Freddo, per li primi giorni sereno, ma dopo voltato alla Neve, che replicò più volte, e quella del dì 23 durò in terra più di 30 giorni; ed il totale del Mese superò quel memorabile del 1789.
Il ''Febbrajo'' fu anche più crudo. Il Freddo del primo giorno arrivò al massimo di questi Climi, cioè, 10 Gradi; nè si strusse la Neve se non che alla metà del Mese. Fu Inverno dei più crudeli, anche fuori d’Italia, mentre a Parigi arrivò il Freddo a Gr. 16, 17, 18; e quello che lo distingue fu la lunga durata sopra i più celebri Inverno 1709, 1789. Notabili erano le folte Caligini miste alle dirotte Pioggie. Conviene ricordarsi la Congiunzione Inferiore di Venere al primo {{Ec|Cennajo|Gennajo}}.
Il ''Marzo'' con gran numero di Pioggie diede pochissima acqua. Durava l’Atmosfera<noinclude>{{PieDiPagina|{{Sc|Tom.}} III.|T|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|290|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>umida, e fredda; quindi malattie, e morti numerose.
L’''Aprile'' fu assai temperato, e non ebbe cosa di notabile.
Entrò il ''Maggio'' con Caldo inaspettato di 20. e 22 Gradi, già cominciato l’ultimo d’Aprile. Il dì primo della mattina al dopo pranzo fece il Caldo un salto di 12. Gradi ch’è inusitato; successero molte Gragnuole.
Pessimo fu il Mese di ''Giugno''; ed ancora peggiore quello di ''Luglio''. In due Mesi appena vi furono 8 Giorni di Sole; 40 dì diedero Pioggia; quindi non si potea battere, e seccare il Grano, per se stesso scarso. Dei Turbini, delle Saette, delle Grandini si parlò nel Discorso.
Medicarono un poco questi mali li due Mesi seguenti ''Agosto'', e ''Settembre'', che furono discreti; si risvegliò un poco di Caldo, ma non arrivò mai a purgare, ed a riscaldare l’aria da poterla dire veramente Estiva.
Successe un’''Ottobre'' piovosissimo, che impedi le vindemmie, le Semine, e rese le strade impraticabili. I Vini non ebbero alcun sapore, e si guastarono.<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|291|s=si}}</noinclude>{{Nop}}
Piovosissimo fu anche il ''Novembre''; ma sin dalli 6 vi si aggiunse un brusco freddo, che si mantenne sino alla metà di ''Decembre'', che fu nuvoloso, torpido, ingrato. Delle malattie degli uomini, e degli animali che regnarono lascio parlare ai Medici.
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<noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|650|{{Sc|diario roncalli}}|riga=a}}</noinclude>Il {{Wl|Q3779978|conte}}, nel mattino degli 11 (domenica), ripartì alla volta di Firenze.
Si proseguono, alacremente, lavori di fortificazioni e barricate anche nell’interno della città. Alcune porte furono chiuse.
Le truppe indigene si dice che non vogliano battersi.
Gli zuavi sono quasi tutti inviati contro gl’invasori.
''9-11''. — Si piantarono cannoni nei giardini vaticani, ai monti Gianicolo ed Aventino ed alla stazione.
Si lavorano fortificazioni in varii posti suburbani; si murarono alcune porte della città, le meno necessarie, le altre si barricarono, ed ora si attende il nemico per combatterlo.
Però, è a tutti noto che gli indigeni e gli Svizzeri non intenderanno di battersi con truppe regolari.
Vi sono gli zuavi i quali sosterranno l’onore della bandiera, che saranno i sacrificati; essi si trovano quasi tutti nell’esterno della città e presso i varii confini.
Si sparse la voce che ad un uffiziale degli zuavi fu trovata una nota delle botteghe ed abitazioni dei principali orefici della città, e le insinuazioni del partito anarchico fecero credere alla popolazione che fosse per saccheggiarle.
Nella stessa sera il Papa {{Ec|tenne in oggetto una|tenne una|Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}} congregazione di sette cardinali. La maggioranza fu di respingere qualsiasi conciliazione e di opporre {{Pt|re-|}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" /></noinclude>{{Centrato|ERRATA-CORRIGE}}
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| align=center width=45% colspan=2|ERRORI || || align=center width=45%|CORREZIONI
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|Pag. || {{pg|179}} ''in nota'': Sovrani italiani ||align=center| — ||Sovrani d’ Europa
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| align=center| » ||{{pg|189}} ''in nota'': questa composero ||align=center| — || composero questa
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| align=center| » ||{{pg|191}} e altrove: Pietro Mellara, o Mellara ||align=center| — ||Pietromellara
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| align=center| » ||{{pg|219}} il giorno onomastico di uno dei figli dell’imperatore ||align=center| — || Il Roncalli avrebbe dovuto dire il natalizio dell'imperatore
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| align=center| » ||{{pg|238}} nella quale sono valentissimi||align=center| — || nella quale sono popolani valentissimi
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| align=center| » ||{{pg|272}} Depositoria ||align=center| — || Depositeria
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| align=center| » ||{{pg|294}} le conseguenze; ||align=center| — || le conseguenze,
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| align=center| » ||{{pg|349}} ''in nota'': felice e ||align=center| — || felice viaggio e
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| align=center| » ||{{pg|359}} ''id.'' dottor Ippolito ||align=center| — || don Ippolito
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| align=center| » ||{{pg|361}} ''id''. ammessi ||align=center| — || annessi
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| align=center| » ||{{pg|380}} ''id''. Morì in Venezia, presidente del Tribunale ||align=center| — ||Morì in Roma, consigliere della Corte d’Appello di Aquila.
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| align=center| » ||{{pg|455}} «Da notizie particolari ||align=center| — || Da notizie particolari, e ''così pel seguito che, come ben si vede, non fa parte del'' Rapporto delle carceri nuove.
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| align=center| » ||{{pg|469}} i soliti studenti ||align=center| — || i soliti plaudenti.
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1849 |179|riga=a}}</noinclude>
Infatti, questa mattina rientrarono gli antichi ispettori delle poste, Campagnano, Massimo<ref>Il principe Massimo era Sopraintendente generale, e il principe Campagnano Ispettore generale delle poste.</ref>, ecc.
Furono richiamati gli antichi Presidenti dei Rioni.
Questa mattina, dai Francesi, furono carcerati il P. generale del Gesù e Maria con altro religioso. Sembra che sia stato in seguito di forti sgarbi fatti ad un uffiziale che voleva osservare se nel loro convento vi era locale da mettere a profitto.
La quiete ogni giorno si va ristabilendo.
Oggi incominciò la contromarcazione dei Boni del tesoro e dei biglietti della repubblica<ref>Con ordinanza del giorno 6, il generale Oudinot dispose che tutti i Boni della republica che erano in circolazione venissero entro 10 giorni, dal 10 di luglio, portati alla cassa della Depositeria per ricevervi un nuovo bollo.</ref>.
Oggi stesso fu diretta all’{{Wl|Q3619458|abate Coppi}}<ref>Come si sa, l’abate Coppi fu il continuatore degli ''Annali'' del {{AutoreCitato|Ludovico Antonio Muratori|Muratori}}. Era grande amico del Roncalli, e forse questi scrisse per lui il presente ''Diario''.</ref> una lettera anonima (in data dei 2) colla quale veniva minacciato del pugnale dell’assassino perchè dirigeva la ''Gazzetta di Roma'', contenente menzogne.
Gli antichi agenti di polizia sono nuovamente entrati nelle loro funzioni. Uscirono dal carcere Minardi, Alai, Freddi, Zamboni, ecc., e sono reintegrati nel posto che occupavano prima<ref>A provare quali impiegati di polizia richiamasse in servizio l’incorreggibile Governo pontificio, basti dire che il Minardi si offerse a tutti i {{Ec|Sovrani italiani|Sovrani d’Europa|Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}} per il nobile ufficio di boia contro i liberali.</ref>.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1849 |189|riga=a}}</noinclude>
Ai 14 però la Commissione<ref>Il Roncalli voleva dire il Consiglio Municipale republicano che tenne la sua ultima seduta il giorno 13 di luglio e al quale succedette, il 14, la Commissione provvisoria municipale nominata dal generale Oudinot. I nomi di coloro che {{Ec|questa composero|composero questa|Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}} si leggono nel ''Giornale di Roma'' del 14 stesso.</ref> venne annullata, e la lapide rimase in terra.
Il Senatore Sturbinetti scelto dal ''voto universale'', fu consigliato a partire, lo che puntualmente fece nel 19 corrente.
''25''. — La Commissione Municipale, nel dì 16 corrente, diresse al S. Padre un indirizzo sollecitando il suo ritorno. S. Santità, il 20, rispose analogamente ed annuendo<ref>L’indirizzo e la risposta furono publicati nel ''Giornale di Roma'' del 25 di luglio.</ref>.
Mandò, contemporaneamente, 300 doppie d’oro per procurare lavoro alla classe indigente<ref>Questo dono è annunziato nella lettera stessa, diretta «Al principe D. {{Wl|Q18758550|Pietro Odescalchi}}, presidente della Commissione Municipale».</ref>.
''28''. — {{AutoreCitato|Terenzio Mamiani|Mamiani}} ed il dottor {{AutoreCitato|Diomede Pantaleoni|Pantaleoni}}, ultimamente, fecero inserire alcuni articoli nello ''Statuto Toscano'' contro il dominio temporale de’ Papi.
Ambedue furono consigliati a viaggiare. Infatti, il conte Mamiani è partito da Roma.
La Polizia lavora indefessamente sul processo dell’assassinio del conte Rossi e del Padre Sgherla, parroco di S. Maria a Monte Mario.
Nel dì 25 tornò a Roma il cardinale Patrizi, Vicario Generale di S. Santità. Egli si recò a far<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|266|{{Sc|diario roncalli }}|riga=si}}</noinclude>
Nelle gite fatte dal Sommo Pontefice, durante la sua villeggiatura, varii personaggi distinti si recarono ad ossequiarlo nel suo passaggio.
Il pro-ministro delle finanze prese la circostanza della gita che il S. Padre fece a {{Ec|Memi|Nemi|Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}}, e non trovò luogo più adatto per essere in pieno carattere che farsi trovare ''nella macchia della Fajola''<ref>Macchia estesissima che dal territorio di Velletri si prolunga, da una parte, nella provincia romana, e dall’altra in quella di Frosinone. Fu sempre covo di briganti.</ref>. Ivi complimentò il suo Sovrano.
Avvenne altro aneddoto. Alcune donne, lungo la strada, chiesero l’elemosina a Sua Santità, che erasi recata ad altra gita di sollazzo; la Guardia Nobile che era al suo fianco le invitò a dirigersi a Monsignor Elemosiniere, ''che è l’ultimo somaro''. È da sapersi che la gita si faceva, dal corteggio, somarescamente.
Il Papa rise molto ad una tale espressione.
''17 Novembre''. — Il resoconto del pro-ministro delle finanze relativo all’antica gestione Tosti, pubblicatosi nel foglio officiale, è stato accolto con ilarità poichè meglio sarebbe piaciuto ch’egli si fosse occupato di dare sfogo alle sue operazioni, di quello che alle altrui, svisandole ed alterandole.
Lo stesso pro-ministro inserì nel giornale ufficiale, numero 211, un ordine del giorno esponendo la necessità di una riforma del corpo dei Finanzieri. Naturalmente, produsse un forte malumore in quel corpo poichè ciascuno è in timore di essere espulso.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1852 |267|riga=s}}</noinclude>
Il pubblico, poi, sindacando l’ordine stesso, non vede la necessità nel ministro di esporre in piazza il suo divisamento, e perciò lo trova indecoroso ed ingiurioso ai membri della Censura che non seppero, o non vollero fare il loro dovere nel sindacare la condotta degli impiegati militari e civili.
In fine, si rimarcò la bassezza usata dal pro-ministro il quale, nell’aver dianzi giubilato il capitano Frezza, uomo onorevolissimo ed espertissimo nella finanza, volle dipingerlo presso il pubblico per uno di coloro in cui fossero tali pregiudizi da allontanarsi pel primo dalla finanza, nulla curando le lagnanze di questo ed il malcontento delle persone probe su tale misura.
I membri, poi, componenti la Commissione, sono sempre quelli che, collegati col pro-ministro per ragione d’ufficio o per gratitudine, secondano ciecamente i di lui capricci e le di lui stravaganze.
''26 Novembre''. — La Consulta di finanze, in forza delle facoltà che il Papa {{Ec|gli|le|Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}} attribuì verbalmente, allorquando la ricevette nel giorno 18 del corrente, nella sua prima seduta, che tenne ai 19, nominò una Commissione perchè redigesse un Rapporto sul modo di togliere di mezzo la carta monetata. Il presidente della medesima è il principe Orsini.
In quella prima seduta la Consulta chiese al proministro delle finanze:
1° La tabella consuntiva del 1851, per conoscere la natura delle spese;
2° La cifra della carta monetata;
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|294|{{Sc|diario roncalli}}|riga=si}}</noinclude>
Un tale arresto è stato veramente interessante, poichè si rinvennero la corrispondenza settaria, i conti con la provenienza dei fondi ed erogazione, e circa dieci lettere già preparate a varii individui, tra’ quali ad alcuni militari.
''24''. — Poco dopo l’importante arresto in via Laurina, n. 14, di Adolfo Mancini di Ariccia, di Giovanni Lucenti, campanaro, in via Tordinona, n. 102, e del macellaio Bernardini, soprannominato ''il Telegrafo'', ne furono eseguiti altri nelle persone di:
Giuseppe Zamboni, romano, domiciliato in via dell’Orso, n. 88, il quale si qualificò per un Morando, forestiere. I gendarmi, essendo entrati da una finestra, lo sorpresero mentre scriveva una lettera a Mazzini ragguagliandolo dell’infausto avvenimento dell’arresto dei comuni amici, deplorandone le {{Ec|conseguenze;|conseguenze,|Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}} di Agostino Botaro, romano, da vario tempo dimorante in Genova e venuto, clandestinamente, a Roma.
Pochi giorni innanzi fu arrestato Gio. Battista Alessandrini di Ancona, ex-capitano di marina, quale sospetto in linea politica e possessore di varie monete di oro, e che, con i documenti pervenuti in mani della Polizia, si è verificato appartenere alla setta.
Si conobbe, inoltre, che i fondi alla setta venivano fatti con effetti provenienti da varie piazze estere, per mezzo delle cuffiaie merciaie:
Massoni, Ripari, Giovannetti, Duprè<ref>Ciò avveniva a loro insaputa.</ref>.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| |299|riga=s}}</noinclude>{{nop}}
{{ct|f=1.8em|1857}}
{{Rule|2em|000}}
''5 Gennaio''. — Essendo oramai un fatto troppo pubblico, di cui senza riserva si parla dai Palatini stessi, così credesi di darne cenno, senz’assumer responsabilità sulla fede che gli si debba prestare.
''Si dice'' che negli scorsi giorni il Papa domandò al suo Segretario di Stato qualche schiarimento sullo spirito pubblico e sugli attuali prezzi dei cereali. Questi, per proteggere l’interesse di una troppo nota società di monopolisti, nascondendo il vero, riferì una storia bastantemente plausibile.
Il Papa, però, avendo ordinato una controlleria al {{Wl|Q372845|cardinale Altieri}}, conobbe bentosto l’inganno e rivolse rimproveri al cardinale Segretario di Stato. Conosciutasi da questo la provenienza da cui il S. Padre aveva attinto gli schiarimenti che lo avevano tanto compromesso, al primo veder che fece il cardinale Altieri, nell’anticamera pontificia, incominciò a proferire contro il medesimo varie parole risentite, appellandolo, infine, ''mentitore''. Vennero<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|300|{{Sc|diario roncalli}}|riga=si}}</noinclude>ricambiate dall’altro, se non con usura, almeno con parità, chiamandolo ''assassino''.
La cosa poi si vuole che procedesse tant’oltre che il cardinale Altieri tirasse una seggiola addosso al Segretario di Stato, e che il Papa, inteso lo schiamazzo, uscisse dalle sue stanze richiamando all’ordine i questionanti e dichiarandosi altamente scandalizzato.
Si aggiunge, in fine, che i suddetti si scontrarono, dopo poco, in casa del cardinale Macchi, e che colà si verificò scena più seria poichè il cardinale Altieri, provocato da pungenti sarcasmi, dimenticò sè stesso e lanciò contro l’avversario una solenne guanciata.
''17.'' — L’avvocato Filippo Cecchini, uno dei processanti politici cui vennero affidati i processi mazziniani, e che con tanto zelo e probità corrispose ai delicati incombenti, nel giorno 14 corrente ricevette alcuni torti dal ministro dell’Interno, nella sistemazione dell’ufficio. Quindi è che, dichiarandosi offeso nella convenienza, disse a quel ministro {{Wl|Q576063|Mertel}}, che le «sue deliberazioni erano prive di senso comune, e che assai meglio si vide trattato da Mazzini e consorti, che dal Governo pontificio, la cui forma non è altro che una sistematica abnegazione della Religione Cattolica. Conchiuse che voleva essere destituito dall’impiego».
A lode del vero, debbe aggiungersi che il Cecchini fu sempre incorruttibile, e la di lui fama su ciò è unica. È poi noto che al medesimo non mancarono offerte pecuniarie nei processi politici, mediante anche cambiali in bianco, e, che tra le altre<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1857 |301|riga=s}}</noinclude>vi ebbe quella dal gioielliere {{Wl|Q1111320|Castellani}}, il quale gli esibì 14.000 scudi perchè gli salvasse il {{Wl|Q2832761|figlio}}.
''18 Aprile''. — Ai 10 corrente, col solito Avviso di monsignor direttore generale di Polizia, si preveniva il pubblico che nella sera di Pasqua ci sarebbe stata la solita illuminazione della cupola ed ai 13 la Girandola. Agli 11 un dispaccio telegrafico avvisava che l’imperatrice delle Russie sarebbe arrivata in Roma ai 13. Altro dei 12 significava che, stante il tempo cattivo, non si era imbarcata.
In seguito a ciò, dalla Segreteria di Stato si stabilì di sospendere tanto l’illuminazione che la girandola. Però, non si pensò di darne avviso al pubblico. Quindi, nella sera, il solito concorso alla piazza di S. Pietro, e, stante tale delusione, lagnanze e declamazioni generali e questioni.
Intanto vi furono alcuni che riguardarono un tale avvenimento come anti-religioso ed anti-politico, sia per essersi trascurato un omaggio alla solennità Pasquale, cosa molto rimarcata dal basso popolo in particolare, sia per aver dato luogo a qualche osservazione dei diplomatici.
''25''. — Tornando nuovamente sull’oggetto del differimento della illuminazione della cupola nella vigilia di Pasqua, alcuni osservano che ciò possa essere stato per misura politica.
Dicesi che il generale francese avesse un dispaccio telegrafico, in quello stesso giorno, sulle cospirazioni settarie di Parigi, le quali potevano avere una collegazione con Roma, e che così si adottasse la sospensione<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|302|{{Sc|diario roncalli}}|riga=si}}</noinclude>della illuminazione. Si rimarcò, inoltre, che nel giorno di Pasqua il generale riunì sulla piazza di S. Pietro (contro anche il volere di monsignore Maggiordomo) tutte le sue batterie di ogni specie e il grosso dell’esercito, lo che, per il momento, si riferì ad una delle solite sue stravaganze, senza scopo politico ed a mera pompa.
Nel giorno susseguente lo stesso generale passò in rivista le truppe pontificie ed avvisò che avrebbe eseguito una ispezione nei quartieri delle truppe stesse.
Intanto Pasquino, non occupandosi di politica, fece la seguente poesia sulla sospensione della illuminazione:
{{blocco centrato|
<poem>:«''Accende lumen sensibus'',
» O Paracleto spirito
:Da te, da te l’impetro
:I lumi necessarii
:Al Successor di Pietro.
» Quei lumi almen concedigli
:Ch'Egli negava a Cristo
:Il dì che redimendoci
:Risorgere fu visto.
» E che sì ingiustamente
:Quei lumi riserbò
:Ad onorar la vedova
:Di Papa Nicolò».</poem>}}
''5 Maggio''. — Allorchè, nel giorno innanzi, parti da Roma il Papa<ref>Come si sa, nell’anno 1857 Pio IX visitò i suoi Stati.</ref>, Pasquino si rammaricò che il ''Pastore avesse abbandonato il gregge''. Marforio<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1857 |303|riga=s}}</noinclude>rispose: ''Sta tranquillo che vi è rimasto il cane'' (Antonelli).
Ai 31 di aprile fu diramato, dai mazziniani, un foglio clandestino stampato in carta velina diretto «Ai popoli delle provincie».
In sostanza, si enumeravano, in ciascuna città, gli esigli e le morti sanzionate dal Sommo Pontefice, richiamandone l’attenzione onde allontanarli dalle dimostrazioni di ossequio nella circostanza del suo viaggio.
''20 Giugno''. — Nella sera dei 13 corrente, poco prima della mezzanotte, una turba di circa 40 individui, che aveva poc’anzi assistito ad una serenata, passò avanti al {{Wl|Q3889693|palazzo Bonaparte}}, in {{Wl|Q874832|piazza di Venezia}}, e gridò varie volte «Viva la Costituzione!», quindi si disciolse.
''27''. — Si parla molto, in Roma, di petizioni indiscrete avanzate dai Bolognesi al Papa, specialmente di riforme.
Marforio, frattanto, era desideroso di sapere quando sarebbe ritornato il Papa.
Pasquino rispose che era partito nel 1857 per ritornare al 1848.
{{Rule|8em|000}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| |305|riga=s}}</noinclude>{{nop}}
{{ct|f=1.8em|1858}}
{{Rule|2em|000}}
''20 Febbraio''. — Nella mattina dei 17 corrente, presso la piazza di S. Agostino, fu trovato affisso il seguente scritto:
{{blocco centrato|<poem>«Napoleone III,
Infame spergiuro,
Antonelli Cardinale,
Flagello de’ popoli,
Nel prossimo Marzo
Sarete trucidati».</poem>}}
''18 Marzo''. — Per ordine della S. Consulta, ieri la Polizia ha ordinato l’arresto di circa 65 individui di diverse condizione. Vi è il più grande segreto. Si dice che sia in seguito ad una trama politica scopertasi in Ancona.
''27.'' — L’{{Wl|Q708837|Orsini}} che, per diversi giorni, somministrò materia a tutti i giornali, ne diede anche a Roma. Nella notte precedente al 22, in varii punti<noinclude></noinclude>
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<pages index="Diario di Nicola Roncalli.djvu" from="317" to="322" />
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|306|{{Sc|diario roncalli}}|riga=si}}</noinclude>della via del Corso, fu trovato scritto, fra una corona d’alloro, in grandi caratteri a stampa, verniciati in rosso, «Viva Orsini!».
Nella notte susseguente fu rinnovata la stessa iscrizione.
''5 Giugno''. — Nella vigilia del ''Corpus Domini'' la Polizia ebbe qualche sentore che si tramasse di gettare bombe, acqua di ragia, ecc. nel passaggio della processione. Furono fatti, preventivamente, alcuni arresti di persone oscure, tra cui di un calzolaio a piazza del Clementino; ma nulla si rinvenne, e la processione ebbe luogo con la massima tranquillità.
''12''. — Ancora si parla delle precauzioni prese dalla Polizia pontificia e francese per la denunziata trama che doveva scoppiare nella processione del ''Corpus Domini'', mediante bombe fulminanti da gettarsi sotto la sedia Papale, nel tempo della processione.
Si fecero perquisizioni a cinque oscuri individui, e furono guardati a vista durante la processione; ma nulla ne risultò, ed il giorno seguente furono rilasciati.
Nella domenica fra l’Ottava, il Papa non intervenne alla processione in S. Giovanni. Anche in tale circostanza si presero precauzioni straordinarie.
Intervenne bensì alla processione in S. Pietro, nel giorno dell’Ottava e di nuovo si presero precauzioni straordinarie.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1858 |307|riga=s}}</noinclude>
Accanto al Santo Padre erano doppie fila di soldati; nella chiesa di S. Pietro si lasciò aperta la solita porta grande.
I cancelli di Castel S. Angelo erano chiusi.
Le truppe tutte ebbero il ''ritengo'' ai quartieri; le artiglierie erano pronte.
Del resto, si dice che siansi introdotti in Roma tre emissarii incaricati di eseguire o dirigere una trama settaria.
''2 Ottobre''. — Nel giorno 26 settembre, in alcune contrade di Roma, tra cui a S. Giovanni de’ Fiorentini (chiesa nuova) fu trovato scritto alle mura, con tinta nera «Morte ai preti, Viva Mazzini, Viva la Republica».
''11 Dicembre.'' — Manoscritto trovato affisso per Roma nella mattina degli 8 dicembre 1858:
«Italiani! Vittorio Emanuele sta affilando la spada per rivendicare i diritti e l’onore della sventurata nostra patria. Voi dovrete cooperare al grande atto della italiana indipendenza»<ref>Questo invito agli Italiani si trovò affisso in molti luoghi di Roma.</ref>.
N. B. In alcuni era effigiata la morte.
{{Rule|8em|000}}<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|308|{{Sc|diario roncalli}}|riga=si}}</noinclude>{{nop}}
{{ct|f=1.8em|1859}}
{{Rule|2em|000}}
''22 Gennaio''. — Ai 13 corrente uno speculatore francese, aereonauta, innalzò un globo nel {{Wl|Q770847|Mausoleo di Augusto}}.
Il Governo, non avendogli dato il permesso di eseguire l’ascensione personale, nel posto della barchetta, egli pose una pecora. Il globo cadde poco dopo presso il Colosseo, con la pecora semiviva.
Frattanto Pasquino portò a Martorio la notizia del volo della pecora; ma questo gli rispose: «Sta bene: adesso è volata la pecora, più tardi volerà il pastore».
Da varii giorni è in Roma il maestro {{AutoreCitato|Giuseppe Verdi|Verdi}} per mettere in scena una sua nuova opera. Certamente non mancheranno le acclamazioni in senso politico, ad imitazione della Lombardia esprimendosi colle iniziali di tale cognome: ''Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia''.
''5 Febbraio''. — Il {{Wl|Q338801|padre Passaglia}}, gesuita, per varii anni insegnò la teologia dogmatica nel collegio<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1859 |309|riga=s}}</noinclude>romano. Ma, avendo alcune opinioni non conformi a quelle della maggioranza, fu, con pretesti, rimosso dalla cattedra teologica, nel Collegio Romano e gli fu conferita quella di filosofia superiore nella Sapienza. Il P. Passaglia, disgustato forse da qualche attacco sostenuto coi Gesuiti, ai 29 di gennaio uscì dalla Compagnia con intelligenza del Papa e di pieno accordo del generale. Ai 31 comparve alla Sapienza vestito da sacerdote secolare e fu salutato dai discepoli con applausi strepitosissimi.
''21.'' — La Polizia pontificia ebbe sentore che si preparassero bombe pel prossimo carnevale. Non tardò ad ottenere gli elementi più essenziali per divenirne allo scoprimento.
Infatti, nella sera dei 16 corrente, i gendarmi poterono sorprendere ed arrestare un Vincenzo Bonvicini, romano, già precettato politico, impiegato nelle strade ferrate, con franchi 200 al mese, mentre era intento ad una tale fabbricazione e, pel relativo effetto, si era procurata, sotto varii pretesti, la chiave di una oscura casa di un calzolaio in via della Vetrina, N. 9.
Le bombe erano composte di vasi di terra cotta, detti comunemente ''dindaroli'', ovvero ''salva-denari''. Questi, riempiuti di polvere sulfurea e chiodi, avevano, all’apertura, un cannello di legno colla sua miccia, quindi, circondati da legature di fil di ferro, erano ricoperti di gesso da presa.
Si rinvennero, e requisirono, otto di siffatte bombe confezionate e cariche, quattro libre di chiodi, cinque<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|310|{{Sc|diario roncalli}}|riga=si}}</noinclude>matasse di fil di ferro, varii cannelli di legno, due libre di polvere, alcune miccie, libre di gesso.
Lo scellerato progetto era di lanciare tali proiettili in 14 punti del Corso, in uno dei giorni di carnevale, per tentare una sommossa, a prezzo di sangue innocente.
La Polizia non dispera di aver nelle mani gli altri complici; fece di già preparare 13 segrete a San Michele, dove saranno rinchiusi.
''26 Marzo''. — Alcuni liberali delle Romagne, ad imitazione della Toscana, vanno partendo alla spicciolata per arruolarsi nell’armata piemontese.
Varii giovani romani si sono presentati all’inviato di Sardegna per aver passaporti onde recarsi nel Piemonte. Ebbero in risposta che ottenessero i loro passaporti dal Governo pontificio, ed egli avrebbe messo il suo visto.
''16 Aprile''. — Si assicura che 150 studenti della Sapienza si sono sottoscritti per la guerra del Piemonte.
Alcuni di questi dichiararono che i mezzi di viaggio erano stati loro assicurati dalla Legazione Piemontese.
''23''. — Prosegue la partenza dei volontari per il Piemonte.
''25''. — Il generale francese, {{Wl|Q2958227|conte De Goyon}}, nella mattina di Pasqua, si recò al Vaticano col suo Stato Maggiore. Dopo la benedizione, discese da cavallo e montò in carrozza.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1859 |311|riga=s}}</noinclude>
Giunto presso la piazza Rusticucci, da una turba di giovinastri (circa 400) fu salutato con grida di «Viva il generale francese, viva la Francia, viva l’Italia, viva Vittorio Emanuele».
Il generale si sollevò dalla carrozza sulla persona, e, con cappello in mano ed inchini, ringraziò cortesemente gli acclamanti.
Si videro cappelli sollevati ed agitati da bastoni, fazzoletti, ecc.
Anche l’ambasciatore di Francia, al suo passaggio, fu acclamato.
Alle inaspettate grida vi fu un momento di agitazione, tra i più lontani, che incominciarono a fuggire.
Allorquando passò la carrozza dell’ambasciatore d’Austria s’intese qualche fischio.
Siffatta dimostrazione, in favore di una nazione e di un generale, che finora non goderono alcuna simpatia popolare, fu di comune sorpresa ed inesplicabile.
Però, la Polizia pontificia conosceva il tutto e tra i promotori essendo alcuni precettati politici, è in grado di calcolarne l’importanza<ref>Di questa splendida dimostrazione abbiamo già parlato nella parte storica del presente lavoro.</ref>.
Intanto, si assicura che nella notte seguente sono stati eseguiti varii arresti di già precettati politici.
Fuori di porta Portese è stata trovata una lapide incisa con le parole: «Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia, viva l’indipendenza italiana».<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|312|{{Sc|diario roncalli}}|riga=si}}</noinclude>
L’iscrizione fu fatta in un’antica lapide esistente del livello dell’acqua per l’escrescenza del Tevere.
Nella sera dei 25, una turba di acclamanti si adunò nel Corso, tra la strada ''Condotti'' e quella della Fontanella di Borghese, presso il palazzo Ruspoli, dove è alloggiato il generale De Goyon, ed allorquando ritornava dalla Girandola lo salutò con gli «Evviva la Francia, evviva il Generale».
Si dice che tra la turba vi fosse il Duca di Sora ed il Duca Cesarini<ref>Crediamo che tra coloro che applaudirono il generale francese fosse bensì il duca {{Wl|Q5192864|Lorenzo Sforza Cesarini}}, uomo di sensi liberali, ma non già il duca di Sora, schierato nel campo avverso.</ref>.
''Avviso dei 26 di Aprile 1859, riportato nel ''Giornale di Roma,'' numero 93''.
«Alcune dimostrazioni pacifiche, ma pubbliche, hanno avuto luogo. Qualunque possa essere la nostra simpatia per i sentimenti che sono stati espressi, noi non possiamo permettere che si rinnovino. Ogni dimostrazione pubblica è un attentato diretto a turbare l’ordine, qualunque sia la bandiera o il motivo ch’essa prenda, ne derivano sempre misure dispiacevoli per coloro che ne sono vittima.
» La legge vieta tutti gli attruppamenti ed ingiunge che al bisogno siano dispersi colla forza.
» Posto qui d’ordine dell’Imperatore, per aiutare il Venerabile e Venerato Pontefice, e facilitare al suo Governo il mantenimento dell’ordine, io devo, come Comandante la forza pubblica, fare osservare la legge. Questo dovere, per quanto penoso esso sia,<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1859 |313|riga=s}}</noinclude>noi sapremo compierlo in ogni circostanza. Ma io conto sopra lo spirito sì intelligente e sì saggio della popolazione Romana per rendermene l’adempimento più facile.
{{blocco a destra|{{Centrato|<poem>''Il Generale di Divisione''
''Aiutante di Campo''
''di S. M. l'Imperatore dei francesi''
{{Wl|Q2958227|Conte {{Sc|De Goyon}}}}».</poem>}}}}
''30''. — Nella mattina dei 26, il generale francese inviò dispacci telegrafici a Parigi ed egli stesso, all’ufficio telegrafico, ne attese i riscontri. Quindi, scortato, insolitamente, da quattro dragoni, si recò al Vaticano. Si abboccò col Papa e col cardinale Segretario di Stato. Richiese il rilascio degli arrestati per la dimostrazione. Gli fu risposto che ciò era in opposizione al mandato che egli aveva, di tutelare, cioè, l’ordine nel Governo della S. Sede.
Alla fine, si trovò un mezzo termine conciliativo colla pubblicazione del noto Avviso, sottoscritto dal generale stesso; ma la liberazione dei detenuti, avvenuta soltanto ai 27 del cadente, fu passata per la trafila del ministro di Grazia e Giustizia.
I dragoni pontifici in Roma, per quanto si assicura, meditavano di disertare in Piemonte.
Si pensò di dare ai medesimi il cambio, e questa mattina dovevano partire per Bologna.
Un ordine di ieri ne sospese la partenza.
Questa mattina furono passati in rivista al Monte Pincio dal generale De Gregori. Il medesimo li arringò terminando col grido di ''Viva Pio IX''.
Circa una ventina risposero al grido, gli altri restarono silenziosi.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|314|{{Sc|diario roncalli}}|riga=si}}</noinclude>{{nop}}
''7 Maggio''. — Prosegue la partenza dei volontari per il Piemonte. Ultimamente sono partiti quaranta calzolai.
Nel giorno 1° corrente, si dice che ne sieno partiti circa un centinaio. Fra questi è un nepote del cav. De Cinque. Egli era sul punto di ammogliarsi. Gli mancava un impiego e l’ebbe pochi giorni innanzi nella strada ferrata. Sedotto da compagni, rinunziò all’impiego e ad una giovine promessa sposa che l’amava teneramente.
I volontari ricevono sussidi per il viaggio.
Il cassiere politico è il figlio del dovizioso {{Wl|Q61989855|Silvestrelli}}<ref>Quanto s’adoprasse, in quei giorni, Luigi Silvestrelli per la causa nazionale, di cui sì mostrò sempre tenerissimo, già abbiamo detto nella prima parte del presente lavoro.</ref>.
Nel 1° giorno del corrente, partì per il Piemonte il duca Cesarini colla sua famiglia.
Poco dopo la partenza, si trovò scritto al suo portone: «Est locanda — appartamento d’affittarsi — le chiavi dal ministro di Sardegna».
Questa mattina sono partiti 180 volontari per il Piemonte. Fra questi sono venti studenti della Sapienza.
Gli studenti ingegneri sono in grande impegno per subire i loro esami. Appena lo avranno dato, ottanta ne partiranno per il Piemonte, superbi di unire all’ardore marziale il diploma del profitto scientifico. Essi subiranno nel Piemonte altro esame e quindi saranno ammessi al Battaglione Universitario che si sta organizzando, del quale ebbero il regolamento a stampa con apposito figurino.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1859 |315|riga=s}}</noinclude>
Tutto giorno vi sono episodii alla stazione della strada ferrata di Civitavecchia, di madri derelitte che cercano i loro figli.
I volontari, per la maggior parte, intraprendono il viaggio col solo foglietto della strada ferrata, e, giunti a Civitavecchia a piedi, si recano ad Orbetello, dove sono accolti dai Toscani<ref>I volontari ricevevano, dal Comitato nazionale, il denaro che loro occorreva per giungere al confine toscano e che veniva raccolto dal Caporali, dal Saraceni e da altri caldi patrioti.</ref>.
Sembra che il Governo pontificio voglia inviare a quel confine un numero di gendarmi per tenerli in osservazione.
Nel giorno 4 corrente furono arrestati quattro cannonieri pontifici. Si assicura che istigassero il corpo a defezione.
I dragoni pontifici, da varii giorni, disperdono il loro ordinario e si trattano sontuosamente nelle osterie. Nella sera dei 3 corrente ne mancarono alcuni all’appello.
Negli scorsi giorni sono partiti, da Roma, per il Piemonte, circa 40 calzolai.
Marforio domandò a Pasquino che cosa fossero andati a fare i calzolai in Piemonte.
Questi rispose che erano andati ad accomodare uno ''stivale'' rotto, pel quale la Russia somministrava la ''forma'', la Francia la ''pelle'', l’Inghilterra la ''pece'', la Toscana la ''lesina'' ed il Governo pontificio lo ''spago''.
Intanto Marforio diede una sfuggita nel Piemonte per assistere ad una gran tombola che si estraeva.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|316|{{Sc|diario roncalli}}|riga=si}}</noinclude>Riferì a Pasquino che cogli ultimi tre numeri fu vinta la ''tombola''.
''N. B.'' I numeri sono allusivi alle epoche rivoluzionarie 31, 48, 59.
Richiesto, quindi, che cosa d’interessante avesse veduto, rispose che per ''mare'' vide flotte, fregate e vascelli; per ''terra'' soldati, cannoni, baionette; per ''aria'' il Governo pontificio.
Ier l’altro disertò dalla Colonna, presso Tivoli, dove era di residenza, il gendarme Luigi Ferri.
Del resto, Roma è tranquilla e lo debbe essere maggiormente poichè la partenza delle truppe francesi non ha più luogo, siccome sembrava dovesse essere, se non in tutto, almeno in parte.
Circa le 3 dopo la mezzanotte, dal 6 al 7 corrente, un centinaio di volontari, tra studenti, pittori, scultori e mosaicisti, dopo di aver passato le prime ore della sera tra gli amici ed i bicchieri, si avviarono per Trastevere verso la Stazione.
Intanto andavano gridando a quando, a quando: «Viva la guerra, viva la Francia».
Ciò, naturalmente, richiamò l’attenzione della Polizia; il perchè furono all’istante inviati colà gendarmi e due compagnie di Francesi.
Giunti alla stazione, trovarono i vagoni tutti occupati da altri passeggieri. Era per derivarne un tumulto, ad evitare il quale, i Francesi invitarono i primi occupanti di gite di diporto, ed anche forestieri, a cedere il posto ai volontari, e così partirono tranquillamente, fra gli abbracci di una turba di amici<ref>Quanto narra qui il Roncalli non è vero; non furono mal fatti discendere i viaggiatori dai vagoni perchè vi salissero i volontari.</ref>.
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1859 |317|riga=s}}</noinclude>
Si è in grado di assicurare che un impiegato della legazione sarda trovavasi alla stazione e somministrava ai più bisognosi, cui aveva dato convegno, un sussidio di scudi due.
Nella mattina dei 7 corrente, furono trovati affissi varii esemplari a stampa di un proclama bellicoso di Vittorio Emanuele<ref>È il proclama del 29 di aprile, 1859, con cui Vittorio Emanuele annunziò ai ''Popoli del Regno'', che l’Austria li assaliva.</ref>.
Per la sola via del Corso, dalla forza pubblica ne furono staccati cinque.
Nella stessa mattina sono stati arrestati varii soldati di linea del 1° reggimento pontificio, che erano sul punto di disertare per il Piemonte.
Il notissimo quanto torbido Gennaro Mattaccini, detto ''Gennaraccio di Trastevere'', voleva fare una dimostrazione in favore del Papa.
Fu chiamato dal generale francese e diffidato in termini militari.
Avendo il ''Gennaraccio'' una natta sul viso, conchiuse che con quattro palle lo avrebbe guarito.
Nel giorno stesso, 7 corrente, l’abate {{AutoreCitato|Domenico Zanelli|Zannelli}}, Direttore del ''Giornale di Roma'', fu chiamato dall’ambasciatore di Francia. Questi gli disse che osservava molte colonne nel giornale occupate dall’Austria, e che d’ora in poi ne avesse riserbate alcune per la Francia.
''14''. — Ogni giorno pervengono note, dalle Legazioni, di militi pontifici che disertano.
Questa mattina da Forlì e Rimini 10.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|318|{{Sc|diario roncalli}}|riga=si}}</noinclude>
I volontari del Piemonte scrivono che sostengono gravi fatiche. Ore otto al giorno di manovre con alternativa di lavori di fortificazione e barricate.
Pasquino possedeva due magnifici piatti di porcellana di Parigi con i ritratti l’uno di Napoleone I, l’altro di Napoleone III. Pensò di venderli, e Marforio ne lo richiese del prezzo. Egli gli disse che del primo ne voleva scudi 50 e del secondo soli 10 soldi.
In amicizia non poteva ingannarlo, poichè il primo aveva la tinta buona e ''resisteva al fuoco'', il secondo l’aveva falsa ed al contatto del fuoco ''sarebbe sparita''.
Allude alla voce sparsa che Napoleone III sia rimasto a Genova e che, sotto il falso pretesto di essersi scoperta una congiura contro la di lui persona, sia per retrocedere<ref>Come ben si capisce, erano voci che facevano correre i clericali: Napoleone III da Genova andò subito ad Alessandria.</ref>.
Nel giorno 9 corrente, molti volontari di diverse comitive si vedevano girare per la città, avvinazzati e festevoli.
Vi furono varii pranzi di congedo nelle osterie, trattorie e case particolari.
Si assicura che il generale francese dispose che, d’ora in poi, alla stazione i soli di lui gendarmi sorvegliassero alla partenza dei volontari, escludendo i pontifici.
I volontari partiti a tutto il 10 corrente sommano a 2300.
Allorchè il generale francese chiamò il ''Gennaraccio di Trastevere'', che si voleva far capo di una<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1859 |319|riga=s}}</noinclude>dimostrazione in favore del Papa, si vociferò che uniti al medesimo fossero due monsignori.
Ora, si assicura generalmente che in realtà gli si erano associati i monsignori Fieramonti e Borgia. Quindi i medesimi sarebbero stati chiamati dal generale francese e diffidati quali sovvertitori dell’ordine pubblico.
Altri aggiungono che perfino li minacciasse di reclusione a Castel S. Angelo.
Alcune sere scorse entrò da porta Cavalleggieri una carrozza in posta con due ignoti personaggi, i quali si recarono immediatamente dal Papa ed ebbero una conferenza di circa due ore. Quindi ripartirono all’istante.
Nel mattino seguente il S. Padre disse, con un cardinale, che nella sera precedente aveva avuto la consolazione di conferire con un alto personaggio presentatogli dall’ambasciatore francese.
Naturalmente, si sono fatti molti commenti sul misterioso personaggio e sull’oggetto della conferenza. Ad alcuni perfino piacque di supporre che fosse Napoleone III.
''Si dice'' che l’ambasciatore e il generale francese, da varii giorni, non conferiscano più col {{AutoreCitato|Giacomo Antonelli|cardinale Antonelli}}, che reputano sospetto nell’attuale politica e che, invece, trattino direttamente col sostituto monsignor Berardi.
''Si dice'', inoltre, che i cardinali {{Wl|Q372845|Altieri}} e {{Wl|Q1326407|De Andrea}}<ref>Del cardinale De Andrea avremo occasione di dire più avanti.</ref> siano in forti disgusti col Papa, perchè<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|320|{{Sc|diario roncalli}}|riga=si}}</noinclude>avrebbero voluto parlare troppo liberamente sulle attuali cose del Governo.
Nella sera dei 14 corrente, fu arrestato, per la via del Corso, un individuo che chiedeva l’elemosina per partire per la guerra.
Nella sera dei 10, nel casino francese, fu festeggiata, privatamente, la notizia telegrafica relativa ai fatti d’arme.
''21''. — Un impiegato alla ''Civiltà Cattolica'', nella sera dei 15, disse alla madre che lo destasse di buon mattino che doveva eseguire una commissione. La buona genitrice non mancò di destarlo; ma fu ben rammaricata e sorpresa poscia di apprendere che il suo figlio era partito, come volontario, per la guerra, alla cui partenza essa stessa si era prestata. Prima d’imbarcarsi, scrisse alla madre chiedendole la benedizione.
Nella sera dei 16 corrente, circa un centinaio di giovinastri, aventi alla testa un individuo, giravano per le vicinanze di {{Wl|Q463400|piazza Navona}} festevolmente. A quando, a quando il condottiero agitava un fazzoletto bianco, in segno d’intelligenza ed allora la turba gridava ''Viva''.
Si aggiunge che presso la via del Governo Vecchio, passando una carrozza di un cardinale o prelato, la presero a fischiate.
Le diserzioni continuano, sia nelle Legazioni che in Roma.
Si assicura che ultimamente, in Roma, hanno disertato sei dragoni con un maresciallo, Padovani.
{{nop}}<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1859 |321|riga=s}}</noinclude>
Intanto il generale De Gregori pubblicò un ordine del giorno col quale viene minacciata la fucilazione per i disertori, nella cui pena incorreranno eziandio coloro che, conoscendoli, non li denunziassero.
''27''. — Nel giorno 26 corrente (sacro a S. Filippo) si temeva che avesse luogo una dimostrazione molto più significante di quelle precedenti, solite a farsi al generale francese dopo la messa militare.
Si vociferava che, dai soliti promotori, si fosse stabilito l’accordo che, al passaggio del Papa, tutti dovessero restare fermi con cappello in testa. Al passaggio del generale francese ed ambasciatore gran levata di cappello.
Fortunatamente, gli ultimi due personaggi non intervennero, e così la dimostrazione non ebbe luogo.
Però ripiegarono col recarsi all’abitazione del generale, ed allorquando tornò a casa gli resero il solito saluto.
Ieri, fuori porta Cavaileggieri, vi fu pranzo di 40 coperti tra volontari in partenza ed uffiziali francesi.
Questa mattina pranzo a monte Mario, di 270 volontari. Settanta ne partiranno oggi col treno della ferrovia di Civitavecchia. Gli altri 200 partiranno a piedi, per la via di Viterbo<ref>Il signor Annibale Santangeli, che sorvegliava, pel Comitato nazionale, alla partenza dei volontari, ci assicura che questi non parteciparono mai, in quei giorni, a banchetti o ad altre feste, e che non fu mai sentito il grido di «Viva la repubblica», come racconta più avanti il Roncalli.</ref>.<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|322|{{Sc|diario roncalli}}|riga=si}}</noinclude>
I suddetti erano tutti senza passaporto; ma alla loro testa stava un uffiziale francese.
Circa un centinaio dei suddetti, con i loro bagagli ed alla spicciolata, tragittarono il Tevere presso Ripetta e si condussero al monte Mario.
Furono accompagnati fuori la porta con banda e da varii amici, tra’ quali segnalavansi Tittoni e Silvestrelli.
Circa un’ora di notte passarono per le Quattro Fontane circa altri 400 individui, alla cui testa eranvi 18 uffiziali ed un sergente, e si dice reduci di un altro pranzo.
''28''. — Negli scorsi giorni, in uno dei vagoni della strada ferrata di Civitavecchia, nell’atto di partire, fu inalberata una bandieretta tricolore al grido di «Viva la repubblica».
Poco dopo fu abbassata. Vi erano i volontari che partivano per la guerra.
Per ordine superiore, il ''Giornale di Roma'', non riporta i bollettini della guerra.
Ai 21 i Francesi fecero affiggere per i caffè il bollettino del 20, glorioso alla loro armata e ne festeggiarono l’avvenimento.
Alla messa militare, a S. Luigi de’ Francesi, domenica, 22 corrente, vi fu straordinario concorso. Appena uscito il generale francese, ebbe luogo la dimostrazione silenziosa ''della cavata di cappello'', cui corrispose, con molta compiacenza, il generale.
Alcuni caffetteri si trovano compromessi colla Polizia per avventori indiscreti che parlano {{Pt|impru-|}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1859 |323|riga=s}}</noinclude>{{Pt|dentemente|imprudentemente}} di politica nei loro crocchi; furono diffidati e minacciati di chiusura, inabilitazione, ecc.
Nella sera dei 22, un tenente dei gendarmi francesi entrò nel {{Wl|Q2932912|caffè delle Convertite}} ed affisse il bollettino della guerra dei 21 dicendo: «Guai a chi lo tocca».
Intanto che gli avventori del caffè si affollavano per leggerlo, entrò il colonnello {{Wl|Q87067169|Nardoni}}. Fattosi largo fra la folla, e verificato di che trattavasi, chiamò il caffettiere a rendergli conto dell’autore di tale affissione. Inteso che era stato per parte dei Francesi, fattosi portare l’occorrente per scrivere, copiato il bollettino, se ne partì.
Si vocifera che al pranzo di ieri, fatto da 370 individui sul monte Mario, intervenissero varii uffiziali francesi. Del resto, si bevette alla salute d’Italia e si cantarono cori guerrieri.
Si aggiunge che circa 20 gendarmi pontifici a cavallo ed altrettanti francesi si recarono sul luogo per prevenire sconcerti. Però, il tutto procedette colla massima tranquillità.
Si sta organizzando altra partenza di qualche altro centinaio di volontari, mediante soscrizione promossa dagli studenti della Università romana.
''4 Giugno''. — Sono stati arrestati due fratelli Lupini, osti alla Bocca della Verità, unitamente al cuoco, come pagatori segreti dei volontari che partono per il Piemonte(?).
Sono stati similmente arrestati tre disertori svizzeri.<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|324|{{Sc|diario roncalli}}|riga=si}}</noinclude>
Nella sera dei 28 maggio i Francesi affissero, in varii caffè, il bollettino della guerra, glorioso alle armi alleate.
I gendarmi pontifici, con poca prudenza, ne staccarono un esemplare affisso ad un caffè incontro al palazzo Ruspoli. Furono presi a fischiate ed ingiuriati con male parole.
Nella mattina dei 29 maggio, alla messa militare, a S. Luigi de’ Francesi, immenso concorso. Solita dimostrazione al generale de Goyon con levata di cappello. Quindi piccole riunioni di borghesi e Francesi.
La dimostrazione fu ripetuta avanti all’abitazione del generale quando ritornò a casa a pranzo.
Ai 29 di maggio giunsero in Roma gli artiglieri pontifici che erano di guarnigione in Ancona. Quaranta ne disertarono precedentemente.
Il generale austriaco s’impadronì dei pezzi di cannoni che avevano; li disarmò, e, colla semplice divisa militare, mandò il rimanente a Roma.
Sono giunti i dragoni di Sinigaglia, che avevano avuto il cambio.
Per istrada, ne disertarono 69 con un basso uffiziale. Da Macerata 30, da Foligno 9, da Narni 30.
Nel colonnato di S. Pietro si trovò scritto: «''Giacomo'' piange, ''Giovanni'' ride» (allude alla politica del cardinale Antonelli e del Papa).
Nelle ore pomeridiane dei 28, circa 40 volontari passeggiavano fuori di porta Pia, a passo militare, aventi alla testa un sergente francese, gridando a quando, a quando: «Viva l’Italia, viva la libertà».<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1859 |325|riga=s}}</noinclude>
Si assicura che, passando il cardinale Barberini si schierarono in parata ripetendo le suddette grida.
Nella sera dei 30 maggio, passeggiata a passo militare per la città di circa 500 volontari con concerto musicale <ref>Tutto ciò è falso; i volontarî non furono mai accompagnati da sergenti francesi, o dalla banda, nè fecero mai le pubbliche dimostrazioni delle quali parla il Roncalli. Ogni cosa procedeva seriamente e tranquillamente.</ref>.
Nel mattino seguente partirono a piedi alla volta della Toscana.
I Francesi avvisano, preventivamente, i loro amici che all’annunzio di una vera vittoria vi sarà lo sparo di 101 colpi di cannone, quindi generali luminarie per la città.
Si assicura che nella sera dei 28 maggio il Papa riunì una congregazione cardinalizia. Tra i componenti vi erano:
Patrizi, — Ferretti, — Della Genga, — Altieri, Barnabò, — Santucci.
Alcuni ''Bontonisti'' italianissimi, ed ora infrancesati, adottarono, alla unanimità, che si debba promuovere la ''teletta'' alla napoleonica «baffi e mosca». Di già si videro molti seguaci.
Nella sera dei 31 maggio i Francesi attaccarono, in varii caffè, i bollettini della guerra, e frattanto, volgendosi a coloro che si affollavano per leggerli, dissero: «Se alcuno si avvicinasse per strapparli, sono pregati di dire che sono stati affissi da noi».
Un presidente regionario (Giraud) fece chiudere un’osteria perchè vi si era trattenuta una brigata di volontari a rinfrescarsi allegramente.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|326|{{Sc|diario roncalli}}|riga=si}}</noinclude>
La Polizia era informata che questa mattina sarebbe stato fischiato il Papa nel recarsi a S. Giovanni. Siffatto progetto, tanto disapprovevole, quanto incerto nella sua esistenza, non si verificò.
Nella mattina dei 2 corrente dimostrazione imponentissima al generale francese sulla piazza dei...
Entusiasmo per i bollettini della guerra.
Appena si pubblicano, tutti girano muniti di un esemplare, che custodiscono qual santa reliquia<ref>I bollettini della guerra, per mezzo dell’{{Wl|Q1415690|Agenzia Stefani}}, arrivavano al Comitato nazionale prima che alla Segreteria di Stato, ed esso li diffondeva tra i cittadini e li faceva affiggere nei luoghi pubblici.</ref>.
Nelle ore pomeridiane dei 2 giugno, il {{Wl|Q2958227|generale De Goyon}}, passeggiando al Pincio, ricevette altra ed imponente dimostrazione.
Si parla, senza mistero, di una soscrizione (della tenue somma di baiocchi 20) promossa dal {{Wl|Q3906134|principe Gabrielli}}, per l’offerta di una spada all’imperatore Napoleone III<ref>S’aggiunga: «e a Vittorio Emanuele». Per maggiori notizie intorno a questa dimostrazione, tanto onorevole ai romani, vedasi la prima parte del nostro lavoro.</ref>.
Nella mattina dei 3 corrente, convegno di volontari sul monte Mario, sotto la protezione dei Francesi, quindi partenza di circa 600 per via di terra.
''6''. — I volontari, partiti nel giorno 3 corrente, alla volta di Toscana, erano circa 400. Un sergente francese li accompagnò sino alla {{Wl|Q1131028|Storta}} e colà distribuì loro un beveraggio di bajocchi 10 a testa. Lungo la strada obbligarono i passeggieri a levarsi il cappello al grido di ''Viva l’Italia''.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1859 |327|riga=s}}</noinclude>
Nella sera dei 4 corrente, una turba di volontari, disposta in ordine militare, passeggiava allegramente per la città. Nell’ultima fila vi era un gendarme francese<ref>Per ciò che narra qui il Roncalli rimandiamo il lettore alla nostra nota a pagina {{pg|325}}.</ref>.
Nella mattina dei 5, alla messa militare a S. Luigi de’ Francesi, solita dimostrazione.
Come spettatore personale di mera curiosità, si è in grado di aggiungere che un doppio cordone di spettatori, con deposito avanti la Chiesa dove aveva principio, proseguiva per la via della Scrofa fino all’imboccatura di S. Antonio dei Portoghesi. Il generale, che era in carrozza, corrispose gentilmente al saluto; ma non con la consueta giovialità.
Ai 4 corrente, al {{Wl|Q3616668|Corea}}, dalla compagnia comica Pezzana, si recitò una produzione intitolata: «La fossa dei Leoni».
Terminò il {{Wl|Q15120205|Pezzana}} stesso con un’apologia ''italianissima'', quindi applausi strepitosi e richieste di ''bis''.
Nella notte dello stesso giorno alcuni dragoni pontifici tentarono di disertare. Altri, fedeli al Papa, si opposero energicamente. Ne seguì una colluttazione nel quale vi furono due feriti.
''7''. — Nel giorno 6 corrente si ebbe la conferma della notizia della vittoria riportata da Napoleone III a {{Wl|Q681430|Magenta}}, dove 15 mila Austriaci furono messi fuori di combattimento con 5 mila prigionieri e perdita di 40 cannoni, e quindi l’ingresso dei Francesi a Milano.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|328|{{Sc|diario roncalli}}|riga=si}}</noinclude>
Rapida ne circolò per tutta la città la notizia, e, per i caffè e per le contrade, ne venne affisso il bollettino.
La popolazione romana<ref>Non sono più i ''settarii'', i ''giovinastri'' che manifestino le loro opinioni liberali, è la ''popolazione romana'' che festeggia il trionfo della libertà. Ma tra i viva di quella sera non se ne intese certo alcuno per Pio IX, come narra qui appresso il Roncalli.</ref> prese un contegno gioviale ed incominciò a radunarsi per il Corso, nelle ore pomeridiane.
Circa l’''Ave Maria'', fece centro a piazza Colonna, avanti al Casino francese.
Guari non andò che gli uffiziali francesi, dal balcone, proruppero in fragorosi applausi con un grido di ''Viva Napoleone'', a cui all’istante corrispose la turba romana, impaziente di rompere il silenzio.
Quindi succedettero acclamazioni all’Italia, a Vittorio Emanuele, a Pio IX, e sempre la moltitudine, che aumentossi a dismisura, e riempì la vasta piazza, con cappelli e fazzoletti sollevati in aria, ripeteva quei gridi.
Mentre per 20 minuti si proseguiva in tanta pienezza di entusiasmo, sorse una voce sonora la quale gridò: «Basta», ed a guisa d’incanto i clamori cessarono e tutto rientrò nel silenzio.
La turba immensa, che si calcolò a 10 mila persone, si disperse principalmente per il Corso chiamando i ''lumi''.
Infatti, si corrispose all’invito, ed in un baleno il Corso fu illuminato. Poscia, quasi tutta così riunita, si recò ad acclamare al generale francese,<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1859 |329|riga=s}}</noinclude>all’incaricato di Sardegna ed all’ambasciatore di Francia.
Aveva alla testa due gendarmi francesi e si evitò di passare da piazza Venezia, dov’è l’ambasciatore d’Austria, per non dar luogo ad imprudenze e sconcerti.
Frattanto, altre frazioni esultanti si diramarono per altre contrade a comunicare la gioia.
Alcune centinaia di volontari, pronti a partire, si riunirono, ed a passo militare, accompagnati da una turba immensa di popolo, si fecero a percorrere le vie principali cantando un coro che terminava «Noi trionferem dell’infame straniero».
La notte prosegui con straordinario movimento popolare, con canti e prolungate passeggiate per il Corso; ma senza disordine.
Per questa sera si prepara illuminazione, e pubblicamente si lavorano lanternoni a tre colori.
''8''. — Le note per le soscrizioni di offerta per le due spade a Napoleone III e a Vittorio Emanuele II sono a stampa, coi nomi dei promotori come appresso:
::{{Wl|Q3906134|Principe Gabrielli}},
::{{Wl|Q75800996|I. de’ principi Ruspoli}},
::{{Wl|Q85512858|Mastricola}},
::Santangeli<ref>Cioè, principe D. Placido Gabrielli, Ippolito de’ principi Ruspoli, Luigi Mastricola, Annibale Santangeli, ai quali vanno aggiunti i nomi di {{Wl|Q61989855|Luigi Silvestrelli}} e del marchese Angelo Gavotti.</ref>.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|330|{{Sc|diario roncalli}}|riga=si}}</noinclude>
Si assicura che tra le firme se ne leggono molte di notabili, di ecclesiastici, di impiegati.
Sono in pronto alcune altre centinaia di volontari, che partiranno quanto prima con un concerto musicale.
Nello stesso giorno 6 corrente, un gendarme pontificio commise l’imprudenza di staccare un bollettino della guerra, vicino alla sentinella francese, presso il Monastero di Campo Marzo. La sentinella chiamò all’armi, e l’imprudente fu umiliato coll’essere obbligato a riattaccare il bollettino che aveva distaccato.
Altro consimile inconveniente si verificò vicino al palazzo Carpegna, dove i gendarmi fermarono due individui che declamavano il bollettino della guerra.
Requisirono il bollettino e procedettero all’arresto dei due individui. Il popolo li prese a fischiate, e così dovettero rilasciarli in libertà.
''10''. — Le soscrizioni per l’offerta delle due spade ai due Sovrani belligeranti proseguono, ed alcuni incaricati girano per le case a raccoglierne le firme. Un sacerdote, al Caffè nuovo, nella sera dei 7, fece una offerta spontanea di dieci scudi.
Si assicura che oggi partiranno altri 400 volontari.
''11''. — Nelle ore pomeridiane dei 7 corrente, il generale francese pubblicò un avviso col quale, dichiarandosi grato alla popolazione romana, per la parte presa nella gioia della sera innanzi, ricordava l’avvertimento dato precedentemente (ai 26 di aprile) sulla proibizione delle dimostrazioni clamorose.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|| 1859 |331|riga=s}}</noinclude>
Quindi esortava alla moderazione.
La via del Corso, intanto, di già riboccava di esultanza, e molti preparativi si disponevano per la illuminazione, promossa dagli stessi Francesi.
Infatti, nella sera ebbe luogo e principalmente per la via del Corso ed in piazza Colonna con i colori francesi<ref>Si aggiunga: «ed italiani».</ref>.
Due concerti musicali francesi, avanti al Casino, alternavano le suonate, ed al fine di ognuna si prorompeva in battute di mano dall’immensa popolazione ivi riunita.
Tutto procedette nel massimo buon ordine, e, rispettosi tutti all’arrivo del generale, nessuno eccedette in clamorose dimostrazioni.
Terminati i concerti musicali, la moltitudine attese il generale de Goyon che uscisse dal Casino, e gli fece la solita dimostrazione di levate di cappello e battute di mano.
Presso l’incaricato di Sardegna vi era sfarzosa illuminazione con una bandiera italiana. Alcuni ''devoti'', passandovi, si levavano il cappello.
Passò un abate, in compagnia di tre giovinastri, e, col suo cappello triangolare sollevato in aria, si mise a gridare ad alcuni spettatori che volevano conservare la neutralità: «Signori, sono pregati di levarsi il cappello».
Ai 9 corrente, partirono da Roma altri 600 volontari, e, con essi, il duca Bonelli<!--David Bonelli Crescenzi-->, già guardia nobile<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|| 1859 |349|riga=s}}</noinclude>L’Incaricato aveva seco {{AutoreCitato|David Silvagni|Silvagni}} figliuolo del {{Wl|Q52148279|pittore}}, professore di S. Luca, ora defunto. Giovane, di qualche talento, si avviava all’avvocatura e frequentava lo studio dell’avvocato Mandolesi<ref>Il Silvagni, che accompagnò il {{Wl|Q132546247|conte della Minerva}}, era {{AutoreCitato|David Silvagni|Davide}}, autore di una pregevole opera intitolata: ''La Corte e la Società romana nei secoli XVIII e XIX'' (Roma, fratelli Bocca, 1881-83) e di altri scritti politici e letterari, nipote e non figlio del cav. {{Wl|Q52148279|Silvagni}}, che fu pittore e preside dell’Accademia di S. Luca.</ref>.
Si assicura che fosse offerta all’Incaricato una scorta e che rispondesse che se era per onore egli vi rinunziava, se per individuale sicurezza non aveva di che temere, se, in fine, per scopo a lui ignoto, doveva tacersi.
Però, dopo il Ponte Molle, due gendarmi francesi ed un maresciallo dei dragoni ne scortarono la carrozza.
Si assicura che l’Incaricato, nella sera, giunto a Viterbo, trovò che la via che doveva percorrere era illuminata.
I biglietti di visita mandati all’incaricato, che, secondo alcuni si fanno ascendere a circa cinque<ref follow=p366>furia, mandò per nuovi rinforzi, e, quando giunsero, dal balcone del palazzo Ruspoli, ove abitava, veniva gridando loro: «''Repoussee avec la force''». Ma l’immensa folla accorsa, prima che i francesi vi si schierassero, occupò lesta la piazza del Popolo e le sue adiacenze, sicchè all’arrivo del ministro sardo, i gradini delle chiese di {{Wl|Q1809115|Montesanto}}, dei {{Wl|Q934416|Miracoli}}, di {{Wl|Q869513|Santa Maria del Popolo}} ed i grandi loggiati del {{Wl|Q550215|Pincio}} erano stipati di gente, che, sventolando i fazzoletti proruppe da ogni parte, nelle grida di «Viva l’Italia, viva Vittorio Emanuele» e fece voti pel {{Ec|felice|felice viaggio|Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}} e pel prossimo ritorno del {{Wl|Q132546247|conte Della Minerva}}.</ref><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|| 1860 |359|riga=s}}</noinclude>Le impugnature sono di oro massiccio con zaffiri e smeraldi. Le lame intarsiate di oro. Gli astucci di velluto cremisi con rabeschi alla rococò.
Sono del valore di cinquemila scudi l’una.
Una deputazione, che si dice composta del principe Gabrielli, Baroncino Gavotti e Silvestrelli, doveva presentarle.
Si aggiunge che il Governo pontificio facesse sentir loro che, al ritorno, non sarebbero stati riammessi negli Stati della S. Sede, e che così sospendessero la partenza<ref>La spada per Napoleone III fu consegnata, in Roma, allo ambasciatore di Francia dal {{Wl|Q3906134|principe Gabrielli}}, dal marchese
<!--Angelo Gavotti-->Gavotti e dal {{Ec|dottor|don|Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}} {{Wl|Q75800996|Ippolito dei principi Ruspoli}}, quella per Vittorio Emanuele a lui stesso da Annibale Santangeli, {{Wl|Q61989855|Luigi Silvestrelli}} e {{Wl|Q85512858|Luigi Mastricola}}, che già erano in esilio. Nessuna minaccia fu fatta ai tre primi e nulla essi ebbero a soffrire per la presentazione della sciabola stessa.</ref>.
Il partito degli esaltati passò la parola d’ordine che nel prossimo carnevale non si debba prender parte ai divertimenti.
Nel teatro di Argentina si rappresentava una commedia dove il Pulcinella doveva uccidere due porci, il bianco, o il nero. La platea gridò: «il nero».
Difatti, su questo egli fece cadere la scelta ed allora vi furono applausi strepitosi.
La Polizia tenne agli arresti, per 24 ore, il {{Wl|Q3620034|Pulcinella Petito}}, napoletano.
Frattanto, temendosi che la dimostrazione dei 22 si rinnovasse nella sera seguente dei 23, la ritirata si mosse da piazza Colonna col seguente apparecchio militare:
{{nop}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|| 1860 |361|riga=s}}</noinclude>L’estensore su di esso si riferisce al ''Giornale di Roma'' del 1° febbraio<ref>In questo discorso Pio IX dichiara che «non è la perdita del temporale dominio che gli produce nel cuore la massima delle afflizioni.... che molto più lo affligge e spaventa il pervertimento delle idee; quest’orrendo male di tutto falsare». Ma era per lui pervertimento delle idee il credere al diritto dell’Italia su Roma e a quello dei Romani d’essere {{Ec|ammessi|annessi|Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}} al nuovo Regno.</ref>.
Deve, però, avvertire che trovavasi presente un uffiziale di gendarmeria francese, abilissimo stenografo, il quale ritrasse il discorso stesso, e sembra che alcune espressioni siano state taciute dal giornale.
Si assicura, generalmente, che S. Santità adoprò talvolta la parola ''soverchierie''.
''11''. — Nella Università romana, fin da qualche giorno, si andava vociferando che circolasse un indirizzo di devozione per umiliarsi al S. Padre, lo che produsse qualche malumore nei giovani studenti esaltati.
Nella mattina dei 6 corrente, circa 200 studenti incominciarono a tumultuare e schiamazzare che volevano vedere il foglio d’indirizzo e conoscerne le firme.
In tale stato di cose, il rettore, monsignor Campodonico, stimò prudente di arringarli nel senso che se taluni si credevano compromessi nel ricusare la firma, altri correvano maggior rischio nel doverle palesare, come ora si chiederebbe. Quindi propose di far esibire il foglio, lacerarlo e condannarlo alle fiamme.
{{nop}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|380|{{Sc|diario roncalli}}|riga=a}}</noinclude>{{Wl|Q132546247|conte della Minerva}}, Incaricato di Sardegna, vi fece ritorno clandestinamente<ref>Questi non è {{AutoreCitato|David Silvagni|Davide Silvagni}}, partito col conte della Minerva, ma l’avvocato Augusto<!--Cesare Augusto Silvagni-->, che fu capo popolo nelle dimostrazioni del 1848 e vessillifero del battaglione universitario nel 1849. Tratto in arresto perchè corrispondente di giornali stranieri, venne mandato in esilio. {{Ec|Morì in Venezia, presidente del Tribunale|Morì in Roma, consigliere della Corte d’Appello di Aquila|Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}}.</ref>.
Monsignor {{Wl|Q643364|De Merode}}, nel mese di marzo, fece un viaggio a Bruxelles, e, nel ritorno, condusse seco in Roma il generale francese {{Wl|Q1311465|Lamoricière}}, quegli stesso che, caduto in disgrazia dell’imperatore Napoleone per delitti di Stato, benchè amnistiato, non volle rientrare in Francia<ref>Il {{Wl|Q643364|De Merode}}, nominato ministro delle armi, aiutato dalla Corte di Vienna, dal duca di Modena e dalla duchessa dì Parma, preparavasi a combattere la rivoluzione, la quale, al dire del
{{Wl|Q1311465|Lamoricière}}, «come per l’addietro l’islamismo, così allora minacciava l’Europa». (Proclama del Lamoricière ai soldati, del giorno 8 di aprile del 1860).</ref>.
Fu nominato comandante in capo le truppe pontificie.
Di già si presentò al ministero delle armi; fece alcune ispezioni e rimarcò inconvenienti e mancanze.
Infine, espose che, per mettere in assetto l’armata, occorreva la spesa di un milione di scudi.
Intanto, ordinò due mila cavalli, otto mila tende.
Gli fu, per ora, stabilito un onorario di 100 doppie al mese.
Prese alloggio alla locanda della Minerva e richiese le guardie d’onore, che gli furono date.
Molti zelanti gli recarono biglietti di visita.
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<noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|| 1861 |455|riga=s}}</noinclude>» Entrato nella conforteria, mentre dai signori confratri di S. Giovanni decollato veniva abbracciato, si è dato ad espressioni ingiuriose verso i giudici e verso gli stessi confratri, come che questi ultimi non più oggi rivestiti di facoltà o grazie.
»Ora il Lucatelli sta tutto riconcentrato in sè e in una tale impassibilità e ritrosia ad atti religiosi, chiedendo soltanto di essere lasciato tranquillo.
» Questo è lo stato delle cose fino adesso che è un’ora dopo la mezzanotte.
«Con dispiacere si riferisce che oramai, le ore 4 del mattino, in cui si traduce all’ultimo supplizio,
{{Wl|Q3665456|Cesare Lucatelli}} persiste nel niun ravvedimento, ad onta di ogni sforzo ed indefessa cura dei signori confratri di S. Giovanni Decollato e dei RR. monsignori Corazza P. Pio, Passionista e superiore degli Scalzetti{{Ec||»|Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}}.
{{Ec|» ||Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}}Da notizie particolari si ha che, nell’entrare nella conforteria, sputò sul viso ad un gendarme.
{{Ec|» ||Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}}Invitato dai confortatori a convertirsi, rispose sempre che non poteva accusarsi di un delitto che non aveva commesso; che egli credeva in Dio, in Maria, nei Santi, ma non nei preti.
{{nop}}<ref follow="p478">e di coscienza rimettere al governo di Roma, in questo caso rappresentato dal Porporato Antonelli, quella leale e spontanea confessione, allo scopo di mettersi in disamina, onde essi non avessero precipitato sulla sorte di un innocente.<br/>
{{spazi|6}}» Senza che mi prolunghi, dirò, che l’equo Ministro di Stato, nel riceverla, ne rise; e, per tutta risposta e considerazione coscienziosa, comandò, che il 21 dell’allora corrente mese di settembre, fosse eseguita la sentenza di morte del reo Lucatelli» (Opuscolo cit., pagg. 48-40).</ref><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|| 1861 |455|riga=s}}</noinclude>» Entrato nella conforteria, mentre dai signori confratri di S. Giovanni decollato veniva abbracciato, si è dato ad espressioni ingiuriose verso i giudici e verso gli stessi confratri, come che questi ultimi non più oggi rivestiti di facoltà o grazie.
» Ora il Lucatelli sta tutto riconcentrato in sè e in una tale impassibilità e ritrosia ad atti religiosi, chiedendo soltanto di essere lasciato tranquillo.
» Questo è lo stato delle cose fino adesso che è un’ora dopo la mezzanotte.
«Con dispiacere si riferisce che oramai, le ore 4 del mattino, in cui si traduce all’ultimo supplizio,
{{Wl|Q3665456|Cesare Lucatelli}} persiste nel niun ravvedimento, ad onta di ogni sforzo ed indefessa cura dei signori confratri di S. Giovanni Decollato e dei RR. monsignori Corazza P. Pio, Passionista e superiore degli Scalzetti{{Ec||»|Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}}.
{{Ec|» ||Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}} Da notizie particolari si ha che, nell’entrare nella conforteria, sputò sul viso ad un gendarme.
{{Ec|» ||Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}} Invitato dai confortatori a convertirsi, rispose sempre che non poteva accusarsi di un delitto che non aveva commesso; che egli credeva in Dio, in Maria, nei Santi, ma non nei preti.
{{nop}}<ref follow="p478">e di coscienza rimettere al governo di Roma, in questo caso rappresentato dal Porporato Antonelli, quella leale e spontanea confessione, allo scopo di mettersi in disamina, onde essi non avessero precipitato sulla sorte di un innocente.<br/>
{{spazi|6}}» Senza che mi prolunghi, dirò, che l’equo Ministro di Stato, nel riceverla, ne rise; e, per tutta risposta e considerazione coscienziosa, comandò, che il 21 dell’allora corrente mese di settembre, fosse eseguita la sentenza di morte del reo Lucatelli» (Opuscolo cit., pagg. 48-40).</ref><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|456|{{Sc|diario roncalli}}|riga=a}}</noinclude>
{{Ec|» ||Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}}Per due volte richiese di rivedere il suo {{Wl|Q3618061|fratello}}, che è condannato a 20 anni per congiura politica, e che trovavasi nelle carceri nuove; ma gli fu negata la grazia<ref>Il fratello, {{Wl|Q3618061|Annibale}}, non trovavasi nelle carceri nuove, ma nella rocca di Pagliano, ov’era stato rinchiuso tre anni anche il condannato Cesare per una cospirazione della quale abbiamo parlato altrove.</ref>.
{{Ec|» ||Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}}Chiese, finalmente, di parlare con un certo Apolloni, precettato politico, uscito ultimamente dal carcere; ma gli fu negato.
{{Ec|» ||Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}}Fumò quattro sigari. Nell’essere tradotto al patibolo, con la carrozza scortata da cavalleria, lungo lo stradale e specialmente presso Campo di Fiore e piazza Farnese, gridò: ''Popolo mio, salvatemi che io sono innocente''.
{{Ec|» ||Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}}Quindi gridò spesse volte: «Viva l’Italia, viva Vittorio Emanuele».
{{Ec|» ||Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}}Giunto presso la madonna dei Cerchi, e disceso dalla carrozza, rinnovando gli schiamazzi di essere innocente e le imprecazioni contro i preti giudici e gli evviva all’Italia, i tamburi e le. trombe si fecero suonare per impedire che le sue parole fossero ascoltate.
{{Ec|» ||Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}}Allora, proseguendo nel suo contegno, pieno di coraggio, marciò a passo militare fino al palco.
{{Ec|» ||Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}}Asceso sul medesimo con piede fermo, guardò la mannaia, rivolse altre grida verso il popolo, che restarono confuse dai tamburi e, ricusando qualsiasi aiuto del carnefice, di per sè sottopose la testa, la quale all’istante rimase recisa.
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{{Ec|» ||Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}} Per due volte richiese di rivedere il suo {{Wl|Q3618061|fratello}}, che è condannato a 20 anni per congiura politica, e che trovavasi nelle carceri nuove; ma gli fu negata la grazia<ref>Il fratello, {{Wl|Q3618061|Annibale}}, non trovavasi nelle carceri nuove, ma nella rocca di Pagliano, ov’era stato rinchiuso tre anni anche il condannato Cesare per una cospirazione della quale abbiamo parlato altrove.</ref>.
{{Ec|» ||Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}} Chiese, finalmente, di parlare con un certo Apolloni, precettato politico, uscito ultimamente dal carcere; ma gli fu negato.
{{Ec|» ||Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}} Fumò quattro sigari. Nell’essere tradotto al patibolo, con la carrozza scortata da cavalleria, lungo lo stradale e specialmente presso Campo di Fiore e piazza Farnese, gridò: ''Popolo mio, salvatemi che io sono innocente''.
{{Ec|» ||Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}} Quindi gridò spesse volte: «Viva l’Italia, viva Vittorio Emanuele».
{{Ec|» ||Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}} Giunto presso la madonna dei Cerchi, e disceso dalla carrozza, rinnovando gli schiamazzi di essere innocente e le imprecazioni contro i preti giudici e gli evviva all’Italia, i tamburi e le. trombe si fecero suonare per impedire che le sue parole fossero ascoltate.
{{Ec|» ||Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}} Allora, proseguendo nel suo contegno, pieno di coraggio, marciò a passo militare fino al palco.
{{Ec|» ||Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}} Asceso sul medesimo con piede fermo, guardò la mannaia, rivolse altre grida verso il popolo, che restarono confuse dai tamburi e, ricusando qualsiasi aiuto del carnefice, di per sè sottopose la testa, la quale all’istante rimase recisa.
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<noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|| 1861 |457|riga=s}}</noinclude>
{{Ec|» ||Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}}Poco dopo fa affisso il ristretto della sentenza e la Polizia ordinò si sorvegliasse perchè non venisse deturpato.
{{Ec|» ||Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}}Del resto, si dice che il Lucatelli non sia stato il vero uccisore e sianvi molti testimoni oculari, i quali abbiano veduto l’autore fuggire tra la folla verso via Carrozza e gettare in una cantina il pugnale.
{{Ec|» ||Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}}Altri abitanti del luogo dove avvenne il fatto, e che erano ai balconi, assicurano che il Lucatelli, coluttante, trovavasi nella parte opposta dove fu ucciso il gendarme; che infine tanti testimoni oculari ammessi nel processo (?) non sembrare possibile, in un momento di tumulto, di agitazione e di generale fuga; se pure i presenti dovevano essere del partito fazioso ed allora favorevoli al Lucatelli, se del partito dell’ordine, escluso che fossero gendarmi, la cui deposizione non sarebbe attendibile in faccia alla legge, non avrebbero avventurato una loro testimonianza sotto la pressione di un altro pugnale (''sic'')».
''5 Ottobre''. — Pio IX, nel giorno che andò ad Aracoeli, dopo la funzione, disse agli astanti che alcuni, anche ecclesiastici, del clero secolare e regolare, bramerebbero che venisse a qualche convenzione sulla questione romana, ma che esso non transigerà mai cogli usurpatori dei dominii della S. Sede.
Lo stesso confermò in un’allocuzione confidenziale che fece ai cardinali, dopo il Concistoro dei 30 settembre.
''12''. — L’abate {{AutoreCitato|Carlo Passaglia|Passaglia}}, che fece stampare in Firenze lo scritto «Pro causa italica ad Episcopos {{Pt|catho-|}}<noinclude></noinclude>
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{{Ec|» ||Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}} Poco dopo fa affisso il ristretto della sentenza e la Polizia ordinò si sorvegliasse perchè non venisse deturpato.
{{Ec|» ||Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}} Del resto, si dice che il Lucatelli non sia stato il vero uccisore e sianvi molti testimoni oculari, i quali abbiano veduto l’autore fuggire tra la folla verso via Carrozza e gettare in una cantina il pugnale.
{{Ec|» ||Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}} Altri abitanti del luogo dove avvenne il fatto, e che erano ai balconi, assicurano che il Lucatelli, coluttante, trovavasi nella parte opposta dove fu ucciso il gendarme; che infine tanti testimoni oculari ammessi nel processo (?) non sembrare possibile, in un momento di tumulto, di agitazione e di generale fuga; se pure i presenti dovevano essere del partito fazioso ed allora favorevoli al Lucatelli, se del partito dell’ordine, escluso che fossero gendarmi, la cui deposizione non sarebbe attendibile in faccia alla legge, non avrebbero avventurato una loro testimonianza sotto la pressione di un altro pugnale (''sic'')».
''5 Ottobre''. — Pio IX, nel giorno che andò ad Aracoeli, dopo la funzione, disse agli astanti che alcuni, anche ecclesiastici, del clero secolare e regolare, bramerebbero che venisse a qualche convenzione sulla questione romana, ma che esso non transigerà mai cogli usurpatori dei dominii della S. Sede.
Lo stesso confermò in un’allocuzione confidenziale che fece ai cardinali, dopo il Concistoro dei 30 settembre.
''12''. — L’abate {{AutoreCitato|Carlo Passaglia|Passaglia}}, che fece stampare in Firenze lo scritto «Pro causa italica ad Episcopos {{Pt|catho-|}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione|| 1862 |469|riga=s}}</noinclude>{{nop}}
''4''. — Nelle ore pomeridiane dei 4 corrente, il Papa si recò a visitare la chiesa del Gesù, secondo il consueto.
Lungo la strada, i soliti {{Ec|studenti|plaudenti|Pagina:Diario di Nicola Roncalli.djvu/690}} gli fecero dimostrazione di applausi, cioè «Viva Pio IX, pontefice e re».
Si aggiunse qualche grido di «Morte a Vittorio Emanuele».
Il S. Padre, al sentire un tal grido, disse: «Questo poi è troppo».
''8''. — Il cardinale fischiato, nel giorno 27 di febbraio, non fu il cardinale Altieri, come si scrisse nel precedente numero; ma bensì il cardinale Patrizi, il quale, uscendo dalla casa di Tor de’ Specchi, attraversava la piazza di Aracoeli mentre la turba di Campo Vaccino discendeva dal Campidoglio recandosi alla piazza di Gesù.
{{nop}}<ref follow="p494">» A rompere quell’ordine veramente meraviglioso in sì gran moltitudine non mancarono le arti della polizia papale per dar pretesto ai vostri nemici di gridare non esser voi degni di quella lode di saggezza che la stampa d’ogni paese vi prodigava.<br/>
{{spazi|6}}» Il vostro buon senso deluse quelle arti: ma per impedire ai tristi d’intromettersi tra le nostre Ale, il Comitato Nazionale crede consigliarvi a non più riunire tanta massa di popolo in un sol luogo.<br/>
{{spazi|6}}» Roma offre luoghi bastanti per onesto diporto: seguitando dunque nell’astensione de’ divertimenti a voi estranei, portatevi in luoghi diversi senza attrupparvi, serbando ordine e tranquillità.<br/>
{{spazi|6}}» Il vostro contegno giudicato dall’Europa civile proverà che siete degni cittadini della Capitale d’Italia.
::» Roma, 28 Febraro 1862.
{{A destra|» ''Il Comitato Nazionale Romano''».|margine=1em}}</ref><noinclude></noinclude>
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Diario di Nicola Roncalli/Indice
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Diario di Nicola Roncalli/Errata-corrige
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Dr Zimbu ha spostato la pagina [[Diario di Nicola Roncalli/EC]] a [[Diario di Nicola Roncalli/Errata-corrige]] senza lasciare redirect
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<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|284|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>infiammabile distese per lunghi tratti dell’atmosfera, che si vanno successivamente accendendo. Oppone giustamente il Sig. {{Wl|Q1063743|Blagden}}, esser difficile concepire materie così disposte in linea retta per così lunghi tratti. In oltre dato, e non concesso tal fatto, non potendo esser che mero caso, che tal traccia si accenda da un estremo, se in conseguenza essendo naturale che ci accenda in qualche parte di mezzo, sarebbero due fuochi, che partiti da un punto, si porrebbero in direzioni opposte, come ho veduto succedere nel porre il fuoco ad una fila di Mortaretti: ma una tal’ osservazione sinora manca ne’ fuochi dell’Atmosfera.
L’altra opinione è quella accennata da principio del Sig. {{Wl|Q7788426|Clasi}}, che li fa Pianeti, o Comete sublunari. Io aveva tentato di conciliare anche il ritorno di tali Comete, comparando la fiamma nostra con quella del Montanari; ma invero non ho trovato alla conclusione cosa che mi soddisfi. Soggiunse il Sig. Blagden altre difficoltà: 1.° questi fuochi non mostrano quel nucleo interno delle Comete circondato dalla nota nebulosità, ma sembrano ammassi semplici ed uniformi di una materia luminosa, qualunque sia; 2.° que-<noinclude></noinclude>
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Pagina:Giacomo Bresadola - I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media, con speciale riguardo a quelli che crescono nel Trentino, 1906.djvu/115
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<noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||107||riga=s}}</noinclude><section begin="s1" />
Ha cappello da emisferico espanso-convesso, a tempo umido un poco viscoso, di colore vario, ombrino-olivaceo, rosso-fuligineo o più sovente alutaceo-giallastro con margine rossigno; tubetti verso il gambo rotondato-liberi, gialli, poi verdognoli, con orifizii di colore cinabro-scuro o ranciato-miniato; gambo solido, alla base ovato-bulboso, giallastro, con macchie rossastre nella parte inferiore, coperto d’un reticolo con tinta rosea o carmino; carne nel fungo giovane quadrello-pallida, poi gialla e alla base del gambo rossa, al taglio ceruleo-verdastra, di sapore dolcigno ed odore appena marcato; basidii clavati, 45-50 ︾12-14 ''μ''.; spore gialle, a mandorla, 11-15 ︾ 6-7 ''μ''.
Cresce copioso dal giugno al novembre tanto nelle selve a foglia che di conifere.
Il {{Spaziato|Boleto lurido}} è specie ''velenosa'': contiene la medesima qualità di veleno che si trova nel {{Spaziato|Moscario}} e nella {{Spaziato|Tignosa bigia}}, conosciuta sotto il nome di {{Spaziato|Moscarina}}. Se però viene cotto nell’acqua salata e poi, gettata l’acqua, si condisce secondo i metodi indicati, si può mangiare impunemente. Io lo vidi parecchie volte usato in questo modo senza produrre il minimo disturbo.
<includeonly>{{FI|file = Giacomo Bresadola - I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media, con speciale riguardo a quelli che crescono nel Trentino, 1906.djvu{{!}}page=343| width = 100%| float = center}}</includeonly>
{{spaziato|Spiegazione delle figure:}} ''a'' Individuo quasi intieramente sviluppato, ''b'' Fungo sezionato verticalmente, ''c'' Basidii. ''d'' Spore.
<section end="s1" /><section begin="s2" />{{Ct|f=100%|v=1|t=1|L=0px|{{Sc|{{Wl|Q628977|Boletus scaber}}}}. Fr. — Tav. XCII.}}
{{spaziato|Ital.}} Porcinello, Alberello, Boleto scabro. {{Spaziato|Volg.}} Brisa, Brisot, Legorat. {{spaziato|Franc.}} Cèpe gris. {{spaziato|Ted.}} Kapuzinenpilz.
Ha cappello da emisferico convesso, molto meno carnoso degli altri {{Spaziato|Boleti}} sopra descritti, a tempo umido un po’ viscoso, di colore bruno-grigiastro o bruno-quadrello; tubetti verso il gambo rotondato-liberi, bianchi, poi grigio-foschi, con orifizii del medesimo colore; gambo solido, sovente molto allungato, eguale o appena ingrossato alla base, di colore biancastro o cenerognolo con tinta paglierina e sovente alla base con macchie bluastre, tutto coperto da piccole squamette granulose; carne bianca, molle, al taglio diventante da prima leggermente vinata, poi verde-bluastra, di odore e sapore grati; basidii clavati, 30-35 ︾ 9-12 ''μ''.; spore fusoidee, paglierine, 13-18 ︾ 5-6 ''μ''.
Cresce a individui solitari nelle selve e nei boschetti a foglia,<section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media/Parte speciale/Descrizione delle specie/Poliporacee/Boletus/Boletus luridus
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{{Qualità|avz=100%|data=18 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Boletus luridus|prec=../Boletus Satanas|succ=../Boletus scaber}}
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===2019===
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# [[Cenni sulle proprietà medicinali e sull'uso delle acque]], 5 maggio 2019
# '''Giuseppe Aliani''', [[L'educazione della donna ai tempi nostri]], 1922 - 15 aprile 2019
# [[Il ghetto di Firenze]], 5 aprile 2019
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# [[Memorie e notizie istoriche della terra di Montecatini in Valdinievole]], 5 maggio 2019
# [[Della costruzione di altri ponti sull'Arno]], 20 marzo 2019
# '''Ida Baccini''', [[Ispirazioni]], 12 gennaio 2019
===2018===
# [[Delle Antiche carceri di Firenze denominate delle Stinche]], 20 luglio 2018
# [[Indice:Giuseppe Conti Firenze vecchia, Firenze 1899.djvu|'''Giuseppe Conti''', Firenze vecchia]], 2 febbraio 2018
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# [[Il palio di Siena: appunti e impressioni (1887)]], 31 gennaio 2018
===2017===
# [[L'amatore di oggetti d'arte e di curiosità]], 29 dicembre 2017
# [[La donna nel pensiero dei pedagogisti italiani]], 26 dicembre 2017
# '''Ida Baccini''' [[Ciuffettino]], 10 dicembre 2017
# [[Di un cimitero cristiano sotterraneo nell'Umbria]], 11 novembre 2017
# [[Il Valdarno da Firenze al mare]], novembre 2017
# '''Matilde Serao''', [[Il ventre di Napoli]], 1 agosto 2017
# [[Indice:Misteri di polizia - Niceforo, 1890.djvu|I misteri di polizia]], 25 luglio 2017
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# [[Il duomo di Spoleto]], 19 luglio 2017
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# [[Alessandro Volta, alpinista]], 10 giugno 2017
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# '''Ida Baccini''' [[La mia vita, ricordi autobiografici]], 30 maggio 2017
# [[Artisti fiesolani]], 30 maggio 2017
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# '''Anna Maria Mozzoni''' [[Un passo avanti nella cultura femminile]], 27 maggio 2017
# [[Sulla necessità di abolire il volo dell'asino]], 20 maggio 2017
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==2025==
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# [[Indice:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu]], aprile
# [[Indice:L'illustratore fiorentino 1908.djvu]], marzo
# [[Indice:Nello Tarchiani Firenze 1915.djvu]], marzo
# [[Indice:Firenze souvenir 1900.djvu]] , marzo
# [[Indice:Osteria guida spirituale delle osterie italiane da Verona a Capri.pdf]], marzo 2025
==2024==
# [[Indice:Lorenzoni_Cadore_1907.djvu]], settembre 2024
# [[Indice:Luigi Barzini. Sotto la tenda.djvu]]
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# [[Indice:Cafaggioli e di altre fabbriche di ceramica in Toscana, 1902.djvu]], maggio 2024
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# [[Indice:Giovanni Botti, I boccali di Montelupo.djvu]], luglio 2024
===2023===
# [[Le confessioni di una figlia del Secolo (1906)]], luglio 2023
# [[Cenni biografici e ritratti d'insigni donne bolognesi]], maggio 2023
# [[Relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia P2]], 1984 -- maggio 23
===2021===
# [[Indice:Corrado Ricci, L'arte dei bambini.djvu|L'arte dei bambini]], 1888 -- 18 settembre 21
# [[Indice:L'arte della cucina, 1917.djvu|L'arte della cucina]], 1917 -- 12 settembre 21
# [[Indice:Le industrie femminili.djvu|le industrie femminili]], 1906 - 3 settembre 21
# [[Indice:Matilde Serao Il ventre di Napoli, 1906.djvu|Matilde Serao Il ventre di Napoli]], seconda edizione - 15 agosto 2021
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# [[Indice:In Guittalemme - (il paese dei comici disperati) (IA inguittalemmeilp02libe).pdf|In Guittalemme - Il paese dei comici disperati]], 23 luglio 2021
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# Matilde Serao, [[San Gennaro]], 7 maggio 2021
# [[Le feste di San Giovanni in Firenze]], 5 gennaio 2021
# [[Firenze artigiana nella storia e in Dante]], 2 gennaio 2021
===2020===
# [[Il Santuario della Madonna del Sasso]], 29 dicembre 2020
# [[Firenze sotterranea]], 27 dicembre 2020
# [[Indice:Guida per la città di Firenze e suoi contorni (IA guidaperlacittad00form).pdf|Guida per la città di Firenze e suoi contorni]], 2 dicembre 20
===2019===
# [[Simpatie di Majano]], 22 giugno 2019
# '''Guido Carocci''', [[Il Viale de' colli]], 15 giugno 2019
# [[Memorie e notizie istoriche della terra di Montecatini in Valdinievole]], 5 maggio 2019
# [[Cenni sulle proprietà medicinali e sull'uso delle acque]], 5 maggio 2019
# '''Giuseppe Aliani''', [[L'educazione della donna ai tempi nostri]], 1922 - 15 aprile 2019
# [[Il ghetto di Firenze]], 5 aprile 2019
# '''Madilde Serao''', [[Beatrice]], 2 aprile 2019
# [[Memorie e notizie istoriche della terra di Montecatini in Valdinievole]], 5 maggio 2019
# [[Della costruzione di altri ponti sull'Arno]], 20 marzo 2019
# '''Ida Baccini''', [[Ispirazioni]], 12 gennaio 2019
===2018===
# [[Delle Antiche carceri di Firenze denominate delle Stinche]], 20 luglio 2018
# [[Indice:Giuseppe Conti Firenze vecchia, Firenze 1899.djvu|'''Giuseppe Conti''', Firenze vecchia]], 2 febbraio 2018
# [[Studi storici sul centro di Firenze]], 21 maggio 2018
# [[Lodi monografia storico-artistica]], 15 aprile 2018
# [[Le murate di Firenze]], 28 febbario 2018
# [[Manuale dell'ornatista]], 16 febbraio 2018
# [[Il palio di Siena: appunti e impressioni (1887)]], 31 gennaio 2018
===2017===
# [[L'amatore di oggetti d'arte e di curiosità]], 29 dicembre 2017
# [[La donna nel pensiero dei pedagogisti italiani]], 26 dicembre 2017
# '''Ida Baccini''' [[Ciuffettino]], 10 dicembre 2017
# [[Di un cimitero cristiano sotterraneo nell'Umbria]], 11 novembre 2017
# [[Il Valdarno da Firenze al mare]], novembre 2017
# '''Matilde Serao''', [[Il ventre di Napoli]], 1 agosto 2017
# [[Indice:Misteri di polizia - Niceforo, 1890.djvu|I misteri di polizia]], 25 luglio 2017
# '''Matilde Serao''', [[Il romanzo della fanciulla]], 28 luglio 2017
# [[Il duomo di Spoleto]], 19 luglio 2017
# [[Il pavimento della cattedrale di Siena]], 16 luglio 2017
# [[Le facciate del Duomo di Firenze]], 27 giugno 2017
# [[Alessandro Volta, alpinista]], 10 giugno 2017
# [[Le lettere di S. Caterina da Siena|Le lettere di S. Caterina da Siena e di alcuni suoi discepoli]], 1 giugno 2017
# '''Ida Baccini''' [[La mia vita, ricordi autobiografici]], 30 maggio 2017
# [[Artisti fiesolani]], 30 maggio 2017
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# '''Anna Maria Mozzoni''' [[Un passo avanti nella cultura femminile]], 27 maggio 2017
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<noinclude><pagequality level="4" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|240|{{Sc|dei fatti de’ langobardi}}|}}</noinclude>di radergli la barba<ref>{{AutoreCitato|Adrien de Valois|Adriano Valesio}} nelle note al Berengario spiega diffusamente questo rito di radere ai giovanelli la prima volta la barba; che praticavasi eziandio dagli antichi cristiani. I parenti e gli amici conducevano in chiesa il giovinetto, dove era raso per mano del sacerdote ed anco del vescovo, i quali intanto recitavano un’allusiva orazione. I grandi poi sceglievano qualche personaggio di alta dignità per lo stesso uffizio; onde intendevasi che colui il quale recideva la prima barba ad un giovane, lo prendesse per figlio adottivo (Script. Rer. Ital. ibid. p. 468.).</ref>, secondo il costume, e di adottarlo per figlio, lo stesso Tasone non sospettando d’alcun inganno se n’andò al predetto Gregorio con suo fratello Cacone, e con un drappello di scelti giovani. Ma appena entrato in Opitergio Tasone co’ suoi, il Patrizio fece serrare le porte, e mandò una mano di armati addosso a Tasone e ai compagni. Di che accortisi Tasone ed i suoi, si atteggiarono coraggiosamente al conflitto, e datosi a vicenda l’ultimo addio di pace, dispersi qua e là per tutte le piazze, trucidarono tutti quanti hanno potuto incontrare, e finalmente fatto dei Romani un grande macello, essi medesimi restarono morti. Ma Gregorio patrizio, in osservanza del giuramento, si fece recare la testa di Tasone; poi cotesto spergiuro gli rase la barba, siccome aveva promesso<ref name="LibroIVCapoXLNota1">Racconta {{AutoreCitato|Fredegario|Fredegario}} diversamente questo fatto,</ref>.<noinclude><references/></noinclude>
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{{Sc|Connotati}}: ''Cecè ha 35 anni. Per quanto già nel volto un po’ leso dagli stravizi, tuttavia è nel corpo ancora vivacissimo, anzi irrequieto. Ha l’aria, se non proprio stralunata, almeno da smemorato, come uno che abbia la mente a cento cose a un tempo. Del resto, nella smemorataggine, cangia rapidamente d’espressione, al guizzo d’ogni immagine nella fantasia mobilissima. È tutto raso; simpaticissimo; occhi sfavillanti e labbra accese; naturalmente signorile, veste con raffinata eleganza. — Il comm. Carlo Squatriglia ha circa 50 anni: pezzo d’omone rude, un po’ ingoffito dall’abito nuovo, cittadino, uso com’è a portare sempre, trascuratamente, quello da lavoro. Ha un occhio solo, e nessuna traccia dell’altro nel volto, perché, saltatogli per lo scoppio di una mina, se lo fece coprire con un lembo di pelle abrasa da altra parte del corpo. È ricchissimo e, fuori dagli affari nei quali è molto accorto, semplicione. — Nada ha 22 anni (può averne anche di più); vive di preziosa galanteria, e ha l’aria di una gran dama; ma, toccata nel vivo, la perde per cadere o nella sguajataggine o nell’ingenuità''.
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''Una stanza d’albergo di prim’ordine, con mobili d’ultima moda, a uso di salottino e di scrittojo. In fondo la comune, che dà su un corridojo. Lateralmente a sinistra, un altro uscio che immette nella camera da letto. Finestra a destra. Apparecchio telefonico nella parete di fondo, a destra della comune''.
{{block|recita}}
{{block|is|Al levarsi della tela, la scena è vuota. L’apparecchio telefonico squilla una, due, tre volte, a brevi intervalli. Cecè in pigiama, con le guance insaponate e il pennello della barba in mano, accorre dall’uscio a sinistra.}}
{{Sc|Cecè}}. E tre! Un momento... Cristo, sto a farmi la barba! Pronto... Chi?... Più forte, non sento... sto a farmi la barba... — Ah, Squatriglia? Come? No... dicevo tra me, sto a farmi la barba... Sí, fate salire.
{{block|is|S’avvia per ritornare alla camera; a un certo punto si ferma, sospeso:}} Chi ha detto? Squatriglia? Uhm! Mi pare che sia commendatore... {{block|is|Rientra nella camera. Poco dopo si sente picchiare alla comune.}}
{{Sc|Cecè}} (''dall’interno''). Avanti!
{{block|is|Non entra nessuno. Pausa. Si risente picchiare alla comune.}}
{{Sc|Cecè}} (''venendo sulla soglia, con ira''). Avanti!
{{block|is|L’uscio si apre. Il cameriere introduce il comm. Carlo Squatriglia, e si ritira, richiudendo l’uscio.}}
{{Sc|Squatriglia}}. Carissimo Cecè!
{{Sc|Cecè}}. Ah, ecco, tu! Abbi pazienza: accomodati, commendatore. Vedi, sto a farmi la barba.
{{Sc|Squatriglia}}. Se disturbo...<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|440|maschere nude|}}{{block|recita}}</noinclude>
{{Sc|Cecè}}. Ma no! Con te non faccio cerimonie. Séguito a radermi.
{{block|is|Indica la camera accanto:}}L’uscio è aperto; puoi parlare. Anzi, se vuoi, entra, entra qua.
{{Sc|Squatriglia}}. No, grazie; fa’ pure con comodo; aspetto.
{{Sc|Cecè}}. Cinque minuti. Ho bell’e finito.
{{block|is|Rientra. Pausa. Il comm. Squatriglia siede; aspetta un po’; trae da un grosso portafogli una carta e si mette a esaminarla.}}
{{Sc|Cecè}} (''dall’interno''). Non parli?
{{Sc|Squatriglia}}. Fa’, fa’; sto qua a guardare un certo conto...
{{block|is|Scrolla il capo, guardando la carta:}}Perdio, se non vado via presto...
{{block|is|Guarda l’orologio; si alza.}}Cecè, devo andar via subito, sai? Sono venuto per salutarti e ringraziarti. Parto alle undici.
{{Sc|Cecè}} (''che ha finito di radersi, e comincia ad abbigliarsi in fretta''). Cosí presto? Hai sbrigato tutto?
{{Sc|Squatriglia}}. Eh, grazie a te!
{{Sc|Cecè}}. A me? Perché?
{{Sc|Squatriglia}}. Ah sí! se non era per te, figurati se avrei trovato cosí presto la via d’entrare a parlare con Sua Eccellenza!
{{Sc|Cecè}}. Te l’ho fatta trovare io, la via?
{{Sc|Squatriglia}}. Ma come? Non ti ricordi più?
{{Sc|Cecè}}. Quale Eccellenza, scusa?
{{Sc|Squatriglia}}. Con quale Eccellenza vuoi che abbia da fare un disgraziato appaltatore come me? Va’ là, buffone! Ti dài le arie di confonderti, perché le conosci tutte, eh?
{{Sc|Cecè}}. Io, le arie? io, le conosco tutte, io?
{{Sc|Squatriglia}}. Cos’è? T’offendi?
{{Sc|Cecè}}. Non m’offendo; mi fai rabbia! Perché ti giuro, caro, che io non conosco, invece, nessuno. Nes-su-no, capisci? Guarda! Pensavo proprio a questo, mentre di là stavo a farmi la barba: che è una bella sorte la mia! Cecè... Cecè... Cecè... tutti mi chiamano Cecè... un passerajo... Centomila mi chiamano Cecè... a Milano, a Torino, a Venezia, a Genova, a Bologna, a Firenze, a Roma, a Napoli, a Palermo... tutti!<noinclude></noinclude>
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{{Sc|Squatriglia}}. Sfido! Cosí conosciuto da tutti...
{{Sc|Cecè}}. Ma cosí conosciuto da tutti, dîmmi un po’ — chi posso veramente conoscere io? Ridi, ah? Eppure, caro mio, se mi ci fisso, ammattisco. Ma dimmi un po’: non è uno strazio pensare che tu vivi sparpagliato in centomila? In centomila che ti conoscono e che tu non conosci? che sanno tutto di te, e che tu non sai neppure come si chiamino? a cui ti tocca sorridere, batter la spalla, dir caro! carissimo! stando sempre cosí a mezz’aria, senza mostrarlo, fingendo anzi sempre di ricordarti, d’interessarti? E dentro, intanto, ti domandi: «E chi sarà costui? come mi conoscerà costui? Chi sarò io per costui?». Perché mi ammetterai che noi non siamo mica sempre gli stessi! Secondo gli umori, secondo i momenti, secondo le relazioni, ora siamo d’un modo, ora d’un altro; allegri con uno, tristi con un altro; serii con questo, burloni con quello... Ti s’accostano, ti chiamano tutti Cecè; va’ a ricordarti come sei per questo e come sei per quell’altro, se uno ti conosce cosí o ti conosce cosà. Vedi certuni rimanere a bocca aperta... Non posso mica gridare: «Oh! scusa caro: cancella! cancella! per te non sono cosí: per te devo essere un altro!». — Quale altro? come posso saperlo, se vivo, ti dico, sparpagliato in centomila? Se mi ci fisso, parola d’onore, ammattisco. Mi può anche capitare, perdio, di veder prima, putacaso, una moglie, che mi chiama anch’essa Cecè: sissignori, cinque minuti dopo, posso come niente mettermi a parlare di lei con suo marito di certe cose che, capirai... Ridi, ah? tu ridi?
{{Sc|Squatriglia}}. Rido, perché... di’ la verità... sai chi sono io?
{{Sc|Cecè}}. Ah, che c’entri tu... che discorsi! Te, ti conosco... ti conosco benissimo... No? dici di no?... Ma sí, che ti conosco! — Soltanto... già, forse... Ora che mi ci fai pensare... non so piú se...
{{Sc|Squatriglia}} (''ridendo a crepapelle''). Vedi se è vero? Vedi se è vero?
{{Sc|Cecè}} (''forte, seccato''). Ma che vero un corno! Ti conosco! Tu hai un fratello, perdio!
{{Sc|Squatriglia}}. Filippo, sí...
{{Sc|Cecè}}. Filippo, ecco! Vedi che mi ricordo? Chi è il commendatore di voi due? Sei tu il commendatore!
{{Sc|Squatriglia}}. Io, io...<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|442|maschere nude|}}{{block|recita}}</noinclude>
{{Sc|Cecè}}. E non t’ho chiamato commendatore? Vedi che mi ricordo... Già, Filippo... Lui, l’occhio, e tu la... cioè, no: lui, la mano, e tu l’occhio, già! Una mina, eh? lo scoppio d’una mina, perbacco! Ma te lo murarono bene; te lo murarono magnificamente, sai? Bello liscio, che non pare più niente. Puoi essere contento. Mi ricordo benissimo. T’ho conosciuto a... aspetta! che ci avevi l’impresa d’un porto, o di qualche cosa di simile...
{{Sc|Squatriglia}}. Ma sí! A Palermo. Per una riparazione all’antemurale del porto.
{{Sc|Cecè}}. Ecco, già, già... a Palermo! Antemurale! Vedi bene che... E cosí, t’ho reso proprio un servizio? Guarda, guarda... Ho piacere... Da S. E. il Ministro dei lavori pubblici...
{{Sc|Squatriglia}}. Prima dal Sotto-segretario, e poi dal Ministro...
{{Sc|Cecè}}. Ah, prima anche dal Sotto-segretario? E di’ un po’: una tua giornata, mi figuro, deve valere qualche... qualche migliajetto di lire, eh? forse piú...
{{Sc|Squatriglia}}. Capirai, stando lontano... in un’impresa come la mia... sempre in mezzo a una manica di ladri...
{{Sc|Cecè}} (''che s’è distratto''). Sí, vado a mettermi la giacca...
{{Sc|Squatriglia}} (''stordito''). Perché?
{{Sc|Cecè}}. Hai detto che sto in maniche di camicia.
{{Sc|Squatriglia}}. Ma no! Ho detto che io sto in mezzo a una manica di ladri!
{{Sc|Cecè}}. Ah, già! E t’avrò fatto, dunque, risparmiare una bella sommetta, di’ la verità!
{{Sc|Squatriglia}}. Ma certo, caro! Era una settimana, che mi mandavano da Erode a Pilato... Non so proprio come ringraziarti...
{{Sc|Cecè}}. Te n’affliggi? Te n’affliggi sul serio? Te ne riparti con l’afflizione di non sapere come ringraziarmi?
{{Sc|Squatriglia}}. Ma sí, davvero... e... Cecè, se posso... senza cerimonie...
{{block|is|Accenna di cavare dalla tasca in petto il portafogli.}}
{{Sc|Cecè}} (''arrestando subito quel cenno''). Ohè! che scherziamo? Commendatore, per chi mi prendi?
{{Sc|Squatriglia}}. Scusami, sai! Siamo tanto amici... sei un discolaccio, sempre in mezzo a tanti imbarazzi...
{{Sc|Cecè}} (''sopra pensiero''). Aspetta... È vero... Ma non cosí... il<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||cecè|443}}{{block|recita}}</noinclude><noinclude>
</noinclude>gesto che hai fatto, scusa, Commendatore, è proprio brutto...
{{Sc|Squatriglia}}. Tra amici... credevo che...
{{Sc|Cecè}}. Ma gli amici, io li tratto bene! Anche se costo loro qualche sacrifizio, non è mai cosí, abbi pazienza. Non credere che mi sia offeso! Sto studiando il modo di levarti l’afflizione, adesso. Ecco, ti vorrei dare in cambio un gran piacere... Un gran piacere che io non ho potuto mai provare... Ma mi figuro che debba essere grandissimo: quello di dire tutto il male possibile e immaginabile d’un amico, alle sue spalle, s’intende... No? Che te ne pare? Te lo vorresti prendere?
{{Sc|Squatriglia}}. Cecè, non ho tempo. Debbo partire alle undici. E ancora non ho pronta la valigia.
{{Sc|Cecè}}. Ma che partire, adesso!
{{Sc|Squatriglia}}. Cecè, se non parto, mi assassinano! Ti faccio vedere...
{{Sc|Cecè}}. Ma abbi pazienza! Sei venuto qua per ringraziarmi?
{{Sc|Squatriglia}}. Sí.
{{Sc|Cecè}}. E hai detto che non sapevi come? Ora che te l’insegno io come, te ne vuoi partire?
{{Sc|Squatriglia}}. Purché sia spiccio, ecco, il modo...
{{Sc|Cecè}}. Spiccissimo! Devi partire per Livorno? Bene. Invece del treno delle undici prenderai quello delle quindici.
{{Sc|Squatriglia}}. Impossibile!
{{Sc|Cecè}}. Ma vergognati, perdio. Confessi che ti ho fatto risparmiare non so quanti giorni, e non vuoi perdere qualche ora per me? Servizio per servizio! Piú ti guardo, e piú vedo che sei quello che ci vuole per me. Sí... età... statura... portamento... e poi... sí..., tu sei l’indulgenza personificata...
{{Sc|Squatriglia}}. Sfido! Con un occhio sempre chiuso...
{{Sc|Cecè}} (''baciandolo''). Caro! Sei un uomo di spirito... Per questo ti voglio bene! Dunque, senti: tu sei un amico di papà.
{{Sc|Squatriglia}}. Che papà?
{{Sc|Cecè}}. Di mio papà.
{{Sc|Squatriglia}}. Se non l’hai piú, il papà!
{{Sc|Cecè}}. Vedi? Adesso sei uno sciocco! Tu devi essere un amico di mio papà. Papà è in commercio. Io sono in ditta con papà. Ma siamo rovinati; rovinatissimi. E siamo cosí rovinati per<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|444|maschere nude|}}{{block|recita}}</noinclude><noinclude>
</noinclude>causa mia. Perché io sono... di’ un po’, come ti piacerebbe meglio di dire: canaglia o farabutto?
{{Sc|Squatriglia}}. Canaglia!
{{Sc|Cecè}}. Di’ pure canaglia. Ma anche farabutto, sai? suona bene in bocca. Puoi dire l’uno e l’altro. E biscazziere, anche...
{{Sc|Squatriglia}}. Donnaiuolo...
{{Sc|Cecè}}. No, quest’è niente... scusa, ti pare? Aspetta... qualche altra cosa di grosso... Falsario! Ti piacerebbe falsario?
{{Sc|Squatriglia}}. Ma va’!
{{Sc|Cecè}}. Senza complimenti. Se ti piace falsario, di’ pure falsario. Di’ insomma, a le mie spalle tutte le improperie, tutte le infamie, tutti i vituperi che ti vengono in bocca. Poi, sta a te, di pagare, per questo piacere che ti prenderai, quanto meno ti sarà possibile.
{{Sc|Squatriglia}}. Ma a chi? Perché? Scherzi o dici sul serio?
{{Sc|Cecè}}. Abbi pazienza, è vero... ancora non t’ho detto...
{{block|is|Guarda l’orologio:}}ma non ho tempo neanche io! Perbacco, sono quasi le dieci... a momenti sarà qui... Ecco, ti dico subito, in due parole, di che si tratta. Quindici, sedici giorni fa... mi trovavo al solito, in mezzo a un passerajo d’amici. Cecè, Cecè, Cecè — nella casina del Pincio, su la veranda. Passa in automobile, caro mio, un tocco d’Eva... ma di quelli che ti fanno baciar la punta delle dita... — «Eh, Cecè, — mi dicono, — quella lí, caro, non è per te!» — Non è per me? Ma t’immagini, di’, che ce ne possa essere una, che non sia per me? — «Ah sí? — dico. — Scommettiamo!» — Tutti mi gridano: «Scommettiamo!» — «Se fra tre giorni, dico io, — qua, a questa stessa ora, io non vi avrò dato la prova piú lampante d’essere arrivato a lei, pagherò a tutti da cena; altrimenti, pagherete voi!» — Come puoi bene immaginarti, tre giorni dopo, alla stess’ora, io passavo in automobile accanto a lei, sotto la veranda della casina del Pincio, e salutavo graziosamente tutti quei cari amici, che stavano là ad aspettarmi. — Hai capito?
{{Sc|Squatriglia}}. Eh... sí... ho capito....
{{Sc|Cecè}}. Non hai capito niente, abbi pazienza. Per arrivare, caro mio... conosco tutte le vie... con le aderenze di cui {{Pt|dispon-|}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||cecè|445}}{{block|recita}}</noinclude>go... Fu facilissimo. Ma, dopo arrivato... eh! dopo arrivato... — Difficile da certe scale è lo scendere, quando sei salito... Chi sale carico, scende leggero; ma chi non sale carico, amico mio... Me la son vista brutta, ecco. E, per uscirmene, ho commesso una sciocchezza, da cui m’ero sempre guardato bene. Riuscii a farle accettare, in mancanza d’altro, ma facendogliele cadere bene dall’alto, tre cambialette di due mila lire l’una...
{{Sc|Squatriglia}}. Ah sí?
{{Sc|Cecè}}. Ti pare niente? Eh no, caro; di quelle bestie in giro, io non ne voglio. Ne ho avuto sempre un sacro terrore! Ti giuro che da quattro notti non ci dormo. Bisogna assolutamente che io riabbia oggi stesso quelle tre cambiali. Ho scritto jeri a Nada che me le riporti, e...
{{block|is|Si sente squillare il campanello del telefono.}}Eccola qua. Dunque, siamo intesi.
{{Sc|Squatriglia}}. Aspetta. Che intesi? Che debbo fare? Vuoi che paghi seimila lire?
{{Sc|Cecè}}. NO! Ma che! Seimila? Neanche per ischerzo!
{{block|is|Si è appressato al telefono:}}Vieni qua... Rispondi...
{{Sc|Squatriglia}}. Io? Ma a chi?
{{Sc|Cecè}}. A Nada, perdio! È lei!
{{block|is|Corre a prenderlo, per trascinarlo all’apparecchio telefonico.}}
{{Sc|Squatriglia}}. Sei matto? io?
{{Sc|Cecè}}. Ma vedrai che non è l’orco! Via, se siamo già intesi... Che seimila lire!
{{Sc|Squatriglia}}. Ma allora, intesi su che?
{{Sc|Cecè}}. Che mi rovescerai addosso tutte le ingiurie che ti verranno in bocca... canaglia, farabutto... le dirai che mio padre è all’orlo del fallimento... che quelle cambiali in mano sua non valgono nulla... Te le farai restituire, e le darai in cambio... vedi un po’... quattrocento, cinquecento lire... non di piú, sai? Non ne varrebbe la pena!
{{block|is|Nuovo squillo del telefono.}}Su, su... prendi qua!<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|446|maschere nude|}}{{block|recita}}</noinclude>
{{block|is|Gli dà in mano il cannello ricevitore:}}Di’: pronto! Subito, via!
{{Sc|Squatriglia}}. Ma nient’affatto! Non sono parti per me... Io... con una donna...
{{Sc|Cecè}}. Che donna e donna! Va’ là.
{{block|is|Nuovo squillo.}}Di’: Pronto! — Addio, eh? Io scappo!
{{block|is|Via per la comune di corsa.}}
{{Sc|Squatriglia}} (''al telefono''). Pronto... Va bene... Fate salire...
{{block|is|Appende il ricevitore all’apparecchio, sbuffando: leva le braccia; cava il fazzoletto, si asciuga la fronte e sta in penosissima attesa, borbottando di tratto in tratto:}}Perdio... perdio... Ma questo è matto!... Preso in trappola... E come faccio adesso?... Che le dico?... Oh che storia... oh che storia...
{{block|is|Si sente picchiare all’uscio.}}Avanti!
{{block|is|L’uscio si apre, il cameriere introduce Nada, e si ritira, richiudendo l’uscio. Squatriglia, imbarazzatissimo, s’inchina goffamente.}}
{{Sc|Nada}} (''restando alla vista di quell’estraneo anch’ella impacciata''). Il signor Vivoli?
{{Sc|Squatriglia}}. Il signor Vivoli, signorina... il signor Vivoli, non... non c’è...
{{Sc|Nada}}. Ma come? Chi ha risposto al telefono?
{{Sc|Squatriglia}}. Io. Al telefono, ho risposto io, perché... scusi, lei è la... si... signorina Nada, non è vero?
{{Sc|Nada}}. Nada, va bene. Ma lei? Come si trova qua e m’invita a salire?
{{Sc|Squatriglia}}. Io? No... cioè... sí... ecco, le spiego, signorina... c’è... c’è un equivoco...
{{Sc|Nada}}. Non voglio sapere. Scusi, questa è ancora la stanza del signor Vivoli?
{{Sc|Squatriglia}}. Sí, del signor Vivoli. Abbia pazienza, le spiego... Ho sentito al telefono una voce di donna e... ho creduto che fosse la... la mamma...<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||cecè|447}}{{block|recita}}</noinclude>
{{Sc|Nada}} (''scoppiando a ridere del comico imbarazzo di Squatriglia''). La mamma? che mamma? La sua mamma?
{{Sc|Squatriglia}}. No! Che mia!
{{Sc|Nada}}. Eh, lo volevo dire: scambiare la mia voce con quella della sua mamma!
{{Sc|Squatriglia}}. Lasci, la prego, la mia mamma; qua non c’entra, grazie a Dio! È in paradiso da un pezzo! — Scusi, se mi sono riscaldato. Dicevo la mamma di lui...
{{Sc|Nada}}. Di Cecè? Qua?
{{Sc|Squatriglia}}. La... la mamma di Cecè... già... Le spiego!
{{Sc|Nada}}. Ma il signor Vivoli? scusi...
{{Sc|Squatriglia}}. Le spiego... Io sono un amico...
{{Sc|Nada}}. Di Cecè?
{{Sc|Squatriglia}}. No... cioè..., sí, pure di Cecè; ma veramente del padre, buon’anima... No, che dico buon’anima! È vivo, purtroppo! cioè... sí... è vivo... dico purtroppo, perché è vivo per patire... Oh, creda, signorina... dolori... dolori...
{{Sc|Nada}}. Mi dispiace... ma io...
{{Sc|Squatriglia}}. Le spiego...
{{Sc|Nada}}. Ma non voglio sapere, le ripeto! Saranno cose di famiglia. Io non c’entro. Se il signor Vivoli non è in albergo...
{{Sc|Squatriglia}}. Perdoni, signorina. Lei c’entra!
{{Sc|Nada}}. Io?
{{Sc|Squatriglia}}. Lei. Oh, non per colpa sua, ne siamo certissimi! Tanto certi che... guardi... ci eravamo proposti, io e la mamma, di venire da lei...
{{Sc|Nada}}. Da me? la mamma?
{{Sc|Squatriglia}}. La mamma di Cecè!
{{Sc|Nada}}. Venire da me?
{{Sc|Squatriglia}}. Per metterci nelle sue mani, signorina!
{{Sc|Nada}}. Ma che scherzo è questo? Io conosco il signor Vivoli da una ventina di giorni appena. Sono venuta qua, perché lui stesso...
{{Sc|Squatriglia}}. Per carità, non dica altro! Ne siamo piú che convinti, le ripeto... E ben per questo volevamo venire da lei!
{{Sc|Nada}}. Ma dice sul serio?
{{Sc|Squatriglia}}. Come!
{{Sc|Nada}}. Sul serio, con la mamma, da me?
{{Sc|Squatriglia}}. Le spiego. Perché sappiamo che lei, {{Pt|signo-|}}<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|448|maschere nude|}}{{block|recita}}</noinclude>{{Pt|rina,|signorina,}} è stata vil... vilmente... vorrei dire di piú... vorrei dire, m’ajuti lei... spudoratamente, ecco... e forse è poco... spudoratamente ingannata da quella canaglia, da quel farabutto, da quel cagliostro... — no, la prego, mi lasci dire — biscazziere, donnajuolo, falsario, ladro, assassino...
{{Sc|Nada}}. Ed è suo amico?
{{Sc|Squatriglia}}. Sissignora. Amicissimo. Ma della sua casa. Di suo papà, che è una perla d’uomo, il piú gran galantuomo che Dio abbia fatto e messo in terra! Signorina, noi abbiamo saputo, per confessione di lui stesso...
{{Sc|Nada}}. Di Cecè?
{{Sc|Squatriglia}}. Appunto, signorina, di Cecè...
{{Sc|Nada}}. Che cosa?
{{Sc|Squatriglia}}. Che in un momento supremo come questo, in cui la piú lieve spinta... che dico?... un soffio, signorina, un soffio... cosí, può mandar tutto a catafascio... determinare la più spaventosa catastrofe...
{{Sc|Nada}} (''quasi tra sé''). Oh, per carità...
{{Sc|Squatriglia}} (''sconcertato''). Come dice?
{{Sc|Nada}}. Dico, per carità... Lei ha un certo modo di parlare... Se si vedesse...
{{Sc|Squatriglia}}. Parlo male? Mi... mi agito troppo?
{{Sc|Nada}}. Ecco, sí... si agita troppo, è... Dio mio
{{block|is|si nasconde la faccia}}non posso vederla... cosí agitato... Parli piú calmo...
{{Sc|Squatriglia}}. Mi proverò... Lei mi perdoni... M’investo della mia parte d’amico... E il momento, le dicevo... la... la catastrofe non solo d’una casa, ma dell’onore, signorina, dell’onore d’un povero vecchio assassinato dalla condotta infame, dalle nequizie piú scellerate del figlio...
{{Sc|Nada}}. Calmo... piú calmo, per carità! Mi pare che...
{{Sc|Squatriglia}}. Che cosa?
{{Sc|Nada}}. Lei non si vede!
{{Sc|Squatriglia}}. Ecco, piú calmo, sissignora... In un momento simile, dicevo... questo figlio si espone a firmare... a mettere in giro... sí, dico... lei lo sa... sono tre, è vero? di due mila lire, ciascuna, è vero?
{{Sc|Nada}} (''con un sobbalzo''). Ma che vergogne son queste?
{{Sc|Squatriglia}}. Vergogne... ecco, proprio... sí! Sono {{Pt|vergo-|}}<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||cecè|449}}{{block|recita}}</noinclude><noinclude>
</noinclude>{{Pt|gne,|vergogne,}} lei dice bene, signorina; vergogne, vergogne! E io ne sono stomacato, creda; e Dio solo sa quello che sto soffrendo a parlarne ora con lei! All’orlo del fallimento, signorina...
{{Sc|Nada}} (''squadrandolo''). Ma basta! Sa che lei è buffo sul serio?
{{Sc|Squatriglia}} (''restando''). Io? Ah, me l’immagino... E creda che... sono tutto... tutto sudato, signorina!
{{Sc|Nada}}. Lo credo bene! Fare una tal parte... Si rassetti, via, si raschiughi, caro signore. Io me ne vado.
{{Sc|Squatriglia}}. No, per carità, non se ne vada! M’ascolti, la scongiuro, signorina! Non posso lasciarla andare.
{{Sc|Nada}}. Ma che cosa vuole da me? Non mi sono mai trovata in un caso simile!
{{Sc|Squatriglia}}. Me l’immagino! E creda che comprendo e apprezzo il suo sdegno. Ma non se ne vada... m’ascolti! Vorrei che fosse qui... Già dovrebbe esser qui... Non so dove sia andata, benedetta donna... Dico, la mamma, signorina.
{{Sc|Nada}}. E dàlli con la mamma!
{{Sc|Squatriglia}}. Per unirsi a me nella preghiera!
{{Sc|Nada}}. Ma davvero non se ne vergogna?
{{Sc|Squatriglia}}. Sissignora, me ne vergogno tanto! Ma bisogna che le esponga la situazione... Codeste tre cambiali...
{{Sc|Nada}}. Ancora?
{{Sc|Squatriglia}}. Se non ne abbiamo parlato...
{{Sc|Nada}}. Ma non capisce, scusi, che se pure ero disposta, venendo qua, a gettarle in faccia a lui direttamente, ora, per quest’affronto, di farmene parlare da un altro, io me le tengo qua
{{block|is|batte la mano su la borsetta}}e provoco uno scandalo?
{{Sc|Squatriglia}}. Benedetta! Benedetta! Sí... Oh creda, signorina, che se lei avesse in pugno veramente un’arma contro di lui, un’arma che potesse colpirlo, colpir lui solo, e distruggerlo, annientarlo, io e il padre, e la madre stessa, le grideremmo: Forte! su! colpisca! subito! lo distrugga! lo annienti, questo miserabile! questo aborto di natura! questo ributto dell’umanità. — Ma lei non ha nessun’arma contro di lui! Ha lí tre pezzi di carta, che non valgono nulla!<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|450|maschere nude|}}{{block|recita}}</noinclude>
{{Sc|Nada}}. C’è la sua firma!
{{Sc|Squatriglia}}. E che vuole che valga la sua firma? Zero! Che scandalo vuol provocare, se egli è vissuto sempre in mezzo allo scandalo, se è notoriamente uno svergognato, il ludibrio di tutti!
{{Sc|Nada}}. Cecè?
{{Sc|Squatriglia}}. Cecè, Cecè, Cecè...
{{Sc|Nada}}. Ma se vive in mezzo alla migliore società!
{{Sc|Squatriglia}}. Perché le fa da buffone, signorina! Perché sguiscia e s’intrufola da per tutto! Perché presta a chiunque i piú laidi servizii!
{{Sc|Nada}}. Cecè?
{{Sc|Squatriglia}}. Cecè. Lei non sa, non immagina, signorina, di che cosa sia capace quell’uomo! Ma se ha imbrattato di fango la calvizie veneranda del padre! il nome, l’onore della famiglia! se ha dilaniato il cuore della madre... vede? L’arma che lei ha costí, in codesta borsetta, si ritorcerebbe contro questi due poveri vecchi, già caduti a terra e calpestati da tutti; eppure, guardi, le direi: — «Faccia, s’avvalga di codesta arma, colpisca questi due poveri caduti!» —, se sapessi che qualche vantaggio materiale ne potesse venire a lei. Ma no! Sarebbe una barbarie, inutile! Tutto quel poco che resta alla famiglia, è oberato già, da gran tempo, da ipoteche, per la maggior parte scoperte. Scoperte, signorina! S’è stabilito or ora, a stento, mercé mia, un accordo tra i creditori; ma un accordo cosí pieno di sfiducia da parte di tutti i contraenti, che un soffio lo manda giú, come un castello di carta. Basta il minimo protesto d’una nuova cambiale messa in giro, e il crollo è inevitabile. Ne resta schiacciato un povero vecchio, una povera donna... Lui, no! Ah, lui, no! Se ne restasse schiacciato lui solo! Ma che importa a lui del crollo? che importa a lui del disonore, della morte d’un povero vecchio? Lui firma cambiali, seguita allegramente a firmare per seimila lire! Signorina, guardi: io sono amico da fratello di quel povero vecchio, e per questi tre pezzi di carta, che in sua mano non rappresentano nulla, proprio nulla, arma inutile per colpire lui, ma che possono fare un gran male a chi non ha né colpa né peccato, per questi tre pezzi di carta, da cui lei non potrebbe cavare<noinclude></noinclude>
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Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/461
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||cecè|451}}{{block|recita}}</noinclude><noinclude>
</noinclude>nessun vantaggio neanche morale, di vendetta io sarei disposto, signorina...
{{block|is|Si porta una mano nella tasca interna della giacca, ne trae il portafogli, lo apre titubante, ne cava un mazzetto di biglietti di banca.}}
{{Sc|Nada}} (''all’atto, con sdegno''). Ah, un mercato!
{{Sc|Squatriglia}}. No! che mercato! mi rimetto a lei, signorina, alla sua generosità!
{{Sc|Nada}}. Generosità, per una simile impudenza! Vuole ch’io sia generosa?
{{Sc|Squatriglia}}. Non per lui!
{{Sc|Nada}}. E che m’importa degli altri?
{{Sc|Squatriglia}}. Ma appunto per questo, vede... mi permettevo d’offrire...
{{Sc|Nada}}. Un po’ di denaro per la mia generosità? Quanto? Qualche migliajo di lire?
{{Sc|Squatriglia}}. No... mi rimetto...
{{Sc|Nada}}. Caro signore, lei sbaglia. Crede d’avere a buon mercato un sentimento, quale la generosità, da una donna come me?
{{Sc|Squatriglia}}. Ma... anzi... ho sentito dire...
{{Sc|Nada}}. Che siamo generose? Oh, ma non cosí! Non per questo! Per amore, se mai! Non per uno che ci mandi una terza persona a supplicarci in nome dei parenti; che mescoli nella sua vergogna la propria madre, l’onore del padre, della famiglia. Questo indigna! Che vuole che m’importi di tutta la storia che m’ha raccontato? Io non provo in questo momento altro che schifo, e una tal rabbia, che se avessi qua, in vece di lei, quel mascalzone...
{{Sc|Squatriglia}} (''subito con sincera e comicissima espressione''). Lo ucciderebbe? l’ucciderei anch’io, creda, signorina!
{{Sc|Nada}}. Lei mi fa ridere...
{{block|is|Scoppia a ridere.}}
{{Sc|Squatriglia}}. Sí... rida... rida... rida di me, quanto vuole... io non m’offendo, signorina. Creda che... che sono mortificato... avvilito...
{{Sc|Nada}}. Ma ha avuto un bel coraggio, mi sembra!
{{Sc|Squatriglia}}. Per forza... mi... mi trovo in mezzo... M’ajuti,<noinclude></noinclude>
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Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/143
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<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione||— 117 —||riga=si}}</noinclude>S. Cuore, alcuno presieduto da nobili dame. Come prima accennai, qualche scrittore aveva versato sugli educandati la satira a piene mani; ed è fra le più note ironiche facezie quella del Verri: ''Il Collegio delle marionette per ben educare le chicchere femminine''.
Nondimeno, trovansi anche esempi di brave donne uscite dai conventi. Per le popolane poi erano state erette le scuole normali, pure affidate a monache.
Non avendomi concesso i termini del mio discorso ch’io mi soffermassi ad ogni nome di donna <ref>E molte diecine ve n’hanno ancora benchè le notizie siano scarse. V'ha una modenese, che tradusse l’Enriade del Voltaire; una {{Wl|Q121194030|Pizzelli}}, alunna del Cunichio, che le scriveva tutti i giorni un epigramina greco; una {{AutoreIgnoto|Ruberti}}, lodatissima dai letterati contemporanei ecc.</ref>, ricordato con lode nel secolo XVIII, volli toccar prima della vita intellettuale di varie città italiane, per conchiudere volgendo maggior attenzione alle sedi più cospicue di quella: Venezia e Milano.
Venezia, pur sempre la maraviglia de’ viaggiatori, incanto di cielo e di mare, nella quale il Gozzi scopriva corruttela e miserie, ed il {{AutoreCitato|Carlo Goldoni|Goldoni}} non altro vedeva che allegria, e dappertutto, per terra e per acqua, solo udiva cantare «non per vanità, ma per gioia» aveva, nell’invasione delle mode straniere, più serbato del suo carattere originale. Il Chiari ci ritrae le veneziane del suo tempo molli e vane, le più ignoranti, sebbene da trent’anni più istruite di prima, «qualcuna infarinata di letteratura, e buona da friggere». Le letterate, al Chiari, davan sempre ai nervi; ma con una Mirtinda, della quale canta persino la cagnuola, «che porta ben l’inanellata coda egli canta anche un’Eurilla, a lui men pia, e come le Sibille oscura e profonda. Tuttavia, al costui teatro, con tutto quel fuggi fuggi di donne sole e accompagnate, e corse e salti su e giù dai muri, e travestimenti, e immoralità ed emancipazione fanatica, fa riscontro più vero quello del Goldoni, dove persino Tonino Pantalone si vanta di portare in sè delle donne conosciute da giovane, «le onorate memorie ancora impresse». E mogli ed amanti buone amorevoli, quasi eroiche nella loro semplicità, entrano nelle commedie del gran Terenzio dell’Adria, ''pittore e figlio della natura''. Se nei palazzi, con quello scialo d’addobbi, che il Longhi ci fa parere ne’ suoi quadri come un sogno, inflaccidivano spirito e corpo, e le dame avean sembianza d’indorati cadaveri e di mummie imbalsamate, ignude l’inverno, impellicciate l’estate, vizze e floscie sotto il belletto ed i cosmetici, fuori all’aria aperta, nelle calli e nei campieli, erano baruffe e bestemmie e stravizj di bottegaie e {{Pt|riven-|}}<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||— 142 —|}}</noinclude>un piffero e due cornamuse degli Abruzzi, che provano incontestabilmente esserci in questa regione coloro che tali strumenti suonano!
{{Centrato|⁂}}
Prima d’ogni altro diamo due esempi del come il {{AutoreCitato|Francesco Paolo Tosti|Tosti}}, abruzzese, raccolse e conciò i canti della sua terra natale che pure furono tra i primi lavori a metterlo in vista (Vedi tav. n. [[L'Anima_musicale_d'Italia/Abruzzi/O_mamma_mamma|52]], [[L'Anima_musicale_d'Italia/Abruzzi/Tu_nel_tuo_letto|53]]).
Li ho, nei quindici della raccolta, scelti di proposito fra i pochi dedicati al {{AutoreCitato|Francesco Paolo Michetti|Michetti}} perchè mi pare che al grande figlio dell’Abruzzo il {{AutoreCitato|Francesco Paolo Tosti|Tosti}} dovesse aver dedicato i canti più caratteristici e genuini, quelli cioè più fedelmente ed intieramente abruzzesi.
Ed infatti nel primo di questi due esempi il cadenzare sul movimento debole ha una cert’aria di malinconia che lo dà per canto pastorale e ce lo farebbe accogliere con certo riguardo se non fosse quella tale svisatura che gli artisti si credono permesso d’infliggere ad ogni onesta melodia che va pe’ fatti suoi senza cercare di entrare nei salotti... per bene.
Nel secondo io trovo qualche cosa di simigliante, nella linea e nel colore, allo stornello romagnolo, ma che in esso l’ulteriore sviluppo e la elaborazione del maestro hanno sciupato<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||— 143 —|}}</noinclude>l’anima, falsato il colore che sono propri della poetica e forte Pescara.
{{Centrato|⁂}}
«Voila un petit drame bien touchant! pres-que trop émouvant pour une berceuse. — Le rôle de la fourmi nous la rend bien autrement sympathique que l’héroïne du bon Lafontaine; décidément cette fourmi a du coeur. Puisque, elle ne veut survivre à son infortuné grillon, qui, lui, reste toujours dans son rôle d’insouciant et d’imprudent comme sa cousine la cigale.
La chanson existe donc depuis au moins deux générations. Sa tonalité ancienne — hypophrygienne (octave de ''sol'' à ''sol'' non eltérée, l’ambitus restreint de la mélopée, qui tourne autour de la note fondamentale, sur laquelle terminent toutes les phrases, sa simplicité rudimentaire et l’éthos monotone — résultat de ces divers attributs, en font le prototype d’une véritable chanson «per far stare buoni i bambini». L’anacrouse de trois syllabes formant temps levé de trois notes est seule contre le programme.»
Così chiosa l’{{AutoreCitato|Ella Adaïewsky|Adaïwsky}} e chiosa bene riguardo alla poesia ch’è ne versi ma disperatamente ed inesplicabilmente male in quanto si riferisce alla parte musicale dell’esempio a [[L'Anima_musicale_d'Italia/Abruzzi/Stava_lo_grillo|tav. n. 54]].<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||— 144 —|}}</noinclude>Inesplicabilmente perchè non si comprende come un critico così esatto e minuzioso abbia
potuto affermare essere la scala su cui è costruito il tema di questa ninna-nanna basata sul ''sol'' e su questa nota aggirarsi tutta la melodia, mentre invece la scala su cui si basa la mélodia va da ''la'' a ''la'' con la terza maggiore (''do diesis'') e pel resto formata di note naturali, come l’''ottava hipodorica'' dei greci, che differisce dall’ottava ''ipofrigia'' in quanto il secondo semitono cade in questa fra il sesto e settimo grado, mentre in quella, ''l’hipodorica'', fra il quinto e sesto grado della scala. Abbiamo cioè tra le battute seconda e terza, quarta e quinta, la cadenza della sensibile alla tonica con un tono di distanza anzichè con un semitono, come vorrebbe il moderno senso tonale. Tale modo di cadenzare è proprio di parecchia musica popolare ed io già lo feci notare per alcune melodie sarde e calabresi in uno studio sulla polifonia presso i greci.
Quanto al resto noi crediamo che la ninna-nanna in questione esista qualche cosa più delle due generazioni che gli accorda l’{{AutoreCitato|Ella Adaïewsky|Adaïwsky}} e la mettiamo invece ira la musica più antica conosciuta. Tarda sopravvivenza della musica preistorica che tanto influì su quella greca.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||— 145 —|}}</noinclude>{{Centrato|⁂}}
Ecco a [[L'Anima_musicale_d'Italia/Abruzzi/Fi_mè|tav. n. 55]] il canto della mietitura: Canto sacro d’amore e di fede verso la grande madre natura. Canto del lavoro e della gioia. Canto di grazie alla feconda terra. Canto antichissimo perchè l’uomo ha ben presto conosciuto il valore di quel prodigioso seme che è il grano e che doveva poi essere nell’eternità il simbolo del nutrimento de’ popoli, sublimato da Gesù nel dolce e simbolico rito della comunione.
Nella costruzione melodica l’unico fatto notevole è l’alterazione ascendente di un semitono del quarto grado in modo da distruggere quasi il senso della tonalità di ''sol maggiore'' poichè il semitono ''do diesis'' viene così ad essere collocato tra il quarto e quinto grado anzichè fra il terzo ed il quarto, dando anche la falsa impressione di una continua tendenza ad una modulazione a ''re''.
Il {{AutoreCitato|Gennaro Finamore|Finamore}} dice: La melodia dei canti della mietitura, solenne, religiosa, è antichissima e uniforme in tutto l’Abruzzo. Il contenuto moderno del canto, ora amoroso, ora scherzoso, sempre gaio, vi fa vivo contrasto. Oggi per l’agricoltore, come dicono a Mozzagrogna, ''le ggiorne de mjetre è le stesse come le ggiorne de {{Pt|carne-|}}''<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||— 146 —|}}</noinclude><section begin="s1" />{{Pt|vale|carnevale}}. I canti della mietitura sogliono essere cantati a vicenda da una voce alla volta.»
Alla mia mente questa melodia, cantata nell’ampio tono di voce e di tempo che gli son propri e che ogni fine orecchio di musicologo deve prestagli, rievoca il sacro rito della raccolta delle spighe fatta dall’uomo primitivo. Rievoca i bei quadri della Terra», il capolavoro di {{AutoreCitato|Émile Zola|Zola}}.
Le canzoni d’amore, dice il {{AutoreCitato|Gennaro Finamore|Finamore}}, erano un tempo accompagnate dappertutto colla cornamusa. Ciò in barba a quel tale signore di cui dissi in principio, tanto sdegnoso di sì rozzi strumenti e tanto amante del suono delle piccole
urtanti bande.
Ma della canzone d’amore qui non mi trattengo a riportare esempio, non parendomi, quelli ch’io ne conosco, tali da meritare una seria disamina.
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{{Centrato|'''CAMPANIA.'''}}
Vedi Napoli e.... C’è chi vi dice che dopo è meglio morire, altri, meno scortese, che non c’è altro a fare che ficcarsi in un piccolo paesello. Tutti in sostanza, che dopo visto Napoli non {{Pt|ri-|}}<section end="s2" /><noinclude><references/></noinclude>
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|Autore=Zarathustra
|NomePagina=L'Avesta (Pizzi, 1914)
|Titolo=L'Avesta
|TitoloOriginale=
|Sottotitolo=tradotto, premessa una introduzione storica
|LinguaOriginale=persiano
|Lingua=italiano
|Traduttore=Italo Pizzi
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|Editore=Istituto Editoriale Italiano
|Città=Milano
|Anno=1914
|Fonte={{IA|PizziAvesta}}
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Più volte si è udito lamentare che da noi, in Italia, manchi tuttora una traduzione dell’Avesta, del libro sacro che l’antichità e la testimonianza costante dei Parsi attribuiscono a Zarathustra, cioè a Zoroastro. Mentre poi il nome di Zarathustra, da che è stato assunto a significare ciò che non ancora si sa bene che sia e che voglia dire, è noto al pubblico dotto e all’indotto, nulla si conosce veramente dell’opera di lui. Traduzioni tedesche, inglesi, francesi dell’Avesta, vi sono, ed eccellenti, ma nessuna italiana. Da ciò il lamento. Ma, se il lamento è giusto, difficile il rimediare alla lamentata mancanza!
L’Avesta non è un libro organico, non è l' opera di una mente sola creatrice e pensatrice, sì bene la raccolta di più opere, anzi di frammenti di più opere andate perdute. Esso perciò, per la varia natura delle parti che lo compongono, può interessare il pubblico e gli studiosi in due maniere ben distinte e diverse. Può interessare il filosofo e il teologo come codice sacro d’una religione già famosa nell’antichità; può interessare lo storico, il letterato, il poeta, in quella parte di esso che tocca la vita e i costumi, le idee di genti vissute in età remote, e ne esprime, massime nella parte poetica, i pensieri, gli affetti, i voti, le aspirazioni. Per i filosofi pertanto e per<noinclude>{{PieDiPagina||— 11 —|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||''INTRODUZIONE''}}</noinclude>
{{Pt|tichità,|dall’antichità,}} e l’arte bella ne fu portata dagli Arabi, nel Medio Evo, in Sicilia e in Ispagna, donde poi si sparse per tutto l’Occidente.
Nè meno grande fu il valore iranico nelle armi. Noi, lungamente allevati nelle idee della cultura classica, perchè sappiamo che i Greci sconfissero i Persiani a Maratona, alle Termopili, a Salamina, ci siamo anche avvezzati a considerar questa gente come un branco di codardi menati al macello dall’ambizione di un tiranno, mentre è pur noto che essi, in quelle battaglie, combatterono da valorosi. {{AutoreCitato|Erodoto|Erodoto}} stesso ne fa, con le lodi, bella e aperta testimonianza. Nè, si badi anche a ciò, erano tutti persiani o irani i soldati che Dario e Serse menavano allora con sè; era, invece, uno stuolo infinito, male ordinato, di genti fra loro lontane e diversissime. Alessandro, è vero, tolse il regno a {{Wl|Q102865|Dario Codomanno}}, ma e Dario e il popolo suo, pur cedendo, cedettero da valorosi; e gli Arabi che nel VII secolo dell’Era nostra invasero l’Iran e distrussero nel 650 l’antico imparo, non entrarono certamente senza colpo ferire nel ricco e glorïoso paese, anche se il regno era lacerato dalle discordie intestine e cadente omai per forze esauste e per decrepitezza. E di sangue iranico era pure uno dei più celebri capitani dei Califfi Abbassidi, {{Wl|Q335210|Abu Muslim}}, che perseguitò con fanatico zelo i nemici del Corano e ne fece volta a volta vere carneficine; e persiano di origine era pure il gran Saladino, la cui fama volo fino in Occidente, fama glorïosa e bella come di magnifico signore e di grande e agguerrito capitano. {{Wl|Q16198162|Dario d'Istaspe}}, nella sua grande iscrizione sepolcrale a {{Wl|Q648705|Naqsh-i-Rustem}} non {{Pt|lon-|}}<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 23 —|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|''ITALO PIZZI''||}}</noinclude>
{{Pt|za|squisitezza}} ricercata, proprie non solo della corte, ma anche d ogni casa di principi, di satrapi, di nobili, ricchissimi tutti, si continuaron poi per i secoli che seguirono, sotto gli Arsacidi, sotto i Sassanidi, sotto, anche, il dominio degli Arabi. Che anzi, se non pur gli Arabi, i Musulmani tutti, di qualunque nazione fossero, ebbero il vanto nel Medio Evo di finezza e di splendore nella vita, di abilità ricercata in tutto ciò che tocca il fasto e il lusso, dal palazzi fantasticamente lavorati alle essenze e ai profumi più delicati, di tutto cotesto essi vanno debitori ai Persiani dai quali lo tolsero e se l’appropriarono per mandarlo attorno per tutti i confini del vastissimo impero. Anche la scienza che ci venne d’Asia nel Medio Evo. in grandissima parte fu persiana; e persiani sono quasi tutti i filosofi, 1 medici, gli astronomi, i matematici, di cui leggiamo i nomi nelle pagine dei nostri dell’età di mezzo, quali Agazel e Alrasi, Albatenio, Avicenna, Alfarabi. Scrissero in lingua araba le loro opere, essendo questa la lingua dotta dell’impero musulmano; e noi perciò, con manifesto errore, li abbiam detti arabi e tali tuttavia li reputiamo.
7. — Ugualmente splendida è la storia della letteratura. Dell’antica, per quanto risguarda la Persia in particolare, assai poco sappiamo, e soltanto per congettura; ma un’ampia e copiosa letteratura essa doveva pur essere, perchè tanto splendore di civiltà, durato per più secoli, non si potrebbe comprendere quando non l’avesse accompagnato e illustrato ugual splendore nelle lettere. Però, di annali regi persiani, in cui si notavano gli<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 30 —|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||''INTRODUZIONE''}}</noinclude>
avvenimenti più importanti, si ha memoria nel libro di Ester nella Bibbia. Inoltre, lo storico {{Wl|Q296325|Ctesia}}, che visse lungamente alla corte di Artaserse Mnemone, potè consultar gli annali regi per trarne la sua storia persiana. Si parla anche di bardi che alla corte recitavano o cantavano antiche canzoni epiche, toccanti le imprese degli eroi del tempo antico; e frammenti, come a dire, di epopea si trovano in tutta la narrazione che tocca l’adolescenza di Ciro, educato fra i pastori. Trovasene anzi un chiaro cenno nel ''Libro dei Re'' di Firdusi. V’erano poi racconti romanzeschi (e romanzo appartenente a quest’antica letteratura è indubbiamente la ''Ciropedia'' di Senofonte) nel quali, tolto a prestito dalla storia un personaggio, se ne racconta con molta finzione e con colorito tra l’eroico e il romanzesco, aggiuntovi qualche intento morale, tutta quanta la vita, piena di molte avventure.
Ma cospicuo monumento letterario e religioso è l’''Avesta'', o come anche suol dirsi, benchè con errore, il ''Zendavesta'', che è il codice sacro che la pia tradizione iranica asserisce essere stato rivelato a Zarathustra da Auramazda stesso. Appartiene all’antica letteratura, ed era in origine, poichè a noi non ne è pervenuta che una minima parte, tutta un’ampia e molteplice raccolta del sapere di quei tempi remoti, comprendendovisi la morale e la religione, la scienza medica e la giuridica, oltre i canti alla Divinità, gl’inni di natura tra l’epica e la lirica, le invocazioni e le preghiere rituali del culto. Fu opera di più secoli e di più autori, mentre a Zarathustra non si può attribuir con qualche certezza, in quella parte<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 31 —|}}</noinclude>
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che ce ne resta tuttora, null’altro che alcuni canti oscuri, onorati col titolo di santi dal restante ''Avesta'' stesso, dettati in un dialetto particolare, e contenenti astrusi pensieri filosofici e religiosi. L’''Avesta'' che ci rimane, è in gran parte libro rituale, pieno e ingombro d’infinite prescrizioni, interrotto qua e là da qualche passo che ha colorito poetico, per tacer della raccolta degl’inni, accennata or ora, in cui quegli antichi e ignoti cantori celebravano con entusiasmo epico le gloriose imprese degli Dei e degli eroi della stirpe.
Tace lungamente la letteratura al tempo dei successori d’Alessandro e al tempo degli Arsacidi, tra perchè la cultura ellenica era penetrata nel paese, tra perchè sedevano sul trono di Dario principi di sangue non iranico, animati da ben altri sentimenti, guidati da ben altri intenti. Si leggono intanto e si studiano le opere greche, e si traducono in persiano, come Longino attesta, i poemi di Omero. I re Parthi assistono alla rappresentazione delle tragedie d’{{AutoreCitato|Euripide|Euripide}}, recitate in greco da attori greci, e Artavasde re d’Armenia, nelle ore che gli lasciavano libere le cure del regno, si diletta del compor tragedie alla greca. Ma poi, quando l’avvenimento al trono di Ardeshir primo dei Sassanidi, nel 226, ridestò il sopito sentimento nazionale e richiamò in onore l’antica religione, ebbe subito principio una vasta e varia letteratura che discese, si può dire, fino al IX e al X secolo dell’Era volgare.
8. — S’incominciò dal voltare nella lingua iranica d’allora, che era la pehlevica, l’''Avesta'', quando, fattine<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 32 —|}}</noinclude>
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raccogliere dal re Shahpur, cioè {{Wl|Q234860|Sapore II}} (310-379 d. C.), gli sparsi frammenti e fissatone il canone per decreto reale, si sentì il bisogno dai più d’intenderne la parola nella lingua del tempo. Venne poi una lunga serie di scritti, esegetici d’ogni specie, e il lungo lavorio si protrasse per più secoli, producendo tutta quanta una letteratura monotona e pedantesca, capziosa, minuziosa, arida nella forma, uggiosa e tetra nell’argomento. Accanto alla quale fiorì un’altra letteratura, tutta profana, non molto poetica nella forma, ma poetica nel contenuto, perchè data ai racconti del passato, eroici o romanzeschi che fossero, ai racconti delle avventure piò tenere d’amore, toltine i protagonisti ora alla storia, ora alla feconda tradizione popolare. Senonchè, mentre quella si conservò per buona parte, raccomandata alla cura sollecita degli ultimi seguaci di Zarathustra, ai Guebri o Parsi d’India e di Persia, quest’altra, abbandonata al volgo, si perdè tutta quanta, tranne alcuni pochi resti, come, per esempio, il romanzo d’amore di Ardeshir e della bella Gulnara. Ma poi. quasi per ricompensarci di tanta perdita, rimangono nella successiva letteratura, sia araba, sia persiana, dall’ VIII secolo in poi, alcuni rifacimenti di quelle opere di questa perduta letteratura, almeno delle più celebri e cospicue.
9. — Così siam giunti alla letteratura più recente che s’inizia tra il IX e il X secolo dell’Era nostra. Appartengono a quell’epoca {{Wl|Q312954|Rudeghi}}, uno dei primi lirici persiani, e Firdusi, poichè il primo precede di poco più che mezzo secolo il secondo. Esaurita poi 1 epopea coi poeti<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 33 —|}}
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{{Ct|c=t1|Capo II}}
{{Ct|c=t2|ZARATHUSTRA E LA SUA RELIGIONE}}
{{Sb|c=sbi}}
''Sommario''. — 1-2. ''Avesta'', non ''Zendavesta'', il codice sacro zoroastriano. — 3-4, L’''Avesta'' quale è al presente. — 5. IL ''Yasna'' e il ''Vispered''. — 6. Il Vendîdâd. — 7. 1 ''Yasht'' e il ''Khôrda Avesta''. 8. L'''Avesta'' primitivo. 9-10. Cagioni probabili della dispersione dei libri dell’''Avesta'' e sue prime redazioni. 11. L’età dell’''Avesta''. 12. La patria dell’''Avesta''. 13. La lingua dell’''Avesta''. 14. Anquetil-Duperron alla traccia dell’Avesta, e sua traduzione. Interpretazione razionale dell’''Avesta''. —15. Ricostruzione metrica dell’''Avesta'' per opera del Geldner. — 16. Natura particolare della dottrina religiosa dell’''Avesta''. — 17. Concetti religiosi naturalistici entrati nel sistema religioso dell’''Avesta''. 18-19. Concetti religiosi genuinamente zoroastriani e origine della dottrina dualistica. 20. Elementi stranieri entrati nel Zoroastrismo. 21-22. Chi sia stato Zarathustra e come rappresentato dalla tradizione. 23-24. Svolgimento della religione fino al dualismo. 25. Le due gerarchie nemiche. - 26. Ahura Mazdao e i Santi immortali. 27. I Geni buoni. 28. Il Fuoco. 29. Le Acque. 30. Il Sole. 31. La Luna. - 32. Gli altri corpi celesti. 33-34-35-36. Le divinità teologiche: Sraosa, le Fravasi, Haoma. - 37. Le schiere infernali. 38. Il dualismo in germe nelle Gatha. 39. Anra Mainyu. — 40-41-42-43-44-45. I Devi e gli altri spiriti maligni. — 46-47-48. Procedimento della gran lotta tra Ahura Mazdao e Anra Mainyu; la fine del mondo. 49. La risurrezione dei morti.. 50-51. Quali le opere pie imposte all’uomo per la sua salute. 52. I matrimoni. - 53. I funerali. 54-55-56. Sorte dell’anima umana dopo la morte. 57. I riti del culto. 58. La morale dell’''Avesta''.
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''Sommario''. — 1-2. ''Avesta'', non ''Zendavesta'', il codice sacro zoroastriano. — 3-4, L’''Avesta'' quale è al presente. — 5. IL ''Yasna'' e il ''Vispered''. — 6. Il Vendîdâd. — 7. 1 ''Yasht'' e il ''Khôrda Avesta''. 8. L'''Avesta'' primitivo. 9-10. Cagioni probabili della dispersione dei libri dell’''Avesta'' e sue prime redazioni. 11. L’età dell’''Avesta''. 12. La patria dell’''Avesta''. 13. La lingua dell’''Avesta''. 14. Anquetil-Duperron alla traccia dell’Avesta, e sua traduzione. Interpretazione razionale dell’''Avesta''. —15. Ricostruzione metrica dell’''Avesta'' per opera del Geldner. — 16. Natura particolare della dottrina religiosa dell’''Avesta''. — 17. Concetti religiosi naturalistici entrati nel sistema religioso dell’''Avesta''. 18-19. Concetti religiosi genuinamente zoroastriani e origine della dottrina dualistica. 20. Elementi stranieri entrati nel Zoroastrismo. 21-22. Chi sia stato Zarathustra e come rappresentato dalla tradizione. 23-24. Svolgimento della religione fino al dualismo. 25. Le due gerarchie nemiche. — 26. Ahura Mazdao e i Santi immortali. 27. I Geni buoni. 28. Il Fuoco. 29. Le Acque. 30. Il Sole. 31. La Luna. — 32. Gli altri corpi celesti. 33-34-35-36. Le divinità teologiche: Sraosa, le Fravasi, Haoma. — 37. Le schiere infernali. 38. Il dualismo in germe nelle Gatha. 39. Anra Mainyu. — 40-41-42-43-44-45. I Devi e gli altri spiriti maligni. — 46-47-48. Procedimento della gran lotta tra Ahura Mazdao e Anra Mainyu; la fine del mondo. 49. La risurrezione dei morti. — 50-51. Quali le opere pie imposte all’uomo per la sua salute. 52. I matrimoni. — 53. I funerali. 54-55-56. Sorte dell’anima umana dopo la morte. 57. I riti del culto. 58. La morale dell’''Avesta''.
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|''ITALO PIZZI''||}}</noinclude>
ove questi elementi siano stati contaminati, di purificazioni di contatti avuti con cadaveri, di prescrizioni per nascite, per funerali, per seppellimenti.
7. — Non sono ben nettamente distinte fra loro le due ultime parti dell’''Avesta'' (generalmente, anzi, vanno intese come una sola e unica), cioè gli inni detti ''Yasht'' e il ''Khôrda-Avesta''. I primi sono inni laudativi, con frequenti e ripetute invocazioni alle antiche divinità dell̀ Olimpo iranico; in qualche parte, anche, sono descrittivi e narrativi, e allora fanno chiari e vivi cenni ai re e agli eroi dei tempi epici, mentovandone con lode entusiastica le imprese gloriose. Abbiamo in essi, in tal caso, come una prima composizione epica che strettamente si congiunge al ''Libro dei Re'' che verrà poi, cioè alla grande ricomposizione epica di Firdusi. Altri, invece, sono assai brevi, e vanno enumerando le qualità tipiche, le virtù, i pregi degli Dei buoni, e si riferiscono, in tal caso, all’antica religione naturalistica della nazione iranica, alla quale, come vedremo, per opera di Zarathustra e de’ suoi seguaci andò sovrapposta una dottrina monoteistica dapprima, e poi dualistica. Alcuni poi sono alquanto recenti; altri molto più antichi, almeno nel pensieri e nelle idee, pur con molti rifacimenti e interpolazioni. Ai laici, invece, pare fosse destinato in particolare il ''Khôrda-Avesta'' o il minore ''Avesta'', raccolta alquanto indigesta di preghiere e di giaculatorie. La lingua n’è in parte quella stessa del restante ''Avesta'', in parte n’è la così detta parsi, che è la pehlevica spoglia degl’ideogrammi d’origine aramaica. S’aggiungono alcum frammenti, che si<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 42 —|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||''INTRODUZIONE''}}</noinclude>
{{Pt|visione|revisione}} ne fu eseguita al tempo del re Shahpur 1 (240-271 d. C.); che finalmente un riordinamento definitivo, che è poi la redazione dell’''Avesta'' o meglio l’''Avesta'' stesso venuto fino a noi, fu quello ordinato e condotto dal re Shahpur II (310-379 d. C.). A quel tempo, un insolito ardore per la fede paesana aveva invaso gli animi tutti, e lo stesso ardore che spingeva il re a perseguitare fieramente il Cristianesimo in Siria (è questa la grande epoca dei martiri siri), lo induceva a pubblicare un decreto secondo cui si ordinava ai sudditi di riconoscere come autentica e canonica tale ultima redazione dell’''Avesta'', ordinata da lui ed eseguita per lui dall’arcimago Azer-pad.
Il decreto reale fu, s’intende, obbedito, sì che anche oggi i Parsi, quando fanno lor professione di fede, dichiarano anche di accettare e di riconoscere l’''Avesta'' soltanto nella forma che l’arcimago Azer-pad gli ha data.
10. — Vengono ora opportune alcune osservazioni. Non c’è alcuna fondata ragione per accusare Alessandro della dispersione dell’''Afesta'' e della conseguente perdita di molti fra i libri d’esso, anche se di ciò lo accusano i Parsi, essi che sogliono chiamarlo, per l’odio che ne hanno, il maledetto. Provenendo dall’odio, l’accusa non può essere interamente giusta, e d’altra parte è noto che Alessandro non era intollerante verso le religioni dei popoli da lui visitati e vinti, non si occupava nè dei loro riti nè delle loro credenze, che, mentre aveva ben altre cose a cui attendere, poco o nulla gl’importavano. Anzi, se gl’importavano, gl’importavano in senso favorevole, perchè è pur noto che i soldati macedoni che l’avevano<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 45 —|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|''ITALO PIZZI''||}}</noinclude>
azioni tutte dell’uomo quaggiù, le buone dal buono spirito, le ree dal reo. Dal concetto di questi due spiriti contrastantisi fra loro nel profondo dell’animo dell’uomo, fu ovvio, fu agevole passare all’altro di un contrasto tra bene e male insito in tutto quanto l’universo, ad una eterna battaglia tra due spiriti creatori, l’uno del bene, personificato in Ahura Mazdao, l’altro del male, personificato in Anra Mainyu, in una parola alla dottrina del dualismo che scinde in due campi opposti tutto quanto il creato. Per tal via, il dissidio del mondo interiore fu trasportato nel mondo universo esteriore; e ciò non altro potè essere che opera e lavorìo speculativo e teologico dei seguaci di Zarathustra che in tal modo logicamente ne svolsero la dottrina. Ma se il dualismo venne poi, esso col monoteismo, sebbene non del tutto puro, di Zarathustra, si dovette imporre e sovrapporre a quel primitivo fondo di idee e credenze politeistiche e naturalistiche che di sopra abbiamo assegnate alla fede primitiva nazionale. Ne vennero indubbiamente contrasti e dispute e riluttanze, come avvien sempre in simili casi. E veramente Zarathustra, nello stesso ''Avesta'', ci è presentato come un apportatore, in nome della Divinità, d’una dottrina novella fortemente contrastante con le idee e le credenze comuni e volgari, e gl’inni suoi si lagnano sovente di ciechi e di sordi in materia di fede, di eretici, di miscredenti.
È certo però che nessuna gente che abbracci una fede novella, tanto dimentica la fede antica da non trovarsene più alcuna traccia in tutto ciò che accetta e crede dopo la sua conversione. Chiamasi perciò {{Pt|super-|}}<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 62 —|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||''INTRODUZIONE''}}</noinclude>
{{Pt|stizione|superstizione}} tutto ciò che in essa rimane delle abbandonate credenze. Ma troppo grande, nel caso della voluta riforma di Zarathustra, dovette essere la distanza tra i concetti monoteistici di lui e le idee politeistiche della nazione, perchè queste potessero cancellarsi e toglier via d’un tratto, anche lasciando dietro di sè residui e tracce. Ed ecco che, appunto per ciò, dovette farsi come un compromesso, secondo cui tutto quanto l’antico Olimpo iranico, con visibile studio, fu sottoposto ad Ahura Mazdao, primo creatore e supremo iddio, che divenne perciò padre del fuoco, cioè dell’antico dio del Fuoco, creatore del dio Sole, della santa e pura Armaiti che è la dea della terra, creatore e autore primo degli esseri tutti celesti e terrestri. Ne nacque pertanto una mista e nuova gerarchia celeste, bene ordinata veramente, ma pure alquanto ibrida, nella quale è ancor manifesto un primitivo e originario politeismo stato mascherato di monoteismo, degenerato, o piuttosto svoltosi poi e ridottosi ad essere un dualismo. È naturale inoltre che, anche essendo divenuto un dualismo, esso dualismo conservò e comprese le antiche divinità, ma le benefiche schierò e ordinò sotto Ahura Mazdao, le malefiche sotto Anra Mainyu.
Tanto è vero cotesto, che l’edificio novello, quantunque assai abilmente architettato, mostra i pezzi aggiunti e i tasselli. Ciò accade in particolar modo là dove era necessario far risaltare l’idea, il concetto di Ahura Mazdao, signore assoluto e creatore dell’universo, sopre le altre divinità lungamente enumerate ed esaltate nel testo primitivo. Quei testi, anzi, che più degli altri<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 63 —|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|''ITALO PIZZI''||}}</noinclude>
vanno pregni di concetti naturalistici e politeistici, recano più spesse che gli altri e più visibili le tracce di questo lavorìo. E sono altrettante aggiunte, cioè interpolazioni fatte posteriormente, le quali aiutarono assai il Geldner nel ricostruirne nel modo che di sopra abbiam detto, il metro originario: o forse sarà meglio dire che, riconosciute da lui come interpolazioni e però tolte via, il metro originario gli risultò fra le mani nettamente rifatto. Ma chi fu l’autore di quelle aggiunte, di quelle interpolazioni? Non certamente Zarathustra: senza dubbio, invece, i discepoli suoi e i seguaci delle età posteriori.
20. — E v’è anche, nel Zoroastrismo, qualche parte che venne di fuori. Del monoteismo, come di dottrina d’origine semitica e forse ebraica, abbiam già fatto or ora un cenno. Si può aggiungere il concetto della creazione o meglio il modo con cui viene espresso e nel linguaggio dell’''Avesta'' e in quello della Genesi nella Bibbia l’atto del creare, il quale è inteso come uno spaccare, uno scindere, un lavorare, quasi materialmente, alcun che. A principio deH’Esodo si legge che l’Iddio d’Israele si chiamava Yahveh. che vuol dire l’Essere, cioè l’Essere supremo, l’Essere per eccellenza, il solo Essere, ed Essere. e non altro, significa il nome che l’''Avesta'' dà al dio creatore, Ahura. Molti racconti ha l’antichità intorno al diluvio, ma quelli che maggiormente si assomigliano fra loro «sono il semitico, nelle due forme date l’una dalla Genesi, l’altra dai cuneiformi assiri, e l’iranico secondo l’''Avesta'', nel quale altresì la descrizione del recinto in<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 64 —|}}</noinclude>
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vanno pregni di concetti naturalistici e politeistici, recano più spesse che gli altri e più visibili le tracce di questo lavorìo. E sono altrettante aggiunte, cioè interpolazioni fatte posteriormente, le quali aiutarono assai il Geldner nel ricostruirne nel modo che di sopra abbiam detto, il metro originario: o forse sarà meglio dire che, riconosciute da lui come interpolazioni e però tolte via, il metro originario gli risultò fra le mani nettamente rifatto. Ma chi fu l’autore di quelle aggiunte, di quelle interpolazioni? Non certamente Zarathustra: senza dubbio, invece, i discepoli suoi e i seguaci delle età posteriori.
20. — E v’è anche, nel Zoroastrismo, qualche parte che venne di fuori. Del monoteismo, come di dottrina d’origine semitica e forse ebraica, abbiam già fatto or ora un cenno. Si può aggiungere il concetto della creazione o meglio il modo con cui viene espresso e nel linguaggio dell’''Avesta'' e in quello della Genesi nella Bibbia l’atto del creare, il quale è inteso come uno spaccare, uno scindere, un lavorare, quasi materialmente, alcun che. A principio dell’Esodo si legge che l’Iddio d’Israele si chiamava Yahveh. che vuol dire l’Essere, cioè l’Essere supremo, l’Essere per eccellenza, il solo Essere, ed Essere. e non altro, significa il nome che l’''Avesta'' dà al dio creatore, Ahura. Molti racconti ha l’antichità intorno al diluvio, ma quelli che maggiormente si assomigliano fra loro «sono il semitico, nelle due forme date l’una dalla Genesi, l’altra dai cuneiformi assiri, e l’iranico secondo l’''Avesta'', nel quale altresì la descrizione del recinto in<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 64 —|}}</noinclude>
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vanno pregni di concetti naturalistici e politeistici, recano più spesse che gli altri e più visibili le tracce di questo lavorìo. E sono altrettante aggiunte, cioè interpolazioni fatte posteriormente, le quali aiutarono assai il Geldner nel ricostruirne nel modo che di sopra abbiam detto, il metro originario: o forse sarà meglio dire che, riconosciute da lui come interpolazioni e però tolte via, il metro originario gli risultò fra le mani nettamente rifatto. Ma chi fu l’autore di quelle aggiunte, di quelle interpolazioni? Non certamente Zarathustra: senza dubbio, invece, i discepoli suoi e i seguaci delle età posteriori.
20. — E v’è anche, nel Zoroastrismo, qualche parte che venne di fuori. Del monoteismo, come di dottrina d’origine semitica e forse ebraica, abbiam già fatto or ora un cenno. Si può aggiungere il concetto della creazione o meglio il modo con cui viene espresso e nel linguaggio dell’''Avesta'' e in quello della Genesi nella Bibbia l’atto del creare, il quale è inteso come uno spaccare, uno scindere, un lavorare, quasi materialmente, alcun che. A principio dell’Esodo si legge che l’Iddio d’Israele si chiamava Yahveh, che vuol dire l’Essere, cioè l’Essere supremo, l’Essere per eccellenza, il solo Essere, ed Essere, e non altro, significa il nome che l’''Avesta'' dà al dio creatore, Ahura. Molti racconti ha l’antichità intorno al diluvio, ma quelli che maggiormente si assomigliano fra loro «sono il semitico, nelle due forme date l’una dalla Genesi, l’altra dai cuneiformi assiri, e l’iranico secondo l’''Avesta'', nel quale altresì la descrizione del recinto in<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 64 —|}}</noinclude>
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Infinite che vanno, in Oriente, dall’''Avesta'' alle ultime compilazioni dei Parsi, e. in Occidente, vanno da Platone agli ultimi cronisti e teologi del Medio Evo.
In tutto questo non possiamo seguirlo noi; e però ci appagheremo di riferir soltanto e brevemente quella parte della tradizione orientale che è la più ammissibile e credibile, lasciando, s’intende, gl’infiniti miracoli che vanno attribuiti al gran profeta e le notizie tutte di poco conto. L’''Avesta'' dice che Zarathustra era figlio di Pourushaspa, che nacque presso il fiume Daregia, nell Airyana-vaegia, cioè nell’Iran, nel paese iranico, e propriamente nella Media, cioè nell’Iran occidentale. Era soprannominato Spitama, soprannome o cognome indubbiamente di famiglia. L’età del viver suo e della predicazione, poichè senza alcun dubbio egli recò nell’Iran una fede e una legge novella, cade con ogni probabilità, come altrove abbiamo notato, tra il V e il VI secolo avanti l’Era nostra: e un monarca che si chiamava Vistaspa, da non confondersi col Vistaspa o Istaspe padre di Dario, fu uno dei primi suol discepoli. Di qual gente e di qual paese fosse signore cotesto Vistaspa, non è ben certo, perchè il dirlo e crederlo re d’un regno di Battriana nell’Oriente dell’Iran, come fino ad ora si e creduto da molti, si è trovato di recente essere errore manifesto. Un regno di Battriana a sei secoli avanti l’Era nostra, non è stato mai. Ma Zarathustra, pur avendo convertito alla sua religione e il re e la corte, anche coi molti e mirabili prodigi che si racconta seppe fare, trovò non pochi nemici e non pochi ostacoli. La predicazione sua fu cagione, inoltre, d’un’accanita guerra con un re<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 66 —|}}</noinclude>
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{{Pt|venza|parvenza}} di essere di origine straniera. Resta che. secondo la supposizione nostra, se ne possa rinvenire quando mai l’origine in qualcuna delle lingue semitiche.
Quanto poi al modo con cui la tradizione ce lo rappresenta, si può dire anche qui con certezza ch’essa lo atteggia non solo come riformatore, ma anche come tale che avendo ricevuto dalla Divinità l’alto ufficio di bandire ad un popolo, ad una gente, una nuova dottrina, santamente e costantemente, fino alla morte, adempie quell’ufficio. Il qual tratto è interamente simile a quello dei profeti o riformatori o legislatori semiti, e n’è, anzi, l’essenziale e il formale, laddove i grandi legislatori o fondatori di religioni d’origine non semitica sono ben diversamente tratteggiati e dalla storia e dalla tradizione. Non sono messaggieri di alcuna divinità, sì bene si levano di p«r sè stessi e dalla loro mente e dalla loro anima ricavano la dottrina loro e questa vanno predicando non in nome della Divinità, sì bene in loro nome come appunto, a sei secoli avanti l’Era volgare, fece Buddha in India predicando la sua religione, o meglio sua filosofia che, tra l’altro, era anche atea. Questo di Buddha, se non erriamo, è il tipo del riformatore o legislatore ariano o indoeuropeo, mentre Zarathustra è legislatore, è fondatore di tipo semitico, vale a dire del tipo stesso di Mosè e di Samuele, d’Isaia e di Geremia presso gli Ebrei, fino a Maometto, al profeta degli Arabi, che asseriva d’esser stato il suggello di tutti i profeti del tempo antico. Tutto adunque, in Zarathustra, accenna ad un carattere semitico che s’intrawede quasi non dubbio nella figura sua tradizionale, nell’ufficio suo, nell’opera. E c’è anche<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 68 —|}}</noinclude>
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{{Pt|so|messo}} insieme l’''Avesta'', se non tutto, nella sua maggior parte certamente, sino a farne quella varia e vasta enciclopedia del sapere quale esso era da principio, e di cui a noi altro non è pervenuta che una parte ben piccola. Fu quella la sede del Zoroastrismo dualistico; del monoteistico derivante da Zarathustra la prima sede fu la corte del re Vistaspa, forse nella parte opposta dell’Iran, nella orientale, non però precisamente in Battriana, come pare che oggi si debba escludere in modo quasi assoluto.
24. — Come si vede, procede molto incerta e dubbiosa l’esposizione nostra; ma l’argomento è irto di difficoltà e per molti punti che richiederebbero maggior luce, mancano i dati storici. Quello tuttavia che ora diremo cercando di tratteggiar meglio il Zoroastrismo, perchè ricavato dall’''Avesta'' stesso e dai libri tradizionali, sarà assai più certo e più fondato.
II dualismo dell’''Avesta'' è un dualismo strettamente e sottilmente logico, intravvisto e riconosciuto in tutto quanto il creato, sia materiale, sia spirituale, in forza del quale esso creato, tutto l’Universo insomma nel suo complesso, agli occhi del fedele si mostra come diviso e scisso in due campi opposti, essenzialmente e naturalmente nemici, eternamente contrastantisi a vicenda fra loro. È la gran battaglia tra il bene e il male, battaglia cosmica, iniziata fin dal principio del mondo; e del bene è creatore Ahura Mazdao, e del male è creatore Anra Mainyu, increati ambedue. Tutto ciò che nell’Universo è buono, è bello, è onesto, è utile nel senso materiale<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 71 —|}}</noinclude>
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{{Pt|so|messo}} insieme l’''Avesta'', se non tutto, nella sua maggior parte certamente, sino a farne quella varia e vasta enciclopedia del sapere quale esso era da principio, e di cui a noi altro non è pervenuta che una parte ben piccola. Fu quella la sede del Zoroastrismo dualistico; del monoteistico derivante da Zarathustra la prima sede fu la corte del re Vistaspa, forse nella parte opposta dell’Iran, nella orientale, non però precisamente in Battriana, come pare che oggi si debba escludere in modo quasi assoluto.
24. — Come si vede, procede molto incerta e dubbiosa l’esposizione nostra; ma l’argomento è irto di difficoltà e per molti punti che richiederebbero maggior luce, mancano i dati storici. Quello tuttavia che ora diremo cercando di tratteggiar meglio il Zoroastrismo, perchè ricavato dall’''Avesta'' stesso e dai libri tradizionali, sarà assai più certo e più fondato.
Il dualismo dell’''Avesta'' è un dualismo strettamente e sottilmente logico, intravvisto e riconosciuto in tutto quanto il creato, sia materiale, sia spirituale, in forza del quale esso creato, tutto l’Universo insomma nel suo complesso, agli occhi del fedele si mostra come diviso e scisso in due campi opposti, essenzialmente e naturalmente nemici, eternamente contrastantisi a vicenda fra loro. È la gran battaglia tra il bene e il male, battaglia cosmica, iniziata fin dal principio del mondo; e del bene è creatore Ahura Mazdao, e del male è creatore Anra Mainyu, increati ambedue. Tutto ciò che nell’Universo è buono, è bello, è onesto, è utile nel senso materiale<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 71 —|}}</noinclude>
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e nel morale, è bella opera di Ahura Mazdao; tutto ciò che nell’Universo è malvagio, è brutto, è inonesto, nocivo nel senso materiale e nel morale, è rea opera di Anra Mainyu. Nè ciò si dice da noi come per vaghezza soverchia di simmetria, perchè appunto su di un ordine rigidamente e sottilmente simmetrico sta fondato questo così fatto dualismo. Alla luce, perciò, sta opposta nel creato la tenebra: alla verità, la menzogna: alla pietà, l’empietà: alla fede, il dubbio: alla vita, la morte: ad Ahura Mazdao, l’avversario suo Anra Mainyu. Che se potrà osservarsi che i concetti ora enumerali sono già essenzialmente fra loro opposti, e che, come tali, non solo fanno parte di qualunque altra fede o religione, ma anche appartengono all’ordine, si può dire, delle verità prime che l’uomo possa concepire, ciò è vero e sta bene. Ma il particolare del dualismo dell’''Avesta'' consiste in questo soltanto ch’esso assegna alla creazione di Ahura Mazdao tutti i concetti e tutte le cose buone, e all’avversario suo tutti i concetti e tutte le cose ree. Qui sta il punto. Tutto, inoltre, nel creato è opposizione, anche nelle cose materiali, perchè se il fuoco è creatura del dio buono, il dio malvagio e reo vi creò, per contaminarlo, il fumo e la cenere: e gli animali nocivi son pure creature di Anra Mainyu, e con essi le malattie tutte, gli escrementi e ogni sorta di brutture, anche i vermi e gl’insetti e tutto ciò che viene da essi, come, per esempio, il miele delle api e il prodotto del baco da seta. Nè i due geni creatori stanno mai inerti: che, anzi, mentre Ahura Mazdao troneggia nella limpida plaga del cielo dove la luce è infinita, Anra Mainyu si {{Pt|tie-|}}<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 72 —|}}</noinclude>
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{{Pt|ne|tiene}} accovacciato, pronto sempre alle offese, nella regione delle tenebre infinite, donde muove all’assalto. L’opera sua perciò, oltre ad essere essenzialmente malvagia, è anche una specie di voluta contaminazione del bene creato dall’avversario, appunto come per esempio abbiam detto or ora che, se Ahura Mazdao creò il fuoco, egli v’indusse la cenere e il fumo. Questo particolare l’hanno inteso assai bene i teologi e i filosofi speculanti dell’''Avesta'' secondo i quali l’opera di Ahura Mazdao è designata come una vera e propria creazione (''dâmi, dâhi, dâman''), e l’opera avversa di Anra Mainyu è chiamata opposizione (''paityâra''). intanto, Anra Mainyu cerca con ogrni mezzo di distruggere, di annientare l’opera di Ahura Mazdao, e là, nel fondo del freddo e tenebroso settentrione, sta la sede dei demoni da lui procreati, mentre sotto la plaga lucente del cielo meridionale, là dove è la via percorsa dal sole, si sta la sede felice dei beati.
25. — Ora, la teologia avestaica stabilisce e riconosce due gerarchie nemiche, una celeste con a capo Ahura Mazdao, una infernale con a capo Anra Mainyu. Consta la prima dei sette Amesa Spenta, o Imsaspandi, cioè dei sette Santi immortali, tra i quali è compreso alla sua volta lo stesso Ahura Mazdao, e di un’infinita schiera di Geni, cioè di esseri buoni e benefici, protettori degli uomini, designati dall’''Avesta'' col nome di Yazata, che vuol dire i Venerabili. Consta l’altra di Anra Mainyu stesso e di infiniti esseri malvagi ed essenzialmente rei, di demoni, che si chiamano Daêvi o Devi, nemici {{Pt|d’o-|}}<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 73 —|}}</noinclude>
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{{Pt|seri|esseri}} tutti. Tanto è antico questo dio delle acque, ch’esso si trova ricordato con lo stesso nome e onorato d’inni anche nel ''Rigveda'' come incarnazione del dio del fuoco, Agni, del fuoco in particolare che si sprigiona dalle nuvole acquose, cioè del fulmine.
30. — Il Sole, antichissima divinità indoeuropea, e di tutte, si può dire, le nazioni del mondo, è bellamente raffigurato dall’''Avesta'' come tale che guida per le regioni celesti veloci cavalli, che purifica l’aria, la terra, le acque tutte quando al mattino spunta luminoso all’Oriente, e mette in fuga i demoni maligni di Anra Mainyu. È qualificato di splendido, d’immortale, detto, inoltre, l’occhio di Ahura Mazdao stesso.
Associato a lui e congiunto a lui sta Mithra, il dio della luce che rallegra i cieli e la terra. Come antica divinità naturalistica, esso è il Genio salutare del tempo che va dallo spuntar del sole al mezzogiorno. Dinanzi al sole, a cui più tardi fu identificato, spunta Mithra la mattina dal mitico monte Hara-berezaiti che è ai confini della terra, e che è la sua dimora, dove non sono mai nè tenebre nè notti, dove non spira mai alcun vento, nè caldo nè rigido. Non va soggetto al sonno, e però vede e ascolta tutto, è onnisciente, e nulla in cielo o in terra può sottrarsi a lui. È armato di clava, e con essa, ben fusa e ben ferrata, va sgominando le schiere dei demoni e di tutti quelli che lo rinnegano, le cui armi sono scagliate invano da loro contro di lui. È detto altresì possessore e signore di vasti pascoli, intendendosi per pascoli gli spazi celesti ovvero le ampie distese della terra {{Pt|ch’e-|}}<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 81 —|}}
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{{Pt|gli|ch’egli}} contempla dall’alto. I crisantemi, di vivido color rosso, gli erano sacri.
Nel rispetto etico e morale. Mithra è considerato come custode geloso dei patti che i mortali concludono fra loro, mallevadore della giustizia e della fede reciproca, punitore dei traditori e dei fedifraghi; e Senofonte attesta che i Persiani solevano appunto giurare nel suo nome. Gli stanno accanto, perciò, due divinità, Rasnu e Sraosa, le due personificazioni della giustizia e della obbedienza. Per queste qualità morali sopra tutto, fu poi condotto a far parte della gerarchia celeste, e però fu detto che esso è stato creato da Ahura Mazdao, fatto da lui a sua immagine, e da lui eletto e proclamato suo primo sacerdote, arbitro, inoltre, nelle decisioni e nei giudizi tutti che toccano la legge divina. Sono suoi avversari principali Anra Mainyu e Aesma, il demone dell’ira, e Busyasta, il demone femminile del sonno, e Asto-vidotus, il demone orribile che fa scempio delle ossa dei morti. Il suo culto si sparse non meno in Occidente che in Oriente. Ma del culto occidentale, giunto fino a Roma dove ebbe templi e altari, mescolandosi col culto di altre divinità, non è questo il luogo di parlare.
31. — Alla Luna come divinità celeste l’''Avesta'' consacra un breve ma grazioso inno che noi a suo luogo riferiremo tradotto. È adorata e invocata accanto al Sole, e il fedele ne nota e osserva con meraviglia il crescere e lo scemare alterno. Zarathustra stesso, in uno dei suoi inni più belli inteso a domandare ad Ahura Mazdao il perchè e il come di tante cose di quaggiù, chiede {{Pt|curio-|}}<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 82 —|}}</noinclude>
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{{Pt|roso|doloroso}} regno, Anra Mainyu, da che allora soltanto incomincerà il regno assoluto del bene, rimarrà annientato. Sarà così allora cassata per sempre l’esistenza del male.
40. — I Devi, con altri esseri maligni, formano la fosca milizia di Anra Mainyu. Quand’egli, in un primo assalto dato ad Ahura Mazdao, rimase sconfitto, in contrapposizione ai sette Santi immortali creò sette Devi maggiori degli altri, sette arcidevi, se così possiam dire, contro i sette arcangeli. Sono Ako-manah, Andra, Sauru, Naonhaithya, Taurvi, Zairica; il settimo n’è lo stessei Anra Mainyu, come il settimo dei Santi è appunto quello stesso che li creò, Ahura Mazdao. Ma ve ne sono altri molti, e poichè si legge nel ''Yasna'' (IX, 46) che essi un giorno, prima di Zarathustra, si aggiravano per la terra in aspetto umano, ritorna qui in acconcio l’osservazione già fatta di antiche popolazioni rappresentate poi come schiere di demoni e di spiriti malvagi. Venne Zarathustra, e li fece scomparir dalla terra e dal consorzio degli uomini; ma essi di quando in quando escono dalle fauci dell’Inferno a danno degli uomini e delle cose create. L’epopea poi racconterà un giorno come Rustem, il maggiore eroe nazionale degl’ lrani, ne conquiderà e ucciderà in molte battaglie; e la fantasia popolare vedrà nelle stelle filanti le lande fulgide dei Geni celesti, discaccianti dal cielo qualcuno di essi che non si penta di accostarsi a quelle chiostre per udire o vedere ciò che si fa dai beati in Paradiso. È fantastica idea del volgo che si trova riferita anche in altri libri persiani, anche nel Corano<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 91 —|}}</noinclude>
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poi, secondo l’epopea, erasi dato ad Ahrimane, erasi macchiato di orribili delitti, perchè aveva ucciso il proprio padre per averne il regno, aveva sofferto che il Genio del male, trasformatosi in amabile giovinetto, gli stampasse due baci sulle spalle, donde poi, dato quel bacio, erano spuntati due neri e orribili serpenti ch’egli nutriva ogni giorno di cervella umane. È questo l’ultimo tratto mitico che l’epopea ha serbato della figura dell’aereo serpente, mutato dalla fantasia posteriore in uomo e in tiranno. L’eroe Fredun, che è il Traetaona dell’''Avesta'', gli tolse poi il regno e l’avvinse di catene. Tutto cotesto si legge nel Libro dei Re, di Firdusi.
44. — Tra gli esseri maligni che vogliono ingannare, per perderli, gli uomini, trovasi Akhtya che, come la Sfinge tebana, proponeva enigmi e uccideva i malcapitati che non sapevano scioglierli finchè un giovane eroe,
Yoista della pia famiglia dei Fryana, con l’aiuto della dea delle acque Anahita, da lui onorata di offerte, tutti li sciolse. Le Pairike, inoltre, formano una schiera a parte di esseri femminili che vanno attorno danneggiando la terra, il fuoco, le acque, i vegetali, i bestiami tutti.
Tre se ne ricordano nell’/loesfa, e una di esse, Knathaiti, che sembra personificare il culto degl’idoli, è rappresentata come una fanciulla di mirabile avvenenza che seduce e trae a perdizione gli uomini. Gè avvenne, per esempio, all’eroe e guerriero Keresaspa che si perdette per lei. Era creatura di Anra Mainyu. S’intende che le Pairike erano come altrettante fate bellissime, cagione agli uomini, coi loro vezzi, di dannazione eterna. {{Pt|Senon-|}}<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 95 —|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||''INTRODUZIONE''}}</noinclude>
e immaginosa fantasia da una parte gli arcangeli luminosamente belli del cielo, e dall’altra i demoni foschi, abitatori delle tenebre infinite. Questa gran lotta ha i suoi eroi in terra, gli eroi del bene, che l’''Avesta'', libro sacerdotale, rappresenta armati di armi sacerdotali, la preghiera e l’offerta. Ma verrà l’epopea, che, rifatta nel verso sonante di Firdusi, ripiglierà la primitiva tradizione popolare e tratteggerà i suoi eroi come guerrieri veri in carne e ossa, armati di clava e di spada.
46. — Da che l’Universo è tutta opera di Ahura Mazdao, tutta creazione buona di lui, altro scopo non ha l’avversarlo suo che d’indurvi quanto più può di contaminazione e di guasto. La terra, posta nel punto di mezzo tra la luce infinita in cui siede Ahura Mazdao, e tra le tenebre infinite in cui sta agli agguati Anra Mainyu, è la palestra della gran lotta, il punto in cui avverrà l’urto, come a dire, delle due formidabili potenze. Ma poichè l’uomo alla sua volta, come la più nobile e bella opera del Creatore, è il punto di mezzo, il centro di tutto quanto il creato, procede da ciò che il possesso dell’anima di lui è il premio contrastato e agognato dei due avversari. L’uomo, meritando o demeritando, si procaccia o premio o pena nell’altra vita. Ma, finchè egli appartiene alla vita presente, non può a meno di prender parte alla gran lotta tra il bene e il male e schierarsi o da questa o da quella parte. È un ''mazdayasna'' se è buono e pio, e però parteggia per Ahura Mazdao: è un ''daêvayasna'' se é malvagio ed empio, e però parteggia per Anra Mainyu.<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 97 —|}}
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e immaginosa fantasia da una parte gli arcangeli luminosamente belli del cielo, e dall’altra i demoni foschi, abitatori delle tenebre infinite. Questa gran lotta ha i suoi eroi in terra, gli eroi del bene, che l’''Avesta'', libro sacerdotale, rappresenta armati di armi sacerdotali, la preghiera e l’offerta. Ma verrà l’epopea, che, rifatta nel verso sonante di Firdusi, ripiglierà la primitiva tradizione popolare e tratteggerà i suoi eroi come guerrieri veri in carne e ossa, armati di clava e di spada.
46. — Da che l’Universo è tutta opera di Ahura Mazdao, tutta creazione buona di lui, altro scopo non ha l’avversarlo suo che d’indurvi quanto più può di contaminazione e di guasto. La terra, posta nel punto di mezzo tra la luce infinita in cui siede Ahura Mazdao, e tra le tenebre infinite in cui sta agli agguati Anra Mainyu, è la palestra della gran lotta, il punto in cui avverrà l’urto, come a dire, delle due formidabili potenze. Ma poichè l’uomo alla sua volta, come la più nobile e bella opera del Creatore, è il punto di mezzo, il centro di tutto quanto il creato, procede da ciò che il possesso dell’anima di lui è il premio contrastato e agognato dei due avversari. L’uomo, meritando o demeritando, si procaccia o premio o pena nell’altra vita. Ma, finchè egli appartiene alla vita presente, non può a meno di prender parte alla gran lotta tra il bene e il male e schierarsi o da questa o da quella parte. È un ''mazdayasna'' se è buono e pio, e però parteggia per Ahura Mazdao: è un ''daêvayasna'' se è malvagio ed empio, e però parteggia per Anra Mainyu.<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 97 —|}}
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Sono i monarchi, i re primitivi, di cui poi l’epopea, nel verso di Firdusi, narrerà un giorno le gloriose imprese.
Il quarto e ultimo periodo di altri tremila anni s’inizia con la venuta del gran riformatore. Scompaiono allora spaventati i Devi. «Tu hai sospinto sotterra i Devi, o Zarathustra!», dice l’''Avesta'' (''Yasna'' IX, 46), e Zarathustra, intanto, incomincia alla corte di Vistaspa la sua predicazione. È questo il periodo in cui è ora il mondo e che finirà con la risurrezione dei morti, compiendosi allora appunto lo spazio dei dodicimila anni fissato già da Ahura Mazdao. Se pertanto, come a suo luogo abbiam notato, Zarathustra visse nel VI secolo prima dell’Era nostra, dei tremila anni di quest’ultimo periodo non rimangono più che poco meno di cinquecento. Giunto quel momento fatale, si appiccherà tra Ahura Mazdao e Anra Mainyu l’ultima terribile battaglia che deciderà della vittoria finale del bene. Anra Mainyu sarà annientato, e i morti risorgeranno, perchè la vita, dono del Creatore, tolta per offesa della morte, che è opera di Anra Mainyu, dovrà esser loro restituita, non potendosi annullare giammai un dono divino.
Senonchè questa battaglia finale e la risurrezione dei morti andranno strettamente collegate alla venuta di un tardo e postumo figlio di Zarathustra, al quale l’''Avesta'' dà il nome di Saosyant, cioè di Salvatore o di Riparatore. Nascerà egli dalla fanciulla Eredatfedri che, bagnatasi in un mitico lago posto nell’estremo Oriente dove sta riposta e custodita la pura semenza di Zarathustra, ne rimarrà fecondata, e lo darà alla luce sul finire dei secoli. Dall’Oriente muoverà il Saosyant incoronato di<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 100 —|}}</noinclude>
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agevolmente lo varcano per ascendere ai cieli che le attendono. È il ponte che da noi in Occidente si crede comunemente essere tra le credenze musulmane, mentre esso è soltanto di fede zoroastriana.
55. Il Paradiso, che si designa coi nomi ora di luce infinita, ora di lieto soggiorno, ora di ostello dei pii pensieri, ora di luogo eletto, è disposto in un ordine di significato razionalmente morale, perchè, prima di giungere all’empireo dove sta in trono Ahura Mazdao, vi s’incontrano tre luoghi, rispettivamente collocati nelle stelle, nella luna, nel sole. Nel primo, sono premiate le anime che sempre rettamente pensarono; nel secondo, quelle che sempre rettamente parlarono; nel terzo, quelle che sempre rettamente operarono.
Parimente per tre gradi è disposto l’Inferno, detto il luogo reo e tristo, dimora dei demoni e di Anra Mainyu. Nel primo grado stanno a penare le anime che ebbero sempre pensieri malvagi; nel secondo, quelle che sempre ebbero parole cattive; nel terzo, quelle che sempre commisero opere ree. E dovunque sono tenebre infinite, tanto dense da potersi stringere coi pugni. E vi è ogni male. Ma il maggiore sarà che ogni anima, con un senso di disperata desolazione, vi si sentirà sola e abbandonata pure in mezzo alle tante altre dolenti che vi si troveranno fitte e dense come i crini, si dice, nella folta criniera d’un cavallo.
V’è inoltre un luogo in cui staranno senza premio e senza pena tutte quelle anime le cui opere buone furono equivalenti alle ree. Quel luogo è posto tra la {{Pt|ter-|}}<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 108 —|}}</noinclude>
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{{Pt|gna,|menzogna,}} il centrar debiti era considerato il malanno maggiore, perchè chi ha debiti, è costretto anche a dir bugie. Così Erodoto, parlando appunto dei Persiani (I, 138). La religione poi che rifuggiva dal misticismo e più ancora dalla vita ascetica quale fu tanto in onore presso gl’indiani, tanto in onore da soffocarne ogni attività più bella e feconda nella vita pratica, come tenne lontano dagl’Irani cotesta aberrazione della mente, così li sospinse anche e li incitò a due arti essenzialmente attive e rafforzatrici della tempra umana, sebbene opposte fra loro, alla guerra e all’agricoltura. Del valore degl’Irani, figli robusti e valorosi di un’alta regione montana, attestano, come abbiam già notato, l’elogio del re Dario sulla rupe di Behistan, la storia di Erodoto e la solenne canzone epica di Firdusi tutta risonante d’alto strepito d’armi. Della cura che si aveva del coltivare i campi, parla in più luoghi con verace accento di raccomandazione l’''Avesta'', ed è noto, per testimonianze antiche e recenti, che l’agricoltura in tutto quanto il paese iranico era in onore grandissimo. Premi e onori si decretavano a chi per il primo dissodava un terreno incolto, e l’''Avesta'', con primitiva, ma bella immagine, ci dice che i Devi di Anra Mainyu si turbano dapprima e poi si mettono in fuga allorquando veggono germogliar le biade e biondeggiare in un campo le spighe. La dea delle acque, Anahita, perchè ne fecondava i campi, aveva da loro offerte, sacrifizi e preghiere, e concedeva loro grazie e favori. Così l’agricoltura li rendeva forti, vigili, gagliardi, e l’aspra e ingrata natura che li {{Pt|circon-|}}<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 112 —|}}</noinclude>
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{{Ct|c=t2|I. IL RE YIMA}}
<poem>
:Così allora ad inchiedere si fea
Zarathustra Aura Mazda<ref>Così per il metro. Nella Introduzione e nelle note, per maggiore
esattezza, abbiam scritto Ahura Mazdao.</ref>; O santo Spirto,
Aura Mazda, che gli esseri terreni
Creasti, o puro, a chi mai tu primiero
Fra i mortali volgesti una parola.
Tu che Aura Mazda sei? A chi primiero,
Oltre di me che Zarathustra sono,
Questa religion manifestasti
Che è tua, che è mia? — Questa risposta allora
Aura Mazda rendeva: A Yima, al bello,
A quel d’inclito popolo signore,
O santo Zarathustra! A lui primiero
Fra i mortali io rivolsi una parola
Io che Aura Mazda sono, e a lui primiero.
Oltre di te che Zarathustra sei,
</poem>
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Aura Mazda, che gli esseri terreni
Creasti, o puro, a chi mai tu primiero
Fra i mortali volgesti una parola.
Tu che Aura Mazda sei? A chi primiero,
Oltre di me che Zarathustra sono,
Questa religion manifestasti
Che è tua, che è mia? — Questa risposta allora
Aura Mazda rendeva: A Yima, al bello,
A quel d’inclito popolo signore,
O santo Zarathustra! A lui primiero
Fra i mortali io rivolsi una parola
Io che Aura Mazda sono, e a lui primiero.
Oltre di te che Zarathustra sei,
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Che è tua, che è mia? — Questa risposta allora
Aura Mazda rendeva: A Yima, al bello,
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<poem>
E d’armenti e di bovi ogni semenza
E d’uomini e d’augelli accoglierai;
Semi v’accoglierai di fuochi ardenti
E rosseggianti. Il recinto farai
Lungo ciascun de’ quattro lati suoi
Quanto la corsa d’un destriero, e sia
Stalla agli armenti. E l’acqua per un calle
Lungo un hathra<ref>Misura di lunghezza di cui non si conosce il valore.</ref> v’adduci; anche v’apposta
Gli augelli dentro e grano lor provvedi
Biondeggiante che mai non manchi o scemi
Per mangiarne ch’ei facciano. Tu poi
Rizzavi ostelli e alberghi con colonne.
Vestiboli e recessi. Anche v’accogli
Tutti di maschi e di femmine i germi
Che son di questa terra i più prestanti.
I più belli, i più forti. Indi v’adduci,
Di tutte specie, quelli de’ bestiami
Che son di questa terra i più prestanti,
I più belli, i più forti, e vi raccogli
Quanti più eletti sulla terra stanno
D’alberi semi, i più odorosi; e semi
Anche vi poni d’ogni cibo, quali
Sono di questa terra i più fragranti,
A gustar più soavi. Or tu cotesta
Gente per coppie indefettibil rendi
Fin che là, nel recinto, essi dimora
Con te, Yima, faranno. Ivi non mai
Gibbosa forma o da retro o davanti
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{{Pt|gna|legna}}, spacca di quelle legna, ne accende una vampa in onore del Fuoco figlio di Ahura Mazdao. Quale sarà l’espiazione di tutto cotesto?
Disse allora Ahura Mazdao: La contaminazione della drugia Nasu, ove sia addotta da cani, ove sia addotta da uccelli, ove sia addotta da lupi, ove sia addotta dal vento, ove sia addotta da mosche<ref>È il concetto dell’infezione portata e propagata dalle mosche.</ref>, non rende impuro<ref>Infetto.</ref> l’uomo. Che se tutta la contaminazione addotta da cani, addotta da uccelli, addotta da lupi, addotta dal vento, addotta da mosche, potesse mai rendere impuro l’uomo, tutta, d’un tratto, questa mia creazione terrena si farebbe in breve d’anima riottosa rifuggendo dalla purità, e tutta quanta sarebbe guasta per la grande copia di cadaveri contaminati di quanti già son morti sopra questa terra.
O Creatore degli esseri terreni, o Santo! Viene un tale, e, spargendola, mena dell’acqua in un campo seminato a grano, e viene poi spargendola un’altra volta, e poi una terza volta ancora. Ma poi, alla quarta, ecco che o un cane o una volpe o un lupo vi strascinano un cadavere. Quale è l’espiazione di cotesto?
Rispose allora Ahura Mazdao: Un cadavere che sia menato qua e là da cani, da uccelli, da lupi, da venti, da mosche<ref>Cioè il pus infettivo del cadavere.</ref>, non rende impuro l’uomo. Che se tutta la contaminazione addotta da cani, addotta da uccelli, addotta da venti, addotta da mosche, potesse mai {{Pt|ren-|}}<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 128 —|}}</noinclude>
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{{Pt|dere|rendere}} impuro l’uomo, tutta, d’un tratto, questa mia creazione terrena si farebbe in breve d’anima riottosa rifuggendo dalla purità, e tutta quanta sarebbe guasta per la copia grande di cadaveri contaminati di quanti già son morti sopra questa terra.
O Creatore degli esseri terreni, o Santo! L’acqua è quella che dà morte all’uomo?<ref>Che vuol dire: Una cosa buona come l’acqua, creata da Ahura Mazdao. può far del male, dare nientemeno che la morte?</ref>
Disse allora Ahura Mazdao: L’acqua non dà mai morte all’uomo! Il demone Astovidotu<ref>Demone infernale, su cui vedi l’Introduzione, II. 41.</ref> è quello bensì che lo avvince: augeli poi<ref>Augelli funebri, ministri di Anra Mainyu.</ref> lo strascinano via così avvinto. L’acqua poi lo solleva; l’acqua lo mena con sè; l’acqua lo bagna; gli augelli<ref>Dubbioso se siano gli stessi uccelli di cui sopra, o gli uccelli comuni.</ref> quindi lo divorano, e il cadavere ne va là dove esso capita per il suo destino.
O Creatore! 11 fuoco è quello che dà morte all’uomo?
Disse allora Ahura Mazdao: Il fuoco non dà mai morte all’uomo! Il demone Astovidotu è quello bensì che lo avvince; augelli poi lo strascinano via così avvinto. Il fuoco ne arde le ossa e ne consuma le forze vitali, e il cadavere ne va là dove esso capita per il suo destino.
O Creatore degli esseri terreni, o Santo! È passata l’estate e già si è in inverno. Che devon fare quelli che sono devoti ad Ahura Mazdao?<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 129 —|}}{{PieDiPagina|{{span|Zarathustra|sc}} — L'Avesta||9}}</noinclude>
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{{Pt|dere|rendere}} impuro l’uomo, tutta, d’un tratto, questa mia creazione terrena si farebbe in breve d’anima riottosa rifuggendo dalla purità, e tutta quanta sarebbe guasta per la copia grande di cadaveri contaminati di quanti già son morti sopra questa terra.
O Creatore degli esseri terreni, o Santo! L’acqua è quella che dà morte all’uomo?<ref>Che vuol dire: Una cosa buona come l’acqua, creata da Ahura Mazdao, può far del male, dare nientemeno che la morte?</ref>
Disse allora Ahura Mazdao: L’acqua non dà mai morte all’uomo! Il demone Astovidotu<ref>Demone infernale, su cui vedi l’Introduzione, II. 41.</ref> è quello bensì che lo avvince: augeli poi<ref>Augelli funebri, ministri di Anra Mainyu.</ref> lo strascinano via così avvinto. L’acqua poi lo solleva; l’acqua lo mena con sè; l’acqua lo bagna; gli augelli<ref>Dubbioso se siano gli stessi uccelli di cui sopra, o gli uccelli comuni.</ref> quindi lo divorano, e il cadavere ne va là dove esso capita per il suo destino.
O Creatore! 11 fuoco è quello che dà morte all’uomo?
Disse allora Ahura Mazdao: Il fuoco non dà mai morte all’uomo! Il demone Astovidotu è quello bensì che lo avvince; augelli poi lo strascinano via così avvinto. Il fuoco ne arde le ossa e ne consuma le forze vitali, e il cadavere ne va là dove esso capita per il suo destino.
O Creatore degli esseri terreni, o Santo! È passata l’estate e già si è in inverno. Che devon fare quelli che sono devoti ad Ahura Mazdao?<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 129 —|}}{{PieDiPagina|{{span|Zarathustra|sc}} — L'Avesta||9}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|''ZARATHUSTRA''||}}</noinclude>
Disse allora Ahura Mazdao: Di abitazione in abitazione, di vico in vico, elevino essi tre ''kata'' per collocarvi la persona che muore.<ref>Sono piccoli monticelli di terriccio per adagiarvi sopra i cadaveri.</ref>
O Creatore degli esseri terreni, o Santo! di che maniera devono essere cotesti ''kata'' da collocarvi sopra la persona morta?
Disse allora Ahura Mazdao: Saranno di tal maniera che la parte da dove sta il capo della persona morta, non ne tocchi il capo, e il resto non sia oltre la lunghezza dei piedi, oltre la lunghezza delle mani<ref>In modo, insomma, che ne sporgano e ne restino sollevati dal suolo il capo, le mani, i piedi.</ref>. Tale appunto è il ''kata'', conforme al rito prescritto per una persona morta. Si deponga quindi quel corpo, dal quale gli spiriti vitali sono partiti, su quel ''kata'' così apprestato, e vi si lasci per due notti, ovvero per tre notti, o anche per tutta la durata di un mese, fino a che gli uccelli ritornino a volare, e gli alberi a germogliare, e le acque a scorrere, e i venti a rasciugar la terra<ref>Cioè al ritorno della primavera. L’inverno, descritto dall’''Avesta'', è sempre rigidissimo; segno ch’esso ''Avesta'' è originario di regioni fredde dell’Iran.</ref>. Quando poi gli augelli torneranno a volare, e gli alberi a germogliare, e le acque a scorrere, e i venti a rasciugar la terra, i fedeli di Ahura Mazdao espongano alla luce del sole la persona morta.
{{RigaPunteggiata|22}}
O Creatore degli esseri terreni, o Santo! E {{Pt|veramen-|}}<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 130 —|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|''ZARATHUSTRA''||}}</noinclude>
<poem>
Dei demoni, Anra Mainyu. Ei così disse,
Pieno di morte Anra Mainyu, lo stolto:
Bàlzati fuori, o Drugia, e morte al pio
Zarathustra inferisci! — E fuor balzava
La Drugia allor, la demoniaca peste,
Buiti, demòne femminil, d’inganni
Pieno. Ma Zarathustra una preghiera
Intender fea, l’Ahuna-vairya<ref>La preghiera zoroastriana dì cui già si è parlato in altra nota.</ref>, e intanto
Le acque adorava, le acque della buona
Creazïon, la fè di chi devoto
È ad Aura Mazda professando, e quella
Ingannatrice, demoniaca peste,
Buiti, sgomenta si ritrasse a dietro,
E ad Anra Mainyu voce diè: Non io,
Cruciatore Anra Mainyu, alcun di morte
Modo non veggio in Zarathustra santo.
È pien di gloria il santo Zarathustra!
:Intese allora di sua mente e disse
Zarathustra così: Di me la morte
Insiem van congiurando i rei demòni!
Levossi allora Zarathustra. Innanzi
Zarathustra si fe’ dai tristi e rei
Consigli non sgomento del malvagio
Spirto<ref>Akamanah, uno dei demoni di Anra Mainyu.</ref>, e in pugno tenea, grosse d’un ''kata''<ref>Misura di volume o di peso di cui non si conosce il valore.</ref>,
Le pietre ch’ebbe già dal Creatore
Aura Mazda . . . . . . .
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 140 —|}}</noinclude>
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Alex brollo
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Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]]
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text/x-wiki
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<poem>
Dei demoni, Anra Mainyu. Ei così disse,
Pieno di morte Anra Mainyu, lo stolto:
Bàlzati fuori, o Drugia, e morte al pio
Zarathustra inferisci! — E fuor balzava
La Drugia allor, la demoniaca peste,
Buiti, demòne femminil, d’inganni
Pieno. Ma Zarathustra una preghiera
Intender fea, l’Ahuna-vairya<ref>La preghiera zoroastriana dì cui già si è parlato in altra nota.</ref>, e intanto
Le acque adorava, le acque della buona
Creazïon, la fè di chi devoto
È ad Aura Mazda professando, e quella
Ingannatrice, demoniaca peste,
Buiti, sgomenta si ritrasse a dietro,
E ad Anra Mainyu voce diè: Non io,
Cruciatore Anra Mainyu, alcun di morte
Modo non veggio in Zarathustra santo.
È pien di gloria il santo Zarathustra!
:Intese allora di sua mente e disse
Zarathustra così: Di me la morte
Insiem van congiurando i rei demòni!
Levossi allora Zarathustra. Innanzi
Zarathustra si fe’ dai tristi e rei
Consigli non sgomento del malvagio
Spirto<ref>Akamanah, uno dei demoni di Anra Mainyu.</ref>, e in pugno tenea, grosse d’un ''kata''<ref>Misura di volume o di peso di cui non si conosce il valore.</ref>,
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Alex brollo
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/* Trascritta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" /></noinclude>
<poem>
Notte, allorquando la novella aurora
Splende e riluce, e in armi belle ascende
Mithra<ref>Il dio sole.</ref> le alture luminose, e spunta
Fulgido il sole, il dèmone che nome
Ha Vizaresa<ref>Nome del demone che strascina le anime.</ref>, o Zarathustra pio,
Le anime avvinte dei malvagi, addette
Dei Devi al culto, di perversa vita,
Tutte mena con sè. Scendono al varco,
Già procreato nel tempo infinito,
E lo spirto di lui ch’empio fu visso,
E lo spirto del giusto, e al ponte scendono,
Ponte santo, che un dì fece Aura Mazda.<ref>Il ponte Cinvant (il raccogliente), che serve di passaggio ai regni oltramondani.</ref>
E l'alma allor, la mente dell’estinto,
Chieggon qual sia di lui la sorte, a lui
Già procacciata nella mortal vita.<ref>Passo oscuro. Pare voglia dire che l'anima e la coscienza del morto domandano di sapere quale sia lo stato che gli toccherà nella vita spirituale, secondo le azioni di lui nella vita terrena.</ref>
:Leggiadra allora una fanciulla, e forte
Ed aitante, avanzasi, ed un cane
Dietro le va, tenera d’anni, cinta
Di dïadema, con potestà. L’alme
Essa de’ pii di là dalla montagna
Di Berezaiti<ref>Il mitico monte che cinge ai suoi confini la terra, determinato poi geograficamente nel monte Alburz al nord della Persia.</ref> guida, oltre le mena
Del ponte santo, al ponte che al celesti
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 143 —|}}</noinclude>
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Alex brollo
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Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]]
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" /></noinclude><section begin="s1" />{{Ct|f=140%|v=1|II. — DAL YASNA}}
<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t2|I. GLORIFICAZIONE DI HAOMA<ref>Vedi l’''Introduzione'', II. 36.</ref>}}
<poem>
:Haoma, nell’ora in che spuntava il giorno,
Da Zarathustra venne un dì, nel tempo
Che Zarathustra intento era la pura
Fiamma del Fuoco in adorar<ref>Vedi di sopra i passi dell’''Avesta'', consacrati al Fuoco.</ref>, nel tempo
Ch’egli udir fea li sacri canti<ref>I canti o inni che la tradizione costante attribuisce a Zarathustra. Vedi l’''Introduzione'', II, 5.</ref>. Allora
Zarathustra il richiese: E tu chi sei,
Tu, cui vid’io, nella persona sua,
Per tutto il terren mondo, il più avvenente,
Nella persona splendida, immortale?
:Haoma l’intègro allor, che lungi arresta
La morte, così disse: Haoma son io,
O Zarathustra, l’integro, che lungi
La morte arresta. Oh! tu, santo, alla traccia
Vanne di me, spremi del succo mio
Perchè poi tu ne gusti, e mi fa lode
</poem>
<section end="s2" /><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 147 —|}}</noinclude>
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{{Ct|c=t2|2. PREPARAZIONE DELLA BEVANDA<br>SACRIFICALE}}
<poem>
Lungi di qui s’involino i demòni,
E con essi lor femmine, e s’avanzi.
Qui a dimorar, Sraosa buono, e seco
Ashi buona si stia!<ref>Per Sraosa, e per Ashi, che è il genio femminile della pietà e della santità, vedi l’Introduzione, II, 34. 35.</ref>, Venga e si piaccia
Ashi buona di starsi in questa casa
Che d’Haoma, germe santo, è proprio albergo!
{{RigaPunteggiata|11|m=inline}}
:Io benedico e le nubi e la piova
Che di te il corpo crebbero dei monti.
Là, sulle alture, e i monti benedico
Alti ove cresci! Questa io benedico
Terra ampia e vasta e fertile e benefica
Che puro ti nutriva, Haoma, e quel loco
Di questa terra in che tu spunti, ed hai
Odor soave e lunge ti distendi.
Grazia e favore di Aura Mazda. E cresci,
Haoma, tu cresci là sui monti, e attorno
Da tutte parti ti distendi. Oh! vera‐
mente sei tu di purità la fonte!
Oh! possa tu, per le preghiere mie.
In ogni ramo, in ogni tuo germoglio,
In ogni germe tuo, prosperar lunge!
Haoma si cresce ov’ei laudato sia,
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 153 —|}}</noinclude>
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I doni del buono spirito son frutto delle opere buone compiute nel mondo che si appartiene a Mazda.
Ad Ahura si appartiene la signoria del mondo, la signoria ch’egli ha data qual difesa a tutti i miseri di quaggiù.<ref>Se pure va intesa così questa preghiera, il cui senso è oscurissimo e incertissimo. Abbiamo altre versioni, ma tutte discordanti, dell’Anquetil, dell’Oppert, del Roth, dello Spiegel, dell’Haug, del Justi. del De Harlez. del Kossowiecz ({{Sc|Hovelacque}}, ''Avesta'', p. 452-54), ma ne facciam grazia ai lettori.</ref>
<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t2|5. IL FUOCO}}
<poem>
A te lode, a te culto, a te la buona
Offerta io reco, salutare., amica,
O Fuoco, figlio d’Aura Mazda! E sei
Degno di culto e laude. Oh! sempre adunque
Laudato esser tu possa e venerato
Nell’ostel dei mortali! Abbia colui
Che costante ti adora in man reggendo
E sarmenti e verbene e il rituale
Lembo di carne ed i mortai<ref>Tutte cose richieste per compiere il rito sacrificale.</ref>, felice
E buono stato! Ed abbiti mai sempre
Tu, o Fuoco, figlio d’Aura Mazda, i legni
</poem><section end="s2" /><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 157 —|}}</noinclude>
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I doni del buono spirito son frutto delle opere buone compiute nel mondo che si appartiene a Mazda.
Ad Ahura si appartiene la signoria del mondo, la signoria ch’egli ha data qual difesa a tutti i miseri di quaggiù.<ref>Se pure va intesa così questa preghiera, il cui senso è oscurissimo e incertissimo. Abbiamo altre versioni, ma tutte discordanti, dell’Anquetil, dell’Oppert, del Roth, dello Spiegel, dell’Haug, del Justi. del De Harlez, del Kossowiecz ({{Sc|Hovelacque}}, ''Avesta'', p. 452-54), ma ne facciam grazia ai lettori.</ref>
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{{Ct|c=t2|5. IL FUOCO}}
<poem>
A te lode, a te culto, a te la buona
Offerta io reco, salutare., amica,
O Fuoco, figlio d’Aura Mazda! E sei
Degno di culto e laude. Oh! sempre adunque
Laudato esser tu possa e venerato
Nell’ostel dei mortali! Abbia colui
Che costante ti adora in man reggendo
E sarmenti e verbene e il rituale
Lembo di carne ed i mortai<ref>Tutte cose richieste per compiere il rito sacrificale.</ref>, felice
E buono stato! Ed abbiti mai sempre
Tu, o Fuoco, figlio d’Aura Mazda, i legni
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I doni del buono spirito son frutto delle opere buone compiute nel mondo che si appartiene a Mazda.
Ad Ahura si appartiene la signoria del mondo, la signoria ch’egli ha data qual difesa a tutti i miseri di quaggiù.<ref>Se pure va intesa così questa preghiera, il cui senso è oscurissimo e incertissimo. Abbiamo altre versioni, ma tutte discordanti, dell’Anquetil, dell’Oppert, del Roth, dello Spiegel, dell’Haug, del Justi, del De Harlez, del Kossowiecz ({{Sc|Hovelacque}}, ''Avesta'', p. 452-54), ma ne facciam grazia ai lettori.</ref>
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{{Ct|c=t2|5. IL FUOCO}}
<poem>
A te lode, a te culto, a te la buona
Offerta io reco, salutare., amica,
O Fuoco, figlio d’Aura Mazda! E sei
Degno di culto e laude. Oh! sempre adunque
Laudato esser tu possa e venerato
Nell’ostel dei mortali! Abbia colui
Che costante ti adora in man reggendo
E sarmenti e verbene e il rituale
Lembo di carne ed i mortai<ref>Tutte cose richieste per compiere il rito sacrificale.</ref>, felice
E buono stato! Ed abbiti mai sempre
Tu, o Fuoco, figlio d’Aura Mazda, i legni
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{{Ct|f=140%|v=1|III. — DALLE GATHA<ref>Inni antichissimi di Zarathustra. Vedi l’''Introduzione'', II, 5.</ref>}}
<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t2|I. PRECI E AUGURI PER ZARATHUSTRA<br>E PER VISTASPA<ref>Il re nella cui corte Zarathustra predicò la sua dottrina.</ref>}}
<poem>
:1. Levate ambe le mani, io supplicando
Chieggo in pria dello spirito di Mazda
Santo le opere sante<ref>Come guida o esempio.</ref>, indi la possa
Di Vohumano, perch’io l’alma plachi
Della Giovenca<ref>Vedi l’''Introduzione'', II. 48.</ref> ab eterno creatal
:2. Ecco, Aura Mazda, ch’io ne vengo a voi<ref>Plurale così detto di maestà, in luogo di ''a te''.</ref>
Con Vohumano, perchè a me concessi
Del terren mondo e dello spiritale
1 benefici sian per la virtude
D’Asha<ref>Vedi l’''Introduzione'', II. 26.</ref>, per che locati indi siam noi
Gioiosi e lieti nell’eterna luce.
</poem>
<section end="s2" /><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 164 —|}}</noinclude>
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text/x-wiki
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<poem>
Cibandone egli stesso<ref>Yima (personaggio già noto a noi) cadde, per peccati, tra cui quello di aver introdotto l’uso delle carni, dalla sua grandezza. Vedi più innanzi. Secondo Firdusi, fu l’empio Dahak che primo, per suggerimento di Ahrimane, si cibò di carni.</ref>. Io, fra cotesti,<ref>Cioè. decidi fra me e loro!</ref>
Alla sentenza tua, Mazda, mi tengo.
:9. Quei che professa ree dottrine, tutta
Del mondo<ref>Degli uomini.</ref> annienta la scïenza buona
Ed il consiglio<ref>Punto d’interpretazione incerta.</ref>. Oh! non sia dato a’ rei
La disïata mia dovizia, a buona
Mente conforme, di rapirmi! Io questa
Del mio spirto preghiera a te, Aura Mazda,
Asha, a te, lamentando, ecco! rivolgo.
:10. Ma le dottrine nostre oh! non disperda
Quei che affermava orribili con gli occhi
Terra e sole a vedersi<ref>Che, empio, denigrava la creazione di Ahura Mazdao, se così si deve interpetare l’oscuro passo che, alla lettera, suona così.</ref>, ei, che a’ malvagi
Diè i nostri doni, ed in deserto i nostri
Campi converse, ed impedir volea
Che via partisse dell’uom pio la freccia.<ref>Diretta a colpire il male.</ref>
:11. E quei che troppo caro hanno de’ rei
Il viver di quaggiù, via non disperdano
Queste nostre dottrine! E vonno, i rei,
Del signor della casa e di sua donna
Sperdere i beni dilettosi. Intanto,
Quelli offendono inver, Mazda, d’offesa
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 176 —|}}</noinclude>
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text/x-wiki
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<poem>
Veracemente?<ref>Armaiti, personificazione della sapienza. Genio femminile della terra.</ref>. O Mazda, a te si volge,
Quale un desìo, di me questo intelletto.
:11. A te questo chiegg’io, tu il ver rispondi
A me, Aura Mazda! — E quando fia che Armaiti
Vostra appo quelli adducasi venendo,
A cui, Mazda, la tua fu annunziata
Religïosa fè? Per te a cotesti
La insegnerò, mentre del malo spirto
Io gli altri tutti guarderò dall’odio.
:12. A te questo chiegg’io, tu il ver rispondi
A me, Aura Mazda! — E sarà pio colui?
Empio quello a cui parlo? A qual mai d’essi
L’uom reo si afferrerà, l’uom ch’è maligno?
Quel sì che l’opre tue combatte e osteggia
Beneficanti? E perchè mai costui,
Non quello, si dirà tristo e malvagio?<ref>Incertezza del poter giudicare (?) se gli uomini meritano veramente o demeritano, se sono pii o empi. Vedi {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}}, ''Paradiso''.</ref>
:13. A te questo chiegg’io, tu il ver rispondi
A me, Aura Mazda! — Di qual guisa mai
Discaccerem di qui la mala Drugia,
E quelli darò a morte con l’accento
Di tua dottrina, e a loro, agli empi, a’ rei,
Possente colpo inferirò? Deh! come
Gl’ingannatori, o Mazda, a crudo affanno,
Ad esizio mortal dannar potrei?
:15. A te questo chiegg’io, tu il ver rispondi
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 182 —|}}</noinclude>
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text/x-wiki
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<poem>
E all’integro Principio<ref>I due Santi immortali (''Introduzione'', II. 26; così abbiam procurato
di tradurne i nomi) cioè Ameretat (immortalità) e Haurvatat (integrità).</ref> in quella guisa
Dottrinal che dell’Asha inclito è dono?
:18. A te questo chiegg’io, tu il ver rispondi
A me, Aura Mazda! — Quando mai cotesta
Mercede d’Asha avrò per grazia, dieci
Pregne puledre ed un cammel con esse,
Quali, per l'immortale e per l’intègro
Principio<ref>Vedi
la nota che precede.</ref> o Mazda, sian per me decreti,<ref>Dati a me per tuo decreto.</ref>
Quali a te poscia per offerta io doni?
:19. A te questo chiegg'io, tu il ver rispondi
A me, Aura Mazda! — Ove non dia cotesta
Mercede alcuno a chi pur n’ebbe il merto,
Quella mercè ch’uom dona a chi del vero
Favellando gli vien, qual fia la prima
Pena a colui di ciò? Ben vedo intanto
La pena estrema qual sarà di lui!<ref>uale sarà, di quest’empio, la prima pena, cioè quella del
mondo presente? Quanto all' estrema, cioè quella del mondo di là,
io la so e la conosco.</ref>
:20. O Mazda, e quando mai giusto i demòni
Ebbero un reggimento?<ref>Accadde mai che, sotto il governo dei demoni o Devi, gli uomini
stessero bene? Non mai!</ref>. Io di cotesto
Fo a te dimanda per chi mai la pugna
S’ingaggerà con quelli onde<ref>Per opera dei quali.</ref> li sordi<ref>Sordi e, più sotto, ciechi in materia di fede.</ref>
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 184 —|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||''L'AVESTA''}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
E gli empi abbandonâr già la primeva
Giovenca in man d’Aesma, onde in possanza
Crebbero poscia i ciechi. Oh! a prosperarli,
Asha, sui campi lor piova non scenda!<ref>Strofa oscurissima, tradotta soltanto per congettura.</ref>
:(''Yasna'', XLIII).
</poem>
<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t2|6. PREGHIERE, VOTI, BENEDIZIONI}}
<poem>
:1. Ampia e buona potèsta ed ogni sorte
Più disìata a quello Iddio concede,
A quel soltanto che ogni eletta cosa
Altrui donando va per Asha<ref>Per rispetto ad Asha fa larghezza dei doni della terra.</ref>. Or questa
Somma felicità, veracemente,<ref>Di fatto, in effetto.</ref>
O Mazda, fa che a noi anche si effettui!
:2. Questo a te chieggo in prima cosa, o Mazda.
Ed, Asha, a te; questo ch’è tuo, Armaiti,
Dimando a te, la potestà che viene
Da voi, d’ogni mio voto<ref>Fa ch’io possa conseguire per voi il compimento d’ogni mio voto.</ref>. E tu con buona
Mente<ref>Ovvero: con Vohumano, personificazione della mente pia e buona.</ref> buon frutto al pregar mio concedi.
</poem><section end="s2" /><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 185 —|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" /></noinclude>
<poem>
:11. Qual uom del santo Zarathustra è amico?
Maestro, o puri, a voi chi fia? La santa
Armaiti ov’è? Qual uomo integro insegna
Ciò che grandezza a Vohumano acquista?
:12. Non questi due quel santo Zarathustra
Consolar ponno, l’impudico e il cieco,<ref>Cieco in materia di fede.</ref>
Di questa terra sul passaggio, poi
Che al mondo ei crebbe! Ed essi ambo si avanzano
Con empia forza ad assalirlo insieme.<ref>Altra strofa oscurissima. «La version pehlvie y voit autre chose, le refus de vètements et d’aliments pendant la durée de l’iver (?!)»
Così il De Harlez in una nota a questo passo.</ref>
:13. Ma dell’empio e del giusto e nota e vede
Tutto religïon, mentre affannosa
L’alma s’accosta dell’uom giusto e pio
Al raccogliente ponte manifesto,<ref>Il ponte Cinvant (cioè il raccoglitore) su cui passano le anime dei morti.</ref>
D’entrar vogliosa d’Asha nel sentiero
Per l’opre sue, pel dir della sua lingua.<ref>Per il merito di ciò che ha fatto e detto di bene nel mondo.</ref>
:14. Alle create cose oh! già non sono
Amici i sordi in opre<ref>In materia di fede.</ref>, e alla primeva
Natura<ref>Negano culto alla natura (?): alla Giovenca primeva (?).</ref> non procaccian l’alimento
Con lor dottrine e l’opre e le parole!
Ma della Drugia, alfine, alla dimora
Li menerà la lor stessa dottrina.
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 188 —|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" /></noinclude><section begin="s1" />
{{Ct|f=140%|v=1|IV. — DAGLI INNI (YASHT)}}
<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t2|1. INNO ALLA DEA DELLE ACQUE}}
<poem>
:S’avanzò allora Zarathustra e disse:
Ardvi Sura Anahita (e tu da Mazda
Procedi creator), vieni, o leggiadra.
Deh! vieni, e del vigor sian dei puledri
Le candide tue braccia<ref>Cioè le correnti delle acque.</ref>. Oh! vieni, o bella.
Con rapido volar, rapida, santa,
Con braccia che vigore han dei puledri,
Così pensando nella mente tua:
«Or chi mi loda? e chi mi onora intanto
Di haoma<ref>O Zarathustra, o il fedele invocante la benefica dea.</ref> con le offerte e con le carni
Purificate, ritüali? A quale
M’accosterò che a me s’accosti, e laudi
Porgami intanto, e a me, offerendo, pensi
Di sua mente benigna?». — Or per il suo
Regal splendore venerarla io voglio<ref>Il succo haoma dell’offerta sacrificale, già ricordato tante volte.</ref>
</poem>
<section end="s2" /><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 192 —|}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" /></noinclude>
<poem>
:Ardvi Sura Anahita, oh! vieni al mio
Pronto soccorso. Tu m’apporta aita.
Mille a te offerte con haoma e con carni,
Offerte pure, ritüali, presso
Le acque del Ranha<ref>Mitico fiume, detto nei Vgdi indiani, con nome corrispondente. Rasa, identificato poi geograficamente all'Arasse.</ref>, apporterò, s’io mai
Vivo la terra toccherò, creata
Da Aura Mazda, e vedrò la casa mia!
:Ardvi Sura Anahita accorse allora,
E aspetto avea di leggiadra fanciulla,
Forte, aitante, alto succinta, pura,
Splendida il volto, eretta, aureo cingente
Un dïadema, i piè calzati, fulgida.
Per le braccia ella il prese, e ratto e senza
Indugio allor fu sì che giù discese
Vafra Navaza rapido alla terra
Che Aura Mazda creò, verso la sua
Propria dimora, incolume, del corpo
Forte così come pur dianzi egli era.
{{RigaPunteggiata|11|m=inline}}
:Saggio, intanto, avveduto a lei dicea
Aura Mazda così: Deh! vieni e scendi,
Ardvi Sura Anahita, a questa terra
Che Aura Mazda creò, dalle tue stelle!
Te adoreranno i principi valenti,
Duci di regioni, e i figli ancora
Dei duci, e te richiederanno i forti
Eroi perchè lor dii possanza e gloria
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 194 —|}}</noinclude>
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Pagina:Zarathustra - L'Avesta.djvu/195
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||''L'AVESTA''}}</noinclude>
<poem>
E veloci destrieri. E i sacerdoti
Memori, e quei che osservano le leggi.
Te pregheranno di grandezza, e te
Di sapïenza [e di vittoria, data
Da Aura Mazda, vincente, alto operante],<ref>Glossa stata aggiunta da qualche Interpolatore e qui messa tra parentesi quadre.</ref>
E le fanciulle nubili d’un saggio
Sposo te pregheranno, abile e forte
Sire alla casa; e te le incinte donne
D’un parto pregheran che sia felice.
Or tu, che il puoi, esaudi per cotesto,
Ardvi Sura Anahita, i supplicanti.
:O Zarathustra<ref>È Ahura Mazdao che parla al suo profeta.</ref>, venne allora innanzi
Ardvi Sura Anahita, e discendea
Giù dagli astri alla terra che Aura Mazda
Un dì creò, dicendo: Ecco, signore
Te fece, [o santo Zarathustra,]<ref>Si badi al modo singolare di riferire i discorsi, onde s’intende che si è dovuto fare qualche interpolazione come questa tra le parentesi quadre.</ref> a questo
Terren mondo Aura Mazda. E me pur fece
Aura Mazda custode a tutto questo
Integro suo creato. Or però, in grazia
Del mio splendor, della mia possa, vanno
Armenti e bovi per la terra attorno
Ed uomini con essi. Io veramente
Tutti cotesti che Aura Mazda un tempo
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 195 —|}}</noinclude>
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Pagina:Zarathustra - L'Avesta.djvu/201
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||''L'AVESTA''}}</noinclude>
<poem>
Lungo d’un hathra<ref>Misura di distanza di cui non si conosce il valore, come si è
già notato.</ref>. Ed ei la sua sconfitta,
Ed ei confessa la disfatta sua,
Sirio fulgente e maestoso: Oh! data
Fu a me. Aura Mazda, una sconfitta! Data
M’è una disfatta, o piante ed acque, o fede
Di Mazda!<ref>Annunzia alle acque e alle piante la sua sconfitta, perchè e
datore di pioggie con le quali vivifica i campi e le piante. Vedi
avanti.</ref>. Non mi onorano i mortali
Ora d’un inno in cui suoni il mio nome,
Come pur gli altri Geni<ref>Gli altri Yazata o Geni buoni. Vedi l’Introduzione. II. 27.</ref> onoran essi
D’un inno con lor nome. Oh! se i mortali
D’un inno mi onorassero in che il mio
Nome s’udisse come onoran essi
Gli altri Geni con inni al loro nome,
Io per me stesso di dieci cavalli
La forza piglierei, di dieci bovi
E di dieci cammelli, e di dieci acque
Scorrenti la virtù, di dieci monti.
:A Sirio, allora, maestoso e fulgido,
Io, che Aura Mazda son, porgo col suo
Nome adorando un inno, e gli do forza
Di dieci bovi e di dieci cavalli
E di dieci cammelli, e di dieci acque
Scorrenti la virtù, di dieci monti.
:S’avanza allora, o santo Zarathustra,
Sirio lucente e maestoso, e al lago
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 201 —|}}</noinclude>
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{{Ct|c=t2|5. INNO A MITHRA<ref>Vedi l’''Introduzione'', II, 30.</ref>}}
<poem>
:Ecco! veloci palafreni il sire
Mithra dai vasti paschi a quelli tutti
Dona che noi ripudiano, e diritta
Dona il Fuoco la via, figlio di Mazda,
A tutti quei che Mithra non ripudiano,
A tutti quei che non ripudian Mithra,
De’ giusti e puri, vigorose e buone,
Le pie Fravàshi donan genuina
La discendenza. Ed or, per la sua gloria
E il suo splendor, vogl’io con una laude
Che alto risuoni, venerar lui, sire
Di vasti paschi. E noi sì l’onoriamo
D’offerte, lui dai vasti paschi, lui
Fonte di gioia all’arie regïoni<ref>Le regioni del paese ario o iranico.</ref>
E di felicità. Deh! ch’egli venga
In nostro aiuto e a nostra gioia, e venga
Al conforto di noi, venga le nostre
Peccata a cancellar! Salute a noi
Apporti anche e vittoria, e buono stato
Anche ci doni e a purità ci adduca.
Tremendo egli è, signor di vasti paschi,
Mithra, degno di laude, impetüoso,
Degno d’offerta, e niun per tutto il mondo
Visibil di quaggiù può fargli inganno.
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 204 —|}}</noinclude>
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Alex brollo
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||''L'AVESTA''}}</noinclude>
<poem>
:Ora vogl’io cotesto oltrapotente
Genio gagliardo, alle create cose
Proficuo, Mithra, onorar con offerte,
Chè a lui verronne con preghiere e laudi;
Lui dai pascoli vasti con un inno
Adorerò che alto risuoni. Oh! Mithra,
Fonte di gioia all’arie regïoni
E di felicità, dai vasti paschi,
Onorerem d’offerte. Egli pertanto
Da noi si adori, lui, ch’è onniveggente,
Onniaudïente, socievol, verace,
Dai paschi spazïosi, inclito e bellamente
formato, dall’ampie vedette,
Vigile, insonne eroe! Lui già, movendo
Fin da Arezàhi<ref>Nome d’uno dei sette climi o regioni in cui, secondo l’''Avesta'', è divisa la terra.</ref>, venerar li prenci
Di questa e quella regïon scendendo
Contro il nemico stuol, contro le schiere
Insiem raccolte, allor che per l’acquisto
Si pugnava di regni. Or, dalla parte
Onde primi adorando elli venièno,
Piena l’alma di fede e con devota
La mente e il cor, da quella anche venìa
Mithra balzando, il sir dai vasti paschi,
E dator di vittoria avea con seco
Un nembo, e l’imprecar dentro la mente.<ref>L’imprecar contro i nemici (?). Passo oscuro e variamente inteso. Il Kossowicz traduce: ''cum (terribili) sapientiae simulacro'' (?).</ref>
Per la sua gloria e il suo splendor, vogl’io
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 205 —|}}</noinclude>
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Alex brollo
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<poem>
D’iskata e di Pouruta ed oltre ancora.<ref>Con questo: ''oltre ancora'', ho inteso di sottintendere o di rappresentare dodici nomi propri geografici, irriducibili, tanto sono di forma strana, allo schema del verso italiano.</ref>
{{rp|13|m=inline}}
:Mithra adoriam, suvvia! dai molti paschi,
Dal verace parlar, dal core amico,
Ben conformato, che ode tutto e ascolta.
Che tutto vede, altissimo, dall’ampie
Vedette, insonne, vigile e gagliardo,
Punitor delle colpe! Egli una schiera
E procacciasi e adunasi, ed ha mille
E mille potestà, signoreggiante,
Dominante, onnisciente. Egli la pugna
Forte sospinge, là, nelle battaglie,
Forte resiste, e resistendo forte
Nelle battaglie, le inimiche schiere
Tutte disperde. Vanno scompigliate
Ambe allor dell’esercito nemico
L’ali, quando è sospinto alla battaglia,
E dell’oste barbarica la media
Turba ei riempie di terror. Sgomento
E spavento, ei che il può, dentro vi spande;
Di lor che lo ripudiano, le teste
Abbatte al suol, di lor che lo ripudiano,
Lunge i capi disperde. Oh! desolate
Son le dimore, diserte di figli,
Squallide, dove ad abitar si stanno
Quei che Mithra ripudiano, protervi,
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 207 —|}}</noinclude>
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<poem>
Su cavalli ed eroi sferra la clava,
A questi e a quelli di sgomento il core,
Ai combattenti e a’ lor cavalli, ingombra.
:Mitbra adoriam dai candidi cavalli,
Dall’arma aguzza e lunga! Agili sono
Le frecce sue, di lui, guerrier curule,
Di gran virtù, lungi veggente. Lui
Aura Mazda creò custode e vindice,
Tutto del terren mondo ad incremento,
Ed ei, del terren mondo ad incremento,
È vindice e custode, egli che insonne,
Nella sua veglia, di Mazda protegge
Le creature, che di Mazda, insonne,
Le creature in suo vegliar difende.
:Mithra adoriam dai vasti paschi! Lunghe
Tende le braccia, e col vigor di Mithra<ref>Cioè di lui soltanto.</ref>
Quant’è a Levante d’Indo e prende e occupa,
E quant’è in basso ad Occidente<ref>Il passo è incerto e oscuro. La Ranha. fiume mitico ricordato di sopra anche in altra nota.</ref>, e quelle
Lande ancor della Ranha, e quanto è al medio
Punto di questa terra. Or dunque, o Mithra,
Stendi, suvvia! le braccia e tutto invadi!
L’uom di rea luce che giustizia offende,
Cagion di doglia è al mondo. Ei così pensa,
L’uom di rea luce: Non ogni opra trista.
Non ogni detto menzognero, in sua
Scïenza inetta, Mithra e vede e scorge! —
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 211 —|}}</noinclude>
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<poem>
Su cavalli ed eroi sferra la clava,
A questi e a quelli di sgomento il core,
Ai combattenti e a’ lor cavalli, ingombra.
:Mitbra adoriam dai candidi cavalli,
Dall’arma aguzza e lunga! Agili sono
Le frecce sue, di lui, guerrier curule,
Di gran virtù, lungi veggente. Lui
Aura Mazda creò custode e vindice,
Tutto del terren mondo ad incremento,
Ed ei, del terren mondo ad incremento,
È vindice e custode, egli che insonne,
Nella sua veglia, di Mazda protegge
Le creature, che di Mazda, insonne,
Le creature in suo vegliar difende.
:Mithra adoriam dai vasti paschi! Lunghe
Tende le braccia, e col vigor di Mithra<ref>Cioè di lui soltanto.</ref>
Quant’è a Levante d’Indo e prende e occupa,
E quant’è in basso ad Occidente<ref>Il passo è incerto e oscuro. La Ranha, fiume mitico ricordato di sopra anche in altra nota.</ref>, e quelle
Lande ancor della Ranha, e quanto è al medio
Punto di questa terra. Or dunque, o Mithra,
Stendi, suvvia! le braccia e tutto invadi!
L’uom di rea luce che giustizia offende,
Cagion di doglia è al mondo. Ei così pensa,
L’uom di rea luce: Non ogni opra trista.
Non ogni detto menzognero, in sua
Scïenza inetta, Mithra e vede e scorge! —
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 211 —|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|''ZARATHUSTRA''||}}</noinclude>
<poem>
:Ora in mia mente io vo pensando: Tante
L’uom di quaggiù, centuplicando in forza,
Cose triste non può formar pensando,
Quante, in sua forza, di buone ed elette
Mithra celeste ne ripensa. Tante
L’uom di quaggiù, centuplicando in forza,
Triste parole a pronunciar non vale,
Quante, in sua forza, di buone ed elette
Mithra celeste ne pronuncia. Tante
L’uom quaggiù, centuplicando in forza,
Opre compier non può proterve e ree,
Quante, in sua forza, di buone ed elette
Mithra celeste ne fa e compie<ref>Mithra da solo fa, pensa e dice del bene più che un uomo, centuplicando le sue forze, può pensare e dire e fare del male.</ref>. Oh! quella
Sapïenza divina, anche se cento
Volte cresciuta, all’uom terreno tanto
Servir non può quanto al celeste Mithra,
Divina, serve! E l’uom terreno, a cento
Crescendo in forza, tanto udir non puote
D’orecchi, quanto degli orecchi suoi
Audïenti udir può Mithra celeste,
Ei che ha mille virtù, sì che ogni tale
Che mentir osa, ben discopre e vede.
:Mithra possente, ecco! s’avanza. Scende
Tremendo alla contrada, e volge intanto
Belli da lungn e nitidi gli sguardi
Con ambo gli occhi suoi! Or, chi mi adora?
Chi mi rinnega? ei dice. E chi si pensa
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 212 —|}}</noinclude>
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<poem>
Oh’ei pur non pensa nella mente sua?<ref>Si lascia un breve passo, interpolato anch’esso, ma con senso contrario dell’antecedente.</ref>
{{rp|13|m=inline}}
:Mithra adunque adoriam dai vasti pascoli,
Vigile, insonne, dall’argenteo casco,
Dall’aureo usbergo, che la morte arreca
Di pugnal, di gran possa ed aitante,
Guerrier curule, di villaggi sire!
Luminosi di Mithra ènno i sentieri,
Ed ei per quella via per cui s’avanza
Bene onorato, in pascoli fecondi
Converte le ampie regïoni. Allora
Di propria voglia governando incede
Ed uomini ed armenti. Oh! venga adunque
Mithra al soccorso nostro e Mazda seco,
Ambo eccelsi, nell’ora in che le frecce
Alto mandano un sibilo, e le nari
Sbuffano dei destrieri, e stridon l’aste,
E le corde stridendo avventan punte
Dall’arco acute, e al suol caggion trafitti,
Con sconvolte le chiome e rabbuffate,
Di quelli i figli che hanno offerte ree.
:(''Yasht'', X. 3-16; 35-40; 78; 95-114).
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 214 —|}}</noinclude>
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||''L'AVESTA''}}</noinclude>
<poem>
Di noi la terra in incremento e in fiore!
:E quando un sire di contrade, giusto
In suo dominio, alla minaccia è segno
Di rubesti nemici e queste invoca
De’ pii tremende Fràvashi, de pii
Accorrono le Fràvashi al soccorso
Tosto di lui quando non sian d’offesa
Alcuna tocche, e sian contente e in nulla
Contrastate, oppugnate. Esse là volano
Al par di augello di vaste ale, e sono
A lui sferza e difesa, e sono a lui
Arma e fortezza contro la spirtale
Drugia proterva del Varena, contro
Ogni impudico apportator di danno,
Contro Anra Mainyu reo. pieno di morte.
Così come un uom prode a cento e a mille
E a diecimila deboli nell’armi
Di sterminio è cagion, nè mai l’offendono
Trafieri aguzzi, non volanti frecce,
Non ben ferrate clave e non ben ferme
Aste, non pietre che uom del braccio avventa.
{{rp|13|m=inline}}
E allora che Anra Mainyu entro cacciossi
Alla buona, alla santa opra del bene<ref>Cioè assalendo, per annientarla, tutta la creazione di Ahura Mazdao.</ref>,
E Vohumano là intervenne e seco
Il divo Fuoco<ref>Vennero in aiuto di Ahura Mazdao, in quell’assalto. Vohumano e il Fuoco.</ref>, la malvagia e rea
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 219 —|}}</noinclude>
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|''ZARATHUSTRA''||}}</noinclude><poem>
Fosser demòni ed uomini. La lode
Primo ei dicea del puro esser del mondo
Creato, e si dicea dei Devi intanto
Sgominator, devoto a Mazda, avverso
Ai dèmoni, alla fè di Zarathustra
Addetto e d’Aura Mazda. Egli primiero
Del procreato mondo la parola
Pronunciò avversa ai dèmoni, devota
Ad Aura Mazda. Pronunciava ei primo
Del procreato mondo la parola
Avversa ai Devi, sacra ad Aura Mazda,
E primo ei designò di laudi e onori
Quello indegno che ai dèmoni è devoto.
Egli è forte, e preclaro è Zarathustra
In tutto l’esser suo, primo, in cotante
Regïoni, alla fè verace addetto.
:E per lui già s’intese ogni parola,
Ogni dottrina santa, ed egli è sire,
Egli è duce ai terreni esseri. E laudi
Ei fe’ alla purità, purità grande,
Santa, sovrana, della fè che a tutte
L’altre sovrasta, interprete<ref>Forse perchè, nell’Aveata, Zarathustra si trova quasi sempre in colloquio con Ahura Mazdao che l’istruisce intorno alle cose della religione.</ref>. Ma lui,
Lui disïâr tutti i Santi immortali,
Concordi al Sole<ref>Al Sole qui considerato come una divinità.</ref> in lor desio, la fede
Per raffermar nell’anima con atto
Di fè del core: e il disïâr signore
</poem>
-<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 222 —|}}</noinclude>
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Pagina:Zarathustra - L'Avesta.djvu/224
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|''ZARATHUSTRA''||}}</noinclude><poem>
Non penetrar la casa! Or, che degg’io
Far per cotesto? E tornerommi al cielo?<ref>Anche dagli Antichi si favoleggiava che, nella trista età del ferro, la dea della giustizia, Astrea, abbandonò la terra e si rifugiò in cielo.</ref>
E il sen penetrerò di questa terra?
Il secondo suo pianto alza la buona
Ashi, l’eccelsa, per la meretrice
Che il figlio suo, cui generava ignoto
Maschio, depone sulla via<ref>Altri intende: che dà un figlio d’altri al suo proprio marito.</ref>: Che deggio
Far per cotesto? E tornerommi al cielo?
E il sen penetrerò di questa terra?
Il suo terzo lamento alza la buona
Ashi, l’eccelsa: Oh! colpa più d’ogn’altra
Scellerata per me, ch’uomini crudi
Orbe di nozze rendan le fanciulle
Da che, non disposate, al parto addotte
Furon per essi!<ref>Furono violate, abbandonate, e però non più volute in ispose da alcuno.</ref>. E tornerommi al cielo?
E il sen penetrerò di questa terra?
:Disse Aura Mazda allora: Ashi leggiadra
Che ben fosti creata<ref>Creata da Ahura Mazdao stesso, ovvero, secondo altri, sapiente.</ref>, oh! non tornarti,
Oh! non tornarti al cielo, il sen di questa
Terra non penetrar! Ma tu con meco
Entra là dentro alla mia casa, bella,
Regal mia casa. Onorarti vogl’io
Di tale offerta, venerarti io voglio
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 224 —|}}</noinclude>
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Pagina:Zarathustra - L'Avesta.djvu/225
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" /></noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Con tale offerta, quale, ad onor tuo,
Già ti recò Vistaspa. Alta frattanto
Levi la voce un sacerdote accanto
Di Daitya alla corrente<ref>Ovvero; alla corrente bene creata da Ahura Mazdao. La voce
''daitya'', in tal caso, è aggettivo, non nome proprio.</ref>, e in piè si stia
Da retro alle verbene insiem congiunte!<ref>È il mazzo delle verbene, sospeso su due sostegni di ferro, dinanzi
al sacerdote, mentre egli celebra il sacrifizio.</ref>
Con questa offerta venerarti io voglio.
Onorarti vogl’io con questa offerta,
O bella Ashi, che ben fosti creata!
:(''Yasht''. XVIII. 58-61).
</poem>
<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t2|8. INNO ALLA MAESTÀ REALE<ref>Secondo l'Aveste, la Maestà reale è un’aureola luminosa che cinge il capo dei sovrani prescelti dal cielo a regnare.</ref>}}
<poem>
:Or la tremenda s’adori per noi
Maestà regia che Aura Mazda fea
Creando, assai laudabile, superna‐
mente fautrice, salutar, splendente,
Possente, a tutte le create cose
Sovrastante, che un dì si discendea
Sul capo a Yima splendido, signore
</poem>
<section end="s2" /><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 225 —|}}{{PieDiPagina|{{span|Zarathustra|sc}} — L’Avesta||7}}</noinclude>
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Pagina:Zarathustra - L'Avesta.djvu/227
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||''L'AVESTA''}}</noinclude><poem>
Non vide più quell’aureo nimbo, il fulgido
Yima, quel sire dal bel gregge, in core
Turbato e tristo giù cadea, da tristi
Pensieri oppresso stramazzando al suolo.
:La prima volta che da Yima illustre
Via s' involava la regal potesta<ref>Cioè la Maestà stessa.</ref>,
Quando da Yima, a Vivahvante figlio.
Sotto la forma dell’augel Varaghna,
La regia maestà si dipartìa,
Quella ghermìasi allor Mithra dai vasti
Pascoli, Mithra che ben ode e sente,
Che ha mille facoltà. Quando da Yima
Via s’involò per la seconda volta
Da Yima illustre la regal potestà,
Quando da Yima, a Vivahvante figlio,
Sotto la forma dell’augel Varaghna,
La regai maestà si dipartìa,
Quella allor si ghermì dell’athviana
Stirpe il rampollo, Thraetaona<ref>Il re Fredun del ''Libro dei Re'', figlio di Athvya, perciò detto qui di stirpe ''athvyana''. Vedi dì sopra il I° passo del ''Yasna''.</ref> sceso
Da una gente gagliarda. Ed atterrava
Thraetaona il serpente che Dahaka<ref>Vedi l’''Introduzione'', II, 43.</ref>
Diceasi, da tre fauci e da tre teste
E da sei occhi e di mille possanze,
Peste ferale e demoniaca drugia,
Quale Anra Mainyu procreava un giorno
Mortifera e letal per le terrene
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 227 —|}}</noinclude>
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Pagina:Zarathustra - L'Avesta.djvu/228
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|''ZARATHUSTRA''||}}</noinclude><poem>
Create cose, perchè morte avesse
La purità delle terrene cose.
:La terza volta che da Yima illustre
Via s’involava la regal potèsta
Quando da Yima. a Vivahvante figlio.
Sotto la forma dell’augel Varaghna.
La regia maestà si dipartìa,
Quella si tolse Keresaspa allora,
Keresaspa magnanimo, il più forte
Degli uomini d’allor prodi e valenti,
Se Zarathustra togli, il più gagliardo
Per marzïal virtù. Morte al serpente
Sruvara<ref>Cioè ''il cornuto''. Vedi il racconto corrispondente a questo nel Libro dei Re. vol. I, della mia traduzione.</ref> ei diè che divorar solca
Ed uomini e destrieri, e di veleno
Era cosparso, verde, e sopra lui
D’un pollice crescea fino all’altezza
Verde il tosco. Sovr’esso, in un caldaio
Di ferro Keresaspa una vivanda,
Del mezzodì ver l’ora, un dì, cuocea.
Quando, dal fuoco il mortifero serpe
Come fu tocco, lungi sobbalzossi
Via dal caldaio si traendo. L’acqua
Che bollìa riversò. Sgomento a dietro
Keresaspa il magnanimo si trasse.
{{rp|13|m=inline}}
Or la tremenda s’adori per noi
Maestà regia che Aura Mazda fea
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 228 —|}}</noinclude>
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Pagina:Zarathustra - L'Avesta.djvu/229
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Alex brollo
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||''L'AVESTA''}}</noinclude><poem>
Creando, assai laudabile, superna‐
mente fautrice, salutar, splendente.
Possente, a tutte le create cose
Sovrastante. Contesero per essa
E il Santo Spirto ed Anra<ref>Cioè Ahura Mazdao e Anra Mainyu.</ref>; essi per lei
Inconsunta pugnaro, agili e presti
Ciascun mandando messaggeri suoi.
:Splendette allora, d’Aura Mazda figlio,
Il Fuoco<ref>Uno dei messaggeri inviati dal Santo Spirito (Ahura Mazdao), enumerati in una glossa omessa nella traduzione.</ref>, e intanto si pensava: Io questa
Maestà inconsunta afferrerò! — Ma a lui
Dietro avventossi con tre fauci il serpe,<ref>Il serpe Dahaka. Vedi sopra.</ref>
Empio, che d’ingoiarla avea desìo.
Pensando: O Fuoco, o d’Aura Mazda figlio.
La regia maestà svela tu al mondo!
Se la ritieni tu questa regale
Maestà inconsunta, la luce tua viva
Io sì farò che render tu non possa
Mai più alla terra che Aura Mazda fece!
:Ambe le mani, e soverchio l’amore
Della vita era in lui, dischiuse allora
Il Fuoco, che tremendo era Dahaka.
:Innanzi allora l’empio s’avventava
Serpe a tre fauci, sì pensando: Io questa
Maestà inconsunta afferrerò! — Ma dietro
Splendette a lui quel d’Aura Mazda figlio.
Il Fuoco, e favellava in questa guisa:
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 229 —|}}</noinclude>
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Pagina:Zarathustra - L'Avesta.djvu/230
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Alex brollo
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|''ZARATHUSTRA''||}}</noinclude><poem>
Or la disvela ai mondo, o di tre fauci
Serpe Dahaka, la maestà regia!
Se la ritieni tu questa regale
Maestà inconsunta, entrar sì ti vogl’io
Da retro il ventre, e all’orlo di tue fauci
Divamperò. Ben io farò che a questa
Terra che Mazda già creava, mai
Più avventar non ti possa onde la morte
Abbian di purità gli enti creati!
:Ambo gli artigli, e soverchio l’amore
Della vita era in lui, dischiuse allora
Il serpe, che tremendo era là il Fuoco.
:Là, presso il lago Vourukasha, allora
La maestà regia riparò. Si mosse
Apam-napat che ha veloci i destrieri,
Là presso ad afferrarla<ref>Divinità mitica delle acque, già ricordata. Vedi l’''Introd''., II, 29.</ref>. Esso correa,
Apam-napat che veloci ha i destrieri.
L’inconsunta a ghermir presso le fonde
Acque del lago Vourukasha, presso
I rivoli profondi. — E noi, suvvia!
Il sire cinto di assai donne, eccelso,
Fulgido, Apam-napàt, adoreremo,
Dai veloci cavalli, a chi l’invoca
Soccorritor, maschio, che l’uom creava,
Che l’uom formò. Genio dell’acque, tale
Che ove l’adori alcuno, ode e l’ascolta.
:Ma a voi, chiunque de’ mortali siate
Così Aura Mazda favellava, o santo.
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 230 —|}}</noinclude>
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Pagina:Zarathustra - L'Avesta.djvu/231
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Alex brollo
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||''L'AVESTA''}}</noinclude><poem>
O puro Zarathustra: Oh! la inconsunta
Maestà regale cerchisi per voi,
E per voi si desii quella, fra i doni
Dei sacerdoti<ref>Che soltanto i sacerdoti, quando ricevono offerte pie, possono dare.</ref>, splendida dell’alma
Soddisfazione. Si desii, fra i doni
Dei sacerdoti, l’integra dell’alma
Soddisfazione! Ashi la buona, intanto,
All’uom sarà compagna, essa che tutta
È una luce, e un palvese ha nella destra,
La vigorosa, armenti e colti campi
A custodir. Compagno anche Verethra<ref>Genio divino della vittoria.</ref>
All’uom sarà per tutti i giorni, in tutti
Gli anni valente ad atterrar con forza
L’oste nemica. E l’uom le schiere avverse
Sgominerà con Verethra alleato.
Con Verethra alleato ei tutti insieme
A sgominar verrà gli empi nemici.
:Or la tremenda s’adori per noi
Maestà regia che Aura Mazda fea
Creando, assai laudabile, superna‐
mente fautrice, salutar, splendente.
Possente, a tutte le create cose
Sovrastante. Desire ebbe di lei
Il turanio mortifero Franrasya,<ref>e dei Turani e acerrimo nemico degl’irani e dei loro re. detto Afrasyab nel ''Libro dei Re'', dove altresì si narra e descrive la secolar guerra tra i due popoli avversi. L’''Avesta'' lo considera non degno di regnare, e però qui si legge come egli, benchè molto tentasse. non potè conseguir mai la maestà di re.</ref>
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 231 —|}}</noinclude>
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Alex brollo
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||''L'AVESTA''}}</noinclude><poem>
O puro Zarathustra: Oh! la inconsunta
Maestà regale cerchisi per voi,
E per voi si desii quella, fra i doni
Dei sacerdoti<ref>Che soltanto i sacerdoti, quando ricevono offerte pie, possono dare.</ref>, splendida dell’alma
Soddisfazione. Si desii, fra i doni
Dei sacerdoti, l’integra dell’alma
Soddisfazione! Ashi la buona, intanto,
All’uom sarà compagna, essa che tutta
È una luce, e un palvese ha nella destra,
La vigorosa, armenti e colti campi
A custodir. Compagno anche Verethra<ref>Genio divino della vittoria.</ref>
All’uom sarà per tutti i giorni, in tutti
Gli anni valente ad atterrar con forza
L’oste nemica. E l’uom le schiere avverse
Sgominerà con Verethra alleato.
Con Verethra alleato ei tutti insieme
A sgominar verrà gli empi nemici.
:Or la tremenda s’adori per noi
Maestà regia che Aura Mazda fea
Creando, assai laudabile, superna‐
mente fautrice, salutar, splendente.
Possente, a tutte le create cose
Sovrastante. Desire ebbe di lei
Il turanio mortifero Franrasya,<ref>e dei Turani e acerrimo nemico degl’irani e dei loro re. detto Afrasyab nel ''Libro dei Re'', dove altresì si narra e descrive la secolar guerra tra i due popoli avversi. L’''Avesta'' lo considera non degno di regnare, e però qui si legge come egli, benchè molto tentasse, non potè conseguir mai la maestà di re.</ref>
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 231 —|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|''ZARATHUSTRA''||}}</noinclude><poem>
E là, dal lago Vourukasha, ignudo
Si fe’, tolte le vesti, e dietro a quella
Corse regale maestà che propria
Di tutte le arie regioni è sola,
Dei nati in esse e dei non anche nati
E del pio Zarathustra. Oh! dileguossi
La maestà, la maestà disparve,
Via dilungò la maestà. Ma un fonte
Via si spiccò dal lag6 Vourukasha,
Un rio che Husrava ebbesi a nome<ref>S’intende che la maestà reale sfuggì per questi fonti o rivi (altri due se ne ricordano appresso) a Franrasya che tanto l’agognava.</ref>, e intanto
Via s’involò dal lago Vourukasha,
O santo Zarathustra, esso il turanio
Sire Franrasya in gran tempesta, un tristo
Pensier così pensando: A questa parte,
A questa parte, qui! Non io la regia
Maestà giungo ad afferrar che propria
Di tutte le arie regioni è sola,
Dei nati in esse e dei non anche nati
E del pio Zarathustra. Ed io, frattanto.
Tutte le già create cose e tutte
Le semenze, le belle e le maggiori
E le migliori, a deturpar mi accingo.
Deh! venga a te Aura Mazda, e lieto sia
Creature inteso a procrear!<ref>Non si può ben capire a chi si riferisca, in questa frase, il pronome di seconda per», sing. Il tono della parlata sembra ironico.</ref>. — Intanto
Via s’involò dal lago Vourukasha,
O Zarathustra santo, esso il turanio
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 232 —|}}</noinclude>
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Pagina:Zarathustra - L'Avesta.djvu/233
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||''L'AVESTA''}}</noinclude>
<poem>
Sire Franrasya, l’alma in gran tempesta.
:Franrasya allora, anche una volta, ignudo
Si fe’, tolte le vesti, e dietro a quella
Corse regale maestà che propria
Di tutte le arie regioni è sola,
Dei nati in esse e dei non anche nati
E del pio Zarathustra. Oh! dileguossi
La maestà, la maestà disparve,
Via dilungò la maestà. Ma un fonte
Via si spiccò dal lago Vourukasha,
Un rivo che Vanhazda ebbesi a nome.
</poem>
''Si ripetono, a questo punto, con le stesse parole le minacce stolide di Franrasya, scornato e avvilito''.
<poem>
:Franrasya allor, la terza volta, ignudo
Si fe’, tolte le vesti, e dietro a quella
Corse reale maestà che propria
Di tutte le arie regioni è sola,
Dei nati in esse e dei non anche nati
E del pio Zarathustra. Oh! dileguossi
La maestà, la maestà disparve.
Via dilungò la maestà. Ma un fonte
Sgorgava allor dal lago Vourukasha,
Un rivolo che Avzdanu ebbesi a nome.
</poem>
''Si ripetono, anche a questo punto, con le stesse parole, le minacce del re Franrasya''.<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 233 —|}}</noinclude>
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Pagina:Zarathustra - L'Avesta.djvu/234
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|''ZARATHUSTRA''||}}</noinclude><section begin="s1" /><poem>
:Così la regia maestà che propria
Di tutte le arie regioni è sola,
Dei nati in esse e dei non anche nati
E del pio Zarathustra, egli non ebbe.
:(''Yasht'', XIX, 30-40; 45-64).
</poem>
<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t2|9. ANCORA DELLA CONDIZIONE<br>DELL’ANIMA UMANA DOPO LA MORTE}}
<poem>
:Domandò Zarathustra ad Aura Mazda:
Creator, tu, degli esseri terreni.
Beato, santo spirito Aura Mazda,
Allor che un pio lascia sua vita, oh! dove,
In quella notte, l’anima ne resta?
:Là vicino. Aura Mazda rispondea.
Ne siede al capo, e si recita intanto
L’inno ''Ustavaiti''<ref>È il tìtolo di una delle Gâtha (Yasna, XLII, 1) di cui più sotto
si riferiscono i primi versi, così denominata dalla sua prima parola
che è ''ustâ'', salute.</ref> e pregasi salute:
:«A quel salute, a cui di tutti è cara
La salute! Aura Mazda la conceda,
Ei, che al desìo conforme ha sua potèsta!»
:Tanto, per quella notte, di letizia
S’apprende l’alma quanta del vivente
Mondo è tutta la gioia. — E dove intanto
</poem><section end="s2" /><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 234 —|}}</noinclude>
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Pagina:Zarathustra - L'Avesta.djvu/235
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||''L'AVESTA''}}</noinclude><poem>
L'alma si sta la susseguente notte?
:Là vicino, Aura Mazda rispondea.
Ne siede al capo, e recitasi intanto
L'inno ''Ustaoaiti'', e pregasi salute :
:«Salute a quello, a cui di tutti è cara
La salute! Aura Mazda la conceda,
Ei, che al desìo conforme ha sua potèsta! »
:Tanto, per quella notte, di letizia
S’apprende l’alma quanta del vivente
Mondo è tutta la gioia. — E dove intanto
La terza notte l’anima si resta?
Là vicino. Aura Mazda rispondea.
Ne siede al capo, e recitasi intanto
L’inno ''Ustavaiti'', e pregasi salute :
:«Salute a quello, a cui di tutti è cara
La salute! Aura Mazda la conceda,
Ei, che al desìo conforme ha sua potèsta! »
:Tanto, per quella notte, di letizia
S’apprende l’alma quanta del vivente
Mondo è tutta la gioia. Allor che al fine
Quella notte divien, verso l’aurora
L’alma si muove dell’uom che fu pio,
E trae verso le piante e vi dimora
Tra le fragranze, mentre a lei di contro
Viene spirando un vento e dall’australe
Plaga si muove, dalle parti australi,
Molto fragrante, più fragrante assai
D’ogni altro vento. Allor, quella afferrando
Aura delle sue nari, Oh! da qual plaga
Dice avanzando l’anima del pio,
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 235 —|}}</noinclude>
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||''L'AVESTA''}}</noinclude><poem>
L’alma si sta la susseguente notte?
:Là vicino, Aura Mazda rispondea.
Ne siede al capo, e recitasi intanto
L’inno ''Ustaoaiti'', e pregasi salute:
:«Salute a quello, a cui di tutti è cara
La salute! Aura Mazda la conceda,
Ei, che al desìo conforme ha sua potèsta!»
:Tanto, per quella notte, di letizia
S’apprende l’alma quanta del vivente
Mondo è tutta la gioia. — E dove intanto
La terza notte l’anima si resta?
Là vicino. Aura Mazda rispondea.
Ne siede al capo, e recitasi intanto
L’inno ''Ustavaiti'', e pregasi salute:
:«Salute a quello, a cui di tutti è cara
La salute! Aura Mazda la conceda,
Ei, che al desìo conforme ha sua potèsta!»
:Tanto, per quella notte, di letizia
S’apprende l’alma quanta del vivente
Mondo è tutta la gioia. Allor che al fine
Quella notte divien, verso l’aurora
L’alma si muove dell’uom che fu pio,
E trae verso le piante e vi dimora
Tra le fragranze, mentre a lei di contro
Viene spirando un vento e dall’australe
Plaga si muove, dalle parti australi,
Molto fragrante, più fragrante assai
D’ogni altro vento. Allor, quella afferrando
Aura delle sue nari, Oh! da qual plaga
Dice avanzando l’anima del pio,
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 235 —|}}</noinclude>
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Pagina:Zarathustra - L'Avesta.djvu/237
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||''L'AVESTA''}}</noinclude><poem>
Parlar per te scegliesti, e tanta mia
Bontà e grandezza ed avvenente aspetto,
E fragranza e virtù contro gli avversi
E vittoria così come ora innanzi
Io m’appresento a te. Nel terren mondo
Se tu vedevi alcun le magic’arti
Oprar talvolta, ingiusto oprar, malvagi
Atti compir, diveller piante<ref>Opera sommamente empia in paese tanto dato all agricoltura come appunto l’Iran nell’antichità e anche ora.</ref>, oh! allora
Là ti ponevi tu li sacri canti
A recitar, l’acque buone adorando
E il Fuoco figlio di Aura Mazda, e pago
L’uom pio rendevi che venìa da lungi
O da lontano. E me, già dolce e grata,
Ora più dolce e grata, e me, già bella,
Or più leggiadra e disïata, in trono
Alto sedente, su più eccelso trono
Assidere facesti. Opra fu tale
Di tuo buono pensier, di tua favella
Buona, del buono oprar! Me vanno intanto
Adorando i mortali, e preci assai
E voti lunghi ad Aura Mazda ei fanno.
:Allor, movendo il primo passo, il piede
L’anima dell’uom pio pone ove stanno
Li suoi buoni pensier. L’altro movendo.
Pone il piè dell’uom pio l’anima allora
Là ’ve si serba ogni suo detto buono.
Movendo poscia il terzo passo, il piede
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 237 —|}}</noinclude>
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Pagina:Zarathustra - L'Avesta.djvu/238
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|''ZARATHUSTRA''||}}</noinclude><poem>
L’anima dell’uom pio pone ove stanno
L’opre sue buone, ed il quarto movendo,
Là pone il piede l’alma dell’uom pio
Dove una luce sempiterna splende.
:Così allor dimandando gli favella
Integro un uom che innanzi a lui morìa:
:Di qual mai guisa, o pio, sei morto e in quale
Guisa venuto, o pio, dalle magioni
Ricche di buoi, dai fatidici augelli,<ref>Non si sa bene cosa voglia dire il testo. Forse è un accenno ad un’antica idea o superstizione, a noi sconosciuta.</ref>
Dal terren mondo a questo spiritale
Nostro mondo, da quello ch’è caduco
A questo mondo sempiterno? Oh! quanto
Lungo il viaggio tuo ver la salute!
:Oh! non gli chieder tu, dice Aura Mazda,
Ciò che gli chiedi, quanto orribil via,
Quanto orrenda e affannosa, egli percorse,
Quando dall’ossa sue furon divisi
L’anima e il senso! Di biondo olio infuso
Come apprestato gli sia ’l cibo, questo
È l’alimento, dopo la sua morte,
Del garzon<ref>Per dire: un uomo, qualunque ne sia l’età.</ref> che pensieri ebbe e parole
Ed opre buone, che fu addetto a nostra
Buona religïon. Questo pur anco
È l’alimento, dopo la sua morte,
Della pia donna che assai buoni i suoi
Detti s’ebbe e i pensieri e l’opre sue,
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 238 —|}}</noinclude>
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Pagina:Zarathustra - L'Avesta.djvu/239
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2026-09-17T19:57:12Z
Alex brollo
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3900698
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||''L'AVESTA''}}</noinclude><poem>
Ossequente al suo sposo e obbedïente!
:Domandò Zarathustra ad Aura Mazda:
Creator, tu, degli esseri terreni,
Beato, santo spirito Aura Mazda,
Allor che un empio muore, oh! dove mai,
In quella notte, l’anima ne resta?
:Là vicino, Aura Mazda rispondea,
O santo Zarathustra, ella si gitta
Alla sua testa, e intender fa la voce
Kima<ref>È la prima parola della preghiera che segue immediatamente.</ref>, tolta dagl’inni; «Oh! ver qual terra
Mi volgerò? Con la preghiera, a quale
Parte trar mi degg’io di questa terra?»
:Tanto, per quella notte, di rancura
L’alma s’apprende quanta del vivente
Mondo è tutta la doglia. — E dove, intanto.
L’alma si sta la susseguente notte?
:Là vicino. Aura Mazda rispondea,
O santo Zarathustra, ella si gitta
Alla sua testa e intender fa la voce
Kima, tolta dagl’inni: «Oh! ver qual terra
Mi volgerò? Con la preghiera, a quale
Parte trar mi degg’io di questa terra?»
:Tanto, per quella notte, di rancura
L’alma s’apprende quanta del vivente
Mondo è tutta la doglia. — E dove, intanto.
La terza notte l’anima si resta?
:Là vicino. Aura Mazda rispondea,
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 239 —|}}</noinclude>
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Pagina:Zarathustra - L'Avesta.djvu/240
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2026-09-17T19:59:58Z
Alex brollo
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3900699
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|''ZARATHUSTRA''||}}</noinclude><poem>
O santo Zarathustra, ella si gitta
Alla sua testa e intender fa la voce
''Kima'', tolta dagl’inni: «Oh! ver qual terra
Mi volgerò? Con la preghiera, a quale
Parte trar mi degg’io di questa terra?»
:Tanto, per quella notte, di rancura
L’alma s’apprende quanta del vivente
Mondo è tutta la doglia. Allor che al fine
Quella notte divien, verso l’aurora,
O Zarathustra, o pio, l’alma dell’empio
Muove e discende in paventosi lochi.
Là tra fetori sta, mentre di contro
Le vien spirando un vento, e dalla nordica
Plaga si muove, dalle parti nordiche,
Assai fetente, più fetente assai
D’ogni altro vento. Allor, quella afferrando
Aura delle sue nari, Oh! da qual plaga,
Dice avanzando l’anima dell’empio,
Spira ver me cotesto vento, quale
Io di mie nari il più fetente apprendo?
{{rp|13|m?inline|}}
:Allor, movendo il passo primo, il piede
L’alma pone dell’empio ove si stanno
I suoi tristi pensier. L’altro movendo,
L’alma dell’empio posa il piè là dove
Tutto si serba ogni suo detto reo.
Movendo poscia il terzo passo, il piede
L’alma posa dell’empio ove si stanno
L’opre sue triste, ed il quarto movendo
Là posa il piede l’anima dell’empio
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 240 —|}}</noinclude>
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Pagina:Zarathustra - L'Avesta.djvu/241
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Alex brollo
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3900700
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|||''L'AVESTA''}}</noinclude><poem>
Dove si stanno tenebre infinite.
:Così allor dimandando gli favella
Malvagio un uom che innanzi a lui perìa:
:In qual mai guisa, empio, sei morto, e in quale
Guisa venuto, o reo, dalle magioni
Ricche di buoi, dai fatidici augelli,
Dal terren mondo a questo spiritale
Nostro mondo, da quello ch’è caduco
A questo mondo sempiterno? Oh! quanto
Lungo il viaggio tuo ver la tua morte!<ref>Verso la morte dell’anima (?).</ref>
:Oh! non gli chieder tu, grida Anra Mamyu,
Ciò che gli chiedi, quanto orribil via,
Quanto orrenda e affannosa esso percorse,
Quando dall’ossa sue furon divisi
L’anima e il senso! Di velen fetente
Come apprestato gli fia ’l cibo, questo
È l’alimento, dopo il morir suo.
Del garzon che pensieri ebbe e parole
Ed opre triste, che fu addetto a rea,
Empia religïon. Questo pur anco,
Dopo la morte sua, è l’alimento
Della impudica che assai tristi i suoi
Detti s’ebbe e i pensieri e l’opre sue.
Non sommessa allo sposo, empia e rubella,
:(''Yasht'', XXII, 1-36).
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 241 —|}}{{PieDiPagina|{{span|Zarathustra|sc}} — L’Avesta||16}}</noinclude>
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{{Ct|c=t2|10. RISURREZIONE DEI MORTI<br>E VENUTA DEL SAOSHYANT}}
<poem>
:Or, la tremenda s’adori per noi
Maestà regia che Aura Mazda fea
Creando, assai laudabile, superna‐
mente fautrice, salutar, splendente,
Possente, a tutte le create cose
Sovrastante, che un dì fia che discenda
Sovra il Saosyante vincitor<ref>Cioè il Salvatore che verrà dall’Oriente al tempo ultimo del mondo. Vedi l’''Introduzione'', II. 48. e il passo 8 del Vendidad riferito di sopra.</ref>, su quelli
Compagni suoi<ref>I primi seguaci e gli eroi del tempo antico risorti dalle loro sepolture.</ref>, perch’egli da vecchiezza
Scevro e da morte faccia il mondo, scevro
D’ogni bruttura e d’ogni tabe, eterna‐
mente di vita pieno, eternamente
Di beni ricco, in sua potèsta sciolto,
Allor che i morti sorgeranno, allora
Che immortal vita avrà il creato, e il mondo
Promuoverà, per suo favore e grazia.
Il vincente Saosyante<ref>Si noti questo particolare che la fine del mondo presente darà luogo ad un altro mondo, che sarà immortale e perfetto.</ref>. Anche immortali
Allor saranno gli esseri terreni,
Di santità quai fur maestri<ref>Uomini e animali puri e buoni al tempo felice del re Yima. Vedi il passo 1 del ''Vendidad''.</ref>, e allora
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Via sparirà la Drugia, essa, che allora
Fia venuta a dar morte all’uom ch’è pio.
Astvaterèta, quello di Aura Mazda
Araldo, figlio di Vispataurva,<ref>Astvaterèta è lo stesso che il Saoshyant. e Vispataurva è un altro nome della fanciulla Eredatfedhri di cui egli sarà figlio.</ref>
Avanzerà dal lago di Kansava,
Vincitrice novella annunziando.
{{rp|13|m=inline}}
Egli, con occhi di saggezza, tutte
Riguarderà le creature, e a terra
La Paesisa<ref>Demone femminile della corruzione e della putredine.</ref> abbatterà, di rea
Trista semenza. Tutte le terrene
Creature, con sguardo di salute
Apportator, riguarderà. Immortale
Egli farà il creato mondo a un solo
De’ sguardi suoi. Verranno anche di lui,
Di lui vincente Astvaterèta, i soci,
Essi che han pia favella ed opre pie
E pii pensieri e fede intègra, e in nullo
Modo han falso parlar. Sermone egli hanno,
Bensì, ch’è di lor soli<ref>Cioè veridico e degno soltanto di loro.</ref>. A lor dinanzi
Cadrà prostrato quel d’asta ferrigna
Armato Aesma<ref>Il demone dell’ira. Vedi a dietro.</ref>, di reo seme, ed ei,
Astvaterèta, abbatterà la mala
Drugia, di origin mala, e tenebrosa.
Il reo Pensier, l’abbatterà colpendo
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 243 —|}}</noinclude>
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Via sparirà la Drugia, essa, che allora
Fia venuta a dar morte all’uom ch’è pio.
Astvaterèta, quello di Aura Mazda
Araldo, figlio di Vispataurva,<ref>Astvaterèta è lo stesso che il Saoshyant, e Vispataurva è un altro nome della fanciulla Eredatfedhri di cui egli sarà figlio.</ref>
Avanzerà dal lago di Kansava,
Vincitrice novella annunziando.
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Egli, con occhi di saggezza, tutte
Riguarderà le creature, e a terra
La Paesisa<ref>Demone femminile della corruzione e della putredine.</ref> abbatterà, di rea
Trista semenza. Tutte le terrene
Creature, con sguardo di salute
Apportator, riguarderà. Immortale
Egli farà il creato mondo a un solo
De’ sguardi suoi. Verranno anche di lui,
Di lui vincente Astvaterèta, i soci,
Essi che han pia favella ed opre pie
E pii pensieri e fede intègra, e in nullo
Modo han falso parlar. Sermone egli hanno,
Bensì, ch’è di lor soli<ref>Cioè veridico e degno soltanto di loro.</ref>. A lor dinanzi
Cadrà prostrato quel d’asta ferrigna
Armato Aesma<ref>Il demone dell’ira. Vedi a dietro.</ref>, di reo seme, ed ei,
Astvaterèta, abbatterà la mala
Drugia, di origin mala, e tenebrosa.
Il reo Pensier, l’abbatterà colpendo
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Il buon Pensiero. Il Dir bugiardo, a terra
L'abbatterà colpendo il Dir verace,
E la Pienezza e l'immortal Salute<ref>Per maggior chiarezza (parendomi che il contesto lo richiedesse) ho tradotto alla meglio, in questo punto, i nomi di questi tra i Santi immortali ; Vohu Manah (il buono e pio pensiero), Aka Manah (il reo {pensiero), Haurvatat (la pienezza), Ameretat (l'immortalità).</ref>
E Fame e Sete annienteranno. Oh! allora.
Orbato di poter, quel, d’ogni trista
Opra Anra Mainyu autor, cadrà prostrato!
:(''Yasht'', XIX. 88-96).
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 244 —|}}</noinclude>
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Il buon Pensiero. Il Dir bugiardo, a terra
L’abbatterà colpendo il Dir verace,
E la Pienezza e l’immortal Salute<ref>Per maggior chiarezza (parendomi che il contesto lo richiedesse) ho tradotto alla meglio, in questo punto, i nomi di questi tra i Santi immortali; Vohu Manah (il buono e pio pensiero), Aka Manah (il reo pensiero), Haurvatat (la pienezza), Ameretat (l’immortalità).</ref>
E Fame e Sete annienteranno. Oh! allora.
Orbato di poter, quel, d’ogni trista
Opra Anra Mainyu autor, cadrà prostrato!
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{{Ct|f=150%|v=1|t=2|L=4pa|BIBLIOGRAFIA}}
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''Avvertenza''. — Si notano qui soltanto le opere principali, quelle in particolare che hanno servito di fondamento alle ulteriori e più precise indagini in questo campo della filologia iranica.
{{Ct|f=100%|v=1|1. - LETTERATURA E STORIA}}
Fr. SpiecEL, Eraniache Allerthumsl{unde, Leipzig. 1871-1873, 3 voli.
A. Hovelacque, l’a vesta, Zoroastre et le Mazdéisme, Paris, 1880.
C. De HaRLEZ, Introduction à l’Aoeata, Paris. 1881 {Bibliothèque orientale, voi. V).
1. DaRMESTETER, Étudea iraniennea, Paris, 1882, 2 voli. - e: Ortnazd et Ahriman, Paris, 1877.
K. Geldner, Zend~A Vesta {in Encyclopaedia Britannica, volume XXIV); - e: A westa-litteratur (in Grundriss der iranischen Philologie, von W. Geiger und 1. Kuhn, 18%).
A. V. W. Jackson, Zoroaater thè prophet of ancient Iran, New York. 1899, - e: Persia past and present, New York, 1905.
C. De Harlez, Dea originea da Zoroaatrisme, Paris. 1879.
{{Ct|f=100%|v=1|II. - EDIZIONI E TRADUZIONI}}
Vendidad Sadé, l’un des livrea de Zoroastre... publié par M. E. Burnouf, Paris, 1829-1843.
Vendidad-Sade, die heiligen Sohriften Zoroaster’ s Yafna, Vispered, Vendidad, herausgegeben von H. BrockhallS, Leipzig. 1850.
A Vesta, die heiligen Schriften der Parsen... herausgegeben von Fr. Spiecel, Wien, 1853, 2 voli.
Zendavesta, or thè religious books of thè Zoroaslrians. ed. by N. L. Westercaard, Kopenhagen, 1852-54.<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 245 —|}}</noinclude>
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''Avvertenza''. — Si notano qui soltanto le opere principali, quelle in particolare che hanno servito di fondamento alle ulteriori e più precise indagini in questo campo della filologia iranica.
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Fr. SpiecEL, Eraniache Allerthumsl{unde, Leipzig. 1871-1873, 3 voli.
A. Hovelacque, l’a vesta, Zoroastre et le Mazdéisme, Paris, 1880.
C. De HaRLEZ, Introduction à l’Aoeata, Paris. 1881 {Bibliothèque orientale, voi. V).
1. DaRMESTETER, Étudea iraniennea, Paris, 1882, 2 voli. - e: Ortnazd et Ahriman, Paris, 1877.
K. Geldner, Zend~A Vesta {in Encyclopaedia Britannica, volume XXIV); - e: A westa-litteratur (in Grundriss der iranischen Philologie, von W. Geiger und 1. Kuhn, 18%).
A. V. W. Jackson, Zoroaater thè prophet of ancient Iran, New York. 1899, - e: Persia past and present, New York, 1905.
C. De Harlez, Dea originea da Zoroaatrisme, Paris. 1879.
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Vendidad Sadé, l’un des livrea de Zoroastre... publié par M. E. Burnouf, Paris, 1829-1843.
Vendidad-Sade, die heiligen Sohriften Zoroaster’ s Yafna, Vispered, Vendidad, herausgegeben von H. BrockhallS, Leipzig. 1850.
A Vesta, die heiligen Schriften der Parsen... herausgegeben von Fr. Spiecel, Wien, 1853, 2 voli.
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''Avvertenza''. — Si notano qui soltanto le opere principali, quelle in particolare che hanno servito di fondamento alle ulteriori e più precise indagini in questo campo della filologia iranica.
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{{Sc|Fr. Spiegel,}} ''Eranische Alterthumskunde'', Leipzig, 1871-1873, 3 voll.
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{{Sc|C. De Harlez}}, ''Introduction à l'Avesta'', Paris, 1881 (''Bibliothèque orientale'', vol. V).
{{Sc|I. Darmesteter}}, ''Études iraniennes'', Paris, 1882, 2 voll. e: ''Ormazd et Ahriman'', Paris, 1877.
{{Sc|K. Geldner}}, ''Zend-Avesta'' (in ''Encyclopaedia Britannica'', volu- me XXIV); - e: ''Avesta-litteratur'' (in ''Grundriss der iranischen Philo- logie'', von W. Geiger und 1. Kuhn, 1896).
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{{Sc|C. De Harlez}}, ''Des origines du Zoroastrisme'', Paris, 1879.
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{{Sc|Vendidad Sadé}}, l'un des livres de Zoroastre... publié par
{{Sc|M. E. Burnouf}}, Paris, 1829-1843.
''Vendidad-Sade,'' die heiligen Schriften Zoroaster's ''Yaçna, Vispe- red, Vendidad'', herausgegeben von {{Sc|H. Brockhaus}}, Leipzig. 1850.
''Avesta'', die heiligen Schriften der Parsen... herausgegeben von
{{Sc|Fr. Spiegel}}, Wien, 1853, 2 voll.
''Zendavesta'', or the religious books of the Zoroastrians, ed. by {{Sc|N. L. Westergaard,}} Kopenhagen, 1852-54.<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 245 —|}}</noinclude>
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''Avvertenza''. — Si notano qui soltanto le opere principali, quelle in particolare che hanno servito di fondamento alle ulteriori e più precise indagini in questo campo della filologia iranica.
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{{Sc|Fr. Spiegel,}} ''Eranische Alterthumskunde'', Leipzig, 1871-1873, 3 voll.
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{{Sc|I. Darmesteter}}, ''Études iraniennes'', Paris, 1882, 2 voll. e: ''Ormazd et Ahriman'', Paris, 1877.
{{Sc|K. Geldner}}, ''Zend-Avesta'' (in ''Encyclopaedia Britannica'', volume XXIV); — e: ''Avesta-litteratur'' (in ''Grundriss der iranischen Philologie'', von W. Geiger und 1. Kuhn, 1896).
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{{Sc|M. E. Burnouf}}, Paris, 1829-1843.
''Vendidad-Sade,'' die heiligen Schriften Zoroaster's ''Yaçna, Vispe- red, Vendidad'', herausgegeben von {{Sc|H. Brockhaus}}, Leipzig. 1850.
''Avesta'', die heiligen Schriften der Parsen... herausgegeben von
{{Sc|Fr. Spiegel}}, Wien, 1853, 2 voll.
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''Avvertenza''. — Si notano qui soltanto le opere principali, quelle in particolare che hanno servito di fondamento alle ulteriori e più precise indagini in questo campo della filologia iranica.
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{{Sc|Fr. Spiegel,}} ''Eranische Alterthumskunde'', Leipzig, 1871-1873, 3 voll.
{{Sc|A. Hovelacque}}, ''l'Avesta, Zoroastre et le Mazdéisme'', Paris, 1880.
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{{Sc|Vendidad Sadé}}, l'un des livres de Zoroastre... publié par
{{Sc|M. E. Burnouf}}, Paris, 1829-1843.
''Vendidad-Sade,'' die heiligen Schriften Zoroaster's ''Yaçna, Vispered, Vendidad'', herausgegeben von {{Sc|H. Brockhaus}}, Leipzig. 1850.
''Avesta'', die heiligen Schriften der Parsen... herausgegeben von
{{Sc|Fr. Spiegel}}, Wien, 1853, 2 voll.
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<noinclude><pagequality level="1" user="BrolloBot" />{{RigaIntestazione|''BIBLIOGRAFIA''||}}</noinclude>
A Vesta» die heiligen Bucher der Parseti, in Auftrag der K. Akademie der WissenscKaften in Wicn, herausgegeben von K. F. GELONER, 1895; Stuttgart, 1886-1895.
Scelta di passi dell’^l i?es/a. a modo di Antologia, nelle seguenti opere: De HaRLEZ, Manuel de la langue de V s Avesia 9, Paris, 1878 e 1882; — Geiger, Handhuch der Awestasprache, Erlangen. 1879; — JUSTI, Handhuch der Zendsprache, Leipzig. 1864; — A. V. JACKSON, Avesta Reader, Stuttgart, 1893; — I. PlZZI, Manuale delVantico ironico (pcrsiono c zendo). Torino. 1897.
Per la metrica deiri4oesta: K. GeldnER, Ueher die Afefri^ dea Jtingeren iiAvesta», Tiibingen, 1877.
Fr. SpiegeL, a vesta, d’ C heiligen Schriften der Parsen aus dem Grundtext iibersetzt. Leipzig. 1852-63, 3 voli.
C. De HarLEZ, A vesta, livre sacre dea sectateurs de Zoroastre. traduit du texte, Liège. 1875-77.
Oltre la versione inglese di 1. Darmesteter, pubblicata in diversi luoghi e in diverse raccolte scientifiche e letterarie, abbiamo molte versioni parziali dei seguenti autori: KOSSOWICZ, HOsschMANN. BarTHOLOMAE, GeICER, GELDNER, WILHELM, JaCKSON, ecc.. ecc.
Di una versione italiana del Kendidod, per opera del CanniZZARO. che fra non breve sarà pubblicata, si è fatta onorevole menzione nella Prefazione.
In questi ultimi decenni sono state pubblicate infinite opere minori intese a dichiau-are ora questo ora quel punto o dei testi o della grammatica o della storia del Zoroastrismo. Di tutte o di grandissima parte dì esse ha reso conto di anno in anno il Prof, E. WILHELM, dell’Università di Jena, nella Zeitschriit der Dcutachen Morgenlandischen Gesellschaft di Lipsia e di Halle, e in altri periodici letterari di Germania.
Anche i Parsi d’india, ultimi seguaci dì Zarathustra, in questi ultimi, anni hanno pubblicato molte opere importanti, intese ad illustrare la vita e le opere del loro grande profeta e legislatore e a dichiararne la parola, nei suoi scritti santi, ch’essi hanno portati e gelosamente conservati presso di sè quando, davanti aH’invasione musulmana nel VII secolo, dovettero abbandonare la patria.<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 246 —|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|''BIBLIOGRAFIA''||}}</noinclude>
''Avesta'', die heiligen Bücher der Parsen, in Auftrag der K. Akademie der Wissenschaften in Wien, herausgegeben von K. F. {{Sc|Geldner}}, 1895; Stuttgart, 1886-1895.
Scelta di passi dell’''Avesta'', a modo di Antologia, nelle seguenti opere: {{Sc|De Harlez}}, ''Manuel de la langue de l’Avesta»'', Paris, 1878 e 1882: —
{{Sc|Geiger}}, ''Handbuch der Awestasprache'', Erlangen, 1879; —
{{Sc|Justi}}, ''Handbuch der Zendsprache'', Leipzig, 1864; — {{Sc|A. V. Jackson,}}
I, Stuttgart, 1893; {{Sc|I. Pizzi}}, ''Manuale dell’antico iranico (persiano e zendo)'', Torino, 1897.
Per la metrica dell’''Avesta'': {{Sc|K. Geldner,}} ''Ueber die Metrik des jüngeren «Avesta»'', Tübingen, 1877.
{{Sc|Fr. Spiegel,}} ''Avesta'', die heiligen Schriften der Parsen aus dem Grundtex übersetzt, Leipzig, 1852-63, 3 voll.
{{Sc|C. De Harlez}}, ''Avesta'', livre sacré des sectateurs de Zoroastre. tradui du texte, Liège, 1875-77.
Oltre la versione inglese di {{Sc|I. Darmesteter}}, pubblicata in diversi luoghi e in diverse raccolte scientifiche e letterarie, abbiamo molte versioni parziali dei seguenti autori: {{Sc|Kossowicz, Hübschmann, Bartholomae, Geiger, Geldner, Wilhelm, Jackson}}, ecc., ecc.
Di una versione italiana del ''Vendidad'', per opera del Cannizzaro. che fra non breve sarà pubblicata, si è fatta onorevole menzione nella ''Prefazione''.
In questi ultimi decenni sono state pubblicate infinite opere minori intese a dichiarare ora questo ora quel punto o dei testi o della grammatica o della storia del Zoroastrismo. Di tutte o di grandissima parte di esse ha reso conto di anno in anno il Prof. {{Sc|E. Wilhelm,}}
dell’Università di Jena, nella ''Zeitschrift der Deutschen Morgenländischen Gesellschaft'' di Lipsia e di Halle, e in altri periodici letterari di Germania.
Anche i Parsi d’India, ultimi seguaci di Zarathustra, in questi ultimi anni hanno pubblicato molte opere importanti, intese ad illustrare la vita e le opere del loro grande profeta e legislatore e a dichiararne la parola, nei suoi scritti santi, ch’essi hanno portati e gelosamente conservati presso di sè quando, davanti all’invasione musulmana nel VII secolo, dovettero abbandonare la patria.
{{Rule|8em|t=1|v=1}}<noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 246 —|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|''ZARATHUSTRA''||}}</noinclude>
''Avesta'', die heiligen Bücher der Parsen, in Auftrag der K. Akademie der Wissenschaften in Wien, herausgegeben von K. F. {{Sc|Geldner}}, 1895; Stuttgart, 1886-1895.
Scelta di passi dell’''Avesta'', a modo di Antologia, nelle seguenti opere: {{Sc|De Harlez}}, ''Manuel de la langue de l’Avesta»'', Paris, 1878 e 1882: — {{Sc|Geiger}}, ''Handbuch der Awestasprache'', Erlangen, 1879; — {{Sc|Justi}}, ''Handbuch der Zendsprache'', Leipzig, 1864; — {{Sc|A. V. Jackson,}}
I, Stuttgart, 1893; {{Sc|I. Pizzi}}, ''Manuale dell’antico iranico (persiano e zendo)'', Torino, 1897.
Per la metrica dell’''Avesta'': {{Sc|K. Geldner,}} ''Ueber die Metrik des jüngeren «Avesta»'', Tübingen, 1877.
{{Sc|Fr. Spiegel,}} ''Avesta'', die heiligen Schriften der Parsen aus dem Grundtex übersetzt, Leipzig, 1852-63, 3 voll.
{{Sc|C. De Harlez}}, ''Avesta'', livre sacré des sectateurs de Zoroastre. tradui du texte, Liège, 1875-77.
Oltre la versione inglese di {{Sc|I. Darmesteter}}, pubblicata in diversi luoghi e in diverse raccolte scientifiche e letterarie, abbiamo molte versioni parziali dei seguenti autori: {{Sc|Kossowicz, Hübschmann, Bartholomae, Geiger, Geldner, Wilhelm, Jackson}}, ecc., ecc.
Di una versione italiana del ''Vendidad'', per opera del Cannizzaro. che fra non breve sarà pubblicata, si è fatta onorevole menzione nella ''Prefazione''.
In questi ultimi decenni sono state pubblicate infinite opere minori intese a dichiarare ora questo ora quel punto o dei testi o della grammatica o della storia del Zoroastrismo. Di tutte o di grandissima parte di esse ha reso conto di anno in anno il Prof. {{Sc|E. Wilhelm,}}
dell’Università di Jena, nella ''Zeitschrift der Deutschen Morgenländischen Gesellschaft'' di Lipsia e di Halle, e in altri periodici letterari di Germania.
Anche i Parsi d’India, ultimi seguaci di Zarathustra, in questi ultimi anni hanno pubblicato molte opere importanti, intese ad illustrare la vita e le opere del loro grande profeta e legislatore e a dichiararne la parola, nei suoi scritti santi, ch’essi hanno portati e gelosamente conservati presso di sè quando, davanti all’invasione musulmana nel VII secolo, dovettero abbandonare la patria.
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''Avesta'', die heiligen Bücher der Parsen, in Auftrag der K. Akademie der Wissenschaften in Wien, herausgegeben von K. F. {{Sc|Geldner}}, 1895; Stuttgart, 1886-1895.
Scelta di passi dell’''Avesta'', a modo di Antologia, nelle seguenti opere: {{Sc|De Harlez}}, ''Manuel de la langue de l’Avesta»'', Paris, 1878 e 1882: — {{Sc|Geiger}}, ''Handbuch der Awestasprache'', Erlangen, 1879; — {{Sc|Justi}}, ''Handbuch der Zendsprache'', Leipzig, 1864; — {{Sc|A. V. Jackson,}}
I, Stuttgart, 1893; {{Sc|I. Pizzi}}, ''Manuale dell’antico iranico (persiano e zendo)'', Torino, 1897.
Per la metrica dell’''Avesta'': {{Sc|K. Geldner,}} ''Ueber die Metrik des jüngeren «Avesta»'', Tübingen, 1877.
{{Sc|Fr. Spiegel,}} ''Avesta'', die heiligen Schriften der Parsen aus dem Grundtex übersetzt, Leipzig, 1852-63, 3 voll.
{{Sc|C. De Harlez}}, ''Avesta'', livre sacré des sectateurs de Zoroastre, tradui du texte, Liège, 1875-77.
Oltre la versione inglese di {{Sc|I. Darmesteter}}, pubblicata in diversi luoghi e in diverse raccolte scientifiche e letterarie, abbiamo molte versioni parziali dei seguenti autori: {{Sc|Kossowicz, Hübschmann, Bartholomae, Geiger, Geldner, Wilhelm, Jackson}}, ecc., ecc.
Di una versione italiana del ''Vendidad'', per opera del Cannizzaro, che fra non breve sarà pubblicata, si è fatta onorevole menzione nella ''Prefazione''.
In questi ultimi decenni sono state pubblicate infinite opere minori intese a dichiarare ora questo ora quel punto o dei testi o della grammatica o della storia del Zoroastrismo. Di tutte o di grandissima parte di esse ha reso conto di anno in anno il Prof. {{Sc|E. Wilhelm,}}
dell’Università di Jena, nella ''Zeitschrift der Deutschen Morgenländischen Gesellschaft'' di Lipsia e di Halle, e in altri periodici letterari di Germania.
Anche i Parsi d’India, ultimi seguaci di Zarathustra, in questi ultimi anni hanno pubblicato molte opere importanti, intese ad illustrare la vita e le opere del loro grande profeta e legislatore e a dichiararne la parola, nei suoi scritti santi, ch’essi hanno portati e gelosamente conservati presso di sè quando, davanti all’invasione musulmana nel VII secolo, dovettero abbandonare la patria.
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L'Avesta (Pizzi, 1914)
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Alex brollo
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{{Qualità|avz=75%|data=18 settembre 2026}}{{Intestazione
| Nome e cognome dell'autore = Zarathustra
| Nome e cognome del curatore =
| Titolo =L'Avesta
| Anno di pubblicazione = Antichità
| Lingua originale del testo = persiano
| Nome e cognome del traduttore = Italo Pizzi
| Anno di traduzione = 1914
| Progetto =
| Argomento = libri sacri
| URL della versione cartacea a fronte = Indice:Zarathustra - L'Avesta.djvu
}}
<pages index="Zarathustra - L'Avesta.djvu" from="1" to="1" />
==Indice==
* {{testo|/Prefazione}}
* {{testo|/Introduzione}}
** {{testo|/Introduzione/Capo I - Gli Irani}}
** {{testo|/Introduzione/Capo II - Zarathustra e la sua religione}}
* {{testo|/L'Avesta}}
** {{testo|/L'Avesta/I. Dal Vendidad}}
*** {{testo|/L'Avesta/I. Dal Vendidad/1|1. — Il re Yima propagatore del genere umano e primo agricoltore}}
*** {{testo|/L'Avesta/I. Dal Vendidad/2|2. — Il diluvio}}
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*** {{testo|/L'Avesta/I. Dal Vendidad/5|5. — Contaminazione della Drugia cadaverica}}
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** {{testo|/L'Avesta/II. Dal Yasna}}
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** {{testo|/L'Avesta/III. Dalle Gatha}}
*** {{testo|/L'Avesta/III. Dalle Gatha/1|1. — Preci e auguri per Zarathustra e per Vistaspa}}
*** {{testo|/L'Avesta/III. Dalle Gatha/2|2. — Lamento della giovenca primeva}}
*** {{testo|/L'Avesta/III. Dalle Gatha/3|3. — I due spiriti primevi}}
*** {{testo|/L'Avesta/III. Dalle Gatha/4|4. — Contro i nemici della religione}}
*** {{testo|/L'Avesta/III. Dalle Gatha/5|5. — Domande ad Ahura Mazdao intorno al perchè e all’origine delle cose}}
*** {{testo|/L'Avesta/III. Dalle Gatha/6|6. — Preghiere, voti, benedizioni}}
** {{testo|/L'Avesta/IV. Dagli Inni (Yasht)}}
*** {{testo|/L'Avesta/IV. Dagli Inni (Yasht)/1|1. — Inno alla dea delle acque Ardvi Sura Anahita}}
*** {{testo|/L'Avesta/IV. Dagli Inni (Yasht)/2|2. — Inno al Sole}}
*** {{testo|/L'Avesta/IV. Dagli Inni (Yasht)/3|3. — inno alla Luna}}
*** {{testo|/L'Avesta/IV. Dagli Inni (Yasht)/4|4. — Combattimento di Tistrya (Sirio) col demone Apaosha}}
*** {{testo|/L'Avesta/IV. Dagli Inni (Yasht)/5|5. — Inno a Mithra }}
*** {{testo|/L'Avesta/IV. Dagli Inni (Yasht)/6|6. — Inno alle Fravashi}}
*** {{testo|/L'Avesta/IV. Dagli Inni (Yasht)/7|7. — Il lamento di Ashi }}
*** {{testo|/L'Avesta/IV. Dagli Inni (Yasht)/8|8. — Inno alla maestà reale}}
*** {{testo|/L'Avesta/IV. Dagli Inni (Yasht)/9|9. — Ancora della condizione dell’anima umana dopo la morte}}
*** {{testo|/L'Avesta/IV. Dagli Inni (Yasht)/10|10. — Risurrezione dei morti e venuta del Saoshyant}}
* {{testo|/Bibliografia}}
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<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||— 147 —|}}</noinclude>{{Pt|mane|rimane}} nulla che valga la pena d’esser visto. Ed io perciò dico che, chi può, e ha il tempo e i soldi e la salute e indi l’umore e la voglia, dopo visto Napoli ci stia, ci viva, la goda a tutte le ore, fino all’ultima della vita che gli auguro lunga e sopra tutto felice. Il fatto è che Napoli è bellissima, e che la Campania tutta è ricca di maraviglie naturali e di ricordi storici. Napoli sbarlordisce ed è la città d’Italia che lascia più viva impressione nella mente del viaggiatore, che dà maggiormente l’idea di una grande metropoli e che mentre ha tutti i caratteri del cosmopolitismo dei più grandi centri europei, conserva allo stesso tempo i più minuti caratteri d’italianità, etnici e storici. Il paesaggio ed il clima, il Vesuvio e Pompei, il golfo e il mare, Posillipo e Sorrento, la vivacità del colore e del gesto, l’indolenza e la genialità, e sopra tutto la fluidità e la sonorità del dialetto. I segni tutti della nostra razza vi si riuniscono spinti al massimo grado.
E l’indolenza, e la passione per tutto ciò che è brillante, colorito, caricato, fastoso, esagerato, esteriore, che si traduce nelle grosse catene, negli enormi anelli, nei favolosi brillanti chimici grossi come un occhio di bue, nei panciotti bianchi listati in nero, le giacche turchine, i calzoni a grossi quadri, i berretti rossi; le superstizioni, le credenze, le religiosità superficiali ma {{Pt|esage-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||— 148 —|}}</noinclude>{{Pt|rate|esagerate}}, coi cornetti, le fiche, i gobbetti, gli altri scongiuri contro il mal’occhio e l’iettatura, con le cure a base di canti e di musica contro il morso della tarantola, con le imagini di santi piantate per le vie e le processioni e il miracolo di San Gennaro; le preferenze sapide per il piccante, il molto forte e il molto dolce, con le pietanze cariche di pepe, di cannella, di chiodi di garofano e di spezierie di ogni sorta, di pistacchi e nocciole, coi pesci in salsa di cioccolata, e pizze a base di formaggi potentemente fermentati e peperoni così detti a cornetto che levano la pelle al palato, e perfino nel suo linguaggio pieno di esclamazioni d’interiezioni e di onomatopee, mostra nel popolo napoletano il persistente rivo di sangue orientale che scorre nelle sue vene. In quanti di questi usi e costumi, abitudini e vizi, non scorgiamo noi una grande identità con quelli orientali, con quelli, arabi e con quelli della grande civiltà greca?
Pompei è morta soffocata sotto le ceneri vulcaniche settantanove anni dopo G. C. Ma la opulenta città che si distendeva ai piedi del terribile Vesuvio rivive, molto più che per i sapienti scavi, nella incantatrice Napoli, in tutto lo splendore ed il fasto e specialmente in tutto il carattere della sua popolazione. Io non so se all’epoca esistessero già i pastifici di Gragnano e Torre Annunziata ma ho visto dei piatti al {{Pt|Mu-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||— 149 —|}}</noinclude>{{Pt|seo|Museo}} Nazionale, con certi rimasugli carbonizzati che mi fanno forte sospettare essere stati anchei pompeiani appassionati mangiatori di quel che forma il piatto rappresentativo per eccellenza della cucina napoletana.
Ma è nelle manifestazioni musicali che si rivela intiero il carattere orientale del napoletano.
Dico nelle manifestazioni musicali, ma non mi si fraintenda. Il canto arabo ad esempio, ha nelle sue danze, nelle sue ninne-nanne, nelle canzoni d’amore o funebri, con i suoi strascicati, la tonalità ondeggiante propria della scala naturale, i passaggi e le acciaccature sempre semitonanti, le modulazioni senza preventiva introduzione di una nuova sensibile, che di sensibile anzi spesso non hanno affatto, rimanendo il settimo grado a salire come a scendere alla distanza di seconda maggiore dalla tonica, con quella specie di malinconica austerità che gli viene dalla semplicità anche ove è il fiore, dalla serietà anche nel ritmo della danza, caratteri assolutamente diversi ed estranei alla musica napoletana poichè questa, oramai, ha ben sviluppato il senso tonale e modale moderno e suol presentarsi in ghingheri come una vecchia cortigiana. Ma anche la vecchia sgualdrina è in fondo, come tutte le sciagurate, triste e c’è del tenero nella sua anima che può talvolta essere sublime come quella di Fantina madre. Così anche nel moderno ''cliché''<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||— 150 —|}}</noinclude>della canzone napoletana, sotto gli orpelli, vibra ancora l’antica tenerezza, l’amore, la mestizia, un senso di scoramento che la fanno, tanta è la sua forza espressiva, intendere e sentire a chiunque, anche allo straniero cui sia incomprensibile il dialetto e persino la lingua italiana.
Il ''cliché'' ho detto perchè da lungo tempo la canzone napoletana è ridotta in sì deplorevole stato. E la grande rivendita, la enorme edicola per cui questi ''clichè'' vengono tirati a migliaia di copie e a fasci rivenduti, è la famosissima non meno che corrottissima festa di Piedigrotta.
La festa che si ricollega forse, come alcuni vogliono dedurre da un frammento del ''Satiricon'' di {{AutoreCitato|Petronio Arbitro|Petronio}}, ai notturni riti pagani celebrati in onore del Nume Lampsaco in un delubro situato vicino alla grotta e che di tali antichi pubblici riti pagani nella forma esteriore molto conserva; che risale, nella forma religiosa più moderna al 1353 in cui la leggenda e la storia mescolandosi e immedesimandosi cominciano a registrare qualche cosa di questa festa, che avviene fra il sette e l’otto settembre, ed in cui il popolo, impazzendo come negli antichi saturnali, lancia il suo grido, scioglie il suo canto pensato, sentito e maturato durante l’intiero anno. E ancora a’ di nostri nell’immenso trambusto, nel tramesti e vocio di diecine di migliaia di persone, comparisce qua e là qualche strumento<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||— 151 —|}}</noinclude>primitivo, fa spicco qualche ritmo, risuona qualche melodia che nella gazzarra moderna sono come un soffio venuto da lontano, di là dall’Oriente.
Un tempo, certo, la canzone era portata a Piedigrotta da frotte di contadini accorsi in processione alla gloria della Vergine, e vi era portata qual’era spontaneamente sgorgata dalla go la del popolo. Ma, col progresso, colla civiltà e più che tutto con la smania di farsi un nome e far quattrini, la canzone fu pensata e scritta individualmente col proposito di pensarla e scriveria, e man mano si bandirono concorsi, si misero dei premii, si nominarono giurie tecniche ed.... artistiche.
La canzone del popolo napoletano è stata così, a lente badilate, sotterrata. Quella che ancor oggi vive non è più la canzone del popolo ma la canzone che al popolo vien data.... dopo l’approvazione della giuria. Comunque scritta da napoletani, su versi napoletani, i caratteri etnici partenopei per quanto travisati e storicamente infagottati conserva e tramanda. E tanto sono potenti che anche il profano sa subito, a colpo d’orecchio, ravvisare la «canzonetta napoletana» che rimane come tipo, così come una forma musicale qualunque, e che si scrive una canzone napoletana come si scrive una sinfonia o un valtzer.<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||— 151 —|}}</noinclude>primitivo, fa spicco qualche ritmo, risuona qualche melodia che nella gazzarra moderna sono come un soffio venuto da lontano, di là dall’Oriente.
Un tempo, certo, la canzone era portata a Piedigrotta da frotte di contadini accorsi in processione alla gloria della Vergine, e vi era portata qual’era spontaneamente sgorgata dalla gola del popolo. Ma, col progresso, colla civiltà e più che tutto con la smania di farsi un nome e far quattrini, la canzone fu pensata e scritta individualmente col proposito di pensarla e scriveria, e man mano si bandirono concorsi, si misero dei premii, si nominarono giurie tecniche ed.... artistiche.
La canzone del popolo napoletano è stata così, a lente badilate, sotterrata. Quella che ancor oggi vive non è più la canzone del popolo ma la canzone che al popolo vien data.... dopo l’approvazione della giuria. Comunque scritta da napoletani, su versi napoletani, i caratteri etnici partenopei per quanto travisati e storicamente infagottati conserva e tramanda. E tanto sono potenti che anche il profano sa subito, a colpo d’orecchio, ravvisare la «canzonetta napoletana» che rimane come tipo, così come una forma musicale qualunque, e che si scrive una canzone napoletana come si scrive una sinfonia o un valtzer.<noinclude><references/></noinclude>
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Un tempo, certo, la canzone era portata a Piedigrotta da frotte di contadini accorsi in processione alla gloria della Vergine, e vi era portata qual’era spontaneamente sgorgata dalla gola del popolo. Ma, col progresso, colla civiltà e più che tutto con la smania di farsi un nome e far quattrini, la canzone fu pensata e scritta individualmente col proposito di pensarla e scriveria, e man mano si bandirono concorsi, si misero dei premi, si nominarono giurie tecniche ed.... artistiche.
La canzone del popolo napoletano è stata così, a lente badilate, sotterrata. Quella che ancor oggi vive non è più la canzone del popolo ma la canzone che al popolo vien data.... dopo l’approvazione della giuria. Comunque scritta da napoletani, su versi napoletani, i caratteri etnici partenopei per quanto travisati e storicamente infagottati conserva e tramanda. E tanto sono potenti che anche il profano sa subito, a colpo d’orecchio, ravvisare la «canzonetta napoletana» che rimane come tipo, così come una forma musicale qualunque, e che si scrive una canzone napoletana come si scrive una sinfonia o un valtzer.<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione|''ZARATHUSTRA''||}}</noinclude><poem>
Spira ver me cotesto vento, quale
Io di mie nari il più soave apprendo?
All’alma allora, cui venia di contro
L’aura fragrante, traggesi la sua
Stessa relïgion d’una fanciulla
Nelle sembianze, leggiadra fanciulla,
Dalle candide braccia, inclita, forte,
Aitante del corpo, alta, fiorente,
Ben conformata la persona, illustre,
Splendida il viso, di tre lustri appena
Nella crescenza corporal, di tale
Beltà nel corpo qual soltanto in quelle
Trovasi di quaggiù donne più vaghe.
:Così allor domandando la richiede
L’anima dell’uom pio: Deh! quale ancella.
Quale ancella sei tu, ch’io mai del corpo
Sì bella non vid’io fra l’altre tutte?
:Così allor le risponde quella sua
Stessa religïone: Io veramente
Sono, o garzone, il tuo miglior pensiero,
Il tuo detto miglior, l’opra migliore
Di te, la tua religïon, la tua
Fede stessa, inerente alla persona.
:Or, chi te mai desiderò, soggiunge.
Di tal grandezza e venustà, di tale
Bontà, di tal fragranza e tal vittoria,
Di tal virtù contro gli avversi, quale
A me qui t’appresenti? — Oh! tu medesmo,
Garzon, per tale mi desiderasi!
Il buon pensiero e l’oprar buono e il buono
</poem><noinclude><references/>{{PieDiPagina||— 236 —|}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||— 152 —|}}</noinclude>Esempi di canzoni etniche del popolo? Non seppi trovarne. Mi contento darne due, al popolo ben accette e certo fra le migliori: ''Fenesta ch’alucive'' su cui tanto si scrisse per attribuirla all’uno od all’altro musicista e nella quale lo spunto che pare tolto alla preghiera del ''Mosè'' di {{AutoreCitato|Gioachino Rossini|Rossini}} va a morire e perdersi nella dolce melodia belliniana della ''Sonnambula''; <i>Fenesta vascia</i>, l’antica colascionata che comincia allo stesso modo della precedente, ma che ne differisce nello svolgimento e che a noi ricorda e fa rivedere le figure di Remigio, dell’onesto Vitale, del povero Belcuore del fido Capi coi quali abbiamo tutti, da ragazzi, pianto e sorriso, sofferto e gioito (Tav. n. [[L'Anima_musicale_d'Italia/Campania/Fenesta_che_lucive|56]], [[L'Anima_musicale_d'Italia/Campania/Fenesta_vascia|57]]).
{{Centrato|⁂}}
Citare altre canzoni? Che vale? Tutti gli anni sono nuove centinaia, ma poche raggiungono la popolarità, pochissime la meritano. Le migliori rimangono sempre quelle poche diremo così passate alla storia come ''Te voglio bene assaje E tu nun pienze a me''; ''Funiculi, funiculà''; ''Marecchiaro''; ''Scetete scè''; ''Santa Lucia''; ed altre poche. Ma in taluna ancora delle moderne risuona l’eco di passati tempi; canta l’anima del partenope abitatore, leone e coniglio, fanello e signolo, pulcinella e Antony.
Un po’ Cirano in conclusione.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||— 153 —|}}</noinclude>{{Ct|f=200%|t=5|CALABRIA}}
Veramente, prima di scendere alla punta sarebbe stato logico trattenersi un po’ a frugare nello sperone, nel collo, nel flosso di questo nostro amatissimo stivale descritto, a parole che rodono come il vetriolo, da {{AutoreCitato|Giuseppe Giusti|Giuseppe Giusti}}.
Ma la cosa, tentata, non m’è riuscita.
Del così detto sperone d’Italia come lo chiama il Vocino in un suo pregevole libro, delle Puglie in genere, nulla fuorchè le descrizioni, ammirabili e minuziose ma pur sempre descrizioni che in fatto di musica non valgono il più piccolo pezzetto di pentagramma con quattro note scritte su.
Della Basilicata propriamente detta una sola canzone, sorta di serenata pastorale che qui riporto, ma che mi parve troppo poco per poter fare la regione oggetto di esame critico separato.
Possiamo, tutt’al più, far rilevare al lettore come qui si estendano le propaggini della etnofonia che nei suoi strati primitivi ha tanta affinità coi caratteri della etnofonia calabrese mantenutasi più arcaica, semplice e pura di quella napoletana che di posticce grazie e di belletti fa lenocinio ad attirare il forestiero ([[L'Anima_musicale_d'Italia/Calabria/Int'a_nu_boscu|Tav. n. 58]]).<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||— 154 —|}}</noinclude>
{{Centrato|⁂}}
Magna Grecia propriamente detta e di cui alcuni costumi e modi della vita odierna si rivelano ancora improntati di greca civiltà e molti altri più antichi e primitivi. Regione dunque per ogni verso interessantissima allo studioso di etnografia, e studiata infatti abbastanza minutamente da archeologi, etnografi, dialettologi, pittori e poeti, scienzati ed artisti di ogni genere, amatori di varietà, curiosità, oggetti in qualche guisa preziosi per la lavorazione di colore locale. Di musicologi no, ci s’intende. Essi hanno altro da fare. Ci sono tuttora tanti cadaveri di rispettabili musicisti che ai loro tempi vissero senza infamia nè lode che aspettano qualche pietoso restauratore che li rinvernici e li gonfi, li gonfi.... tanto s’anco scoppiassero più morti di quel che sono non potrebbero. Ma occuparsi della «canzonetta» calabrese che gioverebbe?
Perciò è che in una pubblicazione continuativa che ha per titolo ''L’Italia Artistica'' consistente in una serie di monografie illustrate, pubblicate sotto la direzione del dott. Corrado Ricci, edita con tutto il lusso cui è abituato l’Istituto Italiano d’Arti Grafiche di Bergamo, è un volume dedicato alle Calabrie in cui sono riprodotte<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||— 155 —|}}</noinclude>chiese, particolari di monumenti, costumi, statue, paesaggi, tessuti, merletti, gioielli, vasellami, di tutto, fuorchè di musica. La musica non è un’arte e nelle storie delle arti la musica non figura mai. Questa è la vergognosa condizione degli studi musicali in Italia. Questa la ragione che ci costrinse ad aspettare sino all’ultimo momento ad inserire nel presente volume queste poche note di etnofonia calabrese.
Il lettore quindi ci tenga per scusati se di una regione tanto ricca di colore locale che si sarebbe prestata ad un felicissimo studio di comparazione con l’etnos siculo, ci limitiamo a dargliene questi pochi cenni che hanno almeno il merito della genuinità essendomene prima sincerato con una rapida ma sicura indagine.
Ecco senz’altro a tav. n. [[L'Anima_musicale_d'Italia/Calabria/Lu_sonnu_e_ninna_beddu|59]], [[L'Anima_musicale_d'Italia/Calabria/Santu_Nicola|60]], due ninne-nanne già riportate dalla Levi e da me controllate.
La prima delle due con caratteri ipnotici notevoli, tanto più evidenti se si eseguiscono lunghi i ''mi'' che formano la sosta e la distesa vocale. La seconda offre che nei versi ha pure nella melodia un che di religioso e, quel che più m’ha colpito, un’aria di famiglia con certa musica sarda, in certa uniformità e rigidezza d’andamento e specialmente nell’uniforme ed insistente cadenzare. Qui però, a mio modesto avviso, mancano i caratteri essenziali di melodia sonnifera. Mancano non solo il tono minore che<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||— 156 —|}}</noinclude>talvolta manca, ma anche le lunghe soste in cui la voce si distende in una nota tenuta che va dal piano al pianissimo, al nulla, al silenzio, al riposo assoluto, al sonno. In cambio ha vivi caratteri etnici, incomincia e finisce la frase su movimento e porzione di movimento debole, e cadenza anzichè dalla sensibile dalla sopra tonica alla tonica.
{{Centrato|⁂}}
Ricordo l’impressione curiosa, quasi di spavento, come alla presenza di un di quegli animali fantastici raffigurati ne’ libri delle favole ch’io a furia di guardarli vedevo muoversi ne’ fogli il giorno e inseguirmi e vomitar fuoco ne’ sogni la notte, che da bambino provavo quando, sbalestrati dalla miseria, capitavano nella nostra isola i girovaghi suonatori abruzzesi e più specialmente calabresi.
Mostri chimerici davvero. Un alto cappello a pan di zucchero o più propriamente a cono tronco ornato di cento nastri dei più svariati e vivaci colori e guernito di bubboli e sonagli che ad ogni scossa di testa tinnivano e risuonavano. Vestiti di velluto o di grosso panno divenuto di un colore indefinibile pel lungo uso anzi abuso e strapazzo fino a mostrare qua e là la corda e costretti a sostenere più di un’ampia {{Pt|rappez-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||— 157 —|}}</noinclude>{{Pt|zatura|rappezzatura}} ritagliata in forma di fiore o d’ornati con l’onesta intenzione di farla parere volontario abbellimento. Calzari che ricordano i greci, con striscioline di cuoio che s’intrecciano e stringono la gamba dal piede fino al ginocchio. Una grancassa affibbiata sulle spalle a mo’ di gobba di cammello e messa in tal guisa per poterla suonare con la mazza legata al gomito; sulla gran cassa i piatti e al superiore di questi legata una corda che passando nell’interno della gran cassa va a legarsi ad un piede del suonatore. Strumento principale una cornamusa che col suo enorme otre forma una seconda gobba davanti per far così riscontro all’altra anzi detta. Così, con un’energica scrollata di testa, una gomitata, un calcio e una forte soffiata, quest’uomo tutto gonfio.... di suono, se non di pane, poteva dare l’illusione di una intiera orchestra da baraccone.
Cogli anni il mostro s’è, ai miei occhi, trasformato in un povero uomo che il bisogno spinge fuori del suo tugurio, lungi dal suo paesello, talvolta lontano dalla sua patria. S’è trasformato anche in una preziosa fonte di impressioni artistiche pure, e udendo il ronzante suono della cornamusa rievoco le Calabrie preistoriche e quelle colonizzate dai greci e riavvicino il girovago suonatore Italiano al pastorale suonatore di zampogna incontrato dal Mosso in<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||— 158 —|}}</noinclude>Grecia vicino alle rovine degli antichi palazzi di Festo, agli scozzesi suonatori di bagpipe tanto ben descritti da Gualtiero Scott.
Il sognatore però mandando a spasso il musicologo gli ha fatto commettere un’imperdonabile trascuratezza; quella di tirarsi in casa il girovago suonatore e farlo cantare e raccoglierne le melodie delle ninne-nanne, delle canzoni d’amore, degli stornelli e quante mai altre forme musicali del suo paese ricordasse.
Questa imperdonabile trascuraggine ho commessa e me ne confesso. Fortuna che riguardo almeno alla natalizia berceuse che viene intonata nelle calabresi zampogne, ha pensato un nostro caro amico, il maestro Vito Fedeli che l’ha trascritta e studiata con quella precisione e genialità che gli son proprie. Ed io, per quanto qui dovrebbe parlarsi solo delle estrinsecazioni vocali, non posso tralasciare di riportarla a [[L'Anima_musicale_d'Italia/Calabria/Βerceuse_natalizia|Tav. n. 61]] perchè in essa, più che nell’altra musica, s’inquadra e vive il paesaggio, l’anima calabrese.
E non calabrese soltanto, ma anche degli Abruzzi, della Basilicata, della Campania, delle Puglie, del Lazio. Tutta la vasta zona comprendente queste regioni serba tracce dell’antica gloria ellenica, della potenza romana, delle musiche d’Oriente di cui, specie il napoletano, conservò e sviluppò i caratteri. E in tutta questa zona la cornamusa usano e le musiche che vi<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||— 159 —|}}</noinclude>si eseguiscono di poco differiscono da una regione all’altra nei caratteri fondamentali. E la zona si allarga forse all’insù, certo all’ingiù, voglio dire, verso la Sicilia. Calabria e Sicilia molti caratteri etnici hanno comuni, molti caratteri etnofonici si scambiarono. La cornamusa è anche in Sicilia, lo zufolo di canna siciliano anche in Calabria trovasi e vi prende lo stesso nome: ''farautu'', di uso antico ma, come mi scriveva un egregio Uomo di Ortì, con più perfezione suonati in Sicilia.
Questa ''berceuse'' ha, come bene osserva il Fedeli, caratteri musicali greci per la tonalità che è quella ''ipofrigia'', come per il colore armonico e ritmico basato su un pedale formato di due note tenute alla distanza di ottava come appunto le figurazioni di concerti dell’epoca greca ci fan fede avessero le musiche elleniche.
{{Centrato|⁂}}
Il continente, la così detta terra ferma, e mai fu più impropriamente detto che per le Calabrie, sta per mancarci sotto i piedi, e per quanto lo stretto possiamo attraversare senza scendere dal vagone, pure sentiamo subito viva la sensazione del distacco. Qualche cosa d’invisibile ma pur di tangibile al sentimento ci avverte che l’acque, il mare si apre fra noi e il resto dell’Italia; che<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||— 160 —|}}</noinclude><section begin="s1" />siamo in un’isola, che siamo agli ultimi passi, che la meta è vicina.<section end="s1" />
<section begin="s2" />
{{Ct|f=200%|t=5|SICILIA.}}
Più di qualunque altra contrada d’Italia, serba questa, ancora in tutta la loro freschezza, i colori africani e greci. E ve n’ha ben donde poichè da un lato, per la sua vicinanza alla costa africana, era più che naturale che prima di potér affermare la propria individualità della possente e civilissima Cartagine dovesse e subire il giogo e risentire l’influsso, mentre dall’altro troppo artista era l’anima sicula per non imbeversi del fascino di Ellade sacra alle Muse, di cui tante colonie in Sicilia erano da andare quest’isola con altra parte d’Italia superbamente chiamata Magna Grecia.
Di colore greco ed arabo, ma ancora e sopra tutto siciliano poichè nelle contrade meridionali l’etnos ha tale e tanta potenza che fa simili a sè così gli uomini come le piante: bisogna morirvi o prender l’abito del paese, e se arabi e greci poterono lasciarvi visibile orma è unicamente perchè tali forestiere civiltà ben si attagliavano e per più di un lato pienamente si confacevano al carattere paesano così che si può dire che il rosso africano non abbia che {{Pt|aggiun-|}}
<section end="s2" /><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||— 161 —|}}</noinclude>{{Pt|to|aggiunto}} splendore al rosso siculo, l’eleganza greca sveltezza alla già elegante Trinacria.
Dimetta pure l’antico uso, ceda pure alla civiltà invadente l’ultimo baluardo di color locale, si calpesti l’ultimo bottone di filigrana che allaccia il busto delle villanelle, cada in brandelli l’ultimo berrettone che copre il capo del pastore, si spezzi l’ultima brocca con tanto amore e fine gusto ornata dall’ultimo vasaio diretto discendente del grande e preistorico avo di Stentinello, si chiuda a chiavaccio l’ultima vestigia del passato nella istoriata cassapanca famigliare, s’indossi la brutta coda di rondine, si sfoggi il più ardito ''décolleté'', ma l’anima siciliana si rivelerà sempre intatta e pura in una canzone, vibrerà intiera in una lunga nota di cadenza, portata di campo in campo, di villaggio in villaggio, di città in città, come farfalla e aquila in uno, risonante nell’alta cavità celeste, sulla bassa superficie del mare. E quest’anima che ha le squisite fragranze dei cedri, dei limoni e degli aranci e gli ardori del fuoco dell’Etna che dà sensibili fremiti al suolo come alla calda voce del timido amante, esala, ribolle e dilaga dai grandi come dagli umili, dai colti come dai popolani, dai Meli e dai Bellini come dal pastore e dalla forosetta. E più da questi che da quelli sincera, pura, senza lisciature e smalti, niellature e ceselli, finezze e finitezze erudite, drappeggi e ingioiellamenti sapienti, che<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||— 162 —|}}</noinclude>aggiungeranno forse valore, ma tolgono certo quel che di fresco e spontaneo rende le cose del popolo sublimi.
Degli usi e dei costumi di quest’isola ha scritto {{AutoreCitato|Giuseppe Pitrè|Giuseppe Pitrè}} come io ed ogni italiano deve volere si scriva di tutte le altre regioni d’Italia. Nulla ha trascurato, tutto è pazientemente registrato in quella monumentale opera comprendente ben, venticinque volumi a scrivere i quali l’illustre siciliano che ci onorava di sua amicizia, spese tutta la vita. Del canto poco, ma bene come ancora non s’è fatto, ch’io sappia, per nessun’altra nostra regione.
Fin dal 1871 dunque il Pitrè in uno dei suoi interessanti volumi riportava le melodie di alcuni canti e specialmente interessante quella di una ninna-nanna che qui riporto a [[L'Anima_musicale_d'Italia/Sicilia/Figghiu_miu|tav. n. 62]].
Antichissima l’afferma il {{AutoreCitato|Giuseppe Pitrè|Pitrè}}, ed è tale un’autorità cui c’è poco da contrastare. In ''sol minore'' acquista maggior carattere di mestizia dal movimento cromatico del quarto grado che pare accennare ad una modulazione all’affine tono minore di ''re''. Vedi in proposito un caso simile nel canto della mietitura degli Abruzzi.
{{Centrato|⁂}}
Quattro anni più tardi di quello del {{AutoreCitato|Giuseppe Pitrè|Pitrè}} compariva un altro volume di canzoni popolari, ma questa volta dello studioso Avolio e ristretta al<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||— 163 —|}}</noinclude>solo circondario di Noto, di cui riportiamo una elegante e fiorita canzone a [[L'Anima_musicale_d'Italia/Sicilia/Specciuri_l'uocci_miei|tav. n. 63]].
Trovo che troppo giustamente e bene ne parla il primo raccoglitore per non lasciare a lui stesso la parola. «Il motivo musicale di questa canzone si allontana dalle cadenze comuni agli altri paesi di Sicilia; si dice “cantare alla noticiana„. Ha uno strascico peculiare e certe note che sono un grido di dolore, note che è difficile fermare sulla carta per cavarne un effetto che si assomigli a quello che ne trae il contadino di Noto. Il quale non ama i canti corali, il suo canto è un monologo semplice e naturale. Lo intuona a sera, malinconico. E, simile all’usignolo, quando canta fa tra un verso e l’altro una lunga pausa».
Siamo alla solita difficoltà di fermare sulla carta tutto quanto è nell’esecuzione del suono quando esce dalla gola del cantore. Mentre siamo convinti che il musicologo pratico di tali cose saprà con un pò di studio far rivivere tutto ciò che manca alla segnatura, ci auguriamo una volta di più che a mettere i nostri studi su solide basi si adoperi una grafia speciale come adoperano i glottologi per i loro studi fonetici, e finalmente s’imprenda a raccogliere sistematicamente tutte le manifestazioni etnofoniche per mezzo del fonografo il che se non taglierà la testa al toro taglierà però a corto dubbi, discussioni, spropositi,<noinclude><references/></noinclude>
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{{Bar}}
== Il Libro dei Re: rifiniture ==
@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Sto ritoccando [[Il Libro dei Re]], su cui ha lavorato parecchio @[[Utente:DLamba|DLamba]], e che era un peccato lasciare incompiuto. Ecco alcuni quesiti:
# inizialmente la struttura generale era suddivisa in pagine ns0 indipendenti, una per ciascuno degli 8 volumi. Adesso invece c'è una sola pagina principale, suddivisa in sottopagine che rispecchiano le macro-sezioni dell'opera. Le pagine ns0 dei volumi sono conservate ma "orfane": la prima, [[Il Libro dei Re - Volume I]]. Io le cancellerei: ok?
# fra le prime centinaia di pagine del poema, che DLamba ha portato a un eccellente SAL 75%, e le successive ci sono piccole differenze di formattazione. In particolare, DLamba ha numerato i versi (ogni 5) ma la numerazione cessa alla [[Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu/261|pagina 260]] del primo volume. Rimuovo la numerazione versi oppure la continuo? E: da dove riparto con la numerazione? Se dovessi inserirla, io ripartirei da ognuna delle sezioni trascritta come sottopagina in ns0. Sarebbe un lavoraccio, ma forse potrebbe essere fatto via bot.
PS: Esiste una pagina FB "Amici della Persia", dove il poema di Ferdusi viene nominato più volte. Vediamo se riesco a farci un po' di divulgazione wikisource :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:40, 1 set 2026 (CEST)
:Nell'ordine:
:# Sì, cancella pure.
:# mi rendo conto che se la numerazione non c'è non siamo tenuti ad aggiungerla, ma al tempo stesso i template di numerazione R, Ottava ecc. sono pensati per essere anche delle "áncore" per citare con precisione un passo, dunque è sempre ottima idea aggiungerle. Anni e anni fa si scrisse che la numerazione dei versi fosse requisito per il SAL 75%, dunque si aggiungano i versi.
:'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 10:51, 2 set 2026 (CEST)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Mi organizzo, ma mi manca un dettaglio su come organizzare la numerazione, ossia se ripartire ad ogni sezione di dettaglio o, come ha fatto DLamba, ripartire solo dalle macro-sezioni (alcune delle quali veramente immense). Personalmente preferirei la prima delle due. Intanto scaldo il bot :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:17, 2 set 2026 (CEST)
:::Il criterio è semplice: fintantoché non ci sono numeri di verso ripetuti nella transclusione in ns0 nella stessa pagina, puoi ricominciare la numerazione quanto vuoi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 12:40, 2 set 2026 (CEST)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] (e a chiunque altro interessi): visto che nel Libro dei Re è nominata un'infinità di re, principi e gente varia, ho fatto uno strumento per controllare l'ortografia dei nomi propri. Sul "Cerca errori ortografici" adesso c'è un tab "Nomi propri", che cerca tutte le parole maiuscole, le conta e ne cerca altre di simili (1-2 lettere di differenza). Così ad esempio sull'ultimo volume risulta che: Khusrèv è nominato 368 volte, ma 39 volte c'è Khusrev senza accento, Khusròv c'è 2 volte e 1 volta c'è Kliusrèv, tutti probabili errori di trascrizione. Ovviamente trova anche somiglianze che non c'entrano e trova normali parole che per puro caso sono sempre maiuscole, perché appaiono solo all'inizio di un verso. Ma a parte questo spero che possa venire utile. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:19, 2 set 2026 (CEST)
:::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Altrochè! Grazie! Ma lo userò dopo aver risolto il problema della numerazione dei versi. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:53, 2 set 2026 (CEST)
::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Sono '''stupefatto '''del risultato della nuova opzione per la verifica della grafia dei nomi (delle persone e dei luoghi) e noto una "proprietà emergente": potrebbe anche essere utilizzata per la compilazione di un "Indice dei nomi delle persone e dei luoghi". ''Facile'' la compilazione di un semplice elenco alfabetico, laborioso un elenco completo di link al volume e alla pagina per ciascuna voce. Problema: sarebbe un contributo originale? Potrebbe essere aggiunto a ns0 senza violare le regole di itwikisource? Di certo, in un testo complesso come Il Libro dei Re, privo sia di annotazioni che di indici analitici, sarebbe utile.
::::::Seconda idea: c'è qualcosa che impedisce di caricare un'eventuale versione del testo, integrata di annotazioni e di indici analitici, in itwikibooks?
::::::Comunicazione di servizio: BrolloBot sta aggiungendo la numerazione versi (ogni 5). Il primo volume è stato un po' ostico, ma i successivi, più standardizzati nella formattazione, vanno via lisci, salvo E & O. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:14, 4 set 2026 (CEST)
:::::::As usual,
:::::::l'indice o la concordanza di un testo sono sogni nel cassetto che sento quasi da quando sono arrivato qui.
:::::::Di fatto sono o ricerca originale o materiale compilatorio, inoltre, dato che sono uno strumento scientifico, o si basano su un testo ad altissimo grado di affidabilità o non fanno che convalidare scientificamente dati di partenza non affidabili.
:::::::Questo non significa che non si possano creare, ma che vanno pensati ''esternamente al testo'' in un luogo apposito, non saprei bene dove indicarlo, oppure come aggiunta in testi considerati affidabili. Chiederò alla comunità internazionale se ci sono stati esempi in tal senso.
:::::::Qui esco un po' dal thread, ma mi ricordo che quando un amico mi chiese cosa significa "SAL 100%" e gli risposi "che almeno due lettori hanno controllato il testo" mi girò le spalle con sufficienza ritenendo questo un criterio troppo minimale per dare credibilità scientifica ai nostri testi. Non mi sono sentito di dargli totalmente torto. Riusciremo un giorno ad avere "featured texts" o testi con altissimo livello di controllo? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 08:31, 6 set 2026 (CEST)
::::::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Io, nel tempo, preso atto dei miei limiti di accuratezza "caratteriali", mi sono specializzato in SAL 75% rapidi + formattazione (sperando di agevolare il lavoro di "specialisti nel controllo minuzioso"). Se dovessi affrontare il problema del controllo minuzioso della concordanza con la fonte, al momento non immagino altra soluzione che lavorare in coppia, come facevo nella correzione delle bozze si stampa degli articoli che pubblicava il mio primario: uno legge l'originale, il secondo legge le bozze. Forse c'è un metodo alternativo per fare da soli, sfruttando qualche trucco informatico, con efficacia pari o superiore, ma non lo immagino.
::::::::''Indici'': pensavo a indici analitici dei singoli testi, non a ipotetici "indici di wikisource". Senza obiettivi troppo ambiziosi: mi basterebbe che gli indici fossero allineati alla qualità della trascrizione della singola edizione. Un'altra cosa di cui sento spesso la necessità sono le ''annotazioni dei rilettori'', ammesse, se non sbaglio, da altri progetti wikisource, ma non consentite dalle nostre regole (anche se non sarebbe impossibile creare una convenzione che permetta di distinguerle chiaramente da quelle originali dell'edizione). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:14, 7 set 2026 (CEST)
== Tavola cronologica assente in Vico ==
segnalo che nell'edizione stampata nel 1911 della Scienza Nuova di Vico curata da Nicolini a un certo punto è presente una tavola cronologica qui [[La scienza nuova - Volume I/Libro I/Tavola cronologica]] mentre è assente in una edizione del 1928 sempre curata da Nicolini [[La scienza nuova seconda/Libro primo]]. Entrambe le edizioni ristampano l'edizione originale del 1744. Con tutta probabilità nelle scansioni dell'edizione 1928 il foglio ripiegabile della tavola cronologica era presente anche lì (infatti è richiamato nel testo) ed è stato staccato. Bisognerebbe quindi cercare altre scansioni con quella tavola. Inoltre segnalo che la digitalizzazione del 1911 mette dopo il titolo e l'autore l'anno 1911 che è errato dato che si deve mettere il 1744, cioè l'anno di prima pubblicazione dell'opera. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 13:38, 2 set 2026 (CEST)
:@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Ho dato un'occhiata alla Tavola, spaventosa. Ma ci sarebbe bisogno di un lavoro di riorganizzazione ns0: i tre volumi dovrebbero essere riuniti in un'unica pagina principale. Anni fa la regola "nelle edizioni in più volumi, a ogni pagina nsIndice una pagina principale ns0" aveva motivazioni tecniche, ma oggi sono superate. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:45, 4 set 2026 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] in effetti la tavola è davvero enorme e la digitalizzazione della tavola nell'edizione del 1911 non è stata terminata, non so se qualcuno esperto in tabelle ha qualche suggerimento... [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 15:13, 5 set 2026 (CEST)
:::@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Si può provare riducendo parecchio le dimensioni dei caratteri e allargando la larghezza della tabella in ns0, ma sarà dura. Provo con una o due righe. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:27, 6 set 2026 (CEST)
::::@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Test fatto, ma bisognerebbe estenderlo a una riga "bella piena". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:12, 6 set 2026 (CEST)
== <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-37</span> ==
<div lang="en" dir="ltr">
<section begin="technews-2026-W37"/><div class="plainlinks">
Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/37|Translations]] are available.
'''Updates for editors'''
* [[mw:Special:MyLanguage/Help:Growth/Tools/Add_a_link|Add a Link]] has been upgraded for English Wikipedia users with improved detection of links that have different capitalization. This will help reduce ambiguous suggestions caused by differences in capitalization in article titles, including articles about cultural goods. A second phase of improvements is planned, which will also prepare the feature for release in other languages. [https://phabricator.wikimedia.org/T435526#12240876] [https://phabricator.wikimedia.org/T434259]
* The [[mw:Special:MyLanguage/Article_guidance|Article guidance]] feature will be enabled by default for junior editors on Simple English and Turkish Wikipedia starting 10 September 2026 following [[mw:Special:MyLanguage/Article_guidance/Updates#Summary_of_experiment_result|an experiment]]. Junior editors with 0 to 99 edits will automatically see the feature when they click a red link or use the "[[tr:Vikipedi:Madde_sihirbazı|Madde oluşturto]]" option on Turkish Wikipedia to create a new article. The change is intended to help junior editors create higher-quality articles that meet each Wikipedia’s standards. [[phab:maniphest/query/z3tcTjmLMxk5/#R|Additional improvements]] will continue based on the experiment results and community feedback.
* The [https://pageviews.wmcloud.org Pageviews Analysis] tool which allows users to compare pageviews across multiple pages, turns 10 years old this year and several new features have been added. They include [[toolforge:wikinav|WikiNav]] which provides insights into how readers of Wikipedia explore the content, editing stats in [https://pageviews.wmcloud.org/siteviews?range=latest-30&sites=en.wikipedia.org Siteviews], the ability to [https://pageviews.wmcloud.org/massviews?source=wikiproject&project=en.wikipedia.org lookup articles belonging to a WikiProject], and support for dark mode. [https://phabricator.wikimedia.org/T378549]
* A [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader_Growth/Minimal_Minerva|visually simplified Minerva]] navigation bar is being tested for logged-out readers using mobile web on the Bengali, Czech, English, Farsi, and Polish Wikipedias. The experiment aims to determine whether simplifying the navigation improves reader retention. The test will run from August 31 to September 28, and no action is required from users.
* [[m:Special:MyLanguage/WMDE Technical Wishes|WMDE Technical Wishes]] is working on improving [[en:Wikipedia:VisualEditor/Named references|auto-generated reference names in VisualEditor]]. Editors will only notice a slight change starting this week. When adding automatic reference names the numbering will start at <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>:1</nowiki></code></bdi> instead of <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>:0</nowiki></code></bdi>. Read more on the [[m:WMDE Technical Wishes/References/VisualEditor automatic reference names|project page]]. [https://gerrit.wikimedia.org/r/c/VisualEditor/VisualEditor/+/1332704]
* All wikis will be [[m:Special:MyLanguage/Tech/Server switch|read-only for a few minutes]] on September 23. This is planned at 14:00 UTC. More information will be published in Tech News and will also be posted on individual wikis in the coming weeks. [https://phabricator.wikimedia.org/T433363]
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:25}} community-submitted {{PLURAL:25|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where [[mw:Special:MyLanguage/Parsoid|Parsoid]] could mishandle nested nowiki tags, causing content to be lost and displaying unwanted text has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T435116]
'''Updates for technical contributors'''
* Interface administrators can configure gadgets from [[MediaWiki:Gadgets-definition]]. The definition format has been updated and no longer requires the <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>ResourceLoader</nowiki></code></bdi> option, as gadgets are always loaded through <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>ResourceLoader</nowiki></code></bdi>. This simplifies gadget configuration by removing an option that is no longer necessary, making gadget definitions easier for administrators. [https://phabricator.wikimedia.org/T298199]
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.19|MediaWiki]]
'''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/37|Translate]] • [[m:Tech|Get help]] • [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]] • [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].''
</div><section end="technews-2026-W37"/>
</div>
<bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 20:44, 7 set 2026 (CEST)
(This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.)
<!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=31008437 -->
== itWikiCon 2026: iscrizioni aperte fino al 12 ottobre ==
Ciao a tutti,
'''[[m:ItWikiCon/2026|itWikiCon 2026]]''' si sta avvicinando! Il convegno annuale della comunità Wikimedia di lingua italiana si terrà '''da venerdì 6 a domenica 8 novembre a Vezia (Lugano)'''.
Ormai è aperta la fase di iscrizione e rimarrà '''aperta fino a lunedì 12 ottobre a mezzanotte'''.
Assicuratevi il vostro posto compilando '''[https://ticket.itwikicon.org/itwikicon/2026/ il modulo di iscrizione]'''. La quota di partecipazione di 15.00 CHF serve a sostenere l’organizzazione dell’evento e va pagata direttamente online per confermare l’iscrizione.
Venerdì mattina è prevista una visita guidata a cui potete iscrivervi tramite lo stesso modulo. Vi consigliamo di prenotare alloggio e mezzi di trasporto con largo anticipo. Troverete consigli su come arrivare e dove dormire [[m:ItWikiCon/2026/Informazioni|sulla pagina Informazioni]].
Per domande o suggerimenti potete scambiare opinioni sulla [[m:Talk:ItWikiCon/2026|pagina di discussione dell’evento]] o contattarci all’indirizzo info{at}itwikicon.org.
Non vediamo l’ora di vedervi a Vezia!
Il team organizzativo di itWikiCon 2026: [[User:Vallema|Vallema]], [[User:cassinam|Cassinam]], [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]], [[User:Dorine Barth (WMCH)|Dorine Barth (WMCH)]] 11:44, 11 set 2026 (CEST)
== <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-38</span> ==
<div lang="en" dir="ltr">
<section begin="technews-2026-W38"/><div class="plainlinks">
Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/38|Translations]] are available.
'''Weekly highlight'''
* The Future Audiences team has started a [[en:Special:MyLanguage/Wikipedia:Village pump (proposals)#New proposed experiment to let readers know about “Google preferred sources”|discussion on English Wikipedia]] about a proposed new experiment to show a temporary notice about the new [https://blog.google/products-and-platforms/products/search/original-high-quality-content-search/ Google Preferred Sources] feature to Wikipedia readers coming from Google. The experiment is to test whether this notice makes visitors come back to Wikipedia more often. Preferred Sources feature lets users choose websites they trust so Google can highlight content from those sources more prominently in Search and AI experiences. We are interested in testing this on other languages that Google supports and would welcome assistance with starting conversations on other wikis. If interested, please reach out to Future Audiences on the [[m:Special:MyLanguage/Future Audiences/Preferred sources|talk page]].
'''Updates for editors'''
* The chat platform Discord is releasing a new self-service framework that websites can use to specify how their links should look when shared on Discord. The Future Audiences team is planning to start using this new framework to improve how Wikipedia links look when shared on Discord, giving better attribution and credit to contributors. The link appearance and behavior won't change in the first phase of this project as we want to first collect some baseline data to assess the impact of future changes. However, if community members who are active on Discord spot any issues, they can reach out on [[phab:tag/future-audiences/|Phabricator]] or [[m:Special:MyLanguage/Future Audiences|Metawiki]].
* The Reader Growth team will be running an experiment to test whether [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader_Growth/Compact Lead|compacting article lead sections on mobiles]] with the addition of a "read more" button improves reader retention. The test will begin on September 17 on Arabic, Spanish, French, Indonesian, Italian, Japanese, Portuguese, Vietnamese, and Chinese Wikipedias and will run for four weeks.
* All wikis will be [[m:Special:MyLanguage/Tech/Server switch|read-only for a few minutes]] on September 23. This is planned at 14:00 UTC. More information will be published in Tech News and will also be posted on individual wikis in the coming week. [https://phabricator.wikimedia.org/T433363]
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:28}} community-submitted {{PLURAL:28|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where [https://wikistats.wmcloud.org/ Wikistats] for Wikipedias was returning an HTTP 500 error and could not be reached, has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T435959]
'''Updates for technical contributors'''
* Developers who maintain a tool that queries the Wikimedia Commons links tables need to update their code to connect to the new x4 database cluster. The links tables have been moved from the s4 cluster to x4, and will no longer receive updates on s4. The page and redirect tables remain available on both clusters. A wiki replica for the x4 cluster will be set up afterwards. The change is being made because the s4 cluster has grown too large to operate efficiently. You can [[wikitech:Special:MyLanguage/News/2026 Commons links tables database split|read more]].
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.20|MediaWiki]]
'''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/38|Translate]] • [[m:Tech|Get help]] • [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]] • [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].''
</div><section end="technews-2026-W38"/>
</div>
<bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 17:31, 14 set 2026 (CEST)
(This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.)
<!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=31039826 -->
== Orientalizzando... ==
Fatto [[Il Libro dei Re]], in dirittura di arrivo [[L'Avesta (Pizzi, 1914)|L'Avesta]], sto palpeggiando un'altra traduzione antologica di Pizzi, [[Fiori d'Oriente (1907)]], che ha un'ottima scansione IA. Ma siamo solo alle verifiche preliminari. NB: qualsiasi richiesta di una mano per altre cose avrà comunque la precedenza :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:58, 15 set 2026 (CEST)
== Scambio Server - La tua wiki presto sarà in modalità solo lettura per un breve periodo ==
<section begin="server-switch"/><div class="plainlinks">
[[:m:Special:MyLanguage/Tech/Server switch|Leggi questo messaggio in un'altra lingua]] • [https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Special:Translate&group=page-Tech%2FServer+switch&language=&action=page&filter= {{int:please-translate}}]
[[foundation:|Wikimedia Foundation]] scambierà il traffico tra i suoi data center. Lo scopo è accertarsi che Wikipedia e le altre wiki Wikimedia riescano a rimanere online anche dopo un disastro.
Tutto il traffico sarà commutato il giorno '''{{#time:j xg|2026-09-23|it}}'''. Il test avrà inizio alle '''[https://zonestamp.toolforge.org/{{#time:U|2026-09-23T14:00|en}} {{#time:H:i e|2026-09-23T14:00}}]'''.
Purtroppo, a causa di alcune limitazioni di [[mw:Special:MyLanguage/Manual:What is MediaWiki?|MediaWiki]], tutte le attività di modifica dovranno essere interrotte mentre si effettua il cambio. Ci scusiamo per il disagio, stiamo lavorando per minimizzarlo in futuro.
Un banner apparirà su tutte le wiki 30 minuti prima dell'inizio dell'operazione. Questo avviso rimarrà visibile fino alla fine dell'operazione.
Puoi contribuire alla [https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Special%3ATranslate&group=Centralnotice-tgroup-read_only_banner&task=view&language=&filter=&action=translate traduzione o correzione] di questo testo.
'''Sarai in grado di leggere, ma non di modificare, tutte le wiki per un breve periodo di tempo.'''
* Il giorno {{#time:l j xg Y|2026-09-23|it}} non sarà possibile effettuare modifiche per al massimo un'ora.
* Se proverai a modificare o a salvare durante il periodo di sospensione, vedrai apparire un messaggio d'errore. Speriamo che nessuna modifica venga persa durante questi pochi minuti, ma non possiamo garantirlo. Se vedi apparire il messaggio di errore, per cortesia attendi fino a che non sia tornato tutto alla normalità. Da quel momento potrai salvare le tue modifiche. È comunque consigliabile fare prima una copia delle modifiche, per essere pronti a ogni eventualità.
''Altre conseguenze'':
* I processi in background saranno più lenti e alcuni potrebbero interrompersi. I link rossi potrebbero non essere aggiornati velocemente come al solito. Se crei una voce per cui esiste già un link entrante a partire da un'altra voce, il collegamento rimarrà rosso più a lungo del solito. Alcuni script in esecuzione di lunga durata dovranno essere fermati.
* La distribuzione del codice dovrebbe avvenire normalmente come le altre settimane. Tuttavia, alcuni blocchi nell'aggiornamento del codice potrebbero avvenire puntualmente se l'operazione lo dovesse richiedere in seguito.
* [[mw:Special:MyLanguage/GitLab|GitLab]] non sarà disponibile per circa 90 minuti.
Il progetto potrebbe essere posticipato se necessario. Puoi [[wikitech:Switch_Datacenter|leggere la tabella di marcia su wikitech.wikimedia.org]]. Ogni cambiamento sarà annunciato nella tabella di marcia.
'''Per favore, condividi queste informazioni con la tua comunità.'''</div><section end="server-switch"/>
[[m:user:Trizek (WMF)|Trizek (WMF)]] 14:58, 15 set 2026 (CEST)
(This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.)
<!-- Messaggio inviato da User:Trizek (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Distribution_list/Non-Technical_Village_Pumps_distribution_list&oldid=30513874 -->
== Musica nel wikiverso ==
[[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. I (page 32 crop).jpg|Musica e musicisti, 1905 vol. I (page 32 crop a)|400px|centro]]
{{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano'''}}
[[File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a).jpg|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)|300px|centro]]
* Al '''15 settembre 2026''', abbiamo trascritto e pubblicato (202) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''').
* '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''':
:* {{Sc|'''Canti popolari'''}}
:: · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}}
:: · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
:* {{Sc|'''Musica colta'''}} — Questo mese abbiamo trascritto due impegnativi brani sul ''mal d'amore'' scritti da Giano Brida, compositore e direttore d'orchestra veronese, ma attivo a Milano alla metà del XIX secolo. I due brani sono una riuscita satira del ''mal du siècle'' (o ''Weltschmerz''), ovvero quel senso di vuoto, profonda malinconia e inadeguatezza verso il mondo che colpiva i giovani romantici della prima metà dell'Ottocento a causa di un rifiuto amoroso o per la fine di una passione che riducevano il giovane sofferente allo stato di "esule" intellettuale, incapace di integrarsi nelle dinamiche utilitaristiche della nascente società borghese. I due brani, in chiave di sol, celebrano la liberazione da questo stato.
:::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}}
:: — Ci siamo inoltre avventurati a pubblicare una canzone su wikisource angloamericana
:::*[https://en.wikisource.org/wiki/%27Till_The_End_O%27_The_World_With_You 'Till The End O' The World With You] (1925) by Harold Dixon
:: — Tutte le trascrizioni di questo mese sono state create sull'ottimo [https://www.hacklily.org/ hacklily.org]
<hr>
:* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}}
:** [[Opera: La figlia di Iorio (Franchetti)]]
<hr>
:* {{Sc|'''Libri'''}} — È stata completata la trascrizione de:
:** {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}}
<hr>
:''[[:Categoria:Partiture|→ Vai a tutte le partiture]]''
<hr>
* [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato:
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore | Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore]]''
::Vedi codice commentato in{{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante|Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante]]''
:: Vedi codice commentato al rigo down 3.8 in {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Stile classico|Stile classico]]''
:: Vedi tutta la trascrizione di {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:*''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Crescendo o diminuendo senza note| Crescendo o diminuendo senza note]]''
::\override Hairpin.to-barline = ##t | \!
:: Vedi codice in {{Testo|Che dici, o parola del saggio?}} %rigo down 3.10b
(di prossima pubblicazione)<hr>
* '''{{Sc|Revisioni}}''' — Periodicamente, via via che acquisiamo nuove conoscenze, revisioniamo brani già pubblicati con SAL 75% o addirittura 100% '''ottimizzandone il codice lilypond'''.
:* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Peschi fiorenti}}
:* {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Nina mia son barcaiolo}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Giovanuttin che vesti de turchino}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/O benedett l'amor dei giovin}}
<hr>
* '''{{Sc|Riletture}}''' — Al fine di '''facilitare la rilettura''' del codice da parte dei volonterosi, a partire da oggi in testa ad ogni partitura lunga '''è posta la seguente riga prima del codice lilypond''':<br>
''<nowiki><!-- Cancella questa riga per visualizzare il contatore e facilitare la rilettura
</nowiki>''<br>''<nowiki>
<syntaxhighlight lang="lilypond" line start="2">-->
</nowiki>''<br>
Cancellando la prima riga, l'intera pagina è mostrata con il contatore di righe come in un editor di codice. Ciò facilita enormenemente:
: * l'individuazione di eventuali errori
: * l'inserimento di ottimizzazioni
: * la comunicazione di un problema da risolvere taggando Pic57 nella pagina di discussione
'''Ovviamente al termine si prega di ripristinare la riga,''' assicurandosi di premettere il tag '''<nowiki><!--</nowiki>''' che consente l'esecuzione del codice lilypond.<br>
Gradualmente questa riga sarà inserita nelle partiture più lunghe, ovvero quelle che occupano più pagine.<br>
Per un esempio vedere:
:* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}}
<hr>
[[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|400px|centro]]
{{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}}
<hr> [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 17:09, 15 set 2026 (CEST)
== Pagine bianche ==
ieri ho provato a caricare da Commons File:La strega, ovvero Degli inganni de' demoni.djvu, il risultato: pagina bianca quando clicco su anteprima.
Ho lasciato perdere. Stamattina ho ripreso il mio lavoro di trascrizione con la pagina [[Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/448|Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/448 - Wikisource]] ma quando clicco su modifica mi da' anche qui una pagina bianca.
Credo di aver fatto qualche pasticcio. Qualcuno sa darmi qualche dritta? [[User:Utoutouto|Utoutouto]] ([[User talk:Utoutouto|disc.]]) 11:42, 17 set 2026 (CEST)
== Pagine bianche 2 ==
Salve ho un problema con l'editor delle pagine: Pagina ''(ProofreadPage). Quando sono loggato, qualsiasi pagina DjVu in modalità “Modifica” mostra solo la barra superiore e poi una pagina completamente bianca, senza editor. Il problema non dipende da browser, preferenze, gadget, VisualEditor o Parsoid: ho provato tutti i link speciali per bypassare ProofreadPage, ma il crash avviene prima che l’editor venga caricato. Da anonimo invece funziona tutto. Mi è stato confermato che il mio profilo utente è probabilmente corrotto nel database (preferenze interne o flag ereditati da versioni vecchie).''
Chiedo gentilmente un '''reset completo delle preferenze utente lato server'''.
Grazie e saluti a tutti [[User:Utoutouto|Utoutouto]] ([[User talk:Utoutouto|disc.]]) 15:14, 17 set 2026 (CEST)
pibdnhf1p62hev4dji99wlvyflrmjsn
3900637
3900619
2026-09-17T13:43:53Z
Candalua
1675
/* Pagine bianche 2 */ Risposta
3900637
wikitext
text/x-wiki
{{Bar}}
== Il Libro dei Re: rifiniture ==
@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Sto ritoccando [[Il Libro dei Re]], su cui ha lavorato parecchio @[[Utente:DLamba|DLamba]], e che era un peccato lasciare incompiuto. Ecco alcuni quesiti:
# inizialmente la struttura generale era suddivisa in pagine ns0 indipendenti, una per ciascuno degli 8 volumi. Adesso invece c'è una sola pagina principale, suddivisa in sottopagine che rispecchiano le macro-sezioni dell'opera. Le pagine ns0 dei volumi sono conservate ma "orfane": la prima, [[Il Libro dei Re - Volume I]]. Io le cancellerei: ok?
# fra le prime centinaia di pagine del poema, che DLamba ha portato a un eccellente SAL 75%, e le successive ci sono piccole differenze di formattazione. In particolare, DLamba ha numerato i versi (ogni 5) ma la numerazione cessa alla [[Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu/261|pagina 260]] del primo volume. Rimuovo la numerazione versi oppure la continuo? E: da dove riparto con la numerazione? Se dovessi inserirla, io ripartirei da ognuna delle sezioni trascritta come sottopagina in ns0. Sarebbe un lavoraccio, ma forse potrebbe essere fatto via bot.
PS: Esiste una pagina FB "Amici della Persia", dove il poema di Ferdusi viene nominato più volte. Vediamo se riesco a farci un po' di divulgazione wikisource :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:40, 1 set 2026 (CEST)
:Nell'ordine:
:# Sì, cancella pure.
:# mi rendo conto che se la numerazione non c'è non siamo tenuti ad aggiungerla, ma al tempo stesso i template di numerazione R, Ottava ecc. sono pensati per essere anche delle "áncore" per citare con precisione un passo, dunque è sempre ottima idea aggiungerle. Anni e anni fa si scrisse che la numerazione dei versi fosse requisito per il SAL 75%, dunque si aggiungano i versi.
:'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 10:51, 2 set 2026 (CEST)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Mi organizzo, ma mi manca un dettaglio su come organizzare la numerazione, ossia se ripartire ad ogni sezione di dettaglio o, come ha fatto DLamba, ripartire solo dalle macro-sezioni (alcune delle quali veramente immense). Personalmente preferirei la prima delle due. Intanto scaldo il bot :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:17, 2 set 2026 (CEST)
:::Il criterio è semplice: fintantoché non ci sono numeri di verso ripetuti nella transclusione in ns0 nella stessa pagina, puoi ricominciare la numerazione quanto vuoi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 12:40, 2 set 2026 (CEST)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] (e a chiunque altro interessi): visto che nel Libro dei Re è nominata un'infinità di re, principi e gente varia, ho fatto uno strumento per controllare l'ortografia dei nomi propri. Sul "Cerca errori ortografici" adesso c'è un tab "Nomi propri", che cerca tutte le parole maiuscole, le conta e ne cerca altre di simili (1-2 lettere di differenza). Così ad esempio sull'ultimo volume risulta che: Khusrèv è nominato 368 volte, ma 39 volte c'è Khusrev senza accento, Khusròv c'è 2 volte e 1 volta c'è Kliusrèv, tutti probabili errori di trascrizione. Ovviamente trova anche somiglianze che non c'entrano e trova normali parole che per puro caso sono sempre maiuscole, perché appaiono solo all'inizio di un verso. Ma a parte questo spero che possa venire utile. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:19, 2 set 2026 (CEST)
:::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Altrochè! Grazie! Ma lo userò dopo aver risolto il problema della numerazione dei versi. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:53, 2 set 2026 (CEST)
::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Sono '''stupefatto '''del risultato della nuova opzione per la verifica della grafia dei nomi (delle persone e dei luoghi) e noto una "proprietà emergente": potrebbe anche essere utilizzata per la compilazione di un "Indice dei nomi delle persone e dei luoghi". ''Facile'' la compilazione di un semplice elenco alfabetico, laborioso un elenco completo di link al volume e alla pagina per ciascuna voce. Problema: sarebbe un contributo originale? Potrebbe essere aggiunto a ns0 senza violare le regole di itwikisource? Di certo, in un testo complesso come Il Libro dei Re, privo sia di annotazioni che di indici analitici, sarebbe utile.
::::::Seconda idea: c'è qualcosa che impedisce di caricare un'eventuale versione del testo, integrata di annotazioni e di indici analitici, in itwikibooks?
::::::Comunicazione di servizio: BrolloBot sta aggiungendo la numerazione versi (ogni 5). Il primo volume è stato un po' ostico, ma i successivi, più standardizzati nella formattazione, vanno via lisci, salvo E & O. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:14, 4 set 2026 (CEST)
:::::::As usual,
:::::::l'indice o la concordanza di un testo sono sogni nel cassetto che sento quasi da quando sono arrivato qui.
:::::::Di fatto sono o ricerca originale o materiale compilatorio, inoltre, dato che sono uno strumento scientifico, o si basano su un testo ad altissimo grado di affidabilità o non fanno che convalidare scientificamente dati di partenza non affidabili.
:::::::Questo non significa che non si possano creare, ma che vanno pensati ''esternamente al testo'' in un luogo apposito, non saprei bene dove indicarlo, oppure come aggiunta in testi considerati affidabili. Chiederò alla comunità internazionale se ci sono stati esempi in tal senso.
:::::::Qui esco un po' dal thread, ma mi ricordo che quando un amico mi chiese cosa significa "SAL 100%" e gli risposi "che almeno due lettori hanno controllato il testo" mi girò le spalle con sufficienza ritenendo questo un criterio troppo minimale per dare credibilità scientifica ai nostri testi. Non mi sono sentito di dargli totalmente torto. Riusciremo un giorno ad avere "featured texts" o testi con altissimo livello di controllo? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 08:31, 6 set 2026 (CEST)
::::::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Io, nel tempo, preso atto dei miei limiti di accuratezza "caratteriali", mi sono specializzato in SAL 75% rapidi + formattazione (sperando di agevolare il lavoro di "specialisti nel controllo minuzioso"). Se dovessi affrontare il problema del controllo minuzioso della concordanza con la fonte, al momento non immagino altra soluzione che lavorare in coppia, come facevo nella correzione delle bozze si stampa degli articoli che pubblicava il mio primario: uno legge l'originale, il secondo legge le bozze. Forse c'è un metodo alternativo per fare da soli, sfruttando qualche trucco informatico, con efficacia pari o superiore, ma non lo immagino.
::::::::''Indici'': pensavo a indici analitici dei singoli testi, non a ipotetici "indici di wikisource". Senza obiettivi troppo ambiziosi: mi basterebbe che gli indici fossero allineati alla qualità della trascrizione della singola edizione. Un'altra cosa di cui sento spesso la necessità sono le ''annotazioni dei rilettori'', ammesse, se non sbaglio, da altri progetti wikisource, ma non consentite dalle nostre regole (anche se non sarebbe impossibile creare una convenzione che permetta di distinguerle chiaramente da quelle originali dell'edizione). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:14, 7 set 2026 (CEST)
== Tavola cronologica assente in Vico ==
segnalo che nell'edizione stampata nel 1911 della Scienza Nuova di Vico curata da Nicolini a un certo punto è presente una tavola cronologica qui [[La scienza nuova - Volume I/Libro I/Tavola cronologica]] mentre è assente in una edizione del 1928 sempre curata da Nicolini [[La scienza nuova seconda/Libro primo]]. Entrambe le edizioni ristampano l'edizione originale del 1744. Con tutta probabilità nelle scansioni dell'edizione 1928 il foglio ripiegabile della tavola cronologica era presente anche lì (infatti è richiamato nel testo) ed è stato staccato. Bisognerebbe quindi cercare altre scansioni con quella tavola. Inoltre segnalo che la digitalizzazione del 1911 mette dopo il titolo e l'autore l'anno 1911 che è errato dato che si deve mettere il 1744, cioè l'anno di prima pubblicazione dell'opera. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 13:38, 2 set 2026 (CEST)
:@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Ho dato un'occhiata alla Tavola, spaventosa. Ma ci sarebbe bisogno di un lavoro di riorganizzazione ns0: i tre volumi dovrebbero essere riuniti in un'unica pagina principale. Anni fa la regola "nelle edizioni in più volumi, a ogni pagina nsIndice una pagina principale ns0" aveva motivazioni tecniche, ma oggi sono superate. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:45, 4 set 2026 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] in effetti la tavola è davvero enorme e la digitalizzazione della tavola nell'edizione del 1911 non è stata terminata, non so se qualcuno esperto in tabelle ha qualche suggerimento... [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 15:13, 5 set 2026 (CEST)
:::@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Si può provare riducendo parecchio le dimensioni dei caratteri e allargando la larghezza della tabella in ns0, ma sarà dura. Provo con una o due righe. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:27, 6 set 2026 (CEST)
::::@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Test fatto, ma bisognerebbe estenderlo a una riga "bella piena". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:12, 6 set 2026 (CEST)
== <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-37</span> ==
<div lang="en" dir="ltr">
<section begin="technews-2026-W37"/><div class="plainlinks">
Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/37|Translations]] are available.
'''Updates for editors'''
* [[mw:Special:MyLanguage/Help:Growth/Tools/Add_a_link|Add a Link]] has been upgraded for English Wikipedia users with improved detection of links that have different capitalization. This will help reduce ambiguous suggestions caused by differences in capitalization in article titles, including articles about cultural goods. A second phase of improvements is planned, which will also prepare the feature for release in other languages. [https://phabricator.wikimedia.org/T435526#12240876] [https://phabricator.wikimedia.org/T434259]
* The [[mw:Special:MyLanguage/Article_guidance|Article guidance]] feature will be enabled by default for junior editors on Simple English and Turkish Wikipedia starting 10 September 2026 following [[mw:Special:MyLanguage/Article_guidance/Updates#Summary_of_experiment_result|an experiment]]. Junior editors with 0 to 99 edits will automatically see the feature when they click a red link or use the "[[tr:Vikipedi:Madde_sihirbazı|Madde oluşturto]]" option on Turkish Wikipedia to create a new article. The change is intended to help junior editors create higher-quality articles that meet each Wikipedia’s standards. [[phab:maniphest/query/z3tcTjmLMxk5/#R|Additional improvements]] will continue based on the experiment results and community feedback.
* The [https://pageviews.wmcloud.org Pageviews Analysis] tool which allows users to compare pageviews across multiple pages, turns 10 years old this year and several new features have been added. They include [[toolforge:wikinav|WikiNav]] which provides insights into how readers of Wikipedia explore the content, editing stats in [https://pageviews.wmcloud.org/siteviews?range=latest-30&sites=en.wikipedia.org Siteviews], the ability to [https://pageviews.wmcloud.org/massviews?source=wikiproject&project=en.wikipedia.org lookup articles belonging to a WikiProject], and support for dark mode. [https://phabricator.wikimedia.org/T378549]
* A [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader_Growth/Minimal_Minerva|visually simplified Minerva]] navigation bar is being tested for logged-out readers using mobile web on the Bengali, Czech, English, Farsi, and Polish Wikipedias. The experiment aims to determine whether simplifying the navigation improves reader retention. The test will run from August 31 to September 28, and no action is required from users.
* [[m:Special:MyLanguage/WMDE Technical Wishes|WMDE Technical Wishes]] is working on improving [[en:Wikipedia:VisualEditor/Named references|auto-generated reference names in VisualEditor]]. Editors will only notice a slight change starting this week. When adding automatic reference names the numbering will start at <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>:1</nowiki></code></bdi> instead of <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>:0</nowiki></code></bdi>. Read more on the [[m:WMDE Technical Wishes/References/VisualEditor automatic reference names|project page]]. [https://gerrit.wikimedia.org/r/c/VisualEditor/VisualEditor/+/1332704]
* All wikis will be [[m:Special:MyLanguage/Tech/Server switch|read-only for a few minutes]] on September 23. This is planned at 14:00 UTC. More information will be published in Tech News and will also be posted on individual wikis in the coming weeks. [https://phabricator.wikimedia.org/T433363]
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:25}} community-submitted {{PLURAL:25|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where [[mw:Special:MyLanguage/Parsoid|Parsoid]] could mishandle nested nowiki tags, causing content to be lost and displaying unwanted text has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T435116]
'''Updates for technical contributors'''
* Interface administrators can configure gadgets from [[MediaWiki:Gadgets-definition]]. The definition format has been updated and no longer requires the <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>ResourceLoader</nowiki></code></bdi> option, as gadgets are always loaded through <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>ResourceLoader</nowiki></code></bdi>. This simplifies gadget configuration by removing an option that is no longer necessary, making gadget definitions easier for administrators. [https://phabricator.wikimedia.org/T298199]
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.19|MediaWiki]]
'''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/37|Translate]] • [[m:Tech|Get help]] • [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]] • [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].''
</div><section end="technews-2026-W37"/>
</div>
<bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 20:44, 7 set 2026 (CEST)
(This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.)
<!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=31008437 -->
== itWikiCon 2026: iscrizioni aperte fino al 12 ottobre ==
Ciao a tutti,
'''[[m:ItWikiCon/2026|itWikiCon 2026]]''' si sta avvicinando! Il convegno annuale della comunità Wikimedia di lingua italiana si terrà '''da venerdì 6 a domenica 8 novembre a Vezia (Lugano)'''.
Ormai è aperta la fase di iscrizione e rimarrà '''aperta fino a lunedì 12 ottobre a mezzanotte'''.
Assicuratevi il vostro posto compilando '''[https://ticket.itwikicon.org/itwikicon/2026/ il modulo di iscrizione]'''. La quota di partecipazione di 15.00 CHF serve a sostenere l’organizzazione dell’evento e va pagata direttamente online per confermare l’iscrizione.
Venerdì mattina è prevista una visita guidata a cui potete iscrivervi tramite lo stesso modulo. Vi consigliamo di prenotare alloggio e mezzi di trasporto con largo anticipo. Troverete consigli su come arrivare e dove dormire [[m:ItWikiCon/2026/Informazioni|sulla pagina Informazioni]].
Per domande o suggerimenti potete scambiare opinioni sulla [[m:Talk:ItWikiCon/2026|pagina di discussione dell’evento]] o contattarci all’indirizzo info{at}itwikicon.org.
Non vediamo l’ora di vedervi a Vezia!
Il team organizzativo di itWikiCon 2026: [[User:Vallema|Vallema]], [[User:cassinam|Cassinam]], [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]], [[User:Dorine Barth (WMCH)|Dorine Barth (WMCH)]] 11:44, 11 set 2026 (CEST)
== <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-38</span> ==
<div lang="en" dir="ltr">
<section begin="technews-2026-W38"/><div class="plainlinks">
Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/38|Translations]] are available.
'''Weekly highlight'''
* The Future Audiences team has started a [[en:Special:MyLanguage/Wikipedia:Village pump (proposals)#New proposed experiment to let readers know about “Google preferred sources”|discussion on English Wikipedia]] about a proposed new experiment to show a temporary notice about the new [https://blog.google/products-and-platforms/products/search/original-high-quality-content-search/ Google Preferred Sources] feature to Wikipedia readers coming from Google. The experiment is to test whether this notice makes visitors come back to Wikipedia more often. Preferred Sources feature lets users choose websites they trust so Google can highlight content from those sources more prominently in Search and AI experiences. We are interested in testing this on other languages that Google supports and would welcome assistance with starting conversations on other wikis. If interested, please reach out to Future Audiences on the [[m:Special:MyLanguage/Future Audiences/Preferred sources|talk page]].
'''Updates for editors'''
* The chat platform Discord is releasing a new self-service framework that websites can use to specify how their links should look when shared on Discord. The Future Audiences team is planning to start using this new framework to improve how Wikipedia links look when shared on Discord, giving better attribution and credit to contributors. The link appearance and behavior won't change in the first phase of this project as we want to first collect some baseline data to assess the impact of future changes. However, if community members who are active on Discord spot any issues, they can reach out on [[phab:tag/future-audiences/|Phabricator]] or [[m:Special:MyLanguage/Future Audiences|Metawiki]].
* The Reader Growth team will be running an experiment to test whether [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader_Growth/Compact Lead|compacting article lead sections on mobiles]] with the addition of a "read more" button improves reader retention. The test will begin on September 17 on Arabic, Spanish, French, Indonesian, Italian, Japanese, Portuguese, Vietnamese, and Chinese Wikipedias and will run for four weeks.
* All wikis will be [[m:Special:MyLanguage/Tech/Server switch|read-only for a few minutes]] on September 23. This is planned at 14:00 UTC. More information will be published in Tech News and will also be posted on individual wikis in the coming week. [https://phabricator.wikimedia.org/T433363]
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:28}} community-submitted {{PLURAL:28|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where [https://wikistats.wmcloud.org/ Wikistats] for Wikipedias was returning an HTTP 500 error and could not be reached, has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T435959]
'''Updates for technical contributors'''
* Developers who maintain a tool that queries the Wikimedia Commons links tables need to update their code to connect to the new x4 database cluster. The links tables have been moved from the s4 cluster to x4, and will no longer receive updates on s4. The page and redirect tables remain available on both clusters. A wiki replica for the x4 cluster will be set up afterwards. The change is being made because the s4 cluster has grown too large to operate efficiently. You can [[wikitech:Special:MyLanguage/News/2026 Commons links tables database split|read more]].
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.20|MediaWiki]]
'''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/38|Translate]] • [[m:Tech|Get help]] • [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]] • [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].''
</div><section end="technews-2026-W38"/>
</div>
<bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 17:31, 14 set 2026 (CEST)
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<!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=31039826 -->
== Orientalizzando... ==
Fatto [[Il Libro dei Re]], in dirittura di arrivo [[L'Avesta (Pizzi, 1914)|L'Avesta]], sto palpeggiando un'altra traduzione antologica di Pizzi, [[Fiori d'Oriente (1907)]], che ha un'ottima scansione IA. Ma siamo solo alle verifiche preliminari. NB: qualsiasi richiesta di una mano per altre cose avrà comunque la precedenza :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:58, 15 set 2026 (CEST)
== Scambio Server - La tua wiki presto sarà in modalità solo lettura per un breve periodo ==
<section begin="server-switch"/><div class="plainlinks">
[[:m:Special:MyLanguage/Tech/Server switch|Leggi questo messaggio in un'altra lingua]] • [https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Special:Translate&group=page-Tech%2FServer+switch&language=&action=page&filter= {{int:please-translate}}]
[[foundation:|Wikimedia Foundation]] scambierà il traffico tra i suoi data center. Lo scopo è accertarsi che Wikipedia e le altre wiki Wikimedia riescano a rimanere online anche dopo un disastro.
Tutto il traffico sarà commutato il giorno '''{{#time:j xg|2026-09-23|it}}'''. Il test avrà inizio alle '''[https://zonestamp.toolforge.org/{{#time:U|2026-09-23T14:00|en}} {{#time:H:i e|2026-09-23T14:00}}]'''.
Purtroppo, a causa di alcune limitazioni di [[mw:Special:MyLanguage/Manual:What is MediaWiki?|MediaWiki]], tutte le attività di modifica dovranno essere interrotte mentre si effettua il cambio. Ci scusiamo per il disagio, stiamo lavorando per minimizzarlo in futuro.
Un banner apparirà su tutte le wiki 30 minuti prima dell'inizio dell'operazione. Questo avviso rimarrà visibile fino alla fine dell'operazione.
Puoi contribuire alla [https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Special%3ATranslate&group=Centralnotice-tgroup-read_only_banner&task=view&language=&filter=&action=translate traduzione o correzione] di questo testo.
'''Sarai in grado di leggere, ma non di modificare, tutte le wiki per un breve periodo di tempo.'''
* Il giorno {{#time:l j xg Y|2026-09-23|it}} non sarà possibile effettuare modifiche per al massimo un'ora.
* Se proverai a modificare o a salvare durante il periodo di sospensione, vedrai apparire un messaggio d'errore. Speriamo che nessuna modifica venga persa durante questi pochi minuti, ma non possiamo garantirlo. Se vedi apparire il messaggio di errore, per cortesia attendi fino a che non sia tornato tutto alla normalità. Da quel momento potrai salvare le tue modifiche. È comunque consigliabile fare prima una copia delle modifiche, per essere pronti a ogni eventualità.
''Altre conseguenze'':
* I processi in background saranno più lenti e alcuni potrebbero interrompersi. I link rossi potrebbero non essere aggiornati velocemente come al solito. Se crei una voce per cui esiste già un link entrante a partire da un'altra voce, il collegamento rimarrà rosso più a lungo del solito. Alcuni script in esecuzione di lunga durata dovranno essere fermati.
* La distribuzione del codice dovrebbe avvenire normalmente come le altre settimane. Tuttavia, alcuni blocchi nell'aggiornamento del codice potrebbero avvenire puntualmente se l'operazione lo dovesse richiedere in seguito.
* [[mw:Special:MyLanguage/GitLab|GitLab]] non sarà disponibile per circa 90 minuti.
Il progetto potrebbe essere posticipato se necessario. Puoi [[wikitech:Switch_Datacenter|leggere la tabella di marcia su wikitech.wikimedia.org]]. Ogni cambiamento sarà annunciato nella tabella di marcia.
'''Per favore, condividi queste informazioni con la tua comunità.'''</div><section end="server-switch"/>
[[m:user:Trizek (WMF)|Trizek (WMF)]] 14:58, 15 set 2026 (CEST)
(This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.)
<!-- Messaggio inviato da User:Trizek (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Distribution_list/Non-Technical_Village_Pumps_distribution_list&oldid=30513874 -->
== Musica nel wikiverso ==
[[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. I (page 32 crop).jpg|Musica e musicisti, 1905 vol. I (page 32 crop a)|400px|centro]]
{{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano'''}}
[[File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a).jpg|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)|300px|centro]]
* Al '''15 settembre 2026''', abbiamo trascritto e pubblicato (202) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''').
* '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''':
:* {{Sc|'''Canti popolari'''}}
:: · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}}
:: · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
:* {{Sc|'''Musica colta'''}} — Questo mese abbiamo trascritto due impegnativi brani sul ''mal d'amore'' scritti da Giano Brida, compositore e direttore d'orchestra veronese, ma attivo a Milano alla metà del XIX secolo. I due brani sono una riuscita satira del ''mal du siècle'' (o ''Weltschmerz''), ovvero quel senso di vuoto, profonda malinconia e inadeguatezza verso il mondo che colpiva i giovani romantici della prima metà dell'Ottocento a causa di un rifiuto amoroso o per la fine di una passione che riducevano il giovane sofferente allo stato di "esule" intellettuale, incapace di integrarsi nelle dinamiche utilitaristiche della nascente società borghese. I due brani, in chiave di sol, celebrano la liberazione da questo stato.
:::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}}
:: — Ci siamo inoltre avventurati a pubblicare una canzone su wikisource angloamericana
:::*[https://en.wikisource.org/wiki/%27Till_The_End_O%27_The_World_With_You 'Till The End O' The World With You] (1925) by Harold Dixon
:: — Tutte le trascrizioni di questo mese sono state create sull'ottimo [https://www.hacklily.org/ hacklily.org]
<hr>
:* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}}
:** [[Opera: La figlia di Iorio (Franchetti)]]
<hr>
:* {{Sc|'''Libri'''}} — È stata completata la trascrizione de:
:** {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}}
<hr>
:''[[:Categoria:Partiture|→ Vai a tutte le partiture]]''
<hr>
* [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato:
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore | Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore]]''
::Vedi codice commentato in{{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante|Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante]]''
:: Vedi codice commentato al rigo down 3.8 in {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Stile classico|Stile classico]]''
:: Vedi tutta la trascrizione di {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:*''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Crescendo o diminuendo senza note| Crescendo o diminuendo senza note]]''
::\override Hairpin.to-barline = ##t | \!
:: Vedi codice in {{Testo|Che dici, o parola del saggio?}} %rigo down 3.10b
(di prossima pubblicazione)<hr>
* '''{{Sc|Revisioni}}''' — Periodicamente, via via che acquisiamo nuove conoscenze, revisioniamo brani già pubblicati con SAL 75% o addirittura 100% '''ottimizzandone il codice lilypond'''.
:* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Peschi fiorenti}}
:* {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Nina mia son barcaiolo}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Giovanuttin che vesti de turchino}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/O benedett l'amor dei giovin}}
<hr>
* '''{{Sc|Riletture}}''' — Al fine di '''facilitare la rilettura''' del codice da parte dei volonterosi, a partire da oggi in testa ad ogni partitura lunga '''è posta la seguente riga prima del codice lilypond''':<br>
''<nowiki><!-- Cancella questa riga per visualizzare il contatore e facilitare la rilettura
</nowiki>''<br>''<nowiki>
<syntaxhighlight lang="lilypond" line start="2">-->
</nowiki>''<br>
Cancellando la prima riga, l'intera pagina è mostrata con il contatore di righe come in un editor di codice. Ciò facilita enormenemente:
: * l'individuazione di eventuali errori
: * l'inserimento di ottimizzazioni
: * la comunicazione di un problema da risolvere taggando Pic57 nella pagina di discussione
'''Ovviamente al termine si prega di ripristinare la riga,''' assicurandosi di premettere il tag '''<nowiki><!--</nowiki>''' che consente l'esecuzione del codice lilypond.<br>
Gradualmente questa riga sarà inserita nelle partiture più lunghe, ovvero quelle che occupano più pagine.<br>
Per un esempio vedere:
:* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}}
<hr>
[[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|400px|centro]]
{{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}}
<hr> [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 17:09, 15 set 2026 (CEST)
== Pagine bianche ==
ieri ho provato a caricare da Commons File:La strega, ovvero Degli inganni de' demoni.djvu, il risultato: pagina bianca quando clicco su anteprima.
Ho lasciato perdere. Stamattina ho ripreso il mio lavoro di trascrizione con la pagina [[Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/448|Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/448 - Wikisource]] ma quando clicco su modifica mi da' anche qui una pagina bianca.
Credo di aver fatto qualche pasticcio. Qualcuno sa darmi qualche dritta? [[User:Utoutouto|Utoutouto]] ([[User talk:Utoutouto|disc.]]) 11:42, 17 set 2026 (CEST)
== Pagine bianche 2 ==
Salve ho un problema con l'editor delle pagine: Pagina ''(ProofreadPage). Quando sono loggato, qualsiasi pagina DjVu in modalità “Modifica” mostra solo la barra superiore e poi una pagina completamente bianca, senza editor. Il problema non dipende da browser, preferenze, gadget, VisualEditor o Parsoid: ho provato tutti i link speciali per bypassare ProofreadPage, ma il crash avviene prima che l’editor venga caricato. Da anonimo invece funziona tutto. Mi è stato confermato che il mio profilo utente è probabilmente corrotto nel database (preferenze interne o flag ereditati da versioni vecchie).''
Chiedo gentilmente un '''reset completo delle preferenze utente lato server'''.
Grazie e saluti a tutti [[User:Utoutouto|Utoutouto]] ([[User talk:Utoutouto|disc.]]) 15:14, 17 set 2026 (CEST)
:@[[Utente:Utoutouto|Utoutouto]]: ti è stato confermato da chi? Noi non possiamo reimpostarti niente, ma se vuoi provare, dovresti poterlo fare tu stesso dalle tue preferenze: [[Speciale:Preferenze/reset]]. Facci sapere se questo risolve. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:43, 17 set 2026 (CEST)
k9x9xss5pu60ygkztxl7v51wr41keqo
3900639
3900637
2026-09-17T14:23:17Z
Utoutouto
16823
/* Pagine bianche 2 */ Risposta
3900639
wikitext
text/x-wiki
{{Bar}}
== Il Libro dei Re: rifiniture ==
@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Sto ritoccando [[Il Libro dei Re]], su cui ha lavorato parecchio @[[Utente:DLamba|DLamba]], e che era un peccato lasciare incompiuto. Ecco alcuni quesiti:
# inizialmente la struttura generale era suddivisa in pagine ns0 indipendenti, una per ciascuno degli 8 volumi. Adesso invece c'è una sola pagina principale, suddivisa in sottopagine che rispecchiano le macro-sezioni dell'opera. Le pagine ns0 dei volumi sono conservate ma "orfane": la prima, [[Il Libro dei Re - Volume I]]. Io le cancellerei: ok?
# fra le prime centinaia di pagine del poema, che DLamba ha portato a un eccellente SAL 75%, e le successive ci sono piccole differenze di formattazione. In particolare, DLamba ha numerato i versi (ogni 5) ma la numerazione cessa alla [[Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu/261|pagina 260]] del primo volume. Rimuovo la numerazione versi oppure la continuo? E: da dove riparto con la numerazione? Se dovessi inserirla, io ripartirei da ognuna delle sezioni trascritta come sottopagina in ns0. Sarebbe un lavoraccio, ma forse potrebbe essere fatto via bot.
PS: Esiste una pagina FB "Amici della Persia", dove il poema di Ferdusi viene nominato più volte. Vediamo se riesco a farci un po' di divulgazione wikisource :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:40, 1 set 2026 (CEST)
:Nell'ordine:
:# Sì, cancella pure.
:# mi rendo conto che se la numerazione non c'è non siamo tenuti ad aggiungerla, ma al tempo stesso i template di numerazione R, Ottava ecc. sono pensati per essere anche delle "áncore" per citare con precisione un passo, dunque è sempre ottima idea aggiungerle. Anni e anni fa si scrisse che la numerazione dei versi fosse requisito per il SAL 75%, dunque si aggiungano i versi.
:'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 10:51, 2 set 2026 (CEST)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Mi organizzo, ma mi manca un dettaglio su come organizzare la numerazione, ossia se ripartire ad ogni sezione di dettaglio o, come ha fatto DLamba, ripartire solo dalle macro-sezioni (alcune delle quali veramente immense). Personalmente preferirei la prima delle due. Intanto scaldo il bot :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:17, 2 set 2026 (CEST)
:::Il criterio è semplice: fintantoché non ci sono numeri di verso ripetuti nella transclusione in ns0 nella stessa pagina, puoi ricominciare la numerazione quanto vuoi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 12:40, 2 set 2026 (CEST)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] (e a chiunque altro interessi): visto che nel Libro dei Re è nominata un'infinità di re, principi e gente varia, ho fatto uno strumento per controllare l'ortografia dei nomi propri. Sul "Cerca errori ortografici" adesso c'è un tab "Nomi propri", che cerca tutte le parole maiuscole, le conta e ne cerca altre di simili (1-2 lettere di differenza). Così ad esempio sull'ultimo volume risulta che: Khusrèv è nominato 368 volte, ma 39 volte c'è Khusrev senza accento, Khusròv c'è 2 volte e 1 volta c'è Kliusrèv, tutti probabili errori di trascrizione. Ovviamente trova anche somiglianze che non c'entrano e trova normali parole che per puro caso sono sempre maiuscole, perché appaiono solo all'inizio di un verso. Ma a parte questo spero che possa venire utile. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:19, 2 set 2026 (CEST)
:::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Altrochè! Grazie! Ma lo userò dopo aver risolto il problema della numerazione dei versi. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:53, 2 set 2026 (CEST)
::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Sono '''stupefatto '''del risultato della nuova opzione per la verifica della grafia dei nomi (delle persone e dei luoghi) e noto una "proprietà emergente": potrebbe anche essere utilizzata per la compilazione di un "Indice dei nomi delle persone e dei luoghi". ''Facile'' la compilazione di un semplice elenco alfabetico, laborioso un elenco completo di link al volume e alla pagina per ciascuna voce. Problema: sarebbe un contributo originale? Potrebbe essere aggiunto a ns0 senza violare le regole di itwikisource? Di certo, in un testo complesso come Il Libro dei Re, privo sia di annotazioni che di indici analitici, sarebbe utile.
::::::Seconda idea: c'è qualcosa che impedisce di caricare un'eventuale versione del testo, integrata di annotazioni e di indici analitici, in itwikibooks?
::::::Comunicazione di servizio: BrolloBot sta aggiungendo la numerazione versi (ogni 5). Il primo volume è stato un po' ostico, ma i successivi, più standardizzati nella formattazione, vanno via lisci, salvo E & O. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:14, 4 set 2026 (CEST)
:::::::As usual,
:::::::l'indice o la concordanza di un testo sono sogni nel cassetto che sento quasi da quando sono arrivato qui.
:::::::Di fatto sono o ricerca originale o materiale compilatorio, inoltre, dato che sono uno strumento scientifico, o si basano su un testo ad altissimo grado di affidabilità o non fanno che convalidare scientificamente dati di partenza non affidabili.
:::::::Questo non significa che non si possano creare, ma che vanno pensati ''esternamente al testo'' in un luogo apposito, non saprei bene dove indicarlo, oppure come aggiunta in testi considerati affidabili. Chiederò alla comunità internazionale se ci sono stati esempi in tal senso.
:::::::Qui esco un po' dal thread, ma mi ricordo che quando un amico mi chiese cosa significa "SAL 100%" e gli risposi "che almeno due lettori hanno controllato il testo" mi girò le spalle con sufficienza ritenendo questo un criterio troppo minimale per dare credibilità scientifica ai nostri testi. Non mi sono sentito di dargli totalmente torto. Riusciremo un giorno ad avere "featured texts" o testi con altissimo livello di controllo? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 08:31, 6 set 2026 (CEST)
::::::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Io, nel tempo, preso atto dei miei limiti di accuratezza "caratteriali", mi sono specializzato in SAL 75% rapidi + formattazione (sperando di agevolare il lavoro di "specialisti nel controllo minuzioso"). Se dovessi affrontare il problema del controllo minuzioso della concordanza con la fonte, al momento non immagino altra soluzione che lavorare in coppia, come facevo nella correzione delle bozze si stampa degli articoli che pubblicava il mio primario: uno legge l'originale, il secondo legge le bozze. Forse c'è un metodo alternativo per fare da soli, sfruttando qualche trucco informatico, con efficacia pari o superiore, ma non lo immagino.
::::::::''Indici'': pensavo a indici analitici dei singoli testi, non a ipotetici "indici di wikisource". Senza obiettivi troppo ambiziosi: mi basterebbe che gli indici fossero allineati alla qualità della trascrizione della singola edizione. Un'altra cosa di cui sento spesso la necessità sono le ''annotazioni dei rilettori'', ammesse, se non sbaglio, da altri progetti wikisource, ma non consentite dalle nostre regole (anche se non sarebbe impossibile creare una convenzione che permetta di distinguerle chiaramente da quelle originali dell'edizione). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:14, 7 set 2026 (CEST)
== Tavola cronologica assente in Vico ==
segnalo che nell'edizione stampata nel 1911 della Scienza Nuova di Vico curata da Nicolini a un certo punto è presente una tavola cronologica qui [[La scienza nuova - Volume I/Libro I/Tavola cronologica]] mentre è assente in una edizione del 1928 sempre curata da Nicolini [[La scienza nuova seconda/Libro primo]]. Entrambe le edizioni ristampano l'edizione originale del 1744. Con tutta probabilità nelle scansioni dell'edizione 1928 il foglio ripiegabile della tavola cronologica era presente anche lì (infatti è richiamato nel testo) ed è stato staccato. Bisognerebbe quindi cercare altre scansioni con quella tavola. Inoltre segnalo che la digitalizzazione del 1911 mette dopo il titolo e l'autore l'anno 1911 che è errato dato che si deve mettere il 1744, cioè l'anno di prima pubblicazione dell'opera. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 13:38, 2 set 2026 (CEST)
:@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Ho dato un'occhiata alla Tavola, spaventosa. Ma ci sarebbe bisogno di un lavoro di riorganizzazione ns0: i tre volumi dovrebbero essere riuniti in un'unica pagina principale. Anni fa la regola "nelle edizioni in più volumi, a ogni pagina nsIndice una pagina principale ns0" aveva motivazioni tecniche, ma oggi sono superate. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:45, 4 set 2026 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] in effetti la tavola è davvero enorme e la digitalizzazione della tavola nell'edizione del 1911 non è stata terminata, non so se qualcuno esperto in tabelle ha qualche suggerimento... [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 15:13, 5 set 2026 (CEST)
:::@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Si può provare riducendo parecchio le dimensioni dei caratteri e allargando la larghezza della tabella in ns0, ma sarà dura. Provo con una o due righe. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:27, 6 set 2026 (CEST)
::::@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Test fatto, ma bisognerebbe estenderlo a una riga "bella piena". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:12, 6 set 2026 (CEST)
== <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-37</span> ==
<div lang="en" dir="ltr">
<section begin="technews-2026-W37"/><div class="plainlinks">
Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/37|Translations]] are available.
'''Updates for editors'''
* [[mw:Special:MyLanguage/Help:Growth/Tools/Add_a_link|Add a Link]] has been upgraded for English Wikipedia users with improved detection of links that have different capitalization. This will help reduce ambiguous suggestions caused by differences in capitalization in article titles, including articles about cultural goods. A second phase of improvements is planned, which will also prepare the feature for release in other languages. [https://phabricator.wikimedia.org/T435526#12240876] [https://phabricator.wikimedia.org/T434259]
* The [[mw:Special:MyLanguage/Article_guidance|Article guidance]] feature will be enabled by default for junior editors on Simple English and Turkish Wikipedia starting 10 September 2026 following [[mw:Special:MyLanguage/Article_guidance/Updates#Summary_of_experiment_result|an experiment]]. Junior editors with 0 to 99 edits will automatically see the feature when they click a red link or use the "[[tr:Vikipedi:Madde_sihirbazı|Madde oluşturto]]" option on Turkish Wikipedia to create a new article. The change is intended to help junior editors create higher-quality articles that meet each Wikipedia’s standards. [[phab:maniphest/query/z3tcTjmLMxk5/#R|Additional improvements]] will continue based on the experiment results and community feedback.
* The [https://pageviews.wmcloud.org Pageviews Analysis] tool which allows users to compare pageviews across multiple pages, turns 10 years old this year and several new features have been added. They include [[toolforge:wikinav|WikiNav]] which provides insights into how readers of Wikipedia explore the content, editing stats in [https://pageviews.wmcloud.org/siteviews?range=latest-30&sites=en.wikipedia.org Siteviews], the ability to [https://pageviews.wmcloud.org/massviews?source=wikiproject&project=en.wikipedia.org lookup articles belonging to a WikiProject], and support for dark mode. [https://phabricator.wikimedia.org/T378549]
* A [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader_Growth/Minimal_Minerva|visually simplified Minerva]] navigation bar is being tested for logged-out readers using mobile web on the Bengali, Czech, English, Farsi, and Polish Wikipedias. The experiment aims to determine whether simplifying the navigation improves reader retention. The test will run from August 31 to September 28, and no action is required from users.
* [[m:Special:MyLanguage/WMDE Technical Wishes|WMDE Technical Wishes]] is working on improving [[en:Wikipedia:VisualEditor/Named references|auto-generated reference names in VisualEditor]]. Editors will only notice a slight change starting this week. When adding automatic reference names the numbering will start at <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>:1</nowiki></code></bdi> instead of <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>:0</nowiki></code></bdi>. Read more on the [[m:WMDE Technical Wishes/References/VisualEditor automatic reference names|project page]]. [https://gerrit.wikimedia.org/r/c/VisualEditor/VisualEditor/+/1332704]
* All wikis will be [[m:Special:MyLanguage/Tech/Server switch|read-only for a few minutes]] on September 23. This is planned at 14:00 UTC. More information will be published in Tech News and will also be posted on individual wikis in the coming weeks. [https://phabricator.wikimedia.org/T433363]
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:25}} community-submitted {{PLURAL:25|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where [[mw:Special:MyLanguage/Parsoid|Parsoid]] could mishandle nested nowiki tags, causing content to be lost and displaying unwanted text has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T435116]
'''Updates for technical contributors'''
* Interface administrators can configure gadgets from [[MediaWiki:Gadgets-definition]]. The definition format has been updated and no longer requires the <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>ResourceLoader</nowiki></code></bdi> option, as gadgets are always loaded through <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>ResourceLoader</nowiki></code></bdi>. This simplifies gadget configuration by removing an option that is no longer necessary, making gadget definitions easier for administrators. [https://phabricator.wikimedia.org/T298199]
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.19|MediaWiki]]
'''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/37|Translate]] • [[m:Tech|Get help]] • [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]] • [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].''
</div><section end="technews-2026-W37"/>
</div>
<bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 20:44, 7 set 2026 (CEST)
(This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.)
<!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=31008437 -->
== itWikiCon 2026: iscrizioni aperte fino al 12 ottobre ==
Ciao a tutti,
'''[[m:ItWikiCon/2026|itWikiCon 2026]]''' si sta avvicinando! Il convegno annuale della comunità Wikimedia di lingua italiana si terrà '''da venerdì 6 a domenica 8 novembre a Vezia (Lugano)'''.
Ormai è aperta la fase di iscrizione e rimarrà '''aperta fino a lunedì 12 ottobre a mezzanotte'''.
Assicuratevi il vostro posto compilando '''[https://ticket.itwikicon.org/itwikicon/2026/ il modulo di iscrizione]'''. La quota di partecipazione di 15.00 CHF serve a sostenere l’organizzazione dell’evento e va pagata direttamente online per confermare l’iscrizione.
Venerdì mattina è prevista una visita guidata a cui potete iscrivervi tramite lo stesso modulo. Vi consigliamo di prenotare alloggio e mezzi di trasporto con largo anticipo. Troverete consigli su come arrivare e dove dormire [[m:ItWikiCon/2026/Informazioni|sulla pagina Informazioni]].
Per domande o suggerimenti potete scambiare opinioni sulla [[m:Talk:ItWikiCon/2026|pagina di discussione dell’evento]] o contattarci all’indirizzo info{at}itwikicon.org.
Non vediamo l’ora di vedervi a Vezia!
Il team organizzativo di itWikiCon 2026: [[User:Vallema|Vallema]], [[User:cassinam|Cassinam]], [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]], [[User:Dorine Barth (WMCH)|Dorine Barth (WMCH)]] 11:44, 11 set 2026 (CEST)
== <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-38</span> ==
<div lang="en" dir="ltr">
<section begin="technews-2026-W38"/><div class="plainlinks">
Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/38|Translations]] are available.
'''Weekly highlight'''
* The Future Audiences team has started a [[en:Special:MyLanguage/Wikipedia:Village pump (proposals)#New proposed experiment to let readers know about “Google preferred sources”|discussion on English Wikipedia]] about a proposed new experiment to show a temporary notice about the new [https://blog.google/products-and-platforms/products/search/original-high-quality-content-search/ Google Preferred Sources] feature to Wikipedia readers coming from Google. The experiment is to test whether this notice makes visitors come back to Wikipedia more often. Preferred Sources feature lets users choose websites they trust so Google can highlight content from those sources more prominently in Search and AI experiences. We are interested in testing this on other languages that Google supports and would welcome assistance with starting conversations on other wikis. If interested, please reach out to Future Audiences on the [[m:Special:MyLanguage/Future Audiences/Preferred sources|talk page]].
'''Updates for editors'''
* The chat platform Discord is releasing a new self-service framework that websites can use to specify how their links should look when shared on Discord. The Future Audiences team is planning to start using this new framework to improve how Wikipedia links look when shared on Discord, giving better attribution and credit to contributors. The link appearance and behavior won't change in the first phase of this project as we want to first collect some baseline data to assess the impact of future changes. However, if community members who are active on Discord spot any issues, they can reach out on [[phab:tag/future-audiences/|Phabricator]] or [[m:Special:MyLanguage/Future Audiences|Metawiki]].
* The Reader Growth team will be running an experiment to test whether [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader_Growth/Compact Lead|compacting article lead sections on mobiles]] with the addition of a "read more" button improves reader retention. The test will begin on September 17 on Arabic, Spanish, French, Indonesian, Italian, Japanese, Portuguese, Vietnamese, and Chinese Wikipedias and will run for four weeks.
* All wikis will be [[m:Special:MyLanguage/Tech/Server switch|read-only for a few minutes]] on September 23. This is planned at 14:00 UTC. More information will be published in Tech News and will also be posted on individual wikis in the coming week. [https://phabricator.wikimedia.org/T433363]
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:28}} community-submitted {{PLURAL:28|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where [https://wikistats.wmcloud.org/ Wikistats] for Wikipedias was returning an HTTP 500 error and could not be reached, has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T435959]
'''Updates for technical contributors'''
* Developers who maintain a tool that queries the Wikimedia Commons links tables need to update their code to connect to the new x4 database cluster. The links tables have been moved from the s4 cluster to x4, and will no longer receive updates on s4. The page and redirect tables remain available on both clusters. A wiki replica for the x4 cluster will be set up afterwards. The change is being made because the s4 cluster has grown too large to operate efficiently. You can [[wikitech:Special:MyLanguage/News/2026 Commons links tables database split|read more]].
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.20|MediaWiki]]
'''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/38|Translate]] • [[m:Tech|Get help]] • [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]] • [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].''
</div><section end="technews-2026-W38"/>
</div>
<bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 17:31, 14 set 2026 (CEST)
(This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.)
<!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=31039826 -->
== Orientalizzando... ==
Fatto [[Il Libro dei Re]], in dirittura di arrivo [[L'Avesta (Pizzi, 1914)|L'Avesta]], sto palpeggiando un'altra traduzione antologica di Pizzi, [[Fiori d'Oriente (1907)]], che ha un'ottima scansione IA. Ma siamo solo alle verifiche preliminari. NB: qualsiasi richiesta di una mano per altre cose avrà comunque la precedenza :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:58, 15 set 2026 (CEST)
== Scambio Server - La tua wiki presto sarà in modalità solo lettura per un breve periodo ==
<section begin="server-switch"/><div class="plainlinks">
[[:m:Special:MyLanguage/Tech/Server switch|Leggi questo messaggio in un'altra lingua]] • [https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Special:Translate&group=page-Tech%2FServer+switch&language=&action=page&filter= {{int:please-translate}}]
[[foundation:|Wikimedia Foundation]] scambierà il traffico tra i suoi data center. Lo scopo è accertarsi che Wikipedia e le altre wiki Wikimedia riescano a rimanere online anche dopo un disastro.
Tutto il traffico sarà commutato il giorno '''{{#time:j xg|2026-09-23|it}}'''. Il test avrà inizio alle '''[https://zonestamp.toolforge.org/{{#time:U|2026-09-23T14:00|en}} {{#time:H:i e|2026-09-23T14:00}}]'''.
Purtroppo, a causa di alcune limitazioni di [[mw:Special:MyLanguage/Manual:What is MediaWiki?|MediaWiki]], tutte le attività di modifica dovranno essere interrotte mentre si effettua il cambio. Ci scusiamo per il disagio, stiamo lavorando per minimizzarlo in futuro.
Un banner apparirà su tutte le wiki 30 minuti prima dell'inizio dell'operazione. Questo avviso rimarrà visibile fino alla fine dell'operazione.
Puoi contribuire alla [https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Special%3ATranslate&group=Centralnotice-tgroup-read_only_banner&task=view&language=&filter=&action=translate traduzione o correzione] di questo testo.
'''Sarai in grado di leggere, ma non di modificare, tutte le wiki per un breve periodo di tempo.'''
* Il giorno {{#time:l j xg Y|2026-09-23|it}} non sarà possibile effettuare modifiche per al massimo un'ora.
* Se proverai a modificare o a salvare durante il periodo di sospensione, vedrai apparire un messaggio d'errore. Speriamo che nessuna modifica venga persa durante questi pochi minuti, ma non possiamo garantirlo. Se vedi apparire il messaggio di errore, per cortesia attendi fino a che non sia tornato tutto alla normalità. Da quel momento potrai salvare le tue modifiche. È comunque consigliabile fare prima una copia delle modifiche, per essere pronti a ogni eventualità.
''Altre conseguenze'':
* I processi in background saranno più lenti e alcuni potrebbero interrompersi. I link rossi potrebbero non essere aggiornati velocemente come al solito. Se crei una voce per cui esiste già un link entrante a partire da un'altra voce, il collegamento rimarrà rosso più a lungo del solito. Alcuni script in esecuzione di lunga durata dovranno essere fermati.
* La distribuzione del codice dovrebbe avvenire normalmente come le altre settimane. Tuttavia, alcuni blocchi nell'aggiornamento del codice potrebbero avvenire puntualmente se l'operazione lo dovesse richiedere in seguito.
* [[mw:Special:MyLanguage/GitLab|GitLab]] non sarà disponibile per circa 90 minuti.
Il progetto potrebbe essere posticipato se necessario. Puoi [[wikitech:Switch_Datacenter|leggere la tabella di marcia su wikitech.wikimedia.org]]. Ogni cambiamento sarà annunciato nella tabella di marcia.
'''Per favore, condividi queste informazioni con la tua comunità.'''</div><section end="server-switch"/>
[[m:user:Trizek (WMF)|Trizek (WMF)]] 14:58, 15 set 2026 (CEST)
(This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.)
<!-- Messaggio inviato da User:Trizek (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Distribution_list/Non-Technical_Village_Pumps_distribution_list&oldid=30513874 -->
== Musica nel wikiverso ==
[[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. I (page 32 crop).jpg|Musica e musicisti, 1905 vol. I (page 32 crop a)|400px|centro]]
{{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano'''}}
[[File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a).jpg|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)|300px|centro]]
* Al '''15 settembre 2026''', abbiamo trascritto e pubblicato (202) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''').
* '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''':
:* {{Sc|'''Canti popolari'''}}
:: · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}}
:: · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
:* {{Sc|'''Musica colta'''}} — Questo mese abbiamo trascritto due impegnativi brani sul ''mal d'amore'' scritti da Giano Brida, compositore e direttore d'orchestra veronese, ma attivo a Milano alla metà del XIX secolo. I due brani sono una riuscita satira del ''mal du siècle'' (o ''Weltschmerz''), ovvero quel senso di vuoto, profonda malinconia e inadeguatezza verso il mondo che colpiva i giovani romantici della prima metà dell'Ottocento a causa di un rifiuto amoroso o per la fine di una passione che riducevano il giovane sofferente allo stato di "esule" intellettuale, incapace di integrarsi nelle dinamiche utilitaristiche della nascente società borghese. I due brani, in chiave di sol, celebrano la liberazione da questo stato.
:::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}}
:: — Ci siamo inoltre avventurati a pubblicare una canzone su wikisource angloamericana
:::*[https://en.wikisource.org/wiki/%27Till_The_End_O%27_The_World_With_You 'Till The End O' The World With You] (1925) by Harold Dixon
:: — Tutte le trascrizioni di questo mese sono state create sull'ottimo [https://www.hacklily.org/ hacklily.org]
<hr>
:* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}}
:** [[Opera: La figlia di Iorio (Franchetti)]]
<hr>
:* {{Sc|'''Libri'''}} — È stata completata la trascrizione de:
:** {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}}
<hr>
:''[[:Categoria:Partiture|→ Vai a tutte le partiture]]''
<hr>
* [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato:
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore | Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore]]''
::Vedi codice commentato in{{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante|Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante]]''
:: Vedi codice commentato al rigo down 3.8 in {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Stile classico|Stile classico]]''
:: Vedi tutta la trascrizione di {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:*''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Crescendo o diminuendo senza note| Crescendo o diminuendo senza note]]''
::\override Hairpin.to-barline = ##t | \!
:: Vedi codice in {{Testo|Che dici, o parola del saggio?}} %rigo down 3.10b
(di prossima pubblicazione)<hr>
* '''{{Sc|Revisioni}}''' — Periodicamente, via via che acquisiamo nuove conoscenze, revisioniamo brani già pubblicati con SAL 75% o addirittura 100% '''ottimizzandone il codice lilypond'''.
:* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Peschi fiorenti}}
:* {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Nina mia son barcaiolo}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Giovanuttin che vesti de turchino}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/O benedett l'amor dei giovin}}
<hr>
* '''{{Sc|Riletture}}''' — Al fine di '''facilitare la rilettura''' del codice da parte dei volonterosi, a partire da oggi in testa ad ogni partitura lunga '''è posta la seguente riga prima del codice lilypond''':<br>
''<nowiki><!-- Cancella questa riga per visualizzare il contatore e facilitare la rilettura
</nowiki>''<br>''<nowiki>
<syntaxhighlight lang="lilypond" line start="2">-->
</nowiki>''<br>
Cancellando la prima riga, l'intera pagina è mostrata con il contatore di righe come in un editor di codice. Ciò facilita enormenemente:
: * l'individuazione di eventuali errori
: * l'inserimento di ottimizzazioni
: * la comunicazione di un problema da risolvere taggando Pic57 nella pagina di discussione
'''Ovviamente al termine si prega di ripristinare la riga,''' assicurandosi di premettere il tag '''<nowiki><!--</nowiki>''' che consente l'esecuzione del codice lilypond.<br>
Gradualmente questa riga sarà inserita nelle partiture più lunghe, ovvero quelle che occupano più pagine.<br>
Per un esempio vedere:
:* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}}
<hr>
[[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|400px|centro]]
{{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}}
<hr> [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 17:09, 15 set 2026 (CEST)
== Pagine bianche ==
ieri ho provato a caricare da Commons File:La strega, ovvero Degli inganni de' demoni.djvu, il risultato: pagina bianca quando clicco su anteprima.
Ho lasciato perdere. Stamattina ho ripreso il mio lavoro di trascrizione con la pagina [[Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/448|Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/448 - Wikisource]] ma quando clicco su modifica mi da' anche qui una pagina bianca.
Credo di aver fatto qualche pasticcio. Qualcuno sa darmi qualche dritta? [[User:Utoutouto|Utoutouto]] ([[User talk:Utoutouto|disc.]]) 11:42, 17 set 2026 (CEST)
== Pagine bianche 2 ==
Salve ho un problema con l'editor delle pagine: Pagina ''(ProofreadPage). Quando sono loggato, qualsiasi pagina DjVu in modalità “Modifica” mostra solo la barra superiore e poi una pagina completamente bianca, senza editor. Il problema non dipende da browser, preferenze, gadget, VisualEditor o Parsoid: ho provato tutti i link speciali per bypassare ProofreadPage, ma il crash avviene prima che l’editor venga caricato. Da anonimo invece funziona tutto. Mi è stato confermato che il mio profilo utente è probabilmente corrotto nel database (preferenze interne o flag ereditati da versioni vecchie).''
Chiedo gentilmente un '''reset completo delle preferenze utente lato server'''.
Grazie e saluti a tutti [[User:Utoutouto|Utoutouto]] ([[User talk:Utoutouto|disc.]]) 15:14, 17 set 2026 (CEST)
:@[[Utente:Utoutouto|Utoutouto]]: ti è stato confermato da chi? Noi non possiamo reimpostarti niente, ma se vuoi provare, dovresti poterlo fare tu stesso dalle tue preferenze: [[Speciale:Preferenze/reset]]. Facci sapere se questo risolve. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:43, 17 set 2026 (CEST)
::Ha funzionato, grazie.
::Tutte le prove le avevo fatto con "l'aiuto" di COPILOT, che alla fine mi ha suggerito il testo che ho scritto. Mi consolo che, per ora, l'intelligenza artificiale non è poi così tanto intelligente.
::Saluti [[User:Utoutouto|Utoutouto]] ([[User talk:Utoutouto|disc.]]) 16:23, 17 set 2026 (CEST)
99iwum45d7r83bnd8dgre68dugxdoob
3900849
3900639
2026-09-18T07:45:54Z
OrbiliusMagister
129
/* itWikiCon 2026: iscrizioni aperte fino al 12 ottobre */
3900849
wikitext
text/x-wiki
{{Bar}}
== Il Libro dei Re: rifiniture ==
@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Sto ritoccando [[Il Libro dei Re]], su cui ha lavorato parecchio @[[Utente:DLamba|DLamba]], e che era un peccato lasciare incompiuto. Ecco alcuni quesiti:
# inizialmente la struttura generale era suddivisa in pagine ns0 indipendenti, una per ciascuno degli 8 volumi. Adesso invece c'è una sola pagina principale, suddivisa in sottopagine che rispecchiano le macro-sezioni dell'opera. Le pagine ns0 dei volumi sono conservate ma "orfane": la prima, [[Il Libro dei Re - Volume I]]. Io le cancellerei: ok?
# fra le prime centinaia di pagine del poema, che DLamba ha portato a un eccellente SAL 75%, e le successive ci sono piccole differenze di formattazione. In particolare, DLamba ha numerato i versi (ogni 5) ma la numerazione cessa alla [[Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu/261|pagina 260]] del primo volume. Rimuovo la numerazione versi oppure la continuo? E: da dove riparto con la numerazione? Se dovessi inserirla, io ripartirei da ognuna delle sezioni trascritta come sottopagina in ns0. Sarebbe un lavoraccio, ma forse potrebbe essere fatto via bot.
PS: Esiste una pagina FB "Amici della Persia", dove il poema di Ferdusi viene nominato più volte. Vediamo se riesco a farci un po' di divulgazione wikisource :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:40, 1 set 2026 (CEST)
:Nell'ordine:
:# Sì, cancella pure.
:# mi rendo conto che se la numerazione non c'è non siamo tenuti ad aggiungerla, ma al tempo stesso i template di numerazione R, Ottava ecc. sono pensati per essere anche delle "áncore" per citare con precisione un passo, dunque è sempre ottima idea aggiungerle. Anni e anni fa si scrisse che la numerazione dei versi fosse requisito per il SAL 75%, dunque si aggiungano i versi.
:'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 10:51, 2 set 2026 (CEST)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Mi organizzo, ma mi manca un dettaglio su come organizzare la numerazione, ossia se ripartire ad ogni sezione di dettaglio o, come ha fatto DLamba, ripartire solo dalle macro-sezioni (alcune delle quali veramente immense). Personalmente preferirei la prima delle due. Intanto scaldo il bot :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:17, 2 set 2026 (CEST)
:::Il criterio è semplice: fintantoché non ci sono numeri di verso ripetuti nella transclusione in ns0 nella stessa pagina, puoi ricominciare la numerazione quanto vuoi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 12:40, 2 set 2026 (CEST)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] (e a chiunque altro interessi): visto che nel Libro dei Re è nominata un'infinità di re, principi e gente varia, ho fatto uno strumento per controllare l'ortografia dei nomi propri. Sul "Cerca errori ortografici" adesso c'è un tab "Nomi propri", che cerca tutte le parole maiuscole, le conta e ne cerca altre di simili (1-2 lettere di differenza). Così ad esempio sull'ultimo volume risulta che: Khusrèv è nominato 368 volte, ma 39 volte c'è Khusrev senza accento, Khusròv c'è 2 volte e 1 volta c'è Kliusrèv, tutti probabili errori di trascrizione. Ovviamente trova anche somiglianze che non c'entrano e trova normali parole che per puro caso sono sempre maiuscole, perché appaiono solo all'inizio di un verso. Ma a parte questo spero che possa venire utile. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:19, 2 set 2026 (CEST)
:::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Altrochè! Grazie! Ma lo userò dopo aver risolto il problema della numerazione dei versi. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:53, 2 set 2026 (CEST)
::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Sono '''stupefatto '''del risultato della nuova opzione per la verifica della grafia dei nomi (delle persone e dei luoghi) e noto una "proprietà emergente": potrebbe anche essere utilizzata per la compilazione di un "Indice dei nomi delle persone e dei luoghi". ''Facile'' la compilazione di un semplice elenco alfabetico, laborioso un elenco completo di link al volume e alla pagina per ciascuna voce. Problema: sarebbe un contributo originale? Potrebbe essere aggiunto a ns0 senza violare le regole di itwikisource? Di certo, in un testo complesso come Il Libro dei Re, privo sia di annotazioni che di indici analitici, sarebbe utile.
::::::Seconda idea: c'è qualcosa che impedisce di caricare un'eventuale versione del testo, integrata di annotazioni e di indici analitici, in itwikibooks?
::::::Comunicazione di servizio: BrolloBot sta aggiungendo la numerazione versi (ogni 5). Il primo volume è stato un po' ostico, ma i successivi, più standardizzati nella formattazione, vanno via lisci, salvo E & O. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:14, 4 set 2026 (CEST)
:::::::As usual,
:::::::l'indice o la concordanza di un testo sono sogni nel cassetto che sento quasi da quando sono arrivato qui.
:::::::Di fatto sono o ricerca originale o materiale compilatorio, inoltre, dato che sono uno strumento scientifico, o si basano su un testo ad altissimo grado di affidabilità o non fanno che convalidare scientificamente dati di partenza non affidabili.
:::::::Questo non significa che non si possano creare, ma che vanno pensati ''esternamente al testo'' in un luogo apposito, non saprei bene dove indicarlo, oppure come aggiunta in testi considerati affidabili. Chiederò alla comunità internazionale se ci sono stati esempi in tal senso.
:::::::Qui esco un po' dal thread, ma mi ricordo che quando un amico mi chiese cosa significa "SAL 100%" e gli risposi "che almeno due lettori hanno controllato il testo" mi girò le spalle con sufficienza ritenendo questo un criterio troppo minimale per dare credibilità scientifica ai nostri testi. Non mi sono sentito di dargli totalmente torto. Riusciremo un giorno ad avere "featured texts" o testi con altissimo livello di controllo? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 08:31, 6 set 2026 (CEST)
::::::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Io, nel tempo, preso atto dei miei limiti di accuratezza "caratteriali", mi sono specializzato in SAL 75% rapidi + formattazione (sperando di agevolare il lavoro di "specialisti nel controllo minuzioso"). Se dovessi affrontare il problema del controllo minuzioso della concordanza con la fonte, al momento non immagino altra soluzione che lavorare in coppia, come facevo nella correzione delle bozze si stampa degli articoli che pubblicava il mio primario: uno legge l'originale, il secondo legge le bozze. Forse c'è un metodo alternativo per fare da soli, sfruttando qualche trucco informatico, con efficacia pari o superiore, ma non lo immagino.
::::::::''Indici'': pensavo a indici analitici dei singoli testi, non a ipotetici "indici di wikisource". Senza obiettivi troppo ambiziosi: mi basterebbe che gli indici fossero allineati alla qualità della trascrizione della singola edizione. Un'altra cosa di cui sento spesso la necessità sono le ''annotazioni dei rilettori'', ammesse, se non sbaglio, da altri progetti wikisource, ma non consentite dalle nostre regole (anche se non sarebbe impossibile creare una convenzione che permetta di distinguerle chiaramente da quelle originali dell'edizione). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:14, 7 set 2026 (CEST)
== Tavola cronologica assente in Vico ==
segnalo che nell'edizione stampata nel 1911 della Scienza Nuova di Vico curata da Nicolini a un certo punto è presente una tavola cronologica qui [[La scienza nuova - Volume I/Libro I/Tavola cronologica]] mentre è assente in una edizione del 1928 sempre curata da Nicolini [[La scienza nuova seconda/Libro primo]]. Entrambe le edizioni ristampano l'edizione originale del 1744. Con tutta probabilità nelle scansioni dell'edizione 1928 il foglio ripiegabile della tavola cronologica era presente anche lì (infatti è richiamato nel testo) ed è stato staccato. Bisognerebbe quindi cercare altre scansioni con quella tavola. Inoltre segnalo che la digitalizzazione del 1911 mette dopo il titolo e l'autore l'anno 1911 che è errato dato che si deve mettere il 1744, cioè l'anno di prima pubblicazione dell'opera. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 13:38, 2 set 2026 (CEST)
:@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Ho dato un'occhiata alla Tavola, spaventosa. Ma ci sarebbe bisogno di un lavoro di riorganizzazione ns0: i tre volumi dovrebbero essere riuniti in un'unica pagina principale. Anni fa la regola "nelle edizioni in più volumi, a ogni pagina nsIndice una pagina principale ns0" aveva motivazioni tecniche, ma oggi sono superate. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:45, 4 set 2026 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] in effetti la tavola è davvero enorme e la digitalizzazione della tavola nell'edizione del 1911 non è stata terminata, non so se qualcuno esperto in tabelle ha qualche suggerimento... [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 15:13, 5 set 2026 (CEST)
:::@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Si può provare riducendo parecchio le dimensioni dei caratteri e allargando la larghezza della tabella in ns0, ma sarà dura. Provo con una o due righe. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:27, 6 set 2026 (CEST)
::::@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Test fatto, ma bisognerebbe estenderlo a una riga "bella piena". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:12, 6 set 2026 (CEST)
== <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-37</span> ==
<div lang="en" dir="ltr">
<section begin="technews-2026-W37"/><div class="plainlinks">
Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/37|Translations]] are available.
'''Updates for editors'''
* [[mw:Special:MyLanguage/Help:Growth/Tools/Add_a_link|Add a Link]] has been upgraded for English Wikipedia users with improved detection of links that have different capitalization. This will help reduce ambiguous suggestions caused by differences in capitalization in article titles, including articles about cultural goods. A second phase of improvements is planned, which will also prepare the feature for release in other languages. [https://phabricator.wikimedia.org/T435526#12240876] [https://phabricator.wikimedia.org/T434259]
* The [[mw:Special:MyLanguage/Article_guidance|Article guidance]] feature will be enabled by default for junior editors on Simple English and Turkish Wikipedia starting 10 September 2026 following [[mw:Special:MyLanguage/Article_guidance/Updates#Summary_of_experiment_result|an experiment]]. Junior editors with 0 to 99 edits will automatically see the feature when they click a red link or use the "[[tr:Vikipedi:Madde_sihirbazı|Madde oluşturto]]" option on Turkish Wikipedia to create a new article. The change is intended to help junior editors create higher-quality articles that meet each Wikipedia’s standards. [[phab:maniphest/query/z3tcTjmLMxk5/#R|Additional improvements]] will continue based on the experiment results and community feedback.
* The [https://pageviews.wmcloud.org Pageviews Analysis] tool which allows users to compare pageviews across multiple pages, turns 10 years old this year and several new features have been added. They include [[toolforge:wikinav|WikiNav]] which provides insights into how readers of Wikipedia explore the content, editing stats in [https://pageviews.wmcloud.org/siteviews?range=latest-30&sites=en.wikipedia.org Siteviews], the ability to [https://pageviews.wmcloud.org/massviews?source=wikiproject&project=en.wikipedia.org lookup articles belonging to a WikiProject], and support for dark mode. [https://phabricator.wikimedia.org/T378549]
* A [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader_Growth/Minimal_Minerva|visually simplified Minerva]] navigation bar is being tested for logged-out readers using mobile web on the Bengali, Czech, English, Farsi, and Polish Wikipedias. The experiment aims to determine whether simplifying the navigation improves reader retention. The test will run from August 31 to September 28, and no action is required from users.
* [[m:Special:MyLanguage/WMDE Technical Wishes|WMDE Technical Wishes]] is working on improving [[en:Wikipedia:VisualEditor/Named references|auto-generated reference names in VisualEditor]]. Editors will only notice a slight change starting this week. When adding automatic reference names the numbering will start at <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>:1</nowiki></code></bdi> instead of <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>:0</nowiki></code></bdi>. Read more on the [[m:WMDE Technical Wishes/References/VisualEditor automatic reference names|project page]]. [https://gerrit.wikimedia.org/r/c/VisualEditor/VisualEditor/+/1332704]
* All wikis will be [[m:Special:MyLanguage/Tech/Server switch|read-only for a few minutes]] on September 23. This is planned at 14:00 UTC. More information will be published in Tech News and will also be posted on individual wikis in the coming weeks. [https://phabricator.wikimedia.org/T433363]
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:25}} community-submitted {{PLURAL:25|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where [[mw:Special:MyLanguage/Parsoid|Parsoid]] could mishandle nested nowiki tags, causing content to be lost and displaying unwanted text has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T435116]
'''Updates for technical contributors'''
* Interface administrators can configure gadgets from [[MediaWiki:Gadgets-definition]]. The definition format has been updated and no longer requires the <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>ResourceLoader</nowiki></code></bdi> option, as gadgets are always loaded through <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>ResourceLoader</nowiki></code></bdi>. This simplifies gadget configuration by removing an option that is no longer necessary, making gadget definitions easier for administrators. [https://phabricator.wikimedia.org/T298199]
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.19|MediaWiki]]
'''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/37|Translate]] • [[m:Tech|Get help]] • [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]] • [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].''
</div><section end="technews-2026-W37"/>
</div>
<bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 20:44, 7 set 2026 (CEST)
(This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.)
<!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=31008437 -->
== itWikiCon 2026: iscrizioni aperte fino al 12 ottobre ==
Ciao a tutti,
'''[[m:ItWikiCon/2026|itWikiCon 2026]]''' si sta avvicinando! Il convegno annuale della comunità Wikimedia di lingua italiana si terrà '''da venerdì 6 a domenica 8 novembre a Vezia (Lugano)'''.
Ormai è aperta la fase di iscrizione e rimarrà '''aperta fino a lunedì 12 ottobre a mezzanotte'''.
Assicuratevi il vostro posto compilando '''[https://ticket.itwikicon.org/itwikicon/2026/ il modulo di iscrizione]'''. La quota di partecipazione di 15.00 CHF serve a sostenere l’organizzazione dell’evento e va pagata direttamente online per confermare l’iscrizione.
Venerdì mattina è prevista una visita guidata a cui potete iscrivervi tramite lo stesso modulo. Vi consigliamo di prenotare alloggio e mezzi di trasporto con largo anticipo. Troverete consigli su come arrivare e dove dormire [[m:ItWikiCon/2026/Informazioni|sulla pagina Informazioni]].
Per domande o suggerimenti potete scambiare opinioni sulla [[m:Talk:ItWikiCon/2026|pagina di discussione dell’evento]] o contattarci all’indirizzo info{at}itwikicon.org.
Non vediamo l’ora di vedervi a Vezia!
Il team organizzativo di itWikiCon 2026: [[User:Vallema|Vallema]], [[User:cassinam|Cassinam]], [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]], [[User:Dorine Barth (WMCH)|Dorine Barth (WMCH)]] 11:44, 11 set 2026 (CEST)
:COnfermo la mia partecipazione all'evento: data la formula di quest'anno, che prevede la creazione di una serie di ''unconference'', caldeggerei fortemente la presenza di altri Wikisourceiani per un meetup nazionale. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 09:45, 18 set 2026 (CEST)
== <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-38</span> ==
<div lang="en" dir="ltr">
<section begin="technews-2026-W38"/><div class="plainlinks">
Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/38|Translations]] are available.
'''Weekly highlight'''
* The Future Audiences team has started a [[en:Special:MyLanguage/Wikipedia:Village pump (proposals)#New proposed experiment to let readers know about “Google preferred sources”|discussion on English Wikipedia]] about a proposed new experiment to show a temporary notice about the new [https://blog.google/products-and-platforms/products/search/original-high-quality-content-search/ Google Preferred Sources] feature to Wikipedia readers coming from Google. The experiment is to test whether this notice makes visitors come back to Wikipedia more often. Preferred Sources feature lets users choose websites they trust so Google can highlight content from those sources more prominently in Search and AI experiences. We are interested in testing this on other languages that Google supports and would welcome assistance with starting conversations on other wikis. If interested, please reach out to Future Audiences on the [[m:Special:MyLanguage/Future Audiences/Preferred sources|talk page]].
'''Updates for editors'''
* The chat platform Discord is releasing a new self-service framework that websites can use to specify how their links should look when shared on Discord. The Future Audiences team is planning to start using this new framework to improve how Wikipedia links look when shared on Discord, giving better attribution and credit to contributors. The link appearance and behavior won't change in the first phase of this project as we want to first collect some baseline data to assess the impact of future changes. However, if community members who are active on Discord spot any issues, they can reach out on [[phab:tag/future-audiences/|Phabricator]] or [[m:Special:MyLanguage/Future Audiences|Metawiki]].
* The Reader Growth team will be running an experiment to test whether [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader_Growth/Compact Lead|compacting article lead sections on mobiles]] with the addition of a "read more" button improves reader retention. The test will begin on September 17 on Arabic, Spanish, French, Indonesian, Italian, Japanese, Portuguese, Vietnamese, and Chinese Wikipedias and will run for four weeks.
* All wikis will be [[m:Special:MyLanguage/Tech/Server switch|read-only for a few minutes]] on September 23. This is planned at 14:00 UTC. More information will be published in Tech News and will also be posted on individual wikis in the coming week. [https://phabricator.wikimedia.org/T433363]
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:28}} community-submitted {{PLURAL:28|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where [https://wikistats.wmcloud.org/ Wikistats] for Wikipedias was returning an HTTP 500 error and could not be reached, has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T435959]
'''Updates for technical contributors'''
* Developers who maintain a tool that queries the Wikimedia Commons links tables need to update their code to connect to the new x4 database cluster. The links tables have been moved from the s4 cluster to x4, and will no longer receive updates on s4. The page and redirect tables remain available on both clusters. A wiki replica for the x4 cluster will be set up afterwards. The change is being made because the s4 cluster has grown too large to operate efficiently. You can [[wikitech:Special:MyLanguage/News/2026 Commons links tables database split|read more]].
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.20|MediaWiki]]
'''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/38|Translate]] • [[m:Tech|Get help]] • [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]] • [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].''
</div><section end="technews-2026-W38"/>
</div>
<bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 17:31, 14 set 2026 (CEST)
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== Orientalizzando... ==
Fatto [[Il Libro dei Re]], in dirittura di arrivo [[L'Avesta (Pizzi, 1914)|L'Avesta]], sto palpeggiando un'altra traduzione antologica di Pizzi, [[Fiori d'Oriente (1907)]], che ha un'ottima scansione IA. Ma siamo solo alle verifiche preliminari. NB: qualsiasi richiesta di una mano per altre cose avrà comunque la precedenza :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:58, 15 set 2026 (CEST)
== Scambio Server - La tua wiki presto sarà in modalità solo lettura per un breve periodo ==
<section begin="server-switch"/><div class="plainlinks">
[[:m:Special:MyLanguage/Tech/Server switch|Leggi questo messaggio in un'altra lingua]] • [https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Special:Translate&group=page-Tech%2FServer+switch&language=&action=page&filter= {{int:please-translate}}]
[[foundation:|Wikimedia Foundation]] scambierà il traffico tra i suoi data center. Lo scopo è accertarsi che Wikipedia e le altre wiki Wikimedia riescano a rimanere online anche dopo un disastro.
Tutto il traffico sarà commutato il giorno '''{{#time:j xg|2026-09-23|it}}'''. Il test avrà inizio alle '''[https://zonestamp.toolforge.org/{{#time:U|2026-09-23T14:00|en}} {{#time:H:i e|2026-09-23T14:00}}]'''.
Purtroppo, a causa di alcune limitazioni di [[mw:Special:MyLanguage/Manual:What is MediaWiki?|MediaWiki]], tutte le attività di modifica dovranno essere interrotte mentre si effettua il cambio. Ci scusiamo per il disagio, stiamo lavorando per minimizzarlo in futuro.
Un banner apparirà su tutte le wiki 30 minuti prima dell'inizio dell'operazione. Questo avviso rimarrà visibile fino alla fine dell'operazione.
Puoi contribuire alla [https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Special%3ATranslate&group=Centralnotice-tgroup-read_only_banner&task=view&language=&filter=&action=translate traduzione o correzione] di questo testo.
'''Sarai in grado di leggere, ma non di modificare, tutte le wiki per un breve periodo di tempo.'''
* Il giorno {{#time:l j xg Y|2026-09-23|it}} non sarà possibile effettuare modifiche per al massimo un'ora.
* Se proverai a modificare o a salvare durante il periodo di sospensione, vedrai apparire un messaggio d'errore. Speriamo che nessuna modifica venga persa durante questi pochi minuti, ma non possiamo garantirlo. Se vedi apparire il messaggio di errore, per cortesia attendi fino a che non sia tornato tutto alla normalità. Da quel momento potrai salvare le tue modifiche. È comunque consigliabile fare prima una copia delle modifiche, per essere pronti a ogni eventualità.
''Altre conseguenze'':
* I processi in background saranno più lenti e alcuni potrebbero interrompersi. I link rossi potrebbero non essere aggiornati velocemente come al solito. Se crei una voce per cui esiste già un link entrante a partire da un'altra voce, il collegamento rimarrà rosso più a lungo del solito. Alcuni script in esecuzione di lunga durata dovranno essere fermati.
* La distribuzione del codice dovrebbe avvenire normalmente come le altre settimane. Tuttavia, alcuni blocchi nell'aggiornamento del codice potrebbero avvenire puntualmente se l'operazione lo dovesse richiedere in seguito.
* [[mw:Special:MyLanguage/GitLab|GitLab]] non sarà disponibile per circa 90 minuti.
Il progetto potrebbe essere posticipato se necessario. Puoi [[wikitech:Switch_Datacenter|leggere la tabella di marcia su wikitech.wikimedia.org]]. Ogni cambiamento sarà annunciato nella tabella di marcia.
'''Per favore, condividi queste informazioni con la tua comunità.'''</div><section end="server-switch"/>
[[m:user:Trizek (WMF)|Trizek (WMF)]] 14:58, 15 set 2026 (CEST)
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<!-- Messaggio inviato da User:Trizek (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Distribution_list/Non-Technical_Village_Pumps_distribution_list&oldid=30513874 -->
== Musica nel wikiverso ==
[[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. I (page 32 crop).jpg|Musica e musicisti, 1905 vol. I (page 32 crop a)|400px|centro]]
{{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano'''}}
[[File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a).jpg|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)|300px|centro]]
* Al '''15 settembre 2026''', abbiamo trascritto e pubblicato (202) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''').
* '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''':
:* {{Sc|'''Canti popolari'''}}
:: · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}}
:: · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
:* {{Sc|'''Musica colta'''}} — Questo mese abbiamo trascritto due impegnativi brani sul ''mal d'amore'' scritti da Giano Brida, compositore e direttore d'orchestra veronese, ma attivo a Milano alla metà del XIX secolo. I due brani sono una riuscita satira del ''mal du siècle'' (o ''Weltschmerz''), ovvero quel senso di vuoto, profonda malinconia e inadeguatezza verso il mondo che colpiva i giovani romantici della prima metà dell'Ottocento a causa di un rifiuto amoroso o per la fine di una passione che riducevano il giovane sofferente allo stato di "esule" intellettuale, incapace di integrarsi nelle dinamiche utilitaristiche della nascente società borghese. I due brani, in chiave di sol, celebrano la liberazione da questo stato.
:::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}}
:: — Ci siamo inoltre avventurati a pubblicare una canzone su wikisource angloamericana
:::*[https://en.wikisource.org/wiki/%27Till_The_End_O%27_The_World_With_You 'Till The End O' The World With You] (1925) by Harold Dixon
:: — Tutte le trascrizioni di questo mese sono state create sull'ottimo [https://www.hacklily.org/ hacklily.org]
<hr>
:* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}}
:** [[Opera: La figlia di Iorio (Franchetti)]]
<hr>
:* {{Sc|'''Libri'''}} — È stata completata la trascrizione de:
:** {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}}
<hr>
:''[[:Categoria:Partiture|→ Vai a tutte le partiture]]''
<hr>
* [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato:
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore | Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore]]''
::Vedi codice commentato in{{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante|Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante]]''
:: Vedi codice commentato al rigo down 3.8 in {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Stile classico|Stile classico]]''
:: Vedi tutta la trascrizione di {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:*''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Crescendo o diminuendo senza note| Crescendo o diminuendo senza note]]''
::\override Hairpin.to-barline = ##t | \!
:: Vedi codice in {{Testo|Che dici, o parola del saggio?}} %rigo down 3.10b
(di prossima pubblicazione)<hr>
* '''{{Sc|Revisioni}}''' — Periodicamente, via via che acquisiamo nuove conoscenze, revisioniamo brani già pubblicati con SAL 75% o addirittura 100% '''ottimizzandone il codice lilypond'''.
:* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Peschi fiorenti}}
:* {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Nina mia son barcaiolo}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Giovanuttin che vesti de turchino}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/O benedett l'amor dei giovin}}
<hr>
* '''{{Sc|Riletture}}''' — Al fine di '''facilitare la rilettura''' del codice da parte dei volonterosi, a partire da oggi in testa ad ogni partitura lunga '''è posta la seguente riga prima del codice lilypond''':<br>
''<nowiki><!-- Cancella questa riga per visualizzare il contatore e facilitare la rilettura
</nowiki>''<br>''<nowiki>
<syntaxhighlight lang="lilypond" line start="2">-->
</nowiki>''<br>
Cancellando la prima riga, l'intera pagina è mostrata con il contatore di righe come in un editor di codice. Ciò facilita enormenemente:
: * l'individuazione di eventuali errori
: * l'inserimento di ottimizzazioni
: * la comunicazione di un problema da risolvere taggando Pic57 nella pagina di discussione
'''Ovviamente al termine si prega di ripristinare la riga,''' assicurandosi di premettere il tag '''<nowiki><!--</nowiki>''' che consente l'esecuzione del codice lilypond.<br>
Gradualmente questa riga sarà inserita nelle partiture più lunghe, ovvero quelle che occupano più pagine.<br>
Per un esempio vedere:
:* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}}
<hr>
[[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|400px|centro]]
{{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}}
<hr> [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 17:09, 15 set 2026 (CEST)
== Pagine bianche ==
ieri ho provato a caricare da Commons File:La strega, ovvero Degli inganni de' demoni.djvu, il risultato: pagina bianca quando clicco su anteprima.
Ho lasciato perdere. Stamattina ho ripreso il mio lavoro di trascrizione con la pagina [[Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/448|Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/448 - Wikisource]] ma quando clicco su modifica mi da' anche qui una pagina bianca.
Credo di aver fatto qualche pasticcio. Qualcuno sa darmi qualche dritta? [[User:Utoutouto|Utoutouto]] ([[User talk:Utoutouto|disc.]]) 11:42, 17 set 2026 (CEST)
== Pagine bianche 2 ==
Salve ho un problema con l'editor delle pagine: Pagina ''(ProofreadPage). Quando sono loggato, qualsiasi pagina DjVu in modalità “Modifica” mostra solo la barra superiore e poi una pagina completamente bianca, senza editor. Il problema non dipende da browser, preferenze, gadget, VisualEditor o Parsoid: ho provato tutti i link speciali per bypassare ProofreadPage, ma il crash avviene prima che l’editor venga caricato. Da anonimo invece funziona tutto. Mi è stato confermato che il mio profilo utente è probabilmente corrotto nel database (preferenze interne o flag ereditati da versioni vecchie).''
Chiedo gentilmente un '''reset completo delle preferenze utente lato server'''.
Grazie e saluti a tutti [[User:Utoutouto|Utoutouto]] ([[User talk:Utoutouto|disc.]]) 15:14, 17 set 2026 (CEST)
:@[[Utente:Utoutouto|Utoutouto]]: ti è stato confermato da chi? Noi non possiamo reimpostarti niente, ma se vuoi provare, dovresti poterlo fare tu stesso dalle tue preferenze: [[Speciale:Preferenze/reset]]. Facci sapere se questo risolve. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:43, 17 set 2026 (CEST)
::Ha funzionato, grazie.
::Tutte le prove le avevo fatto con "l'aiuto" di COPILOT, che alla fine mi ha suggerito il testo che ho scritto. Mi consolo che, per ora, l'intelligenza artificiale non è poi così tanto intelligente.
::Saluti [[User:Utoutouto|Utoutouto]] ([[User talk:Utoutouto|disc.]]) 16:23, 17 set 2026 (CEST)
tjjjonljv63srkyo16jgrzd6qg350ep
Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/127
108
1029588
3900691
3889079
2026-09-17T19:39:18Z
Panz Panz
3665
/* Trascritta */
3900691
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione||INTRODUZIONE.|{{Sc|cxxiii}}|riga=sì}}</noinclude>aurore boreali ({{AutoreCitato|Louis-François Wartmann|Wartmann}}), parecchi astronomi e particolarmente {{AutoreCitato|Leopoldo Nobili|Nobili}} trova in esso un mezzo di determinare esattamente le longitudini, mentre altri lo trovano col metodo dei passaggi della luna al meridiano<ref>Quest’ultimo metodo è già stato praticato fino dal 1824 sulla corvetta Predpriatie (''l’Intrapresa'').</ref> — La mecanica celeste dopo i massimi lavori già accennati di {{AutoreCitato|Joseph-Louis Lagrange|Lagrangia}} e {{AutoreCitato|Pierre-Simon Laplace|Laplace}}, acquista nuovi perfezionamenti da {{AutoreCitato|Siméon-Denis Poisson|Poisson}}; dalla stupenda teoria del movimento dei corpi celesti di {{AutoreCitato|Carl Friedrich Gauss|Gauss}}, e dai riordinamenti introdotti nella grand’opera di Laplace da {{AutoreCitato|Philippe Gustave Le Doulcet|Ponticoulant}}; {{AutoreCitato|Francesco Carlini|Carlini}} e {{AutoreCitato|Giovanni Antonio Amedeo Plana|Plana}} perfezionano la teoria della luna partendo da un affatto nuovo principio fondamentale, e deducendo le tre coordinate di questo astro secondo il solo principio della gravitazione universale. {{AutoreCitato|Augustin-Louis Cauchy|Cauchy}}, {{AutoreCitato|Jean-Baptiste Biot|Biot}}, {{AutoreCitato|James Ivory|Ivory}}, {{AutoreCitato|John William Lubbock|Lubbock}} estendono
sempre più la teoria delle perturbazioni, mentre {{AutoreCitato|Marie Charles Theodor De Damoiseau|Damoisean}} e Ponticoulant rivelano l’acccordo
della teoria colle osservazioni della cometa di {{AutoreCitato|Edmond Halley|Halley}}, {{AutoreCitato|Giuseppe Piazzi|Piazzi}} produce il suo catalogo, modello delle stelle, ed {{AutoreCitato|William Herschel|Herschel}} coll’immane suo telescopio determina molte stelle cangianti e periodiche, e comincia lo stadio delle stelle doppie che un sì glorioso campo aprir dovevano poi alle indagini del suo figlio {{AutoreCitato|John Herschel|Giovanni}}; cataloga a migliaia le nebulose, sospetta la rotazione delle fisse intorno a se stesse, e vede nella via lattea una nebulosa di cui tutto l’immenso nostro sistema solare non formerebbe che una minimissima parte. Herschel figlio amplia il catalogo delle doppie, determinandole a parecchie il periodo col sussidio del catalogo di {{AutoreCitato|Friedrich Georg Wilhelm von Struve|Struve}} (1827-1837), e {{AutoreCitato|Johann Heinrich von Mädler|Maedler}} (1858) dà il piano normale per rapporto al quale si distribuiscono esse in due emisferi descrivendo orbite in cui i piani sarebbero sensibilmente paralleli al piano medesimo; e poichè la
isione non istantanea della luce debbe indurre nelle rivoluzioni di queste stelle una sensibile ineguaglianza, giovasi (1844) di questa per calcolare la loro distanza dalla terra. {{AutoreCitato|Friedrich Wilhelm Bessel|Bessel}}, dopo determinata, per approssimazione, la somma delle masse delle due stelle componenti la 61<sup>a</sup> del Cigno, ne determina
pure la parallasse con un risultato (di 0° 3136 con un errore probabile di 0" 02) confermato dalle recenti osservazioni di {{AutoreCitato|Christian Heinrich Friedrich Peters|Peters}} che successivamente trova pur quella dell’<math>x</math> della Lira differir poco da quella determinata dietro le osservazioni di Struve, e già annuncia (12 febbraio 1846) di far conoscere la parallasse di Arturo, della Capra, di <math>x</math> del Cigno, ''i'' della Grand’Orsa e della stella dotata di grandissimo movimento proprio, scoperta da {{AutoreCitato|Friedrich Wilhelm August Argelander|Argelander}}. Studiati sono pure i movimenti delle fisse, dai quali si conghiettura da Herschel e da Argelander avere il sistema solare un movimento di traslazione diretto verso la costellazione di Ereole. Biot e Plana illustrano le rifrazioni astronomiche; e {{AutoreCitato|François Arago|Arago}} e {{AutoreCitato|Joseph Plateau|Plateau}} offrono una spiegazione della irradiazione degli astri. La geodesia s’avvia sempre più al suo perfezionamento mercè le moltiplici misure di archi di meridiano intraprese nella Francia, nell’Italia, nell’Alemagna, nell’India e in quasi ogni parte del mondo, e Plana, Carlini, Brousseand congiungono l’Atlantico all’Adriatico colla misura di un arco di parallelo che attraversa la Francia, la Savoia, il Piemonte e la Lombardia.
La teoria generale delle equazioni numeriche si va arricchendo in questi ultimi tempi (1829) dell’importantissimo teorema di {{AutoreCitato|Jacques Charles François Sturm|Sturm}}, e di quello detto di {{AutoreCitato|François Budan de Boislaurent|Beudan}} e {{AutoreCitato|Jean Baptiste Joseph Fourier|Fourier}}. Il ''Trattato della risoluzione delle equazioni numeriche'' di Lagrangia, il ''Supplemento alla teoria dei numeri'' di {{AutoreCitato|Adrien-Marie Legendre|Legendre}}, il ''Nuovo metodo di risolvere le equazioni numeriche'' di Beudan, e l’''Analisi delle equazioni'' di Fourier, sono altrettanti lavori classici, nei quali sta consegnato il patrimonio analitico de’ geometri del nostro secolo, il quale se non va distinto per iscoperte così clamorose come quelle del calcolo differenziale e del calcolo delle variazioni, spicca per una sagacità particolare, ed un’indefessa attività nel perfezionamento delle varie parti dell’analisi. — La geometria acquista nuovi teoremi nelle mani di Legendre, che dopo corso tutto il vastissimo campo delle matematiche si arresta a considerare un nuovo genere di quantità trascendentali, ne crea il calcolo delle funzioni ellittiche, in cui
sorgono poscia ad aiutarlo {{AutoreCitato|Carl Jacobi|Jacobi}}, ed il giovane, il maraviglioso ed infelicissimo {{AutoreCitato|Niels Henrik Abel|Abel}}. — {{AutoreCitato|Gaspard Monge|Monge}} estende i limiti dell’algebra applicata alla geometria a tre dimensioni, e si fa creatore della geometria descrittiva, d’onde ebbero origine così belle applicazioni alle arti mecaniche. La teoria de’ numeri trova coltivatori in Legendre, Cauchy, {{AutoreCitato|Joseph Liouville|Liouville}}; i calcoli differenziale ed integrale vengono ampliati da {{AutoreCitato|Pietro Paoli|Paoli}}, Plana, {{AutoreCitato|Guglielmo Libri|Libri}}, Gauss, Poisson, Ivory, e molti altri che sarebbe lungo nominare. Il calcolo delle probabilità, da {{AutoreCitato|Blaise Pascal|Pascal}} a Laplace così fecondo di risultati, trova utili applicazioni in ogni ramo dello scibile.
Nell’ottica, la teoria di {{AutoreCitato|Christiaan Huygens|Huygens}} guida {{AutoreCitato|Thomas Young|Joung}} allo scoprimento della legge della interferenza, forse primamente intraveduta dal {{AutoreCitato|Francesco Maria Grimaldi|Grimaldi}}, e {{AutoreCitato|François Arago|Arago}}, Biot, {{AutoreCitato|William Hyde Wollaston|Wollaston}}, {{AutoreCitato|David Brewster|Brewster}}, {{AutoreCitato|John Herschel|Herschel}}, mercè la scoperta della polarizzazione della luce fatta da {{AutoreCitato|Étienne-Louis Malus|Malus}}, danno una direzione affatto nuova alle investigazioni intorno la più intima natura<noinclude><references/></noinclude>
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Giaccai
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<noinclude><pagequality level="3" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione||— 57 —|}}</noinclude>Ed è ancora apparecchiata a battaglia come se i combattimenti dovessero ricominciare domani. Tutta la vita della Siberia si addensa lungo la ferrovia e s’integra, ad intervalli, con le comunicazioni fluviali che, partendo dalla strada ferrata, raggiungono altri centri importanti, come ad esempio Tobolsk, all’altezza del quale stiamo precisamente passando ora.
Eccoci dunque in Siberia. Questa sera, anzi, verso le 17, raggiungeremo Omsk sul fiume Irtis. Omsk era la capitale della Siberia occidentale ed è giunta a contare sino mezzo milione di abitanti, quando Kolciak ne aveva fatto il centro militare e politico della controrivoluzione. Oggi Omsk è molto decaduta, malgrado possegga ancora l’Università. I comunisti hanno fatto il centro amministrativo della Siberia occidentale a Novo Nikolaiewsk e quello della Siberia orientale a Cita, sottomessa al regime dei Soviet da pochi mesi soltanto con la scomparsa della Repubblica Siberiana d’Estremo Oriente. Le stazioni, a intervalli di due o tre ore di corsa, hanno strani nomi: «Dragone», «Amore», «Bacio»; nomi tartari o kirghisi che riescono inesplicabili in questo squallore della prima Siberia.
Sono colto improvvisamente dal senso della sconsolata melanconia degli esuli: sono forse le reminiscenze della letteratura russa che lavorano in me: ma la Siberia non è più quella di {{AutoreCitato|Fëdor Dostoevskij|Dostoiewsky}} o di {{AutoreCitato|Lev Tolstoj|Tolstoi}}. D’altra parte la Siberia attraversata dalla ferrovia e che pure è così sterminata, non è che una fugace apparizione della vera Siberia solcata dall’Obi, dall’Jenissei, dall’Amur, grande e ricca tanto da potervi contenere e sfamare comodamente tutta l’umanità. A proposito di Siberia e di freddo siberiano, avverto che ora, in luglio, vi fa un caldo atroce e vi soffia un vento che ricorda il Kamsin africano con relativa sabbia soffocante. Le belle foreste sono finite, non le rivedremo che fra due giorni, salendo sugli altipiani di Krasnojarska e del Baikal.
Della bellezza del Baikal e delle sue leggende mi parla V., che conosce la Siberia a menadito e l’ha attraversata la prima volta bambino quando la ferrovia non c’era e s’impiegavano due mesi per andare da Pietrogrado a Vladivostok facendo la strada in certe diligenze così monumentali come solo in Siberia si vedono attendere ancora nelle stazioni i viaggiatori che si recano nell’interno in centri a centinaia di «verste» dalla ferrovia. Le diligenze sono trainate da una dozzina di cavalli, ma anche prima del tracciamento della ferrovia una buona parte della traversata si poteva compierla per via fluviale, come tutta la discesa dall’Amur che rappresenta un buon terzo del viaggio. E V. conclude che non c’è nulla di più vario della Siberia e che le rive del Baikal sono così amene da rammentare quelle dei laghi italiani.<noinclude></noinclude>
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Cruccone
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|134|PALAZZO VECCHIO|}}</noinclude><section begin="s1" />avrebbe ricondotta l’arte della scultura agli antichi splendori del Buonarroti, ed era per cominciare il secolo in cui qui a Firenze dovevano nascere e crescere alla stessa arte ed alla gloria il {{Wl|Q693288|Bartolini}}, il {{Wl|Q3839974|Pampaloni}} e il {{Wl|Q916057|Duprè}}.
Più presso alla porta del Palazzo fra il David e l’Ercole, erano poi e sono ancora due Termini, uno maschio ed uno femmina, questo dello stesso Bandinelli, l’altro del suo discepolo {{Wl|Q1632902|Vincenzo de’ Rossi}}, a’ quali si solca attaccare una catena per impedire l’ingresso nel Palazzo, in certe occorrenze. In quella di forme maschili, dice il {{Wl|Q3417359|Borghini}}, volesse l’artista significare la forza e la magnanimità della Toscana, nell’altra in cui la femmina ha un diadema sul capo, ed è presso a mutarsi in lauro, che si volesse simboleggiata la leggiadrìa e la virtìi della Toscana nelle arti che si dicono sorelle e nella amenità degli studi. Volgarmente queste due statue sono dette Filomene e Bauci.
{{rule|8em}}<section end="s1" />
(1) <section begin="1" />Nel libro di Deliberazioni degli Operai di Palazzo, dal 1495 al 1497, trovasi la nota degli oggetti della Cappella, passati dal Palazzo Medici a quello de’ Signori, per ornamento della loro, consegnati dai Sindaci di Piero.
{{smaller block|<poem>Uno chalice con la patena.
Una pietra sagrata con diaspri et madreperla.
Uno canpanuzzo di rame.
Quattro candellieri d’ottone, cioè due d’ottone et due alla domaschina.
Tre cordigli bianchi.
Cinque stole di più colorì.
Dieci manipoli di più colori.
Cinque amitti di più colori.
Uno fornimento da chamici.
Due fazoletti di seta pel chalice.
Una coperta per la tavola dell’altare di raso alexandrino con frangie d’oro.
Dua pianete; una di taffettà rosso con fregio biancho et l’altra d’apicolato con fregio d’oro di Cipri.
Uno messale richo con puntali d’ariento.
Due altri amitti.
Quattro fazoletti da chalice.
Uno guanciale di raso chermisi richamato.
Uno camicio bruscato di velluto apicolato.
Una tavola da altare con sua ornamenti, dipinta et colorata con Vergine Maria drento.
Uno dosale di velluto apicolato con fregio d’oro di cipri.
Due chamici bianchi sanza brusti.
Una tovaglia d’altare lavorata d’oro et di seta.
Quattro tovaglie tra buone et cattive.
Uno sciughatoio.
Uno paio di champanelle, ch’erano all’uscio della Cappella.</poem>}}<section end="1" />
(2) <section begin="2" />Vedi {{Sc|Vasari}}, Op. cit., vol. {{Sc|vii}}, pag. 153, n.º 2.<section end="2" />
(3) <section begin="3" />Si conserva tuttora nel Museo Buonarroti.<section end="3" />
(4) <section begin="4" />Vedi {{Sc|{{AutoreCitato|Aurelio Gotti|A. Gotti}}}}, ''Vita di Michelangiolo Buonarroti'', vol. {{Sc|i}}, pag. 28.<section end="4" />
(5) <section begin="5" />Quello di bronzo del Verrocchio.<section end="5" />
(6) <section begin="6" />{{Sc|{{AutoreCitato|Johannes Wilhelm Gaye|Gaye}}}}, Op. cit., vol. {{Sc|ii}}, pag. 464.<section end="6" />
(7) <section begin="7" />Op. cit., vol. {{Sc|ii}}, pag. 464.<section end="7" />
(8) <section begin="8" />Ivi, tomo {{Sc|iv}}, pag. 94.<section end="8" /><noinclude><references/></noinclude>
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L'Avesta (Pizzi, 1914)/L'Avesta
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=== Indice ===
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=== Indice ===
* {{testo|/1|1. - Inno alla dea delle acque Ardvi Sura Anahita}}
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gran -- de,....... il mir -- to alla Mor -- te che o -- do rom -- bar sul mio
ca -- po scon -- vol -- to........ Non tre -- mo. I ca-
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Candalua
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{{Ct|f=120%|I.<ref>''Marianna'', dramma in tre atti di {{Spaziato|Paolo Ferrari}}. ''La famille Benoffon'', commedia in cinque atti di {{Spaziato|Victorien Sardou}}. ''Piccolino'', commedia in tre atti di {{Spaziato|Victorien Sardou}}. ''Le lion amoureux'', commedia in cinque atti di {{Spaziato|Ponsard}}.</ref>}}
Volendo comparare le condizioni del teatro francese alle condizioni del teatro italiano, il ''parium comparatio'' di Cicerone non sarebbe veramente da citarsi, giacché le disparità del paragone non potrebbero essere maggiori, essendovi da un lato tutte le fortune, dall’altro lato tutte le sciagure.
Parigi, centro di civiltà, punto focale di tutti gli avvenimenti dell’epoca, vertice del progresso, pare quasi da se stesso un’immenso palco scenico, sovra il quale s’aggiri continuamente un portentoso dramma. Ivi la società con tutte le sue corruzioni, con tutti i suoi splendori, colle virtù eroiche, coi vizi brutali, colle manie ridicole, colle passioni tremende. In ogni parte di Parigi, ove il drammaturgo s’imbatta, egli trova argomento d’arte.<noinclude><references/></noinclude>
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Candalua
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Volendo comparare le condizioni del teatro francese alle condizioni del teatro italiano, il ''parium comparatio'' di Cicerone non sarebbe veramente da citarsi, giacché le disparità del paragone non potrebbero essere maggiori, essendovi da un lato tutte le fortune, dall’altro lato tutte le sciagure.
Parigi, centro di civiltà, punto focale di tutti gli avvenimenti dell’epoca, vertice del progresso, pare quasi da se stesso un’immenso palco scenico, sovra il quale s’aggiri continuamente un portentoso dramma. Ivi la società con tutte le sue corruzioni, con tutti i suoi splendori, colle virtù eroiche, coi vizi brutali, colle manie ridicole, colle passioni tremende. In ogni parte di Parigi, ove il drammaturgo s’imbatta, egli trova argomento d’arte.<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Boito - Novelle e riviste drammatiche, Ricciardi, Napoli, 1920.pdf/205
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Candalua
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{{Ct|f=120%|APPENDICE BIBLIOGRAFICA}}
Novelle e riviste ho fedelmente trascritto dai periodici dove furon dapprima pubblicate, indicati nella speciale ''Bibliografia'' che faccio seguire, correggendo la spesso capricciosa punteggiatura e riducendo ad uniformità la incongruente grafia. Ho corretto anche alcuni evidenti errori di stampa, ma di così poco momento che non credo opportuno riferirli; naturalmente ho restituita al Grossi la paternità della ''Prineide'', ma non ho potuto ridare la sua unità alla ''baronne d’Ange'', perché avrei dovuto mutare tutto un periodo. Un «1879». nell’ultimo capitolo d’''Iberia'', è evidente errore di stampa; ma a quella data altra non ho saputo, né altri, credo, saprebbe sostituire e quindi la lascio com’è, confidando nella sagacia del lettore. Nel ''Trapezio'', a pag. 93, si leggerà una frase un po’ strana: «la ferocità della corsa»: può darsi che «ferocità» sia errore di stampa per «velocità»; ma date le bizzarrie linguistiche e immaginative del Boito, — non sono tuttavia in queste prose le preziosità e le stranezze dei versi e di certi libretti se non in scarsissima misura, meno in ''Iberia'' —, non ho osato mutare.
Sul testo del Raynouard, solo il quale il Boito poteva conoscere, ho, finalmente, corretto i versi provenzali che si leggono a pag. 28: sono essi del trovatore Guglielmo de Béziers e si leggono a pag. 33 del 3° tomo della ''Choix des poésies originales des trobadours''. Mi sia lecito notar, di passata, che nella stessa opera (vol. 2°, pag. 213 e vol. 4° ''passim'') il Boito trovò il nome di Papiol, giullare di Bertrand de Born, da lui introdotto nel ''Re Orso'', nonché i versi provenzali riportati in questo poemetto.
Dell’''Alfier nero'' avevo la scelta tra due testi, quello del ''Politecnico'' e quello della ''Strenna Italiana''; preferii questo perché riveduto dall’autore. Ecco ora le principali varianti tra i due:<noinclude><references/></noinclude>
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L'Avesta (Pizzi, 1914)/L'Avesta/IV. Dagli Inni (Yasht)/9
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Alex brollo
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Alex brollo
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L'Avesta (Pizzi, 1914)/L'Avesta/IV. Dagli Inni (Yasht)/10
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Alex brollo
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Giaccai
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<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{RigaIntestazione||― 58 ―|}}</noinclude>{{gap|2em}}Nell'attesa del lago, dove arriveremo fra tre giorni se tutto
andrà bene, perchè circolano nei corridoi del treno strane voci sull'eccessiva pesantezza del nostro a cagione dell'aggiunta straordinaria
della vettura-salone di Karahan vediamo i fiumi, l'Iset, l'Imi, l'Irtis, che sorpassiamo uno dopo l'altro a ore di distanza e che sono tutti affluenti dell'Obi, navigabili da vapori sino alla frontiera della Mongolia. Di vapori e di chiatte se ne vedono a cinquantine attraccati alle rive presso i grandi ponti in ferro. V. continua a magnificarmi la ricchezza del paese rigurgitante di armenti: per quel che si vede dalla ferrovia si dovrebbe dire che i Kirghisi crepano d'abbondanza. Infatti vendono
dei pani di burro di una decina di chilogrammi ciascuno per prezzi irrisori, e il pane nelle stazioni è così bianco e soffice e squisito come
{{FI
|file = Arnaldo Cipolla - Per la Siberia in Cina e Giappone (page 62 crop).jpg
|width = 90%
|caption = Le rive dell'Obi, viste dalla ferrovia transiberiana.
}}
non lo si vede in nessuna parte del mondo e un bue pare che costi appena una trentina di lire nostre. E allora come va che un anno fa si moriva
di fame a Ufa e ci fu in questo paese gente fucilata per atti di cannibalismo? Misteri della Russia, ma sopratutto condizione inimmaginabile dei trasporti.
Il «Transiberian » corre, ma è proprio la volontà degli uomini che riesce a farlo andare così velocemente. Ci comunicano che a Omsk cambieremo parecchie coppie di ruote... E sì che noi siamo un treno di lusso! Bisogna vedere in che condizioni viaggiano i cosidetti treni-posta che incrociamo! Non sono formati che da vagoni bestiame. Il
materiale scarseggia terribilmente e al quarto giorno di viaggio le magagne di quello ancora apparentemente in buono stato, saltano fuori.
Omsk ha due stazioni, una su ciascuna delle due rive dell'Irtis. E da Omsk si diparte una ferrovia costruita durante la guerra, che<noinclude><references/></noinclude>
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Giaccai
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andrà bene, perchè circolano nei corridoi del treno strane voci sull'eccessiva pesantezza del nostro a cagione dell'aggiunta straordinaria
della vettura-salone di Karahan vediamo i fiumi, l'Iset, l'Imi, l'Irtis, che sorpassiamo uno dopo l'altro a ore di distanza e che sono tutti affluenti dell'Obi, navigabili da vapori sino alla frontiera della Mongolia. Di vapori e di chiatte se ne vedono a cinquantine attraccati alle rive presso i grandi ponti in ferro. V. continua a magnificarmi la ricchezza del paese rigurgitante di armenti: per quel che si vede dalla ferrovia si dovrebbe dire che i Kirghisi crepano d'abbondanza. Infatti vendono
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non lo si vede in nessuna parte del mondo e un bue pare che costi appena una trentina di lire nostre. E allora come va che un anno fa si moriva
di fame a Ufa e ci fu in questo paese gente fucilata per atti di cannibalismo? Misteri della Russia, ma sopratutto condizione inimmaginabile dei trasporti.
Il «Transiberian » corre, ma è proprio la volontà degli uomini che riesce a farlo andare così velocemente. Ci comunicano che a Omsk cambieremo parecchie coppie di ruote... E sì che noi siamo un treno di lusso! Bisogna vedere in che condizioni viaggiano i cosidetti treni-posta che incrociamo! Non sono formati che da vagoni bestiame. Il
materiale scarseggia terribilmente e al quarto giorno di viaggio le magagne di quello ancora apparentemente in buono stato, saltano fuori.
Omsk ha due stazioni, una su ciascuna delle due rive dell'Irtis. E da Omsk si diparte una ferrovia costruita durante la guerra, che<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Boito - Novelle e riviste drammatiche, Ricciardi, Napoli, 1920.pdf/150
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Candalua
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|124|{{smaller|RIVISTE DRAMMATICHE}}|}}</noinclude>{{Nop}}
Nel ''faubourg Saint-Antoine'', Dumas ''père'' trova il dramma romantico; nel ''faubourg Saint-Germain'', Augier trova la gran commedia di carattere; nel ''quartier Breda'', Dumas ''fils'' trova il dramma realista; nel ''quartier Latin'', Labiche trova il ''vaudeville''; alla ''Bourse'' Ponsard trova la commedia sociale.
Questa immensa città è pei drammaturghi ciò che certi meravigliosi paesi sono per i pittori; il ''vero'' v’è così estetico e compiuto che par quasi arte. Infatti, ammesso che il ''vero'' dei pittori sia la natura, ne viene che il ''vero'' dei commediografi è la società; in questo senso Parigi è la Fiandra degli autori drammatici.
''Tutti i greci nascono commedianti'', diceva Giovenale; si può soggiungere: "tutti i fiamminghi nascono pittori, e tutti i parigini nascono commediografi".
Basta gettare uno sguardo sulla tumultuosa città per trovar ciò naturale. A Parigi ciò che noi chiamiamo il "caso", l’"avvenimento", appare tutti i giorni davanti agli occhi d’ognuno. L’Oceano produce ogni giorno il ''Maëlstrom'', Parigi produce ogni giorno la "catastrofe".
Se si dovesse dar casa al caso, o reggia, o tempio, egli sarebbe certo Parigi.
Ivi l’oscura presenza di questo ente sbuca fuori ad ogni ora, ad ogni svolto di cantonata, ad ogni crocicchio di vie, urta nel gomito di chi va per le contrade, sorride in viso di chi passeggia ne’ parchi, bussa alla porta di chi si è rinchiuso in camera, ferma le ruote di chi corre in carrozza.
Questa quotidiana dimesticità col caso educa il parigino alla vita molto più fortemente che ogni altro; la sua fibra s’affina a forza di toccare all’impreveduto; egli passa franco ed ammaestrato attraverso il gran turbine sociale.<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Boito - Novelle e riviste drammatiche, Ricciardi, Napoli, 1920.pdf/151
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Candalua
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|RIVISTE DRAMMATICHE}}|125}}</noinclude>{{Nop}}
Da ciò deriva la maggiore abbondanza e originalità di ''caratteri'' a Parigi che altrove, da ciò deriva la continua presenza in quella città di ciò che in commedia si chiama l’''intrigo''.
Lo scrittor da teatro vive per conseguenza a Parigi sempre circondato dagli elementi dell’arte sua.
Finalmente Parigi offre alla commedia tutto il suo discorso completo, naturale, facile, brillante: il suo idioma da cinque secoli unificato. Prima ancora che si tingesse d’inchiostro la penna di Rabelais, il poeta francese aveva un mirabile vocabolario davanti che gli si sfogliava per via ad ogni parola di semplice passeggiatore. Prima che in Italia si avesse la coscienza e la conoscenza d’una possibile lingua nazionale, prima che l’Alighieri trovasse la sua grande utopia del ''volgare cortigiano o cardinale'', un grand’uomo, il Diderot de’ suoi tempi, Brunetto Latini scriveva sapienti cose in francese e diceva di questa lingua: ''la parliure française est plus délitable et plus commune à toutes gens''; egli trovò fin da quel tempo che la ondulante parlatura francese, così blanda e indefinita, era più vicina all’idea impalpabile che la inesorata precisione latina e la troppo sonora loquela dei popoli d’Italia.
Da ciò ne viene che il commediografo francese ha davanti a sé tutte le manifestazioni del suo cero, cioè soggetto, intrigo e dialogo.
In Italia nulla di tutto ciò il vero dei commediografi nostrali non esiste che in minime proporzioni. La società, poca e sparpagliata e confusa, non porge loro ''soggetti'', la vita abitudinaria e tranquilla non insegna l’''intrigo'', l’assenza totale d’un idioma comune annichilisce il ''dialogo''.
Gli autori drammatici d’Italia possono paragonarsi alla<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Boito - Novelle e riviste drammatiche, Ricciardi, Napoli, 1920.pdf/152
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Candalua
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|126|{{smaller|RIVISTE DRAMMATICHE}}|}}</noinclude>malaugurata classe dei pittori di ''maniera'': lavorano sull’arte degli altri; da ciò la convenzione, l’affettazione, la mediocrità inevitabile.
Ma l’ideale è provvido ed astuto: quando trova impedimento da un lato, vola dall’altro.
Se all’autore drammatico italiano è interdetto il gran teatro moderno, gli rimangono però ancora tre altre ramificazioni dell’arte: la commedia psicologica, la commedia storica, la commedia in dialetto. La tesi che egli non trova nella sua società, gliela darà l’anima sua; l’intrigo che non gli è suggerito dai fatti che lo attorniano, lo troverà nella storia; il dialogo che gli è negato dalla lingua convenzionale, lo troverà nel dialetto materno.
Allora questo scrittore potrà chiamarsi Goldoni.
{{AutoreCitato|Paolo Ferrari|Paolo Ferrari}} sentì fin dai suoi primi esperimenti nell’arte i fatti che abbiamo tentato di esporre e mostrò di capirli profondamente.
Sentì la possibilità d’una commedia storica italiana e scrisse il ''Goldoni'', il ''Parini'', il ''Dante''; sentì la possibilità d’una commedia psicologica e scrisse la ''Prosa'' e scrisse ''La donna e lo scettico''; riconobbe la superiorità drammatica del dialetto sulla lingua e scrisse le sue ''Scene popolari'' in dialetto modenese, e quando fu costretto ad abbandonare il dialetto ''parlato'' per la lingua ''non parlata'', palliò quasi sempre l’infermità del dialogo italiano colla maschera brillante del verso.
Bastano questi soli dati, anche transigendo dai meriti eminenti dei citati lavori, per riconoscere nel Ferrari un vasto intelletto di pensatore, di scrittore e d’artista.
L’ultimo lavoro di Paolo Ferrari deroga molto da questi dritti principii.<noinclude><references/></noinclude>
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Candalua
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|RIVISTE DRAMMATICHE}}|127}}</noinclude>{{Nop}}
Nella ''Marianna'', che udimmo al teatro di Santa Radegonda colla compagnia di Adelaide Ristori, l’autore abbandona quella maniera tutta italiana che rese belli e fortunati quasi tutti gli altri suoi lavori, per avvicinarsi alla maniera francese; e se questa diserzione trovò pur sempre fedele l’applauso nel pubblico, non lo può trovar certo nella critica.
Consideriamo dunque l’ingegno dell’autore in questo dramma sotto l’aspetto d’una malaugurata eccezione.
Paolo Ferrari nella ''Marianna'' volle dire anch’esso la sua parola ''realista'', volle bazzicare anch’esso nel ''quartier
Breda'' dell’arte drammatica, volle dire anch’esso la sua parola sull’amore illegittimo, sulla colpa.
Un giornalista celebre, privo di tutte le attitudini per diventar commediografo, inesperiente della scena e del pubblico, volle scrivere un anno fa a Parigi un dramma che divenne famoso per lo scandalo letterario che suscitò; questo dramma è l’idea generante della ''Marianna''.
Come l’origine ci sembra fiacca, falsa, inetta, così ci sembra tale la derivazione. Alcuni critici paragonando insieme i due drammi esaltarono quello di Girardin e condannarono quello di Ferrari; noi, tranne qualche rara eccezione di particolari sì nell’uno che nell’altro, li condanniamo tutti e due.
Nella ''Marianna'' pare quasi che l’autore si sia sforzato di rendere antiestetico il suo tema.
I due campioni dell’amore illegittimo sono una donna sulla quarantina e un deputato, singolare coppia d’innamorati! l’autore credette forse con ciò di salvare alquanto quella moralità del suo dramma che gli è pur così ostinatamente da tutti contestata.<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Boito - Novelle e riviste drammatiche, Ricciardi, Napoli, 1920.pdf/154
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Candalua
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|128|{{smaller|RIVISTE DRAMMATICHE}}|}}</noinclude>{{Nop}}
L’autore s’accorse che don Paez e Juana sono immorali, che la Bovary e Léon sono immorali, che Portia e Dalti sono immorali, che Paolo e Francesca sono immorali, che tutte queste coppie giovani, deliranti, soavi, poetiche peccano terribilmente d’immoralità. Allora egli segnò qualche ruga sul volto della sua eroina e mise la medaglia di deputato sul petto del suo eroe, gettò gli anni e la prosa sulla sua coppia e la credette salva. Noi la crediamo invece assai più compromessa.
Ma non perdiamoci qui a discutere sui casi di coscienza di un’azione drammatica; la moralità non si discute, si sente.
Discutiamo piuttosto le qualità artistiche del lavoro.
Il critico fa al dramma o alla commedia che esamina tre domande principali: se ad una almeno di queste tre domande principali il lavoro esaminato non risponde affermativamente, il dramma o la commedia sono perduti davanti agli occhi del critico.
La prima di queste domande è: ci son caratteri?
Il dramma di Ferrari risponde: No. Il dramma di Ferrari possiede delle ''caricature'' e dei ''personaggi'', ma non ha caratteri. Marianna è un personaggio, Enrico è un {{Ec|personrggio|personaggio}}, il ''giovane serio'' è una caricatura, il ''vecchio freddurista'' è una caricatura; nessuno di questi può essere innalzato alla qualità di tipo.
Ma a questa mancanza il teatro moderno ci ha pur troppo abituati. La colpa la gettiamo dunque mezza sull’autore e mezza sull’andazzo dei tempi.
Non abbiamo quasi più caratteri sul ''vero'': andiamo ogni dì smarrendo i tipi nella nostra società; per conseguenza li smarriamo sulla scena.<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|RIVISTE DRAMMATICHE}}|129}}</noinclude>{{Nop}}
Il progresso che tende a tutto livellare, è il grande operatore di questa distruzione; la libertà in questo senso è nemica dell’arte. Le stesse commedie francesi soffrono un po’ di questa mancanza: i tipi si scontrano già raramente in Dumas ''fils'', raramente in Augier, più raramente in Sardou, e se vogliamo rinvenirne qualcuno, bisogna che ricorriamo alla commedia che vien dalla storia, al racconto dei tempi passati, al ''Lion amoureux'' di Ponsard, su cui parleremo più tardi con sommo refrigerio della nostra critica.
Il definire cosa costituisca il tipo è pressocché così arduo come il definire cosa costituisca una fisionomia. La fisionomia si compone di certe linee particolari e di certi colori; il tipo si compone di certe parole e di certi fatti individuali. Alle volte una parola basta per creare un tipo, come una curva basta per creare una fisionomia. L’angolo acuto è la dominante della fisionomia dantesca; il: ''Gain, be my lord'' è la dominante del tipo di Fauconbridge; questi sono i misteri della natura e i segreti dell’arte. Nessuna di queste dominanti nei personaggi della ''Marianna''. Là dove l’autore ha creduto di segnare un carattere, ha segnata una caricatura. Non già che le caricature debbano essere sempre bandite dalla scena. Il Filocleone d’Aristofane e il giudice Shallow di Shakespeare sono due caricature, ma quanta arte in queste creazioni grottesche!
Il sublime tragico inglese si compiaceva in ispecial modo in queste allegrie della scena, e i suoi ''fredduristi'' (ci si perdoni sempre la parola) erano più fredduristi ancora del personaggio di Paolo Ferrari.
Quando Shakespeare giuoca colle parole, lo fa così<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|130|{{smaller|RIVISTE DRAMMATICHE}}|}}</noinclude>potentemente come quando sgomenta colle idee. Launce dei ''Due gentiluomini di Verona'' è il gran maestro di questo ''mistake the word''; Costard delle ''Pene d’amor perdute'' è un altro maestro.
Siamo profondamente convinti della difficoltà somma del trovar tipi da scena a’ giorni nostri; ciò non toglie però che ci crediamo in dovere di tener nota di questa mancanza.
Il teatro d’oggi muta troppo i nomi e troppo poco i personaggi; se facesse l’opposto farebbe meglio; o almeno dovrebbe imitare la modesta parsimonia dei nostri avi, i quali, quando non trovavano altro, s’accontentavano nelle loro mirabili commedie del solito Arlecchino, del solito Clown, del solito Xanthias, e tiravano innanzi così.
Noi ad ogni commedia nuova mutiamo il nome alla prima donna o al primo attore; la donna ora si chiama Maria, ora Elisa, ora Amalia, l’uomo ora si chiama Ernesto, ora Michele, ora Giulio; potremmo addirittura una volta per sempre, finché dura questa carestia d’invenzione, chiamar la donna Rosaura e l’uomo Florindo, ché la monotonia non sarebbe maggiore per questo.
Seconda domanda: ci sono posizioni?
Il dramma di Ferrari risponde: No.
Cioè, ci sono delle velleità di posizioni, come ci sono delle velleità di caratteri.
Le grandi scoperte artistiche dei grandi uomini hanno ciò di uggioso: prolificano, fanno figliuoli e ne fanno tanti e così somiglianti fra loro che ispirano a chi li vede il tedio della fisionomia paterna.
La scena della rappresentazione nell’''Amleto'' è una di queste scoperte. A voler numerare i figliuoli di quella<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|RIVISTE DRAMMATICHE}}|131}}</noinclude>scena, crediamo che passerebbero certo il numero di quelli di Priamo. Due di questi figliuoli sono la scena del racconto nell’atto secondo della ''Donna e lo scettico'' e la scena delle visite nel second’atto della ''Marianna''.
Nella ''Marianna'' non c’è che la convenzione della posizione.
E infatti, come potrebbero esservi grandi posizioni in un dramma dove c’è assenza di caratteri e d’intrigo? Ciò che nel gergo teatrale e critico si usa chiamar "posizione", non può esser prodotto che o dall’attrito di tipi, o dall’intreccio di avvenimenti con altri avvenimenti.
Nulla di ciò nella ''Marianna''; la tela semplicissima non isvolge che gli avvenimenti elementari e naturalmente dettati dal soggetto.
Terza domanda: c’è dialogo?
Il dramma di Paolo Ferrari ci risponde: No.
Ci son delle colonne d’appendice trasformate in dialogo, ci sono delle immagini allambiccate, delle ''freddure'' inverosimili, c’è un dialogo tutto artificiale come, per dare un saggio, questo dell’atto secondo:
{{Smaller|{{Sc|Baronessa}} (''piano a Marianna''): Nobile cuore, quanto vi amo.}}
{{Smaller|{{Sc|Marianna}} (''piano alla Baronessa''): Spirito perverso, quanto vi detesto. (''Ad alta voce stringendo la mano alla Baronessa con affettata amabilità'') Buon giorno, Baronessa.}}
{{Smaller|{{Sc|Baronessa}} (''idem''): Buongiorno, Contessa.}}
Questo a noi non pare dialogo vero, né bello, né serio. Ma la Ristori trovò in questo punto un certo modo di mutar fisionomia e voce, un passaggio così rapido dalla rabbia all’ossequio simulato, che il pubblico applaudì.<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Boito - Novelle e riviste drammatiche, Ricciardi, Napoli, 1920.pdf/158
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Il Ferrari non dovrebbe a danno dell’arte commettere di codesti ''effetti'', né la signora Ristori incoraggiarli.
La commedia fu eseguita pessimamente.
La Ristori ogni anno ne riappare più decaduta; se una volta essa si meritò tutte le ammirazioni della critica, oggi si merita tutte le disapprovazioni. Udendola recitare, ci venne pensato continuamente a quella ironia di Le Sage: ''toujours hors de la nature, elle fait même des éclats sur des conjonctions'', e infatti ci ricordiamo come essa marcasse violentemente la innocente particella "''ci''" in una frase di questo genere, appunto nella ''Marianna'', atto secondo, scena prima: ''Adesso che abbiam parlato delle persone che non ci piacciono, parliamo delle persone che ci piacciono''.
Neanche una particella può essere garantita contro la furibonda mania dell’effetto.
La signora Ristori avrebbe dovuto assistere a una certa lezione di declamazione fatta dall’illustre Samson nel Conservatorio di Parigi, alla quale ebbimo la fortuna di assistere noi. Il grande artista davanti al suo devoto uditorio, ragionando intorno alla semplicità degli accenti e dei gesti che si deve usar sulla scena, terminava col dire questa bella verità: ''la vraie déclamation est de ne pas déclamer''.
Siamo aizzati dalla affollata materia della nostra rivista a progredir nell’analisi delle altre commedie, e ne spiace di abbandonare così seccamente l’argomento della ''Marianna''.
Il laconismo, mirabile virtù spartana, trascina spesso ad involontaria ruvidità. Abbiamo detto intorno a questo dramma apertissimo l’animo nostro come se fossimo stati nemici dell’egregio autore. Se ne avessimo avuto l’agio,<noinclude><references/></noinclude>
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{{Ct|v=1.4|L=0.3em|f=140%|LIBERATA.}}
{{Ct|v=1.6|L=0.3em|w=0.4em|f=120%|POEMA EROICO SACRO.}}
{{Ct|v=1.8|L=0.3em|w=0.4em|f=130%|''CANTO PRIMO.''}}
{{Ct|v=0.8|L=0.3em|f=110%|ARGOMENTO.}}
<poem style="font-style:normal">Giace avvinta di Maddalo la Bella.
Gierusalemme ottien, che sciolta sia.
Lazaro, e Marta, à prò {{Ec|dela|della}} sorella,
Richiamati dal Ciel, pongonsi in via.
Scontra l’antico Ipparco la donzella,
E l’accoglie sù ’l carro, in compagnia.
Agognando l’Auriga udir la vita
Di Maria, quello à raccontarla invita.</poem>
{{Ct|t=1|v=1|{{Sc|i.}}}}
<poem>{{Capolettera|L}}’Arme celesti, e ’l sommo Duce, io canto,
Che liberò dal settenario laccio,
La bella Ebrea, che gli disciolse in pianto,
Sù le piante, ad un sguardo, il cor di ghiaccio.
Quanto egli favorì l’oppressa, e quanto
Ella soffrì con l’alma, oprò col braccio,
Sin che gli hosti atterrò per lei l’Empiro
Guerreggiando, e gli Eroi del Campo Siro.</poem><noinclude>{{PieDiPagina||A|''O Musa,''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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Lazaro, e Marta, à prò {{Ec|dela|della}} sorella,
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Scontra l’antico Ipparco la donzella,
E l’accoglie sù ’l carro, in compagnia.
Agognando l’Auriga udir la vita
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Che liberò dal settenario laccio,
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Ella soffrì con l’alma, oprò col braccio,
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|RIVISTE DRAMMATICHE}}|133}}</noinclude>ci saremmo dati pensiero di palliare la forma della nostra critica, avremmo potuto accennare ad alcune eccezioni, ad alcune bellezze sparse qua e là nelle scene, avremmo notate certe verità psicologiche che pur nel dramma ci sono, ci saremmo ricordati che alla lettura (forse perché leggendo l’effetto letterario offusca il drammatico) questa maltrattata ''Marianna'' non ci parve così imperfetta; ma la fretta ci fece essere più sinceri forse del bisogno e più veri del vero. Ne piace fare questa dichiarazione, soggiungendo però che per quanto particolareggiata, sminuzzata ed ampliata, mutando un po’ d’apparenza, la nostra critica non avrebbe mutato di fondo.
Tutti gli anni, fra l’inverno cittadino e l’estate campagnuolo, ne giunge d’oltremonte un’eco di vita parigina.
Il primo che sta volta ci portò quest’eco fu, due settimane fa, Victorien Sardou.
Victorien Sardou possiede la potenza di farsi famigliare il pubblico suo; sono già sei anni che i parigini e Sardou vivono in dimestica amicizia. L’autore piglia in giuoco le debolezze del pubblico, il pubblico celia a sua volta sul nome dell’autore e lo chiama ''Victorieux'' Sardou.
Vittorioso infatti lo è. Avvicinarsi alla belva capricciosa e feroce, fissarla in faccia, domarla, affascinarla, schiaffeggiarla ed accarezzarla, trastullarsi colle sue zampe e cacciar la testa nelle sue fauci senza esser morso, tutti questi atti possono esser chiamati vittorie.
Sardou ha fatto ciò col pubblico parigino, e se la belva lo graffiò in qualche circostanza, non lo morse ancora.
Le commedie di Sardou diventano quasi sempre popolari a Parigi, si diffondono sulla folla, penetrano nella vita e nei discorsi, negli usi degli abitanti.<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Boito - Novelle e riviste drammatiche, Ricciardi, Napoli, 1920.pdf/160
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|134|{{smaller|RIVISTE DRAMMATICHE}}|}}</noinclude>{{Nop}}
La ''Famille Benoîton'' ha creato i cappelli ''Benoîton'' e le ''chaînes Benoîton'' che si poterono ammirare esposte in vetrina da Gagelin e da Andrieux all’indomani della rappresentazione.
I cappelli ''Benoîton'' sono certi mingherlini cappelli da signora, vezzosissimi, tagliati alla "Maria Stuarda", a foggia di romboide con due lunghi nastri agli angoli che cascano dritti sulle spalle.
Le ''chaînes Benoîton'' sono collane di perle che intrecciate ai capelli scendono fino al collo e circondano d’un vago ovale il volto di chi le porta.
La ''Famille Benoîton'' è una commedia.
Una specie di appendice alla ''Bourse'' di Ponsard.
La mania del guadagno, la preoccupazione dell’arricchire, la speculazione interposta ad ogni dovere umano, ad ogni sentimento, ad ogni virtù, alla famiglia, all’amicizia, all’amore, ecco il vizio che Sardou intende combattere nella sua commedia.
La famiglia Benoîton è la negazione della famiglia.
È l’opposto della degradazione della miseria: la degradazione della ricchezza; l’opposto dell’abbrutimento della fame: l’abbrutimento dell’oro.
Questo male esiste a Parigi e basta aver traversato un giorno dalla una alle due quell’orribile recinto della ''Bourse'', basta aver udito una volta quegli urli, quegli {{Ec|schiaschiamazzi|schiamazzi}}, basta aver veduto quei ceffi infuocati, febbrili, quelle braccia agitate furiosamente, quel vertiginoso scambio di biglietti, di parole, di segni, per convincersi dell’esistenza di questo male.
Nello stesso modo che alcuni disgraziati portano in mezzo alle famiglie loro il delirio del vino bevuto alle<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/22
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text/x-wiki
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<poem>O Musa, tù che di superni allori,
Sù leterno Parnasso incoronata,
Frà questi bassi, e quei sovrani chori
L’armonia sconcertata, hai concertata.
Spirami tali accenti, e tali ardori,
Per cantar del tuo Febo, e del’Amata,
Ch’ogni ascoltante ad imitar s’accenda.
La clemenza di lui, di lei l’emenda.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|3.}}
<poem>E tù mi scusa, ò liberata Diva,
Se vinta insieme, e vincitrice in campo,
Averrà, ch’io ti canti, e ch’io descriva,
Con l’oscuro servaggio, il chiaro scampo.
Che se frà l’ombrature appar più viva
L’Imago, e splende più frà l’ombre il lampo;
Meglio assai frà gli horror del cattivaggio,
Balenerà del tuo riscatto il raggio.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|4.}}
<poem>Tu magnanimo Eroe, nobil Polluce
Del poetico mio presente pegno,
Per cui sicuro al porto ei si riduce,
Dal furor di Fortuna, e da lo sdegno
Tù gran Gioseppe, à cui del somme Duce
La scampata Epopeia à sacrar vegno,
L’offerta martial degnati accorre
Sotto l’insegne Francoperte, e Morre.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''For-''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|2|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|2.}}
<poem>O Musa, tù che di superni allori,
Sù leterno Parnasso incoronata,
Frà questi bassi, e quei sovrani chori
L’armonia sconcertata, hai concertata.
Spirami tali accenti, e tali ardori,
Per cantar del tuo Febo, e del’Amata,
Ch’ogni ascoltante ad imitar s’accenda.
La clemenza di lui, di lei l’emenda.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|3.}}
<poem>E tù mi scusa, ò liberata Diva,
Se vinta insieme, e vincitrice in campo,
Averrà, ch’io ti canti, e ch’io descriva,
Con l’oscuro servaggio, il chiaro scampo.
Che se frà l’ombrature appar più viva
L’Imago, e splende più frà l’ombre il lampo;
Meglio assai frà gli horror del cattivaggio,
Balenerà del tuo riscatto il raggio.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|4.}}
<poem>Tu magnanimo Eroe, nobil Polluce
Del poetico mio presente pegno,
Per cui sicuro al porto ei si riduce,
Dal furor di Fortuna, e da lo sdegno
Tù gran Gioseppe, à cui del somme Duce
La scampata Epopeia à sacrar vegno,
L’offerta martial degnati accorre
Sotto l’insegne Francoperte, e Morre.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''For-''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|RIVISTE DRAMMATICHE}}|135}}</noinclude>taverne, quegli uomini portano fra i loro figli il delirio dell’oro speculato alla Borsa. In Francia vi sono delle famiglie intiere di ''boursicotiers''; questi gruppi di parenti sono bizzarri a vedersi; Sardou ce li mostra.
Ecco il vecchio Benoîton, il ''pater familias'', un arricchito; la sua fortuna lo ha reso maniaco per gli affari.
L’affare! ecco la sua esistenza, il suo eroismo, il suo lare, il suo tutto.
E intanto ch’egli attende a ciò, cosa fa sua moglie? cosa fanno le figlie? Cosa fa il figlio? La moglie è perennemente fuori di casa, ''elle est sortie'', come dice trenta volte la commedia; le figlie, non sorvegliate dal padre né dalla madre, si danno al lusso sfrenato e sfrontato, alle futilità immodeste e ridicole, parlano un ''argot'' di banca e di trivio; il figlio, il piccolo Fanfan che non ha otto anni, iniziato già alla religione paterna, giuoca alla ''petite Bourse'', alla Borsa dei francobolli; compera i "sud", perde e finisce per rubare nello scrigno del padre. Ecco la casa Benoîton.
In questo gruppo di famiglia abilmente fotografato dal signor Sardou c’è un avvenimento, l’unico della commedia: una gelosia suscitata da un equivoco.
Questa commedia ha un peccato radicale di fattura: il nodo estraneo al soggetto. La famiglia Benoîton non entra per nulla in questo avvenimento, unico della tela, avvenimento piuttosto apparente che reale, perché lascia incompiuta la missione della commedia.
La satira perde il suo carattere quando l’azione incomincia, e i pochi inconcludenti episodi che riempiono a stento i vuoti della ''tela'', sono tutti slegati fra loro e non cospirano a verun fatto generale.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|136|{{smaller|RIVISTE DRAMMATICHE}}|}}</noinclude>{{Nop}}
Il concetto del signor Sardou era forte, drammatico, ed eminentemente sociale; la pochezza della tessera lo infiacchì. C’è in questo lavoro, più fortunato che severo, l’artifizio e non l’arte, la conoscenza degli effetti, non la scienza del bello.
Il signor Sardou studiò molto il pubblico ma poco la verità; esplorò sempre i piccoli capricci della platea, quasi mai le grandi esigenze della scena; adulò la folla anche quando la punse; quasi tutte le sue commedie sono compilate dalla preoccupazione dell’applauso, per la speculazione dei battimani.
Senz’avvedersi il Sardou è anch’esso della famiglia Benoîton.
La ''centiême représentation'', ecco il vero scopo delle sue commedie sociali, e per giungerlo adopera tutti i mezzi sperimentati già favorevolmente sul pubblico.
Questo sistema è volgare ma spesso fortunato, fortunato ma sempre pericoloso; la sconfitta di quel trionfo è facile; in quell’adulazione c’è un principio di paura, in quell’astuzia c’è un po’ di fiacchezza.
E fiacca da senno è quell’altra commedia nuova del Sardou intitolata ''Piccolino''.
Il laido aspetto della speculazione teatrale appare in quella commedia in tutta la sua antipatica evidenza.
''Piccolino'' appartiene a quella bastarda razza di commedie popolari-sentimentali che tien residenza perenne nel teatro della ''Gaîté'', genere falso ed uggioso, misto di pianto triviale e di riso plebeo, abborracciamento senza forma, senza scopo, senz’arte. Un ceto particolare di pubblico incoraggia con assiduità questo genere di lavori.
Sardou non ricusò di seguire nelle sue sciocche voglie<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Boito - Novelle e riviste drammatiche, Ricciardi, Napoli, 1920.pdf/163
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|RIVISTE DRAMMATICHE}}|137}}</noinclude>questo pubblico, e facendo ciò commise opera, artisticamente parlando, disonesta.
La prima idea ch’entra nel cervello, gettata in un vecchio stampo e rifusa in un dialogo scipito, ecco questo ''Piccolino''.
Mutiamo argomento.
Le ''Lion amoureux'' di Ponsard c’innalza d’un tratto fra le più pure regioni dell’arte.
Ne avevamo bisogno.
Vi sono a’ giorni nostri alcune grandi anime invase esclusivamente dalla contemplazione della rivoluzione francese.
Lamartine, Quinet, Ponsard sono fra queste anime.
Tale contemplazione ispirò al primo un’epopea, al secondo una storia, al terzo due tragedie.
Non si contemplano senza frutto i prodigi. La fissazione dei grandi fatti conduce inevitabilmente alla scoperta delle grandi idee; in questo senso si può dire che la storia è arte. ''Les Girondins'', l’''Histoire de la Révolution française'', ''Charlotte Corday'', ''Le lion amoureux'' sono in parte opere di Danton, di Hoche, di Saint-Just, di Robespierre. Nessuna storia più epica di questa, nessun’era più leggendaria, nessuna cronaca più esatta; che universo pel teatro!
Il miracolo umano colla data del mese, del giorno, dell’ora in cui fu compiuto, confermato da mille documenti, constatato dalla memoria ancora commossa della tradizione viva. {{Ec|L’incredibtle|L’incredibile}} l’inverosimile, il fantastico proclamato vero dalla palpabilità delle cose: ecco questa epoca.<noinclude><references/></noinclude>
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Candalua
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|138|{{smaller|RIVISTE DRAMMATICHE}}|}}</noinclude>{{Nop}}
Ponsard principiando la ''Charlotte Corday'' poté scrivere questa indicazione scenica colla meridiana della storia davanti: ''22 septembre 1792 huit heures du soir. Salon de madame Roland''.
Così pure Svetonio poteva scrivere anch’esso alla fine del suo ''Nerone: 17.° giorno prima delle calende di luglio''.
Le date storiche fanno pensare, aiutano il confronto dell’attimo passato coll’attimo presente. Nessuna storia vince in profusione di date la decadenza romana e la rivoluzione francese. Un’epopea teatrale che possa vestirsi di date famose e di nomi famosi, è un indicibile affascinamento.
Ponsard se lo seppe fin da quando ideò la sua ''Charlotte Corday'', da quando disse:
<poem>
{{Smaller|Des hommes bien connus paraitront devant vous,}}
{{Smaller|Girondins, Montaguards, je les évoque tous.}}
</poem>
Che personaggi! Robespierre, Marat, Danton, Barbaroux, Louvet, Sieyés, Buzot, Pethion, Charlotte Corday, madame Roland! Che trepidazione solenne pel poeta che deve far parlare queste bocche, che deve fare agir queste braccia.
Ponsard è un poeta educato alla vigorosa scuola shakespeariana, agli esempi del ''Riccardo III'', dell’''Arrigo IV'', dell’''Arrigo VIII'', del ''Riccardo II''; Shakespeare osò far parlare Giovanna d’Arco, Ponsard osò far parlare Carlotta Corday.
Le scene popolari del IV atto della ''Corday'' e del V atto del ''Lion amoureux'' procedono direttamente da Shakespeare.<noinclude><references/></noinclude>
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Nuova enciclopedia popolare/Introduzione/Capitolo settimo
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Panz Panz
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{{Qualità|avz=25%|data=17 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Introduzione]] - Capitolo settimo|prec=../Capitolo sesto|succ=../Conclusione}}
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{{Sezione note}}
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Categoria:Testi in cui è citato il testo Il trapezio
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[[Categoria:Testi in cui sono citati altri testi|Il trapezio]]
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Cruccone
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<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|132|PALAZZO VECCHIO|}}</noinclude>dovea lì ricordare a chi avea il governo della città, come dovesse governarla con giustizia e difenderla con animo ardito; l’Ercole poi era anche l’insegna intagliata nel sigillo della Repubblica.
Il primitivo sigillo de’ Fiorentini era intagliato in uno smeraldo, dove, intorno alla figura dell’Ercole, si leggevano le parole: ''Sigìllum florentìnorum''. Nei primi tempi era dato in custodia al Podestà, ma accadde nel 1308 che messer Carlo d’Amelia, allora Podestà, essendo molto dedito a fare baratterìe e guadagnerìe e pessime opere, come dice il {{AutoreCitato|Giovanni Villani|Villani}}, un giorno fuggì via portando con seco il sigillo, nella speranza che il Comune per riaverlo gli avrebbe dato assai danaro: il Comune invece si contentò a farne fare un altro, forse quello in calcedonio, notificandolo in tutte le parti, perchè non fosse più data fede all’altro. Allora il fratello di detto messer Carlo glielo tolse, e rimandollo a Firenze; e d’allora innanzi si ordinò, che nè il Podestà, nè i Priori, tenessero il suggello, ma feceseno guardiani e cancellieri i Monaci conversi di Settimo, i quali stettero nella camera detta dell’Armi nel Palagio, fino a che non furono sostituiti in quella custodia del Sigillo, al tempo di {{AutoreCitato|Papa Innocenzo VIII|Papa Innocenzo VIII}} e a petizione de’ Fiorentini, da i Monaci professi pure di Settimo, che vi rimasero fino al 1531. Ecco dunque perchè parea stesse bene alla porta del Palazzo, insieme con quella del David, la figura d’Ercole.
Morto {{AutoreCitato|Papa Leone X|Leone X}} e succedutogli {{AutoreCitato|Papa Clemente VII|Clemente VII}}, questi persuaso da {{Wl|Q93522543|Domenico Boninsegni}} o da chi altri si fosse, fece che quel marmo si desse a lavorare a {{AutoreCitato|Baccio Bandinelli|Baccio Bandinelli}}, che allora non aveva che si fare, e Michelangelo attendesse tutto alla Sagrestia di San Lorenzo e alle altre opere che gli erano commesse. Baccio si mise attorno a quel marmo, col pensiero d’aver a far cosa che di gran lunga superasse il David del Buonarroti, ne fece più d’un modello; poi, col piacimento del Papa, si fermò in quello «dove Ercole aveva Cacco fra le gambe e presolo pe’ Capelli, lo teneva sotto a guisa di prigione{{Nota separata|Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/145|15}}». Il qual gruppo dalle stanze dell’Opera del Duomo, dove esso pure venne lavorato, fu trasportato in Piazza de’ Signori, e messo alla porta di Palazzo, dal lato degli Uffizi, nell’anno 1534. Ma o perchè il Bandinelli per essere uomo collerico e facile troppo all’invidia ed all’ira, avesse molti nemici, o perchè il suo Ercole messo lì accosto del David apparisse meno bello e meno vivo di quello che sarebbe<noinclude></noinclude>
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Pic57
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<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||7}}</noinclude><!--<syntaxhighlight lang="lilypond" line start="2">-->
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<< % Apre Canto e Piano
\new Staff = "Canto" \with {
%instrumentName = "Tenore "
midiInstrument = "voice oohs" % Suono vocale più dolce
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<<
\new Staff="up" {
\set PianoStaff.connectArpeggios = ##t
\clef treble
\key g \major
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>>%Fine Base Piano
>> %Chiude Canto e Piano
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{{Centrato|''b'' 112140 ''b''}}</noinclude>
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Discussioni utente:SHB2000
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Max
70852
Max ha spostato la pagina [[Discussioni utente:SHB2000]] a [[Discussioni utente:SHB]]: Pagina spostata automaticamente durante la rinomina dell'utente "[[Special:CentralAuth/SHB2000|SHB2000]]" a "[[Special:CentralAuth/SHB|SHB]]"
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#RINVIA [[Discussioni utente:SHB]]
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Candalua
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|RIVISTE DRAMMATICHE}}|139}}</noinclude>{{Nop}}
La Carlotta di Ponsard, quando dice col pugnale in mano:
<poem>
{{Smaller|La résolution qui paraissait si fière}}
{{smaller|S’arrête devant l’act et retourne en arrière,}}
</poem>
{{no rientro}}parla come il Bruto del Giulio Cesare; e quando, vedendo la moglie di Marat, Carlotta esclama:
<poem>
{{Smaller|Grand Dieu, sa femme — on l’aime!}}</poem>
{{No rientro}}s’innalza per un momento alla grandezza di Shakespeare e alla sublimità del vero.
Ponsard è, in fondo, più romantico che classico, benché un’opinione opposta corra nei giudizi del pubblico.
Ponsard non ha di classico che l’alessandrino misurato soverchiamente, colla cesura troppo sentita, artifiziale benché splendido; ma l’istinto dell’ingegno suo è liberissimo.
Nessuna convenzione di scuola in questo poeta, nessun legame, nessun pregiudizio; le unità di tempo, le unità di luogo sono bandite dalla sua scena.
Pure il pubblico che lo sa ''de l’Académie'', vuole che sieno ''academiche'' tutte le cose ch’ei scrive.
Se Ponsard è classico, lo è come è classica la rivoluzione francese che racconta: nel senso più profondo della parola.
Il ''Lion amoureux'' è un’opera d’arte perfetta. Caratteri stupendi, azione potente, dialogo meraviglioso, e di più, color locale fortissimo; ecco i pregi di questo lavoro che è commedia, dramma, tragedia nello stesso tempo senza che sia lesa l’unità severa e quasi epica del componimento. È commedia se si pensa all’azione, dramma se si pensa ai caratteri, tragedia se si pensa al tempo. Pon-<noinclude><references/></noinclude>
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Candalua
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|140|{{smaller|RIVISTE DRAMMATICHE}}|}}</noinclude>sard la chiamò commedia, e fece bene, essendo il nodo principale dell’intreccio sciolto felicemente all’ultimo atto.
Il ''Lion amoureux'' è Humbert, un membro della Convenzione, una specie di Saint-Just dei ''Girondins'', una specie di Enjoleras dei ''Misérables'', un idolatra della patria e della libertà che si crede inaccessibile a qualunque altra passione, un gladiatore del cuore. Egli passò in mezzo alle sirene senza smarrirsi, guardò inviso le Armide e le Circi senza sentirsi infiacchito. Egli, incantenatore dei re, non crede alle catene della donna. Così pensa la superba anima sua. Ma la donna apparisce e Humbert è vinto.
La donna è una marchesa, una aristocratica, una realista, e il popolano, il democratico, il convenzionalista se ne innamora. Il primo atto è tutto uno studio psicologico sui primissimi sintomi di questa passione terribile che forma poscia l’azione di tutta la commedia.
Un carattere squisitamente delineato è questa marchesa di Maupas, seducentissima, vezzosamente astuta, fredda un po’ nell’apparenza, ma d’animo appassionato, educata alle severe compostezze della sua casta, eppur sensibilissima e generosa, forte e soave, immagine che sfugge alla penna ed al pennello perché velata da indicibili sfumature, e che Ponsard tratteggiò con mirabilissima finezza, creando così un contrasto gentile alla tumultuosa figura di Humbert.
Un altro carattere è il visconte de Vaugris. Giovane realista, bello, elegante, altiero, teneramente invaghito esso pure della marchesa di Maupas: amore aristocratico che s’oppone all’amore repubblicano di Humbert, parola profumata ed armoniosa contro eloquenza selvaggia, bacio di<noinclude><references/></noinclude>
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Candalua
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|RIVISTE DRAMMATICHE}}|141}}</noinclude>paggio contro bacio di fiera. Questo visconte, travolto dal vortice rivoluzionario, finisce per essere fucilato nell’ultima scena dai soldati di Hoche. Il visconte va alla morte celiando atticamente come i cavalieri del secolo XVI avi suoi e come i voluttuosi compagni di Petronio; le ultime sue parole sono un consiglio di ''toilette'' alla bella marchesa; poscia s’avvia tranquillamente al supplizio.
Il generale Hoche poteva essere forse con più grandezza tratteggiato. Hoche era uno di quei sommi intelletti che facevano presentire misteriosamente al mondo la venuta di Buonaparte; Hoche rappresentava già nel ’95 il concetto imperialista.
La ''Charlotte Corday'', seguita dal ''Lion amoureux'', è una rappresentazione intiera dell’epoca rivoluzionaria.
L’idealismo entusiasta in cui nasce il primo dramma, la catastrofe terribile che lo finisce, sono la sintesi della prima fase dalla rivoluzione: utopia al primo atto, anarchia all’ultimo.
La tirannia repubblicana che appare nel principio del secondo dramma, e i presagi imperialisti della fine compendiano la seconda fase. Tre grandi società sfilano sulla scena di quei due drammi-istorie: la società realista moribonda nella ''Charlotte Corday'', morta nel ''Lion amoureux'' la società repubblicana nascente nella ''Charlotte Corday'', trionfante nel ''Lion amoureux''; la società imperialista che si fa presentire.
Il ''vieux gentilhomme'', il conte d’Ars, ed il visconte di Vaugris, rappresentano la prima.
Danton, Barbaroux, Humbert rappresentano la seconda.
Hoche e Buonaparte rappresentano la terza.<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Boito - Novelle e riviste drammatiche, Ricciardi, Napoli, 1920.pdf/168
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Candalua
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|142|{{smaller|RIVISTE DRAMMATICHE}}|}}</noinclude>{{Nop}}
Fra queste tre società, una morente, l’altra trionfante, l’altra nascente, scorre diffusa ed imparziale l’idea drammatica di Ponsard. Egli onora tutti tre questi gruppi di caratteri eroici, di tipi simpatici, d’azioni gloriose. L’eroe realista è Vaugris, l’eroe repubblicano è Charlotte Corday, l’eroe imperialista è Hoche:
<poem>
{{Smaller|... qu’en les écoutant la passion se taise,}}
{{Smaller|Je bannis de mes vers l’allusion mauvaise;}}
{{Smaller|Je suis l’impartiale Histoire.}}
</poem>
Così dichiara egli stesso nel suo prologo al primo dramma.
Questa imparzialità, della quale lo scrittore par che si vanti, è l’unico peccato del suo poema drammatico e storico. La pigra imparzialità è un errore davanti all’arte, un errore davanti alla storia, un errore davanti alla filosofia; questa imparzialità, ch’è scetticismo o fiacchezza, riverbera sulle catastrofi pur violentissime delle quali il poeta si serve, una non so quale freddezza pagana.
Tutti coloro che lessero e videro i due drammi di Ponsard notarono codesta freddezza. Noi crediamo spiegarla così e non altrimenti.
Ma forse i tempi del gran dramma storico-sociale non sono ancora venuti. La rivoluzione è ancora troppo vicina a noi e non abbiamo ancora tanto camminato negli anni da aver potuto raggiungere quel centro visuale in cui ne sarà dato con tranquilla coscienza e con occhio riposato osservarla.
Da qui ad un secolo, quando la fine di tre generazioni sarà passata sui tumulti oggi ancor vivi, qnando la calma sarà piena, quando la verità sarà diffusa, i poemi<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Boito - Novelle e riviste drammatiche, Ricciardi, Napoli, 1920.pdf/169
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Candalua
1675
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|RIVISTE DRAMMATICHE}}|143}}</noinclude>sorgeranno più grandi perché più lontani, le tragedie sorgeranno più coraggiose perché più libere.
L’imparzialità non si perdonerà allora al poeta, il teatro non riprodurrà solamente la storia, ma la giudicherà, e l’arte che sarà nata dalla breve era repubblicana, potrà compararsi all’arte dell’era greca.<noinclude><references/></noinclude>
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Novelle e riviste drammatiche/I.
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Candalua
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Porto il SAL a SAL 75%
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{{Qualità|avz=75%|data=18 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=I.|prec=../|succ=../II.}}
<pages index="Boito - Novelle e riviste drammatiche, Ricciardi, Napoli, 1920.pdf" from="149" to="169" />
{{Sezione note}}
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Categoria:Testi del 1010
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Alex brollo
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[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: [[Categoria:Anni dei testi del XI secolo]] [[Categoria:1010]]
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Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/23
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Modafix
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|PRIMO}}}}|3}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|5.}}
<poem>Forse Un dì t’offrirò l’imprese, e l’armi
De’ grandi Avoli tuoi pietosi, e giusti,
E ’l nome tuo, da’ gelidi Biarmi
Dilaterassi à gli Ethiopi adusti.
Hor contentati sol, che in questi carmi
Descendente io t’accenni degli Augusti;
Dunque del’alto Imperador la tromba,
Sire, ascolta, sin che la tua rimbomba.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|6.}}
<poem>Già si volgeva il duodecim’anno,
Che nela gran Città dela Giudea,
Sotto il tartaro giogo, Amor Tiranno,
La Signora di Maddalo premea.
Nè trovandosi alcun, che trar d’affanno
La potesse, il crudel più l’affligea.
Congiurato col Mondo, e con Plutone,
Quali tricorpore, immane Geriane.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|7.}}
<poem>Nè contento di lei, con lei disegna
Israel sottoporre al peso grave.
Con la cattiva Ebrea, gli Ebrei s’ingegna
Trarre sotto catena, e fatto chiave,
Così Tracie Corsar, cangiando insegna,
Predando và con la predata nave;
E col legno nemico, i suoi nemici
Vince, ingannati da gli arnesi amici.</poem><noinclude>{{PieDiPagina||A 2|''Fù''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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Modafix
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|PRIMO}}}}|3}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|5.}}
<poem>Forse Un dì t’offrirò l’imprese, e l’armi
De’ grandi Avoli tuoi pietosi, e giusti,
E ’l nome tuo, da’ gelidi Biarmi
Dilaterassi à gli Ethiopi adusti.
Hor contentati sol, che in questi carmi
Descendente io t’accenni degli Augusti;
Dunque del’alto Imperador la tromba,
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Che nela gran Città dela Giudea,
Sotto il tartaro giogo, Amor Tiranno,
La Signora di Maddalo premea.
Nè trovandosi alcun, che trar d’affanno
La potesse, il crudel più l’affligea.
Congiurato col Mondo, e con Plutone,
Quali tricorpore, immane Gerione.</poem>
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<poem>Nè contento di lei, con lei disegna
Israel sottoporre al peso grave.
Con la cattiva Ebrea, gli Ebrei s’ingegna
Trarre sotto catena, e fatto chiave,
Così Tracie Corsar, cangiando insegna,
Predando và con la predata nave;
E col legno nemico, i suoi nemici
Vince, ingannati da gli arnesi amici.</poem><noinclude>{{PieDiPagina||A 2|''Fù''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<poem>Forse Un dì t’offrirò l’imprese, e l’armi
De’ grandi Avoli tuoi pietosi, e giusti,
E ’l nome tuo, da’ gelidi Biarmi
Dilaterassi à gli Ethiopi adusti.
Hor contentati sol, che in questi carmi
Descendente io t’accenni degli Augusti;
Dunque del’alto Imperador la tromba,
Sire, ascolta, sin che la tua rimbomba.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|6.}}
<poem>Già si volgeva il duodecim’anno,
Che nela gran Città dela Giudea,
Sotto il tartaro giogo, Amor Tiranno,
La Signora di Maddalo premea.
Nè trovandosi alcun, che trar d’affanno
La potesse, il crudel più l’affligea.
Congiurato col Mondo, e con Plutone,
Quali tricorpore, immane Gerione.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|7.}}
<poem>Nè contento di lei, con lei disegna
Israel sottoporre al peso grave.
Con la cattiva Ebrea, gli Ebrei s’ingegna
Trarre sotto catena, e fatto chiave,
Così Tracio Corsar, cangiando insegna,
Predando và con la predata nave;
E col legno nemico, i suoi nemici
Vince, ingannati da gli arnesi amici.</poem><noinclude>{{PieDiPagina||A 2|''Fù''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<poem>Fù l’arnese, con cui l’iniquo Arciero
Di quella gente riportò vittoria,
La Beltà di Maria, degna d’impero,
Di poema degnissima, e d’istoria.
Poiche raro esemplar, metodo altiero,
Ella parea de la donnesca gloria;
O se la vuoi considerar con arte,
Secondo il tutto, ò vero à parte, à parte.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|9.}}
<poem>Han le parti frà lor tal consonanza,
Tal compositione, e simpatia,
Che da tal positura, ed ordinanza,
Ne risulta un model di simmetria.
E sembra l’augustissima sembianza
Visibile concento, ed armonia;
Nè dal’argenteo piede, al capo d’oro,
Cosa vi è riprensibile frà loro.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|10.}}
<poem>Leggiadro è l’aureo crin, del’aurea testa,
Se ’l coglie in treccia, ò ver se à l’aure il dona,
Sembra disciolto aurifera tempesta,
Sembra raccolto astrifera corona.
De le cui ricche fila, Amor contesta
Tien la rete, con cui l’alme imprigiona,
Che allettati al fulgor di quei tesori,
Corrono lieti à catenarsi i cori.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''La''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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Discussioni indice:Nietzsche -LaGaiaScienza - Trad. Cippico.pdf
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Alex brollo
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== memoRegex ==
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== Osservazioni ==
E' stato caricato un pdf senza strato OCR. E' anche disponibile su IA una versione con strato OCR, ma l'OCR non è di buona qualità: è invece ottimo l'OCR Google ottenibile pagina per pagina. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:12, 18 set 2026 (CEST)
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<poem>La fronte serenissima frà quelle
Splendidissime chiome biancheggiante,
Par piena Luna, in mezo à chiare Stelle,
Par candid Alba in lucido Levante.
Frà le cui nevi Amor le sue fiammelle
Cela, per ingannar lo sguando amante;
Che à quello albor, quasi Farfalla al lume
Scherzando, qual Tifeo, brucia frà brume.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|12.}}
<poem>Sotto i Zodiaci dele ciglia eguali,
Sembran gli occhi lincei candide sfere.
Le pupille, de cor stelle fatali,
Tanto splendide più, quanto più nere.
Nel cui vino carbon tempra gli strali
Di Vulcan l’empio figlio, il cieco Arciere,
E qual dominator d’astri brucianti,
Fulmina con gli sguardi, arde co’ pianti.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|13.}}
<poem>Con gran proportion del vago viso
L’ornamento maggior si leva, e scende,
Per cui l’aure, e gli odori al paradiso
Entran del Alma, ove la vita splende.
Egli, quasi Equator, nel mezo assiso,
Il Ciel del volto equipartito rende;
D’onde nel fulminar prende la mira
L’Arcier tonante, alhor, che i lampi gira.</poem><noinclude>{{PieDiPagina||A 3|''Par''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|6|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|s=90%|14.}}
<poem>Par la sua guancia, colorita ogni hora,
De le gratie giardino, e degli amori.
Prateria, d’onde il crin, l’Alba, e l’Aurora
Fregiansi di vermigli, e bianchi fiori.
Primavera, in cui Zefiro, con Flora
Scherzano, accesi d’amorosi ardori.
Che i freschi gigli à i cor, le fresche rose
Spiran calde fragranze, aure focose.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|s=90%|15.}}
<poem>Bocca gentil, che à guisa di Reina,
La Corona hai di perle, hai d’ostro il manto;
Da la cui Maestà, quasi divina,
Hor balena il bel riso, hor tuona il canto.
Spiega tù, come Amor l’alme affascina,
Con questo, e quel, quasi con doppio incanto.
E come à gli occhi vive calamite
Son le porpore tue, le margarite.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|s=90%|16.}}
<poem>Del’aureo capo, argentea base pare
La bianca gola, ed organo animato;
Anzi Erculea colonna, sopra il Mare
Del latteo petto, e di due poppe armato.
Sù le quali, più oltre, à navigare
Spinge l’avido Amante, il cieco alato;
Che oltre passando, novo Ulisse avaro,
Troua in dolce Ocean, naufragio amaro.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Qua-''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|188||}}</noinclude>
{{spazi|5}}“Alla signora duchessa d’A***
“Una povera giovanetta in educazione, la quale ama sua madre siccome voi dovete aver amata la vostra, ricorre al potere di vostra altezza ed alla sua generosità per ottenere il diritto di assistere nella sua malattia colei che le diede la luce.
“Non si permette più ch’io scrivo alla mia genitrice, nè ch’io la vegga; e non è già per ordine suo, ve lo giuro, che mi si fa una tale proibizione; mentre l’ottima mia madre mi ha provato troppo quanto io le era cara per che intenda allontanarmi da sè specialmente in un momento come questo.
“Uno che non mi vuol bene, uno a cui la natura m’imporrebbe di essere affezionata, e che il rispetto mi trattiene dal nominare, ma che appunto da questo rispetto voi senza dubbio v’immaginerete, venne anche ieri a ripetermi crudelmente il comando di aspettare con pazienza le nuove della salute della mamma.
“Se vostra altezza sapesse che buona madre è la signora Dargeles!<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||189}}</noinclude>con che piacere mi abbraccia quando ci troviamo insieme! come le fo mancanza dacchè sono divisa da lei! Se vostra altezza sapesse tutto questo, darebbe gli ordini più positivi onde mettere un termine a questa separazione che a tutte due ci costa tante lacrime.
“Capisco che l’altezza vostra ha da terger bene altre lacrime; ma ve ne prego, abbiate pietà di noi!
“Dice l’istoria di Francia che piangeste spesso e per lungo tempo: conoscete dunque quanto ciò faccia male, ed avrete riguardo alle mie pene. Degnatevi di affrettarvi a farli finire, perchè se ho da credere ai discorsi della persona che venne ieri, è urgente che mi accordiate la vostra protezione: mia madre è moribonda!
“Suppongo che vi saranno molti importuni i quali abusino dei vostri preziosi momenti per rivolgervi delle domande a cui non giudicherete opportuno di aderire; ma quella ch’io mi fo lecito d’indirizzarvi, benchè non sia conforme agli usi, non può essere rigettata.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|190||}}</noinclude>
“Non si tratta che di una parola vostra per farmi ottenere quell’affetto che il mio babbo mi ha sempre negato. Basta un cenno vostro perchè io sia ricevuta nella mia casa. Lo ripeto a vostra altezza, non ho da rimproverarmi di niente presso i miei genitori; e se in fondo al cuore mi sento un poco più d’inclinazione per l’una che per l’altro, troverete naturalissimo amare di più chi ci ama, che coloro che non ci amano punto. Vostra altezza che ha tanta saviezza sarà certamente del mio parere...”
“Conviene levare quest’ultima frase disse Matilde: sembra che tu vogli che sua altezza abbia le tue opinioni.
“E perchè no, se penso bene? E poi, su questo fa’ quel tu vuoi, e lasciami terminare.”
Matilde cancellò col lapis quella frase, e continuò sotto dettatura:
“Ho poco più da dire a vostra altezza, mentre comprendo che non sarebbe convenevole abusare della sofferenza.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||191}}</noinclude>
“Ho patito lungo tempo in silenzio innanzi di dolermi con chicchessia. Bisognerebbe scorgere nell’interno del mio cuore per sapere quali affanni si possono sopportare ai quattordici anni! Se mi restasse la mia mamma non mi lagnerei nemmeno con voi, buona signora duchessa; no, non mi sarei mai avanzata a parteciparvi quanto mi rende infelice l’odio del mio pappa: ma giacchè mi si toglie ogni consolazione ch’io possa avere d’intorno, bisogna che ne cerchi presso di voi, che siete, secondo tutti dicono, la protettrice delle orfane.
“Riguardatemi come se già la disgrazia, che pur troppo mi aspetto, mi avesse posta sotto la vostra protezione.
Sino che mi rimanga mia madre non sarò sola, ma se qualcuno mi priva di lei, anche innanzi che Dio me la tolga, dove sarà il mio appoggio? Lo vedete, o signora, non ne ho più altro che in voi.
“So quanto foste sventurata voi pure, mentre non apro mai il libro<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|144|{{smaller|RIVISTE DRAMMATICHE}}|}}</noinclude>{{Nop}}
{{Ct|f=120%|II.<ref>''La Contagion'', commedia di E. {{Spaziato|Augier}}. ''Héloïse Paranque!'', commedia di A. {{Spaziato|Durantin}}. ''Henriette Marechal'', dramma di J. ed E. {{Spaziato|Goacourt}}.</ref>}}
Narrano le antiche cronache che le pere guaste fanno marcire le buone; e ciò è scritto anche in una moralisssima e leggiadra novelletta di {{AutoreCitato|Gasparo Gozzi|Gaspare Gozzi}}, la quale abbiamo tutti imparato a scuola. Dumas ''fils'' fece di questa novella una commedia, il ''Demi-monde''; Augier rifece questa commedia in un’altra commedia, la ''Contagion''. È troppo nota la famosa parabola delle pesche nella scena IX, atto II, del ''Demi-monde'' per ricordarla qui tutta intera codesta parabola, che non è altro che una moderna parafrasi del vecchio apologo, è la sintesi della commedia; l’autore francese non fa che mutare la qualità del frutto: le pere diventano pesche; la variante sta lì.
Per Adamo il castigo fu una mela, per Gozzi fu una<noinclude><references/></noinclude>
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Candalua
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" /></noinclude>{{Nop}}
{{Ct|f=120%|II.<ref>''La Contagion'', commedia di E. {{Spaziato|Augier}}. ''Héloïse Paranque!'', commedia di A. {{Spaziato|Durantin}}. ''Henriette Marechal'', dramma di J. ed E. {{Spaziato|Goacourt}}.</ref>}}
Narrano le antiche cronache che le pere guaste fanno marcire le buone; e ciò è scritto anche in una moralisssima e leggiadra novelletta di {{AutoreCitato|Gasparo Gozzi|Gaspare Gozzi}}, la quale abbiamo tutti imparato a scuola. Dumas ''fils'' fece di questa novella una commedia, il ''Demi-monde''; Augier rifece questa commedia in un’altra commedia, la ''Contagion''. È troppo nota la famosa parabola delle pesche nella scena IX, atto II, del ''Demi-monde'' per ricordarla qui tutta intera codesta parabola, che non è altro che una moderna parafrasi del vecchio apologo, è la sintesi della commedia; l’autore francese non fa che mutare la qualità del frutto: le pere diventano pesche; la variante sta lì.
Per Adamo il castigo fu una mela, per Gozzi fu una<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|192||}}</noinclude>che racconta la storia della vostra gioventù senza trovare una pagina che mi porti a lacrimare e ad ammirarvi, ma sebbene io intenda come fossero gravi le vostre pene, dico fra me: aveva seco la madre! e mi considero più da compiangere che voi non foste.
“Perdonatemi, se ciò ch’io scrivo non vi pare opportuno, se i termini della mia petizione non sono abbastanza rispettosi: non so come si debba parlare a vostra altezza, non so dirle altro che una cosa: voi che ciascuno chiama la madre degli afflitti, rendetemi la madre mia, e ve ne serberò eterna gratitudine!”
Il memoriale, ponderato ad una parola alla volta, attaccato, difeso in somma discusso e riletto per ben dieci fiate dalle due giovanette, fu alla fine adottato quale lo abbiamo riportato qui sopra.
Un bel foglio di carta, sdrucito da un quaderno di temi, e consegnato a Clementina da madamigella di La Grange Aymon, servì a ricopiare in pulito la supplica. La fanciulla {{Pt|pro-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||193}}</noinclude>{{Pt|fittò|profittò}} della vacanza straordinaria che la sua indisposizione di salute le aveva fatta accordare dalla signora Oudin, per occuparsi segretamente a questo lavoro, senza che alcuna potesse sospettare il motivo del suo insolito trattenimento nel dormitorio.
Ella non aggiunse a tutto ciò che aveva concertato con l’amica se non che il nome del suo ritiro, e l’impiego di suo padre presso sua altezza.
Parve lunga la notte alla ragazza, ed allorchè alla mattina seguente suonò l’ora della partenza di Matilde, ella sola fra tutte le scolare accolse con giubilo i baci di addio che quella dava a ciascuna di loro.
“Non iscordarti del memoriale! — le disse gettandosele al collo.
“E tu non iscordarti di me! — rispondeva maliziosamente Matilde.
La nipote dell’elemosiniere parti, e seco andò la petizione. Quel giorno stesso la signorina di La Grange Aymon doveva essere presentata alla principessa, ed alla domane Clementina attendeva una risposta alla domanda avanzata.<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Boito - Novelle e riviste drammatiche, Ricciardi, Napoli, 1920.pdf/171
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Candalua
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|RIVISTE DRAMMATICHE}}|145}}</noinclude>pera, per Dumas fu una pesca: lettori, guardatevi dalle frutta. ''Vous êtes ici dans le panier de pêches de quinze sous'', dice Olivier a Raymond, e queste pesche da quindici soldi hanno tutte una macchia nerastra da un lato; quel segno è il contagio, quel segno è il morbo, quel segno è ''las bubas'', quel segno è l’''infirmitas nefanda'': guardatevi da quel segno. Il suo contagio è tale, che come appena l’autore del ''Demi-monde'' l’ebbe divulgato dal palco scenico, invase tutte le schiere degli scrittori di commedia; dalle pesche passò ai letterati dopo aver attraversato il lavoro di Dumas ''fils'', e quello fu il primo e il secondo avataro di tale segno malefico; non rimase a Parigi un solo autore drammatico immune dal morbo; il sangue di Dumas ''fils'' s’infiltrò nelle vene di tutti i suoi colleghi; tutti composero un ''Demi-monde'' alla loro maniera, s’affollarono tutti intorno alle pesche da quindici soldi, e ne mangiò Sardou, e ne mangiò Barière, e ne mangiò Plouvier, e ne mangiò Decourcelle, e ne mangiò perfino Siraudin, l’"auteur-confiseur", il proprietario della ghiottissima pasticceria in Rue de la Paix.
L’ultimo caso di questo contagio si vede appunto nella nuova commedia di E. Augier intitolata la ''Contagion''.
La ''Contagion'' non è altro che il ''Demi-monde'', più qualche elemento della ''Question d’argent'', più qualche particolare della ''Dame aux camélias''.
Non arrischieremmo un asserto così duro e così riciso contro un illustre scrittore come Augier senza tenerci obbligati a dimostrarlo. Per dimostrarlo incominceremo dai personaggi. Navarette, vedi Suzanne; d’Estrigaud, vedi Vernouillet; André Lagarde, vedi Raymond de Nanjac; la marquise Galeotti, vedi madame de Lornan; Aline,<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Boito - Novelle e riviste drammatiche, Ricciardi, Napoli, 1920.pdf/172
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|146|{{smaller|RIVISTE DRAMMATICHE}}|}}</noinclude>Valentine, Aurélie, vedi le donne della ''Dame aux camélias''. Il filo principale degli avvenimenti del ''Demi-monde'' è la lotta d’astuzia che ha luogo fra la maligna Suzanne e l’avveduto Olivier; il filo principale della ''Contagion'' sta appunto nella stessa lotta d’astuzia che accade fra la maliziosa Navarette e il furbo d’Estrigaud. ''Tous plus malins les uns que les autres'', {{Ec|dicelo|dice lo}} stesso Dumas ''fils'' nell’''Ami des femmes'', e in questa fase è svelata una delle forme drammatiche predilette di questo autore.
Due personaggi i quali sostengono dal principio alla fine dell’azione teatrale un duello aperto o nascosto di sottigliezze di spirito, di raffinamenti d’intrigo, di strategie, di finte, di controfinte, di mosse, di contromosse, l’uno in nome della verità e della virtù, l’altro in nome della menzogna e del vizio, oppure tutti e due per ispeciale egoismo o capriccio, ecco una delle pietre di cantone dell’edificio drammatico innalzato da quel nuovissimo ingegno di Dumas ''fils''.
Augier imitò spesso questo sistema che sorregge tutta la matassa della ''Contagion'' come tutto l’intreccio del ''Demi-monde''. Così nell’una come nell’altra commedia i due antagonisti di questa specie di duello appartengono a diverso sesso, ma nel ''Demi-monde'' è l’uomo che è più astuto della donna, nella ''Contagion'' è la donna che è più maligna dell’uomo. Olivier vince Suzanne e Navarette vince d’Estrigaud; Navarette e Suzanne sono lo stesso personaggio; rappresentano tanto nella commedia di Dumas come in quella d’Augier la ''pesca fradicia'', il male, la ''contagion''.
Esiste in Lituania una spaventosa leggenda, che de-<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Masson - Clementina,1843,vol.1.djvu/205
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|194||}}</noinclude>
Scorsero otto giorni, e nulla venne a calmare l’inquietudine della misera zittella. Dargeles osservava seco un gran silenzio sullo stato di Sofia, nè le capitavano nuove di Matilde. I suoi sentimenti erano confusi, tormentati all’eccesso; e la signora Oudin, comunque piena d’indulgenza a suo riguardo, non poteva fare a meno di rimproverarla, perocchè la sua poca attenzione dava il mal’esempio alle altre alunne, che già disposte non erano a lavorare.
Giunse alfine una lettera; era del signor Dargeles, e diretta alla signora Oudin. Questa la lesse, e quindi fatta chiamare Clementina le disse:
“Figliuola mia, non ho motivo di lodar molto la tua fiducia in me; ascolta ciò che mi scrive tuo padre.”
La ragazza capì subito che si trattava del memoriale, s’inginocchiò davanti alla maestra, si scusò di ciò ch’era accaduto, e adduceva in risposta alle doglianze che si attendeva:
“Ma non aveva altro ripiego! voi nulla potevate fare per rendermi a<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Boito - Novelle e riviste drammatiche, Ricciardi, Napoli, 1920.pdf/173
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Candalua
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|RIVISTE DRAMMATICHE}}|147}}</noinclude>scrive la peste sotto la forma d’una donna spettrale, tutta cinta di bianco, con una corona di fuoco sulla fronte, agitante nell’aria un velo sanguigno, che esala la morte dovunque s’avvicina: con apparenze meno fantastiche e meravigliose Suzanne e Navarette rappresentano la stessa allegoria; salvo che invece d’essere spettri sono belle donne, squisitamente vestite, seducentissime, come se ne danno spesso nell’allegro paese della commedia; hanno una vivace maniera di spirito, una parola piena di grazia e d’onestà; hanno movenze modestissime e tranquille, tanto che a vederle si direbbero donne ammodo e virtuose; ma sotto questa apparenza si cela il contagio.
Victorien Sardou dice: ''à quoi reconnaît-on les honnêtes femmes? à la peine qu’elle se donnent pour ne pas le paraître;'' Augier ripete l’osservazione soggiungendo: ''tandis que les femmes comm’il faut s’evertuent à avoir l’air de biches, les biches s’evertuent à avoir l’air de femmes comm’il faut;'' e Dumas rinforza le ricerche osservando che il paniere di pesche da quindici soldi rassomiglia perfettamente, salvo la macchia nerastra, al paniere da venti soldi. La più elementare manovra del vizio è di vestirsi colle forme della virtù; l’ipocrisia è il principale lineamento della fisionomia morale di Suzanne e di Navarette. Attorno a Suzanne stanno madame de Vernières e madame de Santis, attorno a Navarette stanno Aurélie e Valentine, altre secondarie apostolesse del male.
Navarette rappresenta come Suzanne il male, l’incarnazione femminile del vizio e della malvagità, l’ultimo limite della menzogna e dell’audacia.
Quando il peccato s’incarna in Eva è più maligno che quando s’incarna in Adamo: lady Macbeth è peggiore<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|148|{{smaller|RIVISTE DRAMMATICHE}}|}}</noinclude>di Macbeth. D’Estrigaud, il maestro di Navarette, rappresenta il "male-uomo", se così ci è permesso d’esprimerci, e benché sia stato egli ad iniziare Navarette alla scuola del vizio, pure non regge davanti alla sua avversaria e rimane vinto da lei.
Continuiamo la nostra inquisizione sulle somiglianze strane delle due commedie. Come nei lazzaretti, il grado di contagio è diverso fra i vari personaggi del ''Demi-monde'' e della ''Contagion''. A seconda del sangue più o meno sano, il morbo s’appiglia più o meno violento, più o meno medicabile.
Non ogni contagio è mortale; a volte si danno anche delle guarigioni, dei salvamenti quasi miracolosi. Esempio la scena IX dell’atto IV nel ''Demi-monde''. Accenniamo il concetto di questa scena che è una fra le potenti inspirazioni di Dumas ''fils''. Siamo in casa di Suzanne, entro la cesta delle pesche fracide; tutte le muffe, tutte le gromme, tutte le magagne morali sono raccolte sul palco e intente tutte alla loro parte. Queste pesche da quindici soldi attendono con ansia l’arrivo d’una pesca da venti soldi, madame de Lornan, donna pura e gentile, la quale doveva capitare in mezzo a Suzanne, alla Vernières, alla Baronne d’Ange e compagnia.
Non v’è anelito più cupo che quello del vizio il quale attende la virtù per bruttarla. A un tratto il domestico entra e annuncia madame de Lornan; a quel nome, Olivier che è presente alla scena, si slancia fuori dell’uscio e dopo un minuto ritorna:
{{Smaller|{{Sc|Raymond}}: D’où venez-vous, monsieur?}}
{{Smaller|{{Sc|Olivier}}: Je viens de dire à madame de Lornan que je ne voulais pas qu’elle entrât ici.}}<noinclude><references/></noinclude>
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